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James Hilton

Orizzonte perduto

Titolo originale: Lost Horizon

Traduzione di Simona Modica

Copyright 1935 by James Hilton Copyright 1962 by Alice Hilton Copyright 1995 Sellerio editore Palermo

Da questo libro, nel 1937 Frank Capra trasse un film celebre, che giunse in Italia col titolo ShangriLa. Il film spinse molti a ritornare al libro (inseguendo una "sinergia" oggi banale, allora nuova). Ma il libro conserva un autonomo messaggio, e un'ambizione, nell'avventuroso intreccio, non solo spettacolare. ShangriLa il monastero tibetano che ospita una antichissima e segreta citt di saggi, raccolti da ogni parte del mondo, di sesso cultura religione e temperamento diversi, che meditano studiano vivono estremamente longevi e passabilmente felici senza inseguire un preordinato disegno di felicit - e soprattutto senza preoccuparsi di imporlo per le vie della religione o della condotta o dell'utopia. Nessuno vi cerca

l'Uomo Nuovo; ognuno vivendo coopera a conservare i differenti valori dell'umana civilt. Orizzonte perduto racconta l'avventura di quattro persone che vi giunsero, quello che videro e il destino che li insegu da quella esperienza. Un'avventura etica, esoterica, sapienziale; ma soprattutto, dovrebbe dirsi, un'avventura rooseveltiana escogitata in anni in cui i totalitarismi architettando l'Uomo Nuovo ingigantivano tutte le antiche archeologie di morte. "Se dovessi dirvelo in breve potrei definire la nostra principale credenza cos: moderazione. Inculchiamo la virt di evitare eccessi di qualunque specie; persino, perdonatemi il paradosso, eccessi di virt. Questo principio la fonte di uno speciale grado di felicit. Noi governiamo con moderata severit, e siamo soddisfatti di un'obbedienza pure moderata. La nostra gente moderatamente sobria, moderatamente casta, e moderatamente onesta".

James Hilton (1900-1954) scrisse in Inghilterra, prima di trapiantarsi a Hollywood come sceneggiatore, due romanzi di vasto successo, questo Orizzonte perduto del 1933, e Addio, Mr' Chips (1934).

Prologo I sigari erano quasi alla fine; e cominciava a manifestarsi in noi quella lieve delusione che i vecchi compagni di scuola provano quando si ritrovano uomini e si accorgono di non essere affatto, nei gusti e nel temperamento, cos simili tra loro come credevano una volta. Rutherford adesso scriveva romanzi; Wyland era segretario d'Ambasciata, e ci aveva appunto invitati a pranzo a Templehof, non direi con eccessiva cordialit, ma con quel giusto equilibrio che

ogni diplomatico deve saper mantenere in tali occasioni. Pi che una riunione di exstudenti, sembrava l'incontro casuale di tre inglesi celibi in un paese straniero; e io m'ero subito accorto che il leggero formalismo giovanile dell'amico Wyland non era diminuito con gli anni; perci preferivo Rutherford, il cui aspetto virile non ricordava pi in nulla il magro fanciullo precoce che allora mi divertivo a proteggere e tormentare nello stesso tempo. L'unica emozione in comune tra Wyland e me era forse una segreta punta d'invidia, sorta dal dubbio che Rutherford stesse ora guadagnando pi di noi e che la sua vita fosse pi interessante della nostra. La serata, del resto, non era affatto noiosa. Dal nostro posto vedevamo benissimo atterrare all'aeroporto i grandi aerei Lufthansa provenienti da ogni parte dell'Europa Centrale, e quando poi, verso l'imbrunire, le lampade ad arco si accesero la scena assunse un aspetto fantastico, una luminosit quasi teatrale. Tra gli aerei giunti uno era inglese, e il pilota che ne smont, passando poco dopo - ancora in completa tenuta di volo - davanti alla nostra tavola, salut Wyland. in un primo momento questi non lo riconobbe, ma subito dopo ce lo present, e lo invitammo a sedersi con noi. Era un allegro e simpatico giovinotto; si chiamava Sanders. Wyland scherz alquanto sulla difficolt di riconoscere le persone in casco e tuta. Sanders rise e conferm: "Oh, ne so qualcosa, io! Non dimentichi che ero a Baskul". Anche Wyland rise, ma meno spontaneamente, e si parl d'altro. Con Sanders il nostro piccolo gruppo fece un piacevole acquisto, e bevemmo insieme molta birra. Verso le dieci Wyland ci lasci un momento per parlare con qualcuno a un tavolo vicino, e Rutherford, approfittando di quella pausa, chiese a Sanders:

"Ha nominato Baskul. E' una localit che conosco. E' accaduto qualcosa laggi?... a che fatto alludeva?...". Sanders sorrise con un certo imbarazzo. "Oh, un piccolo episodio; quando ero l in servizio militare; piccolo... ma sconcertante... Ebbene" continu il giovane, che non sapeva tacere a lungo, "un afgano, o un indiano, o qualcun altro insomma, se ne vol via con uno dei nostri apparecchi, e pu immaginare il chiasso che ne nacque. Si figuri che quel tale aveva colto di sorpresa il pilota mentre si dirigeva verso il campo, lo aveva intontito con un pugno, lo aveva spogliato della divisa e, raggiunto l'apparecchio in completa tenuta di volo, era saltato nella carlinga senza che nessuno si accorgesse dell'accaduto. Dati ai meccanici i giusti segnali, s'era alzato in volo splendidamente... Il guaio che poi non fece pi ritorno". Rutherford parve interessarsi. "E quando accadde il fatto?". "Oh... forse un anno fa. Nel maggio del '31. Stavamo sgombrando la popolazione civile da Baskul a Peshawar: c'era la rivoluzione, se ne ricorda? Un grande trambusto. Senza quella confusione, certo la cosa non sarebbe potuta succedere. Invece accadde; e poi si dice che l'abito non fa il monaco!...". Rutherford s'interessava sempre pi. "Credevo che in occasioni simili la responsabilit di un apparecchio non fosse esclusivamente di un solo uomo". "Non di uno solo sui soliti trasportotruppe, ma quello era un velivolo speciale, costruito in origine per un maharaja; una macchina di lusso. Gli addetti alla Sorveglianza Indiana l'avevano usato per voli a grande altezza nel Kashmir".

"E dice che non giunse mai a Peshawar?". "Non solo non vi giunse mai, ma la cosa pi strana che - almeno per quanto riuscimmo a saperne noi - non atterr mai in nessun altro luogo. Certo, se quel tale era membro di qualche trib indigena, avr potuto dirigersi verso le montagne dell'interno con l'idea di farsi pagare poi il riscatto dai suoi passeggeri. Io per credo che siano morti tutti. Ci sono verso la frontiera tante lande sperdute dove se accadesse un disastro aereo non se ne saprebbe nulla". "S, conosco il paese. E quanti erano i passeggeri?". "Credo quattro. Tre uomini e una suora missionaria". "Uno di essi non si chiamava per caso Conway?". Sanders lo guard stupito: "Ma s, infatti. Il "glorioso" Conway; lo conosceva?". "Siamo stati a scuola insieme" rispose Rutherford; ma lo disse con un certo imbarazzo, perch quella frase, bench rispondesse alla verit, gli parve banale e inopportuna. "A Baskul lo dicevano un simpatico camerata" continu Sanders. Rutherford conferm: "Certo; ma che cosa straordinaria... straordinaria... I giornali non devono averne parlato" continu tosto, come riprendendosi dopo una divagazione mentale, "io leggo tutto, non mi sarebbe sfuggito. Come mai questo silenzio?...". Sanders parve confondersi, fin quasi ad arrossire. "Veramente credo di aver chiacchierato pi del dovuto" rispose. "O forse oramai non importa. Se ne parlava mesi fa a ogni mensaufficiali, e persino nei bazar. ma tutto fu messo a tacere... s... voglio dire... circa il modo come la cosa si svolse. Non avrebbe fatto buona impressione. Le autorit si limitarono a

dichiarare che mancava un apparecchio e a dare i nomi delle persone scomparse. Fuori dal nostro ambiente nessuno se ne interess gran che". In quel momento Wyland torn e Sanders sent il bisogno quasi di scusarsi con lui: "Sa, Wyland, questi amici hanno parlato di Conway "il glorioso" e io temo di aver spifferato la storia di Baskul. ho fatto male?...". Wyland tacque un momento, contrariato. Ma tent di conciliare la cortesia cameratesca con la correttezza ufficiale. "Non posso fare a meno di pensare" disse, "che non sia conveniente farne un aneddoto. Credevo che voi aviatori aveste l'obbligo, sul vostro onore, di non far chiacchiere inutili fuori di scuola". Mortificato cos il giovane, Wyland si rivolse, con particolare gentilezza, a Rutherford: "Nel tuo caso non importa, ma capirai che, se accadono fatti speciali verso la frontiera, necessario evitare che se ne sappia troppo". "D'altra parte" replic asciutto Rutherford, " naturale che si sia curiosi di conoscere la verit". "Non l'abbiamo mai nascosta a chi avesse un motivo serio di esserne messo a parte; te lo posso assicurare, perch a quell'epoca io ero a Peshawar. lo conoscevi bene Conway? Lo hai frequentato anche dopo gli anni di scuola?". "A Oxford ogni tanto ci si vedeva. Pi tardi i nostri incontri furono pochi e casuali. Tu, invece, l'hai incontrato spesso?". "Ad Ankara, nel periodo in cui ero l di servizio ci vedemmo due o tre volte". "Che impressione ti fece?".

"Mi pareva molto intelligente, ma un po' apatico". Rutherford sorrise: "Certo era intelligentissimo. Fece i corsi universitari in modo magnifico; fino allo scoppio della guerra. Rematore abilissimo, veniva sempre mandato a tutte le gare; era molto stimato e molto influente nell'"Union"; aveva vinto numerosi premi in campi diversissimi; ed era poi, secondo me, il miglior pianista dilettante che io abbia mai sentito. Uomo di infinite risorse, insomma; il tipo ideale che Jowett avrebbe sognato come futuro primo ministro. E invece non si sent mai parlare molto di lui, dopo gli anni di Oxford. fu certo la guerra a troncargli la carriera. Era giovanissimo, e rimase al fronte quasi tutto il tempo". "Se non erro" soggiunse Wyland, "fu ferito da una scheggia di granata; o in qualche altro modo; ma non gravemente. Si fece onore, ed ebbe in Francia una decorazione. Credo che sia ritornato poi, per un certo tempo, a Oxford con uno speciale incarico: tutor, o qualcosa di simile. So che nel '21 and in Oriente. La sua conoscenza delle lingue orientali gli valse l'impiego senza troppe difficolt; e occup in seguito vari posti". Rutherford sorrise in modo pi aperto. "Tutto questo si spiega. La storia non riveler mai quanta intelligenza sprechino i dipendenti del Foreign Office offrendo t e pasticcini nei frequenti ricevimenti di Legazione". "Conway apparteneva al servizio consolare, non alla carriera diplomatica" disse Wyland con sussiego. Non gli piaceva esser canzonato, e perci non protest affatto quando Rutherford, dopo altre due o tre frasi del genere, si alz per andarsene. Si faceva tardi e anch'io dovevo lasciare la compagnia. Mentre ci

salutavamo, i modi di Wyland furono ancora di ufficiosa correttezza e di silenziosa sopportazione; invece Sanders si mostr molto cordiale e disse che sperava di rivederci. Dovevo partire l'indomani mattina a un'ora impossibile; mentre aspettavamo un taxi Rutherford mi propose, per ingannare l'attesa del treno, di accompagnarlo al suo albergo; avremmo potuto discorrere nel suo salottino. Visto che accettavo con piacere, Rutherford disse: "Potremo parlare ancora di Conway, se non sei stanco di quest'argomento". Feci capire a Rutherford che non mi dispiaceva affatto. "Conway lasci la scuola quando io finivo il mio primo anno" dissi; "poi non lo rividi pi. Ma era stato molto buono con me, nuovo dell'ambiente, tanto pi giovane di lui, senza nessuna qualit per poterlo interessare; e quelle sue attenzioni, forse di nessuna importanza per altri, io non le ho mai dimenticate". Rutherford approvava; disse che anche lui gli voleva molto bene, quantunque l'avesse visto assai poco. Segu uno strano silenzio, durante il quale apparve evidente che stavamo entrambi pensando a qualcuno di cui ci importava molto pi di quanto non potessero lasciar immaginare i brevi incontri avuti con lui. In seguito mi sono accorto spesso che chi aveva incontrato Conway, sia pur fugacemente, lo ricordava poi a lungo con grande vivezza. Da giovane non poteva certo passare inosservato e in quanto a me, che lo conobbi nell'et in cui facile crearsi con la fantasia un eroe, ho di lui un ricordo quasi romantico. Era alto e di aspetto distinto, e non solo eccelleva in tutti gli sport, ma vinceva facilmente premi scolastici di ogni sorta. Un professore sentimentale chiam un giorno "gloriosi" i suoi successi,

e perci gli rimase quel soprannome. Soltanto lui, forse, era degno di portarlo da vivo. Aveva tenuto un'orazione pubblica in greco, ed era un ottimo attore dilettante. Aveva qualcosa di elisabettiano; la facile versatilit, il bell'aspetto, quell'unione fervida di attivit fisiche e intellettuali. Una specie di Philip Sidney. La nostra civilt non produce spesso esemplari simili, oggi. Lo dissi a Rutherford ed egli mi rispose: "E' vero, e li chiamano con disprezzo dilettanti. Credo che anche Conway sia stato giudicato cos da qualcuno. Da qualcuno come Wyland. non mi piace molto Wyland. il vero tipo del puritano; cos pieno di s... Non lo posso soffrire. E quella perfetta mentalit burocratica... l'hai osservata? Quelle espressioni: "obbligo sul vostro onore...", "chiacchiere inutili fuori di scuola...", come se la V Classe a S' Domenico fosse l'Impero! Non ho mai avuto una grande stima di questi diplomatici padreterni!". Dopo un breve silenzio continu: "Tuttavia sono molto contento di non aver perduto questa serata. Mi ha interessato moltissimo sentire Sanders raccontare l'incidente di Baskul. me l'avevano gi riferito, ed ero rimasto perplesso. Siccome per l'incidente faceva parte di una storia molto pi vasta e pi fantastica, una piccola ragione per credervi mi pareva di averla. Ora le ragioni, anche se piccolissime, sono due. Non credere ch'io sia tanto credulone; ho viaggiato quasi tutta la vita e so che al mondo accadono fatti strani, ma finch non li vediamo noi stessi... finch li sentiamo raccontare... Eppure questa volta...". Parve a un tratto convincersi ch'io non potevo interessarmi molto a quanto stava dicendo, e s'interruppe con una risata. "Per una cosa certa: che non mi confiderei mai con Wyland.

sarebbe come andar a offrire un poema epico a un giornale umoristico... Se mai, preferirei provare con te". "Forse ora vuoi farmi un complimento" soggiunsi. "No, stato il tuo libro a farmi pensare cos". Durante tutta la sera non avevo mai accennato a una certa pubblicazione piuttosto tecnica, di cui ero l'autore (un neurologo non pu pretendere di interessare il primo venuto); fui quindi piacevolmente sorpreso nel sentire che Rutherford conosceva il mio libro. Glielo dissi, e mi rispose: "Me ne sono interessato in un periodo in cui appunto Conway era stato colpito da amnesia". Eravamo intanto giunti all'albergo e dovette interrompersi per farsi dare, al bureau, la sua chiave. Mentre salivamo al quinto piano disse: "Con tante parole, finora abbiamo soltanto girato intorno all'argomento. La verit che Conway non morto; almeno non lo era pochi mesi fa". Non c'era possibilit di maggiori spiegazioni nel breve limite di spazio e di tempo di una salita in ascensore. Pochi secondi dopo, nel corridoio, gli domandai: "Ne sei certo? Come lo hai saputo?". Rutherford stava aprendo la porta: "Ho viaggiato con lui da Sciangai a Honolulu in un piroscafo giapponese lo scorso novembre". Non continu finch non fummo seduti in poltrona, provvisti di sigari e di bibite. "Io viaggio molto; e l'autunno scorso, per le mie vacanze, mi ero recato in Cina.

"Da anni non avevo pi visto Conway; non ci eravamo mai scritti, e bench il suo viso fosse uno dei pochi rimasti nella mia memoria non avevo davvero pensato spesso a lui. Ora mi accadde di incontrare sull'espresso di Pechino, al ritorno da Hankow dove ero stato a trovare un amico, la madre superiora di certe suore francesi di carit, una donna molto simpatica. Andava a ChungKiang, dov'era il suo convento, e siccome io me la cavo abbastanza col francese, mi parl volentieri del suo lavoro. In generale non ho molta simpatia per le congregazioni missionarie, ma devo ammettere, e oggi non sono il solo a riconoscerlo, che i cattolici romani formano una classe a s, perch lavorano molto e non si considerano pezzi grossi in un mondo di gente inferiore. Ma ci non importa. Questa suora parlandomi del suo ospedale missionario accenn a un caso di febbre grave: un uomo che le avevano portato poche settimane prima e che essa credeva europeo, bench fosse senza documenti e incapace di dar notizie di s. Vestiva poveramente da indigeno, e quando le suore lo avevano accolto era in condizioni molto gravi. Parlava correntemente il cinese e abbastanza bene il francese, e la suora mi assicur che dapprincipio, finch il ricoverato non seppe di trovarsi in un ospedale francese, si era espresso in un inglese purissimo, da persona istruita. "Le feci osservare che la cosa mi pareva piuttosto sensazionale, e la canzonai un poco sulle sue capacit di distinguere l'accento raffinato in una lingua che non conosceva. Scherzammo su questo e su altri argomenti e tutto fin con un invito a visitare la missione se fossi capitato da quelle parti. Il che naturalmente mi parve probabile quanto un'ascensione sull'Everest, e cos quando il treno giunse a ChungKiang mi separai dalla superiora con sincero

rammarico. Invece il caso volle ch'io fossi di ritorno a ChungKiang entro poche ore. Dopo alcuni chilometri la locomotiva ebbe un guasto e ci rimorchi faticosamente alla stazione di partenza, dove apprendemmo che un treno di soccorso non avrebbe potuto giungere prima di dodici ore. Queste cose capitano frequentemente sulle ferrovie cinesi. Avevo perci una mezza giornata da perdere a ChungKiang e pensai di fare una visita alla buona suora. "Fui ricevuto con piacevole sorpresa. E' piuttosto difficile per i non cattolici riuscir a capire come mai i cattolici possano tanto facilmente far andare d'accordo la rigidezza ufficiale con una non ufficiale larghezza di vedute. Le sembra troppo complicato? Comunque l'accoglienza che ebbi alla missione fu da parte di tutti simpaticissima. In meno di un'ora fu preparato un buon pranzo e un giovane medico cinese cristiano sedette a tavola con me esprimendosi in un misto di francese e di inglese divertentissimo. Poi fui condotto, dal medico e dalla madre superiora, a visitare l'ospedale, di cui erano molto fieri. Avevo detto loro che ero uno scrittore e nella loro semplicit erano molto emozionati al pensiero che potessi metterli in un libro. Passando da un letto all'altro, il dottore spiegava i vari casi. C'era la massima pulizia e un ordine perfetto. Mi ero completamente dimenticato del misterioso paziente dall'accento inglese purissimo quando la madre superiora me lo ramment avvertendomi che eravamo appunto giunti presso di lui. Sembrava che il paziente dormisse. Non ne vedevo che il capo dalla parte della nuca. Mi esortarono a rivolgergli la parola in inglese; gli dissi "Buon giorno", la prima espressione (non molto originale!) che mi venne alle labbra. Improvvisamente l'uomo si volt a guardarmi, e rispose "Buon giorno" non con l'accento di una persona del volgo. Ma

non ebbi il tempo di stupirmene che gi avevo riconosciuto Conway, quantunque non lo avessi pi visto da un pezzo e malgrado il suo aspetto mutato e la barba cresciuta. Era lui, ne ero certo; e tuttavia, riflettendoci meglio, avrei dovuto concludere che non era possibile. Per fortuna agii secondo l'impulso del momento. Lo chiamai per nome e gli dissi chi ero; anche se mi fissava senza mostrare di riconoscermi, eppure ero sicuro di non essermi sbagliato. I suoi muscoli facciali avevano un leggero tremito che gi in passato avevo notato in lui e i suoi occhi erano proprio quelli che a Balliol definivamo pi del colore blu di Cambridge che di quello di Oxford. "Ma anche all'infuori di queste caratteristiche, non avrei potuto sbagliarmi. Era un uomo che visto una volta non si poteva dimenticare mai pi. "Naturalmente il dottore e la madre superiora furono molto stupiti. Spiegai loro che si trattava di un mio amico inglese, e che se non mi riconosceva doveva aver perduto completamente la memoria. Si persuasero, pur rinnovando la meraviglia, e ci consultammo a lungo circa il da farsi. Non sapevano assolutamente dirmi per qual motivo Conway fosse arrivato a ChungKiang in tale stato. "Per farla breve, rimasi l una quindicina di giorni, sempre sperando di riuscire in un modo o nell'altro a risvegliare i suoi ricordi. Non ebbi fortuna, ma egli si ristabil fisicamente e parlammo a lungo. Quando mi decisi a dirgli chi era, e chi ero io, non protest affatto. Continu ad essere abbastanza di buonumore, e parve gradire la mia compagnia. Quando poi gli proposi di ricondurlo a casa sua rispose semplicemente che non aveva nulla in contrario. Quella sua apparente mancanza di desideri personali era sconcertante. "Appena potei fissare il giorno della partenza mi confidai con un

amico del Consolato di Hankow, e cos ebbi il necessario passaporto senza tutte le chiacchiere che si potevano temere. Per la pace di Conway mi pareva molto meglio che di tutta questa faccenda si parlasse il meno possibile: niente pubblicit, niente articoli sensazionali (che occasione perduta, per i giornalisti!). Fortunatamente riuscii nel mio intento. "Potemmo cos lasciare la Cina in modo perfettamente regolare. Navigammo lo Yangtse fino a Nanchino e raggiungemmo Sciangai per ferrovia. La sera stessa partiva per San Francisco un piroscafo giapponese e riuscimmo a imbarcarci". "Quanto hai fatto per lui!" dissi a Rutherford. "Non credo che avrei fatto altrettanto per nessun altro" mi rispose. "Ma Conway emanava dalla sua persona un che di inspiegabile - simpatia? fascino? - cos che diventava un piacere prodigarsi per lui". "E' vero. Una specie di attrazione inconsapevole alla quale ripenso volentieri anche adesso, bench nella mia mente lo riveda sempre scolaretto, in calzoncini di flanella pronto per giocare a cricket". "Peccato che tu non l'abbia conosciuto a Oxford. era brillantissimo: non v' altra parola. Dopo la guerra dissero che era cambiato; pensai cos anch'io, perch mi pareva che con tutti i suoi talenti avrebbe dovuto far pi strada: ma forse, fra tanta maestosa burocrazia britannica un grand'uomo non pu far carriera. E Conway era grande, o almeno era destinato ad esserlo. L'abbiamo conosciuto entrambi e non credo di esagerare se affermo che non potremo dimenticarlo. Anche quando lo ritrovai in Cina con la mente svanita, e con un passato misterioso, conservava ancora quella sua strana attrattiva".

Rutherford tacque a lungo, immerso nei ricordi; poi continu: "Naturalmente, a bordo, riallacciammo la nostra vecchia amicizia. Gli raccontai tutto quel che sapevo di lui e mi ascolt con un'attenzione che poteva sembrare un po' strana. "Dal suo arrivo a ChungKiang in poi ricordava chiaramente ogni cosa, e, particolare interessante, non aveva dimenticato le lingue. Mi disse, a questo proposito, che doveva aver trascorso un periodo in India, perch sapeva parlare indostano. "A Yokohama il piroscafo si riemp, e fra i nuovi passeggeri c'era anche il pianista Sieveking, che si recava negli Stati Uniti per una tourne di concerti. Cen alla nostra tavola e qualche volta Conway gli parl in tedesco. Ci dimostra quanto il mio amico fosse in apparenza normale. A parte la perdita della memoria, che non poteva venir notata da chi lo incontrasse casualmente, non pareva diverso dagli altri. "Alcune sere dopo la nostra partenza dal Giappone Sieveking acconsent a dare un concerto a bordo, e andammo entrambi - io e Conway - nel salone a sentirlo. Suon Brahms, Scarlatti, e molto Chopin, benissimo. Guardai due o tre volte Conway e mi parve felice; il che era naturalissimo, dato il suo passato musicale. Conclusosi il programma, il concerto si prolung perch Sieveking fu cos cortese da concedere molti bis ad alcuni entusiasti raccolti intorno al pianoforte. Suon soprattutto Chopin: la sua specialit. Infine lasci il pianoforte e, attorniato dagli ammiratori, si avvi lentamente verso l'uscita. Allora accadde un fatto abbastanza strano. Conway, sedutosi al pianoforte, cominci a suonare una melodia rapida e vivace che non riconobbi, ma che fece voltare Sieveking, e lo fece tornare indietro eccitatissimo a domandare di che pezzo si trattasse.

Conway, dopo un lungo inspiegabile silenzio, rispose semplicemente che non lo sapeva. Sieveking trov la cosa incredibile e si eccit pi di prima. Allora Conway, con uno sforzo mentale grandissimo, cerc di ricordarsi e disse che era uno studio di Chopin. sieveking neg decisamente, e io non me ne stupii perch ero incredulo come lui. Allora con mia grande meraviglia Conway che fino allora s'era mostrato indifferente a tutto, d'improvviso s'irrit. "Mio caro" osserv Sieveking, "conosco tutta quanta l'opera di Chopin e posso assicurarle che non ha mai scritto quel che ora ha suonato. Potrebbe averlo fatto, perch proprio nel suo stile, ma non l'ha fatto. La sfido a mostrarmi quelle pagine in qualunque edizione". Ma Conway gli rispose: "E' vero, ora ricordo, questo studio non fu mai stampato. E io lo conosco unicamente per aver incontrato un pianista che fu allievo di Chopin... Ecco un'altra pagina inedita che ho imparato da lui"". Rutherford, che mi vedeva attentissimo, continu: "Non so se tu sia appassionato di musica, ma anche se non lo sei puoi figurarti l'esaltata meraviglia di Sieveking, e la mia, mentre Conway continuava a suonare. Io vedevo in quell'episodio soltanto un improvviso e strano sguardo di Conway sul suo passato: il primo baleno di un ritorno. Sieveking invece era tutto preso dal problema musicale, abbastanza sconcertante se si pensa che Chopin morto nel 1849. "Questa coincidenza sembra talmente impossibile che faccio appello, per la mia tranquillit, ai numerosi testimoni - una dozzina circa -, fra cui un professore d'universit della California, molto conosciuto e stimato. Naturalmente, si fece presto a trovar cronologicamente sbagliata, o quasi, la spiegazione di Conway, ma restava da spiegare

la musica. E se non era come aveva detto Conway, di chi poteva essere?... Sieveking assicurava che se quei due pezzi fossero stati pubblicati, li avremmo trovati entro sei mesi nel repertorio di ogni pianista. Quest'affermazione, per esagerata che fosse, dava un'idea del giudizio artistico di Sieveking. segu una lunga discussione, ma senza risultato perch Conway insisteva nel suo racconto iniziale; siccome mi pareva affaticato, cercai di allontanarlo dalla folla e mandarlo a letto. Ci fu ancora un ultimo episodio riguardante l'incisione di alcuni dischi. Sieveking si offr di fare tutti i passi necessari appena giunto in America, e Conway promise che avrebbe suonato davanti al microfono. E' proprio un gran peccato che non abbia potuto mantenere la sua parola!". Rutherford guard l'orologio e mi assicur che avevo tutto il tempo per prendere il treno: la storia era quasi terminata. "Perch... subito dopo il concerto, quella stessa notte... la memoria gli torn. Ci eravamo coricati tutti e due, ma io ero ancora sveglio quand'egli entr nella mia cabina e mi diede la notizia. Il suo viso esprimeva ora una tristezza invincibile, una specie di tristezza universale, non so se mi spiego, qualcosa di remoto e di impersonale. "Raccont che ormai rammentava tutto; aveva cominciato mentre Sieveking suonava; in principio, per, solo a tratti. Venne a sedersi sul mio letto e vi rimase a lungo senza parlare; non gli chiesi nulla, aspettai che facesse il suo racconto quando e come voleva. Gli dissi soltanto la mia soddisfazione per il ritorno della memoria, ma subito aggiunsi che me ne rammaricavo anch'io, visto che lui avrebbe preferito lo stato di prima. "Alz gli occhi e profer una frase che ricorder sempre con intimo

compiacimento: "Ringrazio il Cielo che ti ha concesso di comprendere, Rutherford". "Dopo un poco pensai di vestirmi e lo persuasi a tornare nella sua cabina e fare altrettanto; passeggiammo poi a lungo, su e gi, sul ponte. "Era una calma notte stellata, molto calda; il mare, chiaro e pallido, come latte denso. Se non ci fosse stata la vibrazione delle macchine avremmo potuto illuderci di passeggiare su e gi per un viale. "Preferii lasciare che Conway seguisse liberamente i suoi pensieri, senza fargli domande. "Cominci a parlare verso l'alba, velocemente, e quando termin era giorno alto, con un sole caldo. Quando dico "termin" non intendo che non ci fosse altro da raccontare, dopo questa prima confessione. Durante le ventiquattr'ore successive riemp molte lacune importanti. Pareva molto triste, e non aveva nessuna voglia di dormire, perci parlammo quasi ininterrottamente. "Verso sera avevo fatto portare delle bibite nella mia cabina, perch il piroscafo doveva giungere a Honolulu intorno alla mezzanotte. Mi lasci ch'erano circa le dieci, e non lo rividi mai pi...". "Non vorrai dire che...". Mi era balenata alla mente l'idea di un suicidio. Rutherford rise. "Per carit, no. Non era il tipo. Mi piant, semplicemente. Scendere a terra era abbastanza facile; il difficile sar stato, per lui, evitare quelli che sguinzagliai immediatamente sulle sue tracce. Seppi pi tardi che era riuscito a unirsi alla ciurma di una nave bananiera in partenza per le Figi".

"Come sei riuscito a saperlo?". "Per la via pi diretta. Mi scrisse lui stesso, tre mesi dopo, da Bangkok, accludendo un assegno per rimborsarmi delle spese sostenute per lui. Mi ringraziava, diceva di sentirsi benissimo e ch'era in procinto di ripartire per un lungo viaggio, verso il nordovest. ecco tutto". "Verso il nordovest?...". "Gi; un po' vago, vero? Ce ne sono parecchie di localit a nordovest di Bangkok. anche Berlino, per esempio". Rutherford si interruppe, e riemp i nostri bicchieri. Che strana storia!... Era stato Rutherford a farmela sembrar tale? Non riuscivo a raccapezzarmi: la parte musicale, per complicata che fosse, non mi interessava tanto quanto il misterioso arrivo di Conway all'ospedale della missione cinese, e non potei fare a meno di farlo osservare a Rutherford. questi rispose tranquillamente che erano due aspetti dello stesso problema. "In che modo sar potuto arrivare a ChungKiang?" domandai. "Non te lo disse quella notte, a bordo del piroscafo?". "S... qualcosa mi disse; e poich ormai ti ho raccontato tanto, sarebbe assurdo che ti tacessi il resto. Ma... prima di tutto, un racconto abbastanza lungo e non farei in tempo nemmeno a dartene un cenno sommario prima della partenza del tuo treno. E poi... ci sarebbe un mezzo molto pi comodo. Per carit, non pensare ora ch'io abbia il cattivo gusto di adoperare certi trucchi degli scrittori di romanzi... ma ti dir sinceramente che la storia di Conway, quando la ripensai a mente fredda, mi affascin. Avevo gi preso in fretta qualche appunto dopo le nostre conversazioni di bordo, per non dimenticare alcuni particolari; pi tardi certi dettagli mi avvinsero

talmente che fui spinto a fare di pi, a riunire e ordinare quel che avevo scritto e quel che ricordavo a memoria in un'unica narrazione. Posso per assicurarti di non aver inventato n alterato nulla: il materiale era pi che sufficiente di per se stesso, e Conway aveva il dono naturale di esprimersi bene e di saper creare un'atmosfera. Da parte mia, poi, sentivo di cominciare a capirne l'anima". Apr una valigia e ne estrasse un dattiloscritto. "Eccolo qui; giudicalo come vuoi". "Temi forse ch'io non prester fede a quel che hai scritto?". "Oh, non intendo questo. Ma, se veramente ci crederai, sar per la famosa ragione di Tertulliano - ricordi? - quia impossibile est. forse il soggetto non disprezzabile. In ogni caso fammi sapere cosa ne pensi". Presi il dattiloscritto e lo lessi quasi tutto sull'espresso di Ostenda. Era mia intenzione, appena giunto in Inghilterra, di restituirlo con una lunga lettera, ma poi fui costretto a ritardare, e prima di spedirlo ricevetti un biglietto da Rutherford che mi annunziava d'essere nuovamente in partenza per le sue peregrinazioni e di non potermi dare per qualche mese nessun indirizzo fisso. Sarebbe andato nel Kashmir, e poi verso oriente. La qual cosa non mi sorprese affatto.

I Durante la terza settimana di maggio la situazione politica a Baskul era molto peggiorata, e il 20 giunsero da Peshawar vari apparecchi dell'Aeronautica per mettere in salvo gli europei. Questi formavano un gruppo di circa ottanta persone la maggior parte delle quali furono trasportate al sicuro attraverso i monti in aerei da

trasportotruppe. Data l'urgenza furono anche adoperati alcuni apparecchi di diversa forma e portata, tra i quali uno con cabina appartenente al maharaja di Chandapore. Verso le dieci del mattino vi presero posto quattro passeggeri: Miss Roberta Brinklow, della Missione Orientale, Henry D' Barnard, cittadino degli Stati Uniti, Hugh Conway, console di S'M' Britannica, e il capitano Charles Mallinson, viceconsole di S'M' Britannica. Questi sono i nomi che apparvero pi tardi nei giornali indiani e inglesi.

Conway aveva trentasette anni. Era a Baskul da due anni in un impiego che ora, alla luce degli eventi, poteva esser paragonato a "un continuo puntare sul cavallo perdente". Un periodo della sua vita stava per finire; entro poche settimane, o forse dopo alcuni mesi di licenza in Inghilterra, lo avrebbero mandato in qualche altro posto. Tokio o Teheran, Manila o Muscat, nella sua professione non si sapeva mai cosa sarebbe accaduto. Da dieci anni era nel servizio consolare, un tempo sufficiente dunque per assicurarsi l'avvenire con la stessa intelligenza che soleva usare per i casi altrui. Sapeva che la parte migliore della torta sarebbe toccata ad altri, ma se ne consolava facilmente non con la scusa dell'uva acerba, ma riflettendo che il dolce, in fin dei conti, non gli piaceva. Preferiva quelle occupazioni che fossero meno formali e pi pittoresche, e che soprattutto non lo vincolassero; ma siccome questi incarichi erano quasi sempre i meno importanti, cos agli occhi di qualche critico superficiale poteva apparire maldestro nel giocare le sue carte. E invece egli sentiva che, dati i suoi gusti, le aveva giocate piuttosto bene, e aveva trascorso un decennio vario e

abbastanza piacevole. Alto, molto abbronzato, con capelli castani e occhi d'un azzurro tendente al grigio, appariva serio e magari anche imbronciato; ma se poi rideva (il che non gli accadeva spesso) allora sembrava un ragazzo. Qualche volta, se lavorava o beveva troppo, gli si manifestava un leggero tic nervoso vicino all'occhio sinistro; e appunto quando sal sull'aereo, siccome era stato occupatissimo tutto il giorno e tutta la notte a far bauli e a distruggere documenti, il tic era molto visibile. Sentendosi sfinito era molto soddisfatto di partire col lussuoso aereo del maharaja, invece che con uno degli affollatissimi trasportotruppe. Si adagi mollemente in un sedile di vimini mentre il velivolo si alzava da terra. Era uno di quegli uomini che abituati alle pi dure fatiche, ricercano in compenso tutti gli agi minori. Era capace di sopportare con disinvoltura i rigori della strada che va a Samarcanda ma avrebbe speso i suoi ultimi scellini per prendere la "Freccia d'Oro" da Londra a Parigi. Il volo durava ormai da pi di un'ora, quando Mallinson, che sedeva in uno dei posti anteriori, osserv che la rotta seguita dal pilota non gli sembrava quella giusta. Mallinson era un giovane di circa venticinque anni, dal colorito roseo, intelligente se non intellettuale, e con tutte le limitazioni delle scuole private ma anche con la loro superiorit. Causa principale del suo invio a Baskul era stata la bocciatura a un esame; Conway l'aveva avuto come collega per sei mesi, e aveva stretto con lui una buona amicizia. Ma adesso, in aereo, Conway non se la sentiva di far lo sforzo di una conversazione. Apr gli occhi sonnolenti e rispose che, qualunque fosse la rotta, il pilota certo la conosceva bene.

Mezz'ora dopo, quando la stanchezza e il rumore delle eliche l'avevano quasi addormentato, ecco Mallinson disturbarlo di nuovo. "Ma dica un po', Conway, il nostro pilota non era Fenner?". "Ebbene, non lo forse?". "Ha voltato la testa e giurerei che non lui". "Averne la certezza attraverso i vetri non facile". "Riconoscerei il viso di Fenner in qualunque momento". "Ebbene, allora sar qualcun altro; che importa?". "Perch Fenner mi assicur che avrebbe preso questo apparecchio". "Avranno cambiato idea, e gliene avranno dato un altro". "E allora, chi costui?". "Come posso saperlo, mio caro? Bisognerebbe che ricordassi a memoria la faccia di tutti i tenenti dell'Aviazione, vi pare?...". "Io ne conosco tanti, ma questo non so chi sia". "E allora appartiene a quella minoranza che lei non conosce". Conway sorrise e aggiunse: "Quando fra poco saremo giunti a Peshawar potrete fare la sua conoscenza, e sapere di lui quanto v'interessa". "Continuando cos non arriveremo affatto a Peshawar. le assicuro che il pilota fuori rotta. E non c' da stupirsene: vola cos alto che non pu certo orientarsi". Conway non si preoccup. Era abituato ai viaggi aerei e a prender le cose con filosofia. E poi non aveva niente di speciale da fare, n persone da vedere a Peshawar, perci gli era assolutamente indifferente che il viaggio durasse sei ore piuttosto che quattro. Non aveva moglie, quindi niente saluti teneri all'arrivo. S, probabilmente qualche amico lo avrebbe invitato al club per brindare insieme: prospettiva piacevole, ma non al punto da sospirarla. E neppure retrospettivamente sospirava, passando in rivista gli

avvenimenti del passato decennio; spettacolo piacevole anch'esso, sebbene non del tutto soddisfacente. Di quel periodo della sua vita questo era l'indice barometrico: "mutevole, tendente al bello, piuttosto temporalesco": su per gi come il barometro mondiale. Aveva girato molto: rifacendo il cammino a ritroso vedeva Baskul, Pechino, Macao, parecchie altre destinazioni, e pi lontana di tutte Oxford, dove aveva insegnato per un paio d'anni dopo la guerra, tenendo conferenze sulla storia orientale, respirando la polvere di quelle biblioteche assolate e facendo innumerevoli corse in bicicletta su e gi per la High Street. Ricordi interessanti, che per non lo commuovevano: sentiva di avere raggiunto finora soltanto una tappa del lungo cammino che avrebbe potuto compiere. Un ben noto disturbo allo stomaco lo avvert che l'aereo cominciava la discesa. Ebbe la tentazione di canzonare Mallinson per i suoi presentimenti, e forse l'avrebbe fatto se il giovane non si fosse bruscamente alzato, picchiando la testa nel soffitto e svegliando Barnard, l'americano, che sonnecchiava nel suo sedile dall'altro lato dello stretto corridoio. "Dio mio" esclam Mallinson, guardando dal finestrino. "Guardi laggi!". Conway guard. Se si aspettava qualcosa, non era certo ci che vide. Invece degli accantonamenti, regolari e geometrici, invece delle grandi rimesse, non si vedeva altro che una nebbia opaca, su una terra desolata, squallida, arsa dal sole. Bench l'apparecchio stesse scendendo rapidamente, era ancora ad un'altezza insolita per un comune viaggio aereo. Si potevano distinguere lunghe creste di monti, che distavano forse un miglio dal nebbioso orlo delle vallate.

Conway non aveva mai osservato da una tale altezza un cos tipico scenario di frontiera. Ma quel che pi lo colp fu di non ritrovarsi nelle vicinanze di Peshawar. "Non riconosco questa parte del globo" comment. Poi, senza farsi sentire dagli altri per non spaventarli disse all'orecchio di Mallinson: "E' certo come dice lei: ha sbagliato strada". L'aereo scendeva adesso ad una velocit spaventosa e l'aria intanto si faceva sempre pi calda: di sotto, la terra arsa era come un forno che fosse stato improvvisamente aperto. Una dopo l'altra le vette dei monti si alzavano in strane silhouettes: si volava adesso lungo una vallata ricurva il cui fondo era disseminato di rocce e di detriti di torrenti in secca; sembrava il pavimento di una stanza coperto di gusci di noce. L'aereo saltava e ballava dentro incomode sacche d'aria, come una barca fra onde agitate. I quattro passeggeri si tenevano ben aggrappati ai loro sedili. "Sembra che voglia atterrare!" url rauco l'americano. "Non pu!" rispose Mallinson. "Tentarlo sarebbe una pazzia! Urterebbe in pieno, e allora...". Ma il pilota atterr. Apparve un breve spiazzo a lato di un burrone, e l'apparecchio, abilmente guidato, rull e si ferm pesantemente. Ci che accadde subito dopo fu ancor pi strano e meno rassicurante. Una torma di uomini barbuti e in turbante, certo di una trib indigena, accorsero da ogni parte, circondando l'apparecchio per impedire che ne uscisse qualcuno oltre il pilota. Questi balz a terra e ebbe con loro un colloquio molto agitato, durante il quale fu pi che evidente che non solo non era Fenner, ma che non era inglese

e probabilmente neppure europeo. Intanto da un vicino deposito furono trasportati alcuni recipienti di carburante e se ne riempirono i capaci serbatoi dell'aereo. Alle grida dei quattro prigionieri risposero con beffe e un silenzio sprezzante; il solo accenno a un timido tentativo di scendere a terra provoc un minaccioso movimento da parte di una ventina di uomini armati di fucili. Conway che conosceva un poco la lingua putshu, arring come pot gli indigeni, ma senza alcun risultato - e il pilota, alle osservazioni e alle richieste rivoltegli in varie lingue, rispose unicamente puntando la rivoltella. Senz'armi - perch era stata questa una delle condizioni per la partenza degli stranieri da Baskul - i quattro passeggeri dovettero rassegnarsi, tanto pi che si sentivano moralmente e fisicamente esausti per l'inutilit delle loro proteste e per il caldo della cabina dardeggiata dal sole di mezzogiorno. Quando finalmente i serbatoi furono richiusi, venne loro offerto, attraverso uno dei finestrini, un recipiente da petrolio pieno d'acqua tutt'altro che fresca. Pur non mostrandosi ostile, quella gente non rispose mai a nessuna domanda. Il pilota, dopo un ultimo breve parlottare, raggiunse di nuovo il suo posto nella carlinga, un indigeno gir alla meglio l'elica, e il volo riprese. In quel ristretto spazio e con l'esagerato carico di carburante, la partenza rivel un'abilit ancora maggiore che nell'atterraggio. L'aereo si alz rapidamente nella nebbia, svolt verso est come a cercare la sua rotta. Era pomeriggio avanzato.

Che strana e sconcertante avventura! Appena ebbero un po' di sollievo dall'aria fresca, i quattro passeggeri uscirono dallo

stordimento e cominciarono a rendersi conto dell'accaduto. Un sopruso simile non s'era mai sentito n visto fra i turbolenti fatti di frontiera. E se non ne fossero stati essi stessi le vittime, l'avrebbero detta un'invenzione fantastica. Era quindi naturale che, passata l'incredulit, subentrasse l'indignazione, e sbollita l'indignazione cominciassero ansiosi tentativi di spiegare in qualche modo il fatto. Fu Mallinson a prospettare l'idea accettata pi facilmente in mancanza di meglio. Erano stati rapiti nella speranza di un riscatto. Niente di nuovo, dunque, all'infuori del mezzo originale e della speciale tecnica. Il constatare che, dopo tutto, non erano i protagonisti di un dramma senza precedenti li confort alquanto; rapimenti ce n'erano stati anche prima, e molti di essi con lieto fine. Gli indigeni li avrebbero tenuti nascosti nelle montagne trattandoli bene, finch il Governo non avesse pagato il riscatto; poi sarebbero stati rilasciati. E non essendo loro il denaro pagato, tutto si sarebbe concluso col finire della prigionia. Poi, naturalmente, l'Aviazione avrebbe mandato una squadriglia da bombardamento, e loro avrebbero potuto raccontare una bellissima storia per tutta la vita. Mallinson aveva manifestato il suo pensiero con una nervosit briosa, ma Barnard, l'americano, volle superarlo giungendo pesantemente fino alla facezia. "Ammiriamo pure questo rapimento come una brillante trovata di qualcuno, ma non posso dire che la vostra Aviazione vi si sia coperta di gloria. Voialtri inglesi fate dello spirito a proposito dei rapimenti di Chicago, ma io cerco inutilmente tra i miei ricordi un cannoniere fuggito con un aereo dello zio Sam. e, tra parentesi, vorrei sapere che cos'ha fatto del vero pilota

quest'individuo. L'avr intontito, certo" sbadigli. Era un tipo alto e grosso, con un volto fortemente segnato in cui alcune rughe bonarie sparivano tosto entro gonfiori tetri. A Baskul nessuno lo conosceva a fondo; si sapeva che era arrivato dalla Persia e che si occupava di petrolio. Intanto Conway si era dato a un compito pratico. Aveva chiesto tutti i fogli di carta disponibili e scriveva in vari idiomi indigeni numerosi messaggi da gettare a terra ad intervalli. Era una probabilit molto scarsa in un territorio cos poco popolato, ma ne valeva la pena. Il quarto passeggero, Miss Brinklow, dalle labbra serrate e dal busto eretto, era sempre rimasta seduta facendo pochi commenti e non lagnandosi mai. Era una donnetta coriacea, e aveva il contegno di chi sia intervenuto suo malgrado a una riunione dove accadono cose che non possono essere del tutto approvate. Conway aveva parlato meno degli altri due uomini, perch tradurre messaggi di S'O'S' in differenti dialetti indigeni era un esercizio che richiedeva una certa concentrazione. Aveva per risposto alle domande rivoltegli, e s'era trovato d'accordo con Mallinson circa la sua teoria sul rapimento, e anche, fino a un certo punto, con le critiche mosse da Barnard all'Aviazione. "Ci sono per delle attenuanti" disse. "E' comprensibilissimo che, con tutta la citt in fermento, un uomo in tenuta di volo sia stato scambiato per un altro. Come dubitare della buona fede di un pilota in divisa regolare e sicuro del fatto suo? E che fosse sicuro costui lo ha dimostrato: quanto ai segnali e quanto al resto. Abbiamo constatato che sa volare, no? Tuttavia sono d'accordo con lei che in faccende simili qualcuno deve pagare. E qualcuno pagher, certo; ma

probabilmente chi ne ha meno colpa". "Davvero, signore" rispose Barnard, "ammiro il modo in cui riesce a vedere i due aspetti della questione. E' bello saper ragionare cos... nel momento stesso che vi portano via... a fare una passeggiata chiss dove!...". Conway pens all'abilit con cui gli americani sanno dire le cose senza offendere. Sorrise e tacque. La sua stanchezza era tale che nessun pericolo l'avrebbe vinta. Sul tardo pomeriggio, quando Barnard e Mallinson discutendo si rivolsero a lui, videro che s'era addormentato. "E' stanchissimo" comment Mallinson, "e non me ne meraviglio, dopo la fatica di queste ultime settimane". "E' amico suo?" chiese Barnard. "Ho lavorato con lui al Consolato, e so che da quattro notti non andato a letto. Siamo davvero fortunati ad averlo con noi in una faccenda come questa. Oltre a conoscere molti dialetti del paese ha uno speciale modo di trattare con la gente. Se c' uno che possa portarci fuori da quest'impiccio lui. Conserva quasi sempre il suo sangue freddo, anche nei casi pi difficili". "Allora lasciamolo dormire" consent Barnard. E Miss Brinklow fece una delle sue sobrie osservazioni: "Pare davvero un uomo molto coraggioso" disse.

Veramente, nel suo intimo, Conway non si sentiva cos sicuro di essere "un uomo molto coraggioso". Oppresso dalla stanchezza fisica, aveva chiuso gli occhi, ma non dormiva. Avvertiva ogni movimento dell'aereo e aveva pure sentito l'elogio che di lui aveva fatto Mallinson. appunto allora aveva

cominciato a dubitare, accorgendosi di un curioso stiramento allo stomaco, abituale indice di reazione alle affannose preoccupazioni. Egli non era affatto, e lo sapeva benissimo, una di quelle persone che amano il pericolo per il pericolo in se stesso. Ne apprezzava qualche volta una certa caratteristica: la sua qualit di eccitante, di controtorpore; ma non gli piaceva affatto rischiare la vita. Dodici anni prima era giunto a odiare i pericoli della guerra nelle trincee francesi, ed era riuscito parecchie volte a evitare la morte rinunciando ad eroiche gesta impossibili. Anche la decorazione l'aveva conquistata non tanto col suo coraggio fisico quanto con una speciale tecnica di resistenza. E quando dopo la guerra si era nuovamente trovato in pericolo, l'aveva affrontato con crescente disappunto, fuorch nei casi in cui ne sperasse insolite e forti emozioni. Eccolo ancora l ad occhi chiusi. Le parole di Mallinson lo avevano commosso, e anche un po' turbato. Pareva proprio destino che si scambiasse la sua calma per coraggio!... mentre era, in realt, qualcosa di pi indifferente di meno virile. Vedendo s e i compagni in una situazione terribilmente imbrogliata, anzich sentirsi pieno d'ardimento, provava un'invincibile ripugnanza contro quell'ignoto pericolo d'ora in ora pi vicino. Pensava soprattutto a Miss Brinklow. se a un dato momento avesse dovuto agire, non avrebbe dovuto dimenticare che una donna, in certe circostanze, conta pi di tre uomini messi insieme; e il suo spirito all'idea di doversi comportare eventualmente in modo cos differenziato, si ribellava. Tuttavia, quando finse di svegliarsi, fu a Miss Brinklow che rivolse la parola. Poveretta! non era n giovane n graziosa; ma per fortuna queste virt negative sarebbero state di grande aiuto nel

genere di difficolt in cui la comitiva si sarebbe presto venuta a trovare. Gli faceva anche pena perch probabilmente n Mallinson n l'americano amavano i missionari, tanto meno quelli di genere femminile. Conway non aveva certo simili pregiudizi, ma appunto per questo temeva di poter sembrare a Miss Brinklow, per la sua larghezza di vedute, ancora pi urtante e lontano degli altri. "Ci troviamo, pare, in una curiosa posizione" disse chinandosi a parlarle all'orecchio, "ma vedo con piacere che lei prende le cose con calma. Non credo per che ci accadr nulla di terribile. Piuttosto ci dica se possiamo fare qualcosa perch si trovi pi a suo agio". Barnard raccolse la frase. "A nostro agio?!" disse rauco. "Ma naturalmente siamo tutti a nostro agio. Ci godiamo la gita. Peccato che non abbiamo un mazzo di carte - si potrebbe fare un bridge in quattro". Pur non piacendogli il bridge, Conway fu contento di quest'uscita spiritosa. "Non credo che Miss Brinklow giochi" rispose sorridendo. Ma la missionaria si volse svelta a rispondere: "Gioco, invece, e non credo che si commetta un peccato giocando alle carte. Certo nella Bibbia non se ne parla". Risero tutti, riconoscenti per quel minuto di distrazione. "Grazie al Cielo" pens Conway, "non ha tendenze isteriche".

L'aereo aveva volato tutto il giorno, tra le sottili nebbie dell'atmosfera, troppo in alto per permettere una chiara visibilit delle terre sottostanti. Talvolta, a lunghi intervalli, il velo si squarciava per qualche istante, e mostrava la linea dentata di una vetta, o il luccichio di qualche fiume sconosciuto. Dal corso del

sole si poteva determinare all'incirca la direzione dell'apparecchio. Si andava verso oriente, con virate occasionali a nord, ma per arguire dove precisamente si fosse mancava a Conway il modo di giudicare con esattezza la velocit di volo. Pareva anche probabile che molto del carburante fosse ormai consumato. Quel che Conway era in grado di affermare con sicurezza, anche se privo di nozioni tecniche aviatorie, era l'indiscutibile abilit del pilota, chiunque egli fosse. Ne aveva dato prova con l'atterraggio nella vallata seminata di sassi, e poi in altri momenti difficili. Perci Conway sentiva risorgere in se stesso un sentimento gi provato altre volte nella sua vita di fronte a casi di abilit perfetta e indiscutibile. Il solo pensiero di poter essere lasciato in pace - lui avvezzo a continue richieste d'aiuto - lo tranquillizzava, malgrado le preoccupazioni per il futuro. Ma non poteva pretendere che i suoi compagni la pensassero come lui; le loro ragioni di preoccupazione erano probabilmente maggiori. Mallinson, poi, aveva in Inghilterra una fidanzata; forse Barnard era ammogliato; e Miss Brinklow aveva il suo lavoro, o vocazione, o ideale, che dir si voglia. Mallinson era il meno calmo dei tre: mentre le ore passavano la sua agitazione aumentava, con tendenza a prorompere davanti a Conway a causa di quella stessa calma che aveva prima lodato alle sue spalle. E ad un tratto sorse una discussione cos burrascosa da superare il rombo del motore. "Ma insomma!" url Mallinson rabbiosamente, "dobbiamo star qui a rigirarci i pollici mentre questo pazzo fa tutto quello che gli passa per la testa? Che cosa ci impedisce di rompere quel vetro e di finirla con lui?". "Proprio niente", replic Conway, "a parte che lui armato e noi

no, e che, ad ogni modo, nessuno di noi sarebbe poi capace di atterrare". "Non dev'essere molto difficile. Sono convinto che lei ci riuscirebbe". "Ma li aspetta sempre da me, caro Mallinson, questi miracoli?...". "Le confesso che i miei nervi non reggono pi. Perch non obblighiamo costui ad atterrare?". "In che modo?... Me lo dica lei". L'agitazione di Mallinson aument ancora. "Ebbene, l distante da noi meno di due metri, s o no? e siamo tre uomini contro uno! Dobbiamo continuare a guardar la sua schiena tutto il tempo? Potremmo almeno obbligarlo a dirci cosa diavolo intende fare, no?". "Bene, proviamo". Avanzando di pochi passi, Conway raggiunse la parete divisoria tra cabina e carlinga. Essendo questa un po' rialzata, il pilota, girando il capo e curvandosi un poco aveva modo di comunicare coi passeggeri attraverso una lastra di vetro scorrevole. Conway vi picchi su con le nocche. La risposta fu comicamente simile a quanto si aspettava; il vetro si apr e comparve la canna di una rivoltella. Solo questo; neppure una parola. Conway si ritir senza discutere e lo sportello fu richiuso. Mallinson, osservatore attento, non rimase molto soddisfatto. "Non credo che avrebbe avuto il coraggio di sparare" comment. "Probabilmente ha voluto fare una spacconata". "Sar" disse Conway, "ma preferirei che ad accertarsene ci andasse, se mai, lei stesso". "Ebbene, io penso che, prima di arrenderci cos indecorosamente, in

un modo o nell'altro dovremmo lottare". A Conway questa frase piacque. Gli risvegli nella memoria il buon vecchio convenzionalismo con tutte le sue oleografiche associazioni di idee: i soldati dalle divise rosse, i libri di storia scolastica, gli inglesi che non temono nulla, non si arrendono mai e non sono mai battuti. Ma disse: "Iniziare una battaglia senza la minima probabilit di vincerla un gioco inutile, e io non sono eroe fino a questo punto". "Le do ragione, signore" interruppe cordialmente Barnard. "Quando qualcuno vi ha afferrato per i capelli e vi tiene ben stretto, tanto vale prender la cosa con filosofia e darsi per vinto. Per conto mio, finch la vita dura, intendo godermela e fumare il mio sigaro. Pericolo pi pericolo meno, c' proprio da prendersela tanto?". "Per quel che riguarda me, no; ma potrebbe dar fastidio a Miss Brinklow". Barnard volle subito fare ammenda: "Scusi, signora, forse il fumo le d noia?". "Affatto" rispose lei cortesemente; "io non fumo, ma l'odore del sigaro mi piace". Conway si persuase che fra tutte le donne capaci di dare una risposta simile, Miss Brinklow era la pi tipica. Per fortuna la sovreccitazione di Mallinson si era un po' calmata, e allora Conway, bench lontanissimo dal pensiero di fumare, gli offr amichevolmente una sigaretta. "So quel che prova" disse con accondiscendenza; " una brutta faccenda, e il peggio che non ci si pu fare nulla". E aggiunse fra s: "Per quanto mi riguarda, tanto meglio cos...". Si sentiva stanchissimo. V'era un lato della sua natura che si sarebbe potuto definire pigrizia, bench non lo fosse.

All'occorrenza, nessuno pi di lui era capace e pochi si sarebbero addossate le responsabilit meglio di lui; ma che proprio l'attivit e la responsabilit costituissero la sua gioia... Facevano parte del suo lavoro, ecco, e doveva accettarle; sempre pronto per a cedere il passo a chi potesse fare quanto lui o meglio. A questo si doveva in parte il fatto che la sua riuscita nel servizio governativo non fosse stata cos brillante quanto avrebbe potuto: non era abbastanza ambizioso per farsi largo tra gli altri, o per mettersi in mostra artificiosamente quando non v'era gran che da fare. I suoi resoconti erano laconici fino all'inverosimile, e quella sua calma in ogni circostanza, bench ammirata pareva sospetta. Alle autorit piace sapere che un loro subalterno impone a se stesso sforzi e sacrifici; e che la sua apparente noncuranza nasconde un corredo di ben controllate emozioni. Talvolta nasceva s, in qualcuno, il dubbio ch'egli non fosse proprio imperturbabile al punto da non scomporsi mai per nulla. Ma anche tale interpretazione, come quella riguardante la pigrizia, era errata. Ci che la maggior parte degli osservatori non riusciva a scorgere in lui era una cosa semplicissima: l'amore della quiete, della contemplazione, della solitudine. E ora, poich ne sentiva il bisogno e non c'era altro da fare, si abbandon nella poltrona di vimini e si addorment. Pi tardi svegliandosi constat che anche gli altri, malgrado le loro varie preoccupazioni, avevano ceduto al sonno. Con gli occhi chiusi, seduta e ben diritta, Miss Brinklow somigliava a un idolo in cattivo stato e fuori moda; Mallinson pencolava in avanti e si reggeva il mento col palmo della mano. E l'americano russava, persino. "Sono stati molto giudiziosi" pens Conway; "era inutile consumare le forze discutendo". Ma tosto avvert strane sensazioni fisiche - un leggero capogiro, il cuore che

gli batteva forte, una tendenza a respirare con sforzo e pi profondamente. Ricord d'aver provato sintomi simili una volta in Svizzera. Si gir dal lato del finestrino e guard fuori. Tutt'intorno il cielo s'era completamente schiarito e, nella luce del tardo pomeriggio, apparve un tale spettacolo che per un attimo Conway rest senza fiato. Lontanissime, all'orizzonte, si vedevano catene e catene di vette nevose, contornate da ghiacciai, quasi isole vaganti su un mare di nubi. Occupavano per intero l'arco di visibilit, emergendo a occidente in uno sfondo di colore sgargiante, come una tela impressionista dipinta da un genio folle. E intanto su quella meravigliosa ribalta l'aereo filava, alto sull'abisso, avendo di fronte una ripidissima montagna bianca che sembrava confondersi col cielo stesso; finch la luce del tramonto non la invest, e allora fiammeggi superba, accecante, incandescente, come una Jungfrau dieci volte pi alta. Conway non era facile a impressionarsi, e non era mai andato in cerca di panorami - tanto meno, poi, di quelli famosi per ammirare i quali i municipi pi previdenti predispongono dei sedili. Condotto una volta a TigerHill, presso Darjeeling, a vedere il levar del sole sull'Everest, era rimasto veramente deluso dall'aspetto della pi alta montagna del mondo. Ma quest'incredibile spettacolo visto dal finestrino di un aereo, era di ben diversa portata; non aveva l'aria di essersi messo in posa per farsi ammirare. C'era qualcosa di crudo e di mostruoso intorno a quei maestosi scoscendimenti di ghiaccio, ed era sublime temerariet avvicinarsi tanto ad essi. Si immerse in una profonda meditazione, e ogni tanto ripassava mentalmente carte topografiche, calcolava distanze, stimava tempi e velocit. Poi, accortosi che anche Mallinson si era svegliato, lo chiam toccandogli

il braccio.

Ii Fedele al proprio temperamento, Conway aspett che i compagni si svegliassero da s e rispose con poche parole alle loro esclamazioni di meraviglia; ma quando, pi tardi, Barnard gli rivolse una domanda precisa, allora si espresse con la pronta scioltezza di un professore universitario che chiarisca un problema. Secondo il suo parere erano ancora in India; avevano volato parecchie ore verso oriente, troppo in alto per veder qualcosa; ma probabilmente la rotta aveva seguito la valle di qualche fiume, in direzione approssimativa da est a ovest. "Preferirei non dovermi affidare alla sola memoria ma ho l'impressione che possa trattarsi dell'alta valle dell'Indo, il che significherebbe esser giunti in una delle pi spettacolose regioni del mondo, come pu constatare". "Allora riconosce dove siamo?" interruppe Barnard. "Ma no, non sono mai stato in questi paraggi: per non mi stupirebbe che quella montagna fosse il Nanga Parbat, dove mor Mummery. Struttura e posizione collimerebbero con ci che ne ho inteso dire". "E' alpinista lei?". "In giovent mi piaceva molto. Naturalmente, le solite arrampicate in Svizzera, niente di pi". Mallinson intervenne di malumore: "Invece di perderci in altri discorsi, non sarebbe meglio cercar di indovinare dove andiamo? Ah, se qualcuno me lo dicesse!...". "Bene, a me sembra che filiamo dritti verso quella catena laggi"

disse Barnard. "Non le pare, Conway? Mi scusi se la chiamo cos, ma dovendo correre tutti insieme questa piccola avventura non mi sembra il caso di far cerimonie". A Conway pareva naturale esser chiamato col proprio nome, e trov quindi un po' fuori luogo le scuse di Barnard. "Ma certo" rispose e aggiunse: "Credo che quella sia la catena del Karakorum. ci sono parecchi valichi, se il nostro uomo intende attraversarla". "Il nostro uomo?" esclam Mallinson. "Vuol dire il nostro pazzo! Credo che ormai la teoria del rapimento non regga pi. A quest'ora le terre di frontiera sono lontane, e trib indigene non ce ne possono essere da queste parti. La sola spiegazione plausibile che costui sia un pazzo furioso. Chi, se non un pazzo, continuerebbe a volare in un paese simile?". "Solo un aviatore che sia stato a scuola dal demonio pu esserne capace" osserv Barnard. "La geografia non mai stata il mio forte ma capisca che queste montagne sono le pi alte del mondo e che l'attraversarle sar un bell'avvenimento". "Sar anche la volont di Dio" disse inaspettatamente Miss Brinklow. Conway non manifest il suo parere. Volont di Dio o pazzia d'uomo, ciascuno poteva scegliere a piacimento, come del resto sempre consigliabile quando bisogna trovare una spiegazione alle cose di quaggi. Oppure (e il capovolgimento glielo suggerirono quella piccola cabina bene ordinata, e quello sfondo tra il reale e l'irreale dei monti lontani), volont d'uomo o pazzia di Dio. Poterne esser certi, qualunque fosse il punto di vista, doveva essere una soddisfazione. Ma ecco che, mentre osservava e meditava, a poco a

poco si produsse uno strano mutamento. Sulle vette la luce divent azzurrognola e le pi basse pendici presero una tinta viola. Quel senso di tranquilla superiorit che Conway s'era abituato a sentir riaffiorare in s prontamente in qualunque evenienza, fu scosso ora da qualcosa di pi profondo: non si trattava di agitazione, e tanto meno di paura; era uno stato di acuta sospensione e di attesa. Disse: "Ha proprio ragione, Barnard, questa faccenda si fa d'ora in ora pi interessante". "Interessante o no" replic Mallinson, "non mi par proprio il caso di tesserne un elogio. Abbiamo chiesto noi di esser condotti qui?... e Dio sa quel che ci aspetta quando ci fermeremo! Per me, poi, il fatto che costui sia un aviatore abilissimo non diminuisce la sua colpa verso di noi. E' tanto abile, quanto pazzo. Ci fu un pilota m'hanno detto - che impazz a mezz'aria. Questo era certamente pazzo prima di partire. Ecco la mia convinzione, Conway". Conway taceva. Urlare di continuo sopra il rombo del motore era una fatica; e dopo tutto, a che pro arzigogolare sulle probabilit?... Ma quando Mallinson insistette, fu costretto a dire la sua opinione. "Una pazzia ben architettata, se mai. Basta pensare che questo era l'unico apparecchio capace di salire a un'altezza simile". "Ci non prova che non sia pazzo. Pu esserlo stato in grado sufficiente per organizzare ogni cosa". "S, pu darsi". "E allora dobbiamo stabilire un piano d'azione. Che cosa faremo quando atterrer? Beninteso se non ci avr sfracellati e uccisi in blocco. Che cosa faremo?... Corrergli incontro, forse, e congratularci con lui per il suo magistrale volo?". "Le prometto che la lascer andare avanti per primo" rispose

Barnard; "ma se le cara la vita non lo faccia". Conway si sent riprendere dalla solita indolenza e rinunci a continuare la discussione, tanto pi che l'americano con le sue chiacchiere sensate dimostrava di poter benissimo proseguire da solo. In fondo Conway pensava che la compagnia avrebbe potuto anche essere peggiore. Soltanto uno, Mallinson, aveva tendenza a brontolare; ma si poteva, in parte, attribuirlo all'altezza. L'aria rarefatta produce sulle persone effetti diversi: per esempio, a Conway dava contemporaneamente una sensazione di lucidit mentale e di apatia fisica, nient'affatto sgradevole. Respirava quell'aria purissima con vera gioia. La situazione, vista nel suo complesso, era indubbiamente spaventosa, ma intanto perch crucciarsi minuto per minuto di cose che si svolgevano con tanta regolarit e in modo cos interessante? E mentre fissava la meravigliosa montagna, fu invaso da un intimo sublime compiacimento, al pensiero che vi fossero ancora sulla terra visioni simili, lontane, inaccessibili, quasi vergini di impronta umana. Le pareti ghiacciate del Karakorum erano ora pi impressionanti che mai contro il cielo diventato a nord di un grigio sinistro; i picchi mandavano un riflesso gelido: maestosi e remoti, pur senza nome, avevano una dignit particolare. Inferiori in altezza ai pi noti colossi, forse appunto per quelle poche centinaia di metri in meno si salvavano per sempre da esplorazioni alpinistiche, perch offrivano un minore allettamento agli ostinati superatori di record; rispetto ai quali Conway era proprio l'antitesi: la passione occidentale per i superlativi gli pareva di cattivo gusto; "tendere verso l'alto" era per lui una frase pi ragionevole e pi nobile che non l'altra: "il massimo sforzo per la massima altezza". Non aveva nessuna simpatia per gli eccessi.

Era tuttora assorto in quello spettacolo, quando cadde il crepuscolo e immerse le valli in un'oscurit vellutata, che poi si diffuse lentamente verso l'alto. L'intera catena, ora molto pi vicina, impallid in uno splendore nuovo; sorse la luna piena toccando uno dopo l'altro tutti i picchi come un accenditore celeste, finch il vasto orizzonte rifulse candido contro il cielo neroazzurro. L'aria si faceva fredda e il vento sbalzava qua e l l'aereo in modo poco piacevole. Questi nuovi inconvenienti demoralizzarono i passeggeri; una continuazione del volo dopo il tramonto non era stata prevista, e adesso, l'ultima loro speranza era nel consumo totale del carburante; eventualit che non poteva tardare a verificarsi. Mallinson cominci a discuterci su e Conway, un po' riluttante, perch davvero non poteva saperlo, stim che l'autonomia massima dell'apparecchio dovesse aggirarsi intorno alle mille miglia, la maggior parte delle quali era gi stata percorsa. "E allora dove dovrebbe portarci questa autonomia?..." domand il giovane scoraggiato. "Non facile giudicarlo, ma probabilmente in qualche punto del Tibet. se questi monti sono il Karakorum, dietro c' il Tibet. intanto una di queste vette dev'essere il K2, considerata la seconda montagna del mondo". "In ordine di altezza viene subito dopo l'Everest" comment Barnard. "Accidenti! questo s che un panorama". "Dal punto di vista alpinistico, una montagna ancor pi difficile dell'Everest. il Duca degli Abruzzi vi rinunci stimandolo un picco assolutamente inscalabile". "Averne voglia!" brontol Mallinson a denti stretti. Invece Barnard rise:

"Ma lei, Conway, proprio la guida ufficiale di questo viaggio di piacere!... E allora le dir che se avessi una fiaschetta di caff e cognac non m'importerebbe affatto che questo fosse il Tibet piuttosto che il Tennessee". "Ma che cosa faremo, domando io!" ribatt Mallinson. "Perch siamo qui? Io non capisco come lei abbia voglia di scherzare! Costui dev'esser matto; non c' altra spiegazione. Non vero, Conway?". Conway scosse il capo. Miss Brinklow si gir indietro come se fosse nell'intervallo di uno spettacolo. "Siccome non avete chiesto il mio parere, forse non dovrei parlare" cominci modestamente, "ma vorrei dirvi che son d'accordo con Mr' Mallinson. credo che il pover'uomo non abbia la testa interamente a posto. Il pilota, si capisce. Perch se non fosse pazzo, non avrebbe proprio nessuna scusa". E aggiunse confidenzialmente, urlando sul fragore: "Figuratevi che questo il mio primo viaggio aereo! Proprio il primo! Una mia amica aveva fatto di tutto per indurmi a volare con lei da Londra a Parigi; ma non mi ero mai lasciata persuadere". "E invece ora sta volando dall'India al Tibet" disse Barnard. "Cose che capitano ai mortali". Lei continu: "Ho conosciuto una volta un missionario che era stato nel Tibet. diceva che i tibetani sono gente stranissima. Credono che noi discendiamo dalle scimmie". "Cos progrediti sono?!...". "Oh no, non intendevo secondo le teorie moderne. Hanno questa credenza da centinaia di anni; una delle loro tante superstizioni. Naturalmente io sono contrarissima, e considero Darwin assai peggiore

dei tibetani. Io mi baso sulla Bibbia". "Siete fondamentalista, suppongo?". Non parve che Miss Brinklow capisse quella parola. "Ho fatto parte dell'L'M'S'" url, "ma non ci trovavamo d'accordo quanto al battesimo degli infanti". Anche dopo essersi ricordato che le iniziali erano quelle della London Missionary Society, Conway continu a pensare che l'osservazione era abbastanza comica. E mentre immaginava gi tutti gli inconvenienti ad intavolare una discussione teologica alla stazione di Euston, cominci a trovare Miss Brinklow piuttosto interessante. Si chiese se fosse il caso di offrirle qualcuno dei suoi indumenti contro il freddo notturno; ma poi si persuase che probabilmente era pi robusta di lui. E allora si rincantucci, chiuse gli occhi, e si addorment subito pacificamente. E il volo continu. Furono svegliati all'improvviso da uno scossone dell'apparecchio. Conway batt il capo contro il finestrino rimanendo per un attimo intontito; un altro scossone in senso inverso lo scaravent fra le due file dei sedili. Il freddo era adesso pi intenso. La prima cosa che Conway fece, automaticamente, fu di guardare il suo orologio da polso: era l'una e mezzo, aveva dunque dormito un poco. Sentiva ora negli orecchi uno strano frusciar d'ali; sulle prime lo credette un ronzio immaginario, ma poi s'accorse che il motore era spento e che l'aereo si trovava in mezzo alla burrasca. Guard dal finestrino e vide la terra, l sotto, vicinissima, che fuggiva via indistinta e grigiastra. "Sta per atterrare!" url Mallinson; e Barnard, sbalzato anche lui dal suo sedile, aggiunse freddamente:

"Se avr fortuna". Miss Brinklow, che fra tutti sembrava la meno turbata dall'incidente, si aggiustava il cappello con la stessa calma come se l'avessero avvertita che si era in vista del porto di Dover. Poco dopo l'aereo atterr. Ma questa volta malamente. "Che cosa succede, Dio mio!" gemette Mallinson tenendosi stretto al suo sedile durante i dieci secondi di rullio e di urtoni. Si sentiva qualcosa tendersi e schioccare: uno dei pneumatici scoppi. "Questa la fine" aggiunse con pessimismo angoscioso. "Abbiamo la coda spezzata; dovremo starcene dove siamo, ormai". Conway, che nei momenti difficili non parlava mai, allung le gambe intorpidite e si tocc la testa l dove aveva preso la botta contro il finestrino. Roba da poco: una contusione. Era suo dovere far qualcosa per aiutare i compagni. Ma quando l'aereo fu fermo, l'ultimo dei quattro ad alzarsi fu proprio lui. "Attenti" disse mentre Mallinson spalancava la porta della cabina e si preparava a saltare a terra. "Non occorre pi stare attenti" risuon stranamente nel gran silenzio la voce del giovane, "sembra la fine del mondo, non c' anima viva intorno". Un minuto dopo, intirizziti e tremanti, constatarono che era proprio cos. Nessun suono all'infuori dell'urlo del vento e dei loro passi incerti; la terra e l'aria parevano impregnate di qualcosa di selvaggio. La luna si era nascosta dietro le nuvole e le rare stelle illuminavano un immenso vuoto battuto dal vento. Si poteva credere d'esser scesi su un altipiano altissimo le cui montagne avessero gi per sostegno altre ed altre montagne. Se ne vedeva una catena luccicare all'orizzonte come una fila di

denti canini. Febbrilmente Mallinson si avvi verso la carlinga. "Certo a terra non mi fa paura costui, chiunque sia" grid; "adesso regoleremo i conti io e lui...". Gli altri guardavano, ipnotizzati da tanta energia, ma anche un po' in apprensione. Conway gli salt dietro; troppo tardi per impedirgli di investigare. Senonch, dopo alcuni secondi, il giovane torn sui suoi passi, afferr il braccio di Conway e gli mormor rauco: "Sa, Conway... strano... Credo che stia male... o sia morto. Non risponde. Venga su a vedere. In ogni modo gli ho tolto la rivoltella". "La dia a me; meglio" disse Conway, e bench ancora intontito per il colpo ricevuto alla testa si prepar ad agire. Fra tutte le situazioni difficili, di tempo e di luogo in cui s'era trovato, nessuna gli era mai apparsa cos complicata e problematica come questa. Si drizz sulla punta dei piedi fino a poter vedere, pi o meno, nella carlinga chiusa. C'era un forte odore di benzina, non si arrischi quindi ad accendere uno zolfanello. Pot appena distinguere il pilota, rannicchiato in avanti, con la testa abbandonata sui comandi. Lo scosse, gli slacci il casco, gli allent il colletto. Dopo un momento si volse a dire: "S, gli capitato qualcosa. Bisogna tirarlo fuori". Ma un osservatore attento avrebbe potuto dire che anche a Conway era accaduto qualcosa. La sua voce era pi forte, pi decisa: non pareva pi ondeggiare sull'orlo di qualche dubbio profondo. Il luogo, il tempo, il freddo, la sua stessa stanchezza ora contavano meno: c'era un lavoro che doveva esser fatto; e allora quella parte del suo "io" meno dominante e perci docilmente pronta all'azione necessaria,

aveva il sopravvento. Con l'aiuto di Barnard e di Mallinson il pilota fu estratto dalla carlinga e adagiato a terra. Era svenuto, non morto. Conway, pur non avendo mai studiato medicina, aveva la pratica di chi ha vissuto a lungo in luoghi isolati; i sintomi di alcune malattie gli erano familiari. "Si tratta forse di un attacco di cuore cagionato dall'altezza" diagnostic chinandosi sullo sconosciuto. "Qui fuori, e con questo vento infernale, impossibile far qualcosa per lui. Sarebbe meglio portarlo nella cabina; meglio anche per noi che, non sapendo dove ci troviamo, non potremo muoverci prima di giorno". Gli altri furono pienamente d'accordo e Mallinson diede il suo valido aiuto. Portarono l'uomo in cabina e lo adagiarono nel vano di passaggio tra le due file dei sedili. L non faceva davvero meno freddo che fuori, ma si era almeno al riparo dalle raffiche del vento. Il vento divent presto la loro preoccupazione principale, il motivo dominante, per cos dire, del notturno spettacolo. Non era uno dei soliti venti che fanno esclamare "che vento forte!", "che vento freddo!". Era un vero uragano, che li circondava come un padrone mostruoso scorrazzante sui propri domini. Scuoteva furiosamente l'aereo, fin quasi a sollevarlo; e quando Conway guardava dalle finestre provava l'impressione che la sua violenza strappasse persino turbinanti frammenti di luce alle stelle. Lo sconosciuto giaceva inerte, e Conway lo esamin come poteva, in tanta scarsezza di luce e ristrettezza di spazio. Ma l'esame rivel ben poco. "E' il cuore che debole" disse infine; e allora Miss Brinklow, che aveva intanto frugato nella borsetta, ebbe un tratto proprio

commovente. "Forse questo potrebbe giovare a quel poveretto!" disse con slancio. "Io non ne assaggio mai neppure una goccia, ma lo porto sempre con me in caso di incidenti. E qui si tratta proprio di un incidente, vero?". "Direi" rispose asciutto Conway. Svit il turacciolo, annus, e vers un po' di cognac nella bocca del ferito. "Proprio quel che ci vuole per lui. Grazie". Dopo una breve attesa pot osservare alla luce di un fiammifero un lievissimo moto delle palpebre. Mallinson fu assalito da un improvviso nervosismo. Rise convulsamente. "Perdonatemi" grid, "non posso dominarmi. Abbiamo l'aria di tanti pazzi che accendano dei fiammiferi sopra un cadavere... Non vi pare una scena edificante?... Cinese, ecco; e ho detto tutto". "Pu darsi". La voce di Conway era calma, e un po' severa. "Ma non ancora un cadavere. Se la fortuna ci assiste riusciremo forse a rianimarlo". "Fortuna? La fortuna sar sua, e non nostra". "Non ne sia troppo sicuro. E per ora zitto, gi abbastanza". Bench Mallinson non fosse in grado di controllarsi troppo, la consolidata abitudine alla disciplina scolastica lo rese subito obbediente al comando secco di un "senior". La preoccupazione maggiore di Conway era, suo malgrado, il pilota. Non era pi tempo di parole; l'eccitante avventura, seguita con una specie di curiosit durante il volo, minacciava di diventare ora una difficilissima prova di resistenza con probabile fine catastrofica. Per tutta la notte non gli riusc di prender sonno; e nel frastuono della burrasca medit in silenzio ponendosi con risolutezza davanti

al fatto compiuto. Era convinto che avessero superato di molto la catena occidentale dell'Himalaya, verso le meno note altitudini del KuenLun. stando cos le cose, si trovavano nella parte pi alta e meno ospitale della superficie terrestre, l'altipiano del Tibet, una regione vasta, disabitata e in gran parte inesplorata, sempre battuta dal vento. L'isola pi sperduta e pi deserta sarebbe stata preferibile a quelle terre abbandonate. A un tratto, come se la natura, vedendo Conway perplesso, volesse rispondergli e turbarlo maggiormente, avvenne tutt'intorno un mutamento impressionante. La luna che egli aveva creduto nascosta dalle nuvole sfior l'orlo di un'ombra montagnosa e, pur non mostrandosi direttamente, rivel l'oscurit che aveva di fronte. Conway riusc a scorgere i margini di una lunga vallata, fiancheggiata da cupi colli tondeggianti, non molto alti, di un nero inchiostro contro gli squarci azzurri del cielo e le frequenti scariche elettriche. Ma i suoi occhi furono attratti irresistibilmente dallo sfondo della valle, perch l, sorgendo dal vuoto, magnifica nel pieno lume di luna, appariva la pi meravigliosa montagna del mondo. Semplice di linea, come se l'avesse disegnata un bimbo, era per forma un cono di neve quasi perfetto, non per classificabile quanto a dimensioni, altezza e distanza. Appariva cos radiosa, cos serenamente imperante, da non sembrar vera. Mentre Conway l'osservava, un lieve spruzzo nevoso ne snebbi il fianco e un successivo rombo, attenuato dalla distanza, conferm l'ipotesi di una valanga. Fu tentato di svegliare gli altri per farli partecipi dello spettacolo, ma riflett che quella vista non sarebbe stata sufficiente per dar tranquillit a persone di buon senso; anzi, quell'immenso splendore inviolato avrebbe forse accresciuto il senso

di isolamento e di pericolo. Il nucleo umano pi prossimo era forse distante centinaia di miglia. Essi non avevano viveri; potevano contare su un'unica rivoltella, e se anche uno di loro avesse saputo guidare, l'aereo era danneggiato e quasi al termine del carburante. Non avevano abiti adatti contro quel freddo e quel vento tremendo; il soprabito di Conway e il cappotto automobilistico di Mallinson erano assolutamente insufficienti, e anche Miss Brinklow ricoperta e imbottita come per una spedizione polare (che impressione ridicola gli aveva fatto a prima vista!) doveva sentirsi a disagio. Inoltre, eccetto lui, erano tutti pi o meno disturbati dall'altitudine. Barnard stesso era diventato malinconico. Mallinson brontolava fra s, e si capiva gi che cosa sarebbe accaduto al perdurare di quelle condizioni. Di fronte a questa prospettiva cos poco incoraggiante Conway non pot trattenersi dal rivolgere a Miss Brinklow uno sguardo d'ammirazione. Riflett che, probabilmente, non era una persona normale: infatti non si poteva considerare tale una donna che insegnava a cantare inni sacri agli afgani. Ma le era molto grato per il fatto che ad ogni nuova calamit ella riuscisse comunque a mantenersi normalmente anormale. "Spero che non si senta troppo male" le disse con simpatia, appena incontr il suo sguardo. "Durante la guerra mondiale i soldati soffrirono ben pi di cos" rispose. Il paragone non convinse troppo Conway. Per altri era giustissimo ma, in realt, lui non aveva mai passato in trincea una notte cos spiacevole. Concentr allora la sua attenzione sul pilota, che ora respirava

irregolarmente e tentava qualche movimento. Mallinson aveva forse ragione di crederlo cinese. Per quanto fosse riuscito a farsi passare per autentico tenente dell'Aviazione inglese, i suoi zigomi e il naso erano tipicamente mongolici. Mallinson l'aveva trovato brutto, ma a Conway che aveva vissuto in Cina parve passabile, bench ora, sotto la luce dei fiammiferi accesi, la sua pelle giallastra e la bocca spalancata fossero tutt'altro che da ammirare. La notte prosegu come se ogni minuto fosse qualcosa di materiale e pesante da spinger via a forza per far posto ai successivi. Il chiarore lunare impallid, e con esso la lontananza spettrale della montagna; da allora, fino all'alba, si aggravarono i tre problemi del buio, del freddo e del vento. Ma ai primi albori, quasi per un segnale convenuto il vento cadde, e lasci la natura in una quiete pietosa. Incorniciata nel pallido triangolo di fronte, la montagna riapparve, prima grigia, poi argentea, e finalmente rosea ai primi raggi di sole sulla vetta. Nella luce crescente la valle ritrovava la sua forma rivelando un fondo roccioso e ghiaioso che prendeva rilievo a poco a poco. Non era una natura amica; Conway, osservandola, ne riceveva un'impressione di bellezza, non per di fascino romantico, ma di pura intellettualit, netta come l'acciaio. La bianca piramide erta e distante costringeva la mente a un consenso matematico e spassionato come dinanzi a un teorema d'Euclide - e l'incanto fu rotto poco dopo quando il sole sorse nel cielo azzurro e Conway si sent nuovamente un po' meno a suo agio. Gli altri si svegliarono quando gi la temperatura era diventata pi tiepida ed egli sugger di portare all'aperto il pilota nella

speranza che l'aria e il sole lo aiutassero a rinvenire. Cos fu fatto, e venne iniziata un'altra veglia, per pi piacevole della prima. A un tratto l'uomo apr gli occhi e cominci a parlare convulsamente; i quattro si chinarono su di lui attentamente, ma soltanto Conway parve comprendere quei suoni strani, perch di quando in quando rispondeva. Dopo qualche momento le forze del pilota si affievolirono; pronunciava le parole con crescente difficolt e infine spir. Potevano essere le dieci del mattino. Conway si volt verso i compagni. "Mi spiace dovervi dire che ha parlato ben poco; s'intende, rispetto a quanto avremmo desiderato sapere. "Siamo nel Tibet, il che era gi ovvio. Non mi ha spiegato bene perch ci ha portato qui, ma certamente conosceva la localit. Parlava un cinese che ho capito poco, ma credo che nominasse un convento di Lama qui vicino, lungo la valle mi pare, dove potremmo trovare cibo e rifugio. Lo ha chiamato ShangriLa. In tibetano La significa passo di montagna. Insisteva perch vi andassimo". "Non mi pare una buona ragione per farlo" disse Mallinson. "Probabilmente non era pi in s. Non crede?". "Ne so quanto lei, caro Mallinson. ma se non andiamo l, dove mai andremo?". "Dove vuole, per me lo stesso. Sono sicuro per che se ShangriLa si trova da quella parte dev'essere ben lontano da ogni consorzio civile. Diavolo, non le viene proprio in mente nulla, amico, da tentare per farci tornare indietro?...". Conway, paziente, replic: "Credo che lei non comprenda bene la nostra posizione, Mallinson. ci troviamo in una parte del mondo di cui si sa ben poco, all'infuori che difficile e pericolosa, anche

per una spedizione bene equipaggiata. Considerando che un paesaggio simile a questo si estende probabilmente intorno a noi per centinaia di miglia, l'idea di tornare a piedi a Peshawar non mi sembra molto incoraggiante". "Temo che, forse, io non ci riuscirei" disse seria Miss Brinklow. barnard assent con un cenno del capo. "Se questo monastero qui alla prossima svolta, potremo dirci fortunati". "In fondo s" rispose Conway. "Dopo tutto non abbiamo viveri e, come vedete anche voi, questo paese non potrebbe facilmente fornircene. Fra poche ore saremo tutti affamati. E se la notte prossima ci trovasse ancora qui, dovremmo riaffrontare il freddo e il vento. Non una prospettiva allettante. L'unica nostra possibilit, mi sembra, di trovare altri esseri umani; dove dovremmo cercarli se non l dove ci fu detto che ne esistono?". "E se fosse una trappola?" chiese Mallinson. Ma Barnard aggiunse: "Una bella trappola ben calda, con un pezzo di formaggio: sarebbe l'ideale in terra, per me". Tutti risero, meno Mallinson, che pareva assente e nervoso. Alla fine Conway continu: "Dunque, mi pare che, pi o meno, siamo d'accordo... Guardate, lungo la valle si distingue abbastanza bene una strada; non sembra molto ripida, ma ci obbligher a salire lentamente. Tanto, qui non si pu far nulla! non si potrebbe neppure seppellire questo disgraziato senza dinamite! Inoltre i monaci potranno forse darci dei portatori per il ritorno; ne avremo bisogno. Propongo di partire subito, cos se durante il pomeriggio non avremo individuato il luogo preciso, ci

rester il tempo per tornar gi a passare nella cabina un'altra notte". "E se riusciremo a individuarlo?" brontol Mallinson, sempre intransigente. "Che garanzia abbiamo di non essere assassinati?". "Nessuna. Ma penso che il rischio sia minore, e fors'anche preferibile a quello di morire di fame e di freddo". E pensando che una logica cos gelida non fosse adatta al caso, aggiunse subito: "Del resto c' ancora meno probabilit d'esser assassinati in un monastero buddista, che in una cattedrale inglese". "Come il Vescovo di Canterbury" approv in pieno e con enfasi Miss Brinklow, capovolgendo per il suo punto di vista. Mallinson alz le spalle e rispose di malumore: "Bene, bene, incamminiamoci verso ShangriLa. Sia quel che sia, proviamo ugualmente. Auguriamoci almeno di non dover salire mezza montagna". Quest'osservazione fece volgere i loro sguardi sulla scintillante piramide a cui conduceva la valle. Nella piena luce del giorno essa apparve snella e magnifica; ma subito la loro ammirazione si mut in fissit, perch lontano lontano, gi per la discesa, scorsero un gruppo di persone che si avvicinava. "La Provvidenza!" disse sottovoce Miss Brinklow.

Iii In Conway c'era sempre una parte che rimaneva spettatrice, per quanto attivo potesse essere tutto il resto. Ora, per esempio, mentre aspettava che i nuovi venuti fossero pi vicini, non si affrett affatto a considerare tutte le possibili contingenze e a decidere

quel che avrebbe potuto fare. Coraggio? Freddezza? Orgogliosa sicurezza di poter prendere una decisione sul momento? Niente di tutto questo. Era, se vogliamo giudicare senza indulgenza, una forma di pigrizia, una riluttanza istintiva ad abbandonare il suo posto di osservatore dell'avvenimento imminente. Intanto il gruppo lontano, procedendo gi per la valle, si rivel composto di una dozzina di persone o poco pi, alcune delle quali reggevano una portantina su cui si poteva distinguere una persona vestita d'azzurro. Conway non era in grado di immaginare dove fossero diretti, ma parve anche a lui, come gi a Miss Brinklow, provvidenziale che si trovassero a passare di l. Appena furono abbastanza vicini, Conway lasci i suoi e s'incammin; lo fece per lentamente, ricordandosi che gli orientali amano il rituale degli incontri e desiderano impiegarvi tutto il tempo necessario. Fermatosi a distanza di pochi metri, s'inchin con la dovuta cortesia. Con sua grande sorpresa il personaggio dalla lunga veste scese dalla portantina, avanz con tutta dignit, e gli stese la mano. Conway gliela strinse, e intanto fiss curiosamente quel cinese, alquanto decorativo nella sua veste di seta ricamata, vecchio o almeno gi maturo, dai capelli grigi e dal volto rasato. A sua volta il cinese parve scrutare nello stesso modo Conway; dopo di che gli parl in un inglese chiaro e un po' ricercato: "Io appartengo al monastero di ShangriLa". Conway si inchin di nuovo, e dopo una necessaria pausa cominci a spiegargli brevemente per quali circostanze si trovasse coi suoi compagni in quella remota parte del mondo. Alla fine del racconto il cinese fece un gesto di assenso. "E' veramente un fatto notevole" disse, e guard con attenzione

l'aereo danneggiato. Poi aggiunse: "Mi chiamo Chang; vuole essere cos gentile da presentarmi ai suoi compagni?". Conway riusc a sorridere con garbo. Gli faceva un certo effetto incontrare questo fenomeno: un cinese che parlava l'inglese perfettamente e usava nel Tibet selvaggio tutte le cortesie formali di Bond Street. si volse agli altri, che ormai lo avevano raggiunto e stavano guardando quella scena ciascuno con un diverso grado di stupore. "Miss Brinklow... Mr' Barnard, americano... Mr' Mallinson... ed io che mi chiamo Conway. Siamo lieti di vederla, anche se il nostro incontro quasi altrettanto strano per noi quanto il fatto di trovarci quass. Stavamo proprio per dirigerci al suo monastero, perci siamo doppiamente fortunati. Vuole darci qualche indicazione circa la strada?...". "Non occorre. Sar felice di guidarvi io stesso". "E' molto gentile, ma non posso permettere che si disturbi tanto. Se non troppo lontano...". "Lontano no, ma la strada non facile. Sar per me un onore accompagnarla coi suoi compagni". "Ma davvero...". "Insisto". Conway sentiva che, considerati il luogo e le circostanze, la discussione minacciava di diventare ridicola. "Benissimo" rispose. "Gliene siamo molto grati". Senonch Mallinson, che aveva tollerato con faccia scura queste gentilezze, si frappose con sgarberia da caserma. "Non vi resteremo a lungo" annunci secco. "Pagheremo quanto vi sar dovuto, e poi combineremo con alcuni dei vostri uomini perch ci

aiutino nel viaggio di ritorno. Vogliamo tornare alla civilt il pi presto possibile". "E' proprio sicuro di esserne tanto lontano?". La domanda, proferita con soavit, punse il giovane, rendendolo ancor pi sgarbato. "Sono sicurissimo di trovarmi ben lontano da dove vorrei; e cos i miei compagni. Le saremo grati per un rifugio momentaneo, ma pi ancora se ci procurer i mezzi per tornare. Quanto tempo ci vorr per un viaggio fino in India?". "Non glielo saprei proprio dire". "Ebbene, spero che non incontreremo in proposito nessuna difficolt. Sono pratico di contratti con portatori indigeni e siamo certi che lei user la sua influenza perch ci trattino onestamente". Conway trov inopportuna questa insolenza e stava gi per intervenire, quando giunse la risposta, calma e dignitosa: "Posso soltanto assicurarle, Mr' Mallinson, che sar trattato onorevolmente, e che alla fine non avr alcun rimpianto". "Alla fine?" esclam Mallinson, alzando il tono della voce; ma si pot facilmente evitare una scenata perch i portatori tibetani, vestiti di pelli di pecora, con un cappello di pelo e scarpe di yak, offrivano a tutti vino e frutta, presi in quel momento dalle ceste. Il vino aveva un piacevole profumo che ricordava certi squisiti vini del Reno, e tra la frutta v'erano dei manghi perfettamente maturi, d'una delizia quasi commovente a trangugiarsi dopo tante ore di digiuno. Mallinson mangi e bevve con ghiotta avidit, ma Conway, sollevato dalle preoccupazioni pi immediate e riluttante a crearsene altre, si stupiva che i manghi potessero esser coltivati a tale altezza.

Inoltre lo interessava molto la montagna di fronte: un picco sensazionale, unico; si stupiva di non averne mai trovato notizia in nessuno di quei libri che i viaggiatori scrivono quasi sempre dopo esser stati nel Tibet. fissandolo lo scalava mentalmente, scegliendo le due sole strade possibili: il valico di un alto colle oppure la scorciatoia di uno stretto corridoio roccioso... finch un'esclamazione di Mallinson lo richiam sulla terra: volt il capo e s'accorse che il cinese lo osservava attentamente. "Contempla la montagna, Mr' Conway?" si sent chiedere. "S. E' un bello spettacolo. Avr un nome, immagino". "Si chiama Karakal". "Non credo di averne mai sentito parlare. E' molto alta?". "Pi di 28'000 piedi". "Davvero? Credevo che soltanto l'Himalaya raggiungesse tale altezza. E' sicuro che l'abbiano studiata bene? Chi l'ha misurata?". "Che cosa pensa, caro signore? Che vi sia forse qualcosa di incompatibile fra vita monastica e trigonometria?". Conway gust la frase, e rispose: "No, no, niente affatto" e rise amabilmente. La battuta non gli era sembrata un gran che, ma aveva voluto gratificarlo. Poco dopo incominciarono il viaggio verso ShangriLa.

La salita continu per tutta la mattina, lentamente e a gradi; data l'altezza, era necessario un notevole sforzo fisico e a nessuno rimaneva pi energia per parlare. Il cinese viaggiava da gran signore nella sua portantina, cosa che sarebbe parsa poco cavalleresca verso Miss Brinklow, se il solo figurarsela in quella cornice regale non fosse stato invece ridicolo. Conway, disturbato meno degli altri

dall'altezza, si sforzava di afferrare il senso delle parole dei portatori colte qua e l. Di tibetano ne sapeva ben poco, per abbastanza per capire che gli uomini erano contenti di tornare al monastero. Anche se avesse desiderato continuare la conversazione con il loro capo non avrebbe potuto, giacch questi, chiusi gli occhi e il viso nascosto in parte dietro le tendine di seta, sembrava possedere il segreto di un sonno opportuno. Intanto il sole andava diffondendo un benefico tepore; la fame e la sete erano quietate, se non soddisfatte; e l'aria, gi tersa al punto da sembrare di un altro pianeta, diventava sempre pi fine a ogni nuovo passo della salita. Si era costretti a respirare coscientemente e volutamente, e se sulle prime dava un po' noia, a poco a poco si risolveva poi in un beneficio di estatica tranquillit per la mente. Tutto il corpo si muoveva in un unico ritmo di respiro, moto e pensiero; l'azione dei polmoni non era quasi pi automatica, ma disciplinata in armonia con l'intelletto e con le membra; Conway, nel cui spirito qualcosa di mistico contrastava stranamente col suo preponderante scetticismo, si trov ad arzigogolare su tale sensazione. Una o due volte disse qualche parola incoraggiante a Mallinson, ma il giovane era tutto preso dalla tensione della salita. Anche Barnard soffiava asmaticamente, mentre Miss Brinklow, impegnata in una dura lotta coi suoi polmoni, tentava, chiss perch, di nasconderla. "Siamo quasi in cima" disse Conway per incoraggiarla. "Una volta dovetti correre dietro a un treno, e provai una sensazione identica" rispose lei. "Cos come c' della gente che trova il sidro uguale allo champagne" riflett Conway tra s e s; "questione di palato".

E subito si stup constatando che, eccettuata questa considerazione di carattere generale, non aveva dentro di s proprio nessun'altra preoccupazione, soprattutto per quel che riguardava la sua persona. Vi sono momenti nella vita in cui si apre la propria anima, proprio come si spalanca il portafogli quando il passatempo di una sera sia riuscito magari pi costoso del previsto ma anche pi inatteso. Cos, in quella calma mattinata, in vista del Karakal, Conway, che per aver trascorso dieci anni in varie localit asiatiche sapeva valutare molto bene paesi e avvenimenti, diede adesso, di fronte a quella nuova esperienza che gli si offriva, una pronta confortante e tranquilla risposta: "Davvero questo paese promettente come nessun altro". Dopo un paio di chilometri la salita si fece pi ripida, ma in quel momento il sole si vel e una nebbia argentea nascose la vista. Tuono e valanghe rimbombarono in alto dai campi di neve; l'aria cominci a raffreddarsi, finch per i rapidi mutamenti delle regioni montane divenne gelida. Si lev un forte vento, e un'improvvisa pioggia inzupp tutti aumentando il tormento; a un certo punto anche Conway ebbe l'impressione che sarebbe stato impossibile proseguire. Ma poco dopo sembr che il pi alto punto del tragitto fosse raggiunto perch i portatori si fermarono per assestare meglio il loro carico. Nuova pausa per le condizioni di Barnard e di Mallinson, che soffrivano molto per il dislivello, ma i tibetani si mostrarono ansiosi di continuare, e spiegarono a cenni che il resto del viaggio sarebbe stato meno faticoso. Dopo tali assicurazioni fu una delusione vedere che svolgevano delle corde. "Pensano forse di impiccarci?" si sforz di esclamare Barnard, con

disperata allegria; ma presto apparve chiaro che l'intenzione delle guide non era cos macabra, e che si trattava soltanto di legare insieme tutti i componenti della comitiva, alla maniera delle cordate alpinistiche. Quando si accorsero che Conway era pratico di ascensioni divennero pi rispettosi e gli permisero di disporre i suoi compagni come meglio credesse. Egli si mise accanto a Mallinson, con due tibetani davanti; dietro colloc Barnard e Miss Brinklow, seguiti da altri tibetani. Cap subito che durante il sonno del capo gli uomini erano disposti a lasciarlo fare. Riaffior pronta in lui l'abitudine al comando; se si fossero trovati in difficolt avrebbe dato loro ci che era in suo potere: ordini e fiducia. Un tempo era stato alpinista di prim'ordine, e lo era ancora, probabilmente. "Abbia cura di Barnard" disse a Miss Brinklow, un po' per scherzo, e un po' seriamente, e lei gli rispose, con la civetteria di un'aquila: "Far del mio meglio, ma, sa, la prima volta che mi trovo in una cordata". Ci che segu, bench in certi momenti impressionante, fu meno faticoso di quanto si aspettasse, e allevi un poco la penosa tensione della salita. Il sentiero da percorrere era tagliato in una roccia a picco la cui cima era nascosta dalla nebbia. Per fortuna questa nascondeva pure l'abisso sottostante; per Conway, capace di calcolare ad occhio le altitudini, avrebbe preferito sapere dove si trovava. In certi punti il sentiero non era pi largo di due piedi e l'abile manovra dei portatori suscitava la sua ammirazione almeno quanto la calma del cinese in portantina, sempre tranquillamente assopito. Questi tibetani erano cos esperti e sicuri che non c'era da temere; tuttavia, appena il sentiero si allarg dando inizio a una

lieve discesa, essi stessi mostrarono sul volto un senso di sollievo, e cominciarono a cantare: ondeggianti motivi barbarici che Conway pens subito adattissimi ad essere musicati da Massenet per qualche balletto tibetano. La pioggia cess e l'aria divenne tiepida. "Possiamo ritenerci sicuri che non saremmo mai stati capaci di giunger quass da soli" disse Conway con l'intenzione di essere incoraggiante; ma su Mallinson la frase non ebbe l'effetto sperato. Era tutt'altro che tranquillo, e lo dimostrava di pi adesso che il pericolo era passato. "Sarebbe stata una grave perdita?" rispose amaramente. Il sentiero discendeva ora pi ripido e Conway trov alcuni edelweiss, il primo fausto segno di un'altezza pi ospitale. Ma quando li mostr a Mallinson questi non ne fu affatto consolato. "Dio mio, Conway, crede forse di fare una gita sulle Alpi? In che razza d'inferno andiamo? E quando ci saremo dentro, come ne usciremo? Che cosa dobbiamo fare?". Conway disse tranquillamente: "Se conoscesse la vita come la conosco io, saprebbe che vi sono dei momenti in cui la cosa migliore non far nulla. Ci accadono cose strane? Accettiamole. Cos fu per la guerra. E' una fortuna se qualche volta una spruzzatina di novit d sapore a ci che sembra spiacevole". "Al diavolo la sua filosofia! Non era cos a Baskul, durante quei disordini". "Naturalmente; poich allora avevo qualche probabilit di poter modificare con la mia volont gli avvenimenti. Ma qui, almeno per il momento, tale probabilit non esiste. E se vuole una spiegazione le dico che siamo qui perch siamo qui. Per me, questa, sempre stata

una ragione consolante". "Ma almeno si rende conto della difficolt di ritornare per questa stessa via. Durante l'ultima ora del nostro viaggio abbiamo strisciato sul fianco di una vertiginosa parete a picco. Me ne sono accorto benissimo". "Io pure". "Davvero?". Mallinson toss, eccitato. "Sar seccante, ma bisogna che dica il mio pensiero. Tutto ci mi sospetto. Mi pare che stiamo seguendo un po' troppo la volont di costoro. Vogliono prenderci in trappola, caro mio!". "E se anche fosse? Quale altra scelta avevamo? O accettare il loro aiuto, o restar l a morire". "Lei razionale, ma non serve a nulla. Io non mi sento di accettare questa situazione con la sua serenit. Non posso dimenticare che due giorni fa eravamo al Consolato di Baskul. tutto ci che accaduto da allora troppo. Mi secca. Non ne posso pi. Ora mi rendo conto che fortuna mi toccata schivando la guerra; certi disagi non li avrei sopportati. Mi pare che intorno a me il mondo intero sia impazzito. E devo essere un po' pazzo pure io per parlarle cos". Conway scosse il capo. "Ma niente affatto, mio caro. Ha ventiquattro anni e si trova sopra i cinquemila metri... ce n' abbastanza per spiegare qualunque stato d'animo. Trovo piuttosto che ha superato molto bene una prova difficile; meglio di quanto avrei potuto fare io alla sua et". "Ma non le sembra assurdo tutto quel che accaduto?!... La corsa al disopra delle montagne, e quella tremenda notte fra la tempesta di vento, e il pilota morente, e l'incontro con costoro... non le pare

un incubo, una cosa incredibile a ripensarci?". "S, lo ammetto". "E allora come fa a mantenersi cos calmo?". "Lo vuole proprio sapere? Glielo dir, anche se mi creder un cinico. E' perch ricordo tante cose che mi sembrano anch'esse incubi. Questa non l'unica parte pazza del mondo. Per esempio, lei che prova il bisogno di pensare a Baskul, non ricorda, prima della partenza le torture inflitte dai rivoluzionari ai loro prigionieri per avere informazioni? Una delle solite macchine da stiro, dal funzionamento perfetto, vero, ma io non ho mai visto nulla di pi comicamente orribile. E non ricorda l'ultimo telegramma ricevuto, poco prima che fossero tagliate tutte le comunicazioni? Era la circolare di una ditta di Manchester che ci domandava se si sarebbero potuti far buoni affari a Baskul vendendo busti! Non una pazzia anche questa? Mi creda, il peggio che pu esserci capitato arrivando qui d'aver cambiato una forma di pazzia con un'altra. E in quanto alla guerra, se lei ci si fosse trovato avrebbe fatto come me avrebbe imparato a scherzarci su anche quando non ne avesse avuto voglia". Stavano ancora discorrendo quando una breve ma ripida salita tolse loro il fiato, riconducendo in quei pochi passi tutta la faticosa tensione di prima. Ma poi il terreno si appian e uscirono fuori dalla nebbia in un'aria limpida e soleggiata. Davanti a loro, a breve distanza, sorgeva il monastero di ShangriLa. A Conway, che lo vedeva per la prima volta, apparve come una visione fluttuante al di l del ritmo insolito in cui la rarefazione dell'aria aveva ristretto tutte le sue facolt. E veramente era uno spettacolo strano e quasi incredibile. Un gruppo di edifici

variamente colorati stava saldamente sul fianco del monte non con la severa tenacia di certi castelli sul Reno, ma piuttosto con la grazia di petali sparsi su una rupe rocciosa. Scenario superbo e affascinante. Si provava un'emozione cos austera, che lo sguardo era irresistibilmente attratto in alto, e non si stancava di posarsi ora sui tetti di un azzurro lattiginoso ora sul grigio bastione di roccia, spaventoso quanto il Wetterhorn sopra il Grindelwald. e dietro a questo, in smagliante piramide, si ergevano i pendii nevosi del Karakal. un paesaggio montano pi orrido, pensava Conway, non poteva esistere sulla terra; e immaginava quale immensa mole di neve e di ghiaccio la roccia dovesse arginare. Si mise a fantasticare sulle probabilit che un giorno l'intera montagna si spezzasse in due e met dello splendore gelido del Karakal rovinasse nella valle; e si domand se le scarse probabilit di quella rovina sommate col terrore della possibile tragedia potessero costituire per qualcuno qualcosa di piacevolmente eccitante. Di non minore interesse era la vista verso il basso, perch la parete del monte continuava a cadere a picco entro una voragine, originata forse da un remotissimo cataclisma. E, nel fondo, una valle pianeggiante, velata e lontana, tutta verde, riparata dai venti, dominata o, meglio, vigilata dal monastero, parve a Conway un sito privilegiato, anche se dal lato opposto alte e inaccessibili catene obbligavano al pi completo isolamento gli abitanti, ammesso che la valle ne avesse. Soltanto verso il monastero v'era l'apparenza di qualche possibile uscita. Guardando gi, Conway prov una certa apprensione - i presentimenti di Mallinson non erano del tutto trascurabili. Ma fu una sensazione momentanea, subito superata da un'altra pi profonda, met spirituale e met reale: quella di avere

finalmente raggiunto la meta. Pi tardi non ricord mai con esattezza in che modo lui e i suoi compagni fossero giunti al monastero, n chi li avesse accolti, slegati, introdotti. L'aria sottile, di una trasparenza irreale in armonia con l'azzurro porcellana del cielo, e ogni respiro, ogni sguardo, gli avevano dato un'impronta cos profonda da renderlo insensibile tanto all'insofferenza di Mallinson quanto all'arguzia di Barnard e allo spettacolo di Miss Brinklow, modesta signora ormai pronta a tutto. Ricordava appena di aver provato una grande sorpresa nel trovarsi in locali ampi, ben riscaldati e puliti, ma che il tempo di osservare era stato brevissimo perch il cinese, non pi in portantina e parlando in modo molto affabile, faceva da guida attraverso le anticamere. "Debbo scusarmi" disse, "per avervi lasciati a voi stessi durante il tragitto, ma vi confesso che viaggi di questo genere non sono per me e che devo aver cura della mia salute. Spero che non vi sentiate troppo stanchi". "Ce la siamo cavata" rispose Conway con un sorriso sbadato. "Benissimo. E ora se venite con me, vi mostrer le vostre stanze. Credo che un bagno vi far piacere. Qui tutto semplice, ma spero che non mancher nulla. A questo punto Barnard, che soffriva ancora per la mancanza di fiato, si abbandon a un asmatico gorgoglio. "Ebbene" soffi, "non posso ancora dire che il clima mi piaccia; mi pare che l'aria mi schiacci il petto; ma avete davvero una vista meravigliosa dalle finestre della facciata. Dobbiamo far la fila per il bagno, o questo un albergo americano?". "Credo che tutto sar di vostro gradimento, Mr' Barnard".

Miss Brinklow assent con aria affettata: "Lo spero anch'io". "E dopo" continu il cinese, "sar molto onorato se vorrete tutti pranzare con me". Conway accett cortesemente. Solo Mallinson, di fronte a un cerimoniale cos ameno, non aveva dato segni del suo parere; soffriva ancora, come Barnard, per l'altezza; ma con uno sforzo trov fiato per esclamare: "E dopo, se non le dispiace, ci accingeremo a fare anche i nostri preparativi per andarcene. Per parte mia, pi presto sara, meglio sar".

Iv "Vedete dunque" diceva Chang, "che siamo meno barbari di quanto vi aspettavate...". Riflettendo a sera inoltrata su queste parole, Conway non trov niente da obiettare. Si sentiva in tale stato di benessere fisico e, insieme, di lucidit mentale, che mai aveva avuto la sensazione di un equilibrio cos perfetto. Fino a quel momento l'organizzazione di ShangriLa era quanto di meglio si potesse desiderare; superiore certo alle sue aspettative. Che un monastero tibetano possedesse un impianto di riscaldamento centrale non costituiva poi un fatto cos straordinario in un'epoca in cui anche Lhasa era fornita di telefoni, ma la cosa pi singolare era che vi si trovasse ancora con la tecnologia per l'igiene occidentale molto tradizionalismo d'Oriente. Per esempio il bagno in cui s'era immerso poco prima era di una fine ceramica verde di Akron, Ohio, come diceva la scritta. Ma il servitore l'aveva lavato alla maniera cinese, pulendogli le narici e le orecchie, e passandogli sotto le palpebre un fine lembo di seta.

Si era chiesto se i suoi compagni avessero ricevuto le stesse attenzioni e in che modo le avessero accolte. Conway aveva vissuto in Cina per dieci anni, e sempre nelle maggiori citt, eppure quel tempo era stato per lui forse il pi lieto della sua vita. I cinesi gli piacevano, e gli piacevano le loro abitudini, specialmente la cucina cinese, con tante sottili sfumature di gusti; perci il suo primo pasto a ShangriLa lo aveva ricondotto in un'atmosfera gi familiare e bene accetta. Non si stup dunque troppo quando gli venne il sospetto che i cibi potessero contenere qualche erba o droga per regolare il respiro, perch notava non solo qualcosa di diverso in se stesso, ma anche nei compagni un maggiore sollievo. Osserv che Chang non mangiava che poca insalata verde, e non beveva vino. "Mi scuserete", aveva spiegato in principio, "ma il mio regime assai rigoroso: debbo aver cura della mia salute". Era la stessa ragione da lui addotta prima, e Conway cerc di immaginare di quale malattia soffrisse. Guardandolo pi da vicino trov difficile indovinare la sua et: i tratti del volto minuti e imprecisi, la pelle quasi di umida argilla gli davano un'apparenza che poteva esser quella di un giovane prematuramente invecchiato, o di un vecchio molto ben conservato. Dato il tipo, era simpatico; una certa cortesia formale gli aleggiava intorno, paragonabile a un profumo troppo fine che si avverta soltanto dopo che gi svanito: la sua veste di seta azzurra tutta ricami e aperta ai lati, coi calzoni stretti alla caviglia, anch'essi di un color cielo all'acquarello, aveva una fresca grazia metallica che Conway trovava piacevole; come trovava di suo gusto quell'atmosfera pi cinese che tibetana, perch gli dava una gradevole sensazione di trovarsi a casa sua. Ma sapeva benissimo che i tre compagni non erano dello stesso

parere. Anche la camera gli andava a genio; era di perfette proporzioni, sobriamente tappezzata e adorna di qualche raffinato oggetto di lacca. La luce veniva da lanterne di carta, immobili nell'aria calma. Conway provava un senso di riposo della mente e del corpo, e ripensando alla possibilit di qualche droga calmante ammannita nei cibi non sentiva nessuna apprensione. Di qualunque cosa si trattasse, ne era derivato un sollievo al corto respiro di Barnard e all'impertinenza di Mallinson: avevano entrambi pranzato bene, pensando pi a mangiare che a parlare. Anche Conway si era seduto a tavola con una gran fame, ma non gli era spiaciuto che l'etichetta cinese imponesse in materia cos importante approcci graduali. Non avendo mai avuto il desiderio di affrettare le situazioni che recano godimento per se stesse, questo sistema gli andava bene. E fu soltanto dopo aver acceso una sigaretta che cedendo un po' alla curiosit, disse a Chang: "Sembrate una comunit molto fortunata; e ospitale verso gli stranieri. Per immagino che non ne vedrete spesso". "Raramente, vero" rispose il cinese con un certo sussiego. "Questa una parte del mondo poco frequentata". Conway sorrise. "Arrivando, ho avuto l'impressione d'aver raggiunto il luogo pi isolato che si possa immaginare. Qui una cultura a basi proprie potrebbe fiorire senza esser contaminata dal mondo esterno". "Contaminata, dice?". "Uso questa espressione per indicare le musiche da ballo, il cinema, le rclame luminose, e cos via. Il vostro impianto per l'acqua calda veramente dei pi moderni: l'unica cosa effettivamente apprezzabile, secondo me, che l'Oriente possa portar via all'Occidente. Penso spesso che i romani erano fortunati: la loro

civilt arriv fino ai bagni caldi senza dover fare la conoscenza delle macchine". Conway tacque. Aveva parlato con una facilit improvvisa che, pur essendo spontanea, aveva soprattutto lo scopo di avviare il discorso su un dato argomento e dirigerne gli sviluppi. In questo riusciva benissimo. E se non fosse stato il timore di mancar di rispetto verso ospiti tanto cortesi, sarebbe diventato senz'altro pi sfacciatamente curioso. Miss Brinklow, invece, non aveva tali scrupoli. "Prego" disse, - e il tono nient'affatto gentile corrispondeva ben poco alla parola - "vuole parlarci del monastero?". Chang sollev adagio le sopracciglia come se volesse con bel garbo deprecare tanta fretta. "Lo far col pi gran piacere, signora, per quanto mi sar possibile. Che cos' che desidera sapere?". "Prima di tutto in quanti siete qui, e a quali nazionalit appartenete?". Era chiaro che la sua mente ordinata funzionava con lo stesso rigore come alla missione di Baskul. Chang rispose: "Circa cinquanta di noi sono gi Lama interamente iniziati; e ve ne sono altri che, come me, non hanno ancora raggiunto la completa iniziazione. Speriamo che ci accada entro il tempo necessario. Fino a quell'epoca saremo come coloro che voi chiamate postulanti. Riguardo alle diverse razze, abbiamo rappresentanti di moltissime nazioni, bench la maggioranza logicamente consti di cinesi e di tibetani". Miss Brinklow, che in tutte le cose aveva sempre bisogno di giungere a una conclusione, anche se errata, disse: "Capisco. Si tratta realmente di un monastero indigeno. E il vostro Gran Lama

tibetano o cinese?". "Le spiegher pi tardi". "Vi sono degli inglesi?". "Parecchi". "Questo strano". Miss Brinklow sost un attimo a prender fiato e prosegu: "E ora mi dica quali sono le vostre credenze". Conway si appoggi alla spalliera sicuro di divertirsi. Osservare l'urto di mentalit opposte gli era sempre piaciuto; e ora quell'ingenuit di ragazza esploratrice applicata alla filosofia del lamaismo gli prometteva un bello spasso. Siccome per non desiderava che il suo ospite se ne impressionasse: "Questa una questione un po' complessa" disse per temporeggiare. Ma Miss Brinklow non l'intendeva cos. Il vino, che aveva reso pi calmi gli altri, pareva averle dato una nuova vitalit. "Naturalmente io credo nella vera religione" disse con gesto magnanimo, "ma ho la mente abbastanza aperta per ammettere che altri - forestieri, beninteso - possano essere assolutamente sinceri nelle loro credenze. In particolare non penso che in un monastero si possa trovare che ho ragione io". Questa concessione provoc un inchino da parte di Chang. "E perch no, signora?" replic nel suo inglese fiorito e preciso. "Dobbiamo forse ritenere che perch una religione vera, tutte le altre siano false?". "Ma mi sembra ovvio, no?". Conway s'interpose nuovamente. "Credo che il meglio sarebbe non discutere. Ma Miss Brinklow ha la mia stessa curiosit intorno a questa vostra comunit veramente unica". Chang rispose con lentezza, quasi sussurrando le parole: "Se

dovessi dirvelo in breve potrei definire la nostra principale credenza cos: moderazione. Noi inculchiamo la virt di evitare eccessi di qualunque specie; persino, perdonatemi il paradosso, eccessi di virt. Nella vallata che avete visto e dove parecchie migliaia di abitanti vivono sotto il controllo del nostro ordine monastico abbiamo sperimentato che questo principio la fonte di uno speciale grado di felicit. Noi governiamo con moderata severit, e siamo soddisfatti di un'obbedienza altrettanto moderata. E posso assicurarvi che la nostra gente moderatamente sobria, moderatamente casta, e moderatamente onesta". Conway sorrise. Tutto ci era stato espresso bene, e queste affermazioni coincidevano col suo temperamento. "Credo di capire. Gli uomini che ci hanno accompagnato questa mattina appartengono alla vostra vallata, vero?". "S. Spero che non avrete avuto da lagnarvene durante il viaggio". "Affatto. Ora per mi rallegro con me stesso che la loro abilit e sicurezza fossero un po' pi che moderate. Ma questa regola della moderazione che si applica a loro si riferir pure alla vostra comunit, immagino". Chang scosse il capo. "Mi dispiace, signore, che abbia toccato un argomento su cui non posso intrattenerla. Sappia soltanto che la nostra comunit ammette fedi e abitudini varie, ma la maggior parte di noi eretica soltanto moderatamente. Mi rincresce di non poterle dire di pi". "Non si scusi, per carit. Sono felice di potermene restare con la pi interessante delle congetture". Ma il suono della sua voce e quel che provava dentro, rinnovarono in Conway l'impressione di esser stato leggermente ingannato. Sembr dello stesso parere anche

Mallinson, bench cogliesse la palla al balzo per osservare: "Tutto questo stato molto interessante, ma mi sembra tempo di cominciare a far progetti per il nostro ritorno. Quanti portatori potete fornirci?". Questa domanda, cos pratica e chiara, rivolta al cinese, incontr la solita superficie di soavit e non trov appoggio. Dopo un intervallo abbastanza lungo venne la risposta di Chang: "Sfortunatamente, Mr' Mallinson, io non sono la persona adatta per dirglielo. Ma in ogni caso non credo che la faccenda possa venir sistemata subito". "Ma si deve fare qualcosa! Abbiamo tutti occupazioni e impegni... chiss i nostri parenti e amici come staranno in pena per noi! Dobbiamo assolutamente tornare. Le siamo obbligati per l'ottima ospitalit, ma non possiamo pi restare qui a far niente. Se pu farci partire domani al pi tardi, ne saremo felici. Quelli, fra i suoi uomini, che saranno disposti a scortarci non avranno a pentirsene". Mallinson termin nervosamente, come se fosse rimasto deluso di non esser stato interrotto, ma non pot ottenere da Chang che un tranquillo rimprovero: "Gliel'ho detto, tutto ci non dipende da me". "No? Ad ogni modo potr, credo, far qualcosa. Prestarci una buona carta del paese, per esempio, sarebbe gi un aiuto. Dovendo fare un lungo viaggio, consigliabile partire al pi presto. Avrete delle carte, immagino". "S, moltissime". "Allora ce ne presti qualcuna, la prego. Gliela restituiremo alla prima occasione; delle relazioni col mondo esterno ne avrete, di quando in quando, io credo. E sarebbe pure una buona idea spedire

subito qualche messaggio per rassicurare i nostri amici. Quanto distante la pi vicina linea telegrafica?".

La faccia rugosa di Chang pareva aver acquistato una espressione intensa di pazienza, ma non venne nessuna risposta. Mallinson aspett un momento, poi continu: "Insomma, dove vi rivolgete quando vi occorre qualcosa? Qualcosa che provenga da paesi civili". Nella sua voce e nei suoi occhi comparve uno spavento nuovo. Spinse indietro la sedia e si alz. Era pallido, e si passava con fatica la mano sulla fronte. "Sono cos stanco" balbett guardandosi intorno. "Mi pare che nessuno di voi voglia aiutarmi. Risponda almeno a una domanda, la pi semplice che possa farle. Come sono arrivate qui quelle moderne vasche da bagno?". Segu un altro silenzio. "Allora non mi si vuol rispondere. Sar uno dei tanti misteri. Ma possibile che lei, Conway, sia cos apatico? Perch non cerca di capire la verit?... Adesso ho esaurito tutte le mie forze, ma domani, badi, domani dobbiamo andarcene, necessario...". Sarebbe caduto a terra se Conway non l'avesse sostenuto e aiutato a sedere. Si riprese un poco, ma non parlava. "Si sentir meglio domani" disse Chang dolcemente. "Quest'aria da principio fa un po' soffrire chi non c' abituato, ma questione di giorni". A Conway stesso pareva di aver sognato. "Sono state prove dure per lui" disse calmo con tono di compassione. "Del resto, ce ne siamo accorti un po' tutti; sarebbe meglio rinviare la discussione e andarcene a letto. Barnard, vuole

occuparsi di Mallinson? Sono sicuro che anche lei, Miss Brinklow, ha bisogno di riposo". Qualcuno doveva aver dato un segnale perch comparve un servo: "S, tutto andr bene, buona notte, buona notte. Vi raggiunger presto". Li spinse quasi fuori della stanza; poi, con poca cortesia, in marcato contrasto coi suoi modi di prima, si volse all'ospite. Era spronato dal rimprovero di Mallinson: "Non voglio trattenerla a lungo, signore, perci vengo subito al punto. Il mio amico vivace, ma non lo biasimo; ha ragione di voler le cose chiare. Noi dobbiamo organizzare il viaggio di ritorno; e non possiamo farlo senza l'aiuto suo o di qualcun altro del monastero. Capisco benissimo che non possibile partire domani, e per parte mia un breve soggiorno qui pu essere interessantissimo; non altrettanto per i miei compagni, a quel che sembra. Perci, se come dice, lei non pu far nulla, la prego di metterci in contatto con qualcun altro che sia in grado di aiutarci". Il cinese rispose: "Lei pi saggio dei suoi amici, caro signore, e perci meno impaziente. Mi fa piacere". "Questa non una risposta". Chang si mise a ridere, di un riso cos stridente, cos acuto, cos forzato che Conway vi riconobbe quella educata pretesa di scherzo immaginario con cui i cinesi se la cavano nei momenti difficili. "Le assicuro che non avete motivo di preoccuparvi" rispose finalmente Chang con molto ritardo. "Al momento giusto vi daremo tutto l'aiuto di cui avete bisogno. Vi saranno delle difficolt, si capisce, ma se affronterete il problema sensatamente, e senza un'inutile fretta...". "Io non pretendo di fare in fretta. Chiedo soltanto informazioni

circa i portatori". "Ebbene, caro signore, questa una questione a parte. Io dubito assai che possiate trovare facilmente degli uomini pronti a intraprendere un tale viaggio. Hanno le loro case nella valle, e non desiderano lasciarle per gite lunghe e faticose lontano di qui". "Si pu per indurli a farlo; in caso contrario, dovr chiederle per qual motivo e verso quale meta la accompagnavano questa mattina". "Questa mattina? Ah, si trattava di una cosa ben diversa". "Diversa in che? Non stava per iniziare un viaggio quando io e i miei compagni la abbiamo incontrata?". Chang non rispose, e Conway continu con voce pi calma: "Capisco. Non stato un incontro casuale. Me l'ero gi quasi immaginato, sa. E' dunque venuto ad incontrarci deliberatamente. Se cos doveva sapere in anticipo che stavamo per giungere. E allora ecco il punto interessante della questione: in che modo lo sapeva?". Le sue parole portarono una nota di forza nella quiete paradisiaca dell'ambiente. La faccia del cinese, illuminata dalla lanterna, continu ad apparire calma e statuaria. All'improvviso, con un piccolo gesto della mano, Chang ruppe la tensione; facendo scorrere una tenda di seta svel una porta a vetri che metteva su un balcone. Poi prese sottobraccio Conway e lo guid nella fredda aria cristallina. "Lei perspicace" disse come in sogno, "ma non ha del tutto ragione. Perci le consiglio di non preoccupare i suoi amici con queste discussioni astratte. Mi creda, non c' nessun pericolo n per lei n per loro a ShangriLa". "Ma non del pericolo che ci preoccupiamo. E' del ritardo". "Giustissimo. Ma un certo ritardo inevitabile".

"Se si tratta di poco, e non se ne pu proprio fare a meno, cercheremo di adattarci". "Ecco un'idea molto sensata; perch noi desideriamo soprattutto che il vostro soggiorno qui sia per lei e per i suoi compagni una gioia continua, minuto per minuto". "La ringrazio; e le ripeto che io, personalmente, mi ci trovo benissimo: sar una nuova e interessante esperienza; e del resto, poi, un po' di riposo ogni tanto fa bene". Guardava in alto verso la lucente piramide del Karakal. in quel momento, illuminata dalla luce della luna, dava l'illusione di poterla toccare con mano, tanto era chiara contro l'azzurra immensit. "Domani" disse Chang, "vi sembrer forse ancor pi interessante. E in quanto a riposarsi, se stanco, non trover molti luoghi al mondo migliori di questo". Mentre Conway continuava ad ammirare lo spettacolo, si sentiva immerso in una calma sempre pi profonda, come se quello scenario parlasse alla mente oltrech allo sguardo. A contrasto con la furiosa burrasca della notte precedente, adesso non c'era quasi alito di vento; e la valle gli si rivelava come un rifugio ben coltivato che il Karakal dominava a guisa di faro. Il paragone gli parve ancor pi appropriato quando s'accorse che in vetta c'era davvero una luce, un raggio biancoazzurro di ghiaccio non meno intenso dello splendore che rifletteva. Istintivamente volle conoscere il vero significato di quel nome, e la risposta di Chang gli giunse come una lontana eco del suo fantasticare. "Karakal, nel dialetto della valle, vuol dire Luna Azzurra". Conway non pales affatto ai compagni la sua convinzione che il

loro arrivo a ShangriLa fosse stato in qualche modo atteso dagli abitanti del monastero. Capiva la gravit della cosa e sentiva di dover parlare, ma al mattino dopo la preoccupazione era diventata soltanto teorica, e non volle esser la causa di altri assilli per i suoi compagni. Ma dentro qualcosa tornava a ripetergli con insistenza che il luogo aveva qualcosa di strano e di misterioso, che il modo di fare di Chang, la sera prima, non era stato rassicurante, che essi si trovavano virtualmente prigionieri e lo sarebbero stati finch le autorit non avessero fatto qualcosa per loro. Era dunque suo dovere indurle all'azione. Dopo tutto egli era un rappresentante del Governo Britannico, e gli abitanti di un monastero tibetano respingendo una sua giusta richiesta commettevano una vera e propria iniquit... Questa sarebbe stata certo la normale veduta ufficiale, e un lato della personalit di Conway si conservava appunto normale e ufficiale. Nessuno sapeva fare meglio di lui l'autoritario; durante i difficili giorni precedenti l'ordine di sgombero si era condotto in modo (lo riconosceva con rigorosa imparzialit) da meritare non meno di un cavalierato e di un libro Henty, premio scolastico, intitolato Con Conway a Baskul. aver assunto la responsabilit di guidare alcune decine di borghesi tra cui donne e bambini; averli fatti rifugiare in un piccolo Consolato durante una sanguinosa rivoluzione diretta da agitatori xenofobi, e aver minacciato e lusingato i rivoluzionari affinch permettessero una generale evacuazione aerea, non era certo una cosa da poco. Forse manovrando abilmente i fili e scrivendo rapporti interminabili avrebbe potuto far saltare fuori da tutto ci qualcosa di buono nella lista "ricompense" di Capodanno. In ogni modo si era conquistato la fervida ammirazione di Mallinson. sfortunatamente il giovane doveva provare adesso una grave

disillusione. Peccato; ma ormai Conway ci s'era abituato, a suscitare ammirazione proprio perch la gente lo credeva diverso. La sua natura non era affatto quella dell'uomo risoluto, dalle forti mascelle, pronto con martello e tenaglie a costruire un impero; anzich eroe da poema epico era piuttosto l'autore di una commediola in un atto, ripetuta di quando in quando col consenso del fato e del Foreign Office, e per uno stipendio che chiunque poteva conoscere sfogliando le pagine dell'Annuario di Whitaker. La verit era che l'enigma di ShangriLa e dell'arrivo al monastero cominciava ad esercitare su di lui un fascino singolare. Nessuna preoccupazione personale, intanto; come funzionario del Ministero degli Esteri poteva in qualunque momento esser mandato nelle pi diverse e strane parti del mondo, e, in generale, pi erano strane e meno ci si annoiava: perch, dunque, brontolare se un incidente aveva mandato lui in questo stranissimo luogo, invece di mandarci un novellino? Ma a brontolare non ci pensava nemmeno. Quando al mattino si alz e vide dalla finestra quel cielo di lapislazzuli, non avrebbe preferito trovarsi in nessun altro luogo della terra, n a Peshawar, n a Piccadilly. E fu contento di constatare che una notte di riposo aveva avuto un benefico effetto anche sugli altri. Barnard criticava amenamente i bagni, i letti, e altre piacevolezze di quel luogo ospitale. Miss Brinklow confess che malgrado avesse frugato dappertutto, il suo appartamento non presentava nessuna delle manchevolezze a cui aveva pensato di dover adattarsi. Anche il tono di Mallinson rivelava un'imbronciata soddisfazione. "Immagino che per oggi non si partir" brontol, "se non ci sar qualcuno un po' sveglio che se ne occupi. Questa gente tipicamente

orientale; impossibile ottenere da loro qualcosa di sbrigativo e di ben fatto!". Conway lasci correre. Quel giudizio categorico Mallinson lo dava dopo un solo anno passato all'estero, come lo avrebbe probabilmente ripetuto dopo venti; e fino a un certo punto aveva ragione. Ma non era possibile invece che non loro, le razze orientali, fossero particolarmente lente, ma piuttosto - pensava Conway - fossero gli inglesi e gli americani a galoppare per il mondo in un continuo e assurdo stato febbrile?... Certo non gli sarebbe riuscito di far accettare questo punto di vista a un collega d'Occidente, ma per conto suo, col passare degli anni e con l'esperienza, se ne convinceva sempre pi. D'altra parte doveva anche ammettere che Chang era un arzigogolatore sottile, e che quindi l'insofferenza di Mallinson non era del tutto ingiustificata. Per far piacere al suo giovane compagno, avrebbe desiderato di potersi mostrare impaziente in ugual misura; invece si limit a dire: "Credo che sia meglio star a vedere cosa accadr. Sperare che facessero qualche cosa fin da ieri sera sarebbe stato un eccesso di ottimismo". Mallinson lo guard: "Forse ieri sera sono stato uno sciocco a sollecitare cos?... Non ho potuto farne a meno, quel cinese mi pareva cos subdolo... e mi pare ancora. E' riuscito a tirargli fuori un po' di buon senso, dopo che noi siamo andati a letto?". "Non abbiamo parlato a lungo. Era cos vago nei suoi discorsi... non voleva compromettersi". "Ma oggi lo faremo cantare". "Certamente" approv Conway, senza entusiasmo. "Intanto questa una colazione eccellente". C'era pompelmo, t, e poi tartine,

preparate e servite alla perfezione. Verso la fine del pasto entr Chang, e fatto un piccolo inchino cominci a scambiare i soliti convenzionali saluti, che in lingua inglese suonavano come roba d'altri tempi. Conway avrebbe parlato volentieri cinese, ma prefer non rivelare ancora la sua conoscenza di lingue orientali: pi tardi sarebbe stata una buona carta in mano. Ascolt gravemente le cortesie di Chang e lo assicur che avevano dormito bene e che si sentivano molto meglio. Chang espresse soddisfazione per queste buone notizie e aggiunse: "Dice bene il vostro poeta nazionale; il sonno rimette in ordine il confuso groviglio delle preoccupazioni". Questa ostentata erudizione non fu accolta con troppo entusiasmo. Mallinson rispose col tono un po' sprezzante che ogni giovane inglese di mente sana trova subito appena sente parlare di poesia. "Credo che lei alluda a Shakespeare, bench non riconosca la citazione. Ma ne so un'altra che dice: Al comando di andare non indugiate; andate subito. Ecco, a costo di sembrarle maleducato, quello che io e i miei compagni vorremmo fare. E io desidero cercar subito questi benedetti portatori; questa mattina stessa, se non ha niente in contrario". Il cinese ricevette impassibile quest'ultimatum, e poi rispose: "Mi rincresce doverle dire che non servirebbe a nulla. Qui, uomini disposti ad accompagnarvi tanto lontano, temo che non ne troverete". "Ma, signore, non creder che ci contenteremo di questa risposta?...". "Me ne dispiace sinceramente, ma non posso dargliene altra". "Si direbbe che l'abbia messa insieme stanotte" intervenne Barnard. "Non era cos esplicito ieri sera". "Per non darvi un dispiacere mentre eravate gi cos abbattuti dal

viaggio. Ora, dopo una notte di riposo, spero che vedrete le cose sotto un aspetto pi ragionevole". "Senta" interruppe con vivacit Conway, "questa incertezza e questa prevaricazione non vanno. Sa benissimo che non possiamo restar qui indefinitamente. Ed pure chiaro che non possiamo andarcene con mezzi nostri. E allora, che cosa propone?". Chang ebbe un luminoso sorriso, palesemente diretto al solo Conway. "Caro signore, per me un piacere poterle esporre un'idea che m' venuta in mente. Non c'era nessuna risposta all'atteggiamento del suo amico, ma ce n' sempre una alla domanda di un uomo saggio. Se ricorda, si parl ieri sera della necessit che abbiamo di comunicare qualche volta col mondo esterno. E' verissimo. Di tanto in tanto ci occorrono varie cose da depositi lontani, e ce le facciamo mandare al momento giusto, non necessario che io le dica con quali mezzi e sistemi. Uno di questi invii di merci atteso fra poco, e siccome gli uomini che le porteranno dovranno poi ritornare, mi sembra che potreste cercare di accodarvi a loro. Non saprei, veramente, proporle niente di meglio, e spero, quando arriveranno...". "Ma quando arriveranno?" interruppe secco Mallinson. "La data esatta, naturalmente, non si pu prevedere. Le difficolt di muoversi in questa parte del mondo le avete sperimentate voi stessi. Possono capitare cento imprevisti... Il cattivo tempo...". Conway intervenne di nuovo. "Spieghiamoci una volta per tutte. Lei ci propone, come portatori, degli uomini che dovranno arrivare qui fra poco con le vostre mercanzie. Buona idea; ma non basta. Prima di tutto, e gliel'abbiamo gi chiesto, per quando aspettate questa gente? E poi, vorranno riaccompagnarci?". "Questa domanda dovrete farla a loro".

"E ci condurrebbero proprio in India?". "E' materialmente impossibile che io possa dirvelo". "Ebbene, risponda allora alle altre domande. Quand' che saranno qui? Non le chiedo una data, voglio solo rendermi conto se sar la settimana prossima o l'anno prossimo". "Potrebbe essere fra un mese circa. Probabilmente non pi tardi di due mesi". "O tre, o quattro, o cinque mesi" interruppe con ardore Mallinson. "E crede forse che noi aspetteremo qui questa carovana, o cosa diavolo sar, che ci porti Dio sa dove, in un'epoca di l da venire?". "Penso, signore, che la frase "di l da venire" non sia del tutto appropriata. A meno che non accada qualche imprevisto, il vostro periodo d'attesa dovrebbe durare press'a poco quanto vi ho detto". "Ma due mesi! Due mesi in questo paese! E' assurdo! Conway, non vorr mica... Due settimane sarebbero gi troppe!". Chang raccolse le pieghe dell'ampia veste con un piccolo gesto deciso. "Mi rincresce. Non intendevo offendervi. Il monastero continuer ad offrire a tutti voi la sua migliore ospitalit per tutto il tempo che avrete la sventura di rimanervi. Non so cosa dirvi di pi". "Non occorre" ribatt Mallinson furioso. "E se crede di aver la frusta per il manico contro di noi, vedr presto che si solennemente sbagliato. Troveremo tutti i portatori che vogliamo, non dubiti. Si inchini pure, strisci, dica quel che vuole...". Conway lo agguant per il braccio per farlo tacere. Quando Mallinson andava in collera, sembrava un bambino; qualunque cosa gli venisse in mente la diceva senza pensare all'effetto che avrebbe

prodotto. Era fatto cos; e Conway lo avrebbe compatito anche questa volta, se non ci fosse stato il pericolo di offendere la delicatissima suscettibilit di un cinese. Ma fortunatamente Chang, con tatto ammirevole, se l'era svignata in tempo per non sentire il peggio.

V Trascorsero il resto della mattinata discutendo. Era certamente un colpo inaspettato dover passare due mesi in un monastero del Tibet, mentre avrebbero potuto fin da allora godersi gli agi dei club e delle missioni di Peshawar. ma dopo l'emozione iniziale dell'arrivo, le forze per indignarsi o stupirsi erano molto diminuite; Mallinson stesso dopo la prima sfuriata, s'era adagiato in una specie di fatalismo stupefatto. "Non ho pi la forza di discutere" disse fumando nervosamente una sigaretta. "Lei sa quel che provo, Conway. Fin da principio mi sono accorto che questa faccenda era molto strana. Ora meno chiara che mai, e vorrei gi esserne fuori". "Non le do torto" rispose Conway. "Purtroppo nessuno di noi pu esserne soddisfatto, ma dobbiamo adattarci agli avvenimenti. Se questa gente non vuole o non pu fornirci portatori indigeni, bisogner attendere gli altri, quelli che devono arrivare. Mi costa dover ammettere che non siamo liberi di agire, ma temo che sia la verit". "Intende dire che dovremo stare qui due mesi?". "Non so cos'altro potremmo fare". Mallinson scosse la cenere della sigaretta con un gesto di calma forzata.

"E va bene. Diciamo due mesi, e gridiamo tutti insieme: Hurr!". Conway seguit: "Non vedo perch dovrebbe esser peggio qui che in qualunque altra regione solitaria. Nel nostro mestiere si pu esser sbalzati da un momento all'altro nelle residenze pi insolite; credo che ci sia abituato anche lei come me, no? Certo non simpatico per chi ha parenti e amici. Io, personalmente, sono fortunato, perch non saprei proprio chi dovrebbe preoccuparsi del mio destino; e quanto al lavoro potranno subito sostituirmi". Si volt verso i compagni come per invitarli a dire il loro caso. Mallinson non parl, ma Conway conosceva gi press'a poco la sua condizione. Aveva in Inghilterra i genitori e la fidanzata: difficile dunque, per lui, rassegnarsi. Invece Barnard accett la situazione col solito buon umore. "Ma s, non poi una gran disgrazia, per me. Due mesi di penitenziario non mi porteranno mica alla tomba! E in quanto ai miei concittadini chi se ne accorger?... non sono mai stato famoso per scriver lettere". "Oh, ci penseranno i giornali a dare la notizia! Pubblicheranno nome e cognome di tutti e quattro" gli fece osservare Conway. "Ma ci daranno per dispersi, e la gente come al solito penser al peggio". Barnard sul momento parve colpito; poi rispose con un sogghigno: "S, s, vero; ma per me indifferente, gliel'assicuro". Bench la cosa gli sembrasse un po' strana, Conway ne fu soddisfatto. Si volse allora a Miss Brinklow, che essendo rimasta silenziosa persino durante il colloquio con Chang, poteva avere qualche preoccupazione personale. Ma rispose subito e vivacemente: "Per due soli mesi, come ha detto Mr' Barnard, non bisogna prendersela troppo a cuore. Quando si al servizio di Dio, in

qualunque luogo ci si trovi fa lo stesso. Questa io la considero una chiamata divina. E' la Provvidenza che mi ha mandato qui". Conway trov questo modo di pensare molto opportuno, date le circostanze. "Sono sicuro che al suo ritorno" disse incoraggiante, "la societ missionaria da cui dipende sar molto contenta di lei. Potr fornire informazioni utilissime. Tutti quanti, del resto, stiamo imparando qualcosa. Il che dovrebbe esserci di conforto". La conversazione si ravviv ora da parte di tutti. Conway, vedendo non senza stupore Barnard e Miss Brinklow facilmente adattati alla nuova prospettiva, si sent molto sollevato: sarebbe rimasta cos una sola persona di malumore con cui trattare. Ma anche Mallinson, pur essendo ancora turbato, appariva pi disposto a vedere il lato migliore delle cose. "In che modo riusciremo a far passare il tempo lo sa il Cielo" esclam, ma bastava questa osservazione a dimostrare che stava riconciliandosi con se stesso. "Prima di tutto dobbiamo evitare di urtarci i nervi a vicenda" consigli pronto Conway. "Per fortuna qui c' molto spazio e poca gente. Se togliamo i servi, abbiamo visto finora uno solo degli abitanti di ShangriLa". Barnard aveva un altro motivo per essere ottimista. "In ogni caso, se i pasti consumati finora sono un saggio della cucina, non moriremo di fame. Sa, Conway? questa bottega non marcerebbe cos se non ci fossero molti quattrini. Quei bagni, per esempio, chiss quanto costano. E non vedo nessuno qui che guadagni; a meno che lavorino molto altri individui gi nella valle... ma ad ogni modo non potrebbero mai produrre tanto per un commercio di

esportazione. Mi piacerebbe sapere se estraggono qualche minerale". "Tutto mistero profondo, qui" rispose Mallinson. "Scommetto che hanno denaro nascosto a sacchi, come i Gesuiti. E i bagni saranno un regalo di qualche patrono milionario. Sia quel che sia, appena partito non me ne preoccuper pi. Per, in effetti, devo dire che la vista nel suo genere piuttosto bella. Che magnifici sport invernali, se fossimo in un centro attrezzato. Chiss se possibile sciare su quei pendii lass?!". Conway gli diede un'occhiata eloquente e un po' scherzosa. "Ieri, quando trovai quegli edelweiss, mi ha ricordato che non eravamo sulle Alpi. Credo che ora tocchi a me dirle la stessa cosa. Non le consiglierei di provare i suoi bei salti e acrobazie in questa parte del mondo". "Qui nessuno deve aver mai visto un bel salto con gli sci". "E neppure una gara di hockey su ghiaccio" rispose gaio Conway. "Si potrebbe tentare di formare qualche squadra. "Gentlemen" contro "Lama"... che ne direste?". "Faremmo vedere loro come si gioca!" interruppe Miss Brinklow con una seriet folgorante. Commentare adeguatamente questa frase sarebbe stato difficile; ma per fortuna non ce ne fu bisogno perch furono distratti dalla colazione, servita con rapidit e modi estremamente interessanti. E quando pi tardi entr Chang, nessuno ebbe pi voglia di rimettersi a litigare. Il cinese, con molto tatto, si comport come se fosse in ottimi rapporti con tutti, e i quattro esiliati lo assecondarono. Ancora di pi: quand'egli accenn che forse una visita al monastero non sarebbe loro dispiaciuta e che in tal caso era pronto a far da guida, l'offerta fu subito accettata.

"Sicuro" disse Barnard, "gi che siamo sul posto meglio farcene un'idea subito. Tanto pi che dopo dovr passarne del tempo, prima che ci decidiamo a venirvi a trovare una seconda volta!". Miss Brinklow cerc di mitigare un poco l'uscita di Barnard: "Quando siamo partiti in aereo da Baskul non avrei certo mai immaginato che saremmo giunti in un luogo come questo" mormor mentre tutti s'incamminavano guidati da Chang. "E ancora non ne sappiamo il perch" aggiunse Mallinson, che non dimenticava.

Conway non aveva pregiudizi di razza, n di colore; perci, quando a volte in uno scompartimento di prima classe oppure al club sosteneva di avere una speciale predilezione per la "bianchezza" di una bella faccia rossoaragosta sotto il ciuffo, non era sincero. A comparire cos si risparmiava qualche seccatura, in India specialmente: e a risparmiarsi le seccature Conway ci teneva. Ma in Cina non era tanto necessario; aveva molti amici cinesi, e non gli era mai passato per la mente di trattarli da inferiori. Perci, vedeva in Chang semplicemente e senza prevenzioni un vecchio signore dai bei modi, del quale forse non ci si poteva del tutto fidare, ma certo di una bella intelligenza. Mallinson, invece, aveva la tendenza a immaginarselo attraverso le sbarre di una gabbia; Miss Brinklow stava sempre attenta e all'erta con lui come col cieco pagano cinese; e Barnard gli usava una bonariet tra saggia e ironica come avrebbe fatto con un maggiordomo. Senonch la lunga visita a ShangriLa si fece subito cos interessante da far passare in seconda linea tutte le prevenzioni. Non era quella la prima istituzione monastica che Conway visitava, ma

era di gran lunga la pi vasta e certo la pi notevole, anche a voler prescindere dalla posizione. Soltanto per attraversare le stanze e i cortili (e Conway si accorse di molti appartamenti, anzi di interi fabbricati che Chang tralasciava deliberatamente) occorse l'intero pomeriggio. Tuttavia ne videro abbastanza per confermare l'opinione che ciascuno se n'era gi fatta. Barnard era ormai convinto che i Lama fossero ricchi; Miss Brinklow not abbondanti testimonianze della loro immoralit; Mallinson, passato il primo interesse per la novit, si sent non meno stanco che dopo una delle sue molte gite turistiche ad altezze ben minori: i Lama, diceva, non sarebbero mai diventati i suoi eroi prediletti. Il solo Conway cedeva a un incanto, che d'ora in ora diventava maggiore. Non era tanto attirato da questa o quella cosa quanto dalla graduale rivelazione di eleganza, di gusto sobrio e impeccabile, di armonia perfetta che appagavano l'occhio senza imprigionarlo. Fu soltanto con uno sforzo che seppe strapparsi dall'obliosa estasi dell'artista per riacquistare la coscienza del conoscitore, e riconobbe allora tesori che milionari e direttori di musei si sarebbero contesi a suon di dollari, meravigliose ceramiche azzurroperla Sung, pitture a inchiostri colorati conservate da pi di mille anni, lacche in cui i freddi e bellissimi particolari fiabeschi erano, pi che disegnati, orchestrati. Un mondo di incomparabile raffinatezza indugiava tremulo su porcellane e vernici, commovendo un istante prima di sciogliersi in puro pensiero. In quelle delicate perfezioni, non ombra di vanteria, n ricerca di effetto, n fredda volont di conquista su chi osasse guardarle: esse avevano l'aria d'esser venute alla luce cos come petali d'un fiore. Avrebbero fatto impazzire un collezionista, ma Conway non era mai

stato raccoglitore di nulla; gli mancavano i denari e anche l'istinto del compratore. L'attrazione per l'arte cinese era tutta intellettuale: in un vasto mondo di progresso assordante e di cose enormi, cercava per la sua gioia intima piccoli oggetti carini, dai contorni precisi, miniature. E ora mentre passava di stanza in stanza si sent pervaso da un lontano brivido al pensiero della mole del Karakal incombente su quelle fragili grazie. Ma il monastero, lungi dall'esaurirsi in un'esposizione di oggetti cinesi, era in grado di offrire ben altro. C'era, per esempio, una splendida biblioteca, alta e spaziosa, contenente un'infinit di libri cos armonicamente radunati presso alcove e finestre che l'atmosfera del luogo era di saggezza piuttosto che di sapere, di bei modi piuttosto che di seriet. Conway, data una rapida occhiata agli scaffali, si stup: c'era il meglio della letteratura universale, mista a una gran quantit di astruserie e di stranezze che non avrebbe saputo valutare. Abbondavano i libri in inglese, francese, italiano, tedesco e russo, e ce n'erano pure moltissimi in cinese e in altre lingue orientali. Una sezione che lo interess particolarmente era tutta dedicata al Tibet: osserv varie rarit, fra cui il Novo descubrimento de Grao Catayo ou dos Regos de Tibet di Antonio da Andrada (Lisbona 1626), China di Atanasio Kircher (Anversa 1667), Voyage la Chine des Pres Grueber et d'Orville di Thvenot, e Relazione inedita di un viaggio al Tibet di Beligatti. Stava osservando quest'ultimo quando s'accorse che gli occhi di Chang lo fissavano con soave curiosit. "E' forse uno studioso?" gli domand il cinese. Conway trov difficile rispondere. Il suo periodo di insegnamento a Oxford gli dava qualche diritto a rispondere affermativamente, ma

sapeva che quella parola complimentosa, in bocca a un cinese, aveva tuttavia un suono un po' saputello per le orecchie inglesi; per cui si trattenne, specialmente per un riguardo ai compagni, e disse: "Naturalmente leggere mi piace, ma in questi ultimi anni il mio lavoro non mi ha lasciato molte opportunit per una vita di studio". "Eppure la desidera?". "Oh, non direi proprio cos, ma so che pu essere molto attraente". Mallinson, che aveva preso in mano un libro, li interruppe: "Qui c' qualcosa per la sua vita di studio, Conway: una carta del paese". "Ne abbiamo una raccolta di parecchie centinaia" disse Chang. "Sono tutte a vostra disposizione, ma posso risparmiarle la fatica. In nessuna troverete segnato ShangriLa". "Strano" comment Conway. "Chiss perch". "C' un'ottima ragione, ma non posso dirvi di pi". Conway sorrise, ma Mallinson parve di nuovo irritato. "Avanti coi misteri!" disse. "Finora per non abbiamo visto nulla che si debba nascondere". All'improvviso Miss Brinklow usc da un lungo e muto stupore. "Ci far vedere i Lama al lavoro?" disse con un tono acuto, certamente gi adoperato per mettere in soggezione pi d'uno degli uomini di Cook. si capiva che la sua mente era tutta occupata da confuse visioni di manufatti indigeni, tappeti da preghiera, o altre cose pittoresche e primitive, di cui avrebbe potuto parlare a lungo appena tornata a casa. Aveva uno strano modo, quando qualcosa eccitava la sua meraviglia, di non sembrare mai molto sorpresa, ma sempre un po' indignata; combinazione di espressioni che la risposta di Chang non disturb minimamente.

"Mi dispiace doverle dire che le persone estranee al monastero non possono vedere mai i Lama, se non in casi davvero eccezionali". "Vuol dire che dovremo privarcene" concluse Barnard. "Peccato! Non ha idea di quanto mi sarebbe piaciuto dare una stretta di mano al vostro capoccia". Chang ricevette con molta seriet e indulgenza questa risposta. Ma Miss Brinklow non era donna da ripiegarsi su se stessa. "Che cosa fanno i Lama?" continu. "Si dedicano alla contemplazione, signora, e alla ricerca della saggezza". "Ma questo non significa fare qualcosa". "E allora non fanno niente, signora". "Lo penso anch'io". Era riuscita anche questa volta a tirare le somme. "Ebbene, Mr' Chang, tutto ci molto interessante, ma non potr convincermi che un'istituzione come questa faccia realmente del bene. Preferisco qualcosa di pi pratico". "Vorrebbe forse prendere un po' di t?". In un primo momento Conway non cap se queste parole fossero dette ironicamente, ma presto si accorse che non era cos: il pomeriggio era passato in fretta e Chang, bench molto frugale nel mangiare, aveva la tipica passione cinese di bere il t a frequenti intervalli. Anche Miss Brinklow confess che vedere gallerie e musei le dava sempre un po' di mal di testa, perci i quattro accettarono l'offerta e seguirono Chang attraverso vari cortili finch si trovarono a un tratto di fronte a una scena di incomparabile bellezza. Un colonnato comunicava per mezzo di alcuni scalini con un giardino in cui c'era uno stagno ottenuto con uno speciale sistema di irrigazione, e sull'acqua numerose foglie di loto vicinissime le une alle altre

davano l'impressione di un pavimento di umide piastrelle verdi. Orlava la vasca un vero serraglio di leoni di bronzo, draghi, liocorni, ognuno stilizzato ferocemente quasi a far meglio risaltare la pace circostante, piuttosto che a turbarla. L'intero quadro era di proporzioni tanto perfette che l'occhio non sentiva nessuna fretta di passare da un punto all'altro: e fra i vari punti era talmente assente ogni sentimento di gara o di vanit che anche la vetta del Karakal, meravigliosa sopra i tetti azzurri, pareva essersi docilmente arresa dentro quella squisita cornice artistica. "Grazioso posticino" comment Barnard entrando con Chang in un padiglione arioso dove Conway, a sua maggiore gioia, trov insieme un clavicembalo e un moderno pianoforte a coda: incredibile coronamento di un pomeriggio di meraviglie. Chang rispose a tutte le sue domande con piena sincerit: spieg che i Lama apprezzavano infinitamente la musica occidentale, specialmente quella di Mozart; possedevano una notevole raccolta di musica europea, e alcuni di essi suonavano strumenti vari in modo perfetto. Ma Barnard si interess specialmente al problema dei trasporti. "Vorrebbe dire che questo pianoforte stato portato qui per la strada che abbiamo fatto ieri?". "Non ve n' altra". "Ah, bene, questa grossa!... Cosicch, se aveste un grammofono e una radio, non vi mancherebbe pi nulla! Ma forse la musica modernissima non la conoscete ancora". "No, no, ce ne hanno parlato; ma ci hanno pure avvertiti che queste montagne renderebbero impossibile una ricezione radio, e quanto al grammofono il progetto di averne uno gi stato portato davanti alle nostre autorit, che per non sentono il bisogno di affrettarsi a

decidere". "Anche se non me l'avesse detto, l'avrei pensato da me" replic Barnard. "Dev'essere il motto della vostra societ. Niente premura". Rise forte, poi continu: "Ebbene, per venire alla parte pratica, supponiamo che i vostri principali decidano di voler davvero acquistare un grammofono; in che modo procederanno? I fabbricanti non ve lo consegneranno certo a domicilio. Forse avete un agente a Pechino, o a Sciangai, o in qualche altro posto, ma allora prima che riceviate qualcosa, deve costarvi un bel mucchio di dollari". Come gi in altre occasioni, Chang tergivers: "Le sue supposizioni sono giuste, Mr' Barnard, ma temo di non poterle discutere". Conway cap che erano giunti un'altra volta sull'orlo dell'invisibile linea di confine fra il rivelabile e il non rivelabile. E stava gi pensando che ormai su quella linea, con un po' d'immaginazione, avrebbe presto cominciato a orientarsi, quando ebbe una nuova sorpresa. Insieme agli svelti servi tibetani che portavano in basse scodelle il t profumato entr, quasi inosservata, una ragazza vestita alla cinese. And direttamente al clavicembalo e cominci a suonare una gavotta di Rameau. Il primo toccante accordo diede a Conway un piacere non soltanto di semplice stupore: quei temi argentini della Francia settecentesca rivaleggiavano in eleganza coi vasi Sung, con le lacche squisite, con la vasca dai fiori di loto l fuori; un'identica sfida alla morte emanava da loro, dando, da un'epoca spiritualmente tanto lontana, il senso dell'immortalit. Osserv allora la suonatrice. Aveva il lungo naso fine, gli alti zigomi, e il pallore della razza manci; i capelli neri erano pettinati all'indietro ben tirati e strettamente intrecciati; la bocca sembrava un piccolo convolvolo roseo. Si poteva credere di

esser dinanzi a una miniatura eseguita con la pi grande diligenza. Eccetto il movimento delle mani e delle dita affusolate, tutto il resto della persona si manteneva in un'immobilit perfetta. Appena terminata la gavotta fece un piccolo inchino e usc. Chang la guard sorridendo, poi, con una cert'aria di trionfo chiese a Conway: "Le piace?". "Chi ?" domand Mallinson, prima che Conway potesse rispondere. "Si chiama LoTsen. suona molto bene le musiche dell'Occidente. Come me non ha ancora raggiunto l'iniziazione completa". "Lo credo bene!" esclam Miss Brinklow. "Pare poco pi di una bimba. Cosicch voi avete anche delle donne Lama?". "Non vi sono distinzioni di sesso, fra noi". Dopo un breve silenzio, Mallinson comment con una certa superiorit: "E' straordinario questo vostro lamaismo". Continuarono a bere il t senza pi parlare: gli echi del clavicembalo parevano tuttora nell'aria, col loro fascino strano. Poco dopo, uscendo dal padiglione, Chang espresse ai quattro ospiti la sua speranza che quella visita fosse stata di loro gusto. Conway rispose anche per gli altri con la solita altalena di complimenti. Chang li assicur allora del piacere che aveva avuto nell'accompagnarli e aggiunse che dovevano considerare biblioteca e sala da musica a loro completa disposizione durante l'intero soggiorno. Conway lo ringrazi cordialmente. "Ma i Lama" aggiunse, "non desiderano mai servirsene?". "Cedono con molto piacere il posto ai loro onorevoli ospiti". "Bene, questa la chiamerei proprio una cosa simpatica" disse Barnard. "E ci che pi importante, dimostra che i Lama sanno

veramente che noi esistiamo. Ecco un passo avanti: mi sento pi a casa mia. Ha fatto le cose bene qui, Chang, e quella sua ragazzetta suona il piano benone. Chiss che et ha". "Temo di non poterglielo dire". Barnard rise. "Non vuole svelare il segreto dell'et di una signora, vero?". "Precisamente" rispose Chang con un impercettibile sorriso. Quella sera, dopo pranzo, Conway trov il modo di lasciare gli altri e aggirarsi per i quieti cortili illuminati dalla luna. ShangriLa, avvolto dal mistero che alla radice di ogni bellezza, era affascinante. In quell'aria fredda e calma l'immensa guglia del Karakal pareva vicina, molto pi che di giorno. Conway si sentiva fisicamente felice, tranquillo nei sensi e nei pensieri; ma nella sua intelligenza, che non proprio lo stesso che la mente, c'era una vaga incertezza. Non riusciva a decifrare l'enigma. La segreta linea che aveva cominciato a scoprire diventava, s, pi netta, ma soltanto per rivelare uno sfondo inscrutabile. La serie di straordinari eventi capitati a lui e ai suoi tre compagni occasionali gli passava dinanzi nitida come davanti al fuoco d'un obiettivo: finora non ne penetrava il significato, ma sperava che una volta o l'altra ci sarebbe riuscito. Passando attraverso un chiostro raggiunse la terrazza che dava sulla valle. Il profumo delle tuberose gli riport alla memoria ricordi deliziosi. In Cina lo chiamano l'odore del chiaro di luna. Fantastic capricciosamente che se la luna avesse avuto un suono, questo avrebbe potuto essere la gavotta di Rameau ascoltata di recente, e ci lo fece ripensare alla piccola manci. Non aveva immaginato che vi potessero essere delle donne a ShangriLa:

associare alle pratiche monastiche la loro presenza era un po' difficile. Tuttavia riflett che poteva essere un'innovazione piacevole; una clavicembalista, poi, in una comunit che si permetteva di essere (erano parole di Chang) moderatamente eretica, poteva riuscir preziosa. Guard dal muretto nel vuoto neroazzurro. Un salto di oltre mille metri! Chiss se gli avrebbero permesso di scendere nella valle a visitare quella civilt di cui Chang gli aveva parlato?! Questo strano vivaio culturale, nascosto fra catene di montagne sconosciute, e dominato da una specie di teocrazia, lo interessava come studioso di storia, anche indipendentemente dagli strani misteri del monastero. A un tratto, portati dal vento, gli giunsero dal basso dei suoni. Ascoltando attentamente pot sentire note di gong e di trombe ed anche (ma forse era la sua immaginazione) lamenti corali di voci umane; i suoni si affievolirono nel vento, poi tornarono per svanire di nuovo. Ma quel segno di vita e di attivit in quella profondit nebbiosa, rendeva ancora pi grande la serena austerit di ShangriLa. Pareva che nei cortili deserti, nei pallidi fabbricati, tutti i crucci dell'esistenza fossero svaniti lasciandovi un silenzio, una calma dove i minuti stessi non osassero passare. A un tratto, da una finestra in alto sulla terrazza si diffuse la luce d'oro e rosa di una lanterna: era forse l che i Lama si dedicavano alla contemplazione e alla ricerca della saggezza? Ed era questo il momento del loro raccoglimento? Gli parve di poter risolvere il problema entrando semplicemente dalla prima porta, ed esplorando la galleria e il corridoio fino a scoprire la verit; ma sapeva che questa sua libert era un'illusione, e che ogni suo movimento era

strettamente sorvegliato. Due tibetani avevano attraversato la terrazza, e ora oziavano presso il parapetto. Parevano due buoni compagni, e lasciavano scendere negligentemente i loro mantelli colorati su di una spalla nuda. L'eco di gong e di trombe si fece nuovamente sentire, e Conway si accorse che uno dei due chiedeva qualcosa al compagno. La risposta fu: "Hanno sepolto Talu". Conway che da una sola frase non poteva capir molto, sperava che continuassero a parlare, anche se conosceva pochissimo il tibetano. Dopo una pausa, colui che gi prima aveva interrogato il compagno riprese la conversazione, ma Conway dal suo posto non poteva udirlo. Afferr invece le risposte dell'altro, e le interpret all'incirca cos: "Mor fuori". "Obbed agli ordini dei grandi di ShangriLa". "Venne attraverso l'aria sopra le grandi montagne trasportato da un uccello". "Port anche dei forestieri". "Talu non aveva paura del vento di fuori, n del freddo". "Bench fosse andato fuori da molto tempo quelli della vallata della Luna Azzurra lo ricordano ancora". Conway non riusc ad afferrare altro, e dopo un breve indugio torn nelle sue stanze. Aveva sentito abbastanza per poter squarciare un altro velo del mistero; e tutto si andava facendo cos chiaro che si meravigli di non averne scoperto prima il significato. Se anche per un attimo ci aveva pensato, gli era parso cos irragionevole!... Ora si persuadeva, invece, che le cose irragionevoli e fantastiche sono possibilissime. Il volo da Baskul non era stato l'impresa senza scopo di un pazzo. L'idea, la preparazione, l'attuazione erano partite da

ShangriLa. Qui gli abitanti conoscevano il pilota morto, almeno di nome; era stato, in qualche modo, uno dei loro; la sua morte era compianta. Ogni cosa ubbidiva dunque a un'altra intelligenza direttiva intenta ai suoi scopi; c'era stata una sola volont a misurare tutte quelle inspiegabili ore e miglia. Ma quali erano questi scopi? Quale il motivo plausibile per cui quattro occasionali passeggeri di un aereo del Governo Britannico erano stati rapiti e portati nelle solitudini dell'Himalaya? Davanti a questo interrogativo Conway era stupito, ma nient'affatto contrariato. Lo affrontava nel solo modo che avesse a disposizione per accettare prontamente una sfida; facendo funzionare una certa sua chiarezza di idee che per essere messa in moto aveva solo bisogno di un compito adeguato. Ma per cominciare decise intanto questo: che non avrebbe parlato con nessuno della scoperta, n coi suoi compagni, incapaci di dargli aiuto, n coi suoi ospiti, che potendo aiutarlo, certamente non l'avrebbero fatto.

Vi "In fin dei conti, c' della gente che deve adattarsi a luoghi peggiori" osserv Barnard verso la fine della sua prima settimana a ShangriLa; saggia conclusione che lasciava gi presagire altri futuri insegnamenti. In quel breve tempo i quattro compagni erano riusciti a organizzarsi in una specie di routine giornaliera; e con l'aiuto di Chang si annoiavano molto meno che non certe comitive in vacanze organizzate perfettamente. Si erano tutti abituati all'altezza e anzi trovavano quell'aria corroborante, beninteso, pur di non dover sostenere grosse fatiche. Sapevano ormai che le giornate erano calde e le notti fredde, che

il monastero era quasi completamente riparato dai venti, che le valanghe sul Karakal erano frequenti verso mezzogiorno, che nella vallata cresceva una buona qualit di tabacco, che alcuni cibi e bevande erano pi piacevoli di certi altri e che ciascuno di loro aveva gusti personali e speciali particolarit. Vicendevoli scoperte interessanti, come avrebbero potuto farle quattro allievi nuovi in una scuola in cui fossero misteriosamente assenti tutti gli altri studenti. Chang era instancabile nei suoi sforzi per facilitare e rendere gradevole ogni cosa. Dirigeva escursioni, suggeriva occupazioni, raccomandava libri; durante i pasti colmava con la sua lenta fluente parola certi silenzi imbarazzanti, e in ogni occasione si mostrava bonario, cortese, pieno di risorse. Era talmente netta la linea di demarcazione tra le informazioni offerte volentieri e quelle negate cortesemente, che non si offese pi nessuno, se non Mallinson sporadicamente. Conway fu lieto di constatarlo e di poter arricchire d'un'altra nota i suoi appunti, di giorno in giorno pi numerosi. Barnard era persino gioviale con il cinese, alla maniera un po' bislacca voluta da una convenzione rotariana del West americano. "Sa, Chang, che questo vostro albergo proprio pessimo? Come mai non ricevete i giornali? Darei tutti i libri della biblioteca per l'"HeraldTribune" di questa mattina". Le risposte di Chang erano sempre ponderate, anche quando non prendeva la domanda sul serio. "Abbiamo tutte le annate del "Times" fino a pochi anni fa, signor Barnard. mi spiace per lei che si tratti del "Times" inglese". Conway sent con piacere che la vallata non era "fuori confine" bench le difficolt della discesa non permettessero gite senza scorta. Una mattina Chang li condusse a visitare il piano

verdeggiante, gi tante volte ammirato da Conway quando dalla terrazza contemplava il pauroso abisso. La gita fu oltremodo interessante, almeno per Conway. Viaggiavano in portantine di bamb, oscillanti pericolosamente sull'orlo del precipizio. Non era una strada per paurosi; ma i portatori, gli antistanti come i retrostanti, cercavano con calma la via per la ripida discesa. Quando alla fine raggiunsero il pi basso livello delle colline e della foresta, allora apparve chiara la fortuna del monastero. La vallata era un custodito paradiso di una fertilit prodigiosa, che dava la sensazione di essere scesi da una zona temperata a una zona tropicale. Vi crescevano a profusione, e contigui, raccolti diversissimi, non un pollice di terreno che fosse infruttuoso. L'intera area coltivata si estendeva in lunghezza per circa dodici miglia, variando da uno a cinque miglia in larghezza; e aveva la fortuna, pur essendo stretta, di ricevere il sole nel miglior momento della giornata. L'aria era piacevolmente calda anche all'ombra, bench i ruscelli che irrigavano il suolo provenissero dai ghiacciai. Conway, alzando gli occhi alla meravigliosa parete montana, sent nuovamente quel che c'era di stupendo e di terribile in quella scena; senza una provvidenziale barriera, al posto della valle ci sarebbe stato un lago, nutrito di continuo dai ghiacciai circostanti. Invece alcuni fiumicelli scorrevano benefici a riempire serbatoi, a irrigare campi e piantagioni, con una disciplinata coscienza, degna di un ingegnere. Disegno miracolosamente felice, la cui fortuna era strettamente legata a quella della cornice e alla sua resistenza contro eventuali terremoti o frane. Ma anche simili timori, vaghi e futuri, finivano col mettere in maggior valore la meravigliosa bellezza del presente. Conway ne fu

conquistato un'altra volta, in virt di quelle stesse qualit di grazia e semplicit che gli avevano reso il soggiorno in Cina pi felice di ogni altro. Il circostante massiccio montagnoso era in perfetto contrasto con le piccole praterie e coi giardinetti ben tenuti, con le case da t a vivaci colori presso il fiume e le frivole casette simili a giocattoli. Gli abitanti gli parevano un felice risultato di cinese e di tibetano; erano puliti e belli e parevano aver sofferto poco degli inevitabili connubi tra elementi di una comunit cos piccola. Al passaggio dei forestieri in portantina sorridevano o ridevano, e avevano una buona parola per Chang; erano di buon carattere e moderatamente curiosi, cortesi e spensierati, occupati in innumerevoli lavori, ma senza mai alcuna fretta. Conway li trov una delle pi piacevoli comunit che avesse mai visto, e anche Miss Brinklow, che stava osservandoli per scoprire segni di pagana degradazione, dovette ammettere che all'apparenza tutto pareva in regola. Fu assai sollevata nel vedere che gli indigeni erano completamente vestiti; pur disapprovando le donne in calzoni cinesi stretti alla caviglia; e per quanto scrutasse dappertutto, le sue critiche dovettero limitarsi a pochi particolari. Chang spieg che il tempio aveva i suoi propri Lama, controllati blandamente da quelli di ShangriLa, bench non fossero dello stesso ordine. Vi erano pure, pi innanzi nella valle, un tempio Tavist e un tempio confuciano. "Il gioiello sfaccettato" disse il cinese; "possono coesistere molte religioni, ed essere tutte moderatamente vere". "Sono d'accordo con lei" disse Barnard cordialmente. "Non ho mai capito le gelosie settarie. Lei un filosofo, Chang. molte religioni sono moderatamente vere. Voglio tenerla a mente questa sua

osservazione. Voialtri lass sulla montagna siete un bel gruppo di innocui spaventapasseri, se la pensate cos. E avete ragione. Ne sono arcisicuro". "Ma noi ne siamo solo moderatamente sicuri" rispose Chang, col suo fare sognante. Miss Brinklow, a cui tutte queste chiacchiere davano noia perch le parevano un segno di rilassatezza, s'era infervorata in un'idea. "Quando torner" disse a denti stretti, "domander alla mia societ di mandar qui un missionario. E se brontoleranno per la spesa li tormenter tanto finch si decideranno". Questo era un modo di pensare sano; e persino Mallinson, che simpatizzava pochissimo con le missioni all'estero, fu preso d'ammirazione. "Dovrebbero mandare lei" disse. "Purch, s'intende, un posto come questo sia di suo gusto". "Di mio gusto o no..." rispose Miss Brinklow. "Naturalmente, non mi piacerebbe. Ma quel che importa fare ci che si deve". "Penso" disse Conway, "che se fossi un missionario, preferirei scegliere questo posto piuttosto di molti altri". "In tal caso" replic Miss Brinklow, "non vi sarebbe alcun merito". "Ma io non pensavo al merito". "Peggio, allora. Fare una cosa perch le piace farla, non ha nessun valore. Guardi questa gente!". "Sembrano tutti felicissimi". "Esatto" rispose accentando con forza. Poi aggiunse: "A buon conto, la prima cosa da fare ch'io cominci fin d'ora a studiare la lingua. Potrebbe prestarmi un libro adatto, Mr' Chang?".

Chang era, in quel momento, molto mellifluo. "Certamente, signora; col pi grande piacere. E, se mi permette di dirlo, trovo che l'idea ottima". Se ne occup con la massima cura quella sera stessa, appena furono tornati a ShangriLa. Miss Brinklow rimase un po' intimidita da quel massiccio volume, compilazione ingegnosa di un tedesco del diciannovesimo secolo (si era aspettata qualche lavoro pi leggero, qualcosa come il tibetano in quindici lezioni), ma con l'aiuto di Chang e incoraggiata da Conway, cominci di buona lena; dopo poco tempo un occhio perspicace avrebbe notato ch'essa traeva dal lavoro una soddisfazione un po' torva. Anche Conway, oltre al problema a cui s'era interamente dedicato, trov molti interessi di cui occuparsi. Durante le chiare e tiepide giornate si serviva liberamente della biblioteca e della sala da musica persuadendosi sempre pi che i Lama fossero di una eccezionale cultura. Nei libri dimostravano un gusto eclettico: Platone nella lingua originale era vicino a Omar in inglese; Nietzsche aveva compagno Newton; vi era Thomas More, e anche Anna More, Thomas Moore, George Moore, e anche Moore il vecchio. Il numero dei volumi poteva essere tra venti e trentamila e Conway trov interessante indagare sui metodi di scelta e di acquisto. Tent anche di scoprire se la biblioteca fosse stata aggiornata di recente, ma il volume pi moderno che gli capit fra le mani fu un'edizione economica di Im Westen Nichts Neues. per in una visita successiva, Chang gli disse che altri libri, pubblicati fin verso la met del 1930, sarebbero stati presto aggiunti negli scaffali; erano gi arrivati al monastero. "Pu constatare che ci manteniamo abbastanza al corrente" comment.

"Non sono sicuro che questa sua affermazione sarebbe condivisa da tutti" replic Conway con un sorriso. "Dall'anno scorso sono accadute nel mondo moltissime cose, sa". "Niente d'importante che non potesse essere previsto nel 1920, o che non sar meglio compreso nel 1940". "Allora non le interessano gli ultimi sviluppi della crisi mondiale?". "Me ne occuper a fondo, ma a suo tempo". "Sa, Chang, credo di cominciare a capirla. E' di un'altra pasta, ecco. Il tempo ha per lei minore importanza che non per gli altri. Come a me non importerebbe, se fossi a Londra, di veder sempre un giornale dell'ultima ora, cos a lei, a ShangriLa, non importa di vederne uno dell'anno scorso. Queste disposizioni mentali mi sembrano tutt'e due piene di buon senso. Ma mi dica, da quanto tempo non aveva ricevuto qui degli ospiti?". "Con mio grande rammarico, Mr' Conway, non le posso rispondere". Era la solita fine della conversazione; ma Conway la trovava meno irritante del fenomeno opposto di cui aveva tanto sofferto ai suoi tempi, quando certe conversazioni, per quanto si sforzasse, non sembravano finir mai. Chang cominci a piacergli di pi, man mano che lo frequentava; per gli pareva strano di non incontrare mai qualcun altro del monastero. Anche supponendo che i Lama non fossero avvicinabili, non v'erano forse altri "postulanti" oltre Chang? Vedeva qualche volta la piccola manci nella sala di musica; ma lei non sapeva l'inglese, e lui preferiva non rivelare ancora la sua conoscenza del cinese. Era ancora incerto se facesse musica per passione o per studio. Il modo di suonare, come del resto tutto il suo comportamento, era deliziosamente convenzionale; sceglieva sempre

composizioni fiorite, Bach, Corelli, Scarlatti e talvolta Mozart. preferiva il clavicembalo, ma quando Conway suonava il pianoforte lo ascoltava gravemente, con un compiacimento pi ossequioso che sentito. Era impossibile sapere che cosa pensasse, ed era anche difficile indovinare la sua et. Forse non pi di trent'anni e non meno di tredici; supposizioni possibili entrambe. Mallinson, che in mancanza di meglio veniva ogni tanto ad ascoltare, la trovava sconcertante. "Non riesco a capire che cosa faccia qui" disse a Conway pi di una volta. "Questa professione di lamaismo andr benone per un vecchio come Chang, ma che interesse pu avere per una ragazza? Chiss da quanto tempo qui". "Anch'io me ne stupisco, ma probabilmente una di quelle cose che non vogliono dirci". "Crede che le piaccia star qui?". "Direi che non le dispiace". "Sembra quasi insensibile: una bambolina d'avorio pi che un essere umano". "E' bello essere cos". "Finch dura...". Conway sorrise. "E se ci pensa bene, Mallinson, durer abbastanza. Dopo tutto la bambolina d'avorio ha bei modi, veste con gusto, carina, ha un bel tocco sul clavicembalo e non cammina per la stanza come se giocasse a hockey. L'Europa occidentale, per quel che ricordo, conta un numero grandissimo di donne che son prive di tali virt". "Lei terribilmente cinico in materia di donne, Conway". A quel rimprovero era abituato. Eppure non aveva mai avuto molto a che fare col gentil sesso; durante le poche licenze nelle stazioni di

collina indiane gli era stato facile avvalorare questa reputazione. In realt aveva avuto molte amicizie affettuose con donne che l'avrebbero volentieri sposato, se solo avesse detto una parola; ma non l'aveva detta. Una volta aveva persino risposto ad un annuncio sul "Morning Post"; ma la ragazza non voleva vivere a Pechino, e lui non voleva vivere a Tunbridge Wells, e queste reciproche incompatibilit avevano mandato tutto a monte. La sua esperienza in materia femminile era stata intermittente, incerta e poco concludente. Malgrado ci, non era affatto un cinico. Disse ridendo: "Ho trentasette anni, lei ne ha ventiquattro. Ecco la differenza". Dopo una pausa fu Mallinson che chiese all'improvviso: "A proposito, che et crede che abbia Chang?". "Un'et qualunque" rispose Conway con leggerezza, "fra i quarantanove e i cinquantanove". Tra le molte informazioni che Chang dava ai nuovi arrivati, alcune li persuadevano subito, altre li lasciavano incerti; e se una volta la loro curiosit non veniva appagata, subito scendeva un'ombra di diffidenza su tutto il resto delle cose rivelate. Un argomento rispetto al quale non v'erano segreti era quello delle abitudini e usi della popolazione della vallata; e Conway avrebbe potuto raccogliere, durante le lunghe conversazioni, materiale sufficiente per una tesi di laurea. Come studioso di politica lo interessava soprattutto il modo in cui era governata la popolazione: una specie di autocrazia temperata ed elastica, esercitata dal monastero con una tranquilla benevolenza. Questo sistema era riuscito molto bene, e se ne persuase sempre pi a ogni nuova discesa in quel fertile paradiso. Ma Conway si stupiva di non trovare fondamenti di

legge e di ordine; non vi si vedevano n soldati n polizia, eppure qualche mezzo per correggere i delinquenti doveva essere stato escogitato. Chang spieg che i delitti erano rari, sia perch si consideravano tali solamente fatti molto seri, e sia perch ognuno aveva a sufficienza tutto ci che potesse ragionevolmente desiderare. Come estremo rimedio contro un colpevole i servi addetti al monastero avevano la facolt di espellerlo dalla valle, bench questo castigo, considerato come gravissimo e senza appello, fosse stato applicato assai raramente. Ma il fattore principale nel governo di Luna Azzurra, continuava Chang, era l'insegnamento di buone maniere, per cui gli abitanti imparavano subito che certe cose "non si fanno", e chi le fa si abbassa moralmente e socialmente. "Anche voi inglesi nelle vostre scuole pubbliche cercate di inculcare il medesimo sentimento" disse Chang, "ma temo che non lo facciate con gli stessi scopi. Per esempio gli abitanti della nostra vallata sentono che "non cosa da farsi" l'essere inospitale verso i forestieri, o discutere con rancore, o lottare fra compagni per il primo posto; e parrebbe loro barbarica l'idea di divertirsi a quella simulazione di guerra che i vostri maestri inglesi consigliano nei campi da gioco; lo stimerebbero, anzi, un indegno incoraggiamento di tutti gli istinti pi bassi". Conway domand se avessero mai litigato a causa di donne. "Molto raramente, perch non sarebbe buona educazione prendersi una donna desiderata da un altro". "Ma se qualcuno la desiderasse al punto da infischiarsene se sia buona educazione o no?". "In tal caso, caro signore, sarebbe buona educazione da parte dell'altro il concedergliela, e anche da parte della donna il

mostrarsi condiscendente. Non pu credere quanto certe piccole cortesie siano utili per risolvere facilmente tanti problemi". Infatti, durante le sue gite nella vallata, Conway riconosceva fra gli abitanti uno spirito di buona volont, e una contentezza maggiormente apprezzabili dal momento che sapeva come, fra tutte le arti, quella del governare fosse la pi lontana dalla perfezione. Se ne congratul con Chang, che gli rispose: "Vede, noi siamo persuasi che per governare bene bisogna evitare di governare troppo". "E non avete nessuno strumento democratico, n voto, n altro?". "Per carit! La nostra gente si scandalizzerebbe se dovesse dichiarare che una politica buona e l'altra cattiva". Conway sorrise. Questo modo di vedere le cose gli era veramente simpatico.

Alla propria maniera, Miss Brinklow ricavava intanto soddisfazioni dallo studio della lingua tibetana, mentre Mallinson si stizziva e brontolava, e Barnard persisteva in una sorridente tranquillit che, fosse vera o simulata, era ugualmente notevole. "Francamente" osservava Mallinson, "l'allegria di costui mi d sui nervi. Prendere le cose con filosofia va bene, ma quel suo insistere in frizzi e motti di spirito mi secca. Se non stiamo in guardia imporr lui il tono alla compagnia". Anche Conway aveva trovato un po' strana la facilit di adattamento dell'americano; ma prefer limitarsi con Mallinson a parole generiche. "Non le pare una fortuna per noi che accetti la faccenda cos bene?".

"Io lo trovo stranissimo. Sa qualcosa di lui? chi sia, che cosa faccia...?". "Credo che ritornasse dalla Persia, dove era stato alla ricerca di petrolio. Quando organizzai la partenza degli stranieri per via aerea ho dovuto faticare non poco per persuaderlo a venire con noi. Acconsent soltanto quando gli dissi che il suo passaporto americano non lo avrebbe riparato dalle pallottole". "A proposito, l'ha mai visto il suo passaporto?". "Credo di s, ma non me ne ricordo. Perch?". Mallinson scoppi in una risata. "Ora dir che mi sono impicciato in affari che non mi riguardano. E' stato proprio un caso, e naturalmente non ne ho fatto parola con nessuno. Non pensavo di dirlo neppure a lei, ma, giacch venuto il discorso, meglio cos". "Certo; parli". "Barnard ha viaggiato con un passaporto falso; non si chiama affatto Barnard". Conway alz le sopracciglia, pi con interesse che con preoccupazione. "Chi crede che sia, allora?". "E' Chalmers Bryant". "Davvero! E che ragione ha per crederlo?". "Stamattina Chang ha trovato a terra un portafoglio; me lo ha dato, credendo fosse mio. Non l'ho aperto, ma mi sono accorto che era pieno di ritagli di giornali; perch ne caddero alcuni, e non mi vergogno a dirle che li ho guardati. Non sono misteri privati, i giornali, o almeno non dovrebbero esserlo. Parlavano tutti di Bryant, e delle ricerche in corso per rintracciarlo, e uno riproduceva una fotografia molto somigliante a Barnard, per senza baffi". "Ha parlato con Barnard della sua scoperta?".

"No, gli ho restituito il portafoglio senza commenti". "Tutto ci si basa allora sul riconoscimento di un ritratto di giornale?". "Ebbene, per ora s". "Non credo che condannerei qualcuno per cos poco. Pu darsi che lei abbia ragione; non una cosa impossibile. Se si tratta proprio di Bryant, allora ecco spiegata la sua soddisfazione di trovarsi qui; non credo che vi sia un luogo migliore per nascondersi". Mallinson parve un po' disilluso davanti a questa fredda accoglienza di notizie che gli erano sembrate sensazionali. "E cos che cosa pensa di fare?" domand. Conway riflett un momento, poi rispose: "Non saprei. Forse non far niente". "Ma, accidenti, se costui fosse Bryant...". "Mio caro Mallinson, se anche fosse Nerone, per ora non ce ne dovrebbe importare. Santo o empio, dobbiamo stare insieme e farci compagnia finch rimarremo quass; non so quindi cosa ci guadagneremmo a trasformarci da compagni in giudici. Se avessi avuto dei sospetti finch eravamo a Baskul, certo mi sarei messo in contatto con Delhi; sarebbe stato mio dovere. Ma ora posso considerarmi in vacanza". "Non le pare un modo di pensare un po' indolente?". "Non importa che sia indolente, se sensato". "Mi consiglia dunque di dimenticare ci che ho scoperto?". "Non ci riuscir; ma tacere s. E' il miglior partito per entrambi. Non verso Barnard, o Bryant, o chi diavolo sia, ma per non trovarci poi in una situazione scomoda quando ripartiremo di qui". "Intende dire che dovremmo lasciarlo scappare?".

"Diciamolo in altre parole: daremo a qualcun altro il piacere di acchiapparlo. Quando si vissuti, per qualche mese, di buon accordo con un tale sembra un po' fuori luogo mettergli le manette". "Non sono del suo parere. Costui non altro che un ladro in grande stile, conosco molte persone che a causa sua hanno perso i loro denari". Conway alz le spalle. Ammirava la semplicit e rettitudine di Mallinson; l'etica delle scuole private forse cruda, ma per lo meno schietta. Se qualcuno infrange la legge dovere di tutti consegnarlo alla giustizia, sempre che si tratti di una legge che sia veramente proibito infrangere. E la legge che si riferisce ad assegni, a titoli bancari, a conti correnti, proprio di questo genere; Bryant l'aveva trasgredita, e Conway ricordava che quantunque allora non si fosse interessato molto del caso ne aveva ricevuto una cattiva impressione. Il fallimento del grandioso gruppo Bryant a New York aveva cagionato perdite di circa cento milioni di dollari, una catastrofe eccezionale, anche per gli ambienti abituati a esperienze simili. In certo qual modo (Conway non era un esperto finanziario) Bryant si era beffato di tutti a Wall Street, e di qui l'ordine di arresto, la sua fuga in Europa, mandati di estradizione in cinque o sei diversi Stati. Finalmente Conway disse: "Se vuol dare retta a me, non dica niente a nessuno; non per un riguardo a lui, ma per noi stessi. Del resto decida lei; non senza aver prima riflettuto, per, che potrebbe anche trattarsi non di Bryant ma di tutt'altra persona". Ma era proprio Bryant; ne ebbero la rivelazione la sera stessa, dopo pranzo. Chang se ne era andato; Miss Brinklow aveva ripreso la sua grammatica tibetana, e i tre uomini stavano prendendo il caff e

accendendo i sigari. Durante il pranzo pi d'una volta il tatto e l'affabilit di Chang erano venute in soccorso quando la conversazione languiva; ma ora che Chang s'era assentato vi fu un altro penoso silenzio. Una volta tanto Barnard rimaneva serio. Conway vide chiaramente che Mallinson non riusciva a trattare l'americano come se nulla fosse accaduto, e che Barnard s'era gi accorto di qualcosa. A un tratto l'americano gett via il sigaro. "Voi tutti sapete ormai chi sono, credo" disse. Mallinson arross come una ragazzina, ma Conway rispose col solito tono pacato: "S, Mallinson ed io crediamo di saperlo". "Sono stato proprio stupido a lasciare in giro quei giornali". "Capita a tutti alle volte". "Bene, se prendete la cosa con calma, sono abbastanza fortunato". Vi fu un nuovo silenzio, rotto alla fine dalla voce stonata di Miss Brinklow. "Io non so davvero chi sia, Mr' Barnard, ma avevo indovinato da un pezzo che viaggiava in incognito". Tutti la guardarono con sorpresa e lei prosegu: "Quando Mr' Conway ha detto che i nostri nomi sarebbero stati messi sui giornali lei ha risposto che non le importava. Ho pensato allora che probabilmente Barnard non era il suo vero nome". Il colpevole ebbe un lento sorriso mentre accendeva un altro sigaro. "Signora" disse poi, "non solo lei un intelligente detective, ma ha trovato una parola davvero gentile per definire la mia posizione attuale. Io viaggio "in incognito". L'ha detto lei, e ha mille volte ragione. Quanto a voialtri, ragazzi, in un certo senso non m'importa che mi abbiate scoperto. Finch nessuno di voi avesse dubitato,

potevamo andar avanti cos, ma giacch ora sapete sarei un idiota se mi dessi delle arie con voi. Siete stati tanto simpatici che non voglio ora seccarvi in alcun modo. Sembra che, bene o male, saremo costretti a vivere insieme un bel po' di tempo; dobbiamo perci aiutarci l'un l'altro il pi possibile. Quanto a quello che accadr poi, lasceremo che a suo tempo le cose facciano il loro corso...". Queste parole erano talmente ragionevoli che Conway osserv Barnard con maggiore interesse e persino con una certa stima. Era strano pensare che quell'uomo pesante, grosso, di buonumore, quasi paterno, fosse uno dei pi grandi truffatori del mondo. Pareva piuttosto uno di quei tipi che, con un po' di istruzione, possono diventare dei bravi direttori di scuola preparatoria. Dietro la sua apparente giovialit v'erano segni di tensione e di preoccupazione, ma ci non significava affatto che quella giovialit fosse forzata. Egli era veramente ci che pareva: un buon compagno, come suol dirsi; agnello per natura, e lupo solo per professione. Conway disse: "Meglio cos". Allora Barnard rise. Evidentemente le sue riserve di buonumore erano inesauribili. "Perdio, ma sa che ha proprio del pazzesco?" esclam adagiandosi nella sua poltrona. "Voglio dire tutta questa faccenda d'inferno. Prima una corsa vertiginosa attraverso l'Europa; poi avanti, la Turchia, la Persia, fino a quel paesetto! E la polizia che mi correva appresso... A Vienna per poco non mi prendevano! In principio quasi divertente essere rincorso ma dopo un po' d sui nervi. Per a Baskul ebbi tempo di riposarmi. Pensavo di essere al sicuro in mezzo a una rivoluzione...". "Lo era" disse Conway sorridendo, "non per dalle pallottole".

"Ecco; ed era proprio quello che mi seccava, alla fine. Capirete ora che la scelta non era facile per me. O stare a Baskul ed essere massacrato, o accettare un viaggetto a bordo di un aereo del governo e trovare le manette ad aspettarmi all'arrivo. Non ci tenevo molto n a una cosa, n all'altra". "Me ne ricordo". Barnard rise di nuovo. "E' andata com' andata! e potete figurarvi se il cambiamento che mi ha portato fin qui mi preoccupa. E' un mistero dei pi complicati, d'accordo, ma a me personalmente non poteva capitare niente di meglio. E quando sono soddisfatto non ho l'abitudine di brontolare". Il sorriso di Conway si fece pi cordiale. "E' stato di buon senso, anche se qualche volta ha oltrepassato un po' il limite. Cominciavamo tutti a fantasticare come mai lei potesse mostrarsi cos contento". "Lo ero veramente. A conoscerlo, questo non poi un brutto posto. Il fresco un po' pungente all'inizio, ma non si pu certo avere tutto. Per chi debba cambiare aria tranquillo e riposante. D'autunno vado sempre a Palm Beach a fare una cura, ma in quei posti eleganti non si riesce a riposare, si sempre in ballo come in citt. Invece qui c' proprio tutto ci che il dottore mi ha ordinato e sento che mi fa benone. Seguo una dieta diversa dal solito, non posso occuparmi di affari, e il mio agente non mi telefona". "Crede che ne abbia il desiderio?". "Certo. Chiss che pasticci da aggiustare, laggi!". Lo disse con tanta semplicit che Conway non pot fare a meno di rispondere: "Non m'intendo molto di ci che chiamano alta finanza". Era un avvio, e l'americano lo accett senza schermirsi.

"In generale" disse, "l'alta finanza non val niente". "L'ho sospettato spesso". "Senta, Conway, glielo spiegher cos. Un tale fa ci che ha fatto per anni, e ci che tanti altri pure hanno fatto; improvvisamente ha tutto il mercato contro di s. Non c' rimedio, ma si fa forza, e aspetta il solito giro. Aspetta, aspetta... non capita pi come le altre volte; e quando poi ha perso dieci milioni di dollari legge su un giornale che un professore svedese annunzia la fine del mondo. Ora, le domando, questo il modo di aiutare il mercato? Naturalmente l'uomo d'affari riceve una bella batosta, ma anche l, nessun rimedio. E rimane cos finch vengono i poliziotti a prenderlo. Se pu li aspetta. Io non li ho aspettati". "E' stata dunque solo colpa del destino?". "Certo; ed cos quasi sempre". "Aveva anche i denari di altri" intervenne Mallinson seccamente. "S. E sa perch? Perch tutti volevano qualcosa gratis, ma non avevano il cervello per procurarselo". "Non sono d'accordo. Avevano invece fiducia in lei, e credevano i loro denari al sicuro". "Ebbene, non erano al sicuro. Non potevano esserlo. Non c' sicurezza in nessun luogo e quelli che ci credono sono come una massa di cretini che durante un tifone cerchino di salvarsi sotto un ombrello". Conway interruppe conciliante. "Certo sarebbe stato impossibile trovare un rimedio contro il tifone". "Non potevo neppure tentarlo; come lei non poteva far nulla contro ci che accaduto dopo la partenza da Baskul. me ne sono convinto quando l'ho vista cos padrone di s sull'aereo in fuga, mentre

invece Mallinson era tanto nervoso. Sapeva di non poter fare nulla e non gliene importava affatto. Ho provato lo stesso anch'io al momento della mia catastrofe". "Sciocchezze!" grid Mallinson. "Chiunque pu fare a meno di truffare. Basta condurre il gioco secondo le regole". "Il che diventa infernalmente difficile quando tutto il gioco va a pezzi. Del resto non c' anima al mondo che conosca queste regole. Non potrebbero insegnargliele neppure tutti i professoroni di Harvard e di Yale". "Parlo di poche regole semplicissime, della vita d'ogni giorno" replic Mallinson con un certo disprezzo. "Allora sono certo che nella sua vita di tutti i giorni non entra nessuna amministrazione di compagnie di credito finanziario". Conway si affrett a intervenire. "E se evitassimo le discussioni, non sarebbe meglio? In fin dei conti, se io paragono i suoi affari ai miei, non ho nessuna obiezione da muovere. Io credo che in questi ultimi tempi s' volato tutti alla cieca, nel significato letterale della frase, e in altri sensi. Ma ora siamo qui, questo l'importante, e penso anche che avrebbe potuto capitarci di peggio. Ed ben strano che di quattro persone scelte a caso e rapite per mille miglia ve ne siano tre capaci di trovare nel fatto qualche consolazione. Lei ha bisogno di una cura di riposo e di un rifugio sicuro; Miss Brinklow si sente chiamata a evangelizzare i pagani del Tibet...". "E la terza persona?" interruppe Mallinson. "Non sar io spero?". "Stavo per includere nella serie me stesso" rispose Conway. "E forse la mia ragione la pi semplice. Mi piace essere qui". Infatti, quando poco dopo fece la sua solita passeggiata serale

lungo la terrazza e verso la vasca dei fiori di loto, prov un senso di profondo benessere fisico e morale. Aveva proprio detto la verit: gli piaceva essere a ShangriLa. Due sensazioni opposte, l'atmosfera calmante e l'assillo del mistero, agivano su di lui con benefico risultato d'equilibrio. Per di pi, da alcuni giorni aveva raggiunto grado a grado una bizzarra conclusione circa il monastero e i suoi abitanti: ci stava ancora studiando, ma senza tormento. Era come un matematico che cercando la soluzione di un astruso problema, se ne preoccupasse, s, ma con molta calma e spassionatamente. Quanto a Bryant (che per decise di chiamare ancora Barnard) la questione delle sue azioni e della sua identit svaniva subito appena la si inseriva in quel contesto; si salvava solo una frase: "l'intero gioco va a pezzi". Probabilmente Conway dava a questa frase un significato pi esteso di quanto non intendesse l'americano: ne sentiva la verit, ma non soltanto nei limiti di un'amministrazione bancaria di credito in America. Era vera tanto a Baskul, come a Delhi come a Londra, tanto per fare una guerra e costruire un impero quanto per i Consolati, per le concessioni commerciali e per i pranzi al palazzo del Governo: c'era un lezzo di dissoluzione su tutto quel mondo di memorie e Barnard l'aveva forse drammatizzato meglio di lui. L'intero gioco andava in pezzi; ma per fortuna non sempre i giocatori erano condotti in giudizio per i pezzi che non riuscivano a salvare. I finanzieri s, ingiustizia della sorte. Ma a ShangriLa c'era una pace profonda. In un cielo senza luna le stelle brillavano e sulla vetta del Karakal v'era un pallido lume azzurro. Conway era certo che se i portatori attesi fossero giunti in quell'istante, non avrebbe provato una gioia esaltante all'idea di poter partire subito. E, con un sorriso, riflett che neppure Barnard

sarebbe stato contento. Forse non era giusto mettere al bando un uomo perch aveva perduto cento milioni di dollari; sarebbe stato pi facile se avesse soltanto rubato un orologio. Dopo tutto come si potevano perdere cento milioni? Forse soltanto con la stessa leggerezza con cui un ministro potrebbe dichiarare di aver dato via l'India. Ripens allora a quando avrebbe lasciato ShangriLa con i portatori sulla via del ritorno. Immaginava il lungo viaggio faticoso e il gran momento dell'arrivo alla casetta di qualche piantatore nel Sikkim o nel Baltistan: un momento che doveva essere di gioia delirante, ma che forse poteva anche risolversi in una disillusione. Poi le prime strette di mano e le prime presentazioni; le prime bevute offerte sulla veranda di un club; visi abbronzati che lo scrutavano con mal celata incredulit. A Delhi sarebbe stato certamente ricevuto dal vicer e dalle autorit: e qui inchini di servi in turbante, infiniti rapporti da scrivere e spedire. Forse anche un ritorno in Inghilterra e a Whitehall; giochi a bordo del piroscafo; la flaccida mano di un sottosegretario; interviste di giornalisti; voci di donna dure, canzonatorie, curiose. "E' proprio vero, Mr' Conway, che quando era nel Tibet...?". Di una cosa poteva esser sicuro: raccontando la sua filastrocca avrebbe potuto ricevere inviti a pranzo per un anno intero. Ma gli sarebbe piaciuto? Gli torn in mente un detto di Gordon durante gli ultimi giorni a Cartum: "Preferirei vivere da derviscio col Mahdi piuttosto che essere invitato a pranzo tutte le sere a Londra". L'avversione di Conway non era cos assoluta, piuttosto pensava che gli sarebbe dispiaciuto molto, e che lo avrebbe anche rattristato, dover raccontare la sua storia al passato remoto. A un tratto, durante queste riflessioni, si vide Chang vicino.

"Signore" disse il cinese meno lentamente del solito, "mi onoro di recarle importanti notizie...". "Ecco che i portatori arriveranno prima del previsto" pens subito Conway. E prov quella punta di delusione alla quale era gi un po' preparato. "Ebbene?" chiese. Chang, dato il suo temperamento e il suo fisico, era in evidente stato di agitazione. "Caro signore, mi congratulo con lei" continu, "e sono felice di pensare che in certo qual modo il merito mio. Dopo le mie vive e ripetute raccomandazioni il Gran Lama si deciso. Desidera vederla subito". Lo sguardo di Conway ebbe un guizzo scherzoso. "Lei meno coerente del solito, Chang. che cosa accaduto?". "Il Gran Lama vuole vederla". "Ho capito. Ma perch questa agitazione?". "Perch un avvenimento straordinario e senza precedenti. Io stesso, pur sollecitandolo, non l'aspettavo cos presto. Non sono neppure due settimane che lei qui, e sta gi per essere ricevuto da lui! Una cosa simile non mai accaduta cos presto!". "Sono ancora un po' tra le nuvole, mi scusi. Devo vedere il vostro Gran Lama, questo l'ho capito. Ma c' qualcos'altro?". "Non le pare che basti?". Conway rise. "Basta, gliel'assicuro; non mi creda sgarbato. Ma stavo pensando a qualcosa di molto diverso... non ci badi. Sar un onore e un piacere per me conoscerlo. Quando dovr andarci?". "Adesso. Sono stato mandato per accompagnarla da lui".

"L'ora non un po' tarda?". "Non importa. Fra poco capir molte cose, caro signore. E desidero esprimerle la mia personale soddisfazione che questo periodo un po' imbarazzante sia ormai terminato. Mi creda, stato spiacevole anche per me doverle cos spesso rifiutare le informazioni che desiderava; molto spiacevole. E sono contentissimo di pensare che questo non sar mai pi necessario". "Lei strano, Chang" rispose Conway. "Ma non si disturbi con altre spiegazioni; apprezzo le sue parole. Andiamo dal Gran Lama; sono prontissimo. La prego, mi faccia strada".

Vii Seguendo Chang attraverso il vasto cortile deserto Conway era in apparenza calmissimo, ma il suo aspetto nascondeva un ardore, che si faceva pi intenso di minuto in minuto. A giudicare dalle parole del cinese, era giunto per lui il momento di importanti scoperte; avrebbe presto saputo se le sue congetture erano davvero cos inverosimili come potevano sembrare. Ma oltre questo, lo attendeva certo un colloquio interessante. Durante la sua carriera di diplomatico s'era incontrato con molte personalit; ma le numerose delusioni subite avevano finito per scaltrirlo nei suoi giudizi. Niente affatto timido, aveva il prezioso dono di poter dire cose gentili anche in lingue che conosceva poco. Ma forse questa volta il suo compito sarebbe stato semplicemente quello di ascoltare. Not che Chang gli faceva attraversare delle stanze che non aveva ancora visto; erano in penombra, e alla tenue luce delle lanterne parevano belle. Poi salirono su per una scala a chiocciola fino ad

una porta a cui il cinese buss; un servo tibetano apr con tale prontezza che Conway ebbe il sospetto che stesse gi pronto l dietro. Questa parte superiore del monastero era ornata finemente quanto il pianterreno; ma ci che pi colpiva era un calore asciutto quasi irritante, come se tutte le finestre fossero chiuse e funzionasse in pieno un riscaldamento a vapore. Il senso di rarefazione dell'aria aumentava di stanza in stanza, finch Chang si ferm davanti a un'ultima porta che sembrava introdurre a un bagno turco. "Il Gran Lama" mormor Chang, "la ricever da solo". Apr la porta, fece entrare Conway, e richiuse poi cos silenziosamente che questi quasi non se ne accorse. Conway rimase l incerto, non soltanto per quell'aria soffocante, ma anche perch i suoi occhi si abituarono all'oscurit solo dopo parecchi secondi. Si accorse allora di trovarsi in un ambiente piuttosto basso, dalle cortine scure, mobiliato semplicemente con una tavola e poche sedie. In una di queste era seduto un essere piccolo, pallido e rugoso, immobile nell'ombra: dava l'impressione di un antico ritratto a chiaroscuro, quasi svanito. Se si potesse affermare l'esistenza della realt separata dalla persona fisica, ecco, essa era l, adorna di una classica dignit, emanazione, pi che attributo, della persona stessa. Conway si stupiva di percepire cos nettamente tutte queste sensazioni e si chiedeva se non fossero illusorie reazioni fisiche a quel crepuscolare caldo di serra; sotto quello sguardo d'altri tempi, si sentiva girar la testa; fece alcuni passi, poi si ferm. I contorni dello strano personaggio seduto si facevano ora meno vaghi, non per pi corporei; era un vecchietto in ricchi abiti cinesi, le cui pieghe ondeggiavano sul vuoto di un corpo emaciato.

"Lei Mr' Conway?" sussurr in un inglese perfetto. La voce era dolce e suggestiva, e quasi commuoveva per una malinconia gentile che procur a Conway una strana beatitudine; ma la parte pi scettica ch'era in lui ne diede la colpa alla temperatura. "S" rispose. La voce continu: "Mi fa piacere vederla, Mr' Conway. L'ho mandata a chiamare perch ho pensato che sarebbe utile che discorressimo insieme. Sieda qui, la prego, e non abbia timore. Sono vecchio, e non posso far male a nessuno". Conway rispose: "Esser ricevuto da lei per me un grande onore". "La ringrazio, mio caro Conway; la chiamer cos alla maniera inglese. Come le ho gi detto, questo per me un momento di grande piacere. La mia vista cattiva, ma creda, sono capace di vederla con la mente pi che con gli occhi. Spero che si sia trovato bene a ShangriLa, dal suo arrivo in poi...". "Benissimo". "Ne sono lieto. Chang ha certamente fatto tutto il possibile. E pure lui contento. Mi ha detto che gli ha posto molti interrogativi sulla nostra comunit e sulle nostre regole". "Sono certo molto interessanti". "E allora, se vorr concedermi un po' del suo tempo, sar lieto di intrattenerla sulla nostra fondazione". "Non potrebbe farmi un piacere maggiore". "E' proprio quel che credevo... e speravo... Ma prima di tutto, prima di cominciare la nostra conversazione...". Fece un impercettibile cenno della mano e subito entr un servo a preparare l'elegante rito del t. Conway, che conosceva la cerimonia, guard con compiacimento le finissime tazzine piene di liquido quasi

incolore che venivano poste sul vassoio di lacca; e la voce riprese: "Vedo che le nostre abitudini le sono familiari". Obbedendo a un impulso che non avrebbe potuto n spiegare n controllare, Conway rispose: "Ho vissuto per alcuni anni in Cina". "A Chang non l'ha detto". "No". "Perch allora mi onora cos della sua confidenza?". In generale Conway non si trovava imbarazzato a spiegare le sue ragioni, ma questa volta nessun motivo si present al suo spirito. Alla fine rispose: "A voler essere sincero non ne ho la minima idea... forse volevo dirlo proprio a lei". "Ottima ragione, per due persone che vogliono diventare amiche... Questo profumo non le pare indicato? I t cinesi sono di varie qualit e tutte profumate, ma a parer mio questo speciale prodotto della nostra vallata, pu reggere ogni paragone". Conway port la tazza alle labbra, e bevve. Sent un sapore leggero e recondito, una fragranza spettrale che non si posava sul palato, ma stava sospesa tutt'intorno. Disse: "E' delizioso, e anche nuovo per me". "Sicuro, prezioso e unico come molte erbe della nostra valle. Si dovrebbe bere con molta lentezza, e non solo per un sentimento di affezione o di riguardo, ma anche per estrarne il pi alto grado di piacere. Possiamo imparare questa famosa lezione da Kou Kai Tchoud, che visse circa quindici secoli fa. Egli esitava sempre quando stava per giungere al midollo dolcissimo della canna da zucchero, perch diceva: "voglio guidare gradualmente me stesso nella regione delle delizie". Ha forse studiato qualcuno dei grandi classici cinesi?".

Conway rispose che ne conosceva pochissimi e superficialmente. Secondo l'etichetta, la conversazione sarebbe continuata cos finch fossero state portate via le tazze del t; Conway lo sapeva ma, nonostante il suo desiderio di sentire la storia di ShangriLa, non trovava irritante il ritardo. Forse sentiva in se stesso un poco della riluttante sensibilit di Kou Kai Tchoud. Finalmente il segnale fu dato, col solito mistero il servo entr, poi usc e senz'altri preamboli il Gran Lama di ShangriLa incominci: "Probabilmente lei conosce, caro Conway, nelle sue linee generali, la storia del Tibet. chang mi ha informato che frequenta assiduamente la nostra biblioteca, e son certo che avr studiato i pochi, ma interessanti annali di queste regioni. Sapr, in ogni modo, che il Cristianesimo nestoriano era assai diffuso in Asia durante il medioevo, e che dopo la sua scomparsa ne sopravvisse per molto tempo il ricordo. Nel diciassettesimo secolo vi fu un risveglio cristiano appoggiato e spinto direttamente da Roma, per mezzo di quegli eroici missionari gesuiti i cui viaggi, se mi permesso dirlo, sono molto pi interessanti da leggersi rispetto a quelli di San Paolo. A poco a poco la Chiesa si propag in larga misura, ed degno di nota (molti europei non se ne rendono conto) che vi sia stata per un periodo di trentotto anni una missione cristiana nella stessa citt di Lhasa. Non fu per da Lhasa, ma da Pechino che partirono nel 1719 quattro frati cappuccini per ricercare ci che della dottrina nestoriana rimaneva nell'interno del paese. "Viaggiarono per mesi verso sudovest, da Lanshor a Koko Nor, incontrando tutte quelle difficolt che potete immaginare. Tre morirono durante il cammino, il quarto non era molto lontano dalla

morte quando capit per caso nella gola rocciosa che anche oggi rappresenta l'unica porta per entrare nella valle della Luna Azzurra. Ivi trov, con gioia e sorpresa, una popolazione amichevole e prospera che si affrett a dimostrargli ci che ho sempre considerato come la nostra pi antica tradizione: l'ospitalit agli stranieri. Riacquist presto la salute, e cominci a predicare la sua fede. Gli abitanti erano buddisti, ma lo ascoltarono volentieri, ed ebbe molto successo. Su questa stessa montagna v'era gi un antico monastero di Lama, ma in tale stato di decadenza che il cappuccino vedendo aumentare il numero dei suoi proseliti concep l'idea di fabbricare nella stessa meravigliosa posizione un monastero cristiano. Sotto la sua sorveglianza il vecchio edificio fu riparato e in gran parte ricostruito, e lui stesso cominci a vivere qui nel 1734, quando aveva cinquantatr anni. "Lasci che le dica qualcosa di pi su costui. Si chiamava Perrault, ed era nato nel Lussemburgo. Prima di dedicarsi alle missioni dell'Estremo Oriente aveva studiato a Parigi, a Bologna e in altre universit: era quel che si dice uno studioso. Della sua giovent ci restano pochi ricordi; ma non gli era occorso nulla di speciale o di diverso da quel che possa accadere a un uomo della sua et e della sua professione. La musica e le arti lo attiravano, aveva una spiccata disposizione per le lingue, e prima di esser certo della sua vocazione aveva conosciuto tutti i piaceri dell'esistenza umana. Durante la sua giovent c'era stata la battaglia di Malplaquet e conosceva per esperienza gli orrori della guerra e dell'invasione straniera. Fisicamente robusto, durante i primi anni del suo soggiorno qui lavor la terra con le sue mani, come facevano gli altri; coltiv l'orto traendo insegnamenti dagli altri e dandone a

sua volta. Trov lungo la valle giacimenti d'oro, ma non lo tentarono; molto pi lo interessavano le piante e le erbe del luogo. Era umile, e niente affatto bigotto. Non approvava la poligamia, ma non vedeva motivo per inveire contro il gusto prevalente per la bacca tangatse che era popolare non solo per le sue virt medicinali, ma soprattutto perch agiva come blando narcotico. Perrault stesso se ne lasci sedurre; accettava dalla vita indigena ci che essa gli poteva offrire di innocuo e di piacevole e prodigava in cambio i tesori spirituali dell'Occidente. Non era un asceta: sapeva godere i beni del mondo, e ai suoi proseliti insegnava il catechismo, ma anche l'arte di cucinare. Desidero darvi l'impressione che Perrault fosse un uomo serio, operoso, colto, semplice ed entusiasta, che, pur non mancando alle sue funzioni di sacerdote, non sdegnava indossare la blusa del muratore e lavorare alla costruzione di queste stesse camere. Naturalmente le difficolt di quest'ultima impresa erano immense e soltanto il suo orgoglio e la sua perseveranza riuscirono a superarle. Ho detto orgoglio perch certamente questa fu la sua forza fin dal principio: l'orgoglio della sua fede lo rese certo che se Gotamo era riuscito a far costruire dai suoi seguaci un tempio sullo scoglio di ShangriLa, Roma era ben capace di fare altrettanto. "Ma intanto gli anni passarono e, com'era naturale, i propositi orgogliosi cedettero gradualmente il passo a ragionamenti pi calmi. Dopo tutto l'emulazione una virt giovanile, e all'epoca in cui questo monastero fu ultimato Perrault si trov carico d'anni. In realt, secondo un severo punto di vista, non aveva agito regolarmente, quantunque si debba accordare un certo margine di iniziativa a chi viva cos lontano dai suoi superiori ecclesiastici, soprattutto quando le distanze si misurano pi facilmente in anni che

in miglia. Per la gente della vallata e gli stessi monaci non avevano apprensioni di sorta: lo amavano e gli obbedivano, e col passare degli anni giunsero a venerarlo. Aveva l'abitudine di mandare a intervalli regolari resoconti al vescovo di Pechino, ma spesso non giungevano a destinazione, e siccome era probabile che i messaggeri morissero fra le asprezze e i pericoli del lungo viaggio, Perrault divenne a poco a poco sempre pi riluttante ad esporre la vita dei suoi uomini; fino a quando verso la met del secolo interruppe del tutto quest'abitudine. E' per probabile che qualcuna delle sue prime lettere fosse arrivata e avesse destato qualche sospetto circa le sue attivit, perch nel 1769 uno straniero port un messaggio, scritto dodici anni prima, con l'invito a Perrault di recarsi a Roma. Se l'ordine gli fosse giunto senza ritardo, avrebbe avuto allora settantasette anni; invece quando lo ricevette ne aveva ottantanove. Non avrebbe certo potuto affrontare il lunghissimo viaggio tra le montagne e sull'altipiano, n sopportare le furiose tempeste e il freddo intenso di quella zona semiselvaggia. Mand una cortese risposta, spiegando la situazione, ma non si seppe mai se questo suo messaggio avesse poi oltrepassato le grandi catene montuose. "E cos Perrault rimase a ShangriLa, non certo per un atteggiamento di sfida agli ordini dei suoi superiori, ma per l'assoluta impossibilit fisica di eseguirli. Del resto, la morte sarebbe presto venuta a metter fine alle sue irregolarit. "Invece, ecco che proprio intorno a quest'epoca nell'istituzione da lui fondata cominci a verificarsi un sottile mutamento. Mutamento che qualcuno deplor forse; ma si trattava di un fatto logico; l'incredibile, se mai, era che quest'uomo potesse un giorno riuscire da solo e senz'aiuti a mutare per sempre le abitudini e le tradizioni

di tutta un'epoca. Non aveva nessun collega dell'Occidente che potesse sostituirlo quando gli fossero venute a mancare le forze, e probabilmente era stato un errore costruire il monastero in un luogo ricco di memorie anteriori e diverse. Ma se errore fu, Perrault non lo riconobbe. Era troppo vecchio e troppo felice. I suoi seguaci gli erano devoti anche se qualche volta dimenticavano di seguire i suoi insegnamenti; gli abitanti della vallata avevano per lui un cos reverente affetto che non poteva non perdonarli se ricadevano ogni tanto nelle abitudini di prima. Era ancora attivo e tutte le sue facolt si conservavano acute. All'et di novantott'anni cominci a studiare i libri buddisti lasciati a ShangriLa dai primi abitanti, ed era sua intenzione dedicare gli anni che gli rimanevano alla preparazione di un libro che attaccasse il buddismo dal punto di vista dell'ortodossia. Riusc a condurre a termine quest'impresa (abbiamo qui il suo manoscritto completo) ma la critica non fu molto severa perch aveva ormai raggiunto i cento anni, e a quell'et anche i pi acerbi rancori tendono a svanire. "Nel frattempo, come potrete immaginare, molti dei suoi primi discepoli erano morti, e siccome pochi erano venuti a sostituirli, il numero di coloro che vivevano a ShangriLa sotto la guida del vecchio cappuccino diminuiva costantemente. Erano stati ottanta da principio, poi si erano ridotti a una ventina, e infine solo a dodici, quasi tutti vecchissimi. La vita di Perrault ormai non era pi che una serena e placida attesa della fine. Era troppo vecchio per ammalarsi, o per soffrire di noia; soltanto il sonno eterno avrebbe potuto impadronirsi di lui, ed egli non ne aveva paura. La buona gente della vallata pensava a provvedere il cibo e il vestiario; la biblioteca gli forniva i libri per continuare gli studi prediletti. Era

diventato debole ma conservava energia sufficiente per poter compiere la maggior parte del cerimoniale del suo ufficio; occupava il resto delle sue tranquille giornate con i libri, con i ricordi, e con le dolci estasi del narcotico. La sua intelligenza si conservava straordinariamente lucida, cos da consentirgli persino di cominciare uno studio su certe pratiche mistiche che gli indiani chiamano yoga, e che si fondano su vari e speciali metodi di respirazione. Una tale impresa in un uomo della sua et poteva parere arrischiata e infatti poco dopo, in quel memorabile anno 1789, si sparse nella valle la notizia che Perrault stava per morire. "Giaceva in questa camera, mio caro Conway, e dalla finestra poteva scorgere del Karakal quello che i suoi occhi quasi spenti gli permettevano: una nebbia candida; ma vedeva pure con la sua intelligenza e poteva raffigurarsi quei meravigliosi e netti contorni ammirati per la prima volta mezzo secolo innanzi. Rivedeva pure, come in strano corteo, tutte le passate vicende, gli anni di viaggio attraverso il deserto e l'altipiano, le grandi folle nelle citt dell'Occidente, il clangore e lo scintillio delle truppe di Marlborough. la sua mente si adagiava in una calma di neve; era pronto alla morte; ne era desideroso e contento. Radun attorno a s gli amici e i servi e li salut tutti, poi chiese di esser lasciato solo per qualche tempo. Aveva sempre sperato che, giunto quel momento, col corpo cadente e la mente tesa verso la beatitudine avrebbe abbandonato l'anima a Dio... ma non fu cos. Giacque per molte settimane immobile senza poter parlare, poi a poco a poco cominci a migliorare. Aveva centootto anni". Il sussurrio di quella voce cess un momento e a Conway, che aveva ascoltato senza fiatare, parve che il Gran Lama avesse tradotto

fluidamente in parole un lontano sogno personale. Poi continu: "Come a coloro che aspettano a lungo sulla soglia della morte, anche a Perrault fu concessa una significativa visione da riportare con s nel mondo; e di questa visione le parler poi. Io mi limiter qui alle sue azioni e alla sua condotta, che furono realmente degne di nota. Perch invece di trascorrere la sua convalescenza nell'ozio, come ci si poteva aspettare, si tuff subito in una rigorosa autodisciplina stranamente combinata con l'inveterata abitudine del narcotico. Prendere droghe, e fare esercizi profondi di respirazione non sembrerebbe un sistema con cui sfidare la morte, eppure quando nel 1794 mor l'ultimo dei vecchi monaci, Perrault era ancora in vita. "La cosa avrebbe fatto sorridere, se a ShangriLa vi fosse stato qualcuno sufficientemente dotato di umorismo. Il rugoso cappuccino, decrepito non pi di quanto lo fosse stato durante gli ultimi dodici anni, persever segretamente in quel suo strano rituale, mentre, per la gente della vallata, diventava un essere avvolto nel mistero, un eremita dal potere soprannaturale, che viveva solitario su quella formidabile rupe. Ma perdurava una tradizione di affetto verso di lui, e presto divent azione meritoria e di buona fortuna salire a ShangriLa e lasciarvi un modesto regalo, o eseguirvi qualche necessario lavoro manuale. Perrault concedeva la sua benedizione a tutti questi pellegrini, senza pi pensare, forse, che erano pecorelle smarrite: ora, nei templi della valle, si udivano ugualmente il Te Deum laudamus e l'Om Mane Padme Hum. "Mentre stava per nascere il nuovo secolo, la leggenda si trasform in una strana e fantasiosa superstizione popolare; si diceva che Perrault fosse diventato un dio, che operasse miracoli e che certe

notti volasse sulla vetta del Karakal per alzare un lume verso il cielo. C' sempre, con la luna piena, un chiarore sulla montagna, ma non occorre che io le dica che mai n Perrault n altri salirono lass. Gliene parlo, bench possa sembrare inutile, perch esiste una grandissima quantit di testimonianze infondate che tendono ad assicurare che Perrault faceva e poteva fare anche cose impossibili. Si supponeva, per esempio, che possedesse l'arte della autolevitazione medianica di cui si parla tanto nei resoconti del misticismo buddistico, ma la verit invece che malgrado molti tentativi, non riusc ad ottenerla. Riusc invece a scoprire che l'affievolimento di alcuni sensi pu essere compensato con lo sviluppo di altri: nella telepatia acquist un'abilit speciale, e sebbene non pretendesse di poter guarire gli infermi, v'era nella sua sola presenza qualcosa che in certi casi aiutava. "Desiderer sapere in che modo passava il tempo durante questo periodo di vecchiaia senza precedenti. Si pu spiegare cos il suo modo di pensare: non essendo morto in et normale cominci a ripetere a se stesso che non c'era motivo perch il fenomeno dovesse o non dovesse verificarsi in un particolare momento futuro. Essendosi gi riconosciuto fuori dal comune gli era facile persuadersi che questa anormalit potesse continuare all'infinito, oppure terminare all'improvviso. E pensando cos, cominci ad agire senza pi preoccuparsi affatto di quella fine di cui si era gi tanto curato; avendo conservato nel cuore, malgrado tanti avvenimenti, i gusti tranquilli dell'uomo studioso, cominci a vivere una vita come l'aveva sempre desiderata, ma che di rado gli era stata possibile. Dotato di una memoria straordinaria, che pareva aver spezzato i legami fisici per spaziare in alte regioni di chiarezza ideale, era

quasi convinto di poter imparare qualsiasi cosa con facilit maggiore di quando, nei lontani giorni studenteschi, si credeva capace di imparare tutto. Ma naturalmente fu presto a corto di libri; per fra i pochi che aveva avuto con s fin da principio v'erano una grammatica e un dizionario inglese e la traduzione di Montaigne fatta da Florio, con l'aiuto dei quali riusc a imparare la vostra lingua. Nella nostra biblioteca abbiamo ancora il manoscritto di uno dei suoi primi esercizi: una traduzione in tibetano del saggio di Montaigne sulla vanit. Un lavoro unico, suppongo". Conway sorrise. "Mi piacerebbe vederlo, un giorno, se sar possibile". "Col pi grande piacere. Lo giudicher anche lei, forse, un passatempo di scarso valore pratico; ma non deve dimenticare che Perrault aveva raggiunto un'et... poco pratica davvero. Se non avesse trovato il modo di occuparsi avrebbe sentito la solitudine, per lo meno fino al quarto anno del diciannovesimo secolo, anno che segna una data importante nella storia della nostra fondazione. Perch giunse dall'Europa nella vallata della Luna Azzurra un altro straniero. Era un giovane austriaco che si chiamava Henschell e aveva combattuto in Italia contro Napoleone: un giovane di famiglia nobile, di vasta cultura, e di modi assai simpatici. Era stato rovinato dalle guerre, e attraverso la Russia era passato in Asia con la vaga intenzione di rifarsi un avvenire. Sarebbe interessante sapere con precisione come fosse giunto all'altopiano, ma lui stesso non ne aveva un'idea chiara perch quando arriv qui era prossimo a morire come era gi accaduto a Perrault. una seconda volta ShangriLa offr la sua ospitalit, e lo straniero guar. Ma a questo punto il paragone cessa, perch Perrault era giunto per predicare e

convertire, mentre Henschell s'interess subito ai giacimenti auriferi. L'unico suo desiderio era di arricchirsi per tornare al pi presto in Europa. "Invece non ritorn. Accadde una cosa strana; bench si sia ripetuta poi tante volte che ora potremmo benissimo non chiamarla pi cos. La valle, con la sua pace e il suo completo distacco dai crucci del mondo, lo incant al punto da fargli rimandare di giorno in giorno la partenza, finch una volta, udita la leggenda di ShangriLa, vi sal e conobbe Perrault. "L'incontro fu storico, nel senso pi solenne che possa avere questa parola. Perrault, bench fosse ormai al di l di ogni sentimento umano di amicizia o di affezione, era tuttavia ricco di uno spirito benigno e condiscendente che tocc il giovane come l'acqua reca beneficio a un terreno arso dal sole. Non cercher di descriverle i sentimenti che sorsero fra i due: l'uno diede completa adorazione, l'altro fece partecipe il nuovo venuto della scienza, delle sue estasi, del sogno pazzo che era diventato ormai l'unica realt della sua vita". "Scusi se la interrompo, ma non capisco bene quest'ultima frase". "Lo so". La risposta, sospirata appena, esprimeva una profonda simpatia. "Sarebbe straordinario che potesse capire. Ho intenzione di spiegarglielo prima che il nostro colloquio sia terminato, ma ora, mi perdoni, vorrei limitarmi alle cose pi semplici. La interesser sapere che fu Henschell a cominciare le nostre collezioni di arte cinese, e a fare i primi acquisti per quel che riguarda la biblioteca e la musica. Fece un interessante viaggio a Pechino e ne riport il primo materiale nel 1809. Da allora non lasci mai pi la valle, ma fu la sua ingegnosit ad architettare il complicato sistema grazie al

quale il monastero fu in seguito capace di procurarsi dal mondo esterno tutto il necessario". "Vi sar stato facile fare i pagamenti in oro". "S, siamo stati fortunati nel possedere scorte di questo metallo tanto stimato in altre parti del globo". "Tanto stimato che stata per voi una vera fortuna poter schivare una corsa all'oro". Il Gran Lama chin il capo con un lievissimo cenno di consenso. "Questa fu sempre la paura di Henschell, mio caro Conway. Aveva ogni cura perch i portatori di libri e di tesori d'arte non si avvicinassero troppo; li obbligava a lasciare i loro carichi a una giornata di distanza; noi mandavamo poi gli uomini della nostra valle a ritirarli. Fece pure in modo che all'entrata del valico vegliassero sempre delle sentinelle. Ma s'accorse che esisteva una difesa pi facile o definitiva". "Davvero?". L'accento di Conway, bench controllato, ebbe una vibrazione intensa. "Come vede, inutile temere l'invasione di un esercito; date le distanze, e la natura del paese, non sar mai possibile. Tutt'al pi ci si potr aspettare l'arrivo di pochi vagabondi quasi sperduti e cos indeboliti dalle difficolt del viaggio da non costituire alcun pericolo anche se fossero armati. Perci fu deciso che da quel giorno in avanti gli stranieri sarebbero potuti arrivare liberamente, per con una clausola importante. Arrivarono di quando in quando, col passar degli anni, alcuni stranieri; mercanti cinesi desiderosi di attraversare l'altipiano talvolta scelsero a caso questa direzione, fra le molte altre possibili; nomadi tibetani, allontanatisi dalle loro trib, si perdettero qui talvolta, come animali sfiniti. Furono

tutti bene accolti, ma parecchi raggiunsero il rifugio della valle soltanto per morirvi. Nell'anno di Waterloo due missionari inglesi che viaggiavano verso Pechino, valicarono le catene di monti attraverso un passo sconosciuto ed ebbero la straordinaria ventura di arrivare qui tranquillamente come per una visita. Nel 1820 un commerciante greco, accompagnato da alcuni servi affamati e malati, fu trovato morente sul pi alto crinale del passo. Nel 1822 due spagnoli, che avevano sentito parlare vagamente di oro, giunsero qui dopo molto vagabondare e molte disillusioni. Nel 1830 vi fu maggiore affluenza. Due tedeschi, un russo, un inglese e uno svedese fecero la pericolosa traversata dei TianShan, spinti da uno scopo che andava acquistando popolarit: l'esplorazione scientifica. Verso l'epoca del loro arrivo era avvenuta a ShangriLa una leggera modifica circa le accoglienze da farsi ai forestieri. Non solo erano i benvenuti se capitavano per caso nella valle, ma si era presa l'abitudine di andar loro incontro se si avventuravano entro un certo raggio. Tutto questo per una ragione di cui parleremo poi, ma il punto importante che il monastero non era pi indifferente riguardo ai suoi ospiti; aveva gi bisogno e desiderio di nuovi arrivi. E veramente negli anni che seguirono accadde a pi di un gruppo di esploratori, felici del loro primo lontano sguardo al Karakal, di incontrare dei messaggeri latori di un cordiale invito che veniva raramente rifiutato. "Intanto il monastero cominciava a prendere molte delle sue caratteristiche attuali. Devo insistere sul fatto che Henschell era abilissimo e intelligente, e che lo ShangriLa di oggi deve a lui altrettanto quanto al suo fondatore. Non meno; lo penso spesso. La sua era quella mano ferma eppure buona di cui ogni istituzione ha bisogno a un certo punto della sua ascesa; e la sua perdita sarebbe

stata irreparabile se prima di morire non avesse compiuto una quantit di lavoro molto superiore a quella di una normale esistenza umana". Conway alz gli occhi e, debolmente come un'eco, esclam: "Dunque morto!". "S. Una cosa improvvisa. Fu ucciso. Era l'anno della vostra ribellione indiana. Poco prima della sua morte un artista cinese aveva disegnato il suo ritratto... glielo posso mostrare ora, in questa camera". Il lieve gesto della mano fu ripetuto, e il servo entr nuovamente. Conway, come uno spettatore ipnotizzato, vide il tibetano scostare una tenda all'altro capo della stanza e appendere una lanterna nell'ombra. Poi ud il bisbiglio che lo invitava ad avvicinarsi, il bisbiglio risuonante ormai al suo orecchio come una ben nota musica. Si alz vacillando e travers la stanza fino al tremulo cerchio di luce. Il disegno era piccolo, poco pi di una miniatura in inchiostri colorati, ma l'artista era riuscito a dare alle carni un tono cereo di grande delicatezza. I tratti del viso erano molto belli, di una linearit quasi femminile, e Conway, oltre ai suggestivi fascini del tempo, della morte e dell'arte, trov in quella bellezza qualcosa che gli tocc il cuore. Ma ancor pi strano fu ci che scopr dopo il suo primo impeto di ammirazione: il viso era quello di un giovane. Tornando indietro balbett: "Ma... ha detto... che questo ritratto... fu dipinto poco prima della sua morte...". "S. Gli somiglia moltissimo". "Eppure, se morto nell'anno in cui asserisce...". "S". "Ed arrivato qui nel 1803, ha detto, quando era giovane?".

"S". Conway non rispose subito, poi con uno sforzo si riprese e domand: "Mi diceva che stato ucciso?". "S, fu ucciso da un inglese; un altro esploratore; da poche settimane a ShangriLa". "Per quale motivo?". "Aveva litigato a proposito di alcuni portatori. Henschell gli aveva appena comunicato la condizione che regola la nostra accoglienza degli ospiti: compito un po' difficile, che d'allora in poi, malgrado la mia debolezza, sono stato costretto a eseguire io stesso". Il Gran Lama fece un'altra pausa pi lunga, in cui c'era una muta domanda; poi continu: "Forse sta cercando, caro Conway, quale possa essere questa condizione?". Conway rispose lentamente e a bassa voce: "Credo di aver gi indovinato". "Davvero? E non pu indovinare altro, dopo questa mia lunga e strana storia?". Conway provava un senso di vertigine che gli impediva di rispondere: la stanza era come un vortice d'ombre al cui centro stesse quel benevolo personaggio antico. Aveva ascoltato la narrazione con tale intensit che forse non aveva potuto afferrar bene tutto, ma ora si impadroniva di lui uno stupore profondo, e la certezza che si faceva largo nel suo cervello lo soffocava mozzandogli le parole. "Pare impossibile" balbett. "Eppure non posso fare a meno di pensare... stupefacente... straordinario... incredibile... ma non

al di l della mia comprensione...". "Che cosa, figlio mio?". E Conway, scosso da un'emozione irrazionale che tuttavia non tent di nascondere, rispose: "Che lei sia ancora in vita, Padre Perrault".

Viii Vi fu una pausa, causata dal desiderio del Gran Lama di prendere ancora un po' di t; Conway non se ne meravigli, perch dopo un racconto cos prolungato il vecchio doveva provare una tensione nervosa piuttosto forte. E lui stesso desiderava un attimo di riposo. Sentiva che quest'intervallo era necessario anche da un punto di vista estetico, e che le tazzine del t, col loro accompagnamento convenzionale di cortesie apparentemente improvvisate, avevano la stessa funzione che ha la cadenza alla fine di un brano musicale. Questo suo pensiero ebbe come conseguenza immediata una strana dimostrazione del potere telepatico del Gran Lama (o fu soltanto coincidenza casuale?) perch questi cominci subito a parlare di musica rallegrandosi che almeno in questo i gusti di Conway avessero trovato appagamento a ShangriLa. Conway rispose con la dovuta cortesia e aggiunse che era rimasto molto sorpreso nel trovare al monastero una raccolta di composizioni europee tanto completa. Il complimento parve ben accetto, durante il lento sorseggiare del t. "In questo, mio caro Conway, siamo assai fortunati, perch uno dei nostri un musicista di valore. E' stato infatti allievo di Chopin, e abbiamo affidato a lui con gioia l'intera direzione della nostra sala da musica. Sar bene che lo conosciate". "Molto volentieri. So gi da Chang che fra i musicisti

dell'Occidente il vostro favorito Mozart". "E' vero" rispose. "Mozart possiede un'eleganza austera che corrisponde ai nostri gusti. Egli costruisce una casa non troppo grande n troppo piccola, e la ammobilia con sensibilit perfetta". Questo scambio di commenti continu finch le tazze del t furono portate via, e dopo quella breve interruzione Conway si sent in grado di osservare con calma: "Cos, per continuare la nostra discussione di prima, la sua intenzione verso me e i miei compagni di trattenerci qui? La condizione importante e inevitabile questa, io credo". "Ha indovinato, figlio mio". "E dobbiamo rimanere qui per sempre?". "Preferirei servirmi della vostra eccellente lingua inglese e invece di dire "per sempre" direi: tutti quanti noi siamo qui... per il meglio". "Ci che non riesco a capire perch siamo stati scelti proprio noi quattro fra tutti gli abitanti del mondo". Riprendendo il suo pomposo modo di prima, il Gran Lama rispose: "E' una storia un po' complessa. Dovete sapere che fin dall'inizio ci siamo proposti di mantenere il reclutamento, per quanto possibile, in numero costante, e che, a parte ogni altra ragione, molto piacevole avere fra noi gente di varia et e che rappresenti periodi storici differenti. Ma disgraziatamente dopo la guerra europea e la rivoluzione russa, i viaggi e le esplorazioni nel Tibet sono quasi completamente cessati; infatti l'ultimo nostro ospite, un giapponese, arriv nel 1912, e non fu neppure un acquisto molto prezioso. Devo dirle, mio caro Conway, che noi non siamo affatto ciarlatani, e perci non possiamo n vogliamo garantire il successo del nostro

sistema. Alcuni fra i nostri ospiti non traggono alcun beneficio dal loro soggiorno qui; altri vivono soltanto fino a un'et normalmente avanzata, poi muoiono per indisposizioni da nulla. Abbiamo in generale rilevato che i tibetani, avvezzi a quest'altitudine e alle rimanenti condizioni di vita, soffrono molto meno delle altre razze; sono gente simpatica, e ne abbiamo ricevuti molti; ma temo che ben pochi di loro sopravvivranno oltre i cento anni. I cinesi resistono meglio, ma anche con loro abbiamo avuto numerosi insuccessi. Senza dubbio i soggetti migliori sono per noi le razze europee latine e nordiche: forse sarebbero ugualmente adatti gli americani degli Stati Uniti e stimo una fortuna che vi sia tra i suoi compagni un cittadino di quella nazione. Comunque, per tornare sulla via che mi far rispondere alla sua domanda, la nostra posizione, come le spiegavo, era dunque questa: per circa due decadi non avevamo accolto nessun nuovo venuto, e siccome parecchi degli adepti erano morti, si affacciava il problema di sostituirli. Ma qualche anno fa uno dei nostri ci venne in aiuto con un'idea nuova: era un giovane della nostra vallata, degno di tutta la fiducia e simpatizzante con gli scopi propostici; purtroppo, come si verificava sempre per tutti quelli della valle, a lui era negato per natura ci che viene pi fortunatamente accordato a quelli del mondo lontano. Si offr di partire, di raggiungere le terre circostanti e di portarci dei nuovi compagni servendosi di un mezzo che sarebbe stato impossibile in et precedente. La proposta ci parve sulle prime rivoluzionaria, ma dopo matura riflessione acconsentimmo. Perch bisogna camminare coi tempi nuovi, anche a ShangriLa". "Vuole dire che fu mandato col preciso compito di riportare qualcuno per via aerea?".

"Era un giovane intelligentissimo e di molte risorse, e noi avevamo in lui grande fiducia. Fu un'idea sua e si diede carta bianca per eseguirla. Tutto ci che sapevamo era che la prima parte del suo progetto comprendeva un periodo di addestramento in una scuola di volo americana". "Ma come pot compiere il resto? Fu puro caso che un aereo di quel tipo si trovasse a Baskul...". "E' vero, caro Conway, molte cose accadono per caso. E il caso che Talu attendeva era proprio quello. Se avesse perduto quell'occasione, avrebbe dovuto aspettare un anno o due, e forse inutilmente. Vi confesso la mia sorpresa quando le sentinelle ci avvertirono del suo atterraggio sull'altipiano. In aviazione i progressi sono molto rapidi, ma a me sembrava che dovesse occorrere un tempo maggiore prima che un apparecchio normale potesse attraversare queste montagne". "Ma non si trattava di un apparecchio normale. Era stato costruito apposta per voli a grandi altezze". "Un altro caso?... Il nostro giovane fu davvero fortunato. Peccato non poterne parlare con lui: la sua morte ci addolor molto. Talu le sarebbe piaciuto, Conway". Conway annu; lo trovava possibile. Poi, dopo un breve silenzio, domand: "Ma qual infine il suo proposito?". "Figlio mio, il modo con cui mi rivolge questa domanda mi d un infinito piacere; nel corso della mia lunga esperienza non mi era mai stata rivolta in tono cos pacato. Prima d'ora la mia rivelazione stata accolta in tutti i modi immaginabili; con indignazione, spavento, furia, incredulit, isterismo; mai con semplice interesse. Io accetto con tutto il cuore questa sua disposizione di spirito.

Oggi sente interesse, domani sar ansioso, e chiss, in avvenire potremo contare sul suo consenso devoto". "Lei ora dice molto di pi di quanto io possa prometterle". "Anche il suo dubbio mi piace: la base di una fede profonda e sensata... Ma non divaghiamo. Sente interesse, e per un uomo come lei molto. L'unica richiesta in pi di non svelare, per ora, ai suoi compagni ci che sto per dirle". Conway tacque. "Verr il giorno in cui anche loro sapranno, ma meglio non affrettare quel momento. Sono cos certo della sua saggezza in proposito che non le domando una promessa; lei agir, lo so, come pensiamo entrambi che sia meglio... Ora lasci che io le tracci un quadro molto piacevole. Lei ancora abbastanza giovane; ha dinanzi tutto un avvenire, come suol dirsi: e normalmente la sua attivit dovrebbe, per venti o trent'anni ancora, diminuire di ben poco. Una prospettiva lieta, che certamente lei lontanissimo dal considerare come la considero io sotto il mio speciale punto di vista: un troppo rapido e affannoso intermezzo. Il primo quarto di secolo della sua vita stato da lei indubbiamente vissuto nella nebbia dell'esser troppo giovane per le cose, mentre l'ultimo quarto sar normalmente oscurato per lei da quella nebbia ancor pi fitta dell'esser troppo vecchio per esse: fra queste due nubi che piccolo e stretto raggio di sole illumina una vita umana! Ma pu darsi che lei sia pi fortunato degli altri, perch, secondo le norme e i calcoli di ShangriLa, i suoi anni di sole sono appena incominciati. Le accadr forse, tra qualche decennio, di sentirsi tale e quale come oggi; lei potr forse conservare a lungo, come fece Henschell, una meravigliosa giovinezza, ma badi, questa sar soltanto una prima fase superficiale. Verr un

tempo in cui invecchier come gli altri, anche se in modo meno rapido, e in condizioni meno avvilenti; a ottant'anni potr salire fino al valico con l'andatura di un giovane, ma non speri che questa cosa meravigliosa possa continuare quando avr raggiunto il doppio di quell'et. Noi non facciamo miracoli, noi non abbiamo vinto la morte, e neppure il decadimento. Tutto ci che abbiamo fatto, e che possiamo fare talvolta, allargare i tempi di questo intervallo che si chiama vita. E lo otteniamo con metodi che sono tanto semplici qui quanto sarebbero impossibili altrove; ma non s'inganni, la fine ci attende poi tutti. "Io le svelo tuttavia una prospettiva piacevole, lunghe ore di calma durante le quali osserver un tramonto come gli uomini del mondo esterno ascoltano lo scoccare delle ore, e con preoccupazione molto minore. Verranno gli anni, e passeranno, e lei dai godimenti della carne passer in regni pi austeri, ma di non minore soddisfazione; perder la forza dei muscoli, e l'aspetto giovanile, ma un nuovo guadagno la ripagher di questa perdita: raggiunger la calma e la profondit, la maturit e la saggezza, e l'incantevole limpidezza della memoria. E, tesoro pi prezioso di ogni altro, avr il tempo, dono raro e bellissimo che nei vostri paesi occidentali si perde quanto pi lo si ricerca. Rifletta un momento. Potr leggere a suo agio; non salter pi le pagine per risparmiare qualche minuto, n tralascer uno studio per timore che poi la assorba troppo. Lei ama la musica, ha detto; ebbene, ecco qui partiture e strumenti, e tutto il tempo e la calma per penetrarne l'intera bellezza. E lei pure, posso dirlo, un uomo di buona compagnia; non si rallegra al pensiero di sagge e serene amicizie, di un lungo amichevole scambio mentale da cui la morte non la strapper con la sua fretta consueta?

Oppure, se preferisce la solitudine, potr servirsi dei nostri vasti cortili e appartamenti per arricchire la mente in pensieri solitari...".

La voce si ferm creando una pausa che Conway non volle riempire. "Vedo che non fa alcun commento, mio caro Conway. Perdoni la mia eloquenza; io appartengo a un'epoca e a una nazione che non hanno mai considerato di cattivo gusto il dono della favella... Ma forse lei sta pensando a una moglie, a genitori, a figlioli, lasciati laggi nel mondo? Mi creda, bench ora ne possa provare una pena acuta, fra un decennio non sentir pi, di questa pena, neppure l'ombra. Ma direi, leggendole negli occhi, se non erro, che lei non abbia alcuna di tali preoccupazioni". Conway fu colpito da quel giudizio cos esatto. "E' proprio cos" rispose. "Non ho moglie; ho pochi amici veri, e nessuna ambizione speciale". "Nessuna ambizione? Come ha fatto a salvarsi da una malattia tanto diffusa?". Conway si accorse che ora, dopo aver lungamente ascoltato, stava prendendo parte attiva alla conversazione. "Gran parte di quel che nella mia professione considerato buon successo mi riuscito sempre antipatico, e richiedeva, secondo me, pi sforzo del necessario. Ero nel servizio consolare in un posto affatto in sottordine, ma per me andava benissimo". "Ma non vi dedicava tutto se stesso?". "No, non tutto me stesso, e neppure met delle mie energie. Io sono di natura piuttosto pigro". Le rughe si accentuarono e si intrecciarono sul viso del Gran Lama,

tanto che parve a Conway ch'egli sorridesse. "Esser pigri nel fare certe cose pu anche essere una virt" continu la debole voce sussurrante. "In ogni caso vedr che noi non pretendiamo mai troppo. Credo che Chang le abbia spiegato il nostro principio della moderazione, e una delle cose in cui siamo sempre moderati appunto l'attivit. Io stesso, per esempio, sono stato capace di imparare dieci lingue: avrei potuto impararne venti lavorando smodatamente. Ma non l'ho fatto. E accade lo stesso nelle altre cose: non ci trover n uomini dissoluti n asceti. Finch non raggiungiamo quell'et in cui necessario aver cura di noi stessi, gustiamo volentieri i piaceri della tavola, mentre per i nostri colleghi pi giovani le donne della vallata hanno felicemente applicato il principio della moderazione alla loro castit. Tutto considerato, credo che lei si abituer senza difficolt al nostro sistema di vita. Chang era in proposito molto ottimista, e lo sono anch'io dopo questo nostro incontro. Ma devo ammettere che c' in lei una strana caratteristica che non avevo mai trovato in alcuno dei nostri ospiti. Non proprio cinismo, e ancor meno amarezza; forse in parte un senso di delusione, ma anche una chiarezza di idee che non mi sarei mai aspettato in nessun uomo di et diciamo inferiore a un secolo, o gi di l. Lei , per dirlo in una parola: spassionato". Conway rispose: "Una parola, nel mio caso, abbastanza espressiva. Non so se lei abbia l'abitudine di classificare la gente che giunge qui, ma se lo fa pu scrivere per me cos: 1914-1918. Credo che costituirei un campione unico nel suo museo di antichit. I tre che sono giunti con me non hanno niente a che fare con questa categoria. Io ho consumato durante quei quattro anni la maggior parte delle mie energie e delle mie passioni, e bench non ne parli molto, la sola

cosa che ho chiesto al mondo dopo di allora di esser lasciato in pace. Trovo in questo luogo un fascino e una quiete che mi toccano, e senza dubbio, come ha detto lei, mi ci abituer". "E questo tutto, figlio mio?". "Credo di applicar bene a me stesso la vostra regola di moderazione; non le pare?". "Lei intelligente: Chang me l'aveva detto che molto intelligente. Ma dica, nella prospettiva che le ho delineato non v' nulla che le susciti un sentimento pi forte?". Conway tacque a lungo, poi rispose: "Il suo racconto del passato mi ha fatto una profonda impressione, ma se devo essere sincero, il suo progetto circa il futuro mi interessa soltanto in astratto. Non so guardare cos lontano. Mi spiacerebbe certamente dover lasciare ShangriLa domani, o la settimana prossima, o magari l'anno venturo, ma non posso prevedere adesso quel che penserei in proposito quando avessi cent'anni. Sento di poter considerare serenamente questo avvenire come qualsiasi altro; ma perch io mi ci appassioni devo avere uno scopo. Mi son chiesto pi di una volta se la vita stessa abbia uno scopo; e se non l'ha, una vita lunghissima deve essere ancora pi insulsa...". "Le tradizioni di questo monastero, buddiste e cristiane insieme, offrono forza e fiducia, amico mio". "Pu darsi. Ma temo di aver bisogno d'una ragione molto chiara e precisa, prima di risolvermi a invidiare i centenari...". "Una ragione c', ed chiara e precisa. La trova in questa colonia di stranieri riuniti dal caso per vivere oltre il loro normale termine di vita. Non un esperimento vano, e neppure un capriccio assurdo, il nostro. Abbiamo un sogno e una visione. E' la stessa

visione che apparve la prima volta al vecchio Perrault quando giaceva morente in questa stanza nel 1789. Come le ho gi detto, rivedeva col pensiero tutta la sua lunga vita, e gli pareva che le cose pi belle fossero passeggere e caduche, e che la guerra, la concupiscenza e la brutalit le avrebbero un giorno schiacciate fino a non lasciarne pi traccia. Ricord avvenimenti gi visti con i propri occhi, e con la mente ne immagin altri; vide le nazioni farsi pi forti, non in saggezza ma per passioni volgari e per volont di distruggere; vide la potenza delle loro macchine moltiplicarsi al punto che un solo uomo armato avrebbe potuto gareggiare con un intero esercito del Gran Re. E si accorse che non appena avessero riempito d'orrore e di rovine la terra e il mare si sarebbero rivolti all'aria... Pu dire che questa visione non fosse vera?". "Verissima, purtroppo". "Ma non era tutto. Previde il tempo in cui gli uomini, inebriati dalla nuova tecnica dell'omicidio, si sarebbero accaniti a tal punto contro il mondo intero che ogni cosa bella sarebbe stata in pericolo, che ogni libro, ogni quadro, ogni musica, i tesori custoditi per due millenni, le cose pi sublimi, delicate, senza difesa, si sarebbero perdute per sempre, come i libri di Livio, o sarebbero state saccheggiate come gli inglesi saccheggiarono il Palazzo d'Estate a Pechino". "Condivido perfettamente la sua opinione". "E' naturale. Ma che cosa contano contro il ferro e l'acciaio le opinioni di uomini ragionevoli? Mi creda, la visione del vecchio Perrault diverr realt. Ed per questo che io son qui, figlio mio, e che c' lei, e che dobbiamo pregare di poter sopravvivere al fato che da ogni parte ci si stringe attorno".

"Sopravvivere?". "Una probabilit c'. Prima che lei sia vecchio quanto me tutto sar passato". "E ShangriLa potr sfuggire al comune destino?". "Forse. Aspettarci misericordia inutile; ma possiamo sperare che per trascuratezza il fato ci lasci in disparte. Staremo qui con i nostri libri, con la nostra musica, con le nostre meditazioni, a custodire le fragili eleganze di un'et moribonda, cercando quella saggezza di cui gli uomini avranno tanto bisogno quando le loro passioni si saranno consumate. Abbiamo un patrimonio da amare e da tramandare. Fino al giorno in cui dovremo lasciarlo agli eredi, accettiamo dunque i piaceri che ci sono concessi". "E poi?". "Poi quando i forti si saranno divorati l'un l'altro, figlio mio, allora forse l'etica cristiana finalmente trionfer, e sar dato ai mansueti il regno della terra". Una sfumatura di enfasi arricch il mormorio, e Conway ne fu conquistato; allora sent intorno a s l'ondata di oscurit, ma simbolicamente, come se il mondo esterno si preparasse gi per l'uragano. Vide allora che il Gran Lama stava per muoversi, lo vide sorgere dalla sedia, star ritto come l'incarnazione di un'ombra. Conway venne avanti per aiutarlo ma, colto improvvisamente da un nuovo irresistibile impulso, fece quel che non aveva mai fatto dinanzi a nessun uomo: s'inginocchi senza quasi sapere il perch. "La comprendo, padre", disse. In qual modo poi si fosse congedato non riusc a ricordarlo. Passando dal calore di quelle stanze l in alto all'aria gelida della notte s'era come svegliato da un sogno, e trovandosi in presenza di

Chang, silenziosamente sereno, aveva attraversato con lui i cortili sotto la luce delle stelle. ShangriLa non aveva mai offerto ai suoi occhi una cos grande e completa bellezza: gli pareva che la vallata fosse l subito oltre l'orlo del dirupo, e se l'immaginava come un'acqua calmissima in perfetto accordo con la pace dei suoi pensieri. Conway aveva ormai superato anche il sentimento della meraviglia. Quella lunga conversazione, cos ricca di fasi, l'aveva liberato di tutto, lasciandogli soltanto una piena soddisfazione della mente, dei sentimenti, e dello spirito; nemmeno i dubbi lo tormentavano pi; erano entrati anch'essi a far parte dell'intero tessuto armonico. N Chang n lui parlarono. Era molto tardi, e Conway fu contento che tutti gli altri fossero gi andati a letto.

Ix La mattina dopo Conway fantastic a lungo se tutto ci che gli tornava alla memoria non appartenesse a una visione avuta dormendo o vegliando. Ma fu presto costretto a ricordare con precisione. Quando si present a colazione fu accolto da un coro di domande. "Che discorso lungo ieri col principale..." cominci l'americano. "Che tipo ?". "Ha detto qualcosa riguardo i portatori?" chiese avidamente Mallinson. "Spero che gli avr parlato dell'utilit di far stabilire qui un missionario" disse Miss Brinklow. L'attacco indusse Conway a preparare le consuete armi difensive. "Temo di dover dare una delusione a tutti" cominci scegliendo la via pi facile. "Non gli ho accennato affatto la questione delle

missioni; non mi ha parlato di portatori, e quanto al suo aspetto posso dirvi soltanto che vecchissimo, che parla l'inglese molto bene, e che proprio intelligente". Mallinson interruppe irritato. "La cosa pi importante per noi sapere se ci si possa fidare o no. Crede che voglia ingannarci?". "Non mi ha dato l'impressione di essere disonesto". "Come mai non ha insistito riguardo i portatori?". "Non ci ho pensato". Mallinson lo fiss incredulo. "Non la capisco pi, Conway. A Baskul ha condotto talmente bene la faccenda ch'io non posso credere che sia lo stesso uomo. Sembra andato in pezzi". "Me ne dispiace". "Non serve che gliene dispiaccia. Dovrebbe mettersi di puntiglio e interessarsi di quel che ci capita". "Mi ha frainteso. Volevo dire che mi dispiace di deluderla". La voce di Conway era asciutta come se cercasse di mascherare i suoi sentimenti, i quali, del resto, erano talmente confusi che nessuno sarebbe riuscito a indovinarli. Si era meravigliato lui stesso della sua facilit a fuorviare ogni indagine: era chiaro che intendeva seguire il consiglio del Gran Lama e mantenere il segreto. E si stupiva pure della sua naturalezza nell'accettare una posizione che i suoi compagni avrebbero giudicato, non senza motivo, come un tradimento verso di loro: certo, come aveva detto Mallinson, da un eroe c'era da aspettarsi ben altro. Conway prov per il giovane un'improvvisa e pietosa tenerezza; poi si irrigid pensando che quando si ha il culto di un eroe bisogna essere preparati alle delusioni. A Baskul Mallinson era stato il novellino che adora il suo caposquadra; ora questi vacillava... era forse gi caduto dal

piedistallo. E' sempre triste il crollo di un ideale, anche se illusorio; l'ammirazione di Mallinson avrebbe potuto almeno in parte consolare Conway della fatica di fingersi ci che non era. Ma ora non si poteva pi fingere. C'era nell'aria di ShangriLa un che, dovuto forse all'altezza, che impediva lo sforzo di un'emozione simulata. Conway disse: "Senta, Mallinson, inutile continuare a ricordare Baskul. allora era diverso; era completamente diversa anche la nostra situazione". "Diversa e pi sana. Sapevamo almeno cosa ci aspettava". "Per esser precisi ci aspettavano assassinii e rapine. Se vuole, pu chiamarli pi sani". La voce del giovane si fece pi acuta: "S, in un certo senso li dico davvero pi sani. Preferisco un chiaro pericolo di fronte, piuttosto che tutti questi misteri". Poi continu all'improvviso: "Per esempio, quella ragazza cinese... Come ha potuto arrivare qui? Gliel'ha detto il Gran Lama?". "No, perch avrebbe dovuto dirmelo?". "E lei perch non glielo ha chiesto, se la interessa? Trova tanto naturale che una ragazza cos giovane viva in un monastero in mezzo ai monaci?". "Questo non un monastero come gli altri" fu la sola risposta che pot dare dopo averci pensato. "Non lo davvero, Dio mio!". Tacquero perch evidentemente era difficile continuare la discussione. La storia di LoTsen pareva a Conway lontana dall'argomento; la piccola manci stava cos quietamente nei suoi pensieri che quasi non se ne accorgeva. Ma appena si parl di lei, Miss Brinklow alz gli occhi dalla grammatica tibetana che stava

studiando anche durante la colazione; (e Conway pens segretamente che per far ci avrebbe avuto tempo tutta la vita). A proposito di ragazze e di monaci le tornavano in mente quelle storie di templi indiani che i missionari protestanti raccontavano alle loro mogli, e che queste riferivano poi alle loro colleghe zitelle. "Si sa gi" disse a denti stretti "che in questi luoghi la morale disastrosa; ce lo potevamo aspettare". Si volse a Barnard, come a chiedergli approvazione, ma l'americano si limit a fare una smorfia. "Non credo che voialtri ci teniate molto a conoscere la mia opinione in materia di morale" osserv seccamente. "Ma se posso esprimere anch'io un mio pensiero, dico che litigare non serve a nulla. Giacch siamo obbligati a star qui ancora un bel po', tanto vale non arrabbiarsi e prender le cose con calma". Conway trov l'esortazione giudiziosa, ma Mallinson non si placava. "Lei, si capisce" disse con intenzione, "star meglio qui che a Dartmoor". "Dartmoor? Il vostro grande penitenziario? Sfido! Non ho mai invidiato chi vi abita. E devo dirle anche un'altra cosa: a prendermi in giro cos, non creda di offendermi. Pelle dura e cuore tenero, ecco come son fatto". Conway lo guard con una certa stima, poi si volse a Mallinson quasi a rimproverarlo, ma ebbe a un tratto la sensazione che stessero tutti quanti recitando su un grande palcoscenico di cui lui fosse l'unico a conoscere lo sfondo, e saperlo e doverlo tacere gli diede un desiderio improvviso di stare solo. Con un cenno di saluto usc nel cortile. Ogni disagio svan in vista del Karakal, e i rimorsi verso i tre compagni si dileguarono in una misteriosa accettazione di quel nuovo mondo cos lontano dal loro spirito. Verr un tempo,

pens, in cui l'evidente mistero di tutte le cose render ancora pi difficile la spiegazione di qualche mistero singolo; e allora si accerter tutto senza pi stupirsi. Aveva dunque gi tanto progredito a ShangriLa; e ricord che un'imparzialit simile, ma assai meno piacevole, l'aveva gi raggiunta durante i suoi anni di guerra. Per adattarsi alla doppia vita cui sarebbe stato costretto, aveva bisogno di essere imparziale. Coi compagni, d'ora in poi, avrebbe dovuto vivere in una ristretta zona controllata dal pensiero dell'arrivo dei portatori e del ritorno in India ma negli altri momenti l'orizzonte si alzava per lui come un sipario, il tempo si allargava e lo spazio si restringeva, e il nome di Luna Azzurra assumeva un significato simbolico. Si chiedeva quale delle due vite fosse la pi reale, ma il problema non era urgente; e di nuovo ripensava alla guerra, perch durante i bombardamenti aveva avuto la stessa sensazione confortante di possedere diverse vite, di cui una sola poteva esser reclamata dalla morte. Naturalmente ora Chang gli parlava senza pi riserve e avevano lunghe conversazioni sulle regole e l'andamento del monastero. Cos Conway impar che durante i primi cinque anni avrebbe vissuto una vita normale, senza alcun regime speciale; ci si faceva sempre, diceva Chang, "per abituare il corpo all'altitudine ed anche per dare ai rimpianti sentimentali e morali il tempo di disperdersi". Conway osserv sorridendo: "Dunque siete certi che non esista sentimento capace di sopravvivere a una lontananza di cinque anni?". "Certo pu sopravvivere, ma soltanto come una lieve fragranza di cui potremo poi gustare la malinconia". E Chang continu a spiegare che dopo i cinque anni di noviziato

sarebbe iniziata la pratica del sistema per ritardare la vecchiaia. In caso di favorevole riuscita Conway avrebbe potuto vivere circa mezzo secolo ancora dimostrando in apparenza una quarantina d'anni: et bellissima per rimanervi fermi a lungo. "E che cosa mi dice di lei? Che risultato si avuto nel suo caso?". "Ah, caro signore, io ho avuto la fortuna di arrivare qui giovanissimo; avevo solo ventidue anni. Ero militare; comandavo delle truppe che nel 1855 operavano contro trib di briganti. Stavo facendo coi miei soldati una ricognizione, ma non potei tornare indietro a riferirne il risultato ai superiori perch mi perdetti nelle montagne. Dei miei cento uomini solo sette sopravvissero ai rigori di questo clima. Quando fui finalmente soccorso e condotto a ShangriLa ero cos mal ridotto in salute che fui salvato soltanto dalle risorse della mia giovinezza". "Ventidue anni" ripet Conway mentre faceva mentalmente un conto. "Perci ora ne ha novantasette?". "S. Ben presto, se i Lama daranno il loro consenso, ricever l'iniziazione completa". "Capisco. Deve aspettare di aver raggiunto la cifra tonda". "No, noi non abbiamo veramente un limite fisso, ma in generale si ritiene che un secolo sia l'et giusta oltre la quale le passioni e le fallaci idee di un'esistenza normale sono probabilmente scomparse". "Pare anche a me. E dopo l'iniziazione che cosa far? Per quanto tempo crede di poter ancora vivere?". "Spero di entrare nel lamaismo con tutte quelle probabilit che sono possibili a ShangriLa. Riguardo poi agli anni, avr forse

davanti a me un altro secolo, e anche pi". Conway assent. "Mi congratulo con lei, se permette; pare che abbia avuto il meglio nei due sensi: dietro a lei sta una lunga e felice giovent, e di fronte ha una non meno lunga e piacevole vecchiaia. E quando ha cominciato apparentemente a invecchiare?". "Quando avevo pi di settant'anni. Capita spesso cos, bench ancor oggi sembri forse pi giovane di quanto non sia". "Certamente. E supponendo che lei debba lasciare adesso la valle, che cosa accadrebbe?". "Se restassi assente per alcuni giorni, morirei". "Perci quest'atmosfera indispensabile?". "Esiste una sola vallata della Luna Azzurra, e sarebbe troppo chiederne alla natura una seconda". "Ebbene, che cosa sarebbe accaduto se per esempio l'avesse lasciata trent'anni fa, durante la sua prolungata giovinezza?". Chang rispose: "Forse anche allora sarei morto. Avrei in ogni modo preso subito l'aspetto di un uomo della mia vera et. Alcuni anni or sono ne avemmo un esempio strano, bench altri esempi meno significativi vi fossero stati anche prima. Uno dei nostri lasci la valle per recarsi ad incontrare alcuni viaggiatori del cui arrivo eravamo stati informati. Costui era un russo; era giunto qui la prima volta nel fiore degli anni e si era cos bene adattato ai nostri sistemi di vita che a circa ottant'anni ne dimostrava la met. Avrebbe dovuto rimanere assente una sola settimana (il che non avrebbe avuto importanza per lui) ma disgraziatamente fu fatto prigioniero da alcune trib di nomadi e condotto a una certa distanza. Sospettammo qualche incidente e lo credemmo perduto. Invece, dopo tre mesi circa,

riusc a fuggire e a tornare a ShangriLa. Ma era del tutto mutato nell'aspetto e nella persona: rivelava chiaramente la sua et, e mor poco dopo, come pu morire un vecchio". Conway per un po' non rispose. Erano in biblioteca, e durante quasi tutto il racconto aveva fissato attraverso la finestra il valico che conduceva al mondo esterno: una piccola nuvola ne velava gli orli. "E' una storia poco allegra, Chang" comment finalmente. "D l'impressione che il tempo sia un mostro in agguato, che ci aspetti fuori della valle per impadronirsi dei negligenti che son riusciti a sfuggirgli pi a lungo di quanto avrebbero dovuto". "Negligenti?" chiese Chang. conosceva l'inglese molto bene, ma talvolta uno speciale modo di dire non gli riusciva del tutto chiaro. "Negligente" spieg Conway, "un uomo pigro, un buono a nulla. Non parlavo sul serio, naturalmente". Chang s'inchin per ringraziarlo della spiegazione. S'interessava molto di lingue e gli piaceva pesare con filosofia ogni nuova parola. "E' significativo" disse poi, "che gli inglesi considerino la pigrizia come un vizio. Invece si dovrebbe di gran lunga preferirla all'iperattivismo. Non ve n' forse gi troppo nel mondo attuale, e non si vivrebbe meglio se i pigri fossero pi numerosi?". "Quasi quasi sarei d'accordo con lei" rispose Conway con una certa gravit allegra.

Durante la settimana che segu il colloquio col Gran Lama, Conway fece la conoscenza di parecchi fra i suoi futuri colleghi. Chang non pareva n frettoloso n riluttante nel fare le presentazioni, e Conway si sentiva avvolto da un'atmosfera nuova e simpatica in cui n l'urgenza si faceva prepotente, n il ritardo procurava disillusioni.

"Accadr forse" spieg Chang "che la conoscenza di alcuni Lama le sia posticipata di qualche tempo, magari di qualche anno, ma non deve meravigliarsene. Sono pronti a conoscerla alla prima occasione, ma se non dimostrano fretta ci non significa affatto che non ne abbiano il desiderio". Conway, che aveva provato spesso una sensazione simile quando doveva far visita ai nuovi addetti dei Consolati stranieri, comprendeva appieno la disposizione d'animo dei Lama. In ogni caso gli incontri che fece gli andarono a genio, e la conversazione con uomini che avevano tre volte la sua et non risentiva affatto di quel lieve imbarazzo mondano tanto frequente a Londra o a Delhi. Il primo con cui parl fu un tedesco piuttosto gioviale chiamato Meister, che era entrato nel monastero verso il 1880, ed era l'unico superstite di una spedizione esploratrice. Si esprimeva in un buon inglese, con un lieve accento straniero. Dopo due o tre giorni ebbe luogo una seconda presentazione, e Conway conobbe e parl per la prima volta con colui che il Gran Lama gli aveva gi nominato in modo particolare: Alphonse Briac, un francese di piccola statura, magro, che non pareva affatto vecchio bench si proclamasse allievo di Chopin. conway sent che tanto lui quanto il tedesco gli sarebbero diventati buoni compagni. Dopo altri incontri giunse a delle conclusioni di carattere generale: si accorse che, per quanto i Lama avessero una spiccata individualit, possedevano tutti una qualit comune non altrimenti specificabile se non col nome di senza et. E inoltre erano tutti acuti e calmi, e questa loro intelligenza si manifestava in opinioni misurate e ben equilibrate. Conway si sent subito attratto dai loro modi gentili, corrispose con simpatia e si accorse che gliene erano grati. Trov perci facile andar d'accordo con loro come avrebbe potuto capitargli con qualsiasi

altro gruppo di persone colte, bench spesso gli sembrasse strano sentir parlare di reminiscenze tanto lontane e di poca importanza. Per esempio, uno di costoro, dai capelli bianchi e dall'aspetto benevolo, chiese a Conway se si interessasse delle sorelle Bront. "S, un poco" rispose Conway; e l'altro replic: "Vede, quando verso il 1840 ero curato nel West Riding, andai una volta a Haworth e abitai nella parrocchia. Dal mio arrivo qui ho fatto uno studio completo dell'intero problema della famiglia Bront, anzi sto scrivendo un libro sull'argomento. Forse le piacerebbe che una volta lo vedessimo insieme?". Conway acconsent cordialmente; e pi tardi, rimasto solo con Chang, si stup della chiarezza con cui i Lama ricordavano la loro vita di prima. Chang rispose che questo faceva parte del loro allenamento. "Vede, mio caro, uno dei primi passi verso la piena lucidit della mente ottenere una veduta generale del proprio passato, e ci riesce meglio, come per tutti i panorami, in prospettiva. Quando sar rimasto con noi per tempo sufficiente, si accorger che la sua vita di prima si profiler in modo sempre pi chiaro, come succede quando a poco a poco adattiamo alla nostra vista le lenti di un telescopio. Tutto si riveler preciso, ben proporzionato e nel significato autentico. Il Lama che ha conosciuto ultimamente, per esempio, ha scoperto che il vero grande momento della sua vita fu quello in cui, da giovane, visit la casa di un vecchio pastore protestante che viveva l con le sue tre figliole". "Allora dovr anch'io mettermi al lavoro per ricordare i miei grandi momenti?". "Non dovr fare alcuno sforzo, verranno da s".

"Non so fino a che punto dar loro il benvenuto" rispose Conway soprappensiero.

Qualunque cosa potesse offrirgli il passato, egli stava scoprendo la felicit nel presente. Quando si tratteneva in biblioteca a leggere, o nella sala di musica suonava Mozart, si sentiva tutto preso da una profonda emozione spirituale, come se ShangriLa fosse davvero un'essenza di vita, distillata dalla magia degli anni e preservata miracolosamente contro il tempo e contro la morte. In quei momenti gli tornava alla memoria la sua conversazione col Gran Lama; sentiva quella intelligenza quieta passare con bont sopra ogni divergenza, dare agli occhi e alle orecchie mille lievi e mormorate assicurazioni. E se ascoltava LoTsen, ammirando la sua abilit nel dominare qualche intricato ritmo di fuga si chiedeva che cosa vi fosse dietro quel leggero impersonale sorriso che le schiudeva le labbra a somiglianza di un fiore. Essa parlava pochissimo, pur sapendo adesso che Conway conosceva la sua lingua; era quasi muta per Mallinson, al quale talvolta piaceva entrare nella sala da musica. Ma Conway trovava nei suoi silenzi un incanto che si esprimeva perfettamente. Desider conoscere la sua storia, e seppe da Chang che la fanciulla apparteneva alla famiglia reale manci. "Era fidanzata a un principe del Turkestan e viaggiava verso Kashgar per incontrarlo quando i suoi portatori si persero nelle montagne. Sarebbero certo periti tutti se non avessero incontrato i nostri messaggeri". "E quando accadde tutto questo?". "Nel 1884. Aveva diciotto anni".

"Diciotto anni allora?". Chang s'inchin. "S, con lei riusciamo proprio in modo eccellente, come lei stesso pu vedere. Ha progredito costantemente e molto bene". "E come ha accettato la situazione nei primi tempi?". "Forse fu pi riluttante degli altri: non protest, ma ci accorgemmo che per un lungo periodo rimase molto turbata. Naturalmente trattenere una giovinetta che viaggiava per incontrare il suo sposo fu un caso eccezionale. E tanto pi grande fu il nostro desiderio di vederla felice qui". Chang sorrise blandamente. "Temo che l'esaltazione dell'amore renda pi difficile una pronta condiscendenza, bench cinque anni siano un tempo pi che sufficiente allo scopo". "Suppongo che provasse un sentimento profondo per l'uomo che doveva sposare...". "Non si potrebbe dirlo, caro signore, perch non l'aveva mai visto. E' l'antica usanza cinese, come sa. L'agitazione dei suoi sentimenti era del tutto impersonale". Conway assent pensando con dolce tenerezza a LoTsen. se la immagin come poteva essere cinquant'anni prima, mentre i portatori la trasportavano faticosamente attraverso l'impervio altipiano: una statua nel suo palanchino istoriato, con lo sguardo fisso sull'orizzonte spazzato dai venti che doveva apparirle cos duro dopo i suoi giardini orientali, i suoi stagni pieni di fiori di loto. "Povera bimba!" disse fra s pensando a tanta eleganza prigioniera da anni: essa era come un freddo vaso prezioso, senza alcun altro ornamento che un fuggevole raggio di luce. Conoscere il passato di lei aument in Conway - anzich affievolirlo - il suo compiacimento

per quella calma e per quel silenzio. Si sentiva appagato, ma con minore estasi, anche quando Briac gli parlava di Chopin e gli suonava brillantemente le note melodie. Pareva che del suo grande maestro il francese conoscesse molte composizioni che non erano mai state pubblicate, e, siccome se le era trascritte, Conway pass molte ore piacevoli ad impararle a memoria. Prov un'acuta soddisfazione pensando che n Cortot n Pachmann avevano avuto tanta fortuna. E i ricordi di Briac continuavano: la sua memoria gli suggeriva ogni tanto altri brani buttati gi o improvvisati dal compositore: man mano che li ricordava trascriveva anche questi e ve ne erano alcuni davvero deliziosi. "L'iniziazione di Briac recentissima, perci deve perdonargli se parla molto di Chopin. i Lama pi giovani si preoccupano ancora del passato; uno scalino necessario onde poter contemplare il futuro". "Credo che questa sar l'occupazione dei pi vecchi". "S. Per esempio il Gran Lama consacra quasi completamente la sua vita a una chiaroveggente meditazione". Conway pens un momento e poi chiese: "A proposito, quando crede che potr rivederlo?". "Certamente alla fine dei primi cinque anni, mio caro signore". Ma profetizzando con tanta sicurezza Chang si sbagliava, perch dopo meno di un mese dal suo arrivo a ShangriLa Conway ricevette un secondo invito di recarsi in quelle torride stanze superiori. Chang gli aveva detto che il Gran Lama non usciva mai dai suoi appartamenti e che quell'aria riscaldata era necessaria alla sua vita fisica, perci Conway, gi preparato, trov questa volta pi sopportabile il cambiamento. E veramente respir senza fatica, appena ebbe fatto il suo inchino e quegli occhi affondati nell'orbita gli ebbero risposto

con un battito impercettibile. Si sentiva legato a quell'uomo per il tramite dell'intelligenza, e bench sapesse che questo secondo colloquio cos vicino al primo fosse un onore senza precedenti, non si sentiva affatto nervoso, n oppresso da tanta solennit. Per lui l'et non costituiva un fatto imbarazzante, come del resto neppure il rango o il colore. Nulla gli aveva mai impedito di trovar simpatica la gente perch troppo giovane o troppo vecchia. Sentiva per il Gran Lama il pi sincero rispetto, ma anche gli pareva naturale che le loro relazioni dovessero essere cortesi. Vi fu il solito scambio di cerimonie, e Conway rispose a molte domande gentili. Disse che la vita a ShangriLa gli piaceva e che aveva gi stretto alcune amicizie. "E ha mantenuto il segreto con i suoi compagni?". "Finora s. Certi momenti sono stati imbarazzanti, ma forse lo sarebbero stati di pi se avessi parlato". "Proprio come prevedevo: ha agito nel modo che credeva migliore. E questo imbarazzo, dopo tutto, non che temporaneo. Chang mi riferisce che probabilmente due di loro non ci daranno alcun fastidio". "Lo credo anch'io". "E il terzo?". Conway rispose: "Mallinson un giovane eccitabile... ha un assillante desiderio di ritornare". "Gli affezionato?". "S, gli voglio molto bene". In quel momento fu portato il t, e mentre sorseggiavano la profumata bevanda il discorso si fece meno serio. Era questa

un'opportuna convenzione che permetteva alle parole di acquistare quasi un alito di quella frivola fragranza, e Conway vi era particolarmente sensibile. Quando il Gran Lama gli chiese se, nella sua vasta esperienza di luoghi e di persone, non trovasse che ShangriLa fosse unica al mondo, e se l'Occidente avesse qualcosa di simile, Conway rispose sorridendo: "Ebbene, s. A voler essere sincero, mi rammenta un poco Oxford, dove ho studiato e in seguito ho tenuto lezioni e conferenze. Il paesaggio non certo cos bello, ma spesso gli argomenti di studio non hanno davvero maggior praticit dei vostri, e bench anche il pi vecchio dei lettori e conferenzieri non sia certamente cos avanti negli anni come lei, nondimeno danno l'impressione di invecchiare in modo simile al suo". "Lei ha uno humour" replic il Gran Lama, "di cui negli anni a venire le saremo tutti molto grati, caro Conway".

X "E' straordinario" disse Chang quando seppe che Conway era stato nuovamente chiamato dal Gran Lama. E la parola era assai significativa da parte di uno che non usava mai superlativi. Prima d'ora non era mai accaduto, insisteva; mai il Gran Lama aveva desiderato un secondo colloquio prima che i cinque anni di noviziato avessero purificato il nuovo aspirante di tutte le sue emozioni. "Perch, vede, per lui una gran fatica parlare a un nuovo arrivato di tipo comune. La sola presenza di passioni umane , all'et sua, una cosa spiacevole e non desiderata. Non gi ch'io dubiti della sua profonda saggezza in proposito, ch anzi essa c'insegna come persino le regole fisse della nostra comunit siano soltanto moderatamente fisse; ma l'avvenimento ugualmente straordinario".

Per Conway, naturalmente, ci non era pi straordinario di tutto il resto, e dopo aver visitato il Gran Lama una terza, poi una quarta volta, cominci a considerarlo con crescente disinvoltura. Gi nel modo in cui le loro due mentalit si avvicinavano, c'era qualcosa di predestinato; come se ogni tensione in lui si rallentasse, lasciandogli poi, al termine, una calma perfetta. Certe volte gli pareva di essere del tutto ammaliato dal potere di quell'intelletto accentratore; poi, mentre bevevano il t nelle trasparenti tazzine azzurre, tutto ci che v'era stato di cerebrale fra loro si mutava in una vivacit gentile di miniatura, come se un teorema si sciogliesse limpidamente in un sonetto. Le loro conversazioni spaziavano largamente senza timore: interi sistemi filosofici, lunghi periodi di storia venivano analizzati in tutti i possibili sviluppi. Per Conway l'esperienza era affascinante; ma serbava sempre il suo spirito critico, tanto che una volta, dopo averlo ascoltato, il Gran Lama gli disse: "Figlio mio, lei giovane d'anni, ma la sua saggezza ha la maturit dell'et avanzata. Certo le accaduto qualcosa fuori del consueto". Conway sorrise: "Niente di pi di quel che toccato a molti altri della mia generazione". "Non ho mai conosciuto nessuno che le somigli". Dopo una pausa Conway rispose: "Non c' in questo niente di misterioso. Se una parte di me stesso le pare invecchiata ne fu causa una forte e prematura esperienza. Il periodo che va dai diciannove ai ventidue anni stato per me un periodo di educazione eccezionale, ma anche molto estenuante. "Ha sofferto molto in guerra?". "Non poi eccessivamente. Ero di volta in volta eccitato, temerario,

spaventato, imprudente, e talora in preda a una collera pazza. Del resto cos come me erano alcuni milioni di giovani. Mi ubriacavo, uccidevo, sfogavo i pi bassi istinti in grande stile. Provavamo un'acre soddisfazione a colpire e soffocare dentro di noi ogni sentimento, e se uno riusciva a scampare ne rimaneva un senso di noia infinita e di irritazione. E' questo stato d'animo che ci rese poi tanto difficili gli anni successivi. Non creda che la mia sia una posa tragica; in generale ho avuto poi abbastanza fortuna. Ma ci pareva di essere in una scuola con un direttore cattivo; ad averne voglia ci si poteva anche divertire, ma che logorio di nervi, e che poco costrutto! Credo di esserne stato consapevole pi della maggior parte di noi". "E la sua educazione continu cos?". Conway alz le spalle. "Forse l'esaurirsi delle passioni il principio della saggezza, se mi permette di modificare il proverbio". "Figlio mio, questa pure la dottrina di ShangriLa". "Lo so. Perci qui mi trovo benissimo". Aveva detto la verit. Col passare dei giorni e delle settimane cominciava a sentirsi preda di un male dolcissimo che gli avvolgeva intelletto e corpo insieme: stava cedendo al fascino, come gi Perrault, e Henschell, e gli altri. Luna Azzurra l'aveva preso: e senza scampo. Le montagne tutt'intorno splendevano come un baluardo di inaccessibile purezza, da cui i suoi occhi abbagliati scendevano alle verdi profondit della valle; era un quadro meraviglioso, e se allora gli giungeva, attraverso lo stagno dai fiori di loto, l'argentea e moderata melodia del clavicembalo, provava l'impressione che questa intessesse un ricamo di suoni e di immagini per formare un disegno perfetto.

Si era silenziosamente innamorato della piccola manci, e lo sapeva. Il suo amore non chiedeva nulla, neppure una risposta; era un tributo dell'intelletto, e i sensi vi aggiungevano soltanto una lieve fragranza. Quella fanciulla era per lui il simbolo di tutto ci che fragile e delicato; la sua gentilezza stilizzata, il tocco delle sue dita sulla tastiera, gli davano un senso di intimit che lo appagava completamente. Le aveva parlato qualche volta in un modo che, se lei lo avesse voluto, li avrebbe condotti a una conversazione meno formale; ma le sue risposte non infrangevano mai la squisita riservatezza dei suoi pensieri, n, del resto, egli lo avrebbe desiderato. A un certo momento si era accorto che il gioiello promesso aveva una sola sfaccettatura: il tempo; egli possedeva il Tempo, tempo per tutto ci che desiderava accadesse, cos tanto tempo che anche il desiderio si placava nella certezza dell'appagamento futuro. Fra un anno, fra dieci anni avrebbe avuto ancora tempo. La visione crebbe e gli diede una grande felicit. Ma poi, a intervalli, ritornava nella vita degli altri per urtare nell'impazienza di Mallinson, nella giovialit di Barnard, nelle robuste intenzioni di Miss Brinklow. sentiva che sarebbe stato contento solo quando anche loro avessero saputo tutto; e prevedeva, come Chang, che n l'americano, n la missionaria si sarebbero ribellati troppo. Una volta, anzi, Barnard lo divert dicendogli: "Creda, Conway, questo un bel posticino per fissarcisi per sempre. Da principio mi pareva di non poter fare a meno dei giornali e del cinema, ma credo che ci si abitui a tutto". "Lo credo anch'io" rispose Conway. Seppe pi tardi che Chang, sollecitato da Barnard, lo aveva accompagnato gi nella valle a godere di tutti quei divertimenti che

il luogo poteva offrirgli per una notte di libera uscita. Quando Mallinson ne fu informato ebbe una smorfia di disprezzo. "Per bere, m'immagino" disse a Conway, e aggiunse poi rivolto a Barnard: "Non dovrei immischiarmi negli affari altrui, ma ricordi che deve mantenersi in buona salute per il viaggio! I portatori dovrebbero arrivare fra un paio di settimane, e, da quanto mi stato detto, il ritorno non sar proprio una gita di piacere". "Non ho mai creduto che lo potesse essere" acconsent di buon grado Barnard. "E quanto a mantenermi in forma non mi sono mai sentito cos bene da anni. Faccio la mia passeggiata tutti i giorni, non ho seccature, e le osterie della valle non ci permettono di passare un certo limite. Non lo sapete? Il motto della ditta Moderazione". "S, sono sicuro che riuscito a spassarsela moderatamente" disse acido Mallinson. "Ci sono riuscito certo! In quest'albergo ciascuno pu trovare quel che desidera. A certuni, per esempio, piacciono le ragazzine cinesi che suonano il piano; non cos? I gusti son gusti". Conway non se la prese affatto, ma Mallinson arross come uno scolaretto. Punto da una collera che lo fece uscire dai gangheri, scatt a dire: "Ma quando si piglia gusto alla roba degli altri, si pu finire in prigione". "Sicuro, se ci si lascia prendere" ribatt l'americano con una strizzatina d'occhi. "E giacch siamo sul discorso" continu, "voglio dirvi subito, a tutti, una cosa. Ho deciso di fargliela a questi famigerati portatori. Credo che arriveranno qui abbastanza regolarmente; ebbene, io aspetter che facciano un'altra gita, e magari un'altra ancora. Se per i monaci si fideranno e mi faranno

credito sul conto dell'albergo". "Vuole dire che non verr via con noi?". "Gi. Ho deciso di star quass per un po' di tempo. Per voi che sarete ricevuti a suon di banda quando ritornerete a casa, va benissimo; ma io che il mio benvenuto me lo aspetto da una fila di poliziotti... Pi ci penso, a una tale accoglienza, e meno mi va". "In altre parole, non se la sente di andare incontro a quella musica". "Intanto devo dire che per la musica non ho mai avuto nessuna passione". Mallinson disse con freddo disprezzo: "Questo riguarda lei. Quanto al resto nessuno potr impedirle di restar qui tutta la vita, se le piace". Guard tuttavia gli altri con aria interrogativa. "Non credo che tutti sceglierebbero cos; ma i modi di pensare sono differenti. Che ne dice Conway?". "Che vero. I modi di pensare sono differenti". Mallinson si volt verso Miss Brinklow, che improvvisamente pos il libro e dichiar: "In quanto a questo credo che anch'io rester qui". "Come?" gridarono tutti insieme. Essa continu con un chiaro sorriso che le illuminava la faccia: "Ho pensato molto a come si sono svolti i fatti che ci hanno condotto fin qui, e non posso venire che a una sola conclusione: c' un potere misterioso che opera dietro le scene. Non lo crede, Mr' Conway?". Conway si sarebbe trovato in imbarazzo a dover rispondere, ma Miss Brinklow continu sempre pi incalzante: "Chi sono io per poter discutere i dettami della Provvidenza? Sono stata mandata qui per uno scopo, e ci rester". "Vuole dire che spera di fondare qui una missione?" chiese

Mallinson. "Non solo lo spero, ma ne ho tutta l'intenzione. So come si deve agire con questa gente; trover la mia strada, non tema. Mancano tutti di decisione". "E lei si propone di insegnargliela?". "Lo desidero, Mr' Mallinson. mi oppongo fermamente a quell'idea di moderazione di cui qui si parla tanto. Chiamatela pure larghezza di vedute, se cos vi piace, ma per me conduce soltanto alla peggiore rilassatezza. Il peggior guaio di questa gente proprio questa loro cosiddetta larghezza di vedute, e io intendo combatterla con tutte le mie forze". "E crede che glielo permetteranno?" disse Conway sorridendo. "Pu darsi che la trovino cos decisa da non riuscire a impedirglielo" interruppe Barnard. poi aggiunse scherzando: "E' proprio come vi ho detto io, quest'albergo provvede per tutti i gusti". "Se le piace la prigione, pu darsi" scatt a dire Mallinson. "Ebbene, anche in questo caso, vi sono due modi differenti di vedere le cose. Perbacco, ma pensi a tutti coloro che darebbero quanto possiedono pur di trovarsi in un luogo come questo ed esser fuori dei pasticci, e invece non possono uscirne!... Siamo in prigione noi o loro?". "E' un sottilizzare confortante... per una scimmia in gabbia" ribatt Mallinson, senza accennare a calmarsi. Pi tardi parl a quattr'occhi con Conway. "Quell'individuo mi d sui nervi" disse camminando su e gi per il cortile. "Se non torner indietro con noi non mi dispiacer affatto. Mi dia pure del permaloso, ma esser schernito a proposito di quella

ragazza cinese non mi diverte". Conway prese Mallinson sotto braccio. Si accorgeva sempre pi che gli voleva bene, e che le ultime settimane trascorse insieme avevano rafforzato il suo sentimento, malgrado l'umore di lui talvolta urtante. Gli rispose: "L'ho inghiottita io la sua pillola, convinto che la presa in giro fosse per me, non per lei". "No, mi creda, parlava per me. Sa che mi interesso a lei. Mi ci interesso davvero, Conway. Vorrei sapere come mai si trovi qui, e se le piaccia realmente. Mio Dio, se parlassi la sua lingua come lei, saprei spiegarmi ben presto". "Chiss poi se ci riuscirebbe... Vede bene che non parla a lungo con nessuno". "Mi stupisco che non la tormenti con mille domande". "Non credo che sia nelle mie abitudini tormentare la gente". Avrebbe desiderato dirgli di pi, ma subito la piet e l'ironia lo trattennero creando quasi un velo di nebbia tra lui e l'amico: quel giovane cos avido e ardente non avrebbe davvero accettato con rassegnazione la confessione di Conway. Questi si limit a dire: "Se fossi in lei non mi cruccerei tanto per LoTsen. sembra abbastanza felice". La decisione di rimanere dichiarata da Barnard e da Miss Brinklow parve a Conway un'ottima cosa, quantunque per tale decisione venisse a trovarsi - in apparenza - schierato in campo con Mallinson contro di loro. Era una situazione straordinaria, e per affrontarla non aveva ancora fatto nessun piano speciale. Per fortuna non ce n'era per ora alcuna necessit. Prima di due mesi non sarebbe potuto accadere niente di nuovo, e pi tardi la

crisi, anche se ci si fosse preparato con la pi grande diligenza, non sarebbe stata meno acuta. Non voleva dunque affliggersi per l'inevitabile. Tuttavia una volta disse a Chang: "Mi preoccupo per Mallinson. temo che la prender piuttosto male quando ne sar informato". Chang si espresse con simpatia: "S, non sar facile persuaderlo della sua buona fortuna. Ma, dopo tutto, si tratter di una difficolt assolutamente temporanea. Fra vent'anni il nostro amico si sar riconciliato col suo destino". A Conway parve un po' troppo da filosofi questo modo di vedere le cose: "Ma come faremo a spiegargli la verit? Sta contando i giorni che ci separano dall'arrivo della carovana, e se i portatori non venissero...". "Ma verranno". "Davvero? Credevo che tutti i suoi discorsi su quel tema fossero un piacevole raccontino per tenerci a bada". "Niente affatto. Abbiamo a ShangriLa l'abitudine di essere moderatamente sinceri, e vi assicuro perci che quanto ho detto a proposito dei portatori quasi esatto. Li aspettiamo press'a poco per l'epoca che conoscete". "Se cos, vi riuscir difficile impedire a Mallinson di seguirli". "Ma non lo tenteremo neppure. Constater personalmente che i portatori sono riluttanti e incapaci di scortare qualcuno sulla via del ritorno". "Capisco. Ecco il vostro sistema. E poi cosa credete che avverr?". "Dopo un periodo di disinganno, siccome giovane e ottimista

ricomincer a sperare che la nuova carovana, attesa fra nove o dieci mesi, si presti pi docilmente dell'altra alle sue proposte. E noi, se saremo saggi, non gli troncheremo a tutta prima queste nuove speranze". Ma Conway disse seccamente: "Non credo affatto che abbia la pazienza di aspettare. Tenter di fuggire per conto suo". "Fuggire? Le pare la parola adatta... S, il valico aperto a tutti e sempre. Noi non abbiamo carcerieri, se non quelli che la natura stessa ci ha fornito". Conway sorrise. "La natura ha fatto il suo lavoro alla perfezione. Ci nonostante non credo che possiate sempre fidarvi di lei. Pensate ai numerosi gruppi di esploratori che sono giunti qui. Il valico era ugualmente aperto per loro anche quando volevano andar via, no?". Tocc ora a Chang di sorridere. "Mio caro signore, vi sono circostanze speciali che richiedono uno speciale trattamento". "Benissimo. Voi lasciate dunque alla gente qualche probabilit di fuggire soltanto quando sapete che sarebbe da pazzi provarci? Eppure sono convinto che qualcuno lo tenter ugualmente". "S, accaduto; ma molto di rado. Per chi si allontana sempre lietissimo di poter tornare appena abbia provato a passare una sola notte sull'altipiano". "Senza riparo, n vestiario adatto?... Se cos, capisco perfettamente come i vostri dolci sistemi abbiano la stessa efficacia dei pi severi. Ma che accade di quei pochi che non ritornano?". "Ha risposto lei stesso alla domanda" replic Chang. "Non ritornano". Ma si affrett ad aggiungere: "Le assicuro per che di

cos disgraziati ce ne sono stati ben pochi, e spero che il suo amico non sar tanto imprudente da aumentarne il numero". Conway non si sent abbastanza rassicurato da queste risposte e il futuro di Mallinson continu a preoccuparlo. Desiderava che il giovane potesse avere il permesso di partire per poi ritornare, com'era stato recentemente concesso all'aviatore Talu. Chang ammise che i superiori avevano pieni poteri di fare tutto ci che credessero giusto e saggio. "Ma saremmo davvero saggi, caro signore, se affidassimo noi stessi e tutto il nostro avvenire semplicemente ai sensi di gratitudine del suo giovane amico?". La domanda era giusta perch intuiva facilmente quel che Mallinson avrebbe fatto appena tornato in India. Da quel momento divenne questo il tema favorito di Conway, e vi si esercit spesso, quantunque non gli piacesse nemmeno col pensiero ritrovarsi in quel mondo profano che a grado a grado veniva relegato nell'ombra dal ricco e invadente mondo di ShangriLa. Fuorch nei momenti in cui pensava a Mallinson si sentiva pienamente soddisfatto: la struttura di questo nuovo sistema, rivelandoglisi lentamente, lo meravigliava per quel complicato adattarsi ai suoi gusti e alle sue necessit. Un giorno disse a Chang: "A proposito, che posto occupa nella vostra vita l'amore?... Immagino che qualche volta accadr ai vostri ospiti di innamorarsi". "Accade di frequente" rispose Chang con un largo sorriso. "Naturalmente ne sono immuni i Lama, e anche la maggior parte di noi quando raggiungiamo un'et molto avanzata; ma fino allora siamo come gli altri uomini, con la differenza che forse ci comportiamo pi ragionevolmente. E questo discorso mi offre l'occasione per assicurarle, Mr' Conway, che l'ospitalit di ShangriLa sa

comprendere tutto. Il vostro amico Mr' Barnard ne ha gi avuto la prova". Anche Conway sorrise, poi rispose un po' asciutto: "Grazie. Lo so. Ma per il momento sono attratto da tutt'altro. Domandandovi che posto occupa nella vostra vita l'amore, ero curioso di conoscerne piuttosto l'aspetto emotivo che non quello fisico". "Le pare di poterli facilmente dividere? Sta forse innamorandosi di LoTsen?". Conway fu un po' scosso, ma sper che l'altro non se ne accorgesse. "Perch me lo chiede?". "Perch se ci le accadesse, caro signore, sarebbe cosa naturalissima; sempre, beninteso, con moderazione. LoTsen non le corrisponderebbe in modo appassionato, non se lo potrebbe aspettare; ma sarebbe un esperimento delizioso, gliel'assicuro. E ne parlo con cognizione di causa perch io stesso mi innamorai di lei quando ero molto pi giovane". "Davvero? E le corrispose, allora?". "Mostrando di apprezzare gentilmente l'onore che io facevo, e concedendomi un'amicizia divenuta con gli anni preziosa". "In altre parole, non le corrispose". "Se lo preferisce, no". E Chang aggiunse sentenziando: "Risparmiare ai suoi innamorati quel momento di saziet che segue il possesso completo stata sempre la sua prerogativa". Conway rise. "Questo va benissimo nel suo caso, e forse anche nel mio, ma che dice del caso di un giovane dal sangue ardente come Mallinson?". "Mio caro amico, sarebbe la miglior cosa che possa capitare. E non per la prima volta toccherebbe a LoTsen di dover confortare il

dolente esiliato, venuto a conoscenza che per lui non vi sar pi ritorno". "Confortare?". "Certo, ma non deve fraintendere questa mia espressione. LoTsen non offre le sue carezze, eccetto quelle spontanee che pu suscitare in un cuore affranto, esclusivamente con la sua presenza. Che cosa dice di Cleopatra il vostro Shakespeare? "Vi fa pi affamati dove pi vi soddisfa". Tale tipo femminile si ritrova frequentemente in quelle razze che sono scosse dalla passione, ma sarebbe fuori posto a ShangriLa. E se potessi correggere la citazione, direi che LoTsen toglie la fame quanto meno la soddisfa. Occorre, per riuscirci, un talento ben pi delicato e pi duraturo". "Che mi pare essa eserciti con molta maestria". "S, vero, ne abbiamo avuto numerosi esempi. Riesce a calmare le scomposte vibrazioni del desiderio riducendole a un tranquillo mormorio, sempre piacevole anche quando lasciato senza risposta". "In tal senso, si potrebbe dire che faccia parte del sistema d'allenamento di questa casa?". "Se le garba, dica pure cos" rispose Chang con blanda condiscendenza. "Ma sarebbe pi gentile, e non meno vero, paragonarla all'arcobaleno riflesso in una coppa di cristallo, o alle gocce di rugiada sui boccioli di una pianta da frutti". "Sarebbe molto pi gentile, vero!". Conway apprezzava sempre le risposte agili ma misurate che provocava frequentemente lui stesso con quella scherzosa maniera di trattare il cinese. Ma la prima volta che si trov solo con la piccola manci sent che le osservazioni di Chang erano fini ed acute. C'era in lei una fragranza che si comunicava all'emotivit di Conway, accendendone la

brace in una fiamma che non bruciava, ma riscaldava soltanto. Improvvisamente si rese conto che ShangriLa e LoTsen erano un'armonia ideale e che a lui non restava altro da desiderare di pi se non smarrirsi in quella grande calma e trovarvi un'indefinita parvenza di consenso. Le sue passioni erano state per anni come un fascio di nervi su cui avessero agito tutte le vibrazioni del mondo; ora il male era acquietato e poteva finalmente abbandonarsi a un amore che non gli desse pi n tormento n noia. Qualche volta passando di notte presso lo stagno dei fiori di loto si immaginava di avere la fanciulla tra le braccia, ma subito sopraggiungeva il senso del tempo a far svanire la visione e a calmarlo infondendogli una tenera infinita riluttanza. Sentiva di non esser stato mai cos felice, neppure in quegli spensierati anni precedenti la grande barriera della guerra. Gli piaceva il sereno mondo di ShangriLa, non oppresso ma pacificato da quella sua unica tremenda idea. Gli piaceva quello speciale sistema per cui i sentimenti erano avvolti e contenuti dal pensiero, e i pensieri si trasformavano in felicit dopo essere passati attraverso il linguaggio. Conway, a cui l'esperienza aveva insegnato che la franchezza non sempre una garanzia di buona fede, non era per contro neppure disposto a considerare una frase ben tornita come prova di poca sincerit. Gli piaceva la tranquilla atmosfera di bei modi in cui la conversazione non era un'abitudine, ma un ornamento. E gli piaceva constatare che si pu anche parlare di cose da poco senza timore di far perdere tempo, e che anche i pi fragili sogni possono essere bene accolti dall'intelletto. ShangriLa era sempre tranquillo, e tuttavia era come un'arnia di lavoro continuo ma non assillante; i Lama vivevano come se avessero davvero il tempo nelle

loro mani, ma questo tempo non pesava pi di una piuma. Conway non fece la conoscenza di nessun altro di loro, ma a poco a poco fu edotto circa la variet e il genere delle loro occupazioni; oltre a conoscere molte lingue, alcuni erano studiosi di vasti problemi che avrebbero certo destato grande meraviglia nel mondo dell'Occidente. Parecchi stavano preparando manoscritti su molteplici argomenti: uno di essi (cos diceva Chang) faceva importanti ricerche di matematica; un altro stava sviluppando Gibbon e Spengler entro una vasta sintesi di storia della civilt europea. Ma non tutti si occupavano di materie cos profonde, e neppure vi si applicavano dalla mattina alla sera: vi erano altre vie in cui si avventuravano fantasiosamente, ricercando, per esempio, come Briac, brani di vecchi motivi musicali, oppure, come l'ex pastore inglese, una nuova teoria sulla genesi del famoso romanzo di Emily Bront Cime tempestose. E vi erano inoltre occupazioni pi superficiali e meno pratiche. A questo proposito una volta, durante una delle sue visite al Gran Lama, Conway fece un'osservazione e il Gran Lama subito replic raccontando la storia di un artista cinese del terzo secolo avanti Cristo. Essendosi questo artista dedicato per anni a intagliare draghi, uccelli e cavalli sopra un nocciolo di ciliegia, aveva infine offerto il suo lavoro a un principe reale. Il principe sulle prime non vide altro che un nocciolo, ma l'artista gli disse "di far innalzare un muro, di far aprire in esso una finestra e di osservare bene il nocciolo nella luminosa gloria dell'alba". Cos fece il principe, e soltanto allora si accorse che il nocciolo era bellissimo. "Non le pare una storia delicata, mio caro Conway, e non crede che ci insegni una lezione preziosa?". Conway fu d'accordo con lui: gli era dolce pensare che i sereni

scopi di ShangriLa potevano riunire un'infinit di occupazioni minime e strane, proprio secondo i gusti che aveva sempre avuto lui stesso. E veramente, quando ricordava il passato, vedeva riaffacciarsi tutte le immagini, alquanto numerose, dei compiti che non aveva potuto realizzare perch gli erano sembrati o troppo vaghi, o troppo faticosi: ora invece erano tutti possibili, anche sentendosi pigri. Era una prospettiva deliziosa, tanto che non trov nulla da ridire quando Barnard gli confid che anche lui intravedeva per quel che lo riguardava un avvenire interessante a ShangriLa. Pareva dunque che le gite di Barnard nella valle, fattesi pi frequenti negli ultimi tempi, non fossero del tutto dedicate al bere e alle donne. "Vede, Conway, glielo dico perch cos diverso da Mallinson, che mi darebbe volentieri una coltellata; se ne sar accorto. Ma credo che lei possa capire la situazione molto meglio di lui. E' una cosa buffa: voi impiegati del Governo inglese siete terribilmente duri e inamidati da principio, ma poi tirate le somme, di voi ci si pu fidare". "Non si fidi troppo" rispose Conway sorridendo. "Del resto anche Mallinson un impiegato del Governo inglese come me". "S, ma non che un ragazzo. Prende le cose senza un pizzico di buon senso. Noi due invece siamo uomini di mondo, accettiamo quel che capita. Per esempio, ora siamo in quest'imbroglio, vero, e non possiamo ancora capirne n il dritto n il rovescio, n perch siamo sbarcati qui, ma infine non pu accadere a tutti gli uomini di questo mondo?... E lo sappiamo, poi, perch ci troviamo in questo mondo?...". "Forse c' qualcuno che non lo sa davvero; ma che cosa significa questo preambolo?".

Barnard abbass la voce e mormor rauco: "Oro, ragazzo mio". Poi continu quasi estatico: "Proprio cos; e niente altro. Nella valle ce ne sono tonnellate, alla lettera. In giovent sono stato ingegnere minerario e so riconoscere la roccia. Mi creda, ricca quanto il Rand e mille volte pi facile da scavare. Pensava che andassi a far baldoria, tutte le volte che scendevo gi in poltroncina. Niente affatto. Sapevo io quel che facevo. Gi me l'ero immaginato da un pezzo che questi bei tipi non potevano procurarsi quel po' po' di roba che arrivava qui da lontano senza pagarla salata; e in che altro modo avrebbero potuto pagare se non con oro, o argento, o diamanti o qualcosa di simile? E' logico, mi pare. Quando ho cominciato a guardarmi intorno, non ci voluto molto a scoprire tutto il trucco". "Ha fatto la scoperta da solo?" chiese Conway. "Non proprio, ma ho quasi indovinato; e allora mi sono rivolto direttamente a Chang, capite, da uomo a uomo. Mi creda, Conway, quel cinese non affatto un cattivo compagno, come avremmo potuto credere". "Ma io personalmente non l'ho mai creduto". "Lo so che vi siete sempre intesi, e perci non la stupir che ci siamo messi d'accordo. Mi ha mostrato tutti quanti i lavori, e se le interessa saperlo, ho il pieno consenso delle autorit per fare nella valle tutte le ricerche che voglio, e compilare poi un rapporto esteso. Che cosa ne pensa, eh, ragazzo mio? Parevano entusiasti di avere il parere di un tecnico, specialmente quando dissi che sarei probabilmente riuscito a dar loro dei punti circa l'aumento della produzione". "Mi accorgo che si trover qui come a casa sua" disse Conway.

"Ebbene, ho trovato lavoro, e questo gi molto. Poi non si sa mai come andranno a finire le cose. Forse a casa mia non avranno pi tanta voglia di mandarmi in galera quando sapranno che posso insegnar loro la via di una nuova miniera d'oro. Non c' che una difficolt: mi crederanno sulla parola?". "Perch no? Si possono far credere tante cose!...". Barnard approv con impeto. "Son contento di vedere che mi capisce, Conway. E' qui che noi due possiamo preparare un bel colpo. Naturalmente faremo a met in tutto. La cortesia che dovr usarmi sar di mettere la sua firma al mio rapporto: Console d'Inghilterra, e tutto il resto. Sar una bella garanzia". Conway rise: "Vedremo, vedremo, stenda intanto il suo rapporto". Come si divertiva a contemplare una probabilit tanto remota! E nello stesso tempo era lieto che Barnard avesse trovato una momentanea consolazione.

La pensava cos anche il Gran Lama, che Conway cominci a vedere sempre pi spesso. Andava a visitarlo di sera tardi, e vi rimaneva parecchie ore, dopo che i servi avevano portato via per l'ultima volta il vassoio del t, ed erano stati licenziati per la notte. Il Gran Lama non mancava mai di interessarsi al benessere e ai progressi dei suoi tre compagni, e una volta chiese particolari sulla loro precedente carriera, inevitabilmente interrotta dal loro arrivo a ShangriLa. Conway rispose, ma soprappensiero: "Mallinson... nel suo ramo... sarebbe riuscito bene... E' ambizioso e pieno di energia. Ma gli altri due...". Alz le spalle: "Conviene a entrambi di rimanere qui... almeno per un certo tempo".

Not, attraverso le cortine della finestra, un debole balenio di luce; gi aveva sentito tuonare mentre attraversava i cortili per salire a quelle stanze ormai familiari. Non si sentiva alcun suono, e i pesanti cortinaggi attenuavano i lampi fino a ridurli a brevi e pallide scintille. "S" disse il Gran Lama, "abbiamo fatto tutto il possibile perch non li assalisse la nostalgia. Miss Brinklow desidera convertirci, e anche Mr' Barnard vorrebbe farlo: convertirci in una societ ristretta e passiva. Progetti innocui: serviranno a far loro passare il tempo piacevolmente. Ma che dire del suo giovane amico, a cui non recano sollievo n l'oro n la religione?...". "Certo sar un problema". "Temo che sar un problema per lei" disse il Gran Lama. "Perch per me?". Non ebbe una risposta immediata perch in quel momento fu recato il t e all'apparire dei servi il Gran Lama riprese il suo antiquato cerimoniale d'ospitalit. "In questa stagione il Karakal ci manda dei temporali" osserv alleggerendo la conversazione secondo l'uso. "La gente di Luna Azzurra li crede prodotti dai demoni infuriati nell'immenso spazio oltre il valico. Li chiamano quelli di fuori; forse si sar accorto che nel loro dialetto questa espressione usata per tutto il resto dell'universo. Naturalmente ignorano l'esistenza di altri paesi come la Francia, l'Inghilterra e persino l'India! Si figurano che lo spaventoso altipiano si estenda - e non si sbagliano di molto - senza limiti. Comodamente radunati a un livello tiepido e riparato dai venti, pare loro incredibile che qualcuno della vallata desideri lasciarla: si immaginano, anzi, che tutti quanti quelli di fuori siano oltremodo sventurati e desiderino

entrare in quel luogo sicuro. Si tratta soltanto di un punto di vista, non vero?". Conway si ricord delle osservazioni quasi uguali di Barnard, e le cit. "Che buon senso!" comment il Gran Lama. "E pensare che il primo americano entrato nella nostra comunit! Siamo proprio fortunati". "Grande fortuna davvero" pens Conway divertendosi "poter annoverare fra gli adepti di ShangriLa un uomo attivamente ricercato dalla polizia di dodici nazioni" e avrebbe voluto far partecipe di questo suo pensiero il Gran Lama, ma poi prefer lasciare che Barnard stesso scegliesse il momento pi opportuno per raccontare la sua storia. Disse soltanto: "Senza dubbio ragiona bene, e ce ne sono molti altri al mondo oggi che sarebbero ben lieti di trovarsi qui". "Ce ne sono troppi, mio caro Conway. Noi siamo un'unica barca di salvataggio dentro un mare in tempesta; possiamo prendere a bordo alcuni sopravvissuti, ma se tutti i naufraghi ci raggiungessero e si arrampicassero su, saremmo noi a naufragare... Non ci pensiamo per ora. Sento che ha fatto amicizia col nostro ottimo Briac. un mio simpatico compatriota; io per non condivido il suo parere che Chopin sia il pi grande fra i compositori. Per parte mia preferisco Mozart...". Finalmente fu portato via il t e il servo ebbe il permesso di andare a coricarsi; allora Conway os tornare sulla domanda alla quale non era stato risposto. "Si parlava di Mallinson, e lei ha detto che sarebbe diventato un problema per me. Perch proprio per me?". Con molta facilit il Gran Lama rispose: "Perch io sto per morire, figlio mio".

Pareva straordinaria una simile dichiarazione, e Conway rimase senza fiato. Dopo qualche minuto il Gran Lama continu: "E' sorpreso? Eppure, amico mio, siamo tutti mortali; anche a ShangriLa. Pu darsi che mi vengano ancora concessi alcuni minuti, o forse, chiss, alcuni anni. La sola cosa certa che posso annunciarle questa: vedo gi la fine. E' molto affettuoso da parte sua preoccuparsene, e non nasconder che anche alla mia et v' qualche cosa di malinconicamente penoso nella contemplazione della morte. Per fortuna mi rimane fisicamente ben poco che sia soggetto a morte materiale e, in quanto al resto, tutte le nostre religioni mostrano un ottimismo unanime. Sono pago, ma durante il poco tempo che mi resta devo abituarmi a una strana sensazione: devo rendermi conto che mi rimane appena tempo per una sola cosa. Pu immaginare di che si tratta?". Conway tacque. "Riguarda lei, figlio mio". "Sono confuso da tanto onore". "Ho in mente di fare molto per lei". Conway s'inchin lievemente senza parlare, e il Gran Lama, dopo una breve pausa, ricominci: "Forse sa gi che la frequenza dei nostri incontri stata una cosa del tutto insolita qui. Ma tradizione nostra, se posso permettermi il paradosso, di non essere mai schiavi della tradizione. Niente di rigido, niente regole inflessibili. Facciamo ci che ci sembra giusto, guidati un poco dall'esempio del passato, ma pi ancora dalla nostra presente saggezza e dalla chiaroveggenza nell'avvenire. Ed perci ch'io mi sento incoraggiato a quest'atto finale della mia esistenza". Conway era sempre silenzioso.

"Io metto nelle sue mani, figlio mio, l'eredit e il destino di ShangriLa". La tensione si ruppe infine, e subentr per Conway una benevola e dolce persuasione: poi tutti gli echi svanirono nel silenzio e non rimase altro che il battito del suo cuore, come un gong percosso. E allora, attraverso quel ritmo, gli giunsero queste parole: "L'ho aspettata, figlio mio, per un tempo lunghissimo. Seduto in questa stanza ho osservato i volti dei nuovi venuti, ho scrutato i loro occhi e ascoltato le loro voci, sperando che un giorno sarebbe giunto lei. I miei colleghi sono diventati vecchi e saggi, ma lei in giovane et saggio almeno quanto loro. Amico mio, il compito che le lascio non affatto troppo arduo, perch nel nostro ordine conosciamo soltanto legami di seta. Baster che sia gentile e paziente, che abbia cura delle ricchezze dell'intelletto, che sappia presiedere con segreta e tranquilla saggezza mentre fuori infuria l'uragano: tutto questo sar semplice e piacevole per lei, e vi trover la felicit". Di nuovo Conway tent di parlare senza riuscirvi, ma alla fine un vivido lampo rischiar l'ombra ed egli pot esclamare: "L'uragano... l'uragano di cui parla...". "Sar l'uragano, figlio mio, come il mondo non ne ha mai visti. Invano si chieder sicurezza alle armi, appoggio dall'autorit, aiuto dalla scienza. L'uragano infurier finch ogni fiore di bellezza sia calpestato, e tutte le cose umane siano livellate in un caos immenso. Ho avuto gi una visione simile quando ancora Napoleone era uno sconosciuto; la visione mi si ripresenta di nuovo oggi, pi chiara col passar di ogni ora. Crede che mi inganni?". Conway rispose:

"No, credo che abbia ragione. Una rovina simile ci ha gi travolto un'altra volta e le oscure et che seguirono durarono cinque secoli". "Il confronto non del tutto esatto. Quelle et non furono poi cos oscure; erano piene di tremule luci, e se queste luci si fossero spente in Europa per sempre, altri raggi vi sarebbero stati, dalla Cina al Per, con i quali avrebbero potuto riaccendersi. Ma l'et oscura che verr coprir tutto il mondo con un'unica coltre funebre; non vi saranno rifugi n santuari se non quelli troppo nascosti per venir scoperti, o troppo umili per esser cercati. ShangriLa pu sperare salvezza per questi due motivi. L'aviatore diretto alle grandi metropoli con il suo carico seminatore di morte non passer per questa via, e se per caso ci passasse stimer inutile sciupare per noi una delle sue bombe". "E tutto ci accadr cos presto ch'io potr vederlo con i miei occhi?". "Credo che sopravvivr all'uragano. E continuer a vivere anche dopo, durante il lungo periodo di desolazione, diventando sempre pi vecchio e sempre pi saggio e pi paziente. Custodir l'essenza della nostra storia aggiungendovi l'aroma del suo intelletto. Accoglier benevolmente gli stranieri e insegner loro i segreti del vivere a lungo e della sapienza e forse uno di loro prender il suo posto quando sar diventato vecchissimo. Oltre questo la mia visione si affievolisce; ma vedo, lontanissimo, un mondo nuovo sorgere dalle rovine, lo vedo agitarsi rozzamente, e pieno di nuove speranze cercare i suoi perduti e leggendari tesori. Che saranno tutti qui, figlio mio, nascosti nella vallata della Luna Azzurra, protetti dai monti, miracolosamente salvati per un nuovo Rinascimento...". La voce cess e Conway vide davanti a s un volto illuminato da una

attraente remota bellezza; poi il chiarore svan e non rimase altro che una maschera in ombra, in procinto di sbriciolarsi come un legno antichissimo. Maschera immobile, con gli occhi chiusi. Lo guard a lungo; poi, come in sogno, si accorse che il Gran Lama era morto. Tutto era talmente strano e incredibile intorno, che sent il bisogno di attaccarsi a qualcosa di reale, e con un moto istintivo dell'occhio e della mano guard l'orologio da polso. Era mezzanotte e un quarto. Attravers la stanza per giungere alla porta, ma qui si rese conto dell'impossibilit di domandare aiuto. Sapeva che i tibetani erano stati licenziati per la notte, e non aveva la minima idea di dove trovare Chang o qualcun altro. Stette incerto sulla soglia dell'oscuro corridoio; vide dalla finestra che il cielo si era rischiarato, bench le montagne fossero ancora accese a tratti da un lampeggiare continuo, come in un affresco argenteo. E in quel momento, avvolto ancora nelle spire del sogno, si sent padrone di ShangriLa. Gli stavano intorno le cose da lui predilette, create nella sua anima pi profonda in cui ora viveva con fervore crescente, lontano dall'irritante mondo. I suoi occhi, frugando nelle tenebre, incontrarono le sottili punte dorate rilucenti nelle bellissime lacche, e il profumo di tuberosa, appena avvertibile tanto era sottile, lo guid di stanza in stanza. Si trov, barcollando, nel cortile accanto allo stagno; la luna piena navigava nel cielo dietro il Karakal. mancavano venti minuti alle due. Pi tardi si accorse che Mallinson gli s'era avvicinato e lo prendeva per il braccio trascinandolo via in gran fretta. Non cap bene di che si trattasse, ma sent confusamente che il ragazzo parlava infervorato.

Xi Quando raggiunsero la stanza dove solevano pranzare, Mallinson lo trascinava ancora per il braccio. "Venga, Conway, ci resta appena il tempo fino all'alba per radunare la nostra roba e andarcene. Gran novit, mio caro; chiss cosa diranno domattina Barnard e Miss Brinklow quando vedranno che siamo partiti... eppure, se loro restano, perch vogliono; probabilmente senza di loro faremo pi strada. La carovana di portatori a cinque miglia dal valico; sono arrivati ieri carichi di libri e di altre cose... domani cominceranno il viaggio di ritorno... E' chiaro che quelli del monastero volevano burlarsi di noi... non ce l'hanno mai detto... saremmo rimasti abbandonati qui Dio sa quanto... Ma che succede? Si sente male?". Conway si era lasciato cadere su di una sedia e si appoggiava al tavolo sui gomiti. Si pass la mano sugli occhi. "Male? No, non credo. Forse... sono un po' stanco". "Il temporale, probabilmente. Dove stato tutto questo tempo? L'ho aspettata per ore". "Ero... ero andato a fare una visita al Gran Lama". "A quello! Bene, in ogni modo sar l'ultima, grazie a Dio". "S, Mallinson, stata proprio l'ultima visita". C'era nella voce di Conway e pi ancora nel silenzio che segu una sfumatura che fece andar in collera il giovane. "Davvero mi piacerebbe che non prendesse le cose con tanta calma; dobbiamo fare un bel po' di strada, sa?". Conway si irrigid nello sforzo di ritrovare la piena coscienza di se stesso. "Mi spiace" disse. Poi per accertarsi dei suoi nervi e della realt

delle sue sensazioni accese una sigaretta, ma si accorse che la mano e le labbra tremavano. "Temo di non capirla... dice che i portatori...". "S, i portatori, amico mio. Su presto, si rimetta". "Sta pensando di andar loro incontro?". "Pensandoci? Ma ne sono certissimo, che diavolo! Li troveremo subito di l dal crinale. Dobbiamo raggiungerli immediatamente". "Immediatamente?". "S, s, perch no?". Conway fece un secondo tentativo per passare da un mondo all'altro. Vi riusc in parte, e allora disse: "Si render conto che non molto facile". Mallinson, che stava allacciandosi un paio di stivali tibetani da montagna, rispose tagliente: "Facile o no, dobbiamo farlo e lo faremo; e con fortuna, se non perdiamo tempo". "Non vedo come...". "Oh Dio, Conway, ma dunque ha paura di tutto? Non le rimasta nelle vene neppure una goccia di sangue?...". Questo richiamo, in parte appassionato e in parte canzonatorio, aiut Conway a ritornare in se stesso. "Non questione di sangue nelle vene; se vuole le spiegher. Si tratta di alcuni particolari importanti. Supponendo che lei arrivi oltre il valico, e che trovi l i portatori, sicuro che la conducano con loro? Che cosa pu offrir loro per allettarli? E se non si mostrassero cos volenterosi come lei li vorrebbe? Non pu certo presentarsi e chiedere che lo scortino ad ogni costo. Occorrono accomodamenti, discussioni preventive...".

"O qualsiasi altra cosa capace di farci ritardare" esclam Mallinson amaramente. "Ma che uomo ? Per fortuna non ho bisogno di lei per agire. Tutto gi stato combinato: i portatori sono stati pagati in anticipo, e hanno accettato di accompagnarci. Ecco qui pronti i vestiti e l'equipaggiamento per il viaggio. Non ha pi scuse. Su, facciamo quel che si deve". "Ma... non capisco...". "Non importa". "Chi ha fatto tutti questi progetti?". Mallinson rispose bruscamente: "Se ci tiene a saperlo, li ha fatti LoTsen. E' gi con i portatori. Ci aspetta". "Ci aspetta?". "S, viene con noi. Ha qualcosa in contrario?". Al sentir nominare LoTsen i due mondi cozzarono nella mente di Conway e si fusero all'improvviso. Grid bruscamente, e quasi con disprezzo: "Sono sciocchezze. E' impossibile". Anche Mallinson era urtato: "Perch impossibile?". "Perch... perch s. V' un'infinit di ragioni. Mi creda sulla parola: non si pu. E' abbastanza incredibile che sia gi arrivata l - sono stupito di ci che mi dice -, ma assurdo che possa andare pi avanti". "Non mi pare affatto assurdo. Il desiderio di andarsene tanto naturale in lei come lo in me". "Ma lei non vuole andarsene. Il suo sbaglio tutto l". Mallinson sorrise con i nervi tesi.

"Crede forse di conoscerla meglio di me vero?" osserv. "Ma forse si sbaglia". "Che cosa vuole dire?". "Ci sono altri modi per arrivare a capire la gente senza bisogno di studiare tante lingue". "Ma per carit, a che cosa vuole giungere?...". Poi Conway continu con maggior calma: "E' assurdo. Non dobbiamo litigare, noi due. Mi dica di che si tratta, Mallinson. non capisco ancora". "E perch allora sta facendo questo chiasso d'inferno?". "Mi dica la verit, la prego, mi dica la verit". "E' abbastanza semplice. Qualunque ragazza della sua et, chiusa quass con quei vecchioni strambi, cercherebbe di scappare alla prima occasione. Finora questa occasione non c'era stata". "E' un errore di valutazione il suo. Vede la posizione di lei qui con gli occhi con cui considera la sua. Invece, come le ho sempre detto, assolutamente felice". "E allora perch ha detto che sarebbe venuta via?". "Ha detto questo? Come ha potuto dirlo? Non parla inglese". "Gliel'ho chiesto in tibetano. Miss Brinklow ha trovato le parole. Non stata una conversazione fluida, ma sufficiente... perch c'intendessimo". Mallinson arross. "Non mi guardi cos, Conway. Chi ci vedesse crederebbe che ho fatto il bracconiere nelle sue riserve". Conway rispose: "Non passerebbe per la testa a nessuno, ma l'osservazione mi spiega pi di quanto fosse nelle sue intenzioni. Posso dirle soltanto che me ne dispiace moltissimo". "Diavolo, e perch mai?". Conway lasci cadere la sigaretta. Era stanco, preoccupato, tutto

invaso da una profonda tenerezza che avrebbe preferito non si fosse svegliata nella sua anima. Disse con dolcezza: "Vorrei che non dovessimo sempre bisticciarci. LoTsen molto carina, lo so, ma perch litigare per lei?". "Carina?" Mallinson ripet la parola con sdegno. "E' di pi. Lei non deve pensare che gli altri abbiano il suo sangue freddo in queste circostanze. L'ammira come un oggetto in un museo, e crede d'aver fatto quanto lei merita, ma io sono pi pratico e quando vedo in difficolt qualcuno che mi piace, cerco di portargli aiuto". "Ma si pu anche essere troppo impulsivi, no? E dove crede che potr andare se lascia il monastero?". "Avr degli amici in Cina o altrove. Dovunque star meglio di qui". "Come fa ad esserne tanto sicuro?". "Ebbene, se non ci sar nessuno che si occupi di lei, me ne occuper io. Quando capita di salvare una persona da una minaccia infernale, non si sta l a informarsi se abbia o no dei parenti o un luogo dove poter andare". "E per lei ShangriLa un luogo infernale?". "Lo credo fermamente. Qui incombe una presenza oscura e maligna. Tutta la faccenda mi ha fatto quest'impressione fin dal principio: il modo in cui fummo portati qui da un pazzo, e poi come siamo stati trattenuti con una scusa o con l'altra. Ma per me l'aspetto pi terribile l'effetto che ha avuto su di lei". "Su di me?". "S, su di lei. L'ho vista andar fantasticando qua e l come se non gliene importasse niente; la sentii persino dire che sarebbe rimasto volentieri qui per sempre, che il posto le piaceva... Ma che cosa le accaduto, Conway? Non pu ridiventare quello di prima? A Baskul si

andava tanto d'accordo! Era cos diverso allora!". "Mio caro ragazzo!". Conway protese la mano verso Mallinson e ne ricevette una stretta calda e affettuosa. Mallinson continu: "Lei non se n' accorto, ma mi sono sentito terribilmente solo in queste ultime settimane. Nessuno che si curasse dell'unico problema veramente importante! Barnard e Miss Brinklow potevano avere qualche ragione, ma trovar lei contro...!". "Mi dispiace". "Ripete sempre la stessa frase, ma non mi di nessun aiuto". Allora Conway, spinto da un impulso improvviso, disse: "Ebbene, lasci che la aiuti, se posso, confidandole un segreto. Quando mi avr ascoltato, molto di ci che ora le sembra cos strano e complesso apparir chiaro. Capir almeno per qual motivo impossibile che LoTsen parta con lei". "Credo che non vi sia niente che mi possa far pensare cos. A ogni modo faccia presto, perch non c' davvero tempo da perdere". Conway raccont brevemente tutta la storia di ShangriLa come l'aveva appresa dal Gran Lama e con i particolari delle successive conversazioni con Chang. qualunque altra cosa avrebbe voluto fare eccetto questa, ma gli sembr che, date le circostanze, il passo fosse giustificato e forse necessario: Mallinson era veramente un caso speciale per lui, da risolversi come meglio reputava. Parl rapido e con facilit e cos facendo si sent di nuovo soggiogato dal fascino di quello strano mondo senza tempo; la sua bellezza lo conquistava fin nelle intime fibre, e pi di una volta gli parve di leggere le pagine di un memoriale, tanto le idee e le frasi si erano stampate chiaramente nel suo cervello. Tacque un solo dettaglio per

risparmiarsi un'emozione che non poteva ancora sopportare: che il Gran Lama era morto quella notte e che lui ne era l'erede. Verso la fine della narrazione si sent gi sollevato; quand'ebbe finito fu addirittura contento: era stata la soluzione migliore. Alz allora gli occhi tranquillamente, persuaso di aver fatto bene. Ma Mallinson, ticchettando con le dita sul tavolo, dopo una lunga pausa esclam: "Non saprei davvero cosa dirle, Conway... se non che pazzo del tutto...". Segu un lungo silenzio, durante il quale i due uomini si fissarono, ma in modo ben diverso: Conway disilluso nuovamente e chiuso in se stesso, Mallinson a disagio e in preda a un'impazienza mal contenuta. "Cos, mi crede pazzo?" chiese alla fine Conway. Mallinson scoppi in una risata nervosa. "Mi sembra logico dopo un simile racconto... Cio... dopo tante sciocchezze... Insomma, mi pare che non valga la pena di discuterne". Negli occhi e nella voce di Conway ci fu un'immensa sorpresa. "Le chiama sciocchezze?". "Ma in che altro modo potrei chiamarle? Mi spiace dirlo, Conway... una dichiarazione un po' dura... ma credo che nessun uomo con la testa perfettamente a posto le giudicherebbe altrimenti". "Perci pensa ancora che siamo stati condotti qui, per caso, da qualche pazzo che aveva fatto i suoi bravi progetti per scappare in aereo e volare pi di mille miglia soltanto per il piacere di farlo?". Conway gli offr una sigaretta. Vi fu una pausa che diede a entrambi un senso di sollievo. Poi Mallinson rispose:

"Senta, non serve discutere la faccenda punto per punto. In realt, circa il suo racconto che questa gente aveva pensato di mandare per il mondo - cos, vagamente - qualcuno a adescare gli stranieri, e che il nostro pilota studi l'arte di volare e poi aspett pazientemente il momento buono, e che finalmente un apparecchio adatto si trov a dover partire da Baskul con quattro passeggeri... via, non dir che sia letteralmente impossibile, ma mi sembra ridicolo e troppo ben congegnato. E ancora, se fosse un fatto a s si potrebbe discutere; ma lei ci aggancia ogni sorta di altri eventi assolutamente inverosimili... tutte queste frottole di Lama che hanno centinaia d'anni, e che hanno scoperto un nuovo elisir di giovent, o come diavolo vuole chiamarlo... ebbene io mi domando da che razza di microbo lei sia stato punto; ecco tutto". Conway sorrise. "S, pu sembrare incredibile. Anche a me, forse, da principio, fece la stessa impressione... non ricordo bene. E' certamente una storia non comune, ma si reso conto con i suoi occhi che anche questo luogo non comune. Pensi alle cose straordinarie che abbiamo realmente visto entrambi, una valle perduta fra montagne inaccessibili, un monastero con una biblioteca di libri europei...". "Oh, s, con riscaldamento centrale, e acqua corrente, e t alle cinque, e tutto il resto... meraviglioso, lo riconosco". "E che cosa ne dice allora?". "Ben poco, lo confesso. E' un assoluto mistero. Ma questa non una ragione per accettare dei racconti virtualmente impossibili. Credere nei bagni caldi perch si sono usati molto diverso dal credere che certa gente abbia varie centinaia d'anni perch ve l'hanno raccontato". Rise ancora, inquieto. "Senta, Conway, questo paese le

ha scosso i nervi, e non me ne stupisco davvero. Raduni la sua roba e andiamocene. Finiremo questa discussione fra un mese o due, dopo un buon pranzetto da Maiden". Conway rispose pacatamente: "Non ho alcun desiderio di tornare a far quella vita". "Che vita?". "Quella a cui lei pensa ora... pranzi... balli... tennis...". "Ma io non ho mai parlato di balli n di tennis! E del resto, che cosa c' di male? Vuole dire che non intende venire con me? Dunque rester qui con gli altri due? Ah, ma almeno non riuscir a impedirmi di andarmene via!". Mallinson gett la sigaretta e balz alla porta tutto acceso in volto. "Lei fuori di s!" url selvaggiamente. "E' pazzo, ecco. E' vero che sempre calmo, mentre io sono sempre eccitato, ma io sono sano di mente, e lei non lo ! Mi avevano avvertito prima che vi raggiungessi a Baskul; credevo che s'ingannassero, ma ora mi accorgo di no...". "Di che cosa l'avevano avvertita?". "Dicevano che lei era stato travolto in uno scoppio di granata in guerra e che dopo di allora era rimasto un po' strano. Non glielo rimprovero, non colpa sua, e Dio sa se mi costa parlarle cos... Ah, me ne vado. E' terribile, e mi fa male, ma devo andare. Ho dato la mia parola". "A LoTsen?". "Se vuole saperlo, s". Conway si alz e gli stese la mano. "Addio, Mallinson". "Per l'ultima volta: non vuole proprio venire?". "Non posso".

Si strinsero la mano e Mallinson lo lasci.

Conway, rimasto solo, sedette nuovamente al tavolo, nella luce delle lanterne. Gli pareva, come in quel detto famoso rimastogli nella memoria, che tutte le cose pi belle fossero passeggere e periture; che i suoi due mondi non avrebbero mai potuto conciliarsi, e uno di essi sarebbe sempre rimasto sospeso a un filo. Dopo aver riflettuto a lungo guard l'orologio: mancavano dieci minuti alle tre. Non si era ancora mosso dal tavolo, e stava fumando l'ultima delle sue sigarette, quando Mallinson torn. Il giovane entr agitato, ma appena si accorse di Conway fece un passo indietro verso l'ombra come per tentare di ricomporsi. Non parlava; e allora, dopo un momento di attesa, Conway gli domand: "Ebbene, che cosa accaduto? Perch tornato?". Questa domanda cos naturale ridon coraggio a Mallinson; avanz, si tolse la pesante pelliccia di pecora e sedette. Aveva il volto pallidissimo, e tremava in tutta la persona. "Non ne ho avuto la forza" grid quasi singhiozzando. "Ricorda quel punto in cui ci legarono tutti insieme? Sono arrivato fin l, ma non ho potuto andar oltre. Non tollero le altezze e al chiaro di luna mi pareva un abisso tremendo. Sono stupido, vero?". Non si controll pi, e stava per cedere a una crisi di nervi, ma Conway riusc a calmarlo. Allora continu: "Questa gente del monastero pu dormire tranquilla: nessuno li minaccer mai per via di terra! Ma che cosa non darei, Dio buono, per volarci sopra con un carico di bombe!". "E perch vorreste farlo, Mallinson?". "Perch necessario fracassar tutto. Questo un sito malsano e

immondo e se realmente le sue favole avessero un fondamento sarebbe pi odioso ancora! Un mucchio di vecchi stregoni, in agguato come ragni per accalappiare chi passa vicino... schifoso... E poi, chi avrebbe la voglia di vivere fino a una simile et? Quanto al suo preziosissimo Gran Lama, se ha appena la met degli anni che lei dice, ora che qualcuno ponga fine ai suoi dispiaceri... Ah, perch non vuole venir via con me, Conway? Mi pesa pregarla solo per una ragione egoistica, ma, perbacco, io sono giovane, e siamo stati cos buoni amici... tutta la mia vita non conta proprio niente per lei in confronto alle bugie di queste orrende creature? E LoTsen? anche lei giovane... non conta nemmeno?". "LoTsen non giovane" disse Conway. Mallinson lo guard e cominci a ridere nervosamente. "Oh, no, non giovane... non affatto giovane, naturale. Dimostra circa diciassette anni, ma lei mi dir - immagino - che una novantenne ben conservata". "E' arrivata qui nel 1884, Mallinson". "Delira, caro mio!". "Mallinson, la sua bellezza, come tutte le cose belle al mondo, alla merc di chi non sappia apprezzarla. E' fragile e pu vivere soltanto dove la fragilit molto amata. La porti via dalla valle e la vedr svanire come un'eco". Mallinson rise aspramente, come se acquistasse fiducia dai suoi stessi pensieri. "Di questo non ho paura. Se mai proprio qui che LoTsen non altro che un'eco". E dopo una pausa aggiunse: "Non che questo tenore di discorsi ci porti molto lontano; sarebbe meglio tagliar corto con tutte queste belle frasi poetiche e tornare alla realt; Conway, io

voglio aiutarla, so che son tutte sciocchezze, ma voglio discuterle con lei per il suo bene. Far finta che ci sia qualcosa di possibile in ci che mi ha riferito, e che si debba esaminarlo. Mi dica ora seriamente: quali prove ha da darmi in proposito?". Conway tacque. "Pu dirmi soltanto che qualcuno le ha sciorinato una filastrocca fantastica. Non accetterebbe senza prove una storia del genere neppure da una persona attendibilissima e che avesse conosciuto fin dai primi anni della sua vita. E che prove ha in questo caso? Neppure una, a quanto vedo. LoTsen le ha forse raccontato la sua storia?". "No, ma...". "E allora perch credervi se gliel'ha raccontata qualcun altro? E pu forse mostrarmi un solo fatto, in questa faccenda della longevit, in grado di darle consistenza?". Conway pens un momento, poi accenn alle opere sconosciute di Chopin che Briac gli aveva suonato. "Ebbene, io non sono musicista, e quest'argomento non mi dice nulla. Ma anche se quelle melodie fossero autentiche Briac non potrebbe averle avute in qualche altro modo, senza che questa storia debba perci esser vera?". "Sarebbe di certo possibile". "Poi dice che esiste questo famoso metodo per conservare la giovinezza, eccetera, eccetera. Com'? Ha accennato a qualche droga; ebbene, voglio sapere di che droga si tratta. L'ha vista? provata? Qualcuno le ha forse portato degli esempi concreti?". "Devo ammetterlo, non conosco i particolari". "E non si mai curato di chiederne? Non le pareva che una storia simile avesse bisogno di conferma? Se l' bevuta cos?". Vedendo che

era in vantaggio si fece incalzante. "E di questo luogo, a parte ci che le hanno raccontato, che cosa conosce in realt? Ha visto alcuni vecchi - ecco tutto. Pi di questo non possiamo dire, se non che tutto bene organizzato qui e va avanti come sulle ruote. Come e perch sia sorto il monastero non lo sappiamo; e perch vogliono tenerci qui, ammesso che proprio lo vogliano, ugualmente misterioso; ad ogni modo tutto questo non sufficiente per credere a qualsiasi antica leggenda che ci raccontino! Se a lei, che dopo tutto ha la stoffa del critico, dicessero tutto ci in un monastero inglese rifiuterebbe di crederlo - non capisco perch debba prenderlo per buono soltanto perch ci troviamo nel Tibet!". Conway annu. Anche in mezzo a pensieri molto seri non pot fare a meno di approvare una stoccata giunta a segno. "E' un'osservazione acuta, Mallinson. suppongo che la verit sia questa: quando dobbiamo credere senza prove a qualche cosa, incliniamo sempre tutti dalla parte che pi ci attira". "Sar un idiota, ma non riesco a capire che piacere ci possa essere a continuare a vivere quando si gi mezzi morti. Per gusto mio, mi dia una vita breve, ma brillante. E tutte queste chiacchiere su una guerra futura... sciocchezze! Come si fa a sapere quando ci sar un'altra guerra, e come sar? Nella grande guerra tutti i profeti non si sbagliarono forse?". Siccome Conway taceva aggiunse: "E poi, a che serve dire che gli eventi sono inevitabili? Anche se lo fossero, inutile crucciarsi. Se dovessi andare in guerra a battermi, lo sa il cielo che bella paura avrei, ma preferisco affrontare la paura piuttosto che seppellirmi qui". Conway sorrise. "Mallinson, lei straordinario nel fraintendermi. Quando eravamo a

Baskul mi credeva un eroe, ora mi prende per un vigliacco. In realt io non sono n l'uno n l'altro, bench questo non abbia ora nessuna importanza. Tornato in India racconti pure, se vuole, che ho deciso di stabilirmi in un monastero del Tibet perch un'altra guerra mi faceva paura. Il motivo non questo ma sar certamente creduto da tutti quelli che gi mi credono pazzo". Mallinson rispose con una certa tristezza: "Lo so che sciocco parlare cos. Non dir mai una sola parola contro di lei, qualunque cosa accada. Pu contarci. Non la capisco, lo ammetto, ma... ma vorrei capirla. Le assicuro che lo desidero tanto. Conway, non posso proprio aiutarla? Non c' nulla ch'io possa dire, o fare per lei?". Ci fu un lungo silenzio interrotto alla fine da Conway: "Vorrei farle una domanda: mi perdoner se sar troppo intima". "Ebbene?". "E' innamorato di LoTsen?". Il pallido viso del giovane cambi colore in un attimo. "Credo di s. Le parr assurdo e incredibile, e forse lo , ma non posso far violenza ai miei sentimenti". "Non mi pare affatto assurdo". La discussione, dopo molta burrasca, sembrava entrata in porto, e Conway aggiunse: "E neppur io posso far violenza ai miei. Quella ragazza e lei siete le due persone al mondo a cui voglio pi bene, bench possa sembrare strano". Si alz e cominci a passeggiare per la stanza. "Abbiamo detto tutto quello che si poteva dire, non vero?". "Credo di s". Ma poi Mallinson in un impeto d'ardore continu: "Ma che sciocchezza... credere che non sia pi giovane! Ed anche una

cattiveria; e di pessimo gusto. Mi dica che non lo crede, Conway! E' una cosa ridicola...". "E chi potrebbe darle la prova che giovane?...". Mallinson volt il capo da un lato e fiss gli occhi a terra; c'era sul suo viso un'austera timidezza. "Ne ho la certezza assoluta... Forse ora mi stimer meno... Ma ne sono proprio certo. Lei non l'ha mai capita, Conway. Era fredda solo in apparenza... Il risultato della vita qui. Tutto il calore si era raggelato... ma il calore c'era". "Purch qualcuno lo sciogliesse dal gelo?". "S... si potrebbe dire cos". "Ed veramente giovane, Mallinson?... ne ha la certezza?". Mallinson rispose dolcemente: "S; proprio una fanciulla. Mi dispiaceva tanto per lei; ma fu un'attrazione reciproca. Non credo che ci sia niente da vergognarsi. Del resto, in un posto come questo la cosa pi logica che potesse accadere...". Conway and al balcone e guard la lucida cima del Karakal; la luna navigava sempre alta in un oceano senz'onde. Sent che il sogno, come tutte le cose troppo belle, era svanito al primo tocco della realt; sent che l'avvenire del mondo intero messo su una bilancia contro la giovent e l'amore avrebbe pesato meno dell'aria. E si accorse pure che la sua mente viveva in un mondo tutto suo, con ShangriLa in microcosmo, e che anche questo mondo era in pericolo. Perch mentre cercava di farsi forza, le vie della sua immaginazione si torcevano e si tendevano sotto l'urto; gli edifici crollavano, tutto stava per frantumarsi. Se ne sentiva addolorato solo in parte; ma infinitamente triste e perplesso. Non sapeva pi se era stato pazzo e se fosse ora

rinsavito, o se fosse stato sano di mente per un certo tempo, e poi di nuovo impazzito. Quando si volse, era cambiato; la sua voce si era fatta pi acuta, quasi brusca, il suo viso lievemente contratto: somigliava al Conway che era stato a Baskul. pronto all'azione si piant di fronte a Mallinson con una nuova e improvvisa vivacit. "Se fossi con lei, crede che riuscirebbe a passare in cordata quel punto pericoloso?" gli chiese. Mallinson gli balz incontro: "Conway!" grid con voce strozzata. "Ma allora viene con me?! Si finalmente deciso!". Partirono non appena Conway si fu preparato per il viaggio. Andarsene fu straordinariamente semplice: una partenza, non una fuga: nessun incidente nell'attraversare le zone di luce e d'ombra dei cortili. Si poteva credere che non vi fosse nessuno, pens Conway, e subito l'idea di quel vuoto divenne vuoto dentro di lui; mentre Mallinson, quasi inascoltato, seguitava a parlare del viaggio. Com'era strano che la loro lunga discussione si fosse mutata in azione; che questo segreto santuario venisse abbandonato da chi vi aveva trovato tanta felicit! Non era passata un'ora che si fermarono senza fiato a una curva del sentiero e videro per l'ultima volta ShangriLa. Sprofondata sotto di loro, la valle della Luna Azzurra sembrava una nuvola, e i tetti sparsi parvero a Conway quasi fluttuanti nella scia di nebbia che si allontanava dietro ai suoi passi. Era questo il momento dell'addio. Mallinson, rimasto silenzioso per la fatica della ripida salita, disse ansando: "Bravo, andiamo benone; coraggio e avanti!". Conway sorrise, ma non disse nulla: stava gi preparando la corda

per attraversare lo strettissimo passaggio a picco. Come aveva detto il giovane, si era finalmente deciso; ma era anche vero che questa decisione era l'unica cosa rimastagli. Tutto quel che ancora era vivo in lui, era quel poco di energia attiva; il resto era vuoto, un vuoto difficile a sopportare. Viandante fra due mondi, d'ora in poi avrebbe dovuto camminare, camminare sempre; ma per il momento, nel suo profondo annullamento interiore non sentiva se non l'affetto per Mallinson e il dovere di aiutarlo: il suo destino era, come quello di innumerevoli altri uomini, fuggire dalla saggezza e diventare un eroe. Mallinson sull'orlo dell'abisso fu tutt'altro che calmo, ma Conway riusc a farlo passare in perfetto stile alpinistico, e quando la prova fu superata sentirono subito entrambi il bisogno di accendere una sigaretta. "E' stato molto buono, Conway... forse indovina ci che provo... non posso spiegarle quanto sono contento...". "Dia retta a me: non lo tenti neppure". Dopo una lunga pausa, e prima di riprendere il cammino, Mallinson aggiunse: "Non soltanto per me, ma anche per lei. Che fortuna che si sia accorto ora che tutta quella roba era un ammasso di fandonie!... E' meraviglioso vederla tornato come prima...". "Niente affatto" rispose asciutto Conway, consolandosi cos nel suo interiore tormento. Verso l'alba attraversarono il valico senza essere molestati da nessuna sentinella, ammesso che ce ne fossero; Conway pens che, fedeli alla regola, non sorvegliassero la strada se non moderatamente. Raggiunsero in breve l'altipiano, reso liscio e nudo

dai venti furiosi, e dopo una graduale discesa scorsero l'accampamento dei portatori. L tutto accadde secondo le previsioni di Mallinson: trovarono gi pronti gli uomini, tipi robusti in pellicce di pelo di pecora, appiattati contro la bufera, e ansiosi di cominciare il viaggio verso TatsienFu, a mille e cento miglia verso oriente, ai confini della Cina. "Viene con noi!" grid Mallinson fuori di s per la gioia quando si incontrarono con LoTsen. non s'era ricordato che non capiva l'inglese, ma Conway tradusse la frase. Gli pareva che la piccola manci non fosse mai stata cos raggiante. Gli sorrise con molta grazia, ma i suoi occhi erano tutti per il giovane.

Epilogo Fu a Delhi che mi incontrai nuovamente con Rutherford. eravamo stati a pranzo dal vicer, ma a tavola la distanza e pi tardi il cerimoniale ci avevano tenuti divisi fino al momento in cui i servi in turbante ci porsero i nostri cappelli all'uscita. "Vieni con me all'albergo a prendere qualcosa" mi disse. Salimmo in un taxi e attraversammo poche aride miglia fra le nature morte dei Lutyens e quel palpitante e caldo cinema che la vecchia Delhi. Avevo letto sui giornali che Rutherford era appena tornato da Kashgar. s'era ormai fabbricata quella reputazione che riesce a conquistarsi automaticamente il meglio di ogni cosa; qualsiasi vacanza un po' insolita assume il carattere di un'esplorazione, e bench l'esploratore si guardi bene dal fare qualcosa di speciale, il pubblico non lo sa, ed egli ricava il cento per cento da qualche impressione frettolosa. Per esempio, non m'era parso che il viaggio

di Rutherford, cos com'era stato riportato dalla stampa, fosse di quelli che fanno epoca: le sepolte citt del Khotan erano roba vecchia, solo che ci si ricordasse di Stein e di Sven Hedin. ero abbastanza intimo con Rutherford da canzonarlo un poco a tal proposito, e lui ne rise. "Hai ragione; se avessi raccontato la verit, sarebbe stata una storia pi interessante". Salimmo nella sua stanza d'albergo a bere un whisky. "Hai fatto ricerche di Conway, vero?" suggerii quando mi parve giunto il momento propizio. "La parola ricerche un po' esagerata" rispose. "Non si pu ricercare un uomo solo in un paese grande come mezza Europa. Posso dire soltanto che ho visitato vari luoghi dove mi aspettavo di incontrarlo, o di averne almeno notizie. L'ultimo messaggio, ricordi, annunziava la sua partenza da Bangkok per il nordovest. ho trovato qualche traccia risalendo il paese per un breve tratto, e penso che avr probabilmente cercato di avvicinarsi ai distretti abitati da trib indigene verso il confine con la Cina. Non credo che avrebbe tentato di entrare in Birmania dove poteva imbattersi in impiegati governativi inglesi. Forse l'unico indizio l'avrei scovato in qualche localit dell'alto Siam, ma di giungere fin l non mi passato neppure per la mente". "Credevi forse pi facile scoprire la valle della Luna Azzurra?". "Confesso che mi sembr pi probabile. Hai dato un'occhiata a quel mio dattiloscritto?". "L'ho letto con molta attenzione. Anzi l'avrei rispedito, ma sei partito senza lasciare indirizzo". Rutherford annu.

"E che cosa ne pensi?". "L'ho trovato estremamente interessante, sempre per che sia fedele al racconto di Conway". "Ti do la mia parola d'onore. Non ho inventato niente; anzi, di mio v' forse ancor meno di quel che tu possa immaginare. Ho un'ottima memoria, e Conway aveva un modo speciale di descrivere le cose. Non devi dimenticare che conversammo ininterrottamente per quasi ventiquattr'ore". "Bene, come ti ho gi detto, molto interessante". Si appoggi alla spalliera della sedia sorridendo. "Se non trovi altro da dirmi, sar meglio che te ne parli io. Ho l'aria di essere molto sicuro, vero? Ma forse non lo sono. In generale, nella vita, a creder tutto troppo facilmente, si sbaglia; ma quando si crede troppo poco, ci si annoia. La storia di Conway mi fece certamente molta impressione, e per vari motivi; mi proposi quindi di aggiungervi tutto ci che era possibile, oltre - s'intende - alla probabilit di ritrovare anche lui". Dopo aver acceso un sigaro continu: "Far questo voleva dire viaggiare molto in luoghi strani; ma siccome mi piace... I miei editori non si lagneranno se mando loro una volta tanto un libro di viaggi. Devo aver fatto, tutt'insieme, parecchie migliaia di miglia; Baskul, Bangkok, ChungKiang, Kashgar, le ho visitate tutte, e il mistero certamente racchiuso in qualche piccolo punto di tale area. Ma un territorio abbastanza vasto, come vedi, e tutte le mie investigazioni non poterono oltrepassarne neanche il margine (e neppure, perci, il margine del mistero). Se poi, dell'avventura di Conway, vuoi soltanto i fatti, e solo quei fatti che siano stati controllati da me, tutto ci che posso dirti

che lasci Baskul il 20 maggio e che arriv a ChungKiang il 5 ottobre. E le ultime notizie sono che part di nuovo da Bangkok il 3 febbraio. Tutto il resto probabilit, possibilit, indovinello, mito, leggenda, quel che vuoi". "Non hai dunque trovato nulla nel Tibet?". "Mio caro, non ci sono neppure entrato nel Tibet. al palazzo del governo non vollero nemmeno sentirne parlare; tutto ci che si pu ottenere da quei signori che diano la loro approvazione a una spedizione sull'Everest, e quando dissi che volevo vagabondare nei KuenLuns per conto mio, mi guardarono come se avessi proposto loro di scrivere una biografia di Gandhi. Oh, ne sapevano molto pi di me: "Andare in giro per il Tibet non impresa per un uomo solo; bisogna partire con una spedizione bene organizzata, diretta da qualcuno che sappia almeno qualche parola di tibetano". (E pensare che io, mentre Conway mi raccontava la sua storia, mi ero di continuo meravigliato che vi fossero tante difficolt per aspettare l'arrivo dei portatori! dicevo: ma perch non prendere tutt'e quattro le proprie robe, e via tranquillamente da soli?...). La gente del Governo aveva mille ragioni; tutti i passaporti del mondo non mi avrebbero aperto la via dei KuenLuns. mi ci avvicinai fino a poterli vedere in lontananza in una giornata limpidissima, a una cinquantina di miglia. Non molti europei possono dire altrettanto". "Sono montagne spaventose?". "Sembravano un fregio bianco all'orizzonte, ecco tutto. A Yarkand e a Kashgar ne domandai a quanti incontravo... Credo che siano la catena meno esplorata del globo. Ebbi la fortuna di parlare con un americano che tempo innanzi aveva tentato di attraversarli ma non era riuscito a trovare un valico. Diceva che v'erano s dei passaggi, ma

tremendamente alti e non segnati sulle carte. Gli chiesi se credeva possibile l'esistenza di una vallata come l'aveva descritta Conway, e lui mi rispose che se non impossibile era certo poco probabile, soprattutto sotto gli aspetti geologici. Gli domandai poi se avesse mai sentito parlare di una montagna a cono, alta quasi come le pi alte vette dell'Himalaya, e la sua risposta fu un po' strana. Disse che v'era in proposito una leggenda, ma che la credeva senza fondamento. Aggiunse che la leggenda parlava di monti anche pi alti dell'Everest, ma che a lui non pareva possibile. "Non credo che il pi alto picco dei KuenLuns superi i 25'000 piedi, se pure ci arriva" disse. Ma si affrett ad aggiungere che quelle cime non erano mai state misurate rigorosamente. "Gli chiesi allora che cosa sapesse dei monasteri di Lama nel Tibet, dove si era recato parecchie volte, e raccont le solite cose che si leggono nei libri. Mi assicur che non erano davvero luoghi di incanti, e che i monaci erano generalmente sporchi e corrotti. "Vivono a lungo?" chiesi, e mi rispose di s, quando per non morivano prematuramente di qualche male ripugnante. Allora mi feci coraggio e andai al punto chiedendogli se avesse mai sentito qualche leggenda di longevit estrema fra i Lama. "Ne ho sentito a bizzeffe" rispose, "se ne raccontano di tutti i generi dappertutto, ma verificarle impossibile. Per esempio le mostrano un essere ripugnante e le dicono che rimasto per cent'anni murato in una cella; a guardarlo le parrebbe estremamente probabile, ma naturalmente non pu esigere il certificato di nascita". Interrogato se credeva che possedessero qualche potere occulto o medicinale per prolungare la vita o la giovent, mi disse che realmente si attribuiscono loro molte e strane nozioni in proposito, ma che a

parer suo chi avesse indagato un po' da vicino avrebbe scoperto facilmente una specie di trucco indiano della corda: sempre qualcun altro che l'ha vista. Disse che i Lama parevano avere strane forze di controllo fisico. "Li ho osservati mentre stavano seduti sull'orlo di un laghetto gelato, completamente nudi, con una temperatura sotto zero e un vento furioso; i loro servi rompevano il ghiaccio e inzuppavano d'acqua gelida larghe lenzuola con cui poi li avviluppavano. Lo facevano per dodici volte e pi, e sempre i Lama asciugavano queste lenzuola con il calore del loro corpo. Si crede che mantengano il sangue a un'elevata temperatura con la forza della volont, ma mi pare una spiegazione poco convincente"". Rutherford si vers di nuovo da bere. "Ma questo, come diceva pure il mio amico americano, non ha niente a che vedere con la longevit. Dimostra soltanto che, riguardo all'autodisciplina, i Lama hanno gusti ben poco allegri. Ecco dunque fin dove ero giunto con le mie investigazioni, e probabilmente sarai d'accordo con me che, con simili testimonianze, non c' neppure quanto basta per impiccare un cagnolino". Gli dissi che concordavo pienamente, e gli chiesi poi se i nomi "Karakal" e "ShangriLa" non avessero trovato qualche eco nella memoria dell'americano. "Niente affatto; ho provato inutilmente. Dopo aver ascoltato le mie domande concluse: "I monasteri mi interessano poco; una volta a un tale che incontrai nel Tibet dissi che se per caso avessi abbandonato la via giusta, l'avrei lasciata per evitarli, non per andare a caderci dentro". Questa sua casuale osservazione mi fece venire un'idea curiosa, e gli chiesi quando fosse avvenuto questo suo incontro. ""Oh, da un bel pezzo" mi rispose, "prima della guerra.

Credo che fosse nel 1911". Insistetti per avere altri particolari che mi diede ricordando alla meglio. Pare che allora stesse viaggiando per una societ geografica americana, con parecchi colleghi, portatori, eccetera... una spedizione in regola. In qualche luogo presso i KuenLuns aveva incontrato quest'individuo, un cinese in una portantina con portatori indigeni. Questo tale parlava in buon inglese, e aveva insistito vivamente perch visitassero un certo monastero nelle vicinanze; anzi si era offerto come guida lui stesso. L'americano aveva risposto che non avevano tempo e che la proposta non li interessava, e questo fu tutto". Dopo una pausa Rutherford prosegu: "Suppongo che questo non significhi gran che. Quando qualcuno si sforza di ricordare un incidente qualunque capitatogli vent'anni prima, non puoi architettarvi su grandi congetture. Ma puoi trarne motivo per interessanti riflessioni". "S, bench una spedizione bene organizzata che avesse accettato l'invito non sarebbe poi stato troppo facile trattenerla al monastero contro la volont dei componenti". "E' vero. E forse non si trattava neppure di ShangriLa". Ci ripensammo a lungo, ma pareva un argomento troppo nebuloso per poterlo discutere, e io continuai chiedendogli se avesse scoperto qualche prova a Baskul. "A Baskul non ebbi alcuna speranza; e fu anche peggio a Peshawar. nessuno mi seppe dir nulla, eccetto che il dirottamento dell'aereo era un fatto innegabile. Furono anche piuttosto restii nell'ammetterlo; non era un episodio da vantarsene". "E dell'apparecchio non si ebbe mai pi nessuna notizia?". "Non una parola, n dell'apparecchio, n dei passeggeri. Potei per verificare che si trattava veramente di un aereo speciale, capace di

salire a grandi altezze e attraversare lunghe catene di montagne. Cercai pure di rintracciare quel Barnard, ma il suo passato risult cos misterioso che non sarei affatto sorpreso che fosse proprio Chalmers Bryant, come diceva Conway. Tanto pi che la scomparsa di Bryant fra tanto chiasso e fra tutte le recriminazioni del fallimento era sembrata a tutti stupefacente". "Ti sei informato del rapitore?". "Tentai, ma anche qui senza risultato. L'aviatore militare che l'altro aveva atterrato per prenderne il posto, era morto qualche tempo dopo; cos anche questa promettente pista di indagini fu troncata. Scrissi persino in America a un mio amico che dirige una scuola d'aviazione per sapere se di recente avesse avuto qualche allievo tibetano, ma la sua risposta, bench pronta, fu una nuova delusione. Mi disse che non faceva alcuna distinzione fra tibetani e cinesi: che di questi ultimi ne aveva istruito circa cinquanta per combattere contro i giapponesi. Niente da fare neppure l, come vedi. Per feci una bizzarra scoperta, che del resto mi sarebbe stata facile anche da Londra. Verso la met del secolo scorso c'era a Jena un professore tedesco che si fece giramondo e visit il Tibet nel 1887. Non torn pi, e si diceva fosse annegato guadando un fiume. Si chiamava Friedrich Meister". "Cielo! uno dei nomi citati da Conway!". "S, ma potrebbe anche essere una coincidenza. E poi non proverebbe nulla perch l'uomo di Jena era nato nel 1845". "Per strano" dissi. "S, abbastanza strano". "E sei riuscito a rintracciare gli altri?". "No. E' un peccato che la lista dei nomi non fosse pi lunga. Non

trovai cenno di nessun allievo di Chopin che si chiamasse Briac, bench questo non provi che non sia esistito. Conway era piuttosto parco nei nomi, e se ci pensi strano che di circa cinquanta Lama che dovevano trovarsi nel monastero me ne nominasse soltanto uno o due. Anche di Perrault e di Henschell non potei trovare alcuna traccia". "E che mi dici di Mallinson?" domandai. "Che cosa gli sar capitato? E di quella ragazza? Quella piccola cinese?...". "Cercai di informarmi anche di loro, mio caro. Come avrai visto dal manoscritto, il difficile consisteva in questo: che la storia di Conway termina nel momento in cui abbandonarono la vallata con la carovana dei portatori. Dopo di questo o non volle o non pot raccontarmi cosa fosse successo; per, bada, me l'avrebbe detto poi, se avessimo avuto pi tempo. Possiamo per tentare di ricostruire in qualche modo la tragedia. Le fatiche del viaggio dovettero essere impressionanti e v'era il pericolo di incontrare briganti, o magari di essere traditi dalla stessa scorta. Probabilmente non sapremo mai con esattezza ci che accadde, ma quasi sicuro che Mallinson non sia mai giunto in Cina. Figurati se non ho fatto ogni sorta di inchieste! Cercai, prima di tutto, di reperire delle notizie sui grandi invii di libri e di merci oltre la frontiera tibetana, ma n a Sciangai, n a Pechino, che mi parevano i luoghi pi probabili per simili spedizioni, trovai assolutamente nulla. Questo per non avrebbe molta importanza, perch per le loro importazioni i Lama dovevano certo preoccuparsi del segreto assoluto. Allora feci un tentativo a TatsienFu. Sembra un luogo magico, difficilissimo a raggiungersi, una specie di mercato alla fine del mondo, dove i portatori cinesi dello Yunnan passano i loro carichi di t ai

tibetani. Ne leggerai qualcosa nel mio nuovo libro, che sar presto pubblicato. Gli europei arrivano di rado fin laggi. Vi trovai gente educata e cortese, ma assolutamente nessuna testimonianza dell'arrivo di Conway con i suoi compagni". "Perci non ti sei ancora spiegato come Conway abbia potuto arrivare a ChungKiang?". "Sono giunto a questa sola conclusione: che vi capit per caso, come avrebbe potuto capitare in qualunque altro posto. Per noi, una volta a ChungKiang, possiamo finalmente rientrare nel regno dei fatti, e questo gi un risultato. L'ospedale della missione con le sue suore una realt indubitabile, ed pure una realt l'entusiasmo di Sieveking a bordo quando Conway suon quella pseudomusica di Chopin". Rutherford si interruppe, poi disse pensoso: "Puoi constatare che sto facendo un vero esercizio per equilibrare tutte le probabilit; ebbene, i due piatti della bilancia salgono e scendono con scatti quasi uguali, tanto da una parte che dall'altra. Certo - siamo franchi -, se non accetti il racconto di Conway, vuol dire che hai dei dubbi o sulla sua sincerit, o sulle sue facolt mentali". Si interruppe nuovamente, come aspettando qualche parola di commento; e io dissi: "Come sai, dopo la guerra non l'ho pi rivisto; ma mi dissero che era tornato molto cambiato". Rutherford rispose: "S, lo era davvero. Come pu un giovane (anzi un ragazzo, quasi) assoggettarsi a tre anni di intenso logorio fisico e morale senza che una parte di lui non sia fatta a brandelli? La gente dir, immagino, che ne usc senza un graffio. Ma le ferite c'erano: erano dentro".

Parlammo un poco della guerra, e delle sue conseguenze a seconda delle persone; ma torn presto sul tema principale: "Devo aggiungere una cosa, e forse la pi strana di tutte: un particolare che venne fuori quando feci le mie ricerche alla missione. Come puoi intuire, suore, medici, infermieri, fecero tutto il possibile per aiutarmi; ma non rammentavano gran che, perch a quell'epoca avevano avuto un lavoro enorme per un'epidemia di febbri. Una delle mie domande fu in che modo Conway fosse arrivato all'ospedale: da solo, oppure accompagnato da qualcuno che lo avesse trovato ammalato in qualche luogo? Nessuno se ne ricordava, era accaduto tanto tempo fa... Ma a un tratto, quando stavo per rinunciare al mio interrogatorio, una delle suore disse casualmente: "Credo che il dottore dicesse che era stato accompagnato qui da una donna". Non seppe dirmi altro; e siccome il dottore non era pi alla missione, non potei averne subito la conferma. "Ma ormai ero cos a buon punto nelle mie indagini, che non avevo nessuna intenzione di troncarle. Seppi che il dottore si trovava a Sciangai, in un grande ospedale, e andai a trovarlo. Era un ometto buffo ma intelligentissimo; parlava inglese abbastanza bene spezzando le sillabe alla cinese in un modo divertente. Lo avevo gi conosciuto durante il mio primo soggiorno a ChungKiang, e fu molto cortese, bench sovraccarico di lavoro per una recente incursione aerea dei giapponesi, un avvenimento feroce; le incursioni aeree dei tedeschi su Londra non sono nulla in confronto a quanto i giapponesi fecero nei quartieri indigeni di Sciangai. Il dottore mi disse subito che ricordava benissimo il caso di quell'inglese che aveva perduto la memoria. Gli chiesi se era vero che fosse stato accompagnato all'ospedale da una donna. "S, certo, da una donna cinese". Si

ricordava di lei? Mi rispose che non rammentava niente, eccetto che anche lei era ammalata di febbri, e che era morta quasi subito... Fummo interrotti: vennero ad avvertirlo ch'era arrivata un'altra ambulanza di feriti e che li avevano disposti su barelle nei corridoi, perch le corsie erano piene zeppe. Mi dispiaceva fargli perder tempo, tanto pi che il tuonare dei cannoni a Woosung ammoniva che ci sarebbe stato ancora molto da fare. Quando ritorn, apparentemente allegro fra tanto squallore, gli feci un'unica domanda finale: "E quella donna cinese... mi dica... era giovane?"". Rutherford scosse il sigaro, come se il racconto gli avesse dato tanta emozione quanta sperava che ne procurasse a me. Poi disse: "L'ometto mi guard un momento con gravit, poi rispose con quel buffo sillabare che proprio dei cinesi istruiti: "Oh no, era molto vecchia; pi vecchia di quante ne avessi mai visto"". Sedemmo a lungo in silenzio; poi parlai nuovamente di Conway come lo ricordavo io, buon ragazzo, ricco di belle doti e tanto simpatico; poi della guerra che lo aveva mutato; dei molti misteri del tempo, dell'et e del pensiero; e della piccola manci che era diventata "molto vecchia" e di quell'ultimo strano sogno della Luna Azzurra. "Credi che la trover mai?" gli chiesi.

Fine