Erbario Piante
Erbario Piante
Caratteristiche:
pianta erbacea perenne con rizoma ramificato lungo circa 10 cm con fusto bruno rossiccio, linterno giallo, il fusto
eretto, ramificato con nodi ingrossati e provvisto di peli. La pianta contiene un lattice ad azione caustica. Le foglie
sono alterne con 2-5 paia di foglioline di color verde cinereo, mentre la superficie inferiore pi chiara. I fiori opposti
alle foglie sono riuniti in ombrelli e sono di un bel giallo oro. Il frutto una capsula allungata di circa 5 cm che
contiene semi ovoidali neri lucenti, punteggiati di chiaro e con un ingrossamento carnoso bianco, la pianta velenosa.
Habitat:
cresce comunemente nei ruderi, lungo le strade, nei terreni incolti e ombrosi.
Propriet:
il lattice che sgorga dalla pianta fresca spezzata caustico sulla pelle e viene comunemente impiegato per la cura di
porri e vesciche, chiamata anche erba dei porri.
Storia, mito, leggenda e magia:
anticamente si credeva che, i rondinini tardassero ad aprire gli occhi e che la loro madre raccogliesse un erba speciale
che mangiata a poco a poco, aiutasse i rondinini a vedere. La celidonia, in greco chelidon, che significa rondine. Cos
scriveva Plinio il Vecchio: con questa erba le rondini curano gli occhi dei loro piccoli e restituiscono loro la vista
anche se gli occhi gli sono stati cavati. Si era diffusa una credenza popolare secondo la quale la rondine, prima di
allontanarsi dal nido accecava i piccoli che volessero uscirne e al ritorno rendeva loro la vista grazie a questa erba
miracolosa. Per gli alchimisti del Medio Evo era un ingrediente indispensabile per la fabbricazione della pietra
filosofale, la chiamavano il dono del cielo (coeli donum), perch ritenuta dotata di poteri soprannaturali fa parte delle
erbe magiche di S. Giovanni con la quale si preparavano talismani, oli e il sale per essere usati nei riti magici nelle
notti di luna piena. Messa sotto lo zerbino allontana per sempre i falsi amici e gli invidiosi. Si crede anche che una
goccia del suo latte lasciata cadere in un dente cariato calmi il dolore, in Friuli chiamata erba di S. Apollonia la santa
che protegge dal mal di denti. In passato si riteneva potesse curare gli occhi. Aiutasse la bile e le occlusioni di fegato e
milza, curasse il cancro, le fistole e le piaghe ulcerose. Alcuni poeti hanno cantato e celebrato la bellezza e la
delicatezza di questa pianta, Ezra Pound scrive: vol da questo monte il seme e ogni pianta piena di seme
sinch la donnola mastica la ruta e la rondine la celidonia
William Wordswort scrive: c un fiore, la minuscola celidonia che si ripiega su se stessa come molti altri per il
freddo e per la pioggia e al primo raggio di sole brilla come lo stesso sole, si riapre, torna fuori di nuovo si
rianima.
Modificato da morgana1869 - 6/12/2012, 12:46
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Strega o stregone
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Aconito, tra storia e leggende
aconito
Laconito noto sin dallantichit per la sua velenosit. Laspetto particolare dei fiori associato alla tossicit della
pianta ha dato spunto a miti e leggende che da sempre lo indicano come il fiore della vendetta e dellamore colpevole.
Il potente veleno, contenuto in maggior quantit nelle radici, era gi noto ed usato dalle antiche popolazioni Cinesi e
Indiane. Altrettanto facevano in tutta Asia, Europa e Nord America. Galli e Germani estraevano il succo dalla pianta
intera mentre in India venivano usate solo le radici.
Il succo della pianta serviva ad intingere e rendere mortali frecce, lance, spade e pugnali per affrontare le battaglie con
i nemici.
Nell'antica Grecia era usato come veleno giudiziario.
La Mitologia
La fama di questa pianta, considerata malvagia e tossica, tale da essere citata anche nella mitologia greca e latina.
Ovidio narra che il custode degli inferi Cerbero, cane a tre teste di Ecate, regina dellAde, portasse nella bava i semi di
aconito. Quando Eracle (o Ercole, nome latino), durante la sua dodicesima fatica, rap la bestia dallinferno per
portarla sulla Terra, la rabbia del cane era tale che la saliva sbavata, al contatto con il suolo, si trasformava in aconito.
Fu in questo modo che la pianta, tipica degli Inferi, arriv sulla Terra.
perci laconito sarebbe una delle piante che Medea, capostipite delle streghe occidentali, avrebbe portato con s dalla
Scizia, dove era germogliata dalla bava di Cerbero, trasformato in costellazione, ricaduta dal cielo sulle pietre.
In realt akon in greco significa pietra, ed presumibile che il suo nome dipenda dalla caratteristica della pianta
di crescere su suoli rocciosi.
Un altro mito greco racconta che la vittima pi illustre del veleno dellaconito fu il centauro Chirone, padre della
medicina: venne raggiunto da una freccia avvelenata lanciata da Eracle durante la sua quarta fatica, il dardo si conficc
nel ginocchio del Centauro e nessun rimedio pot alleviare langoscia e il dolore, tanto che, essendo immortale, preg
Zeus di farlo morire. Nove giorni dopo la sua morte, Zeus pose la sua immagine nel cielo come costellazione del
Centauro.
Secondo un altro mito laconito sarebbe nato dal sangue di Prometeo:
Prometeo plasm gli uomini e don loro il fuoco di nascosto da Zeus, che quando se ne accorse ordin a Efesto di
inchiodare Prometeo al monte Caucaso, montagna della Scizia. Cos Prometeo rimase immobilizzato per molti anni e
ogni giorno unaquila volava sopra di lui e gli rodeva il fegato, che ricresceva durante la notte. Dal sangue fuoriuscito
dal fegato di Prometeo si svilupp laconito, simbolo del rimorso.
Il Medioevo
La forma ad elmo del fiore ha ispirato credenze e superstizioni in tutta Europa.
Simbolo del cavaliere errante nella mitologia nordica, rappresentava lElmo di Odino, il pi valoroso guerriero
teutonico nella tradizione norvegese. Tale speciale copricapo conferiva a chiunque lo indossasse il potere magico di
rendersi invisibile agli uomini. Tale effetto si otteneva anche portando un ramo di aconito sul corpo.
La religione cristiana lo ritiene il cappuccio dei monaci mentre in Francia popolarmente detto Carro di Venere perch
lapparato riproduttivo assomiglia a quello femminile. Soprannominato Elmo di Giove in Italia, Elmo di Troll in
Danimarca, Cappello di Ferro in Inghilterra. A causa della sua velenosit, il nome pi appropriato forse quello
tedesco di Erba del Diavolo.
I contadini lo hanno soprannominato strozzalupo, come gi osservava Dioscoride: in passato si gettavano intorno
agli ovili alcuni brandelli di carne mescolata con radici di aconito cos i lupi e gli altri predatori, mangiando la carne,
morivano avvelenati.
Oltre a rendere invisibili, questerba magica aveva anche altre propriet: si dice che riponendo qualche fiore di
aconito in un sacchetto sotto il cuscino, verr stimolata l'intelligenza e la saggezza di chi avr la fortuna di dormirci.
Era usato nel Medioevo da maghi e streghe per compiere i loro malefici: i maghi si mettevano intorno al collo una
pelle di serpente in cui avevano introdotto segatura di radici di aconito per diventare immediatamente invisibili.
Dai verbali dei processi di stregoneria, risulta impiegato dalle presunte streghe per la preparazione di filtri e unguenti
di cui si sarebbero cosparse per rendersi invisibili e volare ai Sabba cio alle loro riunioni con il diavolo: le streghe
si spogliavano e si cospargevano il corpo con gli unguenti magici, poi, a cavallo di una scopa, una panca, uno sgabello
o un animale, anchessi cosparsi di unguento, uscivano dalla porta o dal camino e volavano al Sabba dove
incontravano le altre streghe.
Questo volo immaginario era provocato dalle preparazioni erboristiche che le streghe usavano, infatti lunguento delle
streghe conteneva numerose droghe vegetali provenienti da: Solanaceae, in particolare Atropa belladonna, Datura
stramonium, Hyoscyamus niger, Mandragora officinalis, ricche di alcaloidi tropanici come atropina, iosciamina e
scopolamina con effetti allucinogeni. Inoltre venivano aggiunti laconito (Aconitum sp.), il colchico (Colchicum
autumnalis) e numerose altre specie vegetali. Tutte queste piante provocano allucinazioni e offuscamento dei sensi,
seguiti da sonno popolato da incubi cos, quando cessa leffetto delle droghe vegetali, rimane una forte confusione
mentale con la tendenza a colmare i vuoti di memoria con racconti di fantasia. Ecco perch le streghe si
convincevano di aver incontrato il diavolo e aver volato su una scopa.
Sempre allo scopo di volare, laconito sarebbe stato usato dai tempestari che ne estraevano lolio con cui si
spalmavano il corpo per salire sopra le nubi e scatenare grandinate e nubifragi sulle persone che li avevano contrariati.
Per tutti questi motivi, laconito ispir il simbolo della vendetta e del maleficio.
Lerba del diavolo
Il soprannome che pi si addice allaconito quello di erba del diavolo. E infatti una pianta tanto bella quanto
velenosa, anzi, contiene uno dei veleni pi potenti che si conoscano, che pu essere assorbito anche direttamente
attraverso la pelle tenendo ad esempio un mazzo di aconito in mano. Questa pianta contiene vari alcaloidi, il pi
importante laconitina, tali sostanze agiscono sul sistema nervoso determinando la morte per paralisi cardiaca o
respiratoria.
Plinio il Vecchio scriveva che laconito poteva essere usato anche come farmaco, come insegnavano gli antenati
secondo i quali non esiste nessun male da cui non derivi qualcosa di buono: ha la caratteristica di provocare la morte
delluomo se non trova qualcosa da distruggere allinterno delluomo stesso. Allora combatte con questa sola cosa,
come sentendosi pi forte di ci che ha trovato ed incredibile come i due veleni, i quali pure da soli sono entrambi
mortali, si annientino reciprocamente allinterno delluomo, col risultato che luomo sopravvive.
Questa credenza, riferita anche dagli studiosi del Cinquecento, tra cui Castore Durante, sopravvisse fino a qualche
secolo fa causando, com facile immaginare, molte vittime.
Oltre ad essere considerato un rimedio, il succo estratto dallaconito veniva anche usato per avvelenamenti.
Solo verso la fine del 1700 laconito fu introdotto come analgesico nella medicina scientifica per utilizzarne le cime
fiorite e le foglie fresche o essiccate.
Oggi si usano soprattutto le radici tuberose, la cui produzione spontanea sufficiente per il consumo.
La somministrazione terapeutica provoca rallentamento dei battiti cardiaci e del ritmo respiratorio, oltre a diminuzione
della pressione arteriosa. Luso terapeutico oggi limitato: in omeopatia lo si prescrive per curare le malattie da
raffreddamento, i disturbi cardiaci e le nevralgie.
belladonna
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cicuta
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HABITAT Cresce nei luoghi erbosi e umidi, dal mare alla zona submontana in tutta la penisola e le isole. Fiorisce
in giugno-luglio.
CENNI STORICI Le propriet tossiche e medicamentose della Cicuta sono conosciute fin dai tempi pi antichi.
Era impiegata come narcotica, antispasmodica, antitetanica, contro i dolori cancerosi, come antirabbico. Gli
Ippocratici la usavano sia per via esterna che per via interna. I Greci preparavano con i frutti immaturi il veleno da
somministrare ai condannati a morte. I sintomi di questo avvelenamento sono descritti magistralmente da Platone nel
Fedone (morte di Socrate). Durante il Medio Evo si indicavano con lo stesso nome e si confondevano la Cicuta
maggiore e la Cicuta vi- rosa. I grandi botanici del secolo xvi come Mat- tioli, Bock De l'Ecluse, Bauhim,
distinguevano bene le due specie e attribuivano il nome di Cicuta al Conium maculatum. Mattioli ha fatto interessanti
osservazioni su avvelenamenti dovuti a questa specie, visti e curati personalmente da lui.
PRINCIPI ATTIVI Tutta la pianta fortemente tossica. In medicina si usano le foglie ed i frutti. Contiene 5
alcaloidi: la coniina, la conidrina, la pseudoconidrina, la metilconicina e la coniceina. La coniina l'alcaloide pi
attivo, svolge un'azione curarica paralizzando le terminazioni dei nervi motori, e successivamente i centri midollari.
L'azione esercitata dagli altri 4 alcaloidi non ancora ben conosciuta. Le foglie contengono inoltre esperidina.
carotina, un olio essenziale, potassio e magnesio, i frutti contengono acido acetico, malico, caffeico. amido, resine,
sostanze peptiche ed un olio essenziale differente da quello delle foglie.
AZIONI FARMACOLOGICHE Le propriet calmanti della Cicuta erano considerate utili in moltissime malattie.
stata consigliata nelle nevralgie, tetano. epilessia, tosse canina, corea, asma, tossi convulsive. spermatorrea,
ninfomania e per calmare i dolori del cancro. Per via esterna, sotto forma di cata- plasmi, di empiastri o pomate; era
prescritta contro i tumori del seno, le ulcerazioni fungose, le adeniti cervicali, l'impetigo, l'erisipela, le ulceri sifilitiche,
ecc.
MODI D'IMPIEGO una droga da usare con la massima cautela per la sua tossicit. La tintura si consigliava alla
dose di 10-40 gocce e l'alcolaturo di 0,05-0,30 g. Per via esterna si applicano cataplasmi di foglie fresche contuse o la
pomata preparata con 5 g di estratto e 60 g di sugna.
NOTA Un'altra ombrellifera velenosa, che s medici del Medio Evo confondevano con la Cicuta maggiore la
Cicuta virosa L. chiamata volgarmente Cicuta acquatica o Cicuta minore, pianta acquatica con il fusto cilindrico cavo,
non pruinoso come quello della Cicuta maggiore, alto 0.50- 1,50 m. Le parti aeree hanno odore e sapore simile a
quello del sedano e del prezzemolo. Le foglie sono grandi con un lungo picciolo tubolare divise in foglioline
lanceolate, dentate, mucronate. II rizoma grosso, fusiforme cavo e diviso in vane concamerazioni; geme al taglio un
latice giallastro, acre. Il suo avvelenamento differisce da quello della Cicuta maggiore perch comincia con crisi
epilettoidi e tetaniche. una pianta piuttosto rara. cresce nei luoghi acquitrinosi, nelle risaie della Lomellina, nel lago
di Alserio, nel Mantovano ecc. Anche l'Aethusa cynapium L., chiamata volgarmente Cicuta aglina o Erba aglina,
pianta erbacea annua. fetida, con fusto alto 20-60 cm striato rossiccio. con foglie molli, bi-tripennatosette a segmenti
ovali lanceolati, incisi in lobi lanceolati-lineari, con fiori bianchi raccolti in ombrelle di 5-12 raggi, gode fama di
pianta velenosa. La sua tossicit alquanto dubbia e non ancora bene dimostrata.
Giusquiamo Nero
giusquiamo
Famiglia:
Solanaceae
Descrizione Botanica: Pianta erbacea annuale o perenne alta dai 40 ai 70 cm, peloso-vischioso e fetida. Le foglie sono
flaccide, dentato-sinuate, picciolate alla base e sessili lungo il fusto, spesse e pelose. I fiori pentameri sono
imbutiformi, di colore giallastro con una fine reticolatura violetta che li rende inconfondibili, riuniti in breve racemo
all'apice del fusto, all'ascella di una brattea ben sviluppata. Il frutto una pisside.
Nella regione mediterranea presente anche la specie Hyoscyamus albus L. che si distingue dal precedente per avere
foglie tutte picciolate e fiore giallo senza reticolo violaceo.
Habitat: Zone ruderali, diffusa in tutta l'Europa, l'Africa Settentrionale e l'America Settentrionale.
Fioritura: Estate (Giugno, Agosto).
Parte utilizzata: In medicina le foglie, in magia foglie e semi.
Raccolta:
A maturazione del frutto per i semi, in qualsiasi momento le foglie.
Principio attivo principale: Scopolamina o Ioscina (alcaloide): come l'Atropina (vedi Mandragora), impedisce
l'interazione tra l'acetilcolina e i recettori muscarinici. A dosi efficaci provoca sonnolenza, amnesia, allucinazioni,
blocco della secrezione, blocco della vasodilatazione, simpaticolisi, tachicardia, nausea, vomito e, a dosi eccessive,
coma e morte.
Altro composto presente in quantit la Hyoscyamina, alcaloide isomero levogiro dell'Atropina, ha praticamente gli
stessi effetti sopra descritti.
Le droghe citate sono contenute in quantit non significative ai fini dell'estrazione. Gli utilizzi, ormai in disuso,
prevedevano effetti sedativi e antispasmodici, efficaci nella cura dell'asma.
Il Giusquiamo trova ancora uso nelle preparazioni omeopatiche come antitussivo, nelle infezioni di occhi e orecchie,
mal di denti, convulsioni e isterismo.
Curiosit:
Il nome Giusquiamo significa letteralmente fava di porco, per il fatto che il suo veleno non ha effetto sui maiali.
Tra le solanacee gi trattate, il Giusquiamo quella con la concentrazione minore in alcaloidi, quindi in tempi antichi
era pi facilmente dosabile e trovava largo impiego in farmaci analgesici; quello che lo rendeva prezioso, tuttavia, era
il suo utilizzo come antiasmatico, sottoforma di sigarette.
Nel tardo medioevo si preparavano pozioni e unguenti che se usati davano allucinazioni e la sensazione di volare, per
questo il giusquiamo ritenuto ingrediente del famoso unguento delle streghe.
I Celti la consideravano sacra al dio Belenus, divinit della luce, uno dei maggiori e pi influenti tra gli Dei antichi;
questo la lega fortemente alla festivit di Beltane. Sacra a Giove, se utilizzata il gioved nell'ora diurna di Giove nelle
operazioni occulte, apporterebbe illuminazione (qui il collegamento con Belenus) e prosperit.
Curiosi incantesimi sono stati scritti nella farmacopea cinquecentesca: un filtro composto da giusquiamo,
Hermodactylus tuberosa e solfuro di arsenico naturale era creduto capace di uccidere istantaneamente un cane
rabbioso, o di far esplodere un calice d'argento se versato al suo interno; se mischiato al sangue di lepre, e posto nella
pelle della lepre stessa, poteva essere usato per attirare e catturare altre lepri.
Usi Magici: Attenzione! E' una pianta tossica e non va MAI ingerita. Maneggiare con cautela! Gli usi si limitano alla
pura simbologia, non va mai bruciata, pestata al mortaio, tenuta sulla pelle. Essendo sacra alle divinit della luce e
della prosperit, nonostante il potere velenoso, pu essere usata nei rituali di prosperit e di crescita spirituale,
sottoforma di sacchettino o talismano.
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Noce moscata
vr7pec
La noce moscata una delle spezie pi note ed apprezzate, dato che il suo caratteristico sapore caldo acre si sposa alla
perfezione con pietanze a base di latte e formaggio, pur, selvaggina, salse, brodi, verdure (soprattutto spinaci,
asparagi e funghi) e pasta.
La noce moscata data dai semi di Myristica fragrans, un albero sempreverde originario delle isole Molucche, oggi
ampiamente coltivato nella stessa Indonesia, nelle Antille, nella Malesia, nell'isola di Grenada ed in varie regioni
tropicali. I frutti di quest'albero hanno forma simile ad albicocche e racchiudono un seme che - per il suo aroma simile
al muschio - stato chiamato ed tuttora noto come noce moscata. In commercio possibile reperire sia i semi interi,
da grattugiare al momento dell'uso per non disperderne l'aroma, che la polvere, meno preziosa anche dal punto di vista
organolettico. Il tegumento che avvolge i semi viene allontanato e costituisce il macis, una spezia con simili usi
gastronomici.
Propriet, usi ed effetti collaterali della noce moscata
A dosi elevate, superiori ai 2-8 grammi (in relazione alla sensibilit individuale, alla taglia corporea e all'et), la noce
moscata provoca febbre, nausea e vomito, notevole eccitazione nervosa, fino a gravi disturbi psichici. Questa spezia
presenta infatti un'attivit inibente le monoaminossidasi (enzimi coinvolti nella degradazione di neurotrasmettitori
eccitatori come la serotonina) e le prostaglandine (mediatori della risposta infiammatoria). Gli effetti allucinogeni
vengono ricondotti alla presenza di due composti attivi: la miristicina e l'elemicina, le cui strutture chimiche sono
molto simili a quelle delle amfetamine di sintesi, anche se gli effetti ricalcano pi da vicino quelli dell'LSD.
Particolare cautela nell'uso di noce moscata durante la gravidanza (concessa a piccole dosi) e negli individui in terapia
con psicofarmaci (come gli Inibitori delle Mono-Amino-Ossidasi).
A causa dei numerosi effetti collaterali che si manifestano ad alti dosaggi, la noce moscata non trova grosso spazio
nella moderna fitoterapia. Secondo la medicina popolare, invece, la spezia - per le sue propriet stimolanti, astringenti,
sedative e carminative - utile come stimolante dell'appetito, incluso quello sessuale, e come tonico contro la
stanchezza e l'astenia fisica. Se ne descrivono anche propriet antisettiche - utili contro le infezioni intestinali ed
alcune forme di diarrea - mentre l'azione carminativa della noce moscata la renderebbe utile per evacuare l'aria
accumulata nello stomaco e nell'intestino.
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Claviceps purpurea
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Ergot il nome comune dato ad un ascomiceta denominato Claviceps purpurea. Il termine lo stesso usato in
francese[1], lingua nella quale, letteralmente, vuol dire sperone. Infatti questa specie del genere Claviceps (che ne
conta circa una cinquantina) parassita delle graminacee e forma degli sclerozi simili a speroni o cornetti che
conferiscono alla pianta infetta spesso la segale il nome comune di "segale cornuta".
Questa specie la pi studiata e conosciuta per i suoi importanti effetti nella contaminazione di alimenti confezionati
con cereali attaccati da questo fungo. I cornetti che spuntano dalle spighe infestate da ergot sono costituiti dai corpi
fruttiferi (sclerozi) del fungo stesso, in cui sono contenuti molti alcaloidi velenosi del gruppo delle ergotine (tra cui
l'acido lisergico), che hanno gravi effetti su persone e animali che ne mangiano. Questi alcaloidi, essendo dei vasocostrittori, compromettono la circolazione; inoltre interagiscono con il sistema nervoso centrale, agendo in particolare
sui recettori della serotonina.
Ergotismo
Questa terribile malattia era conosciuta nel medioevo con il nome di Fuoco di Sant'Antonio, fuoco sacro o male degli
ardenti. Sotto questo termine veniva compreso anche il sicuramente meno pernicioso herpes zoster, che in alcuni
sintomi coincideva con gli effetti delle intossicazioni da ergot. L'ergotismo era spesso fatale, ed aveva sempre effetti
devastanti sulle comunit che ne erano colpite. Questo morbo poteva presentarsi in due forme: "Ergotismus
convulsivus" caratterizzato da sintomi neuroconvulsivi di natura epilettica, o "Ergotismus gangraenosus" caratterizzato
da cancrena alle estremit fino alla loro mummificazione. Tra gli effetti di questa intossicazione vi erano anche le
allucinazioni. Questo portava la gente a mettere in relazione la malattia con il demonio o con forze maligne, non
essendo conosciuta al tempo la causa di queste alterazioni. Ad esempio alcuni studiosi sono portati a credere che dietro
i fenomeni di stregoneria registrati a fine seicento a Salem negli USA (Caccia alle streghe) vi sia un consumo
alimentare della segale cornuta, i cui alcaloidi sono resistenti anche alle alte temperature dei forni di cottura del pane.
Una possibile ipotesi circa il nome "Fuoco di Sant'Antonio" che nel Nord Europa, dove il pane veniva fatto con la
segale, spesso si contraeva questa malattia, dovuta al fungo che infettava la segale. I malati, recandosi in
pellegrinaggio verso i santuari di sant'Antonio in Italia, man mano che scendevano verso Sud cambiavano
alimentazione mangiando pane di grano, e ci attenuava o eliminava i sintomi dell'intossicazione. Tale effetto veniva
attribuito ad un miracolo ad opera di sant'Antonio.
Recenti ricerche hanno messo in discussione questa prima ipotesi. Nelle regioni meridionali italiane i cereali pi
diffusi per il consumo domestico furono la segale (Secale cereale e prima del II millennio Secale strictum), l'orzo e
altri cereali secondari, soprattutto in Basilicata, Calabria e nelle zone interne della Sicilia e della Puglia. Il grano era
destinato all'esportazione e alla tavola dei proprietari terrieri. Documenti sanitari, veterinari e agricoli attestano la
presenza dell'ergotismo tra le comunit rurali povere ed emarginate, numerose sono le tracce della malattia nel folklore
e nella religiosit popolare. L'ordine antoniano, deputato alla cura delle "epidemie", presente con una notevole
diffusione capillare in tutto il meridione italiano fin dal XIII secolo.[2]
Nel 1853 Louis Ren Tulasne chiarisce il complesso ciclo riproduttivo del fungo e nel 1943 il chimico svizzero Albert
Hofmann scopre gli importanti effetti allucinogeni di alcuni alcaloidi contenuti nell'ergot, in particolare dell'acido
lisergico e del composto di sintesi suo derivato, la dietilamide dell'acido lisergico (LSD). Casi di ergotismo sono
documentati a Milano nel 1795 a Torino nel 1798; l'ultimo caso documentato in Europa risale al 1951 nella citt
francese di Pont-Saint-Esprit, dove pi di duecento persone furono affette da strane allucinazioni, sonnolenza e altri
disturbi per aver mangiato pane contaminato, e cinque di esse morirono. Il caso di Pont-Saint-Esprit comunque non
stato definitivamente imputato ad avvelenamento da ergot in quanto alcuni esperti hanno sollevato l'ipotesi suffragata
da dati scientifici che l'avvelenamento sia invece imputabile a contaminazione da mercurio.
Oggi un severo controllo delle farine impedisce il ripetersi di casi del genere; non infrequente invece il caso di
intossicazioni da parte di animali, essendo i foraggi meno controllati.
Nel 1818, la segale cornuta stata introdotta nella pratica ostetrica e da allora gli studiosi hanno catalogato i cinquanta
alcaloidi presenti, in tre gruppi fondamentali: il primo quello dell'ergotamina, che utilizzabile per la cura
dell'emicrania; il secondo quello ergotossina; il terzo invece quello dell'ergometrina, che stimola la muscolatura
uterina e che viene indicata per regolare le contrazioni uterine post-partum e nelle endometriti
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salvia e l'aceto dei 4 ladri
2vmbot0
Caratteristiche:
il genere salvia appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed particolarmente ricco di specie sia annuali che perenni,
usate sia per scopi alimentari che terapeutici. La specie comunemente usata la salvia officinalis. E originaria
dellEuropa Meridionale ed in particolare delle regioni del bacino del Mediterraneo ed stata introdotta nel Nuovo
Mondo nel XVII sec. diffusa nelle aree temperate dellintero continente americano. Suffruticosa perenne, dal forte e
inconfondibile aroma canforato, sempreverde, alta fino a 50 cm con radici fusiformi, robusta e fibrosa ha fusti legnosi
alla base. Ha foglie oblungo-lanceolate verdastre e rugose sulla parte superiore e biancastre nella parte inferiore. I fiori
tubolosi, azzurro violacei, sono raccolti in spicastri apicali che compaiono tra aprile e maggio, sono ermafroditi e
vengono impollinati dagli insetti. In Italia spontanea e ampiamente coltivata in tutto il territorio.
Habitat:
cresce nei luoghi aridi e fra le pietraie fino ai 500 m slm.
Propriet:
le propriet aromatiche sono date dallolio essenziale che le conferisce anche il particolare odore. E un ottimo tonico,
antispasmodica e diuretica, si usa nei casi di astenia, per i disturbi epatici, per le infezioni delle vie respiratorie, nei
casi di asma e ipotensione. Per le sue doti antisettiche cura stomatiti, laringiti e affezioni della bocca.
Storia, mito, magia:
il suo nome deriva dal latino salvus = salvo o salus = salute che stanno ad indicare le sue innumerevoli virt. Un
celebre detto dei medici medievali della Scuola di medicina salernitana cos recita: cur moriatur homo, cui salvia
crescit in horto? Come pu mai morire luomo nel cui giardino cresce la salvia? E fu proprio la Scuola medica di
Salerno, la pi famosa nel Medio Evo depositaria della conoscenza medica ad aver dato a questa pianta il nome di
Salvia Salvatrix ( salvia che salva). Un famoso proverbio inglese consiglia: chi vuol vivere a lungo deve mangiare la
salvia in maggio. La leggenda narra che durante la terribile peste che colp Tolosa nel 1630, quattro ladri, non tenendo
conto del rischio di contagio, entravano nelle case degli appestati, moribondi o morti per depredare le loro ricchezze.
Arrestati furono condannati allimpiccagione. Un giudice intelligente e curioso si era per chiesto come facevano a
non essersi contagiati, nessuno dei quattro. Li interrog promettendo loro la grazia se avessero rivelato linteressante
segreto. I ladri risposero che due volte al giorno si bagnavano i polsi e le tempie con un macerato di varie erbe, tra cui
salvia, rosmarino, timo e lavanda. Che da quel giorno prese il nome di aceto dei quattro ladri.
Ma i registri del parlamento della citt riportano che dopo aver appreso la ricetta, i 4 ladri furono, comunque,
impiccati. Un secolo dopo, nel corso di unaltra epidemia, sempre causata dalla Yiersinia Pestis, nellanno 1720 a
Marsiglia, altri ladri depositari del segreto, ma pi fortunati dei colleghi tolosani, furono sorpresi, sottoposti a giudizio
e liberati in cambio della formula segreta che fu trascritta nel museo della vecchia Marsiglia. Il Codice Ufficiale
Francese del Corpo Medico ufficializz nel 1758 lACETO DEI 4 LADRI, aggiungendo: cannella, acoro aromatico ed
aglio dato che alcuni guaritori conoscevano altre composizioni, era utilizzato con successo per preservarsi dai contagi
considerato un disinfettante, detergente ed utilizzato anche in caso di sincope, ma scomparve dal Codice nel 1884 con
lavvento della Medicina Moderna. La ricetta, elaborata poi con laggiunta di altri ingredienti dallerborista Ermanno
Valli la seguente: mettere in un vaso un cucchiaio di foglie di salvia triturate; un cucchiaio di foglie di rosmarino
triturate; un cucchiaio di foglie di timo o serpillo (timo selvatico) triturate; un cucchiaio di foglie di fiori di lavanda
triturati; uno spicchio daglio schiacciato. Queste le erbe usate gi nel medioevo. Si possono aggiungere: un cucchiaio
di foglie di noce triturate; un cucchiaio di foglie di alloro triturate; un cucchiaio di chiodi di garofano schiacciati; una
stecca di cannella schiacciata; un cucchiaio di lichene islandico triturato; un cucchiaio di ginepro (ramoscelli e bacche)
triturato. Si ricopre il tutto con 1 litro di buon aceto bianco o rosso, si macera per sette giorni e infine si filtra. Questo
aceto ha propriet antisettiche, da solo contiene sette propriet di antibiotici. Se preparato a freddo pu essere
conservato a lungo. E utile per prevenire le malattie virali ed epidermiche (due gocce ai polsi e alle tempie mattino e
sera come i famosi ladri). Nel caso di malattia si pu assumere un cucchiaino di aceto diluito in acqua 3 volte al
giorno. Sono indicati anche i pediluvi diluendo bicchiere di aceto antisettico in due litri dacqua. Oggigiorno, le
capacit curative di tutti i componenti sono riconosciute: antisettiche, antibatteriche, antivirali, antimicotiche,
antinfiammatorie, vermifughe, carminative, calagoghe, febbrifughe, insettorepellenti, antiveleno, stimolanti, vulnerarie
e bechiche. Una leggenda cristiana invece, narra perch a questa pianta venissero attribuite tante virt: quando la Sacra
Famiglia fugg in Egitto, solo la umile piantina di salvia accett di nascondere Ges Bambino dalla vista dei soldati,
allora la Madonna la bened e gli fece dono delle sue qualit terapeutiche. Essa rientrava tra le erbe che gli antichi
Egizi usavano per limbalsamazione e le attribuivano la propriet di rendere fertili le donne e la usavano contro la
peste. Era considerata afrodisiaca tanto che la regina Cleopatra ne avrebbe fatto uso per conquistare gli uomini. I Greci
vietavano lassunzione di vino, estratti e bevande a base di salvia per evitare leffettodoping. Teofrasto della pianta
diceva che respinge i mali della malattia e della vecchiaia. Presso i romani era considerata sacra e simbolo di vita,
veniva utilizzata come panacea universale e la usavano anche per regolare i cicli mensili delle donne (credenza in
seguito fondata dalla scoperta di un estrogeno che regola la fecondit). Essi organizzavano un evento importante al
tempo della raccolta, che avveniva sempre con attrezzi di metallo pi nobili del ferro. Plinio la raccomanda contro i
morsi di serpente e scorpioni purch non fosse infettata. Alla salvia sono sempre stati riconosciuti poteri particolari: le
sue foglie secche bruciate come incenso purificano gli ambienti e le persone che vi dimorano e proteggono da influssi
negativi, gli indiani dAmerica la usano durante le cerimonie sacre. Nel Medio Evo si credeva avesse il magico potere
di donare alluomo la longevit e la saggezza. Si usa per tutte le attivit che riguardano la fortuna, la buona salute, la
saggezza, la longevit, la protezione la guarigione e la realizzazione dei desideri; occorre polverizzarla e mescolarla
alle candele gialle preferibilmente di mercoled e di luna crescente. Le foglie di salvia elaborate secondo precisi rituali
venivano utilizzate per difendersi dagli incubi notturni.
Alcuni detti popolari vogliono che nelle case dove la salvia cresce bella e forte sia la moglie a spadroneggiare, mentre
se la pianta di salvia che si ha nel giardino muore gli affari andranno male. Nel Veneto si dice che quando muore la
salvia nellorto muore anche il padrone di casa se non gi morto. Si ritiene che come il rosmarino stimoli la memoria
e sia utile per il cervello, un tempo era anche usata per alleviare le emicranie. Ai fiori della salvia attribuito il
significato di salvezza ispirato ovviamente dalle molteplici propriet medicinali.
Piccole perle:
Vino di salvia: mettere in un lt di vino rosso 30 gr di foglie di salvia e lasciar macerare per 7 giorni , dopo di che
filtrare e conservare in bottiglia. Si consiglia di berne due bicchierini al giorno come digestivo, tonico e antireumatico.
Infuso: un gr di foglie di salvia in 100 ml di acqua bollente, lasciare in infusione per dieci minuti, berne una tazzina al
giorno, se si vuole si pu aggiungere miele e scorzetta di limone, contro lasma e la tosse.
Per le gengive arrossate e per le affezioni della gola fare sciacqui e gargarismi con linfuso.
Grappa alla salvia: alcuni rametti di salvia freschi, un (1) litro di grappa e 50 grammi di miele. Macerare per 20 giorni
i rametti di salvia in 1/4 (250ml) di grappa dentro un vaso di vetro chiuso agitando di tanto in tanto. Trascorso questo
tempo si filtra e si unisce il filtrato alla grappa rimanente nella quale, precedentemente, sar stato disciolto il miele.
Le foglie fresche, sfregate sui denti, li puliscono e purificano l alito.
Per preparare un ottimo dentifricio: mescolare 6 gr. di salvia polverizzata con 10 gr. di carbonato di calcio in polvere e
5 gr. di bicarbonato di sodio in polvere. Il miscuglio viene infine amalgamato con argilla verde.
Modificato da morgana1869 - 6/12/2012, 15:11
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Nimue
view post Inviato il: 6/12/2012, 10:41
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lo zafferano
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Caratteristiche: una pianta erbacea perenne, che appartiene alla Fam. Delle Iridacee. Alta dai 20 ai 50 cm possiede un
bulbo tubero da cui si sviluppano in autunno le foglie e i fiori violetti.
La spezia si ottiene dagli stimmi filiformi del fiore, che vengono raccolti a mano. Originario probabilmente di Creta e
coltivato inizialmente in Asia Minore, oggi lo zafferano viene prodotto in Spagna, Francia, Italia, Turchia, Iran,
Marocco e Kashimir.
Habitat: E una pianta bulbosa precocissima che cresce nei boschi radi e molto fertili, i prati concimati e i pascoli,
dove pu godere di un po di sole. Fiorisce gi a febbraio e produce fiori violacei e bianchi con la gola gialla.
Storia, Leggenda, mito, magia:
Apprezzato come aromatizzante e colorante da oltre 4000 anni, lo zafferano la spezia pi costosa che esiste al
mondo: occorrono 150.000 fiori e 400 ore di lavoro per produrre 1 kg di droga secca.
Il suo nome deriva dallarabo za faran (che giallo), in relazione al colore che dava ai cibi e alle stoffe.
Il croco, fiore infero collegato alla sfera funeraria fin dallepoca micenea, esso veniva impiegato per utilizzi sacri,
come ci testimoniato da Stazio, che documenta luso di bruciarlo nel rogo dei personaggi pubblici pi eminenti. In
relazione ad Ecate, esso viene nominato come uno dei fiori raccolti dalla gi citata Kirke nel giardino incantato della
dea. Questa maga appartiene alle tradizioni mitiche delle primitive culture mediterranee: essa figlia del Sole e
signora delle piante, dalle quali trae gli elementi per la preparazione dei suoi filtri portentosi. Il fiore in questione,
infatti, pu sortire anche effetti afrodisiaci e addirittura letali, diventando un potente venenum, termine
proverbialmente associato alla magia assieme a quello di philtrum e a quello di carmina, le parole magiche, come
quelle (hecateia carmina) ricordate da Ovidio.
Riguardo al suo uso sacrale, c da ricordare infine lassociazione del croco al culto di Artemide e di Apollo (entit
che, come abbiamo gi sottolineato, erano in stretta relazione simbolica con Ecate), di cui adornava gli altari durante i
riti celebrati in suo onore a Cirene. Qui importante, tuttavia, mettere in evidenza il suo legame con la morte o, per
meglio dire, lo stretto rapporto terra morte- vegetale, tipico delle culture agrarie. La stessa origine mitica del crocus
sativus si ricollega alla sfera semantica della morte: secondo la tradizione pi accreditata, esso nato dal sangue di
Krokos, leroe del Croco, ucciso involontariamente da Hermes mentre giocava al disco. A conferma di quanto
appena detto, esso si associa anche a un culto tombale che aveva luogo nel corso dei misteri eleusini. Il suo colore si
lega invece al mondo femminile: Ovidio descrive come giallo zafferano la veste del dio Hymen che presiede ai riti
nuziali. Sar dello stesso colore il drappo degli officianti delle cerimonie funerarie: si riconferma nuovamente il
legame tra lunione-generazione (matrimonio) e la morte (funerale).
Propriet:
Lo zafferano possiede particolari propriet analgesiche, digestive, sudorifere, calmanti e carminative. Svolge una
benefica attivit contro la depressione, stimola la circolazione, cura i disturbi urinari e digestivi, in Cina viene usato
per curare le malattie del fegato.
Utilizzo:
Per fare un profumo allo zafferano occorre mettere in una bottiglia di vetro con tappo 50 ml di alcool etilico e 44
gocce di olio essenziale di bergamotto, 15 gocce di olio essenziale di limone, 4 gocce di olio essenziale di curali, 1
goccia di olio ess di lavanda, 1 goccia di olio essenziale di rosmarino e 2 pizzichi di zafferano. Agitare prima delluso.
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Nimue
view post Inviato il: 6/12/2012, 11:21
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il ciclamino
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Caratteristiche:
originario della Grecia, del Medio Oriente e dellAfrica, il ciclamino deve il suo nome dal greco kyklos, che significa
cerchio, per il particolare movimento dello stelo.
Habitat:
Cresce nei terreni ricchi di humus dei boschi, nei luoghi freschi, vicino ai torrenti e tra le rocce. Li puoi trovare nei
boschi di lecci delle nostre regioni meridionali Il ciclamino una pianta che cresce allo stato spontaneo in tutti i Paesi
che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, ed anche in Paesi molto lontani come la Somalia e lIran.
Il tubero di questa pianta tossico.
Fiorisce alla fine di gennaio e febbraio.
Storia, leggenda e magia:
secondo unantica leggenda (cos narra Plinio il Vecchio), i luoghi in cui viene piantato il ciclamino sarebbero immuni
da malefici e filtri nefasti. Cos si attribu a questo fiore la propriet di guarire dal morso dei serpenti. Secondo alcuni
era sacro ad Ecate, divinit delloltretomba, che presiedeva ad incantesimi e magie. Il ciclamino vivo influenza i centri
di energia vitale; tenendo questa pianta nella propria casa si avranno grandi benefici per lispirazione e la sicurezza di
s.
In epoca cristiana la pianta divenne attributo di Maria, dove le macchioline rosse che spesso sono allinterno del fiore
simboleggiano il suo dolore per la morte del Figlio sulla croce.
ll profumatissimo ciclamino, analogamente alla Mandragora, detta Pianta di Ecate o Pianta del diavolo,
sottolineando come Ecate sia spesso vista, erroneamente, collegata ad unentit negativa come Satana che stata
inventata dal cristianesimo e, quindi, molto successiva alla nascita di Ecate. E una pianta nota fin dallantichit. La
sua bellezza e le sue forme avevano gi colpito la fantasia degli antichi, i quali elaborarono su di esso molte leggende,
che si sono tramandate fino ai nostri giorni.
Gli antichi greci attribuivano al ciclamino una valenza magica per la forma tondeggiante del tubero e per la tendenza
del gambo del fiore ad attorcigliarsi a spirale quando il fiore fecondato. Gli antichi greci leggevano in queste
forme circolari una affinit con il cerchio, inteso come figura magica perch rappresenta luniverso, nel suo eterno
ciclo di rinnovamento. Dunque, una pianta con quella forma diventava una pianta dalle virt magiche. Il nome stesso
del ciclamino si ispira a questo aspetto magico, deriva dalla parola greca kyklos, cerchio.
La leggenda pi famosa sul ciclamino ci stata tramandata da alcuni scritti di un famoso naturalista greco, Teofrasto,
vissuto nel III secolo a.C. Secondo Teofrasto, il ciclamino propiziava lamore e la sensualit. Probabilmente Teofrasto
aveva ricondotto la forma rotondeggiante e compressa ai poli del tubero allutero femminile, associando cos la pianta
al concepimento. Questa credenza risultava inoltre rafforzata da una antica usanza, quella di adornare la camera dei
giovani sposi con piccoli mazzi di questo fiore, in chiaro augurio di fertilit.
Il ciclamino aveva colpito lattenzione dei suoi antichi osservatori anche per un altro motivo: una pianta velenosa.
Nel tubero del ciclamino presente un glicoside chiamato ciclamina, velenoso per luomo, ma non per alcuni animali.
Anzi, il tubero di ciclamino noto anche con il nome di pamporcino perch particolarmente appetito dai maiali. La
presenza del veleno ha contribuito ad alimentare la leggenda del ciclamino come pianta dalle virt magiche. Infatti,
nellantica Grecia il ciclamino era sacro ad Ecate, divinit lunare delle magie e degli incantesimi. Si era soliti piantare
questi fiori intorno alle abitazioni perch si credeva che proteggessero dai malefici, e si usava lestratto di ciclamino
come rimedio contro il morso dei serpenti velenosi.
Questa doppia valenza del ciclamino, pianta di indiscutibile bellezza ma velenosa, pianta di vita e di morte, ha fatto s
che il ciclamino, nel linguaggio dei fiori, simboleggiasse la diffidenza.
Una volta i contadini mettevano a cuocere sulla brace il tubero del ciclamino incavato e riempito dolio, che poi
usavano per calmare il mal dorecchie. Il tubero torrefatto perde la sua tossicit, fornisce fecola usata come sostanza
alimentare per animali. Questa un tempo era utilizzata perfino dalluomo, per questo la pianta era anche detta pan
terreno.
Modificato da morgana1869 - 6/12/2012, 15:18
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la fattucchiera
view post Inviato il: 7/12/2012, 07:25 +1 -1
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Rare sono le persone che usano la mente. Poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi. Rita
Levi Montalcini
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fantastiche queste storie!
grazie morgana....
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Nimue
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il sorbo selvatico
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Caratteristiche:
un albero di media grandezza (10-15 metri al massimo), le foglie sono variabili, perch esiste in diverse specie
(montano, domestico, degli uccellatori), ma i fiori sono invariabilmente bianchi e profumatissimi, le bacche rosso
corallo a forma di minuscole mele maturano a settembre, ma restano intatte fino ad inverno inoltrato e per questo il
sorbo simboleggia la rinascita della luce dopo le tenebre del solstizio unaurora invernale!
Habitat:
cresce nei boschi di latifoglie caldi, asciutti ed assolati dalla pianura alla fascia montana;
Propriet:
gli erboristi dun tempo lo usavano contro le coliche, per lelevato contenuto di acido malico, inoltre combatteva
efficacemente lo scorbuto. Anche la corteccia, raccolta in primavera e seccata al sole, era usata come febbrifugo,
antireumatico ed astringente. Oggi si usano soltanto i frutti.
palizzate che circondano il villaggio, chiusi nelle capanne coperte di neve, raccolti intorno al fuoco caldo e crepitante,
i Celti ascoltavano le storie del proprio clan, rendevano omaggio alla Dea e si preparavano al risveglio del mondo.
Tornando al nostro sorbo va detto che Celti Germani lo univano alla mela come nutrimento per gli dei e secondo i
Finni era lalbero della vita ed ospitava la ninfa Pihlajatar. In rapporto con le potenze invisibili, il sorbo poteva anche
proteggere efficacemente da quelle malvagie e quindi era usato come amuleto contro i fulmini ed i sortilegi. Nel
romanzo irlandese La razzia della mandria di Fraoch le bacche di un sorbo magico, custodite da un drago, hanno la
virt nutritiva di nove pasti, risanano le ferite ed aggiungono un anno alla vita dun uomo. Nellantica Irlanda prima di
combattere i druidi accendevano fuochi con legno di sorbo, appunto ed invitavano cos gli antichi spiriti del gruppo a
prendere parte alla battaglia. Col suo legno si scolpiva una piccola mano, detta di strega, che serviva a scoprire i
metalli nascosti sotto terra, ma anche manici di fruste, atte a dominare persino i cavalli stregati, e bastoni da pastori,
che proteggevano il bestiame anche dalle epidemie. I suoi frutti dolci e leggermente astringenti sono ricchi di acidi
organici (tra cui lacido sorbico solo il pi famoso), tannini, pectine e mucillagini; si possono far seccare e durano
per tutto linverno. Un tempo si mangiavano, si mescolavano alla pasta del pane, se ne ricavava una salsa da
accompagnare alla selvaggina e servivano anche a preparare una bevanda a bassa fermentazione, simile al sidro, che in
Europa centrale si produce ancora adesso. I Romani la chiamavano cerevisia
Un antico proverbio cos recita: con il tempo e con la paglia, maturano le sorbe e la canaglia.
Fino alla fine dellOttocento i frutti del Sorbo, dopo un appassimento al sole, venivano aggiunti allimpasto del pane
per ottenere una specie di dolce.
Era un albero sacro perch gli dei si nutrivano dei suoi frutti.
Un pezzetto di legno di Sorbo, tenuto in tasca, un ottimo talismano che ci protegge dai fulmini e dai sortilegi.
I marinai attaccavano dei blocchi del suo legno sulla chiglia della nave perch li difendesse dalla furia delle tempeste
marine.
Piccole perle:
fare un infuso con un po di foglie di Sorbo in un litro di acqua bollente; dopo 10 minuti filtrare e bere. E un ottimo
espettorante in caso di tosse
togliere i semi da alcuni frutti di Sorbo ben maturi, macinateli con un passaverdura oppure schiacciateli bene con i
rebbi di una forchetta; la pappetta ottenuta unottima maschera per le pelli stanche
fate bollire per circa unora alcuni frutti tagliati a quarti e non privati dei semi; filtrate il liquido ottenuto che vi
servir per sciacqui e gargarismi in caso di gola arrossata ed infiammata.
Uso cosmetico: si produce una maschera di bellezza fatta con polpa di sorbe ben mature setacciate e commiste a farina
usata quale blando astringente e turgescente per i visi precocemente invecchiati e con piccole rughe.
bucaneve
2uskdnn
Caratteristiche:
pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Amarillidacee. E una pianta spontanea, che ha fusto eretto fino a
venti cm, le foglie lineari, nastriformi, glauche, di colore verde bluastro si sviluppano solo nella parte basale della
pianta. Il fiore solitario ha petali bianchi con sfumature verdi allinterno. Generalmente spuntano tra la neve a gennaiomarzo. I frutti sono costituiti da legumi lineari e subcilindrici.
Habitat:
si trova facilmente nei prati umidi, negli incolti erbosi e nei boschi di latifoglie aperti dalla pianura fino alla zona
montana.
Propriet:
come altre specie bulbose viene usato di rado a scopo medicinale anche se possiede particolari propriet officinali.
Svolge azione cardiotonica, ma pu essere sfruttata raramente, per uso esterno favorisce la maturazione di ascessi,
foruncoli e pustole ed molto utile per eliminare le cipolle dei piedi.
Storia, leggenda, mito e magia:
il nome del genere deriva dal greco e significa latte e fiore
La leggenda narra che Adamo ed Eva nei loro primi giorni sulla Terra camminavano oramai da molto tempo nel pieno
gelo dellinverno. Eva era ormai scoraggiata al pensiero di passare tutta la sua vita in quelle condizioni. A nulla valsero
le attenzioni di Adamo, n la promessa di stagioni migliori fattale da un Angelo: Eva era pi sconsolata che mai. Fu
allora che lAngelo mandato dal Signore soffi su di lei dei fiocchi di neve comandando loro di trasformarsi in
boccioli di speranza; questi giunti a terra, si mutarono in bucaneve. Eva finalmente rincuorata riprese il cammino al
fianco di Adamo. Da quel giorno si dice che basta raccogliere un bucaneve nella prima notte di luna dopo la fine di
gennaio per essere felici tutto lanno.
Il bucaneve anche chiamato bicchiere della Madonna, perch si dice che un giorno di febbraio Ges avesse sete.
La Madonna and alla fontana ma la trov gelata e disse: come far a dare lacqua al mio bambino? la terra udendo
le sue parole, fece spuntare dalla neve un bel fiore bianco dal quale la Madonna prese lacqua e fece dissetare Ges.
l'elleboro
351slr7
Caratteristiche:
Lelleboro, della famiglia delle Ranuncolacee, anche chiamata Rosa delle nevi o Rosa dinverno e ha come vero
nome Helleborus niger. In Inghilterra considerata il fiore natalizio per eccellenza. Lelleboro una pianta erbacea
perenne rizomatosa, alta circa 30 cm; presente allo stato spontaneo nei boschi ombrosi calcarei, diffusa come pianta
da giardino a fioritura invernale. costituita da foglie picciolate basali che permangono fino a dicembre. In questo
periodo e fino a marzo circa, compaiono i fiori, grandi (diametro di 6-8 cm), di colore variabile dal bianco al rosa o al
rosso vinoso. A fine marzo, alla scomparsa dei fiori e delle foglie vecchie, appaiono le nuove foglie che danno origine
nel periodo estivo-autunnale a piccoli cespugli.
Habitat: cresce nelle zone collinari, fino al piano montano, nei boschi di latifoglie e nei cespuglieti
Propriet:
Per il contenuto in composti cardioattivi (elleborina ed elleborigenina) la cui azione danneggia il cuore, questa pianta
ritenuta molto tossica sia per gli uomini che per gli animali. Il rizoma di questa pianta contiene una sostanza
narcotizzante che pu essere efficace nei casi di crisi di follia, tuttavia la sua somministrazione esige uno stretto
controllo medico.
Storia, leggenda, mito e magia:
La leggenda narra che durante lofferta di doni al Bambino Ges, una pastorella vagasse in cerca di un dono da offrire,
ma linverno era stato freddo e la poveretta non riusc a trovare neanche un fiore da offrire. Mentre si disperava, vide
passare un angelo che intenerito dalle sue lacrime si ferm, spolver un po di neve davanti a lei e apparvero delle
candide rose, che la ragazza raccolse e port in dono al Bambinello. Secondo un mito greco, Melampo, utilizzando
lelleboro, guar dalla folla le figlie di Preto, re di Tirino. Era bisogno dellelleboro era un modo proverbiale per
indicare un matto. La pianta velenosa ed era usata dagli adepti nei riti esoterici e nelle notti del sabba. La reale
azione anestetica e narcotica del rizoma, dovuta alla presenza di un glucoside, lelleborina, simbolicamente associata
alla capacit della pianta polverizzata di rendere invisibili le persone.
I contadini riconoscevano virt profetiche a questa pianta. Credevano infatti di poter quantificare il raccolto in base al
numero dei ciuffi che essa presenta.
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Nimue
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il mughetto
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Caratteristiche:
pianta fiorita erbacea perenne con rizoma sotterraneo, strisciante, sottile, con due foglie ovato- lanceolate e fiori
penduli profumati, bianchi e campaniformi, disposti in racemi unilaterali su di un lungo stelo angoloso; i frutti sono
rossi e globosi. Pu essere coltivato sia in interni sia in esterni. In primavera, si sviluppa. uno scapo alto 15-20
centimetri che termina in un racemo per lo pi unilaterale di sei-dodici fiori penduli, campanulati, bianchi, dal
profumo intenso e molto gradevole; il frutto una bacca globosa rossa-arancio.
Per la delicatezza dei fiori, per il soave profumo, perch sbocciano in maggio, i mughetti, insieme alle zagare, sono
considerati i fiori delle spose.
Habitat:
Spontanea nelle zone prealpine italiane, alta fino a 20 cm, diffusa in Europa Nord America e Asia.
Cresce nei boschi freschi di latifoglie, ai piedi di alberi e arbusti, ma prospera tranquillamente in giardino e, grazie alle
sue ridotte dimensioni, anche in vaso. La pianta resistente sia alle alte sia alle basse temperature e sia ai freddi
intensi.
Propriet:
Sembrano usciti da un libro di fiabe ma ingannano. Il candido mughetto dal profumo intenso velenoso in ogni sua
parte anche se contiene, tre glucosidi impiegati in medicina: la convallarina, la convallamarina, e la convallatossina;
questultima presente quasi esclusivamente nei fiori, costituisce un energico cardiotonico, contiene glicosidi
cardioattivi, infatti, usato in fitoterapia per le sue propriet cardiotoniche, in preparati contro leggere debolezze del
muscolo cardiaco. La polvere dei suoi fiori agisce come stimolante per gli starnuti. Le saponine esercitano unazione
stimolante sugli organi della digestione. I preparati devono essere usati solo dietro prescrizione medica o il controllo di
esperti. Laroma di mughetto molto usato in profumeria, anche se viene utilizzato prevalentemente quello di sintesi.
Storia, mito, magia:
Il nome botanico deriva dal latino lillium convallium, giglio delle valli; invece convallaria majalis significa di maggio.
Il nome Mughetto deriva dal francese Muguet. Eun fiore caro a Mercurio, il suo profumo ha il potere di rinforzare il
cervello. Secondo una leggenda cristiana i primi mughetti sarebbero nati dalle lacrime della madonna sparse ai piedi
della croce, per questa ragione , con il loro colore verginale simboleggiano la purezza.
E un fiore che, con il suo inebriante profumo, ha il potere di acuire la memoria. Nel linguaggio dei fiori pu alludere
alla verginit, , allinnocenza, alla felicit.
In Francia il primo maggio si porta allocchiello per festeggiare la primavera, infatti, se passeggiate per Parigi in
questo periodo dellanno, vi verranno offerti per strada. Il suo fiore bianco, sempre in Francia, sinonimo di un vero
uomo che ostenta troppo la sua raffinatezza, simile allinteso effluvio che esso emana.
Sempre unantica leggenda francese racconta che pi di mille anni fa viveva un uomo chiamato Leonardo, talmente
buono che fu poi fatto santo. Un giorno egli regal tutto il suo denaro e i suoi beni e si ritir a vivere in solitudine in
una valle nel folto della foresta. In quella valle viveva anche un drago di nome Tentazione, un mostro terribile, che
assalii il santo ma questi lo scacci.
San Leonardo e il drago combatterono battaglie terribili, ma ogni volta il drago ebbe la peggio, finch lasci
definitivamente la valle. Ma sul luogo di ogni battaglia successe una cosa strana, sul terreno dove erano cadute le
gocce di sangue di San Leonardo spuntarono dei fiori. Questi fiori, noti come mughetti, vennero chiamati gigli delle
convalli a ricordo delle battaglie di San Leonardo nella valle contro il drago.
Si dice che lusignolo a primavera aspetti le fioriture del primo mughetto per volare nel bosco a celebrare i suoi amori,
i monaci, invece, usavano adornare laltare con il mughetto che chiamavano scala per il paradiso per la particolare
forma delle sue campanelle disposte come pioli di una scala.
Regalo azzeccato per festeggiare guarigioni, riconciliazioni, nuovi incontri con vecchi amici, amori ritrovati.
l'agrifoglio
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Caratteristiche:
albero a chioma stretta e conica, presenta ramificazioni regolari da giovane che diventano disordinate con let, pu
raggiungere i 20 m di altezza. Le foglie sono lucide, lucenti persistenti in inverno, lunghe fino a 10 cm con apice e
margini spinosi. I frutti sono bacche rosse larghe e polpose, molto appetite dagli uccelli ma velenose per luomo.
Habitat:
originario dellAsia Occ. e dellEuropa vive nei boschi foggio e di quercia. Lagrifoglio una specie spontanea
dellEuropa centroccidentale con un vasto areale che va dalle coste atlantiche e mediterranee alle regioni costiere
dellAsia Minore. Si trova preferibilmente nelle regioni con clima oceanico, caratterizzate da piovosit accentuata,
limitata siccit estiva ed escursione termica moderata, dove cresce in boschi umidi di latifoglie, con preferenza per i
terreni acidi. In passato si trovava spesso associato al tasso (Taxus baccata) a costituire una fascia quasi continua sulle
Alpi e sullAppennino al limite della faggeta. Ora lagrifoglio si concentra nei boschi medio montani delle nostre
regioni centromeridionali e nelle isole, specialmente in querceti, boschi misti di leccio e caducifoglie e faggete. Ha
tronco diritto rivestito da corteccia verde-bruno scura. I fiori unisessuali, cio solo maschili o solo femminili, sono
portati da piante separate: lagrifoglio dunque una specie dioica e solo le piante femminili portano le drupe. E una
pianta molto apprezzata per la sua eleganza e gli splendidi colori tanto che la raccolta eccessiva a scopo ornamentale
sta mettendo in serio pericolo la specie. La fioritura avviene a maggio-giugno e la fruttificazione in agosto-settembre.
Storia, mito, magia:
Il nome latino della pianta, Ilex aquifolium (famiglia Aquifoliaceae), deriva da acrifolium: acer=acuto e folium=foglia,
in riferimento alle foglie spinose. Come i rametti di pungitopo (Ruscus aculeatus), anche quelli di agrifoglio venivano
posti sulle corde alle quali si appendeva la carne salata, per proteggerla dai topi: di qui il nome comune di pungitopo
maggiore.
LAgrifoglio un albero dalla simbologia maschile, legato allamore fraterno e alla paternit. Era considerato, insieme
allEdera e al Vischio, un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali. Nelle quotidianit
celtica si pensava che lAgrifoglio fosse di aiuto e sostegno in ogni sorte di battaglia spirituale.
Una volta tanto Celti, Latini, Greci ed Etruschi si ritrovano perfettamente daccordo: lagrifoglio protegge dal male e
garantisce fecondit e continuit della vita. In parte un presagio ricavato facilmente dalle foglie spinose e coriacee e
dai frutti rossi che maturano nel cuore dellinverno, per cui sempre stato al centro delle feste invernali appunto, dai
Saturnali romani al Natale cristiano. Gli Etruschi per, come sempre, erano pi precisi e la consideravano una pianta
potente e pericolosa, vera e propria protagonista del bosco di confine della citt, la famosa zona sacra che si stendeva
tra le mura e labitato propriamente detto, ma per nessun motivo coltivata allinterno dei giardini domestici, forse
anche perch i suoi frutti son velenosi per luomo anche se costituiscono un vero e proprio cibo invernale per gli
uccelli. LAgrifoglio simbolo di paternit e amore fraterno ed sempre stato considerato simbolo di vita. Il suo legno
veniva usato per costruire ottime lance facilmente bilanciabili nelle mani di un guerriero e precise nella direzione in
cui venivano scagliate. Contornate da cristalli di brina, le pungenti foglie dellagrifoglio non hanno perduto il loro
verde scuro e lucidissimo, e le bacche scarlatte fanno capolino nel diffuso biancore, trasmettendo calore, vitalit e
allegria. Queste particolarit hanno fatto di questo splendido albero un simbolo del Solstizio dInverno, un inno alla
rinascita imminente del Sole caldo e luminoso, un augurio di gioia e buona fortuna per lanno che deve venire. Le sue
bacche soprattutto, anticamente erano viste come piccole eco del grande astro di cui si attendeva trepidanti il ritorno.
Per questo, qualche giorno prima del Solstizio si usava regalare dei rametti di agrifoglio alle persone amate: essi
rappresentavano limmortalit, la sopravvivenza oltre la morte apparente, e avrebbero portato una piccola luce nel buio
e un po di calore nel gelo, insieme alla fortuna che proviene dai regni della natura sottili. I druidi appendevano rami di
agrifoglio nelle loro abitazioni per onorare con amore gli spiriti della foresta, e dopo di loro questa usanza continu ad
essere rispettata, con lintento di allontanare sortilegi e fulmini, di propiziare la fertilit degli animali e della terra, e
soprattutto la protezione dalle presenze malevole e dalla sfortuna. Le spine appuntite delle sue foglie, infatti, mostrano
senza alcun dubbio la sua funzione di difesa naturale, di combattivit verso ci che pericoloso o ostile, di reazione
attiva agli stati dessere negativi. I fiorellini bianchi dellagrifoglio, appesi alla maniglia della porta di casa, si credeva
ostacolassero lentrata di persone o entit dannose, e questa forza magica si pensava fosse ancora pi forte e potente se
la porta stessa fosse stata costruita con il suo legno duro e resistente. Soprattutto durante le feste del Solstizio e del
Natale una simile protezione sarebbe stata auspicabile, dato che in tal periodo i folletti del bosco si sbizzarriscono e
sono molto pi dispettosi del solito e si sbizzarriscono con i loro scherzi e le loro malefatte. Unaltra propriet magica
dellagrifoglio era quella di ammansire gli animali selvatici e imbizzarriti, nonch quella di rendere pi dolce e
sopportabile il gelo dellinverno, proprio come un piccolo Sole che agiva in modi misteriosi, forse scaldando e
dagrifoglio, facendo bollire il tutto per circa 10 minuti. Assumere durante la giornata, in cucchiai da tavola, senza
per mai superare i 70 grammi.
Decotto per combattere la bronchite: bollire a fuoco basso 30 grammi di foglie dagrifoglio essiccate in un litro
dacqua, per 10 minuti. Sciogliere del miele, far raffreddare e bere due tazze al giorno.
sambuco nero
28kqbgh
Caratteristiche:
un arbusto alto fino a 7 m, con chioma globosa, espansa di colore verde intenso, con tronco sinuoso e ramificato, con
corteccia fessurata e di colore grigio-brunastra. Fiorisce a primavera e i suoi fiori bianchi profumatissimi sono raccolti
in grandi ombrelli. Al termine della fioritura che avviene ad agosto si formano delle bacche nero bluastre usate per
preparare sciroppi e marmellate. Ricordarsi sempre che le bacche devono essere raccolte quando sono molto mature e
cio a fine agosto, altrimenti possono risultare lassative.
Habitat: originario dellEuropa, della Siberia Occ. Del Caucaso e dellAsia Min. una specie comune in tutta Italia.
Cresce nella zona montana, nei luoghi ruderali, lungo le siepi e i fossi, nei boschi radi fino a 1000 m slm.
Propriet:
Una delle tradizioni contadine legate al sambuco e alle sue propriet medicinali era quella di inginocchiarsi sette volte
di fronte alla pianta, perch sette sono le parti del sambuco utilissime per la cura delluomo: i germogli, le foglie, i
fiori, le bacche, la corteccia, le radici e il midollo. I germogli sono utili per calmare la nevralgia, preparati in decotto
consumato [Link] foglie curano le malattie della pelle, se applicate come impacchi, ma possono anche calmare il
dolore e linfiammazione di scottature e ferite. Insieme ai fiori curano le emorroidi e gli ascessi.
I fiori, invece, sono un ottimo depurativo e diuretico, possono essere adoperati per contrastare il raffreddore e le
malattie invernali quali influenze e febbri lievi (sono febbrifughi, rilassanti e stimolano la sudorazione), e sono un
buon rimedio contro i geloni e la bronchite. Inoltre sono disintossicanti, curano gli occhi (irritazioni e orzaiolo) e, se
usati in lozione, rendono la pelle morbida.
Le bacche curano le infiammazioni di bronchi e polmoni, se consumate in sciroppo; sono ricche di vitamine e quindi
utili per prevenire raffreddamenti invernali, rinforzano il sistema immunitario e, sempre consumate in sciroppo, curano
le infezioni. Inoltre sono lievemente lassative, e quindi ottime contro la stitichezza.
La corteccia, similmente alle bacche, lassativa, ma pu essere anche emetica (favorisce il vomito), a seconda della
quantit ingerita. Posta fresca sugli occhi cura le irritazioni.
La radice bollita e pestata cura la gotta e, infine, il midollo, ridotto in pappa e unito a farina e miele, lenisce il dolore
provocato dalle lussazioni.
Storia, mito, magia:
il nome greco del sambuco Act significava nutrimento di Demetra, evidentemente per lutilizzo che veniva fatto
delle sue bacche (nere per il Sambucus nigra, rosse per il Sambucus racemosa).
Il significato latino del nome di questa pianta ha invece unaltra origine: da sambucus, che richiama la sambuca, una
macchina da guerra triangolare (una sorta di ponte levatoio che veniva utilizzato durante gli assedi) ancora in uso nel
Medioevo. La parola sambuco indicava anche un piccolo flauto, ancora oggi facilmente realizzabile con un
ramoscello di questa pianta priva del midollo interno.
In Bretagna, Danimarca, Russia e altri paesi, questa pianta veniva utilizzata per proteggere le case dai malefici;
Daltra parte il sambuco poteva anche attirare i poteri maligni, per esempio se veniva bruciato dalluomo.
Il sambuco un albero molto amato dalle fate e dalle luminose entit che abitano il magico mondo al di l del velo del
visibile.
In molti paesi e culture, soprattutto celtiche e nordiche, esso era considerato una delle maggiori rappresentazioni della
Grande Madre perch si diceva che il suo divino potere femminile scorresse nelle dure vene legnose della pianta, e la
rendesse quasi un essere animato che incuteva non poco timore.
I suoi colori mostravano soprattutto la Dea nel suo triplice volto, in cui i fiorellini delicati, profumati e bianchi
rappresentavano la Fanciulla Vergine, il verde dei rametti e delle foglie la Madre rigogliosa e le bacche nero violacee
la Strega oscura. Ma nonostante questo, secondo le tradizioni, era laspetto pi potente e incontrollato della Strega a
prevalere nel sambuco, a tal punto che si credeva che lalbero non fosse realmente un albero, ma una strega
trasformata in albero, o un qualche simile essere inquietante e pericoloso.
Per questo il sambuco era associato alloscurit, alla magia, alla divinazione, ma anche al viaggio verso le profondit
della terra bruna e, in particolar modo, alla morte.
Il profumo dei fiori si diceva che portasse nellAltromondo, e dormire sotto le sue fronte poteva voler dire non
svegliarsi mai pi: lanima sarebbe stata rapita dalle creature fatate e non sarebbe pi tornata ad abitare il corpo,
abbandonato al sonno eterno.
Il sambuco era considerato, quindi, una Porta di Morte, ma anche di rigenerazione e nutrimento, dato che ogni sua
parte recava aiuto alluomo contro malesseri e malattie, e le sue bacche erano fonte di cibo per gli antichi.
Nel calendario arboricolo celtico, il sambuco lalbero del tredicesimo mese, lultimo del ciclo, il cui apice
corrispondeva al Solstizio dInverno e quindi al buio peggiore, alla sterilit e al freddo, portati dallorrenda Megera dal
volto mortifero.
Lo stesso numero tredici simboleggia la fine di un ciclo, la morte, ma anche lIniziazione e la rigenerazione.
Tutti poteri insiti nello spirito del sambuco e connessi alla sua natura oscura.
I nomi con cui veniva chiamato rispecchiano tutti lamore e il rispetto reverenziale che si provava nei confronti di
questo splendido essere vegetale.
Nostra Signora o Madre Sambuco, tra i celti, e Albero di Holle (holun tar) tra i germani.
Questultimo richiamava la leggenda nordica secondo cui una magnifica fanciulla dai capelli color delloro abitasse
lalbero di sambuco. Ella amava questo albero soprattutto se cresceva vicino a sorgenti e fiumi, cascatelle e ruscelletti,
in cui poteva bagnarsi come una ninfa dei boschi.
La misteriosa fanciulla non era altri che Holle (Holda/Holla), la Regina delle Fate e Dea nordica, la quale poteva
apparire in queste vesti affascinanti, ma poteva anche mostrarsi nella guisa di una strega terribile, con lunghe e
pericolose zanne e lineamenti alquanto selvatici. Ella, infatti, era s la splendente e luminosa Madre, ma era anche
Signora del regno sotterraneo ed infero, ed era quindi legata al potere ctonico e alla Morte.
Nellaspetto di una bizzarra donnina con lunghe e pericolose zanne, Holle appare nella dolcissima fiaba Frau Holle
(Signora Holle), trascritta dai fratelli Grimm, in cui ella (chiaramente pi simile ad una strega che ad una fata)
rappresenta la madrina nutrice e la Maestra che aiuta le fanciulle meritevoli nel loro cammino iniziatico verso la
conoscenza dei mondi sottili.
occhi (o usandolo come collirio) si sarebbero potute vedere le streghe, per scovarle ed ucciderle; se prima bruciarne il
legno avrebbe offeso la Dea, ora bruciarlo avrebbe portato il Diavolo in casa.
Nel XIII secolo, in Francia, un monaco lamentava il perdurare, nonostante i divieti, dellusanza secondo cui le donne
portavano i loro bambini ai piedi del magico sambuco per recarvi doni e offerte, mentre le fanciulle incinte
continuavano a baciarne la corteccia per ottenere un parto facile.
E nonostante tutti i tentativi, ci che si voleva eliminare continu a vivere, giungendo fino a noi.
Interessantissima, infine, la leggenda russa legata al sambuco, secondo la quale tutte le malattie mortali si credeva
fossero personificate dalle Dodici Vergini (ma a volte erano Nove). Queste giungevano dalloceano come spiriti e
salivano la montagna sacra fino a giungere dai Tre Sambuchi Anziani, dai quali ottenevano la conferma che ogni
essere vivente che appartenesse alla terra era soggetto alla morte.
Questa storia veniva raccontata dalle donne quando i loro villaggi erano minacciati da epidemie e malattie mortali, e
mentre raccontavano tracciavano con laratro un profondo solco intorno al loro abitato, perch cos, dicevano, sarebbe
stato il pi possibile protetto dalla sciagura e dagli spiriti del male.
Esiste una credenza contadina secondo la quale Giuda si sarebbe impiccato a un albero di sambuco: da allora le sue
bacche diventarono cos amare da non poter essere mangiate.
Lessenza del sambuco mutevole, inafferrabile.
unessenza in cui il volto della Strega oscura e quello della Fata luminosa si uniscono in un unico essere dalla magia
ambivalente, pericolosa da un lato e estremamente benevola dallaltro.
La Strega che lo abita ricorda i rapaci notturni, la cui vista in grado di penetrare il buio pi nero, e lalbero stesso
forniva, con la sua linfa, una magica sostanza che avrebbe mostrato la verit oltre il visibile. Il sambuco cela tra le sue
venature e i solchi della sua ruvida corteccia gli Occhi Nascosti, quelli in grado di vedere oltre il velo della materia.
Il suo Dono la Visione Divina, la magia che fa scostare i veli della nebbia e fa intravedere il Mondo al di l di essi e
le eteree creature che lo abitano.
Piccole perle:
Ricette curative (e golose!)
(in caso di allergie consultare sempre il medico)
Cataplasma per lenire gli ascessi: sminuzzare e pestare foglie fresche e fiori di sambuco e aggiungere del sale al
composto. Applicare una piccola quantit direttamente sullascesso.
Infuso per abbassare la febbre: in un litro di acqua bollente lasciare in infusione 40 g di fiori di sambuco, per 10
minuti. Addolcire con un po di zucchero o miele, a seconda dei gusti, e bere caldo. Questo infuso provoca la
sudorazione e abbassa, cos, la febbre.
Cura per i geloni: lasciare in infusione 30 g di fiori di sambuco in un litro di acqua bollente per 10 minuti. Lasciar
raffreddare un poco e immergere le dita o tutte le mani nel liquido caldo, per diversi minuti.
Decotto contro la stitichezza: porre 80 g di bacche mature di sambuco in un litro dacqua fredda e portare il tutto ad
ebollizione. Lasciar bollire per 3 minuti e spegnere il fuoco. Consumare mezzo bicchierino di questo decotto prima di
andare a letto.
Acqua di sambuco per occhi irritati o arrossati: lasciare in infusione in un litro di acqua bollente 50 g di fiori di
sambuco per 15 minuti. Lasciar raffreddare e nel frattempo lavare accuratamente gli occhi con acqua fresca. Imbevere
due compresse (panno o cotone) nel preparato e porre su ciascun occhio per 15 minuti. Lacqua di sambuco anche
utile per lenire le bruciature e come tonico per la pelle.
Succo di bacche di sambuco: questo succo un ottimo curativo e ostacola le infezioni. Per prepararlo lasciar cuocere
per qualche minuto (5 circa) 80 g di bacche mature. In seguito pestare bene le bacche e filtrare. Addolcire la bevanda
calda con zucchero o miele e berne un bicchierino.
Frittelle di sambuco: preparare una normale pastella per frittelle e, dopo averli accuratamente lavati e privati degli
steli, immergere i fiori nellimpasto (una ombrella di fiori per ogni frittella, o meno a seconda dei gusti).
Cuocere le frittelle con un poco di burro per non farle aderire alla padella. Il profumo dei fiori si diffonder in tutta la
cucina.
Bevanda rinfrescante di sambuco: porre sette grandi ombrelle di fiori di sambuco e due o tre fette di limone in sette
litri dacqua fredda per tutta la notte. Il giorno seguente far bollire la bevanda per qualche minuto e addolcirla con
circa un kg di zucchero o con miele, a seconda dei gusti. Imbottigliare e bere nei mesi caldi.
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Nimue
view post Inviato il: 9/12/2012, 19:20
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Albero originario del Nord-Est brasiliano (Anacardium occidentale), (chiamatocajuero in lingua portoghese, ing
cashew nut, cashew apple, caju) botanicamente imparentato al pistacchio, al mango e al sommacco (tutti appartenti
alla famiglia delle Anacardiaceae, specie arboree spontanee nelle regioni tropicali). La pianta ricca di un succo
lattiginoso che si rapprende a formare una gomma, usata come vermifugo. Produce un falso frutto piriforme,
lacagi, o mela dacagi, detto in portoghese caj, o acajou o acaj o pomo dacajou, rappresentato dal peduncolo
ingrossato in modo sproporzionato; questa mela, di colore rosso o giallo e di sapore agrodolce, data la sua notevole
succulenza, viene consumata solo localmente, allo stato fresco o zuccherata, ed molto apprezzata per i suoi
molteplici usi. Il suo nome ana = simile e cardia = cuore, deriva dal fatto che il suo falso frutto somigliava ad un
cuore. Allestremit di questo falso frutto che rappresenta il peduncolo, presente il frutto vero e proprio, una noce
cuoriforme (chiamata in Brasile noce di acagi o mandorla di acagi), conosciuta anche come nocciola o mandorla
danacardio, che contiene una buona percentuale di olio commestibile. Il guscio di questa noce marrone, coriaceo,
ricco di oli caustici (cardolo); di questultima viene utilizzata la mandorla (detta pure mandorla indiana), biancastra, a
forma di fagiolo, di circa 2 cm di lunghezza, ricca di sostanze grasse, che, tostata e salata, si trova in commercio in
tutto il mondo come snack. Oggi si pu trovare anche nelle insalate di verdure o in macedonie di frutta. Esistono tipi di
mandorla grande, media e piccola, ma questultima la pi pregiata. Il nome di mandorla indiana deriva dal fatto
che questo albero verso il XVII secolo stato trapiantato in India, dove si diffuso notevolmente anche in altre regioni
asiatiche.
Dietetica La noce dell'anacardo (caj) contiene un 22% di glicidi, un 21% di protidi e un 47% de lipidi. Questi grassi,
formati dall'acido oleico (55-64 %) e linoleico (7-20 %), essendo insaturi, aiutano a ridurre il colesterolo. una
eccellente fonte di Magnesio (267 mg. per 100 gr. de frutto secco) ed ricco di Potassio, Calcio, Ferro e Fosforo.
Contiene Selenio con il quale ottiene un effetto antiossidante, d origine all'enzima glutatione perossidasi che previene
lo sviluppo di alcune forme di cancro. Come nel caso di tutti i frutti secchi, anche l'anacardio una importante fonte di
vitamine B, specialmente B1, B2 e B5.
In cucina L'anacardo, come abbiamo detto, produce nello stesso tempo un frutto fresco (falso frutto) e un frutto secco
(la mandorla), per mentre il frutto fresco non viene utilizzato, il frutto secco che gode di grande interesse
commerciale, e che pu essere gustato semplicemente come snack, dal momento che si trova in commercio tostato e
salato, come le noccioline americane, rispetto alle quali pi dolce e gradevole, anche se pi costoso. Le ricette a base
di anacardo, infatti, appartengono quasi tutte alla cucina cinese. In America, dove queste noci sono molto usate al
posto delle mandorle e delle noci nostrane, non di rado si vedono anacardi che contornano carni arrostite, oppure,
tritati finemente come guarnizione di tartine o quale ingrediente nei dolci lievitati sul genere dei famosi cakes. Al
pari dei pinoli, sempre in America le noci dellanacardio vengono aggiunte a verdure varie come spinaci, biete da
taglio, ed altre ancora: in questo caso sono tagliate in filetto sottile; da noi, invece le industrie le usano al posto dei
pinoli per fare il pesto alla genovese". Una ricetta particolare il pollo allanacardio
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Nimue
view post Inviato il: 10/12/2012, 11:34
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Basilico
2myap0o
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Curiosit
Il nome del basilico deriva dal
graco "basilikos", che significa
"regale", e ci indica come gi
nell'antichit fosse considerata la
regina delle erbe.
Presso alcune culture si attribuiscono
al basilico propriet magiche.
I contadini messicani, infatti,
credendolo un potente talismano
in grado di attrirare denaro o
l'affetto della persona amata,
ne portano sempre una foglia
con s.
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canna da zucchero
dy6nas
Genere: Femminile
Pianeta: Venere
Elemento: Acqua
Poteri: Amore, Lussuria, Purificazione
Uso Magico:
E da sempre usato in pozioni per lamore e la lussuria.
Masticane un pezzo (di canna, non di zucchero di canna!!!!) mentre pensi allamato/a.
Viene anche sparsa polverizzata per disperdere il male e purificare le aree prima di rituali ed incantesimi.
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Nimue
view post Inviato il: 15/12/2012, 08:42
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Il potere del limone nella magia damore
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rito d'amore
rituale magico per legare a noi la persona amata
Procedimento
La prima notte di Luna nuova prendete un limone, incidete con la punta di uno spillo il nome della persona che si
vuole legare, benedite il limone come vi solito fare (con una preghiera o con un segno di benedizione che usate
solitamente, anche il segno della croce va bene) poi infliggete tredici spilli e nascondete tutto in un angolo buio della
casa.
Passati undici giorni andate a prenderlo e guardate la trasformazione avvenuta, se nerissimo la persona non
assolutamente, per ora, interessata a voi, di conseguenza lo stesso giorno preparate tre limoni nel medesimo modo e
nascondeteli nuovamente, al settimo giorno portateli alla luce e controllate la trasformazione, se li troverete ammuffiti
gi un buon segno, vorr dire che la persona che desiderate indeciso se volervi o meno. La notte stessa preparate
altri cinque limoni eseguendo lo stesso procedimento e nascondeteli, riprendeteli al settimo giorno e se li troverete con
un liquido attorno vorr dire che tutto sta andando per il meglio.
Insoddisfatti?
Se non siete soddisfatti del comportamento della persona, e volete ancora pi attenzioni, prendete in luna nuova cinque
limoni sopra di ognuno incidete i dati della persona interessata, piantate ventidue spilli, e dopo sette giorni preparatene
altri cinque e dopo sette giorni gli ultimi tre. Il risultato positivo di questo incantesimo assicurato
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