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E.

WERNER

IL FIORE DELLA FELICIT


ROMANZO.

ADRIANO SALANI, EDITORE Viale dei Mille.

FIRENZE

La presente edizione, della quale proprietario l'editore ADRIANO SALANI, posta sotto la tutela delle vigenti leggi.

STABILIMENTO A. SALANI, 1924 - PRINTED IN ITALY.

IL FIORE DELLA FELICIT.

T.
Mira quel fior, che dalla roccia pende ! La dia Felicit v' confinata: Ella contra il dolor pugna, e difende Chi lo colga nellora a ci segnata. Dov la rupe e il fior noto si rende, Se la parola arcana hai pronunciata. Coglilo arditamente, ovunque ei sta, Che v dentro la dia Felicit.

Il giovane che aveva letto questi versi, lasci cadere il giornale e disse con comica solennit: Dunque, signori e signore, sono sufficientemente informati: ora non si tratta che di trovare fra mille e mille fiori quello buono. Quanto a me, mi metto subito a cercarlo, non appena questo lunatico maggio lavr fatta finita co' suoi temporali, co' suoi nubifragi. Erano infatti gli ultimi giorni di maggio, ma non avevan recato che quelle giornatacce primaverili s, ma fredde, e nel giorno, a cui si riferisce il nostro racconto, la pioggia batteva ne' vetri delle finestre, e i monti si profilavano appena appena di mezzo alla nebbia co' loro contorni cinerei, per dileguarsi un momento dopo. Quanto pi cattivo era il tempo fuori, tanto pi confortevole era lo starsene nella sala di quella villa, la quale era situata nel pi bel punto della valle. Essa, mobiliata con gusto ed eleganza, co' suoi quadri, libri e tappeti, faceva alla torbida luce di quel giorno piovoso un'impressione singolarmente casalinga e gradita. Certo i suoi possessori dovevano esser ricchi, poich si potevano permettere di mobiliare a quel modo una villa, destinata a un breve soggiorno durante lestate. Le poche persone, che vi si trovavano riunite, stavano adesso intorno al caminetto, in cui, ad onta della stagione primaverile, fiammeggiava un buon fuoco. In una sedia a bracciuoli era adagiata una signora di figura snella e delicata, che mostrava manifesti segni di sofferenza. Il suo volto di donna giovane presentava dei lineamenti morbidi e graziosi, ma vi posava su un pallore profondo, quasi diafano. La bruna sua chioma adornava, leggermente increspata, la candida fronte, e pendeva in massicce trecce dietro le spalle. Tutto quanto il suo portamento aveva qualche cosa di stanco, d'affranto; e quella stessa stanchezza si vedeva anche negli occhi bruni, che di quando in quando si aprivano sotto le lunghe ciglia. Ad onta di tuttoci in quella delicata e infermiccia persona cera una grazia singolare, e sembrava che se ne accorgesse anche il giovane che stava accanto alla poltrona, poich non levava mai gli occhi da dosso alla sua vicina. Dirimpetto a quei due, dallaltra parte del caminetto, sedeva un signore vecchio, coi capelli grigi e in cravatta bianca, il cui esteriore rivelava l'impiegato grave e distinto. Egli leggeva placidamente il suo giornale, ma di quando in quando interrompeva la lettura per dare un' occhiata di soddisfazione alla giovane coppia che completava la piccola riunione. Accanto al lettore, che teneva ancora in mano il giornale, si vedeva la bionda testina duna fanciulletta, con un graziosissimo visino che veniva fuori da una capigliatura corta e ricciuta, un visino di bambina, con un sorriso malizioso intorno alle labbra e due vezzose pozzette nelle rosee gotine. La fanciullina guardava ansiosamente nel giornale e domandava: E tua quella poesia, Enzo ? No, proprio, no ! rispose Enzo sorridendo. Non ho fatto altro che tradurre in lingua pura quei versi, che il vecchio Ambrogio mi aveva dati nel genuino dialetto montanino, per farli intendere a te e alla signora Rehfeld. Guido mi ha una volta per sempre proibito di far versi originali, appena che ne ha veduto il primo saggio. Davvero ? Io non sapevo che Enzo Kroneck si occupasse qualche volta di poesia disse la signora Rehfeld, e in quella esile e placida vocina cera una punta di beffa. Una volta soltanto ho perpetrato un simil delitto, illustrissima signora, e ne sono stato immediatamente punito. Guido, a cui domandai un parere, condann quella infelice ballata, di cui mi ero reso reo, ad una immediata esecuzione, ed io eseguii la sentenza, gittandola di mia propria mano nelle fiamme. E da quel tempo egli guarito soggiunse il giovane, che manteneva ancora il suo posto accanto alla poltrona. Noi siamo amici, caro Enzo, e fra amici bisogna soprattutto esser sinceri. Tu sei un eccellente compagno, amabilissimo,

fornito di tutte le migliori qualit, ma bisogna che tu smetta di verseggiare. Non sei nato per la poesia, credimelo; te lo dice Guido Hellmar. Il celebre poeta ! complet Enzo, parodiando l'autorevole accento dellamico. Tu lo vedi, io m'inchino alla tua sentenza doracolo, perch tu non metterai in conto di misfatto poetico questa traduzioncella in buona lingua. Che ne dici tu, Caterina, vogliamo metterci insieme in viaggio alla ricerca del misterioso fiore ? Qualche cosa di romantico e davventuroso ci sar di certo in quella nostra ricerca, poich bisogner viaggiare sotto lazzurro per monti e rupi; ma, bada, io mi metto a tua disposizione come cavaliere e protettore. In questo viaggio alla ricerca della felicit ? Ci sto ! esclam la fanciullina, rendendo scherzo per ischerzo. Ma tu non hai veramente bisogno di cercarla la fortuna disse Hellmar. Tu hai l'invidiabile abilit di sentirti dappertutto sempre fortunata e felice. Ch, chi potesse nuotare leggiero ed allegro alla superficie della vita, senza mai toccarne le tenebrose profondit ! Ma un simile talento non dato a tutti. Ah, sei veramente cortese, con cotesto tuo complimento sulla mia leggerezza e superficialit osserv seccamente Enzo. Ecco qui, illustrissima, la leggenda che desiderate. Si era alzato e porgeva con un leggiero inchino, alquanto freddo per, il giornale alla signora Rehfeld, la quale lo prese con un grazie altrettanto freddo, mentre Enzo si appressava all'amico. I due giovani avevano circa la medesima et, ma non si somigliavano punto nel loro esteriore. Guido Hellmar aveva infatti una vera testa di poeta. Quel suo volto pallido, ma nobile e regolare, con quegli occhi bruni pieni di fantastica malinconia, possedeva in primissima misura lattrattiva rara e spesso pericolosa dellessere interessante, e la sua lunga chioma nera, cadente gi per le tempie fin quasi sulle spalle, rendeva ancor pi possente l'attrattiva di quella testa, che faceva interamente dimenticare la sua poco appariscente persona, che raggiungeva appena la mezzana statura. Ci nondimeno quella figura si presentava in un atteggiamento estremamente poetico. Egli teneva leggermente appoggiato il braccio destro sullalta spalliera della poltrona, mentre la sua mano sinistra giocava con un fiore, che aveva tolto dal vaso. Anche la sua foggia di vestire aveva un certo che d'artistico. Enzo Kroneck al contrario, alto e snello, superava di tutta la testa il suo celebre amico, e non possedeva traccia della di lui interessante malinconia. Traspariva manifesto da' suoi occhi neri, scintillanti e vivaci, lardire, anzi la tracotanza della vita, e la sua bruna chioma folta e ricciuta, che di quando in quando gli spioveva sulla fronte, veniva spesso gittata indietro con un movimento d'impazienza, tuttaltro che artistico. Il braccio destro del giovane posava in una leggiera fascia nera; ma che il male non era affatto grave, lo attestava il di lui volto, i cui lineamenti graziosi, aperti portavano l'impronta della pi gran freschezza giovanile e della salute. Eppure degno d'ammirazione, che Enzo abbia imparato s presto il dialetto della nostra contrada disse Caterina. Dopo nemmeno quindici giorni, lo parla e lo intende perfettamente. Io e la mamma, nellestate passata, siamo state qui per dei mesi e abbiamo sempre durato fatica ad intendere i paesani e farci intendere. Perch non li avete mai avvicinati. Non conversate che con la vostra servit di citt, e non parlate quasi mai con quelli che son nati qui. Ho fatto i miei studi nelle case e per le aie dei contadini, ed ora che ho ottenuto la protezione del vecchio Ambrogio, son considerato da questi paesani quasi come un loro simile. Quanto a me, grazie tante di codesta protezione disse il vecchio, prendendo parte al discorso mentre ripiegava il giornale. Io non capisco proprio, come tu possa divertirti a chiacchierare con un vecchio contadino ignorante, come quellAmbrogio. E poi quel tuo pericoloso arrampicarti su per i monti, col tuo braccio non ancora guarito ! Vuoi forse trovarti a qualche altra disgrazia, come ti accaduto non molto nella tua cavalcata.? Ella ha molta ragione.... signor consigliere.... quello sfrenato cavalcare ! disse Hellmar con accento beffardo, e accompagnando le parole con uno sguardo parimente beffardo al braccio leso dellamico. Ma Enzo rispose vivamente: Non dir male d'Ambrogio, babbo; anche tu devi farne la conoscenza ! un tipo originalissimo, quali se ne trovano soltanto nella solitudine dei monti. Lasciami in pace co' tuoi originali disse Kroneck di malumore. Non che ieri laltro, che ho fatto la conoscenza duno di cotesti esemplari e non ho desiderio di fare altre prove. Lei lo sa, Evelina disse voltandosi alla signora ieri laltro fui a far visita al dottore Eberardo, che si stabilito qui vicino a noi. Seppi per caso alla capitale che ha grande riputazione nel mondo medico, ed ho voluto profittare della sua presenza qui, perch ci dica qualche cosa intorno alle sue sofferenze. Ma ne sono stato ricevuto e rimandato in una maniera affatto villana, e non ebbi neppur tempo di dirgli il suo nome. Appena che gli ebbi detto dello scopo della mia visita, quel rabbioso signore balz su come un gallo battagliero, dicendo: Pare impossibile che neppur qui abbia da trovare un po' di quiete ! Ho da anni cessato ogni cura; per me, dei

malati se ne occupi il diavolo, se gli piace ! Si rivolga al medico di condotta, se crede; io non ho ne tempo n voglia d'intraprender cure di sorta e neppure di veder malati.... E con altre simili gentilezze mi mise alla porta. La collera del vecchio signore era s comica, che i giovani diedero in una gran risata, e neppure Evelina pot trattenere un sorriso. Ho gi udito parlare dissella di cotesto dottore Eberardo e delle sue meravigliose abitudini. Sembra che sia un cervello veramente balzano. E di quelli della pi spiacevole qualit ! conferm Kroneck. Io non lo riavvicino pi dicerto, ne pu star sicuro. Ma, zio Kroneck, io mi penso che cotesto mostro di dottore potrebbe far del bene alla mia povera mamma soggiunse Caterina. Se lei non ha ottenuto niente, ci andr da me e tanto far e dir, che mi deve promettere, voglia o non voglia, di venire a farle visita. Essa alle ultime parole si era accostata ad Evelina, e le aveva gittato carezzevolmente un braccio al collo. Era cosa curiosa, vedere le due donne parlarsi come figlia a madre, stante la poca differenza d'et, che passava fra loro. La signora poteva avere tuttal pi ventitre o ventiquattro anni, mentre la sua figliastra ne aveva appena sedici. Tuttavia si trattavano con la massima confidenza ed intimit; Evelina pass affettuosamente la mano fra i biondi ricci della fanciulla e rispose: No, figlia mia, tu ti esporresti ad una seconda e anche pi dura ripulsa, e a quale scopo? Tanto, non pu farmi niente ! Ch, mamma, non devi parlar cos ! riprese Caterina in suon di rimprovero e s'inginocchi sul cuscino ai piedi della signora. Allora anche Guido Hellmar s'inginocchi e disse, abbassando la voce ad un tenero bisbiglio: Si sente peggio, illustrissima signora ? Temo chella abbia fatto troppo presto a venirsene via dal mezzogiorno. Il maggio ancor troppo rigido e tempestoso su questi monti, e una complessione delicata come la sua ha bisogno di sole. Di sole ? ripet la giovine signora con mal repressa amarezza. Chi non lo desidera ! Ma la vita non ci d sempre, ci che ci sarebbe necessario e formerebbe la nostra felicit ! E vero ! Che sono infatti la vita e la felicit ?... ombre ! dichiar Guido, cupamente, mentre i suoi occhi cercarono e trovarono quelli di Evelina. Peccato chio non sappia disegnare disse, beffando, Enzo Kroneck. Caterina ai suoi piedi, illustrissima.... Guido pittorescamente chino su lei.... un gruppo cos commovente, che proprio meriterebbe desser messo in un quadro. Hellmar aggrott le ciglia ed anche fra quelle della giovine signora parve formarsi una ruga, quando rispose: Tanto, per lei vale lo stesso quel che commove e quel che fa ridere. Niente affatto! Le poesie di Guido, per esempio, sono molto toccanti ed io non ardirei davvero di trovarle comiche. Hellmar dette una crollatina di spalle, e con un sorriso di compassione gli rispose: Non t'incomodare ! Lo so bene, mio buon Enzo, che talvolta hai la debolezza di fare il critico e quindi di criticare anche me. Oh, ma non me lho a male. Il mio amico d'infanzia e compagno d'universit si pu permettere simili scherzi. Non trovi dunque meravigliosamente bella la lirica del signor Hellmar ? domand Caterina con ingenuo stupore. Bellissima! Ma oramai ho un'antipatia contro le rose che languidamente appassiscono, contro gli usignuoli beatamente morenti, e contro i cigni che partono con la freccia nel cuore. Guido, al contrario, tratta volentieri questi dolorosi generi di morte, e se n' formato una specialit. Hellmar si morse il labbro inferiore. Il dovere della sincerit fra gli amici, accentuato da lui poco fa, adesso sembr diventargli incomodo; ma ebbe la soddisfazione di vedere, che tutti quanti i presenti raccolsero in favor suo il guanto di sfida. Enzo, tu vai troppo in l ! esclam indignato il consigliere. E Caterina lasci andare adirata l'esclamazione: Orribile ! e persino negli occhi della giovane signora apparve un lampo di collera. Sappiamo gi tutti che lei uno spietato beffatore, Enrico dissella agitata. Ma il genio poetico del suo amico dovrebbe almeno esserle sacro! Per lamor di Dio; ma questa una sollevazione contro di me ! esclam Enzo ridendo. Tutti ricolmano il festeggiato poeta della loro ammirazione, e condannano il malfattore che ha osato di assalirlo. Domando umilmente perdono, non lo far pi!

Non gli riusc completamente di volgere la cosa in celia. Hellmar era visibilmente offeso, e fra tutte quelle persone regnava un certo malumore, quando per fortuna sopraggiunse un' interruzione. Entr un servitore ed apr la porta, che metteva nella sala da pranzo attigua. Era l'ora che si soleva andare a pranzo, e questa volta fu salutata da tutti con un sospiro di sollievo. Hellmar si appress subito alla signora e le offerse il braccio; egli soleva considerar ci come un suo inviolabil diritto, e la soffrente non poteva davvero esser sostenuta e accompagnata con pi affettuosa e premurosa cura, che da lui. Caterina infil, senz'altri complimenti il braccio del giovane Kroneck, o il vecchio signore segu gli altri con stizza mal dissimulata, a proposito della mancanza di riguardo del suo figliuolo, che per la prima volta lo metteva in un grandissimo imbarazzo. Nei quindici, giorni in cui egli ed Enzo si trovavano ospiti alla villa, questa cosa era accaduta spesso. Il consigliere Kroneck e il defunto signor Kehfeld erano stati cugini, e quantunque vivessero in luoghi diversi e si vedessero di rado, mantenevano per altro fra loro un attivo commercio epistolare. Mentre Kroneck saliva lentamente i gradini della carriera dellimpiegato ed occupava alla fine un posto ragguardevole alla capitale nel ministero, il suo cugino con fortunate speculazioni commerciali erasi fatto ricco, e finalmente si era ritirato dagli affari con una considerevolissima fortuna. Non si era risoluto ad ammogliarsi che negli anni pi maturi, e quando dopo dieci anni del matrimonio gli fu morta la moglie, si prese in casa una lontana parente della defunta, per dare alla sua unica figlia, che allora era bambina, una istitutrice, e nello stesso tempo una compagna. Ma allepoca della cessazione dell'anno di lutto, la giovane parente divent la padrona di casa. Con lamore della figlia, che le ai era affezionata con tutto il cuore, ella si cattiv anche laffetto del padre, il quale le offr la mano. Quella fanciulla, di diciotto anni, non era partito conveniente per quelluomo, certo stimabilissimo, ma oramai attempato e co' capelli grigi, e il s dovette esserle stato, ad onta di tutto, malagevole a pronunziare; ma lorfana, la cui sorte era la dipendenza, e che non aveva ancora altro affetto nel cuore, scelse alla fin fine, ci che la ragione le consigliava: Evelina divenne la sposa di Rehfeld. Il suo matrimonio non dur che breve tempo; dopo tre anni era gi vedova, ma il sacrifizio, col quale essa aveva curato il suo marito nella sua malattia, durata parecchi mesi, senza darsi n tregua, ne pace, sembr esserle stato fatale, a causa della sua troppo delicata complessione. Il soggiorno ripetuto nei paesi meridionali non avevano arrecato alcun miglioramento alla malattia di petto, acquistata durante la malattia del marito, e ora la giovine signora era pi malata che mai tornata dall'Italia, dove aveva passato l'inverno in compagnia della sua figliastra. La visita del consigliere Kroneck, questa volta, non era da mettersi soltanto in conto del riguardo parentale. Egli aveva condotto seco suo figlio, il quale solo in questa occasione imparava a conoscere la vedova di suo zio; ma la sua presenza, per altro, si riguardava come un omaggio alla sua piccola cugina, che da parecchi anni egli non aveva veduta. Si trattava qui dun desiderio accarezzato dal defunto Rehfeld, che Kroneck aveva col pi grande zelo afferrato e tenuto fermo, riguardo al progetto d'una unione fra i due figli respettivi. E difatti Enzo e Caterina si volevano bene assai. Ridevano e facevano pazzie insieme, si bisticciavano e riconciliavano e cercavano di sopraffarsi a vicenda con le loro beffe e con le loro pungenti burle. Era difficile trovare un' altra coppia, che si convenisse come loro due. Il pranzo era finito, ed Enzo stava alla finestra della sua camera al piano superiore della villa e guardava innanzi a s, quantunque la nebbia fosse s folta, da non esser possibile discernere neppure gli alberi pi vicini. Il signorino aveva certamente motivo di voltare cos ostinatamente le spalle alla camera, poich in quel momento egli era obbligato ad ascoltare una severa predica paterna, che veniva solennemente sciorinata su di lui. In mezzo alla stanza cera il consigliere e teneva al suo rampollo un discorso, che durava gi da un pezzo e non veniva mai a fine. Parlava d'una leggerezza inaudita, duna mancanza di riguardi parimente inaudita, di bricconate che erano veramente imperdonabili.... insomma un vero catalogo di colpe, recitato al malcapitato figlio da cima a fondo, senza fare, purtroppo, la bench minima impressione su di lui. Finalmente il padre irato concluse: Per anni interi ho prodigato invano precetti, esempi, esortazioni; tu, la leggerezza lhai nel sangue, ma non deve dirsi che io ho tirato su il mio figliuolo un buon a nulla; te l'ho detto un' altra volta, Enrico, la mia pazienza al suo termine.... bisogna che tutto ci si cambi. Babbo.... Veramente hai ragione. Ah, lo vedi ? Ebbene, rispondi di grazia a questa domanda: che cosa vuoi essere; che cosa vuoi diventare ? Lo sa Iddio, quel che diventer ! So per altro ci che non diventer mai.... un consigliere esemplare, come te. A ci, purtroppo, non ho la minima inclinazione.

O piuttosto la minima voglia. Bisogna sudare per tenerti fermo al lavoro, e appena che lore del servizio son finite, tu scappi a fare il diavolo e peggio. Credi tu che a cotesto modo si faccia carriera ? Tu sei al ministero l'impiegato pi giovine, con uno stipendio, che tu scialaqui come una miseria per i sigari, e chio non ho patrimonio lo sai pure. Che cosa sarebbe di te, se Rehfeld ed io non avessimo formato il felice- pensiero di fare di te e di Caterina una coppia ed un paio? Avrei fatto come tantaltri, mi sarei aperto al mondo una strada da me. Tu ? No, caro figlio mio, tu non sei nato per aprirti una strada da te, e ringrazia Iddio che possiedi un padre, che ha provveduto in tempo al tuo avvenire. Questo matrimonio, infatti, l'unica mia speranza, anche sotto un altro punto di vista. Forse alla Caterina potrebbe riuscire di far di te un uomo di giudizio, poich tu lami ed essa ti ama. Per lo meno siam buoni compagni disse Enzo. Ma tutto questo, caro babbo, contro il fissato. Fino allanno prossimo, io doveva godermi la mia libert ed avevamo fissato cos; ora a un tratto mi ti scaraventi addosso con la sposa e con lo sposalizio. Kroneck lev disperato le mani al cielo. Ma sentite un po' che modo desprimersi. Se ti udisse Evelina ! Lei, che prima ancora che noi fossimo arrivati disse: Il mio unico desiderio quello di mettere la mia Caterina nelle braccia forti e gagliarde d'un uomo, che le sia un rifugio e una difesa per tutta la sua vita. Ha inciampato proprio nel suo ! rispose senza scrollarsi Enzo. Ma la pazienza di suo padre era bell esaurita davvero, poich proruppe: Dunque non puoi esser serio per un solo minuto almeno ? E questa la tua risposta allansie dellamor materno ? Dio mio, babbo; io credeva che la risposta dovessi farla tu. Tu vai proclamando tutti i giorni chio sono un buon a nulla, e ora tutto a un tratto debbo essere il rifugio e la difesa per tutta la vita! Kroneck sprigion un gran sospiro. S, Dio sa qual responsabilit mi assumo in faccia al mio defunto cugino e ad Evelina, col mettere lavvenire della loro creatura in simili mani ! Il giovane, punto sul vivo e arrossendo, rispose piuttosto risentitamente: Par proprio chio sia il figliuol prodigo della bibbia a sentirti ! In fondo, in fondo, vediamo quali sono le mie colpe ! Un paio di notti trascorse fuori di casa, un paio di pazzie, quali nella giovent sono assolutamente inevitabili, qualche debituccio, di cui umilmente ho domandato perdono ! E non ti par forse che basti ? Sei tu giunto a tale da riguardarle come bagattelle coteste ? Enrico, bisogna chio te lo dica, sei sulla diretta via verso la rovina, e anche Hellmar del mio parere.... Guido ? lo interruppe vivamente il giovane. Anche lui dunque si unirebbe nella tua condanna ? No, al contrario, egli ha preso parte per te e ti ha scusato, amabilmente, come sempre. E tu, non c dubbio, lo rimeriti mancandogli affatto di riguardo, e metti in ridicolo lui e quello che fa. Non ti pesa mai sulla coscienza, che Hellmar gi un poeta illustre e che tu non sei che un giovanotto, chegli onora della sua amicizia, di cui dovresti andare superbo ? Enzo gitt addietro il capo con un gesto quasi di disprezzo. In questo caso mi ha onorato persino della sua compagnia, che non avevo neppur chiesta. Appena che ebbe saputo del nostro viaggio, ecco che gli venne la voglia di fare anche lui un' escursione sui monti, e scapp fuori qui fra noi pochi giorni dopo il nostro arrivo per farmi visita, accett senzaltro l'ospitalit offertagli, e ora non accenna punto ad andarsene. Invece si sviluppa un' amicizia spirituale del pi alto romanticismo fra lui e la signora Evelina, e fra loro un andirivieni di languidi sguardi, un sospirare continuo su rose appassite, su usignuoli morti d'amore, un tenero, poetico omaggio de' pi toccanti del cantore innamorato alla medioevale, che non si stacca pi dal fianco della sua dama... tant', non posso resistere, e non posso stare a sentire quelle eterne sentimentalit, quelle esagerate espansioni ! Egli aveva parlato con crescente veemenza. Il consigliere guard stupefatto il suo figlio, di cui le guance eran di fuoco, e che alle ultime parole si era dimenticato a segno, da battere rabbiosamente i piedi. Ebbene, e se anche ci fosse ? Che centri tu ? Il giovane si morse il labbro inferiore e torn alla finestra. Certo.... che centro io ? Precisamente, era ci che ti domandavo. Se quegli omaggi fossero fatti a Caterina, allora avresti motivo d'esserne irritato.... ma ad Evelina ! Invidi tu alla misera lultimo raggio di sole che illumina la sua cadente vita per quellaffettuoso omaggio d'un poeta? Sai bene che i giorni della sua vita sono contati. E in questa occasione debbo anzi dirti, che anche il tuo contegno verso Evelina lascia molto a desiderare del resto. A che quel freddo tono, come di persona estranea, che tu usi con lei, lasciando anche vedere che lo fai apposta ? Perch le dai sempre dellillustrissima ?

Debbo forse chiamarla zia Evelina ? domand Enzo, senza voltarsi, ma nella sua voce vibrava ancora la irritazione di pocanzi. Perch no ? Ella certo ha tre anni meno di te, ma la vedova di tuo zio e fra poco tempo diventer tua suocera. Suocera ? Enzo si riscosse, come se gli fosse stato tirato uno schiaffo in piena guancia, e suo padre si trasse atterrito indietro un passo e poi lo guard crollando il capo, come se dubitasse di non avere inteso. Precisamente; cosa deliberata e stabilita da tanto tempo, e tu stesso n' eri di pieno accordo, quando venimmo qui. Ma che coshai, santo Iddio ? Il giovane diede in una risata, ma vi si sentiva lo sforzo. Oh, niente ! Penso soltanto che stato un fatale errore, quando tu e la signora Evelina avete affidato alla piccola Caterina lalta missione di correggermi. Io non obbedir di certo al freno. Alle corte, babbo: ho riflettuto meglio su questo affare, e ho pensato che la mia libert tanto cara per me, tanto preziosa che.... per ora non ho affatto l'intenzione di pigliar moglie ! Questa breve e definitiva risposta fece uscire fuor di s il vecchio consigliere. Egli tenne al figliuolo una seconda e pi lunga predica, non risparmiando n rimproveri n minacce; ma non produsse il minimo effetto. Enzo non ascoltava nemmeno; batteva una marcia sui vetri della finestra e guardava fuori pi ostinato che mai. Ma, signor consigliere, perch si riscalda a cotesto modo ? tuon una mite e chiara voce; e la bella testa di poeta di Guido Hellmar si affacci alla porta. Che cosa ha mai fatto il mio povero Enzo, chella gli sta innanzi con cotesto atteggiamento da Giove tonante ? Io intercedo umilmente per lui; e la prego di far grazia, anzich esercitare il suo diritto. Ti ringrazio, con mio padre maccomodo da me senza bisogno d'intercessioni rispose Enzo freddamente. Ma presso il consigliere sembr che la intercessione avesse gran peso; poich signoreggi subito la sua irritazione e si volt in modo quasi rispettoso al giovane poeta. Ho dovuto di nuovo fare una predica al mio figliuolo. Lei gi conosce i suoi capricci, Guido ! Egli , e rimane incorreggibile. E per questo debbo alla lesta entrare nell'istituto de' corrigendi del matrimonio soggiunse Enzo ma non se ne fa nulla, babbo. Non me ne sento ancora abbastanza degno; e nella coscienza di questa mia indegnit, mi ribello con le mani e coi piedi. Il vecchio stava per prorompere di nuovo, ma Guido gli pos, calmandolo, la mano sulla spalla e poi si volse allamico: E tu su questo fai molto male. Io sono interamente della opinione di tuo padre. Non avresti potuto fare una scelta migliore, di quella chegli ha fatto per te. Caterina Rehfeld un' amabilissima e graziosissima fanciulla, e oltreacci un ricchissimo partito.... essa lerede di ben la met della sostanza paterna, non vero ? No, duna parte soltanto rettific Kroneck ma la sua eredit, anche con quella limitazione, sempre considerevole. Ad erede universale il mio defunto cugino ha nominato sua moglie. Probabilmente in segno di riconoscenza per l'infinita devozione e per i sacrifici da lei fatti durante la di lui malattia. Probabilmente ! E la signora Rehfeld pu liberamente disporre del patrimonio ? Tinteressa di saperlo ? domand Enzo. Certo rispose Hellmar, ridendo. Tutto ci che ti riguarda, m'interessa, e qui si tratta della tua famiglia avvenire. Evelina padrona assoluta del suo patrimonio dichiar Kroneck. Cos dispone il testamento; ora per questa disposizione resta senza valore, e Caterina ha fondata speranza di diventare una delle pi ricche eredi. Dio sa, se rinunzierei volentieri a tutte quelle splendide prospettive, che si aprono nellavvenire ad Enzo, se cos potessi salvare la vita a quella povera signora! Chi avrebbe mai creduto, che cos giovine sarebbe stata vittima di quella insidiosa malattia ! Il suo male in questultimo tempo ha fatto passi giganteschi; mi spaventai, quando la rividi. Forse ancor possibile che si riabbia per qualche tempo, e lo speravo dalla cura del dottore Eberardo, che uno specialista per simili malattie.... guarigione completa, mai. I begli occhi bruni di Hellmar si velarono con lespressione del pi profondo dolore. Un destino veramente tragico ! E straziante, il vedere quel soave fiore destinato alla tomba, inalzare mestamente il capo anche una volta, per poi appassire sotto gli stessi raggi del sole. Il vecchio ascoltava commosso. Il soave fiore destinato alla tomba, gl' imponeva straordinariamente; ma purtroppo salt su il suo figliuolo con la sua brutale mancanza di riguardo.

Caro Guido, le tue immagini poetiche sono molto belle, ma logiche no di certo. Appassire sotto gli stessi raggi del sole ! Non molto chiaro, e non lo fanno i fiori per il solito; al contrario, per lo pi fioriscono sotto i tepidi raggi del sole. E incredibilmente insensibile; scherzare su simili cose ! proruppe Hellmar. La signora Rehfeld ha ragione, per te non v niente di sacro. Credo che saresti capace di burlare anche in presenza della morte. Forse! Ma io non faccio calcoli in presenza della morte. In quella espressione quasi minacciosa, cera pi che abbastanza per risentirsi, ma Hellmar parve non aver voglia di riattaccarla col motteggiatore; e stringendosi nelle spalle si volt altrove; infil il braccio del consigliere, dicendo: Tenga, signor consigliere, con Enzo oggi non mi ragiona, in umore dopposizione e perci non me la prendo. Prese amichevolmente il di lui braccio ed uscirono insieme. S, Guido, ella sempre indulgente e pieno di riguardi ! sospir Kroneck, scendendo la scala. Che non darei, se mio figlio le somigliasse ! Quante volte glielho portato per esempio, ma invano. Egli, una natura ideale come la sua, non la capisce neppure. Tante volte ammiro la pazienza, che ella ha con lui. Hellmar sorrise e fece come un gesto di diniego. Non sia cos severo, babbo Kroneck ! Enzo ha i suoi difetti, anche grossi, se vogliamo, ma con un amico non si sta con larme alla mano. Egli mi caro, ad onta di tutte le sue debolezze. E ci dicendo trascin seco il consigliere, tutto contento di sentirsi chiamare babbo Kroneck dalle labbra del famoso poeta.

II. Il mattino seguente rec un gran cambiamento nel tempo. La campagna che il giorno prima era triste e fosca di nebbia, oggi era come tuffata in un bagno dorato di sole, e le colossali cime de' monti mostravansi tutto allintorno nella pi serena chiarezza. Il parco della villa di Rehfeld, che nellalta e magnifica sua posizione dominava tutta la valle ed era disegnato addirittura sullo stile duna gran villa signorile, stendevasi fino alle prossime colline, e immediatamente dietro eravi adiacente il bosco, in cui un sentiero, da principio assai comodo, conduceva per parecchie tortuosit sullaltura. Da questa scendeva appunto Enzo Kroneck, che tornava da una sua escursione sui monti. La giornata erasi fatta calda, come se il sole volesse ricompensare ci che aveva fatto di male con la sua prolungata assenza, e anche la serata era mite e quasi calda, come in piena estate. Il giovane del resto non era solo; al suo fianco camminava una fanciulla nel costume pittoresco del paese, col cappello alla birichina sulle bionde trecce, messo in modo che adombrava un volto sorridente dalle guance rosse e dagli occhi lucenti. Lo sciallotto di seta a vari colori, che le copriva il collo e le spalle, e il grembiule di velluto a catenelle dargento tornavano a maraviglia a quella fresca e giovanile figurina. Essa aveva in braccio un paniere e sembrava non esser per nulla contrariata dallaccompagnatura, che le si era unita, poich di quando in quando si voltava e rideva sonoramente di qualche innervazione del suo compagno. Anchegli era di umore allegrissimo, cicalava e scherzava vivamente con la fanciulla, e si vedeva bene che era contento della sua compagna, come la sua compagna lo era di lui. - Dunque l'hai notato, che adesso ci capito pi di rado nell'Osteria della Valle diss'egli, mentre ambedue scendevano con passi svelti il poggio. K tu mi vi hai forse desiderato ? domand a dondola. Essa atteggi a broncio le sue rosse labbra. Gua, di molto inquieta non ne sono per l'appunto stata. Chi non vuol venire da noi, vuol dire che ne sta lontano. Tanto ora ho pur sempre della compagnia. . Te lo credo ! Si sa per lungo e per largo che bella figliuola ha loste della valle, e non sandr molto in lungo, che alla trattoria si festeggeranno le nozze. Non hai che da scegliere fra tutti i giovinotti del paese. Forse anche fra i signori della citt ! rispose, beffando, la fanciulla. Davvero ? Dunque anche un cittadino ti ha gi offerto il cuore e la mano? Si pu sapere il nome del felice mortale, che deve aver dicerto la massima speranza desser preferito, poich rappresenta la civilt ? Gua, il signor Enzo Kroneck non dicerto ! disse ridendo, Gondela. Lui sta pi volentieri nella capanna presso il vecchio Ambrogio e perde il tempo a guardare i monti. Son giunta persino a credere, chei non troverebbe pi la strada dellOsteria della Valle. E tu sei dopinione che farei meglio a guardare Gondela, che i monti, non vero ? In fondo hai ragione, ma oramai ho una debolezza, una predilezione per quel vecchio lass. Sei forse gelosa d'Ambrogio ?

Gondela non rispose a questultima provocazione, ma la sua. voce si fece pi grave, quando domand: egli vero che presto ella vuole salire con lui sul Picco della neve? Certo, appena che il tempo ce lo permetter. Ebbene.... io non lo farei ! Perch? Hai qualche cosa contro il vecchio? No.... ma non me ne fido. D'Ambrogio Berghofer? Egli gode dappertutto la migliore riputazione. Pu essere, ma la sua vicinanza mi sinistra ! Non vorrei aver che fare con lui per tutto l'oro del mondo. Neppur' io disse Enzo ridendo. Per lo meno, quando fosse il caso, starei in guardia; ma non hai bisogno di stare inquieta, poich io ed Ambrogio siamo i migliori amici, e ad ogni modo non potrei trovare una guida migliore di lui. Gondela teneva gli occhi bassi e strappucchiava i nastri del suo grembiule. Pu essere ! Ma non m mai voluto uscir di monte quel che il babbo raccont una volta di lui. Egli ha conosciuto bene Ambrogio nella sua giovent, quando era ancora guida. Certo sar stato la guida migliore e pi ricercata per lungo e per largo. Ma una volta sal sul Picco della neve con un forestiero e per la via furon sorpresi da un temporale; non son potuti pi andare innanzi, hanno smarrito la strada e finalmente.... E finalmente ?... Ambrogio si rifugiato solo nelle capanne di ricovero, e lo straniero.... stato ritrovato morto fra la neve. Certo, un fatto triste, ma non dovette certamente esser colpa della guida, se accadde una disgrazia. Ma non avrebbe dovuto accadere, osservava mio padre, perch se in quel caso Ambrogio non avesse perduto la testa e non avesse badato troppo alla propria vita, lavrebbero scampata tutti e due; il temporale non era stato troppo cattivo, ed essi erano gi giunti sotto, dove la strada non presenta pi pericoli. Non fu bella per Ambrogio di lasciar l il povero forestiero. Gondela, tuo padre in questo s'inganna disse recisamente Enzo. Ambrogio Berghofer non capace di lasciare una persona in caso di bisogno; egli non ha paura dei pericoli; li va piuttosto a cercare, ed io ne ho le prove. Ma in quella occasione ebbe paura insist la fanciulla. Se ne stette sicuro nella capanna, mentre lo straniero capit nelle forre in mezzo alla neve e vi lasci finalmente la vita; si son fatte tante chiacchiere in quel tempo, che gli hanno fatto del male e di molto. Non stato cercato pi da nessuno, e da quel tempo in poi ha dovuto cessare di far da guida. Che vuol dire ? Bisogna considerare diversamente la cosa ! Nessuno pu pretendere da una guida pagata, che cimenti la propria vita per amore d'uno straniero; tuttavia accade quasi sempre, che quella gente se ne fa un punto donore. E il vecchio Ambrogio, quella natura di ferro, familiare e pratico di tutti gli orrori delle Alpi, sarebbe vigliaccamente fuggito e avrebbe abbandonato alla morte una persona incapace daiutarsi ? questo non lo credo. Allora, se lei lo vuol sapere meglio di me, ci ho piacere ! disse Gondela, alquanto offesa di quella decisa contraddizione. Ma non ci vada sul Picco della neve con Ambrogio; potrebbe accaderne un' altra delle disgrazie. E che te ne importa, se anche mi accadesse qualche cosa ? rispose, pungendola, Enzo. Ne avresti forse dispiacere? Davvero bisognerebbe ch'io lo facessi, per vedere se Gondela stesse in pensiero per me. Che cosa mi dai se ti porto dalla montagna un bel mazzo di edelweiss? Cos dicendo egli aveva ripreso il suo solito spirito tracotante, ed anche Gondela parve averci pi gusto che nel ragionamento troppo serio che avevano intavolato; ella rifiut ridendo la promessa del ricambio, ma sembr che udisse volentieri i motteggi del suo compagno, e che non si lasciasse morire le parole in bocca nel rispondergli. Giunsero cos sullultimo pendo del monte, dove finiva il bosco e cominciava il parco della villa di Rehfeld. Essi uscivano appunto fuori degli alberi, e Gondela stava per scoppiare dalle risa per una amena osservazione del suo compagno, quando vide, che ad un tratto egli fece un balzo indietro. Per un momento sembr quasi chegli volesse tornare indietro, e lei, seguendo la direzione del suo sguardo, scorse la giovine signora di Rehfeld che sedeva sopra un muscoso frammento di rupe, su cui aveva disteso il mio mantelletto scozzese. Era stato proprio un caso eccezionale, che Evelina, la quale non saliva che mediocrissime alture, in quel giorno, senza aiuto, fosse ascesa fin lass, poich vicino a lei non si vedeva alcuno. Ma nel silenzio che regnava all'intorno, ella doveva aver sentita l'allegra conversazione e riconosciuta la voce del suo giovine parente, poich i suoi lineamenti portavano lespressione duna severit, che non le era abituale. Enzo si era involontariamente fermato, ma poi savanz vivamente e si avvicin alla signora, osservando la consueta fredda cortesia. Lei qui, illustrissima ? E sola sola ? Evelina ricambi con un leggiero cenno del capo

il suo saluto, e poi squadr da capo a piedi la giovinetta che gli stava al fianco. Ella conosceva la graziosa figlia del trattore della valle, la quale la salut con disinvoltura, proferendo, inchinandosi, il solito Buon giorno ! La giovane signora era abitualmente affabile verso tutti, ma questa volta chin il capo con fredda alterezza e rispose: Grazie, ragazza ! Non interrompa la sua conversazione, Enzo; m'immagino che accompagner a casa Gondela. Il giovane arross fino agli orecchi, comprese il senso pungente di quelle parole, e apparentemente tranquillo, ma con accentuazione notevole rispose: Ella in errore, illustrissima; ci siamo incontrati per caso, e qui il punto della nostra separazione. Buona notte, Gondela, e salutami il babbo!

Dunque l'hai notato, che adesso ci capito pi di rado nellOsteria della Valle dissegli, mentre ambedue scendevano con passi svelti il poggio. (Pag. 27.)

Gondela che non aveva la pi lontana idea, di quanto in quel momento fosse penosa la sua presenza al suo giovine compagno, col quale infatti orasi incontrata per caso, trov naturalissimo quel commiato, tanto pi che erano giunti in vicinanza del parco, e di l la via scendeva verso la valle. Ella fece un cenno di saluto confidenziale ad Enzo e rispose: Presenter, e ritorni presto allOsteria della Valle, signor Kroneck.... la riverisco, illustrissima! Evelina non rispose, ma segu cogli occhi la fanciulla, la quale si volt di nuovo con quel suo bel viso sorridente, e poi tuttallegra e con piede snello e sicuro scese gi per la china. Per alcuni minuti regn profondo silenzio fra i due rimasti su; finalmente Enzo, a cui quel silenzio cominciava a divenir molesto, riprese: Non le far male il fresco della sera, illustrissima ? Il sole gi tramontato ! Oggi proprio un caldo da estate, e poi ho preso meco un mantello assai grave rispose Evelina, additandolo. Sembra ch'ella sia molto familiare con Gondela, ed il signor Hellmar mi aveva gi detto, che frequenta spesso l'Osteria della Valle, non vero? Non pi di lui; poich ci va cos spesso, come me.

Lo so, fa degli studi fra quei contadini e cacciatori, che vanno di preferenza col; ma mi ha appunto confessato che quella gente tanto decantata non gli va a genio, e lo capisco. Una delicata e nobile natura di poeta come la sua, deve sentirsi respinta dalla rozzezza, che purtroppo inerente al carattere di simil gente. Cos appunto la pensa Guido ! Brutali non li ho trovati che in rarissimi casi, ma certo son vivaci, e nel loro modo di vivere e di sentire c un che d'antico e di sano e di gagliardo insieme, da cui noi potremmo bene imparare qualche cosa. E lei infatti impara, a quello che ho sentito teste rispose Evelina aspramente e sa anche cogliere il tono che si addice con una bella montanina.... Del resto ognuno ha i suoi gusti. Naturalmente, con Gondela non potevo tenere un linguaggio scelto; e se voglio parlar con lei, bisogna bene che mi adatti al tono, che le abituale rispose Enzo, sfogando la sua impazienza di questo esame col levarsi il cappello e portarsi indietro i bruni capelli ricciuti, mentre Evelina gli guardava il braccio. Non ha pi la fascia osserv essa. E guarito della ferita che si era fatta ? Non fu che una bagattella ! Una sgraffiatura insignificante, che mi ha impedito per qualche tempo di scrivere, a cui devo che mi sia stato permesso di accompagnare il babbo a questo suo soggiorno primaverile; altrimenti sarebbe stato difficile che mavessero tolto da catena! Da catena ? Vuole alludere al suo impiego ? Altri pagherebbero e molto per lavorare alla sua et nel ministero ed avere un padre, che le spiana passo per passo la carriera. E qui ricominci il tono e l'andamento della predica e della reprimenda, che Evelina usava volentieri col suo giovine parente e che aveva per effetto di metterlo in aperta opposizione; infatti, come se volesse apposta provocare i rimproveri, egli rispose: Ha dunque molta fiducia, illustrissima, nella mia carriera? Io no. Il babbo mi racconta ogni giorno, chio non far carriera, e sono perfettamente della sua opinione. Non son punto fatto pel servile lavoro degli uffici, io. Se chiama cosi un' occupazione seria e piena di responsabilit, certamente, no osserv freddamente la giovane signora. Seria ? Piena di responsabilit ? Dio mio, a noi impiegati giovani e giovanissimi non ancora permesso, purtroppo, di prender parte a un lavoro, quale ella dice, illustrissima; bisogna che ci rassegniamo al mestiere degli amanuensi, e questo qualcosa di noiosissimo. Ella non ha un' idea, quanto Manchevole, quanto micidiale per lo spirito sia quelleterna monotona vita da orologio a pendolo, che si mena negli uffici, dove uno, inchiodato alla sua scrivania, non pu avere un pensiero proprio ! E perci minto la smania irresistibile duscire allaperto ! E l cavalcare a scavezzacollo, ferirsi le mani.... almeno cos si d ad intendere. Il giovine trasal ed inarc le ciglia, meravigliato. Sembra che lei non ci creda. Appunto, perch mi stato detto che Enzo Kroneck, quattro settimane fa, ha avuto un duello alla capitale e ch rimasto ferito. Da chi lo ha udito dire ? Evelina tacque. Gi non c bisogno di domandarglielo.... non pu essere stato che Guido. Egli ne pienamente informato. Senza dubbio, poich mi fece da padrino. Ma io non avrei mai creduto, chegli ne avrebbe chiacchierato, e per lavvenire mi guarder bene di metterlo a confidenza intorno a simili questioni d'onore. Per l'avvenire ? ripet inorridita la signora. Dunque queste questioni donore sono abituali in lei ! Non avrei creduto chella fosse un simile attaccabrighe, quantunque sappia da un pezzo, quanto poco sul serio ella prenda la vita. Lei se n' offende, Enzo, lo vedo, ma non potevo risparmiarle questa spiegazione. In quest'ultimo tempo mi sono orientata intorno a certe cose, le quali mi costringono a parlarle una buona volta francamente, poich si tratta dellavvenire d'una creatura, che forma ci chio ho di pi caro sulla terra. Ella sembr aspettare una risposta; ma Enzo le domand invece tranquillamente: Cotesto orribile quadro di me glielo ha fatto Guido ? Un lieve rossore pass sul volto di Evelina, ma ella domin rapidamente il suo imbarazzo e rispose: Guido Hellmar ? Ella non creder.... Che lui che le ha dato coteste informazioni su me ! Precisamente, quello chio credo. Sia pure.... ma lei pu dare una smentita al suo amico ? I fatti possono esser veri, il colorito falso. Di pi non posso dirle, poich odio le denunzie. Le ultime parole sonarono incisive, ma la signora a quel rimprovero proruppe veemente:

Ella in errore, se stima capace d'una tale bassezza Guido Hellmar. Involontariamente e senza intenzione, parlando del pi e del meno, gli sfugg dotto qualche cosa, e soltanto con gran riluttanza e per la .mia insistenza mi diede certi schiarimenti, che io esigeva. Checch per altro fosse costretto a dire, trov sempre qualche scusa per lei, qualche difesa. Principalmente in questa occasione ho imparato a conoscere tutta la schiettezza del suo carattere e del suo modo di considerare la vita; la personalit di quell'uomo non che l'incarnazione delle sue opere. E se io le dicessi, per esempio, che cotesta personalit non cos pura e ideale, com'ella crede? Risponderei che tutto ci che ha qualche valore trova sempre i suoi nemici, ha sempre chi lo invidia e denigra. Enzo trasal leggermente a quelle aspre parole, poi freddamente rispose: Una vera e perfetta sentenza ! Ma noi siamo usciti dal nostro tema. Io aspetto tutto umile la predica. Evelina rimase visibilmente offesa; si alz e rispose con mal frenato risentimento: Non ho l'intenzione di farle alcuna predica, che sarebbe del resto affatto inutile, ma bisogna ch'io le dica per altro, che dai nostri rapporti personali io mi era aspettata un altro risultato. Il desiderio del mio defunto consorte mi un sacro legato, ma son pienamente conscia della responsabilit, chegli mi ha addossata insieme con la cura di sua figlia. Io temo per lavvenire di Caterina al suo fianco, e non ardisco pi offrir la mano a stringere un nodo, che potrebbe formare la sua infelicit. Ebbene, illustrissima, lo sciolga questo legame, prima che sia stretto. Io mi vi adatter. Evelina guard attonita il suo giovine parente. Ella si aspettava delle scuse e delle preghiere, qualche promessa di emenda, mentre egli sembr dispostissimo a rinunziare per sentimento di ribellione e di suscettibilit alla sposa, e in pari tempo alle splendide prospettive, che gli si sarebbero per mezzo di questa unione aperte. Io credeva che lei amasse Caterina ! diss'ella lentamente. Le costa dunque cos poco, labbandonarla ? Quando vedo che lo si desidera, allora io son pronto sullistante.... Riverisco ! disse una voce, interrompendo ci che stava per dire il giovine. Egli si volt, e anche Evelina guard meravigliata lo sconosciuto, che ad un tratto scomparve nella sinuosit del monte e poi ricomparve innanzi ad essi. Era un vecchio vestito alla montanara: la sua figura magra, nervosa, alta sosteneva dritta il peso degli anni, e i capelli grigi, che apparivano di sotto al cappello, erano ancor folti. I suoi lineamenti, coloriti dalle intemperie, avevano un che di ferreo; si vedeva che li avevan temprati il sole e la pioggia, come tutto luomo, e di sotto alle ciglia folte e bianche scintillavano di un fuoco quasi giovanile due occhi grigiastri. Le sue vesti non erano affatto meschine, ma rivelavano daver sostenuto parecchie tempeste. Con le pesanti scarpe, guarnite di chiodi, col bastone alpestre in mano, quel vecchio appariva tanto rubizzo e fiero da sfidare qualunque giovine. Ah, siete voi, Ambrogio ! disse Enzo, Mi avete forse cercato alla villa ? S, signor Enzo rispose il montanaro, levandosi il cappello innanzi alla signora. Ero venuto a dirle che non se ne fa niente domani del salire un Picco della neve.... la via non ancora praticabile. Me lero immaginato ! I continui acquazzoni hanno reso impraticabile tutta la montagna.... Ambrogio Berghofer, illustrissima, di cui le ho gi parlato, e che mi ha fatto conoscere tutti quanti i tesori di questo paese. Per mezzo di lui ho imparato a conoscere tutti gli spiriti di questi monti, nani fatali e spettri del mondo alpino, ma purtroppo nelle sue leggende soltanto, perch finora non ne ho incontrato alcuno di persona. S, il signorino ne ride, mentre son cose vere o lo prover ! rispose Ambrogio, volgendosi alla signora, alla quale, stante l'irritazione sorta fra loro, non era riuscita mal gradita quella interruzione, quantunque non avesse potuto ritrovare, come Enzo, la consueta disinvoltura del conversare. Oltreacci quella figura di vecchio, assai strana, la interess; e molto pi affabilmente, che non aveva fatto con Gondela, gli domand: Ha mai veduto qualche cosa di simile ? Veduto.... precisamente no; ma non ce n' bisogno, perch si sente. E lo sentir anche il signor Enzo, se vi si trover vicino, e un giorno o laltro vi si trover. Chi guarda nel mondo con quegli occhi, vede pi dun altro. Me ne sono accorto il primo giorno, che ci siamo incontrati. Ella vede, illustrissima, che c almeno un uomo al mondo, che non mi stima un buon a nulla affatto soggiunse Enzo un po' malignamente. Sono nelle buone grazie dAmbrogio, e questo pur qualche cosa, perch egli non gi accessibile a chiunque. Evelina credette bene di passar sopra alle parole del vecchio, ma not con meraviglia che quel modo aspro e duro d'esprimersi di lui diveniva singolarmente appassionato e caldo, quando parlava del giovine, e che quegli occhi suoi grigiastri si affiggevano in esso con un' espressione di tenerezza. Si vedeva insomma che Enzo ne aveva fatta la conquista.

Abitate solo solo nella solitaria casupola l sul monte ? gli domand. Mi pare che sia appunto situata sulla via che mena sul Picco della neve, non vero ? Ci ho una vecchia fantesca per le faccende di casa e un garzone per badare alle bestie, e niun altro, dacch mi morta la moglie. Certo la casa assai solitaria e alta; la pi alta della montagna, ma a me piace cos, e ci ho il mio da fare, non dubiti ! Sta bene; e nellestate vi si pu stare, ma noli' inverno, quando soffiano le tormente e la neve ricopre ogni cosa, devesser terribile trovarsi su quell'altura; vi parr come desservi sepolto vivo, quando sbarrata la strada che mena a valle; e nellinverno passato una valanga ha appunto seppellita e rovinata una di coteste case montane. Non minaccia anche voi di quando in quando un simile pericolo ? Fa spavento il pensare di poter morire da un momento allaltro in mezzo alla neve, abbandonato da tutti, senza vicinanza n aiuto di creature umane.... Ella tronc a mezzo le parole e si trasse involontariamente un passo indietro. Ambrogio stava immobile, e nella sua ferrea faccia si scorgeva una contrazione; ma gli occhi ardevano cos sinistri e minacciosi nella giovine signora, chella ammut; quello sguardo laveva agghiacciata. Morire dobbiamo tutti una volta! rispose ruvidamente il montanaro. O che uno muoia in un modo, o in un altro, alla fin fine lo stesso. Dunque, signor Enzo, domani non si sale sul Picco della neve; forse fra due o tre giorni, se il tempo si mantiene. Conoscete bene quella strada? domand Enzo, ricordandosi del racconto di Gondela. Mi dicono che sia molto scabrosa, e per chi non pratico, anche pericolosa, se per caso uno capita nelle forre della neve. Ambrogio die col suo bastone alpino un s violento colpo sul suolo, che la punta si cacci tutta quanta nella terra, mentr' egli lasci andare una sonora risata di scherno. Avrebbe forse paura ? Allora certo, sarebbe pi prudente di lasciarlo in pace il Picco della neve. Io mi era immaginato chella fosse ben diverso da questi signori cittadini, nel vederla aggirarsi s arditamente per questi monti, come se non ci fossero i dirupi e i burroni. Ma per me non fa nulla, non mi ficco mica innanzi, perch mi prendano per guida. Riveriti ! Ci dicendo, volt sdegnoso le spalle e cominci a salire lerta. Salute, Ambrogio.... a voi e alla vostra villania gli grid dietro Enzo, ridendo. Ma Evelina, quasi impaurita, disse: Uno strano uomo, costui ! Davvero non capisco, Enzo, come mai si possa trovar piacere nel bazzicare simil gente. Non l'ha dunque visto quello sguardo sinistro col quale mi ha squadrata, ad un'osservazione tanto innocente ? Che diavolo aveva quelluomo ? Enzo croll le spalle. Nulla di particolare; uno di quegli strani capricci che da quelloriginale bisogna tollerare, se si vuol metterglisi a contatto. Certo, Ambrogio non amabile; nemmeno le rupi alle cui spalle egli alberga son pi ispide ed aspre di lui, e confesso anchio che in quellessere c qualche cosa d'enigmatico e di sinistro. Ma siffatte nature, affatto eccezionali, perch tali, appunto m'interessano; in esse bisogna ricercare e indovinare che coshanno, soprattutto che cosa nascondono nel loro profondo. La giovine signora doveva essere d'un' altra opinione, perch non rispose: cos che vi fu qualche minuto di silenzio. Ambedue sentivano che il discorso pocanzi interrotto bisognava riprenderlo, ed erano ci nonpertanto in imbarazzo per trovarne la nota giusta. Enzo profitt di quella pausa per raccogliere il cappello, che aveva gettato poc'anzi sbadatamente sur una pietra, e fermarvi il mazzo di fiori alpestri 'che sera allentato, ed Evelina, volta altrove, guardava il paese circostante. La villa col suo parco era situata dietro l'altura, od anche le gigantesche cime delle Alpi coperte di neve, che chiudevan la valle, di l non erano visibili: non si vedeva che una quieta solitudine montana e boscagliosa. Lontan lontano luccicava lo specchio dun laghetto agli ultimi raggi vespertini, che risplendevano rossastri di dietro ai monti. Le leggiere nubi che coprivano pi qua e pi l il cielo, facevano risaltare il suo cupo azzurro, e di mezzo a loro veniva fuori in tutto il suo chiarore la falce della luna. La primavera quellanno era giunta assai tardi fra i monti. Era l'ultimo giorno di maggio e il paese si presentava ancora nel suo primo lucido verde, che si andava tessendo come un trasparente velo intorno agli alberi e alle macchie. Qua le fronde non mostravano ancora che i bottoni chiusi e verdastri, l sbocciavano appena ricciuti e folti con una delicata tinta dun bruno rossastro; ma le siepi fiorivano gi bianche e porpora, e il suolo era come seminato d'una innumerevole variet di fiorellini olezzanti, precursori della primavera, i quali sotto gli ardenti raggi del sole appassivano e morivano.

Enzo era tuttavia occupato intorno al suo mazzetto, ma ci facendo mandava obliquamente sguardi verso la signora, e quasi inconsciamente rimaneva fisso nel suo sembiante. Ella in attitudine stanca era appoggiata al tronco dun albero e sembrava assorta nella contemplazione della natura. Di sotto il leggiero velo bianco, che si era gettata sul capo, usciva furtivamente, in brune anella, la ricca chioma, e faceva viemaggiormente risaltare il pallore diafano del suo volto. Le delicate linee di profilo, in quella posizione, presentavansi certo nella loro pi squisita grazia e soavit, e gli occhi bruni eran fissi con la espressione dun doloroso sogno nel vuoto. Il melo selvatico che le pendeva sul capo, non aveva ancor messo foglie, ma era come cosparso di fiori bianchi come la neve e i suoi rami chinavansi gi sulla di lei snella creatura, che appariva s tenera e passeggiera, come quei fiori, ai quali non era data che la breve vita dun giorno primaverile. Evelina dovette sentire lo sguardo che posava immobile e fisso su lei, poich a un tratto si volse, e i suoi occhi simbatterono infatti sul bel mazzo, che il giovane aveva in quel momento finito di fermare al cappello. Che rari fiori, che ha lei cost ! dissella. Non ne ho ancora veduti di simili. Neppur io; e s che conosco assai bene la fiora delle Alpi. Posso offrirle la mia raccolta, che ho fatta errando per questi monti. Per lo meno ha il pregio dessere stata fatta col rischio della vita. Ci dicendo Enzo aveva sfilato il ramoscello carico di fiori che stava in mezzo al mazzo e glie lo aveva offerto. Infatti era un fiore specialissimo di maravigliosa bellezza. Il sottile stelo portava una quantit di fiori dell'azzurro profondo e favoloso della genziana, ma di un'altra forma e specie, poich il calice mostrava al contrario uno splendido color di porpora, e in fondo al calice una ghirlanda di delirati pistilli color doro, foggiati a mo' d'una coroncina d'oro, e ne emanava un profumo lieve lieve, ma inebriante, delicato e forte ad un tempo, come alito balsamico di primavera, che soffi sfiorando la mi perfide dei prati fioriti. Evelina indugi un momento, ma nella voce del giovane si sentiva l'accento della preghiera, ed essa quasi involontariamente stese la mano. Con pericolo della vita ? ripet ella. Fu tanto difficile arrivare questo fiore ? Veramente, s; egli era sbocciato sur una rupe quasi inaccessibile, proprio in cima ad un baratro profondo ed isolato, dalle cui fratte sgorgava spumando impetuoso un torrente. Mi son dovuto arrampicare come un camoscio, aggrappandomi ai cespugli e alle sporgenze della parete della roccia, e qualche volta mi son proprio tirato su inerpicandomi a forza di piedi e di mani dove non vera spazio quanto largo un piede, mentre il torrente anch'esso contribuiva ad impacciarmi la salita. Finalmente ho trovato un abete nano, che mi ha offerto sostegno ed appoggio per il piede e il braccio sinistro, e con la destra stesa a pi potere ho afferrato lo stelo e sradicato questa ritrosa bellezza alpestre dalla sua balza natia.... volevo possederla ad ogni costo! E tutto questo per amor d'un fiore! disse Evelina sommessamente. Che pazzia, rischiar la vita per un fiore ! E perch no ? E una meta come ogni altra, e una meta devesser raggiunta. Mi creda, c la sua volutt nel cimentare la vita; allora si prova veramente, quale e quanto il valore della vita ! Ad onta di tutto stato un bel momento, quando mi son trovato per met arrampicato e sospeso sul baratro, circondato da rigide punte, e sopra a me il cielo raggiante nellazzurro, col suo splendore di sole; sotto, notte cupa e crepuscolare dabeti. Un istante di vertigine, di paura ed io sarei stato perduto ! Per giunta, la candida spuma del torrente mi spruzzava la calda fronte, mentre il suo scroscio mi faceva alle orecchie leffetto di canne dorgano sonate tutte insieme, e sopra a me ammicavami e adescavami questa bella Fata delle Alpi con la sua magia da novella.... credo che se anche fossi precipitato, non lavrei lasciata andare ! Egli aveva parlato con tutto il calore, che gli suscitava in seno il ricordo della scena, e quella descrizione sulle sue labbra era divenuta s appassionata e seducente, che ne risorgeva su viva langosciosa e bella scena dell'audace impresa e del trionfante successo. I grandi occhi bruni di Evelina eran fissi su lui, dapprima attoniti e meravigliati, poi quasi impauriti, come se si fosse disvelato loro qualche cosa daffatto sconosciuto. Cos non lho mai sentita parlare, Enzo disse finalmente Evelina. Pareva una poesia ! Un vivo rossore ritorn sulle guance del giovine, quasi che, come pocanzi, fosse stato sorpreso in qualche cosa di sconveniente, quindi, ricadendo nel suo abituale accento beffardo, rispose: Oh no, non stato che un momento d'estro.... niente altro ! Il poetare appartiene a Guido; non oserei mai di guastargli il mestiere, e il guastamestieri troverebbe anche in lei, illustrissima, un severo giudice.... son pochi minuti infatti che stato sgridato come uno scolaretto ! Io parlava da madre ! rispose seria Evelina. Da madre! ripet egli; ma la parola son acerba e quasi schernitrice sulle sue labbra. Certamente ! Bench a regola d'anni io e Caterina potessimo esser sorelle, pure ella mi sta molto a cuore, e ad ogni modo ho su di lei dei diritti materni. Non capisce, dunque, chio penso al di lei avvenire? Ebbene, da questo pensiero speravo di liberarla, illustrissima. Io voleva....

Per alterezza e suscettibilit pronunziare una parola, di cui si pentirebbe subito dopo ! Renderei a lei e a Caterina un cattivo servigio, se la raccogliessi, poich essa le affezionata con tutto il suo piccolo cuore; e lei, Enzo ? Diceva da senno, con quella parola ? Poich allora, certo, tutto sarebbe finito fra noi! Enzo tacque. Il giorno innanzi si era scatenato s veementemente contro il giogo matrimoniale, a cui suo padre voleva sottoporlo, e ora gli sarebbe bastato un solo s per ricuperare la sua libert. Perch non lo pronunziava ? Perch era rimasto colpito a quel modo dalla naturalissima dichiarazione, che fra le due famiglie allora sarebbe stata finita ? Fra noi ! Quella parola cacciava via alterezza e suscettibilit; lo sguardo del giovane vol di nuovo su quella delicata figura col velo bianco sul capo, ed esitante, incerto finalmente rispose: Io credeva chella desiderasse, chio mi ritirassi. Allora, ella mi ha frainteso. Io non voleva che ammonire, avvertire, e questo diritto, almeno lei, non pu negarmelo. Caterina ancora s giovine, n io ho mai pensato di legarla subito, anche con un semplice fidanzamento. Evelina non aveva osservato il respiro affannoso del giovine, a cui pareva che quelle parole togliessero un grave peso di sul petto, e continu tranquillamente: Ma io volevo almeno conoscere luomo, che un giorno dovr condurre nella vita la mia bambina, e nella prossima primavera potrei non averne pi il tempo. Coteste sono immaginazioni da ammalata continu Enzo, quasi irato. E per giunta dannose immaginazioni, poich non fanno altro che peggiorare il suo male. La signora scosse il capo e soggiunse con piena convinzione: Tutti coloro che mi circondano, cercano d'ingannarmi intorno al mio stato, lo so, e mi sono lasciata illudere assai lungo tempo, ma finalmente bisogna pure aprire gli occhi alla verit. Oggi ho voluto mettere a prova le mie forze, e perci sono uscita sola; esse non son pi neppure sufficienti per questa breve salita, e ci sono arrivata esausta a segno, da sentirmi venir meno. Ma chi le ha detto, che il suo male sia senza speranza? I medici.... Scrollano le spalle, e mi consolano con l'estate, col clima meridionale.... so io, ci che voglion dire. Certo non bello il morire, quando siamo ancora giovani e non abbiamo ancora goduto della felicit. Non si vuol capire, n rassegnarsi a questo, che soltanto a uno vien tolta la vita, mentre a tanti altri dato di godere dellesistenza. Anchio ho sostenuta questa pugna; adesso son vinta e mi piego al mio fato. Il giovine voleva rispondere, ma ella lo interruppe alla prima parola: No, Enzo, non c bisogno chella trovi argomenti di conforto per me; la vita un prezioso bene, troppo prezioso, per gettarla via, e lei la gitta via in capricciosi, sfrenati strapazzi, che impossibile che la soddisfacciano. Ella possiede giovinezza e salute, e strabocchevole vivacit ed ardore.... per cotesti ardimenti, per coteste temerarie lotte non v dunque scopo migliore che il capriccio d'un momento, come quello per il quale oggi ella ha cimentato la vita ? Il suo coraggio, la sua energia esiston soltanto in lei per un fiore, che le piaciuto darrampicarsi a strappare dal cretto duna roccia ? non esiste dunque per lei qualche cosa di pi elevato, a cui consacrarsi ? Finora lei, a bella posta, si studiato, e precisamente innanzi a me, di mostrarsi leggiero e superficiale. Forse non fu che un capriccio.... adesso quasi quasi ci credo. Anche questa in fondo era una ramanzina, che si faceva al giovane, ma aveva un altro e ben diverso accento, da quelle che prorompevano dalle labbra del padre, ed ebbe anche un altro effetto. In quella voce esile e dolce, non cera nulla di reprimenda, ma s una grave preghiera piena di rimproveri, e il temerario capriccioso stava l, con gli occhi fissi al suolo, e pazientemente ascoltava ci che gli veniva detto. Tanto, per mio padre e per tutti gli altri fermo e sicuro, chio non sono che uno scapestrato incorreggibile ! rispose egli finalmente a bassa voce. Finora non ho osato di dargli il crollo a cotesto domina. Crede lei che valga la pena, chio tenti di far di me qualche cosa di meglio ? Fin da oggi.... certamente! rispose Evelina. Ed ella sent due labbra ardenti s fortemente e lungamente impresse sulla sua mano, che, quasi imbarazzata voleva ritrarla; ma invano. Enzo la tenne ferma, e mandando dagli occhi bruni un vivido lampo le disse: Tenter ! Ed io rispose ella tengo questo fiore come pegno della sua promessa. Chi sa; forse il fiore della felicit, chella oggi ha conquistato. E che lei ha nelle sue mani ! soggiunse il giovine con tale impeto di passione, che la giovine signora ritir con rapido movimento la sua dalla di lui mano. Comincia gi ad imbrunire dissella. Bisogna pensare al ritorno, andiamo.

Enzo raccolse di sul macigno il mantello e voleva metterglielo sulle spalle, ed ella con un gesto accenn di no; ma il braccio chegli le offerse, non pot rifiutarlo, poich aveva bisogno di qualche sostegno, tanto era debole. Essi scendevano lentamente gi dalla collinetta in mezzo al silenzio misterioso della sera, alla fragranza, alla vita della primavera. In tutta quanta la natura si agitava come un soffio darcane speranze, dardenti aspettative, e nel molle crepuscolo, che avvolgeva ora i monti e le valli, sembrava che tutti gli spiriti della primavera si animassero e movessero con la loro silenziosa ed amabile operosit, ed aleggiassero bisbigliando anche nellolezzo del fiore, che la giovine signora portava in mano.

Chi nellora fatal l'abbia trovato, Una vita felice ha conquistato !

III. A mezz'ora dalla villa di Rehfeld, dallaltro lato della valle, sorgeva una villetta di modesta apparenza. Era costruita alla maniera svizzera, circondata da un giardinetto, e veniva affittata a stranieri, poich il proprietario, gi da lungo tempo, non labitava pi. In quellanno era stata affittata assai presto. Un signore, vecchio, e di cui non si sapeva altro, se non chegli era un dottore di medicina, vi era arrivato con un giovine assistente, un vecchio servitore e una quantit di libri. Egli viveva molto ritirato in compagnia di quei due, ma gi era venuto in fama dessere un uomo strano, villano di modi sino alla brutalit, poich aveva cacciato via alcuni contadini, che lo avevan cercato per aiuto, con quella medesima drastica cortesia, con la quale aveva messo alla porta il consigliere Kroneck; e la vecchia massaia, che attendeva alla casa e che ora serviva da cuoca a quei forestieri, si faceva il segno della croce, tutte le volte che aveva bisogno di avvicinarsegli. La stanza pi grande della villetta era stata ordinata a uso di studio e biblioteca per il dottore. Era una stanza grande a tre finestre, con una gigantesca stufa di terra cotta e dei mobili antichi, che facevano l'impressione, se non d'eleganza, ma di comodit, quanta se ne fosse desiderata. Ora essa era, naturalmente, piena zeppa di libri, che riempivano ogni spazio disponibile, e giacevano ammonticchiati sugli armadi e sulle tavole, mentre lo scrittoio era sovraccarico d'ogni sorta di manoscritti e di opere mediche. Erano le ore antimeridiane, e un servitore dalla faccia rugosa e dai capelli grigi si affaccendava appunto a mettere in ordine i bicchieri, le fiale e gl'istrumenti che ingombravano la tavola grande, situata accanto alla finestra, e si vedeva che servivano ad esperienze chimiche, mentre il padrone stava alla finestra e guardava i monti pieni di luce e di sole. Il dottore Eberardo, che doveva essere un uomo di cinquantanni sonati, era una figura appariscente, ma senz'alcun'attrattiva. Il volto presentava lineamenti di persona ricca d'intelligenza ed avvezza ad adoprarla, ma intorno alle sottili labbra increspavasi un tratto dacerba ironia, che troppo spesso degenerava in ischerno offensivo; e il suo portamento, non che il modo di parlare alla gente, rivelavano tutta la cruda rozzezza dun uomo, che abituato a fare in tutto e per tutto la sua volont e il suo comodo, o che non trova mai, in coloro che lo circondano, la minima opposizione. Martino disse egli, senza voltarsi appena che la persona che si fatta annunziare, arriva, introducila da me. Qui ? In biblioteca ? domand Martino, alzandosi. Ma che ? Si capisce, nella stanza da ricevere. S'intende! brontol il vecchio servitore. Sarebbe la prima volta, che una signora entra nella nostra biblioteca. Se sapessi almeno, che cosa viene a cercare a casa nostra.... questa signora ! Me lo immagino, io ! grugn il dottore. La villa si vende; il proprietario l'ha offerta anche a me, e probabilmente questa persona.... come si chiama? Ah, Caterina Rehfeld.... viene a visitarla, ma non se ne fa niente. Ho preso in affitto tutto quanto il possesso fino alla primavera dellanno avvenire; quindi, fino a quellepoca, ne sono padrone dispotico, e sbatacchi la porta sul naso ai signori ospiti non invitati e mal capitati. Sicuro, sul naso ! ripet Martino, a cui questo modo di procedere sembrava piacere singolarmente. I possessori della villa grande lass si chiamano Rehfeld; credo che sia una vedova e la sua figliuola. Per me sia pure una nonna con sei nipotini ! Che me ne importa ? Ricevere, bisogna che la riceva, potrebbe forse aver comprato alla chetichella la casa e voler cominciare a fabbricare; ma non le lascio muovere una sola pietra, fino a tanto che ci sono io. La rimander, precisamente come ho fatto ieri l'altro con quel noioso consigliere, che si pensava d'impormi coi suoi titoli e coi suoi ordini cavallereschi. Colui non torna di certo ! soggiunse Martino. Ella fu terribilmente sgarbato, signor dottore, anche pi sgarbato del solito.

S'intendeva bene chegli voleva cos fare un complimento al suo padrone, ed infatti questi lo prese per tale, poich strinse locchio in segno della pi grande soddisfazione. Oh, s, me ne intendo del levarmi d'intorno la gente, che viene ad importunarmi ! Ora vai e chiamami il dottor Gilberto. Martino obbed, ma nelluscire brontol a mezza voce: Comprar la casa.... cacciarci via di qui.... ci si deve provare la.... signora! La visitatrice aspettata con sentimenti s ostili non si era ancora fatta viva, e il dottore passeggiava di pessimo umore in su e in gi per la stanza, quando entr il dottor Gilberto. Era un giovane di circa ventiquattro anni, di figura slanciata, ma debole, con una faccia molto piacevole, ma assai pallida, e con lineamenti molli e quasi virginei, nei quali leggevasi manifesta la espressione della timidezza. Egli salut il dottore con un accento dumilt, a cui questi rispose appena con un cenno del capo. Ho piacere che sia venuto, Gilberto! Voglio tentare lesperienza, di cui le ho parlato stamani mattina. Ha fatto la sua passeggiata ? Oggi non ho avuto tempo rispose Gilberto e il lavoro che ho appunto per le mani.... Ma a passeggiare bisogna che ella ci vada disse Eberardo. La vita sedentaria le ha guastato i nervi; lei ha bisogno di aria e di moto. Ella lui una gran brutta cera ! Ho lavorato un po' troppo, vero. Il mio osarne.... riuscito splendido ! E la sua dissertazione stata s bella, che ha fatto chiasso. I miei signori colleghi si arrabbieranno non poco, pensando che un mio scolaro, che pubblica un simile lavoro. La loro stizza, se la tengano. Ma ora ella ha bisogno di riposarsi; non pu continuare ad essere un uomo cos meschino; la prego di stare per lavvenire a tutte le mie prescrizioni, ma appuntino ! II giovine assistente sembrava avvezzo a quel tono di comando; non rispose, se n' and alla tavola, doverano gli apparati, ed Eberardo ve lo segu, brontolando fra i denti, mentre si metteva a sedere: Speriamo di non essere disturbati. Ad ogni modo, la visita che aspetto per pi tardi. Chi deve venire, il medico di condotta ? domand Gilberto. Egli cera gi stato e se torna, certo s'interesser delle esperienze, che noi.... Ma che ? Si tratta duna donna ! lo interruppe il dottore. Una donna ! esclam lassistente, spalancando tanto docchi dalla maraviglia. Che non pu interessarle affatto ! soggiunse Eberardo. Non s'immagini che sia una signorina; una nonna con sei nipotini ! E vengon tutti e sei qui ? domand Gilberto, quasi inorridito, poich conosceva il suo maestro per nemico dei ragazzi. No brontol egli, che si era tanto ingolfato nelle sue supposizioni, che ora le prendeva per realt. La vecchia vien sola; si chiama Caterina Rehfeld, e vuol visitare la casa per comprarla, ma io le mostrer la via per andarsene ! Ora ella informato; mettiamoci al lavoro. E cominciarono infatti le esperienze, e cosi il maestro come lo scolaro erano s intenti alloperazione, che non udirono affatto il fermarsi duna carrozza innanzi alla porta del giardino. Eberardo stava appunto esaminando attentissimamente un precipitato che stava formandosi, mentre il suo assistente teneva in mano un piatto di cristallo, che umettava d'un fluido, quando tutta un tratto rison alle sue orecchie uno strano accento. Era una risata, s giovanile, s argentina e franca, quale poteva prorompere soltanto dalle labbra dun fanciullo, o d'una fanciullina. Gilberto si mise ad ascoltare tutto intento. La signora.... la nonna co' suoi sei nipotini osserv egli, volto al dottore. Non ci mancherebbe altro in questo momento ! esclam questi. In quellistante Martino apr la porta ed annunzi: Signor dottore.... Egli non pot proseguire, poich gi gli era passata innanzi una leggiera figurina graziosa, e prima che il vecchio avesse avuto tempo d'andare in collera su questa irruzione nel santuario della scienza del suo padrone, segu un giovine signore, che entr anch'esso nella biblioteca. Quei due, certo, dovevano aver considerato la porta aperta come un invito ad

entrare, e la incuora, che era in una leggiera toeletta chiara, elegantissima, da primavera, si volse con un grazioso inchino al dottore Eberardo. Spero che non disturberemo, signor dottore; di siamo gi fatti annunziare, ed io sono Caterina Rehfeld. Ella fu interrotta da un limpido scricchiolo. Il piatto di cristallo era sfuggito di mano all'assistente, e ci chegli aveva diligentemente preparato, and a finire sull'impiantito, dove il piatto stesso era andato in mille pezzi; ma il giovane era l, come una statua, e guardava con occhi spalancati e fissi la vaga creatura, che, simile ad una splendida farfalla, erasi introdotta svolazzando nella biblioteca. Caterina, resa attenta da quello scricchiolo, volt la sua bionda testa, coperta appena da un cappellino adorno di bottoni di rose, verso quella parte, ed un sorriso apparve sul suo volto, in cui vezzosamente disegnaronsi le due naturali pozzette. Per quanto questa figlia d'Eva fosse giovine, si accrse benissimo che la cagione di quel che era accaduto al povero assistente, era lei. Ma se n' era accorto anche il signor Eberardo, e se qualche cosa poteva aumentare il suo malumore, era appunto questa osservazione. Egli fece un movimento col capo, che probabilmente doveva essere il ricambio del saluto, e poi disse in tono di comando: Gilberto, vada a spasso ! Subito, subito ? domand questi confuso. Sull'istante ! Egli assolutamente necessario per la sua salute. Non ritorni prima d'un'ora buona ! Per disgrazia nulla c'era da opporre a quest'ordine, e Gilberto obbed; ma, giunto sulla soglia della porta, si ferm e lanci indietro una lunga occhiata. Allora egli incontr di nuovo quello sguardo azzurro e petulante, e quel visino color di rosa, su cui in quel momento guizzava mal frenato un risolino malizioso; ma Martino sbatacchi sul naso al giovine assistente la porta. Martino domand premurosamente il giovane caro Martino, chi sono quei signori, e che vuole in casa nostra quella signorina ? Martino aggrinz la fronte gi rugosa e diede una strana e severa occhiata a colui che lo interrogava; poi, in cambio di risposta, disse in tono cupo e grave dammonizione: Signor dottore, stia in guardia ! Io? Contro chi? Contro il folletto. Contro il folletto ! ? Volete dire contro la signorina ? un folletto, e non una signorina ! proruppe Martino, furibondo. Eccotela in carrozza. Salta a terra, come una cavalletta, mi porge una carta, su cui stampato: Caterina Rehfeld. Certo, debbo aver fatto un curioso viso, poich ella ha cominciato a un tratto a ridere di me, signor dottore ! Ha riso proprio di me, e lui, laccompagnatore, s' accordato con lei. Deve gi averlo sentito quel pazzo, quellinsensato ridere. Io, no; eravamo occupati ! disse, mentendo, Gilberto, a cui quella risata argentina squillava ancora nelle orecchie, come una musica. Ma ora essi sono dal dottore, e passer a costoro la voglia di ridere! continu con maligna soddisfazione Martino. In questa casa non si ride ! Ah, s, vero, Iddio lo sa, se vero ! rispose Gilberto sospirando, mentre il vecchio servitore, squadrandolo con un' occhiata da annientarlo, disse energicamente: Vada a passeggiare, signor dottore, e si guardi bene, perch quello un folletto e di genere femminile ! Con siffatto esauriente argomento, si ritir, e al giovane non rest altro, che adempire al desiderio, s variamente esternatogli, d'andare a fare una passeggiata. Egli, per altro, prefer per la passeggiata comandatagli, il giardino, e mentre appunto vi passeggiava, non perdeva per di vista l'ingresso della casa, dove finalmente la signorina, quella graziosa figura, avrebbe dovuto farsi rivedere. Il giovine medico non s'era trovato che poco o punto a contatto con donne, eccettuato la vecchia massaia di casa del suo maestro, che egli soleva regolarmente cambiare ogni tre mesi, perch con nessuna si trovava daccordo. Il dottore Eberardo era di quegli uomini, che accompagnato ad un gran talento aveva anche un carattere cos difficile ed aspro, e un temperamento s bilioso, da non potere affatto reggere in qualunque compagnia. Alla capitale aveva voluto formarsi una clientela, e in seguito ad una cura veramente straordinaria, e che aveva fatto gran chiasso, gli si erano affollati intorno infermi, ma se ne fuggivano via quasi tutti quanti, non potendo tollerare la villania, quasi brutale, di questo Esculapio. Aveva occupato una cattedra in una universit, ma fin dal primanno aveva attaccato briga con tutti quanti i suoi colleghi per modo, che alla fine aveva voltato le spalle alla citt. E dallora in poi viveva, permettendogli il suo patrimonio una vita

indipendente, da dotto privato, e scriveva opere scientifiche, le quali erano state tanto pi prontamente riconosciute d'alto merito, quanto meno si correva pericolo di dover personalmente aver che fare con l'autore, il quale si era affatto segregato dal mondo. Gilberto era figlio dun amico di giovent e compagno di studi del dottore, che il padre aveva lasciato orfano e senza mezzi, ma era stato raccomandato prima di morire dal padre stesso al dottore Eberardo, il quale aveva accondisceso a prendersi in casa il giovanetto, che aveva recentemente lasciato la scuola, e a provvedere per lui; ma quellapparente generosit non era stata in fondo che un espediente del suo egoismo, poich egli aveva avuto nei suoi assistenti la stessa sfortuna, che aveva avuto nelle sue massaie di casa. Lultimo infatti se n' era andato in piena ribellione, ed egli aveva ad ogni modo bisogno duno schiavo domestico provvisto di sufficiente cultura scientifica, a cui egli potesse imporre ogni cosa, e che fosse in tutto e per tutto da lui dipendente. Al dottore non riusc difficile il soggiogare interamente quel temperamento timido e malleabile. Mentre da un lato egli provvedeva largamente ai bisogni del giovane e promuoveva cos i di lui studi, lo aveva segregato da ogni umano consorzio; cosa tanto pi facile a farsi, in quanto che n lui n Gilberto esercitavano la professione, n si erano formata una clientela. Quel che rimaneva al giovine dottore d'indipendenza, lannientava Martino, che esercitava di seconda mano la sua tirannia sul compagno di casa, cosicch ben presto la povera vittima era divenuta incapace di qualsiasi resistenza. N questo stato di cose cambi, quando il giovine medico ebbe finiti i suoi studi e presa la laurea. Eberardo gli annunzi che indi in poi percepirebbe un salario, e trov del resto affatto naturale, che tutto dovesse procedere come prima. Gilberto anchesso non trov da obiettar nulla; egli si sentiva per tutta la vita obbligato alluomo, che per tanti anni gli aveva dato tetto e mantenimento, e che in cambio lo aveva sfruttato quanto pi e meglio aveva potuto. Martino accondiscese, certo, a dare al suo compagno di casa il titolo che gli spettava, ma ci non toglieva, chei non maltrattasse a tempo e luogo il signor dottore, come aveva gi fatto al giovine studente, e questi non faceva il minimo tentativo di spezzare la catena, alla cui stretta erasi oramai a poco a poco abituato. Questa volta, per altro, il giovine medico erasi certamente reso colpevole d'una indiretta disobbedienza, perch invece di camminare un' ora, come il suo tiranno gli aveva comandato, fece tortuosamente il giro molteplice della casa, serpeggiando in mille guise e trov, che quel moto aveva contribuito moltissimo alla sua salute. Il colloquio in casa non dur molto infatti; dopo appena dieci minuti la signorina ricomparve sulla porta, ma sola, senza colui che la aveva accompagnata, e si scorgeva a prima vista che la consultazione medica non aveva avuto lo sperato successo. Il visino di Caterina era diventato dalla emozione d'un rosso cupo, le pozzette nelle sue gotine erano scomparse, non meno che il sorriso, invece del quale intorno alla sua bocchina erasi formata un'amara espressione. Gli occhi che pocanzi lanciavano sguardi s birichini, ora sfavillavano pieni di collera; e tempestosamente, come se si trattasse di scampare a un pericolo personale, la signorina, senza guardare n a destra n a sinistra, corse alla carrozza, che aspettava sulla strada. Ma ad un tratto ella s'imbatt in Gilberto, che le attravers la via. Questo naturalmente dov apparire affatto casuale, ma l'infelice si condusse s inabilmente, che ad un tratto si ferm come un albero innanzi alla signorina e le ingombr completamente la via, cos che ella con un grido di spavento e d'indignazione balz indietro: Signore !... Signorina ! balbett egli, con tanta angoscia ed umilt che la collera di Caterina cominci a dileguarsi; ma la sua voce sonava sempre irritata, quando domand: Signore, forse figlio di quel.... di quel dottore Eberardo ? No, non sono che il suo assistente. Me ne rallegro per lei ! Sarebbe assai triste, so ella avesse quel mostro per padre ! Oh, signorina.... il signor dottore un luminare della scienza ! Ma Caterina disse con accento di disprezzo: Allora deploro la scienza, e la compiango d'aver bisogno del contributo di persone simili. Il suo signor dottore un orso, che ingollerebbe volentieri la gente in carne e in ossa, quando andassero a chiedergli il suo consiglio di medico, ed avrebbe ingollato anche me, se non fosse intervenuto Enzo. A quel modo non sono stata in vita mia trattata mai.... uh, ma una cosa abominevole ! E a questo punto le sgorgarono copiose dagli occhi azzurri le lacrime, e continu a singhiozzare forte forte dalla collera e dal turbamento. Gilberto conosceva naturalmente l'immensa ruvidezza del suo maestro, che non aveva rispetto n a sesso n ad et; egli finora non aveva osato mai di criticarnelo, ma quando vide quellangelica creatura piangere s amaramente, prese per la prima volta partito contro di lui e ripet anchesso indignato: una cosa abominevole !

Quelle parole valsero a frenare le lacrime della fanciulla; ella si asciug gli occhi, ed esamin con pi attenzione il signor assistente. Dunque anche lei medico, signor.... ? Dottor Gilberto ! rispose egli. Signor dottor Gilberto.... io ho fiducia in lei ! Il giovane s'inchin. Quella dichiarazione gli fu molto lusinghiera, quantunque gli riuscisse in certo modo sorprendente, ma spalanc atterrito gli occhi, quando Caterina continu: Le piacerebbe dassumere la cura della mia povera mamma? Io ? ma finora non ho mai esercitato la professione. Non fa niente; ad ogni modo, se ne intender sempre pi che quel mostro lass ! disse la signorina, lanciando uno sguardo fulminante verso le finestre. Poi dopo una pausa aggiunse: Resta tutta lestate qui, lei ? Gilberto rispose di s, e cominci fra loro una viva conversazione, cio, viva da una parte, ma molto imbarazzata e piena di ma e di se dallaltra; in fondo, per altro, se ne trovarono soddisfatti ambedue. Enzo intanto era rimasto nella caverna dell'orso, e per vero dire con la intenzione di domarne l'abitatore, compito tuttaltro che facile. Infatti, appena che il dottore ebbe conosciuto lo scopo della visita, ripet la scena del giorno innanzi col consigliere. Non lo commosse n la giovinezza n la grazia n l'amabilit di colei che pregava, e sfren la sua villania di modo, che Enzo offr il braccio alla povera Caterina, tutta confusa, e la condusse fuori. Egli la preg d'aspettarlo in carrozza, poi rientr nella stanza, chiuse la porta dietro di s, e disse calmo calmo: Ora, dottore, mi permetta di scambiare con lei due parole ragionevoli ! Eberardo che teneva trionfante il campo, lo guard con estremo stupore. Ebbene, che cosa vuole ? Glielho gi detto, scambiar con lei quattro parole ragionevoli. Io ho dovuto mettere al riparo dalla sua brutale villania la signorina; ma quanto a me la sosterr, perch ho gi saputo chella un uomo originale, da cui non v da pigliarsi per male nulla, ed ho tanto piacere di fare la conoscenza di simili tipi. Signore, crede forse che io sia qui per il suo piacere? esclam il dottore, andando di nuovo in collera. E chi lei ? Forse il fratello di quella Caterina Rehfeld ? No, soltanto parente, e mi chiamo Enzo Kroneck. Il dottore balz in piedi, ma il giovane continu tranquillamente: Ma siccome mio padre aveva gi ieri laltro fatto il saggio della sua cortesia, stimai meglio che la mia cugina le si annunziasse da sola. Me, stante il mio nome, probabilmente non mi avrebbe ricevuto. E si apposto ! Dunque lei il figlio di quel talentaccio di consigliere pieno di decorazioni ! Non glie lo ha raccontato suo padre, comio lo misi alla porta ? Certamente, e fu appunto questo che dest in me la voglia di fare la sua personale conoscenza. Eberardo guard colui che parlava, come se dubitasse della propria ragione. Egli sapeva che a causa delle sue maniere, villane alleccesso, e della mancanza dogni riguardo in faccia a chicchessia, tutti lo temevano e fuggivano, e ne andava orgoglioso; ma che qualcuno venisse a cercarlo appunto per queste sue qualit, gli era nuovo, e g' imponeva, e quando Enzo, con la maggior disinvoltura del mondo continu: Ed ora permetta che io mi segga un momento, eh ? Egli mand una specie di grugnito, il quale ad ogni modo poteva anche essere interpretato per un saccomodi. Il giovane si mise senzaltro a sedere e diede intanto un' occhiata alla stanza. mirabile, signor dottore, chella viva in tanta solitudine. Eppure ella gode nel mondo scientifico fama d'una autorit; si parla anche ora alla capitale della sua prima cura, il cui successo parve piuttosto un miracolo, che una cosa naturale. Certo i suoi colleghi tutti quanti vanno dicendo dovunque, che lei un cervello balzano, incorreggibile, ed un misantropo. Davvero ? Ci ho tanto piacere ! disse Eberardo che al complimento solo, probabilmente avrebbe risposto con una villania, ma che era stato in certo qual modo riconciliato dallappendice. Mi saluti tanto i miei signori colleghi, quando torner alla capitale ! Del resto nel mio modo di vivere e dagire nessuno ha diritto d'impacciarsi. S, signor dottore, l'umanit sofferente ha cotesto diritto, poich ha bisogno del suo aiuto. Diritto ! Aiuto ! Oh, oh ! esclam cinicamente il dottore. La signora umanit deve farmi la gentilezza di lasciarmi in pace; gi un bel pezzo che non mi occupo pi di lei. Ma in passato ella se n' occupata. Perch non vuole pi saperne, ora ?

La domanda gli fu fatta con un tono s inquisitoriale, ed Eberardo era cos sbalordito della temerit di quel giovane di parlargli a quel modo, che dimentic persino dandare in collera. Al contrario mitr allora in conversazione con lui, rispondendo: Perch ? Glielo dir io, signorino ! Perch son sazio d'udir sempre e continuamente miserevoli storie di malattie, e di porre in opra tutta la mia scienza per mantenere una cos meschina cosa, qual l'esistenza. Tutti i malati s'immaginano che quel pochino di vita loro, sia il centro delluniverso, e che bisogni mettere a soqquadro per essa cielo e terra. Nulla, nulla affatto vale la vita, e quanto prima ne siam liberi, tanto meglio per noi ! E gli uomini non sono affatto meritevoli, che si alzi per loro neppure un dito. Tutti i santi giorni si ode e si legge di bei discorsi d'ideale, di filantropia, di devozione, d'abnegazione, di sagrifzio; e poi, se si d un'occhiata intorno al mondo, non vi si vede altro che menzogne, inganni, infamie dogni genere, ipocrisia ed egoismo. L'uno si oppone allaltro, e se potesse, non gli concederebbe nemmeno quel tanto daria che necessario per respirare, e tutto questo lo chiamano filantropia ! Ma, signor dottore.... obiett il giovane. Eberardo non lo lasci parlare, e continu pi veementemente che mai: S, probabilmente anche lei avr piena la testa d'ideali, e si figurer, che i paradisi si trovino per la strada a ogni pie sospinto. Mi pare che ne abbia la cera; ma aspetti d'essere stato illuso, truffato, ingannato una dozzina di volte dai suoi buoni amici, dal suo caro prossimo, e vedr che giunger al punto, dove son giunto io. Io non voglio mentire a me stesso ed agli altri con sciocche frasi, e dico alla bella diritta a chiunque lo vuol sapere, che m'infischio dellumanit e della filantropia. Faccio quello che mi piace, e se mi si para innanzi qualcuno a sbarrarmi la via, gli do uno spintone e lo mando da parte; ecco ci che c di veramente ragionevole nella vita ! Ora lei ne sa abbastanza, e con questo.... addio ! Egli aveva parlato con veemenza sempre crescente, vomitando tutta la bile e l'amarezza accumulate nella sua solitudine, e ci facendo aveva guardato con occhi cos furibondi il suo giovine uditore, come se alla prima contraddizione lo avesse voluto afferrare alla gola. Ma Enzo fece col capo dei segni dapprovazione e poi, fattosi serio serio, rispose: In fondo, lei ha ragione! Ho veduto chiaramente anchio che la vita una ben misera cosa, e gli uomini, una societ che non vai niente. Sono perfettamente d'accordo con lei. Hum, ella ancora troppo giovine ! brontol Eberardo, il quale, dopo questa approvazione sembr piuttosto pronto a indignarsi che a rallegrarsi. Non mai troppo presto per imparare a conoscer la vita ! Siamo arrivati proprio al punto, in grazia del quale io le ho voluto fare questa visita. Dopo le spiegazioni, che ella mi ha favorite, riguardo al suo modo di pensare, non ho da temere desser frainteso da lei; ma la prego del pi assoluto silenzio, poich una confidenza, chio le faccio. Silenzio ? Perbacco, dove vuol dunque andare a parare ? Non abbia timore chio voglia annoiarla con qualche miseranda storia di malattia. Si tratta, vero, dun caso di malattia, ma vi son di mezzo importantissimi interessi. La signorina, chella ha veduto un momento fa, m stata destinata in isposa. Essa lunica erede dun considerevole patrimonio, che per adesso si trova ancora nelle mani della sua matrigna. Disgraziatamente quella signora malata, tanto malata, che c da temere il peggio. Con suo grande rammarico! aggiunse sorridendo cinicamente il dottore. Naturalmente, con nostro grande rammarico, ma dobbiamo, purtroppo, rassegnarci allinevitabile sorte. La signora Rehfeld ancora giovanissima, ma i medici affermano che il suo stato disperato, e che la prossima primavera non la trover in vita. Probabilmente anche lei sar della medesima opinione dei suoi colleghi, frattanto.... Io son sempre dopinione diversa da quella de' miei colleghi ! interruppe il dottore, alzandosi. S, quei signori sono infallibili e vi assegnano lora e il momento della morte.... mentre spesso il malato d di frego al loro calcolo e vive altri venti anni. Certo, e appunto per questo vorrei pregarla del suo giudizio. Ella capisce bene, che desidero.... Di beccare quanto pi presto possibile l'eredit, lo capisco ! Prego, non m'interpetri s male ! contraddisse Enzo, che si era anchesso alzato e seguiva ogni movimento delluomo agitato, mentre intorno alle sue labbra s'increspava una singolare espressione. Io deploro immensamente il caso, ma dal momento che sembra ineluttabile, e che, come le ho detto, ci son di mezzo gravissimi interessi, vorrei almeno avere una certezza. vero che il professor Mertens.... credo chell'abbia contro di lui un' implacabile animosit, almeno da quanto ho sentito dire, ma ella dovr ad ogni modo ammettere, che egli un' autorit di prim'ordine e un decoro della scienza.... dunque, il professor Mertens ha dichiarato che la sua arte medica non ci pu fare pi niente. Eberardo, che non si accorgeva affatto, con quanta maestria veniva a bella posta aizzato, diede un pugno sulla tavola, cos formidabile, che essa scricchiol in tutte le sue commettiture.

Ah, questo ha detto Mertens ? Dunque cotesta grande autorit, cotesto decoro della scienza allestremo di tutta la sua sapienza nel caso ? Bisognerebbe vederla un po' la sua signora suocera ! Negli occhi del giovane guizz un lampo di trionfo, ma rispose con tutta flemma: Volevamo appunto pregarnela, signor dottore. Certo, quando un uomo come il professor Mertens.... Si cheti col suo professor Mertens.... domani sar da lei ! url il dottore, furibondo. Le ne sar gratissimo, ma ancora una cosa, lo ho la sua parola, che tutto quello che abbiam discorso qui a quattr' occhi resta fra noi, non vero ? S, s, resta fra noi ! ripet Eberardo. Ma proprio qui fra noi, a quattr' occhi, anche a lei vorrei dire, che un vero e magnifico esemplare di genero! Ella si spinger molto avanti nella sua scienza della vita ! Ma, signor dottore, questa non che la semplice conseguenza legittima delle idee, che un momento fa mi ha dichiarate per sue rispose Enzo, tenendogli fissi in faccia gli occhi. L'osservazione colp s giusto, che il dottore non rispose; egli aveva afferrato un libro e percuoteva con esso la tavola, guardando intanto fsso fsso il giovane, come se volesse leggerne i pensieri. Ma quanti anni ha, dunque ? Ventisette. Per cotesta et, certo lei la sa molto lunga. Io, alla sua, ero un semplicione bonario, che credeva a tutti i possibili ideali. Ma lei ha perfettamente ragione, e mi fa piacere, daver di nuovo proferito sugli uomini un giudizio esatto, mi fa tanto piacere ! Addio, signor Enzo Kroneck ! Il commiato non fu de' pi cortesi, ma sembr che Enzo non se ne accorgesse, poich si conged con la pi amabile gentilezza. Appena che fu uscito, il dottore scagli il libro lontano da s. E un calcolo infame bello e buono ! E costui non si vergognato ad accennarmelo apertamente ! E dire che ha un volto e certi occhi, che uno ci si riscalda a guardarvi dentro ! Ma, grazie a Dio, se nella signora suocera c ancora un raggio di speranza, voglio ristabilirla in salute, quant'anche ci dovessi faticare intorno un anno ! E tu, signor genero, dovrai aspettarla leredit ! Intanto Enzo scendeva le scale. Egli trattenne a stento le risa, perch di sopra cera Martino, che lo seguiva con gli occhi, ma mormor sommessamente: Ti ci ho preso, vecchio misantropo ! Ci sei caduto nella trappola ! Quindi usc da quella casa e rimase sorpreso di non trovare Caterina in carrozza, come aveva fissato. Essa era nel giardino e si trovava in compagnia del giovine medico, che pocanzi era nella biblioteca del dottore e che era stato mandato s repentinamente a spasso. Al comparire del suo cugino, ella si volt ed esclam: Finalmente sei venuto, Enzo ! Non so donde tu abbia attinto il coraggio di restar per tanto tempo con quellorso. L'orso ammansito ! disse Enzo, sorridendo. Ha promesso la sua visita medica per domani. Impossibile! Come hai fatto ad ottener questo? II dottore Eberardo le ha promesso una sua visita ? domand anche Gilberto, pieno di stupore. Sicuro, e son convinto, che mi manterr la parola. Il signor Gilberto, assistente di quel.... di quel signore lass disse Caterina, presentandoglielo. E come ci combini, non lo capisco neppur' io, poich mi ha gi concesso, che il suo maestro addirittura un orso. Oh, no, signorina, questo non lho concesso contraddisse Gilberto. Io ho trovato soltanto imperdonabile, che egli abbia trattato in tal maniera anche lei. Ed accentu questultime parole in modo, che Enzo trasal e li guard fissamente ambedue. Ebbene, proveremo insieme ad addomesticarlo rispose egli. Lei accompagner pure il suo maestro, quando viene alla villa Rehfeld, non vero ? Naturalmente, lo accompagner soggiunse con gran convinzione Caterina. Come le ho detto, signor dottore, io ho fiducia in lei, gran fiducia, e le raccomando la mamma; non vero, Enzo ? Anche Enzo sembr a un tratto preso da una gran fiducia, poich prese la mano del giovine medico e la strinse amichevolmente. Ella sar il benvenuto a casa nostra. Ma ora andiamo; Caterina, bisogna incamminarsi verso casa. Le offr il braccio e la condusse alla carrozza. Gilberto che non era avvezzo alle debiti attenzioni verso le signore, non pens ad accompagnarla fin l, ma rest come radicato al suolo. La signorina mise su un po' di broncio per quella scortesia e sal ratta in carrozza. Ma quando volse di nuovo lo sguardo fuori dello sportello e vide il giovine l fermo in pieno oblo dogni cosa, con gli occhi fissi verso di lei, ricomparve su quel suo visetto quel vezzoso risolino malizioso, e un leggiero cenno della sua testina mostr allinesperto, che non se lera avuto a male.

Enzo aveva esattissimamente notato tutto ci, ma fece cenno al cocchiere di partire, mentre aggiungeva con la massima indifferenza: Una piacevole figura, quel dottor Gilberto ! Pare anche a te ? domand tutta contenta Caterina. Certo, mi sembra modesto ed amabile, forse troverete in lui una gradita conversazione, poich quando saremo partiti io e Guido, la villa diventer molto solitaria. Sarei proprio contento di sapere, che tu, qualche volta almeno avresti della compagnia. Tu sei tanto buono, Enzo ! disse Caterina con accento di gratitudine, mettendo di nuovo il capo fuori del finestrino. Ma Enzo diede in uno scoppio sfrenato di risa. Naturalmente, io sono il pi buono e disinteressato di tutti gli uomini; domandane al dottore Eberardo, che te lo confermer. Ma in fondo, ha ragione, nel mondo tutti siamo egoisti !

IV. La partenza di Kroneck e di suo figlio era decisamente fissata per i primi della settimana seguente, e Hellmar non poteva, naturalmente, continuare solo ad essere ospite della signora Evelina, quantunque ne avesse gran voglia. Anche lui dunque si prepar a prender commiato. Era nelle ore antimeridiane, e nella sala si erano abbassate le cortine ed aperta per met soltanto la porta, che metteva sul balcone, cosicch vi regnava una mite penombra. La signora Rehfeld stava peggio del solito; ella aveva dovuto scontare la sua passeggiata fino in cima alla collina e lessersi troppo a lungo trattenuta allaria della sera, con un giorno di sofferenze, e non si era lasciata vedere a nessuno dei suoi ospiti. Oggi ella giaceva languente sul sof, e accanto a lei sedeva Hellmar, che solo era rimasto al suo posto, mentre tutti gli altri, per lasciare in quiete la malata, dopo la colazione, si erano ritirati. Egli parlava con voce tenera e sommessa del male che aveva fatto anche a lui il suo peggioramento, dellinquietudine che lo divorava, della felicit di averla potuta rivedere, e finalmente venne al tema del commiato, che gli amareggiava la gioia di trovarsi in sua presenza. La giovane signora ascoltava con un languido sorriso, ma Guido si accrse subito che era distratta. Il di lei occhio errava sempre fuori per il giardino, da cui giungeva fin li un rumore lontano di voci. Infatti sul prato grande Enzo e Caterina giocavano alla palla, e, come di solito, si punzecchiavano e gridavano. Hellmar fece ancora alcuni tentativi per incatenare l'attenzione della signora, e non riuscendogli, tronc le parole, si alz e chiuse la porta del balcone. Ecco un' altra mancanza di riguardo da parte di Enzo! esclam. Egli lo sa, quanto ella soffre, e ci nondimeno fa qui sotto tutto quel chiasso. Le voci non erano per l'appunto l sotto, n producevano un chiasso, perch la lontananza le attutiva considerevolmente; ma, ad onta di ci, la signora parve esserne molestata, e rispose con manifesta amarezza: Lo lasci fare ! A lui il commiato non riuscir cos doloroso, come a lei, eppure Caterina rimane qui. Hellmar croll le spalle con un certo suo sorriso che diceva tanto. Enzo una farfalla da cui non si pu esigere altro, che un leggiero e capriccioso svolazzare. Lei sa, quanto egli mi caro, e quanto volentieri ne scuso i difetti, ma qui non si tratta punto dun difetto, bens dun' assoluta mancanza nel suo carattere. impossibile chegli senta seriamente e profondamente. Io credo, che se vuole, lo pu disse Evelina sommessamente. Ma egli sbeffa e deride ogni sentimento serio e profondo, come se se ne vergognasse. Era la prima volta chella prendeva parte per il suo giovine parente, e Guido sembr rimanerne sorpreso, ma rispose con la pi grande amabilit: Forse ella ha ragione, illustrissima signora ! Io non conosco certamente Enzo da cotesto lato, bench mi sembri di conoscerlo perfettamente; ma le donne sogliono penetrare col loro acuto sguardo pi a dentro assai in simili cose. Sarei davvero felicissimo, sella avesse veduto questa volta meglio di me. Ella non pu immaginare, quanto mi pesi di dover essere per l'appunto io, costretto a rivelarle cose, che volentieri avrei taciute, e che del resto non sono d'alcuna importanza! Si tratta soltanto in questo caso di leggerezza giovanile. Ma ella volle assolutamente tutta intera la verit, e non mi fu permesso di tacergliela.... e tuttavia mi pesa d'aver dovuto cos gettare un' ombra sul mio caro Enzo.

Ma ella fece tutto il suo possibile per disgravarlo, tanto che non avrebbe potuto trovare un migliore avvocato disse Evelina. Del resto sono disposta a darle ragione, dacch.... Ella sinterruppe a un tratto. Avrebbe voluto far menzione del colloquio che aveva avuto con Enzo sulla collina e della promessa fattale. Era tanto naturale, che Hellmar, che aveva dato occasione a quel discorso ne sapesse anche lesito, ma ci nonostante la signora non se ne lasci sfuggire neppure una sillaba. Il ricordo di quella sera di primavera le era rimasto nel" anima come un sogno, come qualche cosa d'inaccessibile; ella aveva dentro di s un confuso presentimento, come se le si dileguasse un olezzante sogno primaverile, se avesse osato toccarlo anche con una sola parola. Hellmar non aveva questa volta badato al suo improvviso silenzio; egli aveva per la mente altri pensieri. Un' occhiata chei gitt a traverso al giardino gli mostr che Enzo e Caterina erano ancora tutti intenti al loro giuoco, e siccome il consigliere trovavasi nella sua stanza a scriver lettere, non vera da temere daltra parte qualche importuno disturbo. Il giovine poeta che non a caso aveva ricercato questo colloquio, trasse fuori un manoscritto e chiese ad Evelina il permesso di leggerle una poesia chegli aveva composta il giorno avanti.... giorno di sofferenza per l'ammalata. I languidi lineamenti della signora si animarono; una poesia di Guido Hellmar aveva sempre diritto al suo interesse e si drizz a sedere, quando egli cominci la lettura. Erano bei versi, senza mende, quantunque la loro bellezza fosse pi di parole, che di sostanza, ma recitati da quella voce dolce, melodiosa, essi, accarezzavano lorecchio come una musica; il tenero e mesto sentimento ch'essi esprimevano, trovava un' eco nel cuore della giovine donna. Ella ascoltava con una limpida lacrima negli occhi, e

Evelina trasal spaventata, quando egli ad un tratto le cadde ai piedi in ginocchio, e cominci una dichiarazione d'amore..., (Pag. 84.)

quegli occhi eran fissi sur un vaso di fiori che stava vicino a lei sul caminetto. Non vi era dentro che un unico ramoscello carico di fiori, il quale, quantunque fosse stato colto il giorno innanzi, aveva pur conservato tutta la sua freschezza. I fiori azzurri col calice purpureo e la coroncina doro nel centro, erano pienamente sbocciati, e pendevano gi inchinandosi, come per salutare, il pallido e delicato viso che li guardava.

Guido leggeva con crescente emozione. Egli aveva trattato molto poeticamente l'argomento del crisantema, che si volge al sole, ed aveva dato nella sua lirica, a se stesso, la parte del sole. Quand'ebbe finito, pieg il foglio, che portava la soprascritta: A una rosa, che appassisce, e lo consegn alla giovine signora, i cui occhi bruni, inondati di lacrime, incontrarono i suoi. Lho compreso disse sommessa e anche lei m'intenda interamente ! Ella solo comprende, che mi fa male, quando quelli che mi circondano, tentano d'illudermi ancora con delle speranze.... io la ringrazio. Essa gli porse la mano, che egli si rec alle labbra, premendovele sopra con ardente trasporto. Oh, no, illustrissima signora ! Sella sapesse che cosa stata per me la sua vicinanza, il suo aspetto, intenderebbe che son io che debbo ringraziarla, non lei ! Evelina gli lasci senza resistere la mano. L'omaggio del cantore damore come diceva beffando Enzo, le faceva immensamente bene, ed ella lo accett ingenuamente. Quel vincolo d'amicizia col giovine poeta era s ideale, s puro, che non vi aveva luogo neppure lombra dun desiderio terreno. Hellmar sapeva cos bene come lei che i suoi giorni erano contati, e che il suo delirio d'amore aveva per oggetto una morente. Ma ella trasal spaventata, quando egli ad un tratto le cadde ai piedi in ginocchio, e cominci una dichiarazione d'amore in stile alto, romantico, appassionato, e in pari tempo con l'accento della certezza della vittoria, come se egli fosse sicuro di essere eletto e prediletto, e fin con una formale domanda della sua mano. Hellmar, per l'amor di Dio, che questo mai ? esclam la povera signora, padroneggiando a stento il proprio turbamento. Lei parla d'amore, di felicit, dunione, e sa pure che tutto ci per me finito, che' mi son dati forse alcuni altri mesi.... Che m'importa ? la interruppe Guido, tempestosamente. Non so niente, non voglio saper niente, se non chio lamo, Evelina, e che lei devesser mia, fosse anche in presenza della morte ! Che cosa mai una vita intera di tormenti, d'inquieto deso in paragone della felicit d'un solo anno, in cui si avvera il sogno di questa vita ? E se realmente ci venisse concesso un anno di simile felicit, noi ad ogni modo lo avremmo goduto ! Io voglio custodire il mio delicato fiore da ogni soffio di vento, voglio portarlo sulle mie braccia per lesistenza, o breve o lunga che ci sia destinata. Pronunzi il desiato s Evelina, diventi mia moglie e mi renda il pi felice degli uomini ! Evelina lo udiva stordita, confusa; non avrebbe mai potuto immaginare che Hellmar potesse amarla a quel modo, sfidando anche il fato, che le sovrastava. Ella diceva a s stessa che quello era delirio, temerit, eppure la coscienza dessere amata s ardentemente la ammaliava con tutto il suo pericoloso fascino. Ella non aveva mai conosciuto amore e felicit; dopo una giovent di tristezza e d'abnegazione, il suo matrimonio come compagna e infermiera del vecchio Rehfeld, non era stato che una nuova catena di gravi doveri, e quando la morte del marito le rese in piena giovinezza la libert, le sopraggiunse anche a lei la fatale ammonizione di prender congedo dalla vita, che soltanto allora cominciava ad aprirsele innanzi. Doveva ella dunque respinger da s lultima felicit, che le si offriva s tardi veramente, ma s lusinghiera? Ella tent bene di schermirsi, di negare, ma la sua voce era soffocata dalle lacrime e dai singhiozzi, e a traverso al velo del suo pianto vedeva i belli occhi neri di Guido, che scintillavano damore verso di lei, ne udiva la tenera, supplichevole voce. La sua resistenza cominci a cedere a quelle ardenti preghiere e proteste damore eterno, e lentamente, esitando si chin sul giovane inginocchiato per alzarlo, e gi le spuntava sulle labbra il decisivo s. A un tratto qualche cosa le sfior la fronte, leggiero e freddo, come il tocco della mano duno spirito, e un olezzante ramoscello adorno di fiori le cadde nulle ginocchia. I fiori pienamente sbocciati dovevano col loro peso aver tirato gi il tenero stelo naturalmente, ma agli occhi dEvelina quel cupo azzurro dei fiori scintill come un' ammonizione, come un avvertimento.... come un rimprovero. Hellmar volle rapidamente impadronirsi del ramoscello, per annodare al caso qualche gentile espressione poetica, ma la mano della giovine signora si strinse con un moto quasi angoscioso intorno al ramo, e mandando un profondo sospiro si alz in piedi. No, Hellmar, sarebbe temerit ! disse allora. Sarebbe un accoppiare la vita alla morte ! Se lei perde il senno, tocca a me ad averlo per ambedue.... impossibile ! Non sia s crudele, Evelina ! supplicava Guido ancora in ginocchio. Veda, il destino pi pietoso di lei, cotesto segno parl per noi. Mi dia questo fiore come pegno della mia felicit. Egli tent di nuovo di prenderlo, ma Evelina fece un gesto d'assoluto diniego. Cosa strana! Quel velo di sentimentalismo e di romanticismo insieme, in cui il giovine poeta aveva s maestrevolmente saputo avvolgere i suoi sentimenti, sembr a un tratto squarciato, e la di lei voce son tranquilla, quasi fredda, quando rispose: Ho interpetrato il segno altrimenti. Un' unione, come ella richiede, vien conchiusa per la vita, e questa, io non ho pi da poterla dare. Ella un giorno mi sar riconoscente dellaverle ora detto un irrevocabile no !

Sul volto di Guido si dipinse un amaro disinganno, mentre lentamente si alzava. Ella ha pronunziato la mia sentenza di morte! disse tragicamente. Ma neppur queste parole fecero leffetto sperato; Evelina sembr ad un tratto divenuta assolutamente inaccessibile a simile linguaggio. Lei vincer il suo dolore rispose affettuosamente, ma recisamente. Un uomo come lei appartiene al mondo, alla vita e non al capezzale di un' ammalata, d'una moglie che sta morendo. Restiamo amici come finora; questo lunico legame possibile fra noi. Guido tacque, non meno offeso che sorpreso dallesito. Egli per vero non dubitava della propria irresistibilit, ma ad ogni modo vide chiaramente, che aveva trovato da rodere un osso assai pi duro di quello che sera sognato nella certezza della vittoria. Per il momento non cera da insistere oltre, poich entr Kroneck e ancor sulla soglia esclam: QuellEnzo un vero mago ! Ho visto gi dalla finestra la carrozza del dottore Eberardo, che viene a questa volta. Evelina si alz sorpresa; sebbene la visita medica le fosse gi stata annunziata, essa aveva continuato a dubitarne; ma in quel momento salt nella stanza anche Caterina. Davvero, Enzo ha potuto ottenerlo; ecco il dottore Eberardo.... col suo assistente annunzi in aria di trionfo. Ma, cara mamma, bisogna che ti prepari a sopportare i suoi modi villani. Certo ti risparmier, perch sei malata, ma temo che la sua natura dorso sabbia a far conoscere. Enzo intanto aveva ricevuto in giardino il temuto e pur tanto desiderato dottore, e lo accompagn nella sala. Il dottore del resto fece tutto onore alla sua fama. Egli fece s una specie di saluto, ma poi non si cur n punto n poco degli astanti, s'impadron immediatamente della malata e anche con essa non si perde in preamboli, e dopo le prime domande generiche, disse in tono di comando: Ora prego questi signori di ritirarsi. Lei, Gilberto, resti, e anche la piccina pu trattenersi. Caterina fece il viso di porpora dalla collera; per fortuna i suoi occhi incontrarono quelli del dottor Gilberto, e vi lesse che anche lui sentiva lo scandalo di simile offesa anche la piccina ! e ci consol alquanto la signorina. Ella si content d'un tacito disprezzo e si mise rassegnata al fianco di sua madre. I signori si erano intanto ritirati in una delle altre stanze. Il consigliere e Hellmar passeggiavano in su e in gi chiacchierando, mentre Enzo stava alla finestra e teneva in mano un foglio, che aveva raccolto pocanzi sul pavimento della sala. Esso era sdrucciolato sul tappeto ed era rimasto l inavvertito, ma il giovane laveva veduto, ed ora le sue labbra si contraevano ad un riso beffardo, mentre leggeva. Daccapo, una rosa che appassisce ! E con quanta insinuazione le si vuol fare intendere chella si volga: al raggio del sole, che naturalmente Guido Hellmar in persona ! Oh, oh; si fa sempre pi commovente, e la chiusa nuota gi in un mare di lacrime ! Sella non fosse ammalata e sovreccitata.... davvero non comprendo, come potrebbe resistere a simile guaito ! Che coshai ? domand Guido, che si era avvicinato alla finestra e che per sua fortuna non sapeva che in quellistante era stato commesso il delitto daver chiamato quella sua poesia guaito ! Una delle tue poesie.... probabilmente essa destinata alla signora Evelina disse Enzo, porgendogli il foglio, che Hellmar si affrett a prendere. Certo, ma essa era destinata a lei sola rispose indignato. Mi pare che sia una gran mancanza di riguardo, laver senzaltro presa questa poesia dal suo tavolino. Prego, lho raccolta dal pavimento. Essa era l sul tappeto, ed era anche possibile che il dottore Eberardo cos prosaico, calpestasse il tuo parto e lo lacerasse. Guido si morse il labbro e ripose in tasca il foglio, quando a un tratto comparve Caterina, che tutta agitata, piangendo e singhiozzando si gett su una sedia. Oh, Enzo, che abbiamo mai fatto ! Oh, se tu non avessi mai avuta l'idea di costringere quell'Eberardo a una visita! La povera mamma giace l quasi in convulsione, e quel mostro pare che ci goda. Che cosa c ? Che cos stato ? domandarono Kroneck e Hellmar contemporaneamente. Quello un pazzo furioso ! Quello un vandalo, a quello che fa ! Ha alzato tutte quante le cortine, spalancato le finestre, ad onta che la mamma gli avesse dichiarato che non poteva sopportare la vivida luce del sole e laria pungente. E siccome essa dallo spavento e dallagitazione ha cominciato a piangere ed io con lei, ci ha gridato che simili scempiataggini non le voleva, e che non era venuto per mettere in azione le nostre glandule lacrimali. Poi mi ha mandato via, e ora la povera mamma si trova sola nelle sue mani. Se non vi fosse il dottor Gilberto, in cui io ho pienissima fiducia, temerei qualche cosa di terribile.

Cera da aspettarselo ! proruppe Guido, a cui non parve vero di coglier l'occasione per sfogare la sua bile. 1 Fin di principio sono stato contrario a chiamar qua quelluomo, che per la sua brutalit si reso impossibile cos per lesercizio, come per la cattedra, e ad affidargli una malata cos delicata e bisognosa di riguardi. Ma Enzo non ha voluto darmi ascolto e ha voluto fare di suo capriccio ! S, anchio, che avevo gi imparato a conoscere la sua brutalit, ero contrario a che se ne facesse una seconda prova ! aggiunse Kroneck. Tu hai precipitato, Enzo, ed hai fatto male ! Enzo che invece di ringraziamenti per una missione s felicemente riuscita, riceveva soltanto rimproveri, prese la cosa con molta calma. Lo sapevamo di gi che avevamo che fare con un originale, e che dovevamo esser preparati a tutto rispose egli. Sembra proprio chegli riprenda per i capelli i suoi malati allultimo tuffo. Aspettiamo intanto lesito di questa visita. Per i capelli allultimo tuffo ! Che espressione da far drizzare i capelli ! osserv Guido con l'intenzione di pungere. Sembra proprio che tu sia un po' parente di quel signor dottor Eberardo. Caterina al contrario prefer daspettare lesito della visita in giardino. Forse nutriva la segreta speranza che il giovane assistente sarebbe stato mandato a spasso anche lui, ma questa volta non accadde; invece le si accompagn Enzo; ma egli era s taciturno e distratto, che la conversazione non riusciva a farsi strada. Il dottore Eberardo, a quanto sembrava, aveva preso molto a cuore e molto sul serio la cosa, poich la visita dur quasi un' ora. Quando finalmente lasci la malata, erano ad aspettarlo nellanticamera il consigliere e Guido. Questultimo se gli fece incontro con tutta quanta la consapevolezza delluomo celebre, che avvezzo a trovar per tutto attenzione e rispetto. Il suo nome era stato pocanzi proferito nella presentazione; dunque si doveva certo conoscere il poeta Hellmar. Ella ci ha messi ad una dura prova, signor dottore dissegli. Ci struggevamo quasi dalla impazienza e dalla inquietudine. Ci dica, ci dica, come sta la cara signora? Che ci d da sperare o da temere? Eberardo non rispose sillaba; squadr l'interrogante dal capo a' piedi, e non gl'impose n la bella testa, n l'abbondante zazzera, n la melliflua voce; anzi il portamento presuntuoso del signorino fin per inasprirlo completamente. Egli rispose, finalmente, sbuffando in faccia al celebre poeta, come a un mortale qualunque, che gli fosse capitato fra i piedi ad importunarlo. Ci riguarda me, e niente affatto lei ! Crede forse, chio soglia legare al naso del primo che mi capita il risultato delle mie osservazioni ? La cara signora soffre di nervi, ecco tutto, e bisogna prima dogni cosa raddrizzarle la testa. Oggi le ho dato la prima dose di ragione; il resto verr dopo. E ci dicendo, lasci l Hellmar tutto sbalordito, e si volse al consigliere, evidentemente con la intenzione di pigliarsela anche con lui. Ma il vecchio ne era oramai s impaurito, che ebbe appena il coraggio di fargli un inchino, traendosi per tre passi indietro. Questatto mitig alquanto il dottore, che vide con soddisfazione, quanto era diventato umile al suo cospetto luomo dai ciondoli. Perci lo degn con un gentile accenno del capo e pass oltre, mentre Gilberto si studi di rimediare in qualche modo alla zotichezza del suo maestro con un inchino infinitamente cortese. In giardino Enzo si fece incontro al terribile Esculapio, su i lineamenti del quale era dipinta e palese una gioia, una soddisfazione indicibile, quando scrse il giovinotto. Ah, qui lei, signor Enzo Kroneck ! Dev'esser senza dubbio in grandissima curiosit, lei, di sapere il risultato della mia visita, non vero ? S e no rispose Enzo, accostandosegli. In fondo, in fondo, posso facilmente immaginarmi, che lei dell'opinione del suo collega, e che per lo meno su questo punto si trova d'accordo col professore Mertens. Lei crede, eh ! ? rispose Eberardo, digrignando i denti dal piacere. Non faccio cosi presto io a sbrigarmela co' miei pareri, come il signor collega Mertens, la grande autorit ! Uno stato molto complicato.... soggetto sommamente interessante per la scienza.... e lo studier a fondo. Mi assumo la cura della signora Rehfeld. Negli occhi del giovane guizz un lampo, come quando gli venne assicurata la visita, ma rispose con un accento, in cui quasi sentivasi la punta del dispiacere: Oh, troppo pi di quello che ci potevamo aspettare. Non vogliamo n possiamo osare d'usurparle il suo preziosissimo tempo. Ne usi pure liberamente ! si affrett a rispondere il dottore, i cui occhi brillavano di maligna contentezza. Fra tre giorni son qui di nuovo, e tutti i giorni, se necessario, semplicemente per farle piacere. Gilberto, che diavolo ha ella da cercare colass ? Infatti Gilberto aveva profittato del colloquio dei due signori per fare innocentissimamente una giratina, e siccome Caterina dal canto suo si avviava parimente verso casa facendo per un giretto un po' pi ampio, stavano per incontrarsi,

quando intervenne il dottore con la sua voce altitonante. Il giovane si spavent e corse al fianco del suo maestro. Ma questi, alla cui memoria doveva essersi riaffacciato il piatto di cristallo andato in frantumi il giorno prima, lanci a Caterina un'occhiata furibonda, quindi afferr rapidamente per il braccio il suo assistente, e non lo lasci andare, finch non furono tutti e due in carrozza. Enzo si accomiat da loro con la pi grande cortesia, ma quando fu rientrato in casa, disse trionfando: C speranza.... lo sapevo ! Intanto in sala tutto era sottosopra. Si vedeva a prima vista che cera stato quella razza di dottore, e che aveva lasciato manifeste tracce di s. Quel piacevole crepuscolo romantico era sparito, e con esso certo anche laria cupa e pesante. Per le finestre spalancate inondava ogni cosa la piena luce del sole, e insiem con tutto questo Evelina giaceva quasi svenuta sul sof, mentre la cameriera le rinfrescava a furia di pezzette la fronte e le tempie. Guido, che non poteva dimenticare d'essere stato chiamato il migliore, il primo degli amici, giur e spergiur altamente che non soffrirebbe, che un cotal uomo ponesse di nuovo il piede sulla soglia di quella casa. Il consigliere lo appoggiava con tutte le sue forze, e in quel momento comparve anche Caterina, che raccont la tremenda storia, come quel pazzo furioso di dottore aveva acciuffato il suo assistente, quel modesto ed amabile giovane, e trascinato come una vittima a traverso al giardino.... soltanto perch egli si era allontanato d'alcuni passi da lui.

V. Il poderetto al monte, possesso del vecchio Ambrogio, corrispondeva al suo nome, poich era situato nella montagna. Ci volevano quasi due ore per salirvi; esso non era del tutto misero, ma nemmeno discreto. Ad ogni modo il possessore vi campava, e dacch gli era morta la moglie, abitava nella casupola insiem con una vecchia fantesca e con un garzone addetto al bestiame. Che ogni rapporto con la valle diventava limitatissimo e cessava affatto nell'inverno per qualche tempo, appariva naturale, vista lubicazione del podere, e nessuno ne sapeva male al montanaro, se viveva colass quasi come un eremita, e se soltanto le domeniche scendeva alla chiesa e si lasciava vedere allOsteria della Valle. Egli non vi era troppo ben visto, a causa della sua natura aspra e selvaggia, ma ciascuno lo rispettava, perch passava per il migliore alpinista di quei dintorni; e se cera qualche gita pericolosa, che venisse intrapresa, cera anche immancabilmente Ambrogio. Egli stava, al punto del nostro racconto, in casa a chiacchierare con un contadinotto, che col suo bastone alpino in mano ed il sacco sulle spalle, pareva pronto e preparato a qualche gita. Era un vigoroso giovanotto, dagli occhi peraltro assai foschi; egli diede un' occhiata al sole gi cadente e disse laconicamente: Addio! bisogna, ch'io parta. Hai tanta fretta ? domand Ambrogio. Non ti sei ancora riposato; trattienti ancora un momento. Non posso! Bisogna che prima di notte sia nella valle, lho promesso. Certo dalla Gondela delloste della valle ! E come va, Vincenzo, fra voi due ? Vincenzo si volt, e il suo viso si fece anche pi fosco, mentre a mezza voce rispondeva: Che lo so ? C entrato qualche cosa di mezzo ! Che ? Io credeva che foste perfettamente daccordo fra voialtri. Me lo credevo anchio, ma capitato un altro ad attraversarmi la strada. Un mascalzone, che non nemmeno de' nostri posti ! S avvicinato alla ragazza, e con le sue chiacchiere, con le sue moine, le ha fatto girar la testa, gi da qualche settimana. E io.... e batt violentemente il piede in terra, mandando una terribile imprecazione me ne stavo intanto lass a casa e non sapevo nulla della storia. L'ho saputo domenica passata alla chiesa da de' compagni. Ma con Gondela ci hai parlato ? Certo; ma non mha risposto a tono. E affatto cambiata; v mancato poco, che non mi abbia confessato ogni cosa. Ma badi bene a quello che fa ! Da semplicione non voglio passare, e suo padre dalla mia. Lo credo io rispose Ambrogio. All'oste garber sempre pi il figlio del ricco contadino, Vincenzo Ortler, che un vagabondo di questi monti pieno di miseria. Lo hai veduto gi costui ? Una sola volta e da lontano, ma tanto da riconoscerlo per. Se lo trovo con lei, Dio labbia in grazia, e si raccomandi a lui. Tu fa' bene! disse il montanaro. Mandalo a casa sua, e fa' vedere alla ragazza chi tu sei. Bisogna agir cos con le donne. Addio, Vincenzo. Si separarono; il giovanotto prese la china per la valle, ed era circa un quarto dora che scendeva, quando si ferm ad un tratto e ficc gli occhi gi per il sentiero della rupe, che serpeggiava per l'erta dirimpetto a lui. Egli scrse un viaggiatore,

svelto, dallaspetto signorile, vestito da alpinista. Esso saliva con un passo cos svelto e leggiero, come se lerta gli fosse un giuoco, e appunto in quellistante guard su verso laltura, su cui era situata la casa del montanaro. Vincenzo stava l come un cacciatore che trattiene persino il respiro, quando ha scorto la selvaggina. Per un minuto sembr incerto, ma poi una feroce soddisfazione gli si dipinse sul volto, e si piant in mezzo alla via, su cui precisamente si avvicinava lo straniero. Enzo Kroneck infatti andava al podere a monte a trovare il vecchio montanaro. Aveva fissato per l'indomani, ultimo giorno che gli rimaneva, la salita sul Picco della neve con Ambrogio e voleva pernottare in casa sua, per partire la mattina allalba con la sua guida. Egli guardava con una certa meraviglia il contadino, che gli sbarrava la strada, ma non poteva immaginare nello sconosciuto un' intenzione ostile contro di lui. Salute ! dissegli serenamente, e si ferm, come per aspettare che Vincenzo sgombrasse; ma questi rest fermo al suo posto e domand con occhi biechi: Dove va, signore ? Alla casa al monte. Ne vengo ora. Ah, s; e Ambrogio c' ? Sicuro, e anche la vecchia Crescenzia c. Se il signore vuol vederla.... ma non franca la fatica. Enzo diede in uno scoppio di risa. No, davvero, che non vale la fatica. Del resto io la stimo molto la vecchia Crescenzia, poich sa cuocere un'eccellente focaccia. Per guardare mi cerco proprio di meglio; ma ora fate posto e lasciatemi passare ! Vincenzo si appoggi al suo bastone alpino e guard torvo il giovane che rideva. Ha tanta fretta ? Prima ho bisogno di scambiare due paroline con lei, signore ! Con me ? S ! Non mi conosce ? ma io conosco bene lei! Mi fa piacere disse Enzo, che cominciava a divertirsi alle spalle di quel villano. E chi siete ? Mi chiamo Vincenzo Ortler e ho da sbrigare qualche cosa con lei. Conosce lei la Gondela dellOsteria della Valle ? Chi non la conosce la graziosa figliuola delloste della valle ? rispose Enzo, senza un sospetto al mondo. E forse lei, che vi manda da me ? La Gondela ? Come ? E forse con essa al punto, che le mandi dell'ambasciate? replic quello, quasi furibondo. Si appress, ci dicendo, al giovane, con gesto minaccioso; ma egli rest l calmo, e incrociando le braccia, disse con tutto sangue freddo: Badate, Vincenzo Ortler! Voi mi venite troppo vicino con cotesto bastone, e ci non mi fa piacere. Quel freddo accento ponderato e superiore ebbe il suo effetto; il contadino si morse il labbro e si trasse lentamente indietro. Ebbene, che cosa volevate dirmi ? domand Enzo dopo un breve silenzio. Vincenzo non rispose subito; squadr muto il suo avversario, come se volesse calcolarne la forza. Io voglio bene a quella ragazza. Bene ! E che altro ? Che altro ? Io non tollero, chella chiacchieri coi signori di citt e faccia la bella. Proibiteglielo. Vincenzo rise amaramente. Se giovasse ! Gondela fa quello che vuole, e quando sa, che una cosa mi dispiace, allora s che la fa! Oh, un bell'amore codesto! rispose Enzo in tono beffardo. Ma, dopo tutto, che diritto avete su quella ragazza ? vostra promessa sposa ? Se non fosse venuto intorno lei rispose ferocemente Vincenzo a questora lo sarebbe stata da un pezzo; ma da quel tempo in qua, non se ne fa pi niente; alle corte, a che punto lei con Gondela ? La domanda, specialmente fatta in quel modo, avrebbe meritato una scrollata di spalle, e di piantar l senzaltro il villano; ma Enzo al contrario prese interesse per lui, e con un certo suo risolino rispose: Vincenzo Ortler, una grande sfacciataggine la vostra, sorprendermi senz'altro qui in mezzo della via e venirmi fuori con le vostre storie; ma per quanto il vostro modo d'agire sia strano, pure mi restate simpatico. Che me ne importa ? Mi vuol rispondere o no? No, se mi domandate a cotesto modo, e mi pigliate contro pelo.

Ci pensi, signore; perch se non ci accomodiamo fra noi qui con le buone, allora.... Allora, che cosa? Potrebbe accader del male ! Perch cotesta minaccia ? Io non son uomo da lasciarmi imporre da voi ! Vincenzo brand con ambedue le mani il bastone, con l'atto di chi vuol menare un gran colpo; nonio fece, ma la sua voce divent pi cupa e feroce. Non ce n' pi bisogno.... vedo bene, come sta la cosa. Son due giorni che lho veduto co' miei propri occhi, quando lei veniva con Gondela dal monte della chiesa; il vostro ridere, il vostro chiacchierare pareva non volesse finir mai. Quel giorno non ero bene alla luce, ma lho subito riconosciuto appena che lho visto. Se lo ritrovo con la ragazza, finita. Sappia che a un bisogno so cogliere anche qualcosaltro che la selvaggina.... Si rammenti di Vincenzo Ortler ! E senza dar tempo al giovane di rispondere, se n' and, passandogli di rasente. Enzo scosse il capo, e gli guard dietro. Me lha detto chiaro e tondo! diss'egli. Quel ragazzo idrofobo ! Non gl'impone per nulla la nostra aria di signori cittadini; ti viene incontro alla bella diritta e ti domanda ragione come a un suo pari. Se sapessi almeno, che cosa ha voluto dire ! Basta, ne domander a Gondela. E senza darsi alcun pensiero della minaccia, come se fosse stata fatta per ischerzo, and oltre e giunse presto alla casa al monte. Ambrogio stava seduto innanzi alla porta di casa, mettendo un manico nuovo alla sua accetta, e quando vide il suo giovane ospite, quel suo volto rugoso e tetro fu illuminato da un lampo di gioia. Enzo in quattro salti arriv l e gli stese amichevolmente la mano. Eccomi qua ! Spero che domani avremo una bella giornata per la nostra gita. Lo credo anchio rispose Ambrogio, guardando con occhio esperto il cielo. Sarebbe un peccato, se il giorno non fosse sereno, perch la via cattiva. Appena che abbiamo valicato quel poggio, bisogna camminare per delle ore fra burroni e in mezzo al ghiaccio e alla neve. Con un altro non mi arrischierei, ma con lei s, signor Enzo. Non si crederebbe, a vederlo arrampicarsi su per questi monti, chella non sia un montanaro. Gi, ho un po' della natura del camoscio ! disse Enzo, ridendo. E per questo non resisto alla monotona vita di scrivano l nel mio ufficio. Sa Iddio, Ambrogio, quanto mi piacerebbe di star quass con voi e imparare a maneggiare abilmente l'accetta ! Si figuri a me, se mi piacerebbe rispose il vecchio, dando un' occhiata alla snella e vigorosa figura del giovanotto. Ma la vita del contadino in questi monti non le si confarebbe, lo creda a me, specialmente nellinverno. Pu essere ! Il mondo ci tiene con tanti legami, e forse mi tirerebbe di nuovo verso gli uomini, se fossi quass. Ma continuate pure il vostro lavoro, Ambrogio; non vedo lora che venga il tramonto, che veramente magnifico a vederlo da questaltezza. Ci dicendo, Enzo si mise a sedere sulla rozza panca, che era innanzi alla casa. Ambrogio riprese tranquillamente il suo lavoro. Era avvezzo a non mettersi in soggezione col suo ospite, e fece conto che fosse di casa. Dal giorno in cui Enzo, che tornava da una lunga escursione, si affacci stanco e affamato a quella casa e fu accolto dal proprietario cordialmente, fra loro due era nata un' amicizia, che forse aveva appunto radice nella loro infinita differenza. Quel vecchio e tetro contadino che concedeva appena la parola a uno che non avesse conosciuto, e che anche co' pari suoi era ruvido ed inaccessibile, si era sentito preso da una decisa affezione per quel giovane cittadino cosi libero e gioviale, il quale riconciliava tutti con quel suo modo di fare franco ed amabile. Pareva che qualche cosa di simile ad un raggio di sole emanasse da tutta quanta la persona del giovane, e lo illuminasse e riscaldasse. Il signor Enzo lo aveva stregato, soleva dire Ambrogio, e poteva permettersi oramai tutto con lui. La casa al monte era situata sopra un verde altipiano, a pie di quella cima colossale, che quasi per tutto lanno era coperta di neve, e perci ne portava anche il nome. Spaccata nel bel mezzo, essa sporgeva scabra e manifestamente impervia, e da quellenorme spacco luccicava fin lass un ampio piano di ghiaccio, le forre della neve, con un vivido splendore. La casa bassa con le piccole finestre e il tetto carico di lastre di pietra appariva assai povera e meschina in mezzo a quel gigantesco dintorno, e ci nondimeno essa era forte abbastanza, che nessuna nevicata o bufera poteva recarle danno. Ad onta delle molte procelle che vi eran passate di sopra, essa era sempre l grigia e indurita alle intemperie, come il suo padrone, che gli anni e la vecchiaia non eran riusciti a domare. In quella solitudine, alta al di sopra di tutte le selve ed i pascoli, al di sopra di tutte le valli ed i burroni, in cui il crepuscolo gi cominciava a gittare le sue molteplici ombre, per poi confonderle tutte nella fitta tenebra, lo spettacolo che si presentava era bello. Ma l alla casa era ancora tutto luce e splendore; e sul verde altipiano stendevansi dorati gli ultimi

raggi del morente sole. Dal cielo luminoso sembrava piover gi misterioso e cheto il crepuscolo vespertino, mentre rossi vapori infocavano tutto allintorno le alpestri cime. Non si udiva altro che il mormorio e il sussurro dei ruscelli, che il tepore primaverile degli ultimi giorni aveva sciolti, i quali dal Picco della neve sgorgavano gi per convertirsi in torrenti sfrenati e precipitare nelle valli, e fra mezzo, di quando in quando, i campanacci dei greggi dei pascoli vicini. Enzo sedeva in silenzio, assorto nello spettacolo di quel mondo alpestre. Egli trasal, come uscendo da un sogno, quando Ambrogio dopo alquanto tempo gli diresse la parola: Dunque fra tre giorni, via, eh ? E quando torna fra noi ? Probabilmente lanno prossimo. Fino a quellepoca si tratta d'aver pazienza.... e chi sa quante volte mi prender la smania desser qui con voi. Gua', come ne avessero colpa i monti ! rispose il vecchio un po' sdegnoso. Son quasi per credere chella ci abbia il suo calduccino laggi, non vero ? Ha una cera.... Sulle gote del giovane si affacci un fiotto di rossore traditore, ma scosse sorridendo il capo. Che mai vi viene in mente, Ambrogio ! Volete anche voi chiedermi conto di qualche cosa, come quel pazzerello di Vincenzo Ortler, che mi si piantato in mezzo alla via e mi ha scaraventato in faccia, chio sono innamorato della sua Gondela ? Chi, chi stato ? domand Ambrogio, divenuto pi attento. Un giovinotto che ho veduto per la prima volta in vita mia dianzi, quando lho incontrato l sotto. Vincenzo Ortler si chiama, ve lho gi nominato. Dovete conoscerlo voi, perch ha detto che veniva di qui appunto. Il volto del vecchio si rannuvol, e sospese a un tratto il suo lavoro. Vincenzo Ortler ! S, c stato ! Dunque ha alluso a lei dianzi co' suoi discorsi. Signor Enzo, la consiglio per suo bene, la finisca con Gondela, la lasci in pace; con lOrtler non si scherza. Ma che io voglio togliergli la sua ragazza ? Non ci penso nemmen per sogno ! Sta bene; ma se non ci pensa lei, Gondela che ci pensa. Quel Vincenzo furibondo, perch essa stata sul punto di disdirgli lamore. Per amor mio forse ? Per amor dun altro che la pedina e fa il galante con lei.... non dunque lei quello ? Ma le ripeto, la finisca con quella ragazza, altrimenti accade del male ! Creda a me, la non va a finir bene! Nella voce del vecchio brontolava la collera, mentre egli esprimeva quellavvertimento, ma Enzo non ne capiva un' acca. Se non che ad un tratto parve affacciargli alla mente un pensiero, e un' espressione di disprezzo si dipinse su i suoi lineamenti. Ah, s mormor egli. Ora comincio a capire ! Ecco perch c chi studia la vita e i costumi di questo popolo nella Osteria della Valle e si trova contrariato da quei rudi elementi. Non mi guardate cos bieco, Ambrogio, voi siete in errore. Conosco di certo la vezzosa Gondela, e con lei qualche volta l nellosteria ho ciarlato e riso, come fanno i frequentatori. Alcuni giorni fa lho incontrata per caso per la strada e lho accompagnata, e quellOtello in scarpe da montanaro deve averci veduti; ora intendo le sue minacce e il suo furore contro di me. Ma deve farmi il piacere di rivolgersi ad un altro, qui c semplicemente scambio di persona. Vi do la mia parola donore che fra me e quella ragazza non ci corre n ci corso la minima confidenza. Queste parole eran cos recise ed avevano un'impronta di sincerit tale, che il fosco volto del vecchio Ambrogio, in cui il giovane guardava fisso, si rasseren. Quando lo dice lei, sar cos rispose. Ma allora, faccia una cosa, glielo faccia sapere a Vincenzo, chegli in errore. Altrimenti potrebbe accadere qualche cosa di male. Ah, dunque debbo corrergli dietro e pregarlo a credere.... E poi quel ragazzaccio stato troppo villano. Se la gelosia lo fa cieco e pazzo a segno da slanciarsi addosso al primo che gli capita, senza neppure verificare se quello o no, ne porti lui le conseguenze. Se non gli spiega come stanno le cose Gondela stessa, io non lo faccio davvero. Ci detto, il giovane si volt, e rivolse di nuovo la sua attenzione ai monti. Le vicine alture erano in quel momento nel loro pieno incendio vespertino. Il piano di ghiaccio nello spacco del colosso alpestre, simile ad un torrente irrigidito in mezzo al suo corso, mentre stava per precipitarsi a valle, come se una potenza ineluttabile gli avesse comandato l'alto ! scintillava duno splendore roseo, ma ad ogni istante i colori facevansi sempre pi foschi. Il vecchio montanaro aveva ripreso il suo lavoro, ma scoteva il capo. Vincenzo lha minacciata ? Vuol dire, che bisogna chella stia in guardia. Quello non minaccia solamente.... tira ! Sta bene; si accorger che non si scherza neppure con me. Finora la cosa mha divertito, non sapendo affatto che diavol diceva e pensava. Ma se mi capita di nuovo e non vuole intender ragione, gli mostrer che io non ho paura.

Se ne avr tempo !... obiett Ambrogio. Una palla pu essere al posto, prima che lei lo abbia visto in viso. Come? credete, dunque, che sia capace d'appostarmi e tirarmi alle spalle ? Perch no ? Sarebbe nel suo diritto. Nel suo diritto ? ! rispose scattando il giovane. Ambrogio, avete la testa al posto ? Gua', contro di lei, signor Enzo, no, si capisce, ma contro un altro, per esempio, che tentasse rapirgli lamore della ragazza. Segli luccidesse ? Sarebbe anche quello un omicidio, un assassinio !... Ambrogio lasci andare una rauca risatina. Una vendetta sarebbe; nientaltro disse con spietata durezza il vecchio e non mi adirerei per questo con Vincenzo. Che altro, dunque, si deve fare, quando la ragazza non vuol metter giudizio e' corre ad occhi aperti alla sua rovina e rifiuta e respinge un amore onesto ? ! In quel caso si combatte onestamente per il suo amore dichiar Enzo. E quandanche uno dovesse lasciare libero il campo a un altro molto peggiore, ebbene, Tuoi dire che la pi bella, la pi cara non vale la pena d'addolorarsi per lei, e bisogna metter lanimo in pace. Ah, s, eh ? bisogna ! ? proruppe il vecchio con amaro scherno. Vuole che glielo dica ? Lanimo in pace non si mette, e non e' bisogno di metterlo. La ragazza sarrende, quandha trovato il suo uomo, e quellaltro non c pi. Ma bisogna levarlo di mezzo, altrimenti non c pace. Enzo lo guard sbalordito; egli scrse per la prima volta nella faccia del montanaro quella strana espressione, quel tratto di fredda, feroce, implacabile crudelt. Le bianche sopracciglia seran raggiunte minacciose, e il bruno pugno nerboruto brandiva forte il manico dellaccetta, come se quella fosse un'arma. Certo, que' montanari in parecchi punti erano ancora gente greggia, indomita, e le loro idee di diritto e torto confondevansi spesso in pericolosa maniera. Ambrogio trovava evidentemente naturalissimo il toglier di mezzo il rivale, quandanche occorresse un buon colpo di pistola. Voi parlate, come se voi stesso aveste provata la gelosia disse finalmente il giovane. Nella vostra giovent avete provato che cos amore e passione ? Ambrogio rise, rise di nuovo. Era lo stesso rauco tono, che sonava cos sinistro. Gua', la passione non andata in lungo rispose egli. Ho fatto festa a tempo. Quando rigiravo intorno a mia moglie ed eravamo gi promessi sposi, capit anche a me un mascalzone che con le sue chiacchiere e i suoi intrighi fece voltar la testa alla ragazza. I signori cittadini lo sanno a perfezione quel mestiere; era un forestiero. Enzo trasal e si alz rapidamente. valle ? S, ma io lo mandai a casa cos bene, che s dimenticato di tornare ! Il giovane fece un balzo indietro. Non era pauroso, ma divent freddo come ghiaccio sotto il sinistro sguardo, che accompagn quelle parole; vera dentro la satollata sete di sangue d'una belva, e quel tratto di ferocia, d'implacabile crudelt ricomparve sulla di lui faccia con s terribile realt, che la rese deforme. E dove lo avete mandato ? domand Enzo, dopo una pausa. Dove? gua', a casa.... dove dovevo mandarlo? brontol Ambrogio. Enzo tacque, ma involontariamente i suoi occhi si drizzaron su al Picco della neve, che ancora rosseggiava cupamente, mentre i monti allintorno cominciavano ad impallidire. Il mare di ghiaccio delle forre nevose, luceva color rosso sangue fra le scabrose pareti delle sue cime. Era uno spettacolo sinistramente bello. Guardate un po' lass quella strana illuminazione disse il giovane finalmente, interrompendo il lungo silenzio, che era intervenuto. Proprio pare che dalle forre della neve grondi gi a valle un torrente di sangue.... guardate un po', Ambrogio, guardate ! Ma il vecchio non alz gli occhi; egli continu a dar colpi dascia al manico dell'accetta e rispose ruvidamente. E il riflesso ! Lass sangue non ce n' ; non c che neve e ghiaccio ! Certo, ma anche quello, secondo le circostanze, pu dar la morte. Non vi mor un uomo lass nelle forre della neve? Ambrogio si chin pi che mai sul suo lavoro, ma la sua voce son fredda e ferma, quando rispose: No. Qui in questa contrada non accaduto nulla da trentanni. Sar stato in qualche altro luogo. Io parlo per d'un' antica storia, quasi dimenticata, di molto tempo fa. Saranno, sicuro, cinquantanni dacch accadde. Il forestiero, che volle in quellepoca far l'ascensione del Picco della neve, fu sorpreso dalla tormenta, abbandonato dalla sua guida, e allora ruzzol, raccontano, nelle forre della neve, dove trov la morte. Un forestiero ! ripet egli guardandolo fisso. Porse un signore di quelli che vengono nellestate in questa

Questa volta Ambrogio non rispose; brand laccetta e, come per provarla, tir un potente colpo di taglio in terra. Nelle braccia di quel vecchio cera ancora una forza di ferro, poich tutto quanto il suolo ne trem. Una orribile fine ! continu Enzo. Chi sa come gridava aiuto quellinfelice. Probabilmente egli avr errato per delle ore fra quei deserti di ghiaccio, prima di precipitare nellabisso. Davvero, piuttosto una palla che ti colpisca nel bel mezzo del cuore; essa sarebbe pi pietosa che quella terribile infinita lotta con la morte, per poi sfracellarsi nel fondo di qualche precipizio.... In quellepoca, voi, Ambrogio, dovevate avere una ventina danni: non vi ricordate per filo e per segno del fatto ? Ambrogio trasal a quella domanda. Gli sembr chiaro allora, che non il mero caso aveva messo sulle labbra del giovane quelle parole. Egli alz lentamente gli occhi, e quello sguardo avrebbe dovuto avvertire il giovane, poich vi traspariva una sinistra minaccia. Ma anche quegli occhi bruni e limpidi sapevano guardare terribilmente, e non si volsero un istante dalla faccia del vecchio, che parve non poterli sostenere, poich si volt dallaltra parte. Che m'importa a me.... non ne so niente brontol impazientito. Ma lei non ha bisogno di temer nulla, signor Enzo; non capiteremo davvero noi nelle forre della neve, e lei ritorner sano e fresco a casa, a questo ci penso io. Vi ringrazio rispose il giovane, riprendendo il cappello, calcandoselo su i ricciuti capelli neri e prendendo il suo bastone alpino. Ma ho pensato meglio.... dellascensione non ne fo pi nulla. Ambrogio balz indietro, come se avesse ricevuto un colpo. Come ? Non vuol pi salire sul Picco della neve ? No.... buona notte, Ambrogio. Allora, pernotti qui, comera di combinato. Nemmeno. Voglio tornarmene subito gi nella Valle.... buona notte ! Pece latto di partire, ma il montanaro lo trattenne e prese un' attitudine minacciosa. Non conviene, signor Enzo; io non lo permetto. Fra una mezzora buio, e potrebbe facilmente cascare.... potrebbe incontrar Vincenzo.... resti qui, soltanto sino a domani mattina. Sotto il vostro tetto ? ! Giammai ! esclam il giovane, drizzandosi con la massima risolutezza. Lasciatemi andare, Ambrogio, e non datevi alcun pensiero di Vincenzo. Sono avvertito e con lui nelle forre della neve non ci vado ! L'incauta parola gli era sfuggita oramai, e dal petto del montanaro eruppe un grido cos roco e feroce, come quello dun avvoltoio. Laccetta lampeggi nella sua mano e si alz al colpo mortale, ma ratto come un fulmine Enzo era balzato indietro e teneva puntato il suo bastone alpino, come una lancia. Il colpo non percosse che il legno e questo scricchiando and in schegge. Il fatto repentino sembr far tornare in s il montanaro. Egli non ripet lassalto, ma lanci sul giovane un terribile sguardo, quando anelante fiss il suo avversario, che era rimasto disarmato. Ma Enzo istintivamente sent d'aver un'arme negli occhi, che sola in questo frangente poteva salvarlo. Grande ed impavido guard, senza parlare, senza moversi, il furibondo. Stettero cos per alcuni secondi, gli occhi fissi negli occhi, poi laccetta cal gi con pesante e cupa caduta al suolo, ed Ambrogio abbass il capo, muto e timido, come una belva che lo sguardo del domatore ha soggiogata. Segu una lunga e grave pausa, dopo la quale il giovane disse con una calma, che certo era sforzata: E ora lasciatemi andare, Ambrogio, non temete di niente ! Ci che oggi accaduto fra noi, resta fra noi; sulle mie labbra non ne verr mai una parola, quantunque sar difficile che ci rivediamo mai pi. Dal petto dei montanaro sfugg un gemito. Egli aveva voluto stender morto il suo giovane ospite, giacche era mancato un capello che non lo avesse mortalmente colpito, ma sembrava che ora non potesse sopportare il disprezzo che esprimevano quelle parole. Signor Enzo mormor, e nella sua voce vibrava un amaro dolore vuolandarsene via da me in cotesto modo ? Enzo guard il vecchio, che un minuto prima era s terribile, e che ora gli stava innanzi oppresso ed affranto. Addio, Ambrogio ! disse sommessamente. Il vecchio stese con lentezza, esitando, la mano, ma in quel movimento cera qualche cosa di supplichevole, e ne' suoi lineamenti profondamente commossi e' era ancor di pi; ma il giovane, che era rimasto s imperterrito nellassalto dato alla sua vita stessa, si ritrasse e non prese quella mano. Addio ! ripet, e rapidamente voltandosi, travers laltipiano, senza volgersi addietro. Ambrogio rest l immobile, seguendo con lo sguardo la svelta figura che si allontanava sempre pi, e poi alla voltata della via, Io vide dileguarsi. Sopraggiunse tosto il crepuscolo; anche il sinistro rossore di sangue del Picco della neve era gi scomparso, e su quellaltissima cima durava ancora un languido bagliore rossastro. Finalmente si spense anche questo, e fredde e bianche luccicarono le forre della neve nello spacco della rupe.... in quel deserto di ghiaccio, che nessun raggio pi riscaldava.

VI. Il giorno della partenza era venuto; gli ospiti della villa di Rehfeld dovevano recarsi in carrozza alla stazione e di l tornare l'indomani alla capitale. Il consigliere Kroneck era alquanto avvilito; egli aveva sperato con tutta fiducia che il suo figliuolo sarebbe partito da promesso sposo di Caterina, ma questa speranza non si era realizzata. Evelina gli aveva amichevolmente, ma recisamente dichiarato, che sua figlia era ancor troppo giovane per legarsi fin dora con un fidanzamento, e che bisognava lasciarle tempo fino allanno prossimo. Kroneck non poteva obiettar niente ad una tale ragione, poich infatti la signorina aveva appena sedici anni; ma ci che gli diede un poco a pensare, fu questo: che mentre Evelina era da principio disposta ad affrettare la cosa, ora era lei che cercava dilazioni, e di ci attribu la colpa unicamente al figliuolo. QuellEnzo, quello scapestrato, era capace di mandare a monte anche un cos splendido partito; e in verit, ad onta di tutti gli ammonimenti fattigli, pareva che lo facesse apposta alla villa per mostrarsi incostante, capriccioso e leggiero, e ora ritornando alla capitale, vera da aspettarsi che avrebbe ricominciato la solita vita. La futura suocera sembrava avesse saputo, Dio sa per qual via, qualche cosa, e se si fosse informata pi particolarmente, tutto quanto il progetto poteva naufragare. Ad Enzo, gli era stato detto, ripetuto e dimostrato con pi e lunghissime prediche, senza il minimo risultato. Egli aveva quasi ridotto suo padre alla disperazione con la sua ostinata opposizione al giogo matrimoniale. Era infatti inesplicabile, come ad un uomo s esatto e coscienzioso quale il consigliere, ad un impiegato che passava per modello, fosse toccato questo rampollo cos degenere e mal riuscito, il quale, di sicuro, consigliere non sarebbe diventato mai. S; Guido Hellmar, quello era un giovane, quello era un figlio ideale, e benedetto quel padre che aveva avuto la fortuna di possederlo ! Il vecchio signore faceva spesso dentro di s questo confronto, e lo chiudeva regolarmente con un sospiro sulla ingiustizia della sorte. Erano tutti riuniti nella sala della villa Rehfeld per accomiatarsi. Enzo diede di nuovo a conoscere la sua assoluta mancanza di cuore, poich, nella imminenza della separazione, scherzava senza un pensiero al mondo con Caterina, la quale dal canto suo parimente si rassegnava di leggieri al distacco, e si mostrava del medesimo umore dEnzo. Tanto pi triste e dolente era il gruppo intorno alla poltrona d'Evelina. Il consigliere era serio e accigliato; in quellora si arretravano tutti i calcoli egoistici, che aveva nel suo segreto fatti le mille volte, innanzi al pensiero, che difficilmente egli avrebbe riveduta la giovine signora. Ella senza dubbio non avrebbe passato lestate, epoca in cui avevano progettato di rivedersi; bastava guardarla in viso, il quale specialmente quel giorno era infinitamente pallido e sofferente. Ella per vero cercava di spiegarlo col dire che aveva passata la notte insonne, ma si scorgevano evidenti le tracce delle lacrime versate, che non le era riuscito di cancellare. Hellmar aveva scorto con gran soddisfazione quelle tracce, le quali naturalmente avevano avuto per cagione la sua partenza. Il no che aveva ricevuto, non lo aveva sgomentato minimamente. Evelina ad ogni modo aveva dichiarato, che poneva lui e la sua fama di poeta troppo alto, per incatenarlo al capezzale duna sposa inferma e morente. Ella anteponeva la di lui felicit alla propria, e con lo strazio nel cuore volgeva gli occhi dal raggio di sole. Ma questi non aveva affatto l'intenzione di rinunziare a lei. Egli aveva appunto gi manifestata l'intenzione di ritornare fra qualche mese nella valle a lui tanto cara, e prendervi una pi lunga dimora. Era per altro notevole, che neppur ci rasserenava la giovine signora; ella sorrise, s, fuggevolmente, ma il suo occhio rimaneva triste e girava di quando in quando, con espressione di rimprovero, intorno alla giovine coppia che stava alla finestra a ridere e scherzare. Hellmar, naturalmente, aveva manifestati i suoi caldi sentimenti del momento delladdio in una lirica, che altrettanto naturalmente lesse, prima di consegnarla alla giovine signora di Rehfeld, e a questo punto anche Caterina lasci la finestra per prender parte alla commozione generale. Enzo, al contrario, senz'ombra di riguardo, appena che il poeta trasse fuori il suo manoscritto, si scus dicendo di dovere andare in camera, per metter nel baule qualche cosa, chegli aveva dimenticato; del resto conosceva quei versi, poich Guido glieli aveva gi letti la sera innanzi. Come se non si potesse sentir due volte una poesia simile ! esclam il consigliere, stizzito, del dispetto che gli si faceva dal figliuolo anche nellultimo momento; ma Guido gli pos calmandolo la mano sul braccio. Lo lasci fare, babbo Kroneck ! Tanto non ha senso per la poesia, e non ci ha davvero colpa lui ! E sembra che non labbia neppure per questi momenti daddio ! esclam Evelina con mal celata amarezza. Credo, che non veda l'ora di trovarsi in carrozza. Enzo era gi da un pezzo uscito; e Guido cominci a leggere ai suoi devoti uditori quei versi, che riboccavano di dolore profondo, incommensurabile per la separazione fatale, e dagli occhi delle signore scaturirono a quattro a quattro le lacrime; persino il consigliere trasse fuori il fazzoletto per asciugarsi il pianto, e il poeta stesso n'ebbe gli occhi umidi.

Enzo non doveva aver molta fretta col suo baule, poich invece di recarsi nella camera dei forestieri, travers un corridoio e in fondo a quello aperse una porta. La stanza in cui il giovane entr, era piccoletta ed appartata. Lunica finestra ampia non offriva in vero una larga veduta, come quelle della sala e della terrazza; ma soltanto la quieta solitudine del bosco e del monte. Si scopriva in lontananza lo specchio del lago, che oggi splendeva in pieno sole, mentre sulle cime verdi degli alberi brillava la chiara luce aurea del mezzogiorno. Ma nella cameretta al contrario e' era ombra e frescura. I colori dei tappeti languidi e temperati, la stoffa di seta verde dei mobili e delle cortine, e i fiori che stavano nei vasi sulla finestra, davano a quella camera un che di straordinariamente casalingo. Sul sof pendeva un ritratto, un ritratto di bambina graziosissima; Enzo conosceva quella vezzosa creaturina nel suo vestitino bianco, coi capelli ricciuti e corti, che anche oggi guardava con quegli occhietti furbi e rideva cordialmente come allora; ma lo sguardo del giovane scivol alla sfuggita su quella immagine della sua futura sposa, e rimase fisso sur un acquerello, che aveva avuto il suo posto immediatamente al di sotto. Era la giovine matrigna, dipinta precisamente in quel tempo, in cui ella porse la mano al padre di Caterina. La fanciulla snella, diciottenne era stata appena pi graziosa ed amabile della signora a ventitr anni; non vi mancava che lespressione della sofferenza in quel delicato viso; e quei grandi occhi cupi, che ora apparivano s velati e stanchi, avevano tutta quella romantica fantasticheria della giovinezza. Perch non potrebbe tornare a guardar di nuovo come nel ritratto ! ? Il giovane era assorto nella muta contemplazione dellimmagine che aveva innanzi, ma ad un tratto si drizz con un movimento quasi indignato. Io divento affatto un sognatore; invece bisogna che profitti del tempo, mentre Guido nuota nel mare delle lacrime delladdio. Ieri non mi fu assolutamente possibile portar via la preda; forse mi riuscir adesso ! Egli si avvicin alla scrivania, situata presso la finestra, e diede rapidamente un' occhiata agli eleganti oggetti e ai libri. Le liriche di Guido Hellmar, rilegate magnificamente, con fini incisioni e dedica di proprio pugno, occupavano, si capisce, il posto donore, ed Enzo le cacci stizzosamente da parte. Ringrazio Iddio che la mia bella Fata delle Alpi non ha qui trovato il suo luogo di riposo dissegli beffando. Cera un altro libro, qualche avanzo del diluvio universale, dalle pagine ingiallite. Dov andato ? Ah, eccolo qua ! Ci dicendo, trasse fuori un libro vecchio, di meschina apparenza, che evidentemente era stato adoperato come pressa piante, perch, quando il giovane lo aperse, gli brill sotto gli occhi l'azzurro cupo della sua Fata delle Alpi, sulla carta ingiallita. Il fiore era stato evidentemente seccato con somma diligenza e premura, e n il colore n la forma ne avevan sofferto; soltanto la porpora del calice era divenuta violacea, ma l'aurea coroncina mostrava ancora tale e quale la sua graziosa figura. Accanto vi era un foglio, su cui Enzo riconobbe il proprio carattere, il motto, che conteneva l'antica leggenda del fiore della felicit. Veramente questo un furto mormor Enzo irresoluto. Bah, in fondo non faccio che rubare la mia propriet; ci ch'io dono lo posso anche ripigliare, ed io ho assai pi bisogno di lei di questo pegno. Egli stese la mano ed era in procinto di togliere il fiore dal libro, quando una voce dietro a lui esclam: Enzo.... lei qui? Enzo trasal, come se realmente fosse stato colto sul furto. Egli rimase l come un ladro sorpreso, col volto in fiamme, mentre Evelina con la pi estrema meraviglia soggiungeva: Io credeva che fosse su nella camera dei forestieri. E ora naturalmente lei domanda che cosa ha da cercare l'intruso nel suo gabinetto e alla sua scrivania ! rispose Enzo, subito padroneggiandosi. La giovane signora tacque, ma la domanda le si leggeva nello sguardo; ella non sapeva spiegarsi in niun modo, comegli si trovasse l. Ebbene.... io voleva rubare! Rubare ? S, purtroppo, non posso negarlo, poich qui il corpo del delitto, ed ella deve aver veduto chio stava gi per stendervi sopra la mano. Voleva prender quel fiore? Perch piuttosto non richiese liberamente la sua propriet ? Ella lo aveva pur conquistato a rischio della vita.

Non per questo che io ci do tanta importanza; ne avr fatte cento di quelle escursioni, e cento volte mi sar esposto a simili pericoli. Ma volevo.... s, volevo un ricordo di quella sera, in cui mi fu fatta quella efficace ramanzina, e mi vergognavo di dirlo. Infatti sembrava che confessasse un torto. Evelina si era lentamente avvicinata, e nella sua voce sonava un rimprovero, quando rispose: E perch dunque mi lasci credere desser di lieto umore, anzi faceto nellora stessa delladdio ? La sua indifferenza nel momento della nostra separazione mi ha fatto molto male. Ma pot notarla ? Ella era s preoccupata del suo poeta, che pareva chio per lei non vi fossi nemmeno. Evelina non rispose; l nella sala aveva trionfato il poeta, perch nella chiusa, che esprimeva un doloroso e tenero addio, ella era rapidamente uscita con gli occhi inondati di lacrime. Certo quelle lacrime eran state causate da un addio, eppure adesso eran gi asciugate, e un lieve sorriso sfiorava le sue pallide guance. Enzo.... cominci ella. Ma il giovane repentinamente la interruppe. Oh, illustrissima signora, quanto mi fa bene cotesto familiare Enzo in questo momento! Mi suona cos caro, come se nel nome vibrasse una nota affettuosa; ne la ringrazio, specialmente in questo momento. La signora era presa come da un leggiero tremito ed esitava a rispondere; ma finalmente disse: Talvolta ella mi diventa affatto incomprensibile, Enzo. Ebbene, prenda quel fiore, ed io mi terr la sua promessa. Finch l'abbia mantenuta, per lei rispose il giovane col volto acceso. Per me ? Per Caterina deve mantenerla; io, io chi sa se avr tempo di vederla mantenuta. Ella si sente peggio da alcuni giorni, lo so, ma spero molto, spero tutto dalla cura del dottor Eberardo. Mio padre e Guido me ne fanno certo un rimprovero d'aver chiamato quel medico senza riguardi. Me ne sa male anche lei ? No, Enzo, no; so che l'ha fatto per mio bene e ne la ringrazio, ma ella non vorr chio mi assogetti alla cura dun uomo, la cui rozzezza, anzi brutalit mi ha cagionato questo attacco nervoso, di cui soffro ancora. Come, non accetta il dottor Eberardo per suo medico curante ? No, mai ! Ne ho avuto abbastanza della sua prima visita e della prova del suo metodo per guarirmi, che mi darebbe in otto giorni la morte. E se invece della morte le rendesse la vita? Se il premio della sua pazienza fosse la sua salvezza? Evelina lo guard stupefatta, ma con cera d'incredulit. Le ha egli veramente data qualche speranza riguardo alla mia salute ? Oh, se ne guarder bene ! Se mai, sar l'ultimo ad entrare nelle sue confidenze; ma fra me e il dottore passa una specie di frammassoneria, e c'intendiamo per semplici segni; so per certissimo chegli ha speranza. Questo vecchio egoista, che vive in guerra con tutto il mondo medico, e si ribella con le mani e coi piedi contro lesercizio della sua professione, non accetterebbe a nessun prezzo una cura senza speranza, e un malato che non fosse guaribile non avrebbe mai ottenuto l'onore d'essere curato dal professor Eberardo. Ma il poter un giorno svergognare la diagnosi de' suoi signori colleghi, dimostrare al professor Mertens che ha preso un grosso marrone, e procurare con la trionfante esposizione del caso a tutti quei signori una bile unica, questo ci che lo rapisce, che secondo il suo gusto. Egli si volontariamente offerto di prendere la sua cura, di guarirla, e sia pur convinta e persuasa, che egli ci adoprer tutto il suo sapere e tutta la sua energia. La signora, aveva ascoltato in silenzio; quindi scosse tranquillamente, ma risoluta, il capo. Ella s'inganna, o piuttosto ripone una cieca fiducia in quell'Eberardo. Io no; io mi attengo invece al parere dei suoi colleghi. Se egli fosse davvero una grande autorit, non vivrebbe qui in questa solitudine, come fosse condannato a confine. Perch un cervello originale che non se la dice con nessuno de' suoi colleghi, n li tollera, un misantropo.... E appunto per ci non voglio affidarmegli. Se realmente ritorna, lo far cortesemente ringraziare delle sue visite. Suo padre dalla mia parte e Hellmar lha assolutamente voluto; anchegli trova insensato, chio mi lasci di nuovo malmenare dai capricci dun medico, che invece di mezzi di guarigione, non ha per i suoi malati che villanie. Tutta la nervosa irritabilit dell'ammalata vibrava nelle sue parole; si vedeva bene che il dottor Eberardo questa volta con la sua rozzezza brutale aveva fatto mal giuoco. Enzo tacque. Prese il fiore e lo ripose premurosamente fra le carte del suo portafoglio; poi si riavvicin alla giovine signora, che si era voltata, come se volesse por fine al colloquio. Evelina ! Ella trasal e un vivo rossore le sal lentamente sul volto. Era la prima volta chella udiva pronunciare il suo nome dalle labbra del giovine. Guido esige chella lo respinga continu egli ed io la prego daffidarsi al dottor Eberardo. La pregher invano? Il rossore si fece anche pi cupo sulle guance della signora, ma fece un gesto di diniego.

No, Enzo, non posso ! Non me ne preghi ! Tutta quanta la mia natura si ribella contro i modi di quelluomo; eppoi non ho in lui nessuna fiducia. Ebbene, allora lo faccia.... per amor mio ! La signora tacque; ella era alla finestra e premeva la fronte contro i vetri, ma Enzo si chin verso lei, e sommessamente, con voce velata dalla commozione ripet: Evelina.... per amor mio ! Ella finalmente alz gli occhi e li fiss per alcuni istanti in quelli del giovine, poi gli porse la mano ed egli se la port alle labbra. La promessa, come il ringraziamento furono muti. Il giovane teneva la di lei mano nella sua, e cos stavano luno al fianco dellaltra guardando la pianura indorata dal sole; quanto stettero cos, non lo seppero neppur essi, finch dal corridoio rison la voce del consigliere: Enzo, dove ti sei ficcato ? La carrozza pronta, bisogna partire ! E Hellmar aggiunse: S, quellEnzo non ha l'abitudine d'esser puntuale ! Il chiamato balz su. Lasci libera lesile mano che posava ancora nella sua, leggermente tremando. Conto sulla sua promessa, e lei conti pure sulla mia.... Addio, Evelina! Un minuto dopo era uscito, e traversando le stanze attigue erasi recato in sala. La giovine signora rimase sola; npa subito dopo comparve Caterina e le annunzi: Mamma, il signor Hellmar desidera di parlarti per un altro momento. Vorrebbe dirti di nuovo addio. Evelina alz gli occhi, come se fosse stata ad un tratto destata da un sogno. Perch ? Ce lo siam gi detto addio ! Non vuoi vederlo ? No; digli che mi sento male e che ho bisogno dassoluta quiete. La fanciulla si allontan, obbedendo. Hellmar ricevette la risposta con rincrescimento, ma pure con segreta soddisfazione. Egli scorgeva in quella recrudescenza di sofferenze soltanto l'effetto profondo della sua lirica e del suo addio. Oh, segli avesse presentito che neppur uno di quei versi, belli, teneri, commoventi, era rimasto nella memoria della giovane signora! Tutta la poesia, chegli aveva versato con vena di torrente al fondersi delle nevi, tutti gli omaggi e persino la romantica dichiarazione damore erano gi dimenticati e spenti in virt duna sola paroletta, che un altro aveva pronunziato: Evelina.... per amor mio !

VII. Era gi passato un anno, maggio aveva fatto ritorno, ma questa volta recando calore e sole; e la bella primavera aveva attirati molti forestieri nelle montagne. Il dottore Eberardo abitava ancora la villettina, che adesso aveva comprata, solo per poter cacciar via gli ospiti non invitati, come egli medesimo dichiarava. Il possesso nel corso dellestate era stato visitato da diversi compratori, o piuttosto n'era stato fatto il tentativo, poich Martino per ordine del padrone sbatacchiava la porta sul naso a tutti. Ma quando intervenne finalmente il proprietario, che energicamente insist sul suo diritto, la fin del salmo fu che il dottore compr per disperato la casa, al fine daver pace una buona volta. Ora almeno era libero da ogni importunit. Il modo, col quale aveva mandato a spasso i vogliosi di comprare, non era rimasto un segreto e lo proteggeva dalle visite di qualsiasi straniero; e dei vicini nessuno oramai si arrischiava pi a picchiare alla sua porta. Quella quiete gli piacque tanto, che risolvette di passare ivi tutto l'inverno, tanto pi ch'egli aveva per le mani una grande opera scientifica. Martino, che era non meno misantropo del suo padrone, e per questa sua qualit appunto in grandissimo favore presso di lui, era su di ci perfettamente daccordo. Il dottor Gilberto non aveva davvero voce in capitolo in quella casa, ma se ne mostrava contento, tanto pi che Evelina per espresso comando di Eberardo aveva abbandonata l'idea di un viaggio in Italia per l'autunno prossimo, ed era rimasta alla sua villa. In fondo, per la giovane signora, che da due anni cercava miglioramento al suo stato, soltanto sotto il mite cielo meridionale, era un bell'ardire, quello di restare in montagna, in mezzo al ghiaccio e alla neve, ma il suo medico esigeva assoluta obbedienza, ed ella obbediva. D'altra parte egli si occupava della sua ammalata col massimo zelo. Ne' primi tempi la visitava ogni giorno, per maltrattare la povera mamma, come diceva Caterina, che spesso incitava la matrigna, ma invano, a ribellarsi. Evelina, la

nervosa, l'irritabile E velina, che aveva avvezzato male con gli eccessivi riguardi che esigeva, coloro che la circondavano, dava adesso prova duna s paziente docilit, duna s illimitata obbedienza, che persino il dottore ne risentiva un senso di compassione e cominciava a trattare quel suo obietto scientifico un po' pi delicatamente. Fra lui e la sua cliente si era a poco a poco formata una relazione assai tollerabile, mentre con Caterina era rimasto sempre sul piede di guerra. Di qualsiasi altro rapporto non vera neppure da parlarne; e la speranza che Enzo aveva espressa, che le signore avrebbero trovato nel dottor Gilberto una gradita conversazione, non erasi confermata. Eberardo ci capitava sempre in carrozza, tempestoso come la bufera, e come questa percorreva la sala tempestando di domande, di comandi, di prescrizioni, di ricette, e se ne andava via nello stesso modo. Non conduceva quasi mai seco lassistente, e quando ci accadeva, non gli permetteva di scostarsi un momento dal suo fianco, cosicch il giovane, la cui timidezza lo condannava per lo pi alla parte di persona muta, rimase a riguardo delle signore, estraneo, come al principio della conoscenza. Era verso le dieci del mattino. Eberardo sedeva al suo scrittoio, interamente sepolto ne' suoi libri e manoscritti, quando entr Martino per prendere in consegna la corrispondenza, chegli per lo pi sbrigava su quellora. Il suo padrone gli porse alcune lettere e gli domand: E tornato il dottor Gilberto ? No, ancora fuori ! Va bene, almeno in questo diventato puntuale disse il dottore ma quel giovane mi d per altro molto pensiero. Egli afferma continuamente, che non ha niente; e con tutto ci, ha la cera d'una fanciulla clorotica, una vera faccia da camposanto. E stato quellesame; da quello in poi, non si pi riavuto. Temo che il suo cervello non sia in perfetto ordine. Meno male, se si trattasse del cervello ! osserv il servitore stizzito. Che cosa intendi dire? Ti ripeto ch'egli presenta dei sintomi d'una malattia incipiente al cervello. Egli affatto ottuso e indifferente alle pi interessanti elucubrazioni scientifiche, qualche volta non capisce neppure le mie domande e mi d delle risposte a rovescio; alle esperienze mi fa una sciocchezza dopo un' altra, ed io son costretto a strappargli gli oggetti dalle mani, e pocanzi, dettandogli un trattato sulle malattie d'infezione, ha scritto gi roba senza senso, cosicch il manoscritto rimase completamente inservibile. Bisogner che lo dispensi affatto dal lavoro, e lo mandi a pigliar aria. Non ce n' bisogno brontol Martino. Egli passa le mezze giornate a girare intorno alla villa Rehfeld. Intorno alla villa Rehfeld ? Che ci va a fare? Io non lo so, ma da molte settimane, nelle sue cosiddette passeggiate, non prende altra via che quella che conduce difilato alla villa Rehfeld, contempla le finestre, gira tre volte intorno al parco e poi se ne viene diritto diritto a casa.
*

Ecco, ecco, ci siamo ! E il principio duna fissazione ! C manifestamente un' alterazione del cervello. Secondo.... potrebbe anche essere alterazione amorosa. Il dottore balz su dalla sedia e guard fisso il vecchio Martino, quasi non credesse alle proprie orecchie. Martino, credo che anche tu abbia perduto il senno. Il mio assistente.... Il nostro assistente, s, signor dottore ! E innamorato fin sopra agli orecchi. L'avevo detto io che con la donnetta veniva in casa nostra il peggiore dei malanni; glielo ho subito letto in faccia a quel folletto di signorina, che entr nella nostra biblioteca senza chieder permesso. Che cosa? grid il dottore, furibondo. Quella Caterina Rehfeld ? Quella meschina creatura ? Quella cosina, che appartiene ancora al numero delle bambine da bambola ? Quel focherello fatuo, precisamente, che mi rise sul muso grid Martino, altrettanto furibondo. S, uno scandalo che grida al cielo. Il dottore spinse indietro la sedia e si diede a passeggiare su e gi, come un leone nella gabbia. Egli aveva cominciato a concepire qualche sospetto, quando Gilberto aveva lasciato cadere il piatto di cristallo, e lo aveva in conseguenza di ci sorvegliato come un argo; ma secondo il suo credere, questo era bastato a prevenire il male e non ci aveva pensato pi. Quindi la rivelazione del vecchio suo confidente sul genere della malattia cerebrale del giovane, aveva colpito il padrone, come uno scoppio di fulmine; tuttavia, ne dubitava ancora. impossibile! Semplicemente impossibile! andava ripetendo ad alta voce. Gilberto un uomo di giudizio. Non serve a nulla obiett Martino. Appena che entra in ballo la donnetta, tutti gli uomini, quanti sono, impazziscono, e il nostro dottor Gilberto appunto in et da impazzire. Ma se lha appena appena veduta e non le ha neppur parlato. Non gli ho mai permesso di scostarsi dal mio fianco; come pu egli essersene innamorato ? Gua', per aria ! osserv il servitore, a cui ripassavano per la mente le sue avventure di giovent. Uno ne vien colto allo stesso modo, che ci colgono le malattie infettive, e non c rimedio; chi lha beccata, se la tiene.

Non ne avr l'ardire! proruppe il dottore con sempre maggior veemenza. E allora a che mi sarei rilevato in casa costui ? Doveva essere mio assistente e basta; ma dun innamorato non so pi che cosa farmene. Gli torco il collo a lui e alla sua Caterina. Non serve a nulla, signor dottore si ostin a sentenziare Martino. E specialmente riguardo al nostro assistente, non serve a nulla. Egli n' ubriaco; fa persino dei versi. Che cosa fa? proruppe Eberardo, passando da una sorpresa allaltra. Martino tir fuori un foglio, e lo porse al padrone. Lho trovato pocanzi sulla sua scrivania. E il trattato.... il suo trattato, signor dottore! Guardi il rovescio delle pagine, e vedr quel che aveva per il capo, mentre scriveva. Era infatti il trattato sulle malattie infettive. Il giovane medico aveva adoperato il di dietro del manoscritto, divenuto inservibile, per un suo attentato poetico, che per dir vero in quanto a rime e misura di versi lasciava assai a desiderare, anzi troppo, ma senza dubbio la intenzione era quella di comporre una lirica, e per soprassello vi campeggiava tre volte il nome di Caterina. Eh, non c dubbio ! Son versi ! disse Eberardo annichilito. E finita ! Belle finita ! conferm Martino. Il dottore sembrava disposto a stracciare il trattato per fare insieme in pezzi l'appendice poetica, quando gli si affacci l'idea di servirsene come materiale daccusa; lo gett sulla scrivania e diede in un orribile scoppio di risa. Or'ora, la vedremo ! Appena che il signorino entra in casa, conducilo da me. Lo voglio un po' confessare, e se tu hai, come sembra, ragione, Dio l'abbia nella sua santa grazia; stai sicuro che m'imparer a conoscere ! Sicuro, cimparer a conoscere ! ripet Martino, lasciando trionfante la stanza, e brontolando: Innamorarsi, fidanzarsi e forsanche ammogliarsi.... Glielo daremo noi l'innamoramento, il fidanzamento e il matrimonio ! Cimparer a conoscere ! Il dottor Gilberto non poteva avere il pi lontano presentimento del temporale, che gli si adunava sul capo; egli era alla sua consueta passeggiata, che quanto dire in giro attorno alla villa Rehfeld, con una costanza e regolarit, che davvero avrebbe fatto credere ad una fissazione. Per fortuna il giardino e il parco erano tanto estesi, che il girarvi intorno poteva passare per una passeggiata fatta a posta per godere il panorama della valle. Quel giorno per altro il giovane dottore doveva avere qualche progetto in mente, perch aveva preso posto sul di dietro del parco ed osservava cupidamente una pergoletta, che si appoggiava alla grata del cancello e che era gi vestita dei verdi viluppi di piante rampicanti. Quella pergoletta nel momento era vuota, ma un panierino da lavoro, che si trovava sul tavolino, e un ricamo gettatovi sopra, rivelavano che v'era stato qualcuno e che questo qualcuno probabilmente sarebbe tornato. Accanto al lavoro cera un grazioso volumetto filettato d'oro, le nuove rime di Guido Hellmar, si capisce, che eran venute poco tempo prima alla luce, e che esso stesso aveva recato dalla capitale, poich la villa albergava gi da alcune settimane lospite illustre. Egli non aveva potuto mantenere la sua promessa di tornare in autunno, a causa di lavori urgenti, come aveva scritto alla signora di Rehfeld, ed era in cambio venuto adesso ed aveva occupato come lanno scorso, quale amico di casa e qual cantore damore il suo posto incontrastato e familiare. Il dottor Gilberto spiava cautamente e ansiosamente intorno, e siccome non vedeva comparire anima vivente, cominci a fare ogni sorta d'esperimenti. Prima di tutto tir fuori un foglio di carta, che egli doveva aver portato sul cuore, poi tent d'infilare il braccio fra le sbarre del cancello e porro il detto foglio nel panierino da lavoro, ma invano. Per quanto egli si voltasse e rivoltasse, il panierino restava sempre troppo distante, e la cosa era impossibile a farsi, se non entrava nella pergola. Per alcuni minuti il giovane rest perplesso, ma poi sembr prendere una risoluzione, gitt ancora una timida occhiata innanzi a s, e si prepar a scavalcare il cancello. Fermo l ! Non cos, che sentra nei giardini altrui ! proruppe dietro a lui una voce, e nello stesso tempo un braccio robusto lo afferr per le spalle. Gilberto si spavent in modo, che sdrucciol gi a corpo morto, ma nello scivolare gli sfugg di mano il foglio, che svolazzando and a cadere sul suolo. Il povero giovane era l confuso e guardava ad occhi spalancati il suo assalitore, il quale diede a un tratto in una gran risata.
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Signor dottor Gilberto ! lei ? Signor Kroneck ! balbett Gilberto nel massimo imbarazzo. Mi rallegro tanto.... di far la sua conoscenza, per questa via....

Gi, per questa via lavevo per lappunto preso per un vagabondo ! lo interruppe Enzo. Le domando scusa, ma a che fine simili esercizi ginnastici ? Lei poteva servirsi della porta d'ingresso; perch non lo ha fatto ? Gilberto cercava invano una risposta, e altrettanto invano il suo foglio, della cui perdita sera allora allora avvisto. Enzo, che lo aveva ai piedi, lo raccolse senzaltro, vi gitt su un' occhiata, trasal e fece alcuni passi indietro. mio.... prego ! esclam il dottore ansiosamente e stese la mano per prenderlo. Ma il giovane Kroneck rispose con tutta calma: Mi permetta un momento; mi sembra di non esserci affatto disinteressato. E ci dicendo, cominci a leggere. Gilberto stava l, come annichilito. Era la copia di quella poesia, che aveva messo sulle furie il suo maestro; essa portava la dedica: A Caterina ! E quellinfelice foglio era andato per l'appunto a cadere nelle mani delluomo, a cui Caterina era sposa promessa. Terribile sorte ! Lo sposo offeso, per vero, non si mostr l per l molto tremendo; anzi pareva che lottasse con un irresistibile solletico di riso, e per quanto combattesse, finalmente la vinse il solletico, e la risata proruppe squillante e sonora. Ah, dunque lei anche poeta, signor dottore ? Davvero, ella fa concorrenza al nostro celeberrimo Hellmar ! Che versi ! Signor Kroneck disse Gilberto con voce tremante lei offeso.... e con ragione.... ma cotesto scherno.... Dio me ne guardi ! esclam Enzo, continuando a ridere. Io non sono niente affatto offeso, al contrario ! Se avessi saputo la ragione per la quale lei tentava, con tal disprezzo della morte, di scavalcare il cancello, certo non lo avrei disturbato. Signore ! e Gilberto si drizz di tutta quanta la persona in un accesso deroismo. Sembra che lei mi prenda per un vigliacco, che si possa impunemente beffare e schernire, ma lei sbaglia. Accetto la sua sfida.... noi ci batteremo ! Volentieri, se le fa piacere ! Ma prima di tutto io non lho sfidato, e secondariamente lei ne toccherebbe, perch maneggio le armi molto meglio di lei. Venga via, signor dottore, fra noi dobbiamo accomodar la cosa amichevolmente. Anchio sono qui in incognito, come lei, volendo fare una sorpresa. Dunque, scavalchiamo tutti e due il cancello e mettiamoci a sedere sotto la pergola; il resto verr da s. Gilberto guardava ancor mezzo stordito il giovane, il quale infatti era venuto a piedi in abito di viaggiatore, con una leggiera borsa pendente dalla spalla. Egli fece svelto il suo bravo volteggio e fu di l, poi ritorn in appoggio e stese la mano a Gilberto per aiutarlo. E dovrei.... domand questi esitando. Venir di qua, certo! Badi alle punte delle lance ! Su, su da bravo; ci siamo ! Infatti si trovarono nel parco ed entrarono nella pergola, dove Enzo tranquillo tranquillo si mise a sedere. Ed ora, mio ottimo dottore e rivale, spieghiamoci in tutto e su tutto. Dunque lei ama Caterina Rehfeld ? S ! rispose sospirando Gilberto con tutto il cuore. Ma so purtroppo in qual rapporto lei sta con la signorina, e.... Le do la mia benedizione ! lo interruppe Enzo solennemente. Il volto del giovane medico cominci proprio a risplendere. Come ? Non ama Caterina ? Le voglio tanto bene a quella mia cuginetta e le auguro ogni possibile felicit; ma quanto a sposarla, no, e siccome probabile chella se lo prenda a male, non mi par vero di trovare uno che mi sostituisca e prenda il mio posto. Ella vede bene, dunque, che non abbiamo alcun motivo desser nemici. Nemici ! ? Oh, dobbiamo essere amici, amici per l'eternit ! esclam, fuor di s dalla contentezza, il buon Gilberto. Perch no ? Questo ad ogni modo meglio, che scambiarci delle pistolettate; ma veniamo all'argomento principale! A che punto con Caterina ? Gilberto si turb a questa domanda e dovette rispondere: Io ? veramente a nessun punto, Vuol dire che la fanciulla non ricambia il suo amore ? Dio mio; ella non ne sa niente ! Non ho osato finora di rivelarle i miei sentimenti. Oggi per la prima volta volevo tentare di dirle con questo foglio, che da un anno chio ladoro in silenzio e.... disperatamente ! Per tutto un anno lei ha adorato alla lontana ? Io con la miglior volont del mondo non ci sarei riuscito. Oh, perch non ha dato pi presto lassalto alla cittadella, e cercato despugnarla ?

Ah, non ho ancora espugnato nulla a viva forza confess il dottore, tutto compunto. Quante volte ho pensato di cercare un colloquio a solo con Caterina, ed ascoltare la mia sentenza dalle sue labbra; ma la mia disgraziata timidezza me ne ha sempre impedito ! Non ho mai avuto il coraggio daprir bocca. Ebbene, lo trovi oggi questo coraggio! Mandi innanzi come esploratore, la sua lirica, e poi, a battaglia cominciata, corra in aiuto. I miei versi ? domand ansiosamente Gilberto. il mio primo tentativo, e credo di non averci il bernoccolo, e che siano molto cattivi ! Ad ogni modo, c dentro la buona intenzione disse Enzo, consolandolo. Per una ragazza di diciassette anni, basta un poeta, comunque esso sia. Del resto la sua poesia pu piacere.... dunque coraggio e avanti ! S, ella ha ragione ! esclam il giovane medico. Ad una spiegazione bisogna ben venirci una volta. Aspetter qui Caterina, le parler e le dir.... per lamor di Dio, eccola ! Mi lasci andare, signor Kroneck ! Ma dove ? esclam Enzo, afferrando il fuggitivo per le falde del soprabito e tenendolo fermo a fatica. Via ! Non posso.... davvero, non posso ! Niente affatto ! Lei rester, e far la sua brava dichiarazione a Caterina; ed io intanto star a guardia, perch non siano disturbati.... E inutile ! Non mi verr sulle labbra una sola parola.... disse Gilberto, in suon di lamento. Avanti ! Allassalto ! comand Enzo, spingendo il timido, e costringendolo a restar seduto sulla panca, mentre gli rimetteva in mano il foglio con la poesia, e spariva ratto dietro il boschetto. Era tempo; un momento dopo, Caterina, traversato il praticello, si trovava nella pergola. Il giovane, che con s toccante abnegazione stava a guardia, affinch un altro potesse, senza essere disturbato, fare una dichiarazione alla sua promessa sposa, aveva scelto il suo posto d'osservazione ad una discreta distanza. Egli non poteva n vedere n udire ci che accadeva sotto la pergola, e col sembrava almeno che si parlassero molto sommessamente. Dopo forse dieci minuti ricomparve Gilberto, ma con una cera poco adatta ad uno sposo felice. Esso corse in tutta frotta dallaltra parte del parco,. dovera luscita, quando Enzo lo acchiapp. Ebbene ? Com andata ? Che viso cotesto, chella fa ? Ha fatto fiasco ? No, no ! balbett il dottore, correndo innanzi a passo di carica, talch Enzo stentava a seguirlo. Allora stato un si parli, almeno ! Non ci sono arrivato ! esclam Gilberto, disperato. Oh, Dio, credo che non ci arriver mai! E, infatti, pare anche a me ! E la sua poesia non ha fatto effetto ? Essa nelle mani di Caterina; sta leggendola ! Coraggio ! questo un progresso. Non vuol nemmeno aspettar lesito ? Per lamor di Dio, no ! Ma lei, signor Kroneck, se ne intende molto meglio di me di simili cose. Se volesse farmi un piacere da amico e s'incaricasse di.... Di una dichiarazione per procura ? domand Enzo, ridendo. No, signor dottore, ci non va. Bisogna chessa senta la dichiarazione dalle labbra stesse dellinnamorato e a un bisogno lo veda inginocchiarsi a' suoi piedi. Io conosco la mia cuginetta; e lei non mi faccia cotesto viso da sconsolato, forse questaltra volta andr meglio. S, un' altra volta ! ripet egli respirando, poich avevan raggiunto il portone del parco, e gli era aperta la ritirata. Ma pot ben leggere nella fisonomia del suo compagno qualche cosa che lo offendeva, poich ad un tratto si ferm: Non pensi male di me, signor Kroneck. Non sono un vigliacco, certo no. Sono stato col professor Eberardo, durante l'epidemia, delle giornate intere alla capitale, dove ogni respiro era infetto, e sarei venuto con le armi anche incontro a lei, signor Enzo, se ci fossimo dovuti battere; ma fare una dichiarazione damore, questo superiore al mio coraggio; non ci arrivo. Egli aveva un viso s costernato e supplichevole, che Enzo represse tutta la sua voglia di beffarlo e gli strinse cordialmente la mano. Ebbene, imparer, imparer. Credo che lo abbiano sulla loro coscienza il professor Eberardo e il suo factotum. E bisogner chella venga a una piccola ribellione, contro costoro, quando si sar inteso con Caterina. A rivederci, dunque ! Gilberto si accomiat, un poco consolato, ed Enzo prese la via che conduceva a casa, mormorando fra i denti: Che fatica ci vuole, per fidanzare ad un altro la sua sposa promessa ! Speriamo che i versi del mio rivale facciano in questa bisogna il debito loro, quantunque dal punto di vista dellarte poetica facciano rizzare i capelli ! Infatti non s'ingannava. Caterina sedeva con le guance infocate sotto la pergola e leggeva e leggeva, fino a saperne a memoria ciascuna parola. Che coserano tutte quante le opere di Guido Hellmar, con tutti quanti gl'irreprensibili versi e le

maravigliose rime loro a paragone di quella lirica: A Caterina ! Un sentimento tenero, profondo agitava il petto della signorina; ella aveva anche lei, adesso, il suo poeta, come la mamma il suo cantore ! Era pur cosa che elevava, lesser cantata anche lei in quel modo. La vetrata della sala era spalancata, vi sedeva Evelina e rimpetto a lei Hellmar, che le leggeva un libro, il quale, questa volta, per eccezione, non era di Guido Hellmar, ma di Federigo Schiller. Il giovane poeta prediligeva per leggere agli altri o le sue o le opere classiche, cosa che per lui era lo stesso, ma leggeva bene ed efficacemente e sulle sue labbra le parole del poeta acquistavano tutto quanto il loro valore. Evelina Rehfeld lo sentiva, poich ascoltava con la massima attenzione, mentre riuniva in un mazzo alcuni fiori, che erano sulla tavola innanzi a lei. Vi saluto ! disse a un tratto una chiara voce. E subito una figura slanciata, inondata dallaureo sole meridiano, comparve sulla porta, che metteva sul balcone. Enzo.... donde mai vieni ? esclam Hellmar, lasciando dalla sorpresa cadere il libro; ma quella sorpresa non sembr essergli molto gradita. Enzo non rispose, poich tutta la sua attenzione era rivolta da un' altra parte. Egli aveva chiaramente veduto che Evelina al suono della sua voce aveva trasalito e, che un vivo rossore le si era diffuso sul volto ancor tanto pallido. Ella alz gli occhi ed incontr quelli del giovane, lucenti dalla gioia di rivederla. Il rossore divenne vie pi acceso sul volto della giovine signora; si curv smarrita su i suoi fiori, ma questi le scivolavano dalle mani e cadevano al suolo. Hellmar si chin vivamente a raccoglierli, ma Enzo lo aveva gi prevenuto. Prego, Guido.... ci ho avuto colpa io ! disse egli rapidamente. Un augurio che promette felicit, questo ! Che tu devi semplicemente alla paura improvvisa della illustrissima signora soggiunse Hellmar. A un tratto mi sono impaurito anch'io. Tu sei sorto su all'improvviso come da una buca, cosicch si poteva credere di vedere uno spettro. Caro Enzo, possibile che tu non debba capire che vi sono creature umane, le quali hanno i nervi ? Queste parole volevano essere pronunziate in scherzo, ma vi si sentiva dentro un certo risentimento, a cui Enzo non bad, ma si volse ad Evelina. Le ho davvero fatto paura, illustrissima signora? Se mai, le domando perdono. No, non son rimasta che sorpresa rispose Evelina, che subito si era rimessa. Ma pare che lei labbia voluta questa sorpresa, non vero ? Il suo sguardo incontr quello del giovane con l'espressione d'un rimprovero, ed egli le rispose con un raggiante sorriso: S, lho fatto apposta, e ci sono riuscito ! Hellmar chiuse il libro e si alz un po' rumorosamente. Pens soltanto allora ad esternare la gioia di rivedere inaspettatamente il suo caro Enzo; ma si vedeva bene, che questa volta il suo caro Enzo gli era sopraggiunto molto inopportunamente.

VIII. Era stata apparecchiata la tavola per la colazione, sulla terrazza, e la piccola comitiva vi si trovava riunita intorno. La cura del dottor Eberardo non era stata del tutto inefficace, poich Evelina aveva ripreso le sue funzioni ed il suo ufficio di padrona di casa. Essa non riposava pi sulla solita sedia a bracciuoli, quasi sepolta fra le coperte e i cuscini, e difesa con la massima cura da qualsiasi alito di vento, da qualsiasi raggio di luce. Ella sedeva mollemente appoggiata alla spalliera, e pareva non sentire neppure la pungente aria balsamica dei monti. La giovine signora era senza dubbio ancora delicata, smilza e pallida come un giglio, ma non era pi laffranta, la morente dellanno passato, quando faceva pena il vederla. Il volto non appariva pi cos smorto; mostrava perfino un leggiero rossore delle guance, e gli occhi suoi bruni avevano perduto quellespressione di stanchezza, che li rendeva s melanconici. Anche i moti della persona non rivelavano pi il mortale languore d'una volta; sola era rimasta ne'suoi lineamenti s vaghi l'antica mestizia, senza accenno a desiderio, a gioia di vivere. Era stato parlato appunto del dottore Eberardo e della sua cura medica, e Hellmar, che non poteva dimenticare loffesa fattagli col non secondare il suo desiderio di respingere il brutale, disse: S, non si pu negare che egli in questo caso ha colto nel segno, ma ad onta di ci ammiro l'eroico coraggio della illustrissima signora, di sottoporsi a qualunque costo a una cura simile. Io non lo avrei fatto, neppure se mi avesse dovuto fruttare il ricupero della salute.

E se sapesse, come ha tormentato la povera mamma ! soggiunse Caterina. Egli cominci prima di tutto col mandare al diavolo la cura degli altri medici e ordin tutto il contrario, e guai a noi se non avessimo obbedito a puntino i suoi ordini ! Ci penso ancora con raccapriccio alla scena dellautunno scorso, quando la mamma insisteva dandare in Italia, mentre egli esigeva chella restasse qui. Essa lo preg con le lacrime agli occhi di non imporle le sofferenze, che l'inverno nel nostro clima reca immancabilmente a tutti i malati di petto, ed egli le grid: Non malata di petto, lei; lei soffre di nervi, e mi far il piacere di non recarsi in quel forno, che l'Italia, per ammalarsi pi che mai ! Lei rester qui, e quando ci sar la neve alta, e un bel ghiaccio andr a passeggiare! E difatti ci cacciava tutti i giorni fuori, in carrozza o slitta, e soltanto nei giorni di bufera ci era permesso di restare in casa. Spesso mi disperavo, ma la mamma sopportava tutto con angelica pazienza, come se avesse fatto voto di lasciarsi maltrattare senza opporre la minima resistenza. Sul volto d'Evelina a queste ultime parole ricomparve il rossore. Ella non alz gli occhi, poich sapeva e sentiva lo sguardo che posava in quellistante su lei, ma si affrett a rispondere: No, no, Caterina; fino dalle prime settimane mi accorsi che la cura del dottor Eberardo mi faceva bene, e perci mi rassegnavo ai suoi ordini, certo tirannici, e ora mi son quasi assuefatta al suo modo di fare e di curarmi, cosicch siamo fra noi in buonissima armonia. Ebbene, noi no ! dichiar Caterina in tono dittatorio. Egli ed io siamo e resteremo nemici giurati. La comparsa del servitore con la corrispondenza interruppe la conversazione. Erano arrivate parecchie lettere e giornali, che attirarono l'attenzione di tutti. Evelina aveva ricevuto una lettera del consigliere Kroneck, che lesse, e poi guard meravigliata suo figlio. Pare che suo padre non ne sappia niente che ella qui, Enzo. Mi scrive dai bagni, che la sua cura sar terminata nella settimana prossima, e che verr a farci una visitina. Lei al contrario ricever il suo permesso a luglio. Come si combina tutto ci? Molto semplicemente dichiar il giovane con tutta calma. Io non mi son dato un pensiero al mondo delle sapientissime disposizioni ministeriali, e me ne son venuto via. Ti sar a carico disse Hellmar, alzando gli occhi dal giornale che aveva in mano. Ti pu costare la posizione, e tuo padre, nel caso, non ne sar molto edificato. Davvero, caro Enzo, trovo che non c coscienza nel tuo subordinare spensieratamente a' tuoi piaceri personali il tuo dovere, e metterti a rischio di veder troncata la tua carriera, per un momentaneo capriccio. Non mi fare il maestro, Guido; tu sei quello, fra tutti, che ne ha meno diritto. Quando le tue prime poesie ebbero successo, non solamente non prendesti il permesso, ma te ne venisti via dal tuo direttore senza volere ascoltar ragione. Egli ti preg insistentemente d'aspettare almeno, finch fosse pronto il sostituto, ma tu gli dichiarasti che era al di sotto della tua dignit continuare a fare scuola ai figli dei borghesi, e che dallora in poi non ti saresti pi occupato che di corone di lauro e di gloria. Il volto di Guido si rannuvol, tanto pi perch non gradiva che gli si rammentasse il tempo, in cui era un maestruccio spiantato, insegnante in un ginnasio; e in un tono, che voleva essere di compassione, ma che in realt non era che di superbia, rispose: Ti prego, Enzo, come puoi tu tirare in campo un simile confronto ? Un genio ha il diritto, anzi il dovere dabbattere gli ostacoli che lo angustiano, e slanciarsi nella sua vera sfera, e spero che non vorrai concedere a tutti l'indubitabile diritto del genio! A te prescritta la tua carriera, e bisogna che tu rimanga in quella carreggiata. S, carissimo; ma questa altra cosa ! rispose canzonandolo Enzo. Non mi guardi, illustrissima, con quegli occhi severi; la cosa non cos cattiva, come pare; s'io son venuto qui, lho fatto con lapprovazione di Sua Eccellenza il Ministro, che mi ha personalmente accordato il permesso, e presa sopra di s la responsabilit. Egli mi ha persino promesso di parteciparlo esso stesso a pap, andando anchegli a far la sua cura ai bagni di Wildbad. Sei in cosi buoni termini col Ministro ? domand Guido sorpreso. Sua Eccellenza di solito s inaccessibile, e persino il consigliere non pu vantare alcuna familiarit con esso. S, la mia amabilit abbatte tutte le barriere, precisamente come il tuo genio ! rispose Enzo, beffandolo. Tu vedi bene, che questa volta la mia carriera non corre alcun pericolo. Posso chiederti per un momento il giornale ? Che cosa si scrive dalla capitale ? Hellmar gli porse il giornale. Niente di particolare ! Pare che non si vogliano dar pace intorno al nuovo genio drammatico che stato scoperto recentemente, o che devessere scoperto, poich egli si ostina a nascondersi sotto un pseudonimo. E davvero ridicolo ludire quanto chiasso ha sollevato la stampa in generale per una produzione, che tuttal pi pu passare per mediocre. Ne ho gi parlato, illustrissima signora, con lei.

Vuol parlare della Fata delle Alpi ? domand Evelina. Che cosa ne dice lei, Enzo ! Ella avr certamente veduto la produzione. Certo, ma io subordino il mio giudizio a quello del mio celebre amico, e, almeno a' suoi occhi, la Fata delle Alpi non stata favorevolmente accolta; tanto vero chegli rompe il bastone sovr'essa. Dio mio, io non dico che il lavoro manchi affatto di talento disse Hellmar con accento di superiorit. Una certa tensione, certi effettacci non gli si posson negare, ma tutto vi si precipita, vi si accavalla, si slancia innanzi, come un corsiero selvaggio, senza freno e senza briglia, senza misura ne meta; cos rovescia tutto ci che gli attraversa la via e tiene gli uditori anelanti dal primo fino all'ultimo atto. un lavoro affatto immaturo, e con tutto ci ha avuto un successo incredibile ! Il pubblico si lasciato assolutamente imporre fino dalla prima rappresentazione, e ci ha perduto il senno, e il giorno dopo, la stampa ha fatto squillare la tromba delle lodi e festeggiato il nuovo genio sorgente. Del resto il colmo della rclame il dare ad indovinare al pubblico stesso e alla stampa un enimma simile. Son tre settimane gi, che tutta la capitale si discervella, ora indicando a questa, ora a quella celebrit, ed possibilissimo che l'autore sia invece un uomo affatto sconosciuto nella letteratura. Aspettiamo, dunque.... disse Enzo, volgendosi ad Evelina. Vuol forse leggerlo quel dramma, illustrissima signora ? Lho portato meco per caso insieme con gli altri libri, perch prevedevo che Caterina se ne sarebbe interessata. Oh, certamente rispose Caterina, che sapeva appena di che si trattava, assorta comera in tuttaltro. Infatti che cosa le importava dun nuovo poema? giacche i pregi della lirica A Caterina, non potevano esser raggiunti di certo. Evelina in quel momento si alz; gli altri ne seguirono lesempio. Caterina dichiar di dover finire al pi presto il suo ricamo, naturalmente ,sotto la pergola, che il giorno innanzi le era stata s ricca di eventi. Enzo and a prendere il cappello, perch voleva fare una passeggiata, e soltanto Hellmar segu la giovane signora in sala. Era infatti inaudito che si levasse tanto al cielo uno sconosciuto, mentre lui, Guido Hellmar, aveva gi fatto vari tentativi inutili per conquistare la scena. Il pubblico e la stampa lo avevano pi o meno fischiato, facendogli per quella via intendere che non aveva talento, se non per la lirica, e che si doveva limitare alle sue rose e ai suoi usignuoli. Il soggiorno nella villa Rehfeld, dove erasi ritirato a smaltire la sua stizza, non aveva realizzato neppure le speranze, che il giovine poeta vi aveva fondate, perch fino dal primo giorno dovette accorgersi che fra lui e la signora cera entrato qualche cosa, che non era possibile nominare, ma che si sentiva, e tutti i suoi sforzi per ristabilire la primiera romantica familiarit sentimentale fallivano al mite, ma deciso rifiuto della giovine signora. Essa era affabile e benigna verso di lui e mostrava ancora l'antico interesse per le sue liriche e per i suoi successi, ma scrse bene comella intendeva di non permettergli di varcare i confini della semplice amicizia; e quando faceva l'atto di ripetere la dichiarazione d'amore dell'anno scorso, non lo lasciava neppur cominciare, ma con tranquilla fermezza gli dichiarava che non si considerava guarita e che perci non intendeva di far progetti intorno allavvenire. Quel giorno dovette fare anche l'osservazione, che Evelina era sommamente distratta, e ci lo indisponeva vie pi. Non era avvezzo a vedere che ne' suoi tentativi di conversazione si pensasse ad altre cose, e dopo dieci minuti appena si accomiat col pretesto di dover mandar via alcune lettere di gran premura. La giovane signora si ritir nel suo salottino dalle cortine verdi. Si affacci alla finestra, e stendeva sognando lo sguardo su quel mare di boschi, quando una voce dalla porta domand: Posso entrare ? Evelina si volt; sulla soglia cera Enzo, pronto per la sua passeggiata. Egli non aspett la risposta; il minuto appresso le fu accanto, e continu: Io voleva ringraziarla. Ringraziarmi ? Di che ? domand Evelina. Per la promessa s bravamente mantenuta. Non era cosa facile, lo so dalle lettere di Caterina; il dottore Eberardo un salvatore di vite, alquanto molesto. Non si faccia illusioni, Enzo rispose la giovane signora, seria. Salvatore della vita ? Son grata al dottore d'avermi liberato da sofferenze, spesso gravi, e reso possibile ancora un tratto di vita, ma so che non che breve, e che un po' pi presto o un po' pi tardi sar decorso, e non m'illudo nep- pur' ora intorno al mio stato. Ma mai possibile che ella, in presenza d'un simile risultato formi ancora pensieri di morte ? la interruppe Enzo, in collera. Non crede dunque ancora alla vita ? No ! rispose ella recisamente. Ebbene, ci credo io, e vado subito dal dottore Eberardo, perch me ne dia la certezza.

Egli far con lei, come con me, tacer; e quel suo silenzio appunto la base della mia convinzione. Egli non mi ha dato mai una speranza precisa, non mi ha mai parlato della mia guarigione; e ad onta delle sue stranezze, troppo onesto per ingannare. O troppo ostinato nel suo proposito di non voler parlare un minuto prima di quello che piace a lui. Ma io so, come debbo trattare quella natura bisbetica, a me risponder; n verr via, finch non mi abbia risposto. Ecco, signora, i libri, che ho portati dalla capitale; ne abbiamo gi parlato pocanzi. La ringrazio rispose Evelina, sorpresa di quella affrettata interruzione della conversazione. Ella gett un' occhiata fuggitiva su i libri che il giovane aveva deposti sul tavolino, e ne prese uno, rilegato, e semplicemente adorno, dal titolo chella lesse: La Fata delle Alpi ! Ah, il nuovo dramma che Hellmar giudica s sfavorevolmente ! Finora non mi ha attirato che il titolo. Si ricorda, Enzo ? Ella diede questo nome a quel bel fiore azzurro, che colse con rischio della vita dalla rupe. Lo chiamai cos ? domand egli con indifferenza, chinandosi a mettere in ordine i libri. Ebbene, il nome antico e volgare, lo avevo dimenticato. Dimenticato ? ripet Evelina, fissandogli in faccia gli occhi con espressione di rimprovero. E allora ha ella dimenticato anche la promessa che in cambio ne ricevei ? In quel tempo credetti che mi fosse fatta sul serio da lei, ma probabilmente sar rimasta allo stato di prova. Enzo si alz, si trasse indietro, impaziente, la ricciuta chioma, e forse perch era stato alquanto curvo doveva essergli salito del sangue alla testa, poich essa era accesa. Debbo subire oggi stesso lesame ? do- mand egli. Mi conceda almeno alcuni giorni per prepararmi. Vuol dire, in altre parole, che non ha la coscienza tranquilla. Egli rise sonoramente come al solito. No, in questo momento ho persino una pessima coscienza, specialmente riguardo a lei. Ma sul serio, le chiedo ancora alcuni giorni di respiro; almeno fino allarrivo del babbo. Tanto, la mia sentenza l'udr sempre troppo presto. Ora per bisogna ch'io mi rechi alla tana dellorso, per ossequiarne labitatore. Vi sar di nuovo fra me e il dottore un' allegra baruffa, ma lo costringer a parlare ! A rivederci, illustrissima signora! Egli usc. Evelina rimase sola, afflitta, e un poco offesa. Era dunque quello stesso Enzo, che quel giorno laveva s teneramente supplicata, a cui pareva star tanto a cuore la sua guarigione ? Ora aveva troncato il discorso in proposito, per parlare di cose affatto indifferenti, di libri. La sua domanda serissima egli l'aveva elusa con uno scherzo, ed ora andava dal dottore Eberardo, principalmente per divertircisi ed accapigliarsi con quelloriginale. Qual differenza fra lui e Hellmar ! Enzo era e sarebbe rimasto sempre quel medesimo incorreggibile scapestrato, volubile e leggiero, inetto a diventare qualche cosa, e forse alla capitale doveva aver menata la solita vita e peggio; in lui non vera da sperare alcun sentimento forte e profondo. Ella gitt da una parte con un movimento impetuoso i libri. Aveva ben ragione dessere indignata, poich come madre doveva pensare a tutelare lavvenire della sua figliuola. Non era quistione che di Caterina, lei non ci entrava; tanto era gi lungo tempo che laveva finita con lesistenza. Mentre si andava ripetendo seco medesima tutto ci, le si riaffacci alla immaginazione l'istante della sera prima quando si rividero, quando quegli occhi bruni, lucenti di gioia si fissarono sui suoi, quando ne scrse il muto saluto, cos eloquente, che le parole non vi sarebbero potute arrivare, e che gli occhi avevano s ineffabilmente espresso, e in questo ricordo lamarezza e laccusa non reggevano. Enzo intanto sera recato alla casa del dottore Eberardo. Travers il giardino, dove non scrse alcuno, ed era per sonare il campanello, quando si aperse la porta e comparve sulla soglia il dottor Gilberto. Signor Kroneck, sia ringraziato Iddio, chio la vedo qui ! L'ho veduto traversare il giardino e son corso ad aprire. Che cosa c ? E accaduto qualche cosa ? domand Enzo, con uno sguardo indagatore sul pallido viso sconvolto del giovane medico. Zitto ! bisbigli questi, volgendo un' occhiata di paura verso la scala. Entri nella mia stanza; l nessuno ci disturba ! Ci dicendo, s'impadron del visitatore e lo trasse nel suo piccolo studio situato a pianterreno accanto allingresso. Chiuse cautamente la porta e si volse al suo ospite. Lha scoperto ! disse egli. Che cosa ? Il suo romanzo ? domand Enzo, che comprese subito la faccenda. S, quella disgraziata poesia ha rivelato tutto; ne avevo gettato il primo abbozzo sul rovescio delle pagine d'un trattato di medicina; Martino lo trov e lo port al suo padrone, e la sera quando tornai a casa, accadde una scena tremenda.

Bravo ! Abbiamo dunque un principio di rivoluzione, la quale ad ogni modo necessaria. Spero per chella avr tenuto testa al suo maestro ? Questa supposizione non si avverava, perch Gilberto abbass gli occhi, e la sua voce pass a poco a poco dalla commozione allindignazione, quando continu: Dovetti sostenere un esame, un interrogatorio in piena regola; fui interrogato minutamente, e si volle chio rispondessi a puntino. Dio mio, ma poi un delitto lamare ? Al cospetto del suo tiranno, certamente. Ma la scena devessere stata comicissima; peccato, che non ci sia stato anchio ! Gilberto ammir il coraggio del giovane amico, ma quanto a s, si affrett a rispondere: Non vorrei ritrovarmici un'altra volta per tutto loro del mondo. Il dottore minacci, strepit, e Martino era l ad aiutarlo. Sono stato trattato da tutti e due peggio duno scolaretto ! E non ha reagito ? domand Enzo, che si era intanto adagiato sul sof. Che dovevo io fare ? Che doveva fare ? A che ci sono le porte ? Doveva uscire, e non tornar pi. Il giovane medico sembr colpito da queste parole; evidentemente a questo espediente non ci aveva pensato. Ella dunque pensa, che avrei dovuto o debbo.... Venir via ! conferm Enzo. E se pretendessero di trattenerlo, sfondare finestre e usci, e fare al signor dottore precisamente una scena simile a quella, ch'egli ha fatto a lei; e allora, non dubiti, la rispetterebbe. Impossibile ! Eberardo il mio benefattore, lui che mi ha reso possibile di studiare; a lui debbo il mio progresso nella scienza. E in contraccambio egli l'ha tenuta per anni in una vera e propria schiavit. Quel vecchio egoista s' fatto pagare cento volte il doppio, quello che le costato. Porse.... ma ad ogni modo io non posso.... non ho il coraggio.... E allora lasci stare ! lo interruppe Enzo, impazientito e rinunzi a Caterina ! A che mi guarda cos inorridito ? Ella ad ogni modo bisogna che si persuada, che cotesta separazione necessaria, se vuole sposare sul serio quella fanciulla. Intenderebbe forse di portarla in casa del dottore, come una specie di figlia adottiva ? Per l'amor di Dio, no ! rispose, raccapricciando, Gilberto. Ci sarebbero in casa delle tragedie tutti i giorni. Probabilmente, poich la mia piccola cugina non si farebbe maltrattare con tanta rassegnazione, come fa lei; eppoi non seguirebbe mai un uomo, a cui mancasse il coraggio di scuotere il giogo duna simile tutela. La gratitudine una bella cosa ! Ma una irragionevole ed assurda enormit il pretendere per se tutta la vita, tutto lavvenire dun giovane, per la ragione che lo si beneficato. Bisogna farlo capire al signor dottor Eberardo. S, bisogna farglielo capire ! accord Gilberto. Egli s'interruppe ed origli verso la scala. Ecco Martino, probabilmente ha visto ch'ella entrata qui e viene per ispiare. Non c dubbio, mi tengon qui come un prigioniero, e non c ragazzo a cui non si conceda maggior libert, che a me. Grazie a Dio esclam Enzo sento un po' di furore nellaccento delle sue parole ! Ebbene, si rifaccia da Martino e gli dichiari che non ha niente da cercare n da vedere nella sua stanza, e che se ne vada al diavolo ! Eccolo qua, questo magnifico esemplare di servitore ! Infatti si apr luscio e comparve sulla soglia, grande e terribile, Martino. giovane. Quantunque gli mancasse il coraggio d'affermare la sua indipendenza, pure quel modo di trattare in presenza daltri non era disposto a tollerarlo. Voi vedete che ho qui il signore rispose. Diteglielo al signor dottore. E Martino ripet imperturbabile: Il signor dottore ha detto, che venga su subito. Ebbene, ditegli che non vengo ! Il vecchio servitore spalanc tanto d'occhi, e credeva di non aver capito; quindi torn a domandare: Non vuol venire ! ? No ! E ora andatevene, Martino; ci disturbate. Martino ora guardava Gilberto ora Enzo; non profer per altro una sillaba, volt le spalle, e un minuto dopo fu sentito salire a saltelloni la scala. Signor dottore, venga immediatamente su dal padrone disse con accento, che spinse il sangue sulle guance del

Il principio non stato cattivo ! esclam Enzo, lodando lamico. Ma ora comincia la battaglia grossa col dottore, e data la sua brutalit, si vien dicerto ad una rottura. E pronto lei, in caso estremo ad abbandonare questa casa ? Se non c' altro rimedio.... s! rispose Gilberto con un profondo sospiro. Ma dove andr? Per ora allOsteria della Valle. L vi sar intanto bene accolto; e poi, bisogner chella faccia dei passi per cercare di rendersi indipendente. La sua dissertazione ha fatto chiasso, ed stato per anni assistente d'una vera autorit medica; ci avr il suo peso, quando chieder o concorrer ad un posto. Per il momento la mia cassa, certo modesta, a sua disposizione. La ringrazio, signor Kroneck; ma non ne ho bisogno. Posseggo una certa somma, ricavata dalla vendita della biblioteca di mio padre, che fu venduta appunto dopo la sua morte. Non molto; ma per il primo anno mi baster. Tanto meglio ! Ma ora si armi, perch sento delle porte aprirsi e dei passi molto sospetti. Pare che il signor dottore s'incomodi a salire in persona, per amministrare al riottoso scolare la ferula. Sia forte; io resto qui e le copro le spalle. Pensi a Caterina ! S, a Caterina ! ripet Gilberto. Oh, se potessi un giorno dirla mia ! Enzo sorrise. Egli stimava la cosa beli' e fatta, e ne aveva motivi. Il vivo rossore della sua cugi- netta, quando la mattina aveva condotto il discorso su Gilberto, e la parte che aveva preso ai motteggi contro il signor dottor Eberardo, gli avevan fatto capire come stavano le cose; ma per ogni ulteriore spiegazione adesso mancava il tempo, poich si sentiva il furibondo passo del dottore, che saliva le scale. Subito dopo egli entr, seguito da Martino, il quale credevasi autorizzato ad assistere allesecuzione e come accusatore e come secondo tutore del giovane assistente. Buon giorno, signor dottore ! disse Enzo, che stim necessario di slanciarsi il primo sulla breccia. Eberardo, che naturalmente trovavasi informato della sua presenza, lo guard sospettosamente; fiut qualche cosa di simile ad un complotto. Signor Enzo Kroneck.... qui anche lei ? Che cosa fa qui col mio assistente ? E come lo conosce ? Il signor dottore l'accompagn nella sua prima visita alla villa Rehfeld, e l lo vidi e ne feci la conoscenza rispose francamente Enzo. Precisamente !... E subito dopo lei part brontol Eberardo, che adesso cominciava a credere alla accidentalit di quella visita, e a cui faceva molto comodo, che il giovane Kroneck fosse arrivato. Egli era il promesso sposo di Caterina Rehfeld, e quando avesse saputo ogni cosa, si sarebbe rivolto naturalmente subito contro il rivale. Quindi il dottore non ebbe alcun riguardo nel prendere a testimone del colloquio il supposto alleato, poich lo riguardava tanto da vicino. Che cos questo, Gilberto ? cominci il dottore in un tono, che prediceva il temporale. Pare che Martino non abbia bene inteso. Che cos'ha da dirmi ? Il giovane assistente aveva indietreggiato tre passi; per quanto avesse valorosamente sostenuta la sua indipendenza al cospetto di Martino, pure essa non resisteva allavvicinategli del tiranno in corpo ed anima. Per fortuna, Enzo riconobbe ci che di minaccioso aveva la situazione e gli si avvicin alle spalle, cosa che sembr incoraggiare il suo protetto, poich assai fermamente rispose: Comella vede, signor dottore, ho delle visite; e Martino mi ha chiamato in una maniera, che era in sommo grado offensiva. E lei, allora, ha risposto di non voler venire ? S, lho risposto ! Questa affatto nuova ! proruppe Eberardo, assolutamente furibondo. Prima lei si innamora senza il mio permesso, e poi mi nega apertamente obbedienza. Crede forse, chio mi debba rassegnare ad un simile modo di agire ? Signor dottore, la prego.... Gilberto s'imbrogliava; la voce gli rifiutava il suo ufficio, o dalla paura o per sentimento di ribellione; ma a quel punto, Enzo gli sussurr appena percettibilmente: Che trattamento indegno ! Che trattamento indegno ! ripet Gilberto ad alta voce. Lei non ha da pregare n da chiedere rispose Eberardo venga su subito in biblioteca ! No, signor dottore; e se lei continua su cotesto tono, non mi resta altro.... E si trov di nuovo arrenato. Che andarmene gli soffi di dietro Enzo. Che andarmene dichiar il giovane medico, e questa volta energicamente. Non ci si provi ! salt su il dottore, dando un s terribile pugno sulla tavola, che questa scricchiol. E ora lei batta sulla sedia ! comand Enzo, che fu sorpreso, di trovar pronta obbedienza.

Gilberto infatti lasci andare un pugno s violento sulla sedia, che questa traball rumorosamente e cadde. Ci produsse il suo effetto, poich allora fu il dottore che retrocedette tre passi. Gilberto, credo che lei abbia perso il cervello ! proruppe il dottore, con voce rauca per la collera. No ! rispose il giovine medico io non sono che compreso della mia dignit ! E accompagn questa dichiarazione con una pedata, che fece rotolare la sedia per alquanti passi nella stanza. Eberardo lo guard fisso alcuni secondi, poi si volse al suo Martino, che a buon conto si era rifugiato accanto alla porta. Non le lo avevo detto ? Malattia cerebrale ! Tutta quella storia d'amore non era che un sintomo, ora siamo allo sviluppo. Prego, non mi offenda con le sue supposizioni ! esclam Gilberto. Ho sopportato per anni la sua tirannia pazientemente, perch ella era il mio benefattore, ma ogni cosa ha i suoi limiti. La gratitudine una gran bella cosa ! Ma un' iniqua enormit d'usurpare tutta la vita, tutto l'avvenire dun giovane, perch lo si beneficato ! Bene ! esclam Enzo sottovoce ben ricordato ! Ma ora continu Gilberto ora difender la mia libert, e se volesse trattenermi, sfondo finestre e porte, come fossero di vetro ! Signor dottore, venga via; la cosa comincia a diventar pericolosa preg Martino, cercando di trascinare il suo padrone. Ma questi non riusciva a spiegarsi l'improvviso cambiamento del suo dolce e timido assistente, e siccome sapeva, come medico, in qual modo dovevano essere trattati dei malati simili, cambi tono e disse con quanta maggior mitezza pot: Gilberto, sia ragionevole; tutto si accomoder. Vada a letto; le prescriver qualche calmante e Martino.... Che Martino non si accosti pi a me, e in quanto alle ricette me le faccio da me stesso! esclam Gilberto, affatto fuor di s, quando si accrse che veniva trattato come un irresponsabile. Quando uomini timidi e paurosi hanno qualche accesso di eroismo, di solito vanno allestremo opposto; e anche qui era il caso. Tutto ci che il giovane aveva patito d'umiliazioni e sottomissioni, d'oppressione e di schiavit negli anni passati, sembr sfogarsi tutto ad un tratto, cos chegli lo disse in faccia ai suoi tormentatori. Martino, che era tirannico soltanto contro chi non si difendeva, lo guardava raccapricciato. Eberardo tent alcune volte d'intervenire, ma anchesso aveva perduto la bussola, dopo aver udito il suo assistente che lo sopraffaceva e sgridava per lultimo. Signor dottore, ora basta ! Ora cssi, altrimenti chi sa mai che cosa accade disse Enzo, prendendo per un braccio lassistente al parossismo della rabbia. La sua voce fece ritornare alquanto in s Gilberto, il quale, per altro, bramoso di combattere ancora, domand: Crede veramente, che basti ? Assolutamente ! E ora ed Enzo abbass la voce via subito di casa ! La riscossa non si far aspettare; abbandoni il campo, ma da vincitore. Gilberto segu il consiglio dellamico, prese il cappello, che era sul tavolino, e s'incammin verso la porta. Addio, signor dottore ! Non mi dar riposo n pace fino a tanto che non lavr ricompensato di tutto ci che ha fatto per aiutarmi a mantenermi agli studi. Amore non ho bisogno di ricambiarne, perch non ne ho mai avuto da lei; addio ! Martino, non lasciarlo! esclam il dottore, accortosi allora che il giovane faceva sul serio. Ma Martino si era nascosto nell'andito e non si mosse; e in quel momento Enzo stesso trattenne il dottore, sbarrandogli la via e coprendo la ritirata del suo protetto. Ma, caro signor dottore, non pu trattenere a forza il suo assistente, se vuole andarsene dissegli efficacemente. Egli a buon conto non un affisso della sua casa, inventariato, a cui non sia permesso di muoversi dal posto. Vuol forse prender la sua parte ? esclam in collera il dottore. Certo ella non sa affatto di che si tratta, e di chi specialmente si tratta. Ella non s'immagina a mille miglia che.... che.... quella Caterina Rehfeld appunto la persona di cui si innamorato Gilberto, e se lei lo lascia fare, perder la sposa, leredit, ogni cosa ! Si calmi, si calmi, signor dottore ! Accomoder io tutto, si fidi di me. S, lei l'uomo, lunico che pu recare rimedio. Sposi alla lesta quella giovanetta, mi dia ascolto, la sposi subito ! E poi se la porti alla capitale. Quando Gilberto non ne sapr pi niente, ritorner certo alla ragione. La sposer ? domand con aria minacciosa al giovine. Ma Enzo gli rispose con un sorriso: Certo ! Non son venuto qua che per questo. Sia laudato Iddio ! esclam Eberardo respirando, scorgendo la possibilit di tener chiuso il suo assistente, almeno finch il matrimonio fosse un fatto compiuto, e cos passato il pericolo. Martino, codardo, vuoi uscir fuori dal tuo nascondiglio ? credevo che tu te la fossi data a gambe !

Martino comparve sulla porta, ma disse tutto tremante di paura: Oh, signor dottore, stata una scena terribile ! S, quel Gilberto ha coraggio ! Chi lo avrebbe creduto ? Era quasi quasi fiero e brutale come me disse il dottore con un misto di collera e dammirazione. Ma ora lasciaci soli; ho bisogno di parlare di qualche cosa d'importante col signore. Martino, chera diventato piccin piccino, obbed senza contraddire. Eberardo trasse fuori il fazzoletto e si asciug la fronte, poi emettendo un profondo respiro, si abbandon sopra una sedia e ricominci a parlare: Dunque bisogna bene chella si sposi in tutti i modi; lo vede da s ! Quando vuol celebrare il matrimonio ? Appena che mi sar possibile ! Ma ora anche a me permetta una domanda. Lei si ricorder del colloquio, che tenemmo lanno passato nella sua biblioteca. Ella allora mi promise di farsi un concetto chiaro dello stato della signora di Rehfeld, ed ebbe persino la bont d'assumerne in persona la cura. Ella capisce bene, qual il mio desiderio; quello cio di sapere adesso qualche cosa di preciso. Gli occhi del dottore brillarono maliziosamente, come a significare ho bell'e inteso; ma, caro generino, questa volta lhai fatta bassa! Ah, ah, per quei reali interessi ! Capisco, capisco perfettamente ! La sposi, la cuginetta, in nome di Dio, la sposi, e non si lasci illudere dallapparente miglioramento della signora. lultimo guizzo della lucerna della vita !... accade spesso nei tisici.... e sono sintomi, che siamo proprio agli sgoccioli. Il caso, fin di principio, lei lo sa, non presentava speranza, cosa che naturalmente ella deplora.... cintendiamo, non vero ? Perfettamente! disse Enzo, che se l'aspettava questa risposta e teneva pronte le sue armi. Ecco dunque che su questo punto lei costretto a dare ragione al professor Mertens. Che ? Al Mertens ? Non gli do mai ragione a costui ! esclam Eberardo, uscendo da' gangheri appena che ebbe udito pronunziare quel nome. Sicuro, ella ha dichiarato che un caso senza speranza, e il professor Mertens dichiar lo stesso un anno fa. Del resto egli adesso riprender la cura, se la signora ritorner alla capitale. Il dottore balz su, come se fosse stato punto da una serpe. Alla capitale ? E deve cadere nelle mani di quel Mertens ? Non se ne fa niente, non lo tollero, lo proibisco ! Non c' rimedio; bisogna che la signora si rechi alla capitale per affari importantissimi disse Enzo, mentendo e siccome lei col non pu curare la signora, naturale che la riprenda in cura il suo primo medico. Sarebbe proprio una bella storia ! proruppe Eberardo, passeggiando furibondo in su e in gi per la stanza. Dunque dopo che mi sono affaticato per un anno intero, e ho adoperato tutto il mio sapere e la mia esperienza nella cura di questa malata, il signor Mertens dovrebbe carpirmi di sotto il naso il successo? Ora, che il pericolo rimosso, dovrebbe lui terminar la cura e strombazzare al mondo che ha trovato la pietra filosofale, che ha fatto il prodigio di rendere la salute ad una inferma spacciata per morta ? Ma I' hanno da far con me ! No, non se ne fa niente le ripeto. Ma, scusi insist Enzo ha detto un momento fa.... Il dottore non lo lasci finire. Ci che ho detto, una fiaba ! Non volevo prematuramente far noto il risultato, ecco tutto ! non volevo.... insomma, la signora Rehfeld non pi in pericolo di vita e ritorner perfettamente sana; sana come me e lei ! Enzo si era alzato anchesso, e con una superiorit comica riuscitagli maestrevolmente, rispose: Signor dottore, non mi riputer sul serio tanto gonzo da credere a coteste sue parole, dopo che un momento fa mi ha dichiarato il contrario. Capisco che lintervento del professore Mertens debba riuscirle mal gradito, tanto pi che ora deve applicare un suo nuovo metodo di cura. Se, ad onta di tutto, egli mira con esso ad ottenere un trionfo, questo affar suo; quanto a me vorr ben permettermi dattenermi alla sua prima dichiarazione. Il giovane aveva ben calcolato; l'idea, che l'aborrito rivale potesse raccogliere il frutto delle sue fatiche e farsene bello, fece sul professore leffetto del panno rosso, tenuto innanzi ad un toro. Egli divent cieco dalla rabbia, e proruppe con violenza inaudita: Ebbene, sappia, cacciatore di patrimoni, che con lei ho precisamente rappresentato una commedia! Mi sono assunto quella cura soltanto per dar di frego al suo calcolo infame, e ora le do la mia parola d'onore come medico e come uomo, che la signora Rehfeld non stata mai etica. Colla mia diagnosi, fin di principio stabilii che si trattava duna nevralgia, che per alquanto tempo, certo, ha gravemente minacciato la vita della sofferente; ma ora non c' pi pericolo, la crisi superata, e quel che le resta di debolezza, sapr toglierla pure. Oggi stesso dichiarer alla signora, che garantisco la sua piena guarigione, e che, per quanto posso prevedere, ella vivr altri cinquantanni.... eppoi, vedremo, sella andr di nuovo a farsi curare dal Mertens !

Egli trionfava del supposto cacciatore deredit, a cui credeva davere ammenato il colpo di grazia; ma il volto del giovane s'irradi ad un tratto duna gioia indicibile, tanto che proruppe giubbilando: E dunque vero ? S, alla sua parola d'onore ci credo ! Evelina salva.... Dio ne sia ringraziato ! Evelina ? Come ? Che vuol significar ci ? domand Eberardo rannuvolato. Ma Enzo continu con gioia irrefrenabile: E ora, signor dottore, infurii e tempesti pure, mi getti fuori della porta, faccia di me quello che vuole, non me ne importa. Lei mi ha salvata Evelina, ed io debbo dal profondo del cuore ringraziarla, mille e mille volte ringraziarla ! E ci dicendo si strinse impetuosamente al petto il dottore, invano recalcitrante. Eberardo non sapeva come spiegarsi la cosa, e per trovarne la chiave disse: Ah, lei se ne rallegra ? Ma leredit le sfugge di mano e..,. Dio del Cielo, tutta quanta la. storia mi si fa chiara di luce meridiana ! Ho capito ! Lei innamorato dEvelina ! Enzo tacque e abbass gli occhi: al dottore quel silenzio bast; cadde sur una sedia, e si batt la fronte esclamando: Asino che sono stato ! Segu una pausa imbarazzante; indi il giovane si avvicin al dottore e la sua voce son grave e quasi di rimprovero. Perdoni, signor dottore, se io ho scelto questo mezzo, ma lei non me ne aveva lasciati altri. Tutta la mia speranza lavevo riposta in lei, poich sapevo che anni fa aveva trattato con incredibile risultato un simile caso. Ad una preghiera per quanto calda e cordiale, lei non sarebbe stato accessibile, e ne fecero lesperienza mio padre e la mia cugina, e allora io, mi perdoni, ho speculato sulla sua misantropia. Sapevo che non si sarebbe fatta sfuggire l'occasione di preparare al supposto cacciatore di patrimoni una sensibile stizza ed altrettanta al suo rivale nella scienza, e il risultato mi ha dato ragione. La fronte del dottore si era tutta rannuvolata; e con la sua abituale amarezza e brutalit rispose: Ebbene, signor Kroneck, ci chella mi dice non troppo lusinghiero. Dunque ella ha speculato sulla mia malignit, ha fatto di me il suo giuoco e ora ride dello scimunito, che caduto ciecamente nella sua trappola. Ma non delluomo che ha salvato una vita, a me cento volte pi preziosa della mia stessa, signor dottore ! Per questuomo sento nel cuore la pi profonda gratitudine; questuomo pu chiedermi tutto, tutto pu esigere da me, e spero di dimostrargli che nel mondo c, oltre allegoismo e alla speculazione, anche qualche altra cosa. Non deve adirarsi meco, no, dottore, non deve adirarsi, poich mi ha reso il pi felice dei mortali! Egli gli porse la mano con un sorriso di gioia s ineffabile, s raggiante, che ebbe virt di sgombrare la nuvola di sulla fronte dello scienziato, il quale la prese e la strinse cordialmente e fortemente. Bisogna, aff, ch'io lo confessi! In fondo, lei ha ragione; per altra via non sarebbe riuscito ad avermi come medico. Briccone ! Briccone ! con cotesti occhi furbi. Ma chi le ha insegnato a cotesta et a penetrare ne' cuori degli uomini s facilmente e profondamente da dar molti punti a noi, barbe grige ? Ho tanto, ma tanto piacere che cotesti occhi limpidi e cotesta faccia aperta non abbiano mentito ! Non voleva andarmi gi, che vi dovesse esser dietro un birbante, e mi stizzivo tutte le volte che ci pensavo! Ci dicendo continuava a scuotere e stringere la mano del giovane, e sembrava tutto contento del tiro che aveva saputo fargli. Disgraziatamente quella contentezza non dur a lungo, perch a un tratto si affacci alla mente del dottore lenorme danno, che ne veniva a' suoi interessi da tutto questo complesso di fatti. Ma della bambina che ne sar ? esclam egli. Eppure dovr ad ogni modo maritarsi ! Certo rispose Enzo con calma ella probabilmente sposer il dottore Gilberto. Non torni ad arrovellarsi, signor dottore; bisogner chella si familiarizzi con questo pensiero, poich non ha alcun diritto dopporsi. E ora mi permetta dandarmene; bisogna che raggiunga il fuggitivo, altrimenti nell'eccesso della sua nuova dignit duomo me ne fa qualcuna, che non vorrei. Il giovane part, e il dottore sal furibondo la scala, in cima alla quale incontr Martino. Se 1l andato il signor Kroneck? domand il vecchio servitore. S, Martino. Eberardo in mancanza d'una tavola diede minaccioso un colpo sulla balaustrata della scala. Ma anche lui innamorato; e per giunta della sua suocera ! Dio ci abbia nella sua santa grazia ! esclam il vecchio Martino inorridito. Un caso simile non mai avvenuto! Ma io glielavevo detto, signor dottore, quando centra di mezzo la donnetta, tutti gli uomini diventan pazzi !

IX.

Gilberto aveva intanto seguito il consiglio dellamico e si era recato allOsteria della Valle, dove incontr la curiosit delloste, il quale naturalmente rimase molto meravigliato, che lassistente e compagno inseparabile del dottore Eberardo volesse a un tratto albergare presso di lui. Per fortuna comparve subito dopo Enzo, che accomod la cosa. Egli invent l per l un pretesto, che certamente non fu creduto che per met! ma il giovane medico ebbe, ad onta di tutto, la camera migliore; fu mandato un garzone a prendere le cose pi indispensabili lasciate in casa del dottore, ed Enzo pot senzaltro pensiero lasciar l il suo protetto. Ora voleva tornare a casa e scelse la via pi corta a traverso al giardino, che veniva frequentato soltanto dai forestieri, poich i contadini e i montanari preferivano di trattenersi nellosteria. Il giovane rimase quindi sorpreso, quando scrse un giovanotto in carniera di panno greggio e cappello alla montanara, che stava seduto solo solo sotto un gran melo. Egli aveva il suo boccale di birra ancora intatto dinanzi e guardava con cupa espressione verso la via provinciale, che di l si vedeva e che si dominava quasi tutta quanta. Allapparire del forestiero, si fece attento, e balz a un tratto in piedi, facendosegli innanzi. Enzo trasal; egli non aveva veduto che una sola volta quell'uomo, e per giunta in sul crepuscolo; ma subito lo riconobbe e si mise in guardia. Siete voi, Vincenzo Ortler ? ! Mi volete anche qui sbarrare la strada, e siete bramoso di attaccar briga, come quel giorno ? Il cupo volto del giovanotto non si rasseren, ma scroll il capo. No, signor Enzo, ora so meglio, come stanno le cose. Laltra volta ho sbagliato.... non per male.... ma ho sbagliato. Era una scusa.... quasi una preghiera; cos che il giovane sorrise. Gua', quando si ragiona, possiamo continuare a spiegarci. Quella volta foste troppo villano, perch io mi prendessi la cura di farvi persuaso; ma deve averlo fatto, suppongo, la Gondela. No, fu Ambrogio ! Ah, Ambrogio, il montanaro ! disse Enzo. S; me ne ha dette delle crude e delle cotte, quando gli ho parlato nel mio ritorno al suo podere. Il signor Enzo, mi ha detto, non fa di queste cose; ci metterei la mano sul fuoco; e poi che ero un asino e che dovevo guardar meglio, per non isbagliare. Certo ora lo so anchio, che si chiama Hellmar, non Kroneck. S, Ambrogio le vuol tanto bene; non vuol arrivarci al podere a monte ? Porse; se ne avr tempo disse il giovane, evasivamente; e mutando subito argomento, continu: Ma come va con voialtri innamorati ? Non ho ancor veduto Gondela; non cera, quando ci son passato; cos mi ha detto suo padre. Lo credo io; essa aspetta il suo tesoro disse ridendo e per ci non pu trattenersi con gli ospiti. C tornato il mascalzone, il signorino, e ora fra loro due le cose vanno a maraviglia. Enzo aggrott le ciglia e le sue labbra s'incresparono ad un ghigno di disprezzo. Ha egli dunque ricominciato il suo solito giuoco ? lo credeva che la cosa fosse morta e seppellita. Anchio lo aveva creduto e non ho potuto capire, che Gondela, si ritrosa ed onesta, siasi messa a fare la principessa, e non guardi pi nessuno. Ora se ne sa la ragione; le ha promesso di sposarla ! Alla figlia delloste della valle ? Guido Hellmar ! ? Precisamente lui ! Ma non lo deve sapere nessun altro; egli ha dato parola alla fanciulla e fatto giuramento, dicendo che prima bisognava che accomodasse la cosa con la sua nobile famiglia; la Gondela ha quindi taciuto, e neppure il padre ne sa nulla; ma poc'anzi, avendo voluto sapere a ogni costo ogni cosa, e per lultima volta avendo voluto sciogliermi s, o no saltato fuori l'enimma. Fra qualche giorno egli parler con l'oste, e poi la condurr seco in citt e diventer la illustrissima signora Hellmar. E la Gondela lo crede ? E lei non lo crede ? domand il giovanotto. Eppure, verr bene in chiaro, perch fra me e il signorino abbiamo da scambiare alcune parole. Laspetto qui, e questa volta non isbaglio ! Vincenzo, non facciamo prepotenze ! Si pu accomodar la cosa in tuttaltra maniera disse Enzo. Promettetemi di lasciare andare in pace quella persona; vi do la mia parola che Gondela lo rimander oggi stesso con lo scorno e la vergogna. Vincenzo spalanc gli occhi a quella promessa, il cui adempimento gli sembrava impossibile. S.... e come vuol mai fare ? domand cupamente. Questo affar mio. Vado a trovare la fanciulla, le apro gli occhi.... ma vi ripeto.... non voglio vie di fatto; posso fidarmene ?

Vincenzo accenn soltanto col capo di s. Il giovine signore aveva una risolutezza, che bisognava credergli ad ogni costo; forse era una specie di mago, perch senza luso della magia non avrebbe potuto con tanta sicurezza garantire il cambiamento d'opinione di Gondela. Il giovanotto, dopo un po' d'esitazione, torn al suo posto, di cui si serviva come di luogo dosservazione. Dopo un quarto d'ora circa, comparve infatti l'odiato rivale in elegante e pittoresco costume d'alpinista, su per la via provinciale; salut l'oste della valle, che gli venne incontro, ed entr nellosteria. Vincenzo si domin, costringendosi a restare al suo posto, quantunque gli si chiudessero le pugna; egli voleva prima vedere, se il signor Enzo manteneva la parola. Questi intanto aveva una grande difficolt da superare per mantenere la parola data a Vincenzo. Egli aveva fatto chiamare Gondela in una delle stanze pi appartate, dov'egli si trov da solo a sola; e a prima vista si scorgeva che il colloquio sarebbe stato tempestoso. Le guance della fanciulla ardevano, gli occhi le fiammeggiavano e la voce tremava della pi violenta agitazione. Non vero ! Non vero ! Me lo ha promesso cento volte; me ne ha data parola e giuramento; glielo domander, quando viene. Ci guadagnerai poco rispose Enzo ti aggiunger un nuovo giuramento a quellaltro; e saranno tutte menzogne! Non vero ! persisteva 'Gondela. Io ho mantenuta la mia parola; ho taciuto; non stata una cosa facile per me, quando mio padre voleva che sposassi Vincenzo. Ma il signor Hellmar ha voluto cos, ed io gli ho obbedito. Perch hai respinto Vincenzo ? domand Enzo, in tono di rimprovero. Quello ti amava per isposarti da giovane onesto, e credo che ti ami ancora, per quanto tu abbia agito tanto male verso di lui. Intorno alle labbra della fanciulla guizz come una mal repressa voglia di piangere, poi proruppe: Egli ha i suoi capricci ed io ho i miei; sarebbe un cattivo matrimonio. Giacch mi ha tormentata tanto con le sue gelosie, come se non dovessi guardare mai altri che lui, ora glielho fatta ! Dunque per dispetto e capriccio sei corsa nelle braccia dun altro.... vergognati, Gondela ! La fanciulla volse il capo con un impetuoso movimento. Mi lasci in pace, signor Kroneck; oramai con Vincenzo finita.... Sar moglie del signor Hellmar, diventer una gentildonna, avr casa e servit; avr carrozza. Egli me lo ha promesso ! ma bisogna che aspetti ancora un poco di tempo; perch egli ha genitori s crudelmente superbi, che non possono soffrire, chegli sposi una campagnuola. Ed io ti dico che Hellmar, prima di tutto, non ha pi i genitori, poi che non di famiglia nobile, n possiede ricchezze, come ti ha dato ad intendere. Del resto egli pienamente libero e padrone di se, e poteva condurti all'altare fin dall'anno passato, se avesse fatto sul serio. Ma nello stesso tempo ha fatto la corte ad un' altra, ad una nobile signora.... No ! No ! proruppe Gondela diventando spaventevolmente pallida. Non lo credo.... non credo a nessuno nel mondo.... non credo che a lui, a lui solo. Va bene; e allora lo saprai dalle sue stesse labbra ! Certo non ricorro volentieri a questo mezzo, ma qui si tratta devitare una sventura, e non c altra via per convincerti. Gitt uno sguardo intorno alla stanza, e quindi si rivolse alla fanciulla. Ecco il tuo sposo ! Io lo far parlare, e tu starai ad ascoltare, testimone non vista. Vai nella stanza accanto; di l puoi udire parola per parola, ma non devi tradirti neppure con un accento, finche non sarai persuasa e convinta del suo tradimento. Era una cosa strana, il vedere quale ascendente esercitava Enzo, di solito s placido, sugli altri, quando faceva da senno. Come aveva signoreggiato il caparbio Vincenzo, cos ora aveva ridotta allobbedienza Gondela; ella quasi macchinalmente obbed ed entr nella stanza attigua, chiudendo la porta dietro di s. Dopo pochi minuti Hellmar saliva la scala. Buon giorno, Enzo dissegli entrando. L'oste mi disse che eri di sopra e con Gondela. Dov mai andata ? stata chiamata e a questora sar in chiesa Meglio cos, mi sarebbe riuscito noioso di trovarla qui. Ma pare che tu abbia avuto un colloquio proprio intimo con la ragazza; vuoi forse attraversarmi la strada ? Oh, no, ma vorrei farti una domanda. egli vero, che hai promesso a Gondela di sposarla ? Che ha chiacchierato forse quella stupida ? rispose vivamente Hellmar. Eppure io aveva voluto la sua parola, che avrebbe taciuto, e credevo che lavrebbe mantenuta.... perch.... Perch tu hai genitori s superbi che non consentono una simile unione. Tu lo vedi, so tutto.

Ebbene, s; con che cosa si pu chiuder la bocca a una zotica simile ? disse stizzito Hellmar. Ella avrebbe senza dubbio millantato il suo matrimonio co' suoi pari, se non le avessi dato ad intendere che allora il matrimonio sarebbe andato all'aria. Ma va a fidarti di questi villanacci ! A faccia tua per altro non avr taciuto, perch sa, che siamo amici, e forse credette che tu sapessi la cosa. In questo caso non ci sarebbe nulla di male. Ad ogni modo tu devi aver dato alla ragazza delle assicurazioni formalissime, poich ella si riferisce a quelle con una sicurezza, che io stesso avevo cominciato a crederci. Tuoi tu forse tradurre in realt uno dei tuoi idilli e sposare una villanella ? Hellmar diede in uno scroscio di risa. Ma, Enzo, ti prego ! Hai tu perduto il senno, O Gondela ti ha fatto vedere la luna nel pozzo ? Io, Guido Hellmar, sposare una contadinotta ! ! La figlia delloste della valle, che porta i boccali della birra a tutti questi villani, presentarla nei salotti delle mie ammiratrici nella capitale.... sarebbe, davvero, uno scherzo de' pi piccanti ! Egli ricominci a ridere, ma Enzo non si associ al suo buon umore, guard la porta, che restava ancor chiusa, e domand: Ebbene, se non avevi buone intenzioni, perch hai messo in iscena tutta questa commedia ? Perch ? Mio Dio, perch non cera altra via per ottener qualche cosa. La Gondela ride e scherza con tutti, ma se si cerca di avvicinarla un po' pi di quel che non le garba, diventa una gatta selvatica. La cosa cominciava a diventarmi noiosa, e bisognava che ne venissi a capo. Lei poteva risparmiarsi la fatica ! tuon improvvisamente la voce di Gondela, e si spalanc la porta e si present sulla soglia la ragazza. Pareva che tutto il sangue le fosse sparito di sulle guance, ma le mani erano strette a pugno e gli occhi fiammeggiavano minacciosi, quando comparve innanzi a Hellmar, che repentinamente si ritrasse fino alla parete. Poteva risparmiarsi la fatica ! ripet ella, quasi soffocata dalla collera e dalla vergogna. La stupida contadinotta ci pone fine ella stessa, e quantunque il matrimonio possa riuscirle pi povero, non sar mai cos cattivo e sozzo, come se avesse sposato un Guido Hellmar, un mascalzone ! Gondela, tu ? balbett il miserabile. Come puoi.... non ho parlato che in ischerzo con lamico.... S, ma io faccio sul serio, io, e sar serio anche per te; imparerai a conoscere la gatta selvatica ! proruppe ferocemente la ragazza. Hellmar non seppe trovare altro rimedio, che quello di nascondersi dietro le spalle di Enzo. Per l'amor di Dio, tienla lontana e impedisci lo scandalo ! gli mormor. E abilmente profittando del momento in cui Enzo si frapponeva fra lui e lei, strisci rasente alla parete, guadagn la porta e se la diede a gambe. Gondela voleva slanciarsegli dietro e vendicarsi allistante, ma Enzo lafferr per un braccio e la trattenne. Sii savia, ragazza ! disse a mezza voce, ma energicamente. A che tutto questo chiasso ? Non nuoce che a te. Pino adesso nessuno ha saputo nulla, fuori che io e Vincenzo, e nessuno deve saperlo. Noi taceremo; taci anche tu. Queste parole e la vergognosa ritirata del suo supposto sposo ridussero alla ragione Gondela. Ella rimase l, e le sgorg dagli occhi un vero torrente di lacrime. Vincenzo intanto era rimasto al suo posto dosservazione, ma con la tacita riserva di far uso dei suoi pugni, se la cosa avesse durato un pezzo. Dopo nemmeno dieci minuti ricomparve il.... signorino.... ma visibilmente costernato, e correva, correva innanzi a pi potere; subito dopo sopraggiunse anche Enzo, che entr parimente nel giardino. Se n' andato ! esclam Vincenzo. S, e non ritorner! La Gondela lo ha cacciato via di maniera, che gli passata una volta per sempre la voglia di metter pi piede allOsteria della Valle. E Gondela? Essa l che piange, e per ora bisogna lasciarla sfogare. Pi tardi le parlerete. Signor Enzo, io credo chella sappia ammaliare! proruppe Vincenzo. Signor Enzo, un giorno io voleva ammazzarla.... cio volevo ammazzar quellaltro.... ora per, mi comandi, e per lei mi getto nel fuoco, se occorre. Il giovane sorrise e batt sulla spalla all'Ortler. Nel fuoco, no, non necessario; ma se volete venir meco nella neve, vi prendo alla parola. Fra qualche giorno ho l'intenzione di ascendere al Picco della neve e ho parlato stamani in proposito con Sebastiano, che mi deve far da guida. Egli per crede che sia meglio averne due delle guide, poich lascensione fino in cima non si pu fare che con le corde. Volete essere il secondo ? Certo ! Ma Ambrogio non lo prendiamo con noi ?

No rispose Enzo andremo soli. Da Sebastiano saprete il giorno e lora. Addio, Vincenzo! Egli part e per la via mormorava seco stesso: Finora ho fatto da santo protettore a due coppie d'innamorati.... ardua fatica davvero! Ora tempo di pensare un poco anche a me.

X. Enzo Kroneck aveva una decisa avversione perla via maestra larga e comoda; egli, quando era appena possibile, preferiva i viottoli a traverso ai boschi e ai prati, dove alloccasione non gli facevano impedimento ne macchie n fossi. Anche quel giorno second questa simpatia e perci non vide la ben nota figura, che camminava appunto per la via maestra. Non era Guido Hellmar, che si era rifugiato nella villa Rehfeld, ma il dottor Gilberto, che aveva la medesima meta. Il giovane dottore dopo matura riflessione aveva risoluto d'interrogare il suo destino, poich ad ogni modo bisognava che lo facesse. Il dottor Eberardo era per il momento onnipotente presso la signora di Rehfeld, e vera da temere che abusasse di questa onnipotenza per annientare la felicit del suo assistente o disturbarla per lo meno; ed oltreacci Gilberto aveva un confuso presentimento, che leroe, col quale egli aveva oggi vittoriosamente battuto le potenze nemiche, non continuerebbe troppo a lungo a stargli alle spalle. Si trattava dunque di profittare del tempo. Egli naturalmente si diresse al lato posteriore del parco, verso la pergola, e questa volta la fortuna gli fu propizia. Sul tavolino cera di nuovo il panierino da lavoro col ricamo, ma v'era anche accanto un foglio ben noto e sulla panca sedeva Caterina in persona. Ella non leggeva pi la poesia, per il semplice motivo, che la sapeva a memoria; ma si lambiccava il cervello per ispiegarsi, come mai l'autore, dopo avergliela consegnata, era fuggito via a precipizio. I versi non avevan bisogno certamente d'alcun commento, parlavan chiaro abbastanza, ma egli avrebbe potuto aspettare la risposta. Caterina sapeva benissimo, che il cugino Enzo le era destinato per isposo, ed Enzo era senza dubbio molto bello ed amabile, assai brillante, e sempre pronto a scherzare colla sua cuginetta, quando essa ne mostrava voglia; ma ad onta di tutto questo, il mite e timido Gilberto aveva occupato il primo posto nel suo cuoricino. Lantica esperienza della simpatia, che spesso attrae l'una all'altra due nature differentissime, anche qui si afferm vera. Del cugino Enzo la fanciulla non si dava alcun pensiero, poich tanto egli non prendeva nulla sul serio, e neppure in amore; co' suoi capricci, con la sua sfrenatezza non poteva essere adattato a fare il marito; e la mamma.... Oh, quanto a lei, pigliandola per benino e dalla parte sensibile, si poteva ben vincerla. Caterina era da lungo tempo avvezza a vedere nella sua matrigna nientaltro, che un' amica con qualche anno di pi. Signorina ! esclam a un tratto qualcuno con voce timida e sommessa. La fanciulla trasal e si fece rossa in viso, ma rimase ferma a sedere. Signorina! ripet la medesima voce. E allora si scopr la figura di Gilberto di dietro al cancello del parco e alle fronde della pergola. Signor dottore ! rispose Caterina altrettanto timida. Ha letto la mia poesia ? domand Gilberto di dietro allinferriata. S rispose, a bassa voce, la fanciulla. E lei.... lei se l avuta a male ? Caterina rispose col cenno del capo no, ed il giovane intese, e stava per arrampicarsi senz'altro sul cancello. Ma Caterina, prevenendolo, gli disse: Non passa dentro, signor dottore ? Ella naturalmente intendeva per la porta del parco, ma Gilberto scelse la via, che aveva fatto il giorno prima con Enzo, e cominci ad arrampicarsi su per le sbarre del cancello, con grandissima soddisfazione della fanciulla, che trovava veramente drammatico e romanticissimo, che l'amante andasse a lei per quella via. Essa sostituiva perfettamente la consueta scala di corda dei romanzi, e Gilberto anzi ci guadagnava infinitamente con quella scavalcatura pericolosa. Intanto laveva felicemente eseguita e si trovava nella pergola. La fanciulla si rimise a sedere sulla panca, ed aspettava ad occhi bassi e col cuore palpitante la dichiarazione d'amore, che ora senza dubbio doveva venire. Ma il dottore si sedette sullaltra panca e, come lei, abbass gli occhi. Il suo presentimento non laveva ingannato; il coraggio era scomparso, poich al cospetto della fanciulla amata ritornava con forza duplicata lantica timidezza, e non una sillaba si presentava sulle di lui labbra.

Stettero cos per un pezzo, seduti luno di fronte allaltra, senza fiatare; il tempo passava e quella pausa troppo lunga minacciava di diventar fatale. Intanto sulla strada maestra sentivasi il rumore della carrozza' del dottor Eberardo. Se faceva tanto darrivare, tutto correva rischio dandare a monte; non cera pi un minuto da perdere. Gilberto balz in piedi e col coraggio della disperazione proruppe: Signorina Caterina, io lamo ! Ella respir. Grazie a Dio, finalmente aveva parlato ! ed ella aspettava per lo meno una motivazione di quella confessione, magari in versi, ma invece l'impetuoso pretendente continu: E le domando la mano ! La signorina rimase estremamente sorpresa della repentina precipitazione di questa domanda, dopoch essa si era fatta tanto aspettare. Ma la cosa non poteva essere conclusa e sbrigata tanto alla lesta, e mostrandosi alquanto risentita rispose: Signor dottore, la sua domanda davvero mi giunge assai inaspettata. Ed io l'amo da tanto tempo ! rispose Gilberto. da un anno chio ladoro, ma non ho mai ardito desprimerle ci che sentivo per lei ! Egli parlava come se dalla risposta si aspettasse la sentenza di vita o di morte. Allora sul volto della fanciulla apparve quel suo malizioso sorriso, mentre pensava che era il caso di dovere aiutare il timido amante, e gli suggeriva, sebbene sommessamente: Mi chiamo Rina ! Rinetta ! Rinetta mia ! esclam Gilberto, dimenticando ogni cosa al mondo. Bast infatti quel diminutivo per isciogliergli completamente lo scilinguagnolo e per farlo diventare formidabilmente eloquente. Egli diede sfogo allardente sentimento dellamor suo con tale efficacia, che super perfino laspettativa di Caterina. Il rumore della carrozza, che aveva precipitato la catastrofe, ma che lasciava la villa, invece che avvicinarsele, mor lontan lontano, e sotto la pergola sedeva una coppia felice e suggellava col primo bacio la promessa dunirsi per sempre. Enzo, intanto, era tornato, ma in casa non trov nessuno. La illustrissima signora era andata mezzora prima sulla collina, come aveva riferito il servitore, e il signor Hellmar era parimente partito per il villaggio vicino. Egli aveva lasciato una lettera per il signor Kroneck, con la preghiera che gli fosse immediatamente consegnata. Enzo la prese e l'aperse, incamminandosi anchesso verso la collina. Conteneva poche righe: Mio caro Enzo ! Un affare urgente mi chiama per alcuni giorni al villaggio. Spero che il doloroso incidente andr per s stesso al suo termine, e conto sulla tua amicizia, perch tu faccia il possibile per evitarmi ulteriori spiacevoli conseguenze. Agisci pure come meglio credi; te ne do la pi ampia facolt ! Alla fine della settimana, credo, sar di ritorno. Il tuo vecchio amico. Guido.

Ma benone! mormor il giovane fra i denti, mentre stringeva il foglio nelle mani. Egli se ne fugge, perch teme una vendetta da parte della fanciulla, e incarica me d'impedire la pubblicit e lo scandalo. Ma questo oramai accaduto; Gondela ha fatto senno. Tuo vecchio amico ! Sarebbe tempo che questa commedia damicizia finisse. Se possibile, voglio risparmiare ad Evelina l'amaro disinganno di vedere il suo poeta precipitar gi dalla sognata altezza; se poi lavesse gi tratta nella rete, allora penser io a romperne senza riguardo le maglie e le dir tutta quanta la verit. Evelina era infatti sulla collinetta. Ella sedeva sul macigno coperto di musco, sotto lalbero, e leggeva. Quello era diventato il suo posticino favorito, e dacch le sue forze cresciute le permettevano pi lunghe passeggiate, ci andava pi spesso che le era possibile. La primavera aveva questa volta fatto il debito suo anche in montagna. Non era un germogliare serotino come nell'anno avanti, sempre in conflitto coi freddi acquazzoni e coi venti gelati; era un pieno risveglio della natura alla vita ricca di sole e di fiori. Il melo selvatico era gi ricoperto di fitto fogliame; e le verdeggianti foreste, il lago che mandava di lontano il suo splendore metallico, le linee azzurre dei monti, tutto era inondato dalla chiara luce dorata del giorno, tutto spirava frescura e splendore di maggio. Perdono, se disturbo disse Enzo, quando la giovane signora al suo apparire trasal e balz in piedi. Ella era s assorta, che non si neppure accorta della mia venuta.

Il volto dEvelina portava infatti lespressione della pi profonda emozione; le guance erano ardenti, gli occhi scintillavano come rapiti in estasi; sembrava chella avesse dimenticato tutto ci che la circondava. Lo sguardo del giovane corse sul libro, chella teneva nelle mani, e con mal frenata ansiet, domand: Era ella affatto affascinata dalla Fata delle Alpi ? Veramente pare chio le sia sopraggiunto importuno. Oh, no; stavo per la seconda volta leggendo questa creazione disse Evelina rapidamente ma essa mi ha incatenata anche pi potentemente della prima volta. Davvero ? dunque ella non daccordo col giudizio di Guido ? Evelina chiuse il libro con un veemente movimento. Io non capisco quellHellmar ! Ma che cieco alle bellezze di questo lavoro, o vuolesserlo ? Io temo, che la gelosia del poeta verso uno pi grande di lui abbia gran parte nel suo giudizio. Terso uno pi grande P Come ? Preferisce ella cotesta, bisogna pur dirlo, tempestosa poesia, alle poesie delicate e gentili del suo cantor d'amore? Lei beffa, coni' sua abitudine disse la signora in tono di rimprovero. Come se mettessi a paragone due nature poetiche cos essenzialmente diverse ! La lirica di Hellmar, tenera, fantastica ha in s qualche cosa del lume di luna; mentre in questo dramma fiammeggia, lampeggia e splende ogni verso, come raggio di sol nascente. Me lo sono anche rimproverato, ma non c rimedio. La poesia di Hellmar m'impallidisce innanzi a queste parole di fuoco, che mi rapiscono irresistibilmente. Temo, che almeno in un punto le sue beffe abbiano ragione, Enzo; lho sperimentato su me stessa. Non si ascolta pi il liuto del cantore, quando risuona potente lo squillo della campana. Ella parlava commossa, come sentiva, ed Enzo la guardava intanto inosservato, e gli brillava negli occhi la pi superba soddisfazione; ma si padroneggi e rispose scherzando: Badi che non la senta Guido ! Se ne chiamerebbe mortalmente offeso, poich sensibilissimo su questo tasto. S, lo so; una debolezza, forse lunica di quelluomo, che in tutto il resto s puro e ideale. precisamente questo, che gli assicura la mia ammirazione, chegli cos interamente lo specchio, l'incarnazione dellopera sua. Ha sentito della "Bua partenza ? S rispose laconicamente Enzo. Ha dovuto assentarsi per alcuni giorni, per recarsi al capezzale dun suo amico, che malato. Il messaggiero col dispaccio lo incontr, mentre andava alla passeggiata, ed egli torn subito indietro per accomiatarsi da me e ordinare la carrozza. Io temo, Enzo, chella non abbia la debita stima per il merito del suo amico; egli dimostra ora una volta di pi, fin dove capace di spingere la sua abnegazione, quando si tratta di qualcuno, che gli caro. Enzo si appoggi al tronco dellalbero e abbass, tacendo, gli occhi sulla giovine signora, che difendeva s ingenuamente ed eloquentemente lideale poeta. Che il di lei cuore dovesse davvero rimaner ferito, se le fosse tolta l'illusione ? Bisognava venirne in chiaro. Vorrei farle una domanda cominci egli. Una domanda, a cui io non ho verun diritto e che le apparir importuna, forse offensiva; eppure io ardisco fargliela, a rischio d'un rifiuto di rispondermi.... Guido le ha offerto la sua mano ? Enzo, questo .... rispose Evelina, abbassando gli occhi. Indiscreto, estremamente indiscreto, lo so ! Ma a me preme immensamente daverne certezza, e da lei.... Le ha egli chiesta la mano ? S ! rispose ella sommessamente. E fu.... respinto? Fu l'anno passato disse Evelina. In quel tempo ero sullorlo della fossa, e gli risposi chio non poteva pi dare n felicit n vita. E se ora tornasse con la sua domanda ? E ritorner ! Evelina, non si volti altrove, non si trinceri pi dietro i pensieri di morte; non presente quel che ci in giuoco per me ? Se Guido un giorno torner a domandare la mano della guarita, della salvata.... sar ella sua ? No ! dichiar con decisa fermezza la giovine signora. Giammai ! Allora ella sent due calde labbra sulla sua mano, che vi si premevano sopra con tanta passione, come un anno prima, e come allora invano ella tent di liberarsene; ma ora ella conosceva il pericolo, e la sua voce tremava, supplicandolo: Enzo, per lamor di Dio, non parli cos, risparmi a s e a me un' ora d'angoscia ! Ella sa chio non credo a quella possibilit, che non mi stimo guarita, e forse mi soltanto concesso un respiro....

Ebbene, se non vuol credere a me, creda alla dichiarazione del suo medico, e qual medico ! Ne vengo in questo momento; mi ci voluto a far parlare quel caparbio, ma finalmente ha parlato. Io ho la sua parola d'onore, che non c pi per la sua vita il minimo pericolo, e chegli garantisce la sua completa guarigione. Lo udr dalla sua stessa bocca questoggi. Evelina impallid; la notizia, datale cos improvvisamente, la stord quasi. Ella non aveva creduto al risveglio della sua forza, e si era persino difesa contro la speranza, che in questultimo tempo s spesso e s schiettamente si era affacciata, per tma duna immancabile disillusione; ella voleva ostinarsi nella rassegnazione, a s caro prezzo comprata, col pensiero che per lei era finita. Ed ora le veniva restituito ci chella aveva creduto irrevocabilmente perduto per sempre, il mondo nello splendore solare della primavera, la felicit.... ella si premette la mano sul cuore, che le cominci a battere violentmente, poich la nuova luce, troppo viva sul primo momento, la fece restare abbarbagliata. Ma ora, io non taccio pi! proruppe Enzo appassionatamente. Abbastanza ha durato fra noi questombra minacciosa; ora si dileguata, e deve regnare il sereno, la luce. Io l'ho amata, Evelina, fin dal primo momento, in cui la vidi, e se ho lasciato credere alla possibilit di un matrimonio fra Caterina e me, si fu perch ci mi rendeva possibile di rimanere vicino a lei; e quando dovetti lottare per condurre Eberardo a salvarla, io combattei per la mia felicit.... Evelina, ti adiri tu contro il violento che non ti lascia neppure il tempo di riprendere la vita novamente acquistata, ma vuol tirarla a s cotesta vita, come sua esclusiva propriet ? Niente ti giova, egli non lascer mai la sua preda ! Non posso !... Non posso !... Non lo debbo fare ! balbett la signora, appena padrona ancora di s. Povera figlia mia.... povera Caterina ! Caterina ce ne sar grata, se le risparmieremo la necessit di darmi un rifiuto in piena regola. Io e lei siamo stati buoni compagni e lo siamo ancora, ma il suo cuore s' da lungo tempo rivolto ad un altro, ed io mi riconosco colpevole davere a ci cooperato con tutto il mio potere e per puro egoismo. No, Evelina, ora non pi domande e spiegazioni; voglio prima che la mia sorte sia decisa ! Io non vengo a chiederti con poesie sdilinquenti; io non ti offro il nome e lo splendore di famoso poeta. Non che il povero Enzo, con tutti i suoi difetti, a cui tu hai fatto tante prediche, e che ora sta innanzi a' tuoi piedi. Egli non ha da gettare nel piatto della bilancia altro che un amore ardente, profondo, una vita, di cui ogni respiro apparterr a te. Vuoi tu affrontare con lui la vita ? Pensaci bene adesso, per non pentirtene poi dopo ! Egli era caduto in ginocchio innanzi a lei, e i suoi bruni occhi raggiavano di cos piena estasi, come 13 il giorno innanzi, nel momento in cui si erano riveduti, poich negli occhi di lei, prima ancora chella parlasse, egli aveva letto la risposta. In quellistante ella si chin verso di lui, e tremando, ma con tutta lespressione dellamore, rispose allamante rapito: S, cattivo!... voglio osare d'esser tua, e quantunque non abbia udito sulle tue labbra che beffe e motteggi, voglio credere al tuo cuore e al tuo amore! Con un grido di giubbilo, egli balz in piedi e se la strinse al petto, e allora trabocc la piena della sua tenerezza, della sua ardente passione, sulla donna amata con tanto ardore, con parole s sentite e s vive, chella, quasi sorpresa, gli fiss gli occhi in faccia: Enzo, Enzo, ch, anche tu sei diventato poeta, e poeta sublime ! S, ed ho anche trovato lazzurro fiore della novella, che apre il magico regno dei sogni e dei romanzi ! rispose ridendo maliziosamente. Tu mi dicesti gi da quel giorno, in cui io ti descrissi come lavevo conquistato: Ma questa poesia ! Lo hai ancora quel fiore ? domand sommessamente E velina. Tu me lo riprendesti. Egli sorrise, trasse fuori il suo portafoglio e alz la fodera di seta rossa. Nel posto destinato ad un ritratto, spiccava sulla bianca carta il cupo azzurro del fiore alpestre, che anche allora, dopo lo spazio di un anno, era poco cambiato di colore e di forma, tanto era stato conservato con accuratezza. Tu lo vedi, quanto diligentemente ho costudito questo mio talismano disse Enzo scherzando. Lo porto sempre meco, ed stato sempre sulla mia scrivania, mentre io lavorava. Spesso mi pareva che il fiore, il fiore stesso mi dettasse le parole, che scrivevo ! Una superstizione.... e ci nonostante fu il fiore della felicit che io trovai, e ne ho provato l'incanto ! La giovine signora tacque; ella pensava al momento, in cui il ramoscello adorno de' suoi bei fiori le freg la fronte e lammon di non pronunziare il s fatale, ad un altro. Oh, se ora fosse stata irrevocabilmente legata a Hellmar, con l'amore d'un altro nel cuore ! Dunque questo fiore misterioso ti ha davvero dettate le parole, mentre scrivevi nel tuo ufficio i soliti aridi atti ? domand dopo una breve pausa. Hai dunque lavorato, Enzo ? Ora siamo al temuto esame, a cui poco fa ti rifiutasti. Come va della tua promessa ? Egli si curv e raccolse il libro, che era caduto un momento prima per inavvertenza.

Puoi deciderne tu stessa, o piuttosto, ne hai gi deciso. Ti ho sorpresa infatti rapita interamente dalla mia Fata delle Alpi. Evelina trasal, e i suoi occhi si fissarono interrogativamente, quasi spaventati su lui. La tua Fata delle Alpi ? Che vuoi tu dire ? Che rapporto hai tu con questo lavoro ? Una bagattella.... L'ho scritto io! Aff, Evelina, tu ti spaventi! Come mai il titolo non te l'ha fatto indovinare ? Io credeva che ti avesse almeno rivelato il mio segreto, ma ora vedo bene, che non t venuto questo pensiero neppur lontanamente. Gli occhi d'E velina, grandi e bruni, erano ancor fissi in parte increduli, in parte attoniti per maraviglia, sul volto del giovane, che a un tratto le era diventato s grande. Enzo, dunque vero ?... tu.... tu sei.... Lo sconosciuto poeta, su cui tutta quanta la capitale si discervella, t che Hellmar onora di gi della sua estrema antipatia. Ebbene, non hai bisogno di rimanerne intimidita, Evelina, tu lo hai lodato con bastante entusiasmo lo sconosciuto. E tu hai avuto il coraggio di tacere anche quando mi confessavi il tuo amore ? Io tacqui appunto, perch si trattava del mio amore, della mia felicit ! Il poeta che ti entusiasmava, a cui il mondo porgeva gi la sua prima corona di gloria, avrebbe avuto facile giuoco, Evelina, presso di te s romantica; ma io non volevo avere un giuoco s facile. Volevo sapere se il semplice Enzo, cui non circondavano ancora gli splendori e le aureole poetiche, cui s spesso la calunnia aveva presso di te menomato, avrebbe potuto ottenere l'amor tuo. Dio sia ringraziato, egli lo ha conseguito; ed ora prenditi anche il poeta, tutte due ti appartengono. Evelina se lo strinse al petto; ella lo guardava ancora con una certa timidezza, ma era la timidezza dellammirazione. Enzo, tu hai vinto col tuo primo lavoro ! Lo hai scritto davvero in quest'anno? Non si diventa da oggi a domani famosi poeti ! No, Evelina non si diventa l per l rispose egli sorridendo. Anche in me questa forza ha fermentato e si agitata per anni, ma non intendevo me stesso. Tu la prima mi additasti la via, a cui fino a quel giorno avevo appena pensato, e mi togliesti la benda dagli occhi. Io tempestai con fiera baldanza giovanile nella vita fino allora, in cui la tua voce ammonitrice, severa, m'inalz, quando ti promisi di diventare qualche cosa. Avevi ragione. La vita un bene troppo prezioso per esser gittato via, e vi sono altri fini pi elevati che quello di strappare un fiore dallorlo di una rupe. Ebbene, mi scelsi un' altra Fata delle Alpi, che parimente troneggia alta sulla scabra sua rupe, per la quale tanti tentarono arrampicarsi, ma ben pochi riuscirono a superare. Io trovai il sentiero che mi condusse a lei, e trovai anche la parola magica che mi aperse i cuori degli uomini, e tu lo conosci, s, il motto dellantica leggenda:
Dov la rupe e il fior noto si rende Se la parola arcana hai pronunciata.

XI.

Un temporale s impetuoso e devastatore, come da molti anni non si era veduto, erasi scaricato sulla valle. Dalle nuvole, nere e basse, lampeggiava incessantemente; il tuono rumoreggiava, ripercotendosi in cento e cento echi lungo le gole delle rupi, e la pioggia veniva gi a rovesci, come nei nubifragi. Le acque dei torrenti e dei fiumi infuriavano gonfie, sradicando alberi, portando via ponti, e continuava sulla valle un agglomeramento di foschi nuvoloni, dai quali pioveva acqua a diluvio. Su i monti il temporale aveva fatto anche peggio, poich erasi trasformato in tormenta, che bufava con una violenza distruggitrice, stendendosi dalle cime fino ai boschi ed ai pascoli. Anche i dintorni del podere a monte erano trasformati in paesaggio invernale; la neve copriva i verdi prati, e gravava sul tetto della vecchia casupola, che aveva resistito, come a tante altre, anche a questa delle tempeste. Essa erasi sfogata gi da un pezzo, ma i fiocchi turbinavano continuamente fuor delle nuvole, che ondeggiavano in su e in gi per le cime dei monti, e la nebbia era a quando a quando s folta, da non poter vedere a quattro passi di distanza. Nella stanza principale della casa al monte, Ambrogio stava seduto a tavola co' suoi di casa. Il vecchio montanaro non era mutato; egli era grigio e ferrigno come gli anni passati; soltanto i lineamenti erano divenuti pi duri e pi cupi. Della bufera si era dato poco pensiero. Aveva fatto riporre al sicuro il bestiame, e sapeva che la casetta poteva resistere a qualunque temporale.

Questa s ch stata una bufera! disse la vecchia Crescenzia, facendosi per abitudine il segno della croce. Temevo che questa volta neppure la casa al monte potesse resistere. A questa casa non le fa nulla, essa sta salda come il Picco della neve rispose tranquillamente Ambrogio, seguitando a mangiare. Ma il garzone, che sedeva accanto alla finestra, ed aveva per caso dato un' occhiata fuori, esclam ad un tratto: Guardate, Ambrogio, vien su della gente. Con questo tempo ? brontol Ambrogio, che si era fatto attento e spiava con que' suoi occhi di falco verso la china. Infatti s'udivano delle voci e si vedevano delle figure disegnarsi oscure di mezzo alla nebbia. Erano diversi uomini, che si avanzavano difilato alla casa. Dunque, questa la casa al monte? disse una voce sonora in pretto tedesco. Si vede bene che nel territorio di quel maledetto Picco della neve, poich tuttallintorno ogni cosa bianco come nel cuor dellinverno. Del resto stata la pi infame via; chio abbia percorsa in tutta la mia vita, e probabilmente invano. Vi dico, che a questora sono tranquillamente a sedere l dentro presso il vecchio Ambrogio, e si ridono della gente che viene in loro soccorso per disseppellirli di sotto alla neve. Dio lo voglia, ma io non ci credo ! rispondeva un'altra voce. Ambrogio allora apr la porta della casa, poich si era accorto che qualche cosa doveva essere accaduto. Egli riconobbe primo loste della valle, e accanto a lui il dottor Eberardo e dietro a loro quattro o cinque uomini. Ti saluto, Ambrogio cominci loste della valle. Ti maravigli di vederci quass oggi, non vero ? Spero che tu ci abbia in casa degli altri ospiti, non vero ? No, non ci ho nessuno; chi mai ci dovrebbe essere ? domand Ambrogio, ritirandosi per lasciar passare i venuti. Un forestiero, che salito con due guide sul Picco della neve. Credevamo, che fossero qui da te. Non hai veduto proprio nessuno ? Nemmeno un' anima, vi dico ! rispose recisamente Ambrogio. E allora, saranno lass nella capanna di rifugio ! esclam il dottore, non senza lasciar trapelare una certa inquietudine. Ma la causa sempre quella ! La insensata mania d'arrampicarsi per i monti e volerne ad ogni costo visitare le cime. Se uno si vuol rompere il collo, o non lo pu fare anche in pianura ? Almeno si ha sotto i piedi terra ferma ! una pazzia ! Ma gli uomini son sempre insensati, i giovani specialmente, quelli s! Quello l bisbigli loste della valle alle orecchie dAmbrogio il famoso dottore che caccia di casa sua, chiunque gli si presenti. Ha bestemmiato per tutta la strada, ma ad ogni modo venuto con noi di sua spontanea volont ed salito come un di noi al vento e alla pioggia. Essi intanto erano entrati tutti nella stanza, dove Crescenzio e il garzone rimasero a bocca aperta alla vista di quegli ospiti inaspettati, i quali si sedettero per riposarsi; e nel discorrere, Ambrogio pot raccapezzare quello che era accaduto, cio che il giorno innanzi un forestiero con due guide sera partito a tempo bellissimo per ascendere il Picco della neve. Volevano passar la notte nella capanna di rifugio, e allo spuntar del giorno mettersi in cammino per arrivare in cima. E cosi di certo dovevano aver fatto, perch il mattino era sereno e splendeva un bel sole, e dovevano da un pezzo essere in via per tornare, quando scoppi il temporale. Se li aveva colti allaperto, cera da temere qualche grosso guaio, e per questo tutti nella valle erano sottosopra. I parenti del giovane forestiero avevan fatto di tutto per procacciarsi notizie, e a un bisogno, per recare aiuto; e si trovarono tosto uomini di buona volont e pieni di coraggio, i quali, ad onta della pioggia torrenziale, si offrirono a salire il monte. L'oste della valle, che passava esso pure per un forte alpinista, s'era messo alla testa, e il dottore Eberardo si era volontariamente unito agli altri, con l'intenzione di domandar notizie alla casa al monte, se mai gli smarriti vi si fossero ricoverati, e poi spingersi, a un bisogno, fino alla capanna di rifugio. Ci arriveremo alla capanna di rifugio ? domand l'oste della valle. Ambrogio scosse il capo, e rispose: Non lo credo ! Il temporale ha imperversato troppo qui sopra, e precisamente in quella direzione si precipitata una valanga, ed io lho udita rumoreggiare. Eppoi, sarebbe inutile. O essi sono beli' e salvi nella capanna, e allora non c nessun pericolo; essi possono tranquillamente restarvi fino a domani.... o essi non vi sono, e allora Iddio li abbia nella sua santa guardia ! Ch neanche col nostro soccorso possiamo aiutarli. L'oste della valle ammicc, approvando, e gli altri si guardarono in faccia tacendo. Ambrogio passava per nn' autorit in simili frangenti. Quando aveva dichiarato che non e' era rimedio, non cera, e bisognava rassegnarsi. Solo il dottor Eberardo, il quale non riconosceva alcuna autorit, proruppe irato:

Dunque, ce ne staremo qui tranquillamente, mentre, forse in questo momento, quei tre si trovano sotto la valanga e rantolano l'ultima preghiera ? Sar una bella scena, quando arriveremo gi con questa notizia ! Questa faccenda coster la vita alla signora Evelina, cosa certa. Almeno segl' avesse gridato e pianto ! Ma quel muto dolore senza lacrime, col quale mi guard quando le diedi la parola e la mano di venir quass anchio, le d la morte, e allora mi sar tormentato per un anno intero inutilmente, e il professor Mertens affermer trionfando che aveva avuto ragione, ed io dovr tenere acqua in bocca ! Oh, se avessi fra le mani quellEnzo Kroneck, gli vorrei dare una di quelle lezioni; gli vorrei insegnare, che cosa vuol dire tormentar la gente fino al sangue. Ambrogio trasal a quel nome, e si volt con un repentino movimento. Chi ha ella detto ? Chi c lass ? Il giovine signor Kroneck rispose loste della valle. Tu Io conosci bene, Ambrogio; c stato tante volte l'anno scorso alla casa al monte. S, lass ed ha seco Vincenzo Ortler e Sebastiano. Sulla rugosa faccia del vecchio montanaro pass un lampo e vi si dipinse l'espressione d'una profonda angoscia. Egli proruppe con voce mezza soffocata: Ah, tornato qua ? Non lo sapevo.... bisogna portargli soccorso, bisogna ! Si affacci ritto alla finestra e guard per un secondo fuori; gli altri aspettavano in ansioso silenzio. Finalmente loste della valle domand: Come va ? Ci arriveremo fino alla capanna ? Forse ! rispose Ambrogio, voltandosi. Forse ripet ma si arrischia la vita. Rimanete qui, ci vado io solo! E ci dicendo tolse dalla parete il suo mantello e il suo bastone da montagna. L'oste della valle cominci a parlare a bassa voce a' suoi compagni,- mentre il dottore Eberardo brontolava fra i denti: Che fortuna, che ha quell'Enzo! Appena che si tratta di lui, la gente ci arrischia il capo e il collo. Pare che abbia stregato tutti colui. Certo.... o io non ho fatto come gli altri ? Ambrogio intanto si era preparato, aveva impugnato il suo bastone alpino, e stava per uscire, quando loste della valle gli si par dinanzi e gli disse risolutamente: Teniamo tutti ! In sei pi facile farci strada; il signor dottore per rester qui. Il signor dottore verr con voi altri dichiar Eberardo, mettendosi energicamente al fianco delloste della valle. Non pu resisterla una gita simile disse Ambrogio. Lha sentito, si rischia la vita ! Questo riguarda me e non voi; e della mia vita son padrone di farne quel che voglio ! esclam il dottore in collera. E quanto a resistere, vi sfido tutti, quanti siete. Tengo anchio, e basta ! Se li ritroviamo, il pi necessario di tutti per loro il dottoreL'ultimo argomento era irrefutabile, e nessuno os pi opporsi; neppure Ambrogio. Si mise alla testa del drappello, che animosamente usc fuori sotto la neve, che ancora fioccava e bufava. La via per la capanna di rifugio, anche in tempi ordinari, non era scevra di pericoli persino per alpinisti esperti e pratici; ma quel giorno la nebbia, e la molta neve che era caduta, e cadeva, centuplicava il pericolo. Il precipizio era velato dalla nebbia folta, i burroni e i baratri erano mascherati dalla neve, ad ogni pi sospinto uno poteva precipitare nellabisso, ad ogni passo era mestieri tentare il suolo; spesso il piede non trovava appoggio, e di quando in quando la nebbia raffittiva in modo, che non si discerneva neppure la salita. Ora bisognava tirarsi su dalla neve alta, dove uno era affondato fino a mezza vita, ora bisognava difendersi dai blocchi di ghiaccio, che rotolavano gi dalla cima. Una sola-di quelle valanghe poteva coprirli e travolgerli tutti e sei. Ambrogio aveva ragione; pi d'una volta avevano gi rischiata la vita in quella spaventosa ascnsione, e il tratto, relativamente breve fino alla capanna, sembrava non finisse mai. Camminavano e camminavano allerta, sempre avanti, sempre avanti, scambiandosi appena qualche parola. Eran gente avvezza, familiare coi pericoli de' loro monti, e non era la prima volta che intraprendevano una gita di soccorso. Ma guardavano con muta ammirazione il dottore Eberardo, che con giovanile gagliardia e con incredibile resistenza divideva le loro fatiche. Essi non lo conoscevano che come un misantropo, che fuggiva grugnando il genere umano; come un egoista che cacciava via tutti coloro che lo ricercavano d'aiuto, e ora volontariamente si era messo a quello sbaraglio per salvare uno straniero. Come di concerto, lo avevan preso in mezzo e facevano a gara a sorvegliare ogni suo passo, a rimuovere dalla sua via ogni impedimento. Sembravano considerarlo come un prezioso bene, della cui salvezza fossero tutti responsabili. Finalmente avevano superato il passo, ascesa l'ultima cima, e, sfiatati dalla fatica, guardavano su il basso tetto della capanna di rifugio spuntare di mezzo . alla neve. Se i cercati vi erano, tutto andava bene; ma alle alte grida, che furono inalzate dal drappello, non succedette alcuna risposta, e quando furon giunti all'ingresso e lo apersero, trovarono la capanna vuota, senza traccia degli smarriti.

Fu un' amara disillusione per i salvatori. Ora non restava che una speranza, quella di ritrovar vivi i tre. Se avessero realmente trovato rifugio in qualche grotta fra le rocce, essendo gi da tre ore passata la tormenta, avrebbero potuti esser l da un pezzo, poich le due guide sapevano bene che una notte all'aperto sotto quella nevicata sarebbe stata mortale. Si riunirono dunque a consiglio per deliberare, se avessero dovuto trattenersi alquanto l, o ritornare alla casa al monte. I pareri essendo discordi, Ambrogio diede il tratto alla bilancia: Tentiamo lultima prova ! disse, risoluto. La via conduce per un tratto verso il ghiacciaio, e ci possiamo spingere sino al cominciare del- lerta. Se anche col non troviamo traccia, allora per oggi non si pu far altro e bisogna tornare indietro. La proposta trov unanime consenso, e dopo un breve riposo ripresero il cammino. Dalla capanna in su cominciavano i ghiacciai, e il sentiero conduceva infatti per un' altra mezz1 ora lungo lorlo dei medesimi, prima di volgersi ripido e tortuoso allerta. A tempo sereno, non e' era alcun pericolo; ma chi avesse perduto, o per la nebbia o per la bufera, la direzione, sarebbe immancabilmente capitato su quelle spianate e rupi di ghiaccio, e vi si sarebbe miseramente smarrito. A circa un quarto dora di l, mentre si avanzavano, finalmente i loro sforzi furono coronati da successo. Essi imbatteronsi in qualche cosa di scuro, che, mezzo sepolto nella neve, fu tosto riconosciuto per un corpo umano. Tutti allora furono immantinente allopera, e dopo pochi minuti disseppellirono Vincenzo Ortler, irrigidito, svenuto, ma vivo ancora, come assicur il dottore, che gli prest le prime cure. Mentr'egli si occupava del disgraziato, gli altri continuarono alacramente le loro ricerche, e a pochi passi di distanza fu trovata anche laltra guida, Sebastiano, quasi interamente coperto dalla neve. Una delle innumerevoli valanghe doveva averli investiti e storditi; poich se non avessero perduto i sensi, sarebbe stato loro possibile di farsi strada a traverso alla neve, sciolta comera, e venir su. Sebastiano per altro non dava segno di vita, e il dottore crollava inquieto il capo, mentre lo visitava. Ora si trattava di rintracciare il terzo, ma invano si cerc dappertutto Enzo Kroneck. Ambrogio sarrischi solo per un buon tratto, ma nemmeno lui trov alcuna traccia. Era chiaro che il giovane non aveva condiviso la sorte de' suoi compagni; dunque non restava che una supposizione, chei fosse prima o dopo di loro precipitato in qualche baratro e l scomparso. Finalmente bisogn pensare al ritorno, per salvare almeno i ritrovati. Si caricarono de' loro corpi esanimi, e in quel momento sopraggiunse Ambrogio. Non hai trovato nulla neppur tu, non vero? Me lo immaginavo disse l'oste della valle. Su, ragazzi, portiamo questi alla capanna. Il vecchio guard i due disgraziati, ma non fece alcun atto di prestare aiuto. Di me non avete bisogno dissegli con calma. Io resto qui a cercare il signor Enzo. ~ Ma che ? gridaron tutti a una voce tanto non lo trovi ! Chi sa dove mai, povero giovine, sprofondato ! Tu vai a rischio di perire senza scopo ! Ambrogio, vien con noi, dacci ascolto ! Nelle forre della neve .... s, devesser l ! rispose cupo, ma fermo il vecchio. Gesummaria ! esclamarono tutti inorriditi. Nelle forre della neve, voleva dire nel fondo di orridi inaccessibili burroni; un salto nellabisso. Soltanto il dottor Eberardo, che non abbracciava in tutta la sua estensione il pericolo, domand: Come lo sapete ? Ho trovato un segno, sicuro.... e vado dietro a quello. Ambrogio, sei fuor di te ? esclam loste della valle. Nelle forre della neve, con questo tempo ! Tu lo sai, ci si va, ma non si ritorna ! Ambrogio era l immobile, appoggiato a un macigno, e fissava gli occhi a traverso la nebbia che ondeggiava fitta, quasi impenetrabile, stendendosi ampiamente sopra al ghiacciaio. Lo so, s ! replic il vecchio. E ci vuoi andare ? Dunque vuoi proprio andare a morire ? Pensaci, Ambrogio ! E tutti gli altri unirono le loro proteste a quelle delloste della valle. Essi avevano tutti cimentata sino allora la loro vita per salvare i perduti, ma avventurarsi nelle forre della neve, fra i ghiacci, in mezzo a quegli orrendi dirupi nessuno aveva il coraggio di farlo; era un tentare Iddio. Allora il dottore Eberardo si appress al vecchio, che sembrava non udirli, e gli domand: Ambrogio, dunque possibile' quel che meditate ? I vostri compagni dicono di no. Io non lo so, se possibile.... ma bisogna che lo faccia, ecco rispose, irremovibile, Ambrogio.

Loste della valle voleva di nuovo opporsi, ma il vecchio, allora, gli comand recisamente: Portate via cotesti due, e lasciatemi in pace. Io vado, vi dico, e se non ritorno, raccomandatemi a Dio. Ebbene, lasciatelo andare ! disse Eberardo. Egli, alla fin fine, deve pur sapere quello che fa, e quello che rischia. E ora portate alla capanna cotesti due, poich qui in mezzo alla neve non posso prestar loro cure efficaci. Avanti, e Dio vi abbia in guardia, Ambrogio ! Intanto sulle forre della neve si addensavano sempre pi fitte delle nuvole grigiastre, come se fossero attratte da quelle gole, ed ivi tenute prigioniere. Colaggi dormiva una vita sinistra e silenziosa, e sui loro fianchi volavan via come spettri quei nuvoli e stendevano intorno le loro braccia, come ad afferrare sul loro passaggio qualche vittima.... e la vittima vera e certa. Per quei desolati ghiacciai errava un giovane viaggiatore, solo, senza guida, senza disegno, senza direzione. Era da pi dun' ora che errava intorno, dacch la valanga gli aveva sepolto i compagni, che si era affaticato invano di disseppellire. Aveva allora tentato d'indirizzarsi verso la casa al monte a cercarvi aiuto, e ci facendo aveva smarrito la via ed era capitato nelle forre della neve. Intanto la nebbia lo aveva avvolto del suo fosco velo, e in mezzo a quella, silenziosa ed incessante fioccava la neve. La sua volont era forte, ma la natura era pi forte della sua volont. A poco a poco si sent spossato, non pot pi andare innanzi, n retrocedere, e si vide assolutamente perduto; insiem con le forze, lo aveva abbandonato anche il coraggio della vita. E ci gli accadeva appunto nel momento in cui la vita gli si presentava felice, gloriosa, abbellita da un ridente avvenire, addolcita dalle ineffabili gioie d'un amore puro, profondo, ardentemente offerto, ardentemente ricambiato. La mattina, quandegli stava sulla cima del monte, lampio mondo gli era ai piedi come un magico regno, il sole pareva brillargli pi vicino e pi lucente, ed il suo cuore batteva pi forte, superbo della meta raggiunta, della cima superata. E ora? Perduto in un deserto di ghiaccio ! Tutto all'intorno soltanto labbagliante lenzuolo bianco dei cadaveri, a cui la neve incessante tesseva e aggiungeva nuovo panno. Non un raggio di luce che penetrasse per quella grigia nebbia, per quellinfinito turbinare e fioccare di neve, non un suono in quel deserto spettrale; unico e solo l'orribile silenzio della morte. Fra lo smarrito e la bella terra fiorente erasi cacciato un mare di ghiaccio; non un accento poteva pi giungergli, non un saluto da parte di coloro che aveva amato. Enzo aveva raccolto disperatamente anche una volta le ultime sue forze per lottare contro la mortale stanchezza, contro l'assideramento che sentiva gi gi posargli intorno alle membra come una cappa di piombo e trarlo a terra. TJn passo ancora, e poi stramazz sulla ghiacciata neve e tutto gli si confuse intorno in immagini rare e strane. Sullabbagliante bianco che lo circondava, gli parve rilucere ad un tratto il cupo, favoloso azzurro della sua Fata delle Alpi, gli parve pendere come quel giorno sul precipizio, e di strappare il fiore dal crepaccio della rupe. Lo spruzzo spumoso del torrentello montano gli bagnava come allora la fronte, lo scroscio sonavagli nelle orecchie, come note dorgano, e sopra, il cielo raggiante nellazzurro. Poi gli parve che tutto ci si fondesse e dileguasse, mentre si curvava su lui un delicato profilo d'un pallido volto con degli occhi grandi, bruni, e due labbra ardenti posavansi sulla sua fronte; mentre sentiva in pari tempo un gelido brivido insinuategli per le membra, ed ascendergli su su fino al cuore. Silenziosa e fitta fioccava la neve, sempre pi bassi calavano i nuvoli e vi passavano ombre accennanti e protendenti le braccia, quasi esclamassero: Ora sei nostro e non ti rilasciamo ! A un tratto risuona lontano per la neve e per la nebbia una nota, che si ripete a brevi intervalli. E una voce umana, che dapprima echeggia lontana lontana, poi sempre pi vicina. Finalmente gli risuona allorecchio il suo proprio nome e lo scuote e lo sveglia potentemente dal suo incipiente sopore di morte. Egli vorrebbe alzarsi, vorrebbe rispondere, ma le membra irrigidite rifiutano il loro servigio e non gli giunge alle labbra che un languido grido, quasi soffocato. Enzo, signor Enzo ! egli ode gridare ancora lontano. Colui che lo cerca sembra abbandonarne la traccia e tornare indietro. Se la perde del tutto, allora lo smarrito condannato a morire in presenza della salvezza. Questo pensiero gli passa confuso per lanima, e allultimo istante, con un ultimo sforzo del corpo e dello spirito, gli riesce di scuotere lassideramento che lo paralizza, e di gridare disperatamente: Aiuto ! e quel grido giunge alle orecchie del salvatore. Vengo, vengo !... Dove ? dove ? E queste grida giungono al giovane mezzo morto, ed ei si riscuote anche una volta e grida: Aiuto ! Qua ! Il vecchio si orizzontato, scende ansioso e nello stesso tempo cauto, e finalmente apparisce fuor della nebbia, raggiunge il caduto e lo abbraccia. Senza pronunziare una parola, il vecchio trae fuori dalla tasca una bottiglia, lappressa alle labbra del languente e gli bagna la fronte e le tempie. Per le membra irrigidite e per le gelide vene quella bevanda versa

come un fuoco rianimatore; la plumbea oppressione cede e con un profondo respiro ritorna nel giovane la piena coscienza di s. Ma Ambrogio non gli d tempo di riaversi pienamente. Su, su ! Via ! gli grida. La nebbia raffittisce; fra un' ora notte, e allora neanchio ritroverei la direzione.... su, su, avanti! Egli afferra il giovane per un braccio e lo trascina via, ma questa volta per portarlo in salvo. Infatti, faticosamente s, ma la maggior parte della via fatta. Se non che Enzo si ferma, senza fiato, esausto da morirne. Non ne posso pi.... fatemi riposare.... un minuto, un minuto solo. Questo minuto la morte, dico ! risponde il vecchio, di nuovo trascinandolo seco. Bisogna resistere ! Questa volta vana lammonizione; Enzo fa, vero, un movimento istintivo per seguirlo, ma non gli riesce. Con lultimo barlume della coscienza si aggrappa alla sua guida e piomba in terra. Ambrogio lo guarda appena alcuni secondi. Dove soccombe la giovane vita, resiste la ferrea forza del vecchio, che sfidando ferocemente il destino e gli stessi elementi tenta al fine l'impossibile. Alza di peso quel corpo privo di sensi, se lo carica sulle spalle e si avanza a stento su per lultimo tratto della via. Il dottore Eberardo e i suoi compagni si trovavano nella capanna di rifugio, dove i ritrovati erano stati messi nei letti, mentre nel focolare crepitava la fiamma, riscaldando la stanza. Il dottore, servendosi dei farmachi di cui si era provvisto, e adoperando tutti i mezzi che la scienza suggerisce in simili casi, era riuscito a richiamare ai sensi Vincenzo Ortler. Questi raccont che eran saliti sul Picco della neve con un tempo bellissimo, ed erano sulla via del ritorno quando furono colti dal temporale. Allora affrettarono la discesa, ma ad un tratto furono travolti da una valanga e non avevano pi veduto Enzo Kroneck che fin' allora era stato presso di loro. Ah, poveretto ! esclam l'oste della valle andato purtroppo.... e anche Ambrogio. Ringraziamo Iddio che almeno tu, Vincenzo, l'hai scampata, altrimenti la mia figliuola ne sarebbe morta. Non ti voleva, sta bene; ma dal momento che ha saputo che tu ti trovavi in mezzo alla tormenta, non ti so raccontare quel che non ha fatto ! Mi s gettata in ginocchio, ha pregato, ha pianto, sembrava pazza. Vincenzo aveva ascoltato tutto ci senza ripigliar fiato; la sua faccia ancora s pallida cominci a diventare rossa, mentre mormorava, come parlando seco stesso: Lo sapevo gi ! Mi ha sempre voluto bene; ora poi non mi stacco pi da lei ! Signor dottore, come sta Sebastiano ? S' riavuto ? La scamper ? Per ora non d segno di vita.... era finito.... non mi riuscito svegliarlo per quanto abbia fatto; ma si riavr, spero. Dio la rimeriti, signor dottore disse l'oste della valle. un povero diavolo, e se morisse, la sua moglie e i figliuoli dovrebbero patire la fame.... cominciavano gi a mancare del necessario; ha sette figliuoli. Sette figliuoli ! esclam il dottore. Non si vergogna ? Non ha pane bastante per s, e mette al mondo sette figli ! E un' indecenza ! E ci dicendo, corse di nuovo al letto di Sebastiano e ricominci a scuoterlo, a fargli fregagioni, a pizzicottarlo s furiosamente, che il sudore gli cascava gi dalla fronte. Finalmente, Sebastiano diede segno di vita. Intanto eran ritornati due degli uomini mandati a scoprire qualche cosa, ma erano ritornati mogi mogi, facendo intendere con una scrollata di spalle, che non avevano trovato tracce d'Ambrogio e d'Enzo. A poco a poco anche Sebastiano aveva ripreso i sensi, ed era salvo. Il dottore che gli era intorno, si volse agli altri e domand ansiosamente: Ma, dunque, gli altri due, non credete che torneranno ? Nessuno rispose. Finalmente l'oste della valle disse a mezza voce: Temo di no, signor dottore. E lo temo anchio ! Ah, maledizione ! esclam il dottore. Mi sono arrampicato fin quass per salvare Enzo, e per lappunto lui.... Egli non fini, si mise in ascolto e anche gli altri fecero ansiosamente lo stesso; era venuto dal difuori uno strano rumore, come un calpesto, e come un forte anelito di persona affaticata. Loste della valle balz fuori della porta, e in pari tempo un grido di terrore e di gioia proruppe dalle labbra di tutti. Gesummaria !... Ambrogio ! Era infatti il vecchio, che entrava a balzelloni dentro col caro peso addosso, di cui tutti accorsero ad alleviarlo. Il dottore Eberardo s'impadron dello svenuto ed esclam: Grazie a Dio, respira, e si muove ! Era uno svenimento di spossatezza, e niente altro. Non era stato, come gli altri due compagni, per delle ore nella neve, e si riebbe per conseguenza pi presto di loro. Pochi minuti dopo aperse gli occhi e il suo primo sguardo, la sua prima parola furono rivolti al suo salvatore.

Mentre tutti erano affollati intorno ad Enzo, il povero Ambrogio era caduto sulla panca, dovera rimasto immobile, abbandonato,,con la faccia d'un uomo che muore. Presto, presto, qua le gocce grid il dottore sta male, sta peggio di tutti. Il dottore ebbe subito la bottiglia in mano e fece l'atto d'appressarla alle labbra del povero vecchio, il quale con un cenno lallontan. Lasciate.... sono alla fine !... Ah, vorrei rivedere ancora Enzo ! Il dottore con la destra teneva il polso del vecchio e con la sinistra gli reggeva la fronte; poi disse: Si pu alzare, Enzo ? Il povero Ambrogio non pu venire fino a lei. Enzo, sostenuto da due uomini, si appress al suo salvatore, e vide che su quel volto si dipingevano manifesti i segni della morte. Ambrogio, son qui.... ch, riavetevi ! Non vero, signor dottore, effetto di spossatezza ? No, Enzo, no; la morte ! mormor appena intelligibilmente il vecchio, e frugandosi in seno da dove tir fuori qualche cosa, aggiunse: Prenda, questo mi ha servito di traccia.... era mezzo sepolto fra la neve.... senza questo non lavrei pi trovato. Il piccolo oggetto scivol dalle sue mani tremanti e cadde al suolo. Enzo non vi bad; egli stringeva con ambe le mani la destra del morente e la premeva alle labbra. No, no, Ambrogio, voi non morrete ! Deve dunque la mia salvezza essere riscattata colla vostra vita ? Lo sguardo del vecchio scintill ancora una volta di gioia. Gli ultimi avanzi di vita parvero concentrarsi in quello sguardo, e nella voce dominava un accento di trionfo. Ora almeno mi porge la mano!... non vero, signor Enrico ? Ora non mi volta pi le spalle come lanno scorso....

Poi cadde pesantemente sulla panca, e pochi minuti dopo Ambrogio, il montanaro, era spirato. E morto! esclam il dottore Eberardo addolorato, mentre gli altri lo circondavano in cupo silenzio. Questo maledetto ghiacciaio ci pur costato una vittima ! Loste tocc leggermente la mano del giovane Kroneck. Questo oggetto le appartiene, signor Kroneck. Ha sentito da Ambrogio chesso gli dette la sua traccia, e senza di esso non sarebbe pi ritornato. Enzo stese la mano macchinalmente verso il piccolo oggetto che questi gli porgeva, umido di neve, ma custodito dalla sua coperta di pelle. Solo la cerniera aveva sofferto; essa aveva ceduto, i fogli erano sparsi, e sopra un foglio bianco spiccava intatto un fiore azzurro.... la salvatrice Fata delle Alpi.

XII. Una intera settimana era passata da quella tormenta; i monti brillavano aurei alla limpida luce del sole, e la vita aveva ripreso il consueto andamento. Ambrogio era stato solennemente sepolto, come forse non era mai accaduto fra quei monti a memoria d'uomini. Da lontano e da vicino tutti erano accorsi per accompagnare il vecchio montanaro allultima dimora, e persino il dottor Eberardo si era recato alla mesta cerimonia. Del resto egli era di pessimo umore, poich il suo assistente, dal giorno in cui erasi allontanato dalla sua casa, non si era fatto pi vivo. Nella villa Rehfeld aspettavano l'arrivo del consigliere Kroneck, e contemporaneamente Hellmar aveva annunziato che sarebbe arrivato nel pomeriggio di quel giorno stesso. Il dottor Gilberto al contrario era ritornato da due giorni dall'universit, dove si era recato per sollecitare l'esito d'una domanda, che aveva fatta per un posto. Cosi sembrava che il giovine dottore volesse assicurarsi a qualunque costo la propria indipendenza e l'avvenire. Egli aveva ottenuto, dopo il si di Caterina, anche il consenso della madre, naturalmente, e non seppe della catastrofe che aveva avuto luogo, che soltanto al suo arrivo. Nella stanza del giovine Kroneck si trovava adesso questi col dottor Eberardo, che era venuto per visitare la sua malata. In Enzo il pericolo mortale, a cui era scampato, non aveva lasciato alcuna traccia. La sua elastica giovinezza super subito le conseguenze dello spossamento, e torn bianco e rosso come prima; ma ne' suoi lineamenti in quel momento erasi impressa una profonda mestizia, poich avevan parlato d'Ambrogio il montanaro. Glielo dissi io.... era stata una lesione interna, prese a dire il dottore. Quella via con un simile peso sulle spalle non si resiste anche a possedere una complessione da giganti, come Ambrogio. La fatica eccessiva gli cagion la morte. Soltanto non capisco, comegli abbia fatto a reggere fin lass. In quel corpo di ferro, ci era anche una volont di ferro rispose Enzo. Non cera potenza al mondo, che lo avesse indotto a scendere a quel tempo nelle forre della neve, questo lo so ! Ma lui vi si cal per amor mio, e vi trov me e la morte ! Eberardo si studi d'interrompere quel tema, troppo doloroso. Oramai non ci si fissi, non ci si tormenti pi ! Si rallegri piuttosto che Evelina si mostrata in questa occasione s valorosa. Dodici ore di simile angoscia mortale non sono una bagatella per una convalescente. Egli aveva trovato il vero argomento per deviarlo dal tristo pensiero della morte d'Ambrogio. S rispose la sua predizione, signor dottore, si confermata appuntino. Sella fosse stata ancora malata, quella angoscia poteva avere gravi conseguenze. Ma, mi permetta un' altra sola domanda, signor dottore.... Fu davvero per suo ordine che Martino cacci via Vincenzo Ortler e Sebastiano, quando vennero per ringraziarla ? Naturalmente, lo comandai io ! rispose tempestando Eberardo. Debbono andare al diavolo coi loro ringraziamenti, Sebastiano specialmente con i suoi sette bambini ! Cotesto proprio il suo modo di fare, signor dottore esclam Enzo e per ci mi son guardato bene dallesternarle la mia gratitudine. Ma se per avventura si desse l'occasione di dimostrargliela.... sar sempre e poi sempre pronto. Davvero ? E se io la prendessi in parola ? Tanto meglio ! Parli pure.

Il dottore proruppe in un brontolo inintelligibile; la risposta non voleva venirgli netta sulle labbra, ma finalmente si fece strada: Mi renda Gilberto ! Non posso vivere senza quel giovane ! un affare serio. Nel modo, comegli ha lasciato la sua casa, non pu tornare senza confessare una colpa che non ha commessa. Non fece che difendere la sua indipendenza e il suo amore. Non importa, ritorni. Se proprio non c altro rimedio, gua', gli permetter.... damare la piccina. Bisogner che lei gli permetta di sposarla; son gi sposi promessi ! Il dottore cerc con gli occhi un mobile su cui sfogare la sua collera; non trovandolo l per l, strinse le pugna. Che ! Il mio assistente.... Sposer la mia cuginetta! S, signor dottore; oramai cosa sistemata! Me lo riporti o celibe o ammogliato ! grid il dottore. Ella stato della congiura, lo so ! Gilberto non l'avrebbe mai osato, sella non gli fosse stato alle spalle. lei il colpevole che ha perduto il mio assistente ! E ora me lo riporti, ripeto! Enzo poteva a stento trattenere le risa a quel disperato scoppio di collera e damarezza. Gua', sella si adatta al matrimonio di lui con la mia cuginetta, posso tentare d'accomodar tutto. Certo, Gilberto, dopo il trattamento che ha ricevuto da lei, il primo passo non lo fa; toccherebbe a lei a.... A me ! Debbo forse chiedergli perdono al briccone ? Questo no. Lei non deve far altro che congratularsi con lui del suo fidanzamento. In fin dei conti, lei gli padre adottivo, e son convinto che in lui e nella sposa, lei trover due figli amorosi. Ma non ne voglio dei figli io ! esclam il dottore furibondo. Glielho pur detto che non posso soffrire roba simile. Ah, e me ne debbo anche congratulare ? Mi debbo congratulare col mio assistente del suo fidanzamento ?... Se lo sa Martino, gli viene un accidente. Nessuno vuol costringerla, e lei padrone di fare quello che le pare e piace; ma ecco qua Gilberto.... Come?... alla villa? Certo, al fianco della sua sposa. Il dottore fece una smorfia, come se gli fosse stato fatto assaggiare qualche cosa damaro; ma Enzo vide bene che era un ferro che si lasciava piegare, mentre era caldo, e soggiunse: Sarebbe proprio la migliore occasione, forse l'unica. Una parola amichevole da parte sua, un breve augurio.... Mi lasci brontol il dottore. Ma quando vide che il giovane non si dava per vinto e lo trascinava seco addirittura, non ricalcitr, lo segu fino a una porta, chegli aperse, e vi fu spinto dentro. Signor dottor Gilberto, cara Caterina, c' qui qualcuno che vuol congratularsi con voi del vostro fidanzamento. Quando la giovine coppia ebbe veduto chi era colui che si voleva congratulare, si spavent, e Caterina temeva, data lostilit che passava fra lei e il dottore, che questi meditasse qualche seria opposizione; ma Gilberto, a cui rimordeva d'averlo lasciato a quel modo, dopo averne ricevuti tanti benefizi, si precipit pieno di gioia verso il suo maestro, e a un tratto si ferm come incerto. Mi congratulo teco proruppe questi, sbuffando. Enzo non ud altro; egli chiuse sorridendo la porta, poich vedeva che non era affatto necessario, che intervenisse. Appena che il giovine fu entrato nel giardino, una carrozza si ferm fuori. Ne scese Guido Hellmar, e scorgendo il suo amico, gli corse incontro a braccia aperte. Mio caro Enzo, Dio sia ringraziato che io ti ritrovo ristabilito ! Che sorta di pericolo hai passato ! Non puoi credere in quale angoscia sono stato. Enzo schiv lamplesso e chiese freddamente: Lo sapevi gi ? Dio mio, tutto il paese ne parla. Persino i giornali son pieni di particolari sulla tua avventura! Tu e Ambrogio siete diventati gli eroi del Picco della neve e delle forre. Il vecchio ci ha rimesso la vita; ma meno male, che tu sei sano e salvo. E non me ne hai scritto nemmeno una riga. Sarei subito corso da te, se.... Se tu non avessi dovuto sacrificarti al capezzale d'un amico lo interruppe Enzo con amaro scherno; poi riprese: A che questa commedia, Guido? Tu hai aspettato semplicemente che l'aria fosse qui per te respirabile. Hellmar gett un'occhiata per il giardino. Il giardiniere e il suo garzone sembravano essergli incomodi. Vieni un momento nel padiglione del giardino dissegli con amabile preghiera. Vorrei sapere come va qui, poich non me ne hai data alcuna notizia.

Enzo si strinse nelle spalle, ma pass con lui nel padiglione, dove qualche volta avevano pranzato. Esso conteneva, oltre la stanza grande, una stanzetta attigua. Ebbene, che cosa hai fatto per me ? Gondela si data pace ? Parla, parla ! Gondela si sposa la domenica prossima con Vincenzo Ortler; e tu con le tue avventure hai fortuna davvero, come di solito. Hellmar, voleva apparire indifferente, ma si vedeva che quella notizia gli aveva allargato il cuore; egli emise un profondo respiro. Certo la cosa mi diventava affatto incomoda soggiunse il poeta. Quella ragazza era divenuta idrofoba contro di me. Dunque Vincenzo Ortler, che mi voleva accoppare, che ronzava continuamente intorno a lei, se la sposa ! S! esclam Enzo, seccamente. Questi montanari son di facile accontentatura. A loro basta il possesso; del cuore non se ne occupano. Lascia l lo interruppe Guido. Son felice che la faccenda sia terminata. Ma dimmi, e della signora Rehfeld come va? Le ho scritto due volte, e non ne ho ricevuto alcuna risposta. Evelina sta bene. Ma, Guido, come mai non ti sei vergognato a ricominciare, dopo il tuo scacco con Gondela;, il tuo vecchio giuoco con un' altra ? Hellmar si morse il labbro e aggrott le ciglia. Qualche volta sei incredibilmente brutale nelle tue espressioni rispose. Il divertimento che uno si prende con qualche contadinotta, non ha nulla che vedere con la corte, che si fa ad una signora. Spero che non dubiterai.... Che tu abbia l'intenzione di far felice con la tua mano Evelina.... no, di questo non dubito punto, per il semplice motivo chella ricca, e che tu sei uno spiantato in cerca di qualche ricca dote. Enzo, ti prego, coteste critiche morali risparmiamele disse Guido, alzando la voce. Mi pare che tu dimentichi, con chi parli. Col celebre poeta Guido Hellmar, col delicato lirico delle signore, coli' uomo ideale, che puro e schietto, come i suoi versi. E, certo conosco un altro Hellmar, la cui amicizia spesso mi riuscita fatale. Sei stato tu, e lo sai, che mi hai spesso ritrascinato nel vortice, quando stavo per uscirne a salvamento. Per mezzo tuo ho imparato a conoscere il fango della vita. Una cosa sola non m riuscito d'impararla da te, l'ipocrisia, con la quale hai potuto dappertutto passare per un modello di virt, mentre a me toccato a scontare le tue colpe. Io son passato per lo scapestrato, per l'incorreggibile, e ne ho fatte, lo confesso delle bricconate giovanili, ma non ho mai commesso ribalderie, neppur'una, simili a quelle, che tu giornalmente commetti. Enzo, finalmente, si era sfogato; le parole gli erano sgorgate dalle labbra, scottanti come lava. Ma Guido Hellmar possedeva la propriet di non sentirsi mai offeso, quando gli conveniva. Egli dunque incroci tranquillamente le braccia, e assumendo una cera grave, quasi addolorata, rispose: Mio caro Enzo, tu vuoi fare sempre paragoni fra noi due, mentre devi convenire che ci esiste una differenza enorme. Voialtri uomini ordinari avete un tuttaltro codice morale, che noi. Io conosco bene questa profonda discordia che nella mia natura, ma sono appunto due anime nel petto d'un poeta, le quali si combattono continuamente. l'eterna pugna fra l'angelo e il demone, fra la sublimit dellideale e il bassissimo fondo del reale; e questa assidua lotta appunto quella che contraddistingue il genio, cos che anchio.... Guido, cessa; ora basta ! lo interruppe Enzo, indignato. Altrimenti torni a dimostrarmi di nuovo che per essere poeta necessario dessere prima di tutto un mascalzone. I traviamenti duna natura creatrice li lascio passare, ma la volgarit, il calcolo.... questo, no.... e tu hai calcolato fino dal momento che hai messo il piede in questa villa. Appena che potesti sapere che la matrigna di Caterina era pi ricca di lei, e che probabilmente sarebbe presto morta, risolvesti di sposarla, senza neppure averla veduta. Tu certo ora sposeresti anche la guarita, per renderla infinitamente infelice, tosto che ti avesse veduto nella tua vera sembianza. Ma in questo caso, certo, le avrei aperto gli occhi. Cosa, chio spero non farai in seguito. Bada bene, Enzo, allora.... Tu mentiresti e inventeresti una infinit di calunnie a carico mio, poich ne sei maestro. Ma in questo caso non farebbero effetto, perch Evelina mia promessa sposa, e si capisce chella crede a me solo. Hellmar fece un balzo indietro. Questo colpo gli giunse s improvviso e s duro, che sulle prime ne usc quasi fuor di s. Finalmente proruppe: Tua.... tua sposa promessa ! Dunque cera qualche cosa sotto a quella strana scena del vostro rivedervi ! Pare che tu abbia eccellentemente profittato della mia assenza....

Che c'? domand Enzo, appressandoglisi minaccioso. Te ne senti forse offeso; son pronto a qualunque sorta di risposta. Io non sono un ammazzasette dichiar Hellmar. Coteste brutali soddisfazioni le lasci agli ' esseri inferiori. La nostra amicizia finita. Era finita da un pezzo ! Tu sai con quanta franchezza ti ho fatto conoscere che volevo star lontano da te, ma ti piaciuto di continuare la commedia dellamicizia. S, lo so; fino dal maggio dellanno passato, cambiasti affatto con me. Ebbene, ti auguro felicit e una vita virtuosa nel tuo matrimonio, al fianco dEvelina. Per voi, uomini volgari, si sa, cotesto e de- vessere alla fine il partito migliore. Gli Tolse con un gesto di sprezzo le spalle e se n' and. Enzo si pass una mano sulla fronte; egli si era un po' riscaldato, e stava per uscire dal padiglione, quando un fruscio lo fece voltare. Evelina.... tu qui ? esclam, sorpreso. Sulla soglia della stanza attigua stava la giovane signora, pallida, con gli occhi pregni di lacrime e una espressione di dolore sul viso. Perdona, Enzo, non volevo origliare disse con voce tremante. Stavo per farmi vedere, quando entraste, ma le vostre prime parole me lo impedirono e rimasi al mio posto. Ah, che cosa ho inteso ! Volevo risparmiartelo rispose il giovane. Questa volta sono innocente di questa sconfitta di Guido. Ti ha addolorata la perdita del tuo poeta, non vero? Lo sapevo, e perci tacqui. Egli le si era avvicinato e l'aveva ricinta del suo braccio. I suoi occhi erano ancora umidi, ma ella sorrise. No, perch ne ho trovato un altro, e grazie a Dio, molto migliore ! Credi tu ? Ebbene, quando ho tenuto Guido innanzi allo specchio delle sue colpe, ho confessato anche le mie, lo hai sentito. Trover almeno perdono ? Di che ? Dello strapparti con tanta energia da s malefico influsso ? Enzo, tu lo sai, ad onta di tutto, io ho creduto a te. S, lo hai fatto dissegli commosso e ora non dobbiamo amareggiarci questo giorno col pensare a quella scena. Tu sai che aspetto mio padre e che ho preparato una mina contro il dottore Eberardo, ed essa deve scoppiare oggi stesso. Tieni, Evelina, ti racconter come ho fatto ad indurlo a congratularsi con Gilberto e con Caterina. La congratulazione doveva ad ogni modo essere riuscita soddisfacente, poich essi trovarono il dottore e gli sposi in piena pace fra loro. Fra il dottore e Caterina era intanto stato concluso, a quanto pareva, un armistizio, e Gilberto era evidentemente felice dellavvenuta sua riconciliazione. Si parlava gi della citt, dove il giovane medico si voleva stabilire, quella naturalmente dove stava Eberardo, e questi era diventato gi cos umano, che non si lasci sfuggire se non un mite brontolo, quando Evelina osserv, che la giovane coppia avrebbe avuto naturalmente casa propria. Parve che gli bastasse di avere Gilberto vicino. Ebbene, ti accomoderai allorso ? bisbigli Enzo, punzecchiando la sua cuginetta. Spero che, a poco a poco, riusciremo ad ammansarlo. Una lodevole idea, cotesta; ma tieni bene gli occhi aperti, ch Gilberto non abbia a ricadere nella antica schiavit. Sta' tranquillo, Enzo, sar pensier mio ! rispose con un sorriso malizioso la damma, consapevole della sua forza. Il dottor Eberardo era dottimo umore, quando Enzo fece furtivamente un cenno alla sua sposa, la quale, naturalmente dintelligenza, si volse al dottore: Sa, signor dottore, chella ha guastato una grande gioia ai nostri valligiani ? Volevano farle una solenne dimostrazione per ringraziarlo del coraggio e dellabnegazione dimostrato l sui monti.... Non oseranno gi farlo ! proruppe il dottore, subito rannuvolandosi. Li faccio tutti cacciar via, e Martino ha gi i miei ordini, e sa come si fa. S, purtroppo, ci ammaestrato da anni osserv Enzo. Quella buona gente lo ha intravvisto, e perci ci ha incaricato di presentar noi i ringraziamenti per tutti. Ho accettato il mandato ed ora vorrei offerirle questo segno.... Oh, oh, anche un indirizzo, un regalo ! esclam Eberardo, incominciando a montar sulle furie. Prego, di cotesta roba non ne voglio ! La s:etto fuori dalla finestra ! Glielo dica a costoro ! Enzo non si perde in proteste; era gi uscito e dopo pochi minuti rientr con in braccio un bambino di circa due anni, con una graziosa testina bionda, vestito pulitamente, ma certo di poveri panni.

Non aver paura, Giannino, sai, se quel signore ti guarda male diceva Enzo al piccino, ridendo. Fa celia, un buon uomo e sar contentissimo di sentire la tua poesia. Il piccino obbed e balbett certi versetti, che gli erano stati insegnati, coi quali ringraziava il dottore davergli salvato il babbo. Eberardo ascolt con un viso orribile e lasci andare uno sbuffo di collera. Ma Giannino, credendo che facesse per celia, and fino in fondo e sorrise tutto contento allaccigliato signore. Ebbene, signor dottore, vuol gettare anche questo fuor di finestra ? Lo prenda piuttosto un po' in collo disse Enzo, mettendogli senza cerimonie il bambino in braccio. uno dei sette ? domand il dottore, col marmocchio in collo. Il minore, e fuori, ci sono gli altri sei col babbo e la mamma, e con Vincenzo, Gondela, e l'oste della valle.... non c rimedio, li faccio entrare. Ebbene, in nome del diavolo, avanti tutta la banda ! esclam il dottore. Il giovane non se lo fece dire due volte, spalanc la porta, e tutti entrarono e circondarono il dottore, fatto cosi centro degli aborriti ringraziamenti. Il dottore sopport, caso strano, tutta quanta la scena con incredibile rassegnazione. Non apostrof n Sebastiano n Vincenzo, quando proferirono i loro ringraziamenti, si lasci presentare lun dopo laltro i fratellini e le sorelline di Giannino, e sopport anche che l'oste della valle lo aggredisse con un discorso. A questo punto della cerimonia doveva esser tolto il marmocchio dalle braccia del dottore, ma egli vi stava volentieri, si ribell e volle rimanervi. Vincenzo e Gondela si presentarono alle signore, come promessi sposi; Enzo si mise a parlare con gli altri, e il dottore con Giannino in collo s'appress a Gilberto. Il piccino non mi vuol lasciare ! disse compiacendosene. Non hai paura, non vero, Giannino ? E il bambino savvinse colle sue piccole braccia al collo del dottore, e cominci con le nude gambine a sgambettare. Un magnifico bambino disse Eberardo. Senta, Gilberto, appena che avr preso moglie, me ne deve fare uno simile. Ebbene ? Che bisogno c di vergognarsi ? Non naturalissimo e in perfetta regola in un matrimonio cristiano? Guardi Sebastiano; ne ha sette e non si vergogna. E ha ragione, costui, proprio una piccola banda; un po' difficile a sfamare, come mi dice sua moglie, ma ci si penser. Le ho promesso di passare di quando in quando a veder Giannino, e in quelle occasioni cascher qualche cosa anche per gli altri sei. Allora si fece innanzi la madre a ripigliare il bambino, cosa che non riusc senza resistenza da parte di lui. Il dottore Eberardo era diventato tutto amore e nuotava nella contentezza. Egli strinse la mano a tutti e quando tocc a Sebastiano, gli disse accentuando l'espressione: Se vi se n'ammalasse qualcuno, venite da me, ve li guarisco tutti quanti. E di quando in quando, portatemi Giannino; mi piace cotesto bambinotto. La deputazione si conged; tutti erano entusiasmati dellaffabilit del dottore finora tanto temuto, e appena che se ne furono andati, comparve Hellmar. Egli aveva profittato dellintervallo per raggiungere prestamente la sua carrozza, che era gi partita, e fare ricaricare il baule, poich, come disse al servitore, il cocchiere aveva frainteso. Questa volta aveva voluto fare una breve visitina, ed aveva grandissima fretta. Quindi entr con la pi grande amabilit e disinvoltura in sala, contando sul silenzio dEnzo. Perdoni, illustrissima signora, se questa volta arrivo e parto in tutta fretta dissegli. Un dispaccio, che ho ricevuto in questo momento, mi richiama alla capitale. Si tratta dun affare urgentissimo e non ho un minuto da perdere, ma non ho voluto passar di qui senza fermarmi. Il mio caro Enzo mi aveva gi informato del fausto avvenimento, e laugurio dellamico non doveva n poteva mancare, lo esprimo con tutto il cuore. Ti ringrazio rispose Enzo, avvezzo a simili commedie anche a nome della mia sposa. Ma Evelina, a cui non riusciva fingere, ritir involontariamente la mano, quando Hellmar gliela prese per recarsela alle labbra. Egli diede un' altra interpetrazione a quellatto, persuaso comera di non essere ancora del tutto indifferente alla giovane signora, quantunque ne avesse preferito un altro. Mesto, dando al suo commiato un'espressione di doloroso rimprovero, egli alz a lei gli occhi languidi e belli, quasi volesse domandarle, come aveva potuto bastarle 11 cuore d'abbandonare il suo poeta, per un uomo volgare. Enzo divent rosso fino ai capelli a quel giuoco di sguardi, chegli soltanto troppo bene intendeva. Allora gett da parte la pazienza e il riguardo, e gli disse severamente: Mi maraviglio soltanto d'una cosa, che non abbiamo veduto la tua carrozza. Eravamo pocanzi nel padiglione; vi si trovava anche Evelina, che era a mia insaputa nella stanzina attigua, e di l si vede tutta la strada. Hellmar trasal; era la seconda volta che Enzo facevasi suo accusatore, e sul volto della sua signora scrse lespressione dun mal celato disprezzo; su quel volto egli aveva potuto s spesso godere il raggio dellammirazione, che un

tempo ella aveva per lui, e sent che anche presso di lei il suo giuoco era perduto. Ma sfrontato com'era, Guido Hellmar si rimise subito; si volse a Caterina per salutarla, seppe con lieta maraviglia del suo fidanzamento e anche con essa si congratul; rivolse un complimento al dottore Eberardo a proposito della parte da lui presa al salvataggio, di cui tutti i giornali davano i particolari. Il dottore lo lasci dire, e giunse intanto la carrozza che portava il consigliere Kroneck. Enzo aveva gi partecipato al padre il suo fidanzamento con Evelina, ed egli n' era rimasto infinitamente sorpreso, ma anche infinitamente lieto. Evelina era sempre stata la sua prediletta. A lei riconosceva un deciso influsso sul figlio; un influsso che, ben sapeva, non avrebbe mai esercitato su lui Caterina, e riguardo a dote il partito era anche pi splendido di quello progettato in origine. Il vecchio consigliere, per la prima volta in vita sua, si trovava nella condizione di dovere approvare assolutamente e senza riserve ci che di proprio moto aveva fatto il figliuolo. Egli dunque veniva a braccia aperte a salutare i suoi figli. Per altro aveva sul cuore anche un'altra cosa, e appena che fu in sala, tir da parte il figlio e gli disse: Giovinotto mio ! Enzo mio ! Dovrei essere in collera teco, se non andassi tanto orgoglioso di te per poterlo essere. Perch hai taciuto a tuo padre, ci che hai rivelato al Ministro ? Mi sono incontrato ai bagni con Sua Eccellenza; venuto a trovarmi, lui, il capo autorevolissimo di tanti subordinati, per congratularsi meco e dirmi che io era un padre invidiabile e che aveva voluto esser lui il primo a felicitarmi. Dal Ministro ho dovuto saperlo ! Cerano i suoi buoni motivi, babbo rispose Enzo difendendosi. Mi era impossibile resistere senza rivedere Evelina. Bisognava che ottenessi un permesso a qualunque costo, e siccome sapevo che per un impiegatuccio qualunque, eccezioni non se ne fanno, mi venne l'idea dadoprarci la mia celebrit nuova di zecca. Avevo per caso saputo che il Ministro aveva giudicato il mio lavoro molto favorevolmente. Favorevolmente ?... Ne. entusiasmato e ti promette il pi splendido avvenire; mi ha poi detto tante mai cose lusinghiere, che veramente ero l tutto rosso di vergogna. Cuore mio, orgoglio mio, gioia mia ! Lo hai dimenticato dunque, babbo, il buon'a nulla, lo scapestrato, eh? ricord sorridendo il giovane. In realt mi dispiace di non sentirmi dar pi quel titolo; oramai ci ero tanto avvezzo ! E lei, signor Guido, che cosa ne dice ? domand il consigliere, desideroso che tutti prendessero parte alla sua gioia. Lei stato sempre l'intimo, il confidente, forse l'unico che lo sapeva, e anche lei ha taciuto ? Di che si tratta ? domandi; Hellmar, col suo prevenente sorriso. Pare che Enzo abbia ottenuto qualche successo diplomatico, di cui fa tuttora un segreto, e chegli avvolge nel pi profondo mistero. Ha scritto forse qualche libro di scienza sociale, che gli dia speranza d'esser promosso a consigliere? Non ne so nulla affatto ! Che ! Anche per lei un segreto ? esclam stupefatto il consigliere. Non lo sa dunque chi lautore di quel dramma, che ha avuto un s strepitoso successo, che il pubblico e la stampa hanno dichiarato addirittura un capolavoro ? Lei scherza, babbo Kroneck, il poeta della Fata delle Alpi ? Ti sta dinanzi ! soggiunse tranquillamente Enzo. Fu troppo. Egli aveva retto alla perdita della sposa, sulla quale faceva sicuro assegnamento, aveva retto alla sconfitta sofferta un momento prima sotto i di lei occhi; ma il pensiero che Enzo gli sorgesse al fianco poeta, e lo superasse di tanto, quello non lo poteva tollerare. La sua costernazione fu tale, che non isfugg a nessuno degli astanti. Egli rest l senza fiatare, come insensato. Per fortuna, il dottor Eberardo si cacci in mezzo e riemp quella pausa con una tonante congratulazione al consigliere per l'immenso successo del figlio. 10 vecchio lo guard commosso e grato, e si convinse fermamente che solo il fascino della Fata delle Alpi aveva umanizzato quel terribile misantropo. Intanto Hellmar aveva cercato di riprendere la sua calma, ma non gli era completamente riuscito. Enzo, hai avuto torto di tacere anche con me disse volgendosi a lui. Dunque avr in te un fratello in Apollo ? Ma con un' anima sola ! gli rispose Enzo, gravemente. Tu, per vero, pretendi chessa sia soltanto per gli uomini volgari; ma io credo che infin de' conti, sia la cosa migliore anche per noi poeti. Hellmar si morse a sangue il labbro. Per noi poeti ! E doveva sentirselo dire da Enzo Kroneck, che un mese fa nessuno conosceva, e che lo aveva con un solo slancio di genio raggiunto e sorpassato ! Ebbene, porter alla capitale la grande novit dissegli. Ma adesso non posso pi trattenermi davvero, se voglio fare in tempo per profittare del treno celere. Le riverisco, signore ! Addio, babbo Kroneck ! Addio, Enzo ! Noi del resto rimarremo i vecchi amici ! E ci dicendo batt in ritirata. Ora se ne va a scrivere i pi furibondi articoli, che non lasceranno sano nemmeno un capello alla mia povera Fata delle Alpi disse Enzo a bassa voce ad Evelina. E in fe' mia, ci ho piacere, se dora in poi diventiamo aperti nemici.

S, quel signorino soffocava quasi dallinvidia e dalla bile, si vedeva bene osserv il dottore. Stia in guardia, Enzo, contro quellinvidioso ipocrita, le amaregger la vita. C la stoffa in colui; n sar il solo. La via che conduce sulle cime sempre irta di formidabili macigni, e rotta da precipizi; e neppure a me saranno, lo so, risparmiati. E tu non temi di cadere ? domand sommessamente Evelina, stringendosi a lui. Enzo sorrise, e le sue brune pupille raggiarono di lieta fiducia. No, Evelina ! Non ho temuto neppur quando mi arrampicai a cogliere la mia Fata delle Alpi dal crepaccio di quella rupe. E in ricompensa, o l l a mi rimasta fedele, e mi ha protetto nella battaglia per la gloria e per la felicit; come mi protesse nell'immenso deserto di ghiacci. Non esito innanzi alle spine, l dove il fiore della felicit mi si presenta nel suo pieno azzurro e mi manda incontro il suo inebriante profumo.

* Coglilo arditamente, ovunque ei sta, Ch v' dentro la dia Felicit.

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