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MISTICA O FILOSOFIA?
La domina dell'immagine di Meister Eckhart

I. •Imago Triniums m anima,.

Il 26 mccmbre 1326, a Colonia, Eckharr compariva davanci al


cribunale dell'Inquisii.ione, convocaco da una commissione <li teo-
logi istiruita dall'arcivescovo Enrico Il di Virneburg. Gli acri del di-
bartimenro sono andati perdun e i tescimoni di quella ~rorica ~educa
non ne hanno lasciaro memori:i sericea. Fu una seduca veramence
srorica: era la prima volra nella stona che un e.sponenre Ji primo
piano dell'ordine e.lei domenicani, gli inrransigenrt e implacabili di-
fensori dell'ortodossia. veniva crascinato sul banco degli impurnti
con la gravissima e ìnfamanre accusa di eresia. l~ckhan aveva allora
circa 65 anni. ed una folgorante carriera alle spalle. Era stato priore
provinciale della Germania, aveva scudtaco reologia a Parigi e vi ave-
va msegnaro per ben due volre, nel J 302 e nel 1311; aveva sericeo
opere di profond:i <lorcrina, era predicarorc d1 enorme successo e in
fama di sanmà. A Colonia si trovava a dirigere l'organiuaz1one de-
gli scudi della provincia rcdesca La sua incriminazione era un fano
inaudito, un affronto a 1uno l'Ordine 1.
Gli ani ufficiali del processo sono anda1i perduri. Ma un docu-
menro rdauvo al processo i.1 è forrunosamcncc ~alvaw: due fai;cicoli
di quattordici foglieui d1 pergamena, scoperri alla fine dell'Otto-
cento nella biblioteca <li Soesc in Wescfolia, noci nella lercera1ura
come Rerht.ferugungmlmfi, la difesa• di Eckharr. È opinione diffu-
sa che si crani di una copia dci verbali <lei processo. In reahà quesco

1
5ull.i biografia di Eckh.in ~i veJJ 'opr.i, pp. 11 -36.
MISTICA O FILOSOFIM 53

documemo è una copia dei m;nenali di <lifosa preparaci <la Cckharr


in previsione della seduca del 26 senembre 1326, e me~sa in cir-ru
cola1ionc probabilmente da Eckhart stcs~o· Si rrana comunque di
maceriali di valore documencario ecce1_ionale. Da quesci si desume
che a<l Eckhan erano stare presenc:ue <luc lisce di re~i. craue dalle
sue opere, e che egli si era preparaco accuracamence le risposte che
inccndeva mcccerc a verbale il giorno dell'udien-ia. li testo che egli
intendeva dcrcare è appunto il documento di Soesc.
Quello che qui inreressa non è il documento nel suo complesso,
ma una sola delle più di cenro ccs1 sulJc quali si fondava l'accusa <li
eresia. E precisamente, l'ouava cesi della quarra sezione della prima
lisca, cioè dalla sezione contenente resi crarce dalle prediche tede-
sche d1 Eckharc. La resi recira 3:

La tesi orca va riguarda l'immagine nell'anima e afferma che l'immagine


della rrin11à nell'anima è una cena espressione di ~e scesso i.cm.a voloncà
e conoscenza. F questa ammJgine dell'animJ non è nulla e.li per sé. mJ
è massimamente in quello, da cui lu ricevuto l'esi.en1.a e la nacura, e
quesc'esscn1..a non è altra, ma l.1 medesima. F. <.jucsco viene spiegaco con
ere esempi: l'immagine nello specchio, il muro nell'occhio e il r.1mo che
procede dall'albero. D.1 cui vien concluso. per quanto concerne quota
immagine dell'anima, che è una certa unita [unica?! csprcs~ione di ~é
stessa. E ciò che c.lcAua~ce fuon è quello che rimane dentro. e ciò che
rimane dentro è quello che dcAui~ce fuori. Quest<l imm;1gine è al figlio
dcl PJdrc e questa immagine ~ono io. Qucll.1 immagine è la ~apienza del
P.1drc e io ~ono <-juella immagmc.

' '>i vcdJ in propo,iro L ~TURI J'SF, Dir Ko/11u &lthar1iJrrn. D.11 S111d111m
gmf'mlr du rk111sd1m Dnmmiltnner 11nd dir \'cruruilimg tlrr 7hrsrn Jlt111rr
Fclthnm, in Dir Koliur U1111•rr1Udt im Mmelttlur. Grimgr \\'i1Ta/11 u11d ir!Z1a/,.
Wìrk/1chlmt, hrsg. von A. Zimmcrmann. llerlin-Nc:w York. de Gruyu.•r 1989,
pp. 192-21 l, e più \Ofio, pp. 118- I 56.
1
llrrn Frh11rd11111a 46. n. 6~. cd. ~rnrlc~r. LW V. pp. Z20·12 I: •Oct.ivm
.miculu, e\r de 1111aginc 111 anima, quod •imago• trinitati' in anrm,1 ~it
•qu.u:dJm cxprc:~\iù <SUÌ> Ìp\IU.S ,1b~quc: rnluntate et intcllecau•. Qua<' imago
animae non e>t ,,bi ip,i. •\ed est maxime illi, a quo e'~cmiam et n.1ruram
mam acapit•, non alram t:\\t:ntiam, \ed eandcm. QuoJ dcdaracur ibi in trib~
excmpfo dc imagrnC" rn lpcculo, muri in cxulo ct rami pruccdrntis dc arbore.
Undc 'ubditur dc hac imaginc: ;i.nimac ,jc quod rn quJcdam uniaJ [unica~]
cxpm.,io \lai ipsiu~. •fa illuc.l quo<l ibi c:xit c.\C illud quoc.l inru~ m.um, et id
ip.1Um quod intm manct rn illud quod ibi exit. l\tJ imago e\t filiuç patm cc
ÌHd imago 'um ego. llla imago cM çap1c:111ÌJ• patri~ et illa sum ego imago•.
54 ECKHARr • TAULER • SUSO

Il passo c1Caco ha, per la ricostru1ionc ddla domina sull'imma-


gine di Eckhart, un'imporcanza centraJe. Immagine, nel vocabola-
rio cckhamano, è un termine che ha molti significati. Ma è chiaro
che l'immagine di cui qui si parla è l'immagine di Dio nell'anima,
il luogo cl.tisico in cui si concentra la riflessione sul rapporto fra
umano e divino. Quesro cesro è del resro esemplare dei problemi
con i quali si deve confroncare la crinca eckhamana. È difficile, pe-
ricoloso. sul filo del rasoio dell'eresia, e ha uno spessore, una densità
teorica ed esistcntiale che si incravede bene anche a.Ila prima leccura.
~ 1a per la verità si inrravcdc solmnco. Spiegare esanamcnce che vuol
dire non è focile: ·L'immagine è una cena unita cspressmne di se
stessa• ... «Ciò che deAu1sce fuori è quello che rimane dencro, e ciò
che rimane dcmro è quello che dcAuim.~ fuori• .. •Questa immagi-
ne è il figlio del Padre e quesc,1 immagine sono 10 .....
Se andiamo a cercare lumi nelle interpretazioni degli specialisti di
Eckhart, la risposta è quasi unanime: qui parla Eckhm 11 mimco, che
Sta descrivendo l't:sperienta dell'anima annichilita nell'unione mistica
con l'Uno. assorbita nella dialcmca trinitaria. 01 fronce a quesro ac-
cad1menco, è inaclcguara qual~1asi espressione dt\corsiva e razionale.
Perciò la rinunci.i alla chiarezza dell'argomcnrarc filosofico e lo spro·
fondarsi mistico nell'immagine, nell'.inalog1J, ndl'esemp10. "ii cracra
dell'ounio mysm.a con il proprio Dio•, che •è ciò che il mi~cico invoca
e ricerca••; •la definizione dell'immagine in l·ckharc è sempre in rcla-
1ione alladesc.rizionc mistica del rapporto fra ~ere umano e divino"\;
siamo dunque posci di fronce all'•esico misdc:o della dialettica del-
l'imago· 1
l giudi1i mpra ripormi rispettivamcnre da Klein, Haas e Am-
brosini pocrebbero c)sere moltiplicaci, ma non ceno col nsulcato

4
A. RIF t"I, Afmcrr Edth11r1. /.11 dorm11a 11wrir.1 dl'lla gi11mjfr11z1on.-,
Milano, Mur,i,1 l 'J78. p. 7.
s A. M . HM\, ,\/mrtr l'dth.ms myuirll>r 81/dk11l't', 1n Senno 11~r11iC1u,
Frc:iburg (S~h\\,), Univcrmarsvcrl.lg 197'). p. 216.
6
G. A'rn1111~1s1, N.-gmwnl' .- f"'/X""'' m1m1lt in Afm1rr Fckhart, Padova,
U\"ian.1 l 9RO. p. 70 che: qui dea R. Scu(iRMASS, ampiJmcn cc uulìl.Z.lro :in•hc:
dJ ~1 . \'.\ss1s1ndl;1,u~1ntmdu1ìonc: all;a traduJionc: ìt.ilt.m;i delle prcdichr J1
Eckh;m, llrcntc, L:i Null\"~ halta l '11!2.
MISTICA O FILOSOFIA1 55

cevere maggior chiareua sul significaro e l'incen1ionc del cesto


1arriano. In realtà mi pare che. almeno in questo caso, l'eci-
,ca di •mistico~ sia semplicemence servita per far mparmiare
interpreti la sent'alcro ardua facica di spiegare ragionevolmente
I che voleva dire il filosofo domenicano. Perché nella domina
'immagine, come spero di moscrare appresso. la mistica c'encra
0 o nulla. D\tlcronde, dal momento che l,1 domina dell'irnma-
! cosmuiscc un elcmenro cenrralc della domina mecafisica e
-opologica di l·.ckhan, sollevue dubbi :.ulla sua in1erpre1aiìone
scica» significa ipso facto mcnere 1n discussione l'intcrpreca1ione
rence complessiva del suo tencauvo ~pecularivo In quesco sen-
ta leno l'incerrogacivo: ·Mistica o filosofia? .. , che apre que~10
rriburo. Si crana. val la pena di nocarlo. di un interrogacivo che
un significaw preciso proprio per quanco concerne il proble-
Jdl'immagine, e che concretinerò nel modo seguente: quando
~hart usa espre~ioni come "Ctò che defluisce fuori è quello che
1:tne dentro, e ciò che rimane demro è quello che defluisce ruori·
.Quc~ta immagine è il figlio del Padre e quesca immagine sono
··"" sta descrivendo un' e\pcricn1a rnhtica c:c..:czionalc e privaca
LJnione col Divino, oppure sta formulando razionalmente una
cnna filosofica. in parcicolare una nuova antropologia? Per for-
11are b questione in modo ancora più radicale: Fckhart parla di
esperienza nrnuca ecce1ionale fuori dal tempo. oppure \i crana
11 n inccrvenco 1n una precisa discussione filosofica in una precisa
oric.a sicua1ione culturale?
Come ho già accennato, son dell'opinione: che l'interpretazione
jsrica~ di Eckhart abbia costituito almeno in questo cruo una
ca di comoda scorciatoia. utilinata con canco più gradimenco
e le enormi d1fficolrà di collocare la posizione di Eckhan in un
1 crero, scarico concesco problematico. Di farco, tutci i ccncativi di

0 scruire il retroscena ~torico-cuinuale, le discussioni e i problemi


~ venivano ag1caci negli anni in cui l:.Ckhan predicava ~ono scaci
:enrraci sulla 1colog1a e la filosofia a Parigi . E siccome effcniva-
:nce con la 1eologia parigina le 1dcc di l::ckhan non hanno che
co o nulla a che vedere. la conclusione è scaca che Eckharr scava
,ri dalla Scol.mica. nell'oscuro e fumoso cerricorio delle csperien-
miscichc. Ben diversamente ci si sarebbe e\prc\si, \C invece di
olgcrs1 a Parigi ~i fo1isero scudiacc le discussioni e i problemi che
1mavano la vita culcurale e filo~olìc.i Jell.t Germania. Perché è
56 ECl<HAR-r · TAUUR · SUSO

in Germania che Eckharc elaborò e cercò di diffondere le sue idee,


ed è in Germania che vennero recepite, discusse e condannate. Ma
su quesco punco dirò fra poco. Per ora ritorniamo al ccsro da cui
abbiamo preso le mosse.

3. la difesa d1 Eckhart

Come s'è <lecco, Eckharr fu chiarnaco dall'lnqu1siLione a render


conco del concenuco dominale di qucsco cesco. La sua difesa ci è
cramandaca dalla Rtchtfemgungsschrift, e vale la pena di leggerla per
cercar d1 meglio comprendere le sue affermazioni. Essa suona :

Per quanro concerne 1'01cavo punco, che crarca dell"immagine


nell'anima e afferma che l'immagine della Trinicà nell'anima sia una cerca
espressione di se sccssa senu volonrà e conoscenia: deuo così è oscuro,
se non per quanco appare dagli esempi ivi addoni. Perciò non vi vedo
pericolo. Quando poi alla fine si dice che •ÌO sono quella immagine.. , è
errore e falsità. Jnforti, qualcosa di creato non è immagine, ma l'angelo e
l'uomo sono creaci n immr1g1ne. !.:immagine inf:uci in senso proprio e la
s1migli3nl.J non è propriamcncc f.ma, e neppure opera della nalUra.

È. una risposra, come si vede, piuctosro :mana. Ci si aspcccercb-


be che, messo di fronte a un tesco di indubbia oscurità, Eck.han
cercasse d1 chiarirne l'orcodossia in primo luogo accraverso una
spiegazione delle sue posizioni. In fondo aveva insegnato come pro-
fessore dì ceolog1a, al più ateo livello, per decenni. Ma non bisogna
dimenticare che egli era accusaco non di errore, ma di eresiaw. E

7 Act11 Ecli,1rdim1.148, Proc. Col. I, n. 141-142, lW V pp 300-JOI : •Ad


octJvum quod e.\C ..Je imagine in anima, quod imago rriniLati~ in .i111ma sit
qu.lc:dam c:xprc~io sui ip~ius ab~uc volunucc ci 1ncdlc:cru•. Ob~curum ot
quod dicìcur, nisi quamum ~pp.irct in cxcmpli~ ibidem adducris Undc ibi non
video periculum. Quod aurem in finl' didcur quod •ego sum ili.i imago•. crror
est et falsum . Non cnim quidquam crcJtum c::.1 imago. ~cd ad 1maginc:m creati
~unt angdm c1 homo. Imago c:mm proprie c1 sunil11udo non ~1 proprie fJcra
nec opu.ç n.icurc•.
8 A propmito dt'gl• .13pc11i più ~1rc-rc.1mcn1c giuridici dd procc\\tl rn111m
ELkharc si vcd~ 'X~ TRU~lN , Der Proupgtgm Mtimr Fdti>arr, lic., e più sono,
pp. 118 · 156.
MISTICA O HLOSOFIA! 57

allora possiamo capire la sua linea, che è di sostenere ~oprarmno la


non pericolosità di quanro vicnt> cccepim: così in primo luogo egli
denuncia l'oscuricà del testo; e solo alla fine, secondariamente, os-
serva che la frase •io sono quella immagine», è erronea. perché nelle
creature non si può parlare dt •1mmag111e... ma •ad immagme•. A
questo punro inrerviene il filosofo: infacri, egli precisa, l'immag111e
non è fatta, né oprm di narurn, ma mcrcata. F. chiaro che qui ritira
quanco ha derro, ma si mma di una revoca, per così dire, condi-
zionata. Per intenderne il signifìcaco sarà opportuno esaminare il
cesco originale. Non prima però d1 aver osservato, J margine, la
mancanza di quasiasi rircrimcnco a esperienze mimche. Eckharc
avrebbe potuto appellarsi alla singolamà, all'eccei.ionalità della sua
esperienza ... Al concrario, lo vediamo argomcncarc da professore,
con domine di scuola.
Ciò ri~ulca dall'analisi dell'originale della predica, dalla quale gli
accusatori trassero le cesi che dovevano so~centare l 'açcu~a di erc~ia.
Si uatta di UJ1 frammento, edico dal Quine sulla base di un solo
manoscritro londinese" che presenta 11 cesto come anonimo (fèn
mrester sprrct. "Dice un maestro..), ma del quale nel 1962 il Lie-
vens trovò un ulcenore ce~cimon10 con l'espltcica auribuiione ad
l:ckharr 10 • I:autemicicà è comunque assicurata dal fauo che, come
il !errore avrà nocaco, Eckharc riconosce implicitamente come suoi,
difendendoli. i materiali che gli vengono imputaci.
È un framrncnco di scmo compiuto, non lungo. e vale la pena
di riferirlo per intero 11 :

Afferma Meis1er Eckhan: se fosse soppresso ogni medio tra me e


quesco muro, sarei virino al muro, ma non sarei nel muro. Così non
avviene nel CaJ.O degli enc1 spiriruali, giacc.hé uno è sempre nell'alcro;
quello che riceve è quello c.h<' è ricevuto. pcf'hé non riceve altro che ~e

1
' EnHARl, [)\V I, pp. 257-260.
10
R. l.1~v~ N\, Dr nrµt1rlu /11ho11d m11 hu Ha11ds.-hrifi Dr. P. S Evem,
•Lcuveme Bijdragcn•, LI ( 1962), pp. l -33.
11 Ec1otART, l'rtd. I 6a, DW I, pp. 258-259: • Ecn mcc~tcr 'prec:t: Wdrc
alle m1ddel af rn~cen mr cnde dico muer, \OC waric ~ne dcn mucr. nochrJn
cn waric 10 den muer niet. aldw. cn cest nic1 in ghcotdiken dingen , ".1111 dat
ccn e~ cmmcr in dcn andcrcn; d.&t dacr nnrfocc, dai e:~ J:u d.i.:r oncfangc:n wcri,
w.rnr cn u111fac1 nicr dan hcn \ducn. D11 C\ subtìjl. d1C: dit vcr<,UCl, hcn es
gc:noch ghcpredcdu. <loch cen luuel van den beddc dcr ~idcn.
58 ECKHAR'l • TAULER • susa

stesso. Sono idl'C difficili; colui che le comprende non ha più bisogno di
prediche. Ma ancora qualche p•trola sull'immag111e dell'anima.
Molli sono i maestri che soscengono che l'immagine è gencrac:i
dalla voloncà e dalla conoscenza. Non è cosl. Io dico invece che questa
immagine è un'espressione di se scessa senza voloncà e senza conoscenza.
Vi faccio un esempio. Se si pone uno specchio davanti a me, lo voglia o
no, senza volontà e sen:za conoscenza di me stesso. io mi riAeno nello
specchio. Questa imma~ine non è dallo specchio, né è da se stessa,
ma è piuno~ro da ciò da cui ha il proprio essere e la propria natura.
Quando viene colro lo specchio che era davanli a mc, lo non mt riAeno
più nello specchio, perché io sono quesra medesima immagine. Un alcro
esempio. Quando un ramo spunca da un albero, porca il nome: e l'essenza
dell'albero, e quel che esce è identico a quello che rimane all'inierno
e ciò che ru11ane all'incerno è idenrico a ciò che esce. Cosl il ramo è
un'espressione di se stesso.
Così dico a proposlro dell'immagine dell'anima. Ciò che esce è
idencico a ciò che rimane :tll'incerno, e ciò che resta all'imerno è idemico
a ciò che e~ce. Questa immagine è il figlio del Padre, ed io sono questa
immagine, e qucsca immagine è la sapienia. Dio ne sia lodato ora e
~empre. Amen. Chi non comprende, non si preoccupi.

Si crarca di un ccsro iscrurrivo per molci aspctci. In primo luo-


go abbiamo l'csplicica1ione dei ere esempi cui sia gli accusacori che
Eckhan hanno farro riferimenco. Sono similitudini che servono a
spiegare ere caracrerisciche fondamcncaJi dell'immagine.

dcr mceMcrrc >ijn vele, die willcn, dat dit becldc si uce geboren van wille
cndc- v:1n ~kcnceniS!>en, cndc dcs cn C> niet; macr ic spreke, dai dit beclde ~i
een uucdruc >ijns ~dh >undcr w1lle endc >Undcr bckentenisse. le wille v >eggen
cne gelikenesse. <men> houde enen >pieghe! vor mi: ic willc of ic cn w1llc,
sunder wille endc $undcr bckemcni•sc m11m \clf> becld1c mi in d<cn> \piegd.
dic bcdde en es v.m den spu:gek· niet, cn e> occ van hcn seluen niet, m.u:r
dic bceldc al rcmtc\t es in dren, van wicn t>ijn wcsen heefr t'ndt \inc: nature
wanneer die •piegd van vor mi e>. sone beeldtc mi niet l:ingher 1n dcn >piegcl,
w:m1 1c ben dii bedde >due. Noch enc andcre gelikcniS!>e: wanneer ecn tckh
vut spruuc ute cnen boeme, me vocn hi ~ide name rnde wc\cn d~ boemd>.
d.11 daer ute gaet. dac es. dJr d.u:r in blijft, cndc dat dacr In blijr1. dar cç, dai
dac:r u1e gacr; .ildus e~ d1c: tc:lch t'en utc:druc sijnJ. i;elf>. aho<' )prekic oec v.in den
bedde der s<idc:n>. dat dac:r urc garr. dJr es. dat daa in blijft, cndc: dJt dac:r
in bli1r1, d.11 es, d.11 d.icr utc gaet Dir hccldc: e~ dic: sone d<.cs v>adcr, c:ndc: d11
beddc benic selue, c:ndc: dir beelde C) dic: <wisheit> dt'~ >i god gl'loeft nu C'nde
c:rnrnermc:er. Amen. Diet nic:r c:11 vc:r~t.tc:t, hi cnbccummc:re hen niet•.
MISTICA O FILOSOFIA? 59

- Cesempio del muro mecre in evidenza che ciuando si parla de-


gli enti spirirnali le normali cacegoric (ovvero le caregoric aristote-
liche) perdono la loro validicà. Negli cnci materiali vigono rapponi
spaziali-remporali, le sosranzc sono qui cd ora; fra gli enti spirituali
(ed è il caso dell'immagine nell'anima) la distinzione spaL.iale cede
il posco a un rapporco dialertico di emanazione di se stesso da ~e
scesso. In alrre parole: negli enci spirituali vige una logica diversa da
quella degli enti materiali.
- !.:esempio dello specchio mette in evidenza che nel rapporto
fra immagine e immaginato vengono meno la causalità efficiente
e finale. Ed è proprio ciuesro facco, imponancissimo, che Eckharc
ribadisce nella sua risposta: la creazione o la generazione d1 natura
presuppongono un fine e un efficience; «procedere come immagi-
ne» no, si tracca di un procedere esdusivamente formale. Dunque:
negli enti spirituali vige non solo una logica, ma anche una fisica
diversa da quella degli enci maceriali.
- ~esempio dell'albero, infine, sonolinea, qucsca volca in positi-
vo, un'ahra cararreristica del rapporro fra immagine e irnmaginaro,
e cioè la loro idencità d1 es~ema. Evidencemencc su questo si con-
cenrrò !\menzione dei censori, cioè sul pericolo del pance1smo. Ed è
anche su questo che vene la risposca di Eckhan, con la quale prende
le distanze dall'ai.serzione «io sono questa 1mmagine11.
Ritorneremo subito sopra questi rre punti. Al momenco è op-
porcuno osservare che la predica conciene, oltre questi ue punti
centrali della domina dell'immagine, due altre fondamencali indi-
cazioni.
La prima: quando I:ckhart aflcrma che «~ono idee difficili, e
che colui che le comprende non ha più bisogno di prediche•, rno-
scra di intendere la predica come una specie Ji discorso essoterico
per condurre, sopr•mutco con esempi, alla comprensione delle .. idee
difficili». Ma si tracra di «idee difficili», non di esperiemc misti-
che. E se guardiamo il contenuto, {aspazialicà e acemporalicà degli
cnci spirituali, diversirà di logiche) è chiaro che si tram di pure e
semplici idee filosofiche, ed è parimenti chiaro che incorno al terna
Jdl'immagine si coagula un complesso problematico imperniaco
sulla necessità di cosrruire una nuova logica non-ariscotel1ca, valida
nella sfera degli enti spirituali.
La seconda: Eckhan ha rjfewvammtr deno, come gli è stato
impucaco: io sono quella immagine. Non si cratca, come tanri hanno
60 ECKHART • TAULER • susa

pensaco, di un grossolano equivoco. E. quesco fauo ci invira a guar-


dare un po' più da vicino la sua rispo~ta. Rinnega veramente quanro
ha deno. o no? La risposta non è facile: è vero che dice formalmeme
che le parole "io sono quella immagine• sono sbagliace. Ma seme il
bisogno di aggiungere una duplice spiega1ione. La prima è: non si
può dire questo perché quesro "io» è creato, e la logica dell'imma-
gine non si applica alle cose creace; e infacd l'a11grlo r l'uomo sono
cre111i 11 nrm111gme. È un richiamo all'aucoricà della Scriuura e alla
cradiLione paLriscica.
Eckhan sembrerebbe qui ricadere nella posizione generale della
Scolasuca, che incerprerava il decco biblico (secondo il quale l'uomo
fu facco ad immagine di Dio) nel senso di una analogia fra la Trinità
e le ere funL1on1 superiori dell'anima, cioè memoria, incelligenza e
volontà. ln quesco, la Scolastica riprendeva un'idea già <li Agostino,
il quale aveva insisriro sulla dbcinzione terminologica fra imago e
11d 1mng111rm, sorcolineando ti fauo che la dizione "a immagine.,
srava ad indicare una unpnrrm simtliwdmrm, una ~imigliania non
simrnecrica, perché nell'uomo c'è l'immagine creata, quindi depo-
cemiaca, non più eguale a Dio come nel caso del Figlio 12 •
Orbene, Eckhan la pensava ben diversamente. Tiene infarti a
ribadire nella sua risposca che la logica e la causalità dell'immagine
si applica nd campo dell'increato. Di una raie insistenza non ci
sarebbe scaco proprio bisogno ~e egli veramence scc~se ragionando
nel quJdro della dottrina rradizìonale, dal momento che la dis)im-
mccria dell'uomo rispcrco alla seconda persona della Trinicà era un
daco di farco basaco sulla stessa espressione biblica ad 1magmrm.
lrwece Eckh;uc insiste. GU rnteres~a cvidenccmence molto di più
approfondire la logica dell'immagine piuttosto che la logica della
crearura. E con questo siamo arrivali al punto della que:.tione.
l'afTerma1iune che l'uomo (•io..) è 11d imaginem coesisce infacci
con l'afTerm•lllOnc che nell'anima dell'uomo c'è l'111111go. Il che è an-
cora Joccrina comune. Ma Eckhan si distacca dalla domina comune
quando imi~ce sul facco che la dimensione dcll'1mago è radicalmente
diver~a dalla d1men~ione del creaco, ed esclude la possibilità d1 una
v1a J1 meuo O si sra nel campo dell'incream, e allora abbiamo
l'imago; o nel c.ampo Jcl creaco, e allora abbiamo il concrario, cioè

12
Vni ide-.i ddli pmwonc \Col...,Lica in Pl:.TRll~ L0\111ARI>t;\, Sr11umuu ili
H' /ibm dmmcur, I 3 J, cd cit pp. 74 ·75.
MISTICA O flLOSOFIAl 61

causalicà efficiente, temporalità, spaJialicà, diversità di essenza fra


producence e prod0tco. Ad imaginem non può voler dire. dunque,
«mczi.a immagine», •quasi immagine•, •immagine sfocara". Dire
che l'uomo è ad imag111em e concemporaneamencc che po~~iede
l'imago, vuol dire semplicemencc che l'uomo non si idencifica con
l'imago, ed esprime lo stato tutto p:micolare dell'uomo, che attra-
vcr~o il corpo e l'anim:i è partecipe della temporaJicà, spazialità ed è
sottoposto alle leggi della logica e della merafisica arisrorelica, men-
tre in quanro imago vive in una dimensione cotalmence opposta. Ed
è qucsra seconda dimensione quello che ad Eckharr imcrcssa.
Siamo ora in grado di comprendere quello che il Quine ritene-
va un discorso ormai irrecuperabilmente sfigurato dalla tradizio-
ne manoscricta e cioè il senso dell'esempio del muro, col quale
la predica ini7.ia 11 • Eckharc vuol inrrodurre alla logica di una sfera
oncica diver~a da qudla empirica, e mettere in discussione la logica
e la mernfo.ica aristoteliche come interpretazioni uniche, esdu~ive
e cotalizzanti della realtà. Nel mondo empirico il corpo non è ne~
bens\ vicino al corpo; ma nella sfera dell'm111go, non esiste 111cino,
esisrc soltanro essere o non essere; perciò I' m1tlgo è 11e/f immaginato.
È qucsca l'•idea difficile» che la predica vuol comunicare e che se
l'ascoltarore conoscesse, 11011 avrebbepui buog110 di prediche
In una predica parallela troviamo conferma d1 che cosa ~iano
le «idee difficili•. Si crarra di una predica dedicata anch'essa alla
quesc1one dell'immagine. nella quale vengono addocti gli stessi tre
esempi del nostro frammento, e che si conclude con IJ seguente
riflessione: •Le cose di cui ho parlaco non devono esclusivamente
csçcre discusse nelle Scuole. È un insegnamenco che si può anzi
assai bene anche esporre dal pulpito•'\ ln alrre parole, le •idee dif-
ficili» ~ono quelle che vengono discusse nelle Scuole, all'Università.
L:.ckhart rivendica qui il diricco d1 esporre nella predica i difficili
concenuri della filosofia. Ma di questa opera di volgarin.a1iont.• non
ha bisogno il filomfo.

11
Si veda \UJ la nota in DW I p. 258.
11
Prfd. 16h, DW l p. 270: .o., cnist nihr gc,pro.:hcn von dcn dmgcn,
diu 111.10 sol m.len in dcr <.chunlc; \Uodc:r man mac ~k wol gc:~prc1.hc:n lif <lem
1ruolc 1t eincr lèrc•.
62 ECKH/\RT · T/\Ul.ER · SUSO

4. l11 tlmmna jilosofim dell'immagine di Eckhart

Si è fauo più volre riferimenro a una logica e a una metafisica


dell'immagine. Sad forse opporruno, a quesco punco, cercare di
precisare quesr'i<lea in modo un poco più concreco. Lo farò in due
passi differcnri. Il primo è una rapida panoramica di quello che c;i
porrebbe chiamare il •retroscena professionale» dcl problema, e cioè
di quamo Eckharc dice a proposico dell'immagine nei suoi sericei
larini. Come è noto, Eckhart non scrisse solcanco prediche, ma svi-
luppò anche un'ampia produLione scienrifìca in qualità di profes-
sore di teologia, e quesco sopracrurco in questioni e commemi alla
Scrittura. li secondo pas~o ~arà un'alcreuanco rapida panoramica
del •retroscena culturale.. del problema dell'immagine, nella quale
temerò di presenrare m quale contesto stonco-mlmm!t si situa la pre-
sa di posizione di 1.:.ckhart. Riprenderò qui la quemone, già accen-
nata in principio, ddla necessicà di incerprccare Eckharr all'inccrno
della culcura tedesca del suo periodo.
Abbiamo dunque ascolcaco cosa dice l'Eckhan-predicatore a
proposico dell'immagine, vediamo ora che cosa dice in proposito
J'Eckhart-professore. È infaui al professore di reologia che aveva
insegn.uo per ben due volte dalla cattedra di Parigi che possiamo
a buon dimco rivolgere finalmenrc IJ domanda che il leHore avrà
sicuramente era sé e sé già formulaco. La domanda è: po~sibilc che
Eckharc non discingua fra imngo nel ~emo del hglio (imago mcren-
tn, secondo la eradi Lione), seconda persona della Trinicll e immagine
Jel Padre, e l'unngo che sca nell'anima umana (imago crtaia, sempre
secondo la cradiLione)? È in fondo quesco il morivo che mosse gl 1
accusarori a includere la predica nei capi di 1mpuc;1.11one, eJ Eckharc
lo sapeva bene, tanco che cercò d1 aggirJrc l'o~tacolo dicendo che
l'uomo m qu111WJ uomo (e cioè come insieme di anima e corpo) è
11d 11naginn11, ma ribadendo conremporancamcncc che il concecco
d1 rmngo in quanco tale esclude la possibilicà di differcmiaJionc o
graduazione ontologica. Vediamo dunque cosa hanno da <lirci, a
propos1co dell'1mngo, i cesci !acini di Eckhart.
Il ccrm1nt compare nella rna opera assai di frequente, ma i luo
ghi nei quali egli affronca l.1 questione in modo si~cemac1co sono
quattro. 51 traua del primo commcnro al (1ent'JI I, 26 (rìmnmt11
hommem 11d 1mag111em et wm/11utli11m1 11osmw1: I Gèn. n 115. ed.
Wei~. l \X' I/ I p. 270), del commenro a Sttpwrza 7, 26 (imago /10111
MISTICA O flLOSOFIA? 63

tntis iL/iw), del com memo al Vnngelo di Giovanni (n. 23, ove viene
esposro Colossemi I, 15: Imago dei invis1biliI, pnmogenìtus omms
creatume) e di uno sch1no in previsione d1 una predica dal tema
Matteo 12. 30: Cuius est mltlgo /}(tee et mpmcriptw; (Serm. XLIX).
Abbiamo in quesci quamo verserei biblici la quincessenza dell' in-
segnamento scrirrurale ~ull'immagine. e sopraccucro ì due poli del
problema cui ho sopra accennato: da un laco Imago è il figlio (Col. I,
15), dall'alcro ad mwgmem è l'uomo (Gen. I, 26). Eckharc presenta
in quesci quamo tcsci una domina coerente, sviluppata più o meno
a seconda delle drcoscame. È nel commento a Giovanni che si trova
b spiegai.ione più compleca; ed è questo che prenderemo in esame,
perché include praricamcnce cucci gli aspecci della sua domina.
Qui Eckhart, rraccando espl1citamence - si noci bene - del rap-
pono fra il Verbum increaco e il Padre, anal1ua i rnocivi per cui la
seconda persona della Trinità viene dena, nella Scrirrura, imago Det
Ciò avviene in considerai.ione di nove proprietà, che il conceno di
immagine implica. Queste proprietà sono le seguenti1 ~:

I) l'immagine, in quanto è immagine. non deriva null.1 dal sostraco


ma tt1110 dal n10 e~emplare (•Imago l!'nim, in quantum imago est, nihil
sui accipi1 a subiecto in quo C!>l, sed rotum suum ime accipit ab obiecto,
cuius est imago.. ),
2) in parcicolarc, dcrh·d nmo il mo es\erc solo d.11 suo esemplare
(• lterum secundo accipit esse suum a solo ilio.),
3) e p1i1 precisnme111e, deriva il suo essere srco11do mtto ciò che è
l'esemplare (•Adhuc renio accipit iotum esse ìlliu5 secundum omne sui,
quo exemplar esc•)
4) t:. in ~é unicJ (•Ex quo patet quarto quod imago alicuim et in se
unica est ec un1us tantum eM.).
5) l:irnmagine rimane nel suo esemplare. Infatti là riceve tuno il suo
essere. L l'esemplare, in quanto e\emplJre, è nella sua immagine (•Rursus
quimo ex diclis pam quod imago csr in suo exempl.ui. Nam ibi accipit
rocum suum esse. Ec e converso exernplar. in quancum exemplar est. in
sua ìmaginc esc, eo quod imago in se habe:ir totum e\se ìllius•).
Perciò 6) immagine e e~ernplare, in quamo cali, formano una unic.i,
e non sono due eme disli111c (•scxto sequitur quod im.1go et cuius esr
imago, 111 quantum huiusmoJi. unum mnt•).

1
~ !11 /oh. n .H -26, LW lii pp. 19-21. In propmito si \'cda anc.he 11
commemo di B MoJSM:ll, /llri!m &lth11rt, cir .. pp. 7•1-81.
64 ECKH/\RT • TAULER • su~o

7) Lespressione ovvero IJ generazione dell'immagine è una eman3lio-


ne formale (• Rursus seprimo: calis cxpressio si ve gignicio imaginis CM
quaedam formalts emanario•)
8) Immagine e esemplare sono coniemporanei (cdcerum elÌ,\m ociavo:
imago et cxempl.tr coaeva sunt•).
9) Si conoscono reciprocamente (..Adhuc aurem nono: imaginem
non novit nisi exemplar, nec exempldr quis novit nisi imago•).
Eckhan conclude con l'osservazione che la relazione di cui si parla,
cioè fra immagine e esemplare, è la stessa relazione che pass.i fra li giusto
e la giusciz.ia, l'ence t' l'<'ssere, il buono e la bonrà, e in generale fra un
cermìnC' concrcco e il suo comspondenre ascrano (•Praemissa aurem et
plura simil 1a manifeste dpparcn1 comparando 1usrum iustitiae, ens suo
esse, bonum bonicaci. et universalicer concrewm mo abstrac10»).

Qui, molro piL1 chiaramence che nella predica da cui siamo


parciti, ma 1n concinuicà con quesca, Eckharc concencra la sua ri-
flessione su due ccmi fondamenrali: da un laco la comenzialult fra
immagtne ed esemplare, espressa nella predica mediance l'c~emp10
dell'albero, cd ora precisata addirim1ra come unicicà dell'immagine
e sua unità con l'ìmmaginaco, dall'alcro il procedere dell'immagi-
ne per m1a11azrone formale, cioè senza causaJicà efficiente e finale,
fatto che ndla predica era espresso con l'idea <ld procedere seni.a
incervcnro della voloncà, e che ora viene precisaro come immanenza
dell'immagine nell'esemplare e viceversa, secondo una logica che
ecçede quella arisrocelica.
Quesc.i domina dell'cmanaiionc - che si applica, come abbia-
mo visco, solcanco nella sfera degli enti immateriali (altrimenti ab-
biamo causalicà dficiente e finale, e crenzrone) - viene compendiata
da Eckharu nella Predica lacina XLIX, 3. amaverso la formula \e-
guente16:

Immagine è una em.rna1ionc semplice, formale, che crasfondc cuna


l'essen1.a pura e nuda, e che prescinde da qualsiasi causalità dlìcicnre e
finale. 51 cratcJ di un'emanazione che avviene dall'in11mo della sostanz.a,

16
XLIX, 3. n. S11. LW IV pp. 425 526: •Imago proprie rn cmJna110
<;rm1.
~implcx, formali.~ tramfu'i' J mciu' ('\~cn1iae purac nud.1c, quJlcm co111ider,n
mc1aphpi'm drcumscrtpco efficiente e1 fine, ~ub quibu\ c.1u\Ì\ ,,1Junc n.11ural·
in rnnsidcr.Hione phy~ic1 Fs1 ergo imago cmJn~tio .tb in11m1~ in \ilcn110 c1
cxdus1onc omni' forin\C~I, vita quJcd.im, .1c " imagincrb rtm cx \e ip~a et rn
~e ip!>3 i111umt'~<crc ci bulli re in \e 'P'a nccdum co111rdlcc1.i cbullitionc•.
MISTICA O FILOSOFIA! 65

in silen1io e con l'esclusione di qu.tlsiasi fmore cscerno, una specie di


ano virale. quasi si immaginasse che la sosiam.a d.1 se stessa e in se scessa
si gonfiasse, e bollisse in se sressa, ma sen1,a ancora che vi fosse una
ebolli1ione verso l'esrerno.

Si riferisce Eckhan, quando parla dell'emanazione dell'immagi-


ne, soltanto alla processione trinitaria del Verbum dal Padre, oppu-
re più in generale a qualsiasi processione di qualsiasi immagine da
qualsiasi esemplare? ln alcre parole: ha la sua domina una rilevanza
esclusivamenrc ecologica oppure anche antropologica?
lo credo che un'interprecai.1one streuamenre ecologica di que-
sto passo non sia sosrenibilc: sono convinco cioè che nonostante
Eckhart qui esplicicamemc attribuisca le proprietà dell'immagine al
Verlmm, queste siano in reahà proprietà di qualsiasi immagine. Ne
abbiamo la prova nel cesro dcl commenco a Giovanni, perché, pro-
prio nella trattazione della prima proprietà dell'immagine, ~1 legge:
«Cimmagine in quanro immagine non riceve nulla dal )Ostraco in
cui sca (a suhiecto in quo est), ma riceve tutto d.il suo esemplare•.
Evidememenrc Eckhan pensa al caso che l'immagine sia in un so-
maco, e quesco non può essere cerco il caso dcl Verbum, che somaro
nocoriamence non ha. li caso in cui l'immagine ha un sosuaco può
essere solranco il caso Jell'uomo. E ciò rrova conferma in un passo
parallelo della Predica larina XLIX, 2, quando vien cimo che ~rucro
ciò che è estraneo all'immagine non appamene alla ragione dell'im-
magine, come ad esempio l'esser coloraco" (omne nlm111m si11e 11/111d
est extra rationem unttgi111s. putn !t1pu. color et 011mu1 hui11smod1) 17•
Di nuovo, Eckharr pensa a quako~a <li estraneo all'immagine, a un
soscrato, e non al Verbum, che non ha ceno qualcosa di estraneo alla
sua ragione di immagine del Padre.
Insomma: Nell'orizzoncc ontologico in cui si muove Eckharr c'è
immagine-senza-sosrrato e immagine-con-somaco. Questa doppia
possibilità garantisce in realtà l'esistenza d1 una diffcrc111.a fra im-
magine-Verbum e immagine nell'anima: il primo è infarci immagine
dcl Padre ~ema i.oscrato e senza alcunché di accidcncale, la secon-
da - l'immagine nell'anima - è immagine non del sulo padre, ma
della Trinirà nel suo complesso, cd t immagine in un somaro, cioè
collegata a qualcosa d'alcro dalla sua ragione. ?\la un punto è da

17
Smn. Xl IX, 2. n. 509, LW IV p. 424.
66 ECKHART • TALLFR · SUSO

lCner assolucamence fermo, ed è quello nel quale Eckharc si distacca


radicalmente dai suoi contemporanei: la reoria dell'immagine, con
i suoi momenti di coessenijaJità e di derivazione cmanativa, è una
sol.tt per i due casi. Cesiscen:r.a o non esistenza di un soscraco non
alcera (Eckhan lo dice chiararnenre) la ragione dell'immagine in
quanco immagine. La deroga alla causal1cà arisrocel1ca non è du n-
que una deroga nel c.1so specifico della speculazione trinicaria, ma è
una deroga nel caso generale della sfera dell'essere spiricuale, ovvero
incelletcuale.
Ora. «esemplare~ di una siffarra •immagine» è solo Dio. Ed è
chiaro a quesco punro che Eckhan, proponendo una incerpretazio-
ne coçl radicale e conseguente dell'immagine nell'anima, propone
nello scesso momenco una particolare reincerprecazione del rappor-
ro fra il Divino e l'Umano, il finito e l'infinito, il cre.uo e l'increato,
e gecca le ha.si di un'ancropologia complecamence diversa d.1 quella
dei suoi contemporanei. Che questa ancropologia abbia le sue basi
in un'analisi metafisica, e non abbia proprio nulla a che fare con
esperienze mistiche. mi pare un fano che ormai non ha bisogno più
di rance spicguioni. Un problema nondimeno rimane: si muove
l'.ckharr, con le sue riflessioni, nel c.1mpo della fllosofia, o piuno~to
111 quello della reologia? Per chiarire d semo di quesca domanda,
sarà opportuno precisare che intendo per filosofia e teologia quello
che si intendeva nel Medioevo, e cioè con filosofia la )cien1..a cht:, a
partire dall'esperienza (quotidiana), ccrc.1 i fondamenti dell'essere
secondo la pura ragione naturale, e con teologta la scienza che crae
e sviluppa le comeguenze raztonalt a parei re non dai dati dell'espe-
rienza, ma dalle verirà rivelate nella Scrittura. Ora, non v'è dubbio
che il punco d1 parrenza di Eckharc, per quanto riguarda la domina
dell'immagine nell'anima. sia la !-lcriuura. )olo dalla Scrittura egli
può assumere la tcrtczza che c'è un'immagine ndl'anim.1, e d1 fotto
dalla Scrmura l'a\sumc, perché appunto solo in quella scanno le
affermazioni: ,.JI Figlio è immagine dcl Dio invisibile.., e ,.facciamo
l'uomo a immagine e \OnHgliai11.a noscra•, su cui t scaco cosrrul!o
cucco quanto sinora è siaco <lecco. Dunque, si dovrebbe condu<lere,
Eck.han è (almeno per c1uanto riguarda la su.i domina dell imma-
gine) ecologo.
I ~1 queslione è di rilievo non secondario. perché invc~ce l'incer-
preca11one gener.1le dell'opera e dcll'inccn1ione di Eckhan, e perché
proprio sulla base di consider.moni di questo genere parte della
MISTICA O FILOSOFIA? 67

critica ha rivcndicaro le sue opere alla storia della reologia. Il più


deciso csponenre di questa linea è stato Heribert Fischcr, uno degli
editori delle opere tacine nell'edizione nazionale cedc:\1.a 1 '. !'\on vo-
glio negare che il concetto di immagine sia, 111 Eckhan. un concerto
ecologico nel senso sopra detto. cioe che egli lo desume dalla Sc.ric-
cura e non dall'esperien1.a. Ma questo non vuol dire che Eckharr in
questo non credesse e non inrcndessc fare filosofia. Anzi, proprio il
conrrario. E infatti il Commento a G101111m11, proprio la ste~sa ope-
ra nella quale si trova la pili completa esposizione delle proprierà
dell'immagine, si apre con una vera e propria dichiarazione pro-
grammarica: •In quesr'opera, come in rune le altre 1.:he ha scritto,
I'aurore intende esporre ciò che la sacra fede cristiana e la )cntcura
di cncrambi i ccscamentt affermano, amaverso le ragioni naturali
dci filosofi,, («inrcntio ~e auccoris, sicuc et in omnibus suis edicio-
nibus, ca quae sacra asserir fìdes chrisciana et urriusque tcsramcnci
scriptura, expom:re per raciones nawrales philosophorum1•) 19• In
quest'opera come m tutte le nln·e... Eckhart non inccnde muovere dal
daw nvclaco per esplicitarlo razionalmente (l'immagine c'è perché
lo dice la Scrirrura; vediamo di sviscerarne le conseguenze), ma
piuctosco dimostrare il daro rivelato amaverso la ragione naturale.
Anche qui abbiamo a che fare con un modo radicalmence diverso
di incendere il mesuere del •teologo», mpetco ai suoi colleghi della
facoltà di ecologia di Parigi. Non si cracrava, secondo Eckhart, di
fare esegesi. ma di costruire una .-filosofia dcl Cristianesimo.. (e ciò
significava, nel caso specifico. partire daJ fatto che la Scrittura dice
che l'immagine c'è, e vedere di fondare filosoficamenre. cioè razio-
nalmente, con ricorso alle domine dci filosofi pagani, quello che la
Scrmura aflerma).
Lidea, come si vede, è assai moderna, e ammccco che si possa
nutrire qualche dubbio sulla :mendibìlità scorica dell'inrerprcra-
zionc che propongo, sopranurco con~iderando che Eckharc è sta-
ro sinora inceso come un mistico voglioso ~oltanco di annullarsi
ncll'un1one con la divinità. Qualche te~co in favore della mia tesi

18 Si 1·e<la ad c.\. il suo Mti11tr &kharr EmfiJ1rung m u111 pl11/osophud1ts


Dr11lu11, Frciburg Br., Albcr 197·1.
l'I In loh.. n. 2, LW 111p.4; in propo<ito K. F1A'Cll, Du /numwn Mtma
Erkhartr; in Sprdtht 1md Brgri/f. FesurlmjÌ far Bm110 lulirudr1, Me1'ienhcim .un
C...l.rn, I lain 197 4. pp. l92-3 I R.
68 ECKHART · TAULl:.R · SUSO

l'ho addono, e alcri se ne porrebbero aggiungere. Ma per essere più


persuasivo intendo prendere un'alcra ~trada. Uscirò dunque dall'in-
cerprctaL1one interna dei testi eckharriani pt:r dare uno sguardo aJ
panorama culrurale nel quale Eckharr operava. Motivi per farlo, in
verità, cc ne sono.
Egli scesm infarti c1 cesdmonia che la gucscione dell'immagine
era oggetto di discussione ndlc università. Fra i reologie gli esegeci
della Scriccura, n:uuralmcnce. Chi ha Jirnesrichczza con i cornmen-
ri alle Semenze di Pietro Lombardo, che costituivano il punco d 1
passaggio obbligato di qualsiasi docente <li reologia nelle universi là
medievali, sa bene che quesri contengono sempre e sen1.a ecct.-i.io-
ne alcuna una rrauazionc della qu1ust10 de imagine. In più, uno
sguardo alla lenerarura delle quescioni Jiscuss<' pubblicameme nelle
univermà, ordinarie e quodlibecali, mosrra che 11 rema era argo-
menro d'obbligo nelle facoltà di ecologia. Ma in questa imponente,
srern1inata e ~emprc uguale produlione possiamo crovare solranco
il termine di riforimcnto 11egar1110 per valutare storicamencc la dot-
rrina di Eck.han. La domina scolastica parigina rimane saJ<lamencc
ancoraca alla dimnzionc fra imago e ad imaginem, intesa nel senso
elaborato <la Agoscino, e cioè che la dizione cca immagine» sca ad
indicare una specie di analogia più o meno vaga fra Trinicà e le tre
fumioni superiori dell'.rn1ma, c.ioè la memoria, l'intelligenta e la
voloncà
Ho più volce 'occolineato l'originalità e la radicalicà della dot-
cnna di Ec.khan. Si traua Ji un luogo comune della critica. e come
cucci i luoghi comuni ha una sua vericà. Ma in un punco questa idc,1
va correrra: perché se è senLa dubbio vero che Eckhan elaborò una
teoria radicale, e del cutco autonoma rispeno alle posizioni allora
sostenute dalla scolastic:i d1 Parigi, è altrcttamo vero ruccavia che
le sue idee non sorgevano dal nulla. Al rnntrario. Proprio 1morno
alla questione dell'immagine, infacci, s1 era svilupparo in Gcrm:rnia,
a partire dall'ultimo decennio dcl Dueccnm, un incenso <liban11o
culcuralc l..:a Joccrina dt Fckh.m co~1i1ubce un preciso intcrvcnco
in questo dih.mito, e solo se vista all'interno di qucsco dibacciro può
essere incesa nel suo \Ìgnihc•HO sia srorico che teorico. Si.imo cosl
giunti al se-condo punto, il conct:sco storico della sua tcori;1.
MISTlC.A O HLOSOFIA? 69

S. Il conustn storìco de/La dottrma eckhart1a11a

Affermando che il conccsco srorico della domma eckharriana


non è Parigi, ma b Germania, m1 rendo conca di dir cosa grave. Si
crarta infatti di un'affcrmaz.ione che rovescia completamente l'orien-
ramenro scguico sino ai giorni odierni da gran parre della cnuca, e,
più in generale, conrraddice convi01ion1 molco diffuse fra i medic-
visci, come ad esempio il fono che non si possa parlare di .. filosofie,.
nazionali nel Treccnro, che il Medioevo cristiano sia un'epoca uni-
taria dal punco di visca della speculazione filosofica, che i più avan-
zaci ceneri culrurali in quel periodo fossero le università di Parigi e
di Oxford, e così via.
eppure, è solranro arcravcrso un'analisi della culrura filosofica
tedesca alla fine del Duecento che si può ritrovare il luogo stori-
co della domina di Eckharc - e fra l'ahro proprio quello delle sue
resi ~ull'immagine. Nell'ultimo decennio dcl Duecento, inf:mi, nel
mornenro in cui Eckhan ini1ia la sua arciv1cà accadem1ca, esplo-
de in Germania la discussione incorno ad uno senno di D1ecrich
di heiberg, incicolaco De mbw diffietlibm rmuulii~. D1etrich era
anche lui, come l:.ckharc, domenicano, e sappiamo che 1 due erano
in rapporri di amicizia. Anche lui faceva carriera accademica, tanro
che nel 1293 fu inviato a P:irigi a insegnare daJla cam:dra sulla qua-
le sarebbe salito pochi anni dopo Eckharc. È aurore <l1 una crenrina
dl crarrari filosofici e scienrifìci, che ci pcrmenono di determinare la
sua posi11one filosofica e 1dcolog1ca con una nocevole sicurezza: e 11
più deciso porc:ivocc della corrente :mricomisca cedcsca ru proprio
in esplicita polemica contro ('orkntamemo fl(ocomista che SI Stava
diffondendo nell'ordine dci domenicani che Oietrich redasse e mise
in circoluione le Tre dtjfict!i quest10111, e questo spiega come m:u le
rca1ioni furono CO$l numerose e vivad. Orbene, la seconda delle ere
queslioni difficili rrarca proprio del problema dell'immagine.
La docmna clell'immagtne sostenuta da Diecrich è per gran par-
te csaccarnenre la medesima di quella di Ec.kharr. Anche Oiecrich

' 0 Le tre p•mi di rn1 conMa qucH'nper.1 sono \CJ[C cdirt· in DtFTRIC:H
voN IRFIR~RC',, Oprr.1 om11111, I, Hamburg, Mciner 1977, pp. 1-124 (D(
111S11111t be,utjira, cd B. Moj~lsd1), lii, Hamburg. Mci1m 19/U, pp. 1-46
(Dt n111111n11011r n1el1. cd L. Sturbe), pp. 5j.l)O (Dr 11cridr111ibuJ, rd. M. R.
Pagnont Srnrlesc).
70 ECKHART · TAULER · SUSO

sosciene che il «procedere come immagine» è una emanazione di


caraccere formale, caracceriz.zaca dalla coessenlialicà fra immagine
e esemplare, nella quale le regole della logica e Jella fisica ariscole-
lica non hanno più presa 21 . Le proprietà dell'immagine enunciace
da Eckhan nel Commento a Grovmmi sono già cemaci1.zare nel D,.
vmone benrifìca di Diecrich di Freiberg. In alue parole, abbiamo
nei suoi sericei una chiave per la comprensione della domina del-
l'immagine di l::ckharc. Quanto qucsra chiave sin imporrance vorrei
mostrarlo con ere cons1der<11ioni.
La prima; Oierrich afferma chiaramc:mc: di aver crauo il concel-
co <li emanalione, sul quale si basa il «procedere come immagine .. ,
da Proclo: abbiamo così la defìniciva conferm,1 del carattere neopla-
tonico della tlourina cckhamana.
La seconda: Dierrich idennfica esplicicamenre l'imago nell'anima
con l'imellecco, e in particolare e.on t'intelleno agence della rradi110-
ne filosofica''. Si rr::ma anche 1n quesco caso di un'idea condivisa da
Eckharr (abbiamo visco che egli affermava che imago si dà sohanto
nel caso di enri incellcnuali), ma che nelle opere di Diecrich viene
cemacizzaca e sviluppaca in modo si~cemàtico. Affermando che il
conceuo biblico d1 1mngo è idenrico a quello filosofico di incclleno
ageme, Diccrich sposca IJ problematica dell'emamnione inrellcr-
tuaJe dal cerreno ecologico a quello pur;imcnce filosofico. Il che è
esarcameme quanto intendeva rckhart, quando nel Com111n110 a
G1ot aw11 sc.rivcva di a\'er l'inccm.ionc d1 dimostrare le verità della
1

Scrinura ac:cravcrso b r:igmnc nacurale dei filosofi. lnolcrc, l'equa-


lione •immaginc-intellecco" ci permette di intravedere lo srrccto
legarne che unisce la problematica dell'immagine con la tesi che
Dm1 m mulligere (sosrenuca dn Eckharr nelle questioni parigine
del U02/3).
Teo.a considera1ione: sul conceuo d1 immagine-incellcuo Dier-
rich fa leva per ~o~ccnere la nacuralic3 della visione bearitìca, conrro
Tomma~o e gli scol.iscici parigini i quàli sostenevano che l'i ntdler-
ro finito dell'uomo è radicalmente 111cap;ic.e ddla visione dircrca <li
Dio e che quelil•l è pms1bile solcanco in seguito .i un pocenziamelllo
delle facole.\ umane che avviene med1ance la gratia di 010.

11
In propO\Ìlo ~i vcd.i K. FtA'I 11 , Proredt'rr 111 in111.(u. cit pp. 12'>-U·l .
22 Dr 1•11. bmt .. prooem .. c<l. "t., p. 14 e p.1,,Ìm.
MISTICA O ~ILOl>OFlA? 71

Oierrich sostiene, al contrario, che proprio l'esame filosofico


della natura dcll'inrclleLCo umano rivel:i che la sua origine non può
aver avuro luogo secondo causalicà efficience, ma secondo causali-
tà formale; il che vuol dire che l'intelletto fluisce dalla sosranza di
Dio secondo un processo cmanacivo, e per ciò stesso s1 converce
in Dio, è capace per la sua srcssa essenza di comprenderlo. anzi è
in quanro lo comprende, e lo comprende sempre in ateo. In alcre
parole, fra Dio e l'essenza intellcnualc dell'uomo c'è un rapporco
dialecrico che può essere espresso solcanro amaverso il modello
teorico di «immagine» e •modello•. l.:inrdleno, secondo Oicmch,
è una attività fondamencalc, originaria e fondativa della nostra co-
scicnu; ed è compirn della riflessione filosofica prender coscierua
della nosrra 11ern esse11Z1z, che è concemporaneamenre riconoscere
la narura divina, rrascendcncale dello spirito umano, nella quale
con~iste la nostra parentela, anzi la nostra consuscamialrtà con
Dio stesso.

6. Co11cl1mo11i

Dopo queste considerazioni il frammemo Quini l6a. dal quale


avevamo iniLiaro il noscro esame, ci si presenca finalmente come
dotato di un ragionevole senso: «Quando un ramo ~punca da un al-
bero, porca il nome e l'essenUI dell'albero. e quel che esce è idemko
a quello che rimane all' interno e ciò che rnnanc all' i memo è iden-
tico a ciò che esce. Così dico a proposito dell'immagine dell'anima.
Ciò che esce è idencico a ciò che rimane all'interno, e ciò che resta
all'inrerno è idencico a ciò che esce. Questa immagine è il figlio del
Padre, ed io sono quesca immagine». Si trana semplicemente della
versione in predica di quanco argomcnrava filosoficamcnce. nei suoi
rraccari, Dietrich di Freiberg.
Fr::t Eckhan e Dictrich, è vero, ci sono differenze. Una fonda-
mcncale differenza è che Diecrich non ha mai affermato, al concra-
rio di 1.:.ckhart, che l'immagine nell'anima è inc-reaftl Con qu~ca
conclusione, F..ckhart porcava alle estreme comeguenle l'imposca-
1ionc radicale del suo confracello, rifiutando la ridutione del con-
cetco biblico di imm,lgine a pura analogia funzionale, e negando
all'emanazione intellenualc la ragione di •essere crearo•, pcrchc non
vi entrano 111 gioco la causalità cllìcience e finale
72 ECKflART • TAUl.ER · SUSO

Un'alcra differem.a è l'applicazione Jel moJello "immagine-


esemplare» al campo delle pertÌ..'7.ioni trascendcncali, che costitui-
sce forse il mocivo pii.t nuovo e pii.t inceressance Jell'incera filoso-
fia eckharciana. «Il rapporto che corre fra immagine e esemplare .. ,
scnve Eckharc nel Commento n Giovanni, «è lo scesso rapporto che
passa fra ti giu.~co e la giusciiia, l'eme e l'essere, il buono e la bonc~.
e in generale fra il rermine concreto e il corrispondence astrarto» (v.
sopra). Come non si può essere pii.t o meno •nmmagine" di Dio,
cosl non si può essere più o meno giusci. li cradizionalc rapporto di
panccipa1ionc cede qui il posto :ld una logica della "virtù o non-
. ' deIl' •essere o non-essere». NeIla misura
vrrtu•, ' 'rn cui I' uomo e' giu-
·
sto, partecipa della giusrizia ch'è Dio, nel senso che è con la giusrizia
nello stesso rapporto dialeccico che corre fra immagine e esemplare,
cioè è generaro come giusco dalla giusriiia, la conosce, si idenciflca
con quesca, è un momenco della giusriira che non è dimnguibilc
dalla giustizia stessa. Nel momento in cui l'uomo è non-giusco, non
è. Una metafisica radicale e conseguente si crasform:i m un'erica
dell'i nrcriorità alcrenamo radicale e conseguente.
li corpus omilcrico di Eckharr può essere considerato un ccncaci-
vo di far comprendere filosoficamence, sviluppando idee di Diecri-
ch d1 Frciberg, il vero senso del rapporco fra Dio e l'uomo espresso
dalla Scrircurn in un versetto del Cmtsi cd espresso da Aristotele
in un capitolo del ccrz.o libro De 11nm111. Si può chiamare qucl'.co:
«miscica•, se per mistica si intende il riconoscimenco che la logica
(aristotelica) delle cose macc:rraJ1 non puo valere per la sfera delle
cose spiricuali. Ma in qucsco riconoscimcnco non giocano un ruo-
lo ne vi~1oni né audiiioni né ~pericme privilegiale della Jiv1nicà.
Perciò sarebbe forse meglio cvic:ir d1 parlare di •mistica•, ripetendo
semplicemente con Eckhan il suo sommesso .ivverrimenro: orSono
idee difficili· (Du es subrij/). Investigarle e comprenderle come idee
filosofiche, ovvero come il mulcaro dcll'rnrenso e pazienre argo-
mencare della ragione che muove alla conquista dci verr fondamene i
Jell'es~ere, è faricoso, ma posl'.ibile. Spero di aver moscraco che vale
anche la pena di farlo.