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Antn Cechov. NOVELLE. VOLUME SECONDO.

INDICE.

Dalle memorie di un uomo irascibile: pagina 4. Ssst!: pagina 20. La vendetta: pagina 26. Lingua lunga: pagina 33. Nervi: pagina 39. Lo specchio curvo (Racconto di Natale): pagina 46. Al cimitero: pagina 51. Gli stivali: pagina 56. La gioia: pagina 64. Un portiere intelligente: pagina 68. Nella bottega del barbiere: pagina 72. Il calzolaio e il maligno: pagina 78. Ragazzi: pagina 90. Ivn Matveic: pagina 101. Un essere indifeso: pagina 111. Le signore: pagina 120. Plinka: pagina 127. Il corredo: pagina 137. Le nozze: pagina 146. Ignoranza: pagina 157. Il pensatore: pagina 165. La figlia di Albione: pagina 171. In terra straniera: pagina 178. La cuoca si sposa: pagina 186. Non c fuoco senza fumo: pagina 195

Un dramma: pagina 203. Unopera darte: pagina 212. La decorazione: pagina 219. La morte dellimpiegato: pagina 225. Filastrocca: pagina 230. Chirurgia: pagina 235. Il vint: pagina 242. La divisa di capitano: pagina 249. Cronologia vivente: pagina 260. Il punto esclamativo (Racconto di Natale): pagina 265. Eh, il pubblico!: pagina 273. La lota: pagina 279. Il camaleonte: pagina 288. Una calunnia: pagina 294. Il fiammifero svedese (Racconto poliziesco): pagina 301. Larte: pagina 337. Soppressi!: pagina 347. DALLE MEMORIE DI UN UOMO IRASCIBILE.

Io sono un uomo serio, e il mio cervello ha un indirizzo filosofico. Di professione son finanziere, studio diritto finanziario e scrivo una dissertaz ione dal titolo: Passato e avvenire della tassa sui cani. Convenite che non ho proprio nulla a che fare con fanciulle, romanze, la luna e altre sciocchezze. Mattina. Ore dieci. La mia maman mi versa un bicchiere di caff. Io bevo ed esco sul balconcino, per subito por mano alla dissertazione. Prendo un foglio di carta pulito, intingo la penna nellinchiostro e traccio il ti tolo: Passato e avvenire della tassa sui cani. Dopo aver pensato un po, scrivo: Rass egna storica. A giudicare da taluni accenni che si hanno in Erodoto e Senofonte, la tassa sui cani trae origine da . Ma qui odo dei passi in sommo grado sospetti. Guardo dal balconcino e vedo una r agazza dal viso lungo e dalla vita lunga. Si chiama, sembra, Ndenka, o Vrenka, ci c he, del resto, fa assolutamente lo stesso. Ella cerca qualcosa, fa vista che non saccorge di me, e canticchia: Rammenti il ca nto pieno di dolcezza .

Io leggo ci che ho scritto, voglio continuare, ma allora la fanciulla fa mostra de ssersi accorta di me, e dice con voce triste: - Buon giorno, Nikoli Andreic! Figur atevi che disavventura ho avuto! Ieri, passeggiando, smarrii il fermaglio del braccialetto. Rileggo ancora una volta linizio della mia dissertazione, ritocco il filetto di u na c e voglio continuare, ma la ragazza non la smette. - Nikoli Andreic, - dice, - siate cos gentile, accompagnatemi a casa. I Karelin han no un cane cos enorme che non mi risolvo ad andar sola. Non c che fare, poso la penna e scendo gi. Ndenka, o Vrenka, mi prende a braccetto, e ci avviamo alla sua villetta. Quando mi tocca in sorte di dover camminare sotto braccio con una signora o sign orina, mi sento sempre, chi sa perch, un uncino a cui abbiano appeso una grossa p elliccia; Ndenka poi, o Vrenka, una natura, sia detto fra noi, appassionata (suo n onno era un armeno), possiede la facolt di sospendersi al vostro braccio con tutt o il peso del suo corpo e, come una mignatta, stringervisi al fianco. E cos andia mo Passando accosto ai Karelin, vedo un grosso cane, che mi fa rammentar la tassa sui cani. Con angoscia ricordo il lavoro cominciato e sospiro. - Per che cosa sospirate? - domanda Ndenka, o Vrenka, e manda lei stessa un sospir o. Qui devo fare unavvertenza. Ndenka, o Vrenka (adesso rammento che si chiama, pare, Mscenka), ha immaginato, chi sa come, chio sia di lei innamorato, e perci stima dov ere di filantropia guardarmi sempre con compassione e curare verbalmente la mia ferita di cuore. - Ascoltate, - dice, fermandosi, - io so perch sospirate. - Voi amate, s! Ma vi pr ego in nome della nostra amicizia, credete, la fanciulla che amate vi stima prof ondamente! Il vostro amore non pu ripagarvelo del pari, ma ci ha forse colpa lei, se il suo cuore gi da un pezzo appartiene a un altro? Il naso di Mscenka si fa rosso e gonfio, gli occhi le si riempiono di lacrime; el la, a quanto sembra, aspetta da me una risposta, ma, per fortuna, siamo ormai ar rivati Sul terrazzo siede la maman di Mscenka, buona donna, ma con pregiudizi; data unocchiata al viso turbato della figlia, ferma su di me un lungo sguardo e sospir a, come volesse dire: Ah, giovent, perfin nascondere non sapete!. Oltre a lei, son sedute sul terrazzo alcune ragazze variopinte e in mezzo a loro un mio vicino di villeggiatura, ufficiale a riposo, ferito nellultima guerra alla tempia sinistra e allanca destra. Questo sventurato, al pari di me si prefisso lo scopo di consa crare questestate alla fatica letteraria. Egli scrive Memorie di un militare. Al pa r di me, ogni mattina mette mano al suo rispettabile lavoro, ma appena riesce a scrivere: Io nacqui il , che sotto il balconcino compare una qualche Vrenka, o Mscenk a, e il ferito servo di Dio preso sotto guardia. Tutti quelli seduti sul terrazzo nettano per la confettura certe insipide bacche . Io mi accomiato e voglio andarmene, ma le signorine variopinte con uno strillo agguantano il mio cappello ed esigono chio rimanga. Mi metto a sedere. Mi porgon o un piatto di bacche e una spilla. Comincio a ripulire. Le signorine variopinte parlano sul tema: uomini. Il tale carino, il talaltro be llo, ma non simpatico, un terzo non bello, ma simpatico, un quarto non sarebbe b rutto se il suo naso non somigliasse a un ditale, e cos via.

- E voi, monsieur Nicolas, - si rivolge a me la maman di Vrenka, - non siete bello, m a siete simpatico Nel vostro viso c qualcosa Del resto, - ella sospira, - nelluomo il pi non la bellezza, ma lintelligenza Le ragazze sospirano e abbassano gli occhi Esse pure son daccordo che nelluomo il p i non la bellezza ma lintelligenza. Io mi guardo di sbieco allo specchio per convi ncermi di quanto son simpatico. Vedo una testa arruffata, barba, baffi, sopracci gli arruffati, peli sulle guance, peli sotto gli occhi: tuttun boschetto, fuor de l quale, a mo di vedetta, guarda il mio solido naso. Bello, non c che dire! - Del resto, Nicolas, voi vincerete con le vostre qualit morali, sospira la maman d i Ndenka, come riconfortando un suo segreto pensiero. E Ndenka soffre per me, ma nello stesso mentre la consapevolezza che di fronte le siede un uomo innamorato di lei le procura, a quanto sembra, il massimo diletto . Finito con gli uomini, le signorine parlan damore. Dopo una lunga conversazione sullamore, una delle ragazze si alza e se ne va. Le rimaste cominciano a riveder le bucce a quella ch andata via. Tutte trovano ch sciocca, insopportabile, brutta, che ha una scapola fuor di posto. Ma ecco, la Dio merc, viene infine la cameriera, inviata dalla mia maman, e mi chia ma a desinare. Ora posso lasciare la sgradita compagnia e andare a continuare la mia dissertazione. Mi alzo e prendo commiato. La maman di Vrenka, Vrenka stessa e l e signorine variopinte mi attorniano e dichiarano che non ho alcun diritto di an darmene, avendo dato ieri la parola donore di pranzar con loro, e dopo pranzo di andar al bosco per funghi. Minchino e siedo Nellanima mia ribolle lodio, sento che, ancora un minuto, e non rispondo pi di me, accadr unesplosione, ma la delicatezza e il timore di venir meno alle buone manier e mi forzano a obbedire alle signore. E obbedisco. Ci mettiamo a pranzare. Lufficiale ferito, al quale, per via della ferita alla te mpia, s formata una contrattura delle mascelle, mangia con unaria tale come se foss e imbrigliato e avesse in bocca il morso. Io arrotolo palline di pane, penso alla tassa sui cani e, conoscendo il mio cara ttere irascibile, mi sforzo di tacere. Ndenka mi guarda con compassione. Intingol o di carne tritata, lingua con piselli, pollo arrosto e composta. Niente appetit o, ma per delicatezza mangio. Dopo pranzo, quando me ne sto solo in terrazzo a f umare, mi si accosta la maman di Mscenka, stringe le mie mani e dice ansando: - Ma voi non disperate, Nicolas E un tal cuore un tal cuore! Andiamo al bosco per funghi Vrenka sospesa al mio braccio e si appiccica al mio fi anco. Soffro intollerabilmente, ma sopporto. Entriamo nel bosco. - Ascoltate, monsieur Nicolas, - sospira Ndenka, - perch siete cos triste? Perch state zitto? Strana ragazza: di che mai posso parlare con lei? Che abbiamo di comune? - Su, dite qualcosa - ella prega. Io comincio a escogitare alcunch di popolare, accessibile alla sua comprensione. Dopo aver pensato, dico: - Il diboscamento reca un danno enorme alla Russia.

- Nicolas! - sospira Vrenka, e il suo naso si fa rosso. Nicolas, voi evitate, ved o, un colloquio aperto Come se voleste punire col vostro silenzio Non corrispondon o al vostro sentimento, e voi volete soffrire in silenzio, da voi solo ci orribile Nicolas! - ella esclama, pigliandomi impetuosamente la mano, e io vedo come il suo naso comincia a gonfiare. - Che direste, se la fanciulla che amate vi offris se eterna amicizia? Io borbotto qualcosa di sconnesso, perch proprio non so che cosa dirle Di grazia: in primo luogo, non amo nessuna fanciulla e, secondariamente, per che cosa mi po trebbe occorrere uneterna amicizia? Terzo, son molto irascibile. Mscenka, o Vrenka, si copre il viso con le mani e dice a mezza voce, come tra s: - Egli tace Evident emente vuole un sacrificio da parte mia. Non posso mica amarlo, se tuttora ne am o un altro! Del resto ci penser Bene, ci penser Raccoglier tutte le forze della mia an ima e, forse, a prezzo della mia felicit salver questuomo dalle sofferenze! Non capisco nulla. E una specie di cabalistica. Proseguiamo e cogliamo funghi. Tu tto il tempo restiamo zitti. In viso a Ndenka v lespressione duna lotta interiore. Si sente un latrar di cani: questo mi rammenta la mia dissertazione e sospiro rumo rosamente. Attraverso i tronchi degli alberi scorgo lufficiale ferito. Il poveretto zoppica dolorosamente a dritta e a manca: a destra ha lanca ferita, a sinistra gli pende una delle fanciulle variopinte. Il volto esprime rassegnazione al destino. Dal bosco facciamo ritorno alla casa di villeggiatura a bere il t, dopo di che gi ochiamo a crocket e ascoltiamo una delle variopinte fanciulle cantare la romanza: N o, tu non mami! No! No! Alla parola No ella torce la bocca fin proprio allorecchio. - Charmant! (1) - gemono le rimanenti fanciulle. - Charmant! Vien sera. Da dietro i cespugli striscia fuori una luna repellente. Nellaria v quiete e uno sgradevole odore di fieno fresco. Prendo il cappello e vogl io andarmene. - Ho bisogno di comunicarvi qualcosa, - mi bisbiglia significativamente Mscenka. - Non andate via. Presento alcunch di poco buono, ma per delicatezza rimango. Mscenka mi prende a br accetto e mi conduce da qualche parte pel viale. Ora poi tutta la figura di lei esprime la lotta. E pallida, respira a stento e sembra aver intenzione di strappa rmi il braccio destro. Che ha? - Ascoltate - mormoraNo, . non posso No Vuol dire qualche cosa, ma esita. Ma, ecco, dal suo viso io scorgo che si risolt a. Con gli occhi scintillanti, il naso rigonfio, mi afferra la mano e dice rapid a: - Nicolas, son vostra! Amarvi non posso, ma vi prometto fedelt! Dopo di che si stringe al mio petto e dun tratto balza indietro. - Viene qualcuno - bisbiglia. - Addio Domani alle undici sar al capanno Addio! E scompare. Senza capir nulla, sentendo un doloroso batticuore, me ne vado a cas a. Mi aspetta Passato e avvenire della tassa sui cani, ma lavorare ormai non posso . Sono furioso. Si pu perfin dire che sono orrendo. Che il diavolo mi porti, non permetter che mi si tratti come un ragazzuccio! Sono irascibile e scherzar meco p ericoloso! Quando entra da me la cameriera per chiamarmi a cena, le grido: Andate

vene!. Siffatta irascibilit promette poco di buono. Il giorno dopo, di mattina. Tempo da villeggiatura, cio temperatura sotto zero, v ento freddo, pungente, pioggia fango e odor di naftalina, perch la mia maman ha tol to dal baule i suoi mantelli. Mattinata diabolica. Ci precisamente il 7 agosto 18 87, quando vi fu leclisse di sole. E duopo osservarvi che durante leclisse ciascun d i noi pu recare un enorme vantaggio, senzessere astronomo. Cos, ognun di noi pu: 1) determinare il diametro del sole e della luna, 2) disegnare la corona del sole, 3) misurare la temperatura, 4) osservare al momento delleclisse animali e piante, 5) annotare le proprie impressioni, e cos via. Questo cos importante che io, per intanto, lasciai da parte Passato e avvenire della tassa sui cani e risolsi di oss ervare leclisse. Ci eravamo alzati tutti prestissimo. Tutto il lavoro imminente la vevo diviso cos: io avrei determinato il diametro del sole e della luna, lufficial e ferito avrebbe disegnato la corona, tutto il resto poi se lo sarebbero assunto Mscenka e le signorine variopinte. Eccoci tutti riuniti ad aspettare. - Perch si ha leclisse? - domanda Mscenka. Io rispondo: - Le eclissi solari avvengono nel caso che la luna, rotando nel piano delleclitti ca, venga a trovarsi sulla linea congiungente i centri del sole e della terra. - E che vuol dire eclittica? Io spiego. Mscenka, dopo aver ascoltato attentamente, domanda: - Si pu attraverso il vetro affumicato scorgere la linea congiungente i centri del sole e della ter ra? Le rispondo che questa linea si traccia astrattamente. - Se astratta, - non si raccapezza Vrenka, - come mai pu collocarvisi la luna? Non rispondo. Sento come a cagione di questa ingenua domanda comincia a ingrossa rmisi il fegato. - Son tutte frottole, - dice la maman di Vrenka. - Non si pu sapere quel che sar, e p er di pi voi non siete stato in cielo neppure una volta, come fate dunque a saper e ci che accadr alla luna e al sole? Tutto questo fantasia. Ma ecco una macchia nera muover contro il sole. Confusione generale. Mucche, pecore e cavalli, rizzate le code e rugliando, in preda a terrore correv an per i campi. I cani ululavano. Le cimici, immaginando scesa la notte, erano s bucate dalle fessure e avevan cominciato a mordere quelli che dormivano. Il diac ono, che in questo mentre si portava a casa dallorto i cetrioli, sgomento, balz da l carro e si nascose sotto il ponte, e il suo cavallo entr col carro in un cortil e altrui, dove i cetrioli furono divorati dai maiali. Laddetto al dazio, che avev a trascorso la notte non a casa, ma presso una villeggiante, salt fuori in sole m utande e, corso in mezzo alla folla, prese a gridare con voce selvaggia: - Si sa lvi chi pu! Molte villeggianti, anche giovani e belle, destate dal rumore, balzarono sulla v ia, senzaver calzato le scarpe. Accaddero anche molte altre cose chio non mi risol vo narrare. - Ah, che paura! - strillano le fanciulle variopinte. - Ah! E terribile!

- Mesdames, osservate! - grido loro. - Il tempo prezioso! E io stesso mi affretto, misuro il diametro Mi rammento della corona e cerco con gli occhi lufficiale ferito. Egli sta l e non fa nulla. - Che avete? - grido. - E la corona? Egli alza le spalle e, impotente, mi accenna con gli occhi le proprie braccia. A lle due braccia del poverino si sono appese le fanciulle variopinte, si stringon o a lui dal terrore e glimpediscono di lavorare. Prendo il lapis e annoto il temp o coi secondi. Ci importante. Segno la posizione geografica del punto di osservaz ione. Anche questo importante. Voglio determinare il diametro, ma in questo mentre Msce nka mi prende per la mano e dice: - Non dimenticate dunque, oggi alle undici! Io tolgo la sua mano e, facendo caso di ciascun secondo, voglio proseguire le os servazioni, ma Vrenka convulsamente mi prende a braccetto e si stringe al mio fia nco. Lapis, vetri, schizzi: tutto ci precipita nellerba. Il diavolo sa che cosa! M a tempo, infine, che questa ragazza capisca chio sono irascibile, che io, incolle rito, divento furioso e allora non posso risponder di me. Voglio continuare, ma leclisse belle finito! - Rivolgetemi uno sguardo! - susurra ella teneramente. Oh, questo ormai il colmo dello scherno! Convenite che siffatto giocare con luman a pazienza non pu che finir male. Non mi fate poi colpa, se accadr qualcosa di tre mendo! A nessuno permetter di scherzare, di farsi beffe di me e, che il diavolo m i sbrani, quando sono infuriato non consiglio a nessuno di farmisi accosto, che il diavolo mi porti proprio! Son pronto a tutto! Una delle ragazze, probabilmente accortasi dal mio viso che sono infuriato, dice , evidentemente allo scopo di calmarmi: - Ma io, Nikoli Andrievic, ho eseguito il v ostro incarico. Ho osservato i mammiferi. Ho visto come prima delleclisse un cane grigio corso dietro un gatto e poi a lungo ha scodinzolato. Cos dalleclisse non risultato nulla. Vado a casa. In grazia della pioggia non esco sul balconcino a lavorare. Lufficiale ferito s arrischiato a uscire sul suo balcon e e ha scritto perfino: Io nacqui il -, e ora io vedo dalla finestra come una delle fanciulle variopinte lo trascina alla sua villetta. Lavorare non posso, perch so n tuttora infuriato e mi sento il batticuore. Al capanno non vado. Ci scortese ma, convenitene, non posso gi andarvi con la pioggia! Alle dodici ricevo una lettera da Mscenka, nella lettera vi sono rimbrotti, la pr eghiera di recarmi al capanno e il tu Alluna ricevo unaltra lettera, alle due una ter za Bisogna andare. Ma prima di andare, devo riflettere a quello di cui parler con lei. Agir come un uomo ammodo. In primo luogo, le dir che a torto immagina chio lami. Del resto, tali cose non si dicono alle donne. Dire a una donna: Io non vi amo tanto indelicato come dire a uno scrittore: Voi scr ivete male. Meglio di tutto, esprimer a Vrenka le mie vedute sul matrimonio. Metto il cappotto pesante, prendo lombrello e vado al capanno. Conoscendo il mio caratt ere irascibile, temo daver a dire qualcosa di troppo. Cercher di contenermi. Al capanno mi si aspetta. Ndenka pallida e ha pianto. Vedendomi, manda un grido d i gioia, mi si getta al collo e dice: - Finalmente! Tu giuochi con la mia pazien

za. Ascolta, io tutta la notte non ho dormito Ho sempre pensato. Mi sembra che, q uando ti conoscer pi da vicino ti amer lo siedo e comincio a esporre le mie vedute sul matrimonio. Dapprima, per non an dar lontano, per essere quanto pi si pu breve, faccio una piccola rassegna storica . Parlo del matrimonio degli ind e degli egizi, dopo di che passo ad epoche poste riori; qualche pensiero di Schopenhauer (1) Mscenka ascolta con attenzione, ma dun tratto, per una strana incoerenza didee, stima necessario interrompermi. - Nicolas, baciami! - dice. Io sono turbato e non so che cosa dirle. Ella ripete la sua richiesta. Non c che fare, mi alzo e poso le labbra sul suo lungo viso, nel far che provo la stessa cosa che sentii nellinfanzia, quando un giorno mi fecero baciare alla mess a funebre la nonna defunta. Non appagandosi del mio bacio, Vrenka d un balzo e mi abbraccia impetuosamente. In questo mentre alla porta del capanno si mostra la ma man di Mscenka Ella fa un viso spaventato, dice a qualcuno: Ssst!, e sparisce, come M efistofele nella stiva. Conturbato e furioso, me ne torno al mio villino. A casa trovo la maman di Vrenka, che con le lacrime agli occhi abbraccia la mia maman, e la mia maman piange e dice: - Io stessa lo desideravo! Dopo di che - come vi piace questo? - la maman di Vrenka mi si accosta e mi abbra ccia, dicendo: - Dio vi benedica! E tu, bada, amala Ricordati che lei per te fa un sacrificio E ora mi ammogliano. Mentre scrivo queste righe, mi stanno addosso i paggi donore e mi fan premura. Costoro positivamente non conoscono il mio carattere! Ch io so no irascibile e non posso risponder di me! Che il diavolo mi porti, vedrete quel che accadr pi in l! Condurre a nozze un uomo irascibile, furibondo: questo, second o me, cos poco intelligente come ficcar la mano in gabbia verso una tigre infuria ta. Vedremo, vedremo quel che accadr!

Cos, sono sposato. Tutti mi fanno i rallegramenti, e Vrenka di continuo si stringe a me e dice: - Capisci dunque che tu ora sei mio, mio! Dimmi dunque che mi ami! Dillo! E intanto le si gonfia il naso. Ho saputo dai paggi donore che lufficiale ferito destramente sfuggito a Imeneo. Eg li ha esibito a una fanciulla variopinta un certificato medico che, in grazia de lla ferita alla tempia, egli non mentalmente normale, e quindi per legge non ha il diritto di sposarsi. Unidea! io pure avrei potuto esibire un certificato. Mio zio aveva accessi dubriac hezza, un altro zio era molto distratto (una volta, invece del berretto, si mise in testa un manicotto da signora), una zia sonava molto il pianoforte e, incont rando uomini, mostrava loro la lingua. Inoltre anche il mio carattere in sommo g rado irascibile un sintomo assai sospetto. Ma perch le buone idee vengono cos tard i?

Perch?

NOTE.

NOTA 1: Incantevole, delizioso. NOTA 2: Il grande filosofo pessimista tedesco (1788-1860), autore di Il mondo com e volont e rappresentazione, I fondamenti della morale, Parerga e Paralipomena.

SSST!

Ivn Jegrovic Krasnuchin, collaboratore giornalistico di mezza tacca, rincasa a nott e tarda accigliato, serio e come particolarmente riconcentrato. Ha unaria come se saspettasse una perquisizione o meditasse il suicidio. Dopo aver camminato un po per la stanza, si ferma, arruffa i capelli e dice col tono di Laerte (1) che si accinge a vendicar la sorella (2): - Affranto, stremato nellanima, in cuore unangoscia opprimente, ma pure siedi e sc rivi! E questo si chiama vita?! Perch nessuno ancora ha descritto la tormentosa d iscordanza che nasce nello scrittore, quandegli afflitto, ma deve far ridere la f olla, o quand allegro e deve sparger lacrime su ordinazione? Io debbo esser gaio, indifferentemente freddo, arguto, ma immaginate che mi opprima langoscia o, metti amo, che io sia malato, mi stia morendo un bimbo, che partorisca la moglie! Ci egli dice scotendo il pugno e rotando gli occhi Poi va in camera e desta la mog lie.

- Nadia, - dice, - mi metto a scrivere Per favore, che nessuno mi disturbi. Non s i pu scrivere, se strillano i bambini, sbuffano le cuoche Da ordine pure che ci sia il t e una bistecca, che so io Tu lo sai, senza il t non posso scrivere Il t lunica sa che mi sostenga nel lavoro. Tornato nella sua stanza, egli si leva soprabito, panciotto e stivali. Si sveste lentamente, dopo di che, data al suo volto lespressione dellinnocenza of fesa, siede alla scrivania. Sulla tavola non v nulla di occasionale, di usuale, ma tutto, ogni minima inezia, reca il carattere della ponderazione e dun rigoroso programma. Bustini e ritratti ni di grandi scrittori, un mucchio di manoscritti in bozza, un tomo di Bielinski (3) con una pagina ripiegata, un osso occipitale in luogo di portacenere, un fo glio di giornale, piegato con negligenza, ma in guisa che si veda il posto segna to intorno a matita azzurra, con una grossa scritta in margine: Ignobile!. Vi son pure una decina di lapis temperati di fresco e di portapenne con pennini nuovi, visibilmente messi l perch cause e accidenti esteriori, del genere dun guasto alla penna, non possano interrompere neanche per un secondo il libero volo creativo Krasnuchin si arrovescia sulla spalliera della poltrona e, chiusi gli occhi, si sprofonda nella meditazione del tema. Sente come la moglie strascica le pianelle e spacca legnetti per il samovr. Ella non s ancor destata del tutto, lo si vede da l fatto che il coperchio del samovr e il coltello di continuo le cascan di mano.

Presto giunge il grillare del samovr e della carne rosolata. La moglie non smette di spaccar legnetti e di sbacchiare intorno alla stufa chiusini, coperchi e spo rtellini. Dun tratto Krasnuchin sussulta, apre gli occhi spaventato e comincia ad annusar laria. - Dio mio, acido carbonico! - geme, contraendo dolorosamente il viso. - Acido ca rbonico! Questa donna insopportabile s prefissa di avvelenarmi! Ors, dite, per amor di Dio, posso io scrivere in un ambiente cos? Egli corre in cucina e l esplode in drammatiche urla. Quando, dopo aver aspettato un po, la moglie, avanzando guardinga in punta di piedi, gli porta un bicchier d i t, egli siede come dianzi in poltrona, con gli occhi chiusi, e immerso nel suo tema. Non si muove, si tamburella leggermente in fronte con due dita e fa mostra di non sentir la presenza della moglie Sul suo viso vi , come pocanzi, unespression e dinnocenza offesa. Come la ragazzina a cui han donato un prezioso ventaglio, egli, prima di scriver e il titolo, civetta lungamente con se stesso, posa, fa smancerie Si preme le tem pie, ora si rattrappisce e piega le gambe sotto la poltrona, come per dolore, or a strizza languido gli occhi, come un gatto sul divano Infine, non senza esitanza , allunga la mano al calamaio e, con unespressione come se firmasse una sentenza di morte, fa il titolo - Mamma, dammi dellacqua! - egli sente la voce del figlio. - Ssst! - dice la madre. - Il babbo scrive! Ssst Il babbo scrive lesto lesto, senza cancellature e interruzioni facendo appena in tempo a voltar le pagine. Busti e ritratti degli scrittori celebri miran la sua penna che scorre rapida, non si muovono e sembra che pensino: Ohi, fratello, com e ci hai fatto la mano!. - Ssst! - stride la penna. - Ssst! - fanno gli scrittori, quando sobbalzano con la tavola per un urto del g inocchio. Dun tratto Krasnuchin si raddrizza, posa la penna e tende lorecchio Egli sente un s ussurro eguale, monotono Nella stanza attigua linquilino, Fom Nikolievic, sta pregand o Iddio. - Sentite! - grida Krasnuchin. - Non vorreste pregare un po pi piano? Mimpedite di scrivere! - Scusate - risponde timidamente Fom Nikolievic. - Ssst! Riempite di scrittura cinque paginette, Krasnuchin si stira e guarda lorologio. - Dio, gi le tre! - geme. - La gente dorme, e io solo devo lavorare! Rotto, spossato, chinata la testa di fianco, va in camera, desta la moglie e dic e con voce languida: - Nadia, dammi ancora del t! Io sono affranto! Scrive fino alle quattro, e scriverebbe volentieri fino alle sei, se non fosse e saurito il tema. Civettare e posare davanti a se stesso, davanti agli oggetti in animati, lungi da un occhio osservatore indiscreto, dispotismo e tirannia sul pi

ccolo formicaio dalla sorte gettato sotto il suo dominio formano il sale e il mi ele della sua esistenza. E come questo despota qui, in casa, dissimile da quel p iccolo omino umiliato, privo di favella, incapace, che siamo avvezzi a veder nel le redazioni! - Son cos spossato che difficilmente prender sonno - egli dice, coricandosi. - Il n ostro lavoro, questo lavoro maledetto, ingrato, da galera, estenua non tanto il corpo quanto lanima Dovrei prender del bromuro Oh, vede Iddio, se non fosse la fami glia, smetterei questo lavoro Scrivere su ordinazione! E tremendo! Egli dorme fino alle dodici, o fino alluna del pomeriggio, dorme sodo e profondamente Ah, come an cora dormirebbe, che sogni farebbe, come si scapriccerebbe, se diventasse uno sc rittore noto, redattore, o magari editore! - Ha scritto tutta la notte! - bisbiglia la moglie, facendo un viso spaventato. - Ssst! Nessuno ardisce n parlare, n camminare, n far rumore. Il suo sonno cosa sacra, la c ui profanazione il colpevole pagherebbe cara! - Ssst! - aleggia nellappartamento. - Ssst!

NOTE. NOTA 1: NellAmleto di Shakespeare. NOTA 2: Ofelia. NOTA 3: Celebre critico e pubblicista russo (1812-1848).

LA VENDETTA.

Lev Savvic Turmanov, un cittadino qualunque, che aveva un capitaluccio, una mogli e giovane e una dignitosa calvizie, giocava, in occasione dun onomastico, da un a mico al vint (1). Dopo una buona perdita, quando fu colto dal sudore, si ramment dun tratto che da un pezzo non beveva vodka. Alzatosi, in punta di piedi, dondoland osi gravemente, avanz fra le tavole, attravers il salotto, dove ballava la giovent (qui egli sorrise indulgente e batt paternamente sulla spalla a un giovane, esile farmacista), dopo di che sgusci per un piccolo uscio che metteva alla stanza di ristoro. L, su un tavolino rotondo, stavan bottiglie, caraffe con vodka Accanto ad esse, fra altri antipasti, verdeggiante di cipolline e prezzemolo, giaceva in u n piatto unaringa ormai mezzo mangiata. Lev Savvic si mesc un bicchierino, mosse in aria le dita, come accingendosi a fare un discorso, bevve e fece un viso soffer ente, poi conficc una forchetta nellaringa e Ma allora di l dalla parete si udirono voci. - Daccordo, daccordo - diceva arditamente una voce femminile. - Solamente, quando sar? Mia moglie, riconobbe Lev Savvic. Con chi ?. - Quando vuoi, amica mia - rispose dietro la parete una piena, pastosa voce di ba sso. - Oggi non del tutto agevole, domani sono occupato tuttil santo giorno

E Degtiariv!, riconobbe Turmanov nel basso uno dei suoi amici. Anche tu, Bruto, ci sei! (2) Possibile che abbia agganciato anche lui? Ma che don na insaziabile, turbolenta! Non pu vivere un giorno senza romanzetto!. - S, domani sono occupato, - continu il basso. - Se vuoi, scrivimi domani qualcosa Sar contento e felice Solo che dovremmo regolare la nostra corrispondenza. Bisogna escogitare un qualche trucco. Spedire per posta non punto comodo. Se io ti scri vo, il tuo gallinaccio pu intercettare la lettera dal postino; se tu scrivi a me, la mia met ricever me assente e sicuramente dissuggeller. - Come fare dunque? - Bisogna idear qualche trucco. Per mezzo della servit del pari non si pu inviare, perch il tuo Sobkevic (3) di certo tiene con pugno di ferro cameriera e domestico O che a carte ci giuoca? - S. Perde eternamente, il babbeo! - Vuol dire che ha fortuna in amore! - rise Degtiariv. - Ecco, mammetta, che gioc hetto ho escogitato Domani, alle sei di sera in punto io, tornando dallufficio, pa sser per il giardino comunale, dove ho da incontrarmi col custode. Allora ecco tu , anima mia, cerca assolutamente per le sei, non pi tardi, di deporre un bigliett ino in quel vaso di marmo che, saprai, si trova a sinistra della pergola di vite - So, so - Ci riuscir poetico, e misterioso, e nuovo Non lo sapr n il tuo pancione, n la fedel consorte. Hai capito? Lev Savvic bevve ancora un bicchierino e si avvi alla tavola da giuoco. La scopert a, che proprio allora aveva fatto, non laveva colpito, n meravigliato, n punto indi gnato. Il tempo chegli sindignava, faceva scenate, litigava e perfino veniva alle mani, era passato ormai da un pezzo; aveva lasciato correre e ora chiudeva gli o cchi sui romanzetti della sua volubile consorte. Ma tuttavia gli dispiacque. Esp ressioni come gallinaccio, Sobkevic, pancione, eccetera, avevano ferito il suo amo r proprio. Ma che canaglia, per, questo Degtiariv!, pensava, segnando i meno. Quando lo sincontra per via, si finge un cos caro amico, mette in vista in denti, e fa lisciatine sul ventre, e ora, guarda un po, che scherzi ti combina! In faccia ti tratta damico, e di dietro per lui sono un gallinaccio e un pancione. Quanto pi egli sprofondava nei suoi sgraditi meno, tanto pi grave si faceva il senso delloff esa Sbarbatello , pensava, spezzando stizzosamente il gessetto. Ragazzaccio Non ho voglia solo dimpicciarmi, se no ti farei veder io il Sobkevic!. A cena non pot veder con indifferenza la fisonomia di Degtiariv, e quello, come ap posta, non finiva dimportunarlo con le domande: aveva vinto? perch era cos triste? e cos via. E aveva perfin la faccia tosta, in base ai diritti della buona conosce nza, di riprendere ad alta voce la consorte di lui, perch poco si curava della sa lute del marito. E la consorte, come nulla fosse, guardava il marito con gli occ hietti languidi, rideva allegra e ciarlava innocentemente, talch il diavolo in pe rsona non lavrebbe sospettata dinfedelt. Tornato a casa, Lev Savvic si sentiva rabbioso e malcontento come se, invece di v itella, avesse mangiato a cena una vecchia soprascarpa. Si sarebbe forse vinto e

avrebbe dimenticato, ma il cicaleccio della consorte e i suoi sorrisi a ogni se condo gli rammentavano il gallinaccio, loca, il pancione Consumargli le guance a schiaffi dovrei, al mascalzone , pensava. Bistrattarlo in pubblico. E pensava che sarebbe stato bene, ora, picchiare Degtiariv, sparargli in duello, come a un passero sbalzarlo dallimpiego, o porre nel vaso di marmo qualcosa di sco ncio, di puzzolente: un topo morto, per esempio Non sarebbe stato male sottrarre anticipatamente la lettera della moglie dal vaso, e in sua vece mettere qualche versetto scabroso con la firma La tua Akulka, o qualcosa del genere. A lungo Turmanov cammin per la camera e si dilett in simili fantasie. Dun tratto si ferm e si batt in fronte. - Ho trovato, bravo! - esclam, e addirittura raggi di contentezza. - Ci riuscir a meraviglia! A me-eraviglia! Quando si fu addormentata la sua consorte, egli sedette a tavola e, dopo lungo e sitare, alterando la propria scrittura e inventando errori di grammatica, scriss e quel che segue: Al mercante Dulinov. Egregio signore! Se alle sei di sera di qu estoggi 12 settembre nel vaso di marmo, che trovassi nel giardino comunale a manc a del capanno di vite, non staranno messi da voi duecento rubli, sarete ucciso e la vostra bottega di mercerie salter in aria. Dopo aver scritto una tal lettera, Lev Savvic balz dallentusiasmo. - Com pensata, eh? - mormorava, fregandosi le mani. - Splendido! Miglior vendetta satana stesso non linventer! Naturalmente il mercantone avr paura e subito riferir alla polizia, e la polizia si apposter verso le sei nei cespugli, e lacciuffer, il colombello, quando si far avanti per la lettera! S che si prender pa ura! Mentre la faccenda si chiarir, avr il tempo, la canaglia, di passarne a iosa, e di star dentro a saziet Bravo! Lev Savvic appiccic il francobollo alla lettera e la rec egli stesso alla cassetta postale. Si addorment col pi beato sorriso e dorm soavemente come da un pezzo non d ormiva. Destatosi la mattina e rammentando la sua trovata, canticchi allegro in s ordina e prese perfin la moglie infedele per la bazzetta. Avviandosi allufficio, e poi seduto in cancelleria, non fece che sorridere e immaginarsi lo sgomento di Degtiariv, quando sarebbe caduto nel tranello Dopo le cinque non resse pi e corse nel giardino comunale, per contemplare coi su oi occhi la disperata situazione del nemico. Aah!, fece entro di s, incontrando una guardia. Giunto al capanno di vite, sedette sotto un cespuglio e, puntando gli sguardi br amosi sul vaso, prese ad aspettare. La sua impazienza non aveva limiti. Alle sei precise spunt Degtiariv. Il giovanotto era, a quanto pareva, del pi eccell ente umore. La sua tuba posava arditamente sulla nuca e dal suo cappotto aperto sembrava occhieggiasse, insieme col cappotto, lanima stessa. Egli fischiettava e fumava un sigaro Ecco, ora imparerai a conoscere il gallinaccio e il Sobkevic!.

gio maligno Turmanov. Aspetta!.

Degtiariv saccost al vaso e vi cacci pigramente una mano Lev Savvic si sollev e gli pi nt gli occhi addosso Il giovanotto trasse fuori dal vaso un piccolo piego, lo guar d da tutte le parti e alz le spalle, poi, irresoluto, lo dissuggell, torn ad alzar l e spalle e gli si dipinse in viso unestrema perplessit; nel piego verano due biglie tti iridati (4)! A lungo Degtiariv esamin questi biglietti. Alla fine, senza smettere di stringersi nelle spalle, li ficc in tasca e pronunci: Merci!. Linfelice Lev Savvic ud questo Merci. Lintera serata dipoi stette di fronte alla botte ga di Dulinov, minacciando linsegna col pugno e borbottando indignato: - Vvvigliacco! Mercantuccio! Spregevole Kit Kitic (5)! Vvvigliacco! Lepre panciuta!

NOTE.

NOTA 1: Specie di Whist, che si giuoca in quattro. NOTA 2: Allusione alle ultime parole di Cesare - Tu coque, Brute, fili mi? (anche tu, Bruto, figlio mio?) - nel vedere fra i congiurati che lo colpivano il figlio Marco Bruto (secondo altri, Decimo Bruto Albino. da Cesare amato come un figlio ). NOTA 3: Forma patronimica burlesca che significa: figlio di cane. NOTA 4: Cio da cento rubli: i biglietti di banca russi si distinguevano e sindicav ano, nelluso comune, secondo il colore (rossi, azzurri, grigi, iridati eccetera), in relazione col loro valore. NOTA 5: Altra forma patronimica ingiuriosa. Letteralmente: Balena (figlio) di Ba lena. LINGUA LUNGA.

Natalia Michilovna, una giovane damina, giunta la mattina da Jalta, pranzava e, m enando instancabilmente la lingua, narrava al marito quali fossero glincanti dell a Crimea. Il marito, allietato, guardava con intenerimento il viso rapito di lei , ascoltava e ogni tanto faceva domande - Ma, dicono, la vita laggi insolitamente cara? - domand egli fra laltro. - Come dirti? Secondo me, il caro dei prezzi lhanno esagerato, babbino. Il diavol o non cos brutto come lo si dipinge. Io, per esempio, con Julia Petrovna avevo un a camera comoda e decorosa per venti rubli al giorno. Tutto, amico mio bello, di pende dal saper vivere. Certo, se ti vien voglia di andartene da qualche parte i n montagna per esempio, sullAi-Petri prenderai cavallo, guida: be allora, certo, car o. Tremendamente caro! Ma, Vssicka, che mo onti ci son l! Figurati delle montagne alte alte, mille volte pi della chiesa In cima nebbia, nebbia, nebbia In basso enor missime pietre, pietre, pietre E pini Ah, non posso rammentare!

- A proposito in tua assenza qui in non so che rivista lessi di certe guide tarta re di laggi Schifezze tali! Che, sono in realt una qualche gente speciale? Natalia Michilovna fece una smorfia sprezzante e croll il capo. - Comuni tartari, nulla di speciale - disse. - Del resto io li vidi da lontano, d i sfuggita Me li indicavano ma non vi feci caso. Io, babbino, ho sempre nutrito una prevenzione contro tutti quei circassi, greci mori! - Dongiovanni terribili, dicono. - Pu essere! Ci son donne indegne che Natalia Michilovna dun tratto salt su, come se si fosse ricordata dalcunch di terribi le, guard per mezzo minuto il marito con occhi spaventati e disse, strascicando o gni parola: - Vssicka, ti dir che im-mora-li ci sono! Ah, che immorali! Non gi, sai, donne semplici, o di mezza tacca, ma aristocratiche, queste spocchiose dalto bor do! Un orrore semplicemente, io non credevo ai miei occhi! Sar morta e non lavr sco rdato! Via, ci si pu forse lasciar andare al punto di Ah, Vssicka, addirittura non v oglio parlare! Prendiamo anche solo la mia compagna di viaggio Julia Petrovna Un marito cos buono, due bambini appartiene a gente ammodo, si d sempre arie di santa, e dun tratto, puoi figurarti Solo, babbino, questo, certamente, entre nous (1) Dai la parola donore che non lo di rai a nessuno? - Via, ecco quel che vai ancora a pensare! Si capisce, non lo dir. - Parola donore? Bada bene! Io ti credo La damina pos la forchetta, diede al suo viso unespressione misteriosa e bisbigli: - Figurati una cosa cos Si rec questa Julia in montagna Faceva un tempo meraviglioso ! Davanti va lei con la sua guida, un po indietro, io. Avevamo fatto tre o quattro verste (2), dun tratto, capisci, Vssicka, Julia manda un grido e si porta la mano al petto. Il suo tartaro la prende per la vita altrimenti sarebbe caduta di sella Io con la mia guida mi accosto a lei Che cos? Di che si tratta? Oh, grida, muoio! Mi sento male ! Non posso proseguire!. Figurati il mio spavento! Allora, dico, andiamocene indietro!. No, dice, Natalie, non posso venire indietro! Se faccio un sol passo ancora, muoio dal dolore! Ho degli spasimi!. E prega, scongiura, per amor di Dio, me e il mio S uleiman perch torniamo in citt e le portiamo delle gocce di Bestuzev, che a lei gi ovano. - Ferma Io non ti capisco del tutto - borbott il marito, grattandosi la fronte. - P rima hai detto daver visto quei tartari solo da lontano, e ora vai raccontando di un certo Suleiman. - Su via, ti attacchi di nuovo a una parola! - si accigli la damina, senza punto scomporsi. - Non posso soffrir la diffidenza! Non posso soffrirla! E sciocco e poi sciocco!

- Io non mattacco, ma perch dire il falso? Hai scavallato coi tartari, be, cos sia, D io tassista, ma perch tergiversare? - Uhm! come sei strano: - sindign la damina. - E geloso dun Suleiman! Immagino come t e nandresti tu in montagna senza guida! Immagino! Se non conosci la vita di laggi, se non capisci, farai meglio a tacere. Taci e taci! Senza guida l non si pu fare un passo. - Lo credo bene! - Di grazia, senza codesti sorrisi sciocchi! Per tua norma, non sono una Julia q ualunque Io non la giustifico, ma io..; psss! Sebbene non mi atteggi a santa, non mi son per ancor lasciata andare a tanto. Con me Suleiman non usciva dai limiti No-o! Mametkul se ne stava tutto il tempo d a Julia, ma da me, appena scoccavan le undici, subito: Suleiman, marsc! Andateven e!. E il mio sciocco tartarello se ne va. Lo tenevo, babbino, con pugno di ferro Appena si metteva a brontolare circa i qua ttrini o altro, io subito: Co-ome? coosa? Che co-o-osa?. E a lui veniva il sudor f reddo Ahah-ah Gli occhi, capisci, Vssicka, neri neri, come il ca-arbone, un musetto d a tartaro, cos sciocco, buffo Ecco io come lo tenevo! Ecco! - Immagino - mugol il consorte, arrotolando palline di pane. sciocco, Vssicka! So bene quali pensieri hai! So quel che pensi Ma, ti assicuro, con me anche durante le gite non usciva dai limiti. Per esempio, andassimo in montagna, oppure alla cascata di U-cian-Su, sempre gli dicevo: Suleiman, venire dietro! Su!. E lui sempre veniva dietro, poveraccio Perfi no durante nei siti pi patetici gli dicevo: E tuttavia non devi scordare che tu sei solo un tartaro, e io son la moglie dun consigliere di Stato!. Ah-a,h La damina scoppia a ridere, poi si guard rapidamente attorno e, facendo un viso s paventato, bisbigli: - Ma Julia! Ah, quella Julia! Io capisco, Vssicka, perch non fo lleggiare un po, non riposare dalla vacuit della vita mondana? Tutto questo si pu folleggia, fammi il piacere, nessuno ti biasimer, ma prender ci s ul serio, far delle scene no, come vuoi, questo non lo capisco! Immagina, era gel osa! Via, non sciocco? Una volta viene da lei Mametkul, la sua passione Lei non e ra in casa Ebbene, io lo invitai a entrar da me cominciaron discorsi, e questo e quello costo ro, sai, sono spassosissimi! Inavvertitamente cos passammo la sera Dun tratto entra di volo Julia Si scaglia contro di me, contro Mametkul ci fa una scenata oib! Quest o non lo capisco, Vssicka Vssicka bofonchi, si accigli e prese a camminar per la stanza. - Ve la passavate allegramente laggi, non c che dire! - brontol, sorridendo nauseato . - Be, com scio-occo questo! - si offese Natalia Michilovna.- Io lo so, a che cosa pe nsi! Tu hai sempre dei pensieri cos disgustosi! Non ti racconter proprio nulla. Non ti racconter! La damina imbronc e tacque.

NOTE.

NOTA 1: Tra noi. NOTA 2: La versta corrisponde a chilometri 1,067.

NERVI.

Dmitri Ossipovic Vaksin, architetto, ritorn dalla citt alla sua villetta sotto limpr essione fresca della seduta spiritica da poco trascorsa. Svestendosi e coricando si sul suo letto solitario (madama Vaksin era partita per la Trinit) (1), Vaksin prese involontariamente a riandare tutto ci che aveva udito e visto. Una seduta, a dirla propriamente, non cera stata, e la sera era passata solo in conversazioni paurose. Una signorina di punto in bianco sera messa a parlare di divinazione de l pensiero. Dal pensiero insensibilmente eran passati agli spiriti, dagli spirit i alle apparizioni, dalle apparizioni ai sepolti vivi Un signore e aveva letto il pauroso racconto di un morto che sera rigirato nella bara. Lo stesso Vaksin avev a chiesto un piattino e aveva mostrato alle signorine come bisogna discorrere co n gli spiriti. Aveva evocato, tra laltro, il proprio zio Klavdi Mirnovic e mentalme nte gli aveva domandato: Non sarebbe tempo per me dintestar la casa al nome della moglie?, al che lo zio aveva risposto: A tempo opportuno tutto bene. Molto v di misterioso e di pauroso in natura meditava Vaksin, stendendosi sotto la co perta. Non fanno paura i morti, ma questa incertezza . Scocc luna di notte. Vaksin si gir sullaltro fianco e sbirci di sotto la coperta la f iammella azzurra del lumino. La luce guizzava e a stento rischiarava la vetrinet ta delle icone e un gran ritratto dello zio Klavdi Mironic appeso di fronte al le tto. E che, se in questa semioscurit apparisse ora lombra dello zio?, balen nella testa di Vaksin. No, impossibile!. Le apparizioni sono un pregiudizio, frutto dintelletti immaturi, ma, nondimeno, V aksin si tir pur sempre sulla testa la coperta e chiuse pi stretti gli occhi. Nell a sua immaginazione balugin il cadavere rigiratosi nella bara, passarono le immag ini della morta zia, dun camerata impiccatosi, duna ragazza annegata Vaksin prese a scacciar dalla testa i pensieri tenebrosi, ma pi energicamente li scacciava, pi c hiare si facevan le figure e pi paurosi i pensieri. Egli si sent oppresso. Il diavolo sa quel che Hai paura, come un piccolo E sciocco!. Cik cik cik, batteva dietro la parete lorologio. Alla chiesa del villaggio, nel cimit ero, il custode cominci a sonare. Era un rintocco lento, lugubre, che succhiava la nima Per la nuca e il dorso di Vaksin corse un freddo formicolio. Gli sembr che so pra il suo capo qualcuno respirasse penosamente, come se lo zio fosse uscito dal la cornice e si fosse chinato sul nipote Vaksin si sent intollerabilmente oppresso . Dal terrore strinse i denti e trattenne il respiro. Infine, quando dalla fines tra aperta vol dentro un maggiolino e ronz sopra il suo letto, egli non resse e ti

r disperatamente il campanello. - Demetri Ossipic, was wollen Sie (2)? - si sent di l a un minuto dietro luscio la voc e della governante - Ah, siete voi, Rosalia Krlovna? - si alliet Vaksin. - Perch vi disturbate? Gavrila avrebbe potuto - Chavrila vui stessi lhai lasciato andare in citt, e Glafira andata in qualche po sto di prima sera Non c nessuno in casa Was wollen Sie doch (3)? - Io, mtuska (4), ecco quel che volevo dire Gi Ma entrate, non state in soggezione! Da me buio In camera entr la grossa Rosalia Krlovna dalle guance rosse e si ferm in atteggiame nto di attesa.

- Sedete, mtuska Vedete, ecco di che si tratta - Che cosa domandarle?, pens Vaksin, g dando di traverso il ritratto dello zio e sentendo come la sua anima gradatament e si avviava a uno stato di calma. - Io, a dir propriamente, ecco di che cosa vo levo pregarvi Quando domani luomo andr in citt, non dimenticate di ordinargli che gi.. , passi a comprar dei cannellini per sigarette Ma sedete! - Dei cannellini? Bene! Was wollen Sie noch (5)? - Ich will (6) Io non will nulla, ma Ma sedete! Io penser ancora che altro - E sconveniente per ragazza restare in camera duomo Vui, io vedo. Demetri Ossipic, siete un birichino un burlone Io capito Non si desta persona per cannellini Io capit o Rosalia Krlovna si volse e usc. Vaksin, calmato alquanto dal colloquio con lei e v ergognoso della propria pusillanimit, si tir sul capo la coperta e chiuse gli occh i. Per un dieci minuti si sent passabilmente, ma poi nella sua testa tornarono a insinuarsi le stesse assurdit Egli sput, cerc a tastoni i fiammiferi e, senzaprir gli occhi, accese la candela. Ma anche la luce non giov. Allimpaurita immaginazione di Vaksin pareva che da un angolo qualcuno guardasse e che gli occhi dello zio ammiccassero. - La chiamer di nuovo, che il diavolo la porti - decise. - Le dir che sono malato Ch ieder delle gocce. Vaksin son. Non segu risposta. Son ancora una volta e, come in risposta alla sua sc ampanellata, ricominciarono i rintocchi al cimitero. Colto da terrore, tutto fre ddo, egli corse a rotta di collo fuori della camera e, segnandosi, dandosi del p usillanime, vol a piedi scalzi e con la sola biancheria indosso verso la stanza d ella governante. - Rosalia Krlovna! - prese a dire con voce tremante bussando alluscio. - Rosalia Kr lovna! Voi dormite? Io gi sono malato Delle gocce! Non segu risposta. Intorno regnava il silenzio - Vi prego capite? Prego! E a che pro codesta meticolosit, non capisco, in particol are, se un uomo malato? Come siete delicata e smancerosa per, davvero! Coi vostri anni - Io a vostra moglia dicer Non lascia in pacie una figliolonest Quando vivio dal bar on Antsig e il baron volse venir da me per fiammifori, io capito io subito capito

, quali fiammifori, e detto al baroness Io son figliolonest - Ah, che diavolo me ne faccio io della vostra onest? Io sono malato e chiedo dell e gocce. Capite? Sono malato! - Vostra moglie donna buona, onest, e voi dovete amarla! Ja (7)! Lei nobil! Io n on desidera esser sua nemico! - Una sciocca siete, ecco tutto! Capite? Una sciocca! Vaksin si appoggi allarchitrave, incroci le braccia e prese ad aspettare che gli pa ssasse la paura. Di rientrar nella sua stanza, dove guizzava il lumino e guardav a da una cornice lo zietto, non gli bastavan le forze, starsene alluscio della go vernante in sola biancheria era per ogni verso inopportuno. Che si doveva fare? Batteron le due e la paura tuttora non passava e non diminuiva. Nel corridoio er a scuro e da ogni angolo guardava qualcosa di scuro. Vaksin si gir col viso allarchitrave, ma subito gli parve che qualcuno lavesse legg ermente tirato di dietro per la camicia e toccato nella spalla - Che il diavolo ti sbrani Rosalia Krlovna! Non segu risposta. Vaksin, irresoluto, apr luscio e gett unocchiata nella stanza. La virtuosa tedesca dormiva placidamente. Un piccolo lumino da notte rischiarava le prominenze del suo corpo sodo, spirante salute. Vaksin entr nella camera e sedet te su un baule di vimini che stava accanto alluscio. In presenza di un essere dor mente, ma vivo, si sent pi sollevato. Se la dorma pure, la tedescotta pensava. Star vicino a lei, e quando far giorno, usci r Adesso si fa chiaro presto. In attesa dellalba, Vaksin si rannicchi sul baule, pose un braccio sotto il capo e si mise a pensare. Che significano i nervi, per! Un uomo evoluto, pensante, e intanto il diavolo sa ch e cosa! Fa perfin vergogna. Ben presto, ascoltando il quieto, ritmico respiro di Rosalia Krlovna, egli si cal m del tutto Alle sei di mattina la moglie di Vaksin, tornata dalla Trinit e non avendo trovat o il marito in camera, and dalla governante a chiederle degli spiccioli per pagar e il vetturino. Entrando dalla tedesca, ella vide questo quadro: sul letto, tutt a spampanata dal caldo, dormiva Rosalia Krlovna, e a una tesa da lei, sul baule d i vimini, piegato a ciambella, russava quieto nel sonno del giusto suo marito. E gli era scalzo e in sola biancheria. Quel che disse la moglie, e come fosse scio cca la fisonomia del marito, quandegli si dest, lo lascio raffigurare ad altri. Io , gi, impotente a farlo, depongo le armi.

NOTE.

NOTA 1: A sessanta chilometri da Mosca: uno dei due pi celebri e grandiosi conven ti russi (Paltro era a Kiev). Fondato da San Serio nel 1340 comprendeva tredici chiese, unaccademia religiosa, una scuoia di pittura sacra eccetera, ed era meta di continui pellegrinaggi.

NOTA 2: Che cosa vuole? (in tedesco). NOTA 3: Che cosa vuole dunque? NOTA 4: Mammina: espressione di rispettosa e familiare cortesia, di uso frequent e nel dialogo russo con donna di qualsiasi et. NOTA 5: Che cosa vuole ancora? NOTA 6: Io voglio NOTA 7: S.

LO SPECCHIO CURVO. (RACCONTO DI NATALE).

Io e mia moglie entrammo in salotto. Vi odorava di muffa e dumidit. Milioni di ratti e di sorci si precipitarono da tutte le parti, quando noi risch iarammo i muri che non avevan visto la luce durante tuttun secolo. Quando chiudem mo luscio dietro di noi, soffi una folata e smosse la carta giacente a mucchi negl i angoli. La luce cadde su questa carta e noi scorgemmo caratteri antichi e figu razioni medievali. Alle pareti inverdite dal tempo pendevano ritratti di antenat i. Gli antenati guardavano altezzosi, arcigni, come se volessero dire: - Frustarti si dovrebbe, fratellino! I nostri passi risonavano per tutta la casa. Alla mia tosse rispondeva uneco, la stessa eco che un tempo aveva risposto ai miei antenati E il vento urlava e gemeva. Nella canna del camino qualcuno piangeva, e in quest o pianto si sentiva la disperazione. Grosse gocce di pioggia picchiavano sulle s cure finestre opache, e il loro picchiare dava angoscia. - Oh, antenati, antenati! - dissio, sospirando significativamente. - Se fossi scrittore, mirando i loro ritratti scriverei un lungo romanzo. Ch cias cuno di questi vegliardi fu giovane un d, e ciascuno, o ciascuna, ebbe un romanzo e che romanzo! Guarda, per esempio, questa vecchina, mia bisavola. Vedi, - doman dai a mia moglie, - vedi tu lo specchio che pende l nellangolo? E additai a mia moglie un grande specchio in bronzea guarnitura nera, appeso in un angolo accanto al ritratto della mia bisavola. - Questo specchio possiede propriet magiche: esso caus la rovina della mia bisavol a. Lo aveva pagato una somma enorme e non se ne separ fin proprio alla morte. Vi si guardava i giorni e le notti, senza posa vi si guardava perfin quando beveva e mangiava. Nei coricarsi, ogni volta lo metteva con s in letto e, morendo preg di deporlo con lei nella bara. Non soddisfecero ii suo desiderio solo perch lo spec chio non capiva nel feretro. - Era civetta? - domand mia moglie. - Supponiamo. Ma non aveva forse altri specchi? Perch am talmente proprio questo s

pecchio, e non un altro qualsiasi? E forse non aveva specchi migliori? No, l, car a mia, si cela un qualche tremendo mistero. Non pu essere altrimenti. La tradizio ne dice che nello specchio risiede il diavolo e che la bisavola aveva un debole per i diavoli. Certo, unassurdit, ma indubbio che lo specchio in guarnitura di bro nzo possiede una forza misteriosa. Io scossi dallo specchio la polvere, vi guardai e diedi in una risata. Al mio riso rispose sordamente leco. Lo specchio era curvo e contorceva la mia fi sonomia da tutte le parti: il naso venne a trovarsi sulla guancia sinistra, e il mento si sdoppi e si cacci da un lato. - Strano gusto quello della mia bisavola! - dissi. La moglie si accost irresoluta allo specchio, vi guard dentro ella pure, e subito accadde qualcosa di terribile. Ella impallid, trem in tutte le membra e mand un gri do. Il candeliere le cadde di mano, rotol sul pavimento e la candela si spense. C i avvolsero le tenebre. Subito dopo intesi la caduta sullimpiantito dalcunch di pesante: mia moglie si era abbattuta priva di sensi. Il vento prese a gemere ancor pi lamentosamente, presero a correre i ratti, nelle carte frusciarono i sorci. I miei capelli si rizzarono e si mossero, quando da una finestra si stacc limposta e vol da basso. Nel vano della finestra si mostr la l una Io afferrai mia moglie, la cinsi e la portai fuori dalla dimora degli avi. Ella rinvenne solo la sera del giorno dopo. - Lo specchio! Datemi lo specchio! - disse, riavendosi. - Dov lo specchio? Tuttuna settimana dipoi ella non bevve, non mangi, non dorm, e pregava di continuo che le portassero lo specchio. Singhiozzava, si strappava i capelli in capo, si agitava, e infine, quando il dottore ebbe dichiarato chella poteva morire di esau rimento e che il suo stato era in sommo grado pericoloso, io, vincendo il mio te rrore, ridiscesi gi e le recai di l lo specchio della bisavola. Vedendolo, ella ri se forte dalla felicit, poi lo afferr, lo baci e vi fiss gli occhi. Ed ecco, son trascorsi ormai pi di dieci anni, e lei tuttora si guarda nello spec chio e non se ne stacca un solo istante. - Possibile che questa sia io? - bisbiglia, e sul suo viso insieme col rossore, si accende unespressione di beatitudine e destasi. S, son io! Tutto mentisce, fuorc h questo specchio! Mentiscono gli uomini, mentisce il marito! Oh, se mi fossi vis ta prima, se avessi saputo quale sono realmente, non avrei sposato questuomo! Egl i non degno di me! Ai miei piedi devon giacere i cavalieri pi belli, pi nobili! Un giorno, stando dietro a mia moglie, guardai inavvertitamente nello specchio, e scoprii il terribile segreto. Nello specchio scorsi una donna di accecante bel lezza, quale mai ho incontrato nella vita. Era un prodigio della natura, unarmoni a di belt, di eleganza e damore. Ma di che si trattava? Che cosera accaduto? Perch mia moglie, brutta, sgraziata, n ello specchio pareva cos bella? Perch? Ma perch lo specchio curvo aveva storto il brutto viso di mia moglie in tutti i s ensi, e per tale spostamento dei suoi tratti esso era diventato casualmente bell issimo. Meno per meno dava pi.

E ora noi due, io e mia moglie, stiamo davanti allo specchio e, senza staccarcen e un sol minuto, vi guardiamo dentro: il mio naso monta sulla guancia sinistra, il mento s sdoppiato e spostato da una parte, ma il volto di mia moglie incantevol e, e una passione furiosa, insensata simpadronisce di me. - Ah-ah-ah! - sghignazzo io selvaggiamente. E mia moglie bisbiglia, in modo appena percettibile: - Come son bella!

AL CIMITERO.

Dove son adesso i suoi raggiri le sue calunnie, gli appigli, le concussioni? Amleto.

- Signori, s levato il vento, e gi comincia a far buio. Non faremmo bene ad andarce ne, mentre siam sani e salvi? Il vento percorse il giallo fogliame delle vecchie betulle, e dalle foglie ci si rovesci addosso una grandinata di grosse gocce. Uno dei nostri scivol sul terreno argilloso e, per non cadere, si afferr a una gran croce grigia. - Consigliere onorario e cavaliere Jegr Griaznorukov (1) egli lesse. - Io conoscevo questo signore Amava la moglie, portava lordine di Stanislao (2), non leggeva null a Il suo stomaco digeriva puntualmente Non era un bel vivere? Sembra che non si sa rebbe dovuto morire, ma - ahim! - il caso gli faceva la posta Il poveraccio cadde vittima del suo spirito dosservazione. Un giorno, stando a origliare, ebbe un tal colpo duscio in testa che si busc la co mmozione cerebrale (egli aveva un cervello) e mor Ed ecco, sotto questo monumento giace un uomo che fin dalle fasce odi i versi, gli epigrammi Come per derisione, t utto il suo monumento screziato di versi Sta venendo qualcuno! Ci arriv a pari un uomo con un cappotto liso e dalla faccia rasa, paonazza. Sotto lascella aveva una mezza bottiglia, dalla tasca gli spuntava un cartoccio con sa lame. - Dov qui la tomba dellattore Muskin? - ci domand con voce rauca. Noi lo conducemmo alla tomba dellattore Muskin, morto un due anni addietro. - Sareste un impiegato? - gli domandammo. - Signorn, un attore Oggid un attore difficile distinguerlo da un impiegato concist oriale. Questo lavete sicuramente osservato E caratteristico, sebbene per un funzionario non sia del tutto lusinghiero. A stento trovammo la tomba dellattore Muskin. Essa aveva ceduto, sera ricoperta di loglio e aveva perduto la forma di una tomba La piccola croce da buon prezzo, pi egata su un lato, e coperta di muschio verde annerito dal freddo, aveva unaria se nilmente triste e come malaticcia. - Al dimenticabile amico Muskin - leggemmo.

Il tempo aveva cancellato lin e riparato allumana menzogna. - Attori e giornalisti raccolsero i soldi per fargli il monumento e se li bevvero, i colombelli - sospir lattore, inchinandosi fino al suolo e sfiorand o coi ginocchi e il berretto la terra bagnata. - Cio, come se li bevvero? - E molto semplice. Raccolsero i quattrini, lo stamparono sui giornali e se li be vvero Ci non per biasimo dico, ma cos.. Buon pro vi faccia, angeli! A voi buon pro, e a lui memoria eterna. - Una bevuta fa mal pro, e uneterna memoria non che afflizione. Ci conceda Iddio una memoria temporale, e in quanto alleterna, che farsene! - Dite giusto. Era pure un uomo noto, Muskin, di ghirlande dietro al feretro ne portarono una decina, e gi lhanno scordato! Chi lebbe in grazia lha dimenticato, e q uelli a cui fece del male lo ricordano. Io, per esempio, non lo scorder nei secoli dei secoli, perch, tranne che male, nul la mai vidi da lui. Non amo il defunto . - Che male vi fece dunque? - Un male grande, - sospir lattore, e sul suo viso si diffuse unespressione di amar a offesa. - Uno scellerato fu egli per me, un brigante, si abbia il regno dei ci eli. Fu guardando lui e ascoltandolo che mi feci attore. Egli mattir con la sua ar te fuor della casa paterna, mincant con le artistiche vanit, molto promise, e diede lacrime e dolori Amara sorte quella dellattore! Perdetti e giovent, e sobriet, e lim magine di Dio Senza un soldo in tasca, coi calcagni storti, la frangia e le pezze a scacchiera sui calzoni, leffigie come morsicata dai cani In capo libert di pensi ero e stoltezza Mi tolse anche la fede, il mio manigoldo! Pazienza se ci fosse st ato dellingegno, ma cos mi son rovinato per men dun quattrino Fa freddo, stimabili s ignori Non ne vorreste? Basta per tutti.., Brrr Beviamo al riposo dellanima! Sebben e io non lami, sebbene sia un morto, pure io ho lui solo al mondo, solo come un d ito. Mi vedo con lui lultima volta I dottori han detto che presto morir dal bere, e allora, ecco, son venuto a prender commiato. Bisogna perdonare ai nemici. Lasciammo lattore a intrattenersi col morto Muskin e proseguimmo. Cominci a cadere una pioggerella fredda. Allo svoltare nel viale principale, cosparso di pietrisco, incontrammo un corteo funebre. Quattro portatori in cinture bianche di calic e stivali fangosi, con fo gliame appiccicato, portavano una bara di color rossobruno. Si faceva buio, ed e ssi si affrettavano, inciampando e dondolando la barella - Passeggiamo qui da due ore appena, e in nostra presenza gi il terzo che portano Se si andasse a casa, signori?

NOTE.

NOTA 1: Vale: dalle mani sporche. NOTA 2: Lordine di Santo Stanislao, fondato dal re di Polonia Stanislao Augusto P oniatowski e riconosciuto dallo zar Alessandro primo.

GLI STIVALI.

Laccordatore di pianoforti Murkin, un uomo dal viso giallo, il naso tabaccoso e lo vatta negli orecchi, usc dalla sua stanza nel corridoio e con voce tintinnante gr id: - Semin! Cameriere! E guardando la sua faccia spaventata, si poteva pensare che gli fosse cascato ad dosso lintonaco, o che in camera sua avesse visto allora allora uno spettro. - Di grazia, Semin! - prese a gridare, scorgendo il cameriere che accorreva da lu i. - Che ci? Io sono un uomo reumatico, infermiccio, e tu mi costringi a uscire s calzo! Perch non mi dai ancora gli stivali? Dove sono? Semin entr nella camera di Murkin, guard nel posto dovegli aveva labitudine di porre gli stivali ripuliti, e si gratt la nuca: gli stivali non cerano. - Dove potrebbero essere, i maledetti? - disse Semin. - In serata, mi sembra, li pulii e li misi qui Uhm! Ieri, confesso, avevo bevuto un po E da supporre che li abbi a messi in unaltra camera. E proprio cos, Afanassi Jegoric, in unaltra camera! Stivali ce n molti, e, in cimberli, li distinguer il diavolo, se tu non hai la test a a segno Devo averli messi dalla signora che alloggia qui accanto dallattrice - E ora per causa tua ho da andar dalla signora a disturbare! Eccomi per uninezia a dover svegliare una brava donna! Sospirando e tossendo, Murkin si accost alluscio della camera attigua e buss cautam ente. - Chi ? - si sent di l a un minuto una voce femminile. - Sono io! - cominci con voce querula Murkin, mettendosi nella positura dun cavali ere che parli con una signora del gran mondo. Scusate il disturbo, signora, ma i o sono un uomo malaticcio, reumatico A me, signora, i dottori hanno ordinato di t enere i piedi al caldo, tanto pi che ora devo andar ad accordare un pianoforte da lla generalessa Scevelitsin. Non posso mica andarci scalzo! - Ma voi che volete? Che pianoforte? - Non un pianoforte, signora, ma riguardo agli stivali! Quellignorante di Semin ha pulito i miei stivali e per sbaglio li ha messi nella v ostra stanza. Siate cos gentile, signora, datemi i miei stivali! Si ud un fruscio, un salto dal letto e un ciabattare, dopo di che luscio si apr un poco, e una paffuta manina di donna gett ai piedi di Murkin un paio di stivali. La ccordatore ringrazi e si diresse in camera sua. - E strano - mormor, calzando uno stivale. - Si direbbe che non lo stivale destro. Ma qui ci son due stivali di sinistra! Son tutte due sinistri! Ascolta, Semin, ma questi non sono i miei stivali! I miei stivali sono con tiranti rossi e senza to

ppe, e questi son certi cos rotti, senza tiranti! Semin sollev gli stivali, li rigir pi volte davanti ai propri occhi e corrug la front e. - Questi son gli stivali di Pavel Aleksandric - borbott guardando di sbieco. Egli era strabico dallocchio sinistro. - Che Pavel Aleksandric? - Un attore viene qua ogni marted Dunque lui che, invece dei suoi, ha calzato i vos tri Vuol dire che in camera da lei ho messo le due paia: i suoi e i vostri. Un be llimpiccio! - Allora va e cambiali! - Salute! - sorrise Semin. - Va e cambiali E dove ho da prenderlo adesso? E ormai uno ra ch uscito Va a cercare il vento nei campi! - Ma dove abita? - E chi lo sa? Viene qua ogni marted, ma dove abiti noi non si sa. Viene, pernotta, e aspettalo fino a un altro marted - Ecco, vedi, porco, quel che hai combinato! Ebbene che devo fare adesso? E ora c hio vada dalla generalessa Scevelitsin, maledetto che sei! I piedi mi si sono int irizziti! - Cambiar di stivali non cosa lunga. Calzate questi stivali, camminateci fino a sera, e stasera a teatro L domandate dellattore Blistanov Se a teatro non volete and are, toccher aspettare quellaltro marted. Solo i marted viene qua - Ma perch mai ci son qui due stivali sinistri? - domand laccordatore, prendendo co n schifilt gli stivali.

- Come Dio li mand, cos li porta. Per povert Dove potrebbe prenderli, lattore?. Ma gli stivali che avete, dico, Pavel Aleksandric! E pura vergogna! E lui dice: Taci, dice, mpallidisci! In questi stessi stivali, dice, ho fatto le parti di conti e principi !. Gente bizzarra! Artista, in una parola. Sio fossi governatore, o una qualche au torit, prenderei tutti questi attori, e via in prigione! Gemendo e facendo smorfie senza fine, Murkin calza a forza sulle proprie gambe i due stivali sinistri e, zoppicando, si avvi dalla generalessa Scevelitsin. Linter a giornata and per la citt, accord pianoforti, e lintera giornata gli parve che tutt o il mondo guardasse i suoi piedi e ci vedesse su degli stivali con le toppe e i tacchi storti! Oltre alle torture morali, gli tocc sperimentare anche quelle fis iche: si busc un callo. A sera era in teatro. Davano Barbabl (1). Solo prima dellultimo atto, e anche ci graz ie alla protezione dun conoscente flautista, lo lasciarono passare dietro le quin te. Entrato nel camerino degli uomini, vi trov tutto il personale maschile. Gli u ni si travestivano, altri si truccavano, i terzi fumavano. Barbabl stava con re B obeche (2) e gli mostrava una rivoltella. - Comprala! - diceva Barbabl. - Lacquistai io stesso a Kursk doccasione per otto, e bbene te la lascer per sei Un tiro notevole! - Attenzione E carica!

- Potrei vedere il signor Blistanov? - domand laccordatore, chera entrato. - Son proprio io! - si gir verso di lui Barbabl. - Che cosa desiderate? - Scusate, signore, il disturbo, - cominci laccordatore con voce implorante. - ma, credete io sono un uomo malaticcio, reumatico I dottori mhanno ordinato di tenere i piedi caldi - Ma voi, propriamente parlando, che desiderate? - Vedete - continu laccordatore, rivolgendosi a Barbabl. Gi questa notte voi siete sta to nelle camere mobiliate del mercante Buchteiev al numero 64 - Via che ciance sono? - sogghign re Bobeche. - Al numero 64 ci abita mia moglie! - Moglie? Molto piacere - Murkin sorrise. - Lei proprio, la vostra consorte, mi h a consegnato personalmente gli stivali del signore.. Quando lui, - laccordatore i ndic Blistanov, - fu uscito dalla stanza di lei, io mi accorsi dei miei stivali d u na voce, sapete, al cameriere, e il cameriere dice: Ma io, signore, i vostri stiv ali li ho messi al numero attiguo!. Per sbaglio, essendo in stato di ubriachezza, aveva messo al numero 64 i miei stivali e i vostri, si gir Murkin verso Blistano v, - e voi, lasciando, ecco, la consorte del signore, avete calzato i miei - Ma voi che cosa andate dicendo? - profer Blistanov, e si accigli. - O che siete venuto qui a far pettegolezzi? - Nientaffatto! Dio mi guardi! Non mi avete capito.. Di che sto parlando io? Degl i stivali! Avete pernottato, non vero, al numero 64? - Quando? - Questa notte. - E voi mi ci avete visto? - No, non vi ho visto, - rispose Murkin, in preda a vivo turbamento, sedendo e c avandosi rapidamente gli stivali. - Io non vi ho visto, ma, ecco, la consorte di lui mha gettato fuori i vostri stivali Ci invece dei miei. - Ma che diritto avete, egregio signore, di affermare simili cose? Non parlo gi d i me, ma voi offendete una donna, e per di pi in presenza di suo marito! Dietro le quinte si lev un tremendo baccano. Re Bobeche, il marito offeso, dun tra tto simporpor e a tutta forza picchi un pugno sulla tavola, talch nel camerino attig uo due attrici si sentirono male. - E tu credigli ? gridava Barbabl. - Tu credi a questo mascalzone? O-oh! Lo ammaz zo come un cane, vuoi? Lo vuoi? Ne far una bistecca! Lo frantumer. E tutti coloro che passeggiavan quella sera nel giardino comunale presso il teat ro estivo narrano ora daver visto come prima del quartatto si precipit dal teatro p er il viale principale un uomo scalzo dal viso giallo e gli occhi pieni di sgome nto. Lo rincorreva un individuo vestito da Barbabl e con una rivoltella in mano. Quel che accadde ulteriormente, nessuno vide. Si sa soltanto che Murkin dipoi, d opo aver fatto conoscenza con Blistanov, per due settimane giacque malato e alle parole: Io sono un uomo malaticcio, reumatico, prese ad aggiungere ancora: Sono un uomo ferito.

NOTE.

NOTA 1: Opera buffa di Offenbach, rappresentata la prima volta in Francia nel 18 66, su tema tratto dalla celebre fiaba di Perrault. NOTA 2: Personaggio comico del teatro francese, dopo essere stato un guitto real mente vissuto a Parigi sotto lImpero e la Restaurazione e divenuto celebre, il cu i vero nome era Antoine Mardelard (o Mandelard).

LA GIOIA.

Eran le dodici di notte. Mitia Kuldarov, eccitato, arruffato, entr di volo nellappartamento dei suoi genito ri e percorse rapido tutte le stanze. I genitori seran gi coricati. La sorella era a letto e finiva di leggere lultima pagina dun romanzo. l fratelli, studenti di g innasio, dormivano. - Di dove vieni? - si meravigliarono i genitori. Oh, non domandate! Proprio non me laspettavo! No, proprio non me laspettavo! E perfino inverosimile! Mitia scoppi a ridere e sedette in una poltrona, non essendo in grado di reggersi in piedi dalla felicit. - E inverosimile! Voi non potete figurarvi! Guardate! La sorella salt gi dal letto e, gettatasi addosso la coperta, si avvicin al fratell o. Gli studenti ginnasiali si svegliarono. - Che coshai? Sei tutto convolto! E per la gioia mammina! Ora, sai, mi conosce tutta la Russia! Tutta! Prima voi soli sapevate che al mondo esiste il registratore di collegio (1) Dmit ri Kuldarov, e ora tutta la Russia lo sa! Mammina! O Signore. Mitia balz su, corse per tutte le stanze e torn a sedere. - Ma che cos accaduto? Parla sensatamente! Voi vivete come bestie feroci, non leggete i giornali, non fate alcunattenzione a lla pubblicit, e nei giornali v tanto di notevole! Se accade qualcosa, si sa subito tutto, nulla si nasconde! Come sono felice! Oh, Signore! Si sa bene che solo di uomini illustri stampan ne i giornali, e qui senzaltro hanno stampato di me. - Che dici? Dove? Il babbo impallid. La mamma lanci uno sguardo allimmagine e si segn. Gli studenti di ginnasio saltarono gi e, comerano, in sola camicia corta da notte, si accostarono

al loro fratello maggiore. - Sissignore! Di me hanno stampato! Adesso tutta la Russia sa di me! Voi, mamma, riponete questo giornale per ricordo! Leggeremo ogni tanto! Guardate ! Mitia cav di tasca un numero di giornale, lo porse al padre e punt il dito su un p osto segnato torno torno, con matita azzurra. - Leggete! Il padre inforc gli occhiali. - Leggete dunque! La mamma volse uno sguardo allimmagine e si segn. Il babbo toss e cominci a leggere: - Il 29 dicembre, alle undici di sera, il registratore di collegio Dmitri Kuldaro v . - Vedete, vedete? Avanti! - .., il registratore di collegio Dmitri Kuldarov, uscendo dalla birreria sita i n via Mlaia Brnnaia, nella casa di Kozichin, e trovandosi in stato dubriachezza . - Ero io con Semin Petrovic Tutto fino alle minuzie stato descritto! Continuate! Av anti! State a sentire! - e trovandosi in stato dubriachezza, scivol e cadde sotto il cavallo dun vetturino ivi di stazione, contadino della borgata Durkina, distretto di Jchnovo Ivan Drotov . Il cavallo spaventato, dopo aver scavalcato Kuldarov e trascinato su di lui la slitta con dentro il mercante moscovita di seconda categoria Stepn Lukov, si lan ci al galoppo per la via, e venne fermato dai portieri. Kuldarov, da principio tr ovatosi privo di sensi, fu condotto alla sezione di polizia e visitato dal medic o. Lurto chegli aveva ricevuto alla nuca - Fu contro la stanga, babbo. Avanti! Leggete avanti! - chegli aveva ricevuto alla nuca fu giudicato lieve. Dellaccaduto fu redatto verbale. Allinfortunato furon prestate le cure mediche . - Mi fecero bagnar la nuca con acqua fredda: Avete letto adesso? Eh? Ecco l! Ora andato per tutta la Russia! Date qua! Mitia afferr il giornale, lo ripieg e se lo ficc in tasca. - Corro dai Makarov, lo mostrer loro Bisogna ancor farlo vedere agli Ivnitski, a Na talia Ivnovna, ad Anissim Vassilic Corro! Addio! Mitia si mise il berretto con la coccarda e, trionfante, giulivo, corse in strad a.

NOTE.

NOTA 1: Era linfimo grado (il quattordicesimo dallalto) della vecchia gerarchia bu rocratica russa.

UN PORTIERE INTELLIGENTE.

In mezzo alla cucina stava il portiere Filpp e faceva un sermone. Lo ascoltavano i camerieri, il cocchiere, due cameriere, il cuoco, la cuoca e due ragazzi sguat teri, figli carnali di lui. Ogni mattina egli predicava qualcosa quella mattina poi oggetto del suo discorso era la civilt. - E vivete voi tutti come un qualche popolo di porci, - diceva, tenendo in mano il berretto con la placca. - Ve ne state qui senza muovervi di casa e, fuorch ign oranza, non si vede in voi nessun incivilimento. Miska giuoca a dama, Matriona s chiaccia le noci, Nikifor mette in mostra i denti. Forse che ci intelligenza? Ci n on da intelligenza proviene, ma da stoltezza. In voi non c punto attitudini intell ettuali! E perch? - E un fatto, Filpp Nikandric, - osserv il cuoco. - Si sa, che intelligenza c in noi? Da contadini. Forse che noi comprendiamo? - E perch in voi non ci sono attitudini intellettuali? - continu il portiere. - Pe rch voi altri non avete un vero punto di vista. E libretti non ne leggete, e in fatto di scrittura non ci avete nessun concetto. D ovreste prendere un libriccino, starvene seduti e leggere. Saprete leggere, credo, decifrar lo stampato. Ecco, tu, Miscia, dovresti prender e un libriccino e leggertelo. Profitto a te farebbe, e agli altri piacere. E nei libretti ci si diffonde su tutti gli argomenti. Ci troverai circa lessere, e cir ca la divinit, circa i paesi della terra. Quel che da ogni cosa si ricava, come s i esprime la diversa gente in tutte le lingue. E lidolatria del pari. Di tutto ne i libretti troverai, purch ne abbia voglia. Lui invece se ne sta accanto alla stu fa, a pacchiare e bere. Tal quale come bestie insensate! Oib! - E ora per voi, Nikandric, di montar di guardia, - osserv la cuoca. - Lo so. Non affar tuo farmelo presente. Ecco, a mo desempio, diremo, prendiamo no n fosse che me. Qual la mia occupazione, con la mia tarda et? Con che soddisfare lanima mia? Non vha meglio dun libretto, o della gazzetta. Ora, ecco, andr a montar di guardia. Passer un tre ore al portone. E voi credete che star a sbadigliare, o a spacciar f rottole con le donnette? No-o, non son di quelli! Prender meco un libriccino, mi metter seduto e me lo legger a mio bel piacere. Ecco come. Filpp tir fuori da un armadio un libretto frusto e se lo ficc in seno. - Eccola, la mia occupazione. Ci son avvezzo dallinfanzia. Lo studio luce, lignora nza tenebra: lavete inteso, immagino? Ecco l Filpp mise il berretto, fece un raschio e, borbottando, usc dalla cucina. Varc il p

ortone, sedette sulla panchina e si fece scuro come un nuvolone. - Quelli non son gente, ma porci mangiaminestre, - brontol, pensando tuttora alla popolazione della cucina. Acquetatosi, cav fuori il libretto, sospir gravemente e si applic alla lettura. - E scritto che meglio non occorre, pens, dopo aver letto la prima pagina e storto i l capo. Ne d saggezza, il Signore!. Era un bel volumetto, dunedizione moscovita: La coltura dei rizocarpi. Occorre a no i il navone? Lette le prime due pagine, il portiere scosse significativamente il capo e tossicchi: - E scritto giusto! Letta una terza paginetta, Filpp si fece meditabondo. Aveva voglia di pensare alli struzione e, chi sa perch, ai francesi. La testa gli si abbandon sul petto, i gomi ti si appoggiarono ai ginocchi. Gli occhi si socchiusero. E Filpp fece un sogno. Tutto, egli vedeva, era cambiato: la stessa terra, le mede sime case, il portone di prima, ma la gente non era pi quella affatto. Tutta gent e saggia, neppure uno sciocco, e per le vie camminano sempre francesi e poi fran cesi. Un portatore dacqua, anche lui ragiona: Io, confesso, son molto scontento de l clima e voglio guardare il termometro, e lui stesso ha in mano un grosso libro. - E tu leggi il calendario, - gli dice Filpp. La cuoca stupida, ma anche lei si mischia alle conversazioni sensate e vinserisce le proprie osservazioni. Filpp va in sezione per registrare i clienti, e, strano , perfino in questo luogo severo non parlano che di cose intelligenti e dappertu tto sulle tavole ci son dei libretti. Ed ecco, qualcuno saccosta al cameriere Mis cia, lo urta e grida: Tu dormi? A te domando: dormi?. - Di guardia dormi, babbeo? - ode Filpp la voce tonante di qualcuno. - Dormi, far abutto, bestione? Filpp salt su e si freg gli occhi; davanti a lui stava il vicecommissario di sezion e. - Eh? Dormi? Ti multer, furfante! Ti far veder io come si dorme di guardia, brrutt o muso! Di l a due ore chiamarono il portiere alla sezione. Poi egli fu nuovamente in cuc ina. L, tocchi dalle sue istruzioni, tutti sedevano intorno alla tavola e ascolta vano Miscia, che compitava qualcosa. Filpp, accigliato, rosso, si accost a Miscia, batt col guanto a sacco sul libro e d isse cupo: - Smetti!

NELLA BOTTEGA DEL BARBIERE.

E mattina. Non sono ancor nemmeno le sette, e la bottega di barbiere di Makr Kuzmc B liostkin gi aperta. Il padrone, giovanotto dun ventitr anni, non lavato, unto e bis unto, ma vestito con ricercatezza, occupato a rassettare. Da rassettare in sosta nza non c nulla, ma egli ha sudato, lavorando. L netta con un cencio, l gratta col d

ito, laggi trova una cimice e la sventola via dalla parete. E una bottega piccola, strettina, luridetta. Le pareti di travi son coperte duna t appezzeria che rammenta la camicia stinta dun postiglione. Tra due finestre appan nate, lacrimanti, una sottile porticina che scricchiola, deboluccia, al disopra di essa un campanello inverdito dallumidit, che tremola e tintinna morbosamente da s solo, senza ragione alcuna. Ma date unocchiata allo specchio che pende a una de lle pareti, e la vostra fisonomia ve la storcer da tutte le parti nel modo pi spie tato! Davanti a questo specchio si tagliano i capelli e si rade. Su un tavolino, non lavato e bisunto al pari dello stesso Makr Kuzmc, c di tutto: pettini, forbici, rasoi, bastoncini di pomata per una copeca, cipria per una copeca, acqua di Colo nia fortemente allungata per una copeca. E tutta la bottega non val pi duna moneti na da quindici copeche. Sopra luscio risuona il guaito del campanello infermo, e nella bottega entra un u omo maturo in pelliccia corta conciata e stivali di feltro. La sua testa e il co llo sono avviluppati in uno scialle da donna.

E Erst Ivanic Jgodov, padrino di Makr Kuzmic. Un tempo serv come custode in un conserv torio, ora invece abita presso lo Stagno Rosso e attende allarte del magnano. - Makruska, salute, luce mia! - dice egli a Makr Kuzmic, tutto preso dal rassetto. Si baciano. Jgodov tira gi dalla testa lo scialle, si segna e siede. - Che distanza per! - dice, gemendo. - O che uno scherzo? Dallo Stagno Rosso alla Porta di Kaluga. - Come ve la passate? - Male, fratello. Ho avuto la febbre ardente. - Che dite? Febbre ardente! - Febbre ardente. Fui a letto un mese, pensavo che sarei morto. Ebbi lestrema unz ione. Ora mi cadono i capelli. Il dottore mha ordinato di tagliarli corti. Verran no nuovi capelli, dice, robusti. Ed ecco, io penso nella mia testa: andr da Makr. Anzich da qualcun altro, meglio da un parente. E far meglio, e non prender quattrin i. Lontanuccio alquanto, vero, ma che mai ci? Una passeggiata. - Io, con piacere Favorite! Makr Kuzmic, strisciando una riverenza, indica la seggiola. Jgodov siede e si guard a nello specchio, ed visibilmente soddisfatto dello spettacolo: nello specchio r isulta un muso storto con labbra da calmucco, un largo naso smussato e gli occhi sulla fronte. Makr Kuzmc ricopre le spalle del suo cliente con un lenzuolo bianco a chiazze gialle e comincia a far stridere le forbici. - Vi faccio tutto in pulito, a nudo! - dice. - Naturalmente, Chio somigli a un tartaro, a una bomba. I capelli verranno pi fitt i. - Zietta come sta? - Non c male, non c. Laltro giorno and dalla moglie del maggiore per un parto. Le died ero un rublo.

- Cos . Un rublo. Tenete su lorecchio! - Tengo Non mi tagliare, bada. Oh!, mi fai male! Mi tiri i capelli. - Non nulla. Senza di ci nel nostro mestiere non possibile. E come sta Anna Erstovna? - La figliuola? Non c male, in gamba. La settimana scorsa, mercoled, labbiam fidanza ta a Sceikin. Perch non sei venuto? Le forbici smettono di stridere. Makr Kuzmic abbassa le mani e domanda spaventato: - Chi avete fidanzato? - Ma come mai? A chi? - A Sceikin. Prokofi Petrv. Sua zia economa al vicolo Zlatostenski. Una brava donn a. Naturalmente siam tutti contenti, grazie a Dio. Fra una settimana le nozze. V ieni, ce la spasseremo.

- Ma come mai ci, Erst Ivanic? - dice Makr Kuzmic, pallido, stupito, e scrolla le spa lle. - Com mai possibile? Ci ci non in alcun modo possibile! Perch Anna Erstovna pe perch io nutrivo dei sentimenti per lei, avevo unintenzione! Come mai? - Ma cos. Labbiamo fidanzata su due piedi. E un bravuomo. In viso a Makr Kuzmic spunta un sudor freddo. Egli posa sulla tavola le forbici e comincia a fregarsi il naso col pugno.

- Unintenzione avevo - dice. - Ci non possibile, Erst Ivanic! Io io sono innamorato e avevo fatto lofferta del cuore Anche la zietta aveva promesso. Io vi ho sempre rispettato proprio come un genit ore vi taglio i capelli sempre gratis. Sempre aveste favori da me, e quando il mi o babbo mor, voi prendeste il divano e dieci rubli contanti, e non me li avete ri dati indietro. Rammentate? - Come non rammentare! Rammento. Solo, che partito sei tu mai, Makr? Sei forse un partito? N quattrini, n stato, un mestiere da nulla - E Sceikin ricco? - Sceikin un artigiano. Ci ha un migliaio e mezzo di rubli di cauzione. Sicch, fr atello Parlarne o non parlarne, la cosa ormai fatta. Indietro non si torna Makrusk a. Cercati unaltra fidanzata Il mondo grande. Su, taglia! Perch ristai? Makr Kuzmic tace e sta immobile, poi cava di tasca un fazzolettino e comincia a pi angere. - Su, che fai! - lo consola Erst Ivanic. - Smetti! Ve, strilla, come una donna! Fin isci la mia testa, e poi piangi. Prendi le forbici! Makr Kuzmic piglia le forbici, le guarda un minuto ottusamente e le lascia cader s ulla tavola. Le mani gli tremano. - Non posso! - dice. - Non posso ora, son senza forza! Disgraziato uomo che sono ! E anche lei una disgraziata! Ci amavamo lun laltro, ci eravamo promessi, e ci ha

n separati gente cattiva senzalcuna piet. Andatevene, Erst Ivanic! Non vi posso vede re. - Allora verr domani, Makruska. Finirai di tagliare domani. - Va bene. - Calmati un poco, e io sar da te domani, la mattina presto. Erst Ivanic ha mezza testa tosata a nudo, e somiglia a un galeotto. E imbarazzante rimanere con la testa cos, ma non c che fare. Egli si avvolge la test a e il collo con lo scialle ed esce dalla bottega. Rimasto solo, Makr Kuzmic siede e continua a piangere piano piano. Il giorno dopo, di buonora, viene di nuovo Erst Ivanic. - Che volete? - gli domanda freddamente. Makr Kuzmic. - Finisci di tagliare, Makruska. E rimasta mezza testa ancora. - Favorite prima i soldi. Gratis non taglio. Erst Ivanic, senza dir neanche una parola, se ne va e tuttora su una met della test a ha i capelli lunghi e sullaltra corti. Il taglio dei capelli a pagamento egli l o considera un lusso, e aspetta che sulla met rapata i capelli crescan da s. E cos ha fatto baldoria alle nozze.

IL CALZOLAIO E IL MALIGNO.

Era la vigilia di Natale. Maria da un pezzo gi russava sulla stufa (1), nella luc ernetta sera consumato tutto il petrolio, e Fiodor Nilov stava sempre seduto a la vorare. Da lungo tempo ormai avrebbe smesso il lavoro e sarebbe uscito sulla via , ma il cliente del vicolo della Campana, che gli aveva ordinato i tomai due set timane addietro, era venuto il d prima, aveva sbraitato e ingiunto di ultimar gli stivali senza fallo per adesso, avanti mattutino. - Vita da galera! - brontolava Fiodor, lavorando. - Gli uni dormono da un pezzo, gli altri se la spassano, e tu, ecco, come un Caino qualunque, stattene qui a c ucire il diavolo sa per chi Per non addormentarsi inavvertitamente, traeva di continuo di sotto la tavola un a bottiglia e beveva dal collo, e dopo ogni sorso torceva la testa e diceva fort e: - Per qual motivo mai, dite di grazia, i clienti se la spassano, e io son tenuto a cucir per loro? Forse perch loro han quattrini, e io sono un pezzente?! Egli odiava tutti i clienti, specie quello che abitava al vicolo della Campana. Era costui un signore daspetto tetro, dai capelli lunghi, il viso giallo, in gran di occhiali azzurri e con una voce rauca. Aveva un cognome tedesco, tale che non saresti riuscito a pronunciarlo. Di che condizione fosse e a che cosa attendess e, era impossibile capire. Quando, due settimane addietro, Fiodor era andato da lui a prender la misura, eg

li, il committente, stava seduto sul pavimento e pestava qualcosa in un mortaio. Non aveva fatto in tempo Fiodor a salutare che il contenuto del mortaio era dun tratto divampato e arso con una viva fiamma rossa, mandando puzzo di zolfo e pen ne bruciate, e la stanza sera riempita dun denso fumo roseo, talch Fiodor aveva sta rnutito un cinque volte; e facendo ritorno dopo di ci a casa, pensava Chi ha timor di Dio non star a occuparsi di simili faccende. Quando nella bottiglia non fu rimasto nulla, Fiodor pos gli stivali sulla tavola e prese a riflettere. Appoggi la testa pesante col pugno e si mise a pensare alla sua povert, alla penosa vita senzun raggio di luce, poi ai ricconi, alle loro gra ndi case, alle carrozze, ai biglietti da cento Come sarebbe stato bello, se a que sti ricconi, che il diavolo li sbranasse, si fossero spaccate le case, fossero c repati i cavalli, stinte le pellicce e le berrette di zibellino! Come sarebbe st ato bello, se i ricconi a poco a poco si fossero mutati in poveri, che non hanno da mangiare, e il misero calzolaio fosse diventato un riccone e avesse, a sua v olta, fatto lo spavaldo contro un poveraccio di calzolaio alla vigilia di Natale ! Cos fantasticando, Fiodor dun tratto si ramment del suo lavoro e apr gli occhi. Ma guarda che storia!, pens, esaminando gli stivali. I tomai li ho pronti gi da un pe zzo, e tuttora me ne sto seduto. Bisogna portarli al cliente!. Egli avvolse il lavoro in un fazzoletto rosso, si vest e usc sulla via. Cadeva una minuta neve dura, che pungeva il viso come con aghi. Era freddo, scivoloso, scuro, i fanali a gas ardevano foschi e, chi sa perch, sul la via odorava di petrolio talmente, che Fiodor sent un prurito in gola e prese a tossire. Sul selciato scarrozzavano avanti e indietro i ricconi, e ciascun ricc one teneva in mano un prosciutto e un quarto di vodka. Dalle carrozze e dalle sl itte sbirciavano Fiodor ricche signorine, mostrandogli la lingua, e gridavano ri dendo: - Pezzente! Pezzente! Dietro a Fiodor camminavano studenti, ufficiali, mercanti e generali, e lo stuzz icavano: - Ubriacone! Ubriacone! Empio ciabattino, anima di gambale! Pezzente! Tutto ci era ingiurioso, ma Fiodor taceva e sputava soltanto. Quando per gli venne incontro il mastro stivalaio Kuzm Lebiodkin, di Varsavia, e disse: Io ho sposato una ricca, da me lavoran dei garzoni e tu sei un pezzente, non hai nulla da mang iare, Fiodor non resse e lo insegu. Lo rincorse finch non si ritrov nel vicolo della Campana. Il suo committente abitava nel quarto caseggiato dallangolo, in un appa rtamento allultimo piano. Per andar da lui bisognava attraversare un lungo cortil e buio e poi inerpicarsi per unaltissima scala sdrucciolevole, che vacillava sott o i piedi. Quando Fiodor entr da lui, egli, come allora, come due settimane addie tro, stava a sedere sul pavimento e pestava qualcosa nel mortaio. - Signoria illustrissima, ho portato gli stivaletti! - disse arcigno Fiodor. Il cliente si lev e in silenzio prese a misurar gli stivali. Fiodor, desiderando aiutarlo, si pieg su un ginocchio e gli cav uno stivale vecchio, ma subito balz su e, sgomento, indietreggi verso la porta. Il cliente aveva non un piede, ma uno zoccolo equino. Eh, eh!, pens Fiodor. Ecco l che storia.. Per prima cosa sarebbe occorso segnarsi, poi lasciar tutto e scappar gi; ma subit o egli consider che lo spirito maligno sera incontrato con lui per la prima e, pro

babilmente, lultima volta nella vita, e non valersi dei suoi servigi sarebbe stat o sciocco. Egli si vinse e risolse di tentar la fortuna. Messe le mani dietro il dorso, per non farsi il segno della croce, tossicchi rispettosamente e cominci: Dicono che non c nulla di pi impuro e di peggiore al mondo dello spirito maligno, ma io cos lintendo, signoria illustrissima, che lo spirito maligno il pi istruito c he ci sia. Il diavolo, scusate, ha gli zoccoli e la coda di dietro, ma per contr o ha in testa pi intelligenza di certi studenti. - Mi sei caro per tali parole, - disse, lusingato, il committente. - Grazie, calzolaio! Che vuoi tu dunque? E il calzolaio, senza perder tempo, prese a lagnarsi della sua sorte. Cominci col dire che fin dallinfanzia aveva invidiato i ricchi. Si era sempre sent ito offeso che non tutti gli uomini vivessero ugualmente in grandi case e non an dassero in giro su buoni cavalli. Perch, si domanda, egli povero? In che cosa peggio di Kuzm Lebiodkin di Varsavia, che ha casa propria e una moglie che va in cappello? Egli ha lo stesso naso, le stesse braccia gambe, schiena come i ricconi, e allora perch obbligato a lavorare , quando gli altri se la spassano? Perch sposato a Maria e non a una signora che odori di profumi? Nelle case dei clienti ricchi spesso gli accade di veder belle signorine ma esse non fanno punto attenzione a lui e solo ogni tanto ridono e s i bisbigliano a vicenda: Che naso rosso ha questo calzolaio!. E vero, Maria una don na brava, buona, lavoratrice, ma lei, gi, poco istruita, ha la mano pesante e pic chia forte, e quando capita di parlare in sua presenza di politica, o di qualcos a di sensato, lei simmischia e ne dice di tremendamente grosse. - Ma tu che vuoi? - lo interruppe il cliente - Ma io prego, signoria illustrissi ma, Ciort Ivanic (2) se tale il piacer vostro, fatemi ricco! - E sia. Ma solo, bada, in cambio tu mi devi dar la tua anima! Mentre i galli an cor non hanno cantato, va e firma, ecco, su questo foglietto che mi darai la tua anima. - Signoria illustrissima! - disse Fiodor cortesemente. - Quando voi mi ordinaste i tomai, io non presi da voi denaro anticipato. Bisogna prima eseguir lordinazione, e poi esigere il denaro. - Be, sia pure! - accondiscese il cliente. Nel mortaio dun tratto si accese la vivida fiamma, ne flu il denso fumo roseo e si sent il puzzo di penne bruciate e di zolfo. Quando il fumo si fu disperso, Fiodo r si strofin gli occhi e vide chegli non era pi Fiodor, n un calzolaio, ma un altruom o, in panciotto e con catenina, in calzoni nuovi, e che sedeva in una poltrona a una gran tavola. Due domestici gli servivano le vivande, inchinandosi profondam ente, e dicevano - Mangiate con buon appetito, illustrissimo! Quale opulenza! I domestici servirono un grosso pezzo di montone arrosto e una z uppierina con cetrioli, poi recarono su una teglia unoca arrostita; dopo un po, de l maiale bollito con rafano. E come tutto ci era nobile fine! Fiodor mangiava e p rima dogni piatto vuotava un gran bicchiere dottima vodka, come un qualche general e o conte. Dopo il maiale gli servirono il tritello bollito con grasso doca, poi una frittata con grasso di maiale e del fegato fritto, e lui mangiava sempre e s i estasiava. Ma che ancora? Servirono anche un pasticcio di cipolla e rape in st ufato con kvas (3). E come mai i signori non scoppiano per un tal mangiare?, pensava egli. A chiusa presentarono un grosso vaso di miele. Dopo il pranzo comparve il diavolo in occhiali azzurri e domand, inchinandosi profondamente: - Siete conten

to del pranzo, Fiodor Panteleic? Ma Fiodor non poteva proferir neanche una parola, tanto si sentiva gonfio dopo i l pranzo. Era una saziet sgradevole, greve, e, per svagarsi, egli prese ad esamin ar lo stivale sulla propria gamba sinistra. - Per simili stivali io non prendevo meno di sette rubli e mezzo. Che calzolaio li ha fatti? - domand. - Kuzm Lebiodkin! - rispose il domestico. - Chiamarlo qui, limbecille! Ben presto comparve Kuzm Lebiodkin di Varsavia. Egli si ferm in rispettoso atteggi amento presso luscio e domand: - Che cosa comandate, signoria illustrissima? - Silenzio! - grid Fiodor e batt il piede. - Guardati bene dal discutere, e rammen ta la tua condizione di calzolaio, luomo che sei! Tanghero! Tu non sai cucir stivali! Ti pester tutto il grugno! Perch sei venuto? - Per i quattrini. - Che quattrini ti sha da dare? Va via! Vieni sabato! Cameriere, dagliele sulla co llottola! Ma subito ramment come con lui stesso si sbizzarrivano i clienti, e si sent una pe na in cuore, e per distrarsi cav di tasca il grosso portafogli e prese a contare il proprio denaro. Denaro ce nera molto, ma Fiodor ne avrebbe voluto ancor di pi. Il diavolo in occhiali azzurri gli port un altro portafogli, pi grosso, ma egli ne volle pi ancora, e quanto pi a lungo contava, tanto pi diventava insoddisfatto. A sera il maligno gli condusse unalta signora popputa in abito rosso e disse chera la sua nuova moglie. Fin proprio a notte egli scambi baci con lei e mangi panpepa ti. E la notte giacque su un soffice materasso di piume, si gir da un fianco sulla ltro e non pot in alcun modo prender sonno. Si sentiva oppresso. - Quattrini ce n molti, - diceva alla moglie, - da un momento allaltro ci vengono i n casa i ladri. Dovresti andar con la candela a dare unocchiata! Tutta notte non dorm e si alz di continuo per sbirciare se il baule era intatto. V erso la mattina bisognava andare in chiesa a mattutino. In chiesa v uno stesso trattamento per tutti, ricchi e poveri. Quando Fiodor era povero, pregava in chiesa cos: Signore, perdona a me, peccatore!. Lo stesso diceva anche ora, diventato ricco. Che differenza cera? E dopo morte i l ricco Fiodor lavrebbero seppellito non nelloro, non nei diamanti, ma nella stess a terra nera, come lultimo dei poveracci. Sarebbe bruciato Fiodor nello stesso fu oco in cui bruciavano i calzolai. Offensivo pareva tutto ci a Fiodor, e per giunt a cera in tutto il corpo la gravezza del pranzo e, invece della preghiera, sinsinu avano in testa i vari pensieri del baule coi soldi, dei ladri, della venduta, pe rduta anima sua. Usc di chiesa crucciato. Per fugare i cattivi pensieri, egli, come spesso accadev a prima, inton a squarciagola una canzone. Ma aveva appena cominciato che accorse un agente e disse, portando la mano alla visiera: - Padrone, non possono i signori cantare in strada! Voi non siete un ciabattino!

Fiodor si addoss a uno steccato e prese a pensare: come distrarsi? - Padrone! - gli grid un portiere. - Non appoggiarti troppo allo steccato, sporch erai la pelliccia! Fiodor and in una bottega e si compr la miglior fisarmonica, poi and per la via son ando. Tutti i passanti lo segnavano a dito e ridevano. - Ed anche un signore! - lo stuzzicavano i vetturini. - Come un qualunque ciabat tino - Forse che ai signori lecito far disordini? - gli disse un agente. - Se almeno andaste in unosteria! - Padrone, fate lelemosina per amor di Cristo! - urlavano i mendicanti, attornian do Fiodor da tutte le parti. - Fate la carit! Prima, quandegli era un calzolaio, i mendicanti non gli badavano punto, ora invec e non gli davan pace. E a casa gli venne incontro la nuova moglie, la signora, vestita duna camicetta v erde e una gonna rossa. Egli voleva farle dei vezzi e gi aveva alzato la mano per darle una botta sul dorso, ma ella disse stizzosa: - Villano! Screanzato! Non sai trattare con le signore! Se mi ami, fa il baciamano, ma di picchiare non permetto. Su via, una vita maledetta!, pens Fiodor. Si esseri viventi! Non puoi cantare una canzone. n sonar la fisarmonica, n scherzare un po con una don na Oib!. Sera appena accomodato con la signora per bere il t, che comparve il maligno in oc chiali turchini e disse: - Be, Fiodor Panteleic, Io ho mantenuto esattamente la mi a parola. Ora voi firmate il foglietto e favorite seguirmi. Adesso sapete quel che signifi ca viver riccamente, ne avete abbastanza! E trascin Fiodor allinferno, dritto alla geenna, e i diavoli piombavano in volo da tutte le parti e gridavano: - Stupido! Babbeo! Asino! Allinferno puzzava terribilmente di petrolio, talch si poteva soffocare. E di colpo tutto scomparve. Fiodor apr gli occhi e vide la sua tavola, gli stival i e il lume di latta. Il vetro del lume era nero e dalla piccola fiamma sul luci gnolo fluiva un fumo puzzolente, come da un tubo. L accanto stava il cliente in o cchiali azzurri e gridava adirato: - Stupido! Babbeo! Asino! Tinsegner io, mariuolo! Hai pigliato lordinazione due set timane fa, e gli stivali tuttora non son pronti! Tu pensi chio abbia il tempo di bighellonare da te per gli stivali cinque volte a l giorno? Mascalzone! Bestia! Fiodor scosse la testa e mise mano agli stivali. Il cliente ancora a lungo sbrai t e minacci. Quandegli infine si fu calmato, Fiodor domand cupamente: - Ma di che, signore, vi occupate voi?

- Io preparo fuochi del Bengala e razzi. Sono pirotecnico. Sonarono a mattutino. Fiodor consegn gli stivali, riscosse il denaro e si rec in c hiesa. Per la via filavano avanti e indietro carrozze e slitte con coperture di pelle do rso. Sul marciapiede, insieme col popolino camminavano mercanti, signore, uffici ali Ma Fiodor pi non invidiava e non mormorava contro il proprio destino. Adesso g li pareva che ricchi e poveri stessero ugualmente male. Gli uni hanno la possibi lit dandare in carrozza, e gli altri di cantar canzoni a squarciagola e sonar la f isarmonica, e in generale una sola e stessa cosa aspetta tutti, non altro che un a fossa, e nella vita non c nulla per cui si possa abbandonare al maligno una sia pur piccola parte della propria anima.

NOTE.

NOTA 1: Su certe stufe, lunghe e basse, la gente del popolo usava anche dormire, naturalmente quanderano spente o prossime a spegnersi. NOTA 2: Diavolo Ivanic, cio figlio dIvan: il popolino russo, in questa sua espressi one attribuisce al diavolo il patronimico pi comune fra i russi (di Giovanni). NOTA 3: Bevanda fermentata, fatta con farina o pane di segala e malto.

RAGAZZI.

- Volodia arrivato! - grid qualcuno in cortile. - Voldicka arrivato! - strill Natalia, correndo in sala da pranzo. - Oh, Dio mio! Tutta la famiglia dei Koroliv, che dora in ora aspettava il suo Volodia, si precip it alle finestre. Allingresso stava unampia slitta bassa, e dalla troica di bianchi cavalli emanava un denso vapore. La slitta era vuota, perch Volodia si trovava g i nel vestibolo e con le rosse dita intirizzite stava slegando il cappuccio. Il suo cappotto di studente ginnasiale, il berretto, le soprascarpe e i capelli sulle tempie eran coperti di brina, ed egli tutto dalla testa ai piedi mandava u n tal sapido odor di gelo che, guardandolo, veniva voglia daver freddo e di dire: brrr!. La madre e la zia si slanciarono ad abbracciarlo e baciarlo, Natalia si bu tt ai suoi piedi e cominci a cavargli le calzature di feltro, le sorelle levarono strida, gli usci cigolavano, sbattevano, e il padre di Volodia in sola sottovest e e con le forbici in mano corse in anticamera e grid spaventato: - Ma noi ti aspettavamo ancora ieri! Sei giunto bene? Felicemente? Signore Dio mio, ma lasciategli salutare il padre! O che non sono il padre, fors e? - Bau! Bau! - ruggiva in tono di basso Milord, un enorme cagnone nero, battendo la coda contro le pareti e i mobili.

Tutto si era fuso in un solo compatto suono gioioso, che si prolung un paio di mi nuti. Quando il primo impeto di giubilo fu passato, i Koroliv osservarono che olt re a Volodia, si trovava in anticamera anche un piccolo essere, imbacuccato in f azzoletti, scialli e cappucci e coperto di brina; stava immobile in un angolo, n ellombra gettata da una grossa pelliccia di volpe. -Voldicka, e chi quello li? doma nd sottovoce la madre. - Ah! - si ricord Volodia. - E, ho lonore di presentarlo il mio compagno Cecevitsin , alunno della seconda classe Lho condotto con me, ospite per qualche tempo da noi . - Molto piacere, favorite! - disse gioiosamente il padre. Scusate, io sto alla c asalinga, senza giacca Accomodatevi! Natalia, aiuta il signor Cerepitsin a svesti rsi! Signore Dio mio, ma cacciate via questo cane! E un castigo! Dopo un po Volodia e il suo amico Cecevitsin, storditi dalla rumorosa accoglienza e tuttora rosei dal freddo, sedevano a tavola e bevevano il t. Il solicello inve rnale, penetrando attraverso la neve e i rabeschi delle finestre, tremolava sul samovr e bagnava i suoi puri raggi nello sciacquadita. Nella stanza era scuro, e i ragazzi sentivano come nei loro corpi intirizziti, non volendo cedere luno allal tro si solleticavano il caldo e il gelo. - Be, ecco presto Natale! - diceva strasciconi il padre, arrotolando una sigaret ta di tabacco bruno rossiccio. - Ed forse molto chera estate e la mamma piangeva, accompagnandoti? E tu sei arrivato Il tempo, caro, va veloce! Non arrivi a dir ah ! che viene la vecchiaia. Signor Cibissv, mangiate, vi prego, non state in soggezione! Da noi s alla buona. Le tre sorelle di Volodia, Katia, Sonia e Mascia - la maggiore di loro aveva und ici anni - sedevano a tavola e non staccavano gli occhi dal nuovo conoscente. Ce cevitsin era della stessa et e statura di Volodia, non cos paffuto e bianco per, ma scarno, abbronzato, coperto di lentiggini. Aveva i capelli ispidi, gli occhi st retti, le labbra grosse, in generale era parecchio brutto e, se non avesse avuto indosso la giubba dello studente ginnasiale, allapparenza si sarebbe potuto pren dere per il figlio duna cuoca. Egli era cupo, tacque tutto il tempo e non sorrise neppure una volta. Le ragazzine, guardandolo, capirono di colpo che doveva esse re una persona molto intelligente e istruita. Egli pensava continuamente a qualc he cosa, ed era cos occupato dai suoi pensieri che, quando gli domandavano alcunc h, sussultava, scoteva il capo e pregava di ripeter la domanda. Le bambine osservarono che anche Volodia, sempre allegro e loquace, questa volta parlava poco, non sorrideva affatto, e pareva addirittura che non fosse content o desser venuto a casa. Mentre stavan seduti a bere il t, egli si rivolse alle sor elle solo una volta, e per di pi con certe parole strane. Indic col dito il samovr e disse: - In California, invece di t, bevono gin. Egli pure era occupato da chi sa quali pensieri e, a giudicare dagli sguardi che ogni tanto scambiava con lamico suo Cecevitsin, i pensieri dei ragazzi eran gli stessi. Dopo il t tutti passarono nella camera dei bambini. Il padre e le fanciulline sed ettero a tavola e si applicarono al lavoro chera stato interrotto dallarrivo dei r agazzi. Essi facevano con carta variopinta dei fiori e una frangia per lalbero di Natale. Era un lavoro attraente e chiassoso. Ciascun nuovo fiorellino fatto le bambine lo accoglievano con grida dentusiasmo, perfino con grida di sgomento, com e se quel fiorellino fosse caduto dal cielo; il babbo pure si beava e ogni tanto gettava le forbici sul pavimento, arrabbiandosi con esse perch erano spuntate. L a mamma accorreva nella camera dei bambini con un viso molto impensierito e doma ndava: - Chi ha preso le mie forbici? Di nuovo tu, Ivn Nikolaic, hai preso le mie

forbici? - Signore Dio mio, perfin le forbici non ti danno! - rispondeva con voce piangen te Ivn Nikolaic e, arrovesciandosi sulla spalliera della sedia, assumeva latteggiam ento dun uomo offeso, ma di l a un minuto nuovamente andava in estasi. Nelle sue venute precedenti anche Volodia si occupava dei preparativi per lalbero di Natale, o correva in cortile a vedere come il cocchiere e il pastore facevan la montagna di neve, ma ora lui e Cecevitsin non badarono punto alla carta vari opinta e non andarono nemmeno una volta nella scuderia, ma sedettero presso la f inestra e presero a bisbigliarsi qualcosa; poi tutte due insieme aprirono un atla nte geografico e si misero a esaminare una carta. - Prima a Perm - diceva piano Cecevitsin. - Di l a Tiumen poi Tomsk poi poi nel Kamciatka Di qua i samoiedi traversano su battelli lo stretto di Behring Eccoti anche lAmerica Li ci son molti animali da pelliccia. - E la California? - domand Volodia. - La California pi gi Purch si capiti in America, poi la California non lontana. Pro cacciarsi di che vivere si pu con la caccia e il saccheggio. Cecevitsin tutto il giorno si tenne in disparte dalle ragazzine e le guard sottec chi. Dopo il t serale accadde che per un cinque minuti lo lasciarono solo con le bambine. Star zitto era imbarazzante. Egli toss ruvido, strofin con la palma destr a la mano sinistra, guard cupamente Katia e domand: - Avete letto Myne-Read? - No, non lho letto Ascoltate, voi sapete pattinare? Assorto nei suoi pensieri, Cecevitsin non rispose nulla a questa domanda, ma sol o gonfi forte le guance e fece un sospiro, come se avesse molto caldo. Alz ancora una volta gli occhi su Katia e disse: - Quando un branco di bisonti corre attrav erso le pampas, ne trema la terra e in questo mentre i mustang (1), spaventati, scal ciano e nitriscono. Cecevitsin sorrise mestamente e soggiunse: - Cos pure gli indiani assaltano i tre ni. Ma peggio di tutto sono i moscerini e le termiti. - E che cosa sono? - Son qualcosa come le formichette, ma solo con le ali. Mordono assai forte. Sap ete chi sono io? - Il signor Cecevitsin. - No. Io sono Montigomo, Artiglio dAvvoltoio, capo deglinvincibili. Mascia, la bambina pi piccola, guard lui, poi la finestra, di l dalla quale gi cadev a la sera, e disse con esitanza: - E da noi ieri han preparato le lenticchie (2) . Le parole del tutto incomprensibili di Cecevitsin e il fatto chegli bisbigliava c ontinuamente con Volodia, e che Volodia non giocava, ma pensava sempre a qualcos a: tutto ci era enigmatico e strano. E le due ragazzine maggiori, Katia e Sonia, presero a sorvegliare con occhio vigile i ragazzi. La sera, quando i ragazzi and arono a letto, le fanciullette si avvicinarono furtive alluscio e ascoltarono la loro conversazione. Oh, quel che appresero! I ragazzi si accingevano a correr ch

i sa dove in America a estrarre oro; avevano gi tutto pronto per il viaggio: una pistola, due coltelli, biscotti, una lente dingrandimento per far del fuoco, una bussola e quattro rubli contanti. Esse appresero che ai ragazzi sarebbe toccato percorrere a piedi parecchie migliaia di verste (3), e lungo la strada combatter e con tigri e selvaggi, poi procurarsi oro e avorio, uccider nemici, farsi pirat i, bere gin e alla fin fine sposare bellissime donne e coltivar piantagioni. Vol odia e Cecevitsin parlavano e nella foga sinterrompevano lun laltro. Ci facendo, Cec evitsin chiamava se stesso: Montigomo, Artiglio dAvvoltoio, e Volodia: Mio fratello viso pallido. - Tu, bada, non dir nulla alla mamma, - disse Katia a Sonia, avviandosi con lei a dormire. - Volodia ci porter dallAmerica oro e avorio, ma se tu lo dirai alla ma mma, non lo lasceranno andare. Lantivigilia di Natale Cecevitsin per tutta la giornata esamin la carta dellAsia e annot qualche cosa, e Volodia, languido, gonfio, come punto da unape, cammin cupo p er le stanze e non mangi nulla. E una volta nella camera dei bambini, si ferm perfino davanti allicona, si segn e dis se: - Signore, perdona a me peccatore! Signore, preserva la mia povera, infelice mam ma! A sera scoppi a piangere. Andando a dormire, abbracci a lungo padre, madre e sorel le. Katia e Sonia capivano di che si trattava, ma la minore, Mascia, non capiva nulla, assolutamente nulla, e solo nel guardar Cecevitsin si faceva pensierosa e diceva con un sospiro: - Quand giorno di digiuno, dice la bambinaia, bisogna mang iar piselli e lenticchie. La vigilia di Natale per tempo Katia e Sonia si alzarono piano piano dal letto e andarono a guardare come i ragazzi sarebbero scappati in America. Si appressaro no furtive alluscio. - Allora tu non verrai? - domandava iroso Cecevitsin. - Parla: non verrai? - O Signore! - piangeva piano Volodia. - Come faccio a venire? Mi fa pena la mam ma. - Fratello mio viso pallido, ti prego, andiamo. Eri tu ad assicurarmi che sarest i partito, tu stesso mi hai invogliato, e quando sha da andare, ecco che ti sei p reso paura. - Io io non mi son preso paura, ma mi mi fa pena la mamma. - Tu parla: verrai o no? - Verr, soltanto soltanto aspetta. Ho voglia di restare un po a casa. - In tal caso, andr io! - decise Cecevitsin. - Far anche senza di te. E volevi pur e andar a caccia di tigri, combattere! Quand cos, ridammi i miei pistoni! Volodia si mise a piangere cos amaramente che le sorelle non ressero e anche loro piansero sommesso. Segu un silenzio. - Allora non verrai? - domand ancora una volta Cecevitsin. - Ve verr! - Allora vestiti!.

E Cecevitsin, per persuadere Volodia, lodava lAmerica, ruggiva come una tigre, ra ffigurava il piroscafo, imprecava, prometteva di dare a Volodia tutto lavorio e t utte le pelli di leone e di tigre. E questo ragazzo magrolino, abbronzato, dai capelli ispidi e con le lentiggini, pareva alle bambine straordinario, meraviglioso. Era un eroe, un uomo risoluto, intrepido, e ruggiva talmente che, stando dietro luscio, si poteva in effetti pen sare che fosse una tigre o un leone. Quando le ragazzine rientrarono in camera loro e si vestirono, Katia con gli occ hi pieni di lacrime disse: - Ah, ho tanta paura! Fino alle due, quando sedettero a pranzare, tutto fu quieto, ma a pranzo dun trat to apparve che i ragazzi non erano a casa. Mandarono nella stanza della servit, a lla scuderia, nellannesso dallintendente: non cerano. Mandarono al villaggio: anche l non li trovarono. E il t poi lo bevvero del pari senza i ragazzi, e quando sede ttero a cenare, la mamma era molto inquieta, piangeva perfino. E la notte di nuovo andarono al villaggio, cercarono, si recarono con lanterne sul fiume. Dio, che trambusto si lev! Il giorno dopo venne il maresciallo di polizia, scrissero in sala da pranzo non so che carta. La mamma piangeva. Ma ecco, presso la scalinata si ferm una slitta bassa, e dalla troica di bianchi cavalli fluiva il vapore. - Volodia arrivato! - grid qualcuno nella corte. - Voldicka arrivato! - strill Natalia, accorrendo in sala da pranzo. E Milord latr in tono di basso: bau! bau!. Risult che i ragazzi li avevan trattenuti in citt, al Gostini dvor (4) (essi vagavano col e andavan domandando dove si vendes se polvere da sparo). Volodia, come entr in anticamera, ruppe in singhiozzi e si gett al collo della madre. Le bambine, tremanti, pensavano con sgomento a quel ch e ora sarebbe accaduto, sentirono come il babbo condusse Volodia e Cecevitsin ne l suo studio e l parl a lungo con loro; e la mamma pure parlava e piangeva. - Forse che si pu far cos? - esortava il babbo. - Se mai, non voglia Iddio, lo ris apranno al ginnasio, vi escluderanno. E voi vergognatevi, signor Cecevitsin! Non sta bene! Voi siete listigatore e, spero, sarete punito dai vostri genitori. For se che si pu far cos? Dove avete pernottato? - Alla stazione! - rispose orgoglioso Cecevitsin. Volodia poi stette coricato, e gli applicarono in testa un asciugamano imbevuto daceto. Spedirono non so dove un telegramma, e il giorno dopo giunse una signora, la madre di Cecevitsin, e condusse via suo figlio. Quando Cecevitsin part, aveva un viso arcigno, arrogante, e, accomiatandosi dalle ragazzine, non disse nemmeno una parola; solo prese a Katia un quadernetto e vi scrisse per ricordo: Montigomo Artiglio dAvvoltoio.

NOTE.

NOTA 1: Nome dal cavallo selvaggio delle pampas sudamericane. NOTA 2: In russo: cecevitsa, e lidea delle lenticchie richiamata, nella bambina, da l nome del ragazzo. NOTA 3: La versta corrisponde a chilometri 1,067. NOTA 4: Edificio in cui si trovan riuniti numerosi negozi e banchi di vendita, n el centro della citt: bazar. IVAN MATVEIC.

Tra le cinque e le sei di sera. Uno degli scienziati russi abbastanza noti - lo chiameremo semplicemente lo scienziato - se ne sta seduto nel suo gabinetto e si morde nervosamente le unghie. - E semplicemente rivoltante! - dice, guardando senza posa lorologio. - E il colmo del disprezzo per laltrui tempo e fatica. In Inghilterra un tale individuo non avrebbe guadagnato un soldo, sarebbe morto di fame! Ors, aspetta, verrai E, sentendo il bisogno di sfogar su qualcosa la sua collera e la sua impazienza, lo scienziato si accosta alluscio che mette in camera della moglie e bussa. - Ascolta, Katia, - dice con voce sdegnata. - Se vedi Piotr Danilic, riferiscigli che la gente perbene non fa cos! E una schifezza! Raccomanda un copista, e non sa chi raccomanda! Il ragazzaccio nel modo pi puntuale ritarda ogni giorno di due, di tre ore. Via, forse che quello un copista? Per me queste due o tre ore sono p i preziose che per un altro due o tre anni! Quando verr, lo coprir di contumelie co me un cane, denaro non gliene pagher e lo scaraventer fuori! Con tal gente non si possono far cerimonie! - Tu ogni giorno dici questo, e intanto lui viene e riviene. - Ma oggi ho deciso. Ho gi perduto abbastanza per causa sua. Tu scusami, ma glien e dir di quelle, al modo dei cocchieri gliene dir! Ma ecco, infine, si sente il campanello. Lo scienziato fa il viso serio, si radd rizza e, gettando indietro il capo, va in anticamera. L, presso lattaccapanni, gi sta il suo copista Ivn Matveic, un giovane sui diciottanni , dal viso ovale come un uovo, senza baffi, in un cappotto frusto, spelato, e se nza soprascarpe, Egli ansima e strofina con cura i suoi grossi, sgraziati stival i sullo stoino, il che facendo si sforza di nascondere alla cameriera un buco in uno stivale, da cui occhieggia una calza bianca. Vedendo lo scienziato, sorride di quel sorriso prolungato, largo, un po sciocco, che hanno sui visi solo i fanc iulli e la gente molto bonaria. - Ah, buon giorno! - dice, tendendo una grossa mano bagnata. - Che, vi passato i l mal di gola? - Ivn Matveic! - dice lo scienziato con voce vibrante, arretrando e intrecciando i nsieme le dita di tutte due le mani. - Ivn Matveic! Dopo di che balza verso il copista, lo agguanta per una spalla e comincia a scuo terlo debolmente.

- Che fate di me!? - dice, in preda a disperazione. - Tremendo, disgustoso indiv iduo, che cosa fate di me! Voi ridete, vi burlate di me? S? Ivn Matveic, a giudicar dal sorriso, che non ha ancor del tutto lasciato il suo vo lto, si aspettava tuttaltra accoglienza, e perci, vista la faccia spirante indigna zione dello scienziato, stira ancor pi in lunghezza la sua fisonomia ovale e stup efatto apre la bocca. - Che che c? - domanda. - E domandate anche! - batte le mani lo scienziato. - Sapete com prezioso per me i l tempo, e ritardate cos! Avete tardato di due ore! Non avete timor di Dio! - Ma ora non vengo mica da casa, - mormora Ivn Matveic, sciogliendo irresoluto la sciarpa. - Sono stato dalla zia a un onomastico, e la zia abita a un sei verste da qui Se venissi direttamente da casa, be, allora sarebbe unaltra cosa. - Su, riflettete, Ivn Matveic, c forse logica nei vostri atti? Qui c un lavoro da fare , una cosa urgente, e voi andate in giro per onomastici, e a trovar zie! Ah ma s ciogliete presto la vostra orribile sciarpa! Insomma, una cosa intollerabile! Lo scienziato torna a balzare verso il copista e lo aiuta a distrigare la sciarp a. - Che donnetta siete Su, andate! Presto, per favore! Soffiandosi il naso in un sudicio fazzolettino gualcito e ravviando la sua giacc hetta grigiolina, Ivn Matveic attraverso la sala e il salotto va nello studio. L so n gi pronti per lui da un pezzo e il posto, e la carta, e perfin le sigarette. - Sedete, sedete, - lo sospinge lo scienziato, fregandosi impaziente le mani. Siete un uomo insopportabile Sapete ch un lavoro urgente, e tardate cos. Per forza sh a da litigare. Su, scrivete Doveravamo rimasti? Ivn Matveic liscia i suoi capelli ispidi, irregolarmente tagliati, e prende in man o la penna. Lo scienziato passeggia da un angolo allaltro, si riconcentra e comin cia a dettare: - La sostanza che virgola che talune, per cos dire, basilari forme av ete scritto? - forme sono condizionate unicamente dallessenza stessa di quei prin cipi virgola che trovano in esse la loro espressione e possono incarnarsi soltanto in esse A capo L, certo, punto Maggior indipendenza presentano presentano le forme che hanno un carattere non tanto politico virgola quanto sociale. - Ora gli studenti di ginnasio hanno unaltra uniforme (1) grigia - dice Ivn Matveic. - Quandio studiavo, al mio tempo era meglio: portavano le divis e - Ah, ma scrivete, per favore! - si stizzisce lo scienziatoSociale avete scritto? Parlando poi di riforme relative alla struttura delle funzioni statali, e non al la regolazione del viver popolare virgola non si pu dire chesse si distinguano per l a nazionalit delle loro forme le ultime quattro parole tra virgolette E-eh cos Allora che volevate dire circa il ginnasio?

- Ma ve lo dissi ieri! Son gi tre anni che non studio Mi ritirai dalla quarta clas se - E perch abbandonaste il ginnasio? - domanda lo scienziato, dando unocchiata allo scritto di Ivn Matveic. - Cos, per circostanze di famiglia. - Di nuovo sha da dirvelo, Ivn Matveic! Quando, finalmente, smetterete la vostra ab itudine di strascinare le righe? - in una riga non devono esserci meno di quaran ta lettere! - Ma che credete, che lo faccia apposta? - si risente Ivn Matveic. - In compenso, in altre righe le lettere son pi di quaranta Contate. E se vi sembra chio allunghi, potete ridurmi la paga. - Ah, ma non si tratta di ci! Come siete indelicato. davvero Per un nonnulla, subi to parlate di denaro. Lessenziale lesattezza, Ivn Matveic, lesattezza lessenziale! dovete avvezzarvi allesattezza. La cameriera reca nello studio su un vassoio due bicchieri di t e un cestello con biscotti Ivn Matveic goffamente, con tutte due le mani, prende il suo bicchiere e s ubito comincia a bere. Il t troppo caldo. Per non scottarsi le labbra, Ivn Matveic cerca di far sorsi piccoli. Egli mangia un biscotto, poi un altro, un terzo e gu ardando confuso in tralice lo scienziato, allunga timidamente la mano a un quart o Le sue sorsate rumorose, quel masticar di buon appetito e lespressione di fameli ca avidit nei sopraccigli rialzati irritano lo scienziato. - Finite presto Il tempo prezioso. - Voi dettate. Io posso insieme e bere, e scrivere Ho fame, lo confesso. - Sfido io, andate a piedi! - S E che brutto tempo! Dalle nostre parti a questa stagione odora gi di primavera D appertutto pozzanghere, la neve si scioglie. - Voi, mi pare, siete meridionale? - Della regione del Don E in marzo da noi primavera fatta. Qui c gelo, tutti vanno in pelliccia, e laggi lerbetta dappertutto asciutto e si posson perfino acchiappar le tarantole. - E perch acchiappar le tarantole? - Cos dal non saper che fare - dice Ivn Matveic e sospira. - Acchiapparle diverte. Attacchi a un filo un pezzetto di pece, cali la pece nel buco e cominci con la pece a percuotere la tarantola sul dorso, e lei la malede tta, si arrabbia, afferra con le zampette la pece, e si appiccica E che cosa ne f acevamo! Ne riempivamo tuttuna bacinella e ci mandavamo contro una migale. - Che migale? - E un certo ragno, pure del genere della tarantola. In rissa da s solo pu uccidere cento tarantole. - M-gi Scriviamo per Doveravamo rimasti?

Lo scienziato detta ancora una ventina di righe, poi siede e simmerge in una medi tazione. Ivn Matveic, nellattesa che quello finisca di riflettere, sta seduto e, al lungando il collo, cerca di mettere in ordine il colletto della sua camicia. La cravatta non sta a posto, i bottoni dei polsini sono saltati fuori e il colletto si apre continuamente. - M-gi- dice lo scienziato. - Cos E che, non vi siete ancora trovato un posto, Ivn Ma tveic? - No. E dove lo trovi? Io, sapete, avevo pensato di andare volontario. Ma il babbo consiglia dentrare in una farmacia. - M-gi Meglio, se andaste alluniversit. E un esame difficile, ma con la pazienza e il lavoro assiduo si pu superare. Applicatevi, leggete di pi Leggete molto? - Poco, lo confesso - dice Ivn Matveic, accendendo una sigaretta. - Turgheniev lavete letto? - N-no - E Gogol? - Gogol? Uhm! Gogol No, non lho letto! - Ivn Matveic! E non vi vergognate? Ahi-ahi! Siete un cos bravo ragazzo, c tanto di o riginale in voi, e dun tratto Perfin Gogol non avete letto! Leggetelo! Io ve lo da r! Leggetelo senza fallo! Altrimenti ci guasteremo! Di nuovo si fa silenzio. Lo scienziato semidisteso sulla sedia a sdraio e pensa, e Ivn Matveic, lasciato in pace il colletto, rivolge tutta la sua attenzione agli stivali. Non sera nemmeno accorto che sotto i piedi, a causa della neve disciolt a, gli seran formate due grosse pozze. E imbarazzato. - Qualcosa non va oggi - borbotta lo scienziato. - Ivn Matveic, a voi, mi sembra, p iace acchiappare anche gli uccelli? - Questo in autunno Qui non ne acchiappo, ma laggi, a casa, ne acchiappavo sempre. - Cos bene. Ma scrivere tuttavia bisogna. Lo scienziato risolutamente si alza e comincia a dettare, ma di l a dieci righe t orna a sedere sulla sedia a sdraio. - Sar forse il caso che rimandiamo a domattina, - dice. - Venite domattina, solo un po presto, verso le nove. Dio vi guardi dal tardare. Ivn Matveic posa la penna, si alza da tavola e siede su unaltra seggiola. Trascorro no un cinque minuti in silenzio, ed egli comincia a sentire che per lui ora di a ndarsene, chegli di troppo, ma nello studio dello scienziato si sta cos bene, cos l uminoso e caldo, ed ancor tanto fresca limpressione dei biscotti al burro e del d olce t, che gli si stringe il cuore al solo pensiero della casa. A casa c povert, fa me, freddo un padre brontolone, rimbrotti, e l c tanta calma e quiete, e sinteressan o perfino delle sue tarantole e dei suoi uccelli. Lo scienziato guarda lorologio e mette mano a un libro.

- Allora voi mi darete Gogol? - domanda Ivn Matveic, alzandosi. - Ve lo dar, ve lo dar. Soltanto, dove mai vi affrettate, colombello? Sedete un po, raccontate qualcosa Ivn Matveic siede e fa un largo sorriso. Quasi ogni sera si trattiene in questo ga binetto e ogni volta sente nella voce e nello sguardo dello scienziato un che din solitamente molle, attirante, come materno. Vi son fino minuti in cui gli sembra che lo scienziato si sia affezionato a lui, gli si sia abituato, e se lo sgrida per i ritardi, solo perch sente la mancanza del suo cicaleccio riguardo alle tar antole e a come sul Don si acchiappano i cardellini.

NOTE.

NOTA 1: In russo forma ha anche questo significato, richiamato alla mente dIvan Mat veic dalle forme di cui parla lo scienziato.

UN ESSERE INDIFESO.

Per quanto violento fosse stato di notte lattacco di podagra, per quanto poi scri cchiolassero i nervi, Kistunov tuttavia savvi la mattina in ufficio e cominci in te mpo a ricevere i postulanti e i clienti della banca. Egli aveva unaria languida, spossata, e parlava a stento, respirando appena, come un morente. - Che desiderate? - si rivolse a una sollecitatrice in un mantello antidiluviano , molto simile di dietro a un grosso scarabeo stercorario. - Favorite vedere, eccellenza, - cominci con lesta parlantina la postulante, - mi o marito, lassessore di collegio Sciukin, stato malato cinque mesi e mentre, scusa te, era a letto in casa e si curava, lo hanno messo a riposo senzalcuna ragione, eccellenza, e quandio mi recai a riscuotere il suo stipendio, loro, vedete un po, detrassero dalla sua paga ventiquattro rubli e trentasei copeche! Per che cosa?, d omando. Ma lui, dicono ha percepito dalla cassa sociale e gli altri funzionari han garantito per lui. Come mai ci? Forse chegli poteva prelevare senza il mio consenso ? E impossibile, eccellenza. Ma perch codesto? Io sono una donna povera, campo sol o sui pigionali Sono debole, indifesa Patisco offese da tutti e non sento una buon a parola da nessuno La postulante cominci a batter gli occhi e ficc la mano nel mantello in cerca del fazzoletto. Kistunov le prese la domanda e si mise a leggere. - Permettete, come mai ci? - egli alz le spalle. - Io non capisco nulla. Evidentem ente voi, signora, avete sbagliato indirizzo. La vostra richiesta, in sostanza, non riguarda affatto noi. Datevi la pena di ri volgervi al dicastero dove faceva servizio vostro marito. - I-ih, btiuska (1), sono gi stata in cinque posti e dappertutto neppur la domanda h anno preso! - disse la Sciukin. - Io ho belle perso la testa, meno male che il cog nato Boris Matveic, che Dio lo conservi in salute, mi ha suggerito di venir da vo i. Voi, dice, mammina, rivolgetevi al signor Kistunov: un uomo influente per voi pu

far tutto Aiutatemi, eccellenza! - Noi, signora Sciukin, per voi non possiamo far nulla Capite: vostro marito, da q uanto posso giudicare serviva nella sanit militare, e il nostro un istituto assol utamente privato, commerciale, teniamo una banca. Come non capir ci! Kistunov ancora una volta alz le spalle e si gir verso un signore in divisa milita re col catarro. - Eccellenza, - cantilen con voce querula la Sciukin, - che mio marito stato malat o, ci ho il certificato medico! Eccolo, favorite guardare! - Benissimo, io vi credo, - disse in tono irritato Kistunov, - ma, ripeto, quest o non ci riguarda. E strano e persin buffo! Possibile che vostro marito non sappi a ove dovete rivolgervi? - Lui, eccellenza, non sa nulla. Non fa che dire una sola cosa: Non affar tuo! Va ttene!, e tutto l Affare di chi, allora? Lho pur io sulle mie braccia! Sulle mi-ie! Kistunov torn a girarsi verso la Sciukin e prese a spiegarle la differenza che pas sa tra lufficio di sanit militare e una banca privata. Quella lo ascolt attenta, fe ce col capo un cenno dassenso e disse:

- Gi, gi, gi Capisco, btiuska. In tal caso, eccellenza, ordinate di darmi anche solo q indici rubli. Son daccordo di non aver tutto in una volta. - Uff! - sospir Kistunov, arrovesciando il capo. - A voi non la si fa intendere! Ma non capite dunque che rivolgere a noi una simile richiesta strano come presen tar domanda di divorzio, per esempio, in farmacia o allufficio del saggio? Non vi hanno pagato tutto, ma noi che centriamo? - Eccellenza, fate chio preghi Dio in eterno, abbiate piet di me, orfanella, - si mise a piangere la Sciukin. - Sono una donna indifesa, debole Mi sono sfinita a mo rte E in causa con glinquilini, e darsi da fare pel marito, e correre per le facce nde di casa, e poi ancora le mie devozioni e il cognato senzimpiego E solo di nome che bevo e mangio, ma sto appena in piedi Non ho dormito tutta la no tte. Kistunov sent palpitazione di cuore. Fatto un viso doloroso e premutasi una mano al cuore, riprese a spiegare alla Sciukin, ma la sua voce si spezz - No, scusate, io non posso parlare con voi, - disse, e agit una mano. - Mi gira perfino la testa. Voi cimpacciate e perdete inutilmente il tempo. Uff! Aleksi Nikol aic, - si rivolse a uno deglimpiegati: - spiegate voi, per favore, alla signora Sci ukin! Kistunov, eludendo tutti i postulanti, se nera andato nel suo gabinetto e aveva f irmato una decina di carte, e Aleksi Nikolaic tuttora si affaccendava con la Sciukin. Stando a sedere nel suo gabinetto, Kistun ov ud a lungo due voci: la monotona, contenuta voce di basso di Aleksi Nikolaic e l a voce piagnucolosa, gemebonda della Sciukin - Io sono una donna indifesa, debole, sono una donna malaticcia, diceva la Sciuki n. - Allaspetto, forse robusta, ma se si va a esaminare, non c in me una sola venet ta sana. A stento mi reggo in piedi e ho perduto lappetito Oggi ho bevuto il caff, e senzalcuna soddisfazione. E Aleksi Nikolaic le spiegava la differenza tra le amministrazioni e il complesso

sistema della trasmissione delle carte. Ben presto fu stanco e lo sostitu il cont abile. - Donna supremamente antipatica. - sindignava Kstunov, torcendo nervoso le dita e accostandosi di continuo alla caraffa con lacqua. - E unidiota, una tonta! Ha sfinito me e sfiancher loro, la vigliacca! Uff mi batte il cuore! Di li a mezzora son. Comparve Aleksi Nikolaic. - Che n da voi, di l? - domand languidamente Kistunov. - Ma non gliela facciamo intendere in nessun modo, Piotr Aleksandric! Siamo semplicemente sfiniti. Noi le bussiamo a picche e lei risponde a fiori - Io io non posso sentir la sua voce Mi sono ammalato non ci reggo - Chiamiamo il custode, Piotr Aleksandric, che la faccia uscire. - No, no! - si spavent Kistunov. - Lei lever alte strida, e in questa casa ci son molti appartamenti, e il diavolo sa quel che posson pensare di noi Piuttosto voi, colombello, in qualche modo cercate di spiegarle. Dopo un minuto si riud il borbottio di Aleksi Nikolaic. Pass un quarto dora e, dando il cambio al suo tono di basso, prese a ronzare la robusta voce tenorile del con tabile. - Super-lativamente vigliacca! - sindignava Kistunov, con un nervoso tremito di s palle. - Stupida come unoca, che il diavolo se la porti! Mi si scatena di nuovo l a podagra, pare Daccapo lemicrania Nella stanza attigua Aleksi Nikolaic, ridotto allo stremo, picchia infine un dito sulla tavola, poi sulla propria fronte. - Insomma, voi sulle spalle non avete una testa, - disse, - ma ecco che cosa

- Be, non c, non c da - si risent la vecchia. - Dallo a tua moglie il picchio.. Citrul o! Non ti prender troppa libert. E, guardandola con astio, con esasperazione, come se volesse inghiottirla, Aleksi Nikolaic disse con voce bassa, soffocata: - Via di qui! - Che co-osa? - strill dun tratto la Sciukin. - Ma come osate? Io sono una donna debole, indifesa, io non permetter! Mio marito assessore di col legio! Ma che citrullo! Se vado dallavvocato Dmitri Karlic, di te n manco il nome r imarr! A tre inquilini ho fatto causa, e per le tue parole insolenti ai piedi mi dovrai cadere! Andr fin dal vostro generale (2)! Eccellenza! Eccellenza! - Vattene via di qui, canchero! - sibil Aleksi Nikolaic. Kistunov apr la porta e guard fuori nella sala. - Che c? domand con voce di pianto. L a Sciukin, rossa come un gambero, stava in mezzo alla stanza e, roteando gli occh i, puntava le dita in aria. Glimpiegati della banca stavano ai lati e, rossi del pari, visibilmente stremati, si scambiavano occhiate smarrite. - Eccellenza! - si precipit verso Kistunov la Sciukin. - Ecco costui, questo stess o ecco costui - (ella indic Aleksi Nikolaic), - ha dato del dito in fronte, e poi sul la tavola Voi gli avete ordinato di esaminar la mia pratica, e lui si fa beffe! I o sono una donna debole, indifesa Mio marito assessore di collegio e io stessa so

n figlia dun maggiore! - Bene, signora, - gem Kistunov, - esaminer provveder Andate pure dopo! - E quando riscoter, eccellenza? I denari mi occorrono oggi! Kistunov si pass in fronte una mano tremante, sospir e riprese a spiegare. - Signora, vi ho gi detto. Qui una banca, un istituto privato, commerciale Che dun que volete da noi? E capite chiaramente che ci disturbate. La Sciukin stette a sentirlo e sospira. - Gi, gi - annu. - Solo, eccellenza, fate la grazia, fatemi pregar Dio in eterno, si atemi padre, difendetemi. Se lattestato medico non basta, posso presentare anche un certificato della sezione Ordinate di versarmi il denaro! A Kistunov sannebbi la vista. Egli esal tutta laria, quanta ne aveva nei polmoni e, prostrato, si abbandon sulla seggiola. - Quanto volete avere? - domand con voce flebile. - Ventiquattro rubli e trentasei copeche. Kistunov cav di tasca il portafogli, ne trasse un biglietto da venticinque e lo p orse alla Sciukin. - Prendete e e andatevene! La Sciukin avvolse in un fazzolettino il denaro, lo nascose e, raggrinzando il vi so in un sorrisetto soave, delicato, perfin civettuolo, domand: - Eccellenza, e n on potrebbe mio marito riprendere il posto? - Io vado via sono malato - disse Kistunov con voce languida. - Ho una tremenda palpitazione di cuore. Partito chegli fu, Aleksi Nikolaic invi Nikita per le gocce di lauroceraso, e tutti, prese venti gocce a testa, sedettero al lavoro, ma la Sciukin poi rimase ancora un paio dore in anticamera a discorrere col custode, aspettando che tornasse Kist unov. Ella venne l anche il giorno dopo.

NOTE.

NOTA 1: Letteralmente: babbino. Forma di cortesia molto usata nella conversazion e russa, parlando a persona maschile di qualsiasi et, e corrispondente a mtuskca. NOTA 2: La vecchia gerarchia burocratica russa conosceva anche i generali civili: il titolo militare veniva esteso ai pi alti capi servizio delle amministrazioni n on militari.

LE SIGNORE.

Fiodor Petrovic, direttore delle scuole elementari della provincia di N., che si stima uomo giusto e magnanimo, riceveva una volta presso di s in ufficio il maest ro Vremionski. - No, signor Vremionski, - diceva, - le dimissioni sono inevitabili. Con la voce che avete, non si pu continuare il servizio dinsegnamento. Ma come vi scesa? - Bevvi, sudato, della birra fredda - sibil il maestro - Che peccato! Un uomo ha s ervito per quattordici anni, e dun tratto una iattura cos! Sa il diavolo per quale inezia tocca troncar la propria carriera. E che cosa vi proponete ora di fare? Il maestro non rispose nulla. - Avete famiglia? - domand il direttore. - Moglie e due figli, eccellenza - sibil il maestro. Segu un silenzio. Il direttore si alz dalla scrivania e cammin da un angolo allaltro , agitato. - Non raccapezzo quel che ho da fare con voi! - disse. - Maestro non potete esse re, alla pensione non siete ancor pervenuto lasciarvi in balia del destino, ai quattro venti, non punto agevole. Per noi siete uno dei nostri, avete servito quattordici anni, dunque affar nostr o aiutarvi Ma come aiutare? Che posso io fare per voi? Mettetevi nei miei panni: che posso io fare per voi? Segu un silenzio; il direttore camminava e continuava a pensare, e Vremionski, op presso dal suo affanno, sedeva sullorlo duna seggiola e pensava anche lui. Dun trat to il direttore si fece raggiante e schiocc perfino le dita. - Mi meraviglio come non mi sia venuto prima in mente! - prese a dire svelto. Ascoltate, ecco quel che posso proporvi La settimana entrante il segretario del n ostro asilo se ne va a riposo. Se volete, occupate il suo posto! Eccovi! Vremionski, che non si aspettava una tal grazia, raggi egli pure. - A meraviglia, - disse il direttore. - Oggi stesso scrivete la domanda Congedato Vremionski, Fiodor Petrovic risent sollievo e perfin soddisfazione: dava nti a lui non stava pi la curva figura del sibilante pedagogo, e faceva piacere r iconoscere che, offrendo a Vremionski il posto vacante, egli aveva agito rettame nte e secondo coscienza, da uomo buono, perfettamente dabbene. Ma questa buona d isposizione non dur a lungo. Quandegli torn a casa e sedette a pranzare, sua moglie , Nastassia Ivnovna, dun tratto si ramment: - Ah, s, per poco non dimenticavo! Ieri venne da me Nina Serghievna e si raccomand per un giovane. Nellasilo da noi, dicono , si fa un posto vacante - S, ma questo posto gi promesso a un altro, - disse il direttore e si accigli. - E tu sai la mia norma: non d mai posti per protezione.

- So, ma per Nina Serghievna si pu fare, suppongo, uneccezione. Lei ci ama come par enti, e noi finora non abbiam fatto per lei nulla di buono. E non pensare, Fedia , di dir di no! Coi tuoi ghiribizzi e lei offenderesti, e me. - E chi raccomanda? - Polzuchin. - Che Polzuchin? Quello che alla riunione di capodanno faceva il Ciatski (1)? Qu el gentiluomo? A nessun patto! Il direttore smise di mangiare. - A nessun patto! - ripet. - Dio me ne guardi!. - Ma perch? - Capisci, mammina, che se il giovanotto non agisce direttamente, ma per mezzo d i donne, , di conseguenza, una nullit! Perch non viene egli stesso da me? Dopo pranzo il direttore si sdrai nel suo studio sul sof e si mise a leggere i gio rnali e le lettere ricevute. Caro sono atto. n tal Fiodor Petrovic!, gli scriveva la moglie del sindaco. Voi diceste un giorno chio scrutatrice di cuori e conoscitrice duomini. Ci vi spetta ora verificar di f Verr da voi tra giorni a chiedere il posto di segretario nel nostro asilo u K. N.

Polzuchin che conosco per un giovane eccellente. Il ragazzo molto simpatico. Int eressandovi a lui, vi persuaderete, eccetera. - A nessun patto! - profer il direttore. - Dio mi guardi! Dopo di ci non pass giorno che il direttore non ricevesse lettere che raccomandava no Polzuchin. Una bella mattina comparve anche lo stesso Polzuchin, un giovane p ienotto, con volto raso da fantino, in un nuovo completo nero - Per cose di servizio non ricevo qui, ma in ufficio - disse seccamente il diret tore, ascoltata la sua richiesta. - Perdonate, eccellenza, ma nostri comuni conoscenti mi han consigliato di rivol germi proprio qui. - Uhm ! - mugol il direttore, guardandogli con astio le scarpe a punta aguzza. Per quanto so, - egli disse, - il vostro babbo ha un patrimonio e voi non siete in bisogno, che necessit avete dunque di sollecitare questo posto? E una paga di s oldi! - Io non per la paga, ma cos Ed sempre un servizio governativo - Gi Tra un mese poi, mi sembra, questimpiego vi sar venuto a noia e voi lo lasceret e, e intanto ci son candidati per i quali questo posto una carriera per tutta la vita. Vi son poveracci per i quali - Non mi verr a noia, eccellenza! - interruppe Polzuchin. Parola donore, far del mi o meglio! Il direttore si sdegn.

- Ascoltate, - domand, sorridendo sprezzante, - perch non vi rivolgeste di colpo a me, ma stimaste necessario incomodar preventivamente le signore? - Non sapevo che ci vi sarebbe spiaciuto, - rispose Polzuchin, e si confuse. - Ma , eccellenza, se voi non date importanza alle lettere di raccomandazione, vi pos so presentar degli attestati Egli trasse di saccoccia una carta e la porse al direttore. In calce allattestato , scritto in stile e caratteri cancellereschi, stava la firma del governatore. D a tutto si vedeva che il governatore aveva firmato senza leggere, giusto solo pe r sbrigarsi di qualche importuna signora. - Non c che fare, minchino obbedisco - diss e il direttore, letto chebbe lattestato, e sospir. - Presentate domani la domanda No n c che fare E quando Polzuchin fu uscito, il direttore si abbandon tutto a un sentimento di d isgusto. - Essere dappoco! - sibilava, camminando da un angolo allaltro. Ha pur ottenuto li ntento, striscione buono a nulla, beniamino delle donne! Rettile! Canaglia! Il direttore sput rumorosamente contro luscio dietro cui era scomparso Polzuchin, e di colpo rimase male, perch in quel momento entrava nel suo studio una signora, la moglie dellintendente di finanza. - Io per un minutino, un minutino - cominci la signora. Sedete, compare, e ascolta temi attentamente Dunque, dicono, da voi c un posto vacante Domani, oppur oggi, verr da voi un giovane, certo Polzuchin La signora cinguettava, e il direttore la guardava con occhi torbidi, intontiti, come uomo che si prepara a venir meno, guardava e sorrideva per convenienza. E il giorno dopo, ricevendo nel suo ufficio Vremionski, il direttore per lungo t empo non si risolse a dirgli la verit. Esitava, simpappinava e non trovava da che cominciare, che cosa dire. Aveva voglia di scusarsi col maestro, di raccontargli tutta la pura verit, ma la lingua gli singarbugliava, come a un ubriaco, i suoi o recchi ardevano, e gli venne dun tratto vergogna e stizza di dover rappresentare una parte cos assurda: nel proprio ufficio, davanti ai propri dipendenti. Dimprovv iso picchi un colpo sulla tavola, salt su e grid iroso: - Io non ho un posto per voi! No e poi no! Lasciatemi in pace! Non tormentatemi! Spiccicatevi, insomma, fate il favore! E usc dallufficio. NOTE.

NOTA 1: Protagonista della celebre commedia satirica di Griboiedov (1795-1829): I l guaio di avere ingegno, tipo di occidentale e liberale russo ancora immaturo.

POLINKA.

Luna passata del pomeriggio. Nel gran negozio di mercerie Novit parigine, che in una delle gallerie, ferve la vendita. Si ode il monotono brusio delle voci dei comm essi, un brusio quale suol esserci a scuola, allorch il maestro obbliga tutti gli

alunni a mandar qualche cosa a memoria ad alta voce. E questo rumore uniforme n on lo spezzano n le risate delle signore, n i colpi della porta vetrata dingresso, n il correr su e gi dei ragazzi. In mezzo al negozio sta Plinka, figlia di Maria Andrievna, tenitrice dun laboratori o di mode, una piccola bionda magrolina, e cerca qualcuno con gli occhi. Accorre a lei un ragazzo dai neri sopraccigli e domanda, guardandola con gran seriet: Che cosa volete, signora? - Di me si occupa sempre Nikoli Timofeic, - risponde Plinka. E il commesso Nikoli Timofeic, un bruno slanciato arricciato, vestito alla moda, c on una grossa spilla sulla cravatta, gi ha sgombrato il posto sul banco, ha prote so il collo e con un sorriso guarda Plinka. - Pelagheia Serghievna, i miei rispetti! - grida con bella, sana voce baritonale. - Favorite! - Ah, buon giorno, - dice Plinka, avvicinandoglisi. - Vedete, son di nuovo da voi Datemi qualche cordoncino. - Per che cosa voccorre propriamente? - Per una vita, per un dorso, insomma una piccola guarnizione completa. - Sul momento. Nikoli Timofeic mette davanti a Plinka parecchi tipi di cordoncino; quella sceglie pigramente e comincia a mercanteggiare. - Scusate tanto, a un rublo non punto caro! - cerca di persuaderla il commesso, sorridendo indulgente. - Questo cordoncino francese, a otto canti Volentieri, ne abbiamo di quello ordinario, a peso

Quello a quarantacinque copeche larscn (1), non pi la stessa qualit! Scusate tanto! - Mi occorre ancora un fianco di conteria con bottoni di cordoncino, - dice Plink a, chinandosi sul cordoncino, e, chi sa perch, sospira. - E non si troveranno qui da voi dei chicchi di conteria di questa tinta? - Ci sono. Plinka si china ancor pi gi verso il banco e domanda sottovoce: - Ma perch voi, Niko li Timofeic, gioved andaste via da casa nostra cos presto? - Uhm! E strano che ve ne siate accorta, - dice il commesso con un risolino. - Era vate cos perduta dietro al signor studente che strano come ve ne siate accorta! Plinka si fa di fiamma e tace. Il commesso con un tremito nervoso nelle dita chiu de le scatole e, senzalcuna necessit, le pone una sullaltra. Un minuto trascorre in silenzio. - Moccorrono ancora dei merletti di conteria, - dice Plinka, alzando due occhi da colpevole sul commesso. - Come li volete? I merletti di conteria su tulle neri e in tinta sono la finizi one pi di moda.

- E a quanto li vendete? - I neri da ottanta copeche in su, e in tinta a due rubli e cinquanta copeche. E da voi io non verr mai pi, - soggiunge sottovoce Nikoli Timofeic. - Perch? - Perch? Semplicissimo. Voi stessa dovete capire. A che pro ho da torturarmi? Str ana faccenda! Forse che per me piacevole vedere come quello studente recita una parte intorno a voi? Io, gi, vedo e capisco tutto. Fin dallautunno vi fa la corte sul serio e quasi ogni giorno passeggiate con lui, e quand da voi in visita, gli t enete gli occhi piantati addosso, come se fosse un qualche angelo. Ne siete inna morata, per voi non c miglior uomo di lui, e benissimo, non c da far discorsi Plinka tace e, imbarazzata, passa un dito sul banco. - Io vedo tutto benissimo, - continu il commesso. - Che ragione ho dunque di veni r da voi? Io ho dellamor proprio. Non a tutti fa piacere esser la quinta ruota de l carro. Che cosa chiedevate? - La mamma mi ha ordinato di prendere molte cose varie, ma ho dimenticato. Ci vu ole ancora del piumino. - Quale volete? - Il migliore, quello pi di moda. - Il pi di moda adesso quello di piume duccello. La tinta di moda, se desiderate, ora leliotropio o il color kank, cio bord con giallo. Una scelta enorme. Ma a che tend a tutta questa storia, proprio non capisco. Voi, ecco, vi siete innamorata, ma c ome finir ci? Sul viso di Nikoli Timofeic, vicino agli occhi, sono spuntate delle chiazze rosse. Egli stazzona fra le mani una delicata fettuccia lanuginosa e continua a mormor are: - Vimmaginate di sposarlo, eh? Be, a questo riguardo levatevelo dallimmaginazione. Agli studenti vietato prender moglie, e poi forse chegli viene da voi per termina r tutto onestamente? Ma che!

Gi, loro, proprio questi studenti, noi non ci hanno in conto neppur di persone Van no dai mercanti e dalle modiste solo per farsi beffe dellaltrui mancanza distruzio ne e ubriacarsi. A casa propria e nelle buone case ci si vergogna di bere; s, ma da gente cos semplice, non istruita, come noi non han da vergognarsi di nessuno, si pu anche camminare a gambe in su. Sissignora! Cos, che piumino dunque prenderet e? E se lui vi fa la corte e giuoca allamore, si sa perch Quando diventer dottore o avvocato, rammenter: Eh, avevo una volta, dir, una certa biondina! Dov adesso?. Chi s he anche ora, in casa sua fra gli studenti, non si vanti di avere in vista una m odistina. Plinka si mette a sedere su una sedia e guarda pensierosa la montagna di scatole bianche. - No, non lo prender il piumino! - sospira. - Prenda la mamma stessa quello che v uole, io posso sbagliare. A me date sei arscini di frangia per un diplomatico, di quella a quaranta copeche larscn. Per lo stesso di plomatico mi darete dei bottoni di cocco, coi fori da parte a parte perch tengano meglio

Nikoli Timofeic le involta frangia e bottoni. Lei lo guarda negli occhi con aria c olpevole e visibilmente aspetta chegli continui a parlare, ma lui tace arcigno e rimette in ordine il piumino. - Che non dimentichi di prendere anche dei bottoni per una cappotta - ella dice dopo un po di silenzio, asciugandosi col fazzoletto le labbra smorte. - Quali voccorrono? - Lavoriamo per una negoziante, datemi dunque qualcosa che esca dallordinario - Si, se per una negoziante, bisogna sceglierli un po variopinti. Ecco i bottoni. Una combinazione di colori turchino, rosso, e oro di moda. I pi v istosi. Chi un po pi fine prende da noi quelli neri opachi con un sol cerchietto b rillante. Solo che io non capisco. Possibile che voi stessa non possiate giudicare? Be, a che cosa condurranno quell e passeggiate? - Io stessa non so - bisbiglia Plinka, e si china sui bottoni. - Io stessa non so, Nikoli Timofeic, quel che mi succede. Dietro il dorso di Nikoli Timofeic, premendolo verso il banco, si apre un varco un grave commesso dalle fedine e, raggiando della pi raffinata galanteria, grida: - Siate cos gentile, madm (2), da favorire in questo reparto! Di camicette dzerse (3) Si hanno tre tipi: liscia, con spighetta e con perline! Quale volete? Nello stesso tempo accanto a Plinka passa una signora grossa, che dice con voce p astosa, profonda, quasi di basso: - Purch, per favore, siano senza cuciture, tess ute, e che i piombini siano affondati dentro. - Fate mostra di osservare la merce, - bisbiglia Nikoli Timofeic, chinandosi verso Plinka e sorridendo sforzatamente.Voi, che Dio vassista, avete una cera pallida e malata, vi siete del tutto mutata in viso. Vi lascer, Pelagheia Serghievna! E se mai vi sposer, non sar per amore, ma per fame, lusingato dai vostri quattrini. Si far con la dote un arredo decoroso, e poi si vergogner di voi. Agli ospiti e ai co mpagni vi nasconder, perch non siete istruita, e cos dir: la mia orsacchiotta. Forse che voi sapete comportarvi in una compagnia di dottori o di avvocati? Voi per l oro siete una modista, una creatura ignorante. - Nikoli Timofeic! - grida qualcuno dallaltro capo del negozio. Ecco, la mademuasl chiede tre arscini di nastro di nikko (4) Ce navete? Nikoli Timofeic si volge di lato, fa un viso sorridente e grida: - Ce nho! Ci son n astri di nikko, atamn (5) con raso e raso con muar (6)! - A proposito, per non dimenticarmi, Olia mha pregata di prendere per lei una fas cetta! - dice Plinka. - Negli occhi avete delle lacrime! - si spaventa Nikoli Timofeic. - Perch questo? An diamo verso i busti, io vi parer, se no una cosa imbarazzante. Con un sorriso sforzato e con esagerata disinvoltura il commesso guida rapido Pli nka verso il reparto dei busti e la nasconde al pubblico dietro unalta piramide d

i scatole - Che fascetta volete che vi dia? - domanda forte, e subito bisbiglia: - Asciuga tevi gli occhi! - Io io, di quarantotto centimetri! Soltanto, per favore, lei ha pregato che sia doppia con fodera di vera stecca di balena Io ho bisogno di parlar con voi, Nikoli Timofeic. Venite oggi! - Ma di che parlare? Non c da parlar di nulla. - Voi solo mi amate e, tranne voi, non ho nessuno con cui parlare un poco. - Non giunco, non osso, ma vera stecca di balena Di che mai dovremmo parlare? Par lare non c di che Vero che oggi andrete con lui a passeggio? - Ci an andr. - Be, allora di che parlare in tal caso? Coi discorsi non si rimedia Siete innamor ata, vero? - S - bisbiglia incerta Plinka, e dai suoi occhi sgorgano grosse lacrime. - Che discorsi dunque ci posson essere? - mormora Nikoli Timofeic, alzando nervosa mente le spalle e impallidendo. - E nessun discorso occorre Asciugate gli occhi, ed ecco tutto. Io io non desidero nulla In questo mentre savvicina alla piramide di scatole un commesso alto, magro e dic e alla sua acquirente: - Non lo vorreste, un ottimo elastico per giarrettiera, che non ferma il sangue, riconosciuto dalla medicina Nikoli Timofeic fa da schermo a Plinka e, cercando di nascondere lagitazione di lei e la propria, storce il volto a un sorriso e dice forte: - Ci son due qualit di merletti, signorina! Di cotone e di seta!

Loriental, i britannici, la valensin (7), il crosc (8), il torscin (9): questi so , e il rococ, la spighetta, il cambr (10): questi sono di seta Per amor di Dio, asciu gate le lacrime! Vien gente! E vedendo che le lacrime scorrono tuttavia, continua anche pi forte: - Spagnuoli, rococ, spighetta, cambr Calze di feldeks (11), di cotone, di seta

NOTE.

NOTA 1: Unit russa di misura lineare: metri 0,711. NOTA 2: Questa e altre parole straniere che seguono sono trascritte secondo la p ronuncia, a indicare che chi le adopera le conosce semplicemente a orecchio, sen za saperne la grafia. NOTA 3: Jersey: la principale delle Isole Normanne, nella Manica; d il nome a un te ssuto di lana.

NOTA 4: Dal nome duna citt giapponese. NOTA 5: Cos detto dal nome che si dava al capo dei cosacchi. NOTA 6: Moire: moerro, amoerro (seta, o imitazione di seta, marezzata. NOTA 7: Valenciennes, dallomonima citt francese del nord. NOTA 8: Crochet, cio fatto alluncinetto. NOTA 9: Torchon (canovaccio): merletto a maglia assai larga. NOTA 10: Cambrai, anche qui dal nome dellimportante centro tessile francese, nel Di partimento del Nord. NOTA 11: Cio fil dEcosse: filo di Scozia.

IL CORREDO.

Molte case ho veduto in vita mia, grandi e piccine, in muratura e di legno, vecc hie e nuove, ma particolarmente mi simpresse nella memoria una casa. Non una casa del resto, ma una casetta. E piccola, a un solo, piccolo piano e con tre finestr e, e somiglia oltremodo a una vecchietta piccina, gobba con la cuffia. Intonacat a di bianco, con tetto di tegole e un fumaiuolo scortecciato, tutta immersa nei verde dei gelsi, delle acacie e dei platani piantati dai nonni e dai bisnonni de gli odierni padroni. Non la si vede dietro il verde. Questa massa di verzura non le impedisce per altro dessere una casetta di citt. Il suo ampio cortile allineat o con altri, pure ampi e verdi cortili, ed entra a far parte di via Moskvskaia. N essuno passa mai in vettura per questa via, di rado qualcuno a piedi. Le imposte della casetta sono continuamente chiuse: gli inquilini non han bisogn o di luce. La luce non loro necessaria. Le finestre non si aprono mai, perch agli abitatori della casetta non piace laria fresca. La gente che vive costantemente fra i gelsi, le acacie e la bardana indifferente alla natura. Solo ai villeggian ti Iddio ha dato la facolt dintendere le bellezze della natura, la restante umanit invece, per quanto riguarda queste bellezze, ristagna nella pi profonda ignoranza . Gli uomini non apprezzano ci di cui sono ricchi. Quel che possediamo, non lo custodiamo (1); non basta: quel che possediamo, non lam iamo. Attorno alla casetta il paradiso terrestre, il verde, vivono uccelli giuli vi, nella casetta invece

ahim! Destate v afa e si soffoca, dinverno v un caldo come al bagno, odor di carbone e una noia, una noia Per la prima volta visitai questa casetta che ormai un pezzo, per unincombenza: p ortai il saluto del padron della casa, colonnello Cikamassov, a sua moglie e a s ua figlia. Questa mia prima visita la ricordo ottimamente. N possibile non ricord arla. Immaginatevi una donna piccola, mencia, sulla quarantina, che vi guarda con sgom ento e stupore mentre voi entrate dallanticamera in sala. Voi siete un estraneo, un visitatore, un giovanotto, e questo gi sufficiente per piombarla nello stupore e n ello sgomento. Nelle mani non avete n una mazza ferrata, n unaccetta, n una rivoltella, voi sorride

te amichevolmente, ma vi si accoglie con ansiet. - Chi ho lonore e il piacere di vedere? - vi domanda con voce tremante una donna matura, in cui riconoscete la padrona di casa Cikamassov. Dite il vostro nome e spiegate perch siete venuto. Sgomento e stupore cedono il p osto a un acuto, gioioso ah! e a uno strabuzzar docchi. Questah!, come uneco, si ripercuote dallanticamera in sala, dalla sala in salotto, da l salotto in cucina e cos fino alla cantina. Ben presto tutta la casetta si riempie di svariati, gioiosi ah!. Di l a un cinque m inuti siete seduto in salotto, su un grande, soffice, ardente divano e udite com e ormai echeggia di ah! tutta la via Moskvskaia. Odorava di polvere contro le tarme e di scarpe nuove di capretto, che, avvolte i n una pezzuola, stavano accanto a me su una sedia. Alle finestre gerani, stracce tti di mussolina. Sugli straccetti delle mosche sazie. Su una parete il ritratto di un qualche vescovo, dipinto a olio e coperto da un vetro con un angolino rot to. Dal vescovo parte una fila di avi dalle fisonomie dun giallo limone, zingares che. Sulla tavola un ditale, un rocchetto di filo e una calza non finita, sul pa vimento modelli di taglio e una camicetta nera imbastita. Nella stanza attigua d ue vecchie spaventate, intimidite piglian su dal pavimento modelli e pezzi di lan kort - Da noi, scusate, c un tremendo disordine! - disse la Cikamassov. La Cikamassov conversava con me e sbirciava, confusa, verso luscio, dietro al qua le tuttora stavan raccattando i modelli. Luscio, come confuso anchesso, ora si apr iva per un paio di dita, ora si chiudeva. - Su via, che toccorre? - si volt la Cikamassov verso luscio.

- O est mon cravate, lequel mon pre mavait envoy de Koursk? (2) - domand dietro lusci na vocetta femminile. - Ah, est ce que, Marie, que (3) Ah, forse che si pu Nous avons donc chez nous un homme trs peu connu par nous (4) Domanda a Lukeria Ma come parliam bene il francese, noi!, lessi io negli occhi della Cikamassov, arr ossita dal piacere. Presto si apr luscio, e io vidi unalta, magra ragazza sui diciannove anni, in un lu ngo vestito di mussolina con cintura dorata, dalla quale pendeva, ricordo, un ve ntaglio di madreperla. Ella entr, fece la riverenza e avvamp in viso. Avvamp dappri ma il suo lungo naso, alquanto butterato, dal naso il rossore pass agli occhi, da gli occhi alle tempie. - Mia figlia! - cantilen la Cikamassov. - E questo Mnecka, il giovanotto che Io feci conoscenza ed espressi la mia meraviglia a proposito del gran numero di modelli. Madre e figlia chinarono gli occhi. - Da noi allAscensione ci fu la fiera, - disse la madre. - Alla fiera noi comperi amo sempre una quantit di stoffe e poi cuciamo tutto lanno sino alla fiera seguent e. Fuori di casa non diamo mai a far nulla. Il mio Piotr Stepanic non guadagna mo ltissimo e noi non possiamo permetterci dei lussi. Tocca farci i vestiti noi ste sse. - Ma chi mai in casa vostra porta una tal massa di roba? Siete soltanto in due! - Ah forse che questo si pu portare? Non per portare! Questo il corredo!

- Ah, maman, che dite? - domand la figlia, e si fece rossa. - Il signore davvero pu pensare Io mai prender marito! Mai! Disse ci, ma a lei stessa, alla parola marito, si accesero gli occhietti. Portarono il t, biscotti, conserve di frutta, burro, poi mi rimpinzarono di lampo ni con la panna. Alle sette di sera ci fu una cena di sei portate, e durante que sta cena udii un rumoroso sbadiglio; qualcuno aveva sbadigliato forte nella stan za attigua. Io guardai verso luscio con meraviglia: cos pu sbadigliare soltanto un uomo. - E il fratello di Piotr Semionic, Jegr Semionic - spieg la Cikamassov, avendo notato la mia meraviglia. - Abita in casa nostra dallanno scorso. Scusatelo, non pu venir e a salutarvi. E un selvaggio tale ha soggezione degli estranei Si prepara ad entra re in convento In servizio ebbe dei dispiaceri Cos, ecco, dal dolore Dopo cena la Cikamassov mi mostr una stola che stava ricamando di propria mano Je gr Semionic, per poi offrirla alla chiesa. Mnecka smise per un momento la sua timide zza e mi fece vedere una borsa da tabacco chella ricamava per il proprio babbo. Q uandio feci vista dessere stupito per il suo lavoro, arross tutta e bisbigli qualcos a allorecchio della madre. Questa si fece raggiante e minvit ad andare con lei nell a dispensa. Nella dispensa vidi un cinque grossi bauli e una quantit di bauletti e cassette. - Questo il corredo! - mi bisbigli la madre. - Labbiamo preparato noi stesse. Data unocchiata a quei malinconici bauli, presi ad accomiatarmi dagli ospitali pa droni. E mi fecero dar la parola che un giorno o laltro sarei ancora stato da lor o. Questa parola mi accadde di mantenerla un sette anni dopo la mia prima visita, q uando fui mandato nella Cittadina come perito in una faccenda giudiziaria. Entra to nella nota casetta, udii quelle stesse esclamazioni Mi riconobbero Sfido! La mi a prima visita era stata nella vita loro tuttun avvenimento, e gli avvenimenti, l dove son rari, si rammentano a lungo. Quando entrai nel salotto, la madre, ancor pi ingrassata e ormai incanutita, stava strisciando sul pavimento e cuciva una q ualche stoffa azzurra, la figlia era seduta sul divano e ricamava. Gli stessi mo delli, lo stesso odor di polvere contro le tarme, lo stesso ritratto con langolin o rotto. Ma cambiamenti tuttavia ce nerano. Accanto al ritratto del vescovo era a ppeso quello di Piotr Semionic e le signore erano in lutto. Piotr Semionic era mor to una settimana dopo la sua promozione a generale. Cominciarono i ricordi La generalessa diede in pianto. - Abbiamo un gran dolore! - disse. - Piotr Semionic - lo sapete? - non pi. Io e le i siamo orfane e dobbiamo noi stesse pensare ai casi nostri. E Jegr Semionic vivo, ma non possiamo dir di lui nulla di buono. In convento non lhanno preso per via p er via delle bevande forti. E lui beve adesso ancor di pi dal dispiacere. Io mi a ccingo ad andar dal capo della nobilt (5), voglio lagnarmi.. Immaginatevi, pi volt e ha aperto i bauli e portato via roba del corredo di Mnecka, e lha donata a pellegr ini. Da due bauli ha sottratto ogni cosa! Se continuer cos, la mia Mnecka rimarr senz a corredo affatto. - Che dite maman! - disse Mnecka e si confuse. - Il signore davvero pu pensare Dio sa che cosa Io mai, mai prender marito! Mnecka con aria ispirata, piena di speranza, guardava il soffitto e, visibilmente, non credeva a quel che diceva.

Nellanticamera guizz una piccola figuretta maschile dallampia calvizie e in soprabi to color cannella, con le soprascarpe invece degli stivali, e frusci come un sorc io. Jegr Semionic, devessere, pensai. Guardavo la madre e la figlia insieme: entrambe erano terribilmente invecchiate e smagrite. La testa della madre aveva riflessi argentei, e la figlia sera fatta smorta vizza, e pareva che la madre fosse pi anziana della figlia dun cinque anni, non pi. - Mi accingo ad andar dal capo della nobilt, - mi disse la vecchia, dimenticando che gi aveva parlato di ci. - Voglio lagnarmi! Jegr Semionic ci porta via tutto quel che cuciamo, e ne fa dono chi sa dove per la salvezza dellanima. La mia Mnecka rim asta senza corredo! Mnecka si fece di fiamma, ma non disse pi nemmeno una parola. - Tocca rifar tutto daccapo, e noi non siamo mica Dio sa che riccone! Noi due siamo orfane! - Siamo orfane! - ripet Mnecka Lanno passato il destino mi riport nella nota casetta. Entrato in salotto, io scor si la vecchia Cikamassov vestita tutta di nero, con le manopole da lutto, era se duta sul divano e cuciva qualcosa. Accanto a lei sedeva un vecchietto in soprabi to color cannella e con le soprascarpe in luogo di stivali. Vedutomi, il vecchie tto balz su e corse via dal salotto In risposta al mio saluto la vecchietta sorrise e disse: - Je suis charme de vous revoir, monsieur (6). - Che cosa state cucendo? - domandai, dopo aver atteso un poco. E una camicina. La finir e andr a darla al reverendo che la nasconda, se no Jegr Sem ionic la porter via. Adesso nascondo tutto dal reverendo, - disse in un bisbiglio. E gettato uno sguardo al ritratto della figlia, che stava davanti a lei sulla ta vola, sospir e disse: - Noi, vedete, siam orfani! Ma dovera la figlia? Dovera dunque Mnecka? Io non facevo domande; non avevo voglia d i far domande alla vecchietta vestita a gran lutto, e finch rimasi nella casetta, e poi quando me ne andai, Mnecka non musc incontro, io non udii n la sua voce, n i su oi cheti, timidi passi Tutto era facile a capire e sentivo tanta pena nellanima!

NOTE.

NOTA 1: Adagio russo. NOTA 2: Dov la cravatta che mio padre maveva mandato da Kursk? (Questa frase come le due seguenti, in un francese sgrammaticato e stentato).

NOTA 3: Ah, Maria, forse che NOTA 4: Abbiamo dunque in casa nostra un uomo che noi conosciamo ben poco. NOTA 5: La nobilt aveva una sua organizzazione legalmente stabilita, con assemble e e capi provinciali e distrettuali (questi per lo pi indicati, nelle traduzioni occidentali, come marescialli della nobilt. NOTA 6: Sono felice di rivedervi, signore. LE NOZZE.

Un paggio donore in cilindro e guanti bianchi, ansimando, si leva in anticamera i l cappotto e, con unespressione come se volesse comunicare qualcosa di tremendo, entra di corsa in sala. - Lo sposo gi in chiesa! - annuncia, tirando il fiato con difficolt. Segue un silenzio. Tutti si sentono improvvisamente tristi. Il padre della sposa, tenente colonnello a riposo dal viso scarno, smunto, sente ndo, probabilmente, che la sua figuretta in giubba corta, militare, e in calzoni alla scudiera non abbastanza solenne, gonfia gravemente le gote e si raddrizza. Egli prende sul tavolino limmagine. Sua moglie, una piccola vecchietta in cuffia di tulle con larghi nastri, prende il vassoio col pane e il sale e si mette al suo fianco. Comincia la benedizione. La sposa Libocka senza rumore, come unombra, si inginocchia davanti al padre, e il suo velo in quel mentre ondeggia e simpiglia nei fiori sparsi sullabito, e dallacco nciatura sfuggono alcune forcine. Inchinatasi allimmagine e scambiato il bacio col padre, che ancor pi forte gonfia le gote, Libocka singinocchia davanti alla madre; il suo velo torna a impigliarsi, e due signorine, agitate, corrono a lei, glielassestano, lo ravviano, lappuntano c on spilli Silenzio, tutti tacciono, nessuno si muove; soltanto i paggi, come focosi bilanc ini, scalpitano impazienti, quasi attendessero che venga loro permesso di scatta r via. - Chi porter limmagine? - si ode un bisbiglio affannato. Spira, dove sei? Spira! - Ciubito! - risponde dallanticamera una voce infantile. - Dio sia con voi, Daria Danlovna! - qualcuno conforta a bassa voce la vecchia, c he s stretta col viso alla figlia e singhiozza. - Ma forse che si pu piangere, che Cristo sia con voi! Bisogna gioire, anima cara, e non piangere. La benedizione ha fine. Libocka, pallida, tutta solenne, severa nellaspetto, bacia le sue amiche e dopo di ci tutti rumorosamente, spingendosi lun laltro, si slancian o in anticamera. I paggi, con fretta affannosa, gridando senzalcun bisogno: Pardo n, vestono la sposa. - Libocka, lascia che ti guardi almeno ancora una volta! - geme la vecchia. - Ah, Daria Danlovna! - sospira qualcuno con rimprovero.Gioire bisogna, e voi Dio sa che cosa avete immaginato

- Spira! Ma dove sei dunque? Spira! E un castigo con questo ragazzaccio! Cammina avanti! - Ciubito! Uno dei paggi prende lo strascico della sposa, e il corteo comincia a scender gi. Alle ringhiere della scala e agli stipiti di tutte le porte sono appese le altr ui cameriere e bambinaie; esse divorano con gli occhi la sposa si sente il loro brusio di approvazione. Nelle ultime file risuonano voci concitate: qualcuno ha dimenticato qualcosa, qualcuno ha il mazzo di fiori della sposina; le signore st rillano, supplicando di non fare non so che cosa perch di cattivo augurio. Allingresso gi da un pezzo aspettano una carrozza e un land. Sulle criniere dei cav alli son fiori di carta e tutti i cocchieri hanno le braccia fasciate presso le spalle da fazzoletti di colore. Sulla carrozza seduto a cassetta un meraviglioso eroe da fiaba, dallampia barba fluente, in caffettano nuovo. Le sue braccia tese in avanti coi pugni chiusi, la testa gettata allindietro, le spalle straordinari amente larghe gli conferiscono un aspetto non umano, non vivente; tutto come imp ietrito - Ferma! - dice con voce esile, e subito soggiunge con voce pastosa di basso: Fai le mattie! - (per il che sembra che nel suo largo collo ci sian due gole). Ferma! Fai le mattie! La via da entrambe le parti assiepata di pubblico. Fa avanza-are! - gridano i paggi, sebbene non ci sia nulla da far avanzare, dato che la carrozza gi da un pezzo venuta avanti. Spira con limmagine, la sposa e due amiche salgono in carrozza. Lo sportello sbatte, e la via echeggia dello strepit o della vettura. - Il land per i paggi! fa avanza-are! I paggi balzano in land e, quandesso si mette in moto, si levano su a mezzo e, con traendosi come nelle convulsioni, sinfilano i cappotti. Si fanno avanzare le vetture seguenti. - Sofia Denssovna, sedete! - si odono voci. - Favorite anche voi, Nikoli Mironic! F erma! Non datevi pensiero, signorina, ci sar posto per tutti! Scansatevi! - Senti, Makr! - grida il padre della sposa. - Al ritorno dalla chiesa, passate p er unaltra strada! Se no cattivo augurio. Le vetture strepitano sul selciato, rumori, grida Infine tutti sono partiti, torn ata la quiete. Il padre della sposa rientra in casa; in sala i domestici sparecc hiano la tavola, nellattigua stanzetta buia, che tutti in casa chiamano di passagg io, si soffiano il naso i musicanti, dappertutto tramestio, andirivieni, ma a lui sembra che la casa sia vuota. I soldati musicanti si agitano nella loro piccola , scura stanzetta, in nessun modo riescono a trovar posto coi loro ingombranti l eggii e strumenti. Sono giunti da poco, ma gi laria della stanza di passaggio s fatta notevolmente pi densa, non c possibilit alcuna di respirare. Il loro capo Ossipov, in cui dalla vecchiezza baffi e fedine son diventati un mucchio di stoppa, sta in p iedi davanti a un leggio e guarda irritato la musica. - Tu, Ossipov, non vai alla fine, - dice il tenente colonnello. Da quanti anni o rmai ti conosco? Una ventina danni! - Di pi, alta signoria (1) Alle vostre nozze sonammo, se vi piace ricordarvene.

- S, s - sospira il tenente colonnello e si fa pensoso Cos, fratello, la storia I fig li, grazie a Dio, li ho sposati, adesso, ecco, marito la figliuola, e restiamo i o e la vecchia soli Bambinelli non ne abbiamo pi. Abbiamo fatto piazza pulita. - Chi sa? Forse, Jefm Petrovic, Dio ve ne mander ancora, alta signoria Jefm Petrovic guarda con meraviglia Ossipov e ride nella mano. - Ancora? - domanda. - Come hai detto? Dio mi mander ancora bambini? A me? Egli soffoca dalle risa e lacrime gli spuntano negli occhi; i musicanti per urba nit ridono anche loro. Jefm Petrovic cerca con gli occhi la vecchia per riferirle q uel che ha detto Ossipov, ma lei stessa gi piomba difilato su di lui, impetuosame nte, irritata, con gli occhi rossi di pianto. - Non hai timor di Dio, Jefm Petrovic! - ella dice, giungendo le mani. - Noi cerch iamo, cerchiamo il rum, non stiamo pi in piedi, e tu stai qui! Dov il rum? Nikoli Mi ronic non pu fare senza rum, ma tu non ci pensi pi che tanto! Va, vedi di sapere da Ighnt dove ha messo il rum! Jefm Petrovic va nel sotterraneo dove situata la cucina. Per la scala sudicia van su e gi donne e domestici. Un giovane soldato, con la giubba gettata su una spall a, ha appoggiato il ginocchio a un gradino e gira la manovella della gelatiera; il sudore gli cola dalla faccia rossa. Nella scura e angusta cucina, fra nuvole di fumo, lavorano i cuochi, presi a nolo al circolo. Uno sventra un cappone, un altro con delle carote fa stelline, un terzo, rosso come porpora, ficca nella st ufa una leccarda. I coltelli picchiano, le stoviglie tintinnano, il burro sfrigg ola; Capitato in quellinferno, Jefm Petrovic dimentica di che gli ha parlato la vec chia. - E voi qui, fratelli, non siete allo stretto? - domanda. - Non fa nulla, Jefm Petrovic. Siamo allo stretto ma nessuno ci fa torto (2), stat e tranquillo - Fate del vostro meglio, ragazzi. In un angolo buio sorge la figura di Ighnt, il credenziere del circolo. - State tranquillo, Jefm Petrovic! - dice. - Presenteremo tutto nel migliore aspet to. Con che cosa ordinate di fare il gelato: col rum, col go-sotern (3) o senza ni ente? Tornato nelle stanze, Jefm Petrovic gironzola a lungo, poi si ferma sulla soglia d ella stanza di passaggio e torna ad avviare il discorso con Ossipov. - Cos , fratello - dice. - Rimarremo soli. Finch la nuova casa non sar asciutta, i gi ovani vivranno con noi, e poi addio! Abbiamo appena avuto il tempo di vederli Tutte due sospirano I musicanti per urbanit sospirano pure, per il che laria si fa a nche pi densa. - S, fratello, - continua fiaccamente Jefm Petrovic, - cera una sola figlia, e diamo anche quella. E un uomo istruito, parla francese Soltanto, ecco, sbevucchia, ma c hi oggigiorno non beve?

Tutti bevono. - Non fa nulla, che beva, - dice Ossipov. - La principale qualit, Jefm Petrovic, ch e sappia il fatto suo. E se, poniamo, berr, perch poi non bere? Bere si pu. - Certo, si pu. Si odono singulti.

- Forse che lui pu sentir gratitudine? - si lagna Daria Danilovna con una vecchia . - Vedete, noi a lui madre mia, abbiamo snocciolato diecimila rubli, copeca su copeca, la casa labbiam messa in testa a Libocka, un trecento dessiatine (4) di terra presto detto? Ma forse che lui pu sentir gratitudine? Non son cos fatti, oggigiorn o, da esser riconoscenti. La tavola con le frutta gi pronta. Le coppe stanno, fitte, su due vassoi, le bott iglie di sciampagna sono avvolte in tovagliuoli, nella sala da pranzo sibilano i samovr. Un domestico senza baffi, con le fedine, annota su un foglietto i nomi d elle persone alla cui salute annuncer i brindisi durante la cena, e li legge, com e li studiasse a memoria. Dalle stanze caccian fuori un cane altrui, unattesa ans iosa Ma ecco, echeggiano voci affannate: - Vengono! Vengono! Btiuska Jefm Petrovic, ve ngono! La vecchia, stupefatta, con unespressione di estremo smarrimento, afferra il vass oio col pane e sale, Jefm Petrovic gonfia le gote, e tutte due insieme si affrettan o in anticamera. I musicanti, con ritegno, accordano frettolosi gli strumenti, d alla via giunge lo strepito delle vetture. Di nuovo entrato dal cortile il cane, lo scacciano, esso guaisce Ancora un minuto dattesa, e nella stanza di passaggio, s cattando bruscamente, rabbiosamente, echeggia unassordante, selvaggia, furiosa ma rcia. Laria risuona di esclamazioni, di baci, schioccano i tappi, i domestici han no facce severe Libocka e il suo consorte, un grave signore in occhiali doro, sono sbalorditi. La m usica assordante, la luce viva, lattenzione generale, la moltitudine di facce sco nosciute li opprimono Essi si guardano intorno ottusamente, senza veder nulla, se nza capir nulla. Si bevono sciampagna e t, tutto si svolge con decoro e posatezza. I numerosi pare nti, certi insoliti nonni e nonne che prima nessuno mai aveva visto, persone del clero, militari a riposo dalle nuche piatte, il padrino e la madrina di nozze d ello sposo, i compari stanno in piedi attorno alla tavola e, sorseggiando cautam ente il t, discorrono della Bulgaria; le signorine, come mosche, si stringono all e pareti; perfino i paggi hanno perduto il loro aspetto inquieto e stanno pacifi ci presso luscio. Ma passano unora o due, e tutta la casa gi trema per la musica e le danze. I paggi hanno di nuovo unaria come se avessero strappato la catena. Nella sala da pranzo , dove stata imbandita in forma di p la tavola degli antipasti, si affollano i v ecchi e la giovent che non balla; Jefm Petrovic, che ha gi vuotato un cinque bicchie rini, strizza locchio, fa schiocchi con le dita e soffoca dal ridere. Gli venuto in mente che sarebbe bello dar moglie ai paggi, e la cosa gli piace, gli sembra spiritosa, divertente, e lui felice, tanto felice che non pu esprimerlo a parole, e sghignazza soltanto Sua moglie, che non ha mangiato nulla dal mattino ed ebbra per lo sciampagna bevuto, sorride beatamente e dice a tutti - Non si pu, non si pu, signori, andar nella stanza da letto! Non delicato andar nella stanza da lett o! Non guardate l dentro! Ci significa: favorite guardar la stanza da letto! Tutta la sua vanit materna e tu tte le sue capacit si sono profuse in quella camera! E c di che vantarsi! In mezzo alla camera stanno due letti con alte materasse; federe di pizzo, coperte di set

a, trapunte, con complicati, incomprensibili monogrammi. Sul letto di Libocka sta una cuffia dai nastri rosei, e sul letto di suo marito una veste da camera di co lor topo con nappine celesti. Ciascuno degli ospiti, dato uno sguardo ai letti, stima dover suo strizzar locchio significativamente e dire: M-gi-a!, e la vecchia raggiante e bi sbiglia: - La camera un trecento rubli costata, btiuska. E uno scherzo? Su via, andatevene, per gli uomini non sta bene venir qui. Dopo le due servono la cena. Il domestico dalle fedine annuncia i brindisi e la musica suona una fanfara. Jefm Petrovic si ubriaca definitivamente e non riconosce pi nessuno; gli pare di non essere a casa sua, ma in visita, e di essere stato o ffeso; nellanticamera indossa cappotto e berretto e, cercando le sue soprascarpe, grida con voce rauca: - Non desidero restar qui oltre! Siete tutti mascalzoni! Farabutti! Io vi smasch erer! E accanto a lui sta la moglie e gli dice: - Calmati, anima empia che sei! Calmat i, testardo, erode, castigo mio!

NOTE.

NOTA 1: Titolo che competeva al colonnello e al tenente colonnello. NOTA 2: Modo di dire russo. NOTA 3: Haut-Sauternes: uno dei famosi vini bianchi di Sauternes, paese della Giro nda, in Francia. NOTA 4: La dessiatina corrisponde a ettari 1,092.

IGNORANZA.

Un giovanotto di campagna, biondiccio e grosso di zigomi, in un pellicciotto str appato e grandi scarpe nere di feltro, attese che il dottore provinciale, termin ate le visite, se ne tornasse dallospedale al suo alloggio e gli si avvicin timida mente. - Vengo da vostra grazia, - disse. - Che vuoi? Il giovanotto si pass la palma sul naso di sotto in su, guard il cielo e infine ri spose: - Da vostra grazia Qui da te, signoria, c nella camerata dei detenuti mio fratello Vaska, il fabbro di Varvrino

- S, e che? - Io, dunque, sono il fratello di Vaska Nostro padre ha noi due: lui, Vaska, e me , Kirila. Oltre a noi, ci son tre sorelle, e Vaska ha moglie e un bambinello Molt a gente, e nessuno che lavori Nella fucina, son gi quasi due anni che non s acceso i l fuoco. Quanto a me, sono alla fabbrica di percalle, fucinare non so, e il padr e che lavoratore gli ? Non soltanto lavorare, diciamo, ma anche mangiar a dovere non pu, il cucchiaio non sa metterlo in bocca. - Che toccorre dunque da me? - Fa la grazia, manda fuori Vaska! Il dottore guard meravigliato Kirila e, senza dir nemmeno una parola, and oltre. I l giovanotto gli corse avanti e gli si butt ai piedi. -Dottore, signor mio bello! - supplic, battendo gli occhi e tornando a passarsi l a palma sul naso. - Usaci la divina grazia, manda tu Vaska a casa! Fa che si preg hi in eterno Dio per te! Signoria, mandalo! Crepan tutti di fame! La madre frigna tuttil santo giorno. La donna di Vaska frigna proprio una morte! Non vorrei pi veder la luce! Fa la grazia, mandalo fuori, signor mio bello! - Ma sei sciocco, o sei impazzito? - domand il dottore, guardandolo con ira. - Co me posso io mandarlo fuori? Ma s un detenuto! Kirila si mise a piangere. - Mandalo! - Poh, che strambo! Che diritto ne ho io? Sono il carceriere, o che? Me lhan portato allospedale in cura, io lo curo, ma di mandarlo via ho lo stesso d iritto come di cacciar te in prigione. Testa di rapa! - Ma lui lhan messo dentro per niente! Infino al processo, quasi un anno stato in carcere, ma adesso si domanda, per che cosa ci sta? Manco male se avesse ammazzato, diciamo, o rubato dei cavalli, ma c capitato cos, p er un bel nulla. - Giusto, ma io che centro? - Han messo dentro un uomo e loro stessi non san per che cosa. Aveva bevuto, sig noria, non aveva coscienza di nulla e perfino il padre aveva ferito allorecchio, e sera picchiato una guancia contro un ramo, essendo ubriaco, e due dei nostri ra gazzi - gli era venuto voglia, vedi, di tabacco turco - presero a dirgli che ent rasse con loro di notte nella bottega dellarmeno, a pigliar tabacco. Lui, essendo ubriaco, diede retta, lo stupido. Ruppero, sai, la serratura, entraron dentro, e avanti a fare il diavolo a quattro. Misero tutto a soqquadro, ruppero i vetri, sparpagliarono la farina. Ubriachi, in una parola! Be, subito il brigadiere quest o e quello poi dal giudice istruttore. Un anno intero stettero in prigione, e un a settimana fa, mercoled, fecero il processo a tutti e tre, in citt. Un soldato an dava dietro col fucile venne gente a giurare. Vaska meno colpevole di tutti, e qu ei signori giudicarono chera stato il caporione. I due ragazzi li han mandati in carcere, e Vaska in una compagnia di detenuti (1) per tre anni. Ma per che cosa? Giudica in coscienza! - Ancora una volta io non centro. Va dallautorit.

- Son gi stato dallautorit! Sono andato in tribunale, volevo presentare unistanza, l oro anche listanza non la presero. Sono stato anche dal commissario, anche dal gi udice istruttore sono stato, e ognuno dice: non affar mio! Ma di chi affare? E q ui allospedale non c nessuno superiore a te. Quel che tu vuoi, signoria, lo fai. - Sei uno stupido tu! - sospir il dottore. - Una volta che i giurati lhan trovato colpevole, non ci pu pi far nulla n il governatore, n il ministro perfino, altro che il commissario! Brighi inutilmente! - E chi lha giudicato? - I signori assessori giurati - Ma che signori eran quelli? I nostri stessi contadini. Andri Guriev cera, Aliosk a Chuk cera. - Be, io prendo freddo a discorrer con te. Il dottore scosse la mano e and rapido verso la propria porta. Kirila voleva gi an dargli dietro, ma, avendo visto la porta chiudersi con forza, si ferm. Una decina di minuti egli rimase immobile in mezzo al cortile dellospedale, guardando, senz a mettersi il berretto, lalloggio del dottore, poi fece un profondo sospiro, si g ratt lentamente e si avvi verso il portone. Da chi andare dunque?, mormorava, uscendo sulla strada. Uno dice: non affar mio, lal tro dice: non affar mio. Di chi dunque affare? No, certamente, finch non ungi le ruote, non fai nulla. Il dottore parla cos, e intanto non faceva che guardarmi il pugno: non gli avrei dato un biglietto turchino (2)? Be, fratello, io fino al go vernatore arriver. Appoggiandosi ora su un piede, ora sullaltro, voltandosi di continuo a guardare s enzalcuna necessit, egli si trascinava pigramente per la strada e, visibilmente, e ra incerto su dove andare Non faceva freddo e la neve cricchiava debolmente sotto i suoi piedi. Davanti a lui, non pi in l duna mezza versta, si stendeva su una col lina la cittaduzza distrettuale in cui di recente avevano giudicato suo fratello . A destra nereggiava il carcere col tetto rosso e con le garitte alle cantonate , a sinistra cera il gran bosco municipale, ora coperto di brina. Vera silenzio, s olo un certo vecchio in giubbetto da donna e con un enorme berretto a visiera ca mminava pi avanti, tossendo e ogni tanto gridando a una vacca che conduceva in ci tt. - Nonno, salute! - profer Kirila, giunto a pari col vecchio. - Salute - La porti a vendere? - No, cos - rispose pigramente il vecchio. - Sei un cittadino, o che? Si misero a discorrere. Kirila raccont perch era stato allospedale e di che cosa av eva parlato col dottore. - Certo, il dottore queste faccende non le conosce, - gli diceva il vecchio, qua ndo entrambi erano entrati in citt. - Lui, pur essendo un signore, stato istruito nel curare con ogni sorta di mezzi, ma quanto a darti un vero consiglio o, dici amo, a scrivere un verbale questo lui non lo pu. Per questo c unautorit speciale. Dal conciliatore e dal commissario sei stato. Questi pure nella tua faccenda non so

n competenti. - Dove andare dunque? - Per le vostre faccende di campagnuoli c un capo, e a quello addetto il membro pe rmanente. Va dunque da lui. Signor Sineokov. - Quello che sta a Zlotovo? - Ma s, a Zlotovo. Lui il vostro capo. Se si tratta di qualcosa che riguarda le vo stre faccende, di fronte a lui perfino lispravnik (3) non ha pieni poteri. - C da andar lontano, fratello. Un quindici verste, penso, o anche pi. - Chi ha bisogno, anche cento verste far. - E cos Presentargli unistanza, o che? - L lo saprai. Se occorre unistanza, lo scrivano te la far alla svelta. Il membro p ermanente ha uno scrivano. Separatosi dal nonno, Kirila sost in mezzo alla piazza, pens un poco e torn indietro dalla citt. Aveva stabilito di andare a Zlotovo. Di l a un cinque giorni, rientrando, dopo le visite dei malati, nel suo alloggio, il dottore vide nuovamente nel proprio cortile Kirila. Questa volta il giovanotto non era solo, ma con un certo vecchio scarno, pallidi ssimo, che senza posa ciondolava il capo, come fosse stato un pendolo, e biascic ava con le labbra. - Signoria, ricorro di nuovo alla tua grazia! - cominci Kirila. Ecco, son venuto col padre, fa la carit, manda fuori Vaska! Il membro permanente non stato a discor rere. Dice: Vattene via!. - Alta signoria! - prese a sibilare in gola il vecchio, alzando i sopraccigli tr emanti, - siate misericordioso! Noi siam gente povera, non possiamo ricompensare il vostro onore, ma se fa piacere a vostra grazia, Kiriuska o Vaska possono pag ar col lavoro. E lavorino! - Pagheremo col lavoro! - disse Kirila e alz la mano come volesse pronunciare un giuramento. - mandalo fuori! Di fame crepano! A tuttandare frignano, signoria! Il giovanotto diede un rapido sguardo al padre, lo tir per la manica e tutte due, come a un comando, si buttarono ai piedi del dottore. Questi scosse la mano e, senza guardarsi indietro, and in fretta verso la propria porta.

NOTE.

NOTA 1: Una delle pene sancite dalla legge del tempo era linvio alle compagnie di detenuti, organizzate militarmente e impiegate in lavori.

NOTA 2: Cio da cento rubli: i biglietti di banca russi si distinguevano e sindicav ano, nelluso comune, secondo il colore (rossi, azzurri, grigi, iridati eccetera), in relazione col loro valore. NOTA 3: Capo di polizia distrettuale.

IL PENSATORE.

Un afoso meriggio. Nellaria n suoni, n movimenti Tutta la natura simile a unimmensa c asa di campagna dimenticata da Dio e dagli uomini. Sotto il fogliame affloscito dun vecchio tiglio che sorge accanto allalloggio del direttore carcerario Jaskin, stanno seduti a un tavolino con tre gambe lo stesso Jaskin e il suo ospite, lispe ttore di ruolo della scuola distrettuale Pimfov. Entrambi son senza giacca; i lo ro panciotti sono sbottonati; i visi sudati, rossi, immobili; la loro capacit di esprimere alcunch paralizzata dalla calura La faccia di Pimfov s fatta del tutto agr a e impregnata di pigrizia, i suoi occhi si sono appannati, il labbro di sotto g li pende. Negli occhi invece e sulla fronte di Jaskin si pu ancora notare una cer ta quale attivit; visibilmente, egli pensa a qualcosa Entrambi si guardano a vicen da, stanno zitti ed esprimono i loro tormenti sbuffando e piombando con le palme addosso alle mosche. Sulla tavola una caraffa di vodka, del lesso tiglioso di m anzo e una scatola vuota di sardine con sale bigio. Son gi stati bevuti il primo, il secondo, il terzo bicchierino - Sissignore! - caccia fuori dun tratto Jaskin, e cos inaspettatamente che il cane , sonnecchiante non lontano dalla tavola, sussulta e, messa la coda tra le gambe , corre in disparte. Sissignore! Qualunque cosa diciate, Filipp Maksimic, nella l ingua russa moltissimi sono i segni dinterpunzione superflui! - Cio, perch mai? - interroga modestamente Pimfov, levando via dal bicchierino unal uccia di mosca. - Anche se ci son molti segni, ciascuno di essi ha il suo signif icato e il suo posto. - Questo poi lasciatelo stare. Nessun significato hanno i vostri segni. Pura sof isticheria Uno colloca una decina di virgole in una riga e pensa di essere intell igente. Per esempio, il sostituto procuratore Merinov dopo ogni parola mette la virgola. Perch questo? Egregio signore - virgola, avendo visitato le prigioni il tal giorno - virgola, ho notato - virgola (1), che i detenuti - virgola poh! Ti vengon le traveggole! E anche nei libri la stessa cosa Punto e virgola, due punti, virgolette diverse. E persin fastidioso leggere. E il tal bellimbusto, a cui un sol punto non basta, ci si mette e ne pianta tuttuna f ila Perch questo? - La scienza ci esige - sospira Pimfov.

- La scienza Ottenebrazione delle menti, e non scienza Per darsi importanza hanno immaginato di buttar polvere negli occhi Per esempio, in nessuna lingua straniera c questa iat, e in Russia c (2) A che serve? si domanda. Che tu scriva chlieb (3) c t o senza la iat, o che non la stessa cosa? - Dio sa quel che dite, Ili Martinic! - si offende Pimfov. - Come si potrebbe scri vere chlieb con la e? Si dicon tali cose che ascoltare perfino spiacevole.

Pimfov vuota il bicchierino e, battendo gli occhi con aria offesa, volta la facc ia da una parte. - E quanto mi frustarono per questa iat! - continua Jaskin. - Me ne ricordo, mi chi ama una volta linsegnante alla lavagna e detta: Il medico parti per la citt. Io subi to a scrivere il medico con la e. Mi fustiga. Di l a una settimana, di nuovo alla lav agna, di nuovo scrivi: Il medico part per la citt. Lo scrivo questa volta con la iat. accapo a frustarmi. Ma per che cosa, Ivn Fomic? Scusate tanto, voi stesso mavete detto che qui ci vuole la iat!. Allora, dice, ero fuori sulla iat nella parola per debito di giuramento gonfio per questa iat la gente con la iat.

di strada, e avendo letto ieri lopera di un certo accademico medico, son daccordo con laccademia delle scienze. E ti frusto Be, mi frusta. E anche il mio Vassiutka ha sempre lorecchio Se io fossi ministro, vieterei ai vostri simili di turlupinar

- Addio, - sospira Pimfov, battendo gli occhi e indossando la giacca. - Non poss o sentire io, se delle scienze - Via, via, via gi s offeso! - dice Jaskin, afferrando Pimfov per la manicaIo, . ved ete, lho detto cos, solo per discorrere Via, mettiamoci a sedere, beviamo! Loltraggiato Pimfov siede, beve e volta la faccia da una parte. Segue un silenzio . Accanto ai due che bevono passa la cuoca Feona con una bacinella di rigovernat ura. Si sente lo sguazzare dellacqua sporca e il guaito del cane annaffiato. Il v iso senza vita di Pimfov si fa anche pi agro; sul punto di fondere dal caldo e di colar gi sul panciotto. Sulla fronte di Jaskin si raccolgono delle rughettine. E gli guarda con aria riconcentrata il manzo tiglioso e pensa Savvicina alla tavola un invalido, sbircia arcigno la caraffa e, veduto ch vuota, porta una nuova razion e Bevono ancora. - Sissignore! - dice a un tratto Jaskin. Pimfov sussulta e guarda spaventato Jaskin. Si aspetta da lui nuove eresie. - Sissignore! - ripete Jaskin, guardando pensoso la caraffa. - A parer mio, anch e di scienze ce n molte superflue! - Cio, come sarebbe a dire? - domanda piano Pimfov. - Quali scienze giudicate sup erflue?

- Dogni sorta Quante pi scienze luomo conosce, tanto pi presume di s. Maggiore lorgo o Io le impiccherei tutte queste scienze Via, via gi s offeso! Ma che permaloso, perdinci, non si pu dire una parola! S ediamo, beviamo! Savvicina Feona e, puntando irritata i suoi gomiti paffuti dai lati, mette davant i agli amici una minestra di cavoli verdi in un vaso di terracotta. Comincia un rumoroso mangiar col cucchiaio e masticare. Come di sotterra, spuntano tre cani e un gatto. Essi stanno davanti alla tavola e gettano occhiate tenere alle bocche masticanti. Alla minestra di cavoli segue una kascia (4) al latte che Feona posa con tanta rabbia che dalla tavola si spargo no cucchiai e turaccioli. Prima della kascia gli amici bevono in silenzio. - Tutto a questo mondo superfluo! - osserva a un tratto Jaskin.

Pimfov lascia cader sui ginocchi il cucchiaio, guarda spaventato Jaskin, vuol pr otestare, ma la lingua gli s indebolita per lebriet e s imbrogliata nella kascia dens luogo del consueto cio, come sarebbe a dire?, non si ha che un mugolio. - Tutto superfluo - continua Jaskin. - E le scienze, e gli uomini e gli istituti c arcerari, e le mosche e la kascia Anche voi siete superfluo Bench siate un bravuomo, e crediate in Dio, pure anche vo i siete superfluo - Addio, Ili Martinic! - balbetta Pimfov, sforzandosi dindossar la giacca e in ness un modo riuscendo a infilar le maniche.

- Adesso, ecco, noi ci siamo rimpinzati, inghebbiati, e a che scopo questo? Cos Tu tto ci superfluo Mangiamo, e noi stessi non sappiamo per che cosa Via via gi s offes Io, vedete, solo cos per discorrere! E dove avete da andare? Sediamo un po, chiacch ieriamo beviamo! Segue un silenzio, interrotto solo ogni tanto dal tintinnio dei bicchierini e da un ebbro raschiare in gola Il sole comincia ormai a volgere al tramonto, e lombra del tiglio cresce sempre pi. Viene Feona e, sbuffando agitando bruscamente le br accia, stende accanto alla tavola un tappetino. I due amici in silenzio bevono u nultima volta, si accomodano sul tappeto e, voltandosi il dorso a vicenda, cominc iano ad assopirsi Sia lode a Dio, pensa Pimfov, che oggi non s spinto fino alla creazione del mondo e d ella gerarchia se no cera da sentirsi rizzare i capelli e si sarebbero scandalizz ati anche i santi .

NOTE.

NOTA 1: In russo obbligatoria la virgola davanti alla congiunzione che. NOTA 2: Si tratta di una vocale il cui suono, ie, identico a quello di unaltra (la e) : molto discussa fra i grammatici russi venne infine soppressa con la riforma or tografica sovietica dei 1918. NOTA 3: Pane. NOTA 4: Intriso, simile al risotto, che si fa in Russia con varie qualit di grana glie, specialmente con gran saraceno. LA FIGLIA DI ALBIONE.

Alla casa del possidente Griabov si accosta una magnifica carrozza aperta con ce rchioni di gomma, grasso cocchiere e sedile di velluto. Dalla carrozza balz fuori il capo distrettuale della nobilt Fiodor Andreic Otsv. In anticamera lo ricevette un domestico assonnato. - I signori sono in casa? - domanda il capo della nobilt. - Nossignore. La padrona e i bambini sono andati in visita, e il padrone e mamsl (1

) la governante sono a pescare. Fin da stamane. Otsv sosta un poco, riflett e and a piedi verso il fiume a cercar Griabov. Lo trova a un paio di verste da casa, vicino al fiume. Avendo guardato gi dallerta ripa e veduto Griabov, Otsv scoppia a ridere Griabov, un uomo grande, grasso, dalla testa grossissima, era seduto sulla sabbia, con le gambe ripiegate sotto di s alla tur ca, e pescava alla lenza. Il cappello gli stava sulla nuca, la cravatta gli era scesa da un lato. Accanto a lui stava in piedi unalta, sottile inglese dagli occh i convessi di gambero e dal gran naso di uccello, simile piuttosto a un uncino c he a un naso. Era vestita con un abito bianco di mussolina, attraverso il quale fortemente trasparivano le spalle magre, gialle. Da una cintura dorata le pendev a un orologio doro. Ella pure pescava alla lenza. Intorno ai due regnava un silen zio di tomba. Entrambi erano immobili, come il fiume su cui nuotavano i loro gal leggianti. - Una voglia da morire, ma un destino crudele! - si mise a ridere Otsv. - Buon gi orno, Ivn Kuzmic! - Ah sei tu? - domanda Griabov, senza staccar gli occhi dallacqua. - Sei arrivato? - Come vedi E tu ti occupi ancor sempre della tua sciocchezzuola! Non te ne sei ancora disavvezzato? - Che diavolo E tutto il giorno che pesco, dal mattino Non so perch, oggi si pesca m ale. Non abbiamo preso nulla n io, n questa fantasima. Stiamo qui, stiamo qui, e a lmeno si pigliasse un accidente! C addirittura da gridare al soccorso. - E tu sputaci su. Andiamo a ber la vodka! - Aspetta Forse qualcosa acchiapperemo. Verso sera il pesce abbocca meglio.. Son qui, fratello, fin da stamane! Una noia cos grossa che nemmeno te lo posso esprim ere. Mha proprio trascinato il diavolo a prender questabitudine della pesca! So ch u ninsulsaggine, e sto qui! Sto qui come un lazzarone qualunque, come un forzato, e guardo lacqua, come un qualunque imbecille! Alla falciatura bisogna andare, e io pesco. Ieri a Chapanievo officiava Sua Eminenza, e io non ci andai, rimasi qui con questa specie di storione con questa diavolessa - Ma sei impazzito? - domanda Otsv, sbirciando impacciato linglese. - Sparli davant i a una signora e di lei stessa - Ma che il diavolo la porti! Tant, di russo non capisce unacca. Parlane bene, parlane male, per lei tuttuno! Guarda il suo naso! Soltanto il naso ti far svenire! Stiamo insieme giornate intere, e almeno dicesse una parola! Sta l come uno spauracchio e sgrana le sue lanterne sullacqua. Linglese sbadiglia, cambia il vermicciolo e getta lamo. - Mi meraviglio, fratello, non poco! - continua Griabov. - Vive questa scema in Russia da dieci anni, e almeno sapesse una parola di russo! Un nostro qualunque a ristocraticuccio va nel loro paese e ben presto impara a bestemmiarne la lingua, loro invece il diavolo li conosce! Tu guardale il naso! Il naso guardale! - Su via, smettila.., Non sta bene Perch dai addosso a una donna? - Lei non donna, ma ragazza Sogna, scommetto, i fidanzati, questa pupattola del d

iavolo. E manda non so che odor di putredine Lho presa in odio, fratello! Non poss o vederla con indifferenza! Quando mi guarda coi suoi occhiacci, mi sento tutto rimescolato, come se avessi dato del gomito contro una ringhiera. Le piace anche pescare. Guardala: pesca, e celebra un rito! Guarda ogni cosa con disprezzo Sta l, la canaglia, e ha coscienza di esser uomo e, per conseguenza, re della natu ra. E sai come si chiama? Uilka Cirlsovna Tfais! Poh! non si pu nemmeno pronunciare! Linglese, avendo udito il suo nome, gira lentamente il naso dalla parte di Griabo v e lo misura con uno sguardo sprezzante. Da Griabov leva gli occhi su Otsv e lo inonda di disprezzo. E tutto ci in silenzio, con gravit e lentamente. - Hai visto? - domanda Griabov, ridendo forte. - To, dice, per voi! Ah, tu, fanta sima! Solo per i bambini tengo questo tritone. Se non ci fossero i bambini, anch e a dieci verste dalla mia propriet non la lascerei avvicinare Il suo naso come qu ello dellavvoltoio E la vita? Questa pupattola mi rammenta un lungo chiodo. E cos, sai, la prenderei e la pianterei in terra. Aspetta Da me, pare, abbocca Griabov balza in piedi e solleva la canna. La lenza si tese Griabov tira ancora u na volta e non pot trar fuori lamo. - S impigliato! - disse e fece una smorfia. - A una pietra, probabilmente Che il di avolo lo porti Sul viso di Griabov si dipinse la sofferenza. Sospirando, movendosi inquieto e b orbottando maledizioni, egli comincia a tirar la lenza. Il tirare non valse a nu lla. Griabov impallid. - Che seccatura! Bisogna scendere in acqua. - E tu smetti! - Non si pu Verso sera si pesca bene Guarda un po che scocciatura, che il Signore mi perdoni! Toccher scendere in acqua. Toccher! E se tu sapessi quanta poca voglia ho di spogliarmi! Bisogna cacciar via linglese In sua presenza scomodo spogliarsi. E pur sempre, vedi, una dama! Griabov si tolse cappello e cravatta. - Miss eh-eh-eh - si rivolse allinglese. - Miss Tfais!

Ze vu pri (2) Be, come dirle? Be, come dirti, perch tu capisca? Ascoltate l! Andate l enti? Miss Tfais inond Griabov di disprezzo ed emise un suono nasale. - Che cosa? Non capite? Vattene di qui, ti si dice! Devo spogliarmi, pupattola d el diavolo! Vattene l! L! Griabov tira la miss per una manica, le indica i cespugli e si accoccol: va dietro i cespugli, le diceva con ci, e nasconditi l. Linglese, movendo con energia i sopraccigli, pronuncia rapidamente una lunga fras

e in inglese. I due possidenti scoppiarono a ridere. - E la prima volta in vita mia che sento la sua voce Non ce che dire, una vocina! N on capisce! Su via, che ho da fare con lei? - Sputaci su! Andiamo a ber la vodka! - Non si pu, adesso si deve pescare.., La sera Be, che vuoi che faccia! Che scoccia tura! Toccher spogliarsi in sua presenza Griabov si tolse giacca e panciotto e sedette sulla sabbia per cavarsi gli stiva li. - Ascolta, Ivn Kuzmic, - disse il capo della nobilt, ridendo forte nella mano. - Qu esto poi, amico mio, scherno, derisione. - Nessuno la prega di non capire! Sar di lezione per loro, stranieri! Griabov si leva gli stivali, i calzoni, si tolse la biancheria e si ritrova vest ito come Adamo. Otsv si prese il ventre. Egli era arrossito dalle risa e dalla co nfusione. Linglese moveva i sopraccigli e batteva gli occhi Sulla sua faccia giall a correva un altezzoso, sprezzante sorriso. - Bisogna freddarsi un poco, - disse Griabov, battendosi sulle anche. - Dimmi di grazia, Fiodor Andreic, perch a me ogni estate viene uno sfogo sul petto? - Ma scendi al pi presto in acqua o copriti con qualche cosa! Animale! - E almeno si fosse confusa, la vigliacca! - disse Griabov, entrando in acqua e segnandosi. - Brr che acqua fredda Guarda come muove i sopraccigli! Non se ne va St a al disopra della folla! He he-he! Nemmeno in conto di uomini ci tiene! Entrato fino ai ginocchi nellacqua e drizzatosi in tutta la sua enorme statura, e gli strizza locchio e disse: - Questa, fratello, per lei non lInghilterra!

Miss Tfais cambia freddamente il vermicciolo, sbadigli e gett lamo. Otsv si volse in l Griabov sganci luncino, si tuff e, soffiando, usc dallacqua. Di l a due minuti era gi seduto sulla sabbia e tornava a pescare.

NOTE.

NOTA 1: Per mademoiselle. NOTA 2: Je vous prie (vi prego).

IN TERRA STRANIERA.

Mezzogiorno di domenica. Il possidente Kamiscev se ne sta seduto in sala da pran zo davanti a una tavola apparecchiata con lusso e lentamente fa colazione. Divid e la mensa con lui un vecchio francesino lindo e ben raso, monsieur Champougne.

Questo Champougne fu un tempo precettore in casa di Kamiscev, insegn ai suoi figl i le belle maniere, la buona pronuncia e le danze, e poi, quando i figli di Kami scev furon cresciuti e diventati tenenti, Champougne rimase come una specie di bo nne (1) di sesso maschile. I doveri dellex precettore non son complicati. Egli dev e vestir con decoro, odorar di profumi, ascoltare lozioso chiacchierio di Kamisce v, mangiare, bere, dormire, e nulla pi, mi pare. Per questo egli riceve la mensa, la camera e uno stipendio indeterminato. Kamiscev mangia e, al solito, ciancia. - E cosa da morire! - dice, asciugando le lacrime spuntategli dopo che ha mangiat o un pezzo di prosciutto densamente spalmato di mostarda. - Uff! Mha dato alla te sta e in tutte le giunture. Ma la vostra mostarda francese non produrr questeffett o, anche se mangerai tuttil barattolo. - A chi piace quella francese, a chi la russa - dichiara mansuetamente Champougne . - A nessuno piace quella francese, fuorch ai soli francesi. Ma qualunque cosa si dia al francese manger tutto: e la rana, e il topo, e gli scarafaggi.. brr! A voi , per esempio, questo prosciutto non piace, perch russo, ma se vi si desse del ve tro arrosto e si dicesse ch francese, lo mangereste e schiocchereste anche le labb ra Secondo voi, tutto ci ch russo cattivo. - Io questo non lo dico.

- Tutto ci ch russo cattivo, ma ci ch francese oh, se tre zoli (2)! Secondo voi, n glior paese che la Francia, e, secondo me su via, che cos la Francia, parlando in c oscienza? Un pezzetto di terra! Manda l il nostro ispravnik (3), e lui in capo a un mese chieder il trasferimento: non c da rigirarsi! Della vostra Francia tutta in u n sol giorno si pu fare il giro, ma da noi esci fuori dal portone: la fine del te rritorio non si vede! Vai, vai - S, monsieur, la Russia un immenso paese. - Ecco, proprio cos! Secondo voi, non c gente meglio dei francesi. Un popolo colto, intelligente! La civilt! Daccordo, i francesi son tutti colti, manierosi vero Il fr ancese non si permetter mai un atto incivile: in tempo porger a una signora la sed ia, i gamberi non li manger con la forchetta, non sputer sul pavimento, ma non c quel lanima! Quellanima in lui non c! Soltanto non posso spiegarvelo, ma, come si potrebbe esprimer questo?, nel franc ese manca quel certo che, quel talchi (parla muove le dita) - quel certo che di g iuridico. Io ricordo daver letto in qualche posto che voi tutti avete unintelligen za acquistata sui libri, e noi abbiamo unintelligenza innata. Se al russo sinsegna ssero le scienze come si deve, nessun vostro professore lo eguaglierebbe. - Pu darsi - dice, come a malincuore, Champougne. - No, non pu darsi, ma sicuro! Non c da fare smorfie, dico la verit! Lintelligenza ru ssa unintelligenza inventiva! Soltanto, certo, non la lasciano libera, ed essa no n sa vantarsi Inventer qualche cosa e la romper, oppure labbandoner ai bimbetti, che giochino, il vostro francese invece inventer qualche bazzecola e grider da farsi s entire in tutto il mondo. Laltro giorno il cocchiere Iona fece col legno un omino : tiri lomino per un filo, e lui ti fa un atto indecente. Iona per non si vanta. I n generale non mi piacciono i francesi! Non parlo di voi, ma in generale Un popolo immorale! Di aspetto esteriore si direbbe che somiglino a uomini, ma vivono come cani Si p renda magari, per esempio, il matrimonio. Da noi, se ti sei sposato, ti attacchi

alla moglie e non ci son discorsi, ma da voi il diavolo sa quel che . Il marito sta tuttil giorno seduto al caff, e la moglie riempie la casa di francesi e avanti a ballar con loro il cancan. - Questo falso! - non regge Champougne, avvampando. - In Francia il principio fa miliare sta molto in alto! - Lo conosciamo quel principio! E per voi una vergogna difenderlo. Bisogna essere spassionati: se ci sono i maiali, ci sono i maiali Un grazie ai tedeschi per avervi battuti Aff di Dio, un grazie. Che Dio li mantenga sani - In tal caso, monsieur, non capisco, - dice il francese, balzando in piedi e con gli occhi sfavillanti, - se odiate i francesi, perch mi tenete? - E dove potrei ficcarvi? - Mandatemi via, e andr in Francia! - Che co-o-osa? Ma forse che ora vi lasceranno entrare in Francia? Voi infatti s iete un traditore della vostra patria! Da voi ora un granduomo Napoleone, ora Gam betta il diavolo stesso non vi raccapezzerebbe! - Monsieur, - dice in francese Champougne, mandando spruzzi e sgualcendo fra le ma ni il tovagliolo. - Loffesa che dianzi avete recato al mio sentimento non avrebbe potuto escogitarl a neppure un mio nemico! Tutto finito!! E fatto con la mano un gesto tragico, il francese getta con affettazione il tova gliolo sulla tavola e con dignit se ne esce. Di l a un tre ore cambia limbandigione e la servit serve il pranzo. Kamiscev si mette a tavola solo. Dopo il bicchierino che precede il pranzo si ma nifesta in lui la sete del vaniloquio. Ha voglia di cicalare, ma un ascoltatore non c - Che fa Alfns Liudvikovic? - domanda al domestico. - Sta facendo la valigia. - Che stuppidone, mi perdoni il Signore! - dice Kamiscev e va dal francese. Champougne seduto in camera sua sul pavimento in mezzo alla stanza, e con mani t remanti mette nella valigia biancheria, boccette vuote di profumi, libri di preg hiera, bretelle, cravatte Tutta la sua decorosa figura, la valigia, il letto e la tavola spirano addirittura eleganza e femminilit. Dai suoi grandi occhi azzurrin i gocciano nella valigia grosse lacrime. - Dove mai volete andare? - domanda Kamiscev, dopo aver sostato un poco. Il francese tace. - Partire volete? - continua Kamiscev. - Che c, come vi piace Non oso trattenervi Soltanto, ecco quel che strano: come partirete senza passapor

to? Mi meraviglio! Voi lo sapete, io lho smarrito il vostro passaporto. Lavevo fic cato in qualche posto fra le carte, e s smarrito E da noi riguardo ai passaporti si severi. Non avrete il tempo di far nemmeno cinque verste che vi acciufferanno. Champougne alza il capo e guarda incredulo Kamiscev. - S Ecco, vedrete! Saccorgeranno dal viso che siete senza passaporto, e subito: chi siete? Alfns Champougne! Li conosciamo questi Alfns Champougne! E non vi garba an dare a tappe in luoghi non tanto lontani (4)? - Voi scherzate? - A che proposito dovrei scherzare? Ne ho proprio bisogno! Soltanto, badate, fac ciamo un patto: non vogliate poi piagnucolare e scriver lettere. Nemmeno un dito mover, quando vi faran passare davanti a me coi ferri ai piedi! Champougne balza su e, pallido, con gli occhi dilatati, comincia a camminare per la stanza. - Che fate di me?! - dice, afferrandosi nella disperazione il capo. - Dio mio! Oh, sia maledetta lora che mi venne in testa il funesto pensiero di la sciar la patria! - Via, via, via ho scherzato! - dice Kamiscev, abbassando il tono. - Che original e, non capisce gli scherzi! Una parola non si pu dire! - Mio caro! - strilla Champougne, tranquillato dal tono di Kamiscev. - Vi giuro, io sono affezionato alla Russia, a voi e ai vostri figli Lasciar voi per me tanto penoso come morire! Ma ogni vostra parola mi ferisce il cuore! - Ah bel tipo! Se io parlo male dei francesi, per qual motivo dovete offendervi? Quanti sono quelli di cui parliamo male? cos, tutti dovrebbero offendersi? Bel t ipo, davvero! Prendete esempio, ecco, da Lasr Issakic, il fittavolo Io gli d di ques to e di quello, e del giudeo, e del rognoso, e gli faccio lorecchio di porco con la falda, e lo prendo per i ricci delle tempie (5) non soffende mica! - Ma quello, gi, uno schiavo! Per una copeca pronto a ogni bassezza! - Via, via, via basta! Andiamo a pranzare! Pace e buon accordo! Champougne incipria il suo viso rosso di pianto e va con Kamiscev in sala da pra nzo. La prima portata la si consuma in silenzio, dopo la seconda comincia la med esima storia, e in tal modo le sofferenze di Champougne non han fine.

NOTE.

NOTA 1: Governante. NOTA 2: Cest trs joli ( molto carino). NOTA 3: Capo di polizia distrettuale.

NOTA 4: Espressione del linguaggio amministrativo, che si usava per indicare linv io al confino in luoghi della Russia Europea, di qua dagli Urali, in contrappost o alla deportazione nelle lontane regioni siberiane. NOTA 5: I cosiddetti pissi o pissiki: i due lunghi riccioli che molti ebrei russi po rtano tra lorecchio e la guancia, uno per parte.

LA CUOCA SI SPOSA.

Griscia, un piccolo tombolino di sette anni, stava vicino alluscio della cucina, origliando e gettando occhiate dal buco della serratura. In cucina avveniva qualcosa, a parer suo, dinconsueto, di mai veduto fin allora. Davanti alla tavola di cucina, su cui di solito si affetta la carne e si trita l a cipolla, era seduto un grosso, robusto campagnuolo in caffettano da vetturino, rosso di capelli, barbuto, con una grossa goccia di sudore sul naso. Egli tenev a sulle cinque dita della mano destra un piattino e beveva il t, e nel far ci mord eva cos rumorosamente lo zucchero (1) che a Griscia correva per la schiena un bri vido. Di fronte a lui, su un sudicio sgabello, stava a sedere la vecchia bambina ia Aksinia Stepnovna e beveva pure il t. La faccia della bambinaia era seria e, ne llo stesso tempo, raggiante duna certa qual solennit. La cuoca Pelagheia saffaccend ava attorno alla stufa e visibilmente cercava di nascondere il pi lontano possibi le la sua faccia. Ma sulla sua faccia Griscia vedeva unintera luminaria: essa ard eva e passava per tutti i colori, cominciando dal rosso porpora e terminando con un color pallido di morte. Senza posa ella afferrava con le mani tremanti colte lli, forchette, pezzi di legna, stracci, si moveva, borbottava, picchiava, ma, i n sostanza, non faceva nulla. Alla tavola, dove si stava bevendo il t, non gett ne mmeno uno sguardo, e alle domande rivoltele dalla bambinaia rispondeva a scatti, rudemente, senza voltar la faccia. - Bevete, Danilo Semionic! - diceva la bambinaia, offrendo al vetturino. - Ma per ch sempre t e t? Dovreste prendere un po di vodka! E la bambinaia avvicin allospite un quartuccio e un bicchierino, e intanto il suo viso assunse unespressione maliziosissima. - Non ne faccio uso no, - si schermiva il vetturino. - Non forzatemi, Aksinia Ste pnovna. - Come siete Vetturino, e non bevete Per luomo scapolo impossibile non bere. Prende te! Il vetturino sbirci la vodka, poi il viso malizioso della bambinaia, e il suo vis o stesso assumeva unespressione non meno maliziosa: no, pareva dire, non mi pigli , vecchia strega! - Non bevo, dispensatemi Nel nostro mestiere non sta bene questa debolezza. Un ar tigiano pu bere, perch rimane sempre allo stesso posto, ma noi altri siamo sempre in vista, in pubblico. Non cos? Vai alla bettola, e intanto il cavallo se ne va; se tubriachi, anche peggio: da u n momento allaltro taddormenti, o caschi gi da cassetta. La faccenda cos. - E voi quanto guadagnate al giorno, Danilo Semionic? - Secondo i giorni. Un giorno fai vetture per una carta verde (2), e unaltra volt

a vai in rimessa addirittura senza un grosc (3). Capitan giornate diverse. Oggid il nostro mestiere non val proprio nulla. Di vett urini, voi stessa lo sapete, ce n un buscherio, il fieno caro, e il passeggiero di poco conto, tira sempre ad andare in tram (4). Tuttavia, ringraziando Dio, non c da lagnarsi. Siamo sfamati e vestiti, e possiamo perfino far felice qualcun altro - (il vetturino sbirci Pelagheia) - se ci gli va a genio. Quel che fu detto poi, Griscia non intese. Savvicin alluscio la mamma e lo mand nell a stanza dei bambini a studiare. - Va a studiare. Non affar tuo ascoltar qui! Giunto nella stanza dei bambini, Griscia si mise davanti la Parola natia, ma non p oteva leggere. Tutto ci che dianzi aveva visto e udito aveva destato nella sua te sta una massa di problemi. La cuoca si sposa , pensava. Strano. Non capisco perch mai si sposi. La mamma ha spos ato il babbo, la cugina Vrocka Pavel Andreic. Ma il babbo e Pavel Andreic, sia pure, li si pu sposare: hanno catenelle doro, bei vestiti, hanno sempre gli stivali luc idati; ma sposare questo terribile vetturino dal naso rosso, in scarpe di feltro poh! E perch la bambinaia vuole che la povera Pelagheia si sposi?. Quando dalla cucina se ne fu andato lospite, Pelagheia comparve nelle stanze e at tese a rassettare. Lagitazione non laveva ancor lasciata. Il suo viso era rosso e come spaventato. Ella toccava appena i pavimenti con la scopa di betulla e scopava cinque volte ogni angolo. Per lungo tempo non usc dalla stanza in cui era seduta la mamma. Evidentemente le pesava la solitudine e voleva confidarsi, dividere con qualcuno le sue impressioni, dare sfogo allanima. - Se n andato! - borbott, vedendo che la mamma non cominciava il discorso. - Ma lui, si vede, un bravuomo, - disse la mamma, senza staccar gli occhi dal ric amo. - Cos sobrio, posato. - In fede mia, signora, non lo sposer! - grid a un tratto Pelagheia, facendosi di fuoco. - In fede mia, non lo sposer! - Tu non dir sciocchezze, non sei una bambina. E un passo serio, bisogna riflette rci bene, ma cos, a vanvera, non c da gridare. Ti piace? - Che cosa andate a immaginare, signora! - si vergogn Pelagheia. Diranno tali cos e che in fede mia Avresti dovuto dire: non mi piace!, pens Griscia. - Come sei schizzinosa per Ti piace? - Ma lui, signora, vecchio! Hi-i! - Inventa anche! - sincoller contro Pelagheia dallaltra stanza la bambinaia. - Quar antanni non li ha ancora compiuti. E che te ne fai dun giovane? La faccia, sciocca , non ti d da bere (5). Sposalo, ecco tutto! - Com vero Dio, non lo sposer! - strill Pelagheia.

- Fai la matta! Che lupo mannaro ti ci vuole ancora? Unaltra si sarebbe inchinata fino a terra, e tu: non lo sposer! Vorresti sempre scambiare occhiatine coi port alettere e i lepetitori (6)! Da Grscenka viene il lepetitore, signora, cos lei s fatt enir i calli sugli occhioni guardandolo. Uh, la svergognata! - Tu questo Danilo lavevi gi visto prima? - domand la signora a Pelagheia. - Dove avrei dovuto vederlo? Per la prima volta lo vedo oggi, Aksinia ha condott o da qualche posto quel diavolo maledetto E di dove m piovuto in testa? A pranzo, quando Pelagheia serviva i cibi, tutti i commensali le gettavano occhi ate in viso e la stuzzicavano col vetturino. Ella arrossiva enormemente e ridacc hiava in modo forzato. Devessere una cosa vergognosa sposarsi , pensava Griscia. Orribilmente vergognosa!. Tutti i cibi eran salati in eccesso, dai pollastrini non arrostiti a punto gocci olava il sangue e, per colmar la misura, durante il pranzo dalle mani di Pelaghe ia sfuggivano piatti e coltelli, come da un palchetto inclinatosi, ma nessuno le disse nemmeno una parola di rimprovero poich tutti capivano il suo stato danimo. Solo una volta il babbo scagli con ira il tovagliolo e disse alla mamma: - Che vo glia la tua di dar moglie e marito a tutti! Che nimporta a te? Si sposin da loro, se vogliono. Dopo il pranzo presero a comparire in cucina le cuoche e le cameriere dei vicini , e fin proprio a sera si ud un bisbiglio. Di dove avessero avuto sentore del com binato matrimonio, Iddio lo sa. Svegliatosi a mezzanotte Griscia sent come nella stanza dei bambini, dietro la tenda, bisbigliavano la bambinaia e la cuoca. La b ambinaia esortava, e la cuoca ora dava in singulti, ora ridacchiava. Dopo di che , addormentatosi, Griscia sogn il rapimento di Pelagheia da parte di Cernomr (7) e duna strega Dal giorno seguente sopravvenne una bonaccia. La vita della cucina segu il suo ri tmo, come se il vetturino nemmeno fosse stato al mondo. Solo ogni tanto la bambinaia si metteva indosso lo scialle nuovo, assumeva una e spressione solennemente austera e andava chi sa dove per un paio dore, evidenteme nte per trattative Pelagheia col vetturino non sincontrava e quando glielo ramment avano, dava in singulti e gridava: - Sia tre volte maledetto, che io pensi a lui? Poh! Una sera entr in cucina la mamma, mentre l Pelagheia e la bambinaia stavano taglia ndo con zelo una qualche stoffa, e disse: - Sposarlo certamente puoi, affar tuo, ma sappi, Pelagheia, che lui non pu abitar qui Tu lo sai, a me non piace che qual cuno stia in cucina. Bada dunque, ricorda E te non ti lascer andar via per la nott e. - Dio sa quel che immaginate, signora! - strill la cuoca. - Ma perch mi fate dei r improveri per lui? Diventi anche furioso! Guarda un po, mi s appiccicato, che gli p ossano Fatto capolino in cucina la mattina duna domenica, Griscia tramort dalla meravigli a. La cucina era piena zeppa di gente. Cerano le cuoche di tutto il cortile, il p ortiere, due guardie di citt, un sottufficiale coi galloni, il ragazzo Filka Quest o Filka di solito si struscia alla lavanderia e giuoca coi cani, adesso invece e ra pettinato, lavato e reggeva licona guarnita di rame battuto. In mezzo alla cuc

ina stava Pelagheia in un abito nuovo di percalle e con un fiore in testa. Al su o fianco era il vetturino. Entrambi i novelli sposi erano rossi, sudati e battev ano intensamente gli occhi. - Be pare, tempo - cominci il sottufficiale dopo un lungo silenzio. Pelagheia batt gli occhi movendo tutto il viso e si mise a piangere Il sottufficia le prese sulla tavola un grosso pane, si pose al fianco della bambinaia e cominc i a benedire. Il vetturino savvicin al sottufficiale, gli fece un grande inchino e gli schiocc un bacio sulla mano. La stessa cosa egli fece anche davanti ad Aksini a. Pelagheia lo seguiva macchinalmente e faceva pure inchini. Infine si apr la porta esterna, nella cucina soffi una nebbia bianca, e tutto il p ubblico si mosse con rumore dalla cucina verso il cortile. Poveretta, poveretta!, pensava Griscia, tendendo lorecchio ai singhiozzi della cuoc a. Dove lhan condotta? Perch pap e mamma non intervengono?. Dopo lo sposalizio, fin proprio a sera, nella lavanderia si cant e si son la fisar monica. La mamma in tutto quel tempo fu arrabbiata perch la bambinaia mandava odo r di vodka e, a causa di quelle nozze, non cera nessuno per preparare il samovr. Q uando Griscia and a dormire, Pelagheia non era ancora tornata. Poveretta, adesso piange in qualche posto al buio!, egli pensava. E il vetturino le fa: Ssst! Ssst!. La mattina del giorno dopo la cuoca era gi in cucina. Entr per un momento il vettu rino. Ringrazi la mamma e, data unocchiata severa a Pelagheia, disse: - E voi, signora, tenetela docchio. Fatele da padre e madre. E voi pure, Aksinia Stepanna, non lasciatela, guardate che tutto sia come si deve senza scappate Favor itemi anche, signora, un cinque rublini in conto del suo salario. Bisogna compra re un nuovo collare da cavallo. Un altro problema per Griscia: Pelagheia viveva in libert, come voleva, senza ren der conto ad alcuno, e dun tratto, di punto in bianco, era comparso non so quale estraneo, che da chi sa dove aveva ricevuto un diritto sulla sua condotta e sull a sua roba! Griscia prov amarezza. Gli venne una voglia appassionata, fino alle l acrime, dessere affettuoso con quella, comegli pensava, vittima dellumana violenza. Scelta nella dispensa la mela pi grossa, entr furtivo in cucina, la ficc in mano a Pelagheia e a precipizio torn indietro.

NOTE.

NOTA 1: Le persone del popolo non usavano sciogliere lo zucchero nel t, ma sorbiv ano questo tenendo in bocca un pezzo di zucchero. NOTA 2: Cio da cento rubli: i biglietti di banca russi si distinguevano e sindicav ano, nelluso comune, secondo il colore (rossi, azzurri, grigi, iridati, eccetera) , il relazione col loro valore. NOTA 3: Mezza copeca. NOTA 4: Propriamente, a cavalli.

NOTA 5: Proverbio russo. NOTA 6: Corruzione popolare di ripetitori. NOTA 7: Un mago delle fiabe russe. NON CE FUOCO SENZA FUMO (1).

Con una troica privata, per strade vicinali, osservando il pi rigoroso incognito, Piotr Pvlovic Possudin saffrettava verso la cittaduzza distrettuale di N., dove lo chiamava una lettera anonima da lui ricevuta. Sorprenderli Come tegola sul capo , pensava egli, nascondendo il suo viso nel bavero . Han fatto un mucchio dinfamie, gli sporcaccioni, e trionfano, scommetto, si imma ginano daver fatto sparire ogni traccia Ah-ah! Immagino il loro sgomento e la loro meraviglia quando, sul pi bello del trionfo, si udr: Si faccia venir qui Tiapkin-Li apkin!. S che succeder uno scompiglio! Ah ah! Dopo aver fantasticato a saziet, Possudin entr in discorso col suo guidatore. Da u omo bramoso di popolarit, innanzi tutto gli domand di s: - E Possudin lo conosci? - Come non conoscerlo! - fece un sorrisetto il guidatore. - Lo conosciamo! - Ma perch ridi? - Che bizzarria! Conosco fin lultimo scrivano, e non dovrei conoscere Possudin! A ppunto stato messo qui perch tutti lo conoscano, cos Ebbene? Com, secondo te? Bravo? - Non c male - sbadigli il guidatore. - Un bravo signore, sa il fatto suo Non sono an cora due anni che lo mandarono qua, e gi ha fatto un mucchio di cose. - E che ha fatto di tanto speciale? - Molto di bene ha fatto, che Dio lo conservi in salute. La ferrovia ci ha procu rato, nel nostro distretto ha mandato via Chochriukv Non ceran limiti per questo Chochriukv Era un briccone, uno scroccone, tutti quelli di prima gli tenevan mano, ma arriv Possudin, e Chochriukv se nand al diavolo, come se mai ci fosse stato Ecco, fratello! Possudin, fratello, non lo comprerai, no-o! Dagliene magari cent o, magari mille, ma lui non si prender un peccato sulla coscienza No-o!

Sia lode a Dio, almeno da questo lato mhanno capito, pens Possudin, esultando. Ci ben - Un signore istruito - continu il guidatore, - non superbo I nostri andarono da lui a lagnarsi li tratt come i signori: la mano a tutti: Voi, sedete Cos impetuoso; pronto Una parola sensata non te la dir ma sempre: uff! uff! C he ti vada al passo, o altrimenti, Dio mio, non c verso, ma tira a far tutto di co rsa, tutto di corsa! I nostri non fecero in tempo a dirgli una parola, che lui: I cavalli!, e difilato qua Arriv e regol tutto nemmeno una copeca prese. Quanto meglio del precedente! Certo, anche il precedente era bravo. Di cos bella apparenza, gr ave, nessuno gridava pi sonoramente di lui in tutta la provincia Quando veniva, lo

si poteva sentire da dieci verste lontano; ma, se si tratta di rapporti esterio ri, o di faccende interne, quello di adesso quanto pi abile! Quello di adesso di cervello in testa ne ha cento volte di pi Un sol guaio E in tutt o un bravuomo, ma c una disgrazia: beone! Eccoti il contentino!, pens Possudin. - Come sai, - domand, - che io ch un beone? - Certo, signoria, io personalmente non lho mai visto ubriaco, non star a mentire, ma la gente lo diceva. Anche la gente ubriaco non lha visto, ma sul conto suo co rre tale voce In pubblico, o dove va in visita, al ballo o in societ, non beve mai . A casa alza il gomito Si leva al mattino, si frega gli occhi e per prima cosa: della vodka! Il cameriere gliene porta un bicchiere, e lui ne chiede gi un altro E cos tracanna tutto il giorno. E dimmi di grazia: beve, e non un occhio lo vede! Dunque sa dominarsi. Quando si metteva a bere il nostro Chochriukv, non soltanto gli uomini, ma perfino i cani urlavano. Possudin invece almeno gli si arrossasse il naso! Si chiude nel suo studio e lappa Perch la gente non se naccorgesse, s fatto adattare nella scrivania un certo cassetto, con una cannuccia. In quel cassetto c sempre della vodka Si china sulla cannuccia, succhia un poco, ed ubriaco In carroz za pure, nella borsa delle carte Come lo sanno?, si sbigott Possudin. Dio mio, perfin questo noto! Che schifezza . - E anche per quanto riguarda il sesso femminile, ecco Un briccone! - (il guidatore si mise a ridere e croll il capo).Uno sconcio, e basta! Ne ha una decina di quelle girandole Due gli abitano in casa Una, quella Nastassia Ivnovna, d a lui come a dire in luogo di amministratrice, laltra, come si chiama, diavolo?, Liudmila Seminovna, a mo di scritturale Pi importante di tutte Nastassia. Ci che ques ta vuole, lui lo fa sempre Lo fa girare come la volpe la coda. Grandi poteri le f uron dati. E non hanno tanta paura di lui come di lei.. Ah-ah! E una terza girand ola abita in via Kacilnaia Uno scandalo! Perfin di nome le conosce, pens Possudin, arrossendo. E chi poi le conosce? Un conta dino, un vetturale che non neanche mai stato in citt! Che infamia una schifezza una rivialit!. - Ma tu come sai tutto questo? - domand con voce irritata. - La gente lo diceva Io stesso non ho visto, ma ho sentito dalla gente. Ma che di fficile saperlo? A un cameriere o a un cocchiere non taglierai la lingua E poi, p enso, la stessa Nastassia se ne va per tutti i chiassuoli e si vanta della sua f ortuna di donna. Agli occhi della gente non ci si nasconde Ecco, ha preso anche i l vezzo questo Possudin di andare in ispezione alla chetichella Quello di prima, quando voleva andare in qualche posto, lo faceva sapere un mese avanti, e quando viaggiava, tanto di quel chiasso, fracasso e scampanio ce ne preservi il Creator e! Davanti a lui si galoppava, dietro a lui si galoppava, ai fianchi si galoppav a. Giunto sul posto, faceva una buona dormita, mangiava e beveva a saziet, e avan ti a sbraitare per le cose di servizio. Sbraitava un poco, pestava un po i piedi, faceva unaltra dormita e con lo stesso sistema tornava indietro Quello di adesso invece, come sente dire qualcosa, cerca di partire di soppiatto, in fretta, perc h nessuno veda n sappia E uno spa-asso! Esce inosservato di casa, in maniera che glimpiegati non lo vedano , e via in treno Arriva alla stazione che gli occorre, e non gi dei cavalli di pos ta, o qualcosa di meglio, ma un contadino cerca di noleggiare. Savviluppa tutto, come una donna, e per tutta la strada borbotta rauco, come un vecchio cane, perc h non riconoscano la sua voce. C semplicemente da strapparsi le budella dal ridere,

quando la gente racconta. Viaggia il babbeo e crede che sia impossibile riconos cerlo. E riconoscerlo, per uno che se nintende, poh!, come sputare una volta! - Ma come fanno a riconoscerlo? - E semplice assai. Prima, quando viaggiava alla chetichella il nostro Chochriukv, noi lo riconoscevamo dalle sue mani pesanti. Se il passeggiero ti picchia sui d enti, vuol dire che quello Chochriukv. Ma Possudin lo si pu scoprir subito Un semplice passeggiero si comporta anche semp licemente, ma Possudin non fatto per osservare la semplicit. Arriva, mettiamo, a una stazione di posta, e comincia!.. Per lui c puzzo, e si soffoca, ed freddo A lui servi pure pollastrini, e frutta, e conserve dogni sorta Cos alle stazioni lo sanno: se qualcuno dinverno chiede pollast rini e frutta, quello Possudin. Se qualcuno dice al mastro di posta: Carissimo, e fa correr la gente per varie bazzecole, si pu giurare ch Possudin. E non manda lodore dellaltra gente, e si corica alla sua maniera Si stende alla stazi one su un divano, intorno a s spruzza profumi e ordina di porre accanto al guanci ale tre candele. Sta coricato e legge delle carte Qui poi non solo il mastro di p osta, ma anche un gatto raccapezzer che uomo quello. E vero, vero -, pens Possudin. E come mai prima non lo sapevo?. - Ma quello a cui occorre lo riconoscer anche senza frutta e senza pollastrini. P er telegrafo tutto noto Comunque timbacucchi il grugno, comunque ti nasconda, qui tutti gi sanno che vieni. Aspettano Possudin non ancora uscito di casa sua, e qui ormai: favorisci, tutto p ronto! Lui arriva per coglierli sul fatto, mandarli sotto processo, o sostituire qualcuno, e son loro a farsi beffe di lui. Anche se tu, eccellenza dicono, sei arrivato alla chetichella, guarda pure: da noi tutto pulito! Lui si rigira, si ri gira, poi se ne va come venuto E li loda anche, stringe le mani a tutti, chiede s cusa per il disturbo Ecco com! E tu che cosa credevi? Oh-oh, signoria! La gente qui furba, uno pi furbo dellaltro! Fa piacere veder che razza di diavoli! S, ecco, pren diamo anche solo il caso odierno Me ne vado stamane senza carico, e dalla stazion e mi vola incontro un giudeo, il credenziere. Dove va, domando, vossignoria giudaica?. E lui dice: Porto vino e antipasti nella cit t di N. L oggi aspettano Possudin. Furbi, eh? Possudin forse si prepara ancor soltanto a partire, o savviluppa la faccia perch n on lo riconoscano. Forse gi in viaggio e pensa che nessuno sa chegli viene, e gi pe r lui, dimmi di grazia, son pronti e vino, e salmone, e formaggio, e antipasti s variati Eh? Lui viaggia e pensa: Va male per voi, ragazzi!, e i ragazzi se ninfischi ano. Venga pure! Da un pezzo ormai hanno nascosto tutto! - Indietro! - grid rauco Possudin. - Torna indietro, bbbestione! E il guidatore meravigliato volt indietro.

NOTE.

NOTA 1: Traduzione libera del titolo russo: La lesina nel sacco, sottinteso: non la nasconderai. E questo un proverbio che corrisponde al nostro, con cui labbiamo per tanto sostituito nel titolo.

UN DRAMMA.

- Pavel Vassilic, c l una certa signora ch venuta e chiede di voi, - rifer Luk. - Asp a gi da unora buona Pavel Vasslievic aveva appena fatto colazione. Avendo sentito della signora, fece una smorfia e disse: - Ma vada al diavolo! Dille che sono occupato. - Lei, Pavel Vassilic, gi venuta cinque volte. Dice che ha un gran bisogno di vede rvi Per poco non piange. - Uhm Be, va bene, falla passare nello studio. Pavel Vasslievic indoss senza fretta la giubba, prese in una mano la penna, nellaltr a un libro e, facendo mostra dessere occupatissimo, and nello studio. L gi laspettava la visitatrice: una grossa pingue signora dal viso rosso carnoso e con gli occh iali, allaspetto assai rispettabile e vestita pi che decentemente (aveva uno sgonf io con quattro cannoncini e un alto cappello con uccellino rossiccio). Veduto il padron di casa, ella stravolse gli occhi verso la fronte e giunse le mani in at to di preghiera. - Voi, certo, non vi ricordate di me, - cominci con unalta voce tenorile da maschi o, agitandosi visibilmente. - Io io ebbi il piacere di conoscervi in casa dei Chr utski Io sono la Muraskin - A-a-ah uhm Sedete! In che posso esser utile? - Vedete, io io - continu la signora, mettendosi a sedere e agitandosi anche pi. - V oi non vi ricordate di me Io sono la Muraskin Vedete, io sono una grande ammiratri ce del vostro ingegno e leggo sempre con delizia i vostri articoli Non pensate ch e vi lusinghi - Dio me ne guardi - io rendo solo il dovuto Vi leggo sempre, sempr e! Io stessa fino a un certo punto non sono estranea al mestiere dautore; cio, cer to non oso chiamarmi scrittrice ma tuttavia c nellarnia anche la mia goccia di miele. Ho pubblicato in vari momenti tr e racconti per bambini - voi non li avete letti, certo - ho tradotto molto e e il mio defunto fratello lavorava allAzione. - Ah, s e-e-e In che posso esser utile? - VedeteLa (Muraskin abbass gli occhi e si fece rossa).Io conosco il vostro ingeg no le vostre vedute Pavel Vasslievic, e vorrei sapere la vostra opinione o pi esatta mente pregarvi dun consiglio. Io, bisogna che vi dica, pardon pour lexpression (1), m i sono sgravata dun dramma e, prima di mandarlo alla censura, vorrei conoscere la vostra opinione. La Muraskin nervosamente, con lespressione dun uccello acchiappato, si frug nel ves tito e ne tir fuori un grosso, unto scartafaccio. A Pavel Vasslievic non piacevano che i suoi articoli, gli altrui invece, quandera i

n procinto di leggerli o di ascoltarli, gli davan sempre limpressione duna bocca d i cannone puntata direttamente contro la sua faccia. Veduto il quaderno, si spav ent e saffrett a dire: - Bene lasciatelo legger. - Pavel Vasslievic! - disse languidamente la Muraskin, alzandosi e giungendo in at to di preghiera le mani. - Lo so, voi siete occupato per voi ogni minuto prezioso , e so che voi in questo momento nellanima vostra mi mandate al diavolo, ma siate buono, permettetemi di leggervi subito il mio dramma Siate gentile!

- Lietissimo - si turb Pavel Vasslievic, - ma, signora, io io sono occupato Mi mi ne sario andar via subito. - Pavel Vasslievic! - gemette la signora, e gli occhi le si riempirono di lacrime. - Io chiedo un sacrificio! Sono sfacciata, sono importuna, ma siate generoso! D omani parto per Kasn, e vorrei conoscer oggi il vostro parere. Donatemi mezzora de lla vostra attenzione solo mezzora! Vi supplico! Pavel Vasslievic era nellanima un cencio e non sapeva dir di no. Quando prese a sembrargli che la signora stesse per singhiozzare e mettersi in g inocchio, egli si confuse e mormor smarrito: - Bene, sia pure ascolter Per mezzora so n pronto. La Muraskin mand un grido di gioia, si tolse il cappello e, accomodatasi, cominci a leggere. Dapprima lesse di come un domestico e una cameriera, rassettando un l ussuoso salotto, parlavano lungamente della signorina Anna Serghievna, che aveva costruito al villaggio una scuola e un ospedale. La cameriera, quando il domesti co fu uscito, pronunci un monologo sul fatto che listruzione luce e lignoranza tene bra; poi la Muraskin fece tornare il domestico in salotto e lobblig a recitare un lungo monologo sul padrone, un generale, che non tollerava le convinzioni della figlia, si proponeva di darla in moglie a un ricco gentiluomo di camera ed era da vviso che la salvezza del popolo stesse in una crassa ignoranza. Dopo che la ser vit fu uscita, comparve la signorina in persona e dichiar allo spettatore di non a ver dormito tutta la notte e daver pensato a Valentn Ivnovic, figlio dun povero inseg nante, che aiutava gratuitamente il proprio padre malato. Valentn aveva studiato tutte le scienze, ma non credeva n allamicizia n allamore, non conosceva scopo nella vita e anelava la morte, e perci bisognava che lei, la signorina, lo salvasse. Pavel Vasslievic ascoltava e con angoscia rammentava il suo divano. Esaminava con astio la Muraskin sentiva come sui suoi timpani batteva la voce te norile da maschio di lei, non capiva nulla e pensava: Il diavolo tha portata qua Ho proprio un gran bisogno dascoltare le tue insulsaggini! Be, che colpa ci ho io, se tu hai scritto un dramma? O Signore, che quaderno spesso! Ecco un bel castigo!. Pavel Vasslievic gett uno sguardo al muro di tramezzo, dove pendeva il ritratto di sua moglie, e si ricord che la moglie gli aveva raccomandato di portarle in villa un arscin (2) di fettuccia, una libbra di formaggio e della polvere da denti. Purch non perda il campioncino della fettuccia pensava, Dove lho ficcato? Mi pare, ne lla giacchetta turchina Ma quelle vigliacche di mosche son pur riuscite a cosparg ere di segni dinterpunzione il ritratto di mia moglie. Bisogner ordinare a Olga di lavare il vetro. Legge la scena dodicesima, dunque presto la fine del primo atto. Possibile che con un tal caldo, e per giunta con una corpulenza come ha questa m assa di carne, si possa avere ispirazione? Anzich scriver drammi, farebbe meglio

a mangiare okroska (3) fredda e a dormire in cantina - Non credete che questo monologo sia un po lungo? - domand a un tratto la Muraski n, alzando gli occhi. Pavel Vasslievic non aveva sentito il monologo. Egli si confuse e disse con un ton o da colpevole, come se non la signora, ma lui stesso avesse scritto quel monolo go: - No, no, per nulla Molto carino

La Muraskin si fece raggiante di felicit e seguit a leggere: - Anna: Siete corroso d allanalisi. Troppo presto avete smesso di vivere col cuore e vi siete affidato al lintelligenza. Valentn: Che cos il cuore? E un concetto anatomico. Come termine conven ionale designante ci che chiamiamo sentimenti, io non lo riconosco. Anna (turbata): E lamore? Possibile che anchesso sia il prodotto di unassociazione didee? Dite francamente: avete amato qualche volta? Valentn (con amarezza): Non tocchiamo le vecchie ferite, non ancora rimarginate (pa usa). A che cosa pensate? Anna: Mi pare che voi siate infelice. Durante la scena sedicesima Pavel Vasslievic fece uno sbadiglio e inavvertitamente emise coi denti il suono che emettono i cani, quando acchiappano le mosche. Si spavent di questo suono sconveniente e, per mascherarlo, diede al suo viso lespres sione di una compunta attenzione. Scena diciassettesima Ma quando la fine?, pensava. Oh, Dio mio! Se questo tormento continuer ancora dieci minuti, grider al soccorso E una cosa insopportabile! Ma ecco, finalmente la signora si mise a leggere pi in fr etta e pi forte, alz la voce e lesse: - Tela. Pavel Vasslievic sospir lievemente e saccinse a sollevarsi, ma subito la Muraskin vo lt la pagina e continu la lettura - Atto secondo. La scena rappresenta una via di paese. A destra la scuola, a sin istra lospedale. Sui gradini di questultimo son seduti campagnuoli e campagnuole. - Scusate - interruppe Pavel Vasslievic. - Quanti atti in tutto? - Cinque, - rispose la Muraskin, e subito, come temendo che luditore andasse via, continu rapidamente. - Da una finestra della scuola guarda Valentn. Si vede che i n fondo alla scena i campagnuoli portano le loro robe alla bettola. Come condannato a morte e sicuro dellimpossibilit duna grazia, Pavel Vasslievic non aspettava pi la fine non sperava pi in nulla, e si sforzava solo che i suoi occhi non si chiudessero e che lespressione attenta non lasciasse il suo viso. Il futur o in cui la signora avrebbe terminato il dramma e se ne sarebbe andata gli parev a cos remoto chegli nemmeno ci pensava. - Tru-tu-tu-tu. - gli sonava agli orecchi la voce della Muraskin. Tru-tu-tu Zzzz Ho dimenticato di prendere il bicarbonato, pensava. A che cosa dunque io S, al bicarbo nato Con tutta probabilit, ho il catarro di stomaco E stupefacente Smirnovski tracan na vodka tutto il giorno, e finora non ha il catarro Sulla finestra s posato un ucc ellino Un passero. Pavel Vassilievic fece uno sforzo per dissigillare le palpebre tese che sappiccica vano, sbadigli, senzaprir la bocca, e guard la Muraskin. Quella prese ad annebbiars i, a oscillare davanti ai suoi occhi, divenne tricipite e sappoggi con una testa a

l soffitto. - Valentn: No, permettetemi di partire. Anna (spaventata): Perch? Valentn (a parte): pallidita! (A lei) Non obbligatemi a spiegarvene le ragioni. Piuttosto morir, ma voi non saprete queste ragioni. Anna (dopo una pausa): Voi non potete partire La Muraskin cominci a gonfiare, gonfi diventando una massa sola e si fuse con laria grigia dello studio; si vedeva soltanto la sua bocca in movimento, poi dun tratt o ella si fece piccina come una bottiglia, si mise a ondeggiare e insieme con la tavola se ne and in fondo alla stanza - Valentn (tenendo Anna fra le braccia): Tu mi hai risuscitato, scopo della vita! Mi hai rinnovellato, come la pioggia primaverile terra ridestata! Ma troppo tardi, troppo tardi! Il mio petto uaribile Pavel Vassilievic sussult e fiss gli occhi appannati, n; per un minuto la guard immobile, come se non capisse nulla mi hai mostrato lo rinnovella la roso da un male ing torbidi sulla Muraski

- Scena undicesima. Detti, il barone e il commissario coi testimoni

Valentn: Prendetemi! Anna: Io sono sua! Prendete anche me! S prendete anche me! Io lam , lamo pi della mia vita! Il barone: Anna Serghievna, voi dimenticate che con ci rovin ate vostro padre La Muraskin riprese a gonfiare Guardandosi attorno bizzarramente, Pavel Vassiliev ic si sollev, gett un grido con voce profonda, innaturale, afferr sulla tavola un pe sante fermacarte e, inconscio di s, colp con esso a tutta forza la testa della Mur askin - Legatemi, lho uccisa! - disse di l a un minuto ai servi accorsi. I giurati lassolsero.

NOTE.

NOTA 1: Scusatemi lespressione. NOTA 2: Unit russa di misura lineare: metri 0,711. NOTA 3: Piatto, molto vario e ghiotto, di carne o pesce tritato, con cetriuoli, cipolle, uova sminuzzate, con panna e altri ingredienti: una specie dinsalata russ a.

UNOPERA DARTE.

Tenendo sotto il braccio qualcosa avvolto nel n. 223 della Gazzetta della Borsa, S ascia Smirnv, figlio unico di mamma sua, fece un viso agro ed entr nel gabinetto d el dottor Koscelkv. - Ah, caro ragazzo! - laccolse il dottore. - Be, come ci sentiamo? Che mi direte d i bello? Sascia batt gli occhi, si pose una mano sul cuore e disse con voce agitata:

- La mammina vi saluta, Ivn Nikolaievic, e ha detto di ringraziarvi Io sono lunico f iglio della mamma e voi mavete salvato la vita mavete guarito da una grave malattia , e noi tutte due non sappiamo come ringraziarvi. - Basta, ragazzo! - interruppe il dottore, fondendo dal piacere. Io ho fatto sol tanto ci che ogni altro avrebbe fatto al mio posto. - Io son lunico figlio di mamma mia Noi siam gente povera e, certo, non possiamo r ipagare le vostre fatiche, e ne siamo assai mortificati, dottore, bench, del resto , la mammina ed io unico figlio suo, vi preghiamo vivamente daccettare in segno de lla nostra gratitudine ecco, questa cosa che E una cosa di gran valore, di bronzo a ntico una rara opera darte. - Mal fatto! - il dottore fece una smorfia. - Be perch questo? - No, per favore, non rifiutate, - continu a mormorare Sascia, svolgendo linvolto. - Offendereste col vostro rifiuto me e la mammina E una cosa bellissima di bronzo antico Essa ci pervenne dal babbo buonanima e noi la custodivamo come un caro rico rdo Il mio babbo acquistava bronzi antichi e li vendeva agli amatori Adesso la mam mina ed io ci occupiamo della stessa cosa Sascia cav fuori loggetto e lo pos solennemente sulla tavola. Era un candelabro poc o alto, di vecchio bronzo, dartistica fattura. Raffigurava un gruppo: sul piedestallo stavano due figure femminili nel vestito di Eva e in pose per descriver le quali non mi basta n lardire, n il temperamento a deguato. Le figure sorridevano civettuole e, in generale, il loro aspetto era ta le che, se non avessero avuto lobbligo di reggere il candeliere, pareva che avreb bero fatto un balzo gi dal piedestallo e combinato nella stanza un baccanale a cu i, lettore, sarebbe indecente anche pensare. Dato uno sguardo al regalo, il dottore si gratt lentamente dietro lorecchio, fece un raschio e, incerto, si soffi il naso. - S, una cosa veramente bellissima, - borbott, - ma come esprimermi? non troppo poc o letteraria Questa, gi, non scollacciatura, ma il diavolo sa che cosa - Cio, perch poi? - Lo stesso serpente tentatore non avrebbe potuto immaginare nulla di peggio Vede te, mettere sulla tavola una simile fantasmagoria vuol dire profanare tutta la c asa! - In che strano modo, dottore, considerate larte! - soffese Sascia. - Ma questa un a cosa artistica, guardatela! C l tanta bellezza ed eleganza, che un senso di rever enza riempie lanima e le lacrime vengono in gola! Quando vedi una tal bellezza, d imentichi ogni cosa terrena Guardate quanto movimento, che massa daria, despression e! - Tutto ci lo capisco benissimo, mio caro, - interruppe il dottore, ma io, vedete , sono un uomo di famiglia, qui da me corrono i bimbetti, vengono delle signore. - Certo, se si guarda dal punto di vista della folla, - disse Sascia, - allora, certo, questa cosa altamente artistica si presenta in unaltra luce Ma, dottore, si ate al disopra della folla, tanto pi che col vostro rifiuto amareggereste profond amente me e la mammina. Io son lunico figlio di mamma mia voi mavete salvato la vit a Noi vi diamo la cosa per noi pi preziosa, e e io rimpiango soltanto che voi non a bbiate il riscontro per questo candelabro

- Grazie, colombello, io vi sono molto grato Salutate la mammina, ma, in fede mia , giudicate voi stesso, qui da me corrono i bimbetti, vengono delle signore Be, de l resto, rimanga pur qui! Tanto a voi non si fa capir la ragione. - E non c niente da far capire, - si rallegr Sascia. - Questo candelabro mettetelo qui, ecco, vicino a questo vaso. Che peccato che non ci sia il paio! E un tal pec cato! Be, addio, dottore. Uscito Sascia, il dottore guard a lungo il candelabro si gratt dietro lorecchio e r iflett. Una cosa superba, non si discute, pensava, e buttarla via rincresce Ma lasciarla in casa mia impossibile Uhm! Ecco un problema! A chi regalarla od offrirla?. Dopo lunga riflessione, si ricord dun suo buon conoscente, lavvocato Uchov, verso i l quale era in debito per la trattazione duna causa. - Benissimo, - concluse il dottore. - Per lui, come conoscente, imbarazzante pre nder da me del denaro e sar una cosa molto corretta, se gli far dono delloggetto. P orter dunque a lui questa diavoleria! A proposito, lui scapolo e spensierato Senza rimandare alle calende greche, il dottore si vest, prese il candelabro e si rec da Uchov. - Salve, amico! - dissegli, avendo trovato lavvocato in casa. Eccomi da te Son venu to a ringraziarti, caro, per le tue fatiche Denaro non ne vuoi prendere allora accetta almeno questa cosetta ecco qui, mio caro La cosetta una magnificenza! Veduta la cosetta, lavvocato fu colto da un entusiasmo indescrivibile. - Questa s una trovatasi ! mise a rider forte. - Ah, che il diavolo lo scortichi (1), solo i diavoli possono avere una trovata simile! Stupendo! Delizioso! Dove ti sei procurato un tal gioiello? Dato sfogo al suo entusiasmo, lavvocato volse unocchiata timorosa alluscio e disse: - Tu per, caro, portati via il tuo regalo. Io non lo accetto. - Perch? - si spavent il dottore. - Ma perch Qui da me viene mia madre, i clienti.. e anche davanti alla servit ci ho scrupolo. - Ni-ni-ni.. Non oserai rifiutare! - agit le mani il dottore. - E una porcheria, da parte tua! E una cosa artistica quanto movimento quanta espressio ne Non voglio nemmen parlare! Moffenderai! - Almeno fosse verniciato, o vi si appiccicassero delle foglioline di fico Ma il dottore si mise ad agitar le mani anche pi di prima, corse fuori dallapparta mento di Uchov e, contento daver saputo disfarsi del regalo, and a casa

Uscito lui, lavvocato osserv il candelabro, lo tocc con le dita da tutte le parti e , al pari del dottore, a lungo si lambicc il cervello intorno al problema: che fa r del regalo? E un oggetto bellissimo, ragionava, gettarlo via rincresce, e tenerlo in casa sconv eniente. La miglior cosa regalarlo a qualcuno Ecco che cosa, stasera porter questo candelabro al comico Sciaskin. A quella canaglia piacciono simili cosette, e, a proposito, oggi la sua beneficiata . Detto, fatto. A sera il candelabro, involtato con cura. fu recato al comico Scia skin. Tutta la serata il camerino del comico fu preso dassalto da uomini che veni vano ad ammirare il regalo; per tutto il tempo il camerino fu pieno di un entusi astico brusio e di risate simili a nitriti cavallini. Se qualcuna delle attrici savvicinava alla porta e domandava: Si pu?, subito sudiva la voce rauca del comico: - No, no, mtuska! Non sono vestito! Dopo lo spettacolo il comico si stringeva nelle spalle, allargava le braccia e d iceva: - Be, dove caccer questa schifezza? Io, gi, abito in casa privata! Da me vengono le artiste! Questa non una fotografia, non puoi nasconderla in un cassetto! - E voi, signore, vendetela, - gli consigli il parrucchiere, svestendo il comico. - Qui nel sobborgo vive una vecchia che acquista bronzi antichi Andateci e chied ete della Smirnv Tutti la conoscono. Il comico gli diede retta Di l a un paio di giorni il dottor Koscelkv era seduto ne l suo gabinetto e, puntatosi un dito in fronte, stava pensando agli acidi biliar i. A un tratto sapr luscio e nel gabinetto entr di volo Sascia Smirnv. Egli sorrideva , raggiante, e tutta la sua figura spirava felicit Nelle mani teneva qualcosa, avv olto in un giornale. - Dottore! - cominci ansando. - Figuratevi la mia gioia! Per vostra fortuna c riusc ito dacquistare il riscontro per il vostro candelabro! La mammina cos felice Io son lunico figlio di mamma mia voi mavete salvato la vita E Sascia, tremando per un sentimento di gratitudine pos davanti al dottore il can delabro. Il dottore spalanc la bocca, voleva gi dir qualche cosa, ma non disse nul la: gli si era paralizzata la lingua.

NOTE.

NOTA 1: Qui sottinteso: quellartista, o altra espressione simile.

LA DECORAZIONE.

Linsegnante del proginnasio militare, registratore di collegio, Lev Pustiakv abita va accanto allamico suo tenente Ledentsv. Verso questultimo egli volse i suoi passi la mattina di capodanno.

- Vedi di che si tratta, Griscia, - disse al tenente, dopo le congratulazioni dus o per lanno nuovo. - Non starei a incomodarti, se non ne avessi estrema necessit. Imprestami, colombello, per la giornata doggi la tua croce di Stanislao (1). Oggi , vedi, pranzo dal mercante Spickin. E tu conosci quel farabutto di Spickin: gli p iacciono enormemente le decorazioni e quasi ha in conto di scalzacani quelli a c ui non ciondoli qualcosa al collo o allocchiello. Inoltre ha due figlie Nastia, sa i, e Zina Ti parlo come ad amico Tu mi capisci, mio caro. Dammela, fammi il favore ! Tutto ci disse Pustiakv balbettando, arrossendo e volgendosi a guardare timidament e verso luscio. Il tenente tir moccoli, ma accondiscese. Alle due del pomeriggio Pustiakv andava in vettura di piazza dagli Spickin e, aper ta un tantino la pelliccia, si guardava in petto. Sul petto gli sfavillava col s uo oro e gli svariava col suo smalto laltrui croce di Stanislao. In certo modo senti anche pi stima di te stesso, pensava linsegnante, facendo raschi . Una cosuccia da poco, vale un cinque rubli, non pi, ma come fa furore!. Giunto alla casa di Spiekin, egli apr la pelliccia e si mise lentamente a regolare col vetturino. Il vetturino, come a lui parve, avendo visto le spalline, i bott oni e la croce di Stanislao, rest di sasso. Pustiakv toss soddisfatto di s ed entr ne lla casa. Levandosi la pelliccia in anticamera, gett unocchiata in sala. L, intorno alla lung a tavola conviviale, stavano gi pranzando una quindicina di persone. Si udiva un vocio e il tinnire delle stoviglie. - Chi che ha sonato l? - si sent la voce del padron di casa. Ah, Lev Nikolaic! Favo rite. Avete tardato un po, ma non un guaio Ci siamo messi a tavola appena adesso. Pustiakv sporse in avanti il petto, alz la testa e, fregandosi le mani, entr nella sala. Ma qui egli vide qualcosa dorrendo. A tavola, al fianco di Zina, era seduto il suo collega, linsegnante di lingua francese Tramblin. Lasciar vedere al france se la decorazione avrebbe significato provocare una quantit di domande spiacevoli ssime, avrebbe significato coprirsi di vergogna in eterno disonorarsi Il primo pe nsiero di Pustiakv fu di strapparsi la decorazione, o di scappar via; ma la decor azione era stata cucita solidamente e una ritirata ormai era impossibile. Copert a rapidamente con la destra la decorazione, egli si curv, fece un goffo inchino a tutti e, senza dar la mano ad alcuno, sabbandon pesantemente su una sedia libera, proprio di fronte al collega francese. Deve aver bevuto!, pens Spickin, dato uno sguardo alla sua faccia confusa. Davanti a Pustiakv posarono un piatto di minestra. Egli prese con la sinistra il cucchiaio, ma, ricordatosi che con la sinistra sconveniente mangiare in una soci et bene ordinata, dichiar che aveva gi pranzato e non aveva fame.

- Ho gi mangiato Merci - borbott. - Sono stato in visita dallo zio, larciprete Jelelev e lui mha pregato tanto s perch pranzassi. Lanima di Pustiakv si colm di struggente angoscia e di rabbioso dispetto: la minest ra mandava un saporoso odore, e dallo storione cotto a vapore veniva un fumettin o insolitamente appetitoso. Linsegnante prov a liberare la mano destra e a coprir la decorazione con la sinist ra, ma ci apparve scomodo.

Se naccorgeranno.. E la mano rimarr distesa su tutto il petto, come se mi accingess i a cantare. O Signore, almeno il pranzo terminasse presto! Manger poi in trattor ia!. Dopo il terzo piatto egli guard timidamente, con un occhio solo, il francese. Tra mblin, chi sa perch fortemente impacciato, guardava lui e del pari non mangiava nu lla. Guardatisi a vicenda, si confusero anche pi tutte due e chinarono gli occhi s ui piatti vuoti. Se n accorto, il farabutto!, pens Pustiakv. Lo vedo dal grugno, che se n accorto! E scalzacane, un pettegolo. Domani stesso lo riporter al direttore!. Padroni e ospiti consumarono il quarto piatto, consumarono, per voler del destin o, anche il quinto Si lev in piedi un certo signore alto dalle narici ampie e pelose, il naso ricurv o e gli occhi socchiusi per natura. Egli si lisci il capo e dichiar: - E-e-e ep ep eppropongo di bere alla prosperit delle signore qui sedute! I commensali si alzarono rumorosamente e afferrarono i calici. Un sonoro urr! corse per tutte le stanze. Le signore sorrisero e si protesero per toccare i bicchier i. Pustiakv salz e prese il suo bicchierino nella sinistra. - Lev Nikolaic, favorite passare questo calice a Nastassia Timofievna! - si rivols e a lui un tale, porgendogli un calice. Obbligatela a vuotarlo! Questa volta Pustiakv, con suo grande sgomento, dovette mettere in opera anche la mano destra. La croce di Stanislao, col suo nastrino rosso sgualcito, vide fina lmente la luce e raggi. Linsegnante impallid, abbass il capo e guard timidamente dall a parte del francese. Quello guardava lui con occhi meravigliati, interrogativi. Le sue labbra sorridevano con furberia e dal suo viso laria impacciata lentamente dileguava - Juli Avgstovic! - si rivolse al francese il padron di casa. Passate questa botti glietta per competenza! Tramblin allung irresoluto la mano destra verso la bottiglietta e oh, felicit! Pustiakv scorse sul suo petto una decorazione. E non era lordine di St anislao, ma addirittura quello di Anna (2)! Dunque anche il francese aveva fatto il mariuolo! Pustiakv rise dal piacere, sedette e si mise a suo agio Ormai non cer a pi bisogno di nascondere la croce di Stanislao! Entrambi serano macchiati dello stesso peccato e nessuno quindi poteva denunciare e disonorare laltro - A-a-ah uhm!- mugol Spickin, vedendo la decorazione sul petto dellinsegnante. - Sissignore! - disse Pustiakv. - Una cosa sorprendente, Juli Avgstovic! Come son s tate poche da noi prima delle feste le proposte di onorificenze! Quanta gente c da noi, eppure le abbiamo ricevute solo voi ed io! E una cosa sorpren-dente! Tramblin annu allegramente col capo e mise in mostra il risvolto sinistro della gi ubba, su cui faceva pompa la croce di SantAnna di terza classe. Dopo il pranzo Pustiakv andava per tutte le stanze e mostrava la decorazione alle signorine. Si sentiva lanima leggiera e libera, bench la fame lo pizzicasse sotto la bocca dello stomaco.

Se avessi saputo una faccenda simile, egli pensava, gettando occhiate invidiose a Tramblin, che discorreva con Spickin di onorificenze, mi sarei appuntata la croce d i Vladimiro (3). Eh non ci ho pensato!. E solo questo pensiero lo faceva soffrire ogni tanto. Per tutto il resto era per fettamente felice.

NOTE.

NOTA 1: Lordine di Santo Stanislao, fondato dal re di Polonia Stanislao Augusto P oniatowski e riconosciuto dallo zar Alessandro primo. NOTA 2: Istituito nel 1735 dal duca di Holstein-Gottorp in memoria dellimperatric e Anna di Russia e riconosciuto dallimperatore Paolo primo nel 1796. NOTA 3: Lordine di San Vladimiro fu fondato nel 1782 dallimperatrice Caterina seco nda in onore del principe che, verso il 1000, aveva introdotto il cristianesimo in Russia. LA MORTE DELLIMPIEGATO.

Una magnifica sera un non meno magnifico usciere, Ivn Dmitric Cerviakv, era seduto nella seconda fila di poltrone e seguiva col binoccolo Le cam pane di Corneville. Guardava e si sentiva al colmo della beatitudine. Ma a un tr atto Nei racconti spesso sincontra questo a un tratto. Gli autori han ragione: la vi ta cos piena dimprevisti! Ma a un tratto il suo viso fece una smorfia, gli occhi s i stralunarono, il respiro gli si ferm egli scost dagli occhi il binoccolo, si chin a e ecc!!! Aveva starnutito, come vedete. Starnutire non vietato ad alcuno e in nessun posto. Starnutiscono i contadini, e i capi di polizia, e a volte perfino i consiglieri segreti. Tutti starnutiscono . Cerviakv non si confuse per nulla, sasciug col fazzolettino e, da persona garbata , guard intorno a s: non aveva disturbato qualcuno col suo starnuto? Ma qui, s, gli tocc confondersi. Vide che un vecchietto, seduto davanti a lui, nella prima fila di poltrone, stava asciugandosi accuratamente la calvizie e il collo col guanto e borbottava qualcosa. Nel vecchietto Cerviakv riconobbe il generale civile (1) Brizzalov, in servizio al dicastero delle comunicazioni.

Lho spruzzato!, pens Cerviakv. Non il mio superiore, un estraneo, ma tuttavia sec . Bisogna scusarsi. Cerviakv toss, si sporse col busto in avanti e bisbigli allorecchio del generale: - Scusate, eccellenza, vi ho spruzzato io involontariamente Non nulla, non nulla - Per amor di Dio, scusatemi. Io, vedete non lo volevo! - Ah, sedete, vi prego! Lasciatemi ascoltare! Cerviakv rimase impacciato, sorrise scioccamente e riprese a guardar la scena. Gu ardava, ma ormai beatitudine non ne sentiva pi. Cominci a tormentarlo linquietudine . Nellintervallo egli savvicin a Brizzalov, passeggi un poco accanto a lui e, vinta la timidezza, mormor:

- Vi ho spruzzato, eccellenza Perdonate Io, vedete non che volessi - Ah, smettetela Io ho gi dimenticato, e voi ci tornate sempre su! - disse il generale e mosse con impazienza il labbro inferiore. Ha dimenticato, e intanto ha la malignit negli occhi, pens Cerviakv, gettando occhiat e sospettose al generale. Non vuol nemmeno parlare. Bisognerebbe spiegargli che n on desideravo affatto che questa una legge di natura, se no penser chio volessi spu tare. Se non lo penser adesso, lo penser poi!. Giunto a casa, Cerviakv rifer alla moglie il suo atto incivile. La moglie, come a lui parve, prese laccaduto con troppa leggerezza; ella si spavent soltanto, ma poi , quando apprese che Brizzalov era un estraneo, si tranquill. - Ma tuttavia passaci, scusati, - disse. - Penser che tu non sappia comportarti i n pubblico! - Ecco, proprio questo! Io mi sono scusato, ma lui in un certo modo strano Una so la parola sensata non lha detta. E non cera neppur tempo di discorrere. Il giorno dopo Cerviakv indoss la divisa di servizio nuova, si fece tagliare i cap elli e and da Brizzalov a spiegare Entrato nella sala di ricevimento del generale, vide l numerosi postulanti, e in mezzo ai postulanti anche il generale in person a, che gi aveva cominciato laccettazione delle domande. Interrogati alcuni visitat ori, il generale alz gli occhi anche su Cerviakv. - Ieri, allArcadia, se rammentate, eccellenza, - prese a esporre lusciere, - io st arnutii e involontariamente vi spruzzai Scus - Che bazzecole Dio sa che ! Voi che cosa desiderate? - si rivolse il generale al postulante successivo. Non vuol parlare!, pens Cerviakav. impallidendo. E arrabbiato dunque No, non posso las ciarla cos Gli spiegher . Quando il generale fin di conversare con lultimo postulante e si diresse verso gli appartamenti interni, Cerviakv fece un passo dietro a lui e prese a mormorare: Eccellenza! Se oso incomodare vostra eccellenza, precisamente per un senso, pos so dire, di pentimento! Non lo feci apposta, voi stesso lo sapete! Il generale fece una faccia piagnucolosa e agit la mano. - Ma voi vi burlate semplicemente, egregio signore! - dissegli, scomparendo dietr o la porta.

Che burla c mai qui?, pens Cerviakv. Qui non c proprio nessuna burla! E generale, m u capire! Quand cos, non star pi a scusarmi con questo fanfarone! Vada al diavolo! Gli scriver una lettera e non ci andr pi! Com vero Dio, non ci andr pi!. Cos pensava Cerviakv andando a casa. La lettera al generale non la scrisse. Pens, p ens, ma in nessuna maniera pot concepir quella lettera. Gli tocc il giorno dopo and ar in persona a spiegare. - Ieri venni a incomodare vostra eccellenza, - si mise a borbottare, quando il g

enerale alz su di lui due occhi interrogativi, - non gi per burlarmi, come vi piac que dire. Io mi scusavo perch, starnutendo, vi avevo spruzzato e a burlarmi non pe nsavo nemmeno. Oserei io burlarmi? Se noi ci burlassimo, vorrebbe dire allora ch e non c pi alcun rispetto per le persone - Vattene! - garr il generale, fattosi dun tratto livido e tremante. - Che cosa? - domand con un bisbiglio Cerviakv, venendo meno dallo sgomento. - Vattene! - ripet il generale, pestando i piedi. Nel ventre di Cerviakv qualcosa si lacer. Senza veder nulla, senza udir nulla, egl i indietreggi verso la porta, usc in strada e si trascin via Arrivato macchinalmente a casa, senza togliersi la divisa di servizio, si coric sul divano e mor.

NOTE.

NOTA 1: La vecchia gerarchia burocratica russa conosceva anche i generali civili: il titolo militare veniva esteso ai pi alti capiservizio delle amministrazioni no n militari.

FILASTROCCA.

Nel coro sta in piedi il sagrestano Otlukavin e tiene fra le dita grasse distese una penna doca rosicchiata. La sua piccola fronte s fatta tuttuna ruga, sul naso gl i svariano chiazze di tutti i colori, cominciando dal rosa e terminando con lazzu rro cupo. Davanti a lui, sopra la rilegatura rossiccia del Triodion (1), ci sono due pezzi di carta. Su uno di essi scritto: Per la salute, sullaltro: Per il riposo, e sotto a ciascuno dei due titoli una filza di nomi Vicino al coro sta una picco la vecchierella dal viso impensierito, con una bisaccia sul dorso. E meditabonda. - Poi chi? - domanda il sagrestano, grattandosi pigramente dietro lorecchio. - Fa presto, meschina, ch io non ho tempo. Subito mi metter a legger le ore. - Subito, batiuska Su via, scrivi Per la salute dei servi di Dio: Andri e Daria coi f igli Mitri, di nuovo Andri, Antp, Maria - Un momento, non troppo in fretta Non corri mica dietro la lepre, farai in tempo . - Hai scritto Maria? Be, adesso Kirll, Gordii, linfante da poco defunto Gherassim, P anteli Hai scritto il fu Panteli? - Un momento Panteli morto? morto - sospira la vecchia - Allora come mai lo fai seg nare per la salute? - si arrabbia il sagrestano, cancellando Panteli e trasferend olo nellaltro pezzo di carta. - Ecco, ancora questa Tu parla sensato, e non far co nfusioni. Chi altri per il riposo? - Per il riposo? Subito un momento Su via, scrivi Ivn, Avdotia, ancora Daria, Jegar P rendi nota il soldato Zachr Da quando and in servizio nellanno quarto, da quel tempo non se n sentito pi nulla

- Dunque morto? - E chi sa! Forse morto, e forse vivo Tu scrivi - Ma dove lo segner? S morto, diciamo, allora qui: per il riposo, s vivo, qui: per la salute Come si fa a capirvi, voi altre? - Uhm! Tu, caro, segnalo in tutte due i foglietti, e poi si vedr. Ma per lui lo stesso, comunque tu lo segni un uomo sviato perduto Lhai segnato? Adesso, per il riposo: Mark, Leonti, Arina be, e anche Kuzm con Anna linferma Fedossia - Linferma Fedossia per il riposo? Oil! - Me segnarmi per il riposo? Sei ammattito, o che? - Poh! Tu, torso di cavolo, mhai fatto sbagliare! Se non sei ancora morta, dillo, che non sei morta, non c da cacciarsi qui, per il riposo! imbrogli le cose! Ora v a a cancellare Fedossia e a scriverla in un altro posto tutta la carta ho sciupato ! Su, ascolta, te li legger Per la salute di Andri, di Daria coi figli, ancora di A ndri, di Antp, di Maria, di Kirll, dellinfante da poco defunto Gher Un momento, come capitato qua questo Gherassim? Da poco defunto, e poi: per la salute! No, mhai fa tto imbrogliare, meschina! Che Dio tassista, mhai fatto proprio imbrogliare! Il sagrestano crolla il capo, cancella Gherassim e lo trasferisce nella sezione p er il riposo. - Ascolta! Per la salute di Maria, di Kirll, del soldato Zachr Chi altri? - Avdotia lhai segnata? - Avdotia? Uhm! Avdotia Jevdoka - il sagrestano ripassa entrambi i foglietti. - Rico rdo di averla segnata, ma adesso lo sa il diavolo in nessun modo si pu trovare Ecco la! Segnata per il riposo! - Avdotia per il riposo?- si meraviglia la vecchia. - Non ancora un anno che ha preso marito, e tu gi chiami su di lei la morte! Sei tu stesso, caro, che fai confusione, e ti arrabbi con me. Tu scrivi con la p reghiera in cuore, ch se in cuore avrai la rabbia, farai contento il diavolo. E il diavolo che ti guida e ti confonde - Un momento, non disturbare Il sagrestano aggrotta le ciglia e, dopo aver riflettuto, lentamente cancella Av dotia nel foglietto Per il riposo. Sulla lettera d la penna stride e fa un grosso sg orbio. Il sagrestano si confonde e si gratta la nuca. - Avdotia, dunque, via di qua - borbotta turbato - e segnarla qui Cos? Un momento. Se la si mette qui, sar per la salute, se invece qui, per il riposo.., Mha fatto p roprio confondere questa donna! E anche questo soldato Zachr venuto a ficcarsi qu a Lha portato il diavolo Non ci raccapezzo nulla! Bisogna daccapo Il sagrestano cerca nellarmadietto e ne cava fuori un ottavo di foglio di carta b

ianca. - Scarta Zachr, s cos - dice la vecchia. - Che Dio sia con lui, scartalo - Zitta! Il sagrestano intinge lentamente la penna e trascrive da entrambi i pezzi di car ta i nomi sul nuovo foglietto. - Io li segner tutti in mucchio, - dice, - e tu portali al padre diacono Distingua il diacono chi vivo qui, e chi morto; lui ha studiato in seminario, e io di que ste faccende anche se mi ammazzi, non ci capisco nulla. La vecchia prende il pezzo di carta, porge al sagrestano una copeca e mezzo di v ecchio conio e a passettini va verso laltare.

NOTE.

NOTA 1: Libro liturgico della Chiesa greca, contenente gli uffizi per ordine, co s detto, dal greco, perch comprende numerosi inni di tre strofe. Qui si tratta pi p recisamente di quella sua parte che contiene gli uffizi dalla Pasqua a Ognissant i.

CHIRURGIA.

Lospedale provinciale. In assenza del dottore, che partito per prender moglie, ri ceve i malati laiuto medico Kuriatin, un uomo grasso, sui quaranta, in giacchetta lisa di seta greggia e calzoni frusti di tessuto a maglia. Sul suo viso c lespress ione dun sentimento di dovere e di soavit. Tra lindice e il medio della mano sinist ra un sigaro puzzolente. Nella sala di visita entra il sagrestano Vonmiglassov, un vecchio alto, tarchiat o, in tonaca color cannella e con una larga cintura di cuoio. Locchio destro, con la cateratta, semichiuso, sul naso egli ha un porro, simile da lontano a una gr ossa mosca. Per un secondo il sagrestano cerca con gli occhi unicona e, non trova ndola, si segna davanti a una damigiana di soluzione fenica, poi cava fuori da u n fazzolettino rosso unostia e con un inchino la pone dinanzi allaiuto medico. - Per che cosa siete venuto? - Buona domenica a voi, Serghi Kuzmc Vengo da vostra grazia Vero e giusto quel ch detto nel salterio, scusate: La mia bevanda diluii col pianto (1) -. Mero messo laltro giorno con la vecchia a bere il t e, Dio mio, non una gocc ia, non un boccone potei mandar gi, avrei potuto coricarmi e morire Se mangiavo un tantino, non ci reggevo pi! Ma oltre a quel che c nel dente, anche tutta questa pa rte Mi sento cos rotto, cos rotto! Mi risponde nellorecchio, scusate, come se dentro ci fosse un chiodino o un qualche altro oggetto: mi d tali fitte, tali fitte! Abb iamo peccato e agito contro la legge (1) Giacch indurii lanima con vergognosi pecc ati e nellignavia spesi la vita mia (1) Per i peccati, Serghi Kuzmc, per i peccati! Il padre prete dopo la liturgia mi rimprovera: Balbuziente sei diventato, Jefim. e la voce s fatta nasale. Canti e non ci si capisce niente. Ma che canto, giudicate

voi, ci pu essere, se non possibile aprir la bocca, ch tutta gonfia, scusate, e la notte non s dormito? - Ma gi Sedete Aprite la bocca! Vonmiglassov siede e apre la bocca. Kuriatin aggrotta le ciglia, gli guarda in bocca e, fra i denti ingialliti dal t empo e dal tabacco, scorge un dente ornato di una sbadigliante cavit. - Il padre diacono mi disse di applicarci del rafano con vodka: non ha giovato. Glikeria Anssimovna, che Dio la conservi in salute, mi diede da portare al bracci o un filo recato dal Monte Athos (2), e mi disse di risciacquare il dente con la tte tiepido, e io, se devo confessare, il filo me lo son messo, ma in quanto al latte, non ho seguito il consiglio: ho timor di Dio, c il digiuno - Pregiudizio - (pausa). - Bisogna estrarlo, Jefim Micheic! - Voi sapete meglio il da farsi, Serghii Kuzmc. Apposta siete stati istruiti, per c apir bene questa faccenda com, se sha da estrarre o da curare con gocce o con altro Apposta, benefattori, siete stati messi qui, che Dio vi conservi in salute, perc h noi giorno e notte per voi, padri cari fino alla tomba - Bazzecole - fa il modesto laiuto medico avvicinandosi a uno scaffale e rovistand o fra gli arnesi. - La chirurgia, bazzecole In tutto questo conta labitudine la fermezza di mano Sputarci una volta Laltro giorn o arriva pure allospedale, ecco, come voi il possidente Aleksndr Ivanic Jeghpetski An che lui per un dente Un uomo istruito, interroga su tutto, di tutto sinteressa, del che e del come. St ringe la mano, ti chiama per nome e patronimico (2) Sette anni visse a Pietroburgo, annus tutti i professori A lungo si stette qui io e lui Mi prega in nome di Cristo-Dio: estraetemelo, Serghi Kuzmc! Perch non estrarlo ? Estrarre si pu. Solo che qui bisogna capire, senza comprendonio non si pu. non si pu Ci son denti d i vario genere. Uno lo tiri via con le pinze, un altro col pi di capra, un terzo con la chiave Secondo i casi. Laiuto medico prende il pi di capra, lo guarda un momento interrogativamente, poi lo posa e prende le pinze. - Su via, aprite la bocca ben larga - dice egli, accostandosi con le pinze al dia cono. - Noi subito lo ecco Sputarci una volta Incidere la gengiva soltanto esercitar e una trazione secondo la verticale e tutto (incide la gengiva) e tutto - Voi siete i benefattori nostri Noi, stupidi, non possiamo capirci nulla, ma voi il Signore vi ha illuminati - Non discorrete, mentre avete la bocca aperta Questo facile estrarlo, ma accade che ci siano soltanto le radici Questo come sputare una volta - (applica le pinze) - State fermo, non dimenatevi State seduto immobile In un batter docchio (esercita la trazione) - Lessenziale prenderlo un po profondamente - (tira) - perch la corona non si rompa - Padri nostri Madre Santissima Vvv

- Non cos non cos come si chiama? Non afferratemi con le mani! Abbassate le mani! - (tira). - Subito Ecco, ecco Non mica una cosa facile - Padri intercessori - (grida). - Angioli! O-ohoh Ma da una stratta dunque, da una stratta! Perch tiri cinque anni di fila? - La faccenda che la chirurgia Di colpo non si pu Ecco, ecco Vonmiglassov solleva i ginocchi fino ai gomiti, muove le dita, sbarra gli occhi, respira a sbalzi Sulla sua faccia porporina spunta il sudore, ha le lacrime agli occhi. Kuriatin sbuffa, scalpiccia davanti al sagrestano e tira Passa un torment osissimo mezzo minuto, e le pinze scivolano via dal dente. Il sagrestano balza s u e si caccia le dita in bocca. In bocca egli tasta il dente al suo posto di pri ma. - E hai tirato! - dice con voce piangente e al tempo stesso beffarda. - Che ti p ossano tirare cos allaltro mondo! Ringraziamo umilmente! Se non sai estrarli, non ti ci mettere! Non vedo pi il mondo del buon Dio - E tu perch mi afferri con le mani? - si adira laiuto medico. Io tiro, e tu mi ur ti sotto il braccio e dici varie stupidaggini. Scioccone! - Scioccone sei tu! - Tu credi, contadino, che sia facile estrarre un dente? Prova un po

tu! Non mica come salir sul campanile e dar nelle campane! - (gli fa il verso). - Non sai, non sai!. Di un po, che istruttore s trovato! Ve, tu Al signor Jeghpetski ksndr Ivanic, lo estrassi, e quello niente, non una parola Un uomo un po pi distinto di te, e non mafferrava con le mani Siedi! Siedi, ti dico! - Non vedo pi la luce Lasciami tirare il fiato Oh! - (siede). - Soltanto non tirare a lungo, ma da una stratta. Non tirare, ma da una stratta Di colpo! - Tu insegna a chi sa! Ma che gente incolta, o Signore! Vivi un po con costoro diventerai scemo! Apri la bocca - (applica le pinze). - La chirurgia, fratello non uno scherzo Non come leggere in coro - (esercita una trazione). - Non dimenarti E un dente incarnito, si vede, ha messo profonde radici (tira). - Non muoverti Cos co s Non muoverti Su via, su via - (si sente uno scricchiolio). - Lo sapevo! Vonmiglassov sta a sedere immobile per un minuto come privo di sensi. E intontito I suoi occhi guardano senza espressione nello spazio, sulla sua faccia pallida c il sudore. - Avrei dovuto farlo col pi di capra - borbotta laiuto medico. - Che disdetta! Tornato in s, il sagrestano si ficca le dita in bocca e, in luogo del dente malat

o, trova due rilievi sporgenti. - Diavolo rrognoso - proferisce. - Vi hanno piantati qui, erodi, per la nostra ro vina! - Dimmi anche delle insolenze - borbotta laiuto medico, riponendo nellarmadio le pi nze. - Ignorante Troppo poco in seminario ti han trattato a sugo di betulla Il sig nor Jeghpetski, Aleksndr Ivanic, visse a Pietroburgo un sette anni listruzione il suo abito solo varr cento rubli eppure non insolentiva E tu che pavone sei? Hai quel che meriti, non creperai! Il sagrestano prende sulla tavola la sua ostia e, premendosi la guancia con la m ano, se ne va a casa

NOTE.

NOTA 1: Tutte queste espressioni sono, nel testo, in slavo ecclesiastico, che , n ei tempi moderni, la lingua della chiesa ortodossa, come da noi il latino per la chiesa cattolica. NOTA 2: Il celebre santuario allestremit sudest della Penisola Calcidica meta di p ellegrinaggi, con la sua ventina di conventi, per tutto il mondo ortodosso, la R ussia compresa. NOTA 3: Luso del nome di battesimo seguito dal patronimico, nel rivolgersi a una persona, o nellindicarla, per i russi la forma di riguardo; a differenza dalluso d el solo cognome o del solo nome di battesimo.

IL VINT (1).

Unorribile notte dautunno Andri Stepnovic Peressoln tornava in carrozza dal teatro. An dava e rifletteva sul vantaggio che recherebbero i teatri, se vi si dessero dei lavori di contenuto morale. Passando davanti alla direzione, smise di pensare a tale vantaggio e prese a guardar le finestre delledificio dovegli, per esprimerci nella lingua dei poeti e dei capitani marittimi, reggeva il timone. Due finestre , quelle della stanza del servizio di turno, erano vivamente illuminate. Possibile che tuttora si dian da fare intorno al rendiconto?, pens Peressoln. Sono l i n quattro imbecilli e finora non han terminato! Non si sa mai, la gente penser che io anche di notte non conceda loro riposo. And r e li caccer via Frmati, Guri!. Peressoln scese di carrozza e and in direzione. La porta principale era chiusa, in vece il passaggio interno, munito solo di un paletto guasto, era spalancato. Per essoln si valse del secondo, e di l a forse un minuto stava gi alla porta della sta nza del servizio di turno. La porta era socchiusa e Peressoln, datovi unocchiata, scorse qualcosa dinconsueto. Intorno a una tavola ingombra di grandi fogli di con tabilit, alla luce di due lampade, stavan seduti quattro impiegati e giocavano a carte. Concentrati, immobili, con le facce tinte di verde dai paralumi, essi ric ordavano gli gnomi delle fiabe o, Iddio scampi, i falsi monetari Un aspetto anche

pi misterioso conferiva loro il giuoco. A giudicare dai loro modi e dai termini di giuoco chessi ogni tanto gridavano, quello era un vint; giudicando invece da tut to ci che ud Peressoln, quel giuoco non si poteva chiamarlo un vint, e nemmeno un giu oco di carte. Era qualcosa dinaudito, di strano e di misterioso Negli impiegati Pe ressoln riconobbe Serafm Svizdulin, Stepn Kulkevic, Jeremi Nedoiechov e Ivn Pissulin. - Ma come mai butti questa, diavolo olandese? - and in collera Svizdulin, guardan do esasperato il suo compagno vis-avis (2). Forse che si pu giocare cos? Io avevo i n mano Dorofeiev con un altro, Scepeliv con la moglie, pi Stiopka Jerlakv, e tu but ti Kofeikin. Eccoci senza due! Avresti dovuto, testa di cavolo, buttare Pogankin ! - Be, e che ne sarebbe venuto? - sinviper il compagno. - Io avrei buttato Pogankin e Ivn Andric ha Peressoln in mano. Han tirato in ballo, chi sa perch, il mio cognome . Peressoln si strinse nelle spalle . Non capisco!. Pissulin distribu nuovamente e glimpiegati continuarono: - Banca di Stato - Due: intendenza di finanza - Sono senza briscola - Sei senza briscola?? Uhm! Direzione provinciale: due Se bisogna perire, si peris ca, che il diavolo mi porti! Laltra volta rimasi senza uno sulla pubblica istruzi one, adesso mi avventer sulla direzione provinciale. Me ninfischio! - Piccolo cappotto sulla pubblica istruzione! - Non capisco! - mormor Peressoln. - Butto un consigliere di Stato Getta, Vania, un qualche consiglieruccio titolare o un segretario provinciale. - Perch dovremmo buttare un titolare? Piglieremo anche con Peressoln - E noi al tuo Peressoln sui denti gliele daremo sui denti Noi abbiamo Rbnikov. Rima rrete senza tre! Fate vedere la Peressolicha (3)! Non avete da nasconderla quell a canaglia, dentro la manica! Han toccato mia moglie , pens Peressoln Non capisco. E, non volendo restar oltre nellincertezza, Peressoln apr la porta ed entr nella cam era. Se davanti aglimpiegati fosse comparso il diavolo in persona con le corna e la coda, non li avrebbe meravigliati e spaventati tanto come li spavent e meravig li il superiore. Se fosse apparso dinanzi a loro lusciere morto lanno prima e avess e detto con voce sepolcrale: Seguitemi, satanassi, nel posto destinato alle canag lie!, soffiando loro addosso il freddo della tomba, non sarebbero impalliditi com e impallidirono riconoscendo Peressoln. A Nedoiechov, dal forte spavento, venne p erfin sangue dal naso, e a Kulkevic lorecchio destro si mise a tamburellare e la cr avatta si sciolse da s. Glimpiegati gettarono le carte, si alzarono lentamente e, scambiatisi unocchiata, fissarono i loro sguardi sul pavimento. Per un minuto nella stanza regn il silenzio - Ricopiate proprio bene il rendiconto! - comincio Peressoln. Adesso si capisce p erch vi piace tanto occuparvi del rendiconto Che facevate dianzi?

- Noi solo per un minutino, eccellenza - mormor Svizdulin.Esaminavamo le carte Ci r iposavamo Peressoln savvicin alla tavola e lentamente si strinse nelle spalle. Sopra la tavol a stavano non carte, ma fotografie di formato ordinario, tolte dal cartoncino e incollate sulle carte da giuoco. Le fotografie eran molte. Esaminandole, Peresso ln vide se stesso, sua moglie, numerosi suoi subordinati e conoscenti - Che scempiaggine! Come fate a giocare? - Non siamo stati noi, eccellenza, a inventar questo Dio ce ne scampi Noi abbiamo soltanto preso esempio - Spiega un po, Svizdulin! Come giocavate? Io ho visto tutto e ho sentito come mi battevate con Rbnikov Su via, perch esiti? Non ti mangio mica? Parla! Svizdulin per lungo tempo fu imbarazzato e timoroso. Infine, quando Peressoln com inci ad arrabbiarsi, a sbuffare e farsi rosso dallimpazienza, egli obbed. Raccolte le fotografie e mischiatele, le dispose sulla tavola e cominci a spiegare: - Cias cun ritratto, eccellenza, come pure ciascuna carta ha un suo valore un significat o. Come nei soliti mazzi, anche qui ci sono cinquantadue carte e quattro semi Glim piegati dellintendenza di finanza son cuori, la direzione provinciale, fiori, gli addetti al ministero della pubblica istruzione, quadri, e picche sar la sezione della Banca di Stato. Ebbene I consiglieri di Stato effettivi per noi sono assi, i consiglieri di Stato, re, le consorti dei funzionari di quarta e quinta classe , regine, i consiglieri di collegio, fanti, i consiglieri di corte dieci, e cos v ia. Io, per esempio, ecco la mia fotografia sono un tre, poich, essendo segretari o provinciale - Guarda un po Io dunque sono un asso? - Di fiori, e la moglie di vostra eccellenza regina - Uhm! E originale Su via, giochiamo un po Guarder Peressoln si tolse il cappotto e, sorridendo incredulo sedette davanti alla tavol a. Anche glimpiegati sedettero a un suo ordine, e il giuoco cominci Il custode Nazr, giunto alle sette di mattina per scopare la stanza del servizio di turno, rimase stupefatto. Il quadro chegli vide, entrando con la spazzola, era cos impressionante che adesso se lo ricorda perfin quando, ubriaco fradicio, gia ce in stato dincoscienza. Peressolin, pallido, assonnato e spettinato, stava in piedi davanti a Nedoiechov e, tenendolo per un bottone, diceva - Capisci dunque che non potevi buttar Scep ellv, se sapevi che io avevo in mano me stesso con altri tre. Svizdulin aveva Rbni kov con la moglie, tre insegnanti del ginnasio, pi mia moglie, Nedoiechov quelli della Banca e tre piccoli impiegati della giunta provinciale. Avresti dovuto but tar Kriskin! Tu non ci badare, se quelli buttano lintendenza di finanza! Loro son dei volponi! - Io, eccellenza, ho buttato un titolare, perch pensavo che loro avessero un effe ttivo (4). - Ah, colombello, ma non si pu mica pensar cos! Questo non giuoco! Cos giuocano soltanto i calzolai. Tu ragiona! Quando Kulkevic

butta un consigliere di Corte della direzione provinciale, tu dovevi gettare Ivn Ivnovic Grenlandski, perch sapevi che lui aveva Natalia Dmtrievna e due altre, con J egr Jegoric Hai guastato tutto! Te lo prover subito. Sedete, signori, giocheremo anc ora un rober (5)! E mandato via il meravigliato Nazr, glimpiegati si accomodarono e proseguirono il giuoco.

NOTE.

NOTA 1: Specie di wist, che si giuoca in quattro. NOTA 2: Dirimpetto, di fronte. NOTA 3: Forma femminile di Peressolin, coniata scherzosamente, per indicare la m oglie. NOTA 4: Cerano consiglieri titolari, di Stato e di Stato effettivi, eccetera. NOTA 5: Partita doppia (nel whist e nel vint), dallinglese rubber.

LA DIVISA DI CAPITANO.

Il sole nascente guardava imbronciato il capoluogo di distretto i galli si stira vano ancora solo, e intanto nella bettola di zio Rilkin ceran gi degli avventori. Erano in tre: il sarto Merkulov, la guardia di citt Zratva e il fattorino della t esoreria Smechunov. Tutte tre avevano bevuto. - Non parlare! Non parlar nemmeno! - ragionava Merkulov, tenendo la guardia per un bottone. - Un funzionario dellamministrazione civile, se lo si prende un po alt o in grado, dal punto di vista del sarto bagner sempre il naso a un generale. Pre ndiamo ora non fosse che un ciambellano Che uomo quello? Di che condizione? Eppur e fa conto Quattro arscini di panno del migliore, della fabbrica Priundel e figli, botto ni, colletto doro, calzoni bianchi a bande dorate, tutto il petto doro, sul bavero , sulle maniche e sui risvolti delle tasche uno splendore! Se poi sha da lavorare per i signori maestri di corte, scudieri, cerimonieri e altri ministeri Tu che n e pensi? Lavorammo, ricordo, per il maestro di corte conte Andri Semionic Vonliare vski. Ununiforme da non andarci vicino! Se la toccavi con le mani, nelle vene del polso ti sentivi: cic! cic! I veri signori, se si fan fare un abito, guardati b ene dal seccarli. Hai preso la misura e cuci, ma andare a far prove e ritoccare il taglio assolutamente impossibile. Se sei un sarto di vaglia, fa senzaltro in ba se alle misure Devi saltar gi da un campanile e capitar coi piedi negli stivali, e cco com! E vicino a noi, fratellino mio, cera, come adesso rammento, il corpo dei g endarmi. Il nostro padrone Ossip Jaklic sceglieva appunto fra i gendarmi i pi adat ti, che per corporatura si avvicinassero al cliente, per far la prova. Ebbene, p roprio cos scegliemmo, fratellino mio, per luniforme del conte un gendarmuccio adat to. Lo chiamammo Indossala, grinta, e sii grato! Uno spasso! Lui indoss, proprio c os, luniforme, si guard in petto, e che! Rimase di stucco, sai, cominci a tremare, p

erdette i sensi - E per gli isprvniki (1) avete lavorato? - sinform Smechunov. - Oib, che pezzi grossi! A Pietroburgo ce n di questi isprvniki come di cani non castrati Qui fan loro tanto di cappello, ma l: Fatti da parte, per ch spingi? (2). Abbiamo lavorato per signori militari e per personaggi delle prime quattro classi (3). C personaggio e personaggio Se tu, poniamo, sei della quinta c lasse (4), sei uninezia. Vieni tra una settimana e tutto sar pronto perch a parte c olletto e soprammaniche, non c nulla Ma se uno della quarta classe, o della terza, o, poniamo, della seconda, allora il padrone ci prende tutti a sgrugni e si corr e al corpo dei gendarmi. Lavorammo una volta fratellino mio, per il console di Persia. Gli ricamammo sul petto e sulla schiena dei ghirigori doro per un migliaio e mezzo. Pensavamo che n on li avrebbe dati - invece no, li pag A Pietroburgo perfin nei tartari c galantomis mo. Merkulov raccont a lungo. Verso le nove, sotto lazione dei ricordi, egli si mise a piangere e a lagnarsi amaramente del destino che laveva cacciato in una cittaduz za piena solo di mercanti e di borghesucci. La guardia ne aveva gi condotti due a lla polizia, il fattorino era andato due volte alla posta e alla tesoreria ed er a tornato, ma lui si lagnava sempre. A mezzogiorno stava davanti al sagrestano, si batteva in petto col pugno e recriminava: - Non voglio io lavorar per i tangh eri! Non acconsento! A Pietroburgo lavoravo personalmente per il barone Sputsl e per i signori ufficiali! Scostati da me, Kutia (5) dalle lunghe falde, che i miei occhi non ti vedano pi! Scostati! - Vi siete fatto un ben alto concetto di voi, Trifn Panteleic, - il sagrestano eso rtava il sarto. - Anche se nella vostra corporazione siete un artista, non dovet e per dimenticar Dio e la religione. Ario (6) mont in superbia come voi e mor duna m orte ignominiosa. Oh, morrete anche voi! - E morir! Morir piuttosto che far gabbani! - La mia maledizione qui? - sud a un tratto dietro la porta una voce di donna, e n ella bettola entr la moglie di Merkulov, Aksinia, una donna matura con le maniche rimboccate e il ventre serrato alla cintola. - Dov lui, quel grullo? - e gir il suo sguardo indignato sugli avventori. - Vieni a casa, che tu possa scoppiare, l un tal ufficiale chiede di te! - Che ufficiale? - si meravigli Merkulov. - Il diavolo lo conosce! Dice ch venuto per unordinazione. Merkulov si gratt con tutte cinque le dita il grosso naso, il che faceva ogniqualv olta voleva esprimere estremo stupore, e borbott: - Questa donna ammattita Per qui ndici anni non ho visto una persona distinta e dun tratto oggi, in giorno di digi uno, un ufficiale con unordinazione! Uhm! Bisogna andar a vedere Merkulov usc dalla bettola e, incespicando, si trascin a casa La moglie non laveva g abbato. Presso la soglia della sua isba egli vide il capitano Urciaiev, segretar io del locale comandante militare. - Dove vai a bighellonare? - lo accolse il capitano. - Aspetto da unora buona Puoi farmi una divisa?

- Vossign O Signore! - prese a borbottare Merkulov, soffocando e strappandosi di capo il berretto insieme con un ciuffo di capelli. Vossignoria! E forse la prima volta che ne faccio? Ah, Signore! Per il barone Sputsl ho lavorato Eduard Karlic il signor sottotenente Zembulatov mi deve tuttora dieci rubli. Ah! moglie, ma offri dunque una sedia a sua signoria, che Dio mi castighi Ordinate che vi prenda la m isura o permettete che lavori a occhio? - Su via Metti tu il panno e che tra una settimana sia pronta Quanto mi prenderai? - Per carit, vossignoria Che dite? - fece un sorrisetto Merkulov. - Io non sono un mercante qualunque. Noi, gi, comprendiamo come coi signori Quando lavorammo per i l console di Persia, anche senza parole Presa la misura al capitano e accompagnatolo alla porta, Merkulov stette unora bu ona in mezzo allisba a guardar la moglie intontito. Non poteva credere - Ma che disdetta, dimmi di grazia! - egli brontol infine. - Dove dunque prender i soldi per il panno? Aksinia, dammi un po tu, mia cara, in prestito quei soldi ch e ti sborsarono per la vacca! Aksinia gli fece cucc e sput. Poco dopo ella lavorava di attizzatoio, rompeva dei vasi sulla testa del marito, lo tirava per la barba, correva in strada e gridava : Difendetemi, chi crede in Dio! Mha ammazzata! . Ma a nulla giovarono le sue proteste. La mattina seguente ella gia ceva in letto e nascondeva ai garzoni i suoi lividi, e Merkulov andava per le bo tteghe e, ingiuriando i negozianti, sceglieva il panno adatto. Per il sarto cominci una nuova era. Svegliandosi al mattino e girando gli occhi t orbidi sul suo piccolo mondo, egli non sputava pi esasperato E, quel chera pi stupef acente di tutto, smise di andare alla bettola e si occup del suo lavoro. Recitata piano una preghiera, inforcava i grandi occhiali montati in acciaio, aggrottava le ciglia e, come celebrando un rito, spiegava il panno sopra la tavola. Di se na e l a una settimana la divisa era pronta. Stiratala, Merkulov usc in strada, lappe su una siepe e attese a spolverarla; ne toglieva un peluzzo, si scostava di u tesa, strizzava locchio a lungo sulla divisa e tornava a toglierne un peluzzo: cos per un paio dore.

- E un guaio con questi signori! - diceva ai passanti. - Non ne posso pi, mi sono strapazzato! Gente istruita, delicata: va un po a contentarli! Il giorno dopo la spazzolatura Merkulov si unse la testa di olio, si pettin, avvo lse la divisa in una pezza nuova di calic e si diresse dal capitano. - Non ho tempo di discorrer con te, allocco! - diceva, fermando ogni persona che incontrava. - Non vedi forse che porto la divisa al capitano? Mezzora dopo torn dalla casa del capitano. - Mi rallegro con voi per la riscossione, Trifn Panteleic, - lo accolse Aksinia, f acendo un ampio sorriso e vergognandosi. - Ma che sciocca! - le rispose il marito. - O che i veri signori pagano subito? Non mica un qualche mercante, da mettersi l e snocciolarti subito i soldi! Sciocc a

Per un paio di giorni Merkulov rimase a giacere sulla stufa, senza bere n mangiar e, e si abbandon al sentimento della soddisfazione di s, punto per punto come Erco le dopo il compimento di tutte le sue imprese. Al terzo giorno si avvi per riscuo tere. - Sua signoria s alzata? - bisbigli, entrando striscioni in anticamera e rivolgendo si allattendente. E, ricevuta una risposta negativa, si piant come un palo vicino allo stipite e si mise ad aspettare. - Caccialo fuori! Digli che venga sabato! - egli ud, dopo una lunga attesa, la vo ce rauca del capitano. La stessa cosa ud il sabato, un primo sabato, poi un altro Per un intero mese and d al capitano, pass lunghe ore aspettando in anticamera e, invece dei soldi, riceve tte linvito di andarsene al diavolo e di venire il sabato. Ma egli non si abbatte va, non mormorava, al contrario Era perfino ingrassato. Gli piaceva la lunga atte sa in anticamera, il caccialo fuori sonava ai suoi orecchi come una dolce melodia. - Riconosci subito la persona distinta! - egli sentusiasmava ogni volta, tornando a casa dopo essere stato dal capitano. - Da noi a Piter (7) eran tutti cos Sino alla fine dei suoi giorni avrebbe Merkulov consentito ad andar dal capitano e ad attendere in anticamera, se non fosse stato per Aksinia, che pretendeva di riavere i denari sborsatile per la vacca. - Hai portato i soldi? - lo accoglieva ogni voltaNo? . Ma che fai di me, cane arrabbiato? Eh? Mitka dov lattizzatoio? Una volta verso sera Merkulov veniva dal mercato portando sulla schiena un sacco di carbone. Dietro a lui si affrettava Aksinia. - A casa avrai il fatto tuo! Aspetta, - ella borbottava, pensando al denaro sbor satole per la vacca. Tutta un tratto Merkulov si ferm, come inchiodato e mand un grido di gioia. Dalla t rattoria Bonumore davanti alla quale stavan passando, correva fuori a precipizio u n certo signore in cilindro, col naso rosso e gli occhi ebbri: Lo rincorreva il capitano Urciaiev con la stecca in mano, senza berretto, scarruffato sbrindellat o. La sua nuova divisa era tutta bianca di gesso, una spallina guardava di sbiec o. - Ti far giocar io, baro! - gridava il capitano, agitando furiosamente la stecca e asciugandosi sulla fronte il sudore. Tinsegner io, arcifurfante, a giocare con l a gente perbene! - Guarda un po, sciocca! - bisbigli Merkulov, urtando la moglie nel gomito e ridac chiando. - Si vede subito la persona distinta. Se un mercante si fa fare qualcos a per la sua grinta di contadino, non gli va pi alla fine, per un dieci anni la p orta indosso, e questo qui ha gi frustato la divisa! Ce ne vorrebbe una nuova! - Va a chiedergli i soldi! - disse Aksinia. - Va. - Che dici, sciocca? Per via? Ni-ni-ni Per quanto Merkulov facesse resistenza, la moglie lo costrinse ad accostarsi alli nfuriato capitano e a parlargli dei soldi.

- Vattene! - gli rispose il capitano. - Mhai seccato! - Io, signoria, capisco Io, nulla ma la moglie una creatura irragionevole Lo sapete anche voi che senno ci ha in testa il sesso femminile - Mhai seccato, ti si dice! - rugg il capitano, sbarrando su di lui due occhi ebbr i, annebbiati. - Vattene! - Capisco, signoria! Ma io parlavo riguardo alla donna, perch, vogliate saperlo, sono i soldi della vacca Una vacca avevamo venduto a padre Iuda - A-a-ah vuoi ancora discorrere, verme! Il capitano alz il braccio, e trac! Dalla schiena di Merkulov il carbone si sparp agli, dai suoi occhi sprizzarono scintille, dalle mani gli cadde il berretto Aksin ia rimase di stucco Per un minuto ella ristette immobile, come la moglie di Lot, trasformata in statua di sale, poi and avanti e timidamente gett unocchiata alla fa ccia del marito Con sua grande meraviglia, sul viso di Merkulov aleggiava un sorr iso beato, nei suoi occhi ridenti brillavano le lacrime - Si vedono subito i veri signori! - egli mormorava. - Gente delicata, istruita P unto per punto, fu cos in questo stesso posto, quando portavo la pelliccia al baro ne Sputsl, Edurd Karlic Alz il braccio e trac. E il signor sottotenente Zembulatov pu re Ero andato da lui, e lui balz su e a tutta forza Eh, passato, moglie, il mio tem po! Non capisci nulla tu! E passato il mio tempo! Merkulov scosse la mano e, raccolto il carbone, si trascin a casa.

NOTE.

NOTA 1: Capo di polizia distrettuale. NOTA 2: Espressione quasi proverbiale, per indicare il poco conto che si fa di u na persona. NOTA 3: Nella gerarchia civile, in ordine ascendente: consigliere di generale, g enerale e generale feldmaresciallo. Stato effettivo, consigliere segreto, consigliere segreto effettivo e cancellier e di Stato; in quella militare: maggior generale, tenente. NOTA 4: Consigliere di Stato. NOTA 5: Nome di un dolce rituale che si mangia nelle commemorazioni funebri, dop o la sepoltura: usato anche come ingiuria scherzosa contro preti e gente di sagr estia in genere. NOTA 6: Il prete Ario, iniziatore della famosa eresia che da lui prese nome e ch e negava leguaglianza delle persone della Trinit, affermando la non divinit del Fig lio e la sua subordinazione al Padre, mor scomunicato a Costantinopoli nel 335, d opo che la sua dottrina era stata solennemente condannata dal concilio di Nicea nel 325. NOTA 7: Abbreviazione popolare di Peterbrg, Pietroburgo.

CRONOLOGIA VIVENTE.

Il salotto del consigliere di Stato Sciaramikin avvolto in una piacevole penombr a. Una grande lampada con paralume verde tinge di verde la notte ucraina (1) pareti, mobili, visi Ogni tanto nel camino prossimo a spegnersi sinfiamma un ciocco che a rde lento e per un attimo inonda i visi dun bagliore dincendio, ma ci non guasta la generale armonia delle luci. Il tono generale, come dicono gli artisti, mantenu to. Davanti al camino, in poltrona, nella posa delluomo che ha appena pranzato, sedut o lo stesso Sciaramikin un signore maturo con fedine brizzolate da impiegato sta tale e miti occhi azzurrini. Sul suo volto soffusa la tenerezza, le labbra sono atteggiate a un malinconico sorriso. Ai suoi piedi, con le gambe protese verso i l camino e stirandosi pigramente, siede su un panchetto il vicegovernatore Lopne v, un bravuomo, sulla quarantina. Attorno a un pianino (2) si danno da fare i bam bini di Sciaramikin: Nina, Kolia, Nadia e Vania. Dalluscio socchiuso che mette nello studio della signora Sciaramikin sinsinua una timida luce. L, dietro luscio, seduta alla propria scrivania la moglie di Sciarami kin, Anna Pvlovna presidentessa del locale comitato di dame, una vivace e piccant e damina, sui trentanni con giunterella. I suoi occhietti neri, vispi corrono att raverso gli occhiali a molla sulle pagine dun romanzo francese. Sotto il romanzo giace il rendiconto squinternato del comitato per lanno trascorso. - Prima la nostra citt sotto questo aspetto era pi fortunata,dice Sciaramikin, str izzando i suoi occhi miti sulla brace che va consumandosi. - Non un inverno pass ava senza che giungesse una qualche stella. Venivano famosi attori e cantanti, m a oggi il diavolo sa quel che ! tranne i prestigiatori e i sonatori dorganetto, non arriva nessuno. Nessun godimento estetico viviamo come in un bosco. Sissignore E ricordate, eccellenza, quel tragico italiano come si chiamava? ed era un bruno, al to Dio, fammi ricordare Ah, s! Luigi Ernesto de Ruggiero. Un talento ragguardevole C he forza! Una parola che dicesse, e il teatro andava in visibilio. La mia Anitocka pigliava molto interesse al suo talento. Gli aveva procurato il teatro e vendut o i biglietti per dieci spettacoli Lui, in cambio, le insegnava declamazione e mi mica. Un uomo doro! Era venuto qui per non dir bugia una dozzina danni fa No, sbaglio Meno, una decina danni Anitocka, quanti anni ha la nostra Nina. - Nove compiuti! - grida dal suo studio Anna Pvlovna. - Ebbene? - Nulla, mammina, domandavo cos Venivano anche dei buoni cantanti Ricordate il teno re di grazia (3) Prilipcin? Che uomo doro! Che esteriore! Un biondo un viso cos esp ressivo, dei modi parigini E che voce, eccellenza! Un solo guaio: alcune note le cantava col ventre e il re lo prendeva in falsetto, ma tutto il resto andava bene. Aveva studiato, diceva, da Tamberlk Io e Anitocka gli avevamo procurato la sala del circolo sociale, e per riconoscenza lui soleva cantare per noi intere giornate e nottate Ad Anitocka insegnava il canto Era arrivato, come adesso rammento, in quaresima, un un dodici anni fa. No, di pi Ma che memoria, il Signore mi perdoni! Anitocka, quanti anni ha la nostra Ndecka? - Dodici! - Dodici se si aggiungono dieci mesi Be, ci siamo, tredici! Prima nella nostra citt, in certo qual modo, cera anche pi vita

Prendiamo, per esempio, non fosse che le serate di beneficenza. Che splendide se rate si facevano una volta da noi! Che incanto! Si cantava, si sonava, si recita va Dopo la guerra, ricordo, quando qui cerano dei prigionieri turchi, Anitocka organ izz una serata a beneficio dei feriti. Raccogliemmo mille e cento rubli Gli uffici ali turchi, rammento, andavan pazzi per la voce di Anitocka e non facevano che bac iarle la mano. Eh-eh Per quanto siano asiatici, quella una nazione riconoscente. La serata riusc a tal punto che io lo credete?, rannotai nel diario. Ci fu, come o ra ricordo nel settantasei no! nel settantasette No! Permettete, quando ci furono i turchi da noi? Anitocka, quanti anni ha il nostro Klecka? - Io, pap, ho sette anni! - dice Kolia, un frugolino moro dal viso bruno e i cape lli neri come il carbone. - S, siamo invecchiati e non c pi quellenergia! - consente Lopnev, sospirando. - Ecco dove sta la cagione La vecchiaia, btenka (4)! Nuovi promotori non ce ne sono, e quel li dun tempo sono invecchiati Non c pi quel fuoco. Io, quandero un po pi giovane non vevo piacere che la compagnia si annoiasse Ero ii primo aiutante della vostra Ann a Pvlovna Che si avesse da organizzare una serata a scopo benefico, o una lotteria , o da favorire una celebrit di passaggio, piantavo tutto e mi mettevo a brigare. Un inverno, ricordo, tanto mi strapazzai a brigare e a correre che caddi perfin o malato Non potr dimenticar quellinverno! Ricordate che spettacolo allestimmo io e la vostra Anna Pvlovna in pro dei danneggiati dal fuoco? - Ma in quale anno fu ci? - Non tanto tempo Nel settantanove No nellottanta, mi pare! Permettete, quanti anni ha ii vostro Vania? - Cinque! - grida dallo studio Anna Pvlovna. - Be, dunque ci fu sei anni fa Sissignore, btenka si facevan grandi cose! Ora non pi uello! Non c pi quel fuoco! Lopnev e Sciaramikin si fanno pensosi. Il ciocco che finisce di ardere sinfiamma per lultima volta e si vela di cenere.

NOTE.

NOTA 1: Secondo la figurazione consacrata da celebri quadri (di Kramskoi, Kuindz i, eccetera), e divenuta quasi convenzionale, del panorama ucraino nelle belle n otti estive, quando lazzurro cupo del cielo si fonde col verde lussureggiante del la campagna. NOTA 2: I russi, e i francesi, chiamano cos il piano a corde verticali. NOTA 3: Lespressione tenore di grazia in italiano nel testo. NOTA 4: Forma analogo ed equivalente a btiuska.

IL PUNTO ESCLAMATIVO. (RACCONTO DI NATALE).

La notte prima di Natale Jefim Fomic Parekladin, segretario di collegio, si cori c impermalito e persino offeso. - Spicciati demonio! - rugg con ira contro la moglie allorch questa domand perch fos se cos accigliato. Il fatto che egli era appena tornato da una serata doverano state dette molte cos e sgradevoli ed offensive per lui. Dapprima seran messi a parlare dei vantaggi de llistruzione in genere, poi inavvertitamente eran passati al grado culturale dei signori impiegati, al qual proposito erano state formulate molte lamentele, rimp roveri e perfin derisioni circa il suo basso livello. E qui come usa in tutte le brigate russe, dagli argomenti generali eran passati ai casi personali. - Prendiamo per esempio, non fosse che voi, Jefm Fomc, - si era rivolto a Perekladi n un giovinetto. - Voi occupate un posto decoroso, ma che istruzione avete ricevu to? - Nessuna. N da noi si esige istruzione, - aveva risposto con dolcezza Perekladin . - Scrivi correttamente, ed ecco tutto. - Ma dove mai imparaste a scrivere correttamente? - Mi ci abituai In quarantanni di servizio ci si pu far la mano Certo sul principio era difficile, facevo degli sbagli, ma poi mi abituai e non c male - E i segni dinterpunzione? - Anche per i segni dinterpunzione non c male - Uhm - si confuse il giovinetto. - Ma labitudine tuttaltra cosa dallistruzione. Non basta che i segni dinterpunzione li poniate correttamente non basta. Bisogna porl i consapevolmente! Voi mettete una virgola e dovete aver coscienza del perch la m ettete sissignore! E questa vostra ortografia incosciente di carattere riflesso non val nemmeno un centesimo. E produzione meccanica e nulla pi. Perekladin aveva taciuto e perfin sorriso mansuetamente (il giovinetto era figli o dun consigliere di Stato e aveva diritto lui stesso al grado della decima class e) (1), ma adesso, coricandosi, egli sera fatto tutto sdegno e rabbia. Ho servito per quarantanni, pensava, e nessuno mai mi ha dato dellimbecille, e l guard a un po che critici si son trovati! Incoscientemente! In modo riflesso! Produzione meccanica Ah, che il diavolo ti por ti! Ma io forse ci capisco anche pi di te, per quanto non sia stato nelle tue uni versit!. Dopo avere mentalmente riversato sul critico tutte le contumelie a lui no te ed essersi scaldato sotto la coperta, Perekladin cominci a calmarsi. Io so capisco , pensava, addormentandosi. Non metter i due punti l dove ci vuole la vi rgola, dunque son consapevole, capisco. S Proprio cos, giovanotto Prima bisogna vivere un poco, far servizio un poco, e solo poi giudicare i vecchiNegli occhi scusi di Perekladin che si stava addormentando , attraverso una massa di scure nuvole sorridenti pass a volo come una meteora un a virgola infocata. Dopo di essa unaltra, una terza, e ben presto tutto lo sfondo buio, illimitato, che si stendeva davanti alla sua immaginazione si copr di fitt e schiere di virgole volanti

Prendiamo magari queste virgole , pensava Perekladin, sentendo le sue membra dolcem ente intorpidirsi a causa del sonno sopravveniente. Io le capisco benissimo Per ciascuna posso trovare il posto, se vuoi e e consapevolm ente, e non a casaccio Esaminami, e vedrai Le virgole si mettono in vari posti, do ve occorre e anche dove non occorre. Quanto pi imbrogliata riesce la carta, tante pi virgole ci vogliono. Si mettono davanti a il quale e davanti al che. Se nella car ta si devono enumerare degli impiegati, ciascuno di essi va separato con virgola Lo so!. Le virgole dorate presero a girare e fuggirono in disparte. Al posto loro giunse ro a volo dei punti infocati E il punto si colloca alla fine della carta Dove necessario fare una grande pausa e gettare unocchiata allascoltatore, l pure ci vuole il punto, affinch il segretario , quando legger, non resti senza saliva. In nessun altro posto si mette il punto . Tornano a piombar le virgole Si mescolano coi punti, turbinano, e Perekladin vede tutta una schiera di punti e virgole e di due punti Conosco anche questi , egli pensa. Dove la virgola non basta e il punto troppo, l ci vuole il punto e virgola. Davanti al ma e al conseguentemente metto sempre il punto e virgola Ebbene, e i due punti? I due punti si mettono dopo le parole: abbiamo st abilito, abbiamo deciso . I punti e virgola e i due punti si spensero. Venne la volta dei punti interrogat ivi. Questi balzarono fuori dalle nuvole e si misero a ballare il cancan Che rarit: il punto interrogativo! Ma fossero anche mille, per tutti troverei il p osto. Si collocan sempre quando ce da fare una richiesta o, poniamo, informarsi d i un documento Dove stato riportato il residuo delle somme per il tale anno?, oppur e: Non riterrebbe possibile la direzione di polizia che la detta Ivnova eccetera? . I punti interrogativi presero ad accennare in segno di approvazione coi loro unc ini e istantaneamente, come a un comando, si allungarono in punti esclamativi Uhm! Questo segno dinterpunzione nelle lettere si colloca spesso. Mio egregio signore!, oppure: Eccellenza, padre e benefattore! Ma nelle carte, quando?. I punti interrogativi si allungarono anche pi e si fermarono in attesa Nelle carte si mettono, quando cio questo come sarebbe? Uhm! In realt, quando mai si mettono nelle carte? Un momento Dio, fammi ricordare. Uhm!. Perekladin apr gli occhi e si gir sullaltro fianco. Ma non fece in tempo a richiude r gli occhi, che sul fondo scuro comparvero nuovamente i punti esclamativi. Il diavolo li porti Quando mai bisogna metterli?, pens, cercando di scacciare dalla sua immaginazione i non richiesti ospiti. Possibile che labbia dimenticato? O lho dimenticato, oppure non ne ho mai messi .

Perekladin prese a rammentarsi il contenuto di tutte le carte chegli aveva scritt o durante i quarantanni del suo servizio; ma per quanto pensasse, per quanto corr ugasse la fronte, non trov nel suo passato nemmeno un punto esclamativo. Che disdetta! Ho scritto per quarantanni e neppure una volta ho collocato un punto esclamativo Uhm! Ma quando dunque si colloca, quel diavolo lungo? . Di dietro la fila deglinfocati punti esclamativi si mostr il grugno perfidamente r idente del giovane critico. Gli stessi punti sorrisero e si fusero in un solo gr ande punto esclamativo. Perekladin scosse il capo e apr gli occhi. Il diavolo sa quel che -, pens. - Domani bisogna alzarsi per il mattutino, e a me n on esce di capo questa diavoleria Poh! Ma quando mai si mette? Eccoti labitudine! Ecco come ti sei fatto la mano! In quaran tanni nemmeno un punto esclamativo! Eh?. Perekladin si fece il segno di croce e chiuse gli occhi ma subito li riapr; sul f ondo scuro stava tuttora il grosso punto esclamativo Poh! A questo modo non ti addormenterai in tutta la notte. Marfuscia! - si rivolse a sua moglie, che spesso si vantava con lui daver terminato i corsi in collegio. - Non sai tu, anima mia, quando si colloca nelle carte ii punto esclamativo? - E come non saperlo! Non per nulla studiai sette anni in collegio. So a memoria tutta la grammatica. Questo segno si colloca nelle apostrofi, nelle esclamazion i e nelle espressioni di entusiasmo, di sdegno, di gioia, di collera e di altri sentimenti . Ah, cos , pens Perekladin. Entusiasmo, sdegno, gioia, collera e altri sentimenti , Il segretario di collegio si fece pensoso Per quarantanni aveva scritto carte, ne aveva scritto delle migliaia, decine di migliaia, ma non ricordava nemmeno un ri go che esprimesse entusiasmo, sdegno o qualcosa del genere. E altri sentimenti pensava. Ma forse che nelle carte son necessari i sentimenti? Pu scriverle anche una persona insensibile. Il grugno del giovane critico torn ad affacciarsi dietro al punto infocato e sorr ise perfidamente. Perekladin si sollev a sedere sul letto. La testa gli doleva, s ulla fronte gli era spuntato un sudore freddo in un canto ardeva tenue, carezzevo le, il lumino dellicona, i mobili avevano unaria festiva, linda, da ogni cosa addi rittura spirava calore e presenza duna mano femminile, ma il povero impiegatuccio sentiva freddo, sconforto, come se si fosse ammalato di tifo. Il punto esclamat ivo non si drizzava pi nei suoi occhi chiusi, ma davanti a lui, nella camera, pre sso la specchiera della moglie, e gli ammiccava beffardamente - Macchina scrivente! Macchina! -susurrava il fantasma, soffiando sullimpiegato u n freddo secco. - Pezzo di legno insensibile! Limpiegato si copr con la coperta, ma anche sotto la coperta vide il fantasma; app oggi il viso alla spalla della moglie, e anche di dietro quella spalla spuntava l a stessa cosa Tutta la notte si torment il povero Perekladin, ma anche di giorno i l fantasma non lo lasci. Egli lo vedeva dappertutto: negli stivali che infilava, nel piattino del t, nella croce di Stanislao

E altri sentimenti -, pensava. - E vero che non ci fu mai alcun sentimento Ora andr d

i superiori a metter la firma forse che ci si fa con sentimento? Cos, a casaccio Mac china da far gli auguri . Quando Perekladin usc in strada e chiam una vettura, gli parve che, in luogo della vettura, gli rotolasse incontro il punto esclamativo. Giunto nellanticamera del superiore, invece dello svizzero vide quello stesso seg no E tutto ci gli parlava di entusiasmo, di sdegno, di collera Il portapenne col pe nnino aveva pure laspetto dun punto esclamativo. Perekladin lo prese, intinse il p ennino nellinchiostro e firm: Segretario di collegio Jefim Perekladin!!!. E collocando questi tre segni, egli provava entusiasmo, indignazione, gioia e ri bolliva di collera. - To questo! To questo! - mormorava, premendo sul pennino. Il segno infocato fu pago e scomparve.

NOTE.

NOTA 1: Quello cio, contando dallalto, di segretario di collegio.

EH, IL PUBBLICO!

- Basta, non berr pi! Per per nulla al mondo! E tempo ormai di metter giudizio. Bisog na lavorare, darsi da fare Ti piace ricever lo stipendio, lavora dunque onestamen te, con zelo, in coscienza, noncurante della quiete e del sonno. Smetti di gingi llarti Ti sei avvezzato, caro, a riscuoter lo stipendio per nulla, e questo ecco, non bene non bene Fattosi alcuni predicozzi consimili, il capotreno Podtiaghin comincia a sentire uninvincibile aspirazione al lavoro. E gi luna di notte passata, ci nonostante egli s veglia i controllori e insieme con essi va per le carrozze a verificare i biglie tti. - I vvostri biglietti! - egli grida, facendo allegramente schioccar le pinze. Figure assonnate, avvolte nella penombra della carrozza, sussultano, scuotono il capo e porgono i loro biglietti. - I vvostri.. biglietti! - si rivolge Podtiaghin a un passeggiero di seconda cla sse, un uomo scarno avviluppato in pelliccia e coperta e circondato da guanciali . - I vvostri biglietti! Luomo dalle vene grosse non risponde. E immerso nel sonno. Il capotreno lo tocca i n una spalla e ripete impaziente: - I vvostri biglietti. Il passeggiero sussulta, apre gli occhi e guarda sgomento Podtiaghin. - Che cosa? Chi? eh?

- Vi si dice in linguaggio umano: i vvostri biglietti! Da-a-tevi la briga! - Dio mio! - geme luomo dalle vene grosse facendo un viso piagnucoloso. - O Signo re, Dio mio! Soffro di reumatismi per tre notti non ho dormito, apposta ho preso la morfina per addormentarmi, e voi ce lavete col biglietto! Ma questo spietato, i numano! Se sapeste come mi difficile prender sonno, non mi avreste incomodato pe r una simile bazzecola E spietato, assurdo! E che bisogno avete del mio biglietto? E perfino sciocco! Podtiaghin pensa se ha da offendersi o no, e risolve di offendersi. - Voi qui non gridate! Questa non una bettola! - dice. - Ma alla bettola la gente pi umana - e il passeggiero tossisce. - Ho voglia io ad esso di addormentarmi una seconda volta! E cosa stupefacente: ho viaggiato dappertutto allestero e l nessuno mi chiedeva il biglietto invece qui, come se il diavolo li spingesse sotto il gomito, non si f a altro, non si fa altro! - Be, allora andate allestero, se l vi trovate bene. - E una cosa sciocca, signore! S! Non basta che facciano morire i passeggieri col fumo, con lafa e le correnti daria vogliono anche, che il diavolo lo porti, accopp arli col formalismo. Ha sentito bisogno del biglietto! Dite un po, che zelo! Meno male se ci si facesse per controllo, ma invece met del treno viaggia senza biglie tti! - Date ascolto, signore! - sinfiamma Podtiaghin. - E se non la smetterete di grid are e di disturbare il pubblico, sar costretto a farvi scendere alla stazione e a stender verbale sul fatto! - E rivoltante! - sindigna il pubblico. - Si attacca a una persona malata! Ascolta te, abbiate dunque compassione! - Ma il signore stesso a insolentire! - sintimidisce Podtiaghin. - Bene, non mi far dare il biglietto Come volete Solo che, lo sapete anche voi, il mio servizio esige ci Se non fosse il servizio, allora certo Potete anzi domandare al capostazione Domandate a chi volete Podtiaghin si stringe nelle spalle e sallontana dal malato. Dapprima si sente off eso e un po bistrattato, ma poi, attraversate due o tre carrozze, comincia ad avv ertire nel suo petto di capotreno una certa inquietudine, simile ai rimorsi di c oscienza. Realmente, non bisognava svegliare un malato, pensa. Del resto, io non ci ho colpa Q uei l pensano chio lo faccia per capriccio, non avendo niente da fare, e non sanno che lo esige il servizio Se non credono, io posso condur da loro il capostazione. La stazione. Il treno si ferma cinque minuti. Prima del terzo squillo di campane llo, nella descritta carrozza di seconda classe entra Podtiaghin. Dietro a lui i ncede il capostazione, in berretto rosso. - Ecco, questo signore, - comincia Podtiaghin dice che non ho il diritto di chie dergli il biglietto e si offende. Vi prego, signor capostazione, di spiegargli se io pretendo il biglietto per dover di servizio o a capriccio. Signore. - Podtia

ghin si rivolge alluomo dalle vene grosse. - Signore! Ecco, potete domandare al c apostazione, se a me non credete. Il malato sussulta, come punto, apre gli occhi e fatto un viso piagnucoloso, si rovescia sulla spalliera del divano. - Dio mio! Ho preso unaltra polverina e ho appena cominciato ad assopirmi, che lu i di nuovo di nuovo! Vi supplico abbiate piet! - Ecco, potete parlare col signor capostazione Io ho il diritto di chiedere il bi glietto o no? - E una cosa insopportabile! To il vostro biglietto! To io prender altri cinque bigl ietti, lasciatemi soltanto morire in pace! Possibile che voi non siate mai stato malato? Gente insensibile! - Lasciatesi acciglia il capostazione, tirando Podtiaghin per la manica. Podtiaghin si stringe nelle spalle e se ne va lentamente dietro il capostazione. Hai voglia qui di compiacerli!, pensa perplesso. E per lui che ho chiamato il capost azione, perch capisse, si calmasse, e lui insolentisce. Unaltra stazione. Il treno si ferma dieci minuti. Prima del secondo segnale, ment e Podtiaghin sta in piedi vicino al ristoro e beve dellacqua di seltz, gli si acc ostano due signori, uno in divisa dingegnere, laltro in cappotto militare. Sentite, capotreno! si rivolge lingegnere a Potdiaghin. - Il vostro contegno vers o un passeggiero malato ha indignato tutti i presenti. Io sono lingegnere Pusitsk i, ed ecco il signor colonnello. Se voi non vi scuserete col passeggiero, present eremo un reclamo al capo del movimento, nostra comune conoscenza. - Signori, ma se io ma se voi - sintimor Podtiaghin. - Non ci occorrono spiegazioni. Ma vi avvertiamo che, se non vi scuserete, noi p renderemo il passeggiero sotto la nostra protezione. - Bene, io io, sia pure, mi scuser Come volete Di l a mezzora Podtiaghin, escogitata una frase di scusa che soddisfi il passeggie ro e non sminuisca la sua dignit, entra nella carrozza. - Signore! - si rivolge al malato. - Ascoltate, Signore! Il malato sussulta e balza in piedi. - Che cosa? - Io, gi.. come dire? Non offendetevi - Oh dellacqua - ansima il malato, afferrandosi il cuore. Ho preso la terza dose di morfina, mi sono assopito e di nuovo! Dio, quando mai finir una buona volta questa tortura? - Io, gi Scusate - Sentite Fatemi scendere alla prossima stazione Non sono in grado di sopportar ol

tre Io io muoio - Ci vile, ignobile! - si rivolta il pubblico. - Alzate i tacchi da qui! Una simi le presa in giro la pagherete! Fuori! Podtiaghin fa un gesto con la mano, sospira e esce dalla carrozza. Va nella vett ura di servizio, si mette a sedere esausto davanti alla tavola e si lagna: - Eh, il pubblico! Ecco, cercate di compiacerlo! Ecco. cercate di fare il vostro servizio, di darvi da fare. Per forza forza sputi su tutto e ti dai a bere Non f ai nulla: si arrabbiano, ti metti a fare: si arrabbiano pure Bere! Podtiaghin vuota in una volta una mezza bottiglia e pi non pensa al lavoro, al do vere e allonest.

LA LOTA.

Mattino estivo. Nellaria c silenzio; solo una cavalletta stride ogni tanto sulla ri va e in qualche posto timidamente brontola un aquilotto. Nel cielo stanno immobi li delle nubi piumose, simili a neve sparpagliata Vicino al bagno in costruzione, sotto le verdi fronde di un salcio, si dibatte nellacqua il carpentiere Gherassi m, un contadino alto, scarno, dalla testa rossa ricciuta e il viso irto di peli. Egli sbuffa, riprende fiato e, strizzando fortemente gli occhi, si sforza di ti rar fuori qualcosa di sotto le radici del salcio. La sua faccia coperta di sudor e. A una tesa da Gherassim, nellacqua fino alla gola, sta il carpentiere Liubm, un giovane contadino gobbo dal viso triangolare e gli occhietti stretti, da cinese . Entrambi, Gherassim come Liubm, sono in camicia e mutande. Sono illividiti dal freddo, perch ormai da pi dunora stanno nellacqua - Ma tu perch tasti sempre con la mano? - grida il gobbo Liubm, tremando come nell a febbre. - Testa di cavolo che sei! Tu tienila, tienila, se no scapper, la maled etta! Tienila, dico! - Non scapper Dove dovrebbe scappare? S cacciata sotto le radici - dice Gherassim con voce arrochita, sorda di basso, che viene non dalla laringe, ma dal profondo de l ventre. - E viscida, questa diavola, e non si sa per che cosa acchiapparla. - Tu chiappala per le branchie, per le branchie! - Non si vedon le branchie Aspetta, lho acchiappata per qualche cosa Per il labbro lho acchiappata Morde, questa diavola! - Non tirarla per il labbro, non tirarla: la lascerai andare! Per le branchie ac chiappala, per le branchie acchiappala! Di nuovo s messo a tastar con la mano! Ma che contadino senza cervello, perdonami, Regina dei Cieli! Chiappala!

- Chiappala - lo contraff Gherassim. - Che comandante s trovato! Dovresti venire e acc iapparla tu stesso, diavolo gobbo Perch stai l? - Io lavrei acchiappata, se fosse stato possibile O che, con la mia bassa corporat ura, si pu stare in piedi sotto la riva? L profondo! - Non fa nulla che sia profondo Tu a nuoto

Il gobbo agita le braccia, nuota verso Gherassim e si aggrappa ai rami. Ma al pr imo tentativo di mettersi in piedi, va con la testa sottacqua e manda fuori delle bolle daria. - Lo dicevo ch profondo! - egli dice, rotando con ira il bianco degli occhi. - Mon to sul collo a te, eh? - E tu sali sopra una radice Di radici ce n molte, come una scala Il gobbo tasta col tallone una radice e, aggrappatosi saldamente ad alcuni rami ad un tempo, ci sale sopra Equilibratosi bene e consolidatosi nella nuova posizio ne, si curva e, cercando di non ingerire acqua, comincia con la mano destra a fr ugare tra le radici. Imbrogliandosi nelle erbe acquatiche, scivolando sul musco che riveste le radici , la sua mano incontra le chele pungenti dun gambero. - Ci mancavi ancora tu qui, diavolo! - dice Liubm e con rabbia scaglia il gambero sulla riva. Infine la sua mano trova a tastoni il braccio di Gherassim e, calando gi lungo qu ello, arriva a qualcosa di lubrico, di freddo. - E-eccola! - sorride Liubm. - E gro-ossa, la diavola Allarga un po le dita, io subito.. per le branchie Aspetta, non urtarmi col gomito io subito la subito lascia solo che lafferri S cacciata lontano sotto la radice, quest a diavola, non c nemmeno dove aggrapparsi Non si pu arrivare alla testa Si tocca solt anto la pancia Ammazzami sul collo una zanzara: mi punge! Io subito sotto le branchie la prender Va un po di fianco, spingila, spingila! Punzec chiala col dito! Il gobbo, gonfiate le guance, trattenuto il respiro, sgrana gli occhi e, a quant o pare, gi insinua le dita sotto le branchie, ma a questo punto i rami a cui si abb ranca la sua mano sinistra si spezzano, ed egli, perduto lequilibrio, capitombola nellacqua! Come spaventati, corron via dalla riva dei cerchi ondeggianti e nel p unto della caduta vengon su delle bolle. Il gobbo viene a galla a nuoto e, sbuff ando, si afferra ai rami. - Affogherai ancora, diavolo, toccher rispondere per te! - dice rauco Gherassim. Esci fuori, su, e vattene alla malora! Io stesso la tirer via! Cominciano glimproperi E il sole brucia, brucia. Le ombre si fanno pi brevi e rient rano in se stesse, come le corna della lumaca Lerba alta, scaldata dal sole, comincia a emanare un odore denso, stucchevolmente dolciastro. Ben presto mezzogiorno, ma Gherassim e Liubm tuttora si dibattono so tto il salcio. La voce rauca di basso e quella tenorile infreddolita, stridula r ompono senza posa il silenzio della giornata estiva. - Tirala per le branchie, tirala! Aspetta, io la spinger fuori! Ma dove ficchi il tuo pugnaccio? Tu fa col dito e non col pugno, grinta! Vieni di fianco! Da sinistra vieni, da sinistra, ch a destra c una buca! Servirai d i cena al lupo mannaro! Tira per il labbro! Si sente lo schioccar duna frusta Per la riva in pendio si trascina pigramente alla bbeveratoio un armento, cacciato avanti dal pastore Jefm. Il pastore, un vecchio decrepito con un occhio solo e la bocca storta, cammina a capo chino e si guarda

sotto i piedi. Per prime savvicinano allacqua le pecore, dopo di esse i cavalli, dopo i cavalli le vacche. - Spingila un poco dal basso! - egli ode la voce di Liubm. Ficcaci un dito! Ma se i sordo, dia-avolo, o che? Poh! - Ma chi fratelli? - grida Jefm. - Una lota! Non c verso di tirarla fuori! Sotto una radice s cacciata! Vieni di fian co! Vieni, vieni! Jefm per un minuto strizza il suo occhio sui pescatori, poi si toglie i lapti (1), getta gi dalle spalle un sacchetto e si leva la camicia. Di togliersi le mutande non ha pazienza, segnatosi, bilanciando le braccia magre, scure, entra in mutand e nellacqua Per una cinquantina di passi procede sul fondo melmoso, ma poi si butta a nuoto. - Aspettate, ragazzi! - grida. - Aspettate! Non tiratela fuori a casaccio, la la scerete scappare. Bisogna saper fare! Jefm si unisce ai carpentieri, e tutte tre, urtandosi lun laltro coi gomiti e coi gi nocchi, sbuffando e imprecando, si pigiano nello stesso punto Il gobbo Liubm inghi otte acqua e laria echeggia di una tosse aspra, convulsa. - Dov il pastore? - si sente un grido dalla riva - Jef-m! Pastore! Dove sei? Larmento entrato in giardino! Caccialo, caccialo dal giardino! Caccialo! Ma dov dunque, il vecchio brigante? Si odono voci maschili, poi una femminile Di dietro il cancello del giardino padr onale si mostra il padrone Andri Andreic in veste da casa di seta persiana e con u n giornale in mano Egli guarda interrogativamente dalla parte delle grida che giu ngono dal fiume, e poi trotterella rapido verso il bagno - Che c qui? Chi bercia? - domanda severamente avendo scorto attraverso i rami del salcio le tre teste bagnate del pescatori. Perch vi affannate qui? - Un pe un pesce acchiappiamo - balbetta Jefm senzalzare il capo. - Te lo dar io il pesce! Larmento entrato in giardino, e lui: un pesce! Ma quando s ar finito il bagno diavoli? Son due giorni che lavorate, e dov il vostro lavoro? - Sa sar finito - gracchia Gherassim. - Lestate lunga, farai ancora in tempo, signor ia, a lavarti Brrr In nessun modo qui possiamo venir a capo duna lota S cacciata sotto una radice ed come in una tana: non va n su n gi - Una lota? - domanda il padrone e i suoi occhi si fanno lustri. Allora tiratela fuori alla svelta!

- Poi ci darai un mezzo rubletto Ti serviremo da amici se Una lota enorme, che la tua mercantessa Vale, signoria, un mezzo rublo per le fatiche. Non brancicarla, Li ubm, non brancicarla, se no la farai morire! Spingi dal basso! Tira un po la radic e allins bravuomo come ti chiami? Allins, e non allingi diavolo! Non agitate le gambe Passano cinque minuti, dieci Il padrone non ne pu pi dallimpazienza. - Vassili! - grida, voltandosi verso la casa padronale. - Vaska! Chiamatemi Vassili!

Accorre il cocchiere Vassili. Sta masticando qualcosa e respira pesantemente. Scendi in acqua, - gli ordina il padrone, aiutali a tirar fuori la lota Non posso no tirar fuori una lota! Vassili si spoglia rapidamente e scende in acqua. - Io subito - borbotta. - Dov la lota? Io subito Faremo questo in un batter docchio! E tu dovresti andartene. Jefm! Qui, vecchio, non hai da mischiarti negli affari a ltrui! Che lota c qui? Io subito Eccola! Lasciate andar le mani! - E perch: lasciate andare le mani? Lo sappiamo anche noi: lasciate andar le mani ! E tu tirala fuori! - Ma forse cos che la tirerai fuori? Bisogna prenderla per la testa! - E la testa sotto la radice! E Cosa nota, stupido! - Be, non ingiuriare, se no ne vola una! Marmaglia! - In presenza dei signor padrone e simili parole - balbetta Jefm. - Non la tireret e fuori, fratelli! Troppo destramente s ficcata l! - Aspettate un momento, io subito - dice il padrone e comincia frettoloso a svest irsi. - Siete in quattro imbecilli, e non potete tirar fuori la lota! Svestitosi, Andri Andreic si lascia freddare un poco ed entra in acqua. Ma anche i l suo intervento non approda a nulla. - Bisogna tagliar la radice! - conclude infine Liubm.Gherassim, va a prender la scure! Date qui una scure! - Non tagliatevi le dita! - dice il padrone, quando si odono i colpi sottacqua de lla scure contro la radice. - Jefm, vattene di qua! Aspettate, io tirer fuori la lota Voi non La radice stata tagliata dal disotto. La sforzano un poco, e Andri Andreic, con gr an piacere, sente che le sue dita penetrano sotto le branchie della lota. - La sto tirando, fratelli! Non affollatevi state fermi la sto tirando! Alla superficie compare la grossa testa della lota e, dopo di essa, il corpo ner o, lungo un arscn. La lota rigira pesantemente la coda e cerca di sfuggire. - Tu scherzi Non ce la fai, cara. Ci sei cascata? Ah-ah! Su tutte le facce si effonde un sorriso di miele. Un minuto trascorre in silenzi osa contemplazione. - Una lota coi fiocchi! - balbetta Jefm, grattandosi sotto le clavicole. - Sar, pe nso, una decina di libbre - E gi - consente il padrone. - il fegato le palpita addirittura. Come spinto dal didietro. A ah! La lota ad un tratto inaspettatamente fa con la coda un brusco movimento allins e

i pescatori sentono un forte tonfo Tutti allargano le mani, ma troppo tardi: la l ota, chi lha vista lha vista.

NOTE:

NOTA 1: Le rozze scarpe di corteccia o di fibra vegetale del contadino russo.

IL CAMALEONTE.

Attraverso la piazza del mercato va il commissario rionale di polizia Ociumielov in cappotto nuovo e con un fagottino in mano. Dietro a lui cammina una guardia dai capelli rossicci con un setaccio colmo fino allorlo di uva spina sequestrata. Allingiro silenzio Sulla piazza non unanima Le porte aperte delle botteghe e delle bettole guardano tristemente il mondo creato, come fauci affamate; accanto ad es se non ci sono neppur mendicanti. - E cos tu mordi, maledetto! - ode a un tratto Ociumielov. Ragazzi, non lasciatel o scappare! Oggid proibito mordere! Tienlo! A ah! Si sente uno strillo canino. Ociumielov guarda da un lato e vede che dal deposit o di legna del mercante Piciughin, saltando su tre zampe e voltandosi indietro, corre via un cane. Lo rincorre un uomo in camicia di percalle inamidata e pancio tto sbottonato. Gli corre dietro e, sporgendosi col corpo in avanti, cade a terr a e afferra il cane per le zampe posteriori. Si sente un secondo guaito e il gri do: Non lasciarlo andare!. Dalle botteghe si affacciano fisonomie assonnate e ben presto vicino al deposito di legna, come spuntata di sotterra, si raduna una fol la. - Qualche disordine, pare, signoria! - dice la guardia. Ociumielov fa un mezzo giro a sinistra e va verso lassembramento. Proprio vicino al portone del deposito vede che sta luomo sopra descritto e, leva ndo in alto la mano destra, mostra alla folla un dito insanguinato. Sulla sua fa ccia semiebbra par che sia scritto: Ora ti stronco, furfante!, e anche il dito ste sso ha laspetto dun segno di vittoria. In questuomo Ociumielov riconosce lorefice Ch riukin. Al centro della folla. Con le zampe anteriori divaricate e tremante in t utto il corpo, accovacciato al suolo lautore dello scandalo in persona: un cuccio lo bianco di levriero dal muso aguzzo e con una macchia gialla sul dorso. Nei su oi occhi lacrimosi unespressione dangoscia e di sgomento. - Che cosa succede qui? - domanda Ociumielov, fendendo la folla. Perch questo? Pe rch mostri il dito? Chi ha gridato? - Io vado, signoria, e non tocco nessuno - comincia Chriukin, tossendo nella mano , - sto parlando della legna con Mitri Mitric, e tutta un tratto questo vigliacco, che che non , mi morde il dito Voi mi scuserete, io sono un uomo che lavora Il mio un lavoro minuto. Bisogna che mindennizzino, perch io con questo dito forse per u na settimana non far un movimento Anche nella legge, signoria, non sta scritto che da una bestia si debba tollerare Se ognuno potr mordere, sar meglio neppur vivere

al mondo - Uhm! Benedice Ociumielov severamente tossendo e movendo i sopraccigli. - Bene Di chi il cane? Io non la lascer cos. Vinsegner a lasciar liberi i cani! E ora di rivolger lattenzione a simili signori ch e non vogliono sottostare alle disposizioni! Quando gli daranno una multa, al ma scalzone, imparer da me che cosa voglion dire i cani e le altre bestie randagie! Gli far veder io! Eldirin, - si rivolge il commissario alla guardia, - cerca di sa pere di chi il cane e stendi verbale! E il cane va soppresso. Senza indugio! Di sicuro arrabbiato Di chi il cane, domando? - A quanto pare, del generale Zigalov! - dice qualcuno della folla. - Del generale Zigalov? Uhm! Toglimi un po il cappotto, Eldirin Fa un caldo terribile! Sha da supporre che stia per piovere Una sola cosa non capi sco: come ha potuto morderti? - si rivolge Ociumielov a Chriukin. - Forse che pu arrivarti al dito? E piccolo e tu guarda l che uomo grande e grosso sei! Tu probab ilmente ti sei graffiato il dito con un chiodino, e poi t venuta in testa lidea di spillar quattrini. Tu, gi che gente siete si sa! Vi conosco, diavoli! - Lui, signoria, gli ha premuto il sigaro sul naso per divertirsi, e lui, non es sendo stupido, zaff Un attaccabrighe, signoria! - Mentisci, guercio! Non hai visto, e quindi perch mentire? Sua signoria un signo re intelligente e capisce chi dice bugia e chi parla in coscienza, come davanti a Dio E se io mentisco, ne giudichi il conciliatore. Da lui, nella legge detto Ogg id tutti sono uguali Io stesso ho un fratello nei gendarmi se volete sapere - Non discutete! - No, non del generale - osserva significativamente la guardia. - Il generale di cos non ne ha. Lui ha soprattutto dei cani da fermo - Lo sai di sicuro? - Di sicuro, signoria

- Lo so anchio. Il generale ha dei cani di prezzo, di razza, e questo lo sa il di avolo che cos! N pelo n figura una cosa ignobile, nientaltro E tenere un simile cane?! a dove ce lavete lintelligenza? Se sincontrasse un cane simile a Pietroburgo o a Mo sca, sapete che avverrebbe? L non guarderebbero nella legge, ma sul momento: muor i! Tu, Chriukin, hai patito un danno e non lasciar questa faccenda cos E necessario dare una lezione! E ora - Ma forsanche del generale - pensa ad alta voce la guardia. - Sul muso non ce lha scritto Giorni fa nel suo cortile ne vidi uno cos. - Si sa, del generale! - dice una voce dalla folla. - Uhm! Mettimi addosso, caro Eldirin, il cappotto Tira un po di vento Ho dei brividi Tu lo porterai dal generale e l domanderai. Dirai che lho trovato e mandato io E di che non lo lascino andar sulla strada Forse di prezzo, e se ogni porco gli premer il sigaro sul naso, ci vorr molto a rovinarlo? Il cane una bestia delicata E tu, t anghero, abbassa la mano! Non hai da mettere in mostra il tuo stupido dito! Tu s tesso ci hai colpa!

- Viene il cuoco del generale, gli domanderemo Ehi, Prochor! Vieni un po qua, caro ! Da unocchiata al cane E vostro? - Che idea! Di simili da noi non ce ne sono stati mai. - E qui non c da far tante domande, - dice Ociumielov. - E un cane randagio! Non C da far lunghi discorsi Se ho detto ch randagio, vuol dire ch randagio Sopprimerlo, ecco tutto. - Non nostro, - continua Prochor. - E del fratello del generale, ch arrivato laltro giorno. Il nostro non amante dei levrieri. Suo fratello ci ha passione - Ma che a rrivato suo fratello? Vladimir Ivanic? - domanda Ociumielov, e tutta la sua facci a sinonda dun sorriso dintenerimento. - Guarda un po, Signore! E io che non lo sapev o! E venuto in visita per un po di tempo? - In visita - Guarda un po, Signore! Sentiva la mancanza del fratello E io nemmeno lo sapevo! C os questo il suo cagnolino? Molto piacere Prendilo Il cagnuzzo non male E cos vispo Ha dato un morso a costui nel dito! Ah-ah-a h! Su via, perch tremi? Rrr Rr Si arrabbia il briccone un tal cagnetto Prochor chiama il cane e sallontana con esso dal deposito di legna La folla ride forte di Chriukin. - Arriver ancora fino a telo ! minaccia Ociumielov - e, chiudendosi nel cappotto, continua il suo cammino per la piazza del mercato.

UNA CALUNNIA.

Linsegnante di calligrafia Serghi Kapitonic Achineiev dava in sposa la sua figliuol a Natalia allinsegnante di storia e geografia Ivn Petrovic Losciadinich. Il tratten imento nuziale filava liscio come un olio. In sala si cantava, si sonava, si dan zava. Per le stanze, come invasati, correvano avanti e indietro i domestici pres i a nolo al circolo, in marsine nere e cravatte bianche sudice. Cera chiasso e vo cio. Linsegnante di matematica Tarntulov, il francese Padeku e il pi giovane revisor e della corte dei conti Jegr Venediktic Mzda, seduti in fila sul divano, affrettan dosi e interrompendosi a vicenda, raccontavano agli ospiti dei casi di seppellim ento di vivi ed esprimevano la loro opinione sullo spiritismo. Tutti e tre non c redevano nello spiritismo, ma ammettevano che in questo mondo ci son molte cose che la mente umana non penetrer mai. In unaltra stanza linsegnante di letteratura D odonski spiegava agli ospiti i casi in cui la sentinella ha il diritto di sparar e su chi passa. Le conversazioni erano, come vedete, paurose, ma assai piacevoli . Dal cortile curiosavano alle finestre delle persone che, per la loro condizion e sociale, non avevano il diritto di entrar dentro. A mezzanotte in punto il padron di casa Achineiev and in cucina a vedere se tutto fosse pronto per la cena. In cucina dal pavimento al soffitto era sospeso un fu mo costituito dagli effluvi doca, danatra e numerosi altri. Su due tavole eran dis tribuiti e disposti in artistico disordine gli attributi del servizio dantipasti e aperitivi. Intorno alle tavole si affaccendava la cuoca Marfa, una donna rossa con doppio ventre serrato alla cintola.

- Fammi un po vedere lo storione, mtuska! - disse Achineiev, fregandosi le mani e le ccandosi le labbra. - Ma che odore, che zaffata! Mi mangerei addirittura tutta la cucina! Su dunque, fa vedere lo storione! Marfa savvicin a un panchetto e cautamente sollev un foglio di giornale unto. Sotto questo foglio, in un piatto enorme, riposava un grosso storione in gelatina, sc reziato di capperi, olive e carotine. Achineiev guard lo storione e fece un ah!. Il viso gli raggi, gli occhi si strabuzza rono. Egli si chin ed emise con le labbra il suono duna ruota non lubrificata. Dop o un po di sosta, schiocc le dita dal piacere e fece un altro schiocco con le labb ra.

- Oib! Il suono di un ardente bacio Con chi ti stai qui baciando, Marfuscia? - sud u na voce dalla stanza attigua, e sulluscio comparve la testa rapata dellaiuto dei s orveglianti di classe, Vankin. - Con chi facevi questo? A-a-ah molto piacere! Con Serghi Kapitonic! Bel nonno, non c che dire! Un tete--tete con una polacca (1) da d - Io non ho baciato nessuno, - si confuse Achineiev - chi te lha detto, stupido? Son io che ho schioccato le labbra riguardo a proposito del piacere Alla vista del pesce - Raccontalo ad altri! La faccia di Vankin fece un largo sorriso e scomparve dietro luscio. Achineiev arross. Il diavolo sa quel che , pens. Ora andr, il mascalzone, a far pettegolezzi. Minfamer tutta la citt, lanimale Achineiev entr timidamente in sala e guard in tralice da un l ato: dovera Vankin? Vankin stava accanto al pianoforte e, piegatosi con bravura, bisbigliava qualcosa alla cognata dellispettore che rideva. Di me sta parlando!, pens Achineiev. Di me, che possa scoppiare! E quella ci crede ci crede! Ride! O Dio mio! No, cos non si pu lasciar la cosa no Bisog ner fare in modo che non gli credano Parler con tutti loro e gli far far la figura dellimbecille pettegolo. Achineiev si gratt e, senza cessar di confondersi, si avvicin a Padeku. - Dianzi ero in cucina e davo disposizioni riguardo alla cena, dissegli al france se. - A voi, lo so, piace il pesce, e io ci ho, Btenka, un certo storione! Lungo du e arscini! Eh-eh-eh! S, a proposito gi me ne dimenticavo In cucina poco fa, con quell o storione un vero aneddoto! Entro poco fa in cucina e voglio osservar le vivande Guardo lo storione e dal piacere per lodore piccante faccio uno schiocco con le la bbra! Ma in quel momento entra a un tratto questimbecille di Vankin e dice ah-ah-a h! e dice: O o-oh vi baciate qui? Con Marfa, con la cuoca! Che cosa andato a pensare , lo sciocco! Quella donna non ha grazia n garbo, somiglia a ogni sorta danimali, e lui baciarla! Stravagante! - Chi stravagante? - domand Tarntulov che sera avvicinato. - Ma eccolo l, Vankin! Entro in cucina

E raccont di Vankin. - Mha fatto ridere lo stravagante! Ma secondo me pi piacevole baciare un can barbo ne che Marfa, - soggiunse Achineiev, che si volt a guardare e vide dietro a s Mzda . - Stiamo parlando di Vankin, - gli disse. - Uno strambo! Entra in cucina, mi ved e al fianco di Marfa, e avanti a immaginare varie facezie. Che cosa?, dice, vi baci ate?. Ubriaco com, gli era parso. E io, dico, bacer piuttosto un tacchino che Marfa. E poi ho anche moglie, dico, imbecille che sei. Mha fatto ridere! - Chi vi ha fatto ridere? - domand il prete insegnante di religione, avvicinatosi ad Achineiev. - Vankin. Me ne sto, sapete, in cucina e guardo lo storione E cos via. Di l a forse mezzora tutti gli ospiti gi sapevano della storia di Vankin e dello storione. Adesso glielo racconti pure!, pensava Achineiev, fregandosi le mani. Racconti pure!. Lui comincer a raccontare, e io subito: Smettila, imbecille, di dir scempiaggini! Sappiamo gi tutto!. E Achineiev si tranquill al punto che, dalla gioia, vuot quattro bicchierini di tr oppo. Accompagnati dopo cena i giovani sposi nella loro camera, egli si ritir e sa ddorment come un bimbo di nulla colpevole, e il giorno dopo pi non ricordava la fa ccenda dello storione. Ma, ahim! Luomo propone e Dio dispone. La mala lingua aveva fatto la mala opera sua, e nulla giov ad Achineiev la sua astuzia! Dopo una sett imana giusta, e precisamente il mercoled dopo la terza lezione, mentre Achineiev stava in mezzo alla sala degli insegnanti e parlava delle viziose tendenze dellal lievo Vissekin, gli si avvicin il direttore e lo chiam in disparte. - Ecco che e, Serghi Kapitonic, - disse il direttore.Scusate Non affar mio, ma tuttavia devo farvi capire E mio dovere Vedete, corrono voci che voi vivete con quella con la cuoca Non affar mio, ma Vivet e con lei, baciatevela fate quel che volete, soltanto, per favore, non cos pubblic amente! Vi prego! Non dimenticate che siete un educatore! Achineiev si sent gelare e rest di stucco. Come punto da tutto uno sciame dapi ad u n tempo e come annaffiato con acqua bollente, and a casa. Andava a casa e gli par eva che lintera citt lo guardasse, come se fosse spalmato di catrame A casa lo atte ndeva un nuovo guaio. - Come va che non ingozzi niente? - gli domand a pranzo la moglie. - A che cosa ti sei messo a pensare? Pensi agli amoretti? Senti la mancanza di M arfuska? Tutto mi noto, maometto (2)! Della brava gente mi ha aperto gli occhi! U-u-uh bbarbaro! E gi un ceffone sulla sua guancia! Egli salz da tavola e, senza sentirsi la terra so tto i piedi, senza berretto n pastrano, si trascin da Vankin. Lo trov in casa. - Sei un farabutto tu! - si rivolse Achineiev a Vankin. - Per che cosa mhai infan gato davanti a tutto il mondo? Per che cosa mhai lanciato una calunnia? - Che calunnia Che andate a inventare!

- E chi ha spettegolato dicendo che ho baciato Marfa? Non sei tu, mi dirai? Non sei tu, brigante? Vankin prese a batter gli occhi e ad ammiccare con tutte le fibre del suo viso f rusto, alz gli occhi allimmagine e profer: - Che Dio mi castighi! Che i miei occhi possano scoppiare e io restare stecchito, se ho detto anche solo una parola di v oi! Che io non abbia pi n letto n tetto! Sarebbe poco il colera! La sincerit di Vankin era fuori di dubbio. Evidentemente, non era stato lui a spe ttegolare. Ma chi dunque? Chi?, si diede a pensare Achineiev, passando in rassegna nella sua memoria tutti i propri conoscenti e battendosi in petto. Chi dunque?. - Chi dunque? - domanderemo anche noi al lettore

NOTE.

NOTA 1: Sopravveste alla polacca, da uomo o da donna, molto vistosa e marziale, con colletto rigido e alamari. NOTA 2: Il nome di Maometto divenuto in Russia, nella forma machamet, appellativo popolare ingiurioso.

IL FIAMMIFERO SVEDESE. (RACCONTO POLIZIESCO).

La mattina del 6 ottobre 1885 si present nellufficio del commissario di polizia ru rale della seconda sezione del distretto di S. un giovanotto decorosamente vesti to e dichiar che il suo padrone, la cornetta della guardia a riposo Mark Ivnovic Kl iausov, era stato ucciso. Facendo tale dichiarazione, il giovanotto era pallido e oltremodo agitato. Le sue mani tremavano e i suoi occhi eran pieni di sgomento . - Con chi ho lonore di parlare? - gli domand il commissario. - Psekov, lintendente di Kliausov. Agronomo e meccanico. Il commissario e i testimoni (1) giunti sul luogo insieme con Psekov trovarono q uanto segue. Vicino allala della casa in cui dimorava Kliausov saffollava una mass a di gente. La notizia dellaccaduto era volata con la celerit del lampo per i dint orni, e la gente, grazie alla giornata festiva, si riversava verso la casa da tu tti i villaggi circonvicini. Cera chiasso e vocio. Qua e l sincontravano delle facc e pallide, rosse di pianto. Luscio della camera di Kliausov fu trovato chiuso. Da llinterno sporgeva la chiave. - Evidentemente, i malfattori si sono introdotti da lui per la finestra, - osser v Psekov durante lesame delluscio. Andarono nel giardino, dove riusciva la finestra della camera. La finestra aveva un aspetto tetro, sinistro. Era munita duna tendina verde, scolorita. Un angolo

della tendina era lievemente accartocciato, il che dava la possibilit di guardar nella camera. - Qualcuno di voi ha guardato per la finestra? - domand il commissario. - Per nulla, signoria, - disse il giardiniere Jefrm, un piccolo vecchietto canuto con un viso di sottufficiale a riposo. - Sha ben altra voglia che di guardare, q uando ti tremano i ginocchi! - Eh, Mark Ivanic, Mark Ivanic! - sospir il commissario. guardando la finestraTe . lo dicevo io che saresti finito male! Te lo dicevo, an ima cara, - non mhai dato ascolto! Gli stravizi non menano a bene! - Va ringraziato Jefrm, - disse Psekov, - senza di lui non ce ne saremmo neppur a ccorti. A lui per primo venne in mente che qui qualcosa non fosse in regola. Vie ne da me stamattina e dice: Ma perch il nostro padrone dorme cos a lungo dopo la sb ornia? E unintera settimana che non esce di camera!. Come mi ebbe detto questo, fu come se qualcuno mavesse colpito col dorso duna scure Subito mi balen un pensiero Lui non si faceva vedere da sabato scorso, e oggi dome nica! Sette giorni: uno scherzo a dirlo! - S, poveretto - sospir ancora una volta il commissario.Un ragazzo intelligente, is truito, tanto buono in compagnia, si pu dire, il primo degli uomini. Ma un dissol uto, si abbia il regno dei cieli! Io mi aspettavo tutto! Stepn! - si rivolse il commissario a uno dei testimoni: passa sul momento al mio ufficio e manda Andriuska dallispravnik, gli riferisca! Di: hanno ammazzato Mark Ivanic!. Corri anche dal brigadiere: perch sta l a crogiolarsi? Che venga qui! E tu stesso recati, al pi presto possibile, dal giudice istruttore: Nikoli Jermolaic e digli di venir qua! Aspetta, gli scriver una lettera. Il commissario dispose delle guardie allala della casa. Scrisse la lettera al giu dice istruttore e and dallintendente a prendere il t. Di l a una decina di minuti era seduto su uno sgabello, mordeva cautamente nel pe zzo di zucchero e sorbiva un t caldo come i carboni ardenti. - Ecco - diceva egli a Psekov. - Ecco Nobile, ricco beniamino degli di, si pu dire, come si espresse Puskin, e che n venuto fuori? Nulla ! Si ubriacava, faceva vita dissoluta e eccoti! lhanno ammazzato. Due ore dopo giunse in carrozza il giudice istruttore Nikoli Jermolaievic Ciubikv ( cos si chiama il giudice), un vecchio alto, robusto, sui sessanta, si esercita ne lla sua carriera ormai da un quarto di secolo. E noto a tutto il distretto come u omo onesto, intelligente, energico e amante del suo mestiere. Arriv sul luogo ins ieme con lui anche il suo immancabile compagno, aiutante e segretario Diukovski, un giovanotto alto, di circa ventisei anni. - Ma possibile, signori? - prese a dir Ciubikv, entrando nella stanza di Psekov e stringendo alla svelta la mano a tutti. Possibile? Mark Ivanic? Lhanno ucciso? No , impossibile! Im-pos-si bile!

- Guardate un po - sospir il commissario. - O Signore Dio mio! Ma se lo vidi la scorsa settimana alla fiera di Tarabnkova! Con lui, scusate, bevvi la vodka! - Guardate un po - sospir unaltra volta il commissario. Sospirarono, inorridirono, bevvero un bicchiere di t a testa e andarono verso lala della casa. - Scostatevi! - grid il brigadiere alla gente. Entrato dentro, il giudice istruttore attese innanzi tutto allesame delluscio che metteva nella camera. Luscio risult di pino, dipinto in giallo e intatto. Segni pa rticolari, che potessero offrire qualche indicazione, non ne furono trovati. Si procedette a forzarlo. - Prego, signori, gli estranei di allontanarsi! - disse il giudice istruttore, q uando, dopo un lungo battere e lunghi scricchiolii, luscio cedette alla scure e a llo scalpello. - Prego nellinteresse dellinchiesta Brigadiere non lasciate entrar n essuno! Ciubikv, il suo aiutante e il commissario aprirono luscio e, incerti, uno dopo lalt ro, entrarono nella camera. Ai loro occhi si present il seguente spettacolo. Pres so lunica finestra stava un gran letto di legno con unenorme materassa di piume. S ulla materassa ammaccata giaceva la coperta sgualcita, ammucchiata. Il guanciale in federa di percalle, pure fortemente gualcito, era buttato sul pavimento. Su un tavolino davanti al letto cerano un orologio doro e una moneta dargento del valo re di venti copeche. Stavan l anche degli zolfanelli. Oltre il letto, il tavolino e ununica sedia, non cera nella camera altra mobilia. Dato uno sguardo sotto il l etto, il commissario scorse un paio di decine di bottiglie vuote, un vecchio cap pello di paglia e un quarto di vodka. Sotto il tavolino giaceva uno stivale cope rto di polvere. Abbracciata con uno sguardo la stanza, il giudice istruttore agg rott le ciglia e si fece rosso. - Furfanti! - borbott, stringendo i pugni. - Ma dov Mark Ivanic? - domand piano Diukovski. - Vi prego di non immischiarvi! - gli disse rudemente Ciubikv. Vogliate osservare il pavimento! il secondo caso del genere nella mia pratica, Jevgrf Kuzmc, - si riv olse al commissario, abbassando la voce - Nel 1870 mi accadde un caso uguale. Ma voi di sicuro ricorderete Lassassinio del mercante Portretov. L pure fu cos. I furf anti lavevano ucciso e avevan portato via il cadavere attraverso la finestra Ciubikv si avvicin alla finestra, tir da una parte la tendina e spinse cautamente l a finestra. Questa si apr.

- Si apre, dunque non era stata chiusa. Uhm. Tracce sul davanzale. Vedete? Ecco le tracce dun ginocchio Qualcuno sarrampic di l Sar necessario esaminare la finestra com si deve. - Sul pavimento non si nota nulla di speciale, - disse Diukovski N macchie, n graf fiature. Ho trovato soltanto un fiammifero svedese bruciato. Eccolo. Per quanto ricordo, Mark Ivanic non fumava; nella vita quotidiana poi usava zolfanelli, e ni entaffatto fiammiferi svedesi. Questo fiammifero pu servire dindizio - Ah. state zitto, per piacere. - scosse la mano il giudice istruttore. - Vien f uori col suo fiammifero! Non posso soffrire le teste vulcaniche! Invece di cerca

r fiammiferi, fareste meglio a esaminare il letto. Dopo lesame del letto Diukovski rifer: - N macchie di sangue, n altre dalcun genere St rappi freschi pure non ce ne sono. Sul guanciale tracce di denti. La coperta sta ta bagnata con un liquido che ha lodor della birra e ne ha anche il gusto Laspetto generale del letto d il diritto di pensare che su di esso sia avvenuta una lotta. - Lo so anche senza di voi che ci fu lotta! Non vi si domanda della lotta. Invec e di cercar la lotta, fareste meglio - Uno stivale qui, laltro non risulta presente. - Be. che c? - C che lhanno soffocato quando si cavava gli stivali. Non fece in tempo a cavarsi laltro stivale che - Gi ha preso la mano! E come fate a sapere che lhanno soffocato? - Sul guanciale ci son tracce di denti. Il guanciale stesso stato fortemente bra ncicato e scagliato a due arscini e mezzo dal letto. - E discorre, il cicalone! Andiamo piuttosto in giardino. Fareste meglio a guard are in giardino, invece di rovistar qui Questo lo far io anche senza di voi. Arrivati in giardino, linchiesta si occup innanzi tutto dellesame dellerba. Lerba sot to la finestra era calpestata. Un cespuglio di bardana sotto la finestra proprio contro il muro apparve pure calpestato. A Diukovski riusc di trovarvi alcuni ram oscelli rotti e dei pezzetti di ovatta. Sui capolini superiori furon trovati dei fini peluzzi di lana azzurra scura. - Di che tinta era il suo ultimo vestito? - domand Diukovski a Psekov. - Giallo, di tela grossa. - Benissimo. Loro dunque eran vestiti di azzurro. Alcuni capolini di bardana furono recisi e accuratamente involtati in una carta. In questo momento arriv lIspravnik Artsibascev Svistakovski col dottor Tiutiuev. Lisp ravnik salut e subito si accinse a soddisfare la sua curiosit: il dottore invece, u n uomo alto e sommamente scarno con occhi infossati, naso lungo e mento aguzzo, senza salutar nessuno e senza domandar di nulla, sedette su un ceppo, sospir e pr ofer: - E i serbi son di nuovo sottosopra! Che cosa occorre loro, non Capisco! Ah Aust ria, Austria! Questa opera tua! Lesame della finestra dallesterno non diede proprio alcun risultato; lesame dellerba invece e dei cespugli prossimi alla finestra forn allinchiesta molte utili indica zioni. A Diukovski riusc, per esempio, di seguire nellerba una lunga striscia scur a costituita da chiazze, che si stendeva dalla finestra nellinterno del giardino per alcune tese. La striscia terminava sotto uno degli arbusti di lilla con una gran macchia dun bruno scuro. Sotto lo stesso arbusto fu trovato uno stivale che risult fare il paio con quello trovato in camera. - Questo sangue non recente! - disse Diukovski, esaminando le chiazze. Il dottore alla parola sangue si sollev e pigramente di sfuggita gett unocchiata alle macchie.

- S, sangue, - borbott. - Dunque non fu soffocato, se sangue! - disse Ciubikv, dato uno sguardo sarcastic o a Diukovski. - In camera lo soffocarono, qui poi, temendo che si riavesse, lo colpirono con q ualcosa di tagliente. La macchia sotto il cespuglio mostra chegli rest l disteso un tempo relativamente lungo, mentressi cercavano come e su che cosa portarlo fuori dal giardino. - Be e lo stivale? - Questo stivale conferma anche pi il mio pensiero che luccisero mentregli, prima d i andar a dormire, si cavava gli stivali. Uno stivale se lo tolse, laltro invece, cio questo, fece in tempo a cavarselo soltanto a met. Lo stivale tolto solo a mez zo venne via da s durante gli scossoni e la caduta - Che immaginativa, guarda un po! - sogghign Ciubikv. - E parla cos reciso, cos recis o! Ma quando perderete labitudine di venir fuori coi vostri ragionamenti? Invece di ragionare, fareste meglio a prendere un po derba col sangue. Dopo il sopraluogo e la rilevazione della pianta del sito, glinquirenti si diress ero dallintendente per redigere il verbale e far colazione. Durante la colazione si misero a discorrere. - Lorologio, il denaro e il resto tutto intatto. - cominci la conversazione Ciubikv. - Come due per due fa quattro, lassassinio non stato commesso a fin di lucro. - E stato commesso da persona evoluta, - mise bocca Diukovski. - Da che cosa lo deducete? - Viene in mio aiuto il fiammifero svedese, il cui uso i contadini del luogo anc ora non conoscono. Usano tali fiammiferi solo i proprietari, e anche non tutti. A proposito, non lo uccise uno solo, ma furono al minimo tre: due lo tenevano, e il terzo lo soffocava. Kliausov era forte, e gli assassini dovevano saperlo. - A che poteva servirgli la sua forza, segli, poniamo, dormiva? - Gli assassini lo sorpresero mentre si cavava gli stivali. Stava cavandosi gli stivali, dunque non dormiva. - Non il caso dinventare! Mangiate piuttosto! - Ma secondo il mio concetto, alta signoria (2), - disse il giardiniere Jefrm, me ttendo in tavola il samovr - proprio questa infamia non lha fatta nessun altro che Nicolaska. - Possibilissimo, - disse Psekov - E chi questo Nikolaska? - Il cameriere del padrone, alta signoria, - rispose e Jefrm. Chi altri poteva fa rla, se non lui? Un malfattore, alta signoria! Un ubriacone e un libertino che c e ne preservi la Regina dei Cieli! Al padrone lui portava sempre la vodka, il pa drone lui lo metteva in letto Chi dunque, se non lui? E ancora per giunta, mi pre ndo lardire di farlo presente a vossignoria, si vant una volta alla bettola, il fu rfante, che avrebbe ammazzato il padrone. Tutto venuto per causa di Akulka per c ausa duna donna Lui ci aveva una tale, moglie dun soldato Al padrone era piaciuta egli laveva avvicinata a s, be, e lui, si sa, sera adirato Adesso sdraiato in cucina.

Piange Va cianciando che il padrone gli fa pena - Ma realmente per Akulina ci si pu adirare, - disse Psekov. - E moglie dun soldato, una campagnuola ma Non per nulla Mark Ivanic laveva soprannominata Nan (3). C in lei qualcosa che ricorda Nan un che dattirante - Lho vista So - disse il giudice istruttore, soffiandosi il naso in un fazzoletto rosso. Diukovski arross e abbass gli occhi. Il commissario prese a tamburellare co l dito sul piattino. Lispravnik ebbe un accesso di tosse e cerc qualche cosa nella borsa delle carte. Sul solo dottore, evidentemente, non aveva fatto alcuna impressione il ricordo d i Akulka e di Nan. Il giudice istruttore ordin che si conducesse Nikolaska. Nikola ska, un giovanotto di campagna, spilungone, dal naso lungo, butterato e dal pett o incavato, in giacca smessa dal padrone, entr nella stanza di Psekov e sinchin al giudice fino a terra. Il suo viso era assonnato e rosso di pianto. Egli poi era ubriaco e a stento si reggeva in piedi. - Dov il padrone? - gli domand Ciubikv. - Lhanno ammazzato, alta signoria. Detto ci, Nikolaska prese a batter gli occhi e a piangere. - Sappiamo che lhanno ammazzato. E dov ora? Il suo corpo dov? - Dicono che lhan tirato fuori per la finestra e sotterrato in giardino. - Uhm! I risultati dellinchiesta son gi noti in cucina Malissimo. Caro, doveri tu quella notte, quando fu ucciso il padrone? Sabato, cio? Nikolaska lev in su la testa, protese il collo e si mise a pensare. - Non posso sapere, alta signoria, - disse. - Avevo bevuto e non rammento. - Un alibi (4)! - mormor Diukovski, sogghignando e fregandosi le mani. - S. Ma perch sotto la finestra del padrone c del sangue? Nikolaska alz il capo e si mise a pensare. - Pensa pi svelto! - disse lispravnik. - Subito. Quel sangue c per una cosa da nulla, alta signoria. Avevo sgozzato una g allina. Lavevo sgozzata molto semplicemente, come al solito, ma essa a un tratto mi sfugg di mano, a un tratto scapp via E proprio per questo c il sangue. Jefrm testimoni che, realmente, Nikolaska ogni sera ammazzava delle galline e in v ari posti, ma nessuno aveva visto che la gallina non bene sgozzata fosse corsa p er il giardino, il che, per altro, non si poteva negare. - Un alibi, - sogghign Diukovski. - E che alibi sciocco!

- Con Akulka eri in relazione? - Feci peccato. - E il padrone te la soffi? - Nientaffatto. A me Akulka la port via, ecco, lui, il signor Psekov, Ivn Michailic, e a Ivn Michailic la port via il padrone. Cos fu la cosa. Psekov si turb e prese a grattarsi locchio sinistro. Diukovski gli piant gli occhi in faccia, vi lesse il turbamento e sussult. Addosso allintendente aveva veduto de i calzoni azzurri, ai quali prima non aveva fatto attenzione. I calzoni gli rico rdarono i peluzzi azzurri trovati sulla bardana. Ciubikv, a sua volta, guard sospe ttosamente Psekov. - Vattene! - dissegli a Nikolaska. - E ora permettete che vi si rivolga una doman da, signor Psekov. Voi certo, tra il sabato e la domenica foste qui? - S, alle dieci cenai con Mark Ivanic. - E poi? Psekov si turb e si alz da tavola. - Poi poi Davvero, non rammento, - borbott. - Allora avevo bevuto molto Non rammento dove e quando mi addormentai Perch mi guardate tutti cos? Come se io lavessi ucciso ! - Dove vi svegliaste? - Mi svegliai nella cucina della servit sopra la stufa.. Tutti possono confermarl o. Come fossi capitato sulla stufa non so - Non agitatevi Akulina la conoscevate? - Qui non c nulla di speciale - Da voi era passata a Kliausov? - S Jefrm, servi ancora dei funghi! Volete del t, Jevgrf Kuzmc? Segu un silenzio greve, angoscioso, che si prolung un cinque minuti. Diukovski taceva e non staccava i suoi occhi pungenti dal viso impallidito di Ps ekov. Il silenzio fu rotto dal giudice istruttore. - Sar necessario, - egli disse, - passare alla casa grande e l parlare un po con la sorella del defunto Maria Ivnovna. Chi sa che non ci dia qualche indicazione. Ciubikv e il suo aiutante ringraziarono per la colazione e andarono alla casa pad ronale. La sorella di Kliausov, Maria Ivnovna, una zitella quarantacinquenne, la trovarono che pregava davanti allalto stipo familiare delle immagini. Scorgendo n elle mani dei visitatori delle borse e dei berretti con coccarda, ella impallid. - Vi reco, innanzi tutto, le mie scuse per aver turbato, dir cos, la vostra pia di sposizione, - cominci strisciando una riverenza, il galante Ciubikv. - Veniamo da voi con una preghiera. Voi, certo, avete gi sentito si ha il sospetto che vostro f ratello, in qualche modo, sia stato ucciso. E il voler di Dio sapete Alla morte ne

ssuno sfugge, n gli zar n i bifolchi. Non potreste voi aiutarci con qualche indica zione o schieramento? - Ah, non domandatemi! - disse Maria Ivnovna, impallidendo ancor di pi e coprendos i il viso con le mani. - Io non posso dirvi nulla! Nulla! Vi supplico! Io nulla Che posso io? Ah, no, no nemmeno una parola di mio fr atello! Dovessi morire, non la direi! Maria Ivnovna si mise a piangere e se nand in unaltra stanza. Glinquirenti si scambiarono uno sguardo, si strinsero nelle spalle e si ritiraron o. - Donnetta del diavolo! - la ingiuri Diukovski, uscendo dalla casa grande. - Evid entemente, sa qualcosa e lo nasconde. Anche la cameriera ha qualcosa scritto in faccia Ma aspettate, diavoli! Decifreremo tutto! La sera Ciubikv e il suo aiutante, illuminati da una pallida luna, se ne tornavan o a casa; erano seduti nel sarabachino e facevano nelle loro teste il bilancio d ella giornata trascorsa. Entrambi erano affaticati e tacevano. A Ciuhikv, in gene rale, non piaceva parlare in viaggio, e il chiacchierone Diukovski stava zitto p er far piacere al vecchio. Alla fine del cammino per laiutante non resse pi al sile nzio e si mise a dire: - Che Nikolaska abbia parte in questa faccenda, - dissegli, - non dubitandum est (5 ). Anche dal suo muso si vede che tomo sia Lalibi ce lo d mani e piedi legati. Non c dubbio anche che in questa faccenda non lu i liniziatore. Egli stato soltanto uno stupido, prezzolato strumento. Siete daccor do? Non rappresenta lultima parte in questa faccenda nemmeno il modesto Psekov. I calzoni azzurri, il turbamento, il dormir sulla stufa dalla paura dopo lassassin io, lalibi e Akulka - Macina! Jemelia, la tua settimana (6)! Secondo voi, dunque, lassassino colui ch e conosceva Akulka? Eh, testa calda! Il poppatoio dovreste succhiare, e non istr uir cause! Voi pure corteggiavate Akulka: allora anche voi siete complice in que sta faccenda? - Anche in casa vostra Akulka stata un mese come cuoca, ma io non dico nulla. La notte avanti quella domenica giocai con voi a carte e vi vidi, altrimenti mi sar ei attaccato anche a voi. La faccenda, btenkca, non sta nella donna. La faccenda st a in un sentimento vigliacchetto, sudicetto, bruttino Al modesto giovanotto dispi acque, vedete, che non fosse stato lui ad aver la meglio. Lamor proprio, vedete Gl i venne voglia di vendicarsi. Poi Le sue grosse labbra parlano fortemente della s ua sensualit. Ricordate che schiocchi faceva con le labbra, quando paragonava Aku lka a Nan? Che lui, il farabutto, arda di passione indubitabile! E cos: amor propr io offeso e passione inappagata. Ce n a sufficienza per commettere un assassinio. Due sono nelle nostre mani; ma chi il terzo? Nikolaska e Psekov lo tenevano. Ma chi lha soffocato? Psekov timido, impacciato, in generale un vile. I Nikolaska po i non sanno soffocar con un guanciale; essi agiscono con la scure, col dorso del la scure Lha soffocato un qualche terzo, ma chi e? Diukovski si calc il cappello sugli occhi e si mise a pensare. Egli tacque fino a che il sarabachino non saccost alla casa del giudice istruttore. - Eureka! (7) - disse, entrando nella casetta e togliendosi il pastrano. - Eureka, Nikoli Jermolaic! Non so soltanto come ci non mi sia venuto in mente prima. Sapete

chi il terzo? - Lasciate, per favore! Ecco, la cena pronta! Sedete e cenate! Il giudice istruttore e Diukovski si misero a cena. Diukovski si vers un bicchier ino di vodka, si sollev, si protese e, con gli occhi sfavillanti, disse: - Allora sappiate che il terzo che ha agito di concerto col furfante Psekov e lha soffocato stato una donna! Sissignore! Parlo della sorella dellucciso, di Maria Ivnovna! A Ciubikv la vodka and per traverso ed egli fiss gli occhi su Diukovski. - Voi non siete un po? La vostra testa non un po? Non vi duole? - Io sto benone. Va bene, sar impazzito, ma come spiegate voi il suo turbamento a l nostro apparire? Come spiegate la sua riluttanza a farci dichiarazioni? Ammett iamo che queste sian bazzecole: sta bene! daccordo! allora ricordatevi dei loro rapporti. Lei odiava suo fratello! Lei una vecchia credente (8), lui era un dissoluto, un ateo Ecco dove sannida lodio! Dicono chegli fosse riuscito a convincerla dessere lui un angelo di satana. In sua prese nza soccupava di spiritismo! - Be, e che c? - Non capite? Lei, vecchia credente, lha ucciso per fanatismo! Nonch aver soppress o la mala erba, un dissoluto, ha liberato il mondo dallanticristo, e in ci, ella p ensa, il suo merito, la sua grande impresa religiosa! Oh, voi non conoscete ques te vecchie zitelle e vecchie credenti! Leggete un po Dostoievski! E quel che scri vono Leskov, Pecerski! (9) E lei, lei, anche se mammazzaste! Lei lha soffocato! Oh, perfida donna! Forse che non stava presso le icone, quando noi entrammo, solo pe r stornare i nostri sguardi? Come a dire: ecco, mi metto l a pregare, e loro pens eranno che io son tranquilla, che non li aspetto! E il metodo di tutti i criminal i novellini. Colombello, Nikoli Jermolaic! Diletto mio! Affidate a me questa facce nda! Lasciate che io personalmente la conduca a termine! Mio caro! Io lho cominciata, e io la condurr a termine. Ciubikv tentenn il capo e si accigli. - Sappiamo anche noi decifrare le faccende difficili, - disse. - E non affar vostro impicciarvi dove non tocca. Scrivete sotto dettatura, quando vi si detta: ecco il vostro compito! Diukovski sinfiamm, sbatt la porta e usc. - Testa fina, il briccone! - borbotta Ciubikv, seguendolo con lo sguardo. - Gra-a n testa fina! E soltanto focoso a sproposito. Bisogner comprare alla fiera un portasigari per fargliene un presente La mattina del giorno dopo fu condotto al giudice istruttore da Kliausovka un ra gazzotto di campagna dalla testa grossa e il labbro leporino che, qualificatosi il pastore Danilka, fece uninteressantissima deposizione. - Avevo bevuto, - disse . - Fino a mezzanotte ero stato dalla comare. Andando a casa, ubriaco comero, ent rai nel fiume per bagnarmi. Mi bagno e che vedo? Vanno lungo la diga due uomini e portano qualcosa di nero. Ol!, gridai loro.

Quelli si presero paura e a tutte gambe via verso gli orti di Makrievo. Che Dio m i fulmini, se non trascinavano il padrone! In quello stesso giorno verso sera Psekov e Nikolaska furono arrestati e inviati sotto scorta al capoluogo del distretto. In citt furon messi in carcere.

2.

Trascorsero dodici giorni. Era mattina. Il giudice istruttore Nikoli Jermolaic stava seduto in casa davanti a una tavola coperta di panno verde e sfogliava la pratica di Kliausov; Diukovski i nquieto, come un lupo in gabbia, camminava da un angolo allaltro. - Voi siete convinto della colpevolezza di Nikolaska e di Psekov, egli diceva, s tiracchiando nervosamente la sua giovane barbetta. Ma perch non volete convincerv i della colpevolezza di Maria Ivnovna? Avete forse pochi indizi? - Io non dico di non essere convinto. Sono convinto ma, in certo qual modo, non posso credere Indizi veri non ce ne sono, ma tutta non so che filosofia Il fanatis mo, e questo e quello - Ma a voi bisogna assolutamente presentare una scure, delle lenzuola insanguina te! O giuristi! Allora io vi far vedere! Voi la smetterete di trattare con tanta n oncuranza il lato psicologico della faccenda! La vostra Maria Ivnovna dovr andare in Siberia! Lo prover! Se la filosofia non vi basta, io ho qualcosa di materiale. Esso vi mostrer quanto giusta la mia filosofia! Lasciatemi soltanto fare un giret to. - A che proposito questo? - A proposito del fiammifero svedese Lavete dimenticato? Io invece non lho dimentic ato. Sapr chi laccese nella stanza dellassassinato! Non laccese Nikolaska, n Psekov, presso i quali nella perquisizione non si trovarono fiammiferi, ma un terzo, cio Maria Ivnovna. E lo prover! Lasciate solo che faccia un giro per il distretto, che minformi - Be, daccordo, sedete Lasciatemi fare un interrogatorio. Diukovski sedette a un tavolino e ficc il suo lungo naso nelle carte. - Sintroduca Nikoli Tetiochov! - grid il giudice istruttore. Introdussero Nikolaska. Nikolaska era pallido e magro come un truciolo. Tremava. - Tetiochov! - comincia Ciubikv. - Nel 1879 voi foste giudicato dal giudice del p rimo mandamento per furto e condannato a pena carceraria. Nel 1882 foste giudica to una seconda volta per furto e per la seconda volta andaste in carcere A noi tu tto noto Sul viso di Nikolaska si dipinse la meraviglia. Lonniscienza del giudice istrutto re laveva sbalordito. Ma ben presto la meraviglia fu sostituita da unespressione d i supremo dolore. Egli si mise a singhiozzare e chiese il permesso di andare a l

avarsi e calmarsi. Lo condussero fuori. - Sintroduca Psekov! - ordin il giudice. Introdussero Psekov. Il giovanotto negli ultimi giorni si era fortemente mutato in viso. Sera fatto magro, pallido e affilato. Nei suoi occhi si leggeva lapatia. - Sedete, Psekov, - disse Ciubikv. - Spero che questa volta sarete ragionevole e non starete a mentire, come le altre volte. In tutti questi giorni avete negato la vostra partecipazione allassassinio di Kliausov, nonostante tutta la massa dind izi che parlano contro di voi. Ci irragionevole. La confessione allevia la colpa. Oggi discorro con voi per lultima volta. Se oggi non confesserete, domani sar tro ppo tardi. Su via, narrateci - Io non so nulla E i vostri indizi non li conosco, - bisbigli Psekov. - Avete torto! Be, allora permettete a me di narrarvi come fu la cosa. Il sabato sera voi vi tratteneste nella camera di Kliausov e beveste con lui vodka e birra . - (Diukovski affond il suo sguardo nel viso di Psekov e non ne lo distolse per tutta la durata del monologo). - Vi serviva Nikoli. Verso luna Mark Ivnovic vi espre sse il suo desiderio di coricarsi. Verso luna si coricava sempre. Mentre si cavav a gli stivali e vimpartiva gli ordini per lazienda, voi e Nikoli, a un segno dato, afferraste il padrone alticcio e lo rovesciaste sul letto. Uno di voi gli sedett e sulle gambe, laltro sulla testa. In questo momento entr dallandito la donna a voi nota, vestita di nero, che in precedenza sera accordata con voi circa la sua par tecipazione a questazione criminosa. Ella afferr il guanciale e prese a soffocarlo . Durante la lotta si spense la candela. La donna tir fuori di tasca una scatolet ta di fiammiferi svedesi e riaccese la candela. Non cos? Io vedo dalla vostra fac cia che sto dicendo la verit. Ma poi Dopo averlo soffocato ed esservi convinti che non respirava pi, voi e Nikoli lo trascinaste fuori attraverso la finestra e lo p osaste vicino alla bardana. Temendo che non si riavesse, lo colpiste con qualcos a di tagliente. Quindi lo portaste via e lo posaste per un certo tempo sotto il cespuglio di lilla. Dopo esservi riposati e aver riflettuto, lo portaste fuori Lo faceste passare attraverso la siepe Poi seguiste la strada Pi in l viene la diga. Vicino alla diga vi spaventa un certo contadino. Ma che ave te? Psekov, pallido come un cencio, si solleva e barcoll. - Soffoco! disse. - Bene e s ia Ma io esco fuori per favore. Psekov fu condotto fuori. - Ha pur confessato infine! - e Ciubikv si stir dolcemente.S tradito! Come lho fatto cascare abilmente per! Lho tempestato addirittura - E la donna vestita di nero non la nega! - si mise a ridere Diukovski. - Mi tor menta per enormemente il fiammifero svedese! Non posso pazientare pi a lungo! Diukovski si mise il berretto e part. Ciubikv cominci a interrogare Akulka. Akulka dichiar di non saper nulla di nulla - Io son vissuta soltanto con voi, e con nessun altro! - Disse. Verso le sei di sera torn Diukovski. Era agitato come non mai. Le sue mani tremav ano a tal punto che non era in grado di sbottonare il pastrano. Le sue guance ar devano. Si vedeva chera tornato non senza novit. - Veni, vidi, vici! (10) - disse, piombando nella stanza di Ciubikv e lasciandosi c

adere in una poltrona. - Vi giuro sul mio onore che comincio a credere nella mia genialit! Ascoltate, che il diavolo ci porti! Ascoltate e meravigliatevi, vecchi o mio! E una cosa buffa e triste! Nelle nostre mani ce ne sono gi tre non cos? Io ho trovato il quarto o, pi esattamente, la quarta, poich anche questa una donna! E c he donna! Solo per poterle toccare le spalle darei dieci anni della mia vita! Ma ascoltate Sono andato a Kliausovka e mi son messo a descriverle intorno una spira le. Ho visitato in cammino tutte le bottegucce, le bettole, le cantine, chiedend o dappertutto dei fiammiferi svedesi. Dappertutto mi dicevano no. Ho scarrozzato f ino a questo momento. Venti volte perdetti la speranza e altrettante volte la ri acquistai. Ho gironzolato tutto il giorno e solo unora fa mi sono imbattuto in ci che cercavo. A tre verste da qui. Mi danno un pacchetto di dieci scatolette. Una sola scatola manca Subito: Chi ha comprato questa scatola?. La tale Le eran piaciuti fanno un sibilo. Colombello mio! Nikoli Jermolaic! Quel che pu fare a volte un uomo che fu cacciato di seminario e ha letto e riletto Gaboriau (11) la mente non lo pu concepire! A datare da oggi comincio a stimarmi! Ufff! Be, andiamo! - E dove? - Da lei, dalla quarta E necessario affrettarsi, altrimenti altrimenti io brucer dallimpazienza! Sapete chi ? Non indovinerete! E la giovane moglie del nostro commissario di polizia rurale, il vecchione Jevgrf Kuzmic, Olga Petrovna: ecco chi ! Fu lei a comprare quella scatola di fiammiferi! - Voi tu voi sei impazzito? - E comprensibilissimo! In primo luogo, fuma. Secondariamente, innamorata fin sop ra i capelli di Kliausov. Lui aveva respinto il suo amore per unAkulka qualunque. Vendetta. Adesso rammento di averli sorpresi una volta in cucina dietro il para vento. Lei gli faceva dei giuramenti, e lui fumava la sigaretta di lei e gliene mandava il fumo sul viso. Andiamo per In fretta, ch gi si fa buio Andiamo! - Io non sono ancora impazzito al punto di andare, per un qualche ragazzetto, a incomodare di notte una donna distinta e onesta! - Distinta, onesta Dopo di ci siete un cencio voi e non un giudice istruttore! Non mi ero mai preso la libert di sgridarvi, ma adesso mi ci costringete! Un cencio! Un parruccone! Su via, caro, Nikoli Jermolaic! Ve ne prego! Il giudice istruttore scosse la mano e sput. - Vi prego! Vi prego non per me, ma nellinteresse della giustizia! Vi supplico, i nfine! Fatemi un favore almeno una volta nella vita! Diukovski singinocchi. - Nikoli Jermolaic! Su via, e minganno riguardo a quella o, e non un processo! La fama ruttore per cause di speciale siate cos buono! Chiamatemi farabutto, buono a nulla, s donna! Che processo, sapete! Che processo! Un romanz ne andr per tutta la Russia! Vi faranno giudice ist importanza! Capitela, vecchio irragionevole!

Il giudice aggrott le ciglia e, irresoluto, tese la mano al cappello. - Be che il diavolo ti porti! - disse. - Andiamo. Era gi scuro, quando il sarabachino del giudice istruttore saccost al terrazzo del commissario rurale. - Che porci siam noi! - disse Ciubikv, afferrando il cordone del campanello. - Di

sturbiamo la gente. - Non fa nulla, non fa nulla Non intimiditevi.. Diremo che ci saltata una molla. Ciubikv e Diukovski li accolse sulla soglia una donna alta, pingue, di forse vent itr anni, dai sopraccigli neri come la pece e le labbra carnose, rosse. Era Olga Petrovna in persona. - Ah molto piacere! - ella disse, sorridendo con tutto il viso. - Siete arrivati proprio in tempo per la cena. Il mio Jevgrf Kuzmc non in casa S trattenuto dal pop (12) Ma noi faremo anche senza di lui Sedete! Venite da uninchiesta? - S Ci saltata una molla, sapete, - cominci Ciubikv, entrando in salotto e accomodan dosi in una poltrona. - Sbalorditela di colpo! - gli bisbigli Diukovski. - Una molla Mm s E difilato siam venuti qua. - Sbalorditela, vi si dice! Indoviner, se la tirerete in lungo! - Be, allora fa tu come sai, e me dispensami! - borbott Ciubikv, alzandosi e andando verso la finestra. - Non posso! Tu hai cucinato questo pasticcio, e tu pappatel o! - Si una molla - cominci Diukovski, avvicinandosi alla moglie del commissario e ra ggrinzando il suo lungo naso. - Siamo venuti non gi e-e-e.. per cenare, n per trova re Jevgrf Kuzmc. Siamo venuti per domandarvi, egregia signora, dove si trova Mark I vnovic che voi avete ucciso. - Che cosa? Che Mark Ivanic? - balbett la moglie del commissario, e il suo largo viso dun tratto, in un attimo, sinond di una tinta vermiglia. - Io non capisco. - Ve lo domando in nome della legge! Dov Kliausov? - Per mezzo di chi? - domand piano la signora, non reggendo allo sguardo di Diuko vski. - Vogliate indicarci dov! - Ma da chi avete saputo? Chi vi ha raccontato? - A noi tutto noto! Lo esigo in nome della legge. Il giudice istruttore, rinfrancato dallimbarazzo della moglie del commissario, sav vicin a lei e disse: - Indicatecelo e ce ne andremo. Altrimenti noi - Ma che bisogno avete di lui? - A che scopo queste domande, signora? Vi preghiamo dindicarcelo! Voi tremate, si ete turbata S, lui stato ucciso e, se volete, ucciso da voi! I complici vi hanno t radita! La moglie del commissario impallid.

- Andiamo, - ella disse piano, torcendosi le maniE . nascosto da me nel bagno. So ltanto, per amor di Dio, non ditelo a mio marito! Ve ne supplico! Non ci reggerebbe. La signora tolse dal muro una grossa chiave e condusse i suoi visitatori, attrav erso la cucina e landito, in cortile. In cortile era buio. Piovigginava. La mogli e del commissario and avanti. Ciubikv e Diukovski si avviarono dietro a lei per lerba alta, respirando gli odori della canapa selvatica e delle rigovernature che sciaguattavano sotto i loro pi edi. Il cortile era grande. Ben presto finirono le rigovernature e i piedi senti rono sotto di s la terra coltivata. Nelloscurit apparvero i contorni di alberi e, f ra gli alberi, una piccola casetta dal fumaiuolo storto. - E il bagno, - disse la moglie del commissario. - Ma vi supplico, non ditelo a n essuno! Accostatisi al bagno, Ciubikv e Diukovski videro sulla porta un enorme lucchetto che pendeva. - Preparate un pezzo di candela e dei fiammiferi! - bisbigli il giudice istruttor e al suo aiutante. La moglie del commissario apr il lucchetto e fece entrare i visitatori nel bagno. Diukovski sfreg un fiammifero e illumin lentrata del bagno. In mezzo allentrata sta va una tavola. Sopra la tavola, accanto a un piccolo samovr panciutello, cerano un a zuppiera con minestra di cavoli raffreddata e un piatto coi resti dun qualche i ntingolo. - Pi avanti! Entrarono nella stanza seguente, il bagno. L pure cera una tavola. Sulla tavola un gran piatto con prosciutto, una damigianetta di vodka, piatti, c oltelli, forchette. - Ma dov dunque lui? Dov lucciso? - domand il giudice istruttore. - E sul palco di sopra! - bisbigli la moglie del commissario, tuttora pallida e tr emante. Diukovski prese in mano il moccolo e sarrampic sul palco superiore. L vide un lungo corpo umano che giaceva immobile sopra una gran materassa di pium e. Il corpo emetteva un lieve ronfio - Ci prendono in giro, che il diavolo mi porti! - grid Diukovski. - Non lui! Qui disteso non so che tanghero vivo. Ehi, chi siete, che il diavolo vi porti? Il corpo inspir laria con un fischio e si mosse Diukovski lo urt col gomito. Quello lev in alto le mani, si stir e alz il capo. - Chi viene a ficcarsi qui? - domand una voce arrochita, greve, di basso. - Che t i occorre? Diukovski port il moccolo al viso dello sconosciuto e mand un grido.

Nel naso porporino, nei capelli arruffati, spettinati, nei baffi neri come pece, dei quali uno solo era baldanzosamente arricciato e guardava con insolenza il s offitto, aveva riconosciuto il cornetta Kliausov. - Voi Mark Ivanic?! Non possibile! Il giudice istruttore gett unocchiata in alto e tramort - Son io, s E siete voi, Diukovski! Che diavolo voccorre qui? E l in basso, che altro muso c? Padri miei, il giudice istruttore! Qual buon vento? Kliausov scese gi di corsa e abbracci Ciubikv. Olga Petrovna guizz dietro la porta. - Per quale vicenda? Berremo, che il diavolo mi porti! Tra-ta-tito tom Berremo! C hi vha condotti qua per? Di dove avete saputo chero qui? Del resto, fa lo stesso! B erremo! Kliausov accese una lampada e mesc tre bicchierini di vodka. - Cio, io non ti capisco, - disse il giudice istruttore, allargando le braccia. Sei tu o non sei tu? - Smettila Vuoi farmi la morale? Non darti la briga! Giovincello Diukovski, vuota il tuo bicchierino! Trascorriam dunque, amici, questa Perch guardate? Bevete! - Tuttavia non posso capire, - disse il giudice istruttore, tracannando macchina lmente la vodka. - Perch sei qui? - E perch non dovrei esser qui, se qui mi trovo bene? Kliausov bevve e mangi un po di salame. - Abito presso la moglie del commissario, come vedi. In un recesso, fra le selve , come uno spirito folletto qualunque. Bevi! Mi venne piet di lei, fratello! Mimpi etosii, s, e vivo qui, in un bagno abbandonato, da eremita Mi rimpinzo. Nella pros sima settimana penso dalzare i tacchi Ormai m venuto a noia - Inconcepibile! - disse Diukovski. - Ma che c qui dinconcepibile? - Inconcepibile! Per amor di Dio, come capit in giardino il vostro stivale? - Che stivale? - Abbiamo trovato uno stivale in camera, e laltro in giardino. - E a che scopo vo lete saper questo? Non affar vostro Ma bevete, su, che il diavolo vi porti. Mavete svegliato, dunque bevete! E una storia interessante, fratello, quella dello stiv ale. Non volevo venire da Olia (13) Non ero in vena, sai, avevo alzato il gomito Lei arriva sotto la finestra e comincia a ingiuriare Sai come sono le donne in gen erale Io, da ubriaco, senzaltro le tiro uno stivale Ah-ah! Non ingiuriare, dico. Lei sarrampic per la finestra, accese la lampada, e avanti a cazzottarmi, ubriaco come ro. Me ne diede un sacco, mi trascin qua e mi rinchiuse. Adesso mi rimpinzo Amore vodk a e antipasti! Ma dove andate? Ciubikv dove vai?

Il giudice istruttore sput e usc dal bagno. Dietro a lui, a testa bassa, usc Diukov ski. Entrambi salirono in silenzio sul sarabachino e partirono. Mai in altro mom ento la strada era parsa loro cos noiosa e lunga come quella volta. Entrambi stav an zitti. Ciubikv per tutta la strada trem dalla rabbia, e Diukovski nascondeva la sua faccia nel bavero, come temendo che il buio e la pioggia che cadeva minuta non gli leggessero la vergogna in viso. Giunto a casa, il giudice istruttore trov l il dottor Tiutiuev. Il dottore era sed uto accanto alla tavola e sospirando profondamente, sfogliava la Niva (14). - Ma quali cose avvengono al mondo! - dissegli, accogliendo il giudice con un mal inconico sorriso. - Di nuovo quellAustria! E anche Gladstone (15) in certo qual modo Ciubikv butt il cappello sotto la tavola e si scroll. - Scheletro del diavolo! Non mi seccare! Mille volte tho detto di non seccarmi co n la tua politica! Non sha la testa alla politica qui! E a tesi , rivolse Ciubikv a Diukovski, scotendo il pugno, - e a te per tutti i secoli del secoli non diment icher! - Ma e il fiammifero svedese! Potevo io sapere? - Strozzati col tuo fiammifero! Vattene e non irritarmi, se no di te lo sa il di avolo quel che far! Non metter pi piede qui! Diukovski sospir, prese il cappello e usc. - Andr a berci su! - stabil, uscito dal portone, e si trascin tristemente in tratto ria. La moglie del commissario, giunta dal bagno in casa, trov il marito in salotto. - Perch venuto il giudice istruttore? - domand il marito. - E venuto a dire che Kliausov lhanno trovato. Figurati che lhanno trovato presso l a moglie d un altro! Eh, Mark Ivanic, Mark Ivanic! - sospir il commissario di polizia rurale, levando gl i occhi in alto. - Te lo dicevo che il libertinaggio non mena a nulla di buono. Te lo dicevo: non hai dato ascolto!

NOTE.

NOTA 1: Pi precisamente, persone del luogo prese con s dalla polizia come testimon i, per le constatazioni di rito. NOTA 2: Titolo che competeva ai gradi sesto, settimo e ottavo (contando dallalto) della gerarchia burocratica russa. NOTA 3: La famosa eroina dellomonimo romanzo di Emilio Zola (1879). NOTA 4: Cos nel testo. NOTA 5: Non c da dubitare (in latino).

NOTA 6: Cio il tuo turno di macinare al mulino, Proverbio che si potrebbe tradurr e liberamente: mena la lingua a piacer tuo! NOTA 7: Cos nel testo russo: la notissima parola greca che vale: Ho trovato! e che si attribuisce ad Archimede. Questi lavrebbe gridata quando, stando nel bagno, av eva improvvisamente intravvisto la soluzione di un fondamentale problema didrosta tica. NOTA 8: Vecchi credenti si chiamarono i russi che, non avendo accettato la correzi one dei libri sacri e le altre riforme liturgiche operate dal patriarca Nicone, furono esclusi dalla Chiesa ufficiale nel grande concilio del 1666-1667 e dieder o poi origine a numerose sette dissidenti e, in parte, eretiche. Si distinguevan o, in generale per un forte sentimento religioso e spesso anche per bigotteria e fanatismo. NOTA 9: Numerosi tipi di vecchi credenti sono descritti nei loro romanzi da Nicola Leskv (1831-1895) e da Mlnikov-Pecerski (1819 1883), due scrittori russi che molt o sinteressarono al detto grande scisma, o raskl, e ai dissidenti religiosi, o rasknik i. NOTA 10: Venni, vidi, vinsi! (in latino): il celebre motto con cui Cesare annunc i la sua pronta vittoria su Farnace presso Zela nel Ponto. NOTA 11: Emilio Gaboriau (1835-1873): il popolare e fecondo autore francese di r omanzi polizieschi che ebbero dappertutto gran voga dopo che i suoi precedenti s critti - romanzi novelle eccetera -erano passati inosservati. NOTA 12: Il prete ortodosso. NOTA 13: Forma diminutiva e familiare di Olga. NOTA 14: Il seminato : popolare e diffusissima rivista letteraria del tempo. NOTA 15: William Gladstone (1809-1898): Il grande statista inglese.

LARTE.

Un fosco mattino invernale. Sulla liscia e i neve, stanno . Serioska, un uarda irritato brillante superficie del fiumicello Bistrianka, qua e l cosparsa d due contadini: il tozzo Serioska e il guardiano della chiesa Matvi giovane sui trentanni, dalle gambe corte, lacero, tutto spelato, g il ghiaccio.

Dalla sua pelliccetta corta logora, come da un cane che muti, pendono ciuffi di peli. Nelle mani tiene un compasso, fatto di due lunghe aste. Matvi, un vecchio d i bellaspetto, in pelliccia nuova di pecora e scarpe di feltro, guarda coi miti o cchi azzurrini in su, l dove, sullalta riva in dolce pendio, pittorescamente appol laiato il villaggio. In mano ha un pesante paldiferro. - E che, staremo cos fino a sera, a braccia conserte? - interrompe il silenzio Se rioska, volgendo i suoi occhi irritati su Matvi. Sei venuto qua per star fermo, v ecchio diavolo, o per lavorare? - Allora tu fa vedere - borbotta Matvi, battendo gli occhi mansueto.

- Fa vedere Sempre io: io devo far vedere, io devo fare. Loro non han testa! Misur are col compasso, ecco quel che bisogna! Senzaver misurato, non si pu rompere il g hiaccio. Misura! Prendi il compasso! Matvi prende dalle mani di Serioska il compasso e senza destrezza, scalpicciando allo stesso punto e dando di gomiti in tutte le direzioni, comincia a tracciare sul ghiaccio una circonferenza. Serioska strizza gli occhi sprezzante e visibilmente gode del suo fare impacciat o e della sua ignoranza. - E-e-eh! - si adira. - Anche questo non lo puoi fare! E detto: un contadino scio cco, uno zoticone! Devi pascolare le oche tu, e non fare il Giordano (1)! Da qua il compasso! Da qua, ti dico! Serioska strappa dalle mani del sudato Matvi il compasso e in un attimo, girando con bravura su un sol tacco, traccia sul ghiaccio la circonferenza. I confini de l futuro Giordano sono ormai pronti; adesso resta solo da spezzare il ghiaccio Ma prima di procedere al lavoro, Serioska a lungo ancora fa il difficile, fa cap ricci, rinfaccia: - Io non sono obbligato a lavorare per voi! Tu sei addetto alla chiesa, e tu fa! Egli gode visibilmente della condizione privilegiata in cui lha posto ora il dest ino, che gli ha concesso una rara attitudine: meravigliare una volta allanno il m ondo intero con la sua arte. Al povero, mite Matvi tocca ascoltar da lui molte ve lenose, sprezzanti parole. Serioska si mette al lavoro con dispetto, con rabbia. E svogliato. Non ha fatto in tempo a tracciar la circonferenza che gi si sente attirato su, ne l villaggio, a bere il t, a gironzolare, a menar la lingua. - Io verr subito - dice, mettendosi a fumare. - E tu qui intanto invece di starten e cos a contar le cornacchie, dovresti portar qualcosa per sederci su, e spazzare . Matvi resta solo. Laria grigia e rigida, ma calma. Di dietro le isbe sparpagliate sulla riva occhieggia affabilmente la chiesa bianca. Intorno alle sue croci dorate volteggiano senza posa le gracchie. In disparte da l villaggio, dove la riva si fa scoscesa e ripida, proprio sopra lerta, un cavall o impastoiato sta immobile, come di pietra: probabilmente dorme, o s messo a pensa re. Anche Matvi sta immobile, come una statua, e attende paziente. Laspetto pensosamente assonnato del fiume, il volteggiar delle gracchie e il cava llo glinfondono sonnolenza. Passa unora, unaltra, e Serioska non ce ancora. Da un pe zzo ormai il fiume spazzato ed stata portata una cassa, per sederci, ma lubriacon e non si fa vedere. Matvi aspetta e sbadiglia soltanto, tratto tratto. Il senso della noia gli ignoto . Se gli ordineranno di star sul fiume un giorno, un mese, un anno, lui ci star. Infine Serioska spunta di dietro le isbe. Cammina dondoloni, posando appena i pi edi. Di camminare a lungo non ha voglia, e non scende per la strada, ma sceglie il cammino pi breve, dallalto al basso in linea retta, e intanto affonda nella nev

e, simpiglia negli arbusti, striscia sul dorso, e tutto ci lentamente, con pause. - Ma tu che fai? - si scaglia contro Matvi. - Perch stai in ozio? Quando dunque sha da spezzare il ghiaccio? Matvi si segna, prende con le due mani il paldiferro e comincia a frangere il ghi accio, seguendo rigorosamente la circonferenza tracciata. Serioska si mette a se dere sulla cassa e osserva i pesanti, goffi movimenti del suo aiutante. - Pi leggermente ai margini! Pi leggermente! - comanda. - Se non sai, non ti ci me ttere, ma se ti sei messo, fa! Ohi tu! In alto si raduna una folla. Serioska, alla vista degli spettatori, si agita anc he pi! - Prendo su e smetto di farlo - dice egli, accendendo una sigaretta puzzolente e sputacchiando. - Vedr come farete qui senza di me. Lanno scorso a Kostikovo Stiopka Gulkv sincaric di costruire il Giordano alla mia maniera. E che? Riusc una cosa tut ta da ridere. Quelli di Kostikovo stessi vennero da noi: un visibilio di gente! D a tutti i villaggi ne accorse. - Perch in nessun posto, tranne che da noi, c un vero Giordano - Lavora, non c tempo di discorrere S, nonno In tutta la provincia non troverai un al tro Giordano cos. I soldati dicono che hai un bel cercare, perfino nelle citt pegg io. Pi leggiero, pi leggiero! Matvi geme e soffia. Non un lavoro facile. Il ghiaccio duro e profondo; necessari o scheggiarlo e subito portar via i pezzi in disparte, lontano, per non ingombra re lo spiazzo. Ma per quanto sia greve il lavoro, per quanto sia insensato il comando di Serios ka, verso le tre del pomeriggio gi nereggia nella Bistrianka un gran cerchio dacqu a. - Lanno scorso era migliore. - si arrabbia Serioska - Neppur questo hai potuto fa re! Eh, testona! E si tengon simili sciocchi presso il tempio di Dio! Va, porta q ui unasse per fare i pioletti! Porta il cerchio, cornacchia! Ah, s prendi in qualche posto del pane dei cetriolini , che so. Matvi se ne va e, poco dopo, arriva portando sulle spalle un enorme cerchio di le gno, dipinto gi negli anni precedenti, con fregi di vari colori. Nel centro del c erchio una croce rossa, lungo i margini dei buchi per i piuoli. Serioska prende questo cerchio e chiude con esso la buca scavata.

- Esattamente sadatta Rinnoveremo soltanto la tinta e di prima qualit Be, perch stai f rmo? Fa il leggio! Oppure va e porta le travi, per far la croce Matvi, che dal mattino non ha mangiato n bevuto nulla, torna a trascinarsi su. Per quanto pigro sia Serioska, i pioletti li fa da s, di propria mano. Egli sa che q uesti pioletti possiedono una virt miracolosa: quello a cui toccher un pioletto do po la benedizione delle acque sar felice per tutta lannata. Sarebbe ingrato un sim ile lavoro? Ma il lavoro pi serio comincia col giorno seguente. Qui Serioska si rivela alligno rante Matvi in tutta la grandezza del suo ingegno. Il suo chiacchierio, i suoi ri nfacci, capricci e ghiribizzi non han fine.

Matvi mette assieme con due grosse travi unalta croce, lui non contento e ordina d i rifarla. Se Matvi sta fermo, Serioska domanda adirato perch non va via; se va, g li grida che non vada, ma lavori. Non lo soddisfano n gli strumenti, n il tempo, n la propria capacit; nulla gli garba . Matvi sega un grosso pezzo di ghiaccio per il leggio. - Perch gli hai rotto un angoletto? - grida Serioska e gli sbarra gli occhi addos so rabbiosamente. - Perch, ti domando, hai rotto un angoletto? - Perdonami, per amor di Cristo. - Fallo daccapo! Matvi sega di nuovo e le sue pene non han fine! Vicino alla buca coperta col cerch io dipinto deve stare il leggio; sul leggio bisogna modellare una croce e un van gelo aperto. Ma questo non tutto. Dietro il leggio star lalta croce, visibile a tu tta la folla e sfavillante al sole, come cosparsa di diamanti e rubini. Sulla cr oce una colomba modellata nel ghiaccio. Il cammino dalla chiesa al Giordano sar c operto di fronde dabete e di ginepro. Tale il compito. Innanzi tutto Serioska si applica al leggio. Egli lavora con raspa, scalpello e lesina. La croce sul leggio, il vangelo e la stola che scende dal leggio gli rie scono appieno. Quindi passa alla colomba. Mentregli si sforza di improntare la testa della colomba a mansuetudine e umilt, M atvi, rigirandosi come un orso, rifinisce la croce costruita con travi. Egli pren de la croce e limmerge nella buca. Dopo aver atteso che lacqua sopra la croce sia gelata, limmerge unaltra volta, e cos fino a che le travi non si sian coperte duno s pesso strato di ghiaccio. E un lavoro non facile, che esige esuberanza di forze e pazienza. Ma ecco, il fine lavoro terminato. Serioska corre per il villaggio come un osses so. Incespica, impreca, giura che or ora andr sul fiume e far a pezzi tutto il lav oro. Gli che va cercando le tinte adatte. Le sue tasche son piene docra, di turchino, di minio di verderame; senzaver pagato nemmeno una copeca, egli corre a precipizio fuori da una bottega e corre in unal tra. Dalla bottega in un salto alla bettola. Qui beve, agita la mano e, senzaver pagato, vola oltre. In una isba prende delle barbabietole, in unaltra delle bucce di bulbi, coi quali fa una tinta gialla. Egli impreca, d urtoni, minaccia e almeno unanima viva gli mostrasse i denti! Tutti gli sorridono, gli han simpatia, gli danno del Serghi Nikitic (2), tutti sentono che larte non una faccenda sua per sonale, ma di tutti, del popolo. Uno fa, i rimanenti laiutano. Serioska di per s u na nullit un pigraccio, un beone e uno sciupone, ma quandegli ha in mano il minio o il compasso, allora qualcosa di superiore, il servo di Dio. Spunta il mattino dellEpifania. Il recinto della chiesa e le due sponde per un va sto spazio brulicano di gente. Tutto ci che costituisce il Giordano accuratamente nascosto sotto stuoie nuove. Serioska passeggia quieto vicino alle stuoie e si sforza di reprimere la sua agi tazione. Egli vede migliaia di persone: ce ne sono molte anche di altre parrocch ie; tutta quella gente ha percorso col gelo, nella neve, a piedi, non poche vers te, soltanto per vedere il suo famoso Giordano. Matvi, che ha terminato la sua fa cchinesca, orsina fatica, gi di nuovo in chiesa; non lo si vede, non lo si sente; di lui gi si sono scordati Il tempo magnifico In cielo nemmeno una nuvoletta. Il s

ole splende accecante. In alto echeggia un suono di campane Migliaia di teste si scoprono, si muovono mi gliaia di mani: migliaia di segni di croce! E Serioska non sa dove cacciarsi dallimpazienza. Ma ecco, infine scampanano per i l Gloria; poi, mezzora dopo, sul campanile e nella folla si nota una certa agitazio ne. Dalla chiesa, un dietro laltro, portano fuori gli stendardi, echeggia un viva ce, affrettato scampanio. Serioska con mano tremante tira via le stuoie e il popolo vede un che dinconsueto. Leggio, cerchio di legno, piuoli e croce sul ghiaccio svariano di migliaia di t inte. La croce e la colomba mandano tali raggi che guardare fa male Dio misericor dioso, com bella! Nella folla corre un rombo dammirazione e dentusiasmo; lo scampanio si fa anche pi forte, il giorno pi luminoso. Gli stendardi oscillano e si muovono sopra la folla , come sulle onde. La processione, rifulgendo per le guarniture (3) delle icone e le pianete del clero, scende lentamente gi per la strada e si dirige verso il G iordano. Si fa cenno con le mani verso il campanile, perch lass smettano di sonare , e la benedizione delle acque comincia. Si officia a lungo, con lentezza, cerca ndo visibilmente di prolungare la solennit e la gioia della generale pubblica pre ghiera. Silenzio. Ma ecco, immergono la croce, e laria risuona di un insolito rombo. Sparo di fucili, scampanio, clamorose espressioni dentusiasmo, grida e pigia pigi a nella caccia ai pioletti. Serioska tende lorecchio a questo rombo, vede migliai a di occhi a lui rivolti, e lanima del pigraccio si colma dun senso di gloria e di trionfo.

NOTE.

NOTA 1: Cos era detto il punto, appositamente delimitato, dei fiumi gelati dove o gni anno. il 6 (18) gennaio, cio il giorno dellEpifania, aveva luogo la benedizion e delle acque, come pure laltare che ivi simprovvisava. NOTA 2: Luso del nome di battesimo seguito dal patronimico, nel rivolgersi a una persona, o nellindicarla, per i russi la forma di riguardo, a differenza delluso d el solo cognome o del nome di battesimo. NOTA 3: Rivestimenti metallici, per lo pi doro o dargento, che guarniscono le icone , lasciando scoperti solo i volti e le figure del santi.

SOPPRESSI!

Recentemente, al tempo della piena, un possidente, lalfiere a riposo Vvertov, face va gli onori di casa al geometra Katavassov, passato a trovarlo. Bevevano, mangi avano un boccone e parlavan delle novit. Katavassov come cittadino, era informato di tutto: del colera, della guerra e pe rfin dellaumento del dazio nella misura di una copeca per grado (1). Egli parlava

, e Vvertov ascoltava, faceva degli ah! e accoglieva ogni novit con le esclamazioni: Dite per! Guarda un po! A-a-ah! - E perch oggi siete senza controspalline, Semin Antipic? - fu curioso di sapere tr a laltro. Il geometra non rispose subito. Tacque un po, vuot un bicchierino di vodka, scosse la mano e allora soltanto disse: - Soppresse! - Ve! A-a-ah! Io i giornali non li leggo e di questo non so nulla. Dunque oggid lamministrazione civile non porta pi spalline (2)? Dite per! Ma ci, sapete, in parte bene: i soldatini non vi confonderanno coi signo ri ufficiali e non vi faranno il saluto. In parte invece non bene. Non avete pi q uellaspetto, quella prestanza! Non avete pi quella distinzione! - Be, che farci! - disse il geometra e scosse la mano.Laspetto esteriore non costi tuisce la cosa principale. Che tu sia con le spalline o senza spalline, tuttuno, purch ti sia conservata la qualifica. Noi non ne siamo offesi per nulla. Ma, ecco , a voi hanno fatto realmente un torto, Pavel Ighnatic! Posso condolermi. - Cio, come? - domand Vvertov. - Chi mai pu farmi torto? - Mi riferisco al fatto che vi hanno soppressi. Lalfiere, pur essendo un grado mo desto, pur non essendo n carne n pesce, pur sempre un servo della patria, un uffic iale ha versato il suo sangue Perch sopprimerlo? - Cio scusate, io non vi capisco del tutto bene - prese a balbettare Vvertov, impall idendo e sgranando gli occhi.- Chi mai mi ha soppresso? - Ma forse che non lavete sentito? C stato un certo ssero pi esserci alfieri. Nemmeno un alfiere! Che non ore! Ma forse che non avete sentito? Tutti gli alfieri i promuoverli sottotenenti, e voi, che siete a riposo, lete, siate alfieri, e se non volete, non necessario - Uhm Chi dunque son io adesso? - Ma Dio lo sa, chi siate voi. Adesso siete un nulla, un caso dubbio, una cosa e terea! Adesso voi stessi non raccapezzerete pi chi siate. Vvertov voleva domandare qualcosa, ma non pot. Sotto la bocca dello stomaco gli ve nne freddo, i ginocchi gli si piegarono, la lingua non si rigirava. Poich stava m asticando il salame, questo gli rimase in bocca, non finito di masticare. - Non hanno agito bene con voi, che dire! - disse il geometra e sospir. - Sta ben e tutto, ma questo provvedimento non posso approvarlo. S che adesso, penso, se ne parler nei giornali stranieri! Eh? - Di nuovo torno a non capire - articol Vvertov. - Se ora non sono pi alfiere, chi s ono mai? Nessuno? Uno zero? Dunque, se vi capisco, ognuno adesso pu insolentirmi, pu darmi del tu? - Questo non lo so. Ma noi adesso ci prendono per conduttori! Laltro giorno il ca po del movimento sulla linea locale va in giro, sapete, nel suo cappotto dingegne re, senza spalline al modo di oggi, e non so che generale gli grida: Conduttore, partir presto il treno?. Si presero per i denti! Uno scandalo! Di ci nei giornali n decreto, nel senso che non dove se ne sentisse pi neanche lod in servizio fu ordinato d fate come vi piace. Se vo che lo siate.

on si pu scrivere, ma noto a tutti! Non c fuoco senza fumo! Vvertov, sbalordito dalla novit, non beveva e non mangiava pi. Prov una volta a bere del kvas (3) freddo, per tornare in sentimento, ma il kvas gli si ferm in gola e torn indietro. Accompagnato alla porta il geometra, il soppresso alfiere si mise a girare per t utte le stanze e a pensare. Pens, pens e non venne a capo di nulla. La notte se ne giacque in letto sospirando e del pari pensando. - Ma smettila di far le fusa! - disse la moglie Arina Matvievna, e lurt col gomito. - Geme come se stesse per partorire! Forsanche non neppur vero. Tu domani fa una scappata da qualcuno e domanda. Straccio! - Gi, ma quando rimarrai senza qualifica e senza titolo, allora anche a te darann o dello straccio. S distesa qui come una balena, e poi: straccio! Non sei stata tu credo, a versare il tuo sangue! La mattina del giorno dopo, Vvertov, che non aveva dormito tutta la notte, attacc il suo sauro chiaro al calesse e and a prendere informazioni. Aveva risoluto di p assare da qualcuno dei vicini, e, se si fosse presentata la necessit, anche dal c apo della nobilt in persona. Attraversando Iptievo, sincontr l con larciprete Pafnuti Amalikitianski. Il padre arciprete andava dalla chiesa a casa e, agitando con ir a il bastone, non faceva che voltarsi verso il sagrestano che lo seguiva e borbo ttare: Ma sei un bellimbecille, fratello! Guarda che imbecille!. Vvertov scese dal calesse e gli saccost per ricevere la benedizione. - Buona festa a voi, padre arciprete! - lo salut, baciandogli la mano. - La messa lavete officiata? - S, la liturgia. - Cos A ciascuno il suo compito! Voi pascolate il gregge spirituale, noi concimiam o la terra nella misura delle nostre forze Ma perch oggi siete senza decorazioni? Il reverendo, per tutta risposta, si accigli, scosse la mano e procedette oltre. - Gliele hanno vietate! - spieg il sagrestano in un bisbiglio. Vvertov accompagn con gli occhi larciprete che camminava irritato, e il cuore gli s i strinse per un amaro presentimento: la comunicazione fattagli dal geometra par eva ora prossima al vero! Innanzi tutto pass dal vicino, maggiore Izitsa, e quando il suo calesse entr nel c ortile del maggiore, egli vide questo quadro. Izitsa in veste da camera e fez turco stava in mezzo al cortile, pestava i piedi con ira e agitava le braccia. Dinanzi a lui il cocchiere Filka conduceva avanti e indietro un cavallo zoppicante. - Farabutto! - si scaldava il maggiore. - Furfante! Canaglia! Impiccarti sarebbe poco, maledetto! Afgano! Ah, i miei rispetti! disse, avendo s corto Vvertov. - Lietissimo di vedervi. Come vi piace questo? E gi una settimana ch

e ha scorticato una zampa al cavallo e sta zitto, furfante! Nemmeno una parola! Se non ci avessi badato io stesso, uno zoccolo sarebbe andato al diavolo! Eh? Ch e razza di gente? E non picchiarlo sul muso? Non picchiarlo? Non picchiarlo, vi domando? - E un cavallino eccellente, - disse Vvertov, avvicinandosi a Izitsa. - Peccato! V oi, maggiore, mandate per un maniscalco. Nel mio villaggio, maggiore, c un ottimo maniscalco! - Maggiore, - borbott Izitsa, sorridendo sprezzantemente. Maggiore! Non ho il capo agli scherzi io! Mi s ammalato il cavallo, e voi: maggiore! maggiore! Come una gr acchia: krr! krr! - Io, maggiore, non vi capisco. Forse che si pu paragonare una persona dabbene co n una gracchia? - Ma che maggiore son io? Forse chio son maggiore? - E chi siete? - Ma lo sa il diavolo, chi sono! - disse Izitsa. - E gi pi dun anno che non ci son m aggiori. E voi perch dite questo? Siete nato soltanto ieri, che? Vvertov guard con sgomento Izitsa e prese a tergersi il sudore sul viso, presenten do qualcosa di ben brutto. - Permettete per - disse egli. - Io tuttavia non vi capisco Il maggiore pure un grado importante! - Sissignore!! - E allora come mai? E voi nulla? Il maggiore scosse soltanto la mano e cominci a raccontargli come quel mascalzone di Filka aveva offeso al cavallo lo zoccolo, fece un lungo racconto, e alla fin fine gli accost perfino al viso lo zoccolo malato con lescoriazione purulenta e li mpiastro di letame, ma Vvertov non capiva, non sentiva e guardava tutto come attr averso un reticolo. Incoscientemente si accomiat, sal nel suo calesse e grid con di sperazione: - Dal capo della nobilt! Svelto! Frusta a gran forza! Il capo della nobilt, il consigliere di Stato effettivo Jgodiscev, non abitava lon tano. Di l a forse unora Vvertov gi entrava nel suo studio e gli sinchinava. Il capo della nobilt era seduto su un sof e leggeva il Tempo nuovo. Scorto colui che entrava , fece un cenno col capo e indic una poltrona. - Io, eccellenza, - cominci Vvertov, - avrei dovuto innanzi tutto presentarmi a vo i, ma, trovandomi alloscuro circa la mia qualifica, ho lardire di ricorrere a vost ra eccellenza per uno schiarimento - Permettete, stimatissimo, - lo interruppe il capo della nobilt. - Prima di tutto non chiamatemi eccellenza. Ve ne prego! - Che dite? Noi siamo piccola gente - Non di ci si tratta! Scrivono, ecco - (il capo della nobilt indic il Tempo nuovo e l o for col dito), - scrivono, ecco, che noi, consiglieri di Stato effettivi, non s

aremo pi eccellenze. Lo danno per sicuro! Ebbene! Non neppur necessario, grazioso sovrano! Non necessario! Non chiamateci cos! Non ce n neppur bisogno! Jgodiscev si alz e fece orgogliosamente un giro per lo studio Vvertov emise un sospiro e lasci cadere sul pavimento il berretto. Se ormai son giunti fino a loro, pens, non il caso di far domande circa gli alfieri e i maggiori. Far meglio ad andarmene. Vvertov borbott qualche cosa e usc, dimenticando nello studio del capo della nobilt il berretto. Di l a due ore arriv a casa sua pallido, senza berretto, con una espr essione ottusa di sgomento sul viso. Smontando dal calesse, gett un timido sguard o al cielo: e se avessero ormai soppresso anche il sole? La moglie, impressionat a dal suo aspetto, lo tempest di domande, ma a tutte le domande egli rispose solt anto scotendo la mano Per una settimana non bevve, non mangi, non dorm, ma and come un demente da un ango lo allaltro e pens. Il viso gli si affil, il suo sguardo si fece fosco Non si mettev a a parlar con alcuno, non si rivolgeva ad alcuno per nulla, e quando Arina Matvi evna lo importunava con domande si schermiva soltanto con la mano e non un suono C he cosa non gli fecero per farlo tornare in sentimento! Gli facevan bere il deco tto di sambuco, gli davano per uso interno dellolio tolto dal lumino dellicona, lo f acevan sedere su un mattone ardente, ma nulla giovava, egli deperiva e si scherm iva con la mano. Chiamarono infine, per fargli intender ragione, padre Pafnuti. Larciprete per mezza giornata si arrabatt, spiegandogli che tutto tendeva ora non allannullamento, bens allesaltazione, ma il buon seme cadde in un terreno ingrato. Prese cinque rubli per le sue fatiche, e cos se nand, senzaver ottenuto nulla. Dopo essere stato zitto una settimana, Vvertov parve mettersi a parlare. - Perch taci, grintaccia? - si scagli improvvisamente sul servitorello Iliuska. Insolentisci! Scherniscimi! Indica a dito un uomo annientato! Trionfa! Detto questo, si mise a piangere e tacque di nuovo per una settimana. Arina Matvievna risolse di fargli cavar sangue. Arriv laiuto medico, che gli cav due piatti di sangue, e ci parve sollevarlo. Il giorno dopo la cavata di sangue, Vver tov savvicin al letto su cui giaceva la moglie e disse: - Io, Arina, non la lascer cos. Adesso mi son risolto a tutto Il mio grado me lo so n meritato e nessuno ha il diritto di attentarvi. Ecco quel che ho escogitato: scriver a qualche persona altolocata unistanza e firm er: lalfiere tale alfiere Capisci? Per di spetto! Alfiere E sia! Per dispetto! E questo pensiero tanto piacque a Vvertov chegli si fece raggiante e chiese perfin o da mangiare. Adesso, illuminato dalla nuova decisione, gira per le stanze, sor ride sarcasticamente e fantastica: - Alfiere Per dispetto! NOTE.

NOTA 1: Si allude alla gradazione alcoolica della vodka, che formava oggetto di

monopolio governativo. NOTA 2: Anche gli impiegati delle amministrazioni civili dello Stato portavano u nuniforme. come i militari. Ai loro superiori competevano anche i titoli militari corrispondenti. NOTA 3: Bevanda fermentata, fatta con farina o pane di segala e malto.

FINE.