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APPARATO CARDIOVASCOLARE E LAVORO

Non è frequente che le cardiovasculopatie siano determinate dall’attività lavorativa, mentre accade
spesso invece di dover verificare l’idoneità al lavoro di un cardiopatico.

VARIABILI CHE INFLUENZANO L’APPARATO CARDIOVASCOLARE

- Agenti fisici
- Agenti chimici
- Variabili psicosociali
• Intrinseche al lavoro
• Condizioni ergonomiche e ambientali
• Turni
• Carico di lavoro
• Compiti lavorativi
• Livello di pericolosità
• Sedentarietà
• Legate alla carriera
• Incongruità di stato (mansioni al di sopra o al di sotto del livello
culturale del soggetto)
• Livello retributivo
• Prospettive professionali
• Organizzative
• Relazionali
• Compagni di lavoro
• Dirigenti
• Pubblico

Le variabili psicosociali interferiscono con l’apparato cardiovascolare poiché generano stress, che
può arrecare danno in due modi:
• Indiretto: c’è alterazione del comportamento (può riguardare dieta, alcool,
fumo, sedentarietà) con aumento dei fattori di rischio
• Diretto: si ha attivazione neuroendocrina che favorisce l’ipertensione,
l’aterosclerosi, la coronaropatia

Oltre a queste variabili, devono essere considerati altri fattori:


- Valutazione funzionale cardiovascolare del soggetto
- Valutazione prognostica della cardiopatia eventualmente presente
- Inserimento lavorativo del cardiopatico

VALUTAZIONE FUNZIONALE

Il parametro più usato è la potenza aerobica (consumo massimo di ossigeno in corso di lavoro
muscolare), che si misura con il test cardiopolmonare, una prova da sforzo su tappeto o cyclette che
misura anche ossigeno e anidride carbonica respiro per respiro. Col test si può:
- Quantificare la capacità di lavoro
- Differenziare dispnee cardiache da dispnee polmonari
- Verificare la causa di interruzione precoce del test (esaurimento muscolare, malattia
cardiopolmonare, simulazione)
Altri parametri utilizzabili sono VO2max (il consumo di ossigeno al culmine dello sforzo) e
VO2AT (il consumo di ossigeno alla soglia anaerobica, la soglia oltre la quale si comincia a
produrre acido lattico). Questi ultimi due parametri sono compresi nella classificazione di Weber:

Classe VO2max VO2AT Clinica


A >20 >14 Classe I NYHA
B-D ? ? ?
E <6 3-4 Classe IV NYHA

VALUTAZIONE PROGNOSTICA

Vari studi hanno cercato di individuare i parametri più importanti da considerare, che devono
portare ad una stratificazione del rischio ed un successivo giudizio di idoneità basati sui seguenti
fattori:
- Mansione del soggetto e incidenza funzionale della cardiopatia su di essa (es. un impiegato avrà
meno problemi di uno spaccatore di pietre)
- Stabilità clinica della malattia e stima della probabilità di nuovi eventi
- Definizione della ipersuscettibilità del cardiopatico al lavoro sulla base della diminuzione di
performance e sull’aumento della probabilità d’insorgenza di nuovi eventi acuti (favoriti dal
lavoro sulla patologia di base)
- Analisi dei compiti e dell’ambiente di lavoro

In definitiva si deve stimare la congruità della prestazione richiesta con la capacità funzionale del
soggetto, tenendo sempre conto dell’ipersuscettibilità del cardiopatico.

L’ipersuscettibilità dipende dal tipo di cardiopatia alla base:


- Cardiopatia ischemica, valvulopatie, cardiomiopatie determinano ridotta tolleranza allo sforzo
- Cardiopatia ischemica, cardiomiopatie, WPW, sindrome del QT lungo determinano rischio
aritmogeno (in particolare se aumentano in circolo le catecolamine)
- Protesi valvolari, fibrillazione atriale, dilatazione del ventricolo sinistro determinano rischio
emorragico da uso di anticoagulanti orali

INSERIMENTO LAVORATIVO E GIUDIZIO DI IDONEITA’

Non esistono criteri normativi di consenso che supportano il processo decisionale: alla fine è il
medico a decidere. Sulla decisione influisce anche il pericolo che si può concretizzare sull’ambiente
di lavoro:
- Pericolo per sé:
o Lavoro in ponteggi
o Rischio di ferite
o Lavoro agricolo
o Attività di vigilanza
o Lavoro notturno
- Pericolo per gli altri:
o Autista
o Controllore di volo
o Controllore di centrali termoelettriche
o Operaio di gru
Esempi di requisiti per l’idoneità alla guida nelle principali cardiopatie:
 Coronaropatia
o Stabile
o Fattori di rischio controllati
o Classe funzionale A
o Non aritmie inducibili
o Non ischemie inducibili
 Ipertensione
o PA buona sia con controllo singolo, sia con monitoraggio continuo
o Non cardiopatia ipertensiva
o Test ergometrico normale
 Cardiomiopatia dilatativa
o Classe funzionale A
o Frazione di eiezione >0,4
o Non aritmie
 Valvulopatie
o Ritmo sinusale
o Classe funzionale A e NYHA I
o Valvulopatia lieve all’ecodoppler
 Cardiopatie congenite
o Aorta bicuspide non stenotica
o DIA operati precocemente
o Tetralogia di Fallot operata precocemente e in classe A

Bisogna comunque sempre tenere presente che:


- Può esserci aumento del rischio di disabilità improvvisa
- Un malore può esporre a pericolo numerose altre persone, se chi ne è colpito ricopre un ruolo di
responsabilità
- È difficile il reinserimento al lavoro

Parlando delle vere e proprie cardiopatie professionali, la grande diffusione nella popolazione
delle macroangiopatie, la mancanza di specificità delle forme professionali, la grande quantità di
fattori di rischio non correlati al lavoro determinano notevole difficoltà per la diagnosi differenziale
con le forme non professionali. Possono venirci in aiuto:
- Criterio epidemiologico
- Riproducibilità sperimentale
- Specificità e peculiarità del quadro clinico (quasi mai presente)

L’azione aterogena può essere:


 Generica (agenti che favoriscono lo sviluppo di fattori di rischio)
 Specifica (agenti che intervengono in modo diretto)

Fattori in grado di determinare cardiopatie professionali:


 Agenti fisici
• Agenti termici (freddo scatena l’angina; in generale si pensa ad un’azione
proaterosclerotica diretta da parte di questi agenti)
• Radiazioni ionizzanti (vasculopatie polidistrettuali per azione aterosclerotica
con meccanismi non noti)
• Radiofrequenze e microonde (danno ai centri ipotalamici con possibile
ipertensione)
• Elettricità (angiospasmo, coagulazione intravasale, aritmie; colpite
soprattutto le coronarie ma anche altri distretti)
• Rumore (accelerazione dell’aterogenesi: iperlipidemia, ipertensione;
determina anche iperaggregabilità piastrinica)
• Vibrazioni (azione traumatica diretta con occlusioni di tipo trombotico)

 Agenti chimici
• Piombo e Mercurio (determinano alterazioni vasali renali, cerebrali,
coronariche, agli arti inferiori; l’azione del piombo è aterogena tramite l’alterazione
del metabolismo lipidico, il danno di parete da angiospasmi ripetuti, l’ipertensione sia
per il vasospasmo sia di tipo nefrogeno per azione sulle arteriose renali)
• Cadmio (miocardiopatia; azione aterogena; ipertensione)
• Antimonio, arsenico (vasculolesività)
• Solfuro di carbonio (azione aterogena per la quale è usato negli animali da
esperimento; diminuzione fibrinolisi; interferenza con metabolismo delle
catecolamine, dei lipidi, dei glicidi; iperaggregazione piastrinica; alterazione della
funzione tiroidea; ipertensione)
• Cobalto (proaterosclerotico)
• Litio (proaterogeno sui distretti splancnico e cerebrale; angiospasmo da
astinenza)
• Monossido di Carbonio e Cloruro di metilene (proaterosclerotici per
alterazioni lipidiche, danno di parete, iperaggregabilità piastrinica; colpite soprattutto
le coronarie)
• Nitroglicerina (la continua esposizione porta ad alterazioni vascolari
coronariche e cerebrali)