Introduzione
Questa tesi nasce dalla passione che io ho sempre provato per le arti marziali e la storia
medievale, in essa ho voluto concentrare ciò che ho imparato dall’arte della scherma europea
ed ho suddiviso questo studio in tre capitoli. Come si potrà evincere dalle informazioni
riportate nel testo, lo studio della scherma medievale è un argomento complesso poiché essa è
un arte che trova le sue origini sin dall'età del ferro e che mantiene una tradizione secolare. I
principi fondamentali su cui si basa la scherma medievale sono comuni a tutte le arti marziali,
dato che essi affondano nella biomeccanica e perciò sono sempre veri per il corpo umano. La
scherma medievale che si ritrova nei manuali del basso medioevo (dal XIV secolo in poi)
nasce probabilmente in età antica, infatti, questo lavoro prende in esame gli studi di un
grande esperto nel settore, Roland Warzecha: il focus della sua ricerca è la ricostruzione del
combattimento in un lasso di tempo che va dalle invasioni barbariche fino agli inizi del basso
medioevo. Il suo approccio ricostruttivo, proprio nei confronti della scherma con scudo
rotondo e piatto e spada, è un lavoro di grande valore dato che vi sono poche raffigurazioni di
combattimento risalenti all’epoca e quasi nessuna traccia letteraria afferente a quest’ultimo,
inoltre, come già affermato, i primi manuali di scherma risalgono al 1300. L’approccio di
Warzecha, nel tentare di rispondere alla domanda “come combatteva l’uomo dell’alto
medioevo”, ha visto uno studio approfondito che, grazie all'apporto di diverse discipline, ha
reso il lavoro di Warzecha estremamente importante per la comprensione non solo della
panoplia del guerriero dell’epoca delle invasioni ed altomedievale , ma anche di come tale
panoplia venisse utilizzata attraverso i secoli.
L'analisi dei reperti storici di armi ed armature da parte di Warzecha ha permesso una
ricostruzione molto fedele di esse. Lo studioso tedesco ha ricostruito delle preziose repliche
d’armi dell’epoca altomedievale come ad esempio il tipico scudo delle invasioni barbariche e
e d’età vichinga caratterizzato da un'ampia circonferenza e dalla tavola piatta; la costruzione
è in legno ricoperto di lino o cuoio e l'impugnatura centrale formata da una stecca con
umbone a tutela della mano. Ha, inoltre, ricostruito anche gli scudi carolingi caratterizzati,
invece, dalla tavola convessa ma sempre con impugnatura centrale ed umbone; poi è arrivato
a ricostruire anche quelli ottoniani e normanni a goccia, caratterizzati da un’ immanicatura a
cinghie di cui una poteva essere sospesa all’avambraccio. L’analisi fatta sugli scudi ha
permesso di comprenderne la composizione anche nei loro elementi organici (il legno ed il
lino e il cuoio che lo coprivano), talvolta straordinariamente conservati, ed anche la loro
costruzione ed approssimazione di forma e peso. Dagli studi di Warzecha, infatti, sembra
emergere come gli scudi con immanicatura centrale ed umbone, utilizzati sin dall’età del
ferro, fossero più spessi verso l’umbone e si rastremarssero verso i bordi, questo è plausibile
dato che i chiodi, che tenevano l’umbone saldo alla tavola di legno dello scudo, erano più
lunghi di quanto fossero ampli i rari elementi metallici che ricoprivano il bordo dello scudo.
Altrettanto importante è lo studio sulle spade che caratterizzavano la scherma dell'epoca: esse
muteranno dalle spade delle invasioni barbariche e vichinghe, provviste di fornimenti di
guardia minimali e grosso pomolo atti ad incassare la mano in una salda impugnatura, alle
spade carolinge, che presentavano un pomolo più piccolo che garantiva maggior mobilità del
polso e degli elsi più lunghi, meglio atti a parare i colpi avversari.
Come già accennato i fondamenti della scherma rimarranno i medesimi dato che la
biomeccanica impone al corpo umano degli specifici movimenti per poter essere efficace in
uno scontro armato;lo stile specifico di Warzecha proviene dallo studio di manuali
schermistici medievali come il I 33: essi sono caratterizzati da uno stile di movimento che
prevede la gamba destra in avanti, la schiena diritta che forma una linea retta con la gamba
sinistra, un movimento che vede sempre l’accompagnamento degli attacchi da parte di
spalla, busto e bacino ed i passi sono sempre accerchianti, atti a ricercare l’apertura nella
guardia dell’avversario.
Nel corso dei secoli, cambiando il tipo di arma cambiò anche la modalità di utilizzo:
la scherma con armi tipiche delle invasioni barbariche e d’età vichinga delle popolazioni
germaniche del nord, prevedeva una spada con impugnatura corta e grosso pomolo che
presentava, alla mano, una superficie piatta pensata per assicurare una presa salda ma statica
e dei rifornimenti di guardia che non proteggevano sufficientemente dai colpi inferti dal
nemico; la spada era inoltre progettata per il taglio, con il centro di bilanciamento distante
dall’impugnatura. Lo scudo era piatto, tondo ed ampio con impugnatura centrale, questo tipo
di scherma prevedeva un sistema di combattimento che aveva al suo centro il lavoro di
entrata e di difesa fatto con il bordo dello scudo e che diventava sia il mezzo di entrata nella
guardia dell'avversario, che di difesa dai suoi attacchi, infatti in questo tipo di scherma lo
scudo è molto mobile e poliedrico, tendenzialmente le coperture e le offese eseguite con esso
richiedono molta mobilità. La spada in questo contesto sembra infatti servire principalmente
come strumento per rendere letale l’attacco. Con degli scudi convessi che fornivano maggiore
protezione statica e spade con elsi più lunghi, la scherma di epoca carolingia e medievale era
costituita da azioni di attacco e difesa che vedevano come protagonista non più lo scudo,
bensì fini giochi di spada. Queste condizioni saranno poi la causa dell’evoluzione dello scudo
da rotondo-convesso a scudo a goccia, fino ai più piccoli scudi cavallereschi in uso dal XII
secolo.
Per analizzare la scherma nel medioevo è d’uopo comprendere il posto che essa aveva
nella società. Nel medioevo saper combattere poteva determinare la differenza fra la vita e la
morte, non esistevano infatti forme di potere centralizzato che esercitavano il proprio
controllo con delle istituzioni che permeano capillarmente ogni aspetto della società, i primi
sintomi di un tale accentramento del potere da parte delle istituzioni e dei governi si avranno
solo nel XVII secolo. Il panorama politico medievale era molto frammentato e ciò non solo
dava molto adito a guerre fra potentati, ma rendeva anche molto più semplice ai criminali
scappare tra le maglie della legge e continuare a delinquere indisturbati. In un contesto del
genere è facile immaginare come avere delle nozioni di arti marziali fosse estremamente
importante, dato che la difesa dell’ integrità fisica e della proprietà era spesso demandata ai
singoli; questo non vuol dire che il crimine fosse sempre e comunque tollerato, tuttavia la
tutela dei propri diritti spettava a se stessi. Altro aspetto della vita medievale dove era
importante sapersi destreggiare nelle arti del combattimento era il duello; ve ne erano diverse
varietà come il duello giudiziario, il duello inteso come risoluzione ad una imminente
battaglia o anche il duello d’onore. Il duello Giudiziario fra tutti si distingue per la ragione
per cui esso si svolgeva. Tale forma di duello era infatti una delle possibili soluzioni, o
talvolta l’unica, ad un processo legale e prevedeva delle autorità legali a soprassederlo. Esso
era utilizzato come risoluzione per diverse dispute di tipo legale, in molti casi infatti il duello
giudiziario non era all’ultimo sangue, dato che veniva utilizzato anche per risolvere dispute di
minore importanza, inoltre la ritualità del duello giudiziario apparteneva a dispute che
potremmo classificare come d’onore. E’ interessante notare come anche il duello utilizzato
per evitare una battaglia avesse delle similarità nella forma del duello giudiziario. Fin dai
primi secoli del medioevo si ha notizia della risoluzione di dispute tramite duello, la prima
fonte scritta a parlare di duello giudiziario è infatti l'editto di Rotari del 643, in esso sono
contenuti diversi articoli di legge che prevedono il duello come sentenza. Si incontrano anche
soluzioni a duello nella Legge Salica, sviluppata in seno al Regno Franco durante il VI secolo
d.C. da Clodoveo I, il quale appunto codificò i costumi non scritti del popolo franco che
prevedevano il duello. La prima fonte di legge scritta rinvenuta nei territori del Sacro
Romano Impero e pervenuta sino ad oggi, è il Sachsenspiegel,1 un testo che riuniva in forma
scritta le leggi del popolo sassone. Il codice originale venne scritto in lingua latina attorno
agli anni venti del Duecento, di esso sopravvive solo la sua traduzione in medio-basso
tedesco fatta dal cavaliere e giudice tedesco Eike von Repgow. Questo testo sarebbe stato la
base del diritto di molti paesi di centro ed est Europa.2 Il diritto romano infatti venne adottato
nei territori del Sacro Romano Impero solo nel XVII secolo, dato che la conoscenza e
vicinanza dei popoli germanici alle leggi dei propri antenati era molto più forte rispetto al
diritto romano3. Le dispute risolte tramite duello non saranno però universali a tutta l’europa
medievale, ad esempio l’Inghilterra anglosassone non aveva leggi che prevedevano il duello
giudiziario, esso venne introdotto solo dopo la conquista normanna del 1066. Nei territori del
sacro romano impero invece, il duello venne almeno ufficialmente abrogato nel 1300
dall’editto chiamato Kleines Kaiserrecht. Nonostante fosse però entrata in vigore tale legge,
si è propensi a credere che essa non fosse universalmente seguita, dato che i manuali
schermistici tedeschi anche del XV secolo entravano in grande dettaglio nella descrizione
delle ritualità del duello, un’ esempio di questa tendenza descrittiva nei riguardi del duello
giudiziario è il manuale di [Link] del 1459 (MS Thott.290.2º). In tali manuali
schermistici vengono descritte molte tecniche e vengono affrontate molte modalità di duello,
esse variano in base alla classe dei combattenti, alla regione ed al crimine che si andava a
giudicare. In alcuni contesti solo le classi più alte potevano combattere in un duello
giudiziario, come ad esempio nella Francia bassomedievale solo i cavalieri più nobili
potevano partecipare ai duelli giudiziari; altri tipi di restrizione alla partecipazione al duello
1
Ike, Von Repgow, Approximately Approximately 1233 Translator. Mirror of the Saxons, Meissen, Germany:
publisher not identified, to 1363, 1295] Pdf. Retrieved from the Library of Congress,
[Link]/item/2021667916/
2
“MIRROR OF THE SAXONS” consultabile sul sito della Library of National congress. Britannica, The Editors
of Encyclopaedia. "Sachsenspiegel". Encyclopedia Britannica, 9 Jan. 2011,
[Link]
[Link]
3
“MIRROR OF THE SAXONS” consultabile sul sito della Library of National congress. Britannica, The Editors
of Encyclopaedia. "Sachsenspiegel". Encyclopedia Britannica, 9 Jan. 2011,
[Link] [Link]
potevano riguardare il proprio luogo d’origine, come per il caso delle leggi di Gelnhausen
del 1360 che prevedevano la partecipazione ai duelli solo per i cittadini di Gelnhausen.
Per i cavalieri e la nobiltà era un dovere conoscere le pratiche guerresche, esse non
solo erano di vitale importanza per la guerra ma anche per i tornei. L’ origine dei tornei non è
sicura, ma la si potrebbe ritrovare nelle esercitazioni dei cavalieri Franchi del IX secolo: in
origine il torneo veniva disputato fra due manipoli di cavalieri, inizialmente queste sfide
erano molto pericolose, infatti nel 1240 vicino Colonia, durante un torneo nel quale si perse il
controllo del combattimento, morirono sessanta cavalieri. Altro esempio si verificò l’anno
successivo a Hertford in Inghilterra, dove il Conte di Pembroke morì in un torneo ed il suo
seguito aggredì coloro che ritennroe essere i responsabili, alla fine morirono molti uomini.
Come si può intuire dalla la pericolosità degli eventi sopracitati il torneo, almeno ai suoi
albori, fu concepito come una preparazione alla guerra, infatti, in esso venivano utilizzate le
medesime armi del campo di battaglia ed inoltre, durante le pause, i cavalieri delle due
squadre si ritiravano in zone recintate. Questi sanguinosi spettacoli erano però molto lucrativi
dato che, non solo la squadra vincitrice si sarebbe aggiudicata un premio in danaro, ma
chiunque avesse fatto un prigioniero avrebbe ricevuto una somma in denaro dal prigioniero
stesso, con il quale avrebbe riscattato la sua libertà e gli averi con cui aveva intrapreso la
sfida. Nel XII secolo (1130) Papa Innocenzo II proibì i tornei e li definì eventi contrari agli
insegnamenti della Chiesa, in quanto vi erano presenti tutti e sette i peccati capitali. Buona
parte dei cavalieri dell’epoca continuò a partecipare ai tornei, ignorando completamente le
parole del Papa. Con il passare del tempo il torneo divenne un evento sportivo.4 Maggior
enfasi sulle regole del torneo fu data alla fine del XII secolo: le armi vennero rese meno letali,
ad esempio, la testa della lancia fu dotata di tre punte in modo che la forza dell’impatto fosse
più distribuita e dunque meno letale; le spade inoltre vennero sprovviste di filo e di punta.
4
R. Marsden, Historical European Martial Arts in its Context: Single-Combat, Duels, Tournaments,
Self-Defense, War, Masters and their Treatises, p. 81
Queste armi verranno denominate “armi di cortesia”. In questo contesto diverranno più
prevalenti le giostre fra due cavalieri e i duelli a piedi in armatura, oltre a questo, verrà a
delinearsi una forma di sfida cavalleresca degna delle canzoni dei trovatori chiamata pas
d’armes. Questa forma di contesa consisteva in un sfida lanciata fra cavalieri, perciò con al
massimo la sola supervisione di un autorità.
La scherma viene riportata nei manuali Schermistici solo nel XIV secolo, il manuale
di scherma più antico è il Fechtbuch 1 33 che vede come protagonisti dei monaci che
praticano degli esercizi di scherma, andando perciò a sfatare il mito che vede tutti i monaci
essere refrattari all’uso delle armi. Monaco fu probabilmente anche Hanko Dobringer che a
fine trecento scrisse il manuale di scherma attraverso il quale è può risultare più semplice
capire i fondamentali movimenti della scherma: dal semplice passo accerchiante, che
dovrebbe accompagnare ogni azione sia d’attacco che di difesa, al Fulen, ovvero la fine arte
del sentire il modo in cui l’avversario mette pressione sulla propria lama e saper reagire di
conseguenza, sino ad arrivare alla finezza dei cinque tagli del maestro. Con la lettura di
questo manuale sarà molto più semplice, per chi volesse imparare, riuscire a comprendere le
mozioni degli altri manuali tedeschi, come il manuale di Talhoffer del 1459 (Thott 290 2º),
ma anche ad esempio i manuali del Fiore Dei Liberi. Uno dei testi più importanti per la
scherma medievale italiana è il Flos duellatorum, scritto da Fiore de’i Liberi. In esso sono
contenute nozioni di lotta a mani nude, scherma con daga, scherma con spada ad una e due
mani, con e senza armatura ed a piedi o a cavallo. Questo manuale presenta molte utili
illustrazioni che mostrano le posizioni di guardia, le virtù dello schermidore e del lottatore e
le varie azioni di combattimento.