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Anton P.

echov

RACCONTI UMORISTICI

Letteratura russa
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e-Futur@ edizioni un progetto, elaborato tra pochi amici,


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1. di pubblicare e consentire il download in modo gratuito degli ebook che
sono prodotti da questa casa editrice;
2. di diventare un luogo nel quale gli scrittori possono incontrare dei lettori
per far nascere un dialogo che consenta ad entrambi di crescere e verificare
nuovi vie della narrativa;
3. di rifiutare ogni logica commerciale, assumendo come struttura la forma associativa la pi coerente con questa scelta;
4. di diventare un soggetto di promozione della lettura in collaborazione con
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robertonicoletti@libero.it

Anton P. echov

RACCONTI UMORISTICI
Letteratura russa

Un cognome cavallino

Al maggior generale a riposo Buldeiev avevan preso a dolere i denti. Egli


sciacquava la bocca con acquavite, con cognac, applicava al dente malato della
gruma di tabacco, delloppio, della canfora, del petrolio, spalmava la guancia
con iodio, negli orecchi aveva dellovatta imbevuta di spirito, ma tutto ci o
non giovava, o gli provocava la nausea. Alla proposta di estirpare il dente malato il generale aveva risposto con un rifiuto. Tutti i familiari la moglie, i
bambini, la servit, perfino lo sguattero Petka proponevano ciascuno un suo
rimedio. Tra laltro, anche lintendente di Buldeiev, Ivn Jevseic, venne da lui
e gli consigli di curarsi con gli scongiuri.
Qui, nel nostro distretto, eccellenza disse, un dieci anni fa era in servizio
limpiegato del dazio Jakov Vassilic. Nello scongiurare il mal di denti era di
prima qualit. Soleva voltarsi verso la finestra, mormorare qualcosa, sputare,
ed era fatto! Una tal forza gli era stata data....
E dov adesso?.
Dopo che lhanno licenziato dal dazio, abita a Saratov dalla suocera. Ora non
vive che sui denti. Se a qualcuno un dente si mette a far male, si va da lui, e
giova... Quelli del posto, di Saratov, li cura a casa propria, e quelli che sono di
altre citt, per telegrafo. Mandategli, eccellenza, un telegramma, dicendo ch
cos e cos... al servo di Dio Aleksi dolgono i denti, prego guarire. E il denaro
per la cura lo manderete per posta.
Insulsaggini! Ciarlataneria!.
Ma voi provate, eccellenza. molto amante della vodka, non vive con la moglie, ma con una tedesca, bestemmia, ma, si pu dire, un signore miracoloso!.
Mandalo, Alioscia supplic la generalessa. Tu, ecco, non credi negli scongiuri, ma io ho provato su me stessa. Anche se non credi, perch non mandare?
Non ti seccheranno mica le braccia per questo.
Be, daccordo acconsent Buldeiev. Qui non solo allimpiegato del dazio,
ma anche al diavolo manderesti un telegramma... Oh! Non ne posso pi! Be,
dove abita il tuo impiegato del dazio? Come scrivergli?.
Il generale sedette davanti alla tavola e prese in mano la penna.
A Saratov ogni cane lo conosce disse lintendente. Vogliate scrivere, eccellenza: citt di Saratov, dunque... A sua nobilt il signor Jakov Vassilic... Vassilic....
Be?.

Vassilic... Jakov Vassilic... e di cognome... Ecco che il cognome lho dimenticato!... Vassilic... Diavolo... Com dunque il suo cognome? Pocanzi,
quando venivo in qua, me ne ricordavo... Permettete....
Ivn Jevseic lev gli occhi al soffitto e mosse le labbra. Buldeiev e la generalessa aspettavano impazienti.
Ebbene? Pensa pi svelto!.
Subito... Vassilic... A Jakov Vassilic... Ho dimenticato! anche un cognome cos semplice... cavallino; si direbbe... Giumentin1? No, non Giumentin.
Un momento... Stallonov forse? No, nemmeno Stallonov. Ricordo ch un cognome cavallino; ma quale, m uscito di capo....
Puledrov?.
Proprio no. Un momento... Giumntizin... Giumntikov... Kobeliv....
Questo gi canino2, e non cavallino. Stallncikov?.
No, nemmeno Stallncikov... Cavallinin... Cavalkv... Puledrin... sempre
unaltra cosa!.
Be, allora come potr scrivergli? Pensaci!.
Subito. Cavalkin... Giumentkin...Timonir3...
Timonierkov? domand la generalessa.
Proprio no. Bilancinkin4... No, non questo! Ho dimenticato!.
Allora perch mai, che il diavolo ti porti, ti fai avanti coi tuoi consigli, se hai
dimenticato? and in collera il generale. Vattene fuori di qui!.
Ivn Jevseic usc lentamente, e il generale si afferr la guancia e prese a girare
per le stanze.
Oh, padri miei! si lamentava. Oh, mamma mia! Oh, vedo le stelle!.
Lintendente usc in giardino e, levati gli occhi al cielo, cerc di rammentare il
cognome dellimpiegato daziario:
Stallncikov... Stallonkovski... Stallnenko... No, non questo! Cavallinski...
Cavallevic... Stallnovic... Giumentianski....
Dopo un po di attesa lo chiamarono dai signori.
Te ne sei ricordato? domand il generale.
Proprio no, eccellenza.
Forse Corsierski? Cavalnikov? No?.
E nella casa si misero tutti a gara a inventar dei cognomi. Passarono in rassegna tutte le et, i sessi e le razze dei cavalli, ricordarono la criniera, gli zoccoli,
i finimenti... In casa, in giardino, nella stanza dei servi e in cucina le persone
andavano da un angolo allaltro e, grattandosi la fronte, cercavano il cognome...
Lintendente veniva di continuo chiamato in casa.
Mandriv? gli domandavano. Zoccoln? Staillonovski?.

Proprio no rispondeva Ivn Jevseic e, levati in alto gli occhi, continuava a


pensare ad alta voce: Destrirenko... Destrircenko... Stallonieiev... Giumentieiev....
Babbo! si gridava dalla stanza dei bambini. Troikin! Briglietkin!.
Tutta la casa di campagna fu sottosopra. Il generale impaziente, sfinito, promise di dare cinque rubli a chi avesse ricordato il vero cognome, e a cercare Ivn
Jevseic cominciarono a venire a intere frotte...
Baiov! gli dicevano. Trottatorski! Cavallitski!.
Ma giunse la sera e il cognome non era ancora stato trovato. E cos andarono a
dormire, senza aver mandato il telegramma.
Il generale non dorm tutta notte e and sempre da un angolo allaltro, gemendo... Dopo le due del mattino usci di casa e buss alla finestra dellintendente.
Non Castronov? domand con voce di pianto.
No, non Castronov, eccellenza rispose Ivn Jevseic e sospir come un
colpevole.
Ma forse non un cognome cavallino, ma qualche altro!.
Parola donore, eccellenza, cavallino... Questo anzi lo ricordo benissimo.
Come sei smemorato, mio caro... Per me adesso quel cognome pi caro, mi
sembra, dogni cosa al mondo. Sono sfinito!.
Al mattino il generale mand nuovamente per il dottore.
Lo estragga! si risolse. Non ho pi la forza di sopportare....
Arriva il dottore ed estrasse il dente malato. Il dolore si calm immediatamente, e il generale torn tranquillo. Fatta lopera sua e ricevuto quel che spettava
per il lavoro, il dottore sal sul suo calesse e and a casa. Fuor del portone in
un campo incontra Ivn Jevseic... Lintendente stava sul ciglio della strada e,
guardandosi riconcentrato sotto i piedi, pensava a qualcosa. A giudicar dalle
rughe che gli solcavano la fronte e dallespressione degli occhi, i suoi pensieri
eran tesi, tormentosi.
Isabellov... Correggionov... mormorava. Soggolin... Cavalski....
Ivn Jevseic! gli si rivolse il dottore. Non potrei, colombello, comprar da
voi un cinque stai davena? I nostri contadini mi vendono lavena, ma cattiva
assai....
Ivn Jevseic guard ottusamente il dottore, fece un certo qual bizzarro sorriso
e, senza dir nemmeno una parola in risposta, battendo le mani, corse verso la
casa padronale con tanta rapidit come se lo avesse inseguito un cane arrabbiato.
Ho trovato, eccellenza! si mise a gridare gioiosamente, con voce alterata,
piombando nello studio del generale. Ho trovato, che Dio conservi in salute il

dottore! Avenov! Avenov il cognome dellimpiegato daziario! Avenov, eccellenza! Mandate un telegramma ad Avenov!.
To! disse il generale con disprezzo e gli fece le corna sotto il viso. Non ho
pi bisogno del tuo cognome cavallino! To!.

Il Leone e il Sole

In una delle citt situate da questa parte della catena degli Urali si diffuse la
voce che giorni prima era giunto in citt e si era fermato allalbergo Giappone
il dignitario persiano Rachat-Chelam. Questa voce non produsse sugli abitanti
alcuna impressione: era arrivato un persiano, e fosse pure. Il solo sindaco della
citt, Stepn Ivnovic Kutsin, appreso dal segretario della Giunta larrivo
dellorientale, si fece pensoso e domand:
Dove si reca?.
A Parigi, sembra, o a Londra.
Uhm!... Dunque un pezzo grosso?.
Ma il diavolo lo conosce.
Venuto dalla Giunta a casa sua, e pranzato, il sindaco torn a farsi pensoso, e
questa volta ormai medit fin proprio a sera. Larrivo dellillustre persiano lo
aveva fortemente incuriosito. Gli pareva che il destino stesso gli avesse inviato
quel Rachat-Chelam e che, finalmente, fosse venuto il momento propizio per
fare del suo appassionato, intimo sogno una realt. Il fatto che Kutsin aveva
due medaglie, la Stanislao di terza classe, linsegna della Croce Rossa e
linsegna della Societ di Salvataggio sulle Acque, e inoltre si era fatto ancora un ciondolo (fucile e chitarra doro, che si incrociavano), e questo ciondolo, infilato allocchiello della divisa, somigliava da lontano a qualcosa di speciale e passava benissimo per un segno di onorificenza. poi risaputo che, pi
si han decorazioni e medaglie, pi se nha voglia; e il sindaco della citt da un
pezzo gi desiderava ricevere lordine del Leone e Sole, lo desiderava appassionatamente, pazzamente. Egli sapeva a meraviglia che per ricevere
questordine non necessitava n battersi, n fare unelargizione a un asilo, ma
ci voleva solo unoccasione propizia. E ora gli pareva che questoccasione fosse venuta.
Il giorno dopo, a mezzod, egli mise tutti i suoi distintivi, la catenella, e si rec
al Giappone. La sorte lo favor. Quandegli entr nella camera dellillustre persiano, questultimo era solo e non faceva nulla. Rachat-Chelam, un asiatico
colossale dal lungo naso di beccaccia, gli occhi a fior di testa, e in fez, era seduto sul pavimento e rovistava nella valigia.
Prego scusare il disturbo cominci Kutsin, sorridendo. Ho lonore di presentarmi: cittadino emerito ereditario e cavalier Stepn Ivnovic Kutsin; sin-

daco del luogo. Stimo dover mio onorare sotto laspetto della vostra persona,
per cos dire, il rappresentante duna potenza a noi amica e vicina.
Il persiano si volse e borbott qualcosa in pessima lingua francese, che rison
come il batter di una gamba di legno contro unasse.
I confini della Persia continu Kutsin il saluto anticipatamente mandato a
memoria, si toccano strettamente con le frontiere della nostra vasta patria, e
per ci le mutue simpatie mi spingono, per cos dire, a esprimervi solidariet.
Lillustre persiano si alz e torn a borbottare alcunch in una lingua legnosa.
Kutsin, che non conosceva le lingue, scosse la testa in segno che non capiva.
Be, come far a discorrer con lui? pens. Sarebbe bene ora mandar per un
interprete, ma una faccenda delicata, non si pu parlare davanti a testimoni.
Linterprete lo strombazzerebbe poi per tutta la citt.
E Kutsin prese a richiamarsi in mente delle parole straniere, quali le conosceva
dai giornali.
Io sono il sindaco della citt... mormor. Cio il lord-mer5... munizipale6...
Vu? Compren7?.
Egli voleva esprimere a parole o in mimica la sua posizione sociale e non sapeva come farlo. Gli venne in aiuto un quadro con una grossa scritta La citt
di Venezia, appeso al muro. Egli accenn col dito alla citt, poi alla propria
testa, e in tal modo, a suo avviso, si ottenne la frase: Io sono il sindaco della
citt. Il persiano non cap nulla, ma sorrise e disse:
Biene, musi... biene....
Mezzora dopo il sindaco andava battendo al persiano ora un ginocchio, ora
una spalla, e diceva:
Compren? Vu? Come lord-mer e munizipale... vi propongo di fare un piccolo promenz8 Compren? Un promenz....
Kutsin punt un dito su Venezia e con due dita raffigur delle gambe in cammino. Rachat-Chelam, senza levar gli occhi dalle sue medaglie e indovinando,
a quanto pareva, chera il personaggio pi importante della citt, cap la parola
promenz e scopr i denti cortesemente. Quindi i due indossarono il cappotto e
usciron dalla camera. Gi, accosto alluscio che metteva nel ristorante Giappone, Kutsin pens che non sarebbe stato male fare un trattamento al persiano. Si
ferm e, indicandogli le tavole, disse:
Secondo luso russo, non guasterebbe... piur, antrecot... sciampagn9, eccetera... Compren?.
Linsigne ospite cap e, dopo breve attesa, i due sedevano nella miglior saletta
del ristorante, bevevano sciampagna e mangiavano.
Beviamo alla prosperit della Persia! diceva Kutsin. Noi russi amiamo i
persiani. Saremo di fede differente, ma i comuni interessi, le reciproche, per

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cos dir, simpatie... il progresso... i mercati asiatici... le conquiste pacifiche, per


cos dire....
Lillustre persiano mangiava e beveva con grande appetito. Egli piant la forchetta in un filetto di storione e, scotendo entusiasticamente la testa, disse:
Biene! Bien!.
Vi piace? si rallegr il sindaco. Bien? Ecco, benissimo. E, rivolto al cameriere, disse: Luk, fa mandare, caro, a Sua Eccellenza in camera due dorsi
di storione, che sian dei migliori!.
Poi il sindaco della citt e il dignitario persiano andarono a visitare il giardino
zoologico. Gli abitanti videro come il loro Stepn Ivnovic, rosso dallo
sciampagna, allegro, molto soddisfatto, guidava il persiano per le vie principali
e per il bazar, mostrandogli le cose singolari della citt, e lo conduceva anche
in torre di vedetta.
Fra laltro, gli abitanti videro comegli si ferm presso il cancello di pietra con
leoni e addit al persiano dapprima un leone, poi, in alto, il sole, accenn a s
in petto, poi di nuovo il leone e il sole, e il persiano prese a scuotere il capo,
come in segno di assenso, e, sorridendo, mise in mostra i suoi denti bianchi. A
sera i due sedevano allalbergo Londra e ascoltavano le arpiste, e dove furon la
notte, non si sa.
Il giorno dopo, di mattina, il sindaco era in Giunta; glimpiegati, evidentemente, qualcosa gi sapevano e indovinavano, poich il segretario gli si accost e
disse, sorridendo beffardo:
I persiani hanno tale uso: se da voi viene un ospite illustre, dovete di propria
mano sgozzar per lui un montone.
E dopo breve attesa, recapitarono un plico, ricevuto per posta. Il sindaco dissigill e vi scorse una caricatura. Vi era disegnato Rachat-Chelam, e davanti a
lui stava ginocchioni lo stesso sindaco della citt che, tendendogli le braccia,
diceva:
Tra due reami damistade in segno,
Di Russia, dico, e dIran la nazione,
E in vostronore, ambasciator preclaro,
Me stesso scannerei come un montone.
Scusatemi per: sono un somaro.
Il sindaco prov un senso spiacevole, simile a risucchio alla bocca dello stomaco, ma non per lungo tempo. A mezzogiorno era gi di nuovo dallillustre
persiano, di nuovo gli faceva gli onori e, mostrandogli le cose notevoli della
citt, di nuovo lo conduceva al cancello di pietra e di nuovo accennava ora il
leone, ora il sole, ora il proprio petto. Pranzarono al Giappone; dopo pranzo,
coi sigari tra i denti, tutte due rossi, beati, risalirono in torre, e il sindaco, evi-

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dentemente desiderando offrire allospite uno spettacolo raro, grid dallalto


alla sentinella, che passeggiava di sotto:
Suona lallarme!.
Ma allarme non ne segu, giacch i pompieri in quel momento erano al bagno.
Cenarono al Londra, e dopo cena il persiano part... Accompagnandolo, Stepn
Ivnovic scambi tre baci con lui, alluso russo, e vers perfino qualche lacrima. E quando il treno si mosse, grid:
Salutate per noi la Persia. Ditele che noi lamiamo!.
Passarono un anno e quattro mesi. Vi era un forte gelo, un trentacinque gradi
sotto zero, e spirava un vento tagliente. Stepn Ivnovic camminava per la
via, con la pelliccia aperta sul petto, ed era stizzito che nessuno simbattesse in
lui e vedesse sul suo petto il Leone e Sole. Cammin cos fino a sera, con la
pelliccia aperta, intirizz ben bene, e la notte si gir sempre da un fianco
sullaltro, senza potere in alcun modo prender sonno. Si sentiva lanima oppressa, dentro un bruciore, e il cuore gli batteva inquieto: aveva voglia ora di
ricevere lordine serbo del Takovo. Ne aveva una voglia appassionata, tormentosa.

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Lieto fine

Dal capotreno Stickin, in uno dei suoi giorni di franchigia, sedeva Liubv
Grigrievna, posata, fine signora sulla quarantina, che si occupava di matrimoni, e di molti altri affari dei quali uso parlare solo a bassa voce. Stickin,
un po turbato, ma serio, positivo e austero, camminava per la stanza, fumando
un sigaro, e diceva:
Lietissimo di far conoscenza. Semin Ivnovic vi ha raccomandata sotto
questaspetto, che voi potete aiutarmi in una faccenda delicata, importantissima, riguardante la felicit della mia vita. Io, Liubv Grigrievna, ho ormai
cinquantadue anni, cio unet in cui moltissimi hanno gi figli grandi. Ho un
impiego solido. Sebbene non abbia un gran patrimonio, posso mantenere presso di me la creatura amata e i figli. Vi dir, fra di noi, che, oltre lo stipendio,
ho altres denari in banca, che ho risparmiato in conseguenza del mio tenor di
vita. Sono un uomo, io, positivo e sobrio, meno una vita giudiziosa e conforme, talch posso pormi desempio a molti. Ma una sola cosa mi manca: un mio
proprio focolare domestico, la compagna della vita, e conduco la mia esistenza
come un qualsiasi ungherese nomade, da luogo a luogo, senza soddisfazione
alcuna, e senza nessuno con cui consigliarmi, e, ammalandomi, non ho chi mi
dia nemmeno un po dacqua, eccetera. Inoltre, Liubv Grigrievna,
lammogliato ha sempre pi peso nella societ che uno scapolo. Io sono un
uomo della classe istruita, con denari, ma a guardarmi da un certo punto di vista, chi sono io? Un senzafamiglia, tal quale come un qualsiasi prete cattolico.
E perci desidererei moltissimo unirmi coi vincoli dIgumeno10, cio contrarre legittimo matrimonio con qualche degna persona.
una buona cosa! sospir la mediatrice.
Sono un uomo solitario, io, e in questa citt non conosco nessuno. Dove andr e a chi mi rivolger, se per me tutti sono sconosciuti? Ecco perch Semin
Ivnovic mi consigli di rivolgermi a una persona che specialista in questo
ramo, e nel trattare della felicit della gente ci ha la sua professione. E perci
vivissimamente pregovi, Liubv Grigrievna, di dare con la vostra assistenza
assetto al mio destino. Voi in citt conoscete tutte le ragazze da marito e vi
facile sistemarmi.
Questo si pu....
Bevete, prego umilissimamente....
Con gesto abituale la mediatrice port il bicchierino alla bocca e lo vuot, senza fare una smorfia.

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Questo si pu ripet. E quale ragazza, Nikoli Nikolaic, vi garberebbe?.


A me? Quella che il destino mander.
questa, certo, cosa del destino, ma ognuno ha pure i suoi gusti. Uno ama le
brune, un altro le bionde.
Vedete, Liubv Grigrievna... disse Stickin, sospirando con gravit. Io
sono un uomo positivo e di carattere. Per me la bellezza e, in generale,
lapparenza ha una parte secondaria, perch, lo sapete voi stessa, la bellezza
non si beve, e da una moglie bella si hanno moltissimi fastidi. Io suppongo che
in una donna limportante non sia il di fuori, ma quel che si trova dentro; cio
che abbia unanima e tutte le qualit. Bevete, vi prego umilissimamente. certo quanto mai piacevole se la moglie sar pienotta della persona, ma questo per
la reciproca fortuna non cosa essenziale; limportante lintelligenza. Propriamente parlando, nella donna non ci vuol neppure lintelligenza, poich a
causa dellintelligenza ella avr un gran concetto di s e vaghegger svariati
ideali. Senza istruzione oggid non si pu, questo certo, ma vi istruzione e
istruzione. Fa piacere se la moglie parla francese e tedesco, e canta diverse arie, fa molto piacere; ma che costrutto se nha, se non sa attaccarti, mettiamo,
un bottone? Io sono della classe istruita; col principe Kanitelin, posso dire, sono tal quale come ora con voi; ma ho un carattere semplice. A me occorre una
ragazza piuttosto semplice. Pi importante di tutto poi che lei mi rispetti e
senta chio lho resa felice.
cosa nota.
Be, ora, circa il sostantivo11... Ricca non mi occorre. Io non mi permetter
la bassezza di sposare il denaro. Desidero che non sia io a mangiare il pane
della moglie, ma lei il mio, e che lo senta. Ma non mi occorre nemmeno una
povera. Anche se sono un uomo agiato, anche se mi sposo non per interesse,
ma per amore, non posso per prendere una povera, perch, lo sapete voi stessa, ora tutto rincarato e ci saranno dei figli.
La si pu trovare anche con dote disse la mediatrice.
Bevete, prego umilissimamente....
Tacquero per un cinque minuti. La mediatrice sospir, guard in tralice il capotreno e domand:
Be, e cos, btiuska... come scapolo, non ti ci vuol nulla? C della buona
merce. Una francese, e ve ne sar unaltra greca. Di molto valore.
Il capotreno pens un poco e disse:
No, vi ringrazio. Vedendo da parte vostra cos buona disposizione, permettete
ora di domandare: quanto prenderete per le vostre premure circa la fidanzata?.

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Non mi occorre molto. Darete un biglietto da venticinque e la stoffa per un


vestito, come usa, e grazie... E per la dote separatamente, quest un altro conto.
Stickin incroci le braccia sul petto e si mise a pensare in silenzio. Dopo aver
pensato, sospir e disse:
caro....
E non punto caro, Nikoli Nikolaic! Prima, quando nozze ce neran molte,
si soleva prendere anche meno; ma al tempo doggi, quali sono i nostri guadagni? Se in un mese grasso buscherai due biglietti da venticinque, sia ringraziato Iddio. E allora, btiuska, non sulle nozze che ci arricchiamo.
Stickin guard dubbioso la mediatrice e alz le spalle.
Uhm! Ma forse che due biglietti da venticinque son poca cosa? domand.
Certo, son poca cosa! Nei tempi andati accadeva che pi di cento ne guadagnassimo.
Uhm!... Io non mi aspettavo punto che con simili affari si potesse guadagnare
una tal somma. Cinquanta rubli! Non ogni uomo riceve tanto! Bevete, prego
umilissimamente....
La mediatrice bevve e non fece una smorfia. Stickin la sbirci da capo a piedi
e disse:
Cinquanta rubli. Sono dunque seicento rubli allanno... Bevete, prego umilissimamente... Con simili dividendi, sapete, Liubv Grigrievna, non vi sar difficile trovare a voi stessa un buon partito.
A me? rise la mediatrice. Io son vecchia.
Nientaffatto... E ci avete anche una tal complessione, e un viso pienotto,
bianco, e tutto il resto.
La mediatrice rest confusa. Stickin pure si confuse e sedette accanto a lei.
Voi potete ancora piacere moltissimo disse. Se vi capiter un marito positivo, serio, economo, col suo stipendio e col vostro guadagno potrete perfino
piacergli assai e vivrete a cuore a cuore....
Dio sa ci che andate dicendo, Nikoli Nikolaic....
Che cosa? Io nulla.
Segu un silenzio. Stickin cominci a soffiarsi il naso rumorosamente, e la
mediatrice si fece tutta rossa e, guardandolo vergognosa, domand:
E voi quanto ricevete, Nikoli Nikolaic?.
Io? Settantacinque rubli, gratificazioni a parte. Inoltre, abbiamo il reddito delle steariche e delle lepri.
Vi occupate di caccia?.
No, lepri da noi vengono chiamati i viaggiatori senza biglietto.

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Trascorse ancora un minuto in silenzio. Stickin si alz e in agitazione prese a


camminare per la stanza.
A me non occorre una consorte giovane disse. Io sono un uomo maturo e
mi ci vuole una che sia... dun genere come sarebbe il vostro... seria e posata...
e duna complessione del vostro genere.
Ih, Dio sa ci che state dicendo... ridacchi la mediatrice, coprendosi col
fazzoletto il viso porporino.
Che c qui da pensare a lungo? Voi mi andate a genio e mi convenite con le
vostre qualit. Io sono un uomo positivo, sobrio, e, se vi piaccio, allora... che
c di meglio? Permettete di farvi la proposta!.
La mediatrice vers qualche lacrima, rise e, in segno di consenso, tocc il bicchiere con Stickin.
Be disse il felice capotreno, ora permettete di spiegarvi quale condotta e
modo di vivere io desidero da voi... Io sono un uomo austero, posato, positivo,
intendo tutto nobilmente, e desidero che mia moglie sia del pari austera e capisca che per lei io sono un benefattore e il primo degli uomini.
Egli sedette e, dato un profondo sospiro, prese ad esporre alla promessa sposa
le sue vedute sulla vita di famiglia e sui doveri della moglie.

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La lota

Mattino estivo. Nellaria c silenzio; solo una cavalletta stride ogni tanto sulla
riva e in qualche posto timidamente brontola un aquilotto. Nel cielo stanno
immobili delle nubi piumose, simili a neve sparpagliata... Vicino al bagno in
costruzione, sotto le verdi fronde di un salcio, si dibatte nellacqua il carpentiere Gherassim, un contadino alto, scarno, dalla testa rossa ricciuta e il viso irto
di peli. Egli sbuffa, riprende fiato e, strizzando fortemente gli occhi, si sforza
di tirar fuori qualcosa di sotto le radici del salcio. La sua faccia coperta di
sudore. A una tesa da Gherassim, nellacqua fino alla gola, sta il carpentiere
Liubm, un giovane contadino gobbo dal viso triangolare e gli occhietti stretti,
da cinese. Entrambi, Gherassim come Liubm, sono in camicia e mutande. Sono illividiti dal freddo, perch ormai da pi dunora stanno nellacqua...
Ma tu perch tasti sempre con la mano? grida il gobbo Liubm, tremando
come nella febbre. Testa di cavolo che sei! Tu tienla, tienla, se no scapper, la
maledetta! Tienla, dico!.
Non scapper... Dove dovrebbe scappare? S cacciata sotto le radici... dice
Gherassim con voce arrochita, sorda di basso, che viene non dalla laringe, ma
dal profondo del ventre. viscida, questa diavola, e non si sa per che cosa
acchiapparla.
Tu chiappala per le branchie, per le branchie!.
Non si vedon le branchie... Aspetta, lho acchiappata per qualche cosa... Per il
labbro lho acchiappata. Morde, questa diavola!.
Non tirarla per il labbro, non tirarla: la lascerai andare! Per le branchie acchiappala, per le branchie acchiappala! Di nuovo s messo a tastar con la mano! Ma che contadino senza cervello, perdonami, Regina dei Cieli! Chiappala!.
Chiappala lo contraff Gherassim. Che comandante s trovato!... Dovresti
venire e acchiapparla tu stesso, diavolo gobbo... Perch stai l?.
Io lavrei acchiappata, se fosse stato possibile... O che, con la mia bassa corporatura, si pu stare in piedi sotto la riva? L profondo!.
Non fa nulla che sia profondo... Tu a nuoto....
Il gobbo agita le braccia, nuota verso Gherassim e si aggrappa ai rami. Ma al
primo tentativo di mettersi in piedi, va con la testa sottacqua e manda fuori
delle bolle daria.
Lo dicevo ch profondo! egli dice, rotando con ira il bianco degli occhi.
Monto sul collo a te, eh?.

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E tu sali sopra una radice... Di radici ce n molte, come una scala....


Il gobbo tasta col tallone una radice e, aggrappatosi saldamente ad alcuni rami
ad un tempo, ci sale sopra... Equilibratosi bene e consolidatosi nella nuova posizione, si curva e, cercando di non ingerire acqua, comincia con la mano destra a frugare tra le radici. Imbrogliandosi nelle erbe acquatiche, scivolando sul
musco che riveste le radici, la sua mano incontra le chele pungenti dun gambero.
Ci mancavi ancora tu qui, diavolo! dice Liubm e con rabbia scaglia il gambero sulla riva.
Infine la sua mano trova a tastoni il braccio di Gherassim e, calando gi lungo
quello, arriva a qualcosa di lubrico, di freddo.
E-eccola... sorride Liubm. gro-ossa, la diavola... Allarga un po le dita,
io subito... per le branchie... Aspetta, non urtarmi col gomito... io subito la...
subito... lascia solo che lafferri... S cacciata lontano sotto la radice, questa
diavola, non c nemmeno dove aggrapparsi... Non si pu arrivare alla testa...
Si tocca soltanto la pancia... Ammazzami sul collo una zanzara: mi punge! Io
subito la... subito... lascia solo che lafferri... S cacciata di fianco, spingila,
spingila! Punzecchiala col dito!.
Il gobbo, gonfiate le guance, trattenuto il respiro, sgrana gli occhi e, a quanto
pare, gi insinua le dita sotto le branchie, ma a questo punto i rami a cui si
abbranca la sua mano sinistra si spezzano, ed egli, perduto lequilibrio, capitombola nellacqua! Come spaventati, corron via dalla riva dei cerchi ondeggianti e nel punto della caduta vengon su delle bolle. Il gobbo viene a galla a
nuoto e, sbuffando, si afferra ai rami.
Affogherai ancora, diavolo, toccher rispondere per te!... dice rauco Gherassim. Esci fuori, su, e vattene alla malora! Io stesso la tirer via!.
Cominciano glimproperi... E il sole brucia, brucia. Le ombre si fanno pi brevi e rientrano in s stesse, come le corna della lumaca... Lerba alta, scaldata
dal sole, comincia a emanare un odore denso, stucchevolmente dolciastro. Ben
presto mezzogiorno, ma Gherassim e Liubm tuttora si dibattono sotto il salcio. La voce rauca di basso e quella tenorile infreddolita, stridula, rompono
senza posa il silenzio della giornata estiva.
Tirala per le branchie, tirala! Aspetta, io la spinger fuori! Ma dove ficchi il
tuo pugnaccio? Tu fa col dito e non col pugno, grinta! Vieni di fianco! Da sinistra, vieni da sinistra, ch a destra c una buca! Servirai di cena al lupo
mannaro! Tira per il labbro!.
Si sente lo schioccar duna frusta... Per la riva in pendio si trascina pigramente
allabbeveratoio un armento, cacciato avanti dal pastore Jefm. Il pastore, un
vecchio decrepito con un occhio solo e la bocca storta, cammina a capo chino

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e si guarda sotto i piedi. Per prime savvicinano allacqua le pecore, dopo di


esse i cavalli, dopo i cavalli le vacche.
Spingila un poco dal basso! egli ode la voce di Liubm. Ficcaci un dito! Ma
sei sordo, dia-vo-lo, o che? Poh!.
Ma chi , fratelli? grida Jefm.
Una lota! Non c verso di tirarla fuori! Sotto una radice s cacciata! Vieni
di fianco! Vieni, vieni!.
Jefm per un minuto strizza il suo occhio sui pescatori, poi si toglie i lapti12,
getta gi dalle spalle un sacchetto e si leva la camicia. Di togliersi le mutande
non ha pazienza, segnatosi, bilanciando le braccia magre, scure, entra in mutande nellacqua... Per una cinquantina di passi procede sul fondo melmoso,
ma poi si butta a nuoto.
Aspettate, ragazzi! grida. Aspettate! Non tiratela fuori a casaccio, la lascerete scappare. Bisogna saper fare!....
Jefm si unisce ai carpentieri, e tutte tre, urtandosi lun laltro coi gomiti e coi
ginocchi, sbuffando e imprecando, si pigiano nello stesso punto... Il gobbo
Liubm inghiotte acqua e laria echeggia di una tosse aspra, convulsa.
Dov il pastore? si sente un grido dalla riva. Jefi-m! Pastore! Dove sei?
Larmento entrato in giardino! Caccialo, caccialo dal giardino! Caccialo! Ma
dov dunque, il vecchio brigante?
Si odono voci maschili, poi una femminile... Di dietro il cancello del giardino
padronale si mostra il padrone Andri Andreic in veste da casa di seta persiana e con un giornale in mano... Egli guarda interrogativamente dalla parte delle
grida che giungono dal fiume, e poi trotterella rapido verso il bagno...
Che c qui? Chi bercia? domanda severamente, avendo scorto attraverso i
rami del salcio le tre teste bagnate dei pescatori. Perch vi affannate qui?.
Un pe... un pesce acchiappiamo... balbetta Jefm, senzalzare il capo.
Te lo dar io il pesce! Larmento entrato in giardino, e lui: un pesce!... Ma
quando sar finito il bagno, diavoli? Son due giorni che lavorate, e dov il vostro lavoro?.
Sa... sar finito... gracchia Gherassim. Lestate lunga, farai ancora in
tempo, signoria, a lavarti... Brrr... In nessun modo qui possiamo venir a capo
duna lota... S cacciata sotto una radice ed come in una tana: non va n su
n gi....
Una lota? domanda il padrone e i suoi occhi si fanno lustri. Allora tiratela
fuori alla svelta!.
Poi ci darai un mezzo rubletto... Ti serviremo da amici se... Una lota enorme,
che la tua mercantessa... Vale, signoria, un mezzo rublo... per le fatiche... Non
brancicarla, Liubm, non brancicarla, se no la farai morire! Spingi dal basso!

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Tira un po la radice allins, bravuomo... come ti chiami? Allins, e non


allingi, diavolo! Non agitate le gambe!.
Passano cinque minuti, dieci... Il padrone non ne pu pi dallimpazienza.
Vassili grida, voltandosi verso la casa padronale. Vaska! Chiamatemi Vassili!.
Accorre il cocchiere Vassili. Sta masticando qualcosa e respira pesantemente.
Scendi in acqua gli ordina il padrone, aiutali a tirar fuori la lota... Non posson tirar fuori una lota!.
Vassili si spoglia rapidamente e scende in acqua.
Io subito... borbotta. Dov la lota? Io subito... Faremo questo in un batter
docchio! E tu dovresti andartene, Jefm! Qui vecchio, non hai da mischiarti
negli affari altrui! Che lota c qui? Io subito... Eccola! Lasciate andar le mani!.
E perch: lasciate andare le mani? Lo sappiamo anche noi: lasciate andar le
mani! E tu tirala fuori!.
Ma forse cos che la tirerai fuori? Bisogna prenderla per la testa!.
E la testa sotto la radice! cosa nota, stupido!.
Be, non ingiuriare, se no ne vola una! Marmaglia!.
In presenza del signor padrone e simili parole... balbetta Jefm. Non la tirerete fuori, fratelli! Troppo destramente s ficcata l!.
Aspettate un momento, io subito... dice il padrone e comincia frettoloso a
svestirsi. Siete in quattro imbecilli; e non potete tirar fuori la lota!.
Svestitosi, Andri Andreic si lascia freddare un poco ed entra in acqua. Ma
anche il suo intervento non approda a nulla.
Bisogna tagliar la radice! conclude infine Liubm. Gherassim, va a prender la scure! Date qui una scure!.
Non tagliatevi le dita! dice il padrone, quando si odono i colpi sottacqua
della scure contro la radice. Jefm, vattene di qua! Aspettate, io tirer fuori la
lota... Voi non....
La radice stata tagliata dal disotto. La sforzano un poco, e Andri Andreic,
con gran piacere sente che le sue dita penetrano sotto le branchie della lota.
La sto tirando, fratelli! Non affollatevi... state fermi... la sto tirando!.
Alla superficie compare la grossa testa della lota e, dopo di essa, il corpo nero;
lungo un arscn.
La lota rigira pesantemente la coda e cerca di sfuggire.
Tu scherzi... Non ce la fai, cara. Ci sei cascata. Ah-ah!.
Su tutte le facce si effonde un sorriso di miele. Un minuto trascorre in silenziosa contemplazione.

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Una lota coi fiocchi! balbetta Jefm, grattandosi sotto le clavicole. Sar,
penso, una decina di libbre....
E gi... consente il padrone. Il fegato le palpita addirittura. Come spinto dal
didentro. A... ah!.
La lota a un tratto inaspettatamente fa con la coda un brusco movimento
allins e i pescatori sentono un forte tonfo... Tutti allargano le mani, ma
troppo tardi: la lota, chi lha vista lha vista.

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Lo specchio curvo
(Racconto di Natale)

Io e mia moglie entrammo in salotto. Vi odorava muffa e dumidit. Milioni di


ratti e di sorci si precipitarono da tutte le parti quando noi rischiarammo i muri
che non avevan visto la luce durante tuttun secolo. Quando chiudemmo
luscio dietro di noi, soffi una folata e smosse la carta giacente a mucchi negli
angoli. La luce cadde su questa carta e noi scorgemmo caratteri antichi e figurazioni medioevali. Alle pareti inverdite dal tempo pendevano ritratti di antenati. Gli antenati guardavano altezzosi, arcigni, come se volessero dire:
Frustarti si dovrebbe, fratellino!.
I nostri passi risonavano per tutta la casa. Alla mia tosse rispondeva uneco, la
stessa eco che un tempo aveva risposto ai miei antenati...
E il vento urlava e gemeva. Nella canna del camino qualcuno piangeva, e in
questo pianto si sentiva la disperazione. Grosse gocce di pioggia picchiavano
sulle scure finestre opache, e il loro picchiare dava angoscia.
Oh, antenati, antenati! dissio, sospirando significativamente. Se fossi scrittore, mirando i loro ritratti scriverei un lungo romanzo. Ch ciascuno di questi
vegliardi fu giovane un d, e ciascuno, o ciascuna, ebbe un romanzo...e che
romanzo! Guarda, per esempio, questa vecchina, mia bisavola. Vedi domandai a mia moglie, vedi tu lo specchio che pende l nellangolo?.
E additai a mia moglie un grande specchio in bronzea guarnitura nera, appeso
in un angolo accanto al ritratto della mia bisavola.
Questo specchio possiede propriet magiche: esso caus la rovina della mia
bisavola. Lo aveva pagato una somma enorme e non se ne separ fin proprio
alla morte. Vi si guardava i giorni e le notti, senza posa, vi si guardava perfin
quando beveva e mangiava. Nel coricarsi, ogni volta lo metteva con s in letto
e, morendo, preg di deporlo con lei nella bara. Non soddisfecero il suo desiderio solo perch lo specchio non capiva nel feretro.
Era civetta? domand mia moglie.
Supponiamo. Ma non aveva forse altri specchi? Perch am talmente proprio
questo specchio, e non un altro qualsiasi? E forse non aveva specchi migliori?
No, l, cara mia, si cela un qualche tremendo mistero. Non pu essere altrimenti. La tradizione dice che nello specchio risiede il diavolo e che la bisavola aveva un debole per i diavoli. Certo, unassurdit, ma indubbio che lo specchio in guarnitura di bronzo possiede una forza misteriosa.

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Io scossi dallo specchio la polvere, vi guardai e diedi in una risata. Al mio riso
rispose sordamente leco. Lo specchio era curvo e contorceva la mia fisionomia da tutte le parti: il naso venne a trovarsi sulla guancia sinistra, e il mento si
sdoppi e si cacci da un lato.
Strano gusto quello della mia bisavola! dissi.
La moglie si accost irresoluta allo specchio, vi guard dentro ella pure, e subito accadde qualcosa di terribile. Ella impallid, trem in tutte le membra
mand un grido. Il candeliere le cadde di mano, rotol sul pavimento e la candela si spense. Ci avvolsero le tenebre. Subito dopo intesi la caduta
sullimpiantito dalcunch di pesante: mia moglie si era abbattuta priva di sensi.
Il vento prese a gemere ancor pi lamentosamente, presero a correre i ratti,
nelle carte frusciarono i sorci. I miei capelli si rizzarono e si mossero, quando
da una finestra si stacc limposta e vol da basso. Nel vano della finestra si
mostr la luna...
Io afferrai mia moglie, la cinsi e la portai fuori dalla dimora degli avi. Ella rinvenne solo la sera dei giorno dopo.
Lo specchio! Datemi lo specchio! disse, riavendosi. Dov lo specchio?.
Tuttuna settimana dipoi ella non bevve, non mangi, non dorm, e pregava di
continuo che le portassero lo specchio. Singhiozzava, si strappava i capelli in
capo, si agitava, e infine, quando il dottore ebbe dichiarato chella poteva morire di esaurimento e che il suo stato era in sommo grado pericoloso, io, vincendo il mio terrore, ridiscesi gi e recai di l lo specchio della bisavola. Vedendolo, ella rise forte dalla felicit, poi lo afferr, lo baci e vi fiss gli occhi.
Ed ecco, son trascorsi ormai pi di dieci anni, e lei tuttora si guarda nello specchio e non se ne stacca un solo istante.
Possibile che questa sia io? bisbiglia, e sul suo viso, insieme coi rossore, si
accende unespressione di beatitudine e destasi. S, son io! Tutto mentisce,
fuorch questo specchio! Mentiscono gli uomini, mentisce il marito! Oh, se mi
fossi vista prima, se avessi saputo quale sono realmente, non avrei sposato
questuomo! Egli non degno di me! Ai miei piedi devon giacere i cavalieri
pi belli, pi nobili!....
Un giorno, stando dietro a mia moglie, guardai inavvertitamente nello specchio, e scoprii il terribile segreto. Nello specchio scorsi una donna di accecante
bellezza, quale mai ho incontrato nella vita. Era un prodigio della natura,
unarmonia di belt, di eleganza e damore. Ma di che si trattava? Che cosera
accaduto? Perch mia moglie, brutta, sgraziata, nello specchio pareva cos bella? Perch?

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Ma perch lo specchio curvo aveva storto il brutto viso di mia moglie in tutti i
sensi, e per tale spostamento dei suoi tratti esso era diventato casualmente bellissimo. Meno per meno dava pi.
E ora noi due, io e mia moglie, stiamo davanti allo specchio e, senza staccarcene un sol minuto, vi guardiamo dentro: il mio naso monta sulla guancia sinistra, il mento s sdoppiato e spostato da una parte, ma il volto di mia moglie
incantevole, e una passione furiosa, insensata simpadronisce di me.
Ah-ah-ah! sghignazzo io selvaggiamente.
E mia moglie bisbiglia, in modo appena percettibile: Come son bella!.

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Gli stivali

Laccordatore di pianoforti Murkin, un uomo dal viso giallo, il naso tabaccoso


e lovatta negli orecchi, usc dalla sua stanza nel corridoio e con voce tintinnante grid:
Semin! Cameriere!.
E guardando la sua faccia spaventata, si poteva pensare che gli fosse cascato
addosso lintonaco, o che in camera sua avesse visto allora allora uno spettro.
Di grazia, Semin! prese a gridare, scorgendo il cameriere che accorreva da
lui. Che ci? Io sono un uomo reumatico, infermiccio, e tu mi costringi a
uscire scalzo! Perch non mi dai ancora gli stivali? Dove sono?.
Semin entr nella camera di Murkin, guard nel posto dovegli aveva
labitudine di porre gli stivali ripuliti, e si gratt la nuca: gli stivali non
cerano.
Dove potrebbero essere, i maledetti? disse Semin. In serata, mi sembra, li
pulii e li misi qui... Uhm!... Ieri, confesso, avevo bevuto un po... da supporre che li abbia messi in unaltra camera. proprio cos, Afanassi Jegoric, in
unaltra camera! Stivali ce n molti, e, in cimberli, li distinguer il diavolo, se
tu non hai la testa a segno. Devo averli messi dalla signora che alloggia qui
accanto... dallattrice....
E ora per causa tua ho da andar dalla signora a disturbare! Eccomi per
uninezia a dover svegliare una brava donna!.
Sospirando e tossendo, Murkin si accost alluscio della camera attigua e buss cautamente.
Chi ? si sent di l a un minuto una voce femminile.
Sono io! cominci con voce querula Murkin, mettendosi nella positura dun
cavaliere che parla con una signora del gran mondo. Scusate il disturbo, signora, ma io sono un uomo malaticcio, reumatico... A me, signora, i dottori
hanno ordinato di tenere i piedi al caldo, tanto pi che ora devo andar ad accordare un pianoforte dalla generalessa Scevelitsin. Non posso mica andarci
scalzo.
Ma voi che volete? Che pianoforte?.
Non un pianoforte, signora, ma riguardo agli stivali! Quellignorante di Semin ha pulito i miei stivali e per sbaglio li ha messi nella vostra stanza. Siate
cos gentile, signora, datemi i miei stivali!.

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Si ud un fruscio, un salto dal letto e un ciabattare, dopo di che luscio si apr


un poco, e una paffuta manina di donna gett ai piedi di Murkin un paio di stivali. Laccordatore ringrazi e si diresse in camera sua.
strano... mormor, calzando uno stivale. Si direbbe che non lo stivale
destro. Ma qui ci son due stivali di sinistra! Son tutte due sinistri! Ascolta,
Semin, ma questi non sono i miei stivali! I miei stivali sono con tiranti rossi e
senza toppe, e questi son certi cosi rotti, senza tiranti!.
Semin sollev gli stivali, li rigir pi volte davanti ai propri occhi e corrug
la fronte.
Questi son gli stivali di Pavel Aleksandric... borbott, guardando di sbieco.
Egli era strabico dallocchio sinistro.
Che Pavel Aleksandric?.
Un attore... viene qua ogni marted... Dunque lui che, invece dei suoi, ha
calzato i vostri... Vuol dire che in camera da lei ho messo le due paia: i suoi e i
vostri. Un bellimpiccio!.
Allora va e cambiali!.
Salute! sorrise Semin. Va e cambiali... E dove ho da prenderlo adesso?
ormai unora ch uscito... Va a cercare il vento nei campi!.
Ma dove abita?.
E chi lo sa? Viene qua ogni marted, ma dove abiti, noi non si sa. Viene, pernotta, e aspettalo fino a un altro marted....
Ecco, vedi, porco, quel che hai combinato! Ebbene, che devo fare adesso?
ora chio vada dalla generalessa Scevelitsin, maledetto che sei! I piedi mi si
sono intirizziti!.
Cambiar di stivali non cosa lunga. Calzate questi stivali, camminateci fino a
sera, e stasera a teatro... L domandate dellattore Blistanov... Se a teatro non
volete andare, toccher aspettare quellaltro marted. Solo i marted viene
qua....
Ma perch mai ci son qui due stivali sinistri? domand laccordatore, prendendo con schifilt gli stivali.
Come Dio li mand, cos li porta. Per povert... Dove potrebbe prenderli,
lattore?... Ma gli stivali che avete dico, Pavel Aleksandric! pura vergogna!. E lui dice: Taci dice, e impallidisci! In questi stessi stivali dice, ho
fatto le parti di conti e principi!. Gente bizzarra! Artista, in una parola. Sio
fossi governatore, o una qualche autorit, prenderei tutti questi attori, e via in
prigione!.
Gemendo e facendo smorfie senza fine, Murkin calz a forza sulle proprie
gambe i due stivali sinistri e, zoppicando, si avvi dalla generalessa Scevelitsin. Lintera giornata and per la citt, accord pianoforti, e lintera giornata

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gli parve che tutto il mondo guardasse i suoi piedi e ci vedesse su degli stivali
con le toppe e i tacchi storti! Oltre alle torture morali, gli tocc sperimentare
anche quelle fisiche: si busc un callo.
A sera era in teatro. Davano Barbabl13 Solo prima dellultimo atto, e anche
ci grazie alla protezione dun conoscente flautista, lo lasciarono passare dietro le quinte. Entrato nel camerino degli uomini, vi trov tutto il personale maschile. Gli uni si travestivano, altri si truccavano, i terzi fumavano. Barbabl
stava con re Bobche14 e gli mostrava una rivoltella.
Comprala! diceva Barbabl. Lacquistai io stesso a Kursk doccasione per
otto, ebbene te la lascer per sei... Un tiro notevole!.
Attenzione... carica!.
Potrei vedere il signor Blistanov? domand laccordatore, chera entrato.
Son proprio io! si gir verso di lui Barbabl. Che cosa desiderate?.
Scusate, signore, il disturbo cominci laccordatore con voce implorante,
ma, credete... io sono un uomo malaticcio, reumatico... I dottori mi hanno ordinato di tenere i piedi caldi....
Ma voi, propriamente parlando, che desiderate?.
Vedete... continu laccordatore, rivolgendosi a Barbabl. Gi... questa
notte voi siete stato nelle camere mobiliate del mercante Buchteiev... al numero 64....
Via, che ciance sono? sogghign re Bobche. Al numero 64 ci abita mia
moglie.
Moglie? Molto piacere... Murkin sorrise. Lei proprio, la vostra consorte, mi
ha consegnato personalmente gli stivali del signore... Quando lui
laccordatore indic Blistanov, fu uscito dalla stanza di lei, io mi accorsi dei
miei stivali... do una voce, sapete, al cameriere, e il cameriere dice: Ma io,
signore, i vostri stivali li ho messi al numero attiguo!. Per sbaglio, essendo in
stato di ubriachezza, aveva messo al numero 64 i miei stivali e i vostri si gir
Murkin verso Blistanov, e voi, lasciando, ecco, la consorte del signore, avete
calzato i miei....
Ma voi che cosa andate dicendo? profer Blistanov, e si accigli. O che siete venuto qui a far pettegolezzi?.
Nientaffatto! Dio mi guardi! Non mi avete capito... Di che sto parlando io?
Degli stivali! Avete pernottato, non vero, al numero 64?.
Quando?.
Questa notte.
E voi mi ci avete visto?.

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No, non vi ho visto rispose Murkin, in preda a vivo turbamento, sedendo e


cavandosi rapidamente gli stivali. Io non vi ho visto, ma, ecco, la consorte di
lui mha gettato fuori i vostri stivali... Ci invece dei miei.
Ma che diritto avete, egregio signore, di affermare simili cose? Non parlo gi
di me, ma voi offendete una donna, e per di pi in presenza di suo marito!.
Dietro le quinte si lev un tremendo baccano. Re Bobche, il marito offeso,
dun tratto simporpor e a tutta forza picchi un pugno sulla tavola, talch nel
camerino attiguo due attrici si sentirono male.
E tu credi? gli gridava Barbabl Tu credi a questo mascalzone? Oh! Lo
ammazzo come un cane, vuoi? Lo vuoi? Ne far una bistecca! Lo frantumer!.
E tutti coloro che passeggiavan quella sera nel giardino comunale presso il teatro estivo narrano ora daver visto come prima del quartatto si precipit dal
teatro per il viale principale un uomo scalzo dal viso giallo e gli occhi pieni di
sgomento. Lo rincorreva un individuo vestito da Barbabl e con una rivoltella
in mano. Quel che accadde ulteriormente, nessuno vide. Si sa soltanto che
Murkin dipoi, dopo aver fatto conoscenza con Blistanov, per due settimane
giacque malato e alle parole: Io sono un uomo malaticcio, reumatico, prese
ad aggiungere ancora: Sono un uomo ferito...

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Dalla padella nella brace

Dal maestro di cappella della chiesa cattedrale Gridussov era seduto


lavvocato Kaliakin e, rigirando fra le mani un avviso del conciliatore intestato
a Gridussov, diceva:
Qualunque cosa diciate, Dossifi Petrovic, siete in colpa. Io vi stimo, apprezzo la vostra buona disposizione, ma con tutto ci debbo con rammarico
farvi osservare che avete torto. Sissignore, torto. Voi avete insultato il mio cliente Dereviaskin... Be, per che cosa lavete insultato?.
Ma chi diavolo lha insultato? si scaldava Gridussov, un vecchio alto dalla
fronte stretta, poco promettente, e le sopracciglia folte, con una medaglietta di
bronzo allocchiello. Gli ho soltanto fatto una predica morale, soltanto!
Aglimbecilli bisogna insegnare! Se aglimbecilli non sinsegna, non ti lascian
pi vivere.
Ma, Dossifi Petrovic, voi non gli avete fatto un predicozzo. Voi, comegli
dichiara nella sua istanza, lavete pubblicamente segnato a dito, gli avete dato
dellasino, del farabutto e simile... e una volta avete perfino alzato la mano,
come se voleste recargli offesa con atti.
Ma come non picchiarlo, se lo merita? Non capisco!.
Ma capite dunque che non avete alcun diritto di far ci!.
Io non ho diritto? Be, questo poi, scusate... Andate a raccontarlo a qualcun
altro, ma non infinocchiate me, di grazia. Lui da me, dopo che dal coro vescovile lo invitarono a spintoni ad andarsene, dieci anni ha servito nel mio coro. Io
sono il suo benefattore, se volete saperlo. Se si arrabbia perch lho scacciato
dal coro, lui stesso ne ha colpa. Io lho scacciato per via della filosofia. Filosofeggiare pu solo una persona istruita, che ha terminato i corsi, ma se tu sei un
imbecille, se sei di poca intelligenza, stattene in un cantuccio e taci... Taci e
ascolta come parlano le persone intelligenti; lui invece, tanghero, spiava soltanto il destro di metter fuori qualcosa del genere. Qui c prova di canto, o si
dice una messa, e lui a parlare di Bismarck e di non so quali Gladstone. Lo
credete, un giornale, la canaglia, faceva venire! E quante volte lho picchiato
sui denti a motivo della guerra russo-turca, non potete figurarvelo! Qui bisogna
cantare, e lui s chinato verso i tenori, e avanti a raccontar loro come i nostri
han fatto saltare con la dinamite la corazzata turca Liufti-Dzelil... O che questo
ordine? Certo, fa piacere che i nostri abbian vinto, ma da ci non segue che
non si debba cantare... Anche dopo la messa puoi discorrere. Un porco, in una
parola.

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Dunque voi lo insultavate anche prima?.


Prima lui nemmeno soffendeva. Sentiva chio facevo ci per il suo stesso
bene, lo capiva!... Sapeva che i pi anziani e i benefattori peccato contraddirli, ma quando and nella polizia come scrivano, be, l fu finita, mont in superbia, smise di capire. Io dice, non sono pi un cantore adesso, ma un funzionario. Far lesame dice, da registratore di collegio16. Be, sei un imbecille dico. Dovresti dico, sciorinare un po meno filosofia e soffiarti un
po pi spesso il naso, sarebbe meglio che pensare ai gradi. A te, non i gradi
saddicono, ma la povert. Non vuol neppure ascoltare! Ma ecco, prendiamo
anche solo questo caso: perch mi ha querelato davanti al conciliatore? Be,
non razza di beceri? Son seduto nella trattoria di Samopliuiev e sto bevendo
il t col nostro fabbriciere. Di pubblico un buscherio, non un sol posto libero...
Guardo, e lui seduto pure l, tracanna birra coi suoi scrivani. cos elegante,
ha alzato il muso, bercia... agita le mani... Tendo lorecchio: parla del colera...
Be, con lui che ci volete fare? Filosofeggia! Io, sapete, sto zitto, paziento...
Chiacchiera penso, chiacchiera.... La lingua non ha osso... A un tratto, per
disgrazia, la macchina si mise a sonare... Lui sintener, il becero, salz e disse ai suoi amici: Beviamo dice, alla prosperit! Io dice, sono un figlio
della mia patria e uno slavofilo del mio paese! Espongo il mio unico petto!
Venite fuori, nemici, a tu per tu! Chi non daccordo con me, desidero vederlo!. E come picchia il pugno sulla tavola! Qui non ressi pi... Mavvicino a lui
e dico delicatamente: Ascolta, Ossip... Se tu, porco, non capisci nulla, meglio che taccia e non discuta. Una persona istruita pu filosofare, ma tu calmati. Tu sei un verme, sei cenere... Io una parola a lui, lui dieci a me... E via e
via... Io, naturalmente, parlo per il suo bene, e lui per stupidit... Si offese, ed
ecco che reclam al conciliatore.
S sospir Kaliakin. Male... Per qualche bazzecola il diavolo sa quel ch
successo. Voi siete un uomo di famiglia, stimato, e ora questo processo, discussioni, chiacchiere, la detenzione... necessario metter termine a questa
faccenda, Dossifi Petrovic. Avete una via duscita, alla quale consente anche
Dereviaskin. Voi verrete oggi con me alla trattoria di Samopliuiev alle sei,
quando si riuniscon l scrivani, attori e laltro pubblico davanti a cui lavete
insultato, e vi scuserete con lui. Allora egli ritirer la sua istanza. Avete capito?
Suppongo che acconsentirete, Dossifi Petrovic... Vi parlo come ad amico...
Voi avete insultato Dereviaskin, lavete infamato, e soprattutto avete gettato un
sospetto sui suoi lodevoli sentimenti e avete perfino... profanato quei sentimenti. Al nostro tempo, sapete, non si pu far cos. Bisogna essere un po pi
cauti. Alle vostre parole stata attribuita una tale sfumatura come dirvi?

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che al nostro tempo, insomma, non va... Ora son le sei meno un quarto... Vi fa
comodo venir con me?.
Gridussov croll il capo, ma quando Kaliakin gli ebbe dipinto a vive tinte la
sfumatura chera stata attribuita alle sue parole, e le conseguenze che da
quella sfumatura potevan derivare, Gridussov si prese paura e acconsent.
Voi, badate dunque, scusatevi come fa duopo, in piena regola glinsegnava
lavvocato cammin facendo verso la trattoria. Avvicinatevi a lui, dando del
voi... Scusate... ritiro le mie parole e altrettali cose.
Giunti in trattoria, Gridussov e Kaliakin vi trovarono tuttunaccolta di gente.
L eran seduti mercanti, attori, pubblici impiegati, scrivani della polizia: in genere, tutta la schiuma che aveva costume di riunirsi nella trattoria la sera a
bere il t e la birra. Fra gli scrivani era seduto lo stesso Dereviaskin, un giovane det indefinita, sbarbato, con grandi occhi che non battevan ciglio, naso
schiacciato e capelli cos ispidi che, a guardarli, veniva voglia di pulirsi gli stivali... Il suo viso era cos felicemente conformato che, una volta datagli
unocchiata, si poteva riconoscer tutto: chera un ubriacone, e cantava da basso, ed era sciocco, ma non tanto da non considerarsi una persona molto intelligente. Veduto il maestro di cappella che entrava, egli si sollev e mosse i baffi
come un gatto. Lassemblea, evidentemente preavvisata che ci sarebbe stata
pubblica ammenda, aguzz gli orecchi.
Ecco... Il signor Gridussov daccordo! disse Kaliakin, entrando.
Il maestro di cappella salut qualcuno, si soffi il naso rumorosamente, arross
e saccost a Dereviaskin.
Scusate... borbott, senza guardarlo e ficcando in tasca il fazzoletto. Davanti a tutta la compagnia ritiro le mie parole.
Vi scuso! disse con voce di basso Dereviaskin e, gettato uno sguardo vittorioso a tutto il pubblico, sedette. Io sono soddisfatto! Signor avvocato, vi prego di chiudere la faccenda!.
Mi scuso continu Gridussov. Scusate... Non mi piacciono i dissapori...
Vuoi che ti dia del voi, e sia, lo far... Vuoi che ti stimi una persona intelligente, e sia... Ci sputo su... Io, fratello, non serbo rancore. Che il diavolo
tassista....
Ma voi... permettete! Scusatevi, e non ingiuriate, invece!.
Come? debbo ancora scusarmi? Io mi scuso! Soltanto ecco, se non vi ho dato
del voi, stato per dimenticanza. Non devo gi mettermi in ginocchio... Mi
scuso, e ringrazio perfino Dio che hai avuto abbastanza senno per troncare
questa faccenda. Io non ho tempo di bighellonare per i tribunali... Non ho mai
fatto cause, non ne far, e a te non consiglio... a voi cio....
Certo! Non volete bere alla pace di Santo Stefano17?.

31

Anche bere si pu... Solo che tu, fratello, Ossip, sei un porco... Non gi che io
tinsulti, ma cos... per esempio... Un porco, fratello! Ricordi come ti buttavi ai
miei piedi, quando dal coro vescovile ti cacciarono a spintoni? Eh? E tu osi
sporger querela contro il tuo benefattore? Una grinta sei tu, una grinta! E non
hai vergogna? Signori avventori, non ha vergogna?.
Permettete! Queste son di nuovo ingiurie!.
Che ingiurie? Io ti parlo soltanto, ti faccio la morale... Ho fatto pace e lo dico
per lultima volta, non penso a ingiuriare... Star io ad aver rapporti con te, lupo mannaro, dopo che hai sporto querela contro il tuo benefattore? Ma vattene
al diavolo! Non desidero nemmeno parlare con te! E se or ora impensatamente
tho dato del porco, un porco sei... Invece di pregar Dio in eterno per il tuo benefattore, perch durante dieci anni tha nutrito e tha insegnato la musica, tu
sporgi una stupida querela e mandi da me vari diavoli di avvocati.
Permettete, Dossifi Petrovic soffese Kaliakin. Non dei diavoli sono stati
da voi, ma ci son stato io!... Un po pi cauto, vi prego!.
Ma che io parlo di voi? Venite magari ogni giorno, siate il benvenuto. Mi fa
meraviglia soltanto che voi abbiate terminato i corsi, ricevuto unistruzione, e
invece di far la morale a questo tacchino, gli tenete mano. Ma io, al vostro posto, in carcere lo farei marcire! E poi perch vi arrabbiate? Mi sono pure scusato! Che dunque voccorre ancora da me? Non capisco! Signori avventori, siate
testimoni, io mi sono scusato, ma di scusarmi unaltra volta con un imbecille
qualunque non ho intenzione!.
Siete voi un imbecille! chiocci Ossip e, nellindignazione, si batt il petto.
Io un imbecille? Io? E tu puoi dirmi questo?.... Gridussov simporpor e fu
preso dal tremito... E tu hai osato? Prenditi questo!... E oltre allaverti adesso,
farabutto, dato un ceffone, presenter anche querela contro di te al conciliatore! Ti insegner io a insultare! Signori, siate testimoni! Signor delegato, perch
state l a guardare? Minsultano, e voi guardate? Pigliate uno stipendio, e
quando sha da badare allordine, allora non affar vostro? Eh? Credete che
anche per voi non ci sian giudici?.
A Gridussov savvicin il delegato, e cominci una storia.
Di l a una settimana Gridussov stava davanti al giudice conciliatore ed era
processato per ingiurie a Dereviaskin, allavvocato e al delegato di sezione, a
questultimo nellesercizio delle sue funzioni. Sul principio non capiva se fosse querelante o imputato, ma poi, quando il conciliatore lo condann cumulativamente a due mesi di detenzione, sorrise con amarezza e borbott:
Mhanno insultato, e son io che debbo anche star dentro... Fa meraviglia...
Bisogna, signor giudice conciliatore, giudicar secondo la legge, e non sofisticando. La vostra mammina buonanima, Varvara Serghievna, che Dio le ac-

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cordi il regno dei cieli, quelli come Ossip ordinava di fustigarli, e voi li proteggete... Che mai ne verr? Voi li assolvete, i furfanti, un altro li assolve...
Dove andare in tal caso a reclamare?.
Dalla sentenza si pu appellare nel termine di due settimane... e prego di non
discutere! Potete andare!.
Certo... Oggid col solo stipendio non si vive profer Gridussov e ammicc
significativamente. Per forza, se si vuoi mangiare, si schiaffa linnocente in
gattabuia.. cos... E non si pu far colpa....
Che cosa?!.
Nulla... Dicevo cos... a proposito di chapen zi ghevesen18... Voi credete,
perch portate una catena doro, che per voi non ci sian giudici? Non datevi
pensiero... Scoprir gli altarini!.
Si avvi un processo per oltraggio al giudice; ma intervenne larciprete della cattedrale, e la faccenda in qualche modo fu soffocata.
Portando la sua causa davanti al collegio dei conciliatori19, Gridussov era
convinto che non solo lo avrebbero assolto, ma avrebbero perfin messo in carcere Ossip. Cos pensava anche durante la stessa discussione della causa. Stando in piedi davanti ai giudici, egli tenne un contegno pacifico, riservato, senza
dir parole superflue. Una volta soltanto, quando il presidente lo invit a sedere,
si offese e disse:
Forse che nelle leggi scritto che il maestro di cappella debba sedere a fianco
del suo cantore?.
E quando il collegio conferm la sentenza del conciliatore, strizz gli occhi...
Come? Che cosa? domand. Come volete che lintenda? Voi a che proposito?....
Il collegio ha confermato la sentenza del giudice conciliatore. Se non siete
soddisfatto, potete ricorrere in cassazione.
Sissignore. Vi ringraziamo sentitamente, eccellenza, per il pronto e giusto
giudizio. Certo, col solo stipendio non si pu vivere, questo lo capisco benissimo, ma scusate, troveremo anche un tribunale incorruttibile.
Non star a riferire tutto ci che Gridussov spiattell al collegio... Presentemente sotto processo per oltraggio al collegio e non vuol ascoltare, quando
i conoscenti cercano di spiegargli che colpevole... convinto della sua innocenza e ha fede che presto o tardi gli diranno grazie per gli abusi da lui scoperti!
Con questimbecille non ci puoi far nulla! dice il priore della cattedrale, agitando sfiduciato la mano. Non capisce!.

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Una natura enigmatica

Uno scompartimento di prima classe.


Sul divano, coperto di velluto cremisi, semisdraiata una graziosa signora. Un
costoso ventaglio a frangia crepita nella sua mano convulsamente serrata; il
pince-nez di continuo cade dal suo bel nasino, la spilla in petto ora sale, ora
scende, come una navicella fra le onde. Ella agitata... Di fronte a lei sul divanetto siede un funzionario di governatorato addetto aglincarichi speciali, un
giovane scrittore principiante, che pubblica nella gazzetta provinciale piccoli
racconti o, comegli stesso le chiama, novelle di vita mondana... Egli la guarda
in viso, la guarda fisso, con aria dintenditore. Osserva, studia, afferra quella
bizzarra, enigmatica natura, la comprende, la penetra... Lanima di lei, tutta la
sua psicologia, egli lha come sul palmo della mano.
Oh, io vi comprendo! dice il funzionario con incarichi speciali, baciandole
la mano presso il braccialetto. La vostra anima delicata, sensibile, cerca
unuscita dal labirinto... S! una lotta terribile, mostruosa, ma... non scoraggiatevi! Voi sarete vincitrice! S!.
Descrivetemi, Voldemr! dice la damina, sorridendo mestamente. La vita
mia cos piena, cos varia, cos screziata... Ma soprattutto... io sono infelice!
Sono una martire stile Dostoevskij... Mostrate al mondo la mia anima, Voldemr, mostrate questa povera anima! Voi siete uno psicologo. Non trascorsa
unora dacch sediamo nello scompartimento a discorrere, e voi mavete belle
capita, tutta, tutta!.
Parlate! Vi scongiuro, parlate!.
Ascoltate. Nacqui in una povera famiglia dimpiegati. Mio padre, un
bravuomo, intelligente, ma... lo spirito del tempo e dellambiente... vous comprenez, io non accuso il mio povero padre. Egli beveva, giocava a carte...
prendeva sbruffi... La mamma, poi... Ma che dire! Il bisogno, la lotta per il
pezzo di pane, la consapevolezza della nullit... Ah, non costringetemi a rammentare! Dovetti io stessa aprirmi una via... La mostruosa educazione di collegio, la lettura di sciocchi romanzi, errori di giovent, primo timido amore... E
la lotta con lambiente? Una cosa tremenda! E i dubbi? E i tormenti della incipiente mancanza di fede nella vita, in s?... Ah! Voi siete uno scrittore e ci conoscete, noi donne. Voi capirete. Purtroppo, io fui dotata dun carattere aperto... Aspettavo la felicit, e quale! Bramavo essere una persona umana! S! Essere una persona umana: in ci scorgevo la mia felicit!.

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Meravigliosa! balbetta lo scrittore, baciando la mano presso il braccialetto.


Non voi bacio, mirabile creatura, ma lumana sofferenza! Ricordate Rasklnikov20? Egli baciava cos.
Oh, Voldemr! Mi occorreva la fama... il rumore, lo splendore, come ad ogni
(perch atteggiarsi a modesta?) natura non dozzinale. Io anelavo a qualcosa di
non comune... di non femminile! Ed ecco... Ed ecco... capit sul mio cammino
un vecchio generale ricco... Capitemi, Voldemr! Era il sacrificio di s, la rinuncia a s stessa, capite! Io non potevo agire altrimenti. Feci ricca la famiglia,
presi a viaggiare, a far del bene... E quanto soffersi, come intollerabili, bassamente triviali furono per me gli amplessi di quel generale, sebbene, bisogna
rendergli giustizia, a suo tempo avesse valorosamente combattuto! Vi furono
momenti... momenti terribili! Ma mi rafforzava il pensiero che il vecchio
dalloggi al domani sarebbe morto, che avrei preso a vivere come volevo, mi
sarei abbandonata alluomo amato, sarei stata felice... E io ce lho un tal uomo,
Voldemr! Dio vede, ce lho!.
La damina agita pi intensamente il ventaglio. Il suo viso assume
unespressione di pianto.
Ma ecco, il vecchio morto... Egli mi ha lasciato qualcosa, io sono libera
come un uccello. Adesso potrei anche viver felice... Non vero, Voldemr? La
felicit batte alla mia finestra. Non c che da lasciarla entrare, ma... no! Voldemr, ascoltate, vi scongiuro! Adesso potrei anche abbandonarmi alluomo
amato, diventare lamica, laiuto, la banditrice dei suoi ideali, esser felice...
riposare... Ma come tutto volgare, nauseante e sciocco a questo mondo! Come tutto ignobile, Voldemr! Io sono infelice, infelice, infelice! Sul mio
cammino di nuovo si trova un ostacolo! Di nuovo sento che la felicit mia
lontana, lontana! Ah, quanti tormenti, se sapeste! Quanti tormenti!.
Ma che ? Che cosa s messo sul vostro cammino? Vi supplico, parlate! Ebbene?.
Un altro vecchio ricco....
Il ventaglio spezzato ricopre il bel visetto. Lo scrittore puntella col pugno la
sua testa gravida di pensiero, sospira e, con aria dintenditore psicologo, si fa
meditabondo. La locomotiva fischia e ansima, si arrossano dal sole al tramonto
le tendine dei finestrini.

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Dal diario dun aiuto contabile

11 maggio 1863. Il nostro sessantenne contabile Glotkin ha bevuto latte con


cognac a cagion della tosse e si ammalato in questoccasione di delirium
tremens. I dottori, con la sicumera loro propria, assicurano che domani sar
morto. E cos sar finalmente contabile! Questo posto mi stato promesso ormai da un pezzo.
Il segretario Klesciv andr sotto giudizio per percosse inferte a un postulante
che laveva chiamato burocrate. A quanto sembra, cosa decisa.
Ho preso un decotto contro il catarro di stomaco.
3 agosto 1865. Il contabile Glotkin si nuovamente ammalato di petto. Ha
preso a tossire e beve latte con cognac. Se morir, il posto rester a me. Nutro
una speranza, ma debole, poich, a quel che pare, il delirium tremens non
sempre mortale!
Klesciv ha strappato via ad un armeno una cambiale e lha stracciata. La cosa andr magari a finire in tribunale.
Una vecchietta (la Grievna) diceva ieri chio non ho il catarro, ma
unemorroide interna. Pu esser benissimo!
30 giugno 1867. In Arabia, scrivono, c il colera. Pu darsi che venga in Russia, e allora si faranno molti posti vacanti. Forse il vecchio Glotkin morir, e io
avr il posto di contabile. ben vitale costui! Vivere cos a lungo, secondo
me, perfin riprovevole.
Che cosa prendere contro il catarro? Non dovrei prendere della santonina?
2 gennaio 1870. Nella corte di Glotkin tutta la notte ha ululato un cane. La mia
cuoca Pelagheia dice che questo un segno sicuro, e io e lei fino alle due di
notte abbiamo parlato di come, diventato contabile, mi comprer la pelliccia di
procione e la veste da camera. E magari prender moglie. Certo non una ragazza ci non si conf ai miei anni ma una vedova.
Ieri Klesciv stato scacciato dal circolo per aver narrato ad alta voce un aneddoto indecente e aver riso del patriottismo di un membro della Deputazione
Commerciale, Poniuchv. Questultimo, come si sente dire, sporger querela.
Voglio, per il catarro, andare dal dottore Botkin. Dicono che cura bene...
4 giugno 1878. A Vetlianka, scrivono, c la peste. La gente cade a mucchi,
scrivono. Glotkin beve in questoccasione acquavite al pepe. Be, a un vecchio

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cos, difficilmente lacquavite al pepe giover. Se verr la peste, sar contabile


di sicuro.
4 giugno 1883. Glotkin moribondo. Sono stato da lui e in lacrime ho domandato perdono daver atteso con impazienza la sua morte. Ha perdonato fra le
lacrime generosamente e mi ha consigliato di far uso contro il catarro del caff
di ghiande.
E Klesciv di nuovo per poco non capitato sotto giudizio: aveva impegnato
da un ebreo un pianoforte preso a nolo. E, nonostante tutto ci, ha gi la croce
di Stanislao e il grado di Assessore di Collegio. sorprendente ci che si fa in
questo mondo!
Zenzero, 2 dramme; galanga, dr.1/2; vodka forte, dr. 1; sangue dei sette frati,
dr. 5; mischiato il tutto, fare un infuso in una bottiglietta di vodka e prendere
contro il catarro un bicchierino a digiuno.
Lo stesso anno, 7 giugno. Ieri hanno seppellito Glotkin. Ahim!
Non mha giovato la morte di questo vegliardo! Mi appare in sogno le notti in
clamide bianca e mi fa segno col dito. E, oh sventura, sventura a me, maledetto, il contabile non sono io, ma Cilikov. Non io ho avuto questo posto, ma un
giovanotto che ha la protezione di una zia generalessa. Son perdute tutte le mie
speranze!
10 giugno 1886. A Cilikov scappata la moglie. Si accora, il poveretto. Forse
dal dispiacere attenter ai suoi giorni. Se lo far, io sar contabile. Gi se ne
parla. Dunque la speranza non ancora perduta, si pu vivere e magari non si
pi lontani dalla pelliccia di procione. In quanto poi al matrimonio, non ne
sono alieno.
Perch non sposarsi, se si presenta una buona occasione? Bisogna solo consigliarsi con qualcuno; un passo serio.
Klesciv ha scambiato le soprascarpe col Consigliere Segreto Lirmans. Uno
scandalo!
Il guardaportone Paissi ha consigliato contro il catarro di usare il sublimato.
Prover.

Matrimonio di calcolo
(Romanzo in due parti)

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Parte prima

In casa della vedova Mimrin, sita nel vicolo Piatisobaci, v cena di nozze. A
cenare son ventitr, di cui otto non mangiano nulla, bezzicano col naso e si lagnano di sentirsi disturbati. Candele, lampade e un lampadario zoppo, preso
a nolo alla trattoria, ardono cos vivamente che uno degli ospiti seduti a tavola,
un telegrafista, strizza gli occhi civettuolo e non fa altro che parlare
dilluminazione elettrica, per dritto e per traverso. A questilluminazione e in
generale allelettricit egli predice un brillante avvenire, ma nondimeno i
commensali lo ascoltano con un certo disdegno.
Lelettricit... borbotta il padrino di nozze, guardando ottusamente nel suo
piatto. Ma, a mio modo di vedere, la luce elettrica non che una birbonata.
Ficcano l un carboncino e credono di sviare gli occhi! No, fratello, una volta
che mi dai la luce, dammi non un carboncino, ma qualcosa di sostanziale, un
qualcosa da accendere, che ci sia da appigliarcisi! Dammi del fuoco, capisci?,
del fuoco, ch naturale e non astratto.
Se vedeste una batteria elettrica di che composta dice il telegrafista dandosi delle arie, ragionereste altrimenti.
N manco voglio vederla. Una birbonata... Gabbano la gente semplice...
Spremono lultimo succo. Li conosciamo, costoro... E voi, signor giovanotto
(non ho lonore di sapere il vostro patronimico), invece di parteggiare per una
birberia, fareste meglio a bere e a versarne agli altri.
Con voi, babbo, io son pienamente daccordo dice con voce rauca di tenore
lo sposo Aplombov, un giovane dal collo lungo e dai capelli ispidi. A che pro
attaccar discorsi sapienti? Non rifuggo io stesso dal parlare di ogni possibile
scoperta in senso scientifico, ma per queste cose vi son altri momenti! Tu di
che avviso sei, mascr21? si rivolge lo sposo alla sposina che gli siede accanto.
La sposa Dscenka, a cui son scritte in viso tutte le virt, tranne una: la facolt
di pensare, si fa di fuoco e risponde:
Voglion mostrare la loro istruzione e parlan sempre di cose incomprensibili.
Lodando Dio, abbiam vissuto la nostra vita senza istruzione, ed ecco che,
grazie a Dio, sposiamo la terza figliuola a un bravuomo disse dallaltro capo
della tavola la madre di Dscenka, sospirando e rivolgendosi al telegrafista. E

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se noi, a parer vostro, facciam figura dignoranti, perch venite da noi? Dovreste andarvene dalle vostre persone istruite.
Segue un silenzio. Il telegrafista confuso. Egli non si aspettava punto che la
conversazione sulla elettricit avrebbe preso una cos strana piega. Il silenzio
sopraggiunto ha un carattere ostile, gli sembra sintomo duno scontento generale, ed egli stima necessario giustificarsi.
Io, Tatiana Petrovna, ho sempre stimato la vostra famiglia dice, e se ho
parlato della luce elettrica, ci non vuole ancora dire che labbia fatto per superbia. Ecco, posso perfino bere... Ho sempre con ogni sentimento augurato a
Daria Ivnovna un buon partito. Ai nostri tempi, Tatiana Petrovna, difficile
sposare un bravuomo. Oggi ognuno spia loccasione di contrarre un matrimonio dinteresse, per il denaro....
Questa unallusione! dice lo sposo, facendosi di porpora e sbattendo gli
occhi.
Non c alcunallusione afferma il telegrafista, alquanto intimorito... Io non
parlo dei presenti. Lho detto cos... in generale... Per carit!... Tutti sanno che
voi per amore... Una dote da nulla....
No, non da nulla! si risente la madre di Dscenka. Tu parla, signor mio, ma
non divagare! Oltre che mille rubli, diamo tre mantelli, il letto, ed ecco, tutta
questa mobilia! Vammi a trovare in un altro posto una dote cos!.
Io nulla... Sono effettivamente dei mobili... ma io dico nel senso che, ecco, si
offendono come se avessi alluso....
E voi non fate allusioni dice la madre della sposa. Noi vi usiamo riguardo
per i vostri genitori e vi abbiamo invitato alle nozze, e voi dite e questo e quello. E se sapevate che Jegr Fidoric si sposava per interesse, perch prima
siete stato zitto? Avreste dovuto venire a dirlo da parente: cos e cos, s
strusciato per interesse... E tu, btiuska, fai peccato! si rivolge dun tratto la
madre della sposina allo sposo, battendo lacrimosa gli occhi. Io, forse, lho
allattata e allevata... lho custodita pi di un diamante smeraldino, la figlietta
mia, e tu... tu per interesse....
E voi avete prestato fede a una calunnia? chiede Aplombov, levandosi da
tavola e tirandosi nervosamente gli ispidi capelli. Vi ringrazio umilissimamente! Mers22 di tale opinione! E voi, signor Blncikov si rivolge al telegrafista, sebbene mi siate conoscente, non vi permetter di combinare simili infamie in casa altrui! Favorite uscirvene!.
Come sarebbe a dire?.
Favorite uscirvene! Vi auguro di essere anche voi un galantuomo come me!
In una parola, favorite uscirvene!.

39

Ma smettila! Basta! gli amici dello sposo lo fanno sedere. Be, ne mette
conto? Siedi! Smettila!.
No, desidero mostrare chegli non ha alcun diritto! Io per amore ho contratto
legittimo matrimonio. Perch mai restiate a sedere non capisco! Favorite uscir
fuori!.
Io, nulla... Io, gi... balbetta lo sbalordito telegrafista, levandosi da tavola.
Non capisco nemmeno... Va bene, me nandr. Solo restituitemi prima i tre
rubli che mi chiedeste in prestito per il panciotto di piccato. Vuoter, ecco, ancora il bicchiere e... me ne andr; soltanto, voi prima pagate il debito.
Lo sposo bisbiglia a lungo coi suoi amici. Quelli gli danno tre rubli in spiccioli, egli li getta con indignazione al telegrafista, e questultimo, dopo lunghe ricerche del suo berretto di servizio, saluta e se ne va.
Cos a volte pu finire uninnocente conversazione sullelettricit! Ma ecco,
termina la cena... Viene la notte. Lautore ben educato mette alla propria fantasia una solida briglia e getta sugli avvenimenti in corso il cupo velo del mistero.
LAurora dalle rosee dita trova ancora Imeneo al vicolo Piatisobaci, ma ecco
che giunge il grigio mattino e fornisce allautore ricca materia per la

Parte seconda e ultima


Una grigia mattina dautunno. Neanche son le otto e al vicolo Piatisobaci v
un movimento insolito. Per i marciapiedi corrono agitati guardie e portinai; al
portone fan ressa cuoche intirizzite con unespressione di estrema perplessit
sui visi... Da tutte le finestre guardano gli abitanti. Dalla finestra aperta della
lavanderia, premendosi tempia a tempia, mento a mento, occhieggiano teste di
donne.
Non neve, non ... neppur ti ci raccapezzi che sia si odono voci.
Nellaria da terra fino ai tetti volteggia un che di bianco, molto simile a neve.
Il selciato bianco, i lampioni della via, i tetti, le panchine dei portieri presso i
portoni, le spalle e i berretti dei passanti... tutto bianco.
Che successo? domandano le lavandaie ai portinai che corrono.
Quelli in risposta agitano le mani e corrono oltre... Essi stessi non sanno di che
si tratti. Ma ecco, giunge infine lentamente. un portiere e, discorrendo tra s,
gesticola con le braccia. Evidentemente stato sul luogo dellaccaduto e sa tutto.
Che successo, caro? gli domandano le lavandaie dalla finestra.

40

Uno screzio risponde lui. In casa della Mimrin, che ieri ci furon le nozze,
hanno ingannato lo sposo nei conti. Invece di mille, glienhan dati novecento.
Be, e lui che ha fatto?.
andato in furia. Io, dice, gi, dice... Ha scucito nella collera il materasso di
piume e ha buttato il piumino dalla finestra... Ve, quanto piumino! Come neve!.
Lo conducono! Lo conducono! si senton delle voci. Lo conducono!.
Dalla casa della vedova Mimrin avanza un corteo. Dinanzi vengono due guardie con facce impensierite... Dietro a loro cammina Aplombov in cappotto di
tricot e cilindro. In viso gli sta scritto: Sono un galantuomo, ma non permetto
che mi si gabbi!.
Ora la giustizia vi far vedere che uomo son io! borbotta, voltandosi di continuo. Lo seguono piangenti Tatiana Petrovna e Dscenka. La processione
chiusa dal portiere con un libro e da una torma di ragazzini.
Di che piangi, sposina? si rivolgono le lavandaie a Dscenka.
Rincresce dello strapunto! risponde per lei la madre. Tre pud23, colombelle! E il piumino, poi, che era! Peluria schietta; non una pennuccia! Dio ci ha
castigati sul declinar degli anni!.
Il corteo svolta dietro langolo, e il vicolo Piatisobaci si placa. Il piumino svolazza fino a sera.

Il romanzo del contrabbasso

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Il musicante Smickv si recava dalla citt alla villa del principe Bibulov dove,
in occasione dun fidanzamento, aveva luogo una serata con musica e danze.
Sul suo dorso posava un enorme contrabbasso in custodia di pelle. Andava
Smickv per la riva del fiume, rotolante le sue fredde acque, anche se non
maestosamente, in guisa per assai poetica.
Non converrebbe far un bagno? pens.
Senza riflettere a lungo, egli si svest e immerse il corpo nei freschi flutti. Era
una sera splendida. La poetica anima di Smickv prese ad accordarsi in conformit dellarmonia di ci chera intorno. Ma qual dolce sentimento gli avvolse lanima, quando, nuotato un centinaio di passi da un lato, scorse una bella
fanciulla seduta sullerta ripida a pescar con la lenza. Egli trattenne il fiato e si
sent mancare per un fiotto di sentimenti di varia natura: ricordi dellinfanzia,
nostalgia del passato, amore che si destava... Dio; e lui che pensava di non esser pi in grado damare! Dopo che aveva perduto la fede nellumanit (sua
moglie, ardentemente amata, era fuggita con un amico di lui, il sonatore di fagotto Sobakin), il suo petto si era colmato dun senso di vuoto, ed egli sera
fatto misantropo.
Che la vita?, pi di una volta sera fatta la domanda. Per che cosa viviamo? La vita un mito, un sogno... un ventriloquio....
Ma stando davanti alla bella addormentata (non era difficile osservare chella
dormiva), egli dun tratto, contro la sua volont, sent in petto alcunch di simile allamore. A lungo ristette dinanzi a lei, divorandola con gli occhi...
Ma basta... pens, mandando un profondo sospiro. Addio, miracolosa visione! ormai lora per me dandare al ballo di sua eccellenza....
E, dato ancora uno sguardo alla bella, stava gi per nuotare indietro, quando
nella sua testa balen unidea.
Bisogna che le lasci un mio ricordo! pens. Le aggancer qualcosa
allamo. Sar una sorpresa da parte dun ignoto.
Smickv nuot piano verso la sponda, colse un grosso mazzo di fiori di campo e acquatici e, legatolo con uno stelo di atrepice, lo attacc allamo.
Il mazzo and a fondo e si tir dietro il grazioso galleggiante.
La saggezza, le leggi di natura e la condizione sociale del mio eroe esigono
che il romanzo finisca in questo punto, ma ahim! il fato di un autore inesorabile: per circostanze indipendenti dallautore, il romanzo non fin col mazzo di fiori. A dispetto del buon senso e della natura delle cose, il povero e oscuro sonatore di contrabbasso doveva rappresentare nella vita duna illustre e
ricca belt una parte importante.

42

Giunto a nuoto alla riva, Smickv fu sbalordito: egli non scorse i suoi panni.
Li avevan rubati... Ignoti malfattori, mentregli contemplava la bella, avevan
portato via tutto, tranne il contrabbasso e il cilindro.
Maledetti! esclam Smickv. Oh, progenie di arpie! Non tanto mi conturba la perdita del vestito (ch un vestito perituro), quanto il pensiero che mi
toccher andarmene tutto nudo e con ci mancare contro la pubblica moralit.
Egli sedette sulla custodia del contrabbasso e si diede a cercare una via
duscita dalla sua orribile situazione.
Non posso mica andar nudo dal principe Bibulov! pensava. Vi saran delle
dame! E per di pi i ladri han rubato coi calzoni anche la colofonia che vi si
trovava dentro!.
Egli pens a lungo, tormentosamente, fino ad averne dolor di tempie.
Ah! si ramment infine. Non lungi dalla riva fra i cespugli v un ponticello... Mentre si far scuro, potr starmene sotto quel ponticello, e a sera, al buio,
raggiunger la prima isba....
Fermatosi a questo pensiero, Smickv mise il cilindro, si gett sul dorso il
contrabbasso e si trascin fino ai cespugli. Nudo, con lo strumento musicale
sul dorso, egli rammentava qualche mitico semidio dellantichit.
Adesso, lettore, mentre il mio eroe se ne sta sotto il ponte e si abbandona al
suo cruccio, lasciamolo per qualche tempo e volgiamoci alla fanciulla in atto
di pescare. Che n di lei? La bella, svegliatasi e non avendo scorto sullacqua
il galleggiante, si affrett a tirare la lenza. La lenza si tese, ma luncino e il galleggiante non apparvero fuori dellacqua. Il mazzo di Smickv, evidente, si
era ammollito nellacqua, gonfiandosi, e sera appesantito.
O s acchiappato un grosso pesce pens la fanciulla, oppure s impigliato
lamo.
Dopo aver tirato ancora un po la lenza, la fanciulla concluse che luncino
sera impigliato.
Che peccato! pens. La sera abboccano cos bene! Che fare?.
E senza pensarci a lungo, la bizzarra fanciulla gett da s le eteree vesti e immerse il bellissimo corpo nei flutti fino alle marmoree spalle. Non fu facile liberare luncino dal mazzo, nel quale si era aggrovigliata la lenza, ma pazienza
e fatica ebbero il sopravvento. Di l a circa un quarto dora la bella, raggiante e
felice, usciva dallacque, tenendo in mano luncino.
Ma la sorte maligna la guatava. I malviventi che avevano rubato il vestito di
Smickv, avevano trafugato anche le sue vesti, non lasciandole se non il barattolo coi vermi.
Che posso fare? si mise a piangere. Forse andare in tal guisa? No, mai!
Meglio la morte! Aspetter che imbrunisca; allora, al buio, arriver da zia A-

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gafia e la mander a casa a prendere una veste... E intanto andr a nascondermi sotto il ponticello.
La mia eroina, scegliendo i tratti dove lerba era pi alta e chinandosi, corse
verso il ponticello. Nellinfilarsi sotto il ponte, scorse l un uomo nudo con
una criniera da musicista e il petto villoso, mand un grido e perdette i sensi.
Smickv pure sera spaventato. Dapprima scambi la fanciulla per una naiade.
Non sar una sirena fluviale, venuta a sedurmi? pens, e questa supposizione lo lusing, giacch aveva sempre avuto un alto concetto del suo esteriore.
Se poi non una sirena, ma un essere umano, come spiegare questa strana
metamorfosi? Perch qui, sotto il ponte? E che ha?.
Mentregli risolveva questi quesiti, la bella tornava in s.
Non uccidetemi! mormor. Sono la principessina Bibulov. Vi scongiuro!
Vi si dar molto denaro! Or ora stavo sganciando nellacqua luncino, e dei
ladri mi hanno rubato il mio vestito nuovo, gli stivaletti e tutto!.
Signorina! rispose Smickv con voce supplice. Anche a me han del pari
rubato il mio vestito. Inoltre coi calzoni hanno portato via anche la colofonia
che vera dentro!.
Tutti coloro che suonano contrabbassi e tromboni per lo pi son di poca inventiva; Smickv invece era una piacevole eccezione.
Signorina! dissegli, dopo aver atteso un poco. Vi turba, lo vedo, il mio aspetto. Ma, convenitene, a me non possibile uscir di qui per le stesse ragioni
che a voi. Ecco che cosa ho ideato: non vi andrebbe di adagiarvi nella custodia
del mio contrabbasso e coprirvi col coperchio? Ci mi nasconder alla vostra
vista....
Ci detto, Smickv cav fuori dallastuccio il contrabbasso. Per un minuto gli
parve, cedendo la custodia, di profanar la sacra arte, ma lesitazione fu di breve
durata. La bella si adagi nella custodia e si acciambell, e lui strinse le cinghie e prese ad allietarsi che la natura lo avesse dotato di tanto ingegno.
Ora, signorina, voi non mi vedete disse. Riposate qui e state tranquilla.
Quando far buio, vi porter a casa dei vostri genitori. A prendere il contrabbasso posso venirci anche dopo.
Al sopraggiungere delloscurit Smickv si caric sulle spalle la custodia con
la bella e si trascin verso la villa di Bibulov. Il suo piano era questo: da principio avrebbe raggiunto la prima isba e si sarebbe rifornito di vestiario, poi avrebbe proseguito...
Non v male senza bene pensava, sollevando la polvere coi piedi nudi e
chinandosi sotto il carico. Del caloroso interesse che io ho preso alla sorte
della principessina, Bibulov mi compenser certo generosamente.

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Signorina, state comoda? domandava poi col tono del cavalier galant che
invita a una quadriglia. Di grazia, non fate complimenti e disponete della mia
custodia come se foste in casa vostra!.
Dun tratto al galante Smickv parve che davanti a lui, avvolte nelloscurit,
camminassero due figure duomo. Scrutando pi attentamente, si convinse che
non era unillusione ottica: le figure effettivamente camminavano, anzi recavano in mano certi fagotti...
Non saranno i ladri? gli balen in testa. Portano qualche cosa! Sono probabilmente i nostri vestiti!.
Smickv pos la custodia al margine della strada e rincorse le figure.
Alto l! grid. Alt! Fermi!.
Le figure si volsero e, accortesi dellinseguimento, se la diedero a gambe... La
principessina ancora a lungo intese rapidi passi e grida di alto l!. Infine tutto tacque.
Smickv si era lasciato trascinare dallinseguimento e, probabilmente, alla
bella sarebbe toccato giacere ancora a lungo nel campo accosto alla strada, se
non era un fortunato gioco del caso. Accadde che in quel mentre percorressero
la stessa strada per la villa di Bibulov i colleghi di Smickv, il flautista
Zuckv e il clarinetto Razmachaikin. Inciampati nella custodia, i due si guardarono meravigliati e spalancarono le braccia.
Il contrabbasso! disse Zuckv. Ah, ma questo il contrabbasso del nostro
Smickv! Ma com capitato qui?.
Probabilmente, qualcosa accaduto a Smickv concluse Razmachaikin. O
ha preso la sbornia, oppure lhanno derubato... In ogni caso, lasciar qui il contrabbasso non va. Prendiamolo con noi.
Zuckv si gett sul dorso la custodia, e i musicanti proseguirono.
Lo sa il diavolo, che peso ! brontol per tutta la strada il flautista. Per nulla al mondo acconsentirei a sonare una tal cariatide... Uff!.
Giunti alla villa del conte Bibulov, i sonatori deposero la custodia nel posto
riservato allorchestra e si diressero al ristoro.
In quel mentre nella villa gi accendevano i lampadari e i bracci. Il fidanzato,
consigliere di Corte Lakeic funzionario bello e simpatico del dicastero delle
vie di comunicazione, stava in mezzo alla sala e, con le mani in tasca, discorreva col conte Sklikov. Parlavano di musica.
Io, conte diceva Lakeic, a Napoli conoscevo di persona un violinista che
operava letteralmente prodigi. Voi non crederete! Sul contrabbasso... su un
comune contrabbasso egli cavava trilli cos indiavolati da far paura, semplicemente! Sonava i valzer di Strauss!.
Finitela, codesto non possibile... mise in dubbio il conte.

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Vi assicuro! Perfin la rapsodia di Liszt eseguiva! Io abitavo con lui nella stessa camera, anzi, non avendo da fare, appresi da lui a sonare sul contrabbasso la
rapsodia di Liszt.
La rapsodia di Liszt... Uhm!... voi scherzate....
Non credete? fece Lakeic. Allora ve lo prover subito! Andiamo in orchestra!.
Il fidanzato e il conte si diressero allorchestra. Accostatisi al contrabbasso,
presero lesti a scioglier le cinghie... e oh, spavento!
Ma a questo punto, mentre il lettore, dando libero corso alla sua immaginazione, delinea lesito della disputa musicale, torniamo a Smickv... Il povero sonatore, non avendo raggiunto i ladri ed essendo tornato al luogo dove aveva
lasciato la custodia, pi non vide il prezioso carico. Perdendosi in congetture,
egli fece pi volte la strada su e gi e, non avendo trovato lastuccio, concluse
che egli non aveva imbroccato la strada giusta...
orribile! pensava, afferrandosi per i capelli e rabbrividendo. Lei soffocher nellastuccio! Sono un assassino!.
Fino a mezzanotte in punto Smickv vag per le strade e cerc lastuccio, ma
alla fine, stremato di forze, se nand sotto il ponticello.
Cercher allalba stabil.
Le ricerche allalba diedero lo stesso risultato, e Smickv risolse di aspettar
sotto il ponte la notte...
La trover! mormorava, togliendosi il cilindro e afferrandosi i capelli. Dovessi cercare un anno, la trover!.
E tuttora i contadini che abitano i luoghi descritti narrano che le notti presso il
ponticello si pu vedere un uomo nudo, coperto dai capelli e in cilindro. Ogni
tanto da sotto il ponticello si sente il rantolo dun contrabbasso.

Loratore

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Un bel mattino seppellivano lassessore di collegio Kirill Ivnovic Vavilonov,


morto per due malanni tanto diffusi nella nostra patria: una cattiva moglie e
lalcolismo. Quando il corteo funebre si mosse dalla chiesa verso il cimitero,
un collega del defunto, certo Poplavski, sal in una carrozzella e galopp dal
suo amico Grigori Petrovic Zapoikin, uomo giovane, ma gi abbastanza popolare. Zapoikin, com noto a molti lettori, possiede la rara capacit
dimprovvisare discorsi matrimoniali, di giubileo e funebri. Egli pu parlare
quando gli garba: tra veglia e sonno, a digiuno, ubriaco fradicio, con la febbre
ardente. Il suo discorso scorre liscio, eguale, come acqua da gronda, e copioso;
parole di rimpianto nel suo dizionario oratorio ve n assai pi che di scarafaggi in qualsivoglia trattoria. Parla sempre con eloquenza e a lungo, cosicch a
volte, specie a nozze di mercanti, per fermarlo tocca ricorrere allaiuto della
polizia.
E io, fratellino, son venuto da te! cominci Poplavski, avendolo trovato in
casa. Vstiti sullistante, e andiamo. morto uno dei nostri, lo spediamo subito allaltro mondo, cos bisogna, fratellino, dire a commiato qualche frottola... In te ogni speranza. Se fosse morto qualcuno dei piccoli, non staremmo a
disturbarti, ma sai, un segretario... una colonna della cancelleria, in certo qual
modo. Non sta bene un tal pezzo grosso seppellirlo senza discorso.
Ah il segretario! sbadigli Zapoikin. quellubriacone?.
S, lubriacone. Ci saranno i blin24, gli antipasti... riceverai i soldi della carrozzella. Andiamo, anima mia! Metti fuori l, sulla tomba, una qualche concione pi ciceroniana che puoi, e che grazie riceverai!.
Zapoikin acconsent volentieri. Egli si scarruff i capelli, atteggi il volto a
malinconia e usc con Poplavski sulla strada.
Conosco il vostro segretario disse, salendo in carrozzella. Scroccone e birba, si abbia il regno dei cieli, come ce n pochi.
Via, non sta bene, Griscia, insultare i morti.
Quest certo, aut mortuis nihil bene25, ma tuttavia era un mariuolo.
Gli amici raggiunsero il corteo funebre e vi si unirono. Il defunto lo portavan
lentamente, talch fino al cimitero ebbero tempo di dare un tre capatine in trattoria e di mandar gi per il riposo dellanima un bicchierino ogni volta.
Al cimitero fu detto il requiem. Suocera, moglie e cognata, lige alla consuetudine, piansero molto. Quando calarono la bara nella fossa, la moglie grid:
Lasciatemi andar da lui!, ma nella fossa dietro al marito non and, probabilmente essendosi rammentata della pensione. Dopo aver atteso che tutto si
fosse calmato, Zapoikin si fece avanti, gir gli occhi su tutti cominci:

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Si ha da credere agli occhi e agli orecchi? Non sono un sogno pauroso questa
bara, questi visi di pianto, gemiti e lamenti? Ahim, non un sogno, e la vista
non cinganna! Colui che, ancor non molto, noi vedevamo cos baldo, cos
giovanilmente fresco e puro, che, ancor non molto, sotto i nostri occhi, a somiglianza dinfaticabile ape, recava il suo miele alla comune arnia del buon
ordine statale, colui che... quello stesso ora volto in cenere, in material parvenza. La morte inesorabile ha posto su di lui la mano irrigidita, mentregli,
nonostante la sua avanzata et, era ancor pieno di forze in sboccio e di radiose
speranze. Incolmabile perdita! Chi ce lo sostituir? Di buoni funzionari ne abbiam molti, ma Prokofi Osipyc era unico. Egli sino in fondo allanima era dedito al suo onesto dovere, non risparmiava forze, non dormiva le notti, era disinteressato, incorruttibile... Come disprezzava coloro che cercavano, a danno
dei comuni interessi, di corromperlo, che con gli allettevoli beni della vita tentavano di farlo venir meno al suo dovere! S, sotto i nostri occhi Prokofi Osipyc distribuiva il suo modesto stipendio ai colleghi pi poveri, e voi stessi
avete udito or ora i lamenti delle vedove e degli orfani che vivevano delle sue
donazioni. Dedito al dovere dufficio e alle buone opere, egli non conobbe
gioie nella vita e si neg perfino la felicit dellesistenza familiare; vi noto
che fino al termine dei giorni suoi egli fu celibe! E chi ce lo sostituir come
camerata? Come fosse ora, vedo il suo volto raso, intenerito, a noi rivolto con
un buon sorriso; come fosse ora, sento la sua voce dolce, teneramente amichevole. Pace alle ceneri tue, Prokofi Osipyc! Riposa, onesto, nobile lavoratore!.
Zapoikin continu, e gli ascoltatori presero a bisbigliarsi a vicenda. Il discorso
piacque a tutti, sprem alquante lacrime, ma molto in esso parve strano. In
primo luogo rimase incomprensibile perch loratore chiamasse il defunto
Prokofi Osipyc, mentre si chiamava Kirill Ivnovic. Secondariamente, era a
tutti noto che il defunto tutta la vita aveva guerreggiato con la sua legittima
moglie, e quindi non poteva dirsi scapolo; terzo, aveva una folta barba rossiccia, dalla nascita non si era sbarbato, e perci riusciva incomprensibile per qual
ragione loratore avesse detto raso il suo volto. Gli uditori erano perplessi, si
scambiavano occhiate e alzavan le spalle.
Prokofi Osipyc! continu loratore, guardando ispirato nella fossa: Il tuo
viso era brutto, persin deforme, tu eri arcigno e rude, ma noi tutti sapevamo
che sotto codesto apparente involucro batteva un cuore onesto, amico!.
Ben presto gli ascoltatori presero ad osservare un che di strano anche
nelloratore medesimo. Egli fiss gli occhi in un punto, si mosse inquieto e
prese egli stesso a stringersi nelle spalle. Dun tratto ammutol, spalanc stupito la bocca e si gir verso Poplavski.

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Senti un po, ma vivo! disse, guardando con sgomento.


Chi vivo?.
Ma Prokofi Osipyc! Eccolo in piedi accanto al monumento!.
Lui non era mica morto! morto Kirill Ivnovic!.
Ma se tu stesso mi hai detto che vi era mancato il segretario!.
E Kirill Ivnovic era il segretario. Tu, stravagante, hai fatto confusione! Prokofi Osipyc, esatto, era prima segretario da noi; ma due anni fa lo passarono
capufficio al secondo reparto.
Ah, vi capisce il diavolo!.
Perch ti sei fermato? Continua, ch si a disagio.
Zapoikin si volt verso la fossa e con la primitiva eloquenza riprese il discorso
interrotto. Presso un monumento stava effettivamente Prokofi Osipyc, un vecchio funzionario dalla faccia sbarbata. Egli guardava loratore e si accigliava,
iroso.
E come t saltato in capo? ridevano i funzionari, quando con Zapoikin tornavano dalle esequie. Hai sotterrato un vivo.
Male, giovanotto! brontolava Prokofi Osipyc. Il vostro discorso va forse
per un morto, ma riguardo a un vivo, una canzonatura sola! Per carit, che
avete detto? Disinteressato, incorruttibile, non prende sbruffi! Ma dun vivo
codesto si pu dire solo per canzonatura. E nessuno vi ha pregato, signor mio,
di diffondervi sul mio viso. Brutto, deforme, sia pure, ma perch mettere in
piazza la mia fisionomia? offensivo!.

La sirena

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Dopo una seduta del collegio dei giudici conciliatori26 di N., i giudici si riunirono in camera di consiglio, per togliersi le divise, riposarsi un momentino e
recarsi a casa a pranzare. Il presidente del collegio, un gran belluomo dalle
fedine lanuginose, rimasto, in una delle cause dianzi esaminate, di opinione
particolare, stava seduto davanti alla tavola e si affrettava ad annotare la sua
opinione. Il conciliatore mandamentale Milkin, un giovane dal languido viso
malinconico, che passava per un filosofo, insoddisfatto dellambiente, che andasse cercando lo scopo della vita, stava a una finestra e guardava tristemente
nel cortile. Un altro mandamentale e uno degli onorari se neran gi andati. Il
giudice onorario rimasto, un grassone floscio che respirava con stento, e il sostituto procuratore, un giovane tedesco dal viso catarrale, sedevano su un divanetto e aspettavano che il presidente finisse di scrivere, per andarsene insieme
a pranzare. Davanti a loro stava il segretario del collegio Zilin, un ometto piccino dalle fedine attorno agli orecchi e con unespressione di dolcezza in viso.
Sorridendo mellifluo e guardando il grassone, egli diceva sottovoce:
Noi tutti ora vogliamo mangiare, perch ci siamo stancati e son le tre passate;
ma questo, anima mia, Grigori Savvic, non vero appetito. La vera fame, la
fame da lupo, quando sembra che ti mangeresti il tuo proprio padre, si ha solo
dopo il moto fisico, per esempio dopo una caccia coi cani da corsa, o quando ti
fai con cavalli presi a nolo da privati un centinaio di verste27 senza riprender
fiato. Molto pure vuol dire limmaginazione. Se, mettiamo, tornate a casa dalla
caccia e desiderate pranzare con appetito, non bisogna mai pensare a cose intellettuali; le cose intellettuali e dotte scacciano sempre lappetito. Lo saprete
voi stesso, filosofi e dotti in fatto di mangiare son gli ultimi degli uomini, e
peggio di loro, scusate, non mangiano nemmeno i porci. Rincasando, bisogna
sforzarsi a che la testa pensi solo al caraffino e allo spuntino. Io una volta,
strada facendo, chiusi gli occhi e mimmaginai un porcellino col rafano, tanto
che, dallappetito, mi venne una crisi di nervi. Be, e quando entrate nel cortile
di casa vostra, bisogna che intanto la cucina odori di un certo che, sapete....
Le oche arrosto son maestre in odori disse il conciliatore onorario, respirando a fatica.
Non parlate, anima mia, Grigori Savvic; lanatra o la beccaccia possono dare
dieci punti alloca Nel profumo delloca non c soavit e delicatezza. La fragranza pi inebriante quella della cipollina giovane, quando, sapete, comincia a rosolare e, capite, sfriggola, la canaglia, per tutta la casa. Be, quando entrate in casa, la tavola gi deve essere apparecchiata, e quando vi mettete a sedere, subito il tovagliolo al collo, e senza fretta stendete la mano al caraffino

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della vodka. Ma lei, la piccola nutrice nostra, la versate non in un bicchierino,


ma in qualche antidiluviano boccalino di argento del nonno, o in uno panciutello cos, con la scritta: Lo bevon pure i monaci, e bevete non tutto dun fiato, ma prima farete un sospiro, vi stropiccerete le mani, darete unocchiata indifferente al soffitto, poi, cos, senzaffrettarvi, la porterete, la vodkuccia dico,
alle labbra e... subito in voi, dallo stomaco per tutto il corpo, faville....
Il segretario espresse sul suo dolce viso la beatitudine.
Faville... ripet, strizzando gli occhi. Appena bevuto, subito bisogna far lo
spuntino.
Sentite disse il presidente alzando gli occhi sul segretario, parlate pi piano! il secondo foglio che sciupo per causa vostra.
Ah, domando scusa, Piotr Nikolaic! Parler piano disse il segretario e continu in un bisbiglio. Gi, e lo spuntino, anima mia, Grigori Savvic, bisogna
pure saperlo fare. Occorre sapere che cosa mangiare. Il miglior antipasto, se
volete saperlo, laringa. Quando ne avete mangiato un pezzetto con cipollina
e mostarda, l per l, benefattore mio, mentre ancora sentite nel ventre le scintille, mangiate del caviale a solo, oppure, se volete, col limoncino, poi semplici
ravanelli con sale, poi di nuovo aringa, ma meglio di tutto, benefattore mio,
agarici salati, se sminuzzati, come il caviale, e, capite, con cipolla e olio
doliva... una ghiottoneria! Ma i fegatini di lasca, quelli, sono un poema!.
M... s... convenne il conciliatore onorario, socchiudendo gli occhi. Per antipasto son buoni parimente... i funghi bianchi marinati.
S, s, s, con la cipolla, sapete, con una foglia di lauro e ogni sorta di spezie.
Scoperchi la casseruola, e ne vien fuori un vapore, un odor di funghi... perfino
una lacrima ci scappa, qualche volta! Ebbene, appena dalla cucina han portato
il pasticcio di pesce, subito, senza indugio, sha da bere il secondo.
Ivn Guric! disse con voce di pianto il presidente. Per causa vostra ho
sciupato il terzo foglio.
Lo sa il diavolo, non pensa che al mangiare! borbott il filosofo Milkin, facendo una smorfia sprezzante. Possibile che, fuori dei funghi e del pasticcio
di pesce, non vi siano altri interessi nella vita?.
Gi, bere prima del pasticcio di pesce continu il segretario piano piano; egli era ormai cos trascinato che, come lusignolo che canta, non udiva nulla,
tranne la propria voce. Il pasticcio di pesce devessere appetitoso, lo svergognato, in tutta la sua nudit, perch sia una tentazione. Ci strizzerai su un occhio, ne taglierai un pezzettone cos, e ci moverai sopra le dita, ecco, a questo
modo, per la piena dei sentimenti. Ti metterai a mangiarlo, e ne coler burro,
come lacrime, il ripieno grosso, succolento, con uova, con frattaglie, con cipolla....

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Il segretario stralun gli occhi e storse la bocca fin proprio allorecchio. Il conciliatore onorario fece un raschio e, figurandosi probabilmente il pasticcio di
pesce, mosse le dita.
Lo sa il diavolo quel ch... brontol il conciliatore mandamentale, scostandosi verso unaltra finestra.
Due bocconi li hai mangiati, e il terzo lhai serbato per le sci28 continu il
segretario con ispirazione. Appena avrete finito col pasticcio di pesce, l per
l, per non spezzare lappetito, fate portare le sci... Le sci devono esser calde,
bollenti. Ma meglio di tutto, benefattore mio, un bel borsc29 di barbabietole
alla maniera dei ciuffi30, con prosciutto e salsicce. In aggiunta si servono panna acida e prezzemolino fresco con finocchio. Magnifica parimente la minestra
di cetrioli salati, trippa e rognoni teneri; ma se vi piace la zuppa, delle zuppe la
meglio quella di radici e verdura: carotine, asparagi, cavolfiore e ogni consimile giurisprudenza.
S, una cosa magnifica... sospir il presidente, staccando gli occhi dalla
carta; ma subito si riprese e gem: Abbiate timor di Dio! In tal modo prima di
sera non avr scritto lopinione particolare! il quarto foglio che sciupo!.
Non lo far pi, non lo far! Ho torto! si scus il segretario, e prosegu in un
bisbiglio: Appena avrete mangiato il borsc o la zuppa, subito fate servire il
pesce, benefattore mio. Dei pesci mutoli31 il migliore il coracino arrosto in
panna acida; soltanto, perch non sappia di limo e abbia finezza, bisogna tenerlo vivo nel latte ventiquattrore sane.
Buono pure lo storioncino acciambellato disse il conciliatore onorario chiudendo gli occhi; ma subito dopo, in modo inatteso per tutti, balz via dal posto,
fece un viso feroce e rugg dalla parte del presidente: Piotr Nikolaic, finirete
presto? Non posso aspettare oltre! Non posso!.
Lasciatemi finire!.
Be, allora me ne vado io! Che il diavolo vi porti!.
Il grassone agit la mano, afferr il cappello e, senza salutare, corse fuori della
stanza. Il segretario sospir e, chinatosi allorecchio del sostituto procuratore,
continu a bassa voce:
Buona anche la lucioperca o la carpa con sugo di pomodori e funghetti. Ma
col pesce non ci si sazia, Stepan Frantsic, non un mangiare sostanziale;
limportante in un pranzo non il pesce, non le salse, ma larrosto. Voi che
volatile amate maggiormente?.
Il sostituto procuratore fece un viso agro e disse con un sospiro:
Purtroppo non posso simpatizzare con voi: ho il catarro di stomaco.
Via, via, signore! Il catarro di stomaco lhanno inventato i dottori! Questa
malattia proviene soprattutto dal libero pensiero e dallorgoglio. Voi non bada-

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teci. Non avete voglia di mangiare, poniamo, o avete nausea, e voi non fateci
caso e mangiate lo stesso. Se, mettiamo, serviranno collarrosto un palo di
beccaccini, e se vi si aggiunger un perniciotto, o una coppia di quagliette
grassottelle, allora dimenticherete qualsiasi catarro, parola donore di galantuomo. E il tacchino arrosto? Bianco, grasso, cos sugoso, sapete, qualcosa
come una ninfa....
S, probabilmente una cosa saporita ammise il procuratore, sorridendo tristemente. Il tacchino, magari, lo mangerei.
Signore Iddio, e lanatra? Se si piglia unanatra giovane, che giusto giusto al
primi geli abbia beccato un po di ghiaccio, e la si arrostisce in una leccarda
con patate, ma che le patate sian tagliate fino, e abbian preso colore, e che si
siano imbevute del grasso danatra, e che....
Il filosofo Milkin fece un viso feroce e parve voler dire qualcosa, ma dun tratto schiocc le labbra, probabilmente raffigurandosi lanatra arrosto, e, senza
dir neanche una parola, attratto da una forza ignota, afferr il cappello e corse
via.
S, mangerei magari anche dellanatra sospir il sostituto procuratore.
Il presidente si alz, fece alcuni passi e torn a sedere.
Dopo larrosto luomo sazio e cade in un dolce offuscamento continu il
segretario. In questo mentre, e il corpo si sente bene, e lanima sintenerisce.
Per addolcimento potete bere un tre bicchierini di acquavite aromatica.
Il presidente raschi in gola e cancell con un sol tratto il foglio.
il sesto foglio che sciupo esclam stizzito. mancanza di coscienza,
questa!.
Scrivete, scrivete, benefattore! bisbigli il segretario. Non lo far pi! Parler piano. Ve lo dico in coscienza, Stepan Frantsic continu con un sussurro
appena percettibile; lacquavite aromatica fatta in casa meglio di ogni
sciampagna. Gi dopo il primo bicchierino lolfatto si prende tutta lanima vostra; un miraggio siffatto, e vi sembra di essere non gi in poltrona a casa vostra, ma da qualche parte in Australia, su qualche morbidissimo struzzo....
Ah, ma andiamocene, Piotr Nikolaic! disse il procuratore, movendo impaziente un piede.
Sissignore prosegu il segretario. Al momento dellacquavite aromatica
buona cosa fumare un sigaruccio e mandare in aria dei cerchietti, e nel frattempo vi vengono in testa certi pensieri fantastici, come di essere generalissimo, o sposato con la primissima belt del mondo, e che questa belt nuoti tutto
il giorno davanti alle vostre finestre in una di quelle vasche coi pesciolini dorati. Ella nuota, e voi a lei: Cuoricino, vieni a darmi un bacio!.
Piotr Nikolaic! gemette il sostituto procuratore.

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Sissignore continu il segretario. Dopo aver fumato, raccogliete le falde


della veste da camera, e via verso il lettuccio! E cos vi mettete a giacere sul
dorso, con la pancetta in su, e prendete il giornaluccio in mano. Quando gli occhi si chiudono e tutto il corpo pieno di sopore, fa piacere legger di politica:
l, guardi, lAustria ha fatto un passo falso, laggi la Francia non andata a
genio a qualcuno, l il papa di Roma corso ai ripari: leggi, e fa piacere.
Il presidente si alz di scatto, sbatt la penna da una parte e con tutte due le
mani agguant il cappello. Il sostituto procuratore, scordato il suo catarro e
struggendosi dimpazienza, balz su egli pure.
Andiamo! grid.
Piotr Nikolaic, e lopinione particolare? si sgoment il segretario. Quando
poi, benefattore, la scriverete? Alle sei dovete pur recarvi in citt!.
Il presidente scosse la mano e si precipit alla porta. Il sostituto procuratore
agit la mano anche lui e, afferrata la sua busta, scomparve col presidente. Il
segretario sospir, guard loro dietro con aria di riprovazione e si mise a ordinare le carte.

Una calunnia

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Linsegnante di calligrafia Serghi Kapitonic Achineiev dava in sposa la sua


figliuola Natalia allinsegnante di storia e geografia Ivn Petrovic Losciadinich. Il trattenimento nuziale filava liscio come un olio. In sala si cantava, si
sonava, si danzava. Per le stanze, come invasati, correvano avanti e indietro i
domestici presi a nolo al circolo, in marsine nere e cravatte bianche sudice.
Cera chiasso e voco. Linsegnante di matematica Tarntulov, il francese Padeku e il pi giovane revisore della corte dei conti Jegr Venediktic Mzda,
seduti in fila sul divano, affrettandosi e interrompendosi a vicenda, raccontavano agli ospiti dei casi di seppellimento di vivi ed esprimevano la loro opinione sullo spiritismo. Tutti e tre non credevano nello spiritismo, ma ammettevano che in questo mondo ci son molte cose che la mente umana non penetrer
mai. In unaltra stanza linsegnante di letteratura Dodonski spiegava agli ospiti
i casi in cui la sentinella ha il diritto di sparare su chi passa. Le conversazioni
erano, come vedete, paurose, ma assai piacevoli. Dal cortile curiosavano alle
finestre delle persone che, per la loro condizione sociale, non avevano il diritto
di entrar dentro.
A mezzanotte in punto il padron di casa Achineiev and in cucina a vedere se
tutto fosse pronto per la cena. In cucina dal pavimento al soffitto era sospeso
un fumo costituito dagli effluvi doca, danatra e numerosi altri. Su due tavole
eran distribuiti e disposti in artistico disordine gli attributi del servizio
dantipasti e aperitivi. Intorno alle tavole si affaccendava la cuoca Marfa, una
donna rossa con doppio ventre serrato alla cintola.
Fammi un po vedere lo storione, mtuska! disse Achineiev, fregandosi le
mani e leccandosi le labbra. Ma che odore, che zaffata! Mi mangerei addirittura tutta la cucina! Su dunque, fa vedere lo storione!.
Marfa savvicin a un panchetto e cautamente sollev un foglio di giornale unto. Sotto questo foglio, in un piatto enorme, riposava un grosso storione in gelatina, screziato di capperi, olive e carotine. Achineiev guard lo storione e fece un ah!. Il viso gli raggi, gli occhi si strabuzzarono. Egli si chin ed emise con le labbra il suono duna ruota non lubrificata. Dopo un po di sosta,
schiocc le dita dal piacere e fece un altro schiocco con le labbra.
Oib! Il suono di un ardente bacio... Con chi ti stai qui baciando, Marfuscia?
sud una voce dalla stanza attigua, e sulluscio comparve la testa rapata
dellaiuto dei sorveglianti di classe, Vankin. Con chi facevi questo? A-a-ah...
molto piacere! Con Serghi Kapitonic! Bel nonno, non c che dire! Un tte-tte con una polacca32 da donna!.

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Io non ho baciato nessuno si confuse Achineiev, chi te lha detto, stupido?


Son io che... ho schioccato le labbra riguardo... a proposito del piacere... Alla
vista del pesce....
Raccontalo ad altri!.
La faccia di Vankin fece un largo sorriso e scomparve dietro luscio. Achineiev arross.
Il diavolo sa quel che ! pens. Ora andr, il mascalzone, a far pettegolezzi. Minfamer per tutta la citt, lanimale....
Achineiev entr timidamente in sala e guard in tralice da un lato: dovera
Vankin? Vankin era accanto al pianoforte e, piegatosi con bravura, bisbigliava
qualcosa alla cognata dellispettore che rideva.
Di me sta parlando! pens Achineiev. Di me, che possa scoppiare! E quella
ci crede... ci crede! Ride! O Dio mio! No, cos non si pu lasciar la cosa... no...
Bisogna fare in modo che non gli credano... Parler con tutti loro e gli far far
la figura dellimbecille pettegolo.
Achineiev si gratt e, senza cessar di confondersi, si avvicin a Padeku.
Dianzi ero in cucina e davo disposizioni riguardo alla cena dissegli al francese. A voi, lo so, piace il pesce, e io ci ho, btenka, un certo storione! Lungo
due arscini! Eh-eh-eh!... S, a proposito... gi me ne dimenticavo... In cucina
poco fa, con quello storione... un vero aneddoto! Entro poco fa in cucina e voglio osservar le vivande... Guardo lo storione e dal piacere... per lodore piccante faccio uno schiocco con le labbra! Ma in quel momento entra a un tratto
questimbecille di Vankin e dice... ah-ah-ah!... e dice: O-o-oh... vi baciate
qui?. Con Marfa, con la cuoca! Che cosa andato a pensare, lo sciocco!
Quella donna non ha grazia n garbo, somiglia a ogni sorta danimali, e lui...
baciarla! Stravagante!.
Chi stravagante? domand Tarntulov che sera avvicinato.
Ma eccolo l, Vankin! Entro in cucina....
E raccont di Vankin.
Mha fatto ridere lo stravagante! Ma secondo me pi piacevole baciare un
can barbone che Marfa soggiunse Achineiev, che si volt a guardare e vide
dietro a s Mzda.
Stiamo parlando di Vankin gli disse. Uno strambo! Entra in cucina, mi vede al fianco di Marfa, e avanti a immaginare varie facezie. Che cosa? dice,
vi baciate?. Ubriaco com, gli era parso. E io, dico, bacer piuttosto un tacchino che Marfa. E poi ho anche moglie, dico, imbecille che sei. Mha fatto
ridere!.
Chi vi ha fatto ridere? domand il prete insegnante di religione, avvicinatosi
ad Achineiev.

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Vankin. Me ne sto, sapete, in cucina e guardo lo storione....


E cos via. Di l a forse mezzora tutti gli ospiti gi sapevano della storia di
Vankin e dello storione.
Adesso glielo racconti pure! pensava Achineiev, fregandosi le mani. Racconti pure! Lui comincer a raccontare, e io subito: Smettila, imbecille, di dir
scempiaggini! Sappiamo gi tutto!.
E Achineiev si tranquillizz al punto che, dalla gioia, vuot quattro bicchierini
di troppo. Accompagnati dopo cena i giovani sposi nella loro camera, egli si
ritir e saddorment, come un bimbo di nulla colpevole, e il giorno dopo pi
non ricordava la faccenda dello storione. Ma, ahim! Luomo propone e Dio
dispone. La mala lingua aveva fatto la mala opera sua, e nulla giov ad Achineiev la sua astuzia! Dopo una settimana giusta, e precisamente il mercoled
dopo la terza lezione, mentre Achineiev stava in mezzo alla sala degli insegnanti e parlava delle viziose tendenze dellallievo Vissekin, gli si avvicin il
direttore e lo chiam in disparte.
Ecco che c, Serghi Kapitonic disse il direttore. Scusate... Non affar
mio, ma tuttavia devo farvi capire... mio dovere... Vedete, corrono voci che
voi vivete con quella... con la cuoca... Non affar mio, ma... Vivete con lei,
baciatevela... fate quel che volete, soltanto, per favore, non cos, pubblicamente! Vi prego! Non dimenticate che siete un educatore!.
Achineiev si sent gelare e rest di stucco. Come punto da tutto uno sciame
dapi ad un tempo e come annaffiato con acqua bollente, and a casa. Andava
a casa e gli pareva che lintera citt lo guardasse, come se fosse spalmato di
catrame... A casa lo attendeva un nuovo guaio.
Come va che non ingozzi niente? gli domand a pranzo la moglie. A che
cosa ti sei messo a pensare? Pensi agli amoretti? Senti la mancanza di Marfuska? Tutto mi noto, maometto33! Della brava gente mi ha aperto gli occhi!
U-u-uh... bbbarbaro!.
E gi un ceffone sulla sua guancia!... Egli salz da tavola e, senza sentirsi la
terra sotto i piedi, senza berretto n pastrano, si trascin da Vankin. Lo trov in
casa.
Sei un farabutto tu! si rivolse Achineiev a Vankin. Per che cosa mhai infangato davanti a tutto il mondo? Per che cosa mhai lanciato una calunnia?.
Che calunnia? Che andate a inventare?.
E chi ha spettegolato dicendo che ho baciato Marfa? Non sei tu, mi dirai?
Non sei tu, brigante?.
Vankin prese a batter gli occhi e ad ammiccare con tutte le fibre del suo viso
frusto, alz gli occhi allimmagine e profer:

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Che Dio mi castighi! Che i miei occhi possano scoppiare e io restare stecchito, se ho detto anche solo una parola di voi! Che io non abbia pi n letto n
tetto! Sarebbe poco il colera!....
La sincerit di Vankin era fuori di dubbio. Evidentemente, non era stato lui a
spettegolare.
Ma chi dunque? Chi? si diede a pensare Achineiev, passando in rassegna
nella sua memoria tutti i propri conoscenti e battendosi in petto. Chi dunque?.
Chi dunque? domanderemo anche noi al lettore.

Il punto esclamativo
(Racconto di Natale)

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La notte prima di Natale Jefim Fomc Perekladin, segretario di collegio, si coric impermalito e persino offeso.
Spicciati, demonio! rugg con ira contro la moglie, allorch questa domand
perch fosse cos accigliato.
Il fatto chegli era appena tornato da una serata doverano state dette molte
cose sgradevoli ed offensive per lui. Dapprima seran messi a parlare dei vantaggi dellistruzione in genere, poi inavvertitamente eran passati al grado culturale dei signori impiegati, al qual proposito erano state formulate molte lamentele, rimproveri e perfin derisioni circa il suo basso livello. E qui, come
usa in tutte le brigate russe, dagli argomenti generali eran passati ai casi personali.
Prendiamo, per esempio, non fosse che voi, Jefim Fomc si era rivolto a Perekladin un giovinetto. Voi occupate un posto decoroso... ma che istruzione
avete ricevuto?.
Nessuna. N da noi si esige istruzione aveva risposto con dolcezza Perekladin. Scrivi correttamente, ed ecco tutto....
Ma dove mai imparaste a scrivere correttamente?.
Mi ci abituai... In quarantanni di servizio ci si pu far la mano... Certo sul
principio era difficile, facevo degli sbagli, ma poi mi abituai... e non c male....
E i segni dinterpunzione?.
Anche per i segni dinterpunzione non c male... Li colloco correttamente.
Uhm... si confuse il giovinetto. Ma labitudine tuttaltra cosa
dallistruzione. Non basta che i segni dinterpunzione li poniate correttamente... non basta! Bisogna porli consapevolmente! Voi mettete una virgola e dovete aver coscienza del perch la mettete... sissignore! E questa vostra ortografia incosciente... di carattere riflesso non val nemmeno un centesimo. produzione meccanica e nulla pi.
Perekladin aveva taciuto e perfin sorriso mansuetamente (il giovinetto era figlio dun consigliere di Stato e aveva diritto lui stesso al grado della decima
classe34), ma adesso, coricandosi, egli sera fatto tutto sdegno e rabbia.
Ho servito per quarantanni pensava, e nessuno mai mi ha dato
dellimbecille, e l guarda un po che critici si son trovati! Incoscientemente!...
In modo riflesso! Produzione meccanica... Ah, che il diavolo ti porti! Ma io
forse ci capisco anche pi di te, per quanto non sia stato nelle tue universit!.

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Dopo avere mentalmente riversato sul critico tutte le contumelie a lui note ed
essersi scaldato sotto la coperta, Perekladin cominci a calmarsi.
Io so... capisco... pensava, addormentandosi. Non metter i due punti l
dove ci vuole la virgola, dunque son consapevole, capisco. S... Proprio cos,
giovanotto... Prima bisogna vivere un poco, far servizio un poco, e solo poi
giudicare i vecchi....
Negli occhi chiusi di Perekladin che si stava addormentando, attraverso una
massa di scure nuvole sorridenti, pass a volo come una meteora una virgola
infocata. Dopo di essa unaltra, una terza, e ben presto tutto lo sfondo buio,
illimitato, che si stendeva davanti alla sua immaginazione si copr di fitte
schiere di virgole volanti...
Prendiamo magari queste virgole... pensava Perekladin, sentendo le sue
membra dolcemente intorpidirsi a causa del sonno sopravveniente. Io le capisco benissimo... Per ciascuna posso trovare il posto, se vuoi... e... e consapevolmente, e non a casaccio... Esaminami, e vedrai... Le virgole si mettono in
vari posti, dove occorre, e anche dove non occorre. Quanto pi imbrogliata riesce la carta, tante pi virgole ci vogliono. Si mettono davanti a il quale e davanti al che. Se nella carta si devono enumerare degli impiegati, ciascuno di
essi va separato con virgola... Lo so!.
Le virgole dorate presero a girare e fuggirono in disparte. Al posto loro giunsero a volo dei punti infocati...
E il punto si colloca alla fine della carta... Dove necessario fare una grande
pausa e gettare unocchiata allascoltatore, l pure ci vuole il punto, affinch il
segretario, quando legger, non resti senza saliva. In nessun altro posto si mette il punto....
Tornano a piombar le virgole... Si mescolano coi punti, turbinano, e Perekladin
vede tutta una schiera di punti e virgole e di due punti...
Conosco anche questi... egli pensa. Dove la virgola non basta e il punto
troppo; l ci vuole il punto e virgola. Davanti al ma e al conseguentemente
metto sempre il punto e virgola... Ebbene, e i due punti? I due punti si mettono
dopo le parole: abbiamo stabilito, abbiamo deciso....
I punti e virgola e i due punti si spensero. Venne la volta dei punti interrogativi. Questi balzarono fuori dalle nuvole e si misero a ballare il cancan...
Che rarit: il punto interrogativo! Ma fossero anche mille per tutti troverei il
posto. Si collocan sempre quando c da fare una richiesta o, poniamo, informarsi di un documento... Dove stato riportato il residuo delle somme per il
tale anno?, oppure: Non riterrebbe possibile la direzione di polizia che la
detta Ivnova eccetera?....

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I punti interrogativi presero ad accennare in segno di approvazione coi loro


uncini e istantaneamente, come a un comando, si allungarono in punti esclamativi...
Uhm!... Questo segno dinterpunzione nelle lettere si colloca spesso. Mio
egregio signore!; oppure: Eccellenza, padre e benefattore!... Ma nelle carte,
quando?.
I punti interrogativi si allungarono anche pi e si fermarono in attesa...
Nelle carte si mettono, quando... cio... questo... come sarebbe? Uhm!... In
realt, quando mai si mettono nelle carte? Un momento... Dio, fammi ricordare. Uhm!.
Perekladin apri gli occhi e si gir sullaltro fianco. Ma non fece in tempo a richiuder gli occhi, che sul fondo scuro comparvero nuovamente i punti esclamativi.
Il diavolo li porti... Quando mai bisogna metterli? pens, cercando di scacciare dalla sua immaginazione i non richiesti ospiti. Possibile che labbia dimenticato? O lho dimenticato, oppure... non ne ho mai messi....
Perekladin prese a rammentarsi il contenuto di tutte le carte chegli aveva scritto durante i quarantanni del suo servizio; ma per quanto pensasse, per quanto
corrugasse la fronte, non trov nel suo passato nemmeno un punto esclamativo.
Che disdetta! Ho scritto per quarantanni e neppure una volta ho collocato un
punto esclamativo... Uhm!... Ma quando dunque si colloca, quel diavolo lungo?.
Di dietro la fila deglinfocati punti esclamativi si mostr il grugno perfidamente ridente del giovane critico. Gli stessi punti sorrisero e si fusero in un solo
grande punto esclamativo.
Perekladin scosse il capo e apr gli occhi.
Il diavolo sa quel che ... pens. Domani, bisogna alzarsi per il mattutino, e
a me non esce di capo questa diavoleria... Poh! Ma... quando mai si mette? Eccoti labitudine! Ecco come ti sei fatto la mano! In quarantanni nemmeno un
punto esclamativo! Eh?.
Perekladin si fece il segno di croce e chiuse gli occhi, ma subito li riapr; sul
fondo scuro stava tuttora il grosso punto esclamativo...
Poh! A questo modo non ti addormenterai in tutta la notte. Marfuscia! si rivolse a sua moglie, che spesso si vantava con lui daver terminato i corsi in
collegio. Non sai tu, anima mia, quando si colloca nelle carte il punto esclamativo?
E come non saperlo! Non per nulla studiai sette anni in collegio. So a memoria tutta la grammatica. Questo segno si colloca nelle apostrofi, nelle esclama-

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zioni e nelle espressioni di entusiasmo, di sdegno, di gioia, di collera e di altri


sentimenti.
Ah, cos... pens Perekladin. Entusiasmo, sdegno, gioia, collera e altri sentimenti....
Il segretario di collegio si fece pensoso... Per quarantanni aveva scritto carte,
ne aveva scritto delle migliaia, decine di migliaia, ma non ricordava nemmeno
un rigo che esprimesse entusiasmo, sdegno o qualcosa del genere.
E altri sentimenti... pensava. Ma forse che nelle carte son necessari i sentimenti? Pu scriverle anche una persona insensibile....
Il grugno del giovane critico torn ad affacciarsi di dietro al punto infocato e
sorrise perfidamente. Perekladin si sollev a sedere sul letto. La testa gli doleva, sulla fronte gli era spuntato un sudore freddo... In un canto ardeva tenue,
carezzevole, il lumino dellicona, i mobili avevano unaria festiva, linda, da
ogni cosa addirittura spirava calore e presenza duna mano femminile, ma il
povero impiegatuccio sentiva freddo, sconforto, come se si fosse ammalato di
tifo. Il punto esclamativo non si drizzava pi nei suoi occhi chiusi, ma davanti
a lui, nella camera, presso la specchiera della moglie, egli ammiccava beffardamente...
Macchina scrivente! Macchina! sussurrava il fantasma, soffiando
sullimpiegato un freddo secco. Pezzo di legno insensibile!.
Limpiegato si copr con la coperta, ma anche sotto la coperta vide il fantasma;
appoggi il viso alla spalla della moglie, e anche di dietro quella spalla spuntava la stessa cosa... Tutta la notte si torment il povero Perekladin, ma anche di
giorno il fantasma non lo lasci. Egli lo vedeva dappertutto: negli stivali che
infilava, nel piattino del t, nella croce di Stanislao...
E altri sentimenti... pensava. vero che non ci fu mai alcun sentimento...
Ora andr dai superiori a metter la firma... forse che ci si fa con sentimento?
Cos, a casaccio... Macchina da far gli auguri....
Quando Perekladin usc in strada e chiam una vettura, gli parve che, in luogo
della vettura, gli rotolasse incontro il punto esclamativo.
Giunto nellanticamera del superiore, invece dello svizzero vide quello stesso
segno... E tutto ci gli parlava di entusiasmo, di sdegno, di collera... Il portapenne col pennino aveva pure laspetto di un punto esclamativo. Perekladin lo
prese, intinse il pennino nellinchiostro e firm:
Segretario di collegio Jefim Perekladin!!!.
E, collocando questi tre segni, egli provava entusiasmo, indignazione, gioia e
ribolliva di collera.
To questo! To questo! mormorava, premendo sul pennino.
Il segno infocato fu pago e scomparve.

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Il camaleonte

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Attraverso la piazza del mercato va il commissario rionale di polizia Ociumielov in cappotto nuovo e con un fagottino in mano. Dietro a lui cammina una
guardia dai capelli rossicci con un setaccio colmo fino allorlo di uva spina sequestrata. Allingiro silenzio... Sulla piazza non unanima... Le porte aperte
delle botteghe e delle bettole guardano tristemente il mondo creato, come fauci
affamate; accanto ad esse non ci sono neppur mendicanti.
E cos tu mordi, maledetto! ode a un tratto Ociumielov. Ragazzi, non lasciatelo scappare! Oggid proibito mordere! Tienlo! A... ah!.
Si sente uno strillo canino. Ociumielov guarda da un lato e vede che dal deposito di legna del mercante Piciughin, saltando su tre zampe e voltandosi indietro, corre via un cane. Lo rincorre un uomo in camicia di percalle inamidata e
panciotto sbottonato. Gli corre dietro e, sporgendosi col corpo in avanti, cade a
terra e afferra il cane per le zampe posteriori. Si sente un secondo guaito e il
grido: Non lasciarlo andare!. Dalle botteghe si affacciano fisionomie assonnate e ben presto vicino al deposito di legna, come spuntata di sotterra, si raduna una folla.
Qualche disordine, pare, signoria!... dice la guardia.
Ociumielov fa un mezzo giro a sinistra e va verso lassembramento. Proprio
vicino al portone del deposito vede che sta luomo sopra descritto e, levando in
alto la mano destra, mostra alla folla un dito insanguinato. Sulla sua faccia semiebbra par che sia scritto: Ora ti stronco furfante! e anche il dito stesso ha
laspetto dun segno di vittoria. In questuomo Ociumielov riconosce lorefice
Chriukin. Al centro della folla, con le zampe anteriori divaricate e tremante in
tutto il corpo, accovacciato al suolo lautore dello scandalo in persona: un
cucciolo bianco di levriero dal muso aguzzo e con una macchia gialla sul dorso. Nei suoi occhi lacrimosi unespressione dangoscia e di sgomento.
Che cosa succede qui? domanda Ociumielov, fendendo la folla. Perch
questo? Perch mostri il dito?... Chi ha gridato?.
Io vado, signoria, e non tocco nessuno... comincia Chriukin, tossendo nella
mano, sto parlando della legna con Mitri Mitric, e tutta un tratto questo vigliacco, che che non , mi morde il dito... Voi mi scuserete, io sono un uomo
che lavora... Il mio un lavoro minuto. Bisogna che mi indennizzino, perch io
con questo dito forse per una settimana non far un movimento... Anche nella
legge, signoria, non sta scritto che da una bestia si debba tollerare... Se ognuno
potr mordere, sar meglio neppur vivere al mondo....
Uhm!... Bene... dice Ociumielov severamente, tossendo e movendo i sopraccigli. Bene... Di chi il cane? Io non la lascer cos.. Vinsegner a la-

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sciar liberi i cani! ora di rivolger lattenzione a simili signori che non vogliono sottostare alle disposizioni! Quando gli daranno una multa, al mascalzone, imparer da me che cosa voglion dire i cani e le altre bestie randagie! Gli
far veder io!... Eldirin si rivolge il commissario alla guardia, cerca di sapere di chi il cane e stendi verbale! E il cane va soppresso. Senza indugio! Di
sicuro arrabbiato. Di chi il cane, domando?.
A quanto pare del generale Zigalov! dice qualcuno della folla.
Del generale Zigalov? Uhm!... toglimi un po il cappotto, Eldirin... Fa un caldo terribile! Sha da supporre che stia per piovere... Una sola cosa non capisco:
come ha potuto morderti? si rivolge Ociumielov a Chriukin. Forse che pu
arrivarti al dito? piccolo, e tu guarda l che uomo grande e grosso sei! Tu
probabilmente ti sei graffiato il dito con un chiodino, e poi t venuta in testa
lidea di spillar quattrini. Tu, gi... che gente siete si sa! Vi conosco, diavoli!.
Lui, signoria, gli ha premuto il sigaro sul naso per divertirsi, e lui, non essendo stupido, zaff... Un attaccabrighe, signoria!.
Mentisci, guercio! Non hai visto, e quindi perch mentire? Sua signoria un
signore intelligente e capisce chi dice bugia e chi parla in coscienza, come davanti a Dio... E se io mentisco, ne giudichi il conciliatore. Da lui, nella legge
detto... Oggid tutti sono uguali... Io stesso ho un fratello nei gendarmi... se volete sapere....
Non discutete!.
No, non del generale... osserva significativamente la guardia. Il generale
di cos non ne ha. Lui ha soprattutto dei cani da fermo....
Lo sai di sicuro?.
Di sicuro, signoria....
Lo so anchio. Il generale ha dei cani di prezzo, di razza, e questo lo sa il diavolo che cos! N pelo n figura... una cosa ignobile, nientaltro... E tenere un
simile cane?!... Ma dove ce lavete lintelligenza? Se sincontrasse un cane simile a Pietroburgo o a Mosca, sapete che avverrebbe? L non guarderebbero
nella legge, ma sul momento: muori! Tu, Chriukin, hai patito un danno e non
lasciar questa faccenda cos... necessario, dare una lezione! ora....
Ma forsanche del generale... pensa ad alta voce la guardia. Sul muso non
ce lha scritto... Giorni fa nel suo cortile ne vidi uno, cos.
Si sa, del generale! dice una voce dalla folla.
Uhm!... Mettimi addosso, caro Eldirin, il cappotto... Tira un po di vento...
Ho dei brividi... Tu lo porterai dal generale e l domanderai. Dirai che lho
trovato e mandato io... E di che non lo lascino andar sulla strada... Forse di
prezzo, e se ogni porco gli premer il sigaro sul naso, ci vorr molto a rovinar-

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lo? Il cane una bestia delicata... E tu, tanghero, abbassa la mano! Non hai da
mettere in mostra il tuo stupido dito! Tu stesso ci hai colpa!....
Viene il cuoco del generale, gli domanderemo... Ehi, Prochor! Vieni un po
qua, caro! Da unocchiata al cane... vostro?.
Che idea! Di simili da noi non ce ne sono stati mai.
E qui non c da far tante domande dice Ociumielov. un cane randagio!
Non c da far lunghi discorsi... Se ho detto ch randagio, vuol dire ch randagio... Sopprimerlo, ecco tutto.
Non nostro continua Prochor. del fratello del generale, ch arrivato
laltro giorno. Il nostro non amante dei levrieri. Suo fratello ci ha passione....
Ma che arrivato suo fratello? Vladimir Ivanic? domanda Ociumielov, e
tutta la sua faccia sinonda dun sorriso dintenerimento. Guarda un po, Signore! E io che non lo sapevo! venuto in visita per un po di tempo?.
In visita....
Guarda un po, Signore!... Sentiva la mancanza del fratello... E io nemmeno
lo sapevo! Cos questo il suo cagnolino? Molto piacere... Prendilo... Il cagnuzzo non male... cos vispo... Ha dato un morso a costui nel dito! Ah-ahah!... Su via, perch tremi? Rrr... Rr... Si arrabbia il briccone... un tal cagnetto....
Prochor chiama il cane e sallontana con esso dal deposito di legna... La folla
ride forte di Chriukin.
Arriver ancora fino a te! lo minaccia Ociumielov e, chiudendosi nel cappotto, continua il suo cammino per la piazza del mercato.

Non c fuoco senza fumo35

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Con una troica privata, per strade vicinali, osservando il pi rigoroso incognito, Piotr Pvlovic Possudin saffrettava verso la cittaduzza distrettuale di N.,
dove lo chiamava una lettera anonima da lui ricevuta.
Sorprenderli... Come tegola sul capo pensava egli, nascondendo il suo viso
nel bavero. Han fatto un mucchio dinfamie, gli sporcaccioni, e trionfano,
scommetto, si immaginano daver fatto sparire ogni traccia... Ah-ah!... Immagino il loro sgomento e la loro meraviglia quando, sul pi bello del trionfo, si
udr: Si faccia venir qui Tiapkin-Liapkin!. S che succeder uno scompiglio!
Ah-ah!....
Dopo aver fantasticato a saziet, Possudin entr in discorso col suo guidatore.
Da uomo bramoso di popolarit, innanzi tutto gli domand di s:
E Possudin lo conosci?.
Come non conoscerlo! fece un sorrisetto il guidatore. Lo conosciamo!.
Ma perch ridi?.
Che bizzarria! Conosco fin lultimo scrivano, e non dovrei conoscere Possudin! Appunto stato messo qui perch tutti lo conoscano.
cos... Ebbene? Com, secondo te? Bravo?.
Non c male... sbadigli il guidatore. Un bravo signore, sa il fatto suo...
Non sono ancora due anni che lo mandarono qua, e gi ha fatto un mucchio di
cose.
E che ha fatto di tanto speciale?.
Molto di bene ha fatto, che Dio lo conservi in salute. La ferrovia ci ha procurato, nel nostro distretto ha mandato via Chochriukv... Non ceran limiti per
questo Chochriukv... Era un briccone, uno scroccone, tutti quelli di prima gli
tenevan mano, ma arriv Possudin, e Chochriukv se nand al diavolo, come
se mai ci fosse stato... Ecco, fratello! Possudin, fratello, non lo comprerai, noo! Dagliene magari cento, magari mille, ma lui non si prender un peccato sulla coscienza... No-o!.
Sia lode a Dio, almeno da questo lato mhanno capito pens Possudin, esultando. Ci bene.
Un signore istruito... continu il guidatore, non superbo... I nostri andarono
da lui, a lagnarsi, li tratt come i signori: la mano a tutti: Voi, sedete... Cos
impetuoso, pronto... Una parola sensata non te la dir, ma sempre: uff! uff!
Che ti vada al passo, o altrimenti, Dio mio, non c verso, ma tira a far tutto di
corsa, tutto di corsa! I nostri non fecero in tempo a dirgli una parola, che lui: I
cavalli!, e difilato qua... Arriv e regol tutto... nemmeno una copeca prese.

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Quanto meglio del precedente! Certo, anche il precedente era bravo. Di cos
bella apparenza, grave, nessuno gridava pi sonoramente di lui in tutta la provincia... Quando veniva, lo si poteva sentire da dieci verste lontano; ma, se si
tratta di rapporti esteriori, o di faccende interne, quello di adesso quanto pi
abile! Quello di adesso di cervello in testa ne ha cento volte di pi... Un sol
guaio... in tutto un bravuomo, ma c una disgrazia: beone!.
Eccoti il contentino! pens Possudin.
Come sai domand, che io... ch un beone?.
Certo, signoria, io personalmente non lho mai visto ubriaco, non star a
mentire, ma la gente lo diceva. Anche la gente ubriaco non lha visto, ma sul
conto suo corre tale voce... In pubblico, o dove va in visita, al ballo o in societ, non beve mai. A casa alza il gomito... Si leva al mattino, si frega gli occhi e
per prima cosa: della vodka! Il cameriere gliene porta un bicchiere, e lui ne
chiede gi un altro... E cos tracanna tutto il giorno. E dimmi di grazia: beve, e
non un occhio lo vede! Dunque sa dominarsi. Quando si metteva a bere il nostro Chochriukv, non soltanto gli uomini, ma perfino i cani urlavano. Possudin invece... almeno gli si arrossasse il naso! Si chiude nel suo studio e lappa...
Perch la gente non se naccorgesse, s fatto adattare nella scrivania un certo
cassetto, con una cannuccia. In quel cassetto c sempre della vodka... Si china
sulla cannuccia, succhia un poco, ed ubriaco... In carrozza pure, nella borsa
delle carte....
Come lo sanno? si sbigott Possudin. Dio mio, perfin questo noto! Che
schifezza....
E anche per quanto riguarda il sesso femminile, ecco... Un briccone! il guidatore si mise a ridere e croll il capo. Uno sconcio, e basta! Ne ha una decina di quelle... girandole... Due gli abitano in casa... Una, quella Nastassia Ivnovna, da lui come a dire in luogo di amministratrice, laltra, come si chiama, diavolo?, Liudmila Seminovna, a mo di scritturale... Pi importante di
tutte Nastassia. Ci che questa vuole, lui lo fa sempre... Lo fa girare come la
volpe la coda. Grandi poteri le furon dati. E non hanno tanta paura di lui come
di lei... Ah-ah!... E una terza girandola abita in via Kacilnaia... Uno scandalo!.
Perfin di nome le conosce pens Possudin, arrossendo. E chi poi le conosce? Un contadino, un vetturale... che non neanche mai stato in citt!... Che
infamia... una schifezza... una trivialit!.
Ma tu come sai tutto questo? domand con voce irritata.
La gente lo diceva... Io stesso non ho visto, ma ho sentito dalla gente. Ma che
difficile saperlo? A un cameriere o a un cocchiere non taglierai la lingua... E
poi, penso, la stessa Nastassia se ne va per tutti i chiassuoli e si vanta della sua

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fortuna di donna. Agli occhi della gente non ci si nasconde... Ecco, ha preso
anche il vezzo questo Possudin di andare in ispezione alla chetichella... Quello
di prima, quando voleva andare in qualche posto, lo faceva sapere un mese avanti, e quando viaggiava, tanto di quel chiasso, fracasso e scampanio... ce ne
preservi il Creatore! Davanti a lui si galoppava, dietro a lui si galoppava, ai
fianchi si galoppava. Giunto sul posto, faceva una buona dormita, mangiava e
beveva a saziet, e avanti a sbraitare per le cose di servizio. Sbraitava un poco,
pestava un po i piedi, faceva unaltra dormita e con lo stesso sistema tornava
indietro... Quello di adesso invece, come sente dire qualcosa, cerca di partire di
soppiatto, in fretta, perch nessuno veda n sappia... uno spa-as-so! Esce inosservato di casa, in maniera che glimpiegati non lo vedano, e via in treno...
Arriva alla stazione che gli occorre, e non gi dei cavalli di posta, o qualcosa
di meglio, ma un contadino cerca di noleggiare. Savviluppa tutto, come una
donna, e per tutta la strada borbotta rauco, come un vecchio cane, perch non
riconoscano la sua voce. C semplicemente da strapparsi le budella dal ridere,
quando la gente racconta. Viaggia il babbeo e crede che sia impossibile riconoscerlo. E riconoscerlo, per uno che se nintende, poh!, come sputare una
volta!....
Ma come fanno a riconoscerlo?.
semplice assai. Prima, quando viaggiava alla chetichella il nostro Chochriukv, noi lo riconoscevamo dalle sue mani pesanti. Se il passeggero ti picchia sui denti, vuol dire che quello Chochriukv. Ma Possudin lo si pu scoprir subito... Un semplice passeggero si comporta anche semplicemente, ma
Possudin non fatto per osservare la semplicit. Arriva, mettiamo, a una stazione di posta, e comincia!... Per lui c puzzo, e si soffoca, ed freddo... A lui
servi pure pollastrini, e frutta, e conserve dogni sorta... Cos alle stazioni lo
sanno: se qualcuno dinverno chiede pollastrini e frutta, quello Possudin. Se
qualcuno dice al mastro di posta: Carissimo, e fa correr la gente per varie
bazzecole, si pu giurare ch Possudin. E non manda lodore dellaltra gente,
e si corica alla sua maniera... Si stende alla stazione su un divano, intorno a s
spruzza profumi e ordina di porre accanto al guanciale tre candele. Sta coricato
e legge delle carte... Qui poi non solo il mastro di posta, ma anche un gatto
raccapezzer che uomo quello.
vero, vero... pens Possudin. E come mai prima non lo sapevo?.
Ma quello a cui occorre lo riconoscer anche senza frutta e senza pollastrini.
Per telegrafo tutto noto... Comunque timbacucchi il grugno, comunque ti
nasconda, qui tutti gi sanno che vieni. Aspettano... Possudin non ancora uscito di casa sua, e qui ormai: favorisci, tutto pronto! Lui arriva per coglierli
sul fatto, mandarli sotto processo, o sostituire qualcuno, e son loro a farsi beffe

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di lui. Anche se tu, eccellenza, dicono, sei arrivato alla chetichella, guarda pure: da noi tutto pulito!... Lui si rigira, si rigira, poi se ne va come venuto... E
li loda anche, stringe le mani a tutti, chiede scusa per il disturbo... Ecco com!
E tu che cosa credevi? Oh-oh, signoria! La gente qui furba, uno pi furbo
dellaltro!... Fa piacere veder che razza di diavoli! S, ecco, prendiamo anche
solo il caso odierno... Me ne vado stamane senza carico, e dalla stazione mi
vola incontro un giudeo, il credenziere. Dove, va domando, vossignoria
giudaica?. E lui dice: Porto vino e antipasti nella citt di N. L oggi aspettano Possudin. Furbi, eh? Possudin forse si prepara ancor soltanto a partire, o
savviluppa la faccia perch non lo riconoscano. Forse gi in viaggio e pensa
che nessuno sa chegli viene, e gi per lui, dimmi di grazia, son pronti e vino, e
salmone, e formaggio, e antipasti svariati... Eh? Lui viaggia e pensa: Va male
per voi, ragazzi!, e i ragazzi se ninfischiano. Venga, pure! Da un pezzo ormai hanno nascosto tutto!
Indietro! grid rauco Possudin. Torna indietro, bbbestione!.
E il guidatore meravigliato volt indietro.

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