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PAULUS online – International magazine on Saint Paul / Anno II n.

19 - Aprile 2010

Come l’iconografia ha rappresentato


il naufragio a Malta e l’episodio della vipera

TEMPESTE & VELENI


di Micaela Soranzo

Gli Atti degli Apostoli narrano con abbondanza di particolari la pericolosa navigazione di Paolo
verso Roma, la tempesta e il naufragio sulle coste di Malta: qui l’Apostolo viene morso da una
vipera, che egli getta sul fuoco rimanendo illeso, sotto lo sguardo allibito degli abitanti del luogo,
che lo scambiano per un dio.
Il racconto, strettamente connesso al passo evangelico «nel mio nome […] prenderanno in mano
i serpenti […] e non recherà loro alcun danno» (Mc 6,17-18) non ha avuto grossa fortuna
nell’iconografia più antica: lo si ritrova in un dittico di avorio del secolo V, ora al Museo del
Bargello a Firenze, in un affresco del secolo XII nella cattedrale di Canterbury e in una vetrata della
cattedrale di Auxerre, del secolo XIII. Anche nelle miniature si ritrova la figura di Paolo sulla nave
durante la navigazione: nella Bibbia di San Luis, nella cattedrale di Toledo, si vede la nave in
tempesta e il calo della scialuppa come è descritto in Atti 27,30, ma è a partire dal secolo XVI che si
sviluppa una vera e propria iconografia: la sensibilità barocca è colpita dalla possibilità di
descrivere naufragio e miracolo della vipera e di caricarli di valori simbolici.
A volte è un pretesto per un quadro di genere, tanto che Rubens dipinge un paesaggio in
tempesta in cui Paolo e i compagni sono figurine appena percettibili in un angolo.

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Secondo Pomarancio...
Diverso è l’affresco del Pomarancio negli Archivi Vaticani: dalla nave sconquassata escono i
marinai immersi nell’acqua, mentre sulla destra l’Apostolo scaccia la vipera e gli abitanti di Malta
fanno gesti di stupore. Emergono qui gli elementi che diverranno comuni: i marinai nudi, che
stendono le loro vesti per asciugarle; gli abitanti dell’isola in costumi di solito orientaleggianti e i
soldati. Anche se il naufragio avviene di giorno, Adam Elsheimer, nella sua opera, lo colloca in un
suggestivo notturno, evocazione del dramma di Paolo, apostolo ed evangelizzatore: cielo e
paesaggio occupano la parte maggiore del dipinto. Nell’oscurità, bagliori di luce lasciano
intravedere il dramma. Flutti minacciosi si abbattono sulla costa e i pini sulla destra sono scossi dal
vento, lasciando vedere i rami che formano delle croci. I naufraghi, intanto, appendono ad asciugare
i loro abiti, restando nudi: una nudità che rimanda alla necessità di spogliarsi dell’uomo vecchio per
diventare nuovi, riscaldandosi al fuoco della fede. La tempesta si acquieta sulla destra, dove le
tenebre sono vinte dal fuoco, che illumina la figura di Paolo che scuote la vipera: è la vittoria del
bene e della luce della verità sulle tenebre della notte e sul peccato simboleggiato dalla vipera.

...e secondo de la Hire


Il racconto successivamente tende a semplificarsi, come nell’opera di Louis de la Hire, dove
Paolo è raffigurato chino sul fuoco con la vipera, mentre in primo piano emerge la figura di spalle
di un naufrago nudo che si asciuga, e sullo sfondo il mare in tempesta. In un quadro di scuola
berniniana, invece, nella chiesa di San Paolo di Rabat a Malta, l’Apostolo scuote la vipera dalla
mano sinistra, mentre con il dito alzato della mano destra rimprovera i maltesi che s’inginocchiano,
credendolo un dio. Nella stessa chiesa un altro quadro mostra Paolo che, lasciando cadere la vipera
dalla mano destra, tiene nella sinistra il libro, chiara allusione alla sua predicazione.

LEONARDO CUGNI – CHIESA DI SAN PIETRO, PERUGIA / FOTO © P. PEGORARO

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Il dittico di Leonardo Cugni


Del tutto particolare è il dittico di Leonardo Cungi nella chiesa di San Pietro a Perugia, col
naufragio e lo sbarco. Il naufragio è concitato e drammatico: sullo sfondo ci sono la nave con gli
alberi spezzati e i marinai che l’abbandonano; poi si vedono i naufraghi che si aggrappano a relitti,
mentre in primo piano appaiono a sinistra Paolo e a destra Luca, entrambi nudi su delle zattere.
Nell’altro affresco Paolo è rappresentato, invece, con la corta tunica degli schiavi e ha al collo un
anello da cui pende la catena, chiaro riferimento alla sua condizione di prigioniero, ma “prigioniero
di Cristo”.

Micaela Soranzo