Sei sulla pagina 1di 80

Indice

ALESSANDRA MINETTI, Sarteano, l’eccezionale scoperta


di una tomba dipinta nella necropoli delle Pianacce . . . . . pag. 3

SUSANNA FESTINESE, Il palazzo degli Scotti. La vicenda storica


di un edificio gentilizio nel cuore della città . . . . . . . . . . . . . » 11

MENOTTI STANGHELLINI, Questioni testuali nella “Tenzone”


di Rustico e due congetture di Michele Barbi . . . . . . . . . . . . » 19

ETTORE PELLEGRINI, Tra fede e politica.


Uno scritto poco conosciuto di Pio II ai senesi . . . . . . . . . . » 23

WOLFGANG LOSERIES, Santa Caterina sul


“luogo della giustizia” di Siena.
Un ritratto topografico del Sodoma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 29

ROBERTO BARZANTI, Fausto Sozzini e la filosofia in Europa . . . » 35

PAOLO NARDI, Fausto Sozzini e l’Università di Siena


dopo la caduta della Repubblica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 39

PATRIZIA TURRINI, Badesse, Trafisse…


e una cappella da recuperare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 47

ENZO BALOCCHI, Giovani nazionalsocialisti e Contrade . . . . » 55

MARCO BORGOGNI, La vetrata di Duccio di Boninsegna


nel Museo dell’Opera del Duomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 61

Eventi
Siena nel Rinascimento:
L’ultimo secolo della Repubblica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 65

Pietro Andrea Mattioli


e un best seller del Cinquecento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 69

Fuori dal Coro


Un progetto di Leonardo in Val di Chiana e uno di
Michelangelo in Maremma tra rivelazioni giornalistiche
a sensazione e clamorosi falsi storici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 71
Presentazione del Convegno:

Fausto Sozzini
e la filosofia in Europa
Organizzato dall’Università di Siena e dall’Accademia degli Intronati
per celebrare il quarto centenario della morte di un “eretico tollerante”
di ROBERTO BARZANTI

Tra gli eretici italiani che si spostarono – Arnaldo Prunai – furono collocati sotto le
perseguitati e avversati – per l’Europa, Logge di Piazza Indipendenza. Si ribadiva
diffondendo principi e formule in sintonia che i due “in tempi di feroce dispotismo ri-
con gli sconvolgimenti della Riforma, occu- svegliarono con nuove dottrine la libertà
pa una posizione di spicco Fausto Sozzini del pensiero”. Nel corso della cerimonia i-
(1539 – 1604), membro di un’illustre fami- naugurale Antonio Delle Piane esaltò l’ini-
glia, famosa per il grande contributo di dot- ziativa con accenti tipici della fiera laicità
trina di molti suoi esponenti. In particolare postrisorgimentale. Più tardi sarebbero stati
Lelio ed il nipote Fausto sono accomunati sloggiati e trasferiti nel Palazzo avito, rispe-
in un’endiadi che evoca il primo manife- diti a casa insomma. La loro ombra aveva
starsi delle idee di tolleranza religiosa, della finito per infastidire il Potere.
lotta per affermare la libertà del pensiero ol- Anche una Loggia massonica di rito scoz-
tre l’impermeabile rigidità dei dogmi. Non zese, fondata a Siena il 4 aprile 1881, nota
mancano episodi che attestano la considera- per l’impronta progressista e per le adesioni
zione che hanno avuto in patria. Fuori popolari, recò a lungo il nome Socino: fu es-
Porta Camollia una via porta i nomi dei sa certamente a promuovere le onoranze at-
Socino, secondo l’aulica dizione umanisti- tribuite ai riformatori. Osteggiata per la sua
ca. Di tanto in tanto si è reso omaggio alla scelta troppo esplicitamente repubblicana,
loro opera e alla loro azione, sempre con avrebbe ripreso alla fine del 1898 il nome di
l’occhio molto rivolto al presente. Arbia: tratto dalla storia patria e intinto di
Un giornale senese suggerì fin dal 1868 vittorioso ghibellinismo.
di dedicare almeno una lapide al ricordo dei Le alterne fortune non cancellarono le
due, ma invano. Solo dieci anni più tardi tracce di una presenza per certuni scomoda,
un volenteroso Comitato mise insieme la spesso all’origine di accese polemiche. Per
somma necessaria e riuscì nell’intento, tra a- trarli fuori da fastidiose diatribe furono ad-
nimose polemiche. Ancor oggi in ditati quali esponenti eterodossi di un’ani-
Pantaneto, nella lapide, appunto, murata su ma religiosa a Siena feconda e multiforme.
Palazzo Sozzini, si leggono parole scandite Piero Misciattelli, ad esempio, non esitò a
con sapiente retorica: “Nella prima metà dedicare un capitolo dei suoi “Mistici sene-
del XVI secolo nacquero in questa casa si” (1911) ai due Sozzini, inserendoli disin-
Lelio e Fausto Sozzini, letterati insigni, filo- voltamente nelle schiere di una nebulosa e
sofi sommi, della libertà di pensiero strenui onnicomprensiva corrente mistica che ar-
propugnatori, contro il soprannaturale. ruola tutti: dal beato Sorore a David
Vindici della umana ragione, fondarono la Lazzaretti. Descrivendo il sepolcro di
celebre scuola sociniana, precorrendo di tre Lustawice, poco distante da Cracovia – do-
secoli le dottrine del moderno razionali- ve Fausto morì il 3 marzo 1604, a 65 anni –
smo. I Liberali Senesi, ammiratori riverenti, Misciattelli trascrive i “quasi illeggibili esa-

35
questa memoria posero. 1879”. Passarono metri dell’iscrizione superba”: “Tota licet
quattro anni e i busti dei due – scolpiti da Babylon destruxit tecta Lutherus / Calvinus
muros, sed fondamenta Socinus” (Seppur ne impedì che l’azione di proselitismo in-
Lutero distrusse il tetto della Chiesa roma- trapresa da Lelio e dal suo nipote Fausto
na /e Calvino le pareti, fu Socino a estirpar- potesse continuare. Accusati di contestare
ne le fondamenta). E cita i versi, mossi dalla l’autorità pontificia, di negare la confessio-
dolente nostalgia dell’esilio, che Fausto, “tra ne auricolare e di altre opinioni eterodosse,
gli eretici senesi – annotò il nobile erudito – i due furono costretti alla fuga: Lelio tornò
di quel tempo il più radicale e ardente”, ave- a Zurigo per morirvi il 14 maggio 1562 a
va indirizzato a Girolamo Bargagli: versi nei trentasette anni.
quali Fausto descrive con sospirosa pena il “Lelio – ha scritto Frederic C. Church –
contrasto tra l’aspra terra dove si trovava uscì dalla vita dei suoi amici svizzeri quieta-
confinato e il dolce clima del suolo natìo. mente come v’era giunto. Era arrivato in
A tanti anni di distanza non cessano di Isvizzera come studente; aveva compiuto i
esercitare un potente fascino quanti – arti- suoi vari viaggi come studente, dichiarata-
giani e nobili, gente di popolo e aristocratici mente mai come maestro. Morì studente,
di alto lignaggio – parteciparono a quel mo- benché avesse da tempo cessato di porre le
to di Riforma che è alla base stessa del deli- sue inquiete domande. Ma la sua vita e le
nearsi di alcune delle idee-guida costitutive sue carte, – che Fausto s’affrettò a venire a
del pensiero moderno formatosi in Europa. prendere da Lione quando apprese dal
Persone e gruppi che subirono vessazioni e Besozzo della morte dello zio – esercitarono
offese, persecuzioni e processi, per afferma- una influenza fondamentale sul pensiero del
re e vivere nell’esperienza la novità delle lo- nipote, e ne fecero il padre di una setta”.
ro posizioni. Fausto Sozzini fu attivo a Basilea, quindi
A Siena già nel 1543 fra Bernardino in Transilvania e a lungo, per 25 anni, in
Tommasini, Generale dei Cappuccini, aveva Polonia. Il suo insegnamento fu caratterizza-
scritto alla Balìa per spiegare le ragioni della to da una radicalità che lo portò ad un ama-
sua apostasia e per convincere il governo ro isolamento. La religione si fonda sulla ri-
della Repubblica a diffondere il fondamen- velazione e sulla fede, ma la ragione ha il
tale messaggio della Riforma: la giustifica- dovere di penetrare nella Sacre Scritture con
zione per sola fede e il beneficio donato da severità filologica, secondo la linea inaugu-
Cristo attraverso il suo sacrificio. La lettera rata da Lorenzo Valla. La religione vale so-
dell’Ochino ai Signori di Balìa – da prattutto come metodo che ispira norme di
Ginevra, 1° novembre 1543 – fece scalpore comportamento che affratellano tutti gli uo-
e destò grande interesse: “ Oh, quanto sare- mini. La tolleranza scaturisce da un umane-
sti felice, et si sarebbe per te, se ti purgasse, simo che esclude la violenza e la guerra.
Siena mia, da tante ridicule, pharisaiche, fa- Perfino la politica, per come era stata scoper-
stidiose, pernitiose, stolte et impie frenesie ta da Machiavelli e coercitivamente imposta
di quelli che mostrano di essere li tuoi sanc- dagli Stati, viene rifiutata. La risposta data
ti e sono epsa abominatione apresso a dio, da Fausto, che fu detto “il più coerente degli
et pigliasse la pura parola di dio et el suo eretici italiani”, alla crisi fu “una negazione
vangelo nel modo ch ’l predicò Christo, li completa di ogni valore alla vita politica, in
apostoli et quelli li quali in verità l’hanno i- ogni sua forma, in ogni suo aspetto”. Un cri-
mitato!”. Il barbiere Basilio Guerrieri si recò stiano non deve brandire la spada neppure
addirittura a Strasburgo e ad Augusta per in- per difendere la patria. “La difesa del paese e
contrare l’Ochino. Quando fece ritorno a dei confini della patria – ha chiosato Delio
Siena iniziò segretamente a propagandare le Cantimori nelle memorabili pagine dei suoi
nuove idee ed entrò a far parte di un grup- “Eretici italiani del Cinquecento” (1939) –
po guidato dall’appena diciannovenne non significa nulla, dice il Sozzini, per il ve-
Lelio Sozzini. Caduta la Repubblica, Lelio e ro cristiano, che è straniero su questa terra;
altri membri della sua famiglia tornarono né vale l’argomento della guerra fatta in di-

36
ancora a Siena nel 1577, ma l’accresciuto fesa della pace, perché si tratta di una con-
potere dei Gesuiti e l’opera dell’Inquisizio- traddizione in termini”.
Ma non è qui il caso di riassumere fret- La loro lezione, e perfino i marmorei ri-
tolosamente, da parte di un lettore appas- cordi che segnano luoghi e date della loro
sionato quanto incompetente, indicazioni e vita difficile, ebbero alterne fortune, conob-
tesi che puntarono a definire un quadro di bero alti e bassi. Oggi è il momento di a-
principi da attuare con intrepido coraggio. scoltarne ancora parole e incitamenti, ma-
Il rapporto con il retroterra senese non an- gari sulla scia di una sofferta pagina di
drà smarrito: con gli anni cruciali della fine Walter Benjamin: “In ogni epoca bisogna
della Repubblica, con le persecuzioni che si strappare la tradizione al conformismo che
abbattono contro gli ebrei e contro gli ereti- è in procinto di sopraffarla. […] Solo quello
ci. Nel 1558 il governo aveva deciso di sra- storico ha il dono di accendere nel passato
dicare “una certa semenza d’heresia”, il la favilla della speranza, che è penetrata dal-
Sant’Uffizio fu riorganizzato, sulla piazza l’idea che anche i morti non saranno al sicuro
di San Francesco si alzano le fiamme dei ro- dal nemico, se egli vince. E questo nemico
ghi che inceneriscono i libri non ortodossi. non ha smesso di vincere”.
Valerio Marchetti ha rievocato in un libro Il Convegno internazionale su “Fausto
che leggemmo con la partecipazione entu- Sozzini e la filosofia in Europa” (25-27 no-
siasta che si riserva ad una scoperta – era il vembre), organizzato dall’Università e
1975: i Sozzini non erano più visti, final- dall’Accademia degli Intronati con il soste-
mente, come antesignani del verbo masso- gno del Ministero dell’Università e della
nico, né assorbiti, e assolti, tra gli spiritacci Ricerca scientifica e della Fondazione
ribelli sorti dal genio senese: erano, semmai, Monte dei Paschi nel quarto centenario del-
imparentati con i giovani in rivolta del ’68 –
la morte, ha gettato nuova luce su Fausto e
l’attività dei gruppi ereticali in quel dram-
il socinianesimo, soprattutto indagando il
matico passaggio, alla “straordinaria espe-
rapporto con le filosofie che accompagnano
rienza intellettuale” che ebbe proprio nei
il nascere dell’Europa moderna: Hobbes –
Sozzini e nei loro compagni il nucleo più
anche lui fu accusato di essere un socinia-
audace e innovatore.
no!), Newton, Spinoza, Bayle, Locke, fino a
Tra il 1561 e il 1663 nessuno dei Sozzini
Kant e agli enciclopedisti. A suggerire l’ini-
era rimasto in Siena. Le loro idee avrebbero
ziativa non sono stati né l’ossequio per la
camminato nei passi dell’esilio. Fausto
celebrazione del quarto centenario della
Sozzini si era formato nel clima battagliero
dell’ambiente umanistico senese fiorito at- morte, né un pigro culto per le glorie citta-
torno all’Accademia degli Intronati, dove a- dine. Si è trattato piuttosto di riprendere lo
veva assunto il nome di Frastagliato: con al- studio di una figura davvero eccezionale,
lusione, forse, alle sue doti di “dottor sotti- che merita ancora riflessione e ricerca.
le”. Non solo doverosa è stata, per chi si è Per l’occasione è stata approntata l’edizio-
assunto l’onere di far sopravvivere, se non ne anastatica delle Opere di Sozzini, ed un
altro, l’insegna di un sodalizio così illustre e libretto di sue “Rime” (presso le romane
tanto radicato nella vicenda di Siena, il con- Edizioni di storia e letteratura) per la prima
vinto sostegno accordato ad un Convegno volta date alle stampe. Le opere furono riuni-
che non ha solo preso ancora una volta in te in due volumi e pubblicate ad Amsterdam
esame le carte del passato. nel 1668: subito se ne colse il valore e l’origi-
Questi esuli – tra essi Fausto – per moti- nalità. Emanuela Scribano, che del
vi di religione, che lontani dalla patria affer- Convegno senese è stata l’appassionata ani-
mano le ragioni della convivenza e del reci- matrice, ribadisce e motiva nell’analitica in-
proco riconoscimento e si sforzano di enu- troduzione un giudizio ormai depositato a
cleare i temi di una comune etica pubblica proposito di Fausto: “Il suo pensiero e la sua
in vista di una pacificata Europa plurale, opera – scrive – furono una componente im-
fatta di differenze rispettate e di condivisi portante per il costituirsi delle tematiche rela-
valori, furono animatori e martiri di una tive al razionalismo, alla tolleranza, alla ese-

37
speranza che i secoli non hanno fatto venir gesi biblica nel pensiero moderno. In breve,
meno. il socinianesimo superò di gran lunga i confi-
ni della riflessione religiosa per sviluppare non mancò un sospetto di comunismo!
potenzialità filosofiche alle quali attinse gran Il tema della formazione – che
parte della cultura europea”. È appunto su Cantimori vedeva essenzialmente moralisti-
questa dimensione di storia delle idee che ca e letteraria – di Fausto è stato al centro di
conviene oggi trattenersi e non per una sbri- una singolare convergenza di analisi. Da
gativa attualizzazione, né per esaltare, come più di trent’anni Paolo Nardi non si con-
si usava sovente, un enfatizzato ruolo di pre- frontava su queste problematiche con
cursore. Quanto alle acquisizioni che al Valerio Marchetti. Entrambi, seguendo li-
Convegno si sono registrate o alle indicazio- nee di ricerca autonome e diverse, hanno
ni in esso emerse, non resta che attendere gli concordato su un punto importantissimo.
Atti e farne oggetto di studio o di informa- La frequentazione dei testi giuridici della
zione. Carlo Ginzburg ha collegato la rifles- immensa biblioteca di famiglia e l’applica-
sione attuale al dibattito perfino stucchevole zione di una nuova ottica per accostarli e
sulle radici cristiane dell’Europa, che taluni
intenderli ha influenzato non poco la cultu-
avrebbero voluto esplicitate nel Trattato co-
ra di Fausto e gli ha fornito strumenti essen-
stituzionale: “ Ebbene nel cristianesimo che
ziali per la sua polemica. Infatti nel Sozzini
ha alimentato indubbiamente l’affermarsi di
si riscontra più di un’eco della polemica u-
una moderna coscienza europea c’è anche
manistica contro un certo modo di insegna-
l’eresia di Fausto e di quanti come lui furono
re e concepire il diritto, che era poi quello
accusati e processati per il loro razionalismo
ermeneutico”. Adriano Prosperi ha commen- dei seguaci del “mos italicus”. Ai testi sacri
tato l’atteggiamento della Chiesa di Roma Fausto avrebbe applicato una metodologia
verso l’eretico, notando come sia stato pro- che, “così sensibile – l’ha definita Nardi –
prio un pontefice senese, Alessandro VII, a alle istanze della filosofia e della storia”, si e-
condannare formalmente le dottrine del suo ra precisata e attrezzata anche attraverso il
conterraneo. La “setta sociniana” era ritenuta suo netto rifiuto di far ricorso ad un cumu-
particolarmente insidiosa perché le idee sem- lo di dotte chiose e finezze erudite, più utili
plici che diffondeva potevano facilmente per soffocare la verità dei testi che per farne
“gabbare” il popolo. In Olanda si arrivò ad e- risaltare verità e forza. Alla stessa stregua si
sprimere preoccupazione perché, tra l’altro, i trattava di sottrarre i Vangeli alla farragino-
seguaci di Fausto predicavano non solo una sa ingegneria teologica che li aveva ridotti a
generica carità ma si battevano perché “li be- artificioso codice dottrinario, a repertorio di
ni fussero comuni”: insomma alle accuse dogmi incomprensibili.

38 Il sepolcro di Fausto Sozzini a Lustavice


Del testo che segue è stata data lettura al Convegno:
Fausto Sozzini e la Filosofia in Europa,

Fausto Sozzini e l’Università


di Siena dopo la caduta
della Repubblica
di PAOLO NARDI

1. L’esordio bolognese. nes”, raccomandava loro di accogliere con


favore la produzione scientifica del venera-
A pochi giorni dalla scomparsa del cele-
to maestro e di consultare per eventuali
bre giureconsulto Mariano Sozzini iunior,
chiarimenti lo zio Celso, che in quell’anno
avvenuta a Bologna il 19 agosto 1556, il fi-
accademico era stato chiamato ad impartire
glio Celso, anch’egli giurista e docente co-
detto insegnamento. Fausto, dunque, si
me il padre nell’Alma Mater studiorum, si
presentava al mondo della scienza giuridica
convinse della necessità di dare alle stampe
munito delle migliori credenziali: discen-
l’opera omnia paterna, ma resosi conto del-
dente da una stirpe di autorevoli giuristi che
l’impossibilità di condurre a termine l’im-
da oltre un secolo conferivano prestigio ai
presa entro breve tempo, decise di pubbli-
maggiori atenei della Penisola e dotato egli
care subito, presso l’editore bolognese
stesso di ingegno non comune, sembrava
Anselmo Giaccarelli, le repetitiones sul titolo destinato ad emulare i suoi antenati, ma a
De legatis I del Digesto, sia per venire incon- causa della prematura scomparsa del padre,
tro alle esigenze degli studenti che nell’an- avvenuta nel lontano 1541, e adesso anche
no accademico incipiente avrebbero seguito del nonno, poteva contare soltanto sul so-
i corsi sull’Infortiatum, dedicati “ex invetera- stegno di una personalità mediocre come lo
ta consuetudine” alla materia dei legati, sia zio, che era ormai divenuto il geloso custo-
per impedire che qualcuno, dopo avere oc- de delle memorie e dei cimeli di famiglia.
cultato quei testi, se ne attribuisse la pater-
nità secondo un malcostume piuttosto dif-
fuso da alcuni decenni. A narrare questa vi-
cenda, nella premessa all’edizione finita di
stampare a Bologna il 30 ottobre di quel-
l’anno, non fu lo stesso Celso, bensì il nipo-
te Fausto Sozzini, il quale non aveva com-
piuto ancora diciassette anni per essere nato
a Siena il 5 dicembre 1539 dal primogenito
di Mariano, Alessandro, anch’egli giurista e
docente per qualche tempo nello Studio se-
nese.
Nell’elegante lettera dedicatoria il giova-
ne Fausto si rivolgeva ai “legum candidatis”
dell’ateneo bolognese lamentando la perdi-
ta del “praestantissimus” nonno, che li ave-
va lasciati “magna spe simulque praeceptore

39
destitutos”, e nel qualificarli, forse con una
punta d’ironia, come “studiosissimi iuve- Stemma della famiglia Sozzini
2. Il magistero di Mariano Sozzini junior e gli scolari italiani che si preoccupavano
la biblioteca di famiglia. molto più di prepararsi all’esercizio della
Il problema della formazione culturale professione forense che di apprendere le hu-
di Fausto, sollevato con grande acutezza da manae litterae. Eppure non va dimenticato
Delio Cantimori, sembra ormai avviato a che lo stesso Amerbach avrebbe affidato il
soluzione dopo le fondamentali ricerche figlio Basilio al magistero di Mariano dal-
svolte da Valerio Marchetti e Giampaolo l’autunno del 1555 sino a tre giorni prima
Zucchini e grazie anche ai contributi di del decesso. E venendo finalmente alla pro-
Aldo Stella, Riccardo Bruscagli e Paolo duzione del Sozzini ed in particolare agli
Trovato, ma lo storico del diritto non può scritti pubblicati da Celso e Fausto nel
sfuggire alla tentazione di approfondire il 1556, non v’è dubbio che fossero stati re-
rapporto del giovane Sozzini con il mondo datti secondo i criteri metodologici della
dei giuristi, tenendo conto del metodo con scuola dei commentatori alla quale
il quale Mariano iunior aveva redatto le repe- Mariano dichiarava di appartenere, procla-
titiones pubblicate da Celso. Afferma lo mandosi allievo dello zio Bartolomeo e del
Stella che Jean de Coras, mentre studiava a “praeclarissimus iureconsultus” Filippo
Padova, prediligeva Mariano junior “per il Decio, senza tuttavia ignorare i problemi
nuovo metodo filologico-critico”, ma si trat- posti dalla critica testuale, per risolvere i
ta di un’asserzione di tale importanza da e- quali il maestro senese ricorreva anche all’e-
sigere qualche verifica. È significativo, infat- dizione delle Pandette curata dal grecista
ti, che uno studente tedesco in corrispon- Haloander, ribadendo peraltro la diffidenza
denza con Bonifacio Amerbach, Degenhard verso tale edizione già espressa dall’Alciato
Haess, seguendo nel 1526 le lezioni imparti- e suggerendo di consultare l’antichissimo
te dal Sozzini nello Studio patavino, abbia manoscritto laurenziano con la seguente e-
affermato che il docente senese, “doctor sortazione: “si vis veram literam, consule
doctissimus”, sapeva insegnare in latino e Pandectas Florentinas”.
non nascondeva la sua ammirazione per In ultima analisi è assai probabile che
Ulrico Zasio, che talora citava, così come Fausto, nonostante la netta prevalenza della
per Andrea Alciato, due esponenti di quel metodologia tradizionale nelle opere del
“triumvirato” che tra il 1508 e il 1522 aveva nonno, abbia avuto cognizione, sino dal
fatto compiere importanti progressi suo primo approccio alla scienza giuridica,
all’Umanesimo giuridico, ma d’altra parte, delle complesse problematiche che oppone-
nel giugno del 1532, sempre all’Amerbach, vano i giuristi filologi ai seguaci del mos ita-
un altro studente, ben più autorevole, che licus. Tale impressione è confermata dalla
frequentava l’ateneo patavino, l’umanista consistenza qualitativa della biblioteca di
Viglius Zuichemus – noto anche come Celso Sozzini, che doveva contenere anche
Wigle van Aytta van Zuychem e destinato, i libri appartenuti a Mariano il Giovane e
tra l’altro, ad una brillante carriera di consi- che fu trasportata, con altri beni della fami-
gliere aulico – avrebbe descritto Mariano glia, da Bologna a Siena dopo la conclusio-
come un tipico esponente di quel mos itali- ne del lungo assedio subito dalla città tosca-
cus iuris docendi ac discendi che consisteva na: mescolate alle opere di tutti i principali
nell’affastellare le interpretazioni elaborate commentatori civilisti e canonisti dei secoli
dai precedenti maestri attorno al puro e dal XIV alla metà del XVI spiccavano, infat-
semplice contenuto dei testi legali e qualche ti, anche le Emendationes dell’Agustín, i
anno dopo il raffinato filologo Antonio Parerga dell’Alciato, le Adnotationes in
Agustín, nel porre in risalto il successo che Pandectas del Budeo, il De iure accrescendi del
riscuotevano le lezioni padovane del Duareno, il De legibus connubialibus di André
Sozzini, avrebbe sottolineato l’attaccamen- Tiraqueau e naturalmente l’edizione del
to di questi al metodo tradizionale. Corpus giustinianeo curata da Haloander,
Successivamente, con il trasferimento a ovvero alcune tra le più significative opere

40
Bologna, avvenuto nel 1542, Mariano si im- prodotte da giuristi colti nella prima metà
pose subito come il docente più seguito da- del Cinquecento.
3. I docenti senesi. Sozzini in una lettera dei primi di novem-
bre del 1561 il comune impegno negli studi
Fausto, dunque, almeno dal 15 ottobre
1557 dimorava nella città natale, nella quale giuridici, il 16 agosto dello stesso anno ave-
aveva fatto ritorno da Bologna ottemperan- va scritto proprio a Giovanni Biringucci e-
do ad un editto del duca Cosimo, insieme sprimendo ammirazione ed una certa no-
alla sorella Fillide ed agli zii Celso, Cornelio stalgia per i suoi insegnamenti, dai quali a-
e Camillo: quest’ultimo aveva quasi la sua veva tratto la convinzione “che la materia
stessa età, era anch’egli studente e qualche delle leggi sia piena di maestà e di giuditio”,
settimana prima, il 27 settembre, aveva assi- mentre “quando l’ascolto da questi altri –
stito a Padova, quale testimone, ad un esa- confessava – mi par tutto il contrario”. Gli
me di laurea in diritto civile. Un altro zio di altri docenti dovevano essere, oltre ai già
Fausto, Lelio Pecci, che nel 1539 aveva spo- menzionati Pecci, Santi e Borghesi, i vari
sato Porzia di Mariano Sozzini e, nonostan- Camillo Palmieri, Giulio Petrucci, Panfilo
te la nomina a giudice rotale procuratagli Colombini e Rinaldo Tolomei: nomi oscuri
dal suocero a Bologna nel 1551, era rimasto presenti nei ruoli e negli atti di laurea di
a Siena anche in tempo di guerra esercitan- quei malinconici anni di un dopoguerra re-
do funzioni di governo sino alla resa della so più duro dallo spopolamento della città
città, si adoperò dopo la morte di Mariano, e dalla dominazione medicea.
nella tarda estate del 1556, per salvaguarda- Nella lettera al Birigucci il Bargagli aveva
re gli interessi degli eredi presso il nuovo altresì sottolineato come la convinzione tra-
reggimento senese e fu proprio il Pecci, do- smessagli dal maestro circa il valore del di-
cente di diritto civile, oltre che personaggio ritto fosse stata rafforzata “hora ancora che
di spicco nella vita pubblica, a svolgere un godo il Benvogliente e che ne sento ragio-
ruolo di primo piano nel tentativo di risol- nar da lui”, vale a dire dai ragionamenti del
levare lo Studio di Siena dalla profonda cri- giurista Girolamo Benvoglienti e, pertanto,
si nella quale era precipitato, seguendo le nella missiva successivamente indirizzata al
sorti della città e del suo territorio negli an- Sozzini esortava l’amico a ritornare agli stu-
ni tra il 1553 e il 1555, sebbene l’antico ate- di giuridici:
neo, come struttura abilitata a conferire i Né potrei haver in ciò maggior contento
gradi accademici, non avesse mai interrotto che il poter sperare che tu, quasi per poste-
la sua attività, salvo che nell’ultima e più a- rità, fosse per ritornar tosto a questa profes-
cuta fase dell’assedio. sione. Prima perché io veggo come in uno
Promotore di candidati alle lauree “in u- specchio che terresti in ciò viva la bella suc-
troque iure” e “in iure civili” sino dal luglio cessione di casa Sozzini; perché (se ben ti
del 1556, il Pecci fu condotto all’insegna- conosco altissimo a inalzarti sopra gli altri
mento “ordinario della sera di civile” nel di- in qualsivoglia studio che aplicarai l’animo)
cembre del 1557. Gli altri civilisti della lista nondimeno a me par che tu sia nato per le
approvata dal Duca Cosimo I, che in prece- leggi. Di poi, ancora, perché i nostri studi
denza aveva concesso ai Senesi di riattivare fossero conformi, come sono gli animi e i
il loro Studio, erano Adriano Borghesi, desideri.
Achille Santi e Giovanni Biringucci, il quale Ma, a tal proposito, occorre sottolineare
si era laureato a Siena poche settimane pri- come oltre un anno e mezzo dopo, il 20 a-
ma. Quest’ultimo, essendo figlio del celebre prile 1563, Fausto da Zurigo scrivesse al
giurista Marcello, docente nello Studio di Bargagli rammaricandosi per la sua scelta a
Napoli, era destinato a succedere al padre, favore della “materia delle leggi” con un lin-
ma intanto accettò l’incarico senese che guaggio inequivocabile:
mantenne almeno sino all’anno accademi- Dispiacemi che il Benvogliente sia stato
co 1560-61 e si ha motivo di ritenere che egli cagione, quantunque non sia lontano
Fausto abbia seguito i suoi corsi insieme al- dalle belle lettere, di ritrartene. Perdonimi

41
l’amico Girolamo di Giulio Bargagli. sua signoria, in questa parte non sa dov’egli
Costui, infatti, prima di rammentare al s’habbia il capo, bisogna pur ch’io lo dica:
“et che vale un leggista s’egli non è tutto ri- Dopo avere esercitato le sue funzioni di do-
pieno di belle lettere?” o mi dirà: “le belle cente e di uomo politico sino all’entrata in
lettere non son de pane lucrando!”. Gran Siena delle truppe ispano-medicee, aveva
mercé a lui. Adunque, si studia per guada- preferito, diversamente da Lelio Pecci, re-
gnare o per divenir grande et famoso? carsi esule a Montalcino ed aveva fatto par-
Messer no. Questo non è il vero fine degli te della classe dirigente di quell’ultimo ba-
studi, ma sì bene il giovar primieramente luardo dell’antica Repubblica sino alla resa
con la sua scienza ad altrui, et poi l’haver definitiva nell’agosto del 1559, rifiutando
nelle lettere come un rifugio in tutti i trava- persino la pensione offerta dal duca
gli. Dirà: “Che cosa può più giovar al mon- Cosimo ai capi della resistenza. In autunno
do che le leggi et la conoscenza d’esse, per dovette far ritorno in città, poiché alla fine
le quali tutte le città si mantengono in pace di ottobre, “in aula palatii archiepiscopa-
et tutte le provincie?”. Et in ciò s’inganna tus”, fu tra i promotori ad un dottorato “in
troppo, evidentemente. Non è sì vil mestie- utroque iure”, ma non accolse l’invito dei
ro al mondo che hoggi non sia più giovevo- concittadini ad insegnare nel patrio ateneo
le a tutti communemente che la scienza del- e si trasferì subito a Roma – dove già risie-
le leggi civili, trattata come s’usa hora. Anzi, deva il fratello Fabio, distinto letterato mol-
non vi ha scienza che sia ricevuta et appro- to attivo negli ambienti curiali – ottenendo
vata – parlo delle scienze humane – ch’ap- la cattedra di ius civile de sero alla Sapienza
porti maggior nocumento al mondo che per l’anno accademico 1559-60, né il suo
quella delle leggi civili, trattata da dottori, nome figura nel ruolo dei docenti dello
avvocati, auditori, et simile generatione, nel Studio senese sino all’anno accademico
modo che si costuma in tanti et tanti luo- 1562-63. Poiché dal settembre del 1560 il
ghi. Di che rendono piena testimonianza Sozzini dovette restare nascosto in luogo si-
quelle città c’hanno dato bando a sì fatte curo per sfuggire all’azione inquisitoriale e
genti, le quali vivono tanto quietamente dall’aprile del 1561 fu costretto a lasciare il
che non si potrebbe dire. Non istà almeno territorio senese, è presumibile che egli ab-
un pover’huomo trent’anni a litigar et con- bia conosciuto il Benvoglienti nell’autunno
sumarsi su per li palazzi; non s’ode né del 1559, oppure nell’agosto del 1560, allor-
Bartolo, né Baldo, né Cino, né Alessandro ché il giurista fu di nuovo a Siena, promoto-
[Tartagni], né tanta canaglia che nacquero re ad un’altra laurea “in utroque iure”.
al mondo per mettervi una peste perpetua, Certo è che il Benvoglienti emerge dal con-
ma percioché io non ho tempo, mi riserbo traddittorio immaginato da Fausto non solo
ad un’altra volta a mostrarti che non può e- come il docente navigato ed un po’ cinico
legger l’huomo stato peggiore – o condizio- che dà consigli pratici al giovane allievo, ma
ne che la vogliam chiamare – che quello del anche e soprattutto come un tipico espo-
dottor in ragion civile et canonica o civil so- nente di quel mondo di “legisti” contro il
lamente, o come ti piace, purché sia dottor quale dai tempi del Petrarca appuntavano i
di leggi fatte da uomini. loro strali specialmente i letterati-filologi e
Sono parole famose che Cantimori com- poi anche i medici ed i filosofi, protagonisti
mentò da par suo e che Marchetti ha fine- della “disputa delle arti” che proprio a
mente analizzato più di recente, ma nessu- Bologna continuò fino al pieno
no ha riservato particolare attenzione al giu- Cinquecento. Si avverte infatti, nelle parole
rista Benvoglienti, giudicato “non lontano del Sozzini, l’eco della polemica umanistica
dalle belle lettere”, eppure bersaglio di con- contro un certo modo di insegnare e conce-
testazioni precise da parte del Sozzini. Il pire il diritto che era quello proprio dei se-
personaggio doveva rivestire un certo fasci- guaci del mos italicus, una polemica cui, non
no agli occhi dei due giovani studenti, ani- molto tempo prima, aveva dato un forte
mati da spirito patriottico: si trattava di un contributo anche un lontano parente di

42
protagonista delle drammatiche vicende che Fausto stesso, il giurista e letterato Claudio
avevano segnato la fine della libertà senese. Tolomei.
Hoga, alla cui laurea fu presente an-
che Girolamo Bargagli. In settem-
bre uno dei tedeschi testimoni con
Fausto alle lauree di maggio,
Sigismondo Kolreuther, si laureò a
sua volta “in artibus et medicina”
alla presenza di un folto gruppo di
personaggi dai nomi e dalle qualifi-
che altisonanti come Sigismondo
Federico Fugger “baro augustanus”,
“Leonhartus ab Harrock baro” in
Koran e Scharffeneck e prefetto dei
cavalieri d’Austria ed i nobiluomini
Joseph Sigharter, già scolaro a
Padova e Bologna, e “Michael
Leonhartus Mayer”. Finalmente, un
altro cittadino di Augusta, Corrado
Pio Peutinger, nipote dell’omonimo
umanista ed amico di Basilio
Amerbach, si laureò il 29 aprile
1561 “in utroque iure”, avendo tra i
promotori anche il Pecci ed il
Borghesi.
Se è presumibile che gli studenti
summenzionati siano stati colleghi
di Fausto nell’ateneo senese, non ri-
sulta comunque che siano stati an-
che suoi amici, con eccezione ov-
viamente del Bargagli, il quale con-
Frontespizio di un volume sul pensiero sozziniano stampa- seguì il dottorato “in iure civili” –
to in Francia nel 1723 promotore, tra gli altri, il Benvoglienti – il
24 giugno 1563, a distanza di due mesi da
quando il Sozzini, con la lettera inviatagli
4. Colleghi e amici senesi. da Zurigo, aveva cercato di dissuaderlo dal
I verbali degli esami di laurea conferma- perseverare negli studi giuridici. In realtà, lo
no la presenza di Fausto nell’ambiente uni- stesso Fausto, tra l’estate e l’autunno di
versitario senese: così nei giorni 13 e 14 quell’anno, parve dimenticarsi delle invetti-
maggio 1560 “d. Faustus quondam domini ve lanciate alcuni mesi prima contro il
Alexandri Sozzini” fu testimone “in palatio mondo dei giureconsulti: ritornato in Italia
archiepiscopali in sala magna”, insieme a soprattutto per regolare gli affari di famiglia,
due scolari tedeschi, alle lauree “in utroque il 3 novembre scriveva allo zio Camillo: “io
andando a Siena credo che comincerò a ri-
iure” di “Ascanius Mariscus de terra
veder l’Imperatoriam maiestatem [le
Cropani” e di “Petrus Sances magistri
Istituzioni di Giustiniano] et havrò per
Iohannis Alfonsi Sances de terra Sibaris”, il
compagno il Materiale [nome intronatico
secondo probabilmente un discendente del
del Bargagli] il quale è hora dottore et ve-
gran tesoriere del regno di Napoli Alonso
drò metter le cose nostre in quel miglior a-
Sanchez. Promotore di entrambi fu per l’ap-
setto che per me si potrà”. In effetti dal ruo-
punto Lelio Pecci e del primo anche
lo del 15 ottobre 1563 risulta che il
Adriano Borghesi. Un mese dopo gli stessi

43
Bargagli, fresco di laurea, fosse stato subito
docenti furono promotori dell’olandese condotto alla lettura di Istituzioni in con-
“Nicolaus d.Gherardi de Valckesteyn de
correnza con Dionisio Tantucci ed co di famiglia sino dagli anni dell’insegna-
Alessandro Agazzari, con il salario di 25 fio- mento bolognese di Mariano e Celso e de-
rini, per l’anno accademico 1563-64. stinato a divenire giurista di Curia tra i più
Fausto, dunque, aveva l’intenzione di tor- autorevoli non solo come decano della
nare a vivere e studiare nella città natale, Rota, ma anche come componente della
magari giovandosi dell’aiuto dell’amico do- commissione incaricata nel 1577 da
cente e vi dimorò certamente anche nel Gregorio XIII di provvedere alla riforma del
marzo e nel luglio del 1565, ma non risulta calendario, nonché della commissione pre-
che durante tale periodo abbia frequentato sieduta dal cardinale Pinelli nel 1587, che a-
l’ateneo senese, dove tra i docenti primeg- vrebbe dovuto allestire il Liber septimus decre-
giava proprio il Benvoglienti con il salario talium. Nella stessa missiva Fausto comuni-
più alto e gli zii Celso e Lelio intervenivano cava allo zio le novità concernenti i familia-
come promotori agli atti di laurea, mentre ri e gli amici: dalla laurea conseguita dal cu-
vi conducevano i loro studi gli amici intro- gino Dario, figlio di Celso, nel febbraio del-
nati Lelio Maretti (l’Attonito) e Pier Luigi lo stesso anno agli insegnamenti tenuti dai
Capacci (il Raccolto), che avrebbero conse- giuristi di casa Colombini: “il Colombino
guito l’uno il dottorato “in artibus et medi- vecchio [Leonardo] legge in Napoli la sera
cina” nel settembre del 1564 e l’altro “in iu- con 800 scudi di quella moneta. Il giovane
re civili” nell’ottobre del 1565. Il comporta- [Panfilo] in Siena la mattina con pochissi-
mento del Sozzini, tuttavia, non deve sem- ma provisione secondo l’usanza di quello
brare contraddittorio, giacché la sua pole- Studio”, per concludere: “il primo dottore
mica era diretta contro il metodo tradizio- di que’ che leggono hoggi è riputato misser
nale di studiare e interpretare le fonti, non Girolamo Benvoglienti”. L’ateneo senese,
contro la figura del giurista, ove questi fosse dunque, per essere tanto povero quanto la
dotto e imbevuto di cultura letteraria: “et città e per avere come docente più quotato
che vale un leggista s’egli non è tutto ripie- il Benvoglienti, non poteva certamente at-
no di belle lettere?”, aveva obiettato Fausto trarre il Sozzini, che del resto non esitava a
al Bargagli e indirettamente al Benvoglienti, confessare tutte le sue incertezze – “io stu-
ribadendo in sostanza quanto aveva procla- diacchio hora una et hora un’altra cosa” –
mato circa vent’anni prima un giureconsul- suscitando la riprovazione dello zio Celso:
to autorevole come Matteo Gribaldi Mofa, questi, infatti, scrivendo pochi giorni dopo,
“eretico” e in strette relazioni con Lelio il 5 dicembre, al fratello Camillo lo pregava
Sozzini, nel sostenere la necessità, per il ci- affinché anch’egli esortasse Fausto “a segui-
vilista, di possedere perizia linguistica, anti- re e finire li studi di legge”, promettendo da
quaria e storica. parte sua il massimo aiuto: “Io gli ho offer-
D’altra parte, un rampollo del pur deca- to casa, libri, compagnia e insomma tutto
duto ceto dirigente senese non poteva rifiu- quello che per me s’è potuto e posso e po-
tarsi di acquisire le nozioni giuridiche indi- trò sempre”.
spensabili alla cura del patrimonio familiare
ed all’esercizio di qualsiasi professione, 5. L’ultimo soggiorno senese.
mentre i problemi del vivere quotidiano si Il 5 agosto 1574 il governatore di Siena
moltiplicavano e dovevano apparire insor- Federigo Barbolani da Montauto scriveva a
montabili “in una città così povera, anzi Bartolomeo Concini per informarlo su un
mendica di denari che né credito né riputa- dispaccio proveniente da Lione e diretto a
zione alcuna giova molte volte a trovar pure “messer Fausto Sozzini che già ste molto
chi ti presti uno scudo”. Con queste parole, tempo in Ginevra incolpato per sospetto,
infatti, Fausto descriveva Siena a Camillo dissesi, di eresia, si bene stato poi in Siena,
nella lettera che il 28 novembre 1565 gli in- dove trovasi molto tempo, e alle volte in
viava da Roma, dove intanto si era trasferi- Firenze e Roma, in servitio dello Ecc.mo S.

44
to, al servizio e sotto la protezione dell’au- Pavolo Giordano, et è fratello de Cornelio
ditore di Rota Serafino Olivier Razzali, ami- Sozzini, credo ben conosciuto da V.S. et del
quale secondo il comandatomi io faccio te- ra venuto a morte e la sua scomparsa non
ner diligente cura di catturar, se capitassi in favorì certamente il proseguimento degli
questa città”. L’informativa è da ritenersi at- studi giuridici da parte del nipote. Fausto
tendibile anche se pecca di una grave inesat- comunque entrò nuovamente in contatto
tezza circa il legame di parentela tra Fausto con l’ambiente universitario senese proprio
e Cornelio: conferma, infatti, quanto già e- nell’anno della missiva del Barbolani al
ra noto sulla permanenza di Fausto in Concini: tra il 22 e il 23 marzo 1574, infatti,
Svizzera ed in particolare a Ginevra e sui fu testimone alla laurea “in utroque iure”
soggiorni del medesimo a Roma e Firenze del cavaliere gerosolimitano Bartolomeo
in qualità di segretario al servizio di Paolo dei Veltroni da Monte San Savino e tra il 5
Giordano Orsini e della moglie Isabella dei e 6 settembre a quella “in iure civili” di
Medici. Se, dunque, si deve prestar fede alla Girolamo di Niccolò Cerretani, patrizio se-
missiva del Barbolani, sembra che Fausto, nese. Tra i promotori dei due candidati ri-
ritornato dalla Svizzera nell’estate del 1563, troviamo Girolamo Benvoglienti e Panfilo
sia vissuto sino ai primi di agosto del 1574 Colombini, ma s’incontra anche un distinto
prevalentemente in Siena e solo saltuaria- giurista bolognese quale Sigismondo
mente a Roma e Firenze, ma allo stato at- Zannettini, già collega di Celso Sozzini a
tuale delle ricerche non è possibile confer- Bologna, docente a Macerata tra il 1560 e il
mare la veridicità di questa affermazione. 1569 e quindi maestro nello Studio senese
Celso scrivendo a Camillo da Siena il 10 sino al 1578, allorché sarebbe stato chiama-
maggio 1568 aveva auspicato: “dappoi con to alla Sapienza romana, dietro le pressioni
la gratia d’iddio lui [Fausto] è ritornato a dello stesso pontefice Gregorio XIII e, infi-
voler finire i suoi studi di legge fra un anno ne, destinato a rivestire, in qualità di vesco-
o poco più, che lui gli finisca quietamente e vo di Fermo, un ruolo di primo piano nella
dipoi pigli quella resolutione che iddio gli rifondazione di quella Università. Fausto,
spirarà”, ma dalle fonti documentarie con- però, non intervenne come scolaro: in en-
cernenti l’attività dell’ateneo senese non ri- trambi gli atti figura con la qualifica di “pa-
sulta che tra il 1568 e il 1569 il giovane tritius senensis” e nel secondo caso la sua
Sozzini frequentasse l’ambiente universita- presenza è dovuta presumibilmente al fatto
rio, mentre è stato accertato che entrò al ser- che il laureato Girolamo Cerretani è identi-
vizio dei coniugi Orsini almeno dall’otto- ficabile con l’amico fidato al quale, nel lu-
bre del 1569 e che tra la fine degli anni glio del 1575, avrebbe lasciato l’amministra-
Sessanta e l’inizio dei Settanta era così bene zione dei beni dati a mezzadria prima di
inserito negli ambienti romani da poter for- partire dall’Italia per Basilea.
nire agli amici senesi notizie riservate sui Si concludeva, così, quel periodo della
preparativi della Sacra Lega che si andava vita del Sozzini, tra i ventitré ed i trentacin-
costituendo tra le potenze cristiane alla vigi- que anni, che egli stesso rammenterà di ave-
lia della battaglia di Lepanto: il 27 aprile re trascorso “in patriae otio et partim in au-
1571, infatti, scriveva a Scipione Bargagli: la”, vale a dire in ambienti cortigiani e curia-
li oppure in patria, coltivando gli otia lette-
La lega si farà se è vero quello che sta- rari. Nessun cenno nelle sue parole agli stu-
mattina ha detto un cardinale di molta au- di giuridici, anche se dalla sua lettera allo
torità. Il papa per quello che ho inteso a ca- zio Camillo del 3 novembre 1563 e da quel-
so da persona degna di fede, si sentì alquan- la di Celso allo stesso Camillo del 10 mag-
to indisposto, ma di gratia non mi fate au- gio 1568 si evince che egli abbia continuato
tore di questa cosa nuova, la quale insieme a nutrire qualche interesse per certi studi. Se
con quell’altre vi ho voluto scrivere come il Cantimori ipotizzò che, in mancanza di
cose che pochi saranno costì alle quali sieno preparazione filosofica e teologica, l’espe-
scritte. rienza di Fausto fosse “puramente letteraria

45
e morale” e si nutrisse soprattutto “della cri-
Nel frattempo, il 12 marzo 1570 Celso e- tica filologica inaugurata dal Valla” e recepi-
ta dallo zio Lelio e “forse del metodo esege- guaggio trovava preciso riscontro nella con-
tico delle scuole giuridiche italiane”, il testazione da lui stesso portata avanti, nel
Marchetti ha rilevato come la sua opera gio- medesimo volgere di anni e con gli stru-
vanile più significativa, l’Explicatio primi ca- menti della critica storica e filologica, nei
pitis Iohannis costituisca “forse quanto di confronti di quei “detentori del potere er-
più lontano vi possa essere dall’ermeneutica meneutico” che erano “riusciti a rendere
giuridica”. Resta il fatto che ebbe a frequen- difficile il testo” delle sacre scritture ricor-
tare il mondo dei giuristi e che, come si è rendo ai cavilla e facendo uso di figmenta e
constatato, più di una volta parve sul punto subtilitates, né più né meno alla stregua dei
di riprendere e portare a compimento que- giuristi seguaci del mos italicus criticati dagli
gli studi di diritto che nel rispetto delle più umanisti. Non sembri dunque fuori luogo i-
consolidate tradizioni si coltivavano nel- potizzare che la metodologia applicata da
l’ambiente universitario senese. Ma se ciò Fausto allo studio dei testi sacri, così sensi-
che più colpisce, a tal proposito, è il suo lin- bile alle istanze della filologia e della storia,
guaggio polemico nei confronti della sia passata anche attraverso il suo netto ri-
“scienza delle leggi civili trattata come s’usa fiuto del mos italicus di cui conosceva i limi-
hora”, ovvero secondo il metodo scolastico ti sino dagli anni della prima giovinezza e
fondato dai glossatori, sviluppato dai com- verso il quale risultava assai arduo svolgere
mentatori del Tre-Quattrocento e applicato un efficace lavoro di contestazione e revi-
“da dottori, avvocati, auditori et simile ge- sione operando in un ambiente politico-isti-
neratione”, bisogna sottolineare che tale lin- tuzionale come quello dei principati italiani

46 La lapide che celebra i fratelli Sozzini posta in una facciata del palazzo di famiglia a Siena
Badesse, Trafisse…
e una cappella da recuperare
di PATRIZIA TURRINI
con la collaborazione di EUGENIO BERNABEI, LUCIANA FRANCHINO, ILEANA PIGNI

Oggi cate a Monteriggioni e al suo territorio non


A chi da Uopini raggiunge Badesse si si fa neppure menzione di Badesse: a tal
presenta, all’inizio dell’abitato, un ‘triste’ punto il paese si è estraniato dalle sue radici
spettacolo: una graziosa cappella in stato di storiche che se ne è perso anche il ricordo!
abbandono, con il tetto in parte scoperchia- Di questa operazione di recupero, che ci
to per il crollo di alcune “passinate” e con auguriamo di promuovere anche con questo
lo stemma della facciata strappato. Se poi il breve scritto, costituisce senz’altro parte in-
passante ha la curiosità di avvicinarsi e scru- tegrante la ricerca storica, al fine non solo di
tare da una finestrella laterale, potrà appura- datare e contestualizzare il piccolo oratorio
re che l’interno è, se possibile, in stato anco- che si intende riportare a nuova vita, anche
ra più disastroso dell’esterno, con le volte e di culto (se possibile!), ma anche di riscopri-
gli intonaci crollati, con i muri trasudanti u- re le lontane origini delle Badesse, assai più
midità e imbrattati dagli escrementi dei pic- antiche di quanto l’aspetto dell’attuale cen-
cioni. Poco resta dell’oratorio dove i mezza- tro abitato potrebbe fare sospettare.
dri delle Badesse per secoli si sono recati a
pregare, dove si sono riuniti nelle occasioni Il passato remoto
liete e tristi della vita, dove più forte è stato Il sacerdote Giuseppe Merlotti, parroco
il loro senso comunitario. Denominazione dal 1846 al 1877 di Santa Maria Assunta al
questa delle Badesse che è un toponimo ri- Poggiolo, scriveva – nella sua vasta opera
ferito alle passate proprietarie: le badesse sulle parrocchie senesi fuori le mura - che
del monastero di San Prospero poi delle nel territorio di giurisdizione di quella da
Trafisse, le quali avevano in questa località lui retta vi erano alcuni oratori, fra cui quel-
un vasto possedimento agricolo, compren- lo “detto delle Badesse, oggi [cioè all’epoca
sivo in prosieguo di tempo anche della cap- del Merlotti] dei signori Pozzesi, fatto erige-
pella oggi abbandonata. Proprio la pro- re ad onore di San Rocco nell’anno 1761
prietà monastica - definita da un visitatore dalle Reverende monache della Madonna
di primo Settecento “un vero e proprio giar- dette le Trafisse” (G. Merlotti, Memorie stori-
dino”, per la cura con cui era tenuta e am- che delle parrocchie suburbane della diocesi di
ministrata dalle suore - si colloca all’origine Siena, a cura di M. Marchetti, Siena 1995, p.
della storia di questo paese che ha avuto ne- 393).
gli ultimi cinquanta anni un ‘pesante’ svi- La notizia permette dunque di riferire al
luppo esponenziale, anche industriale, e che monastero della Madonna la proprietà della
quindi, a maggiore ragione, dovrebbe salva- cappella nel periodo antecedente il sec.
guardare e, ove necessario, recuperare le po- XIX. Questo monastero, posto vicino alla
che vestigia del passato. porta San Marco, era conosciuto non solo
Specie quando se ne individua, come sotto il titolo della Madonna (dal quadro
per questa cappella, sotto l’aspetto purtrop- sull’altare maggiore rappresentante La
po assai trascurato, un’indubbia eleganza di Visitazione della Madonna a Santa Elisabetta),
forme architettoniche e specie quando si con il quale è citato dal Merlotti, ma anche
tratta di un significativo luogo di culto. sotto quelli di Sant’Agnese delle Sperandie

47
Restauro tanto più auspicabile, ove si consi- e di San Prospero, in quanto aveva avuto o-
deri che in più recenti pubblicazioni dedi- rigine dalla fusione nell’istituto posto nel
Il bel frontespizio settecentesco della Cappella di San Rocco nelle attuali condizioni

borgo di San Marco (nella via detta appun- provenienze che da quel momento presero
to delle Sperandie) tra le monache benedet- tutte il nome di Trafisse (Archivio di Stato
tine di Sant’Agnese che vi avevano già sede di Siena, Conventi, 3630, c. 29; G. Macchi,
e quelle camaldolesi (pertanto anch’esse be- “Memorie”, mss. D 107, c. 106v, D 111 c.
nedettine) del monastero di San Prospero. 284v; Archivio di Stato di Siena, Guida – in-
Quest’ultimo, a sua volta originato da quel- ventario dell’Archivio di Stato, vol. I, Roma
lo ancora più antico di Sant’Ambrogio già 1951, Pubblicazioni degli Archivi di Stato,
Santa Maria a Montecellesi, era stato infatti V, pp. 39-40).
distrutto nel 1526 nella guerra tra Siena e Si può riferire alla proprietà del duecen-
papa Clemente VII. Il convento in via delle tesco monastero di San Prospero, retto ap-
Sperandie fu poi intitolato, nel 1541, alla punto da badesse – fra le poche donne che
“Madonna sotto il misterio della avessero un effettivo potere in epoca medie-

48
Transfixione”, un’unica denominazione an- vale - la denominazione di Badesse con cui
che per meglio unire religiose di diverse furono conosciuti il mulino e il vasto teni-
mento rustico appartenenti alle monache. re, terre e bosco “Abbatisse”, cioè delle
Vari atti, a partire dalla fine del sec. XII, atte- Badesse (Archivio di Stato di Siena,
stano la proprietà della chiesa di San Diplomatico San Francesco di Siena, 1248 [ma
Prospero, poi monastero femminile, nel ter- 1249] marzo 6).
ritorio di Basciano, nella valle dello Staggia, Un’ulteriore testimonianza sulla pro-
e il suo continuo estendersi e razionalizzarsi prietà monastica è costituita dalla descrizio-
(Archivio di Stato di Siena, Diplomatico ne, dell’anno 1462, degli immobili apparte-
Trafisse, 1198 settembre 9, 1276 dicembre 12, nenti al monastero di San Prospero, tra i
1278 [ma 1279] febbraio 27, 1292 [ma 1293] quali si rintracciano “una posessione posta
gennaio 7, 1302 [ma 1303] marzo 17, 1303 en el piano della Istaggia chiamato le
dicembre 18, 1305 maggio 24, 1307 ottobre Mulina dell’Abbadessa, con tutte le loro
31, 1308 dicembre 28, 1314 [ma 1315] feb- confini et apartenentie, la quale tiene al pre-
braio 13, 1319 [ma 1320] gennaio 31, 1319 sente Michele di Santi da Pançano con tutti
aprile 21, 1322 maggio 10, 1322 giugno 18, e suoi felgluoli, la quale posessione tiene a
1326 [ma 1327] marzo 21, 1329 [ma 1330] meço [a mezzadria] ongni et ciascheduna
febbraio 18, 1332 [ma 1333] febbraio 24, cosa che in essa posessione si ricolgle”; inol-
1339 settembre 2, 1389 [ma 1390] febbraio tre, contigua al mulino, la “posessione chia-
8, 1478 aprile 19; v. anche ms. B. 37, “Spogli mato el Poggio al Segone”, e nelle vicinanze
delle pergamene del monastero delle l’altra “chiamata Fontes Degole” (Conventi,
Trafisse di Siena”, alle date). 3616, cc. 4v-5).
Tra i tanti, citiamo l’atto del 1198 relati- Naturalmente tutte le proprietà del mo-
vo ai diritti di decima di San Prospero sul nastero di San Prospero passarono a quello
territorio di Basciano, e inoltre alcuni docu- in via delle Sperandie insieme alle suore, e
menti dei secc. XIII e XIV contenenti espli- furono in parte usate per restaurare e ingran-
citi riferimenti toponomastici: da quello del dire, nel 1535, l’immobile conventuale;
dicembre 1276, sull’acquisto da parte del Antonio, cardinale dei Quattro Coronati, ac-
monastero di San Prospero di un terreno consentì infatti alla vendita di alcuni stabili,
“in plano de Stagia, propre molendinum purché rimanessero di proprietà dell’istituto
dicti monasterii”, si deduce che il mulino e- monastico beni tali da garantire il manteni-
ra già in attività; l’altro del gennaio 1320 mento delle religiose (Diplomatico Trafisse,
contiene la dizione “in curia de Basciano, 1534 [ma 1535] febbraio 10; Conventi, 3617,
in plano molendinorum Abbatisse”, così c. 85). Nel 1536 il tenimento nel comunello
come quello del febbraio 1330 sull’affitto a di Basciano, appartenente ora al monastero
mezzadria di un podere “in contrata molen- riunito di San Prospero e di Sant’Agnese, ri-
dini Abbatisse”. sulta comprensivo del mulino, della fattoria
Dunque proprio il mulino si pone all’o- e di vari poderi, cioè quello detto “de
rigine di Badesse. Del resto questo tipo di e- l’Abbadesse” con il mulino omonimo e gli
dificio di pubblica utilità, per lo più di pro- altri di “Poggio al Segone”, “Fontesdegoli” e
prietà monastica, ha avuto spesso una rile- “Valachio” (Conventi, 3786, cc. 1-4).
vanza particolare nel promuovere lo svilup- La denominazione di Badesse, oltre al
po della zona in cui è sorto, non solo per mulino e al podere, si riferiva comunque
l’essenziale funzione della molitura del ce- anche all’osteria sulla via Fiorentina, così ci-
reale svolta, ma perché l’energia idraulica tata in un atto del settembre 1661 relativo
sprigionata ha trovato in molti casi ulteriori alla successione di Armando Barletti
utilizzi. (Biblioteca comunale degli Intronati di
La denominazione di Badesse si era subi- Siena, ms. A. IX. 64, cc. 49v-50v). Il toponi-
to estesa alla zona circumvicina al mulino: mo in seguito è andato a indicare tutto il
in un atto del 6 marzo 1249 Forteguerra e paese cresciuto intorno al nucleo primitivo.
Maria, figli del fu Maffeo, cedevano a Dalla tassazione del contado senese ef-

49
Benencasa di Martino e alla di lui sorella la fettuata alla fine del Seicento si hanno ulte-
terza parte del reddito dell’affitto del pode- riori conferme. Le monache risultano infatti
proprietarie nel comunello di Basciano di madri “abbadesse”, coadiuvata dalla camar-
tre poderi: Badessine, Casa Nuova, Monte lenga, entrambe elette dal capitolo delle
Nero; in quello di Lornano di due: Campo monache velate, tutte nobili senesi, a fare e-
di Fiore e Sugarella; e nell’altro del Poggiolo rigere la cappella per uso dei propri mezza-
di quattro: Fonte Devoli, Poggio a Segoni, dri, certo allo scopo di favorirne la frequen-
Piazza di Sotto, Valacchio (L. Bonelli tazione della messa e dei sacramenti. E fu-
Conenna, Il contado senese alla fine del XVII rono le successive badesse e camarlenghe a
secolo. Poderi, rendite e proprietari, Siena 1990, curarne la manutenzione e l’ufficiatura.
pp. 92, 151, 202, 307, 385). Dall’anno successivo alla costruzione – era
divenuta badessa la Spannocchi - le messe
La cappella di San Rocco celebrate alle Badesse divengono infatti una
La data di erezione del piccolo oratorio voce consueta del bilancio del monastero
alle Badesse è indicata dal Merlotti – come (Conventi, 3639, c. 39v). Ad esempio nell’e-
già segnalato - nell’anno 1761. La ricerca di lenco delle “spese fatte per la chiesa in mes-
archivio permette invece di retrodatare di se di requie e altro”, relativo al 1684, è con-
quasi cento anni la costruzione della cap- tenuta questa annotazione: “A dì 16 agosto,
pella e di verificarne la continua, più che se- in messe sei fatte dire nella chiesa
colare, ufficiatura. dell’Abbadesse per la festività
Mentre nei registri di entrata e uscita fi- dell’Assunzione della Beatissima Vergine, 4
no al 1665 non si rintracciano spese relative dette a un giulio e 2 a una lira, dette da’ pa-
a una chiesetta alle Badesse, in quello del dri Camaldolesi in tutto, lire 4.13.4”
1666 – nel periodo del governo della reve- (Conventi, 3642, c. 32). E così nel 1685 furo-
renda madre badessa donna Maria Aurora no spese lire 2.13.4 “per la festa che si fa
Accarigi – furono annotate, sotto il mese di nella chiesa dell’Abbadesse ” (Conventi,
agosto, di mano della carmalenga donna 3642, c. 33v). Nel 1686 si esplicita la cele-
Maria Giovanna Spannocchi, una serie di brazione, il giorno 16 agosto, della “festività
spese “per la capella fatta alle Badesse”: 100 di San Rocco” (Conventi, 3642, c. 123).
lire e altre 29.4 senza ulteriori indicazioni Stessa spesa nell’agosto 1686 (Conventi,
(forse spese di costruzione), 19 lire “per una 3646, c. 120).
pianeta gialla compra”, 56 lire “pagate al L’intitolazione a San Rocco, invocato
Volpi pittore per restaurare un quadro per la nelle campagne contro le malattie epidemi-
medesima [cappella]”, 4 lire “per un gradi- che e le catastrofi naturali, rimanda più che
no”, “14 spesi per l’arme” (dovrebbe trattar- alla protezione del Santo nei confronti del-
si dello stemma del convento posto sulla la peste (in pieno Seicento questa malattia
facciata, oggi asportato) e 8.11.8 per le mes- epidemica era in netta diminuzione) piutto-
se (Conventi, 3639, cc. 31v, 33v). Il Volpi, al sto alla sua straordinaria popolarità come
quale fu affidato l’incarico di restaurare un intercessore contro le malattie del bestiame,
quadro, probabilmente rappresentante San dagli armenti agli animali più umili, quelli
Rocco, dovrebbe essere Domenico figlio del allevati dai mezzadri. La festa solenne veni-
più noto Stefano, al quale Cesare Brandi ha va celebrata fino a tutto l’Ottocento il 16 a-
dedicato alcune pagine in quanto allievo di gosto, cioè il giorno successivo a quello del-
Rutilio Manetti; Stefano infatti era morto le grandi cerimonie per l’Assunta, regina di
nel 1642 (C. Brandi, Rutilio Manetti 1571- Siena (A. Cattabiani, Santi d’Italia, Milano
1639, Firenze 1932, pp. 184-187). 1993, pp. 819-823). Probabilmente le mona-
Domenico Volpi aveva eseguito, secondo il che possedevano nel loro convento un qua-
Romagnoli, alcune miniature, oggi disperse, dro più antico (Rocco viene canonizzato al-
dei “Libri dei leoni” (E. Romagnoli, la fine del sec. XV), davanti al quale aveva-
Biografia cronologica de’ bellartisti senesi, stam- no pregato per ottenere l’intercessione dalla
pa anagrafica: Firenze 1876, vol. X, cc. 667- peste durante le ricorrenti epidemie, e tale

50
676). quadro, restaurato, fu trasferito dal mona-
Era stata dunque una delle reverende stero alla nuova cappella.
mese e festa del Santo
(Archivio arcivescovile di
Siena, Sante visite, 62, c. 64).
Così nella relazione sulla visita
dell’arcivescovo Anton Felice
Zondadari nell’aprile 1807 si
precisa che per la festa del
Santo titolare erano celebrate
quattro messe (Sante visite, 68,
c. 204).
La soppressione del monastero
delle Trafisse risale all’epoca
napoleonica; nell’inventario
redatto, il 12 giugno 1808, so-
no descritti i beni della sop-
pressa istituzione conventuale
posti nella comunità di
Monteriggioni, “fattoria del
Poggiolo”. Oltre alla casa del
fattore e al mulino denominati
Badesse, con annesse cantine e
oliviera, è menzionata la cap-
L’evidente, grave degrado del tetto
pella intitolata a San Rocco, di
Nel “giornale, entrata e uscita” del 1701 cui furono elencati gli arredi, per lo più in
si rintracciano ancora spese di culto per la mediocre o cattivo stato, probabilmente per
chiesetta: “A dì 16 detto [agosto], al fattore l’incuria tipica di un periodo di notevoli ri-
per 6 messe alla festa della cappella alle volgimenti quale fu appunto quello della
Badesse per San Roccho” (Conventi, 3651, c. dominazione francese che vide la forzata
75v). Così in quello del 1760 è annotato: “A chiusura di tanti conventi e la vendita dei
dì 16 detto [agosto], lire 4.13.4 per numero loro beni. Il patrimonio mobiliare della
sette messe con la cantata celebrate ed ap- cappella era comunque composto da “un
plicate nella cappella alle Badesse questo dì calice di rame uso assai, tre pianete use di
di San Rocco” (Conventi, 3709, c. 91v). E nel stoffa, con suoi refinimenti, un camice con
“giornale” del 1761: “A dì 16 agosto, lire ot- amitto di tela ordinaria e lacero, due sopra-
to per numero sette messe con la cantata ce- tovaglie e due sottotovaglie per l’altare assai
lebrate per la festa di San Rocco alla cappel- use, un copritoio di filoindente assai lacero,
la delle Badesse, essendo caduta in giorno sei candeglierini d’ottone di libbre 36, due
di domenica, avendo dato due pavoli di ele- detti piccoli usi, 4 candeglieri di legno tutti
mosina per numero cinque messe celebrate rotti, 8 perette di legno lacere, 8 mazzi di
in detto dì, cioè due pavoli per caschedun fiori di carta tutti laceri, carteglorie di legno
sacerdote e altri due pavoli al signor curato use assai, un messale in mediocre stato, un
leggio assai uso, quattro quadri cattivi, un
Meniconi, avendone celebrato altri due in
quadro piccolo nell’altare, una reliquia di
due giorni feriali per il solito compimento”
legno di San Rocco, un campanello d’otto-
(Conventi, 3710, c. 96v). Certamente altre
ne di libbra 1, un inginocchiatoio lacero, u-
messe venivano celebrate a spese dei parti-
na cassa ove stanno le pianete, una campa-
colari locali, come si usa ancora oggi.
na piccola di circa libbre 25, un paro d’am-
Nella relazione sulla visita pastorale
polle di cristallo con piattino di terra e un
compiuta nell’anno 1774 dall’arcivescovo di
purificatoio uso” (Conventi, 3826). Inoltre
Siena Tiberio Borghesi viene citata la cap-

51
fu annotato che fra gli obblighi gravanti sul
pella di San Rocco delle reverende madri monastero della Madonna vi erano appun-
della Madonna con obbligo di due messe al
to “ventiquattro annue [messe] solite cele- quisiscono unitamente al tenimento rurale
brarsi dal parroco pro tempore della cura di di cui fa parte. Dopo Luigi Pignotti, il bene
Santa Maria Santissima Assunta al Poggiolo, è accampionato nel dicembre 1835 a
nella cappella sotto il titolo di San Rocco al- Deifebo Brancadori Perini d’Angelo, possi-
le Badesse”; e ancora ogni anno, nel giorno dente (Campione terreni, cc. 148-163; vol-
di San Rocco, doveva essere celebrata una tura 26), anche se Maria Assunta Vermigli,
festa solenne in detta cappella. moglie del Pignotti posto sotto curatela,
Acquirente dei beni al Poggiolo del sop- provvedeva a iscrivere il 9 giugno 1837 un’i-
presso monastero della Madonna fu poteca legale per tutelare la sua dote eviden-
Gaetano Pignotti. Costui esercitava il me- temente messa in pericolo dalla vendita
stiere di oste nella locanda della Scala di (Archivio di Stato di Siena, Bracandori, 750).
Siena e aveva acquistato, nel 1809, anche il Nel dicembre 1859 i beni sono iscritti ai
podere Monte de’ Corsi in Asciano, apparte- nuovi proprietari, cioè i figli di Deifebo:
nuto precedentemente al soppresso mona- Angiolo, Giuseppe e gli eventuali figli ma-
stero di Castelvecchio (Archivio di Stato di schi nascituri (Supplemento a campione, c.
Siena, Notarile postcosimiano, notaio Niccolò 745; voltura 11); nel marzo 1866 oltre ad
Giuggioli, protocolli, 6280, n. 1617). Angelo e Giuseppe, è indicato Giovanni, al-
Dopo la morte di Gaetano, avvenuta il 3 tro figlio del citato Deifebo (Supplemento a
gennaio 1819, i figli (Antimo) Luigi, campione, c. 938; voltura 1). Nel luglio
Sebastiano e Rosa dividevano infatti l’ere- 1866 il tenimento agricolo con cappella
dità paterna con rogito di Niccolò Giuggioli passa a Claudio Pozzesi di Filippo, quest’ul-
del 9 settembre 1819 (Notarile postcosimiano, timo di professione “postiere” (Supplemen-
protocolli, 6288, cc. 63-67v; originali, 2216, to a campione, cc. 233-970; voltura 6). La
atto n. 110). All’atto notarile è allegata una documentazione catastale conferma dun-
stima da parte di tre periti: Montenero e que la notizia sulla proprietà Pozzesi citata
Campo di Fiore posti nella comunità di dal Merlotti, la cui descrizione del territorio
Monteriggioni e popolo di Basciano furono della parrocchia di Santa Maria al Poggiolo
assegnati a Luigi Pignotti; ne facevano parte è pertanto coeva o posteriore al 1866.
la stanza ad uso di oliviera “a contatto del Nella visita pastorale condotta nel mag-
molino delle Badesse” e la “cappella”, ormai gio 1882 dall’arcivescovo Giovanni
oratorio ad uso pressoché esclusivo della Pierallini è descritta la cappella, dotata di
famiglia dei proprietari. “pietra sacra in ordine; mancano gli arredi
che vengono portati dal Poggiolo, quando il
Il passato prossimo: una cappella padronale 16 agosto, festa di San Rocco, si celebrano
La cappella è rappresentata nella mappa alcune messe. Il materiale di questa cappella
catastale del 1825 relativa alla sezione A è mal ridotto e tutto è in misere condizio-
“detta di Lornano e Magione” (Archivio di ni” (Sante visite, 79, c. 181). Pertanto all’epo-
Stato di Siena, Catasto toscano poi catasto ita- ca l’uso della cappella era ormai limitato al-
liano, comunità di Monteriggioni, mappa n. la sola festa titolare.
4, particella 513 subalterno 337). Esente da Per successione di Claudio Pozzesi,
redditi imponibili in quanto adibita al cul- morto il 19 novembre 1895 (Archivio di
to, con superficie pari a 80 braccia quadre, Stato di Siena, Ufficio del Registro di Siena,
cioè metri quadrati 27,249 (1bq = 0.340619 certificato del 9 luglio 1896), la proprietà
mq), risulta di proprietà, all’impianto del passa in varie quote ai figli del defunto:
Catasto (anni 1830-1832), del citato Luigi Filippo, Niccolò, Maria, Giuseppa e
Pignotti di Gaetano (Catasto toscano poi cata- Virginia (Supplemento a campione, cc.
sto italiano, Campione terreni di 2521, 2697). Costoro la vendono, con atto
Monteriggioni, c. 420). del 10 ottobre 1900 rogato Pollini, ai co-
Nel tempo la sua consistenza e la sua de- niugi Giuditta Lazzeri fu Luigi e cavaliere

52
stinazione d’uso rimangono invariate, men- Ilario Bandini fu Giovan Battista
tre si succedono diversi proprietari che l’ac- (Supplemento a campione, c. 2723). Per
successione di Giuditta, morta il 27 giugno Parrocchia di Santa Maria Assunta al Poggiolo,
1908 (Ufficio del Registro di Siena, certificato libri di sagrestia, anni 1911-1930).
del 26 dicembre 1908) il marito Ilario risul- Probabilmente data a questo periodo il
ta proprietario della metà e usufruttuario cambio di intitolazione della piccola cap-
per un quarto dell’altra quota, i figli pella che venne dedicata a Santa Barbara,
Corradino e Gino proprietari per 10/24 ed come oggi è conosciuta nel paese di Badesse
Elena per 2/24 (Supplemento a campione, (si tratta comunque di un tema ancora da
c. 3141; atto del 24 ottobre 1908 rogato approfondire). Si può ipotizzare che la nuo-
Pollini e registrato in Siena il successivo 27 va dedica corrispondesse al culto di questa
al n. 403; Supplemento a campione, c. Santa protettrice dei minatori, dal momen-
3171). A seguito alla morte di Gino avvenu- to che nelle vicinanze vi erano una miniera
ta il 29 ottobre 1908 (Ufficio del Registro di di zolfo e un’altra di lignite, attive fino agli
Siena, certificato del 29/4/1909), il teni- anni cinquanta del Novecento.
mento rurale con la cappella è accampiona- Nel 1928 i fratelli Bani dividono i loro
to a Ilario per 4/6 e a Corradino ed Elena beni; la cappella fa parte della quota asse-
per 2/6 (Supplemento a campione, c. 3189). gnata ai due maschi: Dino e Piero (atto del
Nel giugno 1909 il cavaliere Ilario fa dona- 9 gennaio rogato Nascimbeni, registrato in
zione dei suoi beni, con riserva di usufrutto, Siena il successivo 29 al n. 954;
a favore della figlia Elena (atto del 30 mag- Supplemento a campione, cc. 4187-4211).
gio 1909 rogato Pollini, registrato in Siena il La quota è poi oggetto di una seconda divi-
successivo 18 giugno al n. 1117; Supple- sione e la cappella, insieme ad altri beni, è
mento a campione, c. 3198). Per successio- assegnata a Dino, stante l’usufrutto del pa-
ne di Elena, morta in giovane età il 2 no- dre Raffaello (atto del 7 luglio 1933 rogato
vembre 1918 (Ufficio del Registro di Pontedera, Nascimbeni, registrato in Siena il 18 succes-
certificato del 23 aprile 1919 n. 1723), men- sivo al n. 106; Supplemento a campione, c.
tre il vecchio padre Ilario rimane usufrut- 4654). Successivamente Dino Bani vende la
tuario, i nuovi proprietari sono Brunetta, sua parte, comprensiva della cappella, a
Dino e Piero, figli dell’avvocato Raffaello Mario Roccavilla di Battista (atto del 14
Bani, a sua volta usufruttuario legale di un marzo 1941 rogato Maccanti, registrato in
quarto (Supplemento a campione, c. 3626). Siena il successivo 15 al n. 681;
Nel 1921, stante la morte di Ilario Bandini, Supplemento a campione, c. 4875). Il
si riunisce l’usufrutto alla nuda proprietà a Roccavilla aliena poi i beni a Badesse a
favore di Brunetta, Dino e Piero Bani, men- Tommaso Bono fu Tommaso, a Simone
tre Raffaello rimane usufruttuario di un Giacopelli fu Giovan Battista e a Salvatore
quarto (Ufficio del Registro di Siena, certifica- Mannino fu Giuseppe (atto del 15 gennaio
to dell’11 marzo 1921 n. 2594: Supplemen- 1947 rogito Maccanti, registrato in Siena il
to a campione, c. 3724). 3 febbraio al n. 986; Supplemento a cam-
Appartengono a questo periodo una se- pione, c. 506).
rie di “libri di sagrestia” della parrocchia di Il 28 novembre 1965 fu consacrata la
Santa Maria Assunta del Poggiolo, relativi a nuova chiesa di San Bernardino alle
messe e uffici per i morti dal 1911 al 1930; Badesse, e questo portò al totale abbando-
in tali registri è annotata la celebrazione di no dell’antica cappella, tanto che nella visi-
alcune messe annuali nella cappella delle ta pastorale dell’arcivescovo Mario Ismaele
Badesse. In particolare sotto la data del 10 Castellano, nel marzo 1966, il parroco
novembre 1914 è scritto: “Festa titolare del- Tiberi dichiarava che la cappella alle
la cappella delle Badesse, famiglia Bandini Badessine era “chiusa al culto perché perico-
Bani”; e così negli anni successivi la celebra- lante e di proprietà di diverse famiglie”
zione religiosa ricorre sempre fra la fine di (Archivio parrocchiale del Poggiolo).
ottobre e il mese di novembre, stabilizzan-

53
dosi infine a partire dal 1918 il giorno 18 Ancora oggi
novembre (Archivio arcivescovile di Siena, La proprietà della cappella risulta oggi
frazionata – e questo va senz’altro a ulterio- prio in quel luogo sacro. Una festa non ‘in-
re detrimento dello stato di conservazione - ventata’, come lo sono tante grandi e picco-
fra più proprietari privati (che non citiamo le sagre, ma ‘recuperata’ dalla propria storia,
per riguardo alla privacy) e così il luogo di come lo sono invece quelle più motivate e
culto è ormai in stato di totale abbandono. valide.
Nulla vieterebbe, a nostro parere, una legit- Saranno così ricordate le badesse che
tima acquisizione da parte del Comune o hanno abilmente sviluppato la proprietà
della parrocchia locale, mentre i privati si li- monastica nella valle dello Staggia, al punto
bererebbero così dagli obblighi e dalle spese da dare il loro nome alla località, e inoltre i
di un bene non commerciabile. E in tal sen- tanti mezzadri, mugnai, fattori e fattoresse,
so si è già fattivamente mosso il Comune di sottofattori, guardia-boschi, carbonai, mina-
Monteriggioni, spronato anche da un comi- tori… che, per secoli, hanno faticosamente
tato di cittadini che ha raccolto oltre trecen- lavorato nei campi, nei boschi e nelle vicine
to firme per promuovere il salvataggio della miniere, contribuendo in modo decisivo a
cappella. Dopo il restauro, da attuare maga- tale sviluppo. Saranno così valorizzate le ra-
ri con i fondi erogati da una banca locale, dici agricole di un luogo, oggi forse troppo
come è auspicabile, sarà possibile restituire estraniato da sé stesso. Il passato costituirà
la cappella alla comunità che potrebbe pro- in tale modo un patrimonio culturale da
muoverne il mantenimento, per pubblico non disperdere, ma da conservare con cura
decoro, e magari ripristinare, il 16 agosto, la per le generazioni future.
festa di San Rocco celebrata in passato pro-

54 Le drammatiche condizioni dell’interno


Il palazzo degli Scotti
La vicenda storica di un edificio gentilizio
nel cuore della città
di SUSANNA F ESTINESE

Fig. 1 - L’antico assetto del Palazzo Scotti e degli altri edifici in affaccio sul Campo
nella ricostruzione di Rohault de Fleury (1873)

Il Palazzo, oggetto di questo studio, è in- con quello successivo, detto del Popolo di
serito in uno dei più importanti siti urbani- San Paolo, nel Terzo di Città. Inoltre, un re-
stici medioevali, quello di Piazza del cente scavo archeologico nelle cantine del
Campo a Siena. Le sue facciate si sviluppa- Palazzo dell’Accademia dei Rozzi ha rivela-
no su Via di Città, su Costarella dei Barbieri to consistenti tracce di un insediamento ro-
e, appunto, su Piazza del Campo. mano, che doveva trovarsi poco fuori della
Si intuisce in maniera immediata l’alta Porta.
complessità presentata dall’analisi storica di In questo punto, esattamente tra l’ango-
questo edificio, che per il suo posiziona- lo di Costarella e Via di Città, il Guidoni (Il
mento affonda radici nello studio urbanisti- Campo di Siena, 1971) identifica il Triventum,
co della città di Siena già in epoca altome- esistente già nel 1029, in cui confluivano le
dioevale e forse romana. tre strade principali che univano Siena a
In base alle considerazioni di Paolo Firenze, a Roma e alla Maremma. Solo suc-
Brogini (L’individuazione della Siena romana cessivamente, verso la fine del secolo, l’in-
ed altomedioevale, in “Accademia dei Rozzi”, crocio stradale principale verrà spostato alla
2003 ) l’antica Porta Salaria posta sulla cinta Croce del Travaglio.
murata della colonia romana di Saena Iulia In questa area si sviluppa il Campus
era ubicata presso l’area dell’attuale Sancti Pauli (acquistato in parte dal
Costarella dei Barbieri ed è ipotizzata, co- Comune di Siena nel 1169) che rappresenta
me quella di Stalloreggi, rappresentata da u- l’area più alta della Piazza, quella che, unita
na porta a doppio arco, secondo uno stile- successivamente al Campus Fori, determi-
ma architettonico proprio del III secolo nerà il vuoto urbano dove i Senesi porran-
d.C. Anche in epoca altomedioevale, alme- no il massimo luogo rappresentativo del po-
no fino al XI sec., la cinta muraria si apriva tere civico.

11
nella suddetta Porta Salaria, che metteva in Via di Città, che nel tratto oggetto di
comunicazione il settore urbano più antico questo studio era detta Via degli Uffiziali,
viene rialzata rispetto al Campo attraverso con la parte media più elevata delle laterali, e con
un intervento urbanistico specificamente le forme fastose del portico a quattro archi d’ in-
programmato per migliorare il deflusso del- gresso alla corte tutta coperta di volte a costoloni
le acque piovane, che in quella parte della diagonali e con finestre bifore e trifore, decorate
città tendevano al ristagno. da marmi bianchi e neri.
Dallo Statuto dei Viari si deduce che le Da questo alla Costarella seguiva un palazzo
strade cittadine di Siena incominciarono ad a bifore di una famiglia degli Accarigi, con torre
essere lastricate nel 1241, o nel 1242, in pie- di pietra al canto della Galgaria. Di là dalla
tra viva. La stessa fonte normativa ci per- Costarella il palazzo degli Scotti serba ancora no-
mette di conoscere che Via di Città fu am- tevoli tracce delle sue bifore; seguito dal maggiore,
pliata fino a una larghezza complessiva di che vi costruì il banchiere Bartolomeo Saracini, il
12 “Bracchia”, cioè gli attuali 7,2 metri. più antico forse sul Campo.
La pavimentazione a mattoni di La famiglia degli Scotti apparteneva alla
Costarella dei Barbieri fu eseguita tra il nobiltà di Siena; la presenza in città di que-
1333 ed 1334, come quella del Campo, sta consorteria è accertata fin dal 1256. Si
mentre la selciatura in pietra della fascia e- hanno poi notizie di un Beato Bandino
sterna della piazza tra il 1347 e il 1349. Ciò Scotti morto nel 1270.
ha permesso di individuare il contesto cro- All’epoca per ottenere la cittadinanza se-
nologico in cui si inserisce l’edificio oggetto nese bisognava possedere un capitale supe-
di questo studio e in parte aiuta a definire il riore alle 1000 lire e impegnarsi nella co-
periodo di datazione della sua costruzione. struzione di un palazzo del valore di 100 li-
Nella facciata di Via di Città l’andamen- re, che determinava l’imposizione di una
to non è omogeneo, ma si sviluppa su tre tassa del 2,5%.
parti di facciata leggermente inclinate per Quindi si può datare la costruzione del-
seguire l’andamento stradale; nella centrale l’edificio, intorno a una torre - o avamposto
si evidenzia la presenza inglobata di una - preesistente, nella seconda metà del XIII
parte di torre dalle caratteristiche bozze di sec. e, comunque, prima dell’inizio dei la-
pietra “calcare cavernoso” della vori per Piazza del Campo. In via subordi-
Montagnola; usata in età Romanica per le nata si può pensare che il peso politico de-
torri e i palazzi nobiliari. Nella restante par- gli Scotti fosse talmente grande da permet-
te superiore la facciata è costruita in matto- tere loro la costruzione del palazzo familia-
ni con alcuni marcapiani in pietra. re in deroga alle disposizioni degli Ufficiali
Inoltre, anche l’andamento irregolare dell’Ornato; infatti la famiglia, composta da
della facciata sul Campo, tutta in mattoni numerosi membri, al tempo del Governo
con alcuni marcapiani in pietra e con quel dei Nove veniva annoverata in questo po-
suo caratteristico dente - unica eccezione al- tentissimo ordine. Tale ipotesi appare però
l’allineamento dell’edificato che fa da quin- poco probabile.
ta scenica alla Piazza nelle sezioni antistanti Lo stemma della famiglia Scotti è rappre-
il Palazzo Pubblico - presuppone che l’edifi- sentato da
cio fosse preesistente all’impianto e alle un’arma di
scelte politiche che lo avevano determinato. rosso, con u-
L’identificazione dell’appartenenza del na scala di
palazzo ad una delle famiglie dei Grandi di quattro pioli
Siena è stata possibile attraverso la descri- d’argento,
zione del Lusini (Note storiche sulla topografia posta in palo,
di Siena nel XIII sec. in “Bollettino Senese di accostata da
Storia Patria”, XXVIII-1931) che ricorda co- otto crescenti
me: Un rapido chiasso, che prese il nome da montanti
Mattasala, lungo la casa di lui sale in Galgaria d’oro, quat-

12
alla torre dal medesimo edificata; e quindi si ele- tro per parte,
va maestoso tra i primi il palazzo degli Alessi, in palo.
Fig. 2 - Veduta della Piazza del Campo in una stampa del 1717, tirata per celebrare l’arrivo a Siena
della Principessa Violante di Baviera

In base al testo dell’Ugurgieri (Pompe mendo quello di dimora signorile la bifora


Senesi, 1649) alla metà del XVII sec. sono an- e la trifora - elemento ricorrente in questo
cora presenti in Siena gli eredi di questa stir- tipo di costruzioni - venivano ingentilite da
pe, mentre Giovanni Antonio Pecci (Lettera piccole colonne di pietra o di marmo, il cui
sull’antica e moderna derivazione delle famiglie uso fu imposto dalle fonti normative del
nobili di Siena, 1764; pubblicata sotto lo Comune per Piazza del Campo e quindi a-
pseudonimo di Lucensio Contraposto da dottato anche sulle facciate di Palazzo
Radicondoli) ci informa che la “Consorte- Scotti, che infatti presentavano sul Campo
ria” degli Scotti Dominici “non tutta rimase vari ordini di bifore con colonnelli (1297).
monita… solo una branca quella dei figlioli Il Palazzo magnatizio per descrizione di
di Domenico è ancora presente”. Gabriella Piccinni e Duccio Balestracci (Siena
Il Palazzo rientra nella concezione strut- nel Trecento, 1977) presentava un loggiato al-
turale della residenza magnatizia, assimila- l’ultimo piano oggi non più esistente.
bile nei tempi più antichi ad una torre: ele- Indagheremo poi più attentamente la
mento strutturale che individuava l’apparte- presenza di tali logge in Palazzo Scotti attra-
nenza dei proprietari ai ceti più elevati della verso l’analisi delle tavole iconografiche ri-
cittadinanza. guardanti la Piazza, anche al fine di indivi-
Tali edifici, meglio di ogni altro appara- duare la datazione della loro chiusura.
to, evidenziano il passaggio dal tipo di para- Il tetto dell’edificio era a due falde coper-
mento in tutta pietra - proprio dei manufat- to da tegole e docci, detti canelli; le acque si
ti più arcaici - a quello in laterizio attraverso convogliavano nella strada. La finitura era
il paramento misto assai usato nel periodo data da un paramento merlato, con merli di
di trapasso tra il XIII e il XIV secolo. Le tipo guelfo, per le facciate sul Campo; ma di
murature in mattoni a sacco o imbottite e- tali elementi non si hanno riscontri nell’ico-
rano all’epoca costituite da due pareti ester- nografia oggi conosciuta relativa al Palazzo.
ne in laterizio, disposte regolarmente con La mancanza di gronde lasciava le pareti e-
all’interno un calcestruzzo formato con cal- sterne indifese contro la pioggia. A tale in-

13
ce forte, rena, pezzi di mattone, pietrame e conveniente all’epoca si cercò di ovviare po-
ghiaia. Perdendo lo scopo difensivo e assu- nendo delle tettoie su ogni ordine di fine-
stre, ma a seguito di un’ ordinanza del ratteristico dente uscente dall’allineamento
Comune tali strutture furono rimosse da della quinta scenica edificata della Piazza
tutti gli edifici prospicienti la Piazza. sia perfettamente riportato. In basso, sotto
Alla base del Palazzo si trovavano le bot- l’allestimento effimero predisposto per l’e-
teghe della famiglia che si aprivano certa- vento, si possono vedere gli accessi alle bot-
mente sul Campo, principale luogo di mer- teghe ed al di sopra di esse una tettoia rea-
cato nella città e che erano gestite in proprio lizzata con materiali in cotto, che presenta
o affittate a terzi, secondo l’uso del tempo. una sopratettoia più piccola, appoggiata sul-
Piazza del Campo divenne nell’andare la precedente e sempre rifinita con elementi
dei secoli successivi il luogo rappresentativo in cotto, nella parte più rientrata della fac-
per eccellenza del potere politico, a cui il ciata. Alle bifore si sono sostituite finestre a
Governo dei Nove in origine l’aveva desti- forma rettangolare, ad eccezione di un pia-
nata, allontanando il mercato del bestiame no alto nella parte più rientrata della faccia-
ed usando tale spazio per tutte le manifesta- ta dove possiamo vederne ancora due.
zioni ufficiali della Repubblica di Siena. Nell’ultimo dei cinque piani dell’edificio
Grazie a questi eventi esiste una vasta i- mostrati dalla stampa sono presenti le logge
conografia che ci permette di seguire le evo- in tutte e due le sezioni in affaccio sul
luzioni delle modifiche apportate alle fac- Campo, ma la loro presenza si percepisce
ciate di Palazzo Scotti insistenti sul Campo anche dalla parte della Costarella dei
e sulla Costarella. Barbieri. Il trattamento della superficie del-
Dall’incisione su rame della “Veduta della l’edificio è stato reso dall’incisore attraverso
Piazza di Siena illuminata pel Solenne ingresso un forte chiaro-scuro che richiama efficace-
della Serenissima Violante di Baviera G. mente quello reale, all’epoca sicuramente di
Principessa di Toscana seguito la sera del 12 soli mattoni a vista.
Aprile 1717” , edita a Roma da Domenico Sul “Prospetto della Piazza di Siena colla
De Rossi, possiamo evidenziare le caratteri- Comparsa delle Contrade e Corsa del Palio rap-
stiche della parte dell’edificio in affaccio sul presentata il 2 Luglio 1717...”, pure stampato
Campo (fig. 2). Si può osservare come il ca- dall’editore romano, la rappresentazione

14
Fig. 3 Fig. 4
Il Palazzo Scotti nei dettagli di due rare incisioni settecentesche raffiguranti la Piazza del Campo
appare invece meno fedele all’esistente, per- Nella Siena del Settecento le notizie sull’e-
chè amplia la parte di facciata aggettante dilizia privata segnalano quasi sempre amplia-
sulla piazza aumentandone il numero di a- menti, restauri e ammodernamenti - come riferi-
perture vetrate (fig. 3). sce Fabio Gabbrielli ( Edilizia privata a Siena
I palazzi che circondano il Campo fino nei diari settecenteschi, 2002 ) - e la concentra-
al ‘700 mantengono il caratteristico ed irre- zione di ricchezza nelle mani di poche fami-
golare assetto originario, ma in questo seco- glie, con l’estinzione di altre, favorisce la
lo la sistemazione di Palazzo Chigi- possibilità di rinnovare e di ampliare le resi-
Zondadari (1724) e il rifacimento della fac- denze nobiliari assorbendo nei nuovi palaz-
ciata del Palazzo della Mercanzia (1763) de- zi le case del tessuto urbano circostante.
terminano un’evoluzione sostanziale nel- A questo periodo risalgono i diari del
l’immagine della piazza. Pecci e del Bandini, che narrano la storia
Nell’ incisione su rame del “Prospetto di dell’arte edilizia senese del periodo. Ed è in
una Parte della Piazza di Siena con la comparsa tale periodo che il Bandini riporta un eleva-
delle contrade e corsa del Palio rappresentata il to numero di interventi sull’intonaco e sul
15 Maggio 1767 “, intagliata da Antonio colore di molti edifici urbani, operazione
Cioci (o Ciacci) su disegno del celebre ve- allora alla moda tra le famiglie dei ceti più
dutista fiorentino Giuseppe Zocchi, la raffi- elevati, che dovevano dimostrare di abitare
gurazione del Palazzo Scotti permette una in una casa moderna. Ancora il Gabbrielli
chiara identificazione delle logge ancora esi- ricorda che a livello urbanistico l’intonaco e la
stenti all’ultimo piano, sia in affaccio sulla coloritura, nascondendo le tracce delle trasforma-
piazza che sul lato della Costarella, ed offre zioni, contribuirono alla creazione di una nuova
un probabile richiamo di forme gotiche nel- immagine, ordinata e razionale, della città o al-
le tracce delle vecchie bifore che incornicia- meno delle sue strade e piazze principali, compre-
no le nuove finestre monofore aperte sulla sa Piazza del Campo la quale, come è noto, perse
facciata dell’edificio (fig. 4). proprio nel Settecento quel carattere che dal secolo
XIV aveva sostanzialmente mantenuto.

Fig. 5 - La Piazza del Campo rappresentata da Alessandro Maffei durante la corsa del Palio, in una incisione del 1845 15
Il Pecci fa risalire ad un ordinanza del ca settecentesca precedentemente esposta.
1763 l’abbattimento di tutti i “morelli” e le Ovviamente gli interventi successivi sul-
tettoie che con grandi mensole di legno so- le facciate e i vari terremoti che nel periodo
stenevano docci, tegoli e altri materiali di si susseguirono avevano lasciato tracce evi-
terra cotta in Piazza del Campo e che furo- denti e stridenti, destinate ad essere nasco-
no sostituiti nel mese di Novembre dello ste in ossequio all’esigenza di offrire un’im-
stesso anno con nuove tettoie, tutte in le- magine ordinata degli edifici che si affaccia-
gname di uguale grandezza e larghezza ver- vano sul Campo.
niciate di rosso. Dalla “Veduta della Piazza di Siena nell’ atto
Questo provvedimento nasce nell’esalta- della corsa del 16 Agosto” incisa da Ferdinando
zione di un concetto di decoro – prosegue Lasinio su disegno di Alessandro Maffei,
Gabbrielli - che aspirava ad offrire un’immagi- tratta da Storia e Costumi delle Contrade di
ne ordinata e pulita della città, lo stesso che ispi- Siena di Antonio Ercolani (Firenze 1845), che
rava i rifacimenti delle facciate con aperture tutte ritrae la gara in un suggestivo tripudio di co-
a filo e prospetti uniformi. Non a caso nel 1757 il lori, si può notare che il trattamento cromati-
Pecci biasima un intervento fatto in un edificio in co adottato per Palazzo Scotti è lo stesso usa-
Piazza del Campo vicino alla Costarella, consi- to per il Palazzo Civico e si può quindi ipo-
stente in due finestre con ringhiere e mensole in le- tizzare nel mattone a vista, e non nell’into-
gno, in quanto” senza gusto e simmetria”. naco, il trattamento fondamentale della sua
Ne esiste un altro preciso esempio nei facciata (fig. 5).
così detti “Palazzi Saracini”, dove si eviden- Chiaramente la veduta identifica un solo
zia l’apertura di simili finestre. Considera- lato della Piazza con edifici intonacati: la
zione, questa, che potrebbe far ipotizzare il struttura settecentesca del Palazzo Chigi-
passaggio della proprietà del palazzo dagli Zondadari e alcuni edifici minori tra Via
Scotti ai Saracini, già proprietari dell’edifi- Porrione e Via Salicotto ed esibisce la sceni-
cio limitrofo. camente pregevole uniformità di alzato or-
La presenza di un intonaco color rosso mai raggiunta dal fronte degli edifici che co-
mattone, su cui sono ridisegnati i mattoni stituiscono il fondale antistante il Palazzo
tipici dell’edificato, solo al piano terreno e Comunale.
al primo piano nella facciata sul Campo Da notare, infine, che è questa la prima
dell’edificio, fa presumere che l’intervento iconografia a stampa della Piazza che rap-
si possa integrare nell’operazione urbanisti- presenta i balconi distribuiti, invero disordi-

16 Fig. 6 - Ciò che resta dell’antica loggia


natamente, sulle facciate sia di Palazzo - Tabarrini Giuseppe d’Angelo, proprietario
Scotti, sia di Palazzo Saracini. di una bottega.
Il Sig. Arditi Sciarelli Carlo di
Con lo studio della Mappa Leopoldina
Bernardino era dunque il proprietario di
del 1824 - presso la Sezione Catasto
maggioranza del Palazzo, possedendo la
dell’Archivio di Stato di Siena - si sono po-
particella 1 in parte, la 2 in parte, la 3 in
tute identificare le particelle componenti il
parte, la 4 intera, la 5 in parte e la 6 in parte;
Palazzo ed attraverso la visione
di fatto era sua tutta l’area residenziale del-
dell’Impianto 1825-30 con riferimento alla
l’edificio (articolo di stima n. 5).
Sezione C - S.Agostino, Carte 37 del
La proprietà passò attraverso la voltura
Campione, è stato possibile risalire ai nomi
di coloro che ne erano all’epoca proprietari. n. 76, del 24 Maggio 1847, ad Arditi
Il Catasto suddivideva l’edificio in parti- Sciarelli Alessandro di Carlo ( passaggio al
celle numerate dall’1 al 6 e riferite al n. civi- 397 del supplemento). Nel 1858 venne ac-
co 2475 di Via degli Uffiziali. quisita una sezione della particella 2, botte-
ga in Piazza del Campo, da Bigi Filippo
Risultavano proprietari della particella 1:
Giovanni Pietro (articolo di stima 6).
- Binda Luigi , proprietario di una bottega
Nell’ Impianto generale del 1875 la pro-
- Rosini Pietro Orazio, proprietario di un
prietà venne valutata in 7 piani corrispon-
piano superiore
denti a 65 vani; poi rimarrà invariata fino al
- Pasquini Maria di Benedetto, proprietaria
1882, quando Sciarelli Alessandro di Carlo,
di una bottega
che era sposato con Crespi Billò Elena,
- Rossi Giovanni di Francesco, proprietario
muore e lascia la consorte usufruttuaria dei
di una bottega
- Arditi Sciarelli Carlo di Bernardino, pro- suoi beni; ereditano invece la proprietà
prietario dei piani superiori Arditi Sciarelli Carlo Alessandro, sposato
con Ricci Amalia Arditi Sciarelli e Arditi
Risultavano proprietari della particella 2:
Sciarelli Alfredo fu Alessandro.
- Rosini Pietro Orazio, proprietario di una
Quest’ultimo, in data 8 Novembre 1888,
bottega superiore
con atto n. 417/1888 registrato dal notaio
- Arditi Sciarelli Carlo di Bernardino, pro-
Bicci (o Ricci), vende all’Accademia dei
prietario dei piani superiori
Rozzi quattro vani della particella 1 – atto
- Bigi Filippo di Gio-Putio, proprietario di u-
che conferma l’aspirazione dell’Accademia
na bottega
ad un affaccio sul Campo -, a Bartolazzi la
- Guerrini Giuseppe di Bartolomeo,proprieta-
5 e parte della 6, a Menichini parte della 5 (
rio di una bottega
bottega e qualche stanza).
Risultavano proprietari della particella 3: Nel 1894 il Catasto sposta l’identifica-
- Arditi Sciarelli Carlo di Bernardino, pro- zione della proprietà da Via degli Uffiziali
prietario dei piani superiori n°2475 a Via di Città n. 7.
- Carini Gaetano di Francesco, proprietario
In questa occasione si riscontra che Ricci
di una bottega
Amalia, erede di Carlo Alessandro, ha ri-
Risultavano proprietari della particella 4: comprato tutta la parte venduta del prece-
- Arditi Sciarelli Carlo di Bernardino, pro- dente proprietario, tornando in possesso
prietario della bottega e dei piani superiori degli stimati 7 piani composti da 65 vani.
Risultavano proprietari della particella 5: Il tutto risulta invariato nel 1897.
- Arditi Sciarelli Carlo di Bernardino, pro- Quando nel 1901 la proprietà viene riu-
prietario della casa nita all’usufrutto, il 15 maggio, Ricci
- Bizzarrini Giovanni e Agostino di Amalia Arditi Sciarelli può vendere tutto a
Bonifazio, proprietari di una bottega Bemporad Ferruccio di Giovanni. In tale
Risultavano proprietari della particella 6: passaggio la proprietà è cosi valutata: 4 vani

17
- Arditi Sciarelli Carlo di Bernardino, pro- al piano terreno, 17 vani al II° piano, 13 va-
prietario dei piani superiori ni al IV° piano, 11 vani al V° piano.
Subito dopo, nel 1902, Bemporad vende Della ristrutturazione permangono evi-
l’intera partita a Vitali Ulderigo Tito denti segni nelle tracce residuali delle strut-
Lorenzo ture portanti del loggiato e nella stesura di
L’edificio è ancora identificato dal cata- quel velo di intonaco che avrebbe dovuto
sto in Via di Città al n. 7, che rimane tale mascherare l’intervento in superficie, tutt’o-
anche se, in quegli anni, la strada prende il ra ben visibile nelle parti alte del Palazzo in
nome di Via Umberto I. affaccio sia sul Campo, sia sulla Costarella.
Successivamente, il 12 Aprile 1907, il Il 14 Agosto 1939 ereditano la proprietà
Vitali acquista un ingresso con due vani su Aleride Vitali fu Ulderigo Tito e Socini
Costarella dei Barbieri (bottega e magazzi- Sofia. Rimane tutto invariato fino alla mor-
no interno) portando a 6 vani la sua pro- te di Socini Sofia, nel 1941, ma la storia di
prietà al pian terreno; mentre il 5 Luglio quello che era stato Palazzo Scotti è ormai
1913 estenderà la sua proprietà dal V° al VI° cronaca dei nostri giorni.
piano ed è in occasione di questo passaggio
che si può ipotizzare la chiusura delle logge
sotto tetto (fig. 6).

18
Fig. 7 - Il Palazzo Scotti in una moderna fotografia
che evidenzia la facciata sul Campo
Questioni testuali
nella “Tenzone” di Rustico e
due congetture di Michele Barbi
di MENOTTI STANGHELLINI

Sonetto I

Chi udisse tossir la malfatata


moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch’ella ha forse vernata
4 ove si fa ’l cristallo ’n quel paese.

Al v. 3 la maggior parte degli editori ha una simile correzione, sicuro com’era che la
accolto la correzione congetturale del Barbi Tenzone fosse opera di Dante e Forese. Ora
“ch’ell’ha forse vernata” al posto di “che la sappiamo come stanno le cose: quella con-
fosse vernata” e di “che la forte vernata” dei gettura dovrebbe essere meditata un po’ di
codici. Si sostiene che “il verbo neutro con- più e messa in discussione.
cordato con il soggetto e impiegato con Rustico, il vero autore, nei suoi sonetti,
l’ausiliare avere è d’uso antico” (Vitale 1956, passati da 59 a 67, non usa mai la parola
p. 245 nota) e si citano passi della Vita Nova “forse”: sarà poetica per Dante, ma non per
e della Commedia di Dante. Per qualcuno lui, che ha un modo netto e deciso di ver-
questi argomenti non devono essere stati seggiare, privo di tante sfumature.
del tutto convincenti, visto che ha preferito Inoltre, per la questione a me sembrano
leggere “che là fors’è vernata”. Dal suo pun- risultare interessanti questi versi del
to di vista aveva motivo il Barbi a sostenere Barbuto, tutti tratti dai sonetti realistici:
e rider vostro fosse men sovente (I, 6)
Ma so bene, se Carlo fosse morto (III, 9)
E spïate qual fosse la cagione (V, 9)
e quando fosse sopra al vendemmiare (V, 12)
che ’n mar vorria che fosse co·llui i·nave (IX, 13)
si crede che ver’ sé fosse Merlino (XV, 8)
Ma i’ so ben che, s’e’ fosse leale (XVII, 9)
E se per rima fosse il suo lamento (XXII, 12)
Buon inconincio, ancora fosse veglio (XXIV, 1)
Lo stile di Rustico porterebbe a respinge- re nella recente edizione di Domenico De
re l’hapax congetturale “forse” nel verso pre- Robertis. La madre di Nella, moglie di
so in esame. Forese, ha molti buoni motivi per addolo-
rarsi della sorte toccata alla figlia: rimpiange
Piange la madre, c’ha più d’una doglia, fra le lacrime di non averla data in sposa a
dicendo: “Lassa, che per fichi secchi uno dei conti Guidi. Si tratterà forse di
14 messa l’avre’ in casa il conte Guido”. Guido novello da Romena, un po’ spianta-

19
to, irriso da Rustico anche nel sonetto XXIV
È la parte finale del sonetto, come appa- per le sue presunte mire sulla dote di Diana,
figlia del villano rifatto Cione del Papa. Se scere la comicità dell’insieme. Trovo la ri-
si trattasse di uno dei Guidi che avevano il prova di tutto questo nelle commedie po-
loro feudo principale nel castello di polari senesi del ’500: espressioni come “O
Porciano in Casentino, la comicità del pas- trist’a me”, “O poverella a me”, “O infelice
so risulterebbe più evidente, ma è tutto in- a me”, cui fanno frequente ricorso special-
certo. mente i personaggi femminili, hanno un
Dall’apparato critico del De Robertis predominio netto, almeno nelle composi-
(2002, pp. 452-456) si viene a sapere che nel zioni a me note (circa una quarantina), su
Chigiano figura “lassa che per”, ma “che” è altre simili come “O trista”, “O infelice”, “O
integrazione d’altra mano, e “lassa a me lassa”.
per” compare nella raccolta Bartoliniana,
raccolta che al verso successivo legge “in ca-
sa il conte” contro “in ca del conte” o “nca- Sonetto IV
sa del conte” degli altri testimoni. Dopo la
parola “lassa” toglierei di mezzo il “che”, a Ma ben ti lecerà il lavorare,
metà fra il pronome relativo e la congiun- se Dio ti salvi la Tana e ’l Francesco,
zione. Forse con tale inserimento qualcuno 11 che col Belluzzo tu non stia in brigata.
mirava a eliminare, almeno in parte, l’allit- A lo Spedale a Pinti ha’ riparare;
terazione “lassa a me… / messa…” contri- e già mi par vedere stare a desco,
buendo però a far aumentare il numero dei 14 ed in terzo, Alighier co la farsata.
“che”, presenti pesantemente dal v. 8 in poi.
Preferirei perciò leggere: Forese rinfaccia a Dante di vivere alle
spalle dei fratelli: se continua così, sarà de-
“Lassa a me! Per fichi secchi stinato a finire all’ospizio di Borgo Pinti,
messa l’avre’ in casa il conte Guido”. dove indossando la “farsata”, il camicione,
dovrà mangiare da uno stesso piatto con al-
spiegando: “Povera me! E pensare che tri due poveri.
per una dote irrisoria l’avrei potuta accasare Il testo è quello del Barbi, accolto in tut-
col conte Guido”. te le edizioni successive, compresa la mia
Assonanze, consonanze, allitterazioni e (Stanghellini, Siena 2004).
sequenze allitteranti sono i segni più evi- Al v. 9 mi pare che si affacci una questio-
denti della tecnica poetica di Rustico. Ne ha ne testuale di rilievo. La lettura “ti lecerà”,
parlato estesamente il Marrani (1999, congetturale, risale al Barbi. Nell’apparato
Introd.). Risultano particolarità molto evi- critico del Vitale (1956, p. 376 nota) si legge:
denti, per esempio, anche in “Ècci venuto v. 9: “ben t’alletterà” (testo del Barbi “ben ti le-
Guido ’n Compastello” e in “Guido, quan- cerà”).
do dicesti pasturella”, sonetti da me attribui- e in quello del De Robertis (2002, p. 454):
ti a Rustico insieme ai sei della Tenzone, par-
ticolarità che rendono stilisticamente in- “lenera” (donde “t’alenerà”) per “lecerà”.
confondibili e riconoscibili con immedia- Ritengo poco bella e molto improbabile
tezza tutte queste composizioni. la congettura del Barbi che costringe a spie-
Aggiungo che la lezione della raccolta gare “il lavorare” con “fare in modo di”
Bartoliniana appare affidabile anche per un (Vitale) e che oscura in parte la comicità che
altro motivo: in questi due versi colpisce il l’autore ha voluto immettere nel passo. Se
fatto che la madre di Nella, non certo una “t’alletterà” è inaccettabile in base ai mano-
donna qualsiasi, visto che è imparentata tra- scritti (il De Robertis tace al riguardo), “t’a-
mite la figlia con la famiglia nobile dei lenerà” (senza scartare troppo decisamente
Donati, si esprima con il linguaggio tipico “ti lenerà”) è la lettura da accogliere in base
delle popolane. Lo testimoniano soprattut- al sonetto cortese di Rustico XXXIX, 12:

20
to “Lassa a me!” e “Per fichi secchi”. A un e-
spediente simile Rustico ricorre per accre- Amor, merzé, ch’aleni lo mio pianto;
dove “aleni” può essere forma mediale (“si nica larga scodella da cui voracemente at-
mitighi”), ma potrebbe anche essere la “2a tingono la minestra di farro, è più coerente
persona del presente indicativo, riferita ad e accettabile. Semmai “farrata” sarebbe un
Amor” (Mengaldo 1971, p. 98), quindi usa- hapax in Rustico, mentre “farso” si trova nel
ta transitivamente. Perciò leggerei: sonetto di Aldobrandino (XI, 2, 9).
Un’ultima notazione sul Barbi: non sarò
Ma ben t’alenerà il lavorare certo io a mettere in discussione la sua fama
di maggior italianista del primo Novecento.
spiegando il passo così: “E quando final- Tuttavia, quando ci si trova davanti a spie-
mente ti deciderai a lavorare (ma prega Dio gazioni come quella su “occi” (cfr. M.
che ti campino tanto i tuoi fratelli), il fatto Stanghellini, 2000, pp. VII-X, 87-92) e a
che non potrai frequentare come ora il tuo congetture come quelle viste sopra, appare
zio Belluzzo ti renderà più lieve la fatica”. legittimo pensare che talvolta tirasse d’im-
Tutti i commentatori parlano di questo bracciatura, fidandosi troppo della sua espe-
zio come di un miserabile. Afferma il rienza e della sua abilità di grande filologo.
Contini (1960, p. 376 nota):
Che il Belluzzo fosse caduto in miseria, risul-
ta solo dal nostro luogo. BIBLIOGRAFIA
Per questo preferirei intendere “sciopera-
to”, “sfaccendato”, “dissipatore”. In qualun-
M. BARBI, La tenzone di Dante con Forese, in
que modo stia la cosa, è un’altra frecciata
“Studi danteschi”, IX (1924), pp. 5-149.
contro Dante e la sua parentela: brutta gen-
te tutti gli Alighieri. M. BARBI, Ancora della tenzone di Dante con
Forese, in “Studi danteschi”, XVI, (1932), pp. 69-
L’elevata attendibilità della lezione “t’a-
103.
lenerà”, basata sui manoscritti, costituisce
un’altra prova manifesta della paternità di G. C ONTI N I , Poeti del Duecento, Milano-
Napoli 1960, vol. II.
Rustico, da aggiungere alle altre già da me e-
lencate (Stanghellini 2004, pp. 103-124). D. DE ROBERTIS, D. Alighieri, Rime, a c. di
Al v. 14 non riesco a capire la lettura del Domenico D.R., Firenze 2002.
De Robertis “Alighier co·lla far sata”, a me- G. MARRANI, Rustico Filippi, Sonetti, in “St.
no che non si tratti di un errore di stampa di Fil. It.”, LVII, 1999, pp. 33-199.
per “farsata”. Certo, se la parola qui genera P.V. M ENGALDO , Rustico Filippi, Sonetti,
qualche difficoltà (nella parafrasi ho resa la Torino 1971.
parola con “camicione”, ma qualche dubbio M. STANGHELLINI, Nuove congetture e interpre-
rimane), non c’è che da leggere “farrata”, tazioni sul “Trecentonovelle” di Franco Sacchetti,
minestra di farro. Siena 2000, pp. VII-X, 87-92.
Con “farrata” si perde un’immagine po- M. STANGHELLINI, Rustico Filippi, I trenta so-
tentemente comica di Dante rivestito del- netti realistici, Siena 2004.
l’uniforme ospedaliera, ma la scena di lui e M. VITALE, Rimatori comico-realistici del Due e
di altri due miserabili seduti davanti a un’u- Trecento, Torino 1956.

21
22
Pio II difende le ragioni della Crociata alla Dieta di Mantova.
Particolare dell’affresco del Pinturicchio nella Libreria Piccolomini del Duomo di Siena
Con questo articolo l’Accademia dei Rozzi intende partecipare
alla celebrazione dei 600 anni dalla nascita di Enea Silvio Piccolomini,
pontefice tra i più grandi della storia e figura di assoluto livello europeo
nella cultura del Quattrocento.

Tra fede e politica


Uno scritto poco conosciuto
di Pio II ai senesi
di ETTORE P ELLEGRINI

Dal marzo al maggio del 1453, la città di armi per salvaguardare, con l’indipendenza
Costantinopoli subì il tremendo assedio degli stati, la fede religiosa dei loro popoli.
delle forze terrestri e navali mussulmane Alimentando la speranza di una grande cro-
guidate da Maometto II. Oltre 150.000 uo- ciata della cristianità contro i Turchi, rivolse
mini strinsero in una letale morsa di fuoco i il suo massimo impegno a sensibilizzare e
greci dell’imperatore Costantino XI coalizzare i popoli d’Europa, anche quelli i
Paleologo, 10 volte inferiori per numero e cui confini non erano direttamente minac-
lasciati al loro triste destino dalle altre na- ciati dall’espansionismo mussulmano.
zioni europee con la sola eccezione di A tal fine, nel 1459, convocò a Mantova
Genova. Dopo una strenua resistenza gli as- una dieta dei principi cristiani e mise in mo-
sediati furono costretti ad aprire le porte stra non comuni capacità diplomatiche per
della città e a subire una delle più clamoro- convincere i partecipanti, invero pochi e
se e sanguinarie carneficine della storia, cul- con poca autorità, a dare corso all’impresa.
minata con la morte dello stesso imperatore Non i nostri padri, ma noi abbiamo lasciato
Paleologo. conquistare Costantinopoli, la capitale
Dopo molti secoli, cadeva così misera- dell’Oriente dai Turchi. E mentre noi ce ne stia-
mente l’Impero Romano d’Oriente e quello mo a casa nostra in oziosa tranquillità, le armi
potentissimo degli Ottomani ne prendeva il di questi barbari penetrano fino al Danubio e al-
posto insediandosi nella capitale bizantina. la Sava. Nella città dei re dell’Oriente essi hanno
Contestualmente l’irrefrenabile espansioni- ammazzato il successore di Costantino insieme
smo mussulmano aggrediva i Balcani e il con il suo popolo, sconsacrato i templi del
Peloponneso, mentre i corsari saraceni ini- Signore, gettate ai maiali le reliquie dei martiri,
ziavano a terrorizzare con le loro scorrerie ucciso i preti, disonorato mogli e figlie, …. hanno
navali le coste ioniche e tirreniche, giungen- trascinato nel loro accampamento l’immagine del
do tavolta a saccheggiare perfino i porti e le nostro cricifisso Salvatore con derisione e scherno
isole della Toscana. al grido di “Questo è il Dio dei Cristiani!” e
L’Europa che subiva pavida e divisa l’ag- l’hanno insozzata con fango e sputi. L’oratoria,
gressione turca, mostrò un’assoluta incapa- eloquente e impetuosa del pontefice con-
cità a reagire. Solo il papato, con Callisto cludeva amaramente: Per piccole cause i cri-
III e poi con Pio II, che gli sarebbe successo stiani afferrano le armi e combattono battaglie
nel 1458, tentò di fermare l’invadenza del- sanguinose; contro i Turchi, che bestemmiano il
l’impero ottomano, anche contrastandola nostro Dio, distruggono le nostre chiese, cercano
militarmente. Specialmente il papa senese di estirpare del tutto il nome cristiano, contro di
dedicò gran parte delle sue attenzioni politi- loro nessuno vuole alzare un dito” (da Ritratto

23
che a quello che riteneva essere il principale di E. S. Piccolomini, di E. Garin, in Bullettino
dovere delle nazioni europee: il ricorso alle Senese di Storia Patria, LXIV – 1957, p. 23).
Accolte dall’ostilità di molti, dall’insoffe- Una prima invero modesta disponibilità
renza dei Fiorentini e dei Veneziani che a del governo senese che non aveva soddisfat-
Costantinopoli avevano comunque mante- to il pontefice, lo indusse, nel 1461, a insi-
nuto forti interessi commerciali, dalle reci- stere nuovamente sull’opportunità dell’ini-
proche diffidenze, le veementi parole del ziativa e ad inviare il breve con l’auspicio
papa senese caddero nel vuoto, ottenendo che “oratores nostros ad nos remittatis cum
solo consensi effimeri. meliori responso”.
Cinque anni dopo, pur essendo grave-
Successivamente, avvicinandosi la data
mente malato, volle recarsi ad Ancona, ani-
mato da un’indomita fiducia nella possibi- per il concentramento in Ancona della spe-
lità di dare esecuzione all’immane progetto. dizione, i Senesi stabilirono di aumentare
Ma nella città marchigiana, dal cui porto la sensibilmente la prevista assegnazione fi-
flotta cristiana sarebbe dovuta finalmente nanziaria e pure di armare due galere “bene
salpare alla volta dell’oriente, la morte lo in ponto” - come ricorda il Tommasi (
colse pochi giorni dopo l’arrivo delle navi Dell’historie di Siena, Siena, 2004, p. 212) -,
inviate dalla Repubblica di Venezia, che fu- affidandone il comando a Giovanni Bini e
rono immediatamente ritirate. Orlando Saracini, ai quali il Capitano del
Il breve ai Senesi che qui si pubblica rien- Popolo nel corso di una cerimonia in piazza
tra nell’infaticabile azione di convincimen- del Campo consegnò solennemente le inse-
to condotta dal pontefice nei confronti de- gne della Repubblica da issarsi sulle navi.
gli stati europei, per indurli a sostenere il La morte del pontefice sancì l’inesorabi-
suo progetto con la necessaria assistenza le fallimento della crociata ed è facile im-
militare e logistica. Nonostante che i suoi
maginare che avesse pure spinto i Senesi ad
concittadini non fossero particolarmente
accondiscendenti verso le sue richieste, il abbandonare il loro progetto navale.
Piccolomini desiderava fortemente che Il breve ai Senesi di Pio II, nell’offrire un
Siena, sua patria, partecipasse in modo tan- ulteriore attestato della determinazione con
gibile alla crociata e in occasione delle sue cui il pontefice sosteneva il progetto della
visite alla città non mancò di contestare crociata, sembra tuttavia lasciare un’ombra
personalmente i pregiudizi contro l’impresa sulla sua intelligenza politica. Perché, infat-
che gli stava tanto a cuore. ti, il Piccolomini insisteva sulla necessità di

24
Pio II e l’imperatore Federico III in una
xilografia tardo-quattrocentesca
PIO II AI SENESI

25
26
Pio II giunge ad Ancona nel luglio del 1464 per benedire la partenza della Crociata
Particolare dell’affresco del Pinturicchio nella Libreria Piccolomini del Duomo di Siena
contrastare militarmente il pericolo turco, coranica comparata a quella cristiana, che
quando proprio grazie alla sua spiccata sen- anche recentemente è stato oggetto del
sibilità negli affari internazionali e alla sua commento di illustri critici. Un trattato in
profonda conoscenza della storia avvertiva forma di lettera attualizzato dalla constata-
tutte le difficoltà insite nel tentativo di coa- zione che la situazione internazionale non
lizzare militarmente gli stati cristiani? sia oggi molto diversa da quella del lontano
Come poteva pensare di sconfiggere un 1461 e soprattutto destinato a mettere bene
nemico allora tanto potente come l’impero in evidenza le eccelse doti intellettuali di
ottomano e un personaggio così abile e for- Pio II, non solo come pontefice illuminato
te come Maometto II, con un esercito rac- e letterato sensibile alla cultura
cogliticcio, diviso e poco voglioso di batter- dell’Umanesimo – già ben si conoscevano -
si? Di amalgamare stati in lotta tra sé e diffi- ma anche come politico attento e lungimi-
denti nei confronti dello stesso pontefice? rante.
Di sopperire alla latitanza dell’Impero e La Lettera non va infatti letta in manife-
conseguentemente alla mancanza di un co- sta contraddizione con la volontà di azione
mandante supremo in grado di dare unità tanto fortemente propugnata dal
d’azione e credibilità strategica all’impresa? Piccolomini, bensì come una riaffermazio-
Certamente si rendeva conto dei tanti ne in senso pragmatico e teocratico dell’au-
problemi, ma non si scoraggiò e invece di torità universale della Chiesa. Una geniale
rifugiarsi in una confortevole rinuncia, vol- mossa propagandistica ad esaltazione del
le e seppe tentare altre strade. potere spirituale del papato per mezzo della
Non dimentico della missione pacifica-
rinnovata consacrazione religiosa di quello
trice della chiesa e consapevole delle non
temporale: atto formale, rappresentato dal-
modeste capacità di convincimento in suo
l’imperatore genuflesso davanti all’erede di
possesso, decise infatti di rivolgersi perso-
Pietro nel momento dell’investitura, che a-
nalmente a Maometto II con un preciso e
vrebbe significativamente confermato la
motivato invito ad abiurare la propria fede
guida morale del pontefice nelle questioni
e ad abbracciare la religione cattolica. A
europee come in quelle asiatiche, e favorito,
questa condizione, dall’alto della sua auto-
rità pontificia, avrebbe potuto investire il con la ritrovata unità tra chiesa e impero, la
sovrano turco della corona imperiale che fu creazione di un baluardo contro la crescen-
di Costantino. Una proposta forse utopica, te secolarizzazione.
ma frutto di una felice intuizione di Enea In questi principi è possibile individuare
Silvio, al quale, in caso di successo, nessuno un contributo dottrinario e filosofico basi-
avrebbe potuto togliere il merito di aver pri- lare per quella che sarà l’ideologia della
vilegiato la strategia della diplomazia per ri- Chiesa nel Rinascimento, esaltando ancor
stabilire l’Impero Romano d’Oriente e di a- più la figura di papa Piccolomini tra i gran-
ver evitato il pur sempre negativo ricorso al- di europei del XV secolo.
le armi per riaffermare la supremazia della
Chiesa cristiana.
Pio II argomentò il suo invito al sovrano Per saperne di più:
turco in uno degli scritti più celebri – certa- Franz Babinger, Pio II e l’Oriente maomet-
mente e giustamente assai più del nostro tano, in “Enea Silvio Piccolomini Papa Pio
breve -: in quella Lettera a Maometto II che, II” a cura di Domenico Maffei, Siena,
probabilmente, non fu mai letta dal desti- Accademia Senese degli Intronati, 1968.
natario, ma ridestò nel mondo cristiano at- Luca D’Ascia, Il Corano e la tiara,
tenzioni e ripensamenti proficui, costituì Bologna, Ed. Pendragon, 2001
un esercizio letterario di altissima qualità Eugenio Garin, Ritratto di Enea Silvio
formale e offrì alla cultura del tempo uno Piccolomini, in Bullettino Senese di Storia
studio, profondo ed analitico, della dottrina Patria, LXV (1958), pp. 5-28.

27
Il Sodoma, La decapitazione di Niccolò di Tuldo, Siena, San Domenico, Cappella di Santa Caterina.
Santa Caterina sul
“luogo della giustizia” di Siena
Un ritratto topografico del Sodoma
di WOLFGANG LOSERIES (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, Firenze)

I ca a cui essa risale? o, in altri termini e più


semplicemente: rivela l’artista che il fatto av-
Fa parte del ciclo di affreschi della
venne a Siena? Gli studiosi sinora hanno i-
Cappella di Santa Caterina, nella chiesa di
gnorato tale quesito o si sono pronunciati in
San Domenico, una scena con la
senso negativo, escludendo cioè esplicita-
Decapitazione di Niccolò di Tuldo1. Si tratta di
mente che il paesaggio possa alludere diret-
un episodio realmente accaduto nella Vita
tamente alla topografia senese3.
di Santa Caterina, e cioè l’esecuzione capita-
le di un giovane cittadino di Perugia, accusa- D’altra parte, un indizio che spinge a ri-
to di cospirazione politica2. Tempi e luogo tenere che si faccia riferimento a Siena ci è
dell’evento sono documentati: esso avvenne offerto dai due conventi medievali sulla
infatti nel 1375 a Siena. Ma guardando que- sommità delle colline raffigurati con pecu-
sta scena non si può certo dedurre che liarità specifiche e chiaramente distinti. Se li
Sodoma puntasse palesemente all’esattezza osserviamo più attentamente, riconoscere-
storica, al contrario. I due imponenti perso- mo due edifici che esistono tuttora a Siena.
naggi in primo piano indossano vesti di sol- È vero che non hanno attraversato indenni
dati romani dell’antichità, per contro se ne e immuni da cambiamenti il mezzo millen-
possono vedere altri in vesti contemporanee nio che li separa dalla realizzazione degli af-
o in armatura del primo Cinquecento: tanto freschi, tuttavia le loro caratteristiche indivi-
l’uno quanto l’altro, dunque, anacronismi duali sono così evidenti che entrambi gli e-
che non individuano certo nello scorcio fi- difici si possono identificare con sicurezza.
nale del Medioevo l’epoca in cui la decapita- Osserviamo anzitutto sul lato sinistro la
zione raffigurata ebbe effettivamente luogo. chiesa che ha subito minori trasformazioni:
Si può affermare allora che Sodoma dispon- la sua facciata, priva di decorazioni, rispec-
ga liberamente e in modo del tutto fantasio- chia la sezione di un edificio con un’alta na-
so del luogo dell’azione come pure dell’epo- vata centrale e due navate laterali più basse.

1
Questo breve saggio è tratto dalla mia conferen- Narodziny gatunku 14 00-16 00. Materialy sesji
za “Un theatrum sacrum del Sodoma: la Cappella di naukowej 23-24 X 2003, a cura di Sebastian Dudzik e
Santa Caterina” tenuta nell’ambito del convegno
·
Tadeusz J. Zuchowski, Torun´ 2004, pp. 162-182.
“Siena nel Rinascimento: l’ultimo secolo della Sulla storia e l’arredo della Cappella di Santa
Repubblica” organizzato dall’Università degli Studi Caterina si vedano i contributi di I. Bähr, P.A. Riedl,
di Siena, University of Warwick, Centro Warburg S. Hansen e W. Loseries, in: Die Kirchen von Siena, a
Italia e dall’Accademia Senese degli Intronati a Siena, cura di P.A. Riedl e M. Seidel, vol. 2.1.2, Oratorio
16-18 settembre 2004, e sta uscendo in versione inte- della Carità-S. Domenico, Monaco di Baviera 1992,
grale con gli Atti del convegno. Nel frattempo, una pp. 562-588.
2
prima versione della conferenza, presentata a un con- A.I. Galletti, ‘Uno capo nelle mani mie’: Niccolò di
vegno sulla rappresentazione del paesaggio nell’arte Toldo, perugino, in: Atti del simposio internazionale
europea dal 1400 al 1600, organizzato dall’Università cateriniano-bernardiniano, Siena, 17-20 aprile 1980, a
di Torun´ nell’ottobre del 2003, è apparsa in lingua te- cura di D. Maffei e P. Nardi, Siena 1982, pp. 121-127.

29
3
desca negli Atti del convegno, col titolo Landschaft - P.A. Riedl, in: Die Kirchen von Siena, op. cit., p.
Vedute – Bühnenprospekt. Sodomas Fresken in der 580.
·
Katharinenkapelle von San Domenico in Siena, in: Pejzaz.
Particolare della veduta di Siena di Francesco Vanni col Val di Montone e i conventi di Santa Maria dei Servi e Sant’Agostino.

Al centro si apre un portale rettangolare e al che, prima delle trasformazioni di gusto sto-
di sopra, perfettamente in asse, una grande ricistico, operate nel 1926/27 sulla cuspide
finestra circolare. Si nota vistosamente il stondata del campanile, la corrispondenza
tetto a capanna sopra la navata centrale, era anche maggiore di quanto non sia ora6.
con delle aperture praticate sotto le falde. A
destra della facciata e in posizione legger- Uno sguardo alla seconda chiesa nella
mente più avanzata si innalza uno slanciato scena non può non cadere sul coro e sulla
campanile, e sul fianco destro della chiesa si navata. Lateralmente, davanti alla facciata a
vedono altri edifici. Tutte queste caratteristi- noi non visibile, si innalza isolato il campa-
che osservate corrispondono soltanto a una nile dalla cuspide pure stondata e coronata
chiesa a Siena, quella di Santa Maria dei di merli. Chiaramente riconoscibili sono i
Servi. Il suo aspetto attuale coincide sostan- bracci trasversali più bassi a due campate
zialmente ancora con quello degli inizi del accanto al coro, come anche i contrafforti
Cinquecento. Essa è ben riconoscibile infat- che contribuiscono alla stabilizzazione del
ti nella pianta della città di Francesco Vanni complesso, resa necessaria dal fatto che esso
incisa intorno al 15974 o in un anonimo di- sorge su un declivio. Infine, si vedono altri
pinto nella collezione senese Chigi edifici adiacenti che – osservati dalla nostra
Saracini 5. E antiche fotografie mostrano prospettiva – sono costruiti a sinistra della

4 6
E. Pellegrini, L’iconografia di Siena nelle opere a Cfr. le illustrazioni in P. Bacci, “Il campanile dei
stampa. Vedute generali della città dal XV al XIX secolo, Servi e la torre del Castel di Montone”, in: Rassegna
catalogo dell’esposizione, Siena, Palazzo Pubblico, 28 d’arte senese e del costume, XX, N.S. I, 1927, pp. 77-84;

30
giugno – 12 ottobre 1986, Siena 1986, pp. 105-109. Siena negli Archivi Alinari, catalogo della mostra, a cu-
5
A. Brilli, Viaggiatori stranieri in terra di Siena, ra di G. Huebner, Firenze 1984, p. 68; L. Betti e A.
Siena e Roma 1986, tav. LX. Falassi, Com’era Siena, Siena 1993, p. 57.
chiesa. Anche qui una sola chiesa senese II
può essere chiamata in causa, e cioè Il paesaggio nel quale la scena è ambien-
Sant’Agostino. Negli ultimi cinque secoli tata era dunque familiare all’osservatore
Sant’Agostino ha subito trasformazioni più contemporaneo. Era ed è infatti il panora-
vistose di Santa Maria dei Servi: rifacimenti ma che si gode dal Mercato Vecchio, sul la-
si ebbero in epoca barocca e, dopo un terre- to posteriore di Palazzo Pubblico verso la
moto, all’inizio dell’Ottocento il campanile Toscana meridionale. Lo sguardo dell’osser-
dovette essere abbattuto7. Anche in questo vatore dalla città si apre verso il paesaggio,
edificio le corrispondenze con l’affresco di su cui si staglia in lontananza la montagna
Sodoma sono ugualmente evidentissime, più alta della Toscana meridionale, il Monte
soprattutto se si prendono in considerazio- Amiata. Anche questo vistoso rilievo com-
ne vedute e disegni antichi: si osservi, ad e- pare nell’affresco di Sodoma nello sfondo,
sempio, la chiesa di Sant’Agostino nella sebbene quasi nascosto dalla testa sollevata
pianta del Vanni o i progetti di ricostruzio- del condannato. Perché però proprio questo
ne dell’architetto Agostino Fantastici, che scorcio di Siena e non un altro, ad esempio,
ancora mostrano l’antico Campanile8. quello con la chiesa di San Domenico, che
nella vita di Santa Caterina era ben più im-
Sodoma ha rappresentato qui in maniera portante rispetto alle chiese raffigurate di
riconoscibile due edifici concreti, ha cioè Santa Maria dei Servi e di Sant’Agostino? La
creato due ritratti architettonici. E non solo. risposta è semplice: nella Val di Montone e
Il pittore ha riprodotto fedelmente anche la per la precisione all’imbocco della valle, nel-
situazione topografica dei due conventi. Ad la zona del Mercato Vecchio lì situato, soli-
essere rappresentata è la parte meridionale di tamente avevano luogo a Siena le esecuzioni
Siena, la Val di Montone, una valle che si a- capitali. Ciò avveniva già nel Trecento e an-
pre nella campagna e che ancora oggi è per cora al tempo di Sodoma: “… fu tagliata la
gran parte non edificata, chiusa com’è late- testa in Val di Montone” si legge in una cro-
ralmente da due colline, su ciascuna delle naca dell’anno 1390 o in un altro passo,
quali rispettivamente si erge una chiesa, ap- sempre riferito allo stesso anno, “… li fe ta-
punto Santa Maria dei Servi e Sant’Agostino. gliare la testa in Val di Montone”9. Nel 1526,

Particolare da La decapitazione di Niccolò di Tuldo con Particolare da La decapitazione di Niccolò di Tuldo con
Sant’Agostino. Santa Maria dei Servi.

7
Sulla storia edilizia di Sant’Agostino vedi H. corretta, tomo XV, parte VI), pp. 732, 734. Le esecu-
Teubner, in: Die Kirchen von Siena, a cura di P.A. Riedl zioni in Val di Montone si svolgevano anche davanti
e M. Seidel, vol. 1.1, Abbadia all’Arco-S. Biagio, alla porta della città. Per gli anni 1334-1335 la cosid-
Monaco di Baviera 1985, pp. 21-54. detta Cronaca Maggiore riferisce: “Sanesi facevano fare
8
Die Kirchen von Siena, a cura di P.A. Riedl e M. la justitia nel canpo del mercato e fenvi fare una fossa
Seidel, vol. 1.2, Abbadia all’Arco-S. Biagio, Monaco dove riceveva il sangue; e poi conproro uno pezo di
di Baviera 1985, fig. 10. terra da’ figliuoli del Contino Maconi per farvi la det-
9
Cronache senesi, a cura di A. Lisini e F. Jacometti, ta Justitia, il quale è fuore a la porta di Valdimontone,

31
Bologna 1931-1939 (L. Muratori, Rerum Italicarum che ogi si chiama la porta a la justitia, che fu serata e
Scriptores. Raccolta degli storici italiani dal cinquecento al uopresi quando si fa justitia”. Ibidem, p. 513.
millecinquecento, nuova edizione riveduta ampliata e
appunto nell’anno in cui Sodoma appose la dall’“odore di sangue, che io non potevo
data sui suoi affreschi nella cappella di Santa sostenere di levarmi il sangue, che mi era
Caterina, furono compiute nel Mercato venuto addosso di lui”13.
Vecchio cinque esecuzioni10. Qualsiasi osser-
vatore del tempo, vedendo i dipinti murali,
III
avrà riconosciuto subito il luogo dell’azione.
C’è da aggiungere inoltre che in questo La scelta di questo scorcio di Siena è
Sodoma si è conformato alla fonte letteraria quindi condizionata dalla storia narrata. Il
a cui è ispirata la sua rappresentazione. La paesaggio nell’affresco ha con ciò anche u-
decapitazione di Niccolò di Tuldo avvenne na funzione iconografica: esso contraddi-
a Siena e viene descritta dalla stessa Santa stingue un luogo concreto e ben riconosci-
Caterina in una lettera al suo padre confes- bile dall’osservatore della scena, luogo nel
sore Fra Raimondo da Capua11. La Santa as- quale si compie l’evento. Come abbiamo
sistette l’infelice condannato a morte che la- già osservato, Sodoma del tutto consapevol-
mentava a Dio la propria sorte e cercò di mente non persegue un obiettivo di esattez-
salvare la sua anima promettendogli: “E io za storica. Dovendo illustrare un episodio
t’aspetto al luogo della giustizia”12. Caterina del Trecento, egli ricorre a personaggi vestiti
racconta che si presentò ancora presto sulla in abiti tanto dell’antichità romana quanto
piazza dell’esecuzione e che il luogo si sa- cinquecenteschi. Del resto non si può di-
rebbe poi riempito di una folla così nume- menticare che nella pittura del
rosa che in quella ressa ella inizialmente Rinascimento in genere c’era una certa li-
non riusciva a distinguere il condannato. La bertà nel modo di vestire i personaggi 14.
Santa dispensò parole di conforto, seppe ri- Questo approccio libero dai vincoli di ade-
conciliare Niccolò col suo destino, infine renza storica lo ravviso anche nella rappre-
ne sostenne fra le sue stesse mani la testa sentazione del paesaggio: tanto poco
mozzata e insanguinata, come inebriata Sodoma si è preoccupato dell’esattezza sto-

Siena,Val di Montone con Santa Maria dei Servi prima dei restauri iniziati nel 1927

10 12
Biblioteca Comunale di Siena, ms. A.IX.46, Ibidem, p. 1149.
13
Compagnia di S. Giovanni Battista della morte di Siena. Ibidem, p. 1150.
14
Libro di memorie dei giustiziati e di cose lasciate alla Si veda R. Haussherr, Convenevolezza. Historische

32
Compagnia, dal 1461 al 1580, cc. 39v.-40v. Angemessenheit in der Darstellung von Kostüm und
11
S. Caterina da Siena, Le lettere, a cura di D.U. Schauplatz seit der Spätantike bis ins 16. Jahrhundert,
Meattini, Milano 1987, pp. 1147-1151, n. 273. Wiesbaden 1984, pp. 28-34.
rica, altrettanto poco egli si è sforzato di cu- suo dipinto è reso drammaticamente più a-
rare la precisione topografica. Il suo dipinto spro: le due colline si ergono ripide, si scor-
non vuole essere una fedele documentazio- gono erte rupi rocciose e corsi d’acqua che
ne né di un evento storico, né del luogo in scorrono a valle. L’effetto drammatico è ac-
cui si compie, anche se è rappresentato con cresciuto anche dal bizzarro albero rinsec-
rispetto dell’esistente. Importante per il pit- chito sulla sinistra nello sfondo, come an-
tore è solo che il significato dell’evento sia che dal cupo cielo del mattino con le sue
comprensibile all’osservatore, ciò che conta nuvole scure. Tuttavia, malgrado questi ele-
è quindi la sua riconoscibilità. Ed essa è resa menti di straniamento si è sostanzialmente
possibile nonostante gli effetti di accentua- preservata l’identità topografica del paesag-
zione drammatica ottenuti sia nell’azione gio. Sono dovuti trascorrere però cinque se-
che nel paesaggio sullo sfondo. Come nella coli perché, nel prospetto paesaggistico im-
rappresentazione dell’evento storico, anche maginato da Sodoma nella Cappella di
nel modo di trattare il luogo Sodoma si Santa Caterina, noi oggi potessimo ricono-
concede alcune licenze artistiche. Il dolce scere uno scorcio di Siena.
declivio della Val di Montone in Siena nel

Siena, convento e chiesa di Sant’Agostino 33


34 Ritratto di Fausto Sozzini in una stampa del XVII secolo
Giovani nazionalsocialisti
e Contrade
di ENZO BALOCCHI

In piena guerra (l’euforia è al massimo entusiasmo di questo “Ponte” culturale e il


per i bollettini pieni di buone notizie dal 26 giugno sia la Nazione che il Telegrafo ri-
fronte africano eppure mancano pochi mesi portarono la grande notizia: “L’omaggio di
alla sconfitta di El Alamein che sarà per Siena ai partecipanti alle manifestazioni fio-
l’Italia il “principio della fine”, per la Gran rentine. Le Contrade nei costumi storici sfi-
Bretagna “la fine del principio”) il 30 di giu- leranno nel Campo”, appena vinta la guerra
gno del 1942, un sabato, Siena assiste ad un si sarebbe corso il Palio, per ora i giovani o-
singolare spettacolo che non aveva prece- spiti avrebbero visto “secondo gli accordi
denti e non ebbe seguiti: una specie di cor- tra le Autorità e il Magistrato delle
teo storico del Palio sfilò in Piazza del Contrade” sfilare mazzieri, vessillifero, mu-
Campo con il carroccio, i buoi, e le com- sici, le comparse delle Contrade, carro di
parse delle Contrade e le rappresentanze co- trionfo, armigeri; al termine la sbandierata
munali. collettiva in onore agli ospiti. Si invitò la
In onore di chi? cittadinanza a presenziare per esprimere un
È un episodio che merita un cenno e per caloroso saluto con “l’austerità che il mo-
qualche senese, non più giovane, un fram- mento richiede” (difficile spiegarsi cosa si
mento di memoria. Nell’ultima settimana intendesse), ma offrendo con l’omaggio del
di quel giugno si svolse in Firenze una ma- popolo senese agli ospiti in un “tono fervi-
nifestazione culturale italo-tedesca, il do e spontaneo che conviene” (per la manife-
“Ponte Weimar-Firenze” con discorsi, in- stazione un po’ paliesca). Naturalmente il
contri di professori universitari e di studen- 30 di giugno i giornali si aprirono proprio
ti, con vari e interessanti accenni ad un con la rifrittura “Siena apre il suo grande
nuovo ordine europeo. La eccezionalità del- cuore”. Lo spettacolo avvenne nel Campo
la manifestazione, credo unica in quel pe- (all’ora di pranzo) e i giovani ospiti avverti-
riodo, fu la presenza di numerosi giovani rono cordialità e amicizia là dove furono in-
rappresentanti la Germania e gli Stati vitati nel balcone degli Uniti e in altre ter-
dell’Asse e le nazioni sottomesse con i loro razze, mentre i feriti di guerra e i militari i-
collaborazionisti: giovani tedeschi, spagno- taliani ebbero posto nei palchi, i cittadini in
li, olandesi, belgi, ungheresi, romeni, croati, piazza; applausi e acclamazioni (vedere la
slovacchi, finlandesi, norvegesi, danesi, al- bandiere della propria Contrada alla bocca
banesi e, ovviamente, italiani: gli sloveni e- del Casato avrà commosso non pochi sene-
rano divisi tra italiani e tedeschi, i polacchi si) lungo l’intera sfilata che si concluse ap-
nel terrore, i giapponesi sono lontani, note- punto con una sbandierata collettiva davan-
vole è l’assenza dei francesi di Vichy e della ti al Palazzo Comunale; e tanti applausi agli
Francia occupata. Alcuni giovani appartene- ospiti lungo le vie della città proclamando
vano quindi a Paesi dove era in atto una così “il più profondo spirito di comprensio-
Resistenza e il cui legittimo Governo (olan- ne per l’epica gigantesca lotta del Tripartito
desi, belgi, norvegesi) stava a Londra, altri e le Nazioni alleate [alleate con la
per esempio gli spagnoli, ad uno Stato non Germania] per dare al mondo una più am-
belligerante, infine i sudditi di Stati sotto- pia giustizia sociale”. L’intera giornata fu as-
messi e satelliti. sai impegnativa. Sfilata “marziale” dalla sta-

55
Sulla cronaca di Siena nella Nazione del zione (quella bella non ancora distrutta dai
19 giugno Piero Barblani Dini scrisse con bombardamenti) alla cripta di S. Domenico
dove stavano le arche con i fascisti senesi Pensavano all’Europa? Senza libertà e di-
morti nel ’20 e ’21 nei sanguinosi conflitti ritti civili? Con gli slavi considerati uomini
con i socialisti e i comunisti. Qui si cantò la inferiori? Con gli ebrei sterminati? Forse
Preghiera del Legionario e vi fu forte com- pensavano ad un’Europa così, terribile; po-
mozione: inquadro in questo momento lo chi anni ancora e il sogno o incubo si in-
svenimento emotivo di una giovane hitle- frangerà nel disastro militare.
riana descrittami da un amico presente: che E veniamo ai retroscena – ma non tanto
sentimentali e romantici questi germanici – della manifestazione del 30 giugno.
anche nazionalsocialisti! Poi ricevimento in Il 3 giugno 1942 il capo politico della
Comune: il Podestà era alla guerra volonta- città, il Segretario Federale conz. naz. Luigi
rio (tra tanti che ne parlavano…) e il saluto Sommariva scrive al Podestà proponendo il
fu dato dal vice podestà Casini che conclu- programma della iniziativa e riferendosi agli
se ai camerati: il Palio sarà corso quando il “accordi verbali intercorsi”: era intervenuta
mondo sarà “liberato dalla plutocrazia”. La dunque una ovvia previa intesa politica in
visita al Palazzo fu guidata dal sempre pre- sede di Partito. In pari data Sommariva (che
sente segretario generale Baggiani. Dopo lo appare nel suo ruolo di Comandante
spettacolo refezione cameratesca in Federale della G.I.L.), a firma del suo vice,
Fortezza con canti e balli folkloristici: alle- scrive al Rettore del Magistrato delle
gria, di certo, erano tutti assai giovani (che Contrade, conte Guido Chigi Saracini, pro-
destino incombeva sulle loro fresche vite?). ponendo il corteo con la sbandierata in o-
Poche ore senesi dunque. Sui pennoni nore dei quasi mille ospiti.
Il 4 giugno Chigi risponde che ha convo-
posti nel Campo sventolavano le bandiere
cato i Priori per decidere e prendere accordi
di tutti i paesi partecipanti: trascorrevano
col Podestà pur affermando “non com-
due anni appena e a garrire saranno le ban-
prendo come possa effettuarsi il Corteo
diere Alleate.
senza l’arredamento completo del Campo”.
Il ringraziamento a Siena verrà dal vice
Forse non era la risposta che il Federale si
comandante delle G.I.L. Orfeo Sellani, le
attendeva! (Il “conte” non godeva fama di
accoglienze di Siena avevano lasciato negli
essere un entusiasta fascista, ma insomma
ospiti “una impressione indimenticabile”.
viveva allora e gli premeva la musica).
Siena esultava anche perché il Duce aveva
Le lettere della Federazione danno al
concesso a Siena la Facoltà di lettere, ago- Chigi regolarmente del “Voi” e sono attra-
gnatissima, che prcorrerà ben altro iter e a- versate dal motto Vincere, il conte risponde
vrà ben diversi patroni! all’antica alla S.V. Il Magistrato si aduna l’8
Potrà apparire strano, ma le cronache più di giugno (stranamente la data è errata):
sobrie dell’avvenimento si leggono nel fo- “Adì [16] Giugno 1942 – XX°
glio ufficiale senese del Partito “La Ad ore 16.30 del soprascritto giorno si è adu-
Rivoluzione fascista” sia pure corredate da nato d’urgenza il magistrato sotto la presidenza
foto. Foto e notizia anche su “Gioventù se- del Rettore Conte Guido Chigi Saracini, per co-
nese, Gioventù Italiana del Littorio Siena. municazioni urgentissime del Rettore.
Ordine del giorno del Comando Federale, Sono intervenuti
anno III n. 1 del novembre 1942 XXI”, do- Aquila – Avv. Tailetti Priore
ve Pasquale Pennisi descrive le prospettive Civetta – Avv. Ricci Priore
europee già accennate in altri numeri del Istrice – Avv. Manenti Pro Vicario
periodico, pure riportando uno scritto da Leocorno – Dott. Grassi Priore
“Critica Fascista” attribuibile al ministro Lupa – Dott. Priore
cons. naz. Bottai con velatissime critiche a Nicchio – Guerrini Vicario
certi metodi educativi (della G.I.L.?) e sper- Oca – Prof. Raselli Governatore
ticate lodi per lo svolgimento del convegno Onda – Rag. Silvietti Priore
fiorentino. Pantera – Rag. Pagni Priore

56
Lo stesso periodico della G.I.L. riporta il Selva – Avv. Vegni Priore
programma della giornata senese. Tartuca – Rag. Tamburi Vicario
Scusa l’assenza il Priore della Contrada della lementi e non fatto seguire dal suo naturale epilo-
Chiocciola Rag. Tuci. go, la Corsa del Palio, non corrisponderebbe al
Essendo il numero dei presenti sufficiente per sentimento e alla sensibilità della cittadinanza, e
potere deliberare il Rettore dichiara aperta la se- ne pregiudicherebbe la riuscita, anche per l’ora
duta. impropria che esclude per l’ambiente la massa
Assiste all’adunanza debitamente invitato il della folla popolare necessario complemento per
Vice Podestà Avv. Alessandro Casini. dare l’impressione esatta del rito tradizionale, de-
Si omette la lettura del Verbale dell’adunanza libera: Che la manifestazione invece che nel
precedente. Campo si svolga nella Piazza del Duomo, dove
………….. egualmente potrà sfilare tale Corteo delle
Il Rettore presenta e fa dare lettura di una let- Contrade così limitato e compiersi la rituale
tera pervenutagli in data 3 cor., nella quale il Sbandierata d’Onore secondo le modalità che
Segretario Federale Sommariva come verranno concordate; che siano da escludersi per
Comandante Federale della G.I.L. informa che alcune ovvie ragioni le visite ad alcune Sedi poste
il 30 cor. giungeranno a Siena in gita istruttiva i in programma.
componenti le Missioni straniere partecipanti al- Qualora però il Comando Federale della
le manifestazioni culturali internazionali indette G.I.L. insieme alle altre autorità competenti rite-
e organizzate dal Comando Generale della nesse opportuno che malgrado il grave momento
G.I.L. in Firenze: le Missioni che rappresentano delle attuali contingenze si effettuasse la Corsa del
14 Nazioni europee saranno costituite da circa Palio, accompagnato naturalmente dal Corteo
un migliaio di componenti. Per rendere agli ospi- Storico al completo, le Contrade non avrebbero
ti più gradita la visita e far loro conoscere le più nulla da opporre; poiché soltanto così potrebbe es-
belle tradizioni senesi, il Comando Federale ri- sere data agli Ospiti la sensazione vera del rito e
chiede che nell’occasione possa essere effettuato il dell’anima senese.
Corteo Storico delle Contrade e la visita alle sedi Messo ai voti di 16 presenti, essendosi assen-
di alcune di esse. tato il Rettore della Contrada del Bruco, resulta-
Su tale richiesta apre la discussione, che divie- no approvati all’unanimità i primi due comma.
ne subito assai animata, partecipandovi quasi Al terzo comma danno voto contrario palese i
tutti i presenti. Priori Grassi, Manenti, Mazzeschi, Paghi, Ricci
Si delineano varii pareri, pure essendo tutti Campana.
favorevoli a che le Contrade effettuino la richiesta Il Rettore si incarica di comunicare subito al
Onoranza, discordando però nella forma cui deb- Segretario Federale Sommariva Comandante
ba eseguirsi. Alcuni, specialmente Tailetti, Federale della G.I.L. e al Vice Podestà tale delibe-
Tamburi e Monti, esprimono il parere che debba razione.
corrersi il Palio, mentre altri, , Grassi, Ricci Dopo di che viene tolta l’adunanza ad ore
Campana si oppongono alla Corsa tradizionale 20.30.”
per le attuali emergenze e per esservi l’ordinanza Il Giorno dopo, 9 giugno, il Chigi rende
podestarile che sospende il Palio per tutta la dura- note le decisioni del Magistrato proponen-
ta della guerra attuale. Altri opinano che il do Piazza del Duomo, escludendo la visita
Corteo nel Campo sia inopportuno anche per l’o- ad “alcune” Contrade e, ma è una evidente
ra indebita, il mezzogiorno e propongono che si provocazione, niente da opporre alla effet-
faccia una sbandierata collettiva in Piazza del tuazione di un Palio se le Autorità lo voles-
Duomo. Mazzeschi insiste che non avvenga la sero.
visita alle sedi delle Contrade per ovvie ragioni. Ma il Federale non ci sta e si può imma-
Chiusa la prolungata discussione, Raselli formu- ginare un po’ inquieto e certo sorpreso.
la il seguente Ordine del giorno. Il Magistrato si aduna di nuovo il 16 giu-
Il Magistrato, mentre aderisce unanime all’ef- gno:
fettuazione della richiesta Onoranza alle “Si passa quindi a trattare l’affare per cui è
Missioni Straniere, considerando che il fare svol- stata espressamente convocata la presente adu-

57
gere nella Piazza del Campo, come in program- nanza, circa l’Onoranza alle Delegazioni
ma, lo Storico Corteo, per l’occasione di troppi e- Straniere.
Il Rettore riferisce che egli recò personalmente modalità dell’Onoranza nel senso sopra espresso e
la deliberazione presa dal Magistrato nella prece- così pure il compenso da corrispondersi dal
dente adunanza al Segretario Federale, il quale Comando Federale della G.I.L. ad ogni
dichiarò di non poter accettare la proposta di ef- Contrada, per le spese occorrenti, in modo che le
fettuare la progettata Onoranza in Piazza del Contrade non debbano risentirne aggravio econo-
Duomo ritenendo la località inadatta per ragioni mico di sorte.
di opportunità, specialmente per il fatto che il Su proposta del Rettore, viene nominato a
Vice Podestà allo scopo di rendere più completo il rappresentare il Magistrato in tutte le occorrenze
Corteo delle Contrade ha disposto che vi si ag- e modalità come sopra è detto il Cancelliere Dott.
giunga il Carro di Trionfo tirato da buoi, per il Grassi, al quale il Comando della G.I.L. ha dato
cui percorso in Piazza del Duomo non si presta incarico di compilare un Cenno storico sulle
in modo assoluto. Il Vice Podestà conferma que- Contrade e sul Palio, che tradotto in varie lingue
sta sua disposizione e spiega le ragioni per le qua- sarà distribuito ai componenti le Delegazioni”.
li anch’egli ritiene che la Sfilata delle Contrade Il 21 giugno (“per successivi accordi pre-
debba svolgersi nel Campo, dove sarà eretto an- si col Segretario Federale e coll’Autorità
che il consueto palco delle Comparse e così pure Podestarile”) il Cancelliere dà disposizioni
saranno eretti palchi per i componenti le alle Contrade (saranno rimborsate le spese e
Delegazioni e per un ragguardevole numero di fe- le “mercedi ai figuranti”) che usciranno dal-
riti di guerra che potranno così godere dell’ecce- la Bocca del Casato, nonché in merito al
zionale spettacolo, invita pertanto gli On. Priori corteo, posto nel loro palco e sbandierata fi-
a modificare la deliberazione presa nel senso che nale.
l’Onoranza si effettui nel Campo ove il Corteo Finalmente il 23 giugno il Podestà ema-
Storico portato quasi al completo con l’aggiunta na la sua necessaria delibera.
del Carro di Trionfo potrà svolgersi più comoda- “Ritenuto che il giorno 30 corrente si reche-
mente e avrà maggiore risalto dando un’impres- ranno a visitare questa Città i partecipanti alle
sione più approssimativa al Corteo del Palio per manifestazioni culturali della Gioventù Europea
l’ambiente in cui dovrà svolgersi. che hanno preso il nome di Ponte Weimar-
Aperta la discussione, alcuni propongono di Firenze e che costituiscono un complesso di oltre
insistere per lo svolgimento nella Piazza del mille giovani appartenenti a ben tredici Nazioni
Duomo a causa della mancanza della Corsa tra- amiche ed alleate dell’Italia;
dizionale che le Autorità non hanno creduto di Ritenuto che, per accordi presi col Magistrato
permettere nelle presenti emergenze, mentre altri delle Contrade sarà effettuata, in omaggio ai gra-
ritengono che ormai non sia il caso di insistervi diti Ospiti, un’onoranza collettiva da parte delle
anche in seguito alle spiegazioni date dal Vice Contrade medesime, mediante uno sfilamento
Podestà. Il Priore Mazzeschi ritiene che per ren- delle Comparse nel Campo, per far conoscere
dere il Corteo sempre più completo si trovi modo queste caratteristiche Istituzioni senesi e dare
di aggiungere ad ogni Comparsa il cavallo so- un’idea della Festa tradizionale del Palio, che
prallasso montato da un cavalcante e condotto non è opportuno celebrare per lo stato di guerra,
dal rispettivo palafreniere, e ne fa formale propo- come anche in passato è stato fatto;
sta. Il Vice Podestà accetta la proposta e prende Ritenuto che nel Corteo delle Comparse sia il
impegno di fare il possibile per trovare i cavalli caso di includere anche qualche elemento rappre-
occorrenti. sentativo del Comune e cioè i Mazzieri,
Chiusa la discussione, il Magistrato a mag- Trombetti e Musici di Palazzo, Vessillifero della
gioranza di voti palesi delibera: Che per aderire Città e dei suoi Terzieri, Carro di Trionfo e
al desiderio espresso al Rettore dal Segretario Armigeri, così da arricchire il Corteo medesimo e
Federale e dal Vice Podestà l’Onoranza si effettui avvicinarlo a quello che si svolge in occasione del
nel Campo, esprimendo il desiderio che il Corteo Palio;
si completi oltre che col Carro di Trionfo anche Ritenuto che sia pure il caso di offrire agli
con i cavalli secondo la proposta Mazzeschi. Ospiti pubblicazioni-ricordo, di concerto con la

58
Il Vice Podestà inoltre aggiunge che concerterà Federazione Fascista e coll’Azienda Autonoma
insieme ad un rappresentante del Magistrato le della Stazione di Turismo;
Ritenuto che, nell’intento di diminuire quan- tanto meno l’Unione Sovietica comunista.
to più possibile l’onere del Comune, date le condi- Anche le fughe e le assenze sono significati-
zioni del Bilancio, la Federazione ha avvertito ve: alla seconda riunione le Contrade rap-
che la maggior parte delle spese da incontrarsi sa- presentate sono soltanto undici!
ranno rimborsate; I ragazzi nazionalsocialisti ebbero i loro
Ritenuto che, in ogni modo, l’Amministrazio- applausi e sfilarono “marziali”; ma una par-
ne Comunale non possa venir meno ai doveri di te, almeno, dei cittadini plaudenti, farà ala
cortesia e di ospitalità che costituiscono una delle festante, nel ’44, alla sfilata delle truppe
più nobili tradizioni di Siena; Alleate. Accadde in tutta Europa! Salvo la
DELIBERA “sola” Gran Bretagna.
Di autorizzare i competenti uffici a provvede- Suonò il Campanone (silenzioso dal 10
re a quanto sarà necessario per la migliore riusci- giugno 1940) e qualche ignaro sarà sobbal-
ta dell’onoranza collettiva che le Contrade, in ac- zato “È finita la guerra!”
cordo col Comune, hanno stabilito di effettuare Qualche piccola complicazione ci fu:
nel Campo in occasione delle visite a questa l’Aquila dovette trovare due alfieri e un pag-
Città delle Delegazioni Giovanili Straniere al gio dipendenti dalla Tortorelli chiedendo
Ponte Weimar-Firenze, nonché per offrire agli un permesso dal lavoro “per il periodo stret-
Ospiti pubblicazioni-ricordo e riservarsi di liqui- tamente connesso al loro impiego”; occorse
dare le spese occorrenti a carico del Bilancio, non chiedere la urgente licenza per un colono,
appena si venga a conoscere quale parte sarà as- alle armi, necessario per i buoi. I palcaioli –
sunta, o rimborsata dalla Federazione Fascista. primum vivere – volevano un compenso! Il
Siena lì 23 Giugno 1942 XX°”. Comune mise in tutto ottomilacinquecen-
Il 25 giugno il Podestà invita il Chigi al tonovantotto lire, una bella cifra. Le
Palazzo per le onoranze (e Chigi chiese a Contrade ebbero cinquecentocinquanta lire
chi? e al Segretario “Pregola rappresentar- a testa, per un totale di novemilatrecento-
mi” con evidente poco entusiasmo e il reite- cinquanta anche per la già citata “mercede
rato proibito uso del Lei). ai figuranti”.
I verbali del Magistrato delle Contrade Il Prefetto ordinò di esporre il tricolore e
sono documenti notevolissimi che non si “chiese” al Comune di lasciar liberi i dipen-
attenderebbero nell’estate del ’42, ci si a- denti nell’ora della sfilata. Agli ospiti venne-
spetterebbe un immediato assenso alle ro distribuiti opuscoli. Per le traduzioni, su
“proposte” del Federale. Invece prevalgono un curioso appunto a lapis agli interpreti si
preoccupazioni contradaiole certo senza en- legge: Germania tedesco, Belgio francese (e
tusiasmi patriottici o almeno di simpatia ve- forse erano tutti fiamminghi!), Olanda,
ra per i giovani ospiti con lo sconcertante Danimarca, Norvegia, Finlandia,
netto rifiuto di scegliere le Contrade da in- Slovacchia, Ungheria tedesco, Romania
vitare. Eppure i Priori erano (forse tutti) i- francese (omaggio alla tradizione), Bulgaria
scritti al Partito e tuttavia prevale una specie e Croazia tedesco, Albania … italiano; è
di attaccamento rituale alle “tradizioni”, netta la prevalenza della lingua egemone
mentre appare naturale una unanimità per dell’epoca.
l’omaggio in se stesso. Occorrerà un grande Di là da ogni valutazione si può esser cer-
mediatore, Alessandro Raselli, imperturba- ti che i senesi si strinsero con affetto vero in-
bile navigatore dal Fascismo alla torno ai soldati feriti che avevano combattu-
Democrazia per trovare una soluzione alla to per la Patria ed ebbero nostalgia del Palio,
fine accettabile. La presenza, comunque, di sicché il Telegrafo poté lamentare che Siena
una minoranza fino alla fine “voto contra- non avesse potuto offrire il Palio così come
rio palese” è un fatto probabilmente unico Firenze aveva giocato il Calcio in costume,
date le circostanze politiche del momento, il Palio “sarebbe stato desiderabile per la ec-
anche se non debbono sopravalutarsi le te- cezionale circostanza”. A nessuno venne in

59
mute personali conseguenze: il nostro Paese mente il rischio di un attacco aereo!
non era la Germania nazionalsocialista né In fondo abbiamo raccontato un mini-
mo episodio mentre immani battaglie scon- prio nessuno, pensava che la guerra avrebbe
volgevano il mondo e sempre più gravi era- raggiunto anche Siena “tutta chiusa – come
no le ristrettezze economiche e alimentari, dirà Mario Bracci – nel segno melanconico
ma significativo per la nostra città; non della sua grandezza e della sua gloria tra-
traiamone, per carità, conclusioni di fasci- scorse”.
smo e di antifascismo, forse nessuno, pro-

La comparsa della Pantera nei primi anni ’40

60
La Vetrata
di Duccio di Boninsegna
nel Museo dell’Opera del Duomo
di MARCO BORGOGNI

La vetrata di Duccio di Boninsegna ese- Lorenzoni, Rettore dell’Opera della


guita alla fine del 1200 per il rosone absida- Metropolitana, mi incaricava di progettare
le del Duomo di Siena, oggi occupa uno il nuovo allestimento nella galleria delle sta-
spazio provvisorio all’interno del Museo tue al piano terra del Museo, e, più specifi-
dell’Opera. camente, dietro la settima arcata .
Il progetto si proponeva di affrontare tre
Ripercorrendo brevemente le tappe che temi principali: riorganizzare la ‘Galleria
hanno accompagnato la sua storia, ricordia- delle Statue’, ricomporre le nove parti della
mo che quest’opera subiva un primo restau- vetrata in un’unica struttura autoportante e
ro radicale ed invasivo nel 1697 eseguito dal ricreare un’ambientazione simile allo spazio
maestro Giulio Francesco Agazzini di interno del Duomo di Siena.
Armeno. Alcune delle statue di Nicola Pisano e
Ricomposta nell’occhio dell’abside vi ri- della sua bottega, opere di straordinaria bel-
maneva fino al marzo del 1943 quando, per lezza che ornavano la facciata del Duomo,
proteggerla da eventuali danni bellici, ven- sono state ricollocate all’interno della sala,
ne smontata e portata in luogo sicuro. sotto gli arconi e tra le campate, formando
Dal 1996 si intraprendeva un nuovo re- un percorso che trova uno straordinario ter-
stauro conservativo condotto da una equipe minale proprio nell’opera di Duccio.
di esperti diretta da Camillo Tarozzi; per ol- Ricostruire la vetrata è stata l’operazio-
tre sei anni le 9000 tessere di vetro vennero ne più complessa; si trattava di unire tutto
‘catalogate’e sottoposte ad operazioni lievi in un telaio da assemblare in loco, in ac-
di pulitura. ciaio inox, capace di sostenere un peso
Gli oltre 200 metri di intelaiatura in complessivo di oltre 5000 kg assicurando
piombo sono ristrutturati ed integrati da te- assenza di deformazione della struttura. Lo
lai in accciaio inox e filo di rame per assicu- studio dell’Ing. Rodolfo Casini ha verificato
rare un migliore assemblaggio delle parti. il progetto architettonico e fornito tutti i
Concluso il restauro, nell’occasione del- dati tecnici per la realizzazione strutturale
la mostra dedicata a Duccio di Boninsegna, dell’opera.
i nove pannelli che formano la vetrata, ri- Montata la struttura portante, si è arriva-
composti in fasce distinte di tre, trovavano ti al collocamento dell’opera che, protetta
finalmente spazio in una sala del Palazzo da un cristallo di sicurezza, è stata infine in-
Squarcialupi nel museo del Santa Maria quadrata da una cornice in noce.
della Scala e si mostravano a distanza ravvi-
cinata suscitando nei visitatori grande sor-
presa. Il tema della luce all’interno dello spa-
Finita la mostra, nel marzo 2004 la vetra- zio rimaneva l’ultimo da affrontare. La ve-
ta ritornava all’Opera del Duomo e lì avreb- trata doveva risaltare su tutto e divenire il
be dovuto trovare una sistemazione provvi- fulcro prospettico dello spazio, senza però
soria, ma che al contempo fosse degna della nascondere i dettagli delle statue.

61
sua importanza. Dopo lunga meditazione e prove illu-
Nello stesso mese il Dr. Mario minotecniche, si è arrivati ad una soluzione
62
Veduta della galleria delle statue dopo la ristrutturazione
per certi versi drastica, ma che ci sembra ab- brana traslucida posizionata davanti agli ap-
bia affrontato questo tema con criteri sce- parecchi illuminanti, protegge dai raggi ul-
nografici tanto innovativi quanto suggesti- travioletti e trasmette la luce su nove metri
vi: tutte le pareti sono state dipinte con una di diametro in modo uniforme.
tonalità di grigio e questo ha fatto subito ri- Il risultato finale è di grandissimo im-
saltare le opere lapidee; le finestre sono sta- patto: per la prima volta, dopo aver percor-
te oscurate e l’impianto di illuminazione ra- so una magica galleria, possiamo avvicinar-
dicalmente trasformato. ci all’opera di Duccio ed arrivare quasi a
La vetrata è retro illuminata, una mem- toccarla.

L’architetto Marco Borgogni è stato il progettista della ristrutturazione della Sala delle Statue presso
il Museo dell’OPA.

La Galleria prima del nuovo allestimento 63


Eventi

Siena nel Rinascimento:


l’ultimo secolo della Repubblica
Le Università di Siena e di Warwick e il quali, d’altra parte, sarebbe assurdo preten-
Centro Warburg Italia, con le Accademie se- dere un’esclusività nella ricerca che la stessa
nesi degli Intronati e dei Rozzi hanno orga- vocazione internazionale di Siena di fatto
nizzato una rassegna di studi su Siena in e- contraddice.
poca rinascimentale: “L’ultimo secolo della È ormai universalmente riconosciuto
Repubblica”, che già nel 2003 aveva visto che la cultura (quella con la C maiuscola)
svolgersi una prima sessione. non ha confini, ma a Siena la gestione della
Lo scorso settembre, dopo l’inaugurazio- cultura è proprio ineccepibile? Forse al ri-
ne ufficiale avvenuta nella Sala delle Lupe, guardo non sarebbe inopportuna una rifles-
in Palazzo Comunale, il Graduate College sione.
di Santa Chiara e la Sala degli Specchi pres- Tornando al convegno, nel confermarne
so l’Accademia dei Rozzi hanno ospitato il gli eccellenti risultati - attestati anche dal ri-
convegno, nell’ambito del quale è stato pos- levante afflusso di pubblico specie in occa-
sibile ascoltare ben 32 interventi destinati sione della sessione ai Rozzi - dobbiamo
nel loro complesso a fornire un quadro di pure annotare la capacità di individuare a-
altissimo valore scientifico sulla storia di ree rimaste inopinatamente in ombra, su
Siena nel Cinquecento, analizzata sotto va- cui si dovrà continuare a lavorare svilup-
rie ottiche relative ai rapporti politici e agli pando un esercizio di archeologia culturale
eventi militari, ad aspetti sociali, scientifici e che a Siena, più che altrove, sembra trovare
di costume, al contesto artistico, infine, non proficue motivazioni e offrire l’opportunità
limitato ai campi della pittura e dell’architet- di nuove stimolanti ricerche.
tura, ma opportunamente e attentamente in- Il quadro della storia di Siena nei primi
dagato anche in quello della musica. 50 anni del XVI sec., ricomposto a più mani
È facile misurare il successo di una rasse- in vari interventi (M. Ascheri, M. Mallet,
gna di questo genere; basta verificare il coef- J.C. D’Amico, C. Shaw, S. Pepper), accredi-
ficiente di novità espresso nelle varie rela- ta definitivamente le tesi già proposte da
zioni e a “Siena nel Rinascimento” rara- Judith Hook (Habsburg imperialism and ita-
mente si sono ascoltate tesi già note. Molti lian particularism…, 1979), che avevano in-
interventi hanno espresso approfondimenti dividuato l’intreccio tra motivi di politica
di alta qualità e anche i relatori stranieri - al- interna e di carattere internazionale alla ba-
cuni parlando apprezzabilmente in italiano se della crisi che avrebbe determinato, con
- hanno mostrato non comuni capacità di a- la Guerra di Siena, la caduta della città sotto
nalisi delle antiche vicende senesi, dipanan- il controllo di Carlo V e quindi di Cosimo
do annose questioni. E’ormai più di un se- dei Medici. Illuminante, a proposito del du-
colo che studiosi anglosassoni, francesi e te- ca fiorentino, l’analisi della sua accorta atti-
deschi affrontano con successo temi della vità diplomatica svolta da A. Contini
storia e della cultura di Siena. Stimolati – Bonacossi sulla base di un’attenta lettura
probabilmente - dal fascino ineguagliabile del copialettere cosimiano. Da segnalare an-
di questa città, ne allargano la conoscenza che la studio di M. Sangalli, che descrive

65
storica talvolta in misura maggiore di quan- “splendori e miserie” dell’episcopato senese
to non sia riuscito agli studiosi locali, per i nella società del tempo, mettendo in mo-
stra, per la prima volta, fra quante difficoltà dalle monache di S. Abbondio nei primi an-
e contraddizioni il clero locale avesse dovu- ni del XVI sec.
to gestire l’eredità non lieve lasciata da un In una piccante relazione su “conviti, ri-
papa importante come Pio II e quello di F. trovi, veglie e conventicole”, M. Ajmar ha
Guidi Bruscoli, che, sempre per la prima affrontato il tema degli intrattenimenti gio-
volta, evidenzia come le attività mercantili e cosi, spostando l’attenzione sulla vita do-
bancarie di famiglie senesi anche nel XVI mestica e divertendosi ad analizzare gli a-
sec. rappresentassero una risorsa di non mo- spetti ludici della “microstoria” civica de-
desto significato economico, nonostante scritti in una fortunata opera di Scipione
l’ormai diffuso abbandono delle attività di Bargagli. Un metro di lettura ripreso subito
impresa e il sempre più consistente ricorso dopo da A. Cornice, che riesce abilmente
alle rendite passive, come quelle assicurate ad individuare il riflesso della società senese
dall’agricoltura o dalla copertura dei pubbli- del tempo tra le pagine di un libro verbale
ci uffici. della Contrada dell’Onda e, più tardi, da P.
In un precedente intervento H. Burns a- Holti, che si sofferma ad indagare sulla cir-
veva intessuto sulla trama storica degli ulti- colazione dei beni materiali e sulle attività
mi decenni della Repubblica un dettagliato d’artigianato nella città toscana durante il
profilo della cultura senese del tempo. Un Cinquecento.
fenomeno coerentemente ancorato agli an- Ovviamente un ampio numero di inter-
tichi principi generati dalla città per la città venti ha riguardato la storia dell’arte senese
e tenuto alto dalla figura di Baldassarre e, in particolare, Baldassarre Peruzzi (A.
Peruzzi, studioso e erede di un sommo ge- Huppert), il Maestro della Leggenda di
nio come Francesco di Giorgio Martini, in- Griselda (L. Syson), i rapporti con la cultura
sieme ad altri talentuosi personaggi nel del Rinascimento Romano (D. Norman,
campo dell’arte, della letteratura e della che ha parlato della Cappella della Sacra
scienza: Domenico Beccafumi, Sodoma, Testa in S. Domenico), le applicazioni deco-
Vanoccio Biringucci (ne parlerà diffusamen- rative (M. Luccarelli per la ceramica e M.
te R. Vergani), Claudio Tolomei, Alessandro Ciampolini per la pittura di grottesche su
Piccolomini, Pier Andrea Mattioli. Sarà il mobili d’arredo) e il collezionismo artistico
degrado della civica morale, il disintegrarsi (B. Sani, che ha illustrato il mecenatismo di
del senso del bene comune che porteranno Marcello e Ippolito Agostini).
alla crisi irreversibile dello Stato e i Senesi, Una citazione particolare meritano due
ormai incapaci di aggiornare il messaggio di studi sul Sodoma. Quello di W. Loseries,
Ambrogio Lorenzetti e poi di Caterina e che nella scena della decapitazione di
Bernardino, dovranno subire la trasforma- Tuldo, affrescata su una parete della cappel-
zione della loro antica libertà nella suddi- la cateriniana in S. Domenico, ha indivi-
tanza medicea: una soluzione politica che duato l’immagine dei due monasteri senesi
era ormai dietro l’angolo, ma che nessuno di S. Agostino e dei Servi di Maria in una
in città aveva saputo (o voluto) prevedere. realistica rappresentazione figurata delle lo-
Come già ricordato, anche la storia della ro strutture architettoniche (assai significati-
musica nella Siena del Rinascimento ha go- va per il cenobio agostiniano, che avrebbe
duto di un’ampia indagine, introdotta dallo poi subito ristrutturazioni tali da cancellar-
studioso più accreditato in materia, F. ne l’originario assetto) e quello di M. Israels
D’Accone (autore dello straordinario volu- relativo alla Natività dipinta nel 1531 dal
me The civic muse (2001): v. “Accadermia dei maestro vercellese a porta Pispini: affresco
Rozzi” n. 16, 2002) e ben sviluppata negli staccato nel sec. scorso e conservato ormai
interventi di F. Dennis e di C. Reardon – illeggibile in S. Francesco. Una colta e illu-
pure lei autrice di un’importante opera su minante dissertazione tra “sorprese e miste-
Agostino Agazzari and music at Siena ri”, con cui la Israels riesce a coniugare il si-

66
Cathedral 1597-1641 (1993) - che ha rinver- gnificato storico delle porte di Siena - memo-
dito la fama della scuola di canto tenuta ria esortativa e testimonianza di civica identità -
con le trame di una fino ad ora indecifrata Cataneo e a Bartolomeo Neroni detto il
vicenda artistica, per spiegare la genesi del Riccio. Dopo l’interessante studio introdut-
dipinto nell’insolita tenzone creativa tra tivo di M. Quast sul “linguaggio delle fac-
Sodoma e Beccafumi, autore di un’altra ciate” dei palazzi senesi nel contesto storico
Natività per la chiesa di S. Martino, grazie politico dell’epoca, l’attenta indagine degli
anche a un inedito disegno dell’affresco dei studiosi si sposta nei cantieri di restauro del
Pispini scoperto dalla giovane studiosa in castello di Belcaro (R. Samperi) e del palaz-
Germania. zo di Bernardino Francesconi (G. Ceriani
La parte conclusiva di “Siena nel Sebregondi), per chiudere con l’ analisi con-
Rinascimento” opportunamente riguarda dotta da M. Ricci sull’ “architettura all’anti-
l’architettura di quegli anni, imperniata sul- ca” del Riccio, forse il più talentuoso dei
la lezione che Baldassarre Peruzzi avrebbe progettisti senesi negli ultimi anni della
impartito a un manipolo di valenti autori Repubblica.
locali, da Giovanni Battista Lari a Giovanni Nell’art. a pag. 29 l’approfondimento di
Battista Pelori, dal figlio Sallustio a Pietro W. Loseries sul tema.

67
68 Frontespizio dell’editio major dell’opera botanica di Pier Andrea Mattioli
Pietro Andrea Mattioli
e un best seller del Cinquecento
tento indagatore della natura, per l’impor-
tanza della sua opera di divulgazione scien-
tifica, fu chiamato al seguito della famiglia
imperiale d’Austria e avrebbe condotto la
sua esistenza sempre lontano da Siena, ma
senza mai dimenticare di appellarsi “cittadi-
no senese”.
D’altra parte il carattere tipicamente se-
nese dell’educazione impartita al Mattioli
nell’ambito di una famiglia appartenente al
ceto dirigente cittadino, fu essenziale per la
sua maturazione culturale e per i proficui ri-
sultati delle sue indagini in campo botani-
co. In quegli stessi anni l’attenzione per i fe-
nomeni naturali, la passione per la ricerca,
lo spirito speculativo mostrati da alcuni uo-
mini di cultura e di scienza formatisi a
Siena tra Quattrocento e Cinquecento offri-
vano un non modesto contributo alla mo-
derna affermazione, tutta rinascimentale, di
Ritratto di Pier Andrea Mattioli in un’antica incisione diverse discipline scientifiche.
Gli interventi al convegno sviluppati da
uno scelto manipolo di studiosi locali e fo-
Tra il marzo e il novembre del 2001 un restieri, nel cui ambito troviamo M.
convegno e altre iniziative di carattere cul- Ludovica Lenzi, Daniela Fausti, Vinicio
turale organizzati dall’Accademia dei Serino, Roberto Guerrini, Fabio Bisogni,
Fisiocritici in collaborazione con il Concetta Petrollo Paglierini, Vivian Nutton,
Dipartimento di Studi Classici M. Giorgio Mariotti, Walter Bernardi, H.
dell’Università di Siena, opportunamente il- Walter Lack, Luigi Giannelli, Andrea
lustravano la vita e le opere di Pietro Ubrizsy Savoia, Silvia Tozzi, Laura De
Andrea Mattioli, erudito e scienziato senese Barbieri, M. Assunta Ceppari Ridolfi, Sara
nato cinquecento anni prima nel terzo di S. Ferri, Maurizio Bettini, Mauro Barni, ven-
Martino, per proporlo tra i fondatori della gono puntualmente riferiti negli Atti che
botanica moderna. qui si segnalano, dove la personalità, le ri-
Trasferitosi ancora in giovane età a cerche, gli scritti e la fortuna accademica
Venezia, al seguito del padre che esercitava dello scienziato senese trovano ampia e mo-
la professione medica, sostenne a Padova derna visibilità, come in una scintillante ve-
studi classici per poi acquisire a Perugia, a trina illuminata dagli approfondimenti criti-
Roma e nuovamente a Siena una solida for- ci opportunamente raccolti nella pubblica-
mazione di carattere scientifico, che avreb- zione.
be successivamente consolidato in La nota biografia del Mattioli edita
Trentino, al servizio del cardinale Bernardo dall’Accademico Rozzo Giuseppe Fabiani

69
Clesio. Per la grande fama acquisita come nella seconda metà del XVIII sec. e poi ri-
medico, come botanico, come curioso e at- stampata a cura di Luciano Banchi nel suc-
cessivo, viene finalmente attribuita al vero opere. I Discorsi della materia medicinale eb-
autore grazie allo studio di M. Ludovica bero tra il 1544 e il 1712 non meno di 22 e-
Lenzi, che chiarisce come il Fabiani avesse dizioni successive; recentemente ne è stata
semplicemente tradotto dal latino il testo realizzata un’accurata (e costosa) ristampa
redatto invece da un effervescente ed origi- anastatica. Inoltre il testo è stato tradotto in
nale erudito senese dell’epoca, più di lui varie lingue e pubblicato in centri impor-
meritevole di attenzioni critiche, il padre tanti della protoeditoria come Venezia,
Giovanni Niccola Bandiera. Lione, Basilea e Francoforte. Fino a tutto il
In posizione centrale troviamo i saggi XVIII secolo, in Europa, esso ha rappresen-
sulle opere scritte dallo scienziato, che tato la bibbia degli studiosi di botanica: in-
Daniela Fausti classifica con attenzione e dispensabile per quanti volessero acquisire
pone in rapporto con quelle dei principali una conoscenza sulla materia al più alto li-
studiosi della materia a lui contemporanei. vello scientifico. Nessun altro autore senese,
Fabio Bisogni commenta le rappresentazio- se si eccettua forse S. Caterina, ha mai otte-
ni figurate delle piante offerte dalla pittura nuto una simile fortuna editoriale, una
senese tra Quattro e Cinquecento e Vivian performance che, dati i tempi e la purtroppo
Nutton osserva l’importanza dei commentari ormai conclamata incapacità di Siena a ge-
alla luce di altre redazioni botaniche del nerare talenti di questo livello, sarà molto
tempo per la capacità di bilanciare esperien- difficile superare.
ze pratiche con il sapere accademico. Altri
autori si soffermano ad analizzare la figura
del Mattioli scienziato e l’immediata in-
fluenza delle sue opere specialmente
nell’Europa orientale, proponendolo, per
l’ampiezza dei suoi interessi e per la capa-
cità di sviluppare le sue ricerche tramite
proficui criteri metodologici, anche alla ba-
se della costruzione della moderna medici-
na scientifica.
Non c’è dubbio che la più ampia cono-
scenza della figura di Pietro Andrea
Mattioli prodotta da questo convegno, con-
fermi pienamente l’importanza da riferire
Stemma della famiglia Mattioli
alla sua illuminata osservazione della natura
come uno dei momenti più significativi ed
La Complessa Scienza dei Semplici
alti del Rinascimento delle scienze in Italia.
Atti delle celebrazioni per il V centenario della na-
D’altra parte, un ultimo aspetto che atte- scita di Pietro Andrea Mattioli (Siena, 12 marzo –
sta oltre ogni ragionevole dubbio la gran- 19 novembre 2001)
dezza di questo personaggio e la sua dignità A cura di Daniela Fausti e con una premessa
scientifica di sicuro livello internazionale, di Sara Ferri
appare constatando la vasta e inossidabile In Atti dell’Accademia delle Scienze di Siena detta
portata della produzione a stampa delle sue de’ Fisiocritici, serie XV, tomo XX (suppl.) – 2001.

70
ACCADEMIA DEI ROZZI

Anno XII - N. 22
Fig. 1 - La Quadriga Infernale
Sarteano: l’eccezionale scoperta
di una tomba dipinta
nella necropoli delle Pianacce 1

di ALESSANDRA M INETTI Direttore del Museo Civico Archeologico di Sarteano

La tomba della “Quadriga infernale” in sezione e in pianta

Dall’estate del 2000 Il Museo Civico Maetzke che vi aveva messo in luce due
Archeologico di Sarteano con il locale strutture di cui una monumentale, ha resti-
Gruppo Archeologico Etruria svolge, in re- tuito ad oggi undici tombe scavate nel tra-
gime di concessione di scavo al Comune, vertino con lunghi dromoi, talvolta muniti
delle campagne nella necropoli delle di nicchie, e camere quadrangolari con una
Pianacce, posta a meno di un chilometro cronologia che va dalla seconda metà del VI
dal centro storico di Sarteano, lungo la stra- all’inizio del II sec. a. C.. Si tratta, insieme
da che porta a Cetona. La necropoli etrusca, alla necropoli della Palazzina e a quella del-
già indagata nel 1954 da Guglielmo le Tombe, dell’area sepolcrale riferibile alla

1
Il presente contributo accoglie il cortese invito completa del monumento con l’esame dettagliato an-
del dott. Pellegrini a presentare in questa sede un te- che del corredo nel volume della collana dei
sto riferito alla recente scoperta da me compiuta nella Quaderni dei Musei Senesi: “La Tomba della
necropoli delle Pianacce, dopo un nostro incontro Quadriga Infernale della necropoli delle Pianacce di
per una conferenza per il Centro Studi Farma Merse. Sarteano”. Tutto quello che viene realizzato a
La decorazione pittorica della tomba è stata pubblica- Sarteano nel campo dell’archeologia, in collaborazio-
ta sul LXX volume di Studi Etruschi con il contributo ne con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del-

3
dal titolo “La tomba della Quadriga Infernale di la Toscana, si deve agli sforzi dell’Amministrazione
Sarteano” a cui si rimanda per ogni riferimento bi- Comunale e all’entusiasmo dei volontari del Gruppo
bliografico. E’ inoltre in corso di stampa l’edizione Archeologico Etruria.
zona insediativa posta lungo il tracciato che no zoccolo rosso; sulla parete sinistra della
dal territorio di Sarteano conduceva al cen- camera con un serpente a tre teste di grandi
tro egemone di Chiusi a partire dalla fase ar- dimensioni (fig. III) ed infine sul frontone
caica, ovvero quando si delinea lo sposta- della parete di fondo, sempre a sinistra, con
mento dalle sedi di altura come un ippocampo (fig. IV).
Sferracavalli e soprattutto Solaia, occupate La prima scena, che è quella più com-
intensivamente tra il tardo villanoviano e il plessa, costituisce un vero unicum icono-
tardo orientalizzante. Questa occupazione, grafico nell’arte etrusca e rappresenta una fi-
testimoniata solo da rinvenimenti di necro- gura vestita di rosso, con capelli arancio,
poli, copre tutti i costoni rocciosi che dal- volto di colore bianco con caratteri singola-
l’altopiano di Sarteano degradano verso le ri e arcigni, naso adunco, grande occhio spi-
vallate dell’Astrone e dell’Oriato, che si a- ritato e una zanna fuoriuscente dal labbro
prono sulla Val di Chiana, ed ha un’esten- inferiore, che conduce un carro, anch’esso
sione impressionante con decine e decine di rosso nei parapetti e con timone a testa di
tombe, palesemente già saccheggiate, che grifone. Il carro è condotto da quattro ani-
dimostrano uno sviluppo demografico di mali, tenuti da briglie rosse nelle mani del-
un centro che, anche dalla ricchezza delle l’auriga, posti in sequenza alternata: due
scoperte effettuate nelle ultime campagne, grifoni crestati di rosso e due leoni con cri-
si palesa come di grandi dimensioni e occu- niera gialla-arancio a fiamme, tutti e quattro
pato da gens aristocratiche di livello “urba- con corpi bianchi identici, e zampe anterio-
no”. La dimostrazione di questo ecceziona- ri sollevate munite di potenti artigli, mentre
le valore delle sepolture sarteanesi è testi- le posteriori, con la coda inserita tra esse,
moniata dalla scoperta avvenuta nell’otto- sono fisse rigidamente al suolo in contrasto
bre 2003: una tomba databile agli ultimi de- con il movimento della veste e dei capelli
cenni del IV sec. a. C. con uno straordina- della figura sul carro. L’interno del corpo
rio ciclo pittorico in ottimo stato di conser- del leone posto esternamente è caratterizza-
vazione. La tomba, ubicata tra la n. 7 e la n. to da una zona con margini arrotondati ir-
8, coeve e con i dromoi convergenti, pre- regolari di colore bruno. Una nuvola nera
senta un corridoio scoperto intagliato nel avvolge le fiere sviluppandosi dalle teste dei
travertino di 19 metri di lunghezza con due leoni fino oltre le zampe anteriori del
quattro nicchie simmetriche nella sua parte primo grifo, giungendo davanti al volto del
centrale. La porta introduce in un corridoio conducente del carro. Di fronte a tutta la
lungo 7 metri che dà accesso ad una camera scena, diretta verso l’esterno della tomba,
a pianta quadrangolare di metri 3,50 per così come la quadriga, un’altra figura presu-
3,80. A metà del lato sinistro del corridoio mibilmente demonica di cui si conservano i
si apre una nicchia che originariamente do- piedi e la parte inferiore di un’ala. Oltre che
veva avere di fronte un vano simmetrico la lacuna iniziale che coinvolge questa figu-
delle stesse dimensioni, ma che ha subito u- ra, tutta la scena è percorsa da un profondo
na devastante distruzione in epoca post danneggiamento, evidentemente realizzato
classica, come tutto il lato destro della ca- dagli ultimi violatori della tomba, in quan-
mera di fondo. Sul lato sinistro la decora- to posto all’altezza del riempimento che è
zione pittorica si sviluppa in quattro zone: stato trovato al momento della scoperta e
sulla parte anteriore del corridoio, prima che ha deteriorato irreversibilmente la parte
della nicchia con la più significativa scena centrale dei corpi degli animali e della figu-
del demone che conduce una quadriga (fig. ra. Quest’ultima, di sesso non immediata-
I), sulla stessa parete, ma dopo la nicchia, mente definibile, deve essere una figura de-
con due defunti distesi sulla kline nel ban- monica, non solo per la presenza della nu-
chetto dell’Aldilà (fig. II), il tutto incornicia- vola nera che la avvolge insieme a tutta la
to tra un meandro superiore in rosso e nero quadriga e che nelle tombe di IV secolo, co-

4
e un fregio con delfini che si tuffano nelle me le tombe dell’Orco I e II di Tarquinia o
onde correnti nella parte inferiore sopra u- la tomba Golini I di Orvieto, avvolge le fi-
Fig. I bis - La Quadriga Infernale: dettaglio del demone

gure infere, ma soprattutto per la presenza mo anche all’interno del nostro corredo),
della zanna fuoriuscente dal labbro inferio- ceramiche del Gruppo Clusium o
re. Tra le figure infernali etrusche le due più dell’Officina Senese, oltre che essere condi-
significative, che hanno il compito di de- zionata dal movimento impresso dal vento
moni psicopompi e che sono tra le più co- della corsa. Del tutto peculiare è la presenza
muni rappresentazioni nelle ceramiche figu- della zanna che è attestata in una rara reda-
rate con temi escatologici nel IV secolo, so- zione iconografica di Charun a Orvieto su
no Charun, equivalente del Caronte greco, lastre fittili conservate al Museo Faina.
e Vanth, di sesso femminile, sempre raffigu- Peraltro il carattere ultraterreno del cocchio
rata con fattezze giovanili e piacevoli, oltre è dimostrato dalla stessa natura degli anima-
che per lo più con le ali, indossante un chi- li che lo conducono: i leoni rimandano ad
tone o nuda come sui vasi del gruppo omo- una iconografia della dea Cibele, nota in
nimo. Di Charun la nostra figura non ha i ambito greco almeno a partire dal fregio del
caratteri tipici che compaiono sulle sue raf- tesoro dei Sifnî a Delfi e che avrà una note-
figurazioni nelle pitture parietali: l’incarna- vole diffusione in ambito romano e forse at-
to è bianco, come quello dei Caronti sulle testata anche nella pittura parietale etrusca
ceramiche orvietane del Gruppo di Vanth, e come si ricaverebbe da una notizia del rin-
non bluastro come di consueto; ha il naso venimento di una tomba con tale raffigura-
aquilino, ma non le orecchie ferine nè i trat- zione avvenuta nella necropoli di
ti somatici tipicamente maschili della ma- Monterozzi di Tarquinia nel 1738 e ora per-
scella squadrata, spesso della barba e anche duta, mentre i grifoni, eccezionalmente nel
l’abbigliamento con mantello, pur nel con- nostro caso privi di ali, sono assimilabili
sueto colore rosso, non è comune per que- concettualmente ai “draghi alati” che traina-
sto personaggio che in genere indossa corti no la biga di Persefone su due note anfore
chitoni senza maniche, mentre la capigliatu- del Gruppo di Vanth al Museo Faina di

5
ra a massa triangolare risente degli stilemi Orvieto con rappresentazione del viaggio a-
presenti nelle coeve (e presenti come vedre- gli Inferi. Un altro elemento della scena che
Fig. II - I defunti banchettanti

rimanda ad area orvietana è la singolare resa ma del banchetto di origine orientale, in-
dell’interno del corpo dei nostri animali che dossano mantelli che lasciano completa-
si ritrova nel corpo del cavallo sul cratere mente scoperto il torace, e sono caratteriz-
dello stesso Gruppo di Vanth e sul corpo zati da una resa marcata della differenza di
del centauro del cratere del Gruppo di età: quello di destra più maturo, con la bar-
Troilo da Settecamini. ba e la carnagione più chiara, è reso di profi-
Questi elementi quindi fanno propende- lo a sinistra, mentre avvolge con il braccio
re per una identificazione della figura de- destro le spalle dell’altro: un giovinetto con
monica della nostra tomba con Charun in pelle più scura, rivolto al compagno con un
un ruolo del tutto originale di conducente inconsueto gesto di saluto affettuoso, an-
di una quadriga con caratteri davvero ecce- ch’esso senza confronti nella pittura parieta-
zionali, che dovrebbe aver già accompagna- le etrusca. I due si appoggiano su una kline
to il defunto nel mondo dell’Aldilà, rispet- gialla ricoperta da un materasso con decora-
tando quindi la sua canonica funzione di zioni analoghe a quello dell’unica conserva-
demone psicopompo. ta della tomba Golini II di Orvieto e con
Alle spalle del demone si apre la nicchia, doppi cuscini decorati da fasce nere e rosse.
incorniciata da una porta di tipo cosiddetto Questa parte della figurazione pittorica è ca-
dorico, che rappresenta il limite del mondo ratterizzata da una serie di linee preparato-
ultraterreno. A destra della nicchia si svilup- rie incise che non sono state seguite nel suc-
pa la seconda scena che consiste in una cop- cessivo sviluppo della linea di contorno e
pia maschile distesa sulla kline del banchet- del colore, alcune anche in maniera clamo-
to che in quest’epoca, a differenza del pe- rosa, come nel dito indice della mano sini-
riodo tardo arcaico e classico in cui si raffi- stra dell’uomo barbato, cioè i cosiddetti
gurava il banchetto reale dei parenti del de- “pentimenti”.
funto, è sempre ambientato nell’Ade e svol- Come detto dunque, siamo in linea con

6
to dai defunti stessi. I due personaggi ma- la tendenza instaurata con la metà del IV se-
schili semidistesi, secondo il consueto sche- colo in cui il banchetto raffigurato è quello
ambientato nell’Aldilà, con i defunti eroiz- sul soffitto. L’immagine è quella di un giovi-
zati e, talora, alla presenza degli avi, come netto, presumibilmente un servitore che
avviene nelle coeve tombe tarquiniesi partecipa all’adiacente scena di banchetto,
dell’Orco e degli Scudi o nelle tombe vestito con una tunica trasparente e che tie-
Golini di Orvieto. Di nuovo con queste ul- ne in mano un colino per filtrare il vino. Il
time esistono i maggiori contatti soprattut- volto giovanile con corti capelli chiari ricor-
to per la presenza, pur non esclusiva, di da molto quelli dei servitori della tomba
coppie maschili sulle klinai, legate da rap- Golini I di Orvieto, in particolare del suo-
porti di parentela, come dimostrano le iscri- natore di doppio flauto. La figura è interes-
zioni delle tombe orvietane che invece nel sata nella parte centrale da un’ampia lacuna
caso di Sarteano sono completamente as- di forma circolare nella quale, con partico-
senti. Va peraltro notato che nella pittura lare accanimento, è stato asportato anche
chiusina di età arcaica tutte le scene di que- un grosso strato del banco di travertino sot-
sto genere raffiguravano solo personaggi tostante. Il colum dal lungo manico, tenuto
maschili, secondo i canoni del banchetto e verticalmente, è raffigurato di profilo in co-
del simposio greco, in linea con quanto av- lore giallo, ma la linea preparatoria circolare
viene con una certa frequenza anche sui ri- chiarisce l’intenzione originaria di rappre-
lievi dei cippi di pietra fetida, e diversamen- sentarlo frontalmente.
te invece da quanto succede a Tarquinia. In Nella camera di fondo, che viene simbo-
nessuno caso noto comunque la coppia sul- licamente a rappresentare il recesso
la kline compie un gesto simile a quello dei dell’Ade, la struttura del dipinto muta e ri-
due banchettanti della nostra tomba, gesto mane solo lo zoccolo rosso di base, mentre
che dovrebbe essere più espressione di affet- scompaiono sia il meandro superiore che il
to da ricondurre alla sfera familiare, forse fregio con delfini e onde. A tutta parete su
un saluto in occasione del ricongiungimen- fondo bianco è raffigurato un enorme ser-
to tra un padre e un figlio, piuttosto che ri- pente a tre teste, impostate su lunghi colli
feribile alla sfera erotica. Il movimento del che si uniscono al corpo avvolto in un’uni-
giovinetto tuttavia trova notevoli affinità ca grande spira dalla quale fuoriesce la co-
con quello compiuto dall’efebo della cop- da; il tutto con uno spettacolare contrasto
pia maschile di amanti sulla lastra nord del- cromatico tra il verde delle squame, il giallo
la Tomba del Tuffatore di Paestum, in un della pancia e il rosso fiammeggiante delle
contesto però distante cronologicamente e pupille, come sempre con un forte uso della
geograficamente. Un parallelo diretto è in- linea di contorno nera. Le teste, due delle
vece istituibile con il ritratto di profilo di quali con denti digrignanti, sono munite di
Velthur Velcha sulla parete destra della tomba una cresta rossa e di una lunga barba trian-
degli Scudi di Tarquinia: molte sono le cor- golare. L’enorme mostro a tre teste, come
rispondenze, come la resa del profilo e della consuetudine delle fiere infernali, è una
barba con pennellate a tratto, l’impostazio- chiara allusione all’ambito ctonio, ed è una
ne delle spalle e dei pettorali, ed inoltre il presenza simbolica ricorrente nella ceramo-
gesto di appoggiare la mano sulla spalla del- grafia e nella pittura parietale della seconda
la figura che è accanto sulla kline, in quel metà del IV sec. a. C.. Serpenti compaiono
caso la moglie. nelle raffigurazioni del Gruppo di Vanth e
Al di sotto prosegue il fregio con delfini nelle tre tombe dipinte orvietane, ma in di-
e onde marine correnti e lo zoccolo rosso mensioni molto ridotte rispetto al nostro, o
che delimitava anche la scena della quadri- come attributi di demoni nella tomba degli
ga. La scena dei banchettanti prosegue a de- Hescana e nella Golini I o nel frontone co-
stra su quello che ora sembra un pilastro me nella Golini II in cui sono raffigurati
sporgente, ma che, prima della distruzione barbati, ma con corpo semplice disposto in
operata anche in quel settore, era solo l’ori- orizzontale. E sempre in ambito orvietano

7
ginario accesso sinistro alla camera di fon- si trova il confronto più stringente per il
do, come dimostrano i resti sul pavimento e mostro di Sarteano, seppur chiaramente in
Fig. III - Il serpente a tre teste

tutt’altra dimensione: nel serpente a due te- parte sinistra del semitimpano, delimitato
ste con cui combatte il piccolo Eracle sul la- da una fascia rossa e da una nera lungo tutta
to A dello stamnos del Pittore di la parte superiore, e fornito di uno strato
Settecamini, attivo a Orvieto tra il 360 e il preparatorio di argilla anche nella zona de-
330 a. C.. Un altro mostro che presenta al- stra. Un grande ippocampo rivolto verso il
cuni contatti con il nostro è il ”drago” av- centro occupa tutto il triangolo sinistro,
volto in spire al centro del lato B dello simbolo, come i delfini del fregio del corri-
stamnos di Vienna 448, proveniente an- doio, del mondo marino come metafora di
ch’esso da Orvieto, così come sul sarcofago passaggio, ovvero del tuffo fra i flutti inteso
di Torre San Severo i serpenti che si avvol- come momento di transizione tra il mondo
gono intorno alle braccia dei Caronti e del- terreno e quello ultraterreno. L’ippocampo
le Vanth sui due lati corti hanno cresta e costituisce la più comune decorazione dei
barba. Sono quindi continui i rimandi tra la frontoni delle tombe tarquiniesi comprese
decorazione figurata del sepolcro sarteane- tra il 530 e il 510 a. C., sia isolato sia asso-
se e Orvieto e in particolar modo con le ciato a scene figurate, ed è poi attestato an-
tombe di Settecamini. Tuttavia animali si- che in alcune tombe della seconda metà del
mili sono molto frequenti sulle ceramiche IV sec. a. C..
degli ultimi decenni del IV sec. a. C. con La parte destra del frontone è ricoperta di
scene di viaggi agli Inferi e nel repertorio fi- uno strato di argilla grigia su cui si leggono
gurativo dei sarcofagi ed inoltre rappresen- soltanto le fasce rosse della cornice. Quasi
tazioni di serpenti con cresta e barba sono sicuramente la parete al di sotto della fascia
consuete sia in ambito greco che italiota, in inferiore era stata lasciata volutamente senza
particolare sul noto cratere pestano del pitture perché occupata dal grande sarcofago
Museo di Napoli attribuito ad Asteas con di alabastro grigio con defunto recumbente
rappresentazione di Cadmo che uccide i sul coperchio e doppia kline a basso rilievo
draghi e sul suo omologo al Museo del sulla cassa, che è stato rinvenuto completa-

8
Louvre attribuito a Python. mente distrutto a colpi di mazza e che ora è
La parete di fondo è decorata solo nella stato restaurato all’interno della tomba.
Fig. IV - L’ippocampo

Il corredo è stato rinvenuto in uno stato nonché un complesso apparato di grappe e


estremamente frammentario e di completo ganci in ferro con molte tracce di legno che
sconvolgimento, posto in gran parte sul bat- formavano delle decorazioni accessorie della
tuto pavimentale al di sotto dello strato di struttura.
distruzione di alcune zone della struttura Pertanto i materiali di corredo concorda-
formato da pesanti blocchi di travertino. E’ no perfettamente con la cronologia su base
stato ricostruito in tempi rapidissimi per es- stilistica delle pitture e soprattutto con i nu-
sere esposto durante la mostra sul nostro merosi confronti con i prodotti dei pittori e
monumento inaugurata nel giugno 2004 ceramisti orvietani che operarono nella se-
presso il Museo Civico Archeologico di conda metà del IV sec. a. C. Palesemente
Sarteano e successivamente trasferita a furono loro a realizzare quest’opera in terri-
Firenze al Museo Casa Siviero. torio chiusino che fornisce una testimo-
Di esso fanno parte una kylix del Gruppo nianza archeologica di un fenomeno già
Clusium, inseribile tra i prodotti di una bot- ampiamente dimostrato dai rapporti epigra-
tega vicina ai due caposcuola, ovvero il fici e sottolineato dal punto di vista storico
Pittore di Sarteano e il Pittore di anche in studi molto recenti: quello di una
Montediano, e databile tra il 340 e il 330 a. forte integrazione politica tra i centri di
C., due kylikes della cosiddetta “Officina Chiusi e Orvieto anche nel IV sec. a. C., ol-
Senese”, le cui attestazioni provengono al tre che nell’epoca di Porsenna. Ed appunto
momento dall’area vicino Siena ed in parti- l’eccezionalità del ritrovamento sarteanese
colare dalla necropoli di Poggio Pinci ad non consiste soltanto nella rivoluzionaria
Asciano e da Strove e sono anch’esse riferi- novità delle sue iconografie e in una docu-
bili agli anni intorno al 330 a. C., oltre a nu- mentazione straordinaria della rara pittura
merose ceramiche a vernice nera, ceramiche di IV secolo con temi profondamente con-
grigie, tre grandi anfore di cui solo due rico- nessi al mondo infero, al viaggio nell’al di là
struibili e molti oggetti in bronzo in gran e alle simbologie della morte così diverse da

9
parte pertinenti alla decorazione di una cas- quelle di epoca arcaica, ma consiste anche
sa lignea andata completamente distrutta, in un totale sconvolgimento di tutte le co-
noscenze storiche e archeologiche sul IV una serie di rinvenimenti degli ultimi anni
sec. a. C. in area chiusina. La notizia liviana che, insieme alle sei strutture coeve che al
del quasi totale spopolamento delle campa- momento la circondano, vanno dalle sco-
gne chiusine al momento della calata dei perte della necropoli della Palazzina a quel-
galli e il vero e proprio “buco” documenta- le della Pedata di Chianciano e mostrano u-
rio, dovuto alla scarsità di ritrovamenti di na continuità insediativa fino a pochi anni
questo periodo intorno al polo di Chiusi, a- fa sconosciuta.
vevano creato la falsa convinzione di una Indubbiamente inoltre l’impressionante
diserzione dell’agro in questa fase che inve- ritratto di demone della tomba di Sarteano,
ce si sta rivelando inesistente. La tomba di- denominata “della Quadriga Infernale” pro-
pinta delle Pianacce non è infatti una isola- prio dalla sua scena più significativa, sarà da
ta, seppur eclatante, dimostrazione dell’oc- ora in poi una delle testimonianze più viva-
cupazione del territorio da parte di aristo- ci e originali dell’arte etrusca di IV secolo.
crazie di livello urbano, ma si inserisce in

10
Fuori dal coro

Un progetto di Leonardo
in Val di Chiana
e uno di Michelangelo in Maremma
tra rivelazioni giornalistiche
a sensazione e clamorosi falsi storici
Geniale, poliedrico, creativo ma anche male- – artista senese di nascita ma spesso ad Arezzo -.
dettamente ingenuo. Tanto da servire ad un colle- Beh, dopo sei secoli salta fuori che una delle sue
ga un’idea che lo avrebbe reso famoso, e che solo più grandi prodezze forse fu un mezzo raggiro.
dopo secoli qualcuno sta tentando di riattribuire Con queste parole Alberto Pierini apre su
a lui. Leonardo da Vinci aveva progettato la cu- “La Nazione” del 6/2/2005 (Cultura e spet-
pola della chiesa di Santa Maria delle Grazie al tacoli, p. 6) un suo breve, ma succoso inter-
Calcinaio. La chiesa forse più prestigiosa dell’a- vento intitolato Uno scippo di cinque secoli fa e
retino, il passaporto per la gloria di un architetto volto a sottrarre a Francesco di Giorgio la
che se fosse vissuto oggi sarebbe tutti i mesi sulle paternità del progetto della cupola della stu-
copertine di Class: Francesco di Giorgio Martini penda chiesa cortonese, per assegnarlo nien-
temeno che a Leonardo da Vinci.
Nell’articolo Pierini dà notizia della revisio-
ne critica proposta da uno studioso, invero
non molto attestato, Carlo Starnazzi e riba-
dita da Carlo Pedretti, uno tra i massimi e-
sperti dell’architettura leonardesca, che con-
siderano l’intervento progettuale martiniano
pedissequamente ricopiato da precedenti
studi di apparati architettonici del da Vinci.
Il tema è tanto affascinante, quanto
complesso, per non pochi ordini di motivi.
La chiesa del Calcinaio è senza ombra di
dubbio uno dei monumenti più insigni del-
la val di Chiana e una delle opere più stu-
diate tra le non molte di carattere religioso
progettate dall’artista senese, che, come è
noto, si dedicò soprattutto alla costruzione
di fortificazioni e in questa attività impiegò
buona parte della sua operosa esistenza, for-
nendo apprezzate consulenze a varie teste
coronate del suo tempo, passando molti an-
ni al servizio del duca Federico di

71
Montefeltro, studiando e teorizzando appa-
Ritratto di Leonardo da Vinci in un’antica incisione rati che sarebbero stati posti alla base dello
Frontespizio della Chiesa di Santa Maria del Calcinaio a Cortona (AR)

sviluppo, tutto rinascimentale, dell’ archi- Milano nel 1490, convocati presso la fabbri-
tettura moderna. ca del Duomo per risolvere i problemi di
Anche i rapporti tra Francesco e statica del tiburio ed è ormai riconosciuta,
Leonardo rappresentano un fertile campo sulla base di ampi apparati critici, l’impron-
di ricerca, che ha alimentato gli studi di ta di invenzioni architettoniche martiniane
scrittori autorevoli come Gustina Scaglia in diversi studi di Leonardo, che avrebbe
(1980), Pietro C. Marani (1982, 1991), addirittura acquisito un codice dei Trattati
Manfredo Tafuri (1993), lo stesso Carlo di Francesco di Giorgio nel 1505 o nel 1506
Pedretti (1981) e che potrebbe fornire anco- (Pedretti, 1981).

72
ra nuove indicazioni. E’ tuttavia noto che i Dunque, allo stato delle analisi più re-
due artisti toscani si erano incontrati a centi e accreditate non si trovano annota-
zioni relative all’ influenza dell’architettura tonico-ingegneristico, e destinati a porre in
leonardesca su quella di Francesco di grandissima evidenza il ruolo dell’artista se-
Giorgio, bensì la conferma del contrario e nese per il Rinascimento delle arti e delle
appare pertanto improponibile l’ipotesi di scienze in Italia. Si vedano a questo propo-
un surrettizio accaparramento da parte del- sito i volumi di corredo alla mostra curati
l’architetto senese di un’idea leonardesca da Luciano Bellosi, Manfredo Tafuri e
per il progetto della cupola di Santa Maria Francesco Paolo Fiore, ma si veda anche
del Calcinaio. l’interessante opera di Paolo Galluzzi signi-
D’altra parte è sufficiente controllare la ficativamente intitolata: Prima di Leonardo
vicenda storica della chiesa, per verificare (1991).
come sono andate esattamente le cose.
Francesco inizia la costruzione del tem-
pio nel 1485, quindi ben 5 anni prima di
conoscere Leonardo e quando muore, nel
1501, l’edificio sacro è ancora privo della
cupola, il cui disegno viene affidato all’ar-
chitetto fiorentino Domenico di Norbo nel
1509. La costruzione della sovrastruttura
sarà completata solo nel 1514, come risulta
da solida documentazione d’archivio
(Matracchi, 1992).
L’ipotesi che il di Norbo sia stato in-
fluenzato da un progetto leonardesco, pur
tutta da dimostrare, potrebbe non essere in-
verosimile. Appare invece del tutto invero-
simile proprio l’assunto dello Starnazzi,
perchè Francesco di Giorgio non avrebbe
potuto scippare un’idea di Leonardo nella
costruzione di un apparato che la storia ha
mostrato essere stato disegnato e realizzato
da un altro architetto.
Detto questo resta da sottolineare come
il malriuscito tentativo di ridimensionare Ritratto di Francesco Di Giorgio Martini
l’originalità concettuale di Francesco di in un’antica stampa
Giorgio nulla tolga ai meriti a lui ascrivibili
per l’altissima valenza formale della chiesa Per la verità è chiaro che il Pierini non
del Calcinaio nel suo complesso di struttu- intende svilire la grandezzza di Francesco
re; come nulla toglie all’altissima capacità di Giorgio ed è significativo che consideri
progettuale che la critica più autorevole or- la chiesa del Calcinaio come “forse la più
mai riconosce all’artista senese nel campo prestigiosa dell’aretino”, ma non avrebbe
dell’architettura quattrocentesca per l’opera fatto male a informarsi più a fondo sul per-
di teorizzazione svolta con i Trattati e per gli sonaggio, che se “fu spesso ad Arezzo”, si
altri edifici da lui ideati soprattutto a trattò di semplici passaggi nei numerosi
Urbino e nel Montefeltro, ma anche a viaggi da Siena e Urbino, le due città tra le
Siena, a Iesi, a Gubbio e in molte altre parti quali l’artista condivise gran parte della sua
d’Italia. esistenza.
Esistono al riguardo un’ingente letteratu-
ra e un consolidato indirizzo critico culmi-
nati nella mostra senese del 1993 sull’eclet- * * *

73
tica figura di Francesco di Giorgio Martini,
sia in campo artistico, sia in quello architet-
74 Il bel frontespizio rinascimentale della Chiesa di San Biagio a Caldana (GR)
Ancora più emblematico il caso della ultime opere architettoniche realizzate dalla ma-
chiesa di S. Biagio a Caldana di Maremma, no di Michelangelo. Una scoperta sensazionale e
scoppiato qualche anno fa e protrattosi, unica. Si tratta della piccola chiesa di S. Biagio a
praticamente fino ai giorni nostri, sui toni Caldana…E’ stata la studiosa fiorentina Maria
polemici di una querelle cui quotidiani e pe- Gemma Guidelli a fare chiarezza sulla costruzio-
riodici hanno dato ampio risalto. ne di questa piccola chiesa e soprattutto su colui
Scrive Diego Barsotti su “Il Tirreno” del che ne realizzò i progetti. Il padre di S. Biagio
15/6/2000 (Tempo libero & cultura, p. 34): non è come è stato tramandato Antonio da
La gente del posto è affezionata a questa vecchia Sangallo il Vecchio ma addirittura Michelangelo
chiesetta di Caldana, in provincia di Grosseto. E Buonarroti.
sembra addirittura scocciata dal fatto che qualcu- Al di là del tono trionfalistico e apoditti-
no gli venga a dire ora che S. Biagio non l’avreb- co che toglie qualsiasi minima possibilità di
be progettata Antonio da Sangallo il Vecchio. dubbio alle affermazioni della Guidelli e al
Probabilmente ancora in pochi si rendono conto di là della constatazione che anche questo
che la scoperta fatta da una studiosa fiorentina giornalista non conosce la chiesa - che defi-
cambierà decisamente il futuro di questa finora nisce, e più di una volta, “piccola” come se
soltanto simpatica chiesetta. Maria Gemma fosse una semplice cappella - troviamo nei
Guidelli ha infatti trovato le prove che dimostra- brani di un’intervista alla studiosa la detta-
no come S. Biagio in realtà sia stata disegnata gliata enunciazione del suo pensiero, ma –
da Michelangelo, che, a pochi mesi dalla morte, sia ben chiaro - non un solo sostegno docu-
sarebbe stato chiamato dal suo allievo mentale credibile.
Bartolomeo Ammannati. “La mia ricerca ha preso il via dallo stu-
dio dei disegni della facciata, oggetto della
E’ solo l’introduzione all’articolo, ma già
mia tesi di laurea in storia dell’arte, la terza
mostra con quanta superficialità e disinfor-
della mia carriera. Successivamente ho pro-
mazione sia stata affrontata la materia.
seguito l’indagine ponendo l’attenzione su-
Infatti S. Biagio non è e non è mai stata una
gli interni della chiesa di San Biagio. Piano
chiesetta…finora soltanto simpatica, bensì uno
piano, grazie a una massa enorme di prove
dei monumenti in assoluto più importanti
documentali, tutte le tessere di questo mo-
della Maremma, che mostra straordinarie
saico hanno cominciato ad andare al loro
qualità formali e ben giustifica l’interesse
posto e sono così giunta a questa scoperta
degli studiosi; un capolavoro dell’architet-
sensazionale. San Biagio non è una sempli-
tura religiosa cinquecentesca toscana a pre-
ce chiesa, ma un grande mausoleo eretto in
scindere – è bene dirlo subito - da chi sia suffragio dei familiari del granduca Cosimo
stato il suo vero ideatore. dei Medici… Nel 1563 a pochi mesi di di-
Barsotti ricorda poi come la Guidelli ab- stanza da quei fatti luttuosi – relativi alla fa-
bia trovato i disegni progettuali di miglia granducale – presero il via i lavori di
Michelangelo presso gli archivi di Casa costruzione della chiesa…che terminarono
Buonarroti a Firenze e presso la National nel 1575.
Gallery di Londra, arrivando perfino a so- Non è chiaro – continua la studiosa – di
stenere che l’edificio sacro fu commissiona- chi fu l’iniziativa di costruire S. Biagio, se
to al sommo artista a ricordo della morte di della famiglia Austini…che aveva appoggia-
due figli di Cosimo dei Medici avvenuta in to Firenze nella guerra per la conquista di
Maremma nel 1562 e della consorte Siena… o di Cosimo I, ma è certo che di
Eleonora di Toledo, stroncata poco tempo questa edificazione Cosimo fosse piena-
dopo, probabilmente, dal dolore per la loro mente a conoscenza”.
perdita. Detto che gli Austini (o Agostini), fami-
Ovviamente la notizia fece molto scal- glia senese dell’ordine dei Nove, avevano
pore e Carlo Sestini, sul “Giornale della acquistato Caldana nel 1558 e avevano in-

75
Toscana” del 28/6/2000 la riprese con toni trapreso proficue iniziative di recupero de-
entusiastici: Riscoperta in Maremma una delle mografico e di sviluppo agricolo della zona,
favorendo pure un’intensa attività di rico- quella di Montepulciano, tali da poter affer-
struzione edilizia nel borgo, torniamo a mare in tutta tranquillità che si tratta di o-
quanto affermato dalla Guidelli sull’inter- pere di autori diversi”, a prescindere poi dal
vento michelangiolesco. fatto che quando fu intrapresa la costruzio-
ne del tempio maremmano il Sangallo era
morto da “quasi trent’anni”.
Anche Pino Miglino pubblica sulle pagi-
ne de “La Nazione” (7/7/2000) un’intervista
alla Guidelli, che chiarisce ulteriormente il
suo pensiero sull’attribuzione al Sangallo
della chiesa caldanese, che “è troppo mo-
derna. C’è il senso della profondità, della
scultura. Sangallo invece è un maestro della
linearità: edifici, spazi, concepiti con l’oc-
chio del pittore”. Inoltre la studiosa fiorenti-
na precisa che il progetto del S. Biagio è lo
stesso che Michelangelo aveva disegnato
per la facciata del grande tempio fiorentino
di S. Lorenzo, poi non realizzata: un pro-
getto ripreso nella sola sezione centrale che
propone uno “stile scultoreo” simile a quel-
lo della chiesa maremmana e, sia pure in
proporzione, ne detta le misure. Mentre in
riferimento al disegno del British Museum,
Stemma della famiglia Agostini relativo all’interno della navata, esso “è di
Michelangelo, anche se è ignorata l’opera
“Quasi certamente Michelangelo, che da costruire”. Quando, infine, Miglino chie-
nel 1563 aveva 88 anni e che l’8 febbraio de alla Guidelli perché un così rilevante
dell’anno successivo sarebbe morto a “monumento funebre” fosse stato costruito
Roma, non è mai stato fisicamente a proprio a Caldana, la studiosa risponde che
Caldana ma ha certamente disegnato i pro- nella “cittadella fortificata del Granducato a
getti della facciata e dei due fondali interni. guardia del confine con i grandi nemici dei
I lavori di realizzazione del progetto furono Medici, gli Appiano, signori dell’Elba” la fa-
portati avanti da Bartolomeo Ammannati, miglia granducale veniva spesso “a ispezio-
altro grande autore cinquecentesco, molto nare le truppe” e a dare sfogo alla “grande
legato a Michelangelo… Per secoli la chiesa passione per la caccia”.
di San Biagio è stata attribuita ad Antonio Per la verità, Miglino riferisce corretta-
da Sangallo il Vecchio, un errore questo do- mente anche le prime considerazioni con-
vuto inizialmente alla constatazione che trarie all’assunto della Guidelli: quella della
questo edificio era di qualità troppo elevata direttrice di Casa Buonarroti, Pina
per una piccola località così lontana dai Ragionieri, che nega l’esistenza a Londra di
centri economicamente e culturalmente più tale disegno e quella dell’allora soprinten-
ricchi della Toscana. Era quindi necessario dente ai monumenti per le provincie di
trovare un padre in grado di generare un’o- Siena e Grosseto, Domenico Valentino, se-
pera così raffinata”. La rassomiglianza nei condo il parere del quale, sebbene il San
materiali costruttivi con un altro S. Biagio, Biagio di Caldana “ricordi le Cappelle me-
quello di Montepulciano realizzato dal dicee che tanto debbono a Michelangelo…
Sangallo, “fece il resto e per secoli anche la questa chiesa è gemella del San Biagio a
chiesa di Caldana fu riconosciuta come sua Montepulciano sulla cui attribuzione al

76
opera”. Tuttavia “sono molteplici le disso- Sangallo non ci sono dubbi”.
nanze stilistiche tra la chiesa di Caldana e Una collana di assurdi strafalcioni e fan-
tasiose invenzioni tanto lunga, quanto diffi- contesta al Sangallo -. Poi doveva chiarire
cile da digerire senza che il rispetto per la per quale arcano motivo proprio il tempio
verità storica non risultasse barbaramente caldanese avrebbe commemorato la morte
offeso e mentre si susseguivano le notizie dei familiari di Cosimo, avvenuta in realtà
sulla “sensazionale scoperta”, Mario tra Livorno e Pisa tanti anni prima e perché,
Zannerini, presidente del Comitato Storico pur doverosamente riconoscente verso
di Caldana, iniziava una battaglia non ca- Cosimo, Ippolito Agostini, avrebbe pensato
suale e coraggiosa per evidenziare gli errori di sdebitarsi solo qualche anno dopo la
presenti nella ricostruzione della studiosa morte del suo benefattore, tralasciando di i-
fiorentina. scrivere l’evento nella memoria collettiva
Zannerini conosce bene le vicende cal- locale e soprattutto di consegnarlo alla sto-
danesi nei primi anni del principato medi- ria con la consueta lapide celebrativa o al-
ceo, perché se è vero che riguardo all’ideato- meno con lo stemma mediceo affiancato a
re della chiesa manca una conoscenza speci- quello della famiglia senese (a Caldana non
fica e documentata, è altrettanto vero che mancava certo il marmo).
non mancano riferimenti in fonti archivisti- Inoltre devono essere categoricamente
che attendibili almeno sulla datazione del- smentiti alcuni richiami storici effettuati
l’edificio e sulla sua vicenda costruttiva, de- dalla studiosa in merito agli Agostini, che,
sumibili dalla relazione dell’Anichini (1762) sebbene appartenenti all’ordine filoimperia-
e dal manoscritto posseduto da Selene le novesco, non risulta avessero mai aperta-
Maiani (1677). mente militato dalla parte di Firenze “nella
Ecco la scansione cronologica degli av- guerra per la conquista di Siena”, anzi li tro-
venimenti attestata da questi documenti e viamo insigniti di incarichi diplomatici per
sconvolta dalla Guidelli: conto della Repubblica (Cantagalli, La guer-
1558: gli Agostini acquistano la tenuta e ra di Siena, 1962, p. 30); nonché agli
il borgo di Caldana dalla famiglia senese dei Appiani, “grandi nemici dei Medici” perché
Bellanti; provocati dalle irriducibili mire di Cosimo
1564: gli Agostini ne vengono insigniti sulla loro signoria piombinese, comunque
da Cosimo dei Medici della signoria; all’interno dello schieramento politico fede-
1575: Ippolito Agostini inizia la costru- le all’imperatore Carlo V, che tenne sempre
zione della chiesa di San Biagio; sotto controllo tensioni mai sfociate in fatti
1585: completamento della chiesa e con- di guerra (Aglietti, La chiave della Toscana, lo
cessione dello jus patronato agli Agostini da Statodi Piombino nella politica asburgica…,
parte del vescovo di Grosseto Claudio 2002). Infine è necessaro che la Guidelli
Borghesi. chiarisca dove ha trovato altre notizie, circa
Conclude Zannerini “che la storia la si le frequenti ispezioni alle truppe della
scrive solo con la penna della documenta- Maremma da parte della famiglia granduca-
zione” e “che la dottoressa Gemma Guidelli le, circa la costruzione da parte dei Medici
ha il dovere di dimostrare con documenti della “cittadella” di Caldana per difendere il
inconfutabili quanto da lei stessa affermato, confine con il territorio degli Appiani, circa
prima di mandare in esilio la scuola di la cura posta da Cosimo nel seguire i lavori
Antonio da Sangallo il Vecchio”. di una chiesa che - guarda caso - iniziarono
Alla luce di questo ineccepibile invito, la tre anni dopo la sua morte.
studiosa fiorentina doveva dimostrare la fal- Nonostante la più volte affermata uscita
sità della versione vigente, che vuole la chie- di un libro, anche col supporto della
sa fatta costruire dagli Agostini e non dai Soprintendenza senese, ad oggi la Guidelli
Medici, nel 1575 e non nel 1565 - la diffe- non ha ancora scritto nulla per palesare “l’e-
renza cronologica è importante, perché nel norme massa di prove documentali” in suo
1575 Michelangelo era morto da 11 anni e possesso. Quindi non una delle dimostra-

77
non avrebbe potuto seguire, sia pure da lon- zioni e delle confutazioni richieste è stata
tano, i lavori, come la Guidelli giustamente fornita dalla studiosa, al cui arco resta l’uni-
ca freccia del progetto per la facciata di S. Infatti non sembra condivisibile nemme-
Lorenzo; una freccia per altro spuntata, per- no la dichiarazione di Domenico Valentino,
ché per adattare il disegno all’edificio reale quando considera “gemelle” le due chiese
di Caldana la Guidelli deve isolarne la se- toscane dedicate a San Biagio per attribuire
zione centrale e alterarne i rapporti dimen- al Sangallo il progetto di entrambe. Per
sionali; ma soprattutto perché deve fare i quanto sia indiscutibile che nella loro co-
conti con la discrepanza cronologica tra la struzione venga impiegata la medesima pie-
morte di Michelangelo e l’inizio della co- tra di travertino ed effettiva la rassomiglian-
struzione del tempio. Altrimenti chissà za di cordoni e lesene, i due edifici religiosi
quanti altri progetti di chiese rinascimentali, sono troppo diversi nell’impianto architet-
eseguiti anche prima del 1575 – non ultimo tonico generale e appare difficile ricondurli
quello per S. Maria del Calcinaio che è stata ad un comune denominatore progettuale.
sopra richiamata - una volta modificati, po- E’ questo l’unico punto su cui possiamo da-
trebbero essere stati utilizzati per costruire re ragione alla Guidelli e, non a caso, lo
San Biagio a Caldana. stesso Zannerini parla prudentemente di
Nonostante l’intenso battage pubblicisti- “scuola” del Sangallo, mentre l’ipotesi di un
co che è stato fatto, dobbiamo dunque intervento da parte dell’Ammannati merita
concludere che ancora non è stato ritrovato sicuramente adeguati approfondimenti.
il progetto specifico redatto per edificare D’altra parte, ancora non è stato effet-
questa chiesa e soprattutto non è stato pro- tuato uno spoglio mirato dei documenti re-
vato l’intervento di Michelangelo: quella lativi a Caldana nel fondo Agostini che si
che molti hanno definito una “sensaziona- conserva presso l’Archivio di Stato di Siena:
le scoperta” può solo essere ricondotta al un’iniziativa colpevolmente mancata e
rango di mera ed assai opinabile supposi- un’opportunità che potrebbe arricchire la
zione. querelle di nuovi e forse risolutori elementi
Malgrado queste considerazioni, la legit- conoscitivi, a disposizione di tutte le parti
tima pretesa di verità storica affermata da interessate!
Zannerini e da lui ribadita ad autorità e so-
printendenze, sembra caduta nel vuoto, Non deve sorprendere che i giornali ten-
mentre la stampa e perfino alcune guide lo- dano ad enfatizzare certe informazioni, alla
cali continuano a considerare le affermazio- ricerca degli scoop e di quelle notizie sensa-
ni della Guidelli come storicamente corret- zionali che fanno alzare le vendite. D’altra
te. Così la paternità della chiesa maremma- parte la ricerca è uno dei motori di spinta
na viene ormai perentoriamente attribuita della cultura e ben vengano indagini, ap-
al sommo artista fiorentino e sono rare le profondimenti e analisi che consentano di
voci che invitano alla prudenza, sollecitan- elevare il tasso di conoscenza della storia, a
do una severa riflessione critica, come l’art. condizione, tuttavia, che quando non si tro-
di Alfio Cavoli pubblicato su “Le Antiche vano prove documentali o riscontri fattuali
Dogane” del Febbraio 2004. di un determinato assunto, questo sia dove-
In questa sede, per un doveroso senso di rosamente posto nei termini dell’ipotesi di
rispetto verso la storia e verso il monumento studio. Sorprende, invece, che talvolta tale
maremmano, è necessario ribadire che giac- connotazione sia volutamente evitata dagli
ciono ancora prive del necessario supporto stessi studiosi, che espongono le proprie i-
documentale le affermazioni tanto drastica- dee come verità inoppugnabili e che si e-
mente sostenute dalla Guidelli e da quanti spongono così all’inevitabile rischio di ama-
hanno voluto credere dogmaticamente al- re confutazioni.
l’intervento michelangiolesco, ma l’altissima E’ esemplare quanto accaduto proprio a
qualità architettonica della chiesa di San Siena qualche anno fa, quando i media dette-
Biagio è tale da imporre agli storici dell’arte ro grande risalto alla notizia di un castello

78
attenzioni serie e – si spera - più efficaci nei longobardo, quadrilatero e turrito, sottostan-
risultati di tutte quelle qui segnalate. te al Duomo, quale base fondante delle sue
strutture. Nella totale assenza di documenti e pesante coltre dell’indifferenza sul fantoma-
di riscontri oggettivi, la nostra rivista dette tico castello, dimenticando, questa volta in-
spazio ad alcune voci (R. Barzanti, F. giustamente, che la scoperta di straordinarie
Gabrielli, A. Leoncini; XI - 1999) che incri- pitture duecentesche nel locale sotterraneo
navano la fondatezza dell’assunto, sul quale della cattedrale senese aveva pur sempre fat-
l’esimio lavoro Sotto il Duomo di Siena, a cura to seguito al tentativo di individuare le trac-
di Roberto Guerrini e Max Saidel (2003), ha ce di quell’arcana struttura.
poi imposto un significativo silenzio.
Il mondo accademico ha così disteso la e.p.

Caldana (GR), la chiesa di S. Biagio con il bastione cinquecentesco su cui sorge 79

Potrebbero piacerti anche