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FILOSOFIA POLITICA

Sintesi di PASSAGGIO A OCCIDENTE



CAPITOLO 1 NOSTALGIA DEL PRESENTE
1. Mundus e globus
I fenomeni politici della nostra epoca sono accompagnati da un mutamento nellordine delle cose. Il mondo
al quale cominciamo ad appartenere, uomini e nazioni, soltanto una controfigura del mondo che ci era
familiare.
Queste considerazioni, che paiono uscite allinizio del XXI secolo, sono state scritte nel 1928 da Paul Valry,
e poi raccolte con i suoi straordinari pensieri sulle grandi trasformazioni del periodo tra le due guerre in
Regards sur le monde actuel.
Il termine globalizzazione ha ormai oltrepassato lambito economico-tecnologico per investire le dimensioni
della societ e della politica, della religione e della cultura.
Quelle frasi di Valery contengono indicazioni teoriche preziose per identificare i tratti strutturali
caratteristici del Global Age. Linsieme di fenomeni che siamo soliti raccogliere sotto la voce globalizzazione
viene visualizzato dallangolazione prospettica di Valery a partire dai nuovi termini del rapporto tecnica-
politica.
I trends di trasformazione e di crisi del politico producono un mutamento nellordine delle cose, una
nuova struttura e configurazione globale del mondo:
Bisogna aspettarsi si legge sempre nella nota del 1928 che trasformazioni del genere
diventino la regola. Pi andremo avanti, meno semplici e prevedibili diventeranno gli effetti.
Solerti profeti ex post della condizione spirituale del nostro tempo si sono affrettati ad annunciare,
allindomani della tragedia dell11 settembre, la fine del lungo sciopero degli eventi, oppure la fine della
stessa globalizzazione. Ma si d il caso che essa venga intesa da alcuni come una dinamica di unificazione
delle condizioni materiali e integrazione delle culture coincidente in ultima analisi con la stessa storia del
mondo; da altri, invece, come una vera e propria discontinuit o rottura epocale.
Nel primo caso lodierna globalizzazione non sarebbe che lultimo capitolo della serie di globalizzazioni
successive che caratterizzano il processo di civilizzazione:
La globalizzazione ha osservato di recente Amartya Sen non un fatto nuovo
e non pu essere ridotta a occidentalizzazione.
Nel secondo caso, la globalizzazione rappresenterebbe al contrario una rottura tale da rendere obsolete le
categorie classiche della modernit filosofica e politica, che sarebbero ormai divenute per T. W. Adorno,
eccellenti cadaveri concettuali. Per i sostenitori di questa tesi discontinuista si dovrebbe a rigore
parlare dellavvento di unet globale strutturalmente e qualitativamente diversa dallet moderna.
Ci che nei paesi di cultura anglosassone si chiama globalizzazione e in tedesco Globalisierung viene reso
nelle lingue romanze con le espressioni mondializzazione, mondialisation, mundializacin e mundializao.
Si d il caso che la diversa radice dei termini mondializzazione e globalizzazione sia tuttaltro che
indifferente agli orizzonti simbolici da essi evocati. Inevitabile, per chi adopera il primo termine, il
riferimento al concetto di mundus, ossia a quel valore di mondo carico di una pesante storia semantica.
Altrettanto obbligato, per chi adotta invece il secondo, il rimando al simbolismo del globo, della sfera,
allidea della totalizzazione e della finitezza planetaria dei processi in atto. In breve, mentre la
mondializzazione evoca immediatamente temi e interrogativi classici di filosofia della storia, la
globalizzazione appare innanzi tutto faccenda da cartografi e navigatori.
1.1 Mundus
Canonico, se assumiamo il termine mondializzazione, il riferimento al passaggio depoca rappresentato
dallemergere, dal tessuto ancora descrittivo e sinottico della Universalgeschichte, del concetto di storia-
mondo (Welt-Geschichte): di una storia intesa come un processo orientato che si mondializza.
Gli esiti della filosofia della storia imperniata sulla categoria di Weltgeschichte presentano un profilo
ancipite: a seconda che li si assuma in chiave dissolutiva e irenica, oppure catastrofica. In una diversa
declinazione della tesi, la mondialisation du monde, realizzata dal cosmopolitismo della tele tecnica, si
presenta nella forma di un pensiero della fine. Fine sta qui per compiutezza: definitivo compimento di
quel processo di mondializzazione che coincide in tutto e per tutto con la Storia dellOccidente. La fine del
mondo segna piuttosto la fine di unepoca che ha interamente determinato il mondo e il senso, e che ha
esteso questa determinazione al mondo intero. La conseguenza di ci andrebbe rintracciata in una duplice
circostanza:
La prima appare stretta parente del commons sense: il mondo mondializzato sovverte la classica
divisione tra esterno e interno, scompaginando ogni linea di confine e di demarcazione tra
mondi che un tempo ritenevamo costitutiva del mondo.
La seconda si presenta invece in una veste filosoficamente sofisticata: venuta a cadere con la
divisione dentro/fuori la possibilit del rapporto con laltro, il mondo non ha pi senso, ma il
senso.
Mondo non dunque semplice correlato di senso ma strutturato come senso. E, per contverso, il senso
strutturato come mondo. Ragion per cui lespressione il senso del mondo, che d il titolo al libro di Jean-
Luc Nancy risulta, per ammissione dello stesso autore, unespressione tautologica.
Levento del mondo-senso segna, con lesaurirsi del regime dei significati, non solo la fine della traiettoria
della metafisica, ma anche il fine del Logos occidentale.
1.2. Globus
Inevitabile, se assumiamo invece il termine globalizzazione, il rimando allatto inaugurale della modernit
rappresentato dalla nuova immagine della terra come globo circumnavigabile e pianeta errante.
Nella Neu-Zeit tesi avanzata da Peter Sloterdijk in unopera tanto suggestiva quanto dichiaratamente
provocatoria (1998-99) il compito di produrre l immagine del mondo non spetterebbe pi ai metafisici,
ma ai geografi e ai marinai.
A partire dai viaggi di Colombo, tutti i punti localizzati nella rotondit circumnavigabile del pianeta hanno lo
stesso valore. Al pari della prospettiva rinascimentale, la convenzione cartografica delluniverso globalizzato
presuppone uno spazio infinito, indifferenziato e omogeneo, che d adito a continue localizzazioni
neutralizzanti.
Sostenere che la traversata oceanica di Colombo avrebbe trasformato lEuropa in Occidente e che la
compressione universale della Terra determinata dalla grande metafora globale si sarebbe prodotta
sotto il segno della tendenza atlantica rappresenta il punto davvio dei problemi cruciali che investono il
nostro presente.
A partire dal dato irrefutabile del processo di ovestizzazione, vediamo oggi emergere due ordini di
questioni: in primo luogo, la questione delle differenze interne al concetto di Occidente, il problematico
rapporto tra modello oceanico angloamericano e modello continentale europeo; in secondo luogo, la
questione relativa alla tenuta e plausibilit della coppia Oriente-Occidente.
Andare alla radice dei due termini appare una conditio sine qua non per portare al concetto di termine
globalizzazione senza per questo sacrificarne la ricchezza e polivalenza di significati. Un punto di svolta
decisivo per chiunque si ponga tale finalit rappresentato dal grande confronto sulla technische Zeit, sull
era della tecnica.
Dice Junger: il XXI secolo segner lavvento di una nuova era dei Titani, in cui il globo sar sottopoto a
uninaudita accelerazione sotto la spinta di una tecnica improntata in modo esclusivo allesattezza e alla
funzionalit, che relegher sempre pi ai margini tutte le forme di sapere umanistico, ritenuto inefficace e
superfluo.
Nelle sue punte pi ricettive e sensibili, tuttavia, il grande dibattito sulla tecnica suscitato dal Tramonto
dellOccidente di Spengler tendeva ad assumere il globale allinterno della crisi della mondializzazione.
Esemplari in questo senso per la loro straordinaria capacit anticipatrice, come gi si visto, le annotazioni
raccolte da Paul Valery in Regards sur le monde acque. Il tratto saliente di quelle riflessioni consiste nella
rilevazione di un campo di tensione bipolare tra globalit e mondo. Valery perviene alla conclusione che la
stagione della Frontiera, della dinamica espansiva della mondializzazione, di una storia-mondo fatta di
avvenimenti che si potevano localizzare, ormai giunta irrevocabilmente al termine. Comincia lera del
mondo finito.
Se, in senso lato, la secolarizzazione denota ogni processo di desacralizzazione, in senso stretto essa
designa un tratto caratteristico della modernit europea: la separazione di religione e politica sancita alla
met del XVII secolo dalla fine delle guerre civili confessionali e dallaffermazione della sovranit
intramondana dello Stato.
Il neologismo globalization fa la sua prima comparsa negli anni sessanta nellambito del diritto
internazionale, per indicare i nuovi termini del problema hobbesiano dellordine dopo la fine del modello
Westfalia, ossia di un assetto delle relazioni internazionali orchestrato dalle potenze europee e fondato
sullesclusione di aree, paesi e popoli non sovrani o a sovranit limitata.
La crucialit e delicatezza delloperazione teorica consiste nel fare interagire le due ottiche della
globalizzazione e secolarizzazione per sottrarle a due rischi opposti e speculari:
a) Il rischio che lomologazione e dellunificazione forzosa, latente nelle interpretazioni che asusmolo
la modernit come un piano universale dato, anzich come un campo problematico aperto e
conflittuale;
b) Il rischio della separazione e della dissociazione, proprio negli schemi interpretativi dualistici che
assumono lidea della mondializzazione in funzione di unimmagine essenzialmente dicotomica
della coppia globale/locale, intendendo il secondo termine come fattore meramente reattivo
rispetto alla dinamica espansiva della modernit.
Il doppio versante del rischio ben rapprese3ntato dalle antitetiche letture della globalizzazione fornite da
Francis Fukuyama e da Samuel Huntington. In breve: se per un verso la globalizzazione non deve essere
intesa come unomologazione universale sotto il dominio onnipotente della Tecnica e del Mercato
(Fukuyama) ma come una nuova interdipendenza economico-finanziaria e socioculturale dischiusa dalle
tecnilogie digitali del tempo reale, per laltro non pu essere neppure letta, secondo unottica
diametralmente rovesciata e altrettanto riduttiva, come uno scontro di civilt (Huntington), ma come una
faglia di tensioni conflittuali che attraversa tutte le civilt tagliando trasversalmente tanto il globale quanto
il locale.
Quanto pi la modernit si espande, diffondendo su scala globale leconomia e lestetica della merce, tanto
pi la societ occidentale viene permeata dalle alterit culturali.
Unificazione e differenziazione, espansione e contaminazione, ordine e conflitto. Sono questi restando sul
piano descrittivo - i due inestricabili lati della medaglia dellera globale.