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Prefazione al volume: Bin Kimura Scritti di Psicopatologia Fenomenologia Giovanni Fioriti, Roma, 2005 Arnaldo Ballerini Introduzione di Mario

Rossi Monti E stato recentemente pubblicato in italiano un libro di Bin Kimura intitolato Scritti di Psicopatologia Fenomenologia (Giovanni Fioriti, Roma, 2005). Bin Kimura un compositore musicista che, dopo essersi laureato in medicina in omaggio ad una tradizione familiare che vedeva in lui il trentaseiesimo medico, ha cominciato ad appassionarsi alla psicopatologia fenomenologica dal momento in cui stato coinvolto nella traduzione in giapponese dellopera Schizophrenie di Ludwig Bisnwanger. La lettura dei casi Ilse, Ellen West, Jurg Z_nd, Lola Voss conferma Bin Kimura nella sua vocazione psichiatrico-clinica e psicopatologica. Nel contatto col mondo della schizofrenia, scrive Bin Kimura, lesperienza musicale svolse una funzione fondamentale: quando incontravo uno schizofrenico io cercavo di insinuarmi in una fenditura attraverso i diversi sintomi che si mostravano alla superficie per penetrare nello spazio segreto che vi era dietro. Io mi trovavo allora in un luogo che mi appariva come il mio proprio luogo. Questo spazio segreto era la casa di dietro-il-mondo della mia propria esistenza. Del resto, come illustra bene Henri Maldiney in un saggio posto a conclusione del volume, luomo che il soggetto della psicosi non pu essere ridotto a stato di oggetto della psichiatria. Per Binswanger e Kimura la malattia mentale non una aberrazione della natura ma una forma di esistenza in eccesso o mancata, le cui condizioni di possibilit e, perci stesso, il principio di intelleggibilit sono inscritti nella costituzione di noi tutti. Il concetto di dissoluzione della coerenza della esperienza naturale di Binswanger e di crisi della evidenza naturale di Blankenburg costituiscono il fondamento del modello di fenomenologia patogenetica della schizofrenia di Bin Kimura. Il volume corredato di una Presentazione della edizione italiana di Arnaldo Ballerini (cui va anche il merito del difficile lavoro di traduzione dal francese), di un saggio di Henri Maldiney, di un riassunto della Autobiografia di Bin Kimura e di una splendida Postfazione per la edizione italiana, intitolata Verso una psicopatologia della prima persona, nella quale lAutore raccorda il suo contributo pubblicato in francese nel 1992, con lattuale dibattito intorno al ruolo della teoria della mente nella schizofrenia. Riproduciamo con il permesso dellAutore e delleditore, che ringraziamo, la Presentazione della edizione italiana di Arnaldo Ballerini.

Presentare ai lettori interessati di psicopatologia la serie di testi di Kimura Bin raccolti nell edizione in francese di questo libro, non facile per la profondit e talora iniziale difficolt del suo pensiero, cos originale e che coniuga il grande spiritualismo della cultura religiosa e filosofica giapponese alla grande cultura occidentale. E certamente un testo da meditare e che fornisce un approccio nuovo alla illuminazione dei vari modi di essere nella follia e al senso stesso che essa pu avere. Cos pu sembrare inappropriato andare con la mente al pensiero, ai temi e alle tesi, illustrate dai maggiori psicopatologi occidentali. In realt proprio questo aiuta a penetrare nella originalit di Kimura Bin, e del resto lui stesso fa frequenti riferimenti a pensatori delloccidente, da Aristotele, a Kant, a Vico, a Husserl ed Heidegger, a v.Weitzscker ed altri, e a psicopatologi quali, Binswanger, v.Gebsattel, Tellenbach, Blankenburg, ed altri. Cosicch la originalit delle sue illuminazioni fenomenologiche sui modi di essere umani si sviluppa e si articola anche in rapporto a questi grandi autori. << Il tentativo di Kimura Bin - ha scritto H.Maldiney - dello stesso ordine di quello di L.Binswanger, il cui proposito costante stato di basarsi sulla dimensione propriamente umana nella esplorazione, nella comprensione e nel trattamento dei disturbi psicotici...Per L.Binswanger e per Kimura Bin la malattia mentale non una aberrazione della natura ma una forma di esistenza in scacco o in carenza, le cui condizioni di possibilit e, perci stesso, il principio di intelligibilit sono inscritti nella nostra costituzione comune a tutti >>.

Kimura Bin, professore di psichiatria allUniversit di Kyoto, ben noto in Europa, per esempio attraverso la presentazione di alcuni dei suoi libri in Francia, quali gli Ecrits de psychopathologie phnomnologique (1992), La psychopathologie de la contingence ou la perte du lieu che le schizophrne (1997), L Entre (2000), e di saggi come Cogito et Je (1997); ma sovrattutto egli occupa un posto di primo piano per il suo profondo contributo a quella psicopatologia fenomenologica che ha in Heidelberg uno dei suoi centri pi importanti. Ascoltare nei congressi, a Parigi come ad Heidelberg, le letture magistrali tenute da Kimura Bin vuol dire rendersi conto della sua originalit di pensiero che affonda le radici, come ho ricordato, tanto nella psicopatologia e filosofia europea quanto, e in maniera decisiva, nella filosofia giapponese, e forse il suo percorso di psicopatologo non pu essere compreso che in parallelo con il suo personale percorso zen, portato avanti come scrive nella sua autobiografia durante gli anni di soggiorno di studio a Monaco. Conoscerlo personalmente suscita la profonda impressione di una atmosfera di gentile disponibilit, di grande cultura, e non solo psicopatologica, ed assieme di calda cordialit. E nel contesto della psicopatologia tedesca che Kimura Bin incontra gli scritti e le persone pi significative di quella cultura. Egli elabora fin dallinizio della sua prassi di psichiatra un ricerca fenomenologica della schizofrenia che prende in considerazione la alterazione del pricipio di realt, del sensus communis, che regola gli aspetti della quotidianeit delluomo normale nel suo mondo: individualit dellindividuo, identit dellindividuo e unicit del mondo. Ovviamente vi sono punti di consonanza con le ricerche di autori come Minkowski, Binswanger e sovrattutto Blankenburg, al quale egli tuttavia contesta di aver pi centrato il suo studio sulla fenomenologia della schizofrenia che sulla sua origine: <<il mio sguardo si posava pi sullautismo che sul delirio, pi sulla struttura dellesperire che sul contenuto esperito e pi sulla crisi della identit, della ipseit dell io nella ada con laltro, che sul disturbo dellio solipsistico>>(Kimura Bin). Kimura Bin cio attratto non solo e non tanto dal fenomeno psicopatologico in s, dalluniverso psicotico nel suo aspetto fenomenico, ma dalle condizioni del suo apparire, in ci riprendendo quella interrogazione che fu proprio di Minkowski il quale scriveva che tentare di risolvere un problema psicopatologico significa retrodatarlo, <<perch spiegare un fenomeno in fondo conoscere la sua preesistenza>> (E.Minkowski), e su quale sia il minkowskiano disturbo generatore che regge ed organizza i modi patologici di esistenza. Ma indagare sulla preesistenza, rispetto alle psicosi sintomatiche, di modi organizzati dellesperire, significa sul piano clinico rivolgere lattenzione al tipo di personalit premorbosa e ai suoi elementi costitutivi. Queste strade di ricerca hanno da tempo percorso la psichiatria, e basterebbe ad illustrarle la linea di pensiero che va dallantica idea <<che la follia non niente pi che lesagerazione del carattere abituale>> (B.A.Morel, 1860), ai famosi contributi di E. Kretschmer (1918,1930) sulle tipologie temperamentali prepsicotiche (dal cicloide allo schizoide al sensitivo), alla tesi di W.Janzarik sul difetto precorritore nella schizofrenia (1968), alla individuazione del typus pre-melanconico (H.Tellenbach, 1974), alle ricerche del gruppo di G.Huber (1983) sui Sintomi-Base, cio su fenomeni esperiti a monte di psicosi clinica, per non citare che alcuni AA. classici, ed infine a tutta la gamma della ricerca attuale nellambito della teoria e della clinica della vulnerabilit pre-psicotica. Nel centrare il disturbo schizofrenico sulla crisi dellio nellintersoggettivit, Kimura Bin fa riferimento ad una concezione propria della cultura giapponese, per la quale lessenza della identit del soggetto ada, il fra della presenza umana, lo spazio nel quale il s incontra sia se-stesso che laltro. Ada la dimensione primaria dellincontro con la alterit dellaltro, una differenziazione assieme intra-soggettiva e inter-soggettiva. Per Kimura Bin ada significa quindi anche una differenza interna al s, lincontro con ci che non il s ed tuttavia al fondo del s, una costituzione dellio soggetto da parte dellassolutamente estraneo. In ultima analisi, il S (mizukara) e la Natura (onozukara), il s-stesso e il da-s-stesso, hanno una origine in comune, e il s interiore autentico sorge in una relazione o differenza interna, nell ada di mizukara e onozukara. E stato osservato (C. Vincent, 2000) che Kimura Bin sottolinea il valore dellassolutamente altro nella costituzione del s individuale, e se questa sorta di contraddizione non ha potuto essere superata, come accade nello schizofrenico, lAltro diviene allora minaccia, rischio di depossessamento del s ed effettiva invasione da parte dellalienit dellaltro, come dimostrano le tipiche esperienze schizofreniche di influenzamento.W. Blankenburg scriveva a proposito dellAltro che <<nella costituzione trascendentale laltro appare a due riprese>>: come co-costituente lintramondanit e perci stesso anche levidenza naturale del Dasein umano, e come costituito nella quotidianeit del vivere. Anche se Kimura Bin non ritiene necessario ricorrere alla tesi husserliana dellio trascendentale, sembra evidente che le due posizioni confluiscono nel conside-

rare la carente fondazione primaria dellaltro nella soggettivit come fonte del problema che laltro, come un innaturale enigma, rappresenter per lo schizofrenico, che anzi Blankenburg vede in ci lautismo colto statu nascendi, <<l dove lio empirico si mette in dovere di assumere il compito dellio trascendentale>> (W.Blankenburg). E il disturbo che ne deriva non tanto, scriveva D.Cargnello sulla scia di L.Binswanger, un eccesso quanto una mancanza di distanza io-altro, per cui laltro continuo pericolo per la soggettivit schizofrenica; si attua cio un processo di mondificazione dellio autistico che schiaccia la persona schizofrenica quale individualit e soggetto, per cui la famosa assenza di contatto, cos acutamente esperita da chi incontra lo schizofrenico, pu ben essere lestrema difesa di una soggettivit assediata. Per Kimura Bin lindividuo non pu quindi essere visto come una monade isolata instaurante successivamente una relazione con gli altri, <<al contrario l ada interpersonale primaria e solamente in seguito si attualizza sotto la forma del s stesso e degli altri. L ada non una semplice relazione che mette in rapporto delle esistenze separate, ma il luogo originario e comune de queste esistenze multiple>> (Kimura Bin), <<perch - cita lA. dal filosofo K.Nishida - nel fondo del s, c laltro e nel fondo dellaltro, c il s....Che io veda laltro assoluto nel mio io significa che io vedo me stesso vedendo laltro assoluto, cos che si stabilisce la coscienza del s individuale>>. Il luogo della ricerca appartiene dunque allordine dell<<homme situ>>, direbbe Minkowski, ove ci che conta la specifica configurazione dei rimandi fra il S e il Mondo nella sua fondamentale struttura intersoggettiva. Laccento su di una psicopatologia <<...fondata non pi n sulla terza persona n sulla prima, ma... sull io e tu, cio sul fondamentale incontro umano.>> (E.Minkowski), e non a caso Kimura Bin cita fra gli aspetti al centro della sua attenzione per la schizofrenia il fenomeno dellautismo, che pu appunto essere visto come una basica difficolt nella costituzione dellAltro. Per lA. le turbe schizofreniche dellidentit dellio appaiono, eziologicamente e fenomenologicamente, attraversate interamente dai disturbi dellincontro ed egli drasticamente scrive: <<Di fatto, se non ci fosse lintreccio delle relazioni interpersonali, non ci sarebbero schizofrenici>>. La insufficienza nella costituzione intra-soggettiva del s-stesso corrisponde a un problema nella costituzione inter-soggettiva del s-stesso. Ada designa dunque una distanza, uno spazio, fra lio e il tu, ma anche designa le loro relazioni sociali e affettive. In un testo (Aida, 1988) Kimura Bin si riferisce al pensiero di Martin Buber (<<..questo campo ove si dispiega lesistenza umana... ci che io chiamo fra-due (Zwischen)... larche-categoria dellesistenza umana >>, M.Buber) e se ne differenzia scrivendo : <<laltro ..prima di divenire un tu un altro terrificante che destabilizza la mia soggettivit >>. Quando ada e la distanza non si stabiliscono, nemmeno il s si costituisce: e il vissuto schizofrenico di usurpazione da parte dellaltro <<... vuol dire che lassolutamente altro, attraverso il quale il s dovrebbe costituirsi ...gioca un ruolo meno come fondamento del s, che come fondamento dellaltro... lipseit ... perduta e colmata di alterit... La schizofrenia deve anzitutto essere compresa come modo di essere dovuto al carente esercizio dellassolutamente altro che il luogo della costituzione del s >>(Kimura Bin). Oggid la fenomenologia, almeno nel suo aspetto genetico, rivolge grande attenzione al disturbo dellintersoggettivit, non quale semplice ed ovvia ricaduta dei sintomi schizofrenici nelle relazioni interpersonali, ma come patogenesi del disturbo stesso, considerando che la presentificazione originaria dellAltro ( risolta nel concetto di empatia, da E. Husserl e da E.Stein) co-costitutiva della stessa ipseit e della naturalit del common sense. La meditazione sul rapporto degli organismi viventi con il fondo della vita percorre il pensiero di Kimura Bin (<<ma come si articolano il soggetto in quanto rapporto al fondo della vita e il soggetto come principio di incontro con il mondo ? >>) (Kimura Bin). Cio per luomo si tratta di connettere la dimensione dellesistenza a questo fondo vitale e il fallimento di tale compito segna le condizioni psicopatologiche. In un suo testo (intitolato Aida, e tradotto in francese come LEntre) con una mirabile sensibilit musicale lA. prende esempio da una esecuzione musicale: <<... il musicista coglie questa ada come interna alla sua soggettivit ma la trova nello stesso tempo allesterno con gli altri musicisti >>. Kimura Bin incontra il concetto di common sense proprio in relazione alla tesi del rapporto della presenza umana con il fondo della vita e riferendosi alla distinzione husserliana fra noesi come atto della coscienza costituente e noema come oggetto costituito nella coscienza, definisce l ada come nella sua essenza un atto realmente noetico di incontro con il mondo: incontro che se mediato dai cinque sensi presuppone un sensus communis pi elevato, un ada metanoetica che mantiene il rapporto del soggetto al fondo della

vita: il sensus communis, che si manifesta in ciascuno dei cinque sensi, come <<il senso pi fondamentale che orienta latto noetico verso il mondo>> (Kimura Bin). Lautismo, visto secondo una lunga tradizione oggi rinnovata, come carenza di sintonia (attunement) con il mondo interpersonale, in essenza significa un difetto o una difficolt o fragilit nella costituzione dellAltro (A.Ballerini,2002). E da questa operazione costituente, pre-verbale e pre-cognitiva, che discendono aspetti indicabili, a seconda dellangolatura di studio adottata, come sintonia interpersonale, common sense, competenza sociale, etc. che sono tutti i luoghi della vulnerabilit schizofrenica. E la carenza di questa operazione, quella che costituisce nel s-stesso un soggetto altro-da s, rende assai posticcia la rete sociale per la persona schizofrenica che, come tutti, pur vive in essa. In questa maniera di essere, siglata dal fenomeno dellautismo, il self sociale (W.James), come modo di esser percepiti ed autopercepirsi in rapporto al contesto sociale, non pu che essere precario, perch precaria per la persona la intersoggettivit del mondo e quindi lidentit come ruolo un esercizio difficile e problematizzante. In fondo lidentit come S nel contesto intersoggettivo ci garantisce la fruibilit di ci che si indica come common sense, come naturalit dellevidenza ; o viceversa, il che lo stesso. Se per common sense, per ovviet del suolo tacito del mondo intersoggettivo nel quale la nostra presenza prende significato interpersonale, non intendiamo certo delle opinioni condivise, ma un accordo con il fatto che la presenza umana si attualizza in un contesto condiviso. Anche il rivoluzionario pi radicale deve avere queste basi, se non vuole esser sterile e intende veramente cercare di cambiare il mondo. Nella precariet di queste basi, nella persona pre-schizofrenica, la costruzione della identit personale avviene con lo scarso o impossibile sostegno della continuit fornita dai processi sociali di assunzione di ruolo, che presuppone un margine di identificazione sintonica su come gli altri ci vedono e ci definiscono. In questa situazione di esitenza il Se stesso come un altro di P.Ricoeur portato allestremo, e non solo la persona non si riconosce una identit come gli altri la definiscono, ma in continua ricerca di un essere-se-stesso per se-stesso. Ci fa parte dello spostamento della mente schizofrenica da un piano di tacita ovviet verso una angosciosa riflessivit simultanea al suo esperire, affacciandosi a problemi propriamente ontologici, che concernono la costituzione del soggetto. << La certezza del io sono me-stesso - scrive Kimura Bin nel saggio Cogito et Je, 1997 - bench abbia molta evidenza per la maggior parte degli uomini, non si costituisce sufficientemente nello schizofrenico, nella misura nella quale egli si sforza senza tregua in una riflessione eccessiva e dolorosa sul lui-stesso>>. LA. osserva che fino ad oggi la psicopatologia fenomenologica della schizofrenia non si rivolta al problema della sua patogenesi, ma si essenzialmente consacrata alla descrizione del mondo soggettivo e dei comportamenti del paziente la psicosi del quale gi manifesta. Ma << E principalmente nel disturbo del me come me-stesso o della ipseit dellio che essa [la psicopatologia] ha potuto cogliere il cambiamento pi essenziale della schizofrenia...Questa specificit della schizofrenia consiste innanzitutto nel fatto che il paziente non pu determinare la rappresentazione delle cose come rappresentate da lui-stesso; in altre parole , levidenza di una appartenenza all io del mi sembra che come inscritta nel cogito [cartesiano] perduta...>> (Kimura Bin). Un altro grande filone di ricerca di Kimura Bin si rivolge alla temporalit, al tempo come costitutivo dei vari modi di essere. L A. pone una distinzione, che giudica essenziale, fra coscienza del tempo e vivere il tempo, fra - come egli scrive - il tempo esperito (temps prouv) e il tempo vissuto (temps vecu, nella versione francese, che adotta, senza dirlo, un celebre titolo che fu di E.Minkowski). La caratterisica del tempo vissuto che esso non necessariamente esperimentato nella coscienza nelle forme patologiche quali sensazioni di alterazione del flusso del tempo, come ad esempio pu avvenire nella melanconia o nella mania. In altri termini nel caso del tempo vissuto, scrive lA., il tempo <<non necessariamente costituito noematicamente quale oggetto dellintenzionalit...si tratta piuttosto del processo formatore della temporalit che del suo esperito. Essere-il suo-proprio-esser-l equivale dunque a esistere il suo proprio mondo e a vivere il suo proprio tempo. In questo senso le espressioni: lessere-l-proprio e tempo vissuto esprimono la stessa cosa>>. Per Kimura Bin essere coscienti del flusso temporale e vivere il tempo sono due eventi del tutto diversi nella loro costituzione ontologica. Il tempo vissuto entra nella costituzione del s, e <<...le diverse dimensioni del tempo sono simultaneamente delle maniere di essere s-stesso...Ciascuno di noi vive il suo esser-l temporalizzandolo a suo proprio modo... E precisamente questa molteplicit della costituzione temporale ontologica dellessere-s-stesso che la psicopatologia clinico-antropologica pu mettere in evidenza>> (Kimura Bin).

Riprendendo, non esplicitamente, un concetto caro alla psicopatologia post-binswangeriana, quello della proporzione per cui i modi di essere patologici lo sono in quanto sproporzionati, Kimura Bin ci avverte che non possiamo stabilire dei limiti troppo netti fra la varie dimensioni della temporalit (presente, passato, futuro) quali si riflettono nei diversi stili di personalit, in quanto ognuno fruisce delle tre modalit di vivere il tempo in relazione equilibrata fra loro, anche se un piccola prevalenza di una modalit segna la originalit di ciascuna persona; ma nelle condizioni psicotiche o pre-psicotiche lequilibrio frantumato da una sproporzione fra le tre dimensioni temporali. In effetti la considerazione per la temporalit nella costituzione dei modi di essere delluomo e la sua declinazione patologica, anzi fino al suo supposto ruolo di turba generatrice di diverse sindromi psicopatologiche, una fase abbastanza recente della psichiatria, che vede i nomi di Minkowski, di v.Gebsattel, di Straus, di Storch, di Kunz , di Binswanger, di Cargnello, di Barison ed in genere degli psichiatri ad orientamento antropo-fenomenologico, anche se il problema del tempo stato da molti secoli nella speculazione filosofica, e basterebbe citare S.Agostino, nel IV secolo dopo Cristo. Improntando agli scritti fenomenologici di Kimura Bin, il problema : quale forma di angoscia corrisponde a ciascun modo di esistenza, a ciascuna maniera di vivere il tempo ? Una prima forma di angoscia osservabile negli schizofrenici (e anche in forme di nevrosi giovanile) rappresentata da una sorta di angoscia per lavvenire sconosciuto, per limprevedibile, di ci che potrebbe accadere ad ogni momento e che non ancora presente. Le persone tendenzialmente schizofreniche si sforzano spesso e penosamente di afferrare i presentimenti, anche vaghi, e i lontani presagi, con assieme a questa straordinaria sensibilit una indifferenza per le cose del presente. Per Kimura Bin dietro a questo modo di vivere il tempo focalizzato sul futuro, vi il problema schizofrenico della costituzione della propria soggettivit, che non mai posseduta una volta per tutte, ma deve essere acquisita sempre di nuovo, nel momento che segue, per cui << La ragione del poter essere se stessi si situa sempre davanti a noi>> (Kimura Bin). Modo di vivere il tempo che lautore chiama modalit ante-festum (prima della festa), rifacendosi alla <<Falsa Coscienza>> di Gabel ove si parla della ideologia proletaria come coscienza ante-festum e a Lukacs che chiamava post-festum la borghesia. Al contrario langoscia che erompe nel typus melanconicus (H.Tellenbach) come melanconia una angoscia per il passato, lo stesso avvenire non una regione dello sconosciuto, ma una estenzione del passato. Ha scritto H. Maldiney che <<Lessere del melanconico un raddoppiamento continuo del suo essere stato>>. Evidente il rapporto fra questa temporalit e la prevalenza della identit di ruolo nel typus tellenbacchiano, sottolineata da A.Kraus. E questa costituzione del tempo che Kimura Bin chiama modalit post-festum. In una sorta, se mi si passa il termine, di nosografia fantasmatica, esattamente perch legata agli inespressi ed inconsapevoli fantasmi della temporalit costitutiva, Kimura Bin dir che questi due modi del tempo strutturante, ante- e post-festum, compaiono in maniera esasperata in condizioni di patologia, ma sono gi distinguibili nella tipologia del temperamento. Una terza forma di temporalit costitutiva, e di angoscia e patologie ad essa correlate, quella che lautore chiama modalit intra-festum: una sorta di temporalit puntiforme, istante per istante nel presente, un essere assorbiti nella immediatezza, che trova la sua espressione in sindromi diverse e tipicamente nella patologia border-line. << In contrasto con lo schizofrenico, scrive Kimura Bin, che cerca nei confronti della minaccia per la sua trascendenza, di riferirsi alla possibilit futura illusoria in vista di arrivare ad essere s stesso, il malato stato-limite tende piuttosto a sfuggire al futuro... cercando lunione immediata con la pura presenza... Per questo assorbimento nel presente la maniera di essere di un malato stato-limite si distingue non soltanto da quella di uno schizofrenico ma anche da quella di un melanconico>>. E ci mi sembra isomorfico al fatto clinico della assenza del nucleo della colpa nella depressione border-line, per grave che essa possa essere: la radice, la condizione fenomenologica di possibilit della colpa, sta infatti nel prevalere del passato, nella rimanenza, nel debet: il debet gi colpa, ci avverte H. Tellenbach. Kimura Bin ritrova inoltre la temporalit intra-festum anche in alcuni malati di epilessia e di psicosi atipiche, sul modello della bouffe dlirante, e nella struttura personologica di una parte almeno dei pazienti bipolari, che pu essere cos diversa da quella del typus del melanconico monopolare. In modo consapevolmente dolente Kimura Bin ci ricorda che essere nel tempo della continua immediatezza della festa, con tutti i suoi capricci, inconsistenze, instabilit e imprudenze, vuol dire allora tentare di riempire il vuoto, la noia e la disperazione della esistenza votata, ovviamente per tutti, alla morte. Lo studio della temporalit ritrova cos in qualche modo una sua valenza nosografica, non in quanto delimitazione di malattie, che in modi di essere nel tempo connotano forme di esistenza trans-nosografiche e che

trascorrono dalla normalit alla patologia, e neanche perch le analisi di antropofenomenologia della temporalit siano state condotte al servizio della nosografia, ch anzi si rivolgono ai fenomeni in quanto fenomeni e non in quanto substrato di sintomi differenziali, ma perch sembra evidente che nelle pi profonde e meditate differenze che la psichiatria ha elaborato c un nucleo di verit che pu convergere con le illuminazioni fenomenologiche. Diversi di noi si chiedono talora quale sia il futuro delle analisi antropofenomenologiche, delle quali gli studi di Kimura Bin sulla temporalit costitutiva sono un esempio,e pensano che nella clinica abbiamo ancora bisogno della psicopatologia di derivazione jaspersiana e della suo fondamento epistemico di fenomenologia soggettiva. Probabilmente dobbiamo applicare ad essa, e ci perfettamente fattibile, delle metodiche di ricerca empirico-statistica, che associno alla sua innegabile validit una pi elevata riproducibilit. Ci non vuol dire tuttavia rinunciare ai lampi di conoscenza e di insight che lermeneutica della presenza come illuminazione della sua temporalit costitutiva pu darci. Anche perch se vero che la psicopatologia classica si fonda sullascolto-accoglimento-studio dell altrui esperire, in uno sforzo di comprensione che in definitiva auto-comprensione (comprendiamo nellaltro quello che comprendiamo in noi), ed invece le illuminazioni fenomenologiche che hanno in Kimura Bin un grande maestro, si rivolgono ad una ricerca ed esplicitazione dellessenza costitutiva dei modi di essere globali dellaltro, ci deve pur essere un un punto di origine nel quale <<modi globali di essere>> e <<modi di esperire>> mostrano la loro comune radice. E sulla strada verso questo luogo che Kimura Bin ci conduce per mano.