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DEI BOSCHI E DELLE SIEPI DEL VENETO

100 FIORI

PICCOLA GUIDA PER RICONOSCERE

100 FIORI DEI BOSCHI E DELLE SIEPI DEL VENETO

Giuseppe Busnardo nato a Vicenza nel 1949 ma vive da sempre a Bassano del Grappa. laureato in Scienze Naturali allUniversit di Padova e fa parte di diverse societ scientifiche tra le quali la Societ Botanica Italiana. Si occupa di ricerche su flora e vegetazione, di antichi erbari e di storia della botanica, di giardini storici e di sentieri-natura. In ognuno di questi campi ha curato studi e pubblicazioni. Dedica particolare attenzione al settore delleducazione scientifica e della didattica della botanica. In questo campo, oltre alla pubblicazione di propri contributi originali, tiene corsi daggiornamento per insegnanti ed iniziative divulgative per appassionati e gruppi associativi. Per conto di Veneto Agricoltura ha gi pubblicato nel 2002 il volumetto Piccola guida per riconoscere 50 alberi del Veneto.

PICCOLA GUIDA PER RICONOSCERE

Conoscete il celebre detto meglio una testa ben fatta che una testa ben piena ? Michel Montaigne lo scrisse poco dopo la met del 1500 ma lattualit di queste parole cos grande che sembrano dette appena ieri. Che sia sempre pi importante, per degli educatori, dedicarsi a costruire processi conoscitivi e non solo a far accumulare saperi cosa fuori da ogni dubbio. A questo detto di Montaigne ci siamo ispirati nel progettare il libro e nello stenderne il testo. Non volevamo fare lennesima pubblicazione con una bella antologia di fiori di montagna (gi ce ne sono di attraenti e di valide) ma costruire un manuale in cui una scelta ragionata di specie (poche ma bene) fosse correlata ai loro principali ambienti di vita (solamente boschivi, in questo caso), a notizie essenziali sui luoghi per andarli a vedere e, soprattutto, ad alcuni minimi suggerimenti metodologici affinch il tentativo del loro riconoscimento non si riduca ad un nome a memoria ma divenga una struttura di pensiero.

100 FIORI DEI BOSCHI E DELLE SIEPI


DEL VENETO

PICCOLA GUIDA PER RICONOSCERE

Giuseppe Busnardo

AZIENDA CERTIFICATA UNI EN ISO 14001:2004 da BVQI/UKAS certificato n 166150 DEL 13/02/06 e da VALORITALIA certificato n 01 Gestione del patrimonio forestale regionale: interventi selvicolturali, manutenzione e tutela del territorio, attivit agrozootecnica. Attivit di educazione naturalistica.

Giuseppe Busnardo

Solo con la natura e con i suoi libri, passo ore deliziose nelle mie passeggiate campestri.
(J. J. Rousseau a C. Linneo, 21 settembre 1771)

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2. Raccolta e osservazione di Trifogli: cosa fare, cosa pensare


La ricerca
Curiosando con attenzione, dalla primavera allautunno, in un piccolo prato (in citt o in campagna), non dovrebbe essere difficile trovare dei Trifogli fioriti e, soprattutto, scoprire che ce ne sono sia di bianchi che di rossi (vedi foto n. 1 e tavola n. 1). Magari non saranno sempre mescolati assieme, ma curiosando qua e l con pazienza, magari cercando anche in un prato vicino, si dovrebbero poter trovare entrambi.

Foto 1

I Trifogli bianchi e i Trifogli rossi che si possono trovare comunemente nei prati di citt e di campagna

La raccolta
Quando farla. Il periodo settembre inizio ottobre va benissimo, ma in alternativa si pu provare anche a maggio (noi stiamo pensando, naturalmente, ai tempi della scuola). Come farla. bene raccoglierne 4-5 di bianchi ed altrettanti di rossi. Ogni campione va raccolto bene dalla base, radici comprese. Preparazione. Se osserverete subito i campioni, non serve alcuna preparazione. Se vorrete conservarli per esaminarli in un secondo momento, oppure per rivederli e confrontarli con altri, allora bisogna essiccarli e prepararli in alcuni fogli di un erbarietto.

Ma qual il vero fiore del Trifoglio? Una precisazione necessaria. Ci che istintivamente chiamiamo fiore del Trifoglio (vedi foto n. 1) in realt un aggregato di singoli fiorellini tutti uniti tra loro (perci, pi correttamente, trattasi di una infiorescenza). Ognuno di questi (vedi tavola n. 1) il vero fiore, ossia la minima unit riproduttiva dotata di minuscoli stami raccolti attorno ad un pistillo e racchiusi allinterno di una corolla (in questo caso, con la forma di un cornetto). Ogni singolo fiorellino, una volta impollinato e fecondato, si trasforma in un piccolo frutto (in questo caso, un minuscolo legume di consistenza cartilaginea).

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Cosa e come osservare


Dopo averli raccolti, disponete i Trifogli sopra una superficie di lavoro (un tavolo, un cartone, un muretto ) e poi raggruppateli per colore. Otterrete due insiemi che chiameremo provvisoriamente Trifoglio 1 (i bianchi) e Trifoglio 2 (i rossi). Fin qui facile. Ora si tratta di cominciare ad accorgersi che, oltre ad avere evidenti analogie (le foglioline raggruppate in terne, ad esempio), i nostri Trifogli bianchi e Trifogli rossi posseggono parecchie piccole ma evidenti differenze (oltre a quella data dal colore bianco o Tavola 1 rosso). La tabella n. 1 Il Trifoglio bianco ed il Trifoglio rosso vi guider in questa osservazione e vi insegner a procedere in modo ordinato e rigoroso. Dovete controllare bene e verificare che tutte le caratteristiche indicate nella tabella siano presenti nei vostri esemplari. Se sar cos, avete raccolto proprio gli stessi tipi di Trifogli che noi vi stiamo indicando. Se non sar cos e qualche caratteristica non corrisponde, probabilmente avete raccolto piante di tipo diverso e dovete rifare la raccolta e ricominciare da capo.
Tabella n. 1

Trifoglio 1 (bianco) Colore dei singoli fiori Attaccatura dei singoli fiori Gambo dellinfiorescenza Posizione delle foglie Struttura della pianticella Margine della singola foglia Bianco Tramite un minuscolo picciolo (lente!) Nudo, senza foglie lungo il fusticino Sono attaccate solo sulle parti striscianti al suolo Strisciante, con fusticini eretti nudi che si dipartono dalle parti striscianti Finemente dentellato (lente!)

Trifoglio 2 (rosso) Rosso Diretta, senza un minuscolo picciolo (lente!) Con foglie attaccate lungo il fusticino Sono attaccate lungo il fusticino eretto Un solo fusto eretto foglioso Pressoch intero (lente!)

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Cosa stiamo scoprendo?


I Trifogli 1 (bianchi) e i Trifogli 2 (rossi) che abbiamo raccolto non sono diversi solo per il colore ma anche per numerose altre caratteristiche ben precise (attaccatura del singolo fiore ed altri elementi riuniti nella tabella n. 1) che probabilmente finora non avevamo mai osservato.

Tutti i Trifogli 1 e i Trifogli 2 saranno cos?


Per rispondere in modo appropriato a questa domanda, la cosa pi giusta sarebbe cercarsi un altro prato, altri Trifogli bianchi e altri Trifogli rossi e verificare se queste caratteristiche e queste diversit si ripresentano con regolarit. Ripetere le osservazioni fino a riconoscervi un principio generale ed una prevedibilit vuol dire fare della scienza.

ATTENZIONE, IMPORTANTE. Non escluso che, raccogliendo i nostri Trifogli bianchi e Trifogli rossi sopra descritti, non possa capitare di trovare accidentalmente anche altri tipi di Trifogli o di pianticelle a loro somiglianti. In questo caso, fatta una meticolosa osservazione ed un controllo dei caratteri suggeriti dalla tabella n. 1, dovreste essere in grado di saper decidere se, e per quali motivi, trattasi di una pianta diversa. Trovarsi in questa situazione e sapere come comportarsi una sorta di verifica delle nostre capacit di osservazione.

RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI Utilizziamo un esempio comodo (i Trifogli) per accorgerci di come si presenta la natura con le proprie forme di vita. Osservandoli con cura, ci accorgiamo di analogie e di differenze. Diamo un metodo alle nostre osservazioni. Impariamo come guardare, annotare, confrontare. Impariamo un metodo con i Trifogli per estendere poi questo modo di fare ad altre erbe (o qualsiasi essere vivente) anche se non sar sempre cos facile (ma almeno sappiamo come dovremmo fare). Dora in poi, guardando dei fiori, dovremo saper cogliere analogie e differenze e, possibilmente, saperle registrare in tabelle o altri strumenti matematici. Dovremo saperlo fare non solo con i Trifogli ma anche con tutti gli altri fiori o foglie di alberi che possono destare la nostra curiosit.

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3. Prime conclusioni
Se avete fatto numerose raccolte e verifiche, potrete confermare che esistono almeno due tipi di Trifogli, ben diversi tra loro. Dora in poi il primo passo sar quello di saperli individuare, identificare, distinguere e riconoscere tra loro (ovvero di fronte ad un esemplare di Trifoglio 1 o di Trifoglio 2, saper dire a quale dei due insiemi appartiene). Abbiamo scritto almeno due tipi di Trifogli poich il passo successivo sar quello dessere in grado di distinguerli dagli altri eventuali Trifogli e da tutti gli altri fiori pi o meno somiglianti a Trifogli (lErba medica, ad esempio). Saper dire, di fronte al prossimo fiore, probabilmente un Trifoglio, ma di un tipo diverso dai primi due oppure non so che fiore sia ma non sicuramente un Trifoglio potr rivelare che gi siete sulla buona strada. I Trifogli che abbiamo esaminato formano gli elementi di due insiemi che sono ben definiti da precise propriet di appartenenza che devono essere soddisfatte contemporaneamente (riassunte nella tabella). Finora abbiamo usato il termine tipo di Trifoglio, ma questi insiemi sono il primo abbozzo di un concetto fondamentale che troveremo tra breve: la specie. Molto importante! Gli elementi di ciascun insieme non sono necessariamente perfettamente identici tra loro, ma devono condividere e soddisfare una serie di caratteri di appartenenza allinsieme stesso. Possono essere un po pi alti o un po pi bassi, con aspetto esuberante o striminzito, ma devono sempre rispettare i caratteri di appartenenza allinsieme. fondamentale acquisire questo modo di guardare e di pensare la variabilit allinterno di questo insieme che poi definiremo come la specie. Questi insiemi hanno bisogno di un nome per essere identificati. Se ci pensate, a ci che si distingue che si d sempre un proprio nome. Ma il nome non andr al singolo individuo bens allinsieme-specie. Se vorrete comunicare con altri o consultare un libro, questo nome non potr essere soggettivo (inventato da voi) o restare provvisorio (come fatto da noi allinizio inventando i nomi di Trifoglio 1 e Trifoglio 2) . Dovr essere un nome condiviso e dovr essere coniato con regole universali, ovvero che tutti riconoscono come valide. Anche del modo di usare i nomi parleremo tra breve. Quanto ai nostri Trifogli, vanno identificati correttamente come segue: - il Trifoglio 1 fa parte della specie Trifolium repens e pu essere chiamato con il nome comune italiano Trifoglio strisciante;

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- il Trifoglio 2 fa parte della specie Trifolium pratense e pu essere chiamato con il nome comune italiano Trifoglio pratense. NB. Dora in avanti per indicare il Trifoglio 1 ed il Trifoglio 2 usereremo i rispettivi nomi comuni italiani.

Foto 2

Il Trifoglio 2 (rosso) che dora in poi chiameremo Trifoglio pratense.

RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI Con il Trifoglio strisciante ed il Trifoglio pratense abbiamo costruito due insiemi separando, e raggruppando assieme, fiori accomunati da precisi caratteri esteriori. Dora in avanti dovremo saper dire chi appartiene a ciascuno di questi insiemi e chi no. Come con i Trifogli, possibile fare questa operazione con gli altri fiori. Ogni insieme comprender fiori dello stesso tipo. Ogni tipo di fiore che vorremo riconoscere dovr appartenere ad un insieme che viene definito da precise caratteristiche di appartenenza. Da questo insieme prender il nome. Dovrai cominciare dal saper distinguere il Trifoglio strisciante dal Trifoglio pratense e questi due da altri Trifogli e da altri fiori. NB. Nel fare questi insiemi ci vuole molta prudenza. La variet di fiori esistenti sicuramente superiore alle nostre comuni aspettative e le somiglianze o le differenze spesso si basano su caratteri assai minuti (pur se costanti).

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4. Cominciamo a mettere in ordine (ovvero, dai Trifogli a tutto il resto)


I nostri due Trifogli sono solo una piccolissima scheggia rispetto alla ricchezza ed alla complessit del mondo dei fiori (e dei viventi in genere) e perci il prossimo passo non potr essere che quello di allargare lo sguardo anche agli altri vegetali. Ovvero, tenendo sempre a mente i due Trifogli come il nostro esempio di riferimento, dovremo compiere qualche altra osservazione che ci aiuti a trovare regole pi generali per imparare ad orientarci tra i fiori in modo consapevole.

Foto 3

In un bel prato fiorito possono vivere moltissimi fiori diversi. Provare a classificarli vuol dire provare a raggrupparli (idealmente) in base a somiglianze. Ma quali criteri bisogna usare?

Nel nostro prato non ci saranno solo Trifogli, ma anche tanti altri fiori. Se poi esaminassimo anche il bordo della strada, il selciato, un vecchio muro, un altro prato vicino, il bordo di un fosso e qualsiasi altro ambiente non faremmo che scoprire nuovi fiori. Con forme e colori diversi, non solo, ma anche mutevoli al cambiare delle stagioni. Pi si impara a guardare, pi se ne scoprono. La natura ne ha inventato una quantit ed una variet davvero sorprendente. Come fare a capirci qualcosa? Un primo passo istintivo sempre quello di mettere ordine, ovvero di raggruppare e di classificare. Osservando un certo numero di fiori, non difficile accorgersi che esistono delle somiglianze che ci permettono di fare dei gruppi formati da pianticelle simili tra loro. Ma simili per che cosa? Quali caratteri ordinatori meglio usare per classificare?

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Il carattere che viene prima di tutti alla mente sicuramente il colore. Potremmo raggruppare tra loro i fiori gialli, quelli rossi, quelli interamente verdi e cos via. Classificare in base al colore un modo legittimo, ma che non ci aiuta a trovare le vere somiglianze. Nel caso nostro, i Trifogli bianchi ed i Trifogli rossi verrebbero separati in due gruppi diversi e ci non rispecchierebbe la loro reale parentela (essere entrambi Trifogli). Inoltre sarebbe assai facile accorgersi subito che nellipotetico gruppo essere fiori bianchi (oppure fiori rossi ecc.) vengono a riunirsi assieme fiori dello stesso colore ma con forme diversissime. Pensando agli animali, sarebbe come raggrupparli in camminatori, nuotatori e volatori (ad esempio, pipistrello e passero verrebbero accomunati pur essendo diversissimi).

Foto 4

Quattro fiori accomunati dal colore giallo ma con strutture fiorali visibilmente molto diverse tra loro. In alto a sinistra: il Ranuncolo erbatora (Ranunculus thora). In alto a destra il Giglio dacqua (Iris pseudoacorus). In basso a sinistra lEnula scabra (Inula hirta). In basso a destra la Primula comune (Primula vulgaris)

Un secondo carattere cui si pu facilmente pensare la forma delle foglie (soprattutto negli alberi). Si potrebbero raggruppare tra loro quelle di forma lanceolata, quelle ovate e cos via. Ma, a parte la difficolt intrinseca in questa scelta (la gamma delle forme delle foglie sicuramente molto pi ricca e mutevole di quella dei colori), anche in questo modo non arriveremmo a trovare le somiglianze che esprimono una vera parentela. anchessa una classificazione legittima, anzi un passaggio necessario per osservare ed impadronirsi di una terminologia in modo operativo, ma dobbiamo essere consapevoli che classificare le foglie cosa ben diversa da classificare fiori ed alberi tramite le foglie. Un esempio con il Leccio e la Roverella (entrambe Querce) pu aiutarci a capire meglio. Se noi classificassimo le due singole foglie in base alle loro caratteristiche, quelle del Leccio e della Roverella

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andrebbero a finire in due insiemi diversi: sempreverde e lanceolata la prima, nonsempreverde e lobata la seconda (vedi tavola 2). Eppure sono entrambe Querce. Cosa accomuna questi due alberi e li fa appartenere alle Querce? Evidentemente non la foglia ma saranno i fiori e, soprattutto perch pi facile a vedersi, il frutto, ossia la celebre ghianda dei cartoni animati di Cip e Ciop. Si potr perci dire: se il rametto porta le ghiande, allora lalbero appartiene alle Querce.

Tavola 2

Roverella (a sinistra) e Leccio. Due alberi con foglia, molto diversa, che li distingue ma con il frutto (la ghianda) che li accomuna e li fa appartenere alle Querce.

Che carattere scegliere allora per mettere ordine e orientarsi tra i fiori? Oggi facile a dirsi, ma la decisione che la vera parentela espressa soprattutto da una comune struttura dei fiori e dei frutti ha impegnato il mondo della scienza in accese discussioni durate decenni (se non addirittura secoli). Trovato un accordo su questo principio, stato costruito un edificio ordinato (il sistema di classificazione) nel quale ogni vegetale pu trovare un suo posto a seconda di come sono fatti i suoi fiori, i suoi frutti e, in subordine, altre parti del corpo (naturalmente, qui ci stiamo occupando solo delle piante con fiori, perci non consideriamo alghe, licheni ed altro).

Una volta capito cosa e come guardare, unosservazione attenta dei fiori e dei frutti ha portato a scoprire che esistono diversi gradi di somiglianza. Tenendo sempre a mente i nostri due Trifogli, facile accorgersi che esistono altri vegetali con fiori non identici ma molto simili nella struttura fiorale. Prendendo ad esempio piante assai note, pensiamo al Glicine, alla Robinia, alla Ginestra, al Fagiolo, al Pisello, allErba medica (vedi foto 5). Situazioni analoghe sono state osservate con tutte le altre forme pi disparate di fiori e frutti. Trifogli, Glicini, Robinie ecc. sono stati riuniti in un insieme di rango superiore. La conseguenza importantissima: lordine che si pu costruire un ordine gerarchico.

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Foto 5

Strutture fiorali di alcune Leguminose. La parentela tra loro resa manifesta dalla somiglianza del fiore. Da sinistra la Scandalida (Tetragonolobus maritimus), lArrestabue (Ononis spinosa) e la Cornetta dondolina (Coronilla emerus).

RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI Classificare vuol dire raggruppare tra loro oggetti cercando di stabilire delle rassomiglianze e delle differenze, cercando di unire ci che simile e di separare ci che diverso. Saper classificare unoperazione analoga in tutte le discipline (poligoni, verbi, rocce, sostanze chimiche) ed una abilit fondamentale che dovrai acquisire e saper applicare in svariate situazioni. Per classificare dovrai individuare uno o pi criteri ordinatori (in base ai quali si classifica) e saper individuare analogie e differenze. Per fare questo si costretti ad osservare e confrontare, una abilit che poi si riveler utilissima nel riconoscimento. Dovrai sapere quali solo i criteri ordinatori che ci fanno costruire classificazioni soggettive (cio dipendenti da nostre scelte personali) e quali sono i criteri che si sono rivelati i pi adatti a trovare e capire lordine che oggettivamente esiste nella natura. NB. comunque opportuno iniziare da classificazioni per colore, per forma delle foglie o per altri caratteri scelti volta per volta per arrivare in questo modo ad accorgerci che, in realt, portano a raggruppare fiori che sono diversi tra loro e per suscitare quindi il problema che serve trovare altri principi ordinatori che meglio rendano manifeste le vere somiglianze presenti in natura e che possano essere condivisi e utilizzati da tutti.

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5. I principali gradi di somiglianza


L individuo. Ogni singola pianticella di Trifoglio strisciante o di Trifoglio pratense oppure qualsiasi altra erba od albero va considerata un individuo. La popolazione. Tutti gli individui di Trifoglio strisciante, del prato da noi considerato, formano una popolazione. Se li potessimo guardare tutti, sarebbe difficile trovarne due di perfettamente identici. Ci vuol dire che allinterno di una popolazione esiste una variabilit individuale (un po pi piccoli o un po pi grandi, pi o meno ricchi di fiori ecc.) e che nessun individuo pu essere pensato come un perfetto prototipo della popolazione al quale tutti gli altri devono essere perfettamente uguali. N.B. Il vero problema sorger quando troveremo un Trifoglio che ci sembrer parecchio diverso dai due gi conosciuti: sar un singolo individuo anormale oppure lesemplare di un nuovo tipo di Trifoglio (diremo poi pi correttamente: appartenente ad unaltra specie)? La specie. Se potessimo mettere assieme idealmente tutte le popolazioni di Trifoglio strisciante che possiamo osservare anche nei prati vicini (e poi tutte le popolazioni che potenzialmente potremmo trovare in altri luoghi pi lontani) noi arriveremmo a delimitare una specie. Dobbiamo pensare la specie come un grande insieme con le sue ben definite propriet di appartenenza (ad esempio, come quelle delineate nella tabella n.1). Pi esattamente, le condizioni per poter dire che due (o pi) popolazioni appartengono alla stessa specie sono: - essere accomunate da un medesimo aspetto nel quale sono rispettate le propriet distintive (di appartenenza allinsieme) questa detta definizione morfologica; - formare una potenziale comunit riproduttiva delimitata verso gli altri viventi da precise barriere genetiche (ovvero i Trifogli striscianti si impollinano con i Trifogli striscianti e danno vita a Trifogli striscianti con gli stessi caratteri dei genitori) questa detta definizione biologica. Accorpando definizione morfologica e definizione

Foto 6

Due popolazioni di Centaurea rapontica (Rhaponticum scariosum) fotografate, rispettivamente, sul Massiccio del Grappa (localit Meatte) e sullAltopiano dei Sette Comuni (localit Sunio). Le due popolazioni, che condividono analoghe caratteristiche morfologiche e che potenzialmente sono interfertili, appartengono alla stessa specie (Rhaponticum scariosum).

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biologica possibile formulare il concetto di specie in modo sintetico: la specie lunit di rappresentazione della realt biologica. La specie, inoltre, si pu considerare lunit naturale che forma la base di tutto il sistema di classificazione.

ATTENZIONE. Le cose in natura non stanno sempre cos. Quanto appena detto per descrivere la specie, se preso alla lettera, pu portare ad una rigida concezione creazionista e fissista della vita biologica. La realt pi complicata. Sono stati gi catalogati oltre 23.000 casi di ibridi riguardanti coppie di vegetali diversi, ovvero di situazioni in cui non sono esistite barriere genetiche tra specie. Queste forme ibride possono aver avuto vita occasionale oppure, e spesso accade cos, mostrare fertilit e diffondere in tal modo figli non uguali ai genitori e cos via per molte discendenze. Ci sono gli organismi con riproduzione non sessuata e che perci sfuggono al tentativo di pensare la specie come comunit riproduttiva. E poi ci sono i casi documentati di mutazioni genetiche che hanno dato vita a prole nella quale sono comparse una o pi caratteristiche che sono diverse rispetto a quelle dei genitori. La realt biologica, perci, viene meglio interpretata e descritta secondo unottica evoluzionistica. Ma addentrarci in questo campo, pur fondamentale, ci porterebbe fuori dalle intenzioni del presente volumetto. In questa sede, ai fini pratici, ci sembra proponibile questa sorta di compromesso: - guardare alle fioriture, da un punto di vista operativo, usando la categoria di specie come sopra descritto (concetti di insieme e di appartenenza); - tenere presente che pu esistere una certa variabilit nelle popolazioni e che non sempre sar facile attribuire singoli individui a specie ben precise; - mantenere la consapevolezza che questo modello pratico non spiega la complessit e la storia temporale dei fenomeni biologici e che, a livello di interpretazione, pi convincente pensare in termini evoluzionistici.
Il genere. Osservando pi specie affini (ad esempio i nostri due Trifogli) ci si accorge che si possono individuare sia analogie (la struttura base del singolo piccolo fiore identica) che differenze (il colore bianco o rosso, il portamento ecc. vedi tabella n. 1). La scoperta che in natura possibile individuare queste analogie ha portato a riunire tutte le specie che ne godono in una categoria superiore che stata detta genere. Come detto sopra, come se si cercasse di individuare una sorta di parentela decidendo che questa viene resa manifesta pi dalla struttura dei fiori e dei frutti che da somiglianze di foglie o altro. Il concetto di genere, spesso sottovalutato, invece fondamentale per impadronirsi di una struttura di pensiero che ci aiuti ad orientarci in mezzo alla natura. Ad esempio, tutte le Querce (sempreverdi o caducifoglie) sono state riunite in un genere denominato Quercus ed il pi comodo carattere di appartenenza stato individuato nella presenza delle ghiande. Per noi perci comodo sapere che di fronte ad ogni albero recante sui rametti le ghiande (pur magari con le foglie pi disparate) potremo sempre dire questa una Quercia. Non sapremo ancora quale (ovvero non sapremo ancora la specie esatta), ma intanto ci siamo orientati sulla strada giusta. La famiglia. Un ragionamento analogo stato fatto per creare un ulteriore superiore

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raggruppamento: la famiglia. Si visto che anche tra generi affini esistono alcune analogie che permettono di raggrupparli e, allo stesso tempo, di distinguerli da altri. Losservazione comparata, ad esempio, del fiore dei nostri Trifogli con quello dellErba medica, delle Ginestre, del Glicine, della Robinia (e di tante altre) ha portato a costruire un raggruppamento superiore che stato chiamato Famiglia delle Leguminose (vedi foto 5).

Foto 7

Fiori di specie e generi diversi, ma tutti appartenenti alla famiglia delle Composite (come reso manifesto dalla simile struttura fiorale). In alto a sinistra il Girasole (Helianthus annus), in alto a destra lAsteroide salicina (Buphtalmum salicifolium). In basso a sinistra la Stella Alpina (Leontopodium alpinum), in basso a destra la Carlina (Carlina acaulis).

ATTENZIONE. I rapporti di somiglianza tra i fiori (e tra i viventi in generale), in unottica evoluzionistica, non sono frutto di analogie dettate da principi ordinatori astratti ma sono indice di una parentela che frutto di una comune storia evolutiva. In un sistema di classificazione cos inteso, perci, ogni grado di somiglianza che si pu ricostruire (genere, famiglia ...) va inteso come una parte ben precisa di un grande albero genealogico.

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RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI I fiori di un prato o di un bosco vanno visti e pensati in termini di individui, di popolazioni, di specie e cos via. La singola pianticella di Trifoglio strisciante va considerata un individuo. Tutti i Trifogli striscianti di un prato formano una popolazione. Tutte le popolazioni di Trifogli striscianti, viventi altrove ma aventi analoghe caratteristiche (come in tabella 1) e formanti una unica potenziale comunit riproduttiva, formano un insieme che viene detto specie. A questo insieme dato un nome condiviso (Trifolium repens) che lo distingue da altri. Analoga conclusione per il Trifoglio pratense e per altri insiemi costruibili allo stesso modo. La specie lunit base del sistema di classificazione. Pi specie affini per la comunanza di uno o pi caratteri formano un genere. Il Trifoglio strisciante, il Trifoglio pratense e molte altre specie di Trifogli formano il genere Trifogli (Trifolium). I Trifogli assieme alle Ginestre, ai Glicini, alle Robinie ed altri generi che condividono analoga struttura di fiori e frutti formano la Famiglia delle Leguminose. Specie, genere e famiglia sono le prime tre categorie tassonomiche organizzate tra loro in una gerarchia (la specie un sottoinsieme del genere, il genere a sua volta un sottoinsieme della famiglia). NB. Esistono poi altre categorie tassonomiche superiori che in questa sede, per semplicit, non prendiamo in considerazione.

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6. Riconoscere un ore
Bello quel fiore, come si chiama? Poich, come si sar capito, non vogliamo ridurre tutto ad un semplice operazione di memoria (il meccanico ricordo di unetichetta con un nome) ma ci piacerebbe che il riconoscere qualche fiore fosse accompagnato anche dal piacere della scoperta di un ordine della natura, ci sembra necessario soffermarci ancora, pur brevemente, su alcune considerazioni metodologiche. Riconoscere un fiore vuol dire imparare ad accorgerci di come fatto e saperlo distinguere da altri fiori in qualsiasi posto lo possiamo incontrare. Poich abbiamo visto che gi esiste un sistema di classificazione che mette in ordine i fiori in base a rapporti di somiglianza (parentela), riconoscere vorr dire, allo stesso tempo, distinguere e individuare una sua appartenenza. Per sapere il nome di un fiore bisogna individuare perci a quale specie appartiene. Ma poich abbiamo visto che la specie lunit base di un sistema gerarchico, possibile orientarsi ed imparare il riconoscimento utilizzando i diversi gradi di questo stesso sistema. Un esempio in campo geometrico ci pu far capire meglio. Se vedi che una certa figura appartiene allinsieme possedere quattro lati, allora la puoi chiamare semplicemente quadrilatero. Se invece vedi che, oltre a possedere quattro lati, ne ha due soli paralleli, allora la puoi chiamare, con pi precisione, trapezio. Se, infine, il trapezio possiede i due lati obliqui uguali tra loro, allora lo puoi identificare con sicurezza e chiamare trapezio isoscele. Questo il riconoscimento pi corretto e, soprattutto, univoco. Il trapezio isoscele un sottoinsieme dei trapezi che a loro volta sono un sottoinsieme dei quadrilateri. Questi sottoinsiemi rivelano la struttura gerarchica. Analogamente, di fronte ad un fiore, potrai dire: - appartiene alla Famiglia delle Leguminose, se individuerai come caratteristica distintiva solamente il fiore ed il frutto tipici di questo raggruppamento; - appartiene al Genere dei Trifogli, se saprai individuare in dettaglio anche i caratteri che li contraddistinguono (ovvero lidentikit per essere Trifoglio): uno stame libero e nove stami sono saldati in un tubicino e questo tubicino di stami concresciuto con la corolla (oltre alle foglioline raggruppate a tre, che per un carattere condiviso anche con alcune altre Leguminose); - appartiene alla Specie Trifolium repens (oppure il Trifoglio strisciante), se riconoscerai anche i caratteri distintivi di questa specie (come descritti nella tabella n.1). Ragionare sempre cos? Pro e contro. Questo modo di ragionare (se possiede .. allora appartiene a ..) quello

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giusto ma con i fiori (o gli animali) le cose sono pi complicate per almeno tre ordini di motivi: - i fiori sono molto pi numerosi e variegati rispetto alle figure geometriche, le strutture fiorali e le forme dei frutti sono tantissime e sono spesso diverse per dettagli che possono sfuggire; - istintivamente noi non pensiamo che molti nomi collettivi che regolarmente usiamo (Ortica, Menta, Papavero, Rosa ) corrispondano a generi formati da molte specie simili tra loro (come ci sono tante Foto 8 specie di Trifogli, ci sono parecchie specie di Ortiche, Il Trifoglio bruno (Trifolium badium). Per i caratteri della Mente, Papaveri, Rose ecc.); sua struttura fiorale (non ben - rispetto ad un modello valido per le figure distinguibili in fotografia) geometriche (mancanza di variabilit e confini questo fiore stato inserito nel genere Trifolium che, a sua volta, netti: un trapezio isoscele si distingue sempre da appartiene alla famiglia delle un trapezio scaleno), nel mondo biologico bisogna Leguminose. tener conto della variabilit allinterno della specie e talvolta della difficolt di tracciare un confine tra specie e specie. Mettere in pratica questo modo di ragionare, perci, non sar subito facile. Ma questo schema ci permetter di costruire una struttura di pensiero che ci aiuter ad orientarci con prudenza e di fare un passo alla volta. Si potr partire da alcuni casi facili e poi di arricchire ordinatamente le nostre conoscenze. Soprattutto ci metter in una strada corretta e non ci far procedere casualmente. E non detto che riguardi solo la botanica (o la biologia in genere), ma pu divenire un atteggiamento di pensiero ed una abilit da usarsi in situazioni diverse.

RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI Non dobbiamo ridurre il riconoscimento ad una semplice operazione di memoria di un nome, ma provare a darci una struttura di pensiero. La base di tutto imparare ad accorgerci di come sono fatti i fiori, saperli confrontare e distinguere, individuare le caratteristiche che li possono far appartenere ad una famiglia, ad un genere e ad una specie. bene iniziare con pochi casi di riconoscimento e cercare di fare in modo che la capacit di distinguerli e riconoscerli valga per sempre, in qualsiasi luogo. Poi se ne aggiungeranno altri e cos via. Di fronte al prossimo fiore bisogna essere in grado di dire se appartiene ad una delle specie gi conosciute (oppure generi o famiglie) oppure no. Pu sembrare banale, ma cos che si costruisce un piccolo edificio di conoscenze e di metodologie.

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7. Cosa guardare? Un buon carattere!


Dare il nome ad un fiore vuol dire, dunque, identificarlo, distinguerlo dagli altri e farlo appartenere ad un insieme. Ma come si fa? O meglio, cosa bisogna guardare? Una prima risposta, a questo punto del nostro percorso, evidente: se lordine dei vegetali stato costruito in base alle caratteristiche di fiori e di frutti, per riconoscere il posto occupato dalla nostra pianticella in questordine (famiglia, genere o specie che sia) bisogna imparare ad osservarne e distinguere la struttura dei suoi fiori e dei suoi frutti. Con una precauzione, per. Poich ci siamo gi detti che la natura ha regalato unincredibile ricchezza e variet di forme, sar bene iniziare con poche cose ma bene. Ad esempio, con le Leguminose che posseggono fiori e frutti facilmente identificabili (e delle quali qui ci siamo gi abbondantemente occupati). Poi magari con le Composite che, nonostante siano moltissime e non facili, posseggono una comune struttura fiorale ben individuabile. E cos via per altre. Anche qualche albero potr aiutarci a migliorare la capacit di osservazione e la costruzione di una struttura di pensiero. Aceri, Querce, Tigli, Ontani e Olmi, possedendo ciascuno frutti inconfondibili e per lo pi essendo comuni in giardini e boschetti, sono davvero ottimi per iniziare.

Foto 9

Due buoni caratteri per distinguere le felci tra loro losservazione delle diverse forme assunte, nelle varie specie e generi, dallincisione del margine fogliare e dalla struttura dei sori (le masserelle di spore) nella pagina inferiore delle foglie stesse. Da sinistra la Felce montana (Thelipteris limbosperma) e la Felce fragile (Cystopteris fragilis).

Una volta individuato per il posto della nostra pianticella nellordine dei vegetali (appartiene alle Leguminose, appartiene ai Trifogli ecc.), per arrivare al suo nome (ovvero lappartenenza alla specie esatta) spesso bisogna saper guardare altri piccoli dettagli della sua struttura complessiva (come quelli riassunti nella tabella 1). Chiameremo ciascuno di questi un buon carattere, ovvero quellutile e spesso decisiva caratteristica che ci permetter di orientarci definitivamente e di riconoscerla. I buoni caratteri per distinguere il Trifoglio strisciante dagli altri saranno dati, ad esempio, dallassenza delle foglie lungo il fusticino, dal minuscolo picciolo del singolo fiorellino e, naturalmente, dalla struttura strisciante del fusto.

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Un po alla volta dovrete impadronirvi necessariamente di questi buoni caratteri, i quali, naturalmente, non saranno gli stessi tra i diversi gruppi di vegetali. Per distinguere tra loro le Graminacee, ad esempio, alcuni buoni caratteri sono la struttura dellinfiorescenza e la forma di una linguetta membranacea (la ligula) che di norma situata tra fusto e lembo della foglia. Per distinguere tra loro le Ombrellifere, invece, bisogner abbinare alle diverse soluzioni adottate dalle infiorescenze le piccole ma costanti differenze esistenti nei frutti. Oppure, ancora, per distinguere tra loro i Carici, le erbe pi tipiche dei luoghi umidi, non bisogner tralasciare dal guardare con cura le forme assunte dai cespi basali e dalle radici. Ogni fiore possiede quindi dei buoni caratteri che formano la sua carta didentit, ma ci che pu cambiare la parte del corpo dove conservata. Sapere dove indirizzare lattenzione, ecco la chiave del successo.

RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI Se vorrai riconoscere un fiore, non dovrai osservarlo a casaccio ma indirizzare la tua osservazione sui buoni caratteri distintivi. Dapprima sulla struttura fiorale e sui frutti per individuare la sua appartenenza ad una famiglia e ad un genere. Poi magari su dettagli pi minuti ma costanti per individuare lappartenenza ad una specie.

La corolla bianca, rivolta allingi, formata da sei tepali di uguale lunghezza, ciascuno macchiato allapice di giallo-verdastro, fa subito pensare al comune Campanellino (Leucojum vernum vedi a pag. 103), ma la presenza di fiori raggruppati a 3-4 allapice dello stelo (e non singoli) ci pu far distinguere questo fiore e farlo appartenere alla specie congenere Leucojum aestivum (molto rara, tipica di prati umidi e di fossi poco ombreggiati). La disposizione dei fiori un buon carattere distintivo tra le due specie (che poi differiscono anche per lecologia).

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8. Ma quale nome usare?


Quello delluso del nome e della comprensione del nome stesso ci sembra un aspetto spesso sottovalutato o addirittura malcompreso. In questa sede, per motivi di brevit, ci dobbiamo limitare a poche indicazioni essenziali ma su questo tema un approfondimento necessario (si pu fare su Piccola guida per riconoscere 50 alberi del Veneto pubblicato nel 2002 per Veneto Agricoltura). Il nome non un elemento intrinseco alla pianta ma una pura etichetta che stata data quando serviva distinguerla. Questo vuol dire che non ci potr essere un nome vero ma solo un nome pi o meno condiviso. I primi nomi sono stati quelli locali e dialettali, perci diversi zona per zona. Importanti per le nostre radici culturali, poco utili per comunicare su ampia scala geografica. Il nome condiviso va dato alla specie (e non allindividuo), ma lunico nome che identifica con sicurezza una qualsiasi specie (quasi fosse una etichetta registrata presso unanagrafe) il binomio scientifico in latino. A partire da met 1700 (rivoluzione di Carlo Linneo), man mano che le specie venivano distinte, descritte e catalogate, venivano anche battezzate con il binomio scientifico. Questo perci non va inteso come il nome difficile, ma come letichetta universale coniata secondo precise regole dal botanico che si preso la responsabilit di affermare che certe particolari popolazioni erano diverse da tutte le altre conosciute, che meritavano perci di essere raggruppate (idealmente) insieme nel formare una nuova specie e che per identificarla e distinguerla era necessario coniare appositamente un nuovo nome. Nel linguaggio italiano comunemente in uso non esiste un unico modo per identificare una specie. In alcuni casi si usa un solo sostantivo (Leccio, Rovere), in altri un sostantivo abbinato ad un aggettivo (Pino nero, Pino silvestre, Pino marittimo ecc.). importante inoltre tenere presente che molti nomi largamente usati (Ortica, Menta, Papavero, Rosa) sono nomi collettivi che non identificano una specie ma un genere (ovvero ci sono diverse specie di Ortica, di Menta, di Papavero, di Rosa). Ci sono poi i nomi fuorvianti che, pur consolidati e ormai condivisi, possono far pensare ad un genere di appartenenza che non quello reale, come nel caso, ad esempio, della bellissima Rosa di

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Per questo splendido fiore, appartenente alla specie Hepatica triloba, alcuni libri indicano il nome italiano Erba trinit, altri invece il nome Anemone fegatella.

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Natale (Helleborus niger - vedi foto n. 11). Ed anche necessario sapere che esistono nomi italiani condivisi solo per una parte delle specie esistenti e che pu anche succedere che per una stessa specie sia stato coniato pi di un nome in italiano. Ad esempio, la specie Hepatica triloba indicata in alcuni libri come Erba trinit ed in altri come Anemone fegatella, con linevitabile risultato di innescare una potenziale confusione.
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La Rosa di Natale (Helleborus niger). Il nome comune in italiano fa pensare ad un genere di appartenenza (le Rose) che non quello reale. Il nome scientifico la identifica invece come un ben definito tipo di Elleboro (genere appartenente alla famiglia delle Ranuncolacee).

Il caso concreto del nostro solito Trifoglio 1 pu farci capire meglio. - Questerba era sicuramente conosciuta da tempo immemorabile e indicata genericamente con i nomi dialettali di strafogio, strafoio, strafoi e altri ancora. Luso, talora, del nome strafoio mato fa pensare alla necessit di una distinzione da altri trifogli eventualmente conosciuti. - La pianta viene distinta e descritta come specie autonoma da Linneo a met 1770 e battezzata con il binomio Trifolium repens. - In italiano conosciuta in vari libri come Trifoglio bianco, Trifoglio ladino, Trifoglio strisciante. In questa situazione, due persone potrebbero usare due nomi diversi per indicare la stessa pianta e magari non sapere di parlare dello stesso fiore. - Chi si esprimesse con una frase del tipo ho raccolto un Trifoglio resterebbe al livello dellappartenenza al genere e non distinguerebbe di quale specie di Trifoglio si tratti (come se dicesse ho disegnato un trapezio. Ma quale?).

RIORDINIAMO LE IDEE ESSENZIALI decisivo imparare ad orientarsi nel labirinto dei nomi. Per leggere un libro sulla natura, per ascoltare e per capire una conferenza o una visita guidata, per raccontare le belle fioriture viste in una gita e quantaltro. Per quanto attiene a noi, possiamo usare indifferentemente il nome comune italiano o il binomio scientifico, a patto che siamo consapevoli del loro diverso valore. Se invece vogliamo leggere o ascoltare, dobbiamo essere in grado di capire i nomi che usa chi scrive o chi parla.

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Insegnanti che simulano unesperienza didattica durante un corso di aggiornamento organizzato da Veneto Agricoltura.

non ci si possa dedicare liberamente a tutte le altre che ci piacciono o ci interessano. Per, cominciando cos, intanto mettiamo pochi (ma corretti) punti fermi. Su questi possiamo poi costruire altre conoscenze. Agendo in questo modo, come se ci procurassimo una bussola per orientarci e poi poter proseguire il cammino con consapevolezza e con piacere di capire.

Tutta la successiva parte di questo libro (pagine 42-139) costruita con questo criterio. Sono stati dapprima individuati i principali boschi del Veneto e poi sono stati raggruppati geograficamente a partire dal litorale marino fino alle Alpi pi interne (a proposito di classificazioni: anche questa ne un esempio!). Poi per ciascuno di loro sono state scelte e illustrate quelle poche specie del sottobosco che si sono ritenute pi significative ma, allo stesso tempo, anche pi facili ed indicate per cominciare. In altre parole, per chi entrer in una Pineta litoranea viene certamente suggerito di guardare ci che piace ma soprattutto di cercare di trovare e di riconoscere prima di tutto quelle specie che noi abbiamo individuato per la Pineta stessa. E cos via per ogni altro tipo di bosco, dalle Ontanete delle ultime paludi di pianura ai boschi di Larice delle Cime Dolomitiche.

In ambedue i casi, ricerca libera o pilotata che sia, una raccomandazione fondamentale: non fermarsi al riconoscimento, ma cercare di capire il senso ed il valore del fiore di cui abbiamo individuato il nome. Le pagine seguenti sono proprio dedicate a questo. Sar

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una pianta comune o rara? proprio tipica di quellambiente o vive un po dappertutto? A parit di ambiente, sar diffusa anche in altri paesi europei o addirittura extraeuropei? E cos via per tante altre domande e curiosit. cos, cominciando a capirne la flora, che si pu godere della bellezza e della ricchezza delle soluzioni che ci offre la natura e delle quali ricchissimo il nostro Veneto. questa la chiave di lettura che proponiamo. Ma dove si possono trovare queste notizie? Per quanto riguarda le specie scelte in questo libro, alcune notizie sono gi presenti, se pur sinteticamente, nelle singole descrizioni. Per altre informazioni, e comunque per tutti gli altri fiori non descritti in queste pagine, dovrete dotarvi di qualche buon manuale (vedi in bibliografia). Ci che importante questo: a partire da queste specie e tramite questo modo pilotato, anche in questo caso dovrete acquisire una curiosit ed una struttura di pensiero della quale impadronirvi stabilmente. Abbiamo scoperto che quella bella felce vista in escursione chiamata Felce dolce (foto n. 14) e appartiene alla specie Polypodium vulgare? Bene, ora dobbiamo domandarci se in questo ambiente una presenza consueta oppure occasionale, se la troverei altrove oppure no e cos via. Le risposte che posso trovare sono queste: una specie con distribuzione circumboreale (ovvero diffusa nelle zone temperato-fredde di Europa, Asia e America), presente in Italia solo nelle regioni centrali e settentrionali, colonizzatrice di boschi dai colli alla montagna nei quali predilige spesso le ceppaie. In questo modo, se riusciremo a distinguerla e a riconoscerla stabilmente, potremo anche aspettarci di ritrovarla o no nel bosco che sar meta della prossima escursione. Per accrescere il piacere di sapere, non c nulla di meglio che accorgersi di cominciare a capirci qualcosa. E ci non potr che aumentare lo stupore per le bellezze della natura e far venire voglia di sapere ancora di pi.

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La Felce dolce (Polypodium vulgare) fotografata in una delle sue nicchie ecologiche preferite: le ceppaie allinterno di un bosco.

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I ori intorno a me possono essere


1. Spontanei o coltivati
Questa distinzione non va data per scontata. Se pu apparire irrilevante in un ambiente naturale dove si pu presumere che tutto sia spontaneo e selvatico, pu divenire non trascurabile se dedichiamo la nostra attenzione ad ambienti urbani o agrari (il boschetto in un giardino, la siepe campestre lungo un fosso ecc.).

2. Spontanei o introdotti
Il termine spontaneo non solo il contrario di coltivato, ma viene anche usato per indicare una specie che si ritiene originaria di un certo territorio (autoctona) dove vi nasce e si riproduce liberamente. Si contrappone alle specie che in quello stesso territorio sono state introdotte (alloctone) per ornamento o altri scopi e che possono poi essere sfuggite alle coltivazioni. In questultimo caso possono aver avuto vita effimera oppure essersi definitivamente spontaneizzate e stabilizzate (naturalizzate) come avvenuto nel caso dellImpatiens di Balfour (Impatiens balfourii foto 15), unerba recentemente diffusasi in Veneto ma in realt di origine himalaiana.

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L Impatiens di Balfour (Impatiens balfourii), una specie di origine himalaiana ormai naturalizzata in Veneto ed in altre regioni italiane.

3. Con ciclo vitale annuale, perenne o biennale.


importante cogliere il nesso tra struttura della pianta, ciclo vitale e ambiente colonizzato. I fiori a ciclo annuale sono esili, a radice minuscola e filiforme. Compiono un rapido ciclo vitale in pochi mesi, passano la stagione avversa generalmente allo stato di seme e quindi non hanno bisogno di strutture vegetative complesse. Ad ogni nuova stagione vegetativa ricominciano

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La Veronica della Persia (Veronica persica), erba annuale comunissima nei giardini e negli orti.

La Violaciocca antoniana (Hesperis matronalis), erba perenne che si incontra saltuariamente nei boschi umidi e freschi.

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da capo (dalla germinazione del seme). Perci sono maggiormente diffusi negli ambienti con terreni sciolti, instabili o periodicamente rimescolati e rimaneggiati (esempio classico: le pianticelle infestanti gli orti). I fiori a ciclo perenne, al contrario, sono dotati di strutture pi robuste e complesse e per superare la stagione avversa adottano varie strategie (bulbi sotterranei oppure disseccamento delle sole parti aeree o altro). Perci rifuggono dagli ambienti instabili e prediligono situazioni tranquille e durature nelle quali la loro vita pu continuare senza interruzioni, stagione dopo stagione (come possono essere un bosco oppure un prato stabile da sfalcio). Una situazione intermedia (peraltro non molto diffusa) quella dei fiori che completano il ciclo vitale nellarco di due stagioni vegetative.

4. Con diffusione geografica cosmopolita, eurasiatica, solo europea, endemica .


Il nostro libro dedicato ai fiori che possiamo trovare nei boschi veneti. possibile che uno stesso fiore possa essere ritrovato, a parit dambiente, anche in altre zone geografiche? La risposta non univoca, poich gli studi dei botanici sulle distribuzioni delle piante (dette areali) hanno portato alla conclusione che, a parit dambiente, esistono specie diffuse in tutto il mondo (cosmopolite), diffuse solo in Europa ed Asia (eurasiatiche), solo in Europa (europee) e cos via per diverse altre possibilit. Quando la sua distribuzione diviene sempre pi delimitata e circoscritta (la catena alpina o una sua porzione, ad esempio), la specie detta endemica. Anche questa una classificazione, fatta in questo caso con un criterio geografico.

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La Cardamine irsuta (Cardamine LIsopiro comune (Isopyrum hirsuta), unerbetta annuale, con thalictroides), una specie diffusione cosmopolita nemorale poco frequente, con diffusione eurasiatica

Il Raponzolo di roccia (Physoplexis comosa), classico endemismo delle Prealpi e Alpi orientali calcareo-dolomitiche

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5. Comuni, frequenti o rari


Come sar la specie allinterno dellarea geografica in cui diffusa? Sar comune, frequente, sporadica o addirittura rara? Va detto subito che si tratta di una valutazione che pu assumere un carattere relativo o assoluto. LAsparago pungente (Asparagus acutifolius) ad esempio, in quanto tipica specie mediterranea (vedi anche a pag. 49), potr essere definita rara nel Veneto ma rivelarsi comunissima nel meridione dItalia. LAsparago pungente, per il nostro territorio, va perci considerata una rarit a carattere relativo ma di grande importanza per il luogo che la ospita. La Centaurea alpina (Centaurea alpina), invece, specie legata a radure aride dei pendii pedemontani, nonostante non manchino i suoi potenziali ambienti di vita, poco frequente ovunque allinterno della propria area distributiva e perci va considerata una rarit assoluta.

NB. LISTE ROSSE. Parallelamente alla distruzione o trasformazione di ambienti naturali, in questi ultimi decenni cresciuta lattenzione per tutte quelle specie che, in quanto gi rare e/o ecologicamente molto specializzate (vedi sotto), possono venire penalizzate dal consumo di territorio che pu portare anche alla loro estinzione locale. Sulla base di studi e di minuziose verifiche di campagna, si perci cominciato a redigere degli elenchi, detti liste rosse, nelle quali vengono segnalate queste specie in pericolo (generalmente pi reale che potenziale). una sorta di avviso dallarme per la conservazione del nostro patrimonio vegetale che troppo spesso rimane inascoltato.

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La Centaurea alpina (Centaurea alpina), una specie poco frequente ovunque e perci considerata rarit assoluta.

Una specie presente nella Lista rossa della Flora italiana: il Senecio erba-doria (Senecio doria). Strettamente dipendente dalla vita in paludi torbose di pianura e collina, minacciata destinzione per la distruzione dei suoi ambienti naturali.

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6. Ecologicamente specializzati (oppure no)


Oltre a possedere una propria distribuzione geografica, le specie possono essere pi o meno dipendenti da un certo ambiente di vita. O meglio, pi o meno dipendenti dalle condizioni ecologiche (terreno, temperatura, umidit ecc.) che sono ottimali per il loro ciclo vitale e che si concretizzano in dati ambienti. La gamma delle possibilit, in questo caso, molto complessa e per interpretare questo fenomeno biologico sono state pensate numerose categorie. Ne segnaliamo solo alcune che verranno usate nelle descrizioni delle specie nelle pagine seguenti. Si parla di specie nemorali quando lattecchimento e lo sviluppo sono condizionati dalla presenza di una copertura boschiva senza per bisogno di specificare di quale bosco si tratti. Nel caso nostro, sono definite genericamente specie nemorali sia quelle dei boschi litoranei che quelle dei boschi dalta quota. Analogamente si potr dire per le igrofile (bisognose dacqua), per le ruderali (prediligono luoghi in abbandono o comunque manomessi e/o trascurati) e cos via.

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Una specie igrofila: il Ranuncolo dacqua (Ranunculus trichophyllus).

Una specie ruderale: il Convolvolo comune (Convolvolus arvensis).

Si parla di specializzate quando le specie sono estremamente esigenti per il loro ciclo vitale e trovano perci queste condizioni solo in particolari e ben definite situazioni (ad esempio, le sabbie salmastre). Al contrario, si parla di tolleranti quando le specie sono capaci di adattarsi al variare delle condizioni ecologiche e possono perci colonizzare una pi ampia gamma di situazioni ambientali.

7. Perci tipico dellambiente esaminato (oppure no)


Da quanto detto al punto precedente, ne consegue che pi una specie specializzata, pi pu essere considerata caratteristica o esclusiva dellambiente che colonizza. Pi invece tollerante, pi pu essere intesa come occasionale o non esclusiva di quellambiente.

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Capire e apprezzare la ora


Con il termine flora intendiamo linsieme delle specie vegetali che vivono in un ambiente o in un territorio ben definito. Si pu parlare di flora di un determinato ambiente (ad esempio, la flora dei castagneti, se intendiamo una sorta di inventario generale delle specie pi tipiche e frequenti in questi boschi), di flora di una localit (ad esempio, la flora del Monte Baldo) oppure di flora di ambiti pi estesi (ad esempio, la flora della Provincia di Venezia, della Regione Veneto e cos via) o molto ristretti (ad esempio, la flora del cortile della scuola). logico attendersi, alla luce soprattutto di quanto detto alle pagine precedenti, che ogni flora (di un ambiente o localit che sia) sia formata dalla somma di pi componenti. Saranno mescolate assieme le specie pi tipiche ed esclusive con quelle pi tolleranti e ubiquitarie. Soprattutto, pi il luogo in oggetto eterogeneo e offre condizioni di vita diversificate, pi la sua flora ne risulter ricca e variegata. La flora di una collina sar la somma della flora dei prati, delle coltivazioni, dei boschetti, dei torrenti, delle stradine e cos via. La flora di un cortile scolastico, invece, potr contare sullapporto delle specie che popolano il ghiaino, i marciapiedi, le basi e/o le pareti dei muretti di recinzione, il terriccio alla base di qualche albero, un angolo di prato e cos via. Teniamo presente che, guardandoci attorno con curiosit e pazienza, possibile individuare molti pi angoli e nicchie di vita diversificata di quanto non si possa istintivamente pensare.

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Una pozza dalpeggio possiede una propria flora e seleziona le possibili piante colonizzatrici in base alla quantit dacqua stabilmente presente, alla profondit e al calpestio degli animali sul margine. La pozza della fotografia (localit Larghetto, Altopiano dei Sette Comuni) mostra una evidente divisione della flora in zone concentriche (dal centro, una cintura di piante galleggianti, una di erbe radicate nel fango ed una esterna sul bordo del prato).

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Lo studio, la catalogazione e lanalisi delle componenti della flora di un luogo ci consegnano un documento che di quello stesso luogo pu raccontare molte cose importanti. Possiamo sapere se quel posto come tanti altri oppure se possiede elementi di distinzione e di originalit (ad esempio, la presenza di specie mediterranee sulle pendici solatie dei Colli Euganei conferisce loro un carattere che li distingue nettamente dai pi freschi colli pedemontani nei quali queste stesse specie tendono a mancare). Possiamo sapere il suo stato di salute (se aumentano le ruderali ci va a scapito della naturalit) e addirittura ricavarne elementi per la sua storia (la presenza di molte specie nemorali in siepi di pianura pu essere intesa come testimonianza relitta di antichi boschi da tempo distrutti).

Anche un giardino pubblico possiede una sua propria flora. Oltre alle entit arboree ed arbustive coltivate, il corteggio delle erbacee sar formato da specie spontanee che amano lombra, che sopportano il calpestio, che si adattano al ghiaino dei vialetti, che prediligono le radure pi soleggiate e cos via per tante altre possibili nicchie.
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Boschetti e prati palustri in localit Mottarella di Lovari (S. Martino di Lupari, Padova). Lo studio della flora di questo luogo ha permesso di rinvenire parecchie specie nemorali e igrofile che vanno interpretate come le ultime entit relitte che sono testimoni di boschi e paludi un tempo pi estese e caratterizzanti questa localit della fascia delle risorgive dellalto padovano.

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La biodiversit
Il valore della flora di un luogo pu essere inteso anche alla luce di un concetto che si affermato in questi ultimi anni e che ormai viene usato spesso anche nei mass-media: la biodiversit. Innanzitutto vediamo rapidamente cos. Il termine biodiversit stato coniato per indicare la ricchezza biologica esistente in un territorio, piccolo o grande che sia. Questa ricchezza resa manifesta dallinventario di tutte le sue forme di vita, vegetali ed animali, ed solo questa stima reale che pu permettere di valutarne linteresse, la normalit, leccezionalit oppure, cosa che avviene sempre pi spesso, limpoverimento. La biodiversit divenuto un problema di cui discutere e preoccuparsi proprio a fronte di un complesso di fenomeni (estinzioni, deforestazione, alterazioni ambientali e quantaltro) che sta intaccando profondamente il pianeta e lenorme (ma non illimitato) complesso di forme di vita formatesi in milioni danni di evoluzione. Con una efficace valutazione sintetica, la biodiversit stata definita come un conto in banca per il nostro futuro. Ai fini di questo libro, ci sembra possibile suggerire due modi di vedere la biodiversit.

1. La biodiversit come giudizio di valutazione della flora di un luogo.


Potremo dire che un certo posto caratterizzato da alta biodiversit quando leterogeneit delle sue nicchie ecologiche permette la presenza, magari in spazi ristretti, di un elevato numero di specie diverse. Al contrario, parleremo di un luogo a bassa biodiversit quando cos omogeneo da ospitare una forte semplificazione e ripetitivit degli organismi viventi. evidente che per apprezzare questo grado di biodiversit bisogna essere in grado di catalogare tutte le specie presenti e di fare queste stime numeriche e qualitative (cosa non facile). Ma gi conoscere questa dimensione del problema, sapere che esiste questo modo di pensare e di stimare la biodiversit pu essere importante.

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Un luogo ad alta biodiversit: le rupi e i canaloni delle Meatte nel Massiccio del Grappa.

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2. La biodiversit come consapevolezza della ricchezza di entit allinterno di una categoria sistematica.
E qui torniamo ancora ai nostri Trifogli. Come gi detto (vedi pag. 29), molti nomi di fiori sono usati istintivamente (Menta, Ortica, Papavero, Rosa ) senza pensare che in realt sono nomi collettivi e che, come nel caso dei Trifogli, non corrispondono ad una specie ma ad un genere ricco di molte specie. Per lesattezza, nel genere Trifolium in Italia sono state catalogate finora ben 66 specie (PIGNATTI, 1982). Un numero che pu sorprendere. Ma la cosa pi bella che ciascuna specie popola una ben definita zona geografica e possiede una propria collocazione ecologica. Si pu andare dal nostro supercitato Trifoglio strisciante (Trifolium repens) che non manca nei prati di nessuna regione italiana ( una specie subcosmopolita) fino ai casi estremi del Trifolium pannonicum che vive solo nei pascoli montani di Piemonte e Liguria oppure del Trifolium bivonae che un endemismo dei boschi montani della sola Sicilia. Questa diversit di specie e queste specifiche distribuzioni geografico-ecologiche sono presenti nella maggioranza dei nomi che comunemente usiamo (per ripeterci, tra le Mente, le Ortiche, i Papaveri, ma si potrebbero fare tantissimi altri esempi). Anche in questo caso, possiamo lasciare agli specialisti il compito di conoscerle tutte. Per noi per giusto sapere qual la dimensione del problema ed assumere un atteggiamento consapevole. Ovvero, se ascolteremo qualcuno raccontare di aver visto in passeggiata un Trifoglio oppure un Papavero, dentro di noi dovremmo chiederci: quale specie avr visto?.

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Il genere Rosa un gruppo sistematico ad alta biodiversit. Dietro ai nomi che comumente usiamo (Rosa canina, Rosa di macchia) si nasconde in realt un complesso e variegato labirinto di popolazioni e di specie non facilmente distinguibili.

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Distribuzione dei ori, una chiave di lettura


Nelle pagine seguenti lAnemone dei boschi (Anemone nemorosa) presentato in un preciso ambiente boschivo: il bosco di bassa pianura formato da Carpino bianco e Querce (vedi a pag. 62-63). Ma vive solamente in quel contesto ambientale? Assolutamente no, posizionarlo l stata una scelta dettata dal fatto che la sua presenza copiosa (con fioriture molto evidenti ad inizio primavera) caratterizza molto bene questi ultimi boschi superstiti connotati da una certa naturalit. Ci di cui ha bisogno lAnemone dei boschi una combinazione di suoli fertili, ambienti ombreggiati e temperature moderatamente fresche. Se tali condizioni si ripetono altrove, possibile ritrovarne le sue belle fioriture. Per questo motivo, la specie si pu localmente rinvenire anche in altri boschetti o siepi in tutto il resto della pianura (pure presso antichi giardini) e poi, invece, copiosamente nella collina e nel pedemonte. A patto, ripetiamo, che si manifestino simili condizioni ecologiche. Questa sua ampia diffusione, per, nulla toglie al fatto che la sua presenza nei boschi di bassa pianura un fatto di grande rilevanza naturalistica. Ragionamento analogo si pu fare per altri fiori. La Calta palustre (Caltha palustris), ad esempio, stata da noi presentata per i boschetti di risorgiva (vedi a pag. 66-67) poich l veramente tipica e caratterizzante, ma si pu ritrovare anche in altri ambiti collinari e pedemontani (talora anche montani) purch vi siano acque fresche nascenti (ruscelli, prati acquitrinosi ecc). Il Fior di stecco (Daphne mezereum), invece, pi tipicamente montano e perci stato da noi collocato nei boschi prealpini di latifoglie nobili (vedi a pag. 108 -109). Ci non toglie che non si possa rinvenire anche nelle faggete o nei castagneti ed anche, ma in via eccezionale, in qualche boschetto superstite di pianura con buona naturalit e con condizioni climatiche fresche. Ne consegue perci una importante chiave di lettura sia per quanto riguarda la scelta e la distribuzione da noi operata in questo libro collocando i cento singoli fiori in ciascun bosco (nei castagneti, nelle faggete ecc), sia, inversamente, per identificare il possibile corteggio di fioriture che si pu osservare dal vero nel singolo bosco (nel

Da sinistra lAnemone dei boschi (Anemone nemorosa), la Calta palustre (Caltha palustris) ed i frutti del Fior di stecco (Daphne mezereum). Fioritura di Radicchiella giallastra (Crepis paludosa) in un bosco di una valletta umida con Ontano nero e Nocciolo (Colli Asolani, TV).

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castagneto, nella faggeta ). Tra le specie illustrate, quelle legate rigidamente solo ad un bosco e/o ad un territorio (sempre restando al Veneto, naturalmente) sono pochissime: le entit mediterranee indicate per gli Euganei e poco altro. Quasi tutte le altre si possono osservare sia nellambiente boschivo per il quale sono illustrate (e per il quale sono tipiche e indicatrici), sia in altre situazioni con ecologia non dissimile. Questo permetter, usando il libro in modo intelligente, di arricchire il numero di fiori potenzialmente riconoscibili per ogni bosco (oltre a quelli volta per volta proposti). Se, ad esempio, ci troviamo in mezzo ai fiori di un Castagneto, per saperne il nome potremo dare una sbirciatina anche nelle pagine del Carpineto, degli Aceri-Tiglieti e delle altre situazioni boschive non troppo dissimili.

Distribuzione dei boschi: capire il mosaico, ritrovare le tessere


Come intuibile che sia, i vari tipi di boschi non sono distribuiti casualmente in Veneto (e altrove) ma vengono determinati da una combinazioni di fattori geografici, ecologici ed antropici. Nelle pagine seguenti ogni principale tipologia boschiva brevemente descritta nelle sue caratteristiche e non sar difficile capire in quale contesto ambientale vada ricercata. Ci pare per utile aggiungere un paio di chiavi di lettura, a livello generale, che potranno permettere meglio di capire come ci sia una precisa logica che regola la loro distribuzione sia a grande scala (nel Veneto), sia a piccola scala (in una valle, in un monte).

Distribuzione biogeografia nel Veneto


La cartina riprodotta alla pagina 45 riassume visivamente una suddivisione del Veneto in aree omogenee da un punto di vista bioclimatico (ZILIOTTO et alii., 2004). Le linee nere sono isoiete, ovvero linee immaginarie che uniscono tutti i punti con analoga piovosit annuale. Seguendo pazientemente il loro andamento serpeggiante si pu facilmente osservare come le zone con minore piovosit (1000 mm annui) siano collocate in pianura e, allestremit opposta, nelle Alpi pi interne. Quelle, invece, con maggiore piovosit (tra 1500 e 2000 mm annui) si muovono nellarea prealpina con un picco massimo nei monti tra Veronese e Vicentino. Se a ci aggiungiamo altri fattori climatici (temperature annuali ed escursioni termiche, giorni di gelo, giorni con copertura nevosa al suolo ecc.), ne consegue una sintesi bioclimatica che regola la formazione dei boschi. Il colore marrone scuro, ad esempio, individua le aree collinari moderatamente piovose e termicamente pi favorite nelle quali potremo trovare alberi e boschi che richiedono queste condizioni; il colore grigio-verde, invece, la fascia delle Alpi pi interne nella quale la bassa piovosit per accompagnata da temperature fredde e escursioni termiche accentuate di tipo continentale che hanno come conseguenza la presenza di boschi completamente diversi.

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Distribuzione topografica in un singolo territorio


Se invece spostiamo la nostra attenzione ad un territorio pi ristretto (una valle, un versante, un monte) possibile osservare una distribuzione dei boschi che potremo indicare come topografica e che viene regolata da fattori a scala locale: altitudine, esposizione del pendio, inclinazione e suolo, temperature e ristagni dumidit, microclima e quantaltro. Due esempi potranno chiarire meglio. Il disegno di destra raffigura una sezione reale eseguita sul versante occidentale del Monte Baldo (DEL FAVERO et alii., 1990). Si pu osservare bene lo smistamento dei boschi dovuto prevalentemente al variare dellaltitudine. Il disegno di sinistra, invece, mostra una sezione reale eseguita sulla sommit del Campeggia (Massiccio del Grappa). In questo caso, a parit di altitudine (e di inclinazione), lo smistamento dei boschi dovuto prevalentemente al variare dellesposizione: solatia, decisamente ombreggiata, intermedia. pascoli
1200

Col Campeggia m. 1107

Monte Baldo
versante occidentale

faggeta montana tipica 900 faggeta submontana con ostria 600 300

Boscaglia con carpino nero, nocciolo...

Latifoglie nobili, aceri, tigli...

Faggeto

orno-ostrieto orno-ostrieto con leccio

sud

nord

Estratto da Tratti essenziali della tipologia veneta dei pascoli di monte e dintorni di ZILIOTTO et alii, 2004.

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CIMA BIANCHE DOBBIACO

PODESTAGNO
NORD

MISURINA

passo Tre Croci

2
CORTINA rifugio Vandelli

1
AURONZO

passo Falzarego

ZUEL

ALLEGHE

3
passo Giau BELLUNO

La conca di Cortina dAmpezzo, verso il Cristallo

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ITINERARIO 1

ITINERARIO 2

ALLE PENDICI DEL FALORIA


una bella traversata che si snoda alle pendici delle balze rupestri del Faloria, sul lato orientale della Conca di Cortina dAmpezzo. In successione, si attraversano un bosco di Abete rosso, una tipica boscaglia di Pino mugo, un luminoso Lariceto e poi un estesa pineta di Pino silvestre. PARTENZA Sulla strada Cortina-Passo Tre Croci, un paio di chilometri prima di giungere al passo (a quota m. 1630 circa) ARRIVO Zuel (frazione di Cortina, m. 1150 circa). TEMPO DI CAMMINO 4 ore (tutta la traversata). DISLIVELLO Circa 100 metri in salita e poi 600 in discesa. SEGNAVIA CAI n. 206, breve tratto sul 210 e poi lunga discesa sul 220. DIFFICOLT Attenzione allorientamento nel tratto in discesa per i numerosi bivi. BREVE DESCRIZIONE Dal punto di partenza, si prende il segnavia 206 e si scende brevemente per oltrepassare un ruscello (torrente Bigontina) e poi si sale moderatamente percorrendo una lunga traversata (dapprima nella Pecceta e poi nella Mugheta) che corre in mezza costa sotto le balze del Faloria. Giunti nei pressi del passaggio della funivia, si scende brevemente, si percorre un breve tratto sul n. 210 e si devia a sinistra (sud) imboccando il segnavia 220. Si transita lungamente sotto un Lariceto e poi si prende una stradina forestale che, lungamente allinterno di una Pineta a Pino Silvestre, scende fino a Zuel.

SALITA AL RIFUGIO VANDELLI


uno degli accessi al Rifugio Vandelli, posto in magnifica posizione a ridosso delle spettacolari pareti settentrionali del gruppo del Sorapis. In questo caso, lungo la salita, possibile osservare la successione (dovuta allaltitudine ed alla morfologia) di un bosco con Abete bianco dapprima omogeneo e poi con Faggio, di una Mugheta e infine, nella parte pi elevata, di un bel bosco con Larice e Pino Cembro. Attenzione. Lungo la strada della Val dAnsiei, a met strada circa tra Pal S.Marco e lalbergo Cristallo, possibile osservare un interessante bosco ripario con Ontano bianco. PARTENZA In val dAnsiei (strada Auronzo-Misurina), presso lalbergo Cristallo (m. 1368) ARRIVO Rifugio Vandelli (m. 1928) TEMPO DI CAMMINO 2 ore (solo andata) DISLIVELLO 600 metri circa SEGNAVIA CAI n. 217. DIFFICOLT Nessuna. BREVE DESCRIZIONE Si prende la stradina forestale di fronte allalbergo Cristallo (segnavia 217-209) ma la si abbandona quasi subito deviando a sinistra (sud) seguendo solo il segnavia 217. Si percorre dapprima una stradina forestale, in lieve discesa, allinterno di un bel bosco dominato dallAbete bianco e poi si inizia a salire sul sentiero che si inerpica sul versante ora occupato anche da bei nuclei di Faggio. Man mano che si sale il bosco si transita anche tra boscaglie di Pino mugo e poi, nellultimo tratto, su un versante meno aspro, si tocca anche un luminoso Laricicembreto (ricco di erbe lussureggianti e di salici arbustivi) che prelude allarrivo al Rifugio posto in una stupenda conca tipicamente dolomitica.

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PICCOLA GUIDA PER RICONOSCERE 100 FIORI DEI BOSCHI E DELLE SIEPI DEL VENETO

ITINERARIO 3

ITINERARIO 4

TRA LE CINQUE TORRI ED IL PASSO GIAU


una traversata, abbastanza lunga ed articolata, che snodandosi sui fianchi nord-orientali delle Cinque Torri e del Nuvolau permette di attraversare in successione notevoli formazioni forestali: Peccete, Larici-cembrete, Mughete, ancora Larici-cembrete e poi Mughete ed infine tipiche Ontanete ad Ontano verde. PARTENZA Sulla strada tra Cortina ed il Passo Falzarego, circa tre Km a valle del Passo (a quota m. 1890 circa) ARRIVO Poco pi a valle del Passo Giau (a quota m. 2000 circa). TEMPO DI CAMMINO Circa 5 ore (tutta la traversata) DISLIVELLO Circa 550 metri in salita e 300 in discesa (molti saliscendi) SEGNAVIA CAI n. 443 (ma solo tra il Rifugio Cinque Torri ed il Passo Giau). DIFFICOLT Necessaria abitudine a sentieri di montagna. BREVE DESCRIZIONE Un bivio, presso un tornante della strada che sale al Falzarego, porta in poche centinaia di metri al Rif. Bain de Dones. Di qui si imbocca un sentiero (verso est) che percorre, dapprima pianeggiante e poi in lieve salita un fitto bosco di Abete rosso (con Ontani verdi e Salici). Dopo una mezzoretta di cammino si sbuca sulla strada che sale al Rifugio Cinque Torri e si segue questa (ora in un bosco di Larice e Pino cembro con talora presenza di Ontano verde). Giunti al Rifugio, si prende il segnavia n. 443 che compie un lungo percorso serpeggiante sotto alle balze rupestri delle pareti del Nuvolau (dapprima nella Mugheta, poi ancora tra Larici e Cembri e infine nuovamente nella Mugheta) fino ad arrivare al Passo Giau. Di qui si scende sul versante nord (sul lato destro della strada est) camminando nei pressi di belle Ontanete con Ontano verde fin nelle vicinanze della Casera Giau.

ALLE PENDICI DELLA CRODA ROSSA


Itinerario abbastanza lungo ed articolato ma facile a seguirsi che, transitando in un superbo ambiente dolomitico, permette di transitare allinterno di magnifiche formazioni boschive tipicamente alpine. PARTENZA Localit Lago bianco, sulla strada Cortina-Podestagno-Cima banche (a quota m. 1512) ARRIVO S.Uberto (Podestagno) a quota m. 1450 circa. TEMPO DI CAMMINO 5 ore (tutta la traversata) DISLIVELLO 600 in salita e 700 in discesa. SEGNAVIA Segnavia n. 8 (solo nella prima parte) DIFFICOLT Nessuna, ma serve attenzione nella discesa ai numerosi bivii. BREVE DESCRIZIONE Dal punto di partenza, si prende una stradina forestale che compie un tornante e poi dapprima traversa lungamente un versante (in un bosco dove si alternano Peccete e Pinete) per andare poi nel fondovalle di una lunga e dolce valletta (dapprima in una Mugheta e poi in una aperta Larici-cembreta). Giunti alla Forcella Lerosa (m. 2020), si scende sul versante opposto (preferibile il sentiero) dapprima ancora in mezzo ai Larici ed ai Pini cembri e poi, nella parte pi bassa, ritornando allinterno del bosco di Abete rosso. Giunti ad un bivio sul fondovalle (presso il Rifugio Ra Stua, m. 1688), si discende verso sud-est ma si lascia la stradina forestale e si imbocca un sentiero che corre a mezzacosta nel bosco ancora dominato dallAbete rosso fino a raggiungere il Cason de Antrulles. Lo si oltrepassa, si transita sempre nel bosco (ora con molto Abete bianco) e si scende presso la localit S.Uberto, arrivando nella strada statale poco sopra la localit Podestagno.

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