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La storia

Personaggi e interpreti principali:

Troiani

Priamo: il vecchio Re di Troia.


Ecuba: La moglie. In sogno qualche notte prima del parto la donna ha una premonizione
sulla città messa a fuoco, segno di quello che porterà la gravidanza.[ Il libro di Marion
Zimmer Bradley si chiama La Torcia proprio per questo]
Ettore: Primogenito di Priamo e capo dei troiani durante la guerra. Forte, coraggioso, leale
e dall’animo nobile. Ottimo guerriero. Sposato con Andromaca, mi pare sia la cugina, da
cui ha un figlio di pochi mesi Astianatte. Il mio personaggio preferito.
Paride: Figlio di Priamo. Inizialmente visti i nefasti presagi viene fatto allevare da una
famiglia contadina ma poi ritorna a Troia come principe, rapisce Elena e fa scoppiare la
guerra. Nei libri si percepisce sempre il suo essere un codardo e un pessimo guerriero
anche se nonostante tutto non è sua, quanto degli dei, la responsabilità della guerra.
Cassandra: L’altra figlia di Priamo. Diventata sacerdotessa di Apollo è una veggente e
predice le sventure che si abbatteranno su Troia ma nessuno le crede e viene chiamata
costantemente pazza. Alla fine della guerra verrà portata via da Agamennone che vuole
ridurla a schiava ma morirà prima per mano della moglie di lui. [ scena raccontata in
diverse tragedie e splendida]. Di lei si può leggere in Cassandra di Christa Wolf, che stra
consiglio.
Polissena: Figlia di Priamo.
Elena: Moglie di Menelao, innamoratasi e rapita da Paride darà inizio alla guerra.
Enea: principe troiano, mi pare un cugino dei figli di Priamo, sarà l’unico a salvarsi dalla
guerra. Riuscirà infatti a scappare, portando sulle spalle il padre e il figlioletto, e dalle sue
traversate avrà origine l’impero romano nell’Eneide di Virgilio. Nell’Iliade è sempre
descritto come un personaggio corretto, non molto brillante ma sveglio e leale. In molte
opere greche viene anche toccata la tematica della relazione sentimentale tra lui e
Cassandra.

Greci:
Agamennone: re di Micene e capo degli Achei. Il vero comandante. Dispotico, autoritario,
molto forte in battaglia. Quando parte per la guerra, in teoria voluta per difendere l’onore
del fratello in pratica perché Troia gli impediva determinati commerci, lascia a casa la
moglie Clitennestra. La donna nei nove anni di lontananza lo tradirà, con il giovane Egisto,
e al suo ritorno lo ucciderà nella vasca da bagno e poi morirà per mano della figlia che
adorava il padre, Elettra.[ da lì il complesso di Elettra che per Freud vuol dire essere
innamorati del padre e odiare la madre]. Tutto questo viene raccontato in diverse tragedie,
tipo L’Elettra, da Cassandra.
Menelao: Re di Sparta. Mi ha sempre fatto simpatia perché in un libro della Pitzorno la
protagonista che sta studiando l’Iliade lo definisce un valido guerriero a cui tutti vogliono
bene non a caso sono andati in guerra per lui. Penso sia così.
Achille: Eroe troiano. Figlio di Zeus e della ninfa Teti. La madre lo ha reso immortale
immergendolo in acque sacre tranne i talloni, non soffermarti sull’idiozia dalla cosa lo so, e
lui prima dell’inizio dell’opera è a conoscenza del fatto che prima della fine della guerra
morirà ma sceglie ugualmente di combattere per morire da Eroe. Ha una relazione, anche
se ovviamente non è che viene raccontato è solo lasciato immaginare, con il cugino
Patroclo. E’ forte, coraggioso, un guerriero immenso anche se impulsivo e immaturo.
Patroclo: cugino di Achille. Non molto forte in battaglia.
Ulisse: Principe greco di Itaca. Nonostante si enfatizzi sempre la sua intelligenza e la sua
arguzia era anche un discreto guerriero. E’ sua l’idea di stipulare una tregua con i troiani e
di portargli in dono un enorme cavallo di legno dentro il quale tutti i combattenti sono
nascosti. In questo modo i greci riescono a perforare le alte mura di Troia e vincere la
guerra. Alla fine della stessa però non riuscirà a tornare a Itaca e per sette anni affronterà
mille difficoltà nell’Odissea. Lo odio. Ci ho fatto una relazione sopra ma lo odio.
Diomede: Guerriero greco
Crise: Sacerdote di Apollo. Quando sua figlia Criseide viene presa come schiava da
Agamennone, il dio si adira e lancia sull’esercito Acheo la peste. Quindi è un tipo da non
mettersi contro. Tra l’altro la Wolf in Cassandra lo descrive in maniera spregevole, sia
fisicamente che umanamente.

La storia

La guerra di Troia (Ilio), di cui il pretesto è il rapimento [ o pseudo rapimento visto che lei
era consenziente] di Elena, sposa del re greco Menelao, da parte del troiano Paride, figlio
del Re Troiano Priamo, dura da nove anni quando comincia l’Iliade.
Il poema non racconta né l’inizio né la fine dell’assedio di Troia da parte degli Achei: si
concentra su fatti che si dispiegano su cinquantuno giorni focalizzando il racconto sull’ira
di Achille e lo sviluppo degli eventi all’atto in cui egli, dopo un periodo di rinuncia alla
lotta, riprende le armi per vendicare la morte dell’ amico e amante Patroclo con
conseguente morte di Ettore, quindi restituzione del suo corpo a Priamo. Le circostanze
della sconfitta di Troia saranno riportate nell’ Odissea e soprattutto nell’ Eneide di Virgilio.

Libro I
Agamennone, il capo dei Achei, trattiene prigioniera Criseide la figlia di un sacerdote
troiano di Apollo, ed il dio, per vendicarsi, fa scoppiare la peste nell’esercito. L’indovino
Calcante rivela la causa dell’epidemia ed Achille scongiura Agmennone di restituire la
prigioniera. Agamennone finisce per acconsentirvi, ma prende in compensazione Briseide,
la schiava di Achille. A nulla vale il generoso tentativo di conciliazione fra i due del vecchio
Nestore re di Pilo. Furioso, Achille si ritira sotto la sua tenda ed invoca la madre, la dea
Teti. Questa ottiene da Zeus la promessa di una vittoria troiana.

Libro II
Zeus invia ad Agamennone un sogno ingannevole che gli fa credere la vittoria. Per mettere
i suoi alleati alla prova, il re espone loro questo sogno, quindi finge di volere lasciare
l’assedio di Troia. I guerrieri si preparano a partire, ma Ulisse riesce ad impedire questo
proposito. I due eserciti si preparano a combattere: meticoloso “catalogo delle navi”
greche, ed enumerazione dei popoli e dei capi Troiani ed alleati (Dardani, Lici, Frigi,
Traci). Uno dei brani più noiosi che siano mai stati scritti.

Libro III
Abile analessi, uno dei flashback che in Lost hai tanto amato, della causa della guerra:
Paride è assalito dal terrore alla vista di Menelao, a cui ha sottratto la moglie Elena.
Dinanzi ai rimproveri di Ettore, propone allora di regolare il conflitto con un duello che lo
opporrà a Menelao. Mentre, dall’alto dei bastioni, Elena presenta i capi greci al re Priamo,
il patto di pace provvisoria è concluso ed il combattimento ha inizio. Ma la dea Afrodite
sottrae Paride prima che soccomba vista la netta superiorità di Menelao.

Libro IV
Zeus vorrebbe che venisse dichiarata la vittoria di Menelao così che, il torto riparato, si
sarebbe risparmiata la città e chiuso il conflitto. Ma su consiglio di Hera, che vuole
ardentemente la vittoria degli Achei, Atena fa in modo che siano i Troiani a violare per
primi il trattato di pace. Questa convince allora Pandaro a scoccare una freccia su
Menelao. Dopo una rivista delle truppe da parte di Agamennone, la battaglia riprende.

Libro V
Dove gli stessi dei sono messi a mal partito dagli uomini: Diomede ferisce Enea ma anche
sua madre Afrodite giunta ad assisterlo. I Troiani vacillano quindi si riprendono con il
ritorno di Enea, salvato da Apollo. Per sostenere i greci, Hera ed Atena scendono a loro
volta e, grazie a questa, Diomede ferisce lo stesso Ares. Gli dei riguadagnano Olimpo.

Libro VI
Mentre i Troiani soccombono, Ettore chiede alla madre Ecuba di pregare Atena, e le donne
troiane si recano al tempio di costei per pregarla di far vincere i troiani. Ettore incontra la
moglie Andromaca vicino alle porte Scee e, dinanzi ai suoi rimproveri e alle sue lacrime,
giustifica il suo posto in combattimento. Quindi, avendo stretto al petto il figlio
Astianatte, raggiunge le truppe con Paride. Questo è il mio brano preferito in assoluto.

Libro VII
Consigliato indirettamente dagli dei, Ettore sfida i capi greci in duello. L’estrazione a sorte
designa Aiace Telamonio. Il loro duello è interrotto dalla notte. Si approfitta dell’oscurità
per la sepoltura dei morti e la costruzione da parte dei greci di un fossato e di una parete
dinanzi al loro campo davanti alle navi, fatto osteggiato dal dio Poseidone. Ma anche Hera
ed Atena armeggiano a favore degli Achei, duramente rampognate da Zeus.
Cinaquantamila troiani dilagano per la pianura e riempiono di torce accese il buio della
notte.

Libro VIII
Al mattino seguente Zeus fa in modo che gli dei restino neutrali. Sul monte Ida osserverà
il combattimento e peserà il destino dei due eserciti. La bilancia tende in favore dei
Troiani. Infatti, questi prendono il vantaggio grazie a Ettore.

Libro IX
Grande è lo scoramento nel campo degli Achei. Agamennone giunge perfino al proposito di
abbandonare l’ assedio, a ciò si oppongono Nestore ed Ulisse. Il re offre allora di restituire
Briseide ad Achille. Inviato in ambasciata, Ulisse tenta di piegare l’eroe che resta
irremovibile ed annuncia anzi la sua intenzione di ritornare in Grecia.

Libro X
Per conoscere gli intendimenti dei Troiani, su suggerimento di Nestore, si inviano Ulisse e
Diomede nel campo avverso. Ugualmente si comporta Ettore che invia Dolone, il quale,
scoperto, viene eliminato dagli eroi achei, dopo aver rivelato alcuni segreti strategici. Di
ritorno i due eroi achei compiono una strage di Traci dormienti vicino al fuoco, fatto che
rianima gli Achei.

Libro XI
Mentre l’ardore bellico di Agamennone respinge i Troiani sotto le loro mura, Zeus invia
Iris per dare a Ettore il segnale della riscossa: di fatto i greci ripiegano a loro volta, e
Nestore convince Patroclo a impetrare il ritorno di Achille in battaglia.

Libro XII
Nonostante la resistenza degli Achei, i Troiani e i Lici sembrano in grado di invadere il
loro campo: Sarpedonte opera una breccia nel muro difensivo degli Achei ed Ettore crea un
varco attraverso il quale i Troiani dilagano

Libro XIII
Grazie all’aiuto di Poseidone ed alle imprese di Idomeneo, i greci fanno arretrare i Troiani.

Libro XIV
Mentre Agamennone propone ancora una nuova volta di abbandonare l’assedio, Poseidone
infonde fiducia ai greci ed Hera gli permette, seducendo Zeus, di ristabilire le loro sorti in
battaglia: i Troiani sono respinti ed Ettore è ferito.

Libro XV
Quando si sveglia Zeus è furioso con Hera per le sorti della battaglia capovolte, e con
l’intermediazione di Apollo e di Iris, intima a Poseidone l’ordine di ritirarsi dal campo di
battaglia. Curato da Apollo, su suggerimento di Zeus, Ettore semina il panico nelle file
greche. Patroclo corre a implorare Achille.

Libro XVI
Achille presta le sue armi a Patroclo e lascia che i suoi Mirmidoni lo accompagnino al
combattimento. I Mirmidoni iniziano a fare arretrare i Troiani, e Patroclo uccide
Sarpedonte, che Zeus non può salvare. Eccitato da questo successo, Patroclo disubbedisce
ad Achille spingendosi fin sotto le mura di Troia: dove è ucciso da Ettore che lo crede
Achille [ed è gasatissimo all’idea di aver battuto l’eroe più figo del mondo così facilmente].

Libro XVII
Ettore e Enea tentano invano di impadronirsi del corpo di Patroclo e dei cavalli di Achille.
Dopo
una lotta accanita, Menelao e Merione, sostenuti dai due Aiace, finiscono per portare via il
cadavere.

Libro XVIII
Teti promette a Achille, al colmo della disperazione, di dargli nuove armi. Efesto incaricato
dell’opera si mette al lavoro, mentre i greci piangono sul corpo di Patroclo e Achille
spaventa i Troiani con le sue alte grida. Teti reca le armi completate, fra cui uno scudo
finemente lavorato.

Libro XIX
Agamennone invia a Achille i doni promessi e gli restituisce la prigioniera Briseide. Deciso
a partire immediatamente al combattimento, Achille monta sul suo carro nonostante gli
avvertimenti del suo cavallo Xantho che lo informa della sua morte prossima.

Libro XX
Zeus autorizza gli dei a schierarsi sul campo di battaglia. Apollo indirizza Enea contro
Achille, ma Poseidone deve salvare il troiano dalla morte. Ettore stesso è salvato da questo
confronto soltanto da Apollo. Furioso, Achille fa un grande massacro di Troiani.

Libro XXI
Proseguendo le sue imprese, Achille entra in lotta con il fiume Scamandro, mentre gli
stessi dei arrivano alle mani. Indirizzando Agenore contro Achille, quindi stuzzicando
quest’ultimo, Apollo evita ai Troiani una rovina completa.
Libro XXII
Achille ritorna sotto le mura di Troia e si trova di fronte Ettore che, nonostante le
suppliche di Priamo e di Ecuba, si è deciso ad affrontarlo. Preso dal timore, Ettore fugge
tuttavia. Mentre i due guerrieri fanno tre volte il giro della città, Zeus pesa il loro destino
ed Ettore è condannato. Mascherata Atena gli consiglia di combattere: Achille lo uccide e
trascina il suo cadavere fino alle navi, straziandone il corpo, nonostante i pianti delle
troiane.

Libro XXIII
Nel corso del pranzo funebre, i Mirmidoni rendono gli onori a Patroclo. Per i funerali,
sono organizzati dei giochi durante i quali gli eroi Achei concorrono con ardore.

Libro XXIV
Per giorni, Achille trascina il corpo di Ettore attorno alla tomba di Patroclo. Zeus gli ordina
tramite Teti di restituirne le spoglie. Priamo riesce a piegarlo e a riporta il corpo di Ettore a
Troia seguito da nuove lamentazioni delle donne. E’un brano bellissimo e commovente
quello in cui il vecchio Re chiede all’eroe il corpo del figlio perché dandogli degna sepoltura
egli possa andare finalmente negli inferi. Quindi si procede ai funerali. Termina l’Iliade.

Eppure…Eppure il re Priamo lo sapeva che quel figlio non gli avrebbe portato nulla di
buono. La moglie, la Regina Ecuba qualche giorno prima del parto aveva sognato una
torcia e la città in fiamme e al Re stesso era stato predetto che da quella gravidanza sarebbe
nato il figlio che lo avrebbe portato in rovina. Eppure… Eppure nonostante l’idea iniziale di
uccidere l’infante alla fine lo stesso era stato affidato a una famiglia di contadini e diversi
anni dopo già grande aveva vinto tornei ed era riuscito a tornare dai genitori che
scioccamente l’avevano accolto entusiasti. Paride era poi stato scelto dalle tre dee maggiori
dell’olimpo per risolvere l’annosa questione di chi fosse la più bella tra le tre e aveva scelto
[ non proprio spontaneamente se si considera che ognuna gli aveva offerto una ricompensa
quindi…] Afrodite che lo aveva ricompensato con l’amore di Elena, la dona più bella del
mondo, che l’uomo aveva poi rapito a casa del marito. Ospite del marito come viene spesso
ribadito nelle opere greche in quanto violare l’ospitalità era ritenuto un peccato quasi
mortale [ diciamo come in Martin al contrario quando i Frey sterminano tutti i Lupi e la
cosa peggiore sembra essere il fatto che lo fanno mentre li stanno ospitando]. Da lì nove
anni di guerra e la distruzione di una delle città più floride esistenti.
Eppure il Re Priamo lo sapeva…

Brani

L’incipit del Libro I

“Cantami, o Diva, del Pelìde Achille


l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
E qual de' numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente perìa: colpa d'Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
Degli Achivi era Crise alle veloci
prore venuto a riscattar la figlia
con molto prezzo. In man le bende avea,
e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:
e agli Achei tutti supplicando, e in prima
ai due supremi condottieri Atridi:
O Atridi, ei disse, o coturnati Achei,
gl'immortali del cielo abitatori
concedanvi espugnar la Prïameia
cittade, e salvi al patrio suol tornarvi.
Deh mi sciogliete la diletta figlia,
ricevetene il prezzo, e il saettante
figlio di Giove rispettate. - Al prego
tutti acclamâr: doversi il sacerdote
riverire, e accettar le ricche offerte.
Ma la proposta al cor d'Agamennóne
non talentando, in guise aspre il superbo
accommiatollo, e minaccioso aggiunse:
Vecchio, non far che presso a queste navi
ned or né poscia più ti colga io mai;
ché forse nulla ti varrà lo scettro
né l'infula del Dio. Franca non fia
costei, se lungi dalla patria, in Argo,
nella nostra magion pria non la sfiori
vecchiezza, all'opra delle spole intenta,
e a parte assunta del regal mio letto.
Or va, né m'irritar, se salvo ir brami.
Impaurissi il vecchio, ed al comando
obbedì. Taciturno incamminossi
del risonante mar lungo la riva;
e in disparte venuto, al santo Apollo
di Latona figliuol, fe' questo prego:
Dio dall'arco d'argento, o tu che Crisa
proteggi e l'alma Cilla, e sei di Tènedo
possente imperador, Smintèo, deh m'odi.
Se di serti devoti unqua il leggiadro
tuo delubro adornai, se di giovenchi
e di caprette io t'arsi i fianchi opimi,
questo voto m'adempi; il pianto mio
paghino i Greci per le tue saette.
Sì disse orando. L'udì Febo, e scese
dalle cime d'Olimpo in gran disdegno
coll'arco su le spalle, e la faretra
tutta chiusa. Mettean le frecce orrendo
su gli omeri all'irato un tintinnìo
al mutar de' gran passi; ed ei simìle
a fosca notte giù venìa. Piantossi
delle navi al cospetto: indi uno strale
liberò dalla corda, ed un ronzìo
terribile mandò l'arco d'argento.
Prima i giumenti e i presti veltri assalse,
poi le schiere a ferir prese, vibrando
le mortifere punte; onde per tutto
degli esanimi corpi ardean le pire.
Nove giorni volâr pel campo acheo
le divine quadrella. A parlamento
nel decimo chiamò le turbe Achille;
ché gli pose nel cor questo consiglio
Giuno la diva dalle bianche braccia,
de' moribondi Achei fatta pietosa.
Come fur giunti e in un raccolti, in mezzo
levossi Achille piè-veloce, e disse:
Atride, or sì cred'io volta daremo
nuovamente errabondi al patrio lido,
se pur morte fuggir ne fia concesso;
ché guerra e peste ad un medesmo tempo
ne struggono. Ma via; qualche indovino
interroghiamo, o sacerdote, o pure
interprete di sogni (ché da Giove
anche il sogno procede), onde ne dica
perché tanta con noi d'Apollo è l'ira:
se di preci o di vittime neglette
il Dio n'incolpa, e se d'agnelli e scelte
capre accettando l'odoroso fumo,
il crudel morbo allontanar gli piaccia.
Così detto, s'assise.”

Ettore e Andromaca, Libro VI


Traduzione di Vincenzo Monti
Questo è il mio brano preferito in assoluto. Sulle mura Troiane Ettore da l’addio definitivo
alla moglie. La sua morte è ancora lontana, almeno una decina di libri, ma l’eroe sente il
suo destino vicino. Ettore sa che un duello con Achille difficilmente volgerà a suo favore
ma ugualmente sceglie di combattere, perché? Lo fa per l’onore e per la vergogna che non è
il nome della nuova fiction di canale cinque ma sono due delle tematiche attorno a cui
ruota tutto il poema. Ettore non vuole e non può passare agli occhi dei greci e del suo
stesso popolo troiano come un codardo, un vigliacco, uno che si nasconde in casa con le
donne invece di combattere. Non sarebbe corretto verso se stesso e soprattutto verso la
moglie e il figlio. Inoltre se perdesse in battaglia ma con onore, avendo cercato lui uno
scontro e con lealtà, per la moglie ci sarebbe ancora qualche speranza di vita nel caso Troai
combattesse mentre per una donna il cui marito è morto da vigliacco il destino è segnato.
Nessun uomo neppure il più vile può sottrarsi al suo destino ed Ettore intende affrontarlo.
Ettore non è Achille, non è certo di vincere, infatti al momento del combattimento vero e
proprio farà tre volte il giro della città scappando quasi dall’eroe acheo prima di decidersi a
lottare, e ha paura, ha paura di perdere la moglie che ama e il figlio [ e Andromaca è di una
dolcezza immensa quando lo definisce per lei Padre, madre, fratello e consorte] ma sa che
andare in battaglia è l’unico modo per tener vivo un ricordo glorioso di se e lasciare una
speranza alla moglie. Per me è sempre commovente.
La traduzione è di Vincenzo Monti, indubbiamente il migliore in questo campo.

“Ma di gran pianto Andromaca bagnata


accostossi al marito, e per la mano
strignendolo, e per nome in dolce suono
chiamandolo, proruppe: Oh troppo ardito!
il tuo valor ti perderà: nessuna
pietà del figlio né di me tu senti,
crudel, di me che vedova infelice
rimarrommi tra poco, perché tutti
di conserto gli Achei contro te solo
si scaglieranno a trucidarti intesi;
e a me fia meglio allor, se mi sei tolto,
l’andar sotterra. Di te priva, ahi lassa!
ch’altro mi resta che perpetuo pianto?
Orba del padre io sono e della madre.
M’uccise il padre lo spietato Achille
il dì che de’ Cilìci egli l’eccelsa
popolosa città Tebe distrusse:
m’uccise, io dico, Eezïon quel crudo;
(…)Di ben sette fratelli iva superba
la mia casa. Di questi in un sol giorno
lo stesso figlio della Dea sospinse
l’anime a Pluto, e li trafisse in mezzo
alle mugghianti mandre ed alle gregge.
Della boscosa Ipoplaco reina
mi rimanea la madre. (…)
Ma questa pure, ahimè! nelle paterne
stanze lo stral d’Artèmide trafisse.
Or mi resti tu solo, Ettore caro,
tu padre mio, tu madre, tu fratello,
tu florido marito. Abbi deh! dunque
di me pietade, e qui rimanti meco
a questa torre, né voler che sia
vedova la consorte, orfano il figlio.
Al caprifico i tuoi guerrieri aduna,
ove il nemico alla città scoperse
più agevole salita e più spedito
lo scalar delle mura. O che agli Achei
abbia mostro quel varco un indovino,
o che spinti ve gli abbia il proprio ardire,
questo ti basti che i più forti quivi
già fêr tre volte di valor periglio,
ambo gli Aiaci, ambo gli Atridi, e il chiaro
sire di Creta ed il fatal Tidìde.
Dolce consorte, le rispose Ettore,
ciò tutto che dicesti a me pur anco
ange il pensier; ma de’ Troiani io temo
fortemente lo spregio, e dell’altere
Troiane donne, se guerrier codardo
mi tenessi in disparte, e della pugna
evitassi i cimenti. Ah nol consente,
no, questo cor. Da lungo tempo appresi
ad esser forte, ed a volar tra’ primi
negli acerbi conflitti alla tutela
della paterna gloria e della mia.
Giorno verrà, presago il cor mel dice,
verrà giorno che il sacro iliaco muro
e Priamo e tutta la sua gente cada.
Ma né de’ Teucri il rio dolor, né quello
d’Ecuba stessa, né del padre antico,
né de’ fratei, che molti e valorosi
sotto il ferro nemico nella polve
cadran distesi, non mi accora, o donna,
sì di questi il dolor, quanto il crudele
tuo destino, se fia che qualche Acheo,
del sangue ancor de’ tuoi lordo l’usbergo,
lagrimosa ti tragga in servitude.
Misera! in Argo all’insolente cenno
d’una straniera tesserai le tele.
Dal fonte di Messìde o d’Iperèa,
(ben repugnante, ma dal fato astretta)
alla superba recherai le linfe;
e vedendo talun piovere il pianto
dal tuo ciglio, dirà: Quella è d’Ettorre
l’alta consorte, di quel prode Ettorre
che fra’ troiani eroi di generosi
cavalli agitatori era il primiero,
quando intorno a Ilïon si combattea.
Così dirassi da qualcuno; e allora
tu di nuovo dolor l’alma trafitta
più viva in petto sentirai la brama
di tal marito a scior le tue catene.
Ma pria morto la terra mi ricopra,
ch’io di te schiava i lai pietosi intenda.
Così detto, distese al caro figlio
l’aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre(…).
Così dicendo, in braccio alla diletta
sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
con un misto di pianti almo sorriso
lo si raccolse all’odoroso seno.
Di secreta pietà l’alma percosso
riguardolla il marito, e colla mano
accarezzando la dolente: Oh! disse,
diletta mia, ti prego; oltre misura
non attristarti a mia cagion. Nessuno,
se il mio punto fatal non giunse ancora,
spingerammi a Pluton: ma nullo al mondo,
sia vil, sia forte, si sottragge al fato.
Or ti rincasa, e a’ tuoi lavori intendi,
alla spola, al pennecchio, e delle ancelle
veglia su l’opre; e a noi, quanti nascemmo
fra le dardanie mura, a me primiero
lascia i doveri dell’acerba guerra.
Raccolse al terminar di questi accenti
l’elmo dal suolo il generoso Ettorre,
e muta alla magion la via riprese
l’amata donna, riguardando indietro,
e amaramente lagrimando.”

Morte di Patroclo

E Patroclo si lanciò con grida terribili


per tre volte sui Troiani simile ad Ares,
e per tre volte uccise nove uomini.
Ma quando hai tentato il quarto assalto
- e sembravi un dio - allora, Patroclo,
hai segnato la fine della tua vita! Febo
gli andò incontro nascosto da fitta nebbia
nella lotta feroce. Era tremendo, e Patroclo
non lo vide fra i soldati che si battevano.
Febo si mise dietro di lui e lo colpì alla schiena
e alle spalle con la mano distesa.
La vista di Patroclo si abbaglia. Poi Apollo
gli toglie dalla testa l'elmo
che cade risonando ai piedi dei cavalli.
Il cimiero si macchia di terra e di sangue.
Mai si era sporcato di polvere
quando copriva la fronte e la bella testa
del divino Achille. Zeus lo diede poi a Ettore
ormai vicino alla morte. E in mano do Patroclo
si spezzò la lunga, pesante, forte, acuta lancia.
Poi il dio tagliando la cinghia di sostegno
fece scivolare per terra lo scudo dalle sue spalle
e gli slegò i lacci della corazza. La sua mente
cominciò ad oscurarsi e il corpo a sciogliersi.
Si fermò smarrito e il dardano Euforbo di Pantoo
lo prese da vicino con l'asta in mezzo alle spalle.
Euforbo di Pantoo era il migliore fra i giovani
della sua età nel vibrare il bronzo,
nella corsa, nello scontro dalle bighe.
Appena imparò a combattere sui carri
precipitò venti soldati giù dai cavalli.
A te, Patroclo, lanciò l'arma per primo
e non ti uccise, anzi la strappò dalla ferita
e tornò correndo tra la mischia dei soldati.
Non ebbe cuore di affrontare il suo nemico
già senza armi. Patroclo colpito dal dio
e dalla lancia si ritirava intanto verso i compagni
per sfuggire alla Moira. Ettore appena lo vide
tornare indietro insanguinato gli andò vicino
in mezzo alle file e lo trafisse con la lancia
nella parte più bassa del ventre.
E stramazzò con rombo lugubre Patroclo
spaccando il cuore all'esercito acheo.