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Citt di

Cividale del Friuli

VI. La vita economica e le presenze forestiere

professore ordinario di Storia Medioevale

II. Appunti sul cividalese antico

VII. La moneta: produzione e circolazione

III. Cividale in et romana

VIII. Nobilt e aristocrazia cittadina

IV. Cividale longobarda

IX. Ospedali e confraternite nel basso Medioevo

V. I secoli centrali: frammenti di un mosaico

X. Lamministrazione civica nel Trecento

Universit di Udine

Stefano Gasparri
professore ordinario di Storia Medioevale
Universit di Venezia

Stefano Magnani
ricercatore di Storia Romana
Universit di Udine

Andrea Saccocci
professore ordinario di Numismatica
Universit di Udine

Elisabetta Scarton
ricercatore di Storia Medioevale
Universit di Udine

Federico Vicario

Storia di Cividale nel Medioevo

I. Fonti archivistiche cividalesi

a cura di Bruno Figliuolo

Bruno Figliuolo

Economia, societ, istituzioni

Autori

ricercatore di Filologia e Linguistica Romanza


Universit di Udine

Storia di Cividale
nel Medioevo

Luisa Villotta
docente a contratto di Archivistica
Universit di Trieste

Economia, societ, istituzioni


a cura di Bruno Figliuolo

Foto di copertina:

25,00

Panorama verso Borgo Brossana ( Giuseppe Burello)


Portale della collegiata ( Giuseppe Burello)
Cividale, Tempietto Longobardo, particolare ( Giuseppe Burello)
Chiesa di S. Francesco sul Natisone ( Giuseppe Burello)
Rotolo pergamenaceo, particolare ( Piani)
Frontespizio del quaderno del camerario, particolare ( Scarton)

Storia
di Cividale
nel Medioevo

Economia, societ, istituzioni


a cura di Bruno Figliuolo

Citt di Cividale del Friuli

Storia di Cividale nel Medioevo.


Economia, societ, istituzioni

Pubblicazione realizzata da
Citt di Cividale - Assessorato alla Cultura
a cura di
Bruno Figliuolo
Testi di
Bruno Figliuolo
Stefano Gasparri
Stefano Magnani
Andrea Saccocci
Elisabetta Scarton
Federico Vicario
Luisa Villotta
Progetto grafico
Interlaced srl
Stampa
La Tipografica srl
finito di stampare Marzo 2012
ISBN 978-88-97442-05-9

con il patrocinio dell

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Referenze fotografiche

Referenze fotografiche
1 a/b: MANC. Sigillo del Comune di Cividale apposto a un documento dell8.V.1396: intero e
particolare (foto Scarton).
2 a/b: MANC, ACD, H 01-1. Diploma del patriarca Ulrico II (1176) che riconferma il diritto di
mercato: recto e verso (foto Scarton).
3 a/b/c/d: AOC, Battuti, 1. Rotolo pergamenaceo con lelenco di Cividalesi iscritti alla fraterna
di S. Maria dei Battuti nel 1324: intero e particolari (foto Piani).
4 a: MANC, AMC, G01-01, fasc. 1241. Frontespizio del registro delle Definitiones del Comune
dellanno 1425 (foto Scarton).
4 b: AOC, Battuti, q.a. 58. Intitolazione sulla coperta del quaderno del camerario, Giovanni
Mercadant (1419), della fraterna di S. Maria dei Battuti (foto Piani).
5 a: AOC, Battuti, Libro dei beni 21, f. Vr. Inventario dei beni della fraterna dei Battuti collocabile
tra 1345 e 1358 (foto Piani).
5 b: AOC, Battuti, q.a. 89. Particolare della coperta del quaderno del camerario, maestro
Domenico calzolaio (1482-83), della fraterna di S. Maria dei Battuti (foto Piani).
6 a/b/c/d: AOC, Battuti, q.a. 90. Frontespizio del quaderno del camerario, Barnaba di ser
Antonio da Maniago (1484): intero e particolari di alcune carte (foto Scarton).
7 a/b/c: MANC, ACD, H 02-22. Pergamena contenente copia di tre documenti concessi alla
fraterna dei Fabbri o di S. Spirito rispettivamente il 25.XI.1334, 4.VII.1347 e nel novembre del
1360: intero e particolari (foto Scarton).
7 d: MANC, ACD, H 02-33. Iniziale U istoriata della lettera collettiva di indulgenza concessa
alla fraterna dei Fabbri o di S. Spirito, data ad Avignone il 23.X.1346 (foto Scarton).
8 a/b: MANC, ACD, H 02-36. Lettera collettiva di indulgenza concessa alla fraterna di S. Spirito,
data ad Avignone il 4.VII.1347: intero e particolare (foto Archivi e Biblioteca).
9 a: MANC. Lapis in capite decussatus (foto Colussa).
9 b: MANC. Monumento funerario di T. Vettidius Valens (foto Colussa).
9 c: Vole, Slovenia. Monumento funerario di Lucullus (foto Colussa).
10 a: MANC. Base di statua onoraria con dedica allimperatore Caracalla (foto Colussa).
10 b: MANC. Base di statua onoraria con dedica allimperatore Gallieno (foto Colussa).
11 a: MANC. Thesauros votivo con dedica a Ercole da parte di C. Ennius (foto Colussa).
11 b: MANC. Stele funeraria che ricorda tre servi imperiali (foto Colussa).
12 a/b: Cividale, Tempietto Longobardo: intero (foto Elio e Stefano Ciol) e particolare (foto
Giuseppe Burello).
13 a: Cividale, Museo Cristiano. Altare di Ratchis e battistero di Callisto (foto Gottardo).

Referenze fotografiche

13 b: Cividale, Museo Cristiano. Altare di Ratchis con proiezione multimediale delle presunte
policromie originali (foto ElyS).
14 a/b: Cividale, Museo Cristiano. Christus Patiens: intero e particolare (foto ElyS).
15 a: Collana longobarda dalla tomba n. 51 della Necropoli di San Mauro a Cividale, con
monete forse battute in questa citt (II met VI secolo) (1,5x); (foto da La collina, tav. 124).
15 b: Imitazione longobarda di una cd. siliqua di Giustiniano per Ravenna (II met VI secolo),
forse prodotta a Cividale (2x) (foto da www.coinarchives.com).
15 c: Denaro di Ottone III (996-1002) per Venezia rinvenuto negli scavi del Monastero di Santa
Maria in Valle a Cividale (2x) (foto da Saccocci, Un denario, p. 140).
16 a: Staatliche Mnzsammlung, Berlin. Denaro del patriarca Poppone di Aquileia (1019-1045)
(2x).
16 b: Primo denaro di tipo frisacense della zecca di Aquileia (II met XII sec.) (2x) (foto da Die
Frhzeit, tav. I, 1005).
16 c: Denaro del patriarca Volchero (1204-1218) (2x) (foto da www.coinarchives.com).
16 d: Denaro del patriarca Filippo di Alenon di Aquileia (1381-1387), moneta prodotta anche
a Cividale (2x) (foto da www.coinarchives.com).
17 a/b: Cividale, Piazza XX settembre. Vera del pozzo dellantico ospedale di S. Spirito, con
linsegna dellOrdine romano di S. Spirito in Sassia: intero e particolare (foto ElyS).
18 a: Collegiata di S. Maria Assunta e palazzo comunale (foto Francesca Caponera).
18 b: Lingresso alla collegiata dal loggiato del palazzo comunale (foto Francesca Caponera).
19 a/b: Facciata della chiesa di S. Francesco e particolare di affresco del chiostro (foto ElyS).
19 c/d: Chiesa di S. Biagio in borgo Brossana e particolare della facciata (foto ElyS).
19 e: Chiesa di S. Maria di Corte (foto ElyS).
20 a: Torre quadrangolare a nord di Piazza Picco (foto Colussa).
20 b/c: Porta S. Pietro (foto ElyS).
20 d: Tratto delle mura lungo Via Mulinuss (foto ElyS).
21 a/b: Tratto di mura lungo Via Monastero Maggiore e proseguimento verso Porta Brossana
(foto ElyS).
22 a: Abitazione medievale (foto Gottardo).
22 b/c: Abitazione detta di Paolo Diacono nellomonima Piazza: intero (foto ElyS) e particolare
(foto Giuseppe Burello).
23 a/b: Castello Canussio e dettaglio della bifora (foto Gottardo).
23 c: Resti di torre romana pentagonale appartenente alla cinta muraria antica, in prossimit
del Castello Canussio (foto Fondazione Canussio).

Referenze fotografiche

24: Il complesso di S. Maria in Valle (foto Elio e Stefano Ciol).


25: Centro storico (foto Elio e Stefano Ciol).
26: La zona absidale della chiesa di S. Francesco a picco sul Natisone (foto Gottardo).
27 a: La chiesa di S. Martino sulla sponda sinistra del Natisone (foto Elio e Stefano Ciol).
27 b: Panoramica da S. Francesco a S. Maria in Valle (foto Elio e Stefano Ciol).
28: Stretta del pozzo Callisto, dietro labside della collegiata (foto Giuseppe Burello).
29: Porta Brossana (foto Giuseppe Burello).
30: Panorama verso Borgo Brossana (foto Giuseppe Burello).
31 a: Portale della collegiata (foto Giuseppe Burello).
31 b: Particolare del chiostro di S. Maria in Valle (foto Giuseppe Burello).
32 a: Il chiostro di S. Maria in Valle (foto Giuseppe Burello)
32 b: Lingresso in citt dal Ponte del Diavolo: sulla sinistra si staglia il campanile di S.
Francesco, a destra quello della collegiata (foto Giuseppe Burello).

cap. III
Cividale in epoca romana

III

Cividale in epoca
romana
di Stefano Magnani

1. Preistoria e protostoria
Lantico centro romano di Forum Iulii (od. Cividale) sorse e si svilupp sulla riva destra del
Natisone, in unarea dalle peculiari caratteristiche geomorfologiche che probabilmente furono
allorigine della scelta del sito e influenzarono le vicende storiche dellinsediamento. Si tratta,
infatti, di un ampio pianoro irregolare, costituito da conglomerato pliocenico e in leggero rilievo
rispetto al territorio circostante. Esso delimitato a sud-est dal Natisone, che scorre incassato
in una forra scavata dalle sue acque nel conglomerato e profonda circa 22 m1, a nord-est e
a sud-ovest da due avvallamenti corrispondenti a brevi corsi dacqua, gli attuali Rio Emiliano
e Rio dei Mulini. Questa connotazione naturale garantiva una condizione di isolamento,
sicurezza e protezione allinsediamento, consentendo inoltre un facile accesso alle risorse
idriche e, al tempo stesso, un adeguato riparo da eventuali fenomeni alluvionali2.
La posizione del sito risulta particolarmente favorevole anche perch esso si trova in
corrispondenza dello sbocco della valle del Natisone nella pianura, in una situazione di
raccordo tra questa, la fascia collinare, le valli che si incuneano nei territori alpini e i relativi
percorsi. Proprio lesistenza di itinerari vallivi tra loro collegati, come quelli del Natisone,
dellIsonzo e dellIdrijca, e di agevoli valichi alpini e le favorevoli condizioni ambientali, idonee a
diverse modalit di utilizzo e sfruttamento da parte delluomo, hanno facilitato la frequentazione
dellarea e del territorio circostante fin da epoche assai remote.
La presenza umana nella regione, infatti, attestata gi a partire dal Paleolitico medio
e sembra progressivamente consolidarsi e articolarsi col passaggio al Mesolitico. Alcuni siti
presentano continuit di utilizzo fino al Neolitico, epoca nella quale il territorio appare integrato
in una rete di rapporti, contatti e scambi ad ampio raggio, come documentano i rinvenimenti di
frammenti di cristallo di rocca di provenienza transalpina, di ossidina delle Lipari o di asce da
parata come quelle diffuse nellEuropa occidentale. Nellet del bronzo, si verifica un processo
di occupazione capillare del territorio, confermata da rinvenimenti di ripostigli e da ritrovamenti

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2

Cfr. Gerdol, Forra del Fiume Natisone, pp. 257-258.


Un quadro dettagliato fornito da Colussa, Cividale, pp. 39-48, con ulteriore bibliografia.

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Stefano Magnani

sporadici. Contemporaneamente, si assiste alla nascita e allo sviluppo dei primi nuclei abitati
strutturati e fortificati, come linsediamento di Most na oci e i castellieri di Robi e di Ponte
S. Quirino, la cui distribuzione evidenzia perfettamente il ruolo delle valli fluviali come vie di
comunicazione e la funzione di controllo svolta dagli insediamenti stessi3. Gi a questepoca
la rete di percorsi che seguiva e sfruttava i corsi del Natisone, dellIsonzo, dellIdrjica e di
alcuni affluenti minori, costituiva la parte terminale di una pi ampia serie di collegamenti tra
larea altoadriatica e le regioni transalpine e centroeuropee. Genericamente indicata come
via dellambra, dal prodotto forse pi prezioso e rappresentativo tra quelli che vi venivano
trasportati e commerciati, questo insieme di piste e di itinerari era in effetti lo strumento di un
sistema complesso di scambi e di contatti su lunga distanza che univa tra loro le regioni del
Mediterraneo, dellEuropa centrale e settentrionale4.
Tra lVIII e il VI secolo a.C. in questo contesto geografico si form e svilupp un ambito
culturale omogeneo caratterizzato da un sistema di insediamenti legati a presenze paleovenete,
attribuite alla Cultura di S. Lucia, sulla base di quello che sembra esserne stato il centro
principale, Most na Soci (S. Lucia di Tolmino), posto alla confluenza dellIdrjica nellIsonzo.
Lungo la valle del Natisone, oltre a tracce sporadiche, si riscontrano alcuni insediamenti presso
il monte Roba e a Ponte S. Quirino. Una sostanziale continuit si rileva nei secoli successivi,
caratterizzata per dalla comparsa e dalla progressiva diffusione di gruppi alloctoni, portatori
di elementi culturali latniani, che, almeno inizialmente, sembrano essersi integrati con le
comunit locali, come attestano alcuni rinvenimenti localizzabili a Dernazzacco e tra il monte
Roba e il monte Barda5.
In questa fase il territorio appare perfettamente inserito in un ampio e variegato contesto
socio-culturale ed economico che coinvolge non solo le regioni dellItalia settentrionale ma
anche le aree alpine, transalpine e centroeuropee. In virt della sua natura geomorfologica,
esso svolge una funzione di cerniera tra le distinte regioni, connotandosi come uno spazio
di comunicazione e scambio tra gruppi umani e comunit diversi. La rete dei traffici sembra
essere gestita da commercianti veneti, interessati probabilmente in modo particolare alla
presenza di miniere e giacimenti di metallo nelle regioni alpine e transalpine.
A partire dalla fine del IV secolo a.C. e per tutto quello successivo, tuttavia, si verifica
una trasformazione delle forme di occupazione del territorio, coerentemente con quanto
avviene in ambito regionale, forse in seguito al mutamento dei rapporti tra i gruppi indigeni e
gli elementi celtici alloctoni o, parallelamente, al venire meno della rete organizzativa venetica,
presumibilmente causato dellaumento delle pressioni esterne, in particolare da parte delle

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5

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Per alcuni recenti aggiornamenti complessivi, si rimanda a Pessina, Presenze di et preistorica, pp. 17-33; Boscarol,
Mlinar, Montanari Kokelj, bona Trkman, Dal Paleolitico allet del bronzo, pp. 27-42.
Per un approfondimento si rimanda a Negroni Catacchio, I passi alpini, pp. 21-57, Negroni Catacchio, Lambra, pp.
659-696, e ai numerosi contributi raccolti nel volume Lungo la via dellambra.
Righi, Armi celtiche, pp. 9-23; Pettarin, Le necropoli, in part. pp. 41-96 e 251-264; Mlinar, Pettarin, Let del ferro, pp.
43-52.

cap. III
Cividale in epoca romana

popolazioni alpine, transalpine e istriane. Si assiste, se non a un vero e proprio spopolamento del
territorio, alla rarefazione e frammentazione degli insediamenti, alla riduzione delle dimensioni
dei nuclei abitati e a fenomeni generalizzati di decremento demografico e di ripiegamento
culturale6. Probabilmente non un caso che nella stessa epoca larea altoadriatica sia entrata
nella sfera di influenza e di intervento di Roma.

2. Le prime fasi della romanizzazione


I primi contatti tra Roma e le regioni nord-orientali dellItalia sembrano risalire alla seconda
met del III secolo a.C., nellambito della progressiva affermazione del controllo romano sulle
regioni padane voluta dalla fazione agraria capeggiata da Caio Flaminio e avviata di fatto nel
232 a.C.7. In quellanno infatti fu approvata la lex de agro Gallico Piceno viritim dividundo,
in base alla quale il territorio sottratto ai Senoni alcuni decenni prima, il cosiddetto ager
Gallicus, veniva distribuito in lotti tra singoli coloni romani. Tale provvedimento ebbe come
conseguenza inevitabile laggravarsi del contrasto con le popolazioni celtiche della Pianura
Padana, che intuivano la minaccia insita nel rafforzamento della posizione di Roma. La
reazione delle popolazioni celtiche culmin nel 225 a.C., allorch un numeroso contingente di
Boi, Insubri e Gesati discese lungo lAppennino aggirando le difese romane e saccheggiando
i centri dellEtruria interna, prima di essere sanguinosamente sconfitto presso il promontorio
di Talamone, sulla costa tirrenica8. In quelloccasione, per arginare la minaccia, Roma riusc
a stipulare alcuni trattati (foedera) di amicizia e cooperazione con i Veneti, gli Umbri e i
Cenomani, affidando loro il compito di presidiare i confini del territorio dei Boi e impedire che
le forze di questi ultimi potessero essere esclusivamente concentrate contro Roma9.
Pochi anni pi tardi, nel 221 a.C., Roma intervenne militarmente per la prima volta nelle
regioni dellalto Adriatico per reprimere il fenomeno della pirateria esercitato dalla popolazione
degli Istri che viveva nella penisola omonima10. Tale intervento sembra essere stato motivato
non solo dalla politica di egemonia nellAdriatico che Roma aveva intrapreso da alcuni anni,
a partire dal primo conflitto contro gli Illiri del 229 a.C., e dal coinvolgimento degli Istri nelle
attivit di Demetrio di Faro11, ma anche dagli interessi di natura economica degli alleati veneti,
pi direttamente minacciati dalla pirateria degli Istri12. Non forse solo un caso che nellanno

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12

Cfr. Cssola Guida, Nuove note, pp. 36-39.


Polyb., II, 21, 7-8.
Polyb., II, 22-31.
Polyb., II, 23, 2-3 e 24, 7-8.
App., Illyr., 8.
Si veda ael Kos, Appian and Illyricum, pp. 271-275.
Una puntuale disamina delle fonti operata da Bandelli, La guerra istrica, pp. 3-28. Che fossero in gioco gli interessi
dei Veneti alleati di Roma ipotizzato da Rossi, Problemi, pp. 52-53. Cfr. Bandelli, Roma e lAdriatico, pp. 26-29.

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Stefano Magnani

successivo i consoli romani abbiano condotto una campagna militare fino alle Alpi13. Se
corretto identificare queste ultime con la catena delle Alpi Giulie o di quelle Carniche14, si pu
ragionevolmente ipotizzare che lintervento avesse lo scopo di assicurare il controllo sui valichi
alpini e su quei percorsi che nei secoli precedenti erano stati assiduamente frequentati dai
mercanti veneti, come attestano anche le numerose iscrizioni in lingua venetica rinvenute
nellarea alpina15.
Comunque sia, la guerra annibalica (218-201 a.C.), che ebbe tra i suoi effetti anche
la sollevazione di gran parte delle popolazioni celtiche della Pianura Padana, distolse per
diversi anni da queste terre settentrionali gli interessi diretti di Roma, che, a partire dal 203
a.C., dovette intraprendere una vera e propria riconquista della Gallia Cisalpina. Tra il 201 e il
181 a.C. una serie di durissime campagne militari assicur a Roma il controllo della regione,
per rafforzare il quale fu creata una rete di colonie (Bononia, Parma e Mutina) e fu tracciato
il percorso della via Aemilia (187 a.C.) che collegava tra loro queste colonie e i preesistenti
centri di Ariminum e Placentia, che ne erano i terminali. Si inserisce ormai a conclusione
di tale processo, nel 181 a.C., anche la fondazione della colonia latina di Aquileia, vero e
proprio avamposto destinato a rimanere per oltre un secolo lunico centro amministrativo di
tutto il territorio compreso tra lAdriatico settentrionale e larco alpino orientale16.
Nel 186, preoccupato per linsediamento di un gruppo di 12.000 Galli transalpini,
probabilmente Taurisci, nel territorio dei Veneti, a poca distanza dal luogo in cui sarebbe
sorta in seguito Aquileia, il senato romano intervenne prima diplomaticamente per
allontanare i Galli, poi attraverso la deduzione di una colonia latina per presidiare il territorio
ed evitare che in seguito potessero verificarsi altri episodi analoghi e per allontanare il
timore di possibili azioni guidate dalla Macedonia17. La creazione del nuovo insediamento
fu accompagnata da alcune operazioni mirate a bloccare il tentativo di un rafforzamento del
potere degli Istri, con le campagne condotte nel 178 e nel 177 da Manlio Vulsone e Giunio
Bruto18. Al tempo stesso, si procedette anche allo sviluppo di relazioni diplomatiche e foedera
con le popolazioni locali. Cos, quando nel 171 il console Cassio Longino con il pretesto
di una spedizione contro la Macedonia che aveva intenzione di raggiungere partendo
da Aquileia comp una serie di operazioni militari contro Istri, Giapidi e Carni, costoro
presentarono rimostranze ufficiali davanti al senato romano ottenendo soddisfazione del
torto ricevuto19. I rapporti furono intensificati soprattutto con le popolazioni del Norico. Qui, in
un momento imprecisato, poco prima della met del II secolo a.C., erano stati scoperti degli
13
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15
16

Zon., VIII, 20, 10.


Cfr. Bandelli, La guerra istrica, pp. 6 e 18-20.
Cfr. Mainardis, Iulium Carnicum, pp. 29-30, con ulteriore bibliografia.
Sugli avvenimenti riguardanti lespansione romana in Gallia Cisalpina e le premesse per la fondazione di Aquileia si
veda Bandelli, Aquileia, pp. 49-55, con ampia bibliografia. Cfr. inoltre Brizzi, LAppennino, in part. pp. 51-52.
17 Liv., XXXIX, 22, 6-7; 45, 6-7; 54; 55, 1-4. Cfr. Brizzi, Presenze militari, pp. 111-112.
18 Liv., XLI, 1-5.
19 Liv., XLIII, 4-5.

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cap. III
Cividale in epoca romana

importanti giacimenti doro che avevano provocato una massiccia invasione di cercatori e
mercanti stranieri20. Preoccupati da questo afflusso, i sovrani norici espulsero in massa i
nuovi venuti21, stringendo tuttavia con Roma un rapporto di hospitium che si sarebbe rivelato
duraturo nel tempo22, tanto da indurre i Romani a intervenire per proteggere il regno alleato
allepoca dellinvasione dei Cimbri, nel 113 a.C.
Per quanto riguarda la seconda met del II secolo a.C. le testimonianze sono
estremamente scarse. Solo la documentazione epigrafica ha restituito il ricordo di una
campagna condotta dal console del 129 a.C., Sempronio Tuditano, contro i Taurisci, gli Istri,
i Giapidi e, forse, i Carni, evidenziando lesistenza di una non sopita conflittualit con le
popolazioni che vivevano ai margini orientali della pianura e nelle aree alpine adiacenti23.
Il territorio cividalese fu sicuramente interessato dagli interventi miranti a rafforzare il
controllo romano lungo larco alpino orientale e i confini territoriali della colonia di Aquileia,
la cui estensione comprendeva probabilmente lintero settore meridionale delle Alpi Giulie,
caratterizzate da minore altezza e valichi pi agevoli che pertanto era necessario controllare.
A partire dalla met del II secolo a.C. datano infatti alcuni rinvenimenti, sia pure occasionali,
effettuati sul monte Barda e sul monte Roba, che per la loro posizione favorevole erano
stati gi frequentati e utilizzati nei secoli precedenti da nuclei paleoveneti e celtici. La
documentazione rinvenuta comprende un buon numero di ghiande missili in piombo e
monete databili agli anni finali del II e a quelli iniziali del I secolo a.C.24, oltre a frammenti
ceramici, embrici e altro ancora25. A questo stesso periodo risalgono probabilmente alcune
strutture murarie del cui rinvenimento e della cui posizione si hanno notizie poco precise,
forse riconducibili alle esigenze di controllo della valle del Natisone e, pi in generale, delle
valli prealpine e alpine orientali, sia in funzione della sicurezza dei traffici commerciali sia
in rapporto con le operazioni militari condotte contro le popolazioni locali nel corso del II
secolo a.C. 26.
Si tratta di una situazione che sembrerebbe presentare alcune analogie con quanto
rilevabile a Vrh gradu, presso Peine, lungo il corso dellIdrijca, da cui provengono diverse
ghiande missili, e soprattutto con il complesso quadro emerso dagli scavi condotti presso il

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Polyb., XXXIV, 10, 13 = Strabo, IV, 6, 12 C208.


Si tratta forse degli stessi sovrani noti a Livio (XLIII, 5, 1; 5, 5-8; XLIV, 14, 1) per gli anni 170-169 a.C., Cincibilis e Balanos.
App., Celt., 13.
CIL, I2, 652 = ILS, 8885 = ILLRP, 335. Per una generale si rimanda a Vedaldi Iasbez, I Celti, in part. pp. 73-75.
Il quadro complessivo dei rinvenimenti monetali fornito da Passera, Rinvenimenti e circolazione, in part. pp. 176178 e 193-194.
25 Si rimanda, in proposito a Rupel, Contributi, II, pp. 73-75.
26 Secondo Tagliaferri, Coloni e legionari, I, pp. 125-126, le testimonianze andrebbero riferite alle campagne militari
contro i Carni condotte da M. Emilio Scauro nel 116 a.C. Diversamente, Giavitto, Forum Iulii, pp. 206-207, attribuisce
gli elementi a una postazione di controllo lungo la via per il Norico. Per un quadro generale degli interventi militari, si
veda Vedaldi Iasbez, Aquileia, in part. pp. 133-140.

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Stefano Magnani

valico di Razdro (o Preval)27, lantico monte Ocra, gi significativamente indicato da Strabone


come il pi basso rilievo delle Alpi28.
La natura della presenza romana non appare ristretta alla sola funzione strategico-militare.
Il percorso vallivo che risaliva il Natisone e lIsonzo conduceva al Norico, attraverso i passi del
Predil e del Tarvisio, e costituiva una via importante per raggiungere le aree minerarie sfruttate,
come si detto, a partire almeno dal II secolo a.C. I rinvenimenti archeologici documentano
la frequentazione del percorso29 e lesistenza di santuari, come al colle di Santa Maria delle
Grazie, presso Dernazzacco30, o a Gradi, presso Kobarid31, o comunque di luoghi dalle funzioni
cultuali, come a Lasiz (Laze)32. La maggior parte delle attestazioni proviene da aree collinari,
rialzate rispetto ai percorsi vallivi, mentre non sono note tracce di insediamento a Forum Iulii,
almeno fino allet augustea. Lunico nucleo abitato strutturato di un qualche rilievo anche nella
prima fase di romanizzazione rimane quello di Most na Soi33.
Dopo il 115 a.C., la tradizione non ricorda altri episodi conflittuali che abbiano coinvolto i
Romani e le popolazioni locali, ma non si pu escludere che la regione sia stata interessata dalle
operazioni volte a prevenire la minaccia rappresentata dai Cimbri, che nel 113 a.C. sconfissero
duramente un esercito romano guidato da Papirio Carbone nel Norico34.
Il territorio cividalese, come gli altri limitrofi, faceva parte dellagro aquileiese e come tale,
a partire da un momento difficile da precisare, comunque databile tra la met del II secolo e il
59 a.C., fu inserito nella provincia della Gallia Cisalpina35. Dopo la guerra sociale, in seguito
allapplicazione della Lex Iulia del 90 a.C. Aquileia divenne municipium civium Romanorum,
rimanendo fino allet cesariana lunico centro amministrativo autonomo dellItalia nordorientale. Nell89 a.C., invece, la Lex Pompeia de Transpadanis concesse il ius Latii agli abitanti
di tutta la vasta regione, ma le comunit marginali rimasero a lungo in condizione peregrina,
probabilmente conservando i foedera che erano stati stipulati nei decenni precedenti e venendo
poi assegnate ai municipi e alle colonie istituite successivamente, come fu per i Carni e i Catali
del territorio tergestino36. Non vi sono, tuttavia elementi diretti che consentano di comprendere
quale sia stata la reale situazione del futuro forum e del territorio ad esso pertinente, anche se
qualche indizio lascia supporre che esistesse allepoca una prima forma di insediamento.

27 Si rimanda a Horvat, Bavdek, Okra, in part. pp. 140-146.


28 IV, 6, 10, C 207.
29 Significativo il tesoretto rinvenuto a Skrinjka, presso Kobarid; cfr. Maggi, bona Trkman, Tra Natisone e Isonzo, p. 70
e fig. 11, p. 74.
30 Zenarolla, Il culto di Ercole, pp. 237-238 e 240. Cfr. anche Facchinetti, Rinvenimenti monetali, pp. 268-270.
31 Osmuk, Die Bronzeplastik aus Kobarid, pp. 57-79; Ead., Kobarid, pp. 9-16.
32 Rupel, Contributi, II, pp. 45-47.
33 Cfr. Maggi, bona Trkman, Tra Natisone e Isonzo, pp. 68-70.
34 Liv., Per., 63; Strabo, V, 1, 8, C 214; App., Celt., 3, 1-4.
35 Sulle differenti ipotesi riguardanti lesistenza e la data di creazione della provincia di Gallia Cisalpina si rimanda a
Vedaldi Iasbez, Cesare, p. 331, e ael Kos, Caesar, pp. 281-282.
36 Cfr. Zaccaria, Tra Natisone e Isonzo, p. 130.

42

cap. III
Cividale in epoca romana

3. Creazione del forum in epoca cesariana


Nel 59 a.C., in virt della Lex Vatinia, furono affidate a Cesare per cinque anni le provincie della
Gallia Cisalpina e dellIllirico e nel 55 a.C. lincarico fu rinnovato per un altro quinquennio37. In
questo arco di tempo e negli anni immediatamente successivi, Cesare promosse un ampio
processo di trasformazione e riassetto del sistema amministrativo e organizzativo della
Cisalpina e della Transpadana in particolare, accelerando lurbanizzazione, promuovendo la
colonizzazione e la concessione della cittadinanza alle comunit locali che ne erano prive
e, di fatto, avviando la parificazione del territorio con lItalia peninsulare38. Non si tratt di
provvedimenti disinteressati ma di interventi volti a consolidare le potenzialit della provincia
come base di reclutamento per le legioni che furono impegnate nella guerra gallica e poi nel
conflitto civile che garant a Cesare il controllo totale sullo stato romano. Allo stesso tempo,
favorendo gli interessi delle popolazioni e delle lite locali e la loro ascesa sociale e politica,
egli mirava a garantirsi la loro fiducia e il loro appoggio, costituendo una vasta clientela che ne
avrebbe supportato in seguito lazione e le scelte politiche39.
Nellambito dei diversi interventi attuati da Cesare va registrata la creazione di un vasto
tessuto di municipia, colonie e centri amministrativi di rango inferiore40, fra i quali si annovera
Forum Iulii. Ad attestare lorigine cesariana del forum una fonte tarda, Paolo Diacono, che ne
fa derivare il nome dal fondatore e dalla sua funzione di luogo di scambio41. verosimile che
tale intervento sia da collocare tra il 56 e il 50 a.C.42, anni nel corso dei quali Cesare soggiorn
per qualche periodo nella Cisalpina orientale e in particolare ad Aquileia.
Listituzione di un forum corrisponde a una ben precisa realt, identificabile in un
insediamento di cittadini romani di piccole dimensioni, posto lungo assi viari importanti dal
punto di vista strategico o commerciale, e deputato allo svolgimento di funzioni giudiziarie,
amministrative, economiche e militari. In particolare, vi si svolgeva il dilectus, ovvero il
reclutamento militare; vi venivano inviati editti, decreti e altri documenti ufficiali emanati dai
magistrati e dalle assemblee dello stato romano; i fora erano soggetti alle imposizioni fiscali
decise a Roma; vi avevano luogo cerimonie e atti pubblici stabiliti dai magistrati della colonia o

37 Cic., Vat., 31; Att., II, 7, 3.


38 Cfr. Sartori, La Cisalpina, p. 19.
39 Sul significato delloperato di Cesare nella Cisalpina si rimanda a Vedaldi Iasbez, Cesare, in part. pp. 351-352, e
Rossi, Aquileia, pp. 163-170.
40 Per rimanere in ambito regionale, si segnalano la deduzione della colonia di Tergeste, forse prima del 52 a.C.
(Fraschetti, Per le origini della colonia di Tergeste, pp. 319-335); la fondazione del vicus di Iulium Carnicum, forse
databile al 56 a.C. (Gregori, Vecchie e nuove ipotesi, pp. 160-164; Mainardis, Iulium Carnicum, pp. 36-39); cos come
la probabile fondazione di Iulia Concordia (Vedaldi Iasbez, Cesare, pp. 343-344; Gregori, Vecchie e nuove ipotesi,
pp. 163-164); un quadro complessivo, allargato allHistria e alla Liburnia, fornito da ael Kos, Caesar, pp. 281-302.
41 Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, II, 14. Lorigine cesariana generalmente accolta da parte della critica
moderna a partire dallo studio di Leicht, Forum Iulii, 103-116.
42 Cfr. Giavitto, Forum Iulii, p. 203; Vedaldi Iasbez, La Venetia orientale, p. 322; Ead., Cesare, p. 347.

43

Stefano Magnani

del municipio dai quali il forum dipendeva43. Pertanto, la creazione di un forum in una determinata
localit presupponeva lesistenza di un insediamento precedente, presumibilmente fortemente
romanizzato, e di un territorio di pertinenza anchesso gi profondamente aperto al processo
di romanizzazione. Stupisce, dunque, che non vi sia traccia di questi elementi nel caso di
Forum Iulii44.
In ogni caso, la condizione di forum attribuita al nuovo centro lo qualifica indubbiamente
come luogo votato allo scambio e allo svolgimento di funzioni giuridico-amministrative
che si estendevano alle popolazioni locali e fa intuire lesistenza di una ben organizzata
amministrazione territoriale dipendente da Aquileia, interessata al controllo dei traffici che si
svolgevano lungo la valle del Natisone, oltre che allo sfruttamento economico delle risorse
agricole e pastorali del territorio. La sua istituzione, inoltre, rispondeva probabilmente anche
ad altre esigenze, fra cui quelle di consolidare il controllo militare dei passi alpini45, di costituire
una futura possibilit di insediamento per i veterani di Cesare, di rafforzare il suo prestigio
personale oltre che il processo di romanizzazione in questa parte della Gallia Cisalpina.
Infatti, a quanto pare nellarco di pochi anni il forum fu trasformato in municipium, ovvero in
unentit amministrativa del tutto autonoma e non pi dipendente da Aquileia, e i suoi cittadini
furono iscritti alla trib Scaptia46. possibile che tale passaggio sia avvenuto gi nel 49 a.C.,
in seguito allemanazione della Lex Iulia municipalis, che estese la cittadinanza romana a
tutte le comunit di diritto latino della Cisalpina47. A favore di una datazione del municipium
alla met del I secolo a.C. la documentazione epigrafica, che attesta la presenza della tipica
magistratura dei quattuorviri gi nel terzo quarto del I secolo a.C.48. A partire dal 42 a.C.,
la provincia di Gallia Cisalpina fu soppressa, il suo territorio fu compreso nellItalia romana
e successivamente organizzato in regioni. Forum Iulii entr cos a fare parte della Regio X
istituita da Augusto49.
La rapidit del passaggio giuridico da forum a municipium sembra confermare il fatto che
il processo di romanizzazione fosse radicato da tempo. Tuttavia, anche per lepoca cesariana
mancano attestazioni precise. La documentazione emersa in scavi recenti non consente di
risalire oltre let augustea50; persino per i tratti di mura superstiti o messi in luce dagli scavi

43 Luraschi, Foedus, pp. 112-122; Vedaldi Iasbez, Cesare, pp. 348-349; Giavitto, Forum Iulii, p. 203; Ruoff-Vnnen,
Studies, pp. 4-15, che evidenzia in particolare le funzioni giudiziarie.
44 Cfr. anche Chiab, La romanizzazione, p. 55.
45 Per quanto episodica, non va dimenticata la decursio dei Giapidi che nel 52 a.C. saccheggiarono Tergeste (Hirt.,
Bell. Gall., VIII, 24, 3; App., Illyr., 18, 52).
46 CIL, V, 1765; 1767; 1779.
47 In proposito, si rimanda a Bandelli, Il governo romano, pp. 59-61.
48 CIL, V, 8642. La datazione alta proposta da Zaccaria, Tra Natisone e Isonzo, p. 131. Pi generico Giavitto, Forum
Iulii, n. 5, pp. 257-258.
49 Cfr. Bandelli, Il governo romano, pp. 63-64; Zaccaria, Il governo romano, pp. 72-73; Vedaldi Iasbez, La Venetia, pp.
49-51.
50 Si veda Borzacconi, Colussa, Maggi, Mian, Le prime fasi, pp. 304-307.

44

cap. III
Cividale in epoca romana

archeologici non possibile fornire se non una datazione approssimativa alla seconda met
del I secolo a.C.51. Vi sono tuttavia alcuni elementi che, sia pure indirettamente, sembrano
fornire indicazioni interessanti.
Una traccia delloriginaria dipendenza di Forum Iulii da Aquileia si trova infatti ancora oggi
nella sopravvivenza di alcuni resti di una pianificazione che interessa il centro urbano e alcuni
settori del territorio cividalese e il cui assetto coincide con quello della cosiddetta centuriazione
classica aquileiese, il cui cardine orientato a circa 22 ovest52. Se ne deve dedurre che il
forum o il municipium cesariano fu organizzato urbanisticamente sulle maglie della precedente
centuriazione aquileiese che aveva qui la sua estrema propaggine lungo la valle del Natisone.
Ancora pi significativo, da questo punto di vista, appare il rinvenimento in situ, allinterno del
centro urbano, di un lapis in capite decussatus pertinente alle operazioni di orientamento
precedenti la fondazione del forum (cfr. Tavola 9a)53. Il suo orientamento nord-sud, che trova
qualche corrispondenza nel settore occidentale del territorio, ne chiarisce lappartenenza a
una pianificazione aquileiese ancora pi antica, al cui interno si collocava il comprensorio
della valle del Natisone e il sito del futuro forum, forse gi sede di un insediamento54.

4. Lepoca imperiale
In et augustea la lunga serie di campagne militari condotte nellIllirico e nellarco alpino
assicur il controllo definitivo dei territori alpini orientali e condusse allannessione del Norico
e alla conquista della Pannonia55, garantendo cos un lungo periodo di stabilit e sicurezza
a tutta la regione. Se ne colgono i riflessi anche a Forum Iulii e nel suo territorio, grazie a un
cospicuo incremento della documentazione archeologica e di quella epigrafica, che attestano
lo sviluppo delle forme insediative, delle modalit di sfruttamento delle risorse e delle strutture
produttive. Al tempo stesso, il potenziamento di nuovi percorsi pi rapidi e agevoli rispetto alla
via per il Norico che seguiva le valli del Natisone e dellIsonzo e la definizione di nuovi spazi
di mercato finirono per relegare ad un ruolo di secondo piano la via stessa e il centro di Forum
Iulii che su di essa gravitava.
Esplicito, in tal senso, il passo nel quale Plinio, elencando le comunit interne della X
regio, annovera tra quelle quos scrupolosius dicere non attineat... Foroiulienses cognomine

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Si rimanda a Colussa, Cividale del Friuli, in part. pp. 92-96.


Cfr. Prenc, Viabilit, pp. 51-52 e fig. 3; e Prenc, Le pianificazioni agrarie, pp. 57-58.
Colussa, Elementi, in part. pp. 46-47 e 57-58, Id., Cividale, pp. 99-100.
Secondo Prenc, Le pianificazioni agrarie, p. 95, si potrebbe ipotizzare una datazione agli anni della Guerra sociale
(90-89 a.C.).
55 Per un quadro complessivo, si rimanda a Zaccaria, Larco alpino, p. 83; Brizzi, La presenza militare, p. 115; Id.,
Presenze militari, p. 117; ael Kos, Appian and Illyricum, pp. 458-488.

45

Stefano Magnani

Transpadani56. Ed questa una delle due sole menzioni del centro nelle fonti antiche; laltra
fornita da Tolemeo, che attribuisce a il titolo di , non altrimenti
attestato, forse per un fraintendimento con il centro di Iulium Carnicum57.
Dal punto di vista amministrativo, infatti, le testimonianze epigrafiche documentano la
continuit delle istituzioni municipali, ricordando come unica magistratura il quattuorvirato, nei
suoi differenti livelli. Un monumento funerario databile alla prima met del I secolo conserva
la memoria di T. Vettidius Valens, che fu quattuorvir iure dicundo quinquennalis e pontifex
del municipium (cfr. Tavola 9b)58, mentre unara ritrovata a Vole, in Slovenia, e databile
alla seconda met del I secolo, menziona il cursus municipale di un Lucullus che fu prima
quattuorvir aedilicia potestate, poi quattuorvir iure dicundo e infine praefectus iure dicundo,
ovvero sostituto del quattuorvir (cfr. Tavola 9c)59. Da notare il fatto che T. Vettidius Valens
abbia posto il monumento funerario anche per il figlio, T. Vettidius Potens, morto allet di 20
anni ma ricordato nelliscrizione come cavaliere (equo publico), ovvero membro dellordine
equestre, attestando cos le potenzialit di progressione sociale aperte ai membri delle lite
locali. A questo proposito, la documentazione epigrafica restituisce parzialmente il complesso
delle principali famiglie attive nel territorio forogiuliese, tra cui molte di origine certamente
aquileiese. Si distinguono, tra gli altri, alcuni membri delle seguenti gentes: Baebii, Barbii,
Caesernii, Flavidii, Gallonii, Mutilii, Sentii, Vettii60. Alla gens Fabia appartiene invece un liberto
che fu seviro e augustale a Forum Iulii61.
Lassenza completa di testimonianze letterarie impedisce di comprendere quale possa
essere stato il ruolo effettivamente svolto da Forum Iulii nel corso di alcune vicende che
coinvolsero la regione. Pur in assenza di dati espliciti si pu solo ipotizzare, ad esempio,
che tra il 168 e il 169 il centro sia stato parte integrante della cosiddetta praetentura Italiae
et Alpium, un distretto militare temporaneo creato da Marco Aurelio allo scopo di impedire
una eventuale seconda irruzione in Italia di Quadi e Marcomanni62. Lestensione della

56 N.H., III, 130. Sul passo, si veda Vedaldi Iasbez, La Venetia, pp. 316 e 324. Negli studi recenti si generalmente
accolta lipotesi, avanzata da Rossi, Epigrafia romana, pp. 28-40, che il cognomen Transpadani oltre a un significato
geografico avesse una connotazione storica, richiamando il privilegio della comunit di avere ottenuto in base alla
lex Pompeia il diritto latino prima di altre comunit. In realt, lesistenza di numerosi altri centri e comunit omonimi
sembra essere una giustificazione sufficiente per tale uso: Foroiulienses cognomine Concupienses in Umbria (Plin.,
N.H., III, 113); Forum Iulium Iriensium nella regio IX (od. Voghera); Forum Iulii nella Gallia Narbonensis (od. Frejus).
57 Ptol., III, 1, 25. Per una disamina delle ipotesi, si rimanda a Vedaldi Iasbez, La Venetia, pp. 316-317; Giavitto, Forum
Iulii, pp. 204-205; Zaccaria, Tra Natisone e Isonzo, pp. 132-134.
58 CIL, V, 1767: T(itus) Vettidius / T(iti) f(ilius) Scapt(ia) / Valens / IIIIvir iur(e) di[c(undo)] / quinq(uennalis) pont(ifex) /
sibi et / T(ito) Vettidio / Potenti fil(io) / equo publico / annor(um) XX m(ensium) IIII d(ierum) V / t(estamento) f(ieri)
i(ussit).
59 SupplIt, 16, Forum Iulii, 4.
60 Cfr. Giavitto, Forum Iulii, pp. 208, 219-220 e 274.
61 CIL, V, 1765.
62 La praetentura menzionata su uniscrizione in onore del legato imperiale Q. Antistius Adventus che ne fu
responsabile (ILAlg, II, 4681 = ILS, 8977 = AE,1893, 88).

46

cap. III
Cividale in epoca romana

praetentura tra Italia, Norico e Pannonia, a copertura dei principali valichi alpini, avrebbe infatti
interessato i centri di Aquileia, Forum Iulii, Loica, Celeia ed Emona, oltre ad altri minori63. In
ogni caso, probabilmente gi nel 171 il distretto cess di esistere, senza lasciare tracce di
rilievo, in seguito al passaggio del Norico a provincia di rango pretorio con un proprio presidio
legionario e dunque in grado di difendere autonomamente il tratto di confine danubiano e,
conseguentemente, lItalia nord-orientale64.
Nella documentazione epigrafica compaiono solamente due figure di imperatori,
Caracalla e Gallieno, entrambi onorati dalla res publica Foro Iuliensium con delle statue di cui
rimangono oggi solo le basi, rinvenute nel corso dei lavori di rifacimento delle fondamenta del
Ponte del Diavolo (cfr. Tavola 10a e b)65. Un altro frammento epigrafico forse riconducibile
allo stesso Caracalla66, cos che sembrerebbe attestato un particolare legame tra Forum Iulii e
la famiglia dei Severi, i cui membri ebbero diverse occasioni di transitare e soggiornare nella X
regio. In particolare, il primo monumento, presumibilmente databile tra il 198 e il 201, potrebbe
collegarsi al passaggio della famiglia imperiale di ritorno dallOriente, nel 20267.
Tra le vicende che ebbero un particolare impatto locale, va annoverato lassedio di Aquileia
da parte di Massimino il Trace, che sicuramente ebbe conseguenze anche per gli altri centri
regionali, ma di cui non rimane traccia relativamente a Forum Iulii. Erodiano, infatti, che pure
racconta con numerosi dettagli episodi avvenuti non molto distante, come il difficile passaggio
dellIsonzo, in seguito alla distruzione da parte degli Aquileiesi dellantico pons Sonti, di cui
rimangono ancora oggi i ruderi presso la Mainizza68, e del rastrellamento di viveri e mezzi
nelle campagne circostanti, lasciando intendere che la popolazione locale aveva abbandonato
ogni propriet e trovato rifugio ad Aquileia, non accenna al coinvolgimento dei centri limitrofi69.
A partire da questepoca le Alpi orientali diventarono uno spazio critico per la sicurezza
dellItalia e il controllo stesso dellImpero e i valichi orientali furono pi volte percorsi da eserciti
guidati da imperatori e usurpatori in lotta per il potere70. Forse gi in epoca tetrarchica, quando
larea alpina orientale divenne temporaneamento uno spazio di frontiera tra lItalia, controllata
prima da Massenzio e poi da Costantino, e le provincie illiriche sottoposte a Licinio71, si
confugur lo sviluppo di un sistema difensivo, i cosiddetti claustra Alpium Iuliarum72, che
attraverso una rete di fortezze e di sbarramenti, concentrati soprattutto sul versante alpino
orientale, tra Longaticum e Nauportus, potesse garantire il controllo del territorio e, in

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Cfr. Brizzi, Presenze militari, p. 121; Zaccaria, Marco Aurelio, p. 78; Bigliardi, La praetentura, coll. 297-312.
Cos Brizzi, Presenze militari, p. 121.
Cfr. Giavitto, Forum Iulii, pp. 232-234.
SupplIt, 16, Forum Iulii, 2.
Cfr. Halfmann, Itinera principum, p. 218.
Cfr. Magnani, Banchig, Ventura, Il ponte romano, coll., 81-136.
Herod., VIII, 4, 1-5.
Un quadro assai ricco della situazione fornito da Marcone, LIllirico, pp. 343-359.
Marcone, LIllirico, p. 346.
Amm. Marc., XXXI, 2, 3.

47

Stefano Magnani

particolare, dellimportante valico di ad Pirum, sulla via tra Aquileia ed Emona. Che anche
l'agro di Forum Iulii sia stato coinvolto in tale sistema possibile, ma le indagini condotte in
particolare presso i monti Barda e Roba, ove erano stati rilevate possibili tracce di fortificazioni,
non hanno dato esiti positivi73. In ogni caso, i claustra sembrano avere avuto unefficacia
limitata. Di fatto, il sistema era gi superato quando Alarico invase lItalia nel 401.
La sua marginalit e probabilmente le sue difese, rafforzate tra IV e V secolo, consentirono
a Forum Iulii di superare indenne la difficile fase delle invasioni, nel corso delle quali, anzi, il
centro assunse un ruolo del tutto nuovo e accrebbe la sua importanza.

CARTA 1: Pianta di Cividale con la posizione degli elementi di viabilit, il percorso delle mura e la possibile
collocazione delle porte urbane (S. Colussa)

73 Cfr. Tagliaferri, Coloni e legionari, II, pp. 148-150.

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cap. III
Cividale in epoca romana

Divenuto forse sede del corrector Venetiae et Histriae74, infatti, esso si configur in et
teodericiana come centro di raccolta dellannona militare del regno ostrogoto75. Quando i
Longobardi presero possesso del territorio, nel 568, Forum Iulii appariva nella duplice veste di
castrum e di civitas che aveva ormai sostituito Aquileia come caput Venetiae76.

CARTA 2: Pianta di Cividale che mostra lo sviluppo e le trasformazioni dellimpianto urbano


(da Beltrame, Colussa, Considerazioni, p. 168, fig. 1)

74 Cfr. Vedaldi Iasbez, La Venetia, p. 318; Colussa, Cividale del Friuli, p. 61.
75 Cassiod., Variae, XII, 26.
76 Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, II, 9 e 14.

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Stefano Magnani

5. La citt e il territorio
In ambito urbano le testimonianze antiquarie e la documentazione archeologica questultima
in gran parte derivante da interventi di emergenza e dunque priva di sistematicit attestano
lavvio dello sviluppo edilizio a partire dalla fine del I secolo a.C. Linsediamento appare
organizzato attorno agli assi costituiti dal kardo maximus e dal decumanus maximus, orientati
secondo limpianto della cosiddetta centuriazione classica di Aquileia, con inclinazione di
ca. 22 ovest. Le indagini, infatti, hanno messo in luce alcuni tratti del loro percorso e anche di
altri segmenti della viabilit cittadina
I due assi suddividono simmetricamente lo spazio racchiuso entro le mura, la cui cinta
fu probabilmente realizzata contestualmente al momento della costituzione del forum o, pochi
anni dopo, del municipium. Nonostante le profonde trasformazioni, attraverso i secoli tali assi
hanno conservato parte della forma dellimpianto antico e della loro funzione di elementi
portanti del tessuto urbano.
Le mura erano presumibilmente rafforzate da torri quadrate, di cui rimane ancora qualche
evidenza.

CARTA 3: Rilievo delle mura antiche in corrispondenza di Casa Canussio (da Villa, Bonetto, Nuove considerazioni,
p. 18, fig. 1).

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cap. III
Cividale in epoca romana

CARTA 4: Pianta di Cividale. Sono evidenziate le aree in cui si sono rinvenuti pavimenti musivi di I-II secolo e le
aree delle cinte murarie interessate dalle porte. A ovest di Piazza Paolo Diacono indicata la possibile
localizzazione dellarea forense (S. Colussa).

Nel corso dellet imperiale fu edificata una cortina esterna di rinforzo e, successivamente,
furono realizzate delle torri poligonali e sul lato occidentale della citt fu costruita una seconda
cinta muraria esterna, leggermente avanzata rispetto alla precedente. Anche in questo
caso gli elementi utili alla datazione degli interventi di fortificazione sono molto scarsi, ma
possibile che alcuni di essi, come le torri poligonali, debbano essere collocati tra IV e V secolo,
precisamente dopo il 378, allorch la disfatta di Valente a opera dei Goti, presso Adrianopoli,
provoc un drammatico aumento della pressione sullItalia (cfr. Tavola 23c).

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Stefano Magnani

CARTA 5: Ricostruzione dei limiti del territorio di Forum Iulii (da Giavitto, Forum Iulii, p. 218).

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cap. III
Cividale in epoca romana

CARTA 6:
Restituzione grafica della pianificazione cividalese
classica nellarea compresa tra lo Iudrio e il Torre (da
Prenc, Le pianificazioni agrarie, p. 72, fig. 29)

La seconda cinta di mura potrebbe invece


risalire
allepoca
della
dominazione
ostrogota77.
Se si escludono lacerti sparsi, mancano
tracce riguardantti ledilizia pubblica, tanto
che lubicazione della basilica e del foro in
prossimit dellattuare area di piazza Paolo
Diacono risulta del tutto ipotetica. Le uniche
eccezioni di rilievo sembrano costituite da
uno dei collettori delle acque di scolo, il
cui tracciato seguiva quello del decumano
principale, e un impianto termale. Pochi
sono anche gli elementi riconducibili a
luoghi di culto, tra cui alcune iscrizioni con
dediche a Iuppiter e alla Dea Fortuna78.
Meglio documentata la presenza di alcune
domus con pavimenti musivi, databili tra I
e II secolo d.C. e collocate nellarea sudoccidentale dellagglomerato urbano, in cui
si trova anche una struttura termale privata.
Allo stesso periodo si datano le uniche tracce
di attivit e impianti produttivi, riconducibili
forse a una conceria e allofficina di un
vasaio79.
Fuori dalle mura, oltre il Natisone, si
trovava una vasta necropoli posta lungo la
via che provenendo da Aquileia proseguiva
sulla sinistra idrografica del Natisone. In
base agli oggetti rinvenuti, sembra che essa
sia stata in uso tra la fine del I secolo a.C. e
il II secolo d.C. Una seconda necropoli era
invece situata lungo la via che risaliva la riva
destra del Natisone, a monte della citt, e

77 Per un recente studio delle cinte murarie si rimanda a Colussa, Cividale del Friuli, pp. 63-96; cfr. anche Bonetto,
Villa, Nuove considerazioni, in part. pp. 95-96.
78 Culto di Iuppiter: CIL, V, 1759; SupplIt, 16, Forum Iulii, 1 = AE, 1998, 568; culto della Dea Fortuna: CIL, V, 1758 = AE,
2006, 464; AE, 1998, 567.
79 Un quadro dettagliato dellurbanistica di Forum Iulii fornito da Colussa, Cividale del Friuli, pp. 105-128.

53

Stefano Magnani

sembra essere stata in uso tra il I e IV secolo d.C.80. Una terza necropoli si trovava
presumibilmente presso lingresso nord-occidentale della citt, lungo la via che dalla destra
del Natisone conduceva verso ad Tricesimum, mentre altre necropoli sono note in ambito
pienamente rurale81.
Come si visto, il territorio di Forum Iulii apparteneva originariamente al vasto
agro aquileiese, dal quale fu separato al momento della creazione del municipium. I suoi
limiti possono essere ipotizzati, con un ampio margine di incertezza, sulla base della
documentazione epigrafica e di considerazioni riguardanti lestensione della centuriazione.
Sembra probabile che a nord lagro forogiulise fosse limitato alla catena dei Musi e al torrente
Occea fino alla sua confluenza nellIsonzo. A nord di questa linea si estendeva il territorio di
Iulium Carnicum. LIsonzo stesso fungeva probabilmente da confine orientale rispetto allagro
di Emona, divenuta colonia probabilmente in epoca augustea82. Sul lato meridionale gli studi
pi recenti hanno evidenziato lestensione dellagro centuriato forogiuliese, con orientamento
di ca. 14 est, fino alla confluenza dello Iudrio con il Torre83 che ne costituiva con il suo corso
il limite occidentale84.
La pianificazione agraria con orientamento 14 est sembra essere stata attuata al momento dellistituzione del municipium, innestandosi sulla precedente centuriazione aquileiese
di cui rimane traccia nellarea urbana e in alcuni altri settori del territorio di Forum Iulii85.
Allinterno di quest'ultimo non sono note entit amministrative minori, come vici o
pagi, di cui tuttavia si pu sospettare lesistenza. Di certo, lagro, soprattuto nel settore
meridionale, collinare e pianeggiante, era ampiamente sfruttato dal punto di vista
agricolo e manifatturiero. Numerosi sono infatti gli insediamenti rustici86, potenzialmente
riconducibili a membri di alcune gentes attestate epigraficamente nellarea, come i Barbii,
i Petronii, i Flavidii, i Mutilii87. Larea suburbana sembra caratterizzata dalla presenza di
ville rustiche di prestigio e di dimensioni considerevoli, probabilmente appartenenti a
figure di spicco delle lite locali coinvolte in attivit economiche redditizie e forse anche
a membri della famiglia imperiale chiamati a gestire propriet rientranti nel patrimonium
imperiale, comprendenti forse saltus boschivi, cave di pietra piasentina o aree deputate
alla produzione vinicola88.

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Cfr. Colussa, Cividale del Friuli, pp. 129-130. Si vedano anche alcune considerazioni in Buora, Lepoca romana, p. 33.
Giavitto, Forum Iulii, pp. 215-216.
Cfr. ael Kos, Il confine nord-orientale, pp. 245-260; Zaccaria, Tra Natisone e Isonzo, pp. 137-139.
Prenc, Le pianificazioni agrarie, p. 72, fig. 29, e p. 79.
Per ulteriori dettagli, si rimanda a Giavitto, Forum Iulii, pp. 217-219, e a Zaccaria, Tra Natisone e Isonzo, pp. 132-134,
con aggiornamenti.
Cfr. Prenc, Le pianificazioni agrarie, pp. 68-79.
Numerose informazioni sulla distribuzione e la densit degli insediamenti sono raccolte da Tagliaferri, Coloni e
legionari, I, pp. 247-274.
Zaccaria, Tra Natisone e Isonzo, p. 135.
La ricca documentazione darchivio risalente alle indagini di Michele della Torre esaminata da Chiab, Maggi,
Forme del paesaggio, pp. 145-158.

cap. III
Cividale in epoca romana

CARTA 7: Il sistema stradale della Venetia orientale in et romana (da Modugno, La viabilit aquileiese, p. 60)

55

Stefano Magnani

In questo senso, infatti, si pu interpretare la presenza di servi imperiali di epoca giulioclaudia attestata da alcuni documenti epigrafici (cfr. Tavola 11b)89.
La nutrita serie di toponimi di chiara origine prediale, distribuiti lungo il tratto terminale della
via, fornisce una preziosa testimonianza circa le antiche suddivisioni agrarie e lintensit dello
sfruttamento agricolo di questa porzione del territorio. Nel settore meridionale si segnalano
soprattutto toponimi con suffisso in -ano (Manzano, Bolzano, Azzano, Firmano) mentre nel
settore compreso tra il Natisone e il Torre sono presenti toponimi con suffisso in -ano, in -acco
o -icco (Orzano, Firmano, Premariacco, Moimacco, Bottenicco)90.
Non sono molto numerosi ma risultano comunque utilissimi i dati riguardanti la presenza di
luoghi di culto nellagro forogiuliese. Il sito pi interessante senzaltro il colle di S. Maria delle
Grazie, presso Gagliano, dal quale provengono chiare attestazioni di frequentazone cultuale
gi in epoca protostorica e che in epoca romana ospitava il culto di Ercole. Tra i rinvenimenti,
si segnala un coperchio di thesauros, ovvero un contenitore in pietra destinato alla raccolta
delle offerte in moneta destinate al dio (cfr. Tavola 11a). Un testo inciso sul coperchio ricorda la
dedica a Ercole da parte di C. Ennius, che si definisce colonus91, evidentemente in riferimento
alla sua professione. Il manufatto databile alla met del I secolo a.C. Dallo stesso contesto
proviene anche una dedica a Ercole da parte di L. Utius Severus92, posta su una rozza base
che supportava una statuetta bronzea di cui rimane solo il piede destro93. possibile che,
data la posizione del colle a margine della strada che da Forum Iulii andava al pons Sontii,
Ercole fosse venerato come protettore dei commerci e dei traffici, ma non si pu escludere
anche una relazione con le forme di allevamento transumante diffuse in altre aree dellItalia
settentrionale94. Lungo gli assi viarii si collocano infine anche altri luoghi sacri, come San
Mattia di Costne presso Grimacco, o San Donato a Lasiz95.

6. Le comunicazioni
A partire dalla met del II secolo a.C., successivamente alla fondazione di Aquileia, alla rete di
percorsi protostorici venne gradualmente a sovrapporsi il sistema viario romano, costituito non
solo delle grandi arterie di collegamento a lungo raggio e da vie secondarie di raccordo, ma
anche da una rete capillare locale di cui i cardines e i decumani delle centuriazioni costituivano
gli elementi di maggiore rilievo ed evidenza. Sfruttando le situazioni geomorfologiche favorevoli

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56

SupplIt, 16, Forum Iulii, 12; CIL, V, 1780 = AE, 1998, 578.
Desinan, Osservazioni, pp. 49-50.
Pais, 376; cfr. Giavitto, Forum Iulii, pp. 251-252.
Pais, 375; cfr. Giavitto, Forum Iulii, pp. 250-251.
Zenarolla, Il culto di Ercole, pp. 237-240; Facchinetti, Rinvenimenti monetali, pp. 268-270.
Zenarolla, Il culto di Ercole, pp. 241-243.
Cfr. Facchinetti, Rinvenimenti monetali, p. 270.

cap. III
Cividale in epoca romana

offerte dai percorsi vallivi, il sistema viario romano si integrava infatti nei pi generali processi di
appropriazione territoriale, di trasformazione del paesaggio e di evoluzione ed organizzazione
delle forme degli insediamenti, con la realizzazione di infrastrutture come ponti e canali, vie
laterali e campestri, punti di sosta e rifornimento. Lo sviluppo fu ovviamente graduale, frutto di
successivi interventi dettati da esigenze differenti.
Nel caso del territorio forogiuliese, si pu supporre che una prima opera di organizzazione
e controllo della viabilit sia coincisa con le azioni militari contro le popolazioni alpine nel corso
del II secolo a.C. Le ghiande missili rinvenute sui monti Barda e Roba indicano infatti una
presenza di natura militare tra le cui funzioni rientrava quasi certamente anche il presidio
dellantica pista lungo il Natisone. Successivamente, si pu ipotizzare che come parte
integrante degli interventi attuati al momento dellistituzione del forum o pi probabilmente
del municipium sia stata realizzata anche la vera e propria strada che collegava Aquileia
a Forum Iulii, ricalcando i precedenti percorsi protostorici e innestandosi tra le maglie della
nuova centuriazione. Che la strada fosse in funzione alla met del I secolo a.C. sembrerebbe
confermato dalla localizzazione lungo lasse viario del monumento funerario appartenente
ad un alto ufficiale romano, il cosiddetto navarca di Cavenzano, databile appunto a quel
periodo96.
Il rafforzamento di questa direttrice probabilmente rientr anche nei piani di Augusto97,
al quale si deve lintervento di generale riassetto della viabilit nella regione, in stretta
connessione con la pi ampia riorganizzazione del territorio che era stato di Aquileia e che
era ormai suddiviso tra pi entit minori (Concordia, Iulium Carnicum, Forum Iulii ed Emona),
e con le contingenti esigenze legate alle campagne militari condotte in Dalmazia e Pannonia.
Le caratteristiche della strada, tuttavia, erano quelle di un percorso di secondaria importanza
e non casuale che nessun itinerario antico o tardoantico ne faccia menzione.
La via partiva da Aquileia, distaccandosi presso Terzo (Ad tertium lapidem) dalla strada diretta
verso nord che coincideva con il cardine massimo della centuriazione aquileiese e con il
tratto terminale della Postumia98. Poco oltre, dalla via cominciavano a diramarsi numerose
strade laterali dirette probabilmente verso residenze rurali o impianti produttivi di un certo
rilievo, mentre la via principale si innestava tra le maglie delle centuriazioni e gli alvei fluviali,
assumendo una connotazione del tutto particolare99. Larticolarsi dei percorsi principali e delle
diramazioni secondarie, infatti, costituiva una sorta di capillare tessuto connettivo attraverso il
quale i numerosi insediamenti e abitati rurali erano tra loro in comunicazione e in collegamento

96 Cfr. Furlan, Vie romane, 25-26.


97 Ad Augusto si deve, in particolare, nel 2 a.C., la realizzazione della via che andava da Concordia verso il Norico,
segnalata da numerosi miliari (CIL, V, 7995-7999); cfr. Buora, Quando fu inaugurata la strada, pp. 144-145.
98 possibile che le due strade parallele, cos da servire adeguatamente un traffico piuttosto intenso. Cfr. Prenc,
Viabilit, p. 47.
99 Per maggiori dettagli sul percorso, si rimanda a Furlan, Vie romane, pp. 15-32; Magnani, Le vie di comunicazione,
pp. 129-151

57

Stefano Magnani

con i principali centri, verso i quali i percorsi finivano per convergere e riunirsi dopo avere
attraversato e avviluppato come in una rete il territorio tra essi compreso.
Oltre Cavenzano, una diramazione piegava verso nord100, seguendo landamento dei
cardini della centuriazione aquileiese e il corso del Torre101. Tra S. Vito al Torre e S. Michele di
Percoto da questa si separavano alcuni percorsi diretti a Forum Iulii, tra i quali il pi importante
attraversava il Torre al guado di Muris per biforcarsi: un ramo seguiva la riva sinistra del Torre,
laltro proseguiva verso Manzano, superava il guado del Natisone in prossimit di Oleis e
raggiungeva Forum Iulii mantenendosi sulla sinistra del fiume102. Un ulteriore percorso
conduceva da Cavenzano a Tapogliano, poi verso Medeuzza, e si ricongiungeva col precedente
presso Oleis, rimanendo sulla sinistra del Natisone103.
Presso Forum Iulii una diramazione raggiungeva il centro urbano oltrepassando a guado il
Natisone presso lodierno S. Giorgio in Vado, congiungendosi con la via che seguiva la destra
del Natisone e che dal municipio era diretta verso Ad Tricensimum. Una seconda diramazione
proseguiva invece sulla sinistra del fiume. Non sembra che vi fossero ponti in corrispondenza
del centro abitato104, anche se la presenza di grossi massi rocciosi nellalveo del fiume poteva
facilitarne lattraversamento105. Presso Rualis vi era una diramazione che conduceva fino alla
mansio Ponte Sonti, identificabile presso lodierna localit Mainizza106, sulla via per Emona107.
La strada sulla sinistra del Natisone proseguiva lungo la valle inoltrandosi nella strettoia
tra il fiume e il monte di Purgessimo. In prossimit del guado di Sanguarzo un diverticolo
consentiva il collegamento con la strada che uscendo da Forum Iulii risaliva la destra del
Natisone e il cui percorso documentato dal rinvenimento di alcune tracce di solchi
carrai108. Sulla destra idrografica un percorso minore portava verso laltura di Guspergo e,
presumibilmente, verso la valle del torrente Chiar109. Risalendo il Natisone vi erano altri punti
di raccordo tra i due distinti percorsi viari. Uno di questi era forse in corrispondenza dellattuale
Ponte S. Quirino, poco oltre la confluenza del torrente Alberone, in prossimit del quale nota
la presenza di solchi carrai110.
Di qui la strada si inoltrava nella valle sulla sinistra del fiume. Tracce di acciottolato
sono state rinvenute presso la chiesetta di S. Quirino111, alle porte di S. Pietro al Natisone.

100 Furlan, Vie romane, p. 22.


101 Tagliaferri, Coloni e legionari, I, p. 185.
102 Tagliaferri, Coloni e legionari, I, pp. 237-244.
103 Bosio, Le strade romane, pp. 194-195.
104 Tagliaferri, Coloni e legionari, I, p. 231; Bosio 1991, pp. 195-196.
105 Cfr. Colussa, Cividale del Friuli, p. 103.
106 Magnani, Banchig, Ventura, Il ponte romano, coll. 81-136.
107 Tagliaferri, Coloni e legionari, I, pp. 231-237; Cecere, Forum Iulii, p. 6.
108 Tagliaferri, Coloni e legionari, I, p. 231; cfr. Bosio, Le strade romane, pp. 196-197.
109 Maggi, bona Trkman, Tra Natisone e Isonzo, p. 65.
110 Cfr. Tagliaferri, Coloni e legionari, II, pp. 153-154; Bosio, Le strade romane, p. 197; Rupel, Contributi, p. 78.
111 Tagliaferri, Coloni e legionari, II, pp. 152-153; Rupel, Contributi, p. 72.

58

cap. III
Cividale in epoca romana

In questultima localit, la presenza di un sarcofago romano attesta lesistenza di unarea


cimiteriale lungo la via112. Nei pressi della chiesetta di S. Quirino, poco a valle della confluenza
del Potoc nel Natisone, un antico ponte consentiva lattraversamento della forra del Natisone,
congiungendo in tal modo i due distinti comparti vallivi e forse anche un ulteriore percorso che
sulla destra del fiume doveva servire lampio pianoro di Vernasso. Era questo, probabilmente,
il ponte in loco qui Broxas dicitur presso il quale attorno al 664 avvenne lo scontro tra il duca
longobardo Vettari e alcuni gruppi di Slavi menzionato da Paolo Diacono113.
Ulteriori tracce della via si rinvengono molto pi a monte, presso Robi, dove un tratto di
acciottolato indica che la strada abbandonava il corso del Natisone per attraversare laltipiano
di Staro Selo e raggiungere lIsonzo presso Caporetto, dove ci congiungeva sulla via che ne
risaliva il corso e quello del Coritenza. Dopo avere superato il passo del Predil e raggiunto il
Tarvisio, la strada si univa a quella che risaliva la valle del Fella diretta a Virunum, nel Norico114.

112 CIL, V, 1771; cfr. Giavitto, Forum Iulii, pp. 239-240. Per una panoramica dei rinvenimenti si rimanda a Tagliaferri,
Coloni e legionari, II, 147-158; Rupel, Vecchi e nuovi ritrovamenti, pp. 255-257, e Rupel, Contributi, pp. 58-79.
113 Hist. Lang., V, 23. Si veda Banchig, In loco qui Broxas dicitur, in part. pp. 236-231.
114 Bosio, Le strade romane, 197-198.

59

60

indice

Storia di Cividale nel Medioevo


Economia, societ, istituzioni
a cura di Bruno Figliuolo
Saluto del Sindaco
Tavole
Referenze fotografiche
Premessa ............................................................................................................. >>
Abbreviazioni e sigle............................................................................................. >>
Opere citate in forma abbreviata........................................................................... >>

I
V
VI

I. Fonti archivistiche cividalesi (di Luisa Villotta)....................................................>>



1. La creazione di un istituto culturale cividalese.........................................>>

2. Deposito presso il museo dellarchivio del capitolo.................................>>

3. Deposito presso il museo dellarchivio del comune................................ >>

4. Archivi delle istituzioni ecclesiatiche....................................................... >>

5. Le fonti archivistiche sul territorio........................................................... >>

3
4
5
12
20
23

II. Appunti sul cividalese antico (di Federico Vicario)........................................... >>



1. Carte friulane delle origini....................................................................... >>

2. Carte cividalesi.......................................................................................>>

3. Gli Esercizi di versione .......................................................................... >>

4. Documenti cividalesi per il Dizionario storico friulano............................ >>

5. Altre carte cividalesi ............................................................................... >>

6. Osservazioni conclusive ........................................................................>>

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31
34
36

III. Cividale in et romana (di Stefano Magnani) .................................................. >>



1. Preistoria e protostoria............................................................................ >>

2. Le prime fasi della romanizzazione ....................................................... >>

3. Creazione del forum in epoca cesariana................................................ >>

4. Lepoca imperiale.................................................................................... >>

5. La citt e il territorio................................................................................ >>

6. Le comunicazioni................................................................................... >>

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43
45
50
56

IV. Cividale longobarda (di Stefano Gasparri) ......................................................>>

61

V. I secoli centrali: frammenti di un mosaico (di Elisabetta Scarton) .................. >>



1. Il ceto aristocratico ................................................................................. >>

2. La Chiesa e il clero cittadino, poli di attrazione della collettivit............. >>
3. Mura, mercato e chiesa, ovvero le funzioni difensiva,
commerciale e culturale......................................................................... >>

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101

345

indice

VI. La vita economica e le presenze forestiere (di Bruno Figliuolo) ................... >>

1. Larrivo delle grandi compagnie daffari toscane..................................... >>

111
111

a. Le societ senesi
b. Larrivo delle prime compagnie fiorentine: i Capponi e i Bardi

2. Cividale nel Due-Trecento: i forestieri..................................................... >>

115

a. Gli Ebrei b. I Veneziani c. I Lombardi d.Tedeschi, Slavi e altre presenze


straniere

3. Limmigrazione toscana: i Senesi............................................................ >>


4. Altre presenze toscane........................................................................... >>
5. La comparsa dei Fiorentini..................................................................... >>

124
131
133

a. I tempi dellarrivo e le modalit delloperare b. I fratelli Lolino e Cione c.


Albizi, Davanzati, Mozzi d. I Nerli e i loro soci e fattori (Turrino di Isacco, i
Tinghi e i della Barba) e. Lapuccio di Papiro f. I Guadagni g. Operatori
originari del contado h. Lampio ventaglio delle loro attivit imprenditoriali
i. Gli investimenti j. La loro partecipazione alla vita amministrativa e sociale cividalese

6. Il mondo del lavoro e della produzione................................................... >>


7. Qualche considerazione conclusiva: un modello di crescita capitalista.. >>

163
165

VII. La moneta: produzione e circolazione (di Andrea Saccocci) ......................... >>

171

VIII. Nobilt e aristocrazia cittadina (di Bruno Figliuolo)................................... >>



1. Il quadro storiografico ............................................................................ >>

2. I de Portis .............................................................................................. >>

3. La famiglia Boiani................................................................................... >>

4. I Canussio.............................................................................................. >>

5. Famiglie cividalesi di origini non nobiliari: i Formentini e altri................. >>

6. A modo di epilogo................................................................................... >>

185
185
194
210
225
231
238

IX. Ospedali e confraternite nel basso Medioevo (di Elisabetta Scarton).............>>



1. Gli ospedali cittadini ............................................................................... >>

2. Nascere, vivere e morire: il ruolo dellospedale e delle confraternite..... >>

3. Le fraterne: quali, quante, perch iscriversi........................................... >>

4. Lorganigramma della fraterna................................................................ >>

5. Nelle casse e negli armaria: gli archivi dei Battuti e di S. Spirito............ >>

6. Il patrimonio delle fraterne ..................................................................... >>

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285

Appendice I: Ufficiali della fraterna e dellospedale di S. Spirito - I registri


medievali della fraterna e ospedale di S. Spirito - La professione degli ufficiali della confraternita di S. Spirito............................................................. >>
Appendice II: Ufficiali della fraterna di S. Maria dei Battuti e dellospedale
di S. Martino - I registri medievali della fraterna di S.Maria dei Battuti - La
professione degli ufficiali della confraternita di S. Maria dei Battuti ................... >>

346

294

299

indice

X. Lamministrazione civica nel Trecento (di Elisabetta Scarton) .......................



1. Gli ufficiali patriarcali, il consiglio e le principali magistrature cittadine

2. Gli uffici minori.....................................................................................

3. Conclusioni .........................................................................................

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>>
>>
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307
313
330
338

Indice dei nomi .................................................................................................. >>

345

Appendice: i componenti del Consiglio di Cividale dal 1328 al 1358

I: i milites
II: i pedites/ populares

347