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Vincenzo DAurelio

Vincenzo DAurelio

Dal Monte dei Pegni allaltare del Precursore nella Matrice di Maglie
Lopera pia e la devozione come testimonianze della carit

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Vincenzo DAurelio

Dal Monte dei Pegni allaltare del Precursore nella Matrice di Maglie
Lopera pia e la devozione come testimonianze della carit

Studiare la storia significa abbandonarsi al caos ma nello stesso tempo conservare la fede nell'ordine e nel senno. H. Hesse, Il gioco delle perle di vetro, (1943)

Nel presente lavoro si propone un approfondimento circa la figura di don Donato Pappuli del quale sino ad oggi, nonostante la sua importanza storica per essere stato il fondatore nel XVII secolo del Monte di Piet di Maglie, si conosce ben poco relativamente alla sua vita e ai primi cento anni di attivit del suo stabilimento di piet. Tra le tante difficolt incontrate nel corso di questo studio, la principale stata quella di non aver sempre potuto confrontare le deduzioni formulate con fonti documentarie di prima mano. Per ovviare al problema e, principalmente, per non enunciare conclusioni di scarso fondamento storico, la ricerca si mossa dallosservazione di due importanti strutture architettoniche ledificio del Monte di Piet e lAltare del Precursore nella

chiesa Matrice1 di Maglie nelle quali sono stati individuati diversi elementi utili a proseguire nellindagine. Per tale motivo la ricerca ha perseguito lo scopo di riuscire a dimostrare come le evidenze architettoniche rilevate potessero documentare un determinato fatto storico il quale, a sua volta, doveva necessariamente essere pertinente al contesto locale del tempo in cui esso si verific. In questo modo le conclusioni dellindagine, pur rappresentando sempre delle congetture, possono avvalersi di una maggiore fondatezza storica che, in ogni caso, potr sempre decadere nel momento in cui saranno prospettate tesi nuove e maggiormente documentate. A Maglie tra le poche testimonianze architettoniche del XVI-XVII sec. sfuggite alle demolizioni dellOttocento resiste ancora lungo via Giannotta al civico 23, una volta nominata via de li foggiari, una costruzione del 1578 che lo storico magliese Emilio Panarese identifica come lantico monte di piet2. Unepigrafe posta in un cartiglio al lato destro dellaltare dedicato a San Giovanni Battista nella Chiesa Matrice, gi dal XV secolo sub vocabulo sancti Nicolai, indica un certo Donato Pappuli quale fondatore del monte nellanno
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In questo scritto saranno utilizzate anche le denominazioni Duomo, Collegiata, Parrocchia della Presentazione del Signore e Chiesa di San Nicola. 2 In seguito alla mia richiesta di informazioni relativamente al monte di piet magliese, il professor Emilio Panarese gentilmente mi diede notizia di alcuni particolari circa la ricerca da lui effettuata. Con una sua lettera mi comunic che riusc chiaramente a identificare il luogo quando trov, in un sottoscala dellospedale civico Michela Tamborino di Maglie, le carte della Congregazione di Carit della quale faceva parte listituzione del Monte di Piet. In condizioni proibitive e quasi sdraiato per terra, lo storico magliese scopr una carta di pignorazioni dalla quale ebbe conferma che il Monte dello Impegnare si trovava proprio alla via de li fogiari. 4

1621. Dalla stessa iscrizione si ricava che Donato Pappuli fu sacerdote, dottore in diritto civile e canonico oltre che maestro di sacra teologia. Altri documenti riferiscono che il religioso era vivente nel 1599, difatti in quellanno funse da testimone alle nozze di Giorgio Donato Cezzi (1580-1662) ovvero il fratello di quel notaio NicolAntonio sr. (1570 - 1637) che aveva sposato in prime nozze Geronima sorella di Donato3, e risulta ancora in attivit nel 1607 4. Dal catasto del 15785 si ricava che i Pappuli o Papulli rappresentavano una delle famiglie pi antiche e ricche di Maglie che, relativamente al ramo cui Donato appartenne, nel XVII sec. si estinse. Se del fondatore le notizie biografiche sono scarsissime quelle riguardanti listituzione del monte, ancor oggi, sono quasi del tutto ignote tanto che nello Statuto Organico dellOpera Pia Monte di Pegni6 del 1908, conservato nellArchivio di Stato di Lecce, si afferma che Il Monte di Pegni della Citt di Maglie, come rilevasi [sic] da una lapide esistente nellaltare di S. Giovanni Battista di questa Chiesa maggiore, stato fondato nel 1821 da Donato Pappuli, sacerdote e maestro di Teologia in
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ARCHIVIO PARROCCHIALE DELLA CHIESA DI SAN NICOLA, MAGLIE, Registro dei matrimoni, anno 1599. F. CEZZI, Vi racconto la nostra famiglia, Editrice Salentina, Lecce 2008, p. 20. 4 E. PANARESE, Maglie: lambiente, la storia, il dialetto, la cultura popolare, Congedo Editore, Galatina 1995, p. 458. 5 Cfr.E. PANARESE, Il catasto antico di Maglie del 1578, Congedo Editore, Galatina 1987. 6 ARCHIVIO DI STATO DI LECCE (ASLE), Congregazione di Carit di Maglie: Statuto organico dellOpera pia Monte di Pegni, fondo Consiglio degli Ospizi/Congregazioni di Carit, Serie Titoli di fondazione Statuti e Regole, Busta 18, Fascicolo 225, Anni 1901-1908, oggetto Incartamento e Statuto Monte dei Pegni di Maglie. Nel fascicolo vi loriginale della Gazzetta Ufficiale del Regno dItalia, Anno 1908, Roma, Venerd 29 maggio num. 126. Si legge alla pagina 2881: La raccolta ufficiale delle Leggi e Decreti del regno contiene i seguenti Regi Decreti: N CLXVIII (Dato a Roma il 23 Aprile 1908), col quale si approva lo Statuto del Monte di piet di Maglie. 5

Maglie. Non vi sono altri titoli di fondazione [...]7. Nonostante le faticose ricerche darchivio svolte negli ultimi due secoli e finalizzate al ritrovamento dello statuto originario, ben poco si potuto aggiungere alle notizie ottenute, sul finire dellOttocento, dalla ricerca del notaio magliese Federico De Donno che in quegli anni era il presidente in carica della Congregazione di Carit di Maglie. Egli non trovando altre informazioni se non quelle incise nel cartiglio dellaltare di San Giovanni Precursore, continu le ricerche nellarchivio privato della famiglia Cezzi, erede di Donato Pappuli, e presso lo storico murese Luigi Maggiulli (1828-1914)8. Gli eredi del Pappuli conservavano un memoriale nel quale il De Donno scopr che latto di fondazione del monte fu rogato nel 1621 da tal notaio Giovanni Antonio Mastore di Melpignano9. Nonostante gli sforzi compiuti nellultimo trentennio dal professor Emilio Panarese, le carte consultate dal notaio magliese presso i signori Cezzi non sono state ritrovate perch irrimediabilmente perdute e pertanto, in assenza di prove contrarie, il nostro studioso dovette ritenere valida la notizia per la quale il Mastore avrebbe rogato proprio tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento10dando, quindi, per attendibile la data del 1621 come anno di fondazione ufficiale del monte. In merito al periodo di attivit del Mastore ho ricercato i documenti, nella fattispecie gli atti notarili da lui rogati, che potessero fornire una prova supplementare a quanto
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Articolo 1, Capitolo I, Titolo: Fondazione e redditi del Pio Istituto. evidente in questarticolo dello statuto un errore di indicazione relativo alla data di fondazione ossia 1821 anzich 1621. 8 Gli avi di Luigi Maggiulli si erano imparentati nel corso del Settecento con la famiglia Cezzi. 9 E. PANARESE, LOpera Pia D. Pappuli o Monte dei Pegni, in Tempo dOggi, II, n. 20 24/09/75, p. 5; ID., Maglie, cit., p. 82 n. 1. 10 Ibid. 6

rilevato dal notaio Federico De Donno ma le conclusioni sono state molto deludenti. In effetti,da un indice aggiornato e pubblicato nel 2002 contenente i nomi dei notai della provincia di Lecce che rogarono dal Cinquecento in poi e i cui atti sono conservati presso lArchivio di Stato di Lecce 11, si ritrova che il notaio melpignanese citato nellanno 1595 in riferimento ad un documento con collocazione 46/2. Nel 2011 il sito ufficiale dellArchivio di Stato di Lecce ha pubblicato un indice pi aggiornato e in esso non menzionato Giovanni Antonio Mastore ma solo la collocazione 46/2 che, per, corrisponde ad un documento seicentesco rogato in Lecce dal notaio Perrone Lucrezio. Da questo si deduce che un documento rogato nel 1595 dal notaio melpignanese sar certamente citato nellatto notarile scritto dal Perrone Lucrezio e pertanto dalle consistenze archivistiche anche da me consultate non si pu determinare con certezza lintero periodo di attivit di Giovanni Antonio Mastore. Lanno 1621, quale data di fondazione del monte, quindi documentabile esclusivamente dallepigrafe inscritta nel cartiglio 12 del 1706 presente allaltare di San Giovanni e pertanto questa rappresenta ancor oggi lunica epoca certa dalla quale pu iniziare a muoversi unindagine storica mirata ad aggiungere qualche notizia in pi riguardo lopera di carit magliese.
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G. COSI,Il notaio e la pandetta, Congedo Editore, Galatina 2002, p. 195. Anche lo storico salentino Salvatore Panareo afferma che la data del 1621 corrisponde a quella di fondazione del monte citando come fonte lepigrafe. S. PANAREO, Il comune di Maglie dal 1801 al 1860, contributo alle celebrazioni locali del 1848, Tip. Messapica, Maglie 1948, p. 74: Lo spirito della beneficienza cittadina si era manifestato anche prima [] sin dal 1621 Donato Papuli aveva fondato il Monte dei Pegni, ricordato in una epigrafe tolta dalla vecchia chiesa matrice ed apposta nella nuova, a destra dellaltare di S. Giovanni. 7

Nel cartiglio si legge il seguente testo:


D(EO) O(PTIMO) M(AXIMO) / IOANNIBAPT(IST)AE PRAECURSORI / DONATUS PAPPULI S ACER(DO)S U(TROQUE) I(URE) D(OCTOR) S(ACRAE) T(HEOLOGIAE) M(AGISTER) / A(NNO) MDCXXI EXTRUEBAT IUSPATRON(ATUM) RESERV(ANDO) / MONTISQ(UE) P IETATIS FUNDATOR SPECT(ABILI)S / IO(ANN)ES MATTIAS CEZZI U(TROQUE) I(URE) D(OCTOR) RIT(U)S LATINI ARCHIP(RESBITE)R V / CU(M) VALENTINO FRATRE ET IOSEPH VA(L)ENTINI FILIO / INPERPETUU(M) AVI MAGNI MONUMENTUM / HOC OPUS CAIETANI CARRONI CORIOL(ANEN)SIS / P.P.Q. / VII KAL(ENDIS) IUNI A(NNO) MDCCVI.

Trad.[A] Dio Ottimo e Massimo [e a] Giovanni Battista Precursore / Donato Pappuli sacerdote [,] dottore nelle due leggi [,] maestro di sacra teologia [, nell]anno 1621 [il] rispettabile fondatore del monte di piet / innalzava [laltare] riservandosi [il diritto di] giuspatronato [.] Giovanni Mattia Cezzi [,] dottore nelle due leggi [e] 5 arciprete di rito latino [di Maglie,] con Il fratello Valentino e Giuseppe [,] figlio di Valentino [,] in perpetuo ricordo del grande avo / questopera [ di] Gaetano Carrone coriglianese / P.P.Q. / 7 giorni prima delle calende di giugno [26 maggio] [dell]anno 1706[.]13

Di fronte ad unepigrafe che contiene pi frasi di senso compiuto, la mancanza di punteggiatura complica la parafrasi e pertanto ordinando soggetto, verbo e predicato sincorre nel rischio di dedurre un senso che non riflette il vero significato di ci che si voleva esprimere. Difatti nel cartiglio la frase
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Il significato dellabbreviazione PPQ sar discusso di seguito. 8

contenente lanno 1621 non fa diretto riferimento alla data di fondazione del monte quanto, invece, a quella della costruzione di un altare dedicato al Precursore il quale, dunque, sar stato in seguito sostituito dallattuale fabbricato nel 1706.A supporto di quanto sostenuto aiutalanalisi del periodo [] DONATUS PAPPULI SACER(DO)S U.I.D. S.T.M. A(NNO) MDCXXI EXTRUEBAT IUSPATRON(ATUM) RESERV(AVANDO) MONTISQ(UE) PIETATIS FUNDATOR SPECT(ABILI)S [],e cio il rispettabile fondatore del monte di piet Donato Pappuli sacerdote, dottore nelle due leggi e maestro di sacra teologia, nellanno 1621 innalzava riservandosi il diritto di giuspatronato.Come si pu facilmente constatare il soggetto della frase Donato Pappuli il quale nel 1621 innalzava una fabbrica sulla quale il fondatore del Monte di Piet si era riservato un diritto di giuspatronato. lesplicito riferimento a questo istituto giuridico del diritto canonico, ora soppresso, che permette di aggiungere al periodo nel 1621 innalzava il termine altare poich noto che tale diritto poteva farsi valere esclusivamente su costruzioni di natura religiosa quali chiese, cappelle o altari privati e non su costruzioni che, seppur ispirate da ideali cristiani, non erano opere destinate alla preghiera o ispirate da una particolare devozione. Da questa considerazione, allora, si deduce che in primis Donato Pappuli costru nel 1621 un altare dedicato a San Giovanni Battista Precursore facendo valere il suo juspatronato14 e ci in accordo con quanto scritto da Luigi Maggiulli in un suo manoscritto intitolato Memorie della famiglia Cezzi dove si legge che il sacerdote eresse e dot laltare di S. Giovanni Battista, decorandolo di una pittura di quel santo, ove si veggono cinque
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E. PANARESE, Maglie, cit., p. 318. Anche il professor Emilio Panarese, nella trascrizione da lui pubblicata della stessa epigrafe, annota tra parentesi, accanto alla parola innalzava, il termine altare. 9

P15. Lanno 1621 dellepigrafe, pertanto, anche se riferibile alla data di costruzione dellaltare, potrebbe tuttavia rimandare anche alla fondazione del monte che non deve confondersi con la sua istituzione poich questultima, riferendosi alla data di inizio attivit, pu essere successiva - solo se si considera che, come per le Confraternite, pure le opere di carit trovavano spesso la loro fondazione morale presso un altare dedicato a un santo che fungeva da protettore. Difatti, secondo la giurisdizione del tempo, confraternite, monti, cappelle di patronato familiare ecc., erano parimente considerate quali istituzioni dedite a forme assistenziali, come la concessione di piccoli prestiti, che gravitavano intorno alle parrocchie e delle quali erano promotori privati cittadini ed ecclesiastici particolarmente mossi da sentimenti di solidariet e di carit cristiana16. Il monte della terra di Maglie, pertanto, nel 1621, quando barone del feudo era il patrizio leccese Paolo Maresgallo (morto nel 1633), ottenne molto probabilmente la sua fondazione morale e fu posto sotto la protezione di San Giovanni Battista al quale, contestualmente, fu dedicato un altare nella chiesa Matrice.

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Il professor Emilio Panarese, oltre ai suoi preziosi consigli e alla disponibilit di correggere alcune mie affermazioni di questo saggio, con estrema gentilezza mi ha messo a disposizione una copia del manoscritto: Luigi Maggiulli, Memorie sulla famiglia Cezzi, ms., copia in Archivio Privato E. Panarese Maglie, p. 43; F. CEZZI, op. cit., p. 30: Ancora in vita Donato Pappuli aveva fatto dipingere la tela del Precursore per laltare evidentemente un altro, preesistente-, del santo. Per quanto concerne, invece, lepigrafe con cinque P scolpite nellaltare costruito da don Donato Pappuli, essa sar oggetto di approfondimento in seguito. 16 P. AVALLONE, Il credito su pegno nel Regno di Napoli (XVI-XIX secolo), in Prestare ai poveri: il credito su pegno e i Monti di Piet in area Mediterranea (secoli XV-XIX), a cura di P. Avallone, Ed. CNR Istituto di Studi sulle Societ del Mediterraneo, Napoli 2007, p. 78. 10

La presenza a Maglie di un Monte di Piet segno della necessit di creare nel Seicento uno strumento per combattere la pratica del prestito a usura la quale si era particolarmente diffusa nel Regno di Napoli sia per la scarsit di moneta in circolazione e sia per lassenza distituzioni creditizie. In questi anni lattivit usuraria arrivava a pretendere il 30% - 40% dinteressi sul capitale erogato sino a punte del 100% colpendo principalmente gli strati di quella popolazione povera che, pur vivendo al di sopra della cosiddetta linea di sopravvivenza, chiedeva credito per far fronte a bisogni momentanei e per avviare o incrementare il volume daffari delle proprie attivit. A peggiorare la gi difficile situazione economica del Mezzogiorno fu il sopravvenire di un ristagno generale delleconomia meridionale in conseguenza della rivoluzione dei prezzi che, iniziata nella seconda met del Cinquecento, raggiunse il suo culmine proprio nel Seicento determinando quel periodo storico conosciuto come la Crisi del XVII secolo17. In tale congiuntura economica sfavorevole tantissimi fedeli mossi da piet cristiana, e specialmente parte della ricca borghesia, si prodigarono nel promuovere laiuto economico alle classi sociali meno abbienti e ci diede luogo al prolificare delle fondazioni dei monti di piet o di congregazioni laicali finalizzate anchesse al soccorso dei poveri. Dallottocentesco statuto organico della Congregazione di Carit magliese si ricava che il Monte di Piet locale, cos come scrive il Panarese, elargiva il prestito su pegno agli orfani, ai figli abbandonati, ai familiari che avevano il padre in carcere o in ospedale, ai braccianti giornalieri oppure ai contadini disoccupati e con famiglia numerosa perch lo scopo del monte dei pegni di Maglie era di soccorrere il povero con un prestito in denaro ma ci a fronte di un pegno doro,
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Ivi, p. 78-80. 11

dargento o di altro metallo che desse sicurezza18 al rimborso della somma concessa. A tal proposito, per, necessario chiarire che il povero soccorso dai monti non era quello che non possedeva nulla e viveva di elemosina, ovvero il mendico, bens quegli individui che possedevano qualcosa da porre in pegno a garanzia sicura del capitale ricevuto. Per tale motivo facile desumere che la carit elargita dai monti di piet non era lelemosina che rimaneva un impiego senza ritorno e fine a se stesso, bens il prestito agevolato alla comunit che permetteva il superamento di una fase economica critica e il ripristino di un, seppur debole, equilibrio economico. molto probabile, inoltre, che il Monte di Piet di Donato Pappuli concedesse il prestito esclusivamente ai residenti sul territorio di Maglie, cos comera consuetudine diffusa in tutti i monti sorti nel Regno di Napoli, anche perch da un verbale di passaggio di cassa del 15 aprile 1879 si fa menzione degli oggetti di metallo tenuti in conto dal Monte dei pegni a sicurezza delle somme date a prestito senza interesse a naturali del luogo19. La predilezione a prestare denaro agli abitanti del luogo era motivata sia dalla necessit di identificare e circoscrivere il circolo della beneficienza nellambito del territorio stesso e sia per evitare le fughe in altri luoghi di quella moneta gi di per s scarsa20. Accanto alla sensibilit di privati cittadini verso la carit cristiana, sintomo anche di una fede che considerava laiuto ai poveri come gesto per assicurarsi un posto nel Regno dei Cieli, un ruolo importantissimo nella lotta allusura e alla nascita dei monti in Italia si deve allopera francescana il cui impegno risale gi al XV secolo. Massima espressione del
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E. PANARESE, Maglie,cit., p. 82. Questa notizia fa parte delle informazioni che il professor Emilio Panarese ha avuto la gentilezza di scrivermi cos come segnalato alla nota 2. 20 P. AVALLONE, op. cit., p. 87. 12

francescanesimo militante nella lotta allusura furono San Bernardino da Siena con i suoi infuocati sermoni e lattivit di promozione mirata alla fondazione dei monti svolta dal Beato Bernardino da Feltre, al secolo Martino Tomitano. Tra i primi Monti di Piet sorti nel Regno di Napoli si trova quello di Lecce (1520), preceduto da quello de LAquila (1476), di Sulmona (1471) e di Pescocostanzo (1517) ma la massiccia diffusione nelle provincie del Regno si ebbe tra il 1591 e il 162021 ovvero nel periodo in cui nacque il Monte di Piet di Donato Pappuli. A Maglie, oltre alla contingenza economica sfavorevole contrapposta ai solidi patrimoni privati di ricchi proprietari terrieri, nello stesso trentennio giungevano da Lecce i frati Minori Conventuali. Il loro fine primario era quello di combattere lormai vacillante rito greco22, opera che il vescovo idruntino Pedro De Corderos (1579-1585) considerava quasi una missione. Nel 1585 questi stessi frati, accolti nella chiesa Matrice dal barone MarcantAntonio Lubelli, dal sindaco Mario Cezza e altri notabili del luogo assieme al primo prete di rito latino Lanzilotto Cezza (morto nel 1594) 23, trovarono dimora nella Chiesa Santa Maria della Scala dove, poi, avr sede il loro convento. Non da escludere, quindi, che linfluenza serafica in Maglie contribu alla maturazione di una coscienza civile e religiosa sensibile al soccorso dei pi poveri.

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Ivi, p. 79-80. E. PANARESE, La vicenda storica dei francescani di Maglie (1585-1982), in Contributi, rivista della Societ di Storia Patria per la Puglia, sezione di Maglie, 4(1982), pp. 84-87. 23 Ivi, p. 82; F. CEZZI, op. cit., pp. 13-16: Il nome di famiglia, come appare nelle prime fonti, Ceza, da qui si passati a parte qualche raro aulico Ceccius, Ceccii e Cezio a Cessa e infine a Cezzi. Allinterno di una famiglia sempre assai articolata e numerosa, questultima forma venne definitivamente assunta [] tra la fine del XVII e linizio del XVIII secolo. 13

Cos come nel Regno di Napoli, dove gli operatori finanziari erano rappresentati da mercanti che investivano il frutto delle proprie attivit principali in operazioni di prestito ad interesse24, anche nel casale di Maglie la pratica del prestito a interesse illecito coinvolgeva sicuramente i ricchi proprietari di terre che, avviandosi verso quella fiorente vocazione produttivo-commerciale consolidatasi nellOttocento, rappresent una delle poche classi sociali, assieme agli stessi frati Conventuali25, predisposta a concedere prestiti. La figura di Donato Pappuli si cala, dunque, nel surriferito contesto socio-economico dove lui, membro di una ricca famiglia di proprietari, scelse di consacrarsi a Dio diventando sacerdote. La sua vocazione, per, non lo ridusse a un semplice prete di campagna, come tanti prelati di quel secolo, ma lo port a studiare sino a qualificarsi, cos come scritto nellepigrafe della Matrice, teologo e giurisperito. La sua preparazione, dunque, fu vasta poich spaziava dalla filosofia alla metafisica, dalla retorica alla teologia morale e dogmatica, dal diritto civile a quello canonico e perci la sua cultura forgiata dal pensiero cristiano, oltre a una certa sensibilit danimo, giustifica la piet che lo muoveva verso il soccorso dei suoi concittadini pi poveri. Da ci consegue che se la beneficienza sta proprio a fondamento del pensiero cristiano quale strumento di risposta alle ingiustizie sociali, allora non difficile affermare che il Monte di Piet di Maglie fu la risposta cristiana del Pappuli volta al soccorso dei poveri magliesi e alla lotta contro lusura esercitata sul posto.

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P. AVALLONE, op. cit., p. 70. E. PANARESE, La vicenda storica, cit., p. 81. Da una platea si evince che i frati Conventuali esercitarono a Maglie lattivit di prestito dal 1585 al 1724. 14

Linfluenza francescana, come anticipato, avr certamente pesato sulla decisione del Pappuli di fondare un monte anche perch visibile sulledificio che lo ospitava un importante segno diffuso in tutta Italia dai Frati Minori. Si tratta del famoso sole raggiante con al centro incise le lettere IhS, dove lasta dellh tagliata a met da una linea a formare una croce, che appare allentrata del monte e questo elemento decorativo del Cinquecento26, o poco pi tardo, potrebbe testimoniare il legame della predicazione francescana con il fondatore e la citt stessa. Difatti, questo trigramma, identificabile anche come cristogramma, ben conosciuto quale abbreviazione della parola greca Jesus che poi, nellinterpretazione latina, divenne lacronimo di Iesus Hominum Salvator. Lideatore fu proprio quel San Bernardino da Siena27 anzidetto il quale, disegnandolo su tavolette e dopo un infuocato sermone, usava esporlo al pubblico quale segno della benedizione di Cristo. Malgrado la militanza del Senese non si sia concentrata nel Regno di Napoli, si ha per testimonianza di una visita salentina di San Bernardino da Siena. Difatti, il Santo senese, nella prima met del 400,
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E. PANARESE-M. CAZZATO, Guida di Maglie: storia, arte, centro storico, Congedo Editore, Galatina 2002, p. 190: nella didascalia di fig. 428 si legge Monogramma cristologico del 500 in via Giannotta. 27 San Bernardino da Siena colui che per la prima volta inser il trigramma nel disco solare e ne promosse lostensione durante le omelie. Lacronimo IHS, tuttavia, fu gi utilizzato nel III sec. come abbreviazione nei manoscritti greci del Nuovo Testamento ma, nel corso del medioevo, labbreviazione ridivent popolare e si trasform in un vero e proprio monogramma in seguito al diffondersi della devozione verso il Santissimo Nome di Ges. Nel XII secolo ne fu promotore San Bernardo da Chiaravalle (1090-1153). Nel XIV secolo il beato Giovanni Colombini (1304-1367), fondatore della confraternita laica dei Gesuati, portava abitualmente sul petto la sigla IHS. La sigla fu poi utilizzata da San Vincenzo Ferrer (1350-1419) e dai Gesuiti nel XVI secolo. 15

percorse le contrade salentine e predic in modo particolare contro l'usura a Nard. Qui, la sua predicazione testimoniata da un dipinto su marmo che orna il pulpito della Cattedrale, da un affresco di fine Quattrocento nella navata sinistra e da un ricordo lapideo della stessa basilica. Nell'anno 1433 San Bernardino, invitato dal protopapa Nicola Teodoro, predic anche nellantica Collegiata greca di Galatone e quando nel 1450, sei anni dopo la morte, il frate fu canonizzato da papa Niccol V, venne eretta una cappella a lui dedicata, quale ricordo della presenza del Santo in Galatone, il cui promotore fu il galatonese magister Jacobus de Placentia. Oggi questa chiesa non esiste pi perch abbattuta nel 1591 28. Il successo della predicazione di San Bernardino permise la diffusione e la venerazione del trigramma tanto che, assurgendo a immagine dellamore ardente di Cristo, lo stesso Santo senese invit le cittadinanze ad esporne uno simile su ogni entrata di casa e di ufficio pubblico 29. Da queste notizie, allora, la presenza di questo simbolo allentrata del Monte di Piet magliese, quale edificio di pubblica utilit di ispirazione cristiana, trova spiegazione proprio nellapostolato di San Bernardino del quale lo stesso Pappuli conosceva molto probabilmente lopera. Le fattezze della scultura magliese, necessario aggiungere,
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Cfr. S. FATTIZZO, Finestra su Galatone. Antiche famiglie, Ed. TorGraf, Galatina 1991, pp. 201-203; ID, Protopapi-Arcipreti. Galatone, Edizioni TorGraf, Galatina 1992, p. 83; F. DANIELI, Il rito greco a Galatone. S. Francesco d'Assisi in un codice bizantino del sec. XV, Congedo Ed., Galatina 2005, p. 108. Riguardo della predicazione del Senese in diocesi di Nard, invece, cfr. M. R. TAMBL, Il monastero di Santa Chiara di Nard tra memoria ecclesiastica e identit storica (secc. XIV-XVIII.) Pietro Polidori, Gian Bernardino Tafuri e la rivisitazione settecentesca del Medioevo neritino, inBollettino Storico di Terra dOtranto, 7(1997), pp. 155-223. 29 M. BONTEMPELLI, San Bernardino da Siena, A. F. Formiggini, Genova 1914, p. 23. 16

differiscono dalloriginale creata dal Senese 30 ma, allo stesso tempo, non pu essere confusa, come si legge in altre pubblicazioni, con lo stemma utilizzato dalla Compagnia di Ges perch sono assenti i chiodi della croce al disotto della sigla IHS. Fernando Cezzi, discendente del Pappuli e autore del pregevole testo Vi racconto la nostra famiglia (Lecce, 2008) oltre che importante storico e ricercatore salentino, il quale mi ha costantemente sostenuto in questa ricerca, afferma che per il prestito il monte di Maglie non richiedeva interessi31. In effetti, la maggior parte dei monti del Regno di Napoli prestavano
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F. ALESSIO, Storia di San Bernardino da Siena e del suo tempo, B. Graziano, Mondov 1899, pp. 263-265. La differenza sostanziale sta nel numero dei raggi e per la mancanza del motto. La versione di San Bernardino si descrive come segue: il sole centrale chiara allusione a Cristo che d la vita come fa il sole, e suggerisce lidea dellirradiarsi della Carit. Il calore del sole diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti cio i dodici Apostoli e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini; la fascia che circonda il sole rappresenta la felicit dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo simbolo della fede; loro dellamore. Bernardino allung anche lasta sinistra dellH, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi la croce poggiata sulla linea mediana dellH. Il significato mistico dei raggi serpeggianti era espresso in una litania: 1 rifugio dei penitenti; 2 vessillo dei combattenti; 3 rimedio degli infermi; 4 conforto dei sofferenti; 5 onore dei credenti; 6 gioia dei predicanti; 7 merito degli operanti; 8 aiuto dei deficienti; 9 sospiro dei meditanti; 10 suffragio degli oranti; 11 gusto dei contemplanti; 12 gloria dei trionfanti. Tutto il simbolo circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di San Paolo: Nel nome di Ges ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi. 31 F. CEZZI,op. cit., p. 31; Luigi Maggiulli, Memorie, ms. cit., p. 42: Ma il punto culminante si scorge in una delle condizioni apposte cio che per gli oggetti deposistati in pegno per somme ricevute dal Monte i Magliesi non dovessero pagare interesse alcuno. 17

inizialmente su pegno e senza interesse32 poich, quali opere ispirate da fede cristiana, rispettavano il dettato evangelico per il quale il profitto non sarebbe stato peccato se scaturito dalla fatica mentre lo sarebbe diventato in assenza di uno sforzo lavorativo cos come si verificava nellattivit di prestito del denaro anche se non essenzialmente usuraria. Di fondo, per, la vera ragione del prestito senza interesse era di natura economica poich queste opere pie se erano fondate con un sufficiente plafond iniziale e col costante rimpinguo delle casse per via di lasciti testamentari, rendite e donazioni varie, riuscivano ad avere la copertura totale dei costi di gestione. A ci si aggiunga che gli oneri per lo svolgimento delle attivit ordinarie del monte erano inesistenti poich il lavoro degli addetti era generalmente eseguito a titolo gratuito in ottemperanza allo spirito benefico e caritatevole che moveva listituzione. In considerazione di ci,allora, la gratuit del Monte di Piet di Maglie era dettata dalla sufficienza della consistenza delle riserve iniziali ottenute, probabilmente,proprio con quelle donazioni,riferiteci dal Panarese, di alcuni fondi del Pappuli ricadenti in localit Urri e Santa Venneri nel feudo di Maglie33 a favore del Monte. Sul finire del Cinquecento Geronima Pappuli, che come gi scritto fu sorella di Donato, spos il notaio NicolAntonio Cezzi sr.34. Da questo matrimonio 35 nacquero Francesco
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P. AVALLONE, op. cit., pp. 82-85. E. PANARESE, Maglie, cit., p. 82. Per le altre propriet appartenute a don Donato Pappuli, cfr. ID., Il catasto di Maglie del 1608, in Note di Storia e Cultura Salentina, rivista della Societ di Storia Patria per la Puglia, sez. di Maglie-Otranto-Tuglie, XIV(2002), pp. 9-62, c. 42r. 34 Le diciture di senior e junior sono state utilizzate per lesistenza di diversi discendenti omonimi. 35 La ricchezza delle due famiglie, la cui consistenza patrimoniale riscontrabile dai catasti e dagli apprezzi compilati dal 1578 in poi, rappresent il motivo principale per il quale questi agiati proprietari, a un 18

Antonio (1598), i gemelli Valentino e Giovanni Crisostomo (1602), Petronella (1603) e Giovanni Mattia sr. (1605-1652). Valentino, sacerdote, mor nel 1634, tre anni prima del padre, mentre di Francesco Antonio e Crisostomo, cos come di
certo punto della storia, volendo imitare laristocrazia e ascendere alla nobilt iniziarono a fregiarsi autonomamente di un blasone. Difatti, il matrimonio di NicolAntonio con Geronima, lunica presente con tale cognome nellalbero genealogico della famiglia Cezzi, fisser con buona approssimazione il momento della nascita del blasone di famiglia, quello attualmente noto, quale simbolo della loro distinzione sociale. A tal proposito, lo scudo partito della famiglia Cezzi-Pappuli, cos come afferma Emilio Panarese, rappresenta effettivamente lunione di due famiglie le quali assunsero, la Pappuli a destra nella I partizione, un dazzurro alla colomba dargento in volo imbeccata dun ramo dulivo fogliato, e la Cezza-i, a sinistra nella II, un di rosso al leone doro affacciante dal lato sinistro. Considerando che il primo figlio della coppia nacque nel 1598 possibile allora collocare pi precisamente la data di nascita dello stemma Cezzi-Pappuli ovvero nellultimo quinquennio del Cinquecento ma, ancora una volta, di questo non possibile darne prova perch non esiste una documentazione. Per lo stesso motivo non stato possibile accertare che nello stemma della famiglia Cezzi sia inserito quello della Pappuli o viceversa e tantomeno verificare che la I partizione appartenga ai Pappuli e la II ai Cezzi poich, come riferisce lo stesso Panarese, nella sua lettera di cui alla nota2, prima di pubblicare, nel 1988, il vol. Soprannomi magliesi/salentini (1483-1987), ricordo bene che, per sapere qualcosa di pi sulle due singole imprese (Cezza-i e Pappulli), feci tante ricerche, ma furono tutte vane. Neppure una data. E stato anche supposto che i due leoni reggenti la mensa dellaltare del Precursore nella Matrice di Maglie siano un rimando al leone araldico della famiglia Cezzi ma, a parte le diversissime fattezze, noto che diversi scultori utilizzarono il leone quale struttura reggi mensola. Un esempio su tutti pu essere quello dei leoni che reggono la mensa degli altari presenti nelle opere scultorie del copertinese Ambrogio Martinelli (1616-1684) il quale del leone fece quasi un segno distintivo delle sue creazioni. A tal proposito a Maglie visibile nella chiesa della Madonna della Scala un altare, opera della seconda met del Seicento del Martinelli, dedicato alla Vergine del Rosario con, appunto, i due leoni anzidetti. E. PANARESE, LOpera Pia D. Pappuli,cit., p. 5. Geronima, detta la notarissa perch spos NicolAntonioCezzi che di professione era notaio. 19

Petronella, si perdono le tracce perch, probabilmente, i primi emigrati e lultima sposata fuori Maglie e spentasi in un luogo tuttora sconosciuto. Di conseguenza, limparentamento della famiglia Pappuli con la Cezzi metter questultima nella condizione di venire subentrare nella gestione Monte di Piet. La strada privilegiata del passaggio fu quella della trasmissione ereditaria dei beni appartenuti a Donato Pappuli ma non ne benefici la sorella Gerolama bens i suoi figli poich lei mor prima di Donato. Difatti, mentre NicolAntonio nel 1609 era vedovo di Gerolama perch gi padre di una figlia nata dal suo secondo matrimonio con Rosa Marrocco, il Pappuli nel 1621 era ancora in vita e costruiva laltare del Precursore. Da tale constatazione si deduce che il fondatore del monte decise alla sua morte di destinare lOpera Pia ai nipoti di sangue e, tra essi, scelse Giovanni Mattia Cezzi sr.(1605-1652) e il sacerdote Valentino (1602-1634) cos come si evince dalle note del Maggiulli dove si legge che Donato Pappuli, poco prima che morisse, dett il suo testamento a quel Giovanni Antonio Mastore di Melpignano designando Giovan Mattia e Valentino, eredi testamentari dello zio Donato Pappulli [i quali] istituirono un Monte di piet, donando dei fondi, le cui rendite dovevano esclusivamente addirsi a tanta opera di beneficienza36. . La designazione dei due esecutori testamentari, che presuppone la loro esistenza in vita, permette di affermare che la morte del Pappuli sopraggiunse prima del 1634 poich in questa stessa data venne a mancare uno dei due
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Luigi Maggiulli, Memorie, ms. cit., p. 42. I fondi donati dai due fratelli Giovanni Mattia sr. e Valentino provenivano dallo stesso don Donato Pappuli (probabilmente i fondi alli Urri e Santa Venneri) che aveva disposto in tal senso; F. CEZZI , op. cit., pp. 30-31 Furono ancora questi due fratelli [Giovanni Mattia e Valentino] [...] con i lasciti di don Donato Pappuli a istituire a Maglie il primo Monte di Piet, ovvero il Monte dello Impegnare. 20

eredi e cio il sacerdote Valentino. Da ci si conviene che listituzione del Monte di Piet avvenne proprio tra quel 1621 (anno di fondazione) riportato nellepigrafe presso laltare del Precursore e il 1634 anno di morte di uno degli esecutori. La definizione di Giovan Mattia Cezzi sr., invece, quale istitutore del monte, cos come si legge nellottocentesco albero genealogico della famiglia Cezzi, conferma che questi fu lesecutore, e probabilmente solo lui, che diede avvio alla reale attivit di prestito in ossequio alle ultime volont di don Donato Pappuli37. La definizione di istitutore altres deriv, con buona probabilit, per il motivo che da questo momento la famiglia Pappuli non fu pi presente nella gestione dellOpera di carit perch tutto pass nella successione ereditaria della famiglia Cezzi e pertanto la stessa fondazione si identific con loro e, in particolare, con Giovanni Mattia. Giovanni Mattia Cezzi sr. spos Laudonia Martinelli dal cui matrimonio nacquero Giuseppe.sr. (1630-1708), Nicola Antonio jr. (1632-1704), Caterina e Gerolama. NicolAntonio, secondogenito e uomo di vasta cultura, dopo la morte del padre si trasfer a Muro Leccese dove, nel 1663, fu arcidiacono della Matrice. Giuseppe, dottor fisico, nel 1649, in seconde nozze, spos Maria Trunco dalla quale avr Virginia (1652-1721), Valentino (1654-1727), Giovanni Mattia jr. (1655-1723) e Oronza Isabella (1660-1679). Dopo la morte di Giovanni Mattia sr. difficile azzardare delle ipotesi su chi possa essere stato lerede del Monte di Piet perch la scelta, anche se effettuata tra la filiazione maschile, sarebbe potuta ricadere su Giuseppe sia perch figlio maggiore, e quindi privilegiato nelleredit, e sia se il monte avesse rappresentato unattivit economica rilevante e redditizia. Di controparte, invece, la
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Luigi Maggiulli, Memorie, ms. cit., p. 43: Donato Pappulli, che, ingiunse ai nipoti col testamento di dare adempimento a quel legato, ne istitu degli altri a favore del clero di Maglie. 21

scelta sarebbe ricaduta sullarcidiacono NicolAntonio jr. se il testatore avesse voluto dare allamministrazione un senso di continuit caratterizzato dallosservanza di quello spirito cristiano impegnato nella beneficienza e nel soccorso ai poveri che furono, appunto, i motivi stessi della fondazione del monte. Fernando Cezzi attingendo da uno scritto del 1910 di Luigi Maggiulli38, che a suo tempo aveva consultato le carte della famiglia Cezzi, fornisce delle preziose informazioni in riguardo alle disposizioni testamentarie compilate nel marzo del 1701 dallarcidiacono di Muro NicolAntonio. Esse riferiscono che il religioso dispose un legato di 200 ducati annui in favore del clero di Maglie, e dunque agli ecclesiastici che gravitavano attorno alla Matrice, affinch si celebrasse nella cappella di San Giovanni Battista di giuspatronato di famiglia, una messa settimanale in sua memoria. Questa disposizione del 1701, larcidiacono morir tre anni dopo, permette di affermare, ancora una volta, che nella chiesa di San Nicola in Maglie esistesse gi una cappella dedicata al Precursore perch quella attuale, come noto, datata 1706. Non da escludere, dunque, che la cappella nominata nel testamento di NicolAntonio fosse quella fatta costruire da Donato Pappuli ovvero quella fabbrica di suo giuspatronato che lepigrafe riferisce essere stata innalzata nel 1621. Sopraggiunta nel 1704 la morte di NicolAntonio, i nipoti Valentino e Giovanni Mattia jr., questultimo dal 1685 fu a Maglie il quinto prete di rito latino39, saranno gli eredi diretti dellarcidiacono murese.

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Queste informazioni sono tratte dalle carte di famiglia citate e riportate da L. Maggiulli, La famiglia Cezzi. Cenni Biografici, Lecce 1910. 39 E. PANARESE, Maglie, cit., p. 458. 22

Durante il governo dellinetto barone Paolo Geronimo Maresgallo II (1657-1693)40,Maglie assisteva alla costruzione della Colonna della Madonna delle Grazie (1686-1688/90)e al completamento del campanile zimbalesco della Matrice (168690)41. Questultimo andava ad abbellire una chiesa che gi dal 162442, a parere del vescovo di Otranto Diego Lopez De Andrada (1623-1628), doveva essere interamente rifatta a causa di evidenti difetti di fabbrica. Lesortazione dovette passare quasi del tutto inosservata perch bisogner aspettare sino al 1681 per vedere attuato qualche lavoro di ripristino 43 mirato a risolvere le deficienze strutturali che iniziavano a produrre le prime lesioni44. Nel 1706 i due fratelli Giovanni Mattia e Valentino Cezzi assieme al figlio di questultimo, Giuseppe Albano (1698-1772), costruirono, come si legge nel cartiglio, laltare di San Giovanni Battista che, per quanto gi detto, sostitu la preesistente costruzione. Il motivo di questa decisione non noto ma sarebbe lecito supporre che quelle lesioni strutturali della Matrice, visibili dal 1681, avessero danneggiato anche lantica fabbrica e pertanto, sulla scia dei vari rifacimenti ai quali la chiesa cinquecentesca fu soggetta, i due fratelli pensarono di rifare laltare per mantenere viva la memoria dellillustre avo Donato Pappuli. Lopera fu commissionata
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Ivi, p. 66, Paolo Geronimo Maresgallo (1657-1693), scemo, privo dintelletto e di ragione [...] oggetto di mille e mille burle. 41 Ivi, p. 301 n. 6. Il nuovo campanile sostituiva il precedente che fu abbattuto nel 1680. 42 Ibid. La Chiesa di San Nicola era stata ricostruita nel primo Cinquecento e ampliata sul finire dello stesso secolo per esortazione fatta al sindaco dal vescovo idruntino Pedro De Corderos nel 1584. 43 V. BOCCADAMO, Terra d'Otranto nel Cinquecento: la visita pastorale dell'Archidiocesi di Otranto del 1522, Congedo Editore, Galatina 1990, p. 48 n. 52. 44 E. PANARESE, Maglie, cit., p. 301. 23

allo scultore coriglianese Gaetano Carrone (1653-1731)45 che la termin il 26 maggio 1706. Contestualmente sulla cimasa dellaltare fu collocato lo stemma di famiglia a indicare il diritto di giuspatronato dei Cezzi-Pappuli che, di conseguenza, i committenti in quelloccasione rinnovarono. A tal proposito necessario aggiungere che i titolari dello giuspatronato non furono solamente i promotori della costruzione perch, in forza delle leggi vigenti allepoca, lo sarebbe stato anche il loro padre Giuseppe sr. in quanto ancora vivente. Lomissione del nome di questultimo nellepigrafe del cartiglio potrebbe essere stata determinata da una precisa volont finalizzata a non far perdere la memoria di chi materialmente contribu a erigere laltare essendo superfluo, invece, nominare il titolare legittimato in quel momento a esercitare il diritto poichera scontato che solo ed esclusivamente a questi poteva attribuirsi. Linterpretazione da me qui proposta per le abbreviazioni incise nella parte finale dellepigrafe, ovvero le lettere P.P.Q. contenute nel periodo HOC OPUS CAIETANI CARRONI CORIOL(ANEN)SIS /P.P.Q. / VII KAL(ENDIS) IUNI A(NNO)
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P. BOLOGNINI, Lecce e il Salento, Touring Ed., Milano 1999, p. 97: Alle opere dello Zimbalo, e al tempo stesso del Cino, guarda Gaetano Carrone, autore dellaltare di San Giovanni Battista nella Collegiata di Maglie e in precedenza, nel 1701, dellaltare maggiore della chiesa gallipolina di Santa Teresa (1701), degli altari di S. Nicola e di S. Oronzo nella Parrocchiale di Corigliano dOtranto. Laltare del Sacramento nel transetto della Parrocchiale di Ruffano stato ritenuto il suo capolavoro. Lhorror vacui si accentua soprattutto attorno allimmagine eucaristica, mentre lattenzione per il dettaglio fa passare in subordine limpaginazione dinsieme; E. PANARESE, Maglie, cit., p. 305 n. 13: il terzo [altare], dinfluenza zimbalesca, quello del Precursore o del Battesimo di Ges, scolpito nel 1706 da Gaetano Carrone di Corigliano. Per approfondimenti sul Trionfo dedicato a San Nicola nella Matrice di Corigliano e per notizie biografiche su Gaetano Carrone e il figlio Orazio v. G. O. DURSO, Corigliano dOtranto. Memorie dimenticate, Edizioni del Grifo, Lecce 2000, rispettivamente alle pp. 330-331 e 343-347. 24

MDCCVI, potrebbe accreditare lipotesi secondo cui lassenza di Giuseppe sr. nel testo dellepigrafe sia stato determinato semplicemente per lovviet del nome del titolare dello giuspatronato. Il tentativo di dare un senso logico a tali abbreviazioni deve essere preceduto per da alcune precisazioni. Innanzitutto il numero delle lettere appuntate non sempre corrisponde al numero delle parole e, ad esempio, si pu ritrovare labbreviazione P.Q. ad indicare la sola parola P(osteris)Q(ue)46.Pu anche accadere che la disposizione delle parole abbreviate non corrisponda allordine dato nel periodo sciolto come, ad esempio, nella sigla P.I.P. il cui significato P(osuerunt) P(ropria) I(mpensa)47 con evidente trasposizione della lettera 'I con la lettera P. Inoltre, appare molto probabile che la lettera Q nella sequenza P.P.Q. dellepigrafe magliese non sia liniziale di una parola poich, secondo i significati ad essa attribuiti dai cataloghi di abbreviazioni latine, il suo significato potrebbe essere qualcosa come quam, qui, que ecc.48 ovvero tutta una serie di termini che hanno senso solo se seguiti da unaltra parola. Per quanto precisato, allora, la Q in questione pu far parte di una parola che inizia con la lettera che nellepigrafe la precede, ossia P, la quale come si scritto pu assumere il significato di P(osteris)Q(ue). Nelle epigrafi latine questo termine, preceduto dalla parola proe la cui abbreviazione proprio unaP, diffusissimo e particolarmente in quelle presenti sui monumenti dedicati a un defunto dove ricorrente leggere in chiusura la frase P (ro)
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A. CAPPELLI, Dizionario di abbreviature latine ed italiane, Hoepli, Milano 1899, p. 422. Cos come avviene nellabbreviazione P.Q.S.V.F. per significare P(osteris)Q(ue) S(uis) V(ivens) F(ecit).Ivi, p. 427, stessa cosa per S.P.Q. che sta per S(ibi) P(osteris)Q(ue). 47 Ivi, p. 422. 48 Ivi, alla voce lettera Q. 25

P(osteris)Q(ue) o pi chiaramente P(ro s) P(osteris)Q(uesuis)49. Secondo questa interpretazione, allora, lepigrafe nella Matrice di Maglie si completerebbe come
DONATUS P APPULLIS ACER(DO)S U(TROQUE) I(URE) D(OCTOR) S(ACRAE) T(HEOLOGIAE) M(AGISTER) / A(NNO) MDCXXI EXTRUEBAT IUSPATRON(ATUM) RESERV(ANDO) / [] / HOC OPUS CAIETANI CARRONI CORIOL(ANEN)SIS [COMMISIT o MANDAVIT]/ P(RO SE) P(OSTERIS)Q(UESUIS) / VII KAL(ENDIS) IUNI A(NNO) MDCCVI50

ovvero: questopera fatta costruire a Gaetano Carrone di Corigliano per s [Donato Pappuli] e i suoi eredi il 26 maggio 1706. Nel caso in cui, invece, ci fosse stata una trasposizione di lettere, ossia il P.P.Q. dellepigrafe fosse da intendersi come

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A titolo di esempio, nellepitaffio posto sul mausoleo del monaco Giuseppe Faraone Rigillo nella chiesa antica di Rionero si legge VIRGINIS DEIPARAE TUTELARI AC DIVO FRANCISCO A PAULA JOSEPH FARAONE HOC EREXIT SACELLUM PRO SE POSTERISQUE SUIS VIGESIMO KALENDAS JUNII MDCCCVI. Per una testimonianza epigrafica pi vicina allepoca dellepigrafe magliese, cfr . F. P. SPERANDIO, Sabina sagra e profana antica e moderna, Stamperia G. Zempel, Roma 1790, pp. 405-406: D.O.M. / PETRUS FELIX MACCAFANUS PATRIAE DUM VIXIT ACERRIMUS / PROPUGNATOR PATER FAMILIAS INCOMPARABILIS HOC / SACELLUM EREXIT DOTAVIT CUM RESERVATIONE JURIS / PATRONATUS CUI TAMQUAM PATRI BENEMERENTI / MONUMENTUM HOC PRO SE POSTERISQUE SUIS / MARIUS ET MARTIUS PIENTISSIMI FILII POSUERUNT / VIXIT ANNOS LXXVIII. MENSES DUOS OBIIT XIII. / APRILIS MDXCVIII /. 50 Si pensato di inserire il verbo mandavit o commisit in alternativa del classico fecit affinch potesse essere pi chiaro il senso di fece fare, commission o diede mandato di fare. 26

P.Q.P., si avr una nota abbreviazione latina col significato di P(osteris)Q(ue) P(osuit)51 per cui
DONATUS P APPULLI SACER(DO)S U(TROQUE) I(URE) D(OCTOR) S(ACRAE) T(HEOLOGIAE) M(AGISTER) / A(NNO) MDCXXI EXTRUEBAT IUSPATRON(ATUM) RESERV(ANDO) / [] / HOC OPUS CAIETANI CARRONI CORIOL(ANEN)SIS [COMMISIT o MANDAVIT]/ P(OSTERIS)Q(UE) P(OSUIT) / VII KAL(ENDIS) IUNI A(NNO) MDCCVI

ovvero:questoperafattacostruire a Gaetano Carrone di Corigliano, i suoi discendenti posero il 26 maggio 1706 intendendosi per discendenti tutti gli eredi in vita di Donato Pappuli ovvero la famiglia Cezzi. Come si pu notare, allora, qualunque possa essere linterpretazione pi corretta del P.P.Q. si ottiene comunque che i titolari dellaltare e del giuspatronato non sono solo i fratelli Giovanni Mattia e Valentino con suo figlio bens tutti gli eredi comprendendo, di conseguenza, anche il loro padre Giuseppe. Per tale considerazione Giuseppe Cezzi sr. nel 1706 non stato certamente escluso dalla partecipazione allesercizio del diritto di giuspatronato posto nella cappella, o altare, di San Giovanni Battista il Precursore nella chiesa di San Nicola in Maglie e lassenza del suo nome nellepigrafe pu effettivamente considerarsi quale risultato della scontatezza. Dopo il governo del barone Ascanio Filomarino, il feudo di Maglie fu acquistato, assieme ai feudi di Francavilla e SantIsidoro, dal barone di Barbarano Francesco Capece (166251

E. A. CICOGNA, Delle inscrizioni veneziane, Venezia 1824-1853, rist. anast. Forni Editore, Bologna 1969, p. 105. 27

?). Egli trasfer la sua residenza a Maglie e in seconde nozze spos nel 1706, stesso anno di costruzione della cappella di San Giovanni Precursore, donna Geronima CastriotaScandeberg (1678-1724) dei duchi di Parabita. Il suo governo dur sino al 1741 e, ancor in vita, don la baronia di Maglie al figlio Giuseppe Pasquale (1708-1785) che intanto aveva acquisito, per eredit materna, anche il titolo di primo Marchese di S. Marzano. Giuseppe Pasquale nel 1742 spos Francesca Maria Paladini e nel 1743 nacque il primogenito Nicola sr. (1743-1772)52. Le precarie condizioni strutturali della Matrice, intanto, peggioravano di anno in anno ma ancora non si poteva immaginare che la chiesa nel 1734 sarebbe divenuta del tutto pericolante53 e, specialmente dopo il devastante terremoto del 43, minacciava un imminente crollo. Nellaprile del 1743 il vescovo idruntino Michele Orsi (17221752) ordin che i SS. Sacramenti fossero trasferiti nella vicina chiesa della Congregazione e nel secondo semestre del 44, con decisione capitolare del 16 di aprile, la Matrice fu atterrata54 per far spazio ad un nuovo e pi solido edificio. Giuseppe Albano Cezzi, il co-promotore della costruzione dellaltare del Precursore, aveva nel frattempo sposato, precisamente nel 1719, Anna Astore (1677-1751) dalla quale aveva avuto, tra i tanti figli, quel Pasquale Giovanni (1722-1798) che fu arcidiacono della chiesa Collegiata di Maglie e utroque iure doctor. Durante il suo ministero, attorno
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Cfr. C. GIANNUZZI-V. DAURELIO, La figura di Francesca Capece e lorigine dellistruzione pubblica a Maglie, in Il Regio Liceo-Ginnasio F. Capece di Maglie. Ricerche e studi, Edizione monografica dei Quaderni del Liceo a cura di Vito Papa, Edizioni Liceo, X (2009), Maglie. Anche in questo caso le notazioni senior e junior servono a distinguere vari discendenti omonimi. 53 V. BOCCADAMO, op. cit,, p. 48 n. 52. 54 Ibid.; E. PANARESE, Maglie, cit., pp. 298-302 n. 10. 28

al 1750, Pasquale Giovanni dovette assistere alla posa della prima pietra per la costruzione della nuova Matrice 55 e fu lui stesso, con buona approssimazione, a far smontare laltare del Precursore e il cartiglio probabilmente spostati nella vicina chiesa della Madonna delle Grazie secondo lipotesi avanzata del Panarese - costruiti dal padre per farlo poi rimontare, cos come oggi si vedono, nella nuova Matrice terminata attorno al 176856. La supposizione che sia stato don Pasquale a spostare laltare sembra potersi suffragare da una notizia pubblicata da Emilio Panarese il quale scrive che in uno Stato delle Chiese del 1793, dallo stesso studioso ritrovato nellArchivio Arcivescovile di Otranto in mezzo a un fascicolo di fogli sparsi, si fa riferimento a un altare dedicato al glorioso San Giovanni Battista tutto lavorato e intagliato in pietra leccese [] riedificato a spese del dott. Don Pascali Cezzi archidiacono, per essere il suddetto altare de jurepatronatus della di lui famiglia come erede di Donato Pappuli57. Laltare del Precursore scolpito dal Carrone nella Collegiata magliese (1706) riflette le influenze artistiche di quel barocco leccese che trov splendida espressione nelle opere dello Zimbalo e di Giuseppe Cino. Lartista coriglianese esegu nella provincia di Lecce la scultura di diversi altari tra i quali si annoverano laltare maggiore della chiesa di Santa Teresa in Gallipoli (1701), quello di San Nicola nella
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E. PANARESE-M. CAZZATO, Guida di Maglie, cit., p. 115: Non si conosce la data precisa della posa della prima pietra della terza chiesa ma in un documento del 4 ottobre 1750 si legge che i deputati eletti per la nova fabrica della madrice chiesa di Maglie acquistarono il sedente di casa di propriet di Pasquale De Donno perch serviva a beneficio della nova fabrica che presentemente si sta erigendo. 56 Ivi, p. 118. I lavori possono dirsi compiuti nel 1768 quando il 22 maggio di quellanno fu consacrato laltare maggiore. 57 E. PANARESE, LOpera Pia D. Pappuli,cit., p. 5. 29

parrocchiale di Corigliano dOtranto (1716)58, oltre allaltare della Misericordia nella chiesa Matrice di Ruffano (1722) e, sempre qui nel transetto, lo splendido altare del SS. Sacramento (1716)59. Dellaltare magliese non si hanno pi notizie, cos come riferisce il Maggiulli, sino allanno 1862 quando fu restaurato a spese dei signori Francesco [1812-1882], Pasquale [18181863] e Giuseppe Cezzi60. Durante questo restauro fu sostituita la precedente tela del Precursore fatta dipingere da don Donato Pappuli con una nuova, quella attuale, opera dellartista Francesco Tempesta di Vignacastrisi61. Le tre tele che adornano, invece, la cimasa dellaltare di san Giovanni Battista sono di autore ignoto, anche se si pu con certezza affermare che, come riferisce lo storico galatonese Francesco Danieli in seguito a un nostro sopralluogo, il trittico attribuibile alla mano di uno stesso pittore e databile attorno alla prima met del Settecento. Malgrado non sia mai stato citato dagli studiosi locali che si sono interessati darte e nonostante il cattivo stato di conservazione, questi tre dipinti sono una fonte preziosa dinformazioni utili alla comprensione delle idee che hanno ispirato lintera macchina. Ognuno dei tre
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Per un approfondimento del Trionfo dedicato a San Nicola nella parrocchiale di Corigliano dOtranto: G. DURSO, op. cit., pp. 330-331. 59 P. BOLOGNINI, op. cit., p. 97; E. PANARESE, Maglie, cit., p. 305 n. 13. 60 Luigi Maggiulli, Memorie, ms. cit., p. 43; Francesco, dottore in legge e decurione di Maglie tra il 1865 e il 1867, e Pasquale Cezzi, anchegli avvocato, erano fratelli poich figli di Giovanni (1770-1829), uomo coltissimo e sindaco di Maglie nel 1806. Giuseppe era cugino di Pasquale e Francesco poich figlio di Valentino (1781-?) fratello di Giovanni. NellOttocento partecip attivamente alla vita cittadina e in una seduta del settembre 1851, alla presenza del sindaco Fracesco De Donno e dallIntendente Carlo Sozy Carafa, present lambizioso progetto della via Ferdinandea-Salentina. Cfr., F. CEZZI, op. cit., pp. 46-54. 61 Ibid. 30

quadri accompagnato da uniscrizione di cui due incise, rispettivamente a sinistra e a destra dellaltare, in cartigli di pietra leccese e una dipinta nella tela stessa al disopra delle figure. Il testo epigrafico richiama il tema dellepisodio rappresentato nel dipinto per cui nel primo a destra, dove rappresentata la scena della Adorazione dei Magi, si legge un passo del Vangelo di Matteo Omnis Terr(ae) Adoret Te ovvero Tutta la terra ti adorer 62, nel secondo a sinistra, raffigurante Le nozze di Cana, lepigrafe riporta Vinu Ex Aqua Factum Est cio Lacqua si fece vino che, come noto, una frase tratta dal Vangelo di Giovanni63. Il quadro al centro del trittico raffigura lo Sposalizio della Vergine con Giuseppe dove le figure del celebrante e degli sposi, rappresentate in abiti cinquecenteschi sul modello del famoso quadro Lo Sposalizio della Vergine (1504) di Raffaello, sono sovrastate da due putti che reggono un nastro con liscrizione Sponsazio Beate Marie Virginis Joseph ovvero Sposalizio della Vergine Maria con Giuseppe. In questa frase evidente unalterazione della parola latina sponsatio determinata dalluso improprio della lettera z che , invece, liniziale della fonetica del tiolatino. Nello stesso dipinto risalta, nellangolo in basso a destra e ai piedi di San Giuseppe, la figura di una giovane monaca con le mani incrociate sul petto, vestita di nero e coperta da un velo bianco posato sotto uno nero. Il soggetto un elemento che non mai presente in questa scena la quale, un po come le sacre rappresentazioni, rispetta sempre un registro ben definito ad eccezione delle frequenti licenze artistiche. Sia per la posizione dove la religiosa nel quadro collocata e sia per lassenza di particolari, quali laureola o specifici attributi iconografici che possono connotarla come
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MT 2,1-12 Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra. GV 2,1-12: Fate tutto quello che egli vi dir" e Ges tramut l'acqua in vino. 31

una santa o donna distintasi per particolari virt cristiane, induce a pensare che sia il ritratto di una committente. Ricercando nelle notizie genealogiche della famiglia Cezzi, in quanto la committente doveva naturalmente ad essa appartenere in virt della titolarit dello giuspatronato, si ritrovano nel Settecento, ovvero sia negli anni di costruzione dellaltare e sia nel periodo in cui si suppone che il quadro fu dipinto, due donne che vestirono labito monacale. Una di queste fu suor Virginia (1652-1721), sorella dei committenti Valentino e del sacerdote Giovanni Mattia jr., che vest labito francescano e visse in Lecce ma non si a conoscenza a quale ramo dellOrdine appartenesse64. Laltra, invece, fu suor Rosa Maria (1732-1791), pronipote di suor Virginia e figlia dellaltro committente ossia Giuseppe Albano, che fu monaca dellOrdine di Santa Maria della Visitazione 65. Le fattezze dellabito monacale riprodotte nel dipinto permettono di escludere immediatamente che il ritratto possa essere quello di suor Rosa Maria poich esse non corrispondono alla divisa delle Visitandine mancando, tra laltro, di quellelemento fondamentale che il Crocefisso portato al collo. Le monache francescane dette del Terzo Ordine, invece, secondo la descrizione ricavata dal settecentesco Catalogo degli ordini religiosi della Chiesa Militante espressi con immagini e spiegati con una breve narrazione di padre Filippo Bonanni (1638-1725) della Compagnia di Ges, calzavano i sandali e vestivano come le clarisse della Prima Regola e cio con un vestito di lana nera cinto da una fune senza scapolare e senza mantello, il capo coperto da un velo doppio uno nero sopra

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F. CEZZI, op. cit,, p. 29. Ivi, p. 37. 32

uno bianco e leggermente sagomato66. Le caratteristiche dellabito monacale delle suore francescane del Terzo Ordine sono molto simili a quelle della committente magliese e pertanto il ritratto potrebbe rappresentare proprio la francescana suor Virginia che visse in quella Lecce del Settecento dove lo stesso TerzOrdine era stato fondato gi dalla prima met del Quattrocento dalla gentildonna leccese Audisia de Pactis vedova di Carlo Maremonte barone di Campi Salentina. Il Convento leccese ebbe sede nella chiesa di San Matteo e fu ufficialmente riconosciuto nel 1474 da papa Sisto IV (1471-1484) con breve apostolico inviato allabate leccese Nicol Torrisio che al tempo fu arcidiacono della stessa. In Italia il TerzOrdine aveva conosciuto, dopo la sua fondazione (1221), una straordinaria diffusione e specialmente quando la beata Angelina Corbara (1377-1435), al secolo contessa di Civitella in Abruzzo, con facolt di Urbano VI (1378-1389) fond a Foligno nel 1385 un monastero sotto il titolo di SantAnna. Qui la Beata, assieme ad altre fanciulle, profess la Regola del TerzOrdine e, facendo voto di castit, povert e obbedienza, si obblig anche alla clausura 67. Nel Convento di Lecce in principio, cos come riferisce Giulio Cesare Infantino (1581-1636) nella sua Lecce Sacra (1634) e poi, nel 1959, anche lo storico pugliese Giuseppe Palumbo, non vi era clausura ma si adott solo dopo il 1628 per supplica fatta nello stesso anno a monsignor Andrea Perbenedetti (1611-1634), Vescovo di Venosa e Visitatore Apostolico. Ci avvenne sotto il governo della badessa Porzia del Duce, nobile leccese, cos come si legge in unepigrafe che esisteva a destra dellaltare
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F. BONANNI, Catalogo degli ordini religiosi della Chiesa Militante espressi con immagini, e spiegati con una breve narrazione, Stamperia A. De Rossi, Roma 1749, Tav. LIV. 67 G. MORONI ROMANO, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Tip. Emiliana, Venezia 1844, XVI, p. 191. 33

maggiore nella vecchia chiesa68. La francescana suor Virginia Cezzi, dunque, fu con buona probabilit una monaca di clausura appartenente al TerzOrdine Francescano di Lecce nel convento di San Matteo. Bisogna aggiungere che se la religiosa del dipinto suor Virgina, la scelta di farsi ritrarre nel dipinto con lo Sposalizio della Vergine fu determinata al fine di trasmettere un preciso messaggio. A tal proposito c da premettere che il matrimonio di Maria strettamente legato con il mondo del francescanesimo, al quale suor Virginia apparteneva, perch esso attribuiva molta importanza allevento tanto da celebrarne la festa ancor prima dellistituzione ufficiale (1546). Il matrimonio di Maria, inoltre, nellambito della vita monastica femminile assume un ruolo di rilievo perch lepisodio, narrato nei vangeli apocrifi, esalta la castit della Madre di Dio e del suo sposo Giuseppe. Per questo motivo, tale sposalizio teologicamente definito un matrimonio verginale perch Maria e Giuseppe, mantenendo la loro purezza, portarono a compimento la missione che Dio, unendoli, aveva loro assegnata ovvero quella di essere luna Madre del Figlio di Dio e laltro Custode di Cristo. Secondo San Bonaventura da Bagnoreggio (1221-1274), anchegli francescano, fu proprio Giuseppe che manifest a Maria la
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G. PALUMBO, Il barocco di San Matteo in Lecce, in La Zagaglia, I, n. 2 giugno 1959, p. 21; cfr. G. C.INFANTINOLecce Sacra, Appresso P. Micheli, Napoli 1634, rist. an., Ed. Nuovi Orientamenti Oggi, Lecce 1998, pp. 120-126. Il testo dellepigrafe trascritto dallInfantino C.D.S. / PORTIA DUCIA SACERDOS CHRISTI DEI SERVATORIS, CASTITATIS PERPETUAE, VOTI RELIGIONE OBSTRICTA QUOT PRAEFECTA CON TUBERNACULUM SACERDOTUMQ; EIUS VOTI RELIGIONE TENERENTUR, EARUM RELIGIONEM, ET SACERDOTALIS CON TURBERNIJ SOCIETATEM, AB AYDISIA PACTIATAM PRIDEM APUD MATTHAEUFANUM HOC, PAULLENIORIBUS LEGIBUS INSTITUTAM, SEVERIORIBUS VINCULI SASTRINGENDAM, SANCTIMONIAMQUE AD AGENDA DUXERIT, ADITI BUS HARUM AEDIUM PRAECLUSUS, ADEMPTA, ET RECISA EXEUNDI IN PERPETUUM POTESTATE. 34

volont di rimanere casto e pertanto Ella, con lausilio della castit del suo sposo, pot vivere per sempre verginalmente. In questo episodio, dunque, lesaltazione della verginit diventa la vera espressione dellamore per Cristo, ovvero per Dio, e pertanto la castit nel corpo e la purezza dello spirito di Maria e Giuseppe il profondo significato di questo sposalizio che diventa, come detto, verginale. Accostando il matrimonio verginale e la castit alla vita monacale femminile si ottiene una delle combinazioni migliori per rappresentare la spiritualit di una donna consacrata a Dio come sua sposa pura nel corpo e nello spirito. Scrive, a tal proposito SantAlfonso Maria de Liguori (1696-1787) nella sua pi bella opera spirituale dal titolo La Monaca Santa (1781), che quello della castit il modo per una donna pura consacrata a Dio di diventare sua sposa69. Il Matrimonio della Vergine allaltare del Precursore di Maglie, quindi, la figurazione che meglio esprime lessere di suor Virginia che, monaca e sposa verginale di Cristo, si allontan dal mondo chiudendosi in clausura perch, come dice ancora SantAlfonso, le Spose di Cristo cercano solo Dio che lunico e solo interesse della loro vita consacrata. La cristofania, vale a dire un qualunque racconto evangelico che ha ad oggetto una manifestazione pubblica,
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A. DE LIGUORI, La vera sposa di Ges Cristo, cio la monaca santa, a spese di Remondini di Venezia, Bassano 1781, I, pp. 11-13. Le vergini che hanno avuto la sorte di dedicarsi allamore di Ges Cristo con consacrargli il giglio della loro purit diventavano care a Dio. Una donna pura che dedicava la sua verginit a Ges Cristo, aggiungeva il Santo, diventava Sposa di Ges ma lo sposalizio si poteva fare solo per mezzo della fervida fede. Anche Ges Cristo, nella parabola delle vergini (Mt. 25,1-13), volle da elle essere chiamato Sposo e tale titolo ritorna anche nella professione di fede quando il prelato, secondo i canoni liturgici di fine Settecento, recitava la formula di consacrazione Io ti sposo a Ges Cristo, che ti custodisca illesa. Ricevi dunque come sua sposa lanello della fede, acciocch se a lui fedelmente servirai, sii coronata in eterno. 35

diretta e visibile di Cristo, un elemento che costantemente si ritrova sia in due dipinti del trittico e sia in quello di San Giovanni Battista. Difatti troviamo la manifestazione del Figlio di Dio ancora bambino nella visita dei Magi quando Maria mostra loro il Figlio, di Cristo adulto,invece, sia nelle Nozze di Cana, dove oper il primo miracolo, e sia nel Battesimo assieme a San Giovanni del cui evento furono testimoni oculari i discepoli del Precursore. Cos come si constatato per il dipinto relativo al Matrimonio di Maria dove la castit e il matrimonio spirituale sono elementi che connotano la vita consacrata di suor Virginia, anche in quello della Adorazione dei Magi sottinteso un messaggio strettamente collegato al sacerdozio e alla chiesa ovvero al sacro ministero del committente Giovanni Mattia jr. Partendo dallelaborazione teologica, difatti, questa cristofania corrisponde a una solenne dichiarazione di missionariet indirizzata a convertire e a diffondere la parola di Dio. I Magi quali soggetti simbolici rappresentativi della cultura pagana, perch probabilmente erano sacerdoti-astrologi, sono quelli che in un certo senso scoprendo la grande potenza di Ges finiranno per adorarlo, ovvero dei pagani che prendono coscienza del vero Dio. Da questa conversione Matteo poi procede col racconto concludendo il suo Vangelo con Andate e istruite tutte le genti70 ossia nasce una comunit di fedeli, o meglio la chiesa, che milita nel mondo per convertire le genti. Questa proprio la stessa missione che Giovanni Mattia Cezzi jr., diventando sacerdote, accett di compiere affinch potesse essere unautentica guida della comunit, un vero amministratore dei misteri di Dio e un generoso ed infaticabile evangelizzatore.

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MT 28,18. 36

Lultima tela del trittico quella con la scena delle Nozze di Cana che, secondo il Vangelo di Giovanni, avvengono tre giorni dopo il ritorno di Ges dal deserto dove Giovanni il Precursore battezzava. Il dipinto assume una certa importanza nellambito di una lettura generale di tutto laltare. Secondo il dettato evangelico, in queste nozze lo spirito profetico indica ci che sarebbe successo a Ges tre anni dopo ovvero, nel senso un po pi ampio, la celebrazione della sua ultima cena con tutti i suoi Apostoli che lo amavano veramente come un eterno Sposo. Levento, quindi, strettamente legato alla Passione e alla Resurrezione avrebbe rappresentato le nozze della rinascita alla vita eterna di tutti i discepoli e seguaci di Cristo che in vita avevano saputo dominare la carne e mantenere una fede viva in Dio. Le Nozze di Cana, pertanto, sono un invito rivolto al mondo a seguire quello che la Vergine Maria disse in quelloccasione a Cana: Fate tutto ci che Egli vi dira!71. Con la lettura di questultima tela si evince una straordinaria profondit spirituale di colui che fu lartefice del progetto. Difatti, la complessit dei significati teologici magnificamente espressi attraverso la figurazione e la costante presenza della cristofania, induce a considerare che la scelta delle opere non possa essere stata il risultato di un atto puramente devozionale voluto dalla committenza e incentrato sul Precursore. molto pi probabile, invece, che sulla scelta dei temi il progettista sia stato influenzato da una profonda spiritualit assommata a conoscenze di sacra teologia tanto che la composizione dellintera macchina pare concepita per manifestare pubblicamente limpegno della chiesa che milita a promuovere, attraverso il sacerdozio e la vita monastica, la fede in quel Cristo Salvatore annunciato dal Precursore che nel
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GV 2,5. 37

deserto gridava Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia72. Se si ritiene valida questa lettura dellopera evidente che lartefice non fosse un semplice artista perch difficilmente potrebbe trovarsi in un laico, quale era il Carrone, un bagaglio culturale e cultuale di questa natura. Per tale motivo presumibile che lartista coriglianese sia stato solamente lesecutore materiale dellaltare il quale pens esclusivamente alla forma e allo stile, mentre il disegnatore fu certamente coadiuvato da un consulente profondamente ferrato in sacra teologia e questo, si pu veramente sospettare, sar stato proprio quel dottissimo e illuminato arciprete Giovanni Mattia Cezzi jr. dellepigrafe73. A tutto ci che stato scritto in merito ai dipinti, bisogna ancora aggiungere unultima precisazione relativamente al quadro di San Giovanni Battista perch, anche questo, rappresenta ancora una volta un elemento di quella influenza francescana, cos come si riscontrato sia nel quadro del Matrimonio della Vergine e sia con la presenza del cristogramma bernardiniano che orna lentrata del Monte di Piet, che si sospetta possa aver influito sulle opere di Donato Pappuli e la sua discendenza. Difatti, nellambito del francescanesimo, la figura del Precursore assume unimportanza notevole proprio per la grande considerazione

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GV 1, 22-23. F. CEZZI, op. cit., pp. 28-29: Giovan Mattia, fu arciprete di San Nicola, a Maglie. Aveva studiato diritto, filosofia e teologia a Napoli, e si era poi trasferito a Roma dove si era ulteriormente addottorato nella legge civile e canonica presso la Sapienza, ed stato ordinato sacerdote; dopo una leggendaria (nelle carte di famiglia) discussione nella casa del cardinale vicario Carpegna con gli esaminatori sinodali del pontefice, era stato nominato arciprete di Maglie, ancor vivo il suo predecessore, [don] Francesco Piccinno. 38
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che San Francesco dAssisi aveva per il Profeta tanto che in vita, dice la sua biografia, si sforz costantemente di imitarlo 74. Non sono meno importanti delle tele le due statue poste su due mensole a destra e sinistra dellaltare raffiguranti, rispettivamente, il pontefice San Gregorio I Magno (980-604) con abito pontificale e tiara assieme al gi citato San Bonaventura da Bagnoreggio in abito cardinalizio recante nella mano sinistra, sebbene il braccio sia attualmente rotto, il rotolo della legge di Dio e ai piedi quello della legge degli uomini. Anche in questo caso la scelta dei due Santi non casuale o legata semplicemente a un atto devozionale ma si basa sulla volont, da parte del titolare dello giuspatronato, di trasmettere un messaggio ben preciso che permette di legare concettualmente laltare del Precursore con il Monte di Piet. mia opinione, infatti, che altare e monte non siano fabbriche nate per operare singolarmente bens entrambe coesistono e si compenetrano al fine di assommare laspetto dottrinale con quello materiale nellespletamento delle attivit mirate al pubblico soccorso e alla diffusione della fede. Tale supposizione nasce dallo studio della vita dei due Santi e dalle
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N. PAPINI, La storia di S. Francesco di Assisi, Tip. G. Tommasini, Foligno 1825, I, p.12. La devozione di Padre Francesco verso San Giovanni Battista deriva da un fatto narrato da San Bonaventura. Egli riferisce che mentre il padre Pietro si trovava in Francia per affari, la moglie donna Pica partor un figlio. La donna, in mancanza del marito, pens di imporgli il nome Giovanni durante il battesimo. Ritornato a casa, Pietro vide il bambino e notando il suo carattere vivace e brioso, somigliante nei gesti e nella fisionomia a quello del popolo francese, lo soprannomin Francesco ovvero il soprannome che allora si utilizzava in Italia quale appellativo per indicare persone e cose provenienti dalla Francia. Prevalendo in seguito tale appellativo che assurse a nome proprio, la gente fin per dimenticare il suo vero nome. Lo stesso Francesco adott questo nomignolo ma per via del Battesimo col nome di Giovanni tenne sempre il Santo sempre in cuor suo. 39

elaborazioni filosofico-teologiche di San Bonaventura e in tal modo, cos come per i dipinti prima analizzati, anche le sculture portano a confermare la profondit intellettuale e religiosa che denotava Donato Pappuli. In conformit a ci che segue potremmo definitivamente affermare come il Monte di Piet sia stata unopera che deve principalmente considerarsi come concreta espressione di un animo profondamente segnato dalla fede. Per dimostrare quanto introdotto, si ricorda come allinizio di questo scritto stato supposto che il Monte di Piet avesse avuto la sua fondazione morale presso laltare del Precursore per cui logico credere che laltare nella Matrice idealmente legato con il Monte il quale trova la sua origine storica nellimpegno profuso da Santa Madre Chiesa a favore del pubblico soccorso quale emanazione della carit ovvero dellamore per il prossimo. San Gregorio Magno incarna molto bene questo spirito di soccorso della Chiesa perch noto come egli fu, malgrado la sua malferma salute e accanto ad unintensa operosit nel governo del clero, per tutta la vita impegnato nellattivit missionaria e caritativa volta a favore dei bisognosi. Tra i tanti eventi della sua vita che testimoniano le sue virt caritative, singolare fu quello secondo cui il Santo utilizz le rendite che la Chiesa percepiva in Sicilia per comprare grano da distribuire ai bisognosi, al clero, ai monaci e alle monache che vivevano nellindigenza. Papa Benedetto XVI, nellUdienza Generale del 4 aprile 2008, disse proprio a proposito dellamore di San Gregorio verso il suo prossimo che il desiderio di Dio era sempre vivo nel fondo della sua anima e proprio per questo egli era sempre molto vicino al prossimo e ai bisogni della gente del suo tempo. Questo spirito di soccorso del Santo, la sua opera di beneficienza e la suaChiesa possono, dunque, esemplarmente rappresentare a livello locale lo stesso spirito caritativo di quel Monte dei
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Pegni di Maglie fondato proprio per soccorrere il popolo di Dio secondo la visione cristiana del suo piissimo sacerdote fondatore. San Bonaventura invece lennesima testimonianza francescana che ripetutamente ricorre nellanalisi dellopera del Pappuli perch il Santo fu francescano e per diciotto anni anche ministro generale dell'Ordine dei Minori al cui incarico attese con grande impegno tanto che da alcuni persino ritenuto uno dei padri fondatori75. Ci che correla la figura del Santo di Bagnoreggio allopera pia del Pappuli, il quale lecito sospettare conoscesse molto bene i suoi scritti teologici, lepigrafe Jovis Omnia Plena, datata 1578, presente sullarchitrave di una finestra interna del Monte di Piet. La frase, ripresa dalle Ecloghe di Virgilio 76, significa letteralmente tutte le cose sono piene di Giove ovvero del dio supremo padre di tutti gli dei. Tale espressione, tuttavia, pass anche nel credo cristiano, pur evitando di confonderla con il pensiero filosofico panteista, e cos come nel paganesimo fu utilizzata per affermare che lunico modo per poter spiegare il creato era quello di iniziare dall'origine di ogni cosa e cio da quel dio optimo et maximo quale fu Giove per i romani e Dio per i cristiani. Cos come scrive Emilio Panarese nella sua opera monografica su Maglie, lepigrafe pu tradursi in Tutte le cose sono piene della grazia di Dio77 ovvero allequivalente di Dio dappertutto cos come interpret il francese Nicolas Turlot (1590-1651), maestro di sacra teologia e Vicario Generale di Namur, nella sua famosa opera, stampata in numerose
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L. CARDELLA, Memorie storiche de cardinali della Santa Romana Chiesa, Stamperia Pagliarini, Roma 1793, II, pp. 3-5.
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Ecloghe, III, 60: Ab Iove principium Musae, Iovis omnia plena; illecolitterras, illi mea carmina curae ovvero: Cominciamo da Giove o Muse, di Giove ogni cosa piena. 77 E. PANARESE, Maglie, cit., p. 317. 41

riedizioni, Il tesoro della dottrina cristiana(1631)78. San Bonaventura fu autore di numerose opere a carattere teologico e in una delle sue pi famose, ossia lItinerarium Mentis Deum ideata sulla Verna nel 1259, afferm che per tendere a Dio bisognava in primo luogo scoprire Dio stesso nella bellezza del creato poich esso era la sua orma79. San Bonaventura, quindi,
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N. TURLOT, Il tesoro della Dottrina Cristiana; traduzione italiana dalloriginale in francese, presso G. B. Recurti, Venezia 1751, I, p. 332-333: Qui es in Caelis. Non forse Iddio in ogni luogo? Certissimo. Lo disse gi egli per [il profeta] Geremia: Numquid non caelum, et terram ego impleo? cio a dire: Io sono intimamente presente per essenza, natura, e potenza a tutte le Creature [non riempio io il cielo e la terra? [Ger 23:16-25]; Diceva David: Si ascendero in Caelum tu illic es, si discendero in Infernum, ades [Salterio 138, 8; Se salir in cielo, tu vi sei; se discender all'inferno, tu sei l]. E San Paolo: in ipso vivimus, et moventur, et sumus [Atti degli Apostoli, San Luca cap. 17, In lui viviamo, ci muoviamo e siamo]. Conobbero ancora questa verit molti Gentili, e fra essi i due poeti Virgilio e Lucano, de quali allEgloga 3 cos cant: Jovis omnia plena. E questultimo al libro 3 [dei Pharsalia, IX, 578-580 ] Estne Dei sedes nisi terra, et pontus, et aer. Et coelum, et virtus? Superos quid quaerimus ultra? Jupiter est, quodcunque vides, quodcunque moveris. [Dimora di Dio la terra, il mare e laria. Perch ancora altrove cercare gli Dei? Giove tutto ci che vedi, tutto ci che ci muove]. Anche il Muratori (1672-1750) dissert sulla famosa frase di Virgilio a proposito della Materia, cfr. L. A. MURATORI, Della perfetta poesia italiana, appresso S. Coleti, Venezia 1730, I, pp. 58-61. 79 Cfr. S. BONAVENTURAE, Opera teologica selecta - Editio minor, Frati Editori di Quaracchi, Roma 1964, V, pp. 125-133: [...] necessario, perci che collochiamo in basso, alla base, il primo gradino dellascensione a Dio, che costituito da tutto questo nostro mondo sensibile, e che come uno specchio in cui riflesso il nostro itinerario verso colui, che di questo mondo lartefice sommo [...]. Chi non si sente illuminato dallo splendore delle cose create, che pure cos grande, davvero cieco. Chi non si desta al canto del coro di cos gran numero di voci sordo. Chi non alza le lodi al Signore dinanzi a tante meraviglie muto. Chi non riconosce lesistenza del Primo Principio, dopo cos grandi testimonianze, semplicemente stolto. E allora apri gli occhi, tendi lorecchio dello spirito, sciogli le tue labbra e 42

attraverso tutte le cose scorgeva i segni dellopera di Dio e pertanto, essendo tutto il creato intriso della sua bellezza, si riagganciava proprio al motto Deus omnia plena ossia allantico Jovis omnia plena cos come fece scrivere Donato Pappuli. In tema di epigrafi, molto particolare unaltra iscrizione del 1583 sempre presente sulla facciata delledificio del Monte dei Pegni di Maglie. Essa incisa, pi precisamente,sul portale di una graziosa finestra riccamente decorata secondo il gusto rinascimentale e che si affaccia su via Giannotta. Il contenuto dellepigrafe consiste in una sequenza di dieci P appuntate e allo stesso tempo divise nel mezzo da una A a formare due gruppi di cinque, in altre parole P.P.P.P.P.A.P.P.P.P.P. Nei repertori epigrafici non si trova la decifrazione completa di questa sequenza ma una serie di cinque P appuntate gi si ritrovava scolpita, come anticipato, sullaltare del Precursore fatto costruire da don Donato Pappuli. Quando Luigi Maggiulli complet le notizie biografiche della famiglia Cezzi, ossia quelle contenute nel manoscritto di Memorie pi volte richiamato, lo stesso studioso murese formul uninterpretazione attenendosi alla tradizione di antichi manoscritti e pertanto propose

disponi il tuo cuore a veder e udire, a lodare, ad amare e venerare, a magnificare e onorare il tuo Dio in tutte le sue creature, seppure non vuoi che tutto il creato insorga contro di te. Questo fatto costituisce, da una parte la ragione della lotta del mondo creato contro gli insensati e, dallaltra, il motivo di giubilo per quei sapienti, che possono dire con il Profeta Tu mi allieti, o Dio, con le tue opere; io fremo di gioia per le opere delle tue mani. Innumerevoli sono le tue opere, o Signore; tutte le hai fatte, con somma sapienza, e tutta la terra ripiena delle tue ricchezze (Salmi, 91). 43

P(APPULLI) P(ATRONUS) P(ROPRIA) P(ECUNIA) P(OSUIT)80

Il professor Panarese, tenendo in debito conto la decifrazione del Maggiulli e continuando ad attenersi alla tradizione di antichi manoscritti, ossia alle pi note abbreviazioni latine utilizzate nei testi epigrafici che proprio nel Rinascimento ritornarono in auge, complet la frase in

P(APPULLI) P(ATRONUS) P(ROPRIA) P(ECUNIA) P(OSUIT) A(D) P(AUPEROS) P(ROTEGENDOS) P(RO) P(ARVIS) P(IGNORIBUS)81

ovvero:Il fondatore-benefattore Pappulli costru (pose) col proprio denaro per proteggere (dallusura) i poveri (prestando denaro) in cambio di piccoli pegni82. Se vero che nelle abbreviazioni latine i termini patronus, propria pecunia, ecc. sono diffusi e ampiamente documentati, stessa affermazione non si pu fare per il termine pappulli il quale non corrisponde ad alcuna parola/formula di tipo epigrafico conosciuta sussistendo, invece, solo la coincidenza di essere un termine che inizia per P ma ci al pari di tanti altri83. Si desume, pertanto, che il Maggiulli convinto dellesattezza della sequenza patronus propria pecunia posuit e non trovando altra formulazione suppose in modo arbitrario,
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Luigi Maggiulli, Memorie, ms. cit., p. 43: [] ove si veggono cinque P che per tradizione di antichi manoscritti si spiegano: Pappulli, Patronus, Propria, Pecunia, Posuit. 81 E. PANARESE-M. CAZZATO, Guida di Maglie, op. cit., p. 136. 82 E. PANARESE, Seicento magliese. Il vecchio castello e il carcere criminale detto Lo galera, in Quaderni del Liceo Capece, VII (2001), p. 192.
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Per i diversi significati latini associati alla lettera P. si veda: A. CAPPELLI, op. cit., alla voce lettera P. 44

persuaso per dalle notizie biografiche del committente e di quel suo altare, che la parola pappulli potesse precedere le altre dando di conseguenza un senso logico allintera sequenza. Tuttavia, se la funzione di unepigrafe di tramandare con il suo testo la memoria di un evento storico, di un personaggio o di un atto84, allora la soluzione completa proposta dal Panarese senza dubbio unalternativa molto valida ma se invece si considera che il testo destinato a un vasto pubblico e, quindi, facilmente comprensibile e memorizzabile, a mio parere linterpretazione desta qualche perplessit. I dieci diversi significati associati alla lettera P dal Panarese non rendono immediato il contenuto della frase e tantomeno ne facilitano il ricordo che, invece, diverrebbe semplice da memorizzare qualora la sequenza fosse labbreviazione di una frase ingegnosamente creata a mo di filastrocca. Indubbiamente, inoltre, il significato delle abbreviazioni doveva riferirsi a formule particolarmente note e diffuse poich il ricorso ad esse, dettato principalmente per la scarsit dello spazio nel quale incidere le parole, non doveva comprometterne lintelligibilit. Oltre a questo, dalla decifrazione sorge una contraddizione cronologica riguardo alla data di fondazione dello stesso Monte di Piet perch lepigrafe la fa risalire al 1583 quando invece, cos come si assunto prima e il Panarese conferma, si data al 1621. Anche se il termine posuit fosse da intendersi nellaccezione di costruire ledificio nel 1583 e non di fondare unistituzione, sussisterebbe una contraddizione temporale
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G. IMPERATORI, Lapis Lapidis, Ed. Librati, Ascoli Piceno 2008, p. 33. Gli autori di questo volume scrivono nel capitolo dedicato allo studio di unepigrafe che [Le epigrafi] sono state fatte proprio per essere lette e attirare lo sguardo dei passanti [] i loro testi rimandano a persone realmente vissute, rendono il loro pensiero e la loro mentalit con immediatezza, ricordando fatti pi o meno importanti ma realmente accaduti. 45

perch la struttura esisteva almeno dal 1578 cos come testimonia la data di quellepigrafe, prima ricordata, Jovis Omnia Plena che qui si ritrova. Un altro elemento che genera dubbi nellinterpretazione del Panarese il riferimento al solo cognome del fondatore (Pappulli) perch, se si accettasse tale lettura, la non menzione del nome comporta unidentificazione vaga del soggetto-promotore e ci in netto contrasto con lo scopo per il quale lepigrafe stessa fu incisa ovvero quello di far esattamente ricordare, e a futura memoria, lartefice di quellopera. Per quanto esposto, allora, necessario formulare unaltra interpretazione che, come quella del professor Panarese, sar soltanto unipotesi la quale potr a sua volta generare dubbi in coloro che si dedicheranno successivamente allo studio dellepigrafe. La decifrazione proposta qui di seguito stata formulata considerando che la stessa sequenza di P graffita su una delle pareti del carcere posto in un ambiente del palazzo baronale di Maglie. La disposizione delle lettere, linterpunzione, la posizione dei punti rispetto alle abbreviazioni e la sistemazione della data al disopra della successione corrispondono perfettamente alle fattezze dellepigrafe incisa sul Monte di Piet. Le uniche differenze riscontrabili sono lanno, ossia 1669 anzich 1583, e la posizione delle cifre che, mentre nel primo caso sono distribuite su tutta la lunghezza della sequenza (sulla prima P c luno, sullaAil cinque e sullultimaPlottantatre) nel secondo, invece, si ritrovano perfettamente centrate sul testo. C da considerare, inoltre, come ancora nel 1669, ovvero a distanza di ottantasei anni (1583), il senso dellepigrafe fosse ancora facilmente comprensibile da parte di chi la incise il quale era perfettamente conscio, tra laltro, che molti altri carcerati avrebbero avuto modo di leggerla e comprenderla con estrema semplicit. Lesistenza nel carcere di questa iscrizione
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parietale permette di esprimere, ancora una volta, un dubbio circa linterpretazione del professor Panarese perch in genere il tema delle incisioni strettamente legato alle condizioni psichiche in cui versava il carcerato. Difatti, in un carcere del Seicento le condizioni del prigioniero erano particolarmente dure e specialmente se si considera che tale luogo era spesso un ambiente oscuro e insalubre tanto da accentuarne lo stato di sofferenza. In tale situazione, un carcerato difficilmente avrebbe eseguito lincisione di una sorta di testo che ricordasse il fondatore, la fondazione e la funzione del Monte dei Pegni di Maglie al posto di uno sfogo rabbioso di vendetta, unimprecazione verso lingiustizia patita, oppure uninvocazione alla libert e a Dio ecc., cos come si legge in molte prigioni del tempo. A tal proposito lo studio della scrittura carceraria, termine coniato negli ultimi tempi dagli antropologi che cercano di dare una spiegazione al comportamento dei prigionieri attraverso linterpretazione dei graffiti murari presenti nelle celle, conferma che gli scopi per i quali un detenuto ricorreva alla graffiatura di messaggi, nomi, date e figure erano principalmente mirati a manifestare lo stato di sofferenza e la rabbia che seguiva ai provvedimenti di condanna quali lavori forzati, marchiatura, taglio della lingua, fustigazione, gogna, tortura e cos via 85. Il muro diventava allora lo spazio per scrivere, a modo di annotazioni, e per appagare quel desiderio forte e impellente del prigioniero di comunicare con urgenza e senza filtri ingiurie, devozioni religiose, stanchezze, moniti o, semplicemente, imprimere in quellodiato luogo il proprio nome seguito, quasi immancabilmente, da una data e dalla dichiarazione della sua
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A. SETTI, Viaggio allinterno del Sepolcro dei Vivi: scritture murali in carceri italiane dellet moderna, in AgerVeleias Rassegna di storia, civilt e trazioni classiche del Gruppo di Ricerca Veleiate, Universit di Parma, 03/12/2008, p. 1. 47

condizione di carcerato. Di conseguenza, tra il prigioniero e il muro graffito sinstaurava una sorta di dialogo immaginario necessario a far trascorrere il tempo, spesse volte i giorni di reclusione erano graffiti con segni verticali in successione dove bastava la visione generale della lunghezza per comprendere quanto lungo fosse il tempo trascorso, e a mantenere la consapevolezza di esistere pur essendo lontano dalla quotidianit del mondo fuori. La presenza dei simboli sacri quali croci e cristogrammi, invece, possono rappresentare la provata fede o lultima ancora di salvezza alla quale il recluso si affidava in attesa di una sua prossima morte o per una grande paura di essere condannati a morire86. Lo stato psicologico e lo sfogo comunicativo del prigioniero, quali elementi che originano il ricorso alla graffiatura delle pareti, sono evidenti nei graffiti seicenteschi del carcere baronale di Maglie e perci non riuscendo a intravedere un collegamento tra stato psichico, volont di comunicare del carcerato e il senso dellinterpretazione dellepigrafe proposta dal Panarese, ritengo legittimo supporre che la sequenza di P possa invece riferirsi a un testo strettamente coerente col contesto carcerario. Per restringere il campo dindagine nel quale poter formulare uno scioglimento dellepigrafe si sfruttata la classificazione di tutti i graffiti presenti nella galera eseguita dal professor Carmelo Caroppo, architetto magliese, che li ha raggruppati in funzione delle analogie di significato o per similitudine del soggetto rappresentato. Escludendo da questa classificazione tutto ci che riguarda le immagini, le iscrizioni di varia natura quali nomi e date di coloro che furono incarcerati, resta un solo gruppo, ossia il numero XII, che raccoglie oltre alla sequenza delle P anche un modo di dire e

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Ivi, pp. 4-5. 48

una frase sentenziosa87. Si tratta, nello specifico, di due motti tratti dalla saggezza popolare che recitano 1611 / No fare bene ca non troi male, cio non fare bene che non trovi male, e il notissimo Chi la fa la spetta a dire chi la fa laspetti. Anche la prima graffiatura, cos come lepigrafe con le P, si trova scolpita sullarchitrave della finestra di unabitazione sita in via Ospedale al civico 30 dove, appunto, si legge Bene malo ne facias et malum non contigettibi. Il prigioniero che scrisse non fare bene che non riceverai del male sembra voler mandare un messaggio rancoroso nei confronti delluomo che a fronte del bene ricevuto lo ha contraccambiato con una condanna al carcere e, pertanto, il prigioniero si pente di aver agito per il bene altrui promettendosi di non farlo pi e ci in modo da evitare la galera. Il recluso che scrisse, invece, chi la fa laspetti, sembra imprimere in quelle parole la volont o la promessa, come in una sorta di giuramento a se stesso, di rivalersi allo stesso modo nei confronti di colui che, con furbizia e inganno, lo ha tradito portandolo in prigione. Da queste due interpretazioni si evince lesistenza di un possibile collegamento, nellambito dei pensieri maturati dal recluso, tra linfluenza del contesto carcerario e la volont di scrivere e pertanto essendo la sequenza di Passegnata allo stesso gruppo delle incisioni suddette, con buona probabilit, anche questa potrebbe rientrare nellambito delle frasi sentenziose o di altri modi di dire tratti dalla saggezza popolare. Questa ipotesi si avvalora tenendo conto che al disotto del concio sul quale si trova lincisione delle P era stato inciso nel 1611, ossia quasi sessantanni prima, il monito non fare bene che non trovi male. Tale puntualizzazione necessaria perch la disposizione dei due testi corrisponde ad una precisa organizzazione del campo
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C. CAROPPO, Tracce. Graffiti del 600 al palazzo Francesca Capece di Maglie, Edizioni Liceo F. Capece, Maglie 2003, p. 114. 49

di scrittura, ossia al rapporto tra spazio scritto e non scritto, per il quale va notato come esso si modifichi continuamente perch, se vero che caratteristica del linguaggio il provocare altro linguaggio, ci si verifica non appena qualcuno, dopo aver letto il messaggio di qualcun altro di cui, il pi delle volte, si ignora completamente lidentit o si conosce soltanto il nome istintivamente scrive a fianco, al di sopra o sul gi scritto88. In base a quanto premesso, un proverbio particolarmente diffuso nei secoli XVI-XVII, e ancor oggi noto, quello che viene indicato come Proverbio delle dieci P ovvero il detto Prima Pensa Poi Parla Perch Parole Poco Pensate Portano Pena e cio il consiglio di riflettere bene prima di parlare perch le parole proferite dimpulso possono portare a gravi conseguenze. Una testimonianza lapidaria di questa sequenza, anche se si tratta di un rifacimento moderno essendo stata loriginaria distrutta nel corso dellOttocento, si ritrova a Barbarano presso il Santuario di Santa Maria di Leuca del Belvedere, detto anche Leuca Piccola, e precisamente su una delle arcate destinate ad ospitare un tempo le rimesse. Questo luogo di culto, sorto su uno molto pi antico, fu costruito tra il 1685 e il 1709 per volont di don Annibale Capece, appartenente alla famiglia baronale del luogo e antenato dellultima feudataria magliese Francesca Capece (1769-1848). Il motivo che spinse il barone ad apporre liscrizione fu di ammonire i pellegrini, che qui giungevano per trovare ristoro prima di ripartire verso il Santuario di Leuca, a non perdere il lume della ragione esagerando col bere 89. Un altro esempio di epigrafe con incise dieci P appuntate, risalente al 1693 e con lo stesso significato di Leuca Piccola, si
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A. SETTI, op. cit., p. 10. Cfr.F. CAZZATO, S. Maria di Leuca del belvedere in Barbarano del Capo, G. Bleve Editore, Tricase 1997. 50

ritrova a Montefalcione, comune in provincia di Avellino, e precisamente in un rosone posto alla base delle antiche mura. Secondo la leggenda, questultima epigrafe fu fatta scrivere da un ricco proprietario che promise di lasciare tutti i suoi averi a chi sarebbe stato capace di risolvere il complicato rebus. La nascita di tale credenza lespediente per giustificare la difficolt di decifrare in tempi moderni il contenuto delle abbreviazioni quando, invece, in tempi remoti il significato era talmente comprensibile e noto tanto da poterlo cos drasticamente abbreviare. A differenza della sequenza di P presenti a Maglie, il proverbio delle dieci P non contiene alcuna parola che inizi per A, ma ci pu essere giustificato considerando che nel corso dei secoli linterpretazione, pur mantenendone immutato il significato, stata oggetto di numerosissime varianti. Tra le tante la pi diffusa quella che traspone la parte iniziale della frase con quella finale e contemporaneamente sostituisce alla parola perch il perci ottenendo, quindi, Parole Poco Pensate Portano Pena Perci Prima Pensa Poi Parla. In altre recitazioni si arriva persino a ridurre il numero delle parole, sempre con liniziale in P, oppure ad aggiungerne sino ad ottenere una lunga sequenza di dodici P90. Questi adattamenti sono la dimostrazione di
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Per fare solo alcuni esempi delle forme pi diffuse in Italia: 1) Parole Poco Pensate Portano Pena Perci Prima Pensate Poi Parlate; 2) Parla Poco, Pensa Prima, Perch Parola Poco Pensata, Pu Portare Parecchia Pena; 3) Parla Poco, Pensa Prima, Perch Parola Poco Pensata, Pu Portare Perpetua Pena; 4) Prima Pensa Poi Parla Perch Parole Poco Pensate Possono Portare Pentimento; 5) Prima Pensa, Poi Parla, Perch Parola Poco Pensata Potrebbe Portare Perenne Pentimento; 6) Prima Pensa Poi Parla Poco; 7) Prima Pensa, Poi Parla, Perch Parole Poco Pensate Portano Peso; 8) Prima Pensa Poi Parla Perch Parola Poco Pensata Pu Portarti Pena; 9) Prima Pensa Poi Parla Poich Parlare Presto Porta Parecchie Pene; 10) Prima Pensa Poi Parla Perch Parole Poco Pensate Portano Penitenze; 11) Prima Pensa Poi Parla Perch Parlando Potresti Pentirtene; 12) Prima Pensa Poi 51

quanto supposto, ossia la grande popolarit del proverbio, mentre la sua vasta diffusione su tutto il territorio nazionale pu attestarne lantichit ma, nostro malgrado, non lorigine. Ad influire sulla forma originaria del proverbio sicuramente anche levoluzione linguistica che ha comportato la sostituzione di alcuni termini con altri e in tal modo certo che il proverbio cos come oggi conosciuto, pur rimanendo inalterato nel significato, sia solo una sua variante. Una delle forme pi antiche del proverbio Parole, Poco, Pensate, Portano, Pena, Per, Pensa, Parlare, Poche, Parole e si ritrova in un testo intitolato LItalia regnante stampato a Valenza nel 167591. Lanno di edizione, come si pu notare, molto prossimo alla data dellepigrafe presente nel carcere baronale (1669) e pertanto, con buona probabilit, era questo il modo di recitazione con il quale anche nel Regno di Napoli era conosciuto. Tenendo presente, allora, che il proverbio ha avuto numerosi adattamenti locali, che spesso molti termini sono stati sostituiti da altri, che la sequenza di Ppu avere lunghezza differente, che il significato resta sempre quello di essere prudenti nel parlare al fine di non patire pene e che tale
Parla Perch Parole Poco Pensate Possono Portare Pentimento; 13) Prima Pensa Poi Parla Perch Parole Poco Pensate Producono Pena; 14) Prima Pensa, Poi Parla; Perch Parola Poco Pensata Pu Produrre Perenne Pentimento. 91 G. LETI, LItalia regnante vero nova descrizione dello Stato presente di tutti i Prencipati, e Republiche dItalia, per F. Guerini, Valenza 1675, I, p. 36-37. Lautore riferisce che tale monito, in Italia, era rivolto al fine di educare o riprendere quei giovani gentiluomini che erano soliti parlare in modo osceno o diffondere falsit; ID., La vie dOliver Cromwel, aux depens de la Compagnie, Amsterdam MDCCXLVI, pp. 458-459: al paragrafo dedicato ai proverbi che gli italiani sono soliti utilizzare (Proverbes Italiens dont il avait accoutum de se servir), lautore riferisce di aver ritrovato in Italia numerosi e sensati proverbi come quello delle dieci P che traduce in Les paroles peu digres sont de la peine; il faut donc penser parler peu. 52

insegnamento pu avere un certo significato se ricordato in un carcere, si pu allora ipotizzare che lepigrafe magliese sia una variante locale di questo stesso motto. Facendo ricorso alla terminologia presente nellitaliano antico e cercando di attenerci quanto pi possibile alla forma seicentesca del proverbio, la variante magliese si potrebbe caratterizzare dallaggiunta dellabbreviazione A corrispondente al termine adunque, ossia lequivalente del moderno perci o perch, e la sostituzione della parola per con prima. Si avr pertanto una frase magliese che invita alla prudenza nel parlare al fine di evitare pene recitata con i termini
P(AROLE) P(OCO) P(ENSATE) P(ORTANO) P(ENA) A(DUNQUE) P(RIMA) P(ENSA) P(ARLARE) P(OCHE) P(AROLE). (Parole poco riflettute possono portare a gravi conseguenze e allora bene ricordare di proferire sempre poche parole).

Se questo fu il vero significato della sequenza diPscolpita nel carcere baronale di Maglie, non particolarmente difficoltoso comprendere il motivo per il quale quellignoto detenuto, nel 1669, si adoper a graffirla ovvero, come in una sorta di dialogo immaginario, egli invitava ad esser prudenti nel parlare e in particolare rispondeva a quel recluso che diversi anni prima, nel 1611, aveva avuto lardire di incidere sullo stesso posto lesecrante consiglio a Non fare del bene per non incorrere nel rischio di avere del male. Diverso, invece, dovrebbe essere lo scopo per cui il motto fu scolpito sulledificio del Monte di Piet e questo perch gli accorgimenti artistici e architettonici, sinora visti, hanno sempre avuto una spiegazione strettamente legata alla dottrina cristiana essendone Donato Pappuli completamente
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pervaso. Anche in questo ambito, difatti, la prudenza della lingua rientra fra i principali insegnamenti cristiani e si trovano dei riferimenti nei libri della Bibbia come, ad esempio, nella seconda collezione del Libro dei Proverbi92, detta Prima raccolta salomonica, e nelle cosiddette Lettere cattoliche, nello specifico quella di San Giacomo Apostolo. Eloquente proprio lepistola di Giacomo il quale avverte che se uno pensa d'esser religioso e non tiene a freno la sua lingua ma seduce il cuor suo, la religione di quel tale vana93. Le parole dellApostolo condannano, quindi, gli eccessi della lingua poich questo strumento stato dato da Dio alluomo al fine di lodarlo e non per sprecarlo col proferire dicerie94. Per questo motivo se luomo non utilizza prudentemente la sua lingua per lodare Dio, egli non pu considerarsi fermo nella fede perch come un fanciullo collarco in mano che tira dove lo porta la sua fantasia e ferisce senza riguardo95. Gli autori che si sono dedicati a commentare lepistola di San Giacomo hanno sempre rimarcato che linsegnamento del profeta era quello
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B. WITEK, Dio e i suoi figli. Analisi retorica della Prima Raccolta Salomonica(Pr. 10,1 22,16), Pontificia Universit Gregoriana, Roma 2005, pp. 203-204: Il saggio prudente alla parola, il che vuol dire che prima riflette e poi parla. Pensa cosa dire, come dirlo e quando dirlo, perci le sue parole non causano nessun danno agli altri, anzi esse diventano dolci come miele, attraenti per chi le ascolta e come medicina per guarire le ferite, dare forza ai deboli, riconciliare le parti ecc. Essere prudente alla parola potrebbe riferirsi allaccoglienza della parola divina, la quale una volta accolta diventa nella sua gola dolce come favo di miele. La prudenza del saggio una sorgente di vita perch non solo grazie ad essa aumenta ancora lintelligenza ma gli procura anche la ricompensa divina. 93 Giacomo 1,26: si quis putat se religiosum esse non refranans linguam suam, sed seducens corsuum; buius vana est religio. 94 F. DUNELLI, Discorsi teologici e morali sopra lepistola di S. Giacomo, a spese di N. Tinassi, Roma 1682,pp. 214-215. 95 S. DA VICENZA, Ragionamenti morali detti in varie occasioni, Stamperia Remondini, Venezia 1752, p. 224. 54

comportarsi come il saggio che prima pensa e poi parla e non come lo stolto che prima parla tanto e poi riflette96. Lepistola di Giacomo quindi, secondo i commenti scritti da autorevoli biblisti, si sofferma proprio sulla prudenza nel parlare perch essa qualit necessaria sia per vivere una fede vera e sia per elevarsi in saggezza per cui il proverbio delle dieci P pu ancora una volta dimostrare quanto profondo e saldo fosse il credo cristiano in Donato Pappuli tanto che ogni sua opera strettamente ad esso riconducibile. Lultimo elemento decorativo che merita una particolare attenzione uno scudo cinquecentesco scolpito nella colonna angolare che orna ledificio del Monte dei Pegni. La sua posizione, quasi in cima alla colonna, e langolazione lo rendono ben visibile dal piano stradale tanto che difficile ignorarne la presenza. Lo stemma non menzionato nel repertorio dei blasoni, inserito nella monografia del Panarese, appartenuti alle maggiori famiglie magliesi perch non si sono avuti elementi utili per poterlo identificare. In considerazione di ci, anche per questo decoro necessario proporre uninterpretazione, ma prima di farlo utile precisare che nella lingua parlata stemma, impresa, arma, insegna e blasone sono usati come sinonimi mentre nel linguaggio araldico tali termini sono riferiti a tipologie di scudi che rispondono a determinate specifiche artistiche e compositive. Nel seguito di questo
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Ivi, p. 225. Per fare un esempio su tutti, la conclusione esposta si ritrova in unopera dal titolo Ragionamenti morali (1751) di padre Serafino da Vicenza (1702-1749), frate cappuccino e autore di numerose orazioni e opere teologiche, nella quale si legge Perci avverte ciascun di voi lo Spirito Santo: non voler esser uomo, che favella senza briglia, uomo di lingua strabocchevole, uomo che prima parla, e poi pensa. Sii qual desiderava San Jacopo ossia uomo tardo a parlare, uomo circospetto nella tua lingua, uomo che pensa prima e poi parla. 55

scritto, comunque, si utilizzeranno indistintamente le forme sinonimiche poich lo scopo non di individuare la tipologia dello stemma o farne unanalisi araldica dettagliata, quanto invece trovare una chiave dinterpretazione utile a comprendere il significato e leventuale messaggio che lo stesso sottintende. Allo stesso tempo, per, per la descrizione dello scudo e dei suoi attribuiti sar rispettata la terminologia tradizionale impiegata in araldica. Lo scudo un ovale, detto anche ancile e utilizzato per gli stemmi ecclesiastici o femminili, e poggia su due nastri arricciati mentre, ai lati, sono accostati in verticale due decori floreali simili a rami di palma. Nel campo, precisamente in basso, sintravede un ondato sul quale poggiano sei sfere disposte in 3,2,1 ovvero su tre linee orizzontali e parallele che, partendo dal basso, mostrano una fila di tre, sopra una di due e infine che viene a costituire il vertice di un ideale triangolo. Dal cantone sinistro del capo, inoltre, si affaccia un sole tramontante ad otto raggi. Il professor Panarese descrive questo stemma come un sole altoridente su alcune nuvole97 e in altra pubblicazione come sole alto su nubi 98 intravedendo, nelle sfere sovrapposte, delle nuvole in forma di cumuli. In genere uno stemma era sistemato allentrata o sulla facciata principale di una costruzione al fine di indicare la famiglia che in essa vi abitava oppure per contrassegnarne il possesso e pertanto se tale condizione fosse valida anche per il blasone presente sul Monte di Piet, allora larma sarebbe identificabile come quella della famiglia Pappuli perch, ovviamente, proprietaria delledificio. Tale ipotesi, tuttavia, del tutto opinabile poich dalla prima partizione dello scudo della famiglia Cezzi, sino a dimostrazione contraria, si evince che i
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E. PANARESE, Il catasto antico, cit., didascalia p. 126 E. PANARESE-M. CAZZATO, Guida di Maglie, cit., p. 134. 56

Pappuli adottarono unarma completamente differente ossia una colomba spiccante in volo ed imbeccata con un ramo dulivo fogliato e fruttato. Uno stemma molto simile a quello presente nella colonna del Monte si trova scolpito nella chiave di volta di un androne ricavato nellala cinquecentesca del palazzo Cezzi. In questa impresa si notano delle differenze riguardo la realizzazione delle figure e nella forma; in questo caso lo scudo un sannitico ossia a punta, ma per la maggior parte gli elementi che lo caratterizzano sono gli stessi del precedente. In dettaglio si osserva un sole che posto centralmente in capo allo scudo e con le nubi sferiche disposte in 2,399, mentre del tutto assente londato perch lo spazio dove si sarebbe dovuto rappresentare interamente occupato dalle stesse. Se le due imprese possono definirsi molto simili allora ben presumibile che sussisteva un legame tra ledificio del Monte e i beni della famiglia Cezzi. Escludendo i legami di natura familiare che sarebbero potuti intercorrere tra la famiglia Pappuli e la Cezzi, poich in tal caso lo stemma della prima sarebbe stato incorporato in quello della seconda con gli elementi dellarma oggetto di studio, deducibile che lo scudo sia una specie di simbolo che contraddistingue una nobile associazione di persone quali confraternite, corporazioni, associazioni caritatevoli ecc., e alla quale entrambe le famiglie erano orgogliose di appartenere. In questo caso lesposizione cos evidente dello stemma sulla colonna del Monte di Piet, che si enfatizza ancor pi per lassenza di altri scudi o elementi di forte impatto visivo, porta a considerare che questo luogo fosse una sede molto importante della supposta associazione. In considerazione di ci e poich i Monti di Piet utilizzavano spesso stemmi per segnalare gli edifici nei quali avevano sede, potrebbe essere
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Vedi immagine riportata in F. CEZZI, op. cit,, p. 45. 57

corretto pensare che il blasone magliese fosse proprio linsegna del Monte del Pappuli. Ci spiegherebbe il motivo per il quale lo stesso stemma di casa Pappuli si ritrova anche in casa Cezzi perch, come prima scritto, il Monte di Piet pass dopo il 1621 da Donato Pappuli ai figli della sorella Geronima e certamente nelle mani dellistitutore del monte Giovanni Mattia Cezzi sr. (1605-1652). Di conseguenza, la variante summenzionata sarebbe una testimonianza del passaggio di questa importante istituzione nel patrimonio della stessa famiglia Cezzi. Premesso questo, lo stemma presente sulla colonna del Monte di Piet, pu ritenersi unarma parlante, ovvero uno stemma nel quale limmagine generalmente corrisponde perfettamente al cognome del titolare100, perch le nuvole che non sono una figura araldica osservate dal Panarese ed impilate a formare un ideale triangolo costituiscono, invece, una figura molto pi simile alla rappresentazione del monte araldico la cui caratteristica lessere composto da diversi colli che possono assumere, come per il caso in questione o come nello stemma dei frati minori Conventuali, la forma di sfere le quali, a loro volta, vanno a costituire la sua stessa struttura. La figura del monte per rappresentare un Monte di Piet diffusa sia in araldica e sia nella pittura cos come si pu vedere nei sigilli del famoso Monte dei Pegni di Napoli oppure nelliconografia del Beato Bernardino da Feltre101. Inoltre, il monte generalmente
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Come ad esempio, negli stemmi di Maglie, sono i tamburi per i Tamborino, la gazza per i Garzia, il leone di San Marco per i De Marco, le maglie dellemblema civico di Maglie, ecc. 101 Il beato tipicamente rappresentato nel suo abito da Minore mentre tiene nella mano destra un cartiglio con il motto Nolite diligere mundum, Non amate il mondo n le cose che sono nel mondo, e nella sinistra regge invece il simbolo dei Monti di Piet da lui fondati, ossia un monte araldico, sul quale posto un piccolo stendardo con limmagine del Cristo in Piet sorretto da unasta che termina in Croce e attorno alla quale si dispiega un 58

sormontato da una croce o da un Cristo in Piet ma nel caso magliese il Figlio di Dio rappresentato dal sole splendente il quale spesso utilizzato nei racconti biblici quale metafora della luce poich Cristo illumina la coscienza delluomo cos come il sole illumina la terra. Questultimo insegnamento profetico perfettamente espresso nello stemma del Monte di Piet di Maglie dove, in effetti, si osserva un sole che illumina le acque, la terra (il monte) e laria ovvero il creato cos come lo spirito di carit ha illuminato la coscienza del fondatore. Inoltre se consideriamo che il sole anche unallegoria del fuoco, lo stemma diventa unimmagine del creato secondo la concezione platonica e aristotelica che proprio nel Cinquecento rifior102 dimostrando come Donato Pappuli fosse un uomo
cartiglio con lesortazione Curam illius habe, ovvero Prenditi cura di chi ha bisogno. 102 La presenza dei quattro elementi della natura nello stemma del Monte di Maglie potrebbe riflettere la concezione platonica del mondo sensibile e in particolare quella che Platone espresse nel famoso dialogo intitolato Timeo (360 a.C.) nel quale affrontava i problemi concernenti lorigine delluniverso, la struttura della materia e la natura umana. Nella speculazione filosofica di Platone mirata alla soluzione del problema cosmologico, le Idee quali verit eterne increate dalle quali traeva origine il creato, vede lopera mediatrice del Demiurgo ovvero di un divino artefice, divenuto poi nel discernimento cristiano la figura di Dio, il quale aveva il compito di plasmare e ordinare la materia la quale inizialmente caotica essendo ad immagine e somiglianza delle Idee. Ancora una volta, questa concezione porta a riflettere sullepigrafe Jovis Omnia Plena presente sul Monte dei Pegni dalla cui traduzione si evince che il Creato limpronta di Dio, come scrisse San Bonaventura nello Itinerarium mentis deum, che ha plasmato il mondo come nella concezione platonica aveva fatto il Demiurgo. Tuttavia, la Chiesa interpretando le Sacre Scritture rigettava i quattro elementi della natura come fondamento del Creato ma accettava la teoria cosmologica di Platone poich per il filosofo greco il fuoco, la terra, laria e lacqua erano elementi composti di un qualcosa di molto pi piccolo, ovvero quelli che chiamer Triangoli, dalla cui manipolazione divina si erano ottenuti questi elementi pi grandi che avevano costituito il creato. In questo modo la concezione del creato secondo il neoplatonismo cristiano, assorbito probabilmente dal Pappuli ed espresso nello stemma attraverso linfluenza del 59

completamente versato nella cultura del suo tempo e, ancora una volta, quanto fosse influenzato dalla spiritualit francescana che, come per SantAgostino, riteneva il platonismo la filosofia che pi si avvicinava al cristianesimo103. Relativamente alla figura del sole, inoltre, bisogna precisare che nel simbolismo cristiano esso anche un modo per rappresentare la carit. A tal proposito, il Monte dei Pegni era destinato ad operare la piet cristiana, ovvero una delle emanazioni della carit, intesa non come elemosina ma come la virt che fa amare il nostro prossimo, e pertanto se le nuvole osservate dal Panarese rappresentano, quindi, un
pensiero serafico e del platonismo rinascimentale, collima con la visione biblica per la quale gli elementi acqua, aria, fuoco e terra non sono creatrici bens creature speciali ottenute dalla mano plasmatrice di Dio, ovvero del Demiurgo platonico quale mediatore tra la verit superiore, Dio, e il mondo sensibile, Creato, e perci facile addivenire al concetto che Tutto il mondo pieno della grazia di Dio, come correttamente interpreta il professor Emilio Panarese. 103 A tal proposito necessario precisare che durante il Rinascimento con la ripresa degli studi filosofici classici, in particolare di Platone e Aristotele, si assistette ad un particolare interesse del mondo cristiano per il pensiero platonico, definito dai posteri come Neoplatonismo religioso, cos come gi era successo con la speculazione di San Tommaso dAquino e di SantAgostino. Proprio SantAgostino, difatti, asser che il platonismo era la filosofia che pi si avvicinava al cristianesimo e ci, in effetti, concordava con quanto affermato dalla filosofia patristica che nella dottrina platonica trovava il fondamento teorico del pensiero cristiano. Motivo di questa conciliazione tra la dottrina platonica e il cristianesimo era il discernimento dellaffermazione del filosofo greco secondo il quale al disopra del mondo sensibile, soggetto al divenire, alla corruzione e alla morte, esisteva una pi alta verit ossia le Idee che rappresentavano delle forme ideali eterne, immutabili e incorruttibili. Sulla scia di questo ragionamento, il pensiero cristiano fonder lidea di un principio divino che al disopra delle manifestazioni fisiche del creato dando modo al filosofo italiano Marsilio Ficino (1433-1499) di affermare che esisteva una continuit di pensiero che partiva da Pitagora sino ad arrivare a Platone ed Aristotele per approdare definitivamente alla dottrina cristiana. Nel pensiero del Ficino, allora, Dio diviene il centro del tutto perch Egli lunit che tutto muove e alla quale tutto torna mentre luomo solo un elemento del Tutto che ha la sua origine in Dio e al quale si lega con il Suo amore.

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monte e il sole rimanda a Cristo e alla carit, allora facile dedurre che effettivamente linsegna posta sulla colonna del monte sia unarma parlante che riferisce le parole monte e piet o carit non tacendo, tra laltro, sulle eventuali influenze culturali e cultuali del Cinquecento che il Pappuli aveva assorbito in seguito allelaborazione filosofica e teologica del cristianesimo. Dallo studio del Monte di Piet di Maglie e dellAltare del Precursore nella chiesa Matrice si sono evinti alcuni elementi capaci di fornire indicazioni circa la figura del fondatore Donato Pappuli che attraverso linfluenza serafica, con buona probabilit, matur lidea di fondare lopera pia. La presenza del trigramma bernardiniano sulledificio, la statua di San Bonaventura, i soggetti e i temi raffigurati nel trittico allocato nella cimasa dellaltare sono indizi eloquenti che riconducono al francescanesimo militante presente nel secondo Cinquecento a Maglie. Nellaltare del Precursore non sono mancate piacevoli scoperte quali la figura di una committente, identificata come suor Virginia Cezzi, la documentabilit dellipotesi secondo la quale prima della fabbrica settecentesca fosse gi presente una pi antica e la considerazione di come lopera di carit fosse posta sotto la protezione di San Giovanni Battista. Tutti questi elementi hanno portato ad approfondire alcuni aspetti prettamente religiosi e devozionali costituendo in tal modo una base teorica per formulare una lettura dellopera del Pappuli non solo in chiave storica ma, per quanto mi possibile, anche filosofica. In seguito sono stati evidenziati alcuni elementi capaci di far considerare laltare del Precursore come elemento fondamentale per comprendere lo spirito con il quale il Monte di Piet veniva fondato e amministrato. stata anche proposta una decifrazione delle abbreviazioni nellepigrafe del cartiglio presso laltare del Precursore nonch
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quella della sequenza P.P.P.P.P.A.P.P.P.P.P. sottolineando, ancora una volta, come tali soluzioni siano da interpretarsi come supposizioni che sono ancora ben lungi dallessere dimostrate. Questo saggio da considerarsi esclusivamente come un contributo alla conoscenza della nostra microstoria, sperando che questo scritto sia motivo dispirazione per tutti coloro che vorranno contribuire a ricostruire la straordinaria figura e lopera di don Donato Pappuli, uomo di fede ed erudito che studi gli scritti dei Padri della Chiesa e il pensiero dei grandi filosofi greci e latini, testimonianza di quella corrente culturale che nel Rinascimento, transitando ormai verso lepoca barocca, capiva che la realt e l'universo potevano essere compresi solo attraverso la conoscenza del Creatore.

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Maglie, via Giannotta, Palazzo del Monte di piet (sec. XVI)

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Maglie, via Giannotta, Palazzo del Monte di piet (sec. XVI), portone di entrata, in evidenza il trigramma bernardiniano

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Maglie, via Giannotta, Palazzo del Monte di piet (sec. XVI), finestra centinata cinquecentesca in evidenza lepigrafe P.P.P.P.P.A.P.P.P.P.P.

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Barbarano, Santuario di Leuca Piccola, epigrafe delle 10P (rifacimento moderno)

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Montefalcione (AV), particolare del basamento con le 10P (1693)

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Maglie, via Giannotta, Palazzo del Monte di piet (sec. XVI), colonna angolare, in evidenza lo stemma del Monte di piet

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Nella pagina precedente: Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista, trittico cimasa, (sec. XVIII), particolare, Presentazione di Ges Bambino ai Magi, Le Nozze di Cana, In questa pagina: Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista, trittico cimasa, (sec. XVIII), particolare, Lo Sposalizio della Vergine

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Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista, trittico, cimasa, (sec. XVIII), particolare dello Sposalizio della Vergine nel quale visibile il ritratto di suor Virginia Cezzi

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Abito monacale delle suore del Terzo Ordine, incisione del XVIII sec.

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Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista Precursore, (sec. XVIII), G. Garrone

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Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista, particolare dello stemma Cezzi-Pappulli

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Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista, particolare del cartiglio con epigrafe

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Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista il Precursore, (sec. XVIII), particolare della statua di Bonaventura da Bagnoreggio

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Maglie, Chiesa Matrice, altare di San Giovanni Battista il Precursore, (sec. XVIII), particolare della statua di San Gregorio Magno

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