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La sensazionale scoperta di un affresco del IV secolo

nella catacomba romana di Santa Tecla

IL VOLTO PIÙ ANTICO


ella mattinata di venerdì 19 cubicolo, il busto di Paolo può essere secolo all’Apostolo delle genti dagli

N giugno, gli archeologi che da


oltre un anno seguono il
restauro della decorazione pittorica di
considerato la più antica icona
dell’apostolo finora rinvenuta, nel
senso che dal livello evocativo si passa a
imperatori Valentiniano II, Teodosio e
Arcadio, costruita sulla memoria
apostolica, già monumentalizzata nel
un cubicolo delle catacombe romane di quello del culto. Non dimentichiamo 324 da papa Silvestro e voluta da
Santa Tecla sulla via Ostiense, si che a poche centinaia di metri da Costantino. Anche per questa ragione,
trovano davanti l’imprevisto. Il laser questo sito si innalzava la celebre possiamo constatare alcune suggestive
mette in luce il volto severo e ben basilica dedicata nello scorcio del IV assonanze tra il progetto iconografico
riconoscibile di san Paolo, dell’ambiente funerario di Santa Tecla e
circondato da uno sfavillante quello, ovviamente più complesso e
clipeo giallo oro su rosso vivo. raffinato, dell’antica Basilica di San
Altre immagini di san Paolo Paolo. La serie di busti campiti nella
erano note nelle catacombe e nei volta del nostro cubicolo ricorda,
sarcofagi romani, infatti, ma il infatti, quella che si snodava lungo le
busto appena scoperto meraviglia navate dell’edificio di culto della via
per la sua suggestiva espressione. Ostiense. Così come il maestoso
Il tondo di Paolo si colloca nella collegio apostolico o il Cristo in
volta del cubicolo, dove attorno cattedra, dipinti nel vestibolo del
al clipeo campito del Cristo cubicolo, possono alludere al tema
Buon Pastore sono sistemati teofanico che poteva svilupparsi
quattro altri tondi che accolgono, nell’abside perduta della basilica.
a loro volta, i busti di quattro
personaggi. Tra questi sono ben Il filosofo e il pescatore
riconoscibili quelli relativi a Il volto di Paolo presenta i caratteri
Paolo e a Pietro, ma il volto più fisionomici tipici del filosofo di
espressivo è sicuramente quello plotiniana memoria, con un ovale
di Paolo, situato nel tondo posto asciutto, desinente nella scura barba a
a sinistra rispetto all’ingresso. Dal punta, il naso pronunciato, gli occhi
momento che l’imago clipeata maggiorati e fortemente espressivi, le
rappresenta una raffigurazione tempie interessate da un’importante
devozionale scelta dalla famiglia calvizie; la fronte attraversata da
dei defunti per proteggere il loro profonde rughe di atteggiamento. Tutte

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queste caratteristiche rimandano alle
scarse notizie relative all’aspetto fisico
di san Paolo. Ma nelle nuove pitture
scoperte nel cubicolo di Santa Tecla,
come si diceva, appaiono ambedue i
volti dei prìncipi degli apostoli, definiti
in tutte le peculiarità fisionomiche che
li caratterizzeranno nella civiltà
figurativa tardoantica. Se, infatti, il
volto di Pietro – purtroppo molto
rovinato dal punto di vista conservativo
– si impronta a una solidità
fisionomica e a una potenza espressiva
dai tratti marcati e decisi, con
capigliatura ricca, candida, aderente al
capo, l’ovale ampio, stereometrico, la
barba corta e mossa, quello di Paolo
sembra ricavato da un contrappunto e
si propone con le sembianze di un
pensoso e ispirato filosofo,
dall’espressione esangue, sospesa tra
inquietudine e serenità. Qui la vecchia
tematica paleocristiana si affianca a un
nuovo repertorio che accoglie, ad
esempio, la storia del miraculum fontis,
che ha come protagonista l’apostolo
Pietro, secondo quanto raccontano gli
scritti apocrifi. La scena, dipinta nella
parete d’ingresso, proprio in
corrispondenza con il busto di Paolo,
mostra Pietro mentre con un gesto
solenne fa scaturire l’acqua dalla roccia
per dissetare uno dei suoi carcerieri,
che si inchina verso la piccola sorgente.
La compresenza dei prìncipi degli
apostoli nel medesimo complesso
pittorico vuole ribadire la doppia
apostolicità della Chiesa romana. Il
primato petrino viene attutito dalla
nuova ideologia della concordia
apostolorum, teorizzata proprio alla fine
del IV secolo, in concomitanza con
l’esecuzione delle nostre pitture.
Fabrizio Bisconti
Sovrintendente archeologico
delle catacombe

Come sovrintendenti del creato fra essi, primi fra tutti, ai due prìncipi
degli apostoli, viene assegnata una
postazione di così grande rilevanza.
e condizioni deplorevoli del soffitto dedicati al disvelamento degli altri tre Non sono solo accompagnatori di
L di questo sito avevano reso i
restauratori restii ad affrontarle. Dalla
clipei, dove in successione si sono
rivelati i volti di altri due apostoli, uno
defunti, come in molti sarcofagi del
IV secolo, né partecipanti al collegio
spessa patina calcarea affioravano particolarmente giovanile e l’altro dai liturgico presieduto da Cristo, ma
vaghe forme geometriche, un clipeo tratti marcati (forse Giacomo e singole personalità che sovrintendono
centrale e almeno due tondi angolari. Giovanni), per scoprire nel terzo il volto l’intero creato. Barbara Mazzei
Ma il rinvenimento del volto di Paolo ha canuto di Pietro. Per la prima volta Responsabile Settore
stravolto tutte le aspettative. Ci si è così nell’arte paleocristiana agli apostoli, e Restauro e Archivi PCAS

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