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PAULUS – International magazine on Saint Paul / Anno II n.

19 - Aprile 2010

La storia dell’arcipelago è segnata dalle dominazioni e dal


passaggio delle culture. Oggi si confronta con l’immigrazione
e le altre confessioni cristiane.

MALTA – AL CROCEVIA
DELLE FEDI E DELLA CONFESSIONI CRISTIANE
di Hector Scerri

L’isola di Malta, al centro del Mediterraneo e dunque al crocevia delle culture e delle
religioni, abbraccia una vocazione ecumenica molto antica. Questa chiamata è
intimamente intrecciata con la sua storia plurimillenaria. Gli antichi templi megalitici
risalgono al terzo millennio a.C. Allora, Malta era già un’isola dove mercanti e marinai
provenienti dalla Fenicia e da altre zone lontane del bacino mediterraneo sostavano non
soltanto per ragioni di commercio o di riparo, ma anche per motivi spirituali.

FOTO © R. PONTI

I dominatori dell’arcipelago
Il cristianesimo a Malta risale al periodo apostolico con la predicazione di san Paolo,
naufrago nell’isola nell’anno 60. Nei secoli successivi, il cristianesimo ha lasciato
un’impronta determinante sulla storia di Malta e sul carattere del suo popolo, pur
dovendo fronteggiare vicende alterne, mentre subentravano al dominio dell’arcipelago i
Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, gli Svevi, gli Aragonesi, fino al Sacro
Imperatore Carlo V. Dopo la lunga e importante fase dei Cavalieri dell’Ordine di San

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Giovanni (1530-1798), vi fu un breve periodo Francese (1798-1800), seguito dall’impero


coloniale britannico (1800-1964).
Malta divenne Nazione indipendente il 21 settembre 1964, Repubblica parlamentare il
13 dicembre 1974 e membro dell’Unione Europea il 1° maggio 2004. Oggi la Chiesa
Cattolica, in questo paese, è strutturata in due circoscrizioni: l’Arcidiocesi di Malta con
390.000 abitanti (380.000 cattolici) e la Diocesi di Gozo con 30.000 abitanti (29.500
cattolici).

Il cristianesimo a Malta
Le fonti storiche sono
frammentarie nell’illuminare la
vita della Chiesa dagli inizi al
1530, quando giunsero da Rodi i
Cavalieri di San Giovanni
(Ordine di Malta). Nei secoli IV-
VI le isole gravitavano
nell’orbita di Costantinopoli.
Accertati sono i secolari legami
con la Chiesa in Sicilia: la
diocesi di Malta fu suffraganea
di Palermo dal 1156 al 1831.
Non esiste una documentazione
certa circa il primo Vescovo
residente a Malta. Secondo la
tradizione, il primo pastore fu
San Publio, il protos
(governatore) dell’Isola che
accolse l’Apostolo Paolo (Atti
degli Apostoli 28,7). Nelle fonti,
il nome di un vescovo di Malta
appare per la prima volta nel
maggio 553: Iulianus episcopus
Melitensis che firmò il
Constitutum de Tribus Capitulis
nel contesto del Secondo
Concilio di Costantinopoli.
È provato che in periodi
antichi (secoli V e VI) Malta sia stata benedetta dalla presenza di monaci e poi, dal tardo
Medioevo, dalle congregazioni mendicanti: i Francescani dal 1347, gli Agostiniani
intorno al 1370, i Carmelitani dal 1441 e i Domenicani dal 1450. Vi si aggiunsero ben
presto i Gesuiti attraverso la vicina Sicilia; si stabilirono regolarmente a Malta nel 1592
fondando il Collegium Melitense, contemporaneo al Collegio Romano e con le stesse
finalità.

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Il periodo dell’Ordine di San Giovanni (1530-1798) vide una particolare fioritura della
Chiesa a Malta, con l’erezione di numerose parrocchie e con la feconda promozione
dell’arte barocca nelle chiese. In questo periodo troviamo, nel fecondo archivio
dell’Inquisizione a Malta, riferimenti a contatti della gente locale con luterani e altri
protestanti, e sporadici tentavi a far circolare a Malta pubblicazioni appartenenti a queste
confessioni. Naturalmente, l’Inquisizione faceva il suo dovere.

L’immigrazione di oggi,
il colonialismo di ieri
Venendo ad oggi, un grave
problema è costituito dalla
immigrazione irregolare. Si
calcola che dal 2002 siano
giunti a Malta su imbarcazioni
di fortuna oltre 13.000 africani,
in maggioranza di fede islamica,
che avevano per destinazione
l’Italia.
Malgrado la tradizionale
ospitalità del popolo maltese, le
questioni suscitate da tale
crescente presenza sono
molteplici: sociali, politiche,
religiose. Atteggiamenti di
razzismo s’intrecciano con
esemplari casi di accoglienza,
mentre i Vescovi maltesi
lanciano la sfida si testimoniare
e di annunciare il Vangelo ai
migranti. I rapporti della
Chiesa cattolica con le altre
Chiese e confessioni cristiane
(anglicani, protestanti,
ortodossi) sono buone. Durante
il periodo coloniale britannico
furono costruiti alcune chiese
per le confessioni alle quali appartenevano le forze militari e navali britanniche. Sono
stati registrati soltanto pochi tentativi – e senza successo – di proselitismo a Malta da
parte di missionari o predicatori britannici. Intanto, il governo coloniale adottava, con
grande saggezza, una politica di grande prudenza verso la chiesa cattolica a Malta e,
dunque, verso i sentimenti religiosi cattolici della popolazione delle isole. Infatti i
rapporti tra cattolici e le altre confessioni cristiane, a Malta, sono stati e rimangono ottimi.

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Forte presenza ortodossa


Negli ultimi anni è cresciuto il numero di cristiani di confessione ortodossa (delle
chiese chiamate calcedonesi). La maggioranza viene da Paesi dell’Est europeo,
specialmente come risultato di una maggiore mobilità tra i Paesi dell’Unione Europea.
C’è una comunità di ortodossi greci e ciprioti che fa parte della Sacra Arcidiocesi
Ortodossa d’Italia e di Malta, con sede a Venezia. Esiste una folta comunità di ortodossi
russi, ucraini e bielorussi in crescita, anche come risultato dei matrimoni con maltesi. Ci
sono poi anche gli ortodossi serbi e montenegrini che insieme formano una parrocchia
che fa parte della Diocesi Ortodossa Serba di Gran Bretagna, Scandinavia e Malta. C’è
una comunità di ortossi bulgari, parte del Vicariato di Italia, San Marino e Malta, ma
sempre sotto la giurisdizione del Patriarca di Bulgaria, e una piccola comunità di
ortodossi rumeni. Vi sono infine alcune comunità di ortodossi non-calcedonesi: alcune
dei copti ortodossi, altre del Patriarcato ortodosso dell’Etiopia e del Patriarcato
dell’Eritrea.

I cattolici maltesi, che sono la stragrande maggioranza della popolazione dell’isola –


nonostante essa sia sempre stata, come abbiamo visto, un crogiuolo di culture e di
religioni –, mantegono ottimi rapporti con le tutte le altre confessioni cristiane. Fin dagli
anni Settanta è stata costituita, infatti, un’attiva Commissione Ecumenica Diocesana che
lavora affinché la comunità cattolica sia più informata e consapevole del crescente
numero delle altre tradizioni cristiane nel Paese. Su questa realtà ecumenica si cerca di
sensibilizzare i sacerdoti e gli operatori pastorali. Questa Commissione collabora tanto
con un altro gruppo, il Malta Ecumenical Council, che dalla metà degli anni Novanta

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raccoglie insieme una rappresentanza di ogni confessione cristiana, con lo scopo di


organizzare incontri ecumenici di preghiera e altre attività.

FOTO © R. PONTI

Crescita islamica
Desta qualche apprensione la crescente presenza di musulmani. Essi dispongono a
Malta di due imam, di una moschea e di un grande complesso scolastico. È in programma
la costruzione di una seconda moschea e di un secondo centro educativo.
Così, da una parte, la comunità cattolica maltese affronta le sfide della
secolarizzazione, del relativismo, dell’individualismo, e della presenza di migranti di fede
islamica, mentre la percentuale dei praticanti domenicali è scesa al 50% (75% nel 1982).
Allo stesso tempo, oggi esiste una maggiore apertura verso i membri di altre confessioni
cristiane e di altre religioni. Probabilmente, l’apostolo Paolo, naufrago a Malta 1950 anni
fa, oggi avrebbe cercato di dialogare con queste comunità. Avrebbe forse ripetuto la sua
esperienza dell’Areopago di Atene.

Don Hector Scerri


presidente della Commissione Ecumenica – Malta,
professore di Teologia dogmatica – Università di Malta