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FIGLI DI EX CONVIVENTI E RILASCIO DEL PASSAPORTO

In tema di autorizzazione al rilascio del passaporto al genitore con figlio minore, quando difetti
lassenso dellaltro genitore, non ravvisabile il carattere di definitivit e decisoriet nel provvedimento emesso dal tribunale in esito al reclamo avverso il decreto del giudice tutelare che
abbia concesso o negato lautorizzazione alliscrizione richiesta. Si tratta infatti di un provvedimento di volontaria giurisdizione volto non a dirimere in via definitiva un conflitto tra diritti
soggettivi dei genitori del minore, ma a valutare la corrispondenza del mancato assenso di uno
di loro allinteresse del figlio, e dunque espressivo di una forma gestoria dellinteresse del minore, con la conseguenza che non ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi
dellart. 111 Cost.
Il principio, gi espresso nel vigore dellart. 14, L. 21 novembre 1967, n. 1185, e oggi sostituito,
senza significative interferenze, dallart. 20-ter, D.L. 25 settembre 2009, n. 135, stato ribadito
dalla Suprema Corte che ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il provvedimento con
cui la corte di appello in sede di reclamo, nel confermare laffido della prole nata da un convivenza di fatto in via esclusiva al padre con collocamento della stessa presso parenti residenti
in uno Stato estero, aveva, a parziale modifica del decreto provvedimento impugnato, disposto
che ciascun genitore sopportasse le spese di viaggio per recarsi a far visita alla prole medesima
e che i costi per i trasferimenti di questultima fossero da ripartirsi in parti uguali tra le parti.
La decisione di cui sopra ribadisce che il decreto emesso ai sensi dellart. 317-bis c.c. ha natura sostanziale di sentenza, presentando il requisito della decisoriet, risolvendo una controversia tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitivit, con efficacia assimilabile,
rebus sic stantibus a quella del giudicato; in conseguenza, in relazione a tale decreto, debbono
applicarsi i termini di impugnazione dettati dagli artt. 325 e 327 c.p.c., trattandosi di appello
mediante ricorso, e non di reclamo ex art. 739 c.p.c.
Armando Cecatiello Avvocato, Milano
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