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LETTERE E COMMENTI

22 LETTERE E COMMENTI

Mercoledì 18 luglio 2012

22 LETTERE E COMMENTI Mercoledì 18 luglio 2012 Quotidiano fondato nel 1887 Direttore responsabile: GIUSEPPE DE
22 LETTERE E COMMENTI Mercoledì 18 luglio 2012 Quotidiano fondato nel 1887 Direttore responsabile: GIUSEPPE DE

Quotidiano fondato nel 1887

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Certificato N. 7163 del 14-12-2011 Registrazione Tribunale di Bari n. 7 del 2 settembre 1948

698.000 lettori al giornoRegistrazione Tribunale di Bari n. 7 del 2 settembre 1948 medio (Audipress 2012/I) PROPRIETA’: MEDITERRANEA S.P.A.

medio (Audipress 2012/I)

PROPRIETA’: MEDITERRANEA S.P.A.

LETTERE ALLA GAZZETTA

 

C’era una volta in Puglia la meglio gioventù del calcio

giocare su campi di terra bat- tuta e con tifoserie partico- larmente agguerrite in quei piccoli centri desiderosi di sconfiggere squadre reduci da serie superiori. Chissà, forse, per qualcuno sarebbe meglio fermarsi qual- che anno, non foss'altro per una pausa di riflessione e ri- cominciare ma con spirito ed entusiasmo completamente diversi. I tifosi di Taranto, Foggia, ed altri centri pugliesi

lungimiranti, sembrano con- centrate maggiormente al nord ed in buona parte anche al centro. Il sud, invece, anche in questo campo sembra an- naspare nei debiti e nelle dif- ficoltà di società sportive alle quali resta, appunto, come ul- timo atto quello del fallimen- to, con buona pace dei poveri tifosi.

L eggo sempre la Gazzetta, e mi soffermo sulla pa-

gina sportiva ogni giorno. Che pena le notizie che giungono dalle nostre città e da molti

altre squadre presenti in cam- pionati minori, non hanno più voglia di calcio. O meglio, gli unici ad averne sono solo i tifosi, mentre le fallite società

alla ricerca di qualcuno cui affidare le sorti di società sa- ne, ma soprattutto serie e du- rature. A leggere le notizie prove-

Vincenzo Vardaro

 

Taranto

piccoli centri. Un'estate nera per il calcio pugliese. Se si esclude Bari, fortunatamente, alle prese con ingaggi e scam- bi di giocatori per il prossimo campionato, ed il Lecce pur alle prese con problemi di giu- stizia sportiva, tutto il resto, per dirla alla Califano,è noia. Taranto, Foggia, Andria e

chiudono mestamente. Si ten- ta di ricostruire, ma spesso bisogna lottare con impren- ditori svogliati, pigri o altri che, più facilmente, si defi- lano, rinunciando ad intra- prendere un percorso che nel calcio si rivela spesso tortuoso e pieno di sbarramenti. I sin- daci dei rispettivi centri sono

nienti da queste città, pare proprio che non ci sia più voglia di calcio da queste par- ti, in questa terra arsa dal Sole cocente di questa estate di cal- do feroce e persistente. Si vuole ripartire dalla se- rie dei Dilettanti, a Taranto accade per l'ennesima volta, quasi una farsa, per tornare a

sono ormai stanchi, demora- lizzati.Insomma, quello che si verifica nella vita quotidiana del nostro Paese, pare accada in modo speculare anche nel calcio. Il nord sembra avere più energie ed entusiasmo dei pugliesi ed i risultati sembra- no confermarlo. Le realtà cal- cistiche più serie, durature,

 

Risponde Gaetano Campio- ne. Abbiamo dedicato parecchie pagine alla crisi del calcio e dello sport in Puglia. Conti- nueremo a farlo. Purtroppo la- tita una società imprenditoria- le in grado di sostenere le nostre squadre non solo calcistiche.

   

prevalere sul rigore eccessivo, che rischia

NicoleMinetti

gno» in seno alla politica e alla pubblica amministrazione, avendo, ovviamente, il pudore di ritirarsi in silenzio e senza

Ladifferenza

tramutarsi in ingiustizia. Purtroppo,

capita che si è severi con i deboli e tol- leranti con i potenti. Rischia più chi, per fame, ruba qualcosa da mangiare in un

di

pietra

pretese di sorta. È già tanto, cara Nicole, che nessuno le

mediatica

delloscandalo

Sono fortemente meravigliato dall’ac-

canimento della dirigenza del Popolo delle libertà nella richiesta delle dimis- sioni da consigliere regionale della Lom- bardia, Nicole Minetti.

chieda di restituire i lauti emolumenti immeritatamente riscossi durante la già trascorsa parentesi del suo mandato nel Consiglio regionale della Lombardia. Di grazia, indichi quali azioni, quali atti ha nel frattempo svolto dal suo scran- no nell’Assembea, il popolo è ansioso di leggere e conoscere il dettaglio della sua

traBerlusconieBossi

Bossi è stato fotografato in completa so- litudine durante una cena a cui avrebbero dovutopartecipareesponentidelsuopartito. A Berlusconi non succederà mai una cosa

supermercato rispetto a chi froda allo Sta- to cifre enormi. D’altronde, evasione e cor- ruzione sono la più pesante tassa che i cittadini subiscono. Con grave danno dei poveri e dei bisognosi.

Lorenzo Grande Polignano a Mare (Bari)

Per

quello che è dato conoscere la Mi-

alacre opera.

simile: ci sarà sempre un gruppo di figuranti pronto a fargli compagnia. Anche questo è il potere della televisione.

 

netti faceva tutto quello che chiedeva

 

Silvio Berlusconi, non risparmiando neanche la contravvenzione di aspetti etici. Ora che i fatti sono noti a tutti la

Minetti rappresenta la pietra dello scan- dalo, per questo deve essere espulsa dal partito e deve dimettersi dalla carica di consigliere regionale.

IlCavaliere

cominciaaperdere

Rocco Boccadamo

Lecce

Vito Romaniello Sesto San Giovanni (Milano)

Monti al Quirinale

ePassera aPalazzoChigi

 

Lagiustizia

fraduepesi

Negli Stati Uniti a «Sun Valley» durante

Mi

chiedo dov’è la morale di questo

la

convention dei tycoon è stato esplici-

cortigiani

 

tamente richiesto a Monti, unico premier

partito, che non vede o non vuol vedere che la consigliera, apparentemente re- munerata con incarichi amministrativi, lavorava per Berlusconi. Perché oggi si elogia committente e si penalizza chi ha eseguito le istruzioni ricevute?

Frai deputati e senatori assolutamente contrari alla discesa in campo di Silvio Berlusconi spicca una non indifferente

eduemisure

Un giovane rischia qualche mese di car- cere per il furto di un misero pezzo di cioccolato. Quel che mi lascia esterefatto è che avvocati, pubblici ministeri e cancel- lieri dovranno occuparsi del «caso» per una vicenda di un misero euro. Ma quanto costerà smuovere i principi del foro? A quanto ammonteranno le spese proces- suali? Ci sarà la pena che verrà inflitta a chi si è macchiato di un veniale peccato di gola. Mentre i «mariuoli» di alto livello, che hanno frodato centinaia di migliaia di euro, non subiscono nessun processo né rischiano il carcere. Quella «bella signo- ra» con la bilancia in mano che rappre- senta la giustizia, non dovrebbe dare a ciascuno secondo il suo comportamento? L’eccesso è sempre deplorevole, anche

presente, di continuare a governare il Pae- se.

L’Italia è considerata «a rischio» per una serie di fattori: l’ostilità dei sindacata ai taglisullaspesapubblicaritenutiessenziali

Fmi, l’annuncio di Berlusconi di scen-

dere nuovamente in pista e il suo scet- ticismo sul futuro dell’Eurozona, le spac- catureinternedeiDemocraticisulsostegno alle riforme di Monti a cui si aggiungono le affermazioni elettorali di Grilli. Un quadro politico instabile che mette a rischio il nuovo corso di risanamento pub- blico avviato. Alla luce di questi timori in- ternazionali, fatti propri anche dalle agen- zie di rating, azzardo un futuro scenario:

da

Monti al Quirinale, come garante del nuovo corso, un premier tecnico di fiducia, perché non Passera per esempio, e un appoggio parlamentare dei partiti più o meno simile.

 

fetta degli appartenenti allo stesso Popolo

Giuseppe de Ruvo Bollate (Milano)

No,l’igenista

develasciare

laRegioneLombardia

delle Libertà, ai quali Berlusconi ha ri- sposto chiaro e tondo, «o con me o fuori

dal Pdl». L'atteggiamento di questi non pochi dissidenti assomiglia tanto a ciò che lo scrittore Paul Heinrich Dietrich, in pieno illuminismo disse a proposito di quelle persone inserite nel sistema di potere, e cioè che queste stanno con il proprio pa- drone fino a quando lo stesso detiene il potere, ma non appena lo perde lo la-

 

sciano immediatamente.

Da

comune cittadino e contribuente e

pur senza alcunché di personale, a que-

sto punto, non posso che fare pollice

Paul Heinrich Dietrich si riferiva a quella pletora di cortigiani che popolava la corte parigina in quel periodo storico.

verso all’indirizzo della «bonazza» Ni- cole Minetti. Signorina, lasci stare il suo «impe-

Felice Alloggio

nel campo della giustizia. I giudici hanno un margine di discrezionalità per decidere se, in qualche caso, il buonsenso debba

 

Michele Macelletti

Bari

Bari

Le lettere vanno indirizzate a

Le lettere, di lunghezza non superiore alle 15 righe, devono indicare nome, cognome, indirizzo

 

e

numero di telefono del Lettore.

 

La Gazzetta del Mezzogiorno Viale Scipione l’Africano 264, 70124 Bari

lettere@gazzettamezzogiorno.it fax 080/54.70.442

Le lettere anonime non saranno pubblicate. Sarà invece rispettata la volontà di quei Lettori che, in casi eccezionali chiederanno

la

riservatezza pur indicando le loro generalità.

 

L o scontro tra Governo e sindaci sui tagli alla finanza locale del Decreto L. 92/2012 è di cifre e di metodo. Poiché il ministro Giarda ha dichiarato che l’entità delle riduzioni è intoccabile, ma si può rivedere la loro

distribuzione, va individuato un parametro che consenta di sfrut- tare la novità rappresentata dal comma 6 articolo 16 del D.L.:92/2012 che demanda alla Conferenza Stato-città ed auto- nomie locali le riduzioni da imputare a ciascun comune. A tal fine non ritengo di poter prendere in considerazione il ricorso ai fabbisogni standard la cui incompatibilità con lo spending review può cosi essere sintetizzata.

a ) Scatola vuota: la legge delega 42/2009 ha lasciato senza risposta il quesito se il costo standard sia solo una scelta formale o implichi anche un giudizio sulla funzionalità dei servizi. b) Fallimento ufficiale: la Relazione Ministeriale del 30/VI/2010u.s. ha riconosciuto che il fabbisogno standard di comuni e province non consente di definire la varietà delle situazioni ed attivare processi di razionalizzazione della spesa. c ) Insuccesso di efficienza ed equità. È stato tale da convincere Tremonti a non affidare più

ai fabbisogni standard il ruolo di architrave del sistema federalista di cui alla 42 /2009. Del resto

non è un parametro che ottemperi all’impostazione del titolo IV del citato D.L. 92/2012 che parla

di riduzione e contemporanea razionalizzazione della spesa degli enti locali

Inoltre dalle più

recenti elaborazioni è evidenziato che detta inidoneità è dovuta al collegamento o a voci di spesa o a singole voci di entrata diverse da comune a comune, perchè riflettono la varietà delle

situazioni locali. In altri termini il sostanziale ricorso a valori medi reintroduce il costo storico che, invece, con la spending review si vuole superare La soluzione va individuata tenendo conto dei vincoli, stabiliti dal legislatore entro i quali puo esercitarsi l’autonomia della Conferenza Stato-citta. In particolare le riduzioni da de- terminare non possono essere i soliti tagli lineari perchè devono anche razionalizzare la spesa

al fine di consentire agli enti territoriali di concorrere alla realizzazione dell’obiettivo

fondamentale della finanza pubblica. Questo è rappresentato dall’impegno prioritario assunto

Questo è rappresentato dall’impegno prioritario assunto GOVERNO- COMUNI ITERMINI DELLANUOVASPESA di ANTONIO TROISI

GOVERNO- COMUNI ITERMINI DELLANUOVASPESA

di ANTONIO TROISI

GOVERNO- COMUNI ITERMINI DELLANUOVASPESA di ANTONIO TROISI dall’Italia in sede CEE di ’azzerare il deficit entro

dall’Italia in sede CEE di ’azzerare il deficit entro il 2013. Ora il parametro oggetto dell’attenzione della CEE, quando valuta i nostri conti pubblici è il “saldo originario di bilancio” definito originario perché prescinde dai trasferimenti statali ed ha come componenti le entrate che gli enti prelevano dalle tasche del cittadino e le somme erogate favore dei cittadini e delle imprese nei rispettivi territori. Pertanto se detto profilo rappresenta l’elemento chiave del concorso degli enti locali al processo di risanamento, da esso non può prescindere la Conferenza Sta- to-Regioni nell’esercitare la sua autonomia, peraltro vincolata al rispetto della normativa CEE. Di conseguenza la riduzione dei

trasferimenti dovrebbe essere inversamente proporzionale all’ammontare del saldo di bilancio originario realizzato, maggiore per quei comuni che hanno valori positivi. minore per quelli che hanno valori negativi che, tuttavia, devono impegnarsi entro un triennio migliorare il citato saldo. Il trasferimento non assumerà, così, il profilo dell’erogazione a fondo perduto ma di una perequazione incompleta avente lo scopo di sostenere ed aiutare il comune a migliorare la nuova virtuosità finanziaria imposta dalla CEE. In tal modo sarà possibile costruire una griglia della nuova virtuosità finanziaria che consentirà di affrontare importanti tappe del governo locale, determinando consistenti riduzioni dei trasferimenti statali senza imporre all’autonomia locale le mortificanti di- sposizioni di cui all articolo 4. Tra le ricadute più importanti mi limito a ricordare quelle sul riparto dei fondi CEE e sui settori del governo locale decisivi per lo sviluppo. Ad esempio la vendita delle utilities locali consentirà non solo di abbattere il debito pubblico ma anche di creare un meccanismo virtuoso che eviterà la proliferazione del debito pubblico locale. Altrettanto dicasi per la dismissioni dei cespiti immobiliari, la messa a reddito del patrimonio immobiliare esistente, l’utilizzo dei beni demaniali in vendita per economizzare sui costi ormai esorbitanti di alcune locazioni ( locali per uffici giudiziari). In conclusione se l’au- tonomia riconosciuta ai Comuni sarà esercitata nel rispetto dei vincoli posti dalla CEE alla finanza pubblica italiana, i comuni potranno compiere il passo decisivo per il riconoscimento dell’autonomia degli enti locali nel perseguire gli obiettivi generali della finanza pubblica.

LETTERE E COMMENTI 23

LETTERE E COMMENTI

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Mercoledì 18 luglio 2012

LORUSSO

Non si scherza col fuoco

>>CONTINUA DALLA PRIMA

decisione al giudice per le indagini pre- liminari. Non dicono, però, che nel caso

di specie non è in gioco la rilevanza (e

l’utilizzabilità) processuale delle parole captate, bensì la legittimità stessa di un’attività d’intercettazione proseguita nonostante fosse noto lo status dell’in- terlocutore, le cui conversazioni, per- tanto, sono state registrate contra legem quando invece l’attività captativa avreb-

be dovuto essere prontamente interrotta

dallo stesso operatore per non generare

un vulnus nelle prerogative presiden-

ziali.

Quali le conseguenze politiche di una vicenda che pone inaspetta- tamente in contrapposizione con parte della magistratura un Pre- sidente che ha sempre mostrato propensione al dialogo con il potere giudiziario? La sindrome del Watergate aleg- gia sul nostro Paese, la tentazione dell’impeachment affascina alcuni giornalisti e magistrati. Il tutto accade alla vigilia di un anno par- ticolare, che vedrà l’elezione del Capo dello Stato e il rinnovo del Parlamento. Come nel 1992. E come allora si preannuncia un muta- mento radicale di volti e di com- pagini, i cui passaggi-chiave dal punto di vista istituzionale sono nelle mani di Napolitano, che solo alcuni giorni fa ha spronato in una lettera il Parlamento a trovare un’intesa su una riforma della legge elettorale necessaria e ormai improcrastinabile. Minarne la credibilità, in questo de- licato frangente, significa sferrare un colpo probabilmente letale alla nostra già debole e barcollante democrazia, offrendo il destro a funambolici po- pulismi, a nuovi demagoghi e a forze oscure che, sull’onda dell’ultimo furore giustizialista e sprezzanti delle istitu- zioni, sono pronti a scendere in campo per trarne vantaggio a spese degli ita- liani.

Sergio Lorusso

delle proprie funzioni, finché è in carica, salvo che non siano volti a ‘tradire’ il suo mandato. È un garante delle istituzioni e dell’ordinamento democratico, distante anni luce da chi, come il Presidente degli Stati Uniti, decide ed attua la politica nazionale. La risoluzione del quesito posto all’at- tenzione della Consulta, allora, va tro- vata guardando alla ratio della disciplina che regola lo ‘statuto penale’ del Pre- sidente, in cui non è espressamente regolato il caso delle ‘intercettazioni

T rent’anni dopo Giorgio Napo- litano si trova a fare i conti con alcune “intercettazioni casua- li” captate dalla Procura della

Repubblica di Palermo nel corso dell’at- tività investigativa sulla cd. ‘trattativa’ tra Stato e mafia. Si tratta – secondo le indiscrezioni – di due telefonate in cui Nicola Mancino ‘caldeggia’ un inter- vento del Presidente affinché il Pro- curatore nazionale antimafia disponga il coordinamento delle indagini, sottraen- dole di fatto all’esclusiva dei ma- gistrati siciliani. È sulla sorte di tali intercet- tazioni e sulle modalità della loro distruzione che il nostro Capo dello Stato ha sollevato il conflitto di attribuzioni innanzi alla Corte co- stituzionale che costituisce il casus belli di questi giorni. Si tratta di una questione giu- ridicamente delicata e politicamen- te esplosiva. L’art. 90 Cost. prevede che il Presidente della Repubblica non sia responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, escludendo i casi di ‘alto tradi- mento’ e di ‘attentato alla Costi- tuzione’. Il relativo procedimento è di- sciplinato dalla l. 5 giugno 1989, n. 219, che blinda sostanzialmente ab initio ogni attività investigativa nei suoi confronti, prescrivendo in particolare – per quanto riguarda le intercettazioni – la preven- tiva autorizzazione del Parlamento, con- cedibile però solo dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la so- spensione dalla carica (art. 7). La ragione è semplice. Il Capo dello Stato gode nel nostro ordinamento di uno status privilegiato. È un organo di garanzia, una cerniera fondamentale tra i vari organi e poteri dello Stato. Ed è per questo che ne è stata prevista l’immunità sotto il profilo pe- nale per gli atti compiuti nell’esercizio

il profilo pe- nale per gli atti compiuti nell’esercizio casuali’ proprio perché la Costituzione prevede una

casuali’ proprio perché la Costituzione prevede una ‘tutela rafforzata’ del Capo dello Stato rispetto ad altre figure isti- tuzionali, in alcun modo eludibile. Si tratta, d’altronde, dell’unico caso di ‘giu- stizia politica’ – sottratta in toto agli organi requirenti e giudicanti della giu- risdizione ordinaria – presente oggi nella nostra Carta fondamentale (art. 134 Co- st.),. I magistrati palermitani si trincerano dietro la ‘casualità’ delle captazioni, af- fermando di non aver strumenti nor- mativi per disporre la distruzione delle registrazioni delle conversazioni inter- cettate, che pure riconoscono essere pro- cessualmente irrilevanti, essendo obbli- gati dal codice di rito a rimettere la

FRAGASSI

Vent’anni fa in via D’Amelio

>>CONTINUA DALLA PRIMA

ben descrivere la scena che mi si parò davanti agli occhi, o meglio non so ancora paragonarla. Ma di certo si avvicinava ad una zona di

guerra. Sull’asfalto c’era di tutto, dai pezzi di carrozzeria a scarpe, da pezzetti di carta bruciacchiata a indumenti. Quella Fiat «126» di- ventata tristemente famosa era parcheggiata ancora lì, pochi metri prima del portone di casa della mamma del giudice. Era rimasto soltanto lo scheletro, il resto era volato via, insieme a chissà cos’altro. Così come erano state distrutte le altre auto che erano parcheg- giate in via D’Amelio. Le finestre dei palazzi erano in frantumi ed i vetri erano caduti su marciapiedi e asfalto. Faceva impressione al- zare lo sguardo. Sulla strada c’erano ancora i rivoli di acqua e schiuma utilizzata dai vigili del fuoco per spegnere le fiamme ma nessuno di noi faceva caso ad evitare le pozzanghere che si erano create. Eravamo quasi tutti in tranche, la mafia aveva colpito ancora.

Mi chiedo ancora oggi cosa altro calpestai

quella maledetta sera di venti anni fa. Ma so- prattutto, a distanza di così tanto tempo, non sono ancora riuscito a farmi una ragione di tale e tanta violenza, di una «cattiveria» criminale così spietata che mise in ginocchio uno Stato intero, spezzò le vite di Borsellino e degli agenti

della sua scorta e mandò nella disperazione le loro famiglie. Venti anni sono volati. Tanti gli accadimenti professionali che si sono susseguiti. Ma quella scena terribile non potrò mai dimenticarla. Grazie Paolo Borsellino, grazie Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddi Cosina e Claudio Traina: il vostro

coraggio ed il vostro sacrificio non potranno essere mai dimenticati. Nicola Fragassi

I o c’ero. Vi arrivai un paio di ore d’opo l’esplosione dell’ordigno. Ero a Patti per seguire la traversata a nuoto del compianto avvocato barese Paolo Pinto. Nel pomeriggio i responsabili del villaggio che ci ospitava mi vennero a cercare. C’era una te-

lefonata per me: venti anni fa i cellulari erano delle «cabine telefoniche» portatili ed i ripe- titori telefonici non erano così diffusi come oggi ed il segnale nel villaggio era assente. Dall’altro capo del telefono sento la voce del mio capocronista di allora, Dionisio Ciccarese:

«Nico, prendi tutto e vai a Palermo. Hanno ucciso il giudice Borsellino e la sua scorta». La mia prima reazione fu di paura di non farcela ad affrontare un servizio che mi sembrava più grande di me, ma se la direzione aveva ac- cettato di «dirottarmi» da Patti a Palermo vo- leva dire che avevo la fiducia di tutti. Durante il viaggio da Messina a Palermo cercai di immaginare che cosa avrei trovato al mio arrivo anche perché dalla redazione mi informavano su tutto. Ma la realtà fu tutt’altra cosa, oltre qualsiasi immaginazione. Arrivare in via D’Amelio non fu per niente difficile

perché, così come scrissi nel mio pezzo quella sera stessa fu sufficiente seguire le decine e decine di auto di forze dell’ordine e ambulanze che sfrecciavano per la strada. Ma ancora più facile fu arrivare a pochi passi dal luogo dove avvenne l’esplosione: mi bastò mostrare il tesserino professionale per

superare il classico nastro bianco e rosso che delimita le scene di un crimine. E mi sembrò quasi di ricevere un cazzotto nello stomaco il cui dolore sento ancora addosso. A distanza di venti anni non so ancora

sento ancora addosso. A distanza di venti anni non so ancora PALERMO La strage di via

PALERMO La strage di via D’Amelio

anni non so ancora PALERMO La strage di via D’Amelio IL CERCHIOMAGICO DELLEAGENZIE DI RATING SULL’ITALIA

IL CERCHIOMAGICO DELLEAGENZIE

DI RATING SULL’ITALIA

di MARIO LETTIERI* E PAOLO RAIMONDI**

*GIÀ SOTTOSEGRETARIO NEL GOVERNO PRODI ** ECONOMISTA

Q uesta volta tocca a Moody’s il compito di at- taccare nuovamente e pesantemente la credi- bilità dell’Italia. In passato è sempre stata Stan- dard & Poor’s, la più potente delle “tre sorelle

del rating”, ad affondare per prima lo stiletto nella schiena della nostra economia. Ma oggi S&P ha seri problemi legali

a seguito delle meritorie indagini della Procura di Trani.

DECLASSATI -Moody’s ha declassato il nostro paese da

A3 a Baa2 dandole anche un “outlook negativo” che indica un possibile ulteriore abbassamento! Tra le ragioni addotte

vi

sarebbero “l’erosione delle fonti di investimenti esteri”,

il

rischio di contagio proveniente dalla crisi greca e spa-

gnola ed il “clima politico” in relazione alle elezioni del 2013. Tali motivazioni ci sembrano di una assoluta banalità

e dovrebbero far arrossire qualsiasi rigoroso analista eco- nomico. Sarebbe più serio dire che l’Italia merita comun-

que un bagno di sangue! Il clima politico? Certamente sappiamo che la strada della difesa dell’interesse nazionale

e dell’Europa non è mai facile nel paese dei campanili. Ma

che dire del clima di incertezza delle elezioni americane? E perché non ipotizzare, per esempio, che la Merkel potrebbe perdere le prossime elezioni tedesche? In quest’ottica si dovrebbe abbassare il rating a tutti. Sarebbe un’assurdità. Il rischio di contagio vale per tutti. Forse, oltre che per quelle spagnole, dovrebbe valere di più per le banche te-

desche e francesi che sono tra le più esposte verso il debito della Grecia e della Spagna. Il contagio più devastante, secondo noi, è quello legato ai comportamenti della quarta banca al mondo, la Barclays Bank inglese, che fin dal 2005

ha manipolato il cosiddetto Libor. Il London interbank

offered rate (Libor) è un frutto avvelenato della “dere-

gulation finanziaria” che incide quotidianamente sui i tas-

si di interesse in ogni parte del mondo. In verità le in-

dagini sulla manipolazione riguardano una ventina di ban- che internazionali tra cui la JP Morgan Chase, la City Group, la Bank of America, la HSHB, la Royal Bank of Scotland, la Deutsche Bank, l’UBS e il Credit Suisse, la Bank of Tokio-Mitsubishi e la Sumitomo Mitsui. Il Gotha della finanza internazionale. La gravità della vicenda è enorme e giustamente il Fi- nancial Times ha paragonato le manipolazioni “all’equi- valente finanziario dell’avvelenamento delle falde acqui- fere”. Si ricordi che il Libor influenza tutte le operazioni

finanziarie per centinaia di trilioni di dollari, le ipoteche, i mutui sulle case, le carte di credito e i vari prodotti de- rivati. Dall’inchiesta delle autorità inglesi ed americane risulta che dal 2005 al 2007 la Barclays avrebbe fornito dati gonfiati. Mentre dal 2007 al 2009, nel mezzo della crisi finanziaria globale, avrebbe deliberatamente sottostimato

il costo dei prestiti ottenuti dal sistema interbancario al

fine di occultare la sua precaria posizione finanziaria. La manipolazione del Libor ha portato miliardi di dollari nelle casse delle banche e ha truffato e indebolito eco- nomie, imprese e famiglie. E’ per questo che la Barclays ha ammesso una sua “condotta sbagliata” e si è detta disposta

a pagare una “multa” di 453 milioni di dollari pur di

chiudere il caso ed evitare accuse penali e civili. C’è da chiedersi dove erano le integerrime agenzie di rating, le presunte “occhio di lince”, quando il Libor ve- niva manipolato con conseguenze drammatiche sui vari titoli di Stato e sugli spread.

INVESTIMENTI -E’ comunque davvero sorprendente che

la Moody’s esprima il suo giudizio negativo sull’Italia pro-

prio mentre il primo ministro Monti è negli Stati Uniti per discutere con i numero uno della Silicon Valley di coo- perazione tecnologica e di investimenti. In quella sede naturalmente Monti cercherà di convincere gli investitori anche sui nostri titoli di Stato perché la quota dei Bot in mani straniere è scesa al 36% rispetto al 52% del 2010. Rispetto alla capacità di innovazione delle nostre imprese gli investimenti esteri dovrebbero oggettivamente essere maggiori. Certo non si può continuare con le lentezze

burocratiche e giuridiche che mortificano l’iniziativa pri- vata, sconsigliano investimenti esteri e rallentano le opere pubbliche. Monti ha recentemente parlato di un “percorso

di

guerra” per affrontare la crisi, non solo quella italiana.

Ci

auguriamo che in tale “percorso di guerra” egli sappia

identificare i sabotatori, i demolitori ed anche gli strateghi della guerra psicologica rispetto ai quali qualsiasi misura

di difesa risulta assai difficile. Così come è improcrasti-

nabile intervenire contro la manipolazione del Libor, è altrettanto necessario, sia a livello europeo che interna- zionale, rompere “l’anello magico” che continua a garan- tire alle agenzie di rating credibilità e potere di influenzare pesantemente i mercati e le politiche economiche degli Stati.

alle agenzie di rating credibilità e potere di influenzare pesantemente i mercati e le politiche economiche
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