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ivtARTIRlO

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dei poveri. ) eidei perscgu1tat1
mcervento pa. presso l' usurpaconce Av1coelle di Ambrog10
rallelo1a qu a Treviri, per ten tare di strap0
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. seco1are>> - an.1 dizio del bracc10
10
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. :11
. . di
P. teJJlPo _ l'eresiarca Pr1scu 1ano e i suo1 zt li) Muorc a Candes nel 397, disprezzascepo .
d
l .1.
da molti chierici, ma onorato a mo u at-

MARTIRIO
L Maruno
. . dei. sanu. e
. .cnsuano - II. Culto dei man1n,
d~~ reliq~1e -. Ill. Acti, Passioni, Leggende . IV. Iscriz1oru relative a1 marciri _ v. Iconografia.

I. Marti?o cristiano. L'epoca classica del

ne~a

ch1esa antica e quella dei prirni tre se~


:oli della nos~ra era, quando il cristianesimo
e a~~ora cons1derato come una religio illicita
10

ci e asceu.
.
.
. . nell 1IDpero romano e spesso perseguitato
Iniziato durante la_ sua vita (la .Vita M~rttnz
(~r. lemma Persecuzioni). Dopo Costantino,
di Sulpicio Severo e senza dubb101 ma d1 po- v1 .s~ranno martirt o di eretici (il primo fu Prico anteriore alla mo rte del santo), i1 culto di scilliano d' ~vilar o di cristiani di paesi non
M'. eproporzionato alla vasta diffusione apo- appru:ten.ei:it1 all u:npero romano (cfr. le perstolica che si estende fine alla Normandia e secuz10?1 m ~ers1a, era il .309 e il 438); peall'Aquitania e anche da Treviri a Vienne pas- raltro, .11 m. ~icevera un' interpretazione spirisando per Chartres e Parigi; ma anche allo tual~, tn part1colare negli ambienti monastici:
sviluppo di un prime monachesimo gallo-ro- ogru sofferenza fisica e psichica di un cremano imitato dall'Egitto: dura ascesi, misti- dente ~ c~~siderata come un m. (A. Solignac).
ca e taumaturgia, struttura comunitaria an1. Il szgnificato del marttrzo. E in fondo stucora poco solida e poco regolare>>. Uomo pefa~en_te che .il termine testimone (martys)
d'azione assai rozzo, visionario e poco intel- commc1 a des1gnare a partire dal II sec. nel
lettuale (malgrado quello che vuol farci cre- linguaggio cristiano, esclusivamente il 'cre~e:e ~ulpicio), portato a gesti profetici di cadente che soffre e muore a causa della sua
nta (il mantello militare diviso con un pove- fede; il Semplice>> testimone sara ormai chiaro .alle porte di Amiens: Vita M. 3), M. e dif- mato confessore (cfr. Euseb., HE V, 2,3-4).
ficile. da scoprire dietro il ritratto agiografi- La sola spiegazione plausibile di questo carnco di Sulpicio. Il sue culto a Tours, associa- biamento di terminologia e quella di arnmetto d?P Clodoveo all'ascesa politica della di- tere che lo spettacolo stesso del m. e consiliasua merov~gia, si irraggia su rutta la Gal- derate come una testimonianza: le soffea: ~. Martino e, in Francia, l'agiotoponi- renze e la morte del martire sono la manifemo di, gran lunga piu diffuse. Ma anche in stazione della forza della risurrezione, perche
~~:::~.Europa, S?prattutto in Italia. I mosai- nei martiri il Cristo soffre e vince la morte. I
1 S. Apollinare Nuovo, a Ravenna lo
martiri sono infatti portatori dello Spirito, esco. uocano
.
' .
si hanno visioni, e dei miracoli si producono
B in test a alla process1one
de1. mart1~ e s. enedetto gli consacra una cappella in
in relazione con la loro persona; il loro m. ha
cueoCgo cl.el tempio pagano sulla vetta di mon- d'altronde un valore propiziatorio: non solass1no.
ranto i loro peccati sono cancellati (banesimo di sangue: Tertull., De bapt. 16; Orig.,
Fonte
fondam
al
I
di Sulpicio S ent eh e tre ~pere (Vita, Lettere, Dialoghi}
Exh. mart. 30; Trad Apost 19), ma rutta la
so souo ii evero, .c e 1 copistt medievali riuniscono spescomunita dei credenti ne viene a profittare
ro); Ch.E. ~~be di .\1art1ne/Jus (vedere s.v. Sulptcio Sevecritico). C. Jul~t, Sai~t i\1art1n de Tours, Paris 1912 (iper(essi danno la riconciliazione ai penicenti: Ter37-47; 25 (
~0 Notes gallo-romainer. REA 24 (1922)
rull., Ad mart 1; Cipr., Ep. 23, ecc.; respin1923
4
morial du XVI 9-55: Saint ,\1art1n et son tmzps, Megono la potenza demoniaca: Igo. d' Antiochia,
en Gaule (36 l- l 9~~tena1re des debuts du. mona~isme
J Fontaine \t. . . l SA 46, Roma 1961, m pamcolare Eph. 1,1; Mart Pol 1,1; Orig., Comm. Joh.
ta Martinz"' ;;~ et /lctzon dans fa chronologte de I.a "VtVI, 281-283; intercedono per i vivi: cfr. le
687694 c't 1 S . }~;Id .. Mar11n de Tours: DSp 10 (1980)
iscrizioni presso le tombe dei marriri). I martancliff
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Hagiographer.
H
tiri sono presso il Signore (lren., Adv. haer.
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d!etn, l..a viii<trac
d eTtn '~u/piczus Stverus, Oxford 1983; L.
IV, 33,9; lpp., Comr11. Dan. Il, 37,3; Terrull.,
11nt ctte ch , . e ours du IV au \II' siecle naissance
1 t
T1:t1enne 5ROtna 1984. V. anche la bibl. soc1~ ' emma Sulp .
Scorp. 10.12; De res. 43; De an. 55).
~ 1art111 iii Late R~~ evero; I~. Van Dam, l mages of Sarni
2. I non cristrat1i e i rtiartirz'. La testimonianor 19 0988) _ . 1S411 ~ 11 d Early Merovrng1a11 Gaul: Viaza dei martiri cristiani estata accolta nel mon1111
r l91J 1...Cgc11d
a1d27R, . 1 arm
l . er, C01n111un1t1es of Saini Mar
11
do pagano sorto duplice asperto: con indiff~
nie 1: J,.p DclvillelfuM in lv1edzcval -~ours. Ithaca, NY
r, 1\1art1n de r;
Laff1ncur Crcpin - A- Lemeurenza e disprezzo oppurc con aperta amm1ge 1994; XVI ours. du legionnture au saint eveque. Lie
razione, che potcva pcrsino condurre alla
d
l
cCJn'''.e1e11ces 1narfcenret1a1re

e a mort dt Saint Maritn

0<:1et
1111e1111es
(o
Sno e archeolo i
.'I 0 hre 1996). Memoires de la
convers1onc.
a) Disprezzo. P<::r Tacico i cristiani vengono
ud, ,\iarttno d~ tuc Jc .rour<1ine 62 t 1997); R Per
ours, Milano 1998.
convinti ... di o<lio contro i1 genere umano
J. Fontaine
3076
3075

I
I

MARTfRIO

(Annali

XV~ 44 6); mentre

Plinio il Gio, a11e


1

vede in es i <<riottosita ,e invincibile . ostinazione>> (Ep. X 96 3) e lvlarc


urelio t1na
<<,1olgare sfrontatezza>>, con la quale affrontano la morte (Pe,nsieri XI, 3 ~; Epitt. Disrert.
J\T, 7,6). Tali reazioni negative potevan0 essere causate a volte dagli stessi cri tiani con
i loro atteggia1nenti. In effetti in taluni rac~
conti di m. troviamo ancl1e parole offensive
nej riguardi dei persecutori (Ma1t. Po lie. 11,2
Acta Carpi... 40; Fassio Pe1p. et Fel. 17; 18,4;
Mart. Pion ii 4). Atteggia:inenti in contra to
con qudlo di Gesu sulla croce (Le 23,34: parole riprese da tefano Act 7 ,60, e da Giacomo fratello del Signore; cfr. Euseb., HE
2 23 ,16). Inoltre a ,,o1te certi cristiani, avidi
di far vedere la grandezza della loro fede e
di giungere alle ricon1pense celcst1) manifestavano W1 desiderio cces . ivo della morte.
Qu,e sto non a\'Veniva oltanto nell ambito
montanista (Tertull., De fuga 9,4; De anima
55,5), ma an che tra gli stessi membri della
1

catho lica (Terrull., Ad Scap. 5; Apolag. 50 1).


1

b) Am111irazz'one. Tuttavia la sicurezza dei


martiri poteva anche suscitare l;interesse e
l ammirazione di pagani, come osserva Tertulliano: <<Chi difatti, dinanzi allo spettacolo
dato dai martiri, non e incitato a domandarsi che cosa ci sia sotto? E chi 11na volta che
ha cercat0, non aderisce, e una volta aderito,
non desidera di patire?>> (Apolog. 50,15; foFse Tertulliano offre qui i m0tivi de11a sua conversione). Giustino confessa di essersi convertito osservando il coraggio dei martiri: <<Vedendoli intrepidi di fronte alla morte... ho
pensato che era impossihile che essi vivessero ~el vizio e nell, amore dei piaceri>> (2 Apologia 12). Numerose sono le testim0nianze di
spetlat0ri: colui che cond uss,e Giacomo di Zebedeo al triblUlale (Euseb., HE 2,9,2-3 ); il soldato Basilide presente al m. di Potamiena
(HE 6,5 ,3) il soldato Pudente nel caso del
m. di Perpetua e dei suoi compagnj (Fassio
Perp. et Pel. 16; 21). Ippolito scrive: <<Tutti
alla vista di questi prodigi, sono ripieni di stu~
pore:.. e ~n gran numero, attifati alla fede dai
m~rt1r1 d1vengono anch'essi dei martir-i di
D10>> (Com. in Dan. 2,38).
~Ora. ~en vero che il m. dei ctistiani SOrtl
ne1 pnffil secoli un effet to n1issionario come
del resto Tertulliano !'ha espresso in ~a celebre .frase: plures ef!icimur quotiens metimur

/. vobrs: semen est sanguis christian01'um (Apoog. 50,13; cfr. Ad Diognetum 7,7-9).
H. v. Campenhausen D1. Id d M
ten Kirche ct ' '
ee es artyriums i11 der al.
, o ttngen 19J 6 ( 1964). M S
a.gzografia Roma 1955 ; M. Lods ' . 1mor1ettt, St 11J1
A

Succe~seur$ de.s prophetes dans l'J! ~~11/edsseurs ~I mart~rs~

g rse es trozs premiers

3077

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MARTillio
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Kol11-0plade11 1960: .. N. Brox, Zctig; ~n;e''~. Prob!eme,
ters11chun-ge11 zur /rtthchnstlichen z
. ~a:rtyrer. Un.
ben 1.96 , M. Pdlegrmo,
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eugnis- Jermfn ,_
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ecc/.e. . l ol-Ogze,
re: RSR 3~ (1961) 151-175; P. Y. Emery, l:~~it 1u 11lilrtyy1111~s ,1~1 ael .e~ st'r la terre, Ta..tze ] 962; S.
des cro.
Att1 det 1nartzrl 1111rodta101ie a una rloria J l'IJ ~ 1 G/r
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oma 1965
, E. Dassmann, Sundenver
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TaufeJ Bt1sse und Martyrerfiirbitte in den ze,~ ~ng du~ch
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c flSr, 1cr.1er ro~1ntg etl un Kunst, Miinster 19 <ru/')73
Ro~d,orf - ~ So~ac, Martyre: o .sP 10, 717-735; T. Ba~
metster, D1e An.ifange der T..'heologre des Mart11n . M u
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.r utns,
llllster 1980. ; Id
. ., G. enese et evoiution
de kt theoiao1e d
da ns t"r.
. (,,....r radi tJo
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6
t yre
r.g l.Lse tJnaenne
\..Ulristiana
8) 11B1nor1'991 (tr. it. Torino 1995!; D. Boyarin, Dying;;, G;ie
Stanford, CA 1999; S.T. Pinkaers La spintualt'ted,,,, . '
', n
o A n
.
. . n1"rt1': versa1 es_ 2~0 ; . 1 Ber~rdino, 11 1nodello de! ,_
1114
trre uolontario, 1Q. Euplo e Lucia, 304-2004, a c. di T. Sru-.
.1

pez:

della - G. Zito, Catania 2006, 6.3-i05.

II. Cul~ ~ei martiri, ,d~ s.anri e ~~e. r~liquie.


Non c e differenza d ongme tra

ntl merenti

al culto dei morti ,e al culto dej martiri. per


che l,uno deriva d,all' altro. Non ne esiste nem
meno tra quello dei martiri e dei santi non
martiri, perche molto presto questi sono stati associati a quelli in una venerazione comune. Non c,e infine alcuna differenza d,origine
tra il culto dei santi, martiri o non, e quello
delle loro reliquie, considerate come il segno
della loro presenza e il tramite della loro azione, in senso spirituale, in mezzo ai vivi. Questa perche tutti questi culti sono nati l, uno
dall',altro, come i rami di WlO stesso tronco.
1. Il tronco comune. Tutte Je pratiche tradizionali legate al culto dei morti che non erano incompatibili coia, la fede cristjan,a, sono
state trasferite al culto dei martiri. Lo stesso
e avvenuto d,elle usanze specificamente cristiane de] culto dei morti, nat allo scopo di
correggere o completare quelle pagane.
Queste os ervaziorai generali trovano conferma in casi sp ecifici. I funerali ono menzio
nati solo eccezionaln1ente ~Act. Cypr 5 6).
L'indicazione di aromi fuor,che 1'imbalsamazione) negli Atti dei martiri co tituisce un c/iche agiografico n1a riflette anche un'usanza
reale (Act. Eupl. II, 3,3)~ Il luogo di sepolt~
ra compare di &equenre n,e}le Passioni afneane (Act. Cypr. 5 >6; Act. Maximil. 3,4 Act.
Fe!. Thibiuc. 6~), e l'us~za tr.ova conferma
nelle Depositio episcoporu1n e Depositio 1nar.tyru1n romane. Lo stesso awiene ,p er la data
delJa morte, la cui regisrr.azion viene ra_cco~
mandata da Cipriano {Epp. 12 2; 39,3 ). An,.
che questa u anza e confermata dalle Depo~
sitiones romane. Questi dati~ rnessi. insi~mei
concorFono a dare Ia stessa lnlpress1one. ne
culro dei martiri gj e continuat1o ,a 0sseivare

)078

,JARTIRIO
tutte le prec denti u anze funerarie che po-

11

te ano e se ~ .. con ervate. .


.
Le empio, p1u eel ~an.t di . qu~ ta .t .denz~
conservatri e ' cosntu1to dalle libag1on1 e daI

du1 cl1e potevano ar ere ere ch

b,anchetti funebri pratiche che cri_ iani di


Roma compivano per i loro morti .e olti nelle imm diate vicinanze di Pietro] (tomb y) ,
in onore degli ste si apostoli Pietr e Paolo
(i crizioni della triclia a . eba tiano). Lo
stes o avveniva in ,p agna (Cipr. Ep. 67 6)

mentre in Africa Tertulliano e . ipriano proibirono que to u -o ai fedeli. A Roma esiste


anco a alla fine el N sec. nella te sa b .asilica di . Pietro {Ago t. Ep. 29~10).

2. Il culto dei martiri. Come dal tronco comune

sono staccate le usanze cristiane ine-

renti al culto dei morti co l si ono s accate


anche quelle inerenti al culto dei m rtiri. Ma
dal II sec. questo incominoa a differenziarsi
da quello. Cio e quanto risul a dalla aascita
stessa della letteratura agiografica. Il culto testimoniato dal Martirio,

di Policarpo, la ve-

nerazione con cui ci . conda i martiri del 177


la Lettera congi11nta d lle cbies di Lione e
venne, il culto che presu pongono i docu1

menti agiografici africani dimostrano come


gia dagli iniz" ~ culto dei martiri a suma una
dimen ione com11nitar1a (o anche intercomunitaria), e litu gica (que ti tes i veni ano letti).
el ill sec. Cipriano at e. ta espressamente l'usanza cristiana di celebrar 1' eucari.tia per i martiri; afferme anche che l'uso ha
radici antiche (Epp. 12,2;39,3 ). E o e legato
da U11 lato all'anniversario della morte, come
si ricava dal Martirio di Policarpo e dalle le tere di Cipriano, dall'altro all~ t~mba, nel1
cui vicinanze viene celebrato il r1to) ei:np re
tando a1la testimonianza del Martirio di p ,o licarpo oltre che a quelle offerte dalle .Depo.sitiones romane, in particolare dalla. Deposztio martyrum. Quanta al carattere di questa
bi
ogna
ot

d
eucaristia in 0nore et marur1,
. ~
.
t lineare come es a, in primo 11:1'0~ 0 . rivesta
.

.
ia a cail caratter di ogru eucarisua, ~oe li . .. .
ratte e e catologico, in quanta .5 U: dag mizi
~ . 10 ieme anarndel cri tianesimo, l euc rt ua e
.
el
n i della Pasqua (morte e risurrezione)
igno e e attesa dell a sua ven u ta ( 1 ~r
1 ,26). Q
to r:ichiarno d.ovev~ essTr~~ag1j
colar111ente ,e n tt n lla l1turgta_ ~e
ll'
.
to l' e canstta n
..
resto pro r10 P r que
.elt un
ru. er an. d, l m con erva tal
.
.
_
ondo significato, di in rce~st ne per t "; ~
. . cbe compare in Cipriano (Ep~. 1. ,
~~}) e nella Liturgia di s. Gio annt ns d(
gh man Liturgie Ea tern art
) me so
stomo
12
1
1
3
Western, Oxford .1896, 1 ' .
. o
pravvivenza area.lea.

3079

AR' I

. ec. ra,ppre enta n epoca di 1cambiam nt1, p r quanta riguG d il c , d i artiri: In pruno lu go v ngono eliminati i si-

fO'

la

hiesa a pregare per loro. Agostino 'bad.see


ch: ~oi no~ _dobbiarno pregare per loro, perche i martir1 ono gia nella glo ia di Dio,
che . no es i al contrario che pregano per
noi. Il culto che viene loro reso non Ii fa p ri a Dio, 1na anzi li lascia nella Ioro condizione wnana, di dipendenza in rappor o a]
ignor , anche e la santita, alla quale ono
arrivati tramite il m., li rende degni ddla nostra venerazione, ed si po sono essere i nostri avvocati pre so Dio ( Agost., Serm. 285;
D e Civ. Dei 8,27). 11 secon o i.mportante mutamento relatlvo al cul to dei martiri con i te
nella p,r ogre si a 0 pp e sione dei banch ti
fwierari in loro onore. All' poca in cui Agostino arri o a ilano con s ua mad re (CrJnJess. 6,2), Amb ro gio Ii aveva proibiri. Ago ino stesso, a sua voJta, dopo il suo ritomo
Afri a, fece un,a campagna contro di essi ( .
. axer, Morts, marlyrs, reliques 133 -147).
terzo luogo c'e da notare che i costi u1 c
una liturgia particolare dei marti~, . cara~e:
rizzata da grandi raduni popolar1 in cul i
banchetti ono sostituiti da vigilie di pr. ghiera con un repertor~o di l;tture tra te dalla Bibbia e di tipo ag1ograf1co, con . ac~or:n
pagnamento di canti pecifici ~~ors1 . . clrcostanza 10 panegi1i.ci, frequent1 m Or1ente,
mentre in Qc,c idente si cornmentano le p~ . .
el IV ec. vengono anc e cos ru1te
Sl~'
R
G
grandi basiliche in loro O o e ( oma, . e~salemme), talvolta con anne sa u~~ o piu_ d1pendenze per accogliere i pellegrm1 enull da
lontano (Kalaat emcan, Tebe. .a e_cc, ,.
3. ll culto dei santi rz~n ma~tz.rt. , m ver a
fine dd IV sec. solo 1 martir1 era.no o . g t
to ma qu do le per
Cul
di
e
'

di onor
zioni ebbero tetmine~ si crearono . e e equ1~
1 nze del m. La pnma appa en eme!1 ~. d.e.
. dall'
turgico d Ile letture et ditt1Cl
r1 la . . udd_i 'eucar:istia. A Roma neJ 33 6 if0

tnorum e
ne
car
,
l
e sono la Deposttzo eptscor.
.
arte ettur
Ch fossero rn ente
la Depositio martyrunt.
e , . I
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d lla e sa i ta dalle e tere 1
nd cor o ea rrecenzio <li Gubbio, c1 BoniInnocenzo
. di' 1
agno . Al ato
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. I 0 or10
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105'1, 1063).
l Cal. Garth. de11 (DA . 'vi
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MAR'l'IR10

messa presenta altres in una seIl


d

. ( b 'd
canone e a
. unif'ica ta martiri e santi. non
rie
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escm pio 1n s. Agostino Ja cu. . cl

MARllR

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z1ale al culto delle reli;uie s in jfferc~n1.a in


.
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J tras1onn
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. . o, neRJ
u tun1 ann1 e a vita, in un
.
cl.
.
f)rose 1tt1s
,i
vo e In 1cat1vo. JJu1Jto term
.mo atti.
..
ina1e; d1
.
l
evo uz1one e rappresentato in () . 4UC'Sta
Gregorio di Tours, in Oriente dcci~entc da
Damasceno. L opera agiografica da~] '~vannj
.
.
e pn~
mteramente orientata verso iJ cult cl il 0 .e:
quie, e si jJresenta come un catal~g ede re]~.
racoli da esse operat1, e anche la suao Hei rru
Francorum presenta numerosi. aneddotistoria
.
1
grafici. Giovanni Damasceno !De fide a~o
doxa 4,15) riprende .la ~eologia greca in .:e~:
to. ~ cult? delle r~hqu!e e la sua opera co.
1

1066) Ed proprio grazie a 111e es1n:o ra~

d1
.
gionamento
che Basilio Magno e ilMartino
I
,,...
senza che abbiano versato
oro san1ours,
.
M '..
a e e
gue, son O Sta ti equiparati ai mart1r1.
d
'altra ragione: infatti, pur essen o vescovi,
hunann 0 condotto un tipo . di. ,vita hin1prontato
il
.
all'ascetismo e alla verglillta, e e
movimento di idee della fine del IV sec .. tend~
sempre di pi a equiparare al m. Antonio (Vita Antoniz 91), Ilarione (Soz., HE 3,14.) fra
gli asceti che diventarono popolari grazie alle Vitae Patrum, e, fra le donne, Radegonda~
Batilde Gertrude di Nivelles, Austreberta d1
st1twsce
il
preludio
di
quella
di
Tommas
'
.
.
'
Pavill1 mostrano come ascetismo e vergmita
d'Aquino, per quanto riguarda questo campo~
\adano di conserva e costituiscano titoli per
poich il tempio di Dio su questa terra il
essere venerati dai fedeli e poi dalla chiesa.
corpo dei santi, sia intero che diviso, ric~ve
Anche Gregorio di Tours nei suoi opuscoli
<<1' adorazione di venerazione>> (npooKUVl)<Jt
agiografici e Gregorio Magno nei suoi D~alo
'ttryttKil), che deve essere resa a tutti coloro
gz possono, verso la fine del VI sec., darci un
che hanno rivestito una qualche dignit; poi
quadro deJ loro paese e della loro epoca.
ch questa dignit costituisce un riflesso del4 Il cz1lto delle reliquie e delle imJnagini. In
la gloria divina, il culto che le viene reso riorigine il culto delle reliquie fa tutt'uno con
cade in definitiva su Dio stesso. Quello che
quello dei resti mortali dei santi. Il corpo viedice, a proposito delle reliquje, Giovanni Da
ne deposto integro nella tomba, dove riceve
gli onori stabiliti dalla tradizione. Non pos- masceno lo estende alle immagini. Ma que
st'ultima caratteristica peculiare dell'Oriensibile n dividerlo, n sottrarne alcuna parte
te, dove provocher i tempi difficili dell'icon trasferirlo, e a maggior ragione non pu
noclastia mentre in Occidente bisogner at
essere esercitato alcun commercio. Queste
tendere Medioevo perch il culto delle impratiche sono proibite dal Codice Teodosiamagini si sviluppi in maniera analoga.
no, e si basano sulle antiche norme legislative contenute nelle Dodici Tavole. E anzi le RAC 14 111-136 Storia deJ Cr1sc1anesirno 3, 968-1,~9;
ossa andate disperse vengono riunite, nei liE Luci~s Les o;tgtnes du culle des saints dans l egli.se

, Paris 1908; F. Pf1stcr,


.
. kult 1111
chrtienne,
Der Relrquten
miti del possibile, e vengono tenute in conto
del corpo intero. Anche se questa legislazio- Altertum, Giessen 1909; Delehaye OC 5.0140; I~.. {;;~:
tus Bruxelles 1927 A Grabar, Martyrrun1, Pans e :
ne e questo costume, tipicamente romani, non
' o/ the Ca11on o,.r I h~ 1\1as~, l'tirta
VL.' Kennedy, The satnls
ur
si erano estesi a tutto l'impero, servirono a del Vaticano 2 1963; M. Righetti, lvlaniiale dr stona 1 ogica 2 Milano 3 1969, 396-470; 1\. Amore, Culto e. con
git1stificare il rifiuto, da parte degli Occiden,
li'ant1c1111a
. i . , crts I 1ana .Ancoruanum
nizzazione
dei
santi
ne
A/ri
tali, a dividere i corpi dei loro santi, e l' abi52 (1974) 38-80 V Saxer lvforts, 111artyrs, relrques enO Pa
tudine di sostituinTj le reliquie rappresentati. .1980
.
que chrtienne aux pren11ers srecles, .pans
. . ' particove per contatto o vicinanza (brandea ). Al con- squato, Religiosit popolare e culto a1 marlrrt, rnmo ere
trario, in. Oriente si era pi tolleranti in que- lare a Costanti11opoli nei secc. IV-\~ tra f~~~~~ j Ca2
sia
e
ortodossia:
Augustinianum
21
(
1981
!.
-gta
hispa
.
sr.e quest1on1 ..Tras!azioni e divisioni di reliquie
1111[; dei san
marero
Cuiiado,
La
fig11ra
del
santo
eir
al
d1venn_ero abituali, cominciando da quelle di
0
n:ca, S~amanca-1\1adrid 1982; P. Bro\H, ~~ der
Maur.
s. Babila ad Antiochia 051-354), e da l pas- t1, Tonno 1983; Ph. Harnoncourt - sbur I994, 87
sarono a ~os.tantinopoli, dove costituirono
Ferern im Rhyth1nus der Zert 2,1, Regdd ) M~rtyrrt11111n
una caratteristica, e al resto dell'Oriente D I- 134; M. Lamberigts - P. van Deun (e : G W. Bower
la seconda met del IV sec. alcune reli u~e Multidisc1plznary Perspective, Lcuven.J99~9 g. A. Dihle.
sock, lvf.artyrdom and Ro1ne, Cambri ge.
r' m E. Das
g1u11sero nell 'Italia del Nord dalJ'O . q
Theodorets Verte1d1gr1ng des K11lts der Mar{b~~ OB: W.,Ja
.
~uesto forse puo, spiegare
la diffu . rtente, e smann
(ed.), Char/11/ae, Munsrer 1998, . rgisches J<on
s1 la mod d il
.
stone, quacobsen, Aftarrai1tn 11nd lIeiligct1grab ald 1 ::,,rgie im i~11!
la quale s1~, iece
e e apro
pratica delle
traslazioni
del.
,
zept, in N. Bock et al. (edd.), K11nsl '''1 1 Reliquien t!I
Amb rog10.
. Ma senzamotore
in
questa
regione
te/alter, Munchen 2000. 65-74: 1\. Lcgner. ndr. Heilige
d bb' f 1 .
to delle reliquie di ~ f to u I rttro\'amenK11nst und K11!1, Darmstadt 1995; '~ Ang~l;ulto dei.san
care in Occident ils. te ano (415 ) a provo.
t1t1d Reliq11iet1, Mi.inchen -'1997; \' Saxcr.. paleocristranf,'
<l
e mutarne t
.,
1;a in e~.) Sairti e cri 11
ti
nelle
di'oce.'ir
s11b11rbicarie
di
Ro1
o e duraturo in

n p1u profonin S. Boesch Gajano - E. Pctrt1cc1 (a c.b 1 h 5 /le or!11e


ragione
del!
1
d
'ff
ne universale. Ne abb.
a oro I usio- del Lazio, Roma 2000. 13-59; E. Ofen ~ce ~ase11 dei
un
eccellente
tamo
dei santi a Rot11a. G11ida alle ico11e, relrflj'.te cr der j\ or
3081
ti, Citt del Vaticano 2003 ; S. Heid, ,\ artyr 0

il

'

7!

LJ

3082

f\iARTIRJO

l.iJ\J011UO

nd J(amp/ chnstl1cher Glaubensrtre1

'frtedensfrebe u 47.64.
2003
~ earbones 2
'

V. Saxer - S. l~eid

. p . ni Leggende. La letteratura
Atti ass10 '
. d"
.
1
ha ricevuto nomi ivers1: g 1
III. . ra al'. ma rt"ri
I
I f
J
re ~U\
. documenti che rit)ortano ~ e c c1 1
n1
sono

Il,
A. . d il' torita, giud1z1ar1a
Jn 1ner1to a a
on1 e au
.. 1 p . . .
51 d
morte <lei mart1r1; e ass10111 e 1
con anna a .
.
.
. . h nno carattere piuttosto narrativo, e
~1art1r1 a
l
.
.
.
.
ll
I
~e no sui loro u t1mJ g1orn1 e su a oro
ruensco
.
. le Leggende sono racconti, comJ)Ormorte,
f
. h
. ..
i pi elementi di antas1a c e ver1ta stotant
. . . sono a1meca Anche se queste de f"1n1z1on1

~o ~ parte convenzionali, tuttav~a si applica


anche all'agiografia il concetto d1 genere letterario, di uso normale nella letterat.ura profana, ma che ha dovuto attendere 11 nostro
secolo perch potesse aver corso nella letteratura agiografica, e la nostra generazione
perch acquistasse anche il diritto di cittadinanza della critica biblica.
1. Breve storia della critica dei testi sui martiri. Il bollandista H. Delehaye utilizzo l'ozio
forzato a cui fu obbligato dalla prima guerra
mondiale per esporre la teoria di questo criterio agiografico e applicarlo alla letteratura
sui martiri. Vi distinse le Passioni storiche dai
Panegirici e questi dalle Passioni epiche. Furono segnalate tutte le possibili contaminazioni tra questi generi principali. Una trentina di anni piu tardi, il canonico R. Aigrain ,
in un manuale che ormai un classico, diede di queste idee un'esposizione didascalica.
G. Lazzati, poco tempo dopo, le approfond:
lim!tandosi agli scritti dei primi quattro secoli, determin i limiti e le condizioni storiche e liturgiche per stabilirne la autenticit,
e li distinse dai rifacimenti che nacquero verso la fine del periodo a causa di una nuova
mentalit. L'opera di G. Lanata infine considera gli Atti come documentazioni della procedura in base alla quale i cristiani erano sta~~ c?n~annati al m. Si cos arrivati, con una
imitazione progressiva della materia, a mettere a punto la critica dei documenti concernen~i i marti ri, e a separare dal nocciolo au~en~ico ~ei fatti, tutti i passaggi liturgici, reazi~nal1 o romanzeschi presenti in sede letteraria
. . r1su
. Ita ch e
i Pa .Dall'
. . an ai1s1. d'i questi. cr1ter1
ncgir1c1 non appartengono allo stesso ge
~ere letterario degli Atti, Passioni e Lcggene. I~ ~arattere comune a questi tre documenti
e

.
.
cost1tu1to
dal
fatto
che
contengono
t est1 na
ehe, piu o meno fedelmente, rirr~t1v1
0
~e~anodt fatti e le gesta dei rnartiri , dal 1non tof. ella loro comparsa davanti al tribua1e ino a11' esecuzione
.
della sentenza pro-

3083

nunciata nei loro riguarcli. Ed in virt di


questo criteri o che i testi devono essere p reser1ti i11 questa sede.
2. fJt1:,:,irJr1i narrative. 11 pi anti co testo di
questo genere il Martirio di Policarpo
(Bf rG 1556) . Si prO()C11Si a fissare al 167
l'avvenimento in esso ricordato, e questo
r>ermetle di <lata re all'anno seguente la lettera che lo racconta. I cristiani di Smirne ragguagliano i confratelli di Filomelio, che avevano chiesto informazioni, sulla morte del loro vescovo Policarpo, presentandolo come un
martire secondo il vangelo. Questa l'idea
guida alla base della composizione della lettera, concepita inoltre come un documento
circolare che gli abitanti di Filomelio sono
pregati di far conoscere a tutte le comunit
cattoliche. Sin dagli inizi il racconto del m.
strutturato come una dimostrazione e presentato come una circolare.
Lo stesso awiene nel caso della lettera di Lione. Infatti le chiese di Lione e di Vienne informano parallelamente le comunit-sorelle d'Asia e di Frigia degli awenimenti del 177, dei
quali fu vittima un gruppo molto numeroso di
cristiani delle due citt (BHG 1573 ). Il testo
redatto secondo l'uso epistolare dei primi
cristiani, e mira a dimostrare la tesi che il m.
equivale a un combattimento, che i martiri sono i combattenti di Dio, che il diavolo il nemico, e i persecutori i suoi scherani. Quando
il nemico crede di averli annientati, allora
che sono vincitori, perch hanno imitato il e.risto nella sua umiliazione e nella sua esaltazione e sono con lui diven uti testimoni fedeli e
ve;itieri. In queste idee possian10 riconoscere
le basi della tematica cristiana sul n1., gi abbozzata nel Martirio di Policarpo, e c~e ric~
ve nella lettera di Lione un'orchestrazione biblica di eccezionale ricchezza. Questo non toglie che la critica odierna sia generalmente
d'accordo con lo stesso Eusebio di Cesarea
(HE 5,1,2) nel riconoscere ~ quest? d.ocu~
mento una fedelt storica pari al des1d~r1~ di
edificazione spirituale. La lettera cost1tuJ.sce
inoltre una fonte di primario valore per la storia delle origini cristiane di Lion~.
Questi modelli letterari. dette~o... impulso alla
serie vera e propria dei Mart1r1 e dell~ Passioni nella doppia filiazione g~eca e lat~na. Il
,
. ,
ta ai racconti contermine Martyrzon
e in tes

pagn1. ne1 163. .


cernenti G1ust1no e t suoi com
I 183-185
J67 ca (BHG 973 ), ApolJon10 11e
.
ca (BHG 149), Campo, Papilo .e Agaton1ce
ne.I 250 (BHG 2 94 ), Agape, Cl11one e I~~~~
nel 304 (BI [G 34 ), Et1pl.o nel. 304 (BHG ribu.
i so110 111 pr11110 luogo t
630). Questtdt.c: t . iograficl1e a11teriori, nel
tari delle tra 1z10111 ag
308-t

MAR1'1RIO

della verita storica e nella p~eoccurtsp.etto d 11 resentazione apologet1ca, ina


azione e a P
I
P
. .
.
ano un nuovo genere ette.r ams1eme rnaugur
bb .. d . .
rio. La forma epistolare e 1nfa~1 a . an ....o~ata per iJ raccont~ puro e semp.lice; ID p1u I. e~
quilibrio tra storia_ e apologeuca sta ~er m~
.
.
vantagq1o
di
questa.
In
a1tr1
terrn11
clif1cars a
. rr
l b' .
ni questi testi conserva,no ~p~sso. ~.~ 1 piu ~
rneno iroportanti degh a~u giudiz1ar1, m? g~
elementi retorici ai quali . sono mescolatl di..

veatano

...

sempre piu invadenti. Il momento

la preoccupazione della testimonianza, resa .e


riportata per se stessa, stanno per scompar1~
re , e cedono il passo a una nuova p, resenta~
zi~ne ,del cristianesimo. L' apologetica cristiana diventa militante nella difesa dell'identita
cristiana, e si porta all, attacco nella critica
delle religioni che le fanno concorrenza, la
pagana e la giudaica. Questa nuova intuizione, che e propria degli apologisti da Atenagora a Tertulliano, si introduce nei Martir! di
lingua greca, nei quali ha quasi il monopolio.
Nel frattempo, le Passio11i latine, che sono soprattutto africane obbediscono a motivazioni e seguono un' evoluzione diversa. Si tratta
delle Passioni di Perpetua (Bl-IL 6633 ), di
Mariano e Giacomo (BHL 131), di Montano
e Lucio (BHL 6009) dei martiri .di Abitina
(BHL 7492), dei martiri donatisti (BHL
2303b, 4473, 5271). Questa scelta di testi permette di distinguere nell' agiografia africana
antica due epoche.
La prima riguarda le Passioni di Perpetua> di
Mariane ~Giacomo, di Montano e Lucio, appanenent1 grosso modo al III sec. in cui le
VlStoru ~ccupano un ruolo molto importante.
'

II

La Passzo Perpetuae e Ia prima della serie della prima epoca. Le Passioni che vi rientrano
son? tutte caratterizzate anche da un altro fatto: ~ rac~onto aelle visioni un elemento autob1ograf1co, di mano dei martiri stessi e incorp~r~to nella compilazione del redattore
d~finitt~o. Infme la Passio Perpetuae rivela
I 1ntenz1one apolo?~tic~ del redattore di dim~strare che le vis1oru dei martiri sono I'eqwvalent~ del _carisma profetico, e che la loro autob1ograf1a costituisce uno scritto . .
r~to alla stessa stregua delle s
!Sptcntture cano-

.
ento soggiace a tutta la
vis1on1.

letteratura di

se~onda epoca e cost. .


, .
dona~1sta. Comprende . l~lta _d~ a~ografia
~ter1ori allo scisma ch~ ass1~n1 d1 martiri

La

~unte vengooo ann~si

con r1tocchi e ags~o. Saturnini, BHL 7492~a. setta (p.es. la Past111 donatisti che .
's1a Pass1oni di mard.
,
s1 present
iverse (racconti senn . I ano Sotto for111e
,
oni, ettere) tutte d
3085
'
e-

MAltrrl{J

stmate a mostrare la chiesa d . .


.
d
.
.
.
10nat1st
c 1esa 1 ma t1r1~ pe cio Ia 8. 1
a come la

li
o a vera
1a. chtesa
catt~ ca, l_a f al a, e la chie , ~entre
d1t.or s o de1 tradttori. i puo da dei (<tra.
. . d.
.
.
ve ere h
Pass1on1
el martlr1 sono diven
c e le
. d. , . I .
d
. Ute non I

arm1 l po e~~ca .e .i ~ropaganda


so o
vono p,er stabilire 1 crtter1 dell ortod, rn.a ser.
, pr,en.. de iJ sopravvento sull 0 Sla . r: L
deo1ogta
.
.
d
.
.
.
N
ll
.
a
stor:1a
A
3. ttz gzu zzzarz. e o stesso torno di
fa la .sua compars.a e si sviluppa il gen temlpo
.
.
d
li
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.
.
diz.
.
ere etterar1 o eg , tt1 giu iar1, che sono co t' .
.
dall
J

S Itw.
ti . e re az1on1 p1u o meno lunghe di
.
i
1
quan.
d
il
to acca ~to tra. ma~e e suo giudice.
La. r~=::10ne di questt passi. e confonne alle
ab1tudin1 delle cancellene de1 tribWla:li romani. Tali abitudini sono conosciute grazie ad a}.
cuni processi verbali utilizzati gia nell'antichita:
processo di .Dionigi di Ales:s.andria (Euseb.,
HE 6,40; 7,11,1-19), Gesta apud Zenophz1um
(CSEL 26, 185-197), Acta purgationis Felicis
ep. Aptung. (z'bid 197-204), Gesta collationis
Carthaginensis (SC 194, 195 224); o scoperti
di recente nei papiri (U. Wilcken - L. Mitteis,
Grundzuge und Chrestomathie der Papyruskunde, Leipzig-Berlin 1912). Ricorrere agli archivi pubblici in cui i documenti erano conseivati era possibile, e questo uso e effertiva~
mente attestato (Agost., Serm. Denis 19,18).
Si e ricorso agli archivi per ottenere comunicazione degli Atti dei martiri? Per risponde~
re in modo affermativo alla questione abitualmente si adducono gli Atti di Taraco, Probo e Andronico (BHL 7981), il cui redatto
re afferma di aver ottenuto a prezzo d'oro
una copia degli atti pubblici del loro proces
so. H. Delehaye era piuttosto incline a no?
da.r credito a questo esempio, mentre R Aigrain credeva fosse pos ibile ricorrere. a ~sso.
Da parte su.a, G. Lanata lo ammette 11:1 linea
di principio, ma crede che nel caso di .BHL
7981 il particolare sia in\1entato. In 0~ 1 mo stato.
do, anche supponendo che non Cl s1a
alcun inganno da parte del redattore, q~tl
Atti costituiscone un caso unico, dal
non si puo ric::avare una regola g,en~r e ~
perciO si preferiscono altre spiegazioni. In caa
SI. di' U di,enze unic h e e b
. reVl,. il Cm' cerso erbperaJtro conosciuto a causa del caratterh puia
5
blico della procedura si uo pensare .c e 0
, . .. d'1 d1 uno
no stati messi per scritto i r1cor
rie
.
.
.
.
.
h
le
prop
p1u testunon1 c e avevano con
di
Nel caso
.
.
h
orecc 1e ascoltato il processo. .
impeudienze multiple o prolungate, ni~nte il ri
.
. se non .iorse ogradiva ~11. stess1. tesumon1,
d.
di
.
.
.
di
ten
.
.
h
sc 10 1 tra rsi come crISt1an1
le oei
are Ie domande e le risposte e di
, usarancd.
l?ro resoconti con piu liberta di un c
1

Ju e

P'

liere d'ufficio.

~1ARTIR10

~iARTIRIO

Poich l't:"o di trasn1ettere gli Atti era cli\rent'1tO generale, cosa possian10 rica\1t1rne st1i
proct:'\St ~ ~sc;cre cristiani ~ra w1 dcl1t:o pttllibile con la n1orre, solo 1 go\ ernatort delle
pro\rince (a Ro111a il prefetto della Citt o
quello del Pretorio) a\e,ano lo tltS glt1d11 e
pote\ ,100 pro11u11cia1e la sentenza C.1pit,1le.
Perci 1 cristi,1ni che abitavano in tma citt
residenZ1 di un governatore erano tradotti da,anti ,11 suo tribt1nale, e questo poteva raccorci,1re l'intef\allo tra l'istruzione del processo e la se11tenza. Vedian10 cos alct1ni processi S\ olgersi i11 una sola seduta (Acta Sc1ll11,11101't1111, BHL -:-527), ma normalmente le sedute erano pi d1 una: gli Atti di Filea ne indicano ben cinque (AB 81,12). Perenne a\e\'a concesso tre giorni di riflessione ad Apollonia (BHG l-t9), Satt1mino ne propose trenta ai martiri Scillitani. Se alla scadenza l' accus<1to persiste\a nel dirsi cristi,1no, il n1agistrato, aiutato dal consiglio, pronunciava la
sentenza, il cancelliere trascriveva su u11a ta
\aletta l'atto di condanna, che il magistrato
legge\a all'1n1putato da\anti a tutti (ex tabell1s rl'Citare). La sentenza \7eniva in1n1ediatamente eseguit<l. Se si tratta\'a di cristiani residenti fuori dal capoluogo, compari\ano prima da\1 anti all'istanza municipale alla quale
tocca\fa istruire il processo (cog11itio p10 tr1b1111a/1) per accertare l'identit e l' appartenenza al cristianesimo (ali' occorrenza alla gerarchia) dell'accusato. Veniva steso un processo \'erbale (acta), costituito un dossier (elog1rt111 ), che erano trasmessi al governatore insieme agli accusati (ed era il caso pi frequente), oppure si attendeva sul luogo il suo
arri\o, nel caso fosse in viaggio di ispezione
(Atti di Pionio, BHG 1545). Da\1anti al go,ernatore \reni\1a fatta lettura degli acta, e l'accusato pote\a confermare o ritrattare le sue
dichiarazioni p receden ti. Veni\a poi, secondo
i casi, condannato o rilasciato.
Le circostanze del processo potevano variare:
il go\ernatore poteva o presiedere rn secretario, cio pri\atamente, nel suo ufficio, o pro
trib1111ali, in udienza pubblica. Le autorit
municipali istru i\ano il processo in un luogo
pubblico, per Pi onio nel foro di Sn1irne. L' indagine potC\'a comprendere la quaestio, cio
la tortura (quaestto per t orme11ta), e il corso
dell 'inchiesta stessa veniva lasciata all'iniziativa del governatore, che a\'eva anche il potere di soprassedere su una condanna, o di 11on
a\rviare un'inchiesta (Tertull., Ad Scap. 4,3-5).
Sp~sso il go\ernatore si compo rta\ a con cortesia nei riguardi degli accusati, come nel caso di Perenne nei confronti di Apollonio, di
Pater110 con Cipriano, di Culciano co11 Filca.
1

3087

/~i:che Saturnino non \ olle condannare a tutt~ 1 _costi gli Scillite:1ni, e credette che fosse possibile w1 ac~o1!1odamento. !vla la divergenza
~ta\'a proprio tn questo: davi1nti al sincretismo pagano, il 1nonoteismo cristiano era irrid~ci?il:; da ~ui la risposta degli Scillitani e
di C1pr1ano: m t1na causa cos giusta, non c'
alcun bisogno di deliberare!
Gli Atti giudiziari, nella loro essenza pi autentica, ci mostrano con vivezza 1' abisso che
separava due mondi, tra i quali permangono
reciprocamente, malgrado i rapporti stretti e
\ 7ari, l'opposizione e l'incomprensione, che, di
solito allo stato latente, esplodono nei periodi di crisi.
Gli Atti giudiziari avevano lo stesso scopo
della Passio Pe1petuae, che, per esplicita ammissione del suo compilatore, era stata redatta per servire come lettura liturgica. L'inizio ben noto: datazio11e in base alle ripartizioni del mese romano e ali' anno consolare,
indicazione del luogo, interrogatorio per stabilire l'identit dell'accusato. Queste formule
sono spesso precedute, nei testi cristiani, da
un titolo o da un preambolo, in cui al santo
viene dato l'appellativo di <<martire>> o di
<<beato martire>>, sconosciuto nelle cancellerie
pubbliche; oppure, negli Atti di Giustino, da
un riferimento alle circostanze del m., al tempo delle <<persecuzioni empie e idolatre>>
(espressione che equivale a una sorta di firma cristiana del docwnento, che per non ne
inficia in nulla la sostanza). Nel corso degli
Atti possiamo incontrare altre particolarit:
l'eroe sempre qualificato come <<martire>>:
le lungaggini del processo-verbale possono essere abbreviate; il carattere cristiai10 delle risposte del martire viene sottolineato con cura; la relazione dell'udienza \iene completata
con il racconto dell'esecuzione. Infine la chiusa de testo, data la dossologia in esso contenuta, ha uno stile eminentemente liturgico.
Tutti questi ritocchi non inficiano certo la sostanza del documento primiti\o, gli danno solo un aspetto cristiano.
In base al tipo dei ritocchi, possiamo tuttavia
distinguere due serie di Atti giudiziari. D a
una p arte gli Atti dei martiri Scillitani (BHL
7527), Cipriano (BHL 2037), Massimiliano
(BHL 5813 ), Marcello (5253-5255), Fruttuoso, Augurio ed E ulogio (BH L 3196); dall'altra gli Atti di Giustino (Bf IG 973 ), Apol~o
nio (BHG 149), Carpo, Papilo e Agato111ce
(BHG 294), Agape, Cl1ione e Irene (BHG
34 ), Euplo (BHG 629-630). Ment re glj Atti
latini, a eccezione di qticlli (li Fruttuoso, che
ci sono co11sen :ati in una redazione cl1c de\e
essere del IV sec., seguono con molta fedelt
1

3088

~tARTtRJo

MARTI RIO

atti
giudiziari,
ne'andamento
generale
degli
l
.

.
b
presto a un evoli Atci greet a s1 o.a~o . en.
_
uz.ione. Solo quelli d1 G1ust1?0 (~ream~?Jo .a
al
IV
sec.)
e
in
m1 ura gta m1ta
da
h
parte, c e
. .
llonio sono cost1twt1 per
Apo
cli
lli
.
nore que
.
'

. aliio
r
parte
dat
doc11ment1
processu

,
.
l a magg
. al . A .
.
che sussistono ancora negli r. tn . ttl, m~ I~
un contesto .in cttl sempre p1u mvadentJ s1
fanno gli interventi del redattore, fin? .~ ca-

so ,del Martirio di Pionio (fine del_ IV~uuz1 d~l


V sec.), nel quale i capitoli che rifenscono il
processo verbale dell'udienza sono .solo due
u un totale di venti. Questa evoluz1one prepara il mom ento delle Passioni roma.nzat~ ..
4. Leggende epiche e romanzesche. Cost:J;tul1

scono un genere di documenti in cui la parte storica e ridotta a vantaggio di elementi


puramente di fantasia. Sano testi che si avvicinano al genere epico o al romanzo storico
e pos sono sfociare mel comune genete folclo
r1stJ.co.
Questa tendenza a trasfor111are in romanzo un
testo agiografico si e manifestata per doc1:1menti la cui sostanza e inc0ntestabilmente
storica. Nella Passione greca che lo concerne
(BHG 149), Apollonio, martire romano del
183-185, si vede mutato il nome in Apollo,
contemporaneo di s. Paolo (Act 18,24; 19,1;
1. Cor 1,12; 3 ,4; Tit 3 ,13 ), il prefetto di Ro-ma Perenne diventa Perennio, proconsole
d' Asia, p,e raltro sconosciuto dai fasti della
provincia; nella versione armena (BHO 79),
Apollonio conserva ii suo name, mentre e il

proconsole d'Asia che perde il suo, diventando Terenzio, insieme alla sua carica, diventando prefetto o chiliarco. Nel Martirio di
Pionio (BHG 1546), non si hanno solo casi
fottuiti nella trasmissione testuale, ma alterazioni che mvest0no la sostanza. L' autore del
testo ha la pretesa di fondarsi su uno scritto
del ma.rtire (ouyyp<l.l.ll 'Cl) e su note prese al1' udienza (imovf).a'ta), e in effetti alcuni
frammenti sono rimasti, ma gli interventi dell'autore sono lampant come nelle visioni di
Caterina Emmerich, elaborate da C. Brentano. Ancora piu e mblematico e il caso del
Martirio di _Dasio (BJ:IG 491): se si toglie il
racconto de1 Satumali, che serve da cornice
~ M~r:irio e fa tanto colore locale, il Martino s1 r1d~e a dei luoghi comuni, senza nessuna consistenza storica.
L~ stori~ di Dasio ci introduce nelle Passion1 p-r?pr1amente epiche, genere le cui carattensttche sono state hen rilevate da H. Delehaye. Esse comprendono di regola d -.
sonaggi (
.
ei pertim. . :x:~aton, magistrati, carnefici tes oru o. fl, seppellitori) ed episodi '(interrogaton, torture, prodigi, risurrezioni) con-

3089

venzionali) el menti de quali le passi .


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ztane a us~no. m_ v1sr~ e apologia con l'in
terven_to d1 G.1ult_o d1 ~qfahs in veste di
gretarto del giud1ce di seppellitore dei

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~~ ,..e -1. re at~ore e e oro pass 1o,ni, Prima
di d1ventare lu1 stesso I eroe della propria. s
sono paragonat~ . queste Passioni all'epopea'.
perche sono gu1date dall? stes o hisogno di
e altare I' eroe attraverso il moltiplicarsi delle

se:

sue imprese e le difficolta di queste.


Insieme alle Passioni epiche, dal III sec. si
fanno strada Ie Passioni romanzesche. 11 romanzo agiografico puo assumere tutte le for-

me del romanzo profano. II piu celebre romanzo cristiano di avventure senza dubbio
costituito dalla tr.ama delle Re,cognit1:ones cle~
me.ntine. TI papa Clemente, che e senza om~

bra di dubbio un autentico personaggio, storico e un autore della letteratura cristiana degli ultimi anni del I sec . , viene trasformato,
in virtu della predicazione di s. Pietro e della propria, in un eroe alla ricerca della propria famiglia dispersa. A questo genere appartengono anche gli Atti di Paolo e Tecla
(B,H G 1710). L'autore di ques.to romanzo
ve nne deposto in quanto ritenuto bugiardo,
malgra.d o le sue protes.t e di avere scritto per

arnore verso l'apostolo. Ma il culmine del-

l)inverosimiglianza e raggiunto dalle avventure del gener.ale Placida che muore con il name di Eustazio o Eusta,c hio (BHL 2760-61)
sconos.ciuto nella prosopografia dell' esercito

romano. Altrettanto si potrebbe dire di numerosi santi, trasformati in militari.


Simile al romanzo di awenture il romanzo
idilliaco: al posto delle trame libidinose tipiche degli antichi, i cristiani ne fann-0 delle storie edificanti. La Passione di Marciana di Cesarea di Mauritania (BHL 5256-5257) tutta
incentrata sul tema della verginita. La storia
di s. Cecilia spinge piu oltre il tema: l'eroina
promette, la sera stess.a delle nozze, di rima-

nere vergine, e ottiene dallo spos,o di porer


mantenere la promessa (BHL 1495). Il racconto e un calco della fine del V sec. di un
episoclio raccontato da Vittor di Vita (Hist .
pers. A/r. I, 30-35) in cui la protagonista .e
una certa Massima africana. II ra.cco.nto uolizza come eroi alGuni martiri e persoaa~gi. romani, le c ui tombe potevano essere conosc1ut~
e venerate da chiW1que, mentre la chiesa ~
Trastevere, intitolata a s. Cecilia, porta ID
realta il nome della sua fondatrice e illustra
un processo storico hen conosciuto per le
chiese romane, quello cioe della santificazi~
ne di f ondatori di chiese. Quanto a.Ila stor1.8
di Alessio (BHO 36-44 BHL 289), essa svtluppa un tetna che ha 'eonosciuto una certa

3090

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e acr .baz1 d ll 1111mag111az1on . . u questa
scena d1 con i t i1za variabil
i n1uo vono
pe . ona i il cui sp sore storico an h'esso
b~~io: vicino ai n1artiri autentici e ricono ciilt, alle ,coordinate onosciut e verifieabili,
c. ne . 11 altri i cui tratti figurati dall' ag~ografia 011 divenuti irricono cibili sotto i
rip

I tuti. t rat1 d"1 p1ttura


della resa in forma
eett rana o d Ila tra fonnazione leggendaria
ce n ono anch alcuni inventari di sana
pianta
prend
d
.
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fav 1 .
en
~ pretesto personagg1 di
ll ~ e ~1 no 11 , d1 romanzi o di miti.
pli omptto dclla critica agiografi a e di apdi car a questa produzione mista la nozione
te ~enere _letterario, e di farlo con sufficienquell~c ;ime~to, P r distinguere finalmente
e icuramente storico.

3091

V. Saxer - S. Heid

IY, I_ crizioni relative ai marttri. J. Tipi di iscrizzotti" Per lo sviluP'PO del culto dei martiri
c.hc condiziona _la diversificazione dell'epigrafi? dal IV sec. m poi, ci si riferira al trattato
?1 H. Delehaye, largamente fondato sulle
iscrizioni. Si possono distinguere:
1. Gli epitaffi dei martiri. s,ono iscrizioni funerarie caratterizzate dalla menzi,one del titolo 1nartyr, sia singolarmente) sia insieme a11a
parola passus, con la data, e talvolta con dettagli sulle circostanze del m. Gli epitaffi dei
mat'"tiri, frequenti a Roma do,ve il culto resta
per molto tempo legato ai cimiteri (quindi a1le catacombe), sono piu rari la dove ren11
precoceinente praticata la traslazione dei corpi e la dispersione delle reliquie. Comunque
pochi di questi testi sono contemporanei alla sepoltura: si contano rnolte copie tard o
nuove redazioni in occasione di abbellim i1ti
(iscrizioni damasiane a Roma).
--2. Le iscrizioni che segnala110 la .pre enza di
reliquie. Sia che le r liq uie i no reali (dal IV
sec. in Oriente) oppure lo imboliche (general111ente in Occidente b1a1tdea di re uto o
terra consacrata), una o piu i cnzioni possono
servire a segnalar la loro presenza e a precisare le circostanze della <<deposizione>>. L pigrafe si differenzia a econda del tipo e della
collocazione del reliquiario. Quando i reliquiari sono di grandi dimensioni e visibili o
acces .ibili (casi di reliquiari <<ad olio>> in Oriente) l'iscrizione unica e incisa sul coperchio 0
sulla ca sa del cofanetto. Nelle regioni, ca o
piu frequente (Grecia e Occidente), in cui ~
reliquiario e sito sotto l'altare 0 n~ll~ b~se ~i
quest ultimo, si po sono avere t~e up1 ~ te~u:
a) testo critto sul cofanetto, tin <<autenttcaz10ne, la quale da ii o i no1ni d i mart!ri ~~an
titi dall' autorita ecclesiastica. Questa iscrtZion
puo trovarsi anche all estemo del cofanetto o
del recipiente; b) la relazione ve~b~e de!la deposizione con il nome delle reliqUle (p1u spes-

3092

1ARTLR10

. he reiiqiizae), la design azione dei


so memortae c
.
..
il . d l
.
il
bo .osztus o deposztus, n.on1e
santl
ver
d b dal
vescovo con acrante (introdotto a a. ~1 . .
data
o
limit.Ha
a.I
p er 1nanus) la
1,e pre s10ne
.
.
..
)
.
d I me e per la~ commemorazro e o
~~~o preciso talvolta anche ii nome, del
p

mmittente o del donatore; c) quando l au~~ticazione 0 il verbale di deposizione non sono visibili si affigge sempliceme11te all estemo
il name dei mattiri, con, nella maggior parte
dei ca8i , la data che se1ve alla commemorazion (v. anche infra le liste dei martiri).
3. Le dediche. Il nome dei martiri venerati appare spesso in una dedica o in una formula
votiva - generalmente insieme al nome del dedicante, e c e talvolta una preghiera 0 il motivo deI voto, ed eventualmente la data - sopra l'impianto dedicato ai martiri. Puo trattarsi dello stesso edificio, ma it1 questo caso
il testo puo essere inciso sulla facciata, sul1' architrave della port.a su un mosaico del suolo ecc.; oltre. a tennini designanti un edificio
imp,ortante (basilica ecclesia), si trovano parole neutre (domus N. martJ'ris) o poetiche (sede ), e spesso me1noria, che ha un senso ambiguo nello stesso tempo astratto (ricordo) e
concreto (oggetto o monumento commemorativo). La dedica puo essere applicata a un
elemento interno (altare, ciborio, cancello,
mensa, v. infra) o a una suppellettile (sopFattutto lucerne, corone) croci votiv,e di metailo) .
4.
Una
categoria
peculiare
all'Africa
ma
do.
'
cumentata in modo sporadico altrove (un
esempi0 ad Axiopolis in Scizia Minore)
quella delle mensae martyrum, iscrizioni su
una lastra clispost:a in piano modanata ret-

t~goliJr~ ~- Semicircolare, con sopra il nome

de1 mart1r1 mtrodotto dalle parole mensa, men:oria nomina, talvolta con una fom1ula vot1ya. La forma e derivata da una tradizione
d1. mensae funerarie in molte regioni dell' A
fnca: Ma le mensae martyrum, nessuna delle
quali ha pr-0venienza certa, non hanno piu caratte~e funerario. Non sono degli altari, come s e creduto per molto tempo, e non stanno_ a segn~are reliquie. n loro ruolo nella
ch1esa n~n e accertato: si tratta di semplici ex
voto o. d1 mense per le offerte?
5 Le tnurnazioni ad
I .
ai martiri ne li . ~anctos e e mvocazioni
l'
di"
g ep1taff1. Ben presto si svilupp
0
uso
porre la tomb di
la protezione del

un defunto sotto

tercedere in cielo patio!1o, che poteva indella sepoltura o perdiaUl, o per la vicinanza
vocazione Per
me nte la for111ula d'in.
questo vi e I
.
presenza del sant ( d
a menz1one della
1'!-ndic~~one dell'~dtfici:anct':'m N.) oppure
(tn bastltca sancti N ) ll'de~1ca~o al martire

3093

. ne ep1taff10 a volte .

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SI

_1scon tta una

J\1AR1'1l{Io

ernplice ltlvo

.
N.N. orate pro nobis).
cazione (sancti
6. 01 re q este catego e relar

delim tat~ dal. upporto, dall'ub:;~ente ben


fo mularto, :.t trovano ilivers . zton~ o daJ
.

~ di
e men z10 .
mart1r1 ln test1
g .nere vario . , . ,. nr d1
.
(
h
.

eiogza 10
s1 c e s1 possono confondere c . . v~rdediche, come le iscrizioni damao~ epit~ffi o
m
. a), it1vocazioni o semplici 1~-re Diane di ~o1

ue term .
h~no suSCltato nun:ierose disc':'Ssionj: mem~
na_ (v. supra) e nomzna che_ veruvano consideratt una volta come un equ1valente di reli
_1f:-;
qu,1e.
Q Lt~ do q~e t'.w.~110
term.me precede una li.
sta di noJill con o senza una data deve s .
.
l
.
'
er
vire s~ o a s,u~c1tare. ~ permettere la co,nunemoraz1one. dei: tnart_Ir1. (~o~e le ~ste su supporto mobile p.es. i dittlct attestati dai testi).
-

w;

i"Y'\

II. Ripartizione geografica. Sona state rinvenute in tutti i paesi iscrizioni relative ai mar-

tiri e i principali manuali di epigraa cristiana ne propengono una classificazione. Fine


al 1920 i testi latini sono comodamente riuniti nella raccolta di E. Diehl. Due centri sono favoriti per il numero e il valore storico
di que.s te iscrizioni: Roma specialmente con
la famosa serie <<damasiana>> di iscrizioni in
versi redatte da papa Damaso (366-384) e incise da Filo,caJ.o; !'Africa del Nord che ha restituito oltre 3 00 testi vari, che rillettono il
peculiare sviluppo del culto dei martiri in ta-

le provincia. Questi testi, commentati fm da~


1907 da P~ Monceaux . ora sono oggetto di
una nuova edizione molto pattico1areggiata
(Y. Duval). V anche il lemma epigrafia.
Studi: 1. Sul culto dei martin': }l. Ddeha} e, Les on'gines
du culte des martyrs Bruxelles 19.33; Id., anctus, BruxeJ
les 1927; H. Leclercq, DACL, s. v. Martyrsf 10, 2359 ss.
specialmente 2494-2512; V. Saxer Mort~. 111artyrs, relzques
en A/rique chritienne aux premiers siedes, Paris 1980~c<;D
~a hi~I._ su1 ,culto dei. mar~ri) . .2. ~ll~ iscrizi~11t re ;~~:
at martzrt: 0. Marucchi, Epzgra/ta Cnstza11a, Milano db .'h
soprattutt.o ~52 SS., ~36 SS:. c.~. Kaufmann, Han :~s
der altchr1stltchen Eptgraphtk, Munch~n 1~171 ~O? ss., Ross.; F Grossi Gondi Traltato di Eptgrafia Crrsti~nG co
ma 192_0, si:iec. ~~ 'ss. M. Guarducci, Epigr:zftares':ini:
IV (Ep1gr~ ~ri.snana), ~orna 1978, 301 s., _Pf:. Diehl,
Archeologza Cristiano, Bari 2 1980, spec. 480 ss. . I 925.
1

Inscriptiones Latinac Christionae Veteres, I, B;{,,1mSupp/e


soprattutt0 la pane II, capp. XI-XII, e volJ
(cfr.
67
1
mentum, edd. J. Moreau - H .l. Ma~ro,u, Jbt D. hi Citta
A. Ferrua, Nuove osseroa:t.ioni al/a Stlloge de!
asiana,
de! Vaticano 1981 ); A. Ferrua, Epigr~m'!'at~ f a"/,.iptiofll
Roma 1942; The "Chr.i'stians) for "Chrtstrans ns tary by
of Pb_rygia, Gr~ek texts, translation and ')~ a!ICfoE. G1bs~n, Missoula, MT 197 Bi Y._ Duva : cbrift: RAC

9
De

rum Afrtcae, Ro1na 1982; Ch. P1etr1, Gr~b~ns s Christza~


12, Stuttgart 1983, coll. 514-590; lns1znpt~Q). D. M.az
nae ltaliae, voll. I-X, Bari 1985-1995 (~ IR a 2002.
zoleni, Epigrafi de/ mondo cristitlno antico,
Duval

N.

... antica,
V. I conografia. Nell'arte cr1soan
a p1u. vitafIO

proverbialmente gioiosa e posittva 51 e

3094

~11\RTIRIO

MARTIRIO

scene tri_sti o :io.lente inerenti, per esempio,


alla passio Chrtstz, fatta forse eccezione l)Cr la
cosiddetta scena di Coro11atio a Pretestato
(Wp 18) e per quelle che riproducono si111bolicamente il santo sepolcro nei cosiddetti
sarc~fagi d1 passione (Sag~iorato, 1 !;arco/agi,
pass1nz). Per lo stesso motivo rare si presentano in antico le scene di m. propriamente
dette o pro t1ibunali, rispetto a quelle che colgono .i martiri in situazioni
di
apoteosi
co.
ronaz1one o accesso m paradiso. Prudenzio ci
informa di alcune decorazioni pittoriche con
scene di agiografia martiriale e, segnatamente, del m. di Giovanni Battista (Dittoch.
XXXIV, vv. 133-136), del protomartire Stefano (ibid XLIV, vv. 177 -180), della crocifissione di Cristo (ibid. XLII, vv. 165-168) della strage degli Innocenti (ibid. XXIX, vv.' 1131.16). Ancora Prudenzio descrive la figurazione che decorava a fresco un edificio martiriale di Imola con scene della passione di s.
Cassiano (Perist . IX, vv. 8-20) e un ciclo che
corr:menta;a fig~rativamente la tomba di I p polito nell omonuna catacomba romana (ibid.
XI, vv. 123-151). Tra le testimonianze dei Padri d'Oriente, si rivelano interessanti quella
di Gregorio di Nissa che ricorda la rappresentazione del m. di s. Teodoro e quella di
Asterio di Amasea, che ha lasciato una preziosa e suggestiva descrizione di una rappresentazione del supplizio di s. Eufemia. Tra le
pitture giunte sino a noi era ritenuta significativa quella che decora una parte dell'intradosso di un arcosolio del cimitero Maggiore
sulla via Nomentana a Roma (Wp 224,2), databile alla seconda met del IV sec. La scena, interp retata in p assato come la conversione m iracolosa - testimoniata dalla presenza del C risto con la virga - d i P apia e Mauro mentre cond ucono al m. Sisinnio, va oggi
intesa come la rappresen tazione di un doppio tema petrina (Biscon ti, Dentro e znto1no).
In un framm ento erratico di intonaco dipin to , ora conservato nel cimite ro romano di S.
Tecla (Nesto ri, 144-145, n . 5) e riferibile alla
met ca. d el IV sec., si no tano un personaggio femminile in atteggiamen to di oran te e
uno maschile che affe rra la d onna e tenta di
trascinarla. Tutto ci ha fatto pensare all' azione violenta d el m . o , come unica alte rnativa di lettura, all'episodjo biblico di Susanna molestata da uno d ei seniores (Santagata,
Su due discusse figurazioni, 7 ss.).
Nel riquadro superiore della p areti11a d estra
dell'ambiente confessionale celimont~t110 d ci
SS. Giovanni e Paolo a Roma dipinta una
scena di decollatio eseguita da due car11cfi ci
- nella tipica tunichetta militare - contro tre
)

3095

perso?aggi inginocchiati, bendati e con le


~racc1a legate dietro a] dorso (Prandi-F
r1, The Basilica, 128). Pare opportuno ~f~~~
11oscere nelle tre figure , d1 cui. Lina mostra s1.
cu:ame1~te sembianze fern1ninili il g
agiografico di Crispo, Crispinia~o e ~~:e~
d.etta? dche una ~a.rda passio leggendaria associa .a1. . u.e mart1r1 maggiori.
Agli m1z1 d~l V sec. risalgono le scene musive del .m. di. s. Tecla nel mausoleo di El-Bagawat in Egitto e quella simbolica del martire Lorenzo nel mausoleo di Galla Placidia a
Ravenna (WMM III, 49), il cui schema ritorna in sostanza nella medaglia di Successa
conservata al Museo Vaticano.
Nel c~tero romano di Calepodio, sulla via
Aurelia vetus, si conserva, sia pure molto
fr.ammentario , un documento pittorico riferibile al VII-VIII sec., che fissa - secondo la
tipica maniera dei cicli narrativi che decoravan~ basiliche e martyrza in quest'epoca - alcuni momenti relativi al supplizio di s. Callisto papa, ivi sepolto (Nestori, 1993, 153, n.
2). Durante tutto il IV sec. e parte del V si
sviluppa una tematica pertinente al m. degli
apostoli Pietro e Paolo. Ci riferiamo specialmente alla decollatio Pauli, che appare dalla
met ca. del IV sec. in buona parte dei cosiddetti sarcofagi cli passione (Rep. 26, 57 , 61,
189, 201 , 212 a, 215, 377, 667, 680). Pare,
invece, una scena di iniziazione religiosa,
piuttosto che un evento martiriale cristiano,
quella scolpita sulla lastra di Elia Afanacia,
conservata nel cimitero di Pretestato (AC III ,
212 = Rep. 558).
Ma il documento plastico superstite pi interessante senz'altro quello costituito da una
figurazione elaborata su una colonnina marmorea del ciborio pertinente alla basilica fatta costruire da papa Siricio (390 395) sulla
tomba dei martiri Nereo e Achilleo nel cimitero romano di Domitilla (Fasola, La basilica, 46, fig. 10); vi si scorge Achilleo - definito anche dalla didascalia in un latino del
sermo vulgaris: ACILLEVS - nel momento in
cui, gi degradato e, dunque, discinto, riceve
il colpo mortale dal carnefice. Ricordiamo,
per concludere, un interessante elemento fittile con la scena del m. di s. E ulalia di Mrida di area ispanica e probabile prodotto del1'arte visigota (Recio Veganz~nes, Proba~le.re
presentaci6n, 77 ss.) e una pitt ura del cunttero di S. G ennaro a Napoli (Fasola, Le cataconibe di S. Gennaro, 68) solo in ''ia di ipotesi iJ.1terpre tata con1e il n1. di s. Stefano.
AC 3, 212; U.M Fasol ..i. Osservazio11i s11 ~na.p~ttt1ra ~el
ci111itero Maggiore, in i\tf1scell. G. Belve1~rz, C1tra delr \!ati cano 195-t 1955, 287-302; Id., I.A bas1l1ca dc:z SS -:-Jereo

3096

iA:RTII 10

1.tll~o e la ~! 111

v1nba di Domit111a, Roma (s.d. 46

The Basilfc, of Saints John and


A. Prandt - G . ..err ~ill Roma 1958 . a i rat I
Paul 011. the Cell~at! . ~ 11 sc ne Ji' pa5siarte Bologna
sarcofagi paleocr_15!~~nz 1icornba di Calepodio al 11 tltiglio
IA ca
.
ll
. I. 1
196 . A , . eston
t e .; sepolcri dei papi Ca . tJto e ru 10 :
1 ll'
. llure ia ve tJ "
,
L
b d
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Ri G ,
. Capodimont Ron1a 1915 P. Te uru. Dt d lS etJ~. aro
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55-60 J ~l alomo , on, ~ o tfpta efJz
1977
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rpectandi non perdot sed mutet. Amsterdam-0. or -. '!'
York 1979 . Re io eganzones, Probable repr:_se!1tac1?1.1
.,, artirial le Sat1ta Ettlalia de Merida eJ~!a plast1ca VlSt1
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garo S'u ilt1e dtsct1ss.e figurc1zzon1 co1zserv_ate n.~t cz11ttle10.
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111artino nell'arte paleocristiar1ti rot11at,a: londo Archeologico 47 (1980) 37-40 F. Bi conti, De.'1lro e i11torno all ico1zografia 1'1tartiriale 101na11a: dol "t uoto figztrativo''
all "im"1aginario deuozio11alev in MartyrttJ11z ir1 Multidisaplinary' Pe.rspectit e. Me111orial Lo11is Reeknia11. Lcuven
1995, 247-292; ld.: TIP, 278-279.
ed

E Bisconti

MARl'IRIO (SAHDONA) {VII ec.). Monaco e vescovo nestoriano, oggi maggiormente conos.c iuto dopo gli studi di P. Bedjan

e A. d.e Halleux, che hanno pubblicato quanto re tava di lui, disperse in manoscritti in diverse biblioteche (cfr. CSCO 200, I-XVI). I
rnanoscritti vanno sotto il nome di Mar Turis (Mart11rius), che sembra si debba identificare ,con il nestoriano Sahdona conosciuto
a.:1che da altre fon ti. Originario di un villagg10 della zona montagnosa nelle vicinanze di
Kir~uk (in Iraq), fu monaco a Bet Awe verso il 615-620 e vescovo a Mahoze d'Arewan
nel ~et .~armai, verso il 635-640. Soffrl an:
che l esilto a causa delle sue idee cristologiche. J.?ovette avere una bu on a formazione
teolog1ca n~lla scuola di Nisibi poiche conosce anch~ 1 Cappadoci. Sano perdute le sue
op,
e
re
cr1stolog1che
testano
quelle
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28 anru o
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pdortante per conos.cere la dottrin
. . .ual1.1 el monach
a sp1r1tu e
VIl sec Di Mesuno nestoriano della Persia del
.
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. restano ancora 5 l
VI Massime dis p .
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e
bre. a. zenza.
DSp 10, 737-742; P. Bed'an . .
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Omnia Pa~s Ls" M_artyru, qui et Sahr.I-Ona
200-201 (1960) (per-lae1~zt1g ~ 902; A. de Halleu~
201 , I
.
VI a s1 ve
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tscouperm11t

urt er fragme t .1 h
e . e a tr fr. Sp B
81 (1968) 139n o1 t e 5'inai Sahdon . .' . : rock, A
dz1 Liure de l -154; A. de Halleux' ar;anuscr~pt: Museon
253-296 ( a perfection de M12rtyrl . nMchapttre retrouve
M
. con tr. fr) A d
us. useon 88 (19 )
artyrzos-Sahd
. , . e Halleux La h .. .
75
OCP 23 (1957)0;~ ~ans l'evolution, du ~ n.sto~og~e de
vcmentee d'un "h ,2! ~d., Martyrios-Sahd estorzanisme:
24 _(1958) 93-128:reLltque') de /'Egli.se ona. ~vie mou..
ecrzts de M
. , . 'Wehbe Ii . tiestorzenne OCP

3097

artynos-Sahdona: Melt~~e{l ;~~{q6ues d~ns les


1-112; J... M.

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Ill d' iabene (- 0-659): . CPc'(J3'JO(ico! nesturil>Yi 1
. : Pa r 1 . 1910) 5 6.. ~iBB[,Yau
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MARTIRIO di Antiochia (ve c. 459 701 .


e cov calcedonese, deposto d p
471):

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e . e Erotapo rzsezs i rammentarie.


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6~17~6518; PG 47, coll. XLIII-Lil; CSCO B4, 237 ;


88 ~64. NPB 2, _5,52; F. van Ommeslaeghe, La valeur hi-

CPG

stonque de la Vte de S. Jean Chrysostome att.n''- ,.


ouee a
. d'A . _,_ (BHc
M. artyrtus
, ntzocoe
871): SP 12 rru 115), Berlin. 1975, 478-483; M. Wallraff, L'epitaffio p~r Giovan
Cnsostomo (Ps. Martirio~. Inquadramerzto di 1ma fonte b:
grafica fi"!ora trascurata, m Giovanni Crisostotno tra On'e11
te e Occrdente, Roma 2005.

S.J. Voicu
MARTIRIO di Gerusalemme (ve c. 478-486).
Monaco di origine cappadoce, visse a itria
in Egitto. Nel 457 si trasferisce in Palesrina
nel deserto di Giuda (Cirillo di .Scitopoli, Vita Buth. 32), facend,o parte della laura di Eutimio. Nel 478 viene eletto patriarca di Gerusalemme, coltivando buoni rapporti con gli
anticalcedonesi (monofisiti). La ua politica
riusci a ristabilire la comWlione eccl ial . Di
lui si conservano una lettera Pietr ongo
e un breve sermone, riportati ndla toria ecclesiastica di Zaccari R tor . 11 se1n1one fu
pronunciato in occasione d lla c rimonia clel~
la riconciliazione con i Jno11ofi iti mediante
l'~ccettazione d i pritni tre oncili ecu~eni:
CI senza la condanna esplicita del conciho ~

Calcedo11ia del 451 o d l


num di papa Leone.

To11ii1s

ad Flavra-

CP~ 6515; C

CO 83, 220-22? e 237.-238; 87, 153-l;;SJ~


164, L. Perrone, ~ Chiesa d1 Palestma e l~ cont'-;~ 25 g,
litstologiche> Brescia 1980 127 ss. Parrologia V, 25 .

sJ. Vo1U

MARTIROLOGIO. Bisagna innanzitutto dih.._


.
.
il f tto c e
~t1nguere ii calendario dal m. Per . a me
0
1 due tipi di documenti si pre entan~ .) sedelle liste. di santi (in origine di . ma. _ttlfJ
:1
tl'
0 ~
guen d o l'ordine del calenda11io roman h'1 ar
ne volte sono stati assimilati: cosi c'e c penla senza far distinzioni del m. o del corDP

3098