Sei sulla pagina 1di 81

Storia: l'Italia prima di Roma – Colleoni Alessandro

L'Italia preromana e gli etruschi

Figura 1: Il regno etrusco (da it.wikipedia.org)

Pag. 1
Storia: l'Italia prima di Roma – Colleoni Alessandro
Fonti
Abbiamo fondamentalmente fonti che ce ne danno una visione romano-
centrica, ma nell'ultimo periodo gli storici hanno iniziato a studiare in base ai
ritrovamenti archeologici queste popolazioni.

Le principali popolazioni preromane


Popolazione Datazione Luogo Origini Informazioni
Primi abitanti VIII millennio Tavoliere Siria/Libano
a.C. delle Puglie
Liguri, sardi, II millennio Liguria, Non
etruschi a.C. Sardegna, indoeuropee
Toscana
Latini, siculi, II/I millennio Tevere, Indoeuropee
itali a.C. Sicilia,
Calabria
Civiltà II millennio Sardegna Varie ipotesi. Nuragos: torri
nuragica a.C. - VI sec. Oggi grazie ai difensive tonde
a.C. nuovi resti distribuite
(tombe e attorno ad una
menhir) si è principale dove
capito che forse vivevano i
sono stati in guerrieri, classe
realtà originari mantenuta
del luogo dall'altra: i
stesso. pastori e i
contadini.
Civiltà 1800-1600 Nord-est Le palafitte
palafitticola a.C. vennero usate
anche su
terraferma per
evitare
inondazioni
Civiltà 1600-1000 Emilia Economia mista:
terramaricola a.C. agricoltura e
allevamento
Civiltà 1600 a.C. Appennini Pastorizia
appenninica (transumanza).
Dolmen.
Civiltà 1000-550 Toscana ed Popolo degli Bronzo e ferro,
villanoviana a.C. Emilia umbri grazie a rapporti
commerciali con
Grecia.
Illiri 1000 a.C. Veneto,
Puglia
Colonizzazione VIII sec. a.C. Magna I micenei

Pag. 2
Storia: l'Italia prima di Roma – Colleoni Alessandro
greca Grecia: sud trovarono qui un
Italia mercato e una
fonte di materie
prime, come
l'ossidiana.
Celti (Galli) VI-V sec. a.C. Pianura Mar Caspio
padana

Gli etruschi
● La scrittura etrusca si basa sull'alfabeto greco e quindi è stata
interpretata dagli etruscologi.
● L'organizzazione sociale era quella delle città stato, entità politiche
autonome dove un re elettivo (lucumone) aveva il potere assoluto.
○ Nel secolo VI a.C. il re venne sostituito da magistrati eletti dal Senato
che prese il massimo potere.
■ I magistrati principali erano
● zilhat (pretores latini)
● maru (forse ediles latini)
● Nacque una dodecapoli: confederazione di 12 città i cui rappresentanti
si riunivano al santuario del dio Voltumna.
● Inizialmente l'economia era basata sull'agricoltura, ma presto divennero
commercianti. Fiorì anche la metallurgia.
● Un processo di unificazione fu attuato da questa popolazione per prima
tramite le conquiste di zone confinanti:
○ A nord nella Pianura Padana
○ A sud in Lazio oltre il Tevere conquistando Roma
○ Sulla costa in Corsica e addirittura in Campania
○ Nell'interno furono ostacolati dalle popolazioni dell'Appennino
● Arrivarono al dominio sul Mar Tirreno
○ Sconfissero i greci nel 540 ad Alalia (Corsica)
● Nel secolo V ebbero una graduale decadenza fino ad essere vinti dai
Greci (Cuma, 474) e poi conquistati dai romani.

La religiosità
● E' una religione rivelata da un fanciullo divino di nome Tages
● Inventarono la pratica dell'aruspicina (divinazione).
● Avevano la convinzione che gli dei controllassero tutto e che ogni
fenomeno naturale avesse un influenza sulla vita umana.
○ Questo rivela un'insicurezza psicologica ed esistenziale.
● Vi erano anche divinità antropomorfe
○ Tinia (Zeus)
○ Uni (Era)
○ Minerva (Atena)
○ Turms (Ermes)
○ Fufluns (Dioniso)
○ Voltimna
● Vi era un culto dell'oltretomba e si può dire che vi sia stato un passaggio

Pag. 3
Storia: l'Italia prima di Roma – Colleoni Alessandro
di mentalità, in base ai ritrovamenti, da una visione arcaica ottimitica
(morte=continuazione della vita) ad una successiva più pessimistica
(dopo la morte esistenza triste,...)

La condizione femminile
● Non si può parlare di matriarcato negli etruschi, ma è certo che le donne
etrusche fossero di certo molto più libere rispetto alle altre del mondo
antico.
○ Erano libere nei movimenti, socialmente autorevoli e spesso
indipendenti economicamente.
● Nacquero molte leggende paragonabili a quelle sulle donne spartane.

L'arte
● L'arte era legata alla religione e quindi presente spesso nella vita
quotidiana.
● Sono stati ritrovati:
○ affreschi (ad esempio quelli di Tarquinia)
○ statue in terracotta
○ bassorilievi

Eredità etrusche a Roma


● Architettura ed urbanistica
○ ad esempio l'invenzione dell'arco autoportante ed i piani regolatori
● Religione
○ molti aspetti, come le divinazione, passarono intatti nella religione
romana
● Spettacoli gladiatori
○ in origine non erano altro che una mala imitazione dei giochi fatti nei
funerali etruschi

Pag. 4
Storia romana: l'età arcaica – Colleoni Alessandro

Roma in età arcaica e i sette re

Figura 1: I sette colli di Roma (da it.wikipedia.org)

Fonti
Non sappiamo quasi nulla su quest'epoca originaria se non quello che la
tradizione ci tramanda.
Oggi però grazie anche ai reperti materiali abbiamo notizie più serie.

Pag. 1
Storia romana: l'età arcaica – Colleoni Alessandro
Leggende sulla fondazione di Roma
● Legata a Lavinio
○ Enea, scappato da Troia, sposa Lavinia e fonda Lavinio
● Legata ad Alba Longa
○ Iulo, figlio di Enea, era invece andato sui monti Albani ed aveva
fondato Alba Longa
● Legata a Roma
○ Il dio Marte si unì ad una vestale Rea Silva, che mise al mondo due
figli: Romolo e Remo.
○ Lei venne fatta seppellire viva e i due piccoli vennero lasciati alla
corrente del fiume.
○ Lasciati a terra prima li allattò una lupa e poi un pastore li raccolse e li
allevò.
○ Una volta grandi uccisero Amulio, che aveva ordinato che fossero
abbandonati, e fondarono una nuova città il cui re sarebbe stato
Romolo, ma Remo per rabbia varcò il confine tracciato e fu ucciso dal
fratello poiché era un sacrilegio.

● Per popolare Roma poi vennero rapite le donne sabine e nacque con i
sabini una lotta.
○ Tarpea aprì le porte ai sabini per amore di Tito Tazio (o forse dei suoi
gioielli).
○ Secondo un altra versione lei fu poi uccisa come traditrice gettandola
dalla rupe Tarpea appunto.
● Alla fine la storia si concluse con un'alleanza conveniente per entrambe le
parti.

Le origini storiche
● Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che Roma è una città ben più
antica di quanto ci farebbero credere le fonti: risale circa al secolo X-IX
a.C.
● Visto però che sono state trovate ceramiche greche dei VII sec.
probabilmente le fonti non testimoniano la fondazione della città, ma
un'espansione della sua sfera d'influenza.
● La scelta del luogo era strategica: era vicino alla foce di un fiume e
controllava quindi i traffici dello stesso.
○ Oltre a questo però l'unico vero e proprio commerci che esisteva nella
Roma arcaica (cioè fatto da romani) era quello del sale.
○ Univa nord e sud della penisola e inoltre il mare con i fiumi.
● Il primo villaggio di pastori del VIII sec. a.C. divenne sempre più grande
fino a comprendere tutti i colli.
● Ad un certo punto i villaggi si riunirono nel settimonzio (inizialmente si
pensava venisse da septem montem, oggi da saepti montes: monti
delimitati da condini), una lega di villaggi che sarebbe poi stata la Roma
originaria.
● Esse poi di diedero un rex comune e quindi furono del tutto unite.
● Per aumentare la popolazione e il potere militare si introdusse l'asylum,
ossia un luogo dove gli stranieri si potessero rifugiare.

Pag. 2
Storia romana: l'età arcaica – Colleoni Alessandro
La famiglia romana
● La famiglia era patriarcale e controllata dal pater familias, tutti gli erano
sottomessi per natura (i discendenti naturali) o per diritto (le mogli e i
figli adottivi). Il potere sui figli era la potestas.
● Ogni casa aveva le immagini degli antenati (imagines), simbolo del
prestigio familiare.

Economia
● Roma originaria era dedita all'agricoltura (che era però scarsa) ma
soprattutto alla pastorizia.
● Il Lazio rimase per molto tempo fuori dai traffici commerciali, anche poer
mancanza di oggetti da scambiare.
● Per la posizione privilegiata però poterono controllare i traffici altrui.
● La moneta fu introdotta nel IV sec. a.C. perché non bastava più il
baratto.

I sette re della tradizione


La tradizione ci tramanda 7 re, anche se non sappiamo quanti siano stati in
realtà, e per ognuno ci sarebbero particolari opere.
Romano-sabini
● Romolo
○ Introdusse il matrimonio monogamico e la punizione dell'adulterio
○ Distribuì le terre creando la proprietà privata
● Numa Pompilio
○ Introdusse il culto di Giano
○ Creò i primi sacerdozi
○ Riformò il calendario
● Tullio Ostilio
○ Conquistò Alba Longa, grazie anche alla lotta Orazi-Curiazi
● Anco Marzio
○ Costruì le prime mura e il primo ponte sul Tevere (Sublicio)
Etruschi
● Tarquinio Prisco
○ Costruì il tempio di Giove Capitolino, la Cloaca Massima, il Circo
Massimo, il Foro Boario (mercato di buoi)
○ Aumentato a 200 i senatori
● Servio Tullio
○ Nuove mura (serviane)
○ Portò a 300 i senatori
○ Istituì i comitia centuriata
● Tarquinio il Superbo
○ Fu un crudele tiranno

La riforma timocratica di Servio Tullio


● La cittadinanza romana si ampliava sempre più e serviva un aumento
della popolazione con diritti, così con Servio Tullio (secondo la tradizione)
si ebbe una riforma in senso timocratico)
● 4 tribù urbane e circa 10 tribù rustiche (nel III sec. diventeranno 21)
● 5 classi socuali in base al reddito. Ogni classe sociale è divisa in centurie

Pag. 3
Storia romana: l'età arcaica – Colleoni Alessandro
(in totale 193): unità militari e di voto.
○ Costituiscono i comitia centuriata
● In realtà restava un'oligarchia: le prime 2 classi erano quelle con più
partecipanti al senato.
● I membri della classe inferiore e gli schiavi erano capite censi, censiti uno
a uno, possedevano solo sé stessi. Gli schiavi non partecipavano né alla
politica né all'esercito.
● Nuova partecipazione anche all'esercito:
○ 17-46 anni: esercito
○ 47-60 anni: esercito di riserva
○ oltre i 60 anni: emeriti (coloro che ricevevano un pagamento - da
e+merere - ossia una “pensione” pagata dallo stato)
● Coloro che si trovavano fuori dalle 5 classi erano i proletari, che erano
capite censi (ossia censiti in base alla sola persona, unico loro
possedimento).
● Originariamente destinati solamente ai proprietari terrieri, grazie al
censore Appio Claudio Cieco (310 a.C.) vennero aperti a tutti,
equiparando una certa quantità di terra ad un altra di denaro
(corrispondente al reddito di una persona).
● Qui si ebbe un'alleanza fra patrizi ricchi e plebei ricchi, in
contrapposizione alla lotta patrizi-plebei.
● Avevano anche competenza legislativa: potevano approvare o respingere
le proposte degli altri magistrati, senza però proporre modifiche.

L'organizzazione politica
● Il rex aveva vari compiti: conduceva l'esercito in guerra, rappresentava
la città davanti agli dei, aveva il potere di polizia, risolveva le
controversie private, emanava leggi (leges regiae).
○ L'elezione avveniva in 3 fasi:
■ la creatio: investitura da parte dell'interrex
■ la lex curiata de imperio: l'assemblea popolare (comitum curiatum)
dava l'investitura
■ la inauguratio: i sacerdoti gli conferivano il potere fi dare gli àuguri
● Il rex è aiutato dai tribuni militum e celerum.
● Il senatus era un'assemblea ristretta ai capi dei diversi gruppi, detti
senatori.
○ I gruppi erano le gens (insiemi di cittadini liberi con a capo un pater
gentis) e le familiae (sottogruppi di persone accomunate da un pater
familias).
○ Votavano le leggi proposte dal re (che comunque non doveva
rispondere a nessuno) e le sue proposte di politica estera. Votavano
anche le decisioni dei comitia curiata.
○ In caso di morte del re e prima dell'elezione del successivo si aveve il
periodo di interregnum (vacanza di potere) dove regnava un interrex
provvisorio incaricato dal senato, che poi eleggeva il nuovo re.
● I comitia curiata sono la più antica assemblea popolare. Vi partecipavano
le curiae (da co-viria = unione di uomini), suddivisioni delle 3 tribù di
gruppi gentilizi: Tities, Ramnes, Luceres. Ogni curia era divisa in 10
decurie e per ciò in totale si avevano 300 decurie.

Pag. 4
Storia romana: l'età arcaica – Colleoni Alessandro
○ Prendevano decisioni in materia testamentaria, eleggevano i senatori
(10 per curia), dichiaravano le guerre e infine riconoscevano il nuovo
re
○ Fornivano i contingenti per l'esercito (ogni curia dava 10 cavalieri e
100 fanti)

Le classi sociali
● I patrizi sono i membri delle gentes e quindi gli unici a godere dei diritti
di cittadinanza.
○ Erano famiglie che credevano di avere un antenato eroico comune
○ Avevano tutti i privilegi: diventare magistrati e senatori, partecipare ai
comitia, esercitare i sacerdozi e partecipare a tutti i culti cittadini.
● I plebei erano forse indigeni sottomessi ai plebei, secondo altri erano
quelli che originariamente avevano una inferiore condizione economica.
○ Quando però i plebei divennero meno poveri iniziarono a rivendicare i
propri diritti.
○ Ottennero poi alcuni senatori plebei che però non potevano far altro
che ire pedibus in sententiam, ossia spostarsi dalla parte dell'assenso
o del dissenso rispetto all'argomento trattato.
● I clientes erano ottenevano la protezione del patronus ma in cambio
erano legati ad esso: prestavano per lui servizio militare, contribuivano
alla dote delle figlie, salutare il padrone ogni mattina (salutatio
mattutina) ...
○ Il rapporto si basava sulla fides che era protetta dagli dei. Se si
violava questo rapporto si era espulsi dal gruppo sociale e privati di
ogni bene.
● Gli schiavi erano considerati parte del gruppo familiare e erano di
proprietà del pater familias.
○ Potevano essere liberati solo dal padrone con la manumissio.

Matrimoni e divorzi
● Le cerimonie per il matrimonio erano 2:
○ confarreatio: gli sposi si dividevano una focaccia d'orzo
○ coemptio: atto di compravendita in cui la donna era venduta come un
oggetto al marito
● L'usus consisteva invece nella possibilità di avere una donna in sposa
semplicemente dopo 1 anno di convivenza perché era considerata un
oggetto e dopo un anno l'oggetto diventava di proprietà.
● Il divorzio poteva essere attuato solo dal marito ed era quindi un ripudio.
Ciò avveniva solo in questi casi:
○ adulterio della moglie
○ aborto non deciso assieme al marito
○ il fatto che una donna bevesse vino

La religione
● I romani non avevano una propria mitologia, presero parti da tutte le
religioni dei popoli conquistati.
● La religione romana non si esprimeva però attraverso il mito oppure
attraverso una riflessione teologica, bensì attraverso momenti comuni di

Pag. 5
Storia romana: l'età arcaica – Colleoni Alessandro
culto.
● La religione ha un pantheon “governato” da Giove, sia mognle Giunone e
Vesta (dea del focolare).
● La religione aveva però un forte carattere politico: il sacerdozio era
anche una carica politica. La vita politica era un dovere politico.
○ Comunque la religione era in parte autonoma grazie ad alcune cariche
indipendenti:
■ i pontifices
■ il pontifex maximus
■ i salii (si moccupavano della danza di guerra)
■ gli àugures (interpreti della volontà divina)
● in particolare gli haruspices
■ i feziali (dichiaravano le guerre e le paci)
■ le vestali (custodivano il fuoco perenne nel tempio di Vesta)

Pag. 6
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro

Roma repubblicana

Figura 1: Il il territorio della Roma repubblicana, fra il V e il I sec. a.C. (da www.sillab.it)

Fonti
● Fondamentali per ricostruire tutta la storia romana ma soprattutto per
questo periodo sono gli annales, che raccoglievano i principali eventi di
ogni anno, ed i fasti consulares, ossia le liste di consoli che hanno retto
Roma, entrambi redatti dai pontifices.
NOTA: Questi registri sono stati redatti a partire dal 296 a.C., i nomi dei consoli precedenti e
forse anche alcuni avvenimenti sono stati inventati o quantomeno ricostruiti “liberamente”.

● Tito Livio rimane la principale fonte di informazioni disponibile sull'intero


conflitto con i Sanniti. Nonostante la ricchezza di dettagli da lui riferiti,
l'attendibilità dei fatti rimane dubbia.

Pag. 1
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
La cacciata dei re
● Nella leggenda Sesto Tarquinio, figlio del re, si innamorò della moglie di
Tarquinio Collatino. Al suo rifiuto di essere sedotta lui la costrinse con un
ricatto e lei dovette cedere. Per l'insulto poi però lei s'uccise. Allora Lucio
Giunio Bruto giurò che avrebbe scacciato Tarquinio ed ogni altro re, e
così fece assieme a Collatino.
● Molti credono che non si sia in realtà trattato di un passaggio violento,
ma piuttosto di uno graduale (infatti, per esempio, rimase la figura del
rex che divenne però rex sacrorum con soli poteri religiosi). Nuovi
elementi però stanno riportando sempre più a credere che nella leggenda
ci possa essere qualcosa di reale. Viene accettata oggi anche la data
degli annales: 509 a.C.
○ Probabilmente si trattò di una rivolta dei romani contro i re etruschi
che avevano preso il potere riducendo quello dell'aristocrazia
propriamente romana. Quest'ultima infatti organizzò una rivolta
introducendo una nuova forma politica che gli garantisse, attraverso il
senato, il governo incontrastato della città.

La struttura della nuova città aristocratica1


● Ora Roma era passata dall'essere una città monarchica ad essere una
città aristocratica, passaggio base in tutte le antiche città, in quanto il
potere era interamente in mano ai patrizi.2
● Oltre al senato vennero eletti due consoli3, creando con il consolato una
magistratura collegiale ed elettiva che però non doveva render conto ai
suoi elettori e aveva una guardia del corpo (i littori). Essi possedevano
l'imperium, ossia un potere assoluto su ogni aspetto della vita (tranne
che la religiosità, unico ambito di potere del rex sacrorum.
○ Possiamo dire che i consoli fossero dei re provvisori, avevano infatti
gli stessi poteri del re ma solo per l'anno in cui restavano consoli.
○ Avevano anche potere di vita o di morte sui cittadini che volevano
restaurare la monarchia.
○ Ciascuno dei due consoli aveva diritto di veto sulle decisioni dell'altro
console.
○ Se sorgevano divergenze fra i due consoli si decideva di governare a
mesi alterni.
○ Se era a rischio la stabilità della repubblica si poteva eleggere un
dittatore in carica massimo sei mesi con potere assoluto.
● Vi erano poi altre “magistrature minori”:
○ questori
■ amministravano il denaro pubblico, aumentarono fino a diventare
40, a causa dell'aumento delle dimensioni del territorio da
amministrare.
○ pretori
■ si occupavano di giustizia, ed erano due:

1
Alcune delle norme e delle cariche qui riportate sono in realtà conquiste successive
2
Diventando però ora una repubblica, ossia avendo le magistrature collegiali ed elette per
un tempo variabile
3
Sebbene per un certo periodo vi fu in carica un pretor maximum che possiamo dire
corrisponda allo zilhat etrusco, che fu più tardi sostituito dai due consoli.

Pag. 2
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
●praetor urbanus, a Roma
●praetor peregrinus, nei territori conquistati fuori Roma. Questi
poi diventarono molti per l'ingrandirsi del territorio.
■ crearono anche molte regole nuove in base al mutare delle
necessità dello stato
○ censori (2)
■ si occupavano del censimento
■ nominati ogni 5 anni
■ dal 312 a.C. redigevano anche le liste dei senatori
○ edili
■ si occupavano dei mercati e dell'approvvigionamento della città
■ si occupavano anche degli spettacoli e della manutenzione di strade
ed edifici pubblici, oltre che di ordine pubblico
● A queste cariche vanno aggiunti i tribuni militari (tribuni militum) che
erano due magistrati straordinari che fra il 448 ed il 368 a.C. ebbero
potere pari a quello dei consoli.

La lotta per la supremazia: il V secolo a.C.


● In questo periodo Roma perse buona parte della sua prosperità a causa
di cambiamenti economico-politici che interessarono l'intera regione.
● I principali problemi furono:
○ la controffensiva degli etruschi
■ i Tarquini cercarono di tornare dall'esilio con l'aiuto del re Porsenna
di Chiusi che assediò Roma, la quale però resistette grazie
all'eroismo degli abitanti (si ricordino le vicende di Orazio Coclite,
Clelia e Muzio Scevola). Secondo gli annales la data sarebbe il 510
a.C.
■ secondo altri racconti però non si trattò di una cosa tanto eroica,
infatti Porsenna dettò gravose condizioni di pace
■ in ogni caso Porsenna abbandonò la battaglia perché fu sconfitto
nel 504 dal tiranno di Cuma, Aristodemo, e si rassegnò quindi a
lasciare i romani in libertà
○ la rivalità con altre città latine
■ violenti scontri culminarono con la battaglia del lago Regillo (496
a.C. per gli annales), presso Tuscolo, tra Roma e la Lega Latina4
● secondo la versione ufficiale fu una grande vittoria grazie
all'aiuto dei Dioscuri, Castore e Polluce

4
Lega a carattere politico-religioso che riuniva tra loro le principali tribù latine. Il centro della
Lega dal santuario di Giove Laziale sui colli Albani venne spostato, dal VI al IV secolo a.C.,
nel santuario di Diana presso Ariccia. Qui si svolgeva la cerimonia della successione del rex
nemorensis (“re del bosco”), il sacerdote addetto al culto della dea; a tale carica assurgeva
uno schiavo fuggitivo, dopo aver ucciso in duello il predecessore.

Verso la fine del VI secolo a.C., la Lega entrò in contrasto con i Tarquini che governavano
Roma e si scontrò con gli etruschi nel 506. In seguito entrò in contrasto con i romani, dai
quali fu sconfitta nel 497 (o 496). Subì da allora l’egemonia di Roma, che nel 493 le impose
il trattato detto foedus Cassianum, in funzione difensiva contro volsci ed equi. Dopo la prima
guerra sannitica la Lega si ribellò all’egemonia romana, ma venne sconfitta e sciolta nel
338.

[Fonte: Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008]

Pag. 3
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
● secondo altre fonti si trattò di uno scontro con esito incerto,
inoltre in seguito ad esso fu costituita un'alleanza fra le città
latine su un piano di parità.
○ le lotte con i popoli appenninici: alleanza di equi, volsci e sabini
■ Questa guerra si svolse fondamentalmente fra il 490 e il 430 a.C.
Abbiamo poche notizie certe e molte leggendarie, come le imprese
di grandi condottieri come Coriolano e Cincinnato (che dopo essere
stato fatto dittatore da contadino, sarebbe tornato contadino senza
voler compensi)
○ la lotta contro la città di Veio
● Roma uscì vincitrice ma dovette restringere il suo orizzonte d'azione al
Lazio, regione economicamente arretrata, ed andò così in regressione e
crisi economica.

Un conflitto interminabile: lo scontro fra patrizi e plebei


● In questo nuovo sistema aristocratico non abbiamo però ancora nulla di
democratico in quanto li aristocratici al potere continuarono a fare i loro
interessi e furono presto contrastati dal popolo.
● Dunque tutta la storia della repubblica fu sospesa sul filo dell'equilibrio
fra patrizi e plebei.
● Il secolo V a.C. rappresentò però un momento di scontri sociali che
minarono la solidarietà nazionale, anche di fronte a scontri con nemici
esterni.
● Vi erano tuttavia anche famiglie plebee che non accedevano alle
magistrature perché di sangue non nobile.
● Dopo la confederazione latina i patrizi emanarono una legge che gli
riservava il consolato.
● I plebei iniziarono allora a ribellarsi chiedendo un codice di leggi scritte
che facessero in modo da avere una vera regolamentazione, e non la
legge fatta ad personam dai patrizi quando era necessario.
○ Chiedevano anche di poter accedere a tutte le magistrature, di poter
sposarsi con i patrizi, che fossero redistribuite le terre conquistate
(ager publicus) ed infine che fosse abolita la schiavitù per debiti.
● La prima vera rivolta fu la secessione dell'Aventino: i plebei (in
seguito ad una serie di carestie che portarono ad una diminuzione del
reddito e quindi ad una discesa nelle classi sociali e quindi, per il sistema
serviano5, ad un minor peso nelle votazioni) rifiutarono la leva militare e
si ritirarono sul monte sacro, l'Aventino appunto.
● Questa rivolta però terminò, secondo la tradizione, grazie al discorso del
senatore Agrippa (le parti del corpo) che favorì anche un accordo: i
plebei avrebbero nominato ogni anno due magistrati, i tribuni della
plebe, principale “arma” dei patrizi contro i plebei. Ai tribuni della plebe
spettarono le seguenti prerogative: la sacrosanctitas, ovvero l'inviolabilità personale,
lo ius auxilii, cioè il diritto di aiuto nei confronti della plebs (ad esempio in caso di
ingiustizie), ed infine la intercessio, ovvero il diritto di veto contro i decreti dei
magistrati.
● Successivamente i poteri dei tribuni plebei furono ampliati: potevano

5
Vedi “Roma, l'età arcaica”: “La riforma timocratica di Servio Tullio”

Pag. 4
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
infatti convocare l'assemblea delle tribù riunite (comitia tributa),
emanare plebiscita (ossia deliberazioni con potere di legge) e infine
convocare il senato.
● Importante fu il contributo delle XII tavole6 (451/50).
● Nel 445 a.C venne inoltre abolito il divieto di matrimonio fra patrizi e
plebei (lex canuleia).
● Nel 409 a.C. si ebbe il primo questore plebeo.
● Altra conquista fu l'accesso al consolato anche da parte dei plebei,
avvenuta nel 367 a.C. con le leges Licinae Sextiae.
● Infine nel 287 a.C. abbiamo la lex Hortensia de plebiscitis che stabilì il
valore di legge dei plebisciti che, secondo alcuni, era stato forse già
definito nelle leges Valeriae Horatiae.7

Le leggi delle XII tavole


● Secondo la tradizione nel 451 a.C. si riunirono dieci magistrati
straordinari, decemviri legibus scribundis (decemviri per la stesura delle
leggi), per scrivere il primo vero codice di leggi scritte della storia
romana.
● Sempre secondo la leggenda essi per ispirarsi sarebbero prima andati in
Grecia per studiare le leggi di Solone.
● Nel 450 a.C. poi essi furono rinominati per concludere l'opera,
incompiuta secondo la leggenda poiché il decemviro Appio Claudio fu
accusato di aver attentato alla virtù di una fanciulla. Il popolo avrebbe
quindi scacciato i decemviri. Questo racconto serve probabilmente solo
ad affermare l'importanza della virtù delle fanciulle come bene in
funzione dello stato.
● La caduta reale del primo decemvirato è probabilmente da riferire al
conflitto fra patrizi e plebei, che avevano entrambi dei rappresentanti
decemviri.
● Il testo delle XII tavole non ci è noto poiché, esposto nel foro, fu distrutto
in un invasione gallica (390 a.C.). Tuttavia le norme contenute sono state
tramandate da autori di età successiva.

Le norme contenute nelle XII tavole


● Queste norme riguardavano pressoché ogni campo del diritto:
○ magistratura
■ regolazione del processo privato
○ relazioni di famiglia
■ limitazione della potestà paterna
○ eredità
■ ordine dei parenti che ricevevano l'eredità in caso di mancanza di
testamento
○ diritto penale
■ definizione dei comportamenti che andavano puniti

6
Vedi sezione apposita. Furono importanti perché fecero in modo che, come chiedevano da
tempo i plebei, le leggi fossero scritte e perciò universali, non fatte al momento dai patrizi
come avveniva prima, in particolare nel regolamentare i processi. Tutte le cariche furono poi
rettificate nel 449 dalle leges Valerie Horatiae.
7
Vedi la sezione “La partecipazione del popolo alla vita politica”.

Pag. 5
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
■ regola che per chi avesse “fratturato un membro” ad un'altra, gli si
sarebbe fatta la stessa cosa (legge del taglione, che dimostra
l'importanza della vendetta privata a Roma e il tentativo di
controllarla)
○ commercio, diritto di proprietà, rapporti di buon vicinato
○ igiene della città
○ diminuzione dello sfarzi nei funerali

Le novità nell'organizzazione politica


● Dal V sec. a.C. a Roma vi fu un processo di rinnovamento
dell'organizzazione politica, sulla base di queste caratteristiche:
○ temporaneità della carica
○ elettività
○ collegialità
○ gratuità (nessuna carica era retribuita)
○ responsabilità del proprio operato
● In questo periodo quindi il senato venne ad essere costituito da ex
consoli (consulares) e dagli ex pretori.
○ Dal 312 a.C. anche dagli ex censori
○ Non tutti coloro che avevano ricoperto queste cariche però
diventavano senatori, a decidere erano i supremi magistrati, vale a
dire i consoli fino al 312 a.C. e poi i censori, in base ai meriti pubblici.
● I poteri del senato erano:
○ auctoritas: diritto di approvare o bloccare le deliberazioni delle
assemblee popolari
○ interregnum: quando veniva a mancare una magistratura, il potere
era in mano al senato fino a che questo non lo riconsegnava al nuovo
magistrato. Questo però dal IV secolo venne meno, infatti a nominare
il nuovo magistrato sarebbero stati direttamente i comizi, convocati da
un particolare magistrato addetto.
○ senatus consultum: un “consiglio” che il senato poteva dare e che era
considerato da tutti come vincolante, sebbene non lo fosse
formalmente. Grazie a questo il senato controllava la vita politica della
città

La partecipazione del popolo alla vita politica


● Il popolo in età repubblicana partecipava attivamente alla vita politica,
nonostante il predominio aristocratico, nelle assemblee, con
competenze in materia elettorale, legislativa e giudiziaria.
● Accanto ai vecchi comizi curiati (comitia curiata) comparvero altre
assemblee:
○ i comizi centuriati (comitia centuriata), basati sulla riforma di Servio
Tullio e quindi sul reddito.8
○ i comizi tributi (comitia tributa)
■ la popolazione era divisa su base territoriale, per eliminare le
differenze gentilizie (di stirpe)
■ eleggevano i magistrati minori: edili e questori

8
Vedi nota 5

Pag. 6
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
○ i concili tributi (concilia tributa)
■ si riuniva soltanto la plebe
■ erogavano i plebisciti (plebis scita) che, dal 287, ebbero valore di
legge9

Roma nel IV secolo a.C. e la successiva espansione


● Nel V sec. a.C. Roma si impose definitivamente come detentore della
supremazia regionale, persa con la fine della monarchia.
● Venne anche conclusa la guerra con Veio, conquistata dai romani sotto
Furio Camillo (dittatore), nel 396 a.C. I cittadini furono uccisi o fatti
schiavi ed il territorio passò sotto mano romana.

L'invasione gallica
● Attorno al 400 a.C. alcune tribù celtiche, valicando le Alpi, penetrarono in
Italia e si insediarono nei territori degli etruschi.
○ Erano forse spinte dalla ricerca di nuove zone coltivabili.
○ Dapprima furono piccoli gruppi, ma poi vi fu una vera propria
invasione.
● Nella pianura padana i galli fondarono Milano sulle rovine di una città
etrusca (Melpo), e Bologna sulle rovine di Felsina.
● Nel 390 a.C. una banda di galli senoni sconfisse l'esercito romano presso
il fiume Allia.
○ I soldati romani si dispersero e i galli conquistarono l'intera Roma,
tranne il campidoglio dove era ancora viva la resistenza.
○ Alla fine i romani furono costretti a venire a patti con i galli, che
accettarono di ritirarsi con il bottino dei loro saccheggi e con un
cospicuo riscatto.

La sottomissione dei latini


● Gli etruschi erano ormai in declino, avevano infatti:
○ i celti che spingevano da nord
○ i romani che spingevano da sud
○ perduto il dominio sui commerci
● Roma si riprese in fretta dall'attacco e inaugurò il nuovo periodo di
egemonia con una nuova cinta muraria.
Essa si avviava verso un rapido sviluppo, poiché:
○ vi era un enorme divario culturale fra Roma ed il resto dell'Italia
○ si erano consolidate le istituzioni politiche
○ stavano declinando le colonie greche e gli etruschi
○ il conflitto patrizi-plebei si stava affievolendo
○ vi fu un'espansione territoriale
● Tra il secolo VI e il secolo III a.C. Roma rivolse i suoi interessi alla
sottomissione dell'Italia centro-meridionale.
● La comunanza di interessi fra Roma e la lega latina (per la lotta con
volsci, equi e sabini) era ormai terminata, e molte città si ribellarono a
Roma che era ormai egemone.
● In particolare vi fu una sollevazione contro Roma (340), la quale sedò la

9
Vedi la sezione sulle conquiste della plebe.

Pag. 7
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
ribellione e decise di sciogliere la lega (338), sostituendola con un
insieme di patti d'alleanza con ogni singola città.
● I latini insorti furono resi cittadini senza suffragio, ossia avevano tutti i
diritti tranne il controllo della loro politica estera. Tuttavia se essi si
trasferivano a vivere a Roma tornavano ad essere a pieni diritti.

Le guerre contro i sanniti


● Alcune popolazioni campane avevano sottomesso la popolazione greca
precedentemente trasferitasi qui creando una società mista italico-greca.
● Esse erano ora minacciate dai sanniti che si stavano avvicinando in cerca
di terre fertili, chiesero quindi aiuto a Roma (Capua per prima) che
accettò vedendo nella Campania una sua futura direttiva d'espansione e
non potendo avere dei così bellicosi vicini senza far nulla.
● La prima guerra sannitica scoppiò nel 343 a.C. ed ebbe come causa il
controllo delle pianure campane. Essa non ebbe grande importanza. 10
● L'inizio della seconda guerra sannitica per Roma fu un grave disastro:
nel 321 i romani furono sconfitti presso le Forche Caudine, si dovettero
arrendere ed ebbero salva la vita solo passando sotto un giogo (tre lance
incrociate) in segno di sottomissione. Roma abbandonò il conflitto per
alcuni anni.
● Nel 315 a.C. ricominciò la guerra si riaccese con una serie di successi
romani, culminati in una grande vittoria presso Boiano, capitale
sannitica, nel 305. I sanniti si ritirarono e consegnarono la Campania ai
romani.
● La terza guerra sannitica si aprì nel 298 a.C. con una coalizione di
popoli contro Roma, in particolare etruschi, galli e sanniti. Roma rischiò
di perdere tutto ciò che aveva conquistato, tuttavia grazie alla
disorganizzazione dell'esercito alleato (nonostante la superiorità dei
nemici dei romani), i romani poterono vincere definitivamente nel 295 a
Sentino (Umbria).
● Tutti stipularono trattati di pace con i romani tranne i sanniti, unici a
difendere la propria libertà. I romani per 5 anni devastarono
sistematicamente il territorio sannitico, fino al 290 quando il console
Macio Curio Dentato costrinse i sanniti a chiedere la pace.

La guerra contro Taranto


● L'ultimo avversario di Roma in questo periodo fu Taranto, principale
colonia greca sulle coste italiane.
● Essa non sperava di salvarsi dai romani quindi quando il senato le
dichiarò guerra, essa si consegnò a Pirro, re dell'Epiro che si considerava

10
Secondo Wikipedia, la prima guerra punica:

Non sono ben note i luoghi ed il numero delle battaglie combattute, comunque, per quanto è dato
sapere, le cose si misero subito bene per l'esercito di Valerio, che sconfisse i Sanniti abbastanza
facilmente, mentre Cornelio Cosso, impantanato tra le strette gole del Sannio e vittima della guerriglia
e delle imboscate, necessitò di rinforzi che gli furono portati dal tribuno militare plebeo Publio Decio
Mure.

La guerra si concluse nel 341 a.C. con la battaglia di Suessula, presso Acerra e Capua, a seguito della
quale fu firmato un nuovo trattato di pace niente affatto gravoso per i Sanniti perché il Senato era
molto preoccupato dalla recrudescenza degli scontri sociali nella stessa Roma.

Pag. 8
Storia romana: il passaggio alla repubblica – Colleoni Alessandro
successore di Alessandro Magno, volendo conquistare l'occidente
“barbaro” come aveva fatto Alessandro con l'oriente.
● Egli sbarcò con un esercito scelto sperando nell'aiuto delle altre colonie
greche.
● Nel 280 a.C. avvenne il primo scontro con l'esercito romano a Eraclea
(Lucania). Qui i romani non furono però sconfitti subito dalla falange
greca, come si sperava, ma dopo una sanguinosa battaglia per
l'intervento degli elefanti (allora sconosciuti ai romani).
● Per i romani però fu molto più facile ricostruire l'esercito rispetto a Pirro
poiché questi necessitava di truppe scelte e non generiche come
nell'esercito romano.
● Pirro in ogni caso dopo la vittoria si buttò su Roma, ma fu fermato dagli
alleati di Roma e costretto a ritirarsi.
● A questo punto si tentò una pace di compromesso ma i vincitori furono
infine i sostenitori di una guerra ad oltranza.
● Nel 279 Pirro portò l'esercito a nord e si unì agli alleati lucani e sanniti.
Lo stesso anno ad Ascoli Satriano (nel Foggiano) Pirro vinse ancora ma
ad un caro prezzo.
● Non riuscendo a piegare definitivamente Roma Pirro decise di andare in
Sicilia per combattere i cartaginesi, ma presto fu abbandonato dagli
alleati siciliani poiché temevano che diventasse loro dominatore.
● Questi allora, tornato in Italia, ricominciò le ostilità con Roma. Nel 275 vi
fu una nuova battaglia presso Malevento11 in favore dei romani. Ciò
segnò la fine dell'avventura di Pirro che ritornò in Grecia e morì poco
dopo combattendo in Argolide.
● Una guarnigione greca rimase a presidiare Taranto fino al 272 quando la
città si arrese ai romani.

● Roma completò l'occupazione della Puglia e della Calabria fino a Reggio,


furono molte colonie e molte città greche divennero socii navales cioè
dovettero fornire navi ai romani in caso di guerra.

11
La parola Malies (o Malocis), nome probabilmente osco o sannita, sarebbe all'origine del
primo nome della città che era Maloenton, da cui quello latino di Maleventum o Maluentum.

La città venne chiamata Beneventum dai latini dopo questo evento poiché considerato nome
di miglior augurio.

[da Wikipedia]

Pag. 9
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro

Le guerre puniche

Figura 1: Le tre guerre puniche (modificato, originali da www.sillab.it)

Cronologia
264 a.C. - 245 a.C. Prima guerra punica Guerra navale
218 a.C. - 202 a.C. Seconda guerra punica Battaglie terrestri
149 a.C. - 146 a.C. Terza guerra punica Assedio e conquista di
Cartagine

Pag. 1
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
Fonti
● Livio
● Diodoro Siculo
● Cassio Dione (possediamo alcuni riassunti delle sue opere)
● Illino (storico greco)
● Fabio Pittore (annalista, non lo possediamo ma è citato e usato da altri
come fonte)
● Cornelio Nepote
● Polibio
● Appiano

Pag. 2
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
Cartagine, questa conosciuta
● Secondo la tradizione Cartagine fu fondata nell'814 a.C. da coloni fenici
in una zona strategica di collegamento fra lo stretto di Gibilterra e la
Fenicia.
● Presto però la città divenne indipendente e si sviluppò grazie al controllo
dei commerci verso l'Africa e verso le regioni Atlantiche.
● Si creò una fitta rete di insediamenti militari e porti in tutto il
Mediterraneo occidentale grazie anche ad un gran numero di colonie, la
prima delle quali fu Ibiza (nelle Baleari) nel 654 a.C. Era un vero e
proprio impero marittimo.
● Fin da subito i rivali dei cartaginesi furono i greci che volevano
espandere il loro controllo sul mare.
○ Il principale teatro di scontro fu la Sicilia, dove colonie cartaginesi e
greche erano a stretto contatto.
○ Nel 480 a.C., durante le guerre persiane, un grande esercito
cartaginese sbarcò in Sicilia ma fu sconfitto dai tiranni Gelone di
Siracusa e Terone di Agrigento.
● Sconfitti in Sicilia i cartaginesi conquistarono, nel V secolo, la costa dalla
Libia allo stretto di Gibilterra.
● Alla fine del V secolo, durante la guerra del Peloponneso, un esercito
cartaginese conquistò Agrigento (406 a.C.) e molte altre città greche.

Lo stato cartaginese
● Vi era un'organizzazione commerciale e mercantile con un economia
basata sul mare.
● Il potere era gestito da due magistrati, detti suffeti, eletti ogni anno.
● Inoltre vi erano il senato, formato dalla nobiltà mercantile, e
un'assemblea popolare (di poteri però assai limitati).
● In caso di guerra erano nominati dei generali con tutte le responsabilità:
se la guerra andava male per loro causa potevano anche essere messi a
morte.
● Fin da subito, per la mancanza di popolazione, furono arruolati dei
mercenari africani e spagnoli. I generali però rimanevano cartaginesi e
questo ruolo era in pratica ereditario (si pensi ai Barca).
● Le credenze ed i riti religiosi cartaginesi erano stati importati dai fenici.

Roma prima delle guerre puniche


● Roma aveva ora un sistema di tipo municipale: i cittadini dei popoli
conquistati erano introdotti nella civitas romana come cittadini senza
diritto di voto (cives/municipes sine suffragio).
● Ad un certo punto però la situazione divenne tesa e Roma passò al
sistema della federazione: mentre i romani mantenevano la supremazia
sulla città conquistata, lasciavano intatte struttura politica ed
indipendenza.
● Con le città confederate vi erano due diversi tipi di trattati:
○ foedera aequa: dovevano seguire Roma se “offesa”
○ foedera iniqua: dovevano rinunciare alla politica estera, sia in offesa
che in difesa e non potevano dichiarare guerra di propria iniziativa
● La maggioranza furono in realtà foedera iniqua e quelli “equi” lo furono in

Pag. 3
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
realtà solo di nome.
● Le città latine avevano la situazione più fortunata, avevano infatti
mantenuto questi diritti:
○ connubium: sposarsi con un\a romano\a
○ commercium: essere difesi nei tribunali romani riguardo i commerci
○ ius migrandi: il diritto ad acquistare massimi diritti semplicemente
trasferendosi a Roma.
● I nemici che si arrendevano volontariamente avevano la pessima
libertas: non potevano accedere alla cittadinanza romana, non potevano
fare testamento né ricevere per mezzo di questo.

I rapporti Roma-Cartagine
● Fino a che non era diventata una potenza conquistando anche l'Italia
meridionale, Roma non ebbe interessi marittimi e i suoi rapporti con
Cartagine, antichi quanto la città stessa, erano sempre stati amichevoli
grazie ad una “spartizione delle sfere di influenza”.
● Nel 509 vi fu il primo trattato fra le due città: i romani non navigavano
oltre il promontorio di Bello, all'estremità del golfo di Tunisi (ex
Cartagine) ed inoltre erano limitati nei rapporti commerciali con l'Africa e
la Sardegna. I cartaginesi, per parte loro, erano fortemente limitati in
campo militare entro i confini dei romani.
● Nel 348 venne stipulato un secondo trattato, alla vigilia delle guerre
sannitiche (problema comune), che riconferma il precedente.
● Nel 279 vi è l'ultimo trattato durante la spedizione di Pirro, problema
per entrambe le città, che riconferma i precedenti.
● Dopo la vittoria su Pirro Roma diventa una delle città più importanti del
Mediterraneo sotto il punto di vista territoriale e organizzativo-politico,
ma non certo in quanto a commerci. Nacque quindi un conflitto
d'interessi con l'antica alleata.

La prima guerra punica


● Messina era caduta in mano ai mamertini, avventurieri campani chiamati
in Sicilia dalla città stessa che si erano impadroniti di essa massacrando
la popolazione.
● Gelone II, tiranno di Siracusa, tenta di allontanarli da Siracusa allora essi
si consegnano ai cartaginesi, nemici storici dei siracusani (265). Subito
dopo però decisero che era meglio consegnarsi ai romani e così fecero. A
Roma si discusse a lungo sull'accettazione di questa banda di briganti
nella lega italica perché ciò era uno scontro aperto con Cartagine, voluto
dai commercianti ma non dagli aristocratici terrieri.
● Alla fine i comizi popolari accolsero la proposta.
● Casus belli: Appio Claudio si impadronì di Messina (264) entrando in
guerra con Siracusa e Cartagine in contemporanea.
● Roma organizzò una flotta con a capo Caio Dulilio che annientò i
cartaginesi a Milazzo (260), grazie anche all'introduzione del corvo, un
ponte mobile fornito di rampini che si agganciava ad una nave
permettendo ai legionari di passare sul ponte dell'altra nave e di fare uno
scontro quasi come a terra ferma, visto che Roma non era abituata agli
scontri navali.

Pag. 4
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
● Nel 256 Roma tentò l'assedio di Cartagine. Attilio Regolo (console)
sconfisse la flotta cartaginese e sbarcò in Africa e occupò Tunisi, a pochi
chilometri da Cartagine.
● Cartagine era disposta alla pace ma le pesanti condizioni proposte da
Regolo erano inaccettabili. I cartaginesi si prepararono quindi alla
resistenza.
● La battaglia, presso Tunisi, fu una disastrosa sconfitta per i romani.
● La guerra si trasferì in Sicilia e fu una guerra di posizione, a danno della
popolazione locale che dovette mantenere i due eserciti e subire le
distruzioni portate dalla guerra. Emerse a Cartagine il generale Amilcare
Barca.
● Roma e Cartagine erano allo stremo delle forze, sull'orlo della bancarotta
e con ingenti perdite umane.
● Si pensava ormai ad una pace di compromesso quando i romani
compirono un ultimo sforzo: sotto la guida del console Lutazio Catulo
costituirono una nuova flotta e presso le isole Egadi sconfissero i
cartaginesi.
● Cartagine chiese la pace che fu concessa in cambio dell'abbandono della
Sicilia, di un'indennità di guerra e della restituzione dei prigionieri.
● La Sicilia fu annessa a Roma secondo un nuovo status giuridico: divenne
provincia1 romana.
● Cartagine non poté pagare i mercenari, vi fu quindi una ribellione alla
fine della quale i mercenari furono sconfitti e trucidati

I nuovi domini di Roma


● Dopo la prima guerra punica i romani si espansero rapidamente in
Sardegna2 e Corsica (prima cartaginesi) e una volta sbarcati qui
minacciarono l'invasione di Cartagine se questa non gliele avesse
lasciate. Cartagine, senza esercito né denaro dovette accettare.
● Roma sottomise anche i galli dell'Italia settentrionale, essi però
formarono un grande esercito e penetrarono nel territorio romano. I galli
furono sconfitti nel 222 a Casteggio dal console Claudio Marcello e così
tutta l'Italia fu sotto controllo romano.
○ Nelle terre conquistate ai galli vennero fondate due colonie: Cremona
e Piacenza.
● Roma conquistò anche l'Illiria (attuale Dalmazia), fonte di pirati.

La seconda guerra punica


● A Cartagine si svilupparono due partiti, uno pacifista (proprietari
terrieri) ed uno espansionista (voleva un nuovo impero commerciale),
guidato quest'ultimo da Amilcare Barca che, nel 237, fu mandato in
Spagna con pieni poteri.

1
○ Gli abitanti divennero sudditi di Roma e dovettero pagare un tributo, la cui riscossione era
affidata a terzi che divennero veri e propri latifondisti controllando anche la terra e facendoci lavorare
propri schiavi
Il governo era affidato ad un magistrato romano (proconsul)
Il ceto commerciale romano si impadronì del controllo di tasse e commerci
Le leggi e le tradizioni locali erano però rispettate
2
Secondo Polibio causa della guerra

Pag. 5
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
● Grazie alle conquiste di questi Cartagine conquistò in breve l'intera
Spagna.
● Alla morte di Amilcare, dopo essere passato al fratello Asdrubale, il
potere andò al giovane figlio Annibale Barca.
● La strategia di Annibale aveva dei presupposti politici: egli riteneva infatti
che i popoli sottomessi a Roma avrebbero accolto i cartaginesi come
liberatori in cambio della restituzione di una vera e propria autonomia.
○ Annibale sperava in una guerra-lampo di sfruttare appieno le qualità
del suo piccolo ma efficace esercito.
● Annibale iniziò una serie di provocazioni per costringere Roma a
dichiarare guerra. Assediò Sagunto, città nel territorio cartaginese ma
amica di Roma, e ne uccise la popolazione. Roma, con Scipione a capo,
dichiarò guerra a Cartagine e decise di bloccarne l'avanzata in Spagna.
● Annibale tuttavia si diresse subito in Italia, tanto velocemente da non
essere fermato dai romani in tempo, e valicò le Alpi.
● Nel 218 ci fu uno scontro sul fiume Trebbia e vinsero i cartaginesi.
● Lo stesso anno vi fu un altro scontro presso il fiume Ticino e sebbene
vinsero di nuovo i cartaginesi, questi ebbero forti perdite.
● Nel 217 presso il lago Trasimeno l'esercito romano, condotto dal console
Flaminio, finì in un agguato e venne completamente distrutto, inoltre
Scipione fu ucciso.
● Il terrore si diffuse a Roma e fu nominato dittatore Quinto Fabio
Massimo, che evitò una battaglia frontale perché una sconfitta avrebbe
portato all'attacco di Roma. Fabio Massimo si limitò a impedirgli il
vettovagliamento e l'accesso alla valle del Tevere e questo gli valse il
soprannome di “Temporeggiatore” oltre che l'impopolarità presso il
popolo che non era convinto di questa tecnica.
● Successivamente si costituì un grande esercito e i nemici si scontrarono
in Puglia. A Canne si ebbe una pesantissima sconfitta per i romani: quasi
tutto l'enorme esercito cadde in battaglia.
● Roma tuttavia disse di voler perseguire la guerra nonostante la sconfitta.
● Annibale liberò i prigionieri italici sperando di ingraziarsi il popolo e così
fu: molte città si ribellarono e uscirono dalla lega latina. Tra queste vi era
Capua. Ad Annibale si unirono anche Siracusa e la Macedonia.
● Dopo la sconfitta a canne Roma tentò di organizzare la resistenza e
passare alla controffensiva, preparandosi anche ad un possibile assedio.
● Annibale intanto rinunciò all'attaccare Roma e occupò la Campania.
○ Rimase per lungo tempo a Capua, in quelli che vendono definiti ozi
capuani e quindi questo lasciò il tempo necessario ai romani per
riorganizzarsi.
● Roma quindi ricreò un esercito e ne mandò parte in Spagna, parte a
sorvegliare Annibale e parte contro Siracusa. Si fecero anche accordi con
le città greche antimacedoniche. Roma però resistette grazie anche alla
solidità dei popoli rimasti nella lega italica, che temevano che Cartagine
potesse essere un dominatore ancora peggiore di Roma.
● Nel 212 i romani conquistarono Siracusa, poi toccò a Capua che fu
duramente punita.
● La svolta decisiva della guerra si ebbe in Spagna, base della potenza e
dei rifornimenti di Annibale. Essa fu conquistata grazie al generale

Pag. 6
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
Publio Cornelio Scipione. Nel 210 fu conquistata Cartagena, capitale
della Spagna cartaginese.
● Le forze di Annibale stavano per riorganizzarsi ma furono intercettate e
sconfitte nelle Marche, presso il fiume Metauro (207).

La guerra in Africa
● La fase finale del conflitto avviene sotto il comando di Scipione (che
meriterà l'agnomen di Africano, per intero Publius Cornelius Scipio
Africanus) che condusse una flotta di volontari in Africa.
● Grazie all'alleanza con i Numidi, Scipione guadagnò una potente
cavalleria, alla base finora dei successi di Annibale.
● Nel 202 lo scontro a Zama si concluse con una vittoria romana.
● Cartagine chiese quindi la pace, che ottenne in cambio della rinuncia di
ogni possesso fuori dall'Africa, del pagamento di un'indennità di guerra e
di non controllare la propria politica estera.

La terza guerra punica


● Cartagine era ormai uno stato satellite di Roma a tutti gli effetti, tuttavia
stava avendo una forte ripresa economica.
● I tradizionalisti (legati a Catone) volevano distrarre dall’Oriente i romani
e anche i cavalieri (un ceto sociale di imprenditori) volevano sbarazzarsi
di Cartagine come concorrente si unirono a favore della distruzione di
Cartagine stessa.
● Il casus belli3 fu una contesa territoriale tra Cartagine e Massinissa, re
dei Numidi, ex-alleato di Scipione a 90 anni governava ancora il suo
popolo.
○ I cartaginesi, stanchi delle provocazioni dei numidi, risposero con le
armi in pugno (149) e il senato decise di intervenire.
○ I romani si fecero consegnare flotta e armi, ma vollero continuare e
dichiararono di voler distruggere la città ma lasciare intatta la
popolazione.
○ Ci fu una sommossa popolare e un colpo di stato da parte del popolo
stesso.
○ A concludere le operazioni belliche ci fu Scipione Emiliano (figlio
adottivo di Scipione Africano). L’assedio si concluse nel 146: gli
abitanti superstiti furono venduti come schiavi e sulle rovine di
Cartagine si sparse il sale (fu dichiarato territorio sacer, ovvero
consacrato agli dei inferi) perché non fosse coltivato o abitato.

Roma e le nuove conquiste


● Poco dopo Scipione Emiliano andò in Spagna per sedare una rivolta di
celtiberi e espugnò la capitale nemica, Numanzia.
○ In seguito a questo l’intera Spagna divenne una provincia romana4.
● Con i primi anni del II secolo si apriva un periodo di floridezza in cui
Roma avrebbe controllato tutto il Mediterraneo.

3
Roma in tutta la sua storia fornirà sempre motivazioni apparentemente difensive ai suoi
attacchi per dare una buona immagine di sé agli alleati ed al resto del mondo.
4
Vedi nota 1

Pag. 7
Storia romana: le guerre puniche – Colleoni Alessandro
● Ebbe inizio così un mondo comune, garantito dalla pax Romana che
avrebbe portato, nel tempo, alla creazione di un enorme impero unito.
● Perché un impero così grande sarebbe durato a lungo?
○ Roma attuò la politica del dìvide et ìmpera, ovvero trattò in modi
diversi le varie zone conquistate, evitando quindi che si formassero
coalizioni antiromane, poiché in ogni caso qualcuno avrebbe perso dei
privilegi e non si sarebbe quindi arrischiato.

Pag. 8
Storia romana: guerre macedoniche – Colleoni Alessandro

Le guerre macedoniche

Figura 1: Moneta rappresentante Filippo V (da http://upload.wikimedia.org/)

Figura 2: Moneta rappresentante Perseo, figlio di Filippo (da http://upload.wikimedia.org/)

Figura 3: Busto di Antioco III al Louvre (da http://upload.wikimedia.org/)

Cronologia
Nota: le guerre macedoniche avvengono in concomitanza con le guerre
puniche. [Tutte le date sono a.C.]

215-205 Prima guerra


macedonica
200-196 Seconda guerra
macedonica
192-189 Guerra siriaca
171-168 Terza guerra
macedonica
149-146 Rivolta di Andrisco Dopo la quale l’Acaia (Grecia)
diventa provincia romana

Pag. 1
Storia romana: guerre macedoniche – Colleoni Alessandro
Scoppia la guerra con i greci
● I romani erano in questo periodo padroni incontrastati dei traffici
commerciali sul Mediterraneo Occidentale, invece sul Mediterraneo
orientale spadroneggiavano ancora gli stati controllati dai successori di
Alessandro Magno, i diadochi, che erano anche piuttosto ricchi e quindi
obiettivo “naturale” per Roma, in particolare il regno di Macedonia che
controllava la Grecia classica e oltre.
● La prima guerra macedonica era scoppiata già in concomitanza con la
seconda guerra punica.1
● Il timore che i greci (e in particolare Antioco III re di Siria) si alleassero a
Cartagine inoltre era piuttosto elevato.
● Poiché temevano un attacco da questa possibile alleanza Rodi e il regno
di Pergamo avevano chiesto aiuto ai romani.
○ A Roma due partiti:
■ Pacifista: avversavano la cultura greca e volevano evitare ogni tipo
di contatto
● Marco Porcio Catone: esponente della nobiltà terriera
■ Interventista: nuovi ceti imprenditoriali che volevano
l’espansionismo
● La decisione fu di dichiarare guerra a Filippo V e non alla Siria, per
tenerla fuori dalla faccenda.
● Tito Quinzio Flaminino sbarca in Illiria (197) e nel 197 a Cinocefale
(Tessaglia) c’è la vittoria romana definitiva (grazie anche all’appoggio
della lega etolica).
○ Non ci fu una coalizione per andare contro Roma, perché le città
greche nonostante tutto erano di nuovo in conflitto tra loro
● In seguito la lega etolica, non potendo trarre i vantaggi sperati
dall’alleanza con Roma, decise di allearsi con Antioco, che da tempo
conduceva a livello internazionale una politica aggressiva: questa fu
l’occasione per lui di sbarcare in Grecia.

Guerra siriaca
● Roma, ritenendosi garante dell’autonomia delle città greche, chiese ad
Antioco di garantirla e, al suo rifiuto, la maggior parte delle città greche
passò da parte romana (tranne quelle della lega etolica) e quindi per i
romani fu facile vincere nel 191 alle Termopili.

1
Nel 215 a.C. Filippo V, re di Macedonia, intenzionato a procurarsi uno sbocco sul mar Adriatico e
imbaldanzito dalla sconfitta subita da Roma a Canne, stipulò un'alleanza con il generale cartaginese
Annibale. Siamo nel contesto della seconda guerra punica e del momento in cui Roma si trova in grave
difficoltà, dato che Annibale era penetrato in profondità nel territorio romano. Il patto stretto tra
Filippo e Annibale si proponeva l'espulsione dei romani dal loro protettorato sulle coste orientali
dell'Adriatico. Non è però escluso che Filippo avesse mire espansionistiche in Italia, idea che spaventò i
romani, che temettero che il re macedone potesse portare truppe nella penisola in aiuto di Annibale.

Nel 214 a.C. il console Marco Valerio Levino guidò un piccolo contingente militare romano sulla costa
illirica e poi strinse un'alleanza con la lega etolica, ostile a Filippo, e con Attalo I re di Pergamo
(nell'Asia Minore nord-occidentale), che voleva espandere il proprio regno nell'Egeo a scapito della
Macedonia. La coalizione riuscì così a contenere le mire espansionistiche del re macedone, ma il
pericolo rappresentato da Asdrubale costrinse i romani a ritirare parte delle truppe. La guerra si esaurì
da sola e si giunse alla pace di Fenice del 205 a.C.: Filippo ottenne uno sbocco sull'Adriatico.

[da Wikipedia]

Pag. 2
Storia romana: guerre macedoniche – Colleoni Alessandro
● Nel 190 si ebbe un’ulteriore sconfitta da parte di Lucio Cornelio Scipione
(fratello dell’Africano) verso Antioco presso Magnesia (in Turchia).
● Nel 188 si ebbe un trattato di pace che stabiliva che i territori fuori dalla
Siria andassero a Rodi e Pergamo (e quindi a Roma), che Antioco
rinunciasse alla flotta ed agli elefanti, che pagasse un’indennità di
guerra e che consegnasse ai romani Annibale, che però scappò in Bitinia
e nel 183 preferì la morte alla consegna ai romani.

La terza guerra macedonica


● Eliminato il pericolo siriaco Roma riprese interesse per la Grecia.
● Filippo V diventa punto di riferimento dei movimenti antiromani.
● Nel 178 il trono passò al figlio Perseo che non aveva le capacità per
controllare e usare a suo favore l’odio diffuso per i romani.
● Nel 171 i romani gli dichiarano guerra e Perseo non poté organizzarsi in
tempo. Nel 168 l’esercito macedone fu duramente sconfitto a Pidna dal
console Lucio Emilio Paolo e la Macedonia divenne dominio romano.
● La Macedonia fu divisa in quattro parti costrette a pagare un tributo a
Roma

La quarta guerra macedonica o rivolta di Andrisco


● Nel 149 un avventuriero macedone (Andrisco) si ribellò alle condizioni
imposte dai romani, attaccando i romani.
● Egli però fallì perché a Pidna nel 146 la Macedonia e la Grecia intera
furono costrette a cedere le truppe ai romani e la Macedonia divenne
provincia romana.
● La grecità quindi, fondata su autonomìa kài eleutherìa venne
assoggettata ai romani e le città del Peloponeso, riunite nella rinata lega
achea, furono bloccati da Lucio Mummio.
● Nel 146 la città di Corinto fu rasa al suolo (allora concorrente a Roma nel
commercio).
● La Grecia fu quindi definitivamente battezzata Acaia e aggregata alla
provincia di Macedonia.
● Solamente Atene, sempre fedele a Roma, ottenne una teorica autonomia
che era però in realtà un assoggettamento al pari delle altre città.

Pag. 3
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro

Verso la fine della repubblica


Figura 4:Crasso
(da

Figura 1:Silla (da www.arezzocitta.com)

www.storiain.net)
Figura

5:Catilina (da www.lastoria.info)

Figura 2:Pompeo (da www.comune.bologna.it) Figura

Figura 3:Cesare (da www.windoweb.it)


6:Cicerone (da iojulia.ilcannocchiale.it)

Qui sopra le maggiori figure di questo periodo, che va dal 79 a.C. (Silla in
“pensione”) al 44 a.C. (la morte di Cesare).

Pag. 1
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro
Pompeo
● Silla nel 79 si era ritirato dalla vita politica, lasciando all’aristocrazia
senatoria una grande potenza.
○ Gli aristocratici però non avevano alcuna idea su come realmente
affrontare i problemi:
■ insurrezione in Spagna
■ ostilità riaperte da Mitridate
■ rivolta servile in Italia
● La questione poteva sbloccarsi solo con un nuovo leader carismatico, e
questo fu Gneo Pompeo.
○ Seda una rivolta in Etruria.
○ Mandato in Spagna (Lusitania = Portogallo) contro Sertorio, un
mariano che aveva iniziato le ostilità nell’80 e che smise solo nel 72.
■ Nel 72 va Pompeo, ed alla fine vince perché Sertorio viene tradito
da un suo soldato corrotto da Pompeo, ma questi risulta comunque
vincitore.
○ Al ritorno da questa spedizione incontra in Etruria gli ultimi schiavi
rimasti a combattere dalla rivolta di Spartaco1 e sconfigge l’ultima
resistenza, viene quindi iscritto come vincitore del bellum servile.

Pompeo console e la revisione della costituzione sillana


● Pompeo, tornato vittorioso dalla Spagna, aspirava a diventare console
(pur non avendo ricoperto le cariche di questore e pretore come
volevano le riforme di Silla), quindi strinse alleanza con Marco Licinio
Crasso, che era molto ricco ed era stato luogotenente di Silla; inoltre
Pompeo, per ottenere il sostegno dei populares, promise che avrebbe
modificato democraticamente la Costituzione di Silla.
○ Il Senato fu costretto, nel 70, a eleggere consoli Pompeo e Crasso,
contro le norme costituzionali.
● Effettivamente da consoli modificarono la costituzione sillana:
○ Tribunali de repetundis, anche cavalieri
○ Territori nella provincia d’Asia ai sillani
○ Fine regola se tribuno della plebe poi più nulla
○ Ai tribuni di nuovo veto (intercessio)
○ Reinserimento dei censori

Corruzione a Roma
● Vi era una diffusa corruzione, ed era scoppiato anche lo scandalo di Verre
(nel 70), un pretore che aveva commesso furti ai danni dello stato in
Sicilia in quantità esagerata ed era stato protetto da senatori suoi

Nel 73 a.C. Spartaco, che era uno schiavo in una scuola per gladiatori di Capua, capeggiò una
1

rivolta di servi. Spartaco era molto intelligente e coraggioso e non si era mai rassegnato alla
propria sorte di schiavo, quindi escogitò un piano per liberare sé e i suoi compagni;
Spartaco si rendeva conto delle difficoltà che avrebbe avuto a tener testa a Roma, ma
durante la marcia si unirono a lui circa 150.000 uomini, che però contrariamente a quanto
previsto dal suo piano, non si diressero verso nord, ma a sud con l’intenzione di
saccheggiare il meridione, allora Spartaco riuscì a trasformare una massa di inetti in un vero
e proprio esercito e Roma per combatterlo fu costretta ad inviare ben otto legioni
comandate da Marco Licinio Crasso. Nel 71 a.C., dopo una guerra drammatica i ribelli furono
sconfitti da Marco Licinio Crasso

Pag. 2
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro
complici.
○ In questo processo si distinse Cicerone e in altri simili Cesare,
esponente della prestigiosa gens Iulia che si stava affermando come
protettore dei populares con Crasso e Catilina.
○ Tutto ciò creava forti tensioni interne all’aristocrazia.
● A Roma durante l'assenza di Pompeo ripresero i contrasti interni, specie
per la fortissima corruzione.
○ Secondo Catone il senato non doveva scendere a compromessi né con
Pompeo né con i cavalieri (difendeva l’aristocrazia). Cicerone, invece
sosteneva che il senato doveva allearsi con i cavalieri.

Nuovi poteri
● Pompeo aveva rifiutato di andare a governare una provincia per rimanere
a Roma e poter meglio sviluppare il suo progetto di potere.
● In quegli anni i pirati infestavano le coste dell’Asia Minore ed erano un
grave pericolo per Roma: chi viaggiava in mare rischiava di morire o di
essere fatto schiavo. Per risolvere questo problema il Senato dovette
concedere a Pompeo dei poteri straordinari (lex de piratis persequendis)
e nel 67 partì: vinse nel giro di tre mesi, fermo restando che tenne i
poteri per 3 anni.
● Nel 66 a Pompeo vennero dati di nuovo pieni poteri per sconfiggere
Mitridate (lex Manilia) che aveva invaso dei territori sotto il protettorato
di Roma.
○ Pompeo isolò Mitridate dai suoi alleati ed ebbe la meglio su di lui che,
tradito da suo figlio Farnace nel 63 si uccise.

Lucio Sergio Catilina


● Per un’accusa di concussione, da cui poi fu assolto, non poté presentare
la sua candidatura al consolato nel 65.
● Nel 64 Catilina era stato battuto da Cicerone per pochi voti.
● Nel 63 si era ripresentato promettendo una cancellazione dei debiti,
ingraziandosi il popolo ma non Cesare e Crasso e dalla nobilitas2, e
perse.
● A questo punto tentò un colpo di stato che mirava a impadronirsi del
potere, dopo aver ucciso Cicerone.
● Quest'ultimo però lo smascherò in senato (21 ottobre del 63) e
condannò a morte tutti i congiurati senza appello al popolo (e questo era
contro la legge che lo consentiva a chiunque).
● Catilina, tuttavia, riuscì a scampare la morte, rifugiandosi a Fiesole.
● I congiurati rimasti a Roma tentarono di nuovo, ma furono di nuovo
scoperti e condannati di nuovo a morte.
● I sopravvissuti, rifugiati a Fiesole, furono sconfitti nel 62 nella battaglia
di Pistoia, e qui morì Catilina, da valoroso .

Primo triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso


● Tornato in patria nel 62 Pompeo non abusò del proprio potere, chiese
solo quanto gli era dovuto (le terre ai suoi veterani e la ratifica dei

La nobilitas era l’aristocrazia senatoria, ossia i nobili dell’epoca.


2

Pag. 3
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro
provvedimenti presi in Asia) , non ottenendo neppure questo, perché il
senato temeva di dargli un potere eccessivo.
● Da parte sua Pompeo non osò opporsi, diligentemente aveva persino
sciolto il suo esercito allo sbarco a Brindisi, per dimostrare il suo
attaccamento alle istituzioni.
● Intanto Cesare tornò nel 60 dalla Spagna per puntare al consolato del
59.
● La situazione che aveva lasciato prima della partenza non era delle più
favorevoli per la sua elezione, occorreva lavorare per riunire le forze
democratiche.
○ Cesare ebbe l'idea di fondare un patto tra gli esponenti più forti del
partito democratico, e cioè egli stesso, Pompeo e Crasso. Tale patto
viene chiamato "primo triumvirato" o “accordo di Lucca”.
■ In realtà il patto (un accordo personale, con nulla di ufficiale) era
stato stretto più tra Cesare e Pompeo, mentre a Crasso spettava il
ruolo di finanziatore, avrebbe però guadagnato il 33% di sgravio
fiscale sugli appalti delle imposte.
■ Cesare e Pompeo, pur mirando singolarmente al potere, avevano al
momento bisogno del reciproco aiuto.
● Cesare venne eletto console e, come rappresentante degli ottimati,
venne eletto Marco Calpurnio Bibulo.
● Cesare promosse subito tre grandi riforme:
○ Le terre statali dei territori conquistati e i nuovi acquisti dovevano
essere vendute per l'acquisto di terreni da assegnare ai veterani di
Pompeo, ma anche alla plebe.
■ I nuovi territori furono comprati e non espropriati.
○ Nuove regole sul governo delle provincie
○ No auspici (controllati dall’aristocrazia) prima delle assemblee
● Inoltre diminuì di 1\3 le imposte per chi riscuoteva le tasse.
● Ovviamente le proposte incontrarono la strenua opposizione degli
ottimati e del senato, ma alla fine passarono.

Cesare in Gallia (v. “de bello Gallico”)


● Per 5 anni ebbe il governo della Gallia Cisalpina, zona assai turbolenta,
caratteristica che permise a Cesare di usarlo come pretesto per ottenere
il governo di 4 legioni e fare quindi un’azione di conquista.
● Prima di andarsene da Roma però pensò bene di eliminare i suoi nemici
politici:
○ Catone fu allontanato con un pretesto: fu mandato a prendere
possesso dell’isola di Rodi, appena acquistata da Roma
○ Publio Clodio, violento tribuno della plebe, era nemico acerrimo di
Cicerone. Cesare vi si alleò e fece approvare una legge che
condannava all’esilio chiunque avesse fatto condannare un cittadino
senza concedere appello al popolo, e Cicerone lo aveva fatto con
Catilina, andò quindi in esilio.
● La Cisalpina e la Narbonese erano due province tranquille e legate a
Roma, dove i mercanti romani avevano grossi interessi, ma
rappresentavano solo una sottilissima striscia di quella grande porzione
del continente europeo che si estendeva dalle Alpi al canale della Manica.

Pag. 4
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro
Al di là vivevano le tribù celtiche, bellicose, ma divise da rivalità fortissime e le
tribù germaniche, stanziate oltre la linea del fiume Reno.
● Cesare realizzò il suo progetto di sottomettere l’intero territorio della
Gallia in otto anni di campagne militari quasi ininterrotte (dal 58 al 50)
che lo portarono fino alla lontana Inghilterra e che rivelarono in lui uno
dei più grandi condottieri della storia antica.
○ Anno 58: Elvezi (Bibracte, diventa difensore dei galli liberi) e
Germani (Ariovisto sconfitto presso il fiume Reno)
○ Anno 57: sottomissione della Gallia Belgica (insurrezione, coalizione
antiromana, poi sconfitti) e poi fino alla Manica
○ Anni 56 e ss:
■ i popolari, al seguito del tribuno Clodio, erano occupati a sedare
rivolte delle bande armate di Milone, usate dagli aristocratici
contro i populares stessi
■ Cesare nel 56 tornò in Italia e fece a Lucca un secondo accordo
di Lucca: lui avrebbe avuto ancora per 5 anni il proconsolato in
Gallia, Pompeo e Crasso sarebbero stati consoli nel 55. L’anno
seguente Pompeo sarebbe andato in Spagna e Crasso in Oriente
● Pompeo però voleva ingaggiare una lotta sempre più aperta con
Cesare, presentandosi come difensore dell’aristocrazia.
● Nel 53 Crasso morì combattendo contro i Parti a Carre, in
Macedonia e nel 52, essendo Clodio stato ucciso dalle bande di
Milone, Pompeo fu nominato dal senato consul sine collega.
■ In Gallia Cesare, nel frattempo, aveva continuato le sue conquiste,
giungendo alla sconosciuta Bitinia e allenadosi addirittura con le
tribù del Tamigi.
○ Anno 53:
■ Vercingetorige, capo degli Arverni, aveva costituito un’alleanza di
Galli che volevano riconquistare la libertà perduta.
■ Per due anni Vercingetorige tenne fronte ai romani dino al 52,
quando, dopo l’assedio di Alesia, dovette arrendersi ai romani.
■ La Gallia divenne provincia romana, dopo un milione di morti e
con un milione di schiavi.
● L’intero mondo celtico divenne quindi parte dell’impero romano.

La seconda guerra civile (v. “de bello civili”)


● Cesare voleva candidarsi al consolato, ma il senato decise di non
consentirlo perché temeva che volesse conquistare il potere con la forza,
stabilendo che i candidati alle magistrature dovessero essere
necessariamente presenti a Roma.
○ Cesare avrebbe dovuto lasciare le sue legioni e presentarsi a Roma
come privatus (privato cittadino)
■ Cesare accetta di farlo se lo fa anche Pompeo, che porta al senato
a rifiutare categoricamente la proposta.
● Cesare ricorre alla forza: 10 gennaio 49 supera il Rubicone (che segnava
il confine fra Italia, cioè territorio dove non potevano stare truppe in
assetto di combattimento, e Gallia) dicendo Alea iacta est e originando
così una nuova guerra civile.
● Cesare avanzò senza alcun blocco, perché Pompeo e i senatori a lui

Pag. 5
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro
avversi erano scappati in Macedonia, lasciando a Roma l’erario (cassa del
denaro pubblico), usata poi da Cesare.
● Riconquistata tutta l’Italia, Cesare si recò in Spagna, dove sconfisse
definitivamente le varie legioni di pompeiani rimaste nel 48, e nello
stesso anno sconfisse Pompeo prima a Durazzo e poi a Farsalo
(Tessaglia).
● Pompeo fuggì quindi in Egitto sperano nell’aiuto di Tolomeo XIII, che
invece lo uccise.
○ Egli però non ne trasse vantaggio da ciò, infatti Cesare lo fece
uccidere.
● Al suo posto mise l’undicenne fratello Tolomeo XIV, e lo fece sposare con
Cleopatra, di cui si era innamorato a tal punto da restare 20 mesi con lei.
● Cesare però dovette anche combattere, e nel 47 sconfisse Farnace, re
del Ponto, a Zela (si era ribellato a Roma).
● Intanto in Africa, alla corte numidica, avevano trovato accoglienza molti
pompeiani, sconfitti nel 46 a Tapso (Catone Uticense si suicidò ad Utica,
da cui il nome) e definitivamente nel 45 a Munda (Spagna). Cesare
divenne quindi indiscusso signore di Roma.

Cesare al governo
● Cesare ottenne i titoli di:
○ pontifex maximus nel 63
○ imperator (generale vittorioso)
○ pater patriae
○ dictator a vita
○ portatore della sacrosanctitas tribunicia dentro e fuori Roma (senza
essere tribuno)
● Egli lasciò formalmente tutte le istituzioni in vita, ma nella sostanza tutti
i poteri erano in mano a lui. Cesare tuttavia non ne abusò, fece invece
una serie di importanti riforme.:
○ Concesse la cittadinanza anche ai Galli della zona Cisalpina e a molte
altre provincie
○ Emanò nuove leggi per favorire l’economia
○ Migliorò l’amministrazione delle provincie stabilendo il guadagno
massimo per i publicani che le riscuotevano
○ Organizzò il sistema delle distribuzioni gratuite di grano stabilendo chi
ne aveva diritto.
○ Anche per porre rimedio alla disoccupazione iniziò una serie di grandi
opere pubbliche:
■ il Foro venne risistemato
■ il Tevere venne arginato
■ le Paludi Pontine vennero prosciugate
○ A molti proletari garantì una vita decente
● Cesare non aveva toccato le proprietà terriere per non inimicarsi
l’aristocrazia, ma non era comunque riuscito: gli optimates temevano che
egli volesse diventare sovrano assoluto, e per questo lo odiavano anche
alcuni repubblicani convinti.
○ In questo clima si collocano le idi (il 15) di Marzo del 43, quando fu
assassinato in senato dai congiurati da Bruto e Cassio e morì dicendo:

Pag. 6
Storia romana: da Pompeo alle idi di Marzo – Colleoni Alessandro
Tu quoque, Brute, fili mi

Pag. 7
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro

La fine della repubblica: il princeps

Ottaviano Augusto (nell’immagine da partecipiamo.it) vive dal 63 a.C. al 14 d.C.


Egli ha anche scritto un opera autobiografica: le Res Gestae.

Augusto verso il potere

L’eredità di Cesare
● I congiurati avevano sbagliato a pensare che il popolo avrebbe
considerato favorevolmente la loro azione, infatti dopo poco era chiaro
che l’esercito sarebbe rimasto fedele ai suoi luogotenenti, e Antonio in
primis, che già dai giorni seguenti iniziò a sfruttare il potere che gli
Pag. 1
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
derivava dal controllare l’esercito per tentare di farsi nominare
successore di Cesare.
○ Controllano quindi Roma:
■ Marco Antonio consul
■ Marco Emilio Lepido magister equitum
● Il senato non osò applicare provvedimenti, temendo ritorsioni.
● I congiurati si rifugiarono nel Campidoglio.
○ Accordo con Antonio: incensurati in cambio i provvedimenti di Cesare
sarebbero tutti rimasti in vigore.
○ Il 17 marzo 44 vennero approvati questi patti in Senato, ma il giorno
successivo venne letto il testamento di Cesare che aveva nominato
suo erede Caio Ottaviano, figlio di sua sorella Giulia e adottato come
suo Figlio.
● Cesare aveva messo nel testamento di dare 300 sesterzi a ogni membro
del popolo, ma il senato non aveva accettato. Il popolo aveva quindi
chiesto la testa dei suoi assassini, che erano stati costretti a scappare in
Oriente.
● Intanto, ad aprile, Ottaviano tornò dall’Epiro per fare valere i suoi diritti
come esecutore testamentario di Cesare.
● Antonio tuttavia rifiutò di consegnargli ciò che gli spettava, quindi
Ottaviano pagò di sua tasca i soldi dovuti al popolo, accrescendo
enormemente la sua fama presso il popolo, ma senza inimicarsi il senato,
appoggiando la posizione dei più moderati, come Cicerone, il quale
sperava di poterlo controllare ma presto capì che non era possibile,
prendendo le distanze da Antonio.
● Antonio doveva governare una lontana provincia, ma rifiutò l’incarico.
● Fece invece approvare la lex de permutatione provinciarum che gli
permise di togliere a Decimo Bruto la Gallia Cisalpina e assegnarsela.
○ Contro la sua pretesa si era schierato cicerone, dichiarandolo hostis
publicus
○ Antonio tuttavia non aveva ceduto, ed era partito con l’esercito verso
Bruto.
○ A Modena Bruto, alleato con l’esercito di Roma e con Ottaviano, si
scontrò con Antonio che, nel 43, perse e si rifugiò nella Gallia
Narbonense da Emilio Lepido.
■ Entrambi furono dichiarati pubblicamente hostes publici

Ottaviano console
● Il senato iniziò a temere seriamente Ottaviano poiché egli mostrava di
non volersi far manovrare da nessuno.
● Nonostante avesse appena 20 anni e non avesse seguito il cursus
honorum, chiese il consolato.
○ Il senato respinse la sua richiesta
● Ottaviano iniziò a pensare ad un accordo con il suo rivale, Antonio, per
avere un potere enorme.
● Dopo aver preso contatti con Antonio, nel 43 fece accampare le truppe a
Roma e si fece eleggere console dai comitia.
● I primi provvedimenti furono:
○ revocare l’amnistia per i cesaricidi

Pag. 2
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
○ revocare l’editto con cui Antonio e Lepido erano diventati hostes
publici

Il secondo triumvirato
● Nel 43, Ottaviano incontrò a Bologna Antonio e Lepido e strinsero il
secondo triumvirato, accordo di 5 anni per punire i cesaricidi e dare una
nuova costituzione a Roma (erano i triumviri republicae constituendae).
● Essi avevano potere assoluto sui territori governati da Roma.
● A differenza del primo triumvirato però questo accordo fu ratificato in
senato e fu quindi una magistratura pubblica ratificata in senato e poi dai
comitia.
● Le prime misure furono le liste di proscrizione: mezzo per eliminare chi
aveva aiutato i cesaricidi ma anche strumento politico, in particolare
uccisero Cicerone che, con le sue Filippiche, si era attirato l’odio di
Antonio.
● Bruto e Cassio in Macedonia avevano raccolto un esercito di 80’000
uomini, e si scontrarono a Filippi con Antonio e Ottaviano (Lepido rimase
a Roma).
○ Bruto e Cassio, per non consegnarsi, si suicidarono.
● Alcuni superstiti scapparono in Spagna, dove si unirono a Sesto Pompeo,
nemico di Ottaviano e Antonio e pirata che minacciava il
vettovagliamento delle truppe romane.
○ Non aveva però forze di terra, e non costituiva quindi un pericolo.
■ Gli anticesariani erano stati sconfitti

Ottaviano contro Antonio


● Ottaviano si era incaricato di requisire i territori da consegnare ai
veterani (v. Virgilio), inimicandosi così buona parte del popolo.
● Vollero approfittare di ciò fratello e moglie di Antonio, che sobillarono una
rivolta contro Ottaviano, senza però l’appoggio di Antonio, che era in
Egitto.
● Ottaviano, non riuscendo a far pace, fu costretto ad affrontare a Perugia i
ribelli. Vinse, distrusse la città e uccise molti ribelli, ma non il fratello di
Antonio, Lucio, he fu mandato in Spagna come legato.
● Nel 40 Ottaviano e Antonio si incontrarono a Brindisi per una ripartizione
delle provincie: Antonio avrebbe avuto l’Oriente, Ottaviano le provincie
occidentali con Roma e Lepido l’Africa.
● Intanto si scontrarono e sconfissero definitivamente Sesto Pompeo, ma
alla fine vennero a patti con lui (39), concedendogli alcune provincie in
cambio del suo appoggio contro i pirati e la fine delle ostilità con Roma.
● Per rendere stabili questi accordi si fecero due matrimoni:
○ Antonio-Ottavia (sorella di Ottaviano)
○ Ottaviano-Scribonia (parente di Sesto Pompeo)
● Antonio intanto andò in Egitto e rimase a convivere per lungo tempo con
Cleopatra alla corte di Alessandria.
○ Iniziò a comportarsi come se le provincie fossero sue, conquistando
regni che unì in una confederazione che diede direttamente a
Cleopatra e non a Roma.
● Nel 36 finalmente Antonio si occupò del grave problema dei Parti, che da

Pag. 3
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
anni minacciavano i possedimenti romani in Oriente, ma ottenne solo di
doversi ritirare sconfitto.
● Ottaviano nel frattempo era sempre più potente, dopo aver anche
sconfitto Sesto Pompeo nel 36 a Nauloco, dopo di che fuggì in Asia dove
morì per mano di un generale di Antonio.
● Ottaviano ripudiò Scribonia e sposò Livia, una nobile di cui si era
innamorato ma che gli permise anche il contatto con la nobiltà.
● Nel 36 Lepido tentò una rivolta armata e fu sconfitto e abbandonato
dall’esercito, divenne quindi fino alla sua morte (12) pontifex maximus,
in pratica senza alcun potere politico.
● Si stava intanto esplicitando il progetto di Antonio di creare un impero
con capitale Alessandria. Ottaviano non poteva più aspettare, doveva
sconfiggerlo a tutti i costi.
● Antonio aveva ripudiato la moglie per sposare Cleopatra, atto con cui si
era del tutto inimicato i romani.
● Per concludere l’opera Ottaviano compì un’azione illegale: lesse in
anticipo il testamento di Antonio in senato, che lasciava tutto a
Cleopatra.
○ Il senato, con il consenso del popolo, lo dichiarò quindi hostis
publicus.
● Nel 33 era scaduto il triumvirato, e Antonio perse tutti i poteri. La guerra
che iniziò nel 33 fu quindi contro Cleopatra, non contro di lui.
● 31: Ottaviano porta la flotta ad Azio, dove si trovava quella di Antonio.
○ 2 settembre: Antonio si scontrò con Agrippa, generale in capo romano
della flotta, subendo una durissima sconfitta.
● Improvvisamente e tutt’ora inspiegabilmente Cleopatra fuggì con 60
navi e Antonio la seguì.
○ L’esercito, senza più guide fu sbaragliato.
● 30: i rimasugli dell’esercito egiziano furono sconfitti dopo un assedio di
Alessandria.
● Si diffuse la notizia che Cleopatra si era suicidata, e Antonio si uccise, al
che anche Cleopatra lo fece davvero, facendosi mordere da un serpente,
un modo per mostrare la propria immortalità.
● Ottaviano era padrone di Roma

La transizione al principato
● Nel 29 si celebrò il trionfo di Ottaviano.
● Il desiderio di pace e stabilità era tale che pur di averle i romani
avrebbero accettato chiunque come governatore.
● Ottaviano però non poteva rendere ufficialmente sudditi i suoi cittadini,
doveva “governare come un sovrano, ma senza dichiararsi tale”
○ Svuotò le istituzioni tradizionali lasciandole tali, ma rendendole “una
scatola vuota”
● Nel 27 si fece eleggere console con un collega minor, ossia con poteri
minori, e si fece dichiarare Augustus (v. augeo=aumentare,
auctoritas=massimo potere), come a dire che ogni sua azione fosse
aumentata di potere perché l’aveva fatta lui.
● Ora, la scelta era fra tornare alla costituzione repubblicana arcaica o
instaurare un ordine nuovo:

Pag. 4
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
○ Nel 23 Augusto decise di innovare, lasciando la carica di console e si
fece conferire:
■ la tribunicias potestas senza essere tribuno, dentro e fuori Roma,
che gli garantiva il controllo di tutte le decisioni a Roma e
l’inviolabilità personale in tutto l’impero.
■ l’imperium proconsolare maius et infinitum senza essere
proconsole, che gli garantiva il controllo delle provincie
● Augusto inoltre valorizzò il consolato, pur diminuendo da 1000 a 600 i
senatori, dandogli un grande potere e garantendo l’accesso solo a coloro
che erano economicamente privilegiati, ma nonostante tutto ciò
mantenne in realtà il controllo dello stesso: già era princeps senatus,
ossia votava per primo e così influenzava la scelta degli altri.

Origini del principato


● Modello ellenistico
● Impero sempre più grande
● Crisi palese della repubblica
● Nuova mentalità legata all’epicureismo: monarca = figura ideale
● Ottaviano era sempre più potente: aveva un esercito personale, era
ricchissimo e si presentava come l’uomo della pace e della tranquillità

Ostacoli a un cambiamento radicale


● Rex malvisti a Roma1
● Senato ancora molto potente
● Ottaviano era contestato da molti, rischiava di essere ucciso

A quando il passaggio vero e proprio? (processo progressivo)


● 31: Azio
● 29: “Salvatore dello stato”, chiude le porte di Giano
● 27: rimette i poteri => imperium proconsolare
● 23: rinuncia al consolato => potestas tribunicia

La natura del principato


● Il principato, ovvero la costituzione instaurata dal princeps, non ha una
definizione univoca:
○ secondo alcuni sarebbe una città-stato: rimangono i comizi, le
magistrature e il senato, tipici delle città stato, ma con a capo il
princeps che ha il vero potere
○ alcuni invece lo considerano una monarchia assoluta, per la pura
formalità delle cariche al di fuori del sovrano
○ altri dicono si tratti di una diarchia: al governo princeps e senato
● Questa discussione impone una riflessione sull’originalità della
costituzione augustea, e sulla sua novità rispetto ai modelli precedenti.

1
Cesare stesso aveva rifiutato il titolo, accettando invece quello di imperator

Pag. 5
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
Il principato di Augusto

La riorganizzazione amministrativa
● Non appena ebbe la sicurezza del potere, Ottaviano volle portare alla
pace ed all'ordine che aveva promesso al popolo, e che avrebbero
concesso un forte sviluppo interno di Roma e del suo vasto impero.
● L'amministrazione negli ultimi anni, fra inefficenza e corruzione, era
arrivata a livelli infimi, e perciò necessitava urgentemente di una riforma.
● Ottaviano:
○ Introdusse nuovi organi di governo2, che affida ad equites fidati, cui
diede maggiori poteri (in particolare economici, per l'acquisto di
terreni, base per l'accesso al senato), ma che in un certo senso frenò,
affidando loro solo l'amministrazione e non la vita politica
○ Decentrò fortemente l'amministrazione
○ Accentrò nelle sue mani la maggioranza dei poteri, anche se non
ufficialmente

La divisione delle province


● Ottaviano divise le provincie in:
○ provinciae populi/provinciae senatui/provinciae sine imperio,
controllate dal senato e senza un esercito, ed erano rette da un
proconsul inviato appunto dal senato
○ provinciae Cesaris/provinciae cum imperio, controllate direttamente
dal princeps e con un regolare esercito stanziato, ed erano di solito le
più ostiche da governare perché ancora “indomate” o in ribellione
■ In ogni singola provincia Cesaris vi era in realtà un proconsul, ma
senza potere
■ I tributi riscossi da queste provincie erano versati nel fiscus, ossia
la cassa personale del princeps.
● L'Egitto era però considerato possedimento personale del princeps.

L’esercito e la politica estera


● Dopo Azio Augusto aveva licenziato molti militari, passando da 50 a 25
legioni nell’esercito.
● Negli anni successivi aveva cercato di ingraziarsi i militari, poiché
avevano acquistato un potere enorme, occupandosi personalmente della
loro retribuzione.
● Introdusse poi un’importante riforma, nella linea di Mario, introducendo il
reclutamento volgare volontario, con ottimi risultati: per molti
conveniva la sicurezza economica garantita dal diventare legionari.

2
Queste nuove cariche erano riservate agli equites, ed erano:
● praefectus urbiss
○ amministrazione della città di Roma e questioni di ordine pubblico
● praefectus annonae
○ approvvigionamento della città e frumentationes (distribuzioni gratuite di grano)
● praefectus vigilum
○ a capo delle guardie notturne e dei “pompieri”, istituiti da Augusto
● praefectus pretorio
○ comandante del praetorium, la guardia personale del princeps

Pag. 6
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
● Inoltre i veterani che lasciavano l’esercito ottenevano un appezzamento
di terra.
● Augusto ripristinò la durezza delle antiche pene.
● Introdusse poi anche i pretoriani, nove coorti di volontari a disposizione
del princeps per ciò che volesse.
○ Nato come strumento di potere personale, divennero essi stessi di
grande potere, fino a incoronare alcuni dei successivi imperatori.
● Per Augusto le guerre erano solo uno strumento per mettere pace. Egli
non era un grande generale, quindi a condurre le sue spedizioni fu
Agrippa.
○ Tribù spagnole affrontate nel 20-19 a.C. => provincia della Gallia
Citeriore
○ Sulle Alpi la tribù dei salassi (monti del San Bernardo)
○ Nel 25 a.C. colonia di Augusta Pretoria (attuale Aosta).
○ Nel 18 a.C. sottomessi camuni e vennini (Valtellina)
○ 16 a.C. spedizione nel Norico => sottomissione dei taursici (zona di
miniere...)
○ Sconfitti rezi e vindelici => provincia di Rezia (attuale Svizzera)
○ Sconfitti i liguri (Alpi Marittime)
○ 12-9 Tiberio sottomise i pannoni (Austria e Ungheria) => pr. Pannonia
■ Popolazioni germaniche sottomesse nel 9 si ribellarono e
annientarono i romani => Augusto dovette rinunciare a
sottomettere la Germania
● Il problema militare più grave fu quello dei rapporti con i Parti,
caratterizzati da un’antica inimicizia per i romani, che già Cesare aveva
tentato di bloccare, progetto poi abbandonato.
○ Augusto, a differenza di Cesare, preferì venire a patti con i Parti.
■ Ottenne che questi restituissero le insegne prese a Crasso nel 53 e
che l’Armenia, l’Asia Minore, la Tracia, il Bosforo ed il Ponto
entrassero a far parte dei domini romani.
● La politica estera pacifica e diplomatica di Augusto fu poi seguita anche
dai suoi successori, Tiberio in primis.

L’economia
● La politica economica augustea si basò fondamentalmente sul favorire il
libero mercato.
● La rete stradale fu enormemente ampliata e si creò un efficiente sistema
postale.
● Il numero di funzionari statali era infatti diventato altissimo, e il costo
della burocrazia era tale da impedire un intervento continuo da parte di
Roma.
● In questo modo fiorirono i commerci, e divenne necessaria una gran
quantità di moneta.
○ Augusto introdusse un doppio sistema di monetazione: tenne per sé il
diritto di battere moneta d’argento, dando al senato quello di battere
moneta di rame.
○ Con questa riforma inoltre il valore monetario venne fissato per
l’aureus (d’oro), i denarii (d’argento) e i sestertii (di bronzo).

Pag. 7
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
La fioritura culturale
● Con la stabilità politica ed economica le condizioni di vita migliorarono
notevolmente, e così fiorirono, oltre all'agricoltura, al commercio ed
all'industria, le arti e le lettere, protette e favorite, anche
economicamente, da Augusto e soprattutto dal suo amico Mecenate3.
● Poeti:
○ Publio Virgilio Marone (70-19 a.C.)
■ A Roma venne accolto nel circolo di Mecenate
■ Si rese famoso con le Bucoliche, conversazioni fra contadini su
argomenti legati all'agricoltura ma anche ad argomenti più
complessi.
■ Scrisse poi le Georgiche, poesie in cui esaltava il lavoro dei campi
in Italia
■ Il suo capolavoro fu tuttavia l'Eneide, poema nazionale romano che
mise per scritto la leggenda per la quale Roma sarebbe stata
fondata da Enea, dopo una serie di peregrinazioni nella sua figa da
Troia.
● Alla morte ne chiese la distruzione perché l'opera non era del
tutto finita, ma i suoi amici cui l'aveva affidato la pubblicarono.
● In questa opera notiamo come l'elemento greco fosse
onnipresente nell'élite culturale romana.
○ Quinto Orazio Flacco (65-28 a.C.)
■ Anch'egli amico e protetto di Mecenate, si avvicinò giovane
all'epicureismo, e anche per questo in molte sue opere citò concetti
filosofici ed esistenziali, ma anche temi politici e civili.
○ Ovidio
■ Considerato a volte poeta minore perché di letteratura più
“leggera”.
■ Scrisse anche l'Ars amatoria e gli Amores, che però furono
duramente condannati dalla politica morAnche per questo fu
esiliato a Tomi, sul Mar Nero.
Storiografi:
○ Prima di Augusto avevano scritto dei commentari Cesare e Sallustio.
○ Tito Livio (59-17 a.C.)
■ Scrisse Ab Urbe Condita, in cui si raccontava in prosa la storia di
Roma, esaltandola come il regno della giustizia e del potere
divino.
○ Cornelio Tacito
■ Mise in luce, a livello puramente morale, le ombre di Roma, invece
di esaltarla
■ ha scritto Annales e Historiae
○ Svetonio
■ Scrisse Le vite dei Cesari, da Cesare a Domiziano, anche se va
preso “con le pinze”

Verso una nuova mentalità


● In questo periodo iniziò la formazione di quella mentalità che sarebbe poi

3
Il termine mecenate in senso lato deriva proprio da questo Mecenate.

Pag. 8
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
entrata nel mondo cristiano, ma che iniziò a formarsi già in quello
pagano, basata fondamentalmente non più sul volere egoisticamente un
potere personale, ma sull'obbedire alla meglio agli ordini del princeps: i
romani da cittadini divennero sudditi, il prestigio personale quindi poté
venire solo dalla capacità di intrattenere buoni rapporti con gli altri.
● Questo si fece sentire anche a livello familiare: il pater familias non poté
più avere un potere assoluto senza problemi, iniziò quindi a imporre a se
stesso la regola che sarebbe poi diventata base dell'epoca cristiana: il
rispetto degli altri e delle loro opinioni.
● In particolare la moglie non venne più considerata un essere a lui
sottomesso, ma bensì una compagna per la vita, in cui cercare sicurezze
che il mondo esterno non poteva dargli.
○ Il successo del matrimonio come costituzione di un buon nucleo
familiare fu quindi il nuovo scopo dell'uomo come marito, e per questo
iniziò a diffondersi l'immagine stereotipata dell'uomo “per bene”.
○ Nacque così la morale di coppia che nel mondo pagano si sarebbe
evoluta fino a diventare uguale a quella che si ebbe poi nel mondo
cristiano
● Intervenne poi a rafforzare questa nuova morale un nuovo elemento:
mentre prima le classi dirigenti vivevano all'aria aperta, facevano sport e
si dedicavano alla cura del corpo, ora i funzionari del princeps erano
costantemente impegnati, fino ad arrivare ad un forte livello di stress
dovuto ad attività fisicamente sedentarie ma mentalmente decisamente
impegnative.
○ Al che molti si rivolgevano a medici che, come sappiamo dai registri
degli stessi, spesso davano un solo consiglio: non eccedere, nel cibo,
nel bere e nell'attività sessuale. Di nuovo le circostanze portarono
sempre più ad introiettare la nuova morale augustea della
moderazione e dell'autocontrollo nei romani.

L'opera moralizzatrice
● Uno dei punti più sentiti della propaganda augustea era la necessità di
ritorno al mos maiorum, ovvero il fatto che tutta una serie di problemi
fossero legati ad un progressivo allontanamento alle antiche tradizioni e
virtù e soprattutto alla decadenza progressiva dell'antica struttura
familiare.
● Egli emanò quindi le leges Iuliae nel 9 a.C. su vari fronti:
○ Tentatò di aumentare le nascite con l'obbligo sia per gli uomini che per
le donne fra i 25 e i 65 anni di sposarsi con persone nei rispettivi limiti
d'età.
○ Limitò fortemente a livello testamentario le possibilità degli scapoli.
○ Fornì premi in denaro e maggiori libertà e diritti alle famiglie
numerose.
○ Cercò di limitare l'adulterio, allora molto diffuso, che divenne un
crimine punito con l'esilio su di un'isola (relegatio in insulam) e la
confisca di metà del patrimonio, e a volte la donna adultera poteva
essere uccisa dal padre del marito.
■ Tra coloro che subirono questa condanna ci fu Giulia, figlia di
Ottaviano e Scribonia, nota come amica omnium a Roma, relegata

Pag. 9
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
in una sontuosa villa a Ventotene (all'epoca Pandataria), dove restò
fino alla morte.

La condizione femminile
● Tra il secolo I a.C. e I d.C. la condizione della donna romana cambiò.
● In particolare cadde in disuso il vecchio rituale del matrimonio, visto
come un passaggio di controllo assoluto sulla donna dal padre al marito,
infatti bastava convivere con l’intenzione di essere marito e moglie per
sposarsi (maritalis affectio).
● Inoltre si limitarono fortemente i poteri del marito sulla moglie.
● Poi la dote divenne non più ad uso solamente del marito, ma un modo
per contribuire ai bisogni della famiglia.
● Cadde anche in disuso la norma secondo la quale le donne, se non
avevano ascendenti maschi, venivano affidate ad un tutore per tutta la
vita, e senza il consenso di questi non potevano accedere ai propri beni,
o quanto meno si consentì alla donna di scegliersi il tutore e di cambiarlo
in caso di problemi.
● Un’altra riforma molto importante fu quella del sistema di parentela: si
iniziò infatti a prendere in considerazione anche il ramo di discendenza
femminile di una persona, e non più solo maschile. Si introdusse anche
una norma per la quale se il padre verina ritenuto indegno il figlio poteva
essere affidato alla madre.
● La donna iniziò quindi a godere di privilegi un tempo impensabili: se
appartenevano a classi agiate godevano di un'istruzione e disponevano a
loro piacimento del loro patrimonio (non sempre esiguo), inoltre con le
nuove regole di matrimonio, il divorzio poteva essere anche una scelta
femminile.
● In questi anni si ebbe quindi la cosiddetta emancipazione femminile a
Roma, con addirittura letterate, dottoresse, e perfino donne avvocato.
● Tuttavia questo vale in primis solo per i ceti più abbienti, e poi tutto ciò
venne fortemente contrastato dagli uomini.
○ Ne abbiamo tracce anche nella letteratura, dove le donne emancipate
sono presentate come saccenti, prepotenti e pretenziose.
■ Giovenale ne fa un'aspra critica nella Sesta satira che, in quanto
tale, non può essere presa alla lettera (la satira tende ad esagerare
per sua natura), ma che certamente dà un'idea di quale fosse la
loro considerazione (“la lussuria è il vizio si tutte”).
■ Cicerone nella sua Repubblica fa dire a Scipione che le donne al
potere porterebbero l'anarchia.
■ Catone, in un discorso riportato da Livio, esprime il timore che le
donne, ora più libere, possano arrivare a sottomettere gli uomini.

La fine di Augusto
● Augusto morì il 19 agosto del 14 d.C., a 76 anni, a Nola.
● Aveva riorganizzato lo stato dato a Roma un lungo periodo di pace (la
pax Augustea) e soprattutto il suo momento di massimo splendore.
● Successore ed erede di Augusto fu il figliastro Tiberio, giovane generale,
che però ufficialmente non ebbe in eredità il titolo di princeps, ma in
realtà il senato glielo concesse senza esitazione in quanto designato

Pag. 10
Storia romana: il principato augusteo – Colleoni Alessandro
erede di Augusto e quindi suo naturale successore.

Pag. 11
Storia romana: l'impero dopo Ottaviano – Colleoni Alessandro

L'impero dopo Ottaviano

Figura 1: I confini dell’impero ai tempi di Augusto

Fonti
Dobbiamo notare come le fonti antiche concentrino l'attenzione sulle lotte tra
potenti, in particolare tra l'imperatore ed i suoi avversari politici, ma grazie
soprattutto a ricostruzioni storiche moderne è possibile ristabilire anche
qualcosa in più sulla vita reale della popolazione del vastissimo impero romano.

Dopo Augusto: il consolidamento dell'Impero


● Con Augusto il potere era stato fondamentalmente personale, in quanto
esso derivava da una serie di leggi che gli conferivano determinati poteri,
senza che egli avesse particolari cariche riconosciute.
● Già con i primi successori di Augusto però si ebbe un progressiva
passaggio da un potere personale ad uno istituzionale, molto più
stabile e destinato a durare.

I rapporti senato-princeps
● Tuttavia la struttura stessa data da Augusto, che aveva fondato il suo
potere sul mantenimento delle strutture preesistenti, non permetteva
molto facilmente la costituzione di una carica unica con tutti i poteri,
anche perché le grandi famiglie patrizie, che avevano dimostrato
simpatia per Augusto, non necessariamente ne avrebbero dimostrata

Pag. 1
Storia romana: l'impero dopo Ottaviano – Colleoni Alessandro
altrettanta verso i suoi successori: in linea teorica un qualsiasi
aristocratico poteva aspirare al principato.
● Spesso inoltre imperatore e senato si trovarono in disaccordo, anche
perché sotto l'impero il potere senatoriale era, in linea teorica,
aumentato:
○ i comizi popolari erano stati aboliti
○ la nomina dei magistrati venne affidata al senato
● Di fatto però l'imperatore tentò spesso di porre limiti a questo organo,
raccomandando candidati o, comunque, tenendo per sé la possibilità di
accettare o meno ogni magistrato scelto dal senato.
● Inoltre l'accesso al consolato, dopo Augusto, venne fatto dipendere
direttamente dal censo: dato che l'antica nobiltà si era impoverita
progressivamente, egli favorì così il ricambio generazionale e la mobilità
sociale.
● Comunque il senso della casta era forte in senato, ma non possiamo
parlare dell'esistenza di due partiti in senato (a favore o meno
dell'imperatore), ma certamente non possiamo considerare il senato del
tutto favorevole a quest'ultimo.
○ Ad esempio Tacito, esponente della classe senatoriale, scrisse
un'intera opera storiografica volta a mostrare le ombre della Roma
imperiale.
■ Egli mostra il contrasto fra repubblica e impero, visti come libertà e
schiavitù, tuttavia egli non è un democratico, esprime
semplicemente il desiderio di una ristretta classe politica
dominante di ritornare al potere.

I rapporti princeps-senato
● Il rapporto con l'aristocrazia senatoria venne impostato in maniera
decisamente diversa dai vari imperatori:
○ cercando un accordo
○ mostrandosi molto ostili, addirittura con processi a molti senatori per
lesa maestà1, sterminando molte famiglie patrizie.
● In ogni caso da queste politiche il senato uscì fortemente leso nella sua
autorità, in pratica scomparendo come classe già dopo Nerone.
○ In seguito a questa caduta del partiziato italico, e alla progressiva
romanizzazione di tutti i possedimenti imperiali, presero sempre più
potere nel senato le classi nobili provinciali, che riportarono un forte
potere al senato stesso.

L'esercito alla base del potere


● Le 25 coorti pretorie, esercito personale dell'imperatore istituito da
Augusto, rappresentavano un deterrente fonte di grande potere.
● Augusto stesso aveva favorito in ogni modo questi militari, ed aveva
avviato a quella carriera anche alcuni suoi familiari.
● Dopo Tiberio tuttavia più nessun imperatore si mostrò negli
accampamenti e visse realmente con i militari, e questo portò alla rottura
dei legami fra regnanti ed esercito, e questo come conseguenza prese

1
Lesa maestà: crimine di offendere il princeps

Pag. 2
Storia romana: l'impero dopo Ottaviano – Colleoni Alessandro
potere da sé, decidendo anche i futuri imperatori (v. Claudio).

Rapporti con la plebe


● Forse coloro che meglio accettarono la figura dell'imperatore furono le
masse di plebei, che videro in lui un salvatore, un protettore e
soprattutto un uomo che spesso faceva elargizioni di denaro e cibo.
● Dobbiamo poi notare che i possedimenti privati dell'imperatore,
alimentati anche dai tributi delle provincie imperatoriali, dalle elargizioni
di nobili e dalle confische per determinati reati, erano utilizzati anche per
migliorarne l'immagine pubblica. Egli infatti “comprava” il consenso con
panem et circenses, tanto che vi erano intere famiglie che vivenao a
carico dell'imperatore.
● Perciò più un imperatore era popolare, più era odiato dalla classe
senatoria, come ci mostrano le fonti che abbiamo, fondamentalmente di
questo stampo.

Verso un mondo comune


● Roma era ora un enorme impero, costituito da un mosaico di popoli
molto diversi tra loro, che dipendeva interamente da un'unica città.
● Un fenomeno in continua espansione era certamente la
romanizzazione: anche i territori più marginali tendevano, dopo poco,
ad assimilarsi alla capitale, livellando (in parte) le loro discordie ma
anche le loro differenze culturali ed etniche.
● Naturalmente questo processo non fu sempre spontaneo ed indolore: vi
furono gruppi etnici che rifiutarono categoricamente di romanizzarsi,
come gli ebrei, che, ribellatisi, vennero sterminati. In alcune zone
marginali tuttavia vi erano comunità che mantenevano i loro usi e
tradizioni, e che a volte mantennero una sorta di guerriglia nei confronti
di Roma, tuttavia Roma riuscì sempre a tenere sotto controllo le
popolazioni sottomesse.

La cittadinanza romana
● La concessione della cittadinanza romana era il “miraggio” che Roma
aveva come deterrente per tenere a bada i popoli sottomessi.
● Infatti l'essere cittadino romano procurava una lunga serie di vantaggi,
ad esempio:
○ diritto ad un regolare processo (non sempre accordato in altri casi)
○ diritto di appello al tribunale o al popolo in caso di condanna
○ diritto a non essere fustigato (leges Porciae)
○ diritti politici: votare ed essere eletti, anche come consoli
● La cittadinanza tuttavia non veniva più data solo a coloro che erano di
origine romana, ma anche a molti che a Roma non avevano mai messo
piede.
○ Si crea quindi il clima per l'eliminazione di ogni differenza, anche
politica.
● Vi erano vari modi per acquisire la cittadinanza, tra cui:
○ prestare servizio nell'esercito
○ essere liberto di un cittadino romano

Pag. 3
Storia romana: l'impero dopo Ottaviano – Colleoni Alessandro
○ essere in una città premiata con la cittadinanza dall'imperatore
● In questo modo i provinciali prendevano maggior potere, riducendo il
centralismo tipicamente romano. Ma in questo modo Roma ottenne la
sottomissione e l'integrazione di ampie zone dell'impero.
● Questo spiega anche perché furono così rare le ribellioni, tanto che alla
fine la caduta dell'impero sarà dovuta non a ribellioni interne, bensì a
invasioni esterne e ad una crisi economica.

Una cultura comune


● Fino ad Augusto la cultura latina era stata limitata agli italici, mentre la
lingua e la cultura internazionale era quella greca, dopo Augusto l'impero
romano divenne bilingue, tanto da considerare unica la cultura greco-
romana.
● Del resto, oltre ai greci, vi erano anche molti intellettuali romani che
erano in realtà dei provinciali, Seneca per esempio (spagnolo).

La politica estera
● Se all'interno dell'Impero le differenze andavano sempre più diminuendo,
all'esterno il mondo era quanto mai turbolento.
● Le linee basilari della politica estera dei 5 secoli successivi vennero
definite in epoca augustea.
● A nord i confini dell'impero non includevano i popoli germanici, le cui
incursioni costituivano un grave pericolo per l'impero.
○ Insieme di tribù di lingua indoeuropea stanziate nella zona tra Reno
ed Elba e lungo il Danubio.
○ Non vissero mai in vere e proprie città, bensì in villaggi sparsi in un
territorio ostile che garantiva il minimo indispensabile, quindi a volte
facevano razzie in territorio romano oppure entravano come socii
nell'esercito romano.
○ Alcune tribù però erano così primitive da rifiutare ogni contatto, e
rappresentavano per Roma “l'indomabile”
● Verso oriente un altro pericolo incombeva su Roma: i parti.
○ Erano uno stato perfettamente organizzato, che discendeva dall'antico
impero persiano, sotto la dinastia degli Arsadici.
○ Roma e i parti erano in contrasto in particolare per interessi
economici, in particolare sulle strade carovaniere che collegavano
Mediterraneo ed Asia.
○ Inoltre i parti speravano in uno sbocco sul mare (e in particolare
attraverso le regioni romane più orientali), mentre i romani cercavano
di avere a loro volta uno sbocco sull'Oceano Indiano.

Pag. 4
Storia romana: dinastie Giulio-Claudia e Flavia – Colleoni Alessandro

I primi Cesari
Tiberio

Claudio

Caligola

Nerone

Vespasiano

Tito

Pag. 1
Storia romana: dinastie Giulio-Claudia e Flavia – Colleoni Alessandro

Domiziano

Pag. 2
Storia romana: dinastie Giulio-Claudia e Flavia – Colleoni Alessandro
Tiberio (14-37 d.C.)1
● Alla morte di Augusto Tiberio era l’unico erede rimasto di Ottaviano, dopo
che tutta una serie di morti dei precedenti eredi designati.
● Egli era figlio di Livia e del primo marito, Claudio Nerone, e così si creò la
dinastia Giulio-Claudia. Era stato un ottimo soldato, ma era inviso a
Ottaviano.
● Egli inoltre aveva sposato Giulia, figlia di Augusto.
● Nel 14 dichiarò di voler lasciare i poteri e ritirarsi a vita privata, ma fu
acclamato imperatore e ottenne i poteri che erano prima di Augusto.
● La sua politica fu inizialmente abile e prudente, rispettosa anche del
senato.
● Mandò suo figlio Germanico a nord, e questi sconfisse i germani più volte
e ne scongiurò il pericolo. Tuttavia nel 16 Ottaviano decise di fermarlo,
anche perché stava acquisendo una sempre maggiore popolarità.
○ Nel 19 Germanico morì, mentre si preparava per andare contro i parti,
e secondo alcuni fu ucciso per conto di Tiberio stesso.
● La popolarità di Tiberio era bassissima, e il suo atteggiamento du sempre
più sospettoso: processi per lesa maestà portarono molti alla morte e nel
26 Tiberio se ne andò da Roma, trasferendosi nella sua villa di Capri.
● A Roma venne lasciato il prefetto del pretorio, Seiano, che prese il
controllo della situazione, e che aspirava all’impero.
● Informato del complotto, Tiberio fece uccidere Seiano (31) e molti suoi
sostenitori.
● L’ultimo periodo del suo regno fu molto duro sia per gli oppositori che per
molti innocenti.
● Tuttavia secondo gli storici moderni tendono a vedere in luce migliore
Tiberio, sotto cui le frontiere rimasero tranquille e le finanze pure.

Caligola (37-41 d.C.)


● Alla morte di Tibero sarebbero dovuti salire al potere Gaio (figlio di
Germanico) e Tiberio (figlio di suo fratello), ma il popolo acclamò
imperatore solo Gaio (noto come Caligola, termine che indica uno
stivaletto militare, segno di come sia cresciuto tra gli eserciti e sia stato
un grande generale).
● Tuttavia, mentre il popolo sperava che Caligola proseguisse la politica
moderata del padre Germanico, il suo breve regno fu caratterizzato da
una serie di massacri e atti di umiliazione del senato (elesse senatore il
suo cavallo).
● Le fonti lo mostrano come un “pazzo sanguinario”, ma in realtà stava
forse solo mettendo le basi per l’assolutismo di alcuni suoi successori,
infatti si fece erigere un tempio, osservò un cerimoniale orientale, ecc.
ma si rese popolare grazie a panem et circenses
● Fu ucciso nel 41 da un colpo di stato dei pretoriani.

Claudio (41-54 d.C.)


● Alla morte di Caligola i pretoriani acclamarono imperatore Claudio,
fratello di Germanico, che era sempre vissuto da intellettuale, fuori dalla

1
Le date indicano presa del potere e morte

Pag. 3
Storia romana: dinastie Giulio-Claudia e Flavia – Colleoni Alessandro
vita politica (studi di etruscologia, sulla storia di Cartagine e
dell’Etruria...).
● Claudio però fu un ottimo imperatore: rese molto efficiente la burocrazia
statale, su base centralista, nel 44 conquistò la parte sud della Britannia,
si occupò di stabilizzare la situazione internazionale e iniziò il processo di
integrazione che seguirà, ammettendo i Galli Narbonensi in senato.
● Claudio era sempre stato controllato dalle due mogli: Messalina e poi
Agrippina, che alla fine lo uccise e fece in modo che Nerone, suo figlio di
un precedente matrimonio, fosse il nuovo imperatore.

Nerone (54-68 d.C.)


● Nerone inizialmente fu controllato dalla madre e dai due aristocratici
Afranio Burra e Seneca, tuttavia in seguito egli uccise la madre, la moglie
e il fratellastro e infine Afranio, mentre costrinse alla vita privata e poi al
suicidio Seneca; e tutto anche grazie al supporto di Tigellino, suo
violento prefetto del pretorio.
● Nerone prese atteggiamenti sempre più assolutistici, andando contro la
parte di società romana che voleva un ritorno delle antiche tradizioni
romane.
● Nerone si indirizzò verso oriente, ottenendo un grande successo contro i
parti e in Armenia.
● Nel 64 avvenne il noto incendio di Roma che distrusse un’ampia area di
Roma, la cui colpa venne fatta ricadere sulla comunità cristiana, e che la
voce popolare fece ricadere invece su Nerone stesso poiché lì ostruì la
sua domus aurea.
● Nerone mostrò il suo disprezzo per le antiche tradizioni con una serie di
atteggiamenti anticonformisti: si esibì ai giochi olimpici come auriga e
come cantante e attore. In questo modo si vede la sua passione per la
cultura greca e orientale, e non per quella romana.
● Nell’ultimo periodo di impero egli iniziò una serie di processi politici,
anche in seguito alla scoperta della congiura della nobile famiglia dei
Pisoni.
● Nonostante ciò continuò ad avere molti oppositori, e nel 68 delle legioni
spagnole proclamarono il loro generale, Galba, imperatore. Nei tumulti
successivi Nerone morì.
● Il 69 fu tuttavia l’anno dei quattro imperatori, infatti i pretoriani
imposero Otone, che però dovette opporsi alle legioni lungo il Reno che
elessero Vitellio.

Vespasiano (69-79 d.C.)


● Alla fine fu l’esercito d’oriente ad avere la meglio, che elesse Vespasiano
(degli equites) imperatore, con cui ebbe inizio la dinastia Flavia.
● Per confermare il suo potere, lo fece approvare al senato con la lex de
imperio Vespasiani, che ricorda la lex curiata de imperio che si faceva
nell’era monarchica a Roma e che decretava il suo diritto a stipulare
trattati, intervenire nelle elezioni e non essere vincolato da leggi.
● Vespasiano fu definito “avaro”, ma in realtà semplicemente utilizzò in
modo oculato le risorse, a differenza dei suoi predecessori.
● Intanto si concluse la guerra contro gli ebrei con la conquista di

Pag. 4
Storia romana: dinastie Giulio-Claudia e Flavia – Colleoni Alessandro
Gerusalemme, nel 70.
● Egli inoltre costruì l’Anfiteatro Flavio, ovvero il Colosseo.
● Egli designò come suoi successori Tito e Domiziano, suoi figli, affermando
il principio di ereditarietà del potere.

Tito (79-81 d.C.)


● Tito fu ben visto dalle nostre fonti, nel suo breve regno, soprattutto per il
suo buon rapporto con il senato.
● Il suo regno fu tuttavia funestato dall’eruzione del Vesuvio del 79 che
distrusse Pompei, Ercolano e Stabia.

Domiziano (81-96 d.C.)


● Con Domiziano si rinnovò la tendenza autoritaria di alcuni suoi
predecessori: questo provocò un violento scontro con il senato, anche
con processi politici e morti sospette.
● Inoltre fece scacciare da Roma vari intellettuali stranieri, e pose sotto
silenzio tutti coloro che non lo elogiavano, anche romani (Tacito...).
● Egli inoltre curò scrupolosamente l’addestramento dei militari e condusse
spedizioni contro popoli germani. Inoltre consolidò le conquiste in
Britannia e volle sottomettere la Dacia, ma finì con una pace di
compromesso con Decebalo (89).
● Nonostante le conquiste militari lo avessero reso popolare, la sua
tendenza assolutistica venne aspramente condannata, e iniziarono a
formarsi delle congiure. Morì per una di queste nel 96, ordita da
pretoriani e senatori.
● Il suo era stato uno fra i peggiori governi.

Pag. 5
Il beatissimum saeculum – Colleoni Alessandro

L’apogeo dell’impero: il II secolo d.C.

Il II° secolo d.C.

Pag. 1
Il beatissimum saeculum – Colleoni Alessandro

Il beatissimum saeculum
Epoca d’oro per Roma?
● Dagli storici antichi e moderni il II secolo è sempre stato considerato
apogeo dell’impero romano. Tacito stesso parlò di un’epoca nuova in cui
si conciliarono libertà (per la classe senatoria) e impero.

Aspetti positivi
● In questo periodo gli imperatori furono tutti nobili delle province, non più
di Roma. Quindi, essendo nobili anche gli imperatori, non ci furono più
scontri fra questi ed il senato, avendo un’unità di vedute.
● Inoltre venne meno la successione al trono di padre in figlio, infatti tutti
questi imperatori adottarono come figli (e quindi futuri imperatori)
persone esterne alla famiglia.
○ Questo legittimò anche il principato: si era imperatori non per nascita,
ma perché scelti dall’imperatore.
● Sembrò avverarsi l’ideale già platoniano di uno stato governato da un
sovrano illuminato che persegue sempre e solo il bene della comunità.
● In questo periodo inoltre i confini dell’impero raggiunsero la massima
espansione, l’integrazione dei provinciali era avvenuta quasi
completamente, la vita cittadina incrementò come mai aveva fatto
(anche grazie a nuove città ed all’abbellimento di quelle già esistenti).
○ Ogni città era governata dada un “consiglio comunale” di decurioni,
cui si faceva riferimento per le opere di pubblica utilità (terme, teatri,
palestre, acquedotti ...).
● Un'efficiente rete stradale collegava tutte le zone dell’impero e
trasportava grandi flussi di cittadini romani per tutto l’impero.

Aspetti negativi
Quest’epoca di splendore tuttavia aveva già in sé i “germi della crisi”:

○ la crisi dell’Italia, che perse il ruolo di “nazione guida”:
■ diminuì la popolazione (anche grazie ai grandi oneri militari1 che
gravavano sull’Italia stessa e toglievano anche forza lavoro, inoltre
molti che sopravvivevano decidevano di restare a vivere nei luoghi
dove avevano combattuto)
■ l’economia iniziò ad avere problemi, ed in particolare l’agricoltura.
● Cosa si fece?
○ Obbligo ai senatori di possedere terreni in Italia per favorire
l’agricoltura
○ Proibizione di emigrare alla popolazione
● Al contempo nelle provincie aumentò fortemente la popolazione, e con
essa il potere economico e politico.
○ Inoltre venne sempre più esteso il diritto di cittadinanza.
● Gli stessi romani ormai si erano mescolati con i provinciali, formando
un’unica società, difficile da dividere per ridare un potere centrale a
Roma.

1
La maggioranza dell’esercito romano era ancora formato da italici.

Pag. 2
Il beatissimum saeculum – Colleoni Alessandro
● Inoltre la prosperità di questo periodo si basava su basi fragili:
○ l’artigianato cittadino non era abbastanza sviluppato da diventare
industria
○ “la bilancia commerciale era in passivo”: il denaro in circolazione
infatti veniva sempre più rediretto verso le province
○ l’agricoltura, base dell’economia romana e non solo, era ancora
arretrata, e non bastava per sostenere l’intero sistema burocratico e
l’esercito
○ il latifondo poi continuava a svilupparsi, nonostante quello che i vari
imperatori del periodo fecero per evitarlo
■ anche perché il latifondo era basato sullo schiavismo, ma gli schiavi
non erano invogliati, in quanto tali, a lavorare al meglio, non
traendone alcun guadagno, e quindi la produttività era minima
■ si tentò quindi, ma senza risultato, di favorire i piccoli contadini
● Inoltre la schiavitù venne progressivamente abbandonata, a favore del
sistema del colonato, ovvero contadini nullatenenti o schiavi semiliberi
(coloni) coltivavano le terre dei latifondisti dando metà del raccolto al
laltifondista.
○ Questo sistema necessitava di un controllo dello stato perché:
■ si impedisse agli esattori di accanirsi sui coloni
■ si evitasse la devastazione dei campi in scorrerie
■ si evitasse che i coloni stessi scappassero
○ Gli imperatori del II secolo fecero in modo che ciò accadesse, ma
quelli successivi lasciarono le campagne a loro stessi, preoccupati
dalla situazione militare, cercando anche di spremere più tasse
possibile.
■ La condizione dei coloni divenne quindi la più miserevole, e da essa
nacque la condizione di servo della gleba.

Epoca d’oro per la cultura?


● In questo periodo di pace e prosperità si diffusero una serie di
sotterranee inquietudini, quasi presagi di una ormai prossima fine.
● A livello culturale si creò finalmente il mondo comune aspirato nei secoli
precedenti: ci si sentiva cittadini di uno stesso stato.
● Nacque quindi la cosiddetta letteratura classica: l’unità di letteratura,
arte, lingua e cultura di tutto l’impero (greche e latine chiaramente più
delle altre).
● Questa unità si mostra nelle Vite Parallele di Plutarco, poiché egli qui
vuole mostrare i parallelismi fra cultura greca e latina.
● In ogni caso la cultura greca si era diffusa capillarmente nelle classi
dirigenti, che vedevano Omero come loro radice culturale.
● Da questo punto in poi (II sec.) tuttavia si ebbe un inversione di
tendenza rispetto all’età precedente: si sviluppò infatti un gran gusto per
l’antico.
○ Anche la filosofia, ad esempio, non fa altro che rielaborare antiche
visioni in relazione alle nuove situazioni.
● Gli scrittori di maggior rilievo (Luciano, Apuleio...) venivano poi da luoghi
marginali, poiché questi erano i più creativi.
● Le scienze invece si svilupparono grandemente, soprattutto grazie ad una

Pag. 3
Il beatissimum saeculum – Colleoni Alessandro
serie di conquiste di Tolomeo, che elaborò la teoria geocentrica che
sopravvisse fino al XVI secolo. Inoltre Galeno di Pergamo fu un grande
medico.

La storia politica

Nerva (96-98)
● I congiurati che avevano ucciso Domiziano fecero eleggere Nerva,
autorevole senatore.
● Per avere l’appoggio dell’esercito adottò il più noto generale dell’epoca,
Traiano.
● Il suo regno fu breve e non accaddero particolari eventi.

Traiano (98-117)
● Ulpio Traiano era un noto generale spagnolo, infatti sotto il suo dominio
si arrivò alla massima espansione.
○ Riprese la guerra contro Decebalo (101) e in breve tempo sottomise
l’intera regione della Dacia, ricca di miniere d’oro, resa provincia.
■ Traiano fece innalzare la colonna traiana
● A questo punto Traiano si dedicò all’Oriente:
○ Voleva eliminare l’unico nemico rimasto “invinto” a Roma: i parti.
■ Ottenne la conquista della Mesopotamia e territori fino all’Oceano
Indiano.
■ Alla fine conquistò definitivamente il regno partico.
● Mentre era in Mesopotamia fu costretto a tornare per una ribellione delle
popolazioni ebraiche nel 117, tuttavia l’anno stesso morì.

Adriano (117-138)
● Elio Traiano, grande uomo di cultura adottato poco prima della morte da
Traiano, rinunciò a qualunque impresa militare ulteriore, sia perché ormai
era impossibile sostenere ulteriori spese militari, sia perché aveva capito
che era improponibile difendere frontiere già così vaste.
● Con Adriano infatti terminò l’imperialismo tipico della storia romana, e vi
si sostituì un continuo consolidamento dei confini (si pensi al vallo di
Adriano).
● Adriano si dedicò ad un’opera di riorganizzazione dell’apparato statale ed
economico.
○ Protesse i servi dalle protervie dei padroni
○ Fece molti viaggi per ispezionare che le leggi fossero rispettate
● Inoltre Adriano si dedicò ad una cultura che aveva capito essere ormai un
tutt'uno di greca, romana e delle province.
○ Favorì anche la rinascita di Atene
● Diede impulso all’architettura monumentale (si pensi a Villa Adriana a
Tivoli e al suo mausoleo, attuale Castel Sant’Angelo).
● Favorì anche l’urbanizzazione, diffondendo la cultura e lo stile di vita
greco-romano anche in regioni che vivevano ancora a livello tribale e che
non l’avevano minimamente accettata.
● Il massimo problema militare di Adriano fu una nuova ribellione degli
ebrei: dopo averla duramente repressa costruì una nuova colonia romana

Pag. 4
Il beatissimum saeculum – Colleoni Alessandro
a Gerusalemme, popolata da veterani cui venne dato il potere sulla
regione.
● In campo culturale migliorò l’educazione e fece in modo che venissero
scelte solo persone colte nei ruoli della pubblica amministrazione e nella
sua corte.

Antonino Pio (138-161)


● Egli proseguì la politica del padre e sotto il suo regno proseguì e si
migliorò la pax Romana, periodo di grande prosperità e pace.

Marco Aurelio (161-180)


● Il potere venne preso poi, per decisione precedente di Antonino Pio, da
Marco Aurelio, insieme a Lucio Vero che però non ebbe veri poteri.
● Era un uomo di grande cultura, tanto da essere definito imperatore-
filosofo, e scrisse anche un’opera dal titolo A se stesso, in cui mostra
tutto il suo pessimismo, anche verso il suo compito, che tuttavia compì
con grande senso dell’onore e del dovere.
● La situazione era infatti d’emergenza, per l’assalto di parti e germani.
● Marco Aurelio vinse in Siria i Parti che l’avevano invasa (165), ma
un’epidemia di peste bubbonica si diffuse da qui a tutto l’impero molto in
fretta, decimando per vari anni la popolazione.
○ In un contesto di fragile economia questo fu un duro colpo:
■ molti campi divennero incolti
■ le città decaddero
■ le necessità militari portarono ad arruolamenti forzati
■ le spese e le distruzioni dovute alle guerre furono enormi
● In questi terribili anni i quadi e i marcomanni, tribù germaniche, avevano
superato il Reno, fermati solo una volta in Italia (166) ad Aquileia.
● Alla fine, nel 175, Marco Aurelio sconfisse i nemici ed estese i confini
creando le provincie di Quadia e Marcomannia e accordandosi ai
germani.
○ Tuttavia gli accordi furono “effimeri”: dopo pochi anni essi si
ribellarono e Marco Aurelio si trasferì nuovamente per combatterli,
tuttavia morì nel 180 di peste a Vienna.
● A questo punto, nonostante egli avesse fatto un ottimo lavoro di
difensore, la situazione era quanto mai buia.

Commodo (180-192)
● Commodo, figlio di 17 anni di Marco Aurelio, vi succedette.
● Egli era completamente diverso dal padre: era rozzo e autocratico,
amava esibirsi come auriga e si fece ritrarre nelle vesti di Eracle con
clava e pelle di leone. Nonostante queste sue stranezze e ad alcune
politiche decisamente sbagliate Commodo ottenne più popolarità del
padre, soprattutto negli stati più umili.
● Naturalmente il senato non lo apprezzò: egli infatti esautorò questo
organo, e si inimicò anche il ceto militare cessando le ostilità (per mezzo
di una pace di compromesso) con quadi e marcomanni.
● A questo punto la decisione sarebbe stata ottima se egli si fosse
interessato di riorganizzare lo stato e risanarne l’economia.

Pag. 5
Il beatissimum saeculum – Colleoni Alessandro
● Egli invece sperperò le ultime risorse con spettacoli e feste.
● Il malcontento generale della classe aristocratica portò a varie congiure,
e in seguito a questo si circondò di pretoriani e iniziò una serie di
processi politici contro l’aristocrazia.
● Infine, nel 192, morì per un complotto di palazzo.

Pag. 6
La nascita del cristianesimo – Colleoni Alessandro

I primi secoli del cristianesimo

Pag. 1
La nascita del cristianesimo – Colleoni Alessandro
La vita di Gesù
● Gesù è quasi certamente una figura storica, infatti è attestata la sua
esistenza e poi la capillare diffusione delle comunità cristiane anche in
varie fonti contemporanee o comunque antiche non cristiane:
○ Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, Testimonium Flavianum
○ Tacito, Annales
○ Svetonio, Vita di Claudio e Vita di Nerone
○ Plinio il Giovane, Lettera a Traiano
○ Mara Bar-Serapion (saggio siriaco)
● Egli nacque probabilmente sotto il principato di Augusto e iniziò a
predicare attorno ai 30 anni, fu successivamente arrestato e ucciso per
crocifissione in seguito alla conferma della sentenza da parte dell’autorità
romana, rappresentata dal governatore Ponzio Pilato.
● Cristo, come lo chiamarono, in realtà proseguì la tradizione ebraica
presentandosi come uno dei tanti profeti e fondando così una nuova setta
interna all’ebraismo, che solo più avanti si dividerà.
● Molti videro in lui una guida politica oltre che religiosa, ma lui stesso
rifiutò sempre questo ruolo.
○ Tuttavia, anche se rifiutò il ruolo politico, comunque trasmise un
messaggio religioso radicale, piuttosto contrastante con la realtà
dell’epoca, affermando di non essere un semplice profeta ma il
messia, il figlio di Dio fatto uomo.

Le prime comunità e la chiesa primitiva


● Ci sono scarse testimonianze sulle prime comunità, ma esse presto si
diffusero capillarmente, soprattutto grazie all’opera dell’apostolo Paolo,
l’”apostolo dei gentili”, che diffuse il messaggio di Cristo al di fuori della
Palestina, dando inizio alla sua reale diffusione, allora limitata, per
quanto radicata, a questa zona.
● In ogni caso la chiesa cristiana era ancora numericamente insignificante,
ma in grande espansione.
● Si trattò fin da subito di un’istituzione (con una forte gerarchizzazione),
non solo di un credo, grande differenza rispetto ai culti del passato.
○ Ci si riuniva per pregare sotto la direzione di epìskopoi, vescovi, eletti.
Il vescovo di Roma divenne il più importante e da questa carica
nascerà poi il papato.
○ L’istituzione era finanziata già grazie all’elemosina.
○ Questa struttura base è rimasta pressoché intatta fino ad oggi.
● Già dai primi secoli il battesimo venne introdotto nel cristianesimo.

Il distacco dalla società e le accuse


● La comunità cristiana era un gruppo separato, isolato, che appariva quasi
come una setta che seguiva norme proprie e si discostava dalla mentalità
comune, predicando anche una sorta di distacco dagli altri che fu alla
base, oltre che delle maldicenze popolari, delle accuse di odio humani
generis mosse dai tribunali romani.
● A confermare poi questi processi vennero altre ipotesi: che i cristiani si
abbandonassero ad orge, che fossero cannibali (si pensi alla comunione),
incesto (si chiamavano fratelli)...

Pag. 2
La nascita del cristianesimo – Colleoni Alessandro
● Inoltre il cristianesimo venne screditato dalle lotte che nacquero ben
presto all’interno delle famiglie tra convertiti e non.
● I cristiani divennero dunque capro espiatorio per Roma, essendo
impopolari sia tra le masse che alle alte cariche, e proponendo a loro
stessi di accettare qualunque cosa venisse dalla volontà di Dio senza
ribellarsi e considerando il pubblico martirio (letteralmente
testimonianza) l’atto più nobile possibile.
○ Si ebbero anche episodi di intolleranza popolare.

Tolleranza e repressione
● Nei primi periodi di diffusione lo stato romano, tradizionalmente
tollerante verso tutte le culture e tutte le religioni, lo fu anche nei
confronti dei cristiani, sebbene non lo fosse l’opinione pubblica.
● Tuttavia col passare del tempo il numero di cristiani aumentò
notevolmente, e questo iniziò a rappresentare un problema.
● Le persecuzioni quindi divennero sempre più diffuse ed accanite.
○ Perché lo stato romano perseguitò i cristiani?
■ Erano quasi uno stato dentro lo stato
■ Erano invisi al popolo
■ Rifiutavano di prestare servizio militare e percorrere il cursus
honorum
■ Rifiutavano i sacrifici e la venerazione nei confronti dell’imperatore
(crimine di lesa maestà)
○ Ma il cristianesimo era realmente un pericolo?
■ L’ideale diffuso dai cristiani era quello di una rivoluzione morale e
quindi, agli occhi romani, sociale, chiaramente a discapito del
sistema allora vigente e sulla base della pari dignità degli uomini.
■ In ogni caso ricordiamo la massima espressa dalla Bibbia: “date a
Cesare quel che è di Cesare”. Con questa affermazione Gesù voleva
far accettare lo stato di cose politico allora esistente, senza una
riforma sociale, e pare che almeno in parte questa ideologia fu
accettata dalla chiesa primitiva
■ E poi non vi era solo il cristianesimo a chiedere uguaglianza, si
pensi alla filosofia antica, tuttavia i cristiani mettevano in pratica
molte di queste idee.
● Da questo punto di vista possiamo dire che la nuova ideologia introdotta
dal cristianesimo contribuì almeno in parte a migliorare le condizioni di
vita delle classi inferiori.

Il contesto storico
● La nuova religione si diffuse anche perché andava incontro a esigenze
spirituali cui tentavano di rispondere anche altre correnti filosofiche ed
altre religioni; la religione romana tradizionale infatti, come quella greca,
trascurava completamente il rapporto individuale con la divinità,
mettendo tutto su un piano sociale.
● Questo bisogno venne delineandosi soprattutto nel III sec. d.C., periodo
di grave crisi nel mondo romano, non solo spirituale ma anche economica
e sociale.
● Questo spiega il progredire di altri culti, come quelli orientali di Mitra e

Pag. 3
La nascita del cristianesimo – Colleoni Alessandro
Iside, o la rinascita di antichi culti misterici come quello di Demetra o di
Dioniso, il tutto grazie anche all’infittirsi delle relazioni e del sincretismo
sempre maggiore fra i popoli dell’impero.

Filosofia e cristianesimo
● Già da tempo i colti si interessavano più alla filosofia che alla religione
ufficiale, reinterpretando quest’ultima sulla base della prima.
● Il dio dei filosofi era un dio unico, immateriale, lontano dal mondo e
perfetto, tutto il contrario delle divinità tradizionali latine e greche.
● Dopo un periodo in cui regnò lo stoicismo, il neoplatonismo si fece
avanti, a partire dal III secolo.
○ Il mondo non è altro che una copia sbiadita della realtà divina
○ Lo scopo della vita umana è liberarsi dalla materia perché l’anima
possa ricongiungersi purificata con il dio da cui era nata.
○ L’ideale di vita è quello ascetico e spirituale, alla ricerca dell’unica
verità, quella interna all’anima.
● Dapprincipio i cristiani rifiutarono influssi pagani di ogni tipo, ma la
filosofia diffusa fra le sfere più alte era di poco differente da quella
cristiana e già dal II sec. d.C. Capirono di aver bisogno di legarsi alla
cultura ed alla filosofia greche, divenendone in qualche modo i
continuatori.
● I cristiani quindi iniziarono a frequentare studi superiori per tentare una
sintesi di filosofia greca e teologia cristiana. Nacque quindi la filosofia
cristiana, grazie ai Padri della Chiesa, come Origene, Clemente di
Alessandria e soprattutto Sant’Agostino.

Pag. 4
La crisi nel III secolo – Colleoni Alessandro

La crisi dell’impero: il III sec. d.C.

Pag. 1
La crisi nel III secolo – Colleoni Alessandro
La crisi

Il rapporto città-campagna
● Chi viveva in città era erede della pòlis e ne condivideva i vantaggi:
persino gli stati più poveri erano in situazioni migliori di quelle dei
contadini di campagna.
● Nei villaggi di campagna infatti poco era cambiato dai primordi
dell’agricoltura, con le stesse tradizioni, la stessa lingua, ...
● Un motivo fondamentale del crollo dell’impero fu questo: le città non
seppero assimilare la campagna, ed anzi contribuirono ad impoverirla,
mettendo sempre più in crisi il rapporto città-campagna.
● La città era vista come la causa dello sfruttamento dei lavoratori,
attraverso i padroni o gli esattori, o ancora i reclutatori dell’esercito.
● L’aristocrazia cittadina infatti controllava gran parte della campagna, e
viveva della rendita dei campi, scegliendo di rifiutare anche la carriera
militare: l’esercito divenne di contadini.
○ Spesso accadde che in momenti di culmine di rabbia contadini
facessero razzie nei campi e nelle città che erano chiamati a difendere
come soldati.

Le classi dirigenti
● In questo periodo giunse a compimento un fenomeno iniziato secoli
prima: il declino dell’Italia.
○ In questo periodo in fatti l’esercito era composto quasi esclusivamente
da germani e altre popolazioni semibarbare, e le classi dirigenti erano
sempre meno romane, tant’è vero che molti imperatori di questo
periodo furono dei provinciali, e al potere vi furono dei provinciali
provenienti spesso dai bassi ceti contadini.
○ Non però per una lotta di classe, infatti se scoppiavano ribellioni o vi
erano richieste dei ceti più bassi si arrivava sempre ad un accordo

La crisi economica
● Le distruzioni provocate da incursioni, guerre, brigantaggio, pirateria e
pestilenze, nonché lo spopolamento delle campagne, ebbero come
conseguenza diretta una notevole diminuzione di produzione agricola,
con un conseguente aumento esorbitante dell’inflazione (il grano che nel
I sec. costava 7 dracme, all’inizio dell’III secolo ne costava 20, alla fine
120’000).
● In molte zone dell’impero si tornò al baratto.
○ Il commercio decadde, anche a causa della montante pirateria e
all’insicurezza delle vie di comunicazione, oltre ai grossi problemi nelle
tecniche di produzione.
● Quindi la disoccupazione aumentò enormemente, con il conseguente
aumento del proletariato urbano.
● Si diffuse quindi il colonato: i campi erano lavorati da contadini che non
possedevano la terra, ed erano completamente sottoposti al fisco ed ai
proprietari terrieri.

Pag. 2
La crisi nel III secolo – Colleoni Alessandro
I Severi e Massimino
● Nel 192, con la morte di Commodo per una congiura, era finita la
dinastia degli Antonini.
● Venne quindi proclamato imperatore Elvio pertinace, tuttavia il suo regno
fu brevissimo perché non fu gradito ai pretoriani che lo assassinarono e
misero all’asta l’impero.
● Vinse il ricco Didio Giuliano, tuttavia intervenne l’esercito, e alla fine il
generale Settimio Severo nel 193 prese il potere, iniziando la dinastia dei
Severi.

Settimio Severo (193-211)


● Era sempre stato un militare, e lo restò anche da imperatore, rafforzando
l’apparato bellico e favorendo i militari con doni e privilegi.
● Tuttavia questa politica portò al tracollo le finanze romane e portò allo
stremo l’economia.
● Per far fronte alle spese Settimio Severo dimezzò la percentuale di
argento presente nelle monete, svalutandole ma emettendone in
maggior quantità. Ovvia conseguenza fu un’inflazione galoppante.
● Questo principato rappresentò però una svolta nella politica romana: fino
ad allora gli imperatori erano stati imbevuti di cultura greca e
provenivano dall’aristocrazia liberale, ora giungeva al potere un gruppo
diverso.
○ Settimio infatti era di origini orientali ed aveva tradizioni di quelle
zone, come la fede nell’astrologia, completamente sconosciute all
maggior parte dei precedenti imperatori.
● La nuova dinastia quindi cercò anche di favorire ancor di più le province a
discapito di Roma, appoggiandosi a nuove classi sociali, allontanandosi
dalla cultura tradizionale e imponendo autoritarismi.
● Settimio tra l’altro difese ottimamente i confini settentrionali e furono
sconfitti di nuovo i parti.

Caracalla (211-217)
● Settimio Severo morì in battaglia e vennero proclamati imperatori i suoi
due figli, Caracalla e Geta, tuttavia la loro rivalità fece in modo che Geta
fu assassinato dai pretoriani.
● Caracalla per riconquistare la fiducia dell’esercito distribuì ingenti somme
ai militari e, perciò, dovette aumentare le tasse, specie per i senatori, a
lui avversi.
● Egli emanò l’importantissima Constitutio Antoniniana, nel 212, con cui
concesse il diritto di cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero.
● Morì ucciso dal prefetto dep pretorio Macrino, che si fece nominare
imperatore, tuttavia fu presto deposto e ucciso dai militari vicini ai
Severi, che tornarono al potere, con Eliogabalo, quattordicenne nipote di
Caracalla.

Eliogabalo (218-222)
● Eliogabalo fu in realtà una semplice marionetta della nonna Giulia Mesa,
della madre Giulia Soemia e della zia Giulia Mamea.
● Si favorì l’introduzione a Roma di riti orientali.

Pag. 3
La crisi nel III secolo – Colleoni Alessandro
● I costumi di Eliogabalo destarono scandalo: praticava cerimonie orientali,
si circondava di maghi, trascorreva giornate intere nell’ozio....
○ Il suo atteggiamento fu così anticonformista da attirarsi l’odio del
senato.
● Nel 222 i pretoriani si ribellarono, uccisero Eliogabalo, ne gettarono il
cadavere nel Tevere e si proclamò la damnatio memoriae1.

Alessandro Severo (222-235)


● Il trono passò quindi nelle mani del tredicenne Alessandro Severo che,
manovrato dalla madre e dalla nonna, instaurò ottimi rapporti col senato
e ridusse il potere dei militari.
● Si mantenne un clima orientaleggiante: conservava tra l’altro busti di
sapienti di tutte le epoche storiche, specie orientali e greci.
● Tuttavia i militari non erano disposti a rinunciare al loro potere, e
Alessandro, spinto da idee pacifiste, non era da loro ben visto, e fu quindi
assassinato insieme alla madre in un ammutinamento mentre si trovava
al confine nord per un’incursione germanica.

Massimino il Trace (235-238)


● L’esercito proclamò imperatore un centurione, Massimino, primo
imperatore barbaro.
● Egli aveva percorso la sua carriera solo nell’ambiente militare, a partire
dal grado di soldato semplice: d’ora in poi non furono più solo personaggi
d’élìte a prender parte alla vita politica.
● Si impegnò in estenuanti campagne a difesa dei confini settentrionali
dell’impero, tuttavia fu deposto e ucciso per una cospirazione di senatori,
cui egli imponeva gravosi tributi per sostenere gli oneri militari.

Una crisi politica e non solo: l’anarchia militare


● Finora lo stato aveva continuato a funzionare, tuttavia dopo la morte di
Massimino l’aristocrazia romana tentò di riprendere potere, ma non
emerse nessuna personalità in grado di prendere il controllo, e accrebbe
enormemente il conflitto fra senatori e militari.
● Quindi tra il 238 ed il 284 il potere passò di mano in mano.
● Questa incertezza istituzionale accrebbe la crisi economica, peggiorata
anche dalla situazione internazionale sempre in peggioramento, con
nemici che sconfinavano e devastavano indisturbati.
● Le magistrature furono completamente esautorate, i reparti dell’esercito
proclamarono imperatori i loro generali (21 imperatori di cui 19 uccisi
violentemente e 2 dalla peste).
● La situazione economica intanto si aggravò fino quasi al tracollo
dell’impero: le necessità militari richiedevano sempre più spese, ma
mancavano oro ed argento per coniare monete, e quindi si aumentarono
le tasse, e quindi l’inflazione e la svalutazione (nuove monete con meno
materiale prezioso), con gravissime conseguenze per la popolazione ed i
commerci.

1
Condanna per la quale il nome del condannato era cancellato da qualunque monumento lo
recasse, perché scomparisse dalla memoria collettiva

Pag. 4
La crisi nel III secolo – Colleoni Alessandro
● La peste inoltre per tutto il secolo rimase inarrestata, affiancata dalla
carestia, venendo meno la manodopera agricola. E mancarono anche i
soldati, con conseguente aumento delle scorribande barbare.

Frontiere a rischio e imperatori incapaci


● Le masse di germani premevano soprattutto sul Reno e sul Danubio,
spinte innanzi da migrazioni di altri popoli del centro Europa: i goti si
insediarono prima sul mar Baltico e poi all’interno dell’impero.
● Non fu un’invasione, ma un ondata migratoria di gente affamata e
disposta ormai a tutto.
● L’esercito romano fu quindi impegnato in un lavoro di forte
tamponamento, con enormi perdite umane e distruzioni.
● Inoltre si riaprì il problema dei parti, che sotto i Sasanidi divennero
sempre più forti, con un grande esercito.
○ Essi tentarono di conquistare Egitto e Siria, ma furono respinti, seppur
con molta fatica, dai romani.
● Quindi l’impero romano fu governato da Filippo l’Arabo, generale
originario di una tribù araba.
○ 248: giochi in memoria di 1000 anni di storia romana
○ I confini erano più estesi dell’epoca augustea, ma decisamente più
fragili: poco dopo i giochi i goti forzarono il limes e devastarono i
Balcani (Grecia inclusa).

Decio (201-251)
● Cercò di risollevare le sorti dell'Impero affidandosi al ripristino della
tradizione, ma la sua scelta non fu adatta ad uno stato che stava
cambiando.
● Sebbene avesse ben chiara la situazione mostrò di non essere
abbastanza versatile.
● La sua politica religiosa frazionò l'Impero e lui stesso, e non fu in grado
di contrastare i pericoli portati dalle invasioni germaniche; la sua stessa
morte in battaglia, per quanto eroica, dimostra i suoi limiti.

Valeriano (253-260)
● Figlio di Decio, morì catturato dai parti.

Gallieno (218-168)
● Riuscì, seppur a stento, a difendere l’Italia dai germani, ma non
restaurare l’unità dell’impero.
● Apportò un’importante innovazione: escluse i senatori dall’esercito,
dividendo anche ufficialmente carriera politica e militare.
● In questo periodo iniziarono a dichiararsi indipendenti alcune regioni,
quali le Gallie (imperium Gallorum), costutiuto da Gallia, Spagna e
Britannia, che tuttavia riuscirono a bloccare le avanzate oltre il Reno.
● In Oriente una dinastia locale riunì intorno alla città di Palmira una
coalizione di città romane con a capo Odenato e la moglie Zenobia che
riuscì a difendere l’impero dai Sasanidi.

Pag. 5
La crisi nel III secolo – Colleoni Alessandro
La ripresa di Roma
● I germani furono sconfitti in varie battaglie che riportarono i confini oltre
Reno e Danubio.
● A guidare questa ripresa vi furono due imperatori, ex-comandanti, di
origine balcanica: Claudio II (268-270), che annientò a Naisso un
esercito di goti, e Aureliano (270-275), che pose fine alla scissione
gallica, riunendo tutto l’impero.
● Aureliano era un duro generale che distrusse anche la città di Palmira nel
273 poiché si era ribellata.
○ Fece anche costruire a Roma una nuova cinta muraria.
● Durante la repressione della rivolta di Alessandria d’Egitto pare sia
scoppiato l’incendio che ne distrusse la biblioteca.
● Aureliano morì per una congiura nel 275.

Pag. 6
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro

La fine dell’Impero Romano d’Occidente

Immagine 1: L'impero romano d'Occidente (blu) e d'Oriente (verde)


Fonte:Wikimedia

Immagine 2: I regni romano-barbarici


dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente
Fonte: arsbellica.it

Pag. 1
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
La crisi del mondo antico

Un epoca instabile
● Con l’inizio del IV secolo si apre l’epoca tardoantica, caratterizzata
dagli eventi che portarono alla ormai inevitabile frattura rispetto all’epoca
antica, a livello:
○ demografico (popoli germanici all’interno del limes, crisi demografica)
○ economico (crisi dei commerci)
○ religioso (cristianesimo religione ufficiale)
○ sociali (regresso delle città)
○ politici (frattura e scomparsa dell’impero d’occidente)
● L’impero romano era ormai in disgregazione: le vie di comunicazione
erano allo sfascio, regni romano-barbarici si stavano formando in Gallia,
Spagna e Africa, la stessa Italia era minacciata...
● Nel 410 Roma fu saccheggiata, segno della fine definitiva della pax
Romana e per alcuni contemporanei della cultura stessa.

Novità nel cristianesimo


● Come disse Sant’Agostino, alla “città degli uomini” si stava sostituendo la
“città di Dio”, in cui il primato civile, culturale, religioso, politico e sociale
era cristiano: il mondo doveva essere governato dai “valori cristiani”.
● E i “barbari” spesso erano già essi stessi cristiani: i missionari cristiani
infatti iniziarono nel IV secolo ad andare oltre i confini imperiali a
diffondere il messaggio cristiano nelle tribù germaniche.
● Inoltre il cristianesimo accettò di incorporare l’eredità classica greca e
latina, grazie soprattutto all’opera dei padri della chiesa, volta soprattutto
in questo senso.
● La cultura di quest’epoca, trasmessa poi in quella medioevale, aveva
forma classica e contenuto cristiano.

Perdita di centralità del Mare Nostrum


● La stragrande maggioranza dei centri più importanti erano stati fino ad
ora sul Mediterraneo, ma a partire da questo periodo iniziò a sgretolarsi
l’unità formatasi a seguito delle guerre puniche e a prendere importanza
varie zone fino ad allora marginali, con i relativi popoli.
● La geografia europea apparve quindi fortemente mutata, fino ad arrivare
alla divisione tra Oriente ed Occidente: mentre il primo si allontanava
sempre più dal mos maiorum e dal controllo di Roma, il secondo
inglobava sempre più territori oltre il limes.
● L’asse politico quindi si spostò verso nord, e l’Italia ne divenne infine il
confine meridionale, e la cultura latina si impose ai dominatori germanici.

Diocleziano (284-305)
● In seguito a questa serie di fenomeni sembrò ritornata l’antica stabilità.
● Il potere passò nelle mani di Diocleziano, soldato di umili origini che
ripristinò l’ordine e la stabilità e che difese egregiamente i confini.
● Egli comprese che non era realistico tentare di riportare l’impero allo
stato del II secolo, e lo fece quindi basare su altre forze, iniziando la
strada per la monarchia assoluta.
Pag. 2
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
○ L’imperatore non fu più princeps senatus, primo cittadino, ma
dominus del popolo, in stato di sudditanza.
● L’imperatore quindi promulgava leggi senza dar conto a nessuno,
disponeva dell’esercito e di molti funzionari fidati che sorvegliavano per
lui l’impero.

Una politica di riforme


● Inoltre riformò l’esercito:
○ diminuì il numero di soldati per legione e aumentò quello delle legioni
○ divise l’esercito in truppe di frontiera (limitanei) e truppe da
combattimento (comitatus), stanziate oltre le retrovie e chiamate in
caso di necessità
○ aumentò gli investimenti militari, in un’epoca di regressi economici e
demografici

La tetrarchia
● Il territorio fu diviso in 12 diocesi che raggruppavano più provincie,
raggruppate in 4 regioni spartite tra uomini di fiducia dell’imperatore
(tetrarchia).
○ Diocleziano assunse il titolo di Augusto e scelse un altro Augusto,
infine nominò due cesari, che formarono la tetrarchia.
● Il sistema tetrarchico fu anche ideato per la successione al trono: era
previsto che ad ogni Augusto sarebbe succeduto il rispettivo Cesare.
● Inoltre si decisero quattro capitali vicino ai confini pericolosi: Treviri,
Milano, Sirmio e Roma, che rimase tuttavia capitale morale e sede
dell’imperatore effettivo, oltre che del senato, che diventò una specie di
consiglio comunale della città.
○ In questo modo inoltre l’imperatore affermava che non riteneva più
Roma centro dell’impero, ma solo uno dei centri.

La riforma fiscale
● Non essendo possibile tornare al passato, decise di far di tutto pur di
conservare l’esistenza dello stato romano.
● In quest’ottica capì la necessità di avere una fonte di introiti stabile per lo
stato, per avere un bilancio regolare, evitando quindi di confiscare in
caso di necessità i possedimenti dei ricchi o di imporre tributi
straordinari.
● Per ottenere questo doveva ottenere profitti fissi per pianificare gli
investimenti, decise quindi di imporre una quantità di tributi per ogni
regione, affidando ad ogni appezzamento di terra (iugum) un cittadino
(caput). Nelle città accadde lo stesso per i curiali.
● Pur ottenendo il risultato voluto, si fermò la mobilità sociale, rendendo le
professioni strettamente ereditarie.
● Inoltre, per mantenere lo stato di fissità si vietò di cambiare residenza,
facendo in modo che alla morte di un contribuente se ne sostituisse
sempre uno con gli stessi dovere (di regola il figlio).
● Per questa imposta stabilità nacque un diffuso malcontento sociale.
○ I privilegiati erano infatti una minoranza:
■ grandi proprietari terrieri

Pag. 3
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
■ funzionari
■ comandanti militari

Crisi economica e dirigismo


● Un apparato statale di enormi dimensioni esauriva completamente i
fondi.
● Le tasse erano opprimenti e le spinte a migliorare la produzione nulle.
● L’inflazione salì a tal punto che Diocleziano impose un calmiere su molti
prodotti.
○ Il risultato fu la sparizione delle merci su cui si era imposto il calmiere
stesso e la loro vendita al mercato nero ad un prezzo ancora
superiore.
○ Ogni provvedimento fu quindi revocato.
● Diocleziano in ogni caso tentò un’economia pianificata, cercando di
condizionare i prezzi e gli investimenti dei vari settori economici.
● Il risultato fu tuttavia catastrofico, poiché le vere cause erano altre:
○ la struttura statale vorace e parassitaria
○ il diffuso latifondo
○ la penalizzazione delle forze produttive
○ spopolamento e devastazioni provocate da guerre, pestilenze ed
incursioni barbare

L’ultimo persecutore dei cristiani


● Diocleziano voleva controllare ogni aspetto della vita, quindi il
cristianesimo rappresentava una minaccia, egli attuò quindi l’ultima
campagna di persecuzioni nei confronti dei cristiani.
● 303-304: distruzione delle chiese, proibizione dei riti, reclusione del
clero, esclusione dalle cariche pubbliche dei cristiani, distruzione dei testi
sacri, fine dei privilegi ai nobili cristiani.
● Seguì un’ondata di arresti e condanne a morte che tuttavia non
fermarono la diffusione sempre più capillare della nuova religione e
trovarono un’aperta resistenza.

Costantino (312-337)
● All’abdicazione di Diocleziano (305) il sistema tetrarchico si inceppò e vi
furono scontri fra Augusti e Cesari, che si conclusero solo nel 312,
quando Costantino sconfisse al Ponte Milvio (Roma) il rivale Massenzio.
● Infine nel 324 ad Adrianopoli egli sconfisse Licinio e concentrando quindi
su di sé tutto il potere imperiale.
● Fu l’ultimo grande imperatore di Roma, e tentò di riorganizzare la società
per avere uno stato centrale forte ed unitario, con un efficiente esercito,
e senza scontri politici, religiosi...

Costantino e i cristiani
● Costantino decise di puntare in questo anche sui cristiani, che erano
pacifici e ben organizzati, per cui con l’editto di Milano del 313 egli
proclamò la libertà religiosa. Sembra inoltre che successivamente si sia
convertito egli stesso.
● Inoltre i posti di rilievo vennero affidati sempre più a cristiani.

Pag. 4
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
● Sebbene però Costantino volesse controllare la chiesa, questa aveva una
struttura ben organizzata e presto chiese la sua autonomia.
● In ogni caso nel 325 egli presenziò al concilio di Nicea, dove si
condannarono come eretici gli ariani, che sostenevano la natura umana e
non divina di Cristo.

Una Nuova Roma


● 11 maggio 330: Costantino fondò Costantinopoli, sulle rovine di Bisanzio,
oggi Istanbul.
● Questa “Nuova Roma” era orientale e cristiana, dove Roma era legata
all’Occidente, al paganesimo ed all’antiquato potere del senato.

L’esercito
● Costantino si occupò anche di riorganizzare l’esercito: il nucleo centrale
divenne la guardia imperiale (comitatus, seguito), notevolmente
aumentata, mentre il resto dell’esercito venne sempre più ad essere
formato da barbari e controllato da generali barbari anch’essi.
● Quando morì Costantino la situazione esterna sembrava tranquilla e
l’esercito da lui riformato avrebbe assicurato per circa sessant’anni la
pace, ma poi non si sfruttarono queste risorse nel modo corretto.

Dopo Costantino: due capitali


● Dopo Costantino il potere passò ai figli Costantino II, Costante e
Costanzo.
● La capitale occidentale (della pars occidentalis) fu stabilità a Milano, a
Roma rimasero il senato e l’aristocrazia, mentre la capitale orientale
(della pars orientalis) divenne Costantinopoli.
● Poi Costantino II fu deposto e ucciso e i restanti si spartirono l’impero
fino a che anche Costante fu ucciso in una rivolta.

Giuliano l’Apostata (357-363)


● Come successore, Costanzo scelse Giuliano, abile generale che sbaragliò
gli alamanni nel 357 e fu proclamato imperatore dalle sue truppe.
● Egli si trovò quindi alla morte di Costanzo (361) unico imperatore.
● Giuliano era un’intellettuale di formazione filosofica che imitava Marco
Aurelio.
● Il suo breve regno fu incentrato sul tentativo di ritorno al paganesimo,
dopo che lui stesso era stato Apostata, ovvero sebbene fosse stato
educato come cristiano rifiutò questa cultura.
● Egli tentò di escludere la classe dirigente cristiana, e iniziò una guerra
che dimostrasse il potere dell’intervento delle divinità pagane contro i
persiani.
○ Egli giunse alle porte della capitale persiana, Ctesifonte, ma qui fu
costretto a ritirarsi e infine fu ucciso da una freccia in uno scontro.
● Il suo era stato un sogno che non sarà mai realizzato e abbandonato dai
suoi successori.

Gli unni
● Cominciarono ad affacciarsi ad occidente delle popolazioni che tentavano
Pag. 5
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
di scappare all’avanzata degli unni, popolazione nomade che si stava
espandendo nell’Europa orientale.
● In particolare i goti nel 375 si mossero verso il Danubio e chiesero di
essere ammessi all’impero romano.
● Il permesso venne accordato, nella speranza di usarli come cuscinetti nel
caso di un arrivo degli unni.
● Presto però si giunse ad un conflitto, e Valente (imperatore d’Oriente)
tentò di contrastarli, tuttavia ad Adrianopoli nel 378 avvenne una
catastrofe: i romani furono sconfitti sebbene in maggioranza numerica.
○ Era il segno della fine della loro supremazia tattica.
● I goti dilagarono ad Oriente e quasi entrarono a Costantinopoli.
● Si entrò in una gravissima crisi, tanto che i contadini si recarono dai goti
a consigliare le ville più ricche da depredare.

Teodosio (379-395)
● A questo punto venne eletto a Oriente Teodosio, che aveva sposato
Galla, figlia di Valentiniano1 e sorella di Graziano2.
● Teodosio cercò un accordo con i goti, che accettarono e si
acquartierarono nella zona del Danubio come alleati dell’impero.
○ Gli storici si sono divisi sull’analisi di questa scelta:
■ scelta obbligata portata avanti nel migliore dei modi
■ vero e proprio suicidio della classe dirigente romana
● All’inizio tuttavia sembrò funzionare, grazie alla formazione di una classe
dirigente goto-romana.
● Nel 380 Teodosio e Graziano pubblicarono l’editto di Tessalonica, che
rese il cristianesimo religione ufficiale dell’impero e pose le basi per la
cancellazione del paganesimo:
○ aboliti i giochi olimpici
○ confiscati i beni ai templi
○ vietati i sacrifici
● La reazione pagana portò ad una ribellione ed Eugenio, favorevole al
paganesimo, divenne imperatore, e nacque così l’unica guerra di
religione della storia romana, fra i due imperatori.
● Alla fine Eugenio fu ucciso nel 394 a Vilpacco (Slovenia), e Teodosio riunì
su di sé il potere imperiale.

Una nuova crisi politica


● Nel 395 morì Teodosio e l’impero si divise fra i due figli: Arcadio (a
Oriente) e Onorio.
● Iniziò quindi una grave crisi del potere imperiale, dovuta anche alla
progressiva perdita di importanza di questa carica.
● Il vuoto di potere che ne conseguì mise in agitazione i goti, che avevano
richieste sempre maggiori in cambio di rimanere calmi, in un momento in
cui le risorse statali andavano sempre più diminuendo.
● Il vero capo politico a Occidente fu Stilicone, ex condottiero di Teodosio,
ora magister equitum.
○ Egli costituì l’ultima difesa dell’impero occidentale, fronteggiando

1
Imperatore dal 364 al 365, durante la crisi politico-militare.
2
Imperatore d’Occidente contemporaneo a Valente

Pag. 6
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
anche i goti di Alarico.
○ Egli tuttavia non seppe sfruttare le sue vittorie, poiché aspirava ad
assimilare i goti e a porli come guardiani dell’impero.
● Intanto nel confine sul Reno i germani sconfinarono, e poi altri barbari
nelle Gallie e in Spagna.
● Prevalse allora la corrente antibarbara (guidata dall’imperatore Onorio)
che ottenne la condanna a morte di Stilicone (408), accusato di favorire i
barbari, decisione tuttavia quasi suicida, in quanto si uccise l’ultima fonte
di protezione per l’Occidente e di collaborazione tra goti e romani.
● Si giunse a tal punto che nel 410 Alarico scese in Italia e riuscì a
saccheggiare Roma.
● Il suo successore, Ataulfo, condusse i goti nelle Gallie e lì nacque il primo
regno romano-barbarico.

I vandali
● Nelle regioni occidentali dell’impero si stanziarono altre tribù germaniche,
spesso spinte anch’esse da altre come gli unni: non si trattava più solo di
attività predatorie, bensì di un insediamento fisso con la costituzione di
veri e propri stati.
● I vandali di Genserico riuscirono a penetrare in Africa e a conquistare
Cartagine e poi l’intera provincia (429).
● Nel 430 dunque l’Occidente era formato dall’Italia, parte delle Gallie e i
Balcani.

Gli unni
● Gli unni erano un popolo nomade asiatico che si era lentamente spostato
in Europa ed avevano soggiogato altre tribù germaniche.
● Attila, loro capo, assalì prima le regioni orientali e patteggiò poi una
tregua su lauto pagamento.
● In seguito si rivolse all’Occidente, e a Roma il comandante Ezio ottenne
l’alleanza dei visigoti con cui andò incontro ad Attila.
● La battaglia si svolte ai Campi Catalunici, nella Francia del nord, nel 451.
○ Dopo un estenuante scontro Attila fu sconfitto.
○ Ezio preferì tuttavia evitare di sconfiggere definitivamente gli unni,
perché questo avrebbe reso i visigoti arbitri della situazione.
● Attila così si ritirò, ma nel 452 riprese la via dell’Italia e nessuno poté
fermarlo, permettendogli di devastare il Veneto (le popolazioni locali si
rifugiarono sulla laguna creando la futura Venezia).
● Incontro ad Attila fu mandato papa Leone I e questi accettò.
○ Si prese a dimostrazione della potenza del cristianesimo.
○ In realtà vi erano ben altre ragioni, come una pestilenza diffusasi e
l’imminente arrivo dell’imperatore Marciano d’Oriente che li avrebbe
attaccati dal retro.
● Finì così l’impero unno.

Gli ultimi imperatori


● Il nuovo imperatore fu Valentiniano III, figura simbolica in quanto Ezio
deteneva realmente il potere.
● Ezio tuttavia fu ucciso da Valentiniano in una rissa, fatto che privò

Pag. 7
La fine dell’Impero d’Occidente – Colleoni Alessandro
l’impero del suo ultimo vero difensore.
● Nel 455 anche Valentiniano fu ucciso e finì la dinastia di Teodosio,
dinastia di inetti che rappresentavano lo stato dell’allora aristocrazia
romana.
● Nel secolo precedente l’impero era stato salvato dai militari, ora i militari
erano tutti barbari disinteressati alle vicende politiche.
● Dopo la morte di Valentiniano si creò un nuovo vuoto di potere di cui
approfittarono i vandali, che assalirono Roma nel 455 e la
saccheggiarono per 14 giorni di seguito.
● Poi il regno passò per molti imperatori, controllati dal capo dell’esercito
Ricimero, potente barbaro.
● Lo stato crollò sotto lo spopolamento, la mancanza di risorse e
l’impossibilità di scacciare i barbari, vandali in particolare.

Romolo Augustolo (475-476)


● Il potere giunse infine a un ex segretario di Attila, Oreste, che fece poi
acclamare imperatore il figlio, Romolo Augustolo, ultimo imperatore.
● Egli infatti regnò pochi mesi e poi fu deposto dal capo delle milizie
barbariche Odoacre (476) e infine esiliato.
● Successivamente nessuno poté essere nominato imperatore e Odoacre fu
nominato da Zenone, imperatore d’Oriente, governatore a suo nome
dell’Italia. Inoltre venne nominato “Re dell’Italia e dei Popoli Barbari”
(Italia, Sicilia, Dalmazia).
● Egli si comportò in modo completamente diverso dal resto della
tradizione romana, decretando in pratica la fine dell’Impero Romano
d’Occidente, tanto che la data è convenzionalmente considerata l’inizio
del Medio Evo.

Pag. 8