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Aconitum napellus

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L'aconito napello (nome scientifico Aconitum napellus L., 1753),


Aconito napello
anche chiamato “Strozzalupo”, è una pianta erbacea della famiglia
delle Ranunculaceae con la sommità del fiore somigliante vagamente
ad un elmo antico. È una delle piante più tossiche della flora italiana
diffusa nelle zone montagnose delle Alpi.

Indice
Etimologia
Descrizione
Radici
Fusto
Foglie
Infiorescenza
Fiore
Frutti Aconitum napellus

Riproduzione Classificazione Cronquist


Distribuzione e habitat Dominio Eukaryota
Sistematica Regno Plantae
Variabilità Divisione Magnoliophyta
Descrizione sottospecie italiane Classe Magnoliopsida
Sottospecie vulgare
Sottoclasse Magnoliidae
Sottospecie neomontanum
Ibridi Ordine Ranunculales
Sinonimi Famiglia Ranunculaceae
Specie simili Genere Aconitum
Usi Specie A. napellus
Farmacia Classificazione APG
Tossicità
Regno Plantae
Giardinaggio
(clade) Eudicotiledoni
Curiosità
Ordine Ranunculales
Galleria d'immagini
Famiglia Ranunculaceae
Note
Nomenclatura binomiale
Bibliografia
Aconitum napellus
Voci correlate L., 1753
Altri progetti Nomi comuni
Collegamenti esterni
Strozzalupo, Erba tora,
Risigallo,
Etimologia Erba riga, Radice del diavolo
(DE) Blauer Eisenhut
(FR) Casque de Jupiter
Il nome del genere (“Aconitum”) deriva dal greco akòniton (= pianta
velenosa). La pianta infatti risulta conosciuta per la sua alta tossicità (EN) Monk's-hood, Aconite
fin dai tempi dell'antichità omerica. Con questo nome probabilmente
veniva indicata una pianta velenosa endemica il cui habitat frequente
era tra le rocce ripide di alcune zone della Grecia. Due sono le radici che vengono attribuite al nome: (1)
akòne (= pietra) in riferimento al suo habitat; (2) koné (= uccidere), facendo ovviamente riferimento alla sua
tossicità. Questo nome veniva anche usato come simbolo negativo (maleficio o di vendetta) nella mitologia
dei popoli mediterranei.

Il nome del genere sembra derivare anche dall'uso che se ne faceva in guerra: dardi e giavellotti con punte
avvelenate.

Plinio ci dice invece che il nome deriva da "Aconae", una località legata alla discesa di Ercole agli inferi
(probabilmente vicino a Eraclea).

La pronuncia di questo nome dovrebbe essere (sulle orme di quella latina) /ako'nito/, ma si trova spesso
adoperata la pronuncia "alla greca" /a'kɔnito/ (confronta, per esempio, D'Annunzio, Undulna (vv.125-128):
«Azzurre son l'ombre sul mare/come sparti fiori d'acònito./Il lor tremolio fa tremare/l'Infinito al mio
sguardo attonito»).

La pericolosità della pianta era ben presente agli antichi se ancora Plinio la cita come "arsenico vegetale". Si
racconta anche che nell'isola di Ceo, gli anziani ormai inutili venivano soppressi con tale veleno. Nel
Medioevo l'aconito venne chiamato con diversi nomi: Cappuccio di monaco o Elmo di Giove o Elmo blu,
sempre in riferimento alla sommità del fiore. Nel '500 era conosciuto per la sua presunta efficacia contro la
puntura di scorpione ("Herbal or General History of Plants" - Londra 1597).

Il nome della specie (napellus) deriva dal latino per rapa in riferimento alla particolare forma del rizoma.

Il nome comune Strozzalupo deriva dal fatto che alcuni popoli antichi la usavano per avvelenare i lupi e le
volpi.

Il binomio scientifico attualmente accettato (Aconitum napellus) è stato proposto da Carl von Linné (1707 –
1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli
organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.

Descrizione
La seguente descrizione va riferita alla specie Aconitum napellus s.l. (per i caratteri peculiari delle sottospecie italiane vedi il
paragrafo “Sistematica”).
Sono piante erbacee, perenni la cui altezza può arrivare da 50 fino a 200 cm. La forma biologica è definita
come geofita rizomatosa (G rhiz), ossia sono piante che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante
la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei come rizomi, un
fusto sotterraneo dal quale, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei. La pianta nella parte alta è
glandulosa.

Radici
Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto
Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto
consiste in un rizoma tuberoso a forma conica
tipo fittone. Inizialmente di colore pallido
quindi col tempo acquista una pellicola
marrone e si ramifica in molte radichette
laterali. Questa parte del fusto è connessa
direttamente allo scapo fiorifero tramite la
parte epigea.
Parte epigea: la parte aerea è eretta, robusta,
verde e poco ramosa (normalmente indivisa).
È una pianta molto alta per cui il fusto può Le parti della pianta con descrizioni
oltrepassare il metro e mezzo, mentre
l'ingombro può arrivare a 50 – 60 cm.

Foglie
Foglie basali: le foglie basali, di colore verde scuro
(lievemente brillante) nella pagina superiore e biancastre
in quella inferiore, e con evidenti nervature, sono
picciolate. La lamina (foglie 2 – 3 palmato-partite o anche
palmatosette), in genere glabra, è pentagonale ed è divisa
in 5 (o più – fino a 7) segmenti a forma lanceolata ma a
volte sono anche strettamente lineare. Questi segmenti
possono essere anche dentati. Lunghezza dei segmenti
finali: 10 mm. Dimensioni delle foglie maggiori: larghezza
8 cm; lunghezza 12 cm.
Foglie cauline: le foglie cauline sono progressivamente più
piccole, sessili, con la lamina più profondamente incisa e i La foglia
lobi più stretti. La disposizione delle foglie lungo il fusto è
alterna e spesso in prossimità dell'infiorescenza sono
pubescenti.

Infiorescenza

L'infiorescenza è un racemo terminale simile ad una spiga; alla base è più densa. Alla diramazione dei rami
sono presenti delle foglie di tipo bratteale. I fiori sono peduncolati e il peduncolo è più lungo dell'elmo,
mentre le brattee sono minori del peduncolo. L'asse dell'infiorescenza si presenta con peli semplici
lievemente ricurvi, ma a volte può essere anche glabro. Altezza dell'infiorescenza: 10 – 30 cm.

Fiore
I fiori Fiore visto in Gli stami Parte terminale di
sezione un petalo nettarifero

Frutti essiccati e
semi

Questi fiori sono considerati fiori arcaici, o perlomeno derivati da fiori più arcaici dalla struttura aciclica. Il
perianzio è formato da due verticilli: gli elementi esterni hanno una funzione di protezione e sono chiamati
tepali o sepali (la distinzione dei due termini in questo caso è ambigua e quindi soggettiva); quelli interni
sono dei nettari[1] (in questo fiore la corolla è praticamente assente). I fiori sono pentameri (a cinque
elementi) a simmetria zigomorfa (o bilaterale). Il colore del perianzio è blu intenso – violetto cupo. La
forma complessiva è quella di un fiore protetto e chiuso, ma adatto ad attirare le api. I fiori non sono
profumati come del resto la maggioranza dei fiori delle specie della famiglia delle Ranunculaceae.
Dimensione dei fiori: 20 – 30 mm.

Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:

x K 5, C 2, A numerosi, G 5 (supero)[2]

Calice: il calice ha cinque sepali (o tepali) di tipo petaloideo, molto diversi fra loro, di cui il
superiore ha la forma di elmo o casco a geometria emisferica con alla base un prolungamento
a forma di becco; la superficie dell'elmo può essere pubescente. Degli altri sepali due hanno
una disposizione laterale a forma ovale; i due inferiori sono più lineari/lanceolati e canalicolati.
I sepali non sono persistenti alla fruttificazione. Dimensioni dell'elmo: altezza 6 – 10 mm;
larghezza 15 – 20 mm. Dimensione dei petali laterali: larghezza 9 – 15 mm; lunghezza 10 –
20 mm.
Corolla: la corolla è praticamente assente; i petali (parte interna del fiore) sono 8 di cui due
trasformati in nettari di forma cilindrica incurvati in avanti e terminanti con un uncino per meglio
trattenere i vari insetti pronubi; gli altri sono ridotti a delle semplici linguette.
Androceo: gli stami (scuri) sono numerosi a disposizione spiralata, raccolti nella parte inferiore
del fiore. Lunghezza dei nettari: 9 – 10 mm.
Gineceo: i carpelli (sessili e spiralati) sono 5 (raramente di meno). I pistilli, posizionati al centro
degli stami, contengono da 10 a 20 ovuli.
Fioritura: da giugno – agosto. Della famiglia delle Ranunculaceae l'Aconitum napellus è fra le
ultime specie a fiorire in piena Estate.

Frutti

I frutti La deiscenza del Il frutto con i semi I semi


frutto

Il frutto è costituito da un aggregato di 3 (raramente 5) capsule o follicoli glabri, sessili e polispermi (frutto
secco sviluppato longitudinalmente con delle fessure per la fuoriuscita dei semi). Ogni follicolo termina con
un becco diritto. All'interno del follicolo sono contenuti dei piccoli semi tetraedrici, ma piatti di colore bruno
lucido e dalla superficie rugosa. Dimensione dei follicoli: larghezza 5 mm: lunghezza 15 – 20 mm.
Dimensione dei semi: 4 mm.

Riproduzione
Impollinazione: l'impollinazione è garantita soprattutto da diversi insetti, come api e vespe in
quanto sono piante nettarifere (impollinazione entomogama).
Riproduzione: la fecondazione avviene sia tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra), ma
anche per divisione del piede (propagazione tipicamente orticola). In particolare la prima
riproduzione avviene in primavera tramite i semi (ci vogliono fino a tre anni perché dal seme
una pianta incominci a fiorire); successivamente attraverso la divisione dei tuberi durante la
fioritura. Spesso vicino al vecchio tubero si formano dei tubercoli con gemme predisposte a
produrre nuove piante l'anno successivo. Ogni anno il tubero principale, che ha dato origine al
nuovo fusto, muore.

Distribuzione e habitat
Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Europeo.
Distribuzione: oltre che in Italia (nelle Alpi è comune) è presente nelle zone montagnose
dell'Europa centrale: Carpazi, monti Balcani, Corsica, Pirenei, Gran Bretagna, Scandinavia,
ecc. Alcune varietà sono state segnalate negli Urali e nel Caucaso.
Habitat: in Italia l'habitat tipico di queste piante sono le zone a mezz'ombra nei pascoli alpini e
sulle sponde dei torrenti. Frequente è la presenza vicino alle malghe a causa della
concimazione naturale del bestiame (questa pianta può essere considerata sinantropa). Sono
piante che crescono quasi sempre in gruppi numerosi e preferiscono terreni argillosi – silicei. Il
substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno
che deve essere umido.
Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare dai 500 fino a 2600
m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e subalpino.
Sistematica
Il genere Aconitum comprende 250 specie[3] (una dozzina delle quali sono spontanee dei territori italiani)
distribuite soprattutto nelle regioni temperate. La famiglia delle Ranunculaceae invece comprende oltre
2000 specie distribuite su circa 47 generi[3] (2500 specie e 58 generi secondo altre fonti[4]).
Da un punto di vista sistematico (e pratico) le specie di questo genere vengono classificate in base al colore
e alla forma del fiore. In questo caso il fiore “Aconitum napellus” appartiene al gruppo delle piante vellutate
con cappuccio più o meno largo quanto alto e fiori blu[5].
L'assetto tassonomico di questo aconito ha subito più di una revisione e modifica in questi ultimi decenni.
Sandro Pignatti nella “Flora d'Italia”[6] descrive ad esempio quattro sottospecie (vulgare – neomontanum –
corsicum – tauricum). Attualmente i testi più aggiornati[7] tendono a raccogliere le molte varietà individuate
per questa pianta in un unico taxon con la seguente denominazione: Aconitum napellus L. emend. Skalicky
(mentre assegnano ad una specie autonoma la subsp. tauricum).
L'Aconitum napellus inoltre è a capo del Gruppo di A. napellus[8] la cui descrizione generale (Aconitum
napellus s.l.) è data nel paragrafo “Descrizione”. Si tratta di un gruppo polimorfo con un assetto tetraploide
dei cromosomi e quindi variabile. La variabilità di questa specie si manifesta soprattutto nella forma delle
foglie e nelle dimensioni e forma dell'elmo (elementi comunque che non permettono l'individuazione sicura
dei vari taxa). Frequentemente si formano gruppi con caratteri intermedi probabilmente di origine
ibridogena, ma possono presentarsi anche forme strettamente localizzate geograficamente. La difficoltà
maggiore da un punto di vista sistematico si ha in quanto i limiti tra specie e specie (o anche tra sottospecie
e sottospecie) sono a volte molto esigui e comunque variabili[9].
Il numero cromosomico di A. napellus è: 2n = 24, 32[10].

Variabilità

Nell'elenco che segue sono indicate alcune sottospecie, varietà e forme (quelle presenti nella flora spontanea
italiana sono descritte più avanti). L'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da
altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie:

Sottospecie:

subsp. castellanum Molero & C. Blanche (1984) (sinonimo della subsp. lusitanicum)
subsp. compactum (Rchb.) Gàyer (1912) (sinonimo della subsp. vulgare)
subsp corsicum W Seitz (1969) (endemico della Corsica)

Descrizione sottospecie italiane

Tenendo presente le osservazioni esposte sopra (nel paragrafo “Sistematica”), qui vengono descritte
sommariamente le due sottospecie presenti in Italia allo stato spontaneo:

Sottospecie vulgare
Denominazione scientifica: Aconitum napellus L. subsp. vulgare Rouy & Fouc.
Dimensioni: le dimensioni di questo aconito variano da 20 a 170 cm.
Foglie: i segmenti delle foglie sono a forma lineare larghi 1 – 2 mm. Il segmento di mezzo è
inciso a sua volta fino a 5/7 della lunghezza.
Infiorescenza: l'infiorescenza normalmente è semplice, tuttalpiù sono presenti alcuni brevi rami
nella parte basale.
Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Orofita - Sud Est Europeo/Caucasico.
Distribuzione: è
comune nelle Alpi
dalla Valle
d'Aosta fino al
Trentino-Alto
Adige e in
qualche areale
degli Appennini.
Sempre sulle Alpi
ma fuori dall'Italia
si trova in alcune
zone delle Alpi
francesi
(dipartimenti di
Alpes-Maritimes,
Drôme, Isère,
Savoia e Alta
Savoia), della
Svizzera (cantoni
Berna, Vallese, Aconitum napellus subsp. vulgare - Distribuzione della pianta
Ticino e Grigioni),
dell'Austria
(Länder del Vorarlberg, Tirolo Settentrionale e Tirolo Orientale). Sugli altri rilievi europei si
trova nei Vosgi, Massiccio del Giura, Massiccio Centrale, Pirenei.
Distribuzione altitudinale: il “napello volgare” vegeta a quote leggermente più alte rispetto al
neomontanum.
Fitosociologia: dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla
seguente comunità vegetale[11]:

Formazione: delle comunità perenni nitrofile

Classe: Artemisietea vulgaris

Ordine: Rumicetalia alpini

Alleanza: Rumicion alpini

Sottospecie neomontanum
Denominazione scientifica: Aconitum napellus L. subsp. neomontanum (Wulfen) Gàyer (in
Pignatti[9]) - Aconitum napellus L. subsp. lusitanicum Rouy (1884) (in Flora Alpina[12] e accettato
nella Checklist dei Royal Botanic Garden Edinburgh[13])
Dimensioni: in Italia è l'aconito più alto e arriva fino a 200 cm.
Foglie: i segmenti delle foglie sono a forma lineare larghi oltre a 3 mm. Il segmento di mezzo è
inciso a sua volta fino a 2/3 della lunghezza.
Infiorescenza: l'infiorescenza è ramosa.
Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Orofita - Europeo.
Distribuzione: è una pianta rara e si trova dal Piemonte (Biella) fino al Trentino (Val di Rabbi).
Sempre sulle Alpi ma fuori dall'Italia si trova in alcune zone delle Alpi francesi (dipartimento di
Isère), della Svizzera (cantone Berna), dell'Austria (Länder del Tirolo Settentrionale,
Salisburgo, Stiria, Austria Superiore, Austria Inferiore) e Slovenia. Sugli altri rilievi europei si
trova nella Foresta Nera e nel Massiccio del Giura.
Fitosociologia:
dal punto di vista
fitosociologico la
specie di questa
voce appartiene
alla seguente
comunità
vegetale[11]:

Aconitum napellus subsp. neomontanum - Distribuzione della pianta

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri

Classe: Mulgedio-Aconitetea

Ordine: Calamagrostietalia villosae

Alleanza: Adenostylion

Ibridi

La pianta di questa voce può facilmente ibridarsi con altri aconiti. Nell'elenco seguente sono indicati alcuni
ibridi interspecifici[14][15]:

Aconitum × bavaricum Starm. (2001) - Ibrido con Aconitum plicatum Koehler ex Rchb.
Aconitum × cammarum L. (1762) – Ibrido con Aconitum variegatum
Aconitum × teppneri Mucher ex Starm. (2001) - Ibrido con Aconitum tauricum Wulfen
Aconitum × zahlbruckneri Gáyer (1909) - Ibrido tra A. napellus subsp. vulgare e Aconitum
variegatum

Sinonimi

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più
frequenti:

Aconitum anglicum Stapf (1926)


Aconitum angustifolium Bernh. ex Rchb. (attualmente è considerata una specie autonoma[7])
Aconitum bauhinii (Reichenb.) Gáyer (1909) (sinonimo della subsp. lusitanicum)
Aconitum callibotryon Rchb. (sinonimo della subsp. hianus)
A i ii ( i i d ll b l )
Specie simili

Gli aconiti sono fiori di facile identificazione rispetto ad altri generi; più difficile è distinguere tra di loro le
varie specie di aconito specialmente quelle di colore blu-violetto. Il casco (o elmo) insieme all'infiorescenza
sono le parti più utili per distinguere le varie specie.

Specie Elmo Infiorescenza

Aconitum degeni

Aconitum napellus

Aconitum variegatum

Usi

Farmacia

L'intera pianta (foglia, pianta erbacea, radice e tubero) è nell'elenco degli ingredienti vietati negli integratori
alimentari del Ministero della Salute[16] e non deve pertanto essere utilizzata. Si consiglia di non toccare la
pianta a mani nude in quanto è tossica anche per contatto con la pelle e sono stati segnalati casi mortali[17].

Tossicità

L'ingestione accidentale di aconito provoca numerosi disturbi anche gravi: senso di angoscia, perdita di
sensibilità, rallentamento della respirazione, indebolimento cardiaco, formicolìo al viso, sensazione che la
pelle del viso si ritiri, ronzio alle orecchie, disturbi della vista, contrazione della gola che può provocare la
morte per asfissia. Sono sufficienti quantità di aconitina anche inferiori a 6 mg per causare la morte di un
uomo adulto[18].
L'azione dell'aconitina si localizza immediatamente al midollo, aumentando in un primo momento la
motilità ma determinando, in maniera improvvisa e spesso letale, la paralisi dei nervi motori, sensitivi e
secretori.
Per questo motivo questa pianta era spesso usata, specialmente dai Galli e dai Germani, per motivi militari.
Infatti avvelenavano con essa le punte di frecce e lance prima del combattimento.
Sono stati segnalati fenomeni irritativi locali (con principio di intossicazione) solo tenendo un mazzo di
questa pianta nelle mani in quanto attraverso la pelle possono essere assorbiti i principi attivi velenosi della
aconitina. È comunque da rilevare che la velenosità delle foglie è inferiore a quella dei tubercoli.
Giardinaggio

Queste piante vengono soprattutto coltivate come fiori ornamentali grazie all'elegante contrasto tra i fiori e il
ricco e decorativo fogliame. Sono piante rustiche (di facile impianto e mantenimento) e si adattano a
qualsiasi tipo di terreno. Superano facilmente i rigori dell'inverno.

Curiosità
Nelle credenze popolari l'aconito, al pari dell'aglio, può essere usato per tenere lontani i vampiri (come nel
film Dracula) e i lupi mannari, non a caso viene spesso nominato nella serie tv The Vampire Diaries.

Secondo uno studio dello storico tedesco Christoph Schäfer del 2006 sarebbe stato un cocktail di droghe a
base di aconito la vera causa della morte della regina Cleopatra, e non il morso di un aspide come i
documenti romani hanno tramandato[19][20].

Secondo Ovidio l'aconito nacque dalla bava di Cerbero, infuriato perché incatenato e trascinato fuori
dall'Ade da Eracle (l'ultima delle sue imprese). Medea utilizza l'aconito quando, insieme al marito Egeo,
tenta di avvelenare Teseo, inizialmente non riconosciuto dal padre[21].

È al centro delle vicende de Il cappuccio del monaco, giallo medievale di Ellis Peters.

Citata molto spesso nella serie The Vampire Diaries dalla terza stagione in quanto secondo una leggenda
(fondata) servirebbe ad indebolire i licantropi inserita anche nei libri omonimi.

Nella serie TV Teen Wolf viene nominata in tutte le stagioni e viene usata dai Cacciatori di Licantropi
(Argent-Calavera) per uccidere appunto i licantropi.

Nella serie di Dexter il personaggio di Hanna lo utilizza per compiere diversi omicidi.

Harry Potter non conosceva la differenza fra aconito e luparia durante la sua prima lezione di pozioni con
Piton.

Nel volume 67 del manga Bleach, il personaggio Askin Nakk Le Varr dice che occorrono 0,1 mg/kg di
aconitina per uccidere un uomo.

Nei film horror Licantropia Evolution e Licantropia Apocalypse, la protagonista si inietta estratto di aconito
per arrestare o ritardare la mutazione in licantropo.

Galleria d'immagini

Note
1. ^ Pignatti, vol.1 - p. 277.
2. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 14 settembre 2010 (archiviato
dall'url originale il 14 maggio 2011).
3. Botanica Sistematica, p. 327.
4. ^ Strasburger, p. 817.
5. ^ Motta, p. 28.
6. ^ Pignatti, p. 286.
7. Checklist Italian Vascular Flora, p. 46.
8. ^ Pignatti, p. 287.
9. Pignatti, p. 288.
10. ^ Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 24 settembre
2010.
11. Flora Alpina, vol. 1 - pag. 132.
12. ^ Flora Alpina, p. 132.
13. ^ Checklist of Royal Botanic Garden Edinburgh, su 193.62.154.38. URL consultato il 22 settembre
2010.
14. ^ Flora Europaea (Royal Botanic Garden Edinburgh), su 193.62.154.38. URL consultato il 23
settembre 2010.
15. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 23 settembre 2010.
16. ^ http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1268_listaFile_itemName_3_file.pdf
17. ^ Gardener Nathan Greenway 'died after handling deadly plant', su bbc.com.
18. ^ Plants For A Future, su pfaf.org. URL consultato il 23 settembre 2010.
19. ^ (EN) Cleopatra killed by drug cocktail?, su news.discovery.com, 1º luglio 2010. URL consultato il
17 giugno 2011.
20. ^ Christoph Schäfer, Kleopatra, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 2006.
21. ^ Ovidio Le metamorfosi, VII 402 - 420.

Bibliografia
Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
Guido Moggi, Fiori di montagna, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.
Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
Jean De Maleissye Storia dei veleni. Da Socrate ai giorni nostri, 2008, Bologna, Odoya, 2008
ISBN 978-88-6288-019-0.
Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore,
1960, p. 28.
Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 287, ISBN 88-506-
2449-2.
D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume primo, Bologna,
Zanichelli, 2004, pp. 132 - 134.
1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007,
p. 817, ISBN 88-7287-344-4.
Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico,
Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 327, ISBN 978-88-299-1824-9.
F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular
Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 46, ISBN 88-7621-458-5.
Voci correlate
Elenco delle piante officinali spontanee

Altri progetti
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_napellus?uselang=it)
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Aconitum napellus (https://species.wikimedia.org/wiki/Aconitum_napellus?uselang=it)

Collegamenti esterni

(EN) Aconitum napellus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.


Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 24 settembre 2010.
Aconitum napellus (https://web.archive.org/web/20090508122245/http://www.ars-grin.gov/cgi-b
in/npgs/html/taxon.pl?1347) GRIN Database
Aconitum napellus (http://www.floramarittime.it//immagine.php?id=2486&ricerca=2) Flora delle
Alpi Marittime Database
Aconitum napellus (http://193.62.154.38/cgi-bin/nph-readbtree.pl/feout?FAMILY_XREF=&GEN
US_XREF=Aconitum&SPECIES_XREF=napellus) Flora Europaea (Royal Botanic Garden
Edinburgh) Database
Aconitum napellus (http://luirig.altervista.org/schedeit2/ae/aconitum_napellus.htm) Flora
Italiana - Schede di botanica
Aconitum napellus (http://www.fungoceva.it/erbe_ceb/Aconitum_napellus.htm) Erbe e fiori del
Cuneese
Aconitum napellus (http://www.ipni.org/ipni/idPlantNameSearch.do;jsessionid=FA81DD813F46
EA2E078D3F2EBBD0474F?id=707615-1) IPNI Database
Aconitum napellus (http://www.pfaf.org/user/Plant.aspx?LatinName=Aconitum%20napellus)
Plants For A Future Database
Aconitum napellus (http://www.tropicos.org/Name/27100830) Tropicos Database
Aconitum napellus (http://zipcodezoo.com/Plants/A/Aconitum_napellus/) ZipcodeZoo
Database
Aconitum napellus (http://www.scienzenews.it/index.php?/scienze/aconito.html)
ScienzeNews.IT
Thesaurus BNCF 25304 (https://thes.bncf.firenze.sbn.it/termine.php?id=25304) · GND
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