Sei sulla pagina 1di 459

DE L LA

G E O G R A F I A
DI

STRABONE
LIBRI XVII
rO L G A M Z Z A T l

DA FRANCESCO AHBROSOLI

V O L U M E SECONDO

MILANO
coi tipi di Paolo Andrea llfolina
contrada dei B o ssi, num. lySG 1832.

IL TRADUTTORE

Quando nel 1827 il Sonzogno s^accinse a pubblicar lo Strabene, affid questo difficile ed importante lavoro a queir erudito che tradusse nel pri mo volume di questa edizione i P ro legomeni del Goray. Dalla dottrina e dall ingegno di s colto ellenista po teva r Italia ripromettersi un opera degna de nostri tempi; e il tipografo ne dava non dubbia speranza con quel cenno de molti commenti critici, eruditi, scientifici, dei quali disse che

VI

sarebbesi parlato pi lungo nella Prefazione del secondo volume. Ha poi voluto il destino che n ilSonzogno n quellerudito in cui egli avea po ste s ragionevolmente le sue speran ze, recassero a fine questo lavoro; di che lItalia si dee veramente dolere, pensando a ci che poteva aspet tarsi dalla dottrina di quel celebre letterato. In quanto a m e , che gli son sottentrato, non senza conoscere la difficolt dellimpresa e la scarsit delle mie forze , potrei forse passar mi d ogni Prefazione, se non fosse la necessit di far conoscere i limiti dentro ai quali mi sono tenuto; af finch nessuno si aspetti da .me quello eh io non potrei dargli, n promet tergli pure. Gi il Sonzogno avea detto che la sua edizione avrebbe per fondamento

VII

lo Strabene frncese, al quale appunto io mi sono in generale attenuto. Le no te raccolte dal Siebenkees, e il testo del Coray ( delle quali edizioni mi fu cortese la gentilezza del eh. cav. don Gaetano Melzi ) ed alcune osservazio ni pubblicate ni Giornali francesi e alemanni in questi ultimi tempi, mi autorizzarono qualche volta ad al lontanarmi da quella scorta ; ci che non ho fatto per quasi mai senza avvertirne i lettori, parendomi che ciascuno debba desiderar di conosce re r opinione di que colti e diligenti traduttori ed interpreti, massime dove la differenza sia di qualche momento. Io dunque mi sono proposto di dare una versione possibilmente fedele del testo greco secondo le pi accreditate edizioni e glinterpreti di miglior fama. Ho anche qua e l raccolte e coni-

vili pendiate le note che giudicai pi ne cessarie a ben intendere lAutore, va lendomi (per usar le parole del Sonzogno) deWaltrui ricchezza; ma il ten tare di accrescerla j come il tipografo stesso promise, era impresa alla quale soltanto il traduttore e\ Prolegomeni avrebbe potuto accingersi con buon successo.

DELLA

GEOGRAFIA
DI STR A BO N E
' i-z anc:

LIBRO

PRIMO

CAPO

PRIMO

logio della G togri^a. M otin che hanno indotto t Autore a tcrvert tju a t Opera.

A.LLO studio del filosofo stimiamo che appartenga quan to verun altra cosa la Geografia, la quale noi ora ci proponiamo di venire considerando. E che non a tor^o cos stimiamo manifesto per molti argomenti. Perocr ch que' primi che osarono trattarne furono filosofi : O m ero , Anassimandro milesio ed Ecateo suo concittar dine (siccome dice anche Eratostene), Democrito, Eudosso , Dicearco, Eforo ed altri parecchi : ed anche quelli venuti dopo costoro, Eratostene, Polibio e Posidonio, furono anch'essi filosofi. La varia dottrina poi per mezzo della quale soltanto pu compiersi questO'
S tujbose , tom. II .

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

studio, non propria d' altr uomo se non di colui che le divine e le umane cose abbia meditate : e la cogni zione appunto di queste cose si chiama filosofia. Oltre di che anche la moltiplice utilit che si trae dalla Geo grafia o vuoi per la vita civile (i) e per le pubbliche faccende , o vuoi per la cognizione delle cose celesti, degli animali di terra e di m are, delle piante, dei frutti, e di quantaltro si pu vedere in qualsivoglia luogo, annuncia anch essa un uomo occupato intorno all arte del vivere ed alla felicit. Ma riassumendo ciascuna di queste cose che abbiamo accennate, veniamole consi derando un po meglio. primamente mostriamo come a ragione e noi e quelli che ci precdettero ( de quali anche Ipparco ) abbiam detto essere Omero il fondatore della scienza geografica: il quale non solamente nel valore poetico soverchi tutti quelli che furono prima e dopo di lu i, ma s fors anche nell esperienza della vita civile. Per egli non fu diligente soltanto intorno ai fatti per cono scerne il maggior numero chegli potesse e tramandarli alla posterit ^ ma cerc anche le notizie de luoghi di ciascuna regione, e quelle di tutta quanta la terra abi tata (a) e del mare. Senza di ci egli non avrebbe

(i) Il testo dice e potrebbes! tradurre /e cose dello stato o della citt , la politica e. simili. Ma preferii qui ed altrove la breve espressione di vita civile sull esempio dei traduttori francesi. (a) Strabene usa di dire i thcttfeim >?, la terra abitata, dove i geografi dicouu seiiipliccmeiite la terra.

U B R O PRIMO

potuto spingerti coliimmaginatiobe fino alle estremit della terra stessa discorrendone la circonferenza. primamente la dimostr, qual essa nel v ero , tutta circondata all'intorno dall oceano. Delle varie sue parti poi altre le nom in, altre le accenn con al* cun indilli : nomin espressamente la Libia, lEtiopia, i Sidonii e gli Erembj ( che ben si direbbero Troglo diti rabi)^ ma le parti orientali e delloccidente le design con dire che sono circondate dalloceano. Peroc ch egli pone che dalloceano si leva ed in quello tra* monta il sole, e cos parimenti anche gli astri :
................ E gi dal quifto

Grembo del mare al d e l montando il sol* Co' rugiadosi lucidi suoi strali Le campagne fe ria (i) ...................In grembo al mar frattanto La splendida cadea lampa del sole , V atra notte traendo sulla terra (3 ).

E dice eziandio che gli astri si lavano Delloceano (3). Degli occidentali poi ci mostra la felicit e il buou clima eh essi godono ; avendo per quanto pare saputo delle ricchezze (4) diberia , dove portarono 1 armi Er cole e poi i Fenci! (i quali vebbero anche grandissima signoria) e finalmente i Romani. Perocch di quivi trag gono i fiati di Zefiro : e quivi dove il poeta immagina
(i) IL , lib. VII, 4 3 1 > traduzione del Moati. (a) IL r lib. v i i i , 485. (3) IL , lib. V , 6. (4) li Silandro leggeva r it saS f la navigationet ma dopo il CisauboDo leggono tulli x X iltt. Cos il Coray ed il Siebenkee*.

^4

DELLA g e o g r a f i a D I STRABONE

i campo Elisio, nel quale dice che Menelao sar dagriddii inviato :
T t heW Elisio campo , ed ai confini Manderan deila terra i Numi eterni, L ve risiede Radamanto , e scorre Senza cura o pensiero all uom la vita. Neve non m a i, non lungo verno o pioggia Regna colk ; ma di Favonio il dolce Fiato , che sempre V oceano invia , Que' fortunati ahltator rinfresca (i).

Ed anche lIsole de beati (2 ) stanno rimpetto a quella estremit della Maurusia che accenna alP occidente^ da quella parte dove anche lestremit dellIberi concorre. E d manifesto dal nome, che le stimarono fortunate per essere vicine a que luoghi. N ci solo, ma afferma che gli Etiopi sono gli ul( 1 ) Odiss., lib. IV , 563; traduzione del Pindemoute. .( 3 ) Gli altri geografi le denominano Isole Fortunate; e sono le Canarie della moderna geografa: del resto lAutore attribuisce ad Omero alcune cognizioni eh egli non ebbe. Quel poeta non fece menzione giaminai delle Isole de beati ; n conobbe pi in l della Sicilia e delle parti meridionali d Italia. Erano poi sinonimi le espressioni Isole de' beati , Isole fortunate , Giar~ -dino delle Esperidi, e Campi Elisii; e gli antichi posero sempre questi luoghi all estremit occidentale del mondo conosciuto ; tramutandoli di paes in paese secondoch venivano allargando le loro c(Jguizioni. ' probabile che Omero nel luogo qui citato alluda all Eliso di CEtmpania piuttostoch a .quello- di. Spagna ; ma non per certo a quello delle Canarie che gli furono ignote. La Maurusia poi de Greci, detta Mauritania dai Romani, com prende i paesi di Algeri e di Fez. (G.)

LIBBO PK IH O

timi suir oceano. Che siano gli ultimi il dice in quei versi :
Ma del mondo ai confini, e alla remota Gente degli Etiopi m duo divisa (i):

n dice oziosamente in duo divisa , siccome appresso si dimostrer. Cbe poi abitino sull oceano P aflrma dl rendo :
Perocch jeri in grembo alV oceano Fra gP innocenti Etiopi discese Giove a convito (3 ).

Che poi anche 1 estremit settentrionale della terra sia circondata dalPocean iaccenn oscuramente, quan do disse dell orsa,
Dai lavacri dei mar sola divisa (3);

perocch sotto lorsa e^ il carro signific il cerchio ar tico (4) : altrim enti, essendo in quello spazio tante
(i) Odiss., lib. 1 , 33. (a) 11., lib. i , 4 9 3 . (3) IL , lib. XVIII, 4 8 9 . (4) Sotto il nome di cerchio artico , o cerchio^ d elt orsa gli antichi intendeTano uo cerchio cbe , avendo il polo per centro, aveva per raggio l altezza del polo stesso nel luogo occupato dall osservatore ; o , se pi vuobi, la distanza dal polo al punto pi settentrionale dell orizzonte matematico. Era questo il pi grande fra i paralleli sempre visibili ; quello che abbracciava nella sua circonferenza gli astri che non tramontano mai. fa cile a immaginare che questo cerchio dee variare a norma delle latitudini, e che il suo diametro dehbe diminuire accostandosi allcqnatore, e ingrandirsi avanzandosi verso il polo. - Omero dun que scrivendo pei Crec dell Asia e del Peloponneso ha dovuto descrivere i fenomeni celesti chcgli vedeva verso il 38 di latitu-

DELLA O E O C R iP lA DI STRABO?!E

stelle sempre visibli nelle loro rotazioni, non avrebbe detto die questa sola divisa dai lavacri del mare. Sicr cli non lo accuseremo pi dignoranza, quasi eh egli abbia conosciuta una sola delle due orse ^ perocch non probabile che di que tempi la seconda fosse gi annoverata fra le costellazioni; ma solo dacch i Fein'ci r ebbero osservata e se ne valsero a navigare s^ in trodusse anche fra i Greci questa distribuzione. Lo stesso dee dirsi anche della chioma di Berenice, e di Canopo, che ieri soltanto ebbe il suo nome (i), e di molte altre costellazioni che sono anonime ancora, secondoch Arato dice. Quindi Cratete nou ebbe ragione di correg gere sol eiso escluso dai lavacri (2 ) , fuggendo ci
dine. Ora pr que luoghi il cerchio artico b al 5a oorH ; e siccome ai tempi di Omero la stella pi meridionale del carro aveva presso a poco 64" i5' di declinazione , cosi essa era di ia i5 pi settentrionale del cerchio artico. Quindi non essa Sola ma anche tutte le stlle pi settentrionali di queste di 1 3 i5 ' non tramontavano. Non dunque esatta 1 espressione di O m ero, quando egli'dice, f orsa essere la sola costellazione che non si bagna nell oceano : e il coimnento che ne d Strahone accusa un soverchio entusiasmo dell Autore per quel poeta. (G.) ( 1 ) Ho conservato il modo greco a7rfixrftittti proverbio usitatissimo , dice il Casaubono , a signifi- ' care una cosa alTatto recente. {1) li testo omerico : t'iii i' if if tt f i t rh e Cratele corresse ti t t afRnch sintendesse non 0111 i i f x l t t (sola Vorsa), ma t i iifxliKts (sola il cerchio artico), e cosisi venissero a comprendere tutte c due le costellazioni. Ma Strahone rigetta lemendazione del grammatico, perch gli antichi quando dissero i f u l t t intesero non l orsa ma il cerchio aitico. (Casauh.) .

LIBRO PRIMO

che non era da fuggire. Ma grad ito meglio di lai, e pi omcricamente, nomin ancb egli Torsa invece del cer chio artico , dicendo : Del levante e dell occidente termine 1 orsa, e di contro ad essa il siBo del se* reno Giove (i) : mentre non lorsa ma il cerchio artico limite dell occidente e del levante. Sotto il nome adunque dellorsa, cui chiama eziandio carro, e dice che accenna ad Orione , Omero sigm'Bca il cerchio artico^ e sotto il nome delloceeuo lorizzonte, cio quella spa/> zio nel quale ha luogo il tramonto e il nascimento de* gli astri. Disse poi che l orsa fa la sua rotazione sopra s stessa e non ifi lava nell oceano, sapendo che il cer^ chio artico nella parte pi settentrionale delloi'izzon> te. Mettendo pertanto daccordo il testo d d poeta con queste osservazioni, intenderemo detto dell orizzoqte terrestre ci ch egli dice dell oceano^ e pel cerchio ar tico il quale , come pare ai sensi, tocca la te r r a , in tenderemo il punto estremo settentrionale ^ella terra' abitata : sicch anche quella parte del globo sia dallo* ceano circondata, secondo Omero. Egli poi conobbe ot timamente anche gli uomini settentrionali, cui egli non ha menzionati nominatamente (perch n adesso pure hanno un nome a tutti com une), ma si dal modo del vivere, dicendoli nom adi, preclari agitatori di cavaUi, e galattofagi, e poveri.
(i) Cio del mezzogiorno. Del resto i probabile che Strabone n OD abbia bene compreso il concetto di E raclito, e che per consegaenza non sia di veruD peso la testiroonianza di qaesto autore. (Ed. francese).

DELLA G EdG R A FIA D t STRABOKG

Ed anehe altrove dimostra che Poceano cinge t'ofQO la terra j quando cosi parla appo lui Giunone :
.......................... . B e lt alma terra

A i fin i 'estrev a visitar men oado V antica Teti c POsean, de Numi t^nerator (i) ;

perocch vine a dire con queste parole che a tutte lcStrerah sf congiunge l oceano : e le estremit costitu-' seojao la cjrconferen^a. E nella Oplopea (a) colloca loceno in cerchio intorno alla circonferenza dello scudo di Achille. Avvi poi una prova del suo ambre d istruirsi anche nel BOB avere ignorato il flusso e riflusso dell ocano, dacch lo chiam rifluente ; e quando afferma che Cariddi assorbe il mr , soggiunge :
Tre fiale il rigetta , e tre nel giorno 'V assorhe orribUtnente (3).

Pei^occh se invece di tre volte ci accade soltanto du pu essere o abbaglio di o&servazine od error di scritlu* i-a; ma a questo fenomeno era volta la sua intenzione. Ed anche laggiunto di lene-fluente dato all ocano ha qual che relazione col flusso e riflusso, che ha movimento plado -e noli punto impetuoso. Posidonio poi suppone che Omero, dicendo che gli scogli tal fiata sono coperti dal1 onde , tal fiala ne rimangono ignudi, e chiamando
(i) l i . , lib. XIV , 300. <.('>)'Cos chiamauo il lib. xvin dell'Iliade, nel quale Omero descrive-la fabbricazione delle armi d Achille: da irAtr arme,

^ Aa m ttui Jare.
(3) Odiss. , lib. XII, io5.

XIBRO PRIMO

fiame IV>ceano, abbia votato significarne le correnti ca gionate dal flusso e riflusso. Ma egli nella prima parte ^ a ragione ( i ) , non gi nella seconda: perocch non somiglia a correntia di fiume il flusso del mare, e meno ancorai] riflusso. L'opinione di Crateteba qualche cosa che pi persuade. Secondo lui Omero chiama profondocorrente e retro-corrente ed anche fiume tntto loceano; ma d poi quest ultimo nome o quello di corrente di fiume anche ad ona qualche sola parte dell oceano stesso j cme allorch dice :
Poich la nave u J dalle correnti , Del gran Jiwne oceano , ed all Ea Isola giunse nellimmenso mare (3 ).

Perocch qui non significa tutto T oceano , ma si u n a corrente di fiume nell oceano di cui sia solo una parte. E Gratete poi dice che trattasi di un seno o golfo che dl tropico d inverno si stende vrso il polo meridionale ; giacch uscendo di cotal mare ben pos(i) Io non trovo, dice il Gossellia, in nessuno di questi luo ghi d Omero verun iadtzio cb egli abbia conosciuto il flusso e ' riflusso del mare. Sappiamo che questi movimenti sono quasi impercettibili nel Mediterraneo. Bend neUEuripo si scorge che le acque s! muovono in contraria direzione pareccbie volte ogni giorno altmaDdo; avrebbe forse il poeta tolte di coti le bizzarre idee che qui si accennno ? O non potrebbe d arsi, cbe la cor* rente regolare dell Ellesponto , il quale versa le acque del mar Nero nel Mediterraneo, lo avesse indotto a credere che tutto in tiero 1 Oceano o il Mediterraneo scorresse continuamente come le acque dei filimi ? (a) O diss., lib. x ti, I.

IO

D EI.L/l GEOGRAFIA DI STRADONE

siamo trovarci tuttora nell oceano ; ma lasciare Pocea' no e trovarvici tuttavia gi non possiamo. Ora Omero dice : la nave usc dalle correnti deW oceano e giunse nel m are , il quale non ^Itro die lo stesso oceano : .sicch a interpretarlo diversaineute, direbbe che uscendo dell oceano entr nell oceano. Ma queste cose vorreb bero pi lungo ragionamento. Che poi la terra abitata sia un isola s impara dai sensi e dalla esperienza. Dovunque fu dato agli uomini di pervenire sino alle estrenlit della terra trovarono quel mare che chiamiamo oceano: e dove senso non conceduto di accertarsene, lo dimostra il ra ziocinio : perocch lungo il lato orientale d i dalla parte dell In d ia, e lungo 1 occidentale eh verso gllberi e i Maurnsii si pu navigare, ed anche lungo gran parte dei lati di mezzogiorno e di settentrione. 11 re stante, che noi diciamo non navigato finora perch non mai s incontraron fra loro naviganti partiti da luoghi opposti, non molto (i), se noi poniamo a riscontro le distanze dei luoghi ai quali siamo arrivati. Non poi verisimile che il pelago detto Atlantico (a) sia di(i) per altro lo spazio di 85oo leghe marine, computando ao leghe per ciascun grado, e senza contare il Baltico. (Ed. Tr.) (^) Eratostene e Strabone chiamavano Atlantico tutto 1 oceano, e non avendo notizia dellAmerica supponevano che si stendesse dall Europa e dall Africa sino all India , senza interruzione. LAutore impugna qui unopinione dIpparco, il quale assegnava all oceano due bacini isolati e senza veruna comunicazione fra loro ; secondo la quale ipotesi, accolta anche da Tolomeo , non sarebbe stato possibile compiere navigando il viaggio intorno alla terrn. (G.)

LIBRO PBIMO

' i l

viso in due m ari, o intercettalo da istmi cotanto stretti da impedire la navigazione intorno alla terra^ ma si vuol tenere invece che sia un mare solo e continuato. Peroc ch coloro i quelli avendo intrapresa quella navigazione non vi riuscirono, non dissero gi di aver dato volta per avere trovato verun continente che loro si opponesse^ ma sibbene per mancanza di vettovaglie (i) e per essere i luoghi deserti : e non mai perch fosse venuto meno il passaggio del mare. E questo s' accorda assai meglio cogli accidenti del flusso e riflusso dell'oceano : peroc ch da per tutto i cambiamenti s del crescere come del diminuire tengono un medesimo modo o sol di po chissimo differente, come s il movimento nascesse da un solo mare e da una sola cagione. N credibile Ipparco ove contraddice a questa opinione, affermando che non avvengono in tutto l'oceano gli stessi accidenti ^ e che quando bene questo si desse, non ne verrebbe che il mare fosse tutto continualo intorno alla terra (a) : e del non avvenire per tntto gli stessi accidenti reca la testimonianza di Selenco babilonese. Ma noi per tutto qnello che potrbbe dirsi di pi intorno all'oceano ed ni flusso e riflusso ci rimettiamo a Posidonio e ad Ateiiodoro, i quali h^nno sufficientemente trattato questo suggello : e per ora aggiungiamo soltanto , che rispetto
(i) Nel Periplo di AnooDe, a cui Autore probabilmente al lude , si dice appunto che la mancanza dei viveri costrinse i na viganti al ritorno. {i) Leggo cl Coray : i f t'iy tS

, Sr , f<
fvi tTtm xit
T<

ItVt, i x t X i v i t l n vlS TiS tifr i A T t r X t t t t .

I 3

DELLA G E O G R FU D I STRBONE

aUa conformit degli accidenti del mare da preferire la nostra opinione : perocch i corpi celesti possono at trarre a s maggiori esalazioni quanto pi copiosa rum idit sparsa all intorno della terra (i). Omero poi, come conobbe e descrisse esattamente le estremit della terra abitata e le cose che stanno alla sua circonferenza, cos fece altrettanto anche del mare interiore (a). Perocch a cominciare dalle Colonne dr cole (3) lo circondano la L ibia, lEgitto e la Fenicia ; poi le spiagge rimpetto a Cipro ; quindi i Solimi (4), i Licii, i Carii ; e dopo costoro il lido eh fra Micale' e la T ro a d e , e le isole circonvicine, tutte menzionate da lui ^ come anche ordinatamente' annovera quelle che giacciono lungo la Propontide e lEussino fino alla Colchide, e della spedizione d Giasone. El egli co nobbe anche il Bosforo Cimmerio (5), giacch parl
(i) Strabene appartenne alla filosofia stoica, secondo la quale i corpi celesti nulrTansi delle esalazioni delle acque. Ci posto naturale ch quanto meno 1 acqua del mare interrotta da istmi e da continenti, tanto pi copiosa debbessere lesalazione che sollevasi ad alimentare i corpi superiori. (a) 11 Mediterraneo. (3) Le Colonne d Ercole sono dette dai moderni Stretto di

Gibilterra. (4) 1 Solimi abitarono anticamente il monte Tauro.


(5) Cio lo Stretto di Caff o di Zabacca, pel quale il mar Nero (lo stesso che il Ponto Bussino) comunica col mare di Azof. Del resto il signor Gossellin ha dimostrato che Omero non parl dei Cimmerii del Bosforo , ai quali non avrebbe potuto arrivare in un solo giorno di navigazione Ulisse, partitosi da Circe che abitava presso al Capo Circeo nella Campania. I Cimmerii di

L U R O PKIMO

l3

de' Gimmri ( e certamente non ne avrebbe sapnto il nome se di loro medesimi non arasse avuto contezza); i quali al suo tem po, o poco prima di l u i , discorsero tutto il paese dal Bosfcnro sino all Ionia. Ed accenna anche il clima tenebroso del paese nel quale costoro abitavano, dicendo :
La ve la genie Cimmerj alberga Cui nebbia e buio sempiterno involve. M onti pel Cielo stelleggiato , o scenda Lo sfavillante H6r Sole , non guarda QuegFinfelici popoli, che trista Circonda ognor pernitosa notte (i).

E conobbe anche lIstro (2 ), avendo fatta menzione de' M isii, nazione di Tracia che abita lungo quel fiume. Conobbe eziandio Id spiaggia marittima che vien dopo, cio la Tracia fino al Peneo; perocch nomin i Peonii e lAto e lssio colle isole adiacenti a que'luoghi. Ap presso viene 1^ marina degli Elleni fino ai Tesprozii, di tutta la quale fece parimenti menzione. Conobbe inoltre
Omero stavano presso al Iago dAverno. Rispetto poi aHoscurit del clima nota lo stesso erudito avere Omero seguitate nella sua descrizione le idee degli Orientali, che risguardarono sempre le parti occidentali della terra come situate sotto un cielo nebbioso. Gli A rabi, dice eg li , danno tuttora il nome di U ar tenebroso all oceano Atlantico. ( 1 ) O diss., lib. XI, i5. (p) L/f tr o ,il Danubio. - La Tracia corrisponde alle pro vince di Bulgaria e di Romelia. - Il Peneo un fiume dlia Tessaglia dello ora Salampria. - L jissio dicesi ora Vardari c gettasi. in mare in fondo al Golfo Salonico. - La Tesprozia .nell Epiro rimpeltp a Corf.

l4

DELL GEOGRAFIA DI STRABONE

anche le estremit dell Italia, giacch nomin Teraeso (i) e i Siculi: e le estremit dell Iberia e la loro buona n atura, come poc anzi dicemmo. Ch se fra mezzo a luoghi predetti ne vediamo alcuni lasciati ad> dietro si vuol condonare ; quando molte minute cose sogliono sfuggire anche al vero geografo. E gli si con doni eziandio se intrecci alcuni favolosi racconti alle narrazioni storiche ed istruttive ^ n di ci gli sia fatto rimprovero. Perocch non vero quello che dice Eratostene, che ogni poeta tende a dilettare e non ad istruire : ma per lo contrario i pi assennati fra coloro che scrissero intorno alla poesia T hanno denominata una certa primitiva filosofia. Ma contro Eratostene di remo altrove piii a lungo, quando parleremo di nuovo anche di Omero. Qui intanto, a provare ch egli fu il fondatore della Geografia , basti il gi detto. Quelli poi che gli tennero dietro manifesto chu fu rono uomini ragguardevoli e versali nella filosofia : e dice Eratostene che i due primi dopo Omero furono Anassimandro discepolo e concittadino di T a lete , ed Ecateo milesio ^ l uuo dei quali diede fuori la prima carta geografica^ e laltro lasci un trattato attribuito a lui per la somiglianza che ha colle altre sue scritture. Moltissimi poi hanno detto che allo studio della geo grafia son duopo molte cognizioni (2 ): ma lo insegna pie( 1 ) Tenieso (Temessa, Paits.) citt chc pi non sussiste, si crede che fosse dove ora Torre di Nocera nella Calabria. In quanto alla Spagna od Iberia gi si detto che Omero non la conobbe. (t) Dopo aver provato la prima delle sue proposizioni , cio che la Geografia appartiene al filosofo , ora passa alla seconda

LIBRO PRIMO

l5

namente Ipparco nel suo Trattato contro Eratostene , dicendo : Che nello studio della geografia il quale si addice a ciascun uomo, sia egli idiota o consacrato alle lettere, impossibile far progressi, chi non osserva i corpi celesti e gli ecclissi. Cosi per cagione di esempio non possibile sapere se Alessandria d'Egitto pi set tentrionale o pi meridionale di Babilonia, n quanta sia in ci la difTerenza qualora non pongasi mente ai climi (i). Parimenti nessuno potrebbe conoscere esatta mente la maggiore o minore distanza de luoghi collocati all oriente od all occidente, se non se confrontando gli ecclissi del sole e della luna. Cos Ipparco. Tutti poi coloro i quali tolgono a descrivere le pro priet di qualche luogo adoperano in ci acconciamente le figure dei corpi celesti e della geometria per indicarne la grandezza, le distanze e le declinazioni, il caldo, il freddo, ed in breve la natura del clima. Perocch se il muratore fabbricando una casa, ol'architetto fondando una citt sogliono prima considerare siffatte cose; come dovr trascurarle colui che fassi a considerare tutta quanta la terra abitata? Esse gli sono per certo di molto maggiore importanz. Perocch in piccolo spazio 1 es sere inclinati un po pi a settentrione od a mezzogiorno non gran differenza ma in tutto il circuito della
e fssi a provare che la scienza geografica non s acquista senza il corredo di molte cognizioni. ( i) Gli antichi dvidevaDO il globo in zone parallele all equa t o r e , dette climi o declinazioni, e se ne valevano per determi n a re le latiladini dei luoghi. I moderni sostituirono i gradi di
elevazione dal polo.

l6

DELLA G S O G R F U 0 1 STRABOKE

terra abitata stendendosi la parte settentrionale fino alle estremit della Scizia o della Celtica, e la parte meri dionale fino a quelle delPEtiopia, dee di necessit la dif ferenza essere grande. Cos parimenti assai diverso l'a bitare fra glindi o fra griberi ^ dei quali sappiamo che i primi sono alP estremo levante e i secondi al ponente, e che in qualche modo (i) sono antipodi fra di loro. Ora tutte queste cose avendo il loro principio dal moviipento del sole e degli altri astri, ed anche dalla ten denza de corpi al cen tro , ci costringono a considerare ,il cielo, e que fenomeni celesti che appariscono a ciascheduno di noi ^ ed in questi si veggono differenze stragrandi delle varie posizioni. Chi mai dunque po trebbe saper bene ed esattamente descrivere le diversit dei luoghi j senza avere considerati punto li poco i corpi celesti ? Perocch, sebbene per essere il nostro li b ro politico pi che a ltro , non sia possibile investigare a fondo ogni cosa, conviene peraltro^i fare quelle in vestigazioni nelle quali anche un uomo di Stato ci pu tener dietro. Chiunque poi abbia gi tanto sollevato lo spirito, non potr astenersi dal considerare la terra nella sua intierezza : perocch sarebbe cosa manifestamente ridicola, :Se colui il quale os, per desiderio di ben descrivere la terra abitata , accostarsi ai fenomeni celesti e valersene
(i) Dice in qualche, modo , perch veramente l india e I Iberia o Spagna non sono antipodi fra di loro, nou dandosi quey sto nome se non a quei laoghi che si trovan sul globo in situazioni diametralmente opposte.

LIBBO PKIMO

a sna istnuone, teascurasse poi di conoscere la l e m to lta , di cui la terra abitala soltantoanaparte; e quanta esa sia, e in qaale situazione deli universo^ s ella sia abitata soltanto in quella parte che noi ne conosciamo (i), od anche in altre, ed in quante: e cosi pure quale ne sia la parte disabitata, e quanta e perch. Quindi ci pare che la scienza della geografia propria mente delta si unisca di qualche maniera collo studio dell astronomia, e con quello della geometria, ranno dando insieme le cose terrestri colle celesti come se fos sero vicinissime, e non gi tanto disgiunte,
Quanto va lungi dalla terra il cielo (a).

cos falla variet di dottrina aggiungasi inoltre la sto ria naturale, quella cio degli animali, delle piante, e di quanti altri oggetti utili o nocivi producono la terra ed il mare : e quello eh io dico (3) diventer, al pturer m io , sempre pi manifesto. Che poi debba, avere grande utile chiunque avr ap presa questa scienza chiaro s dalla testimonianza deU r antichit come dalla ragione. C primamente, i poeti rappresentano come prudeatissimi fra gli eroi quelli i qali uscirono spesso del proprio paese ed andarono pe regrinando. Perocch tengono in gran conto latr yc-,
(i) n testo potrebbe anche significare: Se quel lato dove noi siam o sia abitato soltanto in parie ; ti s 3 lif tU ilm t

fttf T

iftSt.

( 3 ) Iliad. , lib. v ili, 1 6 . (3) Cio che la scienza della geografia risaha da una gra tde variet di cognizioni. - Di qui poi lAatore si apre il passo alla terza proposizione , cio allutilit delia geografia. S tbaboke , tom. II.
2

rS

DELLA G E O G B A FU DI STRABONC

4tUe le citt di molti umini^ e Paverne conosciuti i cafturni (i)., E Nettore si gloria d'aver csonverato coi I^apiti venendo a loro preghiera fin dall<jipio (9 ) con fine. Mnelao dice ancb egli :
Cipria vagando , e la JPenicia io vidi , E ai Sidonj , agli Egitj , agli EViOpi Giunsi , e agli Ercmbi , e in Libia (3),

e v'aggiunge la natara del paese dicendo


. . . . ........................ 'Ove le agnttHe ' Jfiglian tre volte nel girar icP un anno.

Cos parlando di Tebe dE g itto , dov la terra feracis sima produce i suoi f r u t t i , dir ;
......................... ... . NelP Egizia Tele Per te cento sue porte e li diigento jiurighi co or carri (4).

Tutt queste cose sono oOmc grandi apparecchi a divenire prudenti, insegnandoci la natura dei siti^ e le speciie degli animali e delle piante he vi si tro vano ; al d ie si aggiungono le cos che sono nel mare. Perocch noi siamo in qualche maniera anfibii, e non .^iamo' ponto terrestri pi che marini. Ed probabile che anche Ercole per la molti $a esperiensa e p e rle molte cognizioni fosse denominato
D' opere grandi fa b b r o ............. (5).
^i) OdisB., in priac. (3 ) Jpia chiamavasi anticamente il PelopocNKSo-, ora detto Morea. (3) Odtss., lib. IV , 83. (4) I l i a i , lib. IX , 583. (5) Otiiss., liA XXI , 3 6 .

UBRO PMMO

ig

I raotiumenti adunque dell antichit ed il raziociaio testimoniano ci lie fa detto nel principio da noi : ma 9 me poi sembra che sopra tutto comprovi quanto noi siam venati diceodo l essere la m ag^or parte della Geo grafa ntilissima alle cose politiche. E nel vero la (erra d il mare dove abitiamo sono il luogo di tutte le azio> ni^ delle piccole piccoli Luoghi, delle grandini grandi: ma il maggiore dei luoghi tutta quanta la terra che noi propriamente chiamiamo Terra Abitata^ sicch essa il teatro proprio delle azioni pi gi'Wndi. massioai fra i capitani soqo quelli <che possono signoreggiare in terra ed in m are, raccogliendo sotto una sola signoria ed ammDstrazion6 politica parecchie nazioni e citt. Quindi manifesto che la Geografia entra in tutte le opere d\m uomo di Stato, insegoando come'giacciano i eontinend ed i mari , tanto i mediterratiei quanto quelli ehe stanno alla circonferenza di tatto il globo : peroe cb a coloro appartiene lavere siffatte notizie, ai quali importa il sapere .se i l u o ^ i sono d?un modo piuttostoeh di u a altro, > e quali si poasou' conoscere e <}uaU KO. Ch senza duM>io potranno maneggiar meglio le cose qualora conoscano di ogni luogo restensioae e la postura, e quali particolarit o di clima o di suolo pre> senta. E poich i diversi principi signoreggiano in di versi paesi, e da diversi luoghi movendosi alle loro imprese disteadono la grandezza de^ propri! domini!, non possibile che n da loro tutti i luoghi siano ugual mente conoscinti, n ds^ geografi ; ma questi come a quelli aliiulii' luoghi sono pi no ti, altri meno. Pe rocch tutte le parti della terra abitata appena 6 i po>

aO

SE L L A GEOGRAFIA D I STRABONE

trebber ugualmente conoscere, quando essa tutta in tiera venisse sotto una signoria sola ed ua solo go verno^ e forse nemuianco allora^ giacch i siti pixi vi> cini si conoscerebbero sempre meglio : e per verit, importa cbe questi siano pii minutamente descrtti ac ciocch si conoscano meglio, siccome quelli dei quali anche maggiore il bisogno. Laonde non meraviglia se agl indi conviene un corografo (i) a parte, un altro agii Etiopi e un altro ai Greci ed ai Romani ^ mentre che gioverebbe al geografo degl Indiani il descrivere anche la Beozia come Omero che nomina
Diria i coloni e iA u lid o petrota Cn quei di Sceno e Scolo . , . { ) ?

Ma questa precisione ben giova a noi ^ e non cos io* vece diremmo se si trattasse delle cose indiane, o daltre proprie d un luogo particolare: perocch non vi abbiamo nessuna utilit, la quale la principale mi* sura in siffatto studio. E quello che qui diciamo si manifesta anche nelle piecole cose , come a dir nelle catce: perocch meglio po> tra cacciare colui il quale conosca la 6 elva e ne sappia la grandezza e la condizione 5 e cosi il fare con.buon suc cesso una spedizione militare in qualche paese, e porvi
( 1 ) Tolomeo insegoa in che differiscano la Geografia e. la G>rografia; ma Slrabone (dice il CasauboDo) non riconosce veruna differenza tra questi nomi. Non pu negarsi peraltro chegli noQ usi qui colla debita distinzione cotesti nomi. La Corografia i la descrizione di un luogo particolare, ed perci ma parte della Gec^rafia, la quale comprende tutta la terra. (Ed. fr.^ (a) lliad., lib. n , 4 g 6 .

LIBRO PBIMO

ai

oiLoscate, e riaggianri i proprio di chi n'abbia cogni* zione. Ma nelle cose grandi poi tutto ci tanto pi& manifesto , quanto pi in quelle e sono maggiori i Tan* taggi della perizia e pi gravi i danni delPignoranza. Perocch Pesercito di Agamennone avendo saccheggiala la Misia (i) crdendo che fosse la Troade, sene torn svei^ognato: ed i Persiani ed i Libii per avere supposto che gli Stretti fossero senza uscita (a), a stento poterono liberarsi da grandi pericoli^ e lasciarono per monumento della loro imperizia, i Persiani il sepolcro di Salganeo lungo PEuripo di Calcide (3), cui essi uccisero perch aveva a tradimento traviato il loro esercito dal golfo di Malea (4) sino a quel fiume ^ ed i Libii (5) quel di Pe loro da essi trucidato per somigliante cagione. nella
(t) Miiia. Parte (teli Asia minore vicina alla Troade. Correggasi coi migliori interpreti il testo, e si legga i w -

(3)

ttiiMtTit <>< TvpXr cit0r9t.


(3) Nel distretto di Negroponte. LAutore parla poi di SalgaD6 0 pi distesamente nel lib. ix. (4) Da Maii popoli stanziati sulla marina in un angolo confi nante colla Ftiotide si disse Maiaco quel golfo che fu poi detto' Lamiaco , ed ora si chiama Golfo di Zilun. (G.) (5) Sotto il nome di Libii lAutore intende i Cartaginesi. Pom ponio Mela e Valerio Massimo che raccontano questo fatto non vanno ben d accordo fra loro. Secondo Valerio Massimo (lib. ix, c. 8) seguitato da Servio (ad lib. iii, n eid ., v. 4i')> Annibale ritornando dall Africa , e vedendo che il piloto Peloro lo conduceva verso le coste d Italia , credette di esserne tradito, e lo uccise. Annibaie ignorava che quel' nocchiero voleva passare per lo stretto di Sicilia ; ma avendo poi riconosciuto il proprio fallo fece erigere una statua in onore dello sventurato Peloro. (G.)

aa

DELLA g e o g r a f i a d i STHABONE

spedizione di Serse per ignoranza de luoghi tutta la Grecia fu piena degli avanzi dei naufraghi*, e le colonie degli Eoliie dei lonii sommioistrarono esempj di molte consimili calamit. Cos per lo contrario accadde talvolta di condurre a buon fine imprese di gran momento per la pratica dei luoghi: come si dice che Efialle negli stretti delle Termopili avendo mostrato ai Persiani un sentiero (i) a traverso ai monti, rec in poter loro i com pagni di Leonida, e condusse i barbari al di dentro di quello stretto; Ma lasciando in disparte le cose antiche, stimo che la recente spedizione dei Komani contro i Farti sia bastevole testimouio a ci eh' io sostengo : e cosi anche quella contro ai Germani ed ai Celti, dove i barbari- giovandosi de luoghi, in mezaf a paludi, a boschi impenetrabili ed a deserti, facevano parer lon tani i luoghi vicini ai nemici che uon ne avevano cdntezza, celavano loro le strade, le vittuaglie ed ogni al tra cosa. La Geografa dunque , come si dello , serve princi palmente agli uomini di Slato ed ai loro bisogni : sic come anche la maggior parte della 61osofia morale e politica sei-ve agli uonjini di Stalo. E questo n indizio, che noi distinguiamo le soiel politiche econdo' la maniera con cui sono governate ^ ed una chiamiamo
(i) Atiicts t i r Credono gl iuterpreti che il nome appellativo ilfxx'tc sia qui nome proprio di quel tal sentiero , perch Appiano dice jc7c r 'Arps->. Ad ogni modo y significando quel vocabolo una via reit ed angusta,- io r hq tradotta col nome generico di enfiero.: >

LtRRO Pitnio

a3

Monarcbta o Regno ; laltra Aristocrasia ^ la terza De mocrazia: e stimianto he tante siano le maniere ilellc so^ ciet, e le chaniamo con questi, nomi, perch tengono essenzialmente dalla forma dei governo il loro .csratter particolare. Perocch altra cosa la legge s ella or dinata dal r e , o invece dagli ottinati o dal popolo : e la legge il tipo e la forma deU'associazione poUtics ^ sicch alcuni definirono il giusto : ci cht ^iova al pi potente (i). Se dunque la filosofia politica rsguarda per la maggior parte gli uomini di Stato , e la Geografia versa intorno alle cose lo ro , ma inoltre di nso^iornaliero, essa potrebbe avere sopra di quella un qualche vantaggio ^ almcao rispetto alla pratica. ' Tuttavolta la Geografia non da spregiare nemmanca nella sua parte teoretica, la quale o rsguarda le arti', la matematica e la fisica, o consiste nella storia e nelle ivoIe, e pare che non tocchi punto la pratica della vita. Cos chi raccontasse le peregrinazioni di Ulisse, di Menelao e di Giasone, non parrebbe contribuir nulla a quellk sapienza che luoijio operoso richiede, se pure non vi frammischiasse , come un utile esempio , i casi che dovettero sopportare : e nondimeno darebbe non; volgare diletto a colui che fosse volto a considerare' i luoghi i quali furono la scena delle favole. La mitolo gia li ha renduti illustri, e le $ite attrattive li fanno amabili anche alluomo operoso: non per oltre un
(i) Appena pu credersi necessario 1 avvertire che 1 oscurit di questo luogo procede probabilmente dall essere guasto 1 ori ginale.

a4

D L L i CEOGRAFI D I STRABONE

certo confine ; perocch ama di occuparsi, com nator a le , di preferenza intorno alle cose utili: e per an che al g'eografo si conviene aver cura dell utile {h che del resto. Cosi panmenti si dica di ci che spetta alla storia ed alle matematiche ; perocch anche di queste sidebbe pigliar sempre ci ch pi utile e pi credibile. Pare poi, come si detto, che al nostro proposito (i) faccia bi sogno principalmente della geometria e dellastronomia: e per verit n le figure, n i climi, n le grandezze, n 1^ altre cose di cotal genere si possono ottener bene sebza di esse. Ma perch k misura di tutta la terra di mostrasi altrove (2 ) , perci qui bisogna supporre e ere* dere ci chivi si trova provalo (3). vuoisi ammettere eziandio che il mndo sferoideo, e che anche la su(i) A l nostro proposUo ; cioi, al fine a cui dirigismo il no stro libro. (1 ) Altrove: il testo aAAifs e pu riferirsi tanto ad al tre opere , quanto ad altre parti di questa. (5) Di queste cose tratta 1 Autore nel lib. it. Qui volle dire soltanto che colui il quale si accosta allo studio della geografia non debb essere inesperto e imperito affatto di quelle cose che dai geometri e dagli astronomi sono o dimostrate o supposte. (Casaub.) - Osserviamo , soggiungono gli editori francesi , come proceda il nostro Autore. Egli ha detto che vi sono parecchi punti nei quali il geografo debbe ammettere come dati certe ipotesi, la cui verit dimostrata dai geometri e dagli astrouomi. Di questi punti egli ne ha menzionati tre, le figure, i climi e le grandette. Ora si accinge a parlarne particolarmente , ma tenendo un ordine inverso comincia dalla misura della terra che appartiene alle grandezze, r

LIBRO PBIMO

25

perficie delia terra ha cotesta figura; e innanzi tutto (la ricoDOscere che i corpi tendono al centro ; la qual cosa la sola che si comprenda col mezxo dei sensi e delle comnni nozioni. Ma dopo una breve riflessione conosceremo eziandio che la terra di forma sferica, perocch ce ne persuadono non solamente alcune prove m ediate, come a dire la tendenza dei corpi al centro e Io sforzo di ciascun corpo per unirsi a quel punto ; ma alcune prove pi vicine altres e dedotte dalie appa* rizioni che si osservano nel mare e nel cielo, delie quali e il senso e le comuni nozioni possono fare tesUmouianza. Perocch la curvit del mare manifestamente impedisce ai naviganti di vedere da lungi i lumi posti air altezza medesim a dei loro occhi; mentre quelli col locati pi in alto li veggono quand'anche siano pi lon> tani. Oltre di che anche l occhio innalzandosi a riguar dare suole scoprire le cose che prima erano nascoste. lo afferma anche il poeta dicendo :
Ulisse allor , cui lev in allo un grosso Fluito , la Urr non lonlana scrse (i),

E coloro che sopra una nave si vengono accostando al lido vi scoprono sempre nuove parti ; e quelle cose che da principio parevano basse a poco a poco si elevano anchesse. Il movimento circolare poi de corpi celesti si fa evidente anche dalle ombre dei gnomoni; dalle quali facilmente si raccoglie che se la profondit della terra fosse infinita, un, tale rivolgimento non potrebbe eflettuarsi (a).
(i) Odiss., lib. v , 3g3.

(a) Questo si riferisce alle opinioD di Senofane di Colofone e

a6

DELLA G EO G B A FU DI STRABOSE

Gi poi che spetta ai citmi dimostrasi ner trattati delle posizioni abitabili (i). V hanno dunque alcune cose gi dimostrate, dalle quali noi dobbiamo pigliare principalmente quelle cbe sono utili al politico ed al condottiero di eserciti. Pe rocch non debbe ignorare il sistema celeste n la po sizione della terra per modo che amvando in luoghi dove alcuni dei fenomeni del cielo siano diversi dal con sueto se ne sgomenti, e dica :
Qui , <f onde t Austro spira o f Aquilone , E in qual parte il sole a h a , e in qual declina Noto non (a).
di Anassiinene suo discepolo. Questi filosofi assegnavano alla terra la forma di uoalta montagna della quale noi occupiamo la som mit , e le radici si sprofondano all infinito- In tale ipotesi gli astri , non potendo passare al di sotto della terra ne illamine-' rebbero le diverse pani aggirandosi intorno ad essa parallelamente alla base. Senofane viveva 54o anni avanti 1 E. V. Cosmas Indicopleuste fece rivivere queste assurdit sei secoli dopo Ges Cristo nella sua Topografia Cristiana, lib. i i , pag. i4>-i43. Pare eh egli abbia attinta questa opinione dall India d onde r aveva tratta anche Senofane ; ed essa anche al presente il sistema dei Siamesi. (G.) (i) 11 testo dicendo in r7r refi 13t S tttiv h tt po trebbe anche significare si matiijesla nelle cose spettaall alle abitaiioni , o come dice il traduttor latino : ratione diversarum habitalionum demonslrantur. Ho seguito nondimeno la interpre tazione francese , perch abbandonando subito Strabone questa materia , pare veramente eh egli per ci che concerne i cli.iii od i varii gradi dinclinazione verso il polo abbia volato rimet tere i suoi leggitori atrattati pi conosciuti sulle posizioni; per esempio^, a quello di Teodosio tripolitano ^tf) rSt {i) Ddiss. , lib. X , 1 9 0 .

LIBBO PRIMO

47

Ma d'akra parte non debb nemniTiDco investigare mi> nulamente cpali stana in ciascun luogo della terra gli astri che si levano insieme, o che insieme tramontano)^ o che si trovano insieme al meridiano; i gradi di eie* vazione del polo \ i punti del cielo corrispondenti al zenit di ogni luogo ^ e finalmente tutto ci che secondo il mutarsi delPorizzonte e del cerchio artico, si mata o nell apparetusa 0 nella sua propria natura. Ma di que sle cose alcune non debbon esseri? da lui studiate punt n p o c o , a meno cbe non le voglia considerare in qua lit di filosofo; altre dee crederle sullaltrui fede, sebbene non ne scorga la cagione: perocch linvestigarla spetta al solo filosofo, e luomo di Stato non h a , o certo al> meno non ha sempre tanto ozio, da potere attendere a cosi fatte investigazioni. Cosi eziandio chi si fa a leggere questo Jibtt>ntm debbessere n tanto sprovveduto dogni istruzione n tanto inerte da non aver mai veduta lin a sfera, o i cerchi ch vi so&o descritti, e dei quali altri sodo paralleli tra lo ro , altri li tagliano ad angolo r e tto , altri sono in obbliqna posizione; e da non cono scere la posizione dei tropici, dei meridiani, e del zo^ diaco pel quale cammina il sole regolando le differenze delle stagioni e dei. venti. Perocch colui il quale ignora le cose spettanti ai variare dellorizzonte, al cerchio ar> tic o , ed a qaant altro viene insegnata nei primi ele menti della matematica , come potr tener dietro alle cose che in questo libro si dicono ? E chiunque ignora che cosa sia una linea retta o una curva, un circolo, una superfcie sferica o piana; chiunque non conosce nel cielo n r sette astri dell orsa maggiore , n cosa

a8

DELLA GEOGRAFIA DI STJlABONE

alcuna di cotal genere, costui o assolutam ele non pu giovarsi del nostro libro, o per ora almeno, e finch non abbia pigliata cognizione di quelle cose senza le quali uon potrebbe mai essere acconcio allo studio della geografia. In breve questo mio libro debb'essere di ge* nerale utilit, e giovevole all uomo di Stato del pari che al semplice cittadino, come il libro di storia da me composto. Ed anche in quello io chiamai uomo di Stato non colui eh ' affatto ignorante , ma colui che ha qual che parte di quel corso di studi che sono usitati fra le persne gentili ed amanti della sapienza. Perocch non potr n biasimar n lodare con ragione, n giudicare se siano degni di ricordanza gli avvenimenti passati co lui che non siasi punto curato n della virt, u della prudenza, n di quello che intorno a cosi fatti argo menti suol dirsi. Quindi anche coloro i quali han pi gliato a descrivere i Pei?pli ed, i cos detti Porti fecero opera imperfetta, per non avervi frammesso ci che delle matematiche e delle cose celesti sarebbe conve nuto toccare (i). E per noi avendo pubblicati alcuni Commentarii storici (), utili ( per quanto crediamo )
(i) Questa descriziooe di Porti e questi Peripli erano opere somiglianti ai moderni Porlulani; erano spesse volle semplici iti nerari! che indicavano le distanze dei luoghi senza parlare delle loro astronomiche posizioni. Molte di queste opere si pubblicarono sotto il regno de Tolomei , perch quei principi fecero fiorire la navigazione. Ne sussistono per alcune pi antiche, e ve nha di molto preziose per grande esattezza purch se ne sappia trarre profitto. (G.) . (3 ) Ne fa menzione anche Plutarco nella vita di Lucullo.

LIBRO PRIMO

aQ

alla Slosofia morale e politica , credemmo bene di ag giungervi anche il presente trattato, composto secondo lo stesso disegno , e per le stesse persone, cio princi palmente per quelle che sono collocate in gradi emi* nentr. E come in que Gommentarii menzionai le cose spettanti agli uomini illustri ed alle loro v ite, e trala sciai le piccole ed oscure ^ cos nel presente libro po nendo in disparte le minute descrizioni e le cose di poco momento, mintratterr nelle famose e grandi, ed in quelle che abbiano qualche parte di pratica utilit , e degna che se ne faccia menzione, e piacevole. come nelle statue colossali non sogliamo cercare la finitezza di ciascheduna parte ^ ma attendiamo piuttosto all in tiero , e guardiamo se nel tutto essa ben fatta o no ^ cos vuol essere giudicato anche questo mio nuovo la voro. Perocch anche questo libro qualcosa di colos sale ; e descrive le cose grandi com' elleno sono, ma le altre lascia in disparte , eccetto se ve nabbi qual cuna anche tra le piccole che possa muovere il deside rio dello studioso ed interessare l uomo dato agli af fari. Ma ci basti a mostrare che lopera da noi ideata in se rta n te e tale da essere coaveuiente al filosofo. C AP O li.

Esame crtico delle principali opere geografiche pubblicate innanzi a quella d JStrabone.

Rispetto poi all aver noi intrapreso di scrivere cose intorno alle quali gi molti ci faan. preceduti non po-

3o

DELLA GlUGRAFU DI STRA BO JX K

trem o esserne censurati ragioiievolinentc, a oieoo cbc n o n ne paiUatno nello stesso m odo con cui |;li altro ne h a n n o tra tta to . Ma noi p o rtiam o opinione che m entre costoro in alcune p arti liauno d irittam en te p a rla to , la* sciassero n o n d im eno in alcune altre non poco d a f e r e : e dove noi potessim o aggiungere p u r q ualche cosa alle opere di chi ci h a p re c e d u ti, stim iam o ch e gi baste* r b b e a giustificare la n o stra im prsa. O ra egli certo c h e le conquiste dei R om ani e dei P a rti h a a n o d i m olto am pliate in siffatto studio le cognizioni degli nom ini d loggd ^ siccom e , al dire di E ra to ste n e , avvenne a coloro che sono vissuti dopo la spedizione di Alessan d ro. Perocchi quel co nq u istatore i discoperse m olta p a rte d e H 'A sia , e tu tio il settentrio n e d e irE tx ro p a fino all l s t r o : ed i R om ani poi ci h a n n o & tto conoscere l occidente europeo sino al fiume Albi {l ) che divide sco rren d o la G erm ania in due piu-ti ^ oltre a i paesi che sono al di l dall Isb'o sino al fiume T ira (^). 1 Ictghi che vengono appresso fino ai M eoti (S ), e la spiaggia che finisce nel paese de Colobi (4) ce li fecero n o ti Mi trid ate sa p ra h o o m a to E n p ato re, e i suoi generali. 1 P a rti poi'banano fatto s c h e Aoi conoscessinlo m glio lirca'< nia e la B attrian a ( 5 ), e gli Sciti ab itan ti al di l di queste regioni: luoghi t^tti tpal conosciuti prim a di que<
(.) LElba. (a) Il Dniester. (3) Abitavano costoro alla palude Meolide chiamata presenleiDente mare d Azof. (4) La Mitigretia. ^5) i li Crcan cd i{ paese di Balki.'

LIBRO p x r a o '

sta t: di modo cbe ia posso dirne qualche coia pi che i miei predflcessori. qnesto vedraisi prioeipalinente ia que' luoghi ne qliali io pigliec a confutarli ; raeno^ per verit, gli antichi, e pi inreoe i suocesoori di Elr tostene, ed Eratostene stesso; giacch quanto pi co* storo furono di aiia dottrina forniti, tanto pi rie sce natnraknente idifficile il discoprire, se mai in {ualcbe parte hanno errato. se qualche volta saremo neces&i* lati di contraddire anche a coloro^ ai quali poi ci acco* stiamo di pceferenxa nel resto dell pera, ci si vuol perdonare : perocch non ci siamo proposto .di contrad* dire a tn tti, ma s invece di lasciarne molti in di> sparte, ai quali non sarebbe convenevole di tener die* tro ^ e far poi giudizio di quelli i quali sappiamo che d' ordinacio dissero il vero. Non cosa degna di un fir losoSo il disputar contro tutti ma bello contendere con Eratostene, Bosidonio, Ipparco, Polibio, e cogli al tri di cotal fatta. Innanzi tutto adunque dobbiamo esaminare Eratoste ne , recando in mezzo anche la confutazione che oe ha fatta Ipparco. !Kon peraltro Eratostene tanto sprege vole, da poter dire ch egli non abbia mai n veduta pure Atene , come tolse a mostrar PolemOne ^ e nemmanco tanto credibile quanto si pensano alcuni, seb bene siasi incontrato a vivere , com egli medesimo dice, con molti eruditi. Perocch ve n erano ( dice Erato stene ) allora quanti forse non ne furono mai in n stesso circuito di mura e in una stessa citt , e fra gli altri Aristone ed Arcesilao e quelli che fioriron con loro. V Ma questa fortuua , al parer m io, non basta ;

3a

D E U i . GEOGRAFIA D I STRABONE

dovendosi inoltre saper eleggere bene a quali principal> niente di qaesti dotti convenga farsi scolari. Ora Erato> stene pone come capi di coloro che fiorirono alla sua et Arcesilao ed Aristone : e nel suo giudizio sono gran cosa Apelle e Bione , che fu il primo ( egli dice ) a in fiorare alcun poco la filosofia; sebbene per ci appunto qualcuno avrebbe potuto dire di lui : Qual coscia il vecchio lascia vedere di sotto a suoi abiti (i) / E in questo egli mostra assai chiaro la debolezza del suo ingegno ; perocch dopo essere stato uditore di Zeno* ne cizioo in Atene, non ricorda nessuno de seguaci di Ini, ma ci fa invece sapere che fiorirono in quella et coloro che tennero opinioni contrarie, e dei quali non rimasta saccessione. Lopera poi chegli pubblic Intorno ai b e n i, e \e Meditationi (a), e qualche altra consimile, fanno conoscere qual^ fosse la sua educazione. Perocch tenne quasi una via di mezzo fra il desiderio di filosofare, e il timore di non abbandonarsi a siffatto studio pi di quello che pu bastare per far conoscere di avervi atteso, o per giovarsene come sollievo e diversione dagli altri suoi enciclopedici studi. Qualunque poi sia 1 argomento di cui tratta , egli tiene sempre uno stesso modo. Ma di queste cose ci basti quello che abbiamo

() Odiss., lib. xviii, v. 7 3 . Ma presso Omero i proci antmirano la coscia bella e vigorosa cbe apparisce di sotto agli abili Diiserabili di Ulisse : e qui invece Strabone vuol dire che Bione sotto ai fiori lodati da Eratostene non aveva poi nulla d'impor tante. (3 ) McA7i.

LIBRO PRIM O

33

Jctto ^ e piglierenio invece a parlare di quelle che po< trebber rettificare la geografia. innaau tolto ripi gliamo ci che abbiamo dinanzi interrotto. Dice dunque Eratostene che il. poeta dirige a dilet* fare e non ad istruire. E per lo contrario gli antichi dissero la poesia essere una specie di primitiva filosiofia che cintroduce da giovanetti nella vita, e dilettando governa i nostri costumi, gli affetti e le operazioni. Ed i nostri (i) dicevan persino che il solo poeta sapiente. Quindi le citt della Grecia sogliono educare i fanciulli primamente nella poesia, non gi per mero diletto , ma per virtuoso ammaestramento: n ci dee parerci strano, quando anche i.musici, i quali insegnano a saltare ed a suonar di flauto o di lira, si arrogno questo vanto, ed affermano di essere maestri e correttori dei costumi. queste cose possiamo sentirle non solamente daVPita* gorici, ma le dice anchd ristosseno. Omero poi chia m an;h egli maestri di virt i cantori, qual era il cu stode di Clitennestra , ove dice :
...................... ClUenneslra

retli

Pensier nutria, standole a fianco i l vate, Cui di casta serbargliela FAlride Molto ingiungea quando per Troja sciolse. Ma sorto il di che cedere ad Egisto La infelice dovea, quegli, menato A- un isola deserta il vate in seno, Col deferi'volator pastura Lasciollo e straiio ; e ne suoi tetti addusse Non ripugnante V infedel regina (a).
(t) iDtendaosi gli Stoici, de quali Straboae era seguace. (3 ) O diss., lib. I l i , 2 6 7 .

Sm jtotiE , tom. II.

34

DELLA GEGRAFIA DI STBABONS

Oltre di ci Eratostene contraddice anche a s stesso. Perocch poco prima di quella sentenza ohe noi abbiam riferita, dando principio al Trattato della geografia dice che ttti gli antichi furono studiosi di recare in mezzo le geografiche loro cognizioni. Quindi Omero colloc nel suo poema tutto quanto egli seppe intorno agli Etiopi ed alle cose d'Egitto e di Libia. Rispetto poi alla Grecia ed ai luoghi circonvicini vi raccolse a grande studio quanto pot, dando a Tisbe il nome di attrice di colombe , ad Aliarlo quello di erbosa , ad Antedone quello di estrema, e dicendo che Lilea situata presso alle sorgenti del Cefito: e nessuno di questi aggiunti ozioso. Ma in questo volle il poeta dilettare o istruire? Senza dubbio, istruire. Se non che Omero scrisse forse con tale intenzione quelle cose soltanto che qui abbiamo accen nate : ma quelle altre che risguardano luoghi men co nosciuti , egli al pari degli altri le ha empiute delle mi tologiche maraviglie. y > Dunque era da dire piuttosto: Che ogni poeta descrive le cose sue , in parte con ani mo di dilettare soltanto, in parte per istruire; ma Era tostene invece asserisce che il poeta cerca solo il diletto e non l istruzione. E si studia di confermarlo doman dando, che cosa contribuisce al valore di Omero, Tes sere lui stato pratico di molti luoghi, della strategia, agricoltura, rettorica, e di quaute altre cose alcuni so-< gliono studiarsi di attribuirgli? E veramente il volere trovar ogni cosa in Omero potrebbesi ascrivere a zelo eccessivo di magnificarlo. E chi ( dice Ipparco ) lodasse Omero di ogni scienza e di ogni arte, somiglierebbe a

LIBRO PIUMO.

35

colui che attribuisse a ir/m io iitf (i) attica le mele e le pere cb' essa non pu produrre. Fino a tal punto duo* que pu dirsi che tu parli dirittamente, o Eratosteoe ; ma non cosi allorch, togliendo al poeta quella tanta va riet di dottrina, mantieni che I arte poetica consista in non so quale racconto di favole a modo che fanno le veccbierelle, e che a lei sia conceduta licenza d'iu ventare tutto ci che le pare acconcio a produrre di* letto. Dunque non giover n eziandio agli uditori dei p o eti, se questi saranno pratici di molti luoghi, o della milizia , agricoltura e rettorica , le quali, com' natu rale , s imparano a forza di udire (a) ? Il fatto si che Omero attribuisce tutte coteste cose ad Ulisse, cui egli fra tutti gli eroi adorna di ogni virt ^ dicendo :
Che citt vide molte , e delle genti Lindol conobbe ................ (3)

Egli :
. . . . . . . iiont che ripieno

Di molli ingegni ha il capo e di consigli (4).


(i) Iresione. V. ' Plutarco Della vita di Teseo. (a) V erao n presso i Greci certe scuole pubbliche, nelle quali alcuni professori particolarmente consacrali a questa maniera d insegnametito , attendevano a spiegare le opere dei poeti , ed a farne sentire le bellezze od il merita Gli scolari di tutte le e li che iutervepivano a questa specie di corsi si chiamavano uditori ( i x f i l i i i ) : e questa maniera d istruirsi e di studiare i buoni autori chiamavasi i n fiitn e che i Latini traducono e noi potremmo volgere in ascoltamento. (3) O diss., lib. I , 3. (4) llia d ., lib. I l i , ao3 ; lib. i i , 3 7 8 ; lib. x , 3 4 6 .

36

DELLA g e o g r a f i a d i s t r a b o n e

Egli detto sempre rovesciator di citt, e colui che prese Ilio col senno , coW eloquenza , e colle frodi di un^ arte ingannatrice E di lui dice Diomede :
S ei meco ne verr , di mezzo ancora Alle fiamme seirem , cotanto saggio (2 ).

Oltre di che egli pu vantarsi anche nelle opere di agricoltura, e sfidare Eurimaco o al mietere :
Se tra noi gara di avor sorgesse , E con adunche in man fa lc i taglienti Ci ritenesse dn prato ambo digiuni Sino alla notte, e non mancasse P erba;

od all ara re , dicendo :


Vedresti il mio vigor, vedresti come A prir saprei dritto e profondo il solco (3).

N Omero solo fra tutti di questo avviso 5 ma tutti gli uomini bene educati sono d accordo con lu i, e si valgono della sua testimonianza come non dubbia, a provare che la sperienza di tutte coteste cose concorre principalmente a formare il saggio. E la rettorica altro non che una prudenza circa il parlare ^ della quale Ulisse fa mostra in tutto quanto il poema ^ nel tentare gli animi, nelle preghiere, e nell ambasciata, rispetto alla quale si dice di lui :
Ma come alfin del vasto petto emise La sua gran voce , e simili a dirotta
( 1) Qaesle parole sono nel testo un verso, il quale per nou appartiene ad Omero. (a) Iliad., lib. x , 2 4 6 . (3) Odiss., lib. x v iii, 3 6 7 e seg.

LIBRO vnnio Neve invernai povean Paite parole , Verun mortale non avrebbe allora Con Ulisse conteso (i). C b i poi sosterr ch e u n p o eta il quale possa io tro d a rre perso n ag gi che parlino o ra to ria m e n te , che sappiano b e a co n d u rre gli e s e rc iti, e m ostrare in s stessi gli al* tri ofBci della v ir t , sia u n c ia rlie ro , un venditore di m eraviglie, capace soltanto d 'in g a n n a re e lusingare i suoi u d i t o r i , senza m ai re c a r lo ro verun giovam ento 7 O p e rc h n o n direm o piuttosto che la virt d e l p oeta consiste principalm ente nelPimilazione della vita um ana p e r m ezzo della parola 7 Ma com e potreb b e im itarla q u a lo ra n on ne avesse n p ra tic a n scienza? P ero cch n o n dobbiam o fare u n a medesima stima delle v irt dei p o e t i , e di quella d e falegnami o dei fabbri^ sendo che queste arti nulla h a n n o in s di bello n di o n o re v o le , m a la virt del p oeta congiunta co n quella delluomoj e n o n pu essere b u o n p o eta cbi prim a n o n si fatto b u o n uom o (a). Il neg ar poi ad O m ero P arte o ratoria gli
(1) Queste parole sono nel lib. u t dell Iliade , v. 99i ; dove Antenore narra come Ulisse una volta fosse venuto a Tr<^a con Menelao in qualit di ambasciadore per domandare che Elena si restituisse. La preghiera poi era anticamente il titolo del lib. iz, in cui Ulisse con Ajacee Fenice pregano , sebbene indarno, Achil le a pbcarsi. Io quanto al tentare gli animi, o come dicono gli editori francesi alla prova, allude lautore al lib. ii, dove Ulisse contrasta alla divisata partenza dei Greci da Troja. (2 ) Lesperienza ed il raziocinio dimostrano che questa propo sizione dellAntore non s' ha da pigliare com essa suona lette ralmente. Certo che il poeta eccellente debbe conoscere U virt per rappresentarla ne suoi personaggi ; ma non k poi im possibile eh egli nella sua condotta pratica sia nulvagio.

38

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOITG

un pigliarsi giuoco di noi. Perocch qual cosa pi oratoria e nello stesso tempo anche pi poetica dello stile ornato? Ma qual mai stile pi ornato che quello di Omero ? nessuno per certo. Ma forse dirai che lo stile ornato poetico diverso dalloratorio. E sia vero^ ed anzi dentro i limiti stessi della poesia distinguonsi lo stil tragico e il com ico, in quella guisa che nella prosa Io stile conTeniente alla storia distnto da quello chi si adopera negli scritti giudiciarii. E non forse Io stile un genere, di cui sono specie il metrico e quel della prosa? O forse dirai che lo stile universalmeote considerato sia un genere, ,ma non cos Io torio , non la dizione, non P eloquenza? Ma nel vero lo stile della prosa , qualora esso sia ornato , unimi tazione del poetico: perocch innanzi tutto apparve l artificio poetico e piacque; poscia Cadmo, Ferecide ed Ecateo imitando quell artificio , sciolsero il metro , ma conservarono gli altri ornamenti poetici, e scrissero le loro istorie. Quelli che vennero dopo, levando sempre qualcosa da quel poetico stile, Io ridussero nella forma presente, quasi abbassandolo dalla primitiva sua altezza. Cos potrebbe dirsi che l commedia pigli lessere suo dalla tragedia, abbassandone il linguaggio dalla tragica sublimit sino a quello che noi ora chiamiamo parlar familiare. E lavere gli antichi detto cantare in vece di parlare ornatamente , fa testimonianza che il fonte e il principio dell ornato parlare e della rettoi'ica sia stato lo stile poetico. La poesia accompagnavasi sempre col canto ogniqualvolta faceva mostra di s. Un canto (ode) non era altro poi che un discorso modulato, d onde

U B H O PRIMO

3p

vennero i nomi di rapsodia, di tragedia e di cornine* dia. Di sorte che poi essendosi usata primamente P e spressione di stile ornato a significare lo stile poetico, il quale va unito col canto, ne venne che in nn mede simo senso gli uni dissero c a n to , gli altri stile ornato. Abusando poscia di questo modo di dire appellarono stile ornato anche la prosa, alla quale fu applicata p e ^ n o la denomina^sione di canto. Oltre di ci P uso che ab biamo di chiamare pedestre il discorso che non sia verseggiato, dimostra eh' esso disceso da una certa altezza, e quasi da una specie di cocchio sul terreno. N dice il vero Eratostene, affermando che Omero descrsse con esattezza soltanto luoghi vicini e com presi nei limiti delta Grecia ; mentre si stese anche ai lontani e ne parl meglio dei mitologi (i) che vennero dopo di lui : n ravvolge ogni cosa nel meraviglioso; ma qualche volta a bello studio vintratesse alcune al legorie o per adornamento o per muovere gli anim i, principalmente nelle peregrinazioni di Ulisse: sopra di che s inganna Eratostene quando chiama vani ciarlieri gl' interpreti ed anche lo stesso poeta. Ma di ci sar bene discorrere alquanto pi a lungo. E primamente i miti non furono adottati soltanto dai poeti ; ma si anche dai fondatori di Stati (a) molto pri ma , e dai legislatori, in grazia dell'utilit che in quelli
(i) Sotto questo nome s intendooo in generale coloro che scrissero opere nelle quali erano raccontati i m iti, cio le storie

favolose.
(a) Cosi cogli editori francesi interpreto la voce wiXtM del testo.

4o

DELLA GEOfiRAFIA DI STBABONE

trovarono, considerando com e lindole n atu rale dellao* mo desiderosa di cognizioni, e com e di q u este suol es sere com inciam ento iam or delle favole. Di qui dunque i fanciulli savvezzano prim am ente a prestare udienza ed a conversare. E n cagione lessere le favole quasi un nuovo linguaggio, che n on dice le cose che loro stanno d in a n z i, m a tu tt altre e diverse : ci poi che nuovo ed ignoto d iletta, e fa l uom o avido di sapere: eq u an * d o vi s'aggiungano anche il maraviglioso e i p o rte n ti , diviene pi intendo il p ia c e r e , e h u n fascino ond siam o invogliati all im parare. D a principio p erfanto necessario valersi di coiai esca^ affinch, cresciuta let, si possano guidare i giovani alla cognizione delle cose r e a l i , quaindo l intelligenza gi invigorita e non ha p i bisogno di allettam enti. O gni idiota poi, ogni uom o privo di educazione in qualche m odo fanciullo^ e per am a le favole : e le am ano anche quelli che sono mez zanam ente istrutti', perocch non essendo gran fatto valenti nel raziocinio prevale tuttavia appo loro labitu dine della fanciullezza. C om e poi il p o rten to so pu es sere non solam ente p ia c e v o le , m a s anche te r r ib ile , cos serve alluno ed allaltro fine pei fanciulli non m eno che p e r gli uom ini in et. P ero cch ai fanciulli poniam o innanzi le favole piacevoli affinch servano lo ro di ecci tam n to al b e n e , e le terribili p e r rim overli dal m a le , com e sono le favole della L a m ia , della G o rg o n e , di E fialte, e di M ormolice (i). Q u esto m edesim o accade
(i) Lamia significa un mostro colla testa di donna , del qbale dicevasi che divorava i fanciulli. - La Gorgone era una donna

I.IBRO PRIMO

4 '

ilei pi degli nomini fatti, ed uniti in societ (i) : pe rocch e' sono mossi a virt dalie favole dilettevoli, quando sentono i poeti raccontare favoleggiando vii> tuQse geste ( come a dire le fatiche di Ercole o di T e seo ) e le ricompense a quelle dagli 'Dei coacedote ^ o quando veggono pittore , statoe, o plastiche , le spiali rappresentano qnaicnno di questi mitologici avvenimenti. sono invece ritratti dal vizio quando o per racconti o per immagini non mai vedute conoscono o si persua* dono che gli Dei puniscono, spaventano e minacciano. Perocch la turba delle femmine e del basso popolo non pu essere da filosofico ragionamento guidata, n eccitata alla piet, alla religione, alla fede ^ ma d'uopo impiegare a tal fine anche la superstizione, la quale non mai senza favole e senza portenti. Quindi sono fa* vele il fulmine , legida , il tridente , le fiaccole, i dra ghi , i tirsi, armi degli D e i, e tutta insomma l antica teologia ; e queste favole vennero accolte da coloro che fondarono Stali, come tanti mormolici ospauracchi per gli uomini d'ingegno debole e fanciullesco. Poich dun que la mitologia sifTatta che riesce profittevole alla soanguicriaita, che uccideva col solo aspetto convertendo in pietra chiunque la riguardava. - EGalte il nome di uno di que gi ganti, i quali tentarono di cacciar Giove dal troDo: e questo no me vale quanto I Incubo dei Latini. - 1 Mormolici finalmeate erano i m ani, le larve , gli spettri con cui si spaventavano i fanciulli. () Mi paruto di dover adottare la congettura espressa in una nota dagli editori francesi Dtomo al siguiBcato della frase usata qui da Strabone *i rlr ttt wixtif

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

ciet , alla politica forma del vivere ed alla verit , gli. antichi tennero il modo della puerile istruzioae anco ne gli anni maturi, e stimarono che ogni et potesse abba* stanza istruirsi per me^zo della poesia. Col tempo si prodnssro poscia la storia e, quella filosofia che ora posse diamo. Ma questa pure appartiene a pochi ^ mentre la poesia ha un utilit pi popolare, ed pi acconcia ad empire i teatri (i) 5 e principalmente la poesia dOmero. Oltre di che furono mitografi anche i primi sto rici ed i primi fisici. Omero pertanto adoperando le favole a fine d am maestramento, ebbe in pensiero per la maggior parte la verit, alla quale frammischia poi qualche volta an che il falso, 0 per guadagnarsi, o per muovere e go vernare la moltitudine. E
Qual se dotto m a stro ................ Sparge all' argento il liquidi oro intorno (9 ) ;

cos egli ai fatti veri intratesse la favola rendendo pia cevole e ornata la dizione , e guardando a quel mede simo fine a cui guarda lo storico nel raccontare avveni menti reali. Laonde avendo tolta a narrare la guerra iliaca, ladorn poi coll invenzione di molte favole ^ e cos fece anche rispetto agli errori dUlisse : perocch non sarebbe omerico il recare in mezzo vani portenti che non si collegassero con qualche verit. Quelle cose de 1 uomo inventa riescono naturalmente pi credibili
(i) Strabene risguardava dunque i teatri come pubbliche scuole dove la moltitudine poteva istruirsi. (a) Odls*., lib. VI, a3a.

LIBRO PRIMO

4^

se vi si frammischia qualche parte di vero ; siccome af ferma anche Polibio parlando degli errori dUlisse. Ed a ci si conforma anche qflei detto ;
Cos fingea, menzogne molte al vero Simili proferendo (i).

E nel fatto Ulisse nel suo racconto a Penelope disse molte cose false, ma non tatte^ perocch non sareb bero state m ili al vero. Omero dunque tolse dalla sto ria i fondamenti de suoi poemi : perocch anche la storia dice che Eolo regn sulle isole circonvicine a Lipari ; che dei paesi vicini all Etna ed a Leontina furono abitatori certi Ciclopi e Lestrigoni, e che per cagione di costoro i luoghi presso allo stretto erano tali da non potervi approdare; che Gariddi e lo sco glio Scilleo erano da ladroni occupati: e cos via via abbiamo nella storia notizie di tutti gli altri luoghi menzionati dal poeta. Sapendo che i Cimmerii abita vano il Bosforo cimmerio (2 ) , paese settentrionale e tetro , egli li trasport in un luogo tenebroso e vicino allAverno , in acconcio di una favola da lai inven tata e introdotta negli errori dUlisse. Che poi egli li avesse conosciuti lo comprovano anche gli scrittori di an n ali, dicendo che o poco prima di Omero o pr* prio nella sua et i Cimmerii fecero un escursione nel lAsia. Cosi anche , avendo saputo dei Golchi, e di Gia sone che navig ad Ea (3), e ci che fu scritto di fa(i) O diss., lib. XIX , 9 o5. {n) Lo stretto di Zabacca. (5) Citt della Colchide sul Fasi.

44

DELLA GEOGRAFI DI STRBONE

voloso e di storico intorno a Circe e a Medea, intorno alte .venefiche loro arti ed alla coaformit di tutti i loro cstmi ^ il poeta v'aggiunse del proprio l invenzione della parentela fra queste due donne disgiunte da tanta lontananza di luoghi (dacch 1 una stava nelf ultimo seqo del Ponto e laltra in l u l i a ) , e le colloc tutte e due nelloceano esteriore, E forse Giasone si spinse ne suoi viaggi fino all Italia^ e si mostrano alcuni monu menti presso i monti Cerauni (i), lungo il mare Adria* tic o , nel golfo Posidoniate , e nelle isole adiacenti alla Tirrenia (2 ), che attestano il passaggio degli Argonauti. Anche le isole Ciaaee (3), dette da alcuni Scogli Sim* pleiadi, le quali fan malagevole il navigare per lo stretto di Bizanzio, suggerirono anch esse qualche cosa al no stro poeta; perocch sussistendo realmente una citt di Ea, e le Simplegadi, e Gariddi e Scilla, diventarono ve risimili tutte le favole intorno all isola di Ea , agli sco-

(1) Oggid monti di Chimera nell Albania. - 11 golfo Posido niate a noi il golfo di Salerno. (2 ) Cos i Greci chiamarono il paese detto poi Tuscia dai L atini, e da noi Toscana. (3) Le Cianee sono piccole isolette , o piuttosto scogli , nel raar Nero sull ingresso al Bosforo di Tracia od allo stretto di Bizanzio , detto al presente di Costantinopoli. Le sinuosit della navigazione in quello stretto fanno si che le dette isole , vedute da varii punti, qualche volta paiano vicine, qualche volta lontane fra loro; e di qui h nata la credenza, o meglio la finzione, chesse fossero mobili e si urtassero l una contro l altra in modo da schiacciare le navi che ne tentassero il passaggio. Di qui poi il nome di simplegadi ossia urlanlisi fr a loro. (G.)

LIBKO PRIMO

45

gli erran ti, al pericolo che Giasone vi corse, al passag gio di Ulisse fra Scilla e Cariddi. In generale gli uomini di quella et credevano che il Ponto fosse un altro oCea* n , e che coloro i quali vi navigavano si allontaDassero al pari di quelli che uscivano di gran tratto dalle Co* lnne. Perocch era tenuto il massimo dei nostri mari, d onde per eccellenza lo nominavano il Ponto (i)^ come dicevano il poeta a significare Omero. E forse egli per questa cagione trasport le cose del Ponto allO ceano, sapendo che ci sarebbe facilmente appro vato per la opinione ricevuta asnoi tempi. Per un somi gliante motivo mi penso che abitando i Solimi le som mit pi eccelse del Tauro dalla Licia fino alla Pisidia (a), ed essendo il loro paese il luogo pi alto che si presenti verso il mezzogiorno a chi abita al di qua da quel mon te (principalmente a coloro che stanno lungo la costa del mar Bussino), perci egli seguendo una certa somi glianza abbia collocato un popolo di ugual nome anche presso alloceano : e per cos disse di Ulisse che navi gava sopra una zattera :
Sin dai monti di Solima lo scorse Feleggiar per le salse onde tranquille I l possente Ifeitun (3).

fors anco que Ciclopi da un occhio solo h' trasport

( 1 ) Cio: il mare; cfa tanto suona il greco' vocabolo TlS/tt. {1 ) La Licia e la Pisidia erano dae province dellAsia minore circondate al mezzogiorno dal Mediterraneo ed al nord dalla ca tena del Tauro. (G.) \5) O diss., lib. v , aSa.

46

DELLA G E O G R A FU D I STRABONE

dalla storia di Scizia ; dacch fama che tali fossero certi Arimaspi, descritti da Aristeo Proconnesio nel suo poema degli Ari maspi. Queste cose si devono premettere prima di conside rare quella che dicano e coloro i quali mantengono che Omero fece navigare Ulisse intorno alia SiciUa e all Italia , e coloro che hanno contraria opinione : e nel vero le parole dei poeta si possono interpretare nelPuno e nellaitro modo; ma luno diritto, laltro errato. Di ritto, qualora suppongasi che Omero, persuaso che Ulisse abbia viaggiato in cotesti luoghi, pigliasse questo fonda* mento di verit per adornarlo poscia poeticamente : pe rocch questo pu dirsi, trovandosi non solo in Italia ma fin anco nelle ultime parti dIberia alcune tracce del viag gio di quell eroe, e di altri parecchi. Errato, qualora si considerino come storia gli adornamenti^ mentre ma nifesto che Omero frammischi di portenti la descrizione dellOceano , lAvemo , i buoi del Sole, gli ospizii delle D e e , le metamorfosi, la grandezza dei Ciclopi e dei Lestrigoni, le mostruosit di Scilla, le lunghe naviga zioni , ed altre cose non poche. N sarebbe pur degno di essere confutato chi accusasse in modo si aperta mente falso il poeta, come farebbe chi dicesse eh egli spaccia per verit le circostanze da lui narrate nel ri torno di Ulisse in Itaca , 1 uccisione dei p ro ci, e la battaglia degl Itacensi nel campo contro di lui : n d altra parte potrebbe aver luogo alcun giusto litigio con chi interpretasse coleste cose in modo conveniente a un pouta. Ma Eratostene malamente contrasta ad amendue queste interpretazioni : alla seconda perch

u k it m m o

47

consuma laiight ragionamenti per abbattere cose mauifestamente iU ed indegne di considerazione : alla prim a, ,'perch accusa di frvolezza ogni poeta, e sli ma che la perizia dei luoghi e delle arti non ne ac* cresca ponto il merito. E poich delle favole alcune si ascrivono a luoghi non finti ( i) , quali sono Ilio, Pelio ed Ida ^ altre in luoghi finti, quali sono quei delle Gorgoni e d Gerione, Eratostene afTerma che di quest ullima sorta son quelli spettanti agli errori di Ulisse. E dice inoltre che coloro i quali sostengono non avere il poeta immaginati que luoghi, ma essersi valuto della cognizione che ne aveva , sono accusati falsi dalla propria loro discordanza. Perocch collocano le Sirne (a), gli uni presso al Peloro, gli altri a due mila stadii e pi, verso le Sirenuse , le quali sono,uno sco glio con tre vertici che divide il golfo Cumeo dal Posidoniate. Cos Eratostene. Ma lo scoglio di cni qui si parla , non che avere tre vertici, non ha sito alcuno nel quale ad alto si levi, spingendosi invece a guisa di un gomito lungo e stretto dai luoghi presso a Sorento fino allo stretto di Gapria (3), avendo da un lato eh
(i) Leggo col Coray ir ritrcif i wur^ap / u im t. La mancanza della negazioDe reode Dotelligibili le p r e c e d e n ti edizion i. - Ilio poi un nome dato a Truja da Ilo figliuolo di Trae - Pelio una montagna della Magnesia nella Tessaglia - Ida una montagna della Troade. (a) Le Sirene sono tre piccole isolette vicine al capo Sirenusio, detto ora capo di Minerva. (3) Capria ora dicesi Capri , ed una piccola isoletta rimpelto al golfo di Salerno.

4B

DELLA G EO G IU FIA DI STRABONE

montuoso il tempio delle Sirene, e daHaltro verso il golfo Posidoniate tre isolette adiacenti, deserte e pe trose, le quali chiamano le Sirenuse ^ e nella punta ha lAteneo (i) di cui porta il nome. Oltre di che , se co loro i quali ci han tramandata la descrizione di qualche luogo non sono in ogni punto d'accordo fra loro, non per questo couviene rigettarla tutta quanta ; mentre qualche volta invece essa ne diviene ansi pi degna di fede. Cosi per esempio chi cerca se gli errori d'Ulisse furono intorno all Italia ed alla Sicilia , domanda se in qualche parte di questi paesi si conoscono le Sirene. Ora colui che le colloca al Peloro e colui che le pone alle Sirenuse si contraddiconoj tna n luno n l altro poi dilferiscono da chi le colloca verso la Sicilia e lIta lia : che anzi gli accrescono fede, in quanto c h e , seb bene non accennino tutti e due uno stesso luogo, non si sono allontanati peraltro dall Italia e dalla Sicilia..E se qualcuno aggiungesse che in Napoli mostrano na monumento di Partenope, la quale fu una delle Sirene, farebbe nascere vie maggior fede, sebbene recherebbe in mezzo un terzo luogo : perocch stando anche Napoli in quel golfo che da Eratostene detto Cumeo e eh formato dalle Sirenuse, tanto piii diviene credibile che le Sirene siano state verso que luoghi. E certo n il poeta cerca ogni cosa con esattezza, n questa esat tezza noi pretendiamo da lui : ma non dobbiamo peral tro supporre eh egli contasse gli errori di Ulisse senza essersi punto informato n del modo n del luogo.
(i) Ateneo; tempio di Miaerva.

LIBRO PRIMO

Rispetto poi ad Esiodo, sappone Eratosteoe eh egli abbia sentito parlare dei viaggi di Uiisse come avTeauti verso l Italia e la Sicilia, e che prestando fede a tal & m a, non solo abbia fatta, menzione dei luoghi nomi nati da O m ero, ma s anche dell Etna, di Ortigia isoletta vicina di Siracusa, e dei Tirreni: ma Omero (e^lt dice) n conobbe cotesti luoghi, n sebbe pur in animo di far errare Ulisse in .paesi conosciuti. Ma forse che lEtna e la Tirrenia sono luoghi conosciuti ; e tali non sono lo scoglio Scilleo e Garddi e il Circeo e le Sirenuse ? O forse non s addiceva ad Esiodo l inventar cosa alcuna, ma s piuttosto seguitare in tutto le opi nioni approvate ^ e*d Omero invece avr detto tutto ci che gli veniva in pensiero o che gli suggeriva l imper tinente sua lingua ? Ma lasciando anche in disparte ci che abbiam detto intorno alla convenienza delle favole inventate da Om ero, il gran numero degli storici con cordi nel riferire quelle cose medesime, e la &ma pre* valsa ne luoghi da lui menzionati, possono dimostrare che queste non sono finzioni de poeti o degli storici, ma ricordanze di fatti e di uomini veri. E Polibio (i) in terpreta dirittamente ci che risguarda gli errori dUlisse, dicendo: Che Eolo per aver insegnato a navi gare ne luoghi vicini allo stretto i quali sono tortuosi e difficili a navigarsi a inotivo del flusso e riflusso, fu detto governatore dei venti e tenuto in conto di re. Di tal -maniera Danao ed Argo, per avere dimostrato il primo alcune sorgenti nellrgolide, il secondo il re(i) Il luogo qui citato apparlieue alle cose di Polibio perdute.
S tudio a E , tom. II.

5o

DELLA GEOGRAFIA D I STRBOME

trogrado corso del sole, di semplici indoTDi furoDo re proclamati ^ e i sacerdoti egiziani, i Caldei, i Maghi distinguendosi dagli altri per la loro sapienza otten nero presso i nostri maggiori imperio ed ondre ^ e cos anchie ciascuno degli Dei fu onorato come inventore di qualche utile cosa, n Polibio pertanto avendo premesse coleste osservazioni, non consente dinterpretare come favoloso tutto ci che il poeta dice di Eolo o degli er rori dDIisse^ ma sostiene eh egli vabbia aggiunte solo alcune piccole parti di favolosa invenzione, siccome fece anche nella guerra di Troja : e che in generale vanno daccordo con lui rispetto alla Sicilia tutti quegli scrit* tori che hanno parlato dei luoghi appartenenti allItalia e a quell isola. N loda punto quel motteggio di Eratostene, il quale dice che si trover il luogo degli errori d Ulisse quando si trovi colui il quale cuc 1 otre dei venti. Cosi anche (aggiunge Polibio) tutto ci che Omero dice intorno a Scilla ed alla pesca delle galeote s ac corda con ci che accade intorno allo scoglio Scilleo. Egli dice che Scilla
Con la met di s neW incavato Speco profondo ella s attuffa , e fu o ri Sparge le teste , riguardando intorno, Se Delfini pescar , lupi o alcun puote Di que mostri maggior che a mille a mille Chiude Anfitrite ne suoi gorghi e nutre (i).

Perocch i tonni che vanno a schiere lungo l Italia


(i) Odiss., lib. XII , g5.

I4BKO FKUfO

5l

quando entrano nello Stretto e sono tenuti lontano della Sicilia s'abbattono nei pesci di maggior mole, come sono i delfini, i cani e gli altri cetacei ; e della costoro caccia ingrassano le galeote, le quali diconsi anche pesce spada, ed i cani. Ed accade quiri e negli stiraripamenti del Nilo e delle altre acque, ci che suole ac> cadere quando una selva sia incendiata: perocch gli animali fuggendo a torme dal fuoco o dalPacqua diven tano preda dei pi vigorosi. Dopo di ci descrive Polibio la caccia delle galeote, la quale ha luogo presso lo scoglio Scilleo. Ui) osser vatore comune dirige tutti i pescatori. Questi vanno a due a due in molte piccole barchette, e Puno attende al remare, l'altro sta sulla prora armato di lancia. L os servatore annuqzia che la galeota scoperta (questo animale solleva una terza parte del corpo al di sopra dellacqua ) , e tosto come la barca le giunge vicino, colui ch armato le scaglia incontro la lancia. Appresso poi ne la ritra e , lasciandovi peraltro il ferro eh un cinato ; il quale a tal fine suol essere leggermente at taccato all asta , ed invece legato ad una corda, che si allenta all animale ferito finch dibattendosi e sfor zandosi di fuggire stasi spossato. Allora poi lo traggono a terra o lo sollevano nella barca, a meno che non sia di smisurata grandezza. quand anche succeda che 1 asta cada nel mare, non va perduta: perocch fatta m et di quercia e met d abete ; d onde la parte di quercia dal peso tirata all ingi, ma il restante co me leggiero soprast allacqua, e pu facilmente affer rarsi. Accade poi qualche volta che il rematore sia fe-

52

DEI.LA

geografia

DI STRABONE

rito anche a traverso della b a rc a , tanto lunga ?a spad delle galeote ; e in generale questa caccia pel vigore della belva soniiglia a quella dei cinghiali. Di qui, dice , pu congetturarsi che secondo Omero gli errori di Ulisse furono intorno alla Sicilia ^ perch egli attri buisce a Scilla la pescagione or ora descritta, la quale propria specialmente dello scoglio Scilleo , e perch quelle cose chei dice rispetto a Cariddi sono conformi ai fenomeni che si osservano nello Stretto. Perocch in quel verso :
Tre fia le il rigetta e tre nel giorno V assorbe , . . .

crede che per errore di scrittura o di osservazione sia stato scritto tre volte invece di due. Cos anche quelle cose che si veggono nellisola Meninge consuonano con quelle che il poeta dice dei Lotofagi : e se in qualche parte non sono concordi bisogna recarne le differnze o alla mancanza di cognizioni precise, od alla pro priet della poesia, che si compone di storia, di dispo sizione e di favola. Il fine poi della storia la verit ; come fece il poeta nell enumerazione delle navi asse gnando a ciaschedun luogo le qualit ad esso proprie, sicch quale citt disse pietrosa , quale ultima , quale abbondante di colombe, e quale vicina al mare. Della disposizione fine 1 evidenza , come quando introduce dei personaggi a combattere. E la favola finalmente tende al diletto cd alla meraviglia. Ora il fingere tutto non n credibile n omerico : perocch la poesia di lui da tutti considerata come veramente filoso fica , allontanandosi da Eratosteue il quale comanda

LIBRO PRIMO

53

d non giudicare i poemi dal lato della ragione, u cer care in essi la storia. , . Quando Ulisse dice :
Per nove infausti di sai mar pescoso l venti rei mi trasportaro . . . . (i)

queste parole si debbono interpretare probabilmente di un viaggio non lungo ( dacch i venti rei o perniciosi non giovano al ben viaggiare ) , e non credere invece ch'egli sia uscito fuori sin nellOceano, come se laure gli fossero sempre soffiate in favore. Oltre di che poi, computando la distanza da Malei (a) alle Colonne di ventidue mila e cinquecento stadii, se noi poniamo ( dice Polibio ) che lo abbia compiuto in un corso uni forme di nove giorni, dovremo dire che navigasse ogni giorno due mila e cinquecento stadi!. Ma chi ha mai raccontato che dalla Licia o da Rodi qualcuno arri vasse ad Alessandria in due giorni (3)? A coloro poi i quali domandano come mai Ulisse venuto tre volte in Sicilia, n una volta pure attraversasse lo Stretto, ri sponderemo , che anche dopo di lui evitarono tutti di navigarvi . Queste cose dice Polibio , ed altre ancora diritta mente: ma quando nega che Ulisse sia uscito fuori a na vigar nell Oceano, ed esamina il suo viaggio con unac curata misura dei giorni e delle distanze , allora non
(i) Odiss., lib. IX , 8 2 . (a) Il capo Maleo dell antico Peloponneso, ora capo Malie nella Morea. (3) la tutte queste misure Polibio non va pienamente d ac cordo colle osservazioni pi esatte dei moderai; ma la dilTerenza per non tale da togliere all argomento il suo valore.

54

D ELtA GEOGRAFIA DI STnABONE

sa evitare un eccessiva incongruenza. Per egli cita il poeta ove dice:


................................... Sili mar pescoso 1 venti rei mi trasporlaro .................

e nel tempo stesso pu afTermarsi. che non lo cita, giacch Omero disse eziandio :
Poich la oavt usc dalle correnti Del gran Jiame Oceano ( i ) .............

e disse anche che nell' isola Ogigia il centro del mare ] e che quivi abita la figlinola di Atlante. E dei Feaci poi disse :
. . . . In sen dell ondeggiante mare Solitarj viviam , viviam divisi Da tutto l'altro della stirpe umana (a).

I quali versi alludono tutti manirestamente ad un nomo che navighi nel mar Atlantico (3) : ma Polibio dissimu lando vorrebbe levar via ci che il poeta dice aperta mente ^ ed in ci egli ha il torto. Ma nspetto per al* r essere stati intorno alla Sicilia e all Italia gli errori di Ulisse, in questo egli dice bene, e vien confermalo anche da Omero. Altrimenti qual poeta od istorico avrebbe persuasi o i Napoletani a vantare il monumento della sirena Pai*tenope ^ o quei di Cuma, di Dicearchia e del Vesuvio a celebrare il Flegctonte c la palude
(i) O diss., lib. XII, I. {a) O diss., lib. VI , ao4> (3) 11 Gossellin invece considerando le parole .stesse di Omero, e i venti dei quali parla , e i luoghi e i popoli che sono menzioaati da lai ha mostrato che qui Strabene s Dgamia , e che il poeta non fece punto allusione all Atlantico.

LIBRO S R m O

55

Acheru$ia e il Neciomanteo d'Aorno , ed alcuni dei compagni di Ulitse, come Baio e Miseoo(i)? E lo stesso dicasi ricetto alle Sirenuse, allo Stretto, a Scilla, a Cariddi, ad Eolo : le qaali cose n si debbono esa> minar tutte minutamente, n trascurarle come prive di radici e di fondamenti, e disgiunte perci da ogni vero e da ogni utilit. E lo stesso Eratostene, adottando siflatta opinione, d ic e , potersi credere che il poeta abbia voluto tras ferire i viaggi di Ulisse nei paesi occidentali, allonta nandosi da quelli a cui avrebbe dovuto assegnarli^ in parte per non averne avuta esatta notizia, in parte perch non credette di doverli preferire, volendo sol levar sempre ogni cosa al grande ed al portentoso. in quanto a ci che Omero fece egli tocc nel se* gno ; ma del perch poi abbia fatto cos non reca in mezzo plausibii ragione; essendo che Omero non at tese in questo al mero diletto, ma alP utile. Laonde si pu giustamente riprendere Eratostene s in questo proposito, come allorquando afferma che Omero finse in paesi lontani i portentosi avvenimenti chegli raccon ta , per essere pi agevol cosa il mentire trattandosi di
(i) Il Capo MUeno ricevette il suo nome da quel Hiseno di cui Virgilio racconta la morte nel lib. vi dellEneide. Ba'io com pagno di Ulisse diede il proprio nome alla citt di Baia, Al nord di questa citt avvi il lago d Averno od orno , dovera u n tempio destinato allevocazione dei morti (ch tanto suona il greco vocabolo La Palude Acherusia dicesi ora Mar Morto. Dkearchia i Pozzuolo : e Parienope fu delta primamente la citt di Napoli.

5G

DELLA GEDGBAFIll lt)I STRABONO

sili non conosciuti. Perocch i portenti narrati di luo ghi lontani sono pochissimi rispetto a quelli eh i dice avvenuti nellEllade o ne paesi circonvicini^ quali sono le imprese d rcole e di Teset>, le invenioni spet tanti a Creta, alla Sicilia ed alle aht>e irale, al Gitrone, all Elicona , al Parnaso, al Pelio , a tutta I ttica ed al Peloponneso (i): n alcun mai pigli dalle favole occasione per accasare d ignoranza chi le compose. Oltre di che, siccome i poeti non creano un tutto favoloso, ma piuttosto ne aggiungono qualche pai-te at vero, e cos fa Omero pi che niun altro ; perici chi cerca qual cosa eglino aggiunser di favoloso^ non debbe indagare se queste parti favolose abbiano aVuto una volta od abbian tuttora alcun fondamento di l'eall, ma s piiuttsto investigare il vero di que luoghi e di quelle persone alle quali coteste favolose invenzioni dai poeti furono aggiunte: per esempio se Ulisse abbia viaggiato, ed in qual luogo. In generale poi non giusto di mettere a un fascio le poesie d Omero con quelle degli altri, come nel re sto cos principalmente nelle cose che qui accennammo, cio nella geografia. Perocch quando bene mancasse ogni altra prova, chiunque scorra il Trittolemo di So focle, od il prologo delle Baccanti dEuripide, poi con sideri la diligenza dOmero in siffatte cose, potr facil mente conoscerne la differenza e la superiorit. Dovun(i) Il Peloponneso la Morea. \\ Pelio un monte della Magesia nella Tessaglia. Il Parnaso , V Elicona ed \\ d u ro n e SO DO altrettante m o n ta g n e la prima nella Focide presso Delfo, le altre due nella Beozia. Creta poi 'l isola di Candia (G).

LIBHO PRIMO

57

que mestieri di ordine nei luoghi eh er viene men-zinando , Omero' P ossenra, o che si tratti di paesi ^eci o di stranieri :
V Ossa sovra P Olimpo, e sovra P Ossa V arborifero Pelio impor tentare-{ ). . .................................................. Giano Frettolosa lasci Volimpie cim e,. E la Peria sorvolando,, e i lieti Emazii campi, le nevose vette Varc de' Tracii m onti, e non toccava Col pi santo la terra. Indi delVAto Superate le rupi, alV estuoso Ponto discese .......................(a)

Nella enumerazione delle navi non ricorda, a dir vero, per ordine le citt ( n questo era necessario ) , ma si peraltro le nazioni ^ e la sua attenzione sempre la stessa anche rispetto ai luoghi lontani.
C ipri, vagando , e la Fenicia io v id i, E ai Sidonj, agli F ^izj, e agli Etiopi G iunsi, agli Erembi, in Libia.

E questo fu notato anche da Ipparco. Ma Sofocle ed Euripide per lo contrrio, sebbene 1 ordine fosse per loro importante ( dacch questi introdusse a parlare Bacco dopo aver visitate parecchie nazioni, quello'pone sulla scena Trittolemo che semin le terre) nondimeno fanno esser vicini luoghi molto distanti, ed i vicini di sgiungono. Lasciato ^aurifero suolo de' Lidj e de Fri^,
( 1 ) O diss., tib. X I, 3i4. (3 ) l i . , lib. xvr, aa5.

58

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

e la pianura della Persia irradiata dal sole^ e le mura di Battra ^ venni alla fredda terra dei Medi ed aWArabia felice. Cos dice Bacco, e cos poi anche Trittolemo. Ed anche rispetto ai climi ed ai venti, Omero fa manifesta la sua molta perizia della geografia, parlan done spesse volte nella descrizione dei luoghi.
Dulicho, Samo e la di selve bruna Zacinlo. A ll orto e al mezzogiorno queste Itaca al polo si rivolge , e meno Dal continente fogge ( ) ................... ...................................... Due porte Mettono ad esso. A d Aquilon si volge V una e schiiulesi all uom : V altra che Noto Guarda ha pii del divino ( 2 ) .............

Ed altrove :
Se volino alla dritta, ove^ il sol nasce, O alla sinistra , dove muor (3) . . . .

considera come suprema delle sventure il non avere notizia di queste cose :
Qui d onde V Austro spira o V Aquilone , E in qual parte il sole alza , in qual declina Noto non ( 4 ) ................................

Oltre di che mentre il poeta dice dirittamente: Quando Borea e Zefiro spirano dalla Tracia : Eratostene non avendolo ben compreso ne lo censura, come se avesse detto che ordinariamente Zefiro spira dalla Tracia. Ma
(1) (2) (3) (4) Odiss. , llb. O d iss., lib. 11. , lib. xir Odiss. , lib. IX, a 5. XIII, 109. , a 36 . X , 190.

LIBBO PBIMO

5 f)

qaesto non dice il poeta, ed accenna soltanto jl caso in cui questi venti concorrono al golfo Melano (i) nel mar di Tracia eh parte dell Egeo. Perocch la Tracia in quella parte dov essa troncandosi si nnisce alla Macedonia , si volge a mezzogiorno ; e perch si spinge addentro nel nare, perci agli abitanti di Taso, di Lemno, d Imbro e di Samotracia (a) e di tutto il mare all intorno si pare che i Zefiri spirino da quella parte : come agli abitatori dell Attica sembra che spi rino dalle rocce Scironie, dalle quali eziandio tutti i Zefiri, ma sopra tutti gli Argesti si chiamano Scironii. Questo non comprese Eratostene, sebbene avrebbe do*
(i) La descrizione die II nostro Autore avea scritta di questo golfo si b perduta. Erodoto ne parla nel lib. vn , cap. 58 : e pi ampiamente lo descrive Dionigi Periegeta , v. 538. - Or dicesi Golfo di Saros. i r Mar Egeo poi I Arcipelago. (q) Ora dicoDsi Taso, Stalimeoe, Im b ro , Samotraki. - Le rocce Scironie menzionate poco appresso sono sul territorio di Megara fra questa citt e 1 istmo di Corinto. Del resto osserva il Gossellin che Strabone e il Casaabono nelle note a questo passaggio non hanno saputo ben difendere Omero. Tutta la difficolt procede dal non essersi questi scrittori al par di Eratostene ricordati , che al tempo di Omero noa sussisteva it nome di Macedonia , e che quel paese al quale fu poi attribuito apparteneva alla Tracia. Ci posto ben si com prende com e, trovandosi la Pieria , 1 Emazia e la grande peni sola di Calcidica dov il monte A tos, all ouest e quasi alla stessa altezza della Troade , mentre quella parte di Tracia eh vicina all Ellesponto al nord di T roja, Omero ebbe ragione di dire che rispetto al Greci , i quali erano situati di contro a questa c itt , Zefiro e Borea (cioi i venti dell ouest e del nord) spiravano dalla Tracia tutti e due. (G.)

6o

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

vuto almen sospettarlo, poich riferisce quel rivolgi mento della Tracia del quale parlai : ma per avere in terpretate in senso assoluto le parole del poeta lo accus d'imperizia, osservando che il Ze6 ro trae dalle regioni occidentali e dall Iberia, e che la Tracia non si sten* de fin l. Dunque Omero ignor che Zefiro spira dalr occidente ? eppure gli assegna il suo proprio luogo ove dice :
avventuro sul mar quasi ih un groppo Ed Euro e Nolo e il celere Ponente , E Aqm lon che pruine aspre su t ali Reca , ed immensi flu tti innalta e volve (i).

O forse non seppe che la Tracia non si distende oltre i monti Peonie! e Tessali (a)? Eppure egli co nobbe le genti che vengono ordinatamente dopo la Tra cia , si le marittime, come le mediterranee , e le no min. Tali sono alcuni dei Magneti, i Malii, gli Elleni tutti per ordine fino ai Tesproti, e cosi anche i Dolopi confinanti coi Peonii, ed i Selli che abitano presso a Dodona fino all cheloo (3) : u fa punto menzione di Traci al mezzogiorno di queste nazioni. Pi volentieri poi si trattiene a parlar del mare che gli era pi presso e pi conosciuto ^ come in que' versi :
...........................A quella guisa

(1) O diss., lib. V, agS. (2 ) Accenna qui la parte occidentale della Tracia denominala poi Macedonia : essa aveva la Peonia dalla parte del n o rd , e la Tessaglia da quella di mezzogiorno. (G.) (3) Oggi dicesi Aspro-polamo , od anche Fiume bianco , ed entra in mare dove coiuiacia il golfo di Corinto.

LIBRO PH IM O .

6 l

Che deir Icario mare i vasti Jhttli Si confondono ....................... ... (i)

E v hanno alcuni eziandio qnali sostengono che due sono i venti principalissimi, Borea e Noto (a), e che gli altri ne dilTeriscono solo un cotal poco pr una lieve declinazione nel loro corso 5 perocch lEuro vie ne dal levante estivo, l peliote dal levante dinverno; il Zefiro dal ponente d estate, e 1 Argeste da quello d inverno. E dell essere soltanto due i venti ne re cano in testimonio Trasialce (3) e lo stesso Omero, il quale unisce 1 rgeste con N oto, dicendo deW r geste Noto , e il Zefiro con Borea ove dice : Quando Borea e Zefiro spirano dalla Tracia. Ma Posidonio dice non essere stati mai distribuiti i venti cos da nessuno (K coloro che ne hanno maggiore sperienza j come a dire Aristotele, Timostenc e Bione J astrologo : giacch tutti affermano che dal levante estivo soffia il Cecia, e diametralmente opposto ad esso, cio dal ponente invernale , l Africo ; e 1 Euro dall oriente d inverno , e dal termine opposto ( cio dal po nente d estate ) 1 Argeste \ e soggiungono che i due venti intermedii sono il Zefiro e l Apeliote. In. qaanto poi al poeta il Zefiro violento essere quel medesimo che da noi chiamasi Argeste : 1 Africo dal piacevole mormorio il nostro Zefiro propriamente detto ; e il Noto Argeste il Leuconoto: perocch questo il solo
( i) I I., Ub. II, i44(a) Cio , il vento del nord ed il vento di mezzogiorno. ^3) Strabono lo dice anteriore ad Aristotele (lib. xvn).

6a

DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

che possa raccogliere alcune nubi, mentre tutti gli al> tri venti meridionali sono compresi fra gli Euri^ e per ad esso risguardan que versi :
.............................. Come quando Di Ponente il soffiar V umide figlie Di Nolo a gg ira ........................(i).

Perocch il poeta accenna qui il violento Zefiro che suol dissipare le leggiere nubi raccolte del Leuconoto, soggiungendo poi soltanto come un aggiunto del Noto il nome di Argeste. Cos abbiamo rettificate le cose eh Eratostene dice nel principio del primo libro di geografia. Continuando poi nelle sue false opinioni intorno ad Omero dice anche questo, Ch egli non seppe n che le bocche del Nilo son molte, n il nome pur di quel fiume ^ mentre Esiodo invece lo seppe , e ne fa men> zione (2 ). E in quanto al nome probabile che nelPet di Omero non fosse per anco ricevuto : in quanto poi
( 1 ) II. , lib. XI , 3o6. II traduttore usa spesso il nome di Po~ nenie in vece di Zefiro. - Il nome poi di Leuconolo, o venia bianco del sud Io composero i Greci a cagione delle cubi bian che e soUili eh esso raccoglie. (a) naturale ehe Esiddo vissuto circa quaraut anni dopo Omero avesse in fatto di geografia pi estese cogniziooi d> lu i, portale verosimilmeote' in Grecia dai Cartagioesi. Oltre a ci pare che la voce Nilo fosse uo nome appellativo ; e come tale si adopera tuttavia in molte parti dell ladia invece di acqua. Ci posto quello che nei tempi posteriori ad Omero fu detto Nilo d Egilto non signific forse a suoi tempi se non V acqua, il fiume d JBgitto , ovvero il fiume Egitto ; ed appunto sotto questo nome che Omero 1 ha conosciuto. (G.)

LIBRO PRIMO

63

alle bocche , se fossero state poco illustri e da pochi si fosse saputo chesse erano molte Invece di una sola, po> trebb concedersi che anche Omero P avesse ignorato^ ma se per lo contrario ra tutte le cose dell Egitto la cosa pi conosciuta e pi degna di ammirazione e di ricordanza e di storia erano gi fin dallora come sono oggid il fiume e le inondEoni e le bocche del Nilo, chi mai potr crdere che coloro i quali diedero al poeta contezza del fiume egizio, e del paese, e di Te* be egizia, e del Faro ignorassero poi queste cose, o che conoscendole non ne parlassero, se non forse per essere cose comunemente sapute 7 Ancor pi incredi bile poi sarebbe se Omero il quale parl dell Etiopia^, dei Sidonii, degli Erembi, del mare esterno e della duplice popolazione degli Etiopi, avesse taciuto dei paesi vicini e conosciuti. Ma s egli non ne fece men* zione, non questo per certo un indizio delia sua igno< ranza: perocch u eziandio della sua patria fece men zione , n di molte altre cose ^ e forse dee dirsi che non giudic di dover ricordare le cose notissime a genti che ben le sapevano (i). N con ragione gli rin(i) Osserva per giustameote il Gossellid che Omero descrisse pi minatauiente di ogni altra regione la Grecia, sebbene questa fosse per certo la parte del inondo pi conosciuta dai Greci. Rispetto poi alla sua patria pare che Straboue, discordando gi da Tucidide , non credesse di Omero l inno ad Apollo che va sotto il nome di lui : perocch egli in quell inno si dice apertdmeute nativo di Chio. In questo proposito gli editori francesi dicono cLessi non veggono per qual motivo si debba ricusare la tesimonianza di Tucidide.

64

BELLA GEOGRAFIA D I 8TRAB0ME

facciano alenai di avere asserito che .P isola di Faro circondata dal mare (i) ^ come se questo avesse detto per ignoranzaMneatre per lo contrario potrebbe di qui trarsi argomento a provare cbe dal poeta non fu igno rata nessuna di quelle cose le quali dissi test delP gitto: e si potrebbe ragionare cos: Vantatore cbitmque racconta i proprii viaggi ^ e tale si fu anche Mene lao , il quale essendo risalito fino agli Etiopi ebbe> con tezza delle inondazioni del Nilo, delle alluvioni recate da quel fiume al paese, e di tutto T accrescimento che il continente ne aveva gi ricevuto : di qualit poi che tatto lEgitto pot da Erodoto essere denominato dono del fiume : e veramente se non tutto quanto, 4ale al meno quella parte eh' al di sotto del Della, e si no mina basso Egitto. Avendo saputo che Faro in anti co era circondato dal m are, finse contro il vro che tale ancor fosse a suoi tempi. Ora chi fa parlare cos Menelao il poeta^ e per di qui stesso possiamo rac cogliere aver lui conosciute e le inondazioni e le boc che del Nilo.
(i) Rispetto a quel luogo di Omero ove dice che lisola Faro distante dall Egitto quanto si naviga in un giorno , vuoisi' in tendere per Egitto il fiume Nilo che allora portava cotesto nome. Il Wood che ha esaminato sul luogo il passo di Omero crede che ai tempi di quel poeta la maggior parte del Delta non sus sistesse ancora, e cbe il sito da esso poi occupato presentasse al lora un golfo dove il Nilo metteva foce. Quindi limboccatura del fiume visitata da Menelao poteva essere a un miglio da Farow Il Gossellin poi con erudite congetture avvalora questa opinione del Wood e giustifica sempre pi Omero.

65 Un altro errore somigliante si quello di credere che Omero non avesse contezza dell' istmo fra il mar d Egitto ed il Golfo dArabia ( i); e che falsamente dicesse :
LIBRO PRIMO

. . . del mondo ai confini e alia remota

C^nte degli Etiopi in duo divisa,

mentre per lo contrario ebbero il torto coloro che, venuti dopo di lu i, gli rimproverarono questa espres sione. Perocch tanto lungi dal vero eh egli abbia ignorato quellistmo , che io non solamente asserisco averlo lui conosciuto, ma ben anche manifestamente descritto, e che i grammatici non Io hanno inteso^ co minciando da Aristarco edaC ratete, i corifei di quella dottrina. E nel vero dopo che il poeta ha detto ;
. . . del mondo ai confini alla remota Gente degli Etiopi in duo divisa,

non sono d accordo intorno al verso seguente: e dove Aristarco legge : Questi al levare , quelli al tramontar del sole ; Oratele invece legge : O che V uom vada a ponente , o chegli vada a levante; senza che questa di versit di lesione sia di veruna importanza rispetto alla tesi di ciascheduno di loro. Perocch 1 uno seguitan do i matematici alTerma che la zona torrida occu pata dallOceano (2 )^ e che dambo i lati di questa zOna
<() L istmo di Suea. (a) Molti filosofi anlidii .furono dopinione che i luoghi vicini all equatore terrestre fossero occupati dalIOceaao, e che questo formasse col una zona circ<dare che separava il nostro conti-

S tabobe , lom. II.

66

DELLA g e o g r a f i a D I STBABONE

ve II ha una temperata cio la nostra e quella eh opposta a noi; e poich noi chiamiamo Etiopi coloro i quali, sotto il clima del mezzogiorno , abitano lungo I Oceano, e in tutta la terra abitata sono i pi lontani da noi; cos pare che , secondo lu i, v abbiano anche sulla spiaggia opposta di questo Oceano alcuni altri Etiopi y e che siano anch essi la gente pi lontana ri spetto ai popoli deir altra zona temperata , ed abitino lungo l oceano; e perci disse che gli Etiopi sono un popolo diviso in due dalloceano. Omero poi aggiunge: .0 che l'uomo vada a levante, o ch'egli v<tda a ponente; perch essendo lo Zodiaco celeste sempre verticalmente al di sopr^ del,terrestre, e questo nella sua obbliquit non uscendo mai fuori delle due Etiopie (i) bisogna di necessit immaginare che anche la rivoluzione del sole
nenie da quello eh essi credevano si trovasse nell eniisferio au strale. Davano poi agli abitanti di questo secondo contDente il nom e di Antictoni che non si vuole confondere con quello di Antipodi. Sono Anticloni quelli che abitano in uno stesso emisferio , ma in regioni opposte rispetto all Equatore : sono Anti podi invece quelli che trovansi a distanze diametralmente oppote. Del resto, siccome l Africa non p u n to divisa dallOceano, cosi la spiegazione di, Cratete cade di per stessi^ (G.) (i) In questa ipotesi le due Etiopie separate dall OceauQ che occupava le vicinanze dell equatore trovavansi chiuse fra i tro pici e quest Oceano. Cos d estate il sole levava e tramontava nell una, e d inverno levava e tram o n tava Dellaltra. Non potea dunque dirsi che 1 una fosse a levante e 1 altra a ponente ; c per la correzione di Cratete non ofiieriva un senso esatto. Oltre ch la sua ipotesi era falsa , perch sicurissimamente l'Oceano non proetra a traversa dell Asia n^la zona torrida. (G.)

LIBRO PRIMO

67

S compia ia questo spaifio medesimo, e che ivi siano compresi pei popoli di peste regioni i diversi punti del levarsi e del tramoptare del sole, secondo i segni di* versi Dei quali esso si trova. Cos egli ; parendogli che questo ragionare fosse pi conforme all astronomia : ma avrebbe potuto dire pi semplicemente , conservando uche 1 opinione chie gli Etiopi fossero divisi in due, eh essi abitano dal le< vante al ponente lungo amendue le sponde dell' Oceano (i). In che dunque differisce, rispetto al sen so , il seguitare la lezione di Gralete, o piuttosto quella di Aristarco : gli uni al levare, gli altri al tramontar del sole? quando anche questa lezione viene a dire che al levante ed all occidente dell Oceano abitano gli Etiopi. Ma Aristarco rigetta questa ipotesi, e i parer suo u Omero dice che sono divisi in due aazioni i nostri E tio pi, cio quelli che sono pei Greci l ultima gente dalla parte di m ^z^io rn o. Or questo popolo non punto diviso in modo da. esservi due Etiopie l una a l e v a n t e l altra a poneote; ma una sola ve n ha al mezzogiorno dei Greci e vicina allEgitto. Questo non fu saputo da Omero , al pai-i di molte altre cose notate da Apollodoro (a) nlla enumerazione delle navi^ e per ^skeri falsamente parecchie cose insussistenti intorno a diversi luoghi.
( 1 ) S ioteade 1 Oceano meridionale. (a) Questo Apollodoro avea composti amplissimi commenti sopra O m e ro , dei quali' si trova frequente meozioDe presso gli antichi
scrillori.

DELLA GEOGRAFIA D I STBABONE

A confutar Cratete sarebbe dunque mestieri li un lun go discorso, e forse non punto giovevole al presente. Di Aristarco poi questo lodereroo eh egli rigett l ipotesi di Cratete , suscettiva di molte obbiezioni, e so spett che Omero abbia parlato della nostra Etiopia : tua convine pigliare in esame ci ch egli soggiun ge. E prima di tutto egli pure inutilmente discende a piccole mutazioni del testo , mentre anche la lezione chegli ricusa potrebbe adattarsi alla sua interpretazio ne. Perocch, qual vha differenza se dicasi : Due sono i popoli Etiopica noi conosciuti} o se a questo si aggiunga: Gli uni verso levante^ gli altri verso ponente ? Appres so egli pone un falso ragionamento: giacch poniamo pure che Omero abbia ignorato listmo (di Suez), e che abbia voluto alludere a quell'Etiopia eh vicina all Egitto allorch disse :
. . del mondo ai confini, e alla remota

Gente degU Etiopi in duo divisa ;

ma non forse quel popolo realmente diviso in due ? come dunque il poeta si sar espresso di questo modo soltanto per ignoranza? lEgitto e gli Egizii, cominciando dal Delta fino a Siene non sono forse divisi in due dal Nilo , sicch gli uni guardano a quella parte (F nde il sol leva, e gli altti a quella dov' esso tramonta ? E ve ramente, qualora si eccettui lisola formata dal fiume e bagnata dalle sue acque, che altro si pu dire dell Egitto, se non ehesso situato lungo il Nilo, a levante e a ponente (i)? L Etiopia poi si distende nella dire(i) 11 testo secondo la comune lezione sospetto. la ho se guitata la versione francese e il testo del Coray.

tlB R O PRIMO

69

tioue medesima deirCgitto, e gli conforme s iielles*: sere adiacente al Nilo, come in tutte le altre condizioni dei luoghi. Perocch al pari dell Egitto stretta, lun> g a , e soggetta alle inondazioni ^ e nelle parti pi occi dentali e in quelle piii orientali, dove Pacqua non giun ge , deserta, riarsa, e sola in alcuni pochi luoghi abitabile. Come non si dir dunque che T Etiopia divisa in due parti dal Nilo ( 1)? Oltrech se per di videre lAsia dalla Libia pot sembrare opportuno que sto fiume Nilo, il quale si stende in lunghezza verso, la parte meridionale pi che dieci mila stadii ed ha suf ficiente larghezza per abbracciare alcune isole con molte migliaia di abitanti, di cui la maggiore Meroe, reg gia e metropoli degli Etiopi ^ come non si dir poi th, esso basti a dividere in due parti l Etiopia ? E come ci, se la maggiore obbiezione che soglia farsi a colora i quali dividono per mezzo del Nilo i due continenti {% ). consiste appunto in questo , eh essi debbono o partire 1 Egitto e I Etiopia , assegnandone un lato alla Libia e laltro allAsia, ovvero tralasciar di dividere que . con ti) I Greci concordaDO nel dire cbe prima di Psammetico nessuno straniero, e soprattutto poi nessua navigatore poteva iool-, trarsi nell' ioterno dell Egitto. Ora siccome qaesto principe fu posteriore ad Omero di due secoli e mezzo , cosi il poeta non pot avere notizia di quelle circostanze cbe Strabene qui viene menzionando per giustificare la sua interpretazione. (G.) (a) Ai tempi di Erodoto ed anche di Pomponio Mela il Nilo serviva tuttora di divisione fra I Asia (la Libia) e 1 Africa. Ma egli poi gi gran tempo cbe questi due continenti sono invece divisi dall istmo di Suez. (G.)

yo

DELLA G EO G fiA FU t) l STBABONE

tinenti, o rinunciare almeno di segnarne la divisione col mezzo del Nilo ? Ma quando bene si lascino in disparte coleste cose si pu dividere lEtiopia anche in un altro modo. Tutti co-^ loro i quali navigando 1 Oceano hanno costeggiata la Libia, e partendosi dal mar Rosso o dalle Colonne dr cole si sono per qualche tratto inoltrati, dovettero p-> scia dar volta, impediti da molti ostacoli ^ e cos la sciarono in generale 1 opinione che un qualche istmo attraversasse loro il tiaggio ^ mentre per lo contra rio il mare Atlantico non ha interrompimento di sorta, principalmente dalla parte di mezzogiorno. Tutti que sti viaggiatori denominarono Etiopia i luoghi pi lon tani ai quali navigando pervennero, e con questo nome )i hanno menzionati nelle loro relazioni. Or quale diffi colt ne impedirebbe di credere che anche Omero, gui dato da questa fama, abbia divisi gli Etiopi in due, di cendo che gli uni si trovano verso il levante, gli altri verso il ponente ? dacch non si ha notizia di quelli di mezzo , se vi siano o no. Eforo poi riferisce un altra antica tradizione, conosciuta probabilmeute anche da Omero, secondo la quale narravano quei di Tartesso (i) avere gli Etiopi discorsa la Libia fino alle sue parli oc cidentali j e gli uni essersi col fermati, gli altri avere
(i) L isola di Tartesso era formata dai due rami del fiume Beli (Guadalquivir) , uno dei quali si poi disseccato , sicch r isola si trov unita alla terra ferma. L antica Tartesside co stituisce ora una parte dell Andalusia.

LIBRO PRIM O

Jl

occupato gran tratto della spiaggia marittima : e questO' confermasi anche dal trovarsi detto da Omero:
. . del mondo ai confini e alla remota

Gente degli Etiopi in duo divisa. .

Questo dunque potrebbe dirsi contro Aristarco e con tro i seguaci di lui: ed anch^ altre cose pi comproTanti si potrebbero addurre a liberare Omero dalla taccia di una troppo grande ignoranza. Peroccb se guardia mo air usanza degli antichi Greci, essi ebbero in co* stume di chiamare con un solo nome, cio Sciti, o Nomadi secondo Omero ( i ) , tutti i popoli delle parti settentrionali di cui avevano cognizione ; poi pi^ tardi denominarono Celti od Iberi, o con nomi com> posti Celtiberi e Celto*Sciti quante nazioni conobbero nelle parti occidentali, mentre da prima per ignoranza comprendevano diversi popoli sotto una sola denomi nazione. E cosi chiamarono Etiopia tutti i paesi meri dionali vicini airOceano. Per Eschilo nel Prometeo liherato (a) dice : Vedrai la sacra corrente delV Eritreo che volge sopra porporino terreno, e la palude scin~ tillante di rame presso all Oceano dove stanno tutti gli Etiopi^ e deve P onniveggente Sole lava sempre r immortale suo corpo , e nei tiepidi flutti della molle
(1) Veramente non trovasi mai questa deoominaziane di No~. m adi in Omero , il quale indic con altri nomi i popoli a cui questo .iggiuDto compelerebbe. Tali sono per esempio gli abitanti al di l della Tracia cui egli chiama filus, interpretati poi per e (Xil.) (2 ) Doa delle tragedie perdute. Lo stesso dicasi anche del Fettile di Euripide' citalo poco appresso.

ya

D E I L A G E O G R A F Ii III STB ABONE

onda dissipa la stanchezza de' suoi corridori. Sapendo Escbilo che ia tutta la parte meridionale della terra co nosciuta T Oceano si trova nella stessa condizione ri spetto al sole e serve allo stesso fine, vi colloc da per tutto gli Etiopi. Secondo Euripide poi nel Fetonte , Climene Jt dola a Merope re di quella regione : la quale il Sole percote coW aurea sua vampa prima d"'ogni al tra dalla sua quadriga; e i vicini dalla negra pelle la chiamano stazione dei cavalli della lucida Aurora e del Soie, Pare che qui il poeta assegni alFurora ed al Sole le stesse stazioni dei cavalli; ma ne versi poi che ten gono dietro ai citati dice che queste stazioni sono vici ne 111 palazzo, di Merope ^ e in tutto il dramma suppo se che quello sia il luogo della scena , n parla spe cialmente deir Etiopia vicina alP Egitto , ma s piutto sto di tutta la spiaggia marittima eh volta a mezzo giorno. Eforo poi ci riferisce nel modo seguente lantica opi nione che avevasi dell Etiopia nel suo Trattato intorno all Europa, ove dice che lo spazio del cielo e della terra dividesi in quattro p arti, delle quali gl Indiani tengono lApeliote (levante), gli Etiopi quella di Noto (mezzogiorno), i Celti l occidentale, e gli Sciti quella che volta al veuto Borea (settentrione). Aggiunge poi che 1 Etiopia pi grande della Scizia -, perocch sem bra, egli dice, che la nazione degli Etiopi si stenda dal levante al ponente d inverno^ e la Scizia opposta a silTatta posizione (i). Ed Omero tenne appunto que(i) Eforo visse 35o anni prima di G. Cristo, e per fu dopo

LIBRO PRIMO

7 !^

sta opDoiie, e lo fa manifesto anche nel collocare Itaca verso le tenebre^ cio verso il settentrione, dicendo poi che le altre stanno pi alto, verso Paurora c il sole ; sotto le quali parole intende tutto il fianco meridionale. Ip manifesta anche quando dice :
. . . Non curo degli augelli , Se volino alla dritta ove il sol nasce, O alla sinistra^ dove, mur (i) . . . .

ed altrove :
Q w , tFonde VAustro spira o rAquilone, E in qual parie, il sol aha e in qual declina Noto non .

Delle quali cose poi si parla pii chiaramente dove trat tasi d Itaca (2 ). Allorch dunque dice :
Perocch je ri in grembo all Oceano Fra g t innocenti EtXopi discese Giove a convito ........................

queste parole si vogliono interpretare in generate, cio delP Oceano che bagna tutta la spiaggia meridionale e gli Etiopi ; perocch in qualunque punto di quella spiaggia tu volga la mente, ti troverai dinanzi e 1 Oceano e lEtiopia. Quindi Omero dice anche:
Sin dai monti di Solima lo scrse
Omero cinque secoli e mezzo. quiodi ben naturale che avesse intorao ai popoli abitanti al di l dell Egitto e lungo le coste orientali ed occidentali dell Africa alcune cognizioni che quel poeta non ebbe. Ma questo passo di Eforo non giustifica punto r opinione del nostro Autore. () II. , lib. XII, aSg. (a) Cio nel lib. x.

DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

Veleggiar per le salse onde tranquille I l possente Nettun , che ritornava Dall Etiopia

invece di dire dalle parti meridionali. Perocch nomi nando quii Solimi, il poeta non volle gi far intendere quelli della Pisidia , ma s (come dissi d innanzi) certi popoli da lui immaginali di ugual nome, e situati ugualmente fra Ulisse che navigava nel suo legno, ed i popoli meridionali di col intorno, chiamati tutti col nome di Etiopi, in una posizione simile a quella in cui si trovavano i veri Solimi rispetto al Ponto e all Etio pia situata al di l dell Egitto. Cosi parimenti intorno alle gru parl in generale, dicendo :
............................. col romor che mena

Lo squadron delle gru, quando del verno Fuggendo i nembi V Ocean sorvola Con acuti clangori, e guerra e morte Porla al popol pigmeo (2 ) ...................

Mentre non si pu dire che dai luoghi dell Eliade sol tanto si veggano le gru volare alla volta di mezzogior no , e non anche dalle regioni d Italia e d Iberia, dalle spiagge del Caspio e dalla Battriana. Il perch, distendendosi lOceano lungo tutta la parte meridionale della terra, ed a quella recandosi da ogni dove le g ru per fuggire l inverno , dobbiamo credere che Omero abbia immaginato che lungo tutta quanta quella ^piag( 1) Odiss., lib. V, 2 8 2 . (2 ) II. , lib. I li, 5.

LIBRO PRIMO

gi abitassero i pigmei : e se i posteri ridassero gli Etiopi a quei soli che stanno al di l dell Egitto, e cos an che ci che raccontasi de pigmei, questo non muta punto r antica tradizione. Perocch al presente non diciamo Achei n Argivi tutti coloro che portarono l armi contro Ilio ; e nondimeno Omero tutti con que sti nomi li chiama. La stessa cosa poi vale rispetto alla divisione degli Etiopi in due parti ^ dovendosi interpretare che ci sia detto di tutti coloro i quali abitano lungo latta la spiaggia deirOceano, da dove nasce il sole fino a dove tramonta. Perocch in questo senso gli Etiopi sono real mente divisi dal Golfo Arabico (i), il quale occupa una
(i) La conclusione del nostro A utore, dice il Gossellin, si fnda sopra parecchi errori. Egli suppone coll autorit di altri antichi, che 1 Oceano occupi senza interrompimento in tutta la circonferenza del globo gran parte della zona torrida; Cbe vicino all imboccatura del golfq Arabico l Oceano divida il continente dellAfrica per tutta la sua larghezza da oriente ad occidente per modo che le sue coste l'iescano quasi parallele, all equatore; Che lungo queste immaginarie coste abitassero gli Etiopi visitati da Menelao : Che finalmente Omero abbia conosciuta beuissimo la situazione di que popoli, dacch seppe che il golfo Arabico se parava le parti meridionali dell Africa da quelle dell Asia. Ma dobbiamo ricordarci, dice il Gossellin, che Omero appena ebbe contezza di un fiume nomato Egitto nel mezzogiorno del Mediterraneo. Circa tre secoli dopo di lui le coste settentrionali delrA frica eran tuttora si poco frequentate dai Greci, che la mag gior parte dei navigatori ne ignoravau la via; sicch quando nel 638 av. G. C. loracolo ordin agli abitanti di Tera (una delle isole meridionali dellArcipelago) di andar a fondare una colonia

DELLA GEOGRAFIA DI STBABOJiE

parte considerevole dun men'cllaiio c somiglia aJ un fiume, lungo circa mille e cioqueceato stadii n largo mai pi di mille. E s' aggiunga, die tra 1' ultimo seno, di questo golfo ed il mar di Pelusio avvi un istmo lungo non pi di tre o quattro giornate di viaggio (i). In quella guisa pertanto che i pi abili geografi, volen do dividere P Asia dalla Libia , considerano il golfo conella Libia, ne tardarooo ben sette anni lesecuzione, perch non conoscevano n il nome n la via di quel paese. Aggiungasi ci che dicon gli storici , che innanzi al regno di Psaninietico , po steriore ad Omero di circa due secoli e mezzo , nessun greco navigatore era stato ricevuto nell interno dell' Egitto; e si vedr se fu possibile che quel poeta conoscesse la fgura del golfo Ara bico , e gli Etiopi abitanti al di l di Siene a duecento leghe dalle rive del Mediterraneo. Per conchiude quell erudito che invano Sirabone si sforza di chiarire la proposta difficolt. Egli poi di parere che 1 opinione di Eforo sarebbe pi plausibile di tutte, qualora potesse credersi che Omero avendo avuta notizia della dispersione de Cananei e de Fenicj , i quali al suo tempo avevano gi introdotta in pi parti d Europa la civilt , la na vigazione , il commercio , si fosse contentato di alludere con espressioni si vaghe e s oscure ad un avvenimento di tanta im portanza. Io, dice, non me ne so persuadere; e quando il passo citato sia realmente di Omero , e non piuttosto una interpola zione di qualche rapsodo posteriore , confesso di non compren dere che cosa egli abbia voluto significare con quella sua rfiW-

sione degli Etiopi in due popoli.


(i) Questa distanza di circa a5 leghe in linea retta : ma. Strabene parla qui del viaggio della carovana , che suol essere di sei o sette leghe per ciascun giorno. - Queste aS leghe poi secondo Strabone corrispondono a circa 8 7 5 stadj; e per segli non guari dopo fa ascendere la lunghezza dell istmo a looo stadj , comprende in questa misura le tortuosit delle strade.

LIBRO PRIMO

/>

me na confine pi acconcio che il Nilo ( perch quello per poco non s distende da mare a mare, mentre il Nilo per lo contrario molto distante dallOceano e perci non separa tutta lAsia dalla Libia cosi io suppongo aver detto il poeta che tutte le parti meridionali della terra abitata sono divise in due da qiieito golfo. Or come mai potrebbe Omero noi aver conosciuto li stmo ch fra questo seno ed il mar dEgitto? Certo sarebbe cosa del tutto assurda se Omero avesse avuta piena notizia di Tebe d Egitto disgiunta dal nostro mare Io spazio di quasi cinquemila (i) stadj, e non avesse poi conosciuto n l estremit del golfo Ara* bico, n l istmo che gli viene appresso , il quale non lugo pi di mille stadj. E molto pi assurdo ancora parrebbe se Omero avesse conosciuto il Nilo , il quale portava il nome di una regione si vasta com lEgitIo, e non avesse poi saputo il perch di questa comune denominazione. Il che spiegasi principalmente con quello che da Erodoto detto , cio che essendo il paese un regalo del fiume , per questa cagione parve opportuno che ne portasse anche il nome. Oltre di che fra le par ticolarit di ciascun luogo soglion essere sempre pi conosciute quelle che hanno in s maggior meraviglia e che possono cadere sotto gli occhi di tutti : e tali so no appunto l inondazione del Nilo e 1 accrescimAito di terra chesso fa verso il mare. E come coloro i quali approdano allEgitto niuna cosa osservano in quel pae se prima che la natura del Nilo (perocch gli abitanti
(i) Leggasi

quattro mila

come dice anche

nel lib. xvii.

78

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

ilou haano verua oggetto n pi nuovo n pi celebre da mostrare agli stranieri, e chi ha notizia del Nilo co nosce tutto quanto il paese cos anche coloro i quali da lu^gi septono parlare dell Egitto , niuna cosa pri ma del ]Ni!o sentono menzionare. questo si aggiunga 1 amore che Omero ebbe all erudirsi ed al viaggiare , di che gli fanno testimoiiianza quanti scrissero la sua vita^ e si possono trarre parecchi esempi da suoi prprii poemi. Quindi per molte prove .si arguisce che Ome ro e seppe e disse espressamente quanto era da dire ^ e tacque le cose conosciute da tutti, o le accenn succiutamente. E dobbiamo meravigliarci di questi Egizii e Sirii con tro ai quali volto il nostro discorso ( i), perch non avendo inteso il poeta ove parla di cose che sono presso di loro, lo accusano di un ignoranza da cui il diritto discorso li dichiara invece ingombrati essi me desimi. Il non parlare affatto di una cosa non in dizio d averla ignorata. Omero non fa menzione nemmanco delle svolte dell Euripo, n delle Termopili, n di molte altre cose notissime ai Greci ; n per al tro le ignor. Ma enunci anzi anche quello che certi sordi-volontarii mostrano di non intendere , sicch co storo e non lui dobbiamo incolpare. 11 poeta chiama d ifc e si d a Giot>e tutti i $umi^ e non solo i torrenti, ma tutti in generale^ perch tutti dalle
(i) Cratete e Aristarco detti poi da Strsibone sordi-volontarii. Quest' ultimo era d' Alessaodria dEgitto ; Cratete era di Mallos citt della Cilicia , e i Cilicii teuevausl come parte dei Sirii.

LIBRO PRIMO

79

acque piovane (i) sono ingrossati. Quello poi ch no me comune diventa particolare quando si applica per eccellenza ad un oggetto solo : per laggiunto di di sceso da Giove applicato al torrente suona tutt altra cosa da quando applicato ad un fiume perenne : e ri spetto al Nilo viene in certo modo ad esser detto eoa doppia forza particolare: perocch siccome vi,hanno alcune iperboli di iperboli , come chi dicesse che qualcosa pi liefe che l ombra del sughero o che un uomo pi timido di una lepre fi igia , o che un cam po pi piccolo di una lelltra laconica ; cosi dando al Nilo il nome di disceso da Giove si viene a rad doppiare l antonomasia. 11 torrente a dir vero su pera gli altri fiumi rispetto alla qualit di esser disceso da Giove:, ma il Nilo vince poi anche i torrenti rispetto al suo grande gonfiarsi, alla copia delle acque, ed alla durata delle inondazioni. Laonde poich la natura di questo fiume era nota al poeta, come noi difenden:dolo abbiamo provato, perci quando egli adopera par landone r epiteto di disceso da Giove, aoa dobbia* mo interpretarlo diversamente da quello che or ora ab biami detto. In quanto poi all avere parecchie bocche che mettono in niaie , questa una qualit comune
(i) L epteto dato ai fiumi da Omero ha le sue radici in Zef, Giowc , C/e/o , ed in x/?* cadere , e perci appartiene particolarmente ai torrenti che si forniaao dalle acque piovan e, n scorrono se non quando piove, siccome indica il ^reco nome Poco dopo Strabone stesso dice che ri spetto alla qualit di essere disceso da Giove o caduto dal cielo il torrente la vince sui fiumi.

8o

DELLA GEOGRAFIA D I STRABON

anche a pi altri fiumi ^ sicch Omero non la stim degna di essere ricordata , massimamente perch scri veva fra persone che gi ne avevan contezza. Cos an che lceo non ne parl ^ sebbene dica di essere stato egli stesso in Egitto. E per ci che spetta allaccresci mento del terreno, potevasi argomentare dalle innondazioni, e da ci che Omero dice di Faro. Certamente n alcun testimonio oculare , n il pubblico grido po terono persuadergli che Faro foss allora disgiunto, com egli dice, dal continente quanto una nave pu correre in un giorno^ perocch questa menzogna non si sarebbe potuta allora propagare per esserne troppo conosciuta la falsit ; ma probabile che deirinondazione e degli accrescimenti di terreno egli avesse sen tito ci che si diceva comunemente^ d onde poi aven do il poeta congetturato che lisola al tempo di Mene lao fosse divisa dal continente pi di quello ch era a suoi d , per una poetica finzione v aggiunse di pro prio arbitrio una distanza molto maggiore. Ma le fin zioni non nascono in grazia dell ignoranza^ e molte prove se? ne hanno. Perocch quello che i poeti fingono di Proteo, de pigmei, del poter dei veleni e di altre cose, noi fingono gi per ignoranza dei luoghi e delle cose, sibbene per desiderio di piacere e dilettare. Ma come mai, essendo l isola Faro senza acqua egli ne la dice fornita, affermando che v' ha un comodo porto d onde mettono in mare le celeri navi dopo eh esse hanno attinte le nereggianti acque? Ma n cosa impossibile che la sorgente dellacqua sia venuta meno; n Omero asserisce che lacqua si attingesse proprio nel*

LIBUO PBIMO

8l

] isola, ma solo cLe quivi venivano a prenderla per la comodit del porto. forse I acqua era col condotta da qualche luogo vicino ; confessando in certa ma* niera il poeta colie sue stesse parole, di aver detto che Faro circondato dal mare, non perch cosi fosse ne( vero , ma per iperbole & per finaione. Ma poich anche le cose dette da Omero iqtorno al viaggio di Menelao paion indurci a crederlo ignorante de luoghi, gli forse pregio dell opera esporre le. dif ficolt che si trovano ne suoi versi e chiarirle, giu stificando cos pi pienamente il poeta. Menelao per* tanto dice a Telemaco il quale ammirava gli ornamenti della reggia :
........................... Io so che molti affanni Durati, e mollo navigato mare , Qaetle ricchezze V ottavo anno addassi. Cipri, vagando , e la Fenicia io vidi , E ai Sidonii , agli Egizj e agli Etopi Giunsi , e agli Erembi, e in Libia . . . .

Ora domandano a quali Etiopi arriv avendo salpato dall Egitto ? mentre n nel nostro mare abitano Etiopi, n a lu debb ^sere stato possibile di superare le ca< teratte navigando a ritroso del Nilo (i). Poi.quali sono
( i) Vuol dire che le navi di Henelao non erano latte in mode da poter scommeUere e trasportare a forza d'uomiai, come sono quelle adoperate comuaemeate ia que laoghi e delle quali poi Slfabone medesimo parla nel libro xvii. Plinio, lib. iz , cap. 4> S i c , cos le descrive : Ibi ASthiopiae conveniunt naves ; nam-

ifue eas plicatiles hametis transjerunt quoties ad calaraelas ventum est. (Casaa.) SrtJBOJis , tom. IL
S

83

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

questi Sidouj ? certo non quelli della Fenicia; perch avendo menzionato gi prima il nome generico, non da credere che qui volesse poi introdurre quello della specie (i). E finalmente chi sono questi Erembi, nome nuovo del tutto 7 Aristonico, grammatico de nostri giorni, ne suoi scritti intorno al viaggio di Menelao rec in mezzo le interpretazioni di molti sopra ciascuno dei punti da noi riferiti : ma a noi baster il parlarne anche solo sommariamente. Fra coloro i quali sostengono che Menelao giunse per mare nell Etiopia , gli uni conducono la sua navi gazione da 6 adi fino al mar d India , proporzionando cos al tempo il viaggio, dacch Menelao dice di averlo compiuto in otto anni ; gli altri dicono che pass per listmo del golfo Arabico ; altri per qualche canale (2 ). Ma non necessario di ammettere quella immensa na vigazione che Cratete introduce: non gi come impos sibile , perch non sono impossibili nemmanco gli errori dUlisse ; ma perch n le ipotesi matematiche, n la
( 1) Omero ne suol versi ba Domioata gi la Fenicia, fra quali i Sidonj sono compresi come la specie nel genere. (a) La prima di queste spiegazioni non pu ammettersi perchi nell'et di Menelao mancavano e le cognizioni ed i mezzi ne cessari! a cosi estesa navigazione. La seconda i fonda sull opi nione che listmo di Suez fosse coperto dal mare. La terza sup pone che gli Egizi! avessero scavati alcuni canali che dal Nilo mettessero nel golfo Arabico. - I l testo poi chiama periplo, lat. circumnatngato, la navigazione supposta nella prima spiegazione, perch in quella ipotesi Menelao avrebbe fatto tutto intiero il ({ir deir Africa.

LIBBO PRIMO

83

durata del <riaggio ci sforzano ad adottarla. nel vero egli fu trattenuto o contro sua voglia dalla tempesta, dicendo egli medesimo che di sessanta navi gliene ri masero cinque soltanto; o di sua propria volont per desiderio di raccoglier ricchezze. Per Nestore dice :
................. Menelao Ira genti j y altra favella s' aggirava , e forza V i raccogliea di vettovaglia e /fo ro (i).

Menelao stesso
Cipri , vagando, e la Fenicia io v id i, E ai SidonU , e agli E g itii .................

Bispetto poi all ipotesi secondo la quale avrebbe naT> gato a traverso dell istmo , o per qualche canale, se ci fosse detto da Omero potrebbe ascoltarsi a modo di favola ; ma non essendo detto da lui verrebbe a in trodursi come cosa oziosa e incredibile. E dico incre dibile , perch innanzi ai tempi troiani non vebbe col nessun canale ; ed era fama che Sesostri, il quale ne aveva intrapreso uno, se ne fosse poi astenuto, so spettando che la super&cie del mare fosse troppo ele vata (a). N ci solo, ma nemmanco l istmo era navi(i) O diss., lib. I li, 3oi.

{i) Erodoto e Diodoro attribuiscono a Necos figliuolo di Psamineiico, vissuto verso il 6 i5 av. lE. V ., ci che Strabone' attri buisce a Sesostri. Circa uo secolo dopo di Plecos , aoche Dario figlio dIstaspe saccinse ^ questopera, e la tralasci per la fclsa opioione che il golfo Arabico fosse piii elevato del Mediterraneo; ma Tolomeo filadelfio dimostr poi la falsiti di quella opinione congiuDgendo il Golfo col Nilo senza che ne seguisse la temuta inondazione. Ai tempi di Traiano e di Adriano esisteva tuttora

84

DELLA g e o g r a f i a D i STBABONE

gabile : e senza buona ragione Eratostene tenne la con traria sentenza. Perocch egli crede che non fosse per anco seguita la irruzione delle acque a traverso delle Colonne drcole, di modo che il mare esterno essendo sostenuto ad un livello pi alto si congiungesse allora invece col Mediterraneo dalla,parte dell istmo , e lo coprisse; e che quando poi lirruzione successe, loceano sabbassasse , lasciando cos scoperto il terreno vicino al Casio ed a Pelusio fino al mar Eritreo. Ma quale testimonianza storica abbiamo che la predetta irruzione bon fosse avvenuta innanzi alla guerra di Troia ? Dire* mo noi che Omero quando immagin la navigazione di Ulisse a traverso di quello stretto per uscir nell o ceano, suppose gi avvenuta lirruzione^ e che poi sup ponesse il contrario affinch Menelao potesse colle sue navi passare dall Egitto nellEritreo? Eppure quel poeta introduce Proteo a dire a Menelao :
Te nelV elisio campo ed ai confitti Manderan della terra i Numi eterni ;

e quale poi sia questo luogo, cio che sia nellestre mit occidentale, il chiarisce quel Zefiro di cui fa men zione appresso:
. . . . . . . . . Ma di Favonio (i) il dolce Fiato che sempre V oceano invia Quefortunati abilalor rinfresca.

quella comuaicazione ; e fa meraviglia che nel secolo scorso il Divano del Cairo giudicasse impossibile il riaprirla, adducendo di nuovo quella immaginaria differenza di livello fra i due mari. (G.) (i) Favonio s lo stesso che Zejiro.

LIBKO TKIHO

85

Qui dunque ogni cosa sarebbe piena di enigmi (i). E se poi Omero aflernia che listmo nn tempo fu coperto dalie onde , quanto maggiore credenza non daremo noi alla sua asserzione che gli Etiopi fossero in due parti divisi, dacch trovavansi separati da tanto mare ? Ma quale guadagno (a) poteva trarsi dagli Etiopi abitanti fuor dello stretto e lungo le coste dell oceano 7 mentre i compagni di Tejemaco ammirano gli addobbi della reg gia di lu i, fan menzione
Di rame , argento , avorio, elettro ed oro (3)

ma di nessuna di queste cose, fior lebano solamente, v ha copia presso gli Etiopi, i quali sono per la mag gior parte, .manchevolissimi di lutto ed erranti. S certo \ ma eran presso lArabia e i paesi che van fino al lindia : e X Arabia sola fra tutte le regioni si chiama /elice : e l India, sebbene non sia cosi espressamente denominata, viene peraltro creduta e descritta come fe licissima. Ma Omero non ebbe contezza dellindia perocch conoscendola lavrebbe menzionata^ e quellA rabia che gli uomini d oggid chiaman felice non era gi ricca a suoi tempi, ma sibbene manchevole d ogni
(i) Se Menelao dal Mediterraneo in cui navigava doveva es sere trasportato alle estremit occidentali, e lo stretto di Gibil terra fosse stato chiuso, come Eratostene afferma, ogni Cosa era piena di eoigmi. {2 ) Omero ci fa intendere che Menelao nestioi viaggi cercava que luoghi dai quali potesse commerciando ritrarre qualche vantaggio. (3) Odiss., Uh. IV , 7 3 .

86

DELLA C E O G B A F IiT D I STBABONE

cosa 5 e uella maggior parte (i) era composta d'uomiD abitauli sotto le tende (seeniti) : e piccola quella che produce gli aromi, dalla quale poi il paese ha ricevuto quel soprannome; per essere quella merce rara presso di noi e perci preziosa. E se al presente gli Arabi sono nel l'abbondanza e arricchiscono n cagione Passiduo e co pioso commercio ; ma allora non probabile che cos fosse. Col mezzo poi di questi aromi un mercatante o un guidator di cammelli avrebbe potuto arricchirsi : ma a Menelao bisognava invece o spogliare alcuni re e potenti od essere da loro presentato, trovando chi avesse che dargli, e volesse regalarlo per la sua celebrit e pel suo splendore. Ma gli Egizii invece e gli Etiopi e gli Ara bi vicini non erano n cosi pienamente poveri, n cos stranieri alla gloria degli Atridi, principalmente a ca gione della ben riuscita guerra di Troia; sicch Menelao poteva nutrire speranza del loro aiuto. Cos trovramo detto della corazza di Agamennone :
......................... Una lorica al petto

Quindi si p o ti, che Cinira gli avea Un d mandata in ospitai presente (a).

Oltre di ci si vuol dire che il maggior, tempo del viaggio fu consumato da Menelao ne paesi della Feni cia, della Siria, dell Egitto, della Libia, nelle spiagge di Cipro, e in generale lungo la nostra costa marittima e le nostre isole (3). Perocch quinci egli p o t^ a ritrarre
(') Leggo col Coray i taAA iulic, invece della comune le zione i r iX it.

(a) II., lib. ZI, 30.


(3) Intende le coste e le isole del Mediterraneo, che Strabene denomina spesso nostro mare.

LIBRO P R IH O

87

doni ospitali, e colla forza o col ladroneggio arriccbirs i , principalmente sopra coloro che a?evano guerreg* giato a pr dei Troiani \ mentrech i barbari del mare esterno e lontani non gli lasciavano concepire cos fatta speranza. Quando pertanto si dice che Menelao and nelPEtiopia s'intende eh' egli aiTv sino ai confidi di qnel paese vers lgitto ^ perocch forse quei confini erano allora pi presso a Tebe, di quel che non sono ad nostri, non oltrepassando, ove pi s'avanzano Siene e File (1 )^ delle quali citt la prima appartiene all'Egitto, laltra stanza comune degli Etiopi e degli Egiziani. Ch'egli poi, perve* nuto a T ebe, siasi inoltrato sin ai confini od anche fin nell'interno dell'Etiopia, giovandolo l'ospitale soccorso del r e , non cosa strana. Cos anche Ulisse dice di essere stato nel paese dei Ciclopi, perch dal mare n'and fino all' antro, sebbene poi dica egli stesso che cotest' aatro situato sul primo ingresso di quel paese: e cos dice di essere stato in Eolia e nel paese de'Les^* goni, e in quanti sono insomina que' luoghi ai quali per caso approd. Di questo modo' adunque anche Me nelao venne nelPElipia e nella Libia, perch approd in qualche parte di quelle regioni: d'onde anche il porto eh' presso rdania al di sopra di Paretonio chiamasi Menelao. Che poi dopo avere nominati i Fe nici! nomini anche i Sidonii dalla loro metropoli,
{1 ) Siene dicesi ora Assoan od As-Suan. File era fabbricala sopra uaa piccola isola del Nilo che ora dicesi Ressa, o pi esattainente El-HtJ. (G.)

68

d e il a geografia d i strabone

questa una 6 gura da Omero usitala; come: Accost alle navi i Troiani ed Ettore ; o : Perocch gi pi non erano i figliuoli del magnanimo Oeneo, n egli mede simo il padre; ed era morto il biondo Menelao ^ o : Ascesero Vida ed il Gargaro ; o : Quelli che abitano r Eubea, Calcide ed Eretria. Ed anche Saffo : Sia che ti trattenga Gpro o la portuosa (i) Paffo. Ma TeU>e poi anche qualche altro motivo che lo in dusse a questa speciale menzione de^ Sidoni dopo aver gi nominata la Fenicia ; ci che alcuni andarono inTestigando. Perocch ad enumerare per ordine i luoghi era sufficiente il dire : Navigando vidi Gpro e la Feni cia e f Egitto e.VEtiopia: ma volendo farci conoscere che Menelao erasi trattenuto a lungo presso i Sidonii, il significa lodando la loro prosperit e Findustria eh egli ottimamente conobbe o sent raccontare^ e P ospitalit che trovarono presso di loro Iena d Alessandro. E per questo poi dice che Alessandro possedeva molte delle costoro produsioni :
....................... Ed ella (Ecuba ) NelV odorato talamo discende , Ove di pepli istoriati un serbo Tenea lavar delle fenicie donne. Che Paride solcando il vasto mare Da Sidon conducea , quando la figlia Di Tindaro rapio (2 ).
(i) La congettura del Casaubono di sostituire alla lezione

Tlmttfftt laltra w ittffttt, sicch iavece di un nome proprio


si avesse un aggiuntivo di Paffo venne adottata dagli ditori fran cesi e dal Coray. (i) I I ., lib. V I, a8g.

LIBRO PRIMO

89

-E cosi anche Menelao , il quale dice, a Telemaco :


. ................................ Di quanto La mia reggia contien ci darti io voglio Che pi mi sembra preziosa e raro 1 Grande urna effigiala , argento tutta , Dei labbri in fu o r , sovra cui Toro splenda , Di Vulcano fattura, lo dall egregio Fedimo , re di Sidone , un di Febbi Quando il palagio suo me che di Troia Venia raccolse ( 1 ).

Dove queir espressione fattura di Vulcano da inten dersi usata iperbolicamente, come si dicono lavori di Minerva o delle Grazie o delle Muse le cose belle. Che i Sidonii poi fossero egregj artefici lo fa manifesto anche lodando il cratere che Euneo diede pel riscatto 'di Licflone:
...................... Un cratere ampio d argento , M etto a rilievi, contene* sei m etri, N al mondo si vedea vaso pi bello. Era d'industri artefici Sidonii Ammirando lavoro, e per t azzurre Onde ai porti di Lenno trasportato V avean fenicii mercatanti (p) . . .

Degli Erembi poi molte cose furono dette : ma i pi .credibili sono coloro i quali tengono che sotto questo nome sintendano gli Arabi^ e il nostro Zenone vorrebbe anzi leggere : Visitai gli Etopi, i Sidonii e gli Arabi; (i) Odiss^, lib. IV, 6 1 7 . (1) 11. , lib. xxin, 7 4 3 .

90

DELLA GEOGRAFIA D I SIBABONE

ma non necessario mutare T antica lezione ; e si vnoTe piuttosto incolparne il cambiamento de nomi frequente ed usitato in tutte le nazioni, ci che alcuni autori sta biliscono sul confronto delle lettere (i). E parrai che meglio di tutti parli Posidonio, derivando letimologia coni egli suole dallaffinit e da quanto han di comune le nazioni. Perocch la gente degli Armeni, e quella dei Sirii e degli rabi nel dialetto, nel modo del vivere e nei caratteri fisici si manifestano a molti indizii proce denti da un origine sola , principalmente in que sili dove confinan tra loro. E n prova la Mesoptamia abitata da una meschianza di tutte e tre le dette na zioni, dove la somiglianza si fa manifesta in grado em i-> nente ^ talch sebbene a cagione del clima vabbia qual che differenza principalmente tra quelli a settentrione e i meridionali, o fra questi e quelli dei luoghi di mez zo , vi predomina per sempre la comune somiglianza. Cos anche gli Assiri, gli Ariani e gli Aramei hanno mol ta affinit tanto coi popoli gi nominati, quanto gli uni gli altri fra loro. E Posidonio porta opinione che anche le denominazioni di questi popoli siano afGni le une alle altre : perocch quelli che da noi si chiamano Sirii danno a s medesimi il nome di Aramei, al quale so migliano gli Armeni, gli Arabi e gli Erembi. E forse che i Greci anticamente denominarono gli Arabi di questo modo , persuadendoli a ci la propriet del vocabolo : perocch molti dallusanza di abitare sotterra i< * ) deducono il nome di Erembi, che i posteri per
(i) Cio delle lettere radicali onde i nomi sono cotnposli.

LIBRO PRIMO

91

maggiore chiarezza cambiarono poi in qnello di Troglo diti ( 1 ). Costoro poi sono quegli Arabi che stanno sa quella parte del goIfoArabico che confina coll Egitto e coll Etiopia, dei quali probabile che Omero abbia fatta menzione ^ come anche che Menelao dicesse di esservi ,stato, in quello stesso modo che diceva di essere stato fra gli Etiopi. Perocch anche i Trogloditi confi nano colla Tebaide. E certo Menelao li menzionava non come genti fra le quali avesse mercanteggiato o fatto guadagno (ch non avrebbe potuto essere gran eo sa), ma per ispacciarsi grande viaggiatore e per van to : perocch era cosa da gloriarsene, P essere stato in paesi tanto looti^ni. Ed a gloria fu detto di Ulisse, che gli di molti uomini vide le citt e conobbe i costumi ; cd a gloria dice-Menelao : .................... Io so che molti affanni Durali, e molto navigato mare. Queste rieckette V ottavo anno addiusi. E troviamo che Esiodo nel catalogo (a) dice: E la fi gliuola di Arabo , cui generarono PiiApassibile Ermete^
( 1) Da TfiyXn caverna e da Si entrare , abitare. (3 ) questa un opera perduta di Esiodo , la quale ' dovette consistere in una enumerazione di donne illustri, sebbene non se ne conosca il nome preciso. - Osserva poi il Gossellin che I etimologia adottata qui dairAutore incerta, quanto incerto se sia mai vissuto questo A rabo, personaggio mitologico, di cui non si hanno notizie. Gli sembra molto pi naturale il deri vare il nome d Arabia da Ereb che significa notte od occi dente , stippotaeodo che sia stato imposto a qitel paese da un popolo che in tempi remotissimi occupava la Persia.

93

DELLA GEOGRAFIA D I STKABONE

e Trona figlia del re Belo. E Io stesso dice anche Stesicoro. Laonde possiamo congetturare nell et di questi poeti quel paese si nominasse gi Arabia, ma non cosi forse al tempo degli Eroi. Cloro poi che degli Erembi fanno una nazione, e una seconda de' Cefeni, e una terza de Pigmei ed al tre inflnite, saranno forse meno creduti; siccome quelli che non sono degn^ di fede, e confondono la storia col favoloso. Simili a costoro sono quelli che pongono i Sidonii ed anche i Fenici nel mare di Persia (i) , od altrove nell oceano, sul quale poi vogliono che navi gasse Menelao. Ma un argomento gravissimo per non prestar fede a costoro si ha nella contraddizione in cui cadono essi medesimi. Perocch gli uni dicono che an che que Fenici e Sidonii i quali sono appo noi siano colonie partitesi da quei delPoceano, soggiungendo che si chiamano Fenici dallessere rosso il mare (a). Altri invece sostengono che quei dell oceano sono colonie dei nostri. Sono poi alcuni altri i quali trasportano lE tiopia nella nostra Fenicia , e dicono che i casi di An dromeda successero in loppe: n questo dicono per ignoranza de luoghi, ma piuttosto per una specie di favola, come quelle che trovansi in Esiodo e in altri ; le quali Apollodoro espone, n sa poi in qual modo concordarle con quelle di Omero. E recando in mezzo ci che questo poeta dice del Ponto e dell Egitto lo
(i) Cio : nel golfo Persico. (3) 11 nome di Fenici

in greco vale lo stesso che

ro ssi, purpurei.

LIBRO PlUM O

93

accusa d'ignoranza, perocch volle dirfe il vero ma noi seppe, e per disse il falso in vece del vero per manco di esatte cognizioni. Ma nessuno apporrebbe mai questa taccia ad Esiodo per aver nominati gli Emicini, e i Ma crocefali ed i Pigmei (cb nemmanco Omero accu sato dov' egli narra consimili favole , tra hs quali evvi appunto anche quella de Pigmei ); n ad icmano pe suoi Steganopodi ; n ad Eschilo pe Cinocefali, Sternoftalmi e Monoramati (i). Perocch non moviamo rim <provero n anche ai prosatori che scrivono in forma di storia parecchie cose siffatte, comunque non dicano apertamente di favoleggiare : essendoch apparisce di subito eh essi di lor volont raccontano favole , non gi per ignoranza del vero, ma per fingere cose impos sibili e per amore del maraviglioso e del dilettevole : e se paiono mossi dallignoranza gli perch favoleggiano principalmente e in sul serio di luoghi oscuri e non co nosciuti. Per Teopompo dice con grande schiettezza eh egli frammetter alle sue storie le favole meglio che non fecero Erodoto, Gtesia, EUanico e coloro che haa raccontato le cose dell Ipdia. Omero poi parla dei fenomeni dell oceano a modo di favola ^ e questa veramente la forma di cui debbe valersi il poeta: perocch dal flusso e riflusso gli sug gerita la favola di Gariddi, la quale non gi in tutto
(i) Monommati : Uomini con un occhio solo. Stemqftalmi Cogli occhi nel petto. Cinocefali: Colla testa da cane. Stegano podi : Che s! coprono co loro piedi. Macrocefali ; Colla testa lunga. Emicini: Semicani.

DELLA G EO G B FU D I STRABONE

iuveo^ione di Omero, Dia si compone di quelle cose che trovatisi raccontate intorno allo stretto di Sicilia. se il riflusso avviene due volte fra il giorno e la notte, ed Omero disse invece tre volte :
Tre fia te il rigetta e trt nel giorno V assorbe orribilmente ;

pu essere giustificato. Perocch non debbe gi cre dersi che questa differenza sia nata dall ignoranza del vero, ma si piuttosto dall' amore di quel non so che di tragico e di terribile che Circe introduce sempre in buon dato ne suoi discorsi anche a costo di frammi schiarvi cose non vere, per rimovre Ulisse dal disegno di partirsi da lei. Laonde in que versi medesimi Circe soggiunge :
.......................Or tu a Cariddi Non Caccostar mentre il mar negro nghiotte: Ch mal sapria dalla ruina estrema Nettuno stesso dilvrarti.

E nondimeno Ulisse poi si trov in quel discorrimento di mare n vi p er, siccome dice egli stesso :
Tra la grotta di Scilla, e la corrente M i ritrovai della fa ta i vorago , Che in quel punto inghiottia le salse spume. Jo slanciandomi in alto, a quel selva^io J tf aggrappai fico eccelso , e mi vattenni , Qual vipistrello ( i ) ;

e quivi stette aspettando gli avanzi del naufragio, li af ferr, e salvossi. Sicch Circe esager descrivendo quel (i) Odiss., lib. XII, 43i .

LIBRO PRIMO

95

pericolo^ e come io questo, cosi esager ancbc nel dire che il riassorbimento del mare snccede tre volte al gior< no iavece di due sole. Oltre di che questa maniera d'i perbole usitata ai poeti, i quali sogliono dire tre volte beati, tre volte miseri, e simili : ed Omero medesimo dis^e tre volte beati i Danai ; e notte cara e tre vlte bramata ; e P asta rotta in tre e qaattro petti. forse dair ora ( 1 ) indicata da Omero potrebbe congetturarsi ch'egli descrisse il vero : perocch se il flusso e riflusso accade due volte e non tre nel volgere di un giorno e di una notte., ci concorda assai meglio coir essere stati lungamente sotto all acqua gli avanzi della nave, i quali poi riapparvero cor tardi, rispetto al desiderio di Ulisse sospeso ai rami dell albero :
L dunque io m attenea , bramando sempre Che rigettati d a lt orrendo abisso Fosser gli avanzi della nave. Alfine Dopo un lungo desio vennero a galla. Nella stagion che il giudicante , sciolte Farie di caldi giovani contese , Sorge dal fo ro e per cenar s avvia DelP onde uscir i sospirali avanti.

Tutte queste circostanze danno indizio di un tempo di notabil durata, principalmente dacch il poeta lo pro lunga fino alla sera, n dice semplicemente quando il giudice sorge dal foro , ma v'aggiunge , sciolte varie di
( 1 ) I testi ordinarli leggono r it ma il Coray sostituisce ris i f t. lezione gi preferita nella versione francese, indicata prmameiile dal Casauboao.

96

SBLU

GEOGRAFIA D I STRABOHE

caldi giouani contese, affinch s^iateada che sorge dopo una dimora non breve. Ed anche non sarebbe stato credibile che Ulisse avesse evitato il naufragio, qualora prima di essersi allontanato per uno spazio considere vole avesse potuto esser di nuovo respinto. pollodoro poi convenendo con Eratostene rimpro vera Callimaco perch, sebbene sia grammatico (i), non dimeno contro lipotesi di Omero che pose nell oceano luoghi intorno ai quali dice che viaggi Ulisse, fa menzione di Gaude (2 ) e di Corcira. Ora se il viaggio di Ulisse non punto,avvenuto, ed tutta invenzione di Omero, il rimprovero mosso a Callimaco giusto : se poi quel viaggio sussiste , ma fu in tutt altri luoghi, pollodoro doveva soggiungere subito quali fossero questi luoghi per mettere in chiaro laltrui ignoranza. Ma non potendosi, come dicemmo, credibilmente afTermare che quel viaggio sia tutto finzione, n indican dosi altri luoghi ai quali si possa credere che Ulisse abbia viaggiato, Callimaco rimane assoluto dalla cen sura. N meglio ragiona Demetrio scepsio (3), il quale anzi stato cagione ad pollodoro di alcuni errori. Perocch per desideri di contraddire a Neante cizico, sostiene che gli Argonauti in quella loro spedi( 1 ) Val quanto dire un interprete di professione. (2 ) Lisola di Gozzi vicino a Malta. Forse invece di Corcira dee leggersi Corsaraj corrispuadente all isola Pantellaria sitatn fra 1 Africa e la Sicilia. (3) Scepsi fu una citt della Troadc che ora pi non sussiste.

LIBRO PHIMO

g<^

zione al Fasi ch attestata anche da Omero e da altri fondarono presso Cizico templi alla madre Idea (i)^ e comincia dall asserire che Omero non ebbe contezza di quel viaggio di Giasone al Fasi. Or questo non so< lamente contrasta colle cose dette da Omero, ma si anche con quelle che dice egli stesso. Omero dice che Achille depred Lesbo (2 ) ed altri luoghi circonvicini, ma si astenne da Lenno e dalle isole adiacenti, a motivo della parentela saa con Gi* soue e con Euneo figliuolo di lu i, che allora dominava in quell isola. Ora come mai il poeta seppe che Achille e Giasone furono o consanguinei o compatrioti o vi* cini od in qualsivoglia altra maniera famigliar! (il che non venne se non dall essere Tessali entrambi, l uno di Joco, 1 altro dell Acheide (3) Ftiotide), ed ignor poi come sia accaduto che Giasone tessalo e nativo di Jolco non abbia lasciato verun discendente nella sua pa* tria , e stabilisse invece il proprio figliuolo principe di Lenno ? Ed ebbe contezza di Pelia e delle Peliadi, e
(i) Cibele, detta Madre Idea perch era madre degli Dei ed aveva nn tempio sull Ida. Il F asi, o n -Faszy attraversava la Colchide detta dai moderni Stingrelia. (a) Lesbo , isola dell Arcipelago rimpetto alla T roade, dicesi ora MitiUni da Mitileae sua citt principale. - Lenno ai mo derni Stalimene. <3) La Ftiotide era una parte della Tessaglia situaU fra i golfi delti ora di Volo e di Zeilun. cbeo figliuolo di Xato vi si tras fer circa i4o anniavanti l E- V.:, e le comunic il nome di jtchaia-Ftiotidei (G.)

SraJBOKB , tOm. I li

^8

S E L L /l g e o g r a f i a D I STRABONE

di Alceste bellissima fra tutte ) e del figliuolo di lei Eo' melo,


Germe caro ^Adm eto^ e la divina Infra le donne Aleesti il partono , Delle figlie di Pelia la piii bella (i) ;

ma dei casi poi di Giasone e di Argo e degli Argonauti, intorno ai quali tutti sono d' accordo, non seppe cosa veruna ? E finse la navigazione sull oceaqo alP uscir del paese d Eeta, senza pigliarne dalla storia verua fondamento ? Ma primamente, al dire di tu tti, la navigazione al Fasi per comando di Pelia credibile ^ e cos anche il ritorno degli Argonauti, ed il possesso eh e presero di molte isole alle quali approdarono. Poi i loro errori, non altrimenti che quelli di Ulisse e di Menelao, sono comprovati da monumenti che si mostrano e si cre* dono ancora, e dalla voce di Omero. Perocch presso al Fasi mostrano una citt detta a (a)^ e si crede che un Eeta regnasse gi in C o l c h i d e e questo nome usitato agli abitanti di quel paese. Avvi in queluoghi la tradkione della maga Medea : e la ricchezza c|el sito proveniept!? dalle miniere d oro, dargento ,|B di .ferrp suggerisce uii probabil motivo di: quella spedizione, pel quale motivo anche Frisso (3) gi prima aveva ordinato
(l) 11. , lib. Il , . I , : (l) Disparve gi da gran tetnpo. (G.) , (3) Frisso, figliuolo di Atamante reidi Beozia, fuggendo l odio d Ino sua matrigna ricover nella Colchide preteso JSeta suo zio con una parte dei tesori di suo padre. Dif^esi .(he }a spe()izioiie

LIBRO PRIMO

99

che fosse intrapresa. E v ba monumenti di amendue quelle spedizioni ^ ci sono Frissio sui confini della Colchide e delP Iberia, e le Giasonie che trovansi da per tutto nell Armenia, nella Media e nei luoghi a quelle vicini. Ed anche sulla spiagi^ia marittima sulla quale sta Sinope, e lungo la Propontide e lEllesponto, sino al territorio di Lenuo si dice che vhanno parecchi indizii delle spedizioni di Giasone e di Frsso. Che anzi rispetto a quella di Giasone e dei Colchi che l ' bau se guitato , se ne trovan segnali fin nel paese di Creta e neir Italia e nell'Adria^ e ne accenna qualcuno anche Callimaco, per esempio, Eglta ed Anafe vicina a Tere laconica , e dove comincia dal dire : Come alcuni eroi dal soggiorno dEeta si ricondussero navigando aW an tica Emonia. Altrove poi ove parla dei Colchi dice: Tosto come cessarono di remigare sul mar d'lllirioj e laseiaronsi di gran tratto addietro il sepolcro della bionda Armonia trasformata in serpente, fondarono Astiro, che un Greco direbbe citt de' foorusciii, ma nel loro linguaggio la nominarono Pola. V ha eziando chi dice che Giasone rimont l Istro, o per gran tratto, come sostengono alcuni^ o secondo altri soltaoto fino all Adria : e questo asseriscono per ignoranza de luoghi, o perch credono che v abbia un
degli Argonauti fosse iatrapresa per ridomandare questi

tesori. -

Frissio poi una citt di cui parla Strabone nel lib. x , e che al tempo di lui chiamavasi Idfessa. - Di Giasonie', o citt di Giasone y ne ricorrlano pareccliie Strabone stesso, Giustino ed
Ainmiano Marcellino.

100

DELLA g e o g r a f i a DI 8TRAB0NE

Istro ([), il quale uscendo dal gran fiume di questo no^ me va a gettarsi nellAdria. Le quali cose non sono n assurde n incredibili. yalendosi adunque di sifTatti elementi Omero descrive alcune cose conformemente alla storia, ed altre ve ne aggiunge di sua finzione, seguitando il costume comune dei poeti ed il suo particolare. SI conforma alla storia quaudo nomina Eeta e Giasone ed Argo , quando da a finge un altra citt nominata Eea, e colloca Euneo in Lenno, e suppone che quell isola sia amica ad Achille, e sull esempio di Medea immagina la maga Circe sorella germana del prudentissimo Eeta. V ag giunge poi sue proprie invenzioni quando immagina che gli Argonauti ritornando da quella spedizione uscissero all oceano esteriore. Qualora pertanto queste cose siano ammesse, il poeta disse a ragione Argo da tutti vantata; essendoch la

(i) L opiaione che T Istro o Danubi avesse una delle sue foci nei golfo Adriatico aatichissima. Aristotele la riferisce co me com conosciuta da tutti; e ladottarono Teoponipo, Ipparco, Apollonio rodio ed altri molti. Strabone la rigetta in questo li bro medesimo, e poi anche nel settimo. Diodoro Siculo e Plinio r annoverano tra le favole ; e nel vero il Danubio disgiunto dall Istria lo spazio di oltre cinquanta leghe intersecate dalla catena delle Alpi e da molti grandi fiumi. probabile che il nome dIstria dato alla pensola situata ia fondo al golfo Adria tico abbia originata 1 opinione che quivi scorresse un ramo delr Istro. O forse gli abitanti dell Istria vennero dai paesi circon vicini all Istro e diedero questo nome al nuovo territorio nel quale presero sUnza. (G.)

LIBRO PRIMO

101

navigazione sarebbe avvenuta in luoghi conosciuti e po polosi. Ma se diamo fede a Demetrio che cita Mimnerno (il quale colloca sulloceano il soggiorno dEeta, ed as sersce che Giasone fu da Pelia mandato alle parti orien* tali sopra quel mare, e ne port il vello), non pu dirsi verisimile una spedizione in luoghi sconosciuti e senza celebrit per cosi fatta cagione^ n una navigazione per luoghi deserti, incolti, e tanto remoti da noi avrebbe potuto essere gloriosa e vantata da tutti. la tetimo* nianza di Mimnerno questa : Non mai quegli E roi , quando Giasone se ne port il vello da Eea per difficile via , compiendo per comando dei severo Pelia una mala gevole impresa, non mai sarebbero pervenuti alle belle correnti deWoceano. Poscia: La citt d Eeta dove i raggi del rapido sole riposano sopra un talamo dorato, lungo le rive dell oceano a cui approd gi il divino Giasone^ C A P O III.
Contuuaione delt esame del primo libro di Eratostene.

N in questo ancora ben si comporta Eratostene, eh egli frequentemente fa menzione d uomini indegni d essere menzionati ^ o per confutarli, o per fondarsi invece sovr essi, e valersene quai testimoni, come fa di Damaste e di altri di cotal fatta : i quali, poniamo che qualche volta dicano il vero, non si debbono per ci tare, n cosa alcuna da credere sulla loro fede. Ma soltanto degli uomini degni di stima dobbiamo valerci a tal uopo^ perchessi il pi delle cose riferiscono esat tamente , e se alcune ne omettono o dicono con poca

103

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

precision, noi fanno per trarre altrui in inganno. Ma chi cita Damaste non differisce punto da chi citasse il Bergeo (i) o il niessenio Evemero o quegli altri eh Eratostene stesso ha menzionati censurandone le futilit. Ed egli med^esimo cita una delle inezie d Evemero, cio P arer lui creduto che il golfo Arabico fosse un lago ; e che Diotimo figliuolo di Strombico, capo di un ambasceria di Ateniesi, rimontando il Gidno a tra* verso della Cilicia passasse nel Goaspi, il quale scorre appo Susa, ed arrivasse in quaranta giorni a quella citt ^ dicendo che questo gli fu raccontato da Diotimo stesso. D onde maravigliavasi come il Gidno attraver sando lEufrate ed il Tigri potesse sboccar nel Coaspi . N ci solo degno di essere notato , ma questo ancora, chei dice sconosciuti al suo tempo certi luo ghi , i quali erano tutti esattamente descritti ; e men tre raccomanda altrui di non credere di leggieri a chi che s ia , e reca in mezzo con lunghe parole le ra gioni per le quali non si dee credere, egli medesimo p o i, rispetto al Ponto ed all Adria prest fede al pri mo testimonio in cui si abbatt. Quindi credette che il seno Issico (2 ) sia il punto pi orientale del nostro mare \ mentre la posizione di Dioscuria nell estremit del Ponto pi orientale di circa tremila stadii , se condo la maniei'a sua propria di computar ; e par lando poi dell Adria e desuoi confini settentrionali ed estremi non si astiene da veruna favola. E credette a molte invenzioni favolose anche intorno alle cose al
(1) Cio Antifaue nato a Bergea nella Tracia. ( 2 ) Il golfo d Alcssaudretta.

LISRO PRIMO

lo 3

Ji fuori dalle Colonne , nominando ttn isla Cerna ed altri luoghi che non si veggono pi in nessuna parte , e dei quali faremo menzione anche appresso. E dopo aver detto che i primi che navigarono o per ladronec cio o per meroatanteggiare , non si spinsero in alto, ma costeggiaron la terra, siccome fece anche Giasone, il quale poi da Coleo si addentr nell Armenia e nella Media abbandonando le navi^ soggiunge che degli antichi nessuno aveva osato navigare l Bussino, n lungo la Libia, k Siria e la Cilicia. - Ma qua lora egli per antichi intenda coloro che furono prima di ogni nostra memoria, a me non importa il dire se navigarono o no ^ quando invece alluda a coloro dei quali ci rimasta ricordanza, nessuno potrebbe ver gognarsi dicendo essere manifesto che gli antichi fe cero e per terra e per mare viaggi pi lunghi di quei che vennero dopo, se pure dobbiamo credere a quanto si dice. Perocch si celebrano Dionisio, Ercole e quel Giasone che nominammo poc anzi ^ poi Ulisse e Me nelao menzionati da Omero. Ed da credere che Te seo e Piritoo per avere compiuti lunghi viaggi lascias sero di s quella fama la quale racconta che disceser allAverno^ e che per somigliante cagione i Dioscuri (i) siano stati detti guardiani del m are, e salvatori dei naviganti. d celebrata anche la possanza maritti(i) Castore e Polluce , i quali lornando dalla gpedizioae degli Argonauti liberarono i mari di Grecia p l Arcipelago dai pi r a ti, e* furono per ci considerati come divinit tutelari dei na viganti. (G.)

Io4

D LLA g e o g r a f i a d i StRABONt!

ma (i) di Minore, e la navigazione de'Fedicj^ i quali cercarono i luoghi fuori deile Colonne d Ercole e vi fondarono alcune citt ^ e cos anche in mezzo alia spiaggia di Libi, poco dopo le cose troiane. Enea poi e Antenore 'e gli Eneti e , per dir brei(e, tutti coloro i quali, scampati dalla guerra troiana, sono andati vagando per tutta la terra abitata , non si debbono forse porre nel novero degli uomini antichi ? Perocch nel tempo di quella spedizione accadde agli Elleni del pari che ai barbari di perdere quanto o possedevano nelle loro patrie od avevano in guerra acquistato : di qualit che dopo la catastrofe d Ilio i vincitori si volr sero al ladroneccio sospinti dalla miseria, e tanto pi i vinti sopravvissuti alla guerra. fama poi che da costoro fossero fondate moltissime citt lungo tutta la costa fuor della Grecia, e qualcuna eziandio nelle parti mediterranee (a). Dopo aver detto quanto si procedette nella cogni zione della terra abitata dai tempi di Alessandro fino a' suoi, converte di subito il discorso alla figura ^ ma non gi, alla figura della terra abitata (ci che sarebbe stato pi al proposito ) , bens a quella di tutta la
(i) Non abbiamo una voce corrispondente al vocabolo greco il quale significa domnazione-sul-mare. I Fenic) menzionati subilo dopo sono i Cartaginesi che circa mille anni av. 1 E. V. spedirono Annone sulle coste occidentali delr Africa per fondarvi alcune colonie. (i) Nella Ediz. fr. trovasi una lunga enumerazione di tutte te citt che furono fondate dopo la guerra di Troia, dai Greci e dai Troiani.

LIBRO PRIMO

105

terra nella sna intlerezza. E certo conTenira parlare an che di questa, ma non peraltro cos disordinataoiente. Premesso adunque che tutta quanta la terra sferi ca , non gi come se fosse lavorata al torno, ma con alcune irregolarit, soggiunge che mplte mutazioni di figura che avvengono in alcune sue parti procedono dair acqua, dal fuoco, dagli u rti, dalle eruzioni e da altre cause consimili : e nemmanco in questa enumera zione non serba ordine alcuno. Perocch 1 essere sfe rica tutta la terra procede dalla disposizione dell uni* verso^ n le mutazioni di figura qui accennate possono punto alterare la terra tu tta, essendoch dove trattasi di cose grandi dispaiono questa s piccole : ma sojo possono indurre qualche difEerenza nelle varie parti della terra abitata , e prevengono tutte da cause loro prossime e particolari. Dice poi Eratostene essere una grande quistione: Come avvenga che a due mila ed anche a tre mila stadii dal mare in paesi mediterranei si veggono spesso conchiglie ed ostrache, e moltitudine di nicchi, e laghi di acque salse (i). Cos per esempio presso al tempio dAmmone, e lungo la via di tre mila stadii che a quello

che potrebbe tradursi laghi acqua di mare. Non soRiministiandomi la nostra lingua un vocabolo solo corrispon dente al greco seguitai il Bonacciuoli, trovando che la voce Ai/c>0 d^A 77 < dei Greci significava appunto quei laghi vicini al mar , i quali comunque siano affatto dal mare disgiunti hanno peraltro comune con esso la propriet di avere le acque salate. ( i ) 'I l testo dice

marini , o cogli editori francesi maree

Io 6

DELLA GEOGRAFIA D I STBABONE

conduce avvi grande abbondanza di nicchi sparsi, e vi si trova tuttora gran quantit di sale, e getti d acqua di mare che zampillano in alto: Veggonsi inoltre col rot tami di navi maria , i quali si dice che furono gittati fuori dal fondo d una voragine; e Ggure di delfiiii so vrapposte a colonne colla iscrizione : D ei T e o r i d i C i r e n e (i) . E dopo di queste prole Eratostene cita r autorit di Stratone il fisic , di XaQto lidio. AI dire di Xanto, sotto il regno di Artserse vebbe una gian siccit per modo che s asciugrn i flumi, i laghi^d i pozzi. Egli pi affermava di avere veduto ia luoghi lontani dal mare pietre configurate a guisa di conchiglie 0 di pettini o di ceramidi, poi un lago di acque salse fra gli Armeni, e nella Mattiana (a) e nella Fi-igia inferiore. D onde egli era persuaso che dov ora terra sia stato altre volte mare. Stratone poi addentrandosi maggiormnte nelPetiolgia (3) sostiene : Ghe 1 Eussino non avesse da pri ma veruna bocca dalla parte di Bizanzio , ma che iii processo di tempo ! fiumi che in quello si gettano fe cero forz( ed apersero il varco, sicch poi l acqua an d a cadere nella Propntide nellEllespont. E che lo
(i) Erano i Teori, personaggi deputati a sorvegliare n^lla ce lebrazione dei giuochi ed in altre feste pubbliche religiose. (a) L ordine col quale Slrabone vien nominando questi paesi dimostra che la Mattiana qui accennata non quella compresa nella Media , ma corrisponde a quella contrada abitata da Mattiani, che Erodoto colloca lungo il fiume Alis onderano separati dalla Frigia. (G.) (3) L enologia h lo studio delle cagioni.

LIBRO PRIM O

107

stessa sia accaduto del Mediterraneo^ perocch quivi pure essendo empiuto il mare dai fiumi si ruppe l'argine dove son le Colonne, e discorrendone Tacque rimaseroall asciutto i luoghi che prima erano paludosi . E ne adduce questa cagione: Primamente che il Ietto del mare interno e quello del mare esterno si trovano a differente altezza; poi che anche al presente una specie di'benda di terra allungasi stto mare dalPEuropa alla Libia (t), quasi a mostrare che una volta non era gi questo un pelago solo. Poi che ha pochissima profon dit (2 ) ; mentre per lo contrario profondissimi sono i mari di Creta, di Sicilia e di Sardegna : perocch mol tissimi fiumi e grandissimi scorrendo dal settentrione e dal levante empiono il Ponto di limo e cos ne alzano il letto ; dove gli altri rimangono invece profondi. Di qui poi il mar Pontico pi dolce di tutti gli altri (3), e scorre verso queluoghi ai quali il suo letto declina . Stratone inoltre di parere : Che tutto il Ponto , continuando le alluvioni gi d ette, s empir di terra : e gi nella sinistra sua parte impaludasi, come a dire la costa di Salmidessa, e que' luoghi che i naviganti

(i) Da Gibilterra a Ceuta : e forse questa strscia di terra er visibile ancora due mila anni addietro. (G.) (3) Quest asserzione ia generale verissima , sebbene poi il Ponto Eussino in alcuni luoghi sia immensamente profondo Questi luoghi erano detti dai Greci rt r i n>7, le profondit del Ponto. (Casaub.) (3) Ci viene dall esservi frammista gran quantit d acqua di umi.

I08

D ELLA G EO G nA FI D I STRABONE

cbiamano StetI (i) e sMncoatrano presso PIstro e il deserto di Scizia. E forse anche il tempio d' Ammone che una volta era lungo il m are, dopo che le acque si apersero il mentovato passaggio rimase fra terra , e stima che appunto per essere stato sul mare queiP oracolo fosse tanto celebre e conosciuto, mentre se ne fosse stato sempre tanto discosto quanto al presente, da credere che non avrebbe ottenuta mai tanta celebrit e tanta riputazione. Cosi anche lEgitto, al parer suo, sar stato anticamente coperto dal mare sino alle paludi presso Pelusio ed al monte Casio ed al lago Sirbonide (a)^ d onde anche oggid quando neir Egitto si scavano le miniere del sale trovansi ban chi di sabbia e conchiglie fossili, come se il mare avesse coperto una volta tutto il paese, e tutto quel tratto di terra eh intorno al Casio ed alle cos dette Gerre fosse stato una palude che andava a congiungersi col golfo dellEritreo. Ritraendosi poi il mare, questi luoghi furono discoperti dall acque, e rimase soltanto il lago Sirbonide, il quale essendosi anchegli aperta unuscita

(i) La voce significa il petto d un uomo. I naviganti 1 appIicarco quindi a certi banchi di sabbia sporgenti alcun poco dallacque, perch rendono immagine d un uomo che nuoti supino. - Del resto il Gossellin osserva che il riempimento delr Bussino da Stratone accennato non potrebbe mai avvenire, e che gli accrescimenti di terra prodotti dai fiumi sono s piccola cosa , che appena dopo moltissimi secoli si possono conoscere. (t) il lago Sabaki Bardoil o lago di Baldovino, avendo ri cevuto quest ultimo nome da Baldovino 1 re di Gerusalemme.

LIBSO P B tX O

109

si convert in tina palude. Cosi anche le rTe del lago Almiride (c) paion di mare anzich di fiume . Che in certi tempi gran parte delle terre continen tali sia stata coperta dal mare, e poi lasciata d nuovo scoperta pu essere conceduto e cos eziandio che tutta la terra presentemente sott' acqua sia nel suolo irregolare 5 come per verit in quella parte eh fuori del mare e dove noi abitiamo, si veggono tutte quelle mutazioni delle quali Eratostene parla. Sicch al ragio namento di Xanto non si potrebbe apporre veruna as surdit. Ma rispetto a Stratone potrebbe dirsi che meu tre v hanno molte cagioni del fenomeno di cui parla, egli le omette per andarne cercando altre che non sus sistono. La prima cagione ch'ei reca si che il mare interno e l esterno non hanno n uno stesso letto n una stessa profondit. Ma se il mare talvolta innalza e talvolta si abbassa, e copre alcuni luoghi e da alcuni altri invece si ritrae, non n' gi cagione 1 essere il
(i)

11 CasauboDO proponeva cLe in luogo di tJ

xlfi,trts si leggesse rnc r i MiftSt xlfttnc, e il Coray non du> bit di sostituire la lezione tJ Mi f t J t t x lfi.w
proposta gii dagli editori francesi. Tattavolta hanno essi notato che Plinio (lib. v i, c. a4) chiama Almiride nn Iago formato, al p are r suo, da nn ramo dell Istro al di sopra dell imboccatura di questo fiume ch ad Istropoli, e corrispondente forse al lago detto ora dai Turchi Kara-sou : Che Strabone ha menzionato poc anzi il deserto di Scizia in mezzo al quale trovavasi questo lago Almiride di Plinio : e che a questa per conseguenza potrebbe il nostro Autore aver fotta allusione.

I IO

DELLik. GEOGRAFIA D I STRABONE

fondo in qualche sito pi basso e in qualche altro sito pi alto; ma s piuttosto Tessere soggetto il fondo stesso talvolta ad innalzarsi e talvolta invece ad abbassarsi, d' onde poi anche il mare cresce o decresce ; e cre sciuto copre i luoghi circonvicini, decresciuto si ritrae dentro i primitivi suoi limiti. Se la cosa fosse come dice Stratone bisognerebbe che ad ogni subito riempimento del mare tenesse dietro uno straripamento, come a dire quando accade il riflusso delle acque, o quando si gonfiano i fiumi, giacch nel primo di questi casi le acque si muovono tutte verso una stessa parte, nel se condo sono accresciute. Ma n gli accrescimenti ca gionati dai fiumi hanno efTetti subiti e frequenti, n il rflusso, il quale non dura gran tempo ed regolare, cagiona inondazioni n nel Mediterraneo n altrove. Kesta dunque che se ne accagioni il suolo, o vuoi quello che sta sotto il mare, o vuoi quello che ne viene inon dato ; e pare pi probabile accagionarne il primo, sic come quello eh pi mobile, e per la sua umidit pi suscettivo di mutazioni : perocch quivi ha grand effi cacia il vento eh la principale cagione di tutti questi fenomeni. Ma come gi dissi ci che produce gli effetti accennati si che il medesimo fondo di mare qualche volta sinnalza e qualche volta soggiace ad un abbassa mento ; e non gi 1 essere alcuni fondi pi alti ed al cuni pi bassi. Tuttavolta Stratone tenne quest ultima sentenza credendo che quanto avviene dei fiumi arri vasse anche del mare , cio che il discorrimento delle acque fosse da luoglii pi elevali (i); altrimenti non (i) Cio: dipendesse dalla incliiiaziuue c declivit del suolo.

LIBRO t> f tm o

11 I

avrebbe recata al suolo la cagione della corrente presso Bizanzio, dicendo che quello dellEussino pi elevato di quello della Propontide e del mare ad essa contigtio (i)^ della quale ineguaglianza soggiunge poi la se* guente cagione: Che pel limo portato dai fiumi PEus* sino i empie e diventa pi angusto, e per questo sue acque scorrono nei mari esteriori. Quindi trasporta questo ragionamento a lutto il Mediterraneo rispetto allOceano, supponendo che per la stessa cagione esso abbia un letto pi alto che non quel delP Atlantico : perocch anche il Mediterraneo da molti fiumi riem piuto , e riceve perci una corrispondente quantit di limo. Converrebbe pertanto che la corrente presso Bizanzio e quella fra le Colonne e Calpe (a) fossero uguali. Ma questo si lasci in disparte ^ perocch direb bero forse che anche in quest ultimo stretto la cor rente uguale, ma viene contrastata, e nascosta allo sguardo dal riurtarsi dei due mari e dal flusso e riflus' so. Questo per altro io domando: Che cosa impediva, quando non era per anco aperta la bocca presso Bizanzio, che essendp il fondo dell Eussino pi basso di quello della Propontide e del mare contiguo , e for mando di gi un mare od un lago ( maggiore per altro della palude Meotide ) non fosse riempiuto dai fiumi ? E se questo concedesi, io domando di nuovo : La su(1) Val quanto dire che il letto che qnllo del mar di Marinara e (2 ) Straboue collocava una ttt questo nome che costituiva una lib. 111. del inar Nero fe pi elevato dell Arcipelago. di Calpe presso al monte di delle Coloanc di Ercole. V.

1 12

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

perficie dell acque dell Eussino e di quelle della Propontide , quand esse trovaronsi ad uno stesso livello , non dovettero esercitare un' uguale pressione tra loro per modo che I una non potesse essere necessitata a scof-ere nell' altra? quando levatosi l Eussino ad un livello pi a it , la piena soverchi e proruppe, ed il mare di fuori si mischi coll interno ( o eh egli gi fosse un m re, o che fosse un lago da prima e dive nisse poi mare per la meschianza e preponderanza dei flutti marini ) , non avranno pigliata amendue una me desima superficie? E dove anche questo sia conceduto, non verrebbe ad esserne impedito il presente discorri mento , non potendo procedere n dalla maggiore ele vatezza del suolo n dalla sua declivit, come vorrebbe Stratone ? Questo raziocinio possiamo trasportarlo anche a tutto il Mediterraneo ed all oceano Atlantico, e collocar la cagione della loro corrente non gi nel suolo o nella declivit, ma nei fiumi ( i) ; poich non sarebbe incre dibile , nemmeno secondo Stratone , che il Mediterra neo ( quand anche fosse stato da prima soltanto un Ia go ) essendo riempiuto dai fiumi traboccasse finalmente al di fuori a traverso gli stretti delle Colonne, come da cateratte; e che in processo di tempo essendo poi sem pre accresciuto il mare esteriore a cagione di questo traboccam ento, sia venuto ad uno stesso livello col Mediterraneo, il quale per la prevalenza dellaltro acqui st anch esso natura di mare.
(i) Cio nei fiumi che inettouo fucc o d Mediterraneo.

L IM O P l t m o

Il3

Non poi cosa da fisico oemmanco il far confironto del mare ei fiumi: perocch quello giace senza alcuna declivit ^-questi sono portati secondo il declivio del suolo. Lo scorrimento poi degli strett succede per tut< altra cagione, che per essere il fondo del mare rial zalo dal fango deposte dai fiumi. Perocch quest de* ponimenti succedono presso alle bocche dei fium i, co me sono intorno alle bocche delPistro gli steli gi detti, e il deserto di Scizia, e Salmidesso, dove cooperano che alcuni altri torrenti; alle bocche del Fasi la spiag^ gi marittima della Golchide^ sabbiosa , bassa e molle ^ ed al Termodonte ed a ll'lri tutta la Temiscira ( i) , delta campo delie Amazom^ e la maggior parte della Sidene. Lo stesso poi accade anche alle bocche di altri fiumi. Perocch tutti a somiglianza del Nilo convertono in continente il luogo opposto alle loro bocche, gli uni pi , gli altri meno :. meno quelK che trasportano oon molto limOf pi quelli che nc'trasportano m olto, e passano per un molle terreno, e ricevono in s parec chi torrenti. Tale si il Piramo (2 ) , il quale aggiunse alla Gilicia gran parte del suo terreno d onde fu poi pronunciato quel detto: Questo avverr ne tempijtturj

quando il PiraqiO ampio-scorrente spingendo sempre innanzi l04w,taf arrivtr alla sacra 0'pr<K Perocch il
(i) n Termodont oggi dicesi TAarrnsA, V Iride h V lekilermak , e la Temiscira chiamasi DJanik , io cui compresa an-> che la Sidene meazionaU subitolopov (G.) (a) Il Gehiotm. - 11 valicDo poi riferito poco appresso non si avverato finora, n v ha iadizio ( dic il Casaubono ) he sia per avverarsi. STK^soMt, toni. I L 8

L i4

d e l l a GBO^UlFU di STRB0N

Piramo sboccando gi naTgabil di mezzo ai campi de)laCataoDa(i), e discendeodo ira ^ stcelU del Tauro nella Ciltcia, mette foce nel mare che sta &a quella re> gioDe e Cipro. E la cagione del hod vedersi progredire la terra portata dai fiumi nel mare si. che il mave ^ soggiacendo di sua natara al flusso e piflusso^ lairspin ge addietro. Perocch il mare somiglia agii animali,- ed al pari di quelli continuamente inspra respira ao ehesso con un perpetuo m ota di ritparsL in s stesso e di spandersi al di fuori: e questo apparisce a chi sla sul lido, dove il mare percuote: giacch ora gli si co prono i piedi, ora gli si discoprm}, :con incessante itenvare di moto. Per questa fluttuazione P onda< del mdre si muore poi sem pre, ed anehe quando placi dissima conserva qualche impeto ieoa cui getta sut ter reno quanto ha in s di estumeq^ donfU^^ si sffarge di mol* tW ga il lido- (a). Questo, accade pec certo piivisibil> mente allorch trae vento marino^ ma aqche o d ia cal* m a , e ne soffii che spirano dal continente c e ne aecorgiamo. Perocch londa portasi al lido anche: contvo qucsofBi, come sella seguitasse un certo moto proprio del mare. Q uesto esprime Omn> dicendo cbe il'flutto:
.....................intomo agU tti

Sogfi

arriccia , li sormonta * I' lat^At'

Spruzzi diffonde la canuta spuma (3).

(1) La Cataonia e la Ci^icc foreti poi eompresesottctl DoiiM


ASA M euli.

(2) IL , libt It,: 7..


(3) II., lib. IV , 4*5 : poi lib. XVII, a65.

LIBRO PAINO

1 15

Ed akroTe:
Mugghiali con vasti Rimbamho i Ud.
. . . . . .

Il gingere aikinque dell'onda alia riva ha uaa certa forza' efae bastati rigettare ^joante n a ha in si di stranie* ro ; e qtiesto ci che diccsi piirgaoae del mare, per la qual ^e i corpi dei morti e i rottsaii delle navi ven gon portati stili onda al terreno. Nel ritirarsi poi aoa conserva irflutto npa 4ottSk egnale^ sicch uoo vaia a prtar seco di huot n cadavere, n legno ^ n leggerissimo suvefro, nemmadco dai laogfai pi vicini^ Cos avviene che la tferra e Tacque .a cui stanno cpie* sti crpi siano dall onda respint ddietnK > Aat'be il peso del limo coopera a ftir sii chesso precipiti nel fondia del mare pritiia che si^ spinto molto addentro; perch le correnti dei fiumi perdono la loro forza appressandosi ni luogo ddve mettono fotte. Se poi le alluvioai dei. fiu mi fossero ' c o tttin n e 'lie n pi comprende che. tu tta il tnare d o v r^b e dita fine esserne pieno: e ^ e s t o 'Q Vve#> Irebbe principalmente tiel'Ponto Eussino , qnand anche )o supponessimo pHi'profondo che il mar di Sard^na^ il quale per teiAimonianza di 'Posidonio si erede che sia il pi prdfbndo di ' quanti s ne misuraron finora, ba cir<^a aitle orgiti (i) di altezza. (i) Secoodo Erodoto (lb. >i, $ i49) lorgia era di sei piedi greci. Se dunque ti-attas di'pieditilittipici, le mille orgie setto 5^oo piedi parigini oVvW o g5b tese ; m i non essendo vrisiinile ' che siasi mai pescato fibo'* tanta jprofendil , da dire che Erodete seguitasse le misure desHMe dal piccolo stadio in uso a'suoi leaipi; e in tal caso le mille orgie equivatgeoo a circa 5i3 Use.

I 16

BELLA G E O G R iV Il DI STRBOMf

Noi duaque non seguiremo gi questa etiologia, mal s\ piuttosto quella che {ondasi sopra cose pi manifeste, e vedute in certo modo ogni giorno. Perocch i cata clismi, i trem uoti, le erueioni, e l in^rovviso gonfiarsi del ietto del mare ianalsano il mare istesso, come lo abbassano i subiti sprooadameati del suolo. E nel fattQ non gi vero che possano useir de} mare mass*;. ed isole piccole, ma grandi no^ ovvero isoley e non,con* tinent : e cos possono ancke sprofondarsi i gra^udi terroi del pari cbe i piccoli. Per si dice cbe per tre> muotr si apersero alcune v<Hragini, le quali inghiottirono intiere TOgioi colle loro citt, come Bura e Bizone. (i) ed >altrtf parecchie. alcuno pu dire che la Sicilia sia ubo smembramento dU talia, piuttostoch un paese cacciato fuori dal fuoco dell Etna, come anche le isole di Lipari e di Pitecusa (). Eraikostene poi tanto singolare, che sebbene sia matematico, non sostiene per P opinione di Archime de. Questi nel libro Dei orpi galleggianti aQerma che la. superficie di ogni liquido in istato di riposo sfierca ed ha un medesimo centro cdlla terra : e questa opl* nione ricevuta da quanti abbiaiie pur toccEite. le ma> tematiche discipline. Ma EratosteOe 4 tioiE| che il mare in tern o , comunque per confessione sua propria ia tutto continuo, non sia per tutto compreso sotto una
{t) Bura e Buone, La prima eifa una citt Ticina al golib di.Corinto. L 'a ltra era secondo aicnni nell^ T racia, secondo altri nel Ponto, e forse pi |irobabili9;iente. nlW Mesia infer9 re suUa riva occidentale d d PoQto E u ^ o . ^ s ) Upai'i ed Iscliia.

l ibro p m u o

117

sapcrficie sola , nemmanco in luoghi fra loi-o vicini. E chinroa per testioioni di questa sua ignoranza gl'inge* gneri ; sebbene i raatematici dimoslrino che la scienza degl ingegneri una parte delia matematica disciplina. Dice pertanto ch^ Demetrio ( 1) avendo intrapreso di tagliare Tistmo dei Pelo|K>nnesi per aprirvi la naviga zione alle arm ate, ne fu poi distolto dal contrario pa rere degF ingegneri^ i quali dopo avere misurati que' luoghi gli annunciarono essere il seno di Corinto pi elevato che il mar di Cencrea, e aflermarono che segli avesse tagliato il terreno frapposto, tutta la spiaggia cK presso ad Egioa , ed Egina stessa e le isole cir convicine sarebbero state sommerse : oltrech la navi gazione non sarebbe forse riuscita di grande utilit (a). Di qui poi (secondo Eritostene) nascono le correnti degli euripi (3)^ e quelle principalmente delio stretto della Sicilia, il quale si dice che va soggetto al flusso o riflusso deir oceano : perocch due volte ogni giorno vi
( 1) Demetrio Puliorcete. Affermano poi Plloio, Svetonio, D!one Cassio ed altri, che anche G. Cesare , Caligola e Nerone tenta rono di tagliar l Istm o, ma non poterono condotte a buon fine l impresa. - h'Istmo de'Pelponnesi qui menzionalo pi&' eonpsciuto sotto il nome di Istmo di Corintoi 4 i Greci moderai lo c h i a m a n o p c r c b tengono che sia largo (a) Secondo una noia degli editori francesi la locuzione del testo nm\ ft%S\ rf SitiwXii potrebbe in qaeslo luogo significare anche che la nwigazion non: sareibe fo r s e stala possibile. - Del resto fu un errore dcgU iogagneri di Demetrio l avere credulo che le , acque dei du.m ali g ii detti avessero un diverso livello. (3) A ir ^ 0 significa lo stesso Stretto.

I I8

SE L L A C E O G B A F If D I STRABONE

S cambia la crrente in quella guisa che 1 oceano due volle ogni giorno cresce e decresce. Al flusso poi del1 oceano corrisponde nel mar Tirreno quella corrente che appellasi discendente, e che si porta in quel di Si* cilia come se venisse da un luogo pifi elevato^ peroct ch questa corrente comincia e finisce a un medesimi tempo col flusso del mare^ cio comincia verso il sor* gere della luna o verso il suo tranionto , e finisce quan-> d essa: tocca al meridiano superiore od inferiore alia trra. E # cos il muoversi opposto delle acque di quello stretto, cui chiamano risalente, corrisponde al riflusso; ed al pari di questo comincia quando la luna tocca al l uno od all altro dei meridiani gi detti, e finisce ^nand essa o leva o tramonta. Ma intorno al flusso e riflusso hanno parlato abba stanza Posidobio e Atenodoro ; e in quanto a qnell degli stretti, il quale procede anch esso da una'cagio* ne tutta fisica , baster al nostro intendimento il dir , che questi stretti non hanno tutti le loro correnti di un modo ^ perocch altrimenti quel di Sicilia non cangertibbe direzione due volte ogni giorno, come dice Eratostene stesso, e sette volte queHo di Calcide, e n pur uua quel di Bizanzio, it quale si muove sempre dal Ponto Bussino verso la Propontide ; e se crediamo ad Ipparco rimane qualche volta sospeso (i). Oltre di ci
(i) Queste sospensioni del corso deirEussino nella' Propontide possono esBei-0|>rocedute talvolta da grandi siccit, le quali abbiano diinioaita la massa delle acque che il l^ n u b io , il Dniepr, it Don e gli altri fiumi vi portano. O ltrech'i freddi-eceessi^i' e di Juijga durala poterono qualche volla arrestare' rt eorso- di questi 6un>i. {G.)

LIMO ratMO

I tp

quando lene il modo eoi quale s muoTOoo le acque degli stretti fosse uniforme, non per questo- potrebbo ammettersi la cagione da EratOslene assegnata, cio il diverso livello di mari che si trorano a contatto. Pe rocch questa diversit dt livello non s incrnitrerdibe nemuianco nei fiumi, se non avessero le cateratte: ti vero che per cagione di queste vadano soggetti al rifinsso, ma di continao si muovono verso la f>arte pi bassa; e questo avviene perch hanno inclinato il letto e la superficie. Ma del mare pi, chi mai direbbe ch*esso ha la superficie inclinata? principahnente econdo quel sistema che suppone sferici i quattro corpi che noi di< dam o elementari. Per non pu dirsi che negli stretti r acqua sia suscettibile non solo di un movimento al> ternato, ma ben anche di riposo e d'imm obilit; mas sime se non una solala superficie, ma da una parte pf elevata e dall altra pi bassa. Perocch non si vuol credere che siccome la terra, per essere di sua natura soKda, pu avere nella propria figura permanenti cavit e prominenze, cos sia anche dell'acqua: mentre questa invece, pel movimento .medesimo chie le viene impresso dal suo ^eso, i diffonde sopra la terra, e prende quella superficie che Archimede le assegna. Aggiunge poi alle cose gi dette intorno ad Ammone e a ir Egitto parergli che il monte Casio fosse una volta circondato dal m are, e che tutto quel luogo dove ora sono le cos dette Gerre fosse impaludato e toccasse al m ar fiosso; e che (fuendo il 'mare si uni (i) Ttma(i) Cio quando 1 Oceano l Mediterraneo si congiunsero.

1ad

SELLA GEOGRAFU DI STRABONE

nesse poi scoperto dall^ acque. Ma riesce anfibologico quel dire che fosse impaludato tutto il luogo che tocca al mar Bosso: perocch toccr^re (i) significa e lessere vi cino e lesser congiunto ; per modo che trattandosi di acque concorrano le une nelle altre. Io per me donque intendo che le mentovate paludi si stendessero fin verso il mar Bosso per tutto quel teipo che lo stretto delle Colonne fu chiuso^ e che quando poi questo fu rotto i, avvenisse il ritiramento dell acque per essere il nostro mare divenuto pi basso a cagione dello sfogo ehesso ebbe a traverso allo stretto. Ma Ipparco invece intendendo sotto 1 espressione toccare, che il nostro mare fosse contiguo collE ritreo, domanda, come mai quaa* do si aperse lo sfogo delle Colonne, ed il Mediterraneo vi discorse per mezzo, non trasse con s anche 1 Eri treo {% ) che gli era congiuuto, ma questo iuvece rimase al suo livello di prima, n sabbass? E nel vero, anche
Il Coray per altro acceua la lezione v v ttfS im f St r j f ^ x iT ln t proposta anche dagli editori francesi in luogo d)la comune rvsicch verrebbe a dirsi non quando il mare si con giunse , ma quando ti ritir : e questa variante fatta proba bilissima soprattutto dall'averla gi usata Strabone parlando ap punto di questi luoghi medesimi. Tuttavolta siccome questo riti rarsi del mare sarebbe accaduto, secondo il nostro stesso Autore, appunto quando 1 Oceano si congiunse col Mediterraneo, perci Don credetti necessario di allontanarmi dallordinaria lezione. (i) Il vocabolo greco (a) Il nome di Eritrto da vasi non solo al golfo Arabico, ma si anche al mare delle In d ie , cio al mare compreso fra le co ste orientali dell Africa e la penisola dell ludia. (G.)

LIB R O PM XO Ia I secondo Eratostene, tutti i mari steriori sono contgui^ (li modo che il settentrionale e T Eritreo sono un niar solo. Dopo di ci aggiunge Ipparco il corollario, che il mare al di fuori delle Colonne, e lEritreo e il Medi terraneo allora a questo contiguo, debbono avere unn stes> sa altezza . Se non che Eratostenerisponderebbe: Non avere lui detto che il Mediterraneo per soverchia pie-* nezza siasi congiunto coll Eritreo, ma soltanto che gli si avvicin^ n per essere un mace solo e continuo nou ne viene di conseguenka eh esso abbia tutto una stessa altezza ed una superficie sola: cos la superficie del Mediterraneo non certamente la stessa presso Lecheo e presso Gencrea (i). Ipparco stesso accenna questa risposta nel suo Trattato contro Eratostene : e sapendo che r opinioni di lui era sifltta, dovea recare in mezzo qualche cosa del proprio, e non gi stabilire che colui il quale dice che il mar esteriore ano solo, dice nel tempo che una sola n la superficie. Dicendo poi Ipparco essere falsa l iscrizione sopra i delfini Oei teori cirenaici ne assegna una non cre dibile prova: Che la fondazione di Cirene si riporta a tempi di quali abbiam ricordanza, eppure nessuno fa menzione che quelloracolo fosse mai situato in sul ma re Ma che importa se iiiuno ne fa menzione, quando fra glindizii dai quali raccogliamo che questo luogo stato una volta marittimo si trovano i delfini e I i
(i) Gi si detto che questa opDone nacque da un errore degl ingegneri. - Lecheo era il porto occidentale della citti di Corinto. Cencrea ora dieesi Ifenkri. (G.)

Ia i

DELLA GEO&RAPIA. D I ST ftiB O N G

scrizione Dei teori cireoaici? E mentre concede' che il mare inaaleandosi commisuratamente alla eleva zione del suolo potesse coprire fino alPoraeolo nno spa zio di pi che tre mila stadii, non concede poi cfaesso abbia potuto crescere a tanto da coprir tatto il F a r o , ed il pi delP Egitto ; come se quella elevazione che da lui viene ammessa gi non bastasse ad inondar que> sti luoghi. Dicendo inoltre Ipparco che se il nostro mare si fosse elevato a quel segno a cui Eratostene aflrma che giunse innanzi allirruzione per io stretto delle Colon ne , tutta quanta la Libia e molte parti dell' Europa c dell Asia ne sarebbero state coperte, soggiunge che anche il Ponto dovette essere in alcuni luoghi unito coll istro; perocch questo fiume dividendosi neluoghi vicini al Ponto, scorre nelluno e nellaltro mare, sicco me vuole la atnra del terreno. Ma non vero che l Istro abbia le sue sorgenti dalle parti vicine al Ponto, sibbene per lo contrario dai monti al d l dellAdria ; n scorre gi in tutti e due i m an , ma solo nel Ponto; ei divide soltanto presso alle sue bocche (i). E in que sto Ipparco ebbe la stessa ignoranza di alcmi saoi pre cessori , i quali credettero esservi un fibme dello stesso nome che P Istro , il quale uscendo di qnesl nltimo andasse a finire nell Adria ; che da questo pigliasse il suo soprannome la gent degl Istri , a traverso della quale discorre 5 e che Giasone navigasse in que luoghi nel suo ritorno dalla Colcbide.
( 1) SI giA mostrata la falsit di questa opinTode 'ricevuta 'da moki , che un ramo dell Istro 0 Oataublo ' sboccasse nel mare Adriatico.

LIBRO M IM O

123

k togliere la tnerkviglia di (facile routtaioni che noi dicemmo avere prodotte le inondazioni e gli altri feno* Diejii dei quali parlammo, risguatdawti la Sicilia, le isole d'Eolo e ie Pitecuse, tom a opportuno il registrar* e qui alcune coasimiltche accadono o gi sono aoca* dnte in altri luoghi. Perocrfa molli di questi eserapii rac> colti e posti dinanzi agli occhi faranno cessare lammira* zione. se il vero qualche volta rende attoniti aiciini, costoro mostrano di non avere esperienza dei fenBteni e della forza della nrtura^ come quando loro si parla o di ci ch avvenuto nelle isole tli Tera e di Terasia (i), situate fra Greta e la G rcn aica, e delle qucli Tera metropoli di Cirene ; o di quello che successe in Egitto e in molte parti dell Elladet Perocb nel mezzo fra T era e Terasia sbucarono fiamme dal mare per quattro giorni, sicch tutto il mare n arse e boll^ fd a poco n poco ne &cero u&cire , non altrimenti che col soc corso di una macohioa, un isola composta di materie vulcaniche, avente dodici stadj di ch'conferenza. Quan do poi quel fenomeno fu cessato , i Rodii allora pa droni del m aro, furono i primi che osassero navigare a quel luogo^ e vi fondarono sopra un tempio a Net* tuno Asfelico (a). Posidonio racconta che nella Fenicia essendo avvenuto nn Iremuoto fu inghiottita una oittii fabbricata al di l di Sidone^ e d^e ia Sidone^ stessa
(i ) T era fe oggi Sanlorn. Rispetto a T era sia poi si creJe che sia V ^ s p r o n is i (od Iso la bia n ca ) dei Greci moderoi. Del resto <{iielle tw ie noo erano, Oca Crei e la CireBaica^( 3 ) A sfa lico , cio non rovinoso , sicuro.

I >4

DELLA C E O a U A F U D I S T R M O K E

quasi due parti delle mura ruinarono^ non per a pre> cpizio ^ siceSi non t ebbe grande strage di abitanti^ Ua medesimo infortunio, sebbene con modici effetti, si stese a tutta la S iria, e pass ad alcune isole, come a dire le Cicladi e I Eubea ^ di qualit che le sorgenti deir retusa ( fontana della Calcide ) si otturarono , e molti giorni dopo P acqua zampill da un altra bocca ; n l isola poi cess dall avere in qualche sua parte trem uoti, 6 ncb una voragine apertasi sella pianura di Lelanto non mand fuori un torrente di lava infuocata. E molti raccolsero esempj d< somiglianti fenomeni; ma a noi l>asteranuo quelli acconcissimi al nostro pro posito che ci son posti iananzi da Demetrio scepsio. Perocch ricordando quei veni :
. . . ................ E gi venuti Son d e lf allo Scamandro alle due fonti. Calida f una , e qual di foco acceso Spandesi intorno di sue linfe il fum o : JPredda come gragnuola o ghiaccio o neve Scorre t altra di state ;

non lascia ehe alcuno si meravigli se dura tuttavia la fonte deir acqua fredda, e quella dell acqua calda pi non si vede^ e reca questa mutazione all essersi spenta la fonte calda. Ricorda inoltre alcuni fenomeni riferiti da Dmod (i), il quale racconta che alcuni grandi tre* muoti vebbero anticamente in Lidia e nella Ionia, fino alla Troade^ donde intieri villaggi furono inghiottiti, e (i) Autore poco conscioto, che viste' ben quattro sceoli ianaDzi all E. V.

U B R O i>tiiMO

raS

Sipilo rov^ta regnanijovi Tantalo, e di alcane paludi si fecero s ta g u , ed il flotto coperse Troia. E Faro pre sentemente ahita airCgitto u sa volta era circondata dal mare , ed ora in certo modo divenuta penisola: e qne* sto avvense anche di Tiro e di Glazomene (i). $ogiornando ib in Alessandria d Egitto s'innalz il m> re presso a Pelusio ed al nHmte G u io , e coprendo la terra fece unisola di quel m onte; sicch la strada ehe costeggiandolo mena alla Fdc divent navigidiile. Non sar quindi meraviglia se nna qnalcbe volta o rom* pendosi o sprofondandosi Tistmo cbe divide il n a re Egi* zio dairrtreo si former noo stretto, perinodo che il m are estrno discorra in tjuello interiore come si vede alle Colonne d^ Ercole; M a intorao a ci abbiamo dette nel prnoipio del nostro libre alottne cose, le quali si debbono raccorre in uno , e fondare cosi : una ferma credenza ai fenomeni della natura cd alle dtce mutazioni avvenute nel mondo. Dicono poi che il Pireo fsse da ^rima nn' tsol* at di l (a) dal lido; e che di qiii'anei traesse il suo noie. Leucade per lo eontrario, avendo i CicM-intii taglialo r istmo , divenite isoJ, menUrbj dal prima era codgiunta col lido. E credasio h e ne parli Laerte ove, dke: Quan^

do espugnai la bn munita citt di Nerioo tuUa piaggi dell 'Epir. Qualche volt* dnque si fanno di questi disgiungi'
(i) Quefte dae citt erano sopra piccle iseleUe d) poi Alssandro ani alla terraCernia. (a) jil di in (dicesL pran (sif>)> donde i ireo.

ia 6

DELLA GEOGRAFIA D I STRABO?iE

metili dalla mano dell uom o, e qualcbe volta invcce essa unisce i luoghi disgiunti, sia Cl )ioriar te r r a , sia col gittar ponti^ siccme Bell'isola posta rmpetto a Si* racusa O 0 a v'ha a a ponte che la unisce col continente, mentre da prima eravi un rialto di pietiv ammassate a coi Ibico d il nome etletla (i). E Bura ed Elicedispar vero; quella per una voragine, questa Sommersa dai fluttL Presso a Melone nel goUb Ermionico sbuc fuori un monte, di sette stadj per una eruaionc di ^materiein* fuocate, e quel l u o ^ di giorno non pn appressarsi tsoto p e r calore, quanto per re^alazione slfiireaj ma di notte Iia buon odore:, e ri^plende di lontano, e manda s gran calore ohe il mare, ne ferve per lo spazio di nn* qae stadj'y e per lo spatio di beri eniti torbido^ tr vandon iit quel tratto-okcigtii dirtti non punto, mi* n o n di torri. Dal lago Copnide poi forono sommerse Arne Mide , . mentovate anche' da Omero aeHa ens* merazione delle navi, dicendo: Coloro che abitavano

la pampdoota jif-ne e Midea. jtGcn prare eheaao1ie dal, lago Bistonde e qullo obe>or mi^dics'Afaltidtff siano state sommerse alcun eltu deUa Tvaera (y'h cb diee anche alcan dei Treri ptreb abi^rono fra i "Ffa e 'Arlwmita, gi tempo i)aa delIiB4 o4 e Eliinadi divetit r e si 'dice che anche alcune altre isolette vicine all* (^e)oo sbg> N c q u e ro allo atesso acibidente per le idluvioni del fiu* m e; e questo accadr anche delle rim anenti, siccome Esrodo (4 ) Y banno ezmdio alcune sommit
(i) Cio: R accolte insiem e da ogni tivve. ' ' fj) pi-obbile che debba'in Vetc leggerti Eroibtd;

LIBRO PRIKO

d e ir Etolia cbe do tempo furono isole : e mut ca<K* zione avche Asteria denominata Asteride da Omeir
Siede tra la pietrosa Ita c a e Sam o

Un isola in quei mar , che Jsleri della; Pur dirupata , n gi troppo grande , Ma eoa sicuri p o rti, in eu( le imW j y ambo i lati ^ r a r pfuinq (i);

ed ora non t si potrebbe Bemmaaco gettar l ancora conK>damente. In Itaca noin v ha pi'n V'adiro s il Ninfeo di coi p^rla Omero : ma gli pin ragionevole incolpame le mbtaEioni de laogfai, anzich lignoranza del poeta , o attribuirgli il proposito di descrivere falsoniente i luoghi per desiderio di favoleggiare. Ma non essendo ci bea manifeto, lascio a chi vuole il farvi sopra le sue <ronsiderazani-^ Anche Antissa fu da prima un isola, come dice Mirsillo; e portava tal nome per essere rmpetto a Lesbo che allora bbiannavasi Issa. Al cuni poi hanno afferm ato che anche Lesbo si stacc gi d a ir I d , in quella guisa che Prochite e le Pitecuse staccaroD si dal capo Miseno , Caprea dall Ateneo , la Sicilia dal territorio di Reggio, e 1 Ossa dall Olimpo. Consimili mutazioni avvennero anche altrove. ^1 Ladooe' deliArcadia sospese una volta il suo corso. Duride afferma ette le Ragadi (a) della Media furon cos nomi nate dall essersi la terra aperta per cagione di un tremuoto presso le porte Caspie, per modo che molte cilt^ e molti villaggi furono ingoiati, e parecchi fiumi soggia(i) Odia*. , lib. IV, V . 844'^3 )f II vecabola grcco 'l v y a J if aigMca / M u r e ,

rH are.

128

DELLA CEOCRAFIA D I STRBONE

|uero a varie mutazioni. Ed Ione nella sua tragedia di Onfale cos paHa delP Eubea : V onda del rapido Eu-

ripo disgiunse la terra euboica dalla Beozia^ aprendosi una via verso il golfo di Creta. Demetrio da Calati (i) poi enumerando i tremuoti av venuti nel volgere del tempo in tutta quanta la Grecia dice che molte parti delle Licadi e del Ceneo (2 ) furO" no commersb: che le sorgenti calde di Edepso (3) c dell* T^rmopili cessarono per tre giorni, poi diedero atequa di n u o ro , ma quelle di Edepso per si apersero nuove sorgenti : ebe le mura di Orea lungo il mare , runarono.coa circa settecento case : che Echine, Fd^Iarc ed Eraclea d Traehinia {/\\ caddero anch esse in gran p a rte , e Falare anzi rovin dalle fondamenta: che lo stesso accadde anche a Lamiensi (5) d a' Larissei ^
( 1 ) Calati, citt della basila Misia verso quel luogo ove trovasi ora MankaUa. (1) Le Licadi sono isolette o piuttosto Semplici scogli vieinisiini al Ceueo, promontorio occidentale dell Eubea detto dai Greci' moderni e dagli Europei capo Litar, e Ca naio, o Lilada. Le antiche Licadi poi portano questultimo no me. (d. fr.; (3) 'Sdepso , ora D ipso, sulla costa occidentale dell E ubea.' Appartiene aU Subeft anche Onea che gli aaiichi dissero h tiea , ed i moderni chiamano Orio. (4) Eschine era in Tessaglia tra Falare e Larissa. Eraclea di Traehinia era situata al mezzogiorno dello Sperchio , fiume che I divideva l antica Eliade dalla Tessaglia e che mette foce nel golfo Maliaco. ($) Lamiensi (e non Lariensi) leggo coreceali editori. Lamia era una citt della Tessaglia. - Scarjia era' presso alle Termo*

LIBRO PBiMO

tig

che Scarfia fu diroccata, e coperse sotto le proprie ro> vlne non meno di milie. e settecento cadaveri: che a Trnio ne perirono oltre alla met di colai numero : che il fiotto del tnare straripando s avvent tripartito sopra Scarfe e Tronio, sopra le Termopili, e lungo la piannra sino a Dafue nella Focide : che le sorgenti dei fiumi inaridirono per alcuni giorni : che lo Sperchio m ut letto, e fece navigabili le strade: che il Boagrio (i) corse per tiitt altra valle ; ehe molte parti dlope, di Cino e di Opunte sostennero gravi danni, ed il forte di Eone che sovrasta a quest' ultima citt fu tutto rove> sciato: che una parte del muro di Eiatea ( 2 ) si sfasci: che celebrandosi le Tesmoforie ad lgone, venticinque vergini concorse a vedere in una delle torri del porto , ruinando la to rre , caddero anchesse nel mare. Dicono inoltre che per una irruzione T isola A talanta, posta r/mpetto allEubea, divenne navigabile nel suo mezza rimanendo coperti ben venti stad) di campi ^ e che una trireme strappata dal cantiere sand a fermar sulle mura. E dobbiamo aggiungere anche le mutazioni che napili, dalla parte di mezzogiorno, e presso a ScarBa era Tronio. Bisogna poi distinguere Scarfia da Scarne nominata noo guari d o p o , situata a trenta stadj da Tronio ed a dieci dal 'mare , menzionata di nuovo d a Strabono , lib. iz. ( 1) Picciolo torrente che'conserva tuttora Io stesso nome. M ope y Cina ed Opunte erano tre piccole citt de Locri Opunz ii , ' ehe ricevettero questo nome dalla citt di Opus, - Cino, che oca dicesi Kyno , era il porto di Opus. (G.) (a) Una delle principali' citt della Focide. - In luogo di jigone poco appresso dovrebbe forse leggersi Mpone.

SrBMtogt , tom. I l,

|3 a

HELLA GE0GBAF1& D I STRABOMC

dalle trasmigrazioni dei popoli, se vogHamo seni' pre pi appareccbiarci a quella ataumasia (i) celebrata da DemQcrfo e dagli altri filosofi tu tti, siccome vicina alPintrepidit, alla calma ed allimperturbabilit. Cos gli Iberi occidentali si trasferirono nei paesi al di sopra del Pouto e della Colcbide, i quali sono divisi dallArmenia pel fiume Arasse, al dire di Apollodoro, o forse piuttosto pel Giro (^) e pei monti Moschici. Alcuni Egiii si trasferirono nei paesi degli Etiopi e dei Colcbi (3). Gli Encti dalla Paflagonia si tramutarono aUAdria; e questo accadde anche alle popolazioni elleniche, come a dire ai lo n ii, ai D oni, agli Achei, agli Eolii. E gli Eniai che ora confinano cogli Etoli abitarono gi presso Dozio e 1 Ossa fra Perebei ; e quesiti sono aaehessi popoli ve nuti d altronde : e di consimili esempi piena questo pera che abbiam tolta a comporre. E molti sono alte mani di tutti ^ ma le trasmigrazioni dei Carii, dei Trer i , dei Tecuri., dei Calati , non altrimenti che quelle di alcuni capi di popoli venuti da remote regioni ( per esempio di Mdio sc ita , di Tearco etiope, di Cobo da T r e re , di Sesostri e di Psammetico egizii, o dei
SCODO

(i) Ataumasia (idMV/tur/) i 1 ondiziode di un aaimo a coi nulla reobi piA maraviglia. (a) Ora il Kar. - 1 monti' Moschici erano il confine lueridioDale delta Clchide, la quale ora si dice Mitlgrelia. (3) iSeeoodo Erodotd il Solo re d Egitto che doininasie nelr Etiopia fu Ssostri, e fu Sesostri eziandio colui che condusse un esercito nella Colohide : ma in qual tempo sia poi vissuto quel re Don si pu determinare. - Gli Eneli sono coloro che seguitarono Antenore dopo Ta guerra di Troia. (G.).

Lnao PK iM O i3 i Persiani da Giro fino a Sene) noa sono dei pari a co* gaizione di tntti. E i Cimnierii detti anche Treri ( i) , o qaalcuD a delJe loro popolazioni, spesse volte passarono sulla destra parte del Ponto e nei luoghi circonncini, gettandosi ora sui Paflagoni, ora sni F rig i, quando iatna che Mida (a) mor bevendo il sangue di un toro. Ligdami' guidando i suoi sudditi si spinse fin nella Ionia, prese S ardi, e nella Cilicia mor. Spesse volte anche i Cimmerii ed i Treri fecero consimili spodizioni: ma alr ultimo poi si dice che i Treri e Cobo furono discac ciati da Madio re dei Cimmerii. Questo peraltro ci basti aver detto-di cose la cui storia appartiene a tutta in tiera la terra : e ritorniamo a trattare per ordine quelle dalle quali siamo digressi. Dicendo Erodoto che non vi sono Iperborei perch non vi sono Jpernoti (3), Eratostene dice che questa proposizione somiglia al sofisma di chi dicesM che non vi sono Epkherecachi perch non vi sono-EpioJuragati; e forse vi sotio anche gripemoti^ perocch non gi nel lEtiopia, ma nei paesi al di qua spira il Noto . >Certo
(t) La lezione cornane i in questo luogo T rtronii ma pere h i noD si conosce alcon popolo di questo nom e, gli Editori francesi sostituirono quella di Treri ( Tfnfmt) suUautoriti anche di uu baon manoscritto. (3) Pare fuor dogni dubbio che molti principi di questo nome regnassero successivamente sopra la Frigia. (3) Cio ollre-australi ; come iperborei si tradurrebbe oltrehoreali. - 1 vocaboli Epichereeaehi ed Epieheragati che ncootransi poco appresso significano uomini che si rallegrane del m ate, o del bene.

l 3a

SELLA CEOSILFIi DI ST R A B O N E

Rarebb cosa mirabile se mentre in ogni cHma soffiano i venti, e da per tutto chiamasi Noto quello cbe viene dal BtexsogLorno, vi fosse qualche regione dove non facesse roai cotail vento. Ora per lo contrario non sola mente lEtiopia ha quello che presso di noi dicesi Noto, ma ben anche tutto il paese^ al di l, fno atrequatore. jSe dunque in Erodoto v era qualcosa da rimproverare doveva essere T aver.lui creduto che si dicano Iperbo rei quelli appo i quali il Borea non spira: perocch seb bene i poeti ci dicano per troppo amore del favoloso, gl'interpreti per altro che parlano dirittamente notano che si denominano Iperborei i popoli estremamente bo reali. Il limite poi de paesi boreali il polo, de meri dionali I equatore; e questi sono i confini anche dei venti che portano questi nomi (i). Dopo di ci Eratostene parla di coloro che raccon tarono cose affatto inventate e impossibili, sia sotto forma di favola o sotto quella di storia : dei quali non conveniva chegli facesse menzione; come non era con veniente ch egli in argomento di tanto rilievo si fer masse ad esaminare ci che alcuni ciarlieri possono aver detto. Questa pertanto la via da lui battuta nella prima parte delle sue Memorie.
(i) Gio i nomi di Borea e di Noto.

UBKO PRIMO

|3 3

C A P O IV.
Esame del secondo libro delle Memorie geografiche di Erauuttne , I. SuUa larghetza della Terra abitata ' 11 SuUm. sua Um^ z z a III. Sulla sua divisione in tre continenti JV. Sulla divisione morale A* suoi abitand.

Mei secondo libro Eratostene tenta di rettificare fa geografia, e manifesta le opinioni sue proprie^ intorno alle quali noi pure dobbiamo fare sperienza di reear in mezzo una qualche rettificazione, se ve nha mestieri. l a quanto dunque al porre per fondamento principi ma tematici e fisici, Eiratostene ragiona dirittamente ; cos parimenti, ove dice che se la terra sferica come il mondo (cio come lUniveirso), debb*essere tutta uguale mente abitabile nella sua circonferenza ; ed altre cose consimili. Ma ohe la terra poi sia cosi grande com egli afferma noi consentono quelli che vennero dopo di lui, n approvano la misura chegli ne d i. Nondimeno IpparcO si valse di quelle distanze a indicai^ i fenomeni de vari! luoghi, dicendo che qnalora si piglino sul meridiano di Meroe , d Alessandria e del Boristene esse llontanansi poco dal vero. ^ P i a lungo poi parla Eratostene della figura detr^ terrai) ma nel dimostrare che la terra insieme c (^e afCque sferica, e cos anche il cielo , pare che vada alcun poco vagando^ mentre in ci bastavano poche parole. Appresso determinando la, larghezza della terra ahi* tata, dice che misurandola sul meridiiano di Mtefe, da questa citt ad Alessandria vhanno dieci mila stadj ;

l3 4

SKLLA EOGRAPIA DI STRABONC

(la Alessandria all'Ellesponto circa ottomila c rento: di quivi poi fino al Boristene cinquemila : poscia fino al parallelo di Tuie (che Pitea fa distante dalla Britannia quanto si ntiviga in sei giorni verso il nord, e vicino al mare agghiacciato) altri undicimila e cinquecento. Qua lora dunque si aggiungano tre mila e quattrocento altri stadj al di l di Meroe per arrivare alPisola degli Egizii, Cionamoforo (>) d a Taprebana^ si avranno tren totto mila stadj. Ora gli siano conccdute le altre distanzie, intorao alle quali tutti vamio abbastanza daccot'do; ma chi mai che abbia semno gli consentir rispetto a quella dal Boristene al paralllo di Tuie ? Perocch Pitea il quale ne parla tenuto b conto d uom mndacisitioio ; e coloro che videro la Bcitaania e Plerna (a) no dicono eoa alcuna di Tuie, comunque parlino di altre piccole isole di col intorno. Xia Britauniia poi nella lunghezs presso a poco uguale alla Celtica i'implta a cui i din stnd:, ma iiou ha pi di cinquemila stadf, ed com misurala al ^ e s che le sta di fronte : perocch si 0orrif>pondiBO entrambe nelle estremit ^ l orientali colltf cieatali ; e quelle alP occidente fra lro: > e le orientali sono vicine quanto si stende la isti, e sooo Cauxio da un lato e le becche del Reno dall altro. Ma Pite aj|rma la lunghezia delP isola essere pi che stadi che G qzo distaote dalla Cel-<
() CJioi : Alpaese in eai cresce la caniiela. (i) l, ierna .l Irhmdm - La Ctlliea nominato <>abiit> 3opo iit. Qaliik-0 FrM eia,

LtBPO PRIMO

3 ;

tira la navigazione di parecchi gioroi. E d anche inlorno agli Ostici ed ai luoghi al di l del Reno in6 no agii Sci* t i , egli disse il Calso. Ora colui che asser tante falsit parlado di luoghi conoaciuti, difEcilmente potrebbe dire il vero atorno a quelli che sono da tutti ignorati. Che il parallelo del Boriatene sia quel medesimo che attraversa BKanisiio lo hanno congetturalo Ipparco ed anche alcuni a ltri dalP avere osservato che il parallelo di Bizansio e quel di Marsiglia noo stesso : peroech Ipparco diee trovarsi in Bizaniio sotto ugnali condizioni di tempo la stes&d relazione fra il gnomone e lombra che Pitea aveva osservata in Marsiglia. Ora da questa citt fino al mezzo della Britannia non v^ ka pi di cinque mila stadii: e dal mezzo della Britannia procedendo per lo spazio di non pi che quattro mila stadii, si trove rebbe un paese appena abitabile, quale sarebbe quello di lerna ; sicch i luoghi ancora al di l , tra i quali pone anche Tole , non si potrebbero abitare. Per quale congettura pertanto egli potesse dire che dai parallelo di Tuie a quello del Boristene v hanno undici mila e cinquecento stadii, noi veggo. E^sen-dmi ppi ingacmato rispetto alla larghezza do vette errare di necessit anche nella lunghezza. E nel vero che la lunghesca della terra conosciuta sia il dop* pio della larghezza pur conosciuta il confessano e quelli che vennero dopo di lui, e fra gli altri quanti sono pi in pregio ; e sotto I nomi di lunghezza e di larghezza intendo r intervallo eh dall estremit dell'india sino all tstrem it dell Iberia , e dall estremit dell Etiopia sino al parallelo di I^rsa. Ma Ecatostene dopo avere

I 36

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

estesa questa larghezza dall estremit dell Etropia sino al parallelo di Tuie dovette accrescere pi del dovere anche la lunghezza, per farla essere pi he ir doppio di quelja. Egli dice pertanto che il sito |pii( stretto del l india sino al fiume Indo di sedici mila stadii : che a m.israrla nelle sue estremit pi remote comprende tre altri mila stadii ; che dall ludo sino alle porte Ca spie ve nha quattordici mila: dalle porte Caspie allEu* frate diecimila : dall Eufrate al Nilo dieci mila: adtr mille e cinquecento dal Nilo alia bocca Canopica: tre> dii mila e cinquecento da questa a Cartagine: e da Cartagine alle Colonne dErcoIe almeno otto mila^ donde viene a comporsi la somma di settanta mila ed otto cento stadii (i). A questo aggiunge quel gomito in cui lEuropa si piega al di l dalle Colonne in faccia agllberi dalla parte dell occidente , non minore di tre mila stadii ', poi fra 1 altre estremit quella degH Ostidamnii (che dictsi Capo Calbio), e le isole quivi vicine, l ul tima.delle q u a li, Uxisama , dice Pita eh :divisa dal ^ n tin e n te quanto si naviga in tre giorni. Ma nella computazione delle distanze non cootrihuisobno punto alla lunghezza della terra abitata n il prolaagamento dei ca p i, n lo spazio occupato dagli Ostidamnii, da Uxisama e dalle altre isole che sono da lui mentovate :

(i) T ra questa somma e il complesso dei numeri precedenteniente indicali avvi ua errore di duecento stadj : e procede dal lavere assegnato mille e cinquecento stadj di distanza fra il Nilo e la bocca Canopica, mentre essa di soli mille e trecento, come dice Strabone stesso liel lib. xvii. (G.)

1.WBO PRIMO

137

e tutti questi luoghi sono volti a settentriobe, e sono (Iella Celtica aoi delPIberia, ed anzi sono mere inreuo* ni di Pitea ( 1). Alle misure poi della lunghezza gi dtte aggiunge altri due mila stadii verso occidente e due mila anche verso oriente , per salvare quell opinione che & la larghezza il doppio della lunghezza. Aggiunge (a) a tutto questo Eratostene che per fegg fisica la maggior dimensione della terra abitata dal le vante al ponente, dicendo che secondo le ^eggi dlia fisica la terra abitata debb essere pi lunga dal levante al ponente, che larga dal nord al mezzod, come ab* biam gi notato ^ perch tale pure la maggior dimen* siope della zona temperata. noto che questa zona, rientrando, come dicono i matematici, in s stessa forma intieramente il circolo^ per modo ch e, se l ampiezza del mare Atlantico non si opponesse, potremmo navi* gare daH Iberia all India seguitando sempre- uno stesso parallelo, di cui le terre gi dette e misurate a stadii occupano pi che la terza parte ^ dacch il parallelo di Tine (3) sul quale abbiamo determinate le distanze
(i) Il nostro Autore ha ragione di dire che il prolungaraenlo del Capo Calbio non altera punto !a lunghezza del contibente ; ma singanna asserendo cbesso una mera invenzione di Pnea. Esso k il Capo di Sant-Mah rimpeUo all isola d ' Ouessant ; e si vedr come Strabene, per averlo escluso dalla sua C a ru , h 5^ UraU la Gallia. (G.) ( 3 ) Questo paragrafo credesi dai filologi mutilato e guasto. Le correzioni adottate dagli Editori francesi furono proposte dal ce lebre Brquigny. (3) Tine ; o Thinae la citt di Tanaserm sulla costa occi* dentale del regno di Siam bagnata dal glfo di Bengala.

38

DELLA GEOOBAFIA DI STRABONE

dalP Indo sino all'Iberla ne conta meno di duecenta mila. " Ma qui pure Eratostene non ragiona diriltaaiente. Perocch questo raeiocinio potrel^ie farsi colla scorta dei matematici i*ispetto alla zona temperata ed a quella ove noi abitiamo, di cui la terra abitata non se non una parte ; ma non rispetto alla terra abitata considerata di per s sola: dacch noi diamo questo nome a quella parte della zona temperata che abitiamo e che ci conosciuta. Ma si comprende che in que sta medesima zona temperata vi poisono essere due Terre abitate, ed anche pi, principalmente vicino al parallelo che attraversa Tine ed il mare Atlantico. Soffermandosi poi di nuovo Eratostene sulla sfericit della terra, mostrasi nuovamente deguo di quel rimpro* vero che gli abbiamo gi fatto. Cosi anche rispetto ad Omero non rifinisce mai dal ripetere le censure gi dette. Appresso dice che molto si parlato dei continenti (i); che secondo gli uni sono divisi dai fiumi , per esempio dal Nilo e dal T a a a i, in modo da risultarne parecchie isole^ secondo gli altri dagl'istmi fra il mar Caspio e quello di P o nto, fra il mar Rosso e TEcregma, e dier dero il nome di penisola alle singole parti. E soggiunge di non vedere come questa ricerca possa trasportarsi
<i) V uoisi qui a vere una chiara idea di ci che i G reci i n pel (juale s i

tendevano sotto il nom e di C ontinenti ( i r t / f t ) ;

gnificavano non gi la T erra fe rm a in generale m a le ti'e parti d i essa , Asia , Libia ( od A frica) ed E uro p a. Se avessero voluto dinotare una porzione di terra le cui p a rli siano tutte unite e

j\on disgiunte da m ari , vi snrebbe stato p e r loro un Continente


s o lo , giacchi! l E u ro p a e 1 Africa sijno unite all Asia. (Ed. fr,)

LIB R O pamo iSg alla pratica , parendogli eh' essa appartenga a coloro i quali al dire di Democrito vivom solo di controversi. Perocch qoq vi essendo precisi confini (colonne o bar^ riere), come fra Colitto e Melite, noi possiaoio t>ea dire questo Colitto questo M elite, ima iodicaroe i limili non possiamo. E di qui spesse volte v ebbero de litigi intorno ad alcuni luoghi^ per esempio fra gli Argivi ed i Lacedemoai per T icea, fra gli Ateniesi e i Beoti per Orope. Oltre di ci gli Elleni volendo denominare i tre continenti guardarono, non gi a tutta la terra abitata, ma soltanto al proprio paese ed a quello che sta loro di contro, cio alla Cariti dove abitano gli looii ed altri popoli a quelli vicini. Col volgere poi del tempo, essendo proceduti pi oltre ed aveiodo conosciuti pi luoghi, adot tarono quella <divisioo che si detta. Per cominciare adunque dal fine del suo ragiona* mento e viver d controversi ( come dice non gi Dc'* mocrito ma Eratostene stesso ) domando se que' primi i quali divisero I9 terra in tre parti attesero solo a di stinguere il proprio paese da quello dei Carii che stava riniptto A loro ? e s eglino pensarono solo allElladfl, aUa Caria ed a qualche altro luogo ivi presso, non anch aU E uropa, allAsia, e alla Libia? Sicch altri poi, avendo considerata tutta la terra abUala, sarebbero i veri autori della sua divisione in tre parti ( 1 ). Ma come
^ 1.) Q< Sm 3i4nr*i

x u ftim f

i n it t i l t / n ifit i ti'e r f/

rit rSt <S tiftS tris.

Abbidin tpl8 tio, dtcono gli etlitori francesi, dNi4vinflre il scaso di queste parle, ma n<m 'voghiamo vnrUsrci i essere in ci riusciti.^'

l4 o

DELLA g e o g r a f i a D I STRABOXe

mai que primi non avranno pensato a dividere latta ta terra abitata? O come mai da credere che chi distinse tre parti e diede a ciascuna di esse il nome di continente, non avesse 1 animo al tutto , di cui veniva facendo la divisione? E scegli pens a tutta la terra abitata, ma volle poi dividerne soltanto una parte, io domando a qnal parte della terra abitata appartenevano lAsia, l'Europa e ci insomma eh egli chiam continente ? dunque stolto il ragionamento di Eratostene (i). Egli poi ancora pi stolto allorch, dopo aver detto di non vedere a quale pratica utilit possa servire il cercare diligentemente i confini, cita Golitto e Melite , poi fa passaggio a cose affatto contrarie. Perocch se le guerre di Tirea di Orope nacquero per la ignoranza dei confini, dee tornar utile il determinare i limiti dei paesi ^ se pure Eratostene non volle dire che sia utile il distinguere i confini dei singoli paesi e delle nazioni in quelli comprese, ma che dove si tratti dei continenti sia cosa superflua. Tuttavolta non senza importanza nemmanco il distinguere i confini dei continenti; peroc* ch anche di questi potrebbe nascere controversia fra due principi grandi, l uno dei quali possedesse lAsia, e Taltro la Libia, e cercassero a quale appartenesse lEgitto, cio quel paese che si chiama Egitto inferiore (a).

' (i) 11 Casaabobq.ed il Gosselin osservano che il ragionaineoto di Eratostene mollo migliore di creilo di Stcabone, il quale suppone che i Greci nei loro tempi eroici avessero quelle cogoi* ziooi che furoDo acquistate soltanto molto pi tardi. (t) LAutore cita questo esempio, perch nellopinione di co*

LIBRO PRIMO

l4 (

E c b i. volesse anche lasciare in disparte siflatt casi, come infrequenti, bisogna confessare peraltro eh' ne cessario distinguere i continenti secondo le grandi loro divisioni, ed in un modo che abbracci tutta quanta la terra abitata. In questo poi non da guardare se co* loro i quali distinguono i continenti' per mezzo dei fiu mi lasciano alcuni luoghi senza lmiti, perch i fiumi non si stendono da mare a m are, e non convertono a vero dire in isole i continenti. Sul finire poi del suo libro Eratostene disapprova coloro che dividono tutto il genere umano in due classi, di Elleni e di barbari ] ed anche coloro che esortavano Alessandro a trattare gli Elleni come amici ed i bar bari come nemici : e dice che meglio sarebbe divide re gli uomini secondo la virt o la malignit (i). nel vero molti degli Elleni sono malvagi ; e fra i barbari invece ve n ha parecchi inciviliti, come a dire gl Indi e gli Ariani, ed anche i Romani e i Cartaginesi che sono govei^nat tanto mirabilmente. Laonde poi Alessan dro non dando retta a suoi consiglieri accolse e bene fic quanti gli parve che di ci fossero degni.' Come se quelli che dividono gli uomini in Elleni ed in bar bari, e giudicano questi degni di vituperio , quelli degni di lode, il facessero per qualche altro motivo, tranne
loro cfae dividevano lAfrica dall Asia per mezzo del N ilo, oca sapevasi a quale dei due aUribuire il Delta o basso Egitto, sic come quello che sta fra le due braccia del fiume. . (i) Plutarco nel Tratiaio della Fortuna di Alessandro afTerma eb egli ebbe appunto siiTatta opinione.

l4 'i

DELLA G EO G R A FU D I STRBONE LIBRO PRIMO

per essere appo gli ud predominaate l osservanza delle leggi, la civilt, la buona educazione e il raziocinio ; e presso gli altri il contrario. / per Alessandro non tenne a vile i suoi consiglieri, ma approvandone 1 av viso , il segu nella propria condotta, guardando alliutenzioQ di chi lo avea profferito.

Fine del libro primo.

DELLA

GEOGRAFIA
DI STRABONE

LIBRO

SECONDO

CAPO

PRIMO

Deserviione della Carta di EratosUru. Alcune su opmiom d yite contro te insussistenti censure Ipparco j poi dimostrate fa lla ci per altre ragioni. Osservazioni generali sugli errori di TimosUne^ Eralostene ed Ipparco.

]^^EL terzo libro della Geografia ponendo Eralosteue la figura della terra-abitata la divide con una linea paralle la all equatore da levante a ponente. Per ultimi punti di questa linea assegna a levante le Colonne dErcoIe , a ponente le estremit di que' monti che segnano il lato settentrionale dellindia: e la conduce dalle Co lonne per lo stretto delia Sicilia, per le estremit meiridionali dei Pelopouueso e dell Attica iufino a Rodi ed al golfo dIsso. d afTerma che la linea predetta

] 44

DELLA G EO aR A F IA D I STRBONE

discorre Inngo il mare e lungo i coDtiaeati che gli sono dai Iati ^ perch auche il Mediterraneo si stende nella sua lunghezza in questa direzione fino alla Cilicia : e che dal golfo d'isso s avanza lungo tutta la montagna del Tauro fino alPIndla. Perocch il Tauro nella stessa direzione del Mediterraneo , partendosi ^dalle Colonne divide pel lungo in due tutta 1 Asia, separandone il lato settentrionale da quello di mezzogiorno, di modo che anch esso il Tauro s innalza sotto il parallelo che passa per T ine, sotto cui anche il mediterraneo dalle Colonne fin l. Ci posto egli crede che si debba rettificare lantica tavola geografica, secondo la quale le parti orientai! dei monti sono troppo inclinate a settentrione, e lindia anch essa troppo sospinta verso quella medesima par te, Di ci poi egli reca primamente questa ragione : Che le estremit pi meridionali dellindia si trovino nella stessa latitudine dei luoghi vicini a Meroe s ac> cordano a dirlo parecchi, congetturandolo dal dima e dalle osservazioni celesti. Patrocle (i) poi, degno di es* sere pi creduto degli altri, si per la sua gravit, come perch non era ignorante delle cose spettanti a geogra-r fia , afferma che di quivi alle parti pi settentrionali dell India stessa , che sono presso ai monti CaucasiL v hanno quindici mila stadii. Ma dal parallelo di Meroe a quello che passa per Tine v h a . appunto uno spazio
(i) Visse sotto Seleuco Nicatore che Io fece governatore di Babilonia, e sotto Antioco figlio di qnel monarca ; e per pi che 3oo anni innanzi all E. V.

LIBBO SECONDO

145

presso a poco silTatto: di modo chele parti pii setten* trionali delP India, e contigue coi monti Caueasii fini scono in questo cerchio (i). ' Aggiunge poi anche quest altro argomento: Che dal golfo dUsso al mare Pontico la distanza andando al nrd verso miso o Si*, nope (a) di circa tremila stadii, quanto si dice che sia la larghezza dei monti. Chi poi da Amiso si muove verso il levante equinoziale incontra primamente laColchide, poscia le alture che circondano il mar dIrcania, e la strada che conduce a Battra , e di quivi pi oltre agli S c iti, avendo sempre le montagne alla destra. La stessa linea andando da Amiso verso ponente attraversa lEllesponto e la Pnopoutide. Ora da Meroe allEllesponto vhanno non pi che diciottomila stadii, quanti ve nha anche dallestremit meridionale dellIndic^ fino ai paesi dei Battriani, qualora ai quindici mila stadii occupati dalla larghezza dell India si aggiungano i tremila corri* spondenti alla larghezza dei monti. A questa dottrina contraddice Ipparco abbattendone le autorit: Patrocle non essere credibile dacch con* trastano alla sua testimonianza Deimaco e Megastene,
(i) Siccome il parallelo di T ia e , secondo E n to sten e, era a stad] dall equatore, cosi levandone i5,ooo ( che sodo la sua distanza dal parallelo dell estremit dell India ) ne restano io,45o. Lo stesso Eratostene poi poneva 1 altezza di Meroe a 1 1 , 7 0 0 stadj; sicch anche secondo i suoi calcoli lestremit me ridionale dell India doveva essere di ia5o stadj pi verso mez zogiorno che Meroe. E perci il ragionamento di Eratostene non esatto. (G.) {1) Samsouti, Sinoub.
3 5 ,4 5 o

S tbjboke, tom. IL

lo

l4 6

DELLA G E O G R A F ll D I STHABOIirE

i quali affermano che la distanza dall' Oceano meridio> naie in alcuni luoghi di venti mila stadii, in alcuni di trenta mila : questo da costoro esser detto ^ e concor dare colla loro asserzione le carte antiche. Ed essere assurdo che al solo Patrocle debbasi prestar fede ^ e che negligentando questi due che testimoniano s chia ramente contro alla sua opinione, si debbano rettificare sulla fede di lui le carte antiche, anzich lasciarle siccome sono infino a tanto che non si abbiano pi sicure co gnizioni. Ma io credo che a questo discorso si pos sano fare parecchie obbiezioni. Primamente Eratostene si vale di varie testimonianze, e Ipparco asserisce che adopera soltanto quella di Patrocle. Ma* chi erano dun que coloro i quali dissero che le estremit meridionali dell India si trovano nella stessa latitudine dei luoghi vicini a Meroe? coloro i quali determinarono la distanza dal parallelo di Meroe a qaello che pa^sa per Tine ? coloro i quali affermano che lo spazio dalla Cilicia ad miso corrisponde alla larghezza dei monti coloro i quali cinsegnano che andando da Amiso pei Colchi' e per l Ircania ai Battriani ed alle genti che si stendon pi oltre fino al mare orientale, si percorre nna li nea diretta verso il levante equinoziale costeggiando sempre le montagne che sorgono a destra e che que sta medesima linea, prolungandosi verso il ponente, at traversa la Propontide e lEllesponto? Eratosten adotta tutte queste opinioni siccome attestate da uomini che furono nei luoghi dei quali parlarono, avendo avuto alle mani molti documenti dei quali egli abbondava, per e$>

U B R O SECONDO

sere stato posseditore di una biblioteca s grande, quaQto Ipparco medesimo attesta. Oltre di ci la testimonianza stessa di Patrocle ri'* sulta da molte altre ^ di re cbe gli faauoo affidata una s grande inoumbenza, di autori che lo hanno seguito; di que medesimi he io hap criticato e che Ipparco stesso menziona: perocch ci che vale a confutar co storo couferma le cose dette da Patrocle. Il quale non disse gi cosa assurda afiermaudo che i compagni di Alessandro sinformarono leggiermente delle cose, e cbe Alessandro invece le indag con diligenza, facendosi descrivere lutto il paese da persone che n erano prati-< chissime. Ed egli poi dice che questa descrizione fu a Ini confidata da Zenocle il tesoriere. Dice poi inoltre Ipparco nel secondo libro, che ratostene stesso abbatte I autorit di Patrocle, a mo* tivo della sua discordanza dall opiqione di Megastene sulla lunghezza della parte settentrionale dell India ; perch mentre Megastene la fa di sedici mila stadii, Pa trocle ne assegna mille di meno ; ed a cagione di que> sta discordanza Eratostene non s attiene n alluno n all altro , ma seguita non so quale itinerario (i). Se dunque cotesta differenza , comunque sia soltanto di mille sladii, toglie ede a Patrocle ; quanto pici non gli debb esser negata dor la differenza- di circa otto mila , a fronte di due testimoni, i quali d accordo fra loro afi&rmano la larghezza dell India essere di venti(i) La voce significava il /uogo di,ri/toso, diferm 4 ta.
presso i Greci

l4 8

DELLA GOGRAFIA D I S tR A B O ^ E

mil stadi!, mentre egli la fa di dodici mila soltanto^ . Ma noi rispondiamo che Eratostene adduce a motivo' di questo suo dissentire da Patrocle non gi quella piccola differenza che qui viene accennata , ma ben anche 1 autorit dell itinerario concordante con quella di Megastene. N meraviglia che una testimonianza sia giudicata pi credibile di un altra , o che ad un medesimo autore in alcune cose si creda ed in altre n o , qualora da un altiro ci sia posta innanzi lin opi nione pi sicura. Ma cosa ridicola il credere che una gran differenza di opinioni tlga fede ai dissenzienti : mentre per lo contrario questo dovrebbe aver luogo trattandosi di lievi diversit. Perocch in nn piccolo errore possono cadere, non altrimenti che gli scrittori volgari, anche quelli che sono pi sapienti degli altri : ma neIJe cose grandi se pu errare 1 uomo ordinario, colui ch pi erudito vi soggiace di ladoj e perci egli poi creduto di prferenza. Tutti coloro pertanto che scrissero intorno all india nella maggior parte delle cose mentirono ^ ma sopra tutti Deimacoi. Gli tengono dietro Megastene, Onesicrito , Nearco ed altri di cotal fatta raccontatori di fri* volezze : le quali cose ci > -accaduto di dover piena mente vedere quando scrivemmo le Memorie dei fatti di Alessandro. Ma si viiole principalmente n ^ a r cre denza a Deimaco ed a Megastene ^ i quali parlano di Enotochiti, di jdstomii, di Arrini, di Monoftalm^ Maero scheli ed Opistodauiti (i). Rinnovarono inoltre l o(i) Questi notili che ho creduto di dover coaaervare nella

LIBRO SECONDO

merica battaglia de Pigmei colle gru , afTermando che SODO alti tre spanne soltanto. Parlano eziandio di formi che che scavano Poro^ di Pani col capo foggiato a guisa di conio , di serpenti, di b u g i, di cervi che mangiano colle corna ; delle quali cose poi essi medesimi si movoa rimprovero fra di loro, come not anche Eratoste* ne. Essi furono amendue spediti come ambasciadori in Palimbotra ( i ) , Megastene ad Androcotto e Deimaco ad Allitrocade suo figlio ; e di quel loro viaggio ci tra mandarono cos fatte relazioni ^ n sappiamo qual ca gione a ci li abbia mossi. Ma Patrocle non somiglia a costoro, e gli altri della cui testimonianza si vale Eratostene non dicono punto cose incredibili. nel vero (2 ) se Rodi e Bizanzio sono sotto lo stesso meridiano , a buon diritto soglionsi collocare sotto un solo meridiano anche Amiso e la Gilicia^ dacch molte
originale loro forma significano tatti una qualit attribuita dai citati scrittori a queste favolose pofiolazioni. EnotochUi{Zttlxilrus) vale che s' avviluppano nelle orecchie ; Astomj ( A ^S/tnt senza bocca; Aerini ( senta nari; Monojlalmi (Mt) con un occhio solo; Sfacroscheli (M tucfrxtJitls) con lunghe gambe ; Opistodallili (Ow,tr^SKlvXs ) con diti

ricurvi.
(i) Strabone nellib. zv, conformemente a tutti gli altri autori scrisse poi Palibotra, Alcuni credettero di riconoscere il luogo di questa citt in Patelpoother o Pataliputra vicino a Patna sul Gange; ma il Gossellin crede invece che Palibotra fosse nel luogo ora occupato da Hlabas od Hallababad. ( 3) Il testo qui oscuro, ed alenai Io credono interpolato. Io ho seguita la versione francese.. . .

l5

DELLA GEOGRAFIA D I STRABOIfE

osservazioni fanno manifesto che quelle due linee sono parallele, e nulla prova che da veruna parte l una s'inclini sull altra. Cos parimenti, che la navigazione da Amiso nella Golchide , e poi quella strada la quale lungo il mar Caspio conduce a Battra, si dirigano verso il levante equinoziale cosa certissima per tutto ci che si osserva in quel tratto, rispetto alla direzione dei venti, alle stagioni, alle produzioni della terra ed anche al levarsi del sole. E spesse volte 1 evidenza delle cose il consenso di tutti i viaggiatori meritano maggior fede che uno stromento (i). E Ipparco stesso dice che la linea dalle Colonne alla Cilicia diritta, e si spinge verso il levante equinoziale senza eh egli 1 abbia per misurata tntta collo stromento e geometricamente ^ ma per tutta quella parte eh dalle Colonne allo stretto della Sicilia credette ai navigatori. Egli adunque non dice a ragione: Poich non pos siamo determinare la proporzione fra il giorno pi lun> go e il pi co rto , n quella dell ombra del gnomone, coiaiifciando dalle parti montuose della Cilicia fino alle In d ie , non possiamo affermare nemmeno che la linea segnata obbliquameite sulle carte antiche debba essere un parallel : e per in questa incertezza dobbiamo astenerci dal rettificarla, ma lasciarla inveee come si trova nelle carte antiche. Ma primamente il non poter affermare lo stesso come astenersi da ogni afferma zione; e chi sastiene da ogni affermazione non inclina
(i) Sintende uno ctromento matematico; e per questo mod toma lo stesso come Se dicesse un operazione maumatiea.

turno SECoiffio

a Verona (iarte: n a ordinar poi cHe si lasci la linea come l hanno segnata gli antichi gli nn inclinare ad essi. Egli sarebbe stato pi consegnente se 'avesse dato il consiglio di rinunciare ad ogni geografia ^ giacch noi non sapremmo determinare n anche la posizione delle altr* montagne, come a dire le Alpi, i Pirenei, I monti della T ra cia , dell Illiria e della Germania. Ma chi po trebbe stimar pi credibili dei moderni gli antichi i quali nel disegno delle carte commisero tanti errori, quanti ne ha notati Eratostene, senta che Ipparco gli abbia punto contraddetto 7 Le cose poi che vengono appresso sono piene^di grandi perplessit. Yeggasi in fatti quante assurdit s incontrano qualora, dopo aver detto che le estremit meridionali dell India rispondono a M eroe, e che la distanza da Meroe allo stretto di Bizanzlo di diciotto mila sladii, Ipparco sostenga che dall estremit meri dionale dell India alle montagne ve n ha trenta mila. primamente, poich nn medesimo parallelo quello che passa per Marsiglia e quello che attraversa Bizanzio ( come Ipparco afferma seguitando Pitea ), e Bizanzio ed il Boristene, per avviso d Ipparco stesso , sono ni tnedesimo meridiano ; perci se noi vogliamo ere* dere con lui che da Bizanzio al Boristene la distanza sia di tremila e settecento stadii, dovremmo dire che questa distanza abbian fra loro anche il parallelo di Marsiglia e quello del Boristene, il quale passerebbe per la Celtica lungo l Oceano : perocch procedendo da Marsiglia verso il nord per lo spazio gi detto s arriva all Oceano.

l5 a

DELLA O EO G B A FU D I STRABONC

Sappiamo inotre che il Cinnamomoforo (i) il punto pi meridionale di tutta la terra abitabile : e se cond Ipparco stesso il parallelo che passa per quella regione il principio della zona temperata dei pari che della terra abitabile, ed lontano dall equatore circa ottomila e ottocento stadii. siccome secondo lui dall equatore al parallelo del Boristene v ha trentaquattro mila stadii ; cosi ne rimangono venticinque mila per la distanza fra il parallelo che passa pel Boristene e per la Celtica marittim a, e quel che divide la zona temperata dalla torrida. La pi lontana naviga zione poi dalla Celtica verso il settentrione dicesi dai recenti scrittori che sia lIerna situata al di l della Britannia, ed appena abitabile a cagione del.freddo; sicch i luoghi che sono pii oltre si crede che non possano essere abitati. Ma l lerna poi si dice che sia distante dalla Celtica non pi che cinquemila stadii ; e per trenta mila stadii o poco pi circonderebbero tutta r ampiezza della terra abitata. Ora trasportiamoci nella regione opposta al Cinnamomoforo e soggetta allo stesso parallelo rerso oriente. Quivi Taprobana; la quale si crede per certo che sia una grande sola nllalto del mare, situatarimpetto al lindia dalla parte di mezzogiorno. Essa si allunga verso Etiopia pi di cinquemila stadii, per quel che ne dicor no, e da essa viene portata negli empori! dellindia gran copia di avorio, di testudini e daltre mercatanzie. .Qua lora pertanto si attribuisca a quest isola una larghezza
(i) Il paese dove cresce la cannella.

LIBRO SECONDO

l5 3

corrispoDdente alla sua lunghezza , poi v' aggiungiamo il tragitto che la divide dall In d ia , avremo dalP e* stremit meridionale di Taprobana a quella delP India UDO spazio non minore di tre mila stadii, quanto era l intervallo dal conGue meridionale della terra abitata a M eroe, dacch l estremit meridionale deli' India e Meroe sono sotto un medesimo parallelo. E forse sa> rebbe cosa pi credibile P aggiungere uno spazio mag giore che non quello di tre mila stadii : ma gi chi aggiungesse questo numero ai trenta mila che Dei* maco annovera dalla predetta estremit meridionale dell India fino ai Battriani ed ai Sogdiani, tutte quelle nazioni si troverebbero fuori della terra abitabile e dulia zona tfemperata. Ma chi oserebbe dir questo, sentendo e gli antichi e i moderni parlare del clima temperato e della fertilit primamente dell India settentrionale, poj delPIrcania (i), dellria, ed appresso delia Margiana e della Battrana, paesi tutti contigui al fianco settentrio nale del Tauro, e T uno dei quali (la Battrana) confioa colle parti di questa montagna che servon di limite allin dia. E quelle regioni sono di tanta fertilit che mostra no di essere per gran tratto lontane dai paesi inabitabili. Perocch dicono che nell Iccania ogni vite produce un metreto (2 ) di vino ^ che un fico d sessanta medimni di frutti ^ che il frumento cresce naturalmente dai grani che cadono dalle spiche ^ che negli alberi fannosi gli
(i) VIrcania il Corcao ; V ria e la Margfana sono coin{irese nel Khorazan. La Batlriana il paese di Balk.
(3) F o rs e circa venlidue p iote parigine.

154

OELLA UEOGRAFIA. D I STRASONE

alveari delle api e il miele scola gii dalle foglie. Questo avviene anche in quella parte della Media che dicesi Mattiana , e nella Sacasena e nell Arassena d Arme nia ^ ma rispetto a questi paesi quella grande fertilit non dee muoverci ad ugual meraviglia, perocch sono pi meridionali dell Ircania ( i ) , e nella temperatura del clima vincono tutto il restante di quelKi regione ^ della quale poi non si potrebbe credere s di leggieri una tanta fertilit. Nella Margiana poi dicono che si trova spesso qualche tronco di vite, cui due uomini di stendendo le braccia non possono circondare, e grap* poli che hanno due cubiti di lunghezza. Somigliante alla Margiana affermano che sia anche l Aria, e la di* cono anzi superiore nell abbondanza del vino, fl quale vi si conserva fino alla terza generazione in vasi non impeciati. Abbondevole d ogni cosa , fuori che d olio , anche la Battriana che collAria confina: n dee punto recar meraviglia se alcune parti di quelle regioni sono fredde, come a dire i punti elevati e montuosi ^ peroc ch anche nei climi meridionali sogliono esser freddi i monti, ed in generale tutti i luoghi elevati quandanche siano piani. Per sebbene le parti della Gappadocia che stanno verso 1 Bussino siano molto pi settentrio nali di quelle contigue al Tauro^ e la Bagadania ( im mensa pianura fra il monte Argeo ed il Tauro ) sia di tre mila stadii ancor pi meridionale che il mar del
(i) Le regioni menzionate qui da Slrabone , tranne la sola Media , erano tutte quasi nella stessa posizione dell Ircania. La Sacasena era fin anco un po pi settentrionale. (G.)

tn lio sKcoiTDo

i55

P ooto, nondimeno appena produce qnalche albero frut tfero; mentre i contadi di miso, di Sinopo e di Fana* rea per la maggior parte producono ulivi. Finalmente dicono che 1 Oxo il quale disgiunge la Battriana dalla Sogdiana tanto comodo da navigare, che le merci dell India sovr esso portate facilmente conduconsi nel* P Ircania, donde poi vanno per gli altri paesi che ven gono appresso in 6 no al Ponto. Ora come si potrebbe trovare siffatta abbondanza lungo il Boristene o nella Celtica che costeggia 1 Ocea no? dove non alligna la. vite od al certo non vi produce frutto 7 Nei paesi poi pi meridionali e declinanti al m are, ed in quelli che stan lungo il Bosforo, la vite porta suoi fru tti, ma picciolissimi; e durante linverno bisogna di necessit seppellirla. E i geli allimboccatura della palude Meotide sono siffatti, che in quel luogo dove nella stagione dinverno un generale di Mitridate vinse i barbari in battaglia equestre sul ghiaccio, in quel medesimo luogo, poich fii venuta la state, li vinse in battaglia navale , per essersi il ghiaccio disciolto. Ed Eratostene reca in mezzo anche la seguente iscrizione che trovasi nel tempio di Esculapio a Panticapea sopra un idria di rame rotta a cagione del gelo : Se qualche duno non crede quaii siano presso di noi (gl inverni),

lo giudichi vedendo quest' idria. Non come voto degno del Dio , ma come prova di un rigido inverno la pose i sacerdote Stratio. Se dunque i fenomeni che avvengono nei luoghi fin qui mentovati non sono da paragonare con quelli del BosforO, e n anche con quelli che ac cadono nel territorio d miso e di Sinope ( perocch

56

TIELLA GEOGRAFIA D I STRABONfi

ciascuno confesser cbe il clima di questi paesi prii temperato ) , molto meno si potrebbero paragonare con quelli dei paesi del Boristne e delle estremit della Celtir ca: quando si crede comunemente cbe appena i paesi pi meridionali del Boristene e dei Celti quanto io spazio di 3 ^ 0 0 stadi! si trovino alla medesima altezza di Ami' s o , Sinope, Bizanzio e Marsiglia. Ma se i seguaci di Deimaco aggiungano ai trentamila stadi! {i) Pintervallo che resta fino a Taprobana ed ai confini della zona torrida (ed ai certo non menoicbe quattro mila altri stadi!) verranno a rimovere dai propri! luoghi Battra ed A ria, sicch troverannos! a trentaquattro mila starili dalla zona toiTda , quanto Ipparco asserisce che v ha dall equatore al Boristene. Andranno quindi Battra ed Aria a cadere in luoghi pi settentrionali del Boristene e della Celtica per lo spazio di otto mila e ottocento stad!i^ dacch tanti appunto se ne contano dallequatore al parallelo che divide la zona temperata dall torrida, e che attraversa , come dicemmo, principalmente l india produttrice della cannella (2 ). Ma noi abbiam dimostrato
( 1 ) Cio ai trentam ila sladj assegnati da Deimaco alla larghzza dell India , dal mezzod al settentrione. (a) Il testo dice Sict rts

h J tx it. Il Brqiii-

g n y avea dapprim a giudicata intrusa la voce 'l uf i n s, ma poi cam bi opinione. G li editori francesi si attennero alla sua p rim a, correzione , giudicando che il Brquigny siasi ricreduto a torlo. Io vedendo conservato dal C oray il testo nella sua intierezza ho voluto attenennivi nella versione, non senza notare per altro che la correzione del Brquigny pare giustissima. Ecco le sue pro p rie parole: Strabone non dice in nessun luogo che la regione della

LIBRO SECONDO

che al di l dlia Celtica si pu abitare soltanto fino alla le r n a , spazio di non pi che cinque mila stadii; e il computo invece che qui citiamo dimostrerebbe che al di l di questo paese ve nha un altro a tre mila e otto cento stadii verso setteatrione abitabile anchesso. Oltre di che Battra sarebbe molto pi settentrionale che la bocca del mar Caspio o dIrcania ^ la qual bocca dis< giunta dalPestremit meridionale di questo mare e dalle montagne dArmenia & di Media circa sei mila stadii, e pu essere considerata come il punto pi settentrionale di queUa costa che di quivi si estende infino all'india, a cui si pu navigare partendo di l, come attesta Patro* d e che presiedette a quei luoghi. ggiungesi che la Bat triaua si stende ben mille stadii verso settentrione : al di l della Battriana vhanno i paesi degli Sciti di maggiore ampiezza che finiscono al mar boreale, genti nomade ma che pur vivono. Or come mai questo sarebbe se la Bat' triana cadesse gi fuori della terra abitabile? Poniamo che la distanza dal Caucaso fino al mar boreale pas sando per la Battriana sia di poco pi che quattro mila stadj : aggiungendo poi questi al numero degli stadii che sono al di l di lerna verso settentrione, tutta la distanza a traverso alia terra non abitata cominciando da lerna sar di settemila ed ottocento stadii. E quan-

cannella sia nellindia, ma la colloca al di sotto deHEtiopia, e la stende fino allestremit della terra abitabile. Ma tanto non avan zasi r India, poich Strabene dice che la Taprobana a iooo stad) al sud dellindia stessa, e questsola secondo lui lultimo fine della terra iJiitabile da quella parte n.

l53

D E L L l GEOGRAFIA D I STRBONE

do bene si vogliano trascurare i quattro mila stadii, le parti della Battriana che accennano al Caucaso saranno sempre pi boreali di lerna quanto lo spazio di tre mila e ottocento stadii, della Celtica e del Boristene per io spazio di otto mila e otto cento. Dice poi anche Ipparco che verso il Boristene e la Celtica nelle notti destate dura sempre una cotal luce di sole da quando tramonta fino a quando si leva; che nel solstizio d inverno il sole innalzasi tuttal pi nove cubiti (i). Che nei paesi distanti da Marsiglia seimila e trecento stadii (i quali paesi egli crede che siano tutta* via Celti, ma io li stimo Battriani, e ben due mila e cin quecento stadii pi settentrionali della Celtica) questo fenomeno accade ancor pi manifesto. Che quivi nei giorni d inverno il sole non s innalza pi che si cu biti. Che a novemila e cento stadii da Marsiglia s in nalza soltanto quattro cubiti ; e n anche tre intieri nei paesi situati al di l, i quali al parer nostro deb bono essere molto pi settentrionali di lerna. Ipparco credendo a Pitea fa queste contrade ulteriori pi me ridionali della Britannia; e dice chivi il giorno pi lun go di diciannove ore, ma ch poi soltanto di diciotto ne luoghi dove il sole innalzasi quattro cubiti ; e sono, vom egli dice, a novemila e cento stadii da Marsiglia. Sicch poi le parti pi meridionali della Britannia sono pi settentrionali de luoghi dei quali ora trattiamo. Sa ranno dunque o precisamente o presso a poco sotto un medesimo parallelo colle parti della Battriana vicine
(i) 11 cubito astronomico degli antichi era di due gradi.

LIBRO SECOITDO

l5g

al Caucaso; perocch gi si delto che secondo Deimaco qusti Battri sono pi settentrionali di lrna lo spazio di tremila e ottocento stadii : e se a questi aggiungiamo quelli che sono da Marsiglia a lerna ne avremo dodici mila e cinquecento. Ma chi mai not in queluoghi (dico in quei verso Battra) questa durata dei giorni pi lun ghi, 0 lelevazione del sole nel solstizio dinverno? Pe rocch queste sono cose tutte manifeste anche allo sguardo dellidiota, ed alle quali non fa bisogno veruna matematica spiegazione : di modo che ne avrebbero parlato molti si degli antichi e s dei moderni fino ai di n o s t r i i quali hanno descritte le cose persiane. E come mai la fertilit, gi d e tta , di que luoghi si ac corderebbe con siffatti fenomeni celesti? Da queste cose pertanto manifesto come Ipparco, sebbene sapiente, combatta la dottrina di Eratostene, opponendo alle di mostrazioni le cose tuttora incerte, quasi che fossero di ugual peso. Appresso, volle Eratostene provare che Deimaco fa inesperto e ignorante di queste cose, perch dice che

VIndia giace fr a il punto equinoziale detP autunno ed il tropico inverno , e si oppone a Megastenb dove afferma che nelle parti meridionali deW India si veg gono tramontare le due orse, e l ombra cadere in op poste diresioni, assicurando che nessuna di queste cose snccede in veruna parte dell India. Tutto questo, dice Eratostene, affermato per ignoranza. 11 dire che il punto equinoziale dell autunno e quello -della prima vera differiscono nella loro distanza dai tropici cosa duomo ignorante, essendo in entrambi uno solo il punto

l6 o

DELLA. GEPGBAFIA D I STRABONE

d onde il sole si leva, ed uno solo il cerchio ehesso percorre. Oltre di ci la distanza dal ti'opico terrestre all equatore, fra i quali Delmaco pone T lndia, si tro> va nel misurarla molto minore di venti mila stadi! ^ e per secondo il suo propino sistema vedrebbesl in quel paese non ci eh egli pretende ma ci che viene asse rito da me. Perocch se l India ha, com egli afferma , venti o trenta mila stadii di larghezza non potrebbe ca> pire nello spazio eh egli le assegna , mentre questo .sa rebbe possibile quando la sua larghezza fosse quella ch io credo e non quella che pare a lui; Ed indizio della stessa ignoranza il dire che in nessuna parte dell India tramontano le Orse , n le ombre gittano mai in diversa direzione ; perocch questi fenomeni si co minciano a vedere a cinquemila stadii al di l di Ales sandria (i). Questo dice Eratostene, ed Ipparco ne lo censura di nuovo a torto ^ prima sostituendo ( nel testo di Deimaco) il tropico destate al tropico d inverno; poi giu dicando sconveniente I adoperare in cose spettanti a geografia matematica la testimonianza di un uomo ine sperto dell astronomia : quasi che Eratostene avesse data la preferenza al giudizio di Oeimaco, e non avesse invece seguitata la comune usanza dei critici rispetto a coloro che stoltamente ragionano. Perocch uno dei modi di confutare le vane, obbiezioni si quando pos(i) Cio a Siene sotto il tropico. Ma osserva il Gossellin che ai tempi di Eratosteue 1 Orsa maggiore non tramontava col inlieiaraeute.

Limo SECO N D O

l6 l

siam dBostrarei che ancbe la loro, opiaione, qaal ch'ella iasi, vieie a confetmare la nostra. > F ia qui!(taiM}ue, supponendo che le estremit pi me* ridionali dellUndia siano sotto il parallelo dr Mei<r, come dicono e credono molti, abbim dimostrate le as surdit del sistema dIpparco: ma perch Ipparcb stesso che da prima non CQntrasta per nnila a tiilMta ipotesi^ nel secondo libro poi. dlie sue Memorie pi non lam-^ m ette, sar bene venire considerando anche questosao ragionamento. Egli dice pertanto Che quando fra due paesi situati alla medesima altezza , cio sotto il medesimo paraUe-i 10 ( i ) , v abbia un& grande distansa, non possibile conoscere s'egUno sono davvero .sotto uno stesso parala lelo , senza fare un. confronto der climi di ciaschedua luogo. In quanta al clima di M eroe, Filone ohe ci ba descritta la sua navigazine nell'Etiopia racconta chivi 1 1 sole trovasi al vertice (allozenK) quaintacitiqtte giorui innanti al solstizio destate, e nota inoltrale pi*oporzioni dell ombra col gnomone tanto ai solstizii quanto agli equinozii, nel che Eratostene . quasi pienamente dac> cordo con lui. Ma nessuno, n ancheE ratostene, ci descrive il clima dell? India. Se peraltro, come si crede

(i) Il testo, secondo la correzione proposta dal Casaubono e seguitata dai Traduttori francesi del pari che dal Coray, dice:
Igri 7 u i l i , . r, A. Non da laofere peralti-o, che anche ^ i Editori francesi

dichiarano di, non ssere ^ienameiite soddisfitUi della interpreta zione data, coUaulorit del Cawubono slesso, a queste parole.

Sri^aoiTE, tom. II.

>

62

della

S E O G R A riA D I STRABONE

sgitando Nearco, tramoatano col tutte e due H s Orse, non possbile che si trovino sotto uu medesimo pa^ rallelo Meroe e le predette estremit merdiooali del lindia. Ma se Eratosteoe consente con coloro i (ftiali dicono che aeir ladia tramontano tutte e due le Orse , come si pu dunque affermare eh' egli pure non dia notizia veruna intorno al clima di quel paese? Questo certa* mente un indizio del clima. Se poi non vero eh egli consenta a costoro , si liberi almeno delPaccusa. E nel fatto quel preteso consentimento non sussiste^ ma di cendo Deimaco. che in nessuna parte dell India^ non si veggono mai tramontare le O rse, n le ombre cadere in contraria direzione, secondoeh Megastene ha rife rito , Eratostene condanna lignoranza di la i, e rigetta quella duplice, asserzione ^ nella quale per confessio ne d Ipparco stesso falso che le ombre non cadano in contraria direzione: perocch quandanche non fosse vero che l India sia sotto lo stesso parallelo di Meroe, concede per manifestamente che le estremit di quella regione sieno pi meridionali di Siene. Appresso poi, trattando Ipparco di queste medesime cose o dice opinioni conformi alle gi confutate da noi, o si vale di falsi d a ti, o deduce conseguenze che non sussistono. Goss, perch da Babilonia a Tapsaco v ab biano quattro mila e otto cento stadii, e che di quivi andando verso settentrione fino ai monti armeni ve n abbiano due mila e cento ( i) , non conseguita punto
(i) 11 testo dice nUll e cento, bono uut l e^ore di questa lezione.

, ina il Casau

LWRO WCOHDO

l6 3

cbeda BahUoDa a qne'moDti, tenendo dietro al merda* no di quella d t t i , se ne contino pi di sei mila. N Era^ lostene dice che da Taptaco ai monti armeni V bbia due mila e cento stAdii, ma bens cbe vi r^sta tut< tor qualche spazio non misurato : e per l argom'en* to di cui Ippftrco poscia si T a t e , essendo dedotto da una supposisine non conceduta, non pu provar nulla. Aggiungasi inoltre cbe Ertostene non dice in nessuna parte dell opera sua cbe Tapsaco sia pi settentrio nale di Bt^ilonia lo spazio di quattro mila e cinquecento stadii. Dopo d i ci Ipparco, difendendo sempre le carte antiche, non reca in mezzo le cose dette da Ertostene intorno alla terza sezione della terra Alitata, ma gli ( iribuisce di proprio senno un opinione agevole a con* futarsi. Perocch Ertostene, conformemente all' asser zione gi da noi ricordata intorno al Tauro ed -al mare che sbocca dalie Colonne d E rcole, divide con una sola linea la Terra abitata in due parti, chiamandone una settentrionale e P altra meridionale ^ poi tenta di dividere nuovamente ciascuna di queste parti in quelle porzioni cbe pu, e le chiama Sezioni (i). Dicendo poi che della parte meridionale la [nrima sezione P ln d ia, e la seconda F A riana, le quali si possono amendue circoscrvere facilmente, pot non solo determinarne la lu n f^ z z a c la larghezza, ma descriverne anche quasi geometricamente la figura (3 ). L 'I n d ia , al parer suo
(i) n testo diee che il Buooacciuoli traduce Sigilli. (a) Quasi geometricamente. Co** traducono gli Editori francesi leggendo i i yttfttlfiJiS t. Il lesto dice paraltro mt i *-

16 4

DELLA GEO&BAFIA DI 8TBAB0NE

SUO, romboidale , perch de suoi Iati alcnni sono cinti dal mar australe ed orientale colla spiaggia non molto sinuosa, e gli altri son circondati luno dal mon te, laltro dal fiume; conservando anche in queste parti la figura quasi rettilinea. Rispetto allAriana ben vede eh essa ha tre lati acconci a formare la figura del pa> rallelogramma, ma non saprebbe determinare il fianco occidentale per essere da quella parte le nazioni fram* miste. Tuttavolta lo segna con una linea che dalle Porte caspie va a finire alle estremit della Garmania ( i ) , le quali sono contigue col golfo Persico. Egli pertanto chiama occidentale cotesto la to , ed orientale quello che si distende lungo l Indo. Non dice peraltro che siano paralleli ; e n anche gli altri d u e , cio quelli segnaU dal monte e dal m are; ma dice soltanto che 1 uno settentrionale e 1 altro meridionale. Cos egli indica d un modo imperfetto la seconda Sezione; ma ci presenta poi molto pi imperettamente la terza per parechie cagioni. La prima quella che gi dicemmo, cio il non essere chiaramente determinata la linea dalle Porte caspie alla Garmania, la quale co mune alla terza Sezione ed alla seconda. Poscia, che nel lato meridionale viene a incontrarsi il golfo Persico, siccome -dice Eratostene stesso ; laonde fu necessitato di considerare la linea che parte da Babilonia come una linea retta che , attraversando Susa e Persepoli, andasse fino ai monti delia Garmania e della Perside,
fitlfix'cs, come geometra. Pare che il traduttore latino leggesse i in vece di , giacch spiega ut geometrae ignanis, (i) Ora Kerman.

LIBRO SECONDO

l6 5

sulla quale potesse, trovarsi una strada misurata di poco pi che nove iqU stadii (i) nella sua intierezta. Questo egli chiama lato meridionale, ma non lo dice punto parallelo al settentrionale. Egli poi mamfesto che 1 E ufrate, col quale Erato stane descrive il lato occidentale, non somiglia punto ad una lidea retta : ma uscendo delle montagne (a) scorre verso mezzogiorno, quindi d volta verso T oriente, poi di nuovo si coaverte al m eizogtorno, fino a che sbocca nel mare : ed E>atostene stesso dichiara che il corso del fiume non diritto , ^ e n d o che la figura della Mesopotamia, formata dal concorso del Tigri e delPEufrate, somiglia ad una nave da trasporto (3). E fi nalmente d Tapsaco fino all Armenia non tutto misurato il fianco occidentale , costituito dall Eufrate ^ ma dice Eratostene Stesso di non poterlo determinare, perch non fu mai misurata quella parte eh - verso l Armenia ed i monti settentrionali. Per tutte' le quali cagioni poi Eratostene confessa eh egli descrive aUin> ^ o ssd la terza Sezione ; poieh anche le distanze da lui assegnatele raccglie da parecchi itinrarii, alcuni di quali dice iegli stesso che sono anonimi. Pare dnnqae che Ippavco al^ia il torto sUoroh contnaddice geometrcameoi allimperfetta descricibe di Eratostene; dove sarebbe stato pi ragionevole il
(i) mero (a) (3) delle Non gnnri dopo Strrimn dite invece 9 ^ 0 0 ; e questo nu dovrebbe sostituirsi anche qui. (G.) Le montagne del Tauro. 'T v ^ r/ r significa una nave destinata arservigio altre.

166

DELLA e S O G h k F U D I ST B M N K

snper grado a coloro cle iu qualche modo ci hanno data contezza della natura di qae^paesi: ma quando poi cava le sue geometriche obbiezioni non tanto da quello che Eratosteae dice , quanto dalle invnssioni sue pr* p rie , llota fa ancor pi manifesto il suo desiderio di censurare. Ekt0 8 tene adunque descrivendo, come abbiamo veda* to, sommariamente questa terza Sezione, dice che dalle Porte caspie alP Eufrate v' hanno dieci mila stadii. Divi dendo poi questo spazio in parti secoudoch lo trov misurato, fassi di nuovo dall Eufrate e dal luogo in cui si passa quel fiume in vicinanza diT apsaco; e di quivi al sito in cui Alessandro pass il Tigr^ conta duemila e quattroceato stadii. Da questo punto poi misurando fino alle Porte caspie i luoghi che vengono appresso, at traversando Gaugamele, il Lieo, Arbelia ed Ecbatana, ove Dario ricover fuggendo da Gaugamele, compiesi il numero di diecimila stadii, non ve n- essendo se non trecento di pi. Di questa maniera Eratostene misura il lato settentrionale, senza giudicarlo per parallelo ai m onti, n alla linea che partendosi dalle Colonne attra versa Atene e Rodi: perocch Tapsaco mollo distante dainMmti, e nondimeno s'incootrauo il mo>nte e la strada che in da Tapsaco alle Porte caspie (i). T ali sodo i
(i ) ' H yttf > r S t i f S t i^'irrtiict , r v f t r i x li t

cT x r Xftt

i tr

Kmrjr/ne

nxitt. Credetti opporlaoo trascrivere le parole del testo e la versione francese, la quale i in parte ifiversa ; dar Thapsaque est fo H loigne des monlagnes, et Ut-routa qt tend de Thapsaque aux PjrUs Caspieifutes , ne rencontre les -moiUagne quaux Pjrles Caspienns.

usuo sEcono

167

IohU da Eratosteoe assegnati al fianco 8eUe&trioale della t n a Sexion^. veado cosi descrtto il lato settentrionale, dice, Che non .passibile determinare il meridionale lungo il ikare, percH vi s'incontra il golfo Persico; ma ohe da Bbilontt passando pet Susa e Persepoli, pei monti della Perside e. della Carmania v hanno nove mila dneeento stadii. f E qu<isto lato egli h> chiama me ridionale, non ailermando per che sia parallelo al set* tentrionale. La diffcrenxa poi di hinghezzai fra il lato settentrionale e quello di mezzogiorno dice ohe avviene per>;h l Eufrate, dopo essere corso sino ad un certo ^ punto Terso le parti meridionali, s'inclina molto alr oriente. . Degli altri due tati Eratostene descrive primamente 1 occidental : ma quale esso poi sia, se uno sol o d u e , non per anco deciso. E ^i.dice pertanto che dal passaggio di Tapsaco andando lungo TEuirate sino a Babilonia Tha qaaltro mila e ottocento stadir, di quivi > poi sino alle foci dellEufrate ed alla citt di Teredone tremila. Che in quanto a, luoghi da Tapsaco> verso set* teatrioac fu misurato fino alle Porte armane ( 1 ), 6 eoa circa mille e cento stadii^ m a iron ancora si misur le. spazio ov6 sno:i Gortinesi e gli Armeni, U p c rd i poi egli omette di faveUmme. Del lato che accenna al*-;
(1) Non si coDosce questo luogo. Subito d<^>o in luogo Gortinesi dee'leggersi probiibilniente GordieniI perch di tal nome li chiama lAutore stesso nel lib. ix ; e di qui poi pare che sia T e y n ia 'la 'jn o d e rn a 'd e o o m in u ^ n e di Cnll. -(Rda. fr.)

l6 8

della

G EO O B A riA D I STRABONE

l'orienle afferma che gneila pacte la.qtiale V 'a attraverso la Persia dalIEritreo alla Media ed ai paesi settentriol^aK par che. na sia minore di otto mila s t^ ir j e che, <|alora.Gomprendansi certi promontri}, si RlinngailDO a pSii di nove mila. Quello poi che rimane per giunger lAle Porte caspie attraversa mio la Paretacena e ia'M edi di circa trem ila. Aggiunge fnoftr u che it l igri e l Eufrate discorrendo dall Armenia verso le' parti mte^ ridionalij dopa essersi lasciate addietro ie-mooitagne de Gortinesi, e dopo, avere formato un gran oerchio abbracciando quell ampia regione oie dicest Ms0potm ia, dann volt e dirigonsi versQ il levante didrrno ed il mezzogiorno, principalmente > I Eiifrte ; il qiiale avvicinandosi sempre al Tigri, lambe il baluardo di Se-' rairamide, e s accosta al borgo detto Opi quanto lo spazio di duecento stadii ; poi attraversa Babilonia e ' cade nel golfo Persico. di qul ^dice) risulta la Ggor^ delia Babilonia e della Mesopotamia somigliante ad una nave d :trasp}cto. Coi dica Eratostene,* e certo. auhe netdebcrvve questa terza.Sezione egli;commette, alcuni, errori che noi:.verreniO; considerando^, ma non per tutti quelli che Ip p ic o , gli attribuisce; aaaunia<ao pertanto qullo'che costui dice.! IppakAO vJendo! i c a b f r m a r e h e .ha detto fini dal' poocipio, cioi che lIdih non debbasi porse t^a^ioogl^i pi meridionali, come Eratostene propone, dice che questo si fa al tutto evidente per quelle ragioni medesi me elle lo stesso Eratostene reca in mezzo ((). Se-,
() A facilhare U inttligenza di ^ n l o Strabone vieae dictodo

LIBItO stcom o

169

c o a d o E r a to s te n e i l Iato s e tt n lrio n s le della tw z a S e z io n e d e te rm in a to d a u iia lin e a d i d ieci m ila sla d ii c h e va d alle P o r te c a s ^ e sin o all E u f r a te . Il lafto me> r i d i o n a l e , d a Bafadonia ai coilfini d e lla G arm iania d i p o c o p i c h e n o v e m ila s ^ d i i . Q u e llo c h e guw rda a d c i d e n te , p a r te n d o d a T a p s a c o ie se g n ita n d T E o f r a t e fin o a B a b ilo a ia fa q u a ttr o m ila - e o tto ce& to sttulii ^ e( d 'i v i in n a n z i fin d v e sb o c c a q n d fiu m e s e n e c a n t a tr e m ila : le re g io n i po i c h e d a T a p s a e o si d is te n d o n o a! noi'd , ia p a r te s o n m is u ra te p e r lo s p a tio ^ i m ille e c e n to s t a d i i , e il n m a n e n te n o . P o ic h d u n iq u e , d ic e ^ il fian c o s e tte n trio n a le della te rz a S e z io n e d i dieci m ila stad ii a i r in c ir c a , e la lin e a r e t t a p a ra lle la a d esso d a B a b ilo n ia fino a l la to o rie n ta le f a c o m p u ta ta p o c o m e n o c h e nove m ila ; p e rc i m a n ife sto c h e BabilDa nond b b esser p i o rie n ta le d e l lu o g o in co i si p assa lE u ir a t e vicino a T a p s a e o , se n o n se d i miHe sta d ii o p o c a p i . . A ci risp o n d ia m o , c h e q u e s to p o tr e b b e esser vero qua< lo r a le P o r te c a sp ie e i c o n fin i d elia G a rm a n ia d e lla P e rs id e fossero e s a tta m e n te s o tto lo ste sso m e rid ia n o , d a l ' q u a le poi le lin e e c h e v a a a o v erso B a b ilo a ia e T a p s a e o si p a rtisse ro a d an g o li r e tti : p e ro c h in que>' sto caso la*^ lin e a c o n d o tta d alle f ro n tie re c o m u n i d e lla G a rm a n ia e- d alla P e rs id e sino a B a b ilo n ia , e prolun-*

giover la unita figura rappresentante triangoli ipotetici ria Ipparco formati per combattere le opinioni 'di Eratosteoe. Que sta figura la dobbiamo al Goaseltin, il -quale vt ha indicate anche alcune misure che SiraboDe ba oniesse.

D E tL A O S O O H iT U D I -STRASONE

g a t a d i qniv fino a l n ie ttd ia n o di T a p s a c o , p a rre b b e a l s e n s o u g u ale o q n a s t u g u ale a q u elU c h e fosse c o n d o tta dsdi. P o r te ca sp ie a T a p s a c o ; e B a b ilo n ia sa* r b b e di ta o t piii o r ie n ta le c h e T a p s a c o , di q a a n to la linea c h e v a d a lle P o r te ca sp ie a q u e s ta c ilt s u p e ra q a e lla c b d a i con fini d e lla CarQianSa si s te n d e a f ia b ik>niafstessa. M a E r a to s te n e n o n disse n c h e q a e lla li n e a la q u a le segn e il la to o c c id e n ta le delP A ria n a sia n e lla d ire z io n e d e l m e rid ia n o , n c h e q u d i a c o n d o tta d alle P o r te ca sp ie a T a p s a c o fo rm i u n a n g o lo r e tt o co l m e rid ia n o d elle P o r te caspie^ m a p iu tto s to , a l suo dire^ q u e s t' a n g e lo sa re b b e fo rm a to d a q u ella c h e si tirasse lu n g o le m o n ta g n e ( d e l T a u r o ) c o n cu i la lin e a che a n d a sse d a lle P o r te c a sp ie a T a p s a c o fo rm e re b b e u n a n g o lo a c u to . N d ic e c h e la lin e a c o n d o tta daU a Gar> m a n ia a B a b ilo n ia sia p a ra lle la e q u ella c h e dalle P o r t e p r e d e tte v a a T a p s a c o : o ltr e o h e , q u a n d o b e n e q u e s te d u e linee fo ssero p a r a lle le , m a la p rim a d i esse p e r ^ n o n fo rm a sse u n a n g o lo r e tt o c o l m e rid ia n o delle P o r te c a s p i e , q u e s to n o n g io v ereb b e p u n to di p ii alla c o n c lu sio n e d e ll a rg o m e n to . M a n o n d im e n o I p p a r c o p ig lia n d o q u e s ta o p in io a e sicco m e co s a g i d i m o i a t a , e te n e n d o c h e B abilon ia sia y s e c o n d o E r a to s te n e , | t| o rie n ta le di T a p s a c o lo sp a aio d i m ille s t a d i , si fin'g e p o i d a s ste sso n a ltro a t g o a n t o , d i c u i si v4e a p p r e s s o , e d ic e : C h e q u a lo ra a lc u n o im m ag in i u n a lin e a r e t t a ti r a ta d a T a p s a c o v erso le p a r ti ip e rid io n a l i , e d u n a p e rp e n d ic o la re ch e d a B a b ilo n ia vad a a finire so p ra q u e s to m e rid ia n o , e r is a lte r u n tr ia u golo r e tta n g o lo , fo rm a to d i u n Iato c h e si s te n d e re b b e

, LIBRO SECONDO

da TapsoGO fino a B abilo oia , della p erp e n d i(; lare cli a n d r e b b e d a B a b ilo n ia fino sul m e rid ia n o d i T a p s a c o , e di q u e s to m e rid ia n o m ed esim o . I n q u e s to tria n g o lo r i p o t e n u s a ^ i) s a r i la lin ea c h e va d a T a p s a c o a Babi* Io n ia , la q u a le egli fa d i q u a ttro ib ila e o tto c e n to stadii. L a p e rp e n d ic o la re d a B a b ilo n ia al m e rid ia n o d i T a p s a c o si s te n d e p o i p o c o p i d i m i l l e , cio p e r q u a n to la li> n e a c h e va d alle P o r te ca sp ie a T a p s a c o s u p e r a queliti tir a ta d alla fro n tie ra c o m u n e d ella P e r s id e e d ella G a rm a n ia fino a B abilonia: e d a q u e sti d u e la ti a rg o m e n ta a n c h e la lu p g h e z z a d e ll a ltro m o lto m aggio re d e lla per> p e n d ic o la re gi d e tta . \ q u e s ta lu n g h e z z a egli agg iu ng e a n c h e q u ella c h e va d a T a p s a c o v erso il s e tte n tr io n e fino ai m o liti d 'A r m e n i a , d i c u i u n a p a r te h a m isu r a t a E ra to s te n e , e d e r a d i m ille e c e n to sta d ii, e nel r e s ta n te la lasci s e n z a m isurarla^ m a I p p a r c o d i p a r e re c h e sia a lm e n o di mtUe sta d ii, sic ch le d u e p a r ti in siem e c o n g iu n te si s te n d e re b b e ro a dueitaila e c e n to . Q u id o r a d u n q u e si ag g iu n g an o q u e sti dueo{iU e c e n to sta d ii alla lu n g h e z M d el la to su c u i va a c a d e r e la p e rp e n d ic o la re ti r a ta d a B a b ilo n ia , I p p a r c o stim a c h e l'in te rv a llo d a q u e s ta lin ea, la. q u a le p o i a q c h e il p a ra lle lo d i B a b ilo n i a , a l p a ra lle lo d e i m o n ti a rm e n i e d A te n e sia d i d u e m ila e q u a ttr o c e n to stadii. D im o s tra p o sc ia c h e la d i-

' (i) liIpotenusa la linea che in a n triangolo rettangolo tro vasi opposta all angolo retto. Il testo greco lo dice chiaramente r> ittr t/n tr tti rn ( soUiot. y tit/u ) la linea distesa sotto t angolo retto. I- m atem tki poi kaoiio .fiitto deH aggiiiDtivo ipotenusa il tMnie ippellaliv ^ questa linea. :

DELLA GEOGRAFIA DI BtBABONE

sta n z a del p arp ilelo di A ten a q u ^ l o c h e p a ssa p e r B a b iio o i n o n m in o re di d n em ila e q a a ttv c e n to sta di! , q u a lo ra si a m m e tta p e r tu t to il m e rid ia n o q u el n u m e ro di stadii c h E r a to s te n e d ice. M a se cos , i m o n ti a rm e n i e q uelli d e l T a u r o n o n p tr a n o o essere so tto il parallek ) d i A te n e c o m e v uo le E r a t o s t e n e , m a se c o n d o i suoi calco li stessi s a ra n n o pi s e tte n trio n a li p e r Io sp azio d i m o lte m igliaia d i stad i. M a o ltre c h e I p p a r c o si vale di s u p p o sisio n i g i ri fia ta te p e r tr a r n e il suo tria n g o lo r e t t a n g o l o , asserisce a n c h e g ra tu ita m e n te c h e l ip o te n u s a di q u e s to tr ia n golo , cio Ja r e t t a c h e va d a T a p s a c o fin o a Bahilbnia^ sia di q u a ttro m ila e o tto c e n to sta d ii. E n e l v ero E ra* to s t e n e d ic e c h e q u e s ta via c o steg g ia lE u fr a te , e h e la M e so p o ta m ia col te rr ito r io b a b ilo n e s e c o n t e n u ta d a un g r a n c e rc h io fo rm a to d all Eofi^ate e d a l T i g r i , i a m o d o p e r c h e la m a g g io r p a r te d e lla c irc o n fe re n z a se g n a ta d all'E kifrate. 11 p e rc h la lin e a r e tta d a T a p s a c o a B a b ilo n ia n o n p o ^ re b b 'e s s e re ( i ) lu n g o l Eufi*ate, n d i q u a ttr o m ila e o tto c e n to s ta d ii, e n e m m a n c o d i , n n a lu n g h e z z a ,c h e a q u e s ta t i avvicinasse. L a o n d e il r a g io n a m e n to d I p p a r c o rim n e a b b a ttu to . gi si d o tto , c h e d u e lin e e le q u ali fo ssero c o n d o tte d alle P o r te c a s p i e , 1 u n a a T a p s a c o e 1 a ltra a i m o n ti d A rm e n ia (situ ati r im p e tto a T a p s a c o s t e s s a , e p e r giudizio a n c h e d I p p a r c o , d ista n ti d a q u e lla c i(t (i) Gli Editori {hincsi e il Coray hanno sostituito alk cor mune lezione rtf E i f f i m * . <piel1a proposta dal Brquigny e dal Tyrwbitt Sr , ec. .

LIBBO SECONDO

178

a lm e n o d oem ila e c e n to stadi! ) n o n p o treb b o B ss^ere p a ra lle le n i r a lo r o , n a q u ella c h e passa p e r B ab ilo n ia , e c h e fu o b ia m a ta d a E r a to s te n e 6 a n c o m e rid io n a le d e lla te rz a S ezio n e. E g li a d u n q u e n o n p o le n d a s se rir le ste n sio n e d ella s tr a d a c h e va lu n g o i m o n ti, so stitu isc e in v e c e q u e lla d a T a p s a c o alle P o r te ca sp ie , ag g iu n g en d o p e r a ltr o c h e so n o solo a u n d i p resso co n fo rm i : o ltr^ c h e v o le n d o egli in d ic a re lo sp azio e h d all A ria n a sin o all E u f r a te , n o n e ra g ra n fa tto d iv erso il m isu ra r l u n a p iu tto s to c h e l a ltr a ; m a ch i gli a p p o n e d i aver d e tto c h e so n o p a r a lle le , si m o s tra d e lib e ra to a v olerlo a s so lu ta m e n te ac c u sa re di p u e rile ig n o ra n z a . Q u e s te coise p e r ta n to si voglion la sc ia re in d is p a r t e , co m e d a n u lla . E c c o p o i q u ello di c h e E ra to s te n e si p o tre b b e a c c u s a re . L a divisione in m e m b ri differisce d a lla divisione in p a r ti ( p e r c h q u e lla in m e m b ri a b b ra c c ia s o tto q u e s to n o m e ta n ti spazii c h e a b b ia n o il lo ro n a tu ra le c o n to r n o , e d u n a co n fig u raz io n e in d ic a ta d a i p o n ti stessi c h e se rv o n o a c o n g iu n g erli ^ d o n d e p o i il p o e ta disse :

a membro a membro ; m a n e lla divisione p e r p a r ti


n o n h a lu o g o q u e s ta c irc o s ta n z a ) , e no i ci se rv ia m o d ell u n a o dell a ltr a s e c o n d o c h d alla c o n sid e ra z io n e d e l te m p o o d el fine ci p a r e il m eglio. C e rto c h e n e lle cose g eog rafich e to r n a n o o p p o r tu n e le . divisio n i in p a rti, c h e c o n s id e ra n o i luoghi p e r singolo^ m a p u r d o b b ia m o im ita re le divisioni in m e m b ri p iu tto s to c h e qu elle fa tte a d ar>itrio. P e ro c c h solo d i q u e s to m o d o po ssib ile pigliare i p u n ti d e te rm in a ti e le circo scrizio n i, delle qu ali il geografo h a b isog no . Si circo scriv o u o poi b e n e i p aesi q u a n d o si p o ssa n o u sa re o fiumi o m o nti

74

DELLA GEOGRATU DI STRABOIfE

o alcu n m a r e , ovvero il n o m e , sia d i u n a n az io n e so la , sia d i n a z io n i d iverse ch e li a b itin o , c o n u n a g ra n d e z z a e G gura d e te rm in a ta . S e m p r e p e r i a lu o g o d i . u n a g e o m e tric a p re c isio n e b a s te r u n a in d ic a z io n e in m o d o se m p lic e e so m m ario . C o s p e r in d ic a re la g ra n d e z z a d i u n p a e se b a s ta in d icairn e .la lu n g h e z z a e la rg h e z z a m a g g io re! c o m e a llo rc h p a r la n d o d e lla T e r r a a b ita ta d ic iam o e h essa h a s e tta n ta m ila sta d ii di lu n g h e zz a , e m e n o d e lla m e t in la rg h e zz a. E p e r in d ic a r la g u r a ci b a s te r p a r a g o n a r la a q u a lc u n a d e lle fig u re g e o m e tr ic h e , p e r e sem p io la S icilia a d u n tr i n g o lo ^ o d a q u a l c h 'a l t r a fig ura c o n o s c iu ta , co m e a d ire P Ibe* r ia alla p elle d i u n b u e , il P e lo p o n n e s o alla foglia d i u n p la ta n o . Q u a n t o m a g g io re p o i lo spazio di v is o , ta n to p i so n o o p p o r tu n e le d iv is io n i, p e r co s d i r e , all in g ro sso . Q u in d i la T e r r a a b i t a t a , p e r m e z zo d el m o n te T a u r o e d e l m a re M e d ite r r a n e o , fu d a E r a to s te n e a c c o n c ia m e n te divisa iu d u e p a r ti, P u n a se t te n tr io n a le e l a ltr a m e rid io n a le . E b e n e h a c irc o sc rit ta a n c h e l In d ia v alendo si d i u n m o n t e , d i u n fiu m e , di u n m a r e , p o i d e l n o m e u n ic o eh* essa p o r ta y sic co m e n a z io n e c o m p o s ta d i u n a g e n te sola^^ e d ar a g io n e la disse q u a d r ila te ra e ro m b o id a le. M a lA ria n a rice v e m e n fac ilm e n te u n a b u o n a c irc o sc riz io n e p e r es se re il suo fian co o c c id e n ta le c o n f iu o ( i). c irc o s c ritta d ai tr e altri la ti c h e so n o re ttilin e i, e d al n o m e , c h d i u n a sola n az io n e . L a te rz a S ezio n e po i fu la sc ia ta s e n z a

(') Veggansi le carte secondo i sistemi di Eratostene e di Straboue, in fine di questo volume.

LIBBO SECONDO

IjS

circoscrTr]a p o n to , e s n za lim iti : p e ro c c h essa h a u n la to c o m n n e e con fu so c o lP A ria n a : il fianco m e rid io u a le f u p r e s o negK geD tissim am ente, sie co m e q u ello c h e n o n lim ita la d e tta S e z i o n e , m a le p assa p el m e z z o , e la s c ia n d o n e m o lte p a r ti v erso il m e z z o g io rn o n o n n e d e sc riv e la m ag g io re l u n g h e z z a , p e rc h il fian co setteo^ tr io n a le m o lto p i l u n g a n e m m a n e o T E u fr a te co s titu is c e il fian co o c c id e n ta le d r q u e s ta te r z a S e z i o n e ; n 'c i fareU te q u a n d o b e n e sc o rresse p e r u n a lin e a r e tt a . E n e l v ero n o n tro v a n d o si i su oi p u n ti e s tre m i so tto u n o ste sso m e r i d i a n o , p e r c h m a i d o v re b b e fo r m a re il la to o c c id e n ta l e , p iu tto s to c h q u ello d i m ezzo g io rn o ? E d a n c h e se n z a d i ci , si pic co la co sa q u a n to rim a n e dall E u fra te a l m a r di C ilic ia e d i S i r i a , ch e n o n p a r rag io n e v o le il n o n a lla rg a re la te r z a S ezio n e a n c h e a q u e d u e p a e s i, m e n tr e e S e m ira m id e e K in o e h ' ivi re g n a ro n o so g lio n essere d e n o m in a ti Sirii-, e q u el la fo n d la cittA e la reg g ia d i B a b ilo n ia , q u esti la m e tro p o li della S ira ; e d u n a Stessa favella rim a sta fin o ai d i n o stri alle g e n ti c h e s o n o al d i q u a e a l di l dell E i ^ a t e , L o s m e m b ra re p e r ta n to c o n sifFalla divisione u n a g e n te si ce le b re , e d a sse g n a rn e a lc u n e p a rti a n a z io n i stra n ie re n o n co s a c h e p u n to c o n v e n g a . N E ra* to s te n e d ir c h e a q u e s to lo c o s tr i n g e s s i la so v e rc h ia g r a n d e z z a e h a v re b b e a v u ta la te rz a S ezio n e ^ p e r o c c h c i c h e va isino al m a re n o n p o tr e b b e m a i p a re g g ia rsi all I n d i a , e n a n c h e allA ria n a ci c h e si s te n d e sino ai co nfini d ell A ra b ia felice e d ell E g itto . I l p e r c h sa r e b b e s ta to assai m eglio allarg a re p i o ltre i confini d i q u e s ta S ezio n e, co m e no i a b b iam d e tto , co n aggiungervi

176

DELLA QBQOAAFU D i STBlBONE

cj c h e rim a iie fia al :arflt>Siiria. I l la to nxeridiooale n o n sa re b b e p i 'q a le n lo .d G JEraiistene , n i a lio v r e t t a ^ m a co a > tn e ian d dalla G a r m a a ta peghrebbi su b ito alla spig gia destn m a rittim a : p e ro c o b chi. n a vighi n el golfo-K erstco stn o alla foce d llufi'ate>^ e di quivi rag g iu n g a t co n fin i d e lla M e scn e (1) e d e lla -B a b ilo n ia ( l a q u a le il p rin c ip io delP istm o, c h e divide P A ra b ia feltce d a l r e s t a d el c o n tin e n te )^ p i , a ttr a v e r sa n d o q u ell?istm o si spin g a fino all e s tre m o p u n to d a l goifo . A r a b ic o , a P elu sio e d alla B o c ca c a n o p c a d e l N ilo , c o stu i a v r p e rc o rs o il la to meridionftl&. L 'o c c id e n ta le poi sa re b b e la sp iag gia m a r ittim a d a lla & )c c a c a n d p ic a fino a lla Gilicia. L a qiif^a S e z io n e s a re b b e c o m p o s ta d li A ra b ia fe l i c e , d el golfo A r a b ic o , d i tu t to T E g itto e d e i r t io p ia . L a su a lu n g h e z z a d e te rm in e re b b e s i d a d u e p a r a lle li, l ' u n o dei q u ali s e g n to a tra v e rs o d el p u n t o / p i ec id e n ta le ^ e la la rg h e z z a sa re b b e io sptau situ a to f r a d u e a ltri p a r a ll li, u n o n el p u n to p i s e tte h ir i o n a le , l a ltro in q u ello p i a m e rid io n a le : p e ro c c h tra tta n d o s i di figu re irre g o la ri., delle q u ali n o n p o ssib ile div isare e o i la ti la la rg h z z a e la lu n g h e z z a , biisogna d e te rm i n a r n e d i q u e s to m o d o r e s t e n s t o n e . . I n g e n e ra le poi d a c o n s id e r a r e , c h e la l n g b e z z e la la rg h e z z a n o n si p ig lian o n e l m e d esim o se n so ri s p e tto al tu t to e rispeitto alle p a rtii N el t a t t o c h ia m a si

(i) La Mescne coniprefideva le terre Itass e sabbise che r Eufrate attraversava poco prima ' di versarsi nel gdfo Persi co- (G<)

LIBUO SECONDO

77

lu n g h e z z a la m ag g io re d i s t a n z a , e la rg h e z z a la m in o re : m a n elle p a r t , la lo ro lu n g h e zz a lo sp azio p a ra lle lo a q u e lla d e l t u t t o , q u a n d a n c h e la la rg h e z z a c o m p re n d e s se u n a m a g g io re e s te n sio n e . L a o n d e , p o ic h la lu n g h ez za d i tu t t a la te r r a a b ita ta si piglia d all*orien te all o c c id e n te , e la la rg h e z z a in v e c e d a l s e tte n trio n e al m e z z o g io r n o ; e la p rim a d e s c rire s i s o p ra u n a lin ea p a ra lle la all e q u a t o r e , e la se c o n d a va n e lla d ire z io n e d e l m e r id ia n o : p e rc i b iso g n a c h e a n c h e r is p e tto alle p a r ti l a lu n g h e z z a e la la rg h e zz a si p iglino p a ra lle le a q u elle d e l tu tto . D i q u e s ta m a n ie ra si p u m eg lio d e te r m in a re p rim a m e n te la g ra n d e z z a d e lla T e r r a a b i t a t a , p o i a n c h e la d isp o sizio n e e la figu ra d elle su e p a r ti ; e c o n q u e s to c o n fro n to a p p a risc e dovesse o so n o s u p e rio ri, o rim a n g o n o s u p e ra te d alle altre. M a E r a to s te n e d e te rm in a la lu n g h e z z a della T e r r a a b ita ta so p ra u n a lin e a c h e p a ssa p e r le C o l o n n e , p e r le P o r t ca sp ie e p el C a u c a s o , s u p p o n e n d o la r e tt a ; p o i q u e lla d ella te rz a S e z io n e so p ra u n a lin e a c o n d o tta d a lle P o r te ca sp ie a T a p s a c o ; e q u ella d e lla q u a r ta so p ra u n a ltr a linea c h e a t tr a r e r s a le P o r te ca sp ie e la c itt degli ero i ( i) fino allo sp azio c o m p re so fra le b o c c h e d el N i l o , e va n e c e s sa ria m e n te a fin ire n e i lu o ghi vicini a C a n o p o (a) e a d A lessan d ria ; p e r o c c h quivi lu ltim a b o c c a d e n o m in a ta C a n o p ic a o d E ra c ie o -

( 1) Eroopoli sitaata all estremiti settentrionale ed occidenUle del golfo Arabico , no poco pi verso il nord che non sia la moderna Snez. (G.) (a) Aboukir.

SrutOKt , tom. II.

13

Iy8

DELLA GEOGRAFIA D I 8TRA B0N E

tJca ( i). M a o c h 'e g l i su p p o n g a q u e s te lu n g h ezze so p ra u n a sola lin ea r e tt a , o e h ' egli c r e d a c h e fac cia u o u n ang olo a T a p s a c o ^ p e r m anifesto d a qu ello c h egli m e d esim o d i c e , c h e n l u n a n l a ltra di esse p a r a l lela alla lu n g h e zz a d e lla T e r r a a b ita ta . P e r o c c h E ra to s te n e segue la lu n g h e z z a d ella T e r r a a b ita ta s o p ra u n a lin e a r e t t a c h e a ttra v e rs a il T a u r o , il M e d ite rra n e o fino alle C o l o n n e , il C a u c a s o , R o d i e d A ten e . D ice poi ch e d a R o d i a d A le s s a n d r ia , se g u ita n d o il m e rid ia n o o n d e so n o a ttra v e rs a te a m e n d a e (a), vh a p o c o m e n o d i qu at* tr o m ila stad ii. Q u in d i a n c h e il p a ra lle lo di R odi e q u e llo di A lessan d ria s a re b b e ro a q u e s ta d ista n z a fra lo ro . M a il p a ra lle lo di E ro o p o li o d q u e s to m e d e sim o , o d p o c o p i di q u e s to m e rid io n ale : sic ch po i la lin e a c h e v a a c a d e re so p ra q u e s to p a ra lle lo e so p ra q u e llo d i R o d i e d elle P o r te c a s p i e , se n z a d istin z io n e s ella sia d ir itta o n o , n o n p o tre b b e p ia i essere parai lela a n e s su n a di q u e s te d ue. Q u i d u n q u e le lun g h ezze n o n so n o b e n e d e te rm in a te ; e q u e s to d ee d irsi an c h e d elle p a r ti se tte n trio n a li. M a to r n a n d o p rim a m e n te ad I p p a r c o , v ed iam o q u ello e h egli viene d ic en d o . A p p o n e n d o se m p re a d E ra to s te n e s e n te n z e fan ta stic ate a su o g r a d o , p ro seg u e a c o n fu ta re co n g e o m etric o rigo re ci ch egli p o n e p e r m o d o d i d ire. S o stie n e q u in d i aiTer* m a rsi d a E ra to s te n e c h e la d ista n z a d a B a b ilo n ia allo (i) Questo nome le era dato da una citt delta Eraclea, situata fra Canopo e limboccatura del Milo, chiamata poi Maadi. (G.) (s) un errore comune ad Eratostene, Tpparco e Strabene 1 aver creduto che Rodi ed Alessandria fossero sotto uno slesso meridiano. (G.)

LIBRO SECONDO

I yg

P o r le caspie sia di seiaaila e s e tte c e n to sta<lii^ e d a B a b ilo n ia ai confini della C a rm a n ia e d e lla P e rsid e di p i c h e nove m ila, pigliando q u e s ta d ista n z a so p ra u n a lin ea r o t t a c o n d o tta v erso il le v an te e q u in o z ia le , la qual lin e a p o i p e rp e n d ic o la re r is p e tto al fian co ch e la s e c o n d a e la te rz a S ezio n e h a n n o a c o m u n e . C os se c o n d o E rato> ste n e risu lta u n tria n g o lo r e tt a n g o l o , co ll an g o lo r e tto v e rso i confini della C a r m a n i a , e co lP ip o ten u sa m in o re di u n o dei lati c h e so n o in to rn o al d e tto ang olo. II per* c h ( d ic e I p p a rc o ) b iso g n e re b b e a ttr ib u ir e la P e rsid e alla s e c o n d a S ezio ne. C o n tro tu tto ci gi fa d e t to ch e n la lin e a tir a ta d a B ab ilon ia alla C a rm a n ia si piglia in vece di u n p a r a l lelo , n q u ella c h e d isgiu ng e le S ezi n i in vece di un, m e rid ia n o : d i m o d o c h e a n u lla riesc e ci c h e d ic e I p p a rc o c o n tr o E r a to s te n e . E nel v e r o , m e n tre E ra to s te n e d ic e c h e d alle m ila e s e tte c e n to ) , P o r te caspie a B ab ilon ia v h a q u el n u m e ro di sta d ii ch e g i si re g istra to (cio sei d alle P o r te ca sp ie a S u sa q u a t tro m ila e n o v e c e u t o , e d a B a b ilo n ia a S u sa trem ila e q u a t tr o c e n to ; Ip p a r c o p a rte n d o s i d a q u e ste m e d esim e i p o t e s i , afTerma c h e le P o rte caspie , S u sa e B abilo nia fo rm a n o u n tria n g o lo c o n a n g o lo o ttu s o , c h e q u e s ta n g o lo o ttu so ca d e so p ra S n sa , e ch e i lati so n o d ella g ra n d e z z a g i d e lta . Q u in d i ra g io n a ch e , in c o n s e g u e n z a d elle p rem e sse ip o t e s i , la lin e a m e rid io n ale o n d e s o n o a ttra v e rs a te le P o rte casp ie ta g lie r il p ara lle lo di B a b ilo n ia e di S usa in u n p u n to q u a ttro m ila e q u a t tr o c e n to stad ii p i o c c id e n ta le c h e n o n q uello in cui l o taglia la linea r e tt a c o n d o tta dalle stesse P o rte , c a

I 8o

DELLA GEOGRAFIA D t STRABOHE

spie ai confini della C a rm a n ia e della P e rsid e ^ e c h e q u e s t u ltim a li n e a , la q u a le fa col m e rid ia n o delle P o rte ca sp ie u n m ezzo an g o lo r e tto { i), va fra il m e zz o g io rn o e il le v a n te eq u in o zia le : e siccom e il co rso d elP I n d o p a ra lle lo a c o d e s ta l i n e a , p e rc i il fium e u sc e n d o delle m o n ta g n e d o v re b b e d irg ersi n o n v erso il m e z z o g io r n o , co m e afferm a E r a t o s t e n e , m a fra il m ezzo g io rn o e il le v a n te eq u in o zia le , co m e fu d e s c ritto n elle c a r te an tic b e . M a ch i m ai c o n c e d e r c h e il tria n g o lo p r e d e tto sia d an g o li o t t u s i , se n z a c o n c e d e re p o i c h e q u ello o n d c o n te n u to sia re tta n g o lo ? C h i m a i c o n c e d e r ch e la lin e a c o n d o tta d a B ab ilon ia a S u sa sia u n a di q u elle c h e c irc o n d a n o lang o lo o ttu s o , e seg uiti la d irez io n e d u n p a r a lle lo , p o i n o n v o r r a s se n tire q u e s ta m e d esim a c irc o s ta n z a a n c h e r is p e tto a tu tta la lin ea c h e va fino alla C a rm a n ia ? C h i m a i c o n c e d e r c h e sia p a ra lle la afl I n d o la lin ea tira ta d alle P o r te ca sp ie a i confini della C a rm a n ia ? e p p u r e se n z a d i ci v an o il ra g io n a m e n to d I p p a rc o . a I n o l t r e , soggiunge I p p a r c o , a n c h e E r a to s te n e h a d tto c h e la figu ra dell I n d ia ro m b o id a le : e c o m e il fian co o rie n ta le si sping e m o lto v erso o rie n te ( m assim e n e ll e s tre m o su g p ro m o n to rio il q u a le rie sc e a n c h e a m e z z o g io rn o p i c h e il r e s ta n te d i q u ella spiaggia), cosi d e b b essere ez ia n d io d el fian co fo rm a to d all In d o .

(i) Ila angolo di 45 gradi. Il Gossella poi osserva che a norma delle misure premesse quest angolo sarebbe soltanto di 43* 5'.

I.IBSO SECONDO

l8 l

T a t t o ci d ice I p p a r c o co m e geomejbra, m a la so a c e n s u r a p e r a ltr o n o n p u p e r s u a d e r e ( i) . E d o p o essersi f a tte d a s m ed esim o q u e s te d if fic o lt , le scio glie d i c e n d o : S e T e rro re d i E ra to s te n e risg n ard a sse p ic co le d i s t a n z e , si v o rre b b e p e r d o n a re ^ m a c a d e n d o m anife s ta m e n te s p p r a m igliaia di stadii n o n c o m p o rta b ile ^ m a ssim e d ic e n d o egli stss<r~che q u a lo ra la d is ta n z a . d i q u a ttr o m ila s t a d i i , le v aria zio n i rie sc o n o m a n if e s te , sic c o m e a c c a d e fra il p a ra lle lo d i A te n e e q u ello d i R o d i. M a q u e s te variazio ni e v i d e n ti, p r o d o tte d a lla diffe r e n z a d elle la titu d in i (2 ), n o n so n o tu t te d u n m o d o , e p e rc h ci rie s c a n o re a lm e n te e v id en ti h a n n o d uopo d i una-distaikza ta lv o lta m a g g io re , ta lv o lta m i n o r e , c o n d o la n a t u r a dei clim i ^ m a g g ip re q u a n d o n o i p e r g io d icare d ella la titu d in e d o b b ia m o p r e s ta r fede alP o c ch io , alle p r o d u z io n i d el s u o lo , alla te m p e r a tu ra dell a r ia ^ m in o re q u a n d o p o ssiam o valerci d i s tr o n ie n ti g n o m o n ic i o d io ttrici. C e rto ch i tr a c c e r co l sussidio d e l g n o m o n e il p a ra lle lo d i A te n e o q u e llo d i R o d i e d e lla C a r i a , p r ^ a b i l m e n t e p o tr s e n tir e la d ifferen za c h e n a s c e d a u n a d ista n z a di q u a ttr o c e n to s ta d ii: m a q u a n d o u n g eografo p e r se g n a re in u n a la rg h e z z a d i tre m ila sta d ii i^na h a e a d a lP o c c id e n te a l le v a n te eq u i(i) 11 testo , che nella lezione ordinaria non presenta alcun senso probabile, .stato corretto dagli Editori francesi e dal G>ray;

nifi* J t r*lm

Aiyii

y t m f t trftxSs

(a) Tutto questo paragrafo parve anche al Casaubono guasto e difficile a intendersi. Anche qui la lezione adottata dal Coray va pienamente d accordo colla versions francese.

82

d e l l a g e o g r a f ia d i

STRABONE

noziale , si serve di u n a c a te n a di m o n ti Farga q u a r a n ta m ila stadii e di u n m a r e 'o h e si d iste n d e p 6 r b e h tren> ta m ila ; p o i v o le n d o iu d icare la situ az io n e d elle va r ie p a r ti d ella T e r r a a b ita ta r is p e tto a q u e s ta l i n e a , d alle u n e il n o m e d i m e rid lo n a fi, alle a ltr e qu ello di s e tte n trio n a li, e fin aln ien te (Compone d i' varii p ae si ci e h egli ch iam a Se^tinni : a llo ra si vuole consid r a r e q u a le significato egli d ia a 's u o i te r m in i, e c o n q u a le in te n d im e n to egli d ic a ch e 1 ? otal p a r te d i uria S e z io n e n e c o stitu isce il la to s e tte n trio n a le , e la co-> ta l a ltr a il Iato di m e z z d i, o q u el d o c c id e n t lo rie n ta le . E s egli negh'genta di ev itare 1 g ra n d i e r r o r i , ne. r e n d a cOtit: m a se ta sua n eg lig en z a solo intorno^ a cose di lieve m o m e n t o , n o n v h a ca g io n e d i coiifttt rlo . O r q u i i n n essu n m o d o p o tre b b e a l c t n o c n fiita r E r a t s t e n e : p e ro c h n ssu n o p o tre b b e d a re u n a geo-< m tr ic a dim ostrstzione di luoghi s itu a ti in ta n ta distanzar 1 u n o d all a ltro : n I p p a r c o , dbvegli im p re n d e f a r l i d a g e o m e tra , si v ie'g ia m n ^ ai di p rin c ip i in c c v ti, m a di p ro p o sizio n i im m agirtate d 'l u i a suo C apriccio. I n m iglior m o d o ra g io n a ( i) p o i I p p a r c o d ella quarta* S e z io n e ; m a c o n tin u a n d n d im e n o a fa r m an ifesta Fa' su in c lin a zio n e al c r itic a r e , e la su te n a c it delle ip " tesi gi p re m e sse o di a ltre q u elle som iglianti. I p p a r c o r im p ro v e ra a b u o n d iritto E ra t s te n e p e r avere d e tto

(a) Leggo: BAr<i> 'x iy n col Cory e cogli Editri francesi, e non colte edizioni ordinarie x i y n t , che l inlerprete Ialino tradusse praestal dicere; come se Strabene soggiungesse qui le opinioni sue p roprie, e non invece quelle d Ipparco,.

'

LIBRO SECONDO '

1,83

c h e la lin ea c o n d o tta d a T a p s a c o all E g itto costituisce la lu n g h e z z a di q u e s ta q u a r ta S ezio ne^ il ch e t o m a lo ste sso co m e a d ire c h e la d iag on ale di u u paralleto gram * ' m o c o rris p o n d e alla su a lu n g h e zz a. P e ro c c h n o u is ta n n o so tto o n m e d esim o p iirallelo T a p s a c o e la sp iag gia m a rittim a d elP E g i t t o , m a sib b e n e so tto p a ra lle li m o lto d ista n ti fra lo ro ; fra qnali rie sc e o b liq u a e q uasi d ia g o n a le la linea c o n d o tta d a T a p s a c o alP E g ittp . M a n o u poi rag io n e v o le c h e I p p a r c o si m arav ig li d ell av ere E ra to s te n b o sa to a f f e r m a r e , c h e d a F elu sio a T a p s a c o v h a sei m ila s ta d ii, m e p tr e ve n h a p i c h e o tto m ila. P e i'o c c h d o p o av er d im o s tra to co m e il p a ra lle lo di P elu sio p i m e rid io n a le c h e q u ello di B a b ilo n ia q u a n to lo spazio d i d u em ila e cinquecent<r stadii ^ e suppo* n e n d o c h e n e ll o p in io n e di E ra to s te n e il p ara lle lo di T a p s a c o sia b e n q u a ttro m ila e o tto c e n to stad ii p i s e tte n trio n a le c h q u ello di B nbilonla , n e ris u lta n o p i ' c h e o tto m ila ( i). M a co m e m ai, io d o m a n d o , p u d im o s tr a r s i che se c o n d o E r a to s t e n e la d ista n z a d el p ara lle lo (i) La lezione ordinaria h sette mila il Casaubono not che anticameate leggevasi otto mita. Gli Editori francesi ( ed il Coray ) hanno restituita b lezione antica non solo' coll autorit di qualche bel manoscritto, ina anche sul seguente raziocinio. Ipparco assegnava settemila e centonovantacinque stadii a quella porzione del roeridiauo di Tapsaco eh c conipresn fra questa citt ed il meridiano di Pelusio, e cinque mila ne con^ lava dalla intersecazione di queste linee fino a Pelusio. Quindi egli dovette conchiudere al certo , che la distanza da questa citt a Tapsaco in linea retta di ottoniln e settecento sessantadue stadii. (G.)

l8 4

DELLA G E 0 G A F U 9 1 8TRABONE

d i B ab ilon ia d a q u e llo d i T a p s a c o sia d i q u a ttro m ila e o tto c e n to s ta d ii? B e n d ic e E ra to s te o e c h e ta n to v h a da T apsaco a B a b ilo n i a , m a c h e a ltr e tta n to p o i vi avesse fra i p a ra lle li d ell u n a e dell a ltr a c itt n o n lo disse. P e r o c c h egli n o n so stien e c h e T a p s a c o e B abi lo n ia si^ n o so tto u n m e d esim o p a ra lle lo \ m a in v e ce I p p a r c o stesso d im o s tra c h e , se c o n d o E r a to s te n e , B a b ilo n ia p i o rie n ta le d i T a p s a c o lo sp a z io d i o ltre d u e m ila sta d ii. n o i ab b iam g i rife rite le esp re ssio n i p ro p rie d i E r a t o s t e n e , n e lle q u ali asserisc e c h e il T ig r i e r E u fr a te c irc o n d a n o la M e so p o ta m ia e la B a b ilo n ia , in m o d o p e r c h e la m a g g io r p a r te d e lla p e rifera f o rm a ta d a ll E u fr a te : p e ro c c h d a l s e tte n trio n e s c o rr e a l m e z z o g io r n o , p o i si c o n v e rte a ll o rie n te , p o sc ia di n u o v o al m e ze o g io rn o . O r a la via e h e i fa d a s e tte n tr io n e a m e zz o g io rn o u n a sp e c ie d i m e rid ia n o ^ m a q u e l suo c o n v e rtirsi alle p a r ti o r ie n ta li jed alla B a b ilo n ia u n a d ev iaz io n e d a l m e r id ia n o , la q u a le n o n d e t to e h esso p rin c ip a lm e n te c o n trib u isc e . D isse p o i e h di q u a ttr o m ila e o tto c e n to sta d ii la via d a T a p s a c o a B ab ilon ia lungo VEufrate ; e q u e s to egli so g g iu n g e p e r in dizio c h e n o n si d e b b a pigliar q u e l la v ia n co m e u n a r e tt a , n c o m e m isu ra d ella di s ta n z a fra i d u e p a ra lle li. Q u a n d o p o i q u e s to n o n sia c o n s e n ti to , d iv ien e in su ssiste n te a n c h e il c re d e r e d i p o t e r d im o s tra re eo m e u n a c o n s e g u e n z a , c h e c o s titu e n d o u n tria n g o lo r e tta n g o lo fra P e lu s io , T a p s a c o e il p u n to in cui si ta g lia n o il p a ra lle lo d i T a p s a c o e il m e rid ia n o poi in lin e a r e tt a a m o tiv o di q u ella p e riferia a cu i gi si

LtBBO > B G 0 in>0

l 85

d i P e l a s i o ^ i ) , u n o d e i Iati n ito rn o all an g o lo r e t t o , e p r o p ria m e n te q n ello n ella d irez io n e d el m e rid ia n o s a re b b e m ag giore di q u ello c h e ste n d esi o p p o sto a ll' ang olo r e t t o (P ipo tenu sa) da-TapsacOh a P ela sio . C osi riesc e ia so ssiste n te a n c h e q u ello c h e I p p a r c o soggiunge, d e d o tto d a u n a p ro p o siz io n e n o n r ic e v u ta : p e r o c c h n o n si h a p e r v ero c h e la d ista n z a d a l m e rid ia n o d i Babilo> n ia a q u ello d e lle P o r te c a sp ie sia d i q u a ttr o m ila e o tto c e n to sta d ii (x) i. e g i f u d im o s tra to d a n o i c o i^ ^ I p p a r c o p o n g a q u e s ta m is u ra d e d u c e n d o la d a p r in cip ii e h ' E ra to s te n e n o n a p p ro v a . M a p e r dim o stra* c h e E ra to s te n e in s e g n a , Ip> r e c h e n o n sussiste c i

p a r c o su p p o n e c h e d a B a ln lo n ia alla lin e a c o n d o t ta ( c o m e E r a to s te n e d i c e ) dalle P o r te c a sp ie ai con fin i d e lla C a rm a n ia vu b b ia n o p i d i n ove m ila tadii ( 3 ). O r a q u e s to n o n dovevasi d ire c q n t r o E r a t o s t e n e , m a sih> b e n e c o s i (4) Q u a n d o . voigliono determ fiare ( co*.

<i) Osserva il Goasdlin clie il testo debbcswre qui errato e nianchevole, non potendosi comprendere come si parli qui del parallelo di Tapsco e del meridiano di Pelusio , mentre do vrebbero avervi laogo soltanto il meridiano di Tapsaco e il punto in cui esso taglia il parallelo di Pelusio,; n si ved come sia vero, che ano dei lati intorno all angolo retto dovrebbe es sere pi lungo dell ipotenusa. ' (3 ) O pi esattamente di quattromila e settecento $attv^la> . (3) .Leggasi novemila e duecento. (4) Gli Editori francesi dic;hiarano che non presentando qui il testo una lezione sempre sicura, non presumibile di co gliere sempre nel seg^o. Giover trascrivere qui il commento eh essi aggiungono , ^ltlo. questo passo. Eratostene per indicare la grandezza e la ^gura delle sue varie Spioni ma in modo

I 86

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

m u n q u e in m o d o g en e rale ) g ran d e zz e e f ig u r e , b i so gn a p r p o rsi u n a n o rm a ; la q u a le poi q u a lc h e volta p i , q u alch e vo lta m e n o si d e b b e osserv are. O ra , d o p o av er d e tto ch e P am p iezza di quelle! m o u ta g n e c h e si d iste n d o n o verso il lev ante eq u in o ziale di tr e m ila sta di!, e cos a n c h e q u ella del marie (ho alle C o lo n n e d rc o le, E ra to s te n e v o rre b b e c o n s id e ra re co m e u n a l iii e a so la d iverse lin ee c o n d tte n ella la rg h e z z a di q u e s to s[iaz!oy m a q u esto p o tr e b b essergli asse n tito q u a lo ra 's i tra tta s s e delle lin ee p a ra lle le a q u e s to sp azio m e d esim o , p iu tto sto c h r is p e tto a queHe o n d esso intersecato-V e fra q u s tu l t i m e , risp e tto a qu elle c h e Io ta g lia n o d e n t r o , p iu tto s to ch e a q u elle o n d ta g lia to al di fuori ; r i s p e tto a q u elle ch e p r la lo ro b re v it n o n esco no dello sp zio , p iu tto s to c h a q u elle a ltre l e q u ali n e sco n o 5 in so m m a r is p e tto a lin ee di q u a lc h e estensione^ p iu tto sto ch q u a n d o si t r a t ti d i lin e iassaibry i^ p e r c h aHora p i fac ilm e n te rim a n e n a s c o sta la d isu g u a g lia n za delle lu n g h e zz e la dissim ih'tudine delle figure. Q u a lo r a , p e r ca g io n e d i esem pio , b e l d e te rm in a re

generate e sommario, pot pigliare sopra nn estensione assai grande i termini dei quali si valse. Nondimeno, al dir di Stra b en e, ebbe il torto quando per determinar l 7/iwgAessa di al cune d queste Sezioni si valse di linee oblique ed anche inter rotte , che nella loro direzione si allontanavano troppo da quella del gran daffamuia di cui ha parlato si spesso. Afl&ncli queste line potessero pigliarsi come /ung-Aezze delle Sezini' sarebbe sialo mestieri che si fossero alm enopotttt credere qasi paral lele con quel medesiin diaframma qule Eratostene delertriin la /(/ngAtfizit 3i'tutta la terr abita'ta'. *'

LWaO SECONDO

187

Pampiezza di tutto i) T auro e del m are fiik) alle Clonne si pongano tre mila stadi!, pti R t^d rsi ancora che luogo sia UQ parallelogram m o, il quale comprendti. dentro di s tu tto quel monte e ttito^l m are gi detto: ma quando se ne divida la lunghezza io pi paralllo^ grammi, e si pigli prima la diagonale di tutto lo spaiio, poi delle varie sue pdrti (i), non vha dbbio che la dla-< gonale di tutto il parallelogrammo potr'Stimarsi pavtft lela ed uguale al Iato della lunghezza, pi comportabil m ente che la diagonale dei pralllogramm m inorh-E quanto pi saran piccoli 1 prallelo'grammi presi dentro al tutto, tanto pi questo si trover vero. Perocch 1 obliquit rfella diagonale e la sua difformit dalla li nea della lunghezza si scorgono men nelle grandi fi< * g a r e ; sicch in queste non sarebbe vergogna il dire che la diagonale ne costituisce la lunghezza; Qualora' poi tu inclini la diagonale per modo eh essa vada a ca dere fuor di amendue od almeno fuo^ d ' unp dei l a t i , non ha piti luogo quello che abbiamo detto (a) ^ e perci io dissi che a disegnare grandezze figure , co munque si faccia d uu modo generale , necessario prestabilirsi uba norma. Cos qualora dalle P orte caspie, si condne da prinia uUa linea che attravevsi le m ontai gne e c h e , seguitando sempre un medesirato parallelo, vada fino alle Colonne dErcolej poi se ne conduca una

(i) Cio la diagonale dei parallelogrammi minori risultanti da queste divisioni. Il lesto poi usa la VoSfe diametro (3 ) Cio, non pu pili rappresentar la lunghezza del ptarallelogrammo.

I 88

DELL/^ G E O C IU F U D I ST R lB O N S

s e c o n d a la q a a le in c o a ta n e n te d ec lin i d alle m o n ta g n e fin s o p ra T a p s a c o ^ e fin alm en te u n a te rz a ta n to estesa c h e .da T a p s a c o rrivi d e c lin a n d o fino all E g itto : se all u l tim o si assum esse la lu n g h e z z a di q u e s te d u e lin e e p re s e insiem e com e m isu ra d ella lu n g h e z z a di q u e s ta p o rz io n e d ella T e r r a a b i t a t a , sa re b b e lo stesso co m e m isu ra re colla d ia g o n ale la lu n g h e zz a d i u n o d i q u ei p a ra lle lo g ram m i p a rtic o la ri c h e ab b ia m o a c c e n n a ti p o c an zi ( i) . Q u a lo r a p o i q u e s ta lin e a n o n fosse d ia g o n ale , m a r o t t a , ta n to p i e r r e r e b b e chi se n e valesse al fine p re d e tto ^ e r o t t a a p p u n to la lin ea c o n d o tta delle P o r te ca sp ie p e r T a p s a c o in sin o al N ilo. Q u e s to ci ch e p u d irsi c o n tr o E ra to s te n e . C o n tr o I p p a r c o p o i p u , d irsi a n c h e q u e s to , c h e , d o p o av ere e s p o s t a l a c e n su ra delle cose d e tte d a E ra to s te n e , a v re b b e d o v u to p r p p o r r e a n c h e q u a lc h e rettifica zio n e degli (i) Tutto questo passaggio oscurissitAo. Noi crediamo che si riferisca alla maniera eoa cui Eratostene avea rappresentato la figura e le dimensioni della sua quarta Sezione, ma Strabope ci ha tramandate in questo proposito soltanto alcune nozioni assai imperfette. Tutto ci che pu arguirsi da quello che h detto e da quello che sta per dire si : L* Che lArabia era compresa in questa quarta Sezione : II. Ch Eratostene aveva m isurau la lunghezza di questa medesima Sezione sopra una linea condotta da Tapsaco a Pelusio, od anche fino alla bocca del Nilo a Canopo : Ili.* Ch Eratostene stesso avea creduta di seimila stadi! la distanza da Tapsaco a Pelusio; I V C h e Stra bono lo censurava per avere assegnata come misura della lun ghezza di quella Sezione una linea, la quale non poteva per nessun modo considerarsi come quasi parallela a quella su cui avea misurata la lunghezza della Terra abitata. (Ed. frane.)

LIBRO SECONDO

I 89

e r r o r i di l a i , co m e n o i facciam o : m a eglj in v ece , se p u n to a q u e s to p en s , c o m a n d a c b e ci d o b b ia m r ip o r ta r e alle c a r te a n t i c h e , le q u ali assai p i ch e q u ella d i E r a to s t e n e h a n n o bis g n o di essere rettificate. L 'a r g o m e n t o p o i c b e I p p a r c o so gg iu ng e h a Io ste sso d ife tto ; p e ro c c h p ig lia p e r fo n d a m e n to u n a p ro p o si z io n e d e d o tta d a d a ti n o n co n s e n titi e d a noi gi r i p r o v a ta , cio cb e n o n ec c e d a la m isu ra d i m ille stadi! q u e llo sp azio o n d e B abilo nia p i o rie n ta le di T a p s a c o . P e r o c c h q u a n d o b e n e d ai calcoli d i E ra to s te n e risu lta sse c h e B a b ilo n ia fosse p e r d u em ila e q u a ttr o c e n to stadii piti o rie n ta le d i T a p s a c o ( g iacch la via p i b re v e d a T a p s a c o al lu o g o dove A lessan d ro p ass il T ig r i d i sta d ii d u e m ila e q u a t t r o c e n t o , e il T ig r i e V E u frate d o p o avere c irc o n d a ta la M e so p o ta m ia d i sc o rr o n o v erso P o r ie n te , p o sc ia rito rc o n s i a m ezzo gior n o , avv icinan do si l u n o all a ltro e tu t ti e d u e a B a b i l o n i a ) n o n p e r q u e s to vi sa re b b e p u n to di a s su rd it n e l su o r a g io n a m e n to . C o s v a e r r a to I p p a r c o a n c h e n e l raz io cin io c h e sog g iu n g e su b ito d o p o ; n el q u ale v o rre b b e p ro v a re c h e la s tr a d a d T a p s a c o alle P o r te c a sp ie , a cu i E ra to s te n e a s se g n d ieci m ila s t a d i i , v iene d a lu i a n n u n c ia ta sic c o m e d i r i t t a , c o m u n q u e n o n la b b ia p o i m is u ra ta so p r a u n a lin ea r e t t a , p e rc h q u e sta m o lto p i breve. II m o d o c o n cui I p p a r c o ra g io n a il se g u en te . D ice che a n c h e se c o n d o E r a to s te n e u n o stesso m e rid ia n o quello c h e p a s sa p e r la b o c c a G a n o p ic a e q u ello d elle G ian e e, e d d is ta n te d a qu ello d i T a p s a c o seim ila e tr e c e n to sta d ii: e le C ia n e e so n o d ista n ti seim ila e seicen to sta d ii

190

DELLA GEOGBAFIA D I STRABONE

d a qu el m o n te C a sp io e h presso alla gola (i) c h e in e tte d alla C o lch id e al m a r C aspio ^ sicch , to lti tr e c a u to s ta d ii, la d ista n z a dal m e rid ia n o d elle C ian e e a q ae llo di T a p s a c o , o d a quello d el m o n te C a sp io la stessa ^ e in q u a lc h e m o d o si tro v a n o so tto u n o stesso m e rid ia n o T a p s a c o e il m o n te p r e d e tto (a). I n c o n se gu en z a d i ci le P o r te casp ie d e b b o n o essere u g u al m e n te d ista n ti e d a T a p s a c o e d a l m o n te C a sp io pre d e t t o ; n o n p e r a dieci m ila sta d ii d a e n tra m b i co testi lu o g h i , co m e E ra to s te n e afferm a di T a p s a c o , b en s a d u n a d ista n z a m o lto m in o re . 11 p e rc h poi in li n e a r e tta la d ista n z a d a T a p sa c t alle P o r te casp ie m o lto m in o re di. d ieci m ila stadii ; i q u a li n o n possono, co n ta rsi se n o n m isu ra n d o li s o p ra u n a lin ea obliqua. M a c o n tro I p p a r c o n o i d ic iam o : C h e E ra to s te n e p a rla di lin ea r e tt a all in g r o s s o , co m e p r o p rio della geo g ra fia , e cosi a n c h e del m e rid ia n o e d elle lin ee co n d o tte verso il le v a n te m e rid io n ale ( 3 ) ; m a I p p a r c o esa m in a c o n rig o r geom eti'ico tu tto ci c h egli d i c e , co m e se si tra tta s s e di linee d e te rm in a te a d u n a a d u n a co n m a te m a tic i is tro m e n ti : m e u tre p o i I p p a r c o stesso nello stab ilire le p e rp e n d ic o la ri e le p ara lle le n o n h a osser( 1) Pare che Strabone iodicbi sotlo questo notne la valle di. Kur o deir antico Cjrrus nella Giorgia. Il monte C a^io dee corrispondere alle alte montagne della Giorgia dove si dividono le acque, e da un lato vanno a cadere nel mar N ero, dall altro D e l mar Caspio. (G.) , (a) Il monte Caspio invece molto pi orientale del meri- diano di Tapsaco. (3) Le parallele.

LIBKO SECONDO

I9 I

v aia se m p re la g eo m etric a e s a tt e z z a , m a si valse p a r e c c h ie volte della sem plice c o n g e ttu ra . Q u e s to d u n q u e u n o degli e rro ri d 'I p p a r c o . U n se c o n d o si , c h egli n o n c o n serv a le d ista n z e sta b ilite d a E r a t o s t e n e , n s o p r a q u elle po i fo n d a le sue co n fu ta zio n i ; m a se le fing e d a s a suo g rad o . P e r in n a n z i t u t t o , d ic e n d o E r a to s te n e c h e d all im b o c c a tu ra d el B osforo T ra c io sin o al F a s i v h a n n o o tto m ila s t a d i i , poi d al F a s i alle D io sc u rie sei c e n to , e d a q u e s te al C asp io il viaggio di c in q u e g io rn i ( il q u a le se c o n d o lo stesso I p p a r c o si c o n g e ttu r a c h e c o rrisp o n d a a m ille sta d ii ) , la so m m a to ta le d a E r a to s te n e a s se g n a ta d i no vem ila e se ic e n to sta d ii. M a I p p a r c o n e s o ttra e u n a p a r te e d ic e : D alle C ia n e e al F a s i v h a c in q u e m ila e se ic e n to s t a d i i , e di quivi al C aspio a ltri m ille : sic ch n o n gi s e c o n d o E ra to s te n e c h e il C asp io e T a p s a c o si tro v e re b b e ro s o tto u n o stesso m e rid ia n o , m a p iu tto s to se c o n d o Ip p a rc o . M a sia p u r q u e s ta l o p in i n e a n c h e di E rato ste* n e : co m e m ai ne p o tre b b e p e r a ltr o co n se g u ita re c h e la d ista n z a dal C aspio alle P o r te c a s p i e , e d a T a p s a c o a q u e s to m e d esim o p u n t o , siano eguali ( i ) ? N e l se co n d o lib ro I p p a r c o , d o p o av e re rip ig lia to il d isc o rso in to rn o alle m o n ta g n e d el T a u r o , d elle q u ali n o i abb iam o g i b a ste v o lm e n te p a r l a t o , tra p a ssa alle p a r ti se tte n trio n a li della T e r r a a b ita ta : poi e s p o n e le cose d e tte d a E ra to s te n e in to rn o ai luo g h i vicini al

(i) Il meridiano del monte Caspio 2 6 a 5 stadii pi vicino, che quello di Tdpsaco alle Porle caspie. (G.)

Ip a

B E L L I G E O G R A m D I STRABOIIE

P o n to (r): c io , cbe il s e tte a tr io n e p r e s e a ta ti^e g r a n d i p r o m o n to r ii 5 u n o d ei q u ali qu ello s u c u i s ta il P e lo p o n n e s o ; l a ltro r Ita lic o ; il te r z o il L ig u stico (a) ; e tu tti e tr e in siem e a b b ra c c ia n o il golfo A d ria tic o e d il T ir re n o . I p p a r c o p o i d o p o av ere co s i n g e n e ra le esp o sto ci ch e d ic e E r a t o s t e n e , fa p ro v a di c e n s u ra rle t u t te ad u n a a d u n a , m a se m p re c o n a rg o m e n ti d e s u n ti d a lia g e o m e tria p iu tto sto ch e dalla geografa. M a vi so n o c o ta n ti e rr o ri n ella m o ltitu d in e d elle co s e d e t te d a E r a to s te n e e d a T im o s te n e ( lo sc ritto re d ei P o r t i , cu i E ra to s te n e lo d a so p ra gli altri, se b b en e c o n tra d d ic a p o i a s stesso p e rc h si a llo n ta n a m o lte volte dalle o p i n io n i di lui) c h 'io n o n c re d o o p p o r tu n o lin tra tte n e r m i a c o n f u ta re n q u e d u e sc ritto ri si traviati dal v e r o , n Ip p a r c o . Il q u a le in p a r te h a om esso p a re c c h i e rr o ri d i E r a to s te n e e di T i m o s t e n e , altri n o n h a r e tt if i c a ti, e so lo li c e u su r co m e asserzio n i false c o n tra d d ic e n ti. P o tre b b e forse q u a lc u n o c e n s u r a r e E r a to s te n e p e rc h d ic e ch e tr e so n o i p ro m o n to rii d ell E u r o p a , e p o n e fra questi qu ello del P e lo p o n n e so , m e n tr esso in v ece si c o m p o n e di p a re c c h ie p a rti. P e ro c c h a n c h e il S u nio ( 3 ) (i) Cosi il testo : rtf rS t rot riirvt. Ma gli Editori francesi noa esitarono a tradurre : intorno ai paesi si tuati all occidente del Ponto Bussino , perch bel vero Eratostene parla soltanto di questi. {t) 11 primo di questi promontorii comprendeva tutta la Gre c ia , l altro lItalia, il terzo la Spagna; ed Eratostene lochiamo Ligustico, perch i Liguri, essendosi impadroniti di una porzione delle spiagge di Gallia e di Spagna, aveano dato il proprio nome a quella parte del Mediterraneo che la bagna. (3) Capo Colonna.

LIBRO SECONDO

Ig 3

si sp in g e in m a re al p a ri d ella L a c o n ia , e d p o c o m e n o m e rid io n a le d el c a p o M a leo ( i ) , e fa u n se n o n o n d isp reg ev o le (a). C o si a n c h e il G h e rso n e s o d i T r a c i a ( 3) a b b ra c c ia in siem e col S a n io il golfo M e l a s , e gli altri golfi d i M a c e d o n ia c h e v en g o n o ap p re sso . M a v o le n d o a n c h e p a s sa re so tto silen zio c o te sto e r r o r e , le d ista n z e d e te r m in a te qu asi tu t te c o n m a n ifesta in e sa tte z z a a c c u s a n o u n eccessiva ig n o ra n z a d ei lu g h i , l a q u a le n o n h a b iso g n o di g eo m etric h e d im o s tr a z io n i, m a m a n i fe sta e a tte s ta ta d alle cose stesse. C o m e a d ir e c h e m e n t r e il tr a n s it d a E pidainU (4 ) a l golfo T e r m a ic o d i pi ch e d u e m ila s ta d i! , egli lo fa d i soli se ic e n to : co s d a A lessan d ria a C a rta g in e c o n t p i c h e tr e d ic i m ila sta d ii {5 ) m e n tre n o n ve n h a p i ch ^ n o v e m i l a ; g ia c c h , se c o n d o E ra to s te n e s te s s o , C a ria e R o d i so n o s o tto u n m ed esim o p a ra lle lo c o n A lessan d ria , e l o s tr e tto d i S icilia so tto q u e l d i C a rta g in e \ e tu tti p o i s a c c o rd a n o a d ire c h e la n av ig azio n e d a lla C a r ia allo S t r e t t o n o n di p i c h e n v e m ila stad ii. E se n z a d u b (i) Capo Malia o Sant Angelo. (pi) Slrabone accenna qui il golfo Saronico ora dEogia. Avreb- . be potato citare anche il golfo Argolico o di, Napoli eh pure fra il Maleo ed il Sdnio. (G.) (3) La penisola di Gallipoli lungo lo stretto dei Dardanelli. Il golfo Melas o Nero il golfo di Saros. (G.) (4) Epidamno Durano sulle coste dell Albania - Il gcJfo Termaico dicesi ora di Saloniki. (5) Cio tredicimila e cinquecento. Le misure poi che Strabone stesso viene indicando fanno ascendere la distanza fr Alessandria e Cartagine a diecimila e cento sladii, awich a soli nove mila. (G.)

STtjtoitE, iom. IL

*5

| q

d e ll g e o g ra fia d i s tra b o n e

b i o , se si tr a tta s s e di p ae si lo n ta n i p o tr e b b essere c o n c e d u to d i co n s id e ra re c o m e u n m e rid ia n o solo d u e m e r id ia n i c h e n o n fossero tr a lo ro d isc o sti se n o n q u a n to C a rta g in e re a lm e n te p i o c c id e n ta le c h e lo s tr e tto d i S icilia : m a q u i E r a to s te n e sin g a n n a m a n ife sta m e n te n e llo spazio d i tr e m ila stadii ( i). E g li p o i av e n d o p o s ta 'so tto lo stesso m e rid ia n o di C a rta g in e a n c h e R o m a c h e n ' ta n to p i o c c id e n ta le {), n o n lascia p i n u lla d a ag g iu n g ere all eccessiva sua ig n o ra n z a d i q u e lu o g h i e d e g li a ltri c h e v en g o n o a p p re sso verso il p o n e n te fino allo s tr e tto . A d I p p a r c o p e r il q u ale n o n to lse a sc ri v e re u n a G eo grafia, m a solo a d esa m in a re le cose d e tte d a E r a to s te n e n e l su o lib ro , co nv eniva ferm arsi a c e n s u r a r n e ogni p a r te c h e d i c e n s u ra fosse c a p a c e ; m a n o i a b b ia m o c r e d u to di d o v e rn e e s a m in a re le op in io n i s o lta n to i n q u e lle p a r ti d ove E r a t o s t e n e , c o m u n q u e c o m m e tta p a re c c h i e r r o r i , h a n o n d im e n o d e tto il vero: e n e ab b iam o rife rite le p a ro le sue p r o p r i e , ta lv o lta p e r m o s t r a r n e gli e r r o r i , ta l a ltr a in v ece p e r d ife n d e rlo c o n tro le ce n su re d I p p a r c o , al q u a le n o n ab b iam o c r e d d to di d o v erla p e r d o n a r e , q u a n d o egli m u o v e qu al c h e c e n su ra fo n d a ta u n ic a m e n te sul d esid erio d i c riti c a r e . M a d o ve ci se m b ra to e h E ra to s te n e a g r a n p a r ti lo s in g a n n i , e cThe I p p a r c o g iu s ta m e n te ne' lo rip re n -

{) Cos dice il testo, ma notano gli Editori francesi che dee leggersi quattro mila. In tutto poi questo passaggio il testo ' oscuro ed incerto. (a) Cosi il testo: SvTfttxur'tft ; tiiy si sa che Roma invece pi orientale di Cartagine.

LIBRO SECONDO

1q S

da, a b b ia m g iu d ic a to ch e a n o i dovesse b astai'e, p e r r e tt i


fic a rn e gli e r r o r i , lo e s p o rre n ella n o s tr a G eografia le co s e sicco m e esse so n o re a lm e n te . P e r o c c h dove gli e r r o r i so n o c o n tin u i e d e v i d e n ti, gli il m eglio n o n f a r ric o rd a n z a d i n essu n o , se n o n forse di r a d o ed in ge> nerale^ co m e n o i ci p ro p o n ia m o d i fare n elle singole p a r ti d e l n o stro lib ro . E d o ra b asti il d ire c h e T im o s te n e , E ra to s te o e e quelli ch e p re c e d e tte ro a n c h e a c o s to ro ig n o ra r o n o al tu tto le cose d Ib e r ia e le c e lti c h e , e m o lto piili p o i q u elle di G e rm a n ia e di B r ita n n ia , e le g etich e ( i ) e le b a s ta rn ic h e . F u r o n o g ra n d e m e n te ig n o ra n ti a n c h e d e lle cose s p e tta n ti all I ta lia , all A d ria e d al P o n to B u s s i n o , e d alle a ltre p a rti se tte n trio n a li ch e quivi te n g o n o d ie tro . M a forse a n c h e q u esto p o tre b b e p a r e r d e sid erio d i c e n s u ra re . P e ro c c h E ra to s te n e d ice c h e , r i s p e tto ai p ae si m o lto l o n t a n i , egli si- vale delle d ista n z e d a a ltri a s s e g n a te , n p u n to si c u r a d i a v v a lo ra rle , m a le riferisce co m e le tro v a , c o n ag g iu n g ere q u a lc h e vo lta se la stra d a s ac c o sta o n o alla lin ea r e tta . Q u a n d o per t a n to tr a tta s i di d istan z e c h e n o n si p o sso n o m isu ra re se n o n p e r via *di c o n f r o n t o , e r is p e tto alle q u ali n o n v a n n o d a c c o rd o gli a u t o r i , n o n vuoisi asso g g ettare a d u n rig o ro so esam e ci e h E r a to s te n e d i c e , co m e fa I p p a r c o sia n ei luo g h i gi c ita ti, sia d ove E r a to s te n e p o n e l a d ista n z a fra lI rc a n ia e la B a t t n a n a , e d i lu o g h i si-

(i) I Geli occupavano la parte orientale della Moldavia e dell Bessarabia fra il Danubio ed il Dniester, detto altre volte Tyras o Danaster. I Bastami abitavano la parte settentrionale della Moldavia ed una parzioue dell Ucrania. (G^

ig 6

DELLA GEOGRAFIA D I STRABOHE

tu a ti p i o l t r e , o q u ella e h d a lla C o lc h id e al m a r e I rc a n o . P e ro c c h n o n rag io n ev o le il g iu d ic a rlo c o n u g u a l rig o re q u a n d o si tr a t t a d i Inoghi siffatti e q u a n d o descrive paesi p o sti n e l se n o d el n o s tr o c o n tin e n te ( i ) : e d a n c h e r is p e tto a q u e s ti, siccom e dissi, sa re b b e s ta to co n v e n ie n te e h egli n e avesse p a r la to co m e g e o g r a f o , an z i ch e colle n o rm e d ella g eo m etria . I p p a r c o a d u n q u e , d o p o av e re n o ta to in su l fine d e l se c o n d o lib ro delle Q scervazio ni s c ritte d a lu i in to r n o a lla G e o ^ a f i a d i E r a to s te n e alc u n e co se r is g u a r d a n ti l E t i o p i a , d ic e p o i n el t e r z o , c h e la m ag g io r p a r t e d e lle su e co n sid eraz io n i s a ra n n o m a te m a ti c h e , m a i a q u a lc h e p a r te po i a n c h e geografiche. G o n tu tto c i mi p a r e ch e n o n le a b b ia p o i fa tte p u n to n p o c o geogra* fiche, m a s p iu tto s to c h e sien o m a te m a tic h e al tu t to (a)^ di c h e E ra to s te n e stesso gli d ie d e m otivo. P e r o c c h d t (i) Sebbene il testo dica in generale rS t lit t n rtfS lir, i luoghi situati,nella terra continentale, ragionevole l inter pretazione adottata dagli Editori francesi. Perche trovandosi nel continente ancbe l Ircania 6 quegli altri luoghi rispetto ai quali Strabooe dice che gli errori si possono perdonare , ben natu rale che alludesse solo alle parti del conthienle pi conosciute dai Greci quando volle indicare quei luoghi dqve non i perdo nabile 1 avere errato. (a) Osserva il Gossellin cbe Strabone, eorae colui che poco seppe di geometria e d'astronomia, non conobbe abbastanza las soluta necessit di adoperare queste scienze al perfezionamento della geografia. Di questo { egli aggiunge ) avremo occasione di persuaderci fin trofeo nel progresso del libro, vedendo la pochis sima cura eh ei pone nel trascrivere gli esatti risultamenti delle osservazioni e dei calcoli de suoi precessori.

L lSnO SECOITDO

fre q u e n te esce a p a rla re d i cose s p e tta n ti alla sc ien z a p iu tto s to c h alla sto ria ch 'eg li s e r a p ro p o s i ^ e v e n u to a ta l p u n to , r e c a in m ezzo rag io n i n o n a c c u ra te m a in c o n c lu d e n ti ^ e co s egli in c e r to m o d o m a te m a tic o n e lle cose d i g e o g r a fia , e geografo in qu elle d i m a te m a tic a , d a n d o so tto a m e n d u e gli a s p e tti an sa a c o lo ro c h e vo glio no c o n tra d d irlo . P e r in q u esto ( te r z o ) lib ro egli e T im o s te n e sog giaccio no a giuste ce n su re ; sic ch a n o i n o n rim a n e d a ag g iu n g ere v e ru n a ltr a considera* zio n e , m a c i d e b b o n o b a s ta r e q u e lle r e c a le in m ezzo d a I p p a rc o . C A P O IL

Esame del sistema geografico < Posidonio Suo ffudizio rispetto aUe cinque zone in cui Parmenide ed Aristotele dividevano la. terra Come Posidonio stesso dividesse la terra in zone D i visione in sei zone proposta da Polibio Giudizio di Spvbone sopra questi diversi sistemi E gli preferisce la divisione ordinaria in cinque ,zone Relazione del viaggio marittimo d" Eudosso intorno alla L iiia , riferita e creduta veridica da Posidonio Os servazioni d i Strabene intorno a questa relazione Opinione d i Posidonio sopra alcune altre questioni geografiche.

V e d ia m o o r a a n c h e qu ello c h e d ic e P o sid o n io n e lla su a o p e r a in to r n o all' O c e a n o ; n ella q u a le si tro v a n o m o lte co se s p e tta n ti a g e o g r a fia , p a r te tr a tta te d a g eo g ra fo , e p a r te in m o d o assai p i co n v e n ie n te a materna* tico. N o n sa r d u n q u e in o p p o r tu n o l esa m in a re a n c h e e c c e d e n d o p e r a ltr o u n a a lc u n e delle cose d e tte d a l u i , sia in q u e s to lu o g o sia n e l p ro g re sso del l i b r o , n o n c e r ta m isu ra.

Ig8

DELLA 6 E 0 G H A F I1 D I STRABONE

p e r ta n to u n a delle cose sp e tta n ti p ro p ria m e n te a g e o g ra 6 a P av ere su p p o sta sferica la te rr a d ei p ari c t e lu n iv e rs o , e l'a v e re am m esse q u elle a ltr e co se le q u ali c o n se g u ita n o a siffatta ip o te si, c o r n e a d ire c b e la t e r r a divisa in cin q u e zo n e . D ic e poi P o sid o n io c h e il p ri m o a in tro d u r re q u e s ta divisione d ella te r r a in cin q u e z o n e fu P a rm e n id e ; m a e h egli ste n d e al d o p p io del v e ro la larg h e zz a d ella z o n a to r rid a situ a la fra i tro p ic i, sicch allarg h e re b b esi al di l di questi d u e ce rch j so p ra le z o n e te m p e r a te : c h e se c o n d o A r is to te le , la z o n a to r r id a c o m p re n d e s o lta n to ci ch e si tro v a fra i d u e t r o p i c i , e le d u e zo n e te m p e r a te c o n te n g o n o tu tto ci c h e si tro v a f r a i tro p ic i ed i ce rch j artic i (i). M a Posi* d o n io c o n tra d d ic e a tu tte e d u e q u e ste divisioni, e con r a g io n e : p e r o c c h to r rid a dicesi q u ella z o n a la q u a le p e r so v e rc h io c a lo re n o n p u essere a b ita ta ; m a c h e delia z o n a p o sta fra i tro p ic i se n e p ossa a b ita re p i della m e t (2) n e so n o p ro v a quegli E tio p i 1 qu ali a b ita n o al d i so p ra d e ll E g itto . O lir e c h e 1 am p iezza di q u esto spazio divisa d a ll e q u a to r e in d u e p a rti uguali : e in u n a di q u e s te p a r ti si c o n ta n o dieci m ila sta d ii ( 3) d a (i) II Casaubono prima tulli propose di correggere il te sto evidentemente corrotto in questo periodo. Il Siebenlcees adot tando la correzione di quel filologo fece autorit agli Editori fran cesi per seguitarla anch essi. Io posso ora aggiungere anche la testimonianza gravissima del Coray. (a) Da quello cbe Stradone soggiunge poi apparisce cbe si dovrebbe leggere piuttosto quasi la met. (Ed. frane.) (3) Dieci mila. Non vh a dubbio che si dovrebbe leggere cin que mila. Strabone conla ra dall equatore , ai confini della terra

^R O

SXCONDO

igg

S ie n e ( lim ite d el tro p ic o d e s ta te ) 6 n o a H e r o e ; p o i di qu ivi fino al p ara lle lo c h e s e rr e di co a fin e al Cina* m o m o fo ro , e dove co m in cia la z o n a to rrid a v e n h a tre* m ila : p o te n d o si m isu ra re tu tta c o te sta am p iez za d i s it o , d a c c h vi si viaggia e p e r m a re e p e r te r r a . D alla m i s u ra p o i d ella te r r a fa tta d a E ra to s te n e a p p a risc e c h e t u t t o il r e s t o , voglio d ire fino a lP e q u a to r e , u n o spa* zio di o tto m ila e o tto c e n to stadii. Q u e lla d ifferenza p e r t a n to c h e v h a fra tred icim ila, e o tto m ila e o t t o c e n t o , q u e lla m ed esim a si tro v a fra l interv allo c o m p re so d ai t r o p i c i , e r am piezza d ella z o n a to rrid a . E q u a lo ra fra l e p i r e c e n ti m isu re si a d o tti q u ella c h e asseg n a la m in o r e am p iezza alla t e r r a , co m e a d ire q u e lla d i P o sid o n io c h e n e fa essere di c e n to o tta n ta m ila stadii la c ir c o n f e r e n z a , a p p a r ir se m p re c h e la z o n a to r r id a o c abitabile s t 8 , 8 0 0 ; da questi confini a Heroe 3ooo ; da Meroe a Siene sotto il tropico 5ooo ; d onde risulta la somma di st. 1 6 , 8 0 0 , corrispondenti a a4 gradi, distanza che Strabone sup poneva fra l'equatore ed il tropico. Ora i 1 0 , 0 0 0 stkdii por terebbero questo cerchio a S i 8 ' 34" verso l altezza di Ales sandria , e cosi tutto il sistema di Strabene andrebbe sossopra. Contuttoci il ragionamento di Strabone esigerebbe che si am mettessero i 1 0 , 0 0 0 stadii fra Siene e Meroe, a volere che pi della met dello spazio posto fra i tropici fosse abitabile. Ma es sendo impossibile affatto 1 ammettere questo numero , bisogna dite o che Strabone si k stranamente ingannato in questo suo ragionamento , o che gli amanuensi lo hanno snaturato affatto ; e questa seconda congettura pi probabile dell altra, non solo perch non dubbiamo esser facili ad incolpare Strabone di un tanto erro re, ma s anche perch subito dopo , riferendo la mi sura di Posidonio, fa manifesta un opinione contraria. (G.)

900

DELLA GEOGRAFIA D I STRABOITE

c u p a s o lta n to la m e t , o p o c o p i c h e la m e t , dello spa* zio situ a to fra i tro p ic i^ n o a m ai p e r a ltro e h essa Io eguagli. R isp e tto p o i a l sistem a di A ris to te le , P o sid o n io ag giunge ( i ) : < S icco m e i c e rch j a rtic i n o n s o n o in t u t ti i c l i m i , n so n o d a p e r tu t to gli s te s s i, co m e m a i si p o tr e b b e ro col m ezzo lo r o d e te r m in a re le z o n e to r r id e i .cui lim iti d e b b o n essere im m u tab ili 7 M a se i cercb ) a rtic i n o n si tro v a n o in tu tti i c l i m i , ci n o n fa p u n to c o n tra s to c o l sistem a di A risto te le ^ b a s ta n d o e h essi su ssistano p e r c o lo ro c h e a b ita n o la z o n a te m p e r a ta (2): b e n s u n a g iu sta osservazio ne , e h essi n o n so n o d a p e r tu t to gli s te ssi, m a ca m b ia n o situazio ne. P o sid o n io p o i div id en d o a n c h egli la te r r a in z o n e ,

t C h e c in q u e se n e d e b b o n o a n n o v e ra re p e r gio d ic e <
v a rse n e n ella sp ieg azion e d e i fen o m e n i celesti^ c c h e d i q u e s t e , d u e so n o perischie ( 3 ) , e si s te n d o n o dai

(i) Queste parole furono aggiunte dai Traduttori frncesi, e sono quasi, necessarie a collegare ci che l Autore ha detto con quello che sta per dire. (3 ) Giacch, s intende, noi non conosciaino altri popoli, fuor quelli situati in,questa zona - Non vi sono poi cerchj artici mobili per coloro che abitano sotto l equatore, n per quelli che abitassero sotto i poli. (G.) (3) Perischi si dicono, da trtf) intorno e da c^U ombra, i po poli abitanti sotto le zone fredde, i quali veggono nel volger del giorno lombra dei loro corpi cadere da ogni lato intorno a s , perch il sole non tramonta appo loro per una certa parte dell anno. - Le zone eteroschie sono quelle nelle quali l ombra gitta sempre da un lato {iltftt, uno dei d u e ), e tali sono la

UBRO ECOSSO

101

poli Goo a c o lo ro ai q u ali i tro p ic i so n o in lu o g o d i cercbj artici : d u e so n o eteroschie, le q u ali si s te n d o n o di quivi fino a c o lo ro c h e a b ita n o so tto i tro p ic i : e la q u in ta amfischia , s itu a ta fra m e zz o ai tro p ic i. M a r i s p e tto ai fen o m en i te rr e s tri voglionsi agg iu ng ere d u e al t r e z o n e a n g u s tis s im e , p o ste fra i tro p ic i ch e le divi dono a tn e n d u e n e l m e z z o , e nelle q u a li o gn i a n n o p e r lo spazio d i c irc a u n m ezzo m ese il sole trov asi p e r p e n d ic o la re a lla te s ta ( a ll o z e n it) . E q u e s te d u e z o n e h a n n o q u a lc o sa a lo r o p a r t i c o l a r e , p e r c h so n o arid e e sa b h io n o se d u n m o d o tu tto lo r p r o p r io , e n o n p r o d u c o n o co sa a lc u n a , tr a n n e q u a lc h e p o c o d i silfio e d u n a s p e c ie d i fru m e n to a d u sto . P e ro c c h n o n v h a n n o c o l i n t o r n o m o n t a g n e , d ove c o n c o r re n d o le n u b i si pos sa n o arm a re le p io g g e , n so n o q u e luo g h i irrig a ti d a fium i. P e r vi n a s c o n o so lta n to an im ali villosi e c o r n u ti , c o n tu m id e la b b ra e c o n la rg h e n a r i c i , c u rv a n dosi p e r r eccessivo c a lo re le e s tre m it d ' o g n i cosa. S o tto q u e ste z o n e p o i a b ita n o g l' Ittio fagi ( t) . C h e qu e-

zona seltentronale e la meridionale ; oella prima 1 ombra nelr ora tlel mezzo giorno volta a settentrione, nella seconda volta 'al nord. L amfischia h quella zona sotto la quale nellora predella l ombra qualche volta diretta al sud, qualche volta al n o rd , secondoch il sole percorre i segni pi meridionali o pi settentrionali del zenit sotto cui stanno i popoli ivi abitanti. Due volte ogni anno poi essi hanno il sole perpendicolare. Que sti fenomeni non accadono se non nei paesi situati fra i due tropici. La larghezza di questa zona, secondo Posidonio , era di 48 gradi. (G.) () Coloro che vivono di pesci.

309

SE LL A GEOGRAFIA D I STBABONE

ste sian o q u a lit p ro p rie d i q u elle z o n e si fa m a n ifesto d a ll essere n elle c o n tra d e p i m e rid io n ali l a ria p i t e m p e r a t a , e la te r r a p i fertile e p i ab b o n d e v o le d acqua. P o lib io disting ue sei z o n e , d u e so g g ette agli arti* c i , d u e fra q u e sti e i t r o p i c i , d u e fra i tro p ic i e P e> q u a to re . A m e p o i se m b ra c h e l a divisione in cin q u e z o n e sia d a p re fe rire p e r ra g io n i d e d o tte d alla fisica n o n m e n o c h e d a lla geografia. D alla f is ic a , p e rc h q u ella divisione ri s p o n d e ai feno m eni celesti e d a qu elli delP a tm o sfera ; ai p rim i d e te r m in a n d o il m eglio ch e sia p o ssib ile i lim iti fra p e risc h ii e gli a m fis c h ii, e q uelP a sso lu ta se p araz io n e d e lu o g h i , p e r la q u a le P a sp e tto degli a s tri p rese n tasi in o p p o s ta c o n d iz io n e ; ai s e c o n d i , p e r c h , essen d o t r e le m odificazioni m ag giori d elP atm o sfera r is p e tto al s o l e , e p i in flu e n ti sugli a n i m a l i, sulle p ia n te e in* so m m a so p ra tu t te le c o s e , cio il d i f e t t o , la mezza* n it e P eccesso d e l c a l o r e , q u e s te tr e m od ificazio ni c o n c o r d a n o co lla divisione d ella te r r a a b ita ta in c in q u e z o n e ( i ) : p e ro c c h quelle d u e z o n e fre d d e le q u ali a c cu s a n o m a n c a n z a di c a l o r e , si r id u c o n o s o tto u n a stessa co n d iz io n e di clim a : le te m p e r a te si c o n s id e ra n o an* e h esse so tto u n a m ed esim a m e z z a n it : e P a ltra alr a ltr a c o n d iz io n e , cio alP eccessivo c a l o r e , viene as< se g n a ta .

() A tutto questo passaggio il Casaubono soggiunge : Cum hoc loco aqua omnino haereat, magnani habemtts gratiam ei qui noi vetam leclionem docuerit.

LIBRO SECONDO

2o3

C h e poi q a e s ta p a rtiz io n e sia a n c h e geografica si fa d i q u i m a n ifesto , c h e la geografia c e rc a di d e te rm in a re l a p a rte di u n a delle z o n e te m p e ra te ch e n o i abitiam o. O r a verso il le v a n te e il p o n e n te gli il m a re c h e se* g n a q u e s to c o n fin e ; m a d a lla p a r te d el m e zz o g io rn o e d e l s e tte n tr i o n e , lo in d ic a la te m p e r a tu ra dell a r i a : e d il m ezzo di c o ta l zo n a , essen d o te tn p e ra to , & vorevoIe a i vegetabili e d agli anim ali; m a le e s tre m it so n o am en* d u e in so p p o rta b ili o p e r eccesso o p e r m a n c a n z a di c a lo r e . A q u e ste tr e difirenze p e r ta n to fu n e c e s sa ria la p r e d e tta divisione in cin q u e zo n e . E n el v ero ( i ) es s e n d o la sfera te rr e s tre divisa d alle q u a to r e in d u e p a r t i , cio n e i r em isferio se tte n trio n a le dove n o i s ia m o , e n e l m e rid io n ale, si fa n n o evid en ti le t r e d ifferen ze delle q u a li p a rlia m o ; p e rc h n o i vediam o le p a r ti vicine al* r e q u a to r e e d alla zo n a to r rid a in ab itabili pel c a lo re ; q u elle c h e so n verso il p o l o , pel fre d d o ; e d in vece le p a r ti di m ezzo essere te m p e r a te e abitabili (a). (i) Osservano gli Editori francesi che Strabone invece di sog giungere q u i, come par cbe prometta , qualche prova del suo assunto, viene quasi a concedere cbe la divisione pi ragionevole sia quella in sei zone. Notano inoltre cbe il filo del raziocinio pi difficile dell ordinario a cogliersi, e che tutto questo passaggio presentando una specie di tautologia induce a sospettare cbe sia in parte interpolato. (3 ) Non pu bene intendersi dove Strabone segnasse i limili delle zone. Parrebbe quasi aver lui creduto cbe questi limili debbano essere gli stessi in tutte e due le divisioni da lui indi cate ; ma ci non pu essere. Se noi indaghiamo la sua opinione secondo la differenza delle ombre , la zona torrida risulta per certo secoado lui di 4^ larghezza, ciascuna zona temperata

!1o 4

D E IL GEOGBAFIA D I STHABONG

M a P o sid o n io ag g iu n g en d o d u e z o n e so tto i t r o p i c i , n o n osserv a q u e ll an a lo g ia n q u e p rin c ip ii sui q u a li si fo n d a la divisione in cin q u e z o n e \ m a in c e rto m o d o v o rre b b e giovarsi d elle differenze d a p o p o lo a p o p o lo p e r d e te r m in a re le z o n e , c h ia m a n d o n e u n a e tio p ic a , l a ltr a sc itic a e ce ltic a , e m e d ia la te rz a . P o lib io p o i n o n cog lie n e l vero q u a n d o fa a lc u n e z o n e lim ita te d ai ce rcb j a r ti c i, e d ic e c h e d u e d i esse z o n e si tro v a n o a l d i l d ei ce rcb j p r e d e t t i , e d u e sta n n o fra q u e s ti c e rc b i e d i tro p ic i. P e ro c c h g i di ce m m o c h e n o n si d e b b o n o lim ita re co n segni m uta* b ili co se im m u ta b ili ^ e c h e n o n voglionsi a d o p e ra re i tro p ic i p e r d e te r m in a re i co nfini d ella z o n a to rrid a . Q u e s to n o i a b b ia m d e tto . N o n d im e n o s egli divise in d u e p a r ti la z o n a t o r r i d a , p a re c h e a ci lo m ovesse n n a n o n dispregevo l rag io n e ; p e r la q u a le col m ezzo del1 e q u a to r e dividiam o a c c o n c ia m e n te in d u e p a r ti a n c h e tu t t a in tie r a la t e r r a , cio negli em isferj s e tte n trio n a le e m e rid io n a le . P e r o c c h m a n ifesto c h e s e c o n d o u n a ta le divisione a n c h e la z o n a to r rid a viene a d essere ta g lia ta in d u e , sic ch poi P u n o e P a ltr o em isferio si sar di 4 3 % e le fredde di a 4 * lo contrario consideriamo soltanto la temperatura , limitando (com egli dice) la zona tor rida ai soli paesi inabitabili, estesi al parer suo a 8 , 8 oo stadii dall equatore, certo che una divisione sifiTatta non ha pi re lazione di sorta colla prima. Tutta la zona torrida sar ristrett a a5 8 ' 34" ; ciascuna delle temperate sar di 4> 5 i ' 2 6 ", giacch vedremo ch ei pone i limiti della terra abitabile verso il nord a 38 , 1 0 0 stadi! dall equatore; e ciascuna zona fredda avr 35" 34' 1 7 . (G.)

LIBBO SECOIIDO

ao5

co m p o n e d i tr e z o n e in tie re e d i n a t u r a c o rris p o n d e n te fra lo ro in tu t ti e d ue. Q u e s ta divisione d e lla te r r a in d u e em isferj a d u n q u e c o m p o rta il sistem a d elle sei zo n e ; m a n o n co s dell a ltra . S e p e r ta n to d iv id erai la te r r a in d u e co l c e rc h io 'ch e p a s sa p e i p o l i , n o n av ra i rag io n e v o l m o tiv o p e r d iv id ere l u n o e P a ltro em isfer i o , ] o rie n ta le e l o c c id e n ta le , in sei z o n e ^ m a s a r co n v e n ie n te la divisione in cin q u e : p e ro c c h e sse n d o d i u n a ste ssa n a t u r a e co n tig u e le d u e m e t d ella z o n a to r rid a p a r ti ta d a ll e q u a t o r e , in u tile fa rn e d u e z o n e d istin te ; m a le z o n e t e m p e r a t e , c o m u n q u e sia n o en* t r a m b e d ug ual n a tu r a , n o n d im e n o p e r essere d isg iu n te

1 lin a d a ll a ltr a h a n n o b iso g n o d i essere d istin te . Q ue>


s to d icasi a n c h e d elle fre d d e . cos d u n q u e p o tr a i b a ste v o lm e n te p a r tir e in c in q u e z o n e la te r r a c o n s id e ra ta c o m e c o m p o s ta d a i d u e em isferj p re d e tti. C h e se p o i , co m e d ice E r a to s t e n e , v 'h a u n a re g io n e te m p e r a ta c h e s ta s o tto l e q u a to r e ( n el c h e d ella ste ssa o p in io n e an c h e P o lib io , il q u a le agg iu ng e c h e q u e s ta re g io n e la p i elev a ta del glo bo e p e r co n se g u e n z a o ltre m isu ra piovosa, p e rc h i v en ti etesii tra g g o n o m o ltissim e n u b i a q u elle a ltu re ) , sa re b b e m o lto m ig lio r consiglio fare di q u e s ta re g io n e u n a te rz a p ic c o la z o n a , p iu tlo sto c h a d o tta r e le d u e z o n e d a P o s id o n io in d ic a te , le q u ali si tro v e re b b e ro a m e n d u e so tto i tro p ic i. C o n q u e s te co se ch e qui ab b iam o a c c e n n a te va

d a c c o r d o a n c h e P o sid o n io ove d ic e c h e la re g io n e di cu i q u i si tr a t ta s q u ella sulla q u a le il sole p a ssa p i c e le re m e n te , sia d isc o rre n d o 1 e l itt ic a , sia a n d a n d o

ao6

DELL

g e o g r a f ia , d i s t r a b o n e

d air oriente all occidente -, perocch dove siano rota zioni regolate da una stessa legge , le pi rapide sono quelle che si fanno nei cerchj maggiori.
T u tta v o lta lo stesso P o sid o n io c o n tra s ta p o i a P o li b io a s s e r e n d o , c h e la re g io n e p o s ta so tto alP e q u a to r e p i elevata di tu tte ^ p e rc h al p a r e r su o e s se n d o sferica la superficie d e l g lo bo n o n p u a m o tiv o d e lla su a u g u ag lian za avervi lu og o n e s s u n ria lto ( i) ; e la r e gion e s o tto p o s ta all e q u a to r e n o n p u n to m o n t u o s a , m a si p iu tto sto p i a n a , e a d u n o stesso livello co lla su p erficie d el m a re : p e ro c c h q u elle pio gg e le q u a li g o n fiano il B^ilo d is c o rro n o d a lle m o n ta g n e d e ll E tio p ia . M a d o p o aver d e tte siifatte co se in u n a p a r te d el su o l i b r o , in q u a lc h e a ltro luog o ad e risc e p o i a P o lib io , c o n g e ttu ra n d o c h e so tto l e q u a to r e v a b b ia n o m o n ti ai q u a li c o n c o r ro n o d a m b o i lati n u b i p ro v e n ie n ti d alle d u e z o n e t e m p e r a t e , e c h e q u e s te n u b i vi g e n e ra n o p o i le piogge. Q u e s ta d u n q u e u n a p e r ta e o n tra d d iz io n e d i P o sid o n io . O ltre d i c h e , d o v e q u e s to c o n c e d a s i, cio ch e il paese so tto p o sto all e q u a to r e sia m o n t u o s o , p a r c h egli ca d a in u n a ltr a c o n tra d d iz io n e . E n el vero c o lo ro ai q u a li egli in q u e s to si a c c o s ta , so stengo no e z ia n d io c h e 1 o c e a n o d iste n d e n d o si d a p e r tu t to se n z a in te rru z io n e c o p re a n c h e q u ella re g io n e . C o m e d u n q u e p o tr e b b e ro co llo ca re delle m o n ta g n e in m e zz o al m are? a m e n o ch e n o n vo gliano d ire , c h e q u e s te m o n ta g n e

(i) Siccome le pi alte monlagne non hauno nella loro ele vazione pi che la millesima parte del raggio della terra , cos esse non ne { k> ssooo alterar punto la forma Sferica. (G.)

LIBBO SECONDO

2O7

sian o isole. M a c o m u n q u e ci s i a , u n a ric e rc a la q u a le esce di lim iti d ella geografia ( i ) ^ e il d e c id e rla si vuol la sciare a co lo ro i quali si p ro p o n g o n o d i t r a t ta r e p a r tic o la rm e n te d ell o ce an o . P o s id o n io p o i d o p o av e re f a tta m e n z io n e d i c o lo ro d e i q uali si dice^ c h e .n avigaro no in to rn o alla L i b i a , soggiunge co m e E r o d o t o fosse d o p in io n e c h e so tto il r e g n o di D a rio alcu n i in v iati d a q u e l m o n a rc a avessero g i c o m p iu ta q u e lla n avig azion e ; e c h e E ra c lid e p o n - . tic o in u n su o D ialog o d ice essersi p re s e n ta to a G elo n e (a) u n m ag o , il q u ale asseriva d i av e re a n c h 'e g li fa tto q u e l viaggio. E d o p o av e re o sse rv a to c h e q u e s te d u e a sse rz io n i m a n c a n o d i te stim o n ia n z e , P o sid o n io stesso p ro s e g u e d ic e n d o : C h e u n c e r to E u d o sso d i G izico in v ia to ai g iu o c h i c o rin tii in q u a lit d i te o ro e d i p o r t a to r e di offerte ( 3 ) v e n n e fino in E g itto , re g n a n d o il se c o n d o E v erg ete : c h e quivi col r e e coi m in istri d i lui s in tr a tte n n e p rin c ip a lm e n te p e r p ro c a c c ia rsi i m o d i d i r im o n ta re il N ilo , sic co m e colui e h e r a vago d i c o n o s c e re le p a rtic o la rit d ei lu o g h i , e d e r a assai e ru d ito . A ccifdde a llo ra ch e u n I n d ia n o fosse c o n d o tto a l r e d ai c u sto d i d el sen o A r b ic o , i quali d ic e v a n o di av erlo t r o v a to m ezzo m o rto e tu t to solo s d ra ia to in u n a n a v e , se n za p o te r c o n o s c e re ch i egli s fosse n d o n d e v enisse,

(i) G io: Non appartiene alla descrizione della terra abitata, (a) Gelone regn in Siracusa dall anno 49> al 4 7 8 innanzi all E. V. - Tolomeo V I I , detto Evergete 11, e soprannomato anche Fiscone regn dall anno ii6 al 1 1 7 avanti l E. Y.

Tcoro e SpoDdoforo.

3 o8

della, geografia di strabone

co m e co lo ro ch e n o a n e c o m p re n d e v a n o il lingiraggio . 11 re lo co m m ise a d alcu n i ch e glin se g n a sse ro il g re c o . A m m a e stra to n a r r ch 'e g li, n av ig an d o d allin d i a , aveva s m a rr ita la via d iritta , e d e ra a n d a to v ag a n d o fin ch po si e r a tro v a to c o l a s alv am en to d o p o av e re p e r d u to p e r la fam e q u a n ti n a v ig a v a n c o n lui. E q u a n d o il p a r ti r e f a rim e sso n e l su o a r b i t r i o , p ro m ise d i g u id a re n e lli n d i a co lo ro ai q u a li il re desse in c a ric o d i q u ella navigazio* ne^ d el cui n u m e ro fu a n c h e E u d o sso . Q u e s ti a d u n q u e a n d n ell In d ia p o r ta n d o seco a lcu n i d o n i , e n e to r n c a ric o di aro m i e d i p ie tre p rezio se ^ a lc u n e delle q u a li le p o r ta n o i fium i in siem e coi c i o tto l i, a ltr e si tro v a n o s c a v a n d o , fo rm a te d alla c o n c re z io n e d ell ac q u a ( i ) , sic co m e avviene d ei cristalli fra n oi. M a le s p e ra n z e e h egli n e aveva c o n c e tte gli falliro no tu tte ^ p e r o c c h E v e rg e te si to lse p e r s tu t to il te so ro e h E u d o sso aveva p o r ta to . Q u a n d o po i q u e s to p rin c ip e e b b e fi* n ito d i v iv e r e , C le o p a tra su a m og lie n e o c c u p il r e g n o : e d E u d o sso fu d a lei in v iato d i n u o v o n e ll I n d ia c o n m ag g io r c o p ia d i d o n i. 11 q u ale n el su o r ito r n o fu tr a s p o r ta to d ai v en ti al di so p ra d ell E t i o p i a , e d a p p r o d a to in q u e lu o g h i se n e concifi gli a b ita n ti co l d a r lo ro b i a d e , vino e c o rb e d i fichi s e c c h i, e h essi n o n h a n n o ^ e in ca m b io di q u e ste cose e b b e d a lo r o

(i) Tennero gli antichi questa opinione, che le cristallizzazioDi in generale fossero prodotte dallacqua congelata e indurita per eccesso di freddo nel corso di molti secoli. Plinio disse : Con

traria huic (calori) causa crystallum facil gela vehemenliore concreto. (Ed. frano.)

LIBRO SECONDO

SO p'

acqua- e p e rso n e c h e gli fo ssero g u id a , o ltre c h p o r t se co p e r is c ritto a lc u n e d e lle lo r o p a r o le ^ tro v quivi a n c h e 1 e s tre m it di u n a p r o r a di le g n o e suvvi sc o lp ito u n cavallo ; e s e n te n d o c h e q u e llo e r a u n re s to di n a v e la sc ia to c o l d a a lc u n i v en u tiv i d a ll o c c id e n te , lo to lse c o n s n a v ig a n d o di n u o v o alla v o lta d el su o p aese. E cos g iu nse sa n o e salvo in E g itto , dove n on regnava p o r ta v a , e s s e n d a g i p i C le o p a tra ( ) m a il figliuolo di l e i , d a l q u a le fu n u o v a m e n te sp o g liato di q u a n to a c c u s a lo d i e s sersen e a p p r o p r ia ta g r a n p a rte . M a eg li r e c in sul m e rc a to F e s tre m it d ella p r o r a g i d e tta e la m o s t r ai n o c c h ie ri, i q u a li la g iu d ic a ro n o co sa u sc ita d i G a d i (a) 5 d ic e n d o c h e i n av ig an ti d i q u e lla c i tt c o stru is c o n o , p e r v e ro d i r e , g ra n d i navigli, m a i p o v e ri n e fa n n o a n c h e d i p ic co li e li c h ia m a n cavalli d a lle in se g n e c h e p o r ta n o in sulle p r o re . C o n q u e s ti m in o ri n a vigli v an n o lu n g o la M aU rosia ( 3) sino al fiu m e L is s a p e s c a n d o . E d a lc u n i d issero ez ia n d io d i c o n o s c e re c h e q u ella p r o r a e r a s ta ta p a r te d i u n o fra m o lti legn i c h e o ltre p a s s a ro n o il fiu m e L i s s o , u m ai f u r o n v e d u ti ri t o r n a r salvi d a q u e l viaggio. D i q u i p e r ta n to c o n c h iu se E u d o sso c h e sa re b b e p o s sibile n a v ig a re tu tto in to rn o alla L ib ia ; e r ito r n a to n e l

(i) Pu credersi che in questa espressione manefai quella pre cisione che sarebbe necessaria. Il figlio di Cleopatra poli essere incoronato mentr era assente Eudosso, ma non per questo d credere che Cleopatra avesse cessalo di regnare. (2 ) Cadice. (3) La Mauritania occidentale, oggid regno di Fez.

S tmiobm , iom. II.

>4

a io

DELLA G E O G R FU D I STBABONE

p r o p r io p a e se ( i ) si m ise in m a re d i n u o v o c o n t u t t e le su e so sta n z e , e a n d p r im a m e n te a D ic e a r c h ia ( a ) , p o i a M a r s ig lia , e c o ste g g i il r e s ta n te d e lla m a r in a fin o a G a d i. D a p e r t u t to egli m agn ific la su a im p re s a ; e r a c c o g lie n d o d i ^ e s t o m o d o am p io t e s o r o , a r m u a g rosso l e g n o , c o n d u e a ltri m in o ri so m ig lian ti a q u e d e i p ir a t i, e li e m p i di m u s ic i, di m e d ici e d 'a lt r i a r tisti d o g n i m a n ie r a ; p o i n a v ig a n d o n ell alto ( 3 ) si avvi v e rso P I n d i a , s p ir a n d o se m p re favorevoli i v e n ti ( z e f i r i ) al su o viaggio. M a e ssen d o p o i s ta n c h i d a lla n a v ig a z io n e i c o m p a g n i, pigli t e r r a c o n tr o il p ro p rio v o l e r e , p e r c h te m e v a gli effetti d e l flusso e riflu sso d e l m a re . Eid a v v e n n e d i fa tto ci eh egli aveva te m u to . P e r o c c h la n av e d ie d e in se cc o ; m a p u r d o lc e m e n te , p e r m o d o c h e n o n e ssen d o si a p e r ta di su b ito , p o te ro n s i tr a s p o r ta r salve in t e r r a le m e r c a t a n z i e , e d a n c h e la m a g g io r p a r te dei legni o n d e r a fo rm a ta ; d e q u a li c o s tru s se u n te rz o le m b o so m ig lia n te a d u n a n a v e d a c in q u a n ta re m i (4 ), e nav ig fino a d u n c e r to () A Cizico. (a) Pozzuolo viciao a Napoli. (3) n%i7ir fttT u tftt. Osservano gli Edit. frane, c h e , poleDdo questa espressione significare anche pieno di speranza, e sapen-> dosi d altra parte che gli antichi nelle loro navigazioni sull oceano non solevano allontanarsi mai dalle sponde, stettero in dubbio nel tradurla : ma perch poi l Autore dice non guari dopo che una delle navi di Eudosso poteva tener V alto del mare ( a-iAxy/^uf ) attribuirono a quelle parole srAi la naturale loro significazione. (4) Il greco significa con ua- solo vocabolo questa qualit lu o g o

aitliiKttil fu.

LIBRO SECONDO

a I t

do v e trovossi fra u o m iu i p a rla n ti q u e lle stesse p a ro le c h e p o c o in n a n z i aveva c o p ia te . S a c c o rse n el te m p o ste sso c h e gli a b ita n ti d i q u el p a e se d ov ev an essere di u n a m e d e sim a s c h ia tta c o n q u eg li E tio p i a p p o I q u a li e r a p o c o p rim a a p p r o d a to , e c o n o b b e e h e r a n o so m ig lia n ti a q u elli d el r e g n o di B o go ( i) ; m a p o sto d a u n la to il d ise g n o di n a v ig a r 6 n o agP I n d i , d i v o lta. N el r ito r n o a v e n d o v e d u ta u n ' iso la d e s e r ta , m a c o p io s a d a c q u a e d i a l b e r i , n e se g n la p o siz io n e ; e p e r v e n u to sa n o e salvo n ella M a u ro sia ^ v e n d e tte i l e m b i , e se n ' a n d p e r te r r a fino a B o g o , al q u a le po i co n sig li di effet tu a r e q u e lla n av ig az io n e e h egli aveva te n ta ta . M a pre* v a lse ro n e lla c o n tr a r ia s e n te n z a i co nsiglieri del r e , i q n a li gli p o s e ro in c o n s id e ra z io n e c o m e p e r q u e lla im* p r e s a il suo r e g n o p o te v a tro v a rsi in p e r i c o l o , fa c e n d o n e m a n ifesto l a c ce sso agli s tr a n ie r i c h e v olessero assalirlo . E d a c c o rg e n d o si p o i c h e , so tto c o lo re di man* d a r e lui ste sso alla p r o p o s ta n a v i g a z io n e , m e d ita v a n o d i g e tta r lo in u n a q u a lc h e iso la d e s e r t a , s c a m p d al p e ric o lo r ip a r a n d o su l te r r ito r io r o m a n o , d o n d e si tra s f e r n ell Ib e ria . Q u iv i fece c o s tru ire d i n u o v o u n a n a v e r o to n d a e d u n a lu n g a d a c in q u a n ta r e m i , p e r m o d o c h e c o n q u ella p o te sse e n t r a r e n ell a l t o , co n q u e s ta a n d a r c o ste g g ia n d o ^ p o i pigli se co s tro m e n ti s p e tta n ti all a g ric o ltu ra , e s e m e n t i , e u o m in i e s p e rti

(i) I nomi Bogo e Bocco furono comnni a parecchi sovrani delle due Maurtanie che Angusto un poi in un regno solo- Quel Bogo di cui qui si parla tenne quel paese dove ora il regno di Fez. (G.)

a f2

DELLA g e o g r a f i a D I STBABONE

d i fa b b ric a re , e rip ig li c o a s id e r a n d o so la dappriim a g l i e r e , e po i

la

u v ig a z io n e d i

p rim a ,

c h e q u a lo r a il viaggio gli riu scisse piii se g n a ta , e quivi se m in a re e ra c c o *

le n to di qu el c h e s p e r a v a , p o tr e b b e sv e rn a re n ell i c o m p ie re la n av ig az io n e in tra p re s a , lo

p e r ta n to ( d ic e P o s id o n io ) p o te i s e g u ita re fin qu i la sto r ia d E u d o sso ^ m a q u ello c h e gli a c ca d esse d a po i n a tu r a le c h e il s a p p ia n o .i G a d ita n i e gP Ib e ri. D a tu t t e q u e s te co se p e r a ltro (soggiunge) si fa m a n ifesto , c h e la T e r r a a b ita ta c in ta tu t to all in to rn o d a ll o c e a n o , il quale non chiuso da.vrun cerchio di terra ^ ma sen za confine si stende , e nulla lo macchia. M a v e ra m e n te m ira b ile q u e s to P o s i d o n i o , il q uale c r e d e sp ro v v e d u ta di b u o n e te stim o n ia n z e la navigazio n e in to r n o a lla L ib ia fa tta d a q u el m a g o di cu i E ra c lid e p a r l a , e q u e lla d ei m essi d a D a rio dei q u a li E r o d o to fa' m e n z io n e ^ p o sc ia p r e te n d e c h e n o i a c c e ttia m o p e r v e r o q u e s to r a c c o n to d e g n o s o lta n to d i A n tifan e ( i ) , c u i egli ste sso in v e n t , o tr o p p o le g g e rm e n te c r e d e tte su lla fed e d i.c o lo r o c h e l h a n n o in v e n ta to (2). M a in n a n z i tu tto v h a p o c o s e n n o n e l p r e s ta r fed e alle av v e n tu re n a r r a te d a ll in d ia n o . P e r o c c h il golfo A ra b ic o s tr e tto a g u isa di u n fium e e si s te n d e b e n d iecim ila sta d ii fino all im b o c c a tu r a , la q u a le a n c h essa a a -

( 1) ADtifane di Bergea fu gi tnenzionato come un autore fa voloso. II testo dice questo racconto bergese. (2 ) Questo periodo nel testo preseoU molte difficolt in quanto alla frase, ma rispetto al senso non pu rimanere alcun dubbio.

LIBRO SECONDO

2 I '5

gustissim a. D i qiii rie s c e im p ro b a b ile c h e a le n a i I n d ia n i , n av ig a n d o al di fuori di q u e s to g o lf o , vi e n tra s s e ro m a i in a v v e d u ta m e n te p e r a v e re ' sm a rrita la via ; p e r c h 1 a n g u s tia d ella b o c c a a v re b b e d o v u to farli a c c o rti del p r o p r io e r r o r e : e se a b e llo stu d io vi e n t r a r o n o , n o n

d a in c o lp a r n e n il tra v ia m e n to dal divisato v ia g g io ,


n la fo rz a d e i v enti. C o m e po i di ta n ti ch e si v ed e v an o m o r i r d i f a m e , tu tti f u o r c h u n o , se n e s te tte r o oziosi? c o m e m ai q u e s to so p rav v issu to fu c a p a c e egli so lo a g o v e rn a re la n a v e c h e n o n e r a p ic c o la a l c e r t o , dac> c h h a p o tu to a ttr a v e rs a r ta n to m a r e ? E q u e lla c e le r i t n ell a p p r e n d e r la lin g u a , co lla q u a le p o t p o i p e r s u a d e r e al r e s esse r c a p a c e d i b e n d irig e re q u e lla s p e d iz io n e I O q u a l bisogno, d o v e tte a v e r 1 E v e rg e te d i c o ta l g u i d a , d a c c h q u e l m a re e r a gi c o n o s c iu to d a m o lti ( i ) ? O ltr e d i c h e po i co m e m a i q u e s to te o ro e sp o n d o fo ro d ei G iz ic e n i, in v e c e d i r ito r n a r e alla p r o p r i a c itt , nav ig v erso lin d ia? C o m e gli fu co m m e ssa u n a SI g r a n d e sp e d izio n e ? C o m e m ai e s se n d o al su o r ito r n o sp o g liato di og ni co sa c o n tr o la su a a s p e tta z io n e , e c a d u to in disp reg io , e b b e p o i u n m a g g io r c o r r e d o d i d o n i (2) ? E d o p o la s e c o n d a p a r t e n z a , p e r c h . m a i a r riv a n d o n e ll E tio p ia scrisse q u elle p a ro le c h e ab* b ia m o d e t t e , o volle s a p e re d o n d e fosse c o l c a p ita ta

' (i) La navigazione dal golfo Arabico (in dentro l India I avevano additata i Greci dAlessandria ai tempi di Tolomeo Filadelfo , cio pi che i3o anni prima di Evergete li. (G.) (3 ) Sotto il nome di doni pare da tutto il contesto che debbansi intendere oggetti da potersi ulilmeute permutare.

SI 4

D E L L i C E O G R iF U D I STRXBOKE

r e s tre m it della p r o r a d a la i T o v e n a ta ? O c o m e p o t s a p e r e c h e q u ella p r o r a , p e r essere il r e s to d i a n navi glio v e n a to d a llo c c id e n te , avesse fa tto il g iro d ella L ib ia , d i c h e n o n re sta v a in d iz io v e r a n o 7 E g li stesso a r r iv a v i a llo ra c o l d a lla p a rte o c c id e n ta le , se b b e n e venisse d a lP In d ia ( i) . E q u a n d o p o i r ito r n a d A lessan d ria e fu co n v in to d i essersi a p p r o p r ia ti p a r e c c h i o g g e t t i , c o m e m a i n o n n e fu p u n i t o , m a a n d in to r n o m o s tra n d o 1 e s tr e m it d e lla p r o ra g i d e t t a , e d o m a n d a n d o so v ressa l'o p i n io n e d ei n o c c h ie ri? E n o n p ro d ig io so a n c h e c o lu i c h e g lien e s e p p e d a r e c o n te z z a ? E n o n p i m ira b ile a n c o r a

(i) n Gossellio pone a questo luogo la nota seguente : Secondo gli antichi, ed anche secondo Strabone le parti meridionali dellAfricn non si estendevano fino allEqnatore, ma poco dopo il capo Guardafili le coste di quella regione volgevansi all ouest per ri* salir poi sino allo stretto di Gibilterra, ^n questa ipotesi la costa dAjano ( Stretto di Babel-Mandcl ), a cui Endosso diceva di ssere approdato, giudicavasi quasi parallela allEquatore. Se noi dunque suppooiamo eh egli fosse arrivato in un luogo qualunque di quella spiaggia, alcun poco discosto dal capo Guardafui, non pot cer tamente ricondursi a questo medesimo capo se non navigando 11 est; e quindi, rispetto ai popoli che incontr da poi, egli ve niva dall' ouest. Quando pertanto gli fu presso quei popoli c h e . gli mostrarono il resto dell antico naviglio assicurandolo ch era venuto dall ouest, Eudosso non doveva conchiudere (dice Stra bone ) che quel naviglio avesse fatto il giro dell Africa ; perch poteva esser giunto coli o dal luogo da cui egli medesimo eravi pervenuto, o da qualche altro forse un po pi lontano, ma non era possibile conchiudere eh esso era partito da Cadice ; giacchi Eudosso stesso avea navignto dall ouest all est e pur confessava, di non aver fatto il giro dell Africa.

LIBHO SBCORDO

tl5

E u d o s s o m e d e rim o c h e gli p r e s t f e d e , e so p ra q u e s ta s p e ra n z a r ito r n al p ro p rio p a e s e , e d i qnivi s 'a c c in s e a d u n viaggio fu o r delle C o lo n n e 7 E p p u r e n o n e r a le c ito se n za p e rm issio n e u s c ir d A le ssa n d ria , p rin cip al* m e n te po i a colui c h e s e r a a p p r o p r ia te le co se d el re^ n e r a p o ssib ile p a rtirs i d i l n o n v e d u t o , ta n ta la c u s to d ia co lla q u a le si c h iu d o n o il p o rto e le a ltr e u s c ite , se c o n d o c h n o i m e d esim i a b b ia m o v e d u to u sa rsi tu t to r a q u a n d o p e r lu n g o te m p o sia m o d im o ra ti in Ales* s a n d ria ; se b b e n e m o lte co se si n eg lig e n tin o d o p o c h e q u ella c i tt p o s s e d u ta d a i R o m a n i , e le c u s to d ie s o tto i re fossero p i sev ere. E tu tta v o lta sia p u r egli p a r ti to alla v o lta d i G a d i e d i quivi ab b ia p u r e sa lp a to c o n reg io a rm a m e n to ^ m a d o p o c h e gli si fu r o t t a la n a v e , c o m e m ai p o t r ic o s tru ire il te rz o le m b o in u a lu o g o d e s e rto ? co m e m ai a v e n d o ric o m in c ia to la naviga z i o n e , e tro v a n d o c h e gli E tio p i o c c id e n ta li p a rla v a n o la stessa lin g u a c h e gli a l t r i , sic c h p o te a c r e d e r e c h e p o c o o ra m a i gli re s ta s s e d i p a e se s c o n o s c iu t o , egli si facile a m e d ita re p e r e g r in a z i o n i, n o n s e n t d e s id e rio d i n a v ig a re p i o ltre 7 E d in v e c e , p o sto o g n i a ltr o dise* g n o in d is p a rte , n a n d al r e B og o p e r in d u r lo a q u e lla n a v ig a z io n e e h ei tra la sc ia v a . Q u iv i p o i , c o m e v e n n e a sa p e re l in sid ia e h erag l te sa in s e g re to ? E q u a le v an tag g io e r a m ai a B ogo la d is tru z io n e d i u n u o m o , c h egli a v re b b e in v ece p o tu to lic e n z ia re ? E d o p o av e re s c o p e rte le in sid ie , co m e p o t p re v e n irle fu g g en d o a lu o g h i s ic u ri? P e r o c c h c ia sc u n a d i q u e ste cose , n o n d ire m o im p o s s ib ile , m a diflGcile ^ e ta le c h e di r a d o su c c e d e p e r b u o n a v e n tu ra d i chi c h e sia : m a a co stu i,

S l6

DELLA G E O fiR F U D I STRABONE

p o s to in c o n tin u i p e rc o li, sa re b b e a v v e n a to d i r a s c ir n s e m p re fe lic e m e n te . C o m e p o i , e s se n d o s c a m p a to d a B o g o , n o n te m e tte d i n a v ig a r n u o v a m e n te lu n g o la Li> b ia ( i) c o n u n a p p a r e c c h io su fficien te a p o p o la re u n iso la ? C o te ste asserzio n i d u n q u e n o n differiscon o m o lto d a lle bugie, di P ite a , d i E v e m e ro e di ntifan e^ se n o n c h e a q u elli p e rd o n a n s i p e rc h la lo ro p ro fe ssio n e n o n differisce p u n to d a q u e lla d ei c ia rla ta n i ^ m a a d u n fi loso fo c h e vuol r a g io n a re su lle d im o stra z io n i, e c h e p e r p o c o n o n p r e te n d e il r a g io n r e tta m e u tp . M a c irc a al sollevarsi q u a lc h e v o lta la t e r r a e p o i a b b a s s a r s i , e ris p e tto alle m u ta z io n i c h e n a s c o n o d a i tr e m u o ti e d a q u elle a ltr e cag io n i c h e n o i m e d esim i a b b ia m o e n u m e r a t e , eg li p a r la assai b e n e . E d in q u e s to p ro p o s ito egli so g g iu n g e o p p o r tu n a m e n te a n c h e q u e l d e tto d i P la to n e , ove d ic e c h e q u a n to afferm asi d e lli so la A tla n tid e p o tr e b b e forse n o n e s s e r e fav o lo so ^ p e r c h S o l o n e , c h e n e s e n t p a r la re d a i s a c e rd o ti d g i t t o , rife r c h e q u e s t iso la la q u a le u n a v o lta su ssi ste v a e p o sc ia d isp a rv e n o n e r a n e lla su a e s te n sio n e p iin o re d e l c o n t in e n t e : e q u e s ta gli p a r e p i r a g io n e vole o p in io n e c h e n o n sia T a l t r a , se c o n d o Ja q u a le ch i la im m ag in l a v re b b e a n c h e f a t t a s p a r ir e ; sic c o m e in te rv e n n e a q u ella m u ra g lia d e i G re c i e h d e s c r itta d a O m e r o (2). ( 1) L Africa, o pi esattamente la Maurosla. (Ed. frane.) (3) Omero nel lib. vii, v. 337 dellIliade parla di un baluardo p rim o p o s t o , co m e m a i si p* ir e b b e r o p e r d o n a r e ? I n q u s to a d u n q u e P o s id o n io n o n

LIBflO SECONDO

a 17

in o ltre Poisdoiiio d o p in io n e c h e T e m ig rasio n e

d ei C im b ri e d elle a ltre n az io n i di q u e lla m e d esim a s c h ia tta d al p r o p rio p a e se n o n fo sse o c c a s io n a ta d a u n a su b ita irru z io n e d e l m a re ( i). S u p p o n e c h e la lu n g h e z z a d e lla T e r r a a b i t a t a , la q o a le di c irc a se t t a n t a m ila stadi!, sia la m e t d i tu t to il c e rc h io sdI q u a le q u e s ta lu n g h e z z a si p ren d e^ sic ch (so g g iu n g e egli poi) n a v ig a n d o d allo c c id e n te all o rie n te p e r a ltr e tta n te m i gliaia d i sta d ii 1 no m o a rriv e re b b e n elle In d ie . A ltrov e egli im p re n d e a c e n s u r a r e c o lo ro c h e han n o divisa n e l m o d o o r d in a r io (a) la T e r r a a b i t a t a , p a ra lle le all e q u a t o r e , z o n a f re d d a a n z i c h e p e r m e z z o d i lin ee

c o lie q u ali avreU >ero p o tu t o in d ic a r e le v a rie t d elle p i a n t e , degli an im ali e d ei clim i n ella e n e lla t o r r i d a , e i c o n tin e n ti p ig lie re b b e ro se m b ia n z a d i ta n te zo n e . M a p o i d istru g g e egli ste sso i suoi p ro p ri! a r g o m e n t i , e lo d a la diviiiion c o n s u e t a , e se n z a v a n ta g g io d i s o r ta r e n d e d u b b io sa la q u istio n e . E n e l v ero tu t te q u e s te d iv e rsit n o n s o n o d a lla p ro v id e n z a ( 3) , eretto da Agamennone per mettere i suoi Greci al sicuro. Nes suno poti mai trovarne vestigio ; di che molti fecero varie con getture : ma Aristotele fu invece d avvir che fosse una pura ioveazione di Omero. (i) Gli Edit. frane, tradocouo: Suivant Posidoniusi Vmigra-

ticn des Cimbfes et -des aulrfs peuples d^ la mnte nation queux , sa sera faite , non tout--coup , mais mesure que la mer empitoit sur leur pays. lo seguito la lezione del Coray:
yittrS'ai Kmli S-mXTnt

fVftfiSrmtCio nei tre continenti , E uropa,

(o) Nel modo onlinario.


Asia ed Africa. (3) Og ex

y ft tla i. Gli EflL franca traducono: Ne toni dus aucun pian prmdil.

a i6

DELLA. GEOGRAFIA D I STRABONE

c o m e n a n c h e la d iffe re n z a d i c o s tu m i e d i lin g u a g g i, m a d a l c a so e d a ll acciden.te ^ e le a r t i l e fa c o lt gli e s e r c iz ii, q u a n d o u n a v o lta q u a lc u n o li a b b ia in tro ^ d o tti s in v ig o risco n o se m p re p i s o tto qualsivoglia c li m a , se b b e n e a n c h e q u e s to a b b ia u n a q u a lc h e eiGcacia. L a o n d e poi p re sso o g n i p o p o lo a lc u n e co se si tro v a n o d a n a t u r a , a ltr e vi s o n o in c o n s e g u e n z a d elle istitu z io n i e d ell uso. P e r n o n effetto d i n a t u r a c h e gli A te niesi sia n o a m a n ti d elle le tte re e i L a c e d e m o n i n o , e n e m m a n c o i T e b a n i c h e so n o a n c o r p i vicini a d A te n e , m a s d elle is titu z io n i: n i B a b ilo n e si e gli E giziani s o n o p e r n a t u r a filo so fi, m a p e r eserciz io e p e r ab i tu d in e : e le b u o n e q u a lit d e c a v a lli, d e ' b u o i e degli a ltr i an im ali n o n le p r o d u c o n o i lu o g h i s o l t a n t o , m a ben anche gli esercizii ; le q u a li co se tu t t e P o sid o n io in siem e c o n fo n d e . E n e l lo d a re q u e s ta o r d in a r ia divisio ne d ei c o n tin e n ti ch'e o r a in v a lsa r e c a in e sem p io la diffe ren z a c h e si sc o rg e fra glin d ia n i e gli E tio p i a b ita n ti n e lla L ib ia . P e r o c c h gl I n d i s o n o p i ro b u s ti e si sv ilu p p a n o m e glio , e s se n d o m e n o degli E tio p i im p e d iti d a lla sic c it d e ll aria . L a o n d e a n c h e O m e ro , p a r la n d o d i tu tti gli E t i o p i , li divide in d u e p a r t i , e d ic e c h e gli u n i a c c e n n a n o - a q u e l la to dove il sole tram onta, e gli a ltri a q u e llo <T onde esso si leva. P e r c h ia rire q u e s to luogo d i O m e r o C r a te te ( i) in tr o d u c e u n a ltr a T e r r a a b ita ta ^ (i) Il Casaubono fu il primo a dire doversi eoa questo nome empir la lacuna delie stampe ordinarie. Gli Edil. frane. Io segui tarono nella loro versione; ed il Coray non dubit di rettificare Il suo testo: KfivJiltt Jt ec.

LIBBO SECOITDO

^19

d i co i il p o e ta n o n e b b e c o n te z z a ; n fa q d e s to egli fa s o lta n to p e r s o s te n e re la falsa sn a i p o t e s i , m e n tr e p e r 10 c o n tra rio b a s te r e b b e so stitu ire alla le zio n e dove il

sole tramonta q u e s t' a ltr a d'onde il sole si pari , ci


((uella doTe il s o l e , p a s sa to il m e r i d ia n o , c o m in c ia a d e c lin a re . M a p r im a m e n te q ueg li E tio p i c h e s ta n n o p re sso al>

1 E g itto si d iv id o n o a n c h essi in d n e p a r ti ; e gli u n i


s o n o n e ll' A sia , e gli a ltri n e lla L ib ia , se n z a c h e va b b ia fra lo r o v e r u n a d iv e rsit. P o i O m e r o n o n d istin g u e p u n t o gli E tio p i a c a g io n e di q u e s ta lo r o d iv e rsa si tu a z io n e , n p e r a v e r c o n o s c iu to c h e gF I n d i fo ssero p i vigorosi d el c o rp o \ p e ro c c h d e b b e c re d e rs i e h ' egli n o n a b b ia s a p u to p u n to n p o c o di q u e lla n a z io n e , m e n tr e n a n c h e E v e r g e t e , s e c o n d o q u ello c h e n e fa voleggia E u d o s s o , aveva c o n te z z a d ella nav ig azio n e a q u e luoghi. M a q u e lla su a d istin z io n e d e b b e sp ie g arsi in q u el m o d o c h e n o i a b b ia m o g i d e tto . P e r o c c h n o i d im o s tra m m o c o m e , a n c h e a d o tta n d o la le zio n e d i C r a t e t e , n o n si m u ta p u n to la c o sa. T u tta v o lta P o s id o n io so stie n e in v e ce c h essa c o l v a ria r d e lla le zio n e si m u t a , e stim a c h e sia m iglio r p a r tito leg g ere d' onde 11 sole s parte. M a in c h e differisce m ai q u e s ta le z io n e d a ll a ltr a dove il sole tramonta? P e r o c c h t u t to q u e llo sp a zio e h d a l m e rid ia n o al p u n to d ov e il sole t r a il m o n t a si d ic e occidente , n o n a ltr im e n ti c h e tu t to

m e z z o c e rc h io o c c id e n ta le d e ll o riz z o n te . E q u e s to ci v ie n e significalo a n c h e d a q u elle p a ro le d i A ra to : Quel

punto dove si confondon tra loro i confini occidentali e quelli del levante. S e p o i v o r r so sten ersi c h e la le-

aao

DELLA GEOG^IA DI STRABONE

z io n e d i G ra te te sia in q a a lc b e p a r te m ig lio re, d o v r d irsi lo stesso a n c h e r is p e tto a q u ella d i A rista rc o . C i sia d e tto c o n tr o P o sid o n io p e r o r a ^ g ia cc h ari* c h e n elle singole p a r ti d e l n o s tro lib ro n e c h ia m e r e m o a d esam e p a re c c h ie a ltr e o p in io n i, q u a n te a p p a r te n g o n o alla G eo grafia. Q u e lle poi c h e r is g u a r d a n o d i p r e fe re n z a la fisica si deU >ono o ris e rv a re a t u t t a ltr o l i b r o , o la sc ia re affatto in d isp a rte . P e r o c c h p re sso d i lui si t r o v a n o m o lle co se to c c a n ti 1 etiologia , a im ita z io n e d i A risto te le ; ci c h e i n o s tr i ( gli S to ic i ) sog lion o d ec li n a r e , c o n o s c e n d o l o s c u rit n e lla q u a le s o n o in v o lte le c a g io n i delle co se (i). C A P O III.

Estone dcUa G eoffvfia d i Polibio.

P o lib io d e s c riv e n d o 1 E u r o p a d ic e di v o le r p a s sa re s o tto silenzio gli a n tic h i s c r i t t o r i , e d e s a m in a re inv ece c o lo ro c h e li h a n c e n s u r a t i , co m e a d ire D ic e a rc o e d E r a to s te n e { l u ltim o c h e d i q u e te m p i avesse tr a t ta t o d e lla geografia ) , e q u e l P ite a , d a l q u a le p a r e c c h i fu r o n o tr a t ti in e r r o re . E n e l vero egli d ic e d i av e re d i sc o rse tu tte le p a r ti accessibili d e lla B r ita n n ia ( 3 ) , e d

(1) Gi si dello altrove che Etiologia il trattato delle cagioni, (i) Secondo un altra lezione pi comupe dovrebbe tradursi : dice, per verit, di non aver viaggiato per tutta quelFisola, ma nondimeno afferma che la sua circonferenza , ec.

LIBRO SECONDO

M I

a/Terma c h e la c irc o n fe re n z a d i q u e ll iso la di p i c h e q u a r a n ta m ila stadii. P o sc ia p a r la n d o di T u ie e d e lu o g h i c o l in to r n o sog giun ge c h e quivi n o n v h a p i n te r r a n m a re n a r i a , m a u n c o ta l m iscuglio d i t u t t e e tr e q u e s te c o s e , sim ili a Polmone marino ( i ) , in cui (dice) la te r r a , il m a re e tu t t e le co se so n o invi lu p p a te ^ ed esso q u asi u n le g am e a tu tte c o m u n e , d o v e l u o m o n o n p u c a m m in a re n a p ie d i n p e r n av e . S og giun se p o i c h e q u e s ta m a te r ia so m ig lia n te a p o lm o n e m a rin o l h a v e d u ta egli s t e s s o , m a c h e le a l t r e co se le riferisce s e c o n d o u d ie n z a . Q u e s to c i c h e r a c c o n t a P ite a ^ e d a n c h e afTerma c h e , r ito r n a to d a q u e l v ia g g io , p e rc o rs e tu tta q u a n ta la p a r te m a ritti m a (a) d ell E u r o p a d a G a d i fino al T a n a i. M a P o lib io d ic e : c h e a n c h e q u e s ta co sa in c r e d i bile ; e d o m a n d a co m e m ai a d u o m o p r iv a to e d a n c h e p o v e ro riu scisse d i c o m p ie re s lu n g h e n avig azion i e si g ra n d i viaggi? E co m e m ai E ra to s te n e , d o p o av e r m e sso in d u b b io se a q u e s to P ite a si d e b b a p r e s ta r e c r e d e n z a , (i) Animale che vive nel mare. () 11 testo dice : ri w ufttKtm uht liit Evfiiwnf, la parto deir Europa bagnata dalV Oceano ; sebbene p o i, estendendosi questo secondo viaggio di Pitea da Cadice al T anai, si tratti delle coste occidentali , dove non pi 1 Oceano ma il mare Mediterraneo. Gli Edit. frane, credono quindi che 1 espressione wttfiKtattrn sia qui adoperata per estensione, perch la prima porzione delle coste da Pitea percorse (da Cadice fino allo stretto di Gibilterra) sono veramente BuUOceano. Non questo peraltro il solo esempio della voce adoperata nel senso generale d luogo marittimo f e per non dubitai di darle questa interpretazione.

aaz

DELLA GEOGRAFIA DI 8TBAB0NE

n o n d im e n o c r d e tte p o i ci c h e d ic e della B r i t a n n i a , d i G ad i e d e ll I b e r ia ? P e r egli aflerm a p o te rsi e o a m o lto m igliore co nsiglio av e r fed e in E v e m e ro c h e i a c o s tu i : p e r o c c h E v e m e ro d ic e d i av e r n a v ig a to in to r* n o a d u n a so la r e g io n e , la P a n c h a ja ( i) ^ m a P ite a a s se risc e d i av e re v e d u ta P E u r o p a s e tte n trio n a le fin o agli e s tre m i d e l m o n d o : c o s a c h e n iu n o v o rre b b e c r e d e r e n e m m a n c o a M e r c u r i o , se p a r l ' afferm asse. E n o n d i m e n o E r a to s t e n e , il q u a le m o s tra d i te n e r a vile E v e m e ro d e n o m in a n d o lo hergo (a), p r e s ta p o i fede a P ite a in q u e lle c o s e m e d e sim e n elle q u ali u D ic e a rc o p u r e gli a s s e n te . Q u e s ta m e n z io n e c h e q n i si fa d i D ic e a rc o ridi c o la , c o m e se E r a to s te n e av esse d o v u to fo n d a rsi s o p r a D i c e a r c o , c o n tr o d e l q u a le lo ste sso P o lib io m e z z o ta n te c e n s u re . I n r e c a in poi q u a n t o a d E r a to s te n e

g i si d e tto c h e gli fu ro n o s c o n o sc iu te le p a r ti o c c i d e n ta li e s e tte n trio n a li d ellE u ro p a ^ e p e r si a lu i co m e a D ic e a rc o si vuol p e r d o n a r e , p e r c h n o n v id e ro i lu o g h i eglino s te s s i; m a a P o lib io e d a P o s id o n io c h i m ai p erd o n ereb b e ? e p rin c ip a lm e n te a P o l i b i o , il q u a le

( i) Panchaja. Gli Edit. frane, dicono : Dans une seule contre ineonnue, dans sa Panchae. TalUvoIta il Gossellin h di parre he quest isola Panchaja , di cui Evenaero avea pubblicata una relazione (Diodoro Siculo ce ne ha tramandato un estratto) non sia una semplice sua invenzione. Mm. de TAcad. d ts Inscript. et Belles Lett. , t. xux. (a) Bergeo. Cio : Bugiardo e venditor di fole come Antifane di Bergea.

LIBRO SECONDO

aa3

c b ia m a opinioni popolari ( i ) q a e lle cose c h e E ra to s te n e D ic e a rc o rife risco n o snila d is ta n z a d a lu o g o a la o g o n e lle reg io n i g i d e tte e in a lc u n e a ltr e : m e n tr e p o i egli stesso n o n e s e n te d a e r r o r e n a n c h e in q u elle c o s e , n elle q u a li si fa a c e n su ra rli. P e r o c c h d ic e n d o D ic e a r c o c h e d al P e lo p o n n e s o alle C o lo n n e d rc o le v 'b a n n o d ieci m ila sta d ii; c h e u n m ag g io r n u m e ro se n e c o n ta d allo stesso P e lo p o n n e s o sin o a dove finisce il golfo A d ria tic o ; e c h e d a l P e lo p o n n e s o allo s tr e tto di S icilia ve n h a tr e m ila, sic ch se tte m ila n e r e s ta n o d a q u e s to s tr e tto alle C o lo n n e : io (dice P o li b io ) tralasc io di e s a m in a re se q u e s ti tr e m ila sta d ii ra g g u a g lin o o n o co l v ero ; m a i s e tte r e s ta n ti n o n c o r r i s p o n d o n o , o c h e q u e s ta m isu ra si voglia r is c o n tr a r e se g u ita n d o la s p ia g g ia , o c h e in v e ce si pigli n el m e zz o d e l m a re . P e r o c c h (soggiunge) l a , sp iagg ia r e n d e im> m a g in e d u n a n g o lo o t t u s o , c h e si p o sa co i la ti sullo s tr e tto e sulle C o lo n n e , e d h a il v e rtic e a N a r b o n a : sic c h viene a fo rm a rsi u n tria n g o lo la c u i b a s e u n a lin e a r e t t a c h e a ttr a v e rs a il m a r e , e d Iati so n o q u e i m e d esim i i q u a li fa n n o l a n g o lo o ttu s o gi d e tto . O r a di q u e s ti Iati q u ello c h e va d a llo s tr e t to d i S icilia a JV arbona lu n g o p i c h e u n d ic i m ila e d u e c e n to sta d ii, e l a ltr o d i p o c o al d i so tto deg li o tto m ila. T u t t i p o i s 'a c c o r d a n o a d ir e c h e la m a g g io re d is ta n z a d a ll E u r o p a alla L ib ia a ttr a v e rs a n d o il m a re T ir r e n o (a) n o n o l(i)

KX,Sf La lezione antica era : , ec. , omnino ab opinione profecla ait,


11 mare che bagna 1 Iu \ia dalla foce dell' Arno fin verso

cum ec.
(3) Napoli,

2^4

DELLA G E O G R F U DI 8 TAABONE

tre p a s s a i tr e m ila stadi!, e altratversando il m a r di Sar^ d e g n a a n c h e m in o re . M a sia p u r e ( p ro se g u e ) di t r e m ila a n c h e q u e s to ; ed o ltre a q u e sti si piglino a n c h e d u e m ila stadi! c o r r is p o n d e n ti alla p ro fo n d it d el golfo p re sso N a r b o n a , q u asi u n a p e rp e n d ic o la re ti r a ta d a l v e rtic e d e ll'a n g o lo o ttu s o alla b a s e d i tu tto il triangolo^ e si fa r m a n ifesto a c h iu n q u e c o n o s c a p u r e i p rim i e le m e n ti d ella g e o m e t r a , c h e tu t t a in tie r a la c o s ta d a llo s tr e tto d i S icilia alle C o lo n n e d rc o le ec c e d e d i c ir c a c in q u e c e n to stadi! la r e t t a s e g n a ta a tra v e rs o d e l m a re : e d ove a q u e s ti si ag g iu n g a n o i tr e m ila c h e
do so

d a l P e lo p o n n e s o allo s tr e tto , tro v e re m o c h e la r e tta

c o n t a u n n u m e ro d i stadi! p i c h e d o p p io d i q u ello d a D ic e a rc o a s se g n a to : e s e c o n d o lu i d o v re m m o c o n ta r n e a n c o r p i cjom inciandosi d a l P e lo p o n n e so fino allestre* m it d e l golfo A d ria tic o . M a q u a lc u n o p o tr e b b e r is p o n d e r e , o m io c a ro P o lib io , c h e sic co m e la r ip ro v a d i q u e s to e r r o r e ci v iene c h ia r a m e n te s o m m in is tra ta d a ll e s p e rie n z a d i q u e lle co s e c h e t u m e d esim o hai. d e tte (cio c h e d a l P e lo p o n n e s o a L e u c a d e so n o s e tte c e n to sta d ii, d a .L e u c a d e a C o r c ir a se t te c e n to , d a C o rc ira ai m o n ti C e ra u n ii s e t t e c e n t o , e d a q u e s ti m o n ti c o s te g g ia n d o a d e s tra l lllir ia fin o alla la p ig ia sei m ila e c e n to c in q u a n ta ) 5 c o si s o n o e r r a te d e l p a r i e la m is u ra d i se tte m ila sta d ii c h e D ic e a rc o p o n e d a llo s tr e tto alle C o l o n n e , e q u e lla c h e t u t im m a g in i di a v e r d im o s tra ta . P e r o c c h i p i c o n c o r d a n o a d ire c h e il tr a g itto d el m a re di d o d ic i m ila s t a d i i , ci c h e v a d a c c o r d o a n c h e co lla o p in io n e a d o t ta t a r i s p e tto a lla lu n g h e z z a d e lla te r r a a b ita ta . I n fa tti la e r e -

LiBno SECONDO

a i5

d n o t tt'a l p i di s e tta n ta m ila s t a d i i , d ei q u ali p o co m e n o d tr e n ta m ila si vogliono d a re alla p a r te o c c id e n t a l e , c o m in c ia n d o d a l golfo Issico fino alle e s tre m it d ell I b e r i a , p e r m o d o c h e d al g olfo p r e d e tto a R o d i ve n a b b ia n o c in q u e m ila d i quivi al ca p o S alm o n io ( t ) d i G r e t a , e h iL p r o m o n to r io o rie n ta le d e ll iola , m ille ; p i c h e d u e ta n ti tr a la lu n g h e z z a di C r e ta e lo sp azio fino al Criu metpon (2) ; di quivi al c a p o P a c h in o n e l la S icilia p i d i m ille ; d allo s tr e tto di S icilia alle C o lo n n e d rc o le tre d ic i mila^ e fin alm en te dalle C o lo n n e all e s tre m it del p r o m o n to r io S a c r o d ell Ib e ria c irc a t r e m ila. A ggiungasi c h e a n c h e la m isu ra d ella p e r p e n d ic o la r e non^ fu p ig liata c o n e sattez za , se p u r e N a r b o n a tro v asi c o llo c a ta q u a s i s o tto il m e d esim o p ara lle lo di M a rsig lia , a q u e s ta s o tto q u el di Bizanzio^ di c h e fu p e rs u a s o a n c h e I p p a r c o . E n el v e ro la lnea c o n d o tta a tra v e rs o del m a re so tto u n m e d esim o p a ra lle lo c o n q u ella c h e p assa p e r le C o lo n n e e p e r R odi^ e sic co m e d a R odi fino a B izanzo (c o n sid e ra n d o a m e n d u e q u e sti lu o g h i c o m e situ ati so tto u n m e d esim o p ara lle lo ) c o n ta n si c irc a c in q u e m ila stad ii, cos a ltr e tta n ti d o v re b b e a v e rn e la p e rp e n d ic o la re gi d e tta . M a p o ic h a ife rn ia n o c h e il m ag g io re tr a g itto d i q u e s to m a re d all E u r o p a al la L ib ia , p a r te n d o s i d a l golfo A d ria tic o , d i c irc a c in q u e ntila s ta d ii,.d e b b e in q u e s to esservi e r r o r e ^ o b iso g n e r e b b e c h e d a q u e lla p a r te le c o s te d e lla L ib ia in -

(i) Capo Salomone di Caodia. (a) Fronte di Montone: ora cap S. Giovanni. Il chino ora capo Passato.

Pa
5

Srs^BOME, lom. II.

236

DELLA GEOGRAFIA DI STRA^OHE

clinassero molto verso settentroDe, fino a congiui^ersi col parallelo delle Colonae d 'E rco le.

E non ben detto nemmanco che la mentovata per* pendicolare vada a finire vicino alP isola di Sardegna : mentre essa trovasi invece molto pi airoccidente che la Sardegna, e lascia frd s e Pisola, oltre al mare che da lei si denomina, quasi tutto anche il Ligustico. Anche la lunghezza delle coste fu da Polibio esage> r a ta , comunque non di tanto a dir vero. Dopo di ci egli si accinge a rettificare le cose dette da Eratostene j e rispetto ad alcune k> corregge ; ri spetto ad altre va errato egli stesso peggio di lui. Pe> rocch quando Eratostene dice che da Itaca a Crcira v'ha trecento stadi), e Polibio invece afTerma che ve n'ha pi di novecento ; o quando da Epidamnp a Tessalonica Eratostene conta novecento stadii, e Polibio invece due mila ^ le sue correzioni in questi casi sono giuste. Ma quando poi Eratostene conta da Marsiglia ftlle Co lonne sette mila stadii, e da Pirenei a quel medesimo punto sei mila ; e Polibio vuole invece contarne da Marsiglia pi che nove mila, e da'Pirenei non meno di otto mila ; in questo caso egli s inganna pi che Era tostene, la cui opinione pi della sua vicina al vero. Perocch tutti i moderni affermano concordemente, che detraendo le tortuosit delle strade, la lunghezza di tutta quanta l Iberia, cominciandosi da Pirenei sia al lato occidentale, non maggiore di sei mila stadii. E nondimeno Polibio fa essere il Tago di otto mila stadii nella sua lunghezza dalla sorgente alla foce, non gi se condando in questa misura le sinuosit della corrente

LIBRO 9EC0K& 0

a i 7

(le qual! non appartengono ai calcoli geografici), ma considerandone solo la linea retta da un capo alPaltro: e si noti che dalie sorgenti del Tago ai Pirenei t hanno ancora pi cbe mille stadii. Polibio accusa giustamente Eratostene di non cono> scere le cose d Ib eria, sicch poi qualche vplta e^ce in proposizioni contraddicenti rispetto a quella regione. Cos dopo aver detto che le parti d Iberia bagnate dal mar esteriore fino a Gadi sono abitate dai Calati ( e ii dice chiaramente , asserendo che costoro occupan,o fino a Gadi tutta P Europa occidentale ) , si dimentica poi di qusta sua asserzione , e quando descrive la peri feria deir Iberia. non parla punto dei Galati. Allorch poi Polibio ( 1 ) d ic e la lunghezza deli'Europa essere minore di quella della Libia e deli* Asia prese insieme , non sa fare dirittamente il confronto di queste tre parti : La sboccatura allo stretto delle Colonne, egli dice , verso 1' occidente equinoziale , ed il Tana! di scorre dall oriente estivo : la lunghezza dell Europa dunque minore di quella della Libia e dellAsia, insieme prese, quanto lo spazio che sta tra il levante d estate e il levante equinoziale ; giacch ques.ta porzione dei semicerchio settentrionale occupata dall AsUi. n Ma oltrech Polibio si fa qui difficile in cose per s mede sime facili e piane, poi anche falso che il Tanai scorra dal levante d estate. Perocch tutti coloro che sono pratici di que luoghi dicono eh esso muove dal
() Il nome di Polibio non nel testo, tua lo aggiungono gli Edit. frane. , t quali sospettano cbe qui v abbia qualche lacuna.

21*8

DELLA GEO&RAFIA D I SlItA B O N E

selteiilrione nella Meotide, sicch le bocche del fiume,' quella della palude, e il fiume slesso per quanto se ne conosce, si trovano sotto nn medesimo parallelo (^). Alcuni altri dissero cose indegne d attenzione, affer mando che il Tanai ha la sua origine dai luoghi vicini all Istro ( Danubio ) e muove dall occidente ; per non avere osservato che fra questi due fiumi scorron nel Pon to le grandi fiumane del Tira, del Boristene e dellIpani (2 ); il Tira parallelamente allIstro, e gli altri due () al Tanai. E poich non furono vedute le sorgenti del Tira n quelle del Boristene e dellIpani, naturale che sia no molto pi sconosciute le parti pi settentrionali, di modo che poi il dire che il Tanai attraversa quelle fiumane , quindi muta direzione per volgersi alla palude Meotide (perocch le foci di qnel fiume sono manifesta mente nella parte pi settentrionale e pi verso oriente di quella palude ) cosa immaginaria ed inconcludente. Cosi pure senza alcun fondamento il dire che il Tana! attraversando il Caucaso (4) scorre verso settentrione,
(i) Egli questo un errore assai grossolano, ma adottato dal pi de geografi antichi. Il Don od il Tanai nsce a dir vero dal n o r d , corre verso loriente, poi si dirige allouest per modo che fra i punti indicati qui da Strabone v banno circa tiove gradi di longitudine. (G.) (3 ) Il Tira 6 il Dniestec; il Boristene il Dnieper; Vipani o Ipasi, secondo la inaggjor parte dei moderni, il Bog. (3) Le ordinarie edizioni leggoii cTt, e Valtro i ma il Coray legge i, eg li altri; e cosi tradussero anche gli Editori fran cesi sull autorit di alcuni manoscritti. (4)' Gli Editori francesi nolano la singolarili dell espressione

fi rv

L IB R OS E C O N D O

aag

poi dando volta si converte alla palude Meolide; e D o n dimeno anche questo (u detto. Nessuao peraltro aiTerm oh esso abbia origine dalla parte doriente^ perocch se tale fcMse il suo corso, i pi accreditati geogrfi oou avrebbero dimostrato eh esso contrario ed in qual* che maniera diametralmente opposto a que^o del Nilo, come se il corso di ciascheduno di questi due fiumi si Covasse sotto uno stesso meridiano. La misura poi della Terra abitata si piglia sopra una linea parallela all'equatore, perch anchessa la terra prolungasi principalmente in questa direzione: quindi anche la misura di cischedua continente si jdeve pigliare sopra una linea fra due meridiani. E 1^ nsur dell lunghezze sono certi numeri di stadii che Jioi possiamo dteraiinare 0 Andando pe'luoghi stessi -, o col soccorso di strade parallele, o di passaggi di mare. Nondinumo Polibio, lasciata in disparte questa m anier, ne introduci una nuoya, pigliata sulla por> zione delP emisferio settentronale compresa fra il 1e> vante di state e quello equinoziale. Ma nessuno ado* peri nelle cose immutabili regole e misure mutabili;; n si valga di cose 'che possono essere ora ad un modo or ad un altro dov trattisi di og^tti. sussi* (enti per s medesimi e che non ricevono mutazibn. .Ora la lunghezza diin luogo immutabile , ci cb per s medesimo manifesto ; e per lo contrario il le vante e il ponente equinoziale, e cos anche qello d inverno o d estate , non sono punti determinati in s stessi, ma solo rispetto a noi. Quindi se qoi ci, tramu tiamo da un sito ad uq a ltro , variano, anche,! Inoghi

a3o

DEUA O EO O R iFIA .D I ST R B O ItE

del ponente e del levante eqniiioEtale, ed anche i punti dei tropici ; ma la langheeza di quel continente nel quale ci troTamo rimane sempre la stessa. Per non 'assurdo pigliare il Tanai d il Nilo per limiti; bens cosa nuova il valersi del levante equinoziale e di qaello d estate. Rispetto ai promontori coi quali P Europa si spinge nel m are, Polibio ne parla pi accuratamente di Eratostene, ma non per quanto sarebbe mestieri. Pe rocch Eratostene ne menziona tre ; quello che finisce ^alle Colonne d'rcole, e sul quale Plberia; quello che si spinge allo stretto di Sicilia, su coi l Italia; e il terzo che riesce a JValeo (i), e comprende le nazioni tutte fra 1 Adriatico, l Eussino ed il Tanai. Polibio in vece va d accordo con lui rispetto ai primi due ; ma >poi procede tnenzionandone un terzo che finisce a Ma> <leo ed al Suni (a) su cui trovasi tutta l Eliade, e {^llliria (3) ed alcnne parti di Tratcia (4): indi oa -quarto nel Chersoneso di Tracia dov lo stretto di ^ s t o ed Abido (5) ed abitato dai Traci : finalmente tra quinto al Bosforo Gmmerio d allimboecatnra della -Meotide. Concedansi la Polibio i primi due fra promontori da lui mentovati (perocch sono compresi fra seni ab bastanza distinti ) , io quello nel mare fra Calpe ed
(i) Il capo Malto della Morea. (a) il capo Colonna. (3) La Dalmazia. (4 )'La Romania.

(5) LEllesponto, o Stretto dei DitrkanHi.

L n n o SECONDO

231

il promontorio Sacro doT'Gadi (i), e fra le Colonne e la Sicilia; e quelP altro che si spinge in questo medesi mo mare e nell Adriatico: sebbene a dir vero, rispetto al secondo, farebbero qualche contrasto le estremit della Japigia (a), che si stendono anchesse nel mare, e r Italia che forma due punte. Ma i tre promontorj che Polibio aggiunge ai predetti, per essere molto pi eviden* temente irregolari e composti di varie prominenze, do mandano tuttaltra divisione. GosV parimenti si dica della divisione dell Europa in sei parti stabilita da Polibio conformemente ai promontori da lui determinati. Noi di tutte coteste cose fareto la conveniente rettifibaziono quando discenderemo alle singole parti del nostro trat tato; cosi anche di quelle altre nelle quali Polibio cadde in errcHre rispetto all Europa od alle coste della Libia. Per ora basteranno le cose gi dette intorno agli scrit tori che ci han preceduti; i quali stimammo poter ci tare come opportuni testimoni, che non senza ragine abbiamo impresa anche noi unopera di geografia, dac ch in questa scienza vi sono tante cose da rettificare e da aggiungere.

( i) II seno fra il capo di Tra(Ugara e il capo S. Vtceazo; nel quale trovasi CadM. (3 ) 11 prom oD iorio Japigio risponde al capo di S. Maria di Leuca nel territorio di Lecce ( ia Terra d Otranto ) , ch lan tica Japigia.

a3a

DELLA GEOGKJiFIA DI STB ABONE

CAPO

V.

Sistema g^gra/leo d i Strabane P rincifj generali della Geografia Divisione del globo terrestre Dimensioni e cUyisione della Terra abitata Maniera di delineare una carta della Terra abitata sopra un globo o sopra una supejicie piana f'iggi di Stra done DescHtione sommaria e generale della Terra abitata Dei m ari che circondano la Terra abitata j e delle coste eh essi bflffuao DeW Europa DeW M ia Della U bia od A frica.

P oich, dopo quanto abbiam dello contro citati scriltori, naturale che poniam mano alladempimento della nostra promessa ^ noi pigliando nuovo principio diciamo, come chiunque toglie a descriver paesi dee premettere alcune di quelle cose che insegiiansi nella fisica e nella matematica , e secondo la norma e sulla fede di quelle venir poi ordinando il proprio lavoro. E gi si detto che n un edificatore u un architetto potrebbe erigere acconciamente una casa od una c itt , qualora fosse ignorante dei climi, dei fenomeni celesti, delle figure , delle dimensioni, del caldo , del freddo, e di altre cose siffatte : e per tanto meno potrebbe de scrivere senza di ci tutta ^la Terra abitata. E nel vero il presentare delineati sopra una sla su perficie piana i paesi dell Iberia e dell hidia e quelli che stanno fra mezzo a queste due regioni, determi nandone nel tempo stesso sopra quella medesima su perficie il levante, il ponente ed il mezzogiorno, sic come punti comuni a tutti i predetti paesi, un modo opportuno per dai'e una giusta idea geografica a colui

L IIR O SECONDO

il 4jnale conosca gi inoauzi tratto la dispo<izione ed il movimento del cielo, e sappia che la superficie della terra nella realt sferica, e che qni rappresentasi piana soltanto in servigio de riguardanti: ma non gio verebbe a colui al quale mancassero siiTatte cognizioni. Perocch ben pu chi fa grandi viaggi, come a dire per le pianure di Babilouia o per vasti mai, immaginarsi piano tutto lo spazio che gli d intom o, sia ^ n a n z i, sia da tergo o dai Iati, e non accorgersi dalci^n camLiamenlo nei fenomeni celesti , nei movimenti e nelle posture del sole e dUe altre stelle jnispetto a noi : ma non si pu dire che a hi considera il mondo in qua lit di geografo, queste cose possano parer sempre le stesse. Infatti chi discorre i mari o attraversa per. trra qualsivoglia paese ha d uopo soltanto di cert^ comuni fenomeni ( i ) , secondo i quali e Tuomo sprovveduto d ogni educazione e 1 uomo di'Stato possono regolarsi iiella loro vita : sicch anche senza esser pratic dei fenomeni celesti, e non conosceudone le apparenze di< verse secondo la diversit dei luoghi, vede il solo l<^ vaisi e tramontare o prvenuto a mezzo il suo crso, ma non investiga poi in qual modo ci avvenga'; peroe^ ch il saperlo non gioverebbe punto a quel fibe :ch ei
(i) Gli Editori francesi traducono forse meno letteralmente , ma pefallro con pi cLiarezza : ha d uopo soltanto di un. piccol num em -di fenom eni.gfom alier Notisi poi chel-quiirespreoae , coutr^palfta A mifcu'J u i d u^ t i ow sigBfi^,qoo- :gi un umaj|dr8lat pioptiafnitol* deMo, m a/ua uomo foi:9M$^!di.quUftJiAmMHom>ctlk:all iionMk'.di6lali<ib aeoessaria.

a34

DELLA G E O asA F U DI STBABONE

s proposto, come non gli g;ioverebbe il conotcere se il luogo nel qoale si trova sia o no parallelo 0 ! tuo (i). O scegli per caso si volge alcun poco a questa investi gazione, giudicher nelle cose spettanti alla matematica conformemente agli abitatori lei sito; perocch ciascun luogo ha opinioni sue proprie (a). Ma il geografo noa iscrive in servigio di chi abita il paese di ^ui egli tratta, li di quell uomo di Stato il quale non suol mai medi* tare sopra le cose propriamente dette di mateitaatica; e nemmanco in servigio dello zappatore o del mietitore : ma bens per colui che sa persuadersi la terra nella sua 4otierezza essere tale quale descrivonla i matematici : e vuole che quanti si accostano a lu i , avendo da prima ammesse codeste dottrine, si facciano poscia a consideram e le conseguenze. Quanto egli dice conseguita a quelle dotb-ine : e per i suoi'discepoli potranno tanto meglio giovarsi di quelle cose eh egli verr loro espo nendo, quanto pi saranno gi innanzi nelle matemati che : ma nega di scrivere per coloro eh non ne hanno punto contezza. Colui pertanto che vuole iscriver la terra dee in quelle cose che gli servono di principio credere ai geo metri che r hanno misurata tutta intiera ; questi agli astronomi ; e gli astronomi ai fisici. d la fisica una
(i) "O r w t f A ri m m fAxXn^'r m fvrli* S / t i .

Queste parole parvero un eoigma a irttl glinterpreli' e commen tatori ; n io vorrei affermare ' iH ossermi ttccostto bl vero intendimento deH Autore seguitaa^o la traduzione' 'fl-aticse. Il latina dice.: Uirum cum aditint' iMfmHeius tit ffetke. (a) Ijeggo col Coray i'cT ice Siyfi!,

L IB R O 8B C O H D O

a35

scienza perfetta ( i) ; sotto il qual nome s'intendono quelle sciente che non si fondano sopra ipotesi, ma -dipendono solo da s medesime, ed hanno in s stesse i proprj principi e le prove di quanto esse insegnano. Queste poi sono Je cose che la 6 sica somministra -siccome gi dimostrale: Il mondo ed il cielo sono di forma sferica : 1 corpi gravi inclinano verso il centro : Xa terra trovandosi collocata intorno a queisto cen tro ed essendo sferica anch' essa, ha comune col cielo il centro e sta immobile, essa ed anche quell asse che r attraversa per lo mezzo ia oAo col cielo: Ma questo s aggira iotoroo alla terra ed all asse predetto dall o-> riente alloccidente, e con lui si movono anche le stelle fisse, colla sua stessa celeril (a) : Ora le stelle fisse colle rivoluzioni nelle quali son trasportate descrivono cerchi paralleli; e ira questi cerchi i pi conosciuti

(i) Letteralmente; la Fisica poi una virt ( i di i,.7 t Ttt). Anche il tradaitore latino disse virtus quaedam vel perfectio. Gli Stoici chiamavano virth ( iftltti ) le tre scienze principali, Fisica, Morate e Logica ; e insegnavano che al vero cio: <St me~ voM colla iU tsa celeril del polo. Ma perch i poli sono le estremila dell asse che lAutore ha gi dichiaralo immobile, ca drebbe in un'aperta contraddizione se questa lezione dovesse adot tarsi, o bisognerebbe dare alla parola polo un signiQcato arbi trario affatto. Quindi gli Editori francesi e poscia anche il Coray lessero invece tS 'A* a significare assai usiuralmente che le stelle fisse si movono colla medesima celeriti colla quale si -fiiove il cilo da cui sono strascinate. sapiente abbisognavano lotte e tre. (3) Il test ordinapio legge fttTmjgilt rfi

a36

DELLA GBOGHAFU DI STRABONE

sono quello dell equatore , i due tropici e gli artici : E le stelle erranti, e con esse anche il sole e la lu n a , si muovoao in cerolii obliqui descrtti nello spazio del zo* diaco. Gli astronomi dunque prestando fede a tali dottrine dei fisici o in tutto od in parte, determinano poiconfor* memente a queste i movimenti, i periodi , gli ecclissi, le grandezze, le distanze degli astri e mille e mille al tre cose a queste somiglianti. E cosi anche i geometri per misurar, come fanno, tutta quanta la terra, presup* pongono come provate le dottrine degli astronomi e dei fisici : e il geografo alla sua volta presuppone quelle che gli vengono somministrate dalla gon^etra. Egli dunque necessario supporre che cos il cielo come la terra ano divisi in cinque zone, attribuendo a quelle di sopra gli stessi nomi che a quelle di sotto : e le ragioni per le quali adottiamo questa divisine ia zone le abbiamo gi dette. Le zone poi si posspno li* mitare con cerchi paralleli all equatore, e descritti dal1 uno e dall altro lato di quello ^ sicch due di questi cerchi disgiungano la'zona torrida dalle, tem perate, e due altri le zone temperate dalle fredde. A ciascuno ^ i cerchi celesti sottoposto un cerchio di ngual no me regnato' sopra la terra, e cosi parimenti una zona a cialscuna zona. Diconsi poi temperate quelle zone che sono abitabili: le altre non si possono invece abitare, le une per ec cesso di caldo, le, altre per troppo freddo, , E questo, vale anche dei cerchi artici e dei tropici, rispetto almeno a quelle regtoui dove trovnsl cerchi ar

U B R O SECOKDO

33^

tc ^ spponendo che 'Sotto ai tropici ed ai cerchi artici celesti v fabiano salta terra altri cerchi corrispondenli a quelli, e cogli stessi nomi. Come poi l ' equatore divide tutto il cielo in due p a rti, cos di necessit che anche la terra sia divisa da. un altro equatore : e questi emisferi ( tanto quelli del cielo come i tetrestri ) si chiamano luno settentrio n a le , 1 altro meridionale. E poich anche la zona tor rida divisa in due parti da questo medesimo cerchio dell equatore, perci una di queste la parte seUentii'onale di essa zona, 1 altra la parte meridionale ; cd manifesto che anche delle due zone temperate 1 una si dee nominare settentrionale e 1 altra meridio nale, con nome corrispondente a quello dell emisferio nel quale si trova. Chiamasi poi settentrionale quell emisferio che in s comprende quella zona temperata , nella quale chi guarda da oriente ad occidente ha dalla destra il polo, dalla sinistra T equatore ; ovvero quello dove a Coloro, che guardano verso il mezzogiorno si trova alla destra 1 occidente ed alla sinistra il levante. Meridionale per. lo coatrario si chiama quell emisferio dove le posizioni riescono opposte a quelle orora in dicate. Ora manifesto che noi doU>iamo trovarci in uno di questi emisferi, e propriamente nel settentrionale : ma in tutti e due non potremmo gi essere ; perocch v hanno frammezzo di grandi fiumi, primo de quali lOceano, e poscia la zona torrida. Ma nella no.stra Terra abitata non avvi n Oceano che la divida tutta per mez* z o , n torrido luogo j n vi si trova parte veruna nella

a38

DELLA GEOGRAFIA DI SXRABOME

quale siano condizioni opposte a quelle che gi dicei* me trovarsi nella zona temperata settentrionale. Il geometra dunque pigliando queste dottrine e valen* dosi delle osservazioni gnomoniche e delle altre verit che r astronomia dim ostra, e col soccorso delle quali si trovano in ciascheduna regione t cerchi paralleli alle quatore e quegli altri che tagliano questi cerchi ad angoli retti attraversando i poli, misura la parte abitabile della terra viaggiaodovi, e pel rimanente argomenta dalle di stanze (t). Di questa guisa egli trova quanto v ha dal* r equatore al polo : e poich questo spazio la quarta parte del cerchio massimo della terra (a), perci quando egli l ha una. volta trovato, ha trovato eziandio il suo quadruplo, vai quanto dire ha trovata la circonferenza della terra intiera. Come pertanto colui che misura la terra suol pren dere dall astronomo i suoi principj, e I astronomo dai fisico ^ nello stesso modo necessario che il geografo, cominciandosi da quelle cose che insegna chi misur tutto il globo, a lui presti fede ed a quelle dottrine alle quali credette anch esso alla sua volta il geome tra (3); e da prima dimostri quanta sia Pestcnsione della
( i) Cio determio l'esteasiooe delle altre parti confroDlando gl ititervalli celesti dei luoghi misurati con quelli dei luoghi tu^ tor ignoti, e lo spazio di. paese corrispondente a queglintervalli. (a) Siccome Slrabone parla qui di un meridiano , cosi l espressione eh egli usa pu parere inesatta : perch essendo tutti i meridiani uguali fra loro, nessuno massimo^ ma ciascuno dt essi fe lino dei pi grandi cerchi della terra. (Ed. frane.) (3) Cio alle dottrine astronomiche.

U B nO SECONDO

339

nostra T erra abitata, quale ne sia la fignra, qnal la n a tu ra , o quale la sua proporzione rispetto alla terra intiera, perocch questo veramente lo scopo proprio del geografo : poscia regioni ad una ad una di tutte le cose che sono ia terra od in m a re , indicando quelle che non furono opportunamente trattate da nostri predecessoriy e da coloro sopra tutto che in queste materie sono tentiti migliori. Vuoisi (i) presupporre dunque che la terra insieme col mare siano un globo con una superficie sola e uni forme. Perocch quelle parti della Terra che levansi fuori di questa superficie si perdono in tanta grandezza comle cosb piccole c da passarsi inosserrate ^ la for ma sferica intendesi q u i, non come di cose lavorate al torno, o come il geometra la definisce^ ma sibbene a giudizio del senso che pur non sia squisito. Si consideri poi questo globo come diviso in cinque zone^ e il cer chio equinoziale in esso descritto; e un altro cerchio parallelo a questo, che limita la zona fredda nell'em i sfero settentrionale; e un altro ancora che passa pei poli e taglia ad angoli retti i due gi mentovati. Lemisfero settentrionale comprende due quarte parli della te r r a , alle quali servon di limite l equatore e quel cerchio che passa pei poli. O ra in ciascitna delle

(i) II Casaubono dice che in alcuni codici anlicht principia qai il terzo lib ro , perch di qui veramente comincia lAutore ad esporre la sua dottrina geografica. Ma egli poi non approva sifiatta divisioiM ; e gli Uditori fV-ancesi aggiungono di nuu avere veduto alesa manoscriUo dov essa apparisse adottiita.

a4o

DELLA GEOGBATIA DI STRABONE

qurfe parti pre<lette immaginiamt) uno spazio quadri Intero , in cui il lato settentrionale sia la met del cer> cbio parallelo all equatore e vicino al polo^ ed il mef* ridionale la met dell equatore : -e gli altri due fian* chi siano segmenti del cerchio che passa pei p oli, op> posti fra loro e di uguale grandezza : e nell una o nelr altra di quelle due quarte parti ( n punto v ha dif ferenza qualunque delle due si pigli) diciamo essere po sta la nstra terra abitata, cinta all intorno dal mare e somigliante ad un isola; ci che gi si detto essere dimostrato dal senso del pari che dalla ragione. Se poi qualcuno a quetto non crede cosa indifferente alla geografia o che si faccia della terra un isola come l e sperienza c insegna , o che si concda invece eh esisa pu navigarsi tutto all intorno partendosi da levante o da occidente, tranne soltanto alcuni piccoli luoghi nel mezzo. 1 quali si possono indiBerentemente supporre occupati o dal mare o da terra non abitata ; peroc ch il geografo curasi di descrivere le parti, conosciute della terra abitata, s p a ss a sotto silenzio quelle che sono tuttora ignote non altrimenti che quelle situate fuori di essa. E per a compiere tutta la figura dell i sola che abbiamo gi detta baster congiungere con una linea retta i punti estremi della navigazione daU 1 una e dall altra parte. Si ponga pertanto quest isola nel quadrilatero che abbiamo detto: poi se ne pigli la grandezza apparente (i),
() Slrabone non pretese di delermlaare i limiti meridionai >e sellentriosali della Terra abitata se non per apprssiiiiazione, e

LIBRO SECONDO

341

sottiiaendo dalla grandezza di tutta la terra questo no stro emisfero, da questo la m et, ed anche da questa met il quadrilatero nel quale dicemmo esser posta la Terra abitata: e per analogia se ne determini anche la figura apparente , deducendola da quella delle parti a noi consciute. Ora siccome la parte dell emisfero set* tentriondle iV fra 1 equatore ed il parallelo vicino al polo somiglia'nella Ggura ad una i^erteira (i), e dallal tra parte il cerchio che passa pei poli e divide 1 emi sfero settentrionale divide anche la vertebra e ne fa due quadrilateri : cos quello fra questi due quadrilateri in cui Compresa la Terra abitata, e sul quale si stende per Un -certo spazio lAtlantico, corrisponder alla met della superficie della vertebra; e la Terra abitata, posta'in quel mar 6 come un isola che somiglia.nella sua ^gura ad una clamide (a), occuper meno che la met di quel quadrilatero. E questo riesce evidente prima da p o v e desunte dalla geometria ; poi argomentando daU l estensione del mare eh diffuso allintorno e copre dall una e dall altra parte le estremit dei continenti,
secondo quello che ne faceva nataralmeote presumere il pi'ogressivo aumento del caldo o del freddo a misura che si progrediva verso l equatore o verso il polo. < (i) Xw ttSvxis irli T Osservasi peraltro che il luog di cui parla Straboue non rende punto l immagine a c u egli lo somiglia, sicch potrebb esservi forse nel testo qualche altera zione. (a) P olia m o immaginarci la clamide simile ad ua mantello di ! forma semicircolare, e largo nella estremit inferiore assai pi che nell alto. Stbabo^b j tom. II.

2^3

DELLA g e o g r a f a DI STRADONE

sicch a misura che andiam progredendo verso il le vante o verso il ponente, vediamo la loro forma diven tare sempre pi angusta \ e finalmente dalle dimensioni medesime della Terra abitata. E nel vero la sua mag giore lunghezza , che quasi da tutte le parti finisce ia un mare grande e deserto per modo che niuno os navigarvi finora, non oltrepassa settanta mila stadii^ e la sua larghezza maggiore al di sotto di trenta mila a motivo dei climi renduti inabitabili dall eccesso del freddo o del caldo : mentre la porzione del quadrila* tero che il calore eccessivo non permette di abitare larga otto mila e otto cento stadii, e nella sua mag-* giore lunghezza si estende a cento ventiseimila, corri spondenti alia met di tutta la circonferenza dellequa* tore^ ed il restante di ci che la Terra alitata non oc cupa uno spazio ancora pi grande (i). Con queste dottrine concorda in qualche modo ci che vien detto d Ipparco : perocch costui avendo supposto che la grandezza del globo sia quale la dice Eratostene, afferma che sopra questa misura dobbiamo determinare 1 estensione della Terra abitata, non vessendo notabile diversit, rispetto ai fenomeni celesti di ciaschedun paese, dal seguitare 1 opinione di Era tostene o quelle che ci furono tramandate dagli scrit tori venuti dopo di lui. Siccome pertanto, secondo Era tostene, il cerchio dellequatore di duecento cinquan(i) la tulio queslo passo, dove la lezione in pi luoghi ot evidentemente corrotta o sospetta, dii sono attDiUo agli Editori francesi ; il Coray propone qualche varianle che discorderebbe alcun poco da loro : ina sen^a autorevoli nianoscritli.

LIDRO SECONDO

tadue mila stadii, la quarta parte di esso sar di ses> santalr mila- Questa sar duoqae la distanza dalP e> quatore al polo, la quale comprader cinque di quelle eessanU parti d cui si divide T iutiero, cerchio dell e* qaatore (i). Quattro di queste cinque sessantesime parti sono comprese fra T equatore ed il tropico d estate, cio, fra P equatore ed il' parallelo di Siene (a). Peroc ch le distanze dei luoghi argomeatansi da quelle dei corpi celesti ^ e il tropico d' estate dee senza dubbio passare per Siene, giacch quivi nel solstizio estivo il gnomone di mezzo giorno senz ombra, il meridiano poi di Siene descrivesi principalmente secondo il corso del Nilo , cominciando da Merce fino ad Alessandria , per uno spazio di circa dieci mila stadii, nel mezzo del qnale fabbricata S iene, sicch da questa citt a Me< roe v ha cinque mila stadii. Chi va poi da Meroe verso il mezzogiorno uno spazio di circa tre mila stadii, in contra regioni che non sono pi abitabili per eccessivo calore: e per si vuol porre come limite e principio della nostra Terra abitata dalla parie di mezzogiorno il parallelo che passa per questi luoghi, ed lo stesso con quello del Cinnamomoforo. Poich dunque da Siene a Meroe sono cinquetila stadii, se a questi ne aggiun* giamo trem ila, ne avremo in tutto ottomila per giun gere sino all estremit meridionale della Terra abitata.
(i) 1 Greci dividevano co v e noi questo cercbio in 36o gradi; ma lo dividevano poi anche in sole sessanta parti < , ciascuna dotto quali abbracciava sei gradi o quattro mila e duecentp stadii. Quiodid parti coiapreiidoao novanta gradi. (G.) (3) Assoan 'neU olio Egiitu.

a44

DELLA g e o g r a f i a DI STRABONK

Or da Siene all equatore v hanno sedicimila e oliocenl staclii^ perocch tanti ne comprendoBO le quattro sedicesime parti gi dette, ammettendo che ciascuna di esse ne abbracci quattromila e d u e c e n to ; e p er lo spazio che resta fra i confni (meridionali) della Terra abitala e l equatore, sarebbe di ottomila e ottocento sladii, e da quelli ad Alessandria ventun mila e otto* cento. Tulli poi saccordano a dire che chi naviga da Ales sandria fino a Rodi, e di quivi lungo la Caria e la Io nia fino alla Troade , a Bizanzio ed al Borislene , pro segue la linea retta che fa la corrente del I^ilo (i). Noi dunque pigliando le distanze gi conosciute per tnezzo della navigazione, e procedendo nella stessa linea retta al di l dal Borislene, dobbiamo considerare' fia dove la terra sia abitabile, e dove siano i suoi confini dalla parte settentrionale. Al di l dal Borislene abi tano i Rossolani (%), ultimi fra gli Sciti da noi cOno sciati, ma nondimeno ancor pi meridionali dei popoli pi remoti che noi conosciamo al di l della Britanna. Cominctando dalle frontiere dei Rossolani, i paesi non
(i) Cos la pensarono Eratosteoe , Ipparco Strabone, cre dendo che Rodi ;si trovasse sotto la stessa longitudine di Ales sandria : le pi recenti osservazioni percr hanno dimostrato che l linea di cni parla Strabone non punto una retta. (G.) (a) 1 Rossolani, dai quali si crede che sia venato il ndnt'e di R u ssi, abitavano qijel paese che ora dioesi Uqratiia. I popt^I ac cennati subito dopo sono quelli dell Ieraa o-dell Irlanda, che il nostro Autore collocava al nord dell Ii^hiterra , cqnsderaRdola come 1 uUinio paese abitabile- da queik parte. '(G.) '

UBItO.SKCONOO

l4 ^

sono pi abitt^ili a cagione del freddo. I Saaromati e gli ScUi (i) stanno :D regioni pi meridionali al dx l della palude Meotide fino all oriente della Scizia. - .B ea il vero che il marsiglise Pitea afTrma 1' ultime terre esiser qaelle di T uie, la quale fra l isole Britanniche la pi settentrionale dove il tropico d estate:si confonde col cerchio artico: ma del resto no dice poi nuUa, n i se Tuie sia un isola, n se i paesi dove il tropico ditiene cerchio artico sleno tutti abii tbiii^ lo per m porto opinione che quei confini settentrinali della Trra abitabile siano molto pi vietai al mezzogiorno eh? egli non dice perocch I recenti descrittori del globo non indicano verun paese al di l Idell lerna , la quale giace vicino lla BritaimA dalla parte di settentrione, e dove a|fpna e con disa gio possono abitare alcuni uomini selyaggl. 11 perch poi mi pare che quivi dovrebbe porsi lesti'emo confine della Ter#a abitabile. Qualora pertanto si ammettesse che il parallelo di Bbeanil ibsse presso a poco io stesso che quel di Marslgll ^ come idlce Ipparco d^ndo fede a Pitea ( proccb Ipparco afferma, ohe in Btzanzio il gnomone colV ombra in quella rlaxlne che Pitea asser, di avere ossrvtaiu Marsiglia)^: e che<il parallelo del Boristene fosse distante da qiiel di Biaaazk) circa tremila e otto cento stadll, dovrebbe II parallelo del Boristene attra(i) Quf;Ui che abitavano lungo il Don cd il Volga. AUorieDle di qu4 i uUinio ^ume coninciavwo gli Sciti orieulali nel nor4 dell Asia. (G.) . . .

246

DELLA

g e o g r a f ia

DI STBABOHE

Tersare tulta quanta la Britannia 5 cosi ricliiedentla 1 ^tslanaa che v ha fra Marsiglia e la Britannia stessa. Ma questo Pilea che trae spesse Tolt!s in errore chi i a Ini s fida, dice il falso anche in questo luogo. Pe^oc* eh s accordano molti a dire che la linea condotta dalle Colonne allo stretto di Sicilia ed alle regioni dA -* tene e di Rodi si trova sotto un sol parallelo^ si tin& eziandio da molti che vada lungo il mezzo del Mediteiraneo quella linea la quale dalle Colonne si stende fino allo stretto di Sicilia; e i naviganti asseriscono, lai Maggiore distanza dalla Celtica alla Libia essere d cin qhe mila stadi! partendosi dal golfb Galatico , e questa essere eziandio la maggiore larghezza drl MedherraneoL Di sorte che la distanza dalia lnea prdetta fitto all?in timo fondo del golfo Galatico sarebbe di due mila.e cin* qnecento stadii ; e fino a Marsiglia an po' mmo, per essere questa citt piii meridionale che il fondo del golfo. Ora lo spazio da Rodi a Bizanzio di quattro mila e novecento stadii ; d onde il parallelo che altra* versa Biunzo riesce molto pi settentr^nal ohc:<]ael di Marsiglia^ La distanza poi da Marsiglia alla Bntan*' sa pu corrispondere a qaeila eh da Bizaoaio al Bo ripiene: quella dalla Britannia ll?Ierna non s cono* sce per anco quanto essa sia, n s v abbiano al di l paesi abitati (i); ma per le cose gi dette non giova pnn*
( 1) Osserva il Gossellin che Strabone nel lib. i t confessa bens che l isola di terna gli quasi sconosciuta , ma poi ne de termina con precisione la latitudine; sicch non par ragiiievolc quanto qui afferma. Per, soggiunge, 'onsiderando bene la frase del testo T S txi7B-n x r liftut, ii7t irttmr

Ln 0 8EC0ITO 0

47

to cotesta mvestgazione. Pcroccb rispetto alla sciensa basta i ammettere il principio adottato per le parti me< ridioitali, dove oi parve conveniente di porre i confini della Terra abitata a tre mila stadii da Meroc; non gi perch questo sia veramente il preciso confine, ma perch gii si accosta. E cosi conviene supporre che an che al di l dalla Britannia v abbiano soltanto tre mila stadii o poco p i , per esempio, quattro mila. Ed in quanto ai bisogni dell nomo di S ta to , il cono* scere HOTatti paesi ed t loro abitanti non gli torne tebbe punto a maggiore vantaggio; principalmente tvat* tandosi d isole, le quali non. ci possono n nuocere n giovare, non avendo con quelle veruna relazione. Perocch t Romani polendo avere anche la Britannia non se ne, cara ro ao , per aver veduto che da quegliso lani mon potevano n avere alcuna cagion di timore ( giacch Bon ono forti abbastanza pervenire ad assa lirci al ^ qua del orare ) , n trarre^ vantaggio vcrmto quando bene se U turassero soggiogati: ed cwa si crede che le gabelle a cui qudl isola sottoposta fruttino pi di quello che potrebbe produrre un tributo ^ dedotta la spesa che occorrerbbe per la soldatesca necessaria a presidiarla ed a rtrarne il tributo stess<x Molto mag giore safiebbe l inutilit di possedere le altre isole che le stanno d intorno, Se poi aggiungiamo alla distanza che trovasi fra Rodi
r Ttt St/ , potrebbe anche significare : Mais , partir de

jusqu file d Iernd, on ne sauroit dire que ce soit encore un pays tant peu canna.

3^8

DELL QSQGRAFlX DI STBABOrTE

ed il Borisftepe uno. spazio di quattro mila/^tadii prOc.er dendo dal Boristeoe stsso all^ parti settentrionali, la somma intiera sar di dodici mila e Settecnto s|<adii e da Rodi al confine' settentrionale deUa Terra, abitata se ne avranno sedici mila e seicento : (sicch poi tutta la larghezza della Terra abitata dal mesBOgiocno al set tentrione sar minore di trentamila. lu .quanto alla sua lunghzza si dice che. sia di settanta mila stadit allin'circa, aindando dal ponente al levante^ cio dalla estre mit d d l Iberia fino a quella dell Indja^ e m igrando cotesto spazio parte con viaggi terrestri , parte col mezzo di navigazioni. Che poi questa lunghezza si trovi compresa nel quadrilatero di cui abbiamo parlato si fa manifsto paragonando la circonferenza dei paralleli con quella delliequatore: d 'o n d e lai IaB ^ex za^ lla Terra abitata riesce pi che il doppio della sua lar-^ ghesza. E diceisi che nella 6 gura somigliante: a una clamide , perch si trovia che la sua larghezza si con trae di moUo verso le estremit, principalmeute verso le occidentali, qualora ci facciamo ad esaminarla neli isingole sue parti. Fin qui pertanto abbiam disegnato 'sopra una super ficie sferica (i) il luogo nel quale' diciamo che trovasi la T erra abitata: e certo chi vuole accostarsi ilpii che si possa alla verit con imitazioni fatte a mano debbe figurarsi la Terra in una sfera, come quella di Cratete (a) 5 pigliare sovr essa il quadrilatero che abbiamo
(i) Cio , supponendo di avere fra le niaai uo globo. (a) ProbabilmeDte si tratta qui di Cralete,i},.graninjatico, gi

LIBRO 8BCORDO

49

detto'^ e dntro di quello collocare il; disegno della T erra abitata. Ma perb fa bisogno di una sfera gran: de per modo che una piccola sua porzione ci soDaminir stri il quadrilatero, gi ripetuto pi voUe, capace di contener chiaramente le parli della Terra abitata e di ofierirle distintamente all4 sguardo.di chi le viene gobt sideraildo ^ perci dov alc(M)o se la possa far qoMiruiw sif&tta, sar q w t o .i l fneglib (ma, deUbe avere il diame tro non minore di dieci piedi chi non pui a x v ta di tal grandezza e .ni anche di gcaudeua che aia poco nnore di questa, costui descriva la ua carta gieografica sopra una superApie piaqa che sia almeno di setto piedi. Perocch poco dilTerir se in luogo decerpb);pa* ralleli all equajtqre ef de'meridiani coi'vantisi in 'giro ^ coi quali distinguiapuo i clim i, i v e n t i l e altre dif* ferenze e posizioni delle parti della T e rra c o n s id e ra to fra loro o rispetto al fenomeni celesti, descriveremo invece linee rette le une parallele, le altre pei^ndito* lari all* equatore ^ poich la nostra metite pn traspor tar di leggieri la figura e la grandezza sottoposte all sguardo in una superficie piana, ad una superficie ro tonda e sferica (i) : e questo vale s pei corchj obliqui
citato da Strabone nel primo libro. Costui scrsse un commeMo sui" poemi di O m ero, e come aUese a chiarire prideipalaanle la parte geografia dell Odissea, cosi probabile cb avesse bua costruire per suo studio un globo di Dotabil dimensione. ( Edit. frane. ) (i) 11 Gossellin nota opportunamente che alla precisa . Qognizione geografica non tanto indifferente l avere dinanzi una su. perfide piana o sferica. Ma che n Strabone n gli altri antichi furon solleciti della precisione.

aSo

DELLA fiEOaRUPI D I STRBONE

come pei diritti. E se nella sfera i meridiant <Ie! singoli paesi, condotti tutti a tryerso dei poli, tendono tn.tti ad un ponto (i), nondimeno trattandosi di una carta piana non potrebbe recar gran vantaggio Pavre questi meridiaoi convergenti alcun poco per modo da formare una specie di cono o meta. Peroccii questa convergenza non trovasi necessaria se non di rado ^ ed anche nel globo il c&acorrerc di questi meridiani che sulla carta piana si mutano in linee r e tte , non s scorge punto cos evi* dentemente come la loro curvatura circolare (a). Laon* de noi esporremo qui appresso la nostra dottrina, sup ponendo la carta disegnata sopra una superficie piana. diremo in parte ci che di terra e d mare abbiamo visitato noi stessi ; in parte quello che ne sappiamo sulla fede d coloro che ne hanno parlato o scritto. In quanto a noi viaggiammo verst il ponente daH Arme ni) Cio, sono convergenti.
(a) Questo luogo viene .considerato corno uno dei p!& osjcuri che incontrinsi in tutta l opera di Strabene. Gli E ditori fran cesi ai quali mi sono attenuto , dopo una nota assai lunga sog giungono, che a loro mal grado, ma senza arrossire, lasciano a pi abili interpreti il Vanto di coglier meglio e di esprimere pi, lUiUanienteiloonceUo dellAntore. Il testodice: 0 A ytf
tt m m ya7 f iS' ilrtrtf tartii

t i rwif^prtt
r'r niti

r if

t h r \t

ivdi(lip. La versione latina; Non

flint sacpe hoc necessitas exiget , neque ut superficies, ita

etim coilio evdens est , iranslatis in labuam deKneaiioniBus, t dextriptis rectis lineis. E litaliana : Perciocch tjueslo non in molti luoghi necessario. N cos bene come la circpnjrenm si disceme il concorrere di queste linee trasportate nella tavola in piano, essendo descritte le linee rette.

LIBKO ffiCCMTDO

iS t

nm fino a qne' inogiri dlla Tirreiria(i) ctie stanno rim* alla Sardegna ; e verso il mezzogiorno dall*EnssiBO fin ai cotafini deli' Etiopia; n i fra quanti altri hamio trattato della Geografia potrebbe trovarsi por no cbe ftbbia visitata egli stesso nn estensione di laoghi molto maggiore di questa ^ ma quei che mi vincono nei viaggi verso (Jcidente, non attinsero poi nna pari distanza nei paesi orientali^ e quelli invece efaein queste regioni mi superano, mi rimangono a dietro in qaellti verso po* nente. Lo stesso dicasi de' viaggi verso il mexiogiorno od il settentrione; Del resto egli principalmente col raccogliere le altrui relazioni che c gli altri e noi b<biamo potuto comporre la figura, la grandezza e le ait 1 propriet di ciascun paese ; in quel modo che ia tlltti raccoglie le nozioni dai sensi. Perocch la fi* gora e il colore di ona m ela, il suo odore, la crossistenza, H sapore ci vengono annunciati dai sensi ^ e da queste qualK la nostra mente poi si compone la nozio* ne di quel frutto. Cos anche nelle grandi masse addi viene che il senso nc vede le p a rti, ma il tutto sei for* ma la mente dalle parti vedute. E cos anclte gli no* mini desiderosi di sapere, prestando fede,, non altri* menfi che ai sensi, a coloro che videro e viaggiaroao parecchi luoghi, quali nell una quali nellaltra parte del globo, mettono poi insieme in un solo disegno il prospetto di tutta la terra abitata. E i condottieri di eserciti dirigono bens ogni cosa , ma non si trovaa per da per tutto, e il pi delie cose sanno per mezzo
(<) Toseaoft.

aSa

BEiX G E o o R A m

di

strx b o h e

degli a ltri, credendo. alle: relazioni e secondo qtiello che ascoltano determiaado ci ch^ da fare. Goli poi il quale stimasse che sappia le cose sollant chi le ha vedute torrebbe il criterio dell udito, che pur .contrir buisce all acquisto delle Cognizioni molto pi della vista.' ^ -A di nostri possiamo parlare meglio che per lo pas sato dei Britanni, dei. Germani, di .quelU cbe abitano lungo PIstro al di qua. e al di i , dei Geti Tirgeti,.B astam i, d anche di quelli che abitano plesso al Caucaso, come gli Albani e gl Iberi. Cosi parimente ni possiamo vantarci di migliori notzie intorno alla Battriana e all Ircnia .(2 ) ; le qnali ci sono date da coloro che scrissero, come Apoiiodoro^ di rtemita, sulle cose dei P a rti, e determinaroho la poizion di questi due paesi pi esattamente che non! feceiro molti altri. Siccome poi i Romani penetrarono recentemente anche nell Arabia felice con un serotto :di cui era capo Elio Gallo nostro amico e familiare, e i mercatanti di
(i) I Geli occupavano una parte i\a Moldvta. I TIrigeli stavano lungo il T y r a , ora Doiester; i Bastarci n elle provmcie meridionali ed orientali d d la Polonia gli A lbani nel S in w t luogo il mr Caspi. (G.) (i) 1 paesi di Bak ed il Corean. Tolto poi questo luogo - assai dubbioso e la lezione non sincera. Secondo il Casaubouo il concetto dell A utore sarebbe il seguente: Exposilaetam sunt

a nobis ea quae de Uyrcania et Bactriana aceuralius' Apollodorus Arlemita quam alii' conscripsit. E fonda questa sua in
terpretazione su quel luogo del lib. x i , dove S trab en e, descri vendo r Ircania e la Battriana , cita frequenternente Apollpdoro.

L IB R O sEco2 n>o

a53

Alessandria naTgano con loro flotte pel Nilo e pel golfo dArabia insino alP ladia; cos anclie questi paesi sono conosciti da noi meglio che dai nostri maggiori. Quan do Gallo pertanto presiedeva allEgitto, andai io stessa col, e risalimmo insieme fino a Siene ed ai confini dell Etiopia, dove mi fu detto che centoventi navi so levano salpare dal porlo di Myos alla volta dell india; mentre per lo passato, sotto i re Tolomei, pochissimi ardivano di navigare in que luoghi e trasportarne le merci indiane. L a prima e principal cura pertanto, cos rispetto alla sciensa, come rispetto ai bisogni dell uomo di Stato, consiste nel tracciare nel modo pi semplice, e per. quanto la tavola geografica lo comporti, la figura e la grandezza dei luoghi, sicch facciasi manifesto qtiauta p qual parte di tutta la terra sia da ciascuno di essi oc cupata: perocch questo propriamente ci che appar tiene al geografo; 11 discorrere poi con es&ttezza intorno a tutta quanta la terra, od anche soltanto intorno a tutta quella vertebra o zona che gi dicemmo, uf6 cio dal tra scienza: e cos anche lesaminare se la vertebra sia abitata nell altro quadrilatero come id quello dove .noi siamo ; perocch se mai questo fosse, non sarebbe al certo abitala da uomini che avessero un origine stessa coi nostri; ma bisognerebbe dire che quella unaltra terra abitata, siccome probabile. Or noi dobbiaiiio parlare soltanto di questa nostra. La figura pertanto della terra abitata somigliante a una clamide. La sua maggiore larghezza descritta da una linea che va nella direzione del Nilo, priacipiando

a54

DELLA G E O a iU F U DI STRABONE

dal parallelo che passa pel Cinuamotnoforo e p e r Tisofa dei banditi egiiiani Ono al parallelo deU'IerDa: e la lun ghezza determinata da unaltra linea che taglia questa prima ad angolo retto (>), e movendosi daHe parti oc* cidentali, attraversa le Colonne d E rode e lo stretto della Sicilia andando fino a R odi, al golfo disso ed at Taaro che ricinge lAsia, poscia si volge (2 ) verso il mare doriente fra gl Indi e gli Sciti che stanno al di ] della Battriana. Conviene adunque immaginarsi un parallelogrammo, dentro cui stia descritta una Bgura che somigli una clamide, per tal maniera che la mag gior lunghezza dell una di queste due figure sia corri spondente a quella dell a ltr a , e la larghezza alla lar-. ghezza. Questa figura di una clamide dunque la terra abi tata ^ e gi diceran^o che la sua larghezza viene deter* minata da quegli ultimi paralleli i quali da ciascua lato disgiungono le parti abitabili dalle altre. Sono poi que sti paralleli dalla parte del nord quello che attraversa l Ierna, e dalla parte della zona torrida quello che at( 1) II luogo dove queste due linee tagliavansi era la ciu d r Rodi; e l una era il ineridiaoo, lalu a il parallelo di <]uella stess ciu. Quesie due linee poi servono d i fondamento a costruir* l C arta di Strabone. (G.) (3 ) Riferisco questo rivolgimento alla linea leggendo con tutte le edizioni (com presa anche quella del C oray ) G li Edit. frane, ci fanno peraltro sapere che un manoscritto da loro Veduto porta la lezione , secondo la quuie dovrebbe tradarsi al Tauro che ricinge VAs'm e mette capo a f

mate d oriente^

LIBRO SECOMDO

a55

traversa il Ciunamomoforo. Queste due linee prolua* gate alle parti orientali ed occidentali fino ai due punti estremi della terra abitata formano una specie di parailelogrammo cougiungendosi fra loro per mezzo di altre linee condotte a traverso delle parti settentrionali. Che poi la terra abitata si trovi in questo parallelogrammo manifesto, perch n la sua maggiore lunghezza n la sua maggiore larghezza esce fuori di quello: e che la sua 6 gura somigli ad una clamide si raccoglie dal ve* dere che da ogni parte le estremit della sua lunghezza a poco a poco si van restringendo per dar luogo al m a re , sicch se ne menoma la larghezza, come raccontan coloro che navigarono a levante ed a ponente. Perocch al dir di costoro l isola denominata Taprobana ( i ) , la quale pur abitata e giace rimpetto all i* sola degli Egiziani ed alla terra produttrice della can> n e lla , molto pi meridionale dell india, ed ha un clima somigliante a quello dei paesi predetti. Le regioni poi vicine alla bocca del mare dIrcania sono pi setteotrionall dell ultima Scizia al di l delle Indie j e l lerna ancor pi. Cos dicasi anche dello spazio al di fuori delle Co lonne, dove il punto pi occidentale della terra abitata quel promontorio dIberia cui chiamano Sacro (a) ed situato quasi su quella linea che passa per Cadi, per le Colonne, per lo stretto della Sicilia e per Rodi. Pe rocch presso a quel promontorio, per quanto vien det(t) L isola di Ceilan. (a) 11 capo San Fncenzo,

56

DELLA

g e o g r a f ia

Dl'STRABOKe

t o , osservansi gli stessi accidenti nell' ombra del gno> mone, e la stessa direzione di venti, che sono ne gi detti paesi, ed uguale anche la maggiore lunghezza dei giorni e delle n o tti, cio di quattordici ore equinozia* li (i). Sulla spiaggia marittima poi dell Iberia nelle vi cinanze di Gadi dicono essersi qualche volta veduta una stella che probabilmente Canopo. Posidonio almeno racconta che stando sopra un elevata abitazione in una citt distante da questi luoghi un quattrocento stadi!, vide una stella che gli parve Canopo , congetturandolo cos dalla concorde testimonianza di quanti navigando inoltrano un po pi verso mezzogiorno, e dicono di aver veduto quell astro, come da una storia che raccon tasi a Cnido (a). Perocch 1 osservatorio d Eudosso non molto pi elevato delle altre abitazioni, e nondi meno si dice eh egli di quivi abbia veduta |a stella Ca nopo : e Gnido sotto lo stesso clima (3) di Rodi, di
(i) Leggasi (d ic e il Gosselliu) quattordici ore e m e tto , Io quali al tempo di Strabooe iodicvano una latitudine di 36 o' < 7 ". - La leziooe del testo porterebbe 3o a o ' i V \ e non pu accettarsi, trattandosi qui dell altezza del diaframma che non si allontanava dal grado 3 6 di latitudine - Gli antichi (soggiunge) dividevano costaotemente in dodici ore ciascun giorno e ciascuna notte. Queste o re dovevan p er necessit essere eguali fra loro sol-, tanto ni tempi degli equioozii, perch allora soltanto abbraccia vano un ugual durata di tem po: e perci si distinguevano accu ratamente dalle altre. Si raccoglie pertanto di q u i, che le ore equinoziali degli antichi erano uguali alle nostre.' ipt) Cnido , e pi comunemente G uido , fu una citt della Caria. (3) C io , sotto lo stesso parallelo.

LIBRO SECONDO

^S ]

Gadi e di quella co 4 a marittima di coi abbiamo par lato. Chi di quivi naviga verso mezzogiorno, trova la L ibia, le cui parti pi settentrionali oltrepassan di po co Gadi ^ poscia formando uno stretto promontorio (i) d volta verso i oriente ed il mezzogiorno, e a poco a poco si viene allargando fincli si cougiunge cogli Etiopi esperii (a ), i quali sono gli ultimi ai di sotto di Cartagine e toccano il parallelo del Cinnamomoforo. Coloro poi che movendosi dal promontorio Sacro gi detto vanno ad una parte opposta (S), hanno la Lusitania alla destra (4), fino ai popoli denominati Artabri j poi tutto il restante della loro navigazione, facendo un angolo ottuso, si dirige all' oriente fino alle estre mit de Pirnei dov essi congiungonsi coll Oceano. A queste estremit dalla parte del settentrione sta di rimpetto il lato occidentale della Britannia : e cos pa rimente anch-^rimpetto agli Artalm verso settentrione stanno le isole Gassiteridi (5), situate nell alto del ma re ; ma presso a poco sotto lo stesso clima della Bri{) Il capo CaDtio. (3 ) L ^ g o col C o raj " & tm fU ttt e non ' Non si C O Q O SC O D O Etiopi Eterei', e tuUi gli esemplari maaoscriui degli estratti di Gemisto Pletone baono ( E d. frane. ). (3) V erso il setteotrione. (4) n pi della Lusitania ora compreso nel Portogallo. Gli wtfrtairi occupavano i luoghi vcd a Finisterre nella Galizia. (5) L e isole Sicilly o SorlUighe. Ma S tra b o n e, come si vedr meglio in progresso, non assegn il loro vero posto nfe all In ghilterra n a queste isole.

S tubose i tom. IL

17

258

DELLA EOORAFU DI STUBOH E

tanaia. Laonde paaiiia$to quanto la larghezza della Terra abitdta nelle sue estremit si ristringa pel mare c h e r diiltiso all intorno. Poich dunque la figura dell universo sifTatta, sem* bra opportuno pigliare due linee rette, le quali laglian> dosi fra di loro ad angoli re tti, attraversino la Terra abitata ^ 1 una secondo la sua maggiore lunghezza, r altra secondo la maggiore larghezza : e quella sar uno dei paralleli, questa uno dei meridiani. Poi tor ner bene l immaginare altre linee parallele a cia scuna delle due predette , per dividere con esse ia pi parti la terra ed il mare che solitamente frequentia mo. Perocch in cotal modo si far sempre pi aperto la figura della Terra abitata essere quale noi l abbiam detta, e che le linee sono di varia misura, si quelle che segnano la lunghezza, come quelle che vanno pel largoj e si potranno anche distinguer meglio le posizioni dei luoghi secoiidoch sono pi all oriente od all occiden t e , al settentrione od al mezzogiorno (i). Come poi
(i) AI tempo di Strabone non s era per anco introdotta T uaoza dei meridiani e dei paralleli di grado io grado ille carte p artico lari, e di cinque in cinque o di dieci in dieci gradi.sulle carte generali. Invece di questa comoda usanza, p er la quale si scopre ora con somma facilit la corrispondenza di ogni punto della carta coi cerchj della sfera , tiravansi un meridiano ed un parallelo in ciascun luogo principale, la cui posizione era, o credevasi , nota. La carta trovavasi quindi divisa in quadrati molto disuguali fra lo ro ; e invece d indicare la longitudine e latitudine delle citt intermedie con un num ero qualunque di stadii, o per gradi e m in u li, dicevasi : La Ul citt jo tto lo stesso clim a, o

LIBRO SECONDO

i5 g

queste linee rette si debbano coodorre per luoghi co nosciuti , noi ne abbiamo gi alcune, nelle quali questo requisito si trova j parlo delle due di mezzo che indicano la lunghezza e la larghezza, e delle quali ho parlato gi prima. Le altre si potranno facilmente condurre col soccorso di queste : valendoci, per cos dire, di siflatti elementi ad ordinare i luoghi paralleli, e determinare gli altri accidenti de siti abitabili, o rispetto al rima nente della te rra , o rispetto ,ai fenomeni celesti. A determinar poi la figura della terra contribuisce principalmente il mare facendo golfi, pelaghi, stretti, istm i, e penisole e capi: e concorrono all opera^anche i fiumi ed i m onti, col mezzo de quali si divisarono i continenti, le nazioni, le comode posizioni delle citt, e tutta quell altra variet di cose delle quali piena' la carta geografica. Fra 'queste v ha una moltitudine d i< sole sparse e negli alti mari e lungo tutta la spiaggia, ciascuna delle, quali ha qualche buona o cattivfi qualit sua propria, con qualche o vantaggio o danno che le corrisponde, e tutto ci o per natura o per industria. poich le qalit naturali sono durevoli, il geografo deve farne menzione: le avventizie soggiacciono a muta mento \ ma nondimeno dobbiamo anche fra queste il lustrar quelle che hanno possanza di durare pi a lun go , e quelle eziandio c h e , sebbene passeggere, hanno peraltro una certa celebrit e rinomanza ; la quale dupressa a poc sotto Io stesso parallelo d d la tale, e presso a poco sotto il meridiano della tal altra. Metodo lungo e faticoso, di cui pare che Tolomeo pel prim o abbia liberata la scienza. (G.)

260

PELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

rando aache presso i posteri, suole in qualche maniera far si che coteste qualit si riguardino come natura li , e non pi come accidentali. Sicch ben si vede che anche di queste da far menzione. Perocch di molte citt si vuol dire quello che Demostene disse di Olinto c delle citt circonvicine^ affermando che disparvero s pienamente da non potere chi vi arriva conoscere se fu rono mai abitate^ ma nondimena gli uomini viaggiano volentieri a qneluoghi, cercando di vedere i vestigi di opere s rinomate, come si va ai sepolcri dei celebri personaggi. Cos noi farem ricordanza anche di legisla zioni e d i^stituzioni politiche che non sussistono pi ; potendo questa menzione esser utile non altrimenti che quella dei fatti ^ parte mettendoci innapzi cose imitabili, e parte avvertendoci di astenerci da alcune altre. Ripigliando pertanto la prima descrizione (i) dicia mo che la nostra Terra abitata, la quale cinta tutto all intorno dall acque , riceve in s molli seni fatti o dal mare esteriore 0 dall Oceano. Quattro sono mag giori degli altri : l uno settentrionale chiaimasi mar Ca spio , ed alcuni lo denominano anche mare d Ircania : il Persico e l Arabico dove inonda il mare di mezzo giorno stanno rim petto, quello al mar Caspio, questo all Eussino : il quarto poi che supera di gran tratto i gi mentovati forma il mare che dicesi Interno (a) o
( 1) Letteralmente : la prima ipotiposi. (a) 11 Mediterraneo. Questo nome dichiara abbastanza perch si chiamasse Interno: i Greci poi e i Romani Io dissero pei'chk bagnava le coste dei loro paesi.

LIBRO SECONDO

a6l

N ostro, il quale piglia il sno principio da settenlrione dov lo stretto delle Colonne d'Erpole , e si allarga verso la parte d oriente con disugaalc ampiezza, pi si divide e. finisce in due golfi, T uno dei qnali volge a sinistra denominato Ponto Eussino, e l'altro si compo ne del mare Egizio , Panfilio ed Issico. Tutti questi golfi formati dal mare esteriore hanno r imboccatura angusta : pi quello d Arabia e quello delle Colonna ; meno gli altri< La terra poi che d in torno li cinge divisa in tre parti, come s detto. L Europa configurata pii irregolarmente di tutte ; la Libia per lo contrario la pi regolare ^ l Asia tiene p er cosi dire il di mezzo tra queste due : e in tutte la cagione delP essere irregolari o no procede dalla loro spiaggia interna (i) : quella al di fuori uniforme e so migliante a una clamide. S intende che sono in ci da passai'e in silenzio le irregolarit di poco momento^ pe* rocch dove trattasi di oggetti grandi il piccolo nulla.Siccome poi nella geografia non cerchiamo soltanto la figura e la grandezza dei luoghi, nia s anche le re lazioni che hanno fra lo ro , secondoch abbiamo gi d e tto , cosi noi diremo che la costa interiore presenta pi irregolarit che quella al di fuori. Oltre di ci sulla costa interiore sono pi luoghi conosciuti (2 ) e posti sotto un clima temperato, e v abbondano pi che Sul laltra, citt e nazioni incivilite. Noi poi desideriamo di conoscere principalmente que luoghi nei quali ci si ap( 1) Cio dalle coste ch e hanno sul MediterraDeo. (a) 11 Goray legge: r y m f i f t t f ri

t.

A.

362

DELtA. OEOORAFIl DI STKABONE

presentano in maggior numero fatti, istitnzioni, a rti, e qaant altro conlribnisce a perfezionare la mente \ e lutile ci guida a quesiti dove si possono stabilire com merci o societ ; quali sono tutti i luoghi popolati, e quelli soprattutto dove i popoli vivono con buone leggi. Ora in tutti questi rispetti il nostro mare supera di gran lunga le altre regioni ^ e perci noi di quivi comince* remo la nostra descrizione del globo. Abbiamo gi detto che il principio di questo golfo 10 stretto deHe Colonne d E rcole, il quale dov pii angusto si tiene che sia di settanta stadii. Chi esce poi di quella stretta imboccatura che si estende per lo spa zio di cento venti stadii, vede le spiagge pigliare mag< giore larghezza ; principalmente quella a sinistra (i). Quindi ecco la vista di un gran pelago (2 ) limitato nel fianco destro dalla spiaggia libica fino a Cartagine, e nel sinistro dall Iberia celtica fino a Narbona e a Marsiglia, poscia dalla ligustica (3) e allultimo dallita* lica fino allo stretto della Sicilia. 11 fianco orientale di tjaesto pelago il fanno la Sicilia e i due stretti che stanno dall una e dall altra parte di quella, lai'ghi sette stadii quello verso l Italia, e mille cinquecento quello verso Cartagine. La linea che si conduce dalle Colonne all Eptastadio (Dardanelli) una parte di quella che va a Rodi %d al T a u ro , e taglia in certo modo pel mezzo 11 pelago gi detto , allungandosi, come si crede , per
(i) C io , dalla parte della Spagna. (3) questa la prim a delle tre parti nelle quali Slrabone di videva il Mediterraneo. (3) Di Genova.

UBBo sxcoimo

63

lo spazio di dodici Baila Udii. Tale danque la lun ghezza di questo pelago. La sua maggioriC larghezza poi di circa cinque mila stadii, dal golfo Galatic fra Mar siglia e Narbona, fino alla Libia che gli sta rimpetto. Quella parte di questo mare eh vicina alla Libia la cfaiamaoo mar Libico: e quella parte che bagna la terra opposta chiamanla mare Ib ero , Ligustico e di Sarde gna; poi di quivi fino alla Sicilia , mar Tirreno. hanno lungo la spiaggia del mar Tirreno fino a quella di Liguria molte isole. Le maggiori sono, la Sar> degna e Cimo (i) dopo la Sicilia, la quale pi grande pi riguardevole di quante ne sono fra noi. E ve n ha alcune di lunga mano inferiori a queste, pafte neUaUo del mare, come Pandataria (a) e Ponza, parte vioin* a terra, come Etalia, Planasia, le Pitecuse, Prochita , Caprea (3), Leucasia, ed altre consimili. Nell altro lato del mar Ligustico quelle che stanno rimpetto alla spiaggia fino allo stretto delle Colonne non sono molte ; fra le quali si annoverano Gimnesia (4) d Ebiso (5). E non sono molte nemmuftco le isole lungo la Libia e la Sicilia < , fra le quali sono per Co*
(i) La Corsica, (a) PaodaUra oggi Vandotena. (3) E lva, Pianusa , Ischia , Procida , Capii. - Leucasia , fu probabilmente uno scoglio presso al capo in cui^ finisce dalla parte di niezzogiorao il golfo di Salerno. (4) Osserva il Gossellin cbe dovrebbe leggersi / Gimnesie, giacchi Strabone accenna qui k isole Baleari, Maiorea e Mi-

norca. (5) Ivica.

a64

DELLA OBOGRAFU B I STHABONfi

sura, Egimnro (i) quelle de Liparesi, che alcuni de-* notainano anche isole dEolo. AI di l poi della Sicilia e degli stretti eh essa ha dai Iati, seguitano altri mari^ ci sono quello rimpetto aiie Sirti ed alla Cirenaica , > e le Sirti- stesse , ed il mare che anticamente fu detto Ausonio ed ora Siculo viene denominato per essere contiguo e confluente eoa quello di cotal nome. Quel mare pertanto che sta rim petto alle Sirti ed alla Cirenaica dicesi Libico, e finisce in quello dEgitto. In quanto alle Sirti, la minore (2 ) ha una circonferenza di circa mille e seicento stadii, e le stann dinanzi da ciascun lato della sua imboccatura le isole di Meningia e di Cercina (3). Della Sirti maggio* re poi dice Eratostene chessa h a u n circuito di cinque c e n to ^ tad ii, e la profondit di mille e ottocento , an< dando dalle Esperidi ad Automala (4) ed al confine che disgiunge la Cirenaica dal restante della Libia. Altri dicono che la circonfecenza di quattromila stadii, e la profondit di mille e cinquecento, come l ampiezza della sua bocca. 11 mar Siculo bagna la Sicilia e l Italia dalla parte
(i) Cosura l isola Panillaria fra la Sicilia ed il capo Bon. Egimuro una piccola isoletta sullingrsso del golfo di Carta gine , ora golfo di Tunisi. (G.) (3 ) II golfo di Cabi. (3) Le isole di Gerii e di Kerkeni. (4) Esperide fu il nome di quella ciu che i monarcbi d Alessandria dissero poi Berenice ed ora si chiama Bemio o Bengazzi. Pare che Automola fosse nel punto pi meridionale della Sirli muggiore , della dai moderni Sidra. (G.)

u n o SSC O M D O a65 orientale, d ^ o stretto di Reggio fino ai L ocrii, c da Messene (i) fino,a Siracusa e a Pachino. E si prolunga Terso il levante fino alle estremit di Creta {%), sicch circonda la massima parte del Peloponneso, ed empie quel golfo che denominasi da Corinto. Verso il setten trione si spinge fino al promontorio lapigio (3), alla bocca del golfo Io n io , alle parti meridionali dellEpiro fino al seno Ambracico ed alla spiaggia con quello con giunta, la quale, stando rimpetto al Peloponneso, forma il golfo di Corinto. Il golfo Ionio una parte di quello che ora si chiama Adriatico, di cui l Illiria forma il fianco d estro , e 1 Italia il sinistro, sino al fondo dov Acilea (4)> Stendesi poi questo golfo verso il settentrione e verso T oc cidente , stretto e lungo-: perocch la sua lunghezza di seimila stadii, e 1' ampiezza {dov essa maggiore ) di mille e duecento. Vi sono parecchie isole rimpetto all Illiria, come a dire le Absirlidi, Cerittica e le Lib um idi, poi Issa, Tragurio, e Corcira la nera, e Faro. Rimpetto all Italia stanno le isole di Diomede (5). La lunghezza del mar di Sicilia da Pachino a Creta si dice che sia di quattromila e cinquecento stadii, ed altrettanto dal punto predetto fino a Tenaro di Laconia. Dal promontorio lapigio sin al fondo del golfo Co(i) Messina. Pachino il capo Panaro. (t) Candia. 11 Peloponneso fe ora la M brea, e il golfo di Corinto dicesi golfo di Lepanto. (3) li capo Leuca.o di Finisterre. (4) -quileja. (5) Le isole Tremili.

266

S E U .A C B O G R m S I STIUBOHS

rintio ve n%a men di tremila : e il tragitto di chi naviga da quel medesimo promontoHo alla Libia di quattro mila stadiir Le isole di quel mare sono Gorcira e Sibota in facc9 air Epiro : e poi, dinanzi al golfo Corintio, Gefalenia, Ita c a , Zacinto (i) e le Echinadi. Gol mar Siculo si congiungono quello di C reta, ed anche il Saronico e il Mirtoo, il quale (a) sta nel mezzo fra G reta, 1 Argolide e T ttica , e , chi lo misuri dal> l^ttica dov esso pii am pio, s allarga a millie duecento stadii. La sua lunghezze poco meno che il doppio della larghezza. Quiyi poi trovansi le isole di C iter, di Calauria, di Egina, di Salanrna (3), ed alcune anche delle Cicladi. Tien dietro a questi mari lEgeo col golfo Melano e collEllesponto; poi il mare Icario e il Carpazio(4) fino a Rodi, Creta e Cipro ed alle prime parti dell Asia. E le isole di col intorno sono le Cicladi, le Sporadi, e
(i) Zanto e le piccole isole Curzolari. ip) Il quale ec. ; cos il testo : ec. Siccome peraltro le dimensioni che lAulore viene poi indicando non possono con venire al solo mar Mirtoo, cosi da credere chegli abbia con siderati i tre mari come in un sol corp o, e quasi come un mar solo che piglia divrsi nomi nelle dififrenti sue parti. (3) Citer e c ., cio : Carigo , Egina, Coluri. Le Cicladi, ora delle Dili o Sidili , stavano intorno a Deio. (4) 11 mar Icario quello intorno all isola che ora dicesi Nicaria. H Carpazio quello in cui trovasi Scarpanto. Queste denominazioni non contraddicono ( dice il (rossellin ) ai nomi generali di mar Egeo e di mar Mirtoo, ma scrviMo solo a sud dividerli.

LIBRO SKCOMDO

67

qnelle rimpetto alla Caria, alla Ionia e all'Eolia fino alla Troade , cio Goo , Sam o, Chio, Lesbo e Tenedo: e cos anche quelle che stanno d innanzi alP Eliade sino.alla Macedonia ed al confine della T ra c ia , vai quanto dire Enbea (i), ScirOj Pepareto, Lenuio, T a so , In^bro, Samotracia e pi altre ^ di ciascuna dell* quali daremo poi una particolare descrizione. Frattanto la lunghezza di questo mare di circa quattromila stadii o poco p i , e la larghezza di duemila. Ed cinto al F intorno dalle parti delP Asia gi d e tte , e dalla spiag^ gi marittima che va dal Sunio fino 'al golfo Termaico verso settentrione, ed anche dai golfi di Macedonia fino al Chersoneso di Tracia. Da questa parte PEptastadio (a) di Sesto ed Abido, a traverso del quale TE* geo e lEliesponto si confondono verso il settentrione con un altro mare detto Propontide, e questo eoa nn altro soprannomato Ponto Eussiiio. Quest ultimo in certo modo un doppio mare : pe rocch verso il suo mezzo si addentrano due promonto* r ii , r uno dalP Europa e dalle parti settentrionali, Paltro opposto al gi detto dalPAsia, i quali restringono il passaggio fra mezzo e fanno quasi due grandi mari. Il promontorio poi delP Europa si chiama Grio*meto* po (3) ^ quello dell Asia Garambi : e l intervallo che li separa di circa duemila e cinquecento stadii. Il mare adunque che in conseguenza di questa divisione si trova
( 1) Negroponte. (a) Lo stretto de D ardanelli, di sette stadii. (3) Cio : Fronte di montone.

/a 6 8

DELLA GEOCRXFfX DI STRBOITE

dalla parte Occidentale lqgo tremila e o|toceoto sta* dii da Bizanzio alle foci del Boristene, e largo duemila. Quivi riso la Leucea(i). La parte orientale oblunga e finisce in un seno angusto presso Dioscuria, allungan dosi a cinquemila stadii o poco pi: la su larghezza di cF9 a tremila. Tutta poi la circonferenza dellintiero mare di venticinque mila stadii j e nella sua figura'al cuni lo paragonano ad un arco scitico teso : perocch raf&ontano il nervo colle parti destre del Ponto, vai quanto dire clla spiaggia che dalla sua imboccatura va fino a queir intimo recesso dov Dioscuria, tuttaquanta un lido con pochi sporgimeoti e pochi seni, talch rende immagine d un retta : e il restante della circonferenza lo paragonano al corno dell arco che ha due seni, dei quali il superiore vuol essere un po pi rotondo dell inferiore^ e cosi appunto an che questa parte della spaggia forma due golfi ^ e 1 oc cidentale molto pi circolare dell altro. Al di l del golfo orientale, ma dalla parte che ac cenna a settentrione , giace la Palude Meotide che ha novemila stadii di circonfcreuza, o forsanche qual cosa di pi. Essa mette foce nel Ponto per mezzo del Bosforo denominato Cimmerio (3 )^ e il Ponto poi entra nella Propontide (3) pel Bosforo Tracio (cos chiamano Io stretto di Bizanzio) di quattro stadii.
(i) Dicevasi anche Isola HAchille ed. Isola dei Beati ; ora Isola dei 'Serpenti, dinanzi elle foci del Danubio. (9 ) Lo stretto delle Zabacche. (3) Il mar di Marmara. II Bosforo Tracio il Canale di

Costantinopoli.

LIBRO SECONDO

269

- Dicesi {K > i che la Propontide sia di mille e cinque* cento sladii nella sua lunghezza dalla Troade a Bizaazio : e presso a poco uguale nella larghezza. Quivi l isola de Ciziceni (i) colle altre minori che le stanno d intorno. Cos dunque si difibnde 1 Egeo verso il settentrione. Dall altra parte che incomincia da Rodi e fa i mari dEgitto , di Panfilia e disso, stendesi verso 1 oriente per lo spazio di cinquemila stadii lungo la L icia, la Panfilia e tutta la spiaggia dalla Cilicia fino ad Isso \ e verso il mezzogioruo, e poi verso il ponente bagua la S iria , la Fenicia e l Egitto fino ad Alessandria. Nel glC3 d Isso e di Panfilia ritrovasi Cipro che tocca anche il mare d Egitto. ' 11 passaggio da Rodi ad Alessandria, dal settentrione al mezzogiorno, di circa quattro mila stadii ^ e v ha il doppio seguitando le coste. Eratostene dice che in quanto al passaggio diritto questa la stima che ne hanno fatta alcuni navigatori \ e che mentre alcuni cosi dicono, altri non dubitano di assegnargli invece cinque mila stadii : ma eh egli col mezzo di osservazioni gno moniche ha trovato che sono soltanto tremila e set tecento cinquanta. Quella parte poi di questo mare (Interno) che bagna la Cilicia e la Panfilia, con esso le spiagge del Ponto che si dicono destre, e la Propontide, e le spiagge che ven gono appresso fino alla Panfilia, formano una specie di
-(i) Cizico fa .c o D g iu a U col contineote da Alessandro: ora di cesi Arlaki. (G.)

370

SELL GEOGRAFIA DI STHABONE

gran Cbersoneso ( i) , cod ua gran istm o, dal mare vi cino a Tarso fino aUa citt di Amiso ed al campo delle Amazzoni .0 Temiscira. Percch tutto il paese al di dentro di questa linea (3 ) fino alla Caria e alla Ionia ed alle nazioni che si conoscono al di qua dell Ali, tutto circondato alP intorno dall Egeo, e da quelle altre due parti di mare di cui abbiamo parlato: e questo paese anche di per s solo ,noi lo chiamiamo Asia (3), con nome peraltro comune a tutto quel continente. A dir breve, il punto pi meridionale del nostro mare il fondo della Sirti maggiore ^ e dopo di questo Alessandria d Egitto e le foci del Nilo. Il punto pii set* tentrionale la foce del Boristene, o quella del Tanai, qualora si voglia aggiungere alP Eussino anche la Palade Meotide, che a dir vero n in qualche modo una parte. Il pi occidentale lo stretto delle Colonne; e il pi orientale quel seno gi menzionato che fini sce a Diosctiria. Ed a torto Eratostene afirma che il punto pi orientale sia il golfo Issico. Perocch questo golfo sotto il meridiano d Amiso, di Temiscira , e , se vuoisi, anche della Sidene fino a Farnacia. Ora da questi luoghi andando verso oriente fino a Dioscuria si navigano pi che tre mila stadii, ci che si far pi mani&sto quando descriveremo a parte a parte que
{ i) C idi: Di gran penisola. -(a) Al poaeole del meridiano duiiso. (3) Ora dicesi Asia Minore , e questo aggiaoto la distingue dal continente intiero. 1 Greci antichi la dissero anche Anatolia, c i moderni AnadoU ; significando con ci un paese situalo alr oriente , rispetto a loro. (G.)

LIBRO SECONDO

>71

paesi. Il nostro mare pertanto qnaie noi lo abbiamo rappresentalo. Ora d uopo descrTere le terre che lo circondano pigliando principio da quelle parti mede sime dalle quali abbiam cominciata anche la descrizione del mare. chi dunque vi entra per lo stretto delle Colonne giacevi destra la Libia (i) fino alla corrente del Nilo, ed a sinistra, sulla sponda opposta dello Stretto, TEaropa fino al Tanai (a) : e luna e l'altra finiscono neHsia. E noi dobbiamo cominciare dall Europa, siccome quella ch di pi variata figura, ch per natura sommamente' opportuna all industria ed all' incivilimento de' suoi abitatori, e comunica alle altre due gran parte de suoi proprj beni (3). E nel vero l ' Europa tuttaquanta abi t a t a , tranne una piccola parte inabitabile a cagione del freddo^ quella cio che confina coi nomadi (4 ) lungo il T an a i, la Meotide ed il Boristene. Del rima nente quella parte eh' fredda e m ontuosa, non per propria natura abitabile senza difficolt; ma avendo buoni cultori s iuciviliscono anche i luoghi in prima abitati a disagio e con abitudini di ladroni. Cos gli El" leni possedendo solo montagne e rocce, a forza di
(i) V A frica,
(a) Fino al Don. (5) S intende il frutto delle scienze e delle arti chessa ha per fezionate ; giacch Strabene non pot ignorare che lEuropa ri* cevette dall Asia e dall Africa non solo i principi delle scienze e delle a rti, ma ben anche gli elementi della dvilt. (G.) (4) Nomadi. Il testo dice : r7 cio : col popoli

che abitano sopra carri.

aya

bbll g e o g i u f u d i s t r a b o n e

buoni provvedimenti nelle cose politiche, e di perizia nelle arti e in tutto ci che risguarda la vita, si con dussero a vivere agiatamente. i Romani che soggio< garono molte nazioni, alcune delle quali erano natural mente feroci a motivo dei luoghi o aspri, o importuo si , o troppo freddi, o per qualche altra cagione male abitabili, seppero consociare gli uni cogli altri popoli prima insocievoli affatto, ed insegnaiotio ai pi sel vaggi di vivere civilmente. Quella parte poi delPEuropa che sr compone di luoghi p]ani e temperati, ha la na tura stessa cooperatrice nel conseguire tutti cotesti be ni. E poich in una regione felice tutto pacifico, e ne paesi sterili per lo contrario regnan la gurra e il valore ^ perci avviene che gli abitanti si possano mu tuamente beneficare, soccorrendosi gli uni colle arm i, gli altri colle produzioni del suolo, colle arti e colle civili istituzioni. O quando accada che non si aiutino fira di loro ne provengono manifesti danni ^ e nha sem pre il vantaggio la forza dei popoli abituati alle arm i, tranne il caso in cui siano soverchiati da un numero molto maggiore. Ed anche sotto questo rispetto 1 Eu ropa da natura assai bene ordinata, siccome quella eh tutta e di pianure e di montagne variata ^ per modo che da per tutto si trovan vicini i popoli coltiva tori e quelli esperti nella politica o nella guerra. Ma vince peraltro la parte naturalmente quieta, sicch in essa prevale I amor della pace; al che hanno contri buito i popoli che quivi ebbero preponderanza sugli altri, cio prima gli Elleni, e poscia i Macedoni ed i Romani.

LIBRO SECONDO

3^3

Per questo I Europa e nella pace e nella guerra ba> sla pienamente a s stessa ; perocch possiede un nu mero sufficiente s di guerrieri, come d uomini colti* valori e di abitanti delle citt. In questo poi distinta dagli altri due continenti, eh essa produce i frutti mi gliori e quelli che sono necessarii alla vita, e quanti me talli giovano alP uomo ; e fa venir dal di fuori i profumi e le pietre preziose, oggetti che non possono render peggiore la vita a chi. ne scarseggia, di quello non sia a coloro che ne hanno abbondanza. Aggiungasi che r Europa ha grande quantit di bestiame d' ogni ma niera , e nel tempo stesso ha pochissimi animali feroci. Tale si per natura , generalmente parlando , 1 Eu ropa. Volendo ora farci a considerarne ciascuna parte da s , la prima di tutte venendo dall occidente l Iberia (i). Essa somiglia ad una pelle di bue, le cui parti del collo suppongansi rivolte alla Celtica ( a ) , che a quella congiunta dal lato doriente. Ivi il suo fianco diviso da! paesi contigui per mezzo dei monti chia mati Pirenei : in tutto il restante circondata dal ma re^ cio nella parte meridionale dal Mediterraneo fino alle Colonne ^ e nelle altre dall Atlantico, fino alle estremit settentrionali de Pirenei. La lunghezza poi di questa regione, dov maggiore , di circa sei mila stadii : di cinque mila la sua larghezza. - Dopo lIberia viene la Celtica, la quale stendesi verso l oriente sino al fiume Reno. Il suo fianco setteatrio(i) La Spagna. (3 ) La Francia.

STtMtouB, tom, II,

>8

2^4

DELL G E O G R FU DI STRBONE

naie tutto bagnato dallo stretto Britannico (i): peroc ch le sta parallelamente di contro l isola di Britannia, uguale alla Celtica in tutta la sua lunghraza di cinquemila stadii.- Da oriente il suo confine descritto dal fiume Beno che scorre parallelo a Pirenei (2 ). Il lato meridionale formato in parte dalle Alpi dopo il Re no , ed in parte dal nostro mare : e quivi s interna il golfo denominato Galatico, nel quale si trovano Mar siglia e Narbona, citt famosissime. A questo golfo, ma dalla parte opposta (3), ne corrisponde un altro, chia mato anch'esso con ugual nome Galatico , e rivolto al settentrione ed alla Britannia : e il luogo frammezzo a questi due golfi si quello dove la Celtica pi angu sta 5 perocch si restringe in un istmo di meno che tre mila stadii, ma pi che duemila. In mezzo poi di questo spazio avvi un 'dosso montuoso che ferisce ad angoli retti i Pirenei, e chiamasi monte Cemmeno (4) j il quale finisce proprio nel mezzo alle pianure dei Celti.
(i) La Manica. Gi s k notato altrove che nella misura e nella posizione della Britannia Strabene va errato. (a) Il corso del Reno piutto'sto perpendicolare che parallelo ai Pirenei : ma Strabene (come vedremo nel lib. iii) credette che questi monti si prolungassero da mezzogiorno a settentrione. Cosi anche subito dopo afferma 1 Autore che le A lp i, comin ciando da Basilea dove il Reno d volta , cingono la Franciadalla parte di mezzogiorno , mentre le stanno invece a levan te. (G .) (3) C io, SullOceano. Accenna il golfo di Guascogna opposto a quel di Lione. Si vedr poi nel lib. iv che Strabone estendeva l Inghilterra fin dentro a questo golfo. (G.) (4) Oggi Le Cevenne.

LIBRO SECONDO

3^5

L e Alpi, le qaali sono montagne molto elevate, se gnano una linea curva^ e dove la loro figura convessa accennano alle pianure gi dette dei Celti ed al monte Cemmeno; e dalla parte contraria dove invece la con cavit^ guardano alla Ligustica ed all Italia. Molte na zioni occupano questi monti, tutte celtiche allinfuori dei Liguri : e questi comunque sieno diversi di nazione, sono ci nondimeno somiglianti ai Celti nel tenore della loro vita^ abitano quella parte delle Alpi che si coagiunge cogli Apennini, e tengono eziandio una parte degli Apennini stessi. Sono poi gli Apennini un dosso montuoso che va pel lungo di tutta quanta l Italia dalle parti settentrio nali al mezzogiorno, e finisce allo stretto di Sicilia. L e prime parti dell Italia sono le pianure sottoposte, alle Alpi (i) fino a quel punto in cui viene a finire il golfo Adriatico, ed ai luoghi circonvicini. Le altre parti che vengono appresso sono un promontorio angusto e lungo in forma di penisola, vi si stende, come dicem mo , pel lungo il monte Apennino per lo spazio di settemila stadii, e la sua larghezza non sempre uni forme. fanno dell Italia una penisola, prima il mar Tirreno che principia da dove finisce il Ligustico, pot scia 1 Ausonio e quel d Adria (a). Dopo l Italia e la

(i) I Romani diedero a questo paese il nome di Gallia CisaU pioa , 0 Gallia al di qaa dalle Alpi. Ora chiamasi Piemonte la parte occidentale, Lombardia il restante. (1) Il mar Tirreno comiociaTa verso la foce dellArno e stendevasi fin verso Napoli. - Il mar JLigustico il golfo di Genova. -

a j6

DELI.A GEOGRAFIA T)I STRABONE

Celtica stanno le altre parti 4'Enropa verso l oriente, le quali sono divise iti due dall'Istro (i). Questo 6 ume poi scorre dal ponente ai paesi orientali ed al Ponto Enssino , lasciandosi a mano manca tutta la Germania, la pale comincia dal Reno, e tutta la Getica (%), non meno-che i paesi dei Tirigeti, dei B astam i, dei Saurom ati, sino al fiume Tanai ed alla palude Meotide ^ a Mano sinistra la Tracia tuttaquanta e l ' Illiria e la Ma cedonia , ed all ultimo tutta lEliade. Vicino all Europa giacciono poi quelle isole che gi dicemmo ^ fuori delle Colonne , G ad i, le Cassiterdi e , le Britanniche; dentro di quelle le Gimnesie ed altre isolette de Fenici, quelle de Marsigliesi e dei Liguri, e quelle che stan dinanzi allItalia fino alle isole dEolo ; ed alla Sicilia ; e quante se ne trovano intorno allEpi* To ed all Eliade fino alla Macedonia ed al Chersoneso di Tracia (3). Partendosi quindi dal Tanal e dalla Meotide trovansi tosto le parti dellAsia al di qua del T auro, e con giunte con quelle via via anche le parti al di l di
n mare Ausonio, detto poi di Sicilia , bagnava le parti meri dionali dell Italia. Quel d Adria lo stesso che il golfo di Venezia. (G.) (i) 11 Danubio. (a) La Moldavia. - I Tirigeti occupavano le rive del Tira oggid chiamato Dniester. - 1 Bastami abitavano l Ukrania. I Sarmati o Sauromati si stendevano dalle sponde del Tanai o Don fino al mare A 'A iof anticamente detto palude Meotide. (G.) (3) Cio tutte le isole deirArcipelago da Corf sino allo stretto dei Dnrdanelii.

LIBRO SECONDO

'

cotesto monte. Perocch lAsia divisa in due dalle montagne del Tauro che si distendono dalie estremit della Panfilia sino al mare d oriente (i) dove trovansi Igl Indi e gli Sciti : e quella parte di quel continente che accenna a settentrione i Greci la dicono al di qua del Tauro , e la parte meridionale, al di l. Laonde quel tanto dell Asia che confina colla Meotide e col Tanai compone l Asia al di qua del Tauro. I primi paesi di questa porzione dellAsia sono quelli situati fra il mar Caspio ed il Ponto Eussino, i quali da una parte finiscono al Tanai ed all oceano ( s intende lo> ceano esteriore (3 ) al di l del mare dIrcania) ; dall al tra in quel sito dove l istmo fira il Ponto Eussino e il tnar Caspio pi angusto. Poi seguono que paesi si* tuati anch essi al di qua del Tauro, ma al di sopra (al> 1 oriente) dellIrcania, i quali si Aendono fino al mare orientale, le cui rive sono occupate dagl indi e dagli Sciti pi vicini al monte Imao (3). Questa porzione d Asia abitata tu parte dai Meoti Sauromati (4), e da quelle altre popolazioni che stanno fra l Ircania ed il Ponto insino al Caucaso ^ ci sono i Sauromati, gli
( 1 ) latende il golfo del Gaage. (G.) (a) Cio 1 Oceano settentriooale. Strabone lo credeva mene lontaao dall Eussino di quello eh nel fatto. (G.) ' (3) Q>n qnesto nome ohiamavasi la parte orientale della gran catena del Tauro. - (4) Il testo: r i^ iii *! Zttpft/tAltn, Ma questa ori gine sauromata assegnata qu! ai Meoti parve sospetta agli Edic. frane, ed al C oray, perch Strabone non ne fa cenno quando nel lib. XI parla pi a lungo di questa nazione.

278

DELLA G^EOGRAFlA DI STHABONE

Sciti, gli cliei, i Zigi, gli Eniocki, oltre agli Iberi ed Albani : in p a rte , all oriente del mare dIrcania, dagli Sciti, Irc a n i, P a rti, Battriaui e Sogdiaui. Al mezzo giorno di una parte del mar Caspio, e poscia anche di tutto l istmo che giace fra questo mare ed il Ponto Bussino trovasi la maggior parte dell Armenia, la Colchide, tutta la Cappadocia, e gli altri paesi che stendonsi Gn all Bussino, e quelli delle nazioni tibarani* che (i). Y hanno inoltre i paesi che diconsi al di qua ( al ponente ) dell' Ali ; cio , intorno al Ponto ed alla Propontide, i Paragoni, i Bitinii ed i Misii e la Frigia, come suol dirsi, dell Ellesponto, alla quale appartiene anche la Troade ; verso l Egeo ed il mare che a quello tiea dietro, 1 E olide, la Ionia, la Caria e la Licia (2 ) j nelle regioni mediterranee , la Frigia (3) di cui parte il paese de Gallogreci detto Galazia, poi la Frigia Epitteto 6 i Licaoni ed i Lidj. Fra le nazioni abitanti al di qua del Tauro seguono

(i) Altrove lAulore li chiama Tibareni, e Tibarenia il paese occupato da queste popolazioni , che formavaDO una parte del regno di Ponto, e stendevansi fino alla Colchide. - La Colchide poi la Mingrelia. - La Cappadocia comprendeva una parte del Roum c del Kerman moderno. - L Armenia ha conservato il suo nome. (G.) (3 ) Queste province appartengono ora ni Saruhan ed all A idin , e sono comprese nAVAnatolia o Anadoli de' moderni. (G .) (3) La gran Frigia parte dell Anatolia e del Kerman. La Galazia compresa anch essa nell^nafo/ia. - La Frigia Epitteto corrispondeva presso a poco al Kadavendikiar dell^ nalolia. (G.)

UBBO SECONDO

3^9

gaelle che stanno proprio fra m onti, come a dire i Paropamisadi, e parecchie trib di P a rti, di M edi, di Armeni e di Cilicj, oltre ai Licaoni (i) e Pisidj. Dopo questi popoli montanari vengono i paesi al di l del Tauro. Prima fra questi Plndia, nazione gran dissima e felicissima fra tutte la ltre , la quale finisce al mare d oriente ed alla sponda meridionale dell Atlan tico. Nella parte pi meridionale del mare giace rimpetto all India l isola di Taprobana, non minore della Britannia (a). Dopo lindia chi si volge alloccidente ha dalla destra i monti, ed entra in un paese disagiatamente abitato, a motivo dalla sua sterilit, da uomini

(i) Strabone ha notnDali gi i Licaoni fra i popoli assoluta mente al di qua del Tauro , sicch pare che non dovrebbero trovarsi fra quelli che abitano dentro ai monti. 11 Siebenkees crede che debba forse leggersi Cataoni ; e gli edit. frane, osservano che questa coagettura non senza fondamento, guardando a ci che Strabone stesso dice nel lib. xii. - I Paropamisadi sono gli abi tanti del Paropnmiso o delle montagne che dividono la Battriana dallindia. - 1 Parti o Partieni occupavano i nlonti al nord del mo derno Korazan. - Sotto il nome di Medi comprende qui Stra bone i varii popoli che abitavano i paesi montuosi da quello de Partieni fino all Armenia. - I Cilicj abitavano X AladuUa. - I Licaoni montanari occupavano le montagne che disgiungono il Kerman daUIchliili, - 1 Pisidj il paese di Hamid. (G.) (a) Taprobana 1 isola di Ceilan. Il confronto che fa Stra bone fra^questisola e l Inghilterra t assurdo: egli avea misurato il fianco pi piccolo dell Inghilterra , credendolo invece il pii\ lungo ; oltre di che gli stadii coi quali erasi misurata 1 Inghil terra erano stadii grandi di jo o al grado, mentre nel misurare Taprobana eransi adoperati gli stadii piccoli di m i >/9- (G.)

280

DELLA GEOaKFI DI STRABOHS

sommamente barbari e raccolti di varie uazionit li chia*' mano Ariani, e si stendono dalle montagne fino alia Gedrosia ed alla Carmuia {(). Quindi a procedere verso il mare si trovano i Persiani, i Sussi ed i Babilo nesi abitanti lungo il mare di Persia, ed altre piccole nazioni che stanno d intorno alle maggiori gi dtte. Verso i monti sono i P a rti, i M edi, gli Armeni, e le nazioni confinanti con queste^ poi la. Mesopotamia. Passata la Mesopotamia si trovano le regioni al di qua dell Eufrate : e queste sono tutta F Arabia felice, limitata dal golfo Arabico quanto esso lungo e dal golfo Persico ^ poi tutto il paese abitato dagli Sceniti e dai Filarchi (2 ) verso P Eufrate e la Siria. Vengono appresso, dal golfo Arabico fino al Nilo, gli Etiopi e gli Arabi ^ e dopo costoro gli Egizi!, i Si< rii e i Cilicj, si gli a ltri, come quelli detti Trachioti, ed ultimi di tutti i Panfili!. Dopo 1 Asia avvi la Libia (3) contigua all Egitto ed all Etiopia. La spiaggia della Libia rivolta verso d! noi si stende in linea retta quasi fino alle Colonne comincian dosi da Alessandria, tranne le Sirti e qualche altra pic-

(i) Sebbene l espressione del testo paja escludere dai paesi degli Ariani la Gedrosia e la Carmania, nondimeno il Gossellia d opinione che lAutore abbia voluto comprendervele. La Ge drosia il Mekran : la Carmania dicesi ora Kerman. (3 ) Sceniti significa popoli abitanti sotto tende : e Filarchi vale capi di triti, o meglio tribii soggette ad un capo, (Ediu frano.) (3) L Africa.

LIBRO SECONDO

8 I

cola sinaosit formata dallo addentrarsi e daHo spor gere di alcuni golfi o promontorii. Quella spiaggia ia> vece eh sull oceano , partendosi dall Etiopia va per un certo spazio di paese quasi parallelamente alla pri ma : ma poi le regioni meridionali del continente si re^ stringono, sicch riescono in un promontorio acato fuori delle Colonne, e formano in qualche modo la fi gura d un trapezio. Secondo quello poi che racconta no gli a ltri, e che ci ha riferito Gneo Pisone stato go vernatore di quella provincia, essa somiglia alla pelle di una pantera; perocch quasi picchiettata qua e l da alcuni luoghi abitati, e cinti alPintorno da una terra deserta ed arsiccia. Gli Egizii chiamano ^u a s queste abitazioni. Tale si la figura di quel continente: esso ha poi anche altre propriet p ^ le quali pu considerarsi come diviso in tr parti. .11 pi della spiaggia situata lungo il nostro mare molto fertile, principalmente la Cire naica (i), e i dintorni di Cartagine fino ai Maurosii ed alle Colonne drcole (a). Anche quella parte eh ba gnata dalloceano mezzanamente comoda ad abitarsi. Ma incomoda invece la parte di mezzo, la quale pr(i) Cirene al presente dicesi Curen; ma il paese tutto de serto (il deserto di Barca) tranne alcune parti vicine al mare. Tattayolta da notarsi che i primi Greci collocarono appunto nella Cirenaica, sulle coste bagnale dalla Sirli maggiore, i loro giardini Esperidi. (G.) (3) Da Tunisi fino allo Stretto. - 1 Maurosii, detti Mauritani dai L atini, occupavano i moderni regni d Algeri e di Fez. (G.)

aSa

DELL GEOGRAFIA DI STRABONE

duce il silfio, ed deserta per la maggior parte ed areBosa. Lo stesso avviene anche di quella porzione dellAsia la quale giace sotto il parallelo onde sono attraver sate l Etiopia, la Trogloditica, l Arabia e quel tanto della Gedrosia eh occupato dagl Ittiofagi (i). Le nazioni che abitano la Libia sono per la maggior parte sconosciute : perocch non suol accadere che vi sinternino molto n eserciti n viaggiatori d altro paese: e i nativi di quella contrada , oltrech pochi son quelli che dall interno vengano a noi, non sogliono n dir cose credibili, n raccontar tutto quello che sauno. Nondimeno le cose da loro dette son queste. I popoli pi meridionali della Libia si chiamano Etio pi. Al di sopra di questi (a) si chiamano per la maggior parte Garam anti, Farusii (3) e Nigriti: e al di sopra anche di questi sono i Getul. Quelli poi che stanno vi* cini al mare o sulla costa di quello, verso lEgitto fino alla Cirenaica, li cliiamano Marmaridi. Al di sopra della Cirenaica e delle Sirti (4) stanno i Psilli, i Nasamoni ed alcune trib dei Getuli^ poscia i Sinti ed i Bi( i ) Grittiofagi della Gedrosia

sodo

gli abiunli delle coste del

Mekran. - La Troglodilica trovavasi sulla cosU occidentale del


golfo (a) (3) vano Arabico. (G.) Verso il nord. La lezione cotnuoe fe MaurosiL - I Garamanti poi abita il Kawar; e Gamma loro capitale ora denominata Gherma. - 1 Farusii e i Migriti eran vicini alle frontiere meridionali del regno di Marocco. - I Getuli occupavano il Darah, e stendevansi anche fino alle Sirti. (G.) (4) Verso il mezzogiorno e il ponente.

LiQRO SECONDO

a83

zacii fino a Cartagine , U quale ha ua gran territorio , a cui sono contigue alcune nomadi popolazioni. Fra queste si conoscono noa.ssimamente i Massili e i Mascesili; e ultimi di tutti sono i Maurosii. Tutto il paese poi da Cartagine fino alle Colonne felice ^ ma nondi meno produce bestie feroci al pari delle province inte riori : n sarebbe irragionevole il dire che alcune di quelle genti furon chiamate nom adi, perch la gran moltitudiue delle fiere impedivali anticamente dal colti vare la terra. Ma nella nostra et que' popoli, in parte per la loro perizia della caccia, in parte col favor dei Romani che danno opera alle teriomachie ( i) , sanno e vincer le fiere e coltivare la terra. Queste cose intorno ai continenti siano dette. CAPO
Dei CUnU.

V.

Restaci da parlare dei Climi (a) : ed anche in questo pu farsi una generale descrizione , qualora si cominci da quelle linee che denominammo elementi ; voglio dire da quelle che determinano la lunghezza e la lar ghezza maggiore ^ ma da quest ultima principalmente.

(i) Combattimenti di fiere. (a) I climi ia geografia sono strisce o zone del globo della terra parallele all equatore, determinate con questa uorma, che sotto i cercbj onde sono limitati dalla parte del nord il gioroo solstiziale dura una mezz ora pi che sotto i cercbj del sud.

84

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

Agli astronomi pi che agli altri appartiene il trai- tare di questa m ateria, siccome fece appunto Ipparco^ descrivendo ( come dice egli stesso) tutti i varj feno meni celesti corrispondenti a ciascun luogo compreso in quella quarta parte del globo nel quale si trova la iostra Terra abitata ( i) , cio a ciascun luogo com preso fra 1 equatore ed il polo settentrionale. Ma noa s aspetta ai geografi il trattare di quelle cose che sono fuori della nostra Terra abitata ^ e nemmanco rispetto alle parti di questa giova metter diuanzi all uomo di Stato tutte le possibili differenze ; perocch sono molto numerose e complicate. Quindi a noi baster il regi strare in questo luogo soltanto le pi notabili e le pi semplici da Ipparco indicate: e supponendo, come gli dice e come insegn anche Eratostene, che la cir conferenza della terra sia di duecento cinquaatadue mila stadii, non troverassi diversit di gran momento ri spetto ai fenomeni nei varii gradi dei luoghi ai quali si limiter la nostra enumerazione. Chi pertanto divida in trecento sessanta parti {gra di ) il cerchio massimo della te rra , trover che cia scuna di queste parti corrisponde a settecento stadii. Ora di questa misura appunto si serve Ipparco a deter minar le distanze su quel meridiano che passa per Mero e , come abbiamo gi detto. Egli pertanto comincia

(i) K5-

Tns vHt r i z i t t r S t i t S

reritf-

Cosi , dopo la correzione del TyrwhiU , leggono gli Edit. frane, ed il Coray.

Ttifitflm

LIBRO SECONDO

a85

da coloro che abitano sotto l'equatore ( i ) , e ferman* dosi sempre di settecento in settecento stadii ne'luoghi .abitabili che s'incontrano lungo il meridiano gi detto, si sforza di venire indicando i fenomeni occorrenti in ciascheduno di essi. Ma a noi non gioverebbe di pigliare le mosse dall equatore. Perocch se que' luoghi sono abitabili, sic come stimano alcuni, si vuol dire che quella una Terra che sta da s sola, angusta, collocata fra que paesi che 1 eccesso del caldo rende inabitabili, tale in> somma da non poter essere risgaardata come una parte di questa nostra. Ora il geografo considera soltanto la Terra abitata nella quale noi viviamo : e questa limi tata a mezzogiorno dal parallelo che attraversa il Cinnamomoforo, a settentrione da quello di lerna : n fa me* stieri, se i nostri lettori ricordansi della figura geografi ca, di venire menzionando tutte le abitazioni che questo spazio comprende , n tutti i fenomeni celesti a quelle corrispondenti. Bens dobbiamo cominciare anche n o i, come fa Ipparco, dalle parti meridionali. Dice egli pertanto come quei popoli i quali abitano sotto il parallelo del Cinnamomoforo (a), distanti tre mila stadi! da Meroe verso il sud, ottomila e ottocento stadii dair equatore verso il settentrione, troyansi vici(i) n testo dice: sotto il meridiano, > rS ma evidente doversi leggere, i> r in i/iiftfS . Cos gli Edit. frau. Vuoisi per altro notare che il Coray s in questo luogo attenuto alla lezione comune. (3 ) 11 centro dell Abbsinia. - Meroe ora Gherri nel regno di Fungi. (G.)

286

DELr^A GEOGRAFI! BI STRBOKE

nissimo al punto di mezco fra 1 equatore e il tropico d' estate di Siene : perocch Siene distante cinque mila stadii da Meroe. Sono questi i primi popoli, pres* so i quali TOrsa minore si trova tutta compresa nel cerchio artico , e sempre visibile. L astro che splende nellestremit della coda di quella costellazione e a oc cupa il punto pi meridionale, trovasi anche all estre* mit del cerchio artico, in modo da toccar lorizzonte. Al meridiano gi detto giace quasi parallelo dalla parte d oriente il golfo Arabico, la cui uscita nel mare esteriore il Ginnamomoforo ( i) , dove soleva farsi autic^mente la caccia degli elefanti. E il parallelo di que sto paese riesce parte ne paesi ua po* pi meridionali di Taprobaoa, od almeno all estremit di quest isola verso mezzogiorno, e parte ne luoghi pi meridionali della Libia. A coloro che frovansi in Meroe ed in Tolemaide della provincia Trogloditica, il giorno pi lungo di tredici ore equinoziali. La posizione di queste citt quasi nel punto di mezzo fra 1 equatore e il parallelo di Alessandria, se non che v hanno mille e ottocento stadii di pi dalla parte dell equatore. 11 parallelo di Meroe poi passa da una parte a traverso di paesi sco nosciuti, dalPaltra a traverso delle estremit dellindia.
(i) Cosi il testo; t^7i i'iicfianf, lit re ffo w ixyt, i Kit~ ifit. Espressione singolare, dicono gli EdL frane., per U quale potrebbe credersi che il testo sia scorretto. Essi poi intendono die il luogo dove il golfo bocca nel mare corrisponda, rispetto alla latiludine, al Ciunamomoforo.

LIBRO SECONDO

287

A Siene ed in quella citt di Berenice che trovasi lungo il golfo Arabico nella Trogloditica durante il sol stizio d'estate il sole allo zenit, e il giorno pi lungo di tredici ore e mezzo equinoziali : e quivi apparisce compresa nel cerchio artico quasi tutta lOrsa maggio re , tranne le gambe, 1 estremit della co d a , ed una sola stella del carro. II parallelo di Siene passa da una parte a traverso al paese degl Ittiofagi abitanti nella Gedrosia e nell In d ia, dall altra a traverso di regioni che sono pi meridionali di Cirene lo spazio di poco meno che cinquemila stadii. In tutti i paesi che stanno di mezzo fra il tropico e I equatore le ombre cadono alternativamente da tutti e due i la ti, cosi verso il settentrione , come verso il mezzogiorno : ma in quelli al di l di Siene e del tro pico d estate , le ombre gittano sempre dalla parte me ridionale : e per quelli si chiamano Amfscbj, gli altri Eteroschj (i). Avvi poi anche un altra particolarit che distingue i paesi sottoposti al tropico, della quale par lammo gi prima quando abbiamo trattato delie zone. Perocch il suolo vi arenoso, asciutto e ferace sol tanto di silfio ; mentre invece le parti pi meridionali sono abbondanti d acqua e di frutti. Ne paesi che trovansi pi meridionali di Alessaudria e di Cirene quanto lo spazio di circa quattrocento (2) stadii, dove il giorno pi lungo di quattordici oro equinoziali, trovasi allo zenit la costellazione di Arturo,
(i) Vedi la nota a pag. aoo. ( 3 ) Osserva il GosseUin che dovrebbe leggersi cinquecento.

286

DELLA GEOOilAFIA DJ STHBOME

inclinata peraltro alena poco a mezzogioruo. In Is> saadria il gaomone sta alla propria ombra nel tempo di equinozio, come sette a cinque (i). Cos i luoghi si> tuati a quattrocento stadii da Alessandria verso il mez zogiorno sono di ben mille e trecento pii meridionali di Cartagine ^ s egli Tero che nell equinozio il gno* mone in Cartagine sta alla propria ombra come undici a sette. Il parallelo poi di Alessandria da un Iato passa per C irene, pei paesi situati al mezzod di Cartagine quanto Io spazio di novecento stadii, e per la Maurosia ^ dalPaltr lato attraversa lEgitto, la Celesiria (2), la Siria superiore, Babilonia (3 ), la Susiade, la Perside, la Carm ania, la Gedrosia superiore e va 6no allindia. Ne dintorni di Tolemaide fenicia (4) , di Sidone e di Tiro il giorno pi lungo di quattordici ore ed un quarto equinoziali: e questi paesi sono pi settentrionali di Alessandria circa Io spazio di mille e seicento stadii, e di Cartagine circa settecento.

(i) Questo confronto creduto uninterpolazione di qualche sco liaste , errato. (a) La Celesiria o la Siria vta propriamente la valle che sta fra il Libano e 1 Anti-Libano. (3) Osserva il Gossellin che dee leggersi la Babilonia, d o i la provincia di questo nome e non la citt , la quale da Ipparco era collocata a 17 0 0 stadii dal parallelo di cui qui si p arla, verso il settentrione. - La Susiade poi ora il Kusistan. La Perside il Fars. La Carmania il Kerman. La Gedrosia supe riore r alto Mekran , parte della Persia moderna. (4) San Giovanni d Acri.

LIBRO /SECONDO

289

Nel Peloponneso, nel messo di Rodi , a Xanto di L icia, o forse alcan poco al mezEOgioruo di questa c itt , come anche ne' luoghi che sono a quattrocento stadii da Siracusa, pur verso il s u d , il d pi ludgo di quattordici ore e mezzo equinoziali. Questi luo ghi sono distanti da Alessandria tremila e seicento qua ran ta stadii ^ e il Joro parallelo, secondo Eratostene, attraversa la'C aria ( i ) , la Licaonia, la Cataonia, la Media , le Porte Caspi e quella parte dell India eh vicina al Caucaso. > Nelle regioni vicine ad Alessandria di Troade (^), ad Anfipoli, ad Apollonia d E p iro , come anche ne paesi pi meridioaali di Roma e pi settentrionali di N apoli, il giorno pi lungo - di quindici ore equinoziaT li : e il loro parallelo distante circa settemila stadii d a quello che passa per Alessandria d E g itto , verso il settentrione; pi che diciotto mila dall equatore, e tremila e quattrocento dal parallelo di Rodi : ed invece pi meridionale di N icea, Bizanzio e Marsiglia lo spazio di mille e cinquecento stadii. Di poco pi settentrionale il parallelo di Lisima-

( 1) La Caria corrisponde alla parte raeridioDale ed occidentale dell Anatolia v icD O all iiola di Rodi. La Licaonia una parte del Kerman. La Cataonia compresa nell Aladulia. La Media VIrac-djami. Le Porte Caspie sono le Gole di Firouz-Coh. La parte dellladia qui accennata comprende lo Zai/i^ton e laito Penj Ab. (G.) (a) Ora dicesi Eski-Stamboul, Cosi AofipoU lamboli, ed Apollonia d Epiro Palina.

S iujiboss t tonu li.

19

7.Q0

SELLA EOGRATIA DI STHABONE

ebia (i), il quale, al dir di Eratostene, attraversa la Mi* sia e la Paflagonia , e le regioni di Siaope, delPlrcaaift e di Battra. Presso Bizanzio il giorno pi lungo di quindici ore ed nn quarto equinoziali^ ed in questa, citt nel solsti- zio d estate la proporzione fra il gnomone e la sua ombra come quella di quarantadue meuo un quieto a centoventi. Questi luoghi poi sono distanti dal pa* rallelo.che passa pel mezzo di Rodi quattromila e nove cento stadii, e dall' equatore circa trentaibila e tre cento. Chi entra nel Ponto e procede verso il settentrione quanto lo spazio di mille e quattrocento stadii, trova che il giorno pi lungo di quindici ore e mezzo equi noziali : e que looghi sono egualmente distanti dal polo e dall equatore, ed hanno allo zenit il cerchio artico, nel quale si trova la stella del collo di Cassiopea, e quella che sta nel destro gomito di Perseo riesce alcun poco al settentrion#. Ne luoghi che sono a tremila e ottocento stadii da Bizanzio verso il settentrione il giorno pi lungo di sedici ore equinoziali, e la costellazione di Cassiopea si muove tutta nel cerchio artico. Questi luoghi sono

(i) Lisimachia, citt del Chersoneso di Tracia fu detta poi

Hexamilion perch listmo su cui stara era largo sei mila passi. Ora diceji Examili. - La Misia poi il Karasi nell Aaatolia.
La Paflagonia anchessa nna parte dellAnatola, ma pii!k orien tale. Siiiope ora Sinout. L Ircania corrisponde al Cofcan ed al Daghistan. Battra Balk, (G.)

UBKO SECONDO

ag

le parti meridionali del Boristene (i) e della Palude Meotide; e sono distanti dallequatore circa trentaquattromila e cento stadii ( 3). Quivi poi quella parte dello* rizzonte che trova al settentrione, rischiarata du> ranti le notti d' estate da un crepuscolo, mentre che il sole tramuta la sua luce dal ponente al levante : perocch il tropico d estate s allontana col dallorizcoate sol quanto equivale alla met ed alla dodicesima parte di un segno ; e non pi che altrettanto per conse guenza allontanasi il sole dallorizzonte stesso nel punt di mezza notte. Ma nel nostro paese, quando il sole si trova a questa distanza dall orizzonte, secondo che ci accade o prima del suo levarsi o dopo del suo tramon t o , produce un crepuscolo nell atmosfera di levante o di ponente. Nei giorni invernali p o i, in que luoghi de quali parliamo, il sole nella sua maggiore elevazione innalzasi a nove cubiti : ed Eratostene dice eh essi ono distanti da Meroe poco pi di ventitr mila sta dii (3) : perocch egli ne conta diciotto mila dal paral lelo di Meroe fino all estremit settentrionale delllle> sponto, e cinquemila di quivi fino al Boristene. Nei paesi distanti da Bizanzio circa seimila e trecento stadii al settentrione della M eotide, il sole nei giorni d iuverno innalzasi il pii fino a sei cubili, ed il giorno pi lungo di diciassette ore. Delle regioni poi che sono
( 1 ) Ciofe, l imboccatura di questo fiume. (a) Leggasi , circa 34,oo , o pi esattamente , circa 33,9 0 0 slaeiii. (G.) P ) Leggasi 23,100 ; e poco dopo in luogo di 1 8 ,0 0 0 leggasi 8 ,ioo. (G.) ,

2C)2

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABONE

al di l di queste e s avvicinano gi alla zona inabitata cagione del freddo eccessivo, non giova punto al geografo ragionarne. Chi anche di queste vuole avere contezza, e di tutti quegli altri fenomeni celesti dei quiali Ipparco ha parlato ( noi U passiamo in vece io, silenzio siccome non appartenenti al lavoro che ci simo proposto ) li apprenda da Ipparco stesso (i). Q ue sto vale anche di ci che Posidonio dice intorno ai Perischj, agli mfischj ed agli Eteroschj : ma di costoro peraltro dobbiamo toccarne almen tanto che basti a chiarirne la denominazione, ed a far conoscere in qual parte sia utile alla geografia, e in quale infruttuosa. Siccme dunque si tratta delle ombre dipendenti dal sol , e questo , per ci che ne pare al nostro senso, muovesi intorno a quello stesso centro intorno al quale si muove anche il m ondo, cos ne viene che tutti quei popoli presso i quali ad ogni rivolgimento del mondo s alternano il giorno e la no tte, secondo che il sole trovasi rispetto a loro al di sopra o al di sotto della terra, s'immaginino gli uni mfischj, gli altri Eteroschj. Amfischj sono coloro appo i quali di mezEOgiorno le ombre talvolta cadono da una p a rte , talvolta da un'al-> t r a , secondo che il sole perquote in diversa direzione il gnomone collocato perpendicolarmente sopra una si^perficie piana. E questo suol accadere soltanto presso coloro che abitano frammezzo ai tropici. Eteroschj sono invece coloro ai quali l ombra cade sempre o verso il
(i) La sua opera and svenluratmente perduta.

LIBRO SECONDO

3g3

settentrione, siccome ^vriene presso di n o i, o verso il mezzogiorno siccome avviene presso gli abitanti delP altra zona temperata. E questo accade in iu tti que paesi cbe hanno il cerchio artico minore del tropico. Q uando essa invece uguale o maggiore cominciano tosto i Perischj e vanno fin sotto al polo. Perocch dove il sole, durante tutto il rivolgimento del mondo (i) rimane sopra la terra, quivi anche lombra debbe muo versi intorno al gnomone ; e perci Posidoni deno* min Perischj que luoghi. Essi peraltro non sono di veruna importanza nella geografia, giacch pel freddo eccessivo non sono abitabili, come abbiam detto nel confutare Pitea (a). Sicch non vuoisi cercare nemmaaco qual sia la grandezza di questa regione inabitata ; giacch siccome costoro hanno il tropico in luogo del cerchio artico, cosi trovansi sotto quel circolo che il polo dello zodiaco descrive nella rivoluzione del mon3 o , supponendo che lo spazio intermedio fra 1 eqtka* toi-e ed il tropico comprenda quattro sessantesime parti del cerchio massimo della terra.
(i) Cio duranti tutte le ore del gioi'no. (a) Strabone r ha detto ina non l ha per altro provato. An che allora, come al presente , o 1 abitudine o la- cupidigia ren devano abitabili tulli i climi. (Ed. frane.)

Fine del libro secondo.

DELLA

GEOGRAFIA
DI STRABONE

L I B RO T E R Z O
CAPO PRIMO

Idea generale delV Iberia. Descrizione delle sm coste da Colpe a l promontorio Sacrot

ABBIAMO fin qui posto dinanzi a chi legge il primcr tipo della descrizione della terra: ora naturale che il seguente discorso sia intorno alle singole sue parti, Cosi almeno ci siamo proposto di fare ; e sembra che insino a qui il nostro lavoro sia stato convenevolmente partito. Per le ragioni adunque gi dette vuoisi rico minciare dall Europa, e propriamente da quelle parti di essa dalle quali cominciammo anche prima. ' La prima parte dell Europa verso P occidente ^ come dicemmo , l Iberia : il pi della quale non pu senza disagio abitarsi, per essere formata di m onti, di foreste, di campi con terreno leggiero, e in parte anche manchevole d acqua. Verso il setteutrione, oltre

DELLA OSOGRAFIA DI STULBORE UBHO TERZO

2^5

all avere un suolo aspro, sommamente fredda, e ba gnata dall oceano; e vi s aggiiuige che non ha mischianza d coqimercio colle altre p a rti, sicch di abitazione eccessivamente disagiata. questo ci basti di quelle parti. Verso il mezzogioino invece fertile q^asi ta tta , e principalmente quella al di fuori delle Colonne, come si far manifesto quando tratteremo partitamente di questa regione dopo averne prima de* scritta la figura e la grandezza. Somiglia dunque libera alla pelle di un bue distesa pel lungo dall occidente all oriente, sicch abbia ri volta a quest ultimo le sue parti anteriori ; e pel largo da settentrione a mezzod. La lunghezza, dell Iberia <li circa seimila stadii ; la larghezza di cinquemila dov maggiore: ma in qualche luogo molto minore di trem ila, massime verso i Pirenei che ne formano il fianco orientale. Perocch quei monti stendendosi sen za interrompimento dal mezzogiorno al settentrione (i) dividono la Celtica dall Iberia : le quali regioni sono entrambe irregolari nella' loro larghezza, e il sito pi angusto di tutte e due quello che va dal nostro mare all oceano presso ai Pirenei, dove dall una e dallaltra parte sono golfi formati dall Oceano e dal Mediterra neo; si peraltro che i Celtici detti anche i Calatici sono maggiori e fanno listmo alquanto pi stretto dalla par te dell Iberia.
(i) I Pirenei steDdonsi iavece dall est all onest .nclinaDdo al ena poco verso il setleotrione. In coosegueoza di questo errore Strabone assegna poi ai fiumi della Francia nn corso che a loro non si conviene. (G.)

396

DELLA GEOGBAFU DI STIUBORE

II fianco orientale dell Iberia pertanto formato dai Pirenei ; il meridionale dal M editerraneo, comincian dosi da' Pirenei fino alle Colonne, e poi fuori di que ste, fino al promontorio denominato Sacro (i), dall O* cno. Terzo il lato occidentale quasi parallelo ai monti Pirenei, che va dal promontorio Sacro fino a <qoello eh presso gli A rtabri, denominato Nerio (a). Quarto si il lato che muove da questo Capo e va fino alle estremit settentrionali de Pirenei. Ripigliando ora la nostra descrizione ci faremo a par lare delle singole parti cominciando dal promontorio Sacro. cpestp il punto pi occidentale non solamente dell E uropa, ma di tuttaquanta la Terra abitata : pe rocch questa termiqata verso occidente da due con tinenti che sono le estremit dellEuropa e della Libia, quella abitata dagllberi, questa dai Maurosii. Ma 1 estremit iberica nel promontorio gi detto si spinge circa mille e cinquecento stadii oltre quella di Libia. Il paese ivi contiguo con latina voce chiamasi Cu neo. volendo significare un cono. la quanto pi al promontorio stesso che spingesi^ in mare , rtemidoro che afTerma di esservi stato lo somiglia ad una nave ^ ma comprende in questa figura anche tre isolette, una delle quali rappresenta il rostro, le altre Vapolidi (3 )^
(i) Il capo San Vincenzo. ; (a) H capQ Finisterre. Questo lato poi non punto parallelo a quello de Pireaei. (3) Epotidi od orecchie diceTansi due. travi pi o meno lun ghe che nei vascelli antichi sporgevano a oiascun lato delia prora.

LISHO TERSO

^97

tutto con piccoli prti. Aggiunge che gli aBitanti so* gliono quivi mostrare nn tempio (TErcoIe; ma eh esso tutto una Suzione di Efro. Perocch non avvi altare n di Ercole u di verun altro Dio ; ma solo s iocontraao in parecchi luoghi tre o quattro pietre insieme raccolte, le quali per un certo costume tram m dto aib antico sogliono essere tramutale da forestieri, spac ciandosi poi che si muovano di per s stess. Che non lecito sagrificare in quel luogo, n approdarvi di n o tte , perch dicono che vi stanno allora glIddii: per quelli che vanno per vedere il paese pernotteno Tn ua villaggio vicino, poscia vi sbarcan di giorno provveduti di acqua, sapendosi che il sito n privo. Tutto questo pu essere, e convien credere che sia davvero : non cosi diremo di qdelle altre cose eh egli racconta come un uomo della plebe e volgare. Peroc ch Posidonio dice affermarsi dal volgo che il sole tra monta pi grande che altrove nei paesi bagnati dallOeano, e manda nn cotal suono come se il mai'e sibi lasse m entresso si estingue nel discendere al fondo. falso eziandio che la notte conseguiti immediatamente al tramonto del sole : mentre questo non accade immediataipente, ma bens poco dopo, siccome succede do vunque si trovano grandi mari. Perocch dove il sole discende dietro a m onti, il giorno dura a lungo anche dopo eh esso gi disceso a motivo della luce che si diffonde all intorno: ma sul mare il crepuscolo pi . breve, non tanto per che al tramontar del sole venga immediatamente appresso 1 oscurit della notte ^ e que sto quello che vediamo accadere anche nelle grandi

Sg8

DELLA CBOGHAFI DI STRBOHE

pianure. Rispetto poi alla mole del sole, l quale s nel tramonto oome nel levarsi apparisce maggiore che al> trove io viciaaniEa degli ampj mari, questo proviene dal sollevarsi in maggior copia i vapori dall acqua ; giac> ch per essere i vapori trasparenti trasmettono i raggi visuali, e questi col rifrangersi ci fanno parere gli og getti pi grandi che non sono davvero. Cos succede eziandio che se ngi vediamo il sole o la luna tramon tare o levarsi a traverso di una nube secca c leggiera (i}, ci paiono rosseggianti. E Posidonio afferma di avere scop'erta questa menzogna osservando egli stesso il tra monto del sole in Gadi ove stette ben trenta giorni. E nondimeno Artemidoro asserisce che il sole al tramonto pare col cento volte maggiore, e che la notte comin cia tosto eh esso tramontato. Ma eh egli abbia ve duto questo fenomeno stando sul promontorio Sacro non cosa credibile da-chi ponga mente alle sue pro prie parole. E veramente egli afferma che ntuno pu approdarvi di notte : dunque n anche in sul tramon tare del sole, s e , come egli d ic e , la notte precipita
(i) A< ttp tv t nf* Ai-7v. Lo Schneider sappoae cbe il testo sia alterato ; e farse (dicono gli EdL frane.) in luogo di dovrebbe leggersi A)vkv , bianca ; foichk una nube bianca i di necessit leggiera, procedendo la sua bianchezza dalla poca densiti dei vapori. L aggiunto di secca vuole in tendersi in questo modo , che quanto meno una nube spessa, tanto meno carica d acqua , e perci' pi accncia a tras mettere i raggi della luce. Non trattasi dunque di una secchezza assoluta , ma relativa , e quale possibile immaginarla in una nube.

LIM O TEKZO

99

sabito ^opo. N ha potato fare qaesta osservazione in veruna altra parte della spiaggia lango 1 Oceano 5 dac ch anche Gadi snll O ceano, e Posidonio ed altri parecchi attestano eh ivi succede il contrario di quello che rtemidoro asserisce. Della spiaggia poi che tien dietro al promontorio Sa ero, una parte il principio del fianco occidentale del* liberia, e va sino alla foce del fiome Tago ; P altra del fianco meridionale fino ad un altro fiume detto na (t) ed al luogo dov esso sbocca nel mare. Ambedue questi fiumi discorrono dalle parti orientali; ma il Tago, molto maggiore dell A n a, va diritto a metter foce nel fianco orientale; e lAna divergendo a mezzod abbraccia un estensione di paese abitata quasi tutta dai Celtici ed in parte anche da alcuni popoli di Lusitaiiia^ che i Romani vi tramutarono dalle regioni al di l del Tago. Nell)^ parli superiori (3) stanno i Garpetani, gli Oretani ed i Vettni in gran numero : e tutto questo paese medio cremente felice. Ma quello che gli vicino dai lati do( 1) Ora dicesi Guadiana. Osserva poi il Gossellin che il Tago, l Ana e il Beli (ora Guadalquivir) si piegano tutti e tre al mezzogiorno correndo al mare, sebbene il Tago devii meno che gli altri dalla linea retta. (a) S intende snperiori ai paesi fra il Tago e 1' Ana^ risalendo verso le sorgenti di questi fiumi. - I Carpetani poi occupavano la nuova Castiglia, dove sono ora Madrid, Toledo, Consuegra ec. Gli O ntani stavano al mezzogiorno di quella stessa provincia dove si veggono ora Calatrava, Giudad-real , Alcaraz cc. I Vettoni estendevansi in quella parie dell Estremadulra dove oggidi stamio Plasencia, Alcantara , TmziHo ec. (G.)

300

DBUA

g e o g r a f ia

b l STSABORB

rDte di mezzdgioroo non cede al confronto d qa^ sivoglia altra regione dlia Terra abitata nell' lbondanza di quanti beni producono il suolo ed il 'mare. E questo paese quello che il Bti attraversa ; il qual fiume piglia il suo principio in quelle parti medesime donde l hanno I Ana ed il T a g o , e nella sua gran dezza tiene per cosi dire il di mezzo fra questi due : ed esso pure sul principio discorre alcun poco verso occi dente come fa lna, poscia couvertesi al mzzogiorno', e sbocca nel mare da una stessa spiaggia con quello. Dal nome di questo fiume chiamano Betica tutto il pae se , che dicesi anche Turditania da suoi abitan ti, i quali si nominano Turditani e Turdoli (i). E v ha chi li reputa u a popolo solo., mentre invece altri li distin guono ib d u e , fra i quali Polibio ; giacch dice che presso ai Turditani dalla parte del settentrione abitatfo i Turdoli. Ma oggid non apparisce fra loro distinzione veruna. Credesi che costoro siano i popoli pi colti fra tutti gl Iberi : danno opera alle lettere , ed hanno re lazioni scritte delle antiche memorie ^ e poem i, e leggi in versi, dicono, da sei mila anni. Anche alcuni altri Iberi hanno una letteratura , la quale uon peraltro da per tutto la stessa, giacch non lo stesso n anche il linguaggio. Questo pae!se al di qua dallAna si stende verso lOriente fino alIOretania, e verso il mezzogiorno dalle foci dell A na, lungo la marina fino allo stretto delle Colonne. Ma necessario parlare pi minutamente
(i) Questi popoli occupavano le due sponde del fiume Guadal quivir per quanto si stende tutta la moderna Andalusia.

lIB B O TERZO

3oi

di qnsta regione e dei luoghi che le sono vicini, sic* cb se ne possano conoscere le bnone qualit naturali e la fertilit. F ra questa spiaggia sulla quale il Beti e P na sboccano ia mAre, e le estreme parti della Maurosia , cacciasi dentro lAtlantico, e fa lo stretto delle Colonne, per mezzo del quale il mare interno si unisce collesterio* re. Quivi Galpe ( i) , monte di qnegllberi che si chia< mano Bastetani o Bastuli ^ il quale nella circonferenza non grande, ma tanto eccelso ed erto che da lontano par che campeggi isolato. Chi esce navigando dal Me diterraneo nel mar esterno ha questo monte alla de stra ^ ed a quaranta stadii da quello Calpe (a ), citt considerevole e antica , e , gi tempo , arsenale degri> beri. Alcuni dicono eziandio che la fond Ercole, e nel numero di costoro anche Timostene. Il quale afferma che anticamente fu denominata anche E raclea, e che quivi soglionsi far vedere un gran ricinto, e stazioni di a v i. Yien poscia Mellasia dove si fanno salsumi^ e poi la
(i) Ora GibilUrra. (i) Gli E d it frane. leggono invece Carteja seguitando il Casaubono ed il Bochart. Ma n il Wesselingio n il Coray ere deltero di dover adottare questa variante. II Gostellin nota che v ebbero nel luogo di cui parla Strabene, due citt, Carteja e Calpe : che le rovine di Carteja sussistono ancora nella 'baia di Gibilterra,' sotta il nome inoderoo di Rocadillo: che la situazione di queste rovine corrisponde precisamente alla distanza di 4 stadii posta dal nostro Autore fra i l monte e la citt ; sicch viene ad essere pienamente giustificata la corre^gpe proposta dal Casaubono.

3oa

DELLA GEOaitAFlA DI STRABOICE

citt di Belo (i) col fiume di questo nome : d onde tra> gittansi principalmente a Tingi nella Maurosia le merci e i salsumi gi detti. Vicin di Tingi vebbe gi Z ele, ma i Romani la trasportarono sulla spiaggia dlberia, e v'ag* giunsero nuovi abitanti fatti venire da Tingi; ed alcui vene mandarono anche dei proprii, La nominarono lu /ia Iota. Pi oltre sta Gadi (a), cui uno stretto di mare isoleggia dalla Turditania, lontana daCalpe circa settecento cinquanta stadii, ovvero ottocento come as'* erisGono alcuni. Quest isola in tutto il restante non si distingue punto dalle altre ; ma pel coraggio de suoi abitanti nelle cose di m are, e per la sua amicizia coi Romani crebbe sifTattamente in ogni maniera di prospe* xit, che sebbene sia l ultima della terra (3 ) , nondi* meno pi rinomata di tutte l isole. Ma noi ne par leremo quando ci faremo a trattare anche dell altre. A Gadi seguitano il porto detto di Menesteo (4 ) e le lagune prsso Asta e Nabrissa (5 ). Chiamansi lagune al cune vallate empiute dal flusso del mare, sicch a guisa di fiumi si possono navigare per condursi alle regioni in teriori ed alle citt da cui le vallate medesime sono cinte.
(1) Belo, ora Balonia, h aVouest di Tari/a. La citt di Tingi menzionata subito dopo Tanger nell Africa. (2 ) Cadice : in greco T iS iif , Gadeira. (5) S intende 1 ultima fra le isole frequentate dai Greci e dai Romani : del resto le isole Fortunate, l Inghilterra e l Irlanda erano mollo pi lontane. (G.) (4) Ora di santa Maria. (5) Ijoggasi col Coray : ) i

Hi^firrxn.

LIBKO TERZO

3o3

Sbito dopo la bipartita foce del Beli ; e P isola che dalle due bocche viene abbracciata descrive nna spiag* gi di cen to , e , secondo alcuni, anche di pi che cento, stadi!. Col intorno loracolo di Menesteo, e la torre di Cepione che innalzasi sopra una pietra circon* data dal mare, ed mirabilmente costrutta (come il F aro ) per la salvezza dei naviganti. Perocch il fango che il fiume^Itta allinfaori forma quivi debanchi, ed il mare che gli sta dinanzi anche sparso di scogli, sic ch v ha mestieri di qualche visibil segnale. Di quivi si naviga a ritroso del Beli, e trovansi la citt di Ebura e il tempio di Lucifera (i) cui chiamano I mcb Dubbia. Appresso vengono le altre lagune navigabili, e poscia il fiume na, anch esso con due bocche, ciascuna delle quali pu navigarsi : ed ultimo finalmente il promon torio Sacro distante da Gadi meno che due mila stadii. Alcuni dicono che dal promoptorio Sacro alla bocca dell Ana v hanno sessanta miglia ; cento dal promon torio stesso alla bocca del Beti^ e settanta di quivi a Gadi. CAPO II.

Dela Turditam a o B etka.

Al di sopra delia spiaggia marittima che s incontra prima dellAna giace la Turditania che il Beti attraversa. La circoscrivono verso occidente e settentrione il fiume
(i) T* r t f <h/T^Sf*9 lift. II soprannome di vlfera , o apportatrice di luce lo davano i Greci a Diana.

lu-

3o4

DELLA GEOGRAFIA DI-STRABOHE

A n a , verso levante alcuni dei Carpetani e gli O retani, verso mezzogiorno qne Bastitani che fra Calpe e Gd occupano un angusta spiaggia. Tanto poi il mare fino air A na, come i Bastetanl gi detti e il paese al di l delP Ana e molti popoli circonvicini, dipendono dalla Turditania. L estensione di questo paese cos nella lunghezza come nella larghezza non pi che duemila stadii. Avvi un numero stragrande di citt ( duecento per quello che si racconta ) , fra le quali si conoscono principalmente quelle fondate sui fiumi, sulle lagune e sul m are, giovandole in ci la loro posizione. Ma di fama e di potenza crebbero massimamente Corduba (i), fonda^ da Marcello, e la citt di Gadi ; questa a mo> tTO della sua marina e per essersi unita con alleanze ai Romani ^ quella per la bont ed ampiezza del suo lo , e per tutti quegli altri vantaggi che le sono arre? cati dal Beti. Abitaronla da principio alcuni uomini scelti fra i Romani e fra i nativi di quella contrada ; e fu questa la prima colonia dai Romani inviata in que luoghi. Dopo Corduba e. Gadi illustre la citt d Ispali, colonia de Romani ancor essa, dove anche al pre sente si fa gran commercio : ma Beli (2) la supera
( 1) Cordova lungo il Guadalquivir nellAndalusia , patria dei due Seneca e di Luc&no. (7^ Strabone il solo autore che parli di una citt detta Beti. F ra le congetture raccolte dagli Edit. frane, si possono ricordare le due seguenti: l una che Beti fosse una citt fon data da Cesare per collocarvi i suoi veterani vicinissima ad Ispali e con questa incorporata poi e coofiwa: laltra che invece di Be-

LIBRO TBBZO

3o5

di ri{nitazione e pr' aVerla di recente ripopolata i sol* dati di Gsaire, com nnipe noo sia splendidamente fab< bricata. Appresso a queste citt trovasi Ita lic a , e ^ Ilipa (i) lungo il Bti : pi& da lungi stiga, Garmona ed Obulco. Sonvi anche > quelle nelle quali i figliuli di Poofipeo furooo debellati, cio M unda, Atetua , Ur'^ sona,'>Tncis, Giulia, E gua; tutte non molto distanti d Gorduba/ Monda in qualche modo divenuta me* tropli di tutta questa regione. Essa discosto da Garteja mille e quattrocento stadii (a). Quivi ripar Gneo Pompeo dopo che fu sconfitto^ d onde poi essendosi imbarcato, approd a non so qual luogo montuoso im minente al mare , e vi (ii ucciso. Sesto suo fratello, sal vatosi in Grduba, dopo avere per breve tempo guer* reggiato nellIberia, and a ribellar la Sicilia, e di quivi cccito nell A sia, e preso dai generali di Antonio, lasci la vita in Mileto. F ra i Celtici conosciuta principalmente Gonistorsi,
Il debbsi leggere Leplis ", citli di cui pari lAutore del libro de Blt Alexandrino. (r) Italica, p tr ia dgl imperatori Trajano ed A driano, e del poelA ' Stli soprannomato Italico, ' ebbe a fondatore Scipione che v i colloc i.suoi iovalidi. - Ilip a, patria di P lio io , dal d Anville collocata dove ora trovasi Alcala. - Astiga Eeija. Carmona conserva il suo nome. - Obulco risponde al luogo detto ora el castello de la Mandava. (Eldit. frano.)

(3) ^Itfi l*gg(U)9 sei mila e quaUrocettto. Il Palmier propone di leggere quattrocento ses santa. Da Monda a Cartaja , in linea retta, v hanno al pi i3
leghe, corrispondenti a 45o aUdii di
700.

(G.)
10

StAAtodE ', tom. IL

3o6

della

G E O G R tflA D I CTRBONE

e poi Asta, nella quale i Turditani fanno le loro adu nanze , fondata snile lagune e rimpetto al porto deU l sola-{Gad! ) a poco pi che cento stadii. Le rive del Beti sono abitate da mokissidie genti, e nairigasi contro il suo corso per lo spazio di d r c a mflle e duecento stadii dal tare fino Gordiiba ed an che ai luoghi un poco al disopra di questa .citt: e. sono con grande diligenza colUyate tanto le^ spiagge quanto le isolette del fiume, al che s aggiunge eziandio lame^ nit della vista, per essere qne' luoghi ben coltivati con bQschi e con altre opere di piantagioni. Fino ad Ispali dunque si ascende con grosse navi d carico per lo spa^ zo di quasi cinquecento stadii : ina di quivi alle citt superiori insin ad Ilipa, si va con navi minori.' Dopo Iltpa fino a Gorduba si adoperano scafe da fitimc, i quali oggid si costruiscono di pi parti inisime congiunte, ma anticamente facevansi di un sol tronco scavato. Al di sopra di. Gorduba per andare a Glstona, iliBeti non pi navigabile. Paralleli al Beti si stendono alcuni dossi di monti che accennano al settentrione^ e dove p i , dpve menq si accostano al fiume, e sono abbondetoli di miuiere. Copiosissimo l argento nei luoghi vicini ad Ilipa d a Sisapona , tanto l antica quanto la nuva (i). Presso alle cosi dette Coline trovasi rame ed oro.
() Sisapona veccbia oggi Atmade. La uiiOva l^sapotia potrebb* ssere, secondo Lopez, Guadaleanal. primo di questi luoghi, avvi una miniera di cinabro ; nel Sceondo -nna miniera dargento. - Rispetto alle. Colme o (come dice il traduttore ita liano) Colina, le congetture sono incertissimi. (Edit. frane.)

tin o

TERSO

3o7

Alia sinistra pertanto di chi naviga so quel fiume si veggono queste mntagoe : alla destra avvi una grande pianura elevata, fertile j con alti alberi e buoni pa* scoli. Anche P na navigabile ( i ) , non per con navi si grandi n per un tratto di paese s lungo ; e lo fian cheggiano monti con miniere, stendentisi fino al Tago. Ora i terreni dve si trova miniere sono di necessit duri sterili, quali sono appunt i liioghi contigui alla Carpetania, ed ancor pi quelli che si congiungono coi Celtiber. E tale pur anco la Beturia, le cui pianure dalla parte dell Ana sono arsicce. Ma la Turditania di mirabile fertilit : e mentre essa produce ogni cosa, e ogni cosa in ^ a n d e abbondanza, le sue ricchezze raddoppiassi dalla facilit di portarne le produzioni al di fuori. Perocch il superfluo di questo agevolmente si vende altrove per. la moltitudine de mercatanti che lo trasportano sulle proprie stavi. E servono a questo van^ taggio i fiumi, ed anche le lagune, le quali ( come gi dissi) sono simili ai fiumi, ed al pari di quelli si possono navigare non slamente con piccoli legni, ma si anche eon grandi, andando dal mare alle citt dentro terra. Perocch (utto il paese al di l dalla spiaggia, fra il {WQODontorio Saro e le Colonne, tutto una pianura ^ di9v sono in pi luoghi alcune cavit che dal mare
(i) La lezione comune fV itStmt l it w X tvt, parve giastamente corrotta al Silandro. II Casaubono propose di leggere S* variante segaita dag liE d it frane. MlU loro versione, e trasportata nel testo dal Goray.

3o8

DELLA G E O G B A FU D I STHABOME

stendendosi per lo spazio di molti stadii, conduccuo nell interno, simili a piccole valli od anche ad alvei di fiumi. Le maree nel loro gonfiarsi empiono quelle cavit per modo da potervisi navigare non meno che sui fiu> m i, ed anzi meglio: giacch gli come chi navighi a seconda di una corrente , senza incontrare verun osta colo , portandonelo la marea che si diffonde a guisa di un fiume. E le maree sono maggiori in questi luoghi che altrve^ perch il mare trovandosi, da quel gran pelago eh esso , angustiato nello stretto formato dalla Maurosia e dalllberia (i), Rimbalza, e si diffonde natu ralmente in que luoghi ai quali le rive gli aprono il passo. Alcune delle dette cavit poi votansi nel tempo del riflusso : alcune non rimangono mai senz acqua : ed altre hanno anche alcune isole dentro di s. Tali sono pertanto i ifTondimenti del mare fra il promon torio Sacro e le Colonne; maggiori che negli altri pae si. E di qui viene per certo un grande vantaggio a co-^ loro che danno opera alla navlgazicme : perocch la marea forma parecchie e grandi la ^ n e Navigabili per lo spazio di' ben ottocnto stadii (2) j sicch in certo modo si pu visitar navigando tutta quella regione, e riesce agevole tanto il trasportarne le meri quanto il condarne col. V ha - nondimeno anche qualche disag gio : perocch le maree urtando con troppa forza con tro la corrente (3) dei fiumi fanno molto pericoloso il
( 1) (a) (3) zione Lo stretto di Gibilterra. La lezione ordinaria etto. Leggo.col Coray rji f i n i rS t comune rii fir ti.

in luogo della le

LIBRO TERZO

SoQ

navigare sovr essi tanto a seconda quanto a ritroso. Ed anche > 1 riflosso ha in quelle lagune i suoi mali : giac ch facendosi con impeto comspondente a quello con cui il flusso^trabocca ed inooda, avviene che per la celerit le navi siano spesse volte lasciate in secco : e i bestiami condotti sulle isole formate dai fiumi mentre* ch la marea non s* per.anco gonfiata, talvolta sono col sopraffatti dall inondazione e affogati ^ talvolta vi si trovano invece abbandonati pel subito ritrarsi delr acque, e sforzati al ritorno, non hanno vigore che b a sti, e vi muoiono (i). . dicesi che le mandre de' buoi avendo osservato questo fenomeno, sogliono at tendere il riflusso deir acqua per ritornare a terra. Gli uomoi pertanto conoscendo la natura dei luoghi, e come le lagune possono quivi somministrare gli' stessi vantaggi ehe i fium i, fondarono lungo quelle e citt d altre abiUzioni, come suol farsi lungo le rive dei fiumi. Tali sono A sta, Nebrissa, O noba, Sondba, Menoba e molte altre. Ed alcuni canali scavati qua e l rendono agli abitanti pi grande questo vantaggio di potersi trasferire da un luogo alP a ltro , e comunicare sia fra di loro sia con quelli al di fuori. Ed il concorso

(i) n testo in tutto questo periodo dubbioso e in alcune parti evidentemente corrotto. Forse lAutore volle indicare come i bestiami condotti per nave alle isole dei Borni corronb col4 un doppio pericolo, o di esservi sommersi quando la m ana a pre cipizio si gonfia, o di affogare quando i pastori li sfonano a guadare il fiume che nel riflusso, per mancanza di acqua, non pu pi essere navigato.

3 lO

BEI.I. C E O G R IF U DI STBABONE

delUacqtta nelle graadi piene gi dette giova aTtresI col rendere navigabili anche gP istmi che disgiungono i fiumij sicch poi si pu passare dai fiumi alle lagune^ e da queste a quelli. Tutto il commercio di questo paese colP Italia con Roma : ed ha una comoda navigazione fino alle Co lonne (se non qoanto alcun poco difficile nello stret>> to ) , e poi anche nel nostro mare ; perocch tutto il viaggio si compie sotto on buon clim a, prineipalmento chi naviga n ell'allo , ci che riesce utilissimo ai legni mercatanteschi. Hanno poi i venti che soffiano con ni certo ordine.. E giova a quelle genti anche la pace pre sente, dacch i corsari sono stati distrutti ^ sicch i naviganti godono una sicurezza compiuta. Posidonio poi dice di avere osservata una cosa particolare nel navigar dall Iberia ^ cio che in quel mare fin al golfo della Sardegna gli euri spirano etesii sicch egli appena in tre mesi pot arrivare in b a lia , trasportato talvoha atte Gimnesie , talvolta alla Sardegna , od alle^ spiagge della Libia rimpetto a quest isole. Dalla Turditania si trae gran copia di framento e di vino, ed olio non solamente molto ma squisito r ed oI tre a questo se ne cava anche cera e mele e p ece, e molto cocco j e minio non punto inferiore alla teiTa di
(i) Biconti etesii quei venti che sofllano ordmariamente- fa i certe stagioni dellanno. Gli euri poi sono venti che traggono da oriente ad occidente , e perci' ritardano la navigazione di chi viene dalla Spagna iti^ Italia.

LIBRO TBKCO

3l 1

5 iiiop (i). Anche i navigli si fanao di legname crescioto in qaella provincia, nella quale trovans inltre sai fos n i e , e correnti non jMCcole di 6ami salati : e si trag gono ndn solamente dalla Turditania, ma s anche dalr altra spiaggia fuori delle Colonne copiosi salsnmi non inferiori a quelli del Ponto. Anticamente portavasi fuori di quella provincia imche gran quantit di abiti di lan a ; ed ora invece soltanto lana che vince di beljeEM quella de Cerassi ; d onde un montone da rama suol pagarsi un talento. Grandissimo pure il pregio delle stoffe che i Saltiati fapno incomparabilmei^le sottili. Avvi grande abbondanza (a) anche di pecore di selvaggina. Di animali nocivi invece scarsissimo quel paese, fuor c e rti, simili a lep ri, che scavan la terra e sono da alcuni denominati leboridi (3 ), i quali rovinano le piante ed i sem i, rosicandone le radici. Questo male accade in quasi tutta la Spagna e si stende fino a Marsiglia , e danneggia anche le isole. raccontasi che gli abitanti delle Gimnesie manda rono un tempo ambasceria ai Romani domandando un qualche altro paese dove potessero tramutarsi, perch questi animali cacciavanli fuori del loro proprio, n essi valevano a vincetli ; tanto erano numerosi. Contro
(i) Strabene parla di questa terra nel lib. zi. (i) L espressione del testo fS-rr cTi fitn tiifiilu t fd-o/Vt. abbondante abbondanza di pecore, parve al Casaubono uneleganza, agli Edil. frane, ed al Coray una scorrezione. Vol lero dunque leggere itivece airftf abbondanza di

cui pub luomo godere senza fatica. (3) Altri leggono leberiJi.

3 ia

DELLA G K O eiU F U DI STRBOHE

uoa ta n ta , quasi vorremmo dir , guerra {la qoal&Aa accade per sem pre, ma solo per quidche corruzione -dell aria) poterono arer bisogno di cosiffatto rimedio: -del resto contro i casi ordinarii furono trovate^ moke maniere di caccia : e nuU'ono a cotal fine studiosamen te certi^ furetti salvatici che la Libia produce; poi, dopo iaver cliinsa loro la bocca, gl introducono nei forl^ ed essi colle unghie traggono fuori quanti leboridi pos sono ghermire, o li costringono di fuggirsene all aper* to, dove sono pigliati dalle persone quivi a tal uopo appostate. L abbondanza degli oggetti che porlansi.fuori, della iTurditania fatta manifesta dalla grandezza e dalla moltitudine delle navi. Perocch l e . navi da merca ntanti che da quel paese vengono a Dicearchia (i) e .ad O stia, arsenale di Roma, sono grandissime, e nel numero quasi gareggiano con quelle di Libia. . Tale il paese della Turditania nel suo .interno : la siia spiaggia poi potrebbe dirsi non meno felice pei beni che le vengon dal mare. Perocch le ostriche e le con chiglie d ogni generazione e grandezza abbondano in tutto il mare esteriore, ma principalmente isu quella spiaggia di cui ora parliamo; perch ve le fanno cre scere i flussi e riflussi gi d e tti, essendo ben naturale eh essi contribuiscaDO a renderle numerose e grosse formando un gran numero di stagni o di lagune (2).
(i) Pozzuolo. (^) Leggo cogli Edit. frane, e col Coray cTi* iu luogo di

LIBH TBRZO

3 l3

L o .sU u o diclEui di tatti i cetacei, ^gii origi,' delle &lene, e d e i fiseteri. Quando questi ultimi soffiano in a lto , coktro cbe stanno da lungi a guardare veggono quasi una nube ib ibrm a di colonna. Anche i congri crescono quivi in gcossesza poco men che di belve, e soverchiano di gran tratto nella mole quelli che trovansi presso di n oi^ e vi sono anche murene e pi altre generazioni pesci. Dicesi che a Garteja vhanno buccine e por pore corrispondenti a dieci cotli (i) ; e lungo la spiag gia esteriore, congri e murene di pi che ottanta mi ne , polipi del peso di un talnto , tentidi (2) di due piedi , ed altri pesci di simil fatta. Vi concorre anche gran quantit di tonni pingur e grossi dalla spiag* gi ch al di fuori delle Colonne, e si nutrono delle ghiande di una specie di quer<iia che cresce sul mare ^ pianta assai piccola che porta un grossissimo frutto. Abbonda quest albero anche in fra terra n e irib e ria , con grandi radici quali' si converrebbero ad una vera quercia, ma AelP altezza poi minore di un piccolo arbusto : i tuoi frutti sono tanto abbondanti, che dopo la m atnrit, gittandoli in fuori le m aree, n piena tutta la spiaggia dentro e di fuori delle Colonne ; ma a misura che si procede all indentro si trovano sempre minori. Polibio afferma che di queste ghiande se ne mandano fino nel L azio, se pure ( soggiunge ) non ne producono anche la Sardegna e il paese a quella vicino. Anche i tonni, provenienti dal mare esterno, quanto (1) 11 cotUo era una misura di liquori. (a) 11 pice calaniMo.

3 14

DELLA OEOGKAFIA DI STRABORE

pi 81 avvicinano alle Colofane, tanto piii impiccioli> scono per mancaza d nutrmento : e dicesi pfae qne> sto anitnale vive lungo le spiagge ( ) , si notredi ghian de e ne ingrassa a dismisura ^ e per quando v ab* bondanza di ghiande abbondano anche i touni. Dopo tutti questi beni che trovansi nel paese della Turditania, degna di grande considerazione e meravi glia l abbondanza delle sue miniere. Ben 3 vero che tutte le regioni d Iberia ne sono piene, ma non sono poi tutte cos ricche anche di frutti e cosi piacevoli come la Turditania ; e men delle altre quelle che pi sono copiose di metalli. Rado che una stessa provincia abbondi di entrambe coteste produzioni : ed rado eziandio che dentro un piccolo paese vi sia abbon danza di metalli d ogni qualit. Ma la Tnrditania e il paese ad essa contiguo vince ogni discorso di chi pigliasse a lodarne questa sua dote. Perocch n loro, n l'argento, n il rame, n il ferro non fu trovato tnai fino ai di nostri in nessun altra parte della trra, n in tanta copia, n di tanta bont. E l oro non solamente si cava dalle m iniere, ma ben anco si raccoglie : per ch i 6 umi e i torrenti portano seco una sabbia do ro ,
(i) La lezione comune tT ,a/ r* ri Ttit. Ma poich non vero che il tonno si trovi solo vicino alla spiaggia, il Casaubono vorrebbe leggere t T m / t vt

Tttt , T. A., cio che il tonno sia una specie di porco marino.
Il Brquigny ed il Thyrw ilt adottarono questo senso , ma eoa qualch variet nella lezione. Gli Edit. frane, ed il Coray leggono TI v f tlixxw 7tt T ri7o, e traducono: ce poiston lie ti plus gras que les autres poissons, que paree quil ec.

L i t a o TEKZO

3 l5

la qaale si trova in pi parti anche nei Inogfai aseintU. Se non che quivi 1 oro non apparisce, mentre per lo contrario nei siti bagnati dall acqua le granella di qne sto metallo rilucono : il perch poi gli abitanti spargen* ^ dell'acqua dov essa manca, fanno s che loro na scosto apparisca. Oltre di ci collo scarar pozxi e con altre arti da loro immaginate, pervengono a lavare la sabbia e ne traggono fuori l oro : sicch al presenta sono pi i luoghi destinati a lavar P o ro , che quelli d onde si cava. I Galati poi si vantano che le mi gliori miniere sono le loro^ s quelle del monte Cem> meno, come quelle che trovansi ne Pirenei ; tuttavolta sono tenute in pi pregio le miniere al di qua di quei m onti, dove si dice che insieme colla sabbia^tell Oro trovansi qualche volta anche masse di questo metidlo del peso di mezso litro (dette poi pale), le quali hanno bisogno di poca purgazione. Perocch dicono che spac cando le pietre vi si trovano de globetti simili a poppe. Cotto poi l oro e purgato col mezzo di una certa terra alluminosa , ne rimane lelettro : e perch questo v una mescbianza d argento e d oro , perci posto a cuocer di nuovo se ne brucia via P argento, e resta lo ro , per essere la naturale sua (rma facile a fondersi e pin gue (i). Quindi anche l oro si fonde colla paglia me li) Non pu riceversi la lezione ordinaria : yif. i llwct XiB-mSnt, per la cootraddizione che porta seco T es sere uoa cosa islessa facile a foodersi e della natura della pietra. Fra le emendazioni preposte dal Salmasio e da altri pare da preferirsi qnella del Coray, il quale cambia il in XiwmCon questo vocabolo, egli dice, si viene a soggiungere ! cagione per cui I oro facilmente si fonde.

3 l6

DELLA G E P G R i^ U DI STIUBONE

glio che :doD ltro ; perch quella fiamma luggiera si coai a,questo metallo che cede e fi^bdesi facilmeate ^ ma il carbone ne-cousom a gran^ parte , sciogliendolo con troppa veemenza e facendlo svaporare. Ne letti dei fiumi si raccoglie, e lavasi quivi appresso in conche^ ovvero si scava un pozzo, e si lava la terra che se ne tre (>) Le fornaci poi delP argento sogliono costruirle elevate, acciocch il fumo di quelle glebe si disperda nell alto: perocch incomodo e pernicioso. Alcune jniniere di; rame dicoQsi miniere d oro ^ d onde argo mentasi che in antico vi si scavasse questo metallo, i Posidonio pertanto lodando il gran numero e la bont delle miniere non si astiene dalla consueta sua retlor ic a , ma come entusiasta esce in iperboli. Per prote sta eh egli non ricusa di credere a quella favola, se* condo la quale essendosi una volta incendiati i boschi, la terra liquefatta mand ribollendo alla superficie lar gento e l oro che aveva dentro di s ^ d onde poi ogni monte e ogni colle tutto .materia da far monete ac cumulatavi da liberale fortuna. E in generale , soggiun ge , chiunque vedesse cotesti luoghi direbbe che sono i tesori inesauribili della natura, o lerario dun perpetuo principato. Perocch, dice, non quello soltanto un paese ricco \ ma anche nelle viscere del terreno v ab bondano i tesori ; sicch presso quelle geuli abita ve ramente sotterra non Plutone, ma Piato (2). Cosi Posi donio parla di queste materie con un linguaggio pom' 0) lezione dod qui sincera. ;t(a) P/u/o era il Dio delle riccheue : Fiutone il Dio dell in ferno.

tlB R O T M K O

poso e prolisso; come se traesse aoci egli da una mi-' niera le sue parole. Descrvendo poi la diligenza di co*' loi^ ehe lavorano intorno ai metalf reca in mezzo lo parole di Falereo, il quale parlando delle miniere d'ar gento dell"Attica disse clie gli nomini scavavano quivi' con tanta assiduit, cme seglino s rmmagioassero di' poterne trar fuori Io stesso PInto. Somigliante alla co storo diligenza ed operosit dipinse Posidonio quella del Turditani nello scavare dentro alle ' tortuose profondit della te rra , e iielP asciugare i^olle viti egi ziane (i) i fiumi che in quelle spesse volte fa loro si at> traversano. Ma la costoro sorte non ugual a quella di chi lavora nelle miniere dell'Attica; ai quali potrebbe applicarsi quell antieo enigma: Non hanno preso tutto ci che trassero dalla terra ^ e vi habao lasciato ci che possedevano. Perocch ai Turditani )no per lo contrario soprammodo fruttuose; siccome quelli che dalle miniere del rame cavano una'terra di cui u n a quarta parte metallo ; e coloro che- danno opera alle miniere d argento ne traggono ogni tre giorni ^quanto equivale ad un talento d Enbea. Dice poi che lo stagno non si rtroira punto sulla su perficie del te rrc o , come hanno spacciato gli storici,' ma sibl^ne si scava : e che si genera fra i bsrbtarifal dii sopra dei Lusitani y e nelle > isole Gassitendi, olbredi anche dalle isole britannrche se neipocta a Marsigli; e
(i) La vite ^ Archimede detta egitiana perch la invent dorante il suo viaggio in Egitto. Yeggasi Diodoro Siculo, lib. f, cap, 3 4 ; lib. V , cap. Sy.

3 l8

DELLA GEOaaAFIA DI STRABOHE

che fra gli A tlabr, che sono le ultime genti della Lu> sitania a ponente ed a settentrione, la terra sparsa di un fior d'argento e di stagno, e di qnello che dicesi oro bianco per essere mescolalo coll argento. Cotesta pol ve , soggiunge, la portano i fiumi ; e le donne la rac colgono con rastrelli, poi la lavano facendola passare per cannicci collocati sopra un cestello. Questo dice Posidonio intorno alle miniere. Polibio facendo menzione di quelle che sono presso a Cartagine nuova, dice che sono grandissime, a venti stadii dalla.citt. Che abbracciano un circuito di quat trocento sladti f dove stanno quaranta mila lavoratori, i quali al sno tempo producevano al popolo romano veoticinque mila dramme ogni giorno.E qui io passo sotto silenzio tutte le altre operazioni che a dirsi sarebbero troppo lunghe. Egli poi dice che la gleba d'argento rac clta si rompe e si crivella in istacci sull'acqua: poi di nuovo si rompe quel che rimane e crivellasi ripetutam ente; finch liquefacendosi ci che resta la quinta volta, il piombo svanisce, e ne riesce un argento puro. Sussistono ancora quelle miniere d argento., m a n quivi n in altri luoghi non appartengono pi alle Comuni, e si sono cambiate in possedimenti d cittadini privati. Quelle dell oro invece sono tuttavia popolari per la maggior parte. Quivi p o i, a Castalona ( i ) , ed anche in alcuni altri luoghi avvi un metallo d lina spe cie particolare ; ed un piombo fossile , a cui s trova frammista una piccola quantit, da rg e n ^ , QOi.tQta
(i) Caslona.

UBIO T B M O

3 19,

peraltro che il porgamelo possa toroar vant^gioso. Nod molto lontano da Castalona avvi anche quel monte da cui si dice che scorre il B eti, e lo chiamano Ar genteo a cagione delle miniere di qnesto metallo che vi si trovano. Polibio afferma che TAna ed il Beti (i) provengono dalla Geltiberia, distanti 1 nno dall'altro circa novecento stadi!: perocch i Celtiberi essendo cresciuti in potenza diedero il proprio nome a tutto 4L paese che confina con loro. Pare che gli antichi chiamassero Tartesso il Beti, ed Erithia Gadi colle isole circonvicine: e cosi dicono do> versi interpretare quel passo di Stesicoro intorno alla greggia di Gerione, cip, ch'essa nacque rimpetto quasi all'inclita ^rilAia, presso le fonti inesauribili del Tar* tesso-, che han le radici d argento trja le pietre delle caverne (). Essendo poi due le foci di questo fiume, fama che anticamente fosse fra l'uaa e laltra fabbricata una citt chiamata dal nome del fiume, Tartesso ; e che quindi Tartessida si nominasse il paese occupato ora dai Turduli. Anche Eratostene afferma che il paese contguo a Galpe si chiamava Tartessida, e cosi anche l isola fortunata di Erithia ^ al quale peraltro contrad dice Artemidoro, e sostiene che questa asserzione di Eratostene falsa, come anche quell'altra, che il pro( 1) n Guadiana ed il Guadalaquivir. (3 ) It Casaubono si meraviglia a ragione che Stesicoro collochr le sorgenti del Tartesso o del Beti (ora Guadalaquivir) quasi rimpetto a Cadice. Per gli Edit. frane, credono - eh egli come poeta nomini le sorgenti in luogo di tutto il fiume.

320

DELL GEOGHFI IH STRABONE

montdro Scro sia distante da Gadt la navigazione di; cinqu* giorni, ntentre non vhanno nel vero pi& che miHe e settecento stadi! : che quivi finisca il flusso e ri flusso del m are, il quale per lo contrario succede in tutta quanta la periferia della Terra abitata: e finaW mente che sia pi agevole il passare dall Iberia n ^ la Celtica per terra nelle parti settentrionali, di qaello che navigando sopra l Oceano (i). E in generale (dice* Artemidoro ) Eratostene asserisce il falso dovunqne presta fede a Pi^tea, autore sfrontatamente bugiardo. Ma Omero che molto seppe e molto narr ci d a co noscere che non gli furono ignote nemmanco queste regioni, qualora noi vogliamo dirittamente considerare le opinioni di tutti coloro che hanno interpretate le sue parole, dei quali gli uni p i , gli altri meno s ac costarono al vero nell intendere ci chegli ne dice; Meno accostaronsi al vero coloro i quali credono che gli considerasse Tartesso come l ultimo punto ocei-< dentale, dove in grembo all Oceano
La splendida cadea lampa del sole , V atra notte traendo su la terra {i)..

Ora egli manifesto che la notte di mal augurio e di natura consimile allO rco, e questo a lT a rta r 5 e per congetturano alcuni che avendo Omero sentito far men zione di Tartesso, di qui abbia denominato poi Tartaro il pi profondo dei luoghi che si trovan sotterra ^ p o i, conservando il costume poetico, vi abbia aggiunte le
( 1) Nihil habeo, dice il Gasaub., quo locum hunc emendenti (1 ) Iliad. , lib. v ili, V. 485.

i m e TEKro

3ai

le favolose invenzioni. Cosi per avere saputo che i Cimmerii abitavano in luoghi'settentrionali ed oscuri vicino al Bosforo, li colloc- vicini alP inferno. Ma forse ci fece anche per quell odio che gl Ioni! por tano cmnnemente a questa nazione ^ perocch nei tempi di quel poeta o poco- prima fecero i Cimmerii un scorreria fino all Eolia ed all Ionia. Finse del pari le isole Plancte (i) p^Iiaodone l idea dagli sco gli C anei, come colui che si studi sempre di trarre dal vero le sue favolose invenzioui. Perocch im magin certi scogli pericolosi come si affermava ch fossero i Cianci y detti per questo anche Simplegodi ( a ) , e poi v aggionse anche il racconto di Gia sone che vi pass navigando nel mezzo. E lo stretto dlie Colonne ,e quello della Sicilia gli suggerirono la ftivola degli scogli erranti. Pertanto, inteipretar male Omero, potrebbe dirsi che nella invenzione del Tartaro da lui fatta menzione di Tartesso : a interpretarlo poi bene, ci4 potrebbe congetturarsi da qufesti altri ar gomenti. Perocch le spedizioni, di Ercole e dei Fenicj fino a quel paese gli fecero conoscere la ricchezza e la dappocaggine degli abitauti, i quali si lasciarono superar dai Fenici per modo che la maggior parte d elle.citt nella Turditauia e ne luoghi circonvicini sono ora abitate da questi. E parmi eziandio che la spedizi(Mie di Ulisse in que luoghi, raccontata da lui, gli abbia dato motivo di trasportare lOdissea, come anche
(i) Cio isole erranti. (a) Cio UrianUsi Jra lorov

S r tjto s s j tom. II.

ai

322

D E L L l G EOCB FIi DI STHABONE

l Iliade, dai falli reali alla poesia, cmponendon irn favoloso racconto secondocb hanno in costume i poeti. Perocch non solamente ne danno indizio i lue* ghi d Italia e di Sicilia ed alcuni altri, menzionati ia quel poema ; ma anche nell Ibera sogliono ricordarsi una citt detta Ulissea, e un tempio di M inerva, e mille altri vestigi degli errori di quell E ro e , e di al tri sopravvissuti alla guerra di T r o ia , la quale riusc funesta del pari ai Troiani ed a coloro che ne distrus* sero la citt, E nel vero costoro riportarono una wf toria Cadmea (\)\ giacch le private loro cose nanda* rono in rovina, e quella parte del bottino che tocc a ciascuno di essi fu di piccol momento. Laonde poi he segu che si diedero al ladroneggio e i Tl-oiani scam* pati al pericolo della guerra, ed anche i Greci: quelli per trovarsi caduti nella miseria, questi per l vergo gna^ pensando ciascuno essere cosa turpe lo star /un-

gamente fu o ri del prprio paese e ritornarvi poi senza ricchezze. Cosi trovansi raccontate anche le peregri nazioni di E n e a , di Antenore e degli Eneti^ e quelle di Diom ede, di M enelao, d Ulisse e di altri parec chi. Il Poeta dunque, conoscendo le storie di quelle spedizioni nelle estreme parti dIberia, e la ricchezza e le altre buone qualit del paese ( di che i Fenici davan contezza) quivi finse la terra dei beati ed il campo E liso, dove Proteo dice che Menelao dovr andare :
Te nelV Elisio campo, ed ai confini
(i) A questo proverbio s! danno varie spiegazioni : esso per altro si usava a sigoifcare una vittoria dannosa oesuoi eflFetti ai viuciibri non meno che ai vinti.

UBHO TEKZO

3a3

JUandtrM della terra i Numi eterni lA V risiede Radamanto, e scorre Senta cura o pensier aW uom la vita. Neve non m a i , non lungo vento o pioggia Regna col ; ma di Favonio il dolce P iato, che sempre V oceano invia,

Quei JTrtunati abitator rinfresca (i).


Perocch la bont del clima e il dolce soIEo di ze firo sono doti proprie di quella regione , occidentale ma tiepida, e posta alP estremit della terra , dove abbiamo detto che Omero finse trovarsi l inferno : e quel Radamanto cV egli v'ha collocato dinota un luo go vicino a M inosse, di cui pure ebbe detto :
Minosse io vid i, del Saturnio il chiaro Figliuol, che assiso in trono, e un aureo scettro Stringendo in m an, fenea ragione alPombre (a).

J poeti poi che vennero dopo quei tempi favoleggia rono cose a queste somiglianti^ come a dire le spe dizioni fatte per rapire i buoi di Gerione ed i po mi d oro .dei giardini Esperidi^ e nominarono alcune isole dei beati ( ) , le quali sappiamo che anche al pre sente si mostrano non molto lontano da quelle estre mit della Maurosia che stanno rimpetto a Gadi. Io poi dico che tli questi luoghi diedero notizia i Fenici, siccome quelli he innanzi ai tempi dOmero occupa rono il meglio d Iberia e di L ibia, e rimasero pa droni di que' luoghi finch i Romani non abbatterono (i) Odiss. t lib. IV, v. 563. (a) Idem y lib. xi, v. S67.
(3) Le Canarie.

3^4

DELLA GK06RF1A DI STRABONE

la loro signora. E della rcchezza d Iberi abbiamo anche queste altre testimonianze. I Gskrtaginesi che vi approdarono sotto la scorta di B arca, secondoch nar> ran gli storici, trovarono che i Turditani servivansi di coppe (i) e di botti d'argento. E si pu credere che dalla molta loro felicit siansi denominati Macreor (a) gli abitanti di que paesi, massimamente i c a p i, e che per questo poi Anacreonte abbia detto : lo per me

non desidero n il corno di Jlmahea , n di regnare cento cinguant* anni a Tartesso. E d Erodoto ci ha tramandato anche il nome di questo re, dicendo che gli chiamavasi Argantonio : perocch o vuoisi interpre tare quel passo di Anacreonte come se dicesse : N on bramo di regnare quanto costui} o in generale : N on bramo di regnare lungo tempo in Tartesso (3). Al cuni sostengono che Tartesso fosse quella citt che ra nominiamo Garteia. Alla felicit poi del suolo con seguitarono presso i Turditani e la mitezsa dei costumi la civilt \ e cosi anche fra i Celti per essere vicini e conginti con quelli, come ha detto Polibio: ma sono peraltro inferiori ai T urditani, giacch vivono per la inaggior parte dispersi in villaggi. I Turditani, e prn(i) Leggo cogli Ediu frane, e col Coray f/ A m in luogo di voce che i pi interpretano per mamgttoie. ..(a ) Macreoni, cio, Longevi; perch (dicono gli Ed. frane.) all idea di una lunga vita si unisce ordinariamente quella della felicit. (3) Seguito la lezione del Coray : i yif evia J'tim T Sprtt,

fin "rc> T tii , r i tS Innau vtfivt

, Srt T f.

LIBRO TERZO

3%S

cipalinente quelli che abitano lungo il B eti, caudiia rono i tutto i propri costumi pigliando epe dei Ro m an i, sicch non consecirano memoria n anche del l antieo loro linguaggio^ ma i pi son divenuti Lati ni (i) e riceveltero fra loro colonie romane, di qualit che per poco don sono tutti romani. fanno mani festa la mutazione dei costumi anche i nomi delle citt promiscuamente abitate , come sono Pezaugosta fra t C elti, Augusta-Emerita fra i T u rduli, Cesaraugasta presso i Celtiberi, ed alcune :altre colonie. Quelli poi fra gl Iber che hanno adottati questi nuovi costumi diconsi ttolati o togati ; e fra questi sono anche i Celtiberi creduti una volta pi feroci di tutti. E que sto di costoro.. C A P O III.
Descrizione del lato occidentale e tettentrionale dell Iberia, comin' ciando dal promontorio Sacro. Il Tago e gli altri fiumi di quella sptg^a. Popoli a traverso dei quali discorrono. I Lusitani e gli Artabri. Loro costumi.

Chi dal promontorio Sacro comincia di nuovo il viaggio verso laltra parte della spiaggia alla volta del T a g o , trova primamente un seno di m are , poi il ca po Barbarlo (a) ed ivi presso le bocche del Tago
(i) Son divenuti latini, cio ottennero il cosi detto Diritto del Lazio. (a) O ra Capo Espichel. - Tutto questo periodo poi nell ori ginale sommamente guasto, lo leggo col Coray : tr u r a

3a6

)ELLX GEOGHiIA D i STBABOHE

stesso , alle quali si navigBDd&: i : line retta l spazio di dneoento dieci stadii. E > v' hamiO col <in torno anche lagune; u sa delle quali: si stende a pi cbe quattrocento stadii dal promontorio gi det to , e dentroT sono situate Olisipo e Laoei. Il T ago alla sua foce ba una larghezza di circa venti sta d ii, e tanta profondit da potervi navigarti con legni di gran carico. Quando la ' marea si gonfia cotesto fiume fa due lagune nelle pianure cbe stanno-al di sopra delle sue bocche ; sicch ne sono altamente inondati ben centocinquanta stadii, e diventa naviga bile tutto quel pianOk E nella superiore di queste la gune si trova compresa anche un isola j kinga circa^^ trenta stadii, e larga quasi altrettanto, boscosa e vi tifera. Quest isola presso a M orona, citt situata sopra una montagna in vicinanza del fiume e distante dal mare circa cinquecento stadii, con un fertile ter ritorio all intorno : andando a quest isola si naviga per gran .tratto con grossi legni, e poscia con barche da fiume. Al di sopra di Morona si naviga per un tratto ancora pi lungo. Di questa citt si valse, co me di piazza d arm e, Bruto soprannomato Gallaico, quando guen-eggi contro i Lusitani e li soggiog (i),
T f i t i f f i i p t t t , I
rip y u , Ktt) 'i
tS

TjtyH
iT i

ar

i v S v ^ ^ e / rr& Sttt

xu)

/ 9rXi/vr 4 r(rpsr/'iif *S-' ' i f ' i S f v t T u t 0 > it r ( 7 r t > t

ir r i A ix ttx .

(i) Di questa guerra trovasi appena qualche menzione in Orosio ed Eutropio. - Morona dicesi ora l-Merim.

LIBRO TERZO

837

pigliando vantaggio a lo ra distrazione dalle piene del fiume^ sicch poteva e navigare liberamente, e tras portare a sao agio tutto quello di che aveva mestie ri. per queste sOuo le pi forti fra le citt situate lungo il Tago (i). Questo fiume poi abbonda di pesci ed pieno di conchiglie : trae il suo principio da Celtiberi e scorre pei Vettoni, Carpetani e Lusitani ver so 1 occidente equinoziale ; e fino ad un certo punto V A parallelo coll na e col B eti, poscia se ne dilun g a , quando essi declinano alla spiag^a meridionale. Sopra i monti gi detti (a) stanno, pi meridionali di tutti, gli Oretani^ alcuni dei quali occupano anche una parte delia spiaggia al di qua delle Colonne. Do po costoro vengono i Carpetani verso il settentrione^ poscia i Vettoni e i Vaccei pe quali scorre il Durio (3) , il cui varco presso ad conzia citt de Vaccei. I Gallaici poi sono gli ultimi e tengono molta parte del paese montuoso. Il perch sono pi guerrieri di tutti, e diedero il soprannome a colui che debell i Lusitani, i quali ora per la maggior parte si dicono anchessi Gallaici. Le citt principali dell Oretania sono Gastalona ed Oria (4). Al settentrione del Tago la

(l) Il testo: arri i rS? ittfl t Tm/?

<evr'<.

{i) 11 Brquigny vorrebbe leggere


alluda. ^3) 11 Duero. (4) Castana ed Orelo. '

fium i ^ invece di

i f S t . Per verit non h ben certo a quali monti Strabene qui

SaS'

DELLA OEOCRXri S I TRBOHE

Lnsitania , l pi grande delle iberiche nazioni , che, fu combattuta a lungo dai Romani : e questo paese circondato a mezzogiorno dal T a g o , a ponente ed; a settentrione dall Oceano , all oriente dal Carpetani,^ V ettoni, Vaccei e Gallaici, conosciute nazioni, ed an* che da altre che non occorre di nominare a cagione della loro piccolezza ed oscurit. Tuttavolta alcuni , contro il costume ora prevalso , denominano Lusitani anche questi popoli ch io sono venuto accennando. Confinano poi dalla parte verso l oriente i Gallaici colla nazione degli stnrii (i), e gli altri coi Celtiberi. L a lunghezza delia Lusitania di tredici mila stadii ma la sua larghezza molto minore, e si stende dal fianco orientale allopposta spiaggia marittima. La parte verso l oriente elevata ed aspra^ ed il paese che le sta sotto tuttoquanto pianura infino al mare, tranne pochi monti e non grandi. Il perch Posidonio dice che Aristotele ascrisse alla natura della spiaggia diberla e della Maurosia la cagione del flusso e riflusso; come se quella spiaggia a motivo delle sue ejevate e scabre estre mit costringesse il mare a rifluire, resistendo forte mente ai fiotti che vanno a percuoterla (2): mentre per lo contrario a dir vero quasi tutto il lido basso ed umile. 11 paese pertanto del quale ora par liamo fertile, e irrigato da fiumi grandi e piccoli,
(i) Il testo aggiunge x< e cogl Iberi, ma trat tandosi qui di popoli tutti Iberi queste parole paiono una cor rotta ripetizione delle seguenti rh K tXrtfitifn. (a) 11 lesto aggiunge acci >r*xSiSvTs ry '^nsU che po trebbe tradursi ktteralmente e respingendoli verso V Iberia.

LIBRO TEHZO

ciie tutti discorrono dalle parti orfentali parallelatnetH te al Tago. Qaesti fiumi sono per la maggior parte Bavigabili, ed abbondano di arene d o ro : i pi co nosciuti, dopo il T ago, sono il Monda (t) che porta soltanto piccole navi, il Vacua di cui dee dirsi lo stesso, e dopoi questi il Duro che piglia da lungi il suo corso e lambe Numanzia e molte altre abitazioni de* Celtiberi^ e de Vaccei, pu navigarsi con gran^ barche per lo spazio di circa ottocento stadii. Se guitano poi altri fiumi, e fra questi il Lete che al cuni dicono Limeo (a) ed altri Beliona, e scorre anchesso da Geltiberi e da V accei, ed il Benis (al cuni lo chiamane M inio) molto maggiore di qnantaltri fiumi sono nella Lusitania, navigabile anch esso per ben^ottocento stadii. Posidonio ailrma che an che questo fiume ha origine fra i Gantabri : dinnanzi alla sua foce trovasi unisola, e due argini con porti. vuoisi in,questo lodar la n atu ra, che i fiumi han no col sponde elevate ed acconce a capire negli al vei il flusso del m are, sicch non trabocca n si dif fonde sui campi. O r questo fiume (3) fu lestremo con(i) Ore. Mendego. Le antiche stampe leggono MuUada. Il Vacua ora detto Vouga. 11 Duri il Ituero. (i) O ra dicesi Lima. Leggo poi colle , aatiche stampe e col Coray ti 'i B tX iii KxSn. 11 Casaubono seguitato dagli Ed. frane, e da altri leggono fium e delV oblivione. - 11 Benis o Minio che vien poco appresso il moderno Minho. (3) Se questo fium e il Minio, come dee credersi per la sin tassi'grammaticale, vuoisi osservare che Bruto and oltre sino al Neiva. Ma o Strabone non conobbe questo secondo fiume o noi credette degoo di essere menzionato.

33d

DEIX GKOGBAFU DI BTRABONB

fine della spedizione di Bruto. Pi addentro ne S(Uio parecchi altri paralleli ai gi detti. Gli ultimi abitanti della Lusitania sono gli Artabri posti verso quel promontorio che chiamasi Nerio ( i) , il quale tutto insieme il fine del fianco occidentale e di quello a settentrione. Intorno a questo promon torio abitano popoli celtici di una stessa origine con quelli che stanno lungo lna. Perocch si dice che co storo ed i Turdoli avendo fatta una spedizione in que luoghi, passato il fiume L im eo, vennero in discordia fra loro, e dopo un combattimento nel quale fa morto il condottiero dei C elti, questi rimasero col intorno dispersi^ d onde poi il fiume fu denominato Lete (a). Hanno questi Artabri frequenti citt dentro un se no di mare^ che dai naviganti soliti a frequentare que' luoghi vien detto porto degli Artabri. I moderni poi chiamano Arotrebi gli Artahri, Circa trenta nazioni occupano il paese eh' fra co storo ed il Tago. E sebbene il terreno sia ferace cos di frutti come di pecore, e. vi abbondino 1 oro e l argento ed altre consimili produzioni, nondimeno le pi di quelle nazioni , negligentando quello che il suolo potrebbe somministrare, consumavano in ladro necci ed in guerra continua la v ita , talvolta fra loro medesimi, talvolta coi confinanti, oltrepassando il T a go: infino a tanto che i Romani non li fecero cessare
( i) Capo Finisterre. (a) Leu. F orse perch obbliarono d i ritornare alla p a tria ? O perch vinti furono qaivi in certo modo obbliati essi m edesim i?

I.IBBO TEKZO

33 I

da c[el costataci soggiogandoli y e converteodo in viilaggi la maggior parie delle loro c jtt , alcune delle quali peraltro furon da loro rendale migliori mandan* dvi iiuovi coloni. Primi di tatti a comiuciar quella* vita contraria alle leggi erano stati i montanari , co* m ' naturale : perocch coltivando un paeSe sterile e angusto, agognarono ai possedimenti degli altri ^ i quali per respingere gli assalitori dovettero di necessit ne* gligeatare le proprie faccende , sicch invece di atten* dere allagreoUura si diedero anchessi alla guerra. Cosi poi avvenne che il paese negligentato si fece sterile di naturali prodoziooi, e si trov abitato sol da ladroni. fama pertanto che i Lusitani siano esperti nelle in> sidie , nello spiare i fatti altrui, veloci, leggieri, versa* tili. Hanno ua piccolo scudo concavo il cui diametro di due piedi., e sospeso a coregge, senza 6bbie , senza manico. Hanno inoltrq un pugnale o coltello*, co*' razze di lino per la maggior parte ^ pochi le portan di maglia. Gli elmi con tre creste son rari ^ i pi li hanno tessuti di nervi, l fanti hanno anche gambieri, e ciascuno parecchi giavellotti. Ve nha che fanno uso anche di aste con punta di rame. Dicesi poi che al cuni abitanti lungo il fiume D u f o vivendo al modo de Lacedemoni , ungonsi due volte ogni giorno, si scal* dano con pietre infuocate, si bagnano nelPacqua fred da, e mangiano un cibo solo con nettezza e sobriet. I Lusitani sono grandi sagrificatori, e considerano le viscere senza estiiarle dalle vittime ed investigano in oltre anche le vene del p e tto , e ne traggono augu ri!. Si valgono poi anche delle viscere dei prigionieri

33a

SELLA GEOGKAFU DI STR.BOHE

che sagrificano coprendoli sotto saj. Q uando la'vittima sia stata ferita nel basso ventre dal sagrificatore, co minciano a trarne auspicio dal modo con ctii essa ca d e : tagliano poi le mani destre dei prigionieri^ e le consacrano agli Dei. Tutti quei montanari si nutrono rozzamente, bevo no acqua, dormono sulla nuda terra e portano lunga chioma e diffusa a modb delle donne, e combattono colla fronte fasciata (i). Mangiano per lo ' pi carne di cervi, e sogliono sagrificare a M arte un cervo n o a meno che prigionieri e cavalli. Fanno inoltre ecatonibi di ciascun genere alla g reca, siccome dice Pihdaro : Immolare centinaia di vttime. Celebrano combattimenti ginnastici (a) armati di tutto punt ed a cavallo, alla lo tta , al corso, a modo di scaramucce, od in batta:* glia di coorti. I montanari mangiano ghiande di quer cia due terze part dell anno : dopo averie fatte sec care le pestano, le macinano e ne fanno farina che. poi riducono in pane da potersi conservare gran tem po. Usano anche Z ito '(3 ) , perch scarseggiano di vi n o , e quel tanto che ne fanno Io consumalo incon( i) n testo: fu r fttr iftttti tTi rii G li.E d.

frane, riferiscono il ftir fttr iftu ti alla chioma (rii ac/(r) no^ minata poco p rim a , e traducono ils les atlachent avec uno

bandelette autour du front.


(a) Gli E d. frane, invece d i )>ftnKet leggono e traducono armati alla leggiera in opposizione a quello che viene subito dopo. L a correzione senza dubbio ingegnosa e probabile. (3) Specie di birra.

LIBRO T9RZO

333

taoeote celebranclo banchetti di parentela. In rece di olio adoperano batirro. Cenano sednti, arendo sedili a tal uopo costrutti intorno alle pareti : ed i ln<^hi pi onoreroli sono occnpEiti secondo l et ed il grado. Le vivande portansi in giro. Banchettando ballano e me* nano ceri a snono di flanto e di ^trom ba, or piegando le gjnoechia, ora altematTamente saltando. E nella B* stetania danzano anche le donne frammiste cogli nomini tenendosi per mano. Vestono tntti di nero ^ i pi& di sajo ^ e ravvolti in questi abiti sogliono domre sopra letti d erba. Usano vasi di terra ( i ) , come anche i Celti. Le donne portano tonache e vesti ricamate. Quelli che stanno nell interno del paese, non avendo d e n aro , sogliono trafficare con permute, o tagliano via pezzetti di lamine d argento eh essi han n o , e pagano con quelli. I condannati alla morte vengono precipitati da rupi (a) : i parricidi son lapidati fiior de confini e delle citt. Fanno le nozze alla maniera dei Greci. Espongono i malati, come usavano anticamente gli gi> z ian i, nelle pubbliche vie, affinch possano essere con sigliati da coloro ohe hanno sperimentata gi quella malattia. Fino ai tempi di Bruto usarono solo barche di cuoio per attraversare le maree e gli stagni ^ al pre

( i) I l C oray non ha d a b iu to d i sostitaire n el suo testo a ittiffrur (d cera) come si legge in tutte le

ediziooi.
( i) K.TrtTfturi potrebbe significare anche vengono Subito dopo i pi leggono : ifSt r r

lapidatL
,

fuori dei monti e dei Jiumi.

334

DELLA GEOGRAFIA S I STBABONE

tteate n haao'o alcune , ma rade!, ^ U e di un tronco soldi II sie in que paesi purpureo, ma pestiandolo dvien bianco. 'dnnque la vita del montanari siffatta^ di quelli si intende che stanno allestremit del fianco settentrionale J Ib eria, quali sono i Gallaici, gli Asturii, i Gantabvi, fino ai Vasconi (i) ed ai monti Pirenei; perocch il mo do del vivere uniforme prsso tutti costoro. Tralascio di registrar qui maggior copia di nomi per fuggire di rendere disaggradevole la mia scrittura, se pur non v ha a chi piaccia di sentir mentovare i Pleutauri, e i Bardiati e gli llotrigi ed altri nomi peggiori e pit oscuri di questi. L a rzzezza poi e la ferocia di quste genti non pro cede soltanto dal loro costume di vivere sempre in guer r a , ma s anche dall avere le abitazioni in luoghi gli uni dagli ltri disgiunti gran tratto di navigazione o di via; il perch on potendo senza difficolt ritrovarsi in-* sieme, hanno abbandonato il vivere sociale e lumanit. Ma in questo hanno a d) nostri migliorato alcuu poco a motivo della pace che godono , e de Romani che si son trasferiti appo loro: per quelli che men pos sono godere di tai beneficii, sono tuttavia pi aspri e pi selvaggi degli altri ; e tali sono ognor pi, a mi sura che i luoghi sono pi m ontuosi, e che la sterilit del paese maggiore. Ora poi, come gi dissi, abbando narono tutti il costume di guerreggiarsi 5 perocch Ce(i) Ci sono i Galliejf quei delle Asturie, i BiiCflini ed i Navaresi.

LIBR TERZO

335

sare Augusto soggiog i Cantabri e i loro vicini che fi no ai di nostri conservarono il costume del ladroneccio: e i Coniaci e qtaelli che abitano presso le fonti dell' bero, tranne soltanto i Tuisli, invece di depredare come solevano gli allati dei Rom ani, ora combattono a pr dei Romani stessi. E Tiberio succeduto ad Angusto avendo mandate in que' luoghi tre coorti, presidio gi da Augusto medesimo divisato , giunse non solament a renderne pacifici gli abitanti, ma in parte ben anco civilk CAPO IV.

Descrizione della spiaggia deW Iberia da Calpe fin o Pirenei ^ e del paese situato a l d i sopra di questa spiaggia. D i alcune citt delV Iberiaj e digressione sopra Omero e sopra i suoi detrattori. Cagioni che agevolarono a i Greci e ad a ltri popoli la conquista deW Iberia. F ium i detta spiaggia predetta, ed isole adiacenti. Due principali m ontarle nel paese a l d i sopra d i esse, Nomi delle citt e dei popoli che t abitano e loro costumi. Produzioni d i quel paese. Come C Iberia in diversi tempi fo sse diversamente divisa.

Rimane ora dell Iberia quella spiaggia che va dalle Colonne fino a Pirenei lungo il nostro' m are, e tutto il paese intorno al di sopra di questa spiaggia, ir* regolare nella sua larghezza, e lungo poco piii di quattro mila stadii. gi si notato che il re stante del lid o , dalle Colonne al promontorio Sacro di pi che due mila stadii. Dicesi poi che dal monte Calpe presso le Colonne fino a Cartagine Nuova se ne contano due mila e due cento j e che questo spazio

336

BELLA. GEOGRAFIl DI STRABONE

abitato dai Basttani detti anche B astali, e la parte dagli Ortani. Da Cartagine Nuova sino alPlbero v h a circa altrettanti stadii, e il paese occupato dagli Eletani. AI di qua dellIbero venendo fino ai Pirenei ed ai Trofi di Pompeo (i) sono mille e sei cento stadii, e vi abitano alcnni pochi Eletani e nel resto la popola zione soprannomata Indicete (2) divisa in quattro com partimenti. M a-per ripigliare a parte a parte la nostra descrizio ne e cominciare da G alpe, avvi un dosso di monti che appartiene alla Bastetania ed agli O retan i, con una foresta folta e di grandi alberi, i l , quale disgiunge la spiaggia marittima dal paese interiore. In molti luoghi di quelle montagne si trovano miniere d oro e daltri metalli. La prima citt lungo questa spiaggia Malaca ugualmente distante e da Calpe e da G a d i, ed come l emporio al quale concorrono tutti gli abitanti della riva opposta (3 ) , e vi si fanno grandi salsumi. Alcuni stimano che questa citt sia la stessa che M e n a c e a la quale sappiamo eh era la pi occidentale fra le citt fondate da Focei. Ma non cos : perocch Menacea giace ruiiiata pi distante da Calpe, e le reliquie che ne restano ancora danno indizio di una citt greca ; men-

(i) I Trofei di Pompeo erano al n o rd di J u n q u e ra , e verso quel luogo dove ora la fortezza di Belgrado. (G.) (3 ) Forse per significare popoli indgeni. Infatti trovansi m en zionati Endigeti e Indigeti. (5) 11 C oray adott pienamente la correzione del lesto p ro p o sta dagli E d. frane. E.ftxtft7ct I m r tlt rn r/eir<tn.

LIBRO TE R ZO

33^

tre Malaca invece pi vicina, e nlla sua figura, ac cusa una citt di origine fenicia. Appress trovasi la citt dei Sexitani da cui si denominano per eccellenza i salsumi(i). Dopo di questa incontrasi Abdera, fondata anch'essa dai Fenici: e al di sopra di questi luoghi nella regione montuosa si appresenta Odissea (a) col suo tempio di M inerva, siccome dicono Posidonio e Artetnidoro e Asclepiade di Mirtea, il quale insegn gi grammatica nella T u rd itaaia, e diede fuori una certa siia peregrinazione ne' paesi di col intorno. Afferma dunque costui che nel tempio di Minerva gi detto veg* gonsi appesi scudi e rostri di navi, monumenti degli errori di Ulisse : che fra i Gallaici si misero ad abitare alcuni dei cmpagni di Teucro (3 ) , e che quivi furono un tempo due c itt , 1 una detta E llene, 1* altra Amfiloco , perch ivi mor Amfiloco, d^onde poi i compa gni di lui andarono errando nelle parti mediterranee del
( i ) I salsumi texkani. - Sabto dopo in luogo d i Jbdera le stampe a n lk ^ e Xt^ono Audera. (?) Non punto straordinario ( dicono gli E d. frsnc. ) che si trovasse in questo luogo una citt d i siflatto n o m e: non da credere per altro che fosse fondata da Ulisse, nfc che questo eroe viaggiasse mai nella Spagna. Del resto ( soggiungono ) un tal viaggio attribuito ad Ulisse h meno strano di quello accennato da Tacito nella Germ ania , dove dicono alcuni che quell eroe fondasse la citt di Absburgo. (3) Teucro figliuolo di Telam one, re di S a la m in i, and a fondare la citt di questo nome nell isola di Cipro ; e dop la m orte del padre essendogli impedito il ritorno nel proprio pae se , and nell Iberia e si stabili fra i Gallaici o Gallect. - Del viaggio di Amfiloco nell Iberia non trovasi menzione altrove.

SrtyiBOKB, tom.

II.

aa

338

BELLA

g e o g r a f ia

DI STRABONE

paes^. Dice inoltre, raccontarsi col che alctmi dei compagni Ercole e certi Messeaii fondarono abita-, zioni nell Iberia, Lo stesso scjepiade p o i, e posi an che qualche altro , asserisce che i Laconi occpparono una parte della Cantabria^ e quivi fanno ntenzione della, citt dOpsicella, e .dicono che la fond un certo Opsicella trasferitosi poi nell Italia con Antenore e coi fi gliuoli di lui. Di cos fatte emigrazioni, dando fede ai mer> calanti di C a d i, se ne raccontano atrahe'nella Libja ^ e rtemidoro dice che i popoli abitanti al di sopra della, Maurosja verso gli Etiopi occidentali (i) chiamaosi Lo* tofagi perch si nutrono del loto, ch' una certa erba e radice, senza mai aver bisogno di bere, n possibilit di soddisfare a questo bisogno, quando bene il sentissero, per r aridit del paese ^ e- costoro si stendono fino ai luoghi superiori a Cirene : ed altri popoli detti anchessl Lotofagi abitano Meningia (2), una delle isole della piccola Sirti. Nessuno pertanto si meravigli n se Omero dbscrivendo il viaggio di Ulisse immagin che la maggior parte di quelle cose che di lui si raccontano avvenis sero fuori delle Colonne nel mare Atlantico (poich an che ci che la storia ci ha tramandato si accosta ai luoghi ed alle altre circostanze che trovansi nel p o e ta ,
(i) Dopo il Casaubooo leggono tutti i migliori tftt rts Secondo laotica lezione dovrebbe tradursi : Che gli Etiopi abitanti al di sopra della Matirosia

ifwifttif

verso il ponente diconsi Lotofagi. (a) Zerbi.

LIBRO TERZO

339

sicch non puato incredibile la $ua inveasione)^ n se alcuni, arendo riconosciuta la verit di siffatte istorie e la molta dottrina di O m ero, si valsero della poesia di lui''nelle scientifiche loro ipotesi, come fecero Cratete di Mallo ed altri (i). Ma alcuni si formarono delP intendimento di Omero un s rozzo concetto, che Don'^solamente eliminarono il poeta (come si farebbe di^uno zappatore o mietitore ) da tutta la scienza, ma considerarono anche siccome pazzi coloro che si accin sero all impresa di spiegarne le poesie : n v ebbe fi-* uora qualcuno esperto o nelle lettere o nelle scienze, il quale ardisse difendere, n rettificare, n por mano in qualsivoglia altro modo alle cose dette da cotestoro : e nondimeno a me pare che sarebbe possibile come so> stenere parecchie delle loro proposizioni, cps anche rettGcai'ne alcune altre ^ principalmente di quelle nelle quali Pitea trasse in errore coloro che gli prestarono fede, a motivo.della sua- ignoranza de paesi occidentali e settentrionali situati lungo lOceano. Ma si tralawino queste cose le quali vorrebbero un discorso per s sole e non breve. La cagione poi per la quale i Greci si diffusero pres so le brbare nazioni potrebbe ascriversi alPessere que ste divise in picciole p a rti, e senza collegamento di sorta fra loro, per colpa della comune alterigia ^ d on de poi furono deboli contro gli assalitori stranieri. E que sta alterigia grandissima fra glIberi, versatili inoltre per
(i) Io tutta questo periodo ho seguitata la nuova punteggia tura introdottavi dal Coray.

34o

della

g e o g r a f ia d i s t b a b o n e

natora ed ingannatori, intenti sempre ad assalirsi e spo gliarsi l uQ laltro 5 sicch abituarono alle piccole imprese, ma delle grandi non sono capaci, perch ri chiedono grandi apparecchi, e un concorde cooperare di molti. Ma se si fossero consigliati di soccorrersi Tua l altro , n ai Cartaginesi (i) sarebbe venuto fatto di soggiogarne s agevolmente la maggior parte quando andarono ad assalirli ^ n prima ci sarebbe avvenuto ai Tirii ed i Celti delti ora Celtiberi e Beroni * , n do po costoro al ladrone Viriato e a Sertorlo, n a quanti altri aspirarono in quel paese ad ampliare la propria potenza. E i Romani guerreggiando a parte a parte con tro gl Iber a motivo di questa loro divisione spesero molto tempo nel soggiogarli gli uni dopo degli a ltri, finch poi nello spazio di duecento e pi; anni li ridus sero tutti alla, propria ubbidienza. Ma io ripiglio la descrizione dell Iberia. Dopo Abdera dunque Cartagine Nuova fondata da quell Asdrubale che successe (a) a Barca padre di An nibale^ citt superiore a quante se ne trovano in quella regione. Perocch fortificatissima, con bell apparec chio di m ura, ornata di porti e di lag, e di quelle mi niere d argento delle quali parlammo. Quivi del pari che ne luoghi circonvicini si fanno abbondanti salsumi^
(i) Cronologicamente vorrebbe nominarsi prima T invasione dei Tirii, poi quella dei C elti, e in terzo luogo quella dei Car taginesi. (a) S intende nel comando dell esercito cartaginese e nel g&~ Verno delle conquista di Spagna. - Cartagine Nuova Carlagena, come dora innanzi la nomineremo.

U B > 0 TERZO

341

ed quello il maggior emporio si delle merci che rengoa dal mare e vanno ai paesi in fra te r r a , come di quelle clie vengono dalle interne regioni per essere trasportate al di fuori. Verso il mezzo di quella spiaggia che stendesi da questa citt all lbero (1) avvi il fiume Sucrone e la sua foce, con una citt dello stesso nome. Questo fiume discende da una montagna attinente a quella catena di monti che sovrasta a Malaca ed ai luoghi al di l di Cartagena : pu passarsi a piedi ^ parallelo alP Ibero ^ poco distante da quella citt e da questo fiume. F ra il Sucrone pe^anto e Cartagena v' hanno tre piccole citt de' Marsigliesi, non molto distanti dal fiume. La pi conosciuta fra queste Emeroscopio, la quale ha sul promontorio dov essa situata un tempio di Diana Efesia assai venerato, e di cui si valse Sertorio come di rocca marittima ^ perocch forte e opportuno al corseggiare , e chi naviga a quella volta pu vederlo da lungi. Chiamasi poi Dianio, come a dire Artemisio (a) : ha da presso vene naturali di ferro, ed alcune isolette,, Planesia e Plum baria, con un lago marino al di sopra che ha quattrocento stadii di circonferenza. Seguita poi verso Cartagena I isola di Ercole cui chiamano anche Scomhraria a motivo degli scombri che soglionsi quivi pigliare, e dei quali si fa un ottimo gara (3 ). Essa distante da Cartagena-ventiquattro stadii.
( 1) L JEiro. 11 Sucrone dicesi ora Xucar. (1) n nome greco di Diana Artemide. (5) Gara k un pesce ed anche una salsa che si fa principal mente col gara.

342

BEIL. g e o g r a f i a 01 STRABONK

Gbi dall opposta parte ra dal Sucrone verso la foce deiribero trova Sagunto (i) colonia deZacinti; la quale Anibale rovia contro i patti fermati coi Rom ni, ac cendendo cos la seconda guerra fra questi e i Gartaginesi. Sono poi quivi le citt di Gh^rsoneso , Oleastro e Gartalia 5 e vicino al passaggio dell Ibero v la colo nia Dertossa (a). L Ibero che ha il suo principio dai Gantabri scorre alla volta del meezogiorno a traverso di una grande pianura parallelo ai Pirenei. Fra le svolte dli Ibero e le estremit de monti predetti sulle quali sono i Trofei di Pom peo, prima di tutte la citt di Tarragona, che non ha porto a dir vero, ma per essere situata ia un golfo , e ben fornita di altri vantaggi , al presente popolata non men di Gartagena. Perocch posta iik luogo assai comodo ai prefetti romani spediti in quella regione, ed quasi m etropoli, non solamente del pae se al di qua dellIb ero, ma s anche di quello al di l per gran tratto: E le isle Gimnesie (3) che le sono vici ne, e quella dEbuso considerabili tutte, sono un indizio della vantaggiosa posizione di quella citt. Eratostene poi dice eh essa ha eziandio un porto; mentre rtemidoro contraddicendogli afferma che non acconcia nemmanco a gettarvi l ancora comodamente. E nel vero tutta la spiaggia dalle Golonne fino col scarseggia di
(1) Morviedro. . (2 ) Toriosa. Delle tre citt precedenti non v ha probabil ri

scontro presso gl' interpreti.


(3) Majrica e M inorica, poi Idea.

LIBRO TERZO

34^

porti ma d'ivi inoAnzi n ben provveduta, e il odio fertile, si quello de* Leetani, come quello de Larto* le e ti, col rstante 6 no ad Emporio (i). Questa citt la fondaroDO i Marsigliesi distante circa quattrocento stadii da'Pireaei e dai confioi tra lIberia e la Celtica. Col iutorno anche Rodope (a), piccola citt degli Emporitani, o scondo altri colonia de Rodiotti. SI quivi p o i, come in Emporio, venerano Diana Efesia^ di che dirm la ca c o n e quando parlerem di Marsiglia. Quelli d Emporio una volta abitarono un isoletta che giace di contro al sito dove ora stanno, e chiamasi la Citt vecchiaf liia ora sono sul continente. La citt di Emporio bipartita da un muro : perch certi Indiceli c h e , gi tem po, abita rono appresso a quella c itt , sebbene avessero un go verno loro proprio, nondimeno per maggiore sicurezza vollero chiudersi insieme coi Greci dentro uno stesso reinto; il quale riusc per bipartito pel muro che lo at* traversa nel mezzo. Poscia in progresso di tempo si me* schiarono insieme e composero un solo governo, di leggi in parte barbare in parte elleniche, siccome avvenne anche in altre citt. Vicino ad Emporio scorre un fiu me che trae origine da Pirenei, e della cui foce si val gono gli Emporitani come di porto. Que cittadini poi attendono principalmente a lavori di lino , ed hanno in fra terra un paese che in parte fertile, in parte produttivo soltanto di sparto, specie di giunco che cre(i) Ampuras. (a) Altrove Straboae la denomina Rodos , e il Coray soslitiiiMe anche qui ctesto nome a quello di Rodope.

344

DELLi GEOOBiFIA DI STRABON O

sce nelle mare e serve a pochissimi usi. E per danno a quella regione il nome di gitincoria. Posseggono p o i anche alcune (i) delle estrem it de P ire n e i, fino ai Trofei di Pompeo, lungo la strada che dall Italia con duce in quella che dicesi Iberia Esteriore e propria m ente nella Btica. L a detta strada talvolta accostasi alm a re , talvolta se ne allo n tan a, massime nelle p arti dell occidente. D a Trofei di Pompeo se ne va a T arragona passando pel campo giuncario , pei V e tte ri, e p e r quel luogo che in Lingua latina chiamasi M aratono a motivo del molto m aratro (a) che vi cresce. D a Tarragona va al sito dove si attraversa lIbero e dov Dertossa^ e di quivi attraversando le citt di Sagunto e di Setabio (3) alcun poco si discosta dal m a re , e si avvicina allo S p a rta n o , vai quanto dire al campo del giunco marino. Questo luogo grande e sena acqua \ produce sparto atto a far corde, che poi di quivi si diffonde per t u t t o , e principalm ente in Italia. U na volta la strada passava per mezzo quel campo e per la citt di Egelasta (4), tal eh era difficile e lunga : ora lhan fatta sulla spiaggia del mare , per modo che appena tocca il cam po dei giunchi predetto, sebbene poi riesca ai medesimi luoghi di prim a, cio Castlona ed Obulco (5), e di quivi a Gorduba ed a Gad, che sono I pi grandi empori! d i
(i) (a) (3) (4) (5) Leggo col Coray rii<( A *'i rS t . r . A. Maralro Finocchio. Morviedro e Xativa. Intesta. Obulco ora Porcuna, Corduba Cordova.

L1B|10 TERZO

345

quella regione. Obalco distante da Cordoba circa trecento 3 tadii. Dicono gli storici clie Cesare andasM in ventisette giorni da Roma ad Obalco dov era il suo sercito ^ per combattere poi come fece vicino a Munda. Tutta la spiaggia pertanto dalle Colonne sin ai confini tra gl Iberi ed i Celti sifltta. La parte mediterranea che trovasi al di sopra di qae* sta sp ian ta ( quella intendo che giace fra i monti Pire nei ed il fianco settentrionale, fino alle Asturie ) cir^ coscritta principalmente da due monti. L uno di qnesti . parallelo a Pirenei, comincia dai Cantabri e finisce al nostro mare, e lo chiamano Idubeda ( 1 ). L'altro par* tendosi dal mezzo del primo si spinge ( sebbene declini verso il mezzod ) alP occidente ed alla spiaggia al di qua delle Colonne. Nel suo principio montagna nuda e sterile, poi attraversa lo Spartano , e va quindi a congiungersi con quella foresta eh sopra Cartagena e i luoghi circonvicini a Malaca. Questo monte chiamasi Orospeda (2 ). Fra i Pirenei e F Idubeda corre il fiume Ib e ro , parallelo a tutti e due questi m onti, e ingros* sato dai fiumi che ne discendono e da altre acque. Lun go l Ibero la citt chiamata Cae$ar A u g u sta (3), poi Gelsa eh una colonia , dov il passaggio del fiume sopra un ponte di pietra. Questo paese abitato da varie nazioni, fra le quali
( 1) L Idubeda pu considerarsi come un gran ramo delle montagne di Santillana. (Ed. frane.) (q) Tolomeo dice invece Ortospeda. (3) Saragozta e Xelsa,

346

D E L U GEOGRAFIA DI 8THAB0NE

fa pi conoscinta quella deJaccetani (i). Qaesta comiu* ciando dai luoghi contigui ai Pirenei si stende nella pia nura e va ad unirsi coi territorii dIlerda e di Osca (a), citt deglltergeti non molto lontane dall'Ibero. In que ste c itt, e in Galaguri de Vasconi (3), in Tarragona lungo la spiaggia e in Emeroscopio combatt Ser* torio a ir ltim o, dopo essere stato espulso dal paese de Celtiberi , e mori in 0$ca (4)- Pi tardi Afranio e Petrejo generali di Pompeo furono sconfitti dal divo Cesare presso Ilerda ^ la quale distante dall lbero ento sessanta stadii verso 1 O riente, verso il setten trione circa quattrocento sessanta da Tarragona, e cin* duecento quaranta al mezzo giorno di Osca. Attraver sando i predetti monti per andare da Tarragona agli Aitimi Vasconi abitanti lungo 1 oceano in vicinanza di Pompelna (5) e di Oiasona situata sull oceano aneh essa, avvi un cammino di duemila e quattrocento atadii, che riesce ai confini tra 1 Aquitania e l Iberia. 1 Jaccetani poi sono coloro fra i quali una volta Serto rio guerl^eggi contro Pompeo, e poscia Sesto, figliuolo di Pompeo medesimo , contro i generali di Cesare. Al di sopra della Jaccetania verso il nord sta la gente dei
(i) A ltri dicono Laccetani, L irid e<} Vesea. (Sj Calahorra, (4) Leggo col Coray: tTtXtir lezione proposta dal Puteano ed approvata dal Casaubono e dagl! Ed. frane, in luogo dell ordinaria irtM ur St tir , mor d malallia che rontraddice alla storia. (5) Pamplona.

LIBRO TERZO

347

Vascooi e quivi Pom pelona, che tom a lo stesso co me a dir Pompeopoli. In quanto a Pirenei il fianco ibero fornito d' o ^ i sorta di piante, ancbe di quelle che sono sempre mai verdi^ ma il fianco celtico nudo. Nelle parti di mezzo s' aprono valli da poter essere comodamente abitate, e le occupano i Cerretani (i), i quali per la maggior parte sono dorigine iberica. Presso costoro si fanno eccellenti salsumi che pareggiano quelli dei Gantabr, e danno a quelle genti non piccola utilit. chi valica F Idubeda appresentasi la Geltiberia, regione ampia ed irregolare. L a maggior parte di essa aspra e circondatEi da fiumi; perocch vi discorrono 1 Ana ed il Tago e quelli altri parecchi, i quali avendo il loro principio neUa Geltibe^ ria si devolvono al m ar d occidente. T ra questi, altri fiumi il Durio bagna Numanzia e Sergunzia (a). 11 Beti che nasce dalPOrospeda scorre a traverso deirOretaaa nella Betica. Dalla parte settentrionale dei Geltil^teri abitano i Be* r e n i, confinanti coi Gantabr Conischi, i quali sono an ehessi di celtica schiatta. La costoro citt Varia (3^^ situata vicino al passo dell Ibero. Confinan con loro i Bardiiti che i moderni chiamano Bardiali. Dalla parte occidentale stanno alcuni degli Asturii, dei Gallaici e dei Vaccei, ed anche de Vettoni e de Carpetani. Dal
(i) Abitanti della Cerdagna spagnuola. (a) Non pu trovarsi fra i paesi moderni veron riscontro pro babile di questa Sergunzia. (3) Farea secondo alcuni, e secondo altri Logroon,

348

DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

mezzogiorno soa gli Oretani ^ e quanti altri de' Bastetani e Dittani abitano POrospeda. DalPoriente in fine Idubeda. Considerando poi i Geltiberi come divisi in queste quattro parti, i pi forti son quelli che abitano alP oriente ed al mezzo giorno, ci sono gli Areraci confinanti coi Carpetani e colle fonti del Tago. La pi nominata delle loro citt Nnmanzia: e mostrarono il proprio valore nella guerra Celtibeiica sostenuta contro i Romani per ben venti anni. Perocch vi rimasero di strutti parecchi eserciti insieme coi condoUicri^ ed al lultimo essendo posto Passedio a Nnmanzia, i citta dini lo sopportarono con grande costanza, fuorjpochi che disertarono il muro (i). Anche i Lusoni sono orien tali e contigui alle fonti del Tago ; e sono degli Arevaci anche le citt di Segida e di Pallanzia. Nu> manzia poi distante da Caesar Augusta (la quale, cme abbiam detto, fondata lungo P Ibero ) circa ottocento stadii. Appartengono ai Geltiberi anche Sagobriga e Bilbili (a), presso alle quali combatterono Me tello e Sertorio. Polibio poi mentovando le parli e i paesi de Vaccei e dei Geltiberi unisce alle altre citt anche Segesama ed Intercatia : e Posidonio dice che Marco Marcello raccolse dalla Geltibcria un tributo di sei(i) O Stfc>Ttt
jtAJ

rS t tJ itlitt r i Gli Editori francesi traducono Gli abi tanti di Numanzia assediati n ella loro citt, sopportarono con coraggio la fa m e , insino a che poi, ridotti a piccolo numero, furon necessitati di arrendere la fortezza, (i) Segoria e Baubola.

LIBRO TERZO

349

cento talenti : d onde lecito congetturare che 1 Celfiberi erano numerosi e ricchi, sebbene abitassero un paese infecondo. E dicendo Polibio che Tiberio Gracco sottomise in quella regione trecento citt, Posidonio ne Io m otteg^a, affermando eh' esso per gratificarsi a Grac co chiam citt anche le torri; come suol farsi nelle pom* p trionfali ( 1 ). E forse Posidonio dice il vero; perocch e i condottieri di eserciti e gli storici inclinano di leggieri a cosi fatte menzogne, per abbellire le imprese : e in quanto a me stimo che anche coloro i quali contano nell* Ibria pi di mille c itt , le facciano ascendere a questo numero col dare il nome di citt alle grandi borgate. Perocch la natura di quella regione non pare capace di molte c itt , per essere sterile, fuor di mano e selvaggia. N il modo del vivere e le costumanze de gli abitanti ( tranne sol quelli che stanno lungo la spiag gia del nostro mare) possono aggiunger fede alla costoro asserzione. - Perocch gli abitanti dei villaggi, che sono i pi degli Iberi, sono selvaggi; n le citt possono quivi facilmente addolcirne i costum i, per essere cir condate da coloro che abitano nelle selve a fine di po ter Uuocere altrui. Dopo i Geltiberi verso il mezzogiorno stanno coloro che abitano il monte Orospeda ed i luo ghi lungo il Sucrone; come a dire i Sidetani, che stendonsi fino a Gartagena, i Bastetani e gli Oretani fin quasi a Malaca. Gl Iberi poi usano, quasi potremmo dir tu tti, lo
(i) Allude allusanza di portar ne trionfi le immagini de luo ghi conquistati.

35o

DELLA G E O G R lF ll DI STnXOKE

scudo, con leggiera armatura qual si richiede all'eser c i t o del ladroneccio, come abbiamo gi d^tto dei Lu sitani: per usano freccia, fionda e spada. Frammicbiavano alle schiere dei fanti anche la cavalleria, aveodo addestrati i cavalli ad arrampicarsi sui monti e a piegarsi facilmente sulle ginocchia quando occorresse. Produce l Iberia molte damme e cavalli salvatici; e vi. ha qualche provincia dove i laghi abbondano di uccelli acquatici, come a dire di cigni e daltri somiglianti ani mali: vi sono anche parecchie ottarde. I fiumi hanno, eziandio castori, i quali non hanno per altro col lo stesso valore di quelli , che trovansi al Px)nto Eussino., Perocch questi ultimi hanno una propriet medi-; <;inae: e di questa differenza impressa dalla variet dei luoghi se n hanno esempi anche in pi altri oggetti., Cos Posidonio afferma che il solo rame di Cipro d la pietra Cadmea e il calcanto e lo spodio. Dice poi Po> sidonio medesimo esservi nellIberia questa particola rit che le cornici sono nere, e che i cavalli dei Celliberi, i quali sono grigi, quando vengano tramutati, nellIberia ulteriore cambiano il colore; e che somi gliano a quelli dei P a rti, perocch sono celeri e di buon corso sopra tutti gli altri. V afbondano anche, le radici utili al tingere. Di olivi poi, di viti, di fichi, e di consimili alberi ferace tutta la costa d Iberia sul nostro mare ; e ne abbonda anche parte della co-, sta al di fuori: ma la spiaggia bagnata dallOceano e volta al settentrione n priva per cagione del freddo, e la rimanente per la dappocaggine degli uomini; i qual'i non cercano la giocondit della vita, ma soltanto come

LIBKO TEBZO

35 f

soddisfare alle necessit ed ai ferini appetiti, virenda con pessime costumanze. Se pure non vi ha chi stimi studiosi del viver gentile coloro che soglion lavarsi coir orina invecchiata nelle cisterne, e pn quella pn IJrsi i denti essi e le loro donne, siccome dicon che fanno anche i Gantahri ed i loro vicini. Si questa usanza come quella di dormire sul terreno sono comuni agli Iheri ed ai Galli. Alcuni poi afTermano che i Gallaici sono atei: e che i Celtiberi ed i popoli confinanti con essi dal lato di settentrione, s^grificano ad una Divi nit innominata, ne plenilunii, di n o tte , inoftnzi alle porte delle proprie case^ dove tutti familiarmente dan^ zando consumano Finter notte. I Vettoni quando ven nero per la prima volta nel campo dei Romani, vedendo alcuni centurioni che andavano qua e l pe sentieri, come suol farsi per desiderio di passeggiare, sospetta rono che fossero pazzi, e si fecero a mostrar loro la via per ritornare alle tende: perch stimano che bisogni o stare seduti oziosi o combattere. Di barbarica foggia si pu appuntare anche il modo dell ornarsi di alcune donne, di che parla Artemidoro: perocch in qualche luogo portano collari di ferro con corvi (i) salienti al di sopra del capo e sporgentisi molto in fuori di nanzi alla fronte, sui quali corvi poi quando esse vo> gliono calano il velo, sicch si distende ed ombreggia loro il viso, ci ch esse credono ornamento: altrove portano al collo un timpani che le ricinge sin all oc(i) KifUKitt. VoglioDsi iotendere bacchette di ferro ricurve e sor. iniglianti al becco di ud corvo.

35i

DELLA GEORAFl BI SXRBONE

ipite,'ascende rotndo fino prsso alle orecchie quindi alzandosi si va pco poco allargando e si ripiega alllngi. Alcone ^i dipelan l part anteriore del capo per renderlasi "pi lucente della fronte: altte sadattan sul cpo una colonntta dell altezza d un piede, e in torno a quella intreccian la chiom a, poi le gittano in torno un velo nero. Comunque per siano vere in ^ a n parte siffatte usanze, nondimeno parecchie cose si sono e inventate e narrate a capriccio o dalle nazioni dIberia in generale o piti particolarmente dalle settentrionali. Non solamente nella gagliardia, ma ben anco nella crudelt e nel furore gl Iberi somigliano alle belve. Peri nella guerra coi Cantabri, le madri uccisero i proprii figliuoli per evitare che fossero presi : e fu veduto un figliuolo i cui parenti e fratelli eran caduti prigioni, uccidrli tutti con un ferro impugnato per comando del pro prio padre^ e cos anche una donna quei eherano stati presi con lei: e un giovane tentato da alcuni ubbriachi gittossi volontario nel fuoco. Tutte queste cose poi sono comuni alle nazioni celtiche, di Tracia e di Scizia ^ le quali hanno comune fra loro anche il valore cos degli uomini come delle donne. Queste coltivano la terra, e quando hanno partorito, attendono a ser vire i mariti mettendoli a letto invece di s medesime: e senza cessare dalle faccende lavano i proprii bam bini sulla riva d una qualche corrente. Nella Ligusti ca dice Posidonio avergli narrato un certo Garmolao marsiglies, suo ospite, eh egli una volta condusse a prezzo un certo numero duomini e di donne per coltivare un suo podere^ ma che sopravrcnuti i dolori

LIBRO TERZO

353

ad una dlie donaie, si trasse alcun poco in disparte^ non lungi per dal luogo in cui lavorava; quivi partor e si ricondusse di subito al lavoro per non perdere l mercede. Egli s^ accorse cbe colei lavorava a grande ste n to , ma non sapevane da principio il perch : pit tardi ne fu informato, ed allora l accomiat dandole p er altro la mercede pattuita : ed essa avendo portato il bambino ad una fontana, quivi lavollo e il ravvolse in quei panni che aveva seco, poi se ne and sana salva alla propria casa. Hanno gP Iberi u n ' altra iHanza , comune anch* essit ad altre nazioni, di montar due insieme sopra: un solo cavallo ; poi quando vien la battaglia uno dei due ne scende e combtte a piedi. N sono soli glIberi ad avere una tanta quantit di sorci da cui provengono poi spess volte anche malattie contagiose. Questo avvenne ai Ro^ mani nella Celtiberia, dove appena poterono salvarsi col soccorso di molte persone che a prezzo pigliavano quegli animali ; ed aggiungevasi allora anche la man~ canza del sale e del frum ento, che a gran ftiea pote vano ritrarre dalla Lusitania per la difficolt delle strade. Della pertinacia dei Cantabri poi si racconta che alcuni di essi, fatti prigionieri, ed appesi alle croci, cantavano loro canzoni. Le costumanze mentovate Onora possono essere esem pli di una certa ferocia : quelle che qui soggiungiamo indicano forse difetto di civilt, ma non barbarie. Tale si 1 usanza che presso i Cantabri gli uomini dotino le mogli: che della sostanza paterna siano eredi le figlie, dalle quali poi i fratelli soglion essere accasati. Sicch
tom. U.
i3

354

DELLA GEOGRAFIA D I STBABONK

hanno in quei paesi le donne una certa preponde ranza ( i) , che non molto conforme alla civilt. Ap> partiene ai costami iberici anche quello di portar sempre con s un veleno eh'essi cavano da un'erba somigliante a ir apio. Questo veleno uccide senza dolori, ed essi se lo pojrtano sempre indosso contro ogni inopinato acci dente. E finalmente il consacrarsi a coloro co' quali una volta siansi legati di amicizia a tal segno da voler fino morire per essi. Alcuni dunque dicono che la Celliberia si divide in quattro parti (a) siccome noi abbiamo gi riferito; altri dicono in cinque : nel che non possibile affermar cosa alcuna con sicurezza, perch que luoghi soggiacquero a varie mutazioni e non sono conosciuti gran fatto. E nel vero, de' paesi conosciuti ed illustri si sanno e le mutazioni e le divisioni ed i cambiamenti dei nom i, e qnant' altro di consimile vi succede : perocch se ne fa gran romore da molti e principalmente dagli Elleni che sono piii d ogni altra gente loquaci. Ma delle regioni barbare, fuor di m ano, piccole e suddivise non vi sono monumenti n sicuri n molti: e quanto pi sono lon> Une da Greci tanto pi soglion essere ignorate. Gli storici romani imitano bens quei di Grecia, ma non pienamente ; giacch quanto essi dicono lo ricavano dagli Elleni, ma poco v aggiungon del proprio per(i) Potrebbe forse Iradorsi letteralmente; Una certa gineco-

eratia.
. (3 ) II testo dice veramente in due; ma poich l autore si r i ferisce al gi detto, la correzione non pu essere duU>ia.

3SS cb poca la loro cimosiUi di sapere (i) : e per dove i primi ci vengono m eno, non possiamo raeoi^Uev molto dagli altri per ammendarne il difetto. Perocohi come il restante, cosi anche i nomi pi illustri , sono ellenici per la magg9r parte. .
LIBRO TERZO

Rispetto poi aUft divisione generale dellIberia, fa gi chiamata da nostri maggiori con questo nome tutta quella regione che fra il Rodano e l istmo rinchiusa fra i golfi Galaticic ma i moderni pongono i Pirenei come limite dellIberia^ e coll antico nome dicono Iberia quel tratto di paese, e chiamano invece Spagna il restante al di qua 'dell Ibero (a). P i anticamente chiamavansi Igleti gli abitanti di questa regione che non grande, secondoch afferma sdepiade di Mirleo. 1 Romani poi denominandola tutta promiscuamente Iberia ed Ispagna la partirono in citeriore ed ulteriore ^ e in progresso di tempo, secondo le politiche variazioni, adottarono di versi compartimenti. Oggid alcune delle province soa assegnate al s ^ a t o ed al popolo romano, altre all im peratore^ la Betica appartiene al popolo, e vi suole es* ser mandato un pretore con un questore e un legato. Questa provincia finisce alloriente in vicinanza di Ga stalona. 11 restante tutto di Cesare, il quale vi manda due ufficiali, luno pretorio e laltro consolare. 11 prim a,
( i ) Luogo di dubbia leaione. (a ) Il Goray legge:

r t 7>

finfU f X ii'tvri,

Iti

(i / '

(Aio ri> WrW rS

E la chiamano promiscuamente Iberia e Spagna. Alcuni poi dicono Iberia soltanto quella lU di qua delC Ibero.

3S6

D IX A

g e o g r a f ia d i

STRABONE

accmpagaato da uq luogotenente, aiministra la gia>^ Stizia &a Lusitani cnfiaaoti colla Betica e stendeutisi eia al fiume Durio ed alla sua foce : perocch questo il DOBr dato particolamlentc a quella'regione oggid ; e quivi Augusta Emerita (i). II rsto j eli la part maggiore deliMberia, soggtta ad nn govemator ea* solare , il quale ha sotto di s un considerevole sercito di circa tre legioni con tre legati: il primo di questi con due legioni presidia tutto il piaese victBo al Durio e verso il settentrione, il qualei dagli anticki fu detto gi L usitania, e i moderni lo cliiamano invece Gailaica*, e gii appartengono anche l montagne del n o rd , e le Astu rie ed i Gantabri. A traverso delle Asturie scorre il fiume M elso, e poco lontano da questo la citt di N oega, vicina ad mora laguna eh formata dall Oceano e disgiunge le Asturie dai Cantabri. II paese montuoso che viene appresso e si stende fino ai Pi renei Io governa un secondo legato collaltra legione; 11 terzo ha in custodia le parti infra terra. Gli abitanti sogiiousi denominare togati, vale quanto a dire pacifici, perch insieme colla toga romana adottarono la dolcezza e la maniera del vivere italiano. E sono que sti i Celtiberi, e quelli che abitano lungo Tuna e l.altra sponda deliIbero, fino alle parti marittime. II con sole si trattiene durante linverno nelle regioni vicine al m are, e principalmente in Cairtageua ed in Trragona, e quivi amministra la giustizia. Nella state poi va attorno per vedere nelle province se qualche cosa, come avviene (>) Menda. )

35j. sempre, abbia duopo di prOvrediitienti. Trovansi oltre di ci in quel paese anche procuratori di Cesare, no* mini deir ordine equestre, i quali dispensano ai soldati le cose necessarie alla sussistenza.
. u n o TIMO C AP O V.

Jfole uSaeaid rftlie n a . Cottimi dei Ura aUtanti. DelPitola di Godis suo conuiKTcio. , BicchexM taoi aiitantL Amiche tradizioni sulla fondaant di Godi. Fontana, singolare in Godi.

Esame delle cagioni del flusso e\r^usso del marct e degli strari pamenti delfiume Itero. Descrizione di alcuni albri deltiberia. Isole Casseridi e lortf M tantL

F ra le isole adiacenti alPIbera, le due Pitiuse e. le due Gimnesie (le chiamano anche Baleari ) trovansi presso alla spiaggia che stendesi da Tarragona al 3ucrooe, e sulla quale fabbricata Sagunto (i). Ma le Pitiuse sono pi addentro nel mare e pi delle Gimnesie inclinate al settentrione: e luna chiamasi Ebuso (a) con una citt, dello stesso nome; e la sua periferia di trecento sta* dii, lunga .quasi altrettanto che larga. L altra detta Qfiusa, deserta e molto minore della prima, alla quale vicinissima. Delle Gimnesie poi la maggiore (3) ha due citt. Palma e Pollen^ia; questa situata all oriente,; l altra al ponente. La lunghezza di tutta Pisolai di quasi seicento stadii; la larghezza di circa duecento,. (i) Morviedn. (a) Ivica. (3) L isola Maiqritia.

3SS

DELLA GEOGlUriA D I <TRABOIIB

sebbene Artemidor la faccia dae volte pi{t lunga e p ij| larga. La minore (i) dellti Gitnnesie dislante'circa^dne centosettanta stadi! da Plienzia: e nella grandezza molto inferiore allaltra, ma d bont non l punto al di sotto. Procch tutte due sono fertili e con buoni porti, i quali hanno per altro in sui loro ingressi aku n i scogli, sicch a naviganti d uopo di cautela per en trarvi. La fertilit dei luoghi poi fa s che gli abitanti ne nano pacifici, quali sono anche quelli di Ebnso. M a per avere alcuni malvagi fatta societ coi ladroni di m are, ne furono tutti infamati^ e si mosse contro di loro (i) M etello, soprannomato poscia Balearico, il quale fondovvi le predette citt. Come poi a motivo di questa jhedesima fertilit di cui godono sono spesse^ volte insidiati, cosi bench siano di loro natura pacfici hanno fama per altro d ottimi frombolier; nel quale esercizio, per quanto si dice, sono diventati espertissimi da che i Fenici simpadronirono di quelle isole. E dicesi che i F e nici pei primi recassero a quelle genti lusanza delieto* nache con larghi orli (3). Avevano poi in costume di Combattere ignudi, recandosi in mano uno scudo ed Un giavellotto abbruciato dalPuna delle estremit, ma di rado guernito anche di una p u n ^ d ferro. Por tano oltre di ci intorno alla testa tre fionde fatte di tMlanerena (specie di giunco (4 ) del quale si fanno le
(i) Minorica, (3) Lanno di Roma 6ag. (3) "Oi7i < T x 'ty ttu t w f i l t i

vXttlvnn*vi.
(4) Gli Editori francesi ed il Coray coasiderano latta questo

LIBRO TEUZO

3Sg

corde^ donde poi Fileta nelIErmeaia dice: awoUo in una sordida togoy e intorno alle tcam e reni ha una cintura di melancrena, per sigaificare una corda di melacreaay o di crini o di nenrL La pi lunga per trarre d a lungi; la pi corta per combattere da vicino, e la mezzana per le distanze mediocri : e sin da fanciulli si esercitavano a quest'arma per modo che i parenti non solevano dare il pane ai figliuoli, se non quando laves sero colpito colla fionda (i). Per la qual cosa Metello navigando a quelle isole fece distendere delle pelli al d sopra dei ponti delle navi, affinch servissero di riparo contro le fionde; e cosi vi condusse una colnia di tre mila Romani delP Iberia. Alla fertilit del terreno s'aggiunge poi che in quelle isole non trovasi quasi verun nocivo animale. Dicono infatti che anche i conigli non vi sono indigeni : ma che sendone col portata dal continente una copia, maschio e femmina, vi si ferm la razza : la quale fu dal princi pio si numerosa che a forza di scavare sotterra, rove sciava le case e gli alberi, e costrinse (come abbiamo gi detto ) quegli abitanti di ricorrere per aiuto ai Ho* mani. Oggid per altro la destrezza colla quale ne fanno la caccia non permette che si rinnovi quel d an n o , ma chi possiede terreno pu coltivarlo con buon successo. E
sp i^ z io n e come una postilla margimle di qualche grammatico, introdotta poi nel testo dagli amanuensi; e perci la riferiscono pi di pagina a modo di nota.

(i) Cibum puer a maire non aceipil, niti quem y ipsa monstrante , percussU. Fioro > lib. iii, c. 8 .

36o

DELLA GEOfilUFIA DI STRABONB

queste sono le isole al di qua delle cos dette Colonne^ dErcole. In vicinanza di queste Golonae vi ha due iso> lette ( i) , l una delle quali cbiaoiata isola di Giunone ^ ma alcuni le comprendono anch' esse sotto il nome di Colonne. Al di l dello stretto avvi Gadi, di cui abbiamo detto soltanto cb'essa troTasi a circa settecentocinquanta sta* dii da Calpe. Essa poi fondata vicino alla foce del Beti, e molte sono le cose cbe se ne sogliono dire. Pe rocch agli abitanti di Gadi appartengono per maggior parte le pi grandi navi che solcano il nostro mare e l0 > ceano, sebbene essi posseggano un'isoIa di poca estensio*! ne e non molta parte del continente, n altre isole fuor ch la propria. La maggior parte di quegli uomini menano ]a lor vita sul mare ; pochi se ne stanno alle loro case o vivono in Roma. Se ci non fosse potrebbe dirsi che Gadi non inferiore a verun altra c itt , dopo R om a, nella moltitudine degli abitanti. Perocch udii che in uno dei censi fatti ai di nostri furono annoverati ben cinque cento cavalieri g a d ita n iq u a n ti non se n trovano in nessuna citt dItalia, fior Padova solamente. Ora que sti uomini cosi numerosi posseggono un isola che per lunghezza non molto maggiore di cento stadii, ed ia qualche luogo larga uno stadio solo. Da principio abi tarono una citt piccolissima. Balbo gaditano eh ebbe l onOE- del trionfo (a) ne aggiunse loro un altra deno(i) Queste isole, dice il Gossellin, hai pare che corrispondano agli scogli situati vicino al capo di Trofalgar. (a) Lucio Cornelio Balbo lutivo di Cadice fu il primo stra^

LIBRO TEXZO

361

nnata la citt nuova ; e dell uaa e delP altra si com pose quella ch'or dicesi Didima, che par non ha se non venti stadil di periferia. E quantunque s piccola, pur gU abitanti non vi si trovano angustiati ^ giacch pochi son quelli che sogliano rimanervi, ma i pi vivono quasi smpre sul mare. Alcuni poi abitano anche sul conti nente, e pi ancora in un'isoletta (i) vicina a Gadi, cui per la fertilit del terreno e allettati dalla sua posizione convertirono quasi in una citt rivale di Didima. E questa p u re , chi ben consideri, scarsamente abitata, non altrimenti che il porto fatto costruire da Balbo sulla spiaggia del continente. La citt poi situata nella parte occidentale dell'isola} e le si congiunge il tempio di Saturno in quella estre mit che accenna allisoletta gi mentovata. Il tempio d EiTole nell'estremit opposta verso loriente, dove lisola pi vicina al continente, sicch vi resta tram* mezzo uno stretto di uno stadio solo. E dicono che que sto tempio distante dodici miglia dalla citt, raggua gliandosi cosi il numero delle miglia con quello delle fatiche drcole (a) : ma nel vero questa distanza mag

niero a cui i Romani accordassero 1 onor del trionfo per aver vinti i Garamanti ed altri popoli deUAfnca. Casauh. - n^nom e di Didima dato poi alla citt significa gemella o composUi di dae. ' (i) Quest isoletta che ora cercasi invano fu probabilmente di stratta dal mare. E forse ora quello scoglio che trovasi Ifin-^ gresso della baia di Cadice. (G.) (3) Sono celebri nella Mitologia le dodici fatiche od imprese d Ercole.

36a

DELLA GEOGRAFIA DI STKABONE

giore, e per poco non agaaglla la lunghezza di tutta risola dalPoccidente all oriente. P a r che Ferecide confonda Gadi con E ritia, dove si dice avvenuto quanto favoleggiasi di Gerone: altri in tendono sotto quel nome Pisola che sorge vicin alla d tt e n separata dallo stretto di uno stadio che gi dicemmo. E cos credono, argomentandolo dalla graa bont dei pascoli di queir isola, sicch il latte delle be stie ivi pasciute non fa punto di siero, ed tanto denso che per farne cacio so d necessitati di mescolarvi molCacqua. E il bestiame se ne morrebbe col soffocato se ogni cinquanta giorni non gli traessero sangue; peroc ch Perba che mangiano bens secca ma di natura da &r impinguare assai: e , di qui poi si crede che siasi inventato ci che si favoleggia degli armenti di Gerone. Del resto tutta quella spiaggia abitata da diversi co loni. Intorno poi alla fondazione di GadI quegli abitanti ricordano un certo oracolo, dal quale dicono che fu gi tempo comandato ai Tirii d inviare una colonia alle Colonne drcole: che le persone spedite ad esplorare il luogo, essendo pervenute allo stretto vicino a Calpe, credendo che que promontorii dai quali esso formato fossero i termini della terra abitata e della spedizione di Ercole {e che per questo loracolo le avesse denominate Colonne), approdarono al di qua dello stretto medesimo in quel luogo nel quale ora si trova la citt degli Assitani ; ma che avendo poi quivi sagrificato e vedendo che gli augurli non riuscivano favorevoli se ne tornarono al proprio paese. Di l a qualche tempo (soggingono)

L rtS O TSKZO

363

farono spediti alctmi altri, i quali si spinsero fino al di l dallo stretto lo spazio di circa mille e cinquecento stadii, e trovarono unisola consacrata ad Ercole, posta rimpetto ad Onoba citt deiribera. E pensando che quelle fossero le Colonne, sagrificarono al Dio. Ma toiv nando contrarii gli indizii rimpatriarono ancVessi. Se non che essendo inviata una terza missione fonda rono Gadi , fabbricando il tempio di Ercole nelle parti orientali deiP isola, e la citt nelle parti occidentali. Di qui poi vennto che sotto il nome di Colonne alcuni intendono i promontorii dello s tre tto , altri intendono Gadi; ed altri un luogo ancor pi lontano (i). V 'h a
(i) Non credo (dice il GossellD) che vi siano mai state Co lonne d Ercole pi all ouest di quelle deirisola di Gadi, e sup pongo che nellopera da coi Strabone ha estratto il suo racconto fosse incorso un qualche errore. - In queste tre spedizioni de* T irti si vede che la prima and presso a Calpe sull ingresso orientale dello stretto ; la seconda s avanc pi all ouest ; la terza penetr fino all isola di G a d i, sforzandosi sempre di portar la colonia pi in l che fosse possibile sulle coste del 1 Oceano. - L incertezza risguarda soltanto la seconda spedizio n e ; perch lAutore afferma che and i5oo stadii al di l di Calpe : td avendo detto gi prima che a Gadi si contano non pi di 7 0 0 od 8 0 0 stadii, dovrebbe conchiudersi che al <K 14 di Gadi 7 0 0 od 8 0 0 stadii si trovassero pure delle Colonne d rcole. O r questa misura riuscirebbe verso l imboccatura del G uadiana, dove non vha tradizione n indizio che possa con* fermare questa opinione. - Farmi (soggiunge) che ridncendo a 5oo il numero degli stadii si tolga via ogni difficolt. La prima spedizione si sar quindi fermata a Calpe : la seconda spingendosi 5oo stadii pi oltre si ferm al Capo d alle isole conosciute ora

364

BELLA GEO&RAFU DI STBiBOKE

hi stima che le Colonne siano Galpe ed Abila, cbe un monte di Libia opposto a C alpe, e sitnato secondo Eratostene fra M etagoni, schiatta di nomadi.' Altri le crde invece quelle due isolette che;stanno presso ai monti gi mentovati, ed una delle quali chiamata isola di Giunone. Anche Artemidoro parla delPisola di Giu none e del suo tempio, nja nega che ne sussista alcunaltra , n il monte Abila n la gente dei Metagoni. Al cuni poi riferiscono a queUuoghi le Plancte e le Simplegadi (i), e tengono che queste siano le Colonne da Pin daro denominate Porte GaditanCy affermando che furoa rultim o punto a cui Ercole giunse. Del resto Dicearco, Eratostene, Polibio e la maggior parte degli'scrittori greci sogliono collocar le Colonne vicino allo stretto; ma gli abitanti dIberia e di Libia affermano che sotto quel nome debba intendersi Gadi; perch i luoghi in torno allo stretto non rendono punto immagine di co lonne. V ha eziandio chi vuol che sintendano le colonne di bronzo di otto cubiti che sono nel tempio drcole ia G adi, su le quali sia inscritto quanto fu speso nella fon dazione del tempio stesso. Queste (dicono essi) son quelle colonne alle quali pervenivano i navigatori come ad ul timo punto dei loro viaggi, ed avendo in costume di far quivi sagrifizii ad Ercole, s adoperarono a diffondere

sotto il nome di Trafalgar, che per teslimoniauzii di Mela fa detto Promontorio di Giunone: la terza approd allisola in cui fabbric Gadi. ( i) Le prime erano gli scogli dello stretto di Sicilia, le altre quelli del Bosforo d i Tracia per entrare nel Ponto Gassino. (G.)

LIBAO TEKZO

365

questa opinione che le dice F estremo confine e della terra e del mare. Anche Posidonio stima che qaesta opi* nione sia pi. credibile di tutte, e che P oracolo e Itf mblte spedizioni ricordate poc' anzi siano una menzo gna fenicia. E nel vero in quanto alle spedizioni non so quello che si potesse dir con certezza o per negarle o confermarle : ma bens ha qualche ragione chi dice che quelle isolette o montagne non somigliano a coloune, e cerca presso a colonne propriamente dette i confini della terra abitata e della spedizione^i Ercole. Peroc^ ch v*ebbe gi questa usanza di porre cos fatti confini; cos per esempio quelli di Reggio fondarono sullo stretto una piccola torre in luogo di una colonna, alla quale poi sta di rimpetto la torre di Ploro: cos furono poste le cos dette are dei Fileni quasi nel mezzo di quello spazio che diyide l una dall altra Sirti; e vha ricordo di una certa colonna anticamente fondata sullistmo di Corinto e posta in comune dai lonii ch ed iscacciati dal Peloponneso, occuparono lAttica e il Megarese, e da coloro che impadronironsi in quella occasione del ter> ritorio d onde questi erano stati espulsi : sulla quale colonna poi dal lato che accennava a Megara avevano scolpito: Qui non Peloponneso ma Ionia; e dallal tro : Qui Peloponneso e non Ionia, Anche Alessandro fond alcune are come confini della sua spedizione nel l'in d ia orientale in que luoghi ai quali ultimamente per* venne, imitando Ercole e Bacco. Tale adunque era il costume antico. Ma naturale p er altro che anche i luoghi pigliassero il nome de monumenti che v erano eretti priacipalmente dopo che questi furono consumati

366

'

DEUJL G E O G lU F li DI STRABOHE

dal tempo. Cos non restano pi a di npstri le are dei F ile n i, ma il luogo ne conserra tuttora il nome : e di cono che nellindia ;non si vederaoo pi le colonne di Ercole n di Bacco; e non di meno i Macedoni segai tando i nomi e le iodicazioni di alcuni luoghi nei quali trovarono gualche indizio delle cose che si raccontan di Ercole o di B acco, credettero che quelli fossero le colonne. Il perch poi si pu credere che anche nei luoghi dei quali parliamo, i primi uomini, volendo porre dei lim iti, adoperassero are o trri o colonne fatte a mano e poste nelle parti pi ragguardevoli di que Iu Ot ghi nei quali finirono le loro spedizioni ( e ragguarde-* voli soprattutti sono gli stretti, e i monti che stanno lor sopra, e le is(Je, cose tutte acconcissime ad indicare le estremit e i cominciamenti dei paesi ); ma quando poi que monumenti artefatti svanirono fu naturale che il loro nome si trasportasse aIuoghi dov essi erano stati, o fossero questi, come vogliono alcuni, le due isolette gi mentovate, o quei promontorii dai quali formato lo stretto. Perocch questo di/Bcile a stabilirsi, a quale di questi due luoghi si debba attribuire siffatta denomi* nazione per essere tutti e due somiglianti a colonne. E dico che sono somiglianti, perch sogliono collocarsi in luoghi che manifestamente dimostrano di essere lestre v i t di un paese ; sicch poi e questo stretto ed altri parecchi van sotto il nome d bocche ^ e una bocca il principio della navigazione a chi entra in un luogo qua lunque ed invece il fine a chi n esce. Le due isolette pertanto situate vicino a questa bocca, per avere una chiara perifera ed acconcia a servire di segno, si pos

XIBHO TBHZO

367

sono non a torto paragonare a colonne ^ e cosi aocho i monti soprastanti allo stre tto , i qaali nella loro som^ m it rendono immagine di colonnette o colonne. Quindi poi Pindaro b^n disse la Porte G aditane , qualora 1 colonne s* immaginino collocate in sulla bocca \ peroc ch quelle bocche somigliano appunto a colonne: men< tre Gadi per lo contrario non fondata in tal sito da poter indicare lestremit di un paese, ma sta invece quasi nel mezzo di una grande spiaggia sinuosa. 11 trasportar poi questo nome alle vere Colonne che trovansi nel tem^ pio drcole in Gadi , per quanto a me sembra, il me ragionevol consiglio : giacch probabile che non da mercatanti ma da condottieri di eserciti pigliasse prin cipio cotesto nome divenuto poi famoso col tempo, sic* come avvenne anche delle colonne dell India. Oltre di 'Che anche l inscrizione gi mentovata contraddice a questa opinione, perocch non indica un dono sacro, ma la somma spesa nella costruzione del tempio^ eppure le colonne drcole dovrebbon essere un monumento delle 'grandi azioni di quell e ro e , ansich delle spese fatte dai Fenici. Dice Polibio esservi nel tempio dErcoIe in Gadi una fontana, dove discendendo per pochi scalini si trova l acqua eh buona da b e re , e nella quale si osserva un fenomeno contrario al flusso e riflusso del mare : perocch quando questo si gonfia essa decresce, e si riempie invece quando il mare rifluisce. E ne reca qne sta ragione, che l aria saliente dal profondo alla su perficie della te rra , allorch questa pel flusso del mare trovasi occupata dal fiotto y impedita di sprigionarsi

368

D E L L A ceoeRmA or strabono

p er le naturali sue uscite, e perci rltoreebdosi verso le interne parti ottura i meati della fontana, e fa si cbe l aequa vien meno: ma quando la superficie resta di bel nuovo nuda dell'acqua, l aria pigliando il suo retto viaggio, sgombra te vene della fontana per modo che essa ne scaturisce.copiosamente. Artemidoro poi contrad dicendo a questo raziocinio e volendo nel tempo stesso addurre di proprio ingegno un' altra cagione di questo fenom eno, fa menzione anche dell' opinione di Silano istorico, e dice cose al parer mio indegne d'essere ri ferite, per essere egli e Silano ignoranti di queste materie. Ma Posidonio affermando eh falso tutto quanto rac contasi di qne$ta fontana, dice cbe v' ha nel tempio di Ercole due pozzi, e un altro nella citt : che di quelli del tempio il pi piccolo si dissecca qualora si continui per alcun tempo a trarne acqua ^ poi di nuovo si riem pie tosto come cessano d attingere : e il maggiore in> vece d acqua per tutto il giorno quant'esso lungo, poi diminuendosi per quel continuo attingere, siccome accade di tutti i pozzi, tom a ad empirsi durante la notte; e perch spesse volte questo riempimento sincontra nelle ore del riflusso, viene comunemente creduto dagli abi tanti ehesso cresca e decresca con un Ordine contra rio a quello del mare. Che poi il fatto in s medesimo fosse col creduto lattesta Posidonio stesso, e noi lo abbiamo trovato riferito fra le cose mirabili. Udimmo poi dire esservi col altri pozzi ^ alcuni fuori della citt pei giardini, altri al di dentro ; ma che nondimeno per la malvagit di quelle vene usano frequenti cisterne nelle quali raccolgono altr acqua. Se poi anche qualcuno d

tIBRO TERZO

36g

questi pozzi dia indzio di quel movimento contrario al mare di cui gi si d ett, non lo sappiamo : ma le ca* gioni di questo 'fenomeno, se pure esse vero, voglionsi collocar fra le cose difficili da spiegare. pu darsi che la 'cosa sia come la dice Polibio : e pu darsi eziandio ebe alcune vene di quelle fonti inumidite al di fuori si rilassina per modo che lacque si diffondano dai Iati in vece di pullulare movendosi pel solito loro canafe : e debbono al certe inumidirsi le vene quando F acqua inonda ha superfcie. Se poi, come dice tenodoro, il fenomeno del flusso e rifhisso somiglia all'inspirazione ed espirazione, na turale cbe v abbiano delle correnti le quali per mez 2 o di certi meati (le cui bocche sono da noi chiamate fon tane o solventi ) , mettono capo alla superficie ^ e per messo di certi altri sena invece ritratte fino alla pro fondit del m are, e rigonfianlo in modo da traboc care , poscia ritornano di bel nuovo al loro proprio corso, quando il mare rifluisce nel suo letto. Non so poi come Posidonio che in tutto il resto suol dimostrarne i Fenici ingegnosi, in questo ne disveli limbecillit anzi ch largutezza. Ben il vero che il giro del sole misu rasi dallo spazio di un giorno e di tma notte, durante il quale esso ora sotto la terra ora apparisce ai di sopra : ma Posidonio poi dice cbe il movimento dell'Oceano dipende da quello degli astri, e ch'esse ha come la luna il periodo d' un giorno, d un mese e d un anno ^ pe rocch (dice) quando la luna al di sopra del nostro orizzonte quanto grande lo spazio di un segno del zo diaco, il mare comincia a gonfiarsi, ed a diffondersi
S ts^ bosE j tom, IL 34

3 jO

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOKE

sensibilmeDle sol terreno, finch la luna non sia giunta nel mezzo del cielo; poi quando essa declina^ anche il m are si va a poco a poco ritraendo, finch' essa non si froT ad an segno (i) dal suo occidente. Allora il mare resta ad uno stesso livello infino a che la luna non sia pervenuta al tram onto, e continuando il suo moto al di sotto deHa terra non siasi discostata di un segno dalr orizzonte. Dopo di che il mare comincia a crescer di nuovo finch quella non sia pervenuta ^ mezzo il cielo dellopposto emisferio: poi ricomiacia da capo a ritrarsi finch la luna procedendo verso il luogo donde ha da sorger di nuovo, non venuta a trenta gradi dal loriente. Allora si ferma di nuovo fin tanto che la luna non sia ascesa trenta gradi al di sopra dellorizzonte, per poi diffondersi come prima. Questo al dire di Posido* ztio il movimento diurno del mare {), Rispetto al men suale egli pretende che le maggiori maree accadano al tempo delle nuove lune : che poi diminuiscano fino a che non apparisce divisa in due parti : e poi di nuovo si gonfino fino alla luna piena : quindi ritraggansi fino all ultimo q u a rto , per cominciare poi un altra volta a gonfiarsi fino alla luna nuova. soggiunge, che questi accrescimenti debbono intendersi tanto rispetto alla du* rata quanto rispetto alla celerit. Finalmente per ci che risguarda il movimento annuale, afferma di avere sen* tito dire in Gadi, il flusso e riflusso ne solstizi! destate essere maggiore che in qualsivoglia altra stagione. Donde poi egli stima eh esso vada diminuendo fino all equi-
(i) Trenta gradi. (a) Questa dottrina s accorda coll osservazione ordinaria.

LIBRO TERZO

'3 ^ 1

Bozio d'ioM rno: che quindi s'accresca sempre fino al solstizio pure dinverno, poi diminuisca fino alPequinozio di primavera, per aumentate di nuovo fino al solstizio destate Ma succedendo (i) queste mutazioni del mare ogni giorno ed ogni notte, giacch in questo spazio di tempo il mare due volte trabocca e due volte si racco^ ie di nuovo dentro il suo le tto , e questo ordinatamente ogni giorno e ogni notte; come possono poi cre dere che il decrescimento del pozzo non accada cosi spesso come il suo accrescimento durante il riflusso, o che se accade uno stesso numero di volte, non sia per altro nella medesima proporzione? Forse che i Gaditani non erano capaci di osservare i feoomeni di ciascun giorno, sebbene avessero conosciute le rivoluzioni an nuali da u n fatto che si rinnova appena una volta ogni anho? Che Posidonio abbia prestato fede ai Gaditani manifesto dalle congetture che ei fa sulle cagiotii degli altri accrescimenti e decrescimenti soliti ad accadere fra un solstizio*e laltro, e sui loro periodici ritorni. Ma non poi naturale che essendo quel popolo abituato allos servazione, non abbia vedute le cose che succedono realmente, ed abbia invece creduto a quelle che noa succedono. Dice pertanto Posidonio che un certo Seleaco del m ar rosso affermava essere il flusso e riflusso marino talvolta regolare e talvolta n o , secondo i di versi segni del zodiaco nei quali la luna si trova : peroc ch quando essa nei segni equinoziali i predetti feno(i) In tutto questo periodo la lezione del testo dubbia e noa senza qualche errore evidente, e in generale le ultime pagine di questo libro avrebbero forse bisogno di molte emendaziooi.

3^1

DELL GEOGRFU DI STRABONE

meni accadono regolarmente, ma qaando invece nel segui solstiziali v ba irregolarit, s nella misara comv ,nella prestezza. E che rispetto agli altri segni ^anomalia maggiore o minore secondoch sono pi o meno vicini a quelli or or mentovali. In quanto a s poi dice, che Lench si trovasse per molti giorni durante il solstizio di estate ed il plenilunio nel tempio d'rcole in Gadi, non pot osservare queste annuali irregolarit delle maree. Che nondimeno alla nuova luna di quello stesso mese os serv in Ilipa (i) un ringorgamento del Beti maggiore del solito ^ perocch mentre quel fiume ne' riflussi ordinari! soleva bagnare le proprie sponde appena fino a met della loro altezza , allora le soverchi per modo che le milizie stanziate in Ilipa (sebbene sia distante dal mare . circa settecento stadii) potevano far acqua senza uscirne:e le pianure lungo il mare per lo spazio di trenta (a) sta> dii furono ricoperte dalla marea siiFattamente che in al cune parti se ne formarono isole, mentrech in Gadi l argine su cui fondato il tempio dErcoIe, e il molo che sta dinanzi al porto della citt, erano stati coperti dall acqua non pi che all altezza di dieci cubiti, se condo che dice di aver misurato egli stesso. E quando bene (soggiunge) qualcuno s immaginasse il doppio di questa altezza nelle escrescenze che qualche volta hanno luogo , non sarebbe per altro possibile di formarsi una idea di quell altezza a cui 1 acqua ascende a cagione
(,\) Alcolea, situata a ao leghe dalla foce del Guadalquivir. (a) Gli Edit. fraoc. dicono di aver letto invece in alcuni maooscrilii cinquanta.

LIBRO TERZO

del flnsso nIle planare del coatinente (i). Questo feno* meno poi del flusso e riflusso comune, per quanto si dke, a tutta la spiaggia da cui TOceano circondato. Ma Pasidsnio parla poi di un altro fenomeno, pro prio al-fiume Ibevq Jn particolare. Perocch straripa, egli dice, talrolta anche senza pioggia o nevi, allor ch soffian frequenti i venti boreali: e dice che ne cagione il igo icfasso attraversa, le cui acque sono al creder suo sspiote allora dai venti insieme con quelle del fiume-(3). Racconta eziaadio che v'ha un albero in Gadi co rami ripiegati gi verso il suolo, e colle foglie con-, figurate ih forma di spada, che sono frequentemente per lunghezza un cubito, e quattro pollici per larghezza. Che presso a Cartagena avvi un altro albero dalle cui spine si raccoglie una corteccia della quale si fanno bel lissime tele. Rispetto a quello di Gadi ne vedemmo an che noi nell Egitto uno consimile in ci che risguarda i rami ripiegati all ingi^ ma n era poi dissimile nelle foglie e non produceva alcun frutto, mentre Posidonio afferma che quello veduto da lui ne era provvisto. In quanto- sdie tele se ne fanno di simili anche nella Gappadocia; ma le spine d onde si trae la corteccia non ! produce gi un albero, bens un erba pedestre. Nar I. ' .

,(i) H tradnttor francese avverte che in questo periodo manca prdbsbilmenle qualche parola. (3 ) L Ebro non attraversa alcun lago : ma a produrre il fe nomeno qai accennato basta la forza del vento; oUrecli le piog ge potrebbero , senza cader lungo I Ebro , ingrossarlo , qualora gonfiasseio altrove 1 fiumi che in quello poi mettono foce. Ed. frano.

3^4

DELLA CEOGKAFI DI STAB0H2

rasi poi ancbe dell' albero di Gadi, che rompendone an ramo ne scorre del lalte ^ e tagliandone una radice ne esce un umore color del minio. E tanto ci basti di Gadi. Le isole Gassiteridi (i) sono dieei, e giacciono le nne vicine alle altre al settentrion* del pmrto degli Artabr; addentro nel mare. Una di queste isole deserta^ le al tre sono abitate da uomini che portan inantelii di lana n e ra , tonache che discendono fino ai talloni, con una cintura intorno al petto, e p a sse g ^ n o con bastoni; sic* ch rendon sembianza delle Furie che veggonsi nelle tra gedie. Vivono poi, per la maggior parte, delle loro greggie alla maniera dei nomadi. Hanno miniere di stagno e di piombo, e permutando questi metalli ed anche le pelli delle loro pecore, ne ricevono in cambio dai mer catanti vasi di terra, sale e utensili di rame. antica mente i Fenici soli mandavau da Gadi a quelle isole le dette mercataazie, celando agli altri cotesta navigazione. Alcuni Romani vollero una volta accompagnare un noc^ chiero per conoscere anch' essi que mercati ^ ma colui per invidia cacci a bello studio la nave sopra un banco di sabbia, perdendo insieme con quella coloro chie vi eran saliti : ed egli salvatosi dal naufrgio ebbe del pubblico erario il valore delle merci perdute. Con tatto ci i Romani, a forza di tentare, appresero quella na vigazione. Quando por anche Publio Grasso vi approd e vide le miniere essere poco profonde e gli uomini paci' fici a cagione della loro agiatezza, e dati anche al mare, mostr quella navigazione a chiunque volesse approfit( i) Le Sorlmghe.

375 lam e ^ la quale per altro maggiore di queHa che dis giunge la Brtannia dal continente (). Dell Ibera e dell iiqle ad essa aditcepti qnwto sia detto (3).
LIBRO TBtZ(>-

( 1) VoI dire che le Ganitaridi 0 SorUngi* toao piA diiUnti dalle cotte delk Gallia ( i* iotendoao quelle p ro io elio Krctto di Calais) di quello non liano le altra parti delle M e meridio nali dell Inghilterra. (G.) (9 ) Forse per negligenza del copista trovansi qoi aggiunte le parole seguita ora la Celtica a l di l delle J lp i , colle qnali comincia il libro quarto.

Fin del libro terzo.

DELLA

GEOGRAF I A
DI STRABOINE

LIBRO
CAPO

QUARTO
PRIMO

Divisione della GalUa Transalpina, La Celtica o Narbonese. M arsiglia. Descrizione della costa da M arsiglia fino a* Pirenei. Pesci fo ssili ed altre singolarit. Bocche del Rodano. Co ste da M arsiglia al f^aro. Isole adiacenti. Popoli e citt fr a il Rodano e le A lpi j fr a il Rodano e i Pirenei. D ei Tettosagi e loro antiche spedizioni. D ei fiu m i della Celtica.

S eg uita ora la Celtica al di l delle Alpi : della quale fu da noi gi descritta all ingrosso e la figura e 1 am piezza; ed ora dobbiamo parlare delle singole sue parti. Alcuni adunque ne dividono gli abitanti in tre popola zioni, chiamandoli Aquitani, Belgi e Celti (i). E sono gli
(i) La Gallia si divideva in quattro grandi p a rli, Narbonete,

D E L L i GCOGRAFIA Df STRABOSB LIBHO QUAHTO

3^7

Aquitani al tatto distliiti dagli altri, non solo di lingua' ma-ben anco di persna, conformandosi co g riber pi clie'coi Calati. Gli alti'i sono Calati nell aspetto : pur non parlano tutti una medesima lingua ^ nella quale gli uni discordano alcun poco dagli altri. Cos parimenti sono in qualche picla cosa disformi tra loro nel go verno e nella maniera del vivere. Aquitani Celti pertanto chiamano quelli che stanna presso a Pirenei e son divisi fra loro dal monte Cemmetio {i). Perocch gi si detto essere tutta intiera la Celtica limitata al ponente da Pirenei, i quali toccanoentrambi i mari, s rintem o come lesterno^ e alloriente dal Reno che va parallelo Co Pirenei : che nelle parti settentrionali la cinge lOceano cominciando dalle estre mit settentrionali de Pirenei sino alle foci del Beno; e< in quelle di mezzogiorno, il mare di Marsiglia e di Narbon aj poi le Alpi che stendonsi dalla Ligustica fino alle sorgenti del Beno. Da Pirenei si spicca ad angoli < retti il monte Cemmeno, e va a traverso di qudle pia n a re , in mezzo alle quali pi termina presso a Lugdu* n (3 ) dpo essersi steso per lo spazio ^ i circa due mila stdii. Chiaman pertanto Aquitani coloro che occupano .

Aquilana, 'Cekica e Belgica. Strabene copi pcincipalniente Ce sare , non osservando e h egli parl solamente delie tre provinwt da lui conquistate, e tacque della Gallia Narbonese, soggtta 'ai RomQ p riiw della w a i^ iz io n e . Ed. firm e. i . (i) Le Xievmne.. i< , .

(a) Lione.

...

378

S E t U GBOGBAFI S I STSABOHB

le parti settentrionali deV Pirenei e del Cemtneno, fra r Oceano e il fiume Garonna. Celti quelli che stanno sull altra sponda della Garonna, lungo il mare d Mar> sigila e di N arbona, e congiungonsi con alcone parti dell Aipi. Belgi quegli altri che son situati siiliOceano sino alle bocche del R eno, ed alcuni anche di qadK che abitano lungo questo fiume e le Alpi. Cosi li divise anche il divo Cesare ne suoi Commentar) (i). Augusto poi avendo divisa la Gallia in quattro parti congiunse i Celti colla provincia Naibonese ^ riconobbe gli Aquilani di Cesare, ma vaggiunse dieci altre po> potazioni abitanti fra la Garonna e il Ligerl (a). Ap presso divise in due il restante, e ne assegn a Lngduno quella parte che stendesi fino alle terre dell ait Reno^ e r altra a i Belgi (3).
( 1) Trovansi qni (dice il Gossellin) molti erro ri, probabilmeute perch Strabene cita de Commentari di Cesare un estratto imperfetto. Bisogna ricordarsi che il nostro Autore credeva che la catena de Pirepei andas^ dal nord al stid, meotra tu invece dal ponente al levante; e siccome egli aggiunge che le Cevenne. ( i[ Cemmeno ) si partono da Pirenei ad angoli re ti!, cosi do vrebbero stendersi secondo lui dall* occidente all oriente, mentre invece si allungano dal mezzod al nord. Egli finalmente credette che la G aronna, la Loira e la Senna scorressero dal mezzogior no al nord : e dopo queste false supposizioni ha dovuto di ne cessiti coUoMre fuor de veri loro luoghi tutti i popoli che vien neminaodo. il) La Loira. (3) Osservano gli Bd. frane, che Augusto non iwat punto la divisione generale della G allia, ma solo ne rese tieliO iuaguale l estensione delle province.

T.IB*0 QHAHTO

379

Ma Pufficio del geografo si limita a indicare 1 natu> rali divisioni dei paesi, e quelle che procedono dalie differenze dei popoli onde sono abitati, accennando pr sopra pi le cose che vi si trovano degne di reordaa za. Quelle divisioni poi che i principi v' introducono secondo la varia opportunit delle circoetanxe, basta al geografo menzionarle sommariamente, lasciando al' trui lo spiegarle con maggior diligenza. Tutta questa regione pertanto irrigata da fiumi, Bi coni dei quali discendono dalle A lpi, altri dal monte Gemmeno e da Pirenei: e gli uni sboccano nellOcean o , gli altri nel nostro mare. I paesi pe quali discor rono sono quasi tatti pianora colline con canali na> vigabili. E le correnti di questi fiumi sono cos bene disposte le une a rispetto delle a ltre , che agevolmente pu trasportarsi ogni cosa dalPunor alPaltro mare: perch non debbono viaggiare per terra se non solamente un piccolo tratto di via; nel restante vanno sempre sui fia> m i, tanto a seconda del loro corso, come al contrario. In questo poi il fi odano ha maggior vantaggio degli a ltri, non solamente' perch ha molti altri fiumi che in esso confluiscono, ma s anche perch mette foce nel M editerraneo, il quale supera il mare esterno, come dicemmo, e perch scorre a traverso delle province pi feconde ( 1 ).
(i) 11 Coray e gli Ed. frane, hanno corretto assai ragionevolnente questo pieriodo che nulle edizioni ordinarie riesce oscuro per trovarsi fuori di luogo le parole mvwif (conM tieemmo ). I vanUggi poi del M editemneo sopra 1 Oceano con sistono nell aver le coste sotto un clima migliore e abitate da popoli pi inciviliti. (V . il lib. ji).

35o'

DELLA GEOCRFU DI STRABONE

.Tntta'Ia Gallia Narbonese produce quefrutti inede> siii che l Italia. Chi va poi verso il settentrione ed il monte Gemmeno trova che l olivo ed il fico vengono m eno, ma tutte le altre cose vi alligoano. Avvi anche la v ite , ma non reca facilmente a maturanza le uve. T utto il restante- della! Gallia produce molto frumento e kiigito, e ghiande, e bestiame d ogni generazione. Nessuna parte di quella provincia lasciata oziosa, fur pochi lu o ^ i doive Le paludi W i boschi impediscono la coltura : ed anche questi per sono abitati, ma pel gran numero delle genti anzich per la loro indu stria: perocch quivi le donne sono fecoudissime e san no ben nutrire i lor p a rti, ma gli uomini si danno al mestiere dell armi piattostoch alLagricoItura. Ora per altro sono necessitati, dposte l a rm i, di attendere alla coUivazione dei camp. E questo io dico in gene rile di tutta la Celtica al di l delle Alpi (i). Ripiglian do ora il discorso intorno a ciascuna delle sue quattro p a rti, ne daremo una breve descrizione facendo prin cipio dalla Narbonese. Qusta provincia iti quanto alla figura uqa specie di parallelogrammo (2 ) , circoscritto a occidente da Pi renei , dal Cemmeno a settentrione, a mezzogiorno dal n re che stendesi fra i Pirenei e Marsiglia, allOrente, in parte dalle A lpi, in parte da una linea retta che va
( 1) iati Gallia Transalpina, come i Romani dicevano; cio la Francia. <a) Qcbe. questa figura si fonda sull opiniooe dell Autore i n torno alla iituazione de Pirenei e delle Cevenne. (G.)

LIBRO

381

perpendicdarmeble dHe A4pi stesse fino al monte Gemmetto, il quale pei steadesi fino al Rodano, facendo un angolo retto eoa quella tinca tirata dalle Alpi. Al fianco meridioiude questo parallelogrammo si con giunge la spiaggia marittima occupata dai Marsigliesi e dai Salii (i) fino al paese dei Liguri, verso l Italia ed il ume Varo, il quale (come gi dissi) il confine deUa Gallia Narbonese dalla parte dell Italia , e nella state di poco momento, ma durante liuverno si allar ga fieo a sette stadi! (a). Di quivi la costa si stende fino al tempio di Venere Pirenea^ e quello il confine tra questa proTncia e Flbera. Altri per sogliono indicare com confini Ira lIberia e la Celtica i Trofei di Pompeo. Y hanno poi da quivi a Narbona sessantatr miglia, da Narbona a Nemauso (3) ottantotto; da Nemauso alle Acque Sestie presso Marsiglia , passando per Ugerno e per Tarascona, cinquantatr; diquivi ad ntipoli ed al fiume Varo settantatr : sicch tutti insieme fanno duecento settantasette miglia (4)> Alcuni per dal tempio di Venere sino al Varo contano duemila e sei cento stadii ; e v ha chi a questo numero ne aggiunge
(i) Costoro occupavano la Provenza. (G.) ^a) 11 V aro, che ha conservato il suo nome , piuttosto un torrente che un fiume. (G.) - Mon trovasi poi dove lAutore ne abbia; parlato da prima, sicch qudle parole come gi d itti, i t tiirar i f i r t f t t , paiono soverchie. (3) Nimes. Le Acque Sestie sono ora A ix ; ed Ugemo

Beaucaire.
(4) L e misure qui indicate non si trovano corri^ondenti a quelle degli antichi llinerarii.

^8a

DELLA GEOGRAFIA DI THABOHE

altri duecento : perocch non sodo tiiUi d' accordo in torno alle distanze. Rispetto all altra via che attraversa i Yoconzii ed il paese di Cozzio ( i) , si percorre la stessa strada da Nemauso fino ad Ugerno ed a Taracona : ma di qaivi poi sino ai confini dei Yoconzii ed al punto dove comincia 1 erta delle Alpi, attraversan do la Druenza e Gavallione vhanno sessantatr miglia, ^ novantanove per andare agli altri confini dei Yoconzii dalia parte del paese di Cozzio nel borgo di Ebroduno (2 ). Altrettanti se ne contano da qnest ultimo paese fino ad Ocelo (3), confine del paese di Cozzio^ passando pel paese di Briganzio, ScingomagO e per le alte Alpi. gi il paese che tien dietro a Scingomago porta il nome d Ita lia , sebbene sia soltanto a ventisette miglia da Ocelo. Marsiglia fondata gi da Focesi (4) giace in nn paese sassoso : il suo porto scavato in un masso che ha la forma di un teatro, e rivolto al mezzogiorno (5) ; e tutta la c itt , eh di notabil grandezza , ben fabbricata. Sulla rocca poi costrutto il tempio Efesio e quello di
(i) n paese di Brianione. Le Alpi Cozie ricevettero il nome da questo p rin cipe ricoDosciuto ind ip end ente da Angusto e visnto fio sotto Nerone. Alla oAorte di lui i suor Siati diventarono provincia romana. (G.) (a) Cflisl dee leggersi invece di Epebrodmo, Ora poi dicesi

Embrum. (3) Uxemu.


(4) Circa 6 0 0 anni prima dell era volgare. (G.) (5) La posizione di Marsiglia non ora precisamente quella di p rim a, per il suo porto ora volto all ovest.

LIBIO QUARTO

383

Apollo Delfio : dei quali quest ultimo cornane a tutti r lonii : r altro tempio coosacrato a Diaaa Efesia. Perocch fama che quando i Fecesi stavano per pai> tirsi dalle loro contrade, aik oracolo comand loro di pigliarsi da Diana Efsia il cobdottiero di quella navi* gazione. Essi pertanto venuti ad Efeso , domandarono in qual modo potrebbero ottener dalla Dea ci che Po* racolo aveva ad essi ordinato: ed ecco la Dea apparire in sogno ad ri$tarchea, una delie pi illustri matrone d Efeso, e ordinarle di accompagnare i Focesi, por tando seco qualcuna delle sacre immagini (i). Cosi ella fece, e quando la colonia fu stabilita, i Focesi edifica rono il tempio^ e come coloro che veneravano somma* mente Aristarchea, nominaronla sacerdotessa. Quindi anche in tutte le citt che traggono la loro origine da Marsiglia, Diana suol, essere venerata fra le prime divinit, e nella figura della sta tu a , e in tutte le altre istitusioni seguono pienamente ci eh stabilito nella metropoli. . 1 lyiarsigliesi poi hanno un governo aristocratico, il meglio regolato di tu tti, avendo fondato un sinedrio duomini che in numero di cinquecento tengono quella carica per tutto il tempo della loro vita, sotto il nome di timochi (a). Quindici di costoro presiedono a tutto il concilio ed hanno lincarico di espedire le faccende che
(i) L espressione m tS> iifS i potrebbe significare anche un disegno del tempio e delle statue, (Ed. frane.) (a) Da r</t onore e da possedere. Per il Buonacciuoli tradusse Onorati.

384

D E L L l eEO G R FI D I STRABONE

occorrono di mano in mano : e fra questi quindici se n eleggono ancora tre con maggiore autorit degli al tri. Nessuno pu esser fatto timoco se non ha figliuoU o non uscito d una famiglia che almeno da tre gene* razioni appartenga a quella cittadinanza. Le leggi sono ioniche, e soglionsi esporre pubblicamente. Il paese porta olivi e viti; ma scarseggia di frumento per Pasprezza del terreno, li perch poi confidando meglio nel mare che nella terra, si sono dati di preferenza all navigazione, siccome occupazione pi naturale e pi con veniente a loro. Tuttavolta in progresso di tempo col loro corggio si sottomisero alcuni dei luoghi circonvicini con ^ e ll e forze medesime colle quali fondarono anche alen ile citt da servir poi a loro come di propugnacoli ^ per esempio nell Iberia (i) contro gPIberi, fra i quali tras portarono anche i patini lor riti di Diana Efesia^ per modo che anche quei popoli cominciarono quindi a sagrificare secondo Pusanza dei Greci. Lo stesso dicasi di Rode ed gata (a) fabbricata contro que' barbari che abitano lungo il Rodano ^ poi di Taurento, O lbia, ntipoli e-JVkea (3), opposte alla nazione dei Salii ed ar Liguri abitatori delle Alpi. Hanno inoltre i Marsigliesi arsenali ed armerie ^ e in antico ebbero grah copia di navi, d armi e di macchine occorrenti cos alle spedi zioni di mare, come alla espugnazione delle citt: coHe quali poterono poi e resistere ai barbari, e rendersi
(i) Tali sono Emeroseopio , Emporio e Rodope , delle cjuali Slrabooe ha gi parlato descrivendo la Spagna. (a) Agde. (3) O ra Taurento, Euba, Anlibo e Niiza.

LIBRO QUARTO

385

amici i Romani, i quali ebbero da loro molti vantaggi, e li aiatai'ono di ricambio ad ingrandirsi. Per Seslio dopo avere abbattati i Salii, fond, non molto discosto da Marsiglia una citt (i) alla quale impose il proprio nome e quello delle acque calde ch ivi trovavansi (di cono cbe ora in parte son fredde); e vi pose un presidio romano: e cos cacci via i barbari da quella spiag gia cbe da Marsiglia conduce in Italia, d onde i Mar sigliesi non avevano mai potuto interamente cacciarli. Ma anche Sestio non pot se non costringerli a dilun garsi dal mare per lo spazio di dodici stadii net luoghi dove trov buoni p o rti, e di otto soltanto nei siti aspri e importuosi ; aggiungendo al Marsigliese il terreno abbandonato da quelL'. Trovnsi poi nella rocca molle spoglie guerresche tolte dai Marsigliesi in continue bat taglie navali a quelli cbe ingiustamente vollero dispu tar loro il dominio del mare. E furono anticamente in prospera fortuna, come pel re s to , cosi sopra tutto pei:^ 1 amicizia che avevano coi Rom ani, della quale si po trebbero addurre parecchie prove ; e fra le altre il si mulacro di Diana cbe questi consacrarono sull ventiu o , simile in tutto alla forma di'quello de Marsigliesi. Ma nella guerra civile fra Pompeo e C esare, avendo costoro aderito alla parte che rimase poi viota, perdet tero molta della loro prosperit. Restano per altro tuttora
(i) Aquae Sexliae , ora A tx. - lii quanto alle acque cos ne parla Solino : Quorum calar , olim acrior, exhalalux per lempara evaporavit; nec jam par est fam ae priori. La vittoria poi di Seslio si riferisce all anno 6 2 9 di Roma. (Ed. frane.)

STtAiatEf lom. I l,

386

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOSE

i vestigi (leir antico zelo eli quegli uom ini, priacipal* mente rispetto al costruir macchine ed alle cose c h e servono alla marina. Se non che ammansauclosi pi e pi sempre i barbari circonvicini, ed essendosi volti gi dalla guerra alle cose civili ed alla coltura dei campi , per la prevalenza acquistatavi dai Rom ani, non accade ai Marsigliesi di esercitarsi oggimai punto n poco nelle cose predette. E lo dimostra ci che si vede pre sentemente a Marsiglia : perocch tutti gli nomini pi gentili si danno all eloquenza ed alla filosofia : e cosi quella citt da poco tempo divenuta una scuola d e ' b a rb ari, e dest fra i Galli cotanto amore degli studj greci, che scrivono nella lingua di quella nazione per si> no i contratti (i); e gi i pi illustri Romani preferiscono di andare per istruirsi a Marsiglia piuttostoch ad Ate ne. I Galli poi, seguitando Tesempio di quecittadini, con sacrarono anch essi 1 ozio che la pace ad essi pro cura a que medesimi studj ; n solamente i privati, ma tutti pubblicamente: perocch e i cittadini in particolare e le citt in comune sogliono avere e professori di lettere e medici stipendiati. Della frugalit e parsimonia dei Mar> sigliesi si pu poi stabilire questo non piccolo indizio,
(i) Qaesl usaaza per (dicono gli Ed. fraDc.) si vuol inten dere solamente del Galli abitanti quella parte occupata dai R o mani solto il nome di provincia romana, e di alcuni popoli limitrofi. Ed anche fra questi si vuol limitare ai nobili ed ai d ru id i, perch soltanto queste due classi potevano fare contralti, mentre il popolo consideravasi come schiavo: Nam pUbs pene

servorum habetur loco, tjuae per se nihil au d et, et nulli a~ dhibetur consUio. Caesar, lib. v i, c. i3.

LIBRO QUARTO

38^

che la maggior dote appo loro di ceto aurei ^ e cin que di tali moDete bastano agli abiti della spoa, e cin que a'suoi ornamenti doro: n lecito oltrepassar que sto limite. Finalmente, cos Cesare, come gli altri prin cipi furono assai moderati nel punire le colpe nelle quali i Marsigliesi guerreggiando erano incorsi, ricordandosi deir antica amicizia ^ e conservarono a quella citt la primitiva sua indipendenza ; sicch n quella n i sud diti suoi non sono tenuti di ubbidire ai magistrati che mandansi in quella provincia. E ci basti di Marsiglia. La parte montuosa de Salii inclina dall occidente al settentrione allontanandosi a poco a poco dal mare. La spiaggia invece che va verso il ponente, quan do pervenuta a circa cento stadii dalla citt de Marsigliesi, dov un promontorio di ragguardevole ampiezza vicino a una cava di p ietre, comincia a piegarsi a foggia di un seno , formando il golfo Galatico che finisce al tempio di V enere, detto Capo de Pirenei (i), ed anche capo Marsigliese. Quel seno poi doppio : perocch la sua spiaggia divisa nel mezzo dal promontorio Sezio (a) e dall isola di Blascone a quello vicina : e di questi due seni il maggiore, nel quale si versa il Rodano, chiamasi propriamente Ga(i) II Capo Creus. (a) Ora Celle. L isola menzioaaUi subilo dopo udo scoglio riinpelto ad jig d e , il quale fu coDgiunto poscia colla spiaggia per fare il porto di jigde slessa. Il promontorio di Ctlle (ch e Slrabone denomina monte Sigio) sporge assai meno di quello che non dicono Slrabone stesso e Tolomo c in generai* tntli gli amichi. (Ed. frane.)

388

D E L L * O E O G R A F U D I STBABONE

latico (i)^ il minore quello che stendsi da Narbona fiao ai Pirenei. La citt di Narbona, pertanto situata al di sopra delle bocche dell'tace (a) e della palude Narbonese, ed il pi grande emporio di quelle regioni. Verso il Rodano pi avvi la citt di relate (ii), la quale anch essa un emporio di non piccolo mo mento : e queste due citt sono quasi ad uguale distan za fra loro, quanto Narbona lontana dal promontorio di Venere, ed Arelate da Marsiglia. Da ambe le parti poi di Narbona scorrono altri Gumi, gli uni (dicesi) dai monti Gemmeni, gli altri da Pirenei ; e lungo le loro sponde sono alcune citt, alle quali si pu navigare con grossi le^ni. Da'Pirenei discorrono ilRnscinone e lIIibirride (4), ciascuno dei quali ba una citt che porta lo stesso suo nome. Presso al Ruscinoae avvi anche un lago, e un ter reno paludoso poco al di sopra del m are, pieno di sa line e di muggini fossili. Per se T uomo scava col a due o tre piedi di altezza, e immerge il tridente nella cqua fangosa che trova, pu facilmente trafiggere uno di questi pesci di notabii grandezza : essi nutronsi di fango come le anguille. Questi adunque sono i fiumi che scorrono da Pirenei fra Narbona e il cap di Venere. Dall altra parte di Narbona se ne vanno dal monte Cemmeno al mare alcuni a ltri, come a dire l Atace , r Obri (5), lungo il quale fondata la ben munita citt
' (>)

golfo di Lione.

(a) V A u d e .
(3) Arhs. (4) Ora Te/ Tech. (5) Orbe.

LIBRO QtRtO

38g

di Bittra presso a N arbona, ed il Raarari su cui sta Agatha colonia de Marsigliesi. Questa spiaggia ha dunque la singolarit gi detta de pesci fossili ; poi n ha un altra quasi maggiore di qusta, e della quale mi propongo di parlare al presente. Fra Marsiglia e le bocche del Rodano avvi una pianura distante dal mare cento stadii all incirca : la sua forma roto n d a, e il diametro pure di circa cento stadii : e chiamasi la pianura sassosa perch tutta piena di pietre grosse quanto la capacit di una mano , di mezzo alle quali poi spunta un erba d onde le pecore hanno un abbondante pastura. Fra queste pietre s aduna un acqua salmastra e vi si forma anche il sale. In tutto poi il paese, anche in quello situato pi in alto , sofBano venti continui ^ ma sulla pianura gi detta trae principalmente il vento settentrionale vio lento ed orribile, il quale dicono che agita e sommove alcuni dei sassi ond p iena, e col suo soilQo gi^ta gli uomini gi dai c a rri, e li priva delle armi e delle ve* sti. Aristotele pertanto afferma che quelle pietre so spinte alla superfcie per forza di alcuni di queterremott che sono denominati ra(i (i), andarono naturalmente a raccogliersi nelle parti pi basse. Posidonio invece dopinione che quella pianura anticamente sia stata ua lago, inariditosi poi in conseguenza di una forte agi tazione, per la quale si ruppe in molte piccole pie tre somiglianti ai ciottoli dei fiumi e delle spiagge
(i) Bfatrrat o da eruzioni. (Ed. frane.) dicevansi i terremoti accompagnati

SgO

DELLA GEOCRAFIA DI STRABORE

marittime , s nella grossezza come nella levigatura. E cosi questi due scrittori stndiansi di spiegare questo fe nom eno: ma non mi pare (i) credibile il ragionamento n delPuno n delPaltro; perocch que ciottoli cos ra dunati non poterono n raccogliersi da s stessi iu u a medesimo luogo, n formarsi dacqua agghiacciata * , ma bens dovettero nascere da pietre pi grandi, dalle quali staccaroDsi di mano in mano che quelle si vennero rom pendo. Ma Eschilo, o che vedesse la difficolt di spie gare questo fenomeno , o che da altii gli fosse cos rac contata la cosa, ne fece una favola: perocch presso lui Prometeo indicando ad Ercole la strada che dal Cau caso guida alle Esperidi, cos dice : u Verrai allimper territa gente de Liguri, dove sebbene tu sia valoroso ti troverai in grave difficolt, perch destino che ti vengano meno le frecce ; n ti verr fatto di racco gliere alcun sasso dal suolo, il quale tutto nn pan tano. Ma Giove poi vedendoti in quell affanno avr di te compassione ; stender nel cielo una nube che piena di pietre rotonde adombrer la terra ; e tu arn maio di quelle pietre potrai facilmente domare la n schiatta dei Liguri. Ma ( dice qui Posidonio) non sarebbe stato miglior consiglio far s che quelle pietre rovinassero sopra i Liguri stessi e li seppellissero tutti, anzich fare che Ercole fosse ridotto ad averne tanto
(i) JVb mi pare. Cosi correggono gli Ed. frane. 11 testo dice invece mi pare, in ta tte fi'tt. Il Coray per togliere la contrad dizione di questo periodo vorrebbe espungere la negazione che viene appresso >v

LIBRO QORTO

891

bisogno 7 Tultavolta egli certo che per combattere una gente si nnmerosa dovette aver d uopo appunto di quella moltitudine di sassi : sicch in questa parte mi sembra pi ragionevole chi compose la favola, che non colui il quale si fa a censurarla. Oltrech il poeta di> cendo che tale era il decreto del Fato, non lascia luo go a veruna censura. Perocch se non fossero la prov videnza e il destino si troverebbero parecchie delle cose umane e naturali, dove forse potrebbe dirsi che meglio sarebbe se fossero altrimenti da quello che sono : per esempio , che T Egitto avesse sue piogge, ansich aver bisogno che 1 Etiopia l innondasse : che Paride avesse naufragato mentre viaggiava alla volta di S p a rta , anzi ch rapirne Elena e pagar poi la pena dopo il delitto, causando cotanta strage di Greci e di barbari ; dulia quale poi Euripide recava la colpa a Giove , dicendo :

Jl padre Giove deliberato che i Troiani soggiacesse' o ad una sventura^ e che i Greci fossero castigati^ ordin queste cose. Rispetto alle bocche del Rodano, Polibio contraddice a Timeo, dicendo che non sono cinque ma d ue: Arte* midoro ne annovera tre. Pi tardi poi Mario, vedendo che la foce del fiume ottura vasi dalle continue allu< vioni, sicch l adito ne riusciva difficile, scav un nuovo canale in cui raccolse il grosso del fiume, fa> cendone dono ai Marsigliesi in premio del soccorso prestatogli nella guerra contro gli Ambroni ed i Toigeni (i) : ed essi ne ricavarono una grande ricchezza po>
(i) Popoli elvetici che si udfodo coi Cimbri per venire in Italia, e ch furono poi vinti da Mario presso Aix. (G.)

Sga

DELLA G b& R ^IA D I StR A B O H E

oendo una tassa a chiunque navigava su gi per quel le acque. Gontuttoci ancora difficile P ingresso delle navi in quel fiume per la violenza delle acque, pel ter reno che queste vi apportano e per la situazione del luogo s bassa, che quando laria alcun poco oscura non possibile vedere nemmanco gli oggetti vicini. Quindi i Marsigliesi vi fecero costruire delle torri che servissero come segnali, appropriandosi cos in ogni modo quel luogo ^ ed avendo pigliato possesso anche di quel terreno che dalle bocche del fiume abbracciato a ^uisa di un sola , vi fabbricarono sopra un tempio e lo consacrarono a Diana Efesia. AI di sopra delle bocche del Rodano trovasi poi un lago dacque marine denominato 5toma/imna (i), abbondevolissimo d ostri* che e di pesci. Alcuni lo contano fra le bocche del Ro dano , e principalmente coloro che le fanno ascendere a cinque (2 ): ma in questo pure singannano^ perocch v ha un monte fra mezzQ, il quale disgiunge il lago dal fiume. Questa pertanto P estensione e la natura di quella spiaggia che va da Pirenei a Marsiglia. Quella poi che di ^ v steudesi al Varo ed ai Liguri ha parecchie citt de Marsigliesi, come a dire T aurento, Olbia, Antipoli, Nicea, il porto di Cesare Augusto detto Foro .Giulio, e posto fra Olbia ed Antipoli ^listante circa cin quecento stadii dalla citt di Marsiglia. Il fiume Varo nei mezzo fra Antipoli e Nicea, a circa venti sladii da
(1) Cio Iago che sbocca in mare. (2 ) Le edizioni ordinarie leggono sette.

lB K D QOARTO

SgJ

<|aesta , e sessanta da quella : di qualit cbe secondo te nuove divisioni dei confini, la citt di Nicea appar-> tiene all Italia, sebbene sia soggetta ai Marsigliesi : I quali a dir vero fabbricarono le predette citt contro i barbati circonvicini, acciocch se queUi eran padroni del territorio, ad essi almeno restasse libero il mare. Perocch quel paese montaoso e naturalmente forte ^ ma presso a Marsiglia, dov occupato dai Salii (i)-sapre nno spazio piano di mediocre grandezza: nel resto chi procede verso Ponente trova che il paese si viene sempre pi restringendo fra le montagne ed il mare, per modo cbe appena lascia una via da potervi passare. Questi luoghi sono occupati nel principio dai Salii, e nell e> stremila poi da Liguri confinanti coll Ita lia , e dei quali parlerassi altrove. Qui frattanto si vuole aggiun gere, che sebbene Antipoli sia situata nella Gallia Narbonese, e Nicea nel territorio d Italia, nondimeno questa soggetta ai Marsigliesi e fa parte della loro provincia^ e quella invece si conta fra le citt italiane, e fu tolta ai Marsigliesi e dichiarata libera da ogni loro giurisdizione. Dinanzi all angusta spiaggia or ora menzionata, par* tendosi da Marsiglia, stanno le isole Stecadi (2 )^ tre delle quali sono ragguardevoli, e due piccole 5 e le coltivano i Marsigliesi. Anticamente vi stava un presidio, per im pedire che vi approdassero i b arb ari, giacch sono an che ben provvedute di porti. Dopo le Stecadi sono
( 1 ) I Provenzali. (2 ) Ora Isole dHires.

394

DELLA GEOGRAFI DI STRABONG

4*Iaoasia e Leroae (i) ameodue abitate. Qaestaltima in cui trovasi il tempio di Lerone, posta dirimpetto ad Antipoli. Vi si trovano poi ancbe alcune altre isolette le qaali non meritano d'essere menzionate, alcune rim* petto proprio a Marsiglia, altre lungo il restante della spiaggia fin qui descritta. Dei porti sono notabili quello di Foro Giulio e quel di Marsiglia: i restanti sono me diocri , ira i quali comprendiamo anche quello deno^ minato Oxubio dai Liguri Oxubii. E ci sia detto di quella spiaggia. Il paese situato in fra terra circoscritto principal mente da montagne e da fiumi. F ra questi notabilissi mo il Rodano, il quale grandissimo e pu essere per un gran tratto navigato contro il corso dell acque, ed accresciuto da molte correnti cbe vi mettono capo. Ma si conviene ragionare di queste cose ordinata* mente. Chi dunque si parte da Marsiglia e procede verso il paese situato fra l Alpi ed il Rodano sino al fiume D ruenza, trova i Salii luogo uno spazio di circa cinquecento stadii. Attraversando poscia il fiume e approdando alla citt di Cabliona (a), si trova tutto il paese dei Gavari fino a quel punto dove P Isara entra nel Rodano e dove anche il monte Gemmeno vien quasi a congiungersi con questo fiume: e lo spa zio dalla Druenza a quel sito di settecento stadii. Abitano poi i Salii in que luoghi' cosi le pianure come
(i) Le isole di S. Onorato e di Santa Margherita. Delleroe Lerone non trovasi parlato da nessnn altro autore. (a) Cavaillon.

LIBRO QUARTO

3g5

le montagne. Ed al di sopra dei Carar stanno i Vo conzii, i Tricori, gPlconii ed i Medolli. F ra la Dmenza e r Isara discendono dalie Alpi anche altri fiumi a sca ricarsi nel R odano, due dei quali scorrono intorno alla citt dei Cavari ( i ) , ed entrano poi nel Rodano con una sola corrente. Avvene poi un terzo, il Sulga (a), che si mischia col Rodano presso alla citt di VindaIona, dove Gneo Enobarbo in una grande battaglia sconfisse parecchie migliaia di Celti. In mezzo a que sti fiumi stanno le citt degli Avenii e degli Aransii (3), ed anche Aetia^ la quale (dice Artemidoro) vera> mente aerea per essere fabbricata sopra una grande altezza. In generale pertanto tutta quella regione campestre e di buoni pascoli, fuor solamente la parte cb' da Aeria fino alia Druenza (4 ), dove si trovano passi angusti e boscosi. In quel sito poi dove P Isara e il Rodano e il monte Cemmeno si toccano, Quinto Fabio Massimo Emiliano con men di trenta mila soldati sconfisse duecento mila C elti, e v' innalz un trofeo di marmo bianco, e due tempj, uno a Marte e P altro ad Ercole. Dall Isara fino a V ienna, metropoli degli Allobrogi situata lungo il Rodano, v hanno trecento venti stadii.
(i) Nella lezione U viftit xu O iifitt la citt de'Ca vari e dei Vari , si credono comunemente intruse per errore de copisti le nltime parole. (a) Il Sorga - Vindalona Vedhne. (3) Avignone ed Grange. (4) II Coray non esita a sostituir questo nome a quello di Avp/><e.

396

D E L L ! CEOGRAFtA t)I STRBONE

Non molto al di sopra di Vienna Lugduno, doro 1 rari e il Rodano si mischiano insieme. Da Vienna a Lugduno, viaggiando per terra a traverso del paese degli Allobrogi, si contano circa duecento stadii ; per acqua poi qualche cosa di pi. un tempo gli llobrogi fecero spedizioni guerresche con molte migliaia di soldati^ ma ora sono dati a coltivare i campi e le valli delle Alpi. E per la maggior parte vivono in borgate; e i pi illustri abitano Vienna , la quale fa anch' essa , gi tempo, un semplice borgo, ma poscia ne fecero una citt e la denominarono capitale della nazione. Essa pure situata lungo il Rodano, il quale si disserra dalle Alpi gi grosso e impetuoso, sicch anche quando si spinge a traverso del gran Lemano ( 1 ), la sua corrente vi si vede > distinta per Io spazio di molti stadii. Pervenuto poi nelle pianure degli Allobrogi e dei SegoziaD, s ineontea coll rari presso L ugduno, citt soggetta a que sti ultimi. Anche 1 Arari discorre dalle Alpi e divide i Sequani dagli Edui e dai Lineassi ; poi riceve in s il D u b i, che discende anch esso da quelle montagne ed navigabile ; e prevalendo il suo nom e, sicch tutti e due si dicono Arari, va con esso a gettarsi nel Rodano. Il quale impone invece allArari il proprio nome, e via prosegue il suo viaggio a Vienna. Tutti e tre questi fiumi nel principio del loro corso vanno a settentrione^ poi inclinano verso ponente ; e quando all ultimo si sono uniti in un alveo solo, fanno un altra svolta di nuovo correndo verso il mezzogiorno finch, dopo
( 1) Il lago di Ginevra.

tlB B O QUARTO

397

aver ricevute le acque di parecchi altri fiumi, sboc> cano in mare. SifTatt adunque il paese posto fra le Alpi ed il Rodano. L 'a ltra sponda del fiume abitata per la maggior parte dai Yolci soprannomati Arecomici. Dicno al cuni che il porto di questa gente la citt di Narbona, la quale pi giustamente direbbesi porto di tutta la Gel* ticaj tanto essa da lunghissimo tempo superiore alPaU tre nel commercio. I Volci pertanto abitano vicino al fiume Rodano, avendo rimpetto a s nella riva opposta Salii ed i Gavari : ma il nome dei Cavar! prevalse tal mente in que luoghi, che con quello soglionsi menzio nare quanti barbari abitano col intorno: bench a dir vero non sono pi b arbari, ma si uniformarono per la maggior parte ai Romani nell idioma e nel vivere, ed alcuni anche nella forma del govern. Vi sono poi alcune altre oscure e piccole nazioni, le quali si stendono da gli Arecomici fino ai Pirenei. La metropoli degli Arecornici SFemauso, la quale si di commercio come di fo restieri molto inferiore a N arbona, ma la sorpassa nel numero dei cittadini. Perocch tiene sotto di s ventiquattro borghi tutti d una stessa gente, ed assai ben popolati; e gode (i) del diritto, del Lazio, di ma niera che quanti in liemauso erano creduti degni di esser fatti edili o questori consideravansi come Roma ni. Donde poi quella nazione non si trova soggetta per
(i) Il Coray legge Gli Ed. frane-, e il Silaodro lessero riferendo cosi il diritto del Lazio non solo a Nemauso , ma a tutte le ventiquattro borgate.

398

d e l l a CEOGRFU d i 5TRB0HE

nulla a liiagistratl spediti da Roma. E<1 situata que sta citt lungo la strada che dallIbera conduce in Ita* lia^ la quale di state comoda, ma nell inverno e nella primavera suol essere fangosa e inondata da fiumi, al cuni dei quali tragittaosi sopra b arche, alcuni invece sopra ponti fatti di legno o di pietre. E queste di{fi'> (colt provenienti dall' acque sono causate da torrenti, i quali continuano qualche volta a discorrer dalle Alpi fin nella state a cagione delle nevi che si lique&nno. la quanto alla strada gi m entovata, un ramo va diritto (come dicepimo) alle Alpi attraversando i Voconzii^ e questo il pi breve, Taltro che segue la spiaggia mar sigliese e ligustica pi lungo, ma offerisce pi facili passaggi in Ita lia , divenendo quivi pi basse le monta gne frapposte. Nemauso poi lontana dal Rodano cir ca cento stadii, considerando quel punto di cotal fiume dove sull opposta riva trovasi la piccola citt di T arascona ; e da Narbona distante settecento venti. Toc cano il monte Gemmeno, e ne occupano anche il fianco meridionale fino alle sue estrem it, i Yolci denominali Tettosagi con alcuni altri popoli. Ma di questa parlere mo altrove. I Tettosagi abitano in vicinanza de monti P iren ei, toccando alcun poco anche il fianco setten trionale del monte Gemmeno (i), ed hanno un paese ab bondevole d oro. Congetturasi che un tempo essi fos sero potenti e numerosi per modo c h e , venuti a sedi*
(i) Cio il lato setleBtrionale delle Cevenne Ira Lodve e To losa. Bisogna ricordarsi (dice il Gossellia) che secondo Slrabone le Gevcpne andavano dall ouest all est.

L im o QVSTO

399

zione, cacciaron de' propri confini una gran moititudine di loro com patrotti, alla quale si congiun sero quindi anche molli altri delle nazioni circonricine. Alcuni poi di costoro occuparono la Frigia confi nante colla Cappadocia e coi Paflagoni : di cbe ci ri mangono in prova tuttora i Tettosagi di quella regio ne ; perocch trovandosi col tre nazioni, quella che occupa ncira ( 1) porta cotesto nom e, e le altre due sono Trocmi e Tolistobogii. E che anche questi sieno provenuti dalla Celtica n prova la somiglianza chessi hanno coi Tettosagi^ ma da quale provincia siansi par titi noi potremmo affermare : perocch non troviamo che al presente vabbiano popoli di cotai nomi n al di d e n tro , n al di fuori delle A lpi, n sulle Alpi stesse ; ma probabile che a cagione delle frequenti emigra zioni sian venuti a mancare, siccome intervenne anche di parecchie altre genti. Cosi anche quel Brenno (2 ) il quale si spinse fino a Delfo da alcuni denominato Prausio ; ma non potremmo poi dire in qual parte del mondo questi Prausii da prima abitassero. E dicesi che anche i Tettosagi furono in quella spedizione di D elfo, e che i tesori trovati appo loro nella citt di Tolosa da Cepione condottiero rom ano, fossero una parte del bottino del tem pio, a cui quelle genti aveva(i) Jjtgora. (i) La lezione comune ro B f i t n t , ed anche quella adottata dal Coray ci rS i Bfttrt lasciano in certo il significato della panda. Lintendimento per dell Autore non pub esser dubbio.

DELLA GEOGRAFIA D I STRABOSE

no poi aggiunto aoiche del proprio e consacratolo in sieme per propiziarsi quel Dio (i) : ed afTermao alcuni che Cepione per avere osato por maoo a quel tesoro fin miseramente la v ita , cacciato come sacrilego dalla pa tria , e lasciando dopo d s due figliuole, le quali, al dire di Timogene (a), furono svergognate e finirono turpemente. Ma pi credibile in ci il lacconto di Posidonio. Secondo lui il tesoro trovato in Tolosa ascendeva a circa mille e cinquecento tale n ti, e trova<> vasi parte riposto nel tempio, parte, ne laghi sacri, non gi in moneta coniata, ma in verghe d oro e d 'a r gento : ma il tempio di Delfo ( egli dice ), quando ebb& luogo la spedizione dei Galli, non avea pi di cos fatte ricchezze, delle quali aveyanlo gi spogliato i Focesi (3) nella guerra sacra. Che se pure una qualche parte ve ne fu trovato, dovette esser divisa fra molli. Qltrch non par verisimile che i Tettosagi se ne tornassero sani e

(i) Giustino racconta che i Tettosagi ritornati da quella spe dizione a Tolosa loro patria, furono assalili da un morbo pesti lenziale , del quale non poterono liberarsi per consiglio dei loro indovini, se non gettando nel lago di quella citt tutto 1' oro e r argento che vi avevan portato. (Ed. frane.) (a) Costui avea scritta la storia dei Galli. La sua opera, della quale fa menzione anche Ammiano Marcellino, aud perduta. (3) Gli abitanti delle Focide eccitati alla guerra da uu decccto che gli amfzioui avevano scagliato contro di lo ro , furono poi obbligati di manomettere i tesori del tempio per sostenerne le spese. L oro e l argento eh essi ne tolsero si fa ascendere a M,ooo talenti, vai quanto d ire 53 milioni di franchL (E d . frane.)

LlBKO QUARTO

^Ol

salvi da quella spedizione ai proprii paesi: sapendosi come dopo che si partiron da Delfo faroao da molte miserie travagliati, e, venuti a discordia fra loro, andarono qua e t in varie parti dispersi. Per si vuoi dire piuttosto, siccome affermano Posidonio stesso e molti altri, che la Celtica avesse parecchi tesori, per essere quella regione ferace d oro , e abitata da uomini superstiziosi ed av vezzi a vivere senza sontuosit: i quali poi nasconde vano come in luogo sicuro P oro e P argento nei loK laghi. 1 Romani pertanto quando si furono impadroniti di quei paesi, venderono pubblicamente cotesti laghi, nei quali molti dei compratori trovarono poi grandi masse dargento. Anche in Tolosa eravi un sacro tempio tenuto in gran riverenza dai popoli circonvicini ; il quale anch esso abbondava di grandi tesori, essendo molti coloro che ve li deponevano, senza che njuno mai fosse ardito di toccarli. Ed la citt di Tolosa fondata in quel sito dov pi angusto quellistmo che disgiunge lOceano! dal mar di Narbona, sicch al dire di Posidonio minore di tre mila stadii. Qui p o i, come abbiam detto gi innanzi, merita dessere notata prima dogni altra cosa la grande comodit che hanno tutte le parti di quel paese di co municare fra loro a cagione dei fiumi e de mari ( 1 Or ceano ed il Mediterraneo ) ^ perocch chiunque si fac cia a considerare queste circostanze trover eh elleno sono una parte non piccola della felicit di que luo ghi ^ potendosi, dico , agevolmente portar navigando lutto quanto necessario alla vita da un luogo ad un altro, per modo che lutti del pari se ne vantaggiaS tb ^ boxe j tom. I L

a6

4 o2

della

GEO&HFIA D I STRABONE

no : principalmente in questa nostra et in cui avendo cessato dalle arm i, attendono con diligenza a coltivare la terra, e si studiano di fondare un viver civile. per di qui si potrebbe trarre argomento a provare l opera della Provvidenza , non potendosi credere che quei luo ghi siano cosi bene disposti per caso, anzich per u n segreto consiglio. Perocch puossi col risalire il Ro dano navigando un lungo tratto con legni carichi da gran peso di mercatanzie ^ le quali poi si diffondono nelle varie parti di quella regione per mezzo do molti fiumi che vengono a scaricarsi nel Rodano stesso, navi gabili anchessi e capaci di portar grandi pesi. E nel vero questi carichi passan nell rari (i) e poscia nel Dubi che in quello si getta : quindi trasporlansi per terra si no al fiume Sequana, a seconda del quale vanno poi gi fino airOceauo, ai .Lexobii ed ai Caleti (a); e da que sti con un viaggio di meno che un giorno trasportausi nella Britannia. Ma per essere il Rodano rapido e dif ficile a rimontarsi, alcune delle mercatanzie sono in vece condotte per terra sui carri; come a dir quelle che portansi tra gli Arverni od al fiume Ligeri (3), sebbene il Rodano scorra vicino anche ad una parte di que' paesi ; ma per essere la strada p ian a , e lunga soltanto un ottocento stadii all incirca ne viene che non trovino conveniente risalire il fiume a ritroso del suo c o rso ,
(1) Ora Suona e Doubs. ( 2 ) I Lexobi abitavano le rive meridionali dell iinboccatra della Senna. I Caleti occupavano le rive opposte della Senna e la costa dellOceano fin verso Trport. (G.) (3) Il Ligeri la Loira-, l Arvernia V Alvergna,

LIBRO

QUARTO

mentre possono invece viaggiare comodamente per ter* ra. Dopo di ci s* imbarcano sopra il Ligeri, il quale discorre dai monti Cemmeni all' Oceano. Da Narbona si naviga , ma un piccol tra tto , su per l tace \ quindi si fa un cammino pi lungo per terra fino alla Garonna, per lo spazio di forse ottocento o settecento stadii: ed anche la Garonna scorre verso l Oceano. Queste cose risguardano gli abitanti della provincia narbones'e , i quali dagli anticlM furono denominati Cehi ( i ) ^ e ere* do che di qni poi tutti i Galati fossero detti Celti dai G reci, pigliando il nome da quelli a cagione della loro celebrit, o perch forse contribuissero a questo anche i Marsigliesi abitanti vicino a que luoghi. C A P O U.
Descrizione deir Aqutania. Popoli di quella provincia. G li A rven s loro potenza e loro guerre contro i Romani.

Ora da parlare degli Aquilani e delle quattordici popolazioni (Galatiche) abitanti fra la Garonna e il Li* g er, alcune delle quali toccano fino alla sponda del ilodano ed ai campi della provincia narbonese. Generalmente parlando gli Aquilani difTeriscono dalla schiatta glatica s nella figura dei corpi c s anche nella lingua, e sono invece somiglianti piuttosto agl !
(i) TuUa la Gallia nominavasi anticamente Celtica prima cbe i Romaoi vi penetrassero. Quando poi questi n ebbero conqui state le provDce mei'idionali le separarono dal resto della Celtica denominandole Gallia Narbonese; di che pare che i Greci non fouero bene informaiL (G.)

4o4

BELLA O E O & R IF IA D i STRABONE

beci. Hanno per confine il fiume G aronoa, abitando nello spazio compreso tra questo fiume e i Pirenei. So no poi le popolazioni aquilane in numero pi di venti, ma piccole e senza celebrit. Le pi di queste popola zioni abitano lungo lOceano \ le altre stanno infra ter ra , e tengono le estremit delle Gevenne fino al paese dei Tettosagi. Siccome poi era una troppo piccola cosa questa regione, perci le aggiunsero anche il territorio compreso fra la Garonna e il Ligeri. Questi fiumi sono quasi paralleli ai Pirenei, e forman con essi due paral lelogrammi , circondati negli altri fianchi dall Oceano e dai monti Cemmeni (i) : entrambi poi si possono na vigare per lo spazio di circa due mila stadii. La Ga ro n n a , accresciuta da tre fiumi ( 3 ) , sbocca in mare dalla spiaggia posta fra i Buturigi soprannomati Yibis c i, e i Santoni, due popoli galatici. questa gente de Biturigi la sola straniera che si ritrovi fra gli Aquilani, coi quali poi non punto immedesimata. Essa ha un emporio in Burdigala (3) sulla sponda di u a lago marino formato dalle bocche dlia Garonna. E il Ligeri mtte foce fra i Pictoni e i Namneti (4). An(1) SU'abone si foada sempre sulla supposizione che i Pirenei si stendano dal mezzod al nord ; che in questa direzione m e desima si muovano la Garonna e la Loira ; che le Cevenne va dano da ponente a levante ; e che le coste della Gallia parten dosi da Pirenei si elevino a poco a poco verso il n o rd , cur vandosi molto all est. (G.) (2 ) I. Arrige, il Tarn e la Dordogna. (G.) (3) Bordeaux. (4) Poitiers fu la capitale dei Pictoni o, Piotavi : e Nantes quella dei NamnetL (G.)

LIBRO QUARTO

4oS

(icamente v ebbe su quel fiume una citt di commer cio detta Corbilona. Polibio , nel far menzione delle cose favoleggiate da P ite a , ebbe a dire die nessuno dei Marsigliesi venuti a parlamento con Scipione sep pe dire qualcosa che fosse degna d attenzione rispetto alla Britannia, di cui Scipione medesimo avevali do mandati , e nemmnco rispetto a Narbona ed a Cor bilona j le quali eran per altro le migliori citt di que luoghi : ma Pitea solo os spacciarne parecchie men zogne. n La citt dei Santoni poi Mediolanum (i). Quella parte dell quitania eh lungo 1 Oceano per lo pi arenosa e magra ; gli abitanti si nutrono di miglio, non essendo quel suolo molto ferace di altri frutti. Quivi anche quel golfo di mare ond forato listmo che risulta da questo e dal golfo Galatico (3 ) della costa narbonese, del quale porta poi anche il nome. Abitanti di quel golfo sono 1 Terbelli, appo i quali si trovano miniere d oro tenute in pregio sopra quante se ne conoscono. Perocch in fosse di poca pro fondit si trovano masse doro voluminose quanto la ca pacit d una m ano, alle quali poi qualche volta non fa mestieri se non di poca purgazione : il resto arena e glebe, le quali anch esse richiedono poco lavoro. Le parti poi dell quitania mediterranee e montuose hanno miglior terreno. Verso i Pirenei la provincia de Conveni (cio de* radunati) dove si trovano la citt di Lugduno e le terme degli Onesii bellissime con acqua
( 1) , ora Saintes. (a) Il golfo di Guascogna e quel di Lione.

^o6

DELLA' g e o g r a f i a D i STRABONE

buonissima a bere. Bello inoltre anche il paese clegK^ Auscii. I popoli situati fra la Garonna ed il Ligeri, cbe fu> reno poi aggiunti agli Aquilani, sono gli Elvii, i quali co* mincianp dal Rodano ; i Yellaj che vengono dopo co storo e furono un tempo compresi fra gli A rvem i, ma ora fanno un popolo separato e da s^ poscia gli Arr e r n i, i Lemobici ed i Petrocorii 5 quindi i Nitiobrigi 5 i Cdurci e i Biturgi soprannomati Cubi. Verso lOceano poi stanno i Santoni e i Pictoni, questi (come di-, cemmo ) abitanti lungo la Garonna , quelli sul Ligeri. Finalmente i Ruteni ed i Gabali sono situati vicino al Narbonese. Presso i Petrocorii ed i Biturigi Cubi si tro vano miniere di ferro famose \ presso i Cadurci grandi lavori di lino. F ra i Ruteni ed anche fra i Gabali sono, miniere dargento. I Romani concedettero il diritto rlel> Lazio ad alcuni degli Aquitani, come a dire ag\'i uscii ed ai Conveni. Gli Arverni hanno stanza lungo il Ligeri : la loro metropoli Nemosso (i) situata sulla sponda del 6 ume predetto, il quale dopo essere scorso oltre Genabo (3) emporio de' C arnuti, fabbricata verso la met di quei fiume , sbocca nell Oceano. Dell antica loro poten za gli Arverni recano in testimonio l aver essi pi volte guerreggiato contro i Rom ani, quando con due( 1) Credesi (dice il Gossellin) che Nemosso sia Clermont nelTAlvergna, e che Strabone siasi ingannalo collocando questa cill sulla Loira (G.) (a) Orleans.

lIB R O QUARTO

/fo ^

cento mila soldati, e qnaado con an esercito dne Tolte maggiore; cos con qnattrocento mila combatterono sotto Vercingetorige (i) contro il divo Cesare; e da pri* ma con duecento contro Massimo Emiliano ed an che contro Domizio Enobarbo. Le battaglie contro Cesare si fecero presso Gergovia, citt degli rverni situata sopra un monte elevato, della quale era nativo anche Vercingetorige ; presso lesia (a) citt de' Mandubii ( con6 nanti eogli Arverni ) situata anch essa sopra un alto colle, e circondata da monti e da due fiumi. Quivi fu preso il loro condottiero, e la guerra ebbe fine. Contro Massimo Emiliano poi com batterono presso il confluente dell Isara e del Rodano, dove anche il monte Cemmeno si accosta a quest ulti mo fiume. Finalmente combatterono contro Domizio un poco al di sotto del luogo predetto dove il Sulga (3) entra nel Rodano. Distesero poi gli Arverni la loro do minazione fino a Narbona ed ai monti della provincia marsigliese, soggiogando le nazioni fino ai Pirenei, allOceano ed al Reno. Si raccoilta che Suerio (4), padre di quel Bitto il quale combatt contro Massimo e coqtro Domizio, fa di tanta ricchezza e di tanto lusso, che
(i) Cesare fa ascendere invece quell esercito soltanto a cento cinquanta cinque mila. (a) Le rovine dAIesia sussistono ancora presso Flavigni nella Borgogna, fra due piccoli f i umi , l Oze e Ozerain , che gettansi nella Brenna. (G.) (3) Sorga. (4) Ateneo dice Luernio, e forse h da legger Luterio. In quanto a BUto alcuni leggon Bitito ed allri Btuilo.

4o8

DELLA g e o g r a f i a D I STRABONE

una volta per dare agli amici una prova della siia opa lenza si fece coadur sopra un carro a traverso ad una pianura, gettando da una parte e dall altra monete d oro e d argento, che quelli (i) poi raccoglievano an dandogli dietro. C A P O III.
La Gallia Unese e la belgica. Fium i che disdendono dalle A lpi ; e popoli lim itati dal Doubs e dalla Saona. Del Rene e dei po poli abitanti lungo le sue rive. Altre ppolazioni, e foresta d i Ardenna. La Senna, Citt de' Parisii. Popoli Belgici. D ei Veneti e delle loro guerre contro Cesare.

Dopo la parte quitana e la narbonese seguita quella che stendesi lungo tutto il Reno ed il Rodano, dalle sorgenti di questo fiume sino a Lugduno, e di quivi sino al Ligeri. Le parti superiori d i. questa regione, dalle sorgenti dei! due fiumi predetti, il Reno ed il Ro* dano , fin quasi alla met della pianura , soao soggette a Lugduno^ le rimanenti, comprese anche quelle situate lungcf lOceano, sono sottoposte a quella parte di Cal ila che ai Belgi si attribuisce. Noi preferiamo di dare insieme la descrizione d entrambe queste due parti. Lugduno fabbricata sopra un colle presso al con fluente dell Arari e del Rodano soggetta ai Romani. questa la cit| pi popolata di tutte le altre nelle Gallie, fuor solamente Narbona ^ perocch se ne val(i) Quelli. Gli amici : ma probabile che inv^e di Tts

debba leggersi con Posidonio r7t

la moltitudine.

LIBRO Q t l i l T O

4<>9

gono come d em porio, e i governatori che vengon da Roma fanno quivi coniare le monete dargento e doro. Il tempio poi dedicato in comune da tutti i Calati a Cesare Augusto s'innalza davanti a questa citt do ve i fiumi predetti si mischiano insieme. Sono in quel, tempio un altare degno di considerazione, con una inscrizione di sessanta popoli^ poi altrettante statue per ciascuno di questi popoli ; ed un altro altare di gran mole (i). Questa citt presiede alla nazione dei Segusiani abitanti fra il Rodano ed il Dubi. Delle altre po polazioni cbe stendonsi fino al fieno, alcune son li mitate dal D ubi, alcune altre dalP rari ; i quali fiumi discendendo ancb essi, come dicemmo gi prima, dalle A lpi, si mischiano poi in una sola corrente, e vanno a gettarsi cos congiunti nel fiodano. Avvi anche ua altro fiume che ha pure le sue sorgenti nelle A lpi, ed denominato Seqoana. Scorre cotesto ume nell Oceano, parallelo al Beno, a traverso ad un popolo che porta lo stesso suo nome,, e confinante col Reno all o{i) 'ErTt cT 'i fim ftit ;^0 t r i t i S t S t { r t , xtc { jtite f TiTttt ixa rm f t t , AAar f t iy tt . G li Ed. frane, leggono: iix itn t ed e traducono: Fedesi in quel tempio un altare magnifico, sul quale sono in cisi i nomi di sessanta popoli, rappresentati da altrettante statue. Questo altare i d una considerabile altezza. Senza ri

gettare questa congettura, vedendo che il Coray non volle fare alcuna mutazione nel testo, mi parve di poterne dare una plausi bile spiegazione sottintendendo ^ d a>iXts la voce gi espressa inn an zi; come se dicesse;

i ^ u fts. . .

t t i t t c , . , x\ C(AAf fioft'x ftijrttf.

4 IO

D ELLA g e o g r a f i a DI STRABONE

riente, e collArari dal Iato opposto. Di quivi si portaoo a Roma i migliori salsumi di carne di porco. Frammezzo dunque al Dabi ed all Arari sta la nazione degli Edui i quali posseggono la citt di Cabillino (i) sullArari, e il castello Bibratta. Costoro dicevansi congiunti di paren tela coi Rom ani, e pei primi di quella regione ven nero ad amicizia e ad alleanza con loro. Al di l del* l Arari abitano i Sequani, da gran tempo divenuti ne mici e dei Romani e degli Edui ; di qualit cbe spesse volte saccostarono coi Germani quando essi fecero delle incursioni sopra lItalia, e fecero mostra di non ordina ria potenza ; perocch colla loro anione resero tremendi quei popoli, i quali tornarono ad essere di poco mo mento quando essi se ne separarono. Contro agli Edui poi erano avversi non solamente a cagione dellamicizia che questi han coi Rom ani, ma s ancor pi per una discordia insorta fra loro rispetto al fiume che li divi de : perocch 1 una e 1 altra di quelle popolazioni pre tende che l Arari sia suo proprio, e che a lei sola ap partengano i proventi dei pedaggi. ra poi tutti que luoghi sono soggetti ai Romani. Lungo il Reno abitano primi di tutti i Nantuati (2 ), fra i quali si trovano le sorgenti del Reno stesso nel monte Adula (3). questo una parte delle Alpi da cui discor(i) Chdlons-sur-Saone. (a) La lezione ordinaria Etuazii { A irtvT ii). II Silandro, seguitato poi dal Casaubooo, propose di leggere invece Nantuati. Gli Ed. frane, adottarono bens questa correzione, ma notarono che dovrebbe forse leggersi Leponzii. Il Coray legge Elvetii. (3) 11 San Gottardo. - L Adua 1 Adda.

LIBBO QVRTO

4 <<

re anche P dna ia contraria direzione verso la Gallia Cisalpina, a formare il lago Lario sulla cui sponda fabbricata Como. E riuscendo poi di quel lago si getta nel Pado ( i) , di cui parleremo appresso. Anche il Re no diffondesi in ampie paludi ed in un gran lago, a cui sono contigui i lieti ed i Vindelici, alcuni dei quali abitano nelle Alpi, altri al di l delle Alpi. dice Asi* nio che la lunghezza di questo fiume di seimila stadii. Cosi per altro non : ma considerandone il crso come una linea retta oltrepassa di poco la met di cotesto numero * , e qualora a cagione delle tortuosit gli si aggiungessero mille stadii, gi basterebbe. E nel vero il Reno s rapido che a stento vi si possono eriger dei ^ p o n ti, sebbene dopo esser disceso dalle montagne di scorra a traverso a pianure. Or come potrebbe conti nuare ad essere e rapido e violento qualora , olt^e allo scorrere in luoghi piani, gli si aggiungessero anche molte e lunghe tortuosit? Asserisce inoltre eh esso ha due bocche, riprendendo coloro che gliene assegnan di pi. Il Reno poi e la Sequana abbracciano colle loro tortuosit un certo spazio di terren o , ma non quanto Asioio pretende (a). Amendue vanno verso il settentrio-: ne, partendosi dal mezzod^ e dinanzi alle loro bocche

(i) Nel Po.


J i rir r7e f K tX i l r t i r i al *T tf X } Snicuit! i TtrTnt. Gli Ed. frane, spiegano l {a) E y x v K ^ i i T U i f t t t

T ritinf non tanto considerevole quanto potrebbe immaginarsi.


Io credetti di doverlo riferire allopiniooe di Asinio di cui qui si tratta.

4 i 2

della

GEOGBAFIA d i s t b a b o n e

sta la Britannia, pi vicina per altro al Reno ; sicch dalla foce di questo fiume pu vedersi Canzio eh il promontorio orientale di quellisola. Quella invece della Sequana n alcun poco pi lungi ^ e quivi colloc il divo Cesare il suo arsenale quando egli navig contro la Britannia. Lo spazio poi navigabile della Sequana, cominciando dal punto in cui le mercatanzie vi si posso no tramutare dall'rari, alquanto maggiore cbe quello del Ligeri e della Garonna. Da Lugduno alla Sequana avvi uno spazio di mille stadii e uno spazio minore del doppio dalle bocche del Rodano fino a Lugduno (i). Dicono che gli Elvezii abbondano d oro ; ma che ci non ostante si volsero al ladroneccio avendo ve duto le ricchezze che ne ritrassero i Cimbri^ e che due delle loro trib , le quali primamente erano t r e , consumaronsi ia quelle spedizioni ; ma nondimeno a qual numero fossero poi cresciuti i discendenti di quei che ri masero lo dimostr la guerra contro Cesare, nella qiiale perirono circa quattrocento mila combattenti^ gli altri in numero di ottomila ( 2 ) egli comport che si salvassero, acciocch il loro paese non rimanesse voto in balia de' confinanti Germani. Dopo gli Elvezii abitano lungo il Reno i SequanI ed i Mediomatrici; fra i quali si trovano i Tribocci, na zione germanica trasferitasi col dal proprio paese. T ra i Sequani avvi il monte lurasso (3) che li divide dagli
(i) (a) cento (3) Anche in questo perodo la lezione dubbia. Cesare dice invece, che i sopravvissuti alla guerra furono dieci mila. H tura.

LIBRO QUARTO

4 '^

Elvezii. i di sopra poi degli Elvezii e dei Seqnani stanno gli Edui e i Liogoni volti all occidente ^ e al di sopra dei Mediomatrici abitano i Leuci e nna parte dei Lingoni predetti. Le nazioni cke stanno fra il Ligeri e la Seqnana al di l del Rodano e della Saona, son volta a settentrione, e vicine agli llobrogi ed ai popoli abi tanti presso Lugduno. Celeberrimi fra costoro sono le genti degli Arvemi e dei C arnuti, per le quali scorren do il Ligeri entra poi nelFOceano. II tragitto dai fiumi della Celtica nella Britannia di trecento venti stadii ^ perocch salpando mentrech succede il riflusso della se ra , nel giorno dopo approdano all isola verso 1 ora ottava. Dopo i Mediomatrici ed i Tribocci abitano presso al Reno i Trevir, appo i quali ai d nostri fu costrutto un ponte da que Romani che amministraroa la guerra germanica. Quivi intorno abitavano anche gli U b ii, che grippa di loro proprio consentimento tra sport a ld i qua del Reno (i). i Treviri poi sono congiunti i Nervii, i quali sono anch essi una popola zione germanica; ed ultimi sono i Menapii che abitano paludi e foreste d alberi non a lti, ma folti e spi* nosi, sulle sponde delle foci del fiume. Presso costoro stanno i Sicambri germani. i di sopra poi di tutta quella costa del fiume abitano gli Svevi, denominati anch essi Germ ani, e nella potenza e nel numero su periori agli altri : alcuni dei quali essendo cacciati, si
(i) Tnmsgressi olim , et experimento Jidei, super ipsam Rheni ripam collocati^ ut arcerent, non ut custodirentur. Cosi Tacito.

4 l4

DELL GEOGRAKIA D I STRABONE

rifitggirono al di qua del Reuo dove trovansi tuttavia. v hanno ancora col alcuni popoli che domiaaao successivamente in diversi cantoni, secondoch vinti e cacciati da altri portano il fuoco delia guerra press i loro vicini (i). Al ponente dei Treviri e dei Nervii abitano i Seaoni e. i Remi, ed anche gli trebati e gU Eburoai. Ai Me napii sono congiunti dalla parte del mare i M erini, i Bellovaci, gli Ambiani, i Suessooi e i Caleti sino alla sboccatura del fiume Sequana. 11 paese de Moriai, de gli Atrebati e degli Eburoni confoi'me a quello de Menapii : perocch selva d alberi non alti, ampia ma non per tanto quanto hanno detto gli storici che la fanno di quattro mila stadii (a). Chiamanla Ardenna, Quando avvenivano incursioni guerresche intreccia vano le verghe spinose degli arbusti, e per tal modo intersecsvan le vie, e di tanto in tanto piantavano a colai fine anche dei pali. Essi poi con tutte le loro fa miglie si nascondevano nelle parti pi rem ote, doy erano alcune isolette nel mezzo delle paludi. Queste ne tempi piovosi davano loro un rifugio sicuro^ ma nelle stagioni asciutte prendevansi di leggieri. Ora poi tutti quelli che trovansi al di qua del Reno vivono in pace e sottoposti ai Romani, Lungo il fiume Sequana stanno i Parisii, i quali posseggono un isola formata da quella stesso fiume, e la citt di Lucotocia (3) ^ poi i Meldi ^
(i) Tutto questo perodo d inceru lezione. (3 ) Anche Cesare assegna a quella foresta 1 estensione di 5oo miglia, equivalenti a 4ooo stadii. (3) Fu delta anche Lucotecia , Lutezio , Leacezia.

LIBRO QDHTO

4 >^

e i Lexobii, gli ultimi dei quali toccati 1' Oceano. Ma la nazione pi ragguardevole fra quante se ne trovano col intorno quella dei Kemi. La loro metropoli D uricortora, la quale popolatissima ed anche la residenza dei prefetti romani. Dopo le nazioni predette restano quelle dei Belgi abitanti lungo 1 Oceano, alle quali appartengono i Ve* neti che combatterono in mare contro Cesare, per im pedirlo dal navigare nella Britannia, perch solevano esercitarvi il loro commercio. Ed egli poi agevolmente li vinse non gi valendosi dei rostri ( perocch le loro navi erano costrutte di legname assai grosso ) , ma sihbene aspettando che il vento le portasse contro di lui ne fece tagliare le vele con falci raccomandate a lunghe pertiche (i). E queste vele, per resistere alla vio lenza dei venti, eran di cuoio, e le tendevano con ca tene invece di corde. Oltre di ci le navi di quella na zione hanno il fondo assai largo, e la poppa e la prora molto elevate a cagione delle maree : e le fanno di legno di quercia, del quale col grande abbondan za. Non usavano poi di commetterne le nne colle altre le tavole, ma vi lasciavano alcuni interstizii che poi ristoppavano con alga marina ^ affinch quando le navi
(i) Ncque enim his nostrae rostro nocere poterant ; tanta erat in his fortitudo . . . Una erai magno usui res praeparala a noslris ; falces praeacutae , insertae ajfixaequf longuriis , non bsimili form a muralium Jalcium ; his quum fa n e s , qui antennas ad malos distinebant, comprehensi adduetique eranl, navigio remis incitato praerumpehantur, quibus abscistis , antennae necessaria concidebanU Caes., lib. ni, c. i5 , i4-

4 l6

DELLA CEOGBAFIA Dt S'TRABOKE

eraa tratte all asciutto non Daridi*sero, per essere l alga naturalmente pi umida della quercia, la quale secca e mancante di umori. Io stimo che da questi Ve* neti discendano quelli che abitano lungo V Adria : pe rocch anche quasi tutti gli altri Celti che trovansi in Italia vi si trasportarono dalle ragioni poste al d l delle Alpi, come avvenne de^ Boi e dei Senoni. Tutt^ volta alcuni credono che i Veneti delP Adria siano Pa< jQagoni, perch trovasi nella Paflagonia una popola* zione che porta il loro nome: n io sostengo gran fatto la mia opinione , giacch in questie cose bisogna eoa* tentarsi di congetture. Appresso poi vengono gli Osismi che Pitea chiama invece T im ii, i quali abitano un pro montorio che si spinge molto addentro nellOceano, ma non per altro a s grande distanza quanta dicono Pitea stesso e coloro che gli hanno prestata fede. F i nalmente le nazioni collocate nel mezzo fra la Sequana e il Ligeri in parte confinano coi Sequani e in parte cogli Arverni. C A P O IV.
Costumi ed usanze G alli in generale. Loro bardi ^ indovini e druidi. D el modo col tjuale combattono. Isola vicina alla bocca del Ligeri , e donne che V abitano. A ltra storia pi fa v o losa. Isola vicina alla Britannia j neUa quale si celebrano i mi steri d i Cerere e d i Proserpina.

Tutta quella nazione che ora chiamasi Gallica o Galatica marziale, coraggiosa, apparecchiata sempre a com battere, ma nondimeno semplice e non punto ma-

LIBEO QDARTa

Kgna. Per quando sono irritali traggono numerosi ed uniti alla .pugna, apertamente e sem a circospezione di sorta; sicch poi cadono facilmente ijegl inganni tesi da coloro che eorabattono contro di e'.u- Perocch chiunque vuole, pu dove pi gli piace e pei* qualsivo glia cagione provocarli al combattere , ed ce7 to di trovarli sempre disposti a mettersi nel pericolo, seTiza curarsi dalcun sussidio, fuor solamente la propria iovzSt e 1 ardire. Con tutto ci sono facili a lasciarsi persua dere e ad abbracciare le cose utUi che loro vengono di mostrate \ sicch poi si sono dati alla civilt ed alle lettere. La loro forza procede in parte dalle grandi lorocorporature , e in parte anche dall essere numerosi. facilmente si radunano in molti perch sono sem plici e precipitosi, ed hanno in costume di sdegnarsi delle ingiurie eh essi credono fatte a qualieuno dei loro vicini. Ora per altro sono tutti quanti iu pace ed assoggettati, e vivono secondo le istituzioni del Ro mani dai quali furono vinti. Ma quello che noi n a abbtam detto si raccoglie del pari e dalle antichit lo ro , e dalle costumanze rimaste fino ai di nostri presso i Germani : perocch e per natura e pel modo di gover narsi sono somiglianti e congiunte fra loro, queste na zioni , e stanno in paesi confinanti y divisi soltanto dal fiume Reno, e somiglianti nel pii delle cose. Tuttavolta' la Germania pi settentrionale, chi ne ponga a con fronto le parti meridionali delluna colle parti meridio nali dellaltra, e cosi anche quelle rivolte al settentrio ne. Per quel carattere poi de Galli che noi abbiamo gi detto, accadono facilmente appo loro le emigrazioni.^
S t ^ bose
j

tom. IL

23

4 l8

DELLA. 'g KOGBAFU DI STRABONK

movendosi egliao a tocme e come in un solo esercilo; 0 meglio diremo trasportandosi colle loro famiglie da u a paese ad un altjro, allorch sono cacciati d nemici pi forti di loro. E i Romani poterono soggiogarli molto pi faciloiente che gl Iberi : perocch e cominciarono a con:ilbatter con questi prima che con quelli^ e durava tutiavia la guerra contro gl Iberi (i) quando coi Galli r avevano gi terminata^ sicch iiel tempo durato a combattere contro gU Iberi soggiogarono tutti i popoli situati fra il Reno ed I Pirenei. Perocch concorrendo alia guerra uniti e in gran num ero, furono anche uni tamente abbattati : ma gl Iberi per lo contrario si ri* sparmiarono , venendo alle mani sol pochi alla volta , e chi in un luogo e chi ih uu altro, a modo di ladroni. I Galli pertanto sono tutti naturalmente belligeri ^ ma per migliori cavalieri che fanti. Quindi anche ai Ro> mani la migliore cavalleria viene da costoro, i quali poi si trovano sempre pi bellicosi quanto pi sono al settentrione o vicino all Oceano. Fra tutti I Galli si dice che sono valorosissimi I Bel gi , divisi in quindici popolazioni poste lungo l Oceano fra il Reno e il Ligeri ^ tanto che da soli tennero fronte all incursione dei Germani, dei Cimbri e del Teutoni. E fra i Belgi medesimi hanno voce di gagliardissimi i Bellovaci (a), e dopo costoro I Suessonl. Del gran numero
(i) Questa guerra dur duecento anni.

{2) Proplerea quod ( dice Cesare ) a culla alque hamanitate provinciae longissime ahsunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeanl, atque ea quae ad effiminandos animos pertinent, imporlant.

LIBRO QUARTO'

4>9

poi cVerano i Belgi V b a questo indizio, che una volt vi si contarano trecento mila uomini capaci di portac armi (i). E gi ho fatta menzione della moltitadine de-^ gli Elvezii, degli Arvemi e dei loro alleati : d onde si fa manifesta la grande popolazione di que paesi, e la fccmdit delle donne e la loro attitudine alP educare i figlinoli. Portano sajo e lasciansi crescer , le chiome as> sai lunghe, ed usano anossiridi (2 ) intorno alle parti io* lerior della persona: e invecti di tonache portano una veste aperta e con maniche, la quale discende fino alle parti vergognose e alle natiche. La lana delle, loro pecore ruvida, ma lunga ^ e ne fanno quella^pecie di saj vel luti che i Roniani chiamano leene, Tuttavlta anche nelle parti pi settentrionali hanno montoni di bellissi ma la n a , avendo cura di tenerli coperti. L armatura di che fanno uso questi popoli commisurata alla graut dezza dei loro corpi : per hanno una lunga spada che si distende al loro destro lato : anche lo scudo eh essi osano lungo, con lance proporzionate. Portano inol-> tre una specie di picca denominata mataris ; ed alcuni fanno uso eziandio di archi e di fionde. Hanno oltre di ci anche una specie di giavellotto fatto di legno, cui lanciano colla mano, e non gi con coregge, pi lontano che non sogliano spingersi le frecce, e del quale si
(1) Cesare, lib. ii , c. i , dice trecento otto mila. (2) sono le brache; d onde poi venne il nome di Gallia bracala. Co traduce questa voce anche lo Sclm eigbaeuser nel suo recente Lessico Erodoteo , parlando dei Per siani che usarono anch essi Anossiridi,

4aO

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOKE

valgono massimamente nella caccia degli uccelli. Dor mono per la maggior parte anche ai d nostri sul nudo terreno, e mangiano sdraiati sopra la paglia. I loro cibi compongonsi ordinariamente di latte e di carni d 'o gni maniera , ma sopra tutto dr porci, cos freschi come salati. sogliono i porci appo loro andar erran do pe cam pi, e sono singolari dagli altri nell altezza ^ nella forza e nella celerit ; sicch per coloro che non hanno abitudine d accostarvisi sono pericolosi al pari dei lupi. Hanno questi popoli case di tavole e di graticci, grandi, di forma rotonda, alle quali poi sogliono sovraimporre un comignolo di stoppia. Le pecore ed i porci sono col in tanta abbondanza, che que paesi sommi nistrano lane e salsumi non solamente a Roma, ma s anche a quasi tutte le parti d Italia. I loro governi erano per lo pi aristocratici. Secondo un'antica usan za solevano eleggere un capo ogni anno \ e cos pure la moltitudine soleva creare un condottiero degli, eser citi ; ma ora ubbidiscono per la maggior parte a quanto vien loro comandato dai Romani. Hanno poi ne loro concili! un usanza propria soltanto ad essi. Quando qualcuno disturba o interrompe colui che p a rla , ua ufficiale gli si fa innanzi colla spada sguainata, e mi nacciando gli ordina di tacere : se costui non cessa ^ l ufficiale fa una seconda e una terza volta 1 atto me desimo , ed all ultimo gli taglia tanta parte dell abito , che la rimanente gli debba essere inutile. Ma quel co stume invece chessi hanno, rispetto agli uomini ed alle donne, cio di distribuire fra 1 due sessi le incumbenze

LIBBO Q u m o

in nb modo allGmo contrario al nostro, un costume comnne anche ad albre popolazioni di barbari. Presso tutti costoro poi sono tre classi di persone onorate in singoiar modo^ ci son i bardi, i vati ed i druidi. E sono i bardi compositori' d inni e ppeti : i vati attendono alle sacre cerimonie ed allo studio della natura (i): i druidi, oltre a cotesto studio, coltivano an< cbe la filosofia morale^ Hanno poi voce d''uomini giu stissimi ; e perci si affida loro il giudizio si delle cose private come delle pubbliche j sicch anticamente e de4 cretavan le guerre, e qualche volta ancora impedivanle quando gi stavano per cominciarsi. Sopra tutto si com> mettevano ai druidi i giudizii degli omicidi, e quando sono abbondanti stimano che debba esservi abbondanza anche nei frutti della campagna (a). Tanto i druidi poi quanto gli altri affermano che le anime ed il mondo non si consumano ^ e che verr un tempo in cui a tutto il resto prevarranno il fuoco e l ' acqua.
( l ) t l f ' t f ri)

r^t

f f t ( u r i t

Cosi il testo : secondo il quale dovrebbe dirsi che ( Galli congettnravano l abbondanza dei camp da quella dei druMi p dei giudizi! capitali. Ma perch quest opinione riesce o strana o crudele fuor di misura, parrebbe quasi accettabile la correzione proposta in nota dagli Ed. frane. Sifinvi cTt rit ^ f v f r> rt X . T . A. cio Hanno poi in veneraiione le querce ; e quando abbondano ecc. Questa correzione si fonda anche ^ r a alcune pa role di Plinio e di Massimo tirio. Se non che il periodo se guente parla tuttavia dei dru id i, e per questo cenno delle quer ce verrebbe ad essere qui troppo fuori di luogo.

^ a a

della

G E O G A A F U -D I STRABONE

Colla semplicit e coll ardire dei Galli vanno ieon-> giunte per altro molta imprudenza, ostentzione, e va* aita neir ornarsi. Per quelli che sono in qualcbe ca< Hea portano cerchj d oro intorna al collo , e intorno alle braccia ed al carpo delle mani , con vesti colorate 6 fiiesse ad oro. Per questa loro vanit poi riescono in comportabili quando sono vittoriosi, e facilmente si prostrano quando son vinti. Hanno inoltre qualche cosa di barbaro e di strano che trovasi in quasi tutte le na zioni settentrionali i, ch partendosi dalla battaglia, at taccano al colio dei cavalli le teste dei nemici, e pef rnamento le sospendono alla vista de passeggieri a? propilei delle loro case. Posidonio stesso dice di avere vduto in pi luoghi siffatto spettacolo^ e che sulle pri me ne fu ributtato , ma poi cominci a tollerarlo pi facilmente a cagione della consuetudine. quando era no teste di personaggi illustri le imbalsamavano con re sina di cedro, ed avevan per uso di mostrarle agli stra nieri, n lasciavano riscattarle nemmanc a peso doro. Ma i Romani poi li distolsero cos da questa usanza, come da tutte quelle altre risguardanti i sagri6ci e le divinazioni, eh eraii contrarie a quanto si trova plesso di noi stabilito. Perocch usavano di ferire colla spada nel tergo un nomo destinato al sagrficio, e trarre augurii dal modo con cui dibattevasi. Del resto non sagrificavano mai senza l intervento dei druidi (i). si raccontano anche altre maniere di umani sagrifcii^ co(i) llli rebus divinis intersunt, saerificia publica ac privata procurarli. Caes. ^ lib. vi , c. i3.

LlXItO QnlRTO

4^3

me a dire qnella d uccidere alcuni aomini a colpi di frecce o di crocifiggerli nei loro tem pli, o quell altro d innalzare un colosso composto di fieno e di legna e con quello abbruciare pecore e bestiame d ogni ma niera ed uomini (i). NellOceano poi dicono esservi unisola, piccola, non molto addentro nel mare, e situata rimpetto alla sbocca* tura del Ligeri^ e che quivi abitano le donne dei Na mniti (3 ) , le qnaR sono invasale da Bacco , e con sa^ crifizii e con altre cerimonie attendono a placare ed a propiziarsi quel Dio ; che a quell isola non pu approdar nessun nomo, ma esse medesime quelle donne vn> gono per nave ai mariti quando vogliono stare conessi, e poi ritornano all isola loro : ed hanno in costume una volta ogni anno di levare il tetto del tempio e poscia ri-< compornelo in quel medesimo giorno, innanzi che il solo tramonti, concorrendo ciascuna delle donne a portare i materiali che fan di bisogno. E se a qualcuna di esse cade il peso a cui si sottoposta , viene dilaniata dalle a ltre , le quali gridando evo (3) ne portano intorno al tempio le mend>ra, infino a tanto che non sia cessato il furore da cui sono agitate : e sempre avviene che qual cuna lasci cadere il suo peso e sia cosi lacerata. Ma pi favoloso ancora si qaello che Posidonio racconta delle
( 1) Seguito U correzione del Coray , proposta e adottata gi dagli Ed. frane. (a) T k f rS t ypimnmu C osi, dopo il^iebenkees, anche il Coray.
(3) M i r iv r /* S .

4^4 .

DELLA

g e o g r a f ia

DI STBABOWB

cornacclne. Dice egli pertanto che nelle parti sitaate lungo 1 Oceano v h un porto soprannomato il porto delle due cornacchie (i), perch sogliono apparirri due di questi uccelli coll ala destra bianca : che coloro i quali hanno qualche controversia si recano a quel luogo, ed ascendono sopra una certa parte elevata, dove ciasuno dei contendenti colloca sopra una tavola alcuni cibi^ e i corvi traendo a quel sito , alcuni ne m angiano, al cuni invece ne disperdono : e vince colui le cui offerte vengono dissipate. Questo dice Artemidoro^ ma ha faccia di essere favoloso. Pi credibile invece quello ch egli racconta di Cerere e di Proserpina, dicendo esservi un isola presso alla Britannia, nella quale si rende a Cerere ed a Proserpina quel cullo istesso eoa cui sono venerate nella Samotracia. Ed appartiene alle cose credibili anche quanto dice di un albero che cresce nella Celtica, somigliante al fico, e porta un frutto che rende immagine dun capitello di colonna corintia. Que sto frutto essendo tagliato manda fuori un succo mortife* ro, col quale poi hanno per uso di ungere le loro frec ce. Ed anche questa dna delle cose pi divulgate, che tutti i Celti sono rissosi ; e che presso di loro non tenuto in conto d turpitudine l abusare de giovanetti. Eforo poi assegna alla Celtica una troppo grande esten* sione \ per modo che le dovrebbero appartenere quasi
(i) Pu darsi (dicono gli'^Id. frane.) che questo porto sia quello di Nantes, e che le due rive della Loira, le quali finiscono come in punte ricurve a gui di becchi, abbiano dato origine a questa favola.

LIBBO QU1HTO

4^5

(utU quei luoghi che noi ora attribuiamo all'lbetia, in sino a Gadi : e dice che qaella popolazione affezio> nata ai G reci, e ne racconta molte particolarit, che non spmigliano punto a quello che se ne vede al pre* sente. Fra le quali particolarit avvi anche questa, che i Celti sogliono fare esercizii per non ingrassare, e per non divenire panciuti ; ed hanno in costume di ca> stigare que giovani i quali si trovan crescinti oltre alla capacit di una certa loro cintura. Questo ci basti della Celtica al di l delle Alpi. C A P O V.
Descrizione della Britanm'a. Produzioni^ abitanti j costumanze, go verno. Spedizioni di Cesare in quel paese. A ltre isole mcm alia Britannieu Isola d i la n a , Isola d i Tuie.

La Britannia di figura triangolare. II suo lato mag giore si stende rimpetto alla Celtica, della quale non n maggiore n minore nella lunghezza: perocch amendue le coste sono di quattro mila e trecento a quattro cento stadii, cominciandosi la celtica, dalle hoc* che del Beno sino alle estremit settentrionali de' Pi> renei presso l Aqnitani ^ e la britannica da Ganzio ( eh il punto pi orientale di quel paese, e giace rim< petto alle foci del Beno) fino all'estremit occidentale dell isola, opposta all Aquitania ed ai Pirenei. quivi la minore distanza da Pirenei al Beno : e gi dicemmo che la distanza maggiore di cinque mila stadii : la quale dilTerenza probabile che proceda dal deviare

4a6

D E L L i CBOGRAFU DI STHABONE

alena poco verso T Oceano il fiume ed il monte dalla direzione che hanno parallela fra loro (t). Quattro sono i punti di tragitto dei qutili si valgono solitamente a passare dal continente nell isola ; cio quelli delle bocche dei quattro fiumi R eno, Sequana, Ligeri e Garonaa. Ma coloro i quali vogliono tragittare dalle parti circonvicine al Reno , non cominciano pr* prio dalle bocche del fiume la loro navigazione ^ bens dai Mrini che sono limitrofi de Menapii (2 ). Appo co* storo il porto Itio (3), del quale si valse il Divo Cesare per ragnnarvi le navi quando fece il suo tragitto a que> stisola: ed avendo salpato di notte approd all isola nel giorno seguente verso lora quarta dopo avere compiuta una navigazione di trecento venti stadii : e vi trov le campagne coperte di messi. La maggior parte dellisola composta di pianare e di boschi, con molti colli per entro. Produce poi frumento , bestiame, oro , argento e ferro ^ e se ne traggono inoltre anche pelli, e schiavi e cani naturalmente buoni alla caccia. i Celti si val gono nelle guerre di questi cani come anche di quelli dei proprii paesi. Gli uomini di quell isola sono pi alti de Celti ed
: (i) Pare che Strabone abbia confuso il capo setteatriooale de Pirenei col cpo Saint-Mah presso a Brest, conosciutp da Pitea. e da Eratostene sotto il nome di Capo Golbio. U GosseUin che fa questa osservazione la prova col riscontro delle misure da Stra bene indicate. (a) I Menapj occupavano il Brabante. (G.) (3) Gredesi generalmente che al porto Itlo corrisponda ora Oaes-^ sant allooest del Capo Grisnez. (G.)

LIBRO QBAKTO

4*7

hdnuo i capgU pi biondi, ma sono per altro pi de boli della persona. E io quanto air altezza n abbiam, questo testimonio, che noi medesimi ne vedemmo in Roma alcuni, i quali sebbene fossero ancor giovinetti, superavano d un mezzo piede gli uomini piii grandi di quella citt; se nonch poi avevano le gambe torte aU r infuori ; e non erano bene configurati nel restante della persona. Rispetto alle usanze in parte somigliano ai C elti, in parte sono pi semplici e pi barbari : cosi alcuni di lo ro , sebbene hanno abbondanza di latte, non ne fan cacio, per non conoscerne P arte : e sono inesperti eziandio dell' arte degli orti e di quant altro risguarda r agricoltura (i). Lisola divisa in parecchi principati (i). Nelle guerre si valgono per la maggior parte di carri (3), siccome fanno anche alcuni dei Celti. Le loro citt sono i boo schi; perocch dopo avere circondata con alberi abbat-^ tuti una larga periferia di terreno , sogliono costruirvi dentro delle capanne e stalle per raccogliervi il bestia-* m e , ma non per gran tempo. Il clima quivi soggetto alle piogge piuttostoch alle nevi ; ed anche nei giorni sereni vi pu molto la nebbia ; sicch nel corso di un giorno appena per tre o quattro ore verso il mezzod
(i) Interiores plerique frum enla non serunt, sed lacte et orne vivunt, petlihusque sant vestiti. Caes., lib. v , c. i4. (a) Cesare dice che nel solo territorio di Canzio verano quat tro re. E Diodoro Siculo afTerma che tutti questi principi, a mal grado del loro numero, vivevano in pace. (3) Cesare li denomina esseda.

4 l8

D E tLA GEOGHFU DI STRABONE

pu vedersi il sole. Questo medesimo avviene anche presso i Moriiii e i Menapii, e presso quanti abitano in luc^hi vicini a costoro. Cesare poi tragitt dne volle in qaell i s o l a e ne ritorn assai presto senza avervi fatte gran cose, e senza esservi penetrato molto adden tro (i). Questo gli avvenne in parte per le sedizioni in sorte cos fra i barbari come fra i suoi proprii soldati, e in parte per essergli state distrutte parecchie navi dal plenilunio, gonfiandosi allora oltre I usato la ma rea nel flusso e riflusso. Tnttavolta egli vinse in due o tre battaglie i Britanni, sebbene fosse passato in quelr isola soltanto con due legioni^ e ne men seco ostag gi e schiavi ed altre prede in gran quantit. d no stri poi alcuni de' potentati di quell isola avendo eoa ambascerie e con profferte acquistata P amicizia di Ce< sare Augusto, dedicarono loro doni nel Campidoglio, e fecero quasi tutta l'isola aderente ai Romani. pa gano anche gabelle a dir vero non gravi sulle mercatanzie che portano dal proprio paese nella Celtica, o da questa a quello : ci sono freni d avorio, e collane, e vasi d ambra e di vetro, ed altre varie produzioni sif fatte. Quindi quell isola non ha mestieri d alcun presi dio : mentre se i Romani volessero esigerne tributo bi sognerebbe mantenervi almeno una legione con qualche po_co di cavalleria^ e cosi il dispendio della guernigione
(i) Igilur primus omnium Romanorum D. Julius cum exer> cita Britanniam ingressus, quamquam prospera pugria terruarii incolas, ac Htore poUtus sit, potest vlderi ostendisse postfris non tradidisse. Tacit., Vii. Agr. c. 2 .

LIBKO QUABTO

4^9

QguagUercbbe il frutto dei proventi che se ne potessero trarre ^ oltrech qualora simponessero tributi bisogne^ rebbe diminuire le gabelle, e. adoperandosi la forza per esigerli vi sarebbe qualche percolo. Intorno alla Britannia vi sono alcune altre isolette. Ve nba inoltre una grande, lIerna (i), che si stende al settentrione della Britannia, la quale maggiore in lar ghezza che in lunghezza. Di quest isola non abbiamo cosa alcuna da poter dire con sicurezza, se non che i suoi abitanti sono pi incolli dei Britanni, siccome quelli che nutronsi di carni umane (a) e sono voraci^ man< giano i loro padri quando son morti, stimando cos di dar loro onorevole sepoltura^ e si mischiano palesemente non solo colle altre donne, ma ben anche colle madri e colle sorelle (3). Ma anche queste cose noi le diciamo senza averne testimonianze che siano gran fatto degne di fede ; sebbene l usanza di nutrirsi di carni umane dicesi che l hanno anche gli Sciti, ed fama che nelle necessit degli assedii fiinno lo stesso anche i Celti e gli Iberi ed altri parecchi. Ancora pi incerta la storia di Tuie per essere qnell isola fuori affatto di mano ; siccome quella che viene creduta pi settentrionale di tutti i luoghi che mai si conoscano. Quelle cose poi che Pitea dice di quelli(i) V Irlanda cbiamata Bibernia da Cesare, Ivemia da To lomeo , Juvema da Mela, ed Iris da Diodoro Siculo. (3 ) Sono a n tro p o fa g i, ri ttr it. (3) Uxores habent deni duodenique inter se comunes, et maxime fratres cunt fratribus , et parentes cum liberis. Caes., I>e_bell. gali., lib. v, c. i4-

43

DELLA G E O G R F Ii D t STRABONE

sola e dei luoghi ad essa circoavicini, si possono assai di leggieri tenere come inventate da lui a capriccio, qua lora si considerino le molte bugie eh egli spacci an che intorno ai paesi da noi conosciuti. Di peste sue menzogne noi abbiamo parlato gi innanzi ^ e ben p'u> congetturarsi da (pelle , che maggiori falsit avr, dette intorno ai luoghi per lontananza men noti. Tut tavolta per ci che risguarda i fenomeni celesti e la. matematica, pare eh egli abbia saputo opportunamente valersi dei principi scientifici. E parlando dei luoghi vicini alla zona gelida, dice con verit che sono in parte privi affatto, in parte scarseggianti di frutti e di animali domestici : che gli uomini sogliono quivi nu trirsi di miglio, d erb a, di frutti e di radici (i) : che quelli appo i quali si trova frumento e mele, ne trag-? gono anche la loro bevanda : e che finalmente per non avere mai alcun giorno di pura serenit, battono il fru mento in grandi camere, nelle quali sogliono portarne i covoni ; altrimenti per la mancanza del sole e per la frequenza delle piogge diventerebbe inutile.
(>)
leggersi

a ks

xieftr*7t n'i
debba

Gli Edit.frano, credono che invece di

LIBRO QVAKTO

4^1

C A P O VI.
Descrizione delle A lpi e dei popoli dai quali tona abilaU. Animali che vivono nelle Alpi. Strada che va dalP ItaUa nella Gallia transalpina passando per le Alpi. Miniere i oro presso TauriscL WoricL Estensione ed altezza delle Alpi.

Dopo della Celtica posta al di l delle Alpi, e dopo le bazioni ood'essa occupata vuoisi parlare delle Alpi stesse e dei popoli clie le abitano ^ e poscia di tutta quanta lItalia: conservando cos nella descrizione queli ordine stesso che somministra la natura del paese. Le Alpi adunque cominciano non gi dal porto di Mo< naco siccome dicono alcuni, ma sibbene da quei me desimi luoghi dai quali han principio anche monti Apennini presso Genova, emporio dei Liguri, e dalle tnaree dette Fada Sabatia (\). Perocch lApennino co mincia da Genova, e le Alpi dai Sabazii ^ e fra Genova e questi ultipai vhanno circa due cento sessanta stadi!. A trecento settanta stadii da queste maree trovasi la piccola citt di Albingauno (a), i cui abitanti sono de nominati Liguri Alhingauni: e da questa cittadella al pollo di Monaco v hanno quattrocento ottanta stadii. Nello spazio frapposto poi lampia citt detta Alhium Jntemelium (3 ), co suoi abitanti nominati Intemelii..
(i) Savona. (a) Attenga.
(3)

432

DELLA G B O G R A FI D l STRBONE

da questi nomi suol dedursi la prova c;he le Alpi han dai Sabazii il loro principio. Perocch le monta gne che ora diconsi Alpi dicevansi una volta Albi (i) ^ ed anche oggid unelevata montagna ch fra i Japodi, e si congiunge in certo modo coll Ocra. (2 ) e colle Alpi, chiamasi Albio, come se fino a quel punta si estendessero le Alpi (3). Siccome pertanto alcuni dei Liguri sono Inganni ed altri Intem elii, fu naturale che anche delle loro colonie lungo la spiaggia del mare l nna si chiamasse Albium Jntemelium , come a dire. Intemelio alpino, e l altra pi concisamente Albis;gauno (4). A queste due popolazioni di Liguri delle quali abbiamo parlato , Polibio aggiunge anche quella degli Oxobii e dei Decieti (5). In generale poi tutta. la

(i) n testo (anche DeUedizione d e l Coray) aggiuBge '( AXsrtitt come.anche Jlpionia. (a) Il CasauboDo pel primo propose di leggere rv^grre> rjf ''OKfH in luogo di ip Kf nell' estremit. Gli Ed. fraoc. lo dano questa correzione, e il Coray non esita a trasportarla net suo testo. (3) 1 Japodi o Japidi occupavano 1& coste della provincia di Murlaka vicino all Istria lungo il golfo di Venezia. Il monte Albio conserva il nome di A lben, e dicesi anche Monte della Vena. Esso una prolungazione delle Alpi Gamiche o Giulie che limita l Istria dalla parte orientale, e si estende soUo varii nomi nella Murlaka. (G.) (4) Osserva per altro il Casaubono che gli scrittori romani si valsero sempre di due parole Albium Ingaunum. (5) Gli Oxchl e i Decieli abitavano dalle viciuiinze di Frejus e dAntibo sino al Varo.

LIBRO QUARTO

4^3

spiaggia da Monaco fin alla Tirrenia senza interfoBipimenti e senza p o rti, ttanae qualche pidcol sito da approdar navi e gettare ancore : e le ' sono immiiieRti grandi dirupi di m ontagne, che lanciano appna; uta' angusto passaggio lungo il mare. Su quella spiaggia abi tano i Liguri, i qualr TTonb per lo pi di pecore, d latte e d 'u n a bevanda fatta coll <^zo, coltivando i luo- ghi lungo il Buar quiwi tutti montuosi. Quivi si trovano ^ slve >bondimtt di legname acconcio alla costruzione' d dt navi, e con alberi di fai mole che qualche volta ' hanno un diametro di tto piedi. Ed alcuni di que sti'alberi sotaiministratao un legno che per la variet' delle ven tlon punto tneno del cedro opportuno a-firne delle mense. Portano dunque cotesto legname nfeU emporio di Gfeo<^a , e cos fanno anche delle pe core , delle pMlt e'del mele ^ e ne ricevoo in ' cambi d io vino d Italt : perocch quel poco vino che si fa nei loro pasi sa di pece e riesce aspro al palata.' Quivi poi. trovansi ^ n n i , che sono picoli cavalli ^ e' m uli, e tnache e sa) ligustici : e v abbonda anche il lingnrio ,.'deBadiinto da alcuni elettro. Nella guerra pco si valgono' delia cavalleria, ma hanno buoni fan ti cosi di leggiera; come di gprave armatura e penchi haiino sctidi'di radie ne traggono lcuni argomento iper: crederli elleni. II porto di Monaco poi siifatto che non vi possono approdare navi in gran numero n molto grosse, e vha un tempio d rcole soprannomato Monoeco (i); e,per (i) Monoeco vale che abita solo, il qual nome fu d^o (ilioeSrBjtoae, tom. II.
28

434

DELLA. GEOGRAFIA DI S I KABONE

essere qusto nome greco, apparisce ohe i Marsigliesi siansi estesi navigatido 6 no a, quel punto. Questo porto distant^lda; Antipoli (f^po^Q: pic che duecento stadii. Di quivi poi fino a Marsiglia , ed , anche un pocq pi oltre si stende la nazietne. dm Sal^l ) i quali abitano le Alpi imuiineoU. alla spiaggia ^ ?d alcune; parti eaiandio delld spiaggia stessa proroiscuaiaenlte cogli rEJt^ni. Gli antichi Gfeoi diedero, a questi Salii il B9 fD e di Liguri, e Ligustica dissero quella reg.iooe cl(i .ocpt^pata dai Mar sigliesi. Dissero poi Celtoliguri i popoli che vengono ap-> presso, ai quali as$egnarono tutto il paese fino alia Oruen' za (a) ed al Rodano. Queisto paese diviso in dieci can< to n i, pu in trapo di guerra s^ m in istra re non.sola mente milizia di fan ti, m a. anche di cavallieria. E 'fu rono qusti fra tutti i GalU trausalpini i primi ad. ^seve domati dai RomaBi, t quali peraltro ^arettero isosteneve una lunga guerra posi con costoro come oi Liguri. P e rocch tenevano chiosala via che mena allIberia lungo la spiaggia del mare, ladroneggiando, come solevano, e per terra e per acqua ^ ed eraa d i tanta potenza che solo con grandi eserciti era'.lecito praticar quella via e i Romani dopo una guerra che dar fcen ottani anni poterono appena vincrli tanta :da obbligarli a lasciare pubblicamente libera una strada larga dodici
Servio ) ad Ercole, o perch avendo cacciati i popoli della Ligu ria ne rimase solo .abitante, o perch ne tempi a lui consacrati non solevasi mai asisociargli verun altra divinit. ' (5 Antiho, (a) La lezione comune n 't x f A tv tf/tittt. Correggo col Co**y /W * ftvttirfit.

LIBRO QUARTO

4^5

stadii. Nondimeno in processo di tempo li soggiogarono tu tti, e li ridussero a r iv e r e saltu ordinati grerm 'im ponendo loro anche un tributo. Dopo i Salii, abitano le parti settentrionali delle Alpi:' gli Albii, gli lbieci e i Voconiii : e fra costoro i Voconzii si stendono fino agli Allobrogi ( i ) , occupando' alcune valli nelle profondit di que monti, le quali so-' no grandi e sotto nessun rispetto inferiori quelle dtglr Allobrogi stessi. Tanto poi questi ultim i, quanto i Li-: guri sono subordinati a governatori mandati da Boma* nella provincia narbonese. Ma i Voconiii, come dioem-' mo anche dei Yolci che stanno intorno a Nemauso, a governano da s medesimi. Rispetto ai Liguri abitantii fra il Varo e la citt di Genova,' quelli ciie si distenu dono verso il mare appartengono ai popoli italiani : ma a quelli invece che stanno nelle parli montaose Suoi essere inviato qualche prefetto dell o rd in e 'e q u e stre , Come si fa anche per gli altri popoli assolutamente barbari. Al di l dei Voconzii stanno gl Iconii (a) e i Tricorii, e dopo di questi i Medulli, i quali abitano suHe parti pi elevate delle montagne : perocch dicono che per ascendere fino a loro v habiko ben tieat stdii inllintea perpendicolare , e che tiltrettffnti ve n ha per discen dere da queir altezza sino ai confini d Italia. GoTass
(i) La capitale degli Allobrogi era Vieuna. f ^3) Le edizioni cooiud leggooo iavece SUoniit, OsMern poi il Gossellin che dod si pub dire eoo precisione in qual parte.w ttovaawro i tre popoli mcnvoDati qni da Strabone.

436

SELLA GEOGRAFIA DI STKABONE

poi in Crte cavit di que monti si trova raccolto u a gran lago ^ e vi sono zaudo due sorgenti non molto lontane l una dall altra. Dall una di queste sorgenti escono il fiume Druenza che a guisa di torrente di scende gi verso il Rodano, ed il Duria che tenen do coatrario cammino va a mescolarsi col Pado do po essere passato a traverso del Salassii nella Gallia Cisalpina. dall altra sorgente , ma ' in luoghi molto pi bassi di quelli ora detti esce il P a d o , grosso e ve loce (i)^ il quale poi procedendo nel suo corso diventa e maggiore di prima e pi placido^ perocch saccresce delle acque di molti altri fiumi che vi mettono foce do po eh gi disceso nelle pianure , per le quali va spaziando e perdendo a poco a poco la sua rapidit. Finalmente sbocca nel mare Adriatico quando gi divenuto il maggiore dei fiumi che siano a e W Europa , dall Istro in faori (a). I Medulli, da noi poc anzi ac cennati (3), abitano molto di sopra del lago dov lIsara entra nel Rodano. . Sull|Uro fianco di questi monti rivolto verso lItalia stanno i Taurini (4) nazione ligustica, ed altri Liguri.
(*) Leggendosi in Mela che il Po parvis se prmum e fo n tibus colUgit, el aliqualenus exilis et macer ; gli Edit. frane, sospettanp che debba forse leggersi non grosso. (a) Lucano (lib. ii, v. 4>6 ) lo dice maggiore acche dellIslro; e in generale i poeti usano le espressioni di gran padre Eridano, di re dei fiumi. (3) Da noi eec. Queste parole non sono nel testo, ma pajono necessarie a congiuogere il senso. (4) La capiule di questi popoli era Torino, detta dai Romani

LIBRO QOABTO

4^7

ppflTtine a costoro anche il paese detto d'Ideonno e quello detto di Gozzio. Al di l poi di queste genti ed anche del Pado stanno i Salassi! ^ e al di sopra di costoro nelle sommit delie Alpi abitano i Ceiitroni, i Gatorigi, i Varagri , e i Nantnati ; e vi sono anche il lago Lemano (i) che il Rodano attraversa, e la sorgente di questo medesimo fiume. Non lontano di quivi sono le sorgenti del Beno ed il monte Adula, d onde di scorrono il Beno verso il settentrione, e 1 Adua dalla parte contraria, la quale si getta nel lago Lario che mette a Como. Al di sopra di Com o, situata alla ra> dice delle Alpi, stanno i Beti e i Vennooi (2 ) inclinati all oriente e dalPaltra parte i Leponzi, i Tridentini, gli Stoni e parecchie altre piccole genti, le quali ne tempi antichi occuparon Tltalia e vivevan di ladronecci poveramente ; ma ora in parte furono sterminate, in parte furono ridotte al viver civile : sicch mentre pri ma per quelle montagne a traverso delie predette po polazioni , v erano solo angusti e difficili passaggi, ora per lo contrario se ne trovano molti e in pi luoghi, e non solamente sono sicuri da quegli abitanti, ma sono
'Augusta Taurinorum. 1 Liguri sono denominati sempre Ligui
( A/yvif ) da Strabene ; m a , come in molti altri casi, ho sosti tuito il nome moderno giacch la somiglianza collantico tanta da togliere ogni dubbiezza. ( 1) Il lago di Ginevra. (a) I ^ e t i sono i Grigioni ; e i Yennoni sono i popoli della Valtellina. I Lepnzii abitavano Vallo Falese e \a Valle Leventina; i Tridentini il territorio di Trento; gli Stoni quello di Steneco. (G.)

433

DEIXA

g e o g r a f ia

DI STRABONE'

tali altres da camminarvi comodamente, per quanto iaimeno stato possibile ali arte. Perocch Gesar Au gusto, dopo avere liberati que luoghi dai ladroni che gl infestavano, aggiunse a questo bene la cura di aprirvi delle strade, quali almeno le comportava la na tura di quei siti : mentre non sarebbe stato possibile fare da per tutto violenea alla naturale disposizione de* gli scogli delle rupi scoscese che in parte sovrastano alla stra d a , in parte le stanno al di so tto , sicch poi chiunque n esce alcun poco si trova di subito nel pe ricolo di rovinare in profondi precipizi!. Quivi pertanto la istrada di quando in quando si angusta che fa cadere in vertigini s coloro i quali vi camminano a piedi, come anche le bestie che non vi siano abituate : ma quelle invece native di que paesi vi passano coi loro carichi sicuramente. Questi inconvenienti non potrebbon essere tolti e lo stesso dee dirsi delle grandi masse di ghiac cio le quali si staccano dall alto s ampie che possono opprimere tutta una compagnia di viaggiatori, e strasci narla con s ne precipizii che s aprono sotto alle stra de. Perocch molli strati di ghiaccio si ammassano gli uni a ridosso degli altri a cagione delle nevi le quali ca dono sopra il ghiaccio e sagghiacciano anch esse, for mandovi nuovi strati ; dei quali poi quelli che trovansi al di sopra facilmente sdrucciolan via daglinferiori pri ma che il sole liquefacendoli abbia potuto fonderli insieme. II paese dei Salassii situato per la maggior parte dentro una valle profonda (i) chiusa da monti da ua (i) La ralle dAosta.

LIBRO QUIRTO

4^9

lato e dall' altro : ma in parte si tende poi anche sulle alture de monti stessi circonvicini. Colro che parten* dosi dairitalia vogliono superare quelle montagne sono necessitati di fare la strada ohe attraversa la valle pce> detta : quindi il loro cammino parlesi in due (i), e Puno va per le sommit degli pennini in luoghi inaccessibili ad ogni maniera di carri ; P altro pi occidentale e attraversa i Centroni. V ha nel paese de Salassii mi* niere d oro, delle quali una volta era padrone quel po polo , che oltre di ci dominava anche i passaggi gi detti. Ed a valersi delle miniere predette giovava loro moltissimo il fiume Duria di cui si servivano per lavare loro ; donde poi derivando in pi luoghi e in parecchi rigagnoli l ac q aa , ne assottigliarono la principale cor rente. E questa operazione, se da una parte giovava a quelli che cercavano 1 oro, dall altra nuoceva a coloro che avevano campi da coltivare in siti pi bassi, restan do perci privi di quella irrigazione che il fiume avreb* be potuto somministrare a tutto il paese, qualora si fosse lasciato discorrere naturalmente alla china. Per questa cagione poi v' ebbero frequenti guerre fra i due popoli : ma prevalendo allultimo anche in qne luoghi i Romani ^ i Salassii furono spogliati delle miniere non meno che del territorio : pur tuttavia avendo il possesso ^ei m onti, vendevano l acqua a coloro che pigliavan dal pubblico l impresa delle miniere ^ sicch poi per l avarizia di questi intraprenditori vi furono frequenti
(i) In d u e; cio, nella strada del gran u n in quella del piccole san Bernardo. Bernardo, ed

DELLA GEOGKAFU DI STRABONE

litigi : . COS avvenne che i governatori romani m an dati in quei luoghi trotavano sempre m pretesti per soddisfare al desiderio che avevano di far guerra. Ci non pertanto fino a questi ultimi tempi i Salassi!, es sendo ora in guerra, ora pacificati coi Rom ani, conser varono qualche potenza, sicch a modo di ladroni reca vano molti danni a coloro che passavano quelle mon tagne attraversando i loro paesi. Pei quando Decio Bruto fugg da Modena gl imposero di pagare una dramma per ciascun uomo che aveva con s. Messa/a che svernava in luoghi vicini ai loro dovette compe rarne a prezzo le legne, s quelle da abbruciare, co me anche le aste d olmi per valersene ad esercitare i proprii soldati. Finalmente que popoli depredarono una volta anche il denaro di Cesare (), e sotto colore di ttendere a riattare le strade ed a costruir ponti sui fiumi, fecero precipitare grapdi ruine sopra i soldati di lui. Ma alPultimo poi Augusto li debell, e li vendette tutti all incanto, avendoli prima fatti trasportare in Eporedia colonia dei Romani. lavevano da principio fondata appunto stimando che dovesse servire a conte nere i Salassi! : ma a stento pot invece essere difesa dagli abitanti, finch non fu distrutta quella nazione. Jl nump-o poi delle persone vendute fu di trentasei mila^ quello degli .uomini capaci di guerreggiare fu di otto mila ^ e furono venduti tutti .all asta da Terenzio
(i) Giulio Cesare non racconta alcun simile avveninnento ; e per (dicono gli Ed. frane.) da;crod 0 r.e che Strabone intenda parlare d Augusto , del quale fa, menj^one subito dopo.

UBKO ^ & T Q

44<

V arfone, il qole esondo allega ciafw di quelli gaerra li -irise; Angiisto pi aVencb) inviati col tre mila romani, fond la citt dAugusta (i) in quel medesimo Juogo nel qnale Varrone avVa posto il suo ca^tppo : ed ora tutto il paese cireonvicino in pace, fino alle stcemb sommit del monte. Le parti di quelle montagne che guardano allorien te, fr quelle, che sono volte al mezzogiorno le occupano' i Reti; ed i Yindefici confinanti cogli Elvezii e! coi Boi, siccome quelli che stanno al di sopra delle costoro pianure. 1 Reti pertanto si allargano fino alP Italia so pra Verona e Como ^ e il vino retico tenuto fra i pi lodati d Italia si fa alle falde delle costoro montagne. Stendbnsi inoltre anche fino a quei luoghi pei quali scorre il Reno. E sono di questa schiatta anche i Leponzii e i Gamuni (a). I Vindelici ed i Norici occupano per la maggior parte il fianco opposto di que monti insieme co Breuni e Gehauai che sono gi lllirii. Tutti costro pi fecero sempre scorrerie sopra le parti d I4alia ad essi vicine, e nei paesi degli Elvezii, dei Seqtiaoi, dei Boi e dei Germani. Fra tutti i Vindelici hanno voce di arditissimi i Licazii, i Clautinazii e i Vennoni ^ e fra i Reti i Ru<;anzii e i Gotuanzii. Anche gli Estioni e i Briganzii appartengono ai Vindelici ; e le loro (tl sono Briganzio, Campoduuo, e Daouu>ia (3), eh? qasi un baluardo dei Licazii. Della ferocia eser c) Aosta.
J .Camuni abilarno la Valeamonica. <3) Ora Kempten , Bregent, ed jiusburgo sul Lech.

44*

DELLA G 0 6 W i r U M BTRABONE

t;itata da questi fadroni sopra gl? Iti^iaoi raccontasi, cb essendosi costoro impadvooiti li u borgo e d una itt, noh solamente Ucisero tdtti gli adulti,' ra si an che tutti i fantiulli maschi ^ e non contenti n anche di ci , ammazzarono tutte quelle donne incinte dalle quali i loro iudoTni affermavano he bascerebbero fi gliuoli di esso'maschile. Oopo costoro vengono quelli che stanno presso al golfo Adriatico e nei paesi vicini ad qileja, e sono alcuni dei Norici ed i Carni ^ ai primi dei quali appar tengono anche i Taurisci. Tiberio e Drnso suo iratetlo in una sola state fecero cessare tutti questi popoli dalle frequenti loro scorrerie ^ laonde gi volge il trentesimo terzo anno da che stando in p ace, pagano il tributo ad essi ordinato. Lungo poi tutto quanto il dosso delle Alpi si trovano alunni rialti dr trra acconcissimi ad essere coltivati, e vallee di buonissima pastura. 11 pi{i di que monti per altro, principalmnte verso le sommit, dove appunto solevano abitare i ladroni gi d e tti, terreno aspro e infecondo, tanto a cagione delle ghiac ciaie che vi si fanno, quanto per la propria natura del snolo. Per la mancanza dei viveri e di tutte le altre cose la perdonarono qneladroni talvolta a coloro che abita vano nelle pianure per avere da chi potessero trarre le cose necessarie; d essi davana poi in cambio a costoro pece, resina, cera, mele, e cacio, delle quali cose tutte abbondavano. Sopra i Carni il monte Appennino (i)
(i) Il Cluvier vorrebbe invece leggere'Afc<; e il Gossellia di parere che questa varianle sa buona.

LIBKO QUARTO

44^

con un lago che riesce nel fiome Isara : il qnale poi riee^ vendo in s un altro fume detto A tage, va a sboccare nell Adria. Dallo stesso lago esce anche un altro finme che portasi all Isti- e chiamasi Atesino (i). Che anzi listro medesimo ha le sue origini da questi monti che sono divisi in molti rami e in molte sommit. Pe rocch dalla Ligustica fino a questo sito del quale ra parliam o, si distendono senza interrompimento le al ture delle Alpi, e rendono immagine di uu monte solo. Ma procedendo pi oltre si trovano ora pi eccelse ora pi abbassate quelle montagne, e come divise in pa recchie parti sommit. La prima di queste divisioni quel dosso che oltre il Reno ed il lago sinnalza a me diocre altezza ed rivolto all oriente, dove sono le sorgenti dell Istro vicino gli Svevi ed alla foresta Ercinia (a). Alcuni altri sono volti verso lilliria e lAdria; ed uno di questi il monte Appennino gi detto, e il Tulio, e il Fligadia, e i monti sovrastanti ai Vindelici, dai quali discendono e vanno a sboccare nellIstro il Dura, il Ciani e parecchi altri torrenti. Intorno a questi luo ghi abita la gente di Japodi, gi frammischiata cogllllirii e coi C elti, e presso alla quale si trova il monte
(i) Osserva il Goasellin non trovarsi alcun fiume Isara n i Atage che sbocchi nellIstro: e che jiUsino o M esi si disse an ticamente l Adige, il quale per altro riesce al mare Adriatico. (?) LAutore accenna in questo luogo quella catena di monta gne che attraversa la Svevia dal mezzod al nord parallelamente al corso del Reno. Quivi ha le sue sorgenti il Danubio {VIstro), 11 Iago poi qui menzionato pare che sia quel di Costanza - La selva Ercinia la seb>a Nera. (G.)

'4 4 4

DELLA GEORRAPIA DI STRABONB

Ocra. Questi Japodi, una vlta potenti pel nuinevo, e per P estensione del loro paese ai due lati del monte , e pel ladroneggio che esercitavano, furono poscia scon fitti e pienamente domati da Cesare Angusto. Le loro citt sono Metulo , Arupeno, Monezio e Vendona. Appresso a costoro sta collocata in lina pianura la citt di Segesta, vicino alla quale scorre la Sava che inette poi capo nell Istro. Questa citt opportunissi m a , per la sua posizione, alla guerra contro i Daci. L Ocra poi la parte pi bassa delle A lpi, ed quel punto dov esse congiungonsi coi Carnii (i), e pel quale si'portno sopra carri le mercatanzie da Aquileia a Naup o rto , percorrendo una strada di circa quattrocento stadii : di quivi si conducono poscia sopra fiumi fino al* l Istro ed ai luoghi circpnvicini. Perocch Nauporto lambito da un fiume eh esce navigabile dall llliria , e gettasi nella Sava: e cosi torna agevole il condurre le merci tanto a Segesta, quanto fra 1 Pannoni o i Taurisci. E mette foce nella Sava nelle vicinanze di Segesta anche il Colepi (a).! Amendue questi fiumi sono naviga bili, e scorrono dalle Alpi. Hanno poi questi monti cavalli selvaggi e buoi: e Po libio afferma che vi nasce un animale di forma singola re , somigliante nella figura ad un cervo , all infuori del collo e del pelo, nei quali somiglia piuttosto a cin ghiale 5 con una specie di carnosit sotto il mento in

(i) La Carniola cd il Friuli.


(3)

Kup.

LIBKO QUARTO

44^

forma di cono, pelosa nell estremit, lunga un palmo all incirca, e grossa quanto la coda di un cavalla. Uno dei passaggi dall Italia nlla Celtica Transalpi na e settentrionale la strada che attraversando i Salassii conduce a Lugduno. Questa strada duplice: l una pu praticarsi con carri, ma si allunga passando pei Centroui : l altra aspra* ed angusta , ma breve, at-: traversa le Alpi Pennine. La citt poi-di Lugduno nel mezzo del paese, a guisa di rocca, o vuoi pel con fluente dei due fiumi, vuol perch trovasi accessibile ugualmente a tutte le altre parti circonvicine. Quindi grippa ordin che appiinto. per quella citt passassero le strade chei fece aprire^ luna delle quali attraversando i monti Gemmeni andasse fino ai Santoni ed alIqaitania; unaltra verso il Reno ^ nna terza vesso 1.Oceano passando pe Bellbvaci, e per gli Ambiani ; una quarta quella che va nel territorio Narbonese d alla spiaggia marittima di Marsiglia. Si pu anche ^ Jasciato. a si di-; atra Lugduno e il paese che gli sorrata, attraversare il Rodano nello stesso monte Appeiiaino ovvero il Jago Lemano nelle pianure degli Elvezii, e di quivi passar tra iSeqnani e i Lingoni attrwrsandb il monte Jra. Quivi poi la strada si parte in d u e, luna alla volta del-Be-i n o , l altra verso lOceano. Pdlibio racconta che al suo tempo furono trovate fra i Taurisci ed i Inorici, prlncipalmnte presso Aqni-i leia, miniere tanto copiose <;fae scavando la terra aU al tezza di due piedi s incontrava subito 1 oro , n mai facea d uopo di scavare pi che quindici piedi : che loro di quelle miniere in parte trovaviwi in grani della.

4 |6

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOWE

grossezza di una fava o di un lupino, i quali poi posti al fuoco non diminuivano se non di un ottavo; in parte avea d uopo d 'u n a purificazione maggiore , ma nondi< men tornava di molta utilit lo scavarlo. Soggiunge poi che essendosi uniti in quell opera ai barbari alcuni Italiani per lo spazio di due m esi, incontanente dimi nu di un terzo in tutta quanta l Italia il pregio del1 oro : se non che avveduti di questo i T aurisci, di scacciati que loro compagni , vollero esser soli alK impresa. Ora poi tutte le miniere sono soggette ai Komani. Del resto in que luoghi non altrimenti che nell Iberia, oltre alloro che vi si scava, anche i fiumi portano avha di questo metallo , sebbene in minor quantit. medesimo scrittore poi parlando del1 estensione e del^ altezza delle Alpi, pone loro a con fronto le maggiori montagne che si trovino fra gli ! leni, cio il Taigeto , il Liceo , il Parnaso , l Olimpo ^ il Pelio , I Oss y e fra i Traci l E m o, il Kodope, il Dunac: e dice che un buon viaggiatore pu nello spa zio di nn giorno pervenire alla sommit di ciascuna di queste montagne ^ e ia un giorno eziandio peircorrerne la circonferenza : ma le Alpi invece nessuno le potreb be asbendere^ in cinque giorni, e la loro estensione di duemila e duecento stadii. Egli poi nomina quattro luoghi soltanto nei quali si possono superare le Alpi : 1 - uno attraverso dei Liguri vicinissimo al mar Tirreno ; poi quello, per Torino, pel quale pass anche Annibaie; il terzo attraverso ai Salassii ; e il quarto pei Reti ; stra de tutte precipitose. Finalmente asserisce esservi pai-eicchi laghi in que m o n ti, e che fra. qusti, tee sono

LIBRO QUARTO

44?

grandi : dei qnali il Beoaco (<) ^ lunghezza di cinqueceato stadii, e per larghezza ento cinquanta ^ e da esso sbocca poi il fiume Mincio : quindi il Verbano lungo quattrocento stadii, e nella larghezza minore del precedente, e n esce il Ticino : il terzo il Lario, lungo pressoch trecento stadii, e largo tre n ta , da cui esce il grande fiume dell Adda. Tutti poi questi fiumi concorrono a metter foce nel Po. Questo era da dire intorno alle montagne delle Alpi.
(i) 11 Lago di Garda, - 11 Yerbano il Lago Maggiore.

Fine del Tomo secondo di Strbone.

INDICE
DELLE MATERIE CONTENUTE IN QDESTO TOMO.

T r a d u t t o r e ................................................................ pagLIBRO PRIMO.

C apo

I. Elogio della Geografia. Motivi che hanno indotto r Autore a scrivere quest Opera . . . . i II. Esame critico delle principali opere geografiche pubblicate innanzi a quella di Strabone . m 39 III. CoDliouazione dell esame del primo libro di Erato sten e................................................................. 101 IV. Esame del secondo libro delle Memorie geografi che di Eratostene. i. Sulla larghezza della Terra abitata. a. Sulla sua lunghezza. 3. Sulla sua divisione in tre continenti. 4> Sulla divi sione morale de suoi a b i t a n t i ..................... n i33 LIBRO SECONDO.

C apo

1. Descrizione della Carta di Eratostene. Alcune sue opinioni difese contro le insussistenti censure dIpparco ; poi dimostrate fallaci per altre ra gioni. Osservazioni generali sugli errori di Tiraostene, Eratostene ed Ipparco . . . . i43 II. Esame del sistema geografico di Posidonio. Suo giudizio rispetto alle cinque zone in cui ParS trasojie, toni. II. ag

45o

menide ed Aristotele dividevano la terra. Come Posidonio stesso dividesse la terra in zone. Di visione in sei zone proposta da Polibio. Giu dizio di Strabone sopra questi diversi sistemi. Egli preferisce la divisione ordinaria in cinque zone. Relazione del viaggio marittimo dEudosso intorno alla Libia, riferita e creduta veridica da Posidonio. Osservazioni di Strabone intorno a questa relazione. Opinione di Posidonio so pra alcune altre questioni geografiche . pag. 1 9 / Capo 111. Esame della Geografia di Polibio . . . . 220 IV. Sistema geografico di Strabone. Principi generali della Geografia. Divisione ^el globo terrestre. Dimensioni e divisione della Terra abitata. Ma niera di delineare una carta della Terra abitata sopra un globo o sopra -una superficie piana. Viaggi di Strabone. Descrizione sommaria e ge nerale della Terra abitata. Dei mari che cir condano la . Terra abitata, e delle coste ehessi bagnano. Dell Europa. Dell Asia. Della Libia od A fric a ........................................................... a3a V- Dei c lim i................................................................ 2 8 3 LIBRO
C apo

TERZO.

I. Idea generale dell Iberia. Descrizione delle sue coste da Calpe al promontorio Sacro . . II. Della Turditania o Betica ................................ 3o3 III. Descrizione del lato occidentale e settentrionale dell Iberia , cominciando dal promontorio Sa cro. Il Tago e gli altri fiumi di quella spiag gia. Popoli a traverso dei quali discorrono. I Lusitani e gli Artabri. Loro costumi . . 3a5 IV. Descrizione della spiaggia dell Iberia da Calpe fino a Pirenei, e del paese situato al di sopra

451

di questa spiaggia. Di alcune cill dell Iberia ; e digressione sopra Omero e sopra i suoi de trattori. Cagioni che agevolarono ai Greci e ad altri popoli la conquista dell'lberia. Fiumi della spiaggia predetta, ed isole adiacenti. Due principali montagne nel paese al di sopra dt esse. Nomi delle citt e dei popoli d ie 1 abi tano e loro costumi. Produzioni di quel paese. Come r Iberia in diversi tempi fosse diversamente d i v i s a ...................... . . . pag. 355 C apo V . Isole adiacenti all Iberia. Costumi dei loro. abi- tanti. Dell isola di Gadi ; suo commercio. Ric chezze de suoi abitanti. Antiche tradizioni sulla fondazione di Gadi. Fontana singolare in Gadi. Esame delle cagioni del flusso e riflusso del mare, e degli straripamenti del fiume Ibero. Descri zione di alcuni alberi deUlberia. Isole Cassiteridi e loro a b i t a n t i ..................................... 3 5 7 LIBRO
C apo

QUARTO.

I. Divisione della Gallla Transalpina. La Celtica o Narbonese. Marsiglia. Descrizione della co sta da Marsiglia fino a PireneL Pesci fossili ed altre singolarit. Bocche del Rodano. Co ste da Marsiglia al Varo. Isole adiacenti. Po poli e citt fra il Rodano e le Alpi; fra il R o dano e i Pirenei. Dei Tettosagi ; loro antiche spedizioni. Dei fiumi della Celtica . . . 3 7 6 l i . Descrizione dell Aquitania. Popoli di quella pro vincia. Gli Arverni; loro potenza e loro guerre contro i R o m a n i ...........................................u 4o3 i l i . La Gallia lionese e la belgica. Fiumi che discen dono dalle Alpi ; e popoli limitati dal Doubs e dalla Saona. Del Reno e dei popoli abitanti

452

luogo le sue rive. AUre popolazioni, e foresta di Ardenna. La Senna. Citt de Parisi!. Popoli Belgici. Dei Veneti e delle loro guerre contro C e s a re ........................................................... pag. 4o8 C apo IV. Costumi ed usanze de Galli in generale. Loro b a rd i, indovini e druidi. Del modo col quale conibattoDO. Isola vicina alla bocca del L iger, e donne che labitano. Altra storia pi (volosa. Isola vicina alla Britannia , nella quale si cele brano i misteri di Cerere e di Proserptna. 4 1 6 r V. Descrizione della Britannia. Produzioni, abitanti, costumanze, governo. Spedizioni di Cesare in quel paese. Altre isole vicine alla Britannia. Isola di lerna. Isola di T u i e ..................... 435 VL Descrizione delle Alpi e dei popoli dai quali sono abitate. Animali che vivono nelle Alpi, Strada che va dall Italia nella Gallia transalpina pas sando per le Alpi. Miniere doro presso i Taurisci. Norici. Estensione ed altezza delle Alpi. 4 ^ 1