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PAULUS online – International magazine on Saint Paul / Anno II n.

19 - Aprile 2010

Le testimonianze paoline nell’isola di Malta affondano nell’èra apostolica

NELL’ISOLA DEGLI
ULIED SAN PAWL...
di Charles G. Vella

Malta è formata da tre isole principali: Malta, Gozo e Comino. Il suo nome originario, Melita, è
di origine punico e stava per il più comune Gaudo Melita. Forse in nessuno dei luoghi che san
Paolo ha toccato nei suoi viaggi esiste oggi una Chiesa viva, fiorente e piena di memorie paoline
come nell’isola di Malta. È lì che il «prigioniero di Cristo», secondo i capitoli 27 e 28 degli Atti
degli Apostoli, fu spinto dal naufragio. Secondo Benedetto XVI, il naufragio a Malta inaugura non
solo l’evangelizzazione dell’isola, ma di tutte le tappe toccate da Paolo durante il suo viaggio verso
Roma (Siracusa, Reggio, Pozzuoli), che lo studioso Pasquale Magnano descrive in un modo molto
vivace e documentato nel suo saggio San Paolo a Siracusa. Gli Atti degli Apostoli ci offrono un
giornale di bordo che, secondo Magnano, «ha provocato nel passato l’ammirazione dei marinai»: a
riprova, il celebre ammiraglio Horatio Nelson – tumulato non a caso nella St. Paul’s Cathedral di
Londra – disse di aver imparato molto sulla navigazione dagli Atti degli Apostoli.
Il luogo dell’approdo paolino è oggi conosciuto con il nome di St. Paul’s Bay. Ed esiste ancora il
sito – ricordato dal Gran Maestro Wignacourt dell’ordine dei Cavalieri di Malta – dove l’Apostolo
fu accolto e, secondo la testimonianza neotestamentaria, «gli indigeni ci trattarono con rara
umanità» (At 28,2), accendendo un gran fuoco per i naufraghi fradici perché era freddo.

FOTO © R. PONTI

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Questi “indigeni” sono indicati da Luca con il termine greco barbároi (barbari) perché non
parlavano il greco, ma con tutta probabilità il punico, una lingua derivata dal fenicio, come
testimoniano alcune scritte qui ritrovate. Sappiamo poi dell’episodio della vipera che morse san
Paolo alla mano e il commento che suscitò ai presenti: «Certamente costui è un assassino, se, anche
scampato al naufragio, la Giustizia [in greco Díke, cioè la personificazione della giustizia divina]
non lo lascia vivere». Ma Paolo scosse la serpe nel fuoco senza patire alcun male: da allora i
serpenti dell’isola di Malta non sono velenosi.

FOTO © R. PONTI

I luoghi della memoria


Nonostante la dominazione araba durata tre secoli, l’Apostolo creò un rapporto con la fede
cristiana che è rimasto intatto e vivo fino a oggi. A Malta e nell’isola di Gozo si contano circa
cinquanta chiese a lui dedicate, tra le quali vi è la Collegiata di San Paolo Naugrafo, situata nelle
vicinanze della concattedrale di San Giovanni, edificata dai Cavalieri dopo il grande assedio dei
turchi nel 1556 e famosa per la presenza al suo interno della Decollazione di San Giovanni del
Caravaggio.
Nella zona di St. Paul’s Bay, nella parte nordoccidentale dell’isola, una statua dell’Apostolo
s’innalza su un isolotto. Lì, nel 1960, la chiesa maltese celebrò la ricorrenza del naufragio del 60
d.C. alla presenza del cardinale legato del beato Giovanni XXIII.
Sempre a St. Paul’s Bay esiste una fontana che, secondo la tradizione, san Paolo utilizzava per
battezzare. Paolo operò anche un altro miracolo: la guarigione del padre di Publio, primo
governatore dell’isola secondo la testimonianza degli Atti degli Apostoli, che era in preda a febbre e
dissenteria (At 28,8). Publio andò a incontrare Paolo in una località oggi nota come San Pawl Milqi
(“Benvenuto San Paolo”) dove, secondo le ricerche archeologiche condotte da esperti italiani, lungo
i secoli vennero erette ben tre chiese.

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Ulteriori memorie della presenza di Paolo a Malta sono conservate nella vecchia cittadina di
Mdina. Vi è innazitutto la grande cattedrale che ricorda il “Padre dei Maltesi”, chiamato nella
lingua locale Missienna. A Rabat, fuori le mura della città, troviamo poi le catacombe, la grotta
dove visse l’Apostolo e la chiesa Collegiata di San Paolo, dove sarebbe conservata un’insigne
reliquia del suo braccio.

FOTO © R. PONTI

Un contributo per l’Europa


La permanenza di san Paolo sancì l’inizio della cristianizzazione di Malta. Da quella visita
“forzata” nacque una chiesa di cui il governatore Publio fu primo vescovo. Pertanto l’isola
appartiene a Cristo fin dall’èra apostolica; ed è forse la nazione che, più di ogni altra, testimonia una
fede profonda, come manifesta l’alta frequenza alla vita religiosa dei suoi quattrocentomila
cittadini. Questo Stato, una democrazia parlamentare liberale e cattolica, non contempla né il
divorzio né l’aborto. Alquanto numerose sono anche le vocazioni al sacerdozio: a oggi i preti della
diocesi di Malta e Gozo sono 853.
La Festa del Naufragio di San Paolo, riconosciuta anche quale festa nazionale, si celebra con
grande solennità il 10 febbraio. «Caratterizzata dalla sua posizione in Europa e nel bacino del
Mediterraneo – ricordò papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita nel maggio 2001 –,
Malta è erede di una tradizione culturale ricca e singolare, al centro della quale troviamo
l’umanesimo del Vangelo. In un mondo che anela a una luce sicura che orienti le trasformazioni che
vive, avete un’eredità spirituale e morale perfettamente in grado di sanare ed elevare la dignità
della persona umana, di rafforzare il tessuto sociale e di donare all’attività umana un senso e un

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significato più profondi (cfr. Gaudium et spes, n. 40). Questa è la saggezza e la visione che Malta
può offrire alla nuova epoca storica che sta emergendo in modo lento ma sicuro».

FOTO © FAMIGLIA CRISTIANA

Nonostante i cambiamenti politici e sociali, Malta avverte, come nazione indipendente, la sua
vocazione missionaria paolina. Giovanni Paolo II, durante la sua prima visita pastorale a Malta nel
maggio 1990 ci esortò a «irradiare la fede di Paolo nel Mediterraneo». Come maltesi e gozitani
siamo fieri di essere Ulied San Pawl, cioè “figli di san Paolo”, perché egli è Missiena: il “Nostro
Padre”.

Charles G. Vella