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LA MARINA MILITARE ITALIANA IN SARDEGNA

Il 17 marzo dellanno 1861, allatto del raggiungimento dellunit nazionale con la proclamazione del Regno dItalia, la neocostituita Regia Marina Italiana era presente in Sardegna nelle sedi di Cagliari e La Maddalena ove aveva ricevuto in consegna le preesistenti infrastrutture della Marina Sabauda. A Cagliari, gi sede dal 1816 del terzo Dipartimento Marittimo del Regno di Sardegna, gli edifici erano quasi tutti siti in prossimit dei bastioni della Darsena e consistevano in un Padiglione per gli uffici e gli alloggi degli Ufficiali e Sottufficiali, una Caserma con annesso magazzino, unofficina con deposito utensili, il Bagno penale e due depositi di carbon fossile ubicati allinterno dei bastioni San Saturnino e San Vincenzo, con cui rifornire anche gli avvisi a ruote e le pirocorvette che effettuavano il servizio postale con gli Stati di Terraferma svolto, per legge, dalla marina da guerra. A seguito della cancellazione di Cagliari dallelenco delle piazzeforti del nuovo Regno disposta nel dicembre del 1866 e del successivo inizio della demolizione delle fortificazioni, molte infrastrutture venivano ridislocate ed il Bagno penale, gi spostato nella zona di San Bartolomeo, nel 1867 era ceduto in gestione al Ministero dellInterno e questa situazione rimarr pressoch inalterata sino ai primi anni del nuovo secolo. Alle Isole Intermedie, come allora veniva denominato lArcipelago della Maddalena, gi appartenenti alla Repubblica di Genova ed occupate dal Regno Sabaudo nellottobre 1767, erano state costruite nel corso degli anni un notevole numero di fortificazioni per difendere gli ancoraggi dagli attacchi esterni. Si era iniziato con un campo trincerato nellisola della Maddalena in localit Guardia Vecchia seguito dalla costruzione della Torre sullisola di Santo Stefano, dal forte San Vittorio, dalle batterie Balbiano e SantAgostino, dai forti SantAndrea, Santa Teresa (detto anche di SantElmo) e Carlo Felice, tutti sullisola della Maddalena e dal forte di San Giorgio sullisola di Santo Stefano. Con il passare degli anni, a causa della mancata opera di manutenzione a fronte del progresso tecnologico avvenuto nel campo delle artiglierie, le fortificazioni avevano perso gran parte della loro validit tanto che, dopo una serie di ispezioni, rilievi, calcoli e relazioni effettuate tra il 1852 ed il 1856, nel mese di luglio 1857 il Ministero della Guerra, da cui allepoca dipendeva la Marina Sabauda, disponeva il disarmo e lo sgombero delle fortificazioni dellArcipelago . Il nuovo Regno dItalia, che finalmente nel 1870 aveva potuto stabilire a Roma la propria capitale, non poteva limitarsi ad inglobare eserciti, navi ed armamenti provenienti dai dissolti Stati della penisola ma doveva organizzare di sana pianta un moderno sistema difensivo esteso a tutta la nuova nazione ed atto 1

a far fronte a tutte le esigenze dettate dalla situazione politica internazionale. Nel settembre 1873 una speciale Commissione, costituita con il compito di avanzare delle proposte concrete sul miglior modo e sui mezzi pi idonei con cui Marina ed Esercito potessero efficacemente difendere i porti e le coste del nuovo Stato, indicava insieme ad altre localit del continente e della Sicilia, lArcipelago della Maddalena come luogo di rifugio, rifornimento e riparazione per lArmata Navale e come base strategica per le operazioni nel Mar Tirreno, sollecitando contestualmente lavvio di studi e calcoli per stabilire lentit ed il costo dei lavori necessari . Solo nella seconda met degli anni Ottanta, a seguito del manifesto stato di ostilit venutosi a creare nei confronti della Francia a causa delloccupazione della Tunisia (1881) seguita dalla rottura degli accordi di navigazione e di commercio e dal rinnovo delladesione dellItalia alla Triplice Alleanza con Austria e Germania (1887), venivano finalmente autorizzate e finanziate nuove opere per la difesa e la sistemazione dei servizi militari marittimi dellArcipelago della Maddalena. Nel marzo 1887 veniva costituito il Comando di difesa locale marittima con sede a bordo della Nave trasporto Dora e nello stesso anno veniva disposto uno stanziamento straordinario di 13 milioni di lire per le nuove fortificazioni ed i relativi armamenti. In poco meno di dieci anni il sistema difensivo veniva totalmente ristrutturato adeguandolo alla pi recente tecnologia costruttiva militare con fortificazioni in calcestruzzo e ferro, armate di artiglieria pesante con pezzi rigati in acciaio a retrocarica e di fotoelettriche per il tiro notturno ed integrate da sbarramenti subacquei plurimi di mine nei canali di accesso agli ancoraggi. Nel marzo 1889 veniva costituita una Stazione Torpediniere con campo di impiego, oltre che nelle acque dellArcipelago, lungo tutte le coste della Sardegna, utilizzando, quali sedi secondarie, anche gli ancoraggi di Porto Conte e Cagliari. Ad agosto dello stesso anno veniva definitivamente costituito lOspedale militare marittimo sussidiario e ad ottobre era destinato per la prima volta quale Comandante locale marittimo della Maddalena un Contrammiraglio che alzava la sua insegna sulla Pirofregata corazzata Palestro, nave centrale di difesa. Nel 1891 iniziavano i lavori di costruzione del cantiere di Moneta e nellagosto 1893 veniva disposto che il Comando locale marittimo della Maddalena assumesse la nuova denominazione di Comando Militare Marittimo della Maddalena, con giurisdizione militare marittima sul litorale della Sardegna ed isole adiacenti e con a capo un Viceammiraglio . Allinizio del Novecento il sistema di difesa della piazzaforte della Maddalena era pienamente operativo rendendo minima lefficacia di un possibile bombardamento sistematico nemico che si sarebbe potuto tentare dallesterno dellArcipelago contro la flotta nazionale in rada e consentendole di uscire rapidamente ed in sicurezza da una delle due imboccature per sbarrare le Bocche 2

di Bonifacio o per intraprendere azioni offensive nel Mediterraneo occidentale e nel Tirreno. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale nellagosto del 1914 alla Base della Maddalena risultavano assegnate la 2^ Squadriglia Torpediniere dalto mare (6 unit), la 7^ Squadriglia Torpediniere costiere (6 unit), la Nave appoggio sommergibili Lombardia con i battelli Atropo, Fisalia e Jantina, la Nave cisterna Verde ed altre unit minori, ma, quando lItalia nel maggio 1915 entrava in guerra a fianco dellIntesa, molte di queste unit venivano ridislocate in Adriatico ed alcune batterie con uomini ed armamento furono trasferiti sul fronte terrestre veneto . Durante tutta la durata del conflitto il compito principale delle poche unit della Regia Marina rimaste nellisola era quello di assicurare i collegamenti con il continente gravemente minacciati dallintensa offensiva dei sommergibili nemici che provocavano pesanti perdite al naviglio alleato tanto da costringere nel 1917 listradamento del traffico mercantile lungo rotte in acque poco profonde in prossimit di costa ove venivano messi in opera dei pezzi dartiglieria detti batterie punti rifugio, che in Sardegna vennero situate in gruppi nei pressi di Arbatax, Porto Torres e Cagliari, e ad impiegare per la prima volta il nuovo mezzo aereo nella lotta contro linsidia subacquea. Nella seconda met dello stesso anno la Regia Marina costituiva a Terranova Pausania (attuale Olbia) e a Cagliari, allinterno del porto, due Stazioni idrovolanti, prime infrastrutture aeronautiche in Sardegna, da cui rispettivamente la 278^ e la 279^ Squadriglia idro F.B.A. effettuavano sino alla fine del conflitto ricognizioni antisom nelle acque circostanti lisola . Allinizio degli anni Venti, a seguito degli studi svolti da una speciale Commissione Esercito-Marina per la riorganizzazione della difesa costiera a fronte degli insegnamenti tratti dalla Grande Guerra, si decideva di rinforzare la piazzaforte della Maddalena, che era stata sensibilmente indebolita durante il conflitto e che veniva destinata ad accogliere una consistente parte della flotta per contribuire a proteggere, in un contesto puramente difensivo, il litorale tirrenico della penisola e si ipotizzava la creazione di una nuova base dappoggio avanzata a SantAntioco per azioni di unit leggere in Mediterraneo occidentale, mentre Cagliari, ove era stato costruito un buon porto mercantile racchiuso dai nuovi moli di ponente e levante e dal banchinamento della riva di via Roma, veniva considerata solo punto sussidiario della futura base sulcitana. Con lavvento del regime fascista ed il modificarsi dello scenario politico internazionale, decadeva lipotesi SantAntioco e veniva deciso di impiantare una Base Navale di 3^ categoria a Cagliari costituendovi un Comando Marina (COMAR) alle dirette dipendenze dellAmmiragliato della Maddalena. La Base veniva realizzata sul sedime ricavato dalla bonifica del litorale di Bonaria ove erano costruiti la palazzina Comando, una nuova Caserma per il Distaccamento, unofficina lavori per le navi di uso locale, una stazione di ricarica per gli accumulatori dei sommergibili e per la manutenzione e lassemblaggio dei siluri, un 3

deposito viveri, un magazzino per ostruzioni retali ed i tre bracci del molo di levante venivano attrezzati con tutti i sottoservizi necessari ad accogliere sommergibili e unit leggere ed, in particolare, con un oleodotto interrato che trasferiva direttamente sul molo i carburanti stoccati nei nuovi grandi depositi costruiti inizialmente sulle pendici del colle di Montixeddu e successivamente anche a Monte Urpinu. Sul colle di San Michele veniva ubicata in sede protetta una Stazione radio trasmittente, mentre la sezione ricevente era situata in caverna nella zona di SantIgnazio, a Capo SantElia veniva realizzato un deposito per mine e teste cariche di siluri e nelle campagne di Siliqua era costruito un grande deposito munizioni. Per la protezione della Base e delle acque del Golfo degli Angeli da attacchi esterni veniva messo in opera lungo tutto il litorale un complesso sistema difensivo costituito da dodici gruppi di artiglierie fisse antinave, contraerei e a doppio compito con le relative postazioni di avvistamento. A La Maddalena, classificata Base Navale di 2^ categoria, veniva modernizzato e rafforzato il sistema difensivo con la sostituzione delle artiglierie pi antiquate e la creazione di nuove batterie contraerei site in postazioni pi periferiche, costruiti nuovi depositi di combustibili, potenziati i servizi elettrici con la costruzione di nuove cabine di trasformazione, realizzati due bacini dinvaso per acque piovane sullisola di Caprera, ampliata la Stazione sommergibili e trasformato il cantiere di Moneta in officina mista lavori, in grado cio di effettuare interventi su scafi, motori, armi ed apparecchiature. Allatto dellentrata dellItalia nella seconda Guerra Mondiale il 10 giugno 1940, COMAR Cagliari assumeva, secondo il piano di mobilitazione, la nuova denominazione di Comando di Settore Militare Marittimo, venivano costituiti i nuovi Comandi Marina di Olbia, Porto Torres e SantAntioco e gli Ospedali decentrati di Arzachena, Golfo Aranci, Luras e le sale ricovero di Montiggia e Stagnali . Alla Base della Maddalena risultavano assegnate la 2^ Squadriglia Torpediniere (Cascino, Chinotto, Montanari, Papa), la 9^ Squadriglia Torpediniere (Cairoli, Canopo, Cassiopea, Mosto), la 4^ Squadriglia MAS (501, 502, 503, 504), le Navi ausiliarie posamine A. Deffenu, Caralis, Durazzo, Mazara e Pelagosa ed altre unit minori mentre nella Base di Cagliari era dislocato il 7 Gruppo Sommergibili che comprendeva la 71^ Squadriglia (Adua, Alagi, Aradam, Axum) e la 72^ Squadriglia (Corallo, Diaspro, Medusa, Turchese). Dipendeva operativamente dal Comando Militare Marittimo di La Maddalena anche l85 Gruppo aereo da ricognizione marittima con sede sullAeroporto di Elmas, dotato di idrovolanti Cant. Z 501 e Cant. Z 506 che operavano anche dagli idroscali di Olbia, Porto Conte e Santa Giusta. Sin dallinizio del conflitto e fino ai primi mesi del 1943 le Basi sarde avevano svolto un ruolo di notevole rilievo nelle operazioni aeronavali in Mediterraneo, assicurando sicuri punti di appoggio logistico alle unit navali impegnate nella lotta, mentre 4

i battelli del 7 Gruppo di Cagliari attaccavano il traffico nemico e partecipavano a tutte le battaglie riportando, pur a fronte di gravi perdite, sensibili risultati. Dopo lo sbarco degli anglo-americani in Marocco ed Algeria nel novembre 1942, la Sardegna, che fino a quel momento aveva subito solo sporadici attacchi aerei degli alleati, diventava bersaglio di unintensa offensiva con pesanti bombardamenti su Cagliari che nel costringevano a trasferire a La Maddalena nel maggio 1943 il Comando del 7 Gruppo Sommergibili e a decentrare i battelli anche a Bonifacio ed Aiaccio. Il 10 aprile anche La Maddalena subiva un devastante bombardamento che provocava laffondamento dellIncrociatore Trieste ed il danneggiamento del similare Gorizia e gravi danni alle infrastrutture della Base ed il 13 maggio un nuovo devastante attacco su Cagliari causava laffondamento in porto del Sommergibile Mocenigo. Nello stesso mese di maggio il Comando Militare Marittimo in Sardegna veniva dichiarato autonomo, cessando di dipendere organicamente dal Comando in Capo Dipartimento M.M. di Napoli, ma gi dal mese di marzo era stato posto operativamente alle dipendenze del nuovo Comando Forze Armate della Sardegna, Ente interforze, a guida Regio Esercito, costituito per far fronte alla temuta invasione dellisola da parte degli Alleati. Alla proclamazione dellarmistizio l8 settembre 1943 il Comando FF. AA.della Sardegna stipulava con il Comando delle truppe tedesche nellisola un accordo prevedente il pacifico trasferimento delle medesime in Corsica ma a La Maddalena i germanici, violando gli impegni assunti, catturavano lAmmiraglio Comandante con alcuni Ufficiali ed occupavano alcune infrastrutture della Base provocando la reazione dei marinai italiani che il 13 settembre liberavano i prigionieri attaccando gli occupanti che si ritiravano. Nel corso dei combattimenti decedeva il Comandante della Base navale, Capitano di Vascello Carlo Avegno, alla cui memoria verr assegnata la Medaglia dOro al Valor Militare. La sera del 15 settembre la Sardegna era completamente libera dai tedeschi ed il giorno seguente ormeggiava nel porto di Cagliari la Motocannoniera inglese 662, prima unit navale alleata a giungere nellisola. Al termine della guerra venivano iniziate le operazioni di rimozione dei campi minati e per questo scopo venivano costituiti a Cagliari e a La Maddalena rispettivamente il 5 ed il 6 Gruppo Dragamine che procedevano ad una sistematica bonifica di tutte le acque circostanti lisola, mentre, in ottemperanza alle clausole previste dal trattato di pace, veniva smilitarizzata la Base di La Maddalena e nellottobre 1948 il Comando Militare Marittimo Autonomo in Sardegna (MARISARDEGNA) trasferiva la sua sede a Cagliari. Con ladesione dellItalia alla NATO nel 1949 venivano di fatto a cadere i pesanti vincoli imposti dal trattato di pace e nello stesso anno era trasferita a La Maddalena la Scuola CEMM di Venezia per listruzione dei futuri Sottufficiali. 5

A Cagliari, dismesso il vecchio deposito carburanti di Montixeddu ed in seguito anche quello di Monte Urpinu, veniva realizzato un nuovo grande deposito in caverna sotto Capo SantElia collegato direttamente con un oleodotto interrato alla stazione di carico e scarico sita sul nuovo molo di levante il cui fondale poteva consentire lattracco di navi di grandi dimensioni. A La Maddalena lOfficina mista veniva trasformata in Arsenale Militare Marittimo e sullisola di Santo Stefano veniva costruito un nuovo deposito munizioni in caverna. Allinizio del 1973 l86 Gruppo aereo antisom, trasferito dallaeroporto di Capodichino a quello di Elmas nel ricostituito 30 Stormo, veniva posto alle dipendenze operative di MARISARDEGNA che nel 1978 tornava a ristabilirsi nella sede originaria di La Maddalena. La mutata situazione politica internazionale venutasi a creare in seguito alla dissoluzione dellUnione Sovietica ed alla conseguente fine della guerra fredda portavano ad una sensibile riduzione delle Forze armate che per la Marina in Sardegna si estrinsecava con la soppressione della Base navale di La Maddalena e nel 2002 nel ritorno dellAmmiragliato a Cagliari .