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Nella stessa collaua:

Cipriani R. (a cura di), La legittimazione simbolica,. pp. 248


Eliade M..,. La nascita mistica. Riti e simboli d'iniziazione, 3 ed., pp. 224
Eliade M..,. La nostalgiadeUe origini.. Storia e significato nel/a religione, 2 ed.,
pp. 214
Fib:}fluIJ.o G., Figure del sacro. Saggi di storia religiosa, PP'. 368
Frank-l V.E., Dio ndl 'inconscio. Psicoterapia e religione, 4 ed., pp. 180
!Frank.1 V.E., Logoterapia e an.alisi esistenziale, 5 'ed., pp. 288
!Frank.1 v.E., Teoria e tempia delle nevrosi, 3 ed.. , pp. 224
Momiigliano A.,. Saggi di storia della religiOne roma.na. Studi e lezioni 1983-
1986,1'1'.206
Ricoeur P:., Tradizione o alternativa. Tre saggi su ideologia e utopia, pp. 156
Sh.ils E., Centro e periferia. Elementi di macrosodologia, pp. 200
Terrin AN.., Il rito. Antropologia e fenomenologia della ritualit, pp.. 448
TemnAN., Leitourgia. Dimensionefenomenologica e aspetti semiotici, pp. 262
Terrin AN., Mistiche dell'Occidente. New A g e ~ Orientalismo, Mondo Pente-
costale, pp. 288
TerrinAN.. , Nuove religioni. AUa ricerca della terra promessa, 2 ed., pp. 184
TurneI" V., La foresta dei simboli. Aspetti del rituale Ndembu, 3 ed., pp. 488
TurneI" V., Ilprocesso rituale.. Struttura e antistruttura,. 2 ed., pp. 240
Zadlra D.., Il tempo simbolico: la liturgia della vita, pp. 140
HENRI HUBERT - MARCEL MAUSS
SAGGIO SUL SACRIFICIO
Prefazi.one all'edizione italiana di. NATAl.E SPINETO
MORCELLIANA
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Nella stessa collaua:
Cipriani R. (a cura di), La legittimazione simbolica,. pp. 248
Eliade M..,. La nascita mistica. Riti e simboli d'iniziazione, 3 ed., pp. 224
Eliade M..,. La nostalgiadeUe origini.. Storia e significato nel/a religione, 2 ed.,
pp. 214
Fib:}fluIJ.o G., Figure del sacro. Saggi di storia religiosa, PP'. 368
Frank-l V.E., Dio ndl 'inconscio. Psicoterapia e religione, 4 ed., pp. 180
!Frank.1 V.E., Logoterapia e an.alisi esistenziale, 5 'ed., pp. 288
!Frank.1 v.E., Teoria e tempia delle nevrosi, 3 ed.. , pp. 224
Momiigliano A.,. Saggi di storia della religiOne roma.na. Studi e lezioni 1983-
1986,1'1'.206
Ricoeur P:., Tradizione o alternativa. Tre saggi su ideologia e utopia, pp. 156
Sh.ils E., Centro e periferia. Elementi di macrosodologia, pp. 200
Terrin AN.., Il rito. Antropologia e fenomenologia della ritualit, pp.. 448
TemnAN., Leitourgia. Dimensionefenomenologica e aspetti semiotici, pp. 262
Terrin AN., Mistiche dell'Occidente. New A g e ~ Orientalismo, Mondo Pente-
costale, pp. 288
TerrinAN.. , Nuove religioni. AUa ricerca della terra promessa, 2 ed., pp. 184
TurneI" V., La foresta dei simboli. Aspetti del rituale Ndembu, 3 ed., pp. 488
TurneI" V., Ilprocesso rituale.. Struttura e antistruttura,. 2 ed., pp. 240
Zadlra D.., Il tempo simbolico: la liturgia della vita, pp. 140
HENRI HUBERT - MARCEL MAUSS
SAGGIO SUL SACRIFICIO
Prefazi.one all'edizione italiana di. NATAl.E SPINETO
MORCELLIANA
Titolo originale dell'opera:
Essai sur la nature et la fonctiondu sacrifice
L'AIIlIle sociologique 1898 (pp. 29-138)
Editriee MorceHiana
Via G. Rosa 71 25121 Brescia
Traduzione di VEI.LEDA MENEGHEITI MINELU
Prima edizione: 1981
Seconda edizione: 2002
www.moJrCelliana.eo,m
ISBN 88-372-1893-1
Tipografia. Camuna S.p.A- Filiale di Brescia,. Via A. Soldini 25
PREFAZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA
Il Saggio sulla natura e la junzio";e del sacrificio fu pubblicato
neUa seconda annata della rivista Anne sociologique (1897-1898),
uscita a Parigi nel 1899 per I tipi di Flix Alcan. In quel perIodo la
Scuola sodologica francese andava forrmandosIgrrazie all'attivit
scientifica e organi.zzativa di mile Durkheim, che aveva raccolto intor-
no a s alcuni giovani ricercatori interessati all'appmfondimento deUe
tematiche sodaii. L'Anne sociologique era 1'organo del gmppo: i
suoi collaboratori, con formazioni e seUori di specializzazione diversi,
condividevno i capisaIdi del metodo durkheimiano, che applicavano e
v,erificavano nei loro rispettivi ambiti di comp,etenza. Tra loro spiccava
la figura di Marcel Mauss (1872-1950), nipote di Durkhteim e suo allie-
vo alI'Universit di Bordeaux.. Mauss univa alla preparazione filosofica
la conoscenza delle religioni dell'India, deII'ebraismo e degli studi etno-
logici, ,che aveva perfezionato, oltre che aU'cole Pratique dies Hautes
tudes, con soggiorni in manda e in Inghherra. Scriver nel 1930:
per gusto filosofico e cosciente destinazione che, su indicazione di
Durrkheim, mi specializzai nella conoscenza dei fatti religiosi, consa-
crandomi ad essi quasi del tutto e per sempre. All'cole aveva incon-
trato, ne] 1896, Henrri Hubert (1870-1927) che, di formaz10ne storica,. si
interessava principalmente delle lingue semitiche e deIIe religioni del
Vicino Oriente antico. All'interno della rivista fondata da Durkheim., i
dlue si dedicavano in maniera particolare al settore della sociologia reH-
giosa, dii cui Mauss era responsabile e, a partire dal 1900, correspon-
sabile con Hubert. In attesa di un posto di insegnante (che arriv nel
1901), Mauss, dlopo aIcuni scritti di minore estensione, diede alle stam
pe,. assieme a Hubert, la prima delle sue op,efe maggiori:. il Saggio.,.
Titolo originale dell'opera:
Essai sur la nature et la fonctiondu sacrifice
L'AIIlIle sociologique 1898 (pp. 29-138)
Editriee MorceHiana
Via G. Rosa 71 25121 Brescia
Traduzione di VEI.LEDA MENEGHEITI MINELU
Prima edizione: 1981
Seconda edizione: 2002
www.moJrCelliana.eo,m
ISBN 88-372-1893-1
Tipografia. Camuna S.p.A- Filiale di Brescia,. Via A. Soldini 25
PREFAZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA
Il Saggio sulla natura e la junzio";e del sacrificio fu pubblicato
neUa seconda annata della rivista Anne sociologique (1897-1898),
uscita a Parigi nel 1899 per I tipi di Flix Alcan. In quel perIodo la
Scuola sodologica francese andava forrmandosIgrrazie all'attivit
scientifica e organi.zzativa di mile Durkheim, che aveva raccolto intor-
no a s alcuni giovani ricercatori interessati all'appmfondimento deUe
tematiche sodaii. L'Anne sociologique era 1'organo del gmppo: i
suoi collaboratori, con formazioni e seUori di specializzazione diversi,
condividevno i capisaIdi del metodo durkheimiano, che applicavano e
v,erificavano nei loro rispettivi ambiti di comp,etenza. Tra loro spiccava
la figura di Marcel Mauss (1872-1950), nipote di Durkhteim e suo allie-
vo alI'Universit di Bordeaux.. Mauss univa alla preparazione filosofica
la conoscenza delle religioni dell'India, deII'ebraismo e degli studi etno-
logici, ,che aveva perfezionato, oltre che aU'cole Pratique dies Hautes
tudes, con soggiorni in manda e in Inghherra. Scriver nel 1930:
per gusto filosofico e cosciente destinazione che, su indicazione di
Durrkheim, mi specializzai nella conoscenza dei fatti religiosi, consa-
crandomi ad essi quasi del tutto e per sempre. All'cole aveva incon-
trato, ne] 1896, Henrri Hubert (1870-1927) che, di formaz10ne storica,. si
interessava principalmente delle lingue semitiche e deIIe religioni del
Vicino Oriente antico. All'interno della rivista fondata da Durkheim., i
dlue si dedicavano in maniera particolare al settore della sociologia reH-
giosa, dii cui Mauss era responsabile e, a partire dal 1900, correspon-
sabile con Hubert. In attesa di un posto di insegnante (che arriv nel
1901), Mauss, dlopo aIcuni scritti di minore estensione, diede alle stam
pe,. assieme a Hubert, la prima delle sue op,efe maggiori:. il Saggio.,.
8
Prefazione Prefazion.e
'9
costruito faticosamente, non senza momenti di sconforto (come mostra
l'epistolario dei due autori),. nel corso del 1898.
Inserito nel programma culturale di elaborazione e diffusione delle
idee sociologiche dell' Anne,), USaggio sottende le coordinate con-
cetltuali fIssate dai lavori di Durkheim, il qualle, fielIo stesso numero
della rivista, insisteva sull'origine sociale deUa nozione di sacro.
Hubert e Mauss scrivono che le nozioni religiose, poich sono credu-
te, sono; esse esistono oggettivamel1tecome fatti sociali.. La loro
caratteristica di avere a che fare con una realt sacra", che, se da un
lato risulta separata ,e distante dalI'uomo, dall'altro si trova in rapporto
con lui. Ora, tale carattere di intima penetrazIone e dI separazione, di
Immanenz.a 'e di trascendenza, ,, nel suo pi alto grado, pecuHare deUe
cose sociati. Nel momento in cui decidono di sottoporre ad analisi il
tema del sacrificio, I due autori entrano tuttavia in un terreno che non
pi soltantosociologico, ma oomune a discipline come l',etnologia e
la storia delle religioni.
Negli ultimi anni l'Interesse per i rituali sacrificati era stato inten-
so 'e aveva dato luogo a uIli ampIo dibattito,. all'interno del quale si
erano delineate alcune posizioni principati: Edward Burnett Tylor
aveva interpretato il sacrificio come un dono,. il cui scopo era quello di
instaurare fra uomini ed esseri sovrumani un rapporto di do ut des
che allontanass,e gli eventi negativi e favorisse queUi positivI. Pi
recentemente,. William Robertson Smith, richiamandosi alle teorie del
totemismo,. av'eva proposto una concezione del sacrificio inteso come
comunione: nella prassi sacrificale era central'e, per lui, la consuma-
zione comunitaria dI un animale sacro,. attraverso la quale si potesse
conseguIr,e una assimilazIone dei membri del gruppo fra loro ,e con ci
che la vIttima rappresentava. James Georges Frazer, infine, aveva
costruito un modello di sacrificio che comportava la morte di un dio e
la sua rInascita.. dal confronto con quesIe posizioni che emergono i
tratti di originalit. dell'impostazione di Hubert ,e Mauss. Tylor,.
Robertson Smith e Frazer aspirano a trovare, nella variet deUe espres-
sIoni culturali, una forma unica e prima del sacrificio. Ma come c o n c i ~
liare l'esistenza di un tipo orIginario di sacrificio (come il dono o la
comunione) COn la diversit di caratteristiche presentata dai ritualI che
la documentazIone storica ed etnologica ci attesta? La tisposta consiste
nel disporre i differenti generi di sacrificio in 1m ordine cmnologiooed
evolutivo. Una successione logica viene COSI presentata come fosse un
divenire storico, che, se vagliato alla prova dei fatti, risulta non dimo-
strabile. Nel denunciare il problema teorico basilare delle concezioni
del sacrificio dei loro contemporanei, HuberI e Mauss mettevano cos
in luce la precariet. di tutta la costruzione intellettuale deHe pmspetti-
ve evoluzioniste, in un periodo nel qjualeesse erano dominanti. Ci si
pu chIedere se, nella 10m pmposta teorica - dovuta principalmente a
Mauss, cuI significativamente Hubert rimprovera, in una lettera, gli
eccessi speculativi - non sI possa individuare una traccia degli studi dI
filosofia- di orientamento neokantiano - ,compiuti dal giovane :5ocio-
logo a Bordeaux. D'altra parte, quanto innovativa fosse la critica dei
due autori mostrato dal fatto che, molti anni dopo il Saggio, certe voci
del dibattito su] tema si inquadr,eranno ancora enl:ro schemi analloghi a
qjuelli che Hubert e Mauss avevano inteso superare: Wlhelm Schmidt,
nella sua polemica'antI-evoluzionista, si occuper delle civilt primi-
tive pI antiche (secondo i criteri deUti scuola storico-culturale) per
rinvenire al loro Interno un tipo originario di sacrificio (che comporta
un omaggio primiziale) e riconoscere neUe altre forme del rituale altret-
tanti sviluppI secondari di esso..
Respinta la prospettIva metodologica dell'indagine genetica ed
evolutiva, Hubert e Mauss procedono secondo una via differ,ente:
prendono le mosse da testi nei qjuali il sacrificio documentato in
maniera articolata e ricca di particolari - quelli vedici e biblici -e cer-
cano di definire i tratti generali dei riti sacrificali, per costruire un
sistema, uno schema, un meccanismo utile a sistemare e inter-
pretare i fatti religiosI che l'osservazIone etnologica e l'Indagine sto-
rica pongono in luce. In questo modo, applicano la comparazIone-
che, secondo Durkheim, costituiva il carattere peculiare della manie-
ra sociologica di studiare i fenomeni ~ in maniera dIfferente rispetto
al metodo comparativo proprio delle due tradizioni culturali dalle
quali si era svIluppata la storia deUe religioni: quella antropologica e
quella mitologica che si richiamava a Max MilUer. La ricerca porta
alI'indIviduazione del procedimento comune dei sacrifici, che consi-
ste nello stabilire una comunicazione fra il mondo sacro e il mondo
profano mediante l'intermediario di una vittima, cio una cosa consa-
crata distrutta nel corso della oerimonia. La necessit den'interme-
diario legata alle caratteristiche deUe forze religIose, che sono vitali
ma neUo stesso tempo temibli e l'importanza del sacrificio consiste
nella sua funzione sociale.
nIavomriscosse un buon successo, anche sul piano internazionale,
fin dana sua pubblicazione, ma suscit le maggiori reazioni ~ apprezza-
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Prefazione Prefazion.e
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costruito faticosamente, non senza momenti di sconforto (come mostra
l'epistolario dei due autori),. nel corso del 1898.
Inserito nel programma culturale di elaborazione e diffusione delle
idee sociologiche dell' Anne,), USaggio sottende le coordinate con-
cetltuali fIssate dai lavori di Durkheim, il qualle, fielIo stesso numero
della rivista, insisteva sull'origine sociale deUa nozione di sacro.
Hubert e Mauss scrivono che le nozioni religiose, poich sono credu-
te, sono; esse esistono oggettivamel1tecome fatti sociali.. La loro
caratteristica di avere a che fare con una realt sacra", che, se da un
lato risulta separata ,e distante dalI'uomo, dall'altro si trova in rapporto
con lui. Ora, tale carattere di intima penetrazIone e dI separazione, di
Immanenz.a 'e di trascendenza, ,, nel suo pi alto grado, pecuHare deUe
cose sociati. Nel momento in cui decidono di sottoporre ad analisi il
tema del sacrificio, I due autori entrano tuttavia in un terreno che non
pi soltantosociologico, ma oomune a discipline come l',etnologia e
la storia delle religioni.
Negli ultimi anni l'Interesse per i rituali sacrificati era stato inten-
so 'e aveva dato luogo a uIli ampIo dibattito,. all'interno del quale si
erano delineate alcune posizioni principati: Edward Burnett Tylor
aveva interpretato il sacrificio come un dono,. il cui scopo era quello di
instaurare fra uomini ed esseri sovrumani un rapporto di do ut des
che allontanass,e gli eventi negativi e favorisse queUi positivI. Pi
recentemente,. William Robertson Smith, richiamandosi alle teorie del
totemismo,. av'eva proposto una concezione del sacrificio inteso come
comunione: nella prassi sacrificale era central'e, per lui, la consuma-
zione comunitaria dI un animale sacro,. attraverso la quale si potesse
conseguIr,e una assimilazIone dei membri del gruppo fra loro ,e con ci
che la vIttima rappresentava. James Georges Frazer, infine, aveva
costruito un modello di sacrificio che comportava la morte di un dio e
la sua rInascita.. dal confronto con quesIe posizioni che emergono i
tratti di originalit. dell'impostazione di Hubert ,e Mauss. Tylor,.
Robertson Smith e Frazer aspirano a trovare, nella variet deUe espres-
sIoni culturali, una forma unica e prima del sacrificio. Ma come c o n c i ~
liare l'esistenza di un tipo orIginario di sacrificio (come il dono o la
comunione) COn la diversit di caratteristiche presentata dai ritualI che
la documentazIone storica ed etnologica ci attesta? La tisposta consiste
nel disporre i differenti generi di sacrificio in 1m ordine cmnologiooed
evolutivo. Una successione logica viene COSI presentata come fosse un
divenire storico, che, se vagliato alla prova dei fatti, risulta non dimo-
strabile. Nel denunciare il problema teorico basilare delle concezioni
del sacrificio dei loro contemporanei, HuberI e Mauss mettevano cos
in luce la precariet. di tutta la costruzione intellettuale deHe pmspetti-
ve evoluzioniste, in un periodo nel qjualeesse erano dominanti. Ci si
pu chIedere se, nella 10m pmposta teorica - dovuta principalmente a
Mauss, cuI significativamente Hubert rimprovera, in una lettera, gli
eccessi speculativi - non sI possa individuare una traccia degli studi dI
filosofia- di orientamento neokantiano - ,compiuti dal giovane :5ocio-
logo a Bordeaux. D'altra parte, quanto innovativa fosse la critica dei
due autori mostrato dal fatto che, molti anni dopo il Saggio, certe voci
del dibattito su] tema si inquadr,eranno ancora enl:ro schemi analloghi a
qjuelli che Hubert e Mauss avevano inteso superare: Wlhelm Schmidt,
nella sua polemica'antI-evoluzionista, si occuper delle civilt primi-
tive pI antiche (secondo i criteri deUti scuola storico-culturale) per
rinvenire al loro Interno un tipo originario di sacrificio (che comporta
un omaggio primiziale) e riconoscere neUe altre forme del rituale altret-
tanti sviluppI secondari di esso..
Respinta la prospettIva metodologica dell'indagine genetica ed
evolutiva, Hubert e Mauss procedono secondo una via differ,ente:
prendono le mosse da testi nei qjuali il sacrificio documentato in
maniera articolata e ricca di particolari - quelli vedici e biblici -e cer-
cano di definire i tratti generali dei riti sacrificali, per costruire un
sistema, uno schema, un meccanismo utile a sistemare e inter-
pretare i fatti religiosI che l'osservazIone etnologica e l'Indagine sto-
rica pongono in luce. In questo modo, applicano la comparazIone-
che, secondo Durkheim, costituiva il carattere peculiare della manie-
ra sociologica di studiare i fenomeni ~ in maniera dIfferente rispetto
al metodo comparativo proprio delle due tradizioni culturali dalle
quali si era svIluppata la storia deUe religioni: quella antropologica e
quella mitologica che si richiamava a Max MilUer. La ricerca porta
alI'indIviduazione del procedimento comune dei sacrifici, che consi-
ste nello stabilire una comunicazione fra il mondo sacro e il mondo
profano mediante l'intermediario di una vittima, cio una cosa consa-
crata distrutta nel corso della oerimonia. La necessit den'interme-
diario legata alle caratteristiche deUe forze religIose, che sono vitali
ma neUo stesso tempo temibli e l'importanza del sacrificio consiste
nella sua funzione sociale.
nIavomriscosse un buon successo, anche sul piano internazionale,
fin dana sua pubblicazione, ma suscit le maggiori reazioni ~ apprezza-
Natale Spineto
menti e: critiche ~ dopo la riedizioIle avvenuta nel 1909 all'interno dei
Mlanges d'histoire des religions, diverdando,. in breve t,empo, un das-
sioo della sodologia. La concezione generale proposta da Hubert e
Mauss contribu inoltre in maniera significativa al dibattito storico-reli-
gioso, etnologico e filosofico,imponendlosi quale punto di riferimento
imprescindibile per ogni studio deIIe tematiche sacrificali.
lO
Prefazione
SA'GGIO SULLA NATURA
E LA FUNZIONE DEL SACRIFICIO
Premessa
In' quest.o lavoro ci siamo proposti di definire la nat.ura e la
funzione sociale del sacrifh::io. L'impresa sarebbe ambiziosa se non
fosse stata preparata dalle ri,cerclite" dei Tylor, dei Robertson
Smit.h ,e dei Frazer.
Sappiamo di quanto siamo 10:1:0. debitori, ma studi successivi ci
permettono di proporre ulla teoria diversa dana loro e che ci sem-
bra pi ,comprensiva. n'altra part.e, pensiamo di present.arla sol
tanto come ipotesi provvisoria: su di un t.ema t.anto vasto e com
ptesso ulteriori informazioni potrebbero indurci, in futuro., amo
dificare le nostre idee attuali. Ma, fatte quest.e riserve, abbiamo
pensato che possa essere ut.ile coordinare i fatti dli cui disponiamo
e darne una concezione d'insieme.
Non ci fermeremo sulla storia delle concezioni antiche e POPI)
lari del sacrificio dono, del sacrificio nutrimento, del s a c r i f i c ~ o
,contratto ,e sullo studio delle ripercussioni chepossl:mo avere avu-
to sul rituale,qualun.que possa esserne l'inleresse. Le teorie' del
sacrificio sono antiche quanto le reUgioni, ma per trovarneal
cune che abbiano un carattere scientifico bisogna scendere fino
a questi ullimianni. Il merito di averle elaborate va attribuito
alla scuolaantropologi,ca e soprattutto ai suoi rap,presentantiin.
glesi.
Sotto l'ispirazion.e paraUela di Bastian, di Spencere di Dar
win, E.B. Tylor l,confrontando fatti attinti da razze e da civilt
diverse, tracci una genesi delle forme del sacrHicio. Il sacrifi
ci, secondo, questo autore, , originariamente,. un dono che iI
selvaggio oUre a degli esseri soprannaturali che ha bisogno di
rendersi benevoli.. In seguito, quando gli di acquisirono maggior
grandezza e, si allontanarono dall'uomo, la necessit di continua
Natale Spineto
menti e: critiche ~ dopo la riedizioIle avvenuta nel 1909 all'interno dei
Mlanges d'histoire des religions, diverdando,. in breve t,empo, un das-
sioo della sodologia. La concezione generale proposta da Hubert e
Mauss contribu inoltre in maniera significativa al dibattito storico-reli-
gioso, etnologico e filosofico,imponendlosi quale punto di riferimento
imprescindibile per ogni studio deIIe tematiche sacrificali.
lO
Prefazione
SA'GGIO SULLA NATURA
E LA FUNZIONE DEL SACRIFICIO
Premessa
In' quest.o lavoro ci siamo proposti di definire la nat.ura e la
funzione sociale del sacrifh::io. L'impresa sarebbe ambiziosa se non
fosse stata preparata dalle ri,cerclite" dei Tylor, dei Robertson
Smit.h ,e dei Frazer.
Sappiamo di quanto siamo 10:1:0. debitori, ma studi successivi ci
permettono di proporre ulla teoria diversa dana loro e che ci sem-
bra pi ,comprensiva. n'altra part.e, pensiamo di present.arla sol
tanto come ipotesi provvisoria: su di un t.ema t.anto vasto e com
ptesso ulteriori informazioni potrebbero indurci, in futuro., amo
dificare le nostre idee attuali. Ma, fatte quest.e riserve, abbiamo
pensato che possa essere ut.ile coordinare i fatti dli cui disponiamo
e darne una concezione d'insieme.
Non ci fermeremo sulla storia delle concezioni antiche e POPI)
lari del sacrificio dono, del sacrificio nutrimento, del s a c r i f i c ~ o
,contratto ,e sullo studio delle ripercussioni chepossl:mo avere avu-
to sul rituale,qualun.que possa esserne l'inleresse. Le teorie' del
sacrificio sono antiche quanto le reUgioni, ma per trovarneal
cune che abbiano un carattere scientifico bisogna scendere fino
a questi ullimianni. Il merito di averle elaborate va attribuito
alla scuolaantropologi,ca e soprattutto ai suoi rap,presentantiin.
glesi.
Sotto l'ispirazion.e paraUela di Bastian, di Spencere di Dar
win, E.B. Tylor l,confrontando fatti attinti da razze e da civilt
diverse, tracci una genesi delle forme del sacrHicio. Il sacrifi
ci, secondo, questo autore, , originariamente,. un dono che iI
selvaggio oUre a degli esseri soprannaturali che ha bisogno di
rendersi benevoli.. In seguito, quando gli di acquisirono maggior
grandezza e, si allontanarono dall'uomo, la necessit di continua
12
Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio
Premessa
re a [rasmeUer,e loro questo dono fece nascere i rhi sacrificali,
des[inatia far giungere fino a questi esseri spiri[uali le eosespi-
ritualizzate. Al dono segui l'omaggio" con il quale il fedele rinun-
ci ad ogni speranza di ricompensa. Di qui.a che il SBicrificio di-
venisse abnegazione e rinunzia, il pa:sso era breve: l'evoluzione
trasform cos il rito, dai doni del selvaggio, al sacrificio di se.
Ma se questa teoria descriveva bene le fasi dello svolgersi morale
ddfenomeno, non ne spiegava il meccanismo; in ultima analisi
non faceva che riprodurre in un linguaggio definito le vecchie
concezioni popolari. Senza dubbio aveva, di per s, una parte di
ve.rif storica: cedo che i sacrifiei furono, generalmente, a
qualche stadio, ,dei doni 1. che conferivano al fedele dei diritti
sul suo' dio e che essi servirono anche a nutrire la divinit. Ma
constatare il fatto non era sufficiente, bisognav,a renderne conto.
In reall:,fiu Robertson Smith 3 il primo a tentare una spiega-
zione ragionata del sacrificio., Era ispirato dalla recente scoperta
del totemismo 4: come l'organiz,zazione del clan totemico gli aveva
spiegato la. famiglia araba e semitica 5, allo stesso modo V'olle ve-
dere nene prati,che del ,culto totemico il nucleo radicale del sa-
crificio. Nel toternismo il totem o il dio della stessa famiglia
dei. suoi adoratori; essi posseggono medesima carne e medesimo
sangue;. il rito ha lo scopo di tener viva e di difendere questa vita
comune che li animae il vincolo che li lega; se necessario, poi,
ristabilisce l'unit. L' alleanza mediante il sangue ed il ( pa-
sto in 'comune ) sono i mezzi pi semplici per raggiungere questo
risultato. Ebbene, per Robertson Smith, il sacrificio non si di-
stingue da questepraticbe.. Per lui era un pasto nel quale i fede-
li, mangiando del totem, se lo assimilavano, si assimilavano a lui,
si alleavano fra di loro o con lui. L'uccisione sacrificale non ave-
va altro scopo ,che permettere la consumazione di un animale sa.,
CI"O e,di conseguenza, p,roibito. Dal sacrificio di comunione lo
Smith deduce i sacriifici espiatori o propiziatori, vale a d.ire i
piacula. e i sacrifici-dono od onorari. L'espiazione, secondo la. sua
tesi, non altro che un ristabilire l'alleanza interrotta; ebbene, iI
sacrificio totemi,co aveva tutti gli effetti di un rito espiiatoriio.. Del
resto, egli ritrova questa virt in tutti i sam:ifici,anche dopo la
totale. scom.parsa d,e} totemismo.
Rimaneva da spiiegare perche la vittima, primitivamente sud-
divisa e mangiata dai fedeli, era generalmeute distrutta tnUa in-
tera nei piacula.
In realt dal momento in cui gli antichi totem furono sop-
piantati dagllanimali domestici .nel dei. popoli f.n-
remo prese.nti solo raramente n.el sacrifiCI e lU occas,lOne di CIT-
costanze particolarmente gravi. Di conseguenza,
troppo sacri perch i p.rofani potessero prenderne:. ne mangIa-
vano soltanto i sacerdoti,. oppure si faceva scomparITe tuUo. In
tal caso,. l'estrema santit della vittima fin con il volgersi in imo
purit: il carattere ambiguo delle co,se sacre, che lo
messo in luce in modo cos mirabile, gli permetteva. di spIegare
facilmente come fosse potntaavvenire una simile t.rasformazione.
D'altro canto, quando la parentela fra gli uomini e gli
cess di essere intelligibile ai Semiti: il sacrificio umano SOStItUl
il sacrifico animale; era infatti il solo mezzo per stabilire uno
scambio diretto del sangue fra il clan e il dio. Ma .ide,e
e i costumi che pro[eggevano nelIa societ la vita. degli
vietando l'antropofagia, fecero cadere in disuso il pasto sacn-
ficale.
D'altra parte, a pco a poco, il caratte:e degli
domestici, profanati quotidianamente per Il nu[rlmento delluo-
mo and anch'esso dissolvendosi; la divinit si stacc dalle sue
for:Ue animali eIa vittima, allon[anandosi dal dio, si avvicin
all'uomo, padrone del gregge. Allora, per spiegarsi l'offerta che
n veniva fatta, la si rappresent come un dono dell'uomo alle
divinit.. Nacque cos il sacrificio-dono. Nello stesso tempo, Ia
somiglianza dei riti de.ila pena e del rito.. sacrificale,
del sangue che si ritrova dall'una e ,dall'altra parte, confen. un
carattere penale alle comunioni piaculari originarie e le trasfor-
m in sacrifici esp.iatori.. '" .. . .'. ... .'.
A quest!=l ricerche si ricollegano, da una parte, I lavorI dI J.
Frazer e, dall'altra, le teorie di Jevous. Queste ultime rappresen-
tano . con una maggiore ,circospezione sualcu.ui punti. l'esaspera-
teologica della dottrlna di Smlth 7. Quanto a J. Frazer
s
,eg?
vi aggiunge un ,con[ributo importante. La del sa,cn
fido del dio era rimast!o in Smithallo stadio rudimentale; pur
senza disconosc,erne il carattere naturalislta, ,egl ne fa,ceva un pia-
culum di. ordine superiore. L'antica idea; poi., deUaparentela
della vittimaltoternica con gli d.i. sopravviveva pe,r spiega.re il sa.-
12
Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio
Premessa
re a [rasmeUer,e loro questo dono fece nascere i rhi sacrificali,
des[inatia far giungere fino a questi esseri spiri[uali le eosespi-
ritualizzate. Al dono segui l'omaggio" con il quale il fedele rinun-
ci ad ogni speranza di ricompensa. Di qui.a che il SBicrificio di-
venisse abnegazione e rinunzia, il pa:sso era breve: l'evoluzione
trasform cos il rito, dai doni del selvaggio, al sacrificio di se.
Ma se questa teoria descriveva bene le fasi dello svolgersi morale
ddfenomeno, non ne spiegava il meccanismo; in ultima analisi
non faceva che riprodurre in un linguaggio definito le vecchie
concezioni popolari. Senza dubbio aveva, di per s, una parte di
ve.rif storica: cedo che i sacrifiei furono, generalmente, a
qualche stadio, ,dei doni 1. che conferivano al fedele dei diritti
sul suo' dio e che essi servirono anche a nutrire la divinit. Ma
constatare il fatto non era sufficiente, bisognav,a renderne conto.
In reall:,fiu Robertson Smith 3 il primo a tentare una spiega-
zione ragionata del sacrificio., Era ispirato dalla recente scoperta
del totemismo 4: come l'organiz,zazione del clan totemico gli aveva
spiegato la. famiglia araba e semitica 5, allo stesso modo V'olle ve-
dere nene prati,che del ,culto totemico il nucleo radicale del sa-
crificio. Nel toternismo il totem o il dio della stessa famiglia
dei. suoi adoratori; essi posseggono medesima carne e medesimo
sangue;. il rito ha lo scopo di tener viva e di difendere questa vita
comune che li animae il vincolo che li lega; se necessario, poi,
ristabilisce l'unit. L' alleanza mediante il sangue ed il ( pa-
sto in 'comune ) sono i mezzi pi semplici per raggiungere questo
risultato. Ebbene, per Robertson Smith, il sacrificio non si di-
stingue da questepraticbe.. Per lui era un pasto nel quale i fede-
li, mangiando del totem, se lo assimilavano, si assimilavano a lui,
si alleavano fra di loro o con lui. L'uccisione sacrificale non ave-
va altro scopo ,che permettere la consumazione di un animale sa.,
CI"O e,di conseguenza, p,roibito. Dal sacrificio di comunione lo
Smith deduce i sacriifici espiatori o propiziatori, vale a d.ire i
piacula. e i sacrifici-dono od onorari. L'espiazione, secondo la. sua
tesi, non altro che un ristabilire l'alleanza interrotta; ebbene, iI
sacrificio totemi,co aveva tutti gli effetti di un rito espiiatoriio.. Del
resto, egli ritrova questa virt in tutti i sam:ifici,anche dopo la
totale. scom.parsa d,e} totemismo.
Rimaneva da spiiegare perche la vittima, primitivamente sud-
divisa e mangiata dai fedeli, era generalmeute distrutta tnUa in-
tera nei piacula.
In realt dal momento in cui gli antichi totem furono sop-
piantati dagllanimali domestici .nel dei. popoli f.n-
remo prese.nti solo raramente n.el sacrifiCI e lU occas,lOne di CIT-
costanze particolarmente gravi. Di conseguenza,
troppo sacri perch i p.rofani potessero prenderne:. ne mangIa-
vano soltanto i sacerdoti,. oppure si faceva scomparITe tuUo. In
tal caso,. l'estrema santit della vittima fin con il volgersi in imo
purit: il carattere ambiguo delle co,se sacre, che lo
messo in luce in modo cos mirabile, gli permetteva. di spIegare
facilmente come fosse potntaavvenire una simile t.rasformazione.
D'altro canto, quando la parentela fra gli uomini e gli
cess di essere intelligibile ai Semiti: il sacrificio umano SOStItUl
il sacrifico animale; era infatti il solo mezzo per stabilire uno
scambio diretto del sangue fra il clan e il dio. Ma .ide,e
e i costumi che pro[eggevano nelIa societ la vita. degli
vietando l'antropofagia, fecero cadere in disuso il pasto sacn-
ficale.
D'altra parte, a pco a poco, il caratte:e degli
domestici, profanati quotidianamente per Il nu[rlmento delluo-
mo and anch'esso dissolvendosi; la divinit si stacc dalle sue
for:Ue animali eIa vittima, allon[anandosi dal dio, si avvicin
all'uomo, padrone del gregge. Allora, per spiegarsi l'offerta che
n veniva fatta, la si rappresent come un dono dell'uomo alle
divinit.. Nacque cos il sacrificio-dono. Nello stesso tempo, Ia
somiglianza dei riti de.ila pena e del rito.. sacrificale,
del sangue che si ritrova dall'una e ,dall'altra parte, confen. un
carattere penale alle comunioni piaculari originarie e le trasfor-
m in sacrifici esp.iatori.. '" .. . .'. ... .'.
A quest!=l ricerche si ricollegano, da una parte, I lavorI dI J.
Frazer e, dall'altra, le teorie di Jevous. Queste ultime rappresen-
tano . con una maggiore ,circospezione sualcu.ui punti. l'esaspera-
teologica della dottrlna di Smlth 7. Quanto a J. Frazer
s
,eg?
vi aggiunge un ,con[ributo importante. La del sa,cn
fido del dio era rimast!o in Smithallo stadio rudimentale; pur
senza disconosc,erne il carattere naturalislta, ,egl ne fa,ceva un pia-
culum di. ordine superiore. L'antica idea; poi., deUaparentela
della vittimaltoternica con gli d.i. sopravviveva pe,r spiega.re il sa.-
dei suoi studi, fatalmente fallimentare. Le forme che s,embra-
vauo p'i semplici sono conosciute soltanto da testi recenti.; di
conseguenza la loro semplicit pu ,essere dovuta all'insufficien-
za dei documenti e, in o,gni caso, non implica. alcuna priorit.
Se ci si auieneai dati della storia e dell'etnografia, si trova
ovunque il piaculumaccanto alla comunione.
D'<:IItra parte, questo termine generi'co di piaculum permet-
te a Smith. di presentare, sotto 1<:1 med.esima categoria e con i me
desimi termini, delle purificazioni, delle p,ropiziazioni e delle
espiazioni: proprio questa confusione gli impedisce ,di analizzare
il sacrificio espiatorio. pur vero che questi sacrifici sono gene
ralmente seguiti da una riconciliazione ,con il dio; u.n pasto sa
crificale, UDO sp<:lrgimento di sangue, un<:l unzionfl rictmfermano
l'<:IIleanza. Soltanto che, per Smith, 'jnquesti riti di ,comunio-
ne come tali che risiede la virt propiziatrice di questi tipi di
sacrificio; l'idea di espiazione quindi assorbita nell'idea di co-
munione. Sicuramente, egli constata, in alcune {o,rme estreme o
semplificate, un qualche cosa che non osa collegare alla comu-
nione, una sorta di esorcismo, di espulsione di un elemento ,cat-
tivo. Ma, secondo la sua interpretazione, si tratta di processi ma
gici che non hanno nulla di sacrificaleed egli spiega con molta
erudizione ed ingegnosit la loro introduzione tardiva .nel mec-
canismo del sacrificio. Ora, questo il punto che non possiamo
condivider,e. Uno degli scopi di questo lavoro di dimostrare che
l',eliminazione d'un carattere sacro" puro o impuro, un congegno
primitivo del sacrificio., altrettanto primitivo e irriducibile quan-
to la comunione. Se il sistema sacrificale ha una sua unit, que-
sta va ricercata altrov,e..
L'errore di Smith stato soprattutto errore di metodo. Invece
di analizzare il sistema del rituale semitico nella sua originaria
complessit" si piuttosto soffermato a raggruppare genealogica-
mente i fatti secondo i rapporti di analogia che credeva scorge-
re f.ra di essi. Questa, del resto, una caratteristica comune agli
antropologi inglesi, la cui principale preoccupazione stal:aquel-
la di aocumular,e e di classificare dei documenti. Quanto a noi,
non intendiamo fare a nostra volta un'enciclopedia che n,on
avremmo la possibilit di completare e che,. giungendo dopo le
loro, non sarebbe utile. Noi cercheremo di studiare a fondo dei
fatti tip,ici. Fatti che attingeremo in particolare dai testi sanscrlti
Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio
,crilici annuali; essi commemoravano e riproducevano un dramma
nel quale il dio era la vittima. J. Frazer riconobbe la similitu.
dine esistente fra questo di sacrifilcati e i demoni agrari di Mann-.
hardt 9. Mise a confronto n sacrificio totemicocon l "uccisione ri-
tuale dei geni della; vegetazione; mostr, in qual modo dal sacri-
ficio e dal pasto comunionale, mediante il quale si riteneva di as-
similarsiagli di, usci il sacrificio agrario,. nel quale, per allear-
si con n dio dei camp,i alla fine della sua vita annuale, lo si uc-
ddeva e poi lo si mangiava.. Constat anche come,. spesso, vec,chi
di cosi sacrificaH, forse a causa dei tab di ,cui erano caricati,
sembravano portarsi via anche la malattia, la morte, il ,peccato
e svolgevano il ruolo di vittime sacrificali, di capro espiatorio. Ma
bench in questi sacrnici l'idea deIl'espulsio.ne fosse chiara, l'e-
spiazione sembrava ancora scaturire dalla comUnione. Frazer si
riproposto di completare la teoria di Smith pi che di discuterla.
Il grand,e difetto di questo sistema queHo di voler ricon-
durre le forme cosi molteplici del all'unit di Un prin-
cipio scelto arbitrariamente. Prima di' tutto, l'universalit del to-
temismo, punto di partenza di tutta la teoria,. un postulato: in.-
fatti n totemismo allo stato puro non appare che in alcune trib
isolate dell'Australia e dell'America e porlo alla base di tutti i
culti teriomorfid fare un'ipotesi forse inutile e che, in ogni
caso, impossibile verificare; soprattutto non facile trovare dei
sacrifici propriamente totemici. Lo stesso Frazer ha riconosciuto
che, spesso, la vittima totemica era quella di un sacrifido
rio. In altri casi., i pretesi totem non sono altro che i rapp,resen.
tanti di una specie animale dalla quale dipende la vila della tri-
b, sia questa specie domestica, oppure queUa della cacciagione
preferita o, invece, di una specie particolarm,ente temuta. Ad ogni
modo, una descrizione minuziosa di un certo numero di 'queste
c,erimonie sarebbe sicuramente necessaria, mentre precisamen-
te quanto manca.
Ma accettiamo per un aUimoquesta prima ipotesi, per quan-
to contestabile essa sia. Anche il proc,esso dimostrativo deve esse.
re vagliato dalla critica. Il punto debole deUa dottrina , la succes-
sione storica e la derivazione logica che Smith pretende stabi-
lire fra. il sacrificio d comunione e gli altri tipi di sacrificio. Ora,
nulla v' di pi. incerto. Qualsiasi tentativo di cronologia compa-
rata dei sacrifici arabi, ebrei, o altri sacrificichee.rano oggetto
Premess,(J. 15
dei suoi studi, fatalmente fallimentare. Le forme che s,embra-
vauo p'i semplici sono conosciute soltanto da testi recenti.; di
conseguenza la loro semplicit pu ,essere dovuta all'insufficien-
za dei documenti e, in o,gni caso, non implica. alcuna priorit.
Se ci si auieneai dati della storia e dell'etnografia, si trova
ovunque il piaculumaccanto alla comunione.
D'<:IItra parte, questo termine generi'co di piaculum permet-
te a Smith. di presentare, sotto 1<:1 med.esima categoria e con i me
desimi termini, delle purificazioni, delle p,ropiziazioni e delle
espiazioni: proprio questa confusione gli impedisce ,di analizzare
il sacrificio espiatorio. pur vero che questi sacrifici sono gene
ralmente seguiti da una riconciliazione ,con il dio; u.n pasto sa
crificale, UDO sp<:lrgimento di sangue, un<:l unzionfl rictmfermano
l'<:IIleanza. Soltanto che, per Smith, 'jnquesti riti di ,comunio-
ne come tali che risiede la virt propiziatrice di questi tipi di
sacrificio; l'idea di espiazione quindi assorbita nell'idea di co-
munione. Sicuramente, egli constata, in alcune {o,rme estreme o
semplificate, un qualche cosa che non osa collegare alla comu-
nione, una sorta di esorcismo, di espulsione di un elemento ,cat-
tivo. Ma, secondo la sua interpretazione, si tratta di processi ma
gici che non hanno nulla di sacrificaleed egli spiega con molta
erudizione ed ingegnosit la loro introduzione tardiva .nel mec-
canismo del sacrificio. Ora, questo il punto che non possiamo
condivider,e. Uno degli scopi di questo lavoro di dimostrare che
l',eliminazione d'un carattere sacro" puro o impuro, un congegno
primitivo del sacrificio., altrettanto primitivo e irriducibile quan-
to la comunione. Se il sistema sacrificale ha una sua unit, que-
sta va ricercata altrov,e..
L'errore di Smith stato soprattutto errore di metodo. Invece
di analizzare il sistema del rituale semitico nella sua originaria
complessit" si piuttosto soffermato a raggruppare genealogica-
mente i fatti secondo i rapporti di analogia che credeva scorge-
re f.ra di essi. Questa, del resto, una caratteristica comune agli
antropologi inglesi, la cui principale preoccupazione stal:aquel-
la di aocumular,e e di classificare dei documenti. Quanto a noi,
non intendiamo fare a nostra volta un'enciclopedia che n,on
avremmo la possibilit di completare e che,. giungendo dopo le
loro, non sarebbe utile. Noi cercheremo di studiare a fondo dei
fatti tip,ici. Fatti che attingeremo in particolare dai testi sanscrlti
Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio
,crilici annuali; essi commemoravano e riproducevano un dramma
nel quale il dio era la vittima. J. Frazer riconobbe la similitu.
dine esistente fra questo di sacrifilcati e i demoni agrari di Mann-.
hardt 9. Mise a confronto n sacrificio totemicocon l "uccisione ri-
tuale dei geni della; vegetazione; mostr, in qual modo dal sacri-
ficio e dal pasto comunionale, mediante il quale si riteneva di as-
similarsiagli di, usci il sacrificio agrario,. nel quale, per allear-
si con n dio dei camp,i alla fine della sua vita annuale, lo si uc-
ddeva e poi lo si mangiava.. Constat anche come,. spesso, vec,chi
di cosi sacrificaH, forse a causa dei tab di ,cui erano caricati,
sembravano portarsi via anche la malattia, la morte, il ,peccato
e svolgevano il ruolo di vittime sacrificali, di capro espiatorio. Ma
bench in questi sacrnici l'idea deIl'espulsio.ne fosse chiara, l'e-
spiazione sembrava ancora scaturire dalla comUnione. Frazer si
riproposto di completare la teoria di Smith pi che di discuterla.
Il grand,e difetto di questo sistema queHo di voler ricon-
durre le forme cosi molteplici del all'unit di Un prin-
cipio scelto arbitrariamente. Prima di' tutto, l'universalit del to-
temismo, punto di partenza di tutta la teoria,. un postulato: in.-
fatti n totemismo allo stato puro non appare che in alcune trib
isolate dell'Australia e dell'America e porlo alla base di tutti i
culti teriomorfid fare un'ipotesi forse inutile e che, in ogni
caso, impossibile verificare; soprattutto non facile trovare dei
sacrifici propriamente totemici. Lo stesso Frazer ha riconosciuto
che, spesso, la vittima totemica era quella di un sacrifido
rio. In altri casi., i pretesi totem non sono altro che i rapp,resen.
tanti di una specie animale dalla quale dipende la vila della tri-
b, sia questa specie domestica, oppure queUa della cacciagione
preferita o, invece, di una specie particolarm,ente temuta. Ad ogni
modo, una descrizione minuziosa di un certo numero di 'queste
c,erimonie sarebbe sicuramente necessaria, mentre precisamen-
te quanto manca.
Ma accettiamo per un aUimoquesta prima ipotesi, per quan-
to contestabile essa sia. Anche il proc,esso dimostrativo deve esse.
re vagliato dalla critica. Il punto debole deUa dottrina , la succes-
sione storica e la derivazione logica che Smith pretende stabi-
lire fra. il sacrificio d comunione e gli altri tipi di sacrificio. Ora,
nulla v' di pi. incerto. Qualsiasi tentativo di cronologia compa-
rata dei sacrifici arabi, ebrei, o altri sacrificichee.rano oggetto
Premess,(J. 15
16 Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio
Premessa
17
e dalla Bibbia; siamo ben lontani dall'avere documenti del me
desimo valor,e sui sacrifici greci e :l'Omani. Mettendo insieme le
notizie sparse, fornite dalle iscrizioni e dagli autori, si ,costituisce
soltanto un rituale eterogeneo. Al ,contrario, nella Bibbia e nei
testi ind abbiamo dei complessi di dottrine che appartengo-
no ad un'epoca ben precisa. Il documento giunge a noi in. forma
diretta, redatto dagli autori stessi, nella loro lingua, nel mede-
simo spirito con illquale essi compivano i loro riti, nonch con
una ben chiara coscenza dell'origine ,e del motivo dei loro atti.
Certamente, quando si tratta di arrivare a individuare lefor-
me semplici ed elementari di una istituzione, pu, essere scomodo
prendere come punto di partenza della ricerca dei rituali compli-
cati, recenti, commentati e probabilmente deformati da una teo-
logia dotta. Ma, in questo or,dine ,di fatti, ogni ricerca puramente
storica inutile. Vautichit dei testi o dei fatti riportati, la re-
lativa barbarie dei popoli, l'apparente semplicit dei riti, sono
iudici cronologici che possono trarre in inganno. eccessivo chie-
dere ad una sequenza di versi dell'Iliade una immagine appros-
simativa del sacrificiogre,co primitiV'o;non sufficiente neppu-
re per darci un'idea esaUa del sacrificio ai temp,i di Omero. I
riti pi antichi non li vediamo che attraverso documenti letterari,
vaghi ,ed incompleti,aUraverso sopravvivenze parziali e menzo
gnere,attraverso tradizioni infedeli. Cosi pure impossibille chie-
dere alla sola etnografia lo schema delle istituzioni primitive. Ge-
neralmente mutillati da un'osservazione affrettata o alterati dalla
precisione dei nostri linguaggi, i fatti .registra.ti dagli etnogra.fi
acquistano vaIo,re soltanto se sono ac,costati ai documenti piilpre-
cisi.e pi completi.
Non nostra intenzione quindi di fare la genesi e la storia
deIsacrilieioe, se ci capiter di parlare ,di anteriorit, si tratte
r di anteriorit logica e non storica. Questo non significa che
rinunceremo al diritto di ricorrere tanto ai testi elassid,quanto
all'etnologia, per far luce sulle nostre analisi e per eontroUare
la validit generale delle nostre conclusioni. Ma, invece di in
centrare il nostro studio sui gruppi difatti ricostruiti artificial
mente,avremo, nei rituali definiti e completi che studieremo, dei
gruppi dati. dei sistemi naturali di riti che si impongonoaU'osser-
vazione. Vincolati cos dai testi, saremo meno esposti alle omis-
sioni ed alle elassificazioni arbitrarie.
Infine, poich le due religioni che costituiranno il centro della
nostra. indagine sono assai diverse in quanto l'una sfocia nel mo
noteismo e l'altra nel panteismo si pu sperare c.he, comparan-
dole si arrivi a deUe conclusioni sufficientemente generali Ili.
,
16 Saggio sulla natura e la funzione del sacrificio
Premessa
17
e dalla Bibbia; siamo ben lontani dall'avere documenti del me
desimo valor,e sui sacrifici greci e :l'Omani. Mettendo insieme le
notizie sparse, fornite dalle iscrizioni e dagli autori, si ,costituisce
soltanto un rituale eterogeneo. Al ,contrario, nella Bibbia e nei
testi ind abbiamo dei complessi di dottrine che appartengo-
no ad un'epoca ben precisa. Il documento giunge a noi in. forma
diretta, redatto dagli autori stessi, nella loro lingua, nel mede-
simo spirito con illquale essi compivano i loro riti, nonch con
una ben chiara coscenza dell'origine ,e del motivo dei loro atti.
Certamente, quando si tratta di arrivare a individuare lefor-
me semplici ed elementari di una istituzione, pu, essere scomodo
prendere come punto di partenza della ricerca dei rituali compli-
cati, recenti, commentati e probabilmente deformati da una teo-
logia dotta. Ma, in questo or,dine ,di fatti, ogni ricerca puramente
storica inutile. Vautichit dei testi o dei fatti riportati, la re-
lativa barbarie dei popoli, l'apparente semplicit dei riti, sono
iudici cronologici che possono trarre in inganno. eccessivo chie-
dere ad una sequenza di versi dell'Iliade una immagine appros-
simativa del sacrificiogre,co primitiV'o;non sufficiente neppu-
re per darci un'idea esaUa del sacrificio ai temp,i di Omero. I
riti pi antichi non li vediamo che attraverso documenti letterari,
vaghi ,ed incompleti,aUraverso sopravvivenze parziali e menzo
gnere,attraverso tradizioni infedeli. Cosi pure impossibille chie-
dere alla sola etnografia lo schema delle istituzioni primitive. Ge-
neralmente mutillati da un'osservazione affrettata o alterati dalla
precisione dei nostri linguaggi, i fatti .registra.ti dagli etnogra.fi
acquistano vaIo,re soltanto se sono ac,costati ai documenti piilpre-
cisi.e pi completi.
Non nostra intenzione quindi di fare la genesi e la storia
deIsacrilieioe, se ci capiter di parlare ,di anteriorit, si tratte
r di anteriorit logica e non storica. Questo non significa che
rinunceremo al diritto di ricorrere tanto ai testi elassid,quanto
all'etnologia, per far luce sulle nostre analisi e per eontroUare
la validit generale delle nostre conclusioni. Ma, invece di in
centrare il nostro studio sui gruppi difatti ricostruiti artificial
mente,avremo, nei rituali definiti e completi che studieremo, dei
gruppi dati. dei sistemi naturali di riti che si impongonoaU'osser-
vazione. Vincolati cos dai testi, saremo meno esposti alle omis-
sioni ed alle elassificazioni arbitrarie.
Infine, poich le due religioni che costituiranno il centro della
nostra. indagine sono assai diverse in quanto l'una sfocia nel mo
noteismo e l'altra nel panteismo si pu sperare c.he, comparan-
dole si arrivi a deUe conclusioni sufficientemente generali Ili.
,
CAPITOLO PIl:[MO
DEFINIZIONE E UNIT DEL SISTEMA SACRIFICALE
opportuno che, prima di procedete,. si dia una definizione
formale dei fatti che designiamo con il termine di sacrificio.
La parola sacrHicio suggerisce immediatamente l'idea di 'con-
sacrazione e si potrebbe essere indotti a m'edere che le due no-
zioni si confondano, In effetti fuori dubbio che il sacrificio im-
plica sempre una consacrazione: in ogni sacrificio, un oggetto
passa ,dall'ambito comune all'ambito religioso: esso consacra-
to. Ma non tutte le consacrazioni sono di uguale natura. Ve ne
sono alcune che esauriscono i loro effetti sull'oggeuo consacrato.,
sia esso uomo o ,cosa. il caso, ad esempio, dell'unzione. Si con-
sacra un re? Soltanto la personalit religiosa del re modificata;
per il r,esto nuna cambiato. Nel sacrificio, invece, la ,consacra-
zione si irradia al di l della cosa consacrata, raggiungendo fra
l'altro la pe.rsona morate che sostiene le spese della cerimonia: ili
fedele che ha fornito la vittima, oggetto della. consacrazione, non
pi,. alla fine della cer.Inoma., quello che era all'inizio; ha ac-
quisito un carattere religioso, che prima non aveva, oppure si
liberato di un carattere sfavorevole che lo, affliggeva; si ele-
vato ad uno stato di grazia o uscito da uno stato di peccato.
Nell'uno come nell'altro caso,. egli religiosamente trasformato.
Chiamiamo sacrificante il soggetto che coglie cosi i benefici
del sacrificio o ne subisce gli effetti li, Questo soggetto pu essere
tanto un htdividuo 12, quauto una collettivit 13, una famiglia, un
clan,. una trib, una nazione, una socet segreta. Quando una
collettivit, avviene che il gruppo assolva collettivamente la fun-
zione di sa,crificante,vale a dire assista intotoal saerificio 14; ma
talvolta pu a.nche delegare uno dei suoi membri che agisce in
suo luogo e in sua vece. Cosi la famiglia rappre-
20
Capitolo primo
Definizione e unit del sistema sacrificate 21
sental dal suo capo 1\ la societ dai suoi magistrati l'. nn pri-
mo stadio,. in questa serie di rappresentanze, che troviamo ad
ognuna delle tappe del sacrificio.
Vi sono tuttavia alcuni casi in ,cui. l'irradiazione della con-
sa,crazione sacriflcale non si fa sentire direttamente sul sacrifi-
cante in. quanto tale, ma su alcune cose che riguardano pi o me-
no direttamenle la Sua persona.. Nel sacrificio che avviene in oc-
casione della costruzione di una casa 11., la casa ad ,essere con-
r5
acr
ata e la qualit che ha acquisilo pu cos sopravvivere al SUo
attuale proprietario. In altri casi., il campo del sacrificante, il
fiume che deve attraversare, iI giuramento che presta., l'alleanza
che stipula ecc. Noi chiameremo oggetti del sacrificioque-
,sto genere di cose in funzione delle quali il sacrificio viencom-
piuto.. Va d'altra parte sottolineato che il sacrificante toccato
anch',eglii in ragione della sua presenza al sacrificio e della parte
o dell'interesse che vi gioca. L'azione irradiante del sacrificio
in tal caso particolarmente efficace: esso infatti produce Un du-
plice effetto: l'uno sull'oggetto per .il quale ,esso viene offerto e
sul quale si vuolagir,e, l'altro sulla persona morale che desidera
e provoca tale effetto. In qualche caso, persino,. utile solo a con-
,Idizione di ottenere questo duplice risultato. Quando un pad.re di
famiglia sacrifica in occasione d,ell'inaugurazionedella sua casa,
necessario che questa sia in stato di potervi entrare 18.
Si individua qual,e sia l'elemento distintivo della consacra-
zionenel sacrificio e precisamente: la cosa consa,crata serve da
intermediario fra l'oggetto che deve ricevere i benefici del sacri.
ficioe la divinit alla quale il sacrificio ge.neralmente rivolto.
L:uomo e Dio non sono in contatto diretto, e per questo elemento
il sacrificio si differenzia dalla maggior parte dei fatti designati
con il nome di alleanza nel sangue" in cui avviene,. mediante lo
scambio del sangue, una fusione diretta della vita umana e della
vita divina 19. Altr,ettanto dh:emo di alcuni casi in cui viene offer.
ta la cap'igliatura; anche qui, il soggetto che sacrifica si trova, me-
diante la parte della sua persona che viene offerta, in comunica-
zionediretta con iii diio 20'. Sicuramente fra questi riti ed iI sacri-
ficio vi sono delle connessioni: essi devono tuttavia essere di.
stinti dal sacrifido.
Questa prima caratteristica. non sufficient,e; infatti non per-
mette ancora di distinguere il sacrificiil) da quei fatti non ben de-
finiti ai quali si d. Jil nome di offerte. In effetti, non vi offerta
in cui l'oggetto consacrato non si frapponga. ugualmente fra. n
dio e l'offerente e in cui quest'ultimo non sia toccato dalla con
sacraziione. Ma se ogni sacrificio , in realt, un'oblazione,vi sono
oblaZioni di diverse specie. Talvolta, l'oggetto ,consacrato sem-
plicemente presente come un ex voto; la consacrazione pu dedi
carlo al servizio del dio,. ma non altera la sua natura per H solo
fatto che lo trasferisce nell'ambito religioso: quelle primizie, che
etano soltanto portate nel tempio, rimanevano intatte ed appmr-
tenevano ai sacerdoti. In altri casi, invece, la consacrazione di
strugge l'oggetto presentato; nel caso in cui all'altare viene pre-
sentato un animale,. lo scopo che si persegue non ra.ggiuntorino
a che l'animale non viene sgozzato, o squartato, o bruciato ,dal
fuoco, in una parola, sacrificato. L'oggetto cos distrutto la vit-
tima. Evidentemente la denominazione di sacrificio va riservata
alle oblazioni di questo tipo. Si intuisce ,che la differenza fra que-
sti due tipi d operaz,ioni sta nel loro diverso grado di importan-
za, nel loro diverso grado di eHicacia. Nel caso del sacrificio, le
energie religiose impiegate sono pi forti; di qui, i loro effetti
devastatori.
A queste condizioni, si deve chiamare sa,crificio ogni oblazone
anche vegeta.le ogni volta che l'offerta, o una parte di essa, viene
distrutta,. anche se la consuetudine sembra riservare la parola sa
crificio per designare solo i sacrifici cruenti. arbitrario restrin-
gere cos il significato del termine. Fatte le debite proporzioni, il
meccanismo della consacrazione il medesimo in tutti ii casi; non
vi dunque nessuna ragione oggettiva per distinguerli. In tal mo-
do, H min1J;ah ebraico un'oblazione di fat'na e foca.cce 21 e ac-
compagna certi sacrifici; ebbene, esso a tal punto un sacrificio
uguale rispetto agli altri sacrifici,. che il Levitico non ne faalcu-
na distinzione 12. Il rituale osservato il med:esimo: ne viene di-
strutta una porzione sul fuoco dell'altare ed il resto viene mano
giato totalmente o in parte dai sacerdoti. In Grecia 21, alcuni di.
non ammettevano sul loro altare che oblazioni vegetali 24;. sono
dunque esistiti riti sacrificali che non comportavano oblazioni
animali. Altrettanto si pu d'ire delle libagioni di latte., .divino o
di altro liquido 25; in Grecia 26, esse sono soggette aUe stesse distin-
.zioni dei sacrifici 27 ed avviene persino che ne siano sostitutivi 2a:.
L'identit di queste d.ifferenti operazioni stata cos ben percepita
20
Capitolo primo
Definizione e unit del sistema sacrificate 21
sental dal suo capo 1\ la societ dai suoi magistrati l'. nn pri-
mo stadio,. in questa serie di rappresentanze, che troviamo ad
ognuna delle tappe del sacrificio.
Vi sono tuttavia alcuni casi in ,cui. l'irradiazione della con-
sa,crazione sacriflcale non si fa sentire direttamente sul sacrifi-
cante in. quanto tale, ma su alcune cose che riguardano pi o me-
no direttamenle la Sua persona.. Nel sacrificio che avviene in oc-
casione della costruzione di una casa 11., la casa ad ,essere con-
r5
acr
ata e la qualit che ha acquisilo pu cos sopravvivere al SUo
attuale proprietario. In altri casi., il campo del sacrificante, il
fiume che deve attraversare, iI giuramento che presta., l'alleanza
che stipula ecc. Noi chiameremo oggetti del sacrificioque-
,sto genere di cose in funzione delle quali il sacrificio viencom-
piuto.. Va d'altra parte sottolineato che il sacrificante toccato
anch',eglii in ragione della sua presenza al sacrificio e della parte
o dell'interesse che vi gioca. L'azione irradiante del sacrificio
in tal caso particolarmente efficace: esso infatti produce Un du-
plice effetto: l'uno sull'oggetto per .il quale ,esso viene offerto e
sul quale si vuolagir,e, l'altro sulla persona morale che desidera
e provoca tale effetto. In qualche caso, persino,. utile solo a con-
,Idizione di ottenere questo duplice risultato. Quando un pad.re di
famiglia sacrifica in occasione d,ell'inaugurazionedella sua casa,
necessario che questa sia in stato di potervi entrare 18.
Si individua qual,e sia l'elemento distintivo della consacra-
zionenel sacrificio e precisamente: la cosa consa,crata serve da
intermediario fra l'oggetto che deve ricevere i benefici del sacri.
ficioe la divinit alla quale il sacrificio ge.neralmente rivolto.
L:uomo e Dio non sono in contatto diretto, e per questo elemento
il sacrificio si differenzia dalla maggior parte dei fatti designati
con il nome di alleanza nel sangue" in cui avviene,. mediante lo
scambio del sangue, una fusione diretta della vita umana e della
vita divina 19. Altr,ettanto dh:emo di alcuni casi in cui viene offer.
ta la cap'igliatura; anche qui, il soggetto che sacrifica si trova, me-
diante la parte della sua persona che viene offerta, in comunica-
zionediretta con iii diio 20'. Sicuramente fra questi riti ed iI sacri-
ficio vi sono delle connessioni: essi devono tuttavia essere di.
stinti dal sacrifido.
Questa prima caratteristica. non sufficient,e; infatti non per-
mette ancora di distinguere il sacrificiil) da quei fatti non ben de-
finiti ai quali si d. Jil nome di offerte. In effetti, non vi offerta
in cui l'oggetto consacrato non si frapponga. ugualmente fra. n
dio e l'offerente e in cui quest'ultimo non sia toccato dalla con
sacraziione. Ma se ogni sacrificio , in realt, un'oblazione,vi sono
oblaZioni di diverse specie. Talvolta, l'oggetto ,consacrato sem-
plicemente presente come un ex voto; la consacrazione pu dedi
carlo al servizio del dio,. ma non altera la sua natura per H solo
fatto che lo trasferisce nell'ambito religioso: quelle primizie, che
etano soltanto portate nel tempio, rimanevano intatte ed appmr-
tenevano ai sacerdoti. In altri casi, invece, la consacrazione di
strugge l'oggetto presentato; nel caso in cui all'altare viene pre-
sentato un animale,. lo scopo che si persegue non ra.ggiuntorino
a che l'animale non viene sgozzato, o squartato, o bruciato ,dal
fuoco, in una parola, sacrificato. L'oggetto cos distrutto la vit-
tima. Evidentemente la denominazione di sacrificio va riservata
alle oblazioni di questo tipo. Si intuisce ,che la differenza fra que-
sti due tipi d operaz,ioni sta nel loro diverso grado di importan-
za, nel loro diverso grado di eHicacia. Nel caso del sacrificio, le
energie religiose impiegate sono pi forti; di qui, i loro effetti
devastatori.
A queste condizioni, si deve chiamare sa,crificio ogni oblazone
anche vegeta.le ogni volta che l'offerta, o una parte di essa, viene
distrutta,. anche se la consuetudine sembra riservare la parola sa
crificio per designare solo i sacrifici cruenti. arbitrario restrin-
gere cos il significato del termine. Fatte le debite proporzioni, il
meccanismo della consacrazione il medesimo in tutti ii casi; non
vi dunque nessuna ragione oggettiva per distinguerli. In tal mo-
do, H min1J;ah ebraico un'oblazione di fat'na e foca.cce 21 e ac-
compagna certi sacrifici; ebbene, esso a tal punto un sacrificio
uguale rispetto agli altri sacrifici,. che il Levitico non ne faalcu-
na distinzione 12. Il rituale osservato il med:esimo: ne viene di-
strutta una porzione sul fuoco dell'altare ed il resto viene mano
giato totalmente o in parte dai sacerdoti. In Grecia 21, alcuni di.
non ammettevano sul loro altare che oblazioni vegetali 24;. sono
dunque esistiti riti sacrificali che non comportavano oblazioni
animali. Altrettanto si pu d'ire delle libagioni di latte., .divino o
di altro liquido 25; in Grecia 26, esse sono soggette aUe stesse distin-
.zioni dei sacrifici 27 ed avviene persino che ne siano sostitutivi 2a:.
L'identit di queste d.ifferenti operazioni stata cos ben percepita
dagli. Ind che gli oggetti offerti in. ,questi diversi casi sono stati
anch'essi considerati identic.i. Sono tutti ugualmente considera
ti entit ,che posseggono una vita e trattati come tali. Cos, nel
mottlento in cui, in un sacrificioabhastanza solenne, si frantuma
Ugrano, lo si supplica.di non vendicarsi con il sacrificante per iI
malie che gli si fa; quando si depongono le focacce sul occio per
cuoc,erle, si pregano di non spezzarsi 29; quando si dividono, le si
imp,lora di non ferire iI s31crificantee i sacerdoti. Quando si fa una
libagione di latte (e tutte le libagioni ind vengono fatte con il
latte o con uno dei suoi prodotti), non qualcosa di inanimato
cbe si offre, ttla la mucca stessa,. nel suo succo, neUa sua linfa,
nella sua fecondit 30.
Arriviamo dunque, infine.,aUa formula seguen.te: il sacri/i.'
cio , un atto religioso che., mediante la consacrazione della vitti
ma, modifica lo stato della persona morale c.he lo compie e lo sta-
to di certi oggetti di cui la persona si interessa 31.
Per brevit di esposizione, chiameremo sacrifici personali quel.
li in cui la personalit del sacrificante direttamente toccata dal
sacrifico, e sacrifici quelli in cui sono degli oggetti, rea
li oidealli., a ricevere direttamente l'azione sacruicale.
Questa definizione non delimita soltanto l'oggetto deUa .nostra
ricerca, bens stahiHsce un punto fermo molto importante: presup-
pone, infatti, l'unit generica dei sacrifici. In tal modo, come ave
vamo in parte anticipato, quando rimproverava.mo a Smith di ri
durre il sa,critido espiatorio al sacrificio cottlunionalle,non era
per sostenere la diversit originaria ed irriducibile dei sistemi sa
crificalli,bens che la loro unit, pur essendo realle, non qual,e
egli se la configurava.
Ma questo primo risultato appare in contrasto con l'infinita
variet .che sembrano presentare a prima vista le forme di sacri-
ficio. Le oc,casioni di sacrificare sono innumerevoli, gli eff,ettii
desiderati assai diifferenti, e la molteplicit dei fini implica quella
dei mezzi. Per questo, sop,rattutto in Germania, si presa l'abi-
tudine di suddividere i sacrifici in un certo numero di categorie
distinte: si parla ad esempio di sacrifici espiatori (Siihnopfer)., di
sacrifid di azioni di grazia (Dankopfer),. di sacrificidomande
(Bittop/er),. ecc. Ma,. in realt, i confini di queste categorie sono
fluttuanti; ingarbugliati tra 'loro, spesso non identificabili; in
ognuna di esse,. si ritrovano Il qualche livello le medesime prati.
che. Noi non ci serviremo di alcuna delle c1assifcazioni usate
-corr,entemente perch, a nostro avviso,. esse non sono il risultato
d.i una ricerca metodica. Senz,a fare tentativi per trQva.rne una
nuova che sarebbe esposta alle stesse oMezioni, ci limiteremo Il
servirci per ora, per fa.rd un'idea della diversit dei sacrifici, di
una delle classificazioni fornite dai testi ind.
La pi istruttiva , forse quella che divide i sacrifici in co
stanti e occasionali 32. I sacrifici occasionali sono innanzitutto i
sacr:i1ici sacramentali (safllskara),. quelli cio che accompagnano
i -momenti solenni deUa vita. Un certo numero di tali sacrifici fau
no parte del rituale domestico ( enumerati nei Grhya SiUra ): so,no
queUiche avvengono in occasione della nascita, della tonsura ri.
tu.ale, della partenza del pupiUo, del matrimonio ecc... Altri fanno
parte del rituale solenne;. sono l'unzion del re e il sacrificio a con
ferire la quaHt religiosa e civile che considerata la qualit
superiore a tutte le altre 33. In secondo luogo, vi sono i sacr:if:ici
votivi, il cui carattere occasionale ancora pi evidente 34; infine
i sacrifid curativi edespiator:i.. Quanto ai sacrifici costanti (ni-
tyani), o meglio, periodici, sono legati ad al,cuni tempi indi
pendenti dalla volont degli uomini e dalla imprevedihilitdeUe
,circostanze. Tali sono il sacrificio giornaliero, il sacrificio della
luna nuova e della luna piena, i sacrifici delle feste stagionali e
pastorali, ,delle primizie di fine d'anno. ,Gli uni e gli altri si ritro
vano generalmente nel rituale solenne e nel rituale domesti,co,
con le differenze comportate dalla solennit dell'uno e dal carat-
tere familiare dell'altro.
Si vede a quante occasioni diverse i bramini hanno fatto ser-
vire i sacrifici. Ma, nello stesso tempo,. essi hanno tanto sentito
l'unit, che di ,questa hanno fatto la hase della loro teoria. Qua-
si tutti i testi dlelrituale solenne hanno il medesimo piano: esposi-
zione di un rito fondamentale che progressivamente vi,ene diver
sificato per farlo rispondere alle diverse necessit 35.,Coslle Srauta
StUra e i Briihmarta che li commentano p'artono dalla descrizione
generale dell'insieme dei riti che costituiscono i,l sa,crificio dei dolo
ci alla luna nuova e alla luna piena, e queslo stesso schema non
fanno che adattarlo s,ucc,essivamente, modificandolo secondo le
circostanze, a tutte le cerimonie che comportano un sacrificio dii
,dolcL per questo che un sacrificio di dol.ci costituisce laceri
monia p,rinc.ipale sia delle feste stagionali, i cui aspetti sono
22 Capito10 primo
Delinizione e unit del sistema sacrificale
23
dagli. Ind che gli oggetti offerti in. ,questi diversi casi sono stati
anch'essi considerati identic.i. Sono tutti ugualmente considera
ti entit ,che posseggono una vita e trattati come tali. Cos, nel
mottlento in cui, in un sacrificioabhastanza solenne, si frantuma
Ugrano, lo si supplica.di non vendicarsi con il sacrificante per iI
malie che gli si fa; quando si depongono le focacce sul occio per
cuoc,erle, si pregano di non spezzarsi 29; quando si dividono, le si
imp,lora di non ferire iI s31crificantee i sacerdoti. Quando si fa una
libagione di latte (e tutte le libagioni ind vengono fatte con il
latte o con uno dei suoi prodotti), non qualcosa di inanimato
cbe si offre, ttla la mucca stessa,. nel suo succo, neUa sua linfa,
nella sua fecondit 30.
Arriviamo dunque, infine.,aUa formula seguen.te: il sacri/i.'
cio , un atto religioso che., mediante la consacrazione della vitti
ma, modifica lo stato della persona morale c.he lo compie e lo sta-
to di certi oggetti di cui la persona si interessa 31.
Per brevit di esposizione, chiameremo sacrifici personali quel.
li in cui la personalit del sacrificante direttamente toccata dal
sacrifico, e sacrifici quelli in cui sono degli oggetti, rea
li oidealli., a ricevere direttamente l'azione sacruicale.
Questa definizione non delimita soltanto l'oggetto deUa .nostra
ricerca, bens stahiHsce un punto fermo molto importante: presup-
pone, infatti, l'unit generica dei sacrifici. In tal modo, come ave
vamo in parte anticipato, quando rimproverava.mo a Smith di ri
durre il sa,critido espiatorio al sacrificio cottlunionalle,non era
per sostenere la diversit originaria ed irriducibile dei sistemi sa
crificalli,bens che la loro unit, pur essendo realle, non qual,e
egli se la configurava.
Ma questo primo risultato appare in contrasto con l'infinita
variet .che sembrano presentare a prima vista le forme di sacri-
ficio. Le oc,casioni di sacrificare sono innumerevoli, gli eff,ettii
desiderati assai diifferenti, e la molteplicit dei fini implica quella
dei mezzi. Per questo, sop,rattutto in Germania, si presa l'abi-
tudine di suddividere i sacrifici in un certo numero di categorie
distinte: si parla ad esempio di sacrifici espiatori (Siihnopfer)., di
sacrifid di azioni di grazia (Dankopfer),. di sacrificidomande
(Bittop/er),. ecc. Ma,. in realt, i confini di queste categorie sono
fluttuanti; ingarbugliati tra 'loro, spesso non identificabili; in
ognuna di esse,. si ritrovano Il qualche livello le medesime prati.
che. Noi non ci serviremo di alcuna delle c1assifcazioni usate
-corr,entemente perch, a nostro avviso,. esse non sono il risultato
d.i una ricerca metodica. Senz,a fare tentativi per trQva.rne una
nuova che sarebbe esposta alle stesse oMezioni, ci limiteremo Il
servirci per ora, per fa.rd un'idea della diversit dei sacrifici, di
una delle classificazioni fornite dai testi ind.
La pi istruttiva , forse quella che divide i sacrifici in co
stanti e occasionali 32. I sacrifici occasionali sono innanzitutto i
sacr:i1ici sacramentali (safllskara),. quelli cio che accompagnano
i -momenti solenni deUa vita. Un certo numero di tali sacrifici fau
no parte del rituale domestico ( enumerati nei Grhya SiUra ): so,no
queUiche avvengono in occasione della nascita, della tonsura ri.
tu.ale, della partenza del pupiUo, del matrimonio ecc... Altri fanno
parte del rituale solenne;. sono l'unzion del re e il sacrificio a con
ferire la quaHt religiosa e civile che considerata la qualit
superiore a tutte le altre 33. In secondo luogo, vi sono i sacr:if:ici
votivi, il cui carattere occasionale ancora pi evidente 34; infine
i sacrifid curativi edespiator:i.. Quanto ai sacrifici costanti (ni-
tyani), o meglio, periodici, sono legati ad al,cuni tempi indi
pendenti dalla volont degli uomini e dalla imprevedihilitdeUe
,circostanze. Tali sono il sacrificio giornaliero, il sacrificio della
luna nuova e della luna piena, i sacrifici delle feste stagionali e
pastorali, ,delle primizie di fine d'anno. ,Gli uni e gli altri si ritro
vano generalmente nel rituale solenne e nel rituale domesti,co,
con le differenze comportate dalla solennit dell'uno e dal carat-
tere familiare dell'altro.
Si vede a quante occasioni diverse i bramini hanno fatto ser-
vire i sacrifici. Ma, nello stesso tempo,. essi hanno tanto sentito
l'unit, che di ,questa hanno fatto la hase della loro teoria. Qua-
si tutti i testi dlelrituale solenne hanno il medesimo piano: esposi-
zione di un rito fondamentale che progressivamente vi,ene diver
sificato per farlo rispondere alle diverse necessit 35.,Coslle Srauta
StUra e i Briihmarta che li commentano p'artono dalla descrizione
generale dell'insieme dei riti che costituiscono i,l sa,crificio dei dolo
ci alla luna nuova e alla luna piena, e queslo stesso schema non
fanno che adattarlo s,ucc,essivamente, modificandolo secondo le
circostanze, a tutte le cerimonie che comportano un sacrificio dii
,dolcL per questo che un sacrificio di dol.ci costituisce laceri
monia p,rinc.ipale sia delle feste stagionali, i cui aspetti sono
22 Capito10 primo
Delinizione e unit del sistema sacrificale
23
24 Capitolo primo Definizione e unit det sistema sacrificale 25
gi cosi vari e numerosi (sacrifi,ci ana natura., sacrifici di purifi-
cazione, di consumazione dei primi chicchi del grano, ecc.), sia
di tutta una serie d sacrifici votivi .l<\ .Ed in questo non v sol-
tanto un artificio di esposizione,. hensi un senso reale della ela-
sticit del sistema sacrificale. In effetti, ecco per esempio il sacri
ficio animale solenne. Lo troviamo isolato o comhinato con al-
tri, nei casi pi diversi: nene feste periodiche della natura e deUa
vegdazione, in riti occasionali, quando si costruisce l'altare., nei
riti destinati a redimere la persona. Ed ecco ora il sacrificio del
soma: !l. PoIch il soma idoneo per il sac.rificio soltanto if!1 pri-
'h f" 'di 38
mavera, non puo essere ce una .esta peno ca , ,e CIononostan
te lo si sacrifica per una grande variet di scop,iche possonotan
to dipendere quanto essere indipendenti dai desideri e dalle acca
sioni: ad ogni prImavera,. quando sic,onsacra il re.,perraggiun.
gere un grado sociale pi elevato, per diventare invulnerabili e
vincitori, per salvarsi da malattie che potrebbero div,entare cro-
niche. Allo stesso modo" riti di significato t.pposto possono ave-
re il medesimo intento: ragioni interne hanno dovuto essere il
motivo per cui la vacca sterile., sacrificio a Rudra, dio cattivo,..
compiuto dai bramini, lo , allo stesso modo del capro offerto
agli di celesti e buoni,. Agni e Soma 39.
Il rituale ebraico offr,e esempi non meno stupefacenti della
complessit dei riti e deU'identit dei 101'0 elementi. Il Levitico
riduce tutti i sacrifici a quattro fOlrlne fondamentali: (6.liik, h.att.ii'at
seliimim, minh.iik
4ll
I nomi di due di esse sono significativi.
at era il sacrificio ,che serviva in particolare ad espiare il peccato
chiamato h"aHii'at o del quale il Levitico ci d una defin-
.zione sfortunatamente troppo imprecisa 4:1.. Seliimim 42 I(LXX
3:'UlJILa un sacrificio di comunione., sacrificio di azione
di grazie, di alleanze, di voto. Quanto ai termlni (ijliih e minl],iih
sono puramente descrittivi. Ognuno di essi ricorda una particolare
operazione del sacrificio: il secondo., la presentazione della vito
tima, nel caso sia di natura vegetale; il primo, l'invio dell'oH,erta
alla divinit 43.
Tale semplificazione del sistema. dei sacrifici 43bis senza dub-
bio il risultato di una classificazione troppo particolare., e d'altra
pute troppo arbitraria per servire di base per uno studio generale
,del sacrifido. Ma, a dire il vero, ,queste quattro forme tipiche
non sono,. o quantomeno non sono pi, dei tipi reali di sacrificio,
bensi dei tipi di elementi astratti in cui uno degli organi del sa-
crifilcio si trova particolannentesviluppato e che possono sempre
entrare in formule pi complesse. Il rituale ha scomposto le ceri
monie,allequali le varie occasioni di sacrificio davano luogo., In
una pluralit di semplici oche venivano considerati tali.
Ad esempio, il sacrificio in occasione delI'ordlnazione del som
mo sacerdote +Ii si compone di un sacrificio espiatorio,
di un 'ij.liih, sacrificio in cui la vittima era completamente brucia-
ta e di un sacrificio dell'ariete delle consacrazioni che uno zevah.-
siiliimim, sacrificio di comunione. Il sacrificio per la purifica-
zioDe delle puerpere,comprende un e un (ijliih 45. Il sa-
crificio per la purificazione del lebbroso comporta. riti analoghita
quelli in uso per la consacrazione del sacerdote 46. Ecco dunque
due sacrifici dei quali l'uno sembra avere il carattere espiatorio
e l'altro piuttosto di comunione e che conf1uiscono in ritianaloghL
In tal modo., neppure queste due idee iniducibili di espiazione
e di comunione., di comunicazione di un carattere sacro o di espul-
SIone di un carattere opposto, possono fornire la base di una clas-
sificazione del sacrificio che sia generale e rigorosa. Forse noi
cercheremmo vanamente degli esempi di sa,crificio espiatorio in
cui non scivoli alcun elemento di comunione o dei sacrifici dico-
munione che non abbiano alcuna somiglianza con dei sacrifici
d
41
l espIaZIOne.
In realt ritroviamo la medesima ambiguit non soltanto nei
sacrifici complessi,. ma persino nei sacrifici elementari del Pen-
tateuco. Lo zevii1J,-selamim ol!l un sacrificio di comunione, e cio
nonostante, alcune parti della vittima (il sangue,. il grasso, qual-
che parte dei visceri) sono semp,re serbate, distrutte o proibite. Un
membro sempre mangiato dai sacerdotil. La vittima dell'h,aHii'at
pu essere interamente assegnata ai sacerdoti 49; in mancanza del
sacrificante. che hanno celebrato il sacrificio.
celebrato per la consa,crazione o la purificazione del
tempio e dell'altare, il sangue della vittima usato per ungere le
porte e lepa.reti: con 'questo rito si comunica ad esse la consacra-
zione :5ll: un rito dello stesso genere si ritrova nello
dell'ordinazione; un'azione di sangue del tutto simile viene fatta
A
.. f' l' 51
su ronnee l SuOI 19 l .
Questi esempi dimostrano quanta affinit presentano delle
pratiche che,. per la natura de] loro scopo e dei loro risultati, sem
24 Capitolo primo Definizione e unit det sistema sacrificale 25
gi cosi vari e numerosi (sacrifi,ci ana natura., sacrifici di purifi-
cazione, di consumazione dei primi chicchi del grano, ecc.), sia
di tutta una serie d sacrifici votivi .l<\ .Ed in questo non v sol-
tanto un artificio di esposizione,. hensi un senso reale della ela-
sticit del sistema sacrificale. In effetti, ecco per esempio il sacri
ficio animale solenne. Lo troviamo isolato o comhinato con al-
tri, nei casi pi diversi: nene feste periodiche della natura e deUa
vegdazione, in riti occasionali, quando si costruisce l'altare., nei
riti destinati a redimere la persona. Ed ecco ora il sacrificio del
soma: !l. PoIch il soma idoneo per il sac.rificio soltanto if!1 pri-
'h f" 'di 38
mavera, non puo essere ce una .esta peno ca , ,e CIononostan
te lo si sacrifica per una grande variet di scop,iche possonotan
to dipendere quanto essere indipendenti dai desideri e dalle acca
sioni: ad ogni prImavera,. quando sic,onsacra il re.,perraggiun.
gere un grado sociale pi elevato, per diventare invulnerabili e
vincitori, per salvarsi da malattie che potrebbero div,entare cro-
niche. Allo stesso modo" riti di significato t.pposto possono ave-
re il medesimo intento: ragioni interne hanno dovuto essere il
motivo per cui la vacca sterile., sacrificio a Rudra, dio cattivo,..
compiuto dai bramini, lo , allo stesso modo del capro offerto
agli di celesti e buoni,. Agni e Soma 39.
Il rituale ebraico offr,e esempi non meno stupefacenti della
complessit dei riti e deU'identit dei 101'0 elementi. Il Levitico
riduce tutti i sacrifici a quattro fOlrlne fondamentali: (6.liik, h.att.ii'at
seliimim, minh.iik
4ll
I nomi di due di esse sono significativi.
at era il sacrificio ,che serviva in particolare ad espiare il peccato
chiamato h"aHii'at o del quale il Levitico ci d una defin-
.zione sfortunatamente troppo imprecisa 4:1.. Seliimim 42 I(LXX
3:'UlJILa un sacrificio di comunione., sacrificio di azione
di grazie, di alleanze, di voto. Quanto ai termlni (ijliih e minl],iih
sono puramente descrittivi. Ognuno di essi ricorda una particolare
operazione del sacrificio: il secondo., la presentazione della vito
tima, nel caso sia di natura vegetale; il primo, l'invio dell'oH,erta
alla divinit 43.
Tale semplificazione del sistema. dei sacrifici 43bis senza dub-
bio il risultato di una classificazione troppo particolare., e d'altra
pute troppo arbitraria per servire di base per uno studio generale
,del sacrifido. Ma, a dire il vero, ,queste quattro forme tipiche
non sono,. o quantomeno non sono pi, dei tipi reali di sacrificio,
bensi dei tipi di elementi astratti in cui uno degli organi del sa-
crifilcio si trova particolannentesviluppato e che possono sempre
entrare in formule pi complesse. Il rituale ha scomposto le ceri
monie,allequali le varie occasioni di sacrificio davano luogo., In
una pluralit di semplici oche venivano considerati tali.
Ad esempio, il sacrificio in occasione delI'ordlnazione del som
mo sacerdote +Ii si compone di un sacrificio espiatorio,
di un 'ij.liih, sacrificio in cui la vittima era completamente brucia-
ta e di un sacrificio dell'ariete delle consacrazioni che uno zevah.-
siiliimim, sacrificio di comunione. Il sacrificio per la purifica-
zioDe delle puerpere,comprende un e un (ijliih 45. Il sa-
crificio per la purificazione del lebbroso comporta. riti analoghita
quelli in uso per la consacrazione del sacerdote 46. Ecco dunque
due sacrifici dei quali l'uno sembra avere il carattere espiatorio
e l'altro piuttosto di comunione e che conf1uiscono in ritianaloghL
In tal modo., neppure queste due idee iniducibili di espiazione
e di comunione., di comunicazione di un carattere sacro o di espul-
SIone di un carattere opposto, possono fornire la base di una clas-
sificazione del sacrificio che sia generale e rigorosa. Forse noi
cercheremmo vanamente degli esempi di sa,crificio espiatorio in
cui non scivoli alcun elemento di comunione o dei sacrifici dico-
munione che non abbiano alcuna somiglianza con dei sacrifici
d
41
l espIaZIOne.
In realt ritroviamo la medesima ambiguit non soltanto nei
sacrifici complessi,. ma persino nei sacrifici elementari del Pen-
tateuco. Lo zevii1J,-selamim ol!l un sacrificio di comunione, e cio
nonostante, alcune parti della vittima (il sangue,. il grasso, qual-
che parte dei visceri) sono semp,re serbate, distrutte o proibite. Un
membro sempre mangiato dai sacerdotil. La vittima dell'h,aHii'at
pu essere interamente assegnata ai sacerdoti 49; in mancanza del
sacrificante. che hanno celebrato il sacrificio.
celebrato per la consa,crazione o la purificazione del
tempio e dell'altare, il sangue della vittima usato per ungere le
porte e lepa.reti: con 'questo rito si comunica ad esse la consacra-
zione :5ll: un rito dello stesso genere si ritrova nello
dell'ordinazione; un'azione di sangue del tutto simile viene fatta
A
.. f' l' 51
su ronnee l SuOI 19 l .
Questi esempi dimostrano quanta affinit presentano delle
pratiche che,. per la natura de] loro scopo e dei loro risultati, sem
brano essere decisamente opposte.. Esste una continuit fra le
forme di sacrificio. Sono contemporaneamente troppo diverse e
troppo simili perch sia possibile dividerl,e in categorie ben pre
cise. Esse hanno tutte un medesimo nocciolo; questo che crea
la loro unit e esse"sono gli involucri di Uu medesimo meccanismo
che ora ci propouiamo di smontare e descrivere.
26 CapItolo primo
CAPITOLO SE:CONDO
LO SCHEMA nEL SACRIFICIO
L'ingresso
Non possiamo ovviament,e pensar di tracciare qui uno scbe.
ma astratto del sacrificio che sia cos completo da convenire a tutti
i casi 'conoscuti: la variet dei fatti troppo grande. Tutto quanto
possibite fare, d studiare delle forme d sacrHico ben deter
mnate, sufficientemente complesse perch presentino :riunit in s
tutti i momenti impodauti del dramma, e suffidentemente cono
sciute perch se ne possa fare un'analis precsa. Il sacrifico cbe
megloci sembra rispondere a questa condizione il sacrificio
animale ind vedico. Infatt, non ne conosciamo altri, i cui par
ticolar sano spiegatpi chiaramente. Tutti i personagg sono
presentati in modo netto, sa al momento del loro ingresso sia al
momento della loro uscita, come in tutto H corso dell'.azione. Vi
di pi, si tratta d un rito amorfo: non orientato in Un seno
so determnato,. ma pu servire ai fnipi diversi.. Non vi , n u ~
la "dunque che meglio si presti alla ricerca che vogliamo intra
prendere. Per tutto questo ne faremo la hase del nostro studo., sal
vo a corredare questa analisi di altri fatt,.rcavati sia dalla stessa
India, sia da altr,e religioni.
Il sacrificio un atto religioso che pu essere compiuto sol
tanto in unamhito religioso, e ,con la mediazione di agenti esseno
zialmente reI.iigiosi. Ora, generalmente, prima della cerimonia, ne
H sa,crificante., n il sacrifcatore, n il luogo, n"" la vittima., n
gli strumenti posseggono questo carattere ad un livelloconv,e
niente. La prima fase del sacrificio ha per scopo di conferirglie-
lo: sono profani, devono allora cambiare nloro stato. Per ottene-
re questo, sono necessari dd rit che li introducano nel mondo
brano essere decisamente opposte.. Esste una continuit fra le
forme di sacrificio. Sono contemporaneamente troppo diverse e
troppo simili perch sia possibile dividerl,e in categorie ben pre
cise. Esse hanno tutte un medesimo nocciolo; questo che crea
la loro unit e esse"sono gli involucri di Uu medesimo meccanismo
che ora ci propouiamo di smontare e descrivere.
26 CapItolo primo
CAPITOLO SE:CONDO
LO SCHEMA nEL SACRIFICIO
L'ingresso
Non possiamo ovviament,e pensar di tracciare qui uno scbe.
ma astratto del sacrificio che sia cos completo da convenire a tutti
i casi 'conoscuti: la variet dei fatti troppo grande. Tutto quanto
possibite fare, d studiare delle forme d sacrHico ben deter
mnate, sufficientemente complesse perch presentino :riunit in s
tutti i momenti impodauti del dramma, e suffidentemente cono
sciute perch se ne possa fare un'analis precsa. Il sacrifico cbe
megloci sembra rispondere a questa condizione il sacrificio
animale ind vedico. Infatt, non ne conosciamo altri, i cui par
ticolar sano spiegatpi chiaramente. Tutti i personagg sono
presentati in modo netto, sa al momento del loro ingresso sia al
momento della loro uscita, come in tutto H corso dell'.azione. Vi
di pi, si tratta d un rito amorfo: non orientato in Un seno
so determnato,. ma pu servire ai fnipi diversi.. Non vi , n u ~
la "dunque che meglio si presti alla ricerca che vogliamo intra
prendere. Per tutto questo ne faremo la hase del nostro studo., sal
vo a corredare questa analisi di altri fatt,.rcavati sia dalla stessa
India, sia da altr,e religioni.
Il sacrificio un atto religioso che pu essere compiuto sol
tanto in unamhito religioso, e ,con la mediazione di agenti esseno
zialmente reI.iigiosi. Ora, generalmente, prima della cerimonia, ne
H sa,crificante., n il sacrifcatore, n il luogo, n"" la vittima., n
gli strumenti posseggono questo carattere ad un livelloconv,e
niente. La prima fase del sacrificio ha per scopo di conferirglie-
lo: sono profani, devono allora cambiare nloro stato. Per ottene-
re questo, sono necessari dd rit che li introducano nel mondo
28 Capitolo secondo
Lo scbema del sacrificiO
29
sacro e che ve li impegnino pi o meno Jprofondamente,. secondo
l'importanza del ruolo che sono destinati a svolgere in seguito.
Questo costituisce, secondo l'espressione stessa dei testi sanscriti 52,
l'ingresso al sacrificio.
I. Il $acrilicante- Per studiar,e il modo nel quale avviene
questo mutamento di stato nella persona del sacrificante,
dian::u) subito un caso estremo, quasi anomalo, che non fa pa.rte
del rituale del sacrificio animale, ma dove i riti comuni sono qua-
si ingigantiti e, per questo, pi facUmente osservabili. Si tratta
della vale a dire della preparazione del sacritficante al sa-
crificio del soma 53, Non appena i sacerdoti sono scelti, illizia
per il sacrificante tuUa una serie di cerimonie simboliche, che a
poco a poco lo spogXiano progressivamente dell'essere temporale
che egli era, per farlo rinascere sono specie int,eramente nuove.
Tutto d che viene in contano con gli di deve essere divino;
il sacrificante costretto a diventa.re egli stesso dio per poter agi-
re su di loro 54. A questo scopo, gli viene costruita Una capanna
speciale ermeticamente chiusa, perch il diktita un dio e il
mondo degli di separato da queUo degli uomini 55. Viene ra-
salo e gli sono tagliate le unghie 56, ma secondo il modo deglidi,
cio in un ordine opposto a quello che usano abitualmente gl
uomini 57. Dopo aver fatto un bagno di purificazione 58, indossa
un abito di lino nuovissimo 59, volendo iu tal modo indicare che
per lui sta per cominciare un'esistenza nuova. Poi, dopo averlo
:ripetutamente Unto 60, lo si ricopre della pelle dell'antilope nera 61:
il momento solenne,. in cui si sveglia in lui il nuovo essere. Egli
ritornato feto. Si dcopre la testa con uu velo e gli si fa chiude-
re il pugno 62 perch l'emhrioue., nel grembo materno, ha la ma
no chiusa; lo si fa camminare in s e in gi intorno al focolare
come il feto si agita nella matrice. Rimane in questo stato fino
a che inizia la graude cerimonia dell'introduzione del soma 63.
Allora i pugni, si toglie il velo: nato all'esistenza divina,
dio. .
Ma non appena la sua natu:ra divina proclamata 64, .gi gli
conferisce i diritti e gli impone i doveri di un dio, o, quantomeno'
di un santo. Egli non deve avere rapporti con uomini di caste
impure, con le donne;. uon deve rispondere a chi lo interroga; non
t t 65E d d'.l d ,
puo csscreocca, o . ssen .o un lO, e Ulspcnsato a ognI sacrl-
ncio. Prende soltanto dellaUe, nutrimento di digiuno; questo tipo
di esistenza dura lunghi mesi fino a che il suo corpo uon sia di-
venuto diafano. A questo punto, dopo avere in ,certo modo sacri
ficato il suo ,corpo vecchio 66, giunto al massimo grado della. so-
vraeccitazione uervosa, idoneo per sacrificare e le cerimonie
hauno inizio.
Questa iniziazione complicata, p,rotratta nel tempo, richiesta
per ct::riIDonie di impor-tauzaec'cezionale, - in realt - un'im-
magneesagerata. Ma la si ritrova, bench in forma picontenu-
ta, nei riti preparatori del sacrificio animale ordinario. In questo
caso, non pi necessario che il sacrificante venga divinizzato,
ma occorre sempre che diventi sacro: perci, anche qui, egli si
rade, si immerge nell'acqua, si astiene da ogni rapporto sessuale,
digiuna, veglia ecc. 61 . Persino per qu:esti riti pi semplici, le in-
terpretazioni che vengono date dalle preghiere di accompagna-
mento e daicommeuti braminici,. ne esprimono ,chiaramente il
significato. Leggiamo fin dall'inizio del Satapatha Brahmarfa:
( [ Il sacrificante ] si risciacqua la bocca .. [ ... ]. Perch, prima di
ci, non mondo per il sacrificio [ ... ]. Perch le acque sono
pur,e. Egli diventa puro dentro di s. Passa dal mondo degli uo-
mini nel mondo degli di
68
l).
Questi riti uon sono limitati soltanto agli Ind: il mondo se-
mitico., la Grecia e Roma ne offrono pure degli ,esempi. Innanzi-
tuUo , richiesto un certo grado di parentela cou il dio da coloro
che voglono essere ammessi al sacrificio 69. Di conseguenza lo
straniero ne resta geueralmente escluso 1ll,a maggior ragione,
. .. '1"" hi . n 1 cl 12 l'lt . h' t
I cortIgumI, g l se aVJl ,e spesso e, onne , no re, e rlc Jes, a
la purezza momentanea l'incoutro con la divinit terribile
per colui che non puro 14; quando Jahv sta per apparire sul
Sin.ai, i] popolo deve lavare le vesti e rimanere casto 15. Allo stesso
modo,. H sacrificio preceduto da una purificazione pi o meno
proIungata 16 che consiste principalmente in aspersioni di .acqua
lustrale e in abluzioni 17; talvolta,. il sacrificante deve digiunare 18
e purgarsi
19
Deve inoltre indossare abiti puliti IlO o abiti speciali 81
che gli conferiscouo un inizio di santit. Il rituale romano pre-
scriveva generalment,e l'uso del velo, segno di separazione c, per-
tanto, di consacrazione 82. Il sacrificante portava sul ,capo un.a eo-
rona che lo allontanava ,dalle influenze malefiche e,contempora-
neameute lo insigniva di un carattere sacro 83 e eompletava t8ll-
28 Capitolo secondo
Lo scbema del sacrificiO
29
sacro e che ve li impegnino pi o meno Jprofondamente,. secondo
l'importanza del ruolo che sono destinati a svolgere in seguito.
Questo costituisce, secondo l'espressione stessa dei testi sanscriti 52,
l'ingresso al sacrificio.
I. Il $acrilicante- Per studiar,e il modo nel quale avviene
questo mutamento di stato nella persona del sacrificante,
dian::u) subito un caso estremo, quasi anomalo, che non fa pa.rte
del rituale del sacrificio animale, ma dove i riti comuni sono qua-
si ingigantiti e, per questo, pi facUmente osservabili. Si tratta
della vale a dire della preparazione del sacritficante al sa-
crificio del soma 53, Non appena i sacerdoti sono scelti, illizia
per il sacrificante tuUa una serie di cerimonie simboliche, che a
poco a poco lo spogXiano progressivamente dell'essere temporale
che egli era, per farlo rinascere sono specie int,eramente nuove.
Tutto d che viene in contano con gli di deve essere divino;
il sacrificante costretto a diventa.re egli stesso dio per poter agi-
re su di loro 54. A questo scopo, gli viene costruita Una capanna
speciale ermeticamente chiusa, perch il diktita un dio e il
mondo degli di separato da queUo degli uomini 55. Viene ra-
salo e gli sono tagliate le unghie 56, ma secondo il modo deglidi,
cio in un ordine opposto a quello che usano abitualmente gl
uomini 57. Dopo aver fatto un bagno di purificazione 58, indossa
un abito di lino nuovissimo 59, volendo iu tal modo indicare che
per lui sta per cominciare un'esistenza nuova. Poi, dopo averlo
:ripetutamente Unto 60, lo si ricopre della pelle dell'antilope nera 61:
il momento solenne,. in cui si sveglia in lui il nuovo essere. Egli
ritornato feto. Si dcopre la testa con uu velo e gli si fa chiude-
re il pugno 62 perch l'emhrioue., nel grembo materno, ha la ma
no chiusa; lo si fa camminare in s e in gi intorno al focolare
come il feto si agita nella matrice. Rimane in questo stato fino
a che inizia la graude cerimonia dell'introduzione del soma 63.
Allora i pugni, si toglie il velo: nato all'esistenza divina,
dio. .
Ma non appena la sua natu:ra divina proclamata 64, .gi gli
conferisce i diritti e gli impone i doveri di un dio, o, quantomeno'
di un santo. Egli non deve avere rapporti con uomini di caste
impure, con le donne;. uon deve rispondere a chi lo interroga; non
t t 65E d d'.l d ,
puo csscreocca, o . ssen .o un lO, e Ulspcnsato a ognI sacrl-
ncio. Prende soltanto dellaUe, nutrimento di digiuno; questo tipo
di esistenza dura lunghi mesi fino a che il suo corpo uon sia di-
venuto diafano. A questo punto, dopo avere in ,certo modo sacri
ficato il suo ,corpo vecchio 66, giunto al massimo grado della. so-
vraeccitazione uervosa, idoneo per sacrificare e le cerimonie
hauno inizio.
Questa iniziazione complicata, p,rotratta nel tempo, richiesta
per ct::riIDonie di impor-tauzaec'cezionale, - in realt - un'im-
magneesagerata. Ma la si ritrova, bench in forma picontenu-
ta, nei riti preparatori del sacrificio animale ordinario. In questo
caso, non pi necessario che il sacrificante venga divinizzato,
ma occorre sempre che diventi sacro: perci, anche qui, egli si
rade, si immerge nell'acqua, si astiene da ogni rapporto sessuale,
digiuna, veglia ecc. 61 . Persino per qu:esti riti pi semplici, le in-
terpretazioni che vengono date dalle preghiere di accompagna-
mento e daicommeuti braminici,. ne esprimono ,chiaramente il
significato. Leggiamo fin dall'inizio del Satapatha Brahmarfa:
( [ Il sacrificante ] si risciacqua la bocca .. [ ... ]. Perch, prima di
ci, non mondo per il sacrificio [ ... ]. Perch le acque sono
pur,e. Egli diventa puro dentro di s. Passa dal mondo degli uo-
mini nel mondo degli di
68
l).
Questi riti uon sono limitati soltanto agli Ind: il mondo se-
mitico., la Grecia e Roma ne offrono pure degli ,esempi. Innanzi-
tuUo , richiesto un certo grado di parentela cou il dio da coloro
che voglono essere ammessi al sacrificio 69. Di conseguenza lo
straniero ne resta geueralmente escluso 1ll,a maggior ragione,
. .. '1"" hi . n 1 cl 12 l'lt . h' t
I cortIgumI, g l se aVJl ,e spesso e, onne , no re, e rlc Jes, a
la purezza momentanea l'incoutro con la divinit terribile
per colui che non puro 14; quando Jahv sta per apparire sul
Sin.ai, i] popolo deve lavare le vesti e rimanere casto 15. Allo stesso
modo,. H sacrificio preceduto da una purificazione pi o meno
proIungata 16 che consiste principalmente in aspersioni di .acqua
lustrale e in abluzioni 17; talvolta,. il sacrificante deve digiunare 18
e purgarsi
19
Deve inoltre indossare abiti puliti IlO o abiti speciali 81
che gli conferiscouo un inizio di santit. Il rituale romano pre-
scriveva generalment,e l'uso del velo, segno di separazione c, per-
tanto, di consacrazione 82. Il sacrificante portava sul ,capo un.a eo-
rona che lo allontanava ,dalle influenze malefiche e,contempora-
neameute lo insigniva di un carattere sacro 83 e eompletava t8ll-
28 Capitolo secondo
Lo schema Jel sacrificio
29
sacro e che ve li impegnino pi o meno profondamente., secondo
rilmportanza del ruolo che sono destinati a svolgere in seguito.
'Questo costituisce, secondo l'espressione stessa dei testi sanscriti 52.,
l'ingresso ,al sacri/id,o.
I. Il sacrificante -- Per studiare il modo nel quale avviene
,questo mutamento di stato nella persona del sacrificante, p,ren-
diamo subto un caso estremo, quasi anomalo, che non fa parte
del rituale del sacrificio animale, ma dove i riti comuni sono qua-
si ingigantiti e, perqnesto, pi facilmente osservabilL Si tratta
della vale a dire della preparazione del sacrifcante al sa
crificio del soma 53. Non appena i sacerdoti sono scelti, iizia
per il sacrificante tutta Una serie di cerimonie simboliche, ch.'e a
poco a poco lo spogliano progressivamente dell'essere temporale
che egIiera, per fariorinascere sotto specie int,eramente nuove.
Tutto ci che vi,ene in contatto con gli di deve essere dvino;
il sacrificant,e costretto a diventare egli stesso dio per poter agi.
re su di loro 54. A questo scopo, gli viene cosiruita una capanna
speciale ermeticamente chiusa, perch un dio e il
mondo degli di separato da quello degli uomini 55. Viene ra
satoegli sono tagliate le unghie 56, ma secondo il modo degli di,
Cio in un ordine opposto a quello che usano abitualmente gliJ
nomini 51. Dopo aver fatto un hagno di purificazione 58, indossa
un abito di lino nuovissimo 59, volendo in tal modo indicare che
per lui sta per cominciare un'esistenza nuova. Poi, dopo averlo
ripetutamente unto 60, lo si ricopre della pelle dell'antilope nera 61:
il momento solenne, in cui si sveglia in lui il nuovo ,essere. Egli
ritornato feto. Si ricopre la testa ,con un velo e gli si fa chiude.
re il pugno 62 perch l'embrione, nel grembo materno, ha la ma
no chiusa; lo si fa camminare im s e ingi intorno al focolare
come il feto si agita nella matrice, Rimane in questo sl:atofino
a che inizia la grande cerimonia dell'introduzione del soma 63.
Allora apr:e i pugni, si toglie il velo: nato aU'esistenza divina,
dio..
Ma non appena la sua natura divina proclamata 6oI,gigli
conferisce i diritti c gli impone i doveri di un dio, o,quantomeno
di un santo. Egli non deve avere rapporti con uomini dicast,e
impure, con le donne; non deve rispondere a chi lo interroga;. non
pu essere toccato 65. Essendo un dio, , dispensato da ogni sacri.
ficio. Prende soltanto del latte, nutrimento di dgiuno; questo tipo
di esistenza dura lunghi mesi fino a che il suo corpo non sia di-
venuto diafano. A ,questo punto, dopo avere in certo modo sacri
fic.ato il suo corpovee,chio 66, giunto al massimo grado della so-
vra,ecdtazione nervosa, idoneo per sacrificare e le cerimonie
hanno inizio.
Questa iniziazione complicata, protratta nel tempo, richiesta
per di importanza eccezionale, - in realt - un'imo
magine esagerata. Ma la si ritrova, bench in forma pi contenu-
ta, nei riti preparatori del sacrifidoanimale ordinario. In questo
caso, non pi necessario che il sacrHicante v,enga divinizzato,
ma occorre sempre che diventi sacro: perci,. anche qui, ,egli si
rade, si immerge nell'acqua, si astiene da ogni rapporto sessuale,.
dgiuna, veglia ecc. 61. Persino per questi riti pi semplici, le in-
terp,retazioni ,che vengono date dalle preghiere di accompagna-
mento e dai commenti braminici, ne esprimono chiaramente il
signWcato. Leggiamo fin dall'inizio del Satapatha Brahmarpa:
( [ Il sacrificante ] si risciacqua la bocca [ ... ]. P'erch, prima di
ci,. non mondo per il sacrificio [ n. ]. Perch le acque sono
pure. Egli diventa puro dentro di s. Passa dal mondo degli uo-
mini nel mondo degli di (8.
Questi riti non sono limitati soltanto agli Ind: il mondo se-
mitico, la Grecia e Roma ne offrono pure degli esempi. Innanzi-
lutto richiesto un ceno grado di parentela con il dio d.a coloro
che vogliono essere ammessi al sacrificio 69. Di conseguenz,a lo
1 l
70"
straniero ne resta genera mente ese uso ., a. maggwr
.,. . Ih . 7l Id' 12 I lt ,. h' t
I cortigiani, gl sc. ,e spesso e, onne .no re, e nClesa
la purezza momentanea 73: l'incontro con la divinit terribile
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74
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per co U1 c,e non e puro jquan o . a ve sta per apparn-e su
Sinai,. il popolo deve lavare le vesti e rimanere ,casto 75. Allo stesso
modo, il sacrificio preceduto da unapurificazione pi o meno
prolungata 76 che consiste principalmente in aspersioni di acqua
lustrale e in abluzioni 11; talvolta, il sacrificante deve dgiunare 7i
e purgarsi 19. Deve inoltre indossare abiti puliti 00 o abiti speciali 81
che gli conferiscono un inizio di santit. Il rituale romano pre
SCl"iveva generalmente l'uso del velo, segno d separazione e, p,er
tanto, d consacraZone 82. Il sacriificante portava sul capo una co
ronache lo allontanava dalle influenze malefiche e., contempora.-
neamente lo insigniva di un ,carattere sacro 83 ecompleta.va tal
28 Capitolo secondo
Lo schema Jel sacrificio
29
sacro e che ve li impegnino pi o meno profondamente., secondo
rilmportanza del ruolo che sono destinati a svolgere in seguito.
'Questo costituisce, secondo l'espressione stessa dei testi sanscriti 52.,
l'ingresso ,al sacri/id,o.
I. Il sacrificante -- Per studiare il modo nel quale avviene
,questo mutamento di stato nella persona del sacrificante, p,ren-
diamo subto un caso estremo, quasi anomalo, che non fa parte
del rituale del sacrificio animale, ma dove i riti comuni sono qua-
si ingigantiti e, perqnesto, pi facilmente osservabilL Si tratta
della vale a dire della preparazione del sacrifcante al sa
crificio del soma 53. Non appena i sacerdoti sono scelti, iizia
per il sacrificante tutta Una serie di cerimonie simboliche, ch.'e a
poco a poco lo spogliano progressivamente dell'essere temporale
che egIiera, per fariorinascere sotto specie int,eramente nuove.
Tutto ci che vi,ene in contatto con gli di deve essere dvino;
il sacrificant,e costretto a diventare egli stesso dio per poter agi.
re su di loro 54. A questo scopo, gli viene cosiruita una capanna
speciale ermeticamente chiusa, perch un dio e il
mondo degli di separato da quello degli uomini 55. Viene ra
satoegli sono tagliate le unghie 56, ma secondo il modo degli di,
Cio in un ordine opposto a quello che usano abitualmente gliJ
nomini 51. Dopo aver fatto un hagno di purificazione 58, indossa
un abito di lino nuovissimo 59, volendo in tal modo indicare che
per lui sta per cominciare un'esistenza nuova. Poi, dopo averlo
ripetutamente unto 60, lo si ricopre della pelle dell'antilope nera 61:
il momento solenne, in cui si sveglia in lui il nuovo ,essere. Egli
ritornato feto. Si ricopre la testa ,con un velo e gli si fa chiude.
re il pugno 62 perch l'embrione, nel grembo materno, ha la ma
no chiusa; lo si fa camminare im s e ingi intorno al focolare
come il feto si agita nella matrice, Rimane in questo sl:atofino
a che inizia la grande cerimonia dell'introduzione del soma 63.
Allora apr:e i pugni, si toglie il velo: nato aU'esistenza divina,
dio..
Ma non appena la sua natura divina proclamata 6oI,gigli
conferisce i diritti c gli impone i doveri di un dio, o,quantomeno
di un santo. Egli non deve avere rapporti con uomini dicast,e
impure, con le donne; non deve rispondere a chi lo interroga;. non
pu essere toccato 65. Essendo un dio, , dispensato da ogni sacri.
ficio. Prende soltanto del latte, nutrimento di dgiuno; questo tipo
di esistenza dura lunghi mesi fino a che il suo corpo non sia di-
venuto diafano. A ,questo punto, dopo avere in certo modo sacri
fic.ato il suo corpovee,chio 66, giunto al massimo grado della so-
vra,ecdtazione nervosa, idoneo per sacrificare e le cerimonie
hanno inizio.
Questa iniziazione complicata, protratta nel tempo, richiesta
per di importanza eccezionale, - in realt - un'imo
magine esagerata. Ma la si ritrova, bench in forma pi contenu-
ta, nei riti preparatori del sacrifidoanimale ordinario. In questo
caso, non pi necessario che il sacrHicante v,enga divinizzato,
ma occorre sempre che diventi sacro: perci,. anche qui, ,egli si
rade, si immerge nell'acqua, si astiene da ogni rapporto sessuale,.
dgiuna, veglia ecc. 61. Persino per questi riti pi semplici, le in-
terp,retazioni ,che vengono date dalle preghiere di accompagna-
mento e dai commenti braminici, ne esprimono chiaramente il
signWcato. Leggiamo fin dall'inizio del Satapatha Brahmarpa:
( [ Il sacrificante ] si risciacqua la bocca [ ... ]. P'erch, prima di
ci,. non mondo per il sacrificio [ n. ]. Perch le acque sono
pure. Egli diventa puro dentro di s. Passa dal mondo degli uo-
mini nel mondo degli di (8.
Questi riti non sono limitati soltanto agli Ind: il mondo se-
mitico, la Grecia e Roma ne offrono pure degli esempi. Innanzi-
lutto richiesto un ceno grado di parentela con il dio d.a coloro
che vogliono essere ammessi al sacrificio 69. Di conseguenz,a lo
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straniero ne resta genera mente ese uso ., a. maggwr
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I cortigiani, gl sc. ,e spesso e, onne .no re, e nClesa
la purezza momentanea 73: l'incontro con la divinit terribile
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per co U1 c,e non e puro jquan o . a ve sta per apparn-e su
Sinai,. il popolo deve lavare le vesti e rimanere ,casto 75. Allo stesso
modo, il sacrificio preceduto da unapurificazione pi o meno
prolungata 76 che consiste principalmente in aspersioni di acqua
lustrale e in abluzioni 11; talvolta, il sacrificante deve dgiunare 7i
e purgarsi 19. Deve inoltre indossare abiti puliti 00 o abiti speciali 81
che gli conferiscono un inizio di santit. Il rituale romano pre
SCl"iveva generalmente l'uso del velo, segno d separazione e, p,er
tanto, d consacraZone 82. Il sacriificante portava sul capo una co
ronache lo allontanava dalle influenze malefiche e., contempora.-
neamente lo insigniva di un ,carattere sacro 83 ecompleta.va tal
30 Capitolo secondo
Lo schema det sacrificio
31
volta la sua presentazione rasandosi la testa e i sopraccigli 84, Tut
t,e questepurificazioni 85, aspersioni,. consacrazioni, preparavano il
profano all'atto sacro, eliminando dal suo corpo i vizi della laici-
t, soUraendolo alla vita comune e introducendolo passo passo
nel mondo sac.ro degli di.
II. Il saerijie,atore - Vi sono sacrificinei quali i soli attori so-
no il sacrificante e la vi.ttima. Ma, generalmente non siosaavvici
narsi alle cose sa,cre direttamente e da soli: le cose sacre sono
troppo gravi, troppo elevate ed necessario un intermediario 0,
quantomeno, una guida
s6
, il sacerdote. Pi familiare' con il
mondo degli di nel quale gi in parte introdotto mediante una
,consacrazione preliminare 87, egli pu affrontare pi da vicino
il mondo sacro con minor timore del laico, macchiato forse da
sozzure sconosclute. Nello stesso tempo, evita al sacrificanteer-
l'ori funesti. Qualcbe volta persino il profano escluso formaI
mente dal santuario e dal sacrificio 8B, Il sacerdote, dunque, se da
una parte il mandatario del sacrificante
B9
, del quale condivide
lo stato e del quale porta le colpe!lI\ da un'altra parte" segnato
da un sigillo divino 9\ porta il nome 92, il titolo 93 o l'abbigliamen.-
,to
94
del suo dio;. il suo ministro,. la sua incarnazione 95 stessa, o
quantomeno il depositado della sua potenz;a. Egli l'agente vi
sibile della consacrazione nel sacrificio; in una parola,. egli si
trova sulla soglia del mondo sacro e dd mondo profano e li
rappr,esenta ambedue simultaneamente. Questi due mondi si ri-
congiungono nena sua pe.rsona.
Si potr,ebbe credere che grazie a questo suo carattere religio-
so,eglia1menopossa. entrare nel sacrificio senza una iniziazio
ne preliminare. Questo, in effetti, avveniva in India. Il hrami-
no arrivava con la sua natura quasi divina; non aveva dunque
bisogno di una speciale consacrazione, salvo che in circostanze
straordinari,e %;poich vi sono circostanze straordnarie, in cui
si richiede una preparazione preliminare. Essa si differenzia da
quella che abbiamo descritta a proposito del laico, solo in ,quanto,
generalmente, meno complessa. Essendo il sacerdote natural
mente pi vicino al mondo sacro, hastano delle operazioni pi
semplici per farvelo ,entrar'e del tutto.
Presso gli Ebrei,. il sacerdote,ben,ch fosse ordinato, doveva
prendere qualche precauzione supplementare per poter sacri-
ficare. Doveva lavarsi p.rima di entrare uel santuario 97; doveva,
prima della cerimonia, ast,enersi dal bere vino e bevande fermen-
tate 98. Indossava abiti d. lino 99 che toglieva non appena aveva
t,erminato il sa,crificio 100 e deponeva in un luogo consacrato; per
ch, gi di per se stessi,. questi erano oggetti. santi, temuti e il
cui contatto era pericoloso per i profani 1m, Il sacer,dote stesso,
nel suo commercio pure tanto 'abituale con il divino, era conti-
nlUlrnente minacdato di mort,e soprannaturale 102 che aveva col-
pito i figli di Aronne 103, quelli di Eli 104 o i sacerdoti della fami-
glia di Baithos 105. Aumentando la sua santit personale 106, egli
si rendeva pi facile il difficile accesso al santuario e si dava
delle .garanzie.
. 'f'
Ma non si santificava soltanto per s stesso; SI sant] lcava. an-
che pe,r la persona o la societ in nome della quale egli agiva e
tanto pi doveva prendere precauzioni, in quanto esponeva, oltre
che s stesso, anche coloro dei quali ,era Questa preoc-
cupazione era particolarmente visibile alla festa del Grande Per-
dono Giorno in cui, in effetti, il sommo sacerdoterapp.:resenta
il popolo di Israele, Egli perdona contemporaneament,e per s e
per Israele; per s e 181 sua famiglia con il. toro, per Israele con i
due capri Al termine di questa: espiazione egli penetra, facen-
do fum.are l'incenso, dietro il velo del Santo dei Santi 109 dove tro
va Dio nella nuhe. Funzioni di tanta gravit esigevano prepara'
zioni del tutto particolari, in relazione al ruolo quasi divin che
il sacerdote svolgeva, I riti, fatte le dehite proporzioni, assomiglia-
no a quelli della di.ksa di cui parlavamo poc'anzi. Sette giorni p,ri-
" 'l d '11 - f . ],., 1111
ma della. festa,. il sommo sacerdote SI ISO a a Jll1 sua > amlgla .,
si ritira nella cella dei paredri (degli assessori) 111. Come il sacrifi-
cante in,d, egli oggetto di ogni sorta di attenzione: la sera della
vigilia lo ,contornano degli anziani che gli leggono ilbranobibli-
co in cui descritto il rituale del Kippiir. Gli viene dato poco
da mangiare e quindi viene condotto in una stanza speciale m ,dove
viene lasciato dopo che ha giurato ,che nulla cambier dei riti.
P'oi, piangendo tutti insieme, si separano ) IIJ. P,er l'intera notte
deve vegliare perch a sonno ll4 considerato un momento nel
qual,epu cadere in colpe involontarie 115. Tutto il rituale ponti..
ficale t,ende al medesimo scopo: dare al sommo sacerdot,e una san-
tificazione straordinaria 116 che gli permetta d] accostare il dio die
30 Capitolo secondo
Lo schema det sacrificio
31
volta la sua presentazione rasandosi la testa e i sopraccigli 84, Tut
t,e questepurificazioni 85, aspersioni,. consacrazioni, preparavano il
profano all'atto sacro, eliminando dal suo corpo i vizi della laici-
t, soUraendolo alla vita comune e introducendolo passo passo
nel mondo sac.ro degli di.
II. Il saerijie,atore - Vi sono sacrificinei quali i soli attori so-
no il sacrificante e la vi.ttima. Ma, generalmente non siosaavvici
narsi alle cose sa,cre direttamente e da soli: le cose sacre sono
troppo gravi, troppo elevate ed necessario un intermediario 0,
quantomeno, una guida
s6
, il sacerdote. Pi familiare' con il
mondo degli di nel quale gi in parte introdotto mediante una
,consacrazione preliminare 87, egli pu affrontare pi da vicino
il mondo sacro con minor timore del laico, macchiato forse da
sozzure sconosclute. Nello stesso tempo, evita al sacrificanteer-
l'ori funesti. Qualcbe volta persino il profano escluso formaI
mente dal santuario e dal sacrificio 8B, Il sacerdote, dunque, se da
una parte il mandatario del sacrificante
B9
, del quale condivide
lo stato e del quale porta le colpe!lI\ da un'altra parte" segnato
da un sigillo divino 9\ porta il nome 92, il titolo 93 o l'abbigliamen.-
,to
94
del suo dio;. il suo ministro,. la sua incarnazione 95 stessa, o
quantomeno il depositado della sua potenz;a. Egli l'agente vi
sibile della consacrazione nel sacrificio; in una parola,. egli si
trova sulla soglia del mondo sacro e dd mondo profano e li
rappr,esenta ambedue simultaneamente. Questi due mondi si ri-
congiungono nena sua pe.rsona.
Si potr,ebbe credere che grazie a questo suo carattere religio-
so,eglia1menopossa. entrare nel sacrificio senza una iniziazio
ne preliminare. Questo, in effetti, avveniva in India. Il hrami-
no arrivava con la sua natura quasi divina; non aveva dunque
bisogno di una speciale consacrazione, salvo che in circostanze
straordinari,e %;poich vi sono circostanze straordnarie, in cui
si richiede una preparazione preliminare. Essa si differenzia da
quella che abbiamo descritta a proposito del laico, solo in ,quanto,
generalmente, meno complessa. Essendo il sacerdote natural
mente pi vicino al mondo sacro, hastano delle operazioni pi
semplici per farvelo ,entrar'e del tutto.
Presso gli Ebrei,. il sacerdote,ben,ch fosse ordinato, doveva
prendere qualche precauzione supplementare per poter sacri-
ficare. Doveva lavarsi p.rima di entrare uel santuario 97; doveva,
prima della cerimonia, ast,enersi dal bere vino e bevande fermen-
tate 98. Indossava abiti d. lino 99 che toglieva non appena aveva
t,erminato il sa,crificio 100 e deponeva in un luogo consacrato; per
ch, gi di per se stessi,. questi erano oggetti. santi, temuti e il
cui contatto era pericoloso per i profani 1m, Il sacer,dote stesso,
nel suo commercio pure tanto 'abituale con il divino, era conti-
nlUlrnente minacdato di mort,e soprannaturale 102 che aveva col-
pito i figli di Aronne 103, quelli di Eli 104 o i sacerdoti della fami-
glia di Baithos 105. Aumentando la sua santit personale 106, egli
si rendeva pi facile il difficile accesso al santuario e si dava
delle .garanzie.
. 'f'
Ma non si santificava soltanto per s stesso; SI sant] lcava. an-
che pe,r la persona o la societ in nome della quale egli agiva e
tanto pi doveva prendere precauzioni, in quanto esponeva, oltre
che s stesso, anche coloro dei quali ,era Questa preoc-
cupazione era particolarmente visibile alla festa del Grande Per-
dono Giorno in cui, in effetti, il sommo sacerdoterapp.:resenta
il popolo di Israele, Egli perdona contemporaneament,e per s e
per Israele; per s e 181 sua famiglia con il. toro, per Israele con i
due capri Al termine di questa: espiazione egli penetra, facen-
do fum.are l'incenso, dietro il velo del Santo dei Santi 109 dove tro
va Dio nella nuhe. Funzioni di tanta gravit esigevano prepara'
zioni del tutto particolari, in relazione al ruolo quasi divin che
il sacerdote svolgeva, I riti, fatte le dehite proporzioni, assomiglia-
no a quelli della di.ksa di cui parlavamo poc'anzi. Sette giorni p,ri-
" 'l d '11 - f . ],., 1111
ma della. festa,. il sommo sacerdote SI ISO a a Jll1 sua > amlgla .,
si ritira nella cella dei paredri (degli assessori) 111. Come il sacrifi-
cante in,d, egli oggetto di ogni sorta di attenzione: la sera della
vigilia lo ,contornano degli anziani che gli leggono ilbranobibli-
co in cui descritto il rituale del Kippiir. Gli viene dato poco
da mangiare e quindi viene condotto in una stanza speciale m ,dove
viene lasciato dopo che ha giurato ,che nulla cambier dei riti.
P'oi, piangendo tutti insieme, si separano ) IIJ. P,er l'intera notte
deve vegliare perch a sonno ll4 considerato un momento nel
qual,epu cadere in colpe involontarie 115. Tutto il rituale ponti..
ficale t,ende al medesimo scopo: dare al sommo sacerdot,e una san-
tificazione straordinaria 116 che gli permetta d] accostare il dio die
tro il propiziatorio e d portareiil fardello di peccati che verran.no,
accumulati sul suo capo.
III. Il luogo, gli strumenti - Non basta ,che il sacrificante e
il sa,oordote siano santificati perch il sacrificio propriamente det-
to possa iniziare. Il sacrificio non pu essere tenuto n in un luogo
qualsiasi n in qualsiasi tempo. Non tutti i momenti del giorno e
dell'anno sono ugualment,e propizi al sacrificio, ve ne Sono per-
sino alcuni che lo escludono. In Assri.a, ad esemp,io, esso era
proibito il 7, il 14 ,e il 21 ,del mese U7. Vora deUa celebrazione
era diversa secondo la natura e l'oggetto della cerimonia; deter-
minate offerte si dovevano fare durante il giorno Ila,altre inve,ce"
la sera o la notte 119.
Il luogo stesso della scena doveva essere sacro; fuori dal luogo
santo l'immolazione non che un'uccisione 120. Quando il sacri
ficio si fa in un tempio l2l o in un luogo gi di per s sacro,. le con-
sacrazioni preliminari sono inutili o, quantomeno, son6 molto
limitate. Cos avviene per il sacrificio ebraico, quale regolato
dal rituale del Pentateuco, che si celebrava in un sautuario uni-
co, consacrato preliminarmente m, scelto dalla divinit 123 e divi-
nizzato dalIa sua presenza 124. Di conseguenza il testi che ci sono
pervenuti non contengono alcuna disposizione relativa alla santifi
cazione ripetuta del luogo del sacrificio. Bisognava invece mante-
nere la purite la santit del tempio e del santuario: rispondevano
a questo scopo i sacrifici giornalieri 126 ed una cerimonia annuale
di espiazione 127.
Presso gli lnd,. non vi era alcun tempio. Ognuno poteva sce-
gliel'si il luogo che preferiva per sacrificare 128, ma tale luogo do-
veva essere preventivamenteconsacrato per mezzo dli un certo
numero di riti fra i quali essenziale era quello che consisteva nel-
la costruzione dei fuochi 129. Non il. caso ch,e ci soffermiamo a
descriverlo nei particolari; te ,complesse di insediamen-
to hanno lo scopo, di creare un fuoco nel quale non entrino che
elementi puri, gi consacrati ad Agni 130, a tal punto che uno di
questi fuochi acceso con lo sfregamento,perch sia totalmente
131 A . fu'" h . h II'
nuovo. queste ,con ,IOnI, esso a un potere magIco c' e a 00..-
tana i genii malefid e i demoni. Il fuoco uccide i d.emoni e non
dire t:utto: esso dio, Agni nella sua forma completa 132.
mente, secondo alcune leggende bibliche,. il fuoco d.el sacrificio
non altro che la d.ivinit stessa che divora la vittima 0, per usare
un linguaggio pi esatto:
cenerisce 133. Quanto pOSSIede di dIVIDO il fuoco del SaCl'lfICIO mdu
si comuIDca al luogo sacrificale e lo consa,cra 134; questo sito, con-
sisteva in uno spazio rettangolare, piuttosto vasto, chiamato vi
hara 135.
All'interno di qu.esto spazio se ne trova un altro, chiamato
tledi, il cui carattere sacro ancora pi marcato e che cOl'l'isponde
all'altare. La. vedi occup'a dunque una posizione ancor pi centra-
le rispetto ai fuochi. Questi, infatti, contrariamente a quanto avo
viene nella maggior pa.rte degli altri culti, non si trovano sull'al
tare, ma sono distribuiti tutto intorno ad esso 136. I confini della
v,edi sono delineati accuratamente sul terreno 137; per far questo
si prende un badile (o, in altri casi, la spada di legno magico). e
.l" d 1'1 l'.. . 138
si sfiora leggermente la terra ulcen 0:([ ma'lgno e UCCISO .
Viene cosi distrutta ogni impurit; il cerchio magico tracciato,
il luogo , consacrato. Entro i limiti cos segnati,. il suolo viene sca
vatoe livellato' e la buca che in tal modo si forma, costituisce
l'altare. Dopo un'aspersione, e. purificatoria insieme,
il fondo della buca viene ricoperto di varie qualit di ,erba. Su
questo fondo erboso vengono a sedersi gli diai quali rivolto il
sacrifi.cio; qui che, invisibili e presenti, essi assistono alla ce
13'
runonla .
Non insisteremo sui ,diversi strumenti 140 che vengono deposti
sull'altare 141 dopo ,essere stati fabbricati seduta stante oppure ac-
curatamente purificati. Ma ve ne uno che merita un'attenzione
particolare perch,. in realt, fa parte dell'altare si tratta del
yuptJ, il palo al quale sar legato l'animale. Non di un materiale
rozzo, ma l'albero d,al quale proviene aveva gi di per s una natu-
ra divina 143 che , stata ulteriormente rafforz,ata da unzioni e da
liliagioni 144. Occupa anch'esso una posizione. preminente,.
fatti che si collocher il pi importante di tutti i personaggl VISI-
1
'1 145 l' p"
bili che prenderanno parte' 81 a cel'lmoma ,.a VIttIma. . er qu.e
sto, i bramini lo considerano uno dei punti sul quale convergono
e si concentrano tutte le forze religiose che sono in gioco nel sa
crificio. Con il :suo fusto slanciato;esso ricorda il modo nel qua
le gli di sono ascesi in cielo 146; con la sua parte superiore, d po
tere sulle ,cose celesti, con la sua parte mediana,. sulle cose del
l'aria,. con la sua. parte inferiore, su ,quelle della terra 141. Ma nello
.H
Lo schema del sacrifcio Capitolo secondo 32
tro il propiziatorio e d portareiil fardello di peccati che verran.no,
accumulati sul suo capo.
III. Il luogo, gli strumenti - Non basta ,che il sacrificante e
il sa,oordote siano santificati perch il sacrificio propriamente det-
to possa iniziare. Il sacrificio non pu essere tenuto n in un luogo
qualsiasi n in qualsiasi tempo. Non tutti i momenti del giorno e
dell'anno sono ugualment,e propizi al sacrificio, ve ne Sono per-
sino alcuni che lo escludono. In Assri.a, ad esemp,io, esso era
proibito il 7, il 14 ,e il 21 ,del mese U7. Vora deUa celebrazione
era diversa secondo la natura e l'oggetto della cerimonia; deter-
minate offerte si dovevano fare durante il giorno Ila,altre inve,ce"
la sera o la notte 119.
Il luogo stesso della scena doveva essere sacro; fuori dal luogo
santo l'immolazione non che un'uccisione 120. Quando il sacri
ficio si fa in un tempio l2l o in un luogo gi di per s sacro,. le con-
sacrazioni preliminari sono inutili o, quantomeno, son6 molto
limitate. Cos avviene per il sacrificio ebraico, quale regolato
dal rituale del Pentateuco, che si celebrava in un sautuario uni-
co, consacrato preliminarmente m, scelto dalla divinit 123 e divi-
nizzato dalIa sua presenza 124. Di conseguenza il testi che ci sono
pervenuti non contengono alcuna disposizione relativa alla santifi
cazione ripetuta del luogo del sacrificio. Bisognava invece mante-
nere la purite la santit del tempio e del santuario: rispondevano
a questo scopo i sacrifici giornalieri 126 ed una cerimonia annuale
di espiazione 127.
Presso gli lnd,. non vi era alcun tempio. Ognuno poteva sce-
gliel'si il luogo che preferiva per sacrificare 128, ma tale luogo do-
veva essere preventivamenteconsacrato per mezzo dli un certo
numero di riti fra i quali essenziale era quello che consisteva nel-
la costruzione dei fuochi 129. Non il. caso ch,e ci soffermiamo a
descriverlo nei particolari; te ,complesse di insediamen-
to hanno lo scopo, di creare un fuoco nel quale non entrino che
elementi puri, gi consacrati ad Agni 130, a tal punto che uno di
questi fuochi acceso con lo sfregamento,perch sia totalmente
131 A . fu'" h . h II'
nuovo. queste ,con ,IOnI, esso a un potere magIco c' e a 00..-
tana i genii malefid e i demoni. Il fuoco uccide i d.emoni e non
dire t:utto: esso dio, Agni nella sua forma completa 132.
mente, secondo alcune leggende bibliche,. il fuoco d.el sacrificio
non altro che la d.ivinit stessa che divora la vittima 0, per usare
un linguaggio pi esatto:
cenerisce 133. Quanto pOSSIede di dIVIDO il fuoco del SaCl'lfICIO mdu
si comuIDca al luogo sacrificale e lo consa,cra 134; questo sito, con-
sisteva in uno spazio rettangolare, piuttosto vasto, chiamato vi
hara 135.
All'interno di qu.esto spazio se ne trova un altro, chiamato
tledi, il cui carattere sacro ancora pi marcato e che cOl'l'isponde
all'altare. La. vedi occup'a dunque una posizione ancor pi centra-
le rispetto ai fuochi. Questi, infatti, contrariamente a quanto avo
viene nella maggior pa.rte degli altri culti, non si trovano sull'al
tare, ma sono distribuiti tutto intorno ad esso 136. I confini della
v,edi sono delineati accuratamente sul terreno 137; per far questo
si prende un badile (o, in altri casi, la spada di legno magico). e
.l" d 1'1 l'.. . 138
si sfiora leggermente la terra ulcen 0:([ ma'lgno e UCCISO .
Viene cosi distrutta ogni impurit; il cerchio magico tracciato,
il luogo , consacrato. Entro i limiti cos segnati,. il suolo viene sca
vatoe livellato' e la buca che in tal modo si forma, costituisce
l'altare. Dopo un'aspersione, e. purificatoria insieme,
il fondo della buca viene ricoperto di varie qualit di ,erba. Su
questo fondo erboso vengono a sedersi gli diai quali rivolto il
sacrifi.cio; qui che, invisibili e presenti, essi assistono alla ce
13'
runonla .
Non insisteremo sui ,diversi strumenti 140 che vengono deposti
sull'altare 141 dopo ,essere stati fabbricati seduta stante oppure ac-
curatamente purificati. Ma ve ne uno che merita un'attenzione
particolare perch,. in realt, fa parte dell'altare si tratta del
yuptJ, il palo al quale sar legato l'animale. Non di un materiale
rozzo, ma l'albero d,al quale proviene aveva gi di per s una natu-
ra divina 143 che , stata ulteriormente rafforz,ata da unzioni e da
liliagioni 144. Occupa anch'esso una posizione. preminente,.
fatti che si collocher il pi importante di tutti i personaggl VISI-
1
'1 145 l' p"
bili che prenderanno parte' 81 a cel'lmoma ,.a VIttIma. . er qu.e
sto, i bramini lo considerano uno dei punti sul quale convergono
e si concentrano tutte le forze religiose che sono in gioco nel sa
crificio. Con il :suo fusto slanciato;esso ricorda il modo nel qua
le gli di sono ascesi in cielo 146; con la sua parte superiore, d po
tere sulle ,cose celesti, con la sua parte mediana,. sulle cose del
l'aria,. con la sua. parte inferiore, su ,quelle della terra 141. Ma nello
.H
Lo schema del sacrifcio Capitolo secondo 32
ma; essa va crescendo a misura che lo spazio nel quale si svi-
luppa, anch'esso va restringendosi. Come si vede., tutta la vita
dell'ambiente sacrificale si organizza e si concentra attorno ad
un uni,co ceutro; tutto ,converge v,erso la vittima che ora sta per
apparire, Tutto pronto per riceverla. Ed ecco che la si porta.
Talvolta essa. era sacra per un puro fatto di nascita;, la spe-
cie alla quale apparteneva era legata aUa divinit da vincoli spe-
ciali 151. Poich gi possedeva un carattere divino congenito, non
av,eva bisogno di acquisirlo espressamente per la circostanza. Ma
nella maggior parte dei casi erano necessari dei riti per mettere
la vittima nello stato religioso che richiedeva il ruolo al quale era
destinata.. Talvolta, quando la sua designazione era avvenuta mol-
to tempo in anticipo, queste cerimonie si svolgevano prima che
Fosse condotta sul luogo del sacrificio ~ 5 8 : ma spesso, fino a que
sto momeuto, non aveva ancora nulla di sacro, era soltanto tenu-
ta a rispondere Il determinati requisiti che la rendevano idonea a
ricevere la ,consacrazione. Doveva essere senza difetti, senza malat-
. 'f .. IS9d t 1 100. t
be, senza ID erilllta ;. oveva avere un cer o co ore ,una cer a
et, un certo sesso, secondo gli effetti che ,doveva produrre 161. Ma
affin.ch questa predisposizione generale si tramutasse in azione,
per elevarla al grado richiesto di religiosit, era necessario sot
toporla a tutta una serie di cerimonie.
In alcuni paesi veniva addobbata 162, pettinata, imbiancata, co-
me il boscretatus dei sacrifid romani. Le cornale erano dorate 163,
le si metteva una corona e la si decorava con delle sottili bende 164.
'Questi ornamenti le comunicavano un carattere religioso e., talvol
ta, l'apparato che le si metteva indosso la faceva assomigliare al
dio che presiedeva al sacrificio; tale era lo scopo dei travestimenti
usati nei sacrifici agrari di cui non ci restano che poche tracce 165.
La semiconsacrazione cbe le veniva cosi conferita, poteva del resto
esserle comunicata in altro modo, In Messico 166, a Rodi 167 si ubria-
cava la vittima; intendendo questa ubriacatura un segno di pos-
sesso, un segno che lo spirito divino gi la pervadeva,
II rituale iml ci offre forse la possibilit di. seguire con pi
precisione tutta la serie di operazioni durante le quali la vittima
viene progressivamente divinizzata. Dopo averla immersa nell'ac-
qua 168, viene introdotta, mentre si compiono diverse libagioni 169,
le viene quindi rivolta la parola, moltiplicando gli epiteti Iauda-
.. 1 di" l '
11
Nll .... l
tJ.Vle pregando a, . 'ca marSl,. e o stesso tempo, CI SI rlvoge
34
stesso tempo, rappresenta il sacrificante; le sue dim.ensioni 145 sono
determina.te dalla statura del sacrificante;. quando viene unto,si
unge il sacrificante; quando viene ,consolidato,. si consolida il sacri.
f t 149 l' .' , f .. "d h l
!Cane .' n esso SI opera ID una orma pIU eVI' ,ente ,c e ne sa.
cerdote., ,quella comunicazione, queUa fusione degli di con l sa-
crificante, che sar ancora pi completa nena vittima ISll .
La messa in scena ormai conclusa, gli attori sono pronti.
L'ingresso della vittima dar inizio aUa rappresentazione. Ma pri-
ma di introdurla, dobbiamo tener presente un ,carattere fondamen-
tale d,el sacrHicio:esso esige una continuit pedett.a.. Dal mo.
mento del Sno inizio tll, esso deve proseguir,e sino alla fine senza
interruzione ,e nell'ordine. prestabHito dal rituale. indispensa.
bile che tutte le operazioni che lo compongono si susseguano seno
za lacune e siano alloro posto. Le forze che sono in azione, se non
vengono dirette esattamente nel senso prescritto, sfuggono al sa.
crificante e ai sacerdote e si rivoltano contro di essi, in .modo t,er-
ribile 152. E non basta neppure questa continuit esteriore dei ri-
ti 153, occorre anche un'uguale costanz;a nello stato d'animo che
ispira sacrificante e sacrificatOll'e nei confronti degli di. della
vittima e dell'offerta che si vuole immolare
1S4
. Essi devono avere
nel risultato automatico del sa,crificioquella fiducia che nulla fa
crollare; si tratta insomma, di compiere un auoreligioso con una
intenzione religiosa, bisogna che la convinzione interiore corri.
d Il
, tt '. 155 S" "f'
spon aa a .eggramento esterno . I puo constatare come,. ID
dall'inizio, il sacrificio ha posto come esigenza un credo (sraddhii
equivaIea credo, anche foneticamente); come l'atto ha coinvolto
la fede 156,
La vitti.ma
Dicevamo poc'.anzi che nel rito ind la costruzione dell'altare
consiste nel descrivere un cerchio magico sulla terra. In realt
tutte le operazioni che abbiamo passato in rassegna hanno il me-
desimo scopo e consistono nel tracciare Una serie di. cerchi magi.
ci ,con,centrici, all'interno dello spazio sacro. Sul cerchio estero
no sta il sa,crifi,cante, successivamente vengono il sacerdote., l'alta-
ree il palo. Nella zona periferica., dove rimane il laico nelI'inte.
resse del quale ha luogo il sacrificio., la religiosit debole., mini.
Lo schema del s,(/'crificio 35
ma; essa va crescendo a misura che lo spazio nel quale si svi-
luppa, anch'esso va restringendosi. Come si vede., tutta la vita
dell'ambiente sacrificale si organizza e si concentra attorno ad
un uni,co ceutro; tutto ,converge v,erso la vittima che ora sta per
apparire, Tutto pronto per riceverla. Ed ecco che la si porta.
Talvolta essa. era sacra per un puro fatto di nascita;, la spe-
cie alla quale apparteneva era legata aUa divinit da vincoli spe-
ciali 151. Poich gi possedeva un carattere divino congenito, non
av,eva bisogno di acquisirlo espressamente per la circostanza. Ma
nella maggior parte dei casi erano necessari dei riti per mettere
la vittima nello stato religioso che richiedeva il ruolo al quale era
destinata.. Talvolta, quando la sua designazione era avvenuta mol-
to tempo in anticipo, queste cerimonie si svolgevano prima che
Fosse condotta sul luogo del sacrificio ~ 5 8 : ma spesso, fino a que
sto momeuto, non aveva ancora nulla di sacro, era soltanto tenu-
ta a rispondere Il determinati requisiti che la rendevano idonea a
ricevere la ,consacrazione. Doveva essere senza difetti, senza malat-
. 'f .. IS9d t 1 100. t
be, senza ID erilllta ;. oveva avere un cer o co ore ,una cer a
et, un certo sesso, secondo gli effetti che ,doveva produrre 161. Ma
affin.ch questa predisposizione generale si tramutasse in azione,
per elevarla al grado richiesto di religiosit, era necessario sot
toporla a tutta una serie di cerimonie.
In alcuni paesi veniva addobbata 162, pettinata, imbiancata, co-
me il boscretatus dei sacrifid romani. Le cornale erano dorate 163,
le si metteva una corona e la si decorava con delle sottili bende 164.
'Questi ornamenti le comunicavano un carattere religioso e., talvol
ta, l'apparato che le si metteva indosso la faceva assomigliare al
dio che presiedeva al sacrificio; tale era lo scopo dei travestimenti
usati nei sacrifici agrari di cui non ci restano che poche tracce 165.
La semiconsacrazione cbe le veniva cosi conferita, poteva del resto
esserle comunicata in altro modo, In Messico 166, a Rodi 167 si ubria-
cava la vittima; intendendo questa ubriacatura un segno di pos-
sesso, un segno che lo spirito divino gi la pervadeva,
II rituale iml ci offre forse la possibilit di. seguire con pi
precisione tutta la serie di operazioni durante le quali la vittima
viene progressivamente divinizzata. Dopo averla immersa nell'ac-
qua 168, viene introdotta, mentre si compiono diverse libagioni 169,
le viene quindi rivolta la parola, moltiplicando gli epiteti Iauda-
.. 1 di" l '
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tJ.Vle pregando a, . 'ca marSl,. e o stesso tempo, CI SI rlvoge
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stesso tempo, rappresenta il sacrificante; le sue dim.ensioni 145 sono
determina.te dalla statura del sacrificante;. quando viene unto,si
unge il sacrificante; quando viene ,consolidato,. si consolida il sacri.
f t 149 l' .' , f .. "d h l
!Cane .' n esso SI opera ID una orma pIU eVI' ,ente ,c e ne sa.
cerdote., ,quella comunicazione, queUa fusione degli di con l sa-
crificante, che sar ancora pi completa nena vittima ISll .
La messa in scena ormai conclusa, gli attori sono pronti.
L'ingresso della vittima dar inizio aUa rappresentazione. Ma pri-
ma di introdurla, dobbiamo tener presente un ,carattere fondamen-
tale d,el sacrHicio:esso esige una continuit pedett.a.. Dal mo.
mento del Sno inizio tll, esso deve proseguir,e sino alla fine senza
interruzione ,e nell'ordine. prestabHito dal rituale. indispensa.
bile che tutte le operazioni che lo compongono si susseguano seno
za lacune e siano alloro posto. Le forze che sono in azione, se non
vengono dirette esattamente nel senso prescritto, sfuggono al sa.
crificante e ai sacerdote e si rivoltano contro di essi, in .modo t,er-
ribile 152. E non basta neppure questa continuit esteriore dei ri-
ti 153, occorre anche un'uguale costanz;a nello stato d'animo che
ispira sacrificante e sacrificatOll'e nei confronti degli di. della
vittima e dell'offerta che si vuole immolare
1S4
. Essi devono avere
nel risultato automatico del sa,crificioquella fiducia che nulla fa
crollare; si tratta insomma, di compiere un auoreligioso con una
intenzione religiosa, bisogna che la convinzione interiore corri.
d Il
, tt '. 155 S" "f'
spon aa a .eggramento esterno . I puo constatare come,. ID
dall'inizio, il sacrificio ha posto come esigenza un credo (sraddhii
equivaIea credo, anche foneticamente); come l'atto ha coinvolto
la fede 156,
La vitti.ma
Dicevamo poc'.anzi che nel rito ind la costruzione dell'altare
consiste nel descrivere un cerchio magico sulla terra. In realt
tutte le operazioni che abbiamo passato in rassegna hanno il me-
desimo scopo e consistono nel tracciare Una serie di. cerchi magi.
ci ,con,centrici, all'interno dello spazio sacro. Sul cerchio estero
no sta il sa,crifi,cante, successivamente vengono il sacerdote., l'alta-
ree il palo. Nella zona periferica., dove rimane il laico nelI'inte.
resse del quale ha luogo il sacrificio., la religiosit debole., mini.
Lo schema del s,(/'crificio 35
36
Capitolo secondo
Losc.bemaa,el sacrificio
37
al dio, inV'ooand.olo, .quale padrone del bestiame, di acoonsentille
che ci si come vinima,. di un bene di sua propriet. 171. Que.
ste precam:J.om, queste propiziazioni, questi segni d'onore, hanno
un dup,lice scopo. Innanzitutto denunciano il carattere sacro del.
qualificandola una cosa eccellente, di propriet degli
del, la SI r,ende tale. Ma, ancor pi si vuoleconvincerIa a lasciar.
sacrificare docilmente per il ben,e degli uomini, a non v,endicar.
la Queste usanze,. che sono infinitamente fl'equen-
ti ,. non slgmflcano"come vuole qualcuno, che l'animale sacri.
u? anticamente totemico. La spiegazio.
ne VICIna e.Cl dice che nella vittima vi uno spirito che il
.ha ,lo di liberare: bisogna dunque
'c.onClbarsl. questo SpIrIto ,che,. ID altro modo, potrebbe, una volta
liberato, diventare nocivo; di qui, tutte le adulazioni e le SCuse
prel"enti.ve.
Alla fine, la vittima viene legata al palo. A questo punto, il
sacro che sta a,cquisendo giunto' ad un tale grado che
il bramino non pu pi toccarla con le mani, ed il sacrificante
stesso esita ad avvicinarvisi. Ha bisogno di essere invitato a farlo
ed incoraggiato da una formula speciale che gH rivolge un sacer-
dot... 113 'T ..t . . . li
' "....., U'L aVIS, per portare al SUcOl .miti estremi una religiosit
gla COSI IDtensa, sono necessari tre serie di riti. Si fa bere dell'ac-
qua 174 all'animale, per,ch l'acqua divina; lo si 'lustra' o asp'erge
sopra, sotto, dappertutto 175; lo si unge poi, con grasso fuso, sul ca.
po, sul collo e sulle due spalle, suUagroppa e fra le due corna.
Queste unzioni corrispondono aqueUe che si facevano Con l'olio
nel sacrificio ebraico, alla cerimonia della mola salsa a RomaaUe
o'lat o grani d'orzo che, in Grecia, gli assistenti gettavano
nimale. 116.
Cos. pur.e, si .tllovano un po' dovunque libagioni analoghe a
quelle di 'CUI abbmmo ora parlato.. Scopo di tali Hbagioni era di
provocare una concentrazione di santit sul capo della vittima.
Infine, dlopole lustrazioni e le unzioni, nel rituaLe vedioo, se.
gue un'ultima cerimonia che ha l'effetto di chiuder,e la vittima
un ultimo cerchio magico., pi stretto e pi divino degli
Un, sacerdote prende una fiaccola dal fuoco degH di e, COn
la fIaccola tra le mani, compie tre giri intorno all'animale. Que-
sto giro si faceva, con o senza fiaccola, in. India intorno a tutte
le vittime. Era il dio, Agni, che circondava l'animale da ogni par
l l
m
te, o oonsacrava, o separava. _
Ma pure inoltrandosi sempre pi nel mondo degli di, la vito
tima doveva rimanere in contatto con il mondo degli uomini, ed
il mezzo usato per garantire questa comunicazione fornito, per
le religioni di cui ci occupiamo in questo studio, dai principi del
Ia simpatia magica e religiosa. Qualche volta la rappresenta.nza
diretta, naturale: un padre rappresentato dal p,roprio figlio che
offre in sacrificio ecc. 178. In genere, essendo un sacrificante sem-
pre tenuto a sostenere personalmente gli oneri del sacrificio,vi,
" l 179' M ..
per ci stesso, una rappresentanza ptu o meno comp eta ...a m
altri casi, questa associazione fra la vittima ed il sacrificante, si
realizza con un contatto materiale fra. il sacrificante (talvolta iI
sacerdote) e la vitti.ma. Tale contatto si ottiene, nel rituale semi.
tico, con l'imposizione delle mani, altrove, con riti analoghi l!lll;
come conseguenza di tale avvicinamento la vittima che gi. rapo
presentava gli d,i, si trova a rapp,resentare anche il sacrificante.
E non tutto dire che lo rappresenta, essa si confondecon lui: le
due personalit si fondono. Videntificazione diventa tale che, al
meno del sacrificio ind, a partire da questo momento il destino
futuro della vittima, la sua morte prossima hanno una sorta di
effetto riflesso sul sacrificante. Ne deriva, per quest'ultimo, una
situazione di ambiguit: ha bisogno di toccare l'animale per l'i:
manere unito ad esso e, d'altro canto, ha paura a toccarlo per'che
con 'questo gesto si espone a condividere la sua s0r.te. n. r,ituale
aiuta a risolvere la difficolt con un compromesso; Il sacrIficante
tocca la viUima solo con l'intermediario di uno degli strumenti
del sacrificio 181.
Come si vede, questo avvicinamento del sacro e d.elprof8lno,
che abbiamo visto progressivamente susseguirsi aUrav,erso i di
versi elementi del sacrificIo, si compie nena vittima.
Siamo cosi giunti al momento culminante della ,cerimonia.
Tuui gli elementi del sacrificio sono dati: sono stati un'ultima
volta messi in contatto fra di loro. Ma rimane da compiere l'ope-
razione suprema 182. La vittima gi sacra in modo eminente; ma
lo spirito che in 'essa, il principio divino che ora. possiede,
ancora imprigionato nel sUo corpo e vincolato da quest'ultimo le-
game al mondo delle ,cose profane. La morte lo liberer definiti-
36
Capitolo secondo
Losc.bemaa,el sacrificio
37
al dio, inV'ooand.olo, .quale padrone del bestiame, di acoonsentille
che ci si come vinima,. di un bene di sua propriet. 171. Que.
ste precam:J.om, queste propiziazioni, questi segni d'onore, hanno
un dup,lice scopo. Innanzitutto denunciano il carattere sacro del.
qualificandola una cosa eccellente, di propriet degli
del, la SI r,ende tale. Ma, ancor pi si vuoleconvincerIa a lasciar.
sacrificare docilmente per il ben,e degli uomini, a non v,endicar.
la Queste usanze,. che sono infinitamente fl'equen-
ti ,. non slgmflcano"come vuole qualcuno, che l'animale sacri.
u? anticamente totemico. La spiegazio.
ne VICIna e.Cl dice che nella vittima vi uno spirito che il
.ha ,lo di liberare: bisogna dunque
'c.onClbarsl. questo SpIrIto ,che,. ID altro modo, potrebbe, una volta
liberato, diventare nocivo; di qui, tutte le adulazioni e le SCuse
prel"enti.ve.
Alla fine, la vittima viene legata al palo. A questo punto, il
sacro che sta a,cquisendo giunto' ad un tale grado che
il bramino non pu pi toccarla con le mani, ed il sacrificante
stesso esita ad avvicinarvisi. Ha bisogno di essere invitato a farlo
ed incoraggiato da una formula speciale che gH rivolge un sacer-
dot... 113 'T ..t . . . li
' "....., U'L aVIS, per portare al SUcOl .miti estremi una religiosit
gla COSI IDtensa, sono necessari tre serie di riti. Si fa bere dell'ac-
qua 174 all'animale, per,ch l'acqua divina; lo si 'lustra' o asp'erge
sopra, sotto, dappertutto 175; lo si unge poi, con grasso fuso, sul ca.
po, sul collo e sulle due spalle, suUagroppa e fra le due corna.
Queste unzioni corrispondono aqueUe che si facevano Con l'olio
nel sacrificio ebraico, alla cerimonia della mola salsa a RomaaUe
o'lat o grani d'orzo che, in Grecia, gli assistenti gettavano
nimale. 116.
Cos. pur.e, si .tllovano un po' dovunque libagioni analoghe a
quelle di 'CUI abbmmo ora parlato.. Scopo di tali Hbagioni era di
provocare una concentrazione di santit sul capo della vittima.
Infine, dlopole lustrazioni e le unzioni, nel rituaLe vedioo, se.
gue un'ultima cerimonia che ha l'effetto di chiuder,e la vittima
un ultimo cerchio magico., pi stretto e pi divino degli
Un, sacerdote prende una fiaccola dal fuoco degH di e, COn
la fIaccola tra le mani, compie tre giri intorno all'animale. Que-
sto giro si faceva, con o senza fiaccola, in. India intorno a tutte
le vittime. Era il dio, Agni, che circondava l'animale da ogni par
l l
m
te, o oonsacrava, o separava. _
Ma pure inoltrandosi sempre pi nel mondo degli di, la vito
tima doveva rimanere in contatto con il mondo degli uomini, ed
il mezzo usato per garantire questa comunicazione fornito, per
le religioni di cui ci occupiamo in questo studio, dai principi del
Ia simpatia magica e religiosa. Qualche volta la rappresenta.nza
diretta, naturale: un padre rappresentato dal p,roprio figlio che
offre in sacrificio ecc. 178. In genere, essendo un sacrificante sem-
pre tenuto a sostenere personalmente gli oneri del sacrificio,vi,
" l 179' M ..
per ci stesso, una rappresentanza ptu o meno comp eta ...a m
altri casi, questa associazione fra la vittima ed il sacrificante, si
realizza con un contatto materiale fra. il sacrificante (talvolta iI
sacerdote) e la vitti.ma. Tale contatto si ottiene, nel rituale semi.
tico, con l'imposizione delle mani, altrove, con riti analoghi l!lll;
come conseguenza di tale avvicinamento la vittima che gi. rapo
presentava gli d,i, si trova a rapp,resentare anche il sacrificante.
E non tutto dire che lo rappresenta, essa si confondecon lui: le
due personalit si fondono. Videntificazione diventa tale che, al
meno del sacrificio ind, a partire da questo momento il destino
futuro della vittima, la sua morte prossima hanno una sorta di
effetto riflesso sul sacrificante. Ne deriva, per quest'ultimo, una
situazione di ambiguit: ha bisogno di toccare l'animale per l'i:
manere unito ad esso e, d'altro canto, ha paura a toccarlo per'che
con 'questo gesto si espone a condividere la sua s0r.te. n. r,ituale
aiuta a risolvere la difficolt con un compromesso; Il sacrIficante
tocca la viUima solo con l'intermediario di uno degli strumenti
del sacrificio 181.
Come si vede, questo avvicinamento del sacro e d.elprof8lno,
che abbiamo visto progressivamente susseguirsi aUrav,erso i di
versi elementi del sacrificIo, si compie nena vittima.
Siamo cosi giunti al momento culminante della ,cerimonia.
Tuui gli elementi del sacrificio sono dati: sono stati un'ultima
volta messi in contatto fra di loro. Ma rimane da compiere l'ope-
razione suprema 182. La vittima gi sacra in modo eminente; ma
lo spirito che in 'essa, il principio divino che ora. possiede,
ancora imprigionato nel sUo corpo e vincolato da quest'ultimo le-
game al mondo delle ,cose profane. La morte lo liberer definiti-
38
Capitolo secondio
Lo scbema del sacrificio 39
vamente, rendendo cos la consacrazione totale ed irrevoeabHe..
il momento solenne.
Ha inizio un crimine., Una sorta di sacrHegio. Per questo, meno
tre la vittima veniva condotta sul luogo dell'uccisione, al,cuni ri-
tuali prescrivevano libagioni ed espiazioni 183. Si ehiedevano scu-
se per ratto che si stava per compiere, si piang,eva la morte del.
l
' " 1 184 l' . . . G'" .
amma e , o SI compIangeva come un parente. ' II SI chiede-
perdono prima di colpirlo e ci si rivolgeva a tutta la specie
alla quale apparteneva come ad un vasto' clan familiare a cui si
chiedeva di non vendicare il danno che gli veniva arrecato neUa
persona di Uno dei suoi membri 185. Influenzati daUe stesse idee 186,
capitava ,che si pumsse, si percotesse" si esiliasse l'autore dell'ucci-
sione 187. Ad Atene, il sa,eerdote del slllCrificio delle Bufonie fuggiva
gettando l'ascia;. tutti coloro che avevano preso parte al sacrifi-
cio erano citati al Pritaneo; essi scaricavano la colpa gli um sugli
altri e,. alla fine, si condannava il colteUo che veniva geUato in
mare 188. Del resto, lepurificazionialle quali era sottoposto il sa-
crificatore dopo il sacrificio, erano simili all'espiazione del cri
minale
l89

Cos, una volta che ranimale neUaposizione prescrit.


tae orientato nel senso richiesto dai riti 19\),. si fa un grande silen-
zio. In India, i sacerdoti si voltano 191, il sacrificante e 1'offician.
te si voltano mormorando mantra propiziatori 192. Non si odono
pi che gli ordini dati a voce normale dal sacerdote al sacrifica.
tore. Questi allora stringe la corda che cinge il collo deU'anima.
}
. 193 l il . 194 d'l' f" -t. ' l
. e , ne respiro), come eu emlsmo l:Wltua-
mente usato, La vittima morta, lo spirito s' staccato.
I riti dell'uccisione erano estremamente variabili, ma ogni
culto esigeva ch,e fossero scrupolosamente osservati. Modificarli
era generalmente una eresia funesta, punita con la scomunica e
la morte 195. Di fatto., con la morte, si liberava una forza ambigua,
o per dir meglio cieca, pericolosa per il fatto stesso di essere una
lenza; era dunque necessario ,contenerla e domarla. A questo ser.
vivano i rit.[. Generalmente,. alla vittima veniva reciso il collo o la
nuca 196; la lapidazione era un antico rito praticato in Giudea sol-
tanto in rari casi di esecuzione penale e in Gre,cia soltanto a li.
vello di testimonianza, nel rituale di alcune feste 197, Altrove, la
'tt' ., 198 ". 199 N .
VI., Ima era UCCIsa a mazzate ,oppure ImpIccata. on SI pote-
vano Usare mai troppe precauzioni per un'operazione cos impegna-
tiva. Nella maggioranza dei casi, si voleva che la morte fosse re-
pentina; si affrettava il passaggio fra la vita terrestre della vittima
e la sua vita divina, per non lasciare il tempo aUe influenz,e male
fiche di corrompere l'atto sacrificale. Se le grida dell'animale suo
navano cattivo presagio, si cercava di soffocarle o di scongiurar.
le 200. Spesso per poter evitare le possibili deviazioni della consa
crazione una volta iniziata, si tentava di contenere lo spargimento
del sangue consacrato 201 fa,cendo in modo che esso cadesse sol.
tanto entro i limiti del luogo prop,izio 202, o meglio ancora ci si
. d' d'l' 203 T' tt .'
compQrtavam mo 'o a non spargeme una so 'a gOCCia . uaVIa
avveniva anche ehe queste precauziom non fossero considerate
importanti. A Metidrio, in Arcadia, il rito imponeva di ridurre
la vittima a pe.zzi
2
lJ.l. Si poteva persino avere interesse a prolun.
gare la sua agonia 205. La morte lenta, eome la morte rapida, pote-
vano ridurre la responsabilit del sacrificatore; per tutte l,e ra
gioni dette,. i rituali erano ingegnosi nel trovargli circostanze at
tenuanti:. I riti erano pi semplici quando invece che un anImale
si sacrificava solo della farina o dei dolci: l'offerta era gettata
interamente, o in parte, nel fuoco.
L'aUoessenziale del sacrifieio era compiuto con questa dI-
struzione. La vittima era definitivamente separata dal mondo pro-
fano; era consa,cra.ta, era sacrificata, nel senso etimologieo della
parola, ,e le diverse lingue chiamavano santificazione l'atto che
la poneva in questo stato. Essa cambiava natura, come Demofonte,
'COme Achille., come il figlio del re di Biblo, quando Demetra, Te-
tide e Iside eonsumavano nel fuoco la loro umamt 206. La sua moro
te era ,quella della fenice 207: essa rinasceva sacra. - Ma il f,enome
no che si svolgeva in questo momento" presentava un'altra faccia.
Se, da una part,e, lo spirito era liherato e se era pa.ssato completa-
mente ( dietro il velo nel mondo degli di, da un'altra parte
i:1 corpo dell'animale rimaneva visibile e tangihi:Ie sulla scena e
anch:'esso per effetto della consacrazione risentiva di una forza
sacra che lo escludeva d.al mondo profano. La vittima sacrificata
in ultima analisi era simile ai morti,. l'anima dei quali si trovava
al tempo stesso nell'altro mondo e nel cadavere. Per questo, i suoi
resti erano circondati da un religioso rispetto 20S 'ed erano oggetto
di pa,rtieolari onori;, l'uccisionelascia,vacosl dietro di s una mate
ria sacra che sel'Viva" come vedremo fra poco,. a sviluppare gli ef-
fetti utili del sacrificio. Per adempiere a questo scopo veniva sot
38
Capitolo secondio
Lo scbema del sacrificio 39
vamente, rendendo cos la consacrazione totale ed irrevoeabHe..
il momento solenne.
Ha inizio un crimine., Una sorta di sacrHegio. Per questo, meno
tre la vittima veniva condotta sul luogo dell'uccisione, al,cuni ri-
tuali prescrivevano libagioni ed espiazioni 183. Si ehiedevano scu-
se per ratto che si stava per compiere, si piang,eva la morte del.
l
' " 1 184 l' . . . G'" .
amma e , o SI compIangeva come un parente. ' II SI chiede-
perdono prima di colpirlo e ci si rivolgeva a tutta la specie
alla quale apparteneva come ad un vasto' clan familiare a cui si
chiedeva di non vendicare il danno che gli veniva arrecato neUa
persona di Uno dei suoi membri 185. Influenzati daUe stesse idee 186,
capitava ,che si pumsse, si percotesse" si esiliasse l'autore dell'ucci-
sione 187. Ad Atene, il sa,eerdote del slllCrificio delle Bufonie fuggiva
gettando l'ascia;. tutti coloro che avevano preso parte al sacrifi-
cio erano citati al Pritaneo; essi scaricavano la colpa gli um sugli
altri e,. alla fine, si condannava il colteUo che veniva geUato in
mare 188. Del resto, lepurificazionialle quali era sottoposto il sa-
crificatore dopo il sacrificio, erano simili all'espiazione del cri
minale
l89

Cos, una volta che ranimale neUaposizione prescrit.


tae orientato nel senso richiesto dai riti 19\),. si fa un grande silen-
zio. In India, i sacerdoti si voltano 191, il sacrificante e 1'offician.
te si voltano mormorando mantra propiziatori 192. Non si odono
pi che gli ordini dati a voce normale dal sacerdote al sacrifica.
tore. Questi allora stringe la corda che cinge il collo deU'anima.
}
. 193 l il . 194 d'l' f" -t. ' l
. e , ne respiro), come eu emlsmo l:Wltua-
mente usato, La vittima morta, lo spirito s' staccato.
I riti dell'uccisione erano estremamente variabili, ma ogni
culto esigeva ch,e fossero scrupolosamente osservati. Modificarli
era generalmente una eresia funesta, punita con la scomunica e
la morte 195. Di fatto., con la morte, si liberava una forza ambigua,
o per dir meglio cieca, pericolosa per il fatto stesso di essere una
lenza; era dunque necessario ,contenerla e domarla. A questo ser.
vivano i rit.[. Generalmente,. alla vittima veniva reciso il collo o la
nuca 196; la lapidazione era un antico rito praticato in Giudea sol-
tanto in rari casi di esecuzione penale e in Gre,cia soltanto a li.
vello di testimonianza, nel rituale di alcune feste 197, Altrove, la
'tt' ., 198 ". 199 N .
VI., Ima era UCCIsa a mazzate ,oppure ImpIccata. on SI pote-
vano Usare mai troppe precauzioni per un'operazione cos impegna-
tiva. Nella maggioranza dei casi, si voleva che la morte fosse re-
pentina; si affrettava il passaggio fra la vita terrestre della vittima
e la sua vita divina, per non lasciare il tempo aUe influenz,e male
fiche di corrompere l'atto sacrificale. Se le grida dell'animale suo
navano cattivo presagio, si cercava di soffocarle o di scongiurar.
le 200. Spesso per poter evitare le possibili deviazioni della consa
crazione una volta iniziata, si tentava di contenere lo spargimento
del sangue consacrato 201 fa,cendo in modo che esso cadesse sol.
tanto entro i limiti del luogo prop,izio 202, o meglio ancora ci si
. d' d'l' 203 T' tt .'
compQrtavam mo 'o a non spargeme una so 'a gOCCia . uaVIa
avveniva anche ehe queste precauziom non fossero considerate
importanti. A Metidrio, in Arcadia, il rito imponeva di ridurre
la vittima a pe.zzi
2
lJ.l. Si poteva persino avere interesse a prolun.
gare la sua agonia 205. La morte lenta, eome la morte rapida, pote-
vano ridurre la responsabilit del sacrificatore; per tutte l,e ra
gioni dette,. i rituali erano ingegnosi nel trovargli circostanze at
tenuanti:. I riti erano pi semplici quando invece che un anImale
si sacrificava solo della farina o dei dolci: l'offerta era gettata
interamente, o in parte, nel fuoco.
L'aUoessenziale del sacrifieio era compiuto con questa dI-
struzione. La vittima era definitivamente separata dal mondo pro-
fano; era consa,cra.ta, era sacrificata, nel senso etimologieo della
parola, ,e le diverse lingue chiamavano santificazione l'atto che
la poneva in questo stato. Essa cambiava natura, come Demofonte,
'COme Achille., come il figlio del re di Biblo, quando Demetra, Te-
tide e Iside eonsumavano nel fuoco la loro umamt 206. La sua moro
te era ,quella della fenice 207: essa rinasceva sacra. - Ma il f,enome
no che si svolgeva in questo momento" presentava un'altra faccia.
Se, da una part,e, lo spirito era liherato e se era pa.ssato completa-
mente ( dietro il velo nel mondo degli di, da un'altra parte
i:1 corpo dell'animale rimaneva visibile e tangihi:Ie sulla scena e
anch:'esso per effetto della consacrazione risentiva di una forza
sacra che lo escludeva d.al mondo profano. La vittima sacrificata
in ultima analisi era simile ai morti,. l'anima dei quali si trovava
al tempo stesso nell'altro mondo e nel cadavere. Per questo, i suoi
resti erano circondati da un religioso rispetto 20S 'ed erano oggetto
di pa,rtieolari onori;, l'uccisionelascia,vacosl dietro di s una mate
ria sacra che sel'Viva" come vedremo fra poco,. a sviluppare gli ef-
fetti utili del sacrificio. Per adempiere a questo scopo veniva sot
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Capitolo secondo
Lo schema del sacrificio 41
toposta ad Una duplice serie di operazioni. Quanto restava d,el.
l'animale era attribuito interamente al mondo sacro, o interamen-
te al mondo profano" oppure era suddiviso fra l 'uno e l'altro.
L'attribuzione al mondo sacro, fossero divinit protettri,ci o
dmoni malefici, veniva realizzata con diversi p.rocedimenti. L'uno
di questi consisteva nel mettere materialmente in contatto dete.r.
minate parti del corpo dell'animale con l'altare del dio o con qual.
che oggetto a lui consacrato in modo specifico. ebrai.
co, del giorno del Kippur, come descritto nei primi versetti del
,capitolo lV del Levitico 209, .il sacrificatore immerge il suo dito nel
sangue che gli viene porto, asperge sette volte davanti a Jahv, e
cio sulla tenda, e melte un po" di sangue intorno ai corni dell'al.
tare dei profumi, alI' interno del santuario 2m. Il resto del sangue
versatoaUa base dell'altare del 'Olah, che si trovava all'ingresso.
Nell at ordinario il sacerdote metteva il sangue sui comi del-
l'altare dell' (oliih 211. Il sangue dene vittime den"ola:h e degli
seliimim era semplicemente versato ai piedi dell"aItar,e 212. Altro-
ve lo si usava per imbrattare la pietra sacra o l'effige del dio 213.
lo. Grecia., nei sacrifici alle divinit acquatiche si bceva colare il
li
" 214 .. . ..1 l' l' l'
sangue ne acqua oppure, uopo aver o raccodo In una coppa, lO
. . . l 215 Q . d l't' , . '.
SI versava ne mare , uan o La Vl!. lima era scorticata SI po,teva
rivestire della sua pelle l'idolo 216, rito questo" che era parHcolar-
mente osservato nelle cerimonie in cui si sacrificava un animale
sacro, qualunque fosse, d'altro canlo,. la forma dala all'idolo 217.
In ogni caso, la vittima uccisa era presentata nello stesso modo ne]
quale era stata presentata prima della consacrazione2!8." NelI,tolah
gli aiutanti del sacerdote, dopoa.ver tagliiato a pezzi la vittima, Iii
portano insieme con la testa al sacerdote officiante che Ii dispone
sull'altare 219. Nel rituale degli selamim, le parti presentate riceve-
vano nomi significativi: teramii,. oblazione da innalzare, tenuphii,
ablazione da agitare 220.
Un altro procedimento era costittlto dall'incenerimento.. In
tutti i sacrifici ebraici, mentre il sangue era interamente offer-
t I
,, 11l .ef' 221 il' .," 1...
o con . asperSIOne o leL us]one ,grasso e I vlscen erano orU-
ciati sul fuoco dell'altare 222 e le parti cos consacrate al dio al qua-
le era dedicato il sacrificio, gli giungevano come fumo dall'odore
soave m. Quando il dio interveniva al sacrificio, si riteneva che
mani!!;iasse realmente e materialmente la carne sacrificata; era il
suo 224. I poemi omeriici cii raccontano che gli di sedevano ai ban-
1..' 'f'" al' 225 L '1 di .
cuetb saCrI lC I . a carne cotta , rISerVaU:l a. 0, venlvapre-
sentata dava.nti a lui. Egli doveva consumarla. Nella Bibbia, si leg,
ge pi volte che il fuoco divino divampa e fa sparire le carni che
'1' '1 227
rIcoprono atare .
Dalla ca.rne che rimaneva, dopo queste distruzioni prelimi-
nari, -venivano :fatte altre distribuzioni. II sacerdote prendeva la
sua porzione:m che era ancora un.a part,e divina. I redattori .d.el
P,entateuco si sono preoccupati di sapere se la vittima dell at
doveva eSSere bruciata oppure mangiata dai sacerdoti. Mos ci
figli di Aronne., secondo il Levitico 229, furono su questo punto
in disaccordo; evidentemente i duerit avevano lo stesso signi.
ficato m. Allo stesso modo, nei sacrifici di espiazione romani, ii
sacerdoti mangiavano la carne della 'li'iUima
23l
Nello zevii1J,-selii-
mim, i sacerdoti prendevano per s le parti presentate particolar-
mente a Jahv, la spalla e il petto m, latenuphii e lateruma:. Le
parti ,destinate ai sacerdoti non potevano essere mangiate che d.a
101'0 e dalle loro famiglie, e in un luogo sacro m,. I testi greci con-
tengono una serie di indicazioni,. non meno precise, anche sune
parti delle vittime e delle oblazioni che dovevano essere riservate
ai sacrificatori 234. Senza dubbio i riti appaiono talvolta assai poco
rigorosi; i sacerdoti, ad esempio., si portano a casa la loro pa.rte;
si fa un commercio deUa pene della vittima; e la distribuzione
deUe parti finisce per sembrare degli 'incertf'*. Tuttavia si ha ra
gi<)D.e di credere che i sacerdoti rimanevano., anche in questo caso,
i tramiti, ii rappresentanti, i luogotenenti di Dio. Gli iniziati di
Bacco sbranavano e divoravano le vuime, quando erano possedu-
ti 235, Si devono forse considerare parti sacerdotali anche alcuni
prelievi fatti dai re 236 o da qualche famiglia sacra 237.
L'incenerimento con il fuoco e la consumazione da parte del
sacerdote avevano lo scopo di eliminare completamente dal mondo
temporale le parti dell'animale ,che venivano cos distrutte o COn
sumate. Al pari dell'anima" precedentemente liberata d.al sacrifi-
cio, esse erano., perei, stesso, avviate verso il mondo sacro. Vi era-
no casi in cui la distruzione e la conseguente eliminazione interve-
nivano sull'intero corpo e non soltanto su alcune parti di esso. Nel-
l".oliih ebraico e neU'olocaustogreco 238., la vittima era interamente
bruciat.a sull'altare oppure nel luogo sacro, senza che nulla venisse
risparm,iato; dopo avere lavato i visceri e le membra
40
Capitolo secondo
Lo schema del sacrificio 41
toposta ad Una duplice serie di operazioni. Quanto restava d,el.
l'animale era attribuito interamente al mondo sacro, o interamen-
te al mondo profano" oppure era suddiviso fra l 'uno e l'altro.
L'attribuzione al mondo sacro, fossero divinit protettri,ci o
dmoni malefici, veniva realizzata con diversi p.rocedimenti. L'uno
di questi consisteva nel mettere materialmente in contatto dete.r.
minate parti del corpo dell'animale con l'altare del dio o con qual.
che oggetto a lui consacrato in modo specifico. ebrai.
co, del giorno del Kippur, come descritto nei primi versetti del
,capitolo lV del Levitico 209, .il sacrificatore immerge il suo dito nel
sangue che gli viene porto, asperge sette volte davanti a Jahv, e
cio sulla tenda, e melte un po" di sangue intorno ai corni dell'al.
tare dei profumi, alI' interno del santuario 2m. Il resto del sangue
versatoaUa base dell'altare del 'Olah, che si trovava all'ingresso.
Nell at ordinario il sacerdote metteva il sangue sui comi del-
l'altare dell' (oliih 211. Il sangue dene vittime den"ola:h e degli
seliimim era semplicemente versato ai piedi dell"aItar,e 212. Altro-
ve lo si usava per imbrattare la pietra sacra o l'effige del dio 213.
lo. Grecia., nei sacrifici alle divinit acquatiche si bceva colare il
li
" 214 .. . ..1 l' l' l'
sangue ne acqua oppure, uopo aver o raccodo In una coppa, lO
. . . l 215 Q . d l't' , . '.
SI versava ne mare , uan o La Vl!. lima era scorticata SI po,teva
rivestire della sua pelle l'idolo 216, rito questo" che era parHcolar-
mente osservato nelle cerimonie in cui si sacrificava un animale
sacro, qualunque fosse, d'altro canlo,. la forma dala all'idolo 217.
In ogni caso, la vittima uccisa era presentata nello stesso modo ne]
quale era stata presentata prima della consacrazione2!8." NelI,tolah
gli aiutanti del sacerdote, dopoa.ver tagliiato a pezzi la vittima, Iii
portano insieme con la testa al sacerdote officiante che Ii dispone
sull'altare 219. Nel rituale degli selamim, le parti presentate riceve-
vano nomi significativi: teramii,. oblazione da innalzare, tenuphii,
ablazione da agitare 220.
Un altro procedimento era costittlto dall'incenerimento.. In
tutti i sacrifici ebraici, mentre il sangue era interamente offer-
t I
,, 11l .ef' 221 il' .," 1...
o con . asperSIOne o leL us]one ,grasso e I vlscen erano orU-
ciati sul fuoco dell'altare 222 e le parti cos consacrate al dio al qua-
le era dedicato il sacrificio, gli giungevano come fumo dall'odore
soave m. Quando il dio interveniva al sacrificio, si riteneva che
mani!!;iasse realmente e materialmente la carne sacrificata; era il
suo 224. I poemi omeriici cii raccontano che gli di sedevano ai ban-
1..' 'f'" al' 225 L '1 di .
cuetb saCrI lC I . a carne cotta , rISerVaU:l a. 0, venlvapre-
sentata dava.nti a lui. Egli doveva consumarla. Nella Bibbia, si leg,
ge pi volte che il fuoco divino divampa e fa sparire le carni che
'1' '1 227
rIcoprono atare .
Dalla ca.rne che rimaneva, dopo queste distruzioni prelimi-
nari, -venivano :fatte altre distribuzioni. II sacerdote prendeva la
sua porzione:m che era ancora un.a part,e divina. I redattori .d.el
P,entateuco si sono preoccupati di sapere se la vittima dell at
doveva eSSere bruciata oppure mangiata dai sacerdoti. Mos ci
figli di Aronne., secondo il Levitico 229, furono su questo punto
in disaccordo; evidentemente i duerit avevano lo stesso signi.
ficato m. Allo stesso modo, nei sacrifici di espiazione romani, ii
sacerdoti mangiavano la carne della 'li'iUima
23l
Nello zevii1J,-selii-
mim, i sacerdoti prendevano per s le parti presentate particolar-
mente a Jahv, la spalla e il petto m, latenuphii e lateruma:. Le
parti ,destinate ai sacerdoti non potevano essere mangiate che d.a
101'0 e dalle loro famiglie, e in un luogo sacro m,. I testi greci con-
tengono una serie di indicazioni,. non meno precise, anche sune
parti delle vittime e delle oblazioni che dovevano essere riservate
ai sacrificatori 234. Senza dubbio i riti appaiono talvolta assai poco
rigorosi; i sacerdoti, ad esempio., si portano a casa la loro pa.rte;
si fa un commercio deUa pene della vittima; e la distribuzione
deUe parti finisce per sembrare degli 'incertf'*. Tuttavia si ha ra
gi<)D.e di credere che i sacerdoti rimanevano., anche in questo caso,
i tramiti, ii rappresentanti, i luogotenenti di Dio. Gli iniziati di
Bacco sbranavano e divoravano le vuime, quando erano possedu-
ti 235, Si devono forse considerare parti sacerdotali anche alcuni
prelievi fatti dai re 236 o da qualche famiglia sacra 237.
L'incenerimento con il fuoco e la consumazione da parte del
sacerdote avevano lo scopo di eliminare completamente dal mondo
temporale le parti dell'animale ,che venivano cos distrutte o COn
sumate. Al pari dell'anima" precedentemente liberata d.al sacrifi-
cio, esse erano., perei, stesso, avviate verso il mondo sacro. Vi era-
no casi in cui la distruzione e la conseguente eliminazione interve-
nivano sull'intero corpo e non soltanto su alcune parti di esso. Nel-
l".oliih ebraico e neU'olocaustogreco 238., la vittima era interamente
bruciat.a sull'altare oppure nel luogo sacro, senza che nulla venisse
risparm,iato; dopo avere lavato i visceri e le membra
42
Capitolo secondo
Lo schema del sacrificio
43
ii sacerdote li poneva sul fuoco dove si consumavno 239: iI sacri.
ficlio era chiamato talvolt.a kalil, che signifi,ca. compteto 2M!.
Fra i casi di distruzione completa ve ne sono alcuni che p.re.
sentano una fisionomia speciale. L'immolazione deUa vittima e la
distruzione di suo corpo avvenivano nello stesso tempo: non si co.
minciava con l'ucciderla per .finire poi con i suoi r,e.
sti, tutto avveniva d'un sol colpo. Erano sacrifici che si compiva-
no per p,recipitazione,. Che si gettasse l'animale in un baratro, che
lo si preclipitasse dalla torre di una citt o dall'alto di un tempio 24\
si realizzava istantaneamente quella separazione brutale che era
d 1
1 ,. 242 Q -..l' 'r; , al
segno e a 'eonsacrazlone , uesto tipo ui sacrI ICI eragener _
mente rivolto aUe divinit in.femali. o agli spiriti malefici.Porta.
itOricom'erano di influenze funeste" si trattava soprattutto di al
lontanarli, di tagliarli fuori dal mondo reale. Di sicuro, l'idea di.
una auribuzione non era deltutl:o assente dall'operazione; si im-
maginava vagamente che l'anima della vittima, c<on tutte te PO"
tenze malefiche che vivevano in essa, se ne andasse a raggiungere
il mondo delle potenz;e malefiche: cosi il capro del Gran P,erdono.
era destinato a Azazel
143
Ma l'importante era di eliminarlo, di
espellerlo, tanto che la sua espulsione poteva avvenire senza biso-
gno di ucciderlo. A Leucade, si prevedeva che la viuima fuggisse,
ma aUora esiliata 244,. L'uceello. liberato nei campi, nei sacrifi.
ci deUa purificaziione dei lebbrosi in Giudea 245, il 246
cac
.
ciato dalle case e dalla citt. di Atene, sono sacrifici di questo tipo_
Nonostante la differenza dei riti, si ripete anche qui lo stesso fe-
nomeno che si svolge suII'altare dell"olah, a Gerusalemme quando
la vittima Consumata dal fuoco sale tutta intera trasformata in
fum? davanti a Iahv. In ognuno dei due casi, essa separata e
sparIsce completamente, anche se nell'uno e nell'altro non si diri.
gl'l verso le medesime regioni del mondo religioso.
Quando i resti dellaviuima non 'erano attribuiti per intero
sia agli di, sia ai demoni, servivano per comunicare ai sa.crifican.
tie agli oggetti del sacrifido quelle virt religiose che avevanori.
cevuto dalla consacrazione, sacrificale. Le operazioni che ora de.
scriveremo corriispondono alle operazioni che abbiamo trovato al.
l'inizio della cerimonia_ Si visto allora che il sacrificante, me.
diante l'imposizione delle mani, trasmetteva alla vittima qualche
cosa della sua personalit; ora, la vittima, o quanto di essa ri.
mane, che trasmetter al sacrificante le qualit nuove acqu.isite
con il rito del sacrificio. Si pu ottenere questa comunicazione
con una semplice benedizione 241, ma in generale si ricorreva a
riti pi materiali come ad esempio: l'aspersione d.i.. sangue 248, rapo
d 11 Il 249 l ., .l' 25ll -l .
pucaz;10ne e a pee , e UtlZlOlli u.l grasso ,1 contatto con I
residui della crema.zione 251. Talvolta, l'an.i.male veniva tagliato
in dnee iI sacrificante vi passava attraverso 252;. ma il modo di rea
lizzare la comunione pi perfetta era di lasciare al sacrifi,cante
una parte della vittima che egli consumava 2S3_ Mangiandone una
sola particella egli assimilava i caratteri del tutto; tuttavia come
vi erano casi in cui tutto era bruciato dal dio" ve ne erano altri
in cui il sacrificante riceveva l'intera oblazione 254.
Va precisato che i suoi diritti suUa parte della vittima che gli
,. f" .lI l 255 ..l
venlva assegnata, erano IssatI ua. r!tua e ; spesso uoveva COn
sumarla entro un determin.ato tempb; il Levitico permette di
mangiare l'indomani della cerimonia i resti del sacrificio del voto
(neder) e del sacrificio designato con il nome di nediiviih (offerta
volontaria), ma se ne rimanevano ancora il terzo giorno dovevano
essere bruciati; colui che ne mangiava peccava gravemente 256. Gl'l'
neralmente la vittima deve essere mangiata il giorno stesso del sa
crificio
257
e quando questo ha luogo la sera, nulla deve rimane
re al mattino: il caso del sacrificio deUa Pasqua 258. Analoghe
restrizioni si trovano in Grecia, ad esempio,. nei sacrifici {l'soi 1ioi
f.lSttXtOL [ benigni ], dictonii, a Mionia in Focide
259
Inoltre
il pasto sacrificate poteva svolgersi soltanto entro il reC!nto del
santuario 260', Queste precauzioni tendevano ad evitare che i resti
della vittima, essendo sacri, ent.rassero iin contatto con le cose pro-
fane; la religione difendeva la santit degli oggetti sacri e nel me-
desimo tempo proteggeva il popolo dalle forze maligne che si na-
scondevano in essi. Se., pur essendo profano, iI sacrificante era
ammesso a servirsene e a mangiarne, era perch la consacrazio-
ne, santificandolo, lo aveva messo in ,condizione di farlo senza peR
ricolo. Ma gli effetti di tale consacrazione duravano poco; a lungo
andare decadevano, ed per questo che la consumazione doveva
avvenire entro un periodo di tempo determinato. 1 resti inutiliz.za-
ti, se non erano distruUi, dovevano, quanto meno, essere rinchiusi
e sorvegliati 261. Persino i residui deUacremazione, che non pote-
vano essere n distrutti, n utilizzati, non erano gettati. via a
caso, ma erano deposti' in luoghi speciali protetti da interdizioni
li
2Q
re giose ,
42
Capitolo secondo
Lo schema del sacrificio
43
ii sacerdote li poneva sul fuoco dove si consumavno 239: iI sacri.
ficlio era chiamato talvolt.a kalil, che signifi,ca. compteto 2M!.
Fra i casi di distruzione completa ve ne sono alcuni che p.re.
sentano una fisionomia speciale. L'immolazione deUa vittima e la
distruzione di suo corpo avvenivano nello stesso tempo: non si co.
minciava con l'ucciderla per .finire poi con i suoi r,e.
sti, tutto avveniva d'un sol colpo. Erano sacrifici che si compiva-
no per p,recipitazione,. Che si gettasse l'animale in un baratro, che
lo si preclipitasse dalla torre di una citt o dall'alto di un tempio 24\
si realizzava istantaneamente quella separazione brutale che era
d 1
1 ,. 242 Q -..l' 'r; , al
segno e a 'eonsacrazlone , uesto tipo ui sacrI ICI eragener _
mente rivolto aUe divinit in.femali. o agli spiriti malefici.Porta.
itOricom'erano di influenze funeste" si trattava soprattutto di al
lontanarli, di tagliarli fuori dal mondo reale. Di sicuro, l'idea di.
una auribuzione non era deltutl:o assente dall'operazione; si im-
maginava vagamente che l'anima della vittima, c<on tutte te PO"
tenze malefiche che vivevano in essa, se ne andasse a raggiungere
il mondo delle potenz;e malefiche: cosi il capro del Gran P,erdono.
era destinato a Azazel
143
Ma l'importante era di eliminarlo, di
espellerlo, tanto che la sua espulsione poteva avvenire senza biso-
gno di ucciderlo. A Leucade, si prevedeva che la viuima fuggisse,
ma aUora esiliata 244,. L'uceello. liberato nei campi, nei sacrifi.
ci deUa purificaziione dei lebbrosi in Giudea 245, il 246
cac
.
ciato dalle case e dalla citt. di Atene, sono sacrifici di questo tipo_
Nonostante la differenza dei riti, si ripete anche qui lo stesso fe-
nomeno che si svolge suII'altare dell"olah, a Gerusalemme quando
la vittima Consumata dal fuoco sale tutta intera trasformata in
fum? davanti a Iahv. In ognuno dei due casi, essa separata e
sparIsce completamente, anche se nell'uno e nell'altro non si diri.
gl'l verso le medesime regioni del mondo religioso.
Quando i resti dellaviuima non 'erano attribuiti per intero
sia agli di, sia ai demoni, servivano per comunicare ai sa.crifican.
tie agli oggetti del sacrifido quelle virt religiose che avevanori.
cevuto dalla consacrazione, sacrificale. Le operazioni che ora de.
scriveremo corriispondono alle operazioni che abbiamo trovato al.
l'inizio della cerimonia_ Si visto allora che il sacrificante, me.
diante l'imposizione delle mani, trasmetteva alla vittima qualche
cosa della sua personalit; ora, la vittima, o quanto di essa ri.
mane, che trasmetter al sacrificante le qualit nuove acqu.isite
con il rito del sacrificio. Si pu ottenere questa comunicazione
con una semplice benedizione 241, ma in generale si ricorreva a
riti pi materiali come ad esempio: l'aspersione d.i.. sangue 248, rapo
d 11 Il 249 l ., .l' 25ll -l .
pucaz;10ne e a pee , e UtlZlOlli u.l grasso ,1 contatto con I
residui della crema.zione 251. Talvolta, l'an.i.male veniva tagliato
in dnee iI sacrificante vi passava attraverso 252;. ma il modo di rea
lizzare la comunione pi perfetta era di lasciare al sacrifi,cante
una parte della vittima che egli consumava 2S3_ Mangiandone una
sola particella egli assimilava i caratteri del tutto; tuttavia come
vi erano casi in cui tutto era bruciato dal dio" ve ne erano altri
in cui il sacrificante riceveva l'intera oblazione 254.
Va precisato che i suoi diritti suUa parte della vittima che gli
,. f" .lI l 255 ..l
venlva assegnata, erano IssatI ua. r!tua e ; spesso uoveva COn
sumarla entro un determin.ato tempb; il Levitico permette di
mangiare l'indomani della cerimonia i resti del sacrificio del voto
(neder) e del sacrificio designato con il nome di nediiviih (offerta
volontaria), ma se ne rimanevano ancora il terzo giorno dovevano
essere bruciati; colui che ne mangiava peccava gravemente 256. Gl'l'
neralmente la vittima deve essere mangiata il giorno stesso del sa
crificio
257
e quando questo ha luogo la sera, nulla deve rimane
re al mattino: il caso del sacrificio deUa Pasqua 258. Analoghe
restrizioni si trovano in Grecia, ad esempio,. nei sacrifici {l'soi 1ioi
f.lSttXtOL [ benigni ], dictonii, a Mionia in Focide
259
Inoltre
il pasto sacrificate poteva svolgersi soltanto entro il reC!nto del
santuario 260', Queste precauzioni tendevano ad evitare che i resti
della vittima, essendo sacri, ent.rassero iin contatto con le cose pro-
fane; la religione difendeva la santit degli oggetti sacri e nel me-
desimo tempo proteggeva il popolo dalle forze maligne che si na-
scondevano in essi. Se., pur essendo profano, iI sacrificante era
ammesso a servirsene e a mangiarne, era perch la consacrazio-
ne, santificandolo, lo aveva messo in ,condizione di farlo senza peR
ricolo. Ma gli effetti di tale consacrazione duravano poco; a lungo
andare decadevano, ed per questo che la consumazione doveva
avvenire entro un periodo di tempo determinato. 1 resti inutiliz.za-
ti, se non erano distruUi, dovevano, quanto meno, essere rinchiusi
e sorvegliati 261. Persino i residui deUacremazione, che non pote-
vano essere n distrutti, n utilizzati, non erano gettati. via a
caso, ma erano deposti' in luoghi speciali protetti da interdizioni
li
2Q
re giose ,
44
, Capitolo secondo
Lo schema del sacrificio 45
Lo studio del sacrificio animale ind di cui abbiamo interrotto
la desc:rizione, presenta un insieme, raramente realizzato, di tut-
te queste pratiche, sia di quelle che riguardano l'attribuzione agli
di, sia di quelle che riguardano la comunicazione ai sacrificand.
Immediatamente dopo av,er soffocato la vittima, d si garan-
tisce, con un :rito speciale,. la sua purit sac:rificale, Un sace.rdote
accompagna la moglie del sacrifcante che hapresenziato alla
cerimonia, davanti al corpo senza vita 263 e, con diversi lavaggi,
cc fa bere ogni orifizio dell'animale delle acque di purifica.
zione 264., Fatto questo, inizia lo smembramento. Al primo colpo di
coltello, zampilla il sangue: lo si lasda scorrere e questa la par-
te riservata ai genii malefici: Tu sei la parte d.ei ) 21>5,
Segue la cerimonia che ha lo scopo di assegnare al dio lapar-
te principale della vittima: la vapii, che in termine medico si
chiama grande epiploon 2b6: lo si estrae rapidamente usando ogni
precauzione e in.vocando ogni sorta di prop.iziazioni.. Viene por-
tato in processione, come una vittima, mentre il sacrificante ti.ene
sempre il sacerdote che la porta 261. Lo si fa arrostire sul fuoco sa-
cro e lo si col1oca in modo che il grasso, fonde.ndo, coli goccia a
goccia sul fuoco. Si dice che esso cade sulla pelle del fuoco ) 268
che personifica Agni e poich Agni incaricato di trasmiCttere le
offerte agli di, quesl:a una prima parte attribuita agli di 269,
Una volta arrostita, la vapii viene tagliata a pezzetti e gettata sul
f f b d" ". 'h" d" h f l d
.uoco l'a ene IZlOm, .mc mI e opo c e sono state;.atte e e-
bit,e invocazioni: un'altra parte per gli di. Questa seconda
assegnazion.e considerata anch'essa un sac:rificio completo 211: di
fatto ci si SCUsa dinanzi alla vapa come si era fatto al momento del-
l'immolazione dinanzi alla vittima. Compiuto anche questo rito,
si ritorna all'animale,. lo si scortica e dalle sue carni si tagliano,
di
"" '212'h 'f ., '11 il' b d
... crotto peZ.ZI c.. e SI anno cuocere InSIeme, . . gl'asso, 1'0'0
l hl
2'13 h al'I' . 274 I ., d' .
ea se uma ce geggtano ne ove avv:mne que-
sta cottura, sono per il dio o per la coppia di dialIaquale il sa-
crificio rivolto e tutto questo si sacrifica nel fuoco. QuesI:a parte
distrutta rappresenta formalmente ancora una volta la vittima
tutta intera 275 ed in questo modo seffeUua una nuova eliminaziG-
ne totale dell'animale. Infine, dei diciotto pez;z.i che sono serviti Si
fare questo brodo,. una certa parte viene prelevata e de,dicata Si
diverse personalit o divinit mitiche
276
,
Ma sette di queste parti servono a tutt'altro scopo 277: ,e p.reci-
samente allo scopo di comunicare al sacrificante la virt sacra
della vittima 218, cosdtuendo la funzione che viene cm.amata l'ila.
Questormme il medesimo della dea che personifica il bestiame
e che dispensa la. fortuna e la fecondit 279; un'uni,ca parola desi-
gna ,quindi questa divinit e la parte sacrificale 200" Avviene infat-
dche la dea vgnga ad iacarnarsi nel corso della cerimonia, ed
ecco come si opera tale incarnazione. Si depone l'Ja nelle mani
unte preventivamente di un sacerdote 281, mentre gli altri sacer
doti ,e il sacrificante le sono iutorno e la toccano 282. Mentre si tro-
vano in questa posizione, si invoca la dea 283, e si traUaquidi
una in.vocazione nel senso etimologico e tecnico deUa parola (vota-
re in, chiamare dentro), La divinit , invitata non soltanto ad
assistere al sacrificio, bens a discendere nell'offerta e quanto si
opera una vera tra.nsustauziazione" Dietro l'invito che le , :ri-
volto,. la dea viene e porta ,con s ogni. specie di forze mitiehe,
quelle .del sole, del vento, dell'aria, del cielo, della terra, del be-
stiame ecc. In tal modo, come dice un testo, si esaurisce sull'irJii,
(parte sacrificale) tutto quanto vi , di buouo nel sacrificio e nel
mondo 284. In seguito, il sacerdote che la teneva fra le mani .man-
gia la sua parte 285 e dopo di lui, il sacrificant,e fa altrettanto 286 e
tutti siedono in silenzio fino a che il sacrificante si risciacquata
la bocca 281, Allora 288 vengono distribuit,e le loro parti ai sacerdoti,
d
'li '. di'
ognuno el qua rappresenta un o ,
Dopo aver distinto nei diversi rituali che abbiamo messo a
confronto i riti di attribuzione agli die i rid di utilizzazione da
parte degli uomini, impo.rtante ora sottolineare le analogie. Gli
uni .egli altri si compongono delle medesime pratich.e, implicano
le medesime manovre. Abbiamo visto nelle due pard l'aspersione
del sangue.; l'applicazione deUa pene, ora sull'altare o sull'idolo,
ora sul sacrificante o sugli oggetti del sacrificio;. la comunione ali-
mentar,e, fittizia e miticaper quanto riguarda gli di. ma reale
per quanto concerne gli uomini. In ultima analisi, .queste di.ffe-
renti opera.zioni sono tutte sostanzialmente uguali: si tratta di
mettere in contatto la vidma, una volta immolata, sia con il mon-
do sacro,. sia con le persone o leeose che devono trarre vantag-
gio dal sacrificio. L'aspersione, il contatto ma.teriale,
ne dellespogHe sono evidentemente tutti. modi diversi di stabili-
re nn contatto che la comunione alimentare porta al pi altogra-
44
, Capitolo secondo
Lo schema del sacrificio 45
Lo studio del sacrificio animale ind di cui abbiamo interrotto
la desc:rizione, presenta un insieme, raramente realizzato, di tut-
te queste pratiche, sia di quelle che riguardano l'attribuzione agli
di, sia di quelle che riguardano la comunicazione ai sacrificand.
Immediatamente dopo av,er soffocato la vittima, d si garan-
tisce, con un :rito speciale,. la sua purit sac:rificale, Un sace.rdote
accompagna la moglie del sacrifcante che hapresenziato alla
cerimonia, davanti al corpo senza vita 263 e, con diversi lavaggi,
cc fa bere ogni orifizio dell'animale delle acque di purifica.
zione 264., Fatto questo, inizia lo smembramento. Al primo colpo di
coltello, zampilla il sangue: lo si lasda scorrere e questa la par-
te riservata ai genii malefici: Tu sei la parte d.ei ) 21>5,
Segue la cerimonia che ha lo scopo di assegnare al dio lapar-
te principale della vittima: la vapii, che in termine medico si
chiama grande epiploon 2b6: lo si estrae rapidamente usando ogni
precauzione e in.vocando ogni sorta di prop.iziazioni.. Viene por-
tato in processione, come una vittima, mentre il sacrificante ti.ene
sempre il sacerdote che la porta 261. Lo si fa arrostire sul fuoco sa-
cro e lo si col1oca in modo che il grasso, fonde.ndo, coli goccia a
goccia sul fuoco. Si dice che esso cade sulla pelle del fuoco ) 268
che personifica Agni e poich Agni incaricato di trasmiCttere le
offerte agli di, quesl:a una prima parte attribuita agli di 269,
Una volta arrostita, la vapii viene tagliata a pezzetti e gettata sul
f f b d" ". 'h" d" h f l d
.uoco l'a ene IZlOm, .mc mI e opo c e sono state;.atte e e-
bit,e invocazioni: un'altra parte per gli di. Questa seconda
assegnazion.e considerata anch'essa un sac:rificio completo 211: di
fatto ci si SCUsa dinanzi alla vapa come si era fatto al momento del-
l'immolazione dinanzi alla vittima. Compiuto anche questo rito,
si ritorna all'animale,. lo si scortica e dalle sue carni si tagliano,
di
"" '212'h 'f ., '11 il' b d
... crotto peZ.ZI c.. e SI anno cuocere InSIeme, . . gl'asso, 1'0'0
l hl
2'13 h al'I' . 274 I ., d' .
ea se uma ce geggtano ne ove avv:mne que-
sta cottura, sono per il dio o per la coppia di dialIaquale il sa-
crificio rivolto e tutto questo si sacrifica nel fuoco. QuesI:a parte
distrutta rappresenta formalmente ancora una volta la vittima
tutta intera 275 ed in questo modo seffeUua una nuova eliminaziG-
ne totale dell'animale. Infine, dei diciotto pez;z.i che sono serviti Si
fare questo brodo,. una certa parte viene prelevata e de,dicata Si
diverse personalit o divinit mitiche
276
,
Ma sette di queste parti servono a tutt'altro scopo 277: ,e p.reci-
samente allo scopo di comunicare al sacrificante la virt sacra
della vittima 218, cosdtuendo la funzione che viene cm.amata l'ila.
Questormme il medesimo della dea che personifica il bestiame
e che dispensa la. fortuna e la fecondit 279; un'uni,ca parola desi-
gna ,quindi questa divinit e la parte sacrificale 200" Avviene infat-
dche la dea vgnga ad iacarnarsi nel corso della cerimonia, ed
ecco come si opera tale incarnazione. Si depone l'Ja nelle mani
unte preventivamente di un sacerdote 281, mentre gli altri sacer
doti ,e il sacrificante le sono iutorno e la toccano 282. Mentre si tro-
vano in questa posizione, si invoca la dea 283, e si traUaquidi
una in.vocazione nel senso etimologico e tecnico deUa parola (vota-
re in, chiamare dentro), La divinit , invitata non soltanto ad
assistere al sacrificio, bens a discendere nell'offerta e quanto si
opera una vera tra.nsustauziazione" Dietro l'invito che le , :ri-
volto,. la dea viene e porta ,con s ogni. specie di forze mitiehe,
quelle .del sole, del vento, dell'aria, del cielo, della terra, del be-
stiame ecc. In tal modo, come dice un testo, si esaurisce sull'irJii,
(parte sacrificale) tutto quanto vi , di buouo nel sacrificio e nel
mondo 284. In seguito, il sacerdote che la teneva fra le mani .man-
gia la sua parte 285 e dopo di lui, il sacrificant,e fa altrettanto 286 e
tutti siedono in silenzio fino a che il sacrificante si risciacquata
la bocca 281, Allora 288 vengono distribuit,e le loro parti ai sacerdoti,
d
'li '. di'
ognuno el qua rappresenta un o ,
Dopo aver distinto nei diversi rituali che abbiamo messo a
confronto i riti di attribuzione agli die i rid di utilizzazione da
parte degli uomini, impo.rtante ora sottolineare le analogie. Gli
uni .egli altri si compongono delle medesime pratich.e, implicano
le medesime manovre. Abbiamo visto nelle due pard l'aspersione
del sangue.; l'applicazione deUa pene, ora sull'altare o sull'idolo,
ora sul sacrificante o sugli oggetti del sacrificio;. la comunione ali-
mentar,e, fittizia e miticaper quanto riguarda gli di. ma reale
per quanto concerne gli uomini. In ultima analisi, .queste di.ffe-
renti opera.zioni sono tutte sostanzialmente uguali: si tratta di
mettere in contatto la vidma, una volta immolata, sia con il mon-
do sacro,. sia con le persone o leeose che devono trarre vantag-
gio dal sacrificio. L'aspersione, il contatto ma.teriale,
ne dellespogHe sono evidentemente tutti. modi diversi di stabili-
re nn contatto che la comunione alimentare porta al pi altogra-
46 Capitolo secondo
Lo schema det sacrificio 47
do di intimit.; essa infatti p.roduc,e non soltanto un semplice ,con
tatto esterno., ma una unione intrinseca delle due sostanze che si
assorbono l'una nell'altra fino a divenire insc:ilndibili. :E se questi
due riti sono tanto simili, significa che lo scopo che da una parte
e dall'altra si vuole 'raggiungere non esso stesso privo di ana
logia. Nei due casi lo scopo che si persegue di fare comunicare la
forza religiosa che le successive consacrazioni hanno accumulato
sull'oggetto sacrificato, da un lato con il mondo del religioso,
dalI'altro con il mondo profano al ,quale appartiene il sa,crifican-
te. I due sistemi ,di dti contribuiscono., ciascuno nel loro senso,
a stabilire questa continuit che ci sembra., dopo la nostra analisi,
uno deicaratted salienti del sacrificio. La vittima l'intermedia
rio per mezzo del quale la comunicazione si stab1:i.scee grazie ad
essa,. tutti gli esseri che si incontrano nel sacrifido vi trovano l'u-
nione.; tutte le forze che vi concorrono si confondono.
Vi di pi: non vi soltanto somiglianza, ma stretta soHda-
riet fra questi due tipi di pratiche di attribuzione. Le prime sono
la condizione delle seconde. La viuima pu essere utilizzata dagli
uomini soltanto se gli di hanno .ricevuto la loro parte. In eHetti
essa carica di una tale santit che il profano, nonostante le con-
sa,crazionipreliminari che lo hanno., in certa misura, elevato ben
al di sopra della sua natura normale e ordinaria, non pu avvici-
narla senza pericolo.. necessario allora diminuire parzialmente
questa carica religiosa che si concentra in essa e che la rende inu-
tilizzabile a dei semplici mortali. Gi. l'imnlOiazioneaveva, in par-
te, raggiunto ,questo scopo: infatti, poich questa religiosit si
trova concentrata soprattutto nello spirito, una volta che lo spi-
rito sen' andato la vittima diventa pi abbordabile e pu, esse-
re maneggiata con minori precauzioni. In alcuni sacrifici, non ap-
pena lo spirto era uscito, il pericolo era scongiurato: sono quelli
in cui l'animale, viene utilizzato tutto intero dal sacrificante sen-
za nulla assegnare agli. d,i. Ma, in altre occasioni, questa p'rima
operazio'ne non era sufficiente a scaricare la vittima quanto era
necessario. Bisognava dunque ricominciare da capo per elimi-
nare ancora, e inviate verso le regioni del sacro,. quanto di temi
bile era rimasto: bisognavarif.are,come dice il rituale ind. una
specie di nuovo sacrificio 290'.
CoS i riti praticati sull vittima, per quanto numerosi, pos-
sono essere riassunti nei loro tratti essenziali in uno schema as
sai semplice. Si comincia con il. consacrarla: quindi le energie
che taLe consacrazione haconceutrato e suscitato in essa vengono
'liberate, le une verso gli ,esseri del mondo sacro, le altre verso le
creature del mondo profano. La successione dei momenti attra-
verso i quali passa la vittima potrebbe essere rappresentata da
una curva: un'ascesa costante fino ad un grado massimo di reli.
giosit nel quaLe essa non rimane che un istante, e dal quale di-
scende poi progressivamente. Vedremo che anche il sacrificante
passa attraverso delle fasi simili 291.
L'uscita
I benefici del sacrificio sono stati prodotti e tuttavia non tut
to finito. Il gruppo di gente e di cose che si sono radunate per la
circostanza intorno alla vittima non ha pi ragione di rimanere:
di conseguenza deve dissolversi lentamente e senza suscitare frat-
ture e poich sono stati dei riti a creare :questo gruppo sono ano
corae soltanto dei riti che possono rimettere in libert gli ele-
menti che lo compongono. I legami che uniscono la vittima, i sa-
cerdoti e il sacdficaute non sono stati sciolti con l'immolazione;
tutti coloro che hanno preso part,eal sacrificio vi hanno acquisito
un caraUere sacro che li isola dal mondo profano. necessario
che vi possano rientrare, rompendo quel cerchio magico nel qua-
le sono ancora imprigionati. Inoltre, lungo il corso della ceri-
monia" possono essere stati commessi degli errori ,che devono es-
sere cancellati prima di riprendere la vita normale. I riti con i
'quali si opera questa uscita dal sacrificio sono esattamente spe-
,culari di quelli che sono stati compiuti al momento dell'in
292
gresso.
Nel sacrificio animale ind, come, del resto, in tutti i sacrifici
che hanno il medesimo rituale,.quest'ultima fase del sacrificio
,chiaramente sottolineata. Si sacrifieano i resti di burro e di gras
so sparsi sull'erba 293 , :quindi si distruggono nel fuoco sacrifica1e
un certo numero di strumenti 294, l'erba del sacrificio 29\ il bastone
del recitante, l,e panche che circondano la vedi 2 9 ~ . Si versano le
aeque di purHicazione che non sono state usate 'e, dopo aver reso
grazie al palo 297., lo si bagna con una libagione, talvolta lo si pren-
de per portare a casa perch si erede abbia la propriet di puri.
46 Capitolo secondo
Lo schema det sacrificio 47
do di intimit.; essa infatti p.roduc,e non soltanto un semplice ,con
tatto esterno., ma una unione intrinseca delle due sostanze che si
assorbono l'una nell'altra fino a divenire insc:ilndibili. :E se questi
due riti sono tanto simili, significa che lo scopo che da una parte
e dall'altra si vuole 'raggiungere non esso stesso privo di ana
logia. Nei due casi lo scopo che si persegue di fare comunicare la
forza religiosa che le successive consacrazioni hanno accumulato
sull'oggetto sacrificato, da un lato con il mondo del religioso,
dalI'altro con il mondo profano al ,quale appartiene il sa,crifican-
te. I due sistemi ,di dti contribuiscono., ciascuno nel loro senso,
a stabilire questa continuit che ci sembra., dopo la nostra analisi,
uno deicaratted salienti del sacrificio. La vittima l'intermedia
rio per mezzo del quale la comunicazione si stab1:i.scee grazie ad
essa,. tutti gli esseri che si incontrano nel sacrifido vi trovano l'u-
nione.; tutte le forze che vi concorrono si confondono.
Vi di pi: non vi soltanto somiglianza, ma stretta soHda-
riet fra questi due tipi di pratiche di attribuzione. Le prime sono
la condizione delle seconde. La viuima pu essere utilizzata dagli
uomini soltanto se gli di hanno .ricevuto la loro parte. In eHetti
essa carica di una tale santit che il profano, nonostante le con-
sa,crazionipreliminari che lo hanno., in certa misura, elevato ben
al di sopra della sua natura normale e ordinaria, non pu avvici-
narla senza pericolo.. necessario allora diminuire parzialmente
questa carica religiosa che si concentra in essa e che la rende inu-
tilizzabile a dei semplici mortali. Gi. l'imnlOiazioneaveva, in par-
te, raggiunto ,questo scopo: infatti, poich questa religiosit si
trova concentrata soprattutto nello spirito, una volta che lo spi-
rito sen' andato la vittima diventa pi abbordabile e pu, esse-
re maneggiata con minori precauzioni. In alcuni sacrifici, non ap-
pena lo spirto era uscito, il pericolo era scongiurato: sono quelli
in cui l'animale, viene utilizzato tutto intero dal sacrificante sen-
za nulla assegnare agli. d,i. Ma, in altre occasioni, questa p'rima
operazio'ne non era sufficiente a scaricare la vittima quanto era
necessario. Bisognava dunque ricominciare da capo per elimi-
nare ancora, e inviate verso le regioni del sacro,. quanto di temi
bile era rimasto: bisognavarif.are,come dice il rituale ind. una
specie di nuovo sacrificio 290'.
CoS i riti praticati sull vittima, per quanto numerosi, pos-
sono essere riassunti nei loro tratti essenziali in uno schema as
sai semplice. Si comincia con il. consacrarla: quindi le energie
che taLe consacrazione haconceutrato e suscitato in essa vengono
'liberate, le une verso gli ,esseri del mondo sacro, le altre verso le
creature del mondo profano. La successione dei momenti attra-
verso i quali passa la vittima potrebbe essere rappresentata da
una curva: un'ascesa costante fino ad un grado massimo di reli.
giosit nel quaLe essa non rimane che un istante, e dal quale di-
scende poi progressivamente. Vedremo che anche il sacrificante
passa attraverso delle fasi simili 291.
L'uscita
I benefici del sacrificio sono stati prodotti e tuttavia non tut
to finito. Il gruppo di gente e di cose che si sono radunate per la
circostanza intorno alla vittima non ha pi ragione di rimanere:
di conseguenza deve dissolversi lentamente e senza suscitare frat-
ture e poich sono stati dei riti a creare :questo gruppo sono ano
corae soltanto dei riti che possono rimettere in libert gli ele-
menti che lo compongono. I legami che uniscono la vittima, i sa-
cerdoti e il sacdficaute non sono stati sciolti con l'immolazione;
tutti coloro che hanno preso part,eal sacrificio vi hanno acquisito
un caraUere sacro che li isola dal mondo profano. necessario
che vi possano rientrare, rompendo quel cerchio magico nel qua-
le sono ancora imprigionati. Inoltre, lungo il corso della ceri-
monia" possono essere stati commessi degli errori ,che devono es-
sere cancellati prima di riprendere la vita normale. I riti con i
'quali si opera questa uscita dal sacrificio sono esattamente spe-
,culari di quelli che sono stati compiuti al momento dell'in
292
gresso.
Nel sacrificio animale ind, come, del resto, in tutti i sacrifici
che hanno il medesimo rituale,.quest'ultima fase del sacrificio
,chiaramente sottolineata. Si sacrifieano i resti di burro e di gras
so sparsi sull'erba 293 , :quindi si distruggono nel fuoco sacrifica1e
un certo numero di strumenti 294, l'erba del sacrificio 29\ il bastone
del recitante, l,e panche che circondano la vedi 2 9 ~ . Si versano le
aeque di purHicazione che non sono state usate 'e, dopo aver reso
grazie al palo 297., lo si bagna con una libagione, talvolta lo si pren-
de per portare a casa perch si erede abbia la propriet di puri.
flicare gli errori rituali; oppure lo si brucia come l'erba 298. Si di-
strugge con il fuoco tutto quanto pu rimanere delle offerte, gH
utensili vengono puliti e vengono portati via dopo essere stati la.
t
, 299 S lt t "1 f h'" 'l
va. I , O.lianO I erro c ee serVIto per arrostire I. ,cuore e so,t.
tenato, caso particolare del rito in virt del quale lo strumento
chE'! ha causato ilerimine 'O il dolore deve esse.re nascosto 300.
Ed ecco quanto avviene per le persone. I sacerdoti" il sacrifi.
cante e sua moglie si riuniscono e si purificano lavandosi le ma.
ni 301, Il rito ha un duplice rine: c si purifica innanzituuo degli
errori e\'entualmente commessi durante il sacrificio, oltre che d.i
quelli che il sacrificio dovevacancel1are. In realt si lascia la re.
ligiosit sacrificale: questo il significato del rito dell'abbandono
del voto 3ll2: ( O Agni, ho compiuto il mio \'oto; mi sono 1'\eso
uguale al mio voto, ritorno uomo... BaI mondo degli di ridiscen.
do nel mondo degli uomini 30J .
Una forma esagerata dello stesso rito ne render il significato
pi ,evidente: si tratta del bagno del portar via 304, con il qua.
le termina il sacrificio del som,a e che l "opposto della Po.
sati gli strumenti, il sa,crHicantefa il bagno in un'ansa tranquill
formata da acqua ,corrente 300. 'Tutti i resti del sacrificio sono imo
mersi insieme nell'acqua, tutti i rami spremuti del soma 306. Il
sacrificante scioglie poi la cintura sacrificale indossata al momen.
to dei lacci che legavano alcune parti
dell'abito della moglie,. cosi per il turbante,. per la pelle dell'antilo.
pe nera, per le due vesti usate nel sacrificio ed immerge tutto nel.
l'acqua.. Quindi, lui e la Sua mogHe, dentro l'acqua fino al coUo,.
fanno il bagno pregando e lavandosi, prima la schiena, poi le
membra l'uno all'altra 301. Fatto questo, escono dal bagno e si rive.
stono di abiti nuovi 3ll8. Questo cerimoniale si svolto interamente
nell'acqua in modo da dissolvere ogni elemento pericoloso anche
semplicemente religioso; gli errori rituali eventualmente commessi
sono espiati,. come p,.ltre espiato il crimine commesso ,con l'uc.
cisione del dio Soma. Anche se il rilo pi complesso di quello
che or ora abbiamo illustrato, rimane della stessa natura: i fatti
e la teoria gli attribuiscono lame,desimafunzione.
Sfortunatamente, i testi biblici sono meno completi e meno
chiari: tuttavia contengono alcuni riferimenti. alle stesse prati.
che. Nena festa d,el Gran Perdono, il sommo sacerdote, dopo aver
cacciato via il capro di Azazel, entrava nel santuario ,e s toglie'va
la veste del sacrificio, perch questa non propagasse la consacra-
zione ; si layava, indossava altri abiti,. usciva e sacrificava 1"0'
M.h 309'. L'uomo che ave,va condotto fuori il ,capro si lavava e lavava
l
""di'" 3101 " h b' " ti' d llH- ":t
e sue vestIprnna nenl:rare; co UI c e! mClava I res e /l,a.,
faceva. altrettanto 311. Non sappiamo se gli altri sacrificifos-
. d 'h al h' 312 I G .. d
sero aecompagnatl, o no,aprabc .,e an og,e . n' reCla, ,opo
i sacrifici diespia.zione, i sacrificatori,.che del resto si astenevano
il pi possibile dal toccare la vittima, lavavano gli abili in un
fiume oad una fonte prima di ritornare in citt. o alle loro case 313.
Gli utensili usati per il sacrificio erano accuratamente lavati quan
do non erano addirittura distrutti 314. Tali precauzioni limitavano
razione della. consacrazione ed esse sono tanto importanti da e.s-
sere sopravvissute neUa messa cristiana" Il sacerdote, dopo la co-
munion,e, lava il calice, si lava le madi; dopo di che la messa
finita, il ciclo chiuso, e l 'officiante pronuncia la formula fina
leeliberat:rice: lte, missa est, Queste cerimonie finali corrispon.
dono aqueUe che hanno segnato l'ingresso al sacrificio; il redele
e il sacerdote sono ora liberati, come erano stati preparati all'ini
zio della cerimonia. Queste ultime sono cerimonie inverse, che
ranno da contrappeso alle precedenti" .
Lo stato religioso del sacrificante descrive dunque una curva
simmetrica simile aqueUa percorsa dalla vittima. Inizia la sua
progressiva ascesa nena sfera religiosa, raggiunge un punto mas-
simo ,dal quale poi ri,discende verSo il mondo profano. Cos ognuno
degli. esseri o degli oggetti coinvolti nel sac.rifico con un pro
prio ruolo, preso in una dinamica continua che, dall'ingresso
all'uscita, si muove su due opposte tend.enze. Ma se le curve de-
scritte hanno la medesima configurazione generale, non hanno
tutte la stessa altezza;, naturalmente quella che descrive la vito
timagiungeal punto pi alto.
chiaro, d'altra parte,. che l'importanza rispettiva delle rasi
di ascensione e di discesa pu variare alI'infinito, secondo le cir-
costanze. Questo quanto ci proponiamo di dimostrare nelle pa
gine suocessiv,e.
48
Capitolo secondo
Lo .schema del sacrificio 49
flicare gli errori rituali; oppure lo si brucia come l'erba 298. Si di-
strugge con il fuoco tutto quanto pu rimanere delle offerte, gH
utensili vengono puliti e vengono portati via dopo essere stati la.
t
, 299 S lt t "1 f h'" 'l
va. I , O.lianO I erro c ee serVIto per arrostire I. ,cuore e so,t.
tenato, caso particolare del rito in virt del quale lo strumento
chE'! ha causato ilerimine 'O il dolore deve esse.re nascosto 300.
Ed ecco quanto avviene per le persone. I sacerdoti" il sacrifi.
cante e sua moglie si riuniscono e si purificano lavandosi le ma.
ni 301, Il rito ha un duplice rine: c si purifica innanzituuo degli
errori e\'entualmente commessi durante il sacrificio, oltre che d.i
quelli che il sacrificio dovevacancel1are. In realt si lascia la re.
ligiosit sacrificale: questo il significato del rito dell'abbandono
del voto 3ll2: ( O Agni, ho compiuto il mio \'oto; mi sono 1'\eso
uguale al mio voto, ritorno uomo... BaI mondo degli di ridiscen.
do nel mondo degli uomini 30J .
Una forma esagerata dello stesso rito ne render il significato
pi ,evidente: si tratta del bagno del portar via 304, con il qua.
le termina il sacrificio del som,a e che l "opposto della Po.
sati gli strumenti, il sa,crHicantefa il bagno in un'ansa tranquill
formata da acqua ,corrente 300. 'Tutti i resti del sacrificio sono imo
mersi insieme nell'acqua, tutti i rami spremuti del soma 306. Il
sacrificante scioglie poi la cintura sacrificale indossata al momen.
to dei lacci che legavano alcune parti
dell'abito della moglie,. cosi per il turbante,. per la pelle dell'antilo.
pe nera, per le due vesti usate nel sacrificio ed immerge tutto nel.
l'acqua.. Quindi, lui e la Sua mogHe, dentro l'acqua fino al coUo,.
fanno il bagno pregando e lavandosi, prima la schiena, poi le
membra l'uno all'altra 301. Fatto questo, escono dal bagno e si rive.
stono di abiti nuovi 3ll8. Questo cerimoniale si svolto interamente
nell'acqua in modo da dissolvere ogni elemento pericoloso anche
semplicemente religioso; gli errori rituali eventualmente commessi
sono espiati,. come p,.ltre espiato il crimine commesso ,con l'uc.
cisione del dio Soma. Anche se il rilo pi complesso di quello
che or ora abbiamo illustrato, rimane della stessa natura: i fatti
e la teoria gli attribuiscono lame,desimafunzione.
Sfortunatamente, i testi biblici sono meno completi e meno
chiari: tuttavia contengono alcuni riferimenti. alle stesse prati.
che. Nena festa d,el Gran Perdono, il sommo sacerdote, dopo aver
cacciato via il capro di Azazel, entrava nel santuario ,e s toglie'va
la veste del sacrificio, perch questa non propagasse la consacra-
zione ; si layava, indossava altri abiti,. usciva e sacrificava 1"0'
M.h 309'. L'uomo che ave,va condotto fuori il ,capro si lavava e lavava
l
""di'" 3101 " h b' " ti' d llH- ":t
e sue vestIprnna nenl:rare; co UI c e! mClava I res e /l,a.,
faceva. altrettanto 311. Non sappiamo se gli altri sacrificifos-
. d 'h al h' 312 I G .. d
sero aecompagnatl, o no,aprabc .,e an og,e . n' reCla, ,opo
i sacrifici diespia.zione, i sacrificatori,.che del resto si astenevano
il pi possibile dal toccare la vittima, lavavano gli abili in un
fiume oad una fonte prima di ritornare in citt. o alle loro case 313.
Gli utensili usati per il sacrificio erano accuratamente lavati quan
do non erano addirittura distrutti 314. Tali precauzioni limitavano
razione della. consacrazione ed esse sono tanto importanti da e.s-
sere sopravvissute neUa messa cristiana" Il sacerdote, dopo la co-
munion,e, lava il calice, si lava le madi; dopo di che la messa
finita, il ciclo chiuso, e l 'officiante pronuncia la formula fina
leeliberat:rice: lte, missa est, Queste cerimonie finali corrispon.
dono aqueUe che hanno segnato l'ingresso al sacrificio; il redele
e il sacerdote sono ora liberati, come erano stati preparati all'ini
zio della cerimonia. Queste ultime sono cerimonie inverse, che
ranno da contrappeso alle precedenti" .
Lo stato religioso del sacrificante descrive dunque una curva
simmetrica simile aqueUa percorsa dalla vittima. Inizia la sua
progressiva ascesa nena sfera religiosa, raggiunge un punto mas-
simo ,dal quale poi ri,discende verSo il mondo profano. Cos ognuno
degli. esseri o degli oggetti coinvolti nel sac.rifico con un pro
prio ruolo, preso in una dinamica continua che, dall'ingresso
all'uscita, si muove su due opposte tend.enze. Ma se le curve de-
scritte hanno la medesima configurazione generale, non hanno
tutte la stessa altezza;, naturalmente quella che descrive la vito
timagiungeal punto pi alto.
chiaro, d'altra parte,. che l'importanza rispettiva delle rasi
di ascensione e di discesa pu variare alI'infinito, secondo le cir-
costanze. Questo quanto ci proponiamo di dimostrare nelle pa
gine suocessiv,e.
48
Capitolo secondo
Lo .schema del sacrificio 49
C:APITOLO TiERZO
COME VARIA LO SCHEMA SECONDO
LE FUNZIONI ,GENERALI DEL SACRIFICIO
Nella nostra esposlZlone precedente, abbiamo costruito, in
realt, soltanto uno schema di rito sllcrificale. Ma questo sche
ma tun'altro che una semplice astrazione. Abbiamo visto infat-
ti che esso ,era realizzato in ,concreto nel caso del sacrificio anima-
le in.d. e ancora,. attorno a questo rito, abbiamo potuto raggruppa-
re una serie di riti sacrificali che prescrivono sia il rituale semitico
sia i rituali greci e latini. Esso costituisce dunque la materia co-
munecon la quale sono fatte le forme pi particolari del sacrifi-
cio. Secondo la finalit da perseguire, secondo la funzione che
deve svolgere., le parti che lo compongono possono disporsi se
guendo proporzioni differenti e un differente ordine; prendere ad
esempio le une maggior importanza a scapito di altre, alcune pos-
sono persino mancare totalmente. Da qui nasce la diversit del
sacrifido., ma senza che fra le dIiversecombinazioni vi siano dif-
ferenze specifiche: sono sempre gH stessi elementi ,combinati in
altro modo o sviluppati in maniera ineguale.. Ora tent,eremo dii
dimostrare la nostra affermazione a proposito dii alcuni tipi fon-
dIamentali.
Poich il sacrificio ha lo scopo di modificare lo stato religio-
so del sacrificante ,e dell'oggetto del sacrificio, si pu prevedere
a priori che le linee generali del nostro schema devono variare se-
condo il grado di questo stato all'inizio della cerimonia. Suppo-
niamo che sia neutro. Il sacrificante (e quanto di,ciamo per il sa
crificante si pu ripetere per l'oggetto nel caso di sacrificio ogget-
tivo}, prima del sacrificio, non possiede alcun carattere sacro: il
sacrificio ha allora la funzione di farglielo acquisJre. Questoav-
viene espressamente nei sacrifici di iniziazione e di ordinazione,
casi in ,cui vi una grande distanza fra il punto dal quale il sa.
crificante parte ed il punto a cm deve: a.rrivare.
Le ,cerimonie d'introduzione sono necessariamente molto svio
luppate. L'ingresso del sacrficante nel mondo sacro avvicne po
co aUa volta, con precauzione. All'inverso, poich in questo caso
la consacrazion:e pi desiderata che temuta, non si vorrebbe svio
Urla limitandola, e circoscrivendola in una forma troppo ristret.
ta. Bisogna invece che il sac.rificante, anche dopo il suo ritorno
nella. vita profana, conservi qualcheeosa. di quello che ha acqui.
sito durante it1 sacrificio. Le pratiche dell'uscita sono dunque l'i.
dott:e alla loro ,espr,essione pi semplice e possono persino scompa.
rire del tutto. Il Pentateuco non le nomina neppure quando de.
scrive i riti dell'ordinazione dei sacerdoti,. dei Nella messa
cristiana" sopravvivono soltanto in forma dipurificazione sup'
plementar'e.. I cambiamenti prodoltti da questi sacrifici hanno,
d'altro canto., una durata pi o meno lunga. Talvolta sono costi.
tutivi del sacrificio, stesso ed implicano un'autentica metamorfosi.
Si voleva che l'uomo che prendeva le carni ,deUa vittima umana
sacrifi,cata a Zeus Lykaios (il lupo) sul Liceo fosse mutato in lupo
come lo era stato Licaone dopo avere sacrificato un hambino 315.
Anche per questo motivo tali sacrifici si trovano nei riti d'inizia-
zione.,. riti questi ,che hanno lo scopo di introdu:rre un'anima in
U 316 l' "1 "l" all f' d Il .
: n corpo .n ogro caso, 1 sacrI lcante,. a lne e a cerImo
nia, si trovava contrassegnato da un ,carattere sacro che, talvolta,
gli comportava alcune speciali int,erdizioni, o cbe, in altri casi,
poteva persino essere incompatibile con altri caratteri dello stesso
genere: ad Olimpia., per esempio, l'uomo che, dopo aver sacrifi
cato a Pe:1ope, mangiava le carni deUa vittima, non ave:va poi il
diritto di saerifieare a Giove 311.
Questa prim.a ,caratteristica non si disgiunge da un'altra. Lo
scopo dell'intero rito di aumentare lareligiosit del sacrificano
te e per oUenere questo era necessario associarlo alla vittima quan
to pi streUamenteera possibile; infatti egli ottiene il carattere sa-
cro desiderato in virt dell'intensit che la consacrazione ha ri.
versato sulla vittima. Possiamo dire che, in questo caso, il ca.rat-
tere sacro la ,cui trasmissione lo scopo stesso del sa,crificio, va
,dalla vittima al sacrificante ( o all'oggetto). Ne deriva che dopo
l"immolazione ,che essi sono messi in contatto, o quantomeno,
a questo momento cl:eavviene la comunicazione pi importante.
52
Capitolo terzo
Come varia lo schema secondo le lu;nzi,oni genel'\ali del sacrificio 53
Pu ce.rtamente verificarsi che un'imposizione delle mani stabili-
sca un legame fra il sacrificante e la vittima prima che questa
sia distrutta; ma talvolta (ad ,esempio nello questo
atto manca totalmente e,. in ogni caso, si rivela secondario. La
messa in contatto essenziale quella che si produce quando lo spio
rito si gi allontanato. allora che si p,ratica comunione ali..
mentare
318
I sacrifici di questo tipo si potrebbero ,chiamare sacri
fici di sacraliz;zazione; medesima d.enominazione si addice pure
ai sacrifici che hanno come effetto non tanto di creare dal nnHa
un carattere sa'cro nel sacrificante, ma semplicemente di inte,nsi-
ficar,eun carattere preesistente.
Ma non raro che l'uomo cbe sta per sacrificare sia gi se..
gnato di un carattere sacro., che comeorti dei divieti rituali che
possono trovarsi in contrasto con i suoi progetti. L'impurit,. che
d l I
. . l" ;.19 '1" d'
contrae non osservano e .eggl re 19lOse o ,con 1. contatto ' li
cose impure, diventa una specie di consa.crazione 320. Upeccatore,
come il criminale, un essere sacro se si sacrifica, il sacrificio
ha per scopo, o quantomeno uno degli scopi, ,di liberarlo dalle s,ne
colpe: l'espiazione. A questo proposito va rilevato un fatto imo
portante: malattia, morte e peccato, dal punto di vista religioso"
sono identicLLa maggior parte degli errori rituali sono puniti
con sventure fisiche o morali 322 e, inversamente, questi mali sono
ritenuti la conseguenza di questi errori consapevolmente o incon
sapevolmente commessi. La coscienza religiosa, anche quella dei
nostri contemporanei, non ha mai bene separato l'infrazione del
le regole divine daUe conseguenze materiali di questo atto, con-
seguenze che si ripercuotono sul corpo, salla condizione del col
pevolee sul suo avvenire nel mondo dell'aldil. Possiamo danque
mettere sullo stesso piano sacrifid curativi 'e sacrifici purament,e
espiatori. Gli un e gli altri hanno lo scopo di trasferire sullavit
tima, in virt della continuit sacrificale, l'impurit religiosa del
sacrificante e di eliminarla con essa.
La forma pi elementare dell'espiazione era dunque l'elimina
zione pura e semplice., Di questo tipo l',espuIsionedelcapro Azii-
zel, e queUa dell'uccello nel sacrificio della puruicazione del le1l
broso. II giorno d:el Grande Per,dono si sceglievano due capri. Il
sommo sacerdote., dopo vari poneva le mani sulla testa di:
uno di essi, confessava sudi esso i peccati di Israele e quindi lo
mandava nel deserto; ed esso portava con s i peccati che gli era-
casi in ,cui vi una grande distanza fra il punto dal quale il sa.
crificante parte ed il punto a cm deve: a.rrivare.
Le ,cerimonie d'introduzione sono necessariamente molto svio
luppate. L'ingresso del sacrficante nel mondo sacro avvicne po
co aUa volta, con precauzione. All'inverso, poich in questo caso
la consacrazion:e pi desiderata che temuta, non si vorrebbe svio
Urla limitandola, e circoscrivendola in una forma troppo ristret.
ta. Bisogna invece che il sac.rificante, anche dopo il suo ritorno
nella. vita profana, conservi qualcheeosa. di quello che ha acqui.
sito durante it1 sacrificio. Le pratiche dell'uscita sono dunque l'i.
dott:e alla loro ,espr,essione pi semplice e possono persino scompa.
rire del tutto. Il Pentateuco non le nomina neppure quando de.
scrive i riti dell'ordinazione dei sacerdoti,. dei Nella messa
cristiana" sopravvivono soltanto in forma dipurificazione sup'
plementar'e.. I cambiamenti prodoltti da questi sacrifici hanno,
d'altro canto., una durata pi o meno lunga. Talvolta sono costi.
tutivi del sacrificio, stesso ed implicano un'autentica metamorfosi.
Si voleva che l'uomo che prendeva le carni ,deUa vittima umana
sacrifi,cata a Zeus Lykaios (il lupo) sul Liceo fosse mutato in lupo
come lo era stato Licaone dopo avere sacrificato un hambino 315.
Anche per questo motivo tali sacrifici si trovano nei riti d'inizia-
zione.,. riti questi ,che hanno lo scopo di introdu:rre un'anima in
U 316 l' "1 "l" all f' d Il .
: n corpo .n ogro caso, 1 sacrI lcante,. a lne e a cerImo
nia, si trovava contrassegnato da un ,carattere sacro che, talvolta,
gli comportava alcune speciali int,erdizioni, o cbe, in altri casi,
poteva persino essere incompatibile con altri caratteri dello stesso
genere: ad Olimpia., per esempio, l'uomo che, dopo aver sacrifi
cato a Pe:1ope, mangiava le carni deUa vittima, non ave:va poi il
diritto di saerifieare a Giove 311.
Questa prim.a ,caratteristica non si disgiunge da un'altra. Lo
scopo dell'intero rito di aumentare lareligiosit del sacrificano
te e per oUenere questo era necessario associarlo alla vittima quan
to pi streUamenteera possibile; infatti egli ottiene il carattere sa-
cro desiderato in virt dell'intensit che la consacrazione ha ri.
versato sulla vittima. Possiamo dire che, in questo caso, il ca.rat-
tere sacro la ,cui trasmissione lo scopo stesso del sa,crificio, va
,dalla vittima al sacrificante ( o all'oggetto). Ne deriva che dopo
l"immolazione ,che essi sono messi in contatto, o quantomeno,
a questo momento cl:eavviene la comunicazione pi importante.
52
Capitolo terzo
Come varia lo schema secondo le lu;nzi,oni genel'\ali del sacrificio 53
Pu ce.rtamente verificarsi che un'imposizione delle mani stabili-
sca un legame fra il sacrificante e la vittima prima che questa
sia distrutta; ma talvolta (ad ,esempio nello questo
atto manca totalmente e,. in ogni caso, si rivela secondario. La
messa in contatto essenziale quella che si produce quando lo spio
rito si gi allontanato. allora che si p,ratica comunione ali..
mentare
318
I sacrifici di questo tipo si potrebbero ,chiamare sacri
fici di sacraliz;zazione; medesima d.enominazione si addice pure
ai sacrifici che hanno come effetto non tanto di creare dal nnHa
un carattere sa'cro nel sacrificante, ma semplicemente di inte,nsi-
ficar,eun carattere preesistente.
Ma non raro che l'uomo cbe sta per sacrificare sia gi se..
gnato di un carattere sacro., che comeorti dei divieti rituali che
possono trovarsi in contrasto con i suoi progetti. L'impurit,. che
d l I
. . l" ;.19 '1" d'
contrae non osservano e .eggl re 19lOse o ,con 1. contatto ' li
cose impure, diventa una specie di consa.crazione 320. Upeccatore,
come il criminale, un essere sacro se si sacrifica, il sacrificio
ha per scopo, o quantomeno uno degli scopi, ,di liberarlo dalle s,ne
colpe: l'espiazione. A questo proposito va rilevato un fatto imo
portante: malattia, morte e peccato, dal punto di vista religioso"
sono identicLLa maggior parte degli errori rituali sono puniti
con sventure fisiche o morali 322 e, inversamente, questi mali sono
ritenuti la conseguenza di questi errori consapevolmente o incon
sapevolmente commessi. La coscienza religiosa, anche quella dei
nostri contemporanei, non ha mai bene separato l'infrazione del
le regole divine daUe conseguenze materiali di questo atto, con-
seguenze che si ripercuotono sul corpo, salla condizione del col
pevolee sul suo avvenire nel mondo dell'aldil. Possiamo danque
mettere sullo stesso piano sacrifid curativi 'e sacrifici purament,e
espiatori. Gli un e gli altri hanno lo scopo di trasferire sullavit
tima, in virt della continuit sacrificale, l'impurit religiosa del
sacrificante e di eliminarla con essa.
La forma pi elementare dell'espiazione era dunque l'elimina
zione pura e semplice., Di questo tipo l',espuIsionedelcapro Azii-
zel, e queUa dell'uccello nel sacrificio della puruicazione del le1l
broso. II giorno d:el Grande Per,dono si sceglievano due capri. Il
sommo sacerdote., dopo vari poneva le mani sulla testa di:
uno di essi, confessava sudi esso i peccati di Israele e quindi lo
mandava nel deserto; ed esso portava con s i peccati che gli era-
no stati comunicati con l'imposizione delle mani 3D. Nel sam..ifido
per la purificazione dellebhroso 324, il sacrificante prend.eva due
tortore, tagliava ad una di esse la gola sopra un vaso di terra
contenente dell'a.cqua viva. L'altra era immersa in quest'acqua
insanguinata, ,con la qual'e poi veniva asperso illebbroso. La tor-
tora viva era quindi liberata e volando via portava ,con s anche
la lebbra. Il malato non aveva pi che un'abluzione da fa.re: egli
era purificato e guarito. V ~ l l f f a : ' a t presenta una eliminazione
ugualmente evidente nel caso in cui i resti della vittima erano por
tati fuori dal campo e bruciati completamente 325. I sacrifici me
d
al' . d':Cf . al h" 326, . d li'.... .'. 327
IC l m u ourono caSI an !og. 'l : per guarIre e luerIZIa "
si legano degli uccelli gialli sopra il letto del paziente; si fanno,
su quest'ultimo aspersioni cos abbondanti che l'acqua cade sugli
animaHche si mettono a schiamazzare. In questo momento, come
dice l'inno magico, l'itterizia entra negli uccelli giaIli 238. Ma
passiamo oltre questa fase un po' materiale del rito. Prendiamo
un uomo che porta disgrazia. Si usano una serie di riti dei quali,
alcuni pUl'amente simbolici 329,altri simili invece al sacrificio. Si
lega alla zampa sinistra di Un gallo nero 330 un uncino, all'un.
cino un dolce e, lasciando andare il volatile 331, si dice: {( Vola via
di ,qui, cattiva sorte 332, togliti di qui, vatt,ene altrove su ,colui che
.ci odia; con questo uncino difrro noi ti leghiamo 333. La male.
dizione del sacrificante si fissata sull'uccello ed sparita con
esso, sia che venga distrutta, sia che ricada sul nemico 334.
Vi per un caso in particolare in cui appare chiaro che iI
carattere che viene cos eliminato essenzialmente religioso:
queUo del toro allo spiedo 335, vittima espiatoria del dio, Ru-
dra. Rudra iI padrone degli animali, colui che ha il potere di di
struggere animali e uomini con la peste e con la febbre; dun
que un dio pericoloso 336. Dio del bestiame, presente entro il
gregge e contemporaneamente lo .circonda e lo minaccia. Per al
lontanarlo,. lo si concentra sul pi.hello dei tori del gregge, che di-
venta esso stesso Rudra; viene aIIevato,. consacrato come tale e
gli si rende onore 337. Poi, almeno secondo alcune tradizioni, lo si
sacrifi,ca fuori dal viUaggio., a mezza notte, in mezzo al bosco 33lI
e in tal modo Rudra eliminato 339. II Rudra degli animali anda-
to araggj.ungere il Rudra dei boschi, dei campi edeicrocicchL
Lo scopo del sacrifi,cio dunque l'espulsione di un elemento di.
vino.
54 Capitolo terzo
Come t1aria lo schema secondo le funzioni generali del sacrificio 55
In tutti questi casi, il carattere che viene trasmesso ad opera
del sacrific.io va non dalla vittima al sacrificante 340, ma al contra
rio, dal sacrificante alla vittima. sulla vittima che si scarica; di
conseguenza la loro messa in contatto,ql1ella almeno veramente
essenziale, ha luogo dopo e non prima dell'immolazione. Una vol
ta che si scaricato sulla vittima, tende invece a fuggirla,. e con
essa, t,ende a fuggire tutto l'ambiente nel quale lJJ,vvenuta la ,ce
rimonia. P'er tale motivo, i riti di uscita sono molto sviluppati.
I riti di questo genere ,cheabhiamosegnalato nel rituale ebraico
ci sono stati presentati unicamente come sacrific.i di espia.zione.
Dopo il primo saerificio che lo ha purificato, illebbroso deve com
pletare la sua purificazione con un'abluzione supplementare. e
persino con un .ulteriore sacrificio 341. 1.1 contrario i riti. di ingl'es-
so sono brevissimi o mancano del tutto; il sacrificante si trova
gi investito di un carattere religioso e non ha bisogno di acqui-
sirlo;. la religiosit che lo contraddistingue diminuisee progres-
sivamente fin dall'inizio della cerimonia. Il moto ascensionale che
ahbiamo trovato nel sacrificio completo, qui rudimentale o mano
ca totalmente. Ci troviamo dunque davanti ad Un altro tipo di
sacrificio, n,el quale entrano gli stessi elementi ehe fanno parte del
rito di sa,cralizz.azione,. ma ori,entati in senso opposto e eon la loro
rispettiva importanza completamente rovesciata.
Nelle pagine precedenti abbiamo supposto che il carattere .sa-
ero ,che segnava il sacmicanteall'inizio della cerimonia fosse per
lui una menomazione, una causa di inferiorit religiosa, peecato,
impurit ecc. Ma vi sono altri casi in cui il meccanismo esat-
tamente lo stesso mentre lo stato iniziale op'posto; per il sacri
ficant,e una fonte di superiorit e costituisce uno stato di pu-
rezza. Il nazireo 342, a Gerusalemm,e, era un ,essere perfettamente
p,uro, si era consacrato ,con un voto a lahv in seguito al quale
si ast,eneva dal vino, non si tagliava pi i ,capelli e doveva tenersi
lontano da ogni maechia. Ma giunto che fosse al termine del suo
'1" l 'f"343 P t
voto, non poteva S,clOg Ier o se non con un sacrI Imo . er ques o
egli fa un bagno di purificazione 344, offre un agnello in (oliik, una
pecora in lpaf{ii'at e un montone in zeviilpseliim'im, si rade i ca-
pelli e li getta sul fuoco dove cuoce la carne dellQ seliim'im 345.
Quando iI sacrifi.cante fa lo zeviiJJ,seliimim, pone sulle mani del
nazireo la terumii,. la tenup'kii, che sono le parti consacrate ed una
focaccia dell'offerta corrispondente 346. Dopo di che queste affer-
no stati comunicati con l'imposizione delle mani 3D. Nel sam..ifido
per la purificazione dellebhroso 324, il sacrificante prend.eva due
tortore, tagliava ad una di esse la gola sopra un vaso di terra
contenente dell'a.cqua viva. L'altra era immersa in quest'acqua
insanguinata, ,con la qual'e poi veniva asperso illebbroso. La tor-
tora viva era quindi liberata e volando via portava ,con s anche
la lebbra. Il malato non aveva pi che un'abluzione da fa.re: egli
era purificato e guarito. V ~ l l f f a : ' a t presenta una eliminazione
ugualmente evidente nel caso in cui i resti della vittima erano por
tati fuori dal campo e bruciati completamente 325. I sacrifici me
d
al' . d':Cf . al h" 326, . d li'.... .'. 327
IC l m u ourono caSI an !og. 'l : per guarIre e luerIZIa "
si legano degli uccelli gialli sopra il letto del paziente; si fanno,
su quest'ultimo aspersioni cos abbondanti che l'acqua cade sugli
animaHche si mettono a schiamazzare. In questo momento, come
dice l'inno magico, l'itterizia entra negli uccelli giaIli 238. Ma
passiamo oltre questa fase un po' materiale del rito. Prendiamo
un uomo che porta disgrazia. Si usano una serie di riti dei quali,
alcuni pUl'amente simbolici 329,altri simili invece al sacrificio. Si
lega alla zampa sinistra di Un gallo nero 330 un uncino, all'un.
cino un dolce e, lasciando andare il volatile 331, si dice: {( Vola via
di ,qui, cattiva sorte 332, togliti di qui, vatt,ene altrove su ,colui che
.ci odia; con questo uncino difrro noi ti leghiamo 333. La male.
dizione del sacrificante si fissata sull'uccello ed sparita con
esso, sia che venga distrutta, sia che ricada sul nemico 334.
Vi per un caso in particolare in cui appare chiaro che iI
carattere che viene cos eliminato essenzialmente religioso:
queUo del toro allo spiedo 335, vittima espiatoria del dio, Ru-
dra. Rudra iI padrone degli animali, colui che ha il potere di di
struggere animali e uomini con la peste e con la febbre; dun
que un dio pericoloso 336. Dio del bestiame, presente entro il
gregge e contemporaneamente lo .circonda e lo minaccia. Per al
lontanarlo,. lo si concentra sul pi.hello dei tori del gregge, che di-
venta esso stesso Rudra; viene aIIevato,. consacrato come tale e
gli si rende onore 337. Poi, almeno secondo alcune tradizioni, lo si
sacrifi,ca fuori dal viUaggio., a mezza notte, in mezzo al bosco 33lI
e in tal modo Rudra eliminato 339. II Rudra degli animali anda-
to araggj.ungere il Rudra dei boschi, dei campi edeicrocicchL
Lo scopo del sacrifi,cio dunque l'espulsione di un elemento di.
vino.
54 Capitolo terzo
Come t1aria lo schema secondo le funzioni generali del sacrificio 55
In tutti questi casi, il carattere che viene trasmesso ad opera
del sacrific.io va non dalla vittima al sacrificante 340, ma al contra
rio, dal sacrificante alla vittima. sulla vittima che si scarica; di
conseguenza la loro messa in contatto,ql1ella almeno veramente
essenziale, ha luogo dopo e non prima dell'immolazione. Una vol
ta che si scaricato sulla vittima, tende invece a fuggirla,. e con
essa, t,ende a fuggire tutto l'ambiente nel quale lJJ,vvenuta la ,ce
rimonia. P'er tale motivo, i riti di uscita sono molto sviluppati.
I riti di questo genere ,cheabhiamosegnalato nel rituale ebraico
ci sono stati presentati unicamente come sacrific.i di espia.zione.
Dopo il primo saerificio che lo ha purificato, illebbroso deve com
pletare la sua purificazione con un'abluzione supplementare. e
persino con un .ulteriore sacrificio 341. 1.1 contrario i riti. di ingl'es-
so sono brevissimi o mancano del tutto; il sacrificante si trova
gi investito di un carattere religioso e non ha bisogno di acqui-
sirlo;. la religiosit che lo contraddistingue diminuisee progres-
sivamente fin dall'inizio della cerimonia. Il moto ascensionale che
ahbiamo trovato nel sacrificio completo, qui rudimentale o mano
ca totalmente. Ci troviamo dunque davanti ad Un altro tipo di
sacrificio, n,el quale entrano gli stessi elementi ehe fanno parte del
rito di sa,cralizz.azione,. ma ori,entati in senso opposto e eon la loro
rispettiva importanza completamente rovesciata.
Nelle pagine precedenti abbiamo supposto che il carattere .sa-
ero ,che segnava il sacmicanteall'inizio della cerimonia fosse per
lui una menomazione, una causa di inferiorit religiosa, peecato,
impurit ecc. Ma vi sono altri casi in cui il meccanismo esat-
tamente lo stesso mentre lo stato iniziale op'posto; per il sacri
ficant,e una fonte di superiorit e costituisce uno stato di pu-
rezza. Il nazireo 342, a Gerusalemm,e, era un ,essere perfettamente
p,uro, si era consacrato ,con un voto a lahv in seguito al quale
si ast,eneva dal vino, non si tagliava pi i ,capelli e doveva tenersi
lontano da ogni maechia. Ma giunto che fosse al termine del suo
'1" l 'f"343 P t
voto, non poteva S,clOg Ier o se non con un sacrI Imo . er ques o
egli fa un bagno di purificazione 344, offre un agnello in (oliik, una
pecora in lpaf{ii'at e un montone in zeviilpseliim'im, si rade i ca-
pelli e li getta sul fuoco dove cuoce la carne dellQ seliim'im 345.
Quando iI sacrifi.cante fa lo zeviiJJ,seliimim, pone sulle mani del
nazireo la terumii,. la tenup'kii, che sono le parti consacrate ed una
focaccia dell'offerta corrispondente 346. Dopo di che queste affer-
te sono presentate a Jahv. Da questo momento, d:ice il testo, il nl!
zireo potr bere del vino, c ~ ,che significa che sdolto dalla con-
sacrazione. La consacrazione passata, da una parte nei suoi ca
pelli. tagliati e offerta sull'altare, dall'altra nella vittima che lo
rappresenta. L'una e l'altra cosa. sono eliminate: il processo
dunque uguale a quello cne si svulge nell'espiazione. Hcarattelle
sacro, qualunque ne sia. l'alto valore religioso, va d.al sacrificante
alla vittima. Di conseguenza, a.ncne il sacrificio di ,espiazione non
cne una variet particolare di un tipo pi gene,rale, che indi-
pendente dalcarauere favorevole o sfavorevole dello stato .reli
gioso su cui incide il sacrificio.. Si potrebbe chiamare safJrificio
di desacralizzazione.
Le cose, come le persone, possono trova.rsi in uno stato di san
tit cos grande dar,enderle inutllizzabili o pericolose. Sono allora
necessari sacrifici di 'questo genere. Un caso tipico quello dei
prodotti della terra. Ogni specie di frutti, cereali ed altri, total
ment,e sacra, proibita, tanto che Un solo rito, spesso sacrificale, non
sufficiente per toglier,e l'interdizione che la preserva 347. Per ot
tenere questo, si concentra su di una parte della speci,e di fruui
tutta la virt che contengono gli altri; si sacrifica poi questa par
te e soltanto cos, tutti gli altri sono liberati 34S.
Oppure,. passando attraverso a due tappe di desacralizzazione
suceessive,. si concentra in un. primo tempo l'intera consacrazione
sulle primizie,poi, in un ,secondo tempo, si rappresentano queste
stesse primizie con una vittima ehe si elimina. Questo avviene ad
esempio quando si portano le primizie 349 a Gerusalemme. Gliabi-
tanti di un ,quartiere 350 portavano in gruppo i loro panieri. In
testa al corteo avanzava un suonatoredi flauto, seguivano dei
Kohanim .che precedevano il corteo e, nella citt, tutti si alzava-
no in piedi al suo passaggio rendendo in tal modo onore alle ,cose
sacre che erano presenti. Dietro al suonatore di flauto, veniva un
b'ue dalle corna dorate, che portava una corona di ulivo. Questo
bue, che recava i frutti o trainava il'Cluro, era poi sacrifi.cato 351.
Giunti sul monte sacro, ognuno, persino il re Agrippa in per
sona ) ~ , prendeva il proprio paniere e saliva sul sagrato 352.. Le eo-
lombe deposte sopra servivano da olocausto 353 e tutto quanto si
aveva in mano era consegnato al sacel'dote. In questo caso, due
mezzi si sovrappongonoper allontanare la santit delle p,rimizie:
consacrazione nel tempio, sacrificio del bue e sacrificio delle co
56 Capitolo terzo
Come varia ,lostJhema secondo le funzioni generali del sacrificio' 57
lombe, personificazioni queste delle virt che si riteneva fossero
presenti nei rispettivi animali.
L'accostamento che abbiamo fatto fra il. nazireo e l'espia.
zione individuale, fra il caso delle primizie e quello delle altre cose
che devono essere liberate da un caraUere religioso pi dedsamen
te pericoloso, ci conduce ad una riflessione importante. Era gi
un fatto molto rIlevante che, in via generale, il sacrificio potesse
servire a due scopi tanto contrari quanto l'acquisire uno stato di
santit e l'eliminare uno stato di peccato. Dal momento che, nei
due casi, esso fatto dei medesimi elementi, hisognaehe non vi
sia, fra questi due stati, ,quella neUa opposizione che normalmen.
te vi ravvisiamo. P,er di pi,ahbiamo visto che i due stati, l'uno
di puritperfetta e l'altro di impurit, potevano dar luogo ad
uno stesso pro.cesso sacrificale nel quale gli elementi sono non sol
tanto identid, ma sistemati nelIo stesso ordine e orientati nello
stesso senso. E, inversamente, pu accadere ,che uno stato di im-
purit sia trattato, in. determinate condizioni, come lo stato con
trario. In effetti, noi abbiamo individuato soltanto dei meccanismi
elementari, quasi dei caratteri astratti cbe, nella realt, sono il
pi ,delle volte solidali. Non sarebbe del tutto esatto pensare l'e-
spiazione come una eliminazione pura e semplice, in cui il ruolo
della vittima tosse quello di un intermediario passivo o di un ti
cettacolo. La vitti.madel sacrificio di espiazione pi sacra del
sacrificante. Essa, sii carica di una consacrazione che non sempre
diversa da quella ehe assume nei sacrifici di sactalizzazione. Di
conseguenza, vedremo sacrHici di sa,cralzzaziione e sacrifici espia-
tori.riuniti in un medesimo sacrificio. La forza .che possi,ede la
vittima di natura complessa; n,el rituale ebraico, i residui della
cremazione della vacca rossa, che sono raccolti in un luogo puro,
rendono impuro con il loro contatto un uomo che si trovi in uno
stato normale e tutta.viahanno il potere di purificare ,coloro ,che
hanno contratto talune impurit 354. Deno stesso tipo sono alcune
comunicazioni che si stahilisconofra il sa,crificante e la vittima,
dopo l'uccisione sacrificale: vi sono sacrifid 'espiatori, in cui il
sacrifi.cante, dopo che la vittima stata spogliata -deUa pelle e pri.
ma ,di essere completamente purificato, si colloca sulla pelle della
viuima oppure la tocca; in altri sacrifici,. la pelle della vittima
viene trascinata nel luogo per il quale si compie l'espiazione 355.
In sacrifici p.icomplessi, dei quali avremo occasione di -parlare
te sono presentate a Jahv. Da questo momento, d:ice il testo, il nl!
zireo potr bere del vino, c ~ ,che significa che sdolto dalla con-
sacrazione. La consacrazione passata, da una parte nei suoi ca
pelli. tagliati e offerta sull'altare, dall'altra nella vittima che lo
rappresenta. L'una e l'altra cosa. sono eliminate: il processo
dunque uguale a quello cne si svulge nell'espiazione. Hcarattelle
sacro, qualunque ne sia. l'alto valore religioso, va d.al sacrificante
alla vittima. Di conseguenza, a.ncne il sacrificio di ,espiazione non
cne una variet particolare di un tipo pi gene,rale, che indi-
pendente dalcarauere favorevole o sfavorevole dello stato .reli
gioso su cui incide il sacrificio.. Si potrebbe chiamare safJrificio
di desacralizzazione.
Le cose, come le persone, possono trova.rsi in uno stato di san
tit cos grande dar,enderle inutllizzabili o pericolose. Sono allora
necessari sacrifici di 'questo genere. Un caso tipico quello dei
prodotti della terra. Ogni specie di frutti, cereali ed altri, total
ment,e sacra, proibita, tanto che Un solo rito, spesso sacrificale, non
sufficiente per toglier,e l'interdizione che la preserva 347. Per ot
tenere questo, si concentra su di una parte della speci,e di fruui
tutta la virt che contengono gli altri; si sacrifica poi questa par
te e soltanto cos, tutti gli altri sono liberati 34S.
Oppure,. passando attraverso a due tappe di desacralizzazione
suceessive,. si concentra in un. primo tempo l'intera consacrazione
sulle primizie,poi, in un ,secondo tempo, si rappresentano queste
stesse primizie con una vittima ehe si elimina. Questo avviene ad
esempio quando si portano le primizie 349 a Gerusalemme. Gliabi-
tanti di un ,quartiere 350 portavano in gruppo i loro panieri. In
testa al corteo avanzava un suonatoredi flauto, seguivano dei
Kohanim .che precedevano il corteo e, nella citt, tutti si alzava-
no in piedi al suo passaggio rendendo in tal modo onore alle ,cose
sacre che erano presenti. Dietro al suonatore di flauto, veniva un
b'ue dalle corna dorate, che portava una corona di ulivo. Questo
bue, che recava i frutti o trainava il'Cluro, era poi sacrifi.cato 351.
Giunti sul monte sacro, ognuno, persino il re Agrippa in per
sona ) ~ , prendeva il proprio paniere e saliva sul sagrato 352.. Le eo-
lombe deposte sopra servivano da olocausto 353 e tutto quanto si
aveva in mano era consegnato al sacel'dote. In questo caso, due
mezzi si sovrappongonoper allontanare la santit delle p,rimizie:
consacrazione nel tempio, sacrificio del bue e sacrificio delle co
56 Capitolo terzo
Come varia ,lostJhema secondo le funzioni generali del sacrificio' 57
lombe, personificazioni queste delle virt che si riteneva fossero
presenti nei rispettivi animali.
L'accostamento che abbiamo fatto fra il. nazireo e l'espia.
zione individuale, fra il caso delle primizie e quello delle altre cose
che devono essere liberate da un caraUere religioso pi dedsamen
te pericoloso, ci conduce ad una riflessione importante. Era gi
un fatto molto rIlevante che, in via generale, il sacrificio potesse
servire a due scopi tanto contrari quanto l'acquisire uno stato di
santit e l'eliminare uno stato di peccato. Dal momento che, nei
due casi, esso fatto dei medesimi elementi, hisognaehe non vi
sia, fra questi due stati, ,quella neUa opposizione che normalmen.
te vi ravvisiamo. P,er di pi,ahbiamo visto che i due stati, l'uno
di puritperfetta e l'altro di impurit, potevano dar luogo ad
uno stesso pro.cesso sacrificale nel quale gli elementi sono non sol
tanto identid, ma sistemati nelIo stesso ordine e orientati nello
stesso senso. E, inversamente, pu accadere ,che uno stato di im-
purit sia trattato, in. determinate condizioni, come lo stato con
trario. In effetti, noi abbiamo individuato soltanto dei meccanismi
elementari, quasi dei caratteri astratti cbe, nella realt, sono il
pi ,delle volte solidali. Non sarebbe del tutto esatto pensare l'e-
spiazione come una eliminazione pura e semplice, in cui il ruolo
della vittima tosse quello di un intermediario passivo o di un ti
cettacolo. La vitti.madel sacrificio di espiazione pi sacra del
sacrificante. Essa, sii carica di una consacrazione che non sempre
diversa da quella ehe assume nei sacrifici di sactalizzazione. Di
conseguenza, vedremo sacrHici di sa,cralzzaziione e sacrifici espia-
tori.riuniti in un medesimo sacrificio. La forza .che possi,ede la
vittima di natura complessa; n,el rituale ebraico, i residui della
cremazione della vacca rossa, che sono raccolti in un luogo puro,
rendono impuro con il loro contatto un uomo che si trovi in uno
stato normale e tutta.viahanno il potere di purificare ,coloro ,che
hanno contratto talune impurit 354. Deno stesso tipo sono alcune
comunicazioni che si stahilisconofra il sa,crificante e la vittima,
dopo l'uccisione sacrificale: vi sono sacrifid 'espiatori, in cui il
sacrifi.cante, dopo che la vittima stata spogliata -deUa pelle e pri.
ma ,di essere completamente purificato, si colloca sulla pelle della
viuima oppure la tocca; in altri sacrifici,. la pelle della vittima
viene trascinata nel luogo per il quale si compie l'espiazione 355.
In sacrifici p.icomplessi, dei quali avremo occasione di -parlare
in seguito, l'eliminazione viene complicata con un assorbimento.
Insomma, considerando con attenzione il sacrificio ,ebraico, si
constata che la consacrazione della vittima si compie nello stesso
modo e nell"6liih; iI rito dell'attribuzione del san
gue soltanto pi ,completo nel primo sacrifi,cio.Ed significa.
tivo il fatto che ,quanto pi completa l'attribuzione del sangue.
tanto pi perfetta l'esclusione espiatoria. Quando il sangue era
portato nel santuario, la vittima era trattata ,come impura e la si
bruciava fuori dal campo 356; nel caso contrari,o, laviUima era
mangiata dai sacerdoti come pure le porzioni consacrate dello
mimo Qual era dunque la differenza fra l'impurit deUa vittima
del primo ed il carattere sacro della vittima del secondo?
Nessuna.; ovi era piuttosto unadiffereuza teologica fra i sa.crfi.
ci di espiazione ed i sa,crifici di sacralizzazioue. Anche nell'hatta'
at e negli altri sacrifici vi era l'attribuzione di sangue
ma l'altare era diviso da una linea rossa. Il sangue era
versato sopra l'altare, il sangue dell'olocausto, soUo l'altare 357:
vi erano due religiosit la cui distinzione non era molto profonda.
La ve.rit-, come lo ha bene dimostrato Robertson Smith,che
il puro e l'impuro non sono contrari che si escludono a vicenda
ma sono due aspetti della realt religiosa. Le forze religiose si ca
ratterizzano per la loro intensit,. la loro importanza e la loro d
gnit, di conseguenza esse sono separate. Ecco quello che le costi
tuisce; ma il senso verso il quale si esercitano, non necessaria
mente predeterminato dalla loro natura. Esse possono mobilitar
:si tanto per il bene quanto per il male. Questo dipende dalle cir-
costanze, dai riti impiegati ecc. In tal modo ci si spiega come lo
stesso meccanismo sacr.i.ficale pu adempiere ad esigenze r,eIigiose
totalmente diverse. Esso porta con s la medesima ambiguit. che
insita nelle forze religiose stesse.dsponibile per il bene o per
:il male; la vittima rappresenta ugualmente la mmte o la vita, la
malattia o la salute, il peccato o il merito, la verit o la menzogna.
La vittima lo strumento di13oncentrazione del religioso, loespri.
me, lo incarna, lo porta. Agendo sulla vittima si agisce sul reli
gioso, lo si dirige, sia che lo si invochi e lo si assorba, sia che lo
si allontani o lo si elimini. Allora ci si spiega anche perch, con
procedimenti appropriati, queste due fmme d.I religiosit possano
trasformarsi l'una nell'altra e perch dei riti, talvolta apparente
mente opposti, siano in altri casi pressoch indistinguibilil.
58
Capitolo terzo
CAPrrOLO QUARTO
COME LO SCHEMA SI MOnIFICA IN RAPPORTO
ALLE FUNZIONI SPECIALI DEL SACRIFICIO
Abbiamo dimostrato come il nostt;p' schema si mod.ifichi per
adaUarsiai diversi stati religiosi nei quali si trova l'essere, qua
lunqueesso sia, toccato dal sacrificio. Non ci siamo preoccupati
di sapere chi o ,che cosa fosse in se stesso questo essere,. ma sol-
tanto se avesse un carattere sacro prima della cerimouia. faci
le tuttavia prevedere che il sacrificio non possa ,essere il medesimo
,quando compiuto in vista del sacrificante stesso o di un og.getto
al quale quest'ultimo porta un particolare interesse. Le funzioni
che compie il sacrificante devono allora divenire specifiche. Vedia-
mo quali varianti si articolano partendo da questo punto.
Abbiamo chiamato personali i sacrifici che concernono diret
tamente la persona stessa del sacrificante. Da questa definizione
risulta che p,resentano tutti un primo carattere ,comune: poich
il sacrificante l'origine ed il fine del rito, l'atto sacrificale comiu
eia e finisce ,con lui. , un ciclo che si apre e si chiude sul sacrifi
cante. Certamente sappiamo bene che vi sempre ,quanto meno
l'attribuzione dello spirito dell'oggetto sacrificato al dio o alla foro
za religiosa che agisce nel s.acrificio. Rimane tuttavia che l'azione
compiuta dal sacrificante gli torna a vantaggio in modo imme
diato.
In secondo luogo, in tutti questi tipi di sacrificio, il sacrifi
cante., all'uscita della c,erimonia, ha migliorato la.sua condizione,
sia che abbia alleviato il male di cui soffriva, sia che abbia ritro
vato lo stato di grazia, sia che abbia acquisito una forz;a divina. Un
grande numero di rituali portano infatti una formula speciale che
esprime, al momento dell'uscita e al momento della santificazione,
questo cambiamento, questa sahmzza che giunge 358, ,questatrasfo:r.
in seguito, l'eliminazione viene complicata con un assorbimento.
Insomma, considerando con attenzione il sacrificio ,ebraico, si
constata che la consacrazione della vittima si compie nello stesso
modo e nell"6liih; iI rito dell'attribuzione del san
gue soltanto pi ,completo nel primo sacrifi,cio.Ed significa.
tivo il fatto che ,quanto pi completa l'attribuzione del sangue.
tanto pi perfetta l'esclusione espiatoria. Quando il sangue era
portato nel santuario, la vittima era trattata ,come impura e la si
bruciava fuori dal campo 356; nel caso contrari,o, laviUima era
mangiata dai sacerdoti come pure le porzioni consacrate dello
mimo Qual era dunque la differenza fra l'impurit deUa vittima
del primo ed il carattere sacro della vittima del secondo?
Nessuna.; ovi era piuttosto unadiffereuza teologica fra i sa.crfi.
ci di espiazione ed i sa,crifici di sacralizzazioue. Anche nell'hatta'
at e negli altri sacrifici vi era l'attribuzione di sangue
ma l'altare era diviso da una linea rossa. Il sangue era
versato sopra l'altare, il sangue dell'olocausto, soUo l'altare 357:
vi erano due religiosit la cui distinzione non era molto profonda.
La ve.rit-, come lo ha bene dimostrato Robertson Smith,che
il puro e l'impuro non sono contrari che si escludono a vicenda
ma sono due aspetti della realt religiosa. Le forze religiose si ca
ratterizzano per la loro intensit,. la loro importanza e la loro d
gnit, di conseguenza esse sono separate. Ecco quello che le costi
tuisce; ma il senso verso il quale si esercitano, non necessaria
mente predeterminato dalla loro natura. Esse possono mobilitar
:si tanto per il bene quanto per il male. Questo dipende dalle cir-
costanze, dai riti impiegati ecc. In tal modo ci si spiega come lo
stesso meccanismo sacr.i.ficale pu adempiere ad esigenze r,eIigiose
totalmente diverse. Esso porta con s la medesima ambiguit. che
insita nelle forze religiose stesse.dsponibile per il bene o per
:il male; la vittima rappresenta ugualmente la mmte o la vita, la
malattia o la salute, il peccato o il merito, la verit o la menzogna.
La vittima lo strumento di13oncentrazione del religioso, loespri.
me, lo incarna, lo porta. Agendo sulla vittima si agisce sul reli
gioso, lo si dirige, sia che lo si invochi e lo si assorba, sia che lo
si allontani o lo si elimini. Allora ci si spiega anche perch, con
procedimenti appropriati, queste due fmme d.I religiosit possano
trasformarsi l'una nell'altra e perch dei riti, talvolta apparente
mente opposti, siano in altri casi pressoch indistinguibilil.
58
Capitolo terzo
CAPrrOLO QUARTO
COME LO SCHEMA SI MOnIFICA IN RAPPORTO
ALLE FUNZIONI SPECIALI DEL SACRIFICIO
Abbiamo dimostrato come il nostt;p' schema si mod.ifichi per
adaUarsiai diversi stati religiosi nei quali si trova l'essere, qua
lunqueesso sia, toccato dal sacrificio. Non ci siamo preoccupati
di sapere chi o ,che cosa fosse in se stesso questo essere,. ma sol-
tanto se avesse un carattere sacro prima della cerimouia. faci
le tuttavia prevedere che il sacrificio non possa ,essere il medesimo
,quando compiuto in vista del sacrificante stesso o di un og.getto
al quale quest'ultimo porta un particolare interesse. Le funzioni
che compie il sacrificante devono allora divenire specifiche. Vedia-
mo quali varianti si articolano partendo da questo punto.
Abbiamo chiamato personali i sacrifici che concernono diret
tamente la persona stessa del sacrificante. Da questa definizione
risulta che p,resentano tutti un primo carattere ,comune: poich
il sacrificante l'origine ed il fine del rito, l'atto sacrificale comiu
eia e finisce ,con lui. , un ciclo che si apre e si chiude sul sacrifi
cante. Certamente sappiamo bene che vi sempre ,quanto meno
l'attribuzione dello spirito dell'oggetto sacrificato al dio o alla foro
za religiosa che agisce nel s.acrificio. Rimane tuttavia che l'azione
compiuta dal sacrificante gli torna a vantaggio in modo imme
diato.
In secondo luogo, in tutti questi tipi di sacrificio, il sacrifi
cante., all'uscita della c,erimonia, ha migliorato la.sua condizione,
sia che abbia alleviato il male di cui soffriva, sia che abbia ritro
vato lo stato di grazia, sia che abbia acquisito una forz;a divina. Un
grande numero di rituali portano infatti una formula speciale che
esprime, al momento dell'uscita e al momento della santificazione,
questo cambiamento, questa sahmzza che giunge 358, ,questatrasfo:r.
mazione ,che conduce il sacrificante nel mondo della vita 359. Avvie-
ne persino che la comunione provochi quasi un'alienazione della
p,ersonalit. Mangiando la cosa sacra nella quale si crede risieda
il dio, l sacrifi,cante lo assimila; ne rimane possed.uto, xe(,coxo x
"'(oli (lrwu ytVEtm 36lJ, :come la saceI'dotessa del tempio di ApoUo,
sull'acropoli d'Argo, bevuto il sangue dell'agneUo sacrificato. Sem-
brerebbe, a dire il vero, che il sacrifido espiatorio non avesse gli
stessi eHetti; ma, in realt, il giorno ( del Perdono ) anche il
giorno (( di Dio il momento in cui coloro che mediante il
sacrificio fuggono dal peccato, sono iscritti ( sul liliro deUa vi-
ta ) 361. Come nel caso del rito di sacralizzazione, la corrente che
si stabilisce attraverso la vittima, fra il sacro ed il sacrificante,
rigenera quest'ultimo dandogli una. forza nuova. Grazi,e a que-
sta trasformazione, il peccato e la morte sono eliminati ed entrano
in scena le potenze favorevoli per il bene del sacrifica.nte.
Talerigenerazione mediante il sa(lrificio personale, all'ori-
gine di un certo numero di importanti credenze religiose. Prima
di tutto all'origine della teoria della mediante il sacri
fido. Abbiamo visto i simboli che fanno del un feto, poi
un bramino e infine un dio. Si sa quale fu l'importanza delle dot-
trine della rinascita nei misteri gl'ed, nelle mitologie scandinave
e celtiche, nei culti osirici, nelle teologie inde avestiche, nello
stesso dogma cristiano. Ora, il pi delle volte, queste dottrine so-
no decisamente collegate al compimento di determinati riti sacri-
ficaH: Ja consumazione della focaccia di Eleusi, del soma,. del-
l'hlJoma iramano ecc. 362.
Spesso, un cambiamento di nome sottolinea che l'indivi,dGo
diventato una creatura nuova.. risaputo che il nome., n,elle cre-
denzereligiose, considerato intimamente legato alla personalit
di colui che lo porta: contiene 'qualcosa della sua anima 363 Il sa-
crificio si a,ccompagna frequentemente al cambiamento del nome.;
in qual,che caso,. tale cambiamento si riduce all'aggiunta di un epi-
teto. Ancora oggi, in India, si porta il titolo di Ma. in
altri casi, il nome completamente cambiato. Nena Chiesa antica.,
il giorno .di Pasqua, si battezzavano i neofiti, dopo averli esorciz-
zati: dopo il battesimo si facevano comunicare e si imponeva il
loro nuovo nome 365. Nelle pratiche giudaiche, ancora oggi, viene
usato 105tesso rito quando la vita in pericllIlo 366. probabile che,
un t,empo, accompagnasse un sa,crificio; sappiamo che al mo-
60 Capitolo qjua.rto Come lo schema si modifica in rapportoaUe funzioni speciali 61
mento dell'agonia, si celebrava un sacrificio espiatorio presso gli
Ebrei 361, ,come del resto in tutte le religioni sulle quali abbiamo
sufficiente informazione 368. Viene dunque naturale il pensare ch'e
camhiamento del nome e sacrificio di espiazione facessero parte
,di un unico complesso ril:uale, che voleva esprimere la modifica-
z.ione si produce in questo momento nella p,ersona
del sacrificante.
Lllvirt del sa.crificio, di dare nuova vita., non si limita. alla
vita terrena, ma si estende a qu.ella futura. Nel corso della evo-
luzione religiosa la. nozione di sacrificio si congiunta alle nozioni
concernen.ti l'immortalit dell'anima. Da parte nostra non abbia-
mo nulla da aggiungere su questo punto alle teorie di Rhode, di
Jevons e Nutt sui misteri greci 369, all: quali bisogna ravvicinare
. f .. . d S L' . .' dll d . d" B-k . 370'
l atti CItatI a. eVI, tratti a" e ottrme .el . ramal?-lJe
qu.elli ricavati da Bergaigne e Darmesteter dai testi vedici 370bis e
avestici .371. Ricordiamo anche la relazione che unisce la comun.io-
necristiaina alla sabezza eterna 312. Turttavia anche se tali fatti pos-
sono risultare importanti, non si deve esagerarne la portata: fino
a chela credenzan,ell'immortalit non viene liberata dalla. teolo-
gia logora del s.acrificio, rimane vaga. Il sacrificio garantisce la
( non morte {lJmr;tlJm) deU'anima; garantisce contro l'annien-
tamento tanto nell'altra vita come in questa presente. Ma la nozio-
ne dell'immortalit personale si svincolata dalla precedente no-
zione soltanto in seguito ad una elabora.zione filosofica e, di pi,
la conce.zione di un'altra vita non ha come origine l'istituzione del
sacrificio 313.
Il numero, la variet e, la complessil: dei sacrifici oggettivi
sono tali 'che possiamo trattarli solo molto sommariamente. Ad ec-
cezione del sacrificio agrario, per il quale lo studio da ora piut-
tosto avanzato, doV'remo accontentar,ci di indicazioni generali che
dimostrano come questi sacrifici si ri,conducanoal nostro schema
generale.
Il tratto caratteristico dei sacrifici oggettivi che l'effetto
principale del rito cade, per definizione, su di. unl)ggetto diverso
dal sacrifi,cante. Cosi il sacrificio non ritorna al suo punto di par-
tenza: le cose ,che ha per scopo di modificare sono al di fuori ,del
sacrHicante e l'eHetto p,rodotto su quest'ultimo risulta dunque se-
condario. Di cons,eguenza, i riti ,di entrata e di uscita, che sono
destinati in modo particolare al sacrificante, sono ridotti al mini
mazione ,che conduce il sacrificante nel mondo della vita 359. Avvie-
ne persino che la comunione provochi quasi un'alienazione della
p,ersonalit. Mangiando la cosa sacra nella quale si crede risieda
il dio, l sacrifi,cante lo assimila; ne rimane possed.uto, xe(,coxo x
"'(oli (lrwu ytVEtm 36lJ, :come la saceI'dotessa del tempio di ApoUo,
sull'acropoli d'Argo, bevuto il sangue dell'agneUo sacrificato. Sem-
brerebbe, a dire il vero, che il sacrifido espiatorio non avesse gli
stessi eHetti; ma, in realt, il giorno ( del Perdono ) anche il
giorno (( di Dio il momento in cui coloro che mediante il
sacrificio fuggono dal peccato, sono iscritti ( sul liliro deUa vi-
ta ) 361. Come nel caso del rito di sacralizzazione, la corrente che
si stabilisce attraverso la vittima, fra il sacro ed il sacrificante,
rigenera quest'ultimo dandogli una. forza nuova. Grazi,e a que-
sta trasformazione, il peccato e la morte sono eliminati ed entrano
in scena le potenze favorevoli per il bene del sacrifica.nte.
Talerigenerazione mediante il sa(lrificio personale, all'ori-
gine di un certo numero di importanti credenze religiose. Prima
di tutto all'origine della teoria della mediante il sacri
fido. Abbiamo visto i simboli che fanno del un feto, poi
un bramino e infine un dio. Si sa quale fu l'importanza delle dot-
trine della rinascita nei misteri gl'ed, nelle mitologie scandinave
e celtiche, nei culti osirici, nelle teologie inde avestiche, nello
stesso dogma cristiano. Ora, il pi delle volte, queste dottrine so-
no decisamente collegate al compimento di determinati riti sacri-
ficaH: Ja consumazione della focaccia di Eleusi, del soma,. del-
l'hlJoma iramano ecc. 362.
Spesso, un cambiamento di nome sottolinea che l'indivi,dGo
diventato una creatura nuova.. risaputo che il nome., n,elle cre-
denzereligiose, considerato intimamente legato alla personalit
di colui che lo porta: contiene 'qualcosa della sua anima 363 Il sa-
crificio si a,ccompagna frequentemente al cambiamento del nome.;
in qual,che caso,. tale cambiamento si riduce all'aggiunta di un epi-
teto. Ancora oggi, in India, si porta il titolo di Ma. in
altri casi, il nome completamente cambiato. Nena Chiesa antica.,
il giorno .di Pasqua, si battezzavano i neofiti, dopo averli esorciz-
zati: dopo il battesimo si facevano comunicare e si imponeva il
loro nuovo nome 365. Nelle pratiche giudaiche, ancora oggi, viene
usato 105tesso rito quando la vita in pericllIlo 366. probabile che,
un t,empo, accompagnasse un sa,crificio; sappiamo che al mo-
60 Capitolo qjua.rto Come lo schema si modifica in rapportoaUe funzioni speciali 61
mento dell'agonia, si celebrava un sacrificio espiatorio presso gli
Ebrei 361, ,come del resto in tutte le religioni sulle quali abbiamo
sufficiente informazione 368. Viene dunque naturale il pensare ch'e
camhiamento del nome e sacrificio di espiazione facessero parte
,di un unico complesso ril:uale, che voleva esprimere la modifica-
z.ione si produce in questo momento nella p,ersona
del sacrificante.
Lllvirt del sa.crificio, di dare nuova vita., non si limita. alla
vita terrena, ma si estende a qu.ella futura. Nel corso della evo-
luzione religiosa la. nozione di sacrificio si congiunta alle nozioni
concernen.ti l'immortalit dell'anima. Da parte nostra non abbia-
mo nulla da aggiungere su questo punto alle teorie di Rhode, di
Jevons e Nutt sui misteri greci 369, all: quali bisogna ravvicinare
. f .. . d S L' . .' dll d . d" B-k . 370'
l atti CItatI a. eVI, tratti a" e ottrme .el . ramal?-lJe
qu.elli ricavati da Bergaigne e Darmesteter dai testi vedici 370bis e
avestici .371. Ricordiamo anche la relazione che unisce la comun.io-
necristiaina alla sabezza eterna 312. Turttavia anche se tali fatti pos-
sono risultare importanti, non si deve esagerarne la portata: fino
a chela credenzan,ell'immortalit non viene liberata dalla. teolo-
gia logora del s.acrificio, rimane vaga. Il sacrificio garantisce la
( non morte {lJmr;tlJm) deU'anima; garantisce contro l'annien-
tamento tanto nell'altra vita come in questa presente. Ma la nozio-
ne dell'immortalit personale si svincolata dalla precedente no-
zione soltanto in seguito ad una elabora.zione filosofica e, di pi,
la conce.zione di un'altra vita non ha come origine l'istituzione del
sacrificio 313.
Il numero, la variet e, la complessil: dei sacrifici oggettivi
sono tali 'che possiamo trattarli solo molto sommariamente. Ad ec-
cezione del sacrificio agrario, per il quale lo studio da ora piut-
tosto avanzato, doV'remo accontentar,ci di indicazioni generali che
dimostrano come questi sacrifici si ri,conducanoal nostro schema
generale.
Il tratto caratteristico dei sacrifici oggettivi che l'effetto
principale del rito cade, per definizione, su di. unl)ggetto diverso
dal sacrifi,cante. Cosi il sacrificio non ritorna al suo punto di par-
tenza: le cose ,che ha per scopo di modificare sono al di fuori ,del
sacrHicante e l'eHetto p,rodotto su quest'ultimo risulta dunque se-
condario. Di cons,eguenza, i riti ,di entrata e di uscita, che sono
destinati in modo particolare al sacrificante, sono ridotti al mini
mo. la fase cenltrale, la consacrazione che tende ad occupare lo
spazio maggiore. Si vuole creare sopraltltuUo dello spirito 314, sia
,che lo si crei per attribuirlo all'essere reaLe o .mitico interessato al
sacrificio, sia che, per liberare una cOsa da qualche virt sacra,
che la rende inavvicinabUe, si voglia trasformar,e tale virt in
spirito puro, sia che si perseguano ,entrambi gli scopi;
Inolt:re,per" la natura parl:icolare dell'oggeltlto interessato dal
sacrificio, modifica quest'ultimo., Nel sacrificio di costruzione 315,
ad esempio, ci si propone di creare uno spirito che sia il custode
deUacasa, o dell'altare, o della ciltltche si cosltruisce o che si vuo-
le costruire e che ne costituisca la potenza 316. Per questo si. svilup-
pa.no i riti di attribuzione: viene murato il cranio della viltltima
umana, il gallo, la testa di civetta. D'altra parte, l'importanza
della vittima varia in relazione alla natura della costruzione; se-
condo se si tratta di un tempio, di una ciu o di Una sempHce
'casa, secondo se l',edificio gi costruito o da costruire, il sacrifi.
cio a.vr lo scopo di creare lo spirito o una divinit che lo custo-
disca oppure sar una propiziazi'lJme delg:enio della terra che i
la
. d' "d 371 A
. von I costrUZIOne .anneg.geranno . nche il colore della vit-
tima varia: nera,adesempio, se si vuole rendere propizio il
genio deUa terra.; bianca se si vuole creare uno spirito favorevo-
le 318. I riti didistruzioue stessi DOn sono identici uei due casi.
Nel sacrificio-domand.a,. si cerca prima di tutto di produrre
alcuni effetti speciali' che il rito definisce., Se il sacriI:itcio il com
pimento di una promessa gi fatta, se fatto per sciogliere l'C( ob.
bligatario ) dal vincolo morale e religioso che pesa su di lui" lavit-
tima possied,e, entro un c,erto limite, un carattere espiatorio 319. Se,
al contrario, si vuole impegua.re la divinit. cou Un contratto, iI
sacrificio prend,e piuttosto la forma di una attribuzioue 380: il prin-
cipio quello del do ut des e di conseguenza non vi sono parti ri-
servate ai sacrificanti. Se si vuole ringraziare la divinit per una
grazia parti,colare
38l
, sono di regola l'olocausto, e cio l'attribuzio-
ne totale, oppure loseliim"im,. cio .il sacrificio di cui resta al sa.
crificante una sola parte.. Da un altro lato, l'importa.n.za della vit.
tima in relazione diretta con l'entit. del voto. Iufiine, alcune ca-
ratteristiche specifiche ddla vittima sono legate alla natura. della
cosa desiderata: se si vuole la pioggia,. si sacrifica la va,cca nera 382
o si fa intervenire al sacrificio un cavallo nero sul quale vienevler-
S
",o; , di' . 383 'D" . l .
"'La un po . ,acqua, ecc. .. I questopnnclplo genera e SI puo
62
Capitolo quarto Come lo schema si modif1ca in rapporto alle funzioni speciali 63
dare uua spiegazione molto plausil:Ji.le. Anche qui,
per l'atto magi,co con il quale questi riti per certi aspetti si con.fon-
dono, il rito agisce, io. ultima analisi, di per se stesso. L'energia
liberata efficace; la vittima si modella sulla formula votiva, si
i.ncorpora in essa,. la riempie, la an.ima, la ,conduce alla divinit,.
nedivieue lo spirito, C( il veicolo ) 384.
Fino ad ora abbiamo dimostrato come il tema del sacrificio
varia col variare degli effetti che deve produrre; vediamo ora co-
me i differenti meccanismi che abbiamo distiiuto possono riunirsi
io. un uuico sacrificio. Da questo punto di vista,. i sacrifici agrari
sono gli esempi pi adatti allo scopo, perch" pure esseudo essen-
zialmente sacrmci oggettivi, producono sul sacrificante effetti non
meno importanti..
I sacrifici agrari. hanno un duplicl scopo: prima di tutto souo
destinati. a per1nettere agli. uomini. di lavorare la terra e di utilizza
re, i suoi prodotti,. liberaudoli dalle interdizioni che li proteggono.
In secondo luogo, souo un modo di rendere fertili i campi colti
vati e.diconservare la loro vita quando, dopo il raccolto, appaiono
spogli. e come morti. La terra e i suoi prodotti, infatti,. sonQ,con
siderati eminentemente cose vive. Vi in essi Uu principio reli.gio-
so che lateute duraute l'inverno, ricompar,e in p,rimavera, si ma-
nifesta nell'accolto e, per tale motivo, lo rende ai mortali perico
loso da aVvc.inare. Talvolta, persino, questo principio Ici si .rappre
senta come uno spirito che monta la guardia intoruo alle terre
e ai frutti; questi gliapparteugouo e tale appartenenza costitui
sce la .101'0 sautit; bisogna dunque eliminarlo perch il
o l'uso dei frutti diventino possibili. Ma, nello stesso tempo, esso
la vita stessa del campo, e, dopo averlo espulso,. indispensabile
ricrearlo e fissarlo nella terra di cui costituisce la fertilit. I sacri
fici di sempli.ce desacralizzazione possono ad,empi,ere al primo, di
questi scopi, non al secondo. I sacrifici agrari hanno dunque, per
la parte, effetti moltepli.cie vi si trovano riuuite f,orme
d sacrifici diversi. Essi rappr,esentano uno dei casi ilo. cui m,egli.o
si osserva questa complessit. fondameutale del sulla qua
le non insisteremo mai abbastanza. Detto questo, non abbiamo la
pretesa di sviluppare in queste poche pagine una teoria generale
del sacrificio agrario, non osiamo prevedere tutte le eccezioniap-
pareuti e 0.00. possiamo districare il fitto groviglio degli sviluppi
storici. Ci limiteremo ad analizzare un sa,crificioconosciutoa fou-
mo. la fase cenltrale, la consacrazione che tende ad occupare lo
spazio maggiore. Si vuole creare sopraltltuUo dello spirito 314, sia
,che lo si crei per attribuirlo all'essere reaLe o .mitico interessato al
sacrificio, sia che, per liberare una cOsa da qualche virt sacra,
che la rende inavvicinabUe, si voglia trasformar,e tale virt in
spirito puro, sia che si perseguano ,entrambi gli scopi;
Inolt:re,per" la natura parl:icolare dell'oggeltlto interessato dal
sacrificio, modifica quest'ultimo., Nel sacrificio di costruzione 315,
ad esempio, ci si propone di creare uno spirito che sia il custode
deUacasa, o dell'altare, o della ciltltche si cosltruisce o che si vuo-
le costruire e che ne costituisca la potenza 316. Per questo si. svilup-
pa.no i riti di attribuzione: viene murato il cranio della viltltima
umana, il gallo, la testa di civetta. D'altra parte, l'importanza
della vittima varia in relazione alla natura della costruzione; se-
condo se si tratta di un tempio, di una ciu o di Una sempHce
'casa, secondo se l',edificio gi costruito o da costruire, il sacrifi.
cio a.vr lo scopo di creare lo spirito o una divinit che lo custo-
disca oppure sar una propiziazi'lJme delg:enio della terra che i
la
. d' "d 371 A
. von I costrUZIOne .anneg.geranno . nche il colore della vit-
tima varia: nera,adesempio, se si vuole rendere propizio il
genio deUa terra.; bianca se si vuole creare uno spirito favorevo-
le 318. I riti didistruzioue stessi DOn sono identici uei due casi.
Nel sacrificio-domand.a,. si cerca prima di tutto di produrre
alcuni effetti speciali' che il rito definisce., Se il sacriI:itcio il com
pimento di una promessa gi fatta, se fatto per sciogliere l'C( ob.
bligatario ) dal vincolo morale e religioso che pesa su di lui" lavit-
tima possied,e, entro un c,erto limite, un carattere espiatorio 319. Se,
al contrario, si vuole impegua.re la divinit. cou Un contratto, iI
sacrificio prend,e piuttosto la forma di una attribuzioue 380: il prin-
cipio quello del do ut des e di conseguenza non vi sono parti ri-
servate ai sacrificanti. Se si vuole ringraziare la divinit per una
grazia parti,colare
38l
, sono di regola l'olocausto, e cio l'attribuzio-
ne totale, oppure loseliim"im,. cio .il sacrificio di cui resta al sa.
crificante una sola parte.. Da un altro lato, l'importa.n.za della vit.
tima in relazione diretta con l'entit. del voto. Iufiine, alcune ca-
ratteristiche specifiche ddla vittima sono legate alla natura. della
cosa desiderata: se si vuole la pioggia,. si sacrifica la va,cca nera 382
o si fa intervenire al sacrificio un cavallo nero sul quale vienevler-
S
",o; , di' . 383 'D" . l .
"'La un po . ,acqua, ecc. .. I questopnnclplo genera e SI puo
62
Capitolo quarto Come lo schema si modif1ca in rapporto alle funzioni speciali 63
dare uua spiegazione molto plausil:Ji.le. Anche qui,
per l'atto magi,co con il quale questi riti per certi aspetti si con.fon-
dono, il rito agisce, io. ultima analisi, di per se stesso. L'energia
liberata efficace; la vittima si modella sulla formula votiva, si
i.ncorpora in essa,. la riempie, la an.ima, la ,conduce alla divinit,.
nedivieue lo spirito, C( il veicolo ) 384.
Fino ad ora abbiamo dimostrato come il tema del sacrificio
varia col variare degli effetti che deve produrre; vediamo ora co-
me i differenti meccanismi che abbiamo distiiuto possono riunirsi
io. un uuico sacrificio. Da questo punto di vista,. i sacrifici agrari
sono gli esempi pi adatti allo scopo, perch" pure esseudo essen-
zialmente sacrmci oggettivi, producono sul sacrificante effetti non
meno importanti..
I sacrifici agrari. hanno un duplicl scopo: prima di tutto souo
destinati. a per1nettere agli. uomini. di lavorare la terra e di utilizza
re, i suoi prodotti,. liberaudoli dalle interdizioni che li proteggono.
In secondo luogo, souo un modo di rendere fertili i campi colti
vati e.diconservare la loro vita quando, dopo il raccolto, appaiono
spogli. e come morti. La terra e i suoi prodotti, infatti,. sonQ,con
siderati eminentemente cose vive. Vi in essi Uu principio reli.gio-
so che lateute duraute l'inverno, ricompar,e in p,rimavera, si ma-
nifesta nell'accolto e, per tale motivo, lo rende ai mortali perico
loso da aVvc.inare. Talvolta, persino, questo principio Ici si .rappre
senta come uno spirito che monta la guardia intoruo alle terre
e ai frutti; questi gliapparteugouo e tale appartenenza costitui
sce la .101'0 sautit; bisogna dunque eliminarlo perch il
o l'uso dei frutti diventino possibili. Ma, nello stesso tempo, esso
la vita stessa del campo, e, dopo averlo espulso,. indispensabile
ricrearlo e fissarlo nella terra di cui costituisce la fertilit. I sacri
fici di sempli.ce desacralizzazione possono ad,empi,ere al primo, di
questi scopi, non al secondo. I sacrifici agrari hanno dunque, per
la parte, effetti moltepli.cie vi si trovano riuuite f,orme
d sacrifici diversi. Essi rappr,esentano uno dei casi ilo. cui m,egli.o
si osserva questa complessit. fondameutale del sulla qua
le non insisteremo mai abbastanza. Detto questo, non abbiamo la
pretesa di sviluppare in queste poche pagine una teoria generale
del sacrificio agrario, non osiamo prevedere tutte le eccezioniap-
pareuti e 0.00. possiamo districare il fitto groviglio degli sviluppi
storici. Ci limiteremo ad analizzare un sa,crificioconosciutoa fou-
do.,. che gi stacto oggetto di un discreto numero di studi. Si tractm
del sacrificio a Giove Polieo,che gli Ateniesi celebravano neUa
f
'il' di D" l' di' B f . 385
esta conoscIuta sotto nome '. "''''po re o uontE!.
Questa festa. 386 si svolgeva nel mese di giugno quando, termi-
nato il raccolto deUe messi, si iniziacva la battitura del-grano. La
cerimonia p,rincipale si celebra.va suU'acropoli, aU'altare di Giove
Polieo. Su un tavolo ,di bronzo si deponevano le focacce; esse non
venivano custodite 381. Quindi si liberavano dei buoi; uno di que-
sti si dirigeva verso l'altare,. mangiava una parte delle ofJEerte ed
il resto lo calpestava 388. Immediatamente, uno dei sacrificato:ri lo
colpiva con la sua ascia. Una volta abbattuto, un secondo' sacri-
ficatore lo finiva .recidendogli il coUo ,con un coltello, altri l
scuoiavano.,. mentre colui che lo aveva colpito per primo prendeva
la fuga. Dopo il giudizio al Pritaneo di cui abbiamo gi parlato"
la ca.rne del bue veniva suddivisa fra gli assistenti, la pelle ricu-
cita e ri,empita di paglia e l'animale, cosi eraatta:cca-
to a un 'carro.
Queste pratiche singolari sapevano d.i leggenda. Tre diverse
versioni le attribuivano a tre personaggi differenti: una a Diomo,
sa'cerdote di 'Giove Polieo, l'altra a Sopatro,la terza a 'TauloDe 389"
che sembra e.fJEettivamente rappresentino i miticiantenati dei sa
,cerdoti di questo sacrifIcio. In tutt'e tre le versioni, iI sacerdote
depone l'offrta suU'altare;. un bue arriva e la porta via; iI sacer-
dote furioso colpisce il sacrilego e,. sacriIego egli stesso, fugge in
esilio. La pi lunga di 'queste versioni ha come eroe Sopatro; sic
cit ,e peste sono le conseguen2ie del suo crimine. La Pizia consul-
tata risponde agli Ateniesi che l'esiliato potrebbe salvarli; ,che bi
sognerebbe punire 1'ucciso:re, risuscitare la vittima in un sacrifi-
cio analogo a quello in cui morta e mangiare della sua carne.
Sopatro viene richiamato dall'esi]io, gli vengono resi i suoi dirit-
ti per,ch possa offrir,e .il sacrificio e la festa vi,ene celebrata come
noi l'abbiamo ora descritta.
Questi i fatti: che significato hanno? Vi sono tre az.ioni, in
questa f,esta, che dobbiamo distinguere: 1) la morte della vittima;
2) la comunione; 3) la risurrezione deUavittima m.
All'inizio della cerimonia sono deposti sull'altare dellefocacc,e
e un po' di grano:probahilmente significano le primizie diel gra
n'o battuto 391. Queste oblazion.i sono analoghe a tutte quelle che
permettono ai profani l'uso dei prodotti della terra. Tutta la san
64 Capitolo quarto Come lo schema si modifica in r:apportoalle funzioni speciali 65
t.t del grano da battere concentrata nelle focacce 191; il bue le
tocca; la repentinit del colpo che lo abbatte mostra che la consa-
crazione : passata su di esso, fulminante. L'animale ha incarna.to
lo spirito divino situato nelle primizie che ha mangiato e diventa
esso stesso questo spirito,. tanto la sua uccisione un sacri:legio.
Sempre, la vittima del sacrificio agrario rappresenta simbolica
tnente la terra e i snoi prodotti e per questo messa in relamone
con tali prodol:ti.primai deUa loro conservazione definitiva. Nel no
stro caso, il bue mangia le focacce dene primizie,. in altri casi
condotto in giro attraverso i campi, in altri ancora la vittima uc-
ciisa con gli strumenti agricoli ,e sepolta nella terra con met del
corpo.
Ma il fatti vanno considerati anche .da un. altro punto di vista:.
La vittima pu ra.ppresentare tanto lac terra, quanto i fedeli che:
si accingono a profanare il raccolto,lacendone uso 393. Non solo .i
prodotti della terra tenevano lontano il sacrificante,. bensi il sa-
crificante poteva trovarsi in uno stato tale da non potere avvicina-
re i prodotti della. terra. Il sacrificio doveva modifi,carequesto
stato. In alcuni casi, nena cerimonia., si introducevano delle pra-
ticbe di purificazione, pertanto al sacrificio si aggiungeva una
comessione
l94
Altre volte era. il sacrificio stesso a realizzare que-
sta sorta di espiazione e poteva presentarsi come un vero e pro-
priorisca.tto. cos che la P'asqua div,enuta un rito di riscatto
generale in occasione: della consumazione delle primizie. Non solo
si redimeva la vita dei primogeniti 395, degli uomi.ni con il sangue
dell'agnello pasquale 396., ma si .rinnovavaanche per ogni Ebreo la
liberazi<me dal pericolo. Forse ,si potrebbero accomunare queste
manifestazioni alle lotte nelle quali talvolta i sacrificanti si impe-
gnano tra loro in talun.efesteagra.rie 391; i ,colpi sembrano santifi-
carli, purificarli, redimerli. In questa prima fase del rito 398 vi
dunque una duplice Qperazione: I) desacralizzazioDe del grano,
raccolto ,e battuto attraverso la mediazione della vittima. ,che lo,
rappresenta.;. 2) riscatto ,delle mietitl'ci 'e degli aratori mediante
l'immolazione di questa vinima. che Ii rappresenta..
Per quanto riguarda le Diipolie i documenti non fannorife
rimento ad alcuna comunicazion,e fra il sacrificante e la. vittima.
prima della. consacrazione, ma. tale comunicazione avviene dopo
la consacrazione e si realizza con un pasto di comunione 399, che
costituisce un'ulteriore: fase della cerimonia. Dopo che i sacrificato-
. .
do.,. che gi stacto oggetto di un discreto numero di studi. Si tractm
del sacrificio a Giove Polieo,che gli Ateniesi celebravano neUa
f
'il' di D" l' di' B f . 385
esta conoscIuta sotto nome '. "''''po re o uontE!.
Questa festa. 386 si svolgeva nel mese di giugno quando, termi-
nato il raccolto deUe messi, si iniziacva la battitura del-grano. La
cerimonia p,rincipale si celebra.va suU'acropoli, aU'altare di Giove
Polieo. Su un tavolo ,di bronzo si deponevano le focacce; esse non
venivano custodite 381. Quindi si liberavano dei buoi; uno di que-
sti si dirigeva verso l'altare,. mangiava una parte delle ofJEerte ed
il resto lo calpestava 388. Immediatamente, uno dei sacrificato:ri lo
colpiva con la sua ascia. Una volta abbattuto, un secondo' sacri-
ficatore lo finiva .recidendogli il coUo ,con un coltello, altri l
scuoiavano.,. mentre colui che lo aveva colpito per primo prendeva
la fuga. Dopo il giudizio al Pritaneo di cui abbiamo gi parlato"
la ca.rne del bue veniva suddivisa fra gli assistenti, la pelle ricu-
cita e ri,empita di paglia e l'animale, cosi eraatta:cca-
to a un 'carro.
Queste pratiche singolari sapevano d.i leggenda. Tre diverse
versioni le attribuivano a tre personaggi differenti: una a Diomo,
sa'cerdote di 'Giove Polieo, l'altra a Sopatro,la terza a 'TauloDe 389"
che sembra e.fJEettivamente rappresentino i miticiantenati dei sa
,cerdoti di questo sacrifIcio. In tutt'e tre le versioni, iI sacerdote
depone l'offrta suU'altare;. un bue arriva e la porta via; iI sacer-
dote furioso colpisce il sacrilego e,. sacriIego egli stesso, fugge in
esilio. La pi lunga di 'queste versioni ha come eroe Sopatro; sic
cit ,e peste sono le conseguen2ie del suo crimine. La Pizia consul-
tata risponde agli Ateniesi che l'esiliato potrebbe salvarli; ,che bi
sognerebbe punire 1'ucciso:re, risuscitare la vittima in un sacrifi-
cio analogo a quello in cui morta e mangiare della sua carne.
Sopatro viene richiamato dall'esi]io, gli vengono resi i suoi dirit-
ti per,ch possa offrir,e .il sacrificio e la festa vi,ene celebrata come
noi l'abbiamo ora descritta.
Questi i fatti: che significato hanno? Vi sono tre az.ioni, in
questa f,esta, che dobbiamo distinguere: 1) la morte della vittima;
2) la comunione; 3) la risurrezione deUavittima m.
All'inizio della cerimonia sono deposti sull'altare dellefocacc,e
e un po' di grano:probahilmente significano le primizie diel gra
n'o battuto 391. Queste oblazion.i sono analoghe a tutte quelle che
permettono ai profani l'uso dei prodotti della terra. Tutta la san
64 Capitolo quarto Come lo schema si modifica in r:apportoalle funzioni speciali 65
t.t del grano da battere concentrata nelle focacce 191; il bue le
tocca; la repentinit del colpo che lo abbatte mostra che la consa-
crazione : passata su di esso, fulminante. L'animale ha incarna.to
lo spirito divino situato nelle primizie che ha mangiato e diventa
esso stesso questo spirito,. tanto la sua uccisione un sacri:legio.
Sempre, la vittima del sacrificio agrario rappresenta simbolica
tnente la terra e i snoi prodotti e per questo messa in relamone
con tali prodol:ti.primai deUa loro conservazione definitiva. Nel no
stro caso, il bue mangia le focacce dene primizie,. in altri casi
condotto in giro attraverso i campi, in altri ancora la vittima uc-
ciisa con gli strumenti agricoli ,e sepolta nella terra con met del
corpo.
Ma il fatti vanno considerati anche .da un. altro punto di vista:.
La vittima pu ra.ppresentare tanto lac terra, quanto i fedeli che:
si accingono a profanare il raccolto,lacendone uso 393. Non solo .i
prodotti della terra tenevano lontano il sacrificante,. bensi il sa-
crificante poteva trovarsi in uno stato tale da non potere avvicina-
re i prodotti della. terra. Il sacrificio doveva modifi,carequesto
stato. In alcuni casi, nena cerimonia., si introducevano delle pra-
ticbe di purificazione, pertanto al sacrificio si aggiungeva una
comessione
l94
Altre volte era. il sacrificio stesso a realizzare que-
sta sorta di espiazione e poteva presentarsi come un vero e pro-
priorisca.tto. cos che la P'asqua div,enuta un rito di riscatto
generale in occasione: della consumazione delle primizie. Non solo
si redimeva la vita dei primogeniti 395, degli uomi.ni con il sangue
dell'agnello pasquale 396., ma si .rinnovavaanche per ogni Ebreo la
liberazi<me dal pericolo. Forse ,si potrebbero accomunare queste
manifestazioni alle lotte nelle quali talvolta i sacrificanti si impe-
gnano tra loro in talun.efesteagra.rie 391; i ,colpi sembrano santifi-
carli, purificarli, redimerli. In questa prima fase del rito 398 vi
dunque una duplice Qperazione: I) desacralizzazioDe del grano,
raccolto ,e battuto attraverso la mediazione della vittima. ,che lo,
rappresenta.;. 2) riscatto ,delle mietitl'ci 'e degli aratori mediante
l'immolazione di questa vinima. che Ii rappresenta..
Per quanto riguarda le Diipolie i documenti non fannorife
rimento ad alcuna comunicazion,e fra il sacrificante e la. vittima.
prima della. consacrazione, ma. tale comunicazione avviene dopo
la consacrazione e si realizza con un pasto di comunione 399, che
costituisce un'ulteriore: fase della cerimonia. Dopo che i sacrificato-
. .
ci sono stati assolti del loro sa.crilegio,gH assistenli possono osare:
di comunicare. Come abbiamo detto, secondo il mito, la Pizia li
aveva consigliati in tal senso 400, Mobi dei sacrifici agrari sono
, . da ' l 401 d' l. l' 'f"
gulti . una comunIOne ana oga , me' lante a qua e l sacrI l-
canti delle Diipolie partecipano alla natura sacra della vittima, La
consacrazione che ricevevano era aUenuata,perch condivisa con
altri e perch una parte den'animale rimaneva intatta; investiti
deno st,esso ,caratter,e sacro che possedevano le cose che volevano
usare, essi erano ora in grado di avvieina.rle Mediante un rito
di questo genere,. i Cafri del Natale dello Zubl.1and si permettono
l'uso dei nuovi frutti all'inizio dell'accolto dell'annata;, viene coUa
,la carne di una vittima insieme con grano, frutti e legumi; il re
ne introduce una porzione nella bocca di ogni uomo e ,questa co-
munione lo santifica l'intero anno La comunione di Pasqua
aveva i medesimi risultati 404. Molto spesso, nei sacrifici celebrati
prima dell'aratura, si d al contadino che ara la tena una parte
deUacarne della vittima 405, A dire 11 vero, talecomnnione pu
apparire inutile dal momento che :il sacrificio preliminare ha gi
avuto come effetto di profanare la terra ed :il grano. Sembra ,che
vi sia un duplice impiego 4O/i e, in effetti, possibile che la comu
nione fosse suffieiente talvolta ad oUenere l'effetto desiderato.
Tuttavia" in generale, essa succede ad una desacralizzazione,che
gi produce una prima profanazione, Questo molto evidente nel
rito ind dei Varuf!-apraghiisa, nel quale l'orzo consacrato a Va
runa 407 , il StIO nutrimento 408. Racconta il mito che un tempo le
. ,
creature ne mangiarono e divennero idropiche.; grazie al rito che
ora descriveremo esse si liberarono di questo pericolo 4>Il9. Ecco in
che consiste: fra le altre offerte 410, due sacerdoti fanno, con gra-
ni d'orzo, due statuine che rappresentano un montone e una peco"
ra, Il sacrificante e sua moglie meUono:,il primo suUa pecora,
l'altra sul montone e nella maggior quantit possibile dei batuffo
l
d' l h . 'l' 411 p.' " l b 'l
.l . ana c e rappresentano senI e tesbCO.l ., . 01 SI ,ce e ra 1
sac.rificio; una parte, con altre offerte di orzo, viene attribuita a
Varul)a ed il resto viene poi mangiato solennemente. il sa
'f" 'l'l V 412 1' 'l" 'lib' l
crI lcm SI a ontana arul)!a " o SI e lmma, SI erano 'co oro
che mangeranno l'orzo dal ( laecio , che Varul)aavrebbe gettato
su di loro. Infine., mangiando d che resta delle statuine,. viene
assorbito lo spirito stesso dell'orzo. La comunione dunque si so
vrappone nettamente alla desacralizzazione;. in questi casi e nei
66 Capitolo quarto
Come lo schema si modifica in rapporto alle lunzioni :Jpeciali 67
casi analoghi,. certamente si teme che la profanazione non sia sta
ta completa e dall'altra parte che H ,sacrificante ric,:vuto
soltanto una mezz,a consacrazione. Il sacrificio stabHisce un livel-
lo di parit fra la santit dell'oggetto da mettere in uso e quella
del sa,crifimmte,
Ma nei sacrifici che hanno come scopo di fertHizzare, la ter
ram, di infonder1e couna vita divina o di rendere pi feconda
la vita che gi possiede,. non si tratta pi,. come abbiamo visto pre
cedentemente, di eliminare un carattere sacro, bens di ,comuni
carlo, In questo, tipo di operazioni sono dunque necessari dei pro
cedimenti di comunicazione sia diretta che indiretta. Bisogna fis-
sare nella terra Uno spirito che la fecondi, I K.hond per garantire
la fertilit delle terre sacrificavano vit,;time umane: la carne era
poi suddivisa fra i vari gruppi e sotterrata nei campi 414, Altrove,
il sangue della vittima umana era cosparso suna terra In Eu-
ropa si usa deporre sul campo le ceneri della festa di san Gio-
vanni, il pane benedetto della festa di sant'Antonio 41\ le ossa di
animali uccisi per la Pasqua o per altre feste m, Spesso tuttavia,
la vittima non era utiliz.zata tutta in questo modo, e come nelle
Bufonie, i sacrificanti ne rieevevano la loro parte 418, talvolta era
data loro persino intera. Era un modo di far partecipare il conta-
dino ai benefici della consacrazione e forse anche di affidare alla
sua custodia le forze che egl.] si assimilava e ehe, in altri casi,. veni
vano fissate nel campo, Del resto, pi tardi, si seminavano le re-
I
,' d l 1 d Il '" dII' t . 419'
! lqme e pasto, a tempo e a semlnagu:me o e., ara ura ;, op
pure si suddivideva un'altra vittima, novella inearnazione del
genio agrario, e si disseminava nella terra la vita che un tempo
le era stata strappata: si rendeva alla terra quello che lla terra
era stato tolto 420, Questa coincidenza di fondo fra i riti della profa-
nazione delle primizie ed i riti della fertilizzazione dei eampi e fra
le rispettive vittime, ha dato luogo, in aleuni casi,. ad una vera
fusione delle due cerimonie, praticateaHora su di una stessa vit-
tima. Questo , quanto accaduto per le Bufonie. Esse si pre
sentano eome un sacrificio a dop'pio uso: sono un sacrifi.cio della
treibbiatura poich iniziavano con un'offerta di primizie, ma come
seopo finale hanno ugualmentequeUo di fertiliz.zare la terra. In
realt si visto cbe., secondo la leggenda,. la festa fu istituita per
far cessare una carestia e una siccit, Si potrebhe persino affer-
mare che la eomunione fatta per me.zzo d,ella carne di bue ha, ano
ci sono stati assolti del loro sa.crilegio,gH assistenli possono osare:
di comunicare. Come abbiamo detto, secondo il mito, la Pizia li
aveva consigliati in tal senso 400, Mobi dei sacrifici agrari sono
, . da ' l 401 d' l. l' 'f"
gulti . una comunIOne ana oga , me' lante a qua e l sacrI l-
canti delle Diipolie partecipano alla natura sacra della vittima, La
consacrazione che ricevevano era aUenuata,perch condivisa con
altri e perch una parte den'animale rimaneva intatta; investiti
deno st,esso ,caratter,e sacro che possedevano le cose che volevano
usare, essi erano ora in grado di avvieina.rle Mediante un rito
di questo genere,. i Cafri del Natale dello Zubl.1and si permettono
l'uso dei nuovi frutti all'inizio dell'accolto dell'annata;, viene coUa
,la carne di una vittima insieme con grano, frutti e legumi; il re
ne introduce una porzione nella bocca di ogni uomo e ,questa co-
munione lo santifica l'intero anno La comunione di Pasqua
aveva i medesimi risultati 404. Molto spesso, nei sacrifici celebrati
prima dell'aratura, si d al contadino che ara la tena una parte
deUacarne della vittima 405, A dire 11 vero, talecomnnione pu
apparire inutile dal momento che :il sacrificio preliminare ha gi
avuto come effetto di profanare la terra ed :il grano. Sembra ,che
vi sia un duplice impiego 4O/i e, in effetti, possibile che la comu
nione fosse suffieiente talvolta ad oUenere l'effetto desiderato.
Tuttavia" in generale, essa succede ad una desacralizzazione,che
gi produce una prima profanazione, Questo molto evidente nel
rito ind dei Varuf!-apraghiisa, nel quale l'orzo consacrato a Va
runa 407 , il StIO nutrimento 408. Racconta il mito che un tempo le
. ,
creature ne mangiarono e divennero idropiche.; grazie al rito che
ora descriveremo esse si liberarono di questo pericolo 4>Il9. Ecco in
che consiste: fra le altre offerte 410, due sacerdoti fanno, con gra-
ni d'orzo, due statuine che rappresentano un montone e una peco"
ra, Il sacrificante e sua moglie meUono:,il primo suUa pecora,
l'altra sul montone e nella maggior quantit possibile dei batuffo
l
d' l h . 'l' 411 p.' " l b 'l
.l . ana c e rappresentano senI e tesbCO.l ., . 01 SI ,ce e ra 1
sac.rificio; una parte, con altre offerte di orzo, viene attribuita a
Varul)a ed il resto viene poi mangiato solennemente. il sa
'f" 'l'l V 412 1' 'l" 'lib' l
crI lcm SI a ontana arul)!a " o SI e lmma, SI erano 'co oro
che mangeranno l'orzo dal ( laecio , che Varul)aavrebbe gettato
su di loro. Infine., mangiando d che resta delle statuine,. viene
assorbito lo spirito stesso dell'orzo. La comunione dunque si so
vrappone nettamente alla desacralizzazione;. in questi casi e nei
66 Capitolo quarto
Come lo schema si modifica in rapporto alle lunzioni :Jpeciali 67
casi analoghi,. certamente si teme che la profanazione non sia sta
ta completa e dall'altra parte che H ,sacrificante ric,:vuto
soltanto una mezz,a consacrazione. Il sacrificio stabHisce un livel-
lo di parit fra la santit dell'oggetto da mettere in uso e quella
del sa,crifimmte,
Ma nei sacrifici che hanno come scopo di fertHizzare, la ter
ram, di infonder1e couna vita divina o di rendere pi feconda
la vita che gi possiede,. non si tratta pi,. come abbiamo visto pre
cedentemente, di eliminare un carattere sacro, bens di ,comuni
carlo, In questo, tipo di operazioni sono dunque necessari dei pro
cedimenti di comunicazione sia diretta che indiretta. Bisogna fis-
sare nella terra Uno spirito che la fecondi, I K.hond per garantire
la fertilit delle terre sacrificavano vit,;time umane: la carne era
poi suddivisa fra i vari gruppi e sotterrata nei campi 414, Altrove,
il sangue della vittima umana era cosparso suna terra In Eu-
ropa si usa deporre sul campo le ceneri della festa di san Gio-
vanni, il pane benedetto della festa di sant'Antonio 41\ le ossa di
animali uccisi per la Pasqua o per altre feste m, Spesso tuttavia,
la vittima non era utiliz.zata tutta in questo modo, e come nelle
Bufonie, i sacrificanti ne rieevevano la loro parte 418, talvolta era
data loro persino intera. Era un modo di far partecipare il conta-
dino ai benefici della consacrazione e forse anche di affidare alla
sua custodia le forze che egl.] si assimilava e ehe, in altri casi,. veni
vano fissate nel campo, Del resto, pi tardi, si seminavano le re-
I
,' d l 1 d Il '" dII' t . 419'
! lqme e pasto, a tempo e a semlnagu:me o e., ara ura ;, op
pure si suddivideva un'altra vittima, novella inearnazione del
genio agrario, e si disseminava nella terra la vita che un tempo
le era stata strappata: si rendeva alla terra quello che lla terra
era stato tolto 420, Questa coincidenza di fondo fra i riti della profa-
nazione delle primizie ed i riti della fertilizzazione dei eampi e fra
le rispettive vittime, ha dato luogo, in aleuni casi,. ad una vera
fusione delle due cerimonie, praticateaHora su di una stessa vit-
tima. Questo , quanto accaduto per le Bufonie. Esse si pre
sentano eome un sacrificio a dop'pio uso: sono un sacrifi.cio della
treibbiatura poich iniziavano con un'offerta di primizie, ma come
seopo finale hanno ugualmentequeUo di fertiliz.zare la terra. In
realt si visto cbe., secondo la leggenda,. la festa fu istituita per
far cessare una carestia e una siccit, Si potrebhe persino affer-
mare che la eomunione fatta per me.zzo d,ella carne di bue ha, ano
68
,eh'essa, questo duplice fine: permettere la consumazione del gra-
no nuovo ,e dar,e ai cittadini una speciale benedizione per i loro
futuri lavori agricoli.
Ma proseguiamo con l'analisi deinoslt:ri dati. Siamo giunti
alla terza fase del nostro .rito. Sopatro, uccidendo il bue, aveva uc.
ciso lo spirito del grano ed il grano non era pi rigermogliato.
Secondo le parole dell'oracolo, il secondo sacrificodev,e risusci.
tare il morto: p,er questo si impaglia il bue, il bue impagliato
il simbolo del bue risuscitato 421., Lo si attacca al carro e la simula.
zione dell'aratura chequesm effigecomp'ie attraverso il ,campo coro
risponde alla dispersione della vitl:ima che usavano praticare i
Khond.. Va ancora sottolineato che l'esistenza. individuale del bue,
del suo spirito, sopravvive alla consumazione delle sue carni e alla
diffusione della sua santit; questo spirito, che queIlo stesso ri.
cuperato dalle messitagHate, si trova li ora, nella pelle ricucita
e riempita di paglia. Qesto elemento non ,caratteristieo sol-
tanto delle Bufonie; .in una delle feste messicane per rappresentare
la nascita del genio agrario si levava la pelle alla vittima morta
,e la si usava per la vittima designata a suecederle l'anno successi.
"0 '122 L..' _11._ f ' .. di" . "1
. 'usaz,la,i:I.W:I,esta prnnavera, SI sotterra l morto),
cio il vecebio dio della vegetazione, si togUe la camicia al mani-
chino che lo raffigura e la si porta immediatamente sopra l'albero
di maggio 423: con l'iindumenlo, si porta via lo spirito., la stessa
vittima, dunque, che rinasce. E questa vittima , l'anima stessa
della vegeta.zione 'che" concentrata iin un primo tempo sullepri.
mizie, viene poi trasferita sull'animale ,e che,. mediante l'immola-
zione, inoltre purificata e ringiovanita. il principio stesso del.
la germinazione e della fertilit, la vita dei campi che rinasce
e risuscita. in tal modo 424.
Il da.to che pi colpisce in questo sacrificio la continuit
senza interruzioni della vita della quale assicura la trasmissione
e la durata. Lo spirito, liberato mema.nite l'uccisione sacrificale,
si fissa l dove il rito lo dirige. Nelle Bufoni!e si installa nel mani.
chino del bue impagliato.. Quando ancora larisurr1ezione non ,era
rappresent.ata da una speciale cerimonia, la conservazione di una
parte della vittima o di una parte dell'offerta attestava la persi.
stenza e la presenza dell'anima che Jnessa abitava.. A Roma non
si conservava. soltan.to la testa del cavallo di ottobre, ma si ,custo-
diva anche il. suo sangue fino alla festa della dea Pale
42S
Le ce.
Come lo schema si modifica i.12 rapportoaUe lu12zio.12i speciali 69'
neri del sacrificio dei Fordiciditterano pare conservate fino a que
sta data 426. Ad Atene ;sicustodivano con cura i resti del porco sa
crificato alle Tesmoforie
427
Tutte queste reliquie s,ervivanoda
corpo ano spirito liberato dal sacrificio;. esse permettevano di po
terlo .afferrare, di utilizzarlo, ma, principalmente, di conservarlo.
Il ripetersi periodico del sacrifido., nel tempo inctti la natura
cominciava a spogliarsi, garantiva la continuit della vita natura
le, permettendo di localizzare e di fissare il caraUere sacro ,che si
tendeva. a conservare e che, l'anno successivo, ricompariva nei
nuovi prodotti della terra per poi incarnarsi nuovamente in una
nuova viuima.
La successione dei sacrifilciagrari presenta cos una serie inin
terrotta di riti che hanno lo scopo di concentrare e d.i diffonderle
il sacro. Non appena la vittima diviem!spirito,. genio, la si suddi-
vide, la si sparge per seminare con ,essa altra vita; perch questa
vita non si perda (e vi sempre il rischio di perderne un poco"
come t,estimonia la storia di Pelope dalla spalla d'avorio)., neces-
sario ricomporla periodicamente. Il mito di Osiride le cui mem
bra sparse erano raccolte da Iside Una delle immagini di questo
ritmo e di questa alternanza. Per concludere,. il sacrifido conte-
neva gi in se stesso, prescindendo dal ripetersi regolare dei lavo-
ri agricoli, le condizioni della sua periodicit. Tali condizioni sono,
del resto, stipulate dalla leggenda .che racconta l'istituzione di que
st.i sacrifici; la Pizia prescriveva che le Bufoniee gli altri sac.rifi.
ci ,di uguale natura, fossero ripetutiaU'in.finito; interromperlii e,ra
inconcepibile.
Riassumendo, come i sacrifieipersonali garantivano la vita
deUa persona, cosi i sacrifici di oggetti in generale, e in particola-
re il sacrificio agrario, garantivano la vita reale e sana d:elle cose.
Ma, generalmente, il cerimoniale dei riti agrari,. di cui abbia
mo analizzato un tipo,. stato sovraccaricato di riti accessori ed
assai snatarato in seguitoall'inl:erpretazione ,che hanno ricevuto
le une o le altre delle me pratiche. Gen,eralmente vi si mesMlano
riti ma.gici della pioggia 'e del sole: si annega la vittima o si sparge
su di essa dell"acqua; il fuoco del sa.cri.ficio o dei fuochi speciali
rappresentano il fuoco del sole 428. D'altra parte, avvenuto che
quando i riti di desacralizzazione (tanto dell'oggetto che del sacri.
ficante) occupavano una parte prepondera.nte, l'intero rito pote
va assumere, come Frazer ha dim.ostrato" il carattere ,di un vero
68
,eh'essa, questo duplice fine: permettere la consumazione del gra-
no nuovo ,e dar,e ai cittadini una speciale benedizione per i loro
futuri lavori agricoli.
Ma proseguiamo con l'analisi deinoslt:ri dati. Siamo giunti
alla terza fase del nostro .rito. Sopatro, uccidendo il bue, aveva uc.
ciso lo spirito del grano ed il grano non era pi rigermogliato.
Secondo le parole dell'oracolo, il secondo sacrificodev,e risusci.
tare il morto: p,er questo si impaglia il bue, il bue impagliato
il simbolo del bue risuscitato 421., Lo si attacca al carro e la simula.
zione dell'aratura chequesm effigecomp'ie attraverso il ,campo coro
risponde alla dispersione della vitl:ima che usavano praticare i
Khond.. Va ancora sottolineato che l'esistenza. individuale del bue,
del suo spirito, sopravvive alla consumazione delle sue carni e alla
diffusione della sua santit; questo spirito, che queIlo stesso ri.
cuperato dalle messitagHate, si trova li ora, nella pelle ricucita
e riempita di paglia. Qesto elemento non ,caratteristieo sol-
tanto delle Bufonie; .in una delle feste messicane per rappresentare
la nascita del genio agrario si levava la pelle alla vittima morta
,e la si usava per la vittima designata a suecederle l'anno successi.
"0 '122 L..' _11._ f ' .. di" . "1
. 'usaz,la,i:I.W:I,esta prnnavera, SI sotterra l morto),
cio il vecebio dio della vegetazione, si togUe la camicia al mani-
chino che lo raffigura e la si porta immediatamente sopra l'albero
di maggio 423: con l'iindumenlo, si porta via lo spirito., la stessa
vittima, dunque, che rinasce. E questa vittima , l'anima stessa
della vegeta.zione 'che" concentrata iin un primo tempo sullepri.
mizie, viene poi trasferita sull'animale ,e che,. mediante l'immola-
zione, inoltre purificata e ringiovanita. il principio stesso del.
la germinazione e della fertilit, la vita dei campi che rinasce
e risuscita. in tal modo 424.
Il da.to che pi colpisce in questo sacrificio la continuit
senza interruzioni della vita della quale assicura la trasmissione
e la durata. Lo spirito, liberato mema.nite l'uccisione sacrificale,
si fissa l dove il rito lo dirige. Nelle Bufoni!e si installa nel mani.
chino del bue impagliato.. Quando ancora larisurr1ezione non ,era
rappresent.ata da una speciale cerimonia, la conservazione di una
parte della vittima o di una parte dell'offerta attestava la persi.
stenza e la presenza dell'anima che Jnessa abitava.. A Roma non
si conservava. soltan.to la testa del cavallo di ottobre, ma si ,custo-
diva anche il. suo sangue fino alla festa della dea Pale
42S
Le ce.
Come lo schema si modifica i.12 rapportoaUe lu12zio.12i speciali 69'
neri del sacrificio dei Fordiciditterano pare conservate fino a que
sta data 426. Ad Atene ;sicustodivano con cura i resti del porco sa
crificato alle Tesmoforie
427
Tutte queste reliquie s,ervivanoda
corpo ano spirito liberato dal sacrificio;. esse permettevano di po
terlo .afferrare, di utilizzarlo, ma, principalmente, di conservarlo.
Il ripetersi periodico del sacrifido., nel tempo inctti la natura
cominciava a spogliarsi, garantiva la continuit della vita natura
le, permettendo di localizzare e di fissare il caraUere sacro ,che si
tendeva. a conservare e che, l'anno successivo, ricompariva nei
nuovi prodotti della terra per poi incarnarsi nuovamente in una
nuova viuima.
La successione dei sacrifilciagrari presenta cos una serie inin
terrotta di riti che hanno lo scopo di concentrare e d.i diffonderle
il sacro. Non appena la vittima diviem!spirito,. genio, la si suddi-
vide, la si sparge per seminare con ,essa altra vita; perch questa
vita non si perda (e vi sempre il rischio di perderne un poco"
come t,estimonia la storia di Pelope dalla spalla d'avorio)., neces-
sario ricomporla periodicamente. Il mito di Osiride le cui mem
bra sparse erano raccolte da Iside Una delle immagini di questo
ritmo e di questa alternanza. Per concludere,. il sacrifido conte-
neva gi in se stesso, prescindendo dal ripetersi regolare dei lavo-
ri agricoli, le condizioni della sua periodicit. Tali condizioni sono,
del resto, stipulate dalla leggenda .che racconta l'istituzione di que
st.i sacrifici; la Pizia prescriveva che le Bufoniee gli altri sac.rifi.
ci ,di uguale natura, fossero ripetutiaU'in.finito; interromperlii e,ra
inconcepibile.
Riassumendo, come i sacrifieipersonali garantivano la vita
deUa persona, cosi i sacrifici di oggetti in generale, e in particola-
re il sacrificio agrario, garantivano la vita reale e sana d:elle cose.
Ma, generalmente, il cerimoniale dei riti agrari,. di cui abbia
mo analizzato un tipo,. stato sovraccaricato di riti accessori ed
assai snatarato in seguitoall'inl:erpretazione ,che hanno ricevuto
le une o le altre delle me pratiche. Gen,eralmente vi si mesMlano
riti ma.gici della pioggia 'e del sole: si annega la vittima o si sparge
su di essa dell"acqua; il fuoco del sa.cri.ficio o dei fuochi speciali
rappresentano il fuoco del sole 428. D'altra parte, avvenuto che
quando i riti di desacralizzazione (tanto dell'oggetto che del sacri.
ficante) occupavano una parte prepondera.nte, l'intero rito pote
va assumere, come Frazer ha dim.ostrato" il carattere ,di un vero
429. Lo spirito della terra che Usciva dalla vit-
fun. '. a virivest.].v. a. te sembianze di un .capro. e.spiatorio 430 L' f t
-l' . .a esa
agrarIa Uiventa.v,a. un.a Iest.a del Perdono, In l",t' .h
'"'' . mI, Ice
raccontava,no dI. queste feste le rappresentavano speso
so come 1espIazIone penodic.a di crimini originali; questo il
caso delle Bufonie 431.
Cosi, solo potevano scaturire una. gran.
dequantita dIeffel:t]. Il valore deHa vittima di Un sacrificio so-
lenne era tal,e, la forza di espansione deUa consacrazione ,era cos
grande, che 'era impossibile limitarne arbitrariamente l' fI','
L ,.. . ... e lCaCIa.
e centro di attrazione e di propulsione; le cosecne
11 comvolgeva ricevevano la loro parte della sua influen-
za;,. gli effetti prodotti potevano variare in ragione deUo stato e
della natura dei bisogni delle persone o degli oggetti.
70
Captolo quano
CAPITOLO QUINTO
IL SACRIFICIO DEL DIO
Questo valore singolare della vittima si evidenzia chinamen.
te in una delle forme pi compiute dell'evoluzione storica del si
stema sacrificale: il sacrificio del dio'; In realt nel sa,crificio di
una persona divina la nozione d.i sa,crifitio raggiunge la suaespres
sione pi alta, ed in 'questa forma., infatt1., che ii sacrificio ha
penetrato le religioni pi recenti dando luogo acredenzeea pra-
tiche che vivono ancora oggi,
Vediamo ora come ha potuto il sacrificio agrari) fomir,eil
punto di partenza a tale evoluzione. Mannhardt eF'razer 432 ave
vano gi ben individuato che vi erano stretti rapporti fra i sacri
fici agrari ed il sacrificio del dio. Non ritorneremo sui punti del
problema che hanno trattato,. ma cercheremo, invece,. con l'aiuto
di qualche dato supplementare, di mostrare come questa forma di
sa,crificio si riconducaaUa base stessa del meccanismo sacrificale.
Il nostro principale sforzo tender soprattul:toa determinare il
ruolo notevole che ha svolto la mitologia in questa evoluzione.
Perch un dio possa discendere cosl fino al ruolo di vittima,
ci deve ,essere una qualche affinit fra la Sua natura e quella ,deI.-
le vittime. Perch venga a sottoporsi alla distruzione sacrificale
bisogna che egli tragga la sua origine dal sacrificio stesso. Questa
,condizione, per alcuni aspetti, sembra essere fornita da tutti i sa
crifici, perch la vittima assume semp,requalche cosa di divino
che scaturisce dal sacrificio. Ma una vittima divina non una vito
tima dio 433. Non bisogna confondere il carattere ,sacro che rive
stono le coSe religiose con ,quelle personalit ben definite, che sono
oggetto di riti e di miti ugualmente definiti e che vengono chia-
mate col nome di di. Nei sacrifici oggettivi abbiamo gi visto,
v,ero, libe.rarsi dalla vittima degli esseri che posse,devano unafi
429. Lo spirito della terra che Usciva dalla vit-
fun. '. a virivest.].v. a. te sembianze di un .capro. e.spiatorio 430 L' f t
-l' . .a esa
agrarIa Uiventa.v,a. un.a Iest.a del Perdono, In l",t' .h
'"'' . mI, Ice
raccontava,no dI. queste feste le rappresentavano speso
so come 1espIazIone penodic.a di crimini originali; questo il
caso delle Bufonie 431.
Cosi, solo potevano scaturire una. gran.
dequantita dIeffel:t]. Il valore deHa vittima di Un sacrificio so-
lenne era tal,e, la forza di espansione deUa consacrazione ,era cos
grande, che 'era impossibile limitarne arbitrariamente l' fI','
L ,.. . ... e lCaCIa.
e centro di attrazione e di propulsione; le cosecne
11 comvolgeva ricevevano la loro parte della sua influen-
za;,. gli effetti prodotti potevano variare in ragione deUo stato e
della natura dei bisogni delle persone o degli oggetti.
70
Captolo quano
CAPITOLO QUINTO
IL SACRIFICIO DEL DIO
Questo valore singolare della vittima si evidenzia chinamen.
te in una delle forme pi compiute dell'evoluzione storica del si
stema sacrificale: il sacrificio del dio'; In realt nel sa,crificio di
una persona divina la nozione d.i sa,crifitio raggiunge la suaespres
sione pi alta, ed in 'questa forma., infatt1., che ii sacrificio ha
penetrato le religioni pi recenti dando luogo acredenzeea pra-
tiche che vivono ancora oggi,
Vediamo ora come ha potuto il sacrificio agrari) fomir,eil
punto di partenza a tale evoluzione. Mannhardt eF'razer 432 ave
vano gi ben individuato che vi erano stretti rapporti fra i sacri
fici agrari ed il sacrificio del dio. Non ritorneremo sui punti del
problema che hanno trattato,. ma cercheremo, invece,. con l'aiuto
di qualche dato supplementare, di mostrare come questa forma di
sa,crificio si riconducaaUa base stessa del meccanismo sacrificale.
Il nostro principale sforzo tender soprattul:toa determinare il
ruolo notevole che ha svolto la mitologia in questa evoluzione.
Perch un dio possa discendere cosl fino al ruolo di vittima,
ci deve ,essere una qualche affinit fra la Sua natura e quella ,deI.-
le vittime. Perch venga a sottoporsi alla distruzione sacrificale
bisogna che egli tragga la sua origine dal sacrificio stesso. Questa
,condizione, per alcuni aspetti, sembra essere fornita da tutti i sa
crifici, perch la vittima assume semp,requalche cosa di divino
che scaturisce dal sacrificio. Ma una vittima divina non una vito
tima dio 433. Non bisogna confondere il carattere ,sacro che rive
stono le coSe religiose con ,quelle personalit ben definite, che sono
oggetto di riti e di miti ugualmente definiti e che vengono chia-
mate col nome di di. Nei sacrifici oggettivi abbiamo gi visto,
v,ero, libe.rarsi dalla vittima degli esseri che posse,devano unafi
nalit morale che hann nome, che comincia ad esistere nella leg-
gendaprescindendo dalla festa e dai sacrificii. su questa linea
che, a poco a poco, l'anima della vita dei campi diviene esterna
. . .. 'l' 437
al campI steSSI e SI persona Izza .
A questa prima causa,. se n' aggiunta per; un'altra. Il sacri-
ficoproduce,.diper s, un'esaltazione delle vittime che le diivi
nizza direttamente. Sono numerose le leggende in cui si racconta-
nn queste apoteosi. Ercole fu ammesso nell'OIimpo soltanto dopo
il suo suicidio sull'Eta. Attis 438 ed Esmun
439
soltanto dopo la loro
morte fUrono animati di una vita divina, La' costeUazione della
Vergine non aUro che Erigone, una dea agraria che si era im-
piccata 440, Nel Messico, un mito raccontava che il sole e la luna
erano stati ,creati con un sacrificio 441; anche la dea Toci, madre
. .
degli di, era presentata come una donpa che un sacrificio avrebbe
divinizzato 442. In questo stesso paese, quando si eelebrava la festa
del dioT'otec, durante la quale si uccidevano e si scorticavano ,dei
prigionieri, un sacerdote si rivestiva della pelle di uno di essi; di-
veniva allora l'immagine del dio, indossava i SUoi ornamenti ed il
suo ,costume e,. seduto su di un trono, riceveva, in luogo del dio" i
simboli delle primizie 443. NeUaleggenda cretese di Dioniso, il
cuore del dio che era stato massacrato dai Titani era posto in uno
%oao., dove doveva essere adorato 444, Filon,e di Bililn,. per espri-
mere lo stato di Oceano, mutilato dal iigUo Crono, usa un'espres.
. l]f"' f ".llt...-.445 I
SIone ma to sIgn leatrva: uconsacrato l), O:cpU3QOOV'1 .'n que-
ste leggende sussiste la coscienza oscura della virt che porta in s
il sacrificiD e latraecia di tale concezione permane anche neii riti.
A Jumiges a'd esempio, dove il ruolo di genico animale della vege-
tazione era sostenuto da un uomo che svolgeva hl sua funzione
per un anno e iniziava alla festa di san Giovanni, si faceva finta
di gettare
l
nel rogo il futuro lupo verde; dopo questa finta esecu-
zinne,.il. suo predecessore gli consegnava le sue insegne 4%. La ceri-
monia non aveva come effetto di incarnare semplicemente i.lgenio
agrario: ,questi nasceva dal sacrificio stesso
441
Ora,. dando per
scontato ,che non vi ragione dli distinguere i. dmoni dalle vitti
me agrarie, tali fatti stanno a convalidare quanto abbiamo detto
a propositn ,della consa'craz;one e dei suoi effetti diretti. l'apoteosi
del sacrificio non ahroche la rinascita della vittima. La sua divi-
nizzazione un iCaso speciale, una forma superiore di santificazio
ne e di separaziione. Ma tale forma appare soltanto nei sacrifici in
Capitolo quinto
sionomia gi pi p n ~ c i s a per il faUo stesso d'essere legati ad un
oggeUo ead una funzione determinati. Persino nei sacrifici di co-
struzlone,. avviene che lo spirito creato sia quasi. un dio.. Tuttavia,
queste personalit )llritiche rimangono generalmente vaghe e inde-
finite. Soltanto nei sacrifici agrari esse raggiungono la loro pi
grande determinazione e tale privilegio lo devono a cause diverse.
In primo luogo,. il dio ,e la vittima sacrificata sono, in questi
sacrifici, particolarmente omogienei. Lo spirito di una casa u.na
cosa diversa dalla casa che esso protegge. Lo spirito del grano, in-
vece, quasi indistinto daI grano che lo incarna. Al dip dell'or-
2:0 si offrono delle vittime fatte dell'orzo dentro il qualeegHabita.
Si pu dunque prevedere che, in ragione di questa omogeneit e
della fusione che ne deriva, la vittima potr comunicare allo spi-
rito la propria individualit. Finch la vittima sempHcemente
il primo covone di sp'ighe della mietitura o i primi frutti delrac-
colto, lo spirito rimane, come la stessa "ittima, una cosa essen"
zialmente agraria 434. Esce dunque dal campo, ma per ritornarvi
immediatamente: non si concretizza che nel preciso momento
in cui si concentra nella vittima; non appena questa immolata,
lo spirito si ,diffonde di nuovo in tutta la specie agricola che vivi.
fica, ritornando cos ad ,essere vago e impersonale.. Per vedere la
sua personaI.iit accentuata, bisogna che si aIlentinn i legami che
In uniscono ai campi; neeessariio che la vittima stessa sia meno
direttamente interessata aUe cose che rappresenta.. Un p,rimo pas-
so fatto in questo senso, quando, come spesso avviene, il covone
consacrato riceve il nome, o persino la forma di un animale o di
un uomo. Talvolta., quasi a rendere la trasposizione pi tangibi-
I
. 'h"d 1 .435 '1 ,.
e" SI c .IU e neJl ,covone un anIma e VIVO, una mucca, un ,capro,
un gallo ad esempio, che diventano la muc,ca, il capro, il gano del-
le messi. La vittima perde cos una part,e del suo carattere agra-
rio e'l iin uguale misura, lo spirito si diistacca dal suo supporto.
Questa iindipendenza si ia ancora maggiore ,quando il covone viene
sostituito da lIna vittima animale; allora il rapporto fra hl vittima
e ci che essa incarna si fa cosi lontano che persino difficile indi-
viduarlo. Soltanto la comparazione ha potuto rivelare che il toro
e il capro d.i Dioniso, il cavallo o il porco di Demetra erano incar-
nazioni deUa vita del gl'ano e delle vigne. Ma il distacco si fa pi
forte soprattutto quando il ruolo vieneassttnto da un. uomo'
430
che
vi porta la propria autonomia, Allora il genio diventa una pe,rso,-
It sacr:i/icio det d:io 73
nalit morale che hann nome, che comincia ad esistere nella leg-
gendaprescindendo dalla festa e dai sacrificii. su questa linea
che, a poco a poco, l'anima della vita dei campi diviene esterna
. . .. 'l' 437
al campI steSSI e SI persona Izza .
A questa prima causa,. se n' aggiunta per; un'altra. Il sacri-
ficoproduce,.diper s, un'esaltazione delle vittime che le diivi
nizza direttamente. Sono numerose le leggende in cui si racconta-
nn queste apoteosi. Ercole fu ammesso nell'OIimpo soltanto dopo
il suo suicidio sull'Eta. Attis 438 ed Esmun
439
soltanto dopo la loro
morte fUrono animati di una vita divina, La' costeUazione della
Vergine non aUro che Erigone, una dea agraria che si era im-
piccata 440, Nel Messico, un mito raccontava che il sole e la luna
erano stati ,creati con un sacrificio 441; anche la dea Toci, madre
. .
degli di, era presentata come una donpa che un sacrificio avrebbe
divinizzato 442. In questo stesso paese, quando si eelebrava la festa
del dioT'otec, durante la quale si uccidevano e si scorticavano ,dei
prigionieri, un sacerdote si rivestiva della pelle di uno di essi; di-
veniva allora l'immagine del dio, indossava i SUoi ornamenti ed il
suo ,costume e,. seduto su di un trono, riceveva, in luogo del dio" i
simboli delle primizie 443. NeUaleggenda cretese di Dioniso, il
cuore del dio che era stato massacrato dai Titani era posto in uno
%oao., dove doveva essere adorato 444, Filon,e di Bililn,. per espri-
mere lo stato di Oceano, mutilato dal iigUo Crono, usa un'espres.
. l]f"' f ".llt...-.445 I
SIone ma to sIgn leatrva: uconsacrato l), O:cpU3QOOV'1 .'n que-
ste leggende sussiste la coscienza oscura della virt che porta in s
il sacrificiD e latraecia di tale concezione permane anche neii riti.
A Jumiges a'd esempio, dove il ruolo di genico animale della vege-
tazione era sostenuto da un uomo che svolgeva hl sua funzione
per un anno e iniziava alla festa di san Giovanni, si faceva finta
di gettare
l
nel rogo il futuro lupo verde; dopo questa finta esecu-
zinne,.il. suo predecessore gli consegnava le sue insegne 4%. La ceri-
monia non aveva come effetto di incarnare semplicemente i.lgenio
agrario: ,questi nasceva dal sacrificio stesso
441
Ora,. dando per
scontato ,che non vi ragione dli distinguere i. dmoni dalle vitti
me agrarie, tali fatti stanno a convalidare quanto abbiamo detto
a propositn ,della consa'craz;one e dei suoi effetti diretti. l'apoteosi
del sacrificio non ahroche la rinascita della vittima. La sua divi-
nizzazione un iCaso speciale, una forma superiore di santificazio
ne e di separaziione. Ma tale forma appare soltanto nei sacrifici in
Capitolo quinto
sionomia gi pi p n ~ c i s a per il faUo stesso d'essere legati ad un
oggeUo ead una funzione determinati. Persino nei sacrifici di co-
struzlone,. avviene che lo spirito creato sia quasi. un dio.. Tuttavia,
queste personalit )llritiche rimangono generalmente vaghe e inde-
finite. Soltanto nei sacrifici agrari esse raggiungono la loro pi
grande determinazione e tale privilegio lo devono a cause diverse.
In primo luogo,. il dio ,e la vittima sacrificata sono, in questi
sacrifici, particolarmente omogienei. Lo spirito di una casa u.na
cosa diversa dalla casa che esso protegge. Lo spirito del grano, in-
vece, quasi indistinto daI grano che lo incarna. Al dip dell'or-
2:0 si offrono delle vittime fatte dell'orzo dentro il qualeegHabita.
Si pu dunque prevedere che, in ragione di questa omogeneit e
della fusione che ne deriva, la vittima potr comunicare allo spi-
rito la propria individualit. Finch la vittima sempHcemente
il primo covone di sp'ighe della mietitura o i primi frutti delrac-
colto, lo spirito rimane, come la stessa "ittima, una cosa essen"
zialmente agraria 434. Esce dunque dal campo, ma per ritornarvi
immediatamente: non si concretizza che nel preciso momento
in cui si concentra nella vittima; non appena questa immolata,
lo spirito si ,diffonde di nuovo in tutta la specie agricola che vivi.
fica, ritornando cos ad ,essere vago e impersonale.. Per vedere la
sua personaI.iit accentuata, bisogna che si aIlentinn i legami che
In uniscono ai campi; neeessariio che la vittima stessa sia meno
direttamente interessata aUe cose che rappresenta.. Un p,rimo pas-
so fatto in questo senso, quando, come spesso avviene, il covone
consacrato riceve il nome, o persino la forma di un animale o di
un uomo. Talvolta., quasi a rendere la trasposizione pi tangibi-
I
. 'h"d 1 .435 '1 ,.
e" SI c .IU e neJl ,covone un anIma e VIVO, una mucca, un ,capro,
un gallo ad esempio, che diventano la muc,ca, il capro, il gano del-
le messi. La vittima perde cos una part,e del suo carattere agra-
rio e'l iin uguale misura, lo spirito si diistacca dal suo supporto.
Questa iindipendenza si ia ancora maggiore ,quando il covone viene
sostituito da lIna vittima animale; allora il rapporto fra hl vittima
e ci che essa incarna si fa cosi lontano che persino difficile indi-
viduarlo. Soltanto la comparazione ha potuto rivelare che il toro
e il capro d.i Dioniso, il cavallo o il porco di Demetra erano incar-
nazioni deUa vita del gl'ano e delle vigne. Ma il distacco si fa pi
forte soprattutto quando il ruolo vieneassttnto da un. uomo'
430
che
vi porta la propria autonomia, Allora il genio diventa una pe,rso,-
It sacr:i/icio det d:io 73
cui, mediante la localizzazione, la concentrazone,.l'accumulazione
di un ca.ratere sacro, la vittima risulta investita di un altissimo
grado di santit che il sa,crificio organizza e personifica.
Ecco la condizione nee.essaria che rende p,ossibile il sacrificio
del dio. Ma perch questo diventi realt, non ancora sufficienle
che il dio sia uscito dalla vittitna.; bisogna che conservi intatta la
sua natura divina fino al momento in cm entra a sua volta nel,sa-
crificio per divenire vittima egli stesso. Questo vuole significare
che la personificazione dalla quale egli ha tratto origine deve di-
ventare duratura e necessaria. Questa associazione indissolubile
fra degli esseri o una specie di esseri ed una virt soprannaturale
il frutto dellaperiodicit dei sacrifici. La ripetizione dicerimo-
nie nelle quali, in seguito ad una abitudine o per qualsiasi altra
ragione, una medesima vittima ricompariva ad intervaUi reg'olari,.
ha creato una sorta di personalit continua. Poi,ch il sacrificio
conserva i suoi effetti secondari, la creazione deUa divinit ope-
ra dei sacrifici anteriori. Fatto questo che 'non accidentale o
privo di importanza dal momento che., in una religione tanto
astratta come il cristianesittw, la figura dell'agnello pasquale, vit-
tima abi.tuale di un sacrificio agrario o pastorale, persistita e
serv,e ancor oggi a designare il Cristo, cio il Dio. Il sacrificio ha
fornito gli elementi della simbologia divina.
Ma il completamento deU'elaborazione del sacrificio del dio,
lo dobbiamo alla fantasia dei creatori di miitL In effetti, essa ha
dato prima di tutto uno stato civile, una storia e, pertan.to,una
vita pi continuativa alla personalit. discontinua, sbiadita e pas-
siva che nasceva dalla periodicit. dei sacrifici, senza contare che
facendola emergere dalla sua ganga terrestre l 'ha resa pi divina..
Talvolta si possono seguire persino nel mito le diverse fasi di que-
sta divinizzazione progressiva. Cosi le Carnee., la grande festa na-
zionale dorica,. celebrata in ODore di Apollo Carneo (Karneios),. era.
no state istituite., dice la leggenda., per espiare l'assassinio deIl'in-
dovino Karnos ucciso dall"eraclide Ippote 448. Apollo Carneo non
alt.ro ,che l'indovino Kamos, il sa,crifieio del quale compiuto ed
espiato nello stesso modo del sacrificio delle Diipolie.; e lo stesso
Karnos, ,( il cornuto 449., si confonde con l'eroe Crio (Krios)
l'ariete 450, ipostasi della vittima animale primitiva. Del sacri.
fi,cio dell'ariete, la mitologiaav'eva fatto l'uc,eisione di un eroe
e in seguito aveva lrasformatoquest'ult.imo in grande dio nazio-
nale.
Tuttavia va p.llecisato che se la mitologia ha fatto delle elabo-
razioni sulla rappresentazione del divino, non ha c,erto lavorato
su dati arbitrari. I miti conservano le tracce della loro origine; un
sacrificio pi o meno deformato ,costituisce sempre l'episodiocen-
,trale e quasi il nocciolo deUa vita leggendaria degli d,i che sono
nati da un sacrificio. S. Lvi ha spiegato la funzione che svolgo-
no i sacrifici nella mitologia bramanica 451. Vediamo in che modo,
pi particolarmente, la storia delle divinit agrarie, sia tessuta
su di un fondo di riti agrari. Per dimostrarlo, raggrupperemo al-
cuni tipi di leggende greche e semitiche,. vicine a quelle di Attis
e di Adone e cbe sono altrettante deformazioni del tema del sacri-
ficio del dio. Le une sono dei miti che"spiegano l'istituzione di al.
cune cerimonie., le altre sono racconti, !j:orti generalmente da miti
sitnili ai primi 452, Spesso i riti commemorativi che si riferiscono
a queste leggende '(sacre rappresentazioni, processioni ecc. 453) non
hanno., a quanto ci consta, alcuno dei caratteri del sacrificio; il
tema del sacrificio del dio un motivo., del quale l'immaginazio.
ne mitologica si servita con grande libert.
La tomba di Zeus a Creta 45\ la morte di Pan
455
, quella ,di
Adone sono suffici,entemente note perch basti ricordarle. Adone
ha lasciato nelle leggende siriache dei discendenti che condividono
la sua sorte 456 pur vero che vi sono casi in cm le tombe delle
divinit sono forse dei monumenti per il culto dei morti; ma pi
spesso, a nostro avviso,. la morte mitica del dio richiama il sacri-
ficio rituale;. essa , avvolta nella leggenda, peraltro oscura,
malamente tramandata., incompleta di notizie. che permettano di
stabHrne la vera natura.
Nella tavoletta assira della leggenda di Adapa 457 si legge:
Dalla terra sono scomparsi due di, per ,questo porto l'abito a
lutto. Quali sono questi di? Sono D'u-mu-zu e Gish-.zi-da . La
morte di Du-mu-zu un sacrificio mitico e la prova d.ata dal
I
, di" "1 4 ~
faltoche star" sua ma re e sua sposa, vuo e rlsusmtar o versan-
do sul cadavere dell'acqua della sorgente di vita che essa va a
prendere agli inferi; ed in questo essa itnitai riti di alcuni sacri-
fici agrari. Quando lo spirito del campo morto o viene fatto mo-
rire, il suo cadavere gettato nell'ac'qua o cosparso di acqua. Allo-
ra, sia che questo risusciti,. sia che un albero di maggio si innalzi
74 ClIpitolo quinto Il sac.rificio del d.io 75
cui, mediante la localizzazione, la concentrazone,.l'accumulazione
di un ca.ratere sacro, la vittima risulta investita di un altissimo
grado di santit che il sa,crificio organizza e personifica.
Ecco la condizione nee.essaria che rende p,ossibile il sacrificio
del dio. Ma perch questo diventi realt, non ancora sufficienle
che il dio sia uscito dalla vittitna.; bisogna che conservi intatta la
sua natura divina fino al momento in cm entra a sua volta nel,sa-
crificio per divenire vittima egli stesso. Questo vuole significare
che la personificazione dalla quale egli ha tratto origine deve di-
ventare duratura e necessaria. Questa associazione indissolubile
fra degli esseri o una specie di esseri ed una virt soprannaturale
il frutto dellaperiodicit dei sacrifici. La ripetizione dicerimo-
nie nelle quali, in seguito ad una abitudine o per qualsiasi altra
ragione, una medesima vittima ricompariva ad intervaUi reg'olari,.
ha creato una sorta di personalit continua. Poi,ch il sacrificio
conserva i suoi effetti secondari, la creazione deUa divinit ope-
ra dei sacrifici anteriori. Fatto questo che 'non accidentale o
privo di importanza dal momento che., in una religione tanto
astratta come il cristianesittw, la figura dell'agnello pasquale, vit-
tima abi.tuale di un sacrificio agrario o pastorale, persistita e
serv,e ancor oggi a designare il Cristo, cio il Dio. Il sacrificio ha
fornito gli elementi della simbologia divina.
Ma il completamento deU'elaborazione del sacrificio del dio,
lo dobbiamo alla fantasia dei creatori di miitL In effetti, essa ha
dato prima di tutto uno stato civile, una storia e, pertan.to,una
vita pi continuativa alla personalit. discontinua, sbiadita e pas-
siva che nasceva dalla periodicit. dei sacrifici, senza contare che
facendola emergere dalla sua ganga terrestre l 'ha resa pi divina..
Talvolta si possono seguire persino nel mito le diverse fasi di que-
sta divinizzazione progressiva. Cosi le Carnee., la grande festa na-
zionale dorica,. celebrata in ODore di Apollo Carneo (Karneios),. era.
no state istituite., dice la leggenda., per espiare l'assassinio deIl'in-
dovino Karnos ucciso dall"eraclide Ippote 448. Apollo Carneo non
alt.ro ,che l'indovino Kamos, il sa,crifieio del quale compiuto ed
espiato nello stesso modo del sacrificio delle Diipolie.; e lo stesso
Karnos, ,( il cornuto 449., si confonde con l'eroe Crio (Krios)
l'ariete 450, ipostasi della vittima animale primitiva. Del sacri.
fi,cio dell'ariete, la mitologiaav'eva fatto l'uc,eisione di un eroe
e in seguito aveva lrasformatoquest'ult.imo in grande dio nazio-
nale.
Tuttavia va p.llecisato che se la mitologia ha fatto delle elabo-
razioni sulla rappresentazione del divino, non ha c,erto lavorato
su dati arbitrari. I miti conservano le tracce della loro origine; un
sacrificio pi o meno deformato ,costituisce sempre l'episodiocen-
,trale e quasi il nocciolo deUa vita leggendaria degli d,i che sono
nati da un sacrificio. S. Lvi ha spiegato la funzione che svolgo-
no i sacrifici nella mitologia bramanica 451. Vediamo in che modo,
pi particolarmente, la storia delle divinit agrarie, sia tessuta
su di un fondo di riti agrari. Per dimostrarlo, raggrupperemo al-
cuni tipi di leggende greche e semitiche,. vicine a quelle di Attis
e di Adone e cbe sono altrettante deformazioni del tema del sacri-
ficio del dio. Le une sono dei miti che"spiegano l'istituzione di al.
cune cerimonie., le altre sono racconti, !j:orti generalmente da miti
sitnili ai primi 452, Spesso i riti commemorativi che si riferiscono
a queste leggende '(sacre rappresentazioni, processioni ecc. 453) non
hanno., a quanto ci consta, alcuno dei caratteri del sacrificio; il
tema del sacrificio del dio un motivo., del quale l'immaginazio.
ne mitologica si servita con grande libert.
La tomba di Zeus a Creta 45\ la morte di Pan
455
, quella ,di
Adone sono suffici,entemente note perch basti ricordarle. Adone
ha lasciato nelle leggende siriache dei discendenti che condividono
la sua sorte 456 pur vero che vi sono casi in cm le tombe delle
divinit sono forse dei monumenti per il culto dei morti; ma pi
spesso, a nostro avviso,. la morte mitica del dio richiama il sacri-
ficio rituale;. essa , avvolta nella leggenda, peraltro oscura,
malamente tramandata., incompleta di notizie. che permettano di
stabHrne la vera natura.
Nella tavoletta assira della leggenda di Adapa 457 si legge:
Dalla terra sono scomparsi due di, per ,questo porto l'abito a
lutto. Quali sono questi di? Sono D'u-mu-zu e Gish-.zi-da . La
morte di Du-mu-zu un sacrificio mitico e la prova d.ata dal
I
, di" "1 4 ~
faltoche star" sua ma re e sua sposa, vuo e rlsusmtar o versan-
do sul cadavere dell'acqua della sorgente di vita che essa va a
prendere agli inferi; ed in questo essa itnitai riti di alcuni sacri-
fici agrari. Quando lo spirito del campo morto o viene fatto mo-
rire, il suo cadavere gettato nell'ac'qua o cosparso di acqua. Allo-
ra, sia che questo risusciti,. sia che un albero di maggio si innalzi
74 ClIpitolo quinto Il sac.rificio del d.io 75
sulla sua tomba, la vita rinasce. Nel primo caso, sono l'acqua ver-
sata sul cadavere eIa resurrezione che ci convincono ad assimilar,e
il dio modo alla vittima agraria; nel mito di Osiride, la disper-
sione del cadavere e l'albero che spunta sulla tomba 459. A Trezene,
nelperibolo del tempio di Ippolito, si commemoravano, con una
festa annuale, le Ltto,B,6tet, la morte delle dee Damia e Auxesia:,
vergini, straniere, giunte da 'Creta, le quali,. secondo la tradizione"
e.rano' state lapidate durante una sommossaol6l). Le dee straniere
rappresentano lo straniero,. il passante che ha spesso un suo ruolo
nella festa delle messi; la lapidazione un rito che appartiene
al sacrificio. Spesso una semplice ferita del dio equivale alla sua
morte annuale. Beleno, nel Blumenthal,ai piedi del
baUon [ cima tondeggiante] d Guebwiller [Vosgi, nell'Alsa-
zia ], fu ferito ad un piede da un dngbilale, come Adone: da ogni
goccia del suo sangue che sgorgava dalla ferita, nacque un fiore %1.
La morte del dio spesso un suicidio. Ercole sull'Eta, Melqart
a Tiro 462, il dio Sandes [ Sandas ] o Sandon a Tarso 463, Didone
a Cartagine! si erano bruciati essi stessi. La morte di Melqart ,era
commemorata ogni estate da una festa; era una festa della mi,eti
tura. La mitologia greca annovera delle dee che portano l'appel-
lativo di 'A:rtaY:X;Ojl13V1']I, che significa impiccate ); tra le altre Ar-
temide, Ecate,. Elena 464i. Ad Atene la dea impiccata era Erigone,
madre di StafiJ!o, eroe ,dell'uva 465. A Delfi si chiamavaCarila 466;
la leggenda narrava che Carila era una fanc.iull.ache, durante una
carestia, era andata dal re a chiedere la propria parte dell'ultima
distribuzione. p'ercossae scacciata dall'e,. la fanciulla si era im-
piccata in una valletta solitaria. In suo onore veniva celebrata una
festa annuale istituita -- si dice - per ordine della Pi:t:ia: ini
ziava con una distribuzione di grano, poi veniva costruita un'im-
magine di Carna,. immagine che era percossa, impi,ccata ,e da ul
timo sotterrata. In altre leggende il dio si infligge una mutila-
zione della quale., talvolta,. muore. E questo il caso di Attis e di
Esmun il quale, perseguitato da Astronoe, si mutil con un'ascia.
U personaggio di ,cui il mito raccontava la storia era divenuto
spesso il fondatore del culto o il primo sacerdote d,el dio. Cos a
I!:one, Iodama sulla tomba della quale ardeva un fuoco sacro, era
sacerdotessa di Atena 1tonia 467, Cos Aglauro, a Atene, deUaquale
le Plinterie si credeva ,espiassero la mOl:te, era anch'essa sacerdo-
tessa. di Atena. In realt,. il sacerdote e il dio non sono che un solo
76
Ca.pitolo quinto
Il sacrificio del d.io
,6 medesimo essere. Infatti sappiamo ,che il sacerdote pu essere,
c,ome la vittima, un'incarnazione del dio; spesso, egli si trav,este
assumendone l'immagine. Ma su questo punto vi una prima
distinzione, quasi uno, sdoppiamento mitologico, fra l'essere divi
no e la vittima %8, grazie al quale il dio sfugge alla morte.
Un altro tipo di distinzione anima quei miti il cui epIsodio ceno
tral rappresentato dal combattimento fra il dio e un mostro o
un altro dio. Tali sono, nella mil:ologia babilonese, i combattimen-
ti di Marduk contro Tiamat,. che significa Caos 469, di Perseo che
uccide la Gorgone, o il drago di Joppe [ Giaffa 1, di Bellerofonte
che lotta contro la. Chme.ra, di san Giorgio che sconfigge il Dia-
djdial 4711. E pure il caso delle fatiche d'Ercole ed, infine,. di
le teomaehie; in. questi combattimenri., infatti, il vinto divIno
quanto il vincitore.
Questo episodio costituisce una delle forme mitologiche d.el
sacrificio del dio. Questi ,combattimenti divini equivalgono, m
realt, alla mO.rte ,di un solo dio: essi si alternano nellemedes'me
feste 471. l giochi istmici, che si celebrano in primavera,
lano o la morte di Melicerta o la vittoria di Teseo contro Sl1D.lde.
I giochi nemei celebrano o la morte di Q di
Ercole sul leone di Nemea. Sono accompagnab talv'Olta dal mede-
simi avvenimenti. La :Sconfitta del mostro seguita dal matrimo-
nio del dio, di Perseo con Andromed.a,.di Ercole con Esione;. la
fidanzata in preda al mostro e liberata dall'eroe non altro, del
resto,. che la. Maibraut [ sposa di maggio 1 delle leggende
maniche, inseguita dagli spiriti della Mcda selvaggia. Nel culto
di Attis, si noti, il matrimonio sacro segue la morte e la risnrre-
.zon,e del dio. l,combattimenti divini avvengono in circostanze
analoghe ,ed hanno il medesimo scopo. La vittoria di un
dio contro un mostro antico un rito della primavera. La festa dI
Marduk, il primo giorno dell'anno, rinnovava la sua vittoria con-
tro Tiamat
472
La festa lIi san Giorgio, cioo deUa sconfitta del dra"
go, veniva celebrata il 23. ap,rile 473: pure in primavera moriva
AUis. InHne, se vero, come riferis,ce 13eroso,. che una versione
assira della Genesi descriveva Bel che si tagliav da s in due per
far nascere il mondo, i due episodi appaiono in concorrenza nella
leggenda del medesimo dio: il suicidio di Bel sostituisce il suo
duello con il Caos 474.
sulla sua tomba, la vita rinasce. Nel primo caso, sono l'acqua ver-
sata sul cadavere eIa resurrezione che ci convincono ad assimilar,e
il dio modo alla vittima agraria; nel mito di Osiride, la disper-
sione del cadavere e l'albero che spunta sulla tomba 459. A Trezene,
nelperibolo del tempio di Ippolito, si commemoravano, con una
festa annuale, le Ltto,B,6tet, la morte delle dee Damia e Auxesia:,
vergini, straniere, giunte da 'Creta, le quali,. secondo la tradizione"
e.rano' state lapidate durante una sommossaol6l). Le dee straniere
rappresentano lo straniero,. il passante che ha spesso un suo ruolo
nella festa delle messi; la lapidazione un rito che appartiene
al sacrificio. Spesso una semplice ferita del dio equivale alla sua
morte annuale. Beleno, nel Blumenthal,ai piedi del
baUon [ cima tondeggiante] d Guebwiller [Vosgi, nell'Alsa-
zia ], fu ferito ad un piede da un dngbilale, come Adone: da ogni
goccia del suo sangue che sgorgava dalla ferita, nacque un fiore %1.
La morte del dio spesso un suicidio. Ercole sull'Eta, Melqart
a Tiro 462, il dio Sandes [ Sandas ] o Sandon a Tarso 463, Didone
a Cartagine! si erano bruciati essi stessi. La morte di Melqart ,era
commemorata ogni estate da una festa; era una festa della mi,eti
tura. La mitologia greca annovera delle dee che portano l'appel-
lativo di 'A:rtaY:X;Ojl13V1']I, che significa impiccate ); tra le altre Ar-
temide, Ecate,. Elena 464i. Ad Atene la dea impiccata era Erigone,
madre di StafiJ!o, eroe ,dell'uva 465. A Delfi si chiamavaCarila 466;
la leggenda narrava che Carila era una fanc.iull.ache, durante una
carestia, era andata dal re a chiedere la propria parte dell'ultima
distribuzione. p'ercossae scacciata dall'e,. la fanciulla si era im-
piccata in una valletta solitaria. In suo onore veniva celebrata una
festa annuale istituita -- si dice - per ordine della Pi:t:ia: ini
ziava con una distribuzione di grano, poi veniva costruita un'im-
magine di Carna,. immagine che era percossa, impi,ccata ,e da ul
timo sotterrata. In altre leggende il dio si infligge una mutila-
zione della quale., talvolta,. muore. E questo il caso di Attis e di
Esmun il quale, perseguitato da Astronoe, si mutil con un'ascia.
U personaggio di ,cui il mito raccontava la storia era divenuto
spesso il fondatore del culto o il primo sacerdote d,el dio. Cos a
I!:one, Iodama sulla tomba della quale ardeva un fuoco sacro, era
sacerdotessa di Atena 1tonia 467, Cos Aglauro, a Atene, deUaquale
le Plinterie si credeva ,espiassero la mOl:te, era anch'essa sacerdo-
tessa. di Atena. In realt,. il sacerdote e il dio non sono che un solo
76
Ca.pitolo quinto
Il sacrificio del d.io
,6 medesimo essere. Infatti sappiamo ,che il sacerdote pu essere,
c,ome la vittima, un'incarnazione del dio; spesso, egli si trav,este
assumendone l'immagine. Ma su questo punto vi una prima
distinzione, quasi uno, sdoppiamento mitologico, fra l'essere divi
no e la vittima %8, grazie al quale il dio sfugge alla morte.
Un altro tipo di distinzione anima quei miti il cui epIsodio ceno
tral rappresentato dal combattimento fra il dio e un mostro o
un altro dio. Tali sono, nella mil:ologia babilonese, i combattimen-
ti di Marduk contro Tiamat,. che significa Caos 469, di Perseo che
uccide la Gorgone, o il drago di Joppe [ Giaffa 1, di Bellerofonte
che lotta contro la. Chme.ra, di san Giorgio che sconfigge il Dia-
djdial 4711. E pure il caso delle fatiche d'Ercole ed, infine,. di
le teomaehie; in. questi combattimenri., infatti, il vinto divIno
quanto il vincitore.
Questo episodio costituisce una delle forme mitologiche d.el
sacrificio del dio. Questi ,combattimenti divini equivalgono, m
realt, alla mO.rte ,di un solo dio: essi si alternano nellemedes'me
feste 471. l giochi istmici, che si celebrano in primavera,
lano o la morte di Melicerta o la vittoria di Teseo contro Sl1D.lde.
I giochi nemei celebrano o la morte di Q di
Ercole sul leone di Nemea. Sono accompagnab talv'Olta dal mede-
simi avvenimenti. La :Sconfitta del mostro seguita dal matrimo-
nio del dio, di Perseo con Andromed.a,.di Ercole con Esione;. la
fidanzata in preda al mostro e liberata dall'eroe non altro, del
resto,. che la. Maibraut [ sposa di maggio 1 delle leggende
maniche, inseguita dagli spiriti della Mcda selvaggia. Nel culto
di Attis, si noti, il matrimonio sacro segue la morte e la risnrre-
.zon,e del dio. l,combattimenti divini avvengono in circostanze
analoghe ,ed hanno il medesimo scopo. La vittoria di un
dio contro un mostro antico un rito della primavera. La festa dI
Marduk, il primo giorno dell'anno, rinnovava la sua vittoria con-
tro Tiamat
472
La festa lIi san Giorgio, cioo deUa sconfitta del dra"
go, veniva celebrata il 23. ap,rile 473: pure in primavera moriva
AUis. InHne, se vero, come riferis,ce 13eroso,. che una versione
assira della Genesi descriveva Bel che si tagliav da s in due per
far nascere il mondo, i due episodi appaiono in concorrenza nella
leggenda del medesimo dio: il suicidio di Bel sostituisce il suo
duello con il Caos 474.
Per completare la prova dell'equivalenza di questi temi,
giunghuno che capita spesso che il dio muoia dopo la sua vitto-
ria. In Grimm (Miirchen, 60)" l'eroe che si era addormentato dopo
la sua lotta contro il drago, assassinato; gli animali che lo a.c-
compagnano lo fanno ritornare alla vita 4J5. La leggenda di Erco-
le presenta la medesima vicenda: dopo avere ucciso Tifone, asfis-
siato dal respiro del rnostro, Ercole giaceva senza vita: fu risusci-
tato da Iolao, con l'aiuto di una quaglia 416. NeUa leggenda di Esio-
ne, Ercole era inghiottito da un cetaceo. Castore., dopo aver ucciso
Linceo, era ucciso a sua volta da Ida 41J.
Queste' ,equivalenze e queste alternanze si spiegano facilmente
se si ha presente che gli avversari che si trovano l'uno di fronte
all'altro nel tema del combattimento sono il prodotto dello
piiamento di uno stesso genio. L'origine dei miti di questo tipo
stata generalmente dimenticata e taU miti sono presentati come
scontri meteorologici fra gli di della luce e gli di delle tenebre
,o degli abissi 418, fra gli di del cielo egli dH dell'inferno. Ma ri-
mane estremamente difficHe distinguere con precisione il carat-
tere di ognuno dei combattenti.. Sono esseri di uguale natura" la
cui diversit, casuale ,ed instabHe, appartiene all'inventiva reli-
giosa. La loro parentela appare evidente nel pantheon assiro: As-
sure Mordu.k,. di solari, sono i re degli Anunnaki, i sette di
degli abissi 419; Nergal che talvolta chiamato Gibil, dio del fuoco,
porta altrove l nome di un mostro infernale [ Nusku ]I. Quanto
ai sette di dell'abisso, difficHe, soprattutto nelle mitologie che
succedono alla mitologia assira, distinguerli dai sette di planetari,.
esecutori delle volont ,celesti 480. Ben prima, del sincretismo gre-
,co-romano che faceva del sole il signore dell'Ade 481 e avvicinava
Mitra a Plutone e Tifone 482, le tavolette assire dicevano che Mar-
dul< era signore degli abissi 483,che GibH, il fuoco 484, e Marduk
stesso, sono figli dell'ahisso 485. Nell'isola. di Creta., i Titani che
uccidevano Dioniso erano suoi parenti 486 e altrove, gli di nemici
erano fr.atelli, spesso gemelli 481. Qualcbe volta la lotta avveniva
fra zio ,e nipote, o persino fra padre e figlio 488.
In mancanza della parentela un altro vincolo unisce gli atto-
ri del dramma a dimostrazione della loro identit.. L'animale sa-
cro di Perseo, a Serifo [Cicladi J, era il grancbio,. ilx.ctQxt'Vo <189,
iiI quale, nella leggenda di SerifO,era il nemico del polipo; tuttavia
esso si uni all'idra di Lerna, che un polipo., per combattere Er-
cole. Il granchio, come lo scorpione, tanto alleato quanto nemi-
'co del dio solare; in ultima analisi sono le forme del medesimo dio.
I bassorilievi mitraici mostrano Mitra che cavalca il toro che sta
per sacrificare, ,cos Perseo montava Pegaso, generato dal sangue
della. Gorgone. Il mostro o l'animale sacrificato serviva al dio vit-
torioso come cavalcatura prima o dopo il sacrificio. In breve, le
due divinit, attori della lotta o della caccia mitica, sono collabo-
ratori. Mitra ,e iiI toro, afferma Porfirio., sono demiiurghia Jpari
titolo
Il sacrificio aveva cosi prodotto nella mitologia un'infinit
di. polloni, e di astrazione in astrazione esso era divenuto uno dei
temi .fondamentali delle leggende divine.. Ma proprio l'intro.
, duzione di questo episodio nella leggenda di un dio che ha deter-
minato la formazione .rituale del sacrfido del dio. Sacerdote o
vittima, il dio che agisce e insieme patisce nel sacrifido un dio
gi formato. La divinit della vittima non limitata al sacri-
ficio mitologico, bens appare ugualmente nel sacrificio reale cbe
le corrisponde. Il mito, una volta costituito, agisce sul rito da cui
nato e in esso si realizza. Allo slesso modo, il sacrificio del Mo
non , semplicemente il tema di un bel racconto mitologico.; qua-
lunque aspetto abhia assunto la personalit del dio nel sincreti-
SOlO dei paganesimi, maturi o inveccbiati, sempre il dio cbe
subisce iiI sacdficio, e non una semplice controfigura 491. Vi ,
almeno in origine, ( presenza reale ), come nella messa cattoli-
ea.. San Cirillo 492 dferisce che, in alcuni combattimenti di gladia-
tori, rituali e periodici,. un certo Kronos nascosto soUo terra, rice-
veva il sangue purificatore che colava dalle ferite. Questo KQovo
n il Saturno dei Saturnali cbe, in altri rituali, veniva ucciso 493.
Il nome che veniva dato al rappresentante del dio tendeva ad
identificarlo al dio stesso. Per questo il gran sacerdote di Attis,
che svolgeva anch'egli il ruolo di vittima, portava il nome del suo
di
. . d 494 L' l" " . fI!'
o e suo m1lco pre ecessore .,' a re Igione messlcana o'He esem-
piassai noti dell'identit fra la vittima e il dio.. In particolare alla
f:est di Huitziilopocbdi 49;, la stessa statua del dio, fatta di pasta
di bietola intrisa di sangue umano, era ridotta in pezzi, suddivisa.
fra i fedeli e poi mangiata. Certamente in ogni sacrificio la. vit-
tima ba qualche cosa del dio, ma in questo caso essa il dio stes-
so ed questa identificazione che caratterizza il sacrificio del dio.
Ma noi sappiamo che il sacrificio si ripete periodicament.e pet-
78
Capito1oqlJinto
Il sacrificio del dio 79'
Per completare la prova dell'equivalenza di questi temi,
giunghuno che capita spesso che il dio muoia dopo la sua vitto-
ria. In Grimm (Miirchen, 60)" l'eroe che si era addormentato dopo
la sua lotta contro il drago, assassinato; gli animali che lo a.c-
compagnano lo fanno ritornare alla vita 4J5. La leggenda di Erco-
le presenta la medesima vicenda: dopo avere ucciso Tifone, asfis-
siato dal respiro del rnostro, Ercole giaceva senza vita: fu risusci-
tato da Iolao, con l'aiuto di una quaglia 416. NeUa leggenda di Esio-
ne, Ercole era inghiottito da un cetaceo. Castore., dopo aver ucciso
Linceo, era ucciso a sua volta da Ida 41J.
Queste' ,equivalenze e queste alternanze si spiegano facilmente
se si ha presente che gli avversari che si trovano l'uno di fronte
all'altro nel tema del combattimento sono il prodotto dello
piiamento di uno stesso genio. L'origine dei miti di questo tipo
stata generalmente dimenticata e taU miti sono presentati come
scontri meteorologici fra gli di della luce e gli di delle tenebre
,o degli abissi 418, fra gli di del cielo egli dH dell'inferno. Ma ri-
mane estremamente difficHe distinguere con precisione il carat-
tere di ognuno dei combattenti.. Sono esseri di uguale natura" la
cui diversit, casuale ,ed instabHe, appartiene all'inventiva reli-
giosa. La loro parentela appare evidente nel pantheon assiro: As-
sure Mordu.k,. di solari, sono i re degli Anunnaki, i sette di
degli abissi 419; Nergal che talvolta chiamato Gibil, dio del fuoco,
porta altrove l nome di un mostro infernale [ Nusku ]I. Quanto
ai sette di dell'abisso, difficHe, soprattutto nelle mitologie che
succedono alla mitologia assira, distinguerli dai sette di planetari,.
esecutori delle volont ,celesti 480. Ben prima, del sincretismo gre-
,co-romano che faceva del sole il signore dell'Ade 481 e avvicinava
Mitra a Plutone e Tifone 482, le tavolette assire dicevano che Mar-
dul< era signore degli abissi 483,che GibH, il fuoco 484, e Marduk
stesso, sono figli dell'ahisso 485. Nell'isola. di Creta., i Titani che
uccidevano Dioniso erano suoi parenti 486 e altrove, gli di nemici
erano fr.atelli, spesso gemelli 481. Qualcbe volta la lotta avveniva
fra zio ,e nipote, o persino fra padre e figlio 488.
In mancanza della parentela un altro vincolo unisce gli atto-
ri del dramma a dimostrazione della loro identit.. L'animale sa-
cro di Perseo, a Serifo [Cicladi J, era il grancbio,. ilx.ctQxt'Vo <189,
iiI quale, nella leggenda di SerifO,era il nemico del polipo; tuttavia
esso si uni all'idra di Lerna, che un polipo., per combattere Er-
cole. Il granchio, come lo scorpione, tanto alleato quanto nemi-
'co del dio solare; in ultima analisi sono le forme del medesimo dio.
I bassorilievi mitraici mostrano Mitra che cavalca il toro che sta
per sacrificare, ,cos Perseo montava Pegaso, generato dal sangue
della. Gorgone. Il mostro o l'animale sacrificato serviva al dio vit-
torioso come cavalcatura prima o dopo il sacrificio. In breve, le
due divinit, attori della lotta o della caccia mitica, sono collabo-
ratori. Mitra ,e iiI toro, afferma Porfirio., sono demiiurghia Jpari
titolo
Il sacrificio aveva cosi prodotto nella mitologia un'infinit
di. polloni, e di astrazione in astrazione esso era divenuto uno dei
temi .fondamentali delle leggende divine.. Ma proprio l'intro.
, duzione di questo episodio nella leggenda di un dio che ha deter-
minato la formazione .rituale del sacrfido del dio. Sacerdote o
vittima, il dio che agisce e insieme patisce nel sacrifido un dio
gi formato. La divinit della vittima non limitata al sacri-
ficio mitologico, bens appare ugualmente nel sacrificio reale cbe
le corrisponde. Il mito, una volta costituito, agisce sul rito da cui
nato e in esso si realizza. Allo slesso modo, il sacrificio del Mo
non , semplicemente il tema di un bel racconto mitologico.; qua-
lunque aspetto abhia assunto la personalit del dio nel sincreti-
SOlO dei paganesimi, maturi o inveccbiati, sempre il dio cbe
subisce iiI sacdficio, e non una semplice controfigura 491. Vi ,
almeno in origine, ( presenza reale ), come nella messa cattoli-
ea.. San Cirillo 492 dferisce che, in alcuni combattimenti di gladia-
tori, rituali e periodici,. un certo Kronos nascosto soUo terra, rice-
veva il sangue purificatore che colava dalle ferite. Questo KQovo
n il Saturno dei Saturnali cbe, in altri rituali, veniva ucciso 493.
Il nome che veniva dato al rappresentante del dio tendeva ad
identificarlo al dio stesso. Per questo il gran sacerdote di Attis,
che svolgeva anch'egli il ruolo di vittima, portava il nome del suo
di
. . d 494 L' l" " . fI!'
o e suo m1lco pre ecessore .,' a re Igione messlcana o'He esem-
piassai noti dell'identit fra la vittima e il dio.. In particolare alla
f:est di Huitziilopocbdi 49;, la stessa statua del dio, fatta di pasta
di bietola intrisa di sangue umano, era ridotta in pezzi, suddivisa.
fra i fedeli e poi mangiata. Certamente in ogni sacrificio la. vit-
tima ba qualche cosa del dio, ma in questo caso essa il dio stes-
so ed questa identificazione che caratterizza il sacrificio del dio.
Ma noi sappiamo che il sacrificio si ripete periodicament.e pet-
78
Capito1oqlJinto
Il sacrificio del dio 79'
ch il ritmo della natura esige tale. periodicit ed l mito fa uscire
il ilio vivo dalla. prova soltanto per sottoporglido di nuovo, facen-
do cosi, della sua vita, una catena di passioni e di. resurrezioni.
Astarte risuscita. Adone, Istar Tammiiz, Iside Osiride, Ciliele
Auis e Iolao Ercole 4%. Dioniso, dopo ,essere stato assassinato,
concepito una seconda volta da Semele 491. Eccoci gi lontani ,dalla
apoteosi di cui abbiamo pa.rlato all'inizio del capitolo., Il dio non
esce pi dal sacrificio se non per rientrarvi e viceversa, e non vi
pi interruzione nella sua personalit. Se, come Osiride e Pelope,
,egli , ridotto inpezzi,questi pezzi vengono ritrovati, ricomposti
e rianimati. Allora lo scopo primitivo del sacrificio viene relegato
nell'ombra, non si tratta pi di un. sa,crificio agrario o di un sa
crificio pastorale. Il ,dio che vi compare come vittima esiste in s,
con qualit e poteri moltepUci. Ne consegue che il sacrificio appare
una ripetizione e una commemorazione ,del sacrificil!ll originario 498.
Alla leggenda che lo narra si aggiunge generalmente qualche ciro
costanza che ne garantisca lla perpetuit. Ad esemp,io, quando un
dio muore di una morte pi o meno naturale, un oracolo prescrive
un sacrificio espiatorio che riproduca la morte del dio 499; quan-
do Un dio vincitore di un altro dio, perpetua il ricor,do della sua
vittoria istituendo un culto 5OIl.
Bisogna notare che l'astrazione che faceva nascere il dio nel
sacrificio poteva dare alle stesse pratiche un altro significato. Con
un processo analogo allo sdoppiamento che ha prodotto le teo-
DIacbie, un'astrazione pot,eva separare il dio dalla vittima. Nei
miti che abbiamo presi in considerazione nelle pagine precedenti,
gli di avversari sono ugualmente divini: l'uno di essi a.ppare
il sacerdote del sacrificio in cui soccombe il suo pre,decessore. Ma
la divinit virtuale della vittima non sempre si sviluppata; speso
so essa rimasta terrestre, e di conseguenza il dio creato, uscito
un tempo dalla vittima, rimane ora al di fuori del sacrificio. Al
lora, la ,consacrazione che tl'asferisoo la vittima nel mondo ,sacro,
assume l'aspetto di una attribuzione ad una persona. divina, di un.
,dono. Tuttavia, anche in questo caso, si sacrifi,ca sempre un ani
D1llIle sacro 0, quantomeno, qualche cosa che ricordi l'origine del
sacrificio: i.n breve, si offriva il dio al dio stesso: Bioniso alriete
diventava Dioniso Kriofago 501. Talvolta, al contrario, come negli
sdoppiamenti dai quali si sono prodotte le teomachie, l'animale
sacrificato passava per un nemico del dio 502 Se veniva immolato
era per espiare una colpa commessa dalla sua specie contro, il dio:
al Virbio di Nemi, ucciso da alcuni cavalli, si sacrifica'\'a un ca-
5(13. La nozione di sacrificio al dio si sviluppata parallela-
mente alla nozione di sacrificio del dio.
I tipi di sacrificio del dio che abbiamo finora passati inrasse-
gna si realizzati in ,concreto e riuniti insieme in occasione
di mi,solo ed unico rito ind: il soma 5IJ4. Vi si pu, vedere innan-
zitutto che cos' nel rituale un vero e proprio sacrificio del dio.
Non possiamo ora esporre come Soma dio si confonda con la pian-
ta soma, come vi sia r,ealmente presente, n.possiamo descrive-
re le cermoniecon le quali viene condotto e ricevuto sul luogo
d.el sacrificio. Viene portato su di un pavese,ado.rato e poi sp,r,e
muto ed ucciso. Allora, da. questi rami pigiati, esce il dio e s dif-
fonde sul. mondo: una serie di attriliUzioni precise lo comuni
ca ai diversi rlegni della natura.. Questapr;esenz,a reale, questa
nascita del ,dio, che succede alla sua morte, sono, in certo modo, le
forme rituali del mito, mentre le formepura.mente mitiche che il
sac.rificio ha rivestito sono le stesse che abbiamo descritto p,rece
dentemente. Prima di tutto l'identificazione del dio Soma con il
nemico degli di, V il dmone che trattiene i tesori d'immor
talit e che viene ucciso da Indra 5(l5. Per spiegarsi infatti come
un dio potesse essere ucciso, lo si immaginato sotto leapparen.
ze ,di un ,dmone; il dmone che vien.e messo a mort,e e da que-
sti esce il dio; dal cattivo involucro che la traUene'\'a, si libera
l'essenza eccellente. Ma, ,da un altro lato, molto spesso Soma che
uccide Vrtra, in ogni caso ; Soma che d la .forZlll a Indra, il dio
guerriero, distruttore di dmoni. In a.lcuni test.i, persino., Soma
il sac:rificatoredi se stesso e si giunge a :rappresentarlo come il tipo
dei sacrificatori celesti. Da qui al suicidio del dio la distanza non
grande: i bra.mini l'hanno superala.
Con questo, essi hanno messo in rilievo Un punto importan-
te della teoria del sac.rificio. Abbiamo visto che fra la vittima ;e il
dio vi sempre una qualche affinit; a,d Apono Carneo si offro-
no degli arieti, a Varuf,la dell'orzo,. ecc. Il simile si nutreoon il
simile e la vittima il nutrimento degli ,di; di conseguenza, il
sacrificio stato ben presto considerato la condizione stessa del
resistenza divina. il sacrificio che fornisce la materia immor-
tale della quale vivono gli di. Cos non. soltanto nel sacrificio
qualche dio ha i suoi natali, ma anche medi.ante il sacrifi.cio tut-
80 Capitolo quinto
Il sacrificio del dio
81
ch il ritmo della natura esige tale. periodicit ed l mito fa uscire
il ilio vivo dalla. prova soltanto per sottoporglido di nuovo, facen-
do cosi, della sua vita, una catena di passioni e di. resurrezioni.
Astarte risuscita. Adone, Istar Tammiiz, Iside Osiride, Ciliele
Auis e Iolao Ercole 4%. Dioniso, dopo ,essere stato assassinato,
concepito una seconda volta da Semele 491. Eccoci gi lontani ,dalla
apoteosi di cui abbiamo pa.rlato all'inizio del capitolo., Il dio non
esce pi dal sacrificio se non per rientrarvi e viceversa, e non vi
pi interruzione nella sua personalit. Se, come Osiride e Pelope,
,egli , ridotto inpezzi,questi pezzi vengono ritrovati, ricomposti
e rianimati. Allora lo scopo primitivo del sacrificio viene relegato
nell'ombra, non si tratta pi di un. sa,crificio agrario o di un sa
crificio pastorale. Il ,dio che vi compare come vittima esiste in s,
con qualit e poteri moltepUci. Ne consegue che il sacrificio appare
una ripetizione e una commemorazione ,del sacrificil!ll originario 498.
Alla leggenda che lo narra si aggiunge generalmente qualche ciro
costanza che ne garantisca lla perpetuit. Ad esemp,io, quando un
dio muore di una morte pi o meno naturale, un oracolo prescrive
un sacrificio espiatorio che riproduca la morte del dio 499; quan-
do Un dio vincitore di un altro dio, perpetua il ricor,do della sua
vittoria istituendo un culto 5OIl.
Bisogna notare che l'astrazione che faceva nascere il dio nel
sacrificio poteva dare alle stesse pratiche un altro significato. Con
un processo analogo allo sdoppiamento che ha prodotto le teo-
DIacbie, un'astrazione pot,eva separare il dio dalla vittima. Nei
miti che abbiamo presi in considerazione nelle pagine precedenti,
gli di avversari sono ugualmente divini: l'uno di essi a.ppare
il sacerdote del sacrificio in cui soccombe il suo pre,decessore. Ma
la divinit virtuale della vittima non sempre si sviluppata; speso
so essa rimasta terrestre, e di conseguenza il dio creato, uscito
un tempo dalla vittima, rimane ora al di fuori del sacrificio. Al
lora, la ,consacrazione che tl'asferisoo la vittima nel mondo ,sacro,
assume l'aspetto di una attribuzione ad una persona. divina, di un.
,dono. Tuttavia, anche in questo caso, si sacrifi,ca sempre un ani
D1llIle sacro 0, quantomeno, qualche cosa che ricordi l'origine del
sacrificio: i.n breve, si offriva il dio al dio stesso: Bioniso alriete
diventava Dioniso Kriofago 501. Talvolta, al contrario, come negli
sdoppiamenti dai quali si sono prodotte le teomachie, l'animale
sacrificato passava per un nemico del dio 502 Se veniva immolato
era per espiare una colpa commessa dalla sua specie contro, il dio:
al Virbio di Nemi, ucciso da alcuni cavalli, si sacrifica'\'a un ca-
5(13. La nozione di sacrificio al dio si sviluppata parallela-
mente alla nozione di sacrificio del dio.
I tipi di sacrificio del dio che abbiamo finora passati inrasse-
gna si realizzati in ,concreto e riuniti insieme in occasione
di mi,solo ed unico rito ind: il soma 5IJ4. Vi si pu, vedere innan-
zitutto che cos' nel rituale un vero e proprio sacrificio del dio.
Non possiamo ora esporre come Soma dio si confonda con la pian-
ta soma, come vi sia r,ealmente presente, n.possiamo descrive-
re le cermoniecon le quali viene condotto e ricevuto sul luogo
d.el sacrificio. Viene portato su di un pavese,ado.rato e poi sp,r,e
muto ed ucciso. Allora, da. questi rami pigiati, esce il dio e s dif-
fonde sul. mondo: una serie di attriliUzioni precise lo comuni
ca ai diversi rlegni della natura.. Questapr;esenz,a reale, questa
nascita del ,dio, che succede alla sua morte, sono, in certo modo, le
forme rituali del mito, mentre le formepura.mente mitiche che il
sac.rificio ha rivestito sono le stesse che abbiamo descritto p,rece
dentemente. Prima di tutto l'identificazione del dio Soma con il
nemico degli di, V il dmone che trattiene i tesori d'immor
talit e che viene ucciso da Indra 5(l5. Per spiegarsi infatti come
un dio potesse essere ucciso, lo si immaginato sotto leapparen.
ze ,di un ,dmone; il dmone che vien.e messo a mort,e e da que-
sti esce il dio; dal cattivo involucro che la traUene'\'a, si libera
l'essenza eccellente. Ma, ,da un altro lato, molto spesso Soma che
uccide Vrtra, in ogni caso ; Soma che d la .forZlll a Indra, il dio
guerriero, distruttore di dmoni. In a.lcuni test.i, persino., Soma
il sac:rificatoredi se stesso e si giunge a :rappresentarlo come il tipo
dei sacrificatori celesti. Da qui al suicidio del dio la distanza non
grande: i bra.mini l'hanno superala.
Con questo, essi hanno messo in rilievo Un punto importan-
te della teoria del sac.rificio. Abbiamo visto che fra la vittima ;e il
dio vi sempre una qualche affinit; a,d Apono Carneo si offro-
no degli arieti, a Varuf,la dell'orzo,. ecc. Il simile si nutreoon il
simile e la vittima il nutrimento degli ,di; di conseguenza, il
sacrificio stato ben presto considerato la condizione stessa del
resistenza divina. il sacrificio che fornisce la materia immor-
tale della quale vivono gli di. Cos non. soltanto nel sacrificio
qualche dio ha i suoi natali, ma anche medi.ante il sacrifi.cio tut-
80 Capitolo quinto
Il sacrificio del dio
81
ticonsenano la loro esistenza ed esso ha dunque finito per appa-
rire la loro essenza, la loro origine, il loro creatore 506 Il sacrificio
anche il ereatore delle cose perch in esso sta il principio di
ogni vita. Soma al contempo la luna ed il sole nel cielo, le nubi,
il lampo e la pioggia neli'atmosfera, .il re delle piante terra,
ebbene, nel soma viti:ima sono riunite tutte queste forme di Soma.
Esso depositario di. tutti i principi di ;e di nutrime,nto
della natura; , nello stesso tempociho degli del ,e bevanl1a me-
briante degli uomini, autore dell'immortalit degli uni e della
vita effimera degli altri. Tutte queste forze sono concentrate,
,create e nuovamente distribuite mediante il sacrificio che diventa
cosi il (( signore delle creature , Prajapati. Esso il
del famoso inno x, 9'0 del Rig Veda, dal quale nascono gli del,. 1
riti,gli uomini, le caste, il sole, la luna, le piante, gli animali;
il Brahman dell'India dassica. Tutte le teologie gli hanno attrl-
buito questa potenza creatrice. Spa.rgendoe ricomponendo di vol-
ta in volta la divinit, esso semina gli ess,eri come Giasone e Cad-
mo seminano i denti del drago dai qu.ali naScono i gu.errieri. Oal-
la morte fa nascere la vita. I fiori e le piante crescono sul cadave-
re di Adone; dal corpo del leone ucciso da Sansonee dal corpo
del toro di Aristeo prendono il volo sciami di api.
La teologia stessa attinse le sue cosmogonie ai riti sacrificali e
sp,ieg la creazione conte, l'immaginazione popolare. spiegava 1.31
vita annuale deIla natura: con un sacrificio. Per questo essa 1'1-
d il
'f" d'l' di' Il' ' , dI . d 508
con usse .'. sacrI lCloe . o a . 01'lgme e mon o .
Nella. cosmogonia assira, il sangue di Tiamat sconfitto aveva
dato la nascita alle creature. La separazione degli elementi del caos
era conc,epita ,come il sacrificio o il suicidio del, demiurgo. Gun-
ke15O!l ha fornito la prova, cos crediamo, che nelle ,credenze popo-
lari degli Ebrei si trova.va la medesima essa .app.are
n.ella mitologia del Nord ed il pure alla base del culto mltralCO.
I bassoriHevi vogliono rappresentare la vita che esce dal toro sa-
crificato: gi-Ia sua coda finisce in un mazzo di sp'ighe. Infine., in
India, la creazione continua delle cose mediante il rito,. fini per
diventare persino' una ,creazione in assoluto, ex nihilo. All'inizio
nunaesist,eva: il P'uru!?a ebbe desiderio e, mediante il suo suici,dio,
mediante l'abbandoftodi s, con la rinunzia al suo corpo, modello,
pi. ta.rdi, della rinunzia buddhista, il dio cre resistenza delle
,cose.
Si pu sup'porre che a questo grado di ,esaltazionee.roica del
sacrificio, la sua periodicit-resistette. I ricorsi offensivi del caos
del male richiedono continuamente nuovi sacrifici creatori .e
redentori. Cos trasformato e, per cos dire subIimato, il sacrifi-
. . d'il l' .. 510 l'ff" .
mo e stato 'conse.rvato a ateo oglacrlstlaua; ,a sua, e lca'CI,a
il stata semplicemente trasferita dal mondo fisico al moudo mora-
le. Ii .sacrificio ..redentor,e del dio si perpetua nella messa quoti-
di.ana. Non abbiamo l'iutenzione di ricercare in che modo si sia
costituito il rituale cristiano del sacrificio n in qual modo si l'i-
,colleghi ai riti anteriori, abbiamo tuttavia creduto di potere, ne)
corso del nostro lavoro,' ricollegare talvolta. le cerimonie del sa-
crificio cristiano alle cerimonie che abbiamo studiato. Ci basti
ora ricordarne soltanto la stupefacentte somiglianza ed indicare
come l'evoluzione di riti, cos simili a quelli del sacrificio agrario,
abbia potuto dare origine aUaconce.zi(me del sacrificio, redentor,e
e di comunione, del dio e trascendente. Sotto questo aspetto
il sacrificio ,cristiano uno dei pi. istrutti.viche si possano incon-
trare nella storia. I nostri sacerdoti cercano" con gli stessi proce,-
dimenti rituali, pl'ess'a poco gli stessi effetti ehe cercavano i
nostri pi lontani antenati; il meccanismo della ,consacrazione n,el-
la messa cattolica , in linea generale, il medesimo meccanismo
dei sacrifii.ci ind. Ci presenta, con chiarezza che nulla lascia a d,e-
siderare" il ritmo alternativo deIl'espiazionee della comunione.
L'immaginazione cristiana ha costruito ,su di una pianta antica.
82
Capitolo quinto
Il sacrificio del dio
83
ticonsenano la loro esistenza ed esso ha dunque finito per appa-
rire la loro essenza, la loro origine, il loro creatore 506 Il sacrificio
anche il ereatore delle cose perch in esso sta il principio di
ogni vita. Soma al contempo la luna ed il sole nel cielo, le nubi,
il lampo e la pioggia neli'atmosfera, .il re delle piante terra,
ebbene, nel soma viti:ima sono riunite tutte queste forme di Soma.
Esso depositario di. tutti i principi di ;e di nutrime,nto
della natura; , nello stesso tempociho degli del ,e bevanl1a me-
briante degli uomini, autore dell'immortalit degli uni e della
vita effimera degli altri. Tutte queste forze sono concentrate,
,create e nuovamente distribuite mediante il sacrificio che diventa
cosi il (( signore delle creature , Prajapati. Esso il
del famoso inno x, 9'0 del Rig Veda, dal quale nascono gli del,. 1
riti,gli uomini, le caste, il sole, la luna, le piante, gli animali;
il Brahman dell'India dassica. Tutte le teologie gli hanno attrl-
buito questa potenza creatrice. Spa.rgendoe ricomponendo di vol-
ta in volta la divinit, esso semina gli ess,eri come Giasone e Cad-
mo seminano i denti del drago dai qu.ali naScono i gu.errieri. Oal-
la morte fa nascere la vita. I fiori e le piante crescono sul cadave-
re di Adone; dal corpo del leone ucciso da Sansonee dal corpo
del toro di Aristeo prendono il volo sciami di api.
La teologia stessa attinse le sue cosmogonie ai riti sacrificali e
sp,ieg la creazione conte, l'immaginazione popolare. spiegava 1.31
vita annuale deIla natura: con un sacrificio. Per questo essa 1'1-
d il
'f" d'l' di' Il' ' , dI . d 508
con usse .'. sacrI lCloe . o a . 01'lgme e mon o .
Nella. cosmogonia assira, il sangue di Tiamat sconfitto aveva
dato la nascita alle creature. La separazione degli elementi del caos
era conc,epita ,come il sacrificio o il suicidio del, demiurgo. Gun-
ke15O!l ha fornito la prova, cos crediamo, che nelle ,credenze popo-
lari degli Ebrei si trova.va la medesima essa .app.are
n.ella mitologia del Nord ed il pure alla base del culto mltralCO.
I bassoriHevi vogliono rappresentare la vita che esce dal toro sa-
crificato: gi-Ia sua coda finisce in un mazzo di sp'ighe. Infine., in
India, la creazione continua delle cose mediante il rito,. fini per
diventare persino' una ,creazione in assoluto, ex nihilo. All'inizio
nunaesist,eva: il P'uru!?a ebbe desiderio e, mediante il suo suici,dio,
mediante l'abbandoftodi s, con la rinunzia al suo corpo, modello,
pi. ta.rdi, della rinunzia buddhista, il dio cre resistenza delle
,cose.
Si pu sup'porre che a questo grado di ,esaltazionee.roica del
sacrificio, la sua periodicit-resistette. I ricorsi offensivi del caos
del male richiedono continuamente nuovi sacrifici creatori .e
redentori. Cos trasformato e, per cos dire subIimato, il sacrifi-
. . d'il l' .. 510 l'ff" .
mo e stato 'conse.rvato a ateo oglacrlstlaua; ,a sua, e lca'CI,a
il stata semplicemente trasferita dal mondo fisico al moudo mora-
le. Ii .sacrificio ..redentor,e del dio si perpetua nella messa quoti-
di.ana. Non abbiamo l'iutenzione di ricercare in che modo si sia
costituito il rituale cristiano del sacrificio n in qual modo si l'i-
,colleghi ai riti anteriori, abbiamo tuttavia creduto di potere, ne)
corso del nostro lavoro,' ricollegare talvolta. le cerimonie del sa-
crificio cristiano alle cerimonie che abbiamo studiato. Ci basti
ora ricordarne soltanto la stupefacentte somiglianza ed indicare
come l'evoluzione di riti, cos simili a quelli del sacrificio agrario,
abbia potuto dare origine aUaconce.zi(me del sacrificio, redentor,e
e di comunione, del dio e trascendente. Sotto questo aspetto
il sacrificio ,cristiano uno dei pi. istrutti.viche si possano incon-
trare nella storia. I nostri sacerdoti cercano" con gli stessi proce,-
dimenti rituali, pl'ess'a poco gli stessi effetti ehe cercavano i
nostri pi lontani antenati; il meccanismo della ,consacrazione n,el-
la messa cattolica , in linea generale, il medesimo meccanismo
dei sacrifii.ci ind. Ci presenta, con chiarezza che nulla lascia a d,e-
siderare" il ritmo alternativo deIl'espiazionee della comunione.
L'immaginazione cristiana ha costruito ,su di una pianta antica.
82
Capitolo quinto
Il sacrificio del dio
83
CA.l>l'r'OLO SE,STO
CONCLUSIONE
Ora. si vede pi chia.ramente in che cosa consiste per noi l'uni-
t del sistema sacrificale. Questa unit non viene, COme ha creduto
Smith, dall'avere tutti i tipi possibiliitdi sacrificio una comune
origine in una forma primitiva e semplice di sacrificio. Un tale
sacrificio non esiste. Fra tutti i procedimenti sacrificali, i pi geo
nerali, i pi poveri di elementi, fra quanti abbiamo potutoanaliz.
zare, sono i sacrifici di sa.cralizza.zionee di desacralizzazione. Eb.
bene, in ogni sacrificio di desacralizzazione, per quanto puro esso
si presenti, troviamo sempre una sacralizzazione della vittima. In.
versament,e, in ogni sacrificio di sacraliz,zazione,anche il pi tipi-
co,. neeessar.amente implicata una desacralizzazione; ,diversa.
mente, infatti" i resti della vittima non potrebbero essere utiliz-
zati. Questi due elementi sono dunqae cos strettamente interdio
pendenti,. che l'uno non potrebbe esistere, senza l'all.l'o.
Ma vi di pi: queste due specie di sacrificio sono soltanto
dei tipi puramente astratti. Ogni sacrificio. ha luogo in circo
stanz,e e con finalit ben defermina.te: dalla diversit dei fini che
sono perseguiti nascono modalit diverse che abbiamo cercato di
illustrare con qualche esempio. Ora, da un lato si pu affermare
che non vi religione in cui .queste modalit non coesistano in
numero pi o meno grande;, tutti i riti sacrif,calicheeonosciamo
presentano gi una .grande ,complessit. Inoltre, ogni singolo rito
gi complesso in se stesso perch o persegue contemporanea.
menle molte finalit oppure, per puntare su di una sola finalit,
mette in movimento malie forze. Abbiamovisio sacrifici di desa
cralizzazione e persino propriamente di espiazione sovrapporsi Il
sacrifici di comunione; e cos si potrebbero dare molti altriesem.
pi di simili sovrapposizioni. Gli Amazulu, per implorare la piog.
CA.l>l'r'OLO SE,STO
CONCLUSIONE
Ora. si vede pi chia.ramente in che cosa consiste per noi l'uni-
t del sistema sacrificale. Questa unit non viene, COme ha creduto
Smith, dall'avere tutti i tipi possibiliitdi sacrificio una comune
origine in una forma primitiva e semplice di sacrificio. Un tale
sacrificio non esiste. Fra tutti i procedimenti sacrificali, i pi geo
nerali, i pi poveri di elementi, fra quanti abbiamo potutoanaliz.
zare, sono i sacrifici di sa.cralizza.zionee di desacralizzazione. Eb.
bene, in ogni sacrificio di desacralizzazione, per quanto puro esso
si presenti, troviamo sempre una sacralizzazione della vittima. In.
versament,e, in ogni sacrificio di sacraliz,zazione,anche il pi tipi-
co,. neeessar.amente implicata una desacralizzazione; ,diversa.
mente, infatti" i resti della vittima non potrebbero essere utiliz-
zati. Questi due elementi sono dunqae cos strettamente interdio
pendenti,. che l'uno non potrebbe esistere, senza l'all.l'o.
Ma vi di pi: queste due specie di sacrificio sono soltanto
dei tipi puramente astratti. Ogni sacrificio. ha luogo in circo
stanz,e e con finalit ben defermina.te: dalla diversit dei fini che
sono perseguiti nascono modalit diverse che abbiamo cercato di
illustrare con qualche esempio. Ora, da un lato si pu affermare
che non vi religione in cui .queste modalit non coesistano in
numero pi o meno grande;, tutti i riti sacrif,calicheeonosciamo
presentano gi una .grande ,complessit. Inoltre, ogni singolo rito
gi complesso in se stesso perch o persegue contemporanea.
menle molte finalit oppure, per puntare su di una sola finalit,
mette in movimento malie forze. Abbiamovisio sacrifici di desa
cralizzazione e persino propriamente di espiazione sovrapporsi Il
sacrifici di comunione; e cos si potrebbero dare molti altriesem.
pi di simili sovrapposizioni. Gli Amazulu, per implorare la piog.
so .al mondo profano e viceversa; essa indifferente alla direzione
che prende la ,corrente che la percorre. Si pu, contemporanea-
ment,e, incaricare lo spirito, che da essa si sprigionato, di portare
un voto aUe poten.ze celesti, servirsi di essa :e-er prevedere il futu
ro, riscattarsi dalla ,collera divina dando agli di le loro parti, ed
infine usufruire delle carni sacre che rimangono. D'abro canto,.
una volta costituit, la vittima possiede, qualunque cosa si faccia,
una certa autonomia:' diviene un centro di energia dal quale sca-
turisconoeftetti che vanno hen oltre lo scopo limitato che il sa
crificante assegna al rito. Si immola un animale per riscattare un
per un effetto immediato" l'anima liberata se ne va ad
aUmentare la vita eterna deUa specie. Il sacrificio supe,ra in tal
modo i confini limitati che le pi elementari g]i asse,gn.a
no. In realt eS.so non si compone soltanto di una serie d.i gesti
individuali.. Il rito melte in moto tutto il complesso delle cose sa
cre alle quali si rivolge. Findall'iniziodiquesteo lavoro, il sacri
ficio ci apparso come una ramificazione particolare del siste
ma della consacrazione.
Non necessario spiegare lungamente perch il profano entra
cosi in relazione con il divino;. la ragione sta nel fattocheessG
vi vede la fonte stessa della vita. Il profano ha dunque tutto l'in
teressedi avvicinarsi al divino poich qui che si trovano le con
dizioni stesse della sua esistenza. Ma per quale ragione esso ml'D si
avvicina al sacro chetenendosene a distanza ? Per quale ragione
non comunica con il sacro che attraverso un intermediario? Que.
sto strano comportam.ento spiegato in parte daUe conseguenze
distruttive che il rito porta con s. Se le for:le religiose sono U
principio medesimo delle forze vita.li in se stesse, sono anche d.
tale natura ,da sconsigliare all'uomo comune di venirne a contato
to. Soprattutto quando queste forze raggiungono un determina
to grado di intensit, non possono concentrarsi in un. oggetto pro
fano senza distruggerlo. Il sacrificante" per quanto ne ahhia hiso-
gno, non pu dunque affrontarle se non usando la massima pru
denza. Ecco'perch fraq1.leste forz;ee la sua persona, egli inseri
sce degli intermediari, il prindpale dei qua.li la vittima. Se si
impegnasse fino in fondo nel rito, vi la morte, non la
vita. La vittima lo sostituisce; essa sola penetra nella sfera perico
losa del sa,crificio , vi soccombe, l per soccomhervi. Il sacrifi
'Cante rimane al riparo, gli di prendono la vittima', invece di pren
86
gia, radunano una mandria di. buoi neri, ne uccidono uno e lo
mangiano in silenzio;. poi brucia.no le ossa fuori dal viIlaggio:que-
. . di '.' Il . 511
stonto contIene tre . verSI temi ne a stessa operazione
Nel sacrificio animale ind questa .complessit ancora pi
accentuata. Vi abbiamo trovato parti del sacrificio espiatorio auri
buite ai geni cattivi,. parti divine riservate, parti di comuni<me di
cui usufruiva iI sacrificante, e parli sacerdotali che consumavano
appunto i sac,erdoti.. La vittima serve allo stesso modo sia per imo
precazioni,. sia per voti. Per un aspetto il sacrificio si ricollega ai
culti teriomorfici perch si invia l'anima dell'animale in delo a
raggiungere gli archetipi degli animali e a mantenervi la conti-
nuit della specie. anche un rito di consumazione, infatti il sa
crificante che ha deposto il fuoco pu mangiare la carne soltan-
to dopo avere celebrato il sacrificio. infine un sacrificio di ri-
scatto; poich il sacrificante , consa,crato, sotto il dominio della
divinit e si riscatta sostituendo a se stesso la vittima. Il tutto Si.
mescola e si ,confonde in un.'unica organizzazione ,che,. nonostante
la variet, non cessa di essere armonica. A pi forte ragione,que.
sto avviene per un rito, immensamente ,esteso,quale il sacrificio
a Soma, nel quale, troviamo, oltre a tutto quanto abbiamo elen-
cato, un esempio realizzato ,di sacrificio del dio. In breve, come
la cerimonia magica, come la preghiera, possono servire contem
poraneamente ad Una azione di grazia, ad un voto, ad una propi-
ziaz,ione, aUo stesso modo il sacrifi,cio pu svolgere contemporanea
mente una grande variet di funzioni.
Ma se il sacrificio tanto complesso, donde pu venirgli la sua
unit?' In realt si pu affermare che, in ultima analisi, sotto la
diversit deUeforme che riveste, esso sempre ,costituito su di un
medesimo schema che pu essere usato per le finalit pi div'erse.
Questo schema consiste nello stabilire una comunicazione tra il
mondo sacro- ed il mondo profano mediante l'intermediario di una
vittima, vale adire di una cosa distrutta nel corso della cerimonia.
Contrariamente a quanto sosteneva Smith, la vittima non giunge
necessariamente al sacrificio con una natura religiosa, definita e
completa; il n sacrificio stesso a conferirgliela. n sacrifi'Cio pu
dunque attribuirle le pi diverse virt e renderla in tal modo
idonea. ad assolvere le pi svariate funzioni, sia facendola passare
altraverso pi riti, sia durante un unico rito. La vittima pu
ugualmente trasmettere uno dei caratteri sacri del mondo reli.gio-
Conclusione 87
so .al mondo profano e viceversa; essa indifferente alla direzione
che prende la ,corrente che la percorre. Si pu, contemporanea-
ment,e, incaricare lo spirito, che da essa si sprigionato, di portare
un voto aUe poten.ze celesti, servirsi di essa :e-er prevedere il futu
ro, riscattarsi dalla ,collera divina dando agli di le loro parti, ed
infine usufruire delle carni sacre che rimangono. D'abro canto,.
una volta costituit, la vittima possiede, qualunque cosa si faccia,
una certa autonomia:' diviene un centro di energia dal quale sca-
turisconoeftetti che vanno hen oltre lo scopo limitato che il sa
crificante assegna al rito. Si immola un animale per riscattare un
per un effetto immediato" l'anima liberata se ne va ad
aUmentare la vita eterna deUa specie. Il sacrificio supe,ra in tal
modo i confini limitati che le pi elementari g]i asse,gn.a
no. In realt eS.so non si compone soltanto di una serie d.i gesti
individuali.. Il rito melte in moto tutto il complesso delle cose sa
cre alle quali si rivolge. Findall'iniziodiquesteo lavoro, il sacri
ficio ci apparso come una ramificazione particolare del siste
ma della consacrazione.
Non necessario spiegare lungamente perch il profano entra
cosi in relazione con il divino;. la ragione sta nel fattocheessG
vi vede la fonte stessa della vita. Il profano ha dunque tutto l'in
teressedi avvicinarsi al divino poich qui che si trovano le con
dizioni stesse della sua esistenza. Ma per quale ragione esso ml'D si
avvicina al sacro chetenendosene a distanza ? Per quale ragione
non comunica con il sacro che attraverso un intermediario? Que.
sto strano comportam.ento spiegato in parte daUe conseguenze
distruttive che il rito porta con s. Se le for:le religiose sono U
principio medesimo delle forze vita.li in se stesse, sono anche d.
tale natura ,da sconsigliare all'uomo comune di venirne a contato
to. Soprattutto quando queste forze raggiungono un determina
to grado di intensit, non possono concentrarsi in un. oggetto pro
fano senza distruggerlo. Il sacrificante" per quanto ne ahhia hiso-
gno, non pu dunque affrontarle se non usando la massima pru
denza. Ecco'perch fraq1.leste forz;ee la sua persona, egli inseri
sce degli intermediari, il prindpale dei qua.li la vittima. Se si
impegnasse fino in fondo nel rito, vi la morte, non la
vita. La vittima lo sostituisce; essa sola penetra nella sfera perico
losa del sa,crificio , vi soccombe, l per soccomhervi. Il sacrifi
'Cante rimane al riparo, gli di prendono la vittima', invece di pren
86
gia, radunano una mandria di. buoi neri, ne uccidono uno e lo
mangiano in silenzio;. poi brucia.no le ossa fuori dal viIlaggio:que-
. . di '.' Il . 511
stonto contIene tre . verSI temi ne a stessa operazione
Nel sacrificio animale ind questa .complessit ancora pi
accentuata. Vi abbiamo trovato parti del sacrificio espiatorio auri
buite ai geni cattivi,. parti divine riservate, parti di comuni<me di
cui usufruiva iI sacrificante, e parli sacerdotali che consumavano
appunto i sac,erdoti.. La vittima serve allo stesso modo sia per imo
precazioni,. sia per voti. Per un aspetto il sacrificio si ricollega ai
culti teriomorfici perch si invia l'anima dell'animale in delo a
raggiungere gli archetipi degli animali e a mantenervi la conti-
nuit della specie. anche un rito di consumazione, infatti il sa
crificante che ha deposto il fuoco pu mangiare la carne soltan-
to dopo avere celebrato il sacrificio. infine un sacrificio di ri-
scatto; poich il sacrificante , consa,crato, sotto il dominio della
divinit e si riscatta sostituendo a se stesso la vittima. Il tutto Si.
mescola e si ,confonde in un.'unica organizzazione ,che,. nonostante
la variet, non cessa di essere armonica. A pi forte ragione,que.
sto avviene per un rito, immensamente ,esteso,quale il sacrificio
a Soma, nel quale, troviamo, oltre a tutto quanto abbiamo elen-
cato, un esempio realizzato ,di sacrificio del dio. In breve, come
la cerimonia magica, come la preghiera, possono servire contem
poraneamente ad Una azione di grazia, ad un voto, ad una propi-
ziaz,ione, aUo stesso modo il sacrifi,cio pu svolgere contemporanea
mente una grande variet di funzioni.
Ma se il sacrificio tanto complesso, donde pu venirgli la sua
unit?' In realt si pu affermare che, in ultima analisi, sotto la
diversit deUeforme che riveste, esso sempre ,costituito su di un
medesimo schema che pu essere usato per le finalit pi div'erse.
Questo schema consiste nello stabilire una comunicazione tra il
mondo sacro- ed il mondo profano mediante l'intermediario di una
vittima, vale adire di una cosa distrutta nel corso della cerimonia.
Contrariamente a quanto sosteneva Smith, la vittima non giunge
necessariamente al sacrificio con una natura religiosa, definita e
completa; il n sacrificio stesso a conferirgliela. n sacrifi'Cio pu
dunque attribuirle le pi diverse virt e renderla in tal modo
idonea. ad assolvere le pi svariate funzioni, sia facendola passare
altraverso pi riti, sia durante un unico rito. La vittima pu
ugualmente trasmettere uno dei caratteri sacri del mondo reli.gio-
Conclusione 87
dere lui. .Essalo riscatta. Mosnon av,eva circonciso il figlio,:
Jahv venne e lou, con lui in una locanda. Mos stava pel'
morir,e quando sua moglie tagli violentemente ilpl'epuzio, del
bimbo e lo gett, ai piedi di Jahv dicendogli: Tu sei per me
uno sposo di sangue La distruzione del prepuzio sQddisfece il
Dio che mm distrusse Mos ormai JiscaUato. Non esiste sacrificio
in cui non si.a presente un'idea di risea.tto.
Tuttavia, questa prima spiegazione non sufficienlteme,nte
generale, infatti nel caso dell'offerta la comunicazione si fa ugual.
mente attraverso un intermediario ma non vi distruzione. lnve
l'O, una consacrazione troppo forte pu av;ere gravi consegUenze,
a.nchequando non distruttiva. 'Tutto ci che profondamente
inserito nell'ambito religioso , perci stesso, separato dal mondo
profano: pi un eSsere impregnato di l'eligiosit e pi. carica
di interdizioni che lo isolano. La santit del nazireo lo pal'alizza.
D'altro canto, tu.tto quanto entra in contatto troppo intimo con le
cose sa,creassume la loro naltura ,e diviene ugu.almente sacro. 01'81,
il sacrificio compiuto da profani; l'azione che esso esercita sul-
,le persone e sugli oggetti finalizzata a mettere queste persone e
questi oggetti nello stato ,di svolg,ere il loro ruolo nella vita tem-
porale. Le une e gli altri possono entrare con vantaggio nel sa
crific.io alla sola condizione di poterne uscire. I riti di uscita ser-
vono in parte a questo scopo: essi atltenuano l'effetto della consa
crazione; ma da soli,. non sarebbero in grado di attenuarlo suffi
cientementequalora la consacrazione fosse stata troppo intensa.
importante quindi che il sacrificante o l'oggetto del sacrificio
non la ricevano che smorzat8., vale a dire in maniera indiretta.
Questa la funzione den'intermediario: gra.ziceal quale i due mon-
dI presenti possono compeneltrarsi l'uno l'altro, purrmanendo ,di
stinti.
Si spiega cos un carattere molto pa.rticolare del sacrificio re-
ligioso. In ogni sacrificio vi un atto di abnegazione, dalmomen-
toche il sacrificante si priva di qu.alche 'co,sa e ne fa dono. Que-
sta abnegazione gli viene spesso persino imposta come nn dovere.
Il sacrifido infaUinon sempre facoltativo; gli di lo esigono.
Agli di si deve il culto, il servizio, come dice il rituale ebrai.co;
si deve la loro parte, ,come dicono gli Ind.. Tutltavi.a questaabne-
gazilJne, questa sottomissione non sono' senza contropartita. Se il
sacrificante dona qualche oosa di s,non dona se stesso; la sua
88
Capirolosesto
CO.ndusione
persona la riserva prudentemente. Poicb il motivo percni d.ona
, .in parte,perrieevere.
Il sacrificio si p,r,esenta dunque solito un duplice aspetto:
un atto utile ed anche un. obbligo. Il disinteresse si mescola al
l'.interesse. Questo rende ragione del fatto ,di averlo spesso inteso
sotto IQ:rma di. In nltima analisi, non esiste forse sacri
ficio che non contenga un qualche cosa di contrattuale. Le due
parti in causa scambiano i loro servizi ed ognuna trova il pl'oprio
tornaconto. Perch gli di, anch'essi, hanno bisogno della proia-
nit. Se non gli fosse riservata una parte delle messi, il dio del
grano morirebbe;. perch Dioniso possa. rinascere,. bisogna che, al
tempo dellav;endemmia,. il capro di Dioniso venga sacrific.ato;
il soma che gli uomini off.rono da bere agli di che li rende forti

contro i d,moni.Perch }',essere sacro sussista bisogna laseiargli


la sua parte, ,ed suUa parte dei profani che viene prelevata la
parte per la divinit. Tale ambiguit insita nella natura stessa
del sac:rificioe dipen,de indubbiamente dalla presenza dell'inter-
mediario, e noi sappiamo ,che senza. intermediario non pu esservi
sacrificio. Questo perch la vittima distmta dal sacrificante e
dal dio, essa Ii mantiene separati pur unendoli;. sacrificante e divi-
nit si avvicinano, ma non si concedono totalment,e l'uno all'altra.
Vi un caso tuttavia, nel quale lllgni calcolo egoistico assente.
Si tratta del sacrificio del dio: perch il dio che si sacrifica si dona
senza contropa.rtita. Qnestavolta ogni intermediario scompar-
so. n dio che nello stesso tempo il sacrificante fa un tutt'uno
con la vittima e talvolta anche con il sacrificatore. Tutti idiver.si
elementi che entrano in gioco nei sacrifici ordinari, i.n questo caso
si integrano gli uni negli altri e si fondono. Inevitabilmente,
una tale compenetrazione non possibile se non per esseri miti
ci, vale a dire per ess,eri Meali.. Questo spiega come la concezione
di un dio che si saerificaper il mondo abbia potuto prodursi ,e sia
divenuta, anche per i popoli pi civilizzati, l'espressione pi alta
.e quasi il verti,ce ideale dell'abnegazione totale.
Ma, ,come il sacrificio del dio non esce dalla sfera immaginaria
dellarelighme, ,cos si potrebbe credere che l'intero sistema sia sol-
tanto un gioco di immagini. Le potenze aHe quali il fedele si rivol
ge 'e per le quali sacrifica i suoi beni pi preziosi sembrano essere
nulla di positivo. Coloro che non credono vedono in questi riti
soltanto vane e costose illusioni e si stupiscono che l'interauma-
dere lui. .Essalo riscatta. Mosnon av,eva circonciso il figlio,:
Jahv venne e lou, con lui in una locanda. Mos stava pel'
morir,e quando sua moglie tagli violentemente ilpl'epuzio, del
bimbo e lo gett, ai piedi di Jahv dicendogli: Tu sei per me
uno sposo di sangue La distruzione del prepuzio sQddisfece il
Dio che mm distrusse Mos ormai JiscaUato. Non esiste sacrificio
in cui non si.a presente un'idea di risea.tto.
Tuttavia, questa prima spiegazione non sufficienlteme,nte
generale, infatti nel caso dell'offerta la comunicazione si fa ugual.
mente attraverso un intermediario ma non vi distruzione. lnve
l'O, una consacrazione troppo forte pu av;ere gravi consegUenze,
a.nchequando non distruttiva. 'Tutto ci che profondamente
inserito nell'ambito religioso , perci stesso, separato dal mondo
profano: pi un eSsere impregnato di l'eligiosit e pi. carica
di interdizioni che lo isolano. La santit del nazireo lo pal'alizza.
D'altro canto, tu.tto quanto entra in contatto troppo intimo con le
cose sa,creassume la loro naltura ,e diviene ugu.almente sacro. 01'81,
il sacrificio compiuto da profani; l'azione che esso esercita sul-
,le persone e sugli oggetti finalizzata a mettere queste persone e
questi oggetti nello stato ,di svolg,ere il loro ruolo nella vita tem-
porale. Le une e gli altri possono entrare con vantaggio nel sa
crific.io alla sola condizione di poterne uscire. I riti di uscita ser-
vono in parte a questo scopo: essi atltenuano l'effetto della consa
crazione; ma da soli,. non sarebbero in grado di attenuarlo suffi
cientementequalora la consacrazione fosse stata troppo intensa.
importante quindi che il sacrificante o l'oggetto del sacrificio
non la ricevano che smorzat8., vale a dire in maniera indiretta.
Questa la funzione den'intermediario: gra.ziceal quale i due mon-
dI presenti possono compeneltrarsi l'uno l'altro, purrmanendo ,di
stinti.
Si spiega cos un carattere molto pa.rticolare del sacrificio re-
ligioso. In ogni sacrificio vi un atto di abnegazione, dalmomen-
toche il sacrificante si priva di qu.alche 'co,sa e ne fa dono. Que-
sta abnegazione gli viene spesso persino imposta come nn dovere.
Il sacrifido infaUinon sempre facoltativo; gli di lo esigono.
Agli di si deve il culto, il servizio, come dice il rituale ebrai.co;
si deve la loro parte, ,come dicono gli Ind.. Tutltavi.a questaabne-
gazilJne, questa sottomissione non sono' senza contropartita. Se il
sacrificante dona qualche oosa di s,non dona se stesso; la sua
88
Capirolosesto
CO.ndusione
persona la riserva prudentemente. Poicb il motivo percni d.ona
, .in parte,perrieevere.
Il sacrificio si p,r,esenta dunque solito un duplice aspetto:
un atto utile ed anche un. obbligo. Il disinteresse si mescola al
l'.interesse. Questo rende ragione del fatto ,di averlo spesso inteso
sotto IQ:rma di. In nltima analisi, non esiste forse sacri
ficio che non contenga un qualche cosa di contrattuale. Le due
parti in causa scambiano i loro servizi ed ognuna trova il pl'oprio
tornaconto. Perch gli di, anch'essi, hanno bisogno della proia-
nit. Se non gli fosse riservata una parte delle messi, il dio del
grano morirebbe;. perch Dioniso possa. rinascere,. bisogna che, al
tempo dellav;endemmia,. il capro di Dioniso venga sacrific.ato;
il soma che gli uomini off.rono da bere agli di che li rende forti

contro i d,moni.Perch }',essere sacro sussista bisogna laseiargli


la sua parte, ,ed suUa parte dei profani che viene prelevata la
parte per la divinit. Tale ambiguit insita nella natura stessa
del sac:rificioe dipen,de indubbiamente dalla presenza dell'inter-
mediario, e noi sappiamo ,che senza. intermediario non pu esservi
sacrificio. Questo perch la vittima distmta dal sacrificante e
dal dio, essa Ii mantiene separati pur unendoli;. sacrificante e divi-
nit si avvicinano, ma non si concedono totalment,e l'uno all'altra.
Vi un caso tuttavia, nel quale lllgni calcolo egoistico assente.
Si tratta del sacrificio del dio: perch il dio che si sacrifica si dona
senza contropa.rtita. Qnestavolta ogni intermediario scompar-
so. n dio che nello stesso tempo il sacrificante fa un tutt'uno
con la vittima e talvolta anche con il sacrificatore. Tutti idiver.si
elementi che entrano in gioco nei sacrifici ordinari, i.n questo caso
si integrano gli uni negli altri e si fondono. Inevitabilmente,
una tale compenetrazione non possibile se non per esseri miti
ci, vale a dire per ess,eri Meali.. Questo spiega come la concezione
di un dio che si saerificaper il mondo abbia potuto prodursi ,e sia
divenuta, anche per i popoli pi civilizzati, l'espressione pi alta
.e quasi il verti,ce ideale dell'abnegazione totale.
Ma, ,come il sacrificio del dio non esce dalla sfera immaginaria
dellarelighme, ,cos si potrebbe credere che l'intero sistema sia sol-
tanto un gioco di immagini. Le potenze aHe quali il fedele si rivol
ge 'e per le quali sacrifica i suoi beni pi preziosi sembrano essere
nulla di positivo. Coloro che non credono vedono in questi riti
soltanto vane e costose illusioni e si stupiscono che l'interauma-
nit si sia accanita a dissipare le proprie forze per fantmmatiche
divinit.. Ma vi sono forse autentiche realt alle quali si purife-
rire l'istituzione nella sua integralit. Le nozioni religiose, poich
sono credute, sono;, esse esistono oggettivamente come fatti socia
li. Le cose sacre, in riferimento al]e quali funziona il sacrificio"
sono cose sociali e questo basta per spiegare H sacrificio. Perch n
sacrificio abbia un fondamento che lo giustifichi sono necessarie
due condizioni. Prima di tutto bisogna che al di fuori del sacri
ficant,e vi siano deUe cose che lo facciano uscire da Se stesso e
alle quali debba ci che sacrifica. In secondo luogo, bisogna che
tali cose si trovino vicine a lui, in modo che egli possa entrarne
in rapporto, riceverne la forza e la sicurezza dli cui ha bisogno e
trarre dal contatto che stabilisce con esse quei benefici che aUende
dai suoi riti:. Ora,. tale carattere di intima penetrazione e di sepa-
razione, di immanenza e di trascendenza ,, nel suo pi alto grado,
peculiar,e delle ,cose socialJi.. Anch'esse esistono contemporan,eamen
te, secondo il punto di vista dal quale si guardano, dentro e fuori
l'individuo. Si comprende allora quella che pu essere la funzio
ne del sacriticio,a prescindere daUe espressioni simboliche con le
quali il credente lo esprime a se stesso. Tale furizione una fun
zione sociale perch il sacrifido si rHeriscea delle cose sociali.
Da una parte, questa rinuncia personale degli individui o dei
gruppi ai loro beni alimenta le forz,e sociali. Ovviamente, non
che la societ abbia bisogno diqueUe ,cose che ,costituiscono la ma
teria del sacrHicio; tutto qui avviene sul piano delle idee e si trat
ta unicamente di energie morali e mentali. Ma l'atto di abnega.
zione implicito in ogni sacrificio, richiamando frequentemente alle
coscienze singole la presenza delle forze collettive, alimenta pre
cisamente la loro esisten.za ideale. Quelle espiazioni e purifica.
zioni generali, quelle comunioni, quelle sacralizzaz,ioni di gruppi,
le creazioni di geni dei centri abitati, conferiscono o rinnovano pe
riodica.menteaHa collettivit, rappresentata dai suoi di, quel
carattere buolQlo, forte, grave e terribile,. che uno dei tratti esseno
zialidi qualsiasi personalit sociale.- Da un'altra parte, in que
sto stessoatl:o, gli individui trovano la loro conv,enienz,a: essi con
feriscono a s e aUe cose, delle quali vivono abitualmente, la foro
.za sociale tutta int,era. Essi rivestono di una autorit sociale i loro
voti, i loro giuramenti, i loro matrimoni. Circondano d.i un alone
di santit che Ii protegge i campi.'che hanno lavorato., le case che
hannocostl'11ito. Nello stesso tempo, ,essi ritrovano nel sacrificio
il modo di ricomporre gli equilbri rotti;. mediante l'espiazione., si
riscattano dalla maledizione sociale, conseguenz.a della colpa., e
rientrano, nella comunit; con. la spartizione che compiono delle
cose delle quali la societ si riservata l'uso, essi ne acqttisiscono
il diritto ,di godimento. La norma sociale viene cosi mantenuta seno
ia pericolo per gli individui, senza diminuzione per il gruppo. In
tal modo , assolta la fttnzione sociale del sacrificio, tanto per i sin.
goli,.quanto pe.r l'intera collettivit. E poich la societ compo.
sta non soltanto di uomini bensi di cose e .. diavvenimenti,. fa.
,ciLe intuire come il sacrificio possa seguire e riprodurre contempo.
raucamente il ritmo della vita umana e quello della natura; come
abbia potuto divenire periodico secondQ le scadenze dei fenomeni
naturali, occasionale come i bisogni momentanei degli uomini" e
,come infine abbia potuto adattarsi a mille funzioni.
Si del resto potuto constatare, cammin facendo"quante creo
denze, quante pratiche sociali, che non sono propriamente l'eli.
giose, si trovano in relazione con il sacrificio. Si parIato via via
'ileI contratto, del riscatto, della pena, del dono, dell'abnegazionei
delle concezioni relative all'anima e all'immortalit che sono eleo
menti che stanno ancora alla base della morale comune. Questo
sta a significare quale importanza ha per la sociologia la nozio-
ne di sacrificio. Ovviamente,. in questo lavoro, non ci eravamo pro
posti di seguire la nozione del sa,crificio nel stto sviluppo e attra.
verso le SUe molteplici ramificazioni: l'obiettivo che ci siamo pre.
fissi era semplicemente di cercare di costituirla, di darle nn fon.
damento.
90 Capitolo sesto
Conclusione
91
nit si sia accanita a dissipare le proprie forze per fantmmatiche
divinit.. Ma vi sono forse autentiche realt alle quali si purife-
rire l'istituzione nella sua integralit. Le nozioni religiose, poich
sono credute, sono;, esse esistono oggettivamente come fatti socia
li. Le cose sacre, in riferimento al]e quali funziona il sacrificio"
sono cose sociali e questo basta per spiegare H sacrificio. Perch n
sacrificio abbia un fondamento che lo giustifichi sono necessarie
due condizioni. Prima di tutto bisogna che al di fuori del sacri
ficant,e vi siano deUe cose che lo facciano uscire da Se stesso e
alle quali debba ci che sacrifica. In secondo luogo, bisogna che
tali cose si trovino vicine a lui, in modo che egli possa entrarne
in rapporto, riceverne la forza e la sicurezza dli cui ha bisogno e
trarre dal contatto che stabilisce con esse quei benefici che aUende
dai suoi riti:. Ora,. tale carattere di intima penetrazione e di sepa-
razione, di immanenza e di trascendenza ,, nel suo pi alto grado,
peculiar,e delle ,cose socialJi.. Anch'esse esistono contemporan,eamen
te, secondo il punto di vista dal quale si guardano, dentro e fuori
l'individuo. Si comprende allora quella che pu essere la funzio
ne del sacriticio,a prescindere daUe espressioni simboliche con le
quali il credente lo esprime a se stesso. Tale furizione una fun
zione sociale perch il sacrifido si rHeriscea delle cose sociali.
Da una parte, questa rinuncia personale degli individui o dei
gruppi ai loro beni alimenta le forz,e sociali. Ovviamente, non
che la societ abbia bisogno diqueUe ,cose che ,costituiscono la ma
teria del sacrHicio; tutto qui avviene sul piano delle idee e si trat
ta unicamente di energie morali e mentali. Ma l'atto di abnega.
zione implicito in ogni sacrificio, richiamando frequentemente alle
coscienze singole la presenza delle forze collettive, alimenta pre
cisamente la loro esisten.za ideale. Quelle espiazioni e purifica.
zioni generali, quelle comunioni, quelle sacralizzaz,ioni di gruppi,
le creazioni di geni dei centri abitati, conferiscono o rinnovano pe
riodica.menteaHa collettivit, rappresentata dai suoi di, quel
carattere buolQlo, forte, grave e terribile,. che uno dei tratti esseno
zialidi qualsiasi personalit sociale.- Da un'altra parte, in que
sto stessoatl:o, gli individui trovano la loro conv,enienz,a: essi con
feriscono a s e aUe cose, delle quali vivono abitualmente, la foro
.za sociale tutta int,era. Essi rivestono di una autorit sociale i loro
voti, i loro giuramenti, i loro matrimoni. Circondano d.i un alone
di santit che Ii protegge i campi.'che hanno lavorato., le case che
hannocostl'11ito. Nello stesso tempo, ,essi ritrovano nel sacrificio
il modo di ricomporre gli equilbri rotti;. mediante l'espiazione., si
riscattano dalla maledizione sociale, conseguenz.a della colpa., e
rientrano, nella comunit; con. la spartizione che compiono delle
cose delle quali la societ si riservata l'uso, essi ne acqttisiscono
il diritto ,di godimento. La norma sociale viene cosi mantenuta seno
ia pericolo per gli individui, senza diminuzione per il gruppo. In
tal modo , assolta la fttnzione sociale del sacrificio, tanto per i sin.
goli,.quanto pe.r l'intera collettivit. E poich la societ compo.
sta non soltanto di uomini bensi di cose e .. diavvenimenti,. fa.
,ciLe intuire come il sacrificio possa seguire e riprodurre contempo.
raucamente il ritmo della vita umana e quello della natura; come
abbia potuto divenire periodico secondQ le scadenze dei fenomeni
naturali, occasionale come i bisogni momentanei degli uomini" e
,come infine abbia potuto adattarsi a mille funzioni.
Si del resto potuto constatare, cammin facendo"quante creo
denze, quante pratiche sociali, che non sono propriamente l'eli.
giose, si trovano in relazione con il sacrificio. Si parIato via via
'ileI contratto, del riscatto, della pena, del dono, dell'abnegazionei
delle concezioni relative all'anima e all'immortalit che sono eleo
menti che stanno ancora alla base della morale comune. Questo
sta a significare quale importanza ha per la sociologia la nozio-
ne di sacrificio. Ovviamente,. in questo lavoro, non ci eravamo pro
posti di seguire la nozione del sa,crificio nel stto sviluppo e attra.
verso le SUe molteplici ramificazioni: l'obiettivo che ci siamo pre.
fissi era semplicemente di cercare di costituirla, di darle nn fon.
damento.
90 Capitolo sesto
Conclusione
91
NOTE
l BUltNETT F. T'ULOIfI, Civilisaoon primitive (1:1'. ir. di PrimitiveCltltul'e;. Londllll
1871; nUllIva ed. 1958)., [I, ca.p. XVIII.
2 Vedi op,uscolo un po" superficiale di M.. Die Idee und Stufendes
Op/erkliltus,. Kie[ 11189. A qtJ.llsta teoria si SllIno, i.n. ultima analisi,. ricollegati SUCCllS'
llivamentei: due autori che banno rivo[to a Robertson. [e mag,gilllri ,critiche: G.A.
Wn.KIl,N (Over eene NeuW'e Theorie des Offers, De Gids, 11191, ]l. m"p. 535 ss) "
M. :l\b1uLLIE" Lo. PIaoe du tot,timisme... li: Revue d'Histlliire ,des religiollll Il, XXXVII,
(1898).
3 Vedi articolo: Saerifice neU'E,nc)'eloPaeia Briwnnicre (9' ed. 181580). W. Bo-
BIl1l'JSl:ll'l.SM[TH, The Religicm of the Semites, Giffonll Le.etmes, London 1830, 1894
2

4 Vedi articolo di .l. FERGUSON - MAC LE.rlNAN: Plant and AnimalWorsmp,


in li: Fortm,ightly R.eviewll, N.S. VI (1869'), pp'. 401 ss., 562 88.; N.S. vn (1810), pp.
194 lIS.
S BaBEB'JsoN.sr.U'JH1, Kinshipand Marriage inEm-ly AI'O&W, Cambridge 1845.
6, [Nell'originale irances,e la nota ,6 e il. rela.tivo richiamo mancano n..t. ].,
1 F. BYRON IBVONs" l.ntrocluetiorr. to th Bi.stlJry 01 Religion, London 189'6. Per
les1l1e restrizioni vedi pp. lll, IlS, 160. lE. Sydney Hardand si ricoUegato (Lellend
,0fPeI'sellS, Londoll. 1894,.6) VIlI. n, cap. XV, alla teoria di Robertson Smitb.
8 J.G.. FUZ;EB., TheGolden Boltgh. A Stud'yin M,regie ami Religion, London 1890,
cap. In '[ ,dell'ediziome iII 2 voD.; nel 190115 ne. usci ed. in 12 voll.;poied.. nas-
SUlItiva in l voI., 1922; tr. :lt.di ,qu,est'ultima. Il ramo d'or,o, Tormo 19'50].
'!li W. MANN'HA1IDT,. Wald- und Feldkul:te, 2 voll., Berlm 181.3-11; 11:1.,. Mytho-
,strassbm-g 1111341.
10 Dohbillmo, innanzitl1Uo, indicare ql1ali sono i testi dicu:l ci serviamo, equl
il nostro auegg:lam.ento nei confronti di tali testi. I documenti. del ritu.a.f,e :vedica si
,dividono D.: Veda o Samhitt1i, Briihmaoo 'e SiUra. Le Samhitiisono le racoo[te di inni e
di formule 'recitati i riti. I BriihmaT}CI sono ii' commeDti mitolo,gici e teolo-
gici. ai riti. I Sjjtra sono IIlImuali rituali. Bench. ognuno di. questi OJ:\clini di testi
preSlllppt:llllga l'altro, come una serie di strati successivi di cui il pi antico sarebbe
_timito dai Veda, (vedi F. MAX MULLI!R, History of Aneient Sal'l$krit Litemture,
London 1115'9, ]l. 572:), IlOn III ttaclizione indche i sanscritisti tendoDllI sempre. pi
ad adottaJre, si pu considerarli facenti parte tutti di un unico blocco e complemen.
tari gli uni .aglillbri. Semza attriDnire ad elISi date precise Il Deppure. approllSimate,
si pu dire cble SODO mcomprens.ibili gli uni senza gli aIm. n SeIlSl1I delle preghi.ere,
i pUlIti di vista dei Brahmani [o bramini], i loro atti, sono indissolmbilmente lega-
ti ed il significato dei. fatti pu ellSere determinato soltanto facendo UII IlOntinuo parai.
Il Lo . tesli sanscrid.Notillllll.Ol'uso di q[uesto termine,.
presente medIO del verbo yai (sacrificare). Il sacrifi.cante, per gli autori lod, colui
che attende che l'effetto dei suoi atti ritorni su di s (Confrontare la ve.
.oc Noi che sacrifichiamo per noi , yeYl:IjiirnCl.he,con la formula avesti.ca yam.
InlUde. A., HILLEBIlA.NDT,. Ritual- Litteratur, Strassburg 111i97, p. 11).. Questi benefici
del sa:cri:ficio sono, '!1 nostro' giudizio, ripercussioni necessarie del rito. Non sono da
divina libera,. che la teolo,gia a poco a poco ha frapposto
tra I atl:o religIOSO c le sue consegueIme'. Di qui si com.prender perch noi trascuda.
ma un. certonumcro di q[uestioni che impli.cano l'ipot,esi del sacrificio-dono e l'inter-
vento di di rigorosam.ente pe,rson.alli..
12 il caso, normale del samtticio ind che , assai rigorosamente, indivjduale.
13 Per esempio Iliade A. (I)., v. 313 ss.
14 ! ilcaso, in particolare,dei sacrifici veramentctotcmicie di quelli nei quali
e lo s.tcssogruppo a riooprire i!l ruolo dii sacriHdl'tore, a uccidere, a smembr,are ea
diiv,orare la vittima; infine dii un. certo Il,l1IJIl1ero di sacrifici umani, s,oprattuuo qllelli
dell'endocanniballismo" Ma spesso iJl fatto stesso di assistervi.
.15, Nen'[ndiia Il capo della casa (grhapati) sacrifica talvolta per tutta la
fao:ugha.. .Qnaodo e soltaoto partecipe alle cerimonie, la sua .famiglia e la moglie
(poich quest'ultima assiste ai ,grandii sacrifici), De rice,vooo alcuni 'e:ffetti.
16 Secondo Ezechiele i!lprincipe (nai = esllarco) doveva as.sumersi le spese del
sacrificio deUe feste, fornire le libagioni e le vittime. E:z.45, 17; 2 Cran. 31, 3.
17 Vedi pi avanti nel lesto ]l'. 62.
18 Vedi pi a.vanti nd tcsto p. 62: e, n. 3:77. Citeremo in particolare i sacriifi'Ci
c,elebral:i in oceasione delli.ngl'esso di un ospite nclla clIsa: H.C.TIlUMBUILL" The'
Threshold CallS'..ant, Edinburgh ],11'96, p.7 sS.
19 SuIr'allellllZllmetlliantc il sangue e sul modo con i!l quale stata ricollegata al
sacrificio, vediiRllBEIlTSllN SIMITU,. The R,eligWn of the Sernites, Lett. 1.X. H.C.
TlltlMBUILL, TheBZood 'Collenant, .London. 18117.
2IIl. eapigliaturavedi C.A. WILKEN, ODe,. das Hal:lropfer
und eUlolge fIl'lde:r,e TrllUergeb1'auche bei d'eli.. 'Valkern Indo,nesiens, Revae, C'CIl!Onia1e
internationale, II 18M; ROBEIITSON SMITII,ibid', p. 324 ss.; cfr.. E. S. HAIlTLAND, The
Legend' al P,erseus, 3 voll.,. 1894-18'96,voL u, p. 215.
21 Lv.. 2,1 ss.; 6,'1 s's.; 10,12 ss.; Ez.23,lB; Am. 4,5; .. svol,ge a tal
punto Iii. funzio.ne dii .qaalsiasialtro sacrificio che (Lv. 5,11) unarnin.OOsenza. olio
e incenso sostituisce, ha il medes.lmo nome. Si spesso d
mln!uinel senso generale dii sacrmcio (es. I Re 18,.29, ecc.). Inversamente, nell'iscri.
zione dii Marsi,glia l!a parola ,il riferita ,come quena di Il oblazioni v,ellc.
talli:C.f.S'. (Corpus Inscriptionum SemitiCaru.rn, Paris 18111 .ss.) 1,65. 1 12'. 1]4, cfr
,ibiJ. 167, 9 e lO" . "",' .
22 Lv. 2.
23 ARlSTll.FANE, Pluto 6,5'9 SS. P. STIlNGIllI., Die KultusClltert.hiimer,
M:iinchen 11198 3), p. 8'9 as.
24 POIIFIIlIo, De abstinentia n, 2'9. D[OOENE LAIlRZ](J:, V]I[, 13 (Delo). P. S'I.'ENCEL,
Di'e. ,griechischen Kultusalterthiimer, cit.,p. 92_ .l'UN]!), NCltu:ralis Historia, XVIII,'?
Seolio su pERSIO, [I, 311.
Note alZa P'remessa
lelo fra i testi. Quesli uIldmi si ,dividono secondo le funzioni dei sacerdoti che li
usano edi i. dilfferen.li. clarns bll:lIIDwc. Noii abbiamo usato ii. seguenti: Scuole del
Narratore, ll, il raccohade,gli inni us,ati dal hotar (con questo non vogliamo
affe:rma:re che, oontenga ,soltanto iinni. rituali o che si,a di data recente), 2,' ed.
a cura di Max MiilIie,r (Saeree! Baoks oftha East, vaL XXXII) ,!rad. Ludwig; eb,a ii
testi di questo studio Aitareya Briihma1J'lZ (= Ait. .Br.) ed. a cura di Th. AU[]jeeht,
!rad. (in,gl.ese) di M. Haug; e, ,come S'utra, Asvalayana sTaut'a S'utta, Bibliiothecll. In.tIIia
Da,vol. 49( = A.slJ. s1'. Sii); Scuole d.eD.'Officiante.a) Scuola delll'Yllju1'veda bianco
(Vdjll8aneyin) ,con ii. testi editi da Weber: (= V.S.), iill'Veda del
le [ormule;. Satapatha BriilunalJa (= Sat. Br.), tmd. J. Eggeling, Sacred' B'aoksaf
the Ell8t, XUV; Kiityayana srauta S'iitra (= [S.RE.], vot xn,XXVI, XUV, Kiit. sr.
S'ii.); b) scuola dell'Yajurlleda nero (Taittiri'ya): Taittiri'ya Sarnhita (= ToS.) e,d. a 'cura
dii A. Weber, lnd'isch,e' Studien, XI e xn, contiene le formule e' i!l BiI'iihrna1"ta; Apastarn;&a
.5:rautll-Siitrli (ed. a CllIl'll dii R. Garbe) dii cui abbillllloseguilo in. modo particolare il
rituale. A questi testi si sovrappongono quelli del rituale domestico, i Gl"kyCl Siitrli
dielle diiverse scuole, (trad. di H. Oldenberg illl S.B.E. voll. XXIX, XXX). Accanto a que
sii, si Irova la serie dei testi atarvamci (per il bramino). AthaTvCIoVeda, i Veda ,degli
incantesimi" ,ed. a cura dii W.D. Whim.ey e R. Roth;. tl'aduziom: scelta dapartc di
M. BWOMFIELD, in S.B.E. voi. XLII; libri 'l'm, XIn; V. HENlIY,. Kausika Siitra(=
=KauS. S'u.), 'ed. a cm-adii M. Bloomfield. Il nostro studio sul rituale in,d .sarebbe
sta.to impmssibile senza i libri ,di J. Schwab e di A. Hillebrandt, e senza l'assistenza
lIetsonle di W. CalamI, M. Winternitze S. Lvi, mllIestri di uno dii noi.
Per .Il nostro s,tudio del sacrificio biblico prendcremo, come base, iill Pentat,eu,co.
Non cercheremo, dii trarre dalla critica bililica gli elementi di una storia. dei riti saCll'i
ficali ebrei. Prima dii tutto, a nostro giudizio, il materiale insufficicnte. In secondo
luo,go" se crediillllll.O che 1ll eriilica biblica possa. det:erminare la storia dei. testi,rifiutia.
ma diconfonde,re ques,ta storia con qUella dci fatti. In particolare,. qualunque sia
la data della redazione de! Levitico e del Priestercad'ex [codice saceJl'dotle], iin ,gene,
tale,. l'et del tcstonon ,a nostro giudizio,necessllrillIDente l'et. del rito; le caratte
ristiche del ritullle sono forse :state fissate solo tardiivamente, ma esse esistevano prima
dii e,sscre, trascritte. [n tal modo abbiamo potuto evitare ,di chiederci, dii frontc ad
ogni rito, se appartenesse o no ad un rituale antico. Su1Iabagilit ,di un cerio nu-
mero ,di ,conch:mioni della scuola eritica, vedii J. HAILm!VY,. Rech.erches bib.liques,
o: Revue Smiitique:n, 1898, pp. 1 S5., 97 SS., 1'93 SS. , 289 S5.; 1899, p. 1 ss. S\
sacrifido ebraico vedi le opere {l!e,nerali: S. Mul'iK, Palestine, Paris: 184S;. W. NOWACK
Lehrbuch der Herb'riischen Arch,iolagie, Freiburg 1894, voI. II, p. 138 ss; I .. BIl,NZIN-
GEli, Heb.iI'iische AtdUiologie, Leipzig 1894, p. 431 85; le opere spcdfi,ehe: H. Hul'-
F'EUI, De prirnaet v,erli festorum apud Hebrl:leos ratione, Programm, Hilie USI; E.
Rn:uM,. VeT da Sckuldopfe1', in T.heologis,che S'tudienund Kritiken, '1<'01. 27, 1:1154;
W..F'. RINC.K, Vber das Schule!opfr, ibid'.,voLS8, 1885; J. BACHMANN, Die Fest.
,ges,etze d'es Pentateucks" Berlin 1858; ].H. KuaT'z, Der Alttestamentliche Opj.erkuus,
iMitau 1,1I62;E. Rn:uM, Der B'egriUdeT S'ii.hne, in Theologisr;he Studien unti Krili-
i:en, '101.50,. 1871;. I.C. OIl.ElI.LI, Einige Ate:stamentli,che Priiimissen .zur NeutesttJ-
mentliche Versahnungs!ehre,oc ZeitsChrift fur ,christliche Wissenschaft und christliches
Leben lil, 1884; iMo MUlI.ILEIl, Kriti5cke1' Ve1'suc.hiiber den Ursp1'ung und die geschicht-
licheEntwickelung d'es Pessach und Mazzothfestes, Diss. Inaug., Bonn 18:114. H.
SCRMOLlI.EIl,. DIl8 Wesen ,det S'iihne in de:r t1lttestamentlicke OpfertClTtI, in Theol'ogisc.he
S'tudien und' Kritiken, voI. 641", 11191; FOLC&, De nonnullis Veteris Testamenti pl'O-
phetamm ,tocis ecc., Programm, Dorp.at 1:11'93; B. BU:NT'SCH, Das Heili,gkeitsll'ese,tz,
te'v'. XVU-XVIl, Eriurt 1893,; A. KAMPHAtJSEN, Da Ver1iltniss des Me,nschenllpj.ers
:AlT is:melitische'n Re,ligion, !Programm, Bonn 1:1196. Sui tesli ev.anllelidriguardanti n
saerificio vedi BIl:IlDMORE COM.noN, S'acnfice, Londou 1:11'96'.
Capitolo primo
Note al Capitolo primo
95
Il Lo . tesli sanscrid.Notillllll.Ol'uso di q[uesto termine,.
presente medIO del verbo yai (sacrificare). Il sacrifi.cante, per gli autori lod, colui
che attende che l'effetto dei suoi atti ritorni su di s (Confrontare la ve.
.oc Noi che sacrifichiamo per noi , yeYl:IjiirnCl.he,con la formula avesti.ca yam.
InlUde. A., HILLEBIlA.NDT,. Ritual- Litteratur, Strassburg 111i97, p. 11).. Questi benefici
del sa:cri:ficio sono, '!1 nostro' giudizio, ripercussioni necessarie del rito. Non sono da
divina libera,. che la teolo,gia a poco a poco ha frapposto
tra I atl:o religIOSO c le sue consegueIme'. Di qui si com.prender perch noi trascuda.
ma un. certonumcro di q[uestioni che impli.cano l'ipot,esi del sacrificio-dono e l'inter-
vento di di rigorosam.ente pe,rson.alli..
12 il caso, normale del samtticio ind che , assai rigorosamente, indivjduale.
13 Per esempio Iliade A. (I)., v. 313 ss.
14 ! ilcaso, in particolare,dei sacrifici veramentctotcmicie di quelli nei quali
e lo s.tcssogruppo a riooprire i!l ruolo dii sacriHdl'tore, a uccidere, a smembr,are ea
diiv,orare la vittima; infine dii un. certo Il,l1IJIl1ero di sacrifici umani, s,oprattuuo qllelli
dell'endocanniballismo" Ma spesso iJl fatto stesso di assistervi.
.15, Nen'[ndiia Il capo della casa (grhapati) sacrifica talvolta per tutta la
fao:ugha.. .Qnaodo e soltaoto partecipe alle cerimonie, la sua .famiglia e la moglie
(poich quest'ultima assiste ai ,grandii sacrifici), De rice,vooo alcuni 'e:ffetti.
16 Secondo Ezechiele i!lprincipe (nai = esllarco) doveva as.sumersi le spese del
sacrificio deUe feste, fornire le libagioni e le vittime. E:z.45, 17; 2 Cran. 31, 3.
17 Vedi pi avanti nel lesto ]l'. 62.
18 Vedi pi a.vanti nd tcsto p. 62: e, n. 3:77. Citeremo in particolare i sacriifi'Ci
c,elebral:i in oceasione delli.ngl'esso di un ospite nclla clIsa: H.C.TIlUMBUILL" The'
Threshold CallS'..ant, Edinburgh ],11'96, p.7 sS.
19 SuIr'allellllZllmetlliantc il sangue e sul modo con i!l quale stata ricollegata al
sacrificio, vediiRllBEIlTSllN SIMITU,. The R,eligWn of the Sernites, Lett. 1.X. H.C.
TlltlMBUILL, TheBZood 'Collenant, .London. 18117.
2IIl. eapigliaturavedi C.A. WILKEN, ODe,. das Hal:lropfer
und eUlolge fIl'lde:r,e TrllUergeb1'auche bei d'eli.. 'Valkern Indo,nesiens, Revae, C'CIl!Onia1e
internationale, II 18M; ROBEIITSON SMITII,ibid', p. 324 ss.; cfr.. E. S. HAIlTLAND, The
Legend' al P,erseus, 3 voll.,. 1894-18'96,voL u, p. 215.
21 Lv.. 2,1 ss.; 6,'1 s's.; 10,12 ss.; Ez.23,lB; Am. 4,5; .. svol,ge a tal
punto Iii. funzio.ne dii .qaalsiasialtro sacrificio che (Lv. 5,11) unarnin.OOsenza. olio
e incenso sostituisce, ha il medes.lmo nome. Si spesso d
mln!uinel senso generale dii sacrmcio (es. I Re 18,.29, ecc.). Inversamente, nell'iscri.
zione dii Marsi,glia l!a parola ,il riferita ,come quena di Il oblazioni v,ellc.
talli:C.f.S'. (Corpus Inscriptionum SemitiCaru.rn, Paris 18111 .ss.) 1,65. 1 12'. 1]4, cfr
,ibiJ. 167, 9 e lO" . "",' .
22 Lv. 2.
23 ARlSTll.FANE, Pluto 6,5'9 SS. P. STIlNGIllI., Die KultusClltert.hiimer,
M:iinchen 11198 3), p. 8'9 as.
24 POIIFIIlIo, De abstinentia n, 2'9. D[OOENE LAIlRZ](J:, V]I[, 13 (Delo). P. S'I.'ENCEL,
Di'e. ,griechischen Kultusalterthiimer, cit.,p. 92_ .l'UN]!), NCltu:ralis Historia, XVIII,'?
Seolio su pERSIO, [I, 311.
Note alZa P'remessa
lelo fra i testi. Quesli uIldmi si ,dividono secondo le funzioni dei sacerdoti che li
usano edi i. dilfferen.li. clarns bll:lIIDwc. Noii abbiamo usato ii. seguenti: Scuole del
Narratore, ll, il raccohade,gli inni us,ati dal hotar (con questo non vogliamo
affe:rma:re che, oontenga ,soltanto iinni. rituali o che si,a di data recente), 2,' ed.
a cura di Max MiilIie,r (Saeree! Baoks oftha East, vaL XXXII) ,!rad. Ludwig; eb,a ii
testi di questo studio Aitareya Briihma1J'lZ (= Ait. .Br.) ed. a cura di Th. AU[]jeeht,
!rad. (in,gl.ese) di M. Haug; e, ,come S'utra, Asvalayana sTaut'a S'utta, Bibliiothecll. In.tIIia
Da,vol. 49( = A.slJ. s1'. Sii); Scuole d.eD.'Officiante.a) Scuola delll'Yllju1'veda bianco
(Vdjll8aneyin) ,con ii. testi editi da Weber: (= V.S.), iill'Veda del
le [ormule;. Satapatha BriilunalJa (= Sat. Br.), tmd. J. Eggeling, Sacred' B'aoksaf
the Ell8t, XUV; Kiityayana srauta S'iitra (= [S.RE.], vot xn,XXVI, XUV, Kiit. sr.
S'ii.); b) scuola dell'Yajurlleda nero (Taittiri'ya): Taittiri'ya Sarnhita (= ToS.) e,d. a 'cura
dii A. Weber, lnd'isch,e' Studien, XI e xn, contiene le formule e' i!l BiI'iihrna1"ta; Apastarn;&a
.5:rautll-Siitrli (ed. a CllIl'll dii R. Garbe) dii cui abbillllloseguilo in. modo particolare il
rituale. A questi testi si sovrappongono quelli del rituale domestico, i Gl"kyCl Siitrli
dielle diiverse scuole, (trad. di H. Oldenberg illl S.B.E. voll. XXIX, XXX). Accanto a que
sii, si Irova la serie dei testi atarvamci (per il bramino). AthaTvCIoVeda, i Veda ,degli
incantesimi" ,ed. a cura dii W.D. Whim.ey e R. Roth;. tl'aduziom: scelta dapartc di
M. BWOMFIELD, in S.B.E. voi. XLII; libri 'l'm, XIn; V. HENlIY,. Kausika Siitra(=
=KauS. S'u.), 'ed. a cm-adii M. Bloomfield. Il nostro studio sul rituale in,d .sarebbe
sta.to impmssibile senza i libri ,di J. Schwab e di A. Hillebrandt, e senza l'assistenza
lIetsonle di W. CalamI, M. Winternitze S. Lvi, mllIestri di uno dii noi.
Per .Il nostro s,tudio del sacrificio biblico prendcremo, come base, iill Pentat,eu,co.
Non cercheremo, dii trarre dalla critica bililica gli elementi di una storia. dei riti saCll'i
ficali ebrei. Prima dii tutto, a nostro giudizio, il materiale insufficicnte. In secondo
luo,go" se crediillllll.O che 1ll eriilica biblica possa. det:erminare la storia dei. testi,rifiutia.
ma diconfonde,re ques,ta storia con qUella dci fatti. In particolare,. qualunque sia
la data della redazione de! Levitico e del Priestercad'ex [codice saceJl'dotle], iin ,gene,
tale,. l'et del tcstonon ,a nostro giudizio,necessllrillIDente l'et. del rito; le caratte
ristiche del ritullle sono forse :state fissate solo tardiivamente, ma esse esistevano prima
dii e,sscre, trascritte. [n tal modo abbiamo potuto evitare ,di chiederci, dii frontc ad
ogni rito, se appartenesse o no ad un rituale antico. Su1Iabagilit ,di un cerio nu-
mero ,di ,conch:mioni della scuola eritica, vedii J. HAILm!VY,. Rech.erches bib.liques,
o: Revue Smiitique:n, 1898, pp. 1 S5., 97 SS., 1'93 SS. , 289 S5.; 1899, p. 1 ss. S\
sacrifido ebraico vedi le opere {l!e,nerali: S. Mul'iK, Palestine, Paris: 184S;. W. NOWACK
Lehrbuch der Herb'riischen Arch,iolagie, Freiburg 1894, voI. II, p. 138 ss; I .. BIl,NZIN-
GEli, Heb.iI'iische AtdUiologie, Leipzig 1894, p. 431 85; le opere spcdfi,ehe: H. Hul'-
F'EUI, De prirnaet v,erli festorum apud Hebrl:leos ratione, Programm, Hilie USI; E.
Rn:uM,. VeT da Sckuldopfe1', in T.heologis,che S'tudienund Kritiken, '1<'01. 27, 1:1154;
W..F'. RINC.K, Vber das Schule!opfr, ibid'.,voLS8, 1885; J. BACHMANN, Die Fest.
,ges,etze d'es Pentateucks" Berlin 1858; ].H. KuaT'z, Der Alttestamentliche Opj.erkuus,
iMitau 1,1I62;E. Rn:uM, Der B'egriUdeT S'ii.hne, in Theologisr;he Studien unti Krili-
i:en, '101.50,. 1871;. I.C. OIl.ElI.LI, Einige Ate:stamentli,che Priiimissen .zur NeutesttJ-
mentliche Versahnungs!ehre,oc ZeitsChrift fur ,christliche Wissenschaft und christliches
Leben lil, 1884; iMo MUlI.ILEIl, Kriti5cke1' Ve1'suc.hiiber den Ursp1'ung und die geschicht-
licheEntwickelung d'es Pessach und Mazzothfestes, Diss. Inaug., Bonn 18:114. H.
SCRMOLlI.EIl,. DIl8 Wesen ,det S'iihne in de:r t1lttestamentlicke OpfertClTtI, in Theol'ogisc.he
S'tudien und' Kritiken, voI. 641", 11191; FOLC&, De nonnullis Veteris Testamenti pl'O-
phetamm ,tocis ecc., Programm, Dorp.at 1:11'93; B. BU:NT'SCH, Das Heili,gkeitsll'ese,tz,
te'v'. XVU-XVIl, Eriurt 1893,; A. KAMPHAtJSEN, Da Ver1iltniss des Me,nschenllpj.ers
:AlT is:melitische'n Re,ligion, !Programm, Bonn 1:1196. Sui tesli ev.anllelidriguardanti n
saerificio vedi BIl:IlDMORE COM.noN, S'acnfice, Londou 1:11'96'.
Capitolo primo
Note al Capitolo primo
95
96 Nate al Capitolo primo
Note al Capitolo primo
97
2S B.osERTSON S",um, The Teligianol the Semites,ci:t." pp.. 23,0 ss. Vedi:IIDW
nelle, lihagioni. dii. vino, e di olio deirituaJi semitici degli equiva1enti del sanguede1]e
rittimeanimali.
26K. BEllNHARDI, Tranko'p/er bei Homer, Programm der K6niglicl1en Gymna.
sium zu Leipzig" 1885. H. von FIUTZE. De libatione ve'terum GrraecCll"um, Dissert,
BeJl'lin 1893.
21'1(1jljla..At,tt e J.IlllUi'l!'I11:ov. Vcdi iP. SI'BNGEL, Die griechi3cn,en KNltllSllltet-
thimer" clt.,. pp. 9'3 e Ill. J.G. FRAZBIt" Pausanias, DIlSc:.tiption 01 Gr,e,ece, Loo.don"
111
1
98, t. m,p... 583.
28 P. SI'E1'IGEII., Die grieckischen. KlIltusalterthimer, cit., p. 9'9. T'alvoltll" nell'uso'
recente,una lihagione d'aequavite antichi, sacrifici. Ad es. in. P.
Il&HLHANN, Miinszerlandische Miirchen, Miinster 1898, p. 341. Cfr. P. SABTORI, iJbel
das BalWp/er, Zeitschrift iiir Etlm.ologie l>, vol.. 30 (18'98), p. 25.
29 Ve,di i testictati ,da A. Hn.LEBIU.NDI', DIlS Altindische Neu una Voitmonds-
op/er, cit., pp. 42, 43.
3IJ 'QuesteoHerte vegetali hallll10 sostituilo i sacrifici eruenti,come la for
muIa romana insacris simulata pro veris accipi; (SEIilVlO, ,commento sull'Eneide, u
116; FESTO, 360, b)? Era indiscntiibib:nente comodo im.magin,are un passaggio pro
gressivo dal. sacrificio umano alsac:rificio anmal.e, quindi dal sacrificio animale al
llIl.Clificio di fig;urillie che rappresenta.vano degli animali,e da l, infine., alle off,erte
di focacce. Pu essere ,avvenuto, in detenninati casi, ,del re,sto, non be,ne' conosciuti, che
l'inti'OOuzione di nt1llvi dii abbia prodotto simili. sostituzioni. Ma nulla autorizza a
generaliuare taIi fatti. La stessa sroria diilllcuni sacrUici presenta piuttosto una :sue-
cessio,ne: in.versa. Gli ani.maJi di. pasta. s,acrificati in alcune feste agrarie, sono imma
gini. dei demom agrari e non simulacri ,di vittimeanimal.i. Vanalisi d queste ceri.
monie ne dar le ragioni pi avanti.
31 Da 'quesla. definizionerisuIta che: vi sono tra la pena religiosa ed iiIsac:rifieiio
(alm.eno per quaJ!ltoriguania il sacrificio ,espiatorio) sia analo,giieche differenze. La
pena reJJigillSa implica anch'essa una consacrazione (consllcmtio :bonorum et ,cllpitis);.
ii anch'essa unadis,truzione e che risulta da questa oonsaerazione. I rili sono piut.
tosto simili a lJluelli del sa,crUicio, tanto da. in.dune ROlilERTSON SMETHa vedervi. uno
dei modelli del sacrUicio, espiatorio. Soltanto,' nel ,caso dema pena, la manifestazione rio-
lenta della COn9acrlll!iOl1e pesa ,direttamente sul sO,ggetto che ha commesso il crinliine
e che lo ,espia in prima persona; nel c,aso del sacrUicio espiatorio, invec,e, vii la so-
stituzione ,ed sulla viittima,non suI colpevole, che ricade l'espi,aziollie,. T'uttavia,
poieManlllhe la societ contaminata dal crimine, la pena . Dello stesso tempo anche
per essa un mezzo peJl' lavare la macchia d cui si inSOZZllla. n colpevole, neii con-
fmntidella societ, svolgedunqme il nmlo d rittima espiatoria. Si pu affermare che
ii presente al contempo la pena ed. il sam:o.ificio.
32 Vedi F. MAX MULLEIt" Die Todtenbesilattung b'ei clen Bl"akmllnlln, ,II( Z,eitschrift
,dar Deutschen MorgenLmdisehen Gesellschaft D, IX, p. LXm. Kat. B. Su. 1.2.10,12 e
commento d M&lIIl1llUlilA, ad soprattutto a 11, cfr. Codice Manu,
2.25. Veda.ma Saro, 1 ss. (ed. a cura ,di Bohtlingk in Sansktit.Chresilo.,. pp. 254, .255).
Queste: classificmoni. non sono testimoniate che daautoril piuttllSto recenti,. mentre
le altre :risaliJrebbemai testi pi antichi. Ma in effetti, essa si trova, ancora prima,
Ilelleoollezionii dei testi miturgiici ,che distinguono lelionnuIe regolari ()'Ila), le formule
dei rltifaooltativi e le formuIedei ritii espmtori ( prayaSciffiilli). EssII
si trova. nei BTakma!,!lI che (ad es. iI Taitt.Br.)consacrano lunghissime sezioni. sia
aDe espiazioni, sillai voti personllle ai sllcrifici necessari. Infine, i Sutra distin.guono
costantemente I riti in oostanti (nUyani), obbligatori e periodici., in. fllooltaliri (kam.
yam), ,oocasionali (mlimittiMm) ed espiallld (pTayaScRtani). T'ali suddiviisioni. SODO
:Ulte tanto dal ritual.esol.enne quanto dal ritoole domestico, (vedi H. OLDENBIlRG, SunJey
ort'heContents o( tne GrnyllSutras, in S.B.E'., voI. .x:tt, pp. 3116.301).
Ques,ti testi. oon.tengono anche pSlSsaggi rigullroanti i rilidi guarigione (Mai-
mjiiini) paralleli li quelli. a noi notiattrayerso iI Kauiilm Slitra (Adh. m, ed. a
C111'a dI'M. Bloomfield" 1890).. Se nedllduce che i sacrifi,ci SODO stati, fin dal princi.
pio, eHettivamente rip,artiti seguendo questa suddivisione, dalla. quale,. pero,
pi tardi si ,divenuti consapevoli.
33 Il viijopeyG. A. WBBEIl, iJb,erdenVajllpeya, Sitmn.gsoorichte de'r KaSer.
liichen .-1;1ini.glichen Akademie der Wissenschllften zu IleJl'lin-Philologisch- Histo.
rische KIa:sse >J', 1892, ..pp. 16S ss" e A. HILLBBJilJU'lIllT" Vedische Myt.koIoge. Bremu
18:91.19112, E, p... 247.
34 P'erottene:!:e Il..d esempio un figlio,. o' una vita IlllJlgcva(A. HILLIlIlm&NDT, Ritual
Li:tte:I"a:tur [vedi n.ota 11 sop'rlll, pp. S8 e 66).. Questi sacrifici sono estremamente
numerosi. Persino pim num.erosi dei testi pubblicati che ce li presentano"
35 II principio talmente rigoroso che viene ,e'sposto iI ritlllal.e del sacrificio per.
sino prim,a del rituale d.ell'installazione ,delI'altaill (vedi A. HI1LLIlBIU.NDT, Ritwal
LitterotNl", cit." S9, VOl'bemer./Cultg).
36' A. HILLEBm&NDT', RitlUll Litterlltul", cit., 66.
37 In tal modo noi tnduciamo la . parola. soma, Del oom;posto son":lya/ftll, oome
un nomeeomune. n termine , int1l'aducibile, poich il nome soma.. vuoI dire contem
]JOli'aDcamente: la pianta cO'me vittima> iI dio che il sacrificio, IibeTa,.e il di:o sacrifi
cd!to. Premessa qmesta risCll"i1'a, scegliamo qmesto vocabolo.
38 Ineffelli, il somapuess,ere sacrifi.catosoltanto 'lJluando ii in fiore, in pri.
maverll (vedi A.walaYllJUlsoma pmyogll in :MB. Wilson 41,53, Bodleian Liibr:ary, Oxford,
f. 137).
39 VI infatti la maggior allJllo,gia possibile fra ili rituale d,el sacrificio ,dell'aui
ma],e ad Agni.Soma CAp. s'/'. Sii. VII) ,ed iI rituale ,atarvanico dello st1l'an,golamento deUa
vaia '(vae,ca sterile) (Kauiika Slitrll, 44 e 45). Allo stesso modo" nel rituale dome-
stico ii div,ersi sacrlficianimaIi, ivii compreso qmeDll del toro espiatorio ('!l'edi pii avantii
p.S:4) presentano cos forti analogi.e ,che gli Uni o glia[t1l'ii SODO potati, secondo
le sc1llll1e, servire da tema fondamentale aRa ,descrizione (v,edi A. HILL,BBIlANDT, Ritual
Littel"lItUT, eit., 44).
010 .Dt. 12,,6. 11,. 27, cb. Lv. 17.,11, cfr. Giu.cl. 20,26; 2 Sarno 6,17 'ecc, Don meno
zion,ano ,che l"',iiliih, lo o lo siiliimim. n ;sapere se questi.pass siriiferiscono a ri-
tuali. p,i antichi o a ritl1llli paralleli, Don rilevante r:spetloall"oggelto specinco del
nostro lavoro. Per quanto sostiene la teoria aeeond.o la quale isa.C1'mci di espia.zio-
ne sono sta.ti inlrodotti solo tanlivamente nel rituale ebra.i.oo, rimandiamo sem.plice-
me,llte alla sintesi. di I. BEN.ZINGEIl, He!1r,iiische Al"cliaeologie, eit., pp. 441 e 4'.1,1 SS.
n pSlSSO l Sam. 3,14 , troppo vago per poteme t1l'lirre deglielemen.ti eontro l'esi.
stenza dello In ogni. caso non possibile ammettere che ii sacrifici d ,espia.
zione rappresentino 111 t1l'lISfo:rmazione dell'ammenda peeuniiaria.
4ml..1J.4,2.
42selirnii'!! i =zevii!is,iiliimii'!!' Circa l'equivalenza degli zevaftirn' e dii zeM{I
selimim, vedi I. BIl:!\IZXNIlIlR, op. cit., (ve:di nota 40 .sopra.), p. 135..
43 Fer la t1l'aduzione della parola 'oliik ci ricolleghiamoalla interpretazione, tra.m.
ziome, fond,ata ,del resto :sulla ,esp,ression.e biblica . f,ece .salire ]"iilah. (la. salita) >J. Cfr.
Ca:.C1LEIIHom-'GA1'INEAU, L'inscri.ption NlIbate:me ,de Kanathat, ,II( 'Comptes rend1l1S,
,de l'Aoodmie dea, 1Il.s'CriptiODSl>" 1898, p. 599. A proposito dell"lI'Wone della s,l1a
,esp,iaziione,vedi:J. Halvy in Revu:e, Smilliiqmel>, 1898, p. 49. Un alt1l'o di
96 Nate al Capitolo primo
Note al Capitolo primo
97
2S B.osERTSON S",um, The Teligianol the Semites,ci:t." pp.. 23,0 ss. Vedi:IIDW
nelle, lihagioni. dii. vino, e di olio deirituaJi semitici degli equiva1enti del sanguede1]e
rittimeanimali.
26K. BEllNHARDI, Tranko'p/er bei Homer, Programm der K6niglicl1en Gymna.
sium zu Leipzig" 1885. H. von FIUTZE. De libatione ve'terum GrraecCll"um, Dissert,
BeJl'lin 1893.
21'1(1jljla..At,tt e J.IlllUi'l!'I11:ov. Vcdi iP. SI'BNGEL, Die griechi3cn,en KNltllSllltet-
thimer" clt.,. pp. 9'3 e Ill. J.G. FRAZBIt" Pausanias, DIlSc:.tiption 01 Gr,e,ece, Loo.don"
111
1
98, t. m,p... 583.
28 P. SI'E1'IGEII., Die grieckischen. KlIltusalterthimer, cit., p. 9'9. T'alvoltll" nell'uso'
recente,una lihagione d'aequavite antichi, sacrifici. Ad es. in. P.
Il&HLHANN, Miinszerlandische Miirchen, Miinster 1898, p. 341. Cfr. P. SABTORI, iJbel
das BalWp/er, Zeitschrift iiir Etlm.ologie l>, vol.. 30 (18'98), p. 25.
29 Ve,di i testictati ,da A. Hn.LEBIU.NDI', DIlS Altindische Neu una Voitmonds-
op/er, cit., pp. 42, 43.
3IJ 'QuesteoHerte vegetali hallll10 sostituilo i sacrifici eruenti,come la for
muIa romana insacris simulata pro veris accipi; (SEIilVlO, ,commento sull'Eneide, u
116; FESTO, 360, b)? Era indiscntiibib:nente comodo im.magin,are un passaggio pro
gressivo dal. sacrificio umano alsac:rificio anmal.e, quindi dal sacrificio animale al
llIl.Clificio di fig;urillie che rappresenta.vano degli animali,e da l, infine., alle off,erte
di focacce. Pu essere ,avvenuto, in detenninati casi, ,del re,sto, non be,ne' conosciuti, che
l'inti'OOuzione di nt1llvi dii abbia prodotto simili. sostituzioni. Ma nulla autorizza a
generaliuare taIi fatti. La stessa sroria diilllcuni sacrUici presenta piuttosto una :sue-
cessio,ne: in.versa. Gli ani.maJi di. pasta. s,acrificati in alcune feste agrarie, sono imma
gini. dei demom agrari e non simulacri ,di vittimeanimal.i. Vanalisi d queste ceri.
monie ne dar le ragioni pi avanti.
31 Da 'quesla. definizionerisuIta che: vi sono tra la pena religiosa ed iiIsac:rifieiio
(alm.eno per quaJ!ltoriguania il sacrificio ,espiatorio) sia analo,giieche differenze. La
pena reJJigillSa implica anch'essa una consacrazione (consllcmtio :bonorum et ,cllpitis);.
ii anch'essa unadis,truzione e che risulta da questa oonsaerazione. I rili sono piut.
tosto simili a lJluelli del sa,crUicio, tanto da. in.dune ROlilERTSON SMETHa vedervi. uno
dei modelli del sacrUicio, espiatorio. Soltanto,' nel ,caso dema pena, la manifestazione rio-
lenta della COn9acrlll!iOl1e pesa ,direttamente sul sO,ggetto che ha commesso il crinliine
e che lo ,espia in prima persona; nel c,aso del sacrUicio espiatorio, invec,e, vii la so-
stituzione ,ed sulla viittima,non suI colpevole, che ricade l'espi,aziollie,. T'uttavia,
poieManlllhe la societ contaminata dal crimine, la pena . Dello stesso tempo anche
per essa un mezzo peJl' lavare la macchia d cui si inSOZZllla. n colpevole, neii con-
fmntidella societ, svolgedunqme il nmlo d rittima espiatoria. Si pu affermare che
ii presente al contempo la pena ed. il sam:o.ificio.
32 Vedi F. MAX MULLEIt" Die Todtenbesilattung b'ei clen Bl"akmllnlln, ,II( Z,eitschrift
,dar Deutschen MorgenLmdisehen Gesellschaft D, IX, p. LXm. Kat. B. Su. 1.2.10,12 e
commento d M&lIIl1llUlilA, ad soprattutto a 11, cfr. Codice Manu,
2.25. Veda.ma Saro, 1 ss. (ed. a cura ,di Bohtlingk in Sansktit.Chresilo.,. pp. 254, .255).
Queste: classificmoni. non sono testimoniate che daautoril piuttllSto recenti,. mentre
le altre :risaliJrebbemai testi pi antichi. Ma in effetti, essa si trova, ancora prima,
Ilelleoollezionii dei testi miturgiici ,che distinguono lelionnuIe regolari ()'Ila), le formule
dei rltifaooltativi e le formuIedei ritii espmtori ( prayaSciffiilli). EssII
si trova. nei BTakma!,!lI che (ad es. iI Taitt.Br.)consacrano lunghissime sezioni. sia
aDe espiazioni, sillai voti personllle ai sllcrifici necessari. Infine, i Sutra distin.guono
costantemente I riti in oostanti (nUyani), obbligatori e periodici., in. fllooltaliri (kam.
yam), ,oocasionali (mlimittiMm) ed espiallld (pTayaScRtani). T'ali suddiviisioni. SODO
:Ulte tanto dal ritual.esol.enne quanto dal ritoole domestico, (vedi H. OLDENBIlRG, SunJey
ort'heContents o( tne GrnyllSutras, in S.B.E'., voI. .x:tt, pp. 3116.301).
Ques,ti testi. oon.tengono anche pSlSsaggi rigullroanti i rilidi guarigione (Mai-
mjiiini) paralleli li quelli. a noi notiattrayerso iI Kauiilm Slitra (Adh. m, ed. a
C111'a dI'M. Bloomfield" 1890).. Se nedllduce che i sacrifi,ci SODO stati, fin dal princi.
pio, eHettivamente rip,artiti seguendo questa suddivisione, dalla. quale,. pero,
pi tardi si ,divenuti consapevoli.
33 Il viijopeyG. A. WBBEIl, iJb,erdenVajllpeya, Sitmn.gsoorichte de'r KaSer.
liichen .-1;1ini.glichen Akademie der Wissenschllften zu IleJl'lin-Philologisch- Histo.
rische KIa:sse >J', 1892, ..pp. 16S ss" e A. HILLBBJilJU'lIllT" Vedische Myt.koIoge. Bremu
18:91.19112, E, p... 247.
34 P'erottene:!:e Il..d esempio un figlio,. o' una vita IlllJlgcva(A. HILLIlIlm&NDT, Ritual
Li:tte:I"a:tur [vedi n.ota 11 sop'rlll, pp. S8 e 66).. Questi sacrifici sono estremamente
numerosi. Persino pim num.erosi dei testi pubblicati che ce li presentano"
35 II principio talmente rigoroso che viene ,e'sposto iI ritlllal.e del sacrificio per.
sino prim,a del rituale d.ell'installazione ,delI'altaill (vedi A. HI1LLIlBIU.NDT, Ritwal
LitterotNl", cit." S9, VOl'bemer./Cultg).
36' A. HILLEBm&NDT', RitlUll Litterlltul", cit., 66.
37 In tal modo noi tnduciamo la . parola. soma, Del oom;posto son":lya/ftll, oome
un nomeeomune. n termine , int1l'aducibile, poich il nome soma.. vuoI dire contem
]JOli'aDcamente: la pianta cO'me vittima> iI dio che il sacrificio, IibeTa,.e il di:o sacrifi
cd!to. Premessa qmesta risCll"i1'a, scegliamo qmesto vocabolo.
38 Ineffelli, il somapuess,ere sacrifi.catosoltanto 'lJluando ii in fiore, in pri.
maverll (vedi A.walaYllJUlsoma pmyogll in :MB. Wilson 41,53, Bodleian Liibr:ary, Oxford,
f. 137).
39 VI infatti la maggior allJllo,gia possibile fra ili rituale d,el sacrificio ,dell'aui
ma],e ad Agni.Soma CAp. s'/'. Sii. VII) ,ed iI rituale ,atarvanico dello st1l'an,golamento deUa
vaia '(vae,ca sterile) (Kauiika Slitrll, 44 e 45). Allo stesso modo" nel rituale dome-
stico ii div,ersi sacrlficianimaIi, ivii compreso qmeDll del toro espiatorio ('!l'edi pii avantii
p.S:4) presentano cos forti analogi.e ,che gli Uni o glia[t1l'ii SODO potati, secondo
le sc1llll1e, servire da tema fondamentale aRa ,descrizione (v,edi A. HILL,BBIlANDT, Ritual
Littel"lItUT, eit., 44).
010 .Dt. 12,,6. 11,. 27, cb. Lv. 17.,11, cfr. Giu.cl. 20,26; 2 Sarno 6,17 'ecc, Don meno
zion,ano ,che l"',iiliih, lo o lo siiliimim. n ;sapere se questi.pass siriiferiscono a ri-
tuali. p,i antichi o a ritl1llli paralleli, Don rilevante r:spetloall"oggelto specinco del
nostro lavoro. Per quanto sostiene la teoria aeeond.o la quale isa.C1'mci di espia.zio-
ne sono sta.ti inlrodotti solo tanlivamente nel rituale ebra.i.oo, rimandiamo sem.plice-
me,llte alla sintesi. di I. BEN.ZINGEIl, He!1r,iiische Al"cliaeologie, eit., pp. 441 e 4'.1,1 SS.
n pSlSSO l Sam. 3,14 , troppo vago per poteme t1l'lirre deglielemen.ti eontro l'esi.
stenza dello In ogni. caso non possibile ammettere che ii sacrifici d ,espia.
zione rappresentino 111 t1l'lISfo:rmazione dell'ammenda peeuniiaria.
4ml..1J.4,2.
42selirnii'!! i =zevii!is,iiliimii'!!' Circa l'equivalenza degli zevaftirn' e dii zeM{I
selimim, vedi I. BIl:!\IZXNIlIlR, op. cit., (ve:di nota 40 .sopra.), p. 135..
43 Fer la t1l'aduzione della parola 'oliik ci ricolleghiamoalla interpretazione, tra.m.
ziome, fond,ata ,del resto :sulla ,esp,ression.e biblica . f,ece .salire ]"iilah. (la. salita) >J. Cfr.
Ca:.C1LEIIHom-'GA1'INEAU, L'inscri.ption NlIbate:me ,de Kanathat, ,II( 'Comptes rend1l1S,
,de l'Aoodmie dea, 1Il.s'CriptiODSl>" 1898, p. 599. A proposito dell"lI'Wone della s,l1a
,esp,iaziione,vedi:J. Halvy in Revu:e, Smilliiqmel>, 1898, p. 49. Un alt1l'o di
del termine ei rifacciamo al p,gnto di vista di A. WIlBBR" Viiyal'e)l<l, eh. [vedi
nota 33, sopra l, p. 178" La di"kifii 80'[0 vagamente segnalata Del J!.g Veda, e non
doveva esserlo,. Ha mvece uno spazio preponderante in lutto il resto della [etteratur:a
vedica" II sllecesso di taIc rito", del resto assai bene cons,erva.to, stato notevolissimo
nei ritualipmranici e tan.trilli.
54 Vedi S. L:VI, La DlJctrine ,du sacri/ice dans les Br.ahmanas, cit., p"103.
55 _T.S.6,l,l,.l.
56 Di' questo presente lleUa maggiior parte deIle religioni, i testi indil dan.no
un''ee,cellente interptetazione: ii capelli, le aopracd.gHa., la bllrha, le un.gbie deIlema-
ni e dei piie,di sono la parte, morta , impura del corpo. Si tagliano per rendersi. puri.
T.S. 6,1,1,2:.
51 S. LVI, op. cito (vedi nota 53 sop,ra)', pp.. in, 118. T.S. 6,1,1,.5. Sal. Br. 3,1,
2,4,5.
58 Si tratta d.el rito (Al" ST. Sii. x, 6.15 ss.) che simbolizza ,con
temporaneamen.te la sua pmifieazione (vedi il mantTll in T.S. 1,2,1,.1 =Vajasaneyi
S'amhit<i, 4,2:,1l =f!.g Veda 10.,11.,.10, e Ath.aroa V,da 6,51,2) ed il suo nuovo conce-
piniento. Secondo l'Ait. Br. 1,.3,1 ss. la serie di simboli sono i seguenti: "Il ba,gno
significa il suoconeepimento, la capanna la. matrice", l'.ablto l'amnio" la pelle ,deU'an.-
tilope nera. lapla.centa l) e,cc. Delreslo le senole varia.no leggermente neU"attribuire
i vari signifieatiai differenti riti" e, s:ul loro ordine.
59 Ap. SI'. Su. x, 6.,,6. UlII.antra in TJ'l 3,7,1,1. Cfr" Viiyasi:lneyi SOT'nitii, 4".2
e Sol. Br. 3,1,2,2:0.
60 Al'. SI". Su. x, 6,,11 ss.:;: x, 7,1, sS. T.S" 6,1,1,4,,5, e,ce.
6t Ap. sr. Su. x, Il,.11,12:. Questa pelle di antilope secondo alcnni testi (Alit. Br.,
e.it. e Sat .. Br. 3,2.,1,2) vuole simbolizzare una delle membrane di quell'embrione di
Dio ehe , il didilcsiimana, ,colui ,che si inizia. Altri testi di uguale valor'e (T.S. 6,1,3,2)
dicono ,che si tratta di .r.ivestire il sacrificante deLla pelle ,deU'anima[e
bJramanicoaUo scopo ,di fargHac'luisire la quali.t ,di. bramano,.
62 Ap. s1'. Sii. X, 11,2.
63 Ap. SI'. Sii. X, 9',10"T.S. 6,,1,3,,3. Cfr. A.. WEBIl.B. Indische StlJ)dien X, p.3511,
n.4.
64 Al'. n. Su. x, 11,5 sS. T.s.. 6,l,4,3.
65 Ap. sr. Sii. X, 11,7 Ss.; X, 12,1,.13.111.
65 Il suo atman, [a sua indiviidualit,. Ora , divenuto,un\-.: offerta agli dili ') Alit.
Br. 6,3.,9'; 6;9"6.. Sat. Br. .3,3".3,21. Al'. SI'. Sii. X, 141".10. quanto viene spiegato nel
BrahmlU}a. QUlI.ndo questo ,diviene JID.lIgro, divienep'W'o (lII.edhyo, :sacrificale).
'Quando non , p,i nulla,diviene puro. Q'uando la. pelle llttaooataalle ossa, divien.e
puro. Si iniziato quando era grasso., ora che sa,crifi,ca magro. Quanto cIane sue
membr:a il asse,nte, e,gli lo ba. saerifieato . Il s.acrifieantc, mediante il digiuno, n.a
spognato per quanto ,, possibile il suo corpo mortale, per rivestire ,gna torma im.
Dortale. Si pu, eonstatarecome le prat:che aseetiche hann preso spazio nel siste-
ma de[ slllcrifii:io indil (vedi S. LVI, La Doctnnedu s;a,cri(i.ce dans les Brahmanas,
cit., p. :1l3, n.L 'Cfr. 54). Svilupp'ale fin da. ,questo momE'nto, esse sono potute
diventare, D.elbramanesimo e1assico,. nel giainismo e Del buddhismo, la total.it deli
sacrificio. L'indivIduo che sacrifica si sacritiea. Ad esempio., iI digiuno huddhis.ta
uposathlJ corrisponde esa.tta:mente al ,di.giuno upa.va8atha del s,acriEicio ordinario" iI
qltalecorrspondeall di,giUDo del (vedi Sat. Br. 1,1,1,.7.. Hpal"aUelo il di J.
iEGl:BILINlG, ad loc., S.RE'. xu; efr. ibid.. 2,.1,4,2 ecc. sul digiuno della dik'ii, ibid. 3.,2,2,
10,19).. A partirc dai Sat. B'I"., lellirl deU'ascetismo sono considerate, altrettanto gr.an
98
peooatodel qualJe il rituale ha previsto I\espiazione, l'asam (Lv. 5), non sembra avere
,dam, origine ad alcuna forma speciale di sacrificio. PU accadere che il sacrificio che
lo espia sia designato con il nome diaSam, ma secondo Lv. li la cerimonia esp,iatoria
comprende e ["oliih; Lv. 7,27 identifica l'p:tf.!i.i'llt e l'asam! dr. sa.
Tuttavia Ez. 4,0, 39;42" 13; 4,,6, 20" distin,guono formalmente tra E due sacrifiCI.
43bi. L'iscrizione di Marsiglia (C.I.S. m, 165) presenta una riduzione analoga .
div,e,rsi sacrifici a tre, sacrifici tipo: 1) il kalil che ,e,quvaIe aU"iiliih ebraico; 2) il
aauat, o equivale agliseliimim; .3) lo selemkalil. La.]i.
De,a 11 ricorda soltanto due tipi particolari di slllcrilicio, [o saaa! e lo hazut (vedi C.I.S.,
l, p..233). Lo seUJmkalil de,ve essere considerato come una sovrapposizione di sacrii,
iici? Vedi A. Il'''RToN, O.. t.be Sacrifieea Kalil and ShelemKalil in t.be Marseille In-
scnption, le Proceedings 01 tbe Ameriican Orientali Society , 11194, pp. LxvnLXiX.
l'iis,criizi.one 167 (Cartagine) distingue unicamente .kelilim e salWt. Cfr. CH. CUlli:'
M.l)NI'.GANNII!.Il.lJ, ibid., pp. 5975'99.
44 Es. 29, Lv. Il,.
4S Lv. 12,6.
% Lv. 14. Da confrontare Lv. 14,1, con Es. 24,20.
41 I sa,crifici greci si possonoa.bbastanza facilmente dividere in sacrifici di comu
monee in sacrifici di espiazione,. sacrifici rivolti agli di inf,e,rnali e sacrifici rivol.ti a.gl.i,
dili del eie[o; sono dassHicati in questo modo neU'ottimo manualie di P. STII!NGIEL, Die
griechischen KultusalterthulIUl'l', cito 'Tale eIassificazione il esatta :solo in apparenza.
48 Lv. 4,,9; 7,14; 9,21 ,eee.
49 Lv. 10,16.
:;o Ez. 43,19 ss.; 45,19. Cfr. purifieazione dei lebbrosi, Lv. ]4,1.
51 Es .29,211.
Capitolo seco.ndo
52 Il principio dell'ingresso nel slllcrificio il costante nel rituale. Esso espres-
so in modonotevo]e ncl sacrificio del soma: nel quale abbiamo la il
SllIcrificio di illigresso, che corrisponde esattamente sacrifi,cio diuseita.
Sal. BI'.. 3.,2,3,.1; 4,5,1,1. Cfr. Ait. Br. 4,5,1 e 2. Cfr. Taitt. Samo 5,6,1,5,3,4. Genel"al
mente sempUei riti di conslllcrazionedireita sono sufficienti aUa preparazione dei sa
etifici: Ma vi sono casi in cui il sacmicioprincipale il p,rec,eduto da sacrifici preli.
minari. Cosi: le praeeidan.eae romane (AuLO GBLLIO, 1'1',.6,7). I 3t(lorlh\lJLO\1t' [primeof-
rerte] non sono ,dello stesso genere (Emm'I111l, lphig,enw Aulidensis, l3,}(l13l8. Cfr.
W.R. PJ.TON, The Inscnptions 0/ Cos, Oxford 11191, 38,.11) ma vi corrispondevano
altri saerifici: VI.R.PAI'ON e, F.L. HICKS,ibid., 3,8,12.
53 Sulla ,diksii, vedi flRuNo-Lnml'mll:, me Dik,a oder fuI' da.s Somaop"e'l',
Leipzig 18711. Sindia soltanto i testi t,eoIogici e li confronta. I testi del Sal. BI'.
deU'Ait. Br.." della Taitt. Sam., sono del resto l'emmente completi sull'argomento. H.
OUlIlNDERG, Die Religio.. del' Veda, cit., p. 359 SS. Oldenberg vede nella
rito di ascetismo paragooabile a quellidellosciamaolsmo. Non attribuisce alcun valore
ali simbolismo d.eUe cerimonie e ]0 ritiene di d,ata recente,. 01denberg il riuscito a
mettere veramente in luee un aspetto dei fatti; ma la sua spiega.zione assai ben
,com.eil.iabiIe con la nos;tra.Per il complesso dei testi bramamci,. vedi S. LVI, Lo .Doc
tTinedu s,acrific,eclans ,!,esBranlll.ooa.s, Paris 1898, pp. 11131116. P'er la traduzione
Note al Capitolo seco.ndo
9'9
del termine ei rifacciamo al p,gnto di vista di A. WIlBBR" Viiyal'e)l<l, eh. [vedi
nota 33, sopra l, p. 178" La di"kifii 80'[0 vagamente segnalata Del J!.g Veda, e non
doveva esserlo,. Ha mvece uno spazio preponderante in lutto il resto della [etteratur:a
vedica" II sllecesso di taIc rito", del resto assai bene cons,erva.to, stato notevolissimo
nei ritualipmranici e tan.trilli.
54 Vedi S. L:VI, La DlJctrine ,du sacri/ice dans les Br.ahmanas, cit., p"103.
55 _T.S.6,l,l,.l.
56 Di' questo presente lleUa maggiior parte deIle religioni, i testi indil dan.no
un''ee,cellente interptetazione: ii capelli, le aopracd.gHa., la bllrha, le un.gbie deIlema-
ni e dei piie,di sono la parte, morta , impura del corpo. Si tagliano per rendersi. puri.
T.S. 6,1,1,2:.
51 S. LVI, op. cito (vedi nota 53 sop,ra)', pp.. in, 118. T.S. 6,1,1,.5. Sal. Br. 3,1,
2,4,5.
58 Si tratta d.el rito (Al" ST. Sii. x, 6.15 ss.) che simbolizza ,con
temporaneamen.te la sua pmifieazione (vedi il mantTll in T.S. 1,2,1,.1 =Vajasaneyi
S'amhit<i, 4,2:,1l =f!.g Veda 10.,11.,.10, e Ath.aroa V,da 6,51,2) ed il suo nuovo conce-
piniento. Secondo l'Ait. Br. 1,.3,1 ss. la serie di simboli sono i seguenti: "Il ba,gno
significa il suoconeepimento, la capanna la. matrice", l'.ablto l'amnio" la pelle ,deU'an.-
tilope nera. lapla.centa l) e,cc. Delreslo le senole varia.no leggermente neU"attribuire
i vari signifieatiai differenti riti" e, s:ul loro ordine.
59 Ap. SI'. Su. x, 6.,,6. UlII.antra in TJ'l 3,7,1,1. Cfr" Viiyasi:lneyi SOT'nitii, 4".2
e Sol. Br. 3,1,2,2:0.
60 Al'. SI". Su. x, 6,,11 ss.:;: x, 7,1, sS. T.S" 6,1,1,4,,5, e,ce.
6t Ap. sr. Su. x, Il,.11,12:. Questa pelle di antilope secondo alcnni testi (Alit. Br.,
e.it. e Sat .. Br. 3,2.,1,2) vuole simbolizzare una delle membrane di quell'embrione di
Dio ehe , il didilcsiimana, ,colui ,che si inizia. Altri testi di uguale valor'e (T.S. 6,1,3,2)
dicono ,che si tratta di .r.ivestire il sacrificante deLla pelle ,deU'anima[e
bJramanicoaUo scopo ,di fargHac'luisire la quali.t ,di. bramano,.
62 Ap. s1'. Sii. X, 11,2.
63 Ap. SI'. Sii. X, 9',10"T.S. 6,,1,3,,3. Cfr. A.. WEBIl.B. Indische StlJ)dien X, p.3511,
n.4.
64 Al'. n. Su. x, 11,5 sS. T.s.. 6,l,4,3.
65 Ap. sr. Sii. X, 11,7 Ss.; X, 12,1,.13.111.
65 Il suo atman, [a sua indiviidualit,. Ora , divenuto,un\-.: offerta agli dili ') Alit.
Br. 6,3.,9'; 6;9"6.. Sat. Br. .3,3".3,21. Al'. SI'. Sii. X, 141".10. quanto viene spiegato nel
BrahmlU}a. QUlI.ndo questo ,diviene JID.lIgro, divienep'W'o (lII.edhyo, :sacrificale).
'Quando non , p,i nulla,diviene puro. Q'uando la. pelle llttaooataalle ossa, divien.e
puro. Si iniziato quando era grasso., ora che sa,crifi,ca magro. Quanto cIane sue
membr:a il asse,nte, e,gli lo ba. saerifieato . Il s.acrifieantc, mediante il digiuno, n.a
spognato per quanto ,, possibile il suo corpo mortale, per rivestire ,gna torma im.
Dortale. Si pu, eonstatarecome le prat:che aseetiche hann preso spazio nel siste-
ma de[ slllcrifii:io indil (vedi S. LVI, La Doctnnedu s;a,cri(i.ce dans les Brahmanas,
cit., p. :1l3, n.L 'Cfr. 54). Svilupp'ale fin da. ,questo momE'nto, esse sono potute
diventare, D.elbramanesimo e1assico,. nel giainismo e Del buddhismo, la total.it deli
sacrificio. L'indivIduo che sacrifica si sacritiea. Ad esempio., iI digiuno huddhis.ta
uposathlJ corrisponde esa.tta:mente al ,di.giuno upa.va8atha del s,acriEicio ordinario" iI
qltalecorrspondeall di,giUDo del (vedi Sat. Br. 1,1,1,.7.. Hpal"aUelo il di J.
iEGl:BILINlG, ad loc., S.RE'. xu; efr. ibid.. 2,.1,4,2 ecc. sul digiuno della dik'ii, ibid. 3.,2,2,
10,19).. A partirc dai Sat. B'I"., lellirl deU'ascetismo sono considerate, altrettanto gr.an
98
peooatodel qualJe il rituale ha previsto I\espiazione, l'asam (Lv. 5), non sembra avere
,dam, origine ad alcuna forma speciale di sacrificio. PU accadere che il sacrificio che
lo espia sia designato con il nome diaSam, ma secondo Lv. li la cerimonia esp,iatoria
comprende e ["oliih; Lv. 7,27 identifica l'p:tf.!i.i'llt e l'asam! dr. sa.
Tuttavia Ez. 4,0, 39;42" 13; 4,,6, 20" distin,guono formalmente tra E due sacrifiCI.
43bi. L'iscrizione di Marsiglia (C.I.S. m, 165) presenta una riduzione analoga .
div,e,rsi sacrifici a tre, sacrifici tipo: 1) il kalil che ,e,quvaIe aU"iiliih ebraico; 2) il
aauat, o equivale agliseliimim; .3) lo selemkalil. La.]i.
De,a 11 ricorda soltanto due tipi particolari di slllcrilicio, [o saaa! e lo hazut (vedi C.I.S.,
l, p..233). Lo seUJmkalil de,ve essere considerato come una sovrapposizione di sacrii,
iici? Vedi A. Il'''RToN, O.. t.be Sacrifieea Kalil and ShelemKalil in t.be Marseille In-
scnption, le Proceedings 01 tbe Ameriican Orientali Society , 11194, pp. LxvnLXiX.
l'iis,criizi.one 167 (Cartagine) distingue unicamente .kelilim e salWt. Cfr. CH. CUlli:'
M.l)NI'.GANNII!.Il.lJ, ibid., pp. 5975'99.
44 Es. 29, Lv. Il,.
4S Lv. 12,6.
% Lv. 14. Da confrontare Lv. 14,1, con Es. 24,20.
41 I sa,crifici greci si possonoa.bbastanza facilmente dividere in sacrifici di comu
monee in sacrifici di espiazione,. sacrifici rivolti agli di inf,e,rnali e sacrifici rivol.ti a.gl.i,
dili del eie[o; sono dassHicati in questo modo neU'ottimo manualie di P. STII!NGIEL, Die
griechischen KultusalterthulIUl'l', cito 'Tale eIassificazione il esatta :solo in apparenza.
48 Lv. 4,,9; 7,14; 9,21 ,eee.
49 Lv. 10,16.
:;o Ez. 43,19 ss.; 45,19. Cfr. purifieazione dei lebbrosi, Lv. ]4,1.
51 Es .29,211.
Capitolo seco.ndo
52 Il principio dell'ingresso nel slllcrificio il costante nel rituale. Esso espres-
so in modonotevo]e ncl sacrificio del soma: nel quale abbiamo la il
SllIcrificio di illigresso, che corrisponde esattamente sacrifi,cio diuseita.
Sal. BI'.. 3.,2,3,.1; 4,5,1,1. Cfr. Ait. Br. 4,5,1 e 2. Cfr. Taitt. Samo 5,6,1,5,3,4. Genel"al
mente sempUei riti di conslllcrazionedireita sono sufficienti aUa preparazione dei sa
etifici: Ma vi sono casi in cui il sacmicioprincipale il p,rec,eduto da sacrifici preli.
minari. Cosi: le praeeidan.eae romane (AuLO GBLLIO, 1'1',.6,7). I 3t(lorlh\lJLO\1t' [primeof-
rerte] non sono ,dello stesso genere (Emm'I111l, lphig,enw Aulidensis, l3,}(l13l8. Cfr.
W.R. PJ.TON, The Inscnptions 0/ Cos, Oxford 11191, 38,.11) ma vi corrispondevano
altri saerifici: VI.R.PAI'ON e, F.L. HICKS,ibid., 3,8,12.
53 Sulla ,diksii, vedi flRuNo-Lnml'mll:, me Dik,a oder fuI' da.s Somaop"e'l',
Leipzig 18711. Sindia soltanto i testi t,eoIogici e li confronta. I testi del Sal. BI'.
deU'Ait. Br.." della Taitt. Sam., sono del resto l'emmente completi sull'argomento. H.
OUlIlNDERG, Die Religio.. del' Veda, cit., p. 359 SS. Oldenberg vede nella
rito di ascetismo paragooabile a quellidellosciamaolsmo. Non attribuisce alcun valore
ali simbolismo d.eUe cerimonie e ]0 ritiene di d,ata recente,. 01denberg il riuscito a
mettere veramente in luee un aspetto dei fatti; ma la sua spiega.zione assai ben
,com.eil.iabiIe con la nos;tra.Per il complesso dei testi bramamci,. vedi S. LVI, Lo .Doc
tTinedu s,acrific,eclans ,!,esBranlll.ooa.s, Paris 1898, pp. 11131116. P'er la traduzione
Note al Capitolo seco.ndo
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Note al Capitolo secondo 101
dii ,che' ,quel!le del :sacrificio (ibid. 9',5,1,1 ecc.). Non vi bisogno di far notare rana.
logia che corre fra. questa coneezi.one e le pra.tiehe semitiche, gm'eche e cristiane. n
digi.unosacrificale del Kippiir e divenuto il modello degli altri digiuni ebraici. Que-
ste ""'ioni p.!'eparatorie souo div,e,nute, spesso, il tipo di sacrificio di s. L'ascetismo pre-
parawrioll1 :saCli'ifieio divenulll, in pareccbit ,casi, la totalit ,del sacrificio.
67 A. HILL,EBRAI'lDT, D,as Altindische Neu-und VoUm.orulsopfer,> cit., pp. 3,4.
'Ctr. Sat. .Br. 1,,1,.1,7 55. e passaggi cilati, nota precedente. Cfr. J. SCHwAB,.Das Altin-
discke Thieropfer, ErLmgen 188,6, p.XXIl, 39.
8 Setto Br. l,l,l,l 55.
fe Nm. 9.,14; 15,5.13-15..29. Cfr. PAUS.A.NIA, Il, 27,,1; EUl'IRIJI)E, Electra., 79'S;
C.I.A.,. II, 5112,5113.
Gli incirconeisi non pOS!liOno comparire lI1le ,cerimonie del cullt,:!,. Ez. 44"7,,
Cfr. Es. 12,43..46.58; Lv. 2.2,10.12.13. ERODOTO, VI, Il.F'.W. DITTEl'IBEGER, Sy,!,loge
lnscriptio:num Gl'l'leOOl'um (1883) 351J;,cir. 373,211. NeU"In.diacl.assica e pers,ino ve.
dica, il diritto ,di sacrificare e. riservato solo lI1le Ire caste superiori.
11 ATENEO, IV, 14,9' VI, 2,62 C..
'12 F.W. DITT'ElNIIERGIlR (v,edi nota 10 sopra), 313,9. FIlSTO" 82. LAHPRIDIO,
6. CATONE, D,e Ai.griCu.!tUT<I,LXXXIU, nel sacrificio ,a Mars Silv'anus. Sono numerosis-
simi i casi di 'espulsion.e dii donne al momento delle cerimonie,.
73 Lv. 7,19..21; Crono 30,17,a proposilO del sacrificio della Pasqua. C,fr. C.I.G.
(COTp:!lS Inscl'iptionum 'Grlrecarum, B,e,rlin. 18.25.1877), 3.562. "ruuavia lalune impm.it
non allontanavano ,da taluni sacrifici; es. Nrn. 9,10. Cfr. O'diss,ea, xv (O), 22:2 ss.
74 Es. 19,22.
75 lbid. 19,10 ss. Nm.. Il,.1lI:.25. Le interdizioni di rapporti sessuali iD ,0000.,
:lIione ,dii qualsiasi cerimonia sono de[ reslo un principio religioso quasi costante.
16 Cfr. PAUSANIA. X, 32:,39. Pane,giria [riunione solenne saerificale l dii Titorll
[ ciu sull Parnaso ]'.
1'1 'Gn. ll5,2; Es. l'!J','l.; 40,12.; Lv. 8,6; Nm. 8,1. P. Sn:NGEL" Die grie'chiscken
KultusalteTthum,er, cit., p'. 97. l" MAlIIQUAlIID'f', Hamlbuch del' romischen Ai,lterthu.mel',
n, p. 248 11. 7. Iliade, I (A), 313 SS.
';IS, Lv.. 23,27.3.2: digiuno del Kippur. Nm.29,7. Cfr. il digiuno del comunicando
e del sacerdote prima della Messa. cattolica.
:19 Vedi alcuni 'esempi in J. FIlAZER, The Golclen Bough, cit., Il, p. 76.
M Cn. ll5,2; Es. 29,8; 40,14; .lJ'. B,U (consacrazione dii Aronn.e).Cfr. PAUSANIA,
Il, 35,4..l'rocessione ,delle feste' Chthonia [di Demetra]'di Ermione [porlo nel.
l'Argolide ]. PWTAllCO, Consolatioad Apollonium,. 33 (119). L'indossare abiti parli.
,oolari, il IPiu1ll',arsi :iI corpo 'e il. viso, fanno parte dilln riluale comune a quasi tulle
le fesle coll.osciute.
Il P:OJIIFIlIIIO, vedii. Vita Pyt.h4g0l'lre, 17.
112 S. REINACH, Le Voile d,e, l'Oblation, Paris 1897, p. 5 ss.
83 P. STIENGEL, .me griechischen Kultuscdterthiil1ler, cit., p. 98. MENANII'RO,
" L':fuatore . (Vedi H. VEU.. Le li: ClImpagnard de MnandTe, ," Reme des tude:s
goocqlles ,1898, p. 123). E. SAMTER, Romische Siihnriten, 'te Philologus D, 111;97, pp.
393ss. FEs'I'o, 111.
M Nm.8,7. LUCIANO, .De D,ea Syria., 55.
ti Sull'insieme delle cerimonie preparll.torie (iilmim = .santificazione)," .agli anti
cl: lIlIcrifiei cbe corrispondono ,agli altuaJli pellegrinaggi della Mecca, vedi l. WELL
B:.1I.tllllll'l,Reste lITSbiscken Heidemhums (1.ll87), p.. 19 ss. I pellegrinaggi a Ierapoli
Il.vevano [e mnedlcsimepraticbe. (LUCIANO, D'e Dea Syria., 55).1'.0 sresso, vale per ipel.
lIegrini dell'antico Tempio,. Gel'. 12,5. Vedi. ROIIIEll'l'SON,SMI''I'H, Religio:n oltke Se-
mites, cit., p... 333, p. 4111 (nota Ilggi.unta);
ll6 I cllll. cbe non sono tratti ,dal rituale domestico e nei quali offiicia il sacri-
ficante sresso, sono piuttosto, rarineUe religioni cbe sono oggetto d.el nostro studiio.
In Giudea, non vi era il sacrificio deUa Pasqua in cm si potesse uccidere ttJIla vii
.lima. senza 10 presenza dii alcun Levita o Cohene fuori da. 'Gerusalemme. In Grecia,
:ad esempio, il sac:rif'icio ad . Anfiar.ao (Oro'po) P1l essere presentato dalssCll'ificante
senza che sila presente il sacerdote (C.l.C.. G...s.." 235). .Nel rituale indi, nessuno, ebe
non sia bramino, p,usacrifiean sui tre fllOChi. del. grande sacrificio. La presenza del
invece non e indispensabile nel culto famllillre (A. HWLIlBRAl'lDT,lI:itual
Lil:teratur [vedi nota IO], p. 20).
8:1 Es. 29; Lv.. Il; Nm. 8:.
88 Ez. 44,9.11.
89 2 Crono 30,17. I Levili sacrificano la Pasqua per gli impuri. In assenza del
sacrificante ind si potevano ,oompie.!'e in sua vece aleunirili essenziali (A... HILLE-
BRANDT, Das Ailtindische Neu- und Vollmoll.dsopfel1 cit., p. ]46, n. l).
9(l Es.. .28,311. Nm. 111,1.2.3.
9i Queste due caratler.istiche sono bene evidenziate per 'quanto, riguarda il bra-
mino. Da. una parte", ,e,gli e.realmente, ili delcgalll delsacrifieante, tanto che diviene, Il
padrone ,del!la sila vita (vedi S. LivI,. La Doctrine du sacrifice dansles BroolllanllS,
cit."p.. 12). Da un'altra parte, egli re,almente il delegalO ,degli d:itanto d,a essere
spesso traUato ,oometal!e, quando, lo si invita. al sa,crifiicio, q[IIlIlllIldoriceve la sua
parle sacerdotale (vedi pi. avanti nota 2:,11'9). Sol. carallere del bramino nel rituale
vedi A. WIlBER, lndische Studien, cH.,. x,.p. 135. Cfr. Sa:t. Br. 1,7,1,5., Dei quali i
bramini sono ebitamali dei m:nani.
!l2 Cubo di Auis e diCibel,e,. vedii. J. FUZER, TheGolden .Bough, cit., I, p.. 300.
PAUSANIA, VIII, 13,1. Cfr. l. FRAZER,. Pattsanias, D,escription. o! Gr,ece, Llndon 11198,
IV" p. 223;, v, p. 2,61. F. BACK, De Graecorum caerimoniis in quibus homines ,leorum
vice fungebantur, Berlin 111113.
93 PAUSANIA. VI, 20,1.
94 PAUSANIA, VIU, 15,3 (culto di Demetra a Feneo in Arcadia). POLIENO, VIU, ,59
(cullto, ,di Atena a P:el!lene)... E.. SAMTER,Romische Sihnrit'en, die T'r,allea, li( Pbi-
lolog1l1S D, 1119'7, tVI, p. ,393, per 10 veste del sac'erdote romano. Tutla'l'iia, secondo
MAiCROSIO, III"6,17, sisacril'ica oon la testa velata aJI1'Ai.ro .Ma;xima., ne qlllis i:n aede
dei lza,bitumeillls imit,e'tur.
9S Cfr. l. FRUIlR, Tke Coilden Bough" cit., l, pp. 268, .288:,. 343" M8, 37ll; u,
pp. 2.,2'7. M.. H'FI.ER, Zltl' Opjer.Ai,natomie, te CorrespoDdenzhllau der deUlSllhen 'Cesell.
scbaft fiir Anduopologie lil',. 1896,5.
96 Nelcaso in cui il bramino fll$se egli. stesso sacrificllDte, ,e nel ,caso, dii un
$GttnJ, sessione rituale, grande, sacri.6cill iDem I sacerdoti 'eranosoUoposti. :lI1la
aJI10 stesso modll ,che, iI sacrificanle., fosse esso lI'e o ullmoimporlta.nte. In 'ogni. e1tro,
caso,.per il bJ'llJ:IJ.Do, SODO preseritteso[tanto, delle piccole lustrazioni: sciacquarsi: 111
boc'ca,lavarsi le mani ecc. 'Qllesto rito llII'a sempre, di. obbligo quando venivano, meno
zionale pot,enze calti'l'e (8ankkayana- Grnya:-Sitrll I, lO, 9; .Kiity. il'. Sii. I,. 10,14,).
'REs. 30,211..21. <::&. Ho CRIllSW:Ec!tE: RAWLlNSON, W.A.I. 23,1,15 per le mani.
IlLalavand.ll delle mani del.sacerdotellome dei fedeU e in uso sia nella sinagoga sia
nel rituale eattolico.
!III Lv. 10,9.lilz.4J4,21. G, Fuvm,. Ai.ntiquitlites 3,12:,2: Bellum lzulaicll1M,.
S,S;7. FILONE, .D'e e,brietate:" 127 ss.
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Note al Capitolo secondo 101
dii ,che' ,quel!le del :sacrificio (ibid. 9',5,1,1 ecc.). Non vi bisogno di far notare rana.
logia che corre fra. questa coneezi.one e le pra.tiehe semitiche, gm'eche e cristiane. n
digi.unosacrificale del Kippiir e divenuto il modello degli altri digiuni ebraici. Que-
ste ""'ioni p.!'eparatorie souo div,e,nute, spesso, il tipo di sacrificio di s. L'ascetismo pre-
parawrioll1 :saCli'ifieio divenulll, in pareccbit ,casi, la totalit ,del sacrificio.
67 A. HILL,EBRAI'lDT, D,as Altindische Neu-und VoUm.orulsopfer,> cit., pp. 3,4.
'Ctr. Sat. .Br. 1,,1,.1,7 55. e passaggi cilati, nota precedente. Cfr. J. SCHwAB,.Das Altin-
discke Thieropfer, ErLmgen 188,6, p.XXIl, 39.
8 Setto Br. l,l,l,l 55.
fe Nm. 9.,14; 15,5.13-15..29. Cfr. PAUS.A.NIA, Il, 27,,1; EUl'IRIJI)E, Electra., 79'S;
C.I.A.,. II, 5112,5113.
Gli incirconeisi non pOS!liOno comparire lI1le ,cerimonie del cullt,:!,. Ez. 44"7,,
Cfr. Es. 12,43..46.58; Lv. 2.2,10.12.13. ERODOTO, VI, Il.F'.W. DITTEl'IBEGER, Sy,!,loge
lnscriptio:num Gl'l'leOOl'um (1883) 351J;,cir. 373,211. NeU"In.diacl.assica e pers,ino ve.
dica, il diritto ,di sacrificare e. riservato solo lI1le Ire caste superiori.
11 ATENEO, IV, 14,9' VI, 2,62 C..
'12 F.W. DITT'ElNIIERGIlR (v,edi nota 10 sopra), 313,9. FIlSTO" 82. LAHPRIDIO,
6. CATONE, D,e Ai.griCu.!tUT<I,LXXXIU, nel sacrificio ,a Mars Silv'anus. Sono numerosis-
simi i casi di 'espulsion.e dii donne al momento delle cerimonie,.
73 Lv. 7,19..21; Crono 30,17,a proposilO del sacrificio della Pasqua. C,fr. C.I.G.
(COTp:!lS Inscl'iptionum 'Grlrecarum, B,e,rlin. 18.25.1877), 3.562. "ruuavia lalune impm.it
non allontanavano ,da taluni sacrifici; es. Nrn. 9,10. Cfr. O'diss,ea, xv (O), 22:2 ss.
74 Es. 19,22.
75 lbid. 19,10 ss. Nm.. Il,.1lI:.25. Le interdizioni di rapporti sessuali iD ,0000.,
:lIione ,dii qualsiasi cerimonia sono de[ reslo un principio religioso quasi costante.
16 Cfr. PAUSANIA. X, 32:,39. Pane,giria [riunione solenne saerificale l dii Titorll
[ ciu sull Parnaso ]'.
1'1 'Gn. ll5,2; Es. l'!J','l.; 40,12.; Lv. 8,6; Nm. 8,1. P. Sn:NGEL" Die grie'chiscken
KultusalteTthum,er, cit., p'. 97. l" MAlIIQUAlIID'f', Hamlbuch del' romischen Ai,lterthu.mel',
n, p. 248 11. 7. Iliade, I (A), 313 SS.
';IS, Lv.. 23,27.3.2: digiuno del Kippur. Nm.29,7. Cfr. il digiuno del comunicando
e del sacerdote prima della Messa. cattolica.
:19 Vedi alcuni 'esempi in J. FIlAZER, The Golclen Bough, cit., Il, p. 76.
M Cn. ll5,2; Es. 29,8; 40,14; .lJ'. B,U (consacrazione dii Aronn.e).Cfr. PAUSANIA,
Il, 35,4..l'rocessione ,delle feste' Chthonia [di Demetra]'di Ermione [porlo nel.
l'Argolide ]. PWTAllCO, Consolatioad Apollonium,. 33 (119). L'indossare abiti parli.
,oolari, il IPiu1ll',arsi :iI corpo 'e il. viso, fanno parte dilln riluale comune a quasi tulle
le fesle coll.osciute.
Il P:OJIIFIlIIIO, vedii. Vita Pyt.h4g0l'lre, 17.
112 S. REINACH, Le Voile d,e, l'Oblation, Paris 1897, p. 5 ss.
83 P. STIENGEL, .me griechischen Kultuscdterthiil1ler, cit., p. 98. MENANII'RO,
" L':fuatore . (Vedi H. VEU.. Le li: ClImpagnard de MnandTe, ," Reme des tude:s
goocqlles ,1898, p. 123). E. SAMTER, Romische Siihnriten, 'te Philologus D, 111;97, pp.
393ss. FEs'I'o, 111.
M Nm.8,7. LUCIANO, .De D,ea Syria., 55.
ti Sull'insieme delle cerimonie preparll.torie (iilmim = .santificazione)," .agli anti
cl: lIlIcrifiei cbe corrispondono ,agli altuaJli pellegrinaggi della Mecca, vedi l. WELL
B:.1I.tllllll'l,Reste lITSbiscken Heidemhums (1.ll87), p.. 19 ss. I pellegrinaggi a Ierapoli
Il.vevano [e mnedlcsimepraticbe. (LUCIANO, D'e Dea Syria., 55).1'.0 sresso, vale per ipel.
lIegrini dell'antico Tempio,. Gel'. 12,5. Vedi. ROIIIEll'l'SON,SMI''I'H, Religio:n oltke Se-
mites, cit., p... 333, p. 4111 (nota Ilggi.unta);
ll6 I cllll. cbe non sono tratti ,dal rituale domestico e nei quali offiicia il sacri-
ficante sresso, sono piuttosto, rarineUe religioni cbe sono oggetto d.el nostro studiio.
In Giudea, non vi era il sacrificio deUa Pasqua in cm si potesse uccidere ttJIla vii
.lima. senza 10 presenza dii alcun Levita o Cohene fuori da. 'Gerusalemme. In Grecia,
:ad esempio, il sac:rif'icio ad . Anfiar.ao (Oro'po) P1l essere presentato dalssCll'ificante
senza che sila presente il sacerdote (C.l.C.. G...s.." 235). .Nel rituale indi, nessuno, ebe
non sia bramino, p,usacrifiean sui tre fllOChi. del. grande sacrificio. La presenza del
invece non e indispensabile nel culto famllillre (A. HWLIlBRAl'lDT,lI:itual
Lil:teratur [vedi nota IO], p. 20).
8:1 Es. 29; Lv.. Il; Nm. 8:.
88 Ez. 44,9.11.
89 2 Crono 30,17. I Levili sacrificano la Pasqua per gli impuri. In assenza del
sacrificante ind si potevano ,oompie.!'e in sua vece aleunirili essenziali (A... HILLE-
BRANDT, Das Ailtindische Neu- und Vollmoll.dsopfel1 cit., p. ]46, n. l).
9(l Es.. .28,311. Nm. 111,1.2.3.
9i Queste due caratler.istiche sono bene evidenziate per 'quanto, riguarda il bra-
mino. Da. una parte", ,e,gli e.realmente, ili delcgalll delsacrifieante, tanto che diviene, Il
padrone ,del!la sila vita (vedi S. LivI,. La Doctrine du sacrifice dansles BroolllanllS,
cit."p.. 12). Da un'altra parte, egli re,almente il delegalO ,degli d:itanto d,a essere
spesso traUato ,oometal!e, quando, lo si invita. al sa,crifiicio, q[IIlIlllIldoriceve la sua
parle sacerdotale (vedi pi. avanti nota 2:,11'9). Sol. carallere del bramino nel rituale
vedi A. WIlBER, lndische Studien, cH.,. x,.p. 135. Cfr. Sa:t. Br. 1,7,1,5., Dei quali i
bramini sono ebitamali dei m:nani.
!l2 Cubo di Auis e diCibel,e,. vedii. J. FUZER, TheGolden .Bough, cit., I, p.. 300.
PAUSANIA, VIII, 13,1. Cfr. l. FRAZER,. Pattsanias, D,escription. o! Gr,ece, Llndon 11198,
IV" p. 223;, v, p. 2,61. F. BACK, De Graecorum caerimoniis in quibus homines ,leorum
vice fungebantur, Berlin 111113.
93 PAUSANIA. VI, 20,1.
94 PAUSANIA, VIU, 15,3 (culto di Demetra a Feneo in Arcadia). POLIENO, VIU, ,59
(cullto, ,di Atena a P:el!lene)... E.. SAMTER,Romische Sihnrit'en, die T'r,allea, li( Pbi-
lolog1l1S D, 1119'7, tVI, p. ,393, per 10 veste del sac'erdote romano. Tutla'l'iia, secondo
MAiCROSIO, III"6,17, sisacril'ica oon la testa velata aJI1'Ai.ro .Ma;xima., ne qlllis i:n aede
dei lza,bitumeillls imit,e'tur.
9S Cfr. l. FRUIlR, Tke Coilden Bough" cit., l, pp. 268, .288:,. 343" M8, 37ll; u,
pp. 2.,2'7. M.. H'FI.ER, Zltl' Opjer.Ai,natomie, te CorrespoDdenzhllau der deUlSllhen 'Cesell.
scbaft fiir Anduopologie lil',. 1896,5.
96 Nelcaso in cui il bramino fll$se egli. stesso sacrificllDte, ,e nel ,caso, dii un
$GttnJ, sessione rituale, grande, sacri.6cill iDem I sacerdoti 'eranosoUoposti. :lI1la
aJI10 stesso modll ,che, iI sacrificanle., fosse esso lI'e o ullmoimporlta.nte. In 'ogni. e1tro,
caso,.per il bJ'llJ:IJ.Do, SODO preseritteso[tanto, delle piccole lustrazioni: sciacquarsi: 111
boc'ca,lavarsi le mani ecc. 'Qllesto rito llII'a sempre, di. obbligo quando venivano, meno
zionale pot,enze calti'l'e (8ankkayana- Grnya:-Sitrll I, lO, 9; .Kiity. il'. Sii. I,. 10,14,).
'REs. 30,211..21. <::&. Ho CRIllSW:Ec!tE: RAWLlNSON, W.A.I. 23,1,15 per le mani.
IlLalavand.ll delle mani del.sacerdotellome dei fedeU e in uso sia nella sinagoga sia
nel rituale eattolico.
!III Lv. 10,9.lilz.4J4,21. G, Fuvm,. Ai.ntiquitlites 3,12:,2: Bellum lzulaicll1M,.
S,S;7. FILONE, .D'e e,brietate:" 127 ss.
!l'J Lt>. 6,10;, 16,4. 32. Cfr. Es. 211,40. 42.
100 Lv.. 16,4; 16,.23. Ell. 44,19.
10'1 Es. 28,3.5. Ell. 42,11.14 (il. testo d.e:i SeUanta preferiblle).
100 Es. 21l,43;30,20. :1:1.
103 Lv.. 10,1 s8.
104 l Samo 4,11.
105 Vedi il r<llcoonto leggendario in Gnemarah al Ta,!miid ./eruia!mt, Trattato Yom,.
I" I,S (trad.uzione Schwab) dle IDce che UIl sacerdote, dteoommettesse un'eresia ri.
tuale il giorno del Kippiir"morireblrre all'istante, e che sulbilo uscireblrrero dal suo naso
dei vermi, lIIUa fronte UIlO zolleoIo d.i. z,ampa di vitelllo, come era capitato ai sacerdoti
della fami,g:lia di Baithos.
106 Cfr. Tose/til: Sukko.h, III, 16.
101 Fae'CillIllo rife,rimenlo alla MiSnah eal Talmi:! di Gentsakmme (rillllandiamo,
per maggiore ,comodit alla tradmone di. Schwab), TraUlito Yom,, 'Clip. n,. m"
Sehwab, v, p. 155. Vedi a questo proposito: J. DERENRotrR.G, Essai de l"estitutionde
l'ancien,ne rdaction de Massecnet .Kippourim, in Revuedes tudes jui'1es" '1I,,41.
M.T. HOtrT'SMA, Over deisrae.lie,tische VllIst,eooagen, Verslagen en MededeeIin.gen
der Koninldijke Abdemie, '1an Wetensd1ap,ten, AMeel. Leuerk.. :lI, Amsterdam 1897-98,.
v,ol. XII,' parte II, pp. 3 ss.
108 Lv. 1,6.
IIl9' Lv'" 16,.2"
110 TllI!miid lerusllIl.m'i, trattato Yom,a (trad.. J. ScI:l'wab, p. 161). In occasione del
Kippiir si rafforzava. la puxit sacerdotale e si giunge'l'a fino ,all'isolamento assoluto.
ili Durllote questi se,tte giorni, il sommo sacerdote offici.a il servizio in so[enne
abito pontific,de., il quale possedev,a, com" noto, particolari virt. Es. ,211.
112 La cella di Beth.Abdinos.
ll3 Yomii, Mis:ooh, I, 5.. La Ghern,amh (ad 10c.) fornisce pi! di UIla spiegazione ,di
questo rito incom.preso. Una di esse sembra indicare quel!J!o che pu esserne stato il
gli anziani piangono,pellch sono costretti ,ad. abbandonarene[['isola
mento il pontefice, la cm vita. al tempo stesso tanto fragi[e e tanto preziosa.
tl4 A 'questo scopo, o fa. egli stesso d.eU':esegesi biblica, oppure ascoba dei dollori,
o gli vengono Ietti dei. passibililiei. La prescrizion.e di ,o,ccuparsi di cose SlB!cre,. la
vigilia del sacrificio,diparlarne e di non parlare che di esse, una prescrizion.e
che '1ig,e' anche per il sacrmcio ind!; anche UIla presCll'izione sabhati,c"" in gene
ralle deUe feste nella maggior p,arte dei rituali oonosciuti. Le vigilie cristiane, ini.
zi,alme,nte in partioo[are, ,quelle pasqmtli., in segmto mo1tipUc,ate,si andie perahre oc,ca
siom" sono probabilmente l'imirtll1Jione ,delle dotte dellla sera che pre
cedeva la Pasqua .,eb,rai!ca.
U$ Perdite di liquido seminale: tale la sp,ie,gazione, giostama parzia[e, d1e
fornisce il nostro testo. In reah, biso'gna ricordare che il sonno generalme.nte co,n.
side,rato uno stato pericoloso; dumnte il sonno l'llDima vagllote, fuori dal ooreo,
ed possiliiIe che non vi" rientri. Or",. lamorle del sommo sa,cerdote salleblrre una,
gr.ande sventuxa. La si ,evita ,obbli.,gllodoh>a vegliare. Anche per il .ind il
sonno una condizione pericolosa,. ,esso dorme sotto la protezione di Agm, pres,so, il
fuoeo, in una posizione part:icolare (cfr. T.S., 6,1,4,5,6).
116 TllIlmiid Yo.ma I, .2 e p. 168, cfr. MiSnah, ibid., m" 3.
m Emrologia ,del mese di EluI, WAI" I, IV, p.. 32,3. Vedi JASTR<lW, The Ori.
ginal Ch</racter 01 the Hebrelll' SllI,bblllth.
118 P. 8'TENGIl,L, D'ie griechische'n Kubusa!terthiimer" cit., p. 1.3 (saerifici Il,gli
,di celesti).
119 p" STIlNGI!L, Die ,griechischen Kultusalterthiimer, cit." (sacrifici agli di
ctoniii). PAUSANIA, n,. 2:4 (Argo), sacrificio ad Apollo Vedi pi avanti
p. 54 rigualld.o aI sacrif del toro a Rutha. La precisazione dell'orli e del giorno,
in cuii dev,e avveniire il saerifieio, uno dei punti mlliggiormente chiar.iti si.a ,dal ritna.
[e ind,. sia da ,altri ritnali. Anehe [a costenazione, :sotto la quale sii sacrifica un
"elemento "he oon" mncadi rilievo.
120 Lv. 11,3.5.
In Sia ben. ,chiaro, ehenon intendiamo dare aI lnogo di ,conSacrazione costante
aIcuna premDetI.ZB rispettll aI luogo, ,coDSacr,atoperuna determinata occasillne. Non af
frontiamo in ,alClln modo il problema."
122 2'9,37.44. Nm. 8,,15 ss:.2 SlIrn.'.I',11. 1 R.ell,'63, 'ecc. Per quanto riglluda
il divieto di sacrificare fuori di Gerusailemme" vedi. Lv. 17,3.4. lk 12.,S ss.; 14,23;
15,2:0; 16,2 ss. il!: eertll che tale divieto ,, di lIIta reeente. Vedi 2 Re 23. Sem1Ira
persi"'o che in Palestif'asiano semnre, esisftioc piccoli altari >l. 7a,lmild BavU, Miman;
Meg.killah, 9 11,;; cfr. TllIlmiid Bavl'i, Zeva.him, 1161' a.
123 .Es" .20,24; D't. 12,5 eec.
124 Es. 2'9,42.4],6, ,elle.
[La D.ota 125 e il relativo ri1llllaDdomancano neI testo originale franeese, n",d.t. ].
1:16 Es. .29,38. ,Cfr. POIl.FlIilIO, De llIbstin,entia, I, 25, ecc. Sulla perpetuit del
fuoco deI1'a[tare, ed il tipo di legame ehe unisee iI destino, di Israele ,a qu.ello
Tempio, vedi .soprattutto: D,mn. 9,,27; 8,11.15:;, 11,31 ecc. Questo diven.ta.to UIl tema
leggendario deUa. [etter,atnra giudaica.
m Es. 30,10. Ell. 4,5.,14.
128 Purch fosse propiizio e dichiarato Il sacrifi,ca1e:ll dai! Iilramini (Ylljriija)..
1.19 Sulla costitmone, dei fuochi vedi A. HILLEBRJo.NIIT, Ritual Litterlltur,. cit.,
5'9. Kom..IK<lVS1l:I, LesTro,is sacrs da RigVeda (<< Revue de l'Histoiredes
religions li', xx, pp. 151 ss, tntta soltanto della ripart:izione dei fuochi) .. A. WEBEII,
lndisdhe 'studiert, cit.,. IX, p. 216. J.EGGEUNG su Sat. Br. (S.B..E'... , XII, pp. 247 ss.).
13U Le materie con [e quali e suUe quali viene acc,eso e preParato, (i slll.rnb1uJre)
corrispondono tutte ad UIlmito molto important,e (T..B'. 1,1,,3 e 5; efr. 'sat. B'r. 2,1,
4). Sono elementi nel ,qullli ':sembra aMtareun qualdtecosa di igneo, dipa.rlicolarmente
vitale. Talmente vitale che la leggenda vede in aIcuuii di essi le forme primiti.vedel
IDOodo. Questa c:reazione ,deI fuoco, simbolizzala ellell1JionedeI mondo.
131 L'aecensione, ,del fuooo sempre creata perfrmione: al' momento della. COll,li
tozione dei fuochi, al momento de[ sac,rificio, animale, al momento del s,aerifieio del
soma,vedii J. SCHWAB,. D!JS a!tindische T'hierop/er, cit., 47, pp. 17 85.; A. WEBEB"
.lndiscke Studien cit., m:,p. 197, n. 3. A. KUHN, Herai,ku:nf.t des Feuers uoodes Giitter'
tranks, 18116, pp. 711 S5. l braminii, fin daI. l,lg Veda, banno mescolato dalle
concezioni panteist:iche intorno ,II questa creazione del fuocodio" P:oich ,soltanto il fuoeo
,deI sacrificio, ec'lle.l1ente, soltanto, questo ['Agni oompl.eto; "esso eo,ntiene i. tre
eorpi d'Agni li, la sua essenza terrestre (ilfuoeo, domes.tioo), atmosfericlI(lllmpo),
celeste (sole)" essoeontiene tutto quanto esiste di ,animato, di. caltdo, dii ignllllnei
mondo (T..B. 1,2,1,3,4).
132 & anche uno degli epiteti pi IInl.cbi.. con i quali :si indica Agni. VedIii A.
La Beligion vdique Ieshymnes du .Rig Veda,. P,aris: 111,7883, [I.
p.217.
102 Note Capitolo seco.m::lo
Note al Capitolo secondo Hm
!l'J Lt>. 6,10;, 16,4. 32. Cfr. Es. 211,40. 42.
100 Lv.. 16,4; 16,.23. Ell. 44,19.
10'1 Es. 28,3.5. Ell. 42,11.14 (il. testo d.e:i SeUanta preferiblle).
100 Es. 21l,43;30,20. :1:1.
103 Lv.. 10,1 s8.
104 l Samo 4,11.
105 Vedi il r<llcoonto leggendario in Gnemarah al Ta,!miid ./eruia!mt, Trattato Yom,.
I" I,S (trad.uzione Schwab) dle IDce che UIl sacerdote, dteoommettesse un'eresia ri.
tuale il giorno del Kippiir"morireblrre all'istante, e che sulbilo uscireblrrero dal suo naso
dei vermi, lIIUa fronte UIlO zolleoIo d.i. z,ampa di vitelllo, come era capitato ai sacerdoti
della fami,g:lia di Baithos.
106 Cfr. Tose/til: Sukko.h, III, 16.
101 Fae'CillIllo rife,rimenlo alla MiSnah eal Talmi:! di Gentsakmme (rillllandiamo,
per maggiore ,comodit alla tradmone di. Schwab), TraUlito Yom,, 'Clip. n,. m"
Sehwab, v, p. 155. Vedi a questo proposito: J. DERENRotrR.G, Essai de l"estitutionde
l'ancien,ne rdaction de Massecnet .Kippourim, in Revuedes tudes jui'1es" '1I,,41.
M.T. HOtrT'SMA, Over deisrae.lie,tische VllIst,eooagen, Verslagen en MededeeIin.gen
der Koninldijke Abdemie, '1an Wetensd1ap,ten, AMeel. Leuerk.. :lI, Amsterdam 1897-98,.
v,ol. XII,' parte II, pp. 3 ss.
108 Lv. 1,6.
IIl9' Lv'" 16,.2"
110 TllI!miid lerusllIl.m'i, trattato Yom,a (trad.. J. ScI:l'wab, p. 161). In occasione del
Kippiir si rafforzava. la puxit sacerdotale e si giunge'l'a fino ,all'isolamento assoluto.
ili Durllote questi se,tte giorni, il sommo sacerdote offici.a il servizio in so[enne
abito pontific,de., il quale possedev,a, com" noto, particolari virt. Es. ,211.
112 La cella di Beth.Abdinos.
ll3 Yomii, Mis:ooh, I, 5.. La Ghern,amh (ad 10c.) fornisce pi! di UIla spiegazione ,di
questo rito incom.preso. Una di esse sembra indicare quel!J!o che pu esserne stato il
gli anziani piangono,pellch sono costretti ,ad. abbandonarene[['isola
mento il pontefice, la cm vita. al tempo stesso tanto fragi[e e tanto preziosa.
tl4 A 'questo scopo, o fa. egli stesso d.eU':esegesi biblica, oppure ascoba dei dollori,
o gli vengono Ietti dei. passibililiei. La prescrizion.e di ,o,ccuparsi di cose SlB!cre,. la
vigilia del sacrificio,diparlarne e di non parlare che di esse, una prescrizion.e
che '1ig,e' anche per il sacrmcio ind!; anche UIla presCll'izione sabhati,c"" in gene
ralle deUe feste nella maggior p,arte dei rituali oonosciuti. Le vigilie cristiane, ini.
zi,alme,nte in partioo[are, ,quelle pasqmtli., in segmto mo1tipUc,ate,si andie perahre oc,ca
siom" sono probabilmente l'imirtll1Jione ,delle dotte dellla sera che pre
cedeva la Pasqua .,eb,rai!ca.
U$ Perdite di liquido seminale: tale la sp,ie,gazione, giostama parzia[e, d1e
fornisce il nostro testo. In reah, biso'gna ricordare che il sonno generalme.nte co,n.
side,rato uno stato pericoloso; dumnte il sonno l'llDima vagllote, fuori dal ooreo,
ed possiliiIe che non vi" rientri. Or",. lamorle del sommo sa,cerdote salleblrre una,
gr.ande sventuxa. La si ,evita ,obbli.,gllodoh>a vegliare. Anche per il .ind il
sonno una condizione pericolosa,. ,esso dorme sotto la protezione di Agm, pres,so, il
fuoeo, in una posizione part:icolare (cfr. T.S., 6,1,4,5,6).
116 TllIlmiid Yo.ma I, .2 e p. 168, cfr. MiSnah, ibid., m" 3.
m Emrologia ,del mese di EluI, WAI" I, IV, p.. 32,3. Vedi JASTR<lW, The Ori.
ginal Ch</racter 01 the Hebrelll' SllI,bblllth.
118 P. 8'TENGIl,L, D'ie griechische'n Kubusa!terthiimer" cit., p. 1.3 (saerifici Il,gli
,di celesti).
119 p" STIlNGI!L, Die ,griechischen Kultusalterthiimer, cit." (sacrifici agli di
ctoniii). PAUSANIA, n,. 2:4 (Argo), sacrificio ad Apollo Vedi pi avanti
p. 54 rigualld.o aI sacrif del toro a Rutha. La precisazione dell'orli e del giorno,
in cuii dev,e avveniire il saerifieio, uno dei punti mlliggiormente chiar.iti si.a ,dal ritna.
[e ind,. sia da ,altri ritnali. Anehe [a costenazione, :sotto la quale sii sacrifica un
"elemento "he oon" mncadi rilievo.
120 Lv. 11,3.5.
In Sia ben. ,chiaro, ehenon intendiamo dare aI lnogo di ,conSacrazione costante
aIcuna premDetI.ZB rispettll aI luogo, ,coDSacr,atoperuna determinata occasillne. Non af
frontiamo in ,alClln modo il problema."
122 2'9,37.44. Nm. 8,,15 ss:.2 SlIrn.'.I',11. 1 R.ell,'63, 'ecc. Per quanto riglluda
il divieto di sacrificare fuori di Gerusailemme" vedi. Lv. 17,3.4. lk 12.,S ss.; 14,23;
15,2:0; 16,2 ss. il!: eertll che tale divieto ,, di lIIta reeente. Vedi 2 Re 23. Sem1Ira
persi"'o che in Palestif'asiano semnre, esisftioc piccoli altari >l. 7a,lmild BavU, Miman;
Meg.killah, 9 11,;; cfr. TllIlmiid Bavl'i, Zeva.him, 1161' a.
123 .Es" .20,24; D't. 12,5 eec.
124 Es. 2'9,42.4],6, ,elle.
[La D.ota 125 e il relativo ri1llllaDdomancano neI testo originale franeese, n",d.t. ].
1:16 Es. .29,38. ,Cfr. POIl.FlIilIO, De llIbstin,entia, I, 25, ecc. Sulla perpetuit del
fuoco deI1'a[tare, ed il tipo di legame ehe unisee iI destino, di Israele ,a qu.ello
Tempio, vedi .soprattutto: D,mn. 9,,27; 8,11.15:;, 11,31 ecc. Questo diven.ta.to UIl tema
leggendario deUa. [etter,atnra giudaica.
m Es. 30,10. Ell. 4,5.,14.
128 Purch fosse propiizio e dichiarato Il sacrifi,ca1e:ll dai! Iilramini (Ylljriija)..
1.19 Sulla costitmone, dei fuochi vedi A. HILLEBRJo.NIIT, Ritual Litterlltur,. cit.,
5'9. Kom..IK<lVS1l:I, LesTro,is sacrs da RigVeda (<< Revue de l'Histoiredes
religions li', xx, pp. 151 ss, tntta soltanto della ripart:izione dei fuochi) .. A. WEBEII,
lndisdhe 'studiert, cit.,. IX, p. 216. J.EGGEUNG su Sat. Br. (S.B..E'... , XII, pp. 247 ss.).
13U Le materie con [e quali e suUe quali viene acc,eso e preParato, (i slll.rnb1uJre)
corrispondono tutte ad UIlmito molto important,e (T..B'. 1,1,,3 e 5; efr. 'sat. B'r. 2,1,
4). Sono elementi nel ,qullli ':sembra aMtareun qualdtecosa di igneo, dipa.rlicolarmente
vitale. Talmente vitale che la leggenda vede in aIcuuii di essi le forme primiti.vedel
IDOodo. Questa c:reazione ,deI fuoco, simbolizzala ellell1JionedeI mondo.
131 L'aecensione, ,del fuooo sempre creata perfrmione: al' momento della. COll,li
tozione dei fuochi, al momento de[ sac,rificio, animale, al momento del s,aerifieio del
soma,vedii J. SCHWAB,. D!JS a!tindische T'hierop/er, cit., 47, pp. 17 85.; A. WEBEB"
.lndiscke Studien cit., m:,p. 197, n. 3. A. KUHN, Herai,ku:nf.t des Feuers uoodes Giitter'
tranks, 18116, pp. 711 S5. l braminii, fin daI. l,lg Veda, banno mescolato dalle
concezioni panteist:iche intorno ,II questa creazione del fuocodio" P:oich ,soltanto il fuoeo
,deI sacrificio, ec'lle.l1ente, soltanto, questo ['Agni oompl.eto; "esso eo,ntiene i. tre
eorpi d'Agni li, la sua essenza terrestre (ilfuoeo, domes.tioo), atmosfericlI(lllmpo),
celeste (sole)" essoeontiene tutto quanto esiste di ,animato, di. caltdo, dii ignllllnei
mondo (T..B. 1,2,1,3,4).
132 & anche uno degli epiteti pi IInl.cbi.. con i quali :si indica Agni. VedIii A.
La Beligion vdique Ieshymnes du .Rig Veda,. P,aris: 111,7883, [I.
p.217.
102 Note Capitolo seco.m::lo
Note al Capitolo secondo Hm
104 Noteo.l Capitolo secondo
Note al Capitolo secondo 105
U2bi. V,edi IJ.lJbI 1$1 supnL
133 Lv. 10,2.. Giucl.6,llss., sacrifiJciodi Gedeone; 13,19 ss., Manoah; l Re 18,
38, Elia. ., 1 Crono 21,26 ecc. La p.reparazione dei fuoohioCllupa UII posto impommte
ne'gllll1tri rituali. Sulla !lIeeessit di UII fuoco' puro llfr. Lv. 10,1; suI rinnovo dei fll:O-
chi in Messico: B. RIB&IRA DII! SAltil.GON,. Historia gene7ai de. ,.rs.coms de Nueva
Espaiia, (111,29-30) u,. p. 18. A. CmVII!RO, .Ml!%ico Il: travs de lossi,glos" I, p. 71;,11
Lemno: FILOll'li'RATO, He1'oikos, XIX, 14,; L.Couvlil, .lnscl'iption de /Jelphes, BuI
letin de ooft'llSpondamce hellmque, , xvm (1894), :p'p. 87 e 92;; m hlllodll: A. BSll.
TIU.I'm,Rdigion cles 'Gaulois, P,ms 1891,p,.. 106,. Cfr. J. FBAZER, The' ,Galden Boug.h,
cit., n" pp. 76,1'94. l .. FlIAZ,E;R" Pausa,nias, D'escription oi G7eece,. 'cit., n, p'. 39.2; v,p.
5,21. Religioni lndo.europee". veoli KNAUER, m .Fest,g7uss iur 80th, p. 64.
134 Esso diventa il dev'ay,ajiina, iii luogo del sacrifi,ciollgllii di. Bisogna vedere
nei le ,speculazioni mistiche su questo punto. II devayajaoo -l'tIDiclI' luogo
stabile della terlrll. Questll esiste lllJloper servire dii luogo di ,sacrifi.cioll\glii dei. Quesbl
zon,1I inoltre iIl pllmto' d'appoggo ,degli di, 111 loro, cittadelJla, da. ,qui che essi hanno,
preso, lo slancio e so,no saliti al cielo (de:vay"tana). anche il lleo!rllde] ci.eIo e della
terra, Pombelico della terrll. Per 'quanto, folli possa:no semhrare simili espressioni., ri.
cordiamoci che per ,glii ehreiill centro ,della ten'll eraill Tempio; come per i romani
era Roma; e sulle ca,rte ,del Medio Evo,. Gerusalemme, rlsuItll11a l'ombelico del mondo.
Ques,te idee non SlllIlO poi tanto 10'Dtame da noi. Il centro l'eligioso della vitaco,incide
com. iI cen!rll, del. mondo.
135 Il nome, sell'Ve ora ad indicare anche i chiostri hd.dhisti. Noo siamo in grado
,oli se,gWre n i particolm, n l'ordine rigoroso dei riti del sacrificio animme ind.
Cosi la ,cerimonia d.ell',accemione ,de] fuoco solennemente annunziata almeno, da
1ImII scuola (Kiit. S7. Sii.V1:, 3,26) come inolisaoluhile da][]e cerimonie d introdu-
ziobe deI1ll vittima.
Illi Veoli.alicune p,ia:nte del terremo. m A. HILLIlBlIlA.ND'T, Das A/timlisce Neu- 'u;rul
Vol/m"ondsopler, cit., p_ 191 e, J. E'CCBUNG, S.B.E., XXVI, 475,.
131 Essa mllu:rata 'llml jlSalilezza e prende, Il seconda ,dei sacrifici, le forme pi di.
verse (vedi: A. HILLEBRAND'F" Das Altindische Neu- end Vollmondsopfer, cit., pp,.47 lIS.
116 ss.; l. SCHWAB, Das altindiscJie Tkieropfer,cit., pp. 13 ss. TUmAUT., Baud.hayana
Shulbaparibhasha Siitl'a, in o: Pandt li, SeDares" IX, 1875).. Nel Clll!O delnos!rll' sacri-
ficio a.nimale vi sono due wedi: lima che pi o meno, lallediordiOllria che noi de-
acrivillmO nel testo" 1':lIl.tra che sopme/evata :(veol J. SCHWAB,.Op. cit., pp.. 14,21)"
sulla qull1e posto un fuoeoche limO dei fuoeh deI sacrificio. (p. S7. Sii. VII,
'1,3; "eol J. SCIIWAII) op'. cit., p. 37). Con le debite proporzioni, esse vengono costruite
o scavate nel medesimo modo,.
t18 1,1,9,1,,9. I mllntm eslJ:r:iimono che, la cattiva sorte c:aeciatll e che gli
dei proteggono, la vedi da 'ogm lato. I mant7ache IIccompagna:nll l'elevazione ,deI
l'utta;ra vedi esprimon.o piuttosto 111 seconda idea (T.S. 1,1,1,2,2),. soprattutto, quelli
che aC:COmpagnano la lustrll.'1lillllle de][]'altare, costruito.
m39 Secondo il Veda, glii dei. portllno ['epiteto ,olibarishalk, coloro che si
siedono llullefionte dei SIIcrifici. (Veoli. H.G. GllASSMANN. lWo7tel'buen :l:um. Rig-
Veda ad w,e:l'bum.). Veda. n, 3,4; ....-, 31,12; VI, 1,,10, ecc"
(41) Vedi J. SCHWAB, DlIS altindiscne Thiropfe7, cit., pp. 11;47. AlIiitualmente
gli. ab1IImenti ,SIIcr:i ,oli UII tempionol1 ,de11ono uscire da questo tempro.. Cos, :a Gem-
salemme, i: coltelli venivano .rI1ebiusi inu:n'lIppostll cella, la ceIJladegllii !;uJlifoth.
Ved T'almM JernSalmi, Sukkah,Gh:em.ar:ak, v, 8. J,. SC.HWAB, trad. VE, p. 51; Middoth,
Ghemamh, IV, 7; YolII4i, IU, 8. Determinati ,saeri:iicii richiedo'no YlIselJlame spee'iiale e
11110VO. 'Cos il :SIIerificio, domestico delJla Pasqua; 11110 stesso modo in Gl'ecia" vedi
"'.R. PATON e E.L. 'The Irl:Scri;ptio.ns 01 Cos, cit.,SB,25; 3,9,6,. Cfr. j.iFR.tzl!R,.
TheGoMen Boush, ciit., n,. p. 101.
141 Vedi l. SCIIWAJB, Das altindisehe thUropler, cit., p. 44, per l'enmneruione d
questi oggetti. Ap. Sr. Sii. VU, 8. Per quanto riguarda la pmificll.'1lione vedi l. SCHWB"
op'.. cit., n. :l,S.
142 Ap.. 87.. Sii.. VII, 9-,6. t'a!llare insbllJlato in modo da. trovarsi per mem entro
iIl confine della vedi, per l'aItramet al d. fuori d 'essa.
143 Si cerca l'liTheiio ,oli 1ImII determinata essenza (T..8." ,6,3,,3,4. Ap. Sr. Sil., vn, 1,16,
17). Vedi J. SCHWAB, DlIS alti&lisch Thieropier, cit., pp.. .2 sS. Lo si adora, Io si pro-
pizia (Ap. sr. Sii. vn,. 2,1), lo si unge; lo si taglia. con precauzione,.;; si unge e si
pronu:ncia l'inea:ntesimosuI ceppo', Cerimonie,. queste, ,come ha sottolineato H. Olden.
berg,. che, mettono ehiar,lID1ehte in evidenza un ca,so, oli antico culto della vc,gemiione
(Reiigion der Veda, cit., p. 256). Oldenberg rapporta inoltre questo pII10 (p'. 90) sia
aipalli sacrifical! in g,e,nerll1e, sia, in particolare" aU'lIskel'ah ,semitica., installata .anch'essa
lllJ:pra l'altare (vedi ROBEIlTSON SMITH, Religion olthe Semi,tes,cit., p. 1117, n.. 1).
Questi due confronti sono in parte fondati.

1M Ap. 87. Sii. VII, 10,1 ss. P,er iI Si.gDfcato deI (T.S., 6,:I,4,2,S). L'intero rito
il certamente, antico. Mentre ungono Ioyupa, lopantano e lo Ssano,'II'eng'ono reciblli
m.antm del Veda (l'1UItar, Asv.. sl'. Sii. :1".1,18)" Imcmtra mno, nel seguente ordine:
1,36,13,14; III, 8.,13",2,5,4 (l'inno apri);. nel ,caso in cui vi siano pi a:nimali sacri
ficati e pi pali, In, 8,6,H. II rituale prescritto , il medesimo. Ait. Br. 6,2,17,23, che
comm.enta i versi del/if:g Veda. Gi questo inno esprime le diverse funziom deUo
YUpll ,che ucciide ii ,demoni, protegge gli uomiIJ., iI simbolo, della vitll, porbl l'offerta
agli di, ,sostiene acido e Ila terrll (Cfr. T.S., 6,3,4,1,3).
16 Anche iii sacrifi.cante nmane, per un certo tempo"atblccato aDo YUpII. (Ap.. sr.
Sii. 7.,n,5. ,Secondo alcu:ns.tTlI;vi ri:mangono anche Ila mogllie del sacrifi,oonte e !l'of-
ficiante,. La trlldizione deglii Apastam.bin sembra migliore). In ogn caso,. iI sacrifi-
cante compie una parte delle unzionie passa. con Ila mano lungo tutto iI palio. Tutti
quesl:ii riti hanno lo scopo d identificare iI saerifiean.te ,con iI palo e con Ila viuima
de,Ila qualie, per un oe,rto tempo, OCc1J.pa il posto.
146 Ait.. Br. 6,1,1; ciI". Sllt. Br. 1,6,2,1 cee.
T.S., 6".3,4,3,4... Cfr. T.S., 6,3,4,1; Sat. Br. :1".7,1,2,5,.
141, Ha la. statura deI sacrificante., quando questi seduto, su un carro ,e, quando
mpied con le braccill levate (T.S.., 6,:1,,'.1,,1; Ap. SI". su.. VU, 2,,11 ss).
149 T.S." 6,3,,4,.41,.
l!5O Su:ppoIJ.IlmO che quanto v,ero per la vedi ,e lo )'UpII,. lo sia, in generale,
a:nche per ,glI altllri, i hetili, 'e le :pietre erette' per .i .sacrifici, suUe quali 000 piedi,
delle,qull1i si sacrifica. L'lI1tal'e il simbolodeU'lIIleanza fra gli uomini e gli d.
DIIIl'inizio ,lIla fine deI. sacrificio iilproiano si. unisce al mVl1o.
ISl Dii qui la preghiera detta dali sacrificante lIIl'intziod ogni sacrificio possa. i
rendermi simile a questo rito, , Sat. BI". 1,1,1,7. Di quI ,soprattutto 111 D1:etafora corren
te l1eitesti SllnSCriti che paragona iii sacrificio ad una tela che si tesse e si tende. /if:g
Veda.x, 1:'30; A. J8IlRGA.IGNE e V. H:E:NRY" Manuel peur tudier SIIn.scrit w'dique,
p... ]25, n.; S.U'VI,. lA Doctrinll ,du Smc7i,fice ,da,ns Ies B7anm.onas, cit., pp. 19',811,11. 1.
m So LEVI, op. cit., pp. sS. Ogni shllglio rituale uno strappo neI tessuto
,de] saeri:iicio. Da questo strappo sfug,g'on.o le forrze magiche ,e si riversano sul sacrifi-
,cante,facendolomo,rire" soUolllll1dolo,!'OVlIlandolo,. - Non ahhillD1obisogn.o oli.ftoo,rda
re i usi fllD105lI1lcoont,ati dll11a llIibhia, in eu eresie rituali vengono punite in modo,
ternhille; i figli di Eli, la lebbra. deI re Ozill ecc. SbI d .fatto che, in generale, peri.
104 Noteo.l Capitolo secondo
Note al Capitolo secondo 105
U2bi. V,edi IJ.lJbI 1$1 supnL
133 Lv. 10,2.. Giucl.6,llss., sacrifiJciodi Gedeone; 13,19 ss., Manoah; l Re 18,
38, Elia. ., 1 Crono 21,26 ecc. La p.reparazione dei fuoohioCllupa UII posto impommte
ne'gllll1tri rituali. Sulla !lIeeessit di UII fuoco' puro llfr. Lv. 10,1; suI rinnovo dei fll:O-
chi in Messico: B. RIB&IRA DII! SAltil.GON,. Historia gene7ai de. ,.rs.coms de Nueva
Espaiia, (111,29-30) u,. p. 18. A. CmVII!RO, .Ml!%ico Il: travs de lossi,glos" I, p. 71;,11
Lemno: FILOll'li'RATO, He1'oikos, XIX, 14,; L.Couvlil, .lnscl'iption de /Jelphes, BuI
letin de ooft'llSpondamce hellmque, , xvm (1894), :p'p. 87 e 92;; m hlllodll: A. BSll.
TIU.I'm,Rdigion cles 'Gaulois, P,ms 1891,p,.. 106,. Cfr. J. FBAZER, The' ,Galden Boug.h,
cit., n" pp. 76,1'94. l .. FlIAZ,E;R" Pausa,nias, D'escription oi G7eece,. 'cit., n, p'. 39.2; v,p.
5,21. Religioni lndo.europee". veoli KNAUER, m .Fest,g7uss iur 80th, p. 64.
134 Esso diventa il dev'ay,ajiina, iii luogo del sacrifi,ciollgllii di. Bisogna vedere
nei le ,speculazioni mistiche su questo punto. II devayajaoo -l'tIDiclI' luogo
stabile della terlrll. Questll esiste lllJloper servire dii luogo di ,sacrifi.cioll\glii dei. Quesbl
zon,1I inoltre iIl pllmto' d'appoggo ,degli di, 111 loro, cittadelJla, da. ,qui che essi hanno,
preso, lo slancio e so,no saliti al cielo (de:vay"tana). anche il lleo!rllde] ci.eIo e della
terra, Pombelico della terrll. Per 'quanto, folli possa:no semhrare simili espressioni., ri.
cordiamoci che per ,glii ehreiill centro ,della ten'll eraill Tempio; come per i romani
era Roma; e sulle ca,rte ,del Medio Evo,. Gerusalemme, rlsuItll11a l'ombelico del mondo.
Ques,te idee non SlllIlO poi tanto 10'Dtame da noi. Il centro l'eligioso della vitaco,incide
com. iI cen!rll, del. mondo.
135 Il nome, sell'Ve ora ad indicare anche i chiostri hd.dhisti. Noo siamo in grado
,oli se,gWre n i particolm, n l'ordine rigoroso dei riti del sacrificio animme ind.
Cosi la ,cerimonia d.ell',accemione ,de] fuoco solennemente annunziata almeno, da
1ImII scuola (Kiit. S7. Sii.V1:, 3,26) come inolisaoluhile da][]e cerimonie d introdu-
ziobe deI1ll vittima.
Illi Veoli.alicune p,ia:nte del terremo. m A. HILLIlBlIlA.ND'T, Das A/timlisce Neu- 'u;rul
Vol/m"ondsopler, cit., p_ 191 e, J. E'CCBUNG, S.B.E., XXVI, 475,.
131 Essa mllu:rata 'llml jlSalilezza e prende, Il seconda ,dei sacrifici, le forme pi di.
verse (vedi: A. HILLEBRAND'F" Das Altindische Neu- end Vollmondsopfer, cit., pp,.47 lIS.
116 ss.; l. SCHWAB, Das altindiscJie Tkieropfer,cit., pp. 13 ss. TUmAUT., Baud.hayana
Shulbaparibhasha Siitl'a, in o: Pandt li, SeDares" IX, 1875).. Nel Clll!O delnos!rll' sacri-
ficio a.nimale vi sono due wedi: lima che pi o meno, lallediordiOllria che noi de-
acrivillmO nel testo" 1':lIl.tra che sopme/evata :(veol J. SCHWAB,.Op. cit., pp.. 14,21)"
sulla qull1e posto un fuoeoche limO dei fuoeh deI sacrificio. (p. S7. Sii. VII,
'1,3; "eol J. SCIIWAII) op'. cit., p. 37). Con le debite proporzioni, esse vengono costruite
o scavate nel medesimo modo,.
t18 1,1,9,1,,9. I mllntm eslJ:r:iimono che, la cattiva sorte c:aeciatll e che gli
dei proteggono, la vedi da 'ogm lato. I mant7ache IIccompagna:nll l'elevazione ,deI
l'utta;ra vedi esprimon.o piuttosto 111 seconda idea (T.S. 1,1,1,2,2),. soprattutto, quelli
che aC:COmpagnano la lustrll.'1lillllle de][]'altare, costruito.
m39 Secondo il Veda, glii dei. portllno ['epiteto ,olibarishalk, coloro che si
siedono llullefionte dei SIIcrifici. (Veoli. H.G. GllASSMANN. lWo7tel'buen :l:um. Rig-
Veda ad w,e:l'bum.). Veda. n, 3,4; ....-, 31,12; VI, 1,,10, ecc"
(41) Vedi J. SCHWAB, DlIS altindiscne Thiropfe7, cit., pp. 11;47. AlIiitualmente
gli. ab1IImenti ,SIIcr:i ,oli UII tempionol1 ,de11ono uscire da questo tempro.. Cos, :a Gem-
salemme, i: coltelli venivano .rI1ebiusi inu:n'lIppostll cella, la ceIJladegllii !;uJlifoth.
Ved T'almM JernSalmi, Sukkah,Gh:em.ar:ak, v, 8. J,. SC.HWAB, trad. VE, p. 51; Middoth,
Ghemamh, IV, 7; YolII4i, IU, 8. Determinati ,saeri:iicii richiedo'no YlIselJlame spee'iiale e
11110VO. 'Cos il :SIIerificio, domestico delJla Pasqua; 11110 stesso modo in Gl'ecia" vedi
"'.R. PATON e E.L. 'The Irl:Scri;ptio.ns 01 Cos, cit.,SB,25; 3,9,6,. Cfr. j.iFR.tzl!R,.
TheGoMen Boush, ciit., n,. p. 101.
141 Vedi l. SCIIWAJB, Das altindisehe thUropler, cit., p. 44, per l'enmneruione d
questi oggetti. Ap. Sr. Sii. VU, 8. Per quanto riguarda la pmificll.'1lione vedi l. SCHWB"
op'.. cit., n. :l,S.
142 Ap.. 87.. Sii.. VII, 9-,6. t'a!llare insbllJlato in modo da. trovarsi per mem entro
iIl confine della vedi, per l'aItramet al d. fuori d 'essa.
143 Si cerca l'liTheiio ,oli 1ImII determinata essenza (T..8." ,6,3,,3,4. Ap. Sr. Sil., vn, 1,16,
17). Vedi J. SCHWAB, DlIS alti&lisch Thieropier, cit., pp.. .2 sS. Lo si adora, Io si pro-
pizia (Ap. sr. Sii. vn,. 2,1), lo si unge; lo si taglia. con precauzione,.;; si unge e si
pronu:ncia l'inea:ntesimosuI ceppo', Cerimonie,. queste, ,come ha sottolineato H. Olden.
berg,. che, mettono ehiar,lID1ehte in evidenza un ca,so, oli antico culto della vc,gemiione
(Reiigion der Veda, cit., p. 256). Oldenberg rapporta inoltre questo pII10 (p'. 90) sia
aipalli sacrifical! in g,e,nerll1e, sia, in particolare" aU'lIskel'ah ,semitica., installata .anch'essa
lllJ:pra l'altare (vedi ROBEIlTSON SMITH, Religion olthe Semi,tes,cit., p. 1117, n.. 1).
Questi due confronti sono in parte fondati.

1M Ap. 87. Sii. VII, 10,1 ss. P,er iI Si.gDfcato deI (T.S., 6,:I,4,2,S). L'intero rito
il certamente, antico. Mentre ungono Ioyupa, lopantano e lo Ssano,'II'eng'ono reciblli
m.antm del Veda (l'1UItar, Asv.. sl'. Sii. :1".1,18)" Imcmtra mno, nel seguente ordine:
1,36,13,14; III, 8.,13",2,5,4 (l'inno apri);. nel ,caso in cui vi siano pi a:nimali sacri
ficati e pi pali, In, 8,6,H. II rituale prescritto , il medesimo. Ait. Br. 6,2,17,23, che
comm.enta i versi del/if:g Veda. Gi questo inno esprime le diverse funziom deUo
YUpll ,che ucciide ii ,demoni, protegge gli uomiIJ., iI simbolo, della vitll, porbl l'offerta
agli di, ,sostiene acido e Ila terrll (Cfr. T.S., 6,3,4,1,3).
16 Anche iii sacrifi.cante nmane, per un certo tempo"atblccato aDo YUpII. (Ap.. sr.
Sii. 7.,n,5. ,Secondo alcu:ns.tTlI;vi ri:mangono anche Ila mogllie del sacrifi,oonte e !l'of-
ficiante,. La trlldizione deglii Apastam.bin sembra migliore). In ogn caso,. iI sacrifi-
cante compie una parte delle unzionie passa. con Ila mano lungo tutto iI palio. Tutti
quesl:ii riti hanno lo scopo d identificare iI saerifiean.te ,con iI palo e con Ila viuima
de,Ila qualie, per un oe,rto tempo, OCc1J.pa il posto.
146 Ait.. Br. 6,1,1; ciI". Sllt. Br. 1,6,2,1 cee.
T.S., 6".3,4,3,4... Cfr. T.S., 6,3,4,1; Sat. Br. :1".7,1,2,5,.
141, Ha la. statura deI sacrificante., quando questi seduto, su un carro ,e, quando
mpied con le braccill levate (T.S.., 6,:1,,'.1,,1; Ap. SI". su.. VU, 2,,11 ss).
149 T.S." 6,3,,4,.41,.
l!5O Su:ppoIJ.IlmO che quanto v,ero per la vedi ,e lo )'UpII,. lo sia, in generale,
a:nche per ,glI altllri, i hetili, 'e le :pietre erette' per .i .sacrifici, suUe quali 000 piedi,
delle,qull1i si sacrifica. L'lI1tal'e il simbolodeU'lIIleanza fra gli uomini e gli d.
DIIIl'inizio ,lIla fine deI. sacrificio iilproiano si. unisce al mVl1o.
ISl Dii qui la preghiera detta dali sacrificante lIIl'intziod ogni sacrificio possa. i
rendermi simile a questo rito, , Sat. BI". 1,1,1,7. Di quI ,soprattutto 111 D1:etafora corren
te l1eitesti SllnSCriti che paragona iii sacrificio ad una tela che si tesse e si tende. /if:g
Veda.x, 1:'30; A. J8IlRGA.IGNE e V. H:E:NRY" Manuel peur tudier SIIn.scrit w'dique,
p... ]25, n.; S.U'VI,. lA Doctrinll ,du Smc7i,fice ,da,ns Ies B7anm.onas, cit., pp. 19',811,11. 1.
m So LEVI, op. cit., pp. sS. Ogni shllglio rituale uno strappo neI tessuto
,de] saeri:iicio. Da questo strappo sfug,g'on.o le forrze magiche ,e si riversano sul sacrifi-
,cante,facendolomo,rire" soUolllll1dolo,!'OVlIlandolo,. - Non ahhillD1obisogn.o oli.ftoo,rda
re i usi fllD105lI1lcoont,ati dll11a llIibhia, in eu eresie rituali vengono punite in modo,
ternhille; i figli di Eli, la lebbra. deI re Ozill ecc. SbI d .fatto che, in generale, peri.
coloso, mane'f!:giar'e le cos,e s,acre: neWIndlia vedica", ad esempio" bisogna ,avere, cura ,che
il sacrificante non tocchi la :vedi (Sat,. 8r,. 1,2,,5,,4), che nessuno venglli t,occalo dalla
spa.dia. magica di legno e,cc.
153 Le espiazioni rituali hanno lo scopo preciso di isolare gli effetti degli errori
che, vengono ,commessi dura:nte&o svol,gimento d.eI rito (vedi pi sopra). Cfr. SIll,BVIO"
comnJ",mlo sull'Eneide IV, 69'6: Etsdendum si quid oaenmoniis non flUJrit observlItullt,
piaculum IId,lItitti. ARNOIUO, IV. ,31. CU:.IllBONE, De hllrusp'icum responso. XI" 2:3. Allo
stesso, modo, il fronlllle, del ,gran. sa,cerdote a Gerusalemme espiava tuUe le,colpe
lievi commesse dmanle ili rito: Es. 2l1",28,. Cfr. T,"lmiid JeruSlIlmi. Yoma, III, I (lrad.
l" SCaWII.B, v,p,. 176).
154 A questo proposito a,bbiamo un curioso parallelo da stabilire con le teorie
del rituale giudaico. Un agn.ello consacrato al sacrificio pasquale non potev.a essere
cambi,alo. (TlIlmiiid, MiSniih, Pesll!Um, IX, 6); almo stesso modo un an.imale destinato
pe,r il sacrificio de,ve,essere sacrificato anche se muore ma persona per ,la lJ!uale il sa
crificio v,eniva faUo (ibid. Qallkigah., Ghemarllh, ad fin. Ij, trad" l., SCHW....B, VI. p. 261).
l'cr la stessa ragione" la vigilia del Kipp,iir" si fa,cevano sfilare davanti al grm sacerdo,te
tutti gli animali che dll'Veva s/gozzare l'indoIllalni,pelllch nOIll facesse delle oonfusioni
fra le diverse vittime.
155 Si sa che l'attegg'amentonorrnalmente lI'aecomandato mi silenzio. Vedi pi
avanti. ;p. 38. Cfr. l. MARQUAR])'f, op" cito (nota 71. sopra) VI, p. 178.
156 Vedi S. Lli:VI,. La .D,octrine du sacrifice daTl.S,I,es Branllu:lntlS, cit., p.. llJ ss.
151 In questi casi SODO mdusi quelli m cui le viuIne SOltlll o sono state ,esseri
tlltemici. Ma, logicame,nte, uon necessario che animali saeri,ad esempio, abbiano'
semp,re avuto tllle carattere (vedi M. M....IIILl.IE:R. " Revue de l'Hstore dies Religions
1898, I, pp. 230-231; J. FIlAZER, T.he Golden Bough,. cit. n"pp. 135.138:), c,omesostie-
ne ad ,es,empio Jevons (l:l'ltroduction to the History of R,eligion, London 1896. p. 55).
Questa te,oria . in parle, sostenuta da ROIlIll,IIT50N SMITH. Kinship' ,and ManitJl:ge in
Early Arobia, cit., (vedi nota 5 sopll'a), pp. 3,Oll ss. e Religion 01 the Selltites, cit.,
pp. 357 ss. Lav,erit che, in un modo o nell'abro, esiste semprellltla lI'elazione pre-,
cisafra il dio e la. sua vittima 'e, Che quesf"ultimaarriva. sp'essoal sacrificio gi,oon-
sacrata:es.: P. STENGE.I.. .Die griechischen Kultusalt,ert,hiimer, cit., pp. 107 55" J.
MAIlQu....ll:mf',op. dit., (vedi nota 77 sopra), p. 172; P. FOUCART, lnscriptio.n.sde l"Acro-
pale, "BuUetin de correspouClance heHniqne XUI (lllll9) p. 169. Scholion su Apollo.
nio Rodio n,549' (sacrificio di colombe). W.M. RAM511.Y. Cities ancl Bishoprics 01
Phry'gia, I, 183,. IPAUS....NIII, III. 14,9 ,e J. FIllt.Z.EIl,. ad lot:, IPLUT....IlCO, QuaesticJII.es
R:oma_e, III. ATENEO" VUI, 346 d (sacrificio del pesce a Ierapoli)" ecc. In. alm casi,
il dio rifiutava determinate vittime. Ad es." P....USMlIA, X., 32,8; E.Bl)])'l"'O, IV, 63: PAU-
SANIA, II, 104. lll.hv non a,ccelta he qu.auro spede di animali puri: ovini, Imvini,
eaprini e le colombe.
158 All'che ,,!uesto un caso molltooomune: ,cosi il ,cavcallo deU'a:Vllmedl'z1l era
clIra.to, adorato :per molti mesi (vedi A" HILLEBIlANDT, Nationllie Opfer in Altlmfien
in F'estgriiss fiir B'ij.htlingk" Stultgart Il1llll, pp. 40 ss.), come pure la dei
iKhond" 1':oll'so def!:li Ainu, ecc.. tulti casi ben oonosciut.
IS!I Si. traUa ,di una. plilescrizionevedica" ,come pure biblica, p,robabilmenle gene
rale. Vedi, per qu.anto concerne il. slBIcrificioanimaleind: J. Srnw....B. DasllltiB
dische Thierol4er. cit., p. 18: ,IlI. ZIMMER, Altindisches Leben, Berlin 1,1179,. p.. 131.
Kiit.sr. Sii. 6".3,:22 epaddh.. Ap. sr.. Sii. VII, 12.1 ,e commento; T.S., S,l.L Per quan-
to 'Concerne le vittime del Tempio,. vedi: Es. 1.2,5; L,v. 22,19 ss.; DI. 15",2:1; 17,1;. Mal.
l. ecc. Cfr. P. Sn:.NGEI., Dl griechischen Ku.ltuslllt,erthiimei", cit. p. 1117.
16Il Il 'CavalIo dove,va ,essere rosso (portava. il ltlllme ,di RohiJtl,
rosso ,ed e'ra il siiIn.bOlo del sole. Vedi: UENIlY, !.es .8ylltnes Rohitade ,l'A,toorvll.y,da,
l'aris 1889). Sulle vittime rosse, v'edi FIl.STO,45: DIODORO. 1, lUI: dr. l" FRAZ:EIl, The
Golden Bou,gh, cit., Il,. p. 59. Sulle vacche per far scendere la pioggia,. vedi pi
avanli. In Grecia (P. STENGEL, Die gri,echiscken KultuslIlterthiimer, cit.,. p. 134. n. I)
le viiltime ,destin.ateagli di celesti erano gen.eralmente di c,olorccbiaro'j, quelle inve,ce
ehe si offrivano agli dM clon" erano sempre di eolor'e, nero.
161 Vediipi avanti p. 62.
162 W.R... IPATON .e E.L. },IIClts. T,he lnsaiptions of Cos, cit.,. n, 1011: IP",
STENGEL, Kultusalterthumer" cit., p'p. '97 ss; W. M1I.NNHAIlIl'T, Wald-
undl'eldkult,e, ,cit., II, p. 108.
163 Iliade X (K),294,; Odissea III. (r), 384. fu.WLINS,oN, W.A.I. IV, pp. 22,37 ss.
164 P.... OSMlI.... , x, 32,,9.
165 Cb. J. FIlAZ,E:R. The Golden Bo-u,gn, cit.,. II, pp" 145,198 ecc.
166, A. CH....VEIlO, Mexico a :tr,avs d,e' l.os Siglos. dt.., p" '644.
161 l'llIlU'lllIO, De ,"bstinentia n. p. 154.
168, Ap. H" Sii. VII, 12,1-
169 A.p. H. Sii. VII, 12,10. Im,antra di tii libagioni sono T.S., 1,4,2. Cosa eu-
lI'iiosa,. questi mantrasii ritrovalliopure, in Athai"vlI Veda u. 34,. cfr. A. WElIIE,iIl" Induche
. Studie.n., cit", III" p.. 211,. e sono usati (Kaus. Sii. 57,20) per l'inizi.aziollle del gio,vane
brllIDltlo. si tr,atta proprio di Ilna sorta di introduziiolll.enel mondo religioso.
PlllttoStO spesso si trovano&e Iibagioni quando avviene la presentazione della vitti.
ma. W.R. PATON 'e E.t. Bleu, The lnscriptil:m 01 Cos, ci.t., 41,9. In Siria" iscri
ziione di Sippora, IV, 3.2.
11ll' T.S. 1,3,1.1; 6,,,3.6,1.2:; Ap.. SII'. Sii. VII. 12,6. Cfr. Vayasllneyi Sam,hitii. 6,5;
MII,itr. S. 5,3.'9,.6: SlIt. Br. 3,7,3,9 iSS'.; Kiit. st. Sii. 6,3,19" .
m Ap.. sr. Sii" VII, 1.2,6. in 'questo caso il dio IPrajpati.Rlldra. T.S.., 3.1,4,1.
eomm.entato da T.S.., 3,,1,4,5. Questa invocazione Do,n ,, usata da altre scuole.
112 J. lliRQUARDT, Handbu,cn der .li!iimiscken Alterthiim,er. cit.,. VI, p.. 175. Cfr.
J. FilluElI, The Gold,en Bough, cit.., II, pp. 110 55. La CllSa era anoora. pi DlItllrale
quando si trattava di viittima umana (SEllvm. commento, sull'Eneide IU. 57. Cfr,
EURIPIDIll, Her,acliilae, 550 ss.; Phoenissae,. 890: ATENEO, XIU,. 602,; A.CHAvERo, Meri
co cito I vedi nllta 166 ,sopra],p. 610: cfr" C" lliIACPHERsON, Memo;rials 01 Service in
India, London 1865" p. 14,6) e ancor pi quando si traUa di una vittima divina.
m, Ap.. sr. Su, VII, 138. n mantm , T.S.., 1,3,,11.1 commentato 6.3..6,3, dhrs,a
manusa" Rafforzati, o 1lomo! . Un'altra tra.dizione, Vjasa:neyi SlImhita. VI, 8, SlIt.
Br. 3,7,,4,,1, vuole. che Iaformma rivolta. ,all'animale sia ,dhrsa manuiiin, cc r,aff,orzi. gli
uomini, Contrariamen.te alI'opinione di. J. Schwab (811s dltindische Thietop/et, eil",
p. 1l:l.n.2} noi crediamo che iiI testo dei TII#t. Sa'!tkita sia pi fondato nella natura
deI rito.
IVajasaneyin rappresentano"qui come altro,ve,. Ilna tradizione pi filtrata e
r3Zonalizzata. L'a,ceostamento ,oon R.gy,eda I. 63,3 non , p11'evalente.
114 Ap. sr. Sii:, 'l'II. 13.,9 e COmID" Gli si dice: "T'u sei un di acqua. Il.
Yajasaneyi Sa'!thitii, VI. lO a,T.S. 1"3,,.8,1. LUIl'WI'G su R.ll V,edll x" 3,6,8,. 'l', IV" p.. 233,
pensa che il se'OSll sia: lf. tu hai sete dii a,cqua (cfr. SIYANA su Taitt. Samkitii).. Ma
il senso che a.douiamo noi ,quello mdictllo nei Sat" Br. 3,7,4,6" Cfr. 1':5., 6.3,.6,4;
ad #n., 'com.e pm-e i comm. a Vajasllneyi SlIlnhita. lo,c. cito 'Il a Ka,t. sr. Sii" 6,3.32. Fa.
,cendo bere l'llinimaIe, lo si rende m.ternamente puro" Allo stesso modo, ii sa,crif.icante'
siirisciacqull la bocca. prima di sacrificare.
l06
Notea:l Capit(}lo secondo
Note ,al Capitoioseco.ndo l07
coloso, mane'f!:giar'e le cos,e s,acre: neWIndlia vedica", ad esempio" bisogna ,avere, cura ,che
il sacrificante non tocchi la :vedi (Sat,. 8r,. 1,2,,5,,4), che nessuno venglli t,occalo dalla
spa.dia. magica di legno e,cc.
153 Le espiazioni rituali hanno lo scopo preciso di isolare gli effetti degli errori
che, vengono ,commessi dura:nte&o svol,gimento d.eI rito (vedi pi sopra). Cfr. SIll,BVIO"
comnJ",mlo sull'Eneide IV, 69'6: Etsdendum si quid oaenmoniis non flUJrit observlItullt,
piaculum IId,lItitti. ARNOIUO, IV. ,31. CU:.IllBONE, De hllrusp'icum responso. XI" 2:3. Allo
stesso, modo, il fronlllle, del ,gran. sa,cerdote a Gerusalemme espiava tuUe le,colpe
lievi commesse dmanle ili rito: Es. 2l1",28,. Cfr. T,"lmiid JeruSlIlmi. Yoma, III, I (lrad.
l" SCaWII.B, v,p,. 176).
154 A questo proposito a,bbiamo un curioso parallelo da stabilire con le teorie
del rituale giudaico. Un agn.ello consacrato al sacrificio pasquale non potev.a essere
cambi,alo. (TlIlmiiid, MiSniih, Pesll!Um, IX, 6); almo stesso modo un an.imale destinato
pe,r il sacrificio de,ve,essere sacrificato anche se muore ma persona per ,la lJ!uale il sa
crificio v,eniva faUo (ibid. Qallkigah., Ghemarllh, ad fin. Ij, trad" l., SCHW....B, VI. p. 261).
l'cr la stessa ragione" la vigilia del Kipp,iir" si fa,cevano sfilare davanti al grm sacerdo,te
tutti gli animali che dll'Veva s/gozzare l'indoIllalni,pelllch nOIll facesse delle oonfusioni
fra le diverse vittime.
155 Si sa che l'attegg'amentonorrnalmente lI'aecomandato mi silenzio. Vedi pi
avanti. ;p. 38. Cfr. l. MARQUAR])'f, op" cito (nota 71. sopra) VI, p. 178.
156 Vedi S. Lli:VI,. La .D,octrine du sacrifice daTl.S,I,es Branllu:lntlS, cit., p.. llJ ss.
151 In questi casi SODO mdusi quelli m cui le viuIne SOltlll o sono state ,esseri
tlltemici. Ma, logicame,nte, uon necessario che animali saeri,ad esempio, abbiano'
semp,re avuto tllle carattere (vedi M. M....IIILl.IE:R. " Revue de l'Hstore dies Religions
1898, I, pp. 230-231; J. FIlAZER, T.he Golden Bough,. cit. n"pp. 135.138:), c,omesostie-
ne ad ,es,empio Jevons (l:l'ltroduction to the History of R,eligion, London 1896. p. 55).
Questa te,oria . in parle, sostenuta da ROIlIll,IIT50N SMITH. Kinship' ,and ManitJl:ge in
Early Arobia, cit., (vedi nota 5 sopll'a), pp. 3,Oll ss. e Religion 01 the Selltites, cit.,
pp. 357 ss. Lav,erit che, in un modo o nell'abro, esiste semprellltla lI'elazione pre-,
cisafra il dio e la. sua vittima 'e, Che quesf"ultimaarriva. sp'essoal sacrificio gi,oon-
sacrata:es.: P. STENGE.I.. .Die griechischen Kultusalt,ert,hiimer, cit., pp. 107 55" J.
MAIlQu....ll:mf',op. dit., (vedi nota 77 sopra), p. 172; P. FOUCART, lnscriptio.n.sde l"Acro-
pale, "BuUetin de correspouClance heHniqne XUI (lllll9) p. 169. Scholion su Apollo.
nio Rodio n,549' (sacrificio di colombe). W.M. RAM511.Y. Cities ancl Bishoprics 01
Phry'gia, I, 183,. IPAUS....NIII, III. 14,9 ,e J. FIllt.Z.EIl,. ad lot:, IPLUT....IlCO, QuaesticJII.es
R:oma_e, III. ATENEO" VUI, 346 d (sacrificio del pesce a Ierapoli)" ecc. In. alm casi,
il dio rifiutava determinate vittime. Ad es." P....USMlIA, X., 32,8; E.Bl)])'l"'O, IV, 63: PAU-
SANIA, II, 104. lll.hv non a,ccelta he qu.auro spede di animali puri: ovini, Imvini,
eaprini e le colombe.
158 All'che ,,!uesto un caso molltooomune: ,cosi il ,cavcallo deU'a:Vllmedl'z1l era
clIra.to, adorato :per molti mesi (vedi A" HILLEBIlANDT, Nationllie Opfer in Altlmfien
in F'estgriiss fiir B'ij.htlingk" Stultgart Il1llll, pp. 40 ss.), come pure la dei
iKhond" 1':oll'so def!:li Ainu, ecc.. tulti casi ben oonosciut.
IS!I Si. traUa ,di una. plilescrizionevedica" ,come pure biblica, p,robabilmenle gene
rale. Vedi, per qu.anto concerne il. slBIcrificioanimaleind: J. Srnw....B. DasllltiB
dische Thierol4er. cit., p. 18: ,IlI. ZIMMER, Altindisches Leben, Berlin 1,1179,. p.. 131.
Kiit.sr. Sii. 6".3,:22 epaddh.. Ap. sr.. Sii. VII, 12.1 ,e commento; T.S., S,l.L Per quan-
to 'Concerne le vittime del Tempio,. vedi: Es. 1.2,5; L,v. 22,19 ss.; DI. 15",2:1; 17,1;. Mal.
l. ecc. Cfr. P. Sn:.NGEI., Dl griechischen Ku.ltuslllt,erthiimei", cit. p. 1117.
16Il Il 'CavalIo dove,va ,essere rosso (portava. il ltlllme ,di RohiJtl,
rosso ,ed e'ra il siiIn.bOlo del sole. Vedi: UENIlY, !.es .8ylltnes Rohitade ,l'A,toorvll.y,da,
l'aris 1889). Sulle vittime rosse, v'edi FIl.STO,45: DIODORO. 1, lUI: dr. l" FRAZ:EIl, The
Golden Bou,gh, cit., Il,. p. 59. Sulle vacche per far scendere la pioggia,. vedi pi
avanli. In Grecia (P. STENGEL, Die gri,echiscken KultuslIlterthiimer, cit.,. p. 134. n. I)
le viiltime ,destin.ateagli di celesti erano gen.eralmente di c,olorccbiaro'j, quelle inve,ce
ehe si offrivano agli dM clon" erano sempre di eolor'e, nero.
161 Vediipi avanti p. 62.
162 W.R... IPATON .e E.L. },IIClts. T,he lnsaiptions of Cos, cit.,. n, 1011: IP",
STENGEL, Kultusalterthumer" cit., p'p. '97 ss; W. M1I.NNHAIlIl'T, Wald-
undl'eldkult,e, ,cit., II, p. 108.
163 Iliade X (K),294,; Odissea III. (r), 384. fu.WLINS,oN, W.A.I. IV, pp. 22,37 ss.
164 P.... OSMlI.... , x, 32,,9.
165 Cb. J. FIlAZ,E:R. The Golden Bo-u,gn, cit.,. II, pp" 145,198 ecc.
166, A. CH....VEIlO, Mexico a :tr,avs d,e' l.os Siglos. dt.., p" '644.
161 l'llIlU'lllIO, De ,"bstinentia n. p. 154.
168, Ap. H" Sii. VII, 12,1-
169 A.p. H. Sii. VII, 12,10. Im,antra di tii libagioni sono T.S., 1,4,2. Cosa eu-
lI'iiosa,. questi mantrasii ritrovalliopure, in Athai"vlI Veda u. 34,. cfr. A. WElIIE,iIl" Induche
. Studie.n., cit", III" p.. 211,. e sono usati (Kaus. Sii. 57,20) per l'inizi.aziollle del gio,vane
brllIDltlo. si tr,atta proprio di Ilna sorta di introduziiolll.enel mondo religioso.
PlllttoStO spesso si trovano&e Iibagioni quando avviene la presentazione della vitti.
ma. W.R. PATON 'e E.t. Bleu, The lnscriptil:m 01 Cos, ci.t., 41,9. In Siria" iscri
ziione di Sippora, IV, 3.2.
11ll' T.S. 1,3,1.1; 6,,,3.6,1.2:; Ap.. SII'. Sii. VII. 12,6. Cfr. Vayasllneyi Sam,hitii. 6,5;
MII,itr. S. 5,3.'9,.6: SlIt. Br. 3,7,3,9 iSS'.; Kiit. st. Sii. 6,3,19" .
m Ap.. sr. Sii" VII, 1.2,6. in 'questo caso il dio IPrajpati.Rlldra. T.S.., 3.1,4,1.
eomm.entato da T.S.., 3,,1,4,5. Questa invocazione Do,n ,, usata da altre scuole.
112 J. lliRQUARDT, Handbu,cn der .li!iimiscken Alterthiim,er. cit.,. VI, p.. 175. Cfr.
J. FilluElI, The Gold,en Bough, cit.., II, pp. 110 55. La CllSa era anoora. pi DlItllrale
quando si trattava di viittima umana (SEllvm. commento, sull'Eneide IU. 57. Cfr,
EURIPIDIll, Her,acliilae, 550 ss.; Phoenissae,. 890: ATENEO, XIU,. 602,; A.CHAvERo, Meri
co cito I vedi nllta 166 ,sopra],p. 610: cfr" C" lliIACPHERsON, Memo;rials 01 Service in
India, London 1865" p. 14,6) e ancor pi quando si traUa di una vittima divina.
m, Ap.. sr. Su, VII, 138. n mantm , T.S.., 1,3,,11.1 commentato 6.3..6,3, dhrs,a
manusa" Rafforzati, o 1lomo! . Un'altra tra.dizione, Vjasa:neyi SlImhita. VI, 8, SlIt.
Br. 3,7,,4,,1, vuole. che Iaformma rivolta. ,all'animale sia ,dhrsa manuiiin, cc r,aff,orzi. gli
uomini, Contrariamen.te alI'opinione di. J. Schwab (811s dltindische Thietop/et, eil",
p. 1l:l.n.2} noi crediamo che iiI testo dei TII#t. Sa'!tkita sia pi fondato nella natura
deI rito.
IVajasaneyin rappresentano"qui come altro,ve,. Ilna tradizione pi filtrata e
r3Zonalizzata. L'a,ceostamento ,oon R.gy,eda I. 63,3 non , p11'evalente.
114 Ap. sr. Sii:, 'l'II. 13.,9 e COmID" Gli si dice: "T'u sei un di acqua. Il.
Yajasaneyi Sa'!thitii, VI. lO a,T.S. 1"3,,.8,1. LUIl'WI'G su R.ll V,edll x" 3,6,8,. 'l', IV" p.. 233,
pensa che il se'OSll sia: lf. tu hai sete dii a,cqua (cfr. SIYANA su Taitt. Samkitii).. Ma
il senso che a.douiamo noi ,quello mdictllo nei Sat" Br. 3,7,4,6" Cfr. 1':5., 6.3,.6,4;
ad #n., 'com.e pm-e i comm. a Vajasllneyi SlIlnhita. lo,c. cito 'Il a Ka,t. sr. Sii" 6,3.32. Fa.
,cendo bere l'llinimaIe, lo si rende m.ternamente puro" Allo stesso modo, ii sa,crif.icante'
siirisciacqull la bocca. prima di sacrificare.
l06
Notea:l Capit(}lo secondo
Note ,al Capitoioseco.ndo l07
175 Ap. R. SIl. VI], 13.10.
Vedi H. VOIll 'F'B:l'il'z:E,OcU, '" Hermes '" x:xxu (Ber!lin. 1897), pp. 2.55 liS.
P. Stenge,l ]lllDSll che le, o,"m [fano :salso] sono il pan.e del pasto di.vino. A Megar'a
:me!. Sll!cri6cio. a Tereo, le olal erano :sostituite da sassi.PJl:IIlSANIA,. I, 41,9. Cfr. E,.
LEIi"lIlJlIlt, Origines .clu f:tici..me in MIusine ", Paris 111967, p. 15] e F. SRSSION,
Some Syrilln Folklore Note.s, in. '" Fondore "" 189'8, p. 15. In. Sicilia, i comp,agni. dii
Ullissa 5llcrifieandotre 1Iuoi ai sole usarono delle foglie a guisa d'llciJm. Cfr. PAUSA
NIA, n, 9',4. II lancio di. o7,1d pu rappresentllil'e tm mezzo di. tlomunieazione fJ:a il
sacrificante e la vittima, ,come pure una Iustrazmonef'econdante simile ai .lllIlci ,di.
granelli o semi sulla sposa.
171 Si tratta deIIacerimonia del paryagni.kriyii [anche paryagnikarana] o della
circumambulazione ,con il Iuoco" Ap.sr. Sii" l'n, 15,1. Il rito anti
ehissimo, poich il sacerdote (il cfr. A. 'WEDEIl, Indisehe Studien, cit.,
p. 18:8) ripete (Asv. sr. Su., Il, 2,9 55..)., l'inno Qcg Veoo lIi':" 5,13 (veditrad. H.
Oldenherg e noreinS.B.. E., XLVI, adloe.). II significato il triplice. Prima di.
tutto :si comp,ie un giro del fuooo, di Agni, di.o sacerdote d.egli di" depositario dei
tesori" mhe consacra la vittima, laco,nduce verso gli di mostrandole il cammino (tale
il senso dei tre versi del ,flg VeOOprontm.ciati in questaoocasionee 'com.posti parti.
l:lI),larmente per essa), (lfr. Ait. Br., 6,,5,.1 e 6,11,,;" La vittima il in tal modo divi.ni",-
z.ata (efr. T.S. 6,'l.,8,2, Sat. Br., 3.8,1,6). In secondo luogo il un semplime cerchio ma
gico. Si allontanano i demoni ,che,. come gli di, si aggirano intorno alla vittima.. In.
fine, tm giro rituale benefieo,ltaUo, da. sinistra verso, destra, nel senso degli di
Baudk. ST. Su., n, .2, citato da W. C.UAJNl), op. cito piavanti,n. 368, ehe gi di
per s ha un potere ma(gico.' Per quanto riguall'da le ,mircumamIDulazi(lni intorno alla
vittima,vedi W. SIMPSON,. Th,e Buddhist Loo.OOn 1896 (ctt. il reso-
conto ehe ne abbiamo fatto su '" Anne sociolog1que ", 1891), e soprattutto la esau
riente monografia. di. CALAND, Een Indo-gernwnisckLustratie-Gel'lmik Cf{ V,erslag en
MededeeIingen del' KoninIdijke Abdemie voor Wetenscbaapen, Afdeling Letterkunde ",
voI. XII,. parte 2" 18911, pp. 275, 55.). II rito , prima di. tutto, fondam.enwe nelritua-
l1e iDd, domestillO (cfr. Piir.Grhya: SutFlC!, 1,,1,2) eso,lemle (A. HILLE13IiANID!l', Das
Altiluliscke Neu- und cit., p. 42;efll'. SlIt.Br. 1,2,2 e 3). Vedi W.
'CALAND, op.. cit., JI!'. 300, n. 2:,.3; in :secondo luogo quasi generale presso le popola.
zioni :Ido-europee, ('i11edi. Galand);. infine" molto diffu.so un po' ovunque..
118 2: .Re 3,27; Ez. 15,36. Cfr. Gli:. 2:2; Dt. 12,31. Sal. lI},5 (106),31; Is. 57,
5. LUCIANO, De Dea Cfr. la leg.genda di. AtamllIlte. L. PREW!lR, Gricchi.
"che Myt1uJ,logie, 2 voll., HlIlD:Iarg 11154" rielah.C. ROBER'I',. 111117.96, n, p. 3,12. Cfr.
R. BASSET, Nouveau", Contes B,el'bN!s, Paris n. 91. Cfr. M. HOFIl.EIi (vedii. nota
9'5 sopra). Cfr.. il sacrificio dii un membro. della fa.migl!ia.. POIiFIRltI, .De llbslinenrill,
n, 27. Cfr. la leggenda di Sunaiepa (S.. UVI, La Doctrine du Stlcrijice dans les BI'G-
hmanas, cit., p .. 135). Gli esempi di questa nuo'lla rappresentazione sono p,articolar-
mente numerosi :me!. sacrificio di. cos1:mzllne, VediP. SAIlTOII.rr. D'ber 00s .8au.opjer,
et Zeitsch.. fiir Ethnollogie Jl, p. 17 (vedi 211 sopra).
179 Vedi :so'pra, l'p" 19'.20, a,d es. 1 Crono 21,23 sS.,. la storia dii Davidlenell'aia dii
Olman.
180 Lv. 1,4; 3,2; 4,2; 16,1. Es. 29,15.. 19. Cfr. Nm. Il,10; .27,18.23. Cfr. Dt. 24,9'.
Sal. 1111(11,9),26. E. IlURNET''I' T&YLl)R, PrirnitilJ'e Culture, 1811, n, p. 3. Cfr. ROOEIl.TSON
SMITH, Religionj t.he Se.rnites, cit.,p. 423.
181 Su., VII, 15.,10. Il marmuallora di.ce T.S., 3,1,4,3,. che iI '" rrespiro ",
lavita d!ll sacrificllIlte, , come il SUll .. legato ai destino dell'animale, 3,tI,5,l.
La scuola del YlIjul'veoo Banco nonpNscrivernantra: (Kiit. ST.. Su. VI, 5.,5), e, inoltre,
differenza no,tevole, non fa ,c,e1e1lrare in 'lucs,to momento offerte di. espiazione" Tutta,
via il rito di comuni,mazione, come la :sua teoria, Nstano il medesimi. SOlto BI'. 3"n,I,111.
7'"8.,, 6,3,8,,1. I bramini. discutono: Gli" uni dicono: 'Bisogna toocarel'animaIe';
, Ma esso sta per essere, condotto Il morte; se e,gli (ilsacrijico.nte) lo toccasse ,dal dietro
lo rajllmiii'Ul :morirebbe all'istante... Gli altri ,dicono: 'Questo animale il ,condotto in
cielo, se ,egli (il sa,cri#c'llnte) non lo tac'casse ,dal dietro, rimarrebbe separato dal cielo.
Per 'questo l'animale va toccato oon dlle s,piedi della Vllpi. Cos esso il 'come toccato
.'e non -toccato'" (Cf'\:, 6,3,5,1). Il ,Sat" Br. spiega come la comunicazione sia miste
riosa, inoffensiva e, insieme utile, per iI ,sacrifi.cante" l'offerlta. e l'anima del ,quale volanll
in cielo con la vitl:ima.
1:82 'N'ai non pNndiamo in esame .la quesl:i:on.e ,della '" presentazione" della vt-
I:ima ,al dio edel1':Ivocazione ,che raccompagna molto sovente. SarC;lnmocQstretti a
dilnu.garcitroppo per affrontare questo teIDa,poich.si tratta dei. rapportifr.a il sa,cri.
ficio e la preghiera. Diciamo soltanto ,che Vi sono: l) dei riti manuali, come legare
l'animale al paIo (vedi. sopra p. 36), e alle oorna dell'altarre (Sal. 117[ IlO; ],.21;; cfr.
ROlllilRTSON SMtTlIl, ReligiQII: oj dre Semites,. cit.,p. 322; Lv. l,Il); 2) dci riti orali,
invito degli di, inni lligli. dili, ,descrizione' delle qualit della vittima; d.efinZ:ione
dei risultati che ci si attende. Si invoca la disce'sa della. consacrazione dalI'alto me.'
di8llte tutti. questi mezzi .riuniti.
183 Allud.iamo alle Ii!Jagioni detle apal'yiinidel sacrifieioauimale ind U. SCHWAD,
Dali altindische, Thieropfer, cit., p" 911, n. l; cfr. come T.S., 3.,8,17,.5 collega. la paro-
la alla raillice pu,purificare). Queste si ri.trovanosoltanto nelle scuole del YajunJeOO
Nero. Si compiono durante la :separazione ,dell'animale, con l'aiuto del ,giro del
fuoco'e lllei momento in cui Io'si conduce sul luogo dell'uocillione(Ap.sr. Su., VII,
15,4 i_tmSO'lllO: T.S.,3,I,4".1,.2 = :spiegati in T.S., 3,1,5,,1. Essi si trovano ancora
in M.S'., 1,,2,.1). Le formule esprimono: che gli dili si impadroniscono dell'animale il
che ,questo va :I. cielo; che questo animale rapp'resenta gU altri, f'l:atuUe le bestie
delle quali R.udra.Prajiipal:i: il iI padrone;, che esso gradito a,gli dili e render vita
ericl1ezm in hes;tiame; che parte di Rua-Prajiipati, il qualie rieupllll'lID.do la sua
progenie e legandll1a, '" eesser ,di Ie,gllil'e (dii. ltar morire), i vivi, uomini e animali ecc.
184 P. STIENGEL, Die gricchisc"ke'n Kultusaltertkiimer, '!l.!., p. 101. EIiODOTO, Il,
39,40. .A Roma, J. MARQl1AIlD'I:, op. eit. (vedi nota 77 sopra), p. 192. BoDIERTSON
SMI'DI, Reli'gion. 01 the Semites, 'cit.,.pp. 430,4U. I. FRAZER, TheGold_ .80ugh,cit., I,
p... 3,64;. II, pp. 102 55. PIl' essere utile confrontare qlle:ste pratiche, con iiJI lutto ,(lelIa
"lllm.inica [moglie ,del flsrnen J, quando si svolge, la festa degli Argei [manichini di
gitmco che si gettavano nel Teverre, ricordo forse di. sacrifici umani].: PWTARCO,
'Q_s:rio'nes Rom.a:nae,1l6.
185 Questo rito, molto ,diffuso, come J. Frazer ha dimostrato" esp:re,sso in modo
note'l'ole, dal rituale ind.. Al momento del soffocamento della vittima, fra. le formule
che, ilsaeerdote ordinatore, il rooita,quelledel1'lJllhrglUlligada: (As"... ir.
Su., m, 3.,1, spiegata. in A.it. Br.,. 6,6,1) ,che sono fra le pi antiche ,del rituale vedi.co,
;si tmva la sag11lll1re: 'Ce ]0 hatmo ahbandonato questo esse,re, sua madre", suo padre,
la. sorella ,e il fratello deIl medesi:mo ceppo, e i suoicom.pagni ,della medesima. razza Xl.
(Ap.ir. Si., vtrr. :25,7llllln'l'.S. 3,6,11,2. Vedi J. SCRWAD,. Das: altindische Thie:ropjer,
cit.,p. 141,. n. e Sat. Br., 3,8,3,1]; Ap. ar. S'Ii." vn,. 16,7'... " Cfr. T.S'., 6,3,.11,3 e
SlIt.Br., 3,8,1,15).
1lI niamitar, il placato:re, , nome eufemistico del sacrificato:re',plll essere (I
non essere UII hramino (Ap. sr. Su., VII, 11,14). In ogni caso. si tratta di. tmi bramino
di rango inferiore poi.cM portllsu di s il pcc'mato di avtre u,ceiso un essere s,acme,
tal'i11oIta" inViolaliliIe. Nel rituale, vi , una. sorta di im.precazione llOntro di lni: 'f{ Che
m tutta la: vostra. r,_, mai tm si:mileplaoo.!ore faecia simili cose", che :signifioo.
ehe, JU):n &:iate mai sacrificatori neIIa vllstra stirpe. (Facciamo rifenmentoal testo
HI8 Note al Capitolo secondo
Note al Capitolo, secondo
109
175 Ap. R. SIl. VI], 13.10.
Vedi H. VOIll 'F'B:l'il'z:E,OcU, '" Hermes '" x:xxu (Ber!lin. 1897), pp. 2.55 liS.
P. Stenge,l ]lllDSll che le, o,"m [fano :salso] sono il pan.e del pasto di.vino. A Megar'a
:me!. Sll!cri6cio. a Tereo, le olal erano :sostituite da sassi.PJl:IIlSANIA,. I, 41,9. Cfr. E,.
LEIi"lIlJlIlt, Origines .clu f:tici..me in MIusine ", Paris 111967, p. 15] e F. SRSSION,
Some Syrilln Folklore Note.s, in. '" Fondore "" 189'8, p. 15. In. Sicilia, i comp,agni. dii
Ullissa 5llcrifieandotre 1Iuoi ai sole usarono delle foglie a guisa d'llciJm. Cfr. PAUSA
NIA, n, 9',4. II lancio di. o7,1d pu rappresentllil'e tm mezzo di. tlomunieazione fJ:a il
sacrificante e la vittima, ,come pure una Iustrazmonef'econdante simile ai .lllIlci ,di.
granelli o semi sulla sposa.
171 Si tratta deIIacerimonia del paryagni.kriyii [anche paryagnikarana] o della
circumambulazione ,con il Iuoco" Ap.sr. Sii" l'n, 15,1. Il rito anti
ehissimo, poich il sacerdote (il cfr. A. 'WEDEIl, Indisehe Studien, cit.,
p. 18:8) ripete (Asv. sr. Su., Il, 2,9 55..)., l'inno Qcg Veoo lIi':" 5,13 (veditrad. H.
Oldenherg e noreinS.B.. E., XLVI, adloe.). II significato il triplice. Prima di.
tutto :si comp,ie un giro del fuooo, di Agni, di.o sacerdote d.egli di" depositario dei
tesori" mhe consacra la vittima, laco,nduce verso gli di mostrandole il cammino (tale
il senso dei tre versi del ,flg VeOOprontm.ciati in questaoocasionee 'com.posti parti.
l:lI),larmente per essa), (lfr. Ait. Br., 6,,5,.1 e 6,11,,;" La vittima il in tal modo divi.ni",-
z.ata (efr. T.S. 6,'l.,8,2, Sat. Br., 3.8,1,6). In secondo luogo il un semplime cerchio ma
gico. Si allontanano i demoni ,che,. come gli di, si aggirano intorno alla vittima.. In.
fine, tm giro rituale benefieo,ltaUo, da. sinistra verso, destra, nel senso degli di
Baudk. ST. Su., n, .2, citato da W. C.UAJNl), op. cito piavanti,n. 368, ehe gi di
per s ha un potere ma(gico.' Per quanto riguall'da le ,mircumamIDulazi(lni intorno alla
vittima,vedi W. SIMPSON,. Th,e Buddhist Loo.OOn 1896 (ctt. il reso-
conto ehe ne abbiamo fatto su '" Anne sociolog1que ", 1891), e soprattutto la esau
riente monografia. di. CALAND, Een Indo-gernwnisckLustratie-Gel'lmik Cf{ V,erslag en
MededeeIingen del' KoninIdijke Abdemie voor Wetenscbaapen, Afdeling Letterkunde ",
voI. XII,. parte 2" 18911, pp. 275, 55.). II rito , prima di. tutto, fondam.enwe nelritua-
l1e iDd, domestillO (cfr. Piir.Grhya: SutFlC!, 1,,1,2) eso,lemle (A. HILLE13IiANID!l', Das
Altiluliscke Neu- und cit., p. 42;efll'. SlIt.Br. 1,2,2 e 3). Vedi W.
'CALAND, op.. cit., JI!'. 300, n. 2:,.3; in :secondo luogo quasi generale presso le popola.
zioni :Ido-europee, ('i11edi. Galand);. infine" molto diffu.so un po' ovunque..
118 2: .Re 3,27; Ez. 15,36. Cfr. Gli:. 2:2; Dt. 12,31. Sal. lI},5 (106),31; Is. 57,
5. LUCIANO, De Dea Cfr. la leg.genda di. AtamllIlte. L. PREW!lR, Gricchi.
"che Myt1uJ,logie, 2 voll., HlIlD:Iarg 11154" rielah.C. ROBER'I',. 111117.96, n, p. 3,12. Cfr.
R. BASSET, Nouveau", Contes B,el'bN!s, Paris n. 91. Cfr. M. HOFIl.EIi (vedii. nota
9'5 sopra). Cfr.. il sacrificio dii un membro. della fa.migl!ia.. POIiFIRltI, .De llbslinenrill,
n, 27. Cfr. la leggenda di Sunaiepa (S.. UVI, La Doctrine du Stlcrijice dans les BI'G-
hmanas, cit., p .. 135). Gli esempi di questa nuo'lla rappresentazione sono p,articolar-
mente numerosi :me!. sacrificio di. cos1:mzllne, VediP. SAIlTOII.rr. D'ber 00s .8au.opjer,
et Zeitsch.. fiir Ethnollogie Jl, p. 17 (vedi 211 sopra).
179 Vedi :so'pra, l'p" 19'.20, a,d es. 1 Crono 21,23 sS.,. la storia dii Davidlenell'aia dii
Olman.
180 Lv. 1,4; 3,2; 4,2; 16,1. Es. 29,15.. 19. Cfr. Nm. Il,10; .27,18.23. Cfr. Dt. 24,9'.
Sal. 1111(11,9),26. E. IlURNET''I' T&YLl)R, PrirnitilJ'e Culture, 1811, n, p. 3. Cfr. ROOEIl.TSON
SMITH, Religionj t.he Se.rnites, cit.,p. 423.
181 Su., VII, 15.,10. Il marmuallora di.ce T.S., 3,1,4,3,. che iI '" rrespiro ",
lavita d!ll sacrificllIlte, , come il SUll .. legato ai destino dell'animale, 3,tI,5,l.
La scuola del YlIjul'veoo Banco nonpNscrivernantra: (Kiit. ST.. Su. VI, 5.,5), e, inoltre,
differenza no,tevole, non fa ,c,e1e1lrare in 'lucs,to momento offerte di. espiazione" Tutta,
via il rito di comuni,mazione, come la :sua teoria, Nstano il medesimi. SOlto BI'. 3"n,I,111.
7'"8.,, 6,3,8,,1. I bramini. discutono: Gli" uni dicono: 'Bisogna toocarel'animaIe';
, Ma esso sta per essere, condotto Il morte; se e,gli (ilsacrijico.nte) lo toccasse ,dal dietro
lo rajllmiii'Ul :morirebbe all'istante... Gli altri ,dicono: 'Questo animale il ,condotto in
cielo, se ,egli (il sa,cri#c'llnte) non lo tac'casse ,dal dietro, rimarrebbe separato dal cielo.
Per 'questo l'animale va toccato oon dlle s,piedi della Vllpi. Cos esso il 'come toccato
.'e non -toccato'" (Cf'\:, 6,3,5,1). Il ,Sat" Br. spiega come la comunicazione sia miste
riosa, inoffensiva e, insieme utile, per iI ,sacrifi.cante" l'offerlta. e l'anima del ,quale volanll
in cielo con la vitl:ima.
1:82 'N'ai non pNndiamo in esame .la quesl:i:on.e ,della '" presentazione" della vt-
I:ima ,al dio edel1':Ivocazione ,che raccompagna molto sovente. SarC;lnmocQstretti a
dilnu.garcitroppo per affrontare questo teIDa,poich.si tratta dei. rapportifr.a il sa,cri.
ficio e la preghiera. Diciamo soltanto ,che Vi sono: l) dei riti manuali, come legare
l'animale al paIo (vedi. sopra p. 36), e alle oorna dell'altarre (Sal. 117[ IlO; ],.21;; cfr.
ROlllilRTSON SMtTlIl, ReligiQII: oj dre Semites,. cit.,p. 322; Lv. l,Il); 2) dci riti orali,
invito degli di, inni lligli. dili, ,descrizione' delle qualit della vittima; d.efinZ:ione
dei risultati che ci si attende. Si invoca la disce'sa della. consacrazione dalI'alto me.'
di8llte tutti. questi mezzi .riuniti.
183 Allud.iamo alle Ii!Jagioni detle apal'yiinidel sacrifieioauimale ind U. SCHWAD,
Dali altindische, Thieropfer, cit., p" 911, n. l; cfr. come T.S., 3.,8,17,.5 collega. la paro-
la alla raillice pu,purificare). Queste si ri.trovanosoltanto nelle scuole del YajunJeOO
Nero. Si compiono durante la :separazione ,dell'animale, con l'aiuto del ,giro del
fuoco'e lllei momento in cui Io'si conduce sul luogo dell'uocillione(Ap.sr. Su., VII,
15,4 i_tmSO'lllO: T.S.,3,I,4".1,.2 = :spiegati in T.S., 3,1,5,,1. Essi si trovano ancora
in M.S'., 1,,2,.1). Le formule esprimono: che gli dili si impadroniscono dell'animale il
che ,questo va :I. cielo; che questo animale rapp'resenta gU altri, f'l:atuUe le bestie
delle quali R.udra.Prajiipal:i: il iI padrone;, che esso gradito a,gli dili e render vita
ericl1ezm in hes;tiame; che parte di Rua-Prajiipati, il qualie rieupllll'lID.do la sua
progenie e legandll1a, '" eesser ,di Ie,gllil'e (dii. ltar morire), i vivi, uomini e animali ecc.
184 P. STIENGEL, Die gricchisc"ke'n Kultusaltertkiimer, '!l.!., p. 101. EIiODOTO, Il,
39,40. .A Roma, J. MARQl1AIlD'I:, op. eit. (vedi nota 77 sopra), p. 192. BoDIERTSON
SMI'DI, Reli'gion. 01 the Semites, 'cit.,.pp. 430,4U. I. FRAZER, TheGold_ .80ugh,cit., I,
p... 3,64;. II, pp. 102 55. PIl' essere utile confrontare qlle:ste pratiche, con iiJI lutto ,(lelIa
"lllm.inica [moglie ,del flsrnen J, quando si svolge, la festa degli Argei [manichini di
gitmco che si gettavano nel Teverre, ricordo forse di. sacrifici umani].: PWTARCO,
'Q_s:rio'nes Rom.a:nae,1l6.
185 Questo rito, molto ,diffuso, come J. Frazer ha dimostrato" esp:re,sso in modo
note'l'ole, dal rituale ind.. Al momento del soffocamento della vittima, fra. le formule
che, ilsaeerdote ordinatore, il rooita,quelledel1'lJllhrglUlligada: (As"... ir.
Su., m, 3.,1, spiegata. in A.it. Br.,. 6,6,1) ,che sono fra le pi antiche ,del rituale vedi.co,
;si tmva la sag11lll1re: 'Ce ]0 hatmo ahbandonato questo esse,re, sua madre", suo padre,
la. sorella ,e il fratello deIl medesi:mo ceppo, e i suoicom.pagni ,della medesima. razza Xl.
(Ap.ir. Si., vtrr. :25,7llllln'l'.S. 3,6,11,2. Vedi J. SCRWAD,. Das: altindische Thie:ropjer,
cit.,p. 141,. n. e Sat. Br., 3,8,3,1]; Ap. ar. S'Ii." vn,. 16,7'... " Cfr. T.S'., 6,3,.11,3 e
SlIt.Br., 3,8,1,15).
1lI niamitar, il placato:re, , nome eufemistico del sacrificato:re',plll essere (I
non essere UII hramino (Ap. sr. Su., VII, 11,14). In ogni caso. si tratta di. tmi bramino
di rango inferiore poi.cM portllsu di s il pcc'mato di avtre u,ceiso un essere s,acme,
tal'i11oIta" inViolaliliIe. Nel rituale, vi , una. sorta di im.precazione llOntro di lni: 'f{ Che
m tutta la: vostra. r,_, mai tm si:mileplaoo.!ore faecia simili cose", che :signifioo.
ehe, JU):n &:iate mai sacrificatori neIIa vllstra stirpe. (Facciamo rifenmentoal testo
HI8 Note al Capitolo secondo
Note al Capitolo, secondo
109
d'ASII. SI'. Su., III,. 3,1" che segue l. SCIIIWAB, D,(JJj (I,indisehe Thierol'/er, cit., p" U5,
e non il testo Ai:t. lIr., 6;1,11).
181 EI..IA.NO, De Natura ani.rnalium, XII, 34 (T'enedol'. itOIlE,RTSON 8MI'I'H" R,eligicn
o! the Semites, cit., p. 3,05.
188 P'ORFlRW" De abstinentia, lE, 2930; PAUSANJlA,. I, 24,4;, mito de]]'istituzi.one
,dei Kameia [Ile Carnee, fe:ste di ApoUo Carneo, ariete, ]. PAUSANIA, III, U,4,; H.
USENER, Gott!iene Synonyme, Rheinisches Musemn , H198, pp. ,359 ss.; l'. STENGRL,
Di,e, griec.hisch,enKr.dtws,alterthiimer, cit., p" 140; cfr. PLATONE, Le,g.. "IX, :865.
189 V,edi l. F'Iu..ZER, P:awsanias, D,escription o/ Greece, cit., pp. 45 ss.
19(1 Si ,dice: VoItategli i piedi verso nord, fate ehe il suo occhio sia riv,oIto verso
il solef spargete al vento il suo respho, all'aria la sua vita"nelle nJgioni il suo udito,
alla terrai.l suo coll'Jllo . Queste indicazIDoni, ASil. sr. Sii., III, 3,1, cb. A,it. Br., .6,6,13
sono importanti. La. testa rivolta verso ovest perch 'questo g,enerll1men.te. i.l camo
mino delle cose: il percorso che compie il sole, che seguono i. morti., la direzi.o
ne verso la quale gli ,di sono saliti al cielo ecc. V'orientamento della vittima 1.1n
fatto molto irmportante. Sfortunatamente le informazIDoni semiti.che,. dass1che, etno,gra-
fic'h.e :suquestoar,gomento sono relativamente, scarse. Nella Giude,a, le ,erano
attaccate ai corni. dell'altare da diverse parti sllondo la natura d.el sacrIfICIO, e sem..
liJra avessero la testa rivoba vell'soest. In. Grecia le vittime oUerte agli di ctoniih sono
sacrnicate con la testa contro la teua; quelle agli di celesti, con la. testa
,'el'SO il (vedi. Iliad,e I [A], 459 e scholion). Cfr. i passori.levi che rappresentllllo
il sacrificio mitraico del toro, in :F. CUM()NT, Teit,es et monuments figurs' 7elatifs
1111% m)'stres de Mitkra" Bruxelles 1894.
191 Ap. S7. Sit., l'n, 17,1. A.sv, 57.. Sii" III, 3,6. Sirmilmente, nella Messa cattolica,
i fedeli si incl:lnano aII'E,[evazi.one.
192 Si ,dice, a]l'animll1e.: ehe va in cielo per i suoi, che non mnore, che Don viene
ferito, che va suI ,sentie.ro dei giusti" ;il sentiero di Savi.tar (iI sole), la stradadegIi
di. ecc. Ap.. n. Su., VII, 16,.T.. B., 3,7,7,14. .
193, lGiit. n. Sii" V], 15,19. ii!: importante ehe il corpo sia ,ancora intatto al momen
to ,della mort,e,.
194 Questo ordine 'viene ripetuto tr,e volte. Ap.sr. Su., m, 3,1,4.
195 Per ,es. in G. MAsPERo, SUI' un decret d'excomrnunication trouv IlU D'j.eb'et-
8Ilrkal" "Revlle archologique " 18.n, N.S.,. pp. 335-336 (la stele di Napata).
196 Questo avveniva in tutti i casi nel rituale eliJraico (Lv. 1,5 ecc.), salvo nei
oosi' di sacri.ficio di oolombi la cui gola e.ra lac,erata con l'unghia (Lv. 1,U..15). In
Grecia, vedi Odissea: III (r), 44,9'. ApOLlLONIO ArgonautiCIl" ], 4,2'9 ss. Soroc:]'E,
Aja:x, 29'6 ss.
191 Lapidazionedi Pha:rl1Ulkos [vittima espiatoria] nelJle Targlie [an.tiehe feste
greehe delle primizie, in ODore di Apollo edi Artemide]: A.ndl'Omaca,
!STRO, Fra:gm,ent,(1 .llistor. [,422. 'Cfr. la festa del di
pietre] a Trezene, PAUSANIA, [E, 32. Cfr. w.. M.ANNHARDT, W,ald... ltnd c.t.,
I, 419,5411,552. Sembra. che la Illpill2:ione abbIa aVllto come fIn.e di. la.
nJspon.sabilith fra gli assiste,nli. :F. IlYliloN hVONS, A.n lntroductwn to t.ne HMltory
o( Religion, London 1896" p. 292. Per la vitti.ma oolpita da lontano,. vedi SnIDA,
PORFERm" De n,54 ss.
DIONIGI DE ALI:CARNAS:SO, vn" 12,.15. ApOI..LONm itOliuO,. Argonautica, I, 426.
Odissea XIV (8), 425.
19" ROBIlRTSON SMlt'H,. R,e!igio.n 01 the Semites, cit., p. 3,70.
Il Nell'India v,edica eraDO p,rescritte una serie di. espillZilllni nel ,caso in cni l'ani-
male, dopo il suo ingresSI) nel campo, d.el .sacrificio, facesse dei. segni sinistri. (T.B..,
3,.,7,8,1,2., vedi CommeDto. "V:edi l. SCHWAB, Dasa!tiOOiscne Thieroplr"ci.t., p." 1,6,
n. 46), nel caso in eui, pnJdisposto per iI soffocame,nto, l'animale laDci Un .grido, o
si. tocchi. con Lo zoccolo, il ventre., Ap. SI'. Sii., VU, 17,2,3. Cfr. T.S., 3,1,5.,,2... Vedi, per
altri. dati. A. WEBER, D'mina El:t portenta, pp. 371 ss.
201 :/il noto il prineipio bibHcoche esigeva che ogni sangue. fosse ,consacrato a
Dio, anche quello proveniente da animali uceis,i nella cac'cia: Lv. 18,10; 19,25;. Dt.
12,16. 23. 25;. 15,.23. Cfr. in Grecia, Odissea m (f'), 455; Xlv (0),427; P. STE.NGEL,
Diegriechischen Ku!tusa:lterthumer" cit." p. 4,01. M. HOI'LE,R, 'D'p. cito (vedi nota 95
:sbpra). UgUale precauzi'oIi.eviene p,resa nei confronti del latte. M. Hii'FLER, op. cit.,
ibid.
2(l2 In Giudea, il sa.ngue, raccolto n,ei vasi, era consegnato al sacerdote
Lv.. 1,5:; 4,12, lo 'l(U.estilie. faceva ['uso rituale. In Greda, in alcuni sacrifici" il sangue
era raccolto in una coppa,. Oq;aYLo'V o OlPOl"l'Eio'V, SENOII',(JN'TE, Anabasis, II, 2,9.
m ROBERtSON SMirn, Relgion olthe Semites, eit., p.. 417. Sacrificio scita, ERODO'
'1"0" [v, 6,11; pl'esso alcune. trib dell'Altai si spe:zz:avil la spina dorsaIe dena viuhoa. N.
KONDAKOFF, S.. REINACH e altri, Antiquits de la Russie Mridionale, Paris l1l9'1,
p.18l.
204 PAUSANIA, VEu,31,ll ROBERT'SON SMITH" Religion 01 .the Semites, cit." p. 3o/i.!!.
205, W.. MAl'INHAlmT, Wllld.. und F.e!dkul:te, cit., l, pp.2ll ss.
206 PUJ'irA!l:CO" De lsideed Osiride, 15.17; W. M.!.N:NHA.RDT,Wllld- uOO Feldku!te,
cit.,. I,. p. .52. E. ROHDE, .Psrche. Seelenkultund Unsterb,lic.hkeitsgloube de'I' Griedne,n,
2 voll., 1119'0941 (tr. ingl), p.. 39'3; A. DIl!TERICH, NekyitJ, Leipzig 1893, pp. 197
sS.ll'C"
2117 A. WIEDEMANN,. '<!: Ae.gyptische Zei.tschrih l), 1878, p. 8'9. Cfr. 1.I.M... de
MOII.t:AN, Recnerckes SUl' les origines de Ethn'D'graphie' pr.kistoriqueettorn-
bealt myal d,e Ngadah, Parle ll:19'1, p. 215. Cfr. J. :FRAZER, Th,e Golden lIough, cit.,
p. 90.
208 ERODOTO, m, 91. Vedi i {alti ,conosciuti in l .. :FRAZER, The Go!den Bough,
cit." Il,, pp. 112; ss.
20!1 1AJ'.4,,5,7. 16.19; 17,11" Spesso ci si. riferisce a 'l[Uest'1tiimo passo per affer-
mare 'cbe, la virt espiatrice del sa,cmi,cio apparHe,ne a[ san.glle'. Ma q[uesto testo signi.
fica semp,licemente ,che il sangue posto sull'altare rappresenta la vita della vittirma.
,consacrata.
210 Es. 31,10; Lv. 11,,18. Vedi. soprauutto Tal:rniid /eril/,sa:lmi,Yoma, MiSniih,
v,, 4,,6-.
2U LII.4,25.. 30; Il,14;. 9,9;. 1,6.,]6,; Ez. 43,20.
212 Lv. 1,5; 9,12.; LII. 3.,12.
m L'uso di dipingere i.nrosso alcuni. i.doli provi.ene ,certamente da qrueste unzi.oni
primitive. Vedi: J. I1'RAZER, Pa:usanws, Descrip.tion o{ Gl'cece, cit., Il,. p,p.20 sS. !ERO,
mOTO, [V, ,62. A. SPRENGER, DrIS Lebenund die Lehre des Moha.mmad,. BerIiin 18,61.5",
voI. m,. p. 45,7. MARY H. I([NGSLEY, Trailels in West Africll, London. 1891, p. 45,1.
M. MAIRII..LIER,.Ol'. cito (vedi nota 2 sopra)', p. 22.2 e'cc.
214 P. STENGEL, me grie,chischen Kultwsalterthiimer, cit.. ,p. 121. C. MICHE!..,
Recueuil d'lnscril'rions grecques, Bru:Hlel1es 19'00, 7U,,37 (Minano). Cfr. MARTIN J.
HALL, Spectllcles in Uganda, London 189ll, pp. 96.97 (Bagalllida).
215 ATENll:o, VI, 251 n.
216, BO'BERTSON SMITH, ReIigion 0'1 tne Sernites, cit., PP'. 435 ss. Cfr.. C.O. MULL.IlR,
III
Note al Capitolo secondo
Note al Capitolo secon,do
no
d'ASII. SI'. Su., III,. 3,1" che segue l. SCIIIWAB, D,(JJj (I,indisehe Thierol'/er, cit., p" U5,
e non il testo Ai:t. lIr., 6;1,11).
181 EI..IA.NO, De Natura ani.rnalium, XII, 34 (T'enedol'. itOIlE,RTSON 8MI'I'H" R,eligicn
o! the Semites, cit., p. 3,05.
188 P'ORFlRW" De abstinentia, lE, 2930; PAUSANJlA,. I, 24,4;, mito de]]'istituzi.one
,dei Kameia [Ile Carnee, fe:ste di ApoUo Carneo, ariete, ]. PAUSANIA, III, U,4,; H.
USENER, Gott!iene Synonyme, Rheinisches Musemn , H198, pp. ,359 ss.; l'. STENGRL,
Di,e, griec.hisch,enKr.dtws,alterthiimer, cit., p" 140; cfr. PLATONE, Le,g.. "IX, :865.
189 V,edi l. F'Iu..ZER, P:awsanias, D,escription o/ Greece, cit., pp. 45 ss.
19(1 Si ,dice: VoItategli i piedi verso nord, fate ehe il suo occhio sia riv,oIto verso
il solef spargete al vento il suo respho, all'aria la sua vita"nelle nJgioni il suo udito,
alla terrai.l suo coll'Jllo . Queste indicazIDoni, ASil. sr. Sii., III, 3,1, cb. A,it. Br., .6,6,13
sono importanti. La. testa rivolta verso ovest perch 'questo g,enerll1men.te. i.l camo
mino delle cose: il percorso che compie il sole, che seguono i. morti., la direzi.o
ne verso la quale gli ,di sono saliti al cielo ecc. V'orientamento della vittima 1.1n
fatto molto irmportante. Sfortunatamente le informazIDoni semiti.che,. dass1che, etno,gra-
fic'h.e :suquestoar,gomento sono relativamente, scarse. Nella Giude,a, le ,erano
attaccate ai corni. dell'altare da diverse parti sllondo la natura d.el sacrIfICIO, e sem..
liJra avessero la testa rivoba vell'soest. In. Grecia le vittime oUerte agli di ctoniih sono
sacrnicate con la testa contro la teua; quelle agli di celesti, con la. testa
,'el'SO il (vedi. Iliad,e I [A], 459 e scholion). Cfr. i passori.levi che rappresentllllo
il sacrificio mitraico del toro, in :F. CUM()NT, Teit,es et monuments figurs' 7elatifs
1111% m)'stres de Mitkra" Bruxelles 1894.
191 Ap. S7. Sit., l'n, 17,1. A.sv, 57.. Sii" III, 3,6. Sirmilmente, nella Messa cattolica,
i fedeli si incl:lnano aII'E,[evazi.one.
192 Si ,dice, a]l'animll1e.: ehe va in cielo per i suoi, che non mnore, che Don viene
ferito, che va suI ,sentie.ro dei giusti" ;il sentiero di Savi.tar (iI sole), la stradadegIi
di. ecc. Ap.. n. Su., VII, 16,.T.. B., 3,7,7,14. .
193, lGiit. n. Sii" V], 15,19. ii!: importante ehe il corpo sia ,ancora intatto al momen
to ,della mort,e,.
194 Questo ordine 'viene ripetuto tr,e volte. Ap.sr. Su., m, 3,1,4.
195 Per ,es. in G. MAsPERo, SUI' un decret d'excomrnunication trouv IlU D'j.eb'et-
8Ilrkal" "Revlle archologique " 18.n, N.S.,. pp. 335-336 (la stele di Napata).
196 Questo avveniva in tutti i casi nel rituale eliJraico (Lv. 1,5 ecc.), salvo nei
oosi' di sacri.ficio di oolombi la cui gola e.ra lac,erata con l'unghia (Lv. 1,U..15). In
Grecia, vedi Odissea: III (r), 44,9'. ApOLlLONIO ArgonautiCIl" ], 4,2'9 ss. Soroc:]'E,
Aja:x, 29'6 ss.
191 Lapidazionedi Pha:rl1Ulkos [vittima espiatoria] nelJle Targlie [an.tiehe feste
greehe delle primizie, in ODore di Apollo edi Artemide]: A.ndl'Omaca,
!STRO, Fra:gm,ent,(1 .llistor. [,422. 'Cfr. la festa del di
pietre] a Trezene, PAUSANIA, [E, 32. Cfr. w.. M.ANNHARDT, W,ald... ltnd c.t.,
I, 419,5411,552. Sembra. che la Illpill2:ione abbIa aVllto come fIn.e di. la.
nJspon.sabilith fra gli assiste,nli. :F. IlYliloN hVONS, A.n lntroductwn to t.ne HMltory
o( Religion, London 1896" p. 292. Per la vitti.ma oolpita da lontano,. vedi SnIDA,
PORFERm" De n,54 ss.
DIONIGI DE ALI:CARNAS:SO, vn" 12,.15. ApOI..LONm itOliuO,. Argonautica, I, 426.
Odissea XIV (8), 425.
19" ROBIlRTSON SMlt'H,. R,e!igio.n 01 the Semites, cit., p. 3,70.
Il Nell'India v,edica eraDO p,rescritte una serie di. espillZilllni nel ,caso in cni l'ani-
male, dopo il suo ingresSI) nel campo, d.el .sacrificio, facesse dei. segni sinistri. (T.B..,
3,.,7,8,1,2., vedi CommeDto. "V:edi l. SCHWAB, Dasa!tiOOiscne Thieroplr"ci.t., p." 1,6,
n. 46), nel caso in eui, pnJdisposto per iI soffocame,nto, l'animale laDci Un .grido, o
si. tocchi. con Lo zoccolo, il ventre., Ap. SI'. Sii., VU, 17,2,3. Cfr. T.S., 3,1,5.,,2... Vedi, per
altri. dati. A. WEBER, D'mina El:t portenta, pp. 371 ss.
201 :/il noto il prineipio bibHcoche esigeva che ogni sangue. fosse ,consacrato a
Dio, anche quello proveniente da animali uceis,i nella cac'cia: Lv. 18,10; 19,25;. Dt.
12,16. 23. 25;. 15,.23. Cfr. in Grecia, Odissea m (f'), 455; Xlv (0),427; P. STE.NGEL,
Diegriechischen Ku!tusa:lterthumer" cit." p. 4,01. M. HOI'LE,R, 'D'p. cito (vedi nota 95
:sbpra). UgUale precauzi'oIi.eviene p,resa nei confronti del latte. M. Hii'FLER, op. cit.,
ibid.
2(l2 In Giudea, il sa.ngue, raccolto n,ei vasi, era consegnato al sacerdote
Lv.. 1,5:; 4,12, lo 'l(U.estilie. faceva ['uso rituale. In Greda, in alcuni sacrifici" il sangue
era raccolto in una coppa,. Oq;aYLo'V o OlPOl"l'Eio'V, SENOII',(JN'TE, Anabasis, II, 2,9.
m ROBERtSON SMirn, Relgion olthe Semites, eit., p.. 417. Sacrificio scita, ERODO'
'1"0" [v, 6,11; pl'esso alcune. trib dell'Altai si spe:zz:avil la spina dorsaIe dena viuhoa. N.
KONDAKOFF, S.. REINACH e altri, Antiquits de la Russie Mridionale, Paris l1l9'1,
p.18l.
204 PAUSANIA, VEu,31,ll ROBERT'SON SMITH" Religion 01 .the Semites, cit." p. 3o/i.!!.
205, W.. MAl'INHAlmT, Wllld.. und F.e!dkul:te, cit., l, pp.2ll ss.
206 PUJ'irA!l:CO" De lsideed Osiride, 15.17; W. M.!.N:NHA.RDT,Wllld- uOO Feldku!te,
cit.,. I,. p. .52. E. ROHDE, .Psrche. Seelenkultund Unsterb,lic.hkeitsgloube de'I' Griedne,n,
2 voll., 1119'0941 (tr. ingl), p.. 39'3; A. DIl!TERICH, NekyitJ, Leipzig 1893, pp. 197
sS.ll'C"
2117 A. WIEDEMANN,. '<!: Ae.gyptische Zei.tschrih l), 1878, p. 8'9. Cfr. 1.I.M... de
MOII.t:AN, Recnerckes SUl' les origines de Ethn'D'graphie' pr.kistoriqueettorn-
bealt myal d,e Ngadah, Parle ll:19'1, p. 215. Cfr. J. :FRAZER, Th,e Golden lIough, cit.,
p. 90.
208 ERODOTO, m, 91. Vedi i {alti ,conosciuti in l .. :FRAZER, The Go!den Bough,
cit." Il,, pp. 112; ss.
20!1 1AJ'.4,,5,7. 16.19; 17,11" Spesso ci si. riferisce a 'l[Uest'1tiimo passo per affer-
mare 'cbe, la virt espiatrice del sa,cmi,cio apparHe,ne a[ san.glle'. Ma q[uesto testo signi.
fica semp,licemente ,che il sangue posto sull'altare rappresenta la vita della vittirma.
,consacrata.
210 Es. 31,10; Lv. 11,,18. Vedi. soprauutto Tal:rniid /eril/,sa:lmi,Yoma, MiSniih,
v,, 4,,6-.
2U LII.4,25.. 30; Il,14;. 9,9;. 1,6.,]6,; Ez. 43,20.
212 Lv. 1,5; 9,12.; LII. 3.,12.
m L'uso di dipingere i.nrosso alcuni. i.doli provi.ene ,certamente da qrueste unzi.oni
primitive. Vedi: J. I1'RAZER, Pa:usanws, Descrip.tion o{ Gl'cece, cit., Il,. p,p.20 sS. !ERO,
mOTO, [V, ,62. A. SPRENGER, DrIS Lebenund die Lehre des Moha.mmad,. BerIiin 18,61.5",
voI. m,. p. 45,7. MARY H. I([NGSLEY, Trailels in West Africll, London. 1891, p. 45,1.
M. MAIRII..LIER,.Ol'. cito (vedi nota 2 sopra)', p. 22.2 e'cc.
214 P. STENGEL, me grie,chischen Kultwsalterthiimer, cit.. ,p. 121. C. MICHE!..,
Recueuil d'lnscril'rions grecques, Bru:Hlel1es 19'00, 7U,,37 (Minano). Cfr. MARTIN J.
HALL, Spectllcles in Uganda, London 189ll, pp. 96.97 (Bagalllida).
215 ATENll:o, VI, 251 n.
216, BO'BERTSON SMITH, ReIigion 0'1 tne Sernites, cit., PP'. 435 ss. Cfr.. C.O. MULL.IlR,
III
Note al Capitolo secondo
Note al Capitolo secon,do
no
Denkmalel" del" mten Kunst,. Giittinllelll. 1832, l, "tav. ux, 2'99 b" immagine di Her,a
At"l'lIIlllttyo [che si nutre ,di capre].
217 Per esemp,io, a Tebe, E,RODOTO,. n, 42.
218 VAII.RONB,. De re I"LlStiC'lI, l, 29,3.
219' Lv. 1,,6... 8. 9;, '9,13; Es. .29,17. Le ossa ,dovevalllo poI essere bruciate:ll:s. 12,46;
Hm. '9,12.
220 Lv. 7,14.; '9,21;, 10,14. 15; 14,12. 21.
'" Vedi sopra,. p. 40. Sii 'conoscono le interdizioni bibliche di maDgiiare iii. san
pe, cme la vita e che appartiieDll1I Dio. I Sam. 14,32:.33.;Dt. 12,23;. Lv. 11,11;
,Gn. 9,2.5.. Ch. V[IllGEL,IO,. Geal"lli,con, n, 484" SERVlO" commentoa1l'Eneide, UI, 67,. v,
78; cfr. AB. ELLIS, The E:we-speaki.ng Peoples 01 the Slave c,oast, London 1890, p.
112. Cfr. M.M!AII.ILUIE.Il:, op. cit., (vedi nota 2 p.. 351.
m Lv. 3,3. 4.1,6 lIS.; 7,23;9,19. 20; per gU,selamim, L'll .. 4,8 5S. 1'9.31; 9',1Il.
In 'Grecia: P. Sli'IENCEL, Die' /lriechischen Kultusa!terthumer, ciit., p. IDI; W.R.. PATON
Il E.L. HIl:lI:s,The ln.scriplions 01 Cos, cit., p. 38; ESICHIlO, [viscere ,delle
'l'iittimll avvoltene11ll pellJ!e]; EII.ODO'l"O, [V, 62. .
223 Lv. 1,9.13,.17.;2,21 ecc.; Sal. 65('66).,15.. Ch. Es, 1,13. Cfr. C:.H" CLBII.MON'li'-
GANNEAI.JI, ,op. cit., (vedi nota 43 sopra), p. 599. Iliade I (A),. 317.; vnI ('19'),549 5S.
224 L'll. 21,8. 17. 21. Ez.44,7.. EROllO'l'o, IV, 61. ,Cfr. a proposito degli Hirpi
Sorllm [ Irpinidi Sora, a ,cui nome sabino,. hirpus, equii'li'aleva Il 'Il[ lupo)J ] El ,dlel modo
con cui i l'l1piporta'l'lID.o' via la came dei slIcrifiici, W. M!ANNdAlIJ)T, 1Yald. und Ferd-
,',,:d'te, cit., II" p.332"
225 OdiSsell m (r), 51 ss.; VII (B), 201ss.
226 Nel rituale ehraiioo la vittima era bollita oppUll'e b:ruciia.ta" Perle vittime, bolli.
t,e,,'I'edi: l Samo .2,13;, ERoDoTO,lv" 61.
>Il Vedi SlIprll, p. 3.2 s.
m .1f:s.29,32:ss.; Lv. 7,11. 14,; l Salii.. 2,13 55; .1f:z. 44,29 ss. C..I.S.,. 165 passim,26.
22!l Lv. 10,16 ss. Ch. 4,11;. 6,18 ss"
23lI Laeontrove:rsia fu risoltaeon unII distinzione: la vittima d.ove'l'aesse:rebru-
ciata Il: l_n del cmnPO')J quJlIIldo a :sangue, ,era :stlltlll portato nel santuario, ville a, diire
fuori, del sacrificio del Negli altri ,casi, le carni della vI.ttJna apparile
neVIlnO' aiisaeemoli. Lv. 6,23; 1O,11l. Cfr. 4,21:; 8,17; 4,11.
231 Cfr. Actll lratrum. Arv'lI:lium., ,a 2111 tCOTPUS ln.scriplionum Latinamm, VI,
21(4), d pOTciliaspia,culores epulati suntet _guinem po.stea. SIlII.VIO, commento al
['Eneide, UI, 231.
m Es. 29,21 iSs. Lv. 1,13.. 29 ss.; 10,,14. Nm.. 5,9; 6,20; 18,8 sa;. Dt. 111,3,.
233 Lv'. 6,,19. 2.2. Soltanto gli uommipossono IDlIlIIgillll'e l'hlluii':at ed neeeSSllll'iio
che siano puri. P'er gli selamim (10,14) sono ammesse a donne
dei Kohl1l:nim, sia iin un luogo puro. !.e carni vengono sempre eucma.te in una
,slaiDZaaacra: Bz, ,46",20.
234 W.R. PA'I'ON e EL. BIl:lla, The lnseriptions:of Cos, cit., 37,21,51;311:,2,5:;
39,10 SII. C. MICHE,L., op, cit. (vedi nota 214 sopra), 714 (Miicono)"726 (Mileto). G.
Domn.ET, lnscripti,onsde Paphlagonie, IX BulJletin de 'co:r:reapona.nee heUnique)J 1889,.
p. 300 (Sinope)'. PAUSANIA, V, 1,23. P. S'I'IlNGEL,. Zunge des Op/ertiers, .m JaIu'buch
fu PhiMogie 11I, 1879, pp. 687 ss.
liI Si ,ebi!ITD8'1II11 -, ,abitualmente, le offerte libere che i sa.eemo1!i ricevono, iilII
lltlCasiODe di certeceleb:rllZioni :sooondo rinl:enzionedi detenninllte persone (n..cb.).
:I3S E. ROlIDE, Psyehe, Ilil. (vedi nota 206, sopra), II, l'. 15.
112 Nate al Capitolo secondo
Elenco delle illustrazioni
I) La festa delIa HoU, neU'induismo, cetelllrata alI'inizio della primavera
con il llIrudamento di un pupazzo di paglia, manifestazioni orgiastiche
sotto getti d'acqua e polvere cotorata (vedi Festa dena Holi, neU'Indice
deUe materie} FOTO FOLCO QmLICIl.
2) Bagno saCro nene acque del Gange a Benares. n fiume considerato
una dea, lo scendere neHe Sue acque equivale perci a immergersi in un
oorpo divino e fruirne la potenza. santificante (vedi Bagno di purificazio-
ne,. ne[l'Indice delle materie).
3) Coltello da sacrificio proveniente dalI'area diei ,Chimu (i.mpero incaico,
Perh. il manico rappresenta una figura divina (vedi Uccisione, metodi di
u., neH'Indice delle materie).
4) Aita, versione etrusca deI re degU Inferi, in un particolare diena Tomba
dleU'Orco a Tarquinia: cbe. to presellta coperto di Ulna pene di lupo e con la
testa semicoperta dalle fauci deUa belva. La simbologia animale deriv
forse per gli Etruschi da influenze itaHcbe ein particolare dei Sabini che
stabmVa1llo un l'apporto tra i lupi (hirpi) e iI dio in(ernale Dite (vedi Hirpi
Sorani, nelI'/ndioe delle materie).
5) delle [ibazioni. Particolar'e del sarcofago dipinto di Hagia
Tnada, Irakhon (Creta)., Museo (vedi Uba,gioni o [inazioni, neH'Indice
delle materie).
6) Sacrificio ritual.. Affresco romano dd secolo I a.c. denominato "Nozze
Aldobramliine". Museo Vaticano (vedi Sacrifici mmani, neU'/ndiee delle
materie).
7) Samath (India).. n pi antico altare del fuoco. Fu venerato da Buddha
(vedi Fuochi sacrificaJi, nen'Indice delle materie) fOTO MANIDEI.
Denkmalel" del" mten Kunst,. Giittinllelll. 1832, l, "tav. ux, 2'99 b" immagine di Her,a
At"l'lIIlllttyo [che si nutre ,di capre].
217 Per esemp,io, a Tebe, E,RODOTO,. n, 42.
218 VAII.RONB,. De re I"LlStiC'lI, l, 29,3.
219' Lv. 1,,6... 8. 9;, '9,13; Es. .29,17. Le ossa ,dovevalllo poI essere bruciate:ll:s. 12,46;
Hm. '9,12.
220 Lv. 7,14.; '9,21;, 10,14. 15; 14,12. 21.
'" Vedi sopra,. p. 40. Sii 'conoscono le interdizioni bibliche di maDgiiare iii. san
pe, cme la vita e che appartiieDll1I Dio. I Sam. 14,32:.33.;Dt. 12,23;. Lv. 11,11;
,Gn. 9,2.5.. Ch. V[IllGEL,IO,. Geal"lli,con, n, 484" SERVlO" commentoa1l'Eneide, UI, 67,. v,
78; cfr. AB. ELLIS, The E:we-speaki.ng Peoples 01 the Slave c,oast, London 1890, p.
112. Cfr. M.M!AII.ILUIE.Il:, op. cit., (vedi nota 2 p.. 351.
m Lv. 3,3. 4.1,6 lIS.; 7,23;9,19. 20; per gU,selamim, L'll .. 4,8 5S. 1'9.31; 9',1Il.
In 'Grecia: P. Sli'IENCEL, Die' /lriechischen Kultusa!terthumer, ciit., p. IDI; W.R.. PATON
Il E.L. HIl:lI:s,The ln.scriplions 01 Cos, cit., p. 38; ESICHIlO, [viscere ,delle
'l'iittimll avvoltene11ll pellJ!e]; EII.ODO'l"O, [V, 62. .
223 Lv. 1,9.13,.17.;2,21 ecc.; Sal. 65('66).,15.. Ch. Es, 1,13. Cfr. C:.H" CLBII.MON'li'-
GANNEAI.JI, ,op. cit., (vedi nota 43 sopra), p. 599. Iliade I (A),. 317.; vnI ('19'),549 5S.
224 L'll. 21,8. 17. 21. Ez.44,7.. EROllO'l'o, IV, 61. ,Cfr. a proposito degli Hirpi
Sorllm [ Irpinidi Sora, a ,cui nome sabino,. hirpus, equii'li'aleva Il 'Il[ lupo)J ] El ,dlel modo
con cui i l'l1piporta'l'lID.o' via la came dei slIcrifiici, W. M!ANNdAlIJ)T, 1Yald. und Ferd-
,',,:d'te, cit., II" p.332"
225 OdiSsell m (r), 51 ss.; VII (B), 201ss.
226 Nel rituale ehraiioo la vittima era bollita oppUll'e b:ruciia.ta" Perle vittime, bolli.
t,e,,'I'edi: l Samo .2,13;, ERoDoTO,lv" 61.
>Il Vedi SlIprll, p. 3.2 s.
m .1f:s.29,32:ss.; Lv. 7,11. 14,; l Salii.. 2,13 55; .1f:z. 44,29 ss. C..I.S.,. 165 passim,26.
22!l Lv. 10,16 ss. Ch. 4,11;. 6,18 ss"
23lI Laeontrove:rsia fu risoltaeon unII distinzione: la vittima d.ove'l'aesse:rebru-
ciata Il: l_n del cmnPO')J quJlIIldo a :sangue, ,era :stlltlll portato nel santuario, ville a, diire
fuori, del sacrificio del Negli altri ,casi, le carni della vI.ttJna apparile
neVIlnO' aiisaeemoli. Lv. 6,23; 1O,11l. Cfr. 4,21:; 8,17; 4,11.
231 Cfr. Actll lratrum. Arv'lI:lium., ,a 2111 tCOTPUS ln.scriplionum Latinamm, VI,
21(4), d pOTciliaspia,culores epulati suntet _guinem po.stea. SIlII.VIO, commento al
['Eneide, UI, 231.
m Es. 29,21 iSs. Lv. 1,13.. 29 ss.; 10,,14. Nm.. 5,9; 6,20; 18,8 sa;. Dt. 111,3,.
233 Lv'. 6,,19. 2.2. Soltanto gli uommipossono IDlIlIIgillll'e l'hlluii':at ed neeeSSllll'iio
che siano puri. P'er gli selamim (10,14) sono ammesse a donne
dei Kohl1l:nim, sia iin un luogo puro. !.e carni vengono sempre eucma.te in una
,slaiDZaaacra: Bz, ,46",20.
234 W.R. PA'I'ON e EL. BIl:lla, The lnseriptions:of Cos, cit., 37,21,51;311:,2,5:;
39,10 SII. C. MICHE,L., op, cit. (vedi nota 214 sopra), 714 (Miicono)"726 (Mileto). G.
Domn.ET, lnscripti,onsde Paphlagonie, IX BulJletin de 'co:r:reapona.nee heUnique)J 1889,.
p. 300 (Sinope)'. PAUSANIA, V, 1,23. P. S'I'IlNGEL,. Zunge des Op/ertiers, .m JaIu'buch
fu PhiMogie 11I, 1879, pp. 687 ss.
liI Si ,ebi!ITD8'1II11 -, ,abitualmente, le offerte libere che i sa.eemo1!i ricevono, iilII
lltlCasiODe di certeceleb:rllZioni :sooondo rinl:enzionedi detenninllte persone (n..cb.).
:I3S E. ROlIDE, Psyehe, Ilil. (vedi nota 206, sopra), II, l'. 15.
112 Nate al Capitolo secondo
Elenco delle illustrazioni
I) La festa delIa HoU, neU'induismo, cetelllrata alI'inizio della primavera
con il llIrudamento di un pupazzo di paglia, manifestazioni orgiastiche
sotto getti d'acqua e polvere cotorata (vedi Festa dena Holi, neU'Indice
deUe materie} FOTO FOLCO QmLICIl.
2) Bagno saCro nene acque del Gange a Benares. n fiume considerato
una dea, lo scendere neHe Sue acque equivale perci a immergersi in un
oorpo divino e fruirne la potenza. santificante (vedi Bagno di purificazio-
ne,. ne[l'Indice delle materie).
3) Coltello da sacrificio proveniente dalI'area diei ,Chimu (i.mpero incaico,
Perh. il manico rappresenta una figura divina (vedi Uccisione, metodi di
u., neH'Indice delle materie).
4) Aita, versione etrusca deI re degU Inferi, in un particolare diena Tomba
dleU'Orco a Tarquinia: cbe. to presellta coperto di Ulna pene di lupo e con la
testa semicoperta dalle fauci deUa belva. La simbologia animale deriv
forse per gli Etruschi da influenze itaHcbe ein particolare dei Sabini che
stabmVa1llo un l'apporto tra i lupi (hirpi) e iI dio in(ernale Dite (vedi Hirpi
Sorani, nelI'/ndioe delle materie).
5) delle [ibazioni. Particolar'e del sarcofago dipinto di Hagia
Tnada, Irakhon (Creta)., Museo (vedi Uba,gioni o [inazioni, neH'Indice
delle materie).
6) Sacrificio ritual.. Affresco romano dd secolo I a.c. denominato "Nozze
Aldobramliine". Museo Vaticano (vedi Sacrifici mmani, neU'/ndiee delle
materie).
7) Samath (India).. n pi antico altare del fuoco. Fu venerato da Buddha
(vedi Fuochi sacrificaJi, nen'Indice delle materie) fOTO MANIDEI.
,!:!li ERODOTO, l'II, 16:1; '111,57.
237 W.R. PATOl'ii e, E.L. HIC:KS, The lnscriptions '01 Cos, cit.., 38,17.
.238 Pt,OTAllCO,. QWe\1tiones convillllles" .vI, ,8,1 (SmiJrne).., VIlI.l:n.IO, Eneide, VI,
253. Sl!lRVm, ad 10e. 'Cfr. TAU'IAIN in ,oc Anthropologi,e ll, 18'97, p. 670. I Settnta hanno
Iradotto 'ijJiih ClIln olocausto.
2S9 Lv'. 1,9; 9,14; '\1,20; 1,17. Ez. '.1,(1,38.,
246 Dt. 33,10; 'i'iliih lmlil, l Samo 7,9; Srll. 50(5,1),21; il lmlil distinto da 'iJliih.
"" 241 hU.U.l';O, S)rria,58. ERODIANO, v,55 sS'. MPRUIIO E1agabalus, 8.
F.C. M'VERS, Di'e P:hiiniziel', Bonn 1841, E, p. 365. PtUTAIl.CO, Die lside ,et Osil'ide, 311.
A:Il!eTarglie.: AMMONIO,p. 142 Valek.,;cfr. W. MAN:!'IHAIlDT, Mytho,logische FOl'scllun-
gen, StJrllSsbmg 1884, p. 136" n. 1. Alle TesmoloTie [feste in. onore di Demetra
" Iegislatrice ]: E.. RmIDE, Unedierte Lueirlnscholien..., Rheinisches
Mu.seumll, N.F.xxv, 1870"p. 54!l' (Sc,kl/lio:nll LUC:IAl'iiO, Dialogirneretricii, h, l). A
Mllrsigl11: SE:llVIO, commenrosurdI"Eneid, IlI, 5'7. n capro di Aziiz,el veniva precipi.
tato allo stesso, modo, il gromo d,el Grande Perdomo, dall'alto di UlUIrope (Talmlid
leN11almi, 67 a).
242 Esiste UDII ce,rta l'I!lalogi,a fra queste precipitazioni ed alcu.ni lIllnegallttenti
deIlle vittime, praticati d!W\lI!lh' le fste agrarie. Vedi P. 8TllNGEL, me griechischel1
Kultusalterthiimlll", cit.,pp. 120 iSS. W; M..!.:NNHAIID'J, WaM- undFeldkulte,cit." n,
pp.278, 287. ar. E. RODI, P,syche, cit., 1, p. 192.
243 Lv, 15,26.
244 SlI'RABONl!l, x" 2,9'.
24S Lv. U,.,53"
246 PL1IJTAIlCO, QlUlestiones co:nmllal'ell'" VI, 8:,1. Vedi, per UD certo numero di (lItti
di questo ,stesso /l'e,nere" il cni. numero potrebbe CSSe:J1'e faci1me,nte aumeutato, J. FRAZl!lR,
The ,Golden BOll\llh, cit., 1M, pp. 157 SS.
247 Lv" 9,22. Il Sa:t. B'l'.esprime ma.gnificamente :il! m.edesimo pdmciipio:o::il! :sa.
crifiicio a.ppartiene agli di, la oonediizione Sat. Bl'. 2,,3,,4,5.
24lI Lv. 14,7. J.WIlLLHAUSEN, op. ci:. (v,edinota :85 sopra), p. 174 (iniziuiome).
In Grecia SENOFON'rE, Anabasis, II, 2,'9 (giu.ramento). J. FRAZER" POlIISllnJs' lJescn.pttm
o/ G1'Ileee,. cit., III" pp. 277,,593, (purificmon.e).
249 LumAl'iio" DeD'ea Syri.a, 55... PAUSANIA, I, 34,5 (ci si stende sulla pelle della
vittiima). Cfr. J. FltIi..zlllt, op. ci:. U,. p.. 476. fUlldJ510V [ vello di Giove].. P.
STEIIlGEL, Die grie,chischen .KltltlllSaltenhiimeT, ciit.,p... 146,. Cfr. J. DE WITTE, L''expia.
tion O," hlplLn#cationdeThse, li( GueUc'Birchologique II (Paris), vol. 9 (111114),
p. 352; BOBIl:RTSON SMITH,Religion o/ t.ha Semites, cit., pp. 437,'.I,:m.
:m ROBERT,sON SMITH, op. cit., pp.. 383384!.
251 'Cenerli della vacca rossllcbe servon.o alle acque di. lmtrazione, Nrn. 19',9'.
OVID'IO" Fasti, IV, 63:9,725,733.
252 Vedi ,sopra,. 'Ger. 34,18: S's.; cfr.. 1 Re 18,3'6" n rito se:mbll'a a\l'ere fatto parte
di un SllIcrifiicio sacramentale" simhoJ.icodi 1IlIl contratto. Cfr.Gn. 13;9 S's. P'LUTAIICII,
QlI4IIlStones Romanae, 111.
253 Si. sa che iii! nome tecnico delle ,carmi deUo ecc, che pote,vano
'essere 'Clilnsumlltem Gilmsalemme,era quello di Q'edashim = :santit. (cfr. Settanta
xQa. lI.YI,a ['Cl CIIIl'n sante l). Ger. n,15" Cfr. ROBIlIITSON SMnrH, Religion 01 the
Sern:ites, cit.,p. 238:.
254 Nello ZIlviiJ.'t.siil'iimim, all'infuori delle partJi.riservate, iiJls,acr.ificante h.a diJriito
a tutto.
Note al Capitolo secondo,
113
,!:!li ERODOTO, l'II, 16:1; '111,57.
237 W.R. PATOl'ii e, E.L. HIC:KS, The lnscriptions '01 Cos, cit.., 38,17.
.238 Pt,OTAllCO,. QWe\1tiones convillllles" .vI, ,8,1 (SmiJrne).., VIlI.l:n.IO, Eneide, VI,
253. Sl!lRVm, ad 10e. 'Cfr. TAU'IAIN in ,oc Anthropologi,e ll, 18'97, p. 670. I Settnta hanno
Iradotto 'ijJiih ClIln olocausto.
2S9 Lv'. 1,9; 9,14; '\1,20; 1,17. Ez. '.1,(1,38.,
246 Dt. 33,10; 'i'iliih lmlil, l Samo 7,9; Srll. 50(5,1),21; il lmlil distinto da 'iJliih.
"" 241 hU.U.l';O, S)rria,58. ERODIANO, v,55 sS'. MPRUIIO E1agabalus, 8.
F.C. M'VERS, Di'e P:hiiniziel', Bonn 1841, E, p. 365. PtUTAIl.CO, Die lside ,et Osil'ide, 311.
A:Il!eTarglie.: AMMONIO,p. 142 Valek.,;cfr. W. MAN:!'IHAIlDT, Mytho,logische FOl'scllun-
gen, StJrllSsbmg 1884, p. 136" n. 1. Alle TesmoloTie [feste in. onore di Demetra
" Iegislatrice ]: E.. RmIDE, Unedierte Lueirlnscholien..., Rheinisches
Mu.seumll, N.F.xxv, 1870"p. 54!l' (Sc,kl/lio:nll LUC:IAl'iiO, Dialogirneretricii, h, l). A
Mllrsigl11: SE:llVIO, commenrosurdI"Eneid, IlI, 5'7. n capro di Aziiz,el veniva precipi.
tato allo stesso, modo, il gromo d,el Grande Perdomo, dall'alto di UlUIrope (Talmlid
leN11almi, 67 a).
242 Esiste UDII ce,rta l'I!lalogi,a fra queste precipitazioni ed alcu.ni lIllnegallttenti
deIlle vittime, praticati d!W\lI!lh' le fste agrarie. Vedi P. 8TllNGEL, me griechischel1
Kultusalterthiimlll", cit.,pp. 120 iSS. W; M..!.:NNHAIID'J, WaM- undFeldkulte,cit." n,
pp.278, 287. ar. E. RODI, P,syche, cit., 1, p. 192.
243 Lv, 15,26.
244 SlI'RABONl!l, x" 2,9'.
24S Lv. U,.,53"
246 PL1IJTAIlCO, QlUlestiones co:nmllal'ell'" VI, 8:,1. Vedi, per UD certo numero di (lItti
di questo ,stesso /l'e,nere" il cni. numero potrebbe CSSe:J1'e faci1me,nte aumeutato, J. FRAZl!lR,
The ,Golden BOll\llh, cit., 1M, pp. 157 SS.
247 Lv" 9,22. Il Sa:t. B'l'.esprime ma.gnificamente :il! m.edesimo pdmciipio:o::il! :sa.
crifiicio a.ppartiene agli di, la oonediizione Sat. Bl'. 2,,3,,4,5.
24lI Lv. 14,7. J.WIlLLHAUSEN, op. ci:. (v,edinota :85 sopra), p. 174 (iniziuiome).
In Grecia SENOFON'rE, Anabasis, II, 2,'9 (giu.ramento). J. FRAZER" POlIISllnJs' lJescn.pttm
o/ G1'Ileee,. cit., III" pp. 277,,593, (purificmon.e).
249 LumAl'iio" DeD'ea Syri.a, 55... PAUSANIA, I, 34,5 (ci si stende sulla pelle della
vittiima). Cfr. J. FltIi..zlllt, op. ci:. U,. p.. 476. fUlldJ510V [ vello di Giove].. P.
STEIIlGEL, Die grie,chischen .KltltlllSaltenhiimeT, ciit.,p... 146,. Cfr. J. DE WITTE, L''expia.
tion O," hlplLn#cationdeThse, li( GueUc'Birchologique II (Paris), vol. 9 (111114),
p. 352; BOBIl:RTSON SMITH,Religion o/ t.ha Semites, cit., pp. 437,'.I,:m.
:m ROBERT,sON SMITH, op. cit., pp.. 383384!.
251 'Cenerli della vacca rossllcbe servon.o alle acque di. lmtrazione, Nrn. 19',9'.
OVID'IO" Fasti, IV, 63:9,725,733.
252 Vedi ,sopra,. 'Ger. 34,18: S's.; cfr.. 1 Re 18,3'6" n rito se:mbll'a a\l'ere fatto parte
di un SllIcrifiicio sacramentale" simhoJ.icodi 1IlIl contratto. Cfr.Gn. 13;9 S's. P'LUTAIICII,
QlI4IIlStones Romanae, 111.
253 Si. sa che iii! nome tecnico delle ,carmi deUo ecc, che pote,vano
'essere 'Clilnsumlltem Gilmsalemme,era quello di Q'edashim = :santit. (cfr. Settanta
xQa. lI.YI,a ['Cl CIIIl'n sante l). Ger. n,15" Cfr. ROBIlIITSON SMnrH, Religion 01 the
Sern:ites, cit.,p. 238:.
254 Nello ZIlviiJ.'t.siil'iimim, all'infuori delle partJi.riservate, iiJls,acr.ificante h.a diJriito
a tutto.
Note al Capitolo secondo,
113
114 Note al 'Capitolo secondo
Note a,l Capitolo secondo
115
:l:S5 V,edi. ROBERr'SON SMlre, Religion f}f the Semites, cit., pp. 2:,37 ss"
256 Lv" 7.U18; 1'9,5.8; Es. 29,34; eh. W. MANNIllA1lDr, 'Watd. und Feldkulte, ,cit.,
U, p. 250;1. FUZIlIl, The Golden Bough, dt., u, p. '70.
251 Lv. 1,15; 22.29. 30. V,edii DU.II.MANN-KNOBEL" voI. xn,p.. 448.
2:58 Es. 12.10; ;lJt. 16.4.
2:59 PAUSANIA" x, 38,,11;. vedi. l. FIl.AZI!lI, l'auslmias'... dt., nl. p. 240. ROII,ERrsoN
SMITB, R,etillion of the .Semites. cit., pp. 2l!2,,369.. Ch. ArENEo" 'In. 276.
26UPA1IJSANLl., n, 2'7.1;'11[[,38.8. ESlcmo, su,!) vOCe'Ell'1;Ll;t {hilJiJ.l.E'll' [sacrifi.
,chIamo a Vesta l. W.R. PATON e lE.L. thC.IIS, The lIt.ScriptWns o/Cos., llit., 3,8,24.
261 PA1IJSANIA, x, 329 (culto di lsidea Titar,a): i re,sti deBa vittima rl:lainevano
,e,sposti nel! sant11ll!riio da una festa all'altra e prlma di ogni 'festa venivano, presi e
,sotterrali.
262lA;,. 6',4,; 14,4; cfr.4,11; il sangue degli uccelli uceisi nel tempio, era nco
pertodi terra. Ad Olimpia.vi era un monte di ceneri davanti all'altare:PA1IJsANu:,
v, l3.,ll1; vedi I .. FI:lAZER, The G(}iden Bough, cit., In, p. 556; P. ST'ENGIlL,. Die grill.
discke.nKultusaberthiimer;. cit., p. 15.
261 La mog:l.ie del ,sacrificante, ,assiste a tutti i sacrifid solenni indi'I, in un posto
speciale", l'egata non strettamente. ed oggetto ,di ,determinali riti che, te,comunicano
in qualche modo gli eiRuvi del slllcrificio, assicurando la sua feconmtl. Kiit. sr. Sii.,
,VI, 6,1 ss. Ap. B. Sii.,. m, 18,1,12 commento. .
264 Essa fa be're l'animale a ogni l'espiro, SllI"l'an. pr'iiI]iin (A.p.. sr. Su 'l'n, UI,6)
mentl'e, l'offic.iante a.sper,ge abbondantemente tulte le membra (T'.S'., 1,3,9,1; dr. 6,3,9,1;
V.S'., VI,. 14;, Sat. Br. 3"ll,.2,4,7);billogna ricosililuire .rWsike 'ecc. in T.S.. La cerimo-
ma ha molti significati.. I Taittiri)'n hanno esasperato l'aspetto propli,atorio: la morite
,Wl dolore , una fiamma che b1'1lcia con ogni respiro, che deve 'es,sere placata. Per
qneslO si fa be:redell'acqua a ogni alito,. ed il dolore della. fiamIna se .ne va n.ella
terra insieme, a1l'a.cqull. ('Cfr. Sat. Br. 3,11,2.,8.,,16,). Anche, per questo, i T,aittiri)'n peI
ognimantTs rivolto ad. ogni .orificio dell'animale,pronuncianri:oc Bevi li 'e non Puri
ficati li (Vajasaneyi), espressione che corrisponde al nome stesso del rito. La spiega.
zione, dei Viljasaneyin insiste suJ!I'a,spetto purificatorio del rito; essi dicono: Punfi
lllltevi Il: la vittima una vita" persino (il nutrlmento immortale, l'mmorta
lrtl) ,degli ,di. L'animale viene ucciso quando , soffOOllto e placato. Ma le, acque. sono
le sorgenti. della vila (contengono il principio vitale) e facendo ci (questa lustra-
zione), s,i ,sostit1i1s,cono i respiri. La vittima ridi'lenta vita e nul:rimento immortale
de'gli di immortali (S'st. Br., 10c. cit.).
2M Ap.. n. Sii, VII, 1:11,14, mantTll:: T.S., 1,3,9,2; vedi ibid. 6,,3,9,2, propone un
rito piii preeiiso. (Cfr. .Kiit. sr. Sii.., 'l'l. 6,11). Ma i testi della scuola Vedi!
(l.'h.rgunigada; Aiv. B. Sii., III. 3,1;. Ait. Br. 6,.7,1,10) parlano sempliceme,nte di
spargr.e il ,san.goe per i demni, affinch. questi si aIllontanino. La discussione sorta
a questo proposito interessante: viene spi.egato, che i ,demoni, al pari degli di,
assistono ,ai sacrifici ; che anche, ,ai demoni oceorre dare le lo,ro parti;; poieh aven
done diritto, se non 'If,e'nissero loro date per eslromellerli (niralJll:.da; dr. H. OUU\IN'
BERG, Il:eligi,on de:r Veda, ,cit., p.. 2111 ,e T.S., 6,3,9',,2), essi. si rivarrebbero pesante-
mente, sul sacrificllDte e la SIlla famiglia. Altre' partidellavittiima sono cosi attri
buite ai ,demoni: e sono;: le gocce di sangue che sg'orgheranno dal cuore, al momento
della cottura (Kat. SI'. Sii.., VI, 7,13)" e moltre lo stomaco e gli escl'ementi e i fili
d'erba sui quali si il sangue raccolto (Alp.. B. Su. non de,scrive qucstipllrti.
eolarI;. vedi: J. SCHWAB, Bas altimiisdze ThieTiopfer,. cit." p. 137), e il ttlttll viene
sotterralO nellla <lt fosslIper gli escrementi)l, al d fuori ,del luogo del sacrificio (Ap.
Sii., vn, 16,1; ch. Asti. sr. Su., m, 3,1). L'Alt. Br.,. 6,6,16 d m.terpreta.
1Illllll1e a que5tosotlerramento.. I testi sorvolano volentieri su queste parti atlrilmite ai de-
moni. - parso un rito irreligioso (cfr. Ait.. Br. 6,1 l'invitare al sacrificio i
nemici. ,degli dM. Ma i riti sono chiari: generalmente., tutti gli a.vanzi in11ltiilizzablli dei
sacrifici (ad. ese,mpio., la crusca del grano macinato per fare una focaccia) sono iu
questo modo respinti, espulsi.. A questi fatti, si possono paragonallle: la. pratica greca
del sacrificio a Hera 'l'Il:q.I;l'Il!o. [protettrice delle nozze ], in cui si gettava il fiele ,della
vittima (PL,D'TARto, praecepta,27), e la prescrizione biblica di sotter.
,rare, :il sangu.e ,degIi lIIll'celli di purifitcazione. Facciamo osservare che il rituale dei sa,
cmici. dell'India p1"O'va, contrariamente a 'llUaDto si crede, che un sacrificio con Spllll'-
gimento di sangue non , nec,ess,aramente motivato dall'uso da fare ,del san,goe.
266 ta parte supe,riore del peritoneo,muscolos,a 'e, grassa, la pi succUlemta,
del mezzo, fra igrassi,e slata pres,a per te, te, la doniamo li. 1,{g Veda, IU, 21,5. E,ssa
la part,e centrale delI"animale; il principio della sua vila individuale, il suo atman
(T.S., 6,3,9,,5), p'ropDO ,come presso ii Semiti il sangue la vita .l>. 'Questa p,arte
il principio sa,crificale della villima (il medhas) T.S. 3,1,5,2;. Sal. Br., 3,,8,2,211; vedi
Ait. Br., 1,,3,'li, Wl mito rituale curi.oso."
267 Ai.p. sr. Sii., VII, 19,3 iSS. Davanti, cammina un sacerdote reggendo la torcia
accesa, poi. se,goe il sacerdote che porta la porzione ahItllDd<>si llon due spiedi (poich
non deve toccada direlt,amente), infine iI sacrificante che tiene il sacerdote 'come
:si descritlo prima (Ap..sr. Su." VII, 19,6,1 commento). Le rllgioni del rilo sono le
medesime indicate pii'I S()pra (vedi p. 37e nota Ull).T.S.,li,3,9,3e 4.
268l,{g Veda, m.21,5. 'frad. di H. Oldenberg (ad 100.) contro SiiyaJ,l.a in l,{g
Veda eT.B.
269 L'intero' rito ,e Jlllllito ,an.tico,. infatti uno d.ei sll'cerdoti lIlecita l'inno: 1,{g Veda,
Il, 75,1, poi IU, 21 per intero = T.B., III, 6,7,1 ss. = M.S., 3,10,.1. Cfr. T.S., 6,4,.3,5..
Ve,di L1IJnWIG, Rill'Veda, IV, p. 303. A. BERGAIGNE, mstoire de: /o liturgie vdi'lue, p. Hl,
cO!l1:5l.del:a lJIuesto Imo lIlecente perch formato da versi dimetl"'o differente, 'laIca
dire,di Wla medi fonnllIe totalmente separate. (Vedi H. OmENBEBIl;" Vedie H)'mnes,
S.B..E., XII.VI, p. 383). Questo falto e incontestabile: le IormUlehanno origini div,er'sc
'e sono s:late rimllD.eggiate tardivamente.M.a ben anteriori all'inno. Di
oonseguenza, anche se l'inno non presenlaun'unit. di redazione, ha per un'unit
,di finalit ed il m.Mo spontaneo 'con eni stalO composto sta a dimostrare che esso
si. ricollega ad uno dei riti pillDtichi. L'inno descnvecon la masSlma esaltez2s
tutti i particolari dell'operazione (cfr. T..S'",. 6,3,9,9 e Sca. Br., 3,8;,2,11). A 'lJIlllesto
rito sacrifillale, fra i pi importanti, i hl:amini hanno attrihnito un si,gnificato nam-
ralistico,.
2711 Alp.. sr. Sii., vn, 22,2:..
271 'futti si lava.no. Ap.sr: Sit., vH. 32,6.. Kat)'. sr. Sii., 6,6,.29. Asti. sr. Su., 3,5,1
e 2.. I mantTa sono T.S'., 4,1,.5.,1 =/;I.g Veda, x, 9',1.3. La Vlljasane'yi Samhitii, VI, Ili
d il medesimo testo di Alt1uJr'v,a Veda, VI,. 119. Vultimo mantra esprime la liberazio-
ne,dalla malattia, daIllamorte,dalla male,diiione, divina e umana. D'altl:a parte, nel
caso in cui il sacrificio ha ]0 s,cop<) di redimere tlllli tlomo, il sll,crifieio della lJapa
ch.e se,gaa. il momento preciso del riscatto.
:m Vedi J. SC!lJWAB, Das alrindische Thierop/er, cit.,. p'p. 126 ss., n. '98.
273 Ve,di J. Dasaltindiscke Thieropler,cit.,. p.. 141,n. l, cfr. L1IJDWIll,
llig.Veda, IV, p'. 361. Vedi Alp. sr. Sii.., VII. 25,7 ss. Sat. Br., 3,11,3,10.. (S.B..E., XXVI,
201). 1. ECGEBLING" ad 1oc.
274 Ap.. sr. Su., VII, :25,11.
114 Note al 'Capitolo secondo
Note a,l Capitolo secondo
115
:l:S5 V,edi. ROBERr'SON SMlre, Religion f}f the Semites, cit., pp. 2:,37 ss"
256 Lv" 7.U18; 1'9,5.8; Es. 29,34; eh. W. MANNIllA1lDr, 'Watd. und Feldkulte, ,cit.,
U, p. 250;1. FUZIlIl, The Golden Bough, dt., u, p. '70.
251 Lv. 1,15; 22.29. 30. V,edii DU.II.MANN-KNOBEL" voI. xn,p.. 448.
2:58 Es. 12.10; ;lJt. 16.4.
2:59 PAUSANIA" x, 38,,11;. vedi. l. FIl.AZI!lI, l'auslmias'... dt., nl. p. 240. ROII,ERrsoN
SMITB, R,etillion of the .Semites. cit., pp. 2l!2,,369.. Ch. ArENEo" 'In. 276.
26UPA1IJSANLl., n, 2'7.1;'11[[,38.8. ESlcmo, su,!) vOCe'Ell'1;Ll;t {hilJiJ.l.E'll' [sacrifi.
,chIamo a Vesta l. W.R. PATON e lE.L. thC.IIS, The lIt.ScriptWns o/Cos., llit., 3,8,24.
261 PA1IJSANIA, x, 329 (culto di lsidea Titar,a): i re,sti deBa vittima rl:lainevano
,e,sposti nel! sant11ll!riio da una festa all'altra e prlma di ogni 'festa venivano, presi e
,sotterrali.
262lA;,. 6',4,; 14,4; cfr.4,11; il sangue degli uccelli uceisi nel tempio, era nco
pertodi terra. Ad Olimpia.vi era un monte di ceneri davanti all'altare:PA1IJsANu:,
v, l3.,ll1; vedi I .. FI:lAZER, The G(}iden Bough, cit., In, p. 556; P. ST'ENGIlL,. Die grill.
discke.nKultusaberthiimer;. cit., p. 15.
261 La mog:l.ie del ,sacrificante, ,assiste a tutti i sacrifid solenni indi'I, in un posto
speciale", l'egata non strettamente. ed oggetto ,di ,determinali riti che, te,comunicano
in qualche modo gli eiRuvi del slllcrificio, assicurando la sua feconmtl. Kiit. sr. Sii.,
,VI, 6,1 ss. Ap. B. Sii.,. m, 18,1,12 commento. .
264 Essa fa be're l'animale a ogni l'espiro, SllI"l'an. pr'iiI]iin (A.p.. sr. Su 'l'n, UI,6)
mentl'e, l'offic.iante a.sper,ge abbondantemente tulte le membra (T'.S'., 1,3,9,1; dr. 6,3,9,1;
V.S'., VI,. 14;, Sat. Br. 3"ll,.2,4,7);billogna ricosililuire .rWsike 'ecc. in T.S.. La cerimo-
ma ha molti significati.. I Taittiri)'n hanno esasperato l'aspetto propli,atorio: la morite
,Wl dolore , una fiamma che b1'1lcia con ogni respiro, che deve 'es,sere placata. Per
qneslO si fa be:redell'acqua a ogni alito,. ed il dolore della. fiamIna se .ne va n.ella
terra insieme, a1l'a.cqull. ('Cfr. Sat. Br. 3,11,2.,8.,,16,). Anche, per questo, i T,aittiri)'n peI
ognimantTs rivolto ad. ogni .orificio dell'animale,pronuncianri:oc Bevi li 'e non Puri
ficati li (Vajasaneyi), espressione che corrisponde al nome stesso del rito. La spiega.
zione, dei Viljasaneyin insiste suJ!I'a,spetto purificatorio del rito; essi dicono: Punfi
lllltevi Il: la vittima una vita" persino (il nutrlmento immortale, l'mmorta
lrtl) ,degli ,di. L'animale viene ucciso quando , soffOOllto e placato. Ma le, acque. sono
le sorgenti. della vila (contengono il principio vitale) e facendo ci (questa lustra-
zione), s,i ,sostit1i1s,cono i respiri. La vittima ridi'lenta vita e nul:rimento immortale
de'gli di immortali (S'st. Br., 10c. cit.).
2M Ap.. n. Sii, VII, 1:11,14, mantTll:: T.S., 1,3,9,2; vedi ibid. 6,,3,9,2, propone un
rito piii preeiiso. (Cfr. .Kiit. sr. Sii.., 'l'l. 6,11). Ma i testi della scuola Vedi!
(l.'h.rgunigada; Aiv. B. Sii., III. 3,1;. Ait. Br. 6,.7,1,10) parlano sempliceme,nte di
spargr.e il ,san.goe per i demni, affinch. questi si aIllontanino. La discussione sorta
a questo proposito interessante: viene spi.egato, che i ,demoni, al pari degli di,
assistono ,ai sacrifici ; che anche, ,ai demoni oceorre dare le lo,ro parti;; poieh aven
done diritto, se non 'If,e'nissero loro date per eslromellerli (niralJll:.da; dr. H. OUU\IN'
BERG, Il:eligi,on de:r Veda, ,cit., p.. 2111 ,e T.S., 6,3,9',,2), essi. si rivarrebbero pesante-
mente, sul sacrificllDte e la SIlla famiglia. Altre' partidellavittiima sono cosi attri
buite ai ,demoni: e sono;: le gocce di sangue che sg'orgheranno dal cuore, al momento
della cottura (Kat. SI'. Sii.., VI, 7,13)" e moltre lo stomaco e gli escl'ementi e i fili
d'erba sui quali si il sangue raccolto (Alp.. B. Su. non de,scrive qucstipllrti.
eolarI;. vedi: J. SCHWAB, Bas altimiisdze ThieTiopfer,. cit." p. 137), e il ttlttll viene
sotterralO nellla <lt fosslIper gli escrementi)l, al d fuori ,del luogo del sacrificio (Ap.
Sii., vn, 16,1; ch. Asti. sr. Su., m, 3,1). L'Alt. Br.,. 6,6,16 d m.terpreta.
1Illllll1e a que5tosotlerramento.. I testi sorvolano volentieri su queste parti atlrilmite ai de-
moni. - parso un rito irreligioso (cfr. Ait.. Br. 6,1 l'invitare al sacrificio i
nemici. ,degli dM. Ma i riti sono chiari: generalmente., tutti gli a.vanzi in11ltiilizzablli dei
sacrifici (ad. ese,mpio., la crusca del grano macinato per fare una focaccia) sono iu
questo modo respinti, espulsi.. A questi fatti, si possono paragonallle: la. pratica greca
del sacrificio a Hera 'l'Il:q.I;l'Il!o. [protettrice delle nozze ], in cui si gettava il fiele ,della
vittima (PL,D'TARto, praecepta,27), e la prescrizione biblica di sotter.
,rare, :il sangu.e ,degIi lIIll'celli di purifitcazione. Facciamo osservare che il rituale dei sa,
cmici. dell'India p1"O'va, contrariamente a 'llUaDto si crede, che un sacrificio con Spllll'-
gimento di sangue non , nec,ess,aramente motivato dall'uso da fare ,del san,goe.
266 ta parte supe,riore del peritoneo,muscolos,a 'e, grassa, la pi succUlemta,
del mezzo, fra igrassi,e slata pres,a per te, te, la doniamo li. 1,{g Veda, IU, 21,5. E,ssa
la part,e centrale delI"animale; il principio della sua vila individuale, il suo atman
(T.S., 6,3,9,,5), p'ropDO ,come presso ii Semiti il sangue la vita .l>. 'Questa p,arte
il principio sa,crificale della villima (il medhas) T.S. 3,1,5,2;. Sal. Br., 3,,8,2,211; vedi
Ait. Br., 1,,3,'li, Wl mito rituale curi.oso."
267 Ai.p. sr. Sii., VII, 19,3 iSS. Davanti, cammina un sacerdote reggendo la torcia
accesa, poi. se,goe il sacerdote che porta la porzione ahItllDd<>si llon due spiedi (poich
non deve toccada direlt,amente), infine iI sacrificante che tiene il sacerdote 'come
:si descritlo prima (Ap..sr. Su." VII, 19,6,1 commento). Le rllgioni del rilo sono le
medesime indicate pii'I S()pra (vedi p. 37e nota Ull).T.S.,li,3,9,3e 4.
268l,{g Veda, m.21,5. 'frad. di H. Oldenberg (ad 100.) contro SiiyaJ,l.a in l,{g
Veda eT.B.
269 L'intero' rito ,e Jlllllito ,an.tico,. infatti uno d.ei sll'cerdoti lIlecita l'inno: 1,{g Veda,
Il, 75,1, poi IU, 21 per intero = T.B., III, 6,7,1 ss. = M.S., 3,10,.1. Cfr. T.S., 6,4,.3,5..
Ve,di L1IJnWIG, Rill'Veda, IV, p. 303. A. BERGAIGNE, mstoire de: /o liturgie vdi'lue, p. Hl,
cO!l1:5l.del:a lJIuesto Imo lIlecente perch formato da versi dimetl"'o differente, 'laIca
dire,di Wla medi fonnllIe totalmente separate. (Vedi H. OmENBEBIl;" Vedie H)'mnes,
S.B..E., XII.VI, p. 383). Questo falto e incontestabile: le IormUlehanno origini div,er'sc
'e sono s:late rimllD.eggiate tardivamente.M.a ben anteriori all'inno. Di
oonseguenza, anche se l'inno non presenlaun'unit. di redazione, ha per un'unit
,di finalit ed il m.Mo spontaneo 'con eni stalO composto sta a dimostrare che esso
si. ricollega ad uno dei riti pillDtichi. L'inno descnvecon la masSlma esaltez2s
tutti i particolari dell'operazione (cfr. T..S'",. 6,3,9,9 e Sca. Br., 3,8;,2,11). A 'lJIlllesto
rito sacrifillale, fra i pi importanti, i hl:amini hanno attrihnito un si,gnificato nam-
ralistico,.
2711 Alp.. sr. Sii., vn, 22,2:..
271 'futti si lava.no. Ap.sr: Sit., vH. 32,6.. Kat)'. sr. Sii., 6,6,.29. Asti. sr. Su., 3,5,1
e 2.. I mantTa sono T.S'., 4,1,.5.,1 =/;I.g Veda, x, 9',1.3. La Vlljasane'yi Samhitii, VI, Ili
d il medesimo testo di Alt1uJr'v,a Veda, VI,. 119. Vultimo mantra esprime la liberazio-
ne,dalla malattia, daIllamorte,dalla male,diiione, divina e umana. D'altl:a parte, nel
caso in cui il sacrificio ha ]0 s,cop<) di redimere tlllli tlomo, il sll,crifieio della lJapa
ch.e se,gaa. il momento preciso del riscatto.
:m Vedi J. SC!lJWAB, Das alrindische Thierop/er, cit.,. p'p. 126 ss., n. '98.
273 Ve,di J. Dasaltindiscke Thieropler,cit.,. p.. 141,n. l, cfr. L1IJDWIll,
llig.Veda, IV, p'. 361. Vedi Alp. sr. Sii.., VII. 25,7 ss. Sat. Br., 3,11,3,10.. (S.B..E., XXVI,
201). 1. ECGEBLING" ad 1oc.
274 Ap.. sr. Su., VII, :25,11.
116
Note al Capitolo secondo,
Note al Capitolo secondo 117
275 T.S.,li,B,ll,!. sacrificale sii. :recita: l,lg VMa, vl,60,18;
I, 10'9,7 e 6, T.B." 6,B,11,1 ss., formule, m glorificazione agli di e che des,criyono il
modo con il quale essi accettano l'offerta e" una volta giunta fino a loro" lacollSmnatno.
276 Ad Agni ,che perfeziona i riti (ved.i A. WBBER, lndische Studien, IX, p. 218)
cb. A. HILLEBBAND'r, Da Al!indisch,e, N,me- und'Vallmondsopfer, cit., P" UIl:. Pell'gli
altri esseri, ai quali sooo at;tribuite delle parti (intestioo grasso) in un'offerta supp,le-
mentare (Ap. il". Si., vu,26"B se.)ved.i J. SCHWAB, Das "l#nd'ische Thiel"opfel", cit.,
D. 101Jl. I _ntm recitati e le risposte corrispondono piuttosto male.
rn Si pu a,ggiungeme altre partii senza ossa. Ap'.ir. Su., VI,], ,21Jl,U.
278 Sull'Id vem io particolare: H. OLDENBEBlG:, Die Religion ,del' Y,eda" cit., pp. 289
se. e i passaggi citati neU'Ind.ice.
279 Vedi A. BEBIGAlGNE, LG Religion vdique d'"prs lea kymDes ,dul,ilg Yedll,
187:B-IBII3" I, pp. 323,325; Il,pp. 9,2;94. S. LVI, LG Doctrine dII' sallrificedan:s Zes
Bnrhm'III1:!1ll, ci,t., pp. 1IJ3ss.
281) 'Questo momento del sacrirficio tan&o importaDteche il Sat. Br. vi ha
gato la famosa leggenda, iliveouta ciassica, del m1uvio, Sat. Br. 1,8,1 completo;, li.
EGGEUNG, ad loc., S.,B.,E." XII. Cfr. A. WEBEII, lnd'ische Stlu!i:en, l" pp. 8 ss. I. Mom"
Sall:Skrit Te%t8, 5 voU., 1858.1;872, I, pp... 18.2, 1'96, :ss.
Ma ,gli altri: hlll1l1o, di questa leggenda, soltanto la fine" che fllll1Dll da
'sola. un articolo ,m fede hl:amamca. Seoondo questi, MaDu, il primo uomo ed. il primo
sacrificante, haacquisim la. sua discendenza e iI. suo bestiame inventaDdo iI rito del
l'ld,.creando cos la deal)ii (sua moglie o sua figlia. secondo il testi). (Ved.i T.S.,
e 2, completo 6,7; Taitt. Br., 3.,7.,5,6). In ogni caso, essa ed iI suo rappresen-
tante ma:teriale rappresentano il besti.aJ:e, ne. sono tutta la forza: i,pi vai paSav,C!, it!ii.
il bestiame Il.
DI Veili A. H[LLIl,BRANIlT, .lJ'as Altindische Neu und Vollmond'sopf,el', cit., p. 124,
J.. SCHWIi.Iil, Das altindische Tkierop:f,er,. cit., p. 148.
2:82 A. HILLEIilRANDII'" op. cit., p. 125.
m La oerImonm poil'ta il Domedi4<i.ilmooyana,oppure iif,op"hvana, termine che
corrisponde esatlllmente all'epicZesidella mllssacrisliana. n testo A.iW.U. Si., 1,7,.7,.
tradotto in. A. HILLEBRAl'IDT, Das Altindiscne Nea unti Vollmontisopler, cit.,p. 125
e 6; H. OLDEJ;BEIIG, Religion del" Veda, cit., p'p. 290 ss. I testi Siiiikh. SI'. Su., 1,10,1;
T:lIitt. Br. 3,5,13,1 .ss.,. :sono Questa invoeazlone cODlliste essenzial
mente in tIDll serie m appelli della ili.vinit incaricata ili condurre ,con s tutte le fone
ricordate e per altra parte, invitare a s,ua volta, sacerdoti 'e sacrificante, a prendere
p1'Qpria parle deUefone cos riu:nite. TIsacrificanteilime, d:urante nna pausa, (Ap.sr.
Sii., IV, 10,6 T.S., 1,7,1,2): che questa. offerta (di latte misto) sia la mia fOrza Il.
284 Taitt. B'I"., 3,5,8 fine, 3,5,,13 fine.
215 ..i4ii supplel1lel1tare ehe.tieneneU'altra mano. (Vedi A. WEBEIil,
Ind'isehe Stud:ien, eit., IX,p. 213). Egli dice (ASl:!. ST. Sii., 1,7,8; dr. T.S., 2,6,,8,1
2): lII: gradisci la nllStra parte, fai. prosperare le nostre vacche, fai prosperare i
_tri ,cav,am. Tu:passiiedi. iI fiore ,di ricchezza, nutrici ili esso, rendicene p,arteeipi Il.
286 TI sacrificante .diee: Idii, gr.ad.isci ecc., possiamo CODllDmare m te, noi in.
,corpo edianma (eomm.a Tai#. Br.), noi con tutta la. nostra ,geD.te li> (Taitt. BI".,
S,7,5,ili:).
28'1 A.iv. ir. Sii., 1,.11,2.
:!IllIAh:une seuoIe prescrivono un rito di presentllZooe ai. mani ST. Sii.,
,S,4,1'6e 17),. n rito per quanto mtico lillIltanto un rito, ili scuola (VajSllneyl
l,. cii., pp,. 12:6 ,ss.).
lll9 Vedi i mantr" in A. H.11!.l!.IlBRANDT, Das A.ltindi:sche Neu-und YollmondslJl'fer,
pp. 126 ss.; cosi la oocca delI'agnidhra (saoerdo,te ,de:! fnooo) ritentllta essere
la ooeca stessa ,ili A,gni. Le partii saoerdotali sono dunque delle vere e proprie parti
,ilivin.e. Qui non si tratta" mme ha ben visto Oldenherg, ili un pasto, comune, di. un
rito di comuni.onesociale, quali. ohe siano le apparenze. NeU'l,pioc la parte de:! sacri
ficanle lO' po:ssiooe, una. sorta' ili virt 'l medies li> (H. Oldeoherg); essa d forza al sa
essa mette inlui.il bestiame, Il 'come dicono i testi: pasin yaj"miine ,dtl-
d/Ui'ti (da"ootare l'US(lt de:! Ioeativo). Vedi T.S., .2,6;1,3; Ait. BI"., 2,30,,1; '6,10,11;
Sat. Br., 1,,8,1,,12, ,eec. L'14iifa parte del rituale ,dei sacrifici solenni ind. Aggiungia.
mo, che i resti ,della vittima SODO, in ,qualche msulla, profanati.: i brallllD e il sacri
fi.cante possono po,rtarli a casa 10J!'()'. (]i. SCHWA.B, Da alti:ndisc.h.eThiel'opfer,. diI., p.
149). Non oonos,ciamo r'egole che, prescrivano m riman.dDe Iacons,umaziooe dei resti
dellevittim,e. Tuttavia. ne esmtono per la cOllSulDllZone ili tutti i cibi in generale..
290 Vedi :sopra, p. 44.
291 Quaicunopotrel!:Jhe stupirsi che, inqtlesto schema, non abbiamo menzionato
il. caso in cui la vittima. il, qualcosa di. da un animale. Ne avremmo avuto
re.Jarlivamente iI iliritlo. In .. realt abbiamo' che i. rituali hanno proclamato
l'equiva]enza dei due lipi di cose (v,edli sopra, p. 21 s.). Ad esempio, in tutto
me dei sacrifici agrari, la loro fondamentale idenlit rende possibile .la sostituzione
uni con gli albi (vedi pp. 11 s.). Ma vi di pi, si passonoslabirIire ,delle reali
simmetrie .fra le vittime e le oblazioll saerllicali. La preparazione dene f:ocaece" il
modo con il queste venivano unte con o,lio o burro ece." corrisponde al!la prepa.
razione ,della vittima. La stessacrellZone deUa. cosa sacra, nel corso della ce,rlmonill
, nel caso, deU'oblaziione, molto pi evidente, ,che pe,r o'gnialtll'o caso in quan.lo viene
spesso confezionata ,ili tatto ptmto sni luogo stesso del sacrificio (v'eili per l''India;: A.
Hm.IlBRANDT,. Das Altindische N.eu- und Yollmonr1sopler, cit., pp. 28,41) soprattutto
n,el caso in coi si tratta di ,staluine (vem per l'India A. Hn.L,BBIlIi.ND'F, .Ritual .Litte-
l'lI!ur, cit., 64,p. 116; 48. Cfr. A. WIlBIlR,. Na1csatra, Il, p. 113:11 l'informazione
il piuttosto frammentaria: Sankh.Grh. Sii., IV, 19)... Per III Grecia, vedi sopra p. 21.
P. STE,IIlG.IlL, Diegriechisehen Kultusalte,rtkmer,cit., pp. 90 ss.
129; efr.LFIlAZEII, ne Golen Bougn, eit., n,pp. 84, lB9 ss. C.O.
LolilECI;, AglaopMmllS, K6nigsbe,rll" 18.29, pp. 119,1080 ss. Poi la. dis!r'llZio,ne ha il
mooesimolllllrattere di consacrazione definitiva del!l'uccisione di alta vittima animale.
Semp:re si mette,. almeno lo spiri.to deU'oblazione" al di fuori. ,del mondo rellie,. Esiste
SOltllD.to una ilifferenza, naturale, del resto, deUe ,cose stesse: nel1ama,ggior parte dei
essi il momento del!l'a.ttrilmzio,ne, e quello de]]aconsacrllZonecoincidono, senza che la
vitltima assuma per questo la caratteristica m UDa cosa da eliminare. m:realt, la l1ba.
giaoe distrutta. nel momento stesso in ,cui s,corre sull'altare o si perde Della terra,
,evapora o brucia. nel fuoco, la focaccia, il pUll"no di. farina, sii consamano e ;se ne
vanno ;sotto forma di fumo. L"lIZone sacrificale' e l'attrib,uzione alla ,divinit co,stitui
SCOllO un unico, e medesimo tempo riluale.
Ma sulla natura della distruzione 1Il0nvi , aleun dubbio: cosi che il :sem
plice depasito della legna da arde,re rappresenta, inaleuni mome'oti, nel rituale ind',
sacrificio per se slesso (alludiamo ai siimidheni., vedi A. H..ILJLoIlBIIAMlT, DfS Altin-
dische .Ne'u-und' Vollmondsopfer, cit., pp. 74 ss.). InfiDe" la ripartizione dene, parti ,
mutailiis mut/ll'ldis, anaIo,ga Il quella del sacrificio, 1IllJInllJIe: oosnel ,caso del sacrifi.
cio al novilunio e al plenilunio,,!:ro'l'iamo delle partipergJi .di. u:n'i,pieM. Rooll'o
diamo in:f.ine che il pi. impartante di tutti. i sacrifici indiani,. il ,caso forse pi straO'l"'
dinario ,ili tutti i sacrifici, queUo in cui la vittima. vie,ne, sottoposta. a tutti ipassibirIi
trattamenti, il sa.erificio del soma, , come il! sacr.ificiocristiano, costituito da U!li 'onla
%ione 'l'egetale.
116
Note al Capitolo secondo,
Note al Capitolo secondo 117
275 T.S.,li,B,ll,!. sacrificale sii. :recita: l,lg VMa, vl,60,18;
I, 10'9,7 e 6, T.B." 6,B,11,1 ss., formule, m glorificazione agli di e che des,criyono il
modo con il quale essi accettano l'offerta e" una volta giunta fino a loro" lacollSmnatno.
276 Ad Agni ,che perfeziona i riti (ved.i A. WBBER, lndische Studien, IX, p. 218)
cb. A. HILLEBBAND'r, Da Al!indisch,e, N,me- und'Vallmondsopfer, cit., P" UIl:. Pell'gli
altri esseri, ai quali sooo at;tribuite delle parti (intestioo grasso) in un'offerta supp,le-
mentare (Ap. il". Si., vu,26"B se.)ved.i J. SCHWAB, Das "l#nd'ische Thiel"opfel", cit.,
D. 101Jl. I _ntm recitati e le risposte corrispondono piuttosto male.
rn Si pu a,ggiungeme altre partii senza ossa. Ap'.ir. Su., VI,], ,21Jl,U.
278 Sull'Id vem io particolare: H. OLDENBEBlG:, Die Religion ,del' Y,eda" cit., pp. 289
se. e i passaggi citati neU'Ind.ice.
279 Vedi A. BEBIGAlGNE, LG Religion vdique d'"prs lea kymDes ,dul,ilg Yedll,
187:B-IBII3" I, pp. 323,325; Il,pp. 9,2;94. S. LVI, LG Doctrine dII' sallrificedan:s Zes
Bnrhm'III1:!1ll, ci,t., pp. 1IJ3ss.
281) 'Questo momento del sacrirficio tan&o importaDteche il Sat. Br. vi ha
gato la famosa leggenda, iliveouta ciassica, del m1uvio, Sat. Br. 1,8,1 completo;, li.
EGGEUNG, ad loc., S.,B.,E." XII. Cfr. A. WEBEII, lnd'ische Stlu!i:en, l" pp. 8 ss. I. Mom"
Sall:Skrit Te%t8, 5 voU., 1858.1;872, I, pp... 18.2, 1'96, :ss.
Ma ,gli altri: hlll1l1o, di questa leggenda, soltanto la fine" che fllll1Dll da
'sola. un articolo ,m fede hl:amamca. Seoondo questi, MaDu, il primo uomo ed. il primo
sacrificante, haacquisim la. sua discendenza e iI. suo bestiame inventaDdo iI rito del
l'ld,.creando cos la deal)ii (sua moglie o sua figlia. secondo il testi). (Ved.i T.S.,
e 2, completo 6,7; Taitt. Br., 3.,7.,5,6). In ogni caso, essa ed iI suo rappresen-
tante ma:teriale rappresentano il besti.aJ:e, ne. sono tutta la forza: i,pi vai paSav,C!, it!ii.
il bestiame Il.
DI Veili A. H[LLIl,BRANIlT, .lJ'as Altindische Neu und Vollmond'sopf,el', cit., p. 124,
J.. SCHWIi.Iil, Das altindische Tkierop:f,er,. cit., p. 148.
2:82 A. HILLEIilRANDII'" op. cit., p. 125.
m La oerImonm poil'ta il Domedi4<i.ilmooyana,oppure iif,op"hvana, termine che
corrisponde esatlllmente all'epicZesidella mllssacrisliana. n testo A.iW.U. Si., 1,7,.7,.
tradotto in. A. HILLEBRAl'IDT, Das Altindiscne Nea unti Vollmontisopler, cit.,p. 125
e 6; H. OLDEJ;BEIIG, Religion del" Veda, cit., p'p. 290 ss. I testi Siiiikh. SI'. Su., 1,10,1;
T:lIitt. Br. 3,5,13,1 .ss.,. :sono Questa invoeazlone cODlliste essenzial
mente in tIDll serie m appelli della ili.vinit incaricata ili condurre ,con s tutte le fone
ricordate e per altra parte, invitare a s,ua volta, sacerdoti 'e sacrificante, a prendere
p1'Qpria parle deUefone cos riu:nite. TIsacrificanteilime, d:urante nna pausa, (Ap.sr.
Sii., IV, 10,6 T.S., 1,7,1,2): che questa. offerta (di latte misto) sia la mia fOrza Il.
284 Taitt. B'I"., 3,5,8 fine, 3,5,,13 fine.
215 ..i4ii supplel1lel1tare ehe.tieneneU'altra mano. (Vedi A. WEBEIil,
Ind'isehe Stud:ien, eit., IX,p. 213). Egli dice (ASl:!. ST. Sii., 1,7,8; dr. T.S., 2,6,,8,1
2): lII: gradisci la nllStra parte, fai. prosperare le nostre vacche, fai prosperare i
_tri ,cav,am. Tu:passiiedi. iI fiore ,di ricchezza, nutrici ili esso, rendicene p,arteeipi Il.
286 TI sacrificante .diee: Idii, gr.ad.isci ecc., possiamo CODllDmare m te, noi in.
,corpo edianma (eomm.a Tai#. Br.), noi con tutta la. nostra ,geD.te li> (Taitt. BI".,
S,7,5,ili:).
28'1 A.iv. ir. Sii., 1,.11,2.
:!IllIAh:une seuoIe prescrivono un rito di presentllZooe ai. mani ST. Sii.,
,S,4,1'6e 17),. n rito per quanto mtico lillIltanto un rito, ili scuola (VajSllneyl
l,. cii., pp,. 12:6 ,ss.).
lll9 Vedi i mantr" in A. H.11!.l!.IlBRANDT, Das A.ltindi:sche Neu-und YollmondslJl'fer,
pp. 126 ss.; cosi la oocca delI'agnidhra (saoerdo,te ,de:! fnooo) ritentllta essere
la ooeca stessa ,ili A,gni. Le partii saoerdotali sono dunque delle vere e proprie parti
,ilivin.e. Qui non si tratta" mme ha ben visto Oldenherg, ili un pasto, comune, di. un
rito di comuni.onesociale, quali. ohe siano le apparenze. NeU'l,pioc la parte de:! sacri
ficanle lO' po:ssiooe, una. sorta' ili virt 'l medies li> (H. Oldeoherg); essa d forza al sa
essa mette inlui.il bestiame, Il 'come dicono i testi: pasin yaj"miine ,dtl-
d/Ui'ti (da"ootare l'US(lt de:! Ioeativo). Vedi T.S., .2,6;1,3; Ait. BI"., 2,30,,1; '6,10,11;
Sat. Br., 1,,8,1,,12, ,eec. L'14iifa parte del rituale ,dei sacrifici solenni ind. Aggiungia.
mo, che i resti ,della vittima SODO, in ,qualche msulla, profanati.: i brallllD e il sacri
fi.cante possono po,rtarli a casa 10J!'()'. (]i. SCHWA.B, Da alti:ndisc.h.eThiel'opfer,. diI., p.
149). Non oonos,ciamo r'egole che, prescrivano m riman.dDe Iacons,umaziooe dei resti
dellevittim,e. Tuttavia. ne esmtono per la cOllSulDllZone ili tutti i cibi in generale..
290 Vedi :sopra, p. 44.
291 Quaicunopotrel!:Jhe stupirsi che, inqtlesto schema, non abbiamo menzionato
il. caso in cui la vittima. il, qualcosa di. da un animale. Ne avremmo avuto
re.Jarlivamente iI iliritlo. In .. realt abbiamo' che i. rituali hanno proclamato
l'equiva]enza dei due lipi di cose (v,edli sopra, p. 21 s.). Ad esempio, in tutto
me dei sacrifici agrari, la loro fondamentale idenlit rende possibile .la sostituzione
uni con gli albi (vedi pp. 11 s.). Ma vi di pi, si passonoslabirIire ,delle reali
simmetrie .fra le vittime e le oblazioll saerllicali. La preparazione dene f:ocaece" il
modo con il queste venivano unte con o,lio o burro ece." corrisponde al!la prepa.
razione ,della vittima. La stessacrellZone deUa. cosa sacra, nel corso della ce,rlmonill
, nel caso, deU'oblaziione, molto pi evidente, ,che pe,r o'gnialtll'o caso in quan.lo viene
spesso confezionata ,ili tatto ptmto sni luogo stesso del sacrificio (v'eili per l''India;: A.
Hm.IlBRANDT,. Das Altindische N.eu- und Yollmonr1sopler, cit., pp. 28,41) soprattutto
n,el caso in coi si tratta di ,staluine (vem per l'India A. Hn.L,BBIlIi.ND'F, .Ritual .Litte-
l'lI!ur, cit., 64,p. 116; 48. Cfr. A. WIlBIlR,. Na1csatra, Il, p. 113:11 l'informazione
il piuttosto frammentaria: Sankh.Grh. Sii., IV, 19)... Per III Grecia, vedi sopra p. 21.
P. STE,IIlG.IlL, Diegriechisehen Kultusalte,rtkmer,cit., pp. 90 ss.
129; efr.LFIlAZEII, ne Golen Bougn, eit., n,pp. 84, lB9 ss. C.O.
LolilECI;, AglaopMmllS, K6nigsbe,rll" 18.29, pp. 119,1080 ss. Poi la. dis!r'llZio,ne ha il
mooesimolllllrattere di consacrazione definitiva del!l'uccisione di alta vittima animale.
Semp:re si mette,. almeno lo spiri.to deU'oblazione" al di fuori. ,del mondo rellie,. Esiste
SOltllD.to una ilifferenza, naturale, del resto, deUe ,cose stesse: nel1ama,ggior parte dei
essi il momento del!l'a.ttrilmzio,ne, e quello de]]aconsacrllZonecoincidono, senza che la
vitltima assuma per questo la caratteristica m UDa cosa da eliminare. m:realt, la l1ba.
giaoe distrutta. nel momento stesso in ,cui s,corre sull'altare o si perde Della terra,
,evapora o brucia. nel fuoco, la focaccia, il pUll"no di. farina, sii consamano e ;se ne
vanno ;sotto forma di fumo. L"lIZone sacrificale' e l'attrib,uzione alla ,divinit co,stitui
SCOllO un unico, e medesimo tempo riluale.
Ma sulla natura della distruzione 1Il0nvi , aleun dubbio: cosi che il :sem
plice depasito della legna da arde,re rappresenta, inaleuni mome'oti, nel rituale ind',
sacrificio per se slesso (alludiamo ai siimidheni., vedi A. H..ILJLoIlBIIAMlT, DfS Altin-
dische .Ne'u-und' Vollmondsopfer, cit., pp. 74 ss.). InfiDe" la ripartizione dene, parti ,
mutailiis mut/ll'ldis, anaIo,ga Il quella del sacrificio, 1IllJInllJIe: oosnel ,caso del sacrifi.
cio al novilunio e al plenilunio,,!:ro'l'iamo delle partipergJi .di. u:n'i,pieM. Rooll'o
diamo in:f.ine che il pi. impartante di tutti. i sacrifici indiani,. il ,caso forse pi straO'l"'
dinario ,ili tutti i sacrifici, queUo in cui la vittima. vie,ne, sottoposta. a tutti ipassibirIi
trattamenti, il sa.erificio del soma, , come il! sacr.ificiocristiano, costituito da U!li 'onla
%ione 'l'egetale.
H8
Note al Capitolo secondo
Note al Capitolo terzo Il9
292 Nulla ,lii pID logico,; imatti sono in gioco le medesime e le mede.
sime ,cose ,e, per aIIl:ro verso, m. virtn de]]eben note leggi che regolano le cose religio-
se, si tmtta dele medesime lustrazioni che conferiscono l) tolgono un c,arattere sacro.
293 Ap. sr. Sii., vu" 26,12,; Katy.sr. Sii., 6,9,H; T.S." 1,3.,11,.1 e Sat. B'r., 3,:8.,5,,5 e
per im,antra (Katy. sr. Sii:, ha fano un imp,ie,go migliore)" Vengono fatti una serie, di
piccoli sacrifici ('Il'em l. SCIfWAB,D'as a!tindische Thieropfer, cit.,n. Hl) Iecui foro
mule, esp,rimo,no la fme del rito.
294 Ap'.. sr. Sii., VII, 27,4,. Eaty. sr. Sii., 6.,9',,12. (Cosa notevole, Ap.. sr. Sii. prende
ilmantra: ,da Vajiisaneyi Sa'!"hitii. VI, 21).
295 A. Hn:.LIlBllJI.NIJlT, D'as Altndsche .Neu- und Vollmonds,opfer, cit.,. pp. 145.147;
J. SCIfWAB, Das abindische T'heropfer, cit., pp'. 156159. Durante questo rito si fa
una curiosa ricaplolazi.one dei ,diversi momenti del sacrificio (T,aitt. Br. 3,,6,15 intero)
e d.eibenefici ,ch,e il sacrificante attende da] sllicrificio stesso; egli guster di qu:anto
avr fatto ,gustare agli di (cfr. Asv. ST. Sii., 1,9,1).
296 A. Hn.LIEBRANIJlT, Das Altindische Ne'W und Vollmondsopfer, cit., pp. 14,7-149.
297 Ringraziandolo di. avere portato l'offerta agli di: Ap,. sr. Su., 'l'lI, .28,.2; Taitt.
Br., 2,4,7,11, cfr. T.S., 3,5,5,4.
298 Ap. sr. Sii., ibid.. 4. Ait. Br. 6,3,.5.
29!1 J. SCHWAll, D,as a!tindischeT,hiero'pfer, cit.,p. 107; A. HILLElllIAI'IDT, D,as
tUtindische Neu-und Vollmondsopfe:r, cit."pp. ]40141. .
300 Al" ST. Sii., 'l'H,. 26,15. Sat.. 81'. 3.,,8,5,11. T.S., 6,4,1,8. T.S. 1,3,11. Vajiisane':ri
SfJ'!"hitii, VI, 22; Ap. ST. Sii .., VII, 27,16.
301 Ap. ST. Su., l'n, .26,.16, ss. T.S., 1,!L,45,3.
302 A. HILLEBRANJ)'I', D'as Altindische Neu-und Vollmondsopfer, dt.,p.. 174. Cfr. S.
L:VI, Les Doctrines..., cit., p .. 66,.
3m Cfr. Sat. Br., 1,1,1,4.1.
304 Avabhrta. Vedi A. WIlIlER, lndisehe Studien" x, pp.. 393, 55. Cfr. H. OLlI'IilNlBERG,
Relgion der Veda, cit." PI!'. 407s5. Le espll'essioni.quali "flmido:ll delIequaIi Olden-
ber.g si serve, ecc., non sono forse tra le milllioll'i, tuttavia ellliha. indic,ato il signifi
ca.to del rito come ap'pare non tanto Del Veda (dove ,esso , del resto menzioIlal'
00; vedi GllASSMANN, Wol'terbu,ch ad verb.) ma in hLtti llii alltri testi rituali e teolo
gici. Al" sr. Sii.. 'l'In, 11,1.2 ss. ,e XIII, 1'9 s.s. Kat)'. SI'. Su., VI, Hl,l;, x., 8,16 55.
305 Questi qu:csti sta.gni, i tTthas" chc ancoraoglli Slllno ambiti particolar-
mcnte sacri de]]'India, sono ritenuti la pll'oprietfavorita di. Varu!!'a (Sat. B'r.. , 4,,4,.5,111).
3lJ6 Al" 051'. SU",XIU, 20,10,11.
3G1 Ap,. ST. Su., XIII, 22,2, comm. Contemporaneamente ripetono diveJ:sefo1'lllll.ule che
esp,rimoDo: cheesp,iano i 10m pe.ccati, i 10l1'll erroll'rituali,che a,cquistlmo forza, pro-
sperit ,e gloll'i,a, as,similando m tal modo, a s la forza magica delle acque" dei riti,
,deDe piantc.
Danno ai lom,anticbiabiti;, lasciando in tal modo la !loro antica
personalit e rivestendosi a nuovo,. ,essi acqu:siscono <C la pelle nuova comc un scrJtlen
le. "Ora non vi pi pcccato in ,essi che m un bimbo an,cora se,ma dlenti]) Sat.
Br.." 4,,4,5,23.
3119 Lv'. 16,22. 23. Alla fine del digiuno, cambiava nuovamente gli abiti c rientra
va a ,casa ricevend.o le felicitazioni dagli .amiei, p,ell'ave,r sopportato tutte le provc, com
piUIO lutti i rili, per esserc scampato a tutti i pcricoli di ,questa glomata.. (T,almud,
Yoma, 'l'm, 8,5, Munah).
310 LIV. 16,26"
3H lbid., 28. A]]o stesso modo colui che porta le cen!lri della vacca rossa.
312 Sappiamo da Eli. 44"19',, ehe le vesti dei. sacerdoti erano chiuse in "stanze
;sante :li', dove i sacelldoti andavano a vestirsi e, svestirsi pll'ma di andare verso il popolo;
il oontatto di. qu:este v,esti era pericoloso per' i laici.
313 PORF'IlIl.IO, D'e Abstinentia, n, 44,. w..R. PA1I'OIll e, E.IL. HICKS, The lnscriptiortll
0,1 Cos, 'Cit., 28,2:4. Cfr. I.G. FnZEB, The Golden .Bough, cit., n. pp. 54ss.
314lm. 6,21
Capitolo terzo
315 PL,A1I"ONE, Resp., vn, 565 D. PAUSANIA, VIU. 2,6,: VI, 2,3. P'UNiO, Natumlis: .Hi.
sUlria, 'l'm, 22:. Vedi W. MANNHlulDT, Antii\:e WaM:. und Feldkulte, cit., lE, p. 340. Me-
desima leggenda. sul santuario di Ira. O. GRUPPE, O"ieckische Mytho!ogie und R,eligions.
geschic.kte, 2 '1011, 19116,. pp. 67 ss. 'Cb. J. W.ELLHAUSEN, Reste cles Heiden-
tnums, cil.., p. 162: ,e n.,p. 163. Vedi pi avanti p. 60 nel teslo.
316 Alludevamo ai fatti bene ,conosciuti, dopo Mannhardt, Frazcr, Sidn.ey." Bar.
tland, sotto il nome di. anma esterna; falti ai quali i due ultimi autori hanno rcolle.
gato hLttll la teor:ia dell'iniziazione.
311 PAUSANIA. v, 13,,4,. Ugualle intcll'dizione era in uso a P:el'll:amo per coloro ch.e
avev,aDo sacrificato a TeIef:o.
318 Vedi sopra pp. 43,45. Soltanto allora. avviene ,quell'identificazione, talvoltaeerca.
ta, fra n saerificante, laviuima e il dio e soltanto allora si oUiieDe m.modo totalle.
(Su qu:cstoprin.cipio vedi: Eh. 2,11).
319 Sal. 105(106),39: "si contamnaronocon le loro opere, si macchiarono ,con i
loro,misf,atli :li.
32lI Lv. 11 S5. Cb. J. MARQUARDT,Op. cit., p. 277. Cfr. J.G. FnzIlB,. Encyclo-
paedia Britannica, 9" ed., lIIl'It. 'Taboo'. Cfr. Tke Golden Bough"cit.,passim. Cb.
F.B. JEvaNa, An lntroductiOln to the History 01 Religion, 1896" pp. 107 ss.
321 Cfr. R ROHlJlE, Psych,e, cit., t,pp. 17'9,19.2;, S.R. STEINME'T.Z, Ethnologische,
Studien zur e1'sten Entwie.klung del" Strafe, Leiden 189'4" n,. pp. 350 ss.
322 E la sanzione relati'la m. ;genere agli erll'ori rituali, Del Le,v'itic@, nel Deute-
ronomio,. ne]]'Eslldo come in Ezee.hiele e nei libll' storici: bisogna osservare i riti per
non rischiare di morire, dI essere colpiti ,dalla. lebbra ,come il Il'e Ozia.. Cfr. H.
OLDIilIllIl.ERG, ReZigion der Veda, cit., pp. 287,319'. Cfr. A. HERGAI.GNE, La reUgion vdi'!llIe
d'l:Iprs lcs .hymnes du Rig.Vedl:l, .cit., III, pp. 150 S8.
3:13 Lv. 16. Cfr. supra, n. 180.
324 Lv. 14,1 5S.
3Z5 PItllr i !Sacrifici di. espiazione greci vedi.: LJ!.SJl.ULX, Suhn,t)pfer,der Oriec.hen,
A.ka4emisclle Wiirzb'urg 1844, pp. 236 55. l., DONAILDSOIll, On the
Expiatory and Substitutionary ,sacrifiees 0,1 tke Greeks in QI t.ke RGyal
Socletyof Edinburgh '(1875.1876), pp. 43,3 ss. Per i fatti ge,rmanici vedi: U.JAHN, Vie
Abwehrenden und die Suhnopfe.r der D.eutschen, Diss. ln,allg., Breslau 1884, risf,am.
p,ato in K.WIlINHOUI (a cura di), Germanstsc.he Ab'handlun,gen, Breslall 188.4,., II]
(Die deutscken Opfergebrauchebei Ack,e1'bauund Vie1uu,cht}.
326 Vedi H. OLD'I'lNBIl,R&, .ReZigion del' Veda, cit., pp'. 211,1 ss;., 522 ss.
H8
Note al Capitolo secondo
Note al Capitolo terzo Il9
292 Nulla ,lii pID logico,; imatti sono in gioco le medesime e le mede.
sime ,cose ,e, per aIIl:ro verso, m. virtn de]]eben note leggi che regolano le cose religio-
se, si tmtta dele medesime lustrazioni che conferiscono l) tolgono un c,arattere sacro.
293 Ap. sr. Sii., vu" 26,12,; Katy.sr. Sii., 6,9,H; T.S." 1,3.,11,.1 e Sat. B'r., 3,:8.,5,,5 e
per im,antra (Katy. sr. Sii:, ha fano un imp,ie,go migliore)" Vengono fatti una serie, di
piccoli sacrifici ('Il'em l. SCIfWAB,D'as a!tindische Thieropfer, cit.,n. Hl) Iecui foro
mule, esp,rimo,no la fme del rito.
294 Ap'.. sr. Sii., VII, 27,4,. Eaty. sr. Sii., 6.,9',,12. (Cosa notevole, Ap.. sr. Sii. prende
ilmantra: ,da Vajiisaneyi Sa'!"hitii. VI, 21).
295 A. Hn:.LIlBllJI.NIJlT, D'as Altndsche .Neu- und Vollmonds,opfer, cit.,. pp. 145.147;
J. SCIfWAB, Das abindische T'heropfer, cit., pp'. 156159. Durante questo rito si fa
una curiosa ricaplolazi.one dei ,diversi momenti del sacrificio (T,aitt. Br. 3,,6,15 intero)
e d.eibenefici ,ch,e il sacrificante attende da] sllicrificio stesso; egli guster di qu:anto
avr fatto ,gustare agli di (cfr. Asv. ST. Sii., 1,9,1).
296 A. Hn.LIEBRANIJlT, Das Altindische Ne'W und Vollmondsopfer, cit., pp. 14,7-149.
297 Ringraziandolo di. avere portato l'offerta agli di: Ap,. sr. Su., 'l'lI, .28,.2; Taitt.
Br., 2,4,7,11, cfr. T.S., 3,5,5,4.
298 Ap. sr. Sii., ibid.. 4. Ait. Br. 6,3,.5.
29!1 J. SCHWAll, D,as a!tindischeT,hiero'pfer, cit.,p. 107; A. HILLElllIAI'IDT, D,as
tUtindische Neu-und Vollmondsopfe:r, cit."pp. ]40141. .
300 Al" ST. Sii., 'l'H,. 26,15. Sat.. 81'. 3.,,8,5,11. T.S., 6,4,1,8. T.S. 1,3,11. Vajiisane':ri
SfJ'!"hitii, VI, 22; Ap. ST. Sii .., VII, 27,16.
301 Ap. ST. Su., l'n, .26,.16, ss. T.S., 1,!L,45,3.
302 A. HILLEBRANJ)'I', D'as Altindische Neu-und Vollmondsopfer, dt.,p.. 174. Cfr. S.
L:VI, Les Doctrines..., cit., p .. 66,.
3m Cfr. Sat. Br., 1,1,1,4.1.
304 Avabhrta. Vedi A. WIlIlER, lndisehe Studien" x, pp.. 393, 55. Cfr. H. OLlI'IilNlBERG,
Relgion der Veda, cit." PI!'. 407s5. Le espll'essioni.quali "flmido:ll delIequaIi Olden-
ber.g si serve, ecc., non sono forse tra le milllioll'i, tuttavia ellliha. indic,ato il signifi
ca.to del rito come ap'pare non tanto Del Veda (dove ,esso , del resto menzioIlal'
00; vedi GllASSMANN, Wol'terbu,ch ad verb.) ma in hLtti llii alltri testi rituali e teolo
gici. Al" sr. Sii.. 'l'In, 11,1.2 ss. ,e XIII, 1'9 s.s. Kat)'. SI'. Su., VI, Hl,l;, x., 8,16 55.
305 Questi qu:csti sta.gni, i tTthas" chc ancoraoglli Slllno ambiti particolar-
mcnte sacri de]]'India, sono ritenuti la pll'oprietfavorita di. Varu!!'a (Sat. B'r.. , 4,,4,.5,111).
3lJ6 Al" 051'. SU",XIU, 20,10,11.
3G1 Ap,. ST. Su., XIII, 22,2, comm. Contemporaneamente ripetono diveJ:sefo1'lllll.ule che
esp,rimoDo: cheesp,iano i 10m pe.ccati, i 10l1'll erroll'rituali,che a,cquistlmo forza, pro-
sperit ,e gloll'i,a, as,similando m tal modo, a s la forza magica delle acque" dei riti,
,deDe piantc.
Danno ai lom,anticbiabiti;, lasciando in tal modo la !loro antica
personalit e rivestendosi a nuovo,. ,essi acqu:siscono <C la pelle nuova comc un scrJtlen
le. "Ora non vi pi pcccato in ,essi che m un bimbo an,cora se,ma dlenti]) Sat.
Br.." 4,,4,5,23.
3119 Lv'. 16,22. 23. Alla fine del digiuno, cambiava nuovamente gli abiti c rientra
va a ,casa ricevend.o le felicitazioni dagli .amiei, p,ell'ave,r sopportato tutte le provc, com
piUIO lutti i rili, per esserc scampato a tutti i pcricoli di ,questa glomata.. (T,almud,
Yoma, 'l'm, 8,5, Munah).
310 LIV. 16,26"
3H lbid., 28. A]]o stesso modo colui che porta le cen!lri della vacca rossa.
312 Sappiamo da Eli. 44"19',, ehe le vesti dei. sacerdoti erano chiuse in "stanze
;sante :li', dove i sacelldoti andavano a vestirsi e, svestirsi pll'ma di andare verso il popolo;
il oontatto di. qu:este v,esti era pericoloso per' i laici.
313 PORF'IlIl.IO, D'e Abstinentia, n, 44,. w..R. PA1I'OIll e, E.IL. HICKS, The lnscriptiortll
0,1 Cos, 'Cit., 28,2:4. Cfr. I.G. FnZEB, The Golden .Bough, cit., n. pp. 54ss.
314lm. 6,21
Capitolo terzo
315 PL,A1I"ONE, Resp., vn, 565 D. PAUSANIA, VIU. 2,6,: VI, 2,3. P'UNiO, Natumlis: .Hi.
sUlria, 'l'm, 22:. Vedi W. MANNHlulDT, Antii\:e WaM:. und Feldkulte, cit., lE, p. 340. Me-
desima leggenda. sul santuario di Ira. O. GRUPPE, O"ieckische Mytho!ogie und R,eligions.
geschic.kte, 2 '1011, 19116,. pp. 67 ss. 'Cb. J. W.ELLHAUSEN, Reste cles Heiden-
tnums, cil.., p. 162: ,e n.,p. 163. Vedi pi avanti p. 60 nel teslo.
316 Alludevamo ai fatti bene ,conosciuti, dopo Mannhardt, Frazcr, Sidn.ey." Bar.
tland, sotto il nome di. anma esterna; falti ai quali i due ultimi autori hanno rcolle.
gato hLttll la teor:ia dell'iniziazione.
311 PAUSANIA. v, 13,,4,. Ugualle intcll'dizione era in uso a P:el'll:amo per coloro ch.e
avev,aDo sacrificato a TeIef:o.
318 Vedi sopra pp. 43,45. Soltanto allora. avviene ,quell'identificazione, talvoltaeerca.
ta, fra n saerificante, laviuima e il dio e soltanto allora si oUiieDe m.modo totalle.
(Su qu:cstoprin.cipio vedi: Eh. 2,11).
319 Sal. 105(106),39: "si contamnaronocon le loro opere, si macchiarono ,con i
loro,misf,atli :li.
32lI Lv. 11 S5. Cb. J. MARQUARDT,Op. cit., p. 277. Cfr. J.G. FnzIlB,. Encyclo-
paedia Britannica, 9" ed., lIIl'It. 'Taboo'. Cfr. Tke Golden Bough"cit.,passim. Cb.
F.B. JEvaNa, An lntroductiOln to the History 01 Religion, 1896" pp. 107 ss.
321 Cfr. R ROHlJlE, Psych,e, cit., t,pp. 17'9,19.2;, S.R. STEINME'T.Z, Ethnologische,
Studien zur e1'sten Entwie.klung del" Strafe, Leiden 189'4" n,. pp. 350 ss.
322 E la sanzione relati'la m. ;genere agli erll'ori rituali, Del Le,v'itic@, nel Deute-
ronomio,. ne]]'Eslldo come in Ezee.hiele e nei libll' storici: bisogna osservare i riti per
non rischiare di morire, dI essere colpiti ,dalla. lebbra ,come il Il'e Ozia.. Cfr. H.
OLDIilIllIl.ERG, ReZigion der Veda, cit., pp. 287,319'. Cfr. A. HERGAI.GNE, La reUgion vdi'!llIe
d'l:Iprs lcs .hymnes du Rig.Vedl:l, .cit., III, pp. 150 S8.
3:13 Lv. 16. Cfr. supra, n. 180.
324 Lv. 14,1 5S.
3Z5 PItllr i !Sacrifici di. espiazione greci vedi.: LJ!.SJl.ULX, Suhn,t)pfer,der Oriec.hen,
A.ka4emisclle Wiirzb'urg 1844, pp. 236 55. l., DONAILDSOIll, On the
Expiatory and Substitutionary ,sacrifiees 0,1 tke Greeks in QI t.ke RGyal
Socletyof Edinburgh '(1875.1876), pp. 43,3 ss. Per i fatti ge,rmanici vedi: U.JAHN, Vie
Abwehrenden und die Suhnopfe.r der D.eutschen, Diss. ln,allg., Breslau 1884, risf,am.
p,ato in K.WIlINHOUI (a cura di), Germanstsc.he Ab'handlun,gen, Breslall 188.4,., II]
(Die deutscken Opfergebrauchebei Ack,e1'bauund Vie1uu,cht}.
326 Vedi H. OLD'I'lNBIl,R&, .ReZigion del' Veda, cit., pp'. 211,1 ss;., 522 ss.
120 Note al Capitalo terzo
Note al Capitoto, terzo
121
327 Kaus. Sii., 2618. Cl'r. il di A. Kulm, per una serie dii dtianlo-
in. tutla Emopa (a Kuhm's Zeitschrift [propriamente a Zeitscbrift ror
chende SprachforsehUIlg aufdem. GeMete der indogermamisehen Sprachen Jll,]i, xm,
pp. 113 ,ss.). Su: qllesto rito vedi M. BLOOMFIELD, Hymn:sof the Atnarva.Veda, S.B.E.,
XLII, ad Athattl,a Veda, l, p. 264;, cfr. Introd. a VII, 116 (p. 565).
328 Atharva Veda, 1,22,4.
32!l'Per i riti vedi M. IBWOMlI'IELn, S.RE., XLII, introduzione a. vn, 116, e M.
WINTEIRNITZ, Der Altim:lische DenkschrDtender KaiserUchen Ab
demie der Wissensschafteu,. Klasse Jll, Wie,n,xL (UI92), pp. 6"
12,.23,61, Kaus. Su." 18,17,16.
330 Traducillll10 letteralmente. BIoomfield e il eommento spiegano (ad ,!oc.) ,con
il termine oorvo.
331 Atl'uutlll V:eda, VIE, 115,1.
332 La.kfm'i, ,segno Jll ,di sventura" impronta della dea Nirrti (della ,distm.llione).
'Questo se,gno ,corrisponde al ool.ore nero del corvo ed alla locaccina che gli viene lega.
ta aDa zampa.
333 Riimandare sul nemico I.e eventuali. s'l'enture uno dei motivi ooslaDti del
tilule, vedioo" atarvanico e di altri rituali.
334 Cb. Kaus. Sii., 32,17..
3il5 Su: questo rito vedi H. OLliIENBE,IRG, Religion der Veda" cit.,. l'p. 83,446,. n. l,
e soprattutto: A. HILLEBlllANDT, RitualLittetatul""cit., p. 83. Il rito fa parte del
rituale domestico. I testi sono: Aivalii'l'a:na. G!k, Sii., 4,.8; PirllSai-a,3,8; Rit!}ya.
kesin, 2,8,9; Ap.. Grh. Sii .., 19,13 ss.;. 201-219'. li testo degli ASI}. sembra attribumea
rito un sigtrlficatodirito di prosperit .(4,8,35; Piirasiira, 3,8,2). Ma icarat
teri del rito sono ben definiti ed il commento a Bira!})la.kesin,. 2,9'.,1, (a ,cur,a di. Kirste,
p. 153) vi scorge uno sa.nti ,a Rudra, mo del bestiam.e, UIl li( nwdo di placare lO' il dio
medilllllte una vittima che sarebb<il lo spiedo delle vacche lO. (Cfr... la trad.. di H. 01
denhell'gdiHira.1Jyakdin,. S.B.E., xxx, p. 220). Oldenhetg vede, m. questo
rito, un caso di. Tietfetisc:hismus. Egli si ,sofferma in particolare a. sviluppare il l'unto
p'iil interessante del rito ehe rin.corporazione del ,dio nella vittima. Il rito
a noi soltanto attraverso testipiuttosto rece,nti.,. che presentano notevoli div,ergenze. Non
possiamo, qui espo,tre l'analisi storica dei testi. Il risultato aI quale giun,giaIDo la
eonvinzione che vi siano tre .riti p,i o meno eterogenei ,ch,e pi. o meno si sono fusi
due a due o tutti insi.eme secondo le scuole e i mlllll. dei bramini. Noi illustriamo
soprattutto ii ritJi dei elandiegli Atl'eya (Aiv... Par.). In ogni caso il rito antichissimo
e gli inni del Veooa Rudra ('Il, 43, I, 114; II, 33; VII, 46) sono, tanto per i
qwmtoper SiyaI,!Il, cOJI.SacmtlI questo rito" l quale si applicano in. nwoo notevol-
mente buonlll.
3J6 Su Rudra, H. OLlililNBBRll, Religion del' Veda,.ct., .pp.216.
22:4;. 283 ss.; 333ss. Cfr. A. BAlITH, Olenoorget fu religion du Veda, Journal.
Savllllltn,Paris 11196, pp. 133 IIS., 311 ,ss., 389 ss.,471ss. A. IBEBCAIGNE,Op. cit.,
(aDa nota 132 supra), III, pp. 3] 55, 152-154;. S. LEn, La .Doctrinedu saerifiee daml
les BrahmalUlS, cit., p. 16,7 (.dit. Br., .. Ci impssibile esporre qui le ragioni'
dena nostra interp,retazione della personalit mitiea ,di Rudra.
33'1 questo un. punto sul.qual.e tutte le scoore sono fannofllll-
tue I.e offerte (cfr. H. OLliI'BNBERG,Religion dar Veda,.,cit.,p.. 82.'ed il modo colqlll1'
le si fam10 respirare le offerte aI ,cav,alIo, ,divinhlzato de[['aSvamedha, cfr. ,ancora Katy.
SI". Su., 13,3,111);. lo si chiama con tutta ]a serie dei nomi di Rudra: o,m
ma.gic,a), a Bhav,a, (1m a Sarva,. ecc. . Cb. Atharoo Veda, lV, 28 e sa rec.tano 1 testi
a Rudra: T.S., 4,5,1 IIS. V'em: MllD:ltrapa.tha ,d'Apa.sJamba, a ,cura di M. Wln.temilZ, n,
M,io SII.
338, Se'condo PiiraSiira.
339 Non ,si pu portare nu1lladell'lInima1.e al villaggio l'ereMi] dio cerca di
uccidere gli uomini . I parenti non potevan.o avvicinarsi al luogo del sacrificio., 'cosi l'n.
re non potevano mangiare le della vittima senza allere ri,cevuto un ordine o un
,nvito sie.clali. Aiv. sT.Sii. 4,8,31 e 33 ("edi H. OLI:IBNBERG, S.RE., XXIX,p. 258).
340 Per di. esposizione intendiamo sottinteso che la medesima cosa pu
ripetersi, neI medesimi termini degli oggetti.
341 Lv. 14..,10 SII.
342Nm. 6,13, 88. Talmiid leruslllmi, Trattato Nazir (trlld. di. J. Schwab, IX,. PII.
84 55).
343 Talmiid Jeruialm.i, Tllatlalo Nasr, I, 2. n nazir o'nazireo ofbe lo slessO s,acri.,
ncio 'quando allJleggerisce la sua capIgliatura divenuta troppo pesante.
344 lbid. n, lO.
345 l,bid. Vl, 7 e 8. Nm,,6.1,8.
346 Nm. 6.,19.
347 Vedi ,soprattutto, I.G. FRAZEB, The Golde:n B'(lll\gh, cit., nota agg.. l. Il tomo per
un certo numero di fatti etnografici, cfr. ibid., Il, 1'1". 61 ss. Sarebbe facile estendere
iI. numero dei fatti citati. Frazer ha visto giuslamenle ehe bi maggior parte deJ1J!e
offerte di primizie consIsle nella consacrazione, di una l'arIe della specie commestibile,
pattecherappr'ese,nla il tutto. Ma la sua analisi, che, del resto, egli mantiene neI1'am-
bito dei puri. fatti, non h.a spiegato la funzione del rito.
34B Sollt_ente 'questa parle Ia prima di tutte. . noto, quale sia Ia portata dene
prescrizioni bibliche ,concernenti i primogeniti degH. uomini e degIi animali; i primi
frutti e le primizie ,delllla messe den',anno, i primi prodotti di. UI1 albero ('orlah),. il
primo grano conS1llIDllto (asmi), la prima pasta Iievitala ({MIlan). Di lutto quanto vive
'e fa vivere,. le primizieappart,engono a lahv. Le benedizioni Ialmud.ich.e ,e della si.
nag'oga hanno ulteriormente aec'entuatoqueslo tema, in quanto esse sono obbligatorie
'quando sI assllgg.ia per lapriIDII. volta. un frutto" quando si in.izia un paslo 'ecc.
34!)'Talmiid leruslIlmi, B'ikkul"'im, m,. Misniih, 2: e ss. evidente ehenon si pu se.
,gume il rito sui. temibih1iei che contengono soltanto le prescrizioni saeerdotali e non
i. costumi e gIiusi popolari. n carattere popolare dI questo rito evidente: 'queslo
saonatore di flauto, questo bue incoronato di olivo.,. ,dille corna dorate (che, poteva esse.
re, sostituito da UIl capretto ,dalle oomllar,g,enlate., cfr. Ghe.mllrtJh, ad loe.), questi pa.
ni.eri, le oolomne, tutto lJlUesto sono tratti originali di un'antichit. ineo,ntestabile.. DeI
resto questi testi mishn.ici sono essi stessi molto ,antichi.
350 Essi si riuni,sllono la vigilia, e passano ]a notte sulla piazza pubblica (per ti-
more di. contattiimpUr secondo GhemlJ1'ah)..
35I GhellUl1'a,h, 2. I rabbini discutono per sapere, se era msUim'im 'o in.
35:2 Rito di riscatto personale, 'clllsopiuttosto notevole.
3S3 Cb. Talmii.d BalJli, .MenaMth, 58 a. (rinvio Il J. Scbwab, ad 100.).
3:ilI Nm. 19.
355 Vedi pi sopra, p" 53.
156 deI llipp.ii.r.
:m Massel' seni,. VI, Ghemarah (vedi J. Schwab, Il. 247). Cfr.
Middoth, MiSniih, cilato ibid.
120 Note al Capitalo terzo
Note al Capitoto, terzo
121
327 Kaus. Sii., 2618. Cl'r. il di A. Kulm, per una serie dii dtianlo-
in. tutla Emopa (a Kuhm's Zeitschrift [propriamente a Zeitscbrift ror
chende SprachforsehUIlg aufdem. GeMete der indogermamisehen Sprachen Jll,]i, xm,
pp. 113 ,ss.). Su: qllesto rito vedi M. BLOOMFIELD, Hymn:sof the Atnarva.Veda, S.B.E.,
XLII, ad Athattl,a Veda, l, p. 264;, cfr. Introd. a VII, 116 (p. 565).
328 Atharva Veda, 1,22,4.
32!l'Per i riti vedi M. IBWOMlI'IELn, S.RE., XLII, introduzione a. vn, 116, e M.
WINTEIRNITZ, Der Altim:lische DenkschrDtender KaiserUchen Ab
demie der Wissensschafteu,. Klasse Jll, Wie,n,xL (UI92), pp. 6"
12,.23,61, Kaus. Su." 18,17,16.
330 Traducillll10 letteralmente. BIoomfield e il eommento spiegano (ad ,!oc.) ,con
il termine oorvo.
331 Atl'uutlll V:eda, VIE, 115,1.
332 La.kfm'i, ,segno Jll ,di sventura" impronta della dea Nirrti (della ,distm.llione).
'Questo se,gno ,corrisponde al ool.ore nero del corvo ed alla locaccina che gli viene lega.
ta aDa zampa.
333 Riimandare sul nemico I.e eventuali. s'l'enture uno dei motivi ooslaDti del
tilule, vedioo" atarvanico e di altri rituali.
334 Cb. Kaus. Sii., 32,17..
3il5 Su: questo rito vedi H. OLliIENBE,IRG, Religion der Veda" cit.,. l'p. 83,446,. n. l,
e soprattutto: A. HILLEBlllANDT, RitualLittetatul""cit., p. 83. Il rito fa parte del
rituale domestico. I testi sono: Aivalii'l'a:na. G!k, Sii., 4,.8; PirllSai-a,3,8; Rit!}ya.
kesin, 2,8,9; Ap.. Grh. Sii .., 19,13 ss.;. 201-219'. li testo degli ASI}. sembra attribumea
rito un sigtrlficatodirito di prosperit .(4,8,35; Piirasiira, 3,8,2). Ma icarat
teri del rito sono ben definiti ed il commento a Bira!})la.kesin,. 2,9'.,1, (a ,cur,a di. Kirste,
p. 153) vi scorge uno sa.nti ,a Rudra, mo del bestiam.e, UIl li( nwdo di placare lO' il dio
medilllllte una vittima che sarebb<il lo spiedo delle vacche lO. (Cfr... la trad.. di H. 01
denhell'gdiHira.1Jyakdin,. S.B.E., xxx, p. 220). Oldenhetg vede, m. questo
rito, un caso di. Tietfetisc:hismus. Egli si ,sofferma in particolare a. sviluppare il l'unto
p'iil interessante del rito ehe rin.corporazione del ,dio nella vittima. Il rito
a noi soltanto attraverso testipiuttosto rece,nti.,. che presentano notevoli div,ergenze. Non
possiamo, qui espo,tre l'analisi storica dei testi. Il risultato aI quale giun,giaIDo la
eonvinzione che vi siano tre .riti p,i o meno eterogenei ,ch,e pi. o meno si sono fusi
due a due o tutti insi.eme secondo le scuole e i mlllll. dei bramini. Noi illustriamo
soprattutto ii ritJi dei elandiegli Atl'eya (Aiv... Par.). In ogni caso il rito antichissimo
e gli inni del Veooa Rudra ('Il, 43, I, 114; II, 33; VII, 46) sono, tanto per i
qwmtoper SiyaI,!Il, cOJI.SacmtlI questo rito" l quale si applicano in. nwoo notevol-
mente buonlll.
3J6 Su Rudra, H. OLlililNBBRll, Religion del' Veda,.ct., .pp.216.
22:4;. 283 ss.; 333ss. Cfr. A. BAlITH, Olenoorget fu religion du Veda, Journal.
Savllllltn,Paris 11196, pp. 133 IIS., 311 ,ss., 389 ss.,471ss. A. IBEBCAIGNE,Op. cit.,
(aDa nota 132 supra), III, pp. 3] 55, 152-154;. S. LEn, La .Doctrinedu saerifiee daml
les BrahmalUlS, cit., p. 16,7 (.dit. Br., .. Ci impssibile esporre qui le ragioni'
dena nostra interp,retazione della personalit mitiea ,di Rudra.
33'1 questo un. punto sul.qual.e tutte le scoore sono fannofllll-
tue I.e offerte (cfr. H. OLliI'BNBERG,Religion dar Veda,.,cit.,p.. 82.'ed il modo colqlll1'
le si fam10 respirare le offerte aI ,cav,alIo, ,divinhlzato de[['aSvamedha, cfr. ,ancora Katy.
SI". Su., 13,3,111);. lo si chiama con tutta ]a serie dei nomi di Rudra: o,m
ma.gic,a), a Bhav,a, (1m a Sarva,. ecc. . Cb. Atharoo Veda, lV, 28 e sa rec.tano 1 testi
a Rudra: T.S., 4,5,1 IIS. V'em: MllD:ltrapa.tha ,d'Apa.sJamba, a ,cura di M. Wln.temilZ, n,
M,io SII.
338, Se'condo PiiraSiira.
339 Non ,si pu portare nu1lladell'lInima1.e al villaggio l'ereMi] dio cerca di
uccidere gli uomini . I parenti non potevan.o avvicinarsi al luogo del sacrificio., 'cosi l'n.
re non potevano mangiare le della vittima senza allere ri,cevuto un ordine o un
,nvito sie.clali. Aiv. sT.Sii. 4,8,31 e 33 ("edi H. OLI:IBNBERG, S.RE., XXIX,p. 258).
340 Per di. esposizione intendiamo sottinteso che la medesima cosa pu
ripetersi, neI medesimi termini degli oggetti.
341 Lv. 14..,10 SII.
342Nm. 6,13, 88. Talmiid leruslllmi, Trattato Nazir (trlld. di. J. Schwab, IX,. PII.
84 55).
343 Talmiid Jeruialm.i, Tllatlalo Nasr, I, 2. n nazir o'nazireo ofbe lo slessO s,acri.,
ncio 'quando allJleggerisce la sua capIgliatura divenuta troppo pesante.
344 lbid. n, lO.
345 l,bid. Vl, 7 e 8. Nm,,6.1,8.
346 Nm. 6.,19.
347 Vedi ,soprattutto, I.G. FRAZEB, The Golde:n B'(lll\gh, cit., nota agg.. l. Il tomo per
un certo numero di fatti etnografici, cfr. ibid., Il, 1'1". 61 ss. Sarebbe facile estendere
iI. numero dei fatti citati. Frazer ha visto giuslamenle ehe bi maggior parte deJ1J!e
offerte di primizie consIsle nella consacrazione, di una l'arIe della specie commestibile,
pattecherappr'ese,nla il tutto. Ma la sua analisi, che, del resto, egli mantiene neI1'am-
bito dei puri. fatti, non h.a spiegato la funzione del rito.
34B Sollt_ente 'questa parle Ia prima di tutte. . noto, quale sia Ia portata dene
prescrizioni bibliche ,concernenti i primogeniti degH. uomini e degIi animali; i primi
frutti e le primizie ,delllla messe den',anno, i primi prodotti di. UI1 albero ('orlah),. il
primo grano conS1llIDllto (asmi), la prima pasta Iievitala ({MIlan). Di lutto quanto vive
'e fa vivere,. le primizieappart,engono a lahv. Le benedizioni Ialmud.ich.e ,e della si.
nag'oga hanno ulteriormente aec'entuatoqueslo tema, in quanto esse sono obbligatorie
'quando sI assllgg.ia per lapriIDII. volta. un frutto" quando si in.izia un paslo 'ecc.
34!)'Talmiid leruslIlmi, B'ikkul"'im, m,. Misniih, 2: e ss. evidente ehenon si pu se.
,gume il rito sui. temibih1iei che contengono soltanto le prescrizioni saeerdotali e non
i. costumi e gIiusi popolari. n carattere popolare dI questo rito evidente: 'queslo
saonatore di flauto, questo bue incoronato di olivo.,. ,dille corna dorate (che, poteva esse.
re, sostituito da UIl capretto ,dalle oomllar,g,enlate., cfr. Ghe.mllrtJh, ad loe.), questi pa.
ni.eri, le oolomne, tutto lJlUesto sono tratti originali di un'antichit. ineo,ntestabile.. DeI
resto questi testi mishn.ici sono essi stessi molto ,antichi.
350 Essi si riuni,sllono la vigilia, e passano ]a notte sulla piazza pubblica (per ti-
more di. contattiimpUr secondo GhemlJ1'ah)..
35I GhellUl1'a,h, 2. I rabbini discutono per sapere, se era msUim'im 'o in.
35:2 Rito di riscatto personale, 'clllsopiuttosto notevole.
3S3 Cb. Talmii.d BalJli, .MenaMth, 58 a. (rinvio Il J. Scbwab, ad 100.).
3:ilI Nm. 19.
355 Vedi pi sopra, p" 53.
156 deI llipp.ii.r.
:m Massel' seni,. VI, Ghemarah (vedi J. Schwab, Il. 247). Cfr.
Middoth, MiSniih, cilato ibid.
122
Note al Capito,!o quaTto
123
Capitolo quarto
3S
S
:B risaputamente uno dei temi fondamentali dei. e dei Salmi
., '1 fedel'e e' prima del ritorno di Jahve (cb. Ez. 37,2" GtO'''.
morte In ,cm l ,"'V. . ' , h V di' S l
33,2 ,e commento in Talmiid /erusaimi, BaD'a qamma, VU, ,8[ 4 n Ghemara .' .. e : a,
, . '. . 118'dal' v 1'1 n Nrnn mor'ir rester, in vita... ecc, . Cl '1I1spen.
U6 per Intero e '. ' ". ,.V ,
dal richiamare le formule cattoliche delI.a messa.
359 Nell'India, tutto il mondo del sacrific'o si ritiene
mondo nuovo. Quando sif,a allzare il sacrificante seduto: si" dj'.ce:. Il AIVzati., laliIa li.
, UJIljcia la formula' a ungo
lD1
'
Mentre ,si vaa portare tI.1 ogg'euo sacro, 51 pron . ,. . ".... . ...,
'1 (T S 1121) AU'niziodi tutti i riti, uno del prmn m... antra di.ce.
menso me.o li . .', '" "l" "1"-" (T S 1 11 1). E, alla fine del sacrifi,cio la rige.
Tu per [l succo, tu per . alma II ....., ",
nerazione totale (cfr. pi sopra p. 118" n. 31l8).
360 lP 11 2'41 Sul tras,,,ro.rlo che si realizza mediante il soma, sul modo,
AUSANIA, , ". W-.. l'al d
il qu,ale i l'si che l'hanno bevuto, si sentono trasportalJ:ne 1 tro moDJ o ovvero
condo . .L' d" 'Soma '(vedi A. "BEBlG...IGNE, La: Re,ligwn ,d',apr,s Ees hymnes ,da
posse '1llJ: wu lO , 636' .48" r intero
D" V "' ,"t I pp 1.. 51 55.', Rg Veda." X, 119; x, 1..3"'" ss.; V.1U, , "',e. . .. '
"'-lg e...a, Cl" ., ' . , ")S l d' G A 'Wn.K.!EN.
Cfr. H. OLliIENBEllG, Relillion del' Veda,. cit., 11": 5311. u. "",ossesso, ve ld '. 'B"ID
H h " b" de 1J0Eken 'llCll'l den IndUlchen A.. l'ch,pc.l, estratto a" 1J ag
et d
S
ValI1l Nederlandlseh Indie , 1818, p. 1 ss.;J, FIlAZEll,
e .aa," c'[t"" p. 381' 'c.lr. lPAUSANI.A, I, M,,3.'W.H.RoSCHllB.. D.ie. 'HuwleA:rank.
.--ausanms ..., .", '. . Rh" h M' um li
heit' de1' 1'and:mreostochterund andere mythiscne' KranA:haten" 0:. 'e1msc es' use .,
LIn, espressioni somo prese dalle osservazioni biblicbe, e talmudiche su.!
giorno del giudizio , del Kippiir. .' ..'
362 Vedi le nostrereeeusioni dei libri di A. Nutt, E. m,"
'." .. (1899) pp.. 214 55.' Per quanto rigu.arda le dottrme lDdu.. vedI S.
SOCw.logtque)l, n '. . 112 108161' lIll.to
UVI,. La Doclrine du Sacri/ice dans les Bra.nmanas, mt.,. pp. 1, " .., per qu
. d . l' l.__ . di J DARMESTllTElI. Hmurvatatet Amere!a!" lPans 1875, p. 5 ,
r1Cg
uu
.ao ,,,,,,,ma,. ve. ." .' ,
Ormam et Ahrimmn, lParie 111,15, p, 96.
36a V,edi E. LEFBURE, in Mlusine,. lParis 11197, colI. 146 ss.; "BRINliION, R.eligious
01 Primitivo 1'oo1'!e5, p. :89 55, .
364 Il pellegrino della Mecca, l'antico sacrificante del. .1}af] 'e.
'l .' l. d' h ." Vedi J WIlLLHAUSEI'I Reste Aralnscnen 1,8,81,
pre'llde l o 'l . al" . " ' . ,
p. ilO. .. . . . V di
36S L,.M,.O. DUCHESNIl, Origi:nes du oolte 11189, 282.:55. e '.
52 Sul rap'p.orto fra il sacrificio e i rItl ,di. ImZlaZlone e l mtrodUZl'llne del
supra, p. . ... BI.' 334 ss L'approdo alla
t'lI1Ilima nUova, ,cfr. J. FJlt/l.ZllR, TI:e Gorden 'oug., mt" I,rl" ,. .. .. .
. .d" t . tI.1 vero eamblllll1ento ,di natura.
"ita cristilllla , stato sempre cons1 'e.rao oome
3&( Sappiamo che in molti ea.si ,analoghi, ed anche n si mira" altro l
l
, ..... l' . ambiando d nome di dirottare a
effetto: quello di disoriemtareg I slnrltl ma 19m, c ". li Rh H .ktJh,
sventura. Vedi: Midras sull'Ecclesiaste, v,5" p,ar.. 1. Talmud B,av , os . as,. ar
16b' Talmiid leruSCllm:i, ShebllJoth, Gnemarah,. VI, lO. (trad.J. Schwab, IV, p. .'
C. SNOU'Cll'" HURGt\oN]E" Mekkain the Lo:te:r Parl 01 the 19
th
Century" tI'" dm.I.H.
Mon.ahan,. Leioien e Landon 1931,p.99"
367 Talmiitil JeruSalmi, Trattato (;hittin, GhemaTah,p. 4,5 (l.. Scbwab).
368 Vedi 'W. CALA1'IliI, Altindische Totenund Bestattungsgebriiuche, 11196, n. 2.
J..1". DI GROOT, The Religiou5 System 0,1 Chinll, 189'2, I, p" 5.
369 Vedi la re,censione in "Anne sociologique ")I. 1899,p. 211,1,'origine du
Totmisme seloll: Fmzer.
370 La Doctrine du .s,acrilic,e ,dml'lS les Brahmanas, cit.,. pp. 9395. Ci riferiamo com.
pletamenteal col.1egamemto propllsto da Lvi fra la teoria bramanica dello sfuggire
alla morte: medi.ante' iI sacrificio" e la teoria buddhista della della IiberazioD.e..
Cfr. A. OLDEI'IBEIl'G, Le Bouddha, Paris 1934" p. 40.
370b;s Vedi A. BIlIlGAIGNE, .LI! Religionvdique d'al'rs les h)'m.nes du Rig Ved,(!,
cit., .sul['am.rtmlll., l'o; essenza immortale" ,che eonferise,e il soma (l, pp. 2M :55. 'ecc.). Ma
anche ,qui nel libro di A. IFI1U.EBIl.A.NDT" V,ediscne Mylho.logie, cit., I, p.. 289' e
passim, .le in.terpretazionidi mitologia pura hanno UJIlj poco invaso le spiegazioni dei
testi. Vedi A, KUHN, llerabkunftdes Feuers und des ,G,ot.lel'tranks, 1886,. Cfr. W.H.
ROSCHIlR, Nekta:r und Ambrosia, Leipzi,g 11183.
311 VediJ. DARMESTETEIII, HaurlJatat el Ameretat, cit." pp" 16" 41.
372 Tanto n.el dogna (ad es. IRIlNllo, Adversus Haereses, IV, 4,8,5-) qua.nto n.ei
riti pi noti; cos! che la consallrazione dell'Ostia. avviene, mediante Ilna formwa in.
cui si ricorda l'effetto :salvifico ,dels,acrificio. Vedi F:MkGAI'II, L'antica Liturgia Roma.
lUI, Milano 11198, 11, p...268 ,e,eco Questi ,elementi potrebbero ancora essere ,confrontati
all'Haggadiih talmudica" s'econdo la quale, le trib splll'itenel deserto e che non hannll
sacrificato non avramno parte alla vita eterna Jerusalmi, Sanhe,drin, Ghemarah,
X, 4,.5 e 6), come'pwre non l"a.vr alcuno degli ahitan.ti di una citt gravata d'inte,r
detto per essersiabhandonata all'idolatria, n Cora l'empiio.. Questo passaggio talmudi,co
si. appoggia sul v,e,rsetto Sal. 50,,5.: navantia me riunite i miei fedeli, che hanno
5l1llcito, oon m.e l',alleanza offrendo un sacrificio )l.
373 Questo sarebbe il momento adatto per studiare il la.!lo per Ms dire politico,
,del sacrificio:: in numerose societ politicoreHgiose (societ segrete, della Melanesia e
diella Guinea, h,ramanesimocc.) la g,e-rar'ehia soci.ale spesso ,determinata d.alle qualit
acquisite duramte i sacrifici da o,gni individuo.. Sarebbe interessall1lte anche considerare
il caso in cui iIsacrifiCaIlite l'interogrl1ppO familiare (fami,glia, ,corporazione, socie
't 'ecc..), e vedere quale sia l'effetto prodotto da] sacrificio su dillIla per:sol:la di que
sto tipo. Si potrebbe oonstatare facilmente che tutti questi sacrifici" di sacralizzazione
o di ,desacralizzazione, hanno sulla societ, a plIritdi situazione, i. medesimi effetti che
hannosul.1'indivilduo.
Il problema riguarda tuttavia p'i la soci.ologia in gemerale che lo studio specifico
del sacrificio. Del r'esto esso , stato o,ggeUo di l'mmerosi studi da parte ,di antropologi
inglesi: gli cHetti del.1a comuniome, sacrificale sulla. societ. sono uno dei loro temipre-
(vedi ROBElIIlI'SON SMITII:, Religion fII the Semites, cit., pp. ,284 55.. lE. SIl)NIlY
HARlI'LAND" The Legend ... :>j Perseus, -cit., II, cap. Xl, ecc.)..
374 Gramt AlIen, nella secon.Ja parte del suo tibro, The Evolutron 01 tne Idea 01
God,. LaOOon 1891., ha sostenuto' alcune idee ri,guardo questi sacrifici e i sacrifici:
deI dio, ,che semluerllllDorelativamente analoghe alle nostre (vedi soprattutto pp. 265,
266,339,340 ss.).. Ci auguriamo tuttavia ehe il letta:re si aeoorger pure delle fomda
mentali differenze.
375 :B questo uno dei riti per il quale lo studio comparato maggiormente av,an
zato. Vedi: H. GAlDOZ, Les ritesae la consttuctiOn, Paris 1882; R. 'WINTEIlNMTZ, Einige
Bemer.kungen iib,er das Bauopler bei den Indern (Milteilumgen del' anthropologis,ehell;
Gesenschaft .zu Wien.)l, xvn [ 18!l7]. Intr., pp.[ 37] s:s.), e :so'prattutto la esaurie,nte
monografia di P'. SARlI'Oll], Ober das Bauopler in Zeits-chrift fuI' Etlmogl'llphie , ll:)i(ll:,
1898, 'con ila classificazione del.1efo'rme, in cui soltanto l'analisi. del rito lascia l'ealmente
a desdlerare. Sulla ,conservazione ,dei: corpi o di parti del corpo del.1e vittime nelle cllStm
122
Note al Capito,!o quaTto
123
Capitolo quarto
3S
S
:B risaputamente uno dei temi fondamentali dei. e dei Salmi
., '1 fedel'e e' prima del ritorno di Jahve (cb. Ez. 37,2" GtO'''.
morte In ,cm l ,"'V. . ' , h V di' S l
33,2 ,e commento in Talmiid /erusaimi, BaD'a qamma, VU, ,8[ 4 n Ghemara .' .. e : a,
, . '. . 118'dal' v 1'1 n Nrnn mor'ir rester, in vita... ecc, . Cl '1I1spen.
U6 per Intero e '. ' ". ,.V ,
dal richiamare le formule cattoliche delI.a messa.
359 Nell'India, tutto il mondo del sacrific'o si ritiene
mondo nuovo. Quando sif,a allzare il sacrificante seduto: si" dj'.ce:. Il AIVzati., laliIa li.
, UJIljcia la formula' a ungo
lD1
'
Mentre ,si vaa portare tI.1 ogg'euo sacro, 51 pron . ,. . ".... . ...,
'1 (T S 1121) AU'niziodi tutti i riti, uno del prmn m... antra di.ce.
menso me.o li . .', '" "l" "1"-" (T S 1 11 1). E, alla fine del sacrifi,cio la rige.
Tu per [l succo, tu per . alma II ....., ",
nerazione totale (cfr. pi sopra p. 118" n. 31l8).
360 lP 11 2'41 Sul tras,,,ro.rlo che si realizza mediante il soma, sul modo,
AUSANIA, , ". W-.. l'al d
il qu,ale i l'si che l'hanno bevuto, si sentono trasportalJ:ne 1 tro moDJ o ovvero
condo . .L' d" 'Soma '(vedi A. "BEBlG...IGNE, La: Re,ligwn ,d',apr,s Ees hymnes ,da
posse '1llJ: wu lO , 636' .48" r intero
D" V "' ,"t I pp 1.. 51 55.', Rg Veda." X, 119; x, 1..3"'" ss.; V.1U, , "',e. . .. '
"'-lg e...a, Cl" ., ' . , ")S l d' G A 'Wn.K.!EN.
Cfr. H. OLliIENBEllG, Relillion del' Veda,. cit., 11": 5311. u. "",ossesso, ve ld '. 'B"ID
H h " b" de 1J0Eken 'llCll'l den IndUlchen A.. l'ch,pc.l, estratto a" 1J ag
et d
S
ValI1l Nederlandlseh Indie , 1818, p. 1 ss.;J, FIlAZEll,
e .aa," c'[t"" p. 381' 'c.lr. lPAUSANI.A, I, M,,3.'W.H.RoSCHllB.. D.ie. 'HuwleA:rank.
.--ausanms ..., .", '. . Rh" h M' um li
heit' de1' 1'and:mreostochterund andere mythiscne' KranA:haten" 0:. 'e1msc es' use .,
LIn, espressioni somo prese dalle osservazioni biblicbe, e talmudiche su.!
giorno del giudizio , del Kippiir. .' ..'
362 Vedi le nostrereeeusioni dei libri di A. Nutt, E. m,"
'." .. (1899) pp.. 214 55.' Per quanto rigu.arda le dottrme lDdu.. vedI S.
SOCw.logtque)l, n '. . 112 108161' lIll.to
UVI,. La Doclrine du Sacri/ice dans les Bra.nmanas, mt.,. pp. 1, " .., per qu
. d . l' l.__ . di J DARMESTllTElI. Hmurvatatet Amere!a!" lPans 1875, p. 5 ,
r1Cg
uu
.ao ,,,,,,,ma,. ve. ." .' ,
Ormam et Ahrimmn, lParie 111,15, p, 96.
36a V,edi E. LEFBURE, in Mlusine,. lParis 11197, colI. 146 ss.; "BRINliION, R.eligious
01 Primitivo 1'oo1'!e5, p. :89 55, .
364 Il pellegrino della Mecca, l'antico sacrificante del. .1}af] 'e.
'l .' l. d' h ." Vedi J WIlLLHAUSEI'I Reste Aralnscnen 1,8,81,
pre'llde l o 'l . al" . " ' . ,
p. ilO. .. . . . V di
36S L,.M,.O. DUCHESNIl, Origi:nes du oolte 11189, 282.:55. e '.
52 Sul rap'p.orto fra il sacrificio e i rItl ,di. ImZlaZlone e l mtrodUZl'llne del
supra, p. . ... BI.' 334 ss L'approdo alla
t'lI1Ilima nUova, ,cfr. J. FJlt/l.ZllR, TI:e Gorden 'oug., mt" I,rl" ,. .. .. .
. .d" t . tI.1 vero eamblllll1ento ,di natura.
"ita cristilllla , stato sempre cons1 'e.rao oome
3&( Sappiamo che in molti ea.si ,analoghi, ed anche n si mira" altro l
l
, ..... l' . ambiando d nome di dirottare a
effetto: quello di disoriemtareg I slnrltl ma 19m, c ". li Rh H .ktJh,
sventura. Vedi: Midras sull'Ecclesiaste, v,5" p,ar.. 1. Talmud B,av , os . as,. ar
16b' Talmiid leruSCllm:i, ShebllJoth, Gnemarah,. VI, lO. (trad.J. Schwab, IV, p. .'
C. SNOU'Cll'" HURGt\oN]E" Mekkain the Lo:te:r Parl 01 the 19
th
Century" tI'" dm.I.H.
Mon.ahan,. Leioien e Landon 1931,p.99"
367 Talmiitil JeruSalmi, Trattato (;hittin, GhemaTah,p. 4,5 (l.. Scbwab).
368 Vedi 'W. CALA1'IliI, Altindische Totenund Bestattungsgebriiuche, 11196, n. 2.
J..1". DI GROOT, The Religiou5 System 0,1 Chinll, 189'2, I, p" 5.
369 Vedi la re,censione in "Anne sociologique ")I. 1899,p. 211,1,'origine du
Totmisme seloll: Fmzer.
370 La Doctrine du .s,acrilic,e ,dml'lS les Brahmanas, cit.,. pp. 9395. Ci riferiamo com.
pletamenteal col.1egamemto propllsto da Lvi fra la teoria bramanica dello sfuggire
alla morte: medi.ante' iI sacrificio" e la teoria buddhista della della IiberazioD.e..
Cfr. A. OLDEI'IBEIl'G, Le Bouddha, Paris 1934" p. 40.
370b;s Vedi A. BIlIlGAIGNE, .LI! Religionvdique d'al'rs les h)'m.nes du Rig Ved,(!,
cit., .sul['am.rtmlll., l'o; essenza immortale" ,che eonferise,e il soma (l, pp. 2M :55. 'ecc.). Ma
anche ,qui nel libro di A. IFI1U.EBIl.A.NDT" V,ediscne Mylho.logie, cit., I, p.. 289' e
passim, .le in.terpretazionidi mitologia pura hanno UJIlj poco invaso le spiegazioni dei
testi. Vedi A, KUHN, llerabkunftdes Feuers und des ,G,ot.lel'tranks, 1886,. Cfr. W.H.
ROSCHIlR, Nekta:r und Ambrosia, Leipzi,g 11183.
311 VediJ. DARMESTETEIII, HaurlJatat el Ameretat, cit." pp" 16" 41.
372 Tanto n.el dogna (ad es. IRIlNllo, Adversus Haereses, IV, 4,8,5-) qua.nto n.ei
riti pi noti; cos! che la consallrazione dell'Ostia. avviene, mediante Ilna formwa in.
cui si ricorda l'effetto :salvifico ,dels,acrificio. Vedi F:MkGAI'II, L'antica Liturgia Roma.
lUI, Milano 11198, 11, p...268 ,e,eco Questi ,elementi potrebbero ancora essere ,confrontati
all'Haggadiih talmudica" s'econdo la quale, le trib splll'itenel deserto e che non hannll
sacrificato non avramno parte alla vita eterna Jerusalmi, Sanhe,drin, Ghemarah,
X, 4,.5 e 6), come'pwre non l"a.vr alcuno degli ahitan.ti di una citt gravata d'inte,r
detto per essersiabhandonata all'idolatria, n Cora l'empiio.. Questo passaggio talmudi,co
si. appoggia sul v,e,rsetto Sal. 50,,5.: navantia me riunite i miei fedeli, che hanno
5l1llcito, oon m.e l',alleanza offrendo un sacrificio )l.
373 Questo sarebbe il momento adatto per studiare il la.!lo per Ms dire politico,
,del sacrificio:: in numerose societ politicoreHgiose (societ segrete, della Melanesia e
diella Guinea, h,ramanesimocc.) la g,e-rar'ehia soci.ale spesso ,determinata d.alle qualit
acquisite duramte i sacrifici da o,gni individuo.. Sarebbe interessall1lte anche considerare
il caso in cui iIsacrifiCaIlite l'interogrl1ppO familiare (fami,glia, ,corporazione, socie
't 'ecc..), e vedere quale sia l'effetto prodotto da] sacrificio su dillIla per:sol:la di que
sto tipo. Si potrebbe oonstatare facilmente che tutti questi sacrifici" di sacralizzazione
o di ,desacralizzazione, hanno sulla societ, a plIritdi situazione, i. medesimi effetti che
hannosul.1'indivilduo.
Il problema riguarda tuttavia p'i la soci.ologia in gemerale che lo studio specifico
del sacrificio. Del r'esto esso , stato o,ggeUo di l'mmerosi studi da parte ,di antropologi
inglesi: gli cHetti del.1a comuniome, sacrificale sulla. societ. sono uno dei loro temipre-
(vedi ROBElIIlI'SON SMITII:, Religion fII the Semites, cit., pp. ,284 55.. lE. SIl)NIlY
HARlI'LAND" The Legend ... :>j Perseus, -cit., II, cap. Xl, ecc.)..
374 Gramt AlIen, nella secon.Ja parte del suo tibro, The Evolutron 01 tne Idea 01
God,. LaOOon 1891., ha sostenuto' alcune idee ri,guardo questi sacrifici e i sacrifici:
deI dio, ,che semluerllllDorelativamente analoghe alle nostre (vedi soprattutto pp. 265,
266,339,340 ss.).. Ci auguriamo tuttavia ehe il letta:re si aeoorger pure delle fomda
mentali differenze.
375 :B questo uno dei riti per il quale lo studio comparato maggiormente av,an
zato. Vedi: H. GAlDOZ, Les ritesae la consttuctiOn, Paris 1882; R. 'WINTEIlNMTZ, Einige
Bemer.kungen iib,er das Bauopler bei den Indern (Milteilumgen del' anthropologis,ehell;
Gesenschaft .zu Wien.)l, xvn [ 18!l7]. Intr., pp.[ 37] s:s.), e :so'prattutto la esaurie,nte
monografia di P'. SARlI'Oll], Ober das Bauopler in Zeits-chrift fuI' Etlmogl'llphie , ll:)i(ll:,
1898, 'con ila classificazione del.1efo'rme, in cui soltanto l'analisi. del rito lascia l'ealmente
a desdlerare. Sulla ,conservazione ,dei: corpi o di parti del corpo del.1e vittime nelle cllStm
Note al Capitolo quarto
Note al Capitolo quarto
125
zioni,. vedi G. W[LKiEN, ie:ts ovm'de Sckedelvererirtg gij dert volkelt vltrt de'r lndiscken
Ar,clipel, Ilii'dra,gen. tot de taal, Iand en vollkenkunde van Neder1a:ndseh mdiii,
XXXVIU, 1889); G. PINZA" ConserV'tlZiOlle delle teste umane, passim.
!l6 il casopii'm generale. Si tratta eItettivamente, della c:reazionedi una sorta
ili ilio al qttale pi tardI viene reso' un culto. Siamo di fronte ad un ,caso parallelo ,a
quello del sacrificio agrario. 'Questo spirito sar vago opptcre preciso, si assmmer alla
forza cherendesaldia la costtuz:ione oppure iliv,enter una sorta di ilio< personale, e potr
anche essere, l'una e l'altra cosa. Ma :sempre sal' legato da al,cuni vincoli alla vittitma
da ,cuI esce 'e, alla 'costr1i1ZOne ili cui sar il custode e il protettore.; contro ledisgrane,
le malattie, le s'l'enture." incutendo ad ognuno il. rispetto dellacaSll,ai b.dri, a,gli
abitanti (cfr. H,C. TIl.UMIIULlL, The Tkreskold Co'venant, Ne'W York 11196).
C,omesi ''fissa' la. vittima agraria. ,seminando i suoi r,esti ecc., cos. si cosp,ar,ge il
sangue S1I1e foo.daltioni e pi tardi si mJn'llla testa. UsacriEcio di costruzione p<Jtrehhe
,essersi ripetuto in. 'divel'sirituali.;prima in occasioni importanti:, riparazione. ,di una
costruzione, insediamento ili una citt, poi potrehbe essere divenuto periodico ed essers;
,confuso in mohi ,casi con i sacrifici agrari, e. avere dato origio.e,. oome questi ultimi,.
Il personalit mitiche (vedi F. DiiMMLIl,R, Sittengesckichtliehe Parallelen, Philolo-
gus D, ["vE, [1897 l, pp.. 19 ss.).
311 Anche questo , un caso ,diffusissimo. Si tratta ili riscatta.rsi, mediante una
vittima,. dalle ire dello spirito proprietario sia del suolo, sia in alcuni casi della stessa
costruzione,. I due riti si tronoo riuniti nelll"India (vedi' R. WENTERNETZ, ,!l>c. cit.)
nel sl3lcrifido a Rl1dra, signore del luogo D'; ,g,e.ne.ra1m.ente essi sono isolati
(P. SA..!IlTOIU, op.. cit., pp. 14.15,19 e, 42 ss).
378 Vedi R. WIN'TBBNE'1i'Z" lac. cito
379' n caso pi noto , quelllo della figlia di Jehe. Jl,h vi sempre, ,dopo il com
pimento dii un Sl!cmic:io volontario, il. sentimento ,dies.sersi disohbUgati, di a'l'ere
se,ari,cato il voto D, C<:l,me ,oli.C<:lno'energlcrone,nte i teologi. ind.
380 La fOl'Dliulagenerale dell'attrihuzione che pronunciava il sacrificante, quand.o
110fficiante gettava nel fuoco una partequaisiasi" ,era nell'India ve,diea,1a seguente,:
'Questo al dio N.N., non ,a me .
381 Scmo i sacrifici di rin.graziamento >l, ,di lode, della Bibbia. Sem1llrasiano
Sl:atirelativamente pochi nella maggio!' parrtedelle reli,gioni (vedi per l'India: H.
OLDBNBERG, Religion del' Veda, cit." pp..305,3116,); G. WILKEN, Overeene nieuwe
Theorie ,des Offers, De Gids, 189ll, pp.. 365 s:s.
382 H. CALLA,WAY, The Religious System a! t'be Amazulu, Springvale (Natlll.) 1868,
p. 5,9, n. 14,. Cfr. J. FllAZEIl, The Go!aen Boug.h, cit., II, p. 4.2, 'ecc. Cfr. M. MAIl.lLLIEiI"
Le: plm;e ,du. totmisme.... '6: R.evued'Wstoire des religioDS J) XXXVII, (18,98), p. 2,0'9.
Cifr. Il. DE SAHAiJl,UN, llistana de' .llIscosas d,e Nuetia EsprJii.a., cit., Il,p. 20.
3&3 A. lbu.EBMNI!J'T, RitlLa! Litteratur,cit., p. 15. Il,isogna collegar'e questi fatti
COI1 i ,casi ,di mmegamentodi vittime nell'acqua.. In altri casi si sparge delll'acquasu di
unavittDUl quaisiasi:es. 2 Re 111,19 55. Cfr.:KRAHME.Il, Das Fest 'Sinsja' und das
Feldgebet, Bulletin Soc. Aroh. Hist. de rUniversit de Kazllilll , in Glohus ,
I..xxmr (11198), p. 65. Cb. SMIIl.NOl' Il B01I'EBil" .Pllpulmfions finnoises, 1898, p. 175.
3M Quando si unge l'animale. S1I1a .groppa, nel rituale vedico, siilioe: Che il
minisao del saCJl'nicio (il saerifl.Cante) va.da. co,n (te e) la stta volo.nt incie1o)} (Al"
sr. Su., l'n, 14,1, Vajasarteyi Sa'!thita, 6,10.6; T.S.. 1.3,8,1); coIlllmentato in T'.S.., 6,3,
1,4; Sat. Br.; 3,1,4,8,. in cui , spiegal' che l'anim:a1.e se ne va in. cielo portando :S1I1a
groppa il voto delsacrificamte.
Spesso si raffigurata la vittima come un messaggero degli uomini, cosi presso
i Messicani, cos. pure .1 Traci di Erodoto (MV, 'gecc.l. Il nostro elenco dei sacrifici
oggettivi nOIl1 affatto completo: non ahbirono tmUato n del s,acrilicio ilivinatorio, n
del sacrificio di impreelUlione, n del sacrificio del cm, n del sacrifi.cio ,del giu.
rronenfoe cosi via. Uno studio. ilique.ste diverse forme dimostrerebhe probabilmenle
che,anc!te in questi :casi, si. tratta di creare e di utilizzare un oggetto sacro, unospi.
rito eh.e si pu ,fuigel'e verso l'una o l'altra OOSll. Si potr forse, da qu.esto punto d
vista,lItrivlIre ad. una classificllZione.
385-v.edi W. llllA.NNIDl.RDlI',. Mythologische Forschung,en, cit., p.. 68 55. ROBER'FSON
SMU'H, .Reli.gioli Il'' tue Semites, cito, pp. 304ss. J. FRAZIlR,The Galden .BolLgh, cit., lE,
pp. 38,51. H. von PROll'lI', Buphonien, in. Rheinisches Musenm , 11191, p. 187 ss.
P.STENGEL" me griechischen Ku1tu:stllter,thiimer,. cit., p'p.399' ss. LoR. FARNELL, Cultus
of ,the Greek States, I, pp. 56,511,11855. (vede nelle Bufonie un caso di culto to,temi.
co). I. FRAZIlR, ...,cit.,. n, pp. 303 sS.,. v, p. 51}9. A. MOMM:SiEN, Heo"ologie,
111,64, p... 512:s5. O. 'GRUPPi, Griechis,cke Mytko,!ogie und Religionsgtlschichte, [, p.29'.
386, Vedi. PA,US1U'IIA, [, 24,4, 28,10; PO!llFIRIO, De Abstinentia, U, 9,28 ss. Scoliasta
ARISTOFANiE, Nubes, 9115, scolio su OMBRO, Iliade XVII [T l, 83; SUEIIU, i'h
'-\Jil'lqJo; ESICHIO di Alessandria,
381 PAUsANIA,. I, 24,4.
388 POBIFIRIO, De Abstinentia, III, 28.
319 PO!llFIIl.lO, De Abstinentia, n,29; II, 211,30; soolio su OMBRO, lo'c. cit.,. e su
ABIS'FOUNiE, roc. .cit.
3!1ll EUSEII:IO, Praeparat;i.o E'vange,[,ca, nl, 11,12, ha visto nena morte ili Adone il
si:mbolo della messe f'lciata. Questo, tunavia, significa filrsi ,del rito un'mea vaga ed
angusta.
391 A.MoMMSIlN, Heof'tologie,cit.,. pensa che le Bnfoniefossero una festa della
trebbiatw:a.
3,92 P. STENGiEL, Die grieekiscken Kultusaltertnumer, ciI., pretende, che uelle DiipoHe
la sovrapposiz:ionedel sacrinciocroeulo alli'offerta di primizie sia un caso disosdtu.
zione del ,sac:riCicio crocnto ,con le offerte vegetali..
393 CATONE, De Agriculm"a, 14, Ambllrvalia:L lltlAnQUARDT, IIp. cit.,. p.200,. n. 3.
C,ifr. J. FllAZEB; Tke Golden. Bough,. cit., [, p. 39. Veili ,esempi molto chiari del mede-
simo tipo ili fatti:'!:'. SAII.TOR[, Bauopfer, cit., p. 17.; G. PINZA, Consef'lJaiZillM delle
teste um,t1ne" .cit.,p. 154.
394 Vi era una confessione quando si portavllilllll la decima e i fruiti nel tempio di
Gerusalemm.e{Talmiid /eruSalmi, Maaser "erti, Misnak, I, .Hl s.s.). In India fa
oeva. parte del. ritul.e dci Varon,apmgfuisa una co<messione della donna: S. LEVI, La
Doctrine dlL :saiQifice ,dans les Bra1lJm,rmas, cit.,p. 156.
395 J. WEtLHAUSBN, Prolego'mena: zurGesckichte lsraels, Derlin 1886, m,
par.. I. ROBERTSON SM:ITH, Religion o! tke Semites, ,cit., pp. 406,464. .Noi sostenia.
mo, oonao l'interpretazione troppo restrltti'i'a ,ili Wellhausen e ili Smith, ilcarauere
'oomumonalie' della il m6donel quale viene CODSUJIUlta. la pri.lDizia d
ilP'lIilIlO;' ilmodricoD iJl qulll.e vi :si OOIISllCra il primo oovone e diciamo ,che qmi" come
a1.aove, slJDZll ,che, si debba parlare neoossariameIl.te di una fusione di riti di ,diversa
odgine C DlIZonaIi.t, silrattll semplicemente ili no 'caso di rito n.aturabnen.te
comples&l'.
.3'!lIi
L
'obbligo ili saerificare llIPasqua, di. Consumare l'agnello,diporme i pri.lD.
frutti (vedi supra, n. 324,. cfr. p. 66) nel riitual.e ebraico rigorosamente personale. AI..
lo ste,sso modo,. nel rito dei studiatopi.avanti, troviam.o un ,caso'nte-
Note al Capitolo quarto
Note al Capitolo quarto
125
zioni,. vedi G. W[LKiEN, ie:ts ovm'de Sckedelvererirtg gij dert volkelt vltrt de'r lndiscken
Ar,clipel, Ilii'dra,gen. tot de taal, Iand en vollkenkunde van Neder1a:ndseh mdiii,
XXXVIU, 1889); G. PINZA" ConserV'tlZiOlle delle teste umane, passim.
!l6 il casopii'm generale. Si tratta eItettivamente, della c:reazionedi una sorta
ili ilio al qttale pi tardI viene reso' un culto. Siamo di fronte ad un ,caso parallelo ,a
quello del sacrificio agrario. 'Questo spirito sar vago opptcre preciso, si assmmer alla
forza cherendesaldia la costtuz:ione oppure iliv,enter una sorta di ilio< personale, e potr
anche essere, l'una e l'altra cosa. Ma :sempre sal' legato da al,cuni vincoli alla vittitma
da ,cuI esce 'e, alla 'costr1i1ZOne ili cui sar il custode e il protettore.; contro ledisgrane,
le malattie, le s'l'enture." incutendo ad ognuno il. rispetto dellacaSll,ai b.dri, a,gli
abitanti (cfr. H,C. TIl.UMIIULlL, The Tkreskold Co'venant, Ne'W York 11196).
C,omesi ''fissa' la. vittima agraria. ,seminando i suoi r,esti ecc., cos. si cosp,ar,ge il
sangue S1I1e foo.daltioni e pi tardi si mJn'llla testa. UsacriEcio di costruzione p<Jtrehhe
,essersi ripetuto in. 'divel'sirituali.;prima in occasioni importanti:, riparazione. ,di una
costruzione, insediamento ili una citt, poi potrehbe essere divenuto periodico ed essers;
,confuso in mohi ,casi con i sacrifici agrari, e. avere dato origio.e,. oome questi ultimi,.
Il personalit mitiche (vedi F. DiiMMLIl,R, Sittengesckichtliehe Parallelen, Philolo-
gus D, ["vE, [1897 l, pp.. 19 ss.).
311 Anche questo , un caso ,diffusissimo. Si tratta ili riscatta.rsi, mediante una
vittima,. dalle ire dello spirito proprietario sia del suolo, sia in alcuni casi della stessa
costruzione,. I due riti si tronoo riuniti nelll"India (vedi' R. WENTERNETZ, ,!l>c. cit.)
nel sl3lcrifido a Rl1dra, signore del luogo D'; ,g,e.ne.ra1m.ente essi sono isolati
(P. SA..!IlTOIU, op.. cit., pp. 14.15,19 e, 42 ss).
378 Vedi R. WIN'TBBNE'1i'Z" lac. cito
379' n caso pi noto , quelllo della figlia di Jehe. Jl,h vi sempre, ,dopo il com
pimento dii un Sl!cmic:io volontario, il. sentimento ,dies.sersi disohbUgati, di a'l'ere
se,ari,cato il voto D, C<:l,me ,oli.C<:lno'energlcrone,nte i teologi. ind.
380 La fOl'Dliulagenerale dell'attrihuzione che pronunciava il sacrificante, quand.o
110fficiante gettava nel fuoco una partequaisiasi" ,era nell'India ve,diea,1a seguente,:
'Questo al dio N.N., non ,a me .
381 Scmo i sacrifici di rin.graziamento >l, ,di lode, della Bibbia. Sem1llrasiano
Sl:atirelativamente pochi nella maggio!' parrtedelle reli,gioni (vedi per l'India: H.
OLDBNBERG, Religion del' Veda, cit." pp..305,3116,); G. WILKEN, Overeene nieuwe
Theorie ,des Offers, De Gids, 189ll, pp.. 365 s:s.
382 H. CALLA,WAY, The Religious System a! t'be Amazulu, Springvale (Natlll.) 1868,
p. 5,9, n. 14,. Cfr. J. FllAZEIl, The Go!aen Boug.h, cit., II, p. 4.2, 'ecc. Cfr. M. MAIl.lLLIEiI"
Le: plm;e ,du. totmisme.... '6: R.evued'Wstoire des religioDS J) XXXVII, (18,98), p. 2,0'9.
Cifr. Il. DE SAHAiJl,UN, llistana de' .llIscosas d,e Nuetia EsprJii.a., cit., Il,p. 20.
3&3 A. lbu.EBMNI!J'T, RitlLa! Litteratur,cit., p. 15. Il,isogna collegar'e questi fatti
COI1 i ,casi ,di mmegamentodi vittime nell'acqua.. In altri casi si sparge delll'acquasu di
unavittDUl quaisiasi:es. 2 Re 111,19 55. Cfr.:KRAHME.Il, Das Fest 'Sinsja' und das
Feldgebet, Bulletin Soc. Aroh. Hist. de rUniversit de Kazllilll , in Glohus ,
I..xxmr (11198), p. 65. Cb. SMIIl.NOl' Il B01I'EBil" .Pllpulmfions finnoises, 1898, p. 175.
3M Quando si unge l'animale. S1I1a .groppa, nel rituale vedico, siilioe: Che il
minisao del saCJl'nicio (il saerifl.Cante) va.da. co,n (te e) la stta volo.nt incie1o)} (Al"
sr. Su., l'n, 14,1, Vajasarteyi Sa'!thita, 6,10.6; T.S.. 1.3,8,1); coIlllmentato in T'.S.., 6,3,
1,4; Sat. Br.; 3,1,4,8,. in cui , spiegal' che l'anim:a1.e se ne va in. cielo portando :S1I1a
groppa il voto delsacrificamte.
Spesso si raffigurata la vittima come un messaggero degli uomini, cosi presso
i Messicani, cos. pure .1 Traci di Erodoto (MV, 'gecc.l. Il nostro elenco dei sacrifici
oggettivi nOIl1 affatto completo: non ahbirono tmUato n del s,acrilicio ilivinatorio, n
del sacrificio di impreelUlione, n del sacrificio del cm, n del sacrifi.cio ,del giu.
rronenfoe cosi via. Uno studio. ilique.ste diverse forme dimostrerebhe probabilmenle
che,anc!te in questi :casi, si. tratta di creare e di utilizzare un oggetto sacro, unospi.
rito eh.e si pu ,fuigel'e verso l'una o l'altra OOSll. Si potr forse, da qu.esto punto d
vista,lItrivlIre ad. una classificllZione.
385-v.edi W. llllA.NNIDl.RDlI',. Mythologische Forschung,en, cit., p.. 68 55. ROBER'FSON
SMU'H, .Reli.gioli Il'' tue Semites, cito, pp. 304ss. J. FRAZIlR,The Galden .BolLgh, cit., lE,
pp. 38,51. H. von PROll'lI', Buphonien, in. Rheinisches Musenm , 11191, p. 187 ss.
P.STENGEL" me griechischen Ku1tu:stllter,thiimer,. cit., p'p.399' ss. LoR. FARNELL, Cultus
of ,the Greek States, I, pp. 56,511,11855. (vede nelle Bufonie un caso di culto to,temi.
co). I. FRAZIlR, ...,cit.,. n, pp. 303 sS.,. v, p. 51}9. A. MOMM:SiEN, Heo"ologie,
111,64, p... 512:s5. O. 'GRUPPi, Griechis,cke Mytko,!ogie und Religionsgtlschichte, [, p.29'.
386, Vedi. PA,US1U'IIA, [, 24,4, 28,10; PO!llFIRIO, De Abstinentia, U, 9,28 ss. Scoliasta
ARISTOFANiE, Nubes, 9115, scolio su OMBRO, Iliade XVII [T l, 83; SUEIIU, i'h
'-\Jil'lqJo; ESICHIO di Alessandria,
381 PAUsANIA,. I, 24,4.
388 POBIFIRIO, De Abstinentia, III, 28.
319 PO!llFIIl.lO, De Abstinentia, n,29; II, 211,30; soolio su OMBRO, lo'c. cit.,. e su
ABIS'FOUNiE, roc. .cit.
3!1ll EUSEII:IO, Praeparat;i.o E'vange,[,ca, nl, 11,12, ha visto nena morte ili Adone il
si:mbolo della messe f'lciata. Questo, tunavia, significa filrsi ,del rito un'mea vaga ed
angusta.
391 A.MoMMSIlN, Heof'tologie,cit.,. pensa che le Bnfoniefossero una festa della
trebbiatw:a.
3,92 P. STENGiEL, Die grieekiscken Kultusaltertnumer, ciI., pretende, che uelle DiipoHe
la sovrapposiz:ionedel sacrinciocroeulo alli'offerta di primizie sia un caso disosdtu.
zione del ,sac:riCicio crocnto ,con le offerte vegetali..
393 CATONE, De Agriculm"a, 14, Ambllrvalia:L lltlAnQUARDT, IIp. cit.,. p.200,. n. 3.
C,ifr. J. FllAZEB; Tke Golden. Bough,. cit., [, p. 39. Veili ,esempi molto chiari del mede-
simo tipo ili fatti:'!:'. SAII.TOR[, Bauopfer, cit., p. 17.; G. PINZA, Consef'lJaiZillM delle
teste um,t1ne" .cit.,p. 154.
394 Vi era una confessione quando si portavllilllll la decima e i fruiti nel tempio di
Gerusalemm.e{Talmiid /eruSalmi, Maaser "erti, Misnak, I, .Hl s.s.). In India fa
oeva. parte del. ritul.e dci Varon,apmgfuisa una co<messione della donna: S. LEVI, La
Doctrine dlL :saiQifice ,dans les Bra1lJm,rmas, cit.,p. 156.
395 J. WEtLHAUSBN, Prolego'mena: zurGesckichte lsraels, Derlin 1886, m,
par.. I. ROBERTSON SM:ITH, Religion o! tke Semites, ,cit., pp. 406,464. .Noi sostenia.
mo, oonao l'interpretazione troppo restrltti'i'a ,ili Wellhausen e ili Smith, ilcarauere
'oomumonalie' della il m6donel quale viene CODSUJIUlta. la pri.lDizia d
ilP'lIilIlO;' ilmodricoD iJl qulll.e vi :si OOIISllCra il primo oovone e diciamo ,che qmi" come
a1.aove, slJDZll ,che, si debba parlare neoossariameIl.te di una fusione di riti di ,diversa
odgine C DlIZonaIi.t, silrattll semplicemente ili no 'caso di rito n.aturabnen.te
comples&l'.
.3'!lIi
L
'obbligo ili saerificare llIPasqua, di. Consumare l'agnello,diporme i pri.lD.
frutti (vedi supra, n. 324,. cfr. p. 66) nel riitual.e ebraico rigorosamente personale. AI..
lo ste,sso modo,. nel rito dei studiatopi.avanti, troviam.o un ,caso'nte-
126 Nate al Capitolo quarto
Note al Capitolo quinto
127
di. riscatto personale... Si sciogJliie per ogni persona iII. !.accio)l
che .1e gdterebbe VaruI,la. Si altrettantefocae,ce di 0l1Z0 a fonna di. vasi (k,aram.
bhaplJtTiiT;,li),qttanti sono i membri della fami,gHa (Ap. ST. Su.. " 'l'm" 5,41), p'i uno
che rapp,resenta il bim1Jo che naseer (Taitt .. Br., 1,.6,5,5), e ad un ,dato m.omento
della ClCrimoni.a, i presenti s,e !.a meUono sulla testa (Ap. ST. Su., '11m, 6,.23). In tal
mooo, si togllile, dice il dio d.ell',orzo, ,daIIa testa (Taitt. BT., 1,6,5,4).
391 Vedi. PAUS,ANIIA, li, 32,2 (TI'ezene). J. FRA:l.Ell, Pausanas' .... , cit., m, p.26'6
ss.; PAUSANU., In, 11,2; 1'Ii.,1l,10; 19,7 (Sparta). H. USENER, Der Staffder gri.ecniscken
Epos, Si.lzun,gsoorichteder K. Akademie der Wissenschaften in Wien,. Phil.hist.
KIasse )l,cxxxvn (IB99), p. 42 ss; cfr. W,. MANNHARD'J,. W,ald- und Fe!dkulte, cit.,
l, . 281;, J. FI..!I.ZEB,The Golden Bougk, cit., n,. p.. 165. Sulle, lotte, ,della della
Holi" vem. W. CROOKE, Popular Re!igio.mand Folklote 01 Northern-India, Westmiinster
11l96, n, p.315 ss., dove si possono trovare citati un. cerIo nuntero di fenomeni
equivalenti. Ma ii rito 'com.ples.so, ed j>Ossibi1e, che ci dinanzi, sopra!
tu.tto ad UDll imitazionemll.gica della Ioua annuale fra gli spiriti buoni ,e gli spiril:l
malvagi.
395 In effetti la. leg,genda souolinea questocal'atten qrnasi espiatorio delle Btrlonie.
399' L.F. FABI'IIlL.L, Cults ofthe Greek Stft:tes, cit., e Roberl:son Smith, nell'aro
Hoolo S'lIcrili,eedell'E.ru:ydopaed'ia Britllltnico, 9'" 'ed., v,edono in essa una sop,ravvi.
v,eoza della ,comunione totem:ilca.
400 cito
401 W. M1t.NNlWUl([, W':ald- timi .Feldkulte, eit., I, p. 105. l .. FRAZEll,T.ke Golden
Bo'u,gh, eit., pp. 11,106,,157; nota aggiuntiva al voI. n.
402 Cfr. J. FI..!l.zElIl.,The Gold,en Bougk,. cit., II, pp. 9,21,2.3,31,4,2,73,'15,7:11 oo,c.
403 J. F'IIAZEB" The Golden Bough, cit., II, p. 74.
+1M GU Ebrei non potevano mangillI'C i frutti della Teu.a promessa prima di
aver mangiato gli azimi e l'.agnello. Gios. 5.,10 :ss.;, Es" 12,15 55.; M,l:B.
W J. FR.!l.ZIl,R, The Golden Bough, ,cit., II,, p. in.
406 Secondo,i. testi delle, parole. della Pizia, risulta ehiaro che ],a ,comunione sill
stato un rito relativamente supplementare (1\(jiov eOEO'llaL).
4lI7 Vedi S. LEvI; La Docmne du sacri/ice ilns les BrahmlllUlls, cit., p. 155"n. 3.
400 Di qui iI nome ,del rito,. Il il cibo di. Vanlga.)l.
409 S'at. BT., 2:,5,2,1. Vedi S.. LVI, La D'octTine dII, sacrifice dans l'es BTahmlll'las,
p. 15'6,n. 1, il testo T.B. 1"6,6.,1,. indica soltan.to quest'ultima fase del mito. Noi
s,tudimno sollanto uno dei tre ritichecompon;goDo la. ,cerimonia; l'uno ,di ,questi
comisle in un bagno identieo aliba,gno,dell'uscita del sacrificio a so.ma (vedi sUINa,
p. 49), l'altro una ,confessione della donna, d.el tUlto simile alI.a prova ,del Lev:i-
Beo lldi era sottoposta. la donna adultera. Ogni festa ba qUindi uncaratten, puri.
icatorioben ,evidente (vedi supra,p. 60, note 362 ,e 3,64).
fIli Sono fatle luUe dioDO; in. via e,cee:zionale, qrnalcuna. dii es:sepu.l essere
fatta di. riso. Ap. iT. Sii. vm, 5,.35.
411 Ap. ST. S'u. VllU" 5,42; 6,lss; lO ss. Evidentemente, quest,e due immagini
rappresentano lo spirito dell'orzo, che considerato feoondiante e feoondiato (cfr. T.B"
1,6,.4,4 st1:'accoppiamento figur.ato di questi due animali., mediante ii qrnll.1e, le crea
tore si liberano dal Iac'eio di Varulf:la), ma non vi su qttCstopunto alcun testo ben
preciso; e bench il rito abbia in se :stesso il signific,ato di una creazione magica dello
spirito deD.'orzo (cfr.. ST. Su., 2,5;2,16, dove detto che l'agnello visitbile)l
e ,oo'v'e si tratta deU'agnello fto . di'
SLBVI 1;. D trine d . e non . un qualslvog[ia agnello come 'crede
]. oc uf.' usacn1",e .. lIm les Bl"/IhllWna8, cit., p. 155, n. 4), I testi non
m uce s . flcrentemenle qrneslo s,ignitficato perch possiamo sviluppario
412 Avu'Y/lj (T..B'., 1,6',5,1). .
413 W. lliNNHARD'J, W/lld. undFeldkulte, ,cit., I, pp. 350 ss.
w.. Memorial8 01 Servicein India, pp. 129 ss.Cfr.
sacrifUlIll' .del bue nexcampl. The Golden Bough,cit., n, pp. 20,23,41.
415 W :u ._ .-
"'iM'lII'IHAlID"l', W':llld. u.ndFeld'kulte"cit."I, p.. 363.
416 .1'. BAHLMANN, MiimteTUindische Miirchen, ciI., p. 2,94.
411 .M.... HaI', LED, ZUl" "Cor.""sp.on,dellz'-,l.lllt
h-" l . ". de.r deutschen Gesell-
se. wt fuI' Anthl'opologie)l, XXVII, (genlll. 189'6, n. 1), 4.
418 J. FlIAZIlll, The Golden BOllgh., cit., Il, pp. 21,.29, ss.,. 43,47 ss.
419 W. M1t.NNHABD:I'. W':ald. undFeldkulte, cit.,. l" p'. 350 ss. J. F'I..!l.Z,EB, The
Golden Boug.h, cit., l,p. 381- s:s.
420 Il . n" d" l
' . ,ge to VIveva lnv,e,mo ne. la f.attoria.. J... FRAZER, T.h.e 'Golden Bo'u,gh, cit.,
Ili> pp.. 16"14,,
. KONDAKOFFe altri, Antiquits de la Russie Mridionale, cit., p. 181
(tr.'bu dell Altal). EROOO'l'O, IV, 72. J. FBAZER, TheGolelen Bougk cito II P 42 (C' )
lbid., p'p. 9'4,2:20, pe'r gli lISi ,dello slesso g,e,nere. " ,. ma .
422 J.FBAZEO,The .cold'en Bough,cit., II,p. 2211.
423 lbid. l,p.. 266.
m I.bid. l,p. 251 sa.
kul. 425.0'1'11:110, IV, 73.PRoPEBzm, IV, 1,19. W. MAI'IN1IIAJIlDT, unel Feld.
te, cu., 1.1" p.314 ss.; M)'tllologiscke l"aTschungen, ,cit, p.l.B9.
426 OvIDl'O, FlISti, IV,639.
M . 427 J. Flu..ZEIl, TkeGolden Bough, cit., n,. p'. 45. .5001ioa LUCIANO in "Rheinisches
useum N..F.. , :xxv (1,B70), pp.. 548 5S. (E.. Rohde). Cfr. cullo di I$ille a Titora vedi
SUpTlI, n. 2:n di p. 114. '
428 M.MAIlILUEIl, Ilrt. cito nelIa nota 2 supra,p. 20'9; 2 Re l:B.,19' ss.
429 l. FBAZIlO" The Golden Bough.,cit., l, p.384i,.
430 Farmaco (Targelie) IB oli (P
A .' R. ','i, l) mos 'LU"rADCO, QUl1estiones ConvivlI!s VI li: 1)'
.,..rgex a ..'ama (l. MABQUllcllDT, o'p. cit.nellallOta '77 supra, p.HI);, W. "
,..ytl'wllli"cheFllrs,ekUll1,gen, ciit., p. 135. T,
431 Cfr. Ie Targelie, espiazione de,lla morte di Androg'eo. O. GRUPPE G'. k' h
Mytho,lDgie umiR.ligiDmg,eschichte, cit., p. 37; le Carnee della morte di K nec e
Cfr.. , la. leg,ge,nda ,di Mefun:ippo e di Cometla Patrasso VII, 19,,2 eee.
Capitolo quinto
432 W MAlI! .. .
NHA1lDT, Wl.Ild. und l'1eldkulte, eit., Mytho'logi.sche Forschungen cit
J.:FIilAZIlIt The GoMen 8ough,cit., l, p. 213 s.s.; Il,. p. I ss. F. BYBON )EVONS Int:odu.;'
tclt.the HltoTY 01 Religion, cito GBANT ALLIlN, The Evolulion 01 Ideaoj
.. ' cap. x ss. F. LIEBBIECHT, .D'eT /IU/gelTessene Gott in ZU..T Yolkskunde,. Heil.
l'OnnUI79,pp.436,.439... E. GOBLIlT ,d'ALVIIlLLA Leo n'tes "e 'n . 'OR
' , "' mOlsson m '. evue
126 Nate al Capitolo quarto
Note al Capitolo quinto
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di. riscatto personale... Si sciogJliie per ogni persona iII. !.accio)l
che .1e gdterebbe VaruI,la. Si altrettantefocae,ce di 0l1Z0 a fonna di. vasi (k,aram.
bhaplJtTiiT;,li),qttanti sono i membri della fami,gHa (Ap. ST. Su.. " 'l'm" 5,41), p'i uno
che rapp,resenta il bim1Jo che naseer (Taitt .. Br., 1,.6,5,5), e ad un ,dato m.omento
della ClCrimoni.a, i presenti s,e !.a meUono sulla testa (Ap. ST. Su., '11m, 6,.23). In tal
mooo, si togllile, dice il dio d.ell',orzo, ,daIIa testa (Taitt. BT., 1,6,5,4).
391 Vedi. PAUS,ANIIA, li, 32,2 (TI'ezene). J. FRA:l.Ell, Pausanas' .... , cit., m, p.26'6
ss.; PAUSANU., In, 11,2; 1'Ii.,1l,10; 19,7 (Sparta). H. USENER, Der Staffder gri.ecniscken
Epos, Si.lzun,gsoorichteder K. Akademie der Wissenschaften in Wien,. Phil.hist.
KIasse )l,cxxxvn (IB99), p. 42 ss; cfr. W,. MANNHARD'J,. W,ald- und Fe!dkulte, cit.,
l, . 281;, J. FI..!I.ZEB,The Golden Bougk, cit., n,. p.. 165. Sulle, lotte, ,della della
Holi" vem. W. CROOKE, Popular Re!igio.mand Folklote 01 Northern-India, Westmiinster
11l96, n, p.315 ss., dove si possono trovare citati un. cerIo nuntero di fenomeni
equivalenti. Ma ii rito 'com.ples.so, ed j>Ossibi1e, che ci dinanzi, sopra!
tu.tto ad UDll imitazionemll.gica della Ioua annuale fra gli spiriti buoni ,e gli spiril:l
malvagi.
395 In effetti la. leg,genda souolinea questocal'atten qrnasi espiatorio delle Btrlonie.
399' L.F. FABI'IIlL.L, Cults ofthe Greek Stft:tes, cit., e Roberl:son Smith, nell'aro
Hoolo S'lIcrili,eedell'E.ru:ydopaed'ia Britllltnico, 9'" 'ed., v,edono in essa una sop,ravvi.
v,eoza della ,comunione totem:ilca.
400 cito
401 W. M1t.NNlWUl([, W':ald- timi .Feldkulte, eit., I, p. 105. l .. FRAZEll,T.ke Golden
Bo'u,gh, eit., pp. 11,106,,157; nota aggiuntiva al voI. n.
402 Cfr. J. FI..!l.zElIl.,The Gold,en Bougk,. cit., II, pp. 9,21,2.3,31,4,2,73,'15,7:11 oo,c.
403 J. F'IIAZEB" The Golden Bough, cit., II, p. 74.
+1M GU Ebrei non potevano mangillI'C i frutti della Teu.a promessa prima di
aver mangiato gli azimi e l'.agnello. Gios. 5.,10 :ss.;, Es" 12,15 55.; M,l:B.
W J. FR.!l.ZIl,R, The Golden Bough, ,cit., II,, p. in.
406 Secondo,i. testi delle, parole. della Pizia, risulta ehiaro che ],a ,comunione sill
stato un rito relativamente supplementare (1\(jiov eOEO'llaL).
4lI7 Vedi S. LEvI; La Docmne du sacri/ice ilns les BrahmlllUlls, cit., p. 155"n. 3.
400 Di qui iI nome ,del rito,. Il il cibo di. Vanlga.)l.
409 S'at. BT., 2:,5,2,1. Vedi S.. LVI, La D'octTine dII, sacrifice dans l'es BTahmlll'las,
p. 15'6,n. 1, il testo T.B. 1"6,6.,1,. indica soltan.to quest'ultima fase del mito. Noi
s,tudimno sollanto uno dei tre ritichecompon;goDo la. ,cerimonia; l'uno ,di ,questi
comisle in un bagno identieo aliba,gno,dell'uscita del sacrificio a so.ma (vedi sUINa,
p. 49), l'altro una ,confessione della donna, d.el tUlto simile alI.a prova ,del Lev:i-
Beo lldi era sottoposta. la donna adultera. Ogni festa ba qUindi uncaratten, puri.
icatorioben ,evidente (vedi supra,p. 60, note 362 ,e 3,64).
fIli Sono fatle luUe dioDO; in. via e,cee:zionale, qrnalcuna. dii es:sepu.l essere
fatta di. riso. Ap. iT. Sii. vm, 5,.35.
411 Ap. ST. S'u. VllU" 5,42; 6,lss; lO ss. Evidentemente, quest,e due immagini
rappresentano lo spirito dell'orzo, che considerato feoondiante e feoondiato (cfr. T.B"
1,6,.4,4 st1:'accoppiamento figur.ato di questi due animali., mediante ii qrnll.1e, le crea
tore si liberano dal Iac'eio di Varulf:la), ma non vi su qttCstopunto alcun testo ben
preciso; e bench il rito abbia in se :stesso il signific,ato di una creazione magica dello
spirito deD.'orzo (cfr.. ST. Su., 2,5;2,16, dove detto che l'agnello visitbile)l
e ,oo'v'e si tratta deU'agnello fto . di'
SLBVI 1;. D trine d . e non . un qualslvog[ia agnello come 'crede
]. oc uf.' usacn1",e .. lIm les Bl"/IhllWna8, cit., p. 155, n. 4), I testi non
m uce s . flcrentemenle qrneslo s,ignitficato perch possiamo sviluppario
412 Avu'Y/lj (T..B'., 1,6',5,1). .
413 W. lliNNHARD'J, W/lld. undFeldkulte, ,cit., I, pp. 350 ss.
w.. Memorial8 01 Servicein India, pp. 129 ss.Cfr.
sacrifUlIll' .del bue nexcampl. The Golden Bough,cit., n, pp. 20,23,41.
415 W :u ._ .-
"'iM'lII'IHAlID"l', W':llld. u.ndFeld'kulte"cit."I, p.. 363.
416 .1'. BAHLMANN, MiimteTUindische Miirchen, ciI., p. 2,94.
411 .M.... HaI', LED, ZUl" "Cor.""sp.on,dellz'-,l.lllt
h-" l . ". de.r deutschen Gesell-
se. wt fuI' Anthl'opologie)l, XXVII, (genlll. 189'6, n. 1), 4.
418 J. FlIAZIlll, The Golden BOllgh., cit., Il, pp. 21,.29, ss.,. 43,47 ss.
419 W. M1t.NNHABD:I'. W':ald. undFeldkulte, cit.,. l" p'. 350 ss. J. F'I..!l.Z,EB, The
Golden Boug.h, cit., l,p. 381- s:s.
420 Il . n" d" l
' . ,ge to VIveva lnv,e,mo ne. la f.attoria.. J... FRAZER, T.h.e 'Golden Bo'u,gh, cit.,
Ili> pp.. 16"14,,
. KONDAKOFFe altri, Antiquits de la Russie Mridionale, cit., p. 181
(tr.'bu dell Altal). EROOO'l'O, IV, 72. J. FBAZER, TheGolelen Bougk cito II P 42 (C' )
lbid., p'p. 9'4,2:20, pe'r gli lISi ,dello slesso g,e,nere. " ,. ma .
422 J.FBAZEO,The .cold'en Bough,cit., II,p. 2211.
423 lbid. l,p.. 266.
m I.bid. l,p. 251 sa.
kul. 425.0'1'11:110, IV, 73.PRoPEBzm, IV, 1,19. W. MAI'IN1IIAJIlDT, unel Feld.
te, cu., 1.1" p.314 ss.; M)'tllologiscke l"aTschungen, ,cit, p.l.B9.
426 OvIDl'O, FlISti, IV,639.
M . 427 J. Flu..ZEIl, TkeGolden Bough, cit., n,. p'. 45. .5001ioa LUCIANO in "Rheinisches
useum N..F.. , :xxv (1,B70), pp.. 548 5S. (E.. Rohde). Cfr. cullo di I$ille a Titora vedi
SUpTlI, n. 2:n di p. 114. '
428 M.MAIlILUEIl, Ilrt. cito nelIa nota 2 supra,p. 20'9; 2 Re l:B.,19' ss.
429 l. FBAZIlO" The Golden Bough.,cit., l, p.384i,.
430 Farmaco (Targelie) IB oli (P
A .' R. ','i, l) mos 'LU"rADCO, QUl1estiones ConvivlI!s VI li: 1)'
.,..rgex a ..'ama (l. MABQUllcllDT, o'p. cit.nellallOta '77 supra, p.HI);, W. "
,..ytl'wllli"cheFllrs,ekUll1,gen, ciit., p. 135. T,
431 Cfr. Ie Targelie, espiazione de,lla morte di Androg'eo. O. GRUPPE G'. k' h
Mytho,lDgie umiR.ligiDmg,eschichte, cit., p. 37; le Carnee della morte di K nec e
Cfr.. , la. leg,ge,nda ,di Mefun:ippo e di Cometla Patrasso VII, 19,,2 eee.
Capitolo quinto
432 W MAlI! .. .
NHA1lDT, Wl.Ild. und l'1eldkulte, eit., Mytho'logi.sche Forschungen cit
J.:FIilAZIlIt The GoMen 8ough,cit., l, p. 213 s.s.; Il,. p. I ss. F. BYBON )EVONS Int:odu.;'
tclt.the HltoTY 01 Religion, cito GBANT ALLIlN, The Evolulion 01 Ideaoj
.. ' cap. x ss. F. LIEBBIECHT, .D'eT /IU/gelTessene Gott in ZU..T Yolkskunde,. Heil.
l'OnnUI79,pp.436,.439... E. GOBLIlT ,d'ALVIIlLLA Leo n'tes "e 'n . 'OR
' , "' mOlsson m '. evue
123
Note al 'Capitolo quinto
129
d'histoire des religions , XXXVIn (1898), p. 1 ss. ROIlIl,RTSON Sl\um, SaCl-ifice in En-
cyclopaedia Britannica, '9' ed.; ReUgian ofthe Semites, e:it., p. 414; e. VOOT, Anthl'o
!,ophagie et sactifices ltumains, Compte-ren.du du Congl's lntenwtWnal d'Al'ch,ologie
et P'l'histoil'e, .Bologna U171, Bologna 1873", p. 325. Noi non sosteniamo ,che ogni
:sacriflcio del dio sia di. origine agr,aria.
C3, Faeciamo eooezi.lI1le per il easode,gli :ammali totemiei.
434 W. MANNHMlDT, KOl'mliimonen, Ber.IliD 1868; Wald- und FeMkult.e e Myt/Wlo-
gische FOl'schlmgen, eit. J. FIlAZER,T,h.e Golden Bough, eit." n, gli innumerevoli fatti
,citati; la vittima, .il ,gemo del eampo" l'ultIlUl eovone portano il medesimo nome. Qui
mai seguiamo la loro descrizione.
43S AV'l':iene persino elresidepongaDo vicino, sacrificio davvero elemen.hre, dei
viveri. W. M1I.NNRAJlDT,Wald- und Feldkulte, eit., i!, p. ,215,.
436'VIl. MJ..NNIlIARIlIT, Wald und Feldklllte, eit., I, pp. 350,3.63. J, F1lAZER,. The
'CoMenBou,gh, eit., l,pp. 3111 SS.; n, pp. 21,183 :ss. PtlRFIRIO, De Abstinentia, il, 27.
437 Cfr. J. FIlAZER" Th.e GoM,en B'ough, eit., I, p.360.
4lS ARNOBIO DI SU::CA, Advel'SllS Nationes, v, 5 ss" (leggenda d'Agdistis, il quale
ottiem.e da Zeus che il eadavere di Attis non si ,corrompa). GIULIANO L'APOS'I:'ATA,
Omtio, v, 180.
4139 EJ.lIlNmo FILONE DI B'IBLO ,(ed. Orelli)., 44.
440 W.H. ROS'CHER,. .Au.sfiihTIicher Lellik&ndergriechischen u.nd romischen
Mythlllogie, 18M, 55., art. lkarios.
441 A. CRAVERO, M"icoa tr'avs de los siglos, eit., I, p. 365.
442 Code" Ramwez: Rel"don de,l orig,en ,de llls: ln.dios, ,ed. Vigil, 1',,28. B. D,E
SARAGUN, Historia de las cosas ,da NUelIa Espaoo, Cit., n, 11 e 30.
443, H.H. BANCROfl'I', TheNa.tive Baces ofthe Pacific States 01 Nortl.. Ameriea,
Ne'W Yorlk:. 18756, II, pp. 319 ss.Cfr. J. FIlAZER, 'l'he Glliden Bllllgh, 'cit., I, 1'.221.
44i FIRr.nco MA.TIl,IlNO, .D'e el'rol'e:pro,fanal'um l',eligio.num, 6.; :E.. ROIllDE,. Psyll.l'ie,
eit., n, p. 166. I" li'B..\zllR,Pausanias'..., cit., IV, p. 143"
445 .ERENNIO FlllIONIl DI BIRLO (ed.. OreBi), 34. Cfr.f'orse Bullelin de ooaes-
pondanee hell:nique , 189'6, pp. 36355. Iserizione di El-Bardj: ,iilWi:tSll)tvt:Ol;:E:v
iP ( divinizzalo Den'urna).
446 W. MANNRAR1lrr, Wald- und Feldkube, dt., n,.p. 325.
447 In Lusazia lo, spirito che dimorava nel grano era 'chiamato .il morto. J. FDlAZElI,
The Go,Men: Bou.gh, cit., I, p. 265 ss. Cfr. W. MANNHAlIIlT, Wald- urul Feldkrdte,
Cit.. I, p. 420. In altri ,caMs:i raffigurava la nascita del genio dando all'ultimo eovo-
ne 'e ai !l'rimi gran ra.ccoIti, la forma di un bimbo Il di un lIllmale appena nato
(il degli. antori inglesi): il dio, nasceva dal sllerificill agrari.o. Vedi W.
MAN1'IIILUlDT,. .Mythlllogische Forsehungen, cit., p. ,62 ss. J". FIlAZER, The 'GlIlden BlIugh,.
cit., i!, p. 344; II, p. 23 ss. Nascita ,degli ,di: di. Zeus sull'Ida: O. GRUlI'PE, Criechi
sehe Myt./wlogie und &ligi'onsgesehichte,eit" p. 248. GIOVANNI LIDO, De Mensibus,
IV, 48. V,e,di PAUSANU, l'In" 2,'D,6."per la nascita ,di Ate,oa ad Alifra ed il enltodi
Zeus As%sa.iil;: (che d. nascita). Molto spesso Soma iI nome ,attribuito anehe Il un
giovane dio, iii. pi giov.lllle degli di (come Agm), A" :B.ERGAlGNE; La R.eligion lJdi"{llle
d'aprs Zes hymnes dN Big Veda, cit., l, p,,244.
44ll TOOPOMPO,. fr. 111 ,(FI'agmenta Hist. GrlT.ec., I,.p. 30'7). PAlIJSANU,. III, 13,4.
Eaomao in E,V'sEB[(I,PmeparatW Evangelica, v, 20,3. Cfr. H. USENElI, G,iittliehe Syno-
nrme, c Rheiniaches Museum, LUI (1898),. p. 359 ss. Ch. per Una lleggenda del me
desimo ,genere ibid., p. 365, ss.
449 Vedi ESICIlJO. DI ALESSANDRIA, sublJoC'e"
epAlIJSANIA, III, 13,,3, sa.
B 451 S.r.:..
VI
, dans les Br,ahmanas, cii", cap. Il, efr. A.
ERGAIGNE, ..... daprea les hymnes dll Rig Veda, cit., 1, p. 1ll155.
" 452 H. USENER,. D'ero Stoff del!' Grieehischen Epos, cit." m; Gottlische SYllOnyme,
Clt., I, ]l'" JOl :ss.
453 GIii" 'episodi milcl sono gener.a1mente legati a eerimomerilnali. Cos Cipriano
racoon:a di nella giovineua, una compa.rsa nella,6QW:Ollf1t:Ol;:8I,lClI-'a-
'l'OUQ'(tCl ad. Antmchta (Conf,es.sl.o S. Cypriani, in Acta Sanctllmm, selt.26. 'IDI. VOCI,
p... mimala delcomhaltinle,nto di AponOconlro Pitone a
DeIb, vedi J. FRAZE,R, Pallsanias'..., u, p" 5,2; v,, lfI'" 244.
45'1. CIRILLO DI ALESSANDRIA, AdversNS libros at/ei luliani, X, 342. DIODORO SI.
CULO, VI,5,3.
455 W. M.ANNIlAIlD'I:', Wald- llml eh., lI, p. 133, cfr. p. 149.
456 CH. CLERMON''I:'GANNE;AU, La stle de ByblCjll in BibIioth.que d.e l'!eole des
Pari.s,. voI. XLIV (:UIIlO), lfI'" 28. B.D.EERIlIMANS, Del' Ur.spl'llng der
Zeremonren: dea Hoseln.Festes, in Zeitschriftf1ii.r Assyrio[qgie , IX (1894). ]l. 280 55.
457 EJ.HA.RPER, Die .Babylomschel'l Legenden IJlln Etana, Zll Adapa llndD'ibbarr,a,
F. B,eitl'iige ml' Assyriologiie, El, '2, ,C, 22. Cfr. K STUCKEN,. Astralmy.
th.en,Lelpllllg 1896,.'7, Ii!, p. 89'"
458 A.. JEREIIUAS, Die Hiillenfahl'tdel' laMa,. (cfr.. lapurifiellZone ,del cadavere
nel rituale v,edico" p.. 44, D. 264).
.459 PUJTARCO, De lside et Dsiride, 13 ss. I .. FIIIlZEB, The Golde.n .Bollgh, cit., I,
p. 301.FIRMI'CO MATERNO, D'e el'l'lIl'e pl'of,anaru;m, .l'eligionllm. scptlltma di Osiride nei
misteri millei. '
,461) PAUSANIA, u,.3.2,2.
461 A. FOt:rllNIElI, Vieilles ooutumea dea Vosges, p" 70.
4Q.. ROHANo,llecognitiones, X, 24. Cfr. EIIODOTO, VII, 167, F.C. MOVEIIS,
Phonmer, I, pp. 15,3,155,394 $. H. PIETSCHMANN, Geschickte del' P1Wniziiel', 18;89.
ROBEII'I:'SON SMITII, ReligWn:lIftheSemites, cit., ]l. 373,0. 2.
463 O. MULLEIFI,. Sando'n und Sm-danapal, Rheimsches Museu'm 182" 223"
",. ..., pp.. ,.....
464 H. USENElI,Giitternamen,BoIm 1896", p. 239 ss.
465 Vedi .sllpra, p. 73 e 1Jj.440.
4li6 PLV"lI'ARCO, Graecae, 12.
lIBl PAUSANU, XI', 34,2.
46lI Vi smlO tuttavia dei casi iII i Ire personaggi divillri sono uecisi uno dopo
l'altro, come mi.todi Busiride e. di Litierse (vedi W. MANNiwlDT,. Mythlllogische
Clt., p" l ss.); lo stramero ucci:so da Busiride e Litierse, questi ultimi
sono UOOlS1l da Eraele, ed Eracle pi. tardi si toglier la vita.
46!l J. HA.ul:I'Y, Becl'ieN:hes bibliqu8S, Paris 1895-1914, I, p. 295S. P. JENSEN, D'ie
BlJb)'lllniel', Strassburg 1899, pp. 263-M4. H. GUNKEL, SchOplllng lln.d Chaosin Uneit
urulEndzeit, 1;895" F. Das Babylllmsche Weftsckiipfungseplls, 1896,.
470 CH" CLERHONT-GANNEAU, HOl'llS et Saint.Geol'ges, Revue Arehologique:n,
N.S.' (1876)"pp. 196 SS., 372 ss.;. xxxm (1877), p. 23; ID., La Stle de Byblos,
Il( Bibllotbeque de l Jcole des Haulcs-I!:,tudes:n (Paris),. XLIV (1880), pp,,78.lJ2.
471 P. STiE,I\lGEL,. Die ,griechisch,en Kllltusalterthiimer, ,ci.t., p. Illl 55.
123
Note al 'Capitolo quinto
129
d'histoire des religions , XXXVIn (1898), p. 1 ss. ROIlIl,RTSON Sl\um, SaCl-ifice in En-
cyclopaedia Britannica, '9' ed.; ReUgian ofthe Semites, e:it., p. 414; e. VOOT, Anthl'o
!,ophagie et sactifices ltumains, Compte-ren.du du Congl's lntenwtWnal d'Al'ch,ologie
et P'l'histoil'e, .Bologna U171, Bologna 1873", p. 325. Noi non sosteniamo ,che ogni
:sacriflcio del dio sia di. origine agr,aria.
C3, Faeciamo eooezi.lI1le per il easode,gli :ammali totemiei.
434 W. MANNHMlDT, KOl'mliimonen, Ber.IliD 1868; Wald- und FeMkult.e e Myt/Wlo-
gische FOl'schlmgen, eit. J. FIlAZER,T,h.e Golden Bough, eit." n, gli innumerevoli fatti
,citati; la vittima, .il ,gemo del eampo" l'ultIlUl eovone portano il medesimo nome. Qui
mai seguiamo la loro descrizione.
43S AV'l':iene persino elresidepongaDo vicino, sacrificio davvero elemen.hre, dei
viveri. W. M1I.NNRAJlDT,Wald- und Feldkulte, eit., i!, p. ,215,.
436'VIl. MJ..NNIlIARIlIT, Wald und Feldklllte, eit., I, pp. 350,3.63. J, F1lAZER,. The
'CoMenBou,gh, eit., l,pp. 3111 SS.; n, pp. 21,183 :ss. PtlRFIRIO, De Abstinentia, il, 27.
437 Cfr. J. FIlAZER" Th.e GoM,en B'ough, eit., I, p.360.
4lS ARNOBIO DI SU::CA, Advel'SllS Nationes, v, 5 ss" (leggenda d'Agdistis, il quale
ottiem.e da Zeus che il eadavere di Attis non si ,corrompa). GIULIANO L'APOS'I:'ATA,
Omtio, v, 180.
4139 EJ.lIlNmo FILONE DI B'IBLO ,(ed. Orelli)., 44.
440 W.H. ROS'CHER,. .Au.sfiihTIicher Lellik&ndergriechischen u.nd romischen
Mythlllogie, 18M, 55., art. lkarios.
441 A. CRAVERO, M"icoa tr'avs de los siglos, eit., I, p. 365.
442 Code" Ramwez: Rel"don de,l orig,en ,de llls: ln.dios, ,ed. Vigil, 1',,28. B. D,E
SARAGUN, Historia de las cosas ,da NUelIa Espaoo, Cit., n, 11 e 30.
443, H.H. BANCROfl'I', TheNa.tive Baces ofthe Pacific States 01 Nortl.. Ameriea,
Ne'W Yorlk:. 18756, II, pp. 319 ss.Cfr. J. FIlAZER, 'l'he Glliden Bllllgh, 'cit., I, 1'.221.
44i FIRr.nco MA.TIl,IlNO, .D'e el'rol'e:pro,fanal'um l',eligio.num, 6.; :E.. ROIllDE,. Psyll.l'ie,
eit., n, p. 166. I" li'B..\zllR,Pausanias'..., cit., IV, p. 143"
445 .ERENNIO FlllIONIl DI BIRLO (ed.. OreBi), 34. Cfr.f'orse Bullelin de ooaes-
pondanee hell:nique , 189'6, pp. 36355. Iserizione di El-Bardj: ,iilWi:tSll)tvt:Ol;:E:v
iP ( divinizzalo Den'urna).
446 W. MANNRAR1lrr, Wald- und Feldkube, dt., n,.p. 325.
447 In Lusazia lo, spirito che dimorava nel grano era 'chiamato .il morto. J. FDlAZElI,
The Go,Men: Bou.gh, cit., I, p. 265 ss. Cfr. W. MANNHAlIIlT, Wald- urul Feldkrdte,
Cit.. I, p. 420. In altri ,caMs:i raffigurava la nascita del genio dando all'ultimo eovo-
ne 'e ai !l'rimi gran ra.ccoIti, la forma di un bimbo Il di un lIllmale appena nato
(il degli. antori inglesi): il dio, nasceva dal sllerificill agrari.o. Vedi W.
MAN1'IIILUlDT,. .Mythlllogische Forsehungen, cit., p. ,62 ss. J". FIlAZER, The 'GlIlden BlIugh,.
cit., i!, p. 344; II, p. 23 ss. Nascita ,degli ,di: di. Zeus sull'Ida: O. GRUlI'PE, Criechi
sehe Myt./wlogie und &ligi'onsgesehichte,eit" p. 248. GIOVANNI LIDO, De Mensibus,
IV, 48. V,e,di PAUSANU, l'In" 2,'D,6."per la nascita ,di Ate,oa ad Alifra ed il enltodi
Zeus As%sa.iil;: (che d. nascita). Molto spesso Soma iI nome ,attribuito anehe Il un
giovane dio, iii. pi giov.lllle degli di (come Agm), A" :B.ERGAlGNE; La R.eligion lJdi"{llle
d'aprs Zes hymnes dN Big Veda, cit., l, p,,244.
44ll TOOPOMPO,. fr. 111 ,(FI'agmenta Hist. GrlT.ec., I,.p. 30'7). PAlIJSANU,. III, 13,4.
Eaomao in E,V'sEB[(I,PmeparatW Evangelica, v, 20,3. Cfr. H. USENElI, G,iittliehe Syno-
nrme, c Rheiniaches Museum, LUI (1898),. p. 359 ss. Ch. per Una lleggenda del me
desimo ,genere ibid., p. 365, ss.
449 Vedi ESICIlJO. DI ALESSANDRIA, sublJoC'e"
epAlIJSANIA, III, 13,,3, sa.
B 451 S.r.:..
VI
, dans les Br,ahmanas, cii", cap. Il, efr. A.
ERGAIGNE, ..... daprea les hymnes dll Rig Veda, cit., 1, p. 1ll155.
" 452 H. USENER,. D'ero Stoff del!' Grieehischen Epos, cit." m; Gottlische SYllOnyme,
Clt., I, ]l'" JOl :ss.
453 GIii" 'episodi milcl sono gener.a1mente legati a eerimomerilnali. Cos Cipriano
racoon:a di nella giovineua, una compa.rsa nella,6QW:Ollf1t:Ol;:8I,lClI-'a-
'l'OUQ'(tCl ad. Antmchta (Conf,es.sl.o S. Cypriani, in Acta Sanctllmm, selt.26. 'IDI. VOCI,
p... mimala delcomhaltinle,nto di AponOconlro Pitone a
DeIb, vedi J. FRAZE,R, Pallsanias'..., u, p" 5,2; v,, lfI'" 244.
45'1. CIRILLO DI ALESSANDRIA, AdversNS libros at/ei luliani, X, 342. DIODORO SI.
CULO, VI,5,3.
455 W. M.ANNIlAIlD'I:', Wald- llml eh., lI, p. 133, cfr. p. 149.
456 CH. CLERMON''I:'GANNE;AU, La stle de ByblCjll in BibIioth.que d.e l'!eole des
Pari.s,. voI. XLIV (:UIIlO), lfI'" 28. B.D.EERIlIMANS, Del' Ur.spl'llng der
Zeremonren: dea Hoseln.Festes, in Zeitschriftf1ii.r Assyrio[qgie , IX (1894). ]l. 280 55.
457 EJ.HA.RPER, Die .Babylomschel'l Legenden IJlln Etana, Zll Adapa llndD'ibbarr,a,
F. B,eitl'iige ml' Assyriologiie, El, '2, ,C, 22. Cfr. K STUCKEN,. Astralmy.
th.en,Lelpllllg 1896,.'7, Ii!, p. 89'"
458 A.. JEREIIUAS, Die Hiillenfahl'tdel' laMa,. (cfr.. lapurifiellZone ,del cadavere
nel rituale v,edico" p.. 44, D. 264).
.459 PUJTARCO, De lside et Dsiride, 13 ss. I .. FIIIlZEB, The Golde.n .Bollgh, cit., I,
p. 301.FIRMI'CO MATERNO, D'e el'l'lIl'e pl'of,anaru;m, .l'eligionllm. scptlltma di Osiride nei
misteri millei. '
,461) PAUSANIA, u,.3.2,2.
461 A. FOt:rllNIElI, Vieilles ooutumea dea Vosges, p" 70.
4Q.. ROHANo,llecognitiones, X, 24. Cfr. EIIODOTO, VII, 167, F.C. MOVEIIS,
Phonmer, I, pp. 15,3,155,394 $. H. PIETSCHMANN, Geschickte del' P1Wniziiel', 18;89.
ROBEII'I:'SON SMITII, ReligWn:lIftheSemites, cit., ]l. 373,0. 2.
463 O. MULLEIFI,. Sando'n und Sm-danapal, Rheimsches Museu'm 182" 223"
",. ..., pp.. ,.....
464 H. USENElI,Giitternamen,BoIm 1896", p. 239 ss.
465 Vedi .sllpra, p. 73 e 1Jj.440.
4li6 PLV"lI'ARCO, Graecae, 12.
lIBl PAUSANU, XI', 34,2.
46lI Vi smlO tuttavia dei casi iII i Ire personaggi divillri sono uecisi uno dopo
l'altro, come mi.todi Busiride e. di Litierse (vedi W. MANNiwlDT,. Mythlllogische
Clt., p" l ss.); lo stramero ucci:so da Busiride e Litierse, questi ultimi
sono UOOlS1l da Eraele, ed Eracle pi. tardi si toglier la vita.
46!l J. HA.ul:I'Y, Becl'ieN:hes bibliqu8S, Paris 1895-1914, I, p. 295S. P. JENSEN, D'ie
BlJb)'lllniel', Strassburg 1899, pp. 263-M4. H. GUNKEL, SchOplllng lln.d Chaosin Uneit
urulEndzeit, 1;895" F. Das Babylllmsche Weftsckiipfungseplls, 1896,.
470 CH" CLERHONT-GANNEAU, HOl'llS et Saint.Geol'ges, Revue Arehologique:n,
N.S.' (1876)"pp. 196 SS., 372 ss.;. xxxm (1877), p. 23; ID., La Stle de Byblos,
Il( Bibllotbeque de l Jcole des Haulcs-I!:,tudes:n (Paris),. XLIV (1880), pp,,78.lJ2.
471 P. STiE,I\lGEL,. Die ,griechisch,en Kllltusalterthiimer, ,ci.t., p. Illl 55.
130 Note al Capitolo quinto
Note al Capitolo quinto
131
472 Festa di ZlIg-Mu-Ku . (resk-shatti, an'inizio dell.'anJII?)... Vedi O.E.
Keil$cl!:ri#sTA'kuru1enzur Geschicht,e GCS CyrllS" inll( Beltll'age zurAssym:ll>loglC.l>.
n (189'4,), p"238. H.C. The Cunei/orm lnscripticmsoj W,estem ASia,
London 186170, IV, pp..23,39 ss. Cfr. Il( RevlJ)e, de, plillologie)l, 1897, p. 142, 58.
413 Cu. CU:RMIIN'I'GAl'lNEAU, H@Tus et Saint-Georges, cit., !l'. 3811..
414 E,USEBIO" Chr,01!. (ed. I, 14,18.
475 Cfr. ES. Ili..BIlLAl'lD, The ofl'erseus,. cit., III:, P'eF il Dtl> dell'eroe
addl>rmentatl> e gli equivalenti. Allo stesso ml>do. Indra cade sfinit? dopl>ll.ver lottato
conb il de.mone Vrtra" o fugge via ecc. La medesima leggenda Vlene rllcoo,ntata su
ecc.
476 .Eudosso, in AIBIIlEO, [:li:, 392 E. E,us,'Jl'il.ZIQ DI T'ESSil.LONIC,A, Scolio all'Iliade,
1702,50.
417 IC:UIlQ, .F'lIbule, :80.
478 Cfr. H. USENE,II, Der Stoft des griechischen Epos, cito
479 K. 21101,1 (<< .Beittage .zur A:ssyriologe , In, p. n, p.25I1,:59').
K. 251l5, Somas giudmcedegli Anunoaki. K. 2606, Etana, uccisore degli AlIltUma!kI.
480 Cb. Talmiid Bavli. Chullin, 91 b. T. HAARBJl:iicKER (trllid.)Abu'l Fath' Muham
maG, ,ash-ShahrlJstllni, Re.lillionspa.r.teien und .Phi!osophenschu!en, Hillen I:E150-1, voI. II,
p. S ,ss."
481 P.Il.B:lI'lIIE'I', Pap. jJ'erl.,. I, v,,321 SII.
4JS2 MARZIAl'lO CAPEILLil., De nuptiia Philolor,Ieet Mercurii, . n, 85"
.m H.'C. B.AWLD'lSON, The Cunei!,ormlnscriptions o[ Weste'rn Asia, cit., IV, 21, le.
484 Ibid. 14,.2, Rev. 9: Gibil,mar apsi (tigJi dell'abisso}.
485 lbid., 22,1, obv., 30.
4J8(; Cfr. H.. USENEll, Der Stoff desgriechischen Epos, cit., v. Tershe = FlliIl'IRaoo
accusato da Achille di av,ere rubato le cl>ppe di Apl>l1l> 'e messo amarte; e d'altra
parte 'l'ersite = Terite (Therites):= Apollo.
487 STIUCKBIIl, AstralnJ;ythen" cit., n.
488 Oneo e i figli. di. Agrio,. H. USE.NEIl, Giittliche Syrwnyme, cit., p. 37S.
4119 K. TiiMPEL, Der Karabos des Perseus,. in Philologus l>,ILIU (N..F'.,vu),. p. 544.
Cfr. S'Jl'UCKBIIl, Astnilmythe,n, ,cit., [, p. 233 55.
400 PORlFmlO, De IIntro nymp.harum,. 24. J. Dil.RMESIETllll.. Ormazd et.
cit., p.3.27 :ss. Va da s che le spiegazioni simboliche (ad es. in O. GlI.U:PE,
sche Cuftus und .Mytholollie,p.. U3ss; ]" FRil.ZER, Th,e GoldenBour,h, Clt.,.I, p. 402)
un potrebbero essere lIidatte. n simbolo .non che una spie,gazione e del
mito e del rito" In. effetti: queste leggende sono cosi naturalmente, ,da poter
n 'te da episodi nei quali il dio offre lui stesso un sacrnulIo: ad es.. la
eSllere 50S l W. 'fi . f
le 'enda di PeFseo (PAUSANIA DI DAMASCO, h. 3); Perseo of.re: un .sacn per .ar
l:e::are un'iimondazione (leg,genda probabilmente d'inttoduzil>D.e. recente nel mclo); teg.
.genda di Arstel>: DIODOIlO SU;UlJO,. IV, 111.82, Aristeo sacrifica per Iar cessare lllIla
peste. Altra leggenda,. VIRGILIO, Georr,icon, IV, 541l ss. Cfr. E.. Mus, Orpheus,
Minchelll 11195,. pp. 27B297; O. GIIUPPE,. Griechisch,e llfythologie,. cit., p. 249,. n. 2;;
POliFIli III, De IIntl'O n)lmpharum, 18)... Cfr. il 1eooedi Sans?ne (Gnu'!. 1.4,B).
<". '"edi F CUMONT 1'extes et Monumentsrelahfs aux myster,es de
11mo . Q U "'. , . . ," d'" ili' f
passim. I .. DARMEsTEl'B1I, Ormazd et A.hrimmn, cit., p. .. 256;. sng,u. l
equivalenti agli di combllttelllU, o meglio che 10ttlll10 con 1 aU1Il> del ve,di .5.
LEvm,. La, Doctrine ,clu sacri/ice dans les B'rmhmalUl:S, cit., u.
491 W. MANNHAIlDT, Wald- cund Felclkulte, ciiI., I, p. 3.Ili.
492 Advcrsus libros athei lrdill:ni,IV, 1211.
493 L. PAIllIIl.BIIlTmE,1I, Le Roi des Satunwles, Reme dc PhiJologie JJ, 1a.97" p.. 143 s5.
494 Esempio: Athenische Mitteiluog;en)l, XUI
"
3ll, Pessnu:nte.
495' J. DE T'oRQIJEMAIlA, Monarchia Indiana, Madrid 1723, libro IV,. cap. 38, in
Antiquities ,of Mexi,cl>, Londan 1830.48, VI, .nota, p.. 414. Cortez, Terzll
lett:erll Il -Carlo v (KINGSBORQUGH,. VIII, nota, p,,22:1l:)'.
496 Cfr. W.. MANNlltARIlI, WII!d- und Feldkulte, cit., I, p'. 3511 ss; 572 5S.
497 P'ROCW, Inno ad Atena, in CIl.A. LoBECK, Aglaophamus sive de Theologiae
mystiooe .Qr,aecorum causia, Regensbllrg 1829, p. 50,1; E. ABE:L, Orphica, Lepzig 1885,
p.235.
498 Vedi supra, p.. 74 (Carnee); vedi pi avanti, p. 110 S. Cfr.. H. USIlNEIl, GottIicke
Synonyme. cit., p. 371.
499 Vedi supr,a" p. 72 S. e n. '.1,3,7.
SOl! Cos! Eracle iSIituisceil .Cl.dto di Atenll dl>po il. suo comlJauimento el>nl.ro Ippoo
,coonte (PAUSANIA, IU, 15,9):; dapOllver gettato i buoi di Ceriooe, odia fonte Cian,e,
e,gli. ordina che ill sno gesto venga riipetlllto (DIODORO .5mculLO, v,, 4,1,2)..
501 W:H. ROSCUEIl, Ausliihr!icher Lexikon dergriechischen and l"iimischen i"l/ytho-
logic
,
cit., I, 2059. J. FlRAZER, The 'Gorden 8c}l,gh, dt., I" p. 32:8; cfr.. Hera
(Pil.USil.NIA, IU,5,9).
50.2 J. FRil.ZEII,. The Golden Bough, ,cit., II, p. 58 ss.; cfr. H. SEIDEL, System cLe'r
Fetischver:bote in T,ogo, in Globus JJ LXXIII (1:898), p. 355.
J. FIlAZER, The Goldcn Bmtr,lt, 'cit., n, p.. SB ss. Cfr. DmnoRO SICULO" V, ,62.
'Cfr. il principil> (SIlRvmo, ad AeneU., n, 18).: Victimae numinibus aut persimilitu-
dinem aut per contranetatem immo!aantcur.
5M Sii tto,,.,er una biblografia per lJ1lllanto riglllarda ii] soma in MACI)ONNEIL" Vedic
Mytnology, Strassburg 18'97, p. 115. Vedi sopraUntto A. iBEIIGAIGNE, La R:e.!igion
vdi'lue d'apl"s Ees hymn,es da Rig Ve,da, cito, I, PP'. 14J,8,125; n, p'p. ,29ll, 2M, ecc.
A. HILILEBRil.N1D'I, Vedische My,tholo,gie, cit., I (contiene Una brev,e sintesi deUI> stesso
rito, p. 146 ss.). SuI soma nei S. LVI, La Do.c'trine dUsac'rifi,ee dans
les Brahmanas, ciiI., p" 169. II soma, piaolaanol.Ulle:,. sacrificata in primaV1era, riteniaml>
abbia servito originariiamenle sopraUllltto per nnrito agrario (vedi A. iBEltGAIGNE, La
Religion vdique, 'cit., I1I
,
pp. :8 e 9, o. l); esso ii] (C re delle piante" Il partire dal
,e l'IIl!dia dassi.ca ha preferito sviluppare quesll> tema: vedi A. HIILILEIlRil.I\lIlII',
Yedische lIf)ltkologie" 'Ci!., m, p.390.
Non , ancor,a statI> fatto' uno studio completo sacrificio del soma, e ,da questo
si pu ,comprellldere come, noi non abbiamo convalidato alcunch di qU.anto ,abbiamo
detto ,000 citazioni di lesli,ess,endl> qui lamaleria iimdefinita.Quaoto alle interpreta-
'zioni naturalisliche dlel mitI> d.el SOma, non pllSsiamo discut,erle tUUe lInzi le am.m.et.
tiamo tutte" non. ttovaIl.dole aHatto inconciliabili. '
50S. S. LJ!:Vf, La ,dodrine clu S(llCri{ic,c dans les BTlIhmanas, ciit., p. 162. A. BEIlGAlGNE,
La R:,e.!ill
ion
vdique
,
cit., Il, pp"B4, 85, 6,3, o. l, ecc:. A. HULll:BlI.lI.N1Dl', Vivmrapa,
p.. 53" e.cc.
5lI6 Vedi S" LEVI, La Doctrine du s.fJ:cr:ijic,e' dans les B.rfJ:hmanas, cap. l,e, Prefazione:.
507 A. IIERGil.I'GNE' La Religionvdiqlle, ,cit., m,.p.275. Vedi l''iimtere55ante' disclls,
sone di L,uDWIG, Rig-Veda, III,. p. 308.
130 Note al Capitolo quinto
Note al Capitolo quinto
131
472 Festa di ZlIg-Mu-Ku . (resk-shatti, an'inizio dell.'anJII?)... Vedi O.E.
Keil$cl!:ri#sTA'kuru1enzur Geschicht,e GCS CyrllS" inll( Beltll'age zurAssym:ll>loglC.l>.
n (189'4,), p"238. H.C. The Cunei/orm lnscripticmsoj W,estem ASia,
London 186170, IV, pp..23,39 ss. Cfr. Il( RevlJ)e, de, plillologie)l, 1897, p. 142, 58.
413 Cu. CU:RMIIN'I'GAl'lNEAU, H@Tus et Saint-Georges, cit., !l'. 3811..
414 E,USEBIO" Chr,01!. (ed. I, 14,18.
475 Cfr. ES. Ili..BIlLAl'lD, The ofl'erseus,. cit., III:, P'eF il Dtl> dell'eroe
addl>rmentatl> e gli equivalenti. Allo stesso ml>do. Indra cade sfinit? dopl>ll.ver lottato
conb il de.mone Vrtra" o fugge via ecc. La medesima leggenda Vlene rllcoo,ntata su
ecc.
476 .Eudosso, in AIBIIlEO, [:li:, 392 E. E,us,'Jl'il.ZIQ DI T'ESSil.LONIC,A, Scolio all'Iliade,
1702,50.
417 IC:UIlQ, .F'lIbule, :80.
478 Cfr. H. USENE,II, Der Stoft des griechischen Epos, cito
479 K. 21101,1 (<< .Beittage .zur A:ssyriologe , In, p. n, p.25I1,:59').
K. 251l5, Somas giudmcedegli Anunoaki. K. 2606, Etana, uccisore degli AlIltUma!kI.
480 Cb. Talmiid Bavli. Chullin, 91 b. T. HAARBJl:iicKER (trllid.)Abu'l Fath' Muham
maG, ,ash-ShahrlJstllni, Re.lillionspa.r.teien und .Phi!osophenschu!en, Hillen I:E150-1, voI. II,
p. S ,ss."
481 P.Il.B:lI'lIIE'I', Pap. jJ'erl.,. I, v,,321 SII.
4JS2 MARZIAl'lO CAPEILLil., De nuptiia Philolor,Ieet Mercurii, . n, 85"
.m H.'C. B.AWLD'lSON, The Cunei!,ormlnscriptions o[ Weste'rn Asia, cit., IV, 21, le.
484 Ibid. 14,.2, Rev. 9: Gibil,mar apsi (tigJi dell'abisso}.
485 lbid., 22,1, obv., 30.
4J8(; Cfr. H.. USENEll, Der Stoff desgriechischen Epos, cit., v. Tershe = FlliIl'IRaoo
accusato da Achille di av,ere rubato le cl>ppe di Apl>l1l> 'e messo amarte; e d'altra
parte 'l'ersite = Terite (Therites):= Apollo.
487 STIUCKBIIl, AstralnJ;ythen" cit., n.
488 Oneo e i figli. di. Agrio,. H. USE.NEIl, Giittliche Syrwnyme, cit., p. 37S.
4119 K. TiiMPEL, Der Karabos des Perseus,. in Philologus l>,ILIU (N..F'.,vu),. p. 544.
Cfr. S'Jl'UCKBIIl, Astnilmythe,n, ,cit., [, p. 233 55.
400 PORlFmlO, De IIntro nymp.harum,. 24. J. Dil.RMESIETllll.. Ormazd et.
cit., p.3.27 :ss. Va da s che le spiegazioni simboliche (ad es. in O. GlI.U:P