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Introduzione Al Legno

Il legno è un materiale fondamentale per l'umanità, utilizzato storicamente in vari ambiti, dalla carpenteria all'arredamento. Nonostante il suo ruolo secondario in Italia rispetto ad altri materiali moderni, il legno sta riacquistando interesse grazie a innovazioni tecnologiche e considerazioni ecologiche. Le sue caratteristiche, come eterogeneità, anisotropia e igroscopicità, influenzano le sue proprietà fisico-meccaniche e l'uso in diverse applicazioni.

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Introduzione Al Legno

Il legno è un materiale fondamentale per l'umanità, utilizzato storicamente in vari ambiti, dalla carpenteria all'arredamento. Nonostante il suo ruolo secondario in Italia rispetto ad altri materiali moderni, il legno sta riacquistando interesse grazie a innovazioni tecnologiche e considerazioni ecologiche. Le sue caratteristiche, come eterogeneità, anisotropia e igroscopicità, influenzano le sue proprietà fisico-meccaniche e l'uso in diverse applicazioni.

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Roberto Zanuttini 1

Il legno
(argomenti per una miglior conoscenza e una scelta corretta, fra tradizione e innovazione)

Premessa
Il legno è sempre stato fondamentale per l’uomo che, pur con modalità e criteri diversi, determinati soprattutto dalle
risorse forestali disponibili, dal clima e dall’evoluzione culturale, ne ha ricavato legna per riscaldarsi e cuocere i cibi,
travature, attrezzi e vari assortimenti da lavoro.
Storicamente, era considerato il materiale per eccellenza (nella bibbia, ad esempio, il termine legno è sinonimo di
“materiale”) ed ha fornito un valido contribuito allo sviluppo della nostra civiltà. Carpenteria, falegnameria,
arredamento .. ma anche carta, imballaggi, giocattoli, strumenti musicali, componenti per la nautica e il settore dei
trasporti, sono solo alcuni esempi di quanto il legno faccia parte integrante della realtà quotidiana e il suo impiego copra
le più svariate applicazioni.
L’approfondimento della sua conoscenza come materia prima e materiale si è registrato maggiormente in quei Paesi ove
esso era più abbondante e costituiva una risorsa economica primaria (ad esempio, nei Paesi nordici). In tali aree
geografiche si sono sviluppati una vera e propria “cultura del legno” e suoi impieghi prevalentemente funzionali (per
isolamento termico) e strutturali (per la costruzione di abitazioni civili).
In Italia, soprattutto negli ultimi decenni, il legno ha avuto un ruolo secondario ed è stato superato da altri materiali
ritenuti più moderni. D’altra parte, almeno nel nostro Paese, manca la dovuta attenzione al legno nella formazione dei
progettisti i quali, non conoscendone a fondo le proprietà e le caratteristiche intrinseche, per alcuni pregiudizi radicati e
per le responsabilità previste dalla legislazione vigente, molto spesso non lo considerano o lo usano in maniera
inadeguata (ad esempio, con eccessivi sovradimensionamenti che fanno lievitare i costi delle strutture e ne alterano le
potenzialità estetiche e architettoniche), relegandone per lo più l’impiego ove prevalgono le funzioni estetico-
decorative. Di recente, il legno sta invece riscuotendo un rinnovato interesse, trainato soprattutto dalle evoluzioni
tecnologiche intercorse (nel campo, ad esempio, degli adesivi e del lamellare) e dall’emergere di una serie di
considerazioni tecniche ed ecologiche che gli hanno consentito non solo di recuperare importanza, ma addirittura di
assumere posizioni di vantaggio rispetto ai materiali alternativi.

Il legno e le sue peculiarità


Il legno è un materiale di origine biologica in quanto è il tessuto vegetale che costituisce la struttura portante del fusto,
dei rami e delle radici degli alberi appartenenti alla sottodivisione
delle Gimnosperme (o Conifere) e delle Angiosperme dicotiledoni
(o Latifoglie).
Esso si forma per opera di uno strato periferico sottocorticale che
prende il nome di cambio.
La denominazione dei vari legni è solitamente la stessa della specie
o del genere botanico che li ha prodotti.

Gli aspetti tecnici che ne caratterizzano il comportamento come


materiale derivano in primo luogo dalle sua composizione chimica e
dalla struttura della parete delle sue cellule.
Il legno è infatti un composito naturale formato da due polimeri
principali (cellulosa e lignina) che hanno proprietà meccaniche
complementari, ove la cellulosa è molto resistente a trazione e la
lignina a compressione. Se si esclude un maggior contenuto di lignine nelle conifere, il legno delle varie specie non
presenta eccessive differenze nei confronti dei componenti chimici principali. Ulteriori importanti componenti sono gli
estrattivi, sostanze estranee alla parete cellulare così chiamati in quanto possono essere estratti dal legno con solventi,
la cui presenza può determinare effetti sul colore e la durabilità, nonché eventuali inconvenienti (quali l’incompatibilità
con certi adesivi e trattamenti di finitura).
Per quanto riguarda la parete cellulare, essa è composta da più strati di microfibrille di cellulosa (che formano la
struttura portante) variamente intrecciate e consolidate da una matrice di lignina. Ad una sottile membrana esterna, detta

1
Dipartimento di “Agronomia, selvicoltura e gestione del territorio (Agroselviter)” dell’Università degli Studi di Torino. Via Leonardo da Vinci, 44 -
10095 GRUGLIASCO (TO); tel. 011 6705541; fax 011 6705556;
e-mail: [Link]@[Link]
parete primaria, segue una parete secondaria di maggior spessore, che si sviluppa verso il lume cellulare e che, a sua
volta, è ulteriormente stratificata. La disposizione delle microfibrille all'interno della parete e le loro differenze di
orientazione tra i vari strati formano una struttura cava ma rigida (per il processo di lignificazione) che permette alla
pianta di sopportare le forti sollecitazioni derivate dal peso della chioma e dal vento e fa del legno un materiale leggero
e particolarmente resistente, imitato dall’uomo nella realizzazione di molti dei moderni compositi sintetici.
Di seguito vengono elencate le principali caratteristiche che lo contraddistinguono (riferibili, in particolare, a provini di
piccole dimensioni e privi di difetti), con una breve descrizione delle loro cause, delle conseguenze e dei possibili
rimedi per contenerne eventuali effetti indesiderati. Alcuni aspetti costituiscono un motivo di criticità, altri possono
avere una duplice valenza, altri ancora rappresentano caratteristiche positive e degne di essere valorizzate. Spesso,
inoltre, le diverse peculiarità interagiscono tra loro nel determinare il reale comportamento del legno.

Eterogeneità
Il legno è un materiale non omogeneo e presenta una struttura articolata per cui ad un esame macro e microscopico
appare poroso mentre risulta fibroso se osservato ad un maggior dettaglio.
In relazione alle esigenze fisiologiche della pianta, che prevedono l'espletamento delle funzioni di conduzione,
sostegno, accumulo e secrezione, il legno è infatti formato da cellule diverse (per
tipo e forma) e variamente orientate, per lo più morte (prive di citoplasma), cave
(con un lume cellulare più o meno ampio, che determina appunto la sua porosità),
unite tra loro secondo modelli di aggregazione predeterminati geneticamente
(diversi tra il legno di conifera e di latifoglia e tali da renderne possibile anche il
riconoscimento).
La produzione di tessuti legnosi, generalmente discontinua, si esplica inoltre
(almeno per le specie legnose che vegetano nei climi temperati) nella formazione di
anelli di accrescimento successivi e concentrici, visibili sulle sezioni trasversali di
un fusto, nel cui ambito è spesso possibile distinguere una porzione di legno
primaticcio ed una di legno tardivo, in quanto le condizioni climatiche, l'umidità
del suolo, lo stato fisiologico dell'albero sono solitamente molto diversi tra loro
all'inizio e nel corso della stagione vegetativa.
Il legno di recente formazione, quello della corona più esterna, è denominato alburno e
presenta generalmente un colore chiaro; ricco di sostanze di riserva (principalmente
amido), tale tessuto è più facilmente attaccabile dagli organismi xilofagi. Il legno più
interno, che negli alberi maturi costituisce la maggior parte del volume del fusto, è
invece detto durame; esso è la modificazione nel tempo dell’alburno da cui si
differenzia talvolta per un diverso colore e la maggior resistenza al degrado da parte di
insetti e funghi per l’assenza di amido e l’influenza di particolari estrattivi.
Essendo peraltro ricavabile da una moltitudine di specie botaniche diverse, il legno
presenta specificità più o meno marcate che ne aumentano ulteriormente la sua eterogeneità.

Anisotropia
Il legno è un materiale fortemente anisotropo poiché le sue caratteristiche anatomiche e morfologiche dipendono dalla
sezione esaminata e le sue proprietà fisico-meccaniche sono influenzate in modo significativo dalla direzione lungo la
quale vengono rilevate. Ciò è dovuto alla disposizione delle cellule che lo compongono, le quali hanno una direzione
prevalente (detta fibratura) e sono per lo più orientate parallelamente all’asse di accrescimento del fusto.
Il legno può essere sezionato lungo una direzione trasversale - che corrisponde alla "testata" di un tronco o di un segato
- e lungo direzioni longitudinali, a loro volta, distinte in "longitudinali radiali", "longitudinali tangenziali" o intermedie
tra queste, a seconda della loro orientazione rispetto ai suddetti anelli. Da un punto di vista dell’aspetto superficiale, ad
esempio, se il fusto di un albero viene tagliato perpendicolarmente al suo asse, la sezione trasversale che ne deriva può
evidenziare una serie di anelli concentrici che rappresentano i segni dei vari accrescimenti annuali. Se è tagliato
parallelamente all’asse di accrescimento si ottengono, invece, sezioni longitudinali che evidenziano caratteristiche
specifiche, ad esempio come alternanza di linee di diverso aspetto che nel complesso viene indicata “venatura”.
Microscopicamente, poi, i legami idrogeno, che tengono le microfibrille di cellulosa unite trasversalmente tra loro, sono
caratterizzati da una minor energia rispetto ai forti legami longitudinali e ciò spiega l’influenza delle diverse proprietà
del legno nelle principali direzioni anatomiche.
La resistenza del legno e la sua rigidezza sono infatti elevate parallelamente alla fibratura e molto ridotte
perpendicolarmente ad essa. Nel caso, ad esempio, della resistenza a trazione, i valori estremi ottenuti nelle suddette
direzioni stanno tra loro nel rapporto di circa 25:1.
L’anisotropia è una caratteristica inevitabile del materiale legno e comporta conseguenze anche sul piano delle
deformazioni legate alle variazioni dimensionali.

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Igroscopicità
L'igroscopicità del legno, ovvero la sua affinità ad assorbire o cedere umidità, è dovuta alla sua natura chimica, in primo
luogo alla componente cellulosica, e dipende dalle condizioni termo-igrometriche dell'ambiente in cui si trova esposto.
I gruppi laterali -OH (ossidrili) della molecola di cellulosa presentano, infatti, una forte attrazione sia reciproca (tra
porzioni molecolari adiacenti) che nei confronti di molecole di acqua presenti nell’ambiente circostante sotto forma
liquida o gassosa. Ciò comporta che, nelle normali condizioni di esposizione, nel legno è sempre presente una certa
quantità d’acqua contenuta nel lume o legata alle pareti delle cellule che lo compongono; tale quantità, detta umidità
del legno, viene espressa in termini relativi rapportandola percentualmente al peso del legno assolutamente secco e
nella pratica viene misurata indirettamente mediante igrometri elettrici.
L’adsorbimento di molecole d’acqua sulle pareti cellulari provoca un allontanamento tra le microfibille di cellulosa,
mentre il processo di desorbimento causa un movimento inverso di contrazione. Il verificarsi di tale fenomeno
determina le sue variazioni dimensionali e gli effetti che ne conseguono.
Le variazioni di umidità del legno al di sotto del punto di saturazione, che rappresenta lo stato teorico in cui tutte le
pareti cellulari sono sature d'acqua senza che questa sia presente nelle loro cavità, hanno un'importanza pratica su tutte
le sue proprietà. Durante l'essiccazione (sia che essa avvenga per stagionatura naturale o essiccazione artificiale) il
legno è, infatti, soggetto a fenomeni di ritiro dimensionale; viceversa, se viene messo nuovamente a contatto con acqua
od umidità elevata, subisce un rigonfiamento.
Il ritiro volumetrico totale del legno nel passaggio dallo stato fresco a quello anidro (conseguibile solo in condizioni
controllate di laboratorio) varia, in funzione delle diverse specie, da circa 6 a più del 20%. Il legno in opera subisce,
comunque, perdite di umidità tali da determinare una frazione limitata del potenziale ritiro totale, sebbene, anche in tal
caso, le sue variazioni dimensionali (unitamente ad eventuali deformazioni indotte dalle forze in gioco) possano
risultare importanti.
Per le interazioni esistenti tra igroscopicità e anisotropia, i movimenti del legno sono piuttosto lievi parallelamente alla
sua fibratura (ovvero, assialmente) ma decisamente più ingenti lungo le direzioni radiali e tangenziali. Nel caso
specifico, tale rapporto è circa 0,[Link] in quanto il valore in direzione assiale è trascurabile mentre quello tangenziale
può essere particolarmente elevato (in media doppio di quello radiale e fino a 10-15 volte superiore a quello assiale).
Agli effetti pratici, l'anisotropia dei ritiri del legno in direzione radiale e tangenziale può dar luogo a inevitabili
fessurazioni (per cui una trave di sezione elevata, contenente il midollo, presenta spesso un ampio cretto radiale) e a
importanti deformazioni (ad esempio, l’imbarcamento dei segati ottenuti con un taglio tangenziale).
Modificazioni dell’umidità del legno si verificano, indipendentemente dal grado di stagionatura raggiunto, tutte le volte
che cambiano le condizioni climatiche dell’ambiente in cui esso è a contatto. Il rimedio più semplice ed efficace per
risolvere il problema delle conseguenti variazioni dimensionali è quello di condizionare il legno a un’umidità in
equilibrio con l’ambiente di posa in opera (che risulterà diversa in funzione del manufatto considerato: ad esempio,
intorno al 7% per un parquet e intorno al 15% per gli elementi lignei di un sottotetto non riscaldato), evitando l’uso di
singoli manufatti in legno massiccio che presentino ampie superfici tangenziali e, ove questo non sia possibile, facendo
ricorso a soluzioni tecniche (quali il rilascio di opportuni giunti di dilatazione) per cui gli eventuali movimenti abbiano
modo di verificarsi senza determinare particolari inconvenienti.
Opportuni rivestimenti protettivi permettono di contenere gli effetti dovuti ad oscillazioni di umidità brevi e limitate, ma
non consentono di eliminare completamente il fenomeno.

Variabilità
Relativamente alle sue proprietà intrinseche, il
legno, in quanto prodotto di origine naturale, è
caratterizzato da un elevato grado di variabilità.
Ciò dipende, innanzi tutto, dal gran numero di
specie legnose esistenti che, peraltro, non è
esattamente noto. Stime attendibili parlano di più di
30000, ma quelle il cui legname costituisce un reale
oggetto di commercio è attualmente limitato ad una
piccola frazione del totale. Considerando poi che la
maggior parte delle prestazioni meccaniche del
legno sono influenzate dalla sua massa volumica o
densità (ovvero, dal rapporto tra la massa e il
volume di un campione di materiale), il fatto che il
legno di Balsa, il più "leggero", abbia un valore di
tale proprietà pari a circa 160 kg/m3 in confronto ai
circa 1280 kg/m3 del Lignum vitae, uno tra i legni
più "pesanti", evidenzia con chiarezza le possibili differenze riscontrabili.

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Oltre agli aspetti di carattere genetico, la variabilità del legno delle diverse specie è spesso dovuta all'influenza di
alcuni fattori di tipo ambientale e selvicolturale sull'accrescimento dei fusti arborei. Questi danno origine a variazioni
dimensionali delle cellule e dello spessore delle loro pareti, ad irregolarità di ampiezza degli anelli e ad una diversa
proporzione tra i vari tessuti legnosi, con influenze anche notevoli sulla massa volumica del legno che manifestano i
loro effetti su alcune delle sue caratteristiche fisiche (variazioni dimensionali) e proprietà meccaniche (valori di
resistenza e rigidezza). A parità di condizioni di prova, le caratteristiche tecnologiche di un certo legno, risultano
pertanto legate sia alla specie botanica considerata che alla sua provenienza geografica.
La variabilità delle caratteristiche del legno si manifesta, comunque, non solo tra soggetti arborei di specie diverse
(variabilità interspecifica), ma anche fra individui della stessa specie e dello stesso popolamento (variabilità
intraspecifica) e addirittura all'interno di uno stesso albero, in quanto i modelli naturali di accrescimento e
l'eterogeneità anatomica che può derivarne legano le proprietà di un campione di legno alla sua posizione radiale (intesa
come distanza di prelievo rispetto al centro della sezione trasversale del tronco) ed all'altezza lungo il fusto dal quale è
stato ricavato.
Un'ulteriore importante causa di variabilità dei valori di resistenza del legno è la presenza di difetti quali, ad esempio,
nodi, deviazioni della fibratura ed alterazioni fungine che, proprio per tale motivo, rappresentano i principali parametri
da prendere in considerazione nella classificazione del legname per uso strutturale (per cui, sempre limitatamente al
caso del legno massiccio, una cosa sono le proprietà meccaniche del materiale netto e dei provini di laboratorio, un’altra
quelle del legname in dimensione d’uso).
Per un corretto impiego del legno è importante tener conto di tutti i fattori di variabilità elencati. Nel caso, ad esempio,
di un uso strutturale è opportuno che qualsiasi calcolo relativo alle caratteristiche di resistenza meccanica debba basarsi,
per motivi di sicurezza, sui valori minimi registrati per la sollecitazione considerata piuttosto che sulla media dei
risultati ottenuti. Infatti, il coefficiente di variazione (ovvero lo scarto tipo espresso in percentuale rispetto al valore
medio) della resistenza del legno privo di difetti nei confronti delle principali sollecitazioni è piuttosto elevato e
mediamente pari al 20%. A questo riguardo, e per rappresentare in maniera più
corretta le reali condizioni di sollecitazione del materiale in opera, l'Eurocodice
5 (EC5), la norma di riferimento per la futura progettazione e verifica delle
strutture lignee, prevede di utilizzare i valori di resistenza determinati su provini
di medie dimensioni e di considerare come "valore caratteristico" quello
corrispondente al 5° percentile inferiore della distribuzione di frequenza della
proprietà in esame.
Ai fini di una corretta caratterizzazione tecnologica del materiale e di rendere
confrontabili tra loro i risultati ottenuti, è quindi necessario seguire idonei criteri
di campionamento ove è richiesta una particolare attenzione alla numerosità del
campione, alla metodologia di riferimento (a questo proposito esistono, ad
esempio, norme nazionali UNI, DIN, AFNOR, ASTM ecc.., europee EN ed
internazionali ISO), al condizionamento dei provini (in modo da riferire i
risultati a ben determinati valori di umidità e temperatura del legno), alla
regolazione dei parametri di prova (velocità e tempo di applicazione della
sollecitazione, in quanto il legno ha un comportamento visco-elastico), ai limiti
di validità delle prove svolte e all'applicabilità dei risultati ottenuti.

Biodegradabilità
Come ulteriore conseguenza della sua origine biologica, il legno può essere facilmente deteriorato dagli agenti del
biodegradamento, principalmente da funghi e insetti, che trovano nutrimento nei costituenti chimici della parete delle
cellule del legno o nelle sostanze di riserva. Se, sotto un certo aspetto, tale fenomeno può costituire un vantaggio (ad
esempio, quando un prodotto ligneo diviene inutilizzabile e deve essere smaltito), rappresenta spesso un grave pericolo
nel momento in cui è richiesta la sua conservazione e durata dopo la posa in opera.
La durabilità naturale di un legno è solitamente molto migliore nella porzione di durame rispetto a quella di alburno,
ove la maggior resistenza al biodegradamento del primo è attribuita ad alcuni estrattivi (composti organici di tipo
fenolico quali i tannini ecc..).
La durabilità naturale varia poi tra specie e specie legnosa, ma anche nell’ambito di una stessa pianta, e deve essere
sempre riferita ad una particolare categoria di organismi.
In ben determinate condizioni di impiego, il legno è comunque un materiale estremamente durevole. Mobili con intarsi
di notevole pregio artistico ritrovati nelle tombe dei Faraoni si sono conservati perfettamente per oltre 4000 anni: il
clima secco e costante all'interno delle piramidi ha infatti permesso che si instaurassero condizioni ideali per la
preservazione del legno dal degrado. Anche in Giappone, tuttavia, si ritrovano ancora ammirevoli edifici lignei sacri
perfettamente integri dopo 1300 anni di servizio mentre, nel clima ancor più rigido e severo delle montagne norvegesi,
esistono numerosi esempi di costruzioni interamente in legno (stave churches) erette da circa 800 anni e conservatesi in
ottimo stato, anche perché sottoposte a regolare manutenzione e sostituzione degli elementi ammalorati.

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Ponti, pontili, paleria, costruzioni navali … sono altri casi, più comuni, che dimostrano l’efficacia dell’uso del legno in
ambienti critici. Le vecchie costruzioni ad ossatura lignea, generalmente in rovere, diffuse soprattutto in nord-Europa,
testimoniano parimenti la durevolezza nel tempo di tale materiale a patto che venga scelto il legname idoneo e siano
seguite corrette procedure di posa in opera e manutenzione.
Un ulteriore esempio significativo è quello dei pali da fondazione. Prima del calcestruzzo armato le fondazioni erano
realizzate in legname tondo e molte costruzioni afferenti ai beni culturali o semplici abitazioni civili sono appoggiate su
paleria lignea, sia in ambiente secco che umido (vedasi a proposito la città di Venezia). Oggigiorno, poi, numerose
opere di consolidamento di scarpate e di terreni in erosione o a forte pendenza fanno ugualmente appello a tale
materiale negli interventi di ingegneria naturalistica.
Quanto sopra non deve comunque essere fuorviante: il legno di poche specie botaniche presenta infatti un’elevata
durabilità naturale. Il rovere, il castagno, il larice e vari legnami tropicali rientrano in questo caso, a patto di eliminarne
preventivamente la porzione di alburno che è sempre considerata non durabile.
Conoscere e prevenire il rischio di attacco biologico è sicuramente più facile, oltre
che più economico, rispetto che riparare i danni verificatisi. La soluzione per
un'efficace prevenzione consiste nel realizzare condizioni sfavorevoli allo sviluppo
degli organismi che lo degradano. Nel caso dei funghi, ad esempio, è importante
evitare che l’umidità del legno possa superare una certa soglia di rischio; per alcuni
insetti particolarmente dannosi, come ad esempio le térmiti, è invece assolutamente
necessario evitare il contatto con il terreno.
Il legno esposto alle intemperie può comunque conservare a lungo la sua
funzionalità senza evidenziare particolari problemi qualora venga impiegata la
specie adatta ed i dettagli costruttivi prevedano che l'acqua possa evacuare
velocemente dalla superficie, evitando il pericolo del ristagno di umidità o fenomeni
di condensa, che risultano dannosi specialmente in prossimità di eventuali giunzioni,
cavità e nelle zone di contatto con la muratura perimetrale.
In alternativa, contro i rischi di alterazioni fungine o di attacco di insetti, possono
rivelarsi efficaci vari tipi di trattamenti preservanti – superficiali o applicati con
autoclave, in funzione dei livelli di protezione richiesti – che permettono di ottenere
una durabilità conferita. In questo ambito, i progressi raggiunti nella formulazione
dei prodotti chimici usati e nelle tecniche di applicazione consentono trattamenti
efficaci e definitivi ma anche rispettosi dell’ambiente.
Una condizione fondamentale è quella di prevedere un adeguato programma di
manutenzione, soprattutto nel caso in cui la continuità della finitura superficiale (a base di vernice o impregnante)
contribuisca all’efficacia del trattamento eseguito.
E’ opportuno infine ricordare che il legno è resistente agli agenti chimico-fisici che causano la corrosione dei metalli e il
degrado di altri materiali da costruzione.

Combustibilità e isolamento termico


Per la sua composizione chimica di base, il legno è ovviamente un materiale combustibile e suscettibile all'azione del
fuoco. Il suo comportamento, tuttavia, è oggetto di preconcetti in quanto, mentre elementi lignei di dimensioni limitate
bruciano facilmente, strutture di ampia sezione risultano molto resistenti.
Durante le fasi di sviluppo di un incendio, infatti, tali strutture evidenziano un
processo di combustione lento e conservano la maggior parte della loro resistenza
originaria, senza subire i cedimenti improvvisi che spesso si verificano nel caso di altri
materiali. Ciò risulta possibile per la bassa conducibilità termica del legno ed ancor
più per quella dello strato carbonizzato che si forma sulla sua superficie al contatto
col fuoco. A questo proposito, conoscendo la velocità di carbonizzazione è possibile
stimare in maniera attendibile la sezione resistente residua dei vari elementi che
compongono la struttura lignea e stabilire a quale intervallo di tempo dall'inizio di un
eventuale incendio essa è in grado di resistere. A condizione che venga realizzata una
corretta progettazione, seguiti adeguati sistemi e precauzioni costruttivi, le strutture di
legno offrono un elevato grado di sicurezza nei confronti del fuoco, permettendo di
soddisfare una delle regole fondamentali in materia di prevenzione incendi: evacuare
in tempo utile le aree colpite e intervenire opportunamente per riportare l'evento sotto
controllo.
Oltre a un comportamento al fuoco perfettamente prevedibile, il legno presenta i
seguenti vantaggi:
??per la sua ridotta dilatazione termica, gli elementi strutturali lignei si deformano molto poco se esposti al fuoco e
le connessioni tra le diverse membrature restano stabili;
??per la sua bassa conducibilità termica, il legno funge da protezione ai connettori metallici (che vengono ormai
inseriti nelle strutture lignee);

5
??contrariamente a molti prodotti organici o di sintesi, il legno non rilascia gas tossici durante la combustione.
Per gli elementi di sezione limitata, più vulnerabili, è possibile adottare varie soluzioni in grado di proteggere il legno o
limitare l’azione del fuoco. Tra queste si citano l’applicazione di intonaci, pitture o vernici ignifughe che ne ritardano
l’infiammabilità.
La limitata conducibilità termica del legno lo rende inoltre un buon isolante, con caratteristiche relativamente simili ai
materiali di sintesi specificatamente realizzati per soddisfare tali esigenze, tanto da risultare particolarmente idoneo per
l’allestimento di pareti, solai e coperture. Un edificio in legno si riscalda infatti facilmente e fornisce condizioni
ambientali regolari e stabili; la temperatura superficiale delle pareti, appena inferiore a quella del locale, garantisce poi
un’aria secca e sana, con una ridotta dispersione di calore per irraggiamento.

Efficienza strutturale
Sebbene le sue proprietà meccaniche non raggiungano valori particolarmente elevati rispetto ad altri materiali da
costruzione, grazie a un rapporto resistenza/peso particolarmente favorevole, il legno è innanzitutto un materiale
strutturale. Così una trave di 3 m di luce, in grado di sopportare un carico di 20 tonnellate, pesa 60 kg se realizzata in
legno, 80 in acciaio e 300 in cemento armato. Tale leggerezza, rapportata alle sue prestazioni meccaniche, rende il
legno un materiale molto apprezzato per coprire ampie superfici, com’è spesso richiesto nelle palestre ed altri edifici per
attività sportive o nei fabbricati industriali e commerciali.
Per lo stesso motivo, la scelta del legno è frequente quando il suolo ha una scarsa portanza ed è parimenti prioritaria per
realizzare soppalchi o sopraelevazioni, limitando la caduta dei carichi e le sollecitazioni a livello delle fondamenta.
I progressi tecnici ottenuti nella tecnologia del legno lamellare incollato
e nella realizzazione dei connettori, in particolare sotto forma di scarpe e
caviglie metalliche, hanno poi consentito di migliorare ulteriormente le
prestazioni delle strutture lignee, di coprire grandi luci senza appoggi
intermedi e di realizzare strutture dalle forme complesse.
Il legno si presta bene anche alla realizzazione di strutture miste:
abbinato a cavi di acciaio, che apportano maggior resistenza a trazione, o
al calcestruzzo ove siano previste elevate sollecitazioni di compressione.
In combinazione con resine e fibre sintetiche il legno offre, inoltre, un
ampio ventaglio di soluzioni tecniche per strutture che necessitano di
interventi di consolidamento o restauro.
Beneficiando poi dei progressi registrati nella classificazione del legno per usi strutturali, i progettisti sono oggi in
grado di ottimizzarne l’impiego in edilizia. Le nuove norme europee (a supporto dell’Eurocodice 5) e nazionali
(NICoLe Norma Italiana per le Costruzioni in Legno) per i calcoli e le verifiche di manufatti e costruzioni in legno ne
favoriscono la diffusione consentendo di evitare i tradizionali approcci empirici.
Il legno infine offre ampie garanzie di un ottimo comportamento nei confronti delle sollecitazioni sismiche ed è il
materiale preferito per le costruzioni nelle aree ove i terremoti rappresentano un rischio frequente.

Valenze estetico-decorative
A prescindere dalle sue caratteristiche prestazionali, il legno presenta alcuni aspetti morfologici e cromatici,
unitamente ad un fascino e ad una sensazione di calore, che costituiscono spesso i fattori determinanti nella sua scelta
per innumerevoli applicazioni nel settore dell’arredamento. La molteplicità e diversità delle specie botaniche utilizzabili
concorrono, infatti, a definire le particolarità estetiche di ciascun legno che sono rappresentate da un insieme di
caratteristiche quali fibratura, tessitura, colore, venatura e disegno.

Valenze ecologiche
L’aspetto ecologico rappresenta un nuovo importante argomento a favore del legno e dei suoi derivati. Finora, infatti,
gli approcci di tipo economico sono stati decisivi per la scelta di un materiale e, se le specifiche tecniche potevano
essere soddisfatte da varie tipologie di prodotti (come nel caso di una trave, che può essere realizzata in acciaio,
calcestruzzo, in legno massiccio o lamellare), si trattava di dimensionare bene il manufatto e valutare quello che costava
meno. Attualmente, invece, l’esigenza di definire una più razionale pianificazione delle risorse disponibili e una
diversa valutazione dei processi industriali, derivanti da una maggior coscienza ecologica generale, sollecitano la
società a considerare maggiormente alcuni aspetti che in passato erano trascurati, quali il rischio crescente di
esaurimento delle materie prime, il costo energetico di un materiale e l’impatto ambientale dei suoi processi di
produzione e riciclaggio.
Visto l’enorme quantitativo di materiali utilizzati e il continuo aumento dei consumi (anche quelli non necessari), è
apparso, infatti, evidente che alcuni prodotti di sintesi, seppur utili, non possono sostituire completamente quelli
tradizionali e derivati dall’uso di materie prime non esauribili. Inoltre, se in passato il costo energetico di un materiale
(riferito alla sua produzione, posa in opera ed opzioni di fine vita) non era considerato, diviene ora di importanza
basilare. Infine, sulla base del principio “chi inquina paga”, i costi indiretti derivanti dai danni di qualsiasi tipo legati
alla realizzazione di un prodotto devono essere contabilizzati nel suo prezzo finale: in sostanza, non é più ammissibile
l’uso di un materiale di per sé poco costoso ma che richiede alla collettività di sopportare costi addizionali molto elevati
(da cui lo sviluppo dei sistemi di certificazione della gestione ambientale di un’attività produttiva) e occorre fare in

6
modo che la produzione di un bene rifletta interamente il suo costo per l’ambiente (ad esempio, tramite la maggior
tassazione del legno tropicale derivante da popolamenti naturali, a favore del consumo di quello ricavato da
piantagioni).
In tale contesto, il legno è in primo luogo una materia prima rinnovabile, abbondante e in aumento in vari Paesi. Il
patrimonio forestale italiano interessa, ad esempio, una superficie complessiva di 8,6 milioni di ettari, ammonta a circa
750 milioni di metri cubi (volume stimato del legname in piedi) e si incrementa annualmente di circa 30 milioni di metri
cubi. Di questi, nell’ultimo trentennio sono stati raccolti solo
da 5 a 9 milioni di metri cubi all’anno (esclusi i prelievi fuori
foresta), ovvero una quantità nettamente inferiore
all’accrescimento biologico e al potenziale prelevabile. Fra i
popolamenti specializzati sono poi presenti circa 110.000
ettari di pioppeti che, coltivati con un turno mediamente pari
a 10 anni, garantiscono una provvigione di circa 10 M/m3 e
un prelievo di circa 1 M/m3/anno. La stessa situazione si
verifica in quasi tutti i Paesi europei. In tali condizioni, il
legno è disponibile teoricamente all’infinito, a differenza dei
materiali d’estrazione, ed è utilizzabile senza problemi, in
maniera programmata nel tempo, qualora sia garantita la
rigenerazione dei popolamenti d’origine.
La gestione forestale sostenibile, e le varie iniziative di
certificazione forestale che ne rappresentano lo strumento attuativo, è nata proprio dalla necessità di soddisfare
l’aumento dei prelievi e del consumo di legno preservando la risorsa forestale disponibile.. E’ via via prevalso, infatti,
un approccio multifunzionale per cui la foresta deve possibilmente restare un ambiente naturale, ricco di biodiversità,
che partecipa all’equilibrio del paesaggio, alla difesa idrogeologica e garantisce la fruizione turistico-ricreativa,
fornendo prodotti legnosi e non per i bisogni dell’economia e a favore delle generazioni attuali e future. L’obiettivo di
tale gestione consiste proprio nel riuscire a conciliare esigenze apparentemente contrastanti. Ad essa sono di supporto le
piantagioni artificiali e l’attività di arboricoltura da legno, che permettono di produrre legname più omogeneo, in tempi
brevi.
Secondariamente, il costo energetico della produzione e trasformazione del legno è particolarmente favorevole. Grazie
al processo fotosintetico, la produzione primaria di legno ha infatti un impatto positivo; inoltre, l’energia richiesta per
produrre un volume unitario di legno è bassa (130 volte inferiore a quella necessaria per un metro cubo di acciaio),
mentre la sua lavorazione implica ugualmente un consumo energetico limitato. Si tenga anche presente che produrre e
raccogliere legno secondo criteri di sostenibilità contribuisce alla segregazione del carbonio che viene così sottratto
all’atmosfera e che, contrariamente ai combustibili fossili, lo stesso impiego energetico del legno evidenzia un bilancio
del carbonio nullo e non contribuisce ad alimentare l’effetto serra.
Infine, l’impatto ambientale delle attività di trasformazione del legno è parimenti contenuto grazie al ricorso ad
attrezzature e processi semplici e alla possibilità di recuperare molti scarti di lavorazione (corteccia, sciaveri, refili,
segatura ..) per i fabbisogni energetici interni e l’approvvigionamento delle industrie dei pannelli ricomposti e della
carta. Quasi sempre, poi, al termine della loro vita utile, l’insieme dei prodotti a base di legno è riciclabile e tale
possibilità costituisce un’ulteriore importante ragione per poter definire il legno come un “eco-materiale”.

Nei prossimi anni è presumibile che le pressioni di carattere ecologico influenzeranno ancora di più le decisioni
economiche e produttive, rendendo obsoleti alcuni settori industriali ed offrendo nuove opportunità di investimento in
quelli legati alle risorse rapidamente rinnovabili e ai loro derivati.

Innovazioni e potenzialità
Il legno massiccio riproduce le caratteristiche fisiche (colore, tessitura, densità) e meccaniche tipiche della specie
considerata, mentre la morfologia degli assortimenti e semilavorati che ne derivano dipende da quella dell’albero da cui
essi sono stati ricavati: la loro lunghezza è limitata dall’altezza del fusto (o dalla lunghezza del tronco), la loro larghezza
dal suo diametro. Essi evidenziano poi le caratteristiche naturali della pianta di origine, ove i nodi testimoniano la
disposizione dei rami mentre l’ampiezza degli anelli, la tessitura e la fibratura ne riflettono le condizioni di
accrescimento.
Se utilizzato sotto forma di massiccio, pertanto, il legno presenta spesso limitazioni geometriche e, a causa delle sue
peculiarità, non offre sempre garanzie di soddisfare le esigenze richieste in termini di resistenza, durabilità e stabilità
dimensionale.
Un aiuto per migliorare l’omogeneità, l’uniformità prestazionale e l’affidabilità del legno come materiale è stato fornito
dagli investimenti in ricerca e sviluppo e dalle recenti innovazioni di processo (ovvero dall’evoluzione tecnologica di
macchine e impianti) e di prodotto (incluse quelle registrate nel settore degli adesivi). Questi hanno agevolato il
superamento di alcuni fattori negativi insiti con la materia prima, consentendo di ottenere manufatti di dimensioni e
forma progettabili e dal comportamento più facilmente prevedibile e interpretabile. Tale opportunità è stata resa
possibile dalla riduzione del legno massiccio in elementi unitari dalle dimensioni contenute, dall’eliminazione delle loro

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eventuali anomalie, dalla loro essiccazione adeguata, dal severo controllo delle caratteristiche dei componenti e dei
parametri di ricomposizione (ad esempio, la ripartizione statisticamente distribuita dei difetti nel caso di una trave di
legno lamellare) e dall’eventuale ricorso a interventi mirati a
migliorare le proprietà meccaniche, la durabilità o il comportamento al
fuoco del prodotto finale (per la maggiore facilità di eseguirli su
elementi unitari di spessore ridotto).
Tutto ciò si è concretizzato nella realizzazione di prodotti a base di
legno e compositi ad alto contenuto qualitativo e tecnologico,
caratterizzati da un comportamento in linea con quello dei materiali di
altra natura e di più comune impiego in ambito strutturale (vedasi
l’ampia famiglia dei prodotti ingegnerizzati), ma anche di nuovi
materiali decorativi (come, ad esempio, il legno multilaminare) in
grado di riprodurre su un supporto ligneo aspetti estetici progettati “ad
hoc”, con tonalità e effetti cromatici rari o non reperibili in natura.
Poiché, nel caso specifico, il legno proviene prevalentemente da
impianti artificiali, diradamenti, fusti di piccolo diametro, cimali e
ramaglia, tutto ciò ha contribuito a determinare sia una minore pressione a carico delle risorse forestali di origine
naturale, tramite un più efficiente impiego della materia prima e degli scarti di lavorazione, sia un rinnovato interesse
per i prodotti ottenuti, in virtù del loro miglior profilo ecologico rispetto ai potenziali concorrenti.

In conclusione, è importante tenere presente che, mentre alcuni materiali messi a punto dall’uomo sono stati
appositamente realizzati per soddisfare specifiche esigenze applicative, nel caso del legno, soprattutto se usato sotto
forma di massiccio, è l’uomo che ha dovuto adattarsi alle sue
peculiarità. Per ottimizzarne l’uso non si deve quindi dimenticare
la sua origine biologica né le funzioni svolte dai tessuti legnosi
nell’ambito della pianta.
La molteplicità e varietà dei legni disponibili permette comunque
di scegliere quello più adatto a un determinato impiego, ovvero un
legno leggero e resistente per la carpenteria e gli usi strutturali,
durabile per la posa in opera in ambiente esterno, duro per
l’allestimento di pavimenti, decorativo per gli arredi ecc.. In altri
termini, l’insieme delle sue proprietà rendono il materiale legno
impareggiabile nei casi in cui è richiesto un aspetto decorativo,
molto interessante come componente strutturale e di numerosi
sistemi costruttivi, poco adatto ove prevalgano elevati requisiti
prestazionali, esigenze di lunga esposizione ai fattori atmosferici
di degrado o di totale incombustibilità. In prospettiva, poi, la
messa a punto di prodotti innovativi e l’attenzione nei confronti
degli aspetti ecologici connessi all’uso delle materie prime aprono
ulteriori spazi di applicazione facendo emergere sia l’importanza
del legno come materiale tradizionale sia la sua modernità e le
qualità positive che lo contraddistinguono. La conoscenza delle caratteristiche tecnologiche peculiari del legno e dei
suoi derivati costituisce in ogni caso un prerequisito per garantirne un impiego adeguato e ricco di soddisfazioni.

Bibliografia di riferimento
BERTI S., PIAZZA M., ZANUTTINI R. (2002). Strutture di legno per un’edilizia sostenibile. Materie prime e prodotti.
Progettazione e realizzazione. Collana: “Manuali dell’edilizia. Strumenti per progettisti e imprese”. Edito da “Il Sole 24
ore”, settembre 2002: 320 pp.
Cerullo S., Zanuttini R. (2003). Legno-sughero-arredo. Guida alla normativa tecnica. Pubblicato da Federlegno-
Arredo srl, febbraio 2003: 244 pp.
Dulbecco P., Luro D. (1998). L’essentiel sur le bois. CTBA, Parigi : 184 pp.
GIORDANO G. (1981). Tecnologia del legno - Vol. 1., La materia prima. Ed. UTET, Torino: 1086 pp.
GIORDANO G. (1997). Antologia del legno - Vol. 1. e Vol. 2. Ed. Consorzio LEGNOLEGNO, Reggio Emilia: 457 pp.
Zanuttini R. (2003). I moderni pannelli a base di legno. L’Italia Forestale e Montana. Anno LVIII – Fasc. n. 1,
gennaio-febbraio 2003: 34-53.
Zanuttini R., Macchioni N. (1997). Prodotti a base di legno ingegnerizzati per impieghi strutturali. Presenza tecnica,
giugno 1997, Edizioni PEI, Parma: 71-76.

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