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La lancia, la spada, il cavallo

Maurizio Martinelli

La lancia, la spada, il cavallo


Il fenomeno guerra nell’Etruria e nell’Italia centrale
tra età del bronzo ed età del ferro
Toscana Beni Culturali

7 Toscana
Beni Culturali
7
Maurizio Martinelli

La lancia, la spada, il cavallo


Il fenomeno guerra nell'Etruria e nell'Italia centrale
tra età del bronzo ed età del ferro

7 Toscana
Beni Culturali
La lancia, la spada, il cavallo

Collana "Toscana Beni Culturali"


Volume 7 - La lancia, la spada, il cavallo
Il fenomeno guerra nell'Etruria e nell'Italia centrale tra età del bronzo ed età del ferro
di Maurizio Martinelli

A Giovan Maria e Gabriello,


guerrieri di battaglie di altre epoche

Regione Toscana Giunta Regionale


Direzione Generale delle Politiche formative e Beni culturali
Settore Musei Biblioteche Istituzioni culturali
Gian Bruno Ravenni, Claudio Rosati, Maurizio Martinelli

Le immagini, oltre che dell'autore, sono di:


Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana; Castiglion Fiorentino - Esposizione Archeologica; Chianciano Terme - Museo Civico Archeologico delle
Acque; Massa Marittima - Museo Civico Archeologico; Bologna - Museo Civico Archeologico; Roma - Antiquarium Forense; Tarquinia - Museo Archeologico
Nazionale; Roma - Museo di Villa Giulia; Roma - Museo Gregoriano Etrusco; Piacenza - Museo Civico; Gubbio - Museo Civico; Verucchio - Museo Civico
Archeologico; Este - Museo Archeologico; Berlino - Staatliche Museen.
Per l'eventuale completamento nella compilazione di referenze fotografiche dettagliate a questa pubblicazione fuori commercio senza fini di lucro, l'autore si
dichiara a disposizione degli aventi diritto.

Catalogazione nella pubblicazione (CIP) a cura


della Biblioteca della Giunta regionale toscana:

La lancia, la spada, il cavallo : il fenomeno guerra nell'Etruria


e nell'Italia centrale tra età del bronzo ed età del ferro.
- (Toscana beni culturali ; 7)

I. Martinelli, Maurizio II. Toscana. Direzione generale delle politiche formative e dei beni culturali
1. Armi e Armature - Italia centrale - Età del bronzo e Età del ferro
355.809375

C Copyright Regione Toscana per la veste grafico-editoriale


C Copyright dell'autore per i testi e per foto e disegni di sua proprietà

Realizzazione editoriale, grafica e stampa


Centro stampa Regione Toscana
Via di Novoli 73/a - 50127 Firenze
Ottobre 2004

Tiratura copie 2000 - Distribuzione gratuita


Indice

5 Mariella Zoppi, Assessore alla Cultura della Regione Toscana 163 I cavalli in guerra

7 Angelo Bottini, Soprintendente per i Beni Archeologici 183 I carri da guerra


della Toscana
201 Architettura e difesa militare
9 Victor Davis Hanson, California State University Fresno,
Hoover Institute - Stanford University 215 Osservazioni sulla panoplia degli armati e sulle tattiche

11 Introduzione 271 Alcune ipotesi sulla presenza di guerrieri professionisti


e mercenari
15 Gli elmi
279 Ipotesi sull'addestramento alle armi
35 Gli scudi
299 Alle origini della guerra: il controllo dello spazio
67 Corazzature e schinieri e le cause degli scontri

83 Le lance ed i giavellotti 325 Le armi in una società che si evolve: benessere


e combattimento
107 Le spade ed i pugnali
337 Le spoglie
135 Le asce
341 I riti della guerra
147 Archi, frecce, frombole
367 La guerra ed il mare
159 Delle ipotetiche armi femminili: gli anelli da getto
377 Bibliografia

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“L
a lancia, la spada, il caval- Da quello che il suolo ha restituito dopo fatti scaturiscono delle considerazioni di
lo" non è solo un titolo à la averlo protetto per secoli emerge così, sempre più ampio respiro.
page per evocare il mondo poco per volta, un quadro di complessi- Inevitabilmente forme, materiali, tecno-
dei guerrieri del passato: tà straordinaria, che giunge a toccare la logia vengono dunque a determinare le
è, realisticamente, un iter sfera della spiritualità, dell'etica, della opportunità di impiego delle armi, e fini-
di dignità sociale, sempre più comples- religiosità e del diritto. scono con l'indicare il modus in cui i guer-
sa, attraverso il quale transitavano i Per non perdere nessuno dei possibili rieri potevano effettuare le loro operazio-
nostri progenitori dell'Etruria, e con dettagli, in questa narrazione si transita ni sia singolarmente che in gruppo; ma le
ogni probabilità dell'area italica e di attraverso l'archeologia, lo studio del finalità dei conflitti non erano casuali, né
varie altre zone del mondo antico, agli suolo e delle tecnologie antiche, si assi- lo erano i loro effetti politici ed economi-
inizi dell'età del ferro. ste a esperimenti ricostruttivi, senza tra- ci; seguendo questo filo a ritroso, sino ai
Il fulcro di questo lavoro sta in questa lasciare le fonti letterarie; di primaria temi più generali, la società si rivela com-
constatazione storica, che quindi signifi- importanza sono poi quei dati etnologi- plessa e stratificata proprio attraverso l'a-
cativamente ne va a formare il titolo; ci dove i confronti con popoli primitivi nalisi di quegli umili resti, spesso corrosi
ma per arrivare a parlare di storia, di odierni permettono di recuperare, viva dall'ossido ed incompleti.
società, di vissuto e di pensiero, come la e vera, la mentalità delle società più Ne emerge un mondo insospettata-
ricerca archeologica vuole, si deve parti- semplici. mente articolato, erede per certi versi di
re dalle fonti materiali, dagli oggetti che Se ogni capitolo sembra costituire un un universo di abitudini e prassi tra-
il tempo ci ha conservati dalla distruzio- saggio autoconclusivo, le constatazioni mandate dalla preistoria, che si trova a
ne e dalla dispersione: il lettore, dun- che in successione emergono dallo stu- scontrarsi con una improvvisa, celere
que, viene in qualche modo accompa- dio delle diverse tipologie di armi introduzione di novità di ogni genere, e
gnato attraverso un viaggio che si difensive ed offensive vengono in realtà che in ogni modo tenta di salvare la tra-
muove consequenzialmente, per anelli accumulandosi, preparando in qualche dizione inserendovi, come innesti, le
concentrici. modo la seconda parte, dove dai manu- nuove realtà. Motori di questa trasfor-

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La lancia, la spada, il cavallo

mazione furono i contatti col mondo che Romolo aprì nella Roma delle ori- caso di accennare come gli Etruschi,
esterno e con le altre civiltà coeve sia gini, sta alla base di questo conglome- secondo le fonti letterarie antiche, si
mediterranee che mitteleuropee, le rarsi delle genti etrusche, comportando identificassero come ethnos col nome di
nuove tecnologie nello sfruttamento la necessità di identificare e consorziare Rasenna, dal probabile significato di "cit-
delle risorse del suolo e del sottosuolo, i diversi gruppi con sistemi organizzati- tadini", ovvero di "quelli delle città",
l'introduzione della possibilità di con- vi sempre più complessi. distinguendosi dalle collettività ancora
servare e diffondere informazione attra- Osservare questo periodo e, al suo aggrappate ai tradizionali raggruppa-
verso la scrittura, il movimento di genti interno, le sue conflittualità e le sue menti tribali.
e di beni sia in arrivo che in uscita dal dinamiche, permette di leggere dei pro- Dunque la conflittualità di questo perio-
suolo italico, e la capacità di accumulo, cessi che poi la storia ha più volte ripe- do del passato, unico per la sua funzio-
cessione e tesaurizzazione del surplus - tuto: le molte collettività disperse in pic- ne di giuntura tra preistoria e storia, tra
prima sostanzialmente assente-. coli centri dell'età del bronzo finale - primitivo e moderno, è la chiave per
L'Etruria delle origini, della cultura come i pagi del Medioevo- appaiono in apprendere molto anche sul nostro
detta villanoviana, balza di fatto dalla qualche modo bloccate in una perenne mondo attuale; i meccanismi che hanno
preistoria alla storia nel giro di poco più riproduzione di se stesse, ma l'introdu- messo in lotta l'uomo con l'uomo tre
di un secolo, in una sorta di lontana zione di nuove tecnologie ed i connessi millenni fa non sono, nel loro nocciolo,
"globalizzazione mediterranea"; la tra- contatti col mondo esterno -come nel- molto diversi da quelli che oggi, in un
sformazione però non è indolore, e ha l'età comunale- porteranno alla nascita altro momento di transizione caratteriz-
tra i suoi aspetti più evidenti proprio la di comunità più ampie, dove con la zato da un globalismo planetario, pon-
guerra. Se per tradizione il ruolo di pace -per immigrazione- o con la guer- gono altri uomini in conflitto tra loro.
guerriero aveva caratterizzato in ciascu- ra -per sottomissione- la popolazione si Ma allo stesso tempo, la lezione del pas-
na comunità l'uomo di età matura e di verrà a concentrare ed evolvere. sato ci mostra come innovazioni tecno-
pieno diritto sociale, l'importanza dello Se le comunità etrusche della prima età logiche e influenze di altre culture pos-
strumento bellico per rafforzare la col- del ferro non controllavano più poche sono essere un motore per conseguire
lettività a scapito delle comunità vicine decine di chilometri quadrati, ma alcu- livelli di civiltà insospettabilmente più
e concorrenti tende a portare i combat- ne migliaia, esse tuttavia non erano alti, laddove si riesca a porre in equili-
tenti ed i loro leader in una posizione di ancora città. Ma il concetto civico si brio la complessa scultura calderiana
grande prestigio prima etico e poi eco- viene a formare proprio a partire da che forma una società in evoluzione:
nomico. E' di questo che la lancia -per questo processo evolutivo, innescato in l'archeologia si conferma non solo la
gli iniziati all'uso di base delle armi- e Italia appunto con l'età del ferro; esso scienza del passato, ma anche lo spec-
poi la spada, o persino il cavallo per i ha nell'Etruria la culla della concezione chio del nostro percorso e uno stru-
più benestanti, costituirono oggetti- italica di civitas, che attraverso la civiltà mento insostituibile per la pianificazio-
pegno, e documentarono i livelli cre- di Roma, il Medioevo, il Rinascimento ne del futuro.
scenti. La necessità di raggrupparsi per giunge fino a oggi, ed alla nostra sensi-
la difesa e per migliori opportunità di bilità sociale, per la collettività, caratte- Mariella Zoppi
vita in un unico centro, come nell'asilum ristica del Vecchio Continente. E' solo il Assessore alla Cultura della Regione Toscana

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N
el leggere le pagine di que- mento di cui si occupa, senza naufraga- grado per tutte le compagini apparte-
sto libro chi, come l'estenso- re nelle secche del municipalismo più nute alla civiltà classica, intesa nel senso
re di questa prefazione, "fa" - riduttivo o di perdersi inseguendo quei più generale), e quindi il metodo di
come si dice- l'archeologo fantasmi tanto affascinanti quanto lavoro seguito.
(anche se in quella forma inconsistenti che agitano in modo spe- Nelle pagine di Maurizio Martinelli alla
molto particolare che corrisponde ciale le notti etrusche, ed insieme libero precisione nel riferimento ai dati
all'appartenenza ai ranghi ministeriali di sfuggire all'obbligo di tenersi dentro i archeologici di tipo tradizionale si
delle Soprintendenze) è indotto a margini imposti dall'ortodossia di quel assomma la cura per l'analisi degli ele-
diverse considerazioni. vero e proprio genere letterario -di soli- menti conoscitivi di carattere tecnico e
La prima riguarda l'autore stesso. Dal to piuttosto noioso- che sono le pubbli- sperimentale (si vedano, per fare un
momento che svolge la propria attività cazioni accademiche (che pure dimo- esempio, il paragrafo dedicato all'effica-
professionale occupandosi di temi cul- stra, com'è doveroso ed indispensabile, cia delle armi che appartengono al
turali in senso molto più generale, ci di praticare con attenzione). gruppo più diffuso e comune, quello
ripropone una figura intellettuale di cui La seconda considerazione riguarda di delle lance); entrambe si saldano infine
è andata affievolendosi la tradizione, conseguenza il frutto di questa attività, a alla continua ricerca di riscontri, raccol-
fino ad esaurirsi quasi del tutto, non- partire dallo stesso argomento prescelto ti al di fuori dei confini cronologici e
ostante l'importanza rivestita fino alme- per arrivare al modo in cui viene trattato. spaziali prescelti, dove appunto le rifles-
no alla metà del secolo scorso: quella Il soggetto innanzi tutto, dal momento sioni accademiche non si spingono, e
dello studioso che un tempo, ricordan- che va a coprire una lacuna molto visto- che certamente costituiscono uno stru-
do anche la britannica Society of Dilettan- sa nella bibliografia archeologica italia- mento di conoscenza prezioso, a patto
ti, sarebbe stato lieto di essere qualifica- na, dove non sono certo molti i testi di di aver sempre ben presente il peso
to appunto come tale. questa ampiezza dedicati alla ricostru- determinante esercitato sull'agire collet-
Uno studioso, per intenderci, capace di zione di aspetti della vita sociale (e la tivo dai condizionamenti socio-cultura-
tenere sempre sotto controllo l'argo- guerra lo è certamente al massimo li, in definitiva dalla storia.

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La lancia, la spada, il cavallo

La lancia, la spada, il cavallo è insomma sassone richiamata prima), nel modo in Angelo Bottini
un libro fuori dal consueto, divulgativo cui dovrebbero essere i testi che hanno Soprintendente per i Beni Archeologici
(altra parola che spero non dispiaccia l'ambizione di essere letti da molti: non della Toscana
all'autore, nella stessa prospettiva anglo- sempre accade, come si sa.

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M
aurizio Martinelli’s review fact was a product of cross-fertiliza- and challenges in use of swords,
of the spear, the sword, tion from the West, and that later lances, and body armor that lead to
and the horse in early sophisticated Hellenic weaponry is in broader questions still of the social
Etruria and central Italy is many cases derivative from early Etr- and economic status required to own
welcome and much nee- uscan designs. It is no accident, for and use such weapons-and the larger
ded study for a variety of reasons. example, that some of our most cultural milieu in which rural soci-
When we think of early warfare at the detailed evidence of close-ordered eties predicated their conflicts
dawn of the city-state and its precur- combat on black-figure vases derives between such well-equipped warriors.
sors in the Dark Age, we usually turn to from the excavation of Italian tombs, We are seeing here the glimpses of
Greece, and often in an entirely nar- and that the only extant wooden the beginning of close-ordered fight-
row archaeological framework given hoplite shield presently resides in the ing between highly trained bodies of
the limitations of our literary sources. Vatican museum. heavily-armored spearmen, who
But Dr. Martinelli, both an archaeol- What is especially original about this enjoy special status and craft weapons
ogist and military historian who study is both Martinelli’s practicality that are not just militarily efficacious,
works in Tuscany, reminds us of a and common sense-and his imagina- but rather symbolic of new social and
parallel military universe in Etruria tion in moving from the particular to economic paradigms that put
and Central Italy that shared much of the general in providing a broad emphasis on group discipline, unit
the same characteristics as early Hel- reconstruction of early Italian mili- cohesion, and are firmly rooted in the
lenic warfare, but was in its own right tary society. Arms and armor are not religious and ceremonial heart of the
also innovative and indeed often merely discussed in an antiquarian emerging city-state.
developed quite independently. His sense, but as practical appurtences Indeed, only the nascent beginnings
research shows that much of the mili- that were employed by real men of city-state life, a productive agricul-
tary innovation that followed the col- under often difficult conditions. Thus ture that could create real surpluses,
lapse of the Mycenaean palaces in we learn of the weights, composition, and a stable political structure

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La lancia, la spada, il cavallo

explain the emergence of these new more than mere treasure-hunting or Victor Davis Hanson
sophisticated-and costly-weapons. At an ancillary source to corroborate or Professor of Classics,
its most basic, this detailed account of reject ancient literary accounts, but California State University, Fresno
specific arms and armor is also a rather a touchstone in its own right to Senior Fellow, Hoover Institute,
defense of archaeology itself, that discovering the very nature of ancient Stanford University
with proper guidelines and an imagi- societies.
nation that crosses traditional disci-
plines, the study of material objects is

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Introduzione
“Bene ognuno la lancia affili e lo scudo prepari,
bene ognuno dia il pasto ai cavalli dai celeri piedi,
bene ognuno ispezioni il suo carro pensando alla guerra,
affinché tutto il giorno lottiamo nell’odiosa mischia”

Omero, Iliade II, 382-385

Non è semplice scrivere una introduzio- nell’Italia centrale tirrenica- fondamen- In tale contesto, il guerriero mostra di
ne ad un proprio lavoro, specie se vi si è tali per la comprensione dello sviluppo aver costituito il personaggio che social-
impegnato molto del proprio tempo e storico dell’Italia antica. Al passaggio mente assommava su di sé la maggior
se attraverso di esso si è cambiato il pro- dall’età del bronzo a quella del ferro la quantità di funzioni rilevanti ed anche
prio modo di pensare la ricerca archeo- conflittualità –militare ma anche socia- –per quanto concerne alcuni individui –
logica, che è comunque un procedi- le- si rivela come un modus col quale di essere stato tra i leader che guidarono
mento di ricostruzione storica, ovvero viene trasformato quanto già da secoli la trasformazione della cultura nel diffi-
un tentativo di ridare vita ad un passato pareva consolidato; le armi e l’organiz- cile passaggio dal modus protostorico
fatto di cose e di uomini. zazione dei guerrieri –ovvero dei mem- –sostanzialmente immutato dal neoliti-
Non disponendo delle doti di stupenda bri di pieno diritto della collettività- co- al modus storico, del quale il nostro
sintesi ed efficacia di cui disponeva Vir- mostrano così di aver assolto ad una mondo attuale è in qualche modo anco-
gilio, che apriva l’Eneide con “Arma funzione importantissima, centrale a ra il continuatore.
virumque cano...”, debbo spiegare che tutta una serie di altri fenomeni che La lancia, la spada, il cavallo costituiscono
ciò che segue non è un consueto saggio avrebbero determinato l’entrata dell’I- così –secondo la concorde testimonian-
di tema archeologico -dove vengono talia centrale dalla preistoria nella sto- za delle fonti letterarie ed archeologi-
esposti dei materiali omogenei per cate- ria, con la creazione di organizzazioni che- tre livelli crescenti di dignità dell’é-
goria, pazientemente schedati in catalo- socioculturali complesse, con l’avvento lite sociale della prima età del ferro ita-
go, con un corredo di brevi considera- del concetto stesso di città prima assen- liana, un’élite guerriera che proprio
zioni d’insieme- e neanche un normale te, con l’introduzione del surplus e di attraverso questi simboli ha profonda-
lavoro di divulgazione. un’economia che abbandonerà per mente influenzato le élite seguenti.
E’ invece un tentativo di raccogliere sempre le pratiche di mera sussistenza; Per ridare vita a quel periodo, del quale
quanto c’era di disponibile su un tema, con l’adozione della scrittura, e quindi la documentazione non è copiosa come
su un periodo e su un’area –la guerra con la possibilità di dilatare le nozioni per periodi più recenti, si sono raccolti
all’inizio dell’età del ferro in Etruria e conservate dalla società. tutti i possibili contributi offerti da inda-

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La lancia, la spada, il cavallo

gini diverse: oltre allo studio della all’approccio degli uomini dell’antichità so efficace e vivido, della battaglia opli-
documentazione archeologica si è dun- verso il fenomeno guerra. Per ritrovare tica greca, una battaglia restituita nel
que fatto ricorso a dati sulle tecnologie –coi materiali ed i luoghi- anche l’habi- suo clangore, negli odori, nel sudore e
dei metalli e dei materiali deperibili tus mentale degli uomini del tempo, si è nella paura, come nella determinazione
come legno, cuoio, vimini; a risultati di fatto largo ricorso a confronti con altri di chi lotta per la propria terra. Quello
archeologia sperimentale; a studi di popoli del passato e coi popoli primiti- sforzo è proseguito attraverso i seguenti
paleobotanica, di climatologia e di tec- vi attuali, peraltro verificati per compa- lavori di Hanson –The other Greeks e
niche di utilizzo del suolo; a documen- tibilità col quadro culturale del Centroi- Massacri e cultura- sino all’individuazio-
tazione sulla cultura materiale e sulla talia antico. Penso infatti che l’archeolo- ne di certi meccanismi mentali come
tradizione; al controllo di fonti lettera- gia debba sforzarsi sempre più di resti- topoi della cultura occidentale; il suo
rie coeve e più tarde, locali o di altre tuire, per così dire, “carne e cuore” ai percorso mi ha sostenuto nel mio lavo-
aree antiche; a confronti sia storici che risultati delle proprie indagini, che ro, ed un carteggio mi ha fatto apprez-
antropologici ed etnologici; a risultati di mirano ad una ricostruzione storica zare, con le sue doti di studioso, anche
studi di etologia e di psicologia sociale, complessiva. quelle qualità umane e quella forza
e ad altro ancora. L’opera di unione di Affacciandosi nel campo della letteratu- etica, con le quali ha profondamente
tutto ciò non è stata semplice, al che si ra, trovo magnificamente efficaci, per conquistato la mia stima.
deve in alcune parti l’andamento non narrare il clima dei conflitti antichi, le Già molti anni fa l’antropologo ameri-
sempre fluido del testo. pagine in cui Gabriele D’Annunzio, cano Harry Turney-High -come John
Lo studio parte dall’analisi delle singole nella novella Gli idolatri, racconta l’assal- Keegan la ricordato nella sua Grande sto-
tipologie di armi –difensive ed offensi- to e la strage di una comunità ai danni ria della guerra- aveva sottolineato come
ve-, dei mezzi e delle strutture, ricavan- di un’altra, in un clima psicologico così un approccio errato allo studio dei con-
do dai materiali tutto ciò che essi posso- apparentemente lontano da quello del- flitti “ha avuto come risultato centinaia
no testimoniare. Le informazioni così l’uomo occidentale del XXI secolo; di teche di museo contenenti armi di
ricavate formano poi, aggregandosi, dei altrettanto suggestivo e chiarificatore è tutto il mondo, catalogate, contrasse-
quadri complessivi del contesto –oplo- il racconto di Herman Hesse Il mago gnate dal numero di accessione e non
logico, tattico, socioculturale, rituale, della pioggia attorno alla spiritualità pri- capite”.
religioso- che pur esaminati singolar- mitiva, dalla quale dobbiamo necessa- Qualche mese fa un vecchio amico dal-
mente formano un continuum organico, riamente ridurre la distanza se voglia- l’inesauribile entusiasmo per l’archeolo-
come ribadiscono i frequenti richiami mo riuscire a capire i processi mentali e gia –Marzio Cresci della Archeoproget-
ad aspetti già toccati per ambiti diversi. culturali di epoche lontane. ti- nel parlarmi di un suo scavo mi ha
Si è così tentato di ricollocare al proprio Abbandonando la letteratura, uno dei detto: “Dai materiali esce un piccolo
posto tutto ciò che è stato possibile rac- saggi storici più interessanti, effettuato racconto, che comunque è un racconto,
cogliere e che, in qualche modo, poteva proprio nel campo dei conflitti dell’an- ed è sempre degno di essere ascoltato”.
offrire un contributo all’indagine; ma tichità, trovo sia L’arte occidentale della Serve un altro linguaggio, rispetto a
più esattamente tutto ciò ha dato vita guerra di Victor Davis Hanson, docente quello tecnicamente ineccepibile ma
–quasi da solo, agglutinandosi- ad una dell’Università di Fresno in California; talvolta troppo freddo, criptico e da
ricostruzione più ampia possibile, più in quel libro vi è uno sforzo ricostrutti- “addetti ai lavori”, troppo diffuso da
sfaccettata possibile, più vicina possibile vo, tecnico e rigoroso ed al tempo stes- qualche decennio, per narrare tutti quei

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Introduzione

racconti, che fanno insieme l’archeolo- detto di avvicinare a 360 gradi il tema V. Gordon Childe aveva ammonito che
gia e la storia degli antichi; e ciò non della guerra nella prima età del ferro “il lettore deve tenere ben presente il
solo per avvicinare il grande pubblico a italiana, ricorrendo spesso e volentieri carattere ipotetico della maggior parte
questo magnifico patrimonio culturale all’antropologia per “cucire assieme” i delle conclusioni degli archeologi”, e
(un obiettivo che la Regione Toscana si lacerti storici ed archeologici: ne emer- David Ridgway ha aperto un suo saggio
è posta con molte proprie attività com- ge una protostoria che –solitamente ricordando che “è altrettanto naturale
presa questa iniziativa editoriale), ma fantasticata nel nostro immaginario col- (...) che nessun contributo possa essere
anche per aumentare il “valore aggiun- lettivo intriso di epos, di miti letterari più considerato come «l’ultima parola» su
to” degli studi e la reale fruizione dei tardi e di grandi civiltà- si rivela invece questo affascinante argomento, poiché
dati anche a favore degli specialisti. molto simile alle culture tribali dell’Afri- nel campo dei dati disponibili per lo stu-
Qualche anno fa Andrea Carandini, nel ca o dell’Asia, forse meno aulica di dio e l’interpretazione la parte del leone
“Bollettino di Archeologia”, ha scritto: quanto supposto ma molto più verosi- spetta a una massa di testimonianze
“per troppo tempo gli archeologi italia- mile e concreta. archeologiche in continuo aumento, let-
ni si sono combattuti difendendo ora Come ha scritto Robert McC. Adams sui teralmente di anno in anno”.
l’umanesimo e ora la scienza, come se confronti antropologici, “con ciò non si Nel fare ricerca archeologica e storica
l’umanesimo non fosse stato originaria- vuole implicare l’esistenza di una corri- non debbono dunque scoraggiare le
mente altamente scientifico. Il risultato spondenza puntuale di tutte le loro incompletezze e le debolezze della sinte-
è che l’archeologia ha perso nel paese il parti (...) ma le somiglianze sono suffi- si che si tenta, le quali vanno messe in
ruolo formativo che aveva conquistato. cientemente strette e numerose da far preventivo come un “peccato originale”
(...) La ragione morale prima dell’ar- ritenere che, in questo e analoghi casi, che la disciplina stessa comporta; d’al-
cheologia consiste nel resuscitare lembi sia realmente utile –ossia proficuo di tronde il lavoro di ogni ricercatore è
del passato per i viventi, che siano il più intuizioni sul piano della comprensione influenzato inevitabilmente dal contesto
possibile interi e comprensibili il che è delle singole sequenze storiche- proce- –individuale e collettivo- in cui agisce.
difficile, per la diversità dei costumi dere a volte da una posizione generaliz- Luigi Polacco scrisse che “non per niente
delle società antiche e per lo stato fram- zante e comparativa”. Lo stesso studio- l’opera dello storico, per quanto lontano
mentario e complicato del sottosuolo. so ha inoltre soggiunto: “fino a che voglia scrutare nel passato, è sempre e
Basta con rovine, oggetti e scritti incom- punto è legittima la nostra ricostruzione soltanto una visione analogica del pre-
prensibili e cominciamo finalmente a (...) a partire da prove tanto ambigue e sente. Donde l’inesauribilità e la peren-
dialogare”. incomplete? (...) d’altra parte il compito nità della disciplina”: è una frase che citai
Negli ultimi anni, felicemente, vari di un antropologo comparativo è di col- dieci anni fa in apertura di un mio libro
studi hanno appunto dialogato, affron- locare (le ipotesi) in una griglia operati- sulla religiosità etrusca, e che mi è sem-
tando l’archeologia ed il passato con va più generale, consapevole degli erro- pre stata di guida e di sostegno.
nuova chiarezza e con una volontà di far ri interpretativi che tale struttura sen- Errori ed incompletezze certo non
luce, per così dire, “dall’interno” sulla z’altro comporterà, ma anche consape- mancheranno quindi anche in questa
forma mentis dei popoli antichi; con vole del fatto che il progresso cumulati- pubblicazione, che però si augura –pro-
l’ambiziosa speranza di collocarsi in vo della sua disciplina dipende dall’ela- prio attraverso questi difetti- di stimola-
questo solco nasce appunto il libro che borazione di ipotesi verificabili e dal re chi legge e chi ricerca a nuovi e più
avete tra le mani, che tenta come si è loro progressivo perfezionamento”. esatti recuperi del passato e della forma

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La lancia, la spada, il cavallo

mentis dei popoli antichi, dei quali è per la fiducia nel mio lavoro; inoltre some consistent ethos, even if it be nar-
questa la più importante eredità da non come un pegno d'amicizia ho accolto row and outdated”. Grazie ai nostri dia-
mandare dispersa. l'impegno del collega Sandro Beni del loghi e alle lunghe e-mail questa ricerca
In chiusura non posso tralasciare di rin- Centro Stampa regionale, dalle cui ha acquisito anche la dimensione di un
graziare tutti coloro che in diversi modi mani, come un prodotto d'artigianato, percorso etico ed umano, superando i
mi hanno sostenuto in questo lavoro: escono queste pagine. momenti più difficili.
sono molti, e per non farne un lungo Ci sono poi ancora due persone a cui L’altro ringraziamento va a Manola
elenco ho tentato di ricordarli prevalen- debbo un ringraziamento particolare. Tuci, alla quale ho sottratto molte ore
temente –per quanto mi ha sostenuto Uno è Luca Viviani, amico vero che alle del mio ristretto tempo libero –e tavolta
una memoria imperfetta- nelle note al doti di archeologo assomma una sensi- anche del suo- per cercare un museo o
testo, vicino ai dati che hanno contri- bilità per il passato di cui avremmo tutti per potermi isolare nello studio, tra
buito ad acquisire. In primis tra essi si bisogno; queste parole che Hanson ha libri, carte e computer; a lei il ringrazia-
trova la dirigenza dell'Area di Coordi- scritto sembrano fatte per lui: “he is a mento per aver capito quanto fosse
namento e del Settore Musei Bibliote- searcher, pathetically and all too simpli- importante, per me, inseguire questo
che Istituzioni culturali, cui sono grato stically seeking those who would live by pensiero.

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Gli elmi

Prendendo in esame per prime le armi le tipologie attestate in area centroitali-


difensive, una tra le più importanti di esse ca e villanoviana sono di fatto simili a
nella prima età del ferro fu senz’altro l’el- quelle coeve di altre zone d’Europa, pur
mo. Questo elemento è di fatto, assieme con alcune interessanti varianti tecniche
alla lancia, l’oggetto caratterizzante nelle utili alla definizione di derivazioni e
raffigurazioni del tempo dell’uomo in cronologie.
armi, dato che riveste una consistente L’attestazione di elmi si ha in area cen-
importanza ideologica oltre che tecnica. troitalica solo dalla fine del X sec. a. C.,
Il copricapo da combattimento della ovvero col formarsi dell’Etruria villano-
prima età del ferro non è comunque un viana; la documentazione di cui dispo-
oggetto tipologicamente univoco, niamo offre sia tipi diversi di elmi in
anche al di là dell’evidente varietà bronzo, sia repliche in terracotta di elmi
dovuta alla realizzazione artigianale; -destinate ad un uso funerario come
esso è presente infatti in vari tipi e coperchi dei vasi per le ceneri del
materiali -di cui alcuni deperibili, a defunto-, sia infine alcuni esempi sep-
complicare l’opera di ricostruzione- i pure di epoca più tarda, di elmi in
quali, pur riconducibili essenzialmente materiale deperibile, campioni di una
a due o tre concezioni basilari diverse, produzione probabilmente molto vasta
sono stati attentamente distinti. ed antica ma quasi totalmente perduta.
La monumentale opera sui più antichi Gli elmi metallici presenti in tale area
elmi da guerra europei di Hugh Henc- sono di norma in lamina di bronzo,
ken1, relativa all’età del bronzo finale ed ovvero dotati di una limitata resistenza
Elmo crestato con ornato a sbalzo, dalla Tomba
alla prima età del ferro sull’intero terri- del Guerriero di Poggio alle Croci presso meccanica. Questo dato li accomuna a
torio europeo, consente di rilevare che Volterra - Volterra, Museo Guarnacci quelli del resto d’Europa, dove

15
La lancia, la spada, il cavallo

“sono generalmente di metallo sottile e sono Gli elmi villanoviani, usando la tipolo- sormontata da un elemento tubolare a
per la maggior parte più grandi dei moderni gia dello Hencken, appartenevano ai bottone sull’apice, unito con la fusione
cappelli. Hanno in genere un vario numero di
tipi “a campana arrotondata con apice”, in loco, dotato di un foro passante
fori sul bordo, i quali devono essere stati utiliz-
zati per tenere in posto una spessa imbottitura “a calotta con o senza apice” e “crestati interno dove dovevano essere inseriti
di materiale deperibile. Deve essere stata pro- con calotta appuntita o arrotondata”. dei piumaggi o del crine. Il tipo mitte-
prio questa imbottitura ciò che prevalentemen- Il primo tipo è diffuso anche in Unghe- leuropeo dimostra, nella struttura e
te proteggeva la testa di chi portava gli elmi, e ria orientale, dove forse si hanno i ritro- nella cronologia, di discendere da una
sopra la quale l’elmo metallico era in parte un vamenti più antichi (XI-X sec. a. C.), variante ben documentata detta “a cam-
rinforzo, in parte un involucro ornamentale. I
fori sugli orli degli elmi sono disposti a suggeri-
Romania, Germania orientale ed Istria, pana conica”; gli esemplari di area villa-
re che sostenessero dei sottogola e forse anche in un ambito di tempo che scende fino noviana sono, rispetto ai mitteleuropei,
dei paraguance o delle difese del collo, anche se all’VIII sec. a. C., equivalente al periodo più bassi in proporzione al diametro.
questi erano principalmente di materiale depe- mitteleuropeo detto Hallstatt B5. Si trat- Inoltre l’elemento sull’apice termina
ribile, dal momento che non si sono conservati ta di una calotta di porzione ovoidale non a sfera ma a bottone schiacciato,
nessun paranuca e solo pochi paraguance2”.

Queste osservazioni3 fanno giustizia del-


l’ipotesi, a lungo riproposta nella lette-
ratura etruscologica, che gli elmi bron-
zei villanoviani in lamina fossero tutti
oggetti da parata, ovvero inutilizzati
durante i combattimenti. In realtà -salvo
forse pezzi come il colossale esemplare
di elmo crestato da Grotta Gramiccia di
Veio ed altri- gli elmi in lamina con fori
sugli orli a fermare un’imbottitura erano
tutti destinati ad un uso reale. Inoltre,
considerando tutti i reperti in lamina
come degli oggetti da parata o funerari,
si arriverebbe all’assurdo di non dispor-
re di nessun elmo funzionale, postulan-
do l’esistenza di esemplari più robusti
che in laminato ed imbottitura -dunque
in fusione o in spessa foglia- i quali però,
pur più resistenti all’usura del tempo,
non esistono in nessun esemplare in nes-
sun luogo dell’Europa4.

La diffusione degli elmi a calotta in Europa


nella carta stilata da Hugh Hencken nel 1959

16
Gli elmi

mentre la superficie dell’elmo è decora- però il pezzo che forma l’apice è pieno ratura, che l’apice venisse non solo
ta con ornati a sbalzo. Oltre ad alcuni e privo del foro per il piumaggio; l’e- imprigionato ma anche saldato alla
esemplari metallici (da Tarquinia) se ne semplare di questo genere descritto lamina dell’elmo con un legame dura-
conoscono varie repliche fittili destinate dallo Hencken e proveniente da una turo.
ad uso funerario da Caere, Falerii, Tar- tomba di Grotta Gramiccia a Veio (risa- La presenza di un ben fermato cimiero
quinia, Veio, Vetulonia e Pontecagnano; lente tra IX ed VIII sec. a. C.), per il suo in crine -che vedremo non essere pro-
un esemplare metallico di provenienza uso di coperchio, per la sua assenza di babilmente ancora finalizzato ad una
ignota (forse Tarquinia) e conservato al fori da imbottitura e per l’ipotetica som- segnalazione di rango militare- aveva
Badisches Landesmuseum di Karlsruhe maria riproduzione di un volto nei suoi alcune controindicazioni pratiche, se si
è da ritenere simbolico, in quanto rilievi, potrebbe essere un oggetto sim- presta fede al commento del Warry al
coperchio di una elegante urna biconi- bolico e non di uso. Un elmo a calotta terzo libro dell’Iliade dove
ca in lamina metallica sbalzata. A questo con apice di probabile produzione mit-
esemplare si doveva riferire, innestato teleuropea è stato rinvenuto nella Grot- “Menelaus (...) seized Paris by the helmet crest
sull’apice, un curioso elemento a tri- ta delle Mosche a San Canziano nel and began to drag him towards the Greek
lines. Paris was thus nearby strangled by his
dente su cui troneggiano tre figurine Veneto6.
helmet strap, and no doubt would have been
maschili, di cui quella al centro allarga Tutti gli elmi bronzei italici privi di cre- but for the attention of his goddess mother,
le braccia, quella a sinistra reca un sta -a campana o calotta- erano realizza- who arranged for the strap to break8”.
oggetto sulla spalla, l’altra protende ti da un unico foglio metallico martella-
un’asta dinanzi a sé. Tale elmo-coper- to sino ad assumere la forma arroton- Sul materiale dei cimieri, in assenza di
chio, con le sue particolari statuette data, anche se qualche studioso (secon- reperti conservati di tale epoca, ci soc-
bronzee applicate, ricorda artisticamen- do quanto osservato su alcuni reperti corre soltanto quanto indicato da
te ed ideologicamente il coperchio del coevi da altri Paesi europei) ritiene che Omero, che parla di crine di cavallo
cinerario dell’Olmo Bello di Bisenzio, si potesse anche partire da una fusione (Iliade XIII, 132) talvolta tinto o misto a
ed in modo più generico pezzi come il già conformata a calotta (ma di dimen- fili d’oro9, come peraltro confermano
cinerario di Montescudaio o come i più sioni minori) a cui la martellatura dava dei ritrovamenti di Verucchio poco più
recenti cinerari con figure applicate del forma e formato definitivi, accompa- recenti. La funzione del cimiero era,
territorio chiusino; tutti infatti si inseri- gnati da una resistenza meccanica più ancora per Omero, l’intimidazione del-
scono nel filone dei vasi per incinerati che doppia ai colpi7. Il pezzo dell’apice l’avversario (Iliade III, 337) forse attra-
dove si tenta di riprodurre plasticamen- con foro, ottenuto per fusione, era bloc- verso l’altezza che conferiva al guerrie-
te una scena di valore simbolico, il cui cato in loco dalla sua stessa conforma- ro (anche per Livio, IX, 40).
contenuto esalta l’aretè guerresca ed ari- zione, il che induce a ritenere che gli E’ degno di nota che elmi a calotta con
stocratica, e dove l’effigie umana va a apici venissero realizzati in cera, appli- apice esistevano anche nel Mediterra-
riproporre idealmente le forme che il cati sull’elmo con infissa una barretta a neo orientale ed in area asiatica, sia
defunto cremato ha perso. creare il foro per il piumaggio e quindi nelle zone interessate dalla civiltà mice-
Di fatto questa categoria di elmi a cam- ricoperti di argilla nella quale, una volta nea che altrove, con una lunga diffusio-
pana arrotondata, se non per la forma riscaldato l’insieme, restava lo stampo ne anche nel tempo: un esempio inte-
non esattamente emisferica, è vicinissi- cavo in negativo del pezzo. Il getto di ressante può essere considerato l’elmo
ma a quella “a calotta con apice”, dove metallo fuso otteneva, per la sua tempe- del re Argisti I di Urartu, rinvenuto a

17
La lancia, la spada, il cavallo

Karmir-blur nell’attuale Turchia e risa- rarità di elmi a semplice calotta indica sovrapponendo sulla calotta delle parti
lente tra il 781 ed il 760 a. C. Questo comunque che questa tipologia metalli- di una valva sull’altra; i due elementi
elmo si discosta da quelli italici per la ca ebbe scarsa diffusione, a tutto favore erano poi fissati con ribattini collocati sia
realizzazione omogenea dell’apice, che di quelle dove era presente un cimiero sopra la punta della calotta che sotto le
è ricavato dallo stesso foglio di bronzo o una cresta. estremità della cresta, a perforare le due
della calotta10. Per completare l’esame delle tipologie valve. In queste ultime posizioni sotto la
Da un unico foglio di bronzo erano rica- di elmi villanoviani resta appunto da cresta veniva inoltre collocata una placca
vati nell’Etruria villanoviana anche gli considerare la variante crestata. Si tratta rettangolare che copriva un ribattino
elmi a calotta senza alcun apice, diffusi di un tipo di difesa per la testa prodot- passante per le due valve, e che era sor-
peraltro dall’Ungheria alla Francia oltre ta in più zone d’Europa ed attestata
che nell’area egea; nella penisola italia- principalmente nell’Europa centrale,
na se ne hanno esemplari anche a nord ma finanche in Spagna, in Istria ed in
del Po (Oggiono, Iseo, Brancere) com- Ucraina12, con lievi varianti nella foggia
pletamente lisci. I tre esemplari villano- della calotta (ovvero ovoidale, conica,
viani citati dallo Hencken11 provengono appuntita). In Italia tale tipologia con
tutti da Tarquinia, e due dalla stessa cresta metallica, per quanto riguarda
tomba di Poggio dell’Impiccato dove prodotti etrusco-villanoviani, è diffusa
coprivano l’urna. Di questi ultimi due principalmente in Etruria meridionale,
reperti, risalenti all’ultimo quarto dell’- ma anche a Fermo delle Marche, a Sala
VIII sec. a. C., quello più interessante è Consilina, Santa Maria di Capua Vetere
senz’altro il più grande, sul quale lo sbal- e, verso nord, a Verucchio e nei dintor-
zo riproduce molto schematicamente un ni di Asti (dal letto del Tanaro)13; alcuni
volto umano stilizzato, a ribadire l’uso frammenti ornati a borchie ed anatrelle
dell’umanizzazione del cinerario cui si è vengono dalla Grotta delle Mosche di
già fatto cenno; l’elmo comunque non San Canziano14. Gli studi appaiono
doveva essere simbolico, in quanto reca concordi nel ritenere in particolare il
due fori per lato atti ad un soggolo, e tipo crestato villanoviano con la calotta
due sul retro forse per una guardia sul appuntita (ovvero quello che dai ritro-
collo. Sul secondo reperto dalla stessa vamenti risulta destinato all’uso reale)
tomba, privo di fori, resta l’incertezza sul una derivazione ispirata ai tipi dell’Eu-
suo uso, che poteva essere di elmo sim- ropa centro-occidentale adottati dalla
bolico o di coppa. cosiddetta Civiltà dei Campi d’Urne15.
L’elmo a calotta dai Monterozzi di Tar- Questi elmi villanoviani, come i loro
quinia, decorato con borchie ed anatrel- modelli, si compongono di due valve,
le sbalzate come il primo da Poggio del- una per lato, solidali ad una delle facce In alto, l'elmo a calotta dalla Tomba II di
Poggio dell'Impiccato di Tarquinia -Firenze,
l’Impiccato, reca anch’esso alcuni fori - della cresta; l’unione dei due lati era Museo Archeologico Nazionale-; in basso,
quattro coppie- sul bordo, a rivelare l’o- ottenuta ripiegando il margine esterno schema esploso della parte metallica di un
riginaria presenza di un’imbottitura. La di una delle due creste sull’altra, e elmo crestato a due valve

18
Gli elmi

retta da quattro rivetti angolari passanti na sino alla seconda metà del VII sec. crestato villanoviano in frammenti nella
anche per i due fogli della calotta. Al a.C. ad Idice -dove un guerriero con necropoli di Hallstatt21, a cui si aggiun-
centro della placca, sporgenti quanto la elmo crestato è ritratto su una stele a ge un elmo crestato del tipo tarquiniese
cresta dalla calotta, trovavano posto tre disco del Villanoviano IV, B218- ed a rinvenuto a Zavadintsy, nella Podolia
elementi cilindrici dall’aspetto di lunghi Verucchio, dove la tomba 89 Sotto la ucraina. Questo esemplare è stato rite-
ribattini, ma ormai defunzionalizzati in Rocca della metà del VII sec. a.C. con- nuto un documento della forte influen-
area italica16. teneva un alto elmo crestato in metallo. za dell’ideologia guerriera etrusca eser-
La discendenza dei reperti villanoviani Si intuisce una prima fase (IX secolo) citata sull’Italia settentrionale e sul
da quelli dell’Europa centrale ed occi- con calotte più basse ed arrotondate, ed mondo transalpino nell’VIII sec. a.C.
dentale è chiaramente documentata una seconda (VIII secolo) con calotte (Periodo Hallstatt C)22. A questa diffu-
proprio dall’uso di apporre questi falsi più alte e coniche. L’ornato si mantiene sione di ritorno verso i luoghi mitteleu-
ribattini sulle placche di rinforzo, giac- nel tempo piuttosto stabile, con 2-4 file ropei di origine dei prototipi si aggiun-
ché in Francia ed in Germania essi sono di grossi sbalzi discoidali convessi tra gono alcune attestazioni di elmi villano-
veri, e servono a fissare assieme le due linee, richiamati da più piccoli sbalzi viani a cresta, in frammenti, nel santua-
valve. In tal senso si erano già espressi sulla cresta, in file che seguono il margi- rio ellenico di Olimpia23, da intendersi
da tempo il Merhart e lo Hencken, il ne del cimiero. come prede belliche di personaggi greci
secondo dei quali ribadì come “the false Gli esemplari crestati metallici la cui o come doni votivi di viaggiatori etru-
rivets of the Villanovan helmets are calotta non è appuntita, tutti veienti19, sco-villanoviani.
derived from the real rivets of the hel- sembrano repliche simboliche per l’as- Alcune indagini statistiche, seppur
mets north of the Alps. Hence, the type senza di fori per imbottiture, come datate, hanno dimostrato24 che l’opi-
must have come from there into anche per le dimensioni particolari o nione estremamente diffusa che gli elmi
Italy17”. Quest’ultimo studioso nella per la forma. Inoltre la loro datazione è crestati fossero largamente i più diffusi
stessa sede segnalava come -allo stato sempre all’interno dell’VIII sec. a. C., nella cultura etrusco-villanoviana è
delle ricerche nel 1941- il tipo di elmo ad indicarne la seriorità e la derivazione infondata. In un gruppo di ben 142
crestato apparisse diffuso, in Europa, -intuibile anche dalla presenza di rivetti sepolture di Veio e Tarquinia, 53 elmi
prevalentemente ad ovest del corso del- vestigiali del tutto defunzionalizzati sono crestati, 40 ad apice pileato e solo
l’Elba, mentre quello a calotta fosse dif- quando la calotta è di un solo pezzo- da 2 a calotta emisferica. La diffusione per
fuso ad est di tale fiume, lungo il cui quelli con calotta appuntita. città, laddove la provenienza è certa,
corso peraltro risultavano concentrate Nonostante la documentata diffusione pur da dati non recenti aveva messo in
le attestazioni di urne cinerarie a forma della tipologia di elmi crestati dalla mit- luce invece che a Veio gli elmi crestati
di casa, oggetto notoriamente diffuso teleuropa verso l’Italia, è stato rilevato20 erano 39 mentre solo 3 erano quelli ad
anche nell’Etruria villanoviana. che in direzione opposta alcuni esem- apice, ma al contrario a Tarquinia se ne
L’uso degli elmi crestati con calotta plari etruschi di queste armi trovarono conoscevano 22 ad apice contro 13 cre-
appuntita si ha nell’Etruria villanoviana diffusione, attraverso i commerci, nel- stati, dimostrando forse l’esistenza di
dal IX-VIII sec. a. C. (con repliche fittili l’Europa continentale. Oltre agli esem- “mode” locali che -pur non indicando
sia in Etruria meridionale che a Veruc- plari diffusi oltre l’Appennino, cui si è una univocità tipologica- sembravano
chio in Romagna) sino a tutto l’VIII già fatto cenno (Verucchio, Asti, Vene- evidenziare preferenze di gusto esclu-
secolo, con propaggini in Etruria pada- to), si ricorda la presenza di un elmo dendo valori di significato o di “grado”

19
La lancia, la spada, il cavallo

Sopra, foto e disegno dell'elmo crestato in bronzo dalla Tomba I a


cassa, da Poggio dell'Impiccato a Tarquinia - Firenze, Museo
Archeologico Nazionale; nella pagina a fronte, l'askos Benacci
dalla tomba 525 del sepolcreto omonimo di Bologna; sul ventre
del vaso campeggia un cavaliere con elmo crestato e scudo sulle
spalle - Bologna, Museo Civico Archeologico

militare nell’uso di un tipo piuttosto che impasto ceramico nelle tombe) “sosti- “vere e proprie forme di colonizzazione da
dell’altro. Queste “mode” almeno nel tuito progressivamente da quello cresta- parte di Tarquinia e, soprattutto, di Veio, che
controllava la bassa vallata tiberina in età villa-
centro tarquiniese non sembravano to25”.
noviana. E’ certo, comunque, che fin dalle fasi
legate a fasi cronologiche, e la diffusio- La focalizzazione della produzione iniziali del villanoviano verucchiese, elementi
ne dei diversi tipi sembrava ridursi per degli elmi crestati a Veio e Tarquinia ha come l’elmo fittile crestato a copertura dell’os-
tutti col tempo, sino alla scomparsa con indotto alcuni studiosi ad ipotizzare, col suario hanno precisi riferimenti all’Etruria
il periodo orientalizzante. Indagini più ritrovamento di elmi crestati a Veruc- meridionale26”.
recenti su Veio sostengono invece che in chio, che questa località romagnola, tra-
questo centro nel IX sec. a.C. l’elmo più mite le valli del Marecchia e del Tevere, Le osservazioni in ordine alla diffusione
diffuso fu quello pileato (riprodotto in fosse stata oggetto di degli elmi e all’assenza di significato di

20
Gli elmi

quinia, Vetulonia) non si può escludere


l’intento di celebrare, ormai in epoca
orientalizzante, una formula tradiziona-
le di guerriero con una sorta di preco-
cissima laudatio temporis exacti.
In particolare dalle raffigurazioni, a con-
ferma di quanto rilevato sulle “mode”
tipologiche in base ai ritrovamenti, non
emergono particolari connessioni del-
l’elmo crestato con panoplie caratteristi-
che in associazione, e neanche con
“corpi” distinti (cavalleria o fanteria): il
cavaliere dell’askos Benacci di Bologna
ha sulle spalle uno scudo rotondo come
il fante del circolo del Tritone di Vetulo-
nia, ma cavalca come i soldati del tripo-
de dai Monterozzi di Tarquinia; il fante
di Este reca uno scudo ovale, brandisce
nella destra una lancia, similmente a
quanto in origine facevano i guerrieri
dal circolo del Tridente di Vetulonia,
mentre il soldato di Cupramarittima
(presso Ascoli Piceno) veste solo una cin-
tura, regge un’ascia nella sinistra ed un
kyathos nella destra; un’ascia era forse
brandita anche dal fante del circolo del
Tritone di Vetulonia, che portava però
anche uno scudo rotondo sulle spalle ed
un elmo crestato; del tutto disarmato è il
“grado” militare nelle fogge d’elmo sem- E’ degno di nota come le raffigurazioni guerriero a piedi da Reggio Emilia28.
brano dunque smentire l’ipotesi secondo artistiche di guerrieri con elmi crestati Siamo privati di documentazione sulle
la quale il cimiero di crine, coi suoi colori, siano piuttosto tarde, recenzioni rispet- originarie associazioni di armi difensive
avrebbe avuto già in quest’epoca un fine to agli elmi rinvenuti; tutte datano ed offensive anche dall’uso veiente, per
di riconoscimento per alcuni “emergenti”, infatti al VII sec. a. C. Se esse sembrano il IX sec. a.C., di non deporre armi reali
fatto attestato invece solo ben più tardi in alcuni casi ascrivibili a località dove la nelle sepolture, per cui con gli elmi fitti-
nell’esercito romano, dove la iuba o crista cultura villanoviana ebbe durata più li non sono mai state reperite altre armi
equina serviva all’ufficiale per venir più lunga (Bologna, Este, Reggio Emilia, offensive associate, tranne due tombe
facilmente riconosciuto dalla truppa27. forse anche Arezzo), in altri casi (Tar- dove, con l’elmo fittile, vi era un punta-

21
La lancia, la spada, il cavallo

le di lancia in bronzo29. Sulla presumibi- età del ferro costituiva una miglioria aperti31. Al contrario secoli dopo, con
le particolarità sociale degli armati con- balistica intesa ad aumentare le mode- l’introduzione dell’elmo corinzio,
traddistinti da un elmo, a prescindere ste capacità di protezione del cranio
“non sorprenderebbe se la formazione e la tat-
dalla foggia di questo, sembrano invece degli elmi a calotta semplice o pileati, i tica semplici della guerra per falangi -la forma-
coincidenti i risultati di varie ricerche quali non impedivano che il colpo aves- zione compatta, la carica, la collisione e la pres-
effettuate in Etruria ed in area italica, se, se non effetti perforanti, almeno sione finale- fossero nate almeno in parte dal-
delle quali si parlerà più estesamente nel effetti traumatici sulla testa, come tra l’assenza di una comunicazione diretta tra i sol-
capitolo dedicato alle tattiche ed all’or- Ettore e Diomede in Iliade XI, 349. La dati e il loro comandante; con un copricapo del
genere erano fuori questione i singoli duelli, le
ganizzazione degli armati. cresta invece poteva intercettare dei
scaramucce e gli attacchi brevi e ripetuti, e l’iso-
Di come venissero indossati gli elmi cre- colpi fendenti delle leggere spade -o lamento creato dall’elmo esigeva che ognuno si
stati ci offrono interessanti rappresenta- delle più pesanti asce- restando ovvia- tenesse a stretto contatto con i compagni32”.
zioni proprio le varie figurine a tutto mente danneggiata seppure di spessore
tondo che effigiano guerrieri; da esse si doppio, ma comunque proteggendo il Nonostante la limitata protezione offer-
evince che la cresta correva (come lascia guerriero; sulla fronte e sulla nuca le ta dalle calotte metalliche degli elmi,
peraltro intendere l’ovale degli elmi piastre di unione delle due semicalotte, l’osservazione dei fori nei reperti villa-
reali adattantesi alla scatola cranica) sulle quali si ergevano i falsi rivetti cilin- noviani, ed in particolare negli elmi
dalla fronte all’occipite, e che il coprica- drici, erano in grado di ridurre sensibil- bronzei d’uso rinvenuti, mette in condi-
po offriva di fatto -con il margine infe- mente anche le capacità perforanti di zione di “integrare” idealmente queste
riore pressoché orizzontale- più prote- un urto di punta portato con la lancia, armi difensive con delle parti deperibili
zione alla fronte che al collo, lasciato sco- la spada o l’ascia. la cui presenza originaria è comunque
perto dalla calotta metallica come l’area Nel complesso l’analisi formale degli indiscutibile. Come si è infatti osservato,
del cervelletto. Dall’analisi dei passi elmi villanoviani e delle loro repliche per la loro dimensione e per la presenza
omerici emerge che nei conflitti di que- fittili mostra una tendenza a lasciare di questi fori, gli elmi bronzei dimostra-
ste epoche l’elmo offriva una protezione scoperti volto ed orecchie, e dunque a no di avere in origine previsto un’imbot-
meccanica modesta; infatti in vari casi non offrire protezione dai colpi di lan- titura interna e degli elementi laterali (e
cia al viso e dai fendenti alla mascella, forse anche per la nuca). Con buona fre-
“l’elmo è perforato e l’arma si conficca nel cer- ma permettendo di vedere e sentire quenza ad esempio gli elmi crestati reca-
vello, procurando la morte istantanea. Inoltre no tre fori, a modesta distanza tra loro,
perfettamente. Ciò era intrinsecamente
nei tre casi, in cui l’arma offensiva è un sasso,
l’elmo non difende granché, giacché in uno connesso col tipo di scherma e di tattica nella zona temporale, a vestigio del fis-
dei casi la pietra colpendo l’osso frontale in uso all’epoca, dove agilità, comunica- saggio di un largo soggolo, probabil-
rompe i sopraccigli e perfora l’osso e negli altri zione audiovisiva e chiara percezione mente in cuoio; questo, non essendo un
due casi «la testa si divise in due parti nel soli- della collocazione -tutt’attorno- dei semplice lacciuolo di fermo, ma una
do elmo» (...) Resta però da constatare che in commilitoni e degli avversari erano fon- vera e propria fascia di alcuni centimetri
alcuni passi del poema si parla di colpi parati
damentali, in una fase ancora prece- di larghezza, doveva assolvere conte-
dall’elmo, ma in genere questo fatto succede
quando l’arma batte nella cresta30”. dente allo schieramento chiuso. Anche stualmente anche la funzione di somma-
in Omero sono citate frequenti ferite al ria paragnatide33. Anche in Omero è
Va di conseguenza osservato come la naso, alle tempie, alle guance ed alle individuabile la presenza di paraguance;
variante crestata degli elmi della prima orecchie, dal che si rileva l’uso di elmi l’epiteto “kalkopàreos”, “dalle guance di

22
Gli elmi

rame”, indica infatti la presenza di ele- tizzare l’esistenza anche di altre tipolo- ritrovamenti –frutto di condizioni fortu-
menti metallici applicati a protezione gie di elmi non conservatisi, ovvero in nate e di metodi di scavo innovativi40-
del largo soggolo34. Anche l’esiguità materiale deperibile38. Gli esemplari dimostrano il largo impiego che doveva
dello spessore del bronzo negli elmi bronzei infatti non sono estremamente essere fatto di materiali deperibili per
(caratteristica che peraltro non verrà diffusi neanche nella sola Etruria meri- categorie di oggetti che solitamente
scomparendo neanche negli elmi di dionale, dove però molte sepolture conosciamo in materiali durevoli, e
concezione locale etrusca più tarda, recano una copia simbolica fittile. Di lasciano intendere che
come si osserva fino a quelli a calotta fatto il bronzo era un materiale che, per
carenata tipo “Negau” ben più recenti) le sue caratteristiche tecniche, doveva “l’elmo di bronzo non fosse molto diffuso; esso
doveva essere un segno distintivo per alcuni.
come si è già accennato costituisce un essere lavorato solo e soltanto da un Ma, giacché l’elmo è l’emblema stesso delle
presupposto per la presenza necessaria, artigiano specializzato, fatto questo che sepolture maschili, si può supporre che la mag-
a protezione del capo ed a sostegno ne aumentava il “valore aggiunto” in gior parte dei guerrieri portasse una protezio-
della camicia metallica, di una imbotti- manodopera oltre a quello già elevato ne di cuoio o di tessuto rinforzato41”.
tura interna (di cui, come nel caso del- del materiale. Peraltro, in genere, gli
l’elmo dalla tomba a pozzetto di Monte- oggetti di alto valore in metallo molto Osservando ad esempio la realtà di un
rozzi35, erano presenti tracce al ritrova- spesso erano versioni pregiate di ogget- centro dove la facies villanoviana ebbe un
mento), la quale ancor più del metallo ti attestati anche in materiale più vile; le peso particolare, ovvero Bologna, vi si
attutiva i colpi e limitava la penetrazione urne cinerarie biconiche a capanna osserva con sorpresa che “manca com-
dei fendenti. Nel citato ritrovamento sono più diffuse in impasto che in bron- pletamente l’armamento difensivo
tarquiniese “il rivestimento interno zo, come dovevano esserlo gli oggetti (elmo, scudo), che nell’ambiente villano-
deperibile” era “di stoffa grezza36”. E’ d’uso in legno intagliato rispetto a quel- viano (locale) è invece documentato in
noto, riguardo le imbottiture, che più li metallici. I tavoli lignei a tre gambe di maniera molto precisa dal piccolo guer-
tardi gli opliti greci utilizzavano calotte Verucchio sono in tutto affini ai più riero a cavallo dell’askos Benacci42”. Al
di feltro o lana sotto gli elmi corinzi37. costosi tavolinetti bronzei di Casale villanoviano III di Bologna (seconda
D’altronde anche il passo omerico di Marittimo39; i troni dei canopi chiusini, metà VIII - prima metà VII sec. a. C.)
Iliade X, 261-265, pur riferendosi ad un più comuni in ceramica che in metallo, data peraltro la stele della tomba Benac-
peculiare elmo miceneo rivestito di sono repliche dei più diffusi, ma perdu- ci-Caprara 62, dove tra due scudi circo-
zanne di cinghiale, rivela che la struttu- ti, troni in legno sul tipo di quelli di lari “a spicchi” si trova un guerriero o
ra portante di questo era “un casco fatto Verucchio; i cofanetti lignei come quel- cacciatore armato di lancia e con capo
di cuoio; con molte corregge, dentro, lo parziale da Campo Casali -oggi al coperto da un copricapo appuntito. La
era intrecciato ben saldo (...) in mezzo Museo Civico A. C. Blanc di Viareggio- totale assenza di elmi (e scudi) bronzei
(tra il cuoio e le placchette esterne d’a- erano più diffusi delle pissidi in bronzo dalle tombe villanoviane bolognesi (e
vorio) era aggiustato del feltro”. o in avorio; come meglio vedremo, gli dalle abitazioni, largamente indagate
L’analisi degli elmi rinvenuti nell’Etruria scudi bronzei erano rare implementa- anch’esse), ma la presenza di copricapi
villanoviana, composti di bronzo o repli- zioni metalliche degli scudi in pelle, da combattimento effigiati su reperti
cati in ceramica, ed alcune osservazioni legno e vimini, di cui talora riproduce- come il citato askos o come la stele, indi-
sulla loro relativa diffusione e sulle loro vano l’orditura. cano che gli elmi e le armi difensive esi-
caratteristiche costruttive portano a ipo- Queste osservazioni e alcuni recenti stevano, ma in un materiale diverso.

23
La lancia, la spada, il cavallo

L’ipotesi più probabile è che gli elmi vil- vasta diffusione anche di copricapi pro- ambiente miceneo, e per l’esattezza nel
lanoviani usati dalla maggior parte dei tettivi in pellame. Di notevole interesse corredo della tomba a fossa IV di Micene,
guerrieri fossero in cuoio. E’ stato infat- è la riserva degli elmi metallici, in dove è stato scoperto “un gruppo di più
ti rilevato che “l’esistenza di armi da Omero, per gli scontri diurni in campo di quaranta piccoli dischi bronzei; un foro
difesa, anche in materiale deperibile aperto, e l’esclusione di elmi di bronzo ne consentiva l’applicazione su elmi o
(...) come il cuoio, nel più antico perio- dall’impiego in caso di pattugliamenti o altri oggetti”. Tali pezzi sarebbero stati
do villanoviano può essere provata missioni notturne, per gli evidenti rischi “gli unici elementi metallici d’armatura
dagli elmi d’impasto ceretano rifacenti- connessi alla rumorosità e lucentezza effettivamente usati in battaglia” nella
si ad un modello reale di cuoio e non di sotto la luna. Nel X libro dell’Iliade Dio- Grecia del tempo, secondo lo Snod-
metallo43”. mede ha un casco aderente di pelle tau- grass50. Anche gli elmi e le corazze raffi-
A Roma i Salii, sacerdoti collegati ai più rina –senza apice né cresta, 258-, Dolo- gurati più tardi sul Vaso dei Guerrieri di
antichi rituali guerreschi ed alla conser- ne ha una sorta di celata in pelle o pel- Micene (risalente al Tardo Elladico IIIC –
vazione degli scudi sacri detti ancilia, liccia di lontra –335- e Ulisse ne porta XIII sec. a.C.) appaiono ornati da punti-
“portavano un elmo di cuoio, terminan- uno di pelle imbottito di feltro e rivesti- ni bianchi, che “sono generalmente inter-
te in un apex, rinforzato di metallo e to di zanne di cinghiale –261, 265-48. pretati come dischetti metallici cuciti alla
trattenuto da un soggolo44”. I velites del- Lo stesso berretto detto pileo (di pelle, calotta, che era probabilmente di cuoio o
l’esercito romano a lungo “conservano di feltro o di stoffa), diffusissimo nel- di feltro”51, e che anche Omero (Iliade
quello (l’elmo) di cuoio un po’ diverso l’antichità in Grecia, in Etruria ed a XVI, 105) cita come “fàlara” delle borchie
dal primitivo, cioè più piccolo (detto Roma, era formato da una calotta ade- di metallo che rinforzano l’elmo.
galericulum) che ha una copertura di rente alla testa, talvolta allungata a L’impiego del cuoio per le armi difensi-
pelle di lupo o di cane, con un bottone cono, talvolta ovale, con un nastro sul ve era diffuso nella tecnologia dell’età
metallico alla cima del casco45”. bordo per legarlo sotto la gola. Si tratta del bronzo e della prima età del ferro, a
Nelle opere omeriche si parla spesso di di un copricapo che restò a lungo diffu- causa dell’attitudine del materiale a
elmi, usando nomi diversi (kòrus, kunèe, so tra le classi umili per la sua semplice sostenere urti di armi da taglio e da
trufàleia, pèlex); l’elmo di Atena era detto arcaicità; a Roma era parte del “costu- punta. L’estrema semplicità della realiz-
appunto kunèe, che me nazionale”, e nella cerimonia dell’e- zazione di copricapi in pellame rende
mancipazione schiavile esso compariva inoltre ben plausibile che, da un foglio
“significa propriamente «pelle di cane», e cer-
tamente indica un antico uso di prepararsi come simbolo di libertà e di cittadinan- di cuoio, si tendesse anche a realizzare
copricapi difensivi con quel materiale. Il senso za, valori questi peculiari del membro copricapi da combattimento semirigidi.
primitivo è in Omero del tutto offuscato e il libero ed adulto -come quello che acce- La fabbricazione dell’elmo conico ritro-
significato percepito nella parola è puramente de all’uso delle armi- nella comunità. vato nell’Adige a Oppeano Veronese52
quello di «elmo, copricapo»; così si può parla- Alcuni studiosi49 hanno ipotizzato che le (al Museo Archeologico di Firenze, di
re senza contraddizione di kunèe taurein (un
elmo di cuoio taurino) e di kunèe aigheie (un
applicazioni metalliche talvolta presenti concezione primitiva anche se risalente
berretto di cuoio di capra)46”. sugli elmi simbolici in impasto abbiano ormai al VI-V sec. a. C.) rivela una tecni-
avuto il ruolo di ricordare accessori in ca molto elementare, ovvero quella di
In effetti nell’Iliade sono citati quattro metallo applicati ai copricapi militari ripiegare uno o due fogli metallici a for-
volte elmi esplicitamente in bronzo e deperibili. Qualcosa di simile è già atte- mare un cono, del quale alcuni ribattini
due quelli in cuoio47, ad indizio di una stato probabilmente, nel XVI sec. a. C., in fissano le estremità sovrapposte mentre

24
Gli elmi

un bottone chiude il foro sull’apice. Con bagnatura, schiacciatura e martellatura)


la stessa tecnica era realizzato l’elmo era di fatto alla portata di tutti. E’
degli ultimi quattro fanti della parata comunque probabile che, per la realiz-
sulla situla bolognese della Certosa53. zazione degli elmi, si impiegasse il
L’elmo conico che ne risulta –già diffuso cosiddetto “cuoio cotto”, ovvero del
presso gli Assiri- con la sua punta acuta cuoio che, sottoposto ad un particolare
ha una forma “molto adatta per deviare procedimento di indurimento del quale
i colpi delle lame, facendole scivolare si parlerà meglio relativamente agli
lungo la superficie conica; vedremo scudi, acquisiva robustezza e resistenza
riapparire più volte questa forma nel meccanica maggiori che al naturale, e
primo Medioevo54”. Volendo realizzare grazie alle quali diveniva particolar-
con una tecnica simile un copricapo mente adatto alla realizzazione di armi
impiegando del materiale più economi- difensive56.
co, elastico ed adattabile alle fattezze del In Etruria un ritrovamento da Veruc-
capo come sono il cuoio o la pelle, si chio effettuato nel 1972 apre uno squar-
ottiene di fatto, da un cono deformato, cio di luce sui copricapi deperibili villa-
un semplice pileo dalla calotta arroton- noviani; infatti la tomba 85 della locale
data e dall’estremità apicale sopraeleva- necropoli sotto la Rocca ed il suo conte-
ta. La lavorazione di un copricapo di tal nuto vennero rinvenuti in ottimo stato
genere è estremamente semplice, come di conservazione, tale da consentire
chi scrive ha constatato tentando in pro- anche il mantenimento di materiali
prio una sommaria elaborazione di un normalmente deperibili. Questa sepol-
pileo da un foglio di pellame morbido, tura a pozzo, risalente attorno al terzo
eseguito con poco lavoro e con l’impie- quarto del VII sec. a. C. ed attribuibile
go di soli ribattini. In tale occasione si è ad un individuo di alto rango, contene-
osservato che proprio l’uso (e talvolta va ornamenti, un trono ligneo con pog-
anche la disposizione funzionale) dei giapiedi, tavoli a tre gambe con resti di
rivetti, che nel pellame ha un fine prati- cibo, un coltello ed altri oggetti. Inoltre
co di fissaggio, richiama l’ornato a bor-
“con evidente allusione all’alto grado ricoperto
chiette degli esemplari bronzei, dove tali in vita dal defunto ed alla sua dignità (…) era
sbalzi sono del tutto defunzionalizzati55. poi contenuto il singolare copricapo contesto
La facilità di elaborazione con pellame di fibre vegetali rivestite di borchiette enee nel
fa intuire come, a differenza degli esem- campo libero da dischi maggiori e minori
plari metallici, i copricapi deperibili fos- armonicamente applicati sui lati e dal disco In alto, l'elmo in rame da Oppeano veronese,
apicato ricoprente la sommità della calotta; la decorato con incisioni e ricavato da un foglio
sero di fatto realizzabili a cura di arti- sua tipologia richiama quella dei copricapi di di metallo piegato a cono - Firenze, Museo
giani anche non specializzati o addirit- cuoio, di più sobria decorazione, restituiti da Archeologico Nazionale. In basso, una rico-
tura autocostruibili, giacché la tecnica tombe liburniche di Kompolje, e può avvici- struzione in pellame di un simile copricapo a
che prevede l’impiego di cuoio (con narsi alla classe degli elmi a calotta di lamina di pileo - Collezione privata dell'Autore

25
La lancia, la spada, il cavallo

bronzo sbalzata, restituiti dall’Etruria meridio- L'elmo a calotta in vimini con elementi
nale (Tarquinia) e dalla regione ispana (Cueva metallici in bronzo dalla Tomba 85 della
de Vinromà)57”. Necropoli Sotto la Rocca di Verucchio
Verucchio, Museo Archeologico

Di fatto, si tratta di un copricapo che


nella forma replica quella degli elmi ad
apice tarquiniesi; la calotta è però rea-
lizzata in vimini intrecciato -dall’apice al
margine inferiore- attorno a dei cerchi
di diverso diametro. Su questa “base”
leggera ma resistente sono stati applica-
ti alcuni grandi umboni a disco conves-
so in bronzo, tra i quali sono a loro volta
inseriti due umboni più piccoli, uno più
in alto ed uno più in basso; a completa-
re il rivestimento della parte libera vi
sono innumerevoli sferette ben com-
messe e, in alto, un apice bronzeo a bot-
tone privo di foro passante58. Pur risa-
lente ad un periodo piuttosto tardo,
questo copricapo è a tutti i diritti un
campione unico dell’aspetto degli elmi
caduchi villanoviani di uso comune59, e
va rigettata l’ipotesi che sia “un elmo da
parata in fibre vegetali”60. Il villanovia- gere con chiarezza sia l’iconografia che uno alla tempia, uno alla nuca- ai quali
no verucchiese61 si connota infatti, pur alcuni ritrovamenti. Difatti il copricapo sembra aggiungersene un altro che,
accettando alcune tipologie di prodotti di Verucchio è quanto sembra essere posto sulla guancia, potrebbe essere non
orientalizzanti, per la sua conservativa rappresentato sul capo di alcuni guer- tanto una semplificazione dell’incisore
adesione a formule tradizionali della rieri sbalzati sulla notoria situla della intesa a rappresentare la gota, quanto
facies; dunque tale copricapo non va Certosa (pur risalente alla metà del VI piuttosto una ulteriore borchia con uso di
inteso come un particolare prodotto sec. a. C.), in particolare al capo di quei paraguancia applicata sul soggolo del-
locale, ma invece come un campione, cinque soldati con lungo scudo ovale e l’elmo. Questo elmo di fanteria, per il
fortunatamente conservatosi, di una lunga lancia con sauroter, che seguono i Ducati, che scriveva nel 1923,
tipologia di oggetti diffusi largamente, due cavalieri62.
nelle versioni senza falere, nell’intera Costoro vestono infatti un elmo simile ad “ha il confronto, sinora unico, con un elmo, usci-
to da un tumulo di Santa Margherita in Carin-
area villanoviana. una cuffia appuntita sulla cui circonfe- zia di intreccio ligneo a forma di callotta con sei
La sua presenza e le sue particolari rifi- renza stanno tre elementi discoidali con- dischi bronzei simili a falere ed in alto un setti-
niture ci consentono a posteriori di leg- vessi -rispettivamente uno sulla fronte, mo disco finiente a punta. Si aggiunga che lo

26
Gli elmi

Szombathy è incline a vedere tale forma di elmo che l’elmo di Verucchio sia esattamente Sull’ampiezza della diffusione di tale
espressa in modo assai schematico, anche pres- quello che viene definito “tetrafàleros” da tipo di copricapo sia nel Mediterraneo
so il secondo guerriero del frammento di situla
Omero (Iliade V, 743; XI, 41), ovvero un orientale che in Mitteleuropa66 (una cuf-
di S. Marein. Si risale con questo elmo ad età di
poco anteriore o di poco posteriore al 500 a. C.; elmo protetto da quattro ampie falere fia di vimini o di pelle difesa da dischi
tale età è indicata dal materiale archeologico di metalliche disposte regolarmente lungo metallici) va ricordata la categoria di
Santa Margherita da fibule di tardo tipo villano- la sua circonferenza64. Inoltre, della elmi a calotta con tre falere “tipo Lubia-
viano. Mancano per questo elmo, che forse presenza di elmi in vimini nel mondo na”, diffusi in Slovenia durante la fase
aveva la callotta non solo di legno, ma anche di omerico, offre qualche indizio un epite- più antica della Civiltà di Hallstatt, e di
cuoio, analogie, per quanto io sappia, con l’E-
truria; ma come indizio, tenue assai, verso l’o-
to impiegato dal poeta per caratterizza- cui ci riproduce l’aspetto un bronzetto
riente ci possono servire l’avvicinamento propo- re il copricapo dei guerrieri, ovvero da Vace (Slovenia)67.Confronti archeolo-
sto dallo Helbig delle sue grosse borchie ai fàla- “aulòpis”, cioè “dall’aspetto di canna” gici nell’area italica a sud-est delle Alpi
ra dell’elmo di Aiace Telamonio in un passo (Iliade V, 182), che ben si attaglia ad una sono attualmente presenti, e risalgono
della Iliade (XVI, v. 105)63”. sorta di “cesto” in vimini. Elmi ancora alla prima metà del VII sec. a. C.68
di questo tipo erano portati, ormai nel Se il copricapo verucchiese, ancora
In effetti, come si è già accenato, l’Iliade V sec. a.C., dalla fanteria leggera dei ignoto al tempo in cui il Ducati scriveva,
offre interessanti riferimenti per tali Frigi, armata di sola lancia, all’interno ha oggi riempito il vuoto di attestazioni
elmi a falere; in particolare si può dire dell’armata persiana65. materiali dall’Etruria, considerando che

A sinistra, un guerriero della


fanteria leggera frigia
dell'Asia minore -V sec.a.C.-,
armato di lancia, scudo e
con un elmo di vimini a
falere; questo corpo faceva
parte dell'esercito persiano
di Serse. A destra, alcune
falere in bronzo da una delle
tombe villanoviane
di Bologna -Bologna, Museo
Civico Archeologico

27
La lancia, la spada, il cavallo

delle borchie (ed un eventuale apice in La possibilità di applicare sugli elmi dei tà micenea è compiutamente matura ed
bronzo fuso) sono quanto può conser- rinforzi a borchia è probabilmente da i suoi contatti fuori dall’Egeo si sono fatti
varsi di un tale oggetto, è possibile ipo- considerare, assieme alla riproduzione molteplici. Le aree coinvolte per prime
tizzare dei casi in cui, nelle sepolture vil- di ribattini, all’origine degli ornati a in questa influenza sembrano essere
lanoviane, l’elmo completo c’era ma, sbalzo sui vari esemplari in lamina state non tanto quelle litoranee del
scomparsa la calotta deperibile, ne sono bronzea di epoca villanoviana, e forse Mediterraneo, quanto quelle dell’Europa
stati rinvenuti solo gli umboni senza anche della conformazione di certi elmi continentale, attraverso le quali, da sud-
associazione. Alcune sepolture bologne- etruschi più tardi, in cui alle forme loca- est a nord-ovest, i tipi di alcuni elmi sem-
si, ad esempio, contengono dei dischi li si trovano aggiunte delle applicazioni brano aver avuto diffusione. Tuttavia, ad
bronzei con chiodini passanti (San Vita- discoidali convesse70. una attenta analisi, come ha notato lo
le 776, Benacci-Caprara 39 e 255) rite- Completata l’analisi tipologica degli Snodgrass73, e come emerge dall’analisi
nuti falere della bardatura equina, in elmi della prima età del ferro presenti del Taylour74, le armi difensive in metal-
quanto associati in genere a morsi di nell’Italia centrale villanoviana, resta da lo, in età micenea, non erano molto
cavallo o a stimoli e ad armi, dei quali considerarne il valore di documento abbondanti, a tutto favore di quelle in
però, non avendo dati esatti sulla dispo- storico e socioculturale. Per lo Hencken materiale deperibile, e quanto si legge
sizione al rinvenimento, non è possibile l’armamento difensivo presente in in Omero va collocato nel mondo dell’-
con certezza ipotizzare una applicazione Europa alla fine del II millennio a. C. VIII sec. a. C., pur con reminiscenze dei
a finimenti da cavallo o ad un elmo era complessivamente ispirato a model- secoli precedenti.
deperibile. In tal senso si è espressa li micenei: In particolare, gli elmi micenei erano di
anche G. Bergonzi, che proprio in ciò vari tipi, tra i quali quello in cuoio e
che per lei costituisce una difficoltà –la “l’armamento difensivo dell’età del bronzo zanne di cinghiale, quello con ampio
datazione della tomba di S. Vitale alla egea deve qui essere tenuto di conto, ed in veri- cimiero, piuma e due corna, e quello
prima metà dell’VIII sec. a. C.- eviden- tà l’influenza dell’età egea del bronzo su quella solcato e crestato75; di questi, purché
del resto d’Europa sta diventando chiara in
zia invece l’esattezza dell’antichità in caratteristici, nessuno sembra introdot-
modo crescente. Le genti europee dell’età del
Etruria padana dell’uso di elmi deperi- bronzo non abbandonarono in nessun modo le to pedissequamente in Europa e nella
bili con falere metalliche69. Similmente, loro proprie culture altamente peculiari, ma nostra penisola. Nonostante la cospicua
nella tomba X dell’Olmo Bello di Bisen- selezionarono piuttosto alcune forme egee (di documentazione relativa a ritrovamenti
zio, i cui materiali sono oggi a Villa Giu- elmi) per imitazione, anche se sempre inter- di vasellame miceneo sul suolo italico,
lia, insieme ad un grande scudo di lami- pretandole in propri termini. Circa dal XIII al non sembra che l’influenza egea sulle
XII sec. a.C., i capi dell’Europa iniziarono a far
na bronzea, del terzo quarto dell’VIII tipologie di elmo nell’Italia centrale sia
impiego di corazze bronzee, schinieri ed elmi
sec. a.C., sono presenti due umboni con- con paralleli nel mondo egeo. Forse questi capi stata determinante. L’evoluzione nel-
vessi in ferro con attaccaglia interna, che erano tentati di imitare i guerrieri micenei71”. l’armamento si avverte invece, princi-
recano all’interno anche delle tracce palmente, dal X sec. a. C. con l’età del
fibrose, e che potrebbero essere stati Basandoci sui dati della ricerca dello ferro; gli elmi -e numerose decorazioni
anch’essi parte di un elmo deperibile a Hecken il mondo miceneo appare in presenti su essi come su molti oggetti in
falere. Non diverse sono le tre falere effetti come un polo culturale ed ideolo- bronzo sbalzato- sembrano in particola-
bronzee della Collezione Ceccatelli al gico72 a cui quasi tutta l’Europa guarda re trovare come modelli non tanto dei
Museo Archeologico Nazionale di Arezzo. attorno al XIII sec. a. C., quando la civil- prototipi ellenici, quanto piuttosto delle

28
Gli elmi

creazioni mitteleuropee, dalle quali


sono desunti anche alcuni elementi che
-defunzionalizzati e ritenuti solo deco-
rativi- vengono ripetuti come “sequenza
tipologica irreversibile”.
Si è già osservato, ad esempio, come i
lunghi rivetti degli elmi crestati francesi
e tedeschi siano funzionali all’assem-
blaggio (e forse atti, per le estremità
appuntite, ad infliggere testate agli
avversari nel corpo a corpo), mentre
negli elmi crestati villanoviani tali ele-
menti siano sempre defunzionalizzati Due versioni in ceramica di elmi crestati da Veio, destinate a coperchio di vasi cinerari; quella a
ed ornamentali. Sulla probabile discen- sinistra dalla Tomba AA 19A dei Quattro Fontanili, e quella a destra dalla Tomba AA 19B
denza dai primi degli elmi crestati villa-
noviani si sono pronunciati vari studi76. aver avuto una sensibile influenza sul affacciavano ad un’età del ferro gravida
Comunque, per quanto concerne gli mondo centroitalico della fine dell’età di novità- delle concezioni che, intorno
elmi a calotta con pileo, è molto proba- del bronzo e della prima età del ferro. In alle armi ed agli armati, erano sufficien-
bile, come si è visto, che tali copricapi altri termini l’evoluzione tipologica delle temente innovative senza per questo
discendessero in Etruria da semplici armi italiche -e degli elmi etrusco-villa- stravolgere di colpo le preesistenti basi
berretti o cappelli, realizzati per la guer- noviani in particolare- sembra indicare socio-culturali continuative dell’età del
ra in materiale semirigido come il cuoio che i contatti diretti con la civiltà ellenica bronzo. Di fatto, come si osserverà nel-
o il vimini al fine di offrire una maggio- non avevano portato pronte evoluzioni l’indagare la società di età protostorica,
re protezione rispetto ad un normale nella società dell’età del bronzo, specie l’area centroitalica mostra il profondo
copricapo, ma comunque sufficiente ad nel campo dell’organizzazione politico- radicamento di un’organizzazione della
assorbire la maggior parte dei colpi di militare. Le stesse strutturazioni abitati- società senza gravi squilibri tra i membri;
armi poco pesanti, quali erano quelle va, sociale ed ideologica sembrano aver i “capi” mirano ad apparire, ancora nella
della prima età del ferro. Lo stesso colto solo echi molto parziali del modus prima età del ferro, come in quella del
Hencken aveva ipotizzato una ideazio- vivendi dei visitatori egei giunti per mare. bronzo finale, dei primi inter pares (come
ne spontanea nelle varie aree d’Europa Più consona all’ideologia ed alla tradizio- dimostrano le tipologie delle tombe). La
proprio per gli elmi a calotta, presenti ne dei popoli italici sembra invece essere concezione più piramidale intrinseca alla
anche nel mondo egeo ma di tipo ovun- stata la mediazione culturale di modelli società ellenica stentò dunque ad attec-
que così semplice “che non si rende sociali evoluti -sia per i materiali che per chire, forse per resistenze strettamente
necessario insistere su alcun collega- le idee- effettuata dai popoli mitteleuro- ideologiche (di fatto documentate a
mento con l’esterno77”. pei, influenzati originariamente dal posteriori dalla lunga sopravvivenza
Dunque il modello sociale mitteleuropeo mondo miceneo attraverso l’interno bal- della cultura villanoviana nella Toscana
(ideologico, ma anche artistico, metallo- canico, i quali avrebbero “offerto” ai settentrionale e nell’Emilia) e forse
tecnico e militare) parrebbe comunque popoli dell’Italia centrale tirrenica -che si anche per l’assenza di alcuni presupposti

29
La lancia, la spada, il cavallo

(economici, di popolazione, geografici). per fini sacrali. Si tratta di un uso ritua-


E’ importante ricordare comunque che, se le esteso a vari tipi di armi, come anche
le tipologie degli elmi villanoviani docu- pugnali e spade, che nel nord-est dell’I-
mentano, per quelli crestati, una sensibile talia inizia nell’età del bronzo antico
influenza da parte di forme mitteleuro- espandendosi nel bronzo medio. I
pee, i manufatti dell’Etruria ebbero a loro primi elmi nei fiumi sono comunque
volta una larga diffusione anche fuori delle semplici calotte emisferiche in
della loro terra di produzione. In partico- bronzo; il più antico –da Brancere, Cre-
lare è stato notato come siano stati proprio mona- data all’età del bronzo recente e
i materiali legati all’ideologia guerriera ne precede uno simile del bronzo finale
villanoviana ad ottenere il più largo con- da Iseo, Brescia81. A sud dell’asse Istria
senso in Italia settentrionale, nelle aree - Liguria gli elmi -veri o in repliche Un corredo villanoviano fornito di coperchio
alpine e transalpine. Tralasciando qui la anche fittili- vengono introdotti nel cor- a forma di elmo crestato - Firenze, Museo
diffusione delle spade ad antenne e dei redo funerario ad accompagnare il Archeologico Nazionale
morsi di cavallo, si ricordano ancora elmi morto nel suo viaggio; tutti i reperti con
crestati di Hallstatt e dell’Ucraina occi- sufficiente documentazione di quest’a- ciazione con altre armi: sono note solo
dentale come testimoni di una fortuna sia rea indagati dallo Hencken -escluso due combinazioni con un puntale di
merceologica che ideologica, e forse quello dal Tanaro presso Asti- “sono lancia e una con uno scudo ovale minia-
anche documento dell’attività di gruppi di stati rinvenuti in sepolture, e talvolta turistico in bronzo. Si tratta di un uso
guerrieri in altre terre, quali “maestri d’ar- coprivano l’urna contenente le ceneri presente anche nel Latium,
mi”78. Anche se quest’ultima ipotesi è di del guerriero82”.
“dove le armi sono oggetti di corredo sottopo-
difficile dimostrazione, è innegabile che Attorno a tale uso funerario lo studioso sti ad un forte condizionamento rituale, e pre-
“manufatti come le spade ad antenne o gli osserva che senti quindi esclusivamente in forma miniatu-
elmi crestati o pileati ammettono rappor- “le copie fittili di elmi crestati sono frequenti
rizzata o simbolica (…) Nella prima metà dell’-
ti con l’area carpato-danubiana79”. VIII sec. come del resto nella limitrofa area
nelle sepolture villanoviane, ma sono in genere
In chiusura, è forse il caso di analizzare laziale, fanno la loro comparsa le armi reali84”.
di esecuzione sommaria (...) La loro distribuzio-
la particolarità villanoviana della collo- ne spaziale, come quella delle rappresentazioni
cazione funeraria degli elmi. E’ stato di elmi crestati, si allarga di qualcosa al di fuori Il valore simbolico dell’elmo riprodotto
infatti osservato80 che gli elmi protosto- dell’area dove sono stati rinvenuti esemplari in materiale fittile e posto a coperchio
bronzei. Ciò ci avverte che la distribuzione di nelle sepolture è fortemente sottolinea-
rici ritrovati in Europa provengono elmi bronzei localizzati, principalmente da
essenzialmente da tre tipi di giaciture: to dai dati relativi alla necropoli della
tombe, potrebbe essere più la distribuzione di
ad est di una linea che unisce il Mar Bal- seconda metà del IX sec. a.C. di Ponte-
un sistema di sepoltura che un’indicazione del-
tico con l’Adriatico si tratta prevalente- l’area in cui gli elmi erano di fatto usati83”. cagnano con tombe a ricettacolo, desti-
mente di deposizioni in ripostigli; ad nata a individui eminenti. Qui infatti
ovest di questa linea -ed a nord di quel- Riguardo Veio, è stato osservato che nel
“in tutte le tombe con oggetti tipicamente
la che unisce l’Istria al golfo ligure- gli IX sec. a.C. la deposizione di elmi fittili maschili, il coperchio dell’ossuario ha la
elmi provengono invece in gran parte –prima di tipo pileato, poi sostituiti da forma di un elmo fittile, mentre nelle altre
da fiumi, dove dovevano essere gettati quelli crestati- non avviene mai in asso- aree funerarie, questo si alterna con lo sco-

30
Gli elmi

dellone. (…) Questo oggetto polisemico non Si ricorda, per meglio affermare la por- alcuni esemplari di Tarquinia; in alcuni
copre lo stesso campo semantico delle armi, tata dell’intento antropomorfico nell’al- centri etruschi la deposizione di veri elmi
e si trova sovente dissociato da queste. Ad
lestimento del cinerario nella sepoltura, metallici nelle tombe risale ancora più
esempio, proprio in quest’area le tombe con
armi sono molto poco numerose. Questa che nella tomba tarquiniese n. 1 di Pog- indietro, ovvero sin dal passaggio tra X e
considerazione, unita al carattere selettivo gio dell’Impiccato, il cinerario biconico IX sec. a. C., dandoci uno dei termini
del suo impiego, induce a supporre che l’el- monoansato era coperto dal bell’elmo “alti” per considerare l’antichità dell’uso
mo fosse riservato solo a una parte di quei crestato oggi al Museo di Firenze, ma di “umanizzazione” del vaso per le cene-
maschi adulti ai quali competeva la qualifica recava anche “intorno al collo” una col- ri, le cui implicazioni ideologiche e reli-
di guerriero, e probabilmente ai seniores. A
questi infatti ancora si addice la dignità di
lana di anellini bronzei con pendaglio, giose furono molteplici.
guerriero, ma più ancora compete quella di lunga 38,5 cm87. Al corredo si assom- Alle riflessioni sul significato sociale di
saggio, e garante della continuità del gruppo mavano una spada con fodero di tipo tali deposizioni, vanno aggiunte quelle
di parentela85”. “Pontecagnano”, ornamenti personali, simbologiche collegabili con una teoria
vasellame, dell’aes rude ed un guscio di del Minto90; aldilà della condivisione
Peraltro, dall’uso funerario dell’elmo in Charonia Nodifera, grosso gasteropode completa della teoria stessa, emerge
materiale fittile e da alcune altre osser- mediterraneo, troncato all’apice al fine quale tendenza oggettiva il fatto che alle
vazioni precedentemente emerse, si di usarlo come strumento, più probabil- armi difensive si potesse accompagnare
rileva la forza della tradizione presente mente come segnale di guerra. un ruolo di magica protezione del pro-
in Etruria dell’effigiare il morto antro- Era stato ritenuto da alcuni88 che l’ap- prietario (sia in vita che post mortem).
pomorfizzando il cinerario, ed in parti- plicazione di elmi bronzei a copertura Se, quale emblema di attività guerresca
colare si nota la protostoricità di tale dell’ossuario fosse “caratteristica quasi e quale oggetto magico, erano sufficien-
uso, che informa l’abitudine di coprire esclusiva dell’Etruria meridionale”, ti, per la sepoltura, le repliche fittili di
appunto il cinerario di alcuni personag- fatto questo messo in discussione da elmi, va osservato che gli elmi reali -
gi maschili con un elmo (vero o falso) a vari ritrovamenti come quelli di Veruc- deperibili o metallici- non sempre veni-
ricreare in modo ideale la fisicità scom- chio in Romagna, dove si conoscono vano collocati nella tomba. Come è
parsa con l’incinerazione. elmi sia fittili (sep. 52) sia metallici a cre- stato ipotizzato, gli esemplari metallici,
Anche alcuni esemplari di elmi in bron- sta con falsi rivetti non tubolari ma a di maggior valore, potevano essere usati
zo, come quelli crestati con calotta giorno89. Inoltre, già secondo i dati dagli eredi del defunto, fatto questo che
rotonda, venivano appositamente creati dello Hencken, pur succinti riguardo ha interessanti implicazioni sia sul
a fini funebri; essi erano talvolta l’Italia, l’uso della deposizione di elmi piano del costume degli antichi, sia
“più piccoli della maggior parte degli altri nella tomba non è attestato solo in Etru- sugli attuali parametri di datazione dei
cosicché in essi vi era poco posto per la ria, ma anche ad est dell’Appennino, corredi funebri.
necessaria imbottitura, e di fatto nessuno ha come a Novilara ed a Fermo nelle Mar- Riguardo tale ipotesi è stato ritenuto
fori sull’orlo (...) Almeno due da Veio erano che, a suggerire appunto una koinè pro-
impossibili da portare come elmi. Tutti tostorica che informa non solo l’Etruria. “possibile che si usasse mettere l’elmo vero
quelli documentati vengono da tombe, e il (nella tomba) allorché il guerriero defunto non
Come si è venuto rilevando, gli elmi sim-
carattere di tutto il gruppo suggerisce che la aveva figli o discendenti. Qualora invece ne
maggior parte di essi, come le repliche fitti- bolici in impasto ceramico datano in vari avesse è probabile, vista la preziosità di questi
li di elmi, erano simbolici ed erano destina- casi –lo abbiamo appena visto per Veio e oggetti, che gli originali passassero all’erede e
ti solo ad uso funerario86”. Pontecagnano- già al IX sec. a.C:, come che quindi si apponessero solo delle riprodu-

31
La lancia, la spada, il cavallo

zioni. Non è infatti inverosimile supporre l’u- una replica fittile di esso, lasciando blems fitting into his ancestral breastplate, hel-
sanza di tramandare le armi di padre in figlio, intendere che, quali titolari di una ere- met and greaves (but) there is reason to belie-
non unica nel suo genere, quale vincolo sim- ve that many young Greek hoplites could fit
ditarietà familiare, avevano lasciato il
bolico di legame fra diverse generazioni di una into their father’s arms, just as medieval
loro elmo d’uso al diretto discendente92. knights did later on. Small adjustments in hel-
stessa famiglia o comunità91”.
Simile ereditarietà delle armi è nota met lining, the shield strap, and spear lenght
anche nella Grecia delle formazioni surely were not difficult to make. (...) Imagine
In questo senso depongono, come si è oplitiche: some innate flexibility designed into the
visto, anche le tombe “privilegiate” di panoply despite its metallic construction: over
Pontecagnano, nelle quali risultano in the potential forty-year tenure of some hopli-
“there is no reason to doubt that when the tes, many would need to adjust their armor to
vari modi sottolineati i valori della fami-
infantry veteran had died or (more rarely) rea- their changing girth. (…) In actuality a hopli-
glia e dei legami di parentela, e dove ched the retirement age of sixty-two, the te’s son, not the father himself in his forties, fif-
appunto tutti i maschi seniores risultano panoply was handed down, father to son. Per- ties, and sixties, might better match the soldie-
portatori di elmo in vita, ma sepolti con haps in certain instances a son might have pro- r’s own lost youthful physique93”.

Note Né possiamo del resto sostenere che gli Londra, 1980, pagg. 15-16.
scudi bronzei avessero una pura funzione 9 Vedi in Augusto Botto Micca, Omero medico,

cerimoniale o funeraria, e che perciò non ne Viterbo, 1930, pagg. 38 e 39.


1 Hugh Hencken, The earliest european hel- esistessero per l’uso effettivo in guerra, dato 10 Vedi Boris Piotrovskij, Urartu, in “Mondo

mets, Cambridge, 1971. che le raffiugurazioni dimostrano il contra- Archeologico” n. 22, dicembre 1977, pag.
2 Hencken, The earliest european helmets, cit., rio. Quando si parla di armi nel mondo 23; oggi il pezzo è conservato all’Hermitage
pag. 7. Per la sua rilevanza, a differenza di antico, specie se così diffuse e documentate, di S. Pietroburgo. E’ degno di interesse
quanto ho normalmente fatto con le citazio- non si può che pensare ad un loro utilizzo quanto il materiale di Urartu dell’VIII sec. a.
ni, in questo caso ho tradotto il passo. pratico, e semmai solo occasionalmente e C. -vasi a stivale, morsi di cavallo, lebèti- sia
3 Ribadite anche in Ivo Fossati, Gli eserciti simbolicamente ad un susseguente impiego vicino a quello dell’orientalizzante etrusco.
etruschi, Milano, 1987, pag. 19. rituale”. Da Fossati, cit., pagg. 32-33. 11 Hencken, The earliest european helmets, cit.,
4 Similare osservazione è stata fatta dal Fos- 5 Per una carta della distribuzione, sebbene pagg. 135-139.
sati per gli scudi in lamina di bronzo, in let- datata, si veda Hugh Hencken, Archaeological 12 Per una carta della distribuzione, sebbene

teratura definiti talvolta, sbrigativamente, evidence for the origin of the Etruscans, in datata, si veda Hencken, Archaeological evi-
tutti da parata (o tutti da combattimento). “CIBA Foundation Symposium on Medical dence for..., cit., pag. 34, fig. 4; più recente
Egli nota infatti che “se (...) accettassimo l’i- Biology and Etruscan origins”, London, quella in Luciana Aigner Foresti, Relazioni
potesi che questi scudi (bronzei) fossero solo 1959, pag. 34, fig. 2. protostoriche tra Italia ed Europa centrale, in
imitazioni rituali di veri scudi, impiegate in 6 Moreno Sagramora, Le armi dei Veneti Primi, “Gli Etruschi e l’Europa”, Milano, 1995,
parate o cerimonie, verrebbe spontaneo Venezia, 1992, pag. 107. pag. 161.
chiedersi dove sono finiti i «veri» scudi bron- 7 Hencken, The earliest european helmets, cit., 13 Vedi Maria Chiara Bettini, scheda 251 in

zei da guerra, consequenzialmente più spes- pag. 7. “Gli Etruschi e l’Europa”, cit., pag. 250; e
si e quindi meglio conservabili nel tempo. 8 John Warry, Warfare in the Classical World, Raffaele De Marinis, Gli Etruschi a nord del

32
Gli elmi

Po, in “Archeologia Viva”, anno V, n. 12, Lamberto Antonelli, Roma, 1990, pag. 118. pag. 24.
dicembre 1986, pag. 30. 28 Hencken, The earliest european helmets, cit., 50 Arnold M. Snodgrass, Armi ed armature dei
14 Sagramora, Le armi dei Veneti Primi, cit. pag. 111 e segg., e Fossati, cit., pag. 11. Greci, Roma, 1991, pag. 21.
pag. 109. 29 Bartoloni, Berardinetti, Cygielman, De 51 Lord William Taylour, I Micenei, Firenze,
15 Hencken, The earliest european helmets, cit., Santis, Drago, Pagnini, Veio e Vetulonia, cit., 1987, pag. 168.
pag. 78; più recentemente M.C Bettini, pag. 69. 52 Vedi Jytte Lavrsen, Weapons in Water – A

Relazioni protostoriche, scheda 251, cit. 30 Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 63. European Sacrificial Rite in Italy, in “Analecta
16 Per un disegno “esploso” delle compo- 31 Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 40. Romana Instituti Danici”, XI, 1982, pag. 14;
nenti dell’elmo crestato si veda Giuseppe 32 Victor Davis Hanson, L’arte occidentale della vedi anche Sagramora, Le armi dei Veneti
Capretti, Il mondo tecnologico e militare villano- guerra, Milano, 1990, pag. 82. Primi, cit., pag. 106.
viano, in “Mondo Archeologico” n. 47, ago- 33 Saulnier, cit., pag. 19 ed Hencken, The ear- 53 Vedi Pericle Ducati, La Situla della Certosa,

sto 1990, pag. 25 fig. 6. liest european helmets, cit., pag. 58. Roma, 1923, e riedizione Roma, 1970, pag. 27.
17 Hencken, Archaeological evidence for..., cit., 34 Vedi Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 40. 54 Giuseppe De Florentiis, Storia delle Armi

pag. 35. 35 Hencken, The earliest european helmets, cit., Bianche, Milano,1974, pag. 61.
18 Vedi Luigi Malnati, Valerio Manfredi, Gli pag. 85 e fig. 58. 55 Inoltre, con pellame morbido, si ottiene

Etruschi in Val Padana, Milano, 1991, pag. 89 36 Hencken, The earliest european helmets, cit., sull’apice una zona appuntita ma vuota, che
e pag. 106. pag. 85. pertanto tende naturalmente ad appiattirsi,
19 Hencken, The earliest european helmets, cit., 37 Vedi in John Warry, Warfare in the classical e che ricorda embrionalmente le creste piat-
pag. 97 e segg. world, cit., pag. 44. te degli elmi bronzei.
20 Aigner Foresti, Relazioni protostoriche tra 38 Con Saulnier, cit. 56 Letterio Musciarelli, Dizionario delle armi,

Italia ed Europa centrale, cit., pag. 158 e segg. 39 Su tale area e sui suoi reperti si veda il Milano 1968-1970, s. v.; per i processi di
21 R. De Marinis, Gli Etruschi a nord del Po, catalogo Principi guerrieri - la necropoli etrusca indurimento del cuoio vedi nel capitolo
cit., pag. 30. di Casale Marittimo, a cura di Anna Maria sugli scudi.
22 Vedi Aigner Foresti, Relazioni protostoriche Esposito, Milano, 2001. 57 Gino Vinicio Gentili, L’età del ferro a Veruc-

tra Italia e Europa centrale, cit., pag. 158. 40 Si veda lo “scavo in laboratorio” delle chio: cronologia degli scavi e scoperte ed evoluzio-
23 Mauro Cristofani, Gli Etruschi del mare, tombe di Casale Marittimo, già citate. ne della letteratura archeologica, in “Studi e
Milano, 1983, pagg. 29-30. 41 Saulnier, cit., pagg. 27-28. documenti di archeologia”, II, Bologna,
24 Christiane Saulnier, L’armée et la guerre 42 Silvana Tovoli, in “Il Museo civico archeo- 1986, pag. 27 e tav. 10b; e Gino Vinicio Gen-
dans le monde etrusco-romain, Parigi 1980, logico di Bologna”, Bologna, 1982, pag. 223. tili, Il Campo del Tesoro - Podere Lavatoio, in
pagg. 26-27. 43 Gilda Bartoloni, La cultura villanoviana, “La formazione della città in Emilia Roma-
25 Gilda Bartoloni, Alessandra Berardinetti, Roma, 1989, pagg. 195-196. gna”, Bologna, 1987, vol. II, pag. 232 e
Mario Cygielman, Anna De Santis, Luciana 44 Saulnier, cit., pag. 28. segg.
Drago, Lucia Pagnini, Veio e Vetulonia nella 45 Armi e armature dell’impero romano, cit., pag. 58 Per una foto eloquente dell’elmo di Veruc-

prima età del ferro: affinità e differenze nello svi- 116. chio si veda in AA.VV., Gli Etruschi, Milano,
luppo di due comunità dell’Etruria villanoviana, 46 Pietro Janni, Il mondo di Omero, Bari 1975, 1998, pag. 11
in “The Iron age in Europe”, vol. 12, Collo- pag. 159. 59 Si ricorda che il villanoviano verucchiese,

quia of the XIII International Congress of 47 Vedi Botto Micca, Omero Medico, cit., pag. ben distinto da quello bolognese, perdura
Prehistoric and Protohistoric Sciences, Forlì, 40. sino allo scorcio del VI sec. a. C.
1996, pag. 69. 48 Vedi Botto Micca, Omero Medico, cit., pagg. 60 Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in Val
26 Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in Val Pada- 41-42. Padana, cit., pag. 105.
na, cit., pag. 67. 49 Saulnier, cit., pag. 28, ed anche Capretti, 61 Del quale è stata ribadita l’originalità in
27 Armi e armature dell’impero romano, a cura di Il mondo tecnologico e militare villanoviano, cit., Gentili, L’Età del Ferro a Verucchio, cit., pagg.

33
La lancia, la spada, il cavallo

1-41, ed i legami formali, più chiari con l’E- 168. cit., pag. 59.
truria interna e tiberina che con l’area emi- 75 Vedi Taylour, I Micenei, cit., pag. 168 e fig. 89 Gino Vinicio Gentili, L’Età del Ferro a Veruc-

liana. 130. chio, cit., pagg. 1-41.


62 In ciò sono sostenuto dall’articolo di Gio- 76 Ad esempio Ellen MacNamara, The Etru- 90 Antonio Minto, I clipei etruschi e i problemi

vanna Bergonzi, Etruria – Piceno – Caput scans, London, 1990, pag. 10. sulle origini dell’imago clipeata, in S.E. XXI,
Adriae: guerra e aristocrazia nell’Età del Ferro, in 77 Hencken, The earliest european helmets, cit., 1950-51, pag. 25 e segg., dove, pur in modo
“La civiltà picena nelle Marche, Studi in pag. 8. non del tutto condivisibile, si vuole ricono-
onore di Giovanni Annibaldi”, Ripatranso- 78 In tal senso Aigner Foresti, Relazioni proto- scere in varie rappresentazioni -tumuli, apici
ne, 1992, pag. 76. storiche tra Italia e Europa centrale, cit., pag. di elmo, ecc.- l’effigie schematizzata di uno
63 Pericle Ducati, La situla della Certosa, cit., 168. scudo o di un umbone, il cui valore sarebbe
pag. 28. 79 Giovannangelo Camporeale, Miniere e stato magico-apotropaico, in quanto l’arma
64 Vedi Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 41. metalli alle origini dell’Etruria storica: la fase difensiva avrebbe portato ad una magica
65 Vedi Warry, Warfare in the classical world, “villanoviana”, in “Gli Etruschi e l’Europa”, protezione.
cit., pag 38. cit., pag. 38. 91 Fossati, Gli eserciti etruschi, cit., pag. 20.
66 Per l’ascendenza centroeuropea si veda 80 Hencken, The earliest european helmets, cit., 92 Vedi D’Agostino, De Natale, L’età del ferro

Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in Val Padana, pag. 7. in Campania, cit., pag. 111. A conferma del
cit., pag. 105. 81 Vedi Lavrsen, Weapons in water, cit., pag 8 valore di onoranza agli avi insito nel
67 Vedi AA.VV., Gli Etruschi e l’Europa, Mila- e pag. 12. mostrarsi in armi da parte dei discendenti,
no, 1992, pag. 253, scheda 273. 82 Hencken, The earliest european helmets, cit., fra i tanti passi letterari si ricorda Eneide, V,
68 Vedi Bergonzi, cit., pag. 76 e nota 69. pag. 78. 550, dove conviene che Ascanio “ducat avo
69 Vedi Bergonzi, cit., nota 69. 83 Hencken, The earliest european helmets, cit., turmas et sese ostendat in armis”, all’interno del
70 Si pensi ad esempio all’elmo al Museo pag. 10. Lusus Troiae, gioco di grande antichità in ter-
Stibbert di Firenze n. inv. 3873 84 Bartoloni, Berardinetti, Cygielman, De ritorio etrusco-italico e probabile parte del-
71 Hencken, The earliest european helmets, cit., Santis, Drago, Pagnini, Veio e Vetulonia nella l’addestramento equestre sin dalla prima età
pag. 8. La traduzione è mia. prima età del ferro, cit., pag. 69. del ferro. Del senso di perpetuazione della
72 Giacché le armi non sono solo oggetti 85 Bruno D’Agostino, Serenella De Natale, stirpe insito in tali manifestazioni in armi ci
d’arte e di tecnologia, ma anche e soprattut- L’Età del Ferro in Campania, in “The colloquia ragguaglia ancora Virgilio, in Eneide, V, 575-
to simboli di potere e di una organizzazione of the XIII International…”, cit., pag. 111. 576, dove “excipiunt plausu pavidos gaudent-
sociale; inoltre con il loro valore testimonia- 86 Hencken, The earliest european helmets, cit., que tuentes Dardanidae veterumque adgnoscunt
no di una situazione economica in corso. pag. 10. ora parentum”.
73 Vedi Snodgrass, Armi e armature dei Greci, 87 Mario Iozzo, in “Civiltà degli Etruschi”, 93 Victor Davis Hanson, The Other Greeks,

cit., pag. 21. Milano, 1985, pagg. 57-59. New York, 1995, pag. 299.
74 Vedi Taylour, I Micenei, cit., pagg. 167- 88 Mario Iozzo, in “Civiltà degli Etruschi”,

34
Gli scudi

Tra le altre armi difensive in uso all’ini- Il piccolissimo diametro dei pezzi (tra noide in tombe di incinerati, cui si è
zio dell’età del ferro in area etrusco-ita- i 5,4 ed i 6 cm) si associa alla presen- già fatto riferimento parlando degli
lica si annovera lo scudo, presente nel- za di due probabili schinieri miniatu- elmi villanoviani. E’ inoltre singolare
l’Etruria villanoviana all’interno di alcu- ristici di circa cm 5x2, assieme ad una la “composizione” dei dischetti, inte-
ne sepolture dell’VIII secolo in versioni spada, un coltello ed una lancia sa a rappresentare forse degli scudi
metalliche, ma in genere piuttosto raro anch’essi in miniatura. Questo parti- bilobati2.
nelle deposizioni e comunque assente colare corredo, del X sec. a. C., sem- Gli scudi miniaturistici di Pratica di
nelle tombe più antiche. L’ovvietà bra forse ipotizzare l’impiego di una Mare – Lavinium trovano qualche
intrinseca dell’”oggetto difensivo- figuretta deperibile vestita della riscontro in un reperto, la cui data-
scudo” come filiazione indispensabile panoplia, secondo un uso che potreb- zione è discussa, facente parte del
dall’”oggetto offensivo-arma” implica be legarsi alle statuette funerarie pla- materiale da Brolio – Via del Porto,
che gli scudi non debbano aver fatto la stiche di area laziale, e che può cro- oggi nell’Esposizione Archeologica di
loro comparsa solo nell’età del ferro, nologicamente prefigurare quello Castiglion Fiorentino3. Si tratta di
difatti si ritiene che dei primi esemplari della ricreazione di una forma uma- uno scudo circolare frammentario, in
miniaturistici in bronzo provengano lamina bronzea, del diametro di 54
dalla tomba laziale XXI di Pratica di Scudo miniaturistico bilobato dalla tomba cm, debolmente convesso, decorato
Mare, risalente all’età del bronzo finale. laziale XXI di Pratica di Mare lungo il bordo e vicino al centro da
Si tratta di cerchi di piccole borchie sbalzate; l’a-
rea centrale –ribassata anziché pro-
“quattro placchette di lamina di bronzo a minente a umbone- è rinforzata da
forma di disco concavo, decorate a sbalzo con alcuni grossi chiodi a testa conica. Il
doppia fila concentrica di puntolini; due plac-
chette conservano sovrapplicata una linguetta
bordo dello scudo non reca nessun
anch’essa decorata a puntolini sbalzati; ogni filo bronzeo di rinforzo, nonostante
linguetta collegava due dischi1”. la sottigliezza della lamina, e per la

35
La lancia, la spada, il cavallo

parte conservata non si notano tracce uso pratico senza sottrarle alla circo-
né di maniglie o imbracciature, né lazione, eventualmente sostituendole
centrali né sul bordo. Per il diametro nella sepoltura con copie miniaturi-
ristretto e per l’assenza di qualsiasi stiche.
traccia di attacco di bracciale (che La rarità degli scudi, sia nell’età del
vista l’estensione della parte conser- bronzo finale che nella prima età del
vata avrebbe invece dovuto apparire), ferro, spinge a considerare inoltre -
lo scudo è senz’altro da ritenersi come si è già fatto per gli elmi- che
preoplitico, e quindi da impugnare; ne dovessero esistere numerosi esem-
l’assenza del tipico fitto ornato orien- plari in materiale deperibile, dei
talizzante può rinviare da un lato ai quali non ci sono giunti resti. Di tale
citati scudi miniaturistici di Lavinium opinione è anche la Bartoloni6 che
(e quindi ad un’alta antichità4), e dal- rileva come
l’altra a protezioni corporee diffuse
in area etrusca ed italica (si pensi ai “l’ipotesi che precedentemente fossero in
kardiophylakes ed ai dischi-corazza con materiale deperibile è preferibile a quella che
li considera pertinenti all’ideologia funeraria,
bordi rivettati).
ipotesi secondo la quale gli scudi erano effetti-
La scarsa diffusione iniziale degli vamente di bronzo, ma non si usava deporli
scudi –e di loro copie miniaturistiche- nelle tombe”.
nelle tombe villanoviane e laziali più
antiche è stata associata alla fase in Già il Minto7 aveva ipotizzato che alcu-
cui, ideologicamente la deposizione ne pietre discoidali poste a chiudere le
di armi nei corredi “sembra rispec- tombe a pozzetto vetuloniesi di Poggio
chiare direttamente la funzione ed il alla Guardia rappresentassero uno
ruolo degli uomini che all’interno scudo, dal valore magico di difesa.
della comunità sono in grado di por- La tomba 2019 di Veio8 ha restituito
tare e usare le armi5”, mentre in una presa pertinente ad uno scudo,
seguito dall’avanzato VIII secolo, la ma, tra i numerosi reperti metallici,
diffusione aumenterà allorquando tali manca lo scudo stesso, a riprova che
deposizioni indicheranno più generi- l’arma difensiva poteva essere per lo
camente prestigio e rango sociale. più deperibile; peraltro, come è stato
La destinazione dell’arma all’uso notato,
concreto di combattimento può indi-
care che nel IX sec. a. C., come per “l’esistenza di armi da difesa, anche in mate-
riale deperibile, e quindi a noi non pervenuto,
gli elmi, anche lo scudo non venisse come il cuoio, nel più antico periodo villano-
Due immagini dello scudo in bronzo
proveniente da Brolio Via del Porto, dalla
deposto nei corredi funebri per veni- viano può essere provata dagli elmi di impasto
datazione discussa - Castiglion Fiorentino, re ereditato dal diretto discendente, ceretano rifacentesi a un modello reale in
Esposizione Archeologica che di quelle armi necessitava per un cuoio e non di metallo9”.

36
Gli scudi

Osservando ad esempio lo scudo Pieve11 o da Vetulonia. Su questo in senso longitudinale nel centro
bronzeo villanoviano dalla tomba reperto infatti sono raffigurati uno dello scudo stesso13”.
2079 di Veio10 che accompagnava scudo ovale ed uno scudo rotondo. Il Studi recenti hanno evidenziato14
una punta di lancia, un coltello, cera- primo -che ricorda da vicino esempla- come gli scudi più antichi attestati nel-
miche ed ornamenti personali, si ri romani e gallici più tardi12- ha una l’Etruria villanoviana siano vere rarità
osserva che esso era essenzialmente barra centrale cui si innestano delle nelle sepolture del IX sec. a.C.; tuttavia
composto da un umbone centrale a placchette diagonali su quattro setto- gli esempi più antichi sono riproduzio-
tre gradini, circolare, e da un disco ri, che sembrano essere un commesso ni miniaturistiche di forma ovale, in
metallico di circa 72 cm di diametro ligneo, alle quali fa da rinforzo una bronzo. Uno viene dalla tomba 9, ed
cerchiato di ferro al margine esterno. cornice esterna collegata alla barra uno dalla tomba 8, della Polledrara di
L’umbone era fissato al centro dello centrale. Lo scudo rotondo è privo di Bisenzio, e un altro dalla tomba OP5
scudo in corrispondenza con una barra e di umbone, ma sembra dei Quattro Fontanili a Veio15. Essi
impugnatura interna, costituita da un anch’esso formato da placchette dia- recano, come l’effigie sull’elmo, un
pezzo in piombo ricoperto di bronzo, gonali in quattro settori. umbone circolare centrale, una barra
fissata con sei chiodi bronzei. L’orna- Analizzando la raffigurazione dello verticale e dei rivetti lungo il bordo.
to, a linee e punti, disegnava dei scudo ovale, va ricordato che da Vetu- “Da questi dati sembrerebbe potersi
grandi triangoli campiti di triangoli lonia provengono delle lastre in pie- ricavare che nel IX secolo in Etruria
più piccoli. tra, destinate a coprire delle sepoltu- erano utilizzati preferibilmente scudi
Proprio questo tipo di decorazione re villanoviane a pozzetto, in forma ovali, mentre nel Lazio già era in uso il
ricorda, seppur sommariamente, anch’esse di scudo ovale; questi clipeo16”. In Etruria altri scudi ovali,
quella presente su rappresentazioni di reperti raffigurano appunto uno seppur di epoca più tarda, sono ripro-
scudi ritratte sulle due facce di un scudo oblungo di assicelle “con un dotti sulla situla bolognese della Certo-
elmo fittile ad apice da Città della grosso umbone affusolato che corre sa; qui ognuno di essi è “provvisto di
una orlatura e di un umbone circolare
Sotto, la riproduzione schematica dell'elmo con rientranza a mezzaluna, in cui è un
fittile ad apice -da Città delle Pieve o da
bottoncino17”. Anche presso i Sardi (si
Vetulonia- con i dettagli dei due scudi ovale e
circolare raffigurati su di esso, corredati di veda il bronzetto di guerriero da Vulci)
dettagli che ne indicano gli elementi ed i Veneti (si veda il bronzetto da Este
costruttivi. A destra, disegno di una pietra di guerriero con elmo crestato e lancia,
scolpita da Vetulonia, destinata alla copertura
nonché vari reperti dalla regione18)
di una tomba a pozzetto e riproducente uno
scudo ovale con barra centrale risultano diffusi gli scudi ovali oltre che
rotondi. In tutto simile a questi ogget-
ti etruschi era lo scutum ligneo latino,
che farà più tardi la sua comparsa a
Roma:

“Polybius describes the shield as being curved,


0,66 m wide, 1,1 m long or more and as «thick as

37
La lancia, la spada, il cavallo

a palm». Archaeology bears this out, but additio- carrello bronzeo su ruote dalla tomba II della
nally shows that the thickness of individual Necropoli dell’Olmo Bello di Bisenzio (terzo
shields might vary between 12,5 – 19 mm. He quarto dell’VIII sec.a.C.): il guerriero adulto ha
continues «… of a double thickness (sometimes uno scudo rotondo, il fanciullo uno scudo ovale
more) of planks glued together (…) a binding of (…) tali evidenze potrebbero suggerire, alme-
iron which protects it from cutting strokes (and) no in alcune comunità dell’Etruria interna
an iron boss, which deflects the more destructive (Bisenzio, Veio), una distinzione dell’uso dei
blows». Its construction thus resembled modern due tipi di scudo in base alla classe di età22”.
plywood. It also had a leather cover19 ”.

Tale tipologia di scudo, vicino a quel- La raffigurazione di scudo rotondo


lo ovale villanoviano, trova nella pre- sull’elmo fittile da Città della Pieve o
senza della barra verticale sulla pia- Vetulonia sopra ricordato, pur non
stra lignea, un rinforzo “che doveva mostrando una forte barra, né un
evitare lo spaccamento a metà dello umbone, né una cerchiatura esterna,
scudo in caso di colpo violento da pare strutturalmente assimilabile al
arma o da cozzo”20. modello ovale rappresentato sullo
Per capire meglio tale struttura dota- stesso reperto, in quanto formato
ta di barra centrale e di umbone, e la anch’esso da assicelle diagonali su
sua funzionalità per uno scudo è suf- quattro settori commessi ad angolo
ficiente osservare delle difese ancora retto. Lo schema geometrico del
recentemente in uso presso popoli commesso, presumibilmente ligneo
con società semplici: gli scudi ovali come nei citati esemplari ovali, fa in
del Sudan orientale21 hanno una pratica unire le assicelle diagonali di
struttura assai simile, costituita da ciascuno dei quattro quadranti con
una cerchiatura in legno tenuta in quelle dei quadranti limitrofi a for-
posizione ed in tensione da una barra mare dei triangoli aperti verso il
lignea verticale. Su tale armatura è bordo dello scudo. Il tipo di ordito
posta in opera una robusta pelle di ligneo ritorna peraltro nella decora-
animale che, al centro dell’ovale, in zione di vari reperti vetuloniesi, costi-
concomitanza della metà lunghezza tuiti da clipei in pietra atti a ricoprire
della barra verticale, è sospinta verso le tombe a pozzetto; tali esemplari
l’esterno da un umbone conico. citati dalla Talocchini23 sembrano
Lo scudo rotondo è anch’esso attesta- tutti raffigurare scudi con una cer-
to in Etruria, attraverso le sue versio- chiatura al margine (singola o tripli-
ni con rivestimento metallico, dalla ce), un umbone centrale a tre cerchi e
In alto, disegno di uno scutum romano con delle ripartizioni in settori campite
indicazione dei tre strati di compensato di assi seconda metà dell’VIII sec.a.C.;
lignee rivestite di cuoio; in basso, da una più o meno complessa orditu-
riproduzione della stele dalla Tomba 62 del “l’uso coevo dei due tipi di scudo è documen- ra di sottile commesso presumibil-
sepolcreto Benacci-Caprara di Bologna tato anche dalle figure plastiche che ornano il mente ligneo. In un caso, ad esem-

38
Gli scudi

pio, il clipeo è formato da spicchi tra- va essere presente una base di un trattandosi di un reperto di influsso
pezoidali riempiti da listelli disposti unico pezzo ligneo, giacché (come orientalizzante, è evidente l’arcaicità
con ordine diversificato; del tutto indica la membratura degli scudi della realizzazione tecnica in un
simili sono i due scudi effigiati sulla ovali effigiati sui reperti di Vetulonia) ambiente, qual è quello verucchiese,
stele bolognese Benacci-Caprara, erano sufficienti una barra centrale, dove la facies culturale villanoviana
relativa alla tomba 62 del sepolcreto, un umbone ed una cerchiatura in perdura fino al VI sec. a.C. A tale
risalente alla seconda metà VIII - legno a rendere comunque robusto classe di scudi, di concezione molto
prima metà del VII sec. a. C. Un altro ma più leggero lo scudo formato elementare, appartenevano ancora
lastrone vetuloniese in pietra reca dalle sole assicelle in commesso. gli scudi dei Germani e dei Danesi; si
invece un’accurata rotella in cui quat- La tecnica desumibile dall’iconogra- ricordano due esemplari lignei –seb-
tro barre a croce dividono lo scudo in fia villanoviana e dai reperti etruschi, bene a forma subrettangolare, con
quattro settori identici, dove sottili oltre che dalle più tarde testimonian- umbone centrale- eseguiti in un solo
listelle corrono parallele, inclinate ze di Polibio sullo scutum, trova con- pezzo e risalenti attorno al 100 a.C.,
tutte di 45°. forto nei metodi conservatisi nel tornati alla luce nella palude di
Si conosce inoltre un esemplare di Medioevo per la realizzazione della Hjortspring nel distretto di Sonder-
lastrone dove lo scudo raffigurato è “rotella”, uno scudo rotondo oppure borg in Danimarca29. Scudi di mas-
formato da una serie di “spicchi” trian- ellittico, quasi sempre leggermente sello ligneo erano realizzati ancora
golari radiali. Tale schema a triangoli convesso, che nelle sue versioni in dai Longobardi, nei secoli VI e VII
radiali ricorda un reperto da Veruc- legno era strutturato in più strati di d.C.; questi erano costituiti -come un
chio, ritrovato nella tomba 85 sotto la liste compensati tra loro, con una millennio e mezzo prima- da un
Rocca Malatestiana. Qui infatti era “bordura” di contorno26. disco di 60-70 cm di diametro in
stato deposto un grande dolio con un L’esistenza nell’Etruria villanoviana legno ricoperto di cuoio, con un rin-
“coperchio ligneo impiallicciato da anche di scudi formati da una sem- forzo lungo il bordo30. Il recupero di
lunghe ed esili stecche triangolari dis- plice targa lignea a disco d’un sol alcuni elementi normalmente depe-
poste a ruota24”, risalente al terzo pezzo è documentata da un altro ribili di alcuni scudi longobardi ha
quarto del VII sec.a. C. importante reperto verucchiese, rin- consentito di ricostruirne le fasi di
Si può dunque arguire dalla concomi- venuto nella tomba B della stessa realizzazione:
tanza tipologica di questi reperti -pur necropoli sotto la Rocca Malatestiana;
non strettamente coevi- che nella qui infatti il dolio della sepoltura era
“dapprima avveniva il taglio del disco di legno
prima età del ferro, anticipando la coperto da un disco ligneo di circa da una pianta di diametro adeguato: in questo
tecnica romana della costruzione mezzo metro di diametro (già ipoteti- caso un pioppo. Il taglio avveniva per segagio-
dello scutum, alcuni scudi erano rea- camente identificato in uno scudo27) ne o spacco. Lo spessore della tavola, dedotto
lizzati in legno, con un disco di base sul quale era presente una decorazio- dalla lunghezza dei chiodi, era di circa 1 cm.
sul quale potevano venire applicate a ne a lamine metalliche applicate raf- Veniva poi praticato il foro centrale, corrispon-
dente all’umbone. A parte veniva preparata l’a-
rinforzo altre assicelle -diagonali per figurante, al centro di un cerchio
nima lignea della maniglia, che veniva poi
quadrante-. Di tale tipo di difesa esi- campito a zig-zag, due o forse quattro ricoperta di cuoio. Una volta applicata la parte
stevano anche versioni ovali, ellissoi- settori con leoni, ocherelle e guerrie- metallica, veniva poi fissata al disco mediante
dali e bombate25, e non sempre dove- ri con elmo, lancia e scudo28. Pur chiodi ribattuti anteriormente. Infine lo scudo

39
La lancia, la spada, il cavallo

di Cesare è veritiera, con gli scudi bloc-


cati ed appesantiti dai giavellotti molti
Elvezi, “dopo aver scosso a lungo il
braccio, preferirono abbandonare lo
scudo e combattere a corpo scoperto32”
L’osservazione del commesso ripro-
dotto in alcune effigi villanoviane di
scudi può far ritenere che questo
possa essere stato talvolta la schema-
tizzazione di un vimini intrecciato.
Tale materiale risulta largamente
impiegato tra i popoli primitivi del
passato ed attuali per le armi difensi-
ve, nonché chiaramente documenta-
to nell’Etruria villanoviana dal citato
elmo verucchiese, ed usato anche dai
velites romani, che chiamavano parina
un piccolo scudo rotondo di vimini
ricoperto di cuoio33. Lo scudo di
vimini era presente anche nell’”eser-
cito di popolo” di Trasibulo che rove-
sciò i Trenta Tiranni ad Atene34, così
come presso i reparti degli “Immor-
tali” persiani, che nel V sec. a.C. face-
vano uso di un “hide-covered wicker
shield of traditional shape (the ger-
ron)35”, ed anche presso gli Sciti nel
IV sec. a.C. dove “ordinary warriors
Particolare dell'askos Benacci, dove si osserva lo scudo rotondo sulle spalle del guerriero a cavallo seem to have used light shields of
raffigurato sul vaso - Bologna, Museo Civico Archeologico woven osiers –e.g. the example on
the famous Solokha comb-36“.
veniva ricoperto anteriormente e posterior- glia di Bibracte infatti col getto dei pila Non solo di legno o di vimini, comun-
mente con del cuoio e vi veniva poi applicato romani accadde che più scudi di legno, que, potevano essere gli scudi deperi-
l’umbone e le eventuali decorazioni31”.
ravvicinati, furono attraversati da un bili di età villanoviana; Saulnier,
Può essere interessante rilevare come solo colpo di pilo, riunendoli come osservando la forma dello scudo por-
gli scudi lignei, usati anche dagli Elvezi, inchiodati l’uno sull’altro. Su molti, tato in spalla dal cavaliere dell’askos
risultassero particolarmente danneggia- comunque, le armi da getto rimasero Benacci, osserva che esso è un rettan-
bili dal lancio di giavellotti: alla batta- infisse; di conseguenza, se la narrazione golo arrotondato (similmente a quan-

40
Gli scudi

In alto, tre particolari di uno scudo conico in cuoio dall'Abissinia -gascià- dove si evidenzia l'aspetto metallico della superficie e la notevole convessità
dell'arma difensiva; in basso, altri dettagli di un ulteriore esemplare di gascià, dove è possibile osservare la tipica decorazione geometrica impressa e
la maniglia centrale - Collezione privata dell'Autore

41
La lancia, la spada, il cavallo

to si osserva su alcuni degli armati Anche per gli scudi, come si è accen- gonfiare il cuoio, quindi la si batte per render-
della recenziore situla della Certosa) nato per gli elmi deperibili, poteva la consistente42”.
dai bordi rilevati, il che fa pensare “a essere impiegato il “cuoio cotto”,
un matière assez souple, comme le oppure del cuoio comunque indurito Si ricava di fatto, in questo modo,
cuir37”. Pur non condividendo l’iden- con particolari trattamenti, come una sporgenza media di circa 13 cm
tificazione di quello scudo, per questo meglio si osserverà oltre. su un diametro dello scudo di 50 cm,
particolare, con uno scudo in cuoio38, Il metodo di costruzione impiegato ma che può giungere a sporgenze di
è comunque da ritenere effettiva l’esi- per scudi in cuoio ad unico strato 18 cm su un diametro di 44; il peso
stenza di scudi in cuoio o pellame nel poteva essere all’incirca quello usato medio è di 2,5/3 kg43.
mondo villanoviano. La stessa Iliade - ancora in epoche recenti nell’Abissinia La forma debolmente conica dello
a cui la cultura etrusca guarderà nel- per la fabbricazione del gascià, uno scudo villanoviano (in pelle o rive-
l’età del ferro come ad una fonte di scudo rotondo in robusta pelle di stito di metallo) aveva principal-
modelli di ogni tipo per la classe ari- ippopotamo che mente la funzione di aumentarne
stocratica- ricorda che lo scudo di la resistenza alla perforazione da
Aiace (VII, 219-220; XI, 485) era “ha forma di segmento di sfera rialzato e colpi di punta -grazie all’effetto
foderato per rinforzo con sette strati ingrossato all’orlo, molto sporgente al centro dell’aumento di spessore da attra-
dove forma una specie di borchia. Sul dietro, versare combinato con la deflessio-
di pelle bovina sovrapposti. Sui mate-
nell’incavo, ha una grossa maniglia disposta a
riali impiegati per la costruzione semicerchio alla cui estremità ci sono due lacci
ne causata dalla superficie inclina-
degli scudi, e sull’utilizzo di pelle e di cuoio. Si porta infilando il braccio sinistro ta- facilitata dall’umbone centrale.
cuoio, Omero nell’Iliade ci offre in nella maniglia e la mano in uno dei due lacci, L’umbone era presente, come si è
effetti numerose indicazioni: serve da difesa contro i colpi di spada, lancia e già accennato, anche negli scudi
tutte le armi da getto40”. omerici, dove era denominato
“lo scudo era formato o di pelle di bue omphalòs, e sembra essere stato una
(donde il nome di «boèie» o di «sàkos») rin- Osservato che la forma di alcuni scudi applicazione in cuoio o metallo che
forzata da metallo oppure di piastre metalli-
bronzei villanoviani41, nonostante l’uso corrispondeva, all’esterno, ad un
che. (La placca circolare nel mezzo) talvolta
era rimpiazzata da dischi di pelle di bue (IV, della lamina, è abbastanza convessa e rinforzo interno di protezione 44.
447; V, 452; VII, 238; XII, 105; XIII, 163; fornita di un umbone centrale a somi- Tale elemento riportato, peraltro,
XIV, 492; XIV, 268-272; XV, 360) cuciti glianza del gascià, è da ipotizzare che continuò ad essere inserito negli
insieme (…) Le pelli variavano di numero: anche per vari esemplari villanoviani scudi in materiale deperibile anche
quattro ne aveva la scudo di Teucro (XV, in cuoio, come in Abissinia, la fabbri- nel Medioevo e nel Rinascimento,
479) e quello di Ulisse (Odissea, XXII, 122);
cazione degli scudi fosse curata da con- quando si ebbero umboni anche
sette quello di Aiace (VII, 248) (…) Circa le
armi di difesa, si può dire che se lo scudo in ciatori che agivano in questo modo: sulle “rotelle veneziane alla turche-
genere ributtava le armi, quando lo colpiva- sca”, fatte di giunco45.
no presso l’ombellico (cioè l’umbone), si “la pelle fresca viene tagliata secondo il model- L’umbone centrale, oltre che come rin-
lasciava invece attraversare con relativa faci- lo, appoggiata al centro di un palo piantato in
forzo, poteva avere un utilizzo pratico
lità quando l’arma giungeva in altri luoghi terra e tesa per mezzo di pioli posti sul bordo.
(dove) restavano indifesi e poco guerniti i Si ottiene così la tipica forma conica. Quando come bozza da urto, secondo un uso
vari strati di pelli, da cui era formato lo il pelo è caduto e la pelle è ben secca si spalma noto, ancora in epoca tarda, presso i
scudo stesso39”. per parecchi giorni di olio, che serve a farne Batavi dell’esercito romano e ricordato

42
Gli scudi

da Tacito (Agricola, XXXVI, XXXVII) martello47”. Non a caso, anche nel- per svolgere la funzione prevista. Questo era il
che cita la tecnica di “ferire con l’urto l’ornato degli scudi abissini in pella- caso degli scudi egiziani, e nel rilievo di Lakish
gli scudi degli attaccanti sembrano essere fatti
del rialzo centrale dello scudo”. me si ritrovano di norma gruppi di
di strisce di legno laminato, rivestito di
Della certezza di tale uso nelle tecni- linee concentriche alternate a fasce di cuoio49”.
che di duello della prima età del ferro triangoli pendenti o di rombi, reper-
è pegno, ad esempio, uno degli scudi torio diffusissimo anche sugli scudi Anche nell’Iliade si parla di scudi in
ormai del primo quarto del VII sec. rotondi villanoviani di lamina bron- pelle di bovino con rinforzi di metallo
a.C. da Palestrina, reperito nella zea sbalzata, ovvero gli ornati che o di piastre metalliche, oppure fatti di
tomba Castellani della Necropoli di meglio il supporto e l’uso di semplici metalli diversi ed elementi di pelle; tal-
Colombella ed oggi al Museo di Villa punzoni consentivano di realizzare, e volta “sulle due facce dello scudo
Giulia, il quale reca al centro una pia- che probabilmente erano riprodotti erano applicate delle lame di rame,
stra circolare, fermata da quattro sugli scudi metallici dell’VIII secolo ordinariamente tenute da una monta-
ribattini allo scudo, al cui centro si ad imitazione delle decorazioni “di tura in legno e metallo50”. Pelle e vimi-
eleva uno spuntone aguzzo con due moda” sui precedenti scudi deperibi- ni non erano componenti solo dello
“ricci” laterali, probabilmente destina- li in cuoio del IX sec. a.C. scudo leggero romano detto parma, ma
ti a rappresentare in forma stilizzata I materiali sin qui indicati -legno, anche di quelli dei Aduatuci coi quali si
un germoglio di loto. vimini, cuoio, lamina bronzea- non scontrò Cesare presso l’attuale Namur,
erano inoltre usati solo separatamen- e che facevano uso di “scudi fatti di
“Va infatti ricordato che gli umboni, oltre a ser- te, ma potevano essere impiegati in corteccia o di vimini o rivestiti alla
vire da paracolpi, atti a deviare o respingere la
minaccia e quindi a proteggere la mano che
combinazione tra loro, ottenendo meglio di pelli51”.
reggeva lo scudo, potevano anche servire, allor- delle soluzioni di migliore durevolez- Le precedenti osservazioni sull’effica-
ché dotati di puntali o sporgenze metalliche, za e di più accentuata resistenza bali- ce impiego degli scudi in cuoio, basa-
quali armi da offesa suppletiva durante un stica. Lo scutum romano, come si è te sull’indagine di reperti antichi ed
corpo a corpo. Molti studiosi hanno affermato accennato, etnici odierni, trovano una importan-
che gli scudi circolari bronzei fossero, in realtà,
te conferma nei risultati di studi di
di puro uso rituale (ma) (...) sarebbe stato (...) “si componeva di una struttura lignea, o più
superfluo fissare puntali da offesa sugli umboni raramente di vimini, rivestita poi con pelle
archeologia sperimentale.
di scudi funerari: un esempio palese è lo scudo grezza o con cuoio (...) per gli scudi oplitici Con l’osservazione che nella tarda età
conservato al Museo di Villa Giulia a Roma46”. greci e per quelli etruschi (...) era uso fissare la del bronzo -sia sul continente euro-
parte metallica degli scudi su di un’anima o peo che nelle isole britanniche-, forse
Anche il pellame, come il metallo, imbottitura di legno e cuoio duro48”. per la presenza di attriti diffusi tra
consentiva l’esecuzione di ornati a gruppi umani in una fase di crisi,
rilievo o applicati, secondo quanto si In effetti, la creazione di scudi in compaiono più numerosi quantitativi
è visto sugli esemplari metallici e materiali compositi era estremamen- di armi, l’attenzione di alcuni studio-
lignei; infatti anche tra i gascià abissi- te diffusa nell’antichità; già ai tempi si inglesi si è focalizzata sugli scudi,
ni “gli scudi dei dignitari sono abbel- biblici di Davide che in quei territori “all’incirca verso
liti da lamelle argentate e impressio- “molti scudi conosciuti, risalenti a questo
il 900 a. C. (...) compaiono (...) in
ni ornamentali, che vengono esegui- periodo, erano fatti di legno, rivestiti di cuoio, lamine bronzee, in legno e in
te, quando la pelle è fresca, a colpi di e contenevano la quantità minima di metallo cuoio52”. Le condizioni climatiche

43
La lancia, la spada, il cavallo

Riproduzione ricostruttiva di un grande scudo del VII sec.a.C. dall'elegante ornato figurato e geometrico, realizzata sulla base dei reperti rinvenuti
nella tomba principesca della necropoli di La Pedata a Chianciano - Chianciano Terme, Museo Civico Archeologico delle Acque

britanniche hanno consentito il ritro- Partendo dal fatto che tradizional- In un clima secco infatti -come per l’A-
vamento di un esemplare in cuoio mente si riteneva, seguendo un passo bissinia dei gascià- non sono stretta-
fortunosamente conservatosi e di Polibio, che mente necessari vari accorgimenti
destinati sia a contenere la putrefazio-
“rinvenuto a Clonbrin, nella contea di Long- “scudi in pelle di bue (...) non potevano essere ne della pelle che a limitare la flessibi-
ford, Irlanda. Questo scudo, trovato nel 1908 utilizzati nel corpo a corpo, poiché erano fles- lità; invece in climi temperati o umidi
durante l’estrazione della torba, aveva un dia- sibili anziché solidi, e quando il cuoio si restrin-
geva e imputridiva per la pioggia diventavano,
si rende necessaria una concia iniziale
metro di 50 cm e uno spessore di 5-6 mm; aveva
un’impugnatura allacciata sulla parte posteriore da poco pratici che erano, inservibili54”, ed un trattamento seguente per con-
ed era senz’altro completo, non esistendo tracce servare ed irrigidire il cuoio55. La con-
di attacchi o supporti in legno o in metallo. Lo vennero effettuati degli esperimenti cia sperimentale venne effettuata -
scudo aveva una protuberanza centrale e tre pratici di ricostruzione e sperimenta- dopo aver constatato da analisi che il
costole concentriche, le due più esterne delle cuoio antico era stato conciato con
zione al fine di assodare secondo
quali presentavano un dentello a forma di «V»;
tra le costole erano anche molti gruppi di picco- quali metodi gli scudi di cuoio dell’e- sostanze vegetali- impiegando pellame
le borchie. In base alla decorazione fu datato tà del bronzo finale venivano prodot- da porzioni di spalla di grossi animali
all’ottavo secolo a. C. circa53”. ti ed impiegati. domestici. Tali pelli furono lavorate e

44
Gli scudi

trattate con sostanze -quali la quercia, vità centrale per mezzo di pesi, affinché le sca- “Il metodo principale consisteva nel riscaldar-
il castagno, la corteccia di pino e quel- nalature si foderino spingendo e pressando il lo servendosi di acqua e cera; sembra probabi-
cuoio dentro di esse mediante punzoni. Questa le che in antichità sia stata usata cera d’api per
la di quercia-
operazione non ha richiesto più di tre minuti. impregnarlo, anche se non possediamo testi-
Dopo aver sistemato delle assicelle di legno monianze sicure, così che la prima fase dell’e-
“dopo essere state «ingrassate», impregnando- pesante sopra lo scudo ancora in forma, per sperimento consistette nel valutare se la paraf-
ne la superficie con olio, per mantenerne la tenerlo fermo, esso venne lasciato seccare ad fina potesse sostituire la cera vergine, meno
flessibilità. E’ probabile che i processi di con- una temperatura tra i 10 e i 15°C. Durante disponibile. Si immersero piccoli pezzi di cuoio
ciatura dell’età del bronzo fossero meno con- questa fase il cuoio aveva la tendenza a restrin- nella cera vergine o nella paraffina e il loro
centrati di quelli odierni, e probabilmente una gersi e doveva essere risospinto nelle scanala- aspetto finale non differiva. Si immerse poi
conciatura molto leggera poteva bastare per ture ogni quattro ore per tre giorni, dopo di uno scudo in paraffina calda a 71°C, finché
impedire la putrefazione56”. che fu rimosso e posto a seccare sulla faccia smise di emettere bollicine, dopo quattro
anteriore per una settimana. Il restringimento minuti; venne quindi estratto, in condizione di
Se la concia del cuoio risultò per gli totale fu solo del 3%: lo scudo rimase abba- estrema morbidezza, e asciugato e seccato
stanza duro ma ancora leggermente flessibile. naturalmente. Il risultato fu uno scudo di estre-
sperimentatori ricostruibile con
L’impugnatura, formata da un pezzo termi- ma lucentezza, di colore bruno, quasi comple-
buona probabilità, ben più complessa nante a linguetta, piegato all’interno e allaccia- tamente privo di flessibilità e impermeabile
fu l’indagine riguardo la modellazio- to, fu collegato da un lato all’altro dell’umbone all’acqua58”.
ne ed il fissaggio in forma dello centrale con cinghie in cuoio57”.
scudo come manufatto, specie per A questa tecnica si ispira sostanzial-
contrastare l’effetto dell’umidità. Per Lo scudo così ottenuto, tuttavia, risul- mente quella del “cuoio cotto”, larga-
la costruzione, basandosi su reperti tava nel nord Europa esposto all’azio- mente diffuso tra XIII e XV secolo
dell’età del bronzo, venne fabbricata ne dell’umidità, che era in grado di d.C. in Italia ed in Europa. Infatti
una forma di legno in negativo, renderlo piuttosto molle. Pur tenuto
conto ai fini della nostra ricerca che “il cuoio, rammollito nella cera, cucito in più
nell’area latina (e per similitudine in strati, messo in forma e cotto (al sole, al calore,
“per ottenere una superficie piatta su cui erano nella sabbia arroventata) indurisce moltissimo;
sagomate una depressione centrale (per la pro- quella etrusco-villanoviana) la stagio-
è quindi assai utile per difese leggere e solide,
tuberanza) e scanalature concentriche (per le ne delle guerre si apriva il 14 marzo e si può rinforzare, decorare, dipingere, acqui-
costole). Il cuoio è stato poi immerso in acqua per chiudersi il 19 ottobre, ovvero sendo così anche qualità decorative. Materiale
fredda per due ore e raschiato con una stecca coincideva con la stagione più mite forma funzione e aspetto si sposano perfetta-
di legno; ciò ha permesso di rimuovere la mag- ed asciutta, certo anche per gli scudi mente, e tenuto conto anche del clima caldo, la
gior parte del materiale da concia che poteva scelta è ancora più comprensibile59”.
in cuoio villanoviani si pose comun-
restare nella grana del cuoio in eccesso: la sua
presenza impedisce la completa flessibilità del que il problema della solidità, del-
L’altro metodo di indurimento speri-
cuoio mentre se ne modella la forma, causan- l’impermeabilità e dell’elasticità. Per
mentato dai ricercatori britannici nel
do poi l’affiorare di screpolature, dette tecnica- avvicinarsi alla soluzione con tecni-
mente «falle». Dopo essere stato asciugato per riprodurre lo scudo di Clonbrin,
che antiche i ricercatori britannici
quattro ore, il cuoio è stato sistemato sulla peraltro anche più semplice ed eco-
passarono dunque ad effettuare altri
forma e spinto dentro la depressione centrale e nomico, era quello del calore, ed
dentro le scanalature con una serie di punzoni
esperimenti, ricorrendo sia alla cera
ebbe anch’esso buoni risultati:
di legno con estremità arrotondate; si tratta di che al calore per ottenere un risulta-
un’operazione estremamente semplice fintan- to finale di indurimento stabile dello “l’altro metodo utilizzato per indurire gli scudi
to che il cuoio viene tenuto fermo nella conca- scudo. fu per mezzo del calore. Si collaudarono quat-

45
La lancia, la spada, il cavallo

Tre particolari di due diversi scudi abissini in cuoio -gascià- dove si evidenzia la robusta maniglia-bracciale centrale ed il laccio per il trasporto
Collezione privata dell'Autore

tro scudi, uno immergendolo in un bagno di serimento del cuoio nella forma causava un ed il riferimento al “non unto” lascia
acqua calda (80°C) per 30 secondi: ne risultò restringimento drastico e irrimediabile e varie intendere che, se quello scudo nuovo
uno scudo rigido, ma pur sempre leggermente deformazioni. Questo metodo parve molto dif-
avesse potuto essere usato, avrebbe
flessibile, e resistente a diverse immersioni in ficile da controllare ed è improbabile che esso
acqua. Prove ripetute usando questo metodo sia stato usato in epoca preistorica; tutti gli altri ricevuto periodici trattamenti con
dimostrarono che un controllo della tempera- davano risultati soddisfacenti e, data l’assenza sostanze grasse. E’ ovvio che, nella
tura dell’acqua e del tempo era decisivo per l’e- di tracce di cera sullo scudo di Clonbrin, l’indu- prima età del ferro in Italia, ancora
sito del metodo stesso. Si riscaldò un altro scudo rimento con l’acqua calda sembrò il metodo in assenza della coltivazione dell’oli-
in un forno a 70-80°C per due minuti: inco- probabilmente più antico60”. vo, è impensabile che gli scudi venis-
minciò a restringersi e si ebbe un prodotto fina-
le abbastanza soddisfacente anche se un po’
sero trattati come cuoio cotto in olio
Operazioni di “ingrassaggio” perio- o anche ingrassati con olio d’oliva;
irregolare. Su un terzo scudo si versò acqua
calda su entrambe le facce, sia su quella ante- dico a protezionedegli scudi di cuoio molto più probabile è il ricorso a cera
riore, sia su quella posteriore: l’acqua era vicina emergono dalla lettura della Bibbia, o grassi animali, o vegetali ma di
alla bollitura e fu necessario farla scorrere con- dove vi è altra origine.
tinuamente sopra e sotto lo scudo onde evitare Il gascià abissino viene anch’esso for-
restringimenti. Ne risultò uno scudo rigido che “l’insolito commento nel lamento funebre di
resisteva al sole, ma non a ripetute immersioni
temente trattato con sostanze grasse
Davide per Saul sullo «scudo, non unto di olio
in acqua. Si trattò un quarto scudo in maniera all’esterno, conferendogli un aspetto
(2, Samuele 1, 21)» L’unzione con olio serviva
differente: si immerse in acqua calda a 80°C per probabilmente a preservare il legno ed il cuoio lucido e levigato come di metallo
un minuto e un quarto un pezzo di cuoio calco- dagli agenti esterni. Il legno e il cuoio secchi si brunito, a differenza dell’interno che
lando bene il tempo, poiché un ritardo nell’in- sarebbero facilmente spaccati se colpiti61”, resta scabro e grezzo, e dove più facil-

46
Gli scudi

mente –in assenza del periodico Come si è osservato, all’interno lo maggior numero possibile di dati e
“ingrassaggio” dell’esterno- si svilup- scudo abissino in pelle aveva (come gli ipotesi convincenti, esistevano
pano muffe e parassiti. esemplari villanoviani bronzei) una comunque dei più tardi esemplari in
I ricercatori britannici dello scudo di maniglia centrale e dei lacci; grazie a lamina bronzea, cui si è già fatto
Clonbrin, compiuta la sperimentazio- questi elementi interni esso veniva cenno. Di questi ultimi, per quanto
ne sulle tecniche costruttive, proce- portato dal guerriero, durante le riguarda la fase villanoviana e quella
dettero anche ad una indagine sul- marce, dietro le spalle, ovvero come orientalizzante, sino a dieci anni fa
l’affidabilità difensiva e sulle capacità mostra di fare il cavaliere bolognese ne erano noti circa un centinaio di
di resistenza balistica degli scudi in dell’askos Benacci, evidentemente non esemplari, dei quali 50 provenienti
pelle realizzati; una lancia con punta- intento al combattimento ma in marcia dall’Etruria, 26 dal Latium Vetus (1 da
le in bronzo per il fronte, mentre in Abissinia, come Roma, 11 da Palestrina, 4 da Castel
nella Grecia arcaica, questo trasporto di Decima, 8 dalla Laurentina, 2 da
“perforò a mala pena il materiale; lo scudo
era a cura di un servo, a causa del peso Satricum), 5 da Cuma, 4 dal Piceno, 4
resistette a 15 colpi della spada vibrata con
forza. L’unico danno fu una serie di tagli leg- di almeno 2,5-3 kg. da Verucchio65. E’ importante osser-
geri sulla superficie esterna del cuoio. La flessi- Contrariamente a quanto alcuni recen- vare che gli scudi di lamina metallica,
bilità dello scudo assorbiva e deviava i colpi. Se ti studi asseriscono64, i fori disposti che come vedremo si diffondono
ne concluse che gli scudi in cuoio dovevano lungo i bordi degli scudi circolari - sulla base di mode estere, sono tutta-
probabilmente essere stati utilizzati realmente come nelle copie miniaturistiche di via strutturati per il metodo di impu-
come protezioni, se erano così ricercati nella
tarda età del bronzo62”.
Osteria dell’Osa- non ritengo che gnatura, come gli scudi più tradizio-
vadano necessariamente messi in rela- nali, ovvero hanno solo una maniglia
In effetti anche il gascià abissino in zione con tale sistema di trasporto sul centrale, e non dispongono della
cuoio risulta del tutto impenetrabile a dorso; gli scudi in cuoio abissini recano “coppia” di bracciale e maniglia. Ciò
colpi di spada o di lancia per la intrin- tutti vari fori lungo la circonferenza indica una adozione di mode decora-
seca robustezza, accompagnata anche –circa una decina- che costituiscono ciò tive straniere ma, sostanzialmente, il
da una interessante elasticità, che si che resta del sistema di fissaggio del mantenimento delle tecniche di com-
mantiene anche dopo la permanenza, pellame durante la modellazione dello battimento tradizionali.
per circa un secolo, nella penisola ita- scudo. Tali fori restano in sostanza tutti Verificando i reperti dall’area etrusco-
liana, ad un clima più temperato ed in inutilizzati, tranne al massimo due villanoviana, vediamo che si tratta di
assenza di manutenzione. coppie che vengono effettivamente esemplari (sull’esempio dei reperti
Diversamente il gerron dei Persiani, in usate per l’inserimento di lacci da tra- veienti e tarquiniesi rispettivamente
vimini coperto di pelle, “while offering sporto e sospensione, ma senza toglie- dalla tomba di Veio AA1 dei Quattro
adequate protection against arrows re che l’origine dei fori sia dovuta al Fontanili66, dalla tomba di Veio 1036
and the like, it would non stop a deter- sistema di concia e conformazione del di Casal del Fosso67, e dalla tomba del
mined spear thrust63”, ma comunque pellame. Guerriero di Tarquinia68) caratteriz-
gli scudi in vimini erano sufficiente- Nell’Italia centrale tirrenica della zati dalla forma circolare, da una
mente resistenti ed elastici da proteg- prima età del ferro, accanto agli scudi modesta convessità, da una sorta di
gere da un colpo di spada, specie se in materiale deperibile, sul cui aspet- vero o apparente umbone centrale, e
portato di filo. to si è cercato sin qui di raccogliere il da una fitta decorazione ad anelli

47
La lancia, la spada, il cavallo

concentrici di cerchielli, borchie, falsi chiodi passanti, le cui teste sporgono


rivetti, ai quali negli esemplari veien- sulla faccia anteriore degli scudi70,
ti si associano alcune immagini zoo- mentre in un caso –peraltro piuttosto
morfe (ocherelle, cavalli). comune- della fine dell’VIII sec. a. C.
(dai Quattro Fontanili71), l’interno
“Nonostante alcune opinioni contrarie la lamina reca anche quattro ganci a croce,
di bronzo doveva rivestire un nucleo costituto
probabilmente da cuoio o fibre vegetali (G.V.
circa a metà del raggio, da ciascuno
Gentili parla di tracce ancora visibili di cuoio per dei quali pende un grosso anello
gli esemplari di Verucchio), come è testimoniato mobile, il cui uso poteva ben essere
da numerosi confronti a livello etnografico. (...) Il quello di sostenere le estremità di
bordo è rinforzato da un filo metallico in bronzo due cinghie passanti per il trasporto,
o ferro, talvolta mancante, (e presenta) pendagli secondo il sistema intuito per il cava-
comunemente attestati all’interno (...). Il diame-
tro varia da un minimo di cm 50-60 ad un massi-
liere dell’askos Benacci. Alcuni studio-
mo di cm 90-100. La decorazione a motivi esclu- si, osservando che gli anelli interni
sivamente geometrici degli esemplari più antichi possono essere, nei vari esemplari
è arricchita presto con la prima fase dell’orienta- reperiti, da 4 a 6, ritengono che la
lizzante da rappresentazioni schematiche di ani- cinghia o la corda per il trasporto che
mali ed anche umane, con fiori di loto ed il carat-
passava attraverso di essi fosse chiusa
teristico motivo a falsa treccia lungo il bordo ester-
no. (...) In base ai luoghi di ritrovamento sono anularmente72. L’esemplare dalla
stati proposti come centri di produzione Tarqui- tomba tarquiniese del Guerriero,
nia, Cerveteri, l’area Veiente e quella Falisca. E’ risalente ormai attorno al 700 a. C. o
molto probabile però che gli scudi siano stati pro- a dopo, reca anch’esso all’interno
dotti anche fuori dall’area etrusca in particolare otto piccoli pendenti, appesi a grup-
nel Lazio. (...) Non è escluso che essi siano stati
prodotti anche in area Cumana, dove lo scarso
pi di due, che lo Hencken73 ha
numero è senz’altro attribuibile al caso69”. appunto ritenuto connessi a cinghie
per il trasporto sulle spalle prima o
In tutti i casi si osserva la presenza di dopo il combattimento. La loro capa-
una consistente maniglia centrale con cità di risuonare al movimento ne ha
attacchi a “T” fissata all’umbone con fatto comunque ipotizzare un secon-
do fine, quello appunto del “suono
dei bronzi”, che è attestato in Eschilo
Dall'alto, disco di vimini di salice intrecciato
con la tecnica tradizionale dei cestai (Sette contro Tebe, 585-586) riguardo lo
-Collezione privata dell'Autore-; sotto, scudo di Tideo, ma che in questo
particolare che evidenzia l'innesto sovrapposto esemplare –il cui interno risulta in
dell'intelaiatura al centro del disco, e, in basso, origine foderato di cuoio- era impra-
particolare con simili gruppi di linee al centro
della ricostruzione dello scudo orientalizzante ticabile. Di consistente interesse è
da La Pedata - Chianciano Terme, Museo comunque la documentazione sull’u-
Civico Archeologico delle Acque so “musicale” degli scudi raccolta

48
Gli scudi

dalla Bartoloni e dalla De Santis rela- evidenzia come oltre alla lamina usati. A questo proposito va naturalmente
tivamente a cerimonie funebri, e di metallica vi fossero talvolta -anche se tenuto presente che in Etruria meridionale e
centro-settentrionale si verificano evoluzioni
cui parleremo ancora oltre, relativa- non sempre- pure altri strati destina-
sociali in parte differenti, che certo si riflettono
mente agli ancilia romani in altre ti all’assorbimento dei colpi, docu- anche sulle usanze relative alla deposizione di
cerimonie religiose. Osservando del mentandone l’uso reale. armi nelle tombe (...) mentre in Etruria setten-
vasellame ellenico infatti le due stu- Ancora recentemente si tende a trionale la struttura delle combinazioni di armi
diose hanno rilevato come generalizzare basandosi sul fatto che, sembrerebbe rispecchiare usanze effettive, in
in alcuni ritrovamenti, “la delicatezza Etruria meridionale le armi sono rare, in alcu-
“nella ceramica geometrica greca appare in ne necropoli addirittura assenti79”.
della lamina di bronzo fittamente
più casi in scene di prothesis la raffigurazione di decorata a sbalzo ne fa indubbiamen-
scudi (per lo più del Dipylon ma anche roton-
di) su trapezai con figurine umane in evidente
te degli oggetti da parata, usati forse Inoltre, a sostegno dell’uso reale di
atteggiamento di suonatori. L’ipotesi di un uso anche come elementi decorativi, almeno una parte degli scudi rico-
musicale per gli scudi ci viene da un sonaglio come testimonia l’uso di appenderli perti di lamina bronzea, riesce diffici-
(phormiskos) da Sala Consilina dove è raffigura- alle pareti delle tombe78”. Se tale uso le pensare che i più ricchi tra i guer-
ta un’analoga scena in ambito italico74”. ornamentale può essere accolto per rieri sfoggiassero delle armi costose e
gli esemplari più tardi dell’orientaliz- belle (quelle in lamina di bronzo su
Lo scudo tarquiniese sopra citato per zante, defunzionalizzati se deposti in supporti di cuoio) soltanto domi e non
i pendagli interni, reca anche un ulte- tombe femminili (come ad esempio bellique, cioè solo nelle feste di villag-
riore interessante particolare, ovvero la tomba 70 della Laurentina e la gio durante la pace e non davanti ai
il tipo di decorazione nelle due fasce tomba 17 di Pitino S. Severino Mar- nemici durante gli scontri. In questa
più vicine all’umbone centrale, che che), ciò non può comunque valere singolare ottica infatti la ricchezza
sembra quasi imitare un intreccio di per tutti gli esemplari, specie per dell’armamento sarebbe stata solo
vegetali, dando così corpo alla già quelli il cui contesto di ritrovamento destinata a legittimare una gerarchia
ricordata ipotesi dell’esistenza origi- in tombe, nelle fasi più antiche, è socio-economica all’interno del grup-
naria (ed alla fine dell’VIII sec. a. C. indubbiamente guerriero. po di appartenenza; di questo presti-
tutt’altro che dimenticata o tramon- gio personale nessuna valenza sareb-
tata) di scudi di vimini75. “In Etruria durante l’antica età del ferro i per- be però stata riflessa all’esterno del
Il ribadire che lo scudo dalla tomba sonaggi eminenti sono in genere connotati, a gruppo, se la schiera della collettività
tarquiniese del Guerriero era fodera- livello funerario, da un armamento compren- villanoviana non avesse portato che
dente armi da offesa e spesso anche da difesa
to di cuoio76, come è stato giusta- armi da offesa, o avesse vestito esclu-
che sembrerebbe effettivamente usato o usabi-
mente osservato77, ci consente di far le. (Solo) all’epoca del passaggio all’orientaliz- sivamente delle modeste armi difen-
giustizia di una lunga quanto erronea zante gli elementi di questo corredo in parte sive in materiali deperibili prive di
tradizione, secondo la quale tutti gli non sono più funzionali, il che sembrerebbe rivestimenti metallici.
scudi in lamina bronzea sarebbero indicare che assumono il carattere di oggetti da In realtà l’esibizione di simboli di ric-
stati -come gli elmi- solo oggetti “da parata. Ciò vale in particolare per gli elmi e gli chezza doveva avere in origine anche
scudi decorati di lamina bronzea deposti nelle
parata” e non da combattimento: la tombe orientalizzanti soprattutto nell’Etruria
un valore collettivo tribale, quale
presenza di supporti/rivestimenti in meridionale. (Vari autori) ritengono che gli ostentazione anche al nemico di un
cuoio (o in altro materiale deperibile) scudi orientalizzanti venissero effettivamente benessere che attraversava il villaggio

49
La lancia, la spada, il cavallo

indicandone l’importanza; gli stessi shield or breastplate84”. Su di essi “la della maggioranza di questi), per aumentar-
ancilia romani, i 12 scudi bronzei lamina non accresceva molto la pro- ne la solidità. (...) Una punta in bronzo su
lancia perforò lo scudo in metallo e, al
derivati da un modello “caduto dal tezione e neppure il peso dello scudo,
primo scontro, una spada dell’età del bron-
cielo” e conservati dal collegio dei ma evidentemente conferiva a chi lo zo tagliò quasi a metà lo scudo; solo il rin-
Salii, erano scudi metallici di partico- portava un’apparenza di ferocia forzo in bronzo tenne unite le due parti86”.
lare pregio sentiti come un bene della quando riluceva, abbagliando o addi-
collettività, quali tesoro collettivo80 di rittura spaventando l’avversario85”.
valore religioso81. D’altro canto non va dimenticato, al E’ dunque interessante rilevare che,
Anchw l’ipotesi di un uso esclusiva- contrario, che tutti gli scudi in lamina negli esemplari di scudi in lamina
mente funerario di tutti gli scudi in bronzea sicuramente privi di altri bronzea villanoviani ed orientaliz-
lamina bronzea è stata comunque supporti (condizione in alcuni casi zanti, è presente l’accorgimento
contestata da più parti82. La funzio- evidente dal trattamento della faccia della cerchiatura di rinforzo in filo
nalità delle armi difensive con lamina interna, o da particolari applicazioni) di ferro o di bronzo87 -ad esempio
di bronzo e supporto in cuoio, o in e quelli più tardi, posti in tombe fem- nello scudo dalla tomba 2079 di
altro deperibile, è inoltre confortata, minili o in più repliche ad abbellire la Veio-, la quale assicurava il rivesti-
come si è accennato per gli elmi, dal tomba, erano armi da parata poiché mento metallico ad un supporto sot-
modesto peso complessivo delle armi balisticamente incapaci di resistere tostante e comunque indispensabile.
da offesa, che avevano di conseguen- ad urti di spade e lance. Ciò è stato Dunque tale cerchiatura, piuttosto
za una relativa capacità di penetra- comprovato dagli esperimenti del che ad impedire la deformazione
zione. Anche per questi scudi in lami- Coles che, oltre ad indagare gli scudi della sottile lamina rotonda (o in
na metallica su base deperibile, come in cuoio, intraprese anche aggiunta a ciò88), aveva un fine fun-
per quelli lignei, vale l’osservazione zionale di irrobustimento dello
dello Hanson per i più tardi scudi scudo composto di metallo e di
“la fabbricazione di scudi in metallo: si fece-
oplitici in legno: ro due riproduzioni di scudi, basate sull’esa- materiali deperibili. Peraltro delle
me di molti scudi in bronzo dell’età del cerchiature (kykloi) di sostegno ed
“queste difese, sebbene non assicurassero una bronzo europea. Si eseguirono le riprodu- ornamento sono presenti anche
protezione totale da tutti i colpi, erano suffi- zioni usando una lamina di rame, poiché la sugli scudi omerici dell’Iliade; qui il
cienti (...) per sostenere gran parte dei colpi di lamina in bronzo non era ottenibile in quel- bordo di metallo, che cerchiava la
lancia e di spada, posto che si trattasse di fen- l’epoca. Lo spessore del metallo (3 mm) era
denti e di affondi da una breve distanza, che circonferenza dello scudo, era detto
comparabile a quello degli esemplari anti-
non consentiva di imprimere loro molta chi e, nel forgiare la borchia centrale e le “àntyx” (Iliade VI, 18; XVIII, 480 e
forza83”. costole, la durezza del metallo si avvicinò a 508; XX, 275)89.
quella degli oggetti autentici (durezza della Gli scudi villanoviani sin qui descritti
Per tali scudi rivestiti di metallo scala Vickers: copia 88-92, originale 93). risultano per la massima parte di
“modern simulations and calculation Durante il processo di forgiatura non si forma ovale-ellittica o perfettamente
dovette temprare il metallo. L’impugnatura
of the effectiveness of ancient battle rotonda, e di dimensioni piuttosto
venne ribattuta sopra uno degli scudi, e si
gear suggest that rarely could the inserì un filo in bronzo all’interno del bordo contenute. Tra i popoli del mondo
spear –or even arrows- do much sovrapposto dello scudo (a somiglianza di antico tali caratteristiche di forma e
serious damage to the Greek hoplite uno o due esempi antichi, anche se non misura non furono diffuse ovunque, e

50
Gli scudi

costituiscono una caratteristica indi- (dai 50 cm minimi al massimo di 100 celebrazione del guerriero agile e
cativa del tipo di combattimento cui cm) e quasi perfettamente piatti. E’ leggero, in una scherma che sembra
l’arma difensiva era destinata. Emer- dunque possibile che solo per il tipo perfetta per un combattente dotato
ge, a questo punto, la necessità di stabi- ornato in bronzo “il modello di tale di lancia e/o spada leggera, elmo di
lire l’antichità dell’introduzione delle scudo sia stato mediato in ambiente materiale composito per lo più depe-
diverse forme sin qui attestate. italico proprio dai Greci di Eubea a ribile e scudo rotondo con impugna-
Secondo alcuni studi sembrerebbe, dai cui dovevano essere noti i contempo- tura a maniglia centrale, anch’esso
dati archeologici, che nel IX sec. a.C. in ranei scudi assiri dallo loro frequen- composito.
Etruria fossero preferibilmente usati gli tazione dell’emporio di Al Mina sulle Questo quadro di predilezione, nel-
scudi ovali, mentre nel Lazio era già dif- coste della Siria92”. l’Etruria villanoviana, per forme di
fuso lo scudo rotondo, il quale comun- Se l’uso di scudi ellittici nei periodi scontro agile e per un armamento
que nella seconda metà dell’VIII sec. più antichi dell’Etruria villanoviana leggero, secondo alcuni studi93 sem-
a.C. -sulla spinta dei modelli di scudi fosse dimostrato compiutamente, ciò brerebbe accentuarsi alla metà dell’-
orientali rotondi coperti di lamina comporterebbe valutazioni piuttosto VIII sec. a.C., quando si passerebbe
metallica- si diffonderà largamente in rilevanti sul tipo di combattimento in dall’uso dello scudo ovale, per lo più
tutta l’Italia antica90. uso nel periodo formativo dei centri ligneo, a quello rotondo, anche in
Se si può condividere la teoria sull’o- preurbani della prima età del ferro. cuoio e in vimini. Tuttavia il quadro
rigine assira degli scudi rotondi rico- Infatti abbiamo visto dalla documen- della realtà insediativa dell’Etruria,
perti di lamina bronzea ornamenta- tazione iconografica e storica come come si vedrà meglio oltre, pare evol-
le91, ciò non comporta che lo scudo gli scudi ovali fossero composti da un versi oltre un secolo prima di quest’e-
rotondo tout court sia stato introdotto commesso di legno con una barra ed poca: ritengo dunque probabile che
solo in tale secolo e basandosi su un umbone centrali ancora lignei, il lo scudo rotondo, nelle sue versioni
modelli del Mediterraneo orientale. che implica un peso sicuramente sen- deperibili, abbia fatto la sua compar-
Come si è già visto infatti scudi roton- sibile, specie se l’ovale era di dimen- sa in Etruria ben prima della metà
di deperibili, in tutto e per tutto simi- sioni abbastanza ampie come nel dell’VIII sec. a.C., e che esso, larga-
li a quelli presumibilmente impiegati bronzetto di Este. Un guerriero dal mente impiegato, sia stato una delle
nell’Etruria villanoviana, erano pre- corpo “coperto” da uno scudo ovale componenti dell’espansione militare
senti nell’Europa continentale dell’e- piuttosto pesante comporta scontri a etrusca, pur considerando di grande
tà del bronzo. Peraltro, gli scudi distanza –similmente a quelli nell’I- influenza anche altre peculiarità del
rotondi deperibili in cuoio, sulla base liade di reminiscenza micenea- ed in combattere –come l’impiego della
dei dati sopra indicati e di confronti generale una guerra poco fulminea, cavalleria–.
etnografici, sembrano essere stati di diversamente da quanto sembra inve- Attorno alla metà dell’VIII sec.a.C.,
circa 50 cm di diametro, se non meno ce avvenire nella fase protovillanovia- sulla scorta di mode del Mediterra-
(in Etruria si veda l’iconografia delle na, quando il tipo di scontri, come le neo orientale e di alcuni esempi por-
sculture dai reperti dall’Olmo Bello considerazioni sulle armi da offesa tati in Italia dai Greci delle neonate
di Bisenzio), e piuttosto convessi, non in asta e sulla cavalleria, sembra- colonie magnogreche, si diffuse in
mentre gli scudi coperti da foglia no deporre a favore di una “accelera- Italia centrale lo scudo a rivestimento
metallica risultano ben più grandi zione” del combattimento, e di una metallico. Non va sottovalutata l’in-

51
La lancia, la spada, il cavallo

fluenza culturale ed ideologica dei documentato impiego contemporaneo gest did not cover a man below midtigh. But
modelli proposti dall’Iliade, opera di scudi ellittici e rotondi nell’Etruria because it was perfectly balanced, the round
shield was unusually manouvrable. That
convertita da orale in scritta proprio villanoviana, e l’ipotesi che essi –sulla
quality, together with its uniformly sloping
in questo momento, e che deve avere base del carrello della tomba visenti- surfaces, gave the warrior good protection
accompagnato la presenza ellenica in na II dell’Olmo Bello, e della tomba at the spot that needed it95”.
Italia, propagandando valori di OP5 dei Quattro Fontanili a Veio- fos-
nobiltà aristocratica. La presenza nel sero destinati a classi di età diverse, Peraltro anche le milizie citate nella
poema di armi difensive metalliche può indurre a ipotizzare che, in Etru- Bibbia facevano uso del “piccolo
quali pegno di aretè –con tutti i frain- ria, l’uso dello scudo ovale fosse, in «scudo rotondo» portato dagli uomini
tendimenti e le inesattezze che l’ar- alcune zone, destinato ai più giovani, armati di lancia. Lo scudo piccolo per-
cheologia greca ha messo in luce- mentre ai seniores venisse riservato metteva movimenti rapidi e veloci sul
deve avere fortemente suggestionato l’uso degli scudi rotondi, il cui peso campo di battaglia e serviva a una pro-
gli Etruschi dell’VIII secolo, i quali ridotto consente una scherma più tezione minima del guerriero96”. In
conoscevano proprio allora una evo- esperta, e dei quali la fortuna sia in effetti, rispetto ad altri scudi attestati
luzione economica e socioculturale combattimento che ideologica –come nell’antichità, come vedremo, lo scudo
senza precedenti nella penisola. Pro- attestano gli esemplari più recenti rotondo offriva una maggiore libertà
prio tra l’ultimo quarto dell’VIII ed il coperti di lamina bronzea- sarebbe per i movimenti del braccio destro
primo quarto del VII sec. a.C. in Gre- stata comunque soverchiante. armato di spada (o di lancia), ed anche
cia si diffondono scudi dotati di brac- Riguardo l’importanza e la preceden- l’enorme vantaggio di essere ben
ciale e maniglia, dall’uso dei quali te fortuna degli scudi rotondi nell’o- bilanciato sulla mano sinistra, con la
sarà resa possibile la nascita della riente del Mediterraneo, è stato rile- quale lo si poteva manovrare agilmen-
falange oplitica: nell’Etruria coeva vato che te per la difesa del proprio corpo, o
non sono noti esemplari di tal fatta, anche per incalzare, spingere od offen-
segno questo che l’adozione degli “perhaps the most important item of defen- dere l’avversario, con una scherma
scudi a rivestimento metallico deco- sive armor that comes into use at the end of fatta di movimento ed agilità che altri
rato attenesse più alla sfera degli sta- the thirteenth century is the round shield, scudi più ampi, pesanti, avvolgenti o
tus symbol che all’evoluzione tecnolo- with its conical surface running back from asimmetrici non consentivano. Sulla
gica. Nell’Etruria villanoviana ed the hoss to the rim. Held with a center-grip, base delle impugnature degli scudi
this symmetrical shield («balanced all-
orientalizzante il modo di battersi e metallici si ritiene che non fosse anco-
around» is a common Homeric epiteth for
di sorreggere lo scudo non muta ma, the aspis) made up for its relatively small size ra in uso, nell’Etruria villanoviana, il
se mai, muta ciò che si vuol segnalare by a superior design (...) the round shield, particolare binomio di imbracciatura
portando uno scudo in bronzo che si on the other hand, was certainly meant for ed impugnatura, che appare in Grecia
ispira a modelli orientali e all’epica a hand-to-hand fighter. For him, agility and tra il 725 ed il 675 a.C97.
omerica (nella quale gli scudi sono mobility counted for much, and he sacrifi-
ced the security of a full-body shield in
oggetto di ampie digressioni descrit- “Gli storici attribuiscono grande importan-
order to be fast on his feet and to have free
tive, quali mirabilia). use of his offensive arm. The round shields za all’imbracciatura e all’impugnatura parti-
Quanto alle fogge, l’osservazione che varied in size from less than two to more colari dello scudo, il porpax e l’antilabe, che
Bartoloni e De Santis94 espongono sul than three feet in diameter, but even the lar- per la prima volta distribuivano il peso

52
Gli scudi

lungo tutto il braccio sinistro invece di con- della fase villanoviana avanzata) è caratteri- che “i grandi scudi rendono la fante-
centrarlo solo sulla mano e sul polso98”. stica dell’orientalizzante antico, e non può ria lenta nel movimento” (Diod. Sic.,
essere quindi facilmente estesa oltre la metà
15, 44).
Si tratta di una innovazione rivoluzio- del VII secolo100” .
E’ di notevole importanza osservare
naria che portò in prospettiva all’in-
che in Grecia la panoplia –e gli scudi
troduzione della tattica oplitica: Se gli scudi rotondi in materiale in particolare- aveva attraversato con-
deperibile non differivano per il loro sistenti trasformazioni dopo il XIV
“social historians concentrate on the pecu-
liar shape, the great size, and the conside-
impiego tattico da quelli metallici, sec. a.C. Infatti
rable weight of the three-foot, double- vista la loro uguale strutturazione,
gripped, concave shield. In their eyes, this essi vanno dunque pensati come “nel Tardo Elladico III, cioè dal XIV secolo
new hoplite protective device is tanta- rotelle da impugnare nella mano sini- in poi, l’armatura micenea subisce una tra-
mount to one of the great revolutionary stra, coi quali i guerrieri villanoviani sformazione radicale. (...) Il grande scudo
breakthroughs in Greek history. Is is an che proteggeva tutto il corpo e che aveva
non effettuavano una costante pres- avuto un ruolo così importante nei combat-
innovation quite capable of tactical deter-
minism in its own right:«The change was sione corporea contro lo scudo degli timenti singoli e nella caccia, viene ora rim-
relatively sudden due in primis to the wide- avversari, ma piuttosto si schermiva- piazzato dal piccolo scudo rotondo che si
spread adoption of what became regarded no ed offendevano, con molta più adattava ai combattimenti in gruppo. Ma lo
as the hoplite accourterment par exellen- libertà di movimento di quella che scudo a forma di otto sopravvisse come sim-
ce, the shield with porpax (arm-band) and bolo sacro. Sul Vaso dei Guerrieri (TE IIIC)
avrà l’oplita arcaico, a svantaggio
antilabe (hand-grip)». Its adoption, along si vedono due tipi di scudi rotondi, ma vi
però dello sforzo del polso e della sono dei dubbi sulla loro interpretazione.
with other items of the hoplite panoply,
around 700 B.C. could only have signaled mano. Un piccolo scudo leggero, Uno scudo rotondo, che ricorda il tipo usato
an abrupt transformation in Greek contrariamente a quanto può appari- dai Popoli del Mare, è dipinto su un fram-
infantry fighting itself, since such equip- re, permetteva ad un abile combat- mento di ceramica TE IIIB. Questo tipo
ment could be used only in massed forma- tente di difendersi anche dall’essere aveva una maniglia e non una correggia per
tion: any solo fighter with heavy bronze appenderlo alla spalla, ed in questo si diffe-
bersagliato da giavellotti. Tacito
body armor and clumsy shield would be a renzia dallo scudo ad otto che si portava
lumbering, easy target99”.
ricorda come i Britanni, nell’83 d. C., appeso a tracolla. Come si vede sul Vaso dei
nel primo scontro da lontano, “con Guerrieri lo scudo era portato sul braccio
Uno scudo così concepito, appare in calma e insieme con perizia deviava- sinistro103”.
Etruria ben più tardi, comunque no le nostre armi da getto (...) o le
ancor prima della falange oplitica: evitavano con i loro piccoli scudi di Va qui registrata anche l’ipotesi che lo
cuoio”101. L’oplita, con uno scudo di scudo rotondo, secondo alcuni stu-
“in Etruria (...) la falange oplitica fu adotta- circa otto chilogrammi sull’avambrac- diosi, sarebbe stato introdotto nel
ta durante il VI secolo, e gli Etruschi inse- cio e, in parte, sulla punta della spal- Mediterraneo orientale da guerrieri
gnarono ai Romani a combattere con scudi la, sconterà invece, a vantaggio di professionisti di ipotetica origine
di bronzo (Diod. Sic. 23,2); ma per varie una difesa corporea maggiore, un occidentale, quali gli Shardana accolti
ragioni la comparsa dell’equipaggiamento nelle milizie dell’area palestinese ed
forte dispendio di energia, quantifi-
oplitico greco può essere ragionevolmente
assegnata ad un periodo ben anteriore al cato in alcuni recenti esperimenti di egizia, ma che secondo altre teorie
600 (...) la serie di scudi etruschi pre-opliti- corsa in armi, nel 28% oltre il norma- seguirono un percorso inverso, da
ci con una sola maniglia (trovati in tombe le102. Agli stessi Greci antichi era noto oriente ad occidente104:

53
La lancia, la spada, il cavallo

“there is reason to believe that the round dirne il furto, ne fece fare undici sui vasi del Dipylon e usato come oggetto
shield was introduced to the eastern Mediter- repliche fedeli al fabbro Mamurio votivo, che ricorre in varie regioni elleniche,
ranean by barbarian skirmisher from the ad Olimpia e nel tempio di Atena a Tegea,
Veturio. Per conservare questo sacro
west. Its ultimate provenance is unknown. e che servì di modello agli scudi incavati di
Altough round shields were common in tem- tesoro costituì il collegio dei sacerdo- produzione italica. Senza dubbio la forma
perate Europe after 1000, Harding found ti Salii, la cui sede fu fissata nella attraversò l’Adriatico dopo di essere passata
that only one has been assigned (...) a date Curia Saliorum sul Palatino, ricetto per l’Illiria. Ora, il Piceno era legato all’ager
earlier than the twelfth century. Altough (...) anche per l’effigie di Marte armato di capenus da molteplici influenze, cosicché da
Shardana runners were using the round shield lancia e per il lituo di Romolo. Pur quest’ultimo certi orientamenti potevano
on Near Eastern battlefields in the early thir- senza difficoltà raggiungere il Lazio. Diver-
teenth century, it evidently remained a spe-
non possedendo più gli ancilia, come si adattamenti del prototipo comune spiega-
ciality of the barbarian skirmisher for another notò molti anni fa il Bloch106, no le diversità di posizione delle incavature,
sixty or seventy years105”. mentre dalla singolarità della forma si capi-
“le descrizioni degli scrittori classici, unita- sce perché le città latine lo considerassero
La documentazione sin qui ricordata mente a affreschi, gemme, monete e basso- sacro e munito di un’impronta divina. Fra i
ha quindi rilevato nell’Etruria villano- rilievi raffiguranti sia le cerimonie del tra- popoli primitivi non era cosa insolita con-
sporto degli ancili ad opera dei Salii, sia fondere l’esotico col sacro: di qui la leggen-
viana l’uso di scudi ovali e di scudi da romana dell’ancile caduto dal cielo. La
l’arma isolata, ne mostrano esattamente la
rotondi, più o meno convessi ed in forma: era un grosso scudo ovale con una data dei reperti archeologici di alcune parti
diversi materiali. Tornando però sui larga incavatura su ambo i lati lunghi. I soli d’Italia coincide con quella attribuita dagli
citati ancilia romani, si ha modo di oggetti comparabili in territorio italico, che storici romani a questo episodio mitico e
osservare che esistevano anche altre noi conosciamo, sono piccole placche in conferma che l’ancile comparve a Roma
fogge di scudo nell’Italia centrale tir- bronzo, rozzamente ovali, con incavature sul intorno al 700 a. C.107”.
lati corti: scudi votivi o, in qualche caso,
renica, il che riporta alla cronologia di
destinati alla danza. Questi oggetti interes-
introduzione ed uso dei diversi tipi, santi vengono dal Piceno, dall’ager capenus, Verificando oggi l’ipotesi del Bloch
ed inoltre apre ai nostri occhi un inte- e da Bolsena, e risalgono tutti alla prima età ed osservando gli scudi micenei, si
ressante aspetto di connessione dello del ferro; più esattamente, al 700 circa a. C. rileva che le forme di questi erano
scudo alla sfera magico-religiosa. La loro esistenza in territorio italico ci dice varie, ovvero originariamente ad “8”
Lo scudo originario degli ancilia, il molte cose e ci autorizza (...) a ricostruire la nonché a rettangolo convesso -diver-
via percorsa da quest’arma non comune
cosiddetto pignus imperii, secondo la si dagli ancilia-, e solo più tardi anche
prima di arrivare nel Lazio e infine a
leggenda era caduto dal cielo nelle Roma”. circolari o circolari con intaglio luna-
mani del re Numa Pompilio (regnan- to. Gli esemplari a “8” e rettangolari
te tra il 717 ed il 673 a. C.) durante Tale percorso era stato così ricostrui- in particolare non erano da impu-
una perniciosa epidemia, che poco to dal Bloch: gnare, poiché avevano troppo ampie
dopo l’episodio cessò. Si trattava di proporzioni, come si evince dalla let-
uno scudo bronzeo di forma alquanto “l’origine prima di questa forma di scudo si tura di vari passi omerici, e dovevano
insolita, ovvero ovale ma con larghe ritrova nelle civiltà cretese e micenea, che coprire il guerriero dai piedi sino al
lasciarono varie riproduzioni di caratteristi-
incavature lungo i lati lunghi, che il collo; essi erano infatti definiti da
ci scudi grossi, detti scudi «a forma di otto».
re -il più religioso dei sette romani- Da questi si sviluppò lo scudo dalle profon- Omero “termiòessai”, cioè “che copre
considerò pegno divino della gran- de incavature che si ritrova in Grecia nel tutta la persona”, ed “amfìbrotai pode-
dezza futura dell’Urbe e, per impe- periodo geometrico; un tipo d’arma ritratto nekài”, “che difende giungendo fino

54
Gli scudi

ai piedi” (Iliade II, 839; XI, 32; XV, simili ad alcuni tipi indonesiani in alla coazione rendeva lo scudo elasti-
646; XVI, 803; XX, 281). Per le loro legno, ricavati da tronchi d’albero e co, è riconoscibile anche nella ripro-
proporzioni è stato escluso che, per pesanti al punto di venire frequente- duzione aurea miniaturistica dalla
entrambi i tipi, si utilizzassero mate- mente posati verticalmente a terra; tomba a tholos presso il Palazzo di
riali più pesanti che il solo cuoio108. tale uso non appare del tutto in con- Nestore a Pilo. In vari casi “the shield
Comunque il loro peso, che restava trasto con l’aggettivazione omerica is made of several layers of thoughe-
considerevole, li faceva portare appe- che li accompagna, ovvero “simili a ned bull’s hide glued and stitched to
si al collo con una larga cinghia detta torri”, come è detto quello di Aiace a wicker core. The rim, as described
telamòn, mentre la mano sinistra li (Iliade VII, 219). In questo tipo di by Homer, is of leather113”. Queste
orientava con una maniglia interna difesa, sebbene informazioni sono confermate da una
durante il combattimento109. Su que- placchetta in avorio con guerriero da
sto particolare sistema di sospensione “such a shield protected a man from the Delo, dove si vede l’interno dello
neck to shins, the absence of arm indenta-
la lettura dell’Iliade è illuminante: da scudo tratteggiato a riprodurre l’in-
tion must have severely restricted his wiel-
essa appare chiaro come ding of an offensive weapon (...) All these treccio di vimini114. E’ interessante
Late Bronze Age shields, if held frontally osservare che con lo stesso sistema
“questo scudo di grandi dimensioni era
and at the proper height, would have cove- degli strati di pellame si costruiva
appeso intorno al capo ed alla nuca per
red most of a footsoldier’s body, far more in ancora, recentemente, l’adarga, uno
mezzo di un balteo (telamòn) in modo da
fact that did a round shield (...) the size and scudo berbero a forma di due lobi
ricoprire la spalla sinistra (XI, 527; II, 388;
design of these (…) shields are quite under-
V, 196, XIV, 404; XVIII, 480); questo soste-
standable if they were intended for defense
allungati affrontati fatto di più strati
gno era di cuoio ed era applicato alla super- di pelle d’antilope115.
primarily against missiles, and only occasio-
ficie interna dello scudo vicino all’orlo, Questa tipologia di scudo -e più tardi
nally against hand-to-hand weapons111”.
mentre per dirigerlo serviva una maniglia
(pòrpax) fissata nell’interno della cavità dello
quella pur diversa detta “del Dipy-
scudo e tenuta dalla mano sinistra. Nell’in- Questi infatti si prestavano ad un tipo lon” diffusa nella seconda metà dell’-
terno vi era inoltre una larga traversa di scontro molto meno agile di quel- VIII sec. a. C.- avrà in Grecia, come
(kanòn) fissata sul cavo dello scudo da un lo villanoviano e protolatino, ovvero appare pure per gli ancilia romani,
orlo all’altro, sotto la quale si faceva passare tra fanterie ben più pesanti di quelle un carattere anche sacro116. Tale
la parte superiore del braccio, mentre la leggere dell’area italica. scudo ad “8”, come è stato notato,
mano afferrava una delle maniglie di cuoio
o di tessuto, che correvano tutt’attorno alla
Lo scudo ad “8” in cuoio, fortemente “enveloped the warrior on three sides
cavità dello scudo. Queste numerose mani- convesso di profilo, era costruito con from the neck to ankles, while provi-
glie offrivano il vantaggio che se lo scudo una pelle bovina tagliata in forma più ding some freedom of movement for
fosse stato rotto in un punto vicino ad una o meno ovale, la quale veniva distesa the arms at the indentations117”. In altri
delle medesime oppure una di esse si fosse su una lunga asse verticale legger- termini lo scudo ad “8” sarebbe stato
strappata, il combattente non aveva che da mente arcuata; un’asse convessa più un grande scudo ovale “modificato”
far girare alquanto il braccio ed afferrar
colla mano un’altra maniglia110”. corta, posta trasversalmente, effettua- con due incavi laterali, destinati a
va un’azione traente verso l’interno migliorare la libertà di movimento
Gli scudi micenei rettangolari (o sulla pelle, là dove ne raggiungeva i delle braccia -specie la destra-. In
meglio semicilindrici, giacché i lati si margini112. effetti i dati presenti nell’Iliade con-
piegavano verso il retro), appaiono Tale intelaiatura traente, che grazie fermano tale capacità protettiva:

55
La lancia, la spada, il cavallo

“Omero infatti nelle ferite, di cui specifica il ne sarda proveniente dalla necropoli mente per essere deposte nella
lato, descrive come colpito il solo omero vulcente di Cavalupo, del IX sec. tomba123”: l’accuratezza della ripro-
destro e mai parla del sinistro. Il perché di
a.C., dove il guerriero (o sacerdote?) duzione di uno scudo bilobato attra-
questa unicità si viene a conoscere pensando
all’armatura stessa dei guerrieri, i quali, porta sulla spalla sinistra un alto verso l’unione di due dischi piatti con
portando lo scudo sul braccio sinistro, resta- scudo di cuoio, pressoché semicilin- una linguetta al centro sarebbe, al
vano completamente difesi da questo lato, drico121. contrario, molto grossolana, ed anzi
solo potendo essere offesi dal destro. Se Non sono noti dunque in Etruria –né contraria alla funzionalità dello
infatti si osserva attentamente nelle descri- in altre aree italiche- ampi scudi ad scudo bilobato “ad 8”, che è sostan-
zioni delle ferite in Omero, si vede che sol-
tanto eccezionalmente si hanno ferite sul
“8” secondo la tipologia micenea; zialmente uno scudo ovale allungato
lato sinistro, come quella di Timbreo presso anche se il Colonna ed altri122 riten- con una strozzatura centrale, peraltro
il capezzolo (XI, 320-321), o perché nel gono di riconoscere nei reperti citati di facile riproduzione nella lamina
momento del colpo il ferito si presentava in in apertura di capitolo, da Pratica di bronzea senza ricorrere all’accoppia-
una speciale posizione o perché lo scudo Mare, i più antichi esempi di scudo mento di due dischi. Una riproduzio-
non aveva opposto resistenza all’arma vul- laziale proprio in foggia di scudi bilo- ne tanto maldestra potrebbe essere
nerabile e questa passandogli attraverso
aveva potuto liberamente colpire il lato sini-
bati, ovvero ispirati da quelli “ad 8”, ammessa solo ove il bronzista non
stro118”. ritengo che tale identificazione avesse mai visto uno scudo bilobato, e
incontri alcune difficoltà. Nella lo riproducesse senza disporre di un
Nella penisola italiana tuttavia la tomba 21 infatti era deposto un arti- modello, ovvero se operasse in un
considerevole ampiezza degli scudi colato corredo miniaturizzato di ambiente dove gli scudi bilobati fos-
omerici ad “8” o semicilindrici non armi, probabilmente destinato a sero di fatto assenti. Una più consi-
avrà fortuna e non sarà ripresa, pre- vestire un fantoccio, come nella stente difficoltà è data, inoltre, dal
sumibilmente per il tipo di tattica di tomba 142 di Osteria dell’Osa; ma se fatto che lo scudo “ad 8” era tramon-
combattimento in ambiente italico, tutta la panoplia è accurata nel tato in Ellade già da vari secoli quan-
dove gli esemplari e le raffigurazioni numero di oggetti destinati alla vesti- do, nel X sec. a.C., venne effettuata la
indicano per gli scudi proporzioni zione, le due coppie di dischi rotondi sepoltura di Pratica di Mare; sebbene
talora discrete ma non eccessive. Tra uniti da una linguetta produrrebbero esso fosse ancora noto ad Omero nel-
i casi di scudo più ampio vi è il già due scudi bilobati (peraltro una cop- l’VIII secolo, esso risulta ormai da
citato bronzetto di guerriero da Este pia di scudi bilobati miniaturistici secoli desueto124.
della metà dell’VIII sec. a.C.119 che sarebbe presente anche nella più La presenza di scudi nella forma
riproduce un fante con elmo crestato recente tomba 1036 di Casal del degli ancilia in area italica va necessa-
il quale, oltre alla lancia nella destra, Fosso a Veio), che è ben difficile far riamente separata dall’utilizzo degli
brandisce con la sinistra un grande “indossare” contemporaneamente ad scudi “ad 8”: questi ultimi infatti
scudo ovale, o a rettangolo arroton- una statuetta di guerriero. Inoltre, è scompaiono dall’iconografia greca
dato, con un umbone centrale. Le stato sottolineato come le armi già nel Tardo Elladico III, con la loro
proporzioni dello scudo sono consi- miniaturistiche nelle tombe laziali tecnica di costruzione in materiali
derevoli, tali da coprire il guerriero “siano riproduzioni fedeli ed accura- esclusivamente deperibili, con la loro
dal ginocchio sino al collo120. Ad esso te di oggetti reali, in tutti i loro parti- traversa centrale ed il tèlamon. Gli
si aggiunge il bronzetto di produzio- colari funzionali ed eseguite espressa- ancilia fanno invece la loro comparsa

56
Gli scudi

in contemporanea con gli scudi elle- con l’adozione ellenica; se l’ancile gica tra gli scudi “ad 8” micenei e gli
nici detti “del Dipylon”, del tutto fosse stato comune nel Lazio di quel ancilia romani; lo Snodgrass ha rite-
identici a essi nella forma, e che periodo dopo una introduzione nel nuto che anche in Grecia, ove in
abbiamo già indicato essere compar- X secolo, non sarebbe stato necessa- epoca geometrica si fosse creato lo
si alla metà dell’VIII sec.a.C.125, in rio “celarlo” con apposite repliche scudo “del Dipylon” ispirandosi a
forma di scudo ellittico o rotondo (si alla cupidigia. La particolarità del- quello miceneo, ciò sarebbe comun-
veda un bronzetto da Karditsa del l’ancile –e la sua distanza dal tipo que stato “una reminiscenza distor-
VII secolo126) con due marcatissimi “ad 8”- è rimarcata anche dal fatto ta”, e che a questo scudo, come quel-
intagli laterali. La singolarità di que- che il “pignus imperii” era in bronzo, lo “ad 8”, sarebbe stato dato, oltre al
sto scudo greco, notata dallo Snod- materiale mai usato per lo scudo valore d’uso, un forte contenuto sim-
grass ed avvertita dai Greci stessi, è miceneo. bolico, sia poetico-celebrativo che
la stessa che colpì Numa Pompilio Queste puntualizzazioni ci consento- sacrale127.
tra la fine dell’’VIII e gli inizi del VII no di ribadire senza dubbio la cesu- Dunque, cercando di tracciare una sto-
sec. a.C., ovvero in contemporaneità ra tipologica, tecnologica e cronolo- ria dell’impiego dello scudo, nell’Italia
centrale risultano presenti, probabil-
mente già all’inizio dell’età del ferro,
scudi sia ovali che rotondi a maniglia
centrale; per i primi era impiegato più
spesso il legno, commesso in strisce o
sovrapposto in compensato –e talora
d’un sol pezzo-, mentre per i secondi,
oltre allo stesso legname, era larga-
mente impiegato il cuoio, il vimini, la
pelle. Le tecniche di costruzione,
comunque, dovevano sfruttare sovente
la composizione di materie diverse,
con un utilizzo minimo del metallo. E’
possibile che in alcune zone dell’Etru-
ria meridionale l’impiego dello scudo
ovale fosse più antico di quello dello
scudo rotondo, che appare invece ben
presente nel Latium; è altresì possibile
che le due forme potessero essere
impiegate da armati di fasce d’età
diverse, ripartizione che peraltro
vedremo attestata anche per quanto
Particolare di un vaso attico a figure nere con un guerriero che imbraccia uno scudo del tipo riguarda le armi da offesa. L’impiego
cosiddetto "del Dipylon" - Firenze, Museo Archeologico Nazionale dello scudo rotondo in materiale leg-

57
La lancia, la spada, il cavallo

gero da parte della cavalleria villano- veniva talvolta celato uno stiletto. E’ ampia fortuna per lo più a sud-est
viana, che cavalcava a pelo, è provato degno di nota come lo scudo caratte- dell’Etruria.
dalla scultura dell’askos Benacci di rizzasse in Sardegna eroi e guerrieri La questione dell’antichità e della dif-
Bologna, ed è confermato da varie sempre e solo in associazione alla spada fusione dei vari tipi di scudo in area
osservazioni sulla cavalleria romana e ad una sorta di elmo o copricapo, italica, in relazione al Mediterraneo
più tarda, giacché mentre esso –anche per ovvi motivi di orientale, non è cosa meramente
ingombro- non è mai portato dagli accademica; se l’ipotesi già riferita,
“the use of lightweight shields must have arcieri131. che individua il luogo d’origine dello
greatly aided the trooper in giving a polis- Con la metà dell’VIII sec. a.C., attra- scudo rotondo nel Mediterraneo
hed performance (...) and the extra weight
verso le colonie greche sul Tirreno, si nord-occidentale, fosse dimostrata133,
also tended to unbalance me in sudden
turns execure in gallop. (...) A great percen- diffondono nella penisola alcune si potrebbe ritenere che già nel XII
tage of falls are caused by the torso beco- nuove tipologie di scudo, con rivesti- sec. a. C. o prima si fosse tecnicamen-
ming unbalanced, the rider scrabbling to mento metallico: la prima di esse è lo te e culturalmente contrapposto un
stay on the horse’s back and failing because scudo circolare coperto di lamina “Occidente” dedito ad una guerra
of the combination of gravity and the hor- bronzea decorata –ancora a maniglia con truppe leggere, abili nella scher-
se’s movements. It is therefore easy to
understand how much more secure and also
centrale, preoplitico- di ispirazione ma di lancia e di spada, oltre che nel
how much easier it was for an unencumbe- assira, dall’elevato valore intrinseco e maneggio difensivo dello scudo
red trooper, kitted out with lightweight simbolico rispetto alle precedenti rotondo, ad un “Oriente” interessato
shield and cloth tunic, to give a smooth per- versioni deperibili, dalle quali piuttosto allo scontro di carri e di fan-
formance128”. comunque in Etruria (dove ebbe la terie pesantemente difese, con tatti-
maggiore fortuna e vari centri pro- che intese ad un ingaggio a distan-
Non si può escludere la presenza di duttivi) mostra inizialmente alcune za134. La differenza dei metodi di
particolari scudi “a doppio disco”, già reminiscenze. Un secondo tipo fu lo schieramento connessi alle tattiche
dal X sec. a.C., la cui connessione con scudo detto “del Dipylon”, di elevato corrisponderebbe anche a differenze
gli scudi micenei “ad 8” è da dimo- valore simbolico, forse ispirato dalla numeriche degli armati -che fanno
strare, e che potrebbero invece essere letteratura omerica e dai suoi frain- l’efficacia di certi modus operandi- il
elaborazioni locali. Nello stesso tendimenti132, che ebbe in Lazio che quindi indicherebbe, tra le con-
periodo, peraltro, in Sardegna sono –come a Roma- una notevole fortuna, cause di tali contrapposizioni nella
noti, da bronzetti, esemplari di scudi specie per il suo connesso valore tecnica militare, anche la diversa
a lobi, e singolari coppie di scudi sacro, forse anch’esso mutuato dai strutturazione demografica, sociocul-
rotondi forse uniti da una barra modelli greci. Anche il tipo del Dipy- turale ed urbanistica, oltre che di con-
(impiegati tuttavia da “eroi quattroc- lon –in Italia noto come ancile- intro- formazione del suolo135.
chi”129) ai quali si affiancano comun- duceva l’uso del bronzo negli scudi e In più, riconoscendo una contrappo-
que nell’isola i ben più comuni scudi nelle difese corporee, e la sua forma sizione di tecniche militari tra Occi-
rotondi, realizzati in vimini o com- fu ripresa da vari popoli italici per dente ed Oriente, emergerebbe che
messo ligneo con umbone centra- realizzare delle piastre pettorali la presenza di prospectors ellenici in
le131, assieme ad occasionali scudi metalliche –o kardiophylakes- che, Italia ed in Etruria per l’acquisizione
semicilindrici in cuoio, al cui interno come vedremo più oltre, ebbero di metalli grezzi e materie prime

58
Gli scudi

potrebbe non aver conseguito ovun- del grande scudo poco maneggevole. Ora si allungati. La mano sinistra nuda,
que dei risultati di penetrazione par- preferisce uno scudo più piccolo, che copre infatti, costituisce nel combattimento
soltanto il petto, simile agli scudi europei
ticolarmente efficace e stabile, proprio al coltello un bersaglio privilegiato ed
del tipo Herzsprung137”.
anche per motivi di tattica militare136. Il è facile perdere le dita se la si tiene in
successo di tale resistenza autoctona avanti140:: di qui la necessità di una
già nell’età del bronzo, facendo delle Dunque non è fore casuale se sarà protezione leggera e manovrabile.
armi micenee e dell’esercito palaziale solo nella seconda metà dell’VIII sec. Inoltre uno scudo, oltre alla difesa dai
un modello organizzativo poco inte- a. C. che in area italica, per alcune colpi, consente anche di nascondere
ressante in area italica, avrebbe reso difese personali -ancilia, piastre e la propria spada corta, tenuta puntata
invece le armi e le tattiche degli indi- dischi pettorali- si guarderà per ispi- in avanti dietro di esso, in modo da
geni dell’Italia centro-meridionale ed razione alla Grecia, sull’onda degli poter colpire con maggiore sorpre-
insulare un modello da imitare. E’ scudi del Dipylon. La dimostrata sa141. La leggerezza complessiva della
stato d’altronde rilevato come vari incapacità tattica dell’Oriente a con- panoplia difensiva –ampiamente in
mutamenti abbiano segnato il mondo frontarsi con truppe agili e veloci, materiali deperibili leggeri e combi-
ellenico nel corso del XIII secolo, abili anche in colpi di mano come su nati tra loro- e delle armi offensive,
manifestandosi pienamente proprio terreni accidentati, avrebbe potuto piuttosto che dovuta a fatti climatici o
al passaggio da questo secolo al determinare una esposizione delle a limitazioni dovute alla scarsità di
seguente, e in special modo come, tra terre del Mediterraneo orientale alle metalli come qualcuno ha ipotizza-
essi, vi sia una trasformazione delle scorrerie di occidentali imbarcati, to142, è da ritenere un elemento ideo-
armi impiegate, e l’abbandono di quali furono precocemente ritenuti logico i cui riflessi si riscontrano sia
quelle tradizionali –congiuntamente gli stessi Etruschi138. nella tattica che nel concetto di aretè.
al modo di combattere connesso- con L’armamento complessivo del fante Infatti il mite clima mediterraneo -
influenze della bronzistica europea e villanoviano sembra infatti rifuggire pur nell’estate usata per le campagne
italica: nel complesso da scudi grandi e militari- e la documentata ideazione
pesanti, ed appare inteso ad un com- di elementi deperibili da corazzatura
“un altro tipo di spada che trova confronti battimento agile, nel quale la pre- (oltre all’abbondanza di giacimenti
nell’Europa centrale e in Italia è quello a stanza fisica, l’uomo, conta più del- metalliferi in Etruria) consentivano
lingua di presa lunata, per il quale si è a l’arma139; il guerriero non è chiuso in tecnicamente la creazione e l’uso di
lungo discusso se dovesse ritenersi di origi- una corazza metallica, pesante e rigi- difese individuali anche ben più con-
ne egea o centroeuropea. Le nuove armi
implicano una profonda trasformazione nel
da, come quella micenea di Dendra, sistenti di quelle attestate.
modo di combattere. I lunghi spadoni da ma è solo un uomo armato con uno Le osservazioni sugli ancilia e sul loro
punta usati nel periodo miceneo, uniti ai scudo alla mano ed alcuni elementi valore sacrale, come la constatazione
grandi scudi che proteggevano gran parte di difesa localizzata sul corpo. della frequente deposizione di scudi-
della persona, erano adatti al duello cavalle- Peraltro, l’adozione di uno scudo leg- nelle tombe, aprono anche a varie
resco, che solo nel corpo a corpo finale pre-
gero assolve alla necessità di uno considerazioni sul coinvolgimento
vedeva l’impiego del pugnale. La nuova
spada da punta e da taglio, a lama più larga scontro dove sono impiegate spade dello scudo in attività religiose nell’a-
e più resistente, implica invece un combatti- corte ed appuntite, come quelle itali- rea italica. Tale arma sembra infatti
mento rapido, che non consente più l’uso che, che di fatto sono dei pugnali aver posseduto, a quanto documenta-

59
La lancia, la spada, il cavallo

no le fonti latine, un notevole valore sua esibizione insieme alla lancia, so delle armi. Col VI e V secolo a.C.
magico che rendeva l’ancile protago- durante delle danze corali, celebrava infatti, in Etruria, la danza in armi –e
nista dei riti di apertura e di chiusura il valore guerriero e lo rafforzava in la percussione degli scudi con le lance
della stagione adatta alla guerra, vista di scontri. Tale uso non era durante essa- conservando aspetti
giacché (come si considererà oltre) ignoto nell’area etrusca villanoviana, coreografici arcaici e valori rituali
non tutti i mesi erano ritenuti validi come dimostra la scena plastica sul guerrieri, diverrà una delle rappre-
per le attività militari. coperchio e sulla spalla del cinerario sentazioni spettacolari tenute durante
“Ogni anno i Salii eseguivano riti consisten-
dell’Olmo Bello di Bisenzio dove le feste e le gare funebri145.
ti in danze armate, che celebravano l’inizio uomini nudi, con scudo e lancia, dan- Lo scudo quindi si pone, sino dalla sua
e la fine della stagione di guerra. In marzo, zano attorno ad un animale sacro, e origine ed anche nell’Etruria villano-
provvedevano a «mettere in movimento gli come confermano a posteriori le più viana, come oggetto protagonista di
ancili», secondo la frase sacra: ancilia movere; recenti immagini di cosiddetti pirri- quel complesso di eventi profani e
cioè percorrevano la città danzando ferman-
chisti in armi nelle tombe etrusche sacri che costituivano la guerra e la
dosi in diverse stazioni in cui, guidati da un
maestro (magister), da un primo-ballerino affrescate. Queste stesse fonti ci sug- preparazione ad essa all’inizio dell’età
(praesul) e da un cantore (vates), saltellavano geriscono anche l’ipotesi che gli scudi, del ferro; la sua sacralità appare peral-
a un ritmo ternario percotendo gli ancilia almeno nella loro versione metallica tro anche nel mondo funerario, dove è
con una lancia corta e intonando preghiere –ovvero posteriormente alla metà del- protagonista con l’elmo in sempre più
d’invocazione a vari dèi; quindi, il 14 marzo, l’VIII sec. a.C.- venissero usati come frequenti deposizioni dall’VIII sec.
prendevano parte alle corse di cavalli note
“strumento” per delle percussioni rit- a.C. Se infatti l’elmo, fittile o metalli-
come equirria e il 19 procedevano alla puri-
ficazione delle armi. A questi riti celebranti miche che accompagnavano i riti reli- co, copre la bocca dell’urna cineraria,
l’apertura della stagione di guerra ne corri- giosi e funebri. Tale attività è attestata lo scudo -o la sua rappresentazione-
spondevano di simili in ottobre per cele- nella Grecia geometrica, come si è copre sovente la bocca della cista o del
brarne la fine, dopo di che gli ancilia erano visto, da pitture su vasellame, dove gli pozzetto di sepoltura146.
riposti nel sacrarium (ancilia condere). scudi rotondi o “del Dipylon” vengono E’ di grande rilievo il profondo valore
La danza armata con gli ancilia non era
peculiare di Roma; Alba, Lavinio, Tuscolo,
percossi durante l’esposizione funebre escatologico dell’umanizzazione del
Tivoli, Anagni avevano da tempi remoti le (pròthesis); simili pitture geometriche cinerario, secondo il quale il vaso con
loro comunità di Salii. Nel suo Commentario –su un sonaglio- sono presenti in area i resti cremati del defunto va a restitui-
all’Eneide (VII, 285) Servio sostiene addirit- italica a Sala Consilina144 in consonan- re -in vario modo ma talvolta con vere
tura che gli abitanti di Tivoli e Tuscolo za con i passi letterari sui Salii romani e proprie effigi quali i più tardi cano-
conoscessero i Salii prima ancora dei Roma-
pressoché coevi. Le danze di armati pi chiusini- una “fisicità” perduta al
ni. D’altra parte, lo scudo ovale con incava-
ture laterali non era un’arma sacra solo per ebbero peraltro – come si vedrà più corpo arso: l’elmo a coperchio rende
Roma. Juno Sospita di Lanuvio, una dea oltre- una lunga tradizione in Etruria, quindi umanoide il vaso, suggerendo
della guerra, brandiva una lancia nella attraverso un percorso ideologico che una testa che sormonta il corpo-reci-
destra e con la sinistra teneva un ancile143”. da rito comunitario di attivazione psi- piente. Nella tomba 85 di Verucchio
cologica a base di forti segnali sonori e (come è stato verificato anche in varie
Dunque lo scudo, già in età molto ritmici, andrà ad assumere le caratte- sepolture a canopo nell’agro chiusino)
antiche, aveva nel Latium un ruolo da ristiche di uno spettacolo cerimoniale sull’ossuario, pur coperto da una cio-
protagonista in riti collettivi dove la connesso all’iniziazione maschile all’u- tola, erano presenti

60
Gli scudi

“avanzi di un tessuto, tra le cui pieghe erano raggiungenti in alcune tombe a circolo pro- do una teoria, venivano deposti in
involti i bottoncini di ambra, le tre fibulette a porzioni colossali, non solo si trovano come più repliche a ricordo di una “scorta”
piccola sanguisuga e i resti delle tre a drago coperchi di pozzetti di tipo villanoviano, ma
o “plotone d’accompagnamento” di
maggiori e la più preziosa fibula ad arco ser- anche, e in gran numero, nel periodo
peggiante a rivestimento di segmenti anelli- seguente, in tombe a circolo di indubbio guerrieri difesi appunto da scudi di
formi di ambra e illeggiadrita da due serie di carattere etrusco149”. cui avrebbe goduto il defunto in
dischetti”. (...) (Dunque) “il tessuto, evidente- vita151.
mente la tunica in lino, che lo fasciava, veni- Oltre agli esempi citati di Verucchio Inoltre la riproduzione di scudi in
va simbolicamente a personificarlo”; in Romagna, anche l’area bolognese terracotta per uso funerario risulta
testimonia di un simile uso: nella diffusa non solo nell’Etruria villano-
ma va ricordato che proprio sulla
tomba Benacci 490 uno dei tre ossua- viana (come per gli elmi) ma anche in
bocca del dolio che conteneva questo
ri, originariamente dipinto, era area laziale e falisca (come anche in
cinerario panneggiato era stato posto
coperto da un disco convesso a scudo, Grecia, dove talvolta questa classe di
il coperchio ligneo che, probabilmen-
in impasto. Questo reperto, databile reperti compare in luoghi di culto).
te uno scudo, era “impiallicciato da
tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII Sulla base di tali oggetti il Minto152
lunghe ed esili stecche triangolari
sec. a. C., è associato a altri cinerari ritenne che le rappresentazioni di cli-
disposte a ruota147”.
di poco più recenti ed a oggetti di uso pei apparissero sull’apice degli elmi
Nella stessa località, nella necropoli
muliebre, i quali tuttavia non bastano pileati, su lastroni e su pietre coniche
di Le Pegge del villanoviano medio,
ad indicare che si tratti di una sepol- a costituire una difesa apotropaica153,
la tomba n. 16 aveva il dolio coperto
tura femminile tout-court; potrebbe della quale non sarebbero che uno
da uno scudo in lamina di bronzo,
anzi trattarsi di una tomba a deposi- sviluppo i colossali tumuli in terra
decorato a falsi rivetti e cerchielli;
zioni multiple raggruppatesi attorno delle tombe a camera orientalizzanti
anche il già citato disco ligneo dalla
ad una più antica, maschile. ed arcaiche, ideali “gigantografie”
tomba B della necropoli verucchiese
Altri due coperchi a scudo, decorati a delle sepolture villanoviane a pozzet-
sotto la Rocca venne rinvenuto a
cerchi di stampiglie attorno ad un to, e quindi sormontate da grandiosi
coprire la bocca del dolio contenente
umbone centrale, provengono dalle “scudi” di terra.
il cinerario148.
tombe bolognesi dell’Arsenale Milita- Secondo i rituali funerari villanoviani
Ancora, in molti casi di sepolture di
re n. 34 e 29, appartenenti al villano- più antichi, simbolicamente lo scudo,
incinerati
viano maturo (VII sec. a. C.), a testi- anche dopo la morte, poteva dunque
monianza di un perdurare dell’usan- proteggere il corpo del defunto (sim-
“a Vetulonia, per coperchio dei pozzetti vil-
lanoviani, si son trovate lastre di pietra a za di impiegare un coperchio-scudo. boleggiato dal cinerario) come l’elmo
forma di scudo. Questo rito funebre di rico- Peraltro l’uso di scudi simbolici sulle ne proteggeva la testa (collocato alla
prire i pozzetti con scudi simbolici è caratte- tombe a pozzetto è attestato anche a sommità del cinerario umanizzato),
ristico soprattutto a Vetulonia (...) Oltre agli Chiusi, Orvieto, Tarquinia e Populo- estrinsecando una funzione magica
scudi rotondi, per copertura dei pozzetti si nia150. Presenti spesso, durante l’VIII che le armi sembrano avere svolto già
trovano qualche volta degli scudi simbolici a
ed il VII sec. a.C., in coppie o in più durante la vita del proprietario.
forma di cono. Questi coni di Sassofortino,
da prima appena convessi da una parte e di esemplari, gli scudi in terracotta Alcuni confronti etnografici ci indica-
piccole proporzioni, poi di forma conica, appaiono in genere in tombe maschi- no la diffusione, presso le società pri-
accuratamente squadrati col compasso e li con armi da offesa e carro e, secon- mitive, dell’attribuzione di poteri

61
La lancia, la spada, il cavallo

magici agli scudi in connessione al tomba a fossa (...) L’importanza che le tra le senza in tombe femminili (…) sebbe-
mondo dei morti: presso gli Asmat armi assume lo scudo come indubbio sim- ne non sia da escludere anche una
bolo di dignità può essere provata anche dal
della Nuova Guinea particolare valenza ideologica dal
rinvenimento nell’abitato di Verucchio della
“prima di fabbricare il proprio scudo deposizione, considerata come offerta ritua- momento che simili scudi sono usati
(ligneo) ogni guerriero sceglie l’antenato al le, di tre scudi attribuiti a produzione tar- come coperchio del cinerario in due
quale lo vuole dedicare, poi si accinge all’o- quiniese. Elmi e soprattutto scudi di bronzo sepolture femminili a Cuma della
pera. (...) Quando tutti gli scudi erano ter- sono stati inoltre rinvenuti tra gli ex-voto fine dell’VIII sec. a.C.157”.
minati (con una figura intagliata sull’ester- dei santuari panellenici di Delfi e Olimpia E’ di grande interesse infine osserva-
no) avveniva la cerimonia di “imposizione (...) rinvenimenti il cui significato è (...) per
del nome”. Gli Asmat si raccoglievano nel lo più come bottino di guerra dei Greci, ma
re la presenza di scudi in lamina
yeu (la Casa degli Uomini) e ciascuno, pre- non si può del tutto escludere che si tratti di metallica in contesti votivi; sono noti
sentando il proprio scudo, dichiarava l’ante- offerte da parte di Etruschi155”. in Etruria, per ora, due soli ritrova-
nato al quale esso era dedicato. Al termine menti, molto lontani nello spazio
della cerimonia, grazie ai riti compiuti, gli –Verucchio e Tarquinia158- ma molto
scudi erano ritenuti «abitati» dagli antenati, La deposizione di scudi bronzei
simili per contesto. Si tratta infatti di
sacri, e andavano trattati con molte precau- anche in sepolture femminili è in
zioni. Prima e dopo l’uso essi restavano in scudi deposti in fosse votive presso
effetti documentata, seppure in vari
permanenza nel yeu. A volte, quando si delle aree sacre, fatto che ci rinvia
casi piuttosto tardi, anche nelle Mar-
temeva che la Casa degli Uomini potesse all’uso già osservato degli scudi in riti
che e nel Lazio, come ad esempio
essere colpita da influssi malefici, si poneva e feste religiose, e che non solo con-
uno scudo all’ingresso del yeu affinché l’an- nella ricca tomba 70 dell’Acqua Ace-
ferma le fonti letterarie latine, ma vi
tenato che lo abitava proteggesse la Grande tosa Laurentina156. Qui, come è
aggiunge interessanti dettagli. A
capanna154”. ovvio, lo scudo era in una versione
Verucchio infatti si ebbe il ritrova-
solo ornamentale (più che “da para-
Del valore religioso e simbolico degli mento
ta”), destinata a decorare la parete
scudi anche nell’Italia centrale antica della tomba forse secondo l’uso col “riferibile all’inizio del VII secolo, dall’area
è prova il fatto quale gli scudi –a quanto attestano dell’abitato (…) di tre scudi in lamina di
varie tombe etrusche arcaiche a bronzo, decorati a sbalzo con motivi geome-
“non (...) raro che tre scudi coprano l’intero camera, sebbene più recenti- ornava- trici, trovati ripiegati insieme all’interno di
corpo del defunto: scudi, sempre in numero no le pareti della casa. Dunque l’in- una fossa, che è necessario ritenere votiva,
di tre, saranno tra i segni di prestigio dei specialmente dopo che uno scudo analogo è
corredi cosiddetti «principeschi» maschili (e
tento sarebbe stato riprodurre una
stato rinvenuto, insieme a strumenti simbo-
eccezionalmente anche femminili) del ricca casa abbellita da scudi decorati lici come un lituo e un’ascia, in un’area sacra
periodo orientalizzante, non più deposti sul a sbalzo, tipici dell’abitazione di una della Tarquinia della prima età orientaliz-
corpo però, ma addossati alle pareti della famiglia nobile: “di qui la loro pre- zante159”.

62
Gli scudi

Note Sc.” 1096, pag. 171 e segg. gen; vedi Rolf Hachmann, I Germani,
9 Bartoloni, La cultura villanoviana, cit., Ginevra, 1975, tavola 12.
pagg. 195-196. 30 Marco Balbi, L’esercito longobardo 568-
1 Paolo Sommella, Pratica di Mare-Lavi- 10 LL12-13 dai Quattro Fontanili, in 774, Milano 1991, pag. 38.
nium, in “Civiltà del Lazio primitivo”, “Not. Sc.” 1963, pagg. 241-248; ed in 31 Balbi, cit., pag. 42. Lignei erano inoltre

Roma, 1976, pag. 295, tav. LXXV, 19. Saulnier, cit., pag. 28. vari scudi oplitici secondo Hanson, L’arte
2 Giovanni Colonna, Gli scudi bilobati nel- 11 Vedi Bartoloni, De Santis, La deposizio- occidentale della guerra, cit., pag. 75, il
l’Italia centrale e l’ancile dei Salii, Miscella- ne di scudi, cit., pag. 278. quale osserva che “non conosciamo con
nea etrusca e italica, in “Archeologia Classi- 12 Saulnier, cit., pag. 28. esattezza lo spessore e il tipo di legno
ca” XLIII, pag. 55 e segg. 13 A. Talocchini, Le armi di Vetulonia e usato (...) il peso è stato però valutato in
3 Debbo la segnalazione di questo ogget- Populonia, in “S.E.” XVI, 1942, pag. 31 e circa otto chilogrammi”.
to a Margherita Gilda Scalpellini, curatri- segg. 32 Giuseppe Moscardelli, Cesare dice – Una

ce della bella Esposizione Archeologica 14 Vedi Bartoloni, De Santis, La deposizio- lettura del Bellum Gallicum, Roma, 1996,
castiglionese; a lei ed a Piero Fusi, dell’I- ne di scudi, cit., pag. 277 e segg. pag. 49.
stituzione Culturale ed Educativa Casti- 15 Anche in Bartoloni, Berardinetti, 33 Vedi De Florentiis, cit., pag. 67.

glionese, vanno i miei ringraziamenti Cygielman, De Santis, Drago, Pagnini, 34 Sen. Hell. II, 4, 25; Tuc. IV, 91; vedi

non solo per questa segnalazione, ma cit., pag. 69. Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit.,
anche per la cordialità e l’ospitalità dimo- 16 Bartoloni, De Santis, La deposizione di pagg. 68-69.
strata. scudi, cit., pag. 277. 35 Warry, Warfare in the Classical world, cit.,
4 Se lo scudo di Brolio – Via del Porto 17 Ducati, La Situla della Certosa, cit., pag. 28. pag. 38.
fosse coevo di quelli di Lavinium ciò 18 Vedi Sagramora, Le armi dei Veneti Primi, 36 E. V. Cernenko, The Scithians 700-300

comporterebbe una importante revisione cit., pag. 117 e segg., e pag. 171 e segg. BC, London, 1983, pag. 8.
della cronologia della stipe di Brolio, cui 19 Warry, Warfare in the classical world, cit., 37 Saulnier, cit., pag. 28.

il ritrovamento di via del Porto è stato pag. 135. .8 Giacché le misure ed il materiale usato

ricondotto; peraltro la deposizione votiva 20 Fossati, cit., pag. 30. nella scultura sembrano indicare piutto-
di armi in acque interne è effettivamente 21 Sala 3 del Museo Nazionale di Antro- sto una semplice deformazione involon-
già attestat, in zona, per l’età del bronzo pologia ed Etnologia di Firenze. taria ad opera del figulo.
recente: si ricorda che dal letto della 22 Bartoloni, De Santis, La depozsizione di 39 Botto Micca, Omero medico, cit., pagg.

Chiana, nella vicina località Ponte di Fras- scudi, cit., pag. 278. 45-46, 62-63.
sineto, proviene la spada bronzea eponi- 23 Talocchini, cit., tav. VI m 31a, b; 32. 40 Vedi materiale didattico esposto al

ma della classe, citata nel capitolo sulle 24 Gentili, Il Campo del Tesoro..., cit., pag. Museo di Antropologia ed Etnologia di
spade. 233. Firenze, Sala 1, Vetrina Abissinia.
5 Gilda Bartoloni, Anna De Santis, La 25 Fossati, cit., pag. 30. 41 Veio, Quattro Fontanili, tomba AA1;

deposizione di scudi nelle tombe di VIII e VII 26 Vedi, a cura di Lionello G. Boccia, Armi Veio, Casal del Fosso, tomba 1036; in AA.
secolo a.C. nell’Italia centrale tirrenica, in difensive dal Medioevo all’Età Moderna, VV., Dizionari terminologici, materiali dell’e-
“Preistoria e protostoria in Etruria” Mila- Dizionari terminologici n.2, Firenze, tà del bronzo finale e della prima età del ferro,
no, 1995, vol. 1, pag. 279. 1982, pag. 40. Firenze 1980, tav. CXXI nn. 3 e 4.
6 Bartoloni, La cultura villanoviana, cit., 27 Gentili, Il Campo del Tesoro..., cit., pag. 42 Vedi materiale didattico esposto al

pag. 195. 229 n. 39. Museo di Antropologia ed Etnologia di


7 Minto, I clipei etruschi ed i problemi..., cit., 28 Gentili, L’età del ferro a Verucchio..., cit., Firenze, Sala 1, Vetrina Abissinia.
pag. 25 e segg. pag. 24 e tavv. 6a, 6b. 43 Per le misurazioni, le decorazioni, il
8 Z15A dai Quattro Fontanili, in “Not. 29 Oggi al Museo Nazionale di Copenha- peso ed altri dettagli chi scrive si è valso

63
La lancia, la spada, il cavallo

di tre esemplari nella sua collezione pri- Coles, cit., pag. 142. Arnaldo Bernardini, che ringrazio qui
vata, risalenti tra la fine dell’Ottocento e 56 Coles, cit., pag. 143. per la sua collaborazione, assieme alla
la prima metà del Novecento, e di tipi l57 Coles, cit., pagg. 143-144. sig.ra Loretta Pampaloni, che si è fatta
diversi: uno ha lamelle ornamentali in 58 Coles, cit., pag. 144. carico di commissionare tale lavoro, e che
argento e fodera interna in pelle rossa; 59 Lionello G. Boccia, Hic iacet miles, in mi ha in molti altri modi aiutato nelle mie
uno è privo di applicazioni metalliche ma “Guerre e assoldati in Toscana 1260- ricerche.
di ampio diametro, uno è privo di lamel- 1364” Firenze, 1983, pag. 89. 76 Saulnier, cit., pag. 51.

le e di piccolo diametro. In tutti e tre i 60 Coles, cit., pagg.144-145. 77 Saulnier, cit., pag. 30.

casi il pelame è molto scuro e resistente. 61 Hobbs, L’arte della guerra nella Bibbia, 78 Bedini, Abitato protostorico in località
44 Vedi Botto Micca, Omero medico, cit., cit., pag. 108. Acqua Acetosa Laurentina, cit., pag. 64.
pag. 46 e pagg. 62-63. 62 Coles, cit., pag. 145. 79 Bergonzi, Etruria-Piceno-Caput Adriae:
45 Vedi a cura di Boccia, Armi difensive dal 63 Warry, Warfare in the classical world, cit., guerra e aristocrazia nell’età del Ferro, cit.,
Medioevo…, cit., pag. 39. pag. 38. pag. 60 e nota 3.
46 Fossati, cit., pagg. 30-32. 64 Bartoloni, De Santis, cit., pagg. 278- 80 Secondo l’uso protostorico dei riposti-
47 Vedi materiale didattico esposto al 279. gli di bronzi.
Museo di Antropologia ed Etnologia di 65 Vedi Alessandro Bedini, Abitato protosto- 81 Ad un valore di simbolo di valentia agli

Firenze, Sala 1, Vetrina Abissinia. rico in località Acqua Acetosa Laurentina, in occhi del nemico, e non solo di benessere
48 Fossati, cit., pagg. 30-32. “Archeologia a Roma – la materia e la tec- economico connaturato alle armi difensi-
49 T. R. Hobbs, L’arte della guerra nella Bib- niva nell’arte antica”, Roma, 1990, pag. ve, fanno riferimento Snodgrass, in Armi e
bia, Alessandria, 1997, pag. 108. 64. armature dei Greci, cit., e Robert Drews, The
50 Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 46. 66 In “Not. Sc.” 1970, pag. 178 e segg., end of the bronze age, changes in warfare and
51 Moscardelli, Cesare dice, cit., pag. 142. fig. 76. the Catastrophe c.a 1200 b. C., Princeton,
52 John Coles, Archeologia sperimentale, 67 In Muller-Karpe, Beitrage zur Chronolo- 1993,, parlando dell’elmo miceneo rivesti-
Milano, 1981, pag. 141. gie der Urnenfederzeit nordlich und sudlich to di zanne di cinghiale; il primo rileva
53 Coles, cit., pag. 142. del Alpen, Berlino, 1959, tav. 38. come esso “costituiva inoltre un segno
54 W. Ridgeway, The Early Age of Greece, 68 Hugh Hencken, Tarquinia, Villanovans distintivo di prodezza nella caccia: occor-
C.U.P., Cambridge, 1901, pagg. 468-469. and Early Etruscans, I, London, 1968, fig. reva infatti uccidere ben trenta o quaranta
55 Riguardo il cuoio, sarà bene ricordare 406. cinghiali per procurarsi il numero di
come “la cute o pelle degli animali è 69 Bedini, Abitato protostorico in località zanne necessario a fabbricare un elmo”
costituita da tre strati: lo strato esterno o Acqua Acetosa Laurentina, cit., pag. 64. (Snodgrass, Armi e armature dei Greci, cit.,
epidermide, lo strato mediano o corium, 70 Fossati, cit., pag. 30. pag . 21). Il secondo fa eco osservando che
lo strato interno di carne o tessuto adipo- 71 Saulnier, cit., pag. 30. i portatori di tale elmo “are obviously war-
so; il cuoio viene ottenuto dallo strato 72 Fossati, cit., pag. 30; illustrazione a riors of high status (the tusks of more than
centrale, dopo la rimozione degli strati pag. 33. seventy boars were required to make a sin-
interno ed esterno, mediante ammollo, 73 Hencken, Tarquinia, Villanovans..., cit. gle helmet)” (Drews, cit., pag. 140).
frizione, macerazione e raschiatura. La 74 Vedi Bartoloni, e Santis, La deposizione 82 Fossati, cit., pag. 32.

vera pelle così ottenuta consiste essenzial- di scudi nelle tombe, cit., pag. 280. 83 Hanson. L’arte occidentale della guerra,

mente in collageno proteico, composto di 75 Per verificare la somiglianza di certi cit., pag. 81.
fibrille, fibre e fasci fibrosi, tutti tenuti ornati con lo schema di intreccio dei 84 Hanson, The other Greeks, cit., pag. 300.

insieme da una struttura connettiva; que- vegetali ho fatto ricorso ad un disco di 85 Hanson. L’arte occidentale della guerra,

sta combinazione dà alla pelle le sue vimini, dal diametro di circa 40 cm, appo- cit., pag. 76.
caratteristiche di forza e flessibilità”. Da sitamente realizzato per me dal sig. 86 Coles, cit., pag. 145.

64
Gli scudi

87 Vedi Bedini, Abitato protostorico in locali- ipotesi di diffusione in Italia dello scudo 22-23. Il fatto che un tale, pesante scudo
tà Acqua Acetosa Laurentina, cit., pag. 64. a “8” e dei suoi derivati -kardiophylakes e sia associato ad altre armi da difesa ed
88 Vedi Capretti, Il mondo tecnologico e mili- dischi-corazza- non è condivisa dal offesa che non sembrano suggerire la pre-
tare villanoviano, cit., pag. 28. Colonna. Vedi Giovanni Colonna, Su una dilezione per truppe “pesanti” e lente, ci
89 Vedi Botto Micca, Omero medico, cit. classe di dischi-corazza centro-italici, in mostra quanto in realtà, in assenza di
pag. 46. “Aspetti e problemi dell’Etruria interna”, tanti reperti deperibili, le nostre azioni
90 Vedi Bartoloni, De Santis, La deposizio- Firenze, 1979, pag. 193 e segg. ricostruttive siano ipotetiche e fragili.
ne di scudi nelle tombe, cit., pag. 277. 108 Taylour, I micenei, cit, pag. 166. 112 Snodgrass, Le armi e le armature dei
91 Vedi Bartoloni, De Santis, , La deposizio- 109 Pietro Janni, Il mondo di Omero, Bari, Greci, cit., pag. 22.
ne di scudi nelle tombe, cit., pag. 277; Bedi- 1975, pagg. 156-159.; Konstantinos P. 113 Warry, Warfare in the classical world, cit.,

ni, Abitato protostorico in località Acqua Ace- Kontorlis, Mycenean civilisation, Atene, pag. 13, con bella tavola in sezione.
tosa Laurentina, cit., pag. 64. 1974, pagg. 25-26; A. M. Snodgrass, Le 114 Vedi Taylour, I Micenei, cit., pag. 165
92 Vedi Bedini, Abitato protostorico in locali- armi e le armature dei Greci, cit., pagg. 22- ill. 127.
tà Acqua Acetosa Laurentina, cit., pag. 64. 23. 115 Vedi Boccia, Armi difensive dal Medioe-
93 Vedi Bartoloni, De Santis, , La deposizio- 110 Botto Micca, Omero medico, cit. pag. 45. vo…, cit., pag. 40.
ne di scudi nelle tombe, cit., pag. 277. 111 Drews, cit., pag. 178. Ai grandi scudi 116 Snodgrass, Le armi e le armature dei
94 Vedi Bartoloni, De Santis, , La deposizio- cilindrici dei poemi omerici, dunque Greci, cit., pag. 55.
ne di scudi nelle tombe, cit., pag. 277. assenti in Etruria anche per il tipo di tat- 117 Drews, cit., pag. 178.
95 Drews, cit., pagg. 177-178. tica militare che presuppongono, vanno 118 Botto Micca, Omero medico, cit., pagg.
96 Hobbs, L’arte della guerra nella Bibbia, invece strutturalmente avvicinati quegli 129-130.
cit., pag. 71. scudi in uso presso alcuni popoli primiti- 119 Vedi M. Tombolini, in Prima Italia,
97 Vedi Hanson, The other Greeks, cit., pag. 224. vi attuali, come ad esempio presso gli abi- Roma, 1981, pag.35.
98 Hanson. L’arte occidentale della guerra, tanti delle Isole Engano (nella Malesia, al 122 Hencken, The earliest European helmets,

cit., pag. 76. largo di Sumatra) dove erano in uso gran- cit., pag. 113, fig. 83.
99 Hanson, The other Greeks, cit., pag. 228. di scudi curvi, ricavati da una sezione di 121 Vedi AA.VV., Il Museo Nazionale Etrusco
100 David Ridgeway, L’alba della Magna tronco d’albero. Tali armi difensive aveva- di Villa Giulia, Roma, 1980, pagg. 32-33.
Grecia, Milano, 1992, pag. 167. no una base dritta ed un margine supe- 122 Giovanni Colonna, Gli scudi bilobati del-
101 Agricola, XXXVI. riore arcuato -ornato da intagli- con un l’Italia centrale e l’ancile dei Salii, in
102 W. Donlan, J. Thompson, The Charge ingombro frontale di circa 60-70 cm ed “Miscellanea Etrusca ed Italica in onore
at Marathon, in “Classical Journal” n. 71, un’altezza di 160-170 cm; dopo averlo di Massimo Pallottino”, Arch. Class.
1976, pag. 341. piantato a terra, i combattenti vi si XLIII, pag. 55 e segg.; Bartoloni, De San-
103 Taylour, I micenei, cit, pag. 166-167. nascondevano dietro, armati di lance e tis, La deposizione di scudi nelle tombe, cit.,
104 Si veda per la seconda ipotesi Maria lunghi coltelli ad un tagliente. E’ interes- pag. 277.
Cristina Guidotti, Franca Pecchioli Daddi, sante osservare che, per la statura dei 123 Bartoloni, De Santis, La deposizione di

Giacomo Cavillier, Edda Bresciani, Silvio popoli delle Engano, uno scudo di tali scudi nelle tombe, cit., pag. 278.
Curto, Qadesh 1275 a.C. – Fu vera gloria?, proporzioni, pur molto pesante, era di 124 Taylour parla di probabile impiego solo

in “Archeologia Viva” n. 95, settembre- fatto più che sufficiente a coprire intera- nei secoli XVI e XV in Grecia, e che le
ottobre 2002, pag. 44. mente la sagoma di un uomo. Per tali dati descrizioni dell’Iliade sono “vaghe e confu-
105 Drews, cit., pag. 179. si vedano i materiali al Museo Nazionale se”: vedi Taylour, I Micenei, cit. pag. 166.
106 Raymond Bloch, Le origini di Roma, di Antropologia ed Etnologia di Firenze, 125 Vedi Snodgrass, Armi e armature dei

Milano, 1977, pag. 141 e segg. sala 22, e si confrontino con Snodgrass, Greci, cit., pag.55.
107 Bloch, Le origini..., cit, pag. 142. Tale Le armi e le armature dei Greci, cit., pagg. 126 In Snodgrass, Armi e armature dei Greci,

65
La lancia, la spada, il cavallo

cit., fig. 16. senze micenee in Italia e nel Mediterra- in corso di stampa.
127 Vedi Snodgrass, Armi e armature dei neo occidentale, ed insieme dell’arrivo 146 Minto, I clipei etruschi ed i problemi...,

Greci, cit., pag. 55. nel Mediterraneo orientale di “popoli del cit.
128 Ann Hyland, Training the Roman Mare” quali Shardana, Shekelesh, Tursha 147 Gentili, in Il Campo del Tesoro..., cit.,

Cavalry, from Arrian’s Ars Tactica, London, (dalle iscrizioni di Karnak per il faraone pag. 233.
1993, pag. 94; si vedano anche le pagine Merneptah), portatori in quelle terre di 148 Gentili, L’età del ferro a Verucchio..., cit.,

144 e 145. un armamento ed una tattica che risulta- pagg. 22 e 24. Alla funzione del centro
129 Vedi l’Eroe Lilliu da Teti, loc. Albini, al rono vincenti, potrebbe spiegare come la villanoviano di Verucchio quale “testa di
Museo di Cagliari. fortuna delle armi micenee sul suolo itali- ponte” dell’Etruria verso l’area medio-
130 Vedi AA.VV., L’art des Peuples Italiques, co sia stata molto esigua, e più che altro adriatica e umbra, usando la costa e le
Genève, 1993, pag. 388. limitata a simbolo o pegno. direttrici fluviali, è ritenuta dovuta la pre-
131 I quali ricorrevano invece alla piastra 136 Vedi in Cristofani, Gli Etruschi del mare, senza di questo coperchio “con scene di
pettorale. Tronchetti, L’iconografia del pote- cit., pag. 12; e Drews, cit., pag. 218. caccia cui partecipano guerrieri armati di
re nella Sardegna arcaica, cit., pag. 208 e 137 Bruno D’Agostino, Dal Submiceneo alla lancia e scudo, che ricordano lo scudo
214. cultura geometrica: problemi e centri di svi- della tomba 3 di Fabriano, nelle Marche.
132 Non così improbabili, dal momento luppo, in “Storia e civiltà dei Greci - Ori- Vedi Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in Val
che spesso è difficile distinguere nell’Ilia- gini e sviluppo della città - il Medioevo Padana, cit., pag. 104.
de le descrizioni di scudi “ad 8”, “a torre”, greco”, Milano, 1993, pag. 151. 149 Talocchini, cit., pagg. 31-32.

e rotondi per materiali impiegati, per uso 138 Si veda il capitolo sulle navi da guer- 150 Talocchini, cit., pag. 31.

e per ornato: da ultimo lo stesso Botto ra; per epoche precedenti si veda Drews, 151 Vedi Bartoloni, De Santis, La deposizio-

Micca, più volte citato, incorre in questo cit., pag. 218. ne di scudi nelle tombe, cit., pag. 280-281,
errore, e il non distinguere uno scudo con 139 Vedi F. E. Adcock, The Greek and Mace- 152 Minto, I clipei etruschi ed i problemi...,

strozzature da uno rotondo porta a imma- donian art of War, Berkeley-Los Angeles cit., pagg. 25-58.
ginare scudi del genere di quello “del 1957, pag. 29. 153 Saulnier, cit., pag. 28.

Dipylon”. 140 “Don’t hang your free hand out trying 154 Paolo Grossi, Asmat, uccidere per essere -
133 Tale ipotesi non può essere smentita to grab your opponent’s knife hand. miti e riti dei cacciatori di teste della Nuova
dal solo fatto che non si hanno in occi- Against a skilled opponent that extended Guinea, Milano, 1987, pagg. 95 e 97.
dente reperti conservati precedenti il hand becomes a target and you can lose a 155 Bartoloni, La cultura villanoviana, cit.,

1000, giacché è stato rilevato e dimostrato few fingers that way”. Vito Quattrocchi, pagg. 196-197.
che esistevano anche tra IX e VI sec. a. C. The sicilian blade – The art of Sicilian Stilet- 156 Alessandro Bedini, L’insediamento della

moltissimi scudi in materiali deperibili. to Fighting, El Dorado, 1993, pag. 50. Laurentina – Acqua Acetosa, in “Roma 1000
134 Drews, cit., pag. 104 e segg. 141 Vito Quattrocchi, The sicilian blade, cit., anni di civiltà”, Roma, 1992, pag. 86.
135 Tuttavia, visto quanto si è osservato pag. 51 e tavole esplicative pag. 52. 157 Bedini, Abitato protostorico in località

nella precedente nota 109 sulla tattica 142 Vedi Jacques Harmand, L’arte della Acqua Acetosa, cit., pag. 64.
statica dei popoli delle isole Engano che guerra nel mondo antico, Perugina, 1981, 158 Su Tarquinia si veda Maria Bonghi

hanno comunque armi offensive leggere pag. 86. Jovino, Cristina Chiaromonte Treré, Tar-
e gruppi sociali ristretti, tale ipotesi sulla 143 Bloch, Le origini..., cit., pagg. 140-141. quinia, Testimonianze archeologiche e rico-
contrapposizione tra Occidente ed 144 Bartoloni, De Santis, La deposizione di struzione storica. Scavi sistematici dall’abitato.
Oriente antico necessita di molto lavoro scudi nelle tombe, cit., pag. 280. Campagne 1982-1988, Roma, 1992.
per essere suffragata. Inoltre la concomi- 145 Maurizio Martinelli, Psicologia e conflit- 159 Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in Val

tanza, nelle fasi tardo elladiche, delle pre- ti: viaggio alle origini nell’Italia protostorica, Padana, cit., pag. 53.

66
Corazzature e schinieri

Per la difesa del corpo del combat- che convessi-, privo di decorazioni; e ficie decorata a sbalzo o bulino.
tente nell’area etrusco-laziale e nell’I- quello “B” con una larghezza al di Entrambi i tipi potevano avere fori per
talia centrale della prima età del sotto dei 25 cm, di forma base qua- il fissaggio a vesti, corsetti o cinghie3.
ferro erano in uso, oltre allo scudo, drangolare, lati ancora uguali a cop- I non numerosi esemplari provengo-
anche altri elementi metallici, peral- pie ma con abbinamenti di lati rettili- no principalmente dall’Etruria meri-
tro poco diffusi e concettualmente nei/concavi o rettilinei/convessi, super- dionale e dal Latium; il pettorale tar-
simili al “disco-corazza” di altre zone
dell’Italia centro-meridionale, tra i
quali la piastra pettorale o kardiophy-
lax. Si tratta di una piastra bronzea in
genere rettangolare o subrettangola-
re, a margini simmetricamente curvi,
destinata a proteggere, come indica il
nome ellenico, l’area cardiaca; essa
costituisce un’innovazione1 che appa-
re in area etrusco-villanoviana tra il
760 ed il 720 a. C., all’incirca in con-
temporaneità con gli scudi in lamina
bronzea.
Lo studio del De Marinis2 ha distinto
la classe essenzialmente in due tipi:
quello “A” con larghezza massima oltre
Due esempi di piastre pettorali del tipo "A" del De Marinis, rispettivamente -a sinistra-
i 27 cm, di forma base ellittica, lati di provenienza ignota, oggi disperso, e -a destra- dalla tomba 25 di Bolsena La Capriola - Roma,
uguali a coppie opposte -sia concavi Museo di Villa Giulia

67
La lancia, la spada, il cavallo

Due esempi di piastre pettorali del tipo "B" del De Marinis, rispettivamente -a sinistra- dalla tomba
XIV di Via Lanza a Roma, e -a destra- dalla tomba LXXXVI della stessa necropoli -Roma,
Antiquarium Comunale.

quiniese dalla tomba M 9 dei Monte- Due esemplari romani (dalla necro-
rozzi4, di tipo “B”, è costituito da un poli dell’Esquilino, tombe LXXXVI6
rettangolo di circa 18x16 cm con due eXIV7) sono assai simili tra loro e
lati convessi, lungo ciascuno dei quali ricordano da vicino, per l’ornato, il
si trovano tre fori destinati a fissarlo pettorale più antico dai Monterozzi,
ad un supporto; la decorazione consi- cui si avvicinano anche per le misure,
ste in puntolini e cerchielli. Ancora attorno ai 12x16 cm; i lati sono però
da Tarquinia proviene il pettorale tutti convessi. Il reperto della tomba
della tomba del Guerriero ai Monte- XIV ha vari fori passanti sul margine,
rozzi, di tipo “A”5, risalente attorno al lungo tutto il perimetro, mentre
700 a. C.; questo pettorale rettango- quello dalla tomba LXXXVI ne ha
lare, con due lati concavi e due con- solo tre sui lati brevi.
vessi, misura ben 27x30 cm ed è Misure simili (cm 16,8 x 14,5/12,1)
decorato da una placca d’oro o di presenta anche il kardiophylax reperi-
elettro. Fu rinvenuto ancora sul petto to nella Tomba del Guerriero di
del guerriero inumato, sotto lo scudo, Prato Rosello, ad Artimino. La plac-
e reca cinque fori su ciascuno dei lati ca, coi lati brevi rettilinei e quelli lun- Nelle foto, la tomba U1 delle Ripaie a Volterra,
convessi, anche in questo caso per il ghi concavi, reca lungo ognuno dei ed un particolare della piastra pettorale dalla
fissaggio ad un supporto. lati corti tre fori. Affine per alcuni tomba - Volterra, Museo Guarnacci

68
Corazzature e schinieri

aspetti ad un esemplare veiente (dai doppio strato ed unito da tre rivetti; tipo a doppia lamina (con esemplari
Quattro Fontanili) ed a quello volter- negli esemplari lucani dotati di ribattini ma privi di fori di
rano dalla Tomba V1 delle Ripaie aggancio) sia per quello a lamina sin-
(fine dell’VIII sec. a.C.), la piastra di “la diretta sovrapposizione delle due lamine gola si ipotizza che tale tipo di ogget-
Prato Rosello è oggi il pezzo più set- metalliche fa escludere la presenza interme- ti potesse essere anche “cucito su una
tentrionale nell’Etruria propria di dia di un’imbottitura di materia organica. casacca di cuoio15”.
Nonostante la leggera differenza di dimen-
tale categoria di armi difensive8. sioni12, non è improbabile che questi due
Secondo alcuni, infatti, la piastra pet-
Peraltro da Verucchio provengono oggetti fossero in realtà applicati ad un torale veniva collocata su un corsetto
vari probabili frammenti di piastra ed unico elemento difensivo (forse una casac- o su una casacca, in cuoio o in stoffa,
un pettorale rotondo era nella tomba ca?) e servissero a proteggere il cuore da “facendo attenzione che le due con-
899. entrambi i lati del torace”13. cavità maggiori fossero rivolte una
I pettorali veienti si differenziano da verso l’alto e una verso il basso,
quelli sinora descritti per essere costi- Anche se la scultura detta “Guerriero lasciando così liberi i movimenti del
tuiti da due lamine uguali, accoppiate di Capestrano” documenta l’uso itali- collo e della vita16”. In realtà tale
grazie a chiodini dalla testa appiatti- co di sospendere il pettorale a delle ricostruzione è da rifiutare, vista la
ta; quello dalla tomba Z 15A dei cinghie passanti per il petto, come collocazione dei fori sui lati convessi
Quattro Fontanili10, di cm 16,5x20, sembra accogliere la Bartoloni anche o diritti delle piastre, e di conseguen-
ha due lati concavi e due convessi, per l’Etruria meridionale14, sia per il za il posizionamento di queste –che
con un sottile ornato geometrico talvolta potevano essere appese ad un
lungo il bordo, mentre quello dalla balteo- doveva essere coi lati concavi
tomba Z 1alfa della stessa necropoli, verso le braccia, per lasciare liberi i
di cm 14,3x12,5, ha tre lati concavi movimenti dei muscoli del petto
ed uno retto. Semplicemente rettan- assieme a quelli delle braccia stesse.
golare è la doppia lamina dalla Un ultimo esemplare di piastra pet-
tomba 78 di Poggio dell’Impiccato di torale, ancora della prima età del
Tarquinia; la faccia anteriore -decora- ferro, è quello proveniente da Bolse-
ta da tre sbalzi con cerchi concentrici na La Capriola17, dove la tomba 25
e da doppia puntinatura lungo il ha restituito un particolare pettorale
margine- e quella posteriore sono dalla forma a disco con due incavi
unite grazie al ripiegamento dei semicircolari assiali; inizialmente
bordi. Cinque fori per ciascun lato questo oggetto fu confuso con uno
lungo offrivano la possibilità di fis- scudo di piccole dimensioni18 ma
saggio ad un supporto deperibile11. non sfuggì come la foggia del reper-
La conformazione degli esemplari to si accosti sommariamente a quella
veienti, formati da due lamine, si degli scudi “del Dipylon”, ed in parti-
avvicina a quella di due pettorali del colare al pur più recente scudo ritrat-
VII-VI sec. a. C. da Lavello in Luca- Ricostruzione delle difese indossate to su una delle note lamine perugine
nia, ciascuno dei quali appunto a dal guerriero di Capestrano destinate al rivestimento di un carro.

69
La lancia, la spada, il cavallo

I suoi margini arrotondati superiore il dorso, come attestano le sculture mente privi di rientranze, imitano probabil-
ed inferiore recano rispettivamente del Guerriero di Capestrano, già cita- mente gli scudi rotondi villanoviani. Queste
rudimentali difese sono concepite come
15 fori per il fissaggio ad un suppor- ta, e del Guerriero di Guardiagrele22.
degli scudi applicati direttamente al torace
to, ritenuto una cinghia o balteo. Il Guerriero di Capestrano portava e tenuti a posto dal balteo27”.
Oltre al balteo singolo, comunque, dei baltei diversi sulle spalle, di cui
era possibile il fissaggio “ad un paio quello della spalla destra si combina- Ad un esame più attento dell’intera
di bretelle di cuoio passanti sulle va con un altro balteo destinato a classe, lo stesso Colonna ha rilevato
spalle e fissate sul davanti e sul retro sostenere, tra petto e ventre, la corta come la genesi dei dischi-corazza
ad una cinghia19”. spada23. In Abruzzo sono inoltre atte- veda probabilmente come capostipiti
Va evidenziato, a questo punto, che il stati vari dischi-corazza più tardi, le piastre pettorali o kardiophylakes
kardiophylax, inteso come placca pro- dove la parte del balteo a ridosso del quadrangolari villanoviane, i cui lati,
tettiva in senso lato, non risulta esse- disco (o tutto il balteo) è in metallo, forse con l’influenza degli ancilia, si
re stato un oggetto esclusivo dell’area con una cerniera di giunzione ed un fanno progressivamente arrotondati
etrusca villanoviana, ma come si è gancio di chiusura24. e rientranti28:
osservato compare anche nelle zone Un bell’esempio di 22 cm di diame-
italiche, come nel Lazio, nelle Mar- tro reca una stella centrale su umbo- “Il progressivo allargamento del pettorale,
che, in Lucania, nell’Abruzzo ed in ne, cerchi di puntini e 5 pannelli che assume una forma sempre più arroton-
varie altre zone, quali la Sardegna. quadrati con croci uncinate, oltre a data, con parallelo restringimento delle
rientranze laterali, si attiva a mio avviso
Nell’area italica centro-meridionale tre chiodi distanziati su un lato e due
sotto la suggestione dei dischi circolari a
sono diffusi, in luogo delle piastre ravvicinati, sul lato opposto, per la decorazione geometrica, imitati dagli scudi
pettorali, degli oggetti quali i dischi- sospensione25. L’esemplare al Museo villanoviani29”.
corazza, connessi per l’uso con i kar- Stibbert di Firenze, dal diametro di
diophylakes e come essi segno di eleva- circa 25 cm, è decorato da cerchi con- I dischi-corazza etruschi ed italici
to prestigio del portatore. Gli esem- centrici e puntinature, simili all’orna- presentavano inoltre, come talune
plari noti nell’area abruzzese, oltre to degli scudi in lamina bronzea di piastre pettorali, dei ribattini passan-
un centinaio per un periodo che area etrusca; su un lato reca tre grup- ti, atti nel loro caso a fermare un rin-
scende al di sotto della prima età del pi di due fori, probabilmente per un forzo a nastro anulare sul retro. L’e-
ferro, si caratterizzano per la presen- attacco di sospensione multiplo e semplare singolo dalla tomba 25 di
za su di essi, come sugli scudi lamina- largo, mentre al lato opposto si trova Bolsena La Capriola consente, grazie
ti villanoviani e orientalizzanti, di una sola coppia di fori26. ad una fascetta posteriore di rinforzo,
una pregevole decorazione geometri- Il disco-corazza italico poteva avere di ricostruire la larghezza del balteo,
ca20. Tali oggetti -la cui classe è atte- talora dei rientri lungo il margine, che era di 14 cm. E’ stato ipotizzato30
stata peraltro sino in Umbria e nel- affini a quelli del pettorale da Bolse- che in quel caso ed in qualche altro il
l’Etruria come in varie altre zone ita- na ed a quelli degli scudi “del Dipy- balteo fosse protetto da rivetti (a Bol-
liane21- erano fissati con chiodi pas- lon”; in questi casi esso dunque sena in numero di 49), a formare una
santi ad un balteo che poggiava sulla “potrebbe (...) imitare uno scudo a rientran- “cintura chiodata” di sostegno alla
spalla destra del guerriero proteg- ze laterali, tipo Dipylon, così come i dischi- piastra ed insieme di protezione
gendo, in coppia, uno il petto ed uno corazza a decorazione geometrica, costante- anch’essa per il guerriero. La fortuna

70
Corazzature e schinieri

delle piastre appese a cinghie in complessiva rarità dei ritrovamenti di un elemento che è stato definito
cuoio perdurerà in ambiente italico a pettorali metallici in Etruria fa di essi “tipicamente miceneo ed orientale,
lungo, sino a giungere all’armamento degli oggetti non diffusi a tappeto, e se viene ancora in Omero attribuito
della classe di gladiatori romani defi- si può supporre che “i villanoviani si ad eroi Troiani -Iliade II, 830-38”.
niti provocatores31. Questi, in partico- servissero anche di protezioni di Alceo, nel frammento Z 34, elenca le
lare, continuavano a portare una pia- cuoio o di tessuto imbottito”34. D’al- componenti dell’armatura, e tra esse
stra fissata, attraverso due fessure, ad tra parte già in ambiente miceneo, ricorda “i corsaletti di lino nuovo”
una fascia di cuoio trasversale al cen- durante l’età delle tombe a fossa, la (thòrrakes te nèo lìno)39.
tro del petto, alle cui estremità latera- tomba V di Micene aveva restituito un La stessa linothòtex era vestita ancora
li erano fissate due bretelle in cuoio frammento di lino composto da ben attorno al V sec. a.C. dalla maggior
passanti per le spalle, fissate in vita 14 strati sovrapposti di tela, a forma- parte degli opliti greci, che trovavano
ad una cintura32. re un saldo corsetto; dopo il periodo più leggero –e ben più economico-
Presso altre popolazioni italiche, palaziale e le sue armature in lamina questo corsetto “made up of nume-
come i Sardi, erano diffuse delle pro- bronzea si tornò in Ellade, dalla fine rous layers of linen or stiff shirt (…)
tezioni per il busto quali corazze in del XIII sec. a. C., all’uso di corsetti - This wrapped around the body and
cuoio e placche pettorali; dall’icono- presumibilmente in cuoio con orli in was laced together on the left-hand
grafia dei bronzetti nuragici si ricava lamina bronzea- dall’aspetto semiri- side, where the join was protected by
che la corazza era un corsetto senza gido, rinforzati da dischetti di bronzo the shield40”.
maniche, o a maniche molto corte, applicati, come se ne vedono sul Vaso Ugualmente, ma nel Basso Medioevo
lungo fino al basso ventre. Talvolta in dei Guerrieri da Micene35. Corsetti in e nel Rinascimento,
associazione era prevista la piastra pelle sono ipotizzati anche per i capi
“a partire dai primi anni del Trecento si può
pettorale, la cui forma è assimilabile militari delle città della Ionia duran- riscontrare una tendenza ad organizzare gli
–probabilmente in modo non casua- te il Medioevo ellenico36 e peraltro insiemi protettivi secondo criteri diversi (...)
le- a quella diffusa nell’Etruria villa- gli ausiliari hittiti sul rilievo di Luxor ed in Toscana (c’è) un certo gusto mediter-
noviana, ovvero rettangolare a lati della battaglia di Qadesh vestono un raneo per i materiali leggeri (...) un discor-
dritti e concavi a coppie. E’ degno di abito protettivo “possibly (...) made of so a parte è poi costituito dall’uso di tele
gessate e cuoio cotto rilevati e dipinti, uso
nota il fatto che statisticamente, nei leather rather than of linen, but
perpetuantesi in Toscana per tutto il XIV e
bronzetti di armati, almeno una com- obviously they were not covered with XV secolo41”.
ponente dell’”armatura” da indossa- metal scales”37.
re era sempre presente, con una fre- L’impiego di un materiale apparente- L’elenco dei cosiddetti “vestimenti
quenza pari solo a quella mente poco robusto, come il lino, guerreschi” medievali e rinascimen-
dell’elmo/copricapo. Fissata alla non deve stupirci, giacché esso risul- tali in tessuto è piuttosto ampio, ma
casacca al centro del petto, la piastra ta usato per tuta l’antichità, ed anche tra essi vale la pena di ricordare
era sempre utilizzata dagli arcieri, nel Medioevo. Nell’Iliade Aiace Oileo almeno la “veste a costure”: si tratta-
che non potendo impugnare lo scudo –capo di arcieri e frombolieri- porta va di una “antica sorta di veste lunga
ricorrevano unicamente alle difese proprio questo genere di corazza dal collo sino allo stinco, senza mani-
indossate per la loro protezione33. detta linothòrex (Iliade II, 529), tipica che, talora aperta dinanzi e dietro
Diversamente che in Sardegna, la degli armati alla leggera; si tratta di per cavalcare, in più strati di cano-

71
La lancia, la spada, il cavallo

vaccio o tela forte, sovente imbottita, come accadrà in seguito per le coraz- “l’antecedente precoce d’una corazza in
costurata. Si poteva portare sotto l’u- ze vere e proprie in metallo, e come ferro costituita da stecche unite da giunzio-
ni sempre in ferro: il particolare delle stec-
sbergo o da sola42”. Ancora nel 1713, si è visto accadere nelle casacche
che o verghe si ritrova nel Marte di Todi (…)
elencando le componenti dell’arma- medievali in Italia. Si tratta di uno degli spallacci (lungh. cm
tura dei partecipanti al Gioco del Lo spallaccio della tomba tarquiniese, 9,4), secondo le conclusioni di M. Leoni del-
Ponte di Pisa, si ricordava che sotto il di cui si ignora l’esatta posizione al l’Istituto dei Metalli Leggeri di Novara (…)
corsaletto metallico “costumavasi momento del ritrovamento all’interno vi erano attaccati resti di stoffa, forse di
portare un giubbone di cuojo, o di di una sepoltura a fossa di un inumato, lino48”.
tela imbottito di crine cotto, che da costituisce tipologicamente un unicum
alcuni ancora di presente si prati- in Etruria, anche se, dalla Tomba orien- La mancanza di diffusione e di fortu-
ca43”. talizzante della Montagnola di Quinto na di questi elementi può forse attri-
Anche sulla scorta dei confronti con Fiorentino, proviene un presunto spal- buirsi, come in varie occasioni si è
le altre realtà mediterranee antiche laccio in ferro. Il reperto tarquiniese era venuto rilevando, alla tradizionale
citate, dunque, la probabile presenza uno “spallaccio in bronzo, foderato di preferenza per un armamento legge-
in Etruria ed in area italica di corset- tessuto, d’una larghezza di 47 cm”46. ro e flessibile, secondo un concetto
ti di cuoio o di tela –rinforzata a stra- Questo spallaccio, salvo che negli scavi che essenzialmente attraverserà l’in-
ti o gessata- per supporto alle piastre ottocenteschi (o ancor prima) fosse tera storia oplologica etrusca49; non
pettorali, muove anche a considerare stato asportato un pezzo gemello, era deve comunque sfuggire il diffonder-
l’ipotesi di un uso di tali corsetti privi unico nella tomba, fatto da cui lo Helbig si, specie con l’VIII sec. a. C., di vari
di lamina pettorale44. Già nel 1923 il dedusse che il guerriero, essendo difeso elementi difensivi e dell’impiego del
Ducati aveva riconosciuto, indosso ai a sinistra dallo scudo foderato di cuoio bronzo e del ferro nelle protezioni,
guerrieri della Situla bolognese della e dal pettorale fissato su un corsetto, lo che “appesantiscono” progressiva-
Certosa, “un abito che giunge sino portava sulla spalla destra, ovvero sul mente il guerriero villanoviano, a
alle ginocchia, frangiato e privo di lato meno protetto dalle altre armi documento di un primo trasformarsi
maniche; al di sopra è una specie di difensive, secondo un’ipotesi ripresa dal delle tattiche di ingaggio e scontro.
corazza (di cuoio?) a strisce orizzon- Fossati che definisce tale genere di spal- Il combattente di Tarquinia dotato di
tali, che presso i cavalieri perviene lacci spallaccio, inoltre, potrebbe essere
sino alla cintura, mentre presso i stato, per la presenza di due morsi e
quattro ultimi pedoni ricopre le “atti a difendere la spalla destra non coper- di alcune falere, un cavaliere piutto-
anche45”. ta dallo scudo, come testimonia l’esemplare sto che un fante, armato di una lancia
Anche la particolare panoplia del- (...) e di cui abbiamo corrispondenza nei di grosse proporzioni (ipotizzabili da
modelli micenei di Dendra. Nel suo interno
l’uomo sepolto della tomba del Guer- una punta di ben 52 cm di lunghezza,
di conservano ancora tracce di imbottitura,
riero di Tarquinia, dotato di una a conferma del fatto che tutte queste parti quanti ne misura anche il tallone), di
guardia metallica per la spalla destra, protettive dovevano essere foderate, onde un breve pugnale e di due asce. Se la
induce a pensare che tali corsetti, per evitare fastidi o lesioni a chi le portava”47. sua appartenenza ad un corpo eque-
facilitare i movimenti, non interessas- stre fosse dimostrata, si avrebbe una
sero l’esterno della spalla ma solo il Similmente, nella tomba di Quinto chiara attestazione della preferenza,
torso con una foggia “a canottiera”, Fiorentino fu rinvenuto, spaiato, ancora tra l’età villanoviana e quella

72
Corazzature e schinieri

orientalizzante, per una cavalleria Del tutto eccezionale è il ritrovamen- plari visti in area italica durante le
che non assumeva mai l’aspetto di un to di una vera e propria corazza in prime azioni coloniali, a loro volta
reparto “blindato” -anche dove il lamina di bronzo, rinvenuta a Narce discendenti da tipi relativi alla civiltà
combattente avesse indossato tutta la ed oggi conservata presso il Museo del Campi d’Urne mitteleuropea.
possibile panoplia difensiva, compre- dell’Università di Philadelphia. Tale Scrive lo Snodgrass:
so un elmo deperibile qui non atte- corazza, definita “a poncho”, era
“Nella Grecia settentrionale (...) il Medioevo
stato, se non forse per le falere,- ma infatti una lastra protettiva antero- ellenico sfocia ad un certo punto in una
piuttosto ben difeso. Anche il guerrie- posteriore chiusa sulle spalle e con un lunga ed apparentemente prospera fase di
ro di Prato Rosello possedeva -oltre foro per la testa. Se attorno al collo progresso culturale, incentrata lungo il
alla piastra pettorale già ricordata- una l’ornato geometrico descriveva una medio e superiore corso del Danubio: la
spada corta con fodero ed una lancia sorta di “collier” di linee, punti e civiltà dei Campi d’Urne, caratterizzata da
una versatile industria del bronzo. I popoli
di considerevoli proporzioni, la cui triangoli pendenti, sulla piastra la
dei Campi d’Urne, e i loro predecessori,
punta foliata raggiungeva quasi i 70 decorazione seguiva il bordo esterno avevano avuto contatti prolungati con i
cm, priva di tallone. Tuttavia –tranne con fasce concentriche di linee e Micenei (...) non è escluso che il corsetto in
un unico oggetto bronzeo molto dub- punti. La concezione di tale protezio- lamiera di bronzo facesse anch’esso parte di
bio- non sono presenti nella sepoltura ne può ben essere nata in un mate- questi scambi, perché diversi siti dell’Euro-
oggetti connessi all’uso del cavallo50. riale come il cuoio, col quale è facile pa centrale, della Francia e dell’Italia,
hanno restituito corazze di bronzo. (...)
realizzare un corsetto ancora più ana- Tutte queste scoperte, però, come quella di
tomico e ben fermabile lungo i lati Argo, si riferiscono a corazze semplici (...)
del torso; la decorazione dimostra Questa circostanza e la situazione storica
invece la fortissima suggestione degli della Grecia dell’VIII secolo avallano l’ipo-
scudi geometrici tarquiniesi in lami- tesi secondo la quale il corsetto di Argo (...)
era modellato sul tipo europeo, che i Greci
na, indicando filiazione ed ambito
avevano certamente incontrato nel corso
cronologico. E’ stato detto che “il delle imprese coloniali in Italia (corsetti
famoso «poncho» metallico ritrovato europei sono stati rinvenuti a Napoli e in
a Narce rappresenta (...) una eccezio- Etruria)52”.
ne nel campo delle protezioni di que-
sto periodo, e precorre le corazze «a La limitatezza dei dati attualmente
torace» di epoca successiva”51; tutta- disponibili sulle corazze etrusche di
via, pur essendo un unicum, su tale tale epoca (un solo esemplare!) non
reperto e rari altri dall’Italia poggia consente di avallare l’ipotesi dello
una teoria avanzata dallo Snodgrass Snodgrass, senza contare che il cor-
relativamente alla presenza, nella setto bronzeo di Argo data alla fine
Grecia dell’VIII sec. a. C., di corazze dell’VIII sec. a. C., ovvero ad un
in lamina di bronzo a foggia di breve momento molto vicino al “poncho”
Disegno della corazza-pettorale da Narce, corsetto; secondo questo studioso di Narce e tale da mettere in dubbio
in lamina di bronzo decorata a sbalzo infatti i corsetti ellenici avrebbero la filiazione tipologica. L’influenza
Philadelphia, University Museum potuto avere per prototipi degli esem- degli scudi metallici decorati sul cor-

73
La lancia, la spada, il cavallo

saletto di Narce indica inoltre una fluenza degli scudi di origine orienta- una lancia di perforarla e di attraver-
posteriorità rispetto ad essi, che le sull’ornato adottato in Etruria sem- sare il corpo del colpito in modo che
abbiamo visto venire introdotti in bra tuttavia indicare, per la sola deco- la punta fuoriusciva dalla parte oppo-
Etruria verso la metà dell’VIII sec. razione, una diversa fonte di ispira- sta come risulta dai 2/3 delle ferite nel
a.C. sullo spunto di pezzi assiri zione pur contemporanea. dorso56”. Migliore protezione offriva
importati in Italia attraverso la colo- Alla teoria dello Snodgrass si aggiun- la più tarda corazza oplitica, che pote-
nia greca di Cuma. L’uso di elementi ge una alternativa linea evolutiva va assorbire ripetuti colpi:
di difesa in metallo, inoltre (ancilia, della corazza, accennata da R. Drews,
“modern simulations and calculation of the
scudi rotondi in lamina, dischi-coraz- secondo il quale le corazze difensive
effectiveness of ancient battle gear suggest
za) è già stato dimostrato come non prendono piede in Oriente quale that rarely could the spear -or even arrows-
risalga prima della metà dell’VIII sec. difesa principale per i carristi della do much serious damage to the Greek (...)
a.C., e come trovi regolarmente dei tarda età del bronzo, a protezione breastplate. The breastplate’s and helmet’s
modelli ellenici, introdotti da com- dalle frecce degli arcieri nemici54. A quarter- to half-inch bronze protective cover
mercianti del Mediterraneo orienta- tali pesanti corazze (assenti in Etruria virtually ensured that all weapons were tur-
ned aside form the flesh57”.
le. E’ piuttosto da valutare con inte- proprio perché legate ad un tipo di
resse il fatto che, se l’uso di corazze guerra non praticata e non praticabi- Una panoplia del tipo oplitico, però,
metalliche nella prima metà dell’VIII le anche per motivi geomorfologici)
secolo non era diffuso né in Etruria nel Mediterraneo orientale farebbero “pesante, scomoda e calda in modo insop-
né in Ellade, doveva esistere un terzo seguito, dal 1200 a. C. circa, modelli portabile, era particolarmente inadatta
all’estate mediterranea; limitava i movimen-
polo culturale dove tale utilizzo era di corsetto protettivo appositi per la
ti più semplici e rendeva sicuramente peno-
invece ben presente, e da dove esso si fanteria, prima raramente attestati55. sa la vita agli uomini che dovevano indos-
espanse con fortuna. Il Canciani, per Da tali corazze per la fanteria, con sarla. I calcoli moderni a proposito dell’e-
questa classe di protezioni metalliche modifiche ed evoluzioni legate al quipaggiamento oplite stimano di solito un
elleniche, ed in particolare per la progresso tecnologico delle armi -in peso che varia tra i venticinque e i trenta-
corazza di Argos –la prima dalla fine ferro- e delle tattiche, discenderebbe- cinque chilogrammi per la panoplia compo-
sta da gambali, scudo, corazza, elmo, lancia
dell’età micenea- trova “riscontri ro dunque, per lo studioso america- e spada: un fardello incredibile per il fante
nella sviluppata tecnica di lavorazio- no, anche le corazze più recenti, dell’antichità, il quale con ogni probabilità
ne del bronzo laminato dell’Europa come quelle greche dell’VIII secolo, non pesava più di settanta chili58”.
centrale53”. E’ quindi possibile che con influssi mitteleuropei.
tale polo sia stato realmente la civiltà La predilezione nell’Etruria villano- In effetti, con indosso una difesa di circa
dei Campi d’Urne, come suggerisce viana per le corazze leggere -in mate- la metà del proprio peso corporeo,
lo Snodgrass, ma la diffusione dei riali non metallici e compositi-, assie- anche un oplita –che nella vita quoti-
corsetti metallici sarebbe stata piutto- me ad una panoplia difensiva ed diana era comunque, per lo più, un
sto contemporanea sia verso l’Ellade offensiva poco pesante, ha ragioni robusto agricoltore- diveniva esausto in
che verso l’Etruria, terre dove era in non solo di tradizione ed economiche, meno di un’ora59. Oltre al peso, infatti,
precedenza diffusa (IX sec. a. C.) una ma anche tattiche e pratiche: la coraz- anche il calore costituisce uno dei gravi
tecnica di battaglia con armamento za omerica non sembra aver costituito handicap di una pesante corazza metal-
difensivo estremamente leggero. L’in- una gran difesa, se permetteva “ad lica, specie nell’estate mediterranea:

74
Corazzature e schinieri

“un problema (...) serio era la mancanza di causa della disidratazione o presi dal delirio sec. a.C. perché tale costo sia sosteni-
ventilazione (...) D’estate la traspirazione a seguito di un colpo di calore: un fenome- bile, in quanto “most farmers would
inzuppava gli abiti che l’oplite portava sotto no indubbiamente probabile per i soldati in
invest an equal or greater amount in
la corazza: il bronzo rilucente che poteva corazza di un paese nel quale primavera e
abbagliare il nemico sul campo di battaglia estate sono tanto calde60”. a slave attendant or an ox. The wage
agiva anche come una sorta di collettore of a day laborer in the fourth century
solare che rendeva rovente la superficie. Il E’ inoltre proficuo ricordare che la was at most around one drachma a
cuoio, il feltro o la tela di lino indossati sotto panoplia completa in metallo dell’o- day, suggesting that infantry arma-
l’elmo, i gambali e la corazza, per attutire la ment then was worth about three
plita, pur in un’epoca più tarda in cui
violenza dei colpi e offrire un minimo di
protezione dalla temperatura e dallo sfrega- il bronzo ed il ferro erano molto months «salary» of the poorest62”.
mento del bronzo sulla pelle, potevano per- meno costosi che nella prima età del Sull’impiego delle corazze protettive,
fino accrescere il disagio generale; il sudore ferro, “probably cost 100 drachmas, e sulla loro maggiore o minore “blin-
che colava sul petto e sulla schiena inzuppa- about the price of an agricultural datura”, è stata osservata da vari stu-
va in fretta queste vesti. Si legge infatti spes- slave61”, e che si deve arrivare al V diosi una ciclica oscillazione nel
so di opliti giunti sull’orlo del collasso a tempo, con continue alternanze63.
“Pesante-ben protetto-scomodo-
lento-vulnerabile a truppe leggere”
è infatti il contrario di “leggero-mal
protetto-agile-veloce-sfuggente alle
truppe pesanti”; entrambe le combi-
nazioni offrono comunque vantaggi
e svantaggi, e ciascuna delle due
configurazioni ha con l’altra sia dif-
ficoltà che superiorità. Nella tradi-
zione militare romana, ad esempio,

“l’evoluzione della corazza dal V al II


secolo a. C. mostra una specie di ciclo per
cui quella pesante di metallo è sostituita
dalla più leggera di cuoio che permette
maggiore libertà di movimenti, e quindi
quella di cuoio viene a sua volta soppian-
tata da quella di bronzo. Ma poi si passa
di nuovo al cuoio e quindi al ferro a
seconda delle esigenze, delle tattiche del
momento. Si pensi alla pesante corazza
medievale, abbandonata definitivamente
nel periodo successivo, con l’affermarsi
delle armi da fuoco. E si pensi alle ultime
L'armatura oplitica etrusca dell'inizio del IV sec.a.C., esemplificata in questo gruppo di guerrieri
sul manico di una cista bronzea dalla necropoli della Colombella di Praeneste - Roma, Museo di guerre mondiali in cui nell’equipaggia-
Villa Giulia mento individuale del soldato non è pre-

75
La lancia, la spada, il cavallo

vista alcuna protezione, mentre di recente prima età orientalizzante, ma che quale prosegue lungo tutto il perime-
sono stati adottati vari tipi di corpetti ancora mirano a proteggere il corpo tro dell’oggetto. Quattro fori simme-
antiproiettile64”.
del singolo e non il complesso di una trici in prossimità dei margini sugge-
schiera organizzata (come faranno riscono che attraverso di essi passasse-
Dunque la corazzatura leggera, e più tardi gli scudi oplitici), rispettan- ro dei legacci destinati al fissaggio.
probabilmente tutta deperibile in ori- do un bisogno di agilità che rinvia I pezzi da Desmontà recano anch’esi
gine, delle truppe dell’Etruria e del- fondamentalmente a guerrieri-duel- una puntinatura sull’asse verticale
l’Italia centrale protostorica appare lanti. centrale, oltre a protomi stilizzate di
come uno strumento pratico, il Gli schinieri, protezioni destinate alle uccelli a puntinato e quattro occhielli
miglior compromesso possibile tra gambe ed in particolare allo stinco, ricavati dal filo che ne rinforza il mar-
necessità di protezione, leggerezza e sono elementi che, a differenza di gine. Quelli da Pergine, ornati da
vestibilità nel contesto delle tattiche kardiophylakes, scudi in lamina e coraz- motivi geometrici e rilievi a borchia,
in uso. Il suo impiego era d’altronde ze metalliche, sono attestati in Italia hanno anch’essi una linea assiale ver-
un retaggio all’interno della tradizio- in esemplari metallici già dall’età del ticale, e richiamano alcuni schinieri
ne di scontrarsi con altri gruppi bronzo recente e finale, come a frammentari reperiti nell’area danu-
armati alla leggera in agguati e Somma Lombardo – Malpensa (risa- biana e carpatica68 (in Croazia, Mora-
comunque non schierati in formazio- lenti al XII sec.a.C., oggi al Museo via, Baden-Wurtemberg) anche se tipi
ne chiusa e complessa, anche in con- Civico di Varese65), a Pergine, (oggi al più corti e tozzi –“tipo Rinyaszentki-
seguenza al tipo di organizzazione Museo di Trento) ed a Desmontà - raly”- provengono da molte località
sociale ed alla ristrettezza numerica Sabbionara (oggi al Museo di Verona) croate, dall’Ungheria, dall’Austria ed
delle comunità nell’età del bronzo, risalenti in entrambi i casi attorno all’- anche dalla Francia.
oltre che al tipo di conformazione XI-X sec. a.C., a Canosa (del X sec. La scansione dell’ornato, compresa la
dell’ambiente come teatro bellico ed a.C., oggi al Museo Archeologico piegatura centrale, ritorna negli
alla disponibilità di metalli e di risor- Nazionale di Napoli66), ed a Pratica di esemplari da Canosa, nonché negli
se economiche. E’ quindi degno di Mare67. Quest’ultimo ritrovamento esemplari dalla tomba 180 di Ponte-
nota il comparire e diffondersi, dalla del X sec. a. C., già citato riguardo gli cagnano69. Questi, decorati da bor-
metà circa dell’VIII sec. a. C., di vari scudi, si rivela particolarmente chie a sbalzo circondate da puntini e
elementi di corazzatura in lamina importante per la sua precocità nell’I- da onde puntinate, oltre che da tre
bronzea (scudi, piastre, corazze) ad talia centrale tirrenica e per la com- coste in rilievo sulla piegatura longi-
incrementare la difesa corporea del presenza, all’interno di un corredo tudinale, recano lungo il bordo tubo-
singolo combattente e ad “appesanti- miniaturistico, di altre armi a rappre- lare quattro affibbiagli in filo bron-
re” la panoplia difensiva. Anche se sentazione di una intera panoplia zeo, disposti simmetricamente come i
avviene per influsso di modelli stra- comprensiva di un precoce scudo fori delle miniature lanuvine, desti-
nieri, ciò è un chiaro indizio del dif- metallico. In particolare i due schinie- nati ad alloggiare due cinghie oriz-
fondersi di tipi di scontro armato più ri da Pratica di Mare - Lavinium sono zontali passanti. Peraltro, anche negli
“campali” e “pesanti” rispetto alle ellittici, molto allungati, con una pie- schinieri di Somma Lombardo il filo
origini, nella cui linea andranno ad gatura sull’asse longitudinale che è bronzeo di rinforzo al bordo formava
inserirsi le evoluzioni tecnologiche di sottolineata da una puntinatura, la cinque asole per lato, destinate ai

76
Corazzature e schinieri

Laertes wears knemides as he digs around his


fruit trees at Odissey 24. 228-229) or at war
(in the Pylos «Battle Scene» fresco, the
Pylian warriors are naked above the waist
but wear leather spats)71”.

Dai più antichi e semplici “gambali”


di cuoio o di feltro, come quelli che
appaiono nel Vaso greco dei Guerrie-
ri del Tardo Elladico IIIC72, sarebbe-
ro dunque discesi gli esemplari
metallici rinvenuti in area ellenica e
risalenti a dopo il 1200 a. C.73;

“nor do they seem to have been worn in


temperate Europe before they appear in
Greece. Harding notes that the earliest
greaves thus far found in Italy belong to the
tenth century, while those from central
Europe and the Balkans «appear to start at
the same time as the late Mycenean exam-
ples». After the middle of the twelfth cen-
tury, greaves disappear from the archeologi-
cal record in Greece and do not reappear
until the end of the eight century (...) can
Schinieri dell'età del bronzo finale, da Canosa -a sinistra- e da Masetti di Pergine in Valsugana
most easily be explained as a result of the
-a destra-
(...) scarcity of bronze (...) more understan-
dable if, in an age when bronze was very
legacci. Un esemplare di facies villa- battenti, almeno in versioni bronzee. dear, the bronze greave was regarded as not
noviana, spaiato, proviene da Veio70; Il seguirne l’evoluzione tratteggiata very «cost-effective»74”.
il suo ornato ricorda quelli già ancora dal Drews rende probabil-
descritti, con puntinati, cerchi con- mente conto della loro genesi e del Gli schinieri o knemides, nel mondo
centrici e teste stilizzate d’uccello. loro apparire in area etrusco-laziale miceneo, sono noti sia come “para-
Gli schinieri sono un genere di prote- sino dal X secolo. Secondo le sue stinchi” o “gambali” di cuoio o di
zione che ha attestazioni anche in considerazioni infatti stoffa, per uso civile e militare, sia in
ambiente ellenico arcaico, oltre che versioni metalliche –quelli ornati da
tardomiceneo, pur con soluzioni talo- “metal greaves came suddenly into vogue cavigliere di rame sono citati in Iliade
ra diverse, e sono un elemento difen- ca. 1200 (...) this innovation was mostly limi- III, 331; XI, 18; XVI, 132; XVIII,
ted to the Greek world, perhaps because all
sivo che avrà nell’area etrusca una through the Late Bronze Age men in Gree-
459; XIX, 370; Efesto stesso (Iliade
continuità pur senza incontrare una ce protected their lower legs with leather XVIII, 613) ne ha modellati un paio
diffusione capillare presso tutti i com- «spats» when at work (so, for example, old nello stagno-; essi avevano imbottitu-

77
La lancia, la spada, il cavallo

re interne e legacci con fermagli stando lo scudo verso il basso, e perciò pol- del soccombente nei duelli. Anche in
anche in metalli preziosi. All’incirca paccio e stinco, vulnerabili, erano protetti Grecia infatti una tattica di scontro
(...) con i gambali, sottili lamine di bronzo
nello stesso periodo anche i guerrieri
che partivano dalla rotula e arrivavano alla
sardi indossavano schinieri, dei quali caviglia (...) I vantaggi dei gambali erano di
“era sferrare un colpo alle gambe sopra i
non è ben chiaro il materiale dalla gambali, dove una ferita profonda poteva
offrire ai soldati di fanteria una certa prote-
arrestare (...) rapidamente l’oplite (...) In
rappresentazione nei bronzetti, ma zione dai proiettili (...) Com’è ovvio, i gam-
vari passi della letteratura greca leggiamo di
per la similitudine, in alcuni casi, del bali fornivano anche (...) una certa difesa
soldati vittime di ferite al ginocchio o alla
sistema di raffigurarne la rifinitura contro i colpi di spada e lancia sferrati in
coscia, a conferma del fatto che quella parte
basso (...) ma per ironia erano forse il pezzo
della superficie (uguale a quella delle che creava i maggiori inconvenienti: al pari
non difesa del corpo era uno dei bersagli
casacche protettive) si può pensare preferiti dei primi colpi sottomano79”.
degli scomodissimi gambali dei fanti della
che alcuni tipi fossero in cuoio o prima guerra mondiale, provocavano irrita-
tela75. zioni quando costoro correvano o semplice- Da una sperimentazione realizzata da
Nel combattimento antico l’uso degli mente camminavano, e peggio ancora (...) chi scrive effettuando prove di getto
schinieri intendeva evidentemente non restavano facilmente al loro posto sulla di lancia alla distanza di circa 5 metri
gamba senza l’aiuto di stringhe, e perciò i verso una sagoma umana –i cui risul-
offrire una qualche protezione ad fori nel bronzo servivano forse sia per l’im-
una zona difficile, quella degli arti bottitura interna, sia per i lacci di cuoio o di tati completi saranno esposti nel pros-
inferiori, nell’area lasciata scoperta metallo76”. simo capitolo- è emerso che 6 colpi su
dallo scudo, ovvero in quello spazio 24 (il 25%) andavano nell’area delle
che presso le truppe elleniche si era In effetti già per Alceo gli schinieri gambe, ovvero al di sotto dei 75 cm
tentato inizialmente di proteggere erano “erkos iskyro bèllos”, “difesa dalla da terra. In particolare, dei 6 colpi, 4
con il grande scudo rettangolare con- freccia penetrante” (frammento Z erano nella fascia della coscia (45-75
vesso di cui si è parlato, e con quello 34)77, ed i confortevoli schinieri privi cm da terra, parzialmente parabili
ad “8”, a scapito tuttavia della mobi- di lacci e protettivi per polpaccio e con lo scudo) e 2 allo stinco (da 0 a 45
lità in combattimento. Nell’ambiente ginocchio, apparsi agli inizi del VII cm). Inoltre, su 6 colpi, 5 (tutti quelli
italico evidentemente, sin dalle epo- sec. a.C. in Grecia, erano per Eschilo alla coscia ed uno allo stinco) erano
che protostoriche, si preferisce deli- “protezione contro lancia e sasso” stati portati con lancio da “sottoma-
beratamente una difesa più leggera e (Sept. 676), ovvero contro i colpi rav- no”, mentre solo 1 era frutto di un
localizzata per motivi senza dubbio di vicinati e quelli da proietti lanciati da lancio da “sopramano”.
tecnica di combattimento (giacché la lontano. Peraltro da tali sperimentazioni,
realizzazione di grandi scudi in cuoio La stessa necessità di proteggere gli anche relativamente alla potenza con
o legno non era certo né impossibile arti inferiori ci informa di probabili la quale i colpi -pur portati da un
né troppo costosa in relazione alle tecniche di offesa78, volte a ferire le individuo non addestrato- raggiun-
soluzioni metalliche pur più ridotte). gambe degli avversari proprio per gevano il bersaglio, emerge che la
Anche nella Grecia arcaica degli eser- limitarne la mobilità, perduta la forma stessa degli schinieri ha un
citi oplitici quale il soldato diventava facile preda preciso significato. La modesta lar-
dell’avversario, specie se ormai in ghezza dello stinco infatti ne fa un
“non era possibile proteggere in modo ade- ginocchio, posizione che storicamen- bersaglio difficile da colpire piena-
guato la parte inferiore delle gambe spo- te informerà in Etruria l’iconografia mente centrale, mentre una ferita di

78
Corazzature e schinieri

striscio, al muscolo, pur dolorosa non tuati già un ventennio fa, risulti che scagliata, in una zona dove gli arti
è sempre in grado di immobilizzare uno schiniere spesso fino a tre milli- inferiori non potevano essere difesi
del tutto un guerriero. Al contrario, metri, in bronzo, può essere comple- dalla pur elevata manovrabilità del
un colpo potente al centro dello stin- tamente attraversato da un colpo di leggero scudo rotondo. Forse pro-
co può creare una ferita molto più spada da fendente80. Di conseguen- prio alla frequenza dei colpi agli arti
grave o addirittura spezzare l’osso. za, è probabile che gli esemplari rin- inferiori può essere dovuto l’interes-
Alla necessità di proteggere meglio il venuti, solitamente molto sottili, pre- se per gli ancilia, nella seconda metà
centro della gamba, congiunta con vedessero sempre un consistente rin- dell’VIII secolo, di più ampie pro-
l’impossibilità di arrestare completa- forzo in cuoio all’interno, in modo da porzioni.
mente il colpo, risponde la forma aumentare la resistenza balistica alla I ritrovamenti sembrano inoltre non
degli schinieri della fine dell’età del penetrazione. evidenziare per l’area etrusca –e
bronzo e di quella del ferro, ovvero Dunque forma della parte metallica smentire per la Sardegna- l’impiego
con una piega assiale centrale, che e supporto offerto dalla parte depe- degli schinieri, già all’inizio dell’età
tende a deflettere il colpo di lancia ribile avevano negli schinieri il chia- del ferro, da parte della cavalleria, la
più che a pararlo. ro scopo combinato di deflettere dal quale peraltro si trovava ad operare
Preme qui rilevare come, da alcuni centro dello stinco la massima poten- con gli stinchi esposti pericolosamen-
studi tecnici e da esperimenti effet- za d’impatto del colpo di una lancia te ai colpi della fanteria nemica.

79
La lancia, la spada, il cavallo

Note 14 Bartoloni, La cultura villanoviana, cit., co adriatico occidentale i guerrieri indos-


pag. 196. savano piastre difensive; le diversità
15 La Rocca, cit., pag. 135. caratteristiche per area hanno indotto a
1 Saulnier, cit., pag. 39. 16 Capretti, Il mondo tecnologico e militare, riconoscere nel manufatto di Rio Carpe-
2 Giuliano De Marinis, Pettorali metallici a cit., pag. 25. na –ornato da figure affrontate di due
scopo difensivo nel villanoviano recente, in 17 In G. De Marinis, Pettorali metallici..., guerrieri in marcia con elmo, scudo e
“Atti e Memorie dell’Accademia La cit., tipo A n.2; Raymond Bloch, Rechér- doppia lancia- un prodotto ideato da un
Colombaria” XLI, 1976. ches archéologiques en territoire volsinien, artigiano felsineo “ma forma e tipologia
3 Sui pettorali si veda anche Capretti, Il Parigi, 1972, pag. 117 e segg. senz’altro anetrusche dovute al tipo di
mondo tecnologico e militare, cit., pagg. 25- 18 Vedi Raymond Bloch, From the Villano- committenza” (Malnati, Manfredi, Gli
26. van civilisation to that of the Etruscans, in Etruschi in Val Padana, cit., pag. 108). I
4 In Hencken, Tarquinia. Villanovans and “Ciba Foundation Symposium on Medical popoli di quell’area e che indossavano
early Etruscans, Cambridge 1968, pag. Biology and Etruscan origins”, London, quell’equipaggiamento sono stati ricono-
198, ed in G. De Marinis, Pettorali metalli- 1959, pagg. 51-52 sciuti negli Umbri, confermando “le noti-
ci..., cit., tipo B n. 7. 19 Capretti, Il mondo tecnologico e militare, zie delle fonti (specialmente Strabone V,
5 In G. De Marinis, Pettorali metallici..., cit., cit., pagg. 25-26. 4, 2) secondo cui l’espansione umbra ed
tipo A n.1. 20 Si veda al riguardo Raffaella Papi, etrusca oltre Appennino erano avvenute
6 In G. De Marinis, Pettorali metallici..., cit., Dischi-corazza abruzzesi a decorazione geome- circa nello stesso periodo. L’ipotesi riceve
tipo B n.2. trica nei musei italiani, Roma, 1990, e la ulteriore conferma dal confronto con un
7 In G. De Marinis, Pettorali metallici..., cit., sua recensione di Stefano Bruni in “Ras- tipo di affibbiaglio di Castrocaro a grandi
tipo B n.1, ed Eugenio La Rocca, Il sepol- segna di Archeologia” n. 11, 1993, pagg. anelli riuniti in quadrato. Esso è associato
creto dell’Esquilino, in “Civiltà del Lazio 358-365 con ampia bibliografia; M. a Novilara con un altro pettorale e ha
primitivo”, Roma, 1976, pag. 153 n.3. Micozzi, Dischi bronzei nel Museo Nazionale riscontri per la tecnica costruttiva con gli
8 Vedi, a cura di Gabriella Poggesi, Artimi- de L’Aquila, in “Prospettiva” n. 49, 1987, affibbiagli ad anelli affrontati all’albero
no: il Guerriero di Prato Rosello, Firenze, pag. 47 e segg. della vita delle necropoli Arnoaldi e
1999, pag. 71. 21 Si veda Giovanni Colonna, Su una clas- Melenzani (di Boogna). Avremmo anche
9 Vedi Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in se di dischi-corazza centro-italici, in “Aspetti qui un artigianato bolognese esecutore di
Val Padana, cit., pag. 107. e problemi dell’Etruria interna”, Firenze, un tipo di manufatto che ritroviamo asso-
10 In “Not. Sc.” 1965, pagg. 171-182; G. 1979, pag. 193 e segg. ciato per aspetto e funzioni a un ambien-
De Marinis, Pettorali metallici..., cit., tipo B 22 Si veda Colonna, Su una classe di te adriatico sempre riconducibile a quella
n.4. dischi..., cit., pag. 193 e tav. XLIV, b-c. ch si può ormai identificare con la pre-
11 In Hencken, Tarquinia. Villanovans and 23 Vedi, a cura di Valerio Cianfarani, Anti- senza umbra” (Manfredi, Malnati, Gli
early Etruscans, cit., pag. 156 fig. 143; che civiltà d’Abruzzo, Roma, 1969, pag. 17 Etruschi in Val Padana, cit., pagg. 108-
Gilda Bartoloni, in “Archeologia classica” e segg. 109).
n.23, 1971, pagg. 254-256; Bartoloni, La 24 Vedi Cianfarani, cit. tavv. I-XIV. 26 Il pezzo ha n. di catalogo 3901; si veda

cultura villanoviana, cit., pag. 160 fig. 25 In Ellen Macnamara, The Etruscans, in Alfredo Lensi, Il Museo Stibbert, Firenze,
6.13. London, 1990, pag. 28 fig. 28. Di notevo- 1918, pag. 656.
12 Cm 14,7x9,5 e 16,2x9,5. le importanza documentaria è anche la 27 Colonna, Su una classe di dischi..., cit.,
13 Angelo Bottini, Coppia di kardiophylakes piastra bronzea, sebbene ormai tardo pag. 199.
in lamina di bronzo, in “Armi - gli strumen- orientalizzante, rinvenuta a Rio Carpena 28 A dimostrazione di ciò si adducono i

ti della guerra in Lucania”, Bari 1994, di Forlì, inizialmente confusa con un materiali indicati dal Colonna nel post-
pag. 46. umbone di scudo. Anche lungo tutto l’ar- scriptum al brano citato, pagg. 200-202.

80
Corazzature e schinieri

29 Colonna, Su una classe di dischi..., cit., 49 E che segue un intendimento presente bronze or copper (...) The several Nuzi
pag. 202. anche in area egea a partire dalle fasi corslets that can be reconstructed are esti-
30 Colonna, Su una classe di dischi..., cit., micenee post palaziali, quando cioè si mated to have weighted between thirty-
pag. 198 nota 17. abbandonano le corazze pesanti, come seven and fifty-eight pounds”. Da Drews,
31 Fossati, cit., pag. 29. quella di Dendra, ad indizio di una diver- cit., pag. 110-111.
32 Vedi Capretti, Il mondo tecnologico e mili- sa concezione delle operazioni militari, Anche la nota corazza ellenica di Dendra,
tare, cit., pag. 26. prediligendo corsetti rigidi ma non del tardo XV sec. a. C., è dal Drews riferi-
33 Vedi Tronchetti, L’iconografia del potere, metallici e leggeri; si veda A. M. Snod- ta “to a chariot crewman”, giacché “enca-
cit., pag. 208 e pag. 214. grass, Armi ed armature dei Greci, cit., pagg. ses the body from the neck almost to the
34 Saulnier, cit., pag. 39. 35-36. knees, and the gridle of bronze around
35 Si veda Snodgrass, Armi ed armature dei 50 Vedi Poggesi, Artimino: Il Guerriero di the thighs must have prevented the wea-
Greci, cit., pagg. 21 e 31. Prato Rosello, cit., pag. 56 e 71 e segg. rer non only from running but from even
36 Drews, cit., pag. 170. 51 Fossati, cit., pag. 29. walking at a normal pace. It must there-
37 Drews, cit., pag. 175. 52 Snodgrass, Armi ed armature dei Greci, fore have been worn by a man who in
38 Alfonso Mele, Elementi formativi degli cit., pag. 50. battle would be required to step only
ethne greci ed assetti politico-sociali, in “Sto- 53 Fulvio Canciani, La crisi della cultura occasionally”. Drews, cit., pag. 175.
ria e civiltà dei Greci”, cit., pag. 29. geometrica, in “Storia e civiltà dei Greci”, Queste pesanti corazze “have been meant
39 Vedi François Lissarrague, L’autre guer- cit., pag. 318. for protection against enemy missiles (in
rier – Archers, peltastes, cavaliers dans l’image- 54 “In the Near East and the Aegean cors- a contest of thrusting spears or rapiers
rie attique, Paris-Rome, 1990, pagg. 40-41. lets are attested from the very beginning the long corslets would have offered little
40 Warry, Warfare in the classical world, cit., of the Late Bronze Age (scales found in protection and would have greatly impe-
pag. 35. the Shaft Graves at Mycenae may have ded the wearer’s movement”. Drews, cit.,
41 Mario Scalini, Le armi: produzione , frui- come from a corslet), the time at which pag. 124.
zione, simbolo nella Toscana medievale, in chariot warfare began. The <<chariot 55 “The Medinet Habu relief of the sea

“Guerre e assoldati in Toscana 1260- tablets>> from Knossos itemite the dis- battle in 1179 shows that not only the Phi-
1364”, Firenze, 1982, pag. 73. tribution of a pair of knee-lenght corslets listine and Shekelesh aggressors but also
42 Vedi a cura di Boccia, Armi difensive dal to each chariot crew (...) Nuzi tablets the Egyptian defenders were protected
Medioevo all’Età Moderna, cit., pag. 41. make frequent reference to corslets. The with a waist-lenght corslet and leather
43 Camillo Ranier Borghi, L’oplomachia typical Nuzi charioteer’s corslet, or sariam skirts. The corslets were apparently
pisana ovvero la Battaglia del Ponte di Pisa, (a Hurrian word, borrowed by Hittite, strenghtened with strips of metal sewn to
Lucca, 1713, pag. 93. Akkadian, and Northwest Semitic spea- the leather. In the Aegean, too, corslets
44 Uso pur forse non molto diffuso, vista kers), was a long, cumbersome, and for infantrymen appear only at the end of
l’assenza nelle coeve rappresentazioni di expansive affair. Its basis was a leather the IIIB or beginning of the IIIC period.
guerrieri villanoviani. (usually goatskin) tunic, partially sleeved The Mycenean infantrymen depicted on
45 Ducati, La Situla della Certosa, cit., pagg and reaching down to the knees or to the Warrior Vase and Warrior Stele wear
54-55. midcalf. Approximately five hundred corslets”. Da Drews, cit., pagg. 175-176.
46 Saulnier, cit., pag. 51. large copper scales were sewn to the torso 56 Botto Micca, Omero medico, cit. pag. 63.
47 Fossati, cit., pag. 29. and skirt of the sariam, and another seve- 57 Hanson, The other Greeks, cit., pag. 300.
48 Giacomo Caputo, Cultura orientalizzante ral hundred small scales were sewn to the 58 Hanson, L’arte occidentale della guerra,

della vallata dell’Arno, in “Aspetti e proble- arms. The head and neck of the chariot cit., pag. 66.
mi dell’Etruria interna”, Firenze, 1974, crewman was protected by a gurpisu, a lea- 59 Hanson, The other Greeks, cit., pagg.

pag. 35. ther helmet covered with long strips of 244-245.

81
La lancia, la spada, il cavallo

60 Hanson, L’arte occidentale della guerra, 68 Per entrambi i pezzi si veda Sagramora, cit., pag. 208.
cit., pag. 90. Le armi dei Veneti Primi, cit., pagg. 136- 76 Hanson, L’arte occidentale della guerra,
61 Hanson, The other Greeks, cit., pag. 245. 138. cit., pagg. 86-87.
62 Hanson, The other Greeks, cit., pag. 296. 69 In B. D’Agostino, Nuovi apporti della 77 Vedi Lissarrague, L’autre guerrier, cit.,
63 Si veda ad esempio Hanson, L’arte occi- documentazione archeologica nell’Agro Picen- pag. 41.
dentale della guerra, cit., pag. 67 e segg. tino, in “S. E.” XXXIII, 1965, pag. 671 e 78 Note peraltro anche nel Giappone
64 Armi ed armature dell’impero romano, cit., segg., tav. 86. antico come “attacco agli angoli”; si veda
pag. 111. 70 Tomba 2026, si veda in Saulnier, cit., nel seicentesco Libro dei Cinque Anelli di
65 Si veda la scheda 261 in Antiche genti pag. 32. Miyamoto Musashi, nell’edizione di Mila-
d’Italia, Roma, 1994, pag. 209. 71 Drews, cit., pag. 176. no, 1996, pag. 65.
66 Vedi Ettore de Juliis, Le genti adriatiche, 72 Vedi Taylour, I Micenei, cit., pag. 168. 79 Hanson, L’arte occidentale della guerra,

in “Antiche genti d’Italia”, cit., pag. 42. 73 Da Cipro due coppie, una coppia da cit., pagg. 178-179.
67 Si veda AA. VV., Dizionari terminologici, Kallithea in Acaia, un paio dalle pendici 80 H. W. Catling, Beinschienen, in “Krieg-

materiali dell’età del bronzo finale e della sud dell’Acropoli di Atene. swesen vol. 1, Schutzwaffen und Wehr-
prima età del ferro, Firenze, 1980, pag. 107, 74 Drews, cit., pagg. 176-177. banten”, Gottingen, 1977, pagg. 156-157.
tav. CXXII. 75 Vedi Tronchetti, L’iconografia del potere,

82
Le lance ed i giavellotti

La lancia, ovviamente, non compare con nerne la massima efficacia, ed i sistemi di Nell’Italia centrale peraltro, già durante
la fine dell’età del bronzo in Italia cen- innesto erano diversi; nell’Aurignaziano l’età del rame, alle lance si affiancarono
trale, ma anzi è una delle armi di più le punte ossee più antiche erano a losan- anche altre armi in asta, ovvero le ala-
remota origine. Essa era tra le armi ga con base suddivisa, poi vennero intro- barde, delle quali sono note alcune
impiegate già nel paleolitico, e recenti dotte punte sempre a losanga, ma più punte a foggia di pugnale piatto, di un
studi hanno potuto dimostrare come già spesse e con base arrotondata; infine tipo piuttosto raro (noto a Buccino ed a
nel paleolitico superiore siano presenti entrarono in uso punte fusiformi a base Monte Bradoni), e delle quali la forma
numerose applicazioni tecnologiche su rastremata. Solo nel seguente periodo più probabile era la lama triangolare
tali armi. La Knecht, in particolare, ha Gravettiano compare la punta in osso senza codolo. La loro presenza è
con base tagliata in diagonale. Studiate comunque indiscussa:
“analizzato in dettaglio quattro tipi distinti di
tutte per perforare la pelle degli animali,
punte di lancia risalenti a un periodo compre-
so tra 40000 e 22000 anni fa, nella speranza di penetrare in muscoli ed organi e portare “i segni d’immanicazione obliqua presenti su
riscoprire alcuni dei procedimenti impiegati una ferita possibilmente mortale, erano alcuni pugnali Rinaldone devono significare
dai nostri antenati per realizzarle. Applicando realizzate in più fogge per migliorare i che erano utilizzati come alabarde. Inoltre, una
queste stesse tecniche, ho approntato in labo- singola alabarda con foro di immanicazione, in
metodi di fissaggio all’asta di legno, che rame, proviene dal Monte Amiata nella Tosca-
ratorio punte (di pietra, corno, osso o avorio) era di conseguenza preparata diversa-
identiche a quelle che si rinvengono nei siti na centrale (ora all’Ashmolean Museum di
archeologici, dopodiché le ho, per così dire,
mente, e per permetterne la riparazione Oxford). Barfield ha perciò suggerito che l’ala-
sperimentate sul campo. Grazie a questi espe- ed il reimpiego. Le sperimentazioni barda possa essere stata inventata dai metallur-
rimenti mi sono resa conto di quali conoscenze della Knecht hanno dimostrato che tal- ghi rinaldoniani, copiando le asce da combatti-
mento presenti nelle sepolture. Se è vero,
specializzate dovessero avere i cacciatori prei- volta le punte venivano danneggiate, ma
storici riguardo (..) anche alle proprietà mecca- avremmo un’ulteriore dimostrazione dell’origi-
che punte di osso o di corno, lanciate con ne locale della metallurgia italiana del rame2”.
niche delle loro armi1”.
l’aiuto del propulsore, riuscivano spesso
Già dunque in quelle fasi le punte di lan- ad attraversare senza rovinarsi vertebre, Presenti anche nelle incisioni rupestri
cia erano lavorate in vari modi per otte- costole e persino femori. camune della Valcamonica in undici

83
La lancia, la spada, il cavallo

immagini (nove nell’unica composizio- di cittadinanza piena e di maturità. E’ dove il filo, anziché allargarsi con una
ne di Montecchio), e in due raffigura- forse il caso di ricordare come nell’epos curva convessa, presenta una curva
zioni sulle stele valtellinesi, le alabarde omerico, peraltro, aikmetés o “portatore appena concava. Le punte “a foglia di
dell’area alpina hanno una lama foliata di aikmé-lancia” fosse il sinonimo di olivo” sono più strette, ed ancora con
che sembra discendere da esemplari in “guerriero”6. margine della lama ad andamento cur-
pietra, per arrivare all’età del bronzo La grandissima quantità di reperti dis- vilineo; quelle “triangolari” hanno inve-
iniziale e medio, con lame larghe e spal- ponibili in Etruria si associa di fatto ad ce la lama rettilinea dalla punta sino alla
late vicine ad esemplari centroeuropei e una estesa varietà di forme base e di piega angolare che si raccorda poi con
dell’Europa occidentale3. Dalla media dettagli-varianti, che solo in parte è la base. Altre rare punte hanno la lama
età del bronzo, tuttavia, queste armi stata indagata. ondulata, ovvero dal filo sinuoso, al fine
scompaiono in Italia a favore della lan- D’altronde vari studiosi di armi antiche forse di aggravare la ferita penetrando
cia; se il motivo di ciò non è noto, può hanno messo in guardia sulla difficoltà più a fondo grazie alla ridotta resisten-
essere interessante ricordare che, nel di creare tipologie per le lance, la cui za di una parte del filo, nonché di
Libro dei Cinque anelli sulle arti mar- varietà si lega molto agli influssi esterni aumentare l’emorragia una volta ritrat-
ziali nel Giappone del Seicento, si legge e alla spiccata artigianalità di tale classe te. Tale conformazione, evidentemente
che l’alabarda sembra essere inferiore d’arma. utile nell’uso da punta, sarebbe invece,
alla lancia sul campo di battaglia. “La secondo alcuni, dannosa per l’uso da
lancia è l’avanguardia, l’alabarda è la “The typological classification of this kind of getto, giacché tenderebbe a sbilanciare
material is fraught with problems. Any simpli-
retroguardia. Dato lo stesso grado di la traiettoria durante il volo; ciò dimo-
stic assumption that there may be «kinds»,
addestramento, chi ha la lancia è un po’ rather than simply groups of objects which strerebbe dunque che queste cuspidi
più forte4”. Dalla metà del II millennio share common characteristics, proves quite erano usate per lance da corpo a corpo
a.C., comunque, il binomio spada più unrealistic in this instance. Unlike the jewelle- e non per giavellotti da lancio.
lancia in bronzo si afferma nell’Italia r’s castings, each forging is an act of production Di fatto esistono anche moltissime altre
centrale, lasciando alle spalle il combat- essentially unique. (...) Like the axe, the spear- varianti più o meno occasionali relativa-
head is an utilitarian form; it alters little, and
timento italico dei periodi precedenti, then due to an occasional shift in function
mente alla forma della lama; inoltre la
di arcieri alla distanza che si avvicinava- rather than to rapid change in fashion. And stessa sezione della punta -con nervatu-
no fino al corpo a corpo con asce e this (...) renders any relative chronology based ra arrotondata o con costolatura spigo-
pugnali5. on formal development extremely difficult7”. losa- crea ulteriori variabili, come anche
E’ dunque dopo un lungo percorso evo- il rapporto di lunghezza tra lama ed
lutivo che la lancia viene ad essere senza Tra le punte rinvenute in area villano- immanicatura, la presenza o meno del
dubbio l’arma offensiva più diffusa nel- viana si riconosce comunque8 un primo ringrosso presso il foro di arresto, la
l’Italia centrale tirrenica della prima età gruppo di punte di lancia dove la lama diversa sezione dell’immanicatura (a
del ferro; la sua presenza è consistente ha una forma “a foglia di lauro”: realiz- cannone, a margini sovrapposti, a mar-
nelle tombe maschili da un certo zate sia in bronzo che in ferro, la punta gini accostati, a sezione ortogonale).
momento in poi, in cui viene accolto è aguzza, mentre la lama, dopo essersi Costante comunque, nell’immanicatu-
l’uso di sottrarla all’impiego per unirla allargata, si restringe con una curva ra, è la presenza di almeno un foro per
alle deposizioni, ed in tali sepolture essa dolce per ricollegarsi alla base col can- il fermo, presso il quale talvolta veniva
è da interpretare quale signum principe none cavo. Molto simili sono le punte posta una spirale di bronzo a rinforzare

84
Le lance ed i giavellotti

il fissaggio dell’asta lignea, specialmen- La lancia sepolta col guerriero di Prato tuttavia i reperti villanoviani in bronzo,
te negli esemplari con l’immanicatura Rosello ad Artimino, a cavallo tra VIII e almeno in due località-campione come
piramidata9. Tale spirale di filo non è VII sec. a.C. nella tomba a pozzo del Vetulonia e Populonia, sono molto più
un uso caratteristico limitato all’Etruria tumulo B, invece che di vari giri di filo copiosi di quelli in ferro, mentre nell’o-
villanoviana, ma appare, ad esempio, bronzeo, disponeva di una lamina di rientalizzante il rapporto si rovescerà,
anche nelle ben più tarde lance longo- ferro avvolta attorno al legno là dove con una riduzione delle varianti ed una
barde dette “ad alette”, della seconda l’asta si univa alla punta. Questa inca- fortuna limitata ad alcune di esse. L’e-
metà del VII - prima metà dell’VIII sec. miciatura protettiva –realizzata in un stesa presenza di punte di lancia in
d. C.: metallo più robusto del bronzo- testi- bronzo ancora durante l’età del ferro è
monia l’intendimento e la necessità di un fatto che peraltro avviene anche nel
“in questo tipo di lance la copertura metallica offrire protezione all’asta nella parte “Medioevo ellenico”, determinato dalla
dell’asta in legno scendeva molto in basso ed dove l’avversario, in combattimento, non urgenza, per tale tipo di arma, di
era rinforzata con dei giri di filo di ferro. Que-
era evidentemente addestrato a portare sostituirne il materiale di fabbricazio-
sta corazzatura della lancia fa pensare che
venisse usata come arma per duellare, per fendenti per la fratturazione del legno ne14. E’ infatti evidente che, in una tipo-
parare i colpi del nemico a mo’ di spada10”. dell’arma. E’ interessante osservare che logia a lama ristretta, la parte più svi-
questo elemento protettivo innovativo luppata, ovvero il cannone, è più che
conservava comunque l’aspetto dei più sufficiente, anche in bronzo, ad aprire
tradizionali “giri di filo di bronzo”: la una ferita piccola e profonda; viceversa,
sua superficie era infatti incisa in modo per i tipi a lama espansa (la cui scherma
da sembrare una spirale di filo avvol- doveva prevedere anche colpi di filo,
to11. come con le spade) la robustezza della
Ancora in filo metallico, talvolta, era parte più sottile, la lama, poteva essere
realizzata una impugnatura, atta non conseguita essenzialmente con il ricorso
solo a rendere meno sfuggente l’asta, a materiali innovativi e più saldi come il
ma anche -come il filo presso la cuspi- ferro.
de- ad equilibrare perfettamente l’ar- Di fatto, durante la facies villanoviana, fu
ma12. prevalente la tendenza conservativa
Le numerose varianti accennate per le legata alla già citata funzione di oggetto
punte hanno determinato l’ideazione di d’uso, ed appare prevalente una scher-
varie tipologie, tra cui quella realizzata ma di lancia basata su attacchi di punta,
da A. Talocchini13, dove si osserva che contrastati da parate di scudo e da con-
molti tipi, specialmente quelli di trattacchi che, con armi offensive corte
dimensioni più piccole, prendono origi- e sufficientemente pesanti, potevano
ne da analoghe versioni dell’età del puntare alla rottura dell’asta. Nell’o-
bronzo finale, con un estendersi delle rientalizzante invece l’impiego di armi
Alcuni esempi di punte di lancia in bronzo
varianti a lama più grande ed allungata offensive in ferro non assolveva dappri-
della prima età del ferro, diverse per che avranno particolare fortuna nelle ma ad un mero fine di prestigio ed
ampiezza, foggia della lama e sezione realizzazioni in ferro. Numericamente ostentazione, ma rispondeva probabil-

85
La lancia, la spada, il cavallo

mente alla necessità funzionale di una ciare il peso, un allungamento comples- ornate ed il foro per il fermo; tale punta
maggiore penetrazione balistica nelle sivo dell’asta. Anche nell’armamento posteriore era talvolta acuminata e tal-
armi difensive che, impugnate o vestite, sassone infatti volta arrotondata.
contemplavano ormai non solo mate- “the strong, lenghty blades which predominate La sua destinazione primaria, con ogni
riali deperibili, ma ricorrevano ampia- in late Anglo-Saxon times, their sockets often probabilità, fu quella di contrappeso
mente al bronzo. In più l’ampliarsi delle reinforced by bolstering or lugs and once more che bilanciasse posteriormente il carico
lame foliate nell’orientalizzante rispon- commonly welded, seem to imply a mode of
use no longer designed to receive the greatest
deva a necessità tattiche e ad una ten-
impact at the tip, but one in which lateral and
denza tecnologica connessa al facilitarsi parrying blows are at least equally impor-
dell’approvvigionamento di metalli, tant16”.
osservata anche più tardi, ad esempio
nel mondo sassone, dove le punte di L’arma in asta, tuttavia, anche nell’Etru-
lancia da misure di 10-20 cm arrivano a ria orientalizzante non diverrà mai, da
30-50 cm con l’espandersi della produ- lancia, un’alabarda, e non compariran-
zione metallurgica15. Le punte più no mai tipi completamente privi di
robuste allungate, e con cannoni rinfor- costolatura centrale, a differenza dei
zati da accorgimenti sia del fonditore tipi medievali a sezione ellittica, piatti, o
che dell’armaiolo rifinitore, fanno pen- a sezione “corrugata” per un irrobusti-
sare ad una scherma diversa: non si mento in economia di materia prima ed
combatte più solo con la punta, ma si un uso marcatamente di filo17.
danno anche colpi di filo, si tentano L’estremità posteriore della lancia villa-
parate e ci si batte ad una distanza leg- noviana era talora protetta da uno spi-
germente maggiore, dal momento che culum o saurotèr, detto in italiano calzuo-
la crescita delle misure e del peso della lo o puntale, di forma conica allungata,
punta in metallo –dotata anche di cami- presso la cui imboccatura si trovavano
ciature protettive- comporta, per bilan- in alcuni casi delle costolature anche

In basso, punte e talloni di lancia in bronzo, da Poggio alla Guardia a Vetulonia - Vetulonia, Museo Civico Archeologico "I. Falchi";
in alto, due esempi di tallone

86
Le lance ed i giavellotti

sulla punta dell’asta, come nel caso del- “la tendenza della lancia a fracassarsi all’im- norma è deperita nel corso dei secoli; il
l’ourìakos omerico. L’uso per ferita dei patto era evidentemente cosa nota, né può stu- Minto poté comunque rilevare che in
pire dato il diametro relativamente ridotto del-
puntali acuminati inseriti all’estremità alcune tombe a fossa da sepolcreti villa-
l’asta. Inoltre (...) (i guerrieri erano atti) a col-
posteriore delle lance è forse accennato pire o a troncare le lance dei nemici con le noviani populoniesi (San Cerbone, Le
già nell’Iliade e nell’Odissea dall’epiteto proprie corte spade (...) Ma doveva essere Granate), “data la perfetta giacitura in
amphìgyos (Iliade XIII, 147; XV, 278, abbastanza frequente che la lancia non fosse allineamento della punta e del puntale,
586, 637, 712; XVI, 26;XVIII, 371; immediatamente gettata via quando la punta si è stato possibile determinare la lun-
Odissea XVI, 474; XXIV, 527), che spezzava o l’asta era spaccata o troncata da un ghezza dell’asta lignea, che è risultata in
colpo di spada: quel che restava della lancia,
potrebbe significare “a due punte”, se con il puntale acuminato, poteva essere usato
media di m 1,2023”.
non va tradotto “a due taglienti”18. Esso nel combattimento ravvicinato. Lo storico Dunque le lance complete (osservato
è comunque documentato nella seriore greco di Roma Polibio lo spiega chiaramente: il che le punte misuravano nelle versioni
falange oplitica, allo scopo di rendere problema delle lance romane, racconta, era più piccole circa 20 cm e in quelle più
l’intera lancia -o un suo troncone- un’ar- che «mancando del puntale inferiore, poteva- grandi circa 30 cm, e che il calzuolo era
ma comunque efficace19: no essere usate per il primo colpo di punta, poi di 10-20 cm) erano di circa cm 150-170,
si rompevano ed erano del tutto inservibili»
(6.25.9)21”.
ovvero “sorpassavano di poco l’altezza
“gran parte delle lance, oltre alla punta (...) di un uomo24”. A conferma di tale dato
avevano anche alla base un puntale in bronzo si hanno le considerazioni della Barto-
acuminato, che trasformava quest’arma in Non solo l’urto con gli scudi nemici, le
sollecitazioni ed i colpi di spada o di loni25 che, rilevata la presenza nelle
uno strumento ingegnoso dotato di una
punta letale a entrambe le estremità. Il van- ascia erano in grado di spezzare le sepolture dell’Etruria meridionale villa-
taggio del puntale acuminato non consisteva lance; anche il ferimento dell’avversario noviana di lance di circa 2 metri, ne
solo nel contrappeso alla punta (...) e neppu- e l’infissione della cuspide di bronzo nota la posizione “per lo più con la
re nella protezione che forniva all’estremità punta in basso in posizione di lancio”. A
poteva danneggiare irreparabilmente
inferiore della lancia quando veniva piantata queste misure si riconducono anche
nel terreno (...) il puntale acuminato tornava l’arma, rendendo il guerriero vincente
utile (...) quando la pugna diventava una in quel duello, ma disarmato per gli quelle ipotizzate dal Capretti, per il
mischia inestricabile (...) la lancia poteva ucci- altri avversari incombenti. Nella più quale la lunghezza delle lance “variava
dere su due fronti, permettendo a chi la bran- tarda battaglia oplitica, ad esempio, da 145 a 185 centimetri26”.
diva di colpire all’indietro qualora, appunto, E’ degno di nota che nel X sec. a. C., in
sopraggiungesse un nemico di fianco o alle “se il colpo di lancia era abbastanza violento da area egea, le lance possedevano di
spalle (...) (inoltre si poteva colpire) dall’alto aprirsi un varco nella corazza (...) senza rom- norma punte più lunghe che nell’Italia
verso il basso, conficcando il puntale e il suo persi, nulla garantiva che l’oplite potesse
corto manico quadrato in un nemico che gia-
centrale coeva, e l’intera arma era soli-
estrarla tutta d’un pezzo. Epaminonda (...) fu
ceva a terra. Non era un fatto raro, come ucciso da un colpo di lancia che penetrò attra-
tamente più imponente, secondo un
dimostrano chiaramente i buchi quadrati tro- verso la corazza; l’asta si era rotta all’impatto e uso peraltro tradizionale in quei territo-
vati nei resti dell’antica corazza portata alla aveva lasciato la punta conficcata profonda- ri. Un tomba macedone di quel secolo
luce a Olimpia20”. mente nel torace22”. ha restituito una punta in ferro di 28
cm, un calzuolo di 6 cm ed uno spazio
Tuttavia il puntale aguzzo aveva con L’asta lignea, ben inserita all’interno tra i due reperti di cm 188, a rivelare
ogni probabilità un altro, più importan- delle parti metalliche della lancia e ad una lancia che, da integra, misurava
te impiego: esse arrestata con chiodini di fermo, di circa 222 cm27. Tali misure concordano

87
La lancia, la spada, il cavallo

all’incirca con quelle ipotizzate per le davanti, questa lancia ha una forte ner- in the form of points or cusps of lances,
lance omeriche di 6 o più piedi (180- vatura centrale ed il cannone circolare è studied in transverse and, where possi-
210 cm); ben più perplessi lasciano le lungo un terzo della misura complessi- ble, in tangential and radial section,
misure delle lance di Ettore –11 cubiti va30. were found to belong to the genera Acer,
(Iliade V, 319)-, di quelle quasi doppie Per migliorare l’innesto dell’asta con le Viburnus, Crateagus and Pinus and to
degli Achei schierati a difesa delle navi parti metalliche, il legno veniva accura- species common in Tuscany35”. Le fonti
(Iliade XV, 387) e di quella di Aiace Tela- tamente intagliato per occupare gli letterarie ci hanno inoltre conservato la
monio, di ben 22 cubiti (Iliade XV, 677). spazi cavi nella punta e nel calzuolo, memoria di una essenza lignea utilizza-
Resta il fatto che, nel mondo omerico e come dimostra il ritrovamento nella ta dai sacerdoti Fetiales romani (e non
in particolare nell’Iliade, la lunghezza necropoli di Podere del Lago dell’Acce- solo romani), cui spettava il lancio dell’-
della lancia era un pregio ed una carat- sa31 dell’anima lignea all’interno di un hasta in fines come dichiarazione ufficia-
teristica indiscussa dell’arma, “per gli calzuolo di lancia, databile alla seconda le di guerra. Questa “lancia magica” era
epiteti di pelòrion, «gigantesco» (V, 594), metà dell’VIII sec. a. C. Sono da rite- fatta di corniolo, essenza che si caratte-
di màkron «grande» (VIII, 424; V, 45; nersi invece del tutto erronee le rico- rizza per l’estrema durezza e che pro-
XIII, 168; XVII, 296), di dòlikon «lungo» struzioni secondo le quali il lavoro di prio per questo fu usata anche dagli
(IV, 538; VII, 155 ecc.) ed infine di doli- innesto delle parti lignee in quelle opliti greci36.
kòskion cioè «proiettante lunga ombra» metalliche e di infissione dei chiodi Recentemente, all’interno della lancia
(III, 319)28”. d’arresto era completata, a chiusura, col di Prato Rosello, è stato possibile
Si può ritenere che tali più consistenti “mettere l’arma a bagno per favorire il
armi potessero essere manovrate con rigonfiamento del legno fino ad aderire “identificare (...) il frassino (Fraxinus excelsior L.)
l’uso di entrambe le mani; R. Drews ha perfettamente32”. Se con tale tecnica, al come specie legnosa costituente. Il legno di
frassino, che possiede tessitura media o grosso-
infatti rilevato come “«spear» (...) repre- momento della bagnatura, il legno gon-
lana e fibratura dritta è particolarmente indi-
sents a weapon wielded with one hand, fiando poteva effettivamente calzare cato per questo tipo di utilizzo, data la sua otti-
and «lance» represents a weapon so meglio di prima bloccandosi sul metal- ma resistenza meccanica, soprattutto rispetto
large that in was normally thrust with lo, al momento dell’asciugatura il alle sollecitazioni dinamiche. Lo sfruttamento
both hands29”. “gioco” tra le due parti sarebbe aumen- di questo legname per la produzione di armi in
Di una presenza di tali lunghe lance tato di molto, rendendo l’innesto mal- asta è testimoniata anche in epoca romana
(Plinio XVI, 43) motivo per il quale il frassino
nell’Etruria villanoviana, a parte varie fermo e l’arma inservibile33. è stato a lungo coltivato, insieme al faggio. La
ampie cuspidi piuttosto tarde o orienta- Le analisi condotte già oltre un cin- scelta per la realizzazione della lancia di ferro
lizzanti, non vi sono tracce precise. Tra quantennio fa34 su reperti dell’Italia del tumulo B è stata perciò operata in base alle
le attestazioni ormai orientalizzanti centrale tirrenica avevano evidenziato caratteristiche tecnologiche di questo legno e
merita di essere ricordato ancora l’e- l’uso per le aste di legni comuni nella non tanto, vista la locazione, secondo conside-
semplare di Prato Rosello di Artimino, vegetazione laziale e toscana, con una razioni di tipo rituale37”.
in ferro, risalente verso la fine dell’VIII predilezione per varietà caratterizzate
sec. a.C.: questo, per la parte conserva- da robustezza ed elasticità necessarie Anche dalle indagini sui reperti della
ta, tocca i 70 cm di lunghezza, ed una all’uso. necropoli di VIII-VII sec. a.C. di Casale
larghezza massima di 9. Di forma folia- Le analisi effettuate ormai molto tempo Marittimo si sono ricavate informazioni
ta molto allungata e rastremata sul addietro su reperti di Vetulonia, “mostly sui legni adottati per le armi:

88
Le lance ed i giavellotti

“ Il bosso (Buxus semper virens L.) costituisce l’a- ovvero serrandola nella destra tenuta affrontarsi, per necessità di allungo e
sta di una lancia in ferro: è un arbusto o albe- sopra la spalla con la punta rivolta dal difesa, ad una distanza di circa cm 120,
rello dal legno compatto, tessitura finissima e
lato del dito mignolo, in modo da sfrut- misurati da petto a petto, e comunque
fibratura spesso irregolare: eccellente per la
lavorazione di piccoli oggetti al tornio, il suo tare per l’affondo la spinta congiunta variabile spesso per crescita. La posizio-
utilizzo, nel caso in esame, sembra essere det- della spalla e del tricipite; durante le ne naturale, per duellanti destri, è con
tato da motivi puramente celebrativi. (...) fasi di avvicinamento al teatro dei com- la gamba sinistra avanzata ed a 60/80
Manici di asce e aste di lance in ferro sono di battimenti invece doveva essere soste- cm di distanza dalla destra arretrata, col
faggio (Fagus Sylvatica L.) e corniolo (Cornus nuta o presso la maniglia dello scudo, peso bilanciato su entrambi i piedi in
mas L.). (...) Il faggio ha una fibratura per lo più
dritta, tessitura fine e regolare, è un legno com-
nella sinistra, o nella destra rilasciata modo da poter facilmente spostarsi sia
patto, ma di facile lavorazione, è adatto a lavo- lungo il fianco, con la punta in avanti per schivare che per affondare colpi. Al
ri al tornio ed utilizzato anche in epoca roma- rivolta in basso (sottomano), o ancora a di sotto di un metro la distanza di com-
na per la realizzazione di aste di lance per cui punta in alto, sulla spalla destra. battimento risulta troppo corta, e non è
venivano coltivati faggeti (e frassineti) da cui Chi scrive ha verificato sperimental- possibile più traguardare la punta della
ricavare, dagli alberi più dritti, il legname mili- mente quali caratteristiche potesse lancia addosso all’avversario per cui o ci
tare. In questo impiego andò a rimpiazzare il
corniolo, che era ricercato fin dal Neolitico,
avere lo scontro ravvicinato tra due si allontana o si finisce in un corpo a
nell’età del bronzo per manufatti quali appun- guerrieri armati di lancia, impugnata corpo usando un’altra arma da offesa.
to le impugnature e le aste, oggetti che neces- sopramano, e di scudo, come dall’ico- Viceversa, ad oltre cm 150 di distanza,
sitano di grande robustezza38”. nografia accadeva in epoca villanoviana potando colpi di punta da sopramano
Il frassino era impiegato anche per le ed orientalizzante. Utilizzando aste di non si riesce ad offendere senza che
aste delle armi omeriche: “Il legno in circa m 1,80-2,00 di lunghezza (sulla l’angolo formato dall’avambraccio con
genere era il frassino, da cui deriva il scorta dei ritrovamenti archeologici) e l’asta della lancia si allontani fortemen-
nome di «melìe» e l’epiteto di «meìlinon» due scudi del diametro di circa cm 45 te dai 90 gradi, orientandosi verso i 45
(Iliade XVI, 143; IXI, 390; XX, 277; con maniglia centrale, due persone di gradi, ovvero fino al punto in cui non si
XXI, 162; XXII, 133; 328; Odissea statura tra i cm 170 e 180 si trovano ad riesce più a fornire spinta di spalla e tri-
XXII, 259, 276 ecc.)39”.
Il peso della lancia villanoviana si dove-
va aggirare attorno al chilo, poco meno
della robusta lancia omerica, di circa 2
kg40, e della versione greca per gli opliti
“che, lunga circa due metri - due metri e mezzo,
veniva maneggiata con la sola mano destra; era
fatta di corniolo o anche di frassino, ma aveva
un diametro soltanto di due-tre centimetri, e
perciò pesava non più di uno o due chili41”.

Il materiale iconografico testimonia che


la lancia era impugnata, nel combatti-
mento, prevalentemente sopramano, Due momenti della simulazione di scontro per la valutazione delle distanze di combattimento

89
La lancia, la spada, il cavallo

cipite alla lancia; il colpo non è più ret- compreso; la fascia dove il colpo sopra- può tentare il colpo risolutore. Può
tilineo, ma si fa curvo nell’ultima parte mano è più rettilineo, e quindi affonda- infatti cercare di colpire, alla brevissima
del movimento, e quindi diviene debo- to meglio, va dal capo al basso ventre distanza, passando attorno allo scudo
le ed inefficace. compreso. dell’avversario, il quale, se costretto a
La scherma complessiva è un ondeggia- Con un aumentato dispendio di ener- retrocedere ed ancora con la lancia
re del busto e delle spalle, con movi- gie, un atteggiamento meno prudente e imbrigliata lungo lo scudo dell’opposi-
menti laterali ed avanzamenti; l’atten- con maggior movimento, la scherma tore, non può colpire, e dispone di
zione è tutta sugli spostamenti della può farsi ancor più veloce e animata, poche possibilità di parare rapidi colpi
punta avversaria e dello scudo avversa- con ampi e veloci movimenti sulle di spada da così vicino.
rio, dal quale peraltro la propria punta gambe e con un uso aggressivo anche Se entrambi i contendenti, invece, sono
di lancia, in fase di guardia, dista sempre dello scudo, ad urtare la punta della armati di sola lancia, dalla posizione di
pochi centimetri. L’istinto di coprirsi il lancia dell’avversario, al fine di disto- stallo essi possono portare dei colpi al
torace nella posizione di guardia-base fa glierne la capacità offensiva e permette- corpo dell’avversario con le ginocchia,
sì che la parte più facilmente esposta alle re il proprio affondo. tentando di atterrarlo e poi di trafig-
ferite sia la coscia. Infatti se si tenta il La parata con lo scudo è senz’altro pre- gerlo al suolo.
colpo al busto dell’avversario ma si resta feribile se ha per esito l’evitamento a Nella schema elementare di questo
ostacolati dal sollevamento dello scudo sinistra, ovvero se la lancia dell’avversa- genere di combattimento, comunque,
di questi, una blanda quanto spontanea rio viene fatta scivolare sull’esterno l’evitamento della lancia avversaria con
tendenza a sollevare a propria volta lo dello scudo stesso, mandandola a per- deviazione a sinistra è sempre vincente:
scudo lascia la coscia sinistra alla mercé dersi oltre il proprio fianco sinistro. Si con esso si può trovare spazio per por-
dell’avversario. L’affondo da sopramano può allora portare un colpo all’avversa- tare un colpo di risposta, oppure si può
è inoltre sempre piuttosto veloce, e la rio sbilanciato in avanti e comunque assalire fisicamente l’avversario (se sia
parata con lo scudo è più facile in via dis- privo momentaneamente di capacità ha vantaggio di posizione, di baricentro
suasiva, per anticipo; è cioè molto effica- offensiva. Se peraltro anche l’avversario in avanti o di peso corporeo) cercando
ce –e proficuo per copertura- seguire reagisce con la stessa tecnica di evita- di farlo cadere all’indietro, anche con
sempre con lo scudo la direzione che va mento a sinistra (lo scambio avviene in l’aiuto dei piedi. Una volta a terra, dove
prendendo la punta dell’avversario, vici- un secondo), i due contendenti finisco- per lo più si atterra sul fianco destro, e
nissima, evitando così l’affondo. La no col trovarsi a mezzo metro o meno, quindi con la lancia bloccata al suolo, si
parata ottenuta con lo scatto della sini- petto contro petto. A questa distanza, è comunque privi di capacità di bran-
stra ad affondo partito è difficile anche con le lance costrette all’esterno dalla deggio dell’arma in asta, e di fatto iner-
con uno scudo leggerissimo a causa pressione degli scudi, il guerriero arma- mi, se non per la difesa dello scudo
della rapidità dei colpi di lancia, e que- to di pugnale o di spada corta, lascian- nella sinistra sollevata. In una tale posi-
sto offre un’utile indicazione sulla prefe- do cadere la lancia ed estraendo l’arma zione la disponibilità di una spada, spe-
renza per difese in materiali molto leg- secondaria con un gesto molto repenti- cie se non fissata sul fianco destro ma a
geri come il vimini. no, ma restando molto attento a mante- sinistra o sul petto, poteva essere di
L’area raggiungibile dalla distanza di nere una pressione del corpo contro notevole utilità, permettendo -lasciata
cm 120 è praticamente tutto il corpo, e l’avversario attraverso lo scudo e spin- la lancia- di cercare di mostrarsi ancora
tutta la gamba sinistra avanzata, piede gendo questi indietro a retrocedere, capaci di offendere, rallentando l’attac-

90
Le lance ed i giavellotti

co risolutore e, magari, consentendo di corpi, e far avvertire fisicità, forza, odore ti. Ove respinti, coloro che avevano più
rialzarsi se agili, cosa che invece la lan- ed emozione dell’avversario. avanzato venivano appoggiati dai vicini,
cia avrebbe intralciato. Se nessuno dei due contendenti tentava che peraltro ne impedivano l’aggressio-
Di fatto, nella palese difficoltà di sor- di interrompere lo scontro sganciando- ne alle spalle o sul fianco, mentre tra i
prendersi a distanza tanto ravvicinata si, è da pensare che al massimo entro due gruppi dovevano avvenire scambi
con un colpo inatteso della punta di qualche minuto, se non in una mancia- di lance e/o giavellotti: anche nell’Iliade
lancia, la risoluzione dello scontro dove- ta di secondi, qualcuno doveva necessa- si verificano casi in cui si getta la lancia
va spesso basarsi sulla capacità di eserci- riamente incorrere in un errore, espo- in direzione di un nemico, ma se ne
tare una spinta sul corpo dell’avversario nendosi così ad una ferita o alla morte. prende un altro vicino. Ettore ad esem-
per atterralo e lì finirlo, in una scherma I movimenti che gli eroi effettuano nel- pio scaglia la lancia contro Aiace, ma
molto povera ed in uno scontro marca- l’Iliade, uscendo da gruppi per andare a fallisce il colpo ed invece di lui “colpì
tamente fisico. Forse la tecnica di scon- duello per poi ritirarsi al loro interno se nella testa sopra l’orecchio coll’acuta
tro oplitico più recente trasse, proprio in difficoltà o per venire da queste soc- lancia Licofrone, mentre stava vicino ad
da questa precedente prassi di spinta corsi se feriti, o per facilitare lo sgancia- Aiace” (Iliade XV, 433-435).
corporea nei duelli, l’uso della pressio- mento, offrono una possibile indicazio- Ogni combattente dunque cercava pro-
ne fisica scudo contro scudo, corpo con- ne delle tattiche in uso anche nell’Italia babilmente di avanzare minacciando
tro corpo, con l’amplificazione della centrale della prima età del ferro, inte- con la lancia, se la controparte cedeva,
potenza erogata grazie alla sommatoria se a scontrarsi ma a limitare il numero seguito dai compagni, oppure ripiegava
delle forze su file. delle perdite. In caso di mischia gene- ottenendo protezione dal proprio grup-
Non è secondario rilevare che, in uno rale, senza file raggruppate e stanti, po se era ferito, se aveva rotto l’arma in
scontro con la lancia sopramano, come presso le quali ritirarsi, le perdite da asta, o se aveva perso lo scudo.
si ritiene in uso nella prima età del entrambe le parti dovevano essere Forse come in Grecia al momento del-
ferro, si ha la sensazione che sia impos- pesantissime, in quanto in ogni duello l’assalto alla lancia tra truppe appiedate
sibile uscire entrambi illesi dal confron- uno dei contendenti era destinato a i guerrieri
to, con quanto ne consegue sul piano restare invalidato o ucciso.
psicologico. “Offensive weaponry –the E’ molto probabile l’ipotesi che le schie- “cominciavano a coprire di corsa gli ultimi
spear mostly- required little expertise re si corressero incontro, ma che cercas- duecento metri, abbassavano la lancia e la por-
(«there was litte chance», Xenophon’s sero comunque di mantenersi abbastan- tavano al fianco tenendola sottomano (...) Col-
pendo in corsa con la lancia tenuta a quel
Cyrus dryly remarked, «of missing a za distinte, formando una sorta di “cor- modo si sfruttavano al massimo lo slancio e la
blow»” -Cyr, 2.1.16-18-)42”. Anche con done”, in modo da non venire presi sin- forza, e naturalmente risultava più facile man-
due aste spuntate ed arrotondate all’a- golarmente alle spalle, e di non restare tenere sia la velocità sia l’equilibrio43”. (...) (il
pice due contendenti sufficientemente troppo esposti da isolati, disarmati o guerriero) “toglieva la lancia dalla spalla e la
aggressivi si possono produrre ecchimo- feriti. Forse i guerrieri di ciascun grup- teneva sottomano, sia per rendere più agevoli
gli ultimi passi della carica, sia per poter por-
si e ferite superficiali; nella confusione po si tenevano a breve distanza o a con-
tare il colpo di lancia all’inguine o sotto lo
della lotta la punta metallica ed il filo tatto, muovendosi “in sciame” e seguen- scudo (...) Tuttavia, dopo che i due schiera-
tagliente potevano ferire anche con urti do l’avanzata dei più arditi, che del menti si erano scontrati, c’erano maggiori pro-
casuali. La distanza, inoltre, era talmen- reparto erano la punta, in una disposi- babilità di trovare uno spiraglio tenendo la lan-
te breve da mettere in contatto i due zione vagamente a semicerchio in avan- cia sopramano (...) (portando) il colpo dall’alto

91
La lancia, la spada, il cavallo

in basso al collo, alle braccia e alle spalle. Poi- sare che anche in guerra, almeno nel-
ché a quel punto non era più possibile sfrutta- l’avvicinamento al teatro di scontro,
re lo slancio, se si teneva il braccio alzato in
alcuni soldati portassero più di una
questa seconda posizione si era in grado di
imprimere al colpo energia sufficiente per arma d’asta con loro. Quale fosse l’uso
uccidere o per ferire seriamente il nemico44”. pratico di tali armi, e se in battaglia
venissero portate tutte contemporanea-
Ai lancieri si opponevano comunque, mente, è una questione di considerevo-
con buone possibilità di danneggiarne le peso sul piano della ricostruzione tat-
le aste, i guerrieri armati di spade e di tica. Se si trattasse di più lance da uso
asce; questi ultimi tuttavia erano esposti esclusivo di punta, andrebbe ipotizzata
al maggiore allungo dei lancieri, e alla una particolare tecnica di scontro
distanza erano praticamente indifesi. (oppure, vista l’assenza di immagini di
Alcune sepolture villanoviane hanno
reso più cuspidi di lancia (o più puntali) Un particolare del vaso a diaframma dalla tomba 23 dello Stradello della Certosa di Bologna -
a documento della deposizione di lance Bologna, Museo Civico Archeologico, e disegno che schematizza il guerriero
con due lance stampigliato sul vaso
in numero maggiore all’unità. Questa
osservazione ci introduce ad una com-
plessa discussione inerente da un lato il
valore simbolico della lancia -che
riprenderemo-; dall’altro ci porta a
valutare l’uso e la fattiva tipologia di gia-
vellotti da lancio, utili in più esemplari,
inducendoci ad esaminare le classi di
cuspidi e “puntali”, nonché le proble-
matiche di impiego delle armi d’asta da
punta e da getto.
Il valore simbolico di alcune lance,
come pegno di maturità o di valore
guerriero secondo usi italici e romani
(ovvero quale “decorazione” o frutto di
spoglie) potrebbe infatti offrire una
spiegazione alle deposizioni multiple di
esse nel significato di “pluridecorato” e
“valoroso” dello scomparso.
Tuttavia la presenza, su alcune effigi, di
armati con più “lance”, secondo un uso
peraltro attestato presso altre civiltà
coeve del Mediterraneo, induce a pen-

92
Le lance ed i giavellotti

lance impugnate alcune nella sinistra E’ possibile, in accordo con quanto rile- il getto a breve distanza, col quale si
ed una nella destra in scene di combat- va lo Snodgrass per il Medioevo elleni- possono ottenere risultati contro bersa-
timento, addirittura l’esistenza di un co46, che anche nell’Etruria villanoviana gli non protetti, sorpresi o dotati di dife-
“campo”, un luogo intermedio tra le le lance venissero usate indifferentemente se insufficienti contro un colpo potente.
sedi abitative ed il teatro di guerra, dove per il getto e per l’uso di punta. Infatti Il lancio infatti
venissero conservate le armi da punta anche nella Grecia omerica, a partire
“requires a strong arm but a light touch. The
supplementari, “di riserva”, per i guer- dal 900 a. C., si rinvengono nelle tombe grip therefore should be firm but not tight. As
rieri). Se si trattasse invece di giavellotti più lance, sul cui significato l’autore, the spear is raised to shoulder level, the wrist is
da lunga distanza si dovrebbe conside- anziché verso il pegno di benessere -pur bent so that the hand is palm up and the spear
rare la consistenza, l’organizzazione e ipotizzato-, propende piuttosto verso la is parallel to the ground. The shaft of the spear
l’effetto degli utilizzatori delle armi da testimonianza di una diversa tattica runs across the heel of the hand and between
the thumb and the first finger. All your fingers
getto negli eserciti del tempo, implican- d’ingaggio, “per cui la lancia veniva sca-
rest on top of the shaft while the thumb runs
do nella tattica militare villanoviana un gliata come fosse un giavellotto, e se ne along the lenght of the shaft. The spear should
primo ingaggio tra schiere opposte già portava più d’una47”. A prova di ciò be gripped at the balance point or slightly for-
a varie decine di metri; di notevole peso però egli adduce solo la presenza di ward. The throwing motion demands the coor-
sarebbe il poter stabilire se i guerrieri immagini dipinte, con caduti isolati tra- dination of the entire body and will require
portavano con sé sia lance che giavellot- fitti da lance, ed i passi omerici che cita- practice. For a right-handed person, the thro-
wing motion begins with the right foot a step
ti, ovvero entrambi i tipi d’arma. no eroi armati di “un paio di doùrata ”, ahead of the left. The spear is gripped as
La presenza di più lance nelle sepolture più probabilmente giavellotti. described above and held parallel to the
non è diffusa sino dall’inizio dell’età del Sembrerebbe comunque possibile che il ground with the hand slightly ahead of the
ferro in Italia centrale; le deposizioni più guerriero, dopo aver scagliato alcune right shoulder. From this starting position, the
antiche hanno una sola lancia o giavel- delle sue armi alla breve distanza tenes- left foot moves forward while the right hand is
drawn back as it would be when throwing a
lotto, mentre è solo più tardi che fanno la se l’ultima per l’uso di punta e di botta
football. The spear remains level or the point
loro comparsa le deposizioni multiple: (quale lancia). A simili considerazioni, e slightly elevated. As the left foot is toughing
“la presenza di due o tre lance è attestata, a ad alcune perplessità, giunge anche il down a step ahead of the right foot, the right
partire dell’VIII secolo avanzato, generalmen- Drews osservando che hip and shoulder begin to rotate to the left. At
te in corredi caratterizzati dalla presenza dello this point the arm, hand, and spear are driven
scudo e del carro, come si evince dall’analisi “Homeric warriors occasionally carry two dou- forward. Although this throwing motion is bro-
della necropoli veiente di Quattro Fontanili. E’ rata, throwing one and thrusting the other, but ken down here into steps, always remember
nota anche da raffigurazioni sia greche che whether that practice obtained in the real that this is to be a smooth, fluid, and well timed
locali, come l’olla dipinta della tomba di Boc- world we do not know. (...) One would suppose motion. The accuracy of your throw will
choris di Tarquinia, e soprattutto dalla nostra that a warrior who wished to throw a missile at depend to a great extent on your release and
fonte principale per l’età geometrica, cioè an opponent, before having to engage him follow through. The spear should feel as if it is
Omero, che a proposito di Eumeo descrive una with a thrusting spear, would bring to the batt- rolling from your fingertips as it leaves your
panoplia: «Io vado cercando per te uno scudo, le two quite different weapons48”. hand. This will ensure a light touch and will
due picche, un elmo di bronzo», descrizione impart a spin which will help to keep the spear
che trova conforto anche nella varie rappre- from wobbling in flight. The wrist should snap
In effetti, presso gli antichi ed anche forward and the arm and shoulder should be
sentazioni della donazione di armi ad Achille,
tema preferito dei rilievi delle casse dei carri da presso vari popoli primitivi di età con- fully extended in a straight line toward your
parata etruschi45”. temporanea, la lancia è usata anche per target. Your left foot will now be your forward

93
La lancia, la spada, il cavallo

foot and you should finish in a deep forward to -sulla base dell’ankyle, come ha ritenu- tre anulare e mignolo sono dentro il lac-
stance. Proper release and follow through will to il Warry52- è peraltro frustrata dall’ac- cio, ben distesi, ad effettuare una trazio-
give you the needed control over your thro-
curatezza della raffigurazione della ne sull’ankyle destinata a migliorare la
wing spear and will serve to guide it to its mark.
As you will find, the spear is easy to throw. Prac- mano destra e delle dita, per cui l’arma spinta. Da una tale posizione, così ben
tice is the key to polishing your tecnique and è sostenuta sottomano (ovvero punta in ritratta, è assolutamente impossibile scaglia-
improving your strenght and accuracy49”. avanti verso il pollice, lungo il fianco) re l’arma sopramano, da sopra la spalla
con pollice, indice e medio chiusi, men- come vuole la tecnica ginnica e la tradi-
Alcune immagini nella ceramografia
greca -sebbene dunque riferibili ad un
momento più tardo e ad un’altra cultu-
ra- pongono l’ipotesi dell’esistenza di
altre forme di impugnatura, di scherma
e di getto. Su una nota coppa a figure
nere della metà del VI sec. a. C.50 chi
scrive ha notato un guerriero in elmo
corinzio e scudo tipo Dipylon che impu-
gna nella destra un’arma d’asta dalla
lunga cuspide con lama foliata. All’asta
di quella che sembra a tutti gli effetti una
lancia -visto anche il resto della panoplia
e l’impugnatura sottomano- è legato un
laccio o ankyle nel quale, come nell’a-
mentum romano da giavellotti, il guerrie-
ro ha infilato alcune dita. L’impiego del-
l’ankyle o amentum non è estraneo all’Ita-
lia della prima età del ferro, infatti

“ai lati del Guerriero (di Capestrano) salgono


due pilastrini che recano a rilievo la rappresen-
tazione di altrettante lance: particolare interes-
sante è che entrambe hanno le aste munite di
un gancio in cui s’è riconosciuto quel fermo per
la correggia di cuoio –i romani la chiameranno
«amentum»- usata a rafforzare il lancio del gia-
vellotto. Le due armi del Guerriero saranno,
pertanto, da ritenere da getto, simili alla roma-
na «solis», anch’essa munita di un gancio51”.

L’ipotesi che l’arma ritratta nella coppa Particolare di coppa a figure nere della metà del VI sec.a.C., con guerriero che impugna
greca a figure nere sia stata un giavellot- sottomano una lancia con ankyle

94
Le lance ed i giavellotti

zione per il giavellotto, ed è anche cm, e dal peso di 410 grammi, priva di diametro di cm 3,5 circa e di 147 cm di
impensabile che il guerriero si potesse punta metallica e dall’estremità piatta. lunghezza, dal peso più rilevante, di
aiutare ad una elaborata manovra di Il legno di abete, nuovo e leggero ma circa 600 grammi. Di fibra sottile e com-
modifica di impugnatura (da una presa poco resistente alle forzature laterali, patta, quest’asta era costituita da legna-
inutile) con la sinistra, che è gravata dal dopo 6 tiri sopramano da una distanza me molto vecchio, e recava anche alcu-
pesante scudo e ad esso bloccata dal di circa 5 metri (dei quali alcuni sono ne fessurazioni longitudinali, ma la
bracciale e dall’impugnatura. riusciti a penetrare il bersaglio per lo forte stagionatura l’aveva resa molto
Per una completa conoscenza delle pos- spessore), si è fratturato diagonalmente robusta. Con questa, ancora senza
sibili impugnature ed impieghi della durante un tiro giunto sulla sagoma punta metallica, e dall’estremità arro-
lancia con amentum nel mondo antico non perpendicolarmente ma con incli- tondata, si sono effettuati dei tiri sopra-
nel suo complesso sono state dunque nazione. mano, poi sottomano con l’aiuto dell’a-
valutate sperimentalmente due ipotesi, La seconda sessione di tiro è stata fatta mentum, sempre alla distanza di 5 metri
ovvero che tale arma venisse impiegata, con un’asta di sezione ellissoidale dal dal bersaglio.
così come la vediamo sorretta, quale
lancia, da punta, solo sottomano ed
aumentandone l’efficacia di affondo
grazie all’ankyle, oppure che venisse sca-
gliata, come un giavellotto, ma con una
particolare tecnica da sottomano, pro-
babilmente con una traiettoria bassa e
tesa destinata ad una gittata brevissima.
La prima si è rivelata da subito infon-
data, in quanto impraticabile e svantag-
giosa per la debolezza dell’impugnatu-
ra nell’uso di punta a mo’ di picca.
Sono stati dunque sperimentati dei tiri
di lancia alla breve distanza, ponendo a
confronto l’efficacia, la precisione e la
potenza del tiro sopramano senza amen-
tum con quello sottomano, con amentum.
Per gli esperimenti di tiro si è usato,
quale bersaglio, un pannello di truciola-
to dello spessore di 8 mm e delle misure
di cm 100x180, sul quale è stata dise-
gnata una sagoma umana alta cm 173.
Una prima sessione di tiro è stata fatta
con un’asta lignea di sezione ellissoida- Due vedute del bersaglio a sagoma umana impiegato in sessioni diverse per prove sperimentali di
le, di circa 3 cm di diametro, lunga 196 tiro con lance utilizzate sottomano e sopramano

95
La lancia, la spada, il cavallo

Il posizionamento dell’amentum ha imperfetta impugnatura dell’amentum, do le braccia semiflesse; cm 110-145,


richiesto alcuni accomodamenti; inizial- l’asta non è giunta perpendicolare al torace, petto e spalle, oltre al braccio
mente infatti esso era stato fissato all’a- bersaglio. Comunque, i 7 tiri che non semiflesso; cm 145-173, testa.
sta al baricentro di essa stessa, facendo hanno perforato il bersaglio sono stati Pur tenuto conto che su 24 tiri solo 19
sporgere il laccio dove introdurre le dita tutti portati sottomano. Su 17 tiri da sot- sono effettivamente caduti entro la
verso il davanti dell’asta, per una lun- tomano con l’amentum, 10 hanno perfo- sagoma umana, si sono calcolati, per
ghezza di 12 cm. Con tale disposizione, rato il bersaglio; su 7 colpi sopramano una statistica sull’altezza di impatto,
tuttavia, la punta dell’arma si abbassava tutti hanno conseguito lo stesso risulta- tutti i tiri effettuati.
puntando verso terra. Per ottenere dei to. E’ molto interessante osservare che Due soli sono all’altezza della testa (dei
buoni colpi sottomano con l’impiego usando la stessa asta per sferrare un quali uno entro la sagoma), entrambi
dell’amentum si è dovuta arretrare la colpo a due mani da sottomano con la scagliati sopramano. Nella fascia che
legatura di questo all’asta in modo che massima forza applicabile (ovvero con comprende busto, addome e braccia
l’estremità del suo cappio libero, tenuto un colpo da picca) non si è riusciti ad sono pervenuti 16 colpi, tutti entro la
in trazione verso l’avanti per il lancio, ottenere la perforazione del pannello sagoma. Di questi, 11 erano al corpo e
con le dita inserite, corrispondesse al bersaglio. Sullo stesso pannello, per una 5 alle braccia e alle mani; in particolare
baricentro dell’asta. Per portare i colpi si verifica del potere di penetrazione di 7 nella fascia toracica (di cui 3 scagliati
è eseguito un passo, partendo da 6 altre armi, ed un confronto del potere sopramano e 4 sottomano con amentum)
metri e facendo partire l’arma da 5 di arresto tra le armi da pugno, in asta ed uno solo, effettuato con amentum,
metri dalla sagoma, tenendo inseriti nel e da getto, si è tentata la perforazione nell’avambraccio. Quattro colpi erano
laccio, in posizione sottomano, l’anulare con un’arma da pugno a daga, in ferro arrivati nella fascia del ventre (tre da
ed il mignolo. La mano destra regge (lunghezza 20 cm, spessore 4 mm, lar- sopramano ed uno solo dal basso, con
dunque l’asta con indice e medio davan- ghezza massima 40 mm). Si sono otte- amentum); quattro erano alla mano sini-
ti al baricentro, pollice ad anello, ed nute, su 5 tentativi, due incisioni mini- stra, portati da sopramano. Se gli arti
anulare e mignolo entro l’amentum ben me, una larga 2 cm, una di 3 cm, ed una superiori avevano subito 5 colpi, quelli
teso. Al lancio, il braccio ruota avanti di 4 cm, ovvero quanto la lama stessa. inferiori ne avevano subiti 6, dei quali
salendo, e le dita nell’amentum fanno da Appare chiaro che il potere di penetra- però solo 2 entro la sagoma; tra i quat-
propulsore, aumentando la forza del zione di una lancia scagliata, anche tro all’altezza della coscia –tutti da
colpo. senza punta metallica e non aguzza, è sopramano- erano compresi i due colpi
Una volta affinata la tecnica di tiro con notevole rispetto al peso ed alla mode- a bersaglio, mentre quelli agli stinchi
le diverse impugnature, (sopramano, sta velocità del proietto. erano 2 –uno sopramano, uno sottoma-
sottomano, sottomano con amentum) la Valutando le zone di arrivo dei colpi sul no con amentum- ma entrambi esterni
maggior parte di colpi, pur senza punta bersaglio –come si vede in illustrazione- alla sagoma.
all’asta smussata, sono riusciti a perfora- si è provveduto a dividere l’altezza della Nel complesso emerge che la “rosata”
re gli 8 mm di truciolato, e penetrando sagoma in cinque fasce: cm 0-45, dal di tiro si concentra tra le clavicole, in
in più casi per oltre 15 cm oltre la super- piede al ginocchio; cm 45-75, dal ginoc- alto, e l’inguine in basso, ovvero nel
ficie. Su 24 colpi solo 7 non hanno chio alla coscia; cm 75-110 dall’inguine “bersaglio grosso”. In quest’area, non-
avuto effetto perforante, e si è trattato al limite inferiore della cassa toracica, ostante il getto da sottomano, si con-
per lo più di tiri in cui, a causa di una oltre all’avambraccio con mano tenen- centrano anche quasi tutti i colpi sca-

96
Le lance ed i giavellotti

gliati con la particolare tecnica con l’a- cio da sopramano mostra di raggiunge- possibile trarre dalla lettura dei poemi
mentum dedotta dal vaso greco arcaico re con facilità tutte le zone corporee del- omerici. Lo studio del Botto Micca ha
(e comunque, nonostante la presenza l’avversario. Vale la pena di notare che pazientemente ricavato dati sulle ferite
dell’amentum, non attestata in Etruria tutti i colpi, meno i due agli stinchi riportate dai guerrieri nell’Iliade, ed ha
né in epoca villanoviana né dopo, allo (ovvero: circa il 92%) avrebbero potuto ricavato che, per le ferite leggere, 19
stato attuale). Se l’altezza delle cosce è essere parati con l’impiego di uno volte queste sono state provocate da una
facilmente raggiunta, lo sono meno gli scudo del diametro minimo di 45 cm. lancia, 6 da freccia, 4 da un sasso, e tre
stinchi e la testa, dove la ridotta ampiez- A questi dati frutto di una autonoma tra cadute, urti e corpi contundenti. Per
za del bersaglio (con la mobilità del sperimentazione, si possono utilmente le ferite gravi con esito letale la lancia
guerriero) rendeva il tiro difficile; il lan- aggiungere e confrontare quelli che è risulta impiegata in 91 casi, 23 la spada,

Distanza: 5 m
cm 173 Totali

2
145-173 cm 0

3
110-145 cm 5

7
75-110 cm 1

4
45-75 cm 0

0-45 cm 1

Totale: 24
Legenda
lancio sottomano con amentum
Legenda delle aree colpibili con lancia a 5 m
lancio sopramano
area di arrivo colpi sottomano con amentum
area di dispersione colpi sottomano con amentum (in chiaro la zona più colpita)
area di arrivo colpi sopramano
area di dispersione colpi sopramano (in chiaro la zona più colpita)

Risultati delle prove di tiro di lance utilizzate Applicazione esemplificativa delle aree di arrivo dei colpi
sottomano e sopramano della sperimentazione di tiro su una sagoma di guerriero

97
La lancia, la spada, il cavallo

10 la freccia, e solo 4 il sasso. Esami- bronzo; intorno alla punta della lancia si Anche in tutt’altro luogo e tempo –ad
nando le zone raggiunte dai colpi mor- spezzò l’elmo coperto da folta criniera di esempio presso i Maori- le lance sca-
tali con la lancia, risulta che la “casisti- cavallo, l’elmo colpito dalla grande lan- gliate penetravano scudi e difese con la
ca” omerica individua 18 tiri letali al cia robusta, ed il cervello sanguinolento loro forza; in Australia gli studi degli
torace, 28 alla testa, 25 all’addome, 4 usciva dalla ferita lungo il cannone”. etnologi della fine dell’Ottocento
all’omero destro, 3 all’omero in genere, Il già rilevato potere di penetrazione hanno registrato alcuni combattimenti
uno che colpisce al contempo omero e della lancia emerge anche là dove Aiace semiritualizzati dove
mano, uno all’anca, uno alla gamba, 6 Telamonio uccide Simoesio (IV, 480-
passanti al dorso-torace, 3 al dorso. 483): ”Egli infatti lo colpì per primo, “la lotta procedeva in modo irregolare, ma di
“Come si vede la lancia è l’arma più letale, fatto
mentre giungeva (cioè d’incontro), nel solito si cominciava con armi da lancio, poi i
petto presso il capezzolo destro; e la lan- contendenti si avvicinavano tra loro per duel-
questo comprensibile pensando alla tattica, alle
lare con la spada. A volte però l’intera contesa
armi difensive dei guerrieri ed alla costituzione cia di bronzo uscì di dietro attraverso la
si svolgeva a distanza: venivano lanciati boo-
dell’arma stessa. La tattica infatti preferiva la spalla”; similmente anche Idomeneo merang, mazze e giavellotti. Quei selvaggi
lancia (...) aveva il grande vantaggio del mag- uccise Alcatoo colpendolo “con la lancia sono molto abili nel parare (...ma) invece i gia-
giore peso e quindi della maggior penetrabili- nel mezzo del petto e gli squarciò la vellotti trapassano uno scudo con facilità e a
tà attraverso le armi difensive (...) era scagliata
corazza di bronzo, che prima gli teneva volte giungono a ferire chi lo porta, il quale
più da vicino e la sua massa le permetteva di
lontano dal corpo la morte. Allora viene allora considerato fuori combattimento
perforare lo scudo o l’elmo o la corazza. (...) La
(...) Durante il borbobi -duello- seguente, un
lancia (…) (come risulta dai poemi omerici) risuonò scoppiando forata dall’asta.
uomo fu trapassato da un giavellotto54”.
perforava con abbastanza facilità lo scudo e Questi cadendo diede rumore e la lan-
sovente anche la corazza retrostante e così pure cia era piantata nel cuore, che palpitan- Secondo alcune ipotesi, in area etrusca
attraversava il casco penetrando nel cervello. ed italica nella prima età del ferro la
do agitava l’estremità inferiore dell’ar-
Questa forza di penetrazione è dimostrata
ma” (VIII, 438-444). Anche i colpi di lancia, che pure abbiamo visto avere
anche dal fatto che tutte le volte, in cui la lan-
cia colpiva una parte scoperta, la attraversava lancia al ventre erano mortali pur attra- diffusione notevole e che da vari dati e
completamente53”. verso le protezioni; Idomeneo uccise anche dalle tavole iguvine -come
Evomao che “colpì nel mezzo del ven- vedremo più ampiamente nel capitolo
Ovviamente non è il caso di riportare tre, ruppe la cavità della corazza ed il sulle tattiche- risulta essere stata
tutti i passi omerici in cui la lancia è bronzo si conficcò attraverso gli intesti- appannaggio di ampia parte dei giova-
impiegata per ferire l’avversario; può ni” (XIII, 506-508). Nemmeno gli scudi ni55, non sarebbe stata impiegata che
essere interessante accennare solo all’at- resistono all’urto: Adamante scaglia la da una cerchia di guerrieri negli eser-
testazione esplicita di colpi portati lancia contro Merione, colpendone lo citi. Sulla lancia scrive infatti il Fossati:
sopramano (Iliade XI, 420-421) da Ulis- scudo che si rompe nel mezzo (XIII, “i guerrieri villanoviani fecero largo
se che “per primo coll’acuta lancia assal- 563-567); Alcimedonte “vibrò la lancia uso di quest’arma da urto, che tuttavia
tandolo ferì dall’alto in giù nell’omero dalla lunga ombra, e colpì nello scudo era prerogativa dei combattenti più
l’egregio Deiopito”, e che gli elmi non eguale d’ogni parte (rotondo) di Areto; pesantemente armati, e quindi delle
sembrano aver resistito granché ai colpi quello non fermò l’asta, ma interna- classi più elevate56”.
di lancia se Aiace Telamonio (XVIII, mente passò il bronzo ed attraverso la I fatti e le statistiche -assieme ai quanti-
293-300) uccise Ippotoo colpendolo “da cintura penetrò nella parte inferiore del tativi di cuspidi dalle deposizioni e dai
vicino attraverso l’elmo dalle guance di ventre” (XX, 516-520). ripostigli ed alle loro associazioni di

98
Le lance ed i giavellotti

contesto- smentiscono nettamente tale que il giavellotto un’arma penetrante e quindi più piccole dimensioni delle lance, dun-
ipotesi assieme alle fonti letterarie ed la principale, direi quasi essenziale sua qualità, que secondo un parametro del tutto
deve essere quella appunto di penetrare pro-
epigrafiche; la notazione sulla precoce diverso da quelli or ora ricordati. Nell’i-
fondamente. E’ necessario quindi che sia prov-
distinzione di ruoli militari diversi in visto d’una punta molto aguzza e di spigoli conografia villanoviana è effettivamente
connessione con lo status economico ed acuti59”. attestato un guerriero, rappresentato su
il potenziale di acquisto d’armi è da una stampiglia della ceramica bologne-
tenere in considerazione, ma in un con- Nei fatti, non è semplice rintracciare se (risalente alla facies villanoviana loca-
testo opposto, ovvero in cui la lancia è senza dubbi i giavellotti tra i reperti rin- le coeva all’Orientalizzante tosco-lazia-
l’arma leggera ed economica di “base”. venuti; sono di fatto attestati esemplari le), che reca due brevi armi astate con
La diffusione della lancia è infatti ben villanoviani di “puntali” apparentemen- piccola cuspide foliata, ma se queste fos-
dimostrata in varie necropoli villanovia- te da tallone molto allungati ed aguzzi sero da getto o da botta è ignoto. Secon-
ne ed anche nelle varie zone della ben (tra gli esemplari da Vetulonia e Popu- do questa seconda ipotesi la punta del
indagata necropoli Lippi di Verucchio lonia ve ne sono di lunghi fino a 32 cm) giavellotto sarebbe stata
di VIII-VII sec. a.C., dove le tombe la cui destinazione d’uso, secondo alcu-
“formata dalle stesse parti costitutive della
maschili presentano varie associazioni ni autori, potrebbe ipoteticamente esse- punta di lancia. Se ne differenzia per le dimen-
di armi, più o meno complesse, tra cui re stata quella di cuspidi di giavellotti60 sioni minori e quindi la funzione esclusiva di
lancia, asce, ed altri elementi offensivi e (senza lama); peraltro la presenza di arma da lancio. L’individuazione di un’arma
difensivi; tuttavia “l’elemento fisso è “puntali” rinvenuti senza la cuspide come lancia o come giavellotto deve avvenire
costituito dalla lancia57”. D’altronde, foliata indica obbligatoriamente che esi- in base allo studio non solo tipologico, ma
anche statistico delle dimensioni delle armi di
nell’ipotesi di un pur embrionale schie- stevano armi d’asta atte a ferire senza
queste classi in un determinato complesso62”.
ramento, la lancia si pone come arma lama (sia che per ferire si usasse il “pun-
particolarmente valida per un reparto tale” aguzzo, sia che si utilizzasse invece I parametri di distinzione risultano dis-
collettivo, come testimonierà il più l’altra estremità lignea aguzza). Di tale cussi anche nello studio del Drews sulla
tardo schieramento oplitico58. avviso pare anche il Fossati, per il quale fine dell’età del bronzo nel Mediterra-
Nell’analisi delle armi in asta presenti nei giavellotti di facies villanoviana neo orientale, dove dei giavellotti si esa-
nell’Etruria villanoviana e nell’Italia minano aspetti e misure per più pagi-
della prima età del ferro, debbono esse- “le forme prevalenti delle cuspidi bronzee, lun- ne63 concludendo che essi, armi impor-
ghe dai 18 ai 30 centimetri, erano a cono
re tenuti in debito conto anche i giavel- tanti e quasi di ruolo-chiave nel tra-
allungato, oppure a piramide allungata con
lotti, sebbene si sia già parlato, per le alette. E’ però difficile a volte poter distingue- monto militare delle civiltà del bron-
lance, del probabile uso anche di esse re un calzuolo di lancia da una cuspide a cono zo64, vadano riconosciuti nelle punte
per il getto a breve distanza. Volendo allungato di giavellotto61”. ellittiche di circa 11 cm (o meno) di lun-
distinguere il giavellotto dalla lancia va ghezza, e che, se hanno un attacco a
ricordato che esso Diversamente, gli estensori del diziona- cannone, è la sottigliezza del canale
rio terminologico dei reperti della interno ad indicarci l’uso di tali punte
“a differenza della lancia è un’arma da getto; e prima età del ferro, secondo i dettami per giavellotti piuttosto che per lance.
mentre lo scopo offensivo della lancia provvista
di lame più o meno espanse, è di aprire una
dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Per questo studioso, in Italia i più anti-
ferita larga e lacerante, quello del giavellotto è Documentazione, hanno identificato le chi esemplari risalirebbero al terzo
di fare una ferita piccola ma profonda. E’ dun- punte di giavellotto in cuspidi foliate di quarto del II millennio a. C. e, in asso-

99
La lancia, la spada, il cavallo

ciazione coi dati dal mondo miceneo, timore nelle file avversarie68. Abbiamo “i giavellotti erano (...) armi prettamente da
indicherebbero -per il Drews- una pro- già visto, parlando degli scudi, come lancio, lunghe in media dagli 85 ai 95 centi-
metri. Ogni guerriero ne portava fino a tre, a
venienza del tipo con innesto a canno- queste difese potessero essere rese
volte più, e poteva scagliarli a 40-50 metri di
ne dall’area balcanica65. inservibili dai giavellotti come accadde distanza, se debitamente addestrato; la gittata
La scarsa univocità dei parametri di agli Elvezi che si scontrarono con le era inferiore se il tiro avveniva da cavallo”71.
distinzione tra lance e giavellotti repe- truppe di Cesare. Similmente, anche
riti in Etruria ed altrove nel mondo negli scontri tra formazioni oplitiche Indicazioni molto simili sulla lunghezza
antico sembra per certi versi fare elleniche e manipoli romani con pila, dei giavellotti –“92 cm circa”- vengono
comunque eco alla pari scarsità di dati “these could penetrate armour or anche dal Capretti72. La distanza di lan-
distintivi tra le due armi presente nelle weight down a shield as the neck of a cio per essi, come per i pila dei Romani,
opere omeriche. Qui infatti le lance - pilum would bend under the impact69”. poteva essere quella di circa 35 metri73.
indicate come ègkos o dòru- sono con- Tuttavia, sotto la caduta dei giavellotti, La tecnica di lancio del giavellotto dove-
traddistinte da aggettivi piuttosto gene- l’armamento leggero dei guerrieri della va essere all’incirca quella impiegata
rici: al primo termine si associano indi- protostoria italica si mostrava estrema- negli usi ginnici etruschi più tardi, e vari
cazioni come “dalla lunga ombra”, mente utile per potersi muovere agil- studiosi sono concordi nell’accomunar-
“lungo”, “aguzzo”, “pesante”, “gran- mente e sfuggire ai dardi. Similmente, la a quella attualmente impiegata nel-
de”, “poderoso”, “forte”; al secondo in alcuni scontri tra i Dugum Dani del- l’uso sportivo:
invece “aguzzo” e “guarnito di bronzo”. l’Irian, in Nuova Guinea,
“il lanciatore agisce in questo modo: scatta in
Si è ritenuto, vista l’insistenza associata avanti e corre veloce verso il nemico, tenendo
al primo termine su indizi di pesantez- “frecce e zagaglie volano per l’aria, ma vengo-
l’attrezzo orizzontale, più o meno all’altezza
za, che ègkos fosse la lancia e dòru il gia- no abilmente schivate (…) Poiché tutti si sfor-
della propria testa, quindi si arresta brusca-
zano di evitare frecce e lance e di coprire i com-
vellotto, ipotesi a cui porta sostegno la mente, bilanciandosi sulla gamba destra men-
pagni che abbiano già lanciato le zagaglie, i
notizia che coloro che combattevano tre la sinistra è tesa in avanti e infine, col mas-
combattenti sono in perenne movimento e
con due armi da asta portavano delle simo di contrazione muscolare, effettua il tiro
vengono sostituiti continuamente da altri, in
la cui forza propulsiva è accresciuta dallo slan-
doùrata, dunque dei giavellotti, mentre modo da potersi riprendere70”.
cio della corsa (...) Ma c’è un altro tipo di tiro
mai si legge di più ègkoi66. Resta che, diversamente da quello in linea retta, ese-
comunque probabile che presso molti Pur non disponendo di giavellotti inte- gue una parabola in alto per poi ridiscendere.
popoli antichi, come presso gli Sciti, gri o di cui sia certa lunghezza e diame- In tal caso il lancio avviene non tenendo il
“shorter spears, about 1,7- 1,8 metres tro, è da presumere che il peso dell’ar- pilum orizzontale sulla testa, ma tenendolo in
ma si aggirasse intorno al chilo o meno posizione semiverticale”74.
long, were used both for throwing and
for thrusting (…) thrown by a trained (misura presente nel pilum romano più
hand, such spears could kill or wound tardo, e grosso modo conservata anche La presenza del laccio steso lungo l’asta
at ranges up to 30 metres67”. nel pur più lungo giavellotto sportivo o avvolto attorno ad essa (ankyle o amen-
L’uso di armi da getto consente tattica- odierno di 800 grammi), sufficiente a tum) più tardi in uso in Grecia, Etruria e
mente di tentare di evitare il corpo a dare il necessario impatto in ricaduta Roma per dare una maggior spinta
corpo, e può inferire al nemico un tal senza rendere il lancio affannoso per all’attrezzo ed un moto rotatorio stabiliz-
numero di perdite da spingere alla riti- sforzo e breve per gittata. Secondo il zante, come si è detto non è riodo atte-
rata, o quanto meno può instillare il Fossati nella fase villanoviana stata in Italia per la primissima età del

100
Le lance ed i giavellotti

ferro, seppure sia da alcuni ipotizzata75, tra i quali la configurazione del suolo; sione di un tale lancio viene utilizzata la
e risulti già pienamente presente in aree ancora alla fine del V sec. a. C., nella resistenza della spalla stessa, assieme
del Mediterraneo orientale76. Questo battaglia del Pireo (Sen., Hell., II, 4, 11- alla spinta del braccio, le cui forze con-
particolare “propulsore” era impiegato 20) Trasibulo era conscio che ai guer- giunte vengono istantaneamente libera-
anche nei giavellotti dei peltasti traci del rieri costretti ad avanzare in salita è par- te all’unisono, seguendo il movimento
V sec. a.C., che dietro il loro scudo leg- ticolarmente difficile scagliare il giavel- fino alla fine. Sarà comunque il caso di
gero di vimini coperto di pelle di capra lotto, mentre sono avvantaggiati con ricordare, come si è già osservato consi-
o pecora –rotondo o con un intaglio tale arma coloro che sono in posizione derando il getto della lancia con amen-
lunato- ne portavano più esemplari. dominante. tum da sottomano, che potevano anche
In caso di guerriglia e di agguati, inol- esistere in passato altre tecniche in
“Although they are conventionally illustrated tre, i guerrieri giunti in appostamento seguito scomparse.
with only two, it is clear from accounts of batt- furtivo a pochi metri dall’obiettivo, non Il fatto che tutte le punte ipotizzabili
les in various ancient texts that more were car-
possono rischiare di rendersi visibili con come idonee ad un giavellotto rinvenu-
ried, the number depending on their lenght
which varied between 3.5 ft (1,1m) and 5 ft (1,6 una corsa finale o con un vistoso movi- te nel IX-VIII sec. a. C. non abbiano
m) (...) The missile is gripped lightly with the mento di arretramento del braccio alcun elemento conformato ad arpione
third and fourth fingers while the second and prima del lancio. La necessità di colpire dimostrerebbe, secondo alcuni, che “a
first are inserted into the loop of the thong that prima che il bersaglio di un agguato warrior with only two or three javelins
is bound round the shaft. The thong adds noti qualunque movimento ha suggeri- would perhaps have retrieved each of
greater leverage to the delivery, significantly
improving the mechanical efficiency of the
to la tecnica -ancora in uso presso alcu- them several times during a skirmish”
throw. The twist imparted also greatly aids the ni popoli e negli addestramenti militari essendo “designed for easy rectrac-
accuracy of the missile77”. di sopravvivenza- di arretrare molto tion78”.
lentamente il braccio senza oltrepassare E’ inoltre importante rilevare che,
Il lancio di giavellotti, comunque, pote- la spalla, giacché superarla costringe- accanto al giavellotto lungo come una
va essere reso difficile da vari problemi, rebbe a girare il corpo. Come propul- lancia (sul tipo del pilum romano) esiste-

Sequenza di lancio di un giavellotto con ankyle o amentum da parte di un peltasta

101
La lancia, la spada, il cavallo

va nell’antichità79 senza però attestazio- presenti nelle sepolture dall’VIII secolo infantry. Naturally if he was a trooper certain
ni nell’Etruria villanoviana un altro tipo contemplano la compresenza di armi adaptations were necessary when firing a mis-
sile weapon from horseback. (...) A number of
di “giavellotto”, sul genere di quello offensive, difensive e di morsi di cavallo,
facts relating to the weapon itself would need
noto a Roma come iaculum, ovvero un ma l’impiego contemporaneo di questa to be taken into account. The lightweight jave-
dardo lungo poco più di un metro (due panoplia non è esplicito e l’iconografia lin used in exercises 36-9 of the Tactica would
cubiti per Polibio) e sottile come un villanoviana, in realtà, non offre alcun only be accurate over a short distance, but
dito, tanto che due potevano essere dettaglio riguardo le armi offensive dei could carry further provided it was not adver-
facilmente stretti nel pugno chiuso. Per cavalieri. D’altronde il guerriero a caval- sely affected by winds. The heavier weapons
would have had a shorter range, but have been
alcuni studiosi, pur in assenza di prove lo -quello dell’askos Benacci ha chiara- more accurate. (...) However, as a general rule
certe, erano già presenti in area villano- mente elmo e scudo- al termine del suo the lighter weapon, such as that used in the
viana tali spostamento o della sua carica non rapid-fire javelin exercises, would have kept its
poteva non entrare in combattimento, e nose up longer, and have gone further before
“piccoli giavellotti o dardi a mano, calcolabili quindi doveva con ogni probabilità con- reaching its zenith and starting on its down-
in una sessantina di centimetri di lunghezza, dividere l’uso delle armi da offesa con il ward flight. The noses of the longer, heavier,
tipici soprattutto della cavalleria leggera in shafted and headed weapons such as the spear
resto dei guerrieri. and lance would have been on an upwards tra-
quanto atti ad essere portati e scagliati con più
facilità da un combattente montato; questi La complessità dell’addestramento jectory for a shorter time, coming down sooner
dovevano essere quasi esclusivamente equestre, con la cavalcata a pelo e senza and more rapidly. The heavier weapons would
lignei80”. staffe, doveva essere ancora maggiore have been easier than the lightweight javelin,
per l’apprendimento dell’uso di armi; and provided the aim was good the impact
Usato inoltre dai velites romani in epo- would have been more certain, and more deva-
ciononostante varie cavallerie del passa-
stating, because of its weight. (...) Javelins with
che più tarde, il getto di tale piccolo to facevano uso di armi da getto, e deficiencies in manifacture tend to fall short,
dardo poteva aprire gli scontri tra grup- “Xenophon raccommends that the curve off target, rotate of the centre of the tar-
pi ancora a considerevole distanza; lo si rider remains upright in order that he get, and prevent consistency of impact84”.
poteva scagliare senza arrestare la corsa may throw his javelin more vigorously.
verso i nemici, e non impediva al guer- In the previous phrase he also raccom- Se stare in groppa al cavallo senza sella
riero di sostenere uno scudo. Arma effi- mends gripping with the thighs, but in e staffe era complesso, ancor più dove-
cace contro grossi bersagli poco protet- his day the horned saddle that aided va esserlo restarci effettuando i movi-
ti81, poteva comunque dare ottimi risul- seat security (di epoca romana) had not menti necessari per scagliare i giavellot-
tati anche contro bersagli isolati se been developed83” . ti, che la cavalleria romana più tarda
impiegata da abili tiratori, come i Galli, In effetti anche presso la cavalleria portava in una sorta di ampia faretra
e da tutti coloro che vi si fossero lunga- romana, pur ben più tarda, l’addestra- (appesa all destra del cavallo, dietro la
mente allenati, specie per usi di cac- mento previsto da Arriano nella sua Ars coscia destra del cavaliere) ma che, in
cia82. Tactica è principalmente relativo a tre assenza di sella, fu senz’altro assente in
La lancia ed il giavellotto non furono armi in asta, Etruria in ogni tempo:
armi destinate esclusivamente alla fan- “the short-shafted lightweight javelin, the hea- “A good body position had to be mantained -
teria, ma nell’antichità vennero impie- vier, longer spear, and the lance. All three nee- torso erect, chest tall and proud, head level and
gate ampiamente -specie i giavellotti- ded similar basic tecniques, which applied eyes following the left side. If the head, and
anche dalla cavalleria. Le associazioni equally whether the man was in the cavalry or hence the eyes, was tilted back the throw could

102
Le lance ed i giavellotti

have been too high. The upper-body position made with full body power behind them put romana; se ciò fosse accaduto, comun-
would have been as advised by Xenophon, and less stress on the elbow and shoulder joints que, la loro tattica di gruppo non pote-
corroborated by John Trower: «Throw forward than casts made mainly with the force of the
the left shoulder, draw back the right shoulder, arm, as would have been more likely with the
va che essere elementare, ovvero
rise from the tighs and let the javelin go with lightweight javelins85”. “the typical hit-and-run tactics of light-horse
the point slightly raised». If the left shoulder skirmishers who zoned in from a distance with
had not been thrown forward sufficiently, due Il getto di armi d’asta da cavallo aggiun- a hail of missiles, and left the scene, still in
to the impediment of the shield, the release of geva, com’è ovvio, ulteriore energia command of their situation, loosing an
the weapon would have come too soon, accu- cinetica al colpo, rendendolo molto più «almost» partian shot as they wheeled away to
racy would have been lost, and less power put the right, ready to re-group and come in again
behind the cast. The line of the left shoulder
penetrante;
on the straight. (...) a devastating hail of jave-
and arm is important because it is used to sight lins delivered by a whole unit of javelineers on
“The heavier weapon was capable of transmit-
along, and should be in line with the target. the attack, yet still at a distance that kept them
ting a greater poundage not only because of its
Even with a shield this would still apply. Natu- clear of anything except similar weapons.
extra size and weight but also because of the
rally during this phase the bridle rein would be
greater thrust needed to launch it. Far more of Again adapted from a foot unit, and no doubt
very slack as the left arm was advanced for-
the trooper’s body weight would have been uti- assisted into the Roman cavalry ranks by bor-
ward. As the right shoulder was drawn back (...)
lized to impel it onwards, and this would have rowings from previous enemies skilled in firing
the trooper would have needed to be careful
been greatly assisted by the energy released by javelins, the alae sought to turn the weapon to
not to have twisted from the hips, and have
kept his lower legs from giving unwarranted the speed and weight of the horse. The greater their own use87”.
aids, or his horse could have veered off course. the horse’s momentum the more power could
Ideally the grip on weapon shaft should have have been put behind the cast. A mistimed Questa tecnica semplice, e simile a quel-
been approximately one-third down the shaft blow (in esercitazione) on the head of either man le presenti nelle fanterie leggere anche
from the head with the lightweight weapon. or horse could have caused either a very nella prima età del ferro, dette luogo ad
With the more solid spear and the lance the serious injury, or even death. (...) The speed of
a foot javelineer prior to the throw was very uno degli esercizi che Arriano, nella sua
grip would have been further from the head,
but not quite as much s halfway along the important. The speed of the horse definitely opera Ars Tactica relativa all’addestra-
lenght. The angle of release would have varied lent power to the cast. As it leaves the hand the mento della cavalleria romana, descrive
according to the weight and lenght of the wea- speed of a modern man’s javelin weighting 800 tra quelli ancora praticati ai suoi tempi
pon. For the lightweight javelin the angle grams is between 27 and 30 meters a second. A -il testo è del 136 d.C.- col nome di petri-
would have been elevated to a point between speed of 33 metres per second is exceptional.
chin and nose, and for the heavier, longer wea-
nos, ed in particolare da parte del
Loss of force occurs in flight. As it reaches its
pon to a point just above the eyes and below highest point, before starting on its downward secondo reparto nel primo movimento:
the hairline. The arm should have been drawn flight, it is travelling at approximately 9.81 “These attacks from Team B would
back as far as possible before release, and the metres per second86”. have appeared as isolated sting-and-run
weapon held with the shaft resting in the palm, attacks, the favoured type of light-hor-
the fingers closed around the shaft, the hand Non è noto, come si è detto, se i cava- semen assault so well documented from
turned in for a good elbow and shoulder posi- lieri della prima età del ferro ricorresse-
tion, and the thumb placed down the lenght of many of the battles fought between
the shaft. The fingers should have held the
ro già al combattimento da cavallo con Rome and her eastern enemies, espe-
shaft firmly, but at the same time should have l’uso di giavellotti, con una preparazio- cially the Parthians88”.
been relaxed. (...) A good position was more ne per certi versi simile a quella sopra
important with the heavier weapon. Casts descritta per la più tarda cavalleria

103
La lancia, la spada, il cavallo

Note col nemico, si veda ancora Hanson, L’arte 61.


occidentale della guerra, cit., pagg. 98-99. 41 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit.,
22 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit., pag. 95.
1 Heidi Knecht, Tecnologie della caccia nel pag. 99. 42 Hanson, The Oher Greeks, cit., pag. 245.

Paleolitico superiore, in “Le Scienze”, n. 313, 23 Minto, Populonia, cit., pag. 65 43 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit.,

settembre 1994, pag. 72. 24 Talocchini, cit., pag. 11. pag. 178.
2 Graeme Barker, Ambiente e società nella Prei- 25 Bartoloni, La cultura villanoviana, cit., pag. 44 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit.,

storia dell’Italia centrale, Roma, 1984, pag. 89. 196. pag. 95.
3 Si veda in Emmanuel Anati, Arte preistorica 26 Capretti, Il mondo tecnologico e militare, cit., 45 Bartoloni, De Santis, La deposizione di scudi

in Valtellina, Sondrio, 1967, pagg. 91 e segg. pag. 23. nelle tombe, cit., pag. 279.
4 Musashi, Il Libro dei Cinque anelli, cit., pag 27 Si veda Snodgrass, Armi e armature dei 46 Snodgrass, Armi e armature dei Greci, cit.,

31. Greci, cit., pag. 46. pag. 46 e segg.


5 Vedi Vincenzo D’Ercole, La guerra nella pro- 28 Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 48. 47 Snodgrass, Armi e armature dei Greci, cit.,

tostoria dell’Italia centrale, in “Papers from the 29 Drews, cit., pag. 191. pag. 46.
EAA Third Annual Meeting at Ravenna 30 Poggesi, Il Guerriero di Prato Rosello, cit., 48 Drews, cit., pagg 191-192.

1997”, Oxford, 1997. pag. 73. 49 James W. Madden, The art of throwing wea-
6 Si veda in Drews, cit., pag. 191. 31 Stefano Giuntoli, La necropoli di Podere del pons, Boulder, 1991, pagg. 24-27.
7 M.J. Swanton, A corpus of pagan Anglo-saxon Lago, in “Museo Archeologico - Massa 50 Illustrata in Warry, Warfare in the Classical

spear-types, Oxford, 1974, pagg. 3-4. Marittima”, Firenze, 1993, pag. 120. World, cit., pag. 13 ed in sovraccoperta.
8 Seguendo Saulnier, cit., pag. 32. 32 Fossati, cit., pag. 16. 51 A cura di Valerio Cianfarani, Antiche civiltà
9 Antonio Minto, Populonia, Firenze, 1943, 33 Ringrazio per questa notazione la consu- d’Abruzzo, Roma, 1969, pag. 19.
pag. 65. lenza di Renato Martinelli, la cui esperienza 52 Warry, cit., pag. 13, didascalia.
10 Marco Balbi, L’esercito longobardo, Milano, di falegnameria mi è stata utile anche nel 53 Botto Micca, Omero Medico, cit., pagg. 61-

1991, pag. 46. corso degli studi sulla realizzazione di scudi 62.
11 Vedi Roberto Pecchioli, Analisi radiografi- in commesso ligneo. 54 Da C. Lumholtz, Among Cannibals. An

che, in “Artimino: il Guerriero di Prato 34 Ugo Fasolo, in “S. E.” IX, 1935, pag. 267; account of Four Years’ Travels in Australia and of
Rosello”, cit., pag. 101. S.E. XII, 1938, pag. 237; S.E. XIV, 1940, Camp Life with the Aborigines of Queensland,
12 Fossati, cit., pag. 15. pag. 305; S.E. XV, 1941, pag. 267; S.E. London, 1890, pagg. 123-127, come ripor-
13 Talocchini, cit., pag. 9 e segg. XVIII, 1944, pag. 239. tato in Irenaus Eibl-Eibesfeldt, Etologia della
14 Si veda Snodgrass, Armi e armature dei 35 Aldo Neppi Mòdona, The scientists’ contri- guerra, Torino, 1990, pag. 180.
Greci, cit., pag. 45. butions to Etruscology, in “Ciba Foundation 55 Forse dell’intera parte considerata “inizia-
15 Swanton, cit., pag. 8. Symposium”, cit., pagg. 68-69 e fig. 6. ta” all’uso delle armi.
16 Swanton, cit., pag 4. 36 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit., 56 Fossati, cit., pag. 15.
17 Si veda, per una comprensione del tipo a pag. 95. 57 Angiola Boiardi, Patrizia Von Eles, La

lama “corrugata”, in Swanton, cit., pag. 20. 37 Gianna Giachi, Marta Mariotti Lippi, I necropoli Lippi di Verucchio. Ipotesi preliminari
18 Vedi Botto Micca, Omero medico, cit., pagg. resti organici del tumulo B, in “Artimino: il per una analisi delle strutture sociali, in
47-48. Guerriero di Prato Rosello, cit., pagg. 77-78. “Archeologia dell’Emilia Romagna”, 1997,
19 Si veda anche Fossati, cit., pagg. 15-16. 38 A cura di Anna Maria Esposito, Principi I/1, pag. 34 nota 36.
20 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit., guerrieri - la necropoli etrusca di Casale Maritti- 58 Si veda in tal senso Hanson, The Other

pagg. 96-97. mo, Milano, 2001, pagg. 95-96. Greeks, cit., pag. 246.
21 Hanson, L’arte occidentale della guerra, cit., 39 Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 47. 59 A. Talocchini, cit., pag. 42.

pag. 96. Sulla frattura delle lance nell’urto 40 Botto Micca, Omero medico, cit., pag. 48 e 60 Si veda anche Minto, Populonia, cit., pagg.

104
Le lance ed i giavellotti

65-66. kg, lunghi rispettivamente tra i 2,10 metri e 78 Drews, cit., pag. 189.
61 Fossati, cit., pag. 16. il metro e mezzo, con l’asta che va dai 40 79 E che per il Drews fu molto diffuso tra le
62 Dizionari Terminologici - Materiali dell’Età del mm ai 10 mm circa di diametro. E’ formato truppe che riuscirono tra XIII e XII sec. a.
Bronzo Finale e della Prima Età del Ferro, cit., da un fusto di legno (hastile) in cui è innesta- C. a scardinare l’uso dell’età del bronzo di
pag. 22. ta una punta di ferro per metà a sezione dominare le battaglie, nel Mediterraneo
63 Drews, cit., pagg. 185-187. quadrata e per l’altra metà cilindrica”. Di orientale, con i carri.
64 Drews, cit., pag. 187. tale tipologia di giavellotti non vi è traccia 80 Fossati, cit., pag. 16.
65 Drews, cit., pag. 186. nella fase villanoviana, ed è pensabile che 81 Come i carri da guerra ed i cavalli negli
66 Si veda Pietro Janni, Il mondo di Omero, tali armi dalla particolare punta siano esclu- scontri orientali del XIII secolo, vedi in
Bari, 1975, pagg. 153-156. sivamente creazioni più tarde: pertanto Drews, cit., pag. 182.
67 E.V. Cernenko The Scithians, London, anche i relativi dati sulla gittata, per cui il 82 Drews, cit., pag. 181.

1983, pag. 17. pilum “può raggiungere una distanza tra i 25 83 Hyland, Training the Roman cavalry, cit.,
68 Gaston Bouthoul, Le guerre, Milano, 1982, e i 40 metri, con una portata media di 30 pag. 119.
pag. 169. metri”, sono inservibili per la prima età del 84 Hyland, Training the Roman cavalry, cit.,
69 Warry, Warfare in the classical world, cit., ferro. pag. 171-172.
pag. 126. 72 Capretti, Il mondo tecnologico e militare, cit., 85 Hyland, Training the Roman cavalry, cit.,
70 Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., pag. 23. pag. 172-173.
pag. 182. 73 Warry, Warfare in the classical world, cit., 86 Hyland, Training the Roman cavalry, cit.,
71 Fossati, cit., pag. 16. Di tutt’altro tenore è pag. 136. pag. 137 e pag. 173.
la ricostruzione del pilum seriore contenuta 74 Armi e armature dell’impero romano, cit., pag. 87 Hyland, Training the Roman cavalry, cit.,

in Antonelli, Armi e armature dell’impero roma- 63. pag. 151 e pag. 144.
no, cit., pag. 60, secondo la quale “il pilum - 75 Fossati, cit., pag. 16. 88 Hyland, Training the Roman cavalry, cit.,

la cui lunghezza e peso varia moltissimo 76 Drews, cit., pag. 185. pag. 121.
attraverso i secoli- è in genere di due tipi: 77 Warry, Warfare in classical world, cit. pag.

l’uno pesante 2,600 kg e il secondo 1,850 50-51.

105
Le spade ed i pugnali

La spada, arma atta al combattimento base semplice ed a codolo, ed il diversi- dell’area italica, e con un allargamento
corpo a corpo per ferire di punta o di ficarsi delle sezioni delle lame, che spes- verso i 2/3 della lunghezza per ottenere
filo con la sua lama simmetrica, è atte- so oltre alla costolatura centrale aggiun- la massima robustezza della lama, è
stata nella prima età del ferro centroita- gono varie nervature a rilievo e incise comunque risalente già all’età del bron-
liana in continuità con la documenta- (in primis per l’aumento della robustez- zo medio, ed è stato posto da alcuni in
zione già ben cospicua dell’età del bron- za e, secondariamente, per la facilitazio- relazione con il diffondersi dell’uso del
zo. Difatti, nell’intero arco dell’età del ne dell’uscita di sangue dalle ferite cavallo anche per fini bellici7. Queste
bronzo, sono documentate numerosissi- inferte di punta) assenti durante l’età spade sarebbero state introdotte in que-
me tipologie d’arma1 a loro volta diver- del bronzo medio3. Questo accorgimen- sto momento proprio perché erano le
sificate per aspetto della sezione della to, secondo il quale forza e rigidità pos- armi da fendente usate dai guerrieri a
lama. Volendo solo sfiorare la comples- sono essere ottenute scannellendo il cavallo, ed adatte al nuovo metodo di
sissima materia2, preme osservare che, metallo senza aggiunte di peso, fu combattimento8.
al di là dei “tipi” caratteristici di aree, le peraltro reintrodotto spesso nella I tipi dell’età del bronzo finale prevedo-
fogge sono essenzialmente, dal bronzo metallotecnica a fini militari, nelle no dunque, su aree piuttosto vaste della
medio in poi, “a base semplice” (ovvero armature del XV secolo dette “massimi- penisola sia centrali che meridionali,
con lama che termina alla spalla dove si liane”, ed è ancora largamente impie- delle spade con immanicatura “a lingua
trovano dei fori per rivettare l’immani- gato per irrobustire ogni sorta di manu- da presa”. Si tratta di un tipo in cui la
catura), “a codolo” e “a lingua da fatti metallici4. Quindi, “nei secoli finali lama più o meno lunga si congiunge
presa”. del secondo millennio a. C.” vengono all’impugnatura senza soluzione di con-
Tra la media età del bronzo ed il bron- diffondendosi “lunghe spade atte a tra- tinuità; la spalla convessa della lama si
zo finale in Italia si assiste ad una serie figgere e colpire violentemente5”. L’in- unisce alla lingua da presa con margini
di mutamenti, che vedono nelle fasi più troduzione ed il largo diffondersi6 delle rilevati e andamento più o meno curvo
recenti il prevalere delle spade a lingua spade a fili paralleli, più lunghe di sino a concludersi in un allargamento, o
da presa con la scomparsa di quelle a quanto fossero i tradizionali “pugnali” in una linguetta per il fissaggio di un

107
La lancia, la spada, il cavallo

“in the area from the eastern Alps to the Car- nell’Europa centrale e nella penisola
pathians: in Austria and Hungary specimen italiana, e come vi
belonging to the subtype known as Sprockhoff
Ia have been found dating at least as early as
“spicca la spada a lingua di presa desinente a
1450 (...) Today it is generally agreed that the
coda di rondine, del tipo che abitualmente si
Naue Type II sword had been in use in central
denomina «Naue II»; questo tipo, rappresenta-
and northern Europe well before it appeared
to da esemplari di fabbricazione locale, fa la sua
in the eastern Mediterranean. In northeast
comparsa nella seconda metà del XIII secolo.
Italy too, as Stefan Foltuny pointed out, it is
Affine per forma alla spada è il pugnale detto
quite well represented at an early date9”.
«di Peschiera-Psychro», caratteristico in Europa
nell’età del bronzo recente, e documentato in
La fortuna di tali spade nel Mediterra- Grecia soprattutto a Creta. Un altro tipo di
neo orientale e nel mondo miceneo spada che trova confronti nell’Europa centrale
dalla fine del XIII sec. a. C. in poi ha e in Italia è quello a lingua di presa lunata, per
portato a definire le spade Naue Type II il quale si è a lungo discusso se dovesse ritener-
si di origine egea o centroeuropea. Le nuove
come “tipicamente micenee”, ma
armi implicano una profonda trasformazione
secondo vari studi nel modo di combattere. I lunghi spadoni da
punta usati nel periodo miceneo, uniti ai gran-
“of course the Myceneans were relatively late in di scudi che proteggevano gran parte della per-
adopting it, and it is much better attested to sona, erano adatti al duello cavalleresco, che
the north and west. Over 100 bronze swords of solo nel corpo a corpo finale prevedeva l’im-
this type are known from Italy (the majority piego del pugnale. La nuova spada da punta e
from the Po valley), and over 130 from Yugos- da taglio, a lama più larga e più resistente,
lavia (...) Since most of the Naue Type II swords implica invece un combattimento rapido, che
from the Aegean were found in «Greek» tombs non consente più l’uso del grande scudo poco
it is likely that «Greeks» had acquired them. maneggevole. Ora si preferisce uno scudo più
That the swords were made in Greece is less piccolo, che copre soltanto il petto, simile agli
likely, and at any rate they owed too much to scudi europei del tipo Herzsprung11”.
Esempi di spade a lingua da presa, età del non-Greek swordsmiths. Harding has pointed
bronzo finale
out the stricking similarities between the ear- Preme qui ricordare che tutte le spade
pomolo deperibile. Lungo la curva liest Aegean swords of this type and those from
northern Italy, and he concluded that «Italy
Naue Type II
della spalla della lama, così come al cen- seems to have played an important part in the
tro dell’impugnatura, il bronzo era production and diffusion of the Greek wea- “like all northern swords, these were not forged
attraversato da vari fori passanti coi pons»10”. in smithies (forging was an eastern Mediterra-
quali, grazie a ribattini, veniva fissato il nean art) but cast in foundries, a tecnique that
encouraged proliferation: with a mold doing
manico deperibile formato da due Anche altri studiosi, pur non condivi-
most of his work for him, a founder was able to
guancette distinte prolungantisi sino dendo l’assenza di produzione di tali produce a finished sword in a relatively short
alla spalla, dove formavano un arco. armi in Grecia, hanno notato come la time12”.
Tale tipo di spada, nota anche come produzione bronzistica presente in Gre-
“Naue Type II”, ebbe probabilmente cia, a Creta ed a Cipro nel XIII secolo Di fatto la spada “a lingua da presa ita-
origine trovi consistenti confronti nei Balcani, lica” della prima età del ferro, pur più

108
Le spade ed i pugnali

breve degli esemplari dell’età del bron- dola, la ripartivano in fasce; l’immani- niese dalla tomba n.7 del Piano delle
zo (nella maggior parte dei casi 70 cm catura, solidale con la prima e di rac- Granate19 sembra infatti un tipo a lin-
dal pomello alla punta13) discende, cordo alla lama, aveva una forma a ferro gua da presa dell’età del bronzo finale,
come si è detto, dalle spade dette anche di cavallo sopra la base della lama stes- e potrebbe essere non tanto una tarda
“Griffzungenschwert”, la cui area di ori- sa, con due ribattini alle estremità intesi replica, ma un manufatto di lungo uti-
gine fu probabilmente l’Europa centra- ad assicurare il fissaggio. La diffusione lizzo. Un altro caso simile è attestato a
le, ovvero la piana ungherese14. Non è dei tipi a lingua da presa o a manico Tarquinia, dove la tomba 75 di Poggio
dunque da ritenersi valida la teoria che pieno nel bronzo finale non comportò Selciatello conteneva una spada di tipo
vede la regione d’origine delle spade la scomparsa, nell’Italia centrale, dei “Pontecagnano”, la cui lingua da presa
dell’Italia villanoviana nel bacino orien- tipi a codolo ed a base semplice: risulta restaurata in antico,
tale dell’Egeo, basata sul fatto che “even entrambi i tipi sono attestati ad esempio
“quindi con molta probabilità lungamente
in the early Villanovan period appeared a Mezzano, nella valle del Fiora, duran-
usata prima della deposizione (...) (Ciò fa) rite-
T-hilted swords of bronze or iron that te il bronzo recente. Qui infatti sono tor- nere probabile già in questa fase iniziale della
recall Greece15”, e secondo la quale nate alla luce una spada del tipo “Arco” cultura villanoviana l’uso di queste armi, arric-
“probabilmente vennero introdotte in con codolo e lama espansa verso la chite nell’impugnatura da guarnizioni in osso a
Italia, e quindi anche nell’area villano- punta, ed una del tipo Tarquinia, in avorio a Pontecagnano, oggetti di
viana, dai mercanti greci delle colonie “Canegrate”, a base indubbio prestigio20”.
del meridione della penisola16”. Diver- semplice e fili paralle-
sa cosa è il contributo dell’Egeo orienta- li. Solitamente diffuse D’altra parte il tentativo di di far “vive-
le, con le sue varianti ed elaborazioni, al in area settentrionale, re” più a lungo possibile le armi da guer-
conformarsi e svilupparsi delle spade queste spade mostra- ra è stato osservato essere alla base di
“italiche” nella loro evoluzione. no misure molto con- alcuni interventi di riciclaggio compiuti
Per la sua funzionalità la spada a lingua tenute (meno di 40 già nell’età del bronzo, durante la quale
da presa fu dunque riprodotta in mol- cm di lunghezza) ed il “resta (...) la sensazione che in molti casi
tissime aree e, conclusasi l’età del bron- bronzo non presenta i pugnali venissero ricavati dal riciclag-
zo, sopravvisse in realizzazioni in ferro; alcun processo di gio di lame di spade frammentarie21”.
da sempre, peraltro, la debolezza delle incrudimento18. Tecnicamente parlando, i tipi di spada
spade con immanicatura a codolo aveva Attorno alle spade è presenti già all’interno dell’età del
spinto i bronzisti ad ideare immanicatu- bene osservare non bronzo sin qui osservati sono essenzial-
re che fossero anche impugnature17. solo che certi tipi mente riconducibili a due generi diver-
All’età del bronzo finale in area italica ebbero una lunga for- si per funzionalità: quello da punta e
risalgono anche delle lunghe spade a tuna, ma anche che quello da taglio. Studi tecnici hanno sta-
manico pieno scompartito da tre listelli, alcuni esemplari posso- bilito per classi che le
dove l’impugnatura e l’immanicatura no aver avuto una vita
“stabbing weapons shorter than fourteen
massicce erano riccamente ornate; la piuttosto lunga prima inches (35 cm) are knives and daggers. A
prima, destinata ad essere contenuta Esempio di spada di venire deposti in «sword» between fourteen and twenty inches
dalla mano, era cilindrica o biconica e a manico pieno sepolture o in riposti- long (30 to 50 cm) is more correctly called a
recava tre linee a rilievo che, circondan- con tre listelli gli. La spada populo- dirk, a «short sword» falls between twenty and

109
La lancia, la spada, il cavallo

twenty-eight inches (50 to 70 cm), and a long taglio fanno fede decapitazioni e ferite al “Yet there is no question of superiority between
sword has a lenght of at least twenty-eight collo; le spade citate in questo poema, a the thrust and the cut. (...) who delivers point,
inches. Although in a punch a dirk or even a has an advantage in time and distance over
differenza che nell’Odissea, sono sempre
dagger would be used with a slashing (cutting) who uses edge. Indeed, the man who first
motion, these weapons were of course desi- e solo in bronzo. Gli epiteti preferiti sono «gave point» made a discovery which more
gned primarily for thrusting. Proper swords “a due taglienti” (amphèkes) (Iliade X, than doubled the capability of his weapon.
could be serviceable for either function, and 256; XXI, 118; Odissea XVI, 80; XXI, Vegetius tells us that the Roman victories were
the shape of the blade is the best indication of 341; XXII, 80) nonché “lunga” (mègas) e owing to the use of the point rather than the
how one was in fact used. Blades that tapered “dal lungo taglio” (tanyèkes) (Iliade I, 194; cut: «When cutting, the right arm and flank are
continuously from hilt to tip were generally exposed, whereas during the thrust the body is
meant to be thrust. Contrarily, a blade whose
V, 146; XV, 712; XVI, 115; XXII, 307; ed guarded, and the adversary is wounded before
edges ran roughly parallel -and that was at anche Iliade VII, 77; XIV, 385; Odissea IV, he perceives it». Even now (1884) it is remar-
least an inch (26 mm) wide- for most of its 257; XXII, 443): col filo, come si è visto, ked in hospitals that punctured wounds in the
lenght was undoubtedly designed to keep from Euripilo stacca una mano ad Ipsenore (V, thorax or abdomen generally kill, while the
bending even when brought down in a hard 80-82) e Diomede decapita Iperione (V, severest incisions often heal. (...) On the other
slash22” 146), ma è di punta che Toante uccide hand, the peoples of southern latitudes (...) are
active and agile races of light build and com-
Piritoo (IV, 531)24. paratively small muscular power. Consequently
I parametri d’uso, le caratteristiche di
equilibratura, di capacità balistica e di they have generally preferred (...) the pointed
“L’antica preferenza per le spade da taglio weapon, whose deadly thrust can be delivered
potere d’arresto erano di fatto conside- invece delle spade penetranti è nata probabil- without requiring strenght and weight. For the
revolmente diversi per armi ideate per mente da un desiderio di efficienza. Più comu- inverse reason the sons of the north would
l’attacco di punta e per quelle nate per ne, e più efficace come arma penetrante, era il chose (...) the long, straight, ponderous, two-
un uso di taglio o promiscuo: giavellotto e/o la lancia. Le possibilità di utiliz- edged blade which suited their superior statu-
zare la spada per tagliare e squarciare erano re and power of momentum26”.
probabilmente molte di più rispetto alle possi-
“in swords whose primary design was for thru-
bilità di penetrare e colpire un organo vitale. In
sting, the center of gravity was just below the
ogni caso, un taglio su un braccio, una spalla,
L’utilizzo in Italia di armi diverse da
hilt. On the Naue Type II the center of gravity quelle diffuse in precedenza, con l’età
sul collo o su una gamba, con la lama che poi
was much further down the blade (this was
viene tirata attraverso la ferita per renderla più del bronzo finale, e lo sforzo tecnologi-
especially so for the leaf-shaped blade). In a
thrusting sword that would have been a serious
profonda, era più facile da infliggere, e rende- co che sta dietro questa evoluzione non
va impotente qualsiasi vittima. (...) Anche all’e- sono che la “punta d’iceberg” di una
drawback, but it added greatly to the force and
poca della stesura dell’Iliade, la spada è vista
velocity of a slashing sword. With such a slas- ben più rilevante trasformazione socio-
prevalentemente come un’arma da taglio (...)
hing sword a warrior could cut off an opponen- culturale che attraversò la penisola:
La spada, però, rimane un’arma generalmente
t’s head, leg or arm, or cut him in two: so Dio-
usata come secondaria, «di riserva», nello stes-
medes (Iliad 5.144) severs Hyperyon’s shoulder “la produzione metallurgica offre un metro di
so modo in cui la baionetta sarà usata nelle
from his neck and back. The Naue Type II carattere tecnologico atto a definire certe ten-
guerre successive25”.
could also, of course, be used with a thrust, and denze generalizzate, destinate da qui in avanti a
a warrior who had already severed an oppo- distinguere l’evoluzione culturale dell’Italia cen-
nent’s limb with a slash would thereupon pro- Tuttavia la spada prevalentemente da
tromeridionale da quella settentrionale: diver-
ceed to run him through with a thrust23”. punta conserva alcuni evidenti vantaggi
genza di portata storica immensa, di cui è possi-
tecnici, offensivi e di impiego, analizza- bile riconoscere i primi segni nella costante pre-
La scherma di filo appare già ben preva- ti con acume già alla fine del secolo ferenza dimostrata nell’Italia settentrionale per
lente nell’Iliade, dove dell’ampio uso di scorso: la lunga spada da cavalleria tipicamente euro-

110
Le spade ed i pugnali

pea, mentre nell’Italia centrale e meridionale si ed il loro modesto peso, è ipotizzabile


afferma la daga corta più adatta al combatti- che la loro azione fosse marcatamente
mento corpo a corpo. Tecniche militari diffe-
più risolutrice per colpi di punta che di
renti costituiscono notoriamente un chiaro sin-
tomo di profonde differenze sociali nelle aree filo, giacché l’alta penetrazione frontale
considerate: e l’evoluzione della struttura socia- non ha paragone con quella laterale,
le, una volta affermatasi, è forse meno facilmen- cui manca la necessaria forza di impatto
te reversibile che non una pura evoluzione tec- che determina il potere di arresto.
nologica. Per quanto si tratti di un’interpretazio- Delle spade italiche sono state classifica-
ne male accetta (...) si deve ammettere (...) che
fra il XIII e gli inizi del XII secolo si assiste in
te varie tipologie; il cosiddetto “tipo
Puglia al nascere di almeno quattro comunità di Pontecagnano”, prevalentemente diffu-
carattere urbano, che queste città «sorsero come so in centri etruschi, come Tarquinia, e
risultato diretto di traffici con il mondo egeo», e campani, reca sulla lama triangolare a
che esse «non sarebbero potute sorgere senza lezione lenticolare, con leggera costola,
questi traffici». Nel nord non c’è segno alcuno di dei fasci di sottili linee parallele ai mar-
una simile evoluzione stimolata dall’esterno (...)
e si è tentati di postulare un rapporto, benché
gini dei fili. “L’ambito cronologico di
remoto fra queste esperienze così fondamental- diffusione del tipo risulta piuttosto
mente divergenti nell’età del bronzo recente e i ampio, tra il IX sec. a.C. e la prima
differenti ritmi e modi del successivo sviluppo metà dell’VIII28”.
protourbano e urbano nelle due aree. Quel che Spade a lingua da presa italica del tipo
appare indiscutibile è che, nel vuoto creato dalla
diffuso a Tarquinia sono state comun-
scomparsa dell’effettivo interessamento mice-
neo, la penisola appare nel suo insieme orienta- que rinvenute, in deposizioni rituali nei
ta culturalmente più verso l’Europa centrale che fiumi, anche nel nord Italia: una viene
verso il Mediterraneo27”. dal letto del Sile a Casier, ed una dall’A-
stico a Preara (Vicenza)29.
E’ da tutti questi tipi di armi dell’età del Osservando le spade a lingua da presa
bronzo sin qui venuti descrivendo, da dell’età del ferro si osserva che le carat-
punta e da filo, che discendono -per teristiche di variante presenti in esse
retaggi ed evoluzioni- i vari modelli in rispetto a quelle dell’età del bronzo
uso nella prima età del ferro nell’Italia sono principalmente nella forma dell’e-
centrale tirrenica, ovvero le spade “a stremità superiore della lingua da presa,
lingua da presa italica”, le spade a lin- che si espande a formare una mezzalu-
gua da presa “occidentale”, quelle “a na in cui si inseriva il pomo deperibile
pomo globulare” e quelle “ad antenne”. in due valve; inoltre il numero di fori
Il primo tipo ricalca fedelmente quelli per i ribattini è decisamente inferiore
analoghi dell’età del bronzo, con lame negli esemplari villanoviani, attestando-
tendenti al triangolare provviste di varie si di norma tra i quattro ed i sei.
nervature parallele ai due fili. Per l’acu- L’evoluzione nella forma del pomo, Spada italica con fodero decorato, dalla tomba
tezza delle punte, la brevità delle armi dalla base espansa e concava e dalla 495 della necropoli di Pontecagnano

111
La lancia, la spada, il cavallo

consistente volumetria secondo i rari quando le spade di due contendenti si mano. Il fissaggio di tutta la parte depe-
esemplari rinvenuti con parti più o urtano con forza in un affondo conte- ribile a quella metallica sembra essere
meno estese dell’impugnatura30, sem- nuto da una parata. Tale manovra, per stato, dall’età del ferro in poi, sempre
bra di fatto rispondere ad una necessità la scarsa robustezza del metallo, più sicuro anche con un minor numero
di più sicura detenzione dell’arma. andrebbe evitata con spade bronzee; di ribattini: le spade a lingua da presa
Infatti, presumendo che un pur mode- tuttavia non si può escludere che i guer- dell’età del bronzo recavano infatti un
sto pomo sia più che sufficiente alla sola rieri armati di spade più lunghe e alto numero di grossi fori per chiodi
estrazione dal fodero, è in corso di pesanti tentassero già nella prima età passanti, quasi che in origine si temesse
combattimento che si hanno delle del ferro di disarmare gli avversari con l’allentarsi delle guancette. L’intento di
importanti occasioni di sollecitazione spade corte, sottraendosi alle loro “pun- accertarsi del fissaggio dell’immanicatu-
nell’urto e nella ritrazione della spada. tate” aiutandosi con lo scudo, e poi rea- ra pareva essere prioritario sulla possi-
In caso di affondo di punta portato su gendo con un forte colpo di spada sul- bile debilitazione della parte metallica,
scudi in legno, pelle o vimini, o con suc- l’arma dell’oppositore. In tale manovra che essendo percorsa da grossi fori
cesso alla cassa toracica, la ritrazione infatti la potenza del colpo dell’attac- aveva una intrinseca fragilità, specie alla
dell’arma è importante per non indu- cante, specie se portato di fendente, è in spalla della lama ed a metà dell’impu-
giare sul colpo e favorire il pronto recu- grado di muovere la leggera spada gnatura, recuperando solidità solo gra-
pero dell’arma o, in caso di ferita arre- corta dalla mano di chi para, che corre zie alla sezione ad “H” della lingua da
cata, per causare l’immediata emorra- il rischio di vedersela volar via di mano presa33.
gia (che determina l’arresto dell’avver- per restare inerme. Una lingua di presa Nelle spade italiche dell’età del ferro le
sario e che era favorita dalla presenza a “T” o addirittura a mezzaluna con un guancette, oltre che dai ribattini e da
delle depressioni cave sulla lunghezza ampio pomo ferma invece l’arma alla collanti –questi ultimi forse più diffusi ed
della spada, chiamate appunto anche base della mano con un forte aggancio. efficaci in quest’epoca-, erano trattenute
“blood-channels”31); il possibile contrasto Lo stesso pomo peraltro consente a chi in posto anche da fili metallici, come si
tra le costole poteva determinare un dif- porti un fendente di impugnare più fer- osserva ad esempio nella spada dalla
ficile disimpegno della lama, al quale il mamente la spada acquistando una tomba 495 di Sant’Antonio a Ponteca-
pomo offriva invece una facilitazione. maggiore velocità (ovvero energia cine- gnano, o in esemplari dell’area vetulo-
Anche la scherma del combattimento tica) al colpo, tentando di compensare niese, nonché nella già citata spada dalla
con lo stiletto, tradizionale nell’Italia la leggerezza strutturale dell’arma. tomba Bernardini prenestina.
meridionale, incontra queste difficoltà: Il tipo di immanicatura della spada “ita- Le spade italiche a lingua da presa sono
lica”, con pomo e guancette in materia- attestate sia in bronzo che in ferro,
“Unless you are very fast with your recovery, his le sovente deperibile (ma anche prezio- materiale quest’ultimo che andrà pro-
chest cavity will close around the blade making
so, come si vedrà nella spada più tarda gressivamente prendendo il sopravven-
extracting it very difficult. If this becomes the
case, a push kick to the stomach area will have della tomba Bernardini prenestina, to per la sua maggiore resistenza, specie
to be executed in order to extract your blade della prima metà del VII sec. a. C.) evi- appunto nel confronto diretto con armi
from his chest32”. denzia una predilezione per delle guan- bronzee.
cette che non siano metalliche, ma in In realtà, comunque, la sostituzione del
Una sollecitazione forte avviene anche un materiale organico che risulti meno bronzo con il ferro non dovette essere
nell’incrocio battente delle armi, ovvero sdrucciolevole con l’essudazione della fulminea, a causa dei limiti iniziali della

112
Le spade ed i pugnali

tecnologia del ferro, che ai suoi inizi La lunghezza complessiva delle spade Tuttavia scuole di pensiero, di combatti-
produceva un metallo di scarsissima italiche a lingua da presa, dalla punta mento e, in ultima analisi, di ideologia
qualità e resistenza, addirittura secondo alla lingua da presa inclusa, è di norma culturale diverse si sono sempre alter-
alcuni meno resistente del bronzo, che attorno ai 40 cm ed anche meno36, fino nate ed opposte; anche in Giappone, su
per le spade conosceva ormai processi ad un massimo attorno ai 6037, il che ne questo stesso tema, i manuali d’arme
di irrobustimento. In effetti, come fa di fatto dei lunghi pugnali o delle seicenteschi evidenziavano che
meglio vedremo nelle pagine seguenti corte daghe da combattimento ravvici-
“gli uomini fisicamente potenti possono
nell’osservare le tecnologie della metal- natissimo, da vero corpo a corpo, ad maneggiare agevolmente anche una grande
lotecnica per la lavorazione delle spade, evidenziare come tatticamente l’even- spada lunga, per cui non vi è ragione per una
non sempre ed ovunque, nella storia, il tualità di scontri di tale tipo fosse con- predilezione irragionevole a favore di una
bronzo ha soppiantato il ferro; in Giap- templata in modo non massificato, giac- spada più corta. Il motivo è che anche lance e
pone, ad esempio, il ferro appare dal ché i rinvenimenti di spade sono relati- alabarde vengono utilizzate per sfruttarne la
lunghezza. L’idea di usare una spada più corta
300 a.C., ed il bronzo solo 200 anni vamente poco numerosi nella prima età
per sfondare, penetrare e vincere l’avversario
dopo: curiosamente là il bronzo sosti- del ferro, e probabilmente relativi solo nell’intervallo fra un colpo e l’altro della sua
tuisce per lungo tempo il ferro, e nelle ad alcuni seniores emergenti, come spada è distorta e pertanto sbagliata. (...) E se
spade esso ha un uso quasi esclusivo. E’ meglio vedremo oltre38. Questo dato cerchi di usare un’arma corta per penetrare
solo dal IV sec d.C., in quel paese, che si sulla scarsa diffusione, va ricordato, non nella difesa del nemico e avere la meglio, que-
diffondono in gran quantità le spade in vale solo per l’Etruria villanoviana, ma sto non servirà a niente se ti trovi in mezzo a
numerosi avversari. Anche se pensi che ciò che
ferro, seppure i processi di produzione anche per il Meridione e l’Italia in guadagni con un’arma più corta è la capacità
dell’acciaio, di stratificazione delle lame genere; infatti “le spade sono elementi di sfondare una folla, balzare liberamente e
e di tempra del tagliente fossero proba- poco frequenti nei corredi degli armati girare attorno, in ogni caso ti trovi in un atteg-
bilmente note già a cavallo dell’era di delle necropoli calabresi, come nel resto giamento difensivo di scherma e sei pertanto
Cristo34. della penisola, già a cominciare dalla in uno stato d’animo distratto41”.
D’altronde, specie in area italica, le fase iniziale della prima età del ferro e il
Sullo stesso tema appariva di segno
prime produzioni di ferro ottenute con fenomeno si fa più evidente nella fase
opposto l’opinione di un manuale fran-
riscaldamento e martellamento del successiva39”.
cese di scherma del Settecento, dove si
grezzo, se non contenevano tracce piut- Delle differenze di utilizzo di spade
leggeva che
tosto ricche di nickel, risultavano piutto- corte e spade lunghe sono pieni i
sto malleabili e le armi perdevano rapi- manuali di scherma dal Medioevo ad “c’est un erreur de croire qu’il y ait de l’avanta-
damente il filo; il martellamento a fred- oggi40; senza indugiare nelle copiose ge à se servir d’une longue épée, plusque si un
do non restituiva il taglio al manufatto, indicazioni tecniche, è forse il caso di adversaire déterminé & adroit gagne le fer, en
a differenza di quanto accade col bron- ricordare soltanto come la spada corta serrant la mesure, il seroit très-difficile avec
une longue épée de débarraser sa pointe sans
zo. Fu solo quando vennero individuate avvantaggiava negli spazi ristretti, e racourcir le bras; & dans ce tems-là celui qui
le tecniche di incrudimento -martella- quella lunga fosse però preferibile in auroit une épée coute auroit l’avantage & seroit
mento a caldo ed immersione nell’ac- quelli più ampi; l’arma corta inoltre en état d’en profiter42”.
qua- che il ferro divenne, da concorren- consentiva a combattenti anche meno
te del bronzo, un materiale ad esso net- robusti di “entrare” tra i colpi degli Quali che siano i vantaggi e gli svantag-
tamente superiore35. avversari armati di spade più lunghe. gi dell’uso di armi da taglio e punta

113
La lancia, la spada, il cavallo

corte, resta il fatto che l’impiego di profondi45. Questo tipo di spada, detto guardia ad alette che assolve il compito
spade o pugnali da uso di punta richie- anche “di Sa Idda” dalla località sarda di guardamano. Tale struttura avrebbe
de, in chi li utilizza contro un avversario, dove ne vennero rinvenuti esemplari in consentito di incrociare l’arma con
una consistente aggressività ed un un ripostiglio, è attestato anche in Etru- un’altra filo contro filo e di poter scor-
addestramento preciso43. ria, come ad esempio a Populonia, dove rere il tagliente dell’avversario sino
Le spade a lingua da presa italiche, una spada frammentaria fu ritrovata in all’impugnatura senza pericoli per le
come era già stato notato decenni orso- un ripostiglio alla Falda della Guardiola dita (a patto di impugnarla con una sola
no, “mentre hanno larga diffusione nel- assieme ad alcune asce, una fibula ed mano), contrariamente a quanto avvie-
l’Italia centrale e meridionale, scarseg- una navicella di bronzo, in un corredo ne a chi non dispone di una guardia.
giano in quella settentrionale44”. Diffu- databile alla seconda metà dell’VIII Ancora caratterizzate dalla presa ricava-
se invece in un’area centro-occidentale sec.a.C.46 rinviando evidentemente ad ta dall’estremità posteriore della fusione
dell’Italia sono le spade a fili paralleli una importazione dalla Sardegna o alla della lama, in un unico pezzo sagomato,
dette appunto “a lingua da presa occi- presenza di personaggi dediti alle armi sono delle particolari spade rinvenute
dentale”: si tratta di esemplari in cui la provenienti dall’isola. Nei bronzetti in Calabria. Si tratta di spade molto lun-
lingua ha ampi trafori, come anche la nuragici, peraltro, anche se è difficile ghe e sottili in ferro, con lingua da presa
base della lama poco sotto la quale si riconoscere il tipo di spada raffigurato, che termina a coda di rondine, di cui un
trovano due ampi incavi più o meno si osserva che l’arma da taglio è piutto- esemplare è tornato alla luce a Torre
sto lunga, ed a fili paralleli, come Mordillo, un’altura che domina la piana
appunto il tipo “Sa Idda”; quest’arma - di Sibari nella Calabria ionica.
mai al fianco di arcieri- compare spes- Questo esemplare aveva lama a scanala-
sissimo in concomitanza con lo scudo e ture longitudinali parallele, a gruppi di
l’elmo-copricapo, e talora anche con tre per ogni filo, una spalla ad arco
altre difese come il corsaletto di cuoio e molto sfuggente, ed impugnatura ovoi-
la piastra pettorale47. dale appiattita, con sezione ad “H”; l’e-
Le spade “occidentali”, pur ricordando stremità posteriore si apriva in due lar-
per i loro trafori gli esemplari dell’età ghe espansioni divergenti. Due altri
del bronzo, se ne distaccano per la sin- pezzi simili vengono dalla tomba 102 di
golare “strozzatura” della lama alla sua S. Maria d’Anglona e dalla tomba 6 di
base e per l’espansione sopra di essa. Se Craco: questi recavano una lama larga
la “strozzatura” ricorda accorgimenti appena 3-4 cm circa, con costolatura
presenti negli spadoni a due mani del centrale, ed una lunghezza complessiva
Cinquecento, dove la strozzatura senza di oltre 90 cm. Queste armi lunghe e
tagliente consente di avanzare l’impu- sottili sono state confrontate
gnatura della destra oltre la guardia
“con le quattro spade lunghe in ferro dalla
direttamente sulla lama, a rendere il
Disegno di spada a lingua da presa occidentale, tomba 6 a incinerazione della Porta Ovest di
da Monte Sa Idda, e spada dello stesso tipo colpo più potente di filo, viceversa le Eretria e le (si) ritiene opera di artigiani locali
rinvenuta a Populonia - Firenze, Museo espansioni tra la strozzatura e l’impu- ispiratisi a modelli greci, anche notando le
Archeologico Nazionale gnatura sembrano formare una sorta di caratteristiche italiche del fodero in bronzo

114
Le spade ed i pugnali

della spada di S. Maria d’Anglona. Si è propo- -a triplice listello, a forte espansione a carpato-danubiana, la stessa dove risul-
sta per la spada da Torre Mordillo la stessa metà altezza, globulare, biconica, tra tano diffusi anche dei tipi di elmi cre-
interpretazione, mettendo in evidenza l’affinità
due o più listelli- ma dal peculiare stati e pileati53. Vari sottotipi di spade
ancora più specifica dell’immanicatura di que-
sta con le spade della tomba 6 di Eretria; una pomo, formato da un’asta trasversale le ad antenne diffusi a nord delle Alpi
libera interpretazione quindi del modello cui appendici si attorcigliano a formare sono stati rinvenuti anche in varie zone
greco, eseguita in Italia meridionale secondo il delle volute. L’immanicatura può essere dell’Italia protostorica; armi del tipo
gusto locale, in un ambito più diverso rispetto a sia con le comuni spalle arrotondate, sia “Zurigo” sono presenti in Veneto, ed
quello delle spade lucane (..) Sembra (…) di con espansioni a descrivere una guardia anche in varie località sarde (Ploaghe-
poter affermare che l’evidenza fornita da ogget-
ti non importati, ma fabbricati localmente su
ad alette. Nuraghe Attentu, Sa Sedda, Sos Caros),
modelli greci in almeno due distinte officine Tecnicamente le spade ad antenne, a testimonianza del fervore di scambi
dell’Italia meridionale, quali le spade di cui si è anche nella loro variante detta “tipo tra l’isola e l’Etruria villanoviana già nel
parlato, fornisce un ulteriore chiave di lettura Tarquinia” sempre realizzate in bronzo, IX sec. a.C54. Anche il tipo di spada ad
dei rapporti con il mondo greco, in particolare recano vari richiami occasionali per le antenne detto “tipo Fermo” ha una
euboico, prima della colonizzazione48”. loro varianti, ma il loro elemento pecu- larga diffusione su tutta la fascia adriati-
liare -il manico metallico con il pomo a ca nel corso del IX-VIII sec.a.C., com-
Un altro tipo di spada della prima età volute- si collega parendo nelle civiltà di Este e Golasec-
del ferro diffuso in Italia è quello detto comunque alle spade ca, come anche a Vomano presso Tera-
“a pomo globulare” (per Saulnier “a dal manico pieno a tre mo; si tratta di un tipo intermedio tra il
bottone”), dove la base della lama è listelli dell’età del “tipo Tarquinia” e le spade centroeuro-
coperta da un elemento arcuato e dove bronzo finale, così pee. Un esemplare da Concordia, oggi
l’impugnatura era attraversata da un come al tipo di spade al Museo di Portogruaro, reca tre moda-
codolo che, all’estremità, recava un ele- ad antenne che ebbe nature nell’impugnatura, e la sua lama
mento a bottone convesso sotto il quale nell’epoca della civiltà fu spezzata ritualmente55. Anche più
era in origine fermato appunto un di Hallstatt una vasta tardi, durante il villanoviano III a Bolo-
pomo globulare talora deperibile. In diffusione in Europa gna, nella tomba 776 di San Vitale era
alcuni esemplari il manico non è che va dall’area alpina stata deposta una spada ad antenne
pieno49 ma deperibile50; preme comun- (Conase, Bex, Grand- spezzata ritualmente; si trattava di un
que notare che laddove l’immanicatura son-Corelettes, Bings, esemplare tipo “Weltenburg” realizzato
è metallica si possono riscontrare (come Zurigo) sino all’area forse in Europa centrale56. D’altronde a
in un esemplare da una tomba di Este) danese ed alle isole sul vari studiosi non è sfuggito come già dal
i tre listelli delle omonime spade dell’e- Baltico, con propaggi- 950 a.C. circa, presso la civiltà di Hall-
tà del bronzo finale, ad individuare ni in Europa orientale statt trovassero larga diffusione delle
un’ascendenza tipologica nei periodi (Nieczajna) ed in lunghe spade, documento del diffon-
più antichi. Croazia51. L’area di dersi di compagini di aggressivi spadac-
Infine, le spade “ad antenne” -tra le più origine di tale diffu- cini che si affidavano ad una scherma
diffuse nell’Etruria villanoviana assieme sione è comunque nuova, sostenuta da un taglio affilato e
a quelle “italiche”- sono armi a fili Esempio di spada l’Europa centrale52 e da una lunga punta57. E’ però il caso di
paralleli dall’impugnatura di vario tipo a pomo globulare precisamente la zona ricordare che, in direzione opposta alle

115
La lancia, la spada, il cavallo

importazioni di origine mitteleuropea, merciale notevole, ha dato luogo a


le spade ad antenne in bronzo di pro- interpretazioni molto diverse nel
duzione villanoviana vennero commer- tempo, connesse a classi di reperti dalla
cializzate anche nell’Europa continenta- analoga diffusione; recentemente sul
le, risultando presenti ad esempio a “problema della vasta diffusione delle
Lione in Francia, a Steyr in Austria, a spade ad antenne del tipo Tarquinia
Seddin nella bassa valle dell’Elba58. con le sue varianti, reperti databili tra il
La presenza su un areale molto vasto di IX e l’VIII secolo a.C., la cui diffusione
spade ad antenne prodotte in Europa si allunga fino ai territori qui considera-
centrale, e quella anch’essa estesa di ti (Germania settentrionale e Polonia)”
spade simili prodotte in Etruria, è stato scritto:
anch’esse oggetto di una fortuna com-
“non si può negare lo stretto rapporto tipolo-
gico esistente fra gli uni e gli altri esemplari del
gruppo. Ma rimane da chiarire in che modo e
attraverso quali e quante officine questo tipo di
spade, prodotto con esigue varianti e in ultima
istanza risalente a prototipi centro-europei,
abbia potuto diffondersi su un’area tanto vasta.
Comunque anche in questo caso si dovrebbe
escludere una diffusione lineare, irradiantesi
da un unico centro per il tramite di un com-
mercio a lunga distanza59”.

In effetti dall’analisi dei reperti emerge


che la diffusione dei manufatti metallici
etrusco-villanoviani, specie delle armi e
degli oggetti connessi all’ideologia
guerriera, fu accompagnata dalla crea-
zione di imitazioni nei luoghi interessa-
ti dai flussi di esportazione con varianti
locali, come dimostrano le spade ad
antenne dell’Alta Austria e del Brande-
burgo60; in connessione con ciò è stato
ritenuto che guerrieri, ed anche artigia-
ni, “si diffusero da Bologna verso le aree
transalpine passando dall’area veneta e
dalla valle dell’Adige, come indicano
Disegno di spada ad antenne ed esemplare frammentario dello stesso tipo rinvenuto nel primo caso la spada ad antenne di
nel ripostiglio di San Francesco a Bologna - Bologna, Museo Civico Archeologico Este61”. A questo ritrovamento atestino

116
Le spade ed i pugnali

vanno aggiunte le spade ad antenne da inoltre di imparare non solo ad assesta- come cavalcatura per uso militare -
Gombito e dalla Val di Non che sono re il colpo di filo con vigore, ma anche a come meglio vedremo nel capitolo a ciò
state ritenute, pur molto simili ad esem- mancarlo senza per questo sbilanciarsi e dedicato- dimostrano che l’impiego
plari tarquiniesi, dei prodotti di officine perdere l’appoggio; la spada lunga e delle cavalcature in guerra dovette avve-
locali ispirate a manufatti villanoviani62. pesante risulta inoltre piuttosto lenta e nire a partire dalla media età del bron-
Se la lunghezza delle spade ad antenne prevedibile per chi attacca di punta, ma zo, verso la metà del secondo millennio
non supera di norma i 60 cm, va comun- il colpo che essa è in grado di assestare a.C., nel momento in cui peraltro com-
que rilevato che in media le lame sono richiede di essere parato con una difesa paiono nella produzione metallurgica
più lunghe di quelle delle spade italiche, adeguata, quale un robusto scudo66. italica proprio le prime spade lunghe,
ed il loro profilo non è triangolare ma Inoltre l’uso di spade un po’ più lunghe adatte ai fendenti, che sin dall’inizio
rettangolare a fili paralleli, con un’area per la fanteria, oltre che per la possibi- dovettero essere le armi preferite dai
appuntita all’estremità63. Diffuse a Veio lità di colpi di filo carichi di elevata guerrieri a cavallo69.
e Tarquinia, le spade ad antenne com- energia cinetica, poteva essere stimolato Le spade lunghe, in effetti, erano predi-
paiono anche nell’area bolognese (ripo- anche dalla opportunità di impiegarle lette anche dalla più tarda cavalleria
stiglio di San Francesco, nella variante a per deviare le armi da getto sullo stile romana -che utilizzò la spatha sviluppa-
tre listelli; tomba n. 39 Benacci-Caprara, del pilum o dello iaculum. I Britanni che ta dalla spada celtica proprio per questo
con guardia ad alette). fronteggiarono Agricola nell’83 d. C. impiego70- sebbene queste offrissero il
Il loro peso, come confermano anche usavano proprio così le loro “lunghe massimo risultato in connubio con la
alcune ricostruzioni in bronzo, era infe- spade”, grazie alla loro “calma e peri- sella, che invece era ignota sia nell’Etru-
riore a 1,5-1,6 kg circa per spade tra i 63 zia”. Tuttavia va ricordato che tali armi, ria villanoviana che più tardi. Infatti per
ed i 68 cm di lunghezza complessiva64. in caso di mischie serratissime e furi- impiegare una spada da fendente col
L’impiego di spade lunghe e da fenden- bonde, erano meno maneggevoli di massimo della potenza e dei risultati, è
te da parte della fanteria, oltre agli spade corte e da punta come quelle ita- necessaria una collocazione sicura in
aspetti già indicati nel confronto con le liche, giacché “non permettevano di groppa, in modo da potersi sporgere,
spade corte, comportava varie caratteri- incrociare le armi e di combattere in portare un colpo ampio verso destra, o
stiche nel modo di combattere degli uno spazio ristretto67”. colpire a sinistra al di là del collo del
spadaccini che le prediligevano; ad I quesiti che alcuni studiosi abbiamo visto cavallo, o poter parare verso l’alto un
esempio, il movimento ampio che essersi posti sui motivi della fortuna di colpo portato da un fante da sopra la
necessariamente andava effettuato per questo tipo di spade possono trovare una testa; per questi risultati era senz’altro
dare forza al colpo di filo, specie se por- risposta nell’osservazione che la spada necessario, in assenza di sella e staffe,
tato dall’alto, poteva esporre il fianco più lunga è tradizionalmente preferita un addestramento accurato ed una con-
destro del guerriero all’offesa delle dalla cavalleria, giacché “long swords siderevole abilità71. Ancora nel Sette-
lance avversarie. Ancora nel Settecento, would naturally allow a greater tactical cento si consigliava il mezzo spadone, a
la lunga spada degli Spagnoli era adat- flexibility in the use of mounted men lama dritta e relativamente lungo e
ta a disarmare, con un potente colpo, against both infantry and cavalry68”. pesante, per le truppe di cavalleria che
avversari con spade simili; essa era inve- Gli studi sull’introduzione del cavallo in caricavano all’arma bianca72
ce impotente contro spade corte65. Italia, relativamente alla diffusione del E’ stato osservato come le misure delle
Tale spada, col suo peso, imponeva suo uso non solo come traino, ma anche spade italiche a lingua da presa e dei

117
La lancia, la spada, il cavallo

pugnali, affini come concezione, siano te in tutto simili alla più tarda machaira rilevato come la tecnica tradizionale
andate col tempo aumentando: “possia- greca ed etrusca erano diffuse già nell’- per esse fosse stata quella della fusione
mo supporre quindi che vi fu una lenta VIII-VII sec. a.C. presso i Bessarabi, ma -di ascendenza tipicamente mitteleu-
evoluzione di queste due armi, tenden- per avere, di questa spada, delle attesta- ropea; anche per le spade villanoviane
ti col tempo ad allungarsi per reggere il zioni certe in Etruria si dovranno atten- “la fabbricazione avveniva per fusione
confronto con le spade ad antenne, di dere i bronzetti di guerriero con tale del metallo in appositi stampi con suc-
dimensioni maggiori73”. arma e perizoma, diffusi attorno al 600 cessivi rinforzi sulla lama, lavorati a
Le spade sin qui individuate per la a.C., come quello al Rijkmuseum di martello78”.
prima età del ferro nell’area cetroitalica, Leida e proveniente da Montalcino. Anche i pugnali in bronzo “erano otte-
e in particolare nell’Etruria villanovia- L’interesse verso le armi curve è legato nuti per fusione in appositi stampi,
na, pur nella notevole varietà dei tipi tecnicamente al tipo di ferita che esse mentre quelli di ferro erano prodotti
erano tutte sostanzialmente di profilo sono in grado di aprire: infatti, rispetto tramite battitura a martello di barre di
simmetrico, sia che i fili fossero conver- alle spade dritte ed a fili paralleli, oltre metallo79”.
genti -nelle spade a lingua da presa all’incremento di potere di taglio nei E’ necessario, a questo punto, aprire
“tipo Pontecagnano”- sia che essi fosse- colpi di filo (connesso alla collocazione una digressione sulle tecnologie dei
ro paralleli -nelle spade ad antenne del centro di percussione)76, le sciabole metalli nella lavorazione delle spade,
“tipo Tarquinia”-. Sono tuttavia docu- recano forti vantaggi anche nei colpi di partendo dai metodi di lavoro presenti
mentate anche spade asimmetriche, punta. Con essi infatti aprono un taglio già nell’età del bronzo.
ovvero con caratteristiche che, in modo largo all’incirca quanto la larghezza E’ stato acquisito che già nell’età del
appena accennato o più marcato, le della lama sommata alla distanza di cur- bronzo finale si impiegavano stampi di
avvicinano alle sciabole. vatura della punta rispetto al dorso fusione multipli, dai quali si ottenevano
Molto strettamente legata alle spade ad spada, che in una sciabola significa un in un unico getto più spade; la forma in
antenne è la spada in bronzo dalla taglio di circa due volte la larghezza del- pietra da Piverone, ad esempio -oggi al
tomba 39 della necropoli Benacci- l’arma; le scimitarre a curvatura molto Museo di Ivrea- era stata ideata per
Caprara di Bologna, risalente al locale marcata possono arrivare a tagli larghi creare tre spade di uguale tipo, ma di
Villanoviano III (VIII sec. a.C.); questa, sino a 5 o 6 volte la larghezza della diversa lunghezza. Studi tecnologici
fratturata intenzionalmente per la lama. Ovviamente più la lama è curva e hanno dimostrato che per tale stampo è
deposizione funebre, sembra recare nel più il taglio inferto di punta si allarga, dimostrabile l’esecuzione di un preri-
frammento distale una forma asimme- altrettanto cresce la resistenza incontra- scaldamento di esso, mediante una
trica della punta, curvata da un lato, a ta, riducendo la profondità di penetra- fusione di prova80.
suggerire un uso prevalentemente di zione; le ferite sono quindi più larghe La tecnologia del bronzo, nell’età che
taglio74. Ormai orientalizzanti sono ed invalidanti per emorragia, ma meno da esso prende il nome, fu in realtà
invece le spade in ferro a lama ricurva mortali sul colpo, mentre spade dritte molto povera ed empirica per la mag-
della Tomba B portata in luce nel 1971 usate di punta possono uccidere con un gior parte delle fasi di tale età; le anali-
a Verucchio, reperti che sembrano indi- unico affondo purché portato in zone si dei manufatti metallici hanno rivelato
care, assieme ad altri nello stesso conte- vitali77. che i metallurgi sovente non avevano
sto, forti contatti con l’area medio adria- Quanto alla tecnologia della realizza- raggiunto una vera maturità tecnologi-
tica ed umbra75. D’altronde spade falca- zione delle spade in bronzo, è già stato ca, come attestano le alte percentuali di

118
Le spade ed i pugnali

arsenico e/o antimonio in asce dell’età grafiche, come si è già osservato, di tecnologia del nuovo metallo sperimen-
del bronzo antico e medio, e la grande essere entrambe prive di qualsiasi pro- tava soluzioni migliorative che lo stesso
varietà di percentuali riscontrate nella cesso di rilavorazione per incrudire la bronzo aveva da poco visto impiegate;
lega stagno-rame81. lama; l’esemplare tipo “Canegrate” in ferro dolce infatti le armi, special-
Ancora, durante la facies culturale risulta addirittura un pezzo “grezzo di mente le spade, non erano di elevata
appenninica, è stato notato che fusione” senza alcuna lavorazione di qualità meccanica. Il martellamento a
rifinitura84. freddo del bronzo per rifare il filo, ovve-
“la diversità delle leghe e le percentuali varia-
bili dei componenti (...) mostrano che la tecni- Il cosiddetto “incrudimento” non è ro l’incrudimento localizzato, era stato
ca metallurgica (...) non era caratterizzata da altro che un trattamento termico di introdotto tardivamente, ed esso non
una tradizione artigianale unificante, con pro- ricristallizzazione del metallo, che si rendeva nel ferro quanto nell’altro
cedura e conoscenze tecniche standardizzate, ottiene a freddo deformando il grezzo metallo, giacché abbisognava invece del
anche se standardizzate erano le forme. Il vero per laminazione o battitura. Martellan- più evoluto processo di incrudimento e
bronzo di stagno non entrò in uso normale che
do la lama di una spada, i grani del ricottura -tra l’altro da effettuare diffu-
alla fine dell’età del bronzo. (...) Oltre alla scar-
sa consistenza tecnologica, l’altro aspetto metallo che la formano subiscono degli samente sul manufatto e con grande
importante della metallurgia dell’età del bron- scorrimenti reciproci, deformandosi ed dispendio di energia e calore, pena la
zo appenninica è la sua grande rarità. (...) Si ha arricchendo la struttura cristallina con sola “recovery” parziale del metallo86.
l’impressione che in Italia centrale la tecnolo- tensioni e difetti reticolari, e l’energia Per assistere, tra le armi, alla larga diffu-
gia di uso giornaliero nel secondo millennio erogata in martellatura si converte in sione del ferro in Etruria si deve atten-
fosse ancora, quasi per tutti, quella basata sulle
tradizionali risorse della società neolitica, come
parte in calore dissipato, in parte resta dere l’VIII secolo; a Veio l’uso su vasta
la pietra, la selce, il legno, le pelli e così via82”. imprigionata nei reticoli cristallini scala di questo metallo avviene nella
deformati; con l’aumento della defor- fase IIA (800-760 a.C.), dopo l’aumento
Diversamente, il bronzo binario dell’età mazione aumentano anche le caratteri- di scambi col mondo delle colonie
del bronzo finale, migliore di quello stiche meccaniche e la durezza del euboiche, e per passare all’impiego non
precedentemente in uso, conteneva manufatto, che perde però plasticità. solo in coltelli e lance, ma anche in
mediamente il 10% di stagno, ovvero Se si riscalda il materiale incrudito si spade, si deve attendere la fase IIB
una percentuale tuttora impiegata per fanno aumentare energia e mobilità (760-720 a.C.); è stato ipotizzato che i
realizzazioni che debbano mostrare degli atomi che formano il reticolo cri- Greci d’occidente -che a Pithekoussai
caratteristiche elevate; su reperti da stallino già modificato, finché non si lavoravano il ferro elbano- abbiano for-
Carignano (Torino) e Peschiera del ottiene il riordino del reticolo stesso, nito alle popolazioni italiche il loro
Garda (Verona) di quest’epoca le oscilla- con l’eliminazione di tensioni e difetti, a know-how tecnologico per la siderurgia,
zioni di composizione sono state defini- partire da determinati punti, detti come è stato proposto che anche la cre-
te “molto limitate”, come le percentuali nuclei di ricristallizzazione. Se il proces- scita della tecnologia del bronzo nell’-
di impurità in particolare quelle di so si estende all’intero oggetto, esso VIII secolo sia legata a stimoli fenici. Gli
piombo che derivavano dalla contami- viene definito “ricotto”, e recupera scavi archeologici hanno dimostrato
nazione dei minerali83. Cionondimeno, parte della plasticità perduta a sfavore che gli euboici di Pithekoussai dispone-
ancora nell’età del bronzo recente, le delle doti meccaniche85. vano di un complesso industriale metal-
spade già citate da Mezzano, nella Valle Il bronzo affiancò il ferro per un perio- lurgico nella zona di Mazzola, attivo tra
del Fiora, mostrano alle analisi metallo- do non brevissimo, durante il quale la la metà dell’VIII e gli inizi del VII

119
La lancia, la spada, il cavallo

sec.a.C., contemporaneo alla vicina “Il forno per la primitiva siderurgia si sviluppa,
acropoli di Monte di Vico, dove è stato dunque, verso l’alto formando un pozzetto,
con fondo emisferico, che misura 30 o 40 cen-
ritrovato del minerale di ferro, costitui-
timetri di diametro e poco più di altezza (...) A
to da ematite pura, originario della operazione ultimata il forno veniva demolito e
zona a monte di Rio Marina nell’Elba87. se ne traeva una massa metallica pastosa, una
Per poter lavorare con buon livello tec- «metallina» ricca di ossido e di scorie che veni-
nologico il ferro era infatti necessario vano espulse meccanicamente con la martella-
disporre di forni fusori a carbone che tura e successivi riscaldi, mantenendo ad alta
temperatura il metallo via via che si andava
consentissero di raggiungere tempera- purificando. Le masse lavorate non superava-
ture di circa 1200-1300 gradi centigra- no i 10-20 chilogrammi al massimo. (...) Furo-
di, alle quali il minerale di ferro, senza no conosciuti gli effetti della tempera, e anche
fondere, diventa comunque pastoso e il modo di regolarli con la ricottura (...) Questo
può essere estratto, pur piuttosto impu- materiale era ciò che oggi chiamiamo acciaio
ro e con la perdita di enormi quantità di dolcissimo, lega a basso tenore di carbonio (da
0,20 a 0,25%), di notevole purezza derivante
scarti. Per fare ciò era necessario un pur dal metodo di lavorazione; e, talvolta, ferro
primitivo forno metallurgico, che reca- quasi puro (...) Nell’antichità classica il ferro fu
va in alto una camera di carico e di com- perciò lavorato esclusivamente per forgiatura,
bustione, ed una cavità sottostante al e così fino dopo il Rinascimento: perché non si
fuoco, nella quale si raccoglieva la poteva raggiungere la temperatura (circa 1600
gradi centigradi) a cui il ferro si carbura, dopo
massa allo stato pastoso che formava il
di che la lega ferro-carbonio, che prende il
metallo, dopo il processo di riduzione nome di ghisa, diviene fusibile a soli 1200
del minerale da ossido, solfuro o carbo- gradi centigradi88”.
nato grazie al contatto col carbone ad
alta temperatura. La camera superiore Analizzando le procedure antiche sul
infatti -alta e ristretta per concentrare il piano più tecnico e chimico,
calore- era formata da un vano di pietre
accostate, lutate negli interstizi o rivesti- “during this time-period it was impossible to
te di argilla refrattaria; il carico veniva reach iron’s melting point (1,520 C with the
effettuato dall’alto con minerale e car- types of furnaces then available. The solution
was achieved by the using the direct method
bone di legna parzialmente combusta, which, through the reduction of the oxides
intervallati. Questo antenato del forno a (between 800-1,150 C), made it possible to
manica, dei moderni cubilotti ed alti- melt inclusions, such as siliceous gangue, and
forni, e noto per secoli come “basso obtain a spongy bloom of a compound of iron
forno catalano”, disponeva di una pur oxides and slag. (...) However, the conditions of
reduction resulting from the lower temperatu- In alto, stampo in pietra dell'età del bronzo
sommaria ventilazione forzata, attraver-
re and the CO/CO2 ratio, implied that there recente, a una valva, per la fusione di falcetti,
so la quale da soffietti e mantici dotati di was still a large quantity of iron (FeO) within da Toscanella Imolese - Bologna, Museo
tubi in cotto si ossigenava la combustio- the slag (...) The chemical principle of reduc- Civico Archeologico; in basso, forno per
ne per mantenere alte le temperature. tion is based on the reducting reaction at high minerali ferrosi con sezione dell'interno

120
Le spade ed i pugnali

temperature of the carbon oxide (CO) on the come in quello attuale, ma era formata va nell’olio. Per renderla dura ma nello
iron oxide. The combustion of charcoal, aided come si è accennato da moltissime stesso tempo elastica si procedeva ad un
by the action of air draft, produces carbon dio-
micelle che la ripetuta martellatura ulteriore riscaldamento fino a portarla
xide (CO2) which produces carbon oxide at a
temperature of more than 1000 C, thanks to intrecciava tra loro unendole, con un al colore dell’oro o della viola mammo-
the great quantity of charchoal. (...) The redu- aumento di durezza e resistenza, specie la92”. Analizzando tale operazione sul
cing action of oxygen on the iron sesquioxide per armi difensive. La crescita tecnolo- piano tecnico, la tempera e la carbura-
begins at a temperature of approximately 200 gica consentì poi di condurre la fucina- zione prendono le mosse dal fatto che
C and almost produces iron monoxide which is tura disperdendo meno possibile il car-
always reduced by carbon oxide at a tempera-
ture of approximately 850 C89”.
bonio necessario per la tempera, e di “by reheating and hammering wrought iron at
regolare quest’ultima grazie alla ricottu- a high temperature and keeping its surface in
close contact with charcoal and/or with another
Il ferro dei forni villanoviani era dun- ra e al raffreddamento90. Ancora nel
material able to liberate carbon when heated
que ricco di impurità e scorie, che si cer- Settecento i manuali di scherma ripor- and through slow cooling, it is possible to com-
cava di eliminare con la fucinatura, la tavano come nella scelta della spada si bine iron and carbon, giving the real structure
quale tuttavia, assieme ai riscaldamenti, dovesse fare attenzione ai difetti di lavo- of steel to iron. At this stage, the structure of
sottraeva anche gran parte del carbonio razione: “Il faut faire attention en choi- the metal can be composed of the following
contenuto nel massello; il ferro dolce sissant une lame, qu’il n’y ait aucune three elements: 1) Ferrite (a solid solution of
carbon inside the iron) which at ambient tem-
ricavato, se era facilmente saldabile con paille. Les pailles rassemblent à des
perature is not more than 0.02% rich in car-
la battitura di elementi l’uno sull’altro petites taches noires & sont cruses. Les bon. Moreover, it is somewhat fragile and, in
portati tra i 900 ed i 1200 gradi (“bolli- unes se trouvent en travers de la lame & contrast, relatively soft (90 Brinnell). (...) 2)
tura”), prendeva però pochissima tem- d’autres en long. Les premieres font Cementite (Fe3C), remarkable for its high level
pera. Quanto alla durezza, la struttura casser les lames le plus aisément91”. of hardness (840 Brinnell) and, consequently,
del ferro antico non era omogenea La tempera consisteva, secondo il meto- for its fragility. (...) 3) Pearlite, a lamellar com-
pound of the previous two with a carbon con-
do che impiegava-
tent of 0.8% and a hardness of 200 Brinnell.
no ancora pochi (...) The carburizing substances used during
decenni fa i coltel- both Antiquity and the Middle Ages were
linai, nell’ “opera- generally ground solid materials with which
zione più delicata the surface to be carburized was covered and
e difficile perché the heated. These materials were organic, such
as leather, bones (often calcinated), and waste
era quella che ren- material from the working of horns, mixed
deva inalterabile with metallic or alkaline carbonates, and, of
la lama. Con le course, charcoal. (...)
tenaglie si mette- By re-heating the metal, however, it is possible
va una lama sul to change its quality. As a matter of fact, after
carbone incande- carburization, at ambient temperature the iro-
n’s structure is still not very homogeneous in
scente finché non regard to the carbon distribution. But when the
Alcune scorie di fusione del ferro dal golfo di Baratti a Populonia, sulle aveva acquistato il metal is re-heated at a high temperature, while
quali si riconoscono ancora le tracce dell'ebollizione del metallo colore rosso vivo, the iron is still solid, a moment occurs during
-a sinistra- e del suo percolamento da liquefatto -a destra- quindi la si butta- which the carbon dissolves entirely into iron.

121
La lancia, la spada, il cavallo

This alloy is named Austenite. When slow possible to reduce hardness while retaining ed alternate di ferro più dolce e ferro
cooling occurs, the Austenite decomposes and strenght. This very operation is controlled by più carbonioso, riunite in un “pacchet-
Ferrite, Cementite and Pearlite take their basic watching the steel’s surface colour during the
to” dal metallurgo che le aveva poi più
position in the iron structure once more. In re-heating and cooling until the required
contrast, if a quick and immediate cooling colour appears (for swords it is purple at 270- volte scaldate al calor bianco e fucinate,
occurs, there is insufficient time for the Auste- 290 C°)93” ripiegando più volte il pacchetto su se
nite to be dissolved, and in this way the iron stesso96.
saturation of carbon (0.8% eutectoide) is man- La diversa durezza ed elasticità del ferro Nell’Etruria villanoviana le spade, che
tained. The resulting structure is Martensite. variamente trattato fu peraltro ben pre- come abbiamo visto presentavano innu-
This kind of worked metal is very hard (710
sto impiegata anche per realizzare lame merevoli varianti attorno ad una rosa
Brinnell). (...) The aim of this whole process is
the attempt to fix the various properties pos- composte di più strati di diversa origi- tipologica già abbastanza vasta, erano di
sessed by steel at different temperatures in the ne, uniti “a pacchetto” grazie alla ripe- norma corredate di fodero, come avve-
cold structure of iron. At this stage, steel is very tuta martellatura a caldo. Come in alcu- niva già dall’età del bronzo. Questi
hard but not still brittle: by subjecting the ni più tardi esempi di spade longobar- erano usualmente realizzati in bronzo, o
quenched metal to consequent heat treatment de, ad esempio, era possibile creare una in legno rivestito di lamina bronzea, o in
(between 220 and 400 C°), that is tempering, it is
spada unendo delle parti laterali ester- legno, cuoio e filo metallico, sia che la
ne molto robuste -che costituivano il spada fosse in bronzo o in ferro. Infatti
filo- ad una parte centrale più morbida la guaina vera e propria, quella interna,
ed elastica -l’anima della lama-; di fatto veniva fabbricata con legno o cuoio, e su
anche l’”anima” era formata da più di essa venivano talora applicate due
strati di metallo dal diverso tenore di valve metalliche -delle quali l’anteriore
carbonio uniti per martellatura, mentre abbracciava i bordi della posteriore- o
il “filo” era leggermente carburato. Alle una sola valva metallica -unita su uno
analisi di durezza è emerso che spade in dei tagli o al centro del rovescio-97. La
ferro così realizzate raggiungevano parte inferiore del rivestimento in lami-
sempre nella zona del filo almeno i 400 na si inseriva all’interno di un cospicuo
Vickers, con frequenti punte di 800, puntale in bronzo fuso conformato con
mentre al codolo la parte interna rag- listelli e disco o sfera all’estremità, per
giungeva valori tra 120 e 290 Vickers94. non correre il rischio di ferirsi con l’api-
Tali tecniche, che in Giappone raggiun- ce del fodero. La parte superiore del
sero livelli di accuratezza con la forgia- fodero, presso l’imboccatura, era soven-
tura per stratificazione, con continue te decorata o guarnita con applicazioni
ripiegature e martellature delle diverse di osso o di avorio; l’esemplare dalla
componenti fino a raggiungere oltre necropoli vulcente dell’Osteria ha inve-
32.000 strati95, erano note, sebbene in ce all’imboccatura un elemento in bron-
forme più semplici, anche in Etruria, zo fuso di considerevole interesse, giac-
Puntale di fodero di spada italica da Poggio dove sono state riconosciute in una ché reca non solo una parte semicircola-
alla Guardia a Vetulonia - Vetulonia, Museo spada da Populonia, la quale presentava re destinata ad innestarsi nell’arco del-
Civico Archeologico "I. Falchi" la lama costituita da lamine sovrapposte l’immanicatura della spada, ma anche

122
Le spade ed i pugnali

zie tecniche sui foderi longobardi: il


tipo più diffuso di questi
“era di cuoio e/o legno, con rinforzi ai lati e in
punta di metallo. L’interno era probabilmente
foderato con pelo animale o capelli, imbevuti
d’olio per evitare che la lama arrugginisse (...)
Ad esempio (del) fodero della spada rinvenuta
nella t. 1 di Trezzo d’Adda (...) grazie alla for-
tunata presenza di resti organici, è stato possi-
bile ricostruire anche la struttura: esso era
costituito da un corpo in legno, formato da
assicelle di ontano, e rivestito in cuoio100”.

Se il citato fodero vulcente dalla necro-


poli dell’Osteria è ricoperto da sottili
striature longitudinali nel bronzo come
un esemplare da Narce, altri foderi pre-
sentano interessanti e complesse deco-
razioni geometriche, secondo il gusto
Fodero in bronzo di spada italica, dalla necropoli dell'Osteria di Vulci, e particolare delle due figu- decorativo dell’epoca diffuso non solo
re nude all'imboccatura di esso - Roma, Museo di Villa Giulia in Etruria; in alcune occasioni si hanno
anche scene figurate, come sul fodero
due figurine a tutto tondo che rappre- “i foderi, sempre a forma triangolare allunga- da uno dei circoli interrotti di Poggio
sentano un uomo ed una donna, nudi. ta, erano prevalentemente di bronzo (...) meno
alla Guardia di Vetulonia, dove si rico-
frequentemente troviamo foderi di legno, con
Anche la spada che accompagnava il nosce un quadrupede dal muso allun-
due assicelle unite da filo metallico e rivestite
guerriero di Prato Rosello ad Artimino di cuoio, col solo terminale in bronzo. Questo gato e corna ramificate trattenuto con
era completa di fodero; l’arma, di poco tipo di fodero era invece più comune nelle una corda da un uomo con una lancia,
più di 30 cm, fornita di lama a codolo spade ad antenne99”. seguito a sua volta da un piccolo qua-
con impugnatura d’osso tra due dischi, drupede101. A questa scena di caccia al
era ancora contenuta nel fodero com- La predilezione del legno nei foderi cervo col cane, sullo stesso fodero, si
posto da guancette di legno rivestite di delle spade lunghe di più tipica con- aggiunge la rappresentazione di una
ferro ed esternamente ricoperte da due cezione mitteleuropea -quali quelle forma geometrica complessa, che non
lamine bronzee sovrapposte lungo i ad antenne- ebbe una interessante avrebbe molto senso se una simile non
bordi. Sulla superficie posteriore è stata continuità, giacché continuò a com- comparisse anche su un altro pregevo-
individuata una decorazione incisa, a parire ancora, ad esempio, per la spa- lissimo fodero rinvenuto nella tomba
spina, in parte coperta dalle placche del tha longobarda del VI-VIII sec. d. C. 495 di Pontecagnano. Come ho già
gancio di sospensione98. Pur con le dovute cautele, è interes- avuto modo di osservare102, questa
E’ stato notato che per le spade a lingua sante confrontare con le conoscenze immagine sembra raffigurare la pianta
da presa attorno ai foderi villanoviani le noti- di un edificio dall’uso incerto, giacché

123
La lancia, la spada, il cavallo

accoglie all’interno dei quadrupedi, ma rapido ai corredi villanoviani si può tardo miceneo III A-B. Dopo la media
la cui conformazione tripartita, con più trarre qualche orientamento (...) sia l’a- età del bronzo le lame divengono più
accessi sul davanti tra delle ante, ricorda rea carpato-danubiana sia la Sardegna strette, acquisendo una incurvatura
quella che sarà la forma canonica dei sono regioni minerarie, in cui era anche verso la punta ed abbandonando i fili
templi etruschi, ancora ben di là da affermata l’industria metallotecnica105”. convergenti perfettamente dritti, con
venire in età villanoviana, ma forse pre- Anche altri studi hanno messo in risalto una forma “a foglia” che persisterà sino
corsa da quella di altre strutture d’uso. la qualità tecnica delle incisioni sui all’età del ferro108.
Se l’edificio sul fodero di Pontecagnano foderi di spada metallici e l’alto grado I pugnali villanoviani erano talvolta
non offre altro indizio di utilizzo che la compositivo delle scene narrative, attri- ampi quanto una spada coeva, ed infat-
presenza di quadrupedi all’interno buendo questi prodotti a degli “specia- ti sono stati classificati come pugnali
della struttura, quello vetuloniese, che listi ambulanti che in occasione di mer- degli esemplari tra i 25 ed i 41 cm di
sembra invece far riferimento ad una cati e fiere introducevano in aree nuove lunghezza, con lama in bronzo o in
scena di cattura di un cervide, è pur- i tipi prodotti in ambienti assai lonta- ferro. Come per le spade, i pugnali in
troppo privato della parte di figurazio- ni106”. bronzo erano ottenuti dalla fusione in
ne che collegava la scena con la pianta, Oltre alle spade, gli armati della prima stampi e poi ritoccati, mentre quelli in
dove forse potevano trovarsi figure atte età del ferro utilizzavano, talora, dei ferro erano ricavati dalla martellatura
a completare e chiarire il rapporto tra la pugnali; si tratta di armi la cui origine è di barre grezze, giacché la tecnologia
caccia e l’edificio103. più antica di quella delle stesse spade, e villanoviana non permetteva fusioni di
In migliore stato di conservazione è che descrive in area italica una lunga manufatti complessi in ferro109.
invece un fodero bronzeo conservato al parabola sino dall’eneolitico. Come è Le tipologie dei pugnali villanoviani, a
Museo di Parma, la cui provenienza è stato rilevato per l’Italia settentrionale, suo tempo indagate per Vetulonia e
sconosciuta ma che presenta strette gli esemplari di tipo remedelliano, del- Populonia, sembrano potersi ricondur-
similitudini col fodero da Pontecagna- l’eneolitico e della prima età del bron- re essenzialmente a tre tipi, distinti per
no; entro tre pannelli dalla sagoma zo, hanno una grossa lama triangolare forma di immanicatura: un primo tipo
molto simile a quelli sul fodero campa- con spalla ad angoli acuti ed un pomo in bronzo, di chiara ascendenza preisto-
no, sono riprodotte nell’ordine una lunato, che rivelerebbero un’origine rica, ha infatti una lama a base semplice
scena di caccia al cinghiale con la lancia caucasica o dal Caspio107. Altri esem- e larga, dove alcuni ribattini consentiva-
e con l’aiuto di un cane, dei cervi e ad plari simili, a lama sub-triangolare, no il fissaggio ad un manico deperibile.
un quadrupede, fino alla punta del sono caratteristici della prima età del Si tratta di armi piccole e triangolari,
fodero dove è incisa una breve spada bronzo, sia nelle facies di Montemerano che potrebbero essere state usate come
italica104. E’ stato notato che scene figu- e di Polada in Italia, che in quella di coltelli, la cui tipologia ascende a
rative simili compaiono anche su alcuni Aunjetitz in Europa centrale. Attorno modelli della civiltà appenninica.
rasoi villanoviani coevi, e la finezza alla metà del II millennio a.C. risalgono Il secondo tipo, anch’esso a lama trian-
degli interventi decorativi ha fatto pen- invece dei pugnali dove la spalla della golare ma più allungata ed in ferro,
sare “al probabile arrivo in Etruria di lama presenta delle sporgenze, dette “a aveva un’immanicatura a codolo più o
maestri qualificati da regioni in cui la corna”, che trovano riscontri in brevi meno robusto, inserita in una impugna-
metallotecnica era un’arte affermata da spade del mondo tardo minoico ed in tura in bronzo cavo, in osso o in legno;
lungo tempo. Da uno sguardo anche tipi che continuano ad esistere fino al alcune impugnature deperibili parzial-

124
Le spade ed i pugnali

mente conservate attestano che al cen- ferro procede di pari passo ad un zetti nuragici a figura maschile è risulta-
tro esse formavano una sorta di ringros- regresso nella diffusione dei pugnali, to che essa è assente nelle rappresenta-
so (come quello presente anche nelle armi invece molto più diffuse nell’età zioni di eroi, presente solo col 10% di
spade italiche) e che erano legate alla del bronzo. E’ comunque vero che arcieri ed arcieri oranti, e col 27% di
base con vari ribattini. I foderi dei anche l’adozione della spada ha una guerrieri e guerrieri oranti. E’ presente
pugnali in ferro di questo tipo erano in espansione nell’età del ferro, specie in comunque sul 42% del totale dei bron-
legno o in ferro come la lama, e proba- versioni corte, che evidentemente zetti a figura umana, giacché il pugnale
bilmente connessi con cinghie di cuoio avrebbero costituito un “doppione” del è costantemente raffigurato con gli
o tessuto, di cui un esemplare di Poggio pugnale. oranti e coi capitribù, privi di qualsiasi
alla Guardia a Vetulonia reca le tracce Nell’Etruria villanoviana, specialmente altra arma e contraddistinti dal vestire
mineralizzate110. in quella costiera, sono inoltre attestati una stola o un manto, e dal bastone. Sul
Un ulteriore tipo, tutto in bronzo, aveva anche alcuni esemplari di pugnali sardi, totale delle raffigurazioni di personaggi
lama triangolare allungata, similmente dalla caratteristica forma ad elsa gam- col pugnaletto, il 63% sono appunto
alle spade, con una forte costola media- mata; si trattava nei fatti di un manufat- oranti e capitribù -categorie di raffigu-
na ed una impugnatura piena, fusa to in bronzo, ricavato da una unica razioni cronologicamente più tarde
assieme alla lama stessa. Un bell’esem- fusione, dalla breve punta a quadrello, delle altre-, mentre il 37% sono guerrie-
plare da Poggio Baroncio di Vetulonia con una traversa a guardamano che su ri di vario tipo. Per questo
ha manico a sezione romboidale con un lato si piegava verso il retro. L’impu-
due anelli di ringrosso a metà, e termi- gnatura si concludeva in una barra tra- “risulta evidente che la sua funzione (o almeno
na con un pomo a mandorla. La deco- sversale al posto del pomo. Quest’arma il suo valore significante nella raffigurazione)
razione geometrica della lama ritorna era portata appesa al largo balteo che non è quella di un’arma. La sua massiccia e pre-
anche sul fodero, pure in bronzo, dalla molti guerrieri sardi appoggiavano dominante presenza su figure che non si con-
traddistinguono come «armati» ed inversamen-
sezione molto schiacciata. sulla spalla destra e passante sul fianco te la sua poca rilevanza sugli «armati», nonché
Può essere interessante segnalare che, sinistro; il pugnale era inserito al centro la totale assenza negli «Eroi», ce ne rendono
ancora molti secoli più tardi, l’arma- del petto, con la punta verso il basso e sicuri. Notiamo anche che il pugnaletto è mag-
mento più diffuso nell’Italia del Sette- l’elsa gammata verso il fianco sinistro, in giormente (93%) caratterizzante le figure con
cento prevedeva l’impiego di una spada modo da estrarlo con la destra per gestualità di orante, e che si ritrova pure sull’in-
e di un pugnale, destinato questo alla un’impugnatura “sopramano” e con le dividuo defunto tenuto in grembo da una divi-
nità femminile. Esso, in conclusione, indica
mano sinistra come accadeva già nel dita protette dalla gamma dell’elsa. qualche cosa che è comune sia agli oranti che ai
Medioevo e nel Rinascimento. Questa Esso era probabilmente destinato allo capitribù che, più parzialmente, ai guerrieri ed
tradizione italiana (“l’exercise de l’épée stesso uso dello “sfondagiaco” medieva- agli arcieri. L’esclusività del pugnaletto come
avec le poignard n’est d’usage qu’en Ita- le, del quale ricorda la lama robusta e elemento significante degli oranti e la sua forte
lie111”) portava a parare più spesso i corta, appuntita e poco espansa, in con- pregnanza sui capitribù vuole, con ogni verosi-
miglianza, asserire una loro condizione comu-
colpi dell’avversario con il pugnale che nessione al largo impiego sull’isola di
ne, al di là delle evidenti differenziazioni date
con la spada, in assenza di scudo; è pos- corsaletti protettivi di cuoio. dagli altri attributi di questi ultimi: l’ampio
sibile che anche nell’antichità il pugna- A questa arma è stato attribuito anche manto che avvolge il corpo ed il lungo bastone.
le potesse assolvere allo stesso compito, un significato sociale, e non solo milita- Già altrove ho proposto che il pugnaletto sia un
e la diffusione dello scudo con l’età del re; infatti negli studi statistici sui bron- indice di appartenenza al corpo sociale della

125
La lancia, la spada, il cavallo

«tribù»; tale ipotesi ha avuto una sostanziale Spade e pugnali, coi loro foderi, veniva- In effetti vari storici hanno notato il
accettazione e mi sento di poterla confermare no portati impiegando vari sistemi; valore di dissuasione delle spade indos-
rafforzata, sulla base dell’analisi condotta sopra.
secondo alcuni i grossi affibbiagli in sate in punti vistosi a fini intimidatori, e
I gruppi di oranti e capitribù ci segnalano ades-
so una società che non si qualifica più come ari- bronzo di facies villanoviana facevano come diversi popoli primitivi ricorresse-
stocratica (...) e potremmo definirla, invece, parte di ro all’esibizione delle armi; in particola-
timocratica. I dedicanti-offerenti si qualificano re “le armi che sono letali solo a breve
non più (o almeno non soltanto) attraverso l’o- distanza non impongono per questo a
“cinturoni da vita atti a reggere le armi da
stentazione delle armi, bensì come appartenen- coloro che le brandiscono la necessità
fianco di cui stiamo parlando. Asce, pugnali e
ti al corpo sociale (pugnaletto)112”.
spade potevano essere infatti direttamente dello scontro ravvicinato114”.
Il pugnale, dunque, sarebbe divenuto in infilate nel cinturone, o agganciate ad esso. A favore della possibilità che le spade
Sardegna, da semplice arma secondaria Le spade tuttavia erano spesso portate appe- venissero portate appese ad un cinturo-
se a cinghie in cuoio poste a tracolla. Gli stes-
per il corpo a corpo contro altri guer- ne in vita, e che la loro collocazione
si cinturoni potevano essere di cuoio sempli-
rieri protetti da corsaletti di cuoio, un ce, oppure di cuoio ricoperto in bronzo a sca- fosse preferibilmente il fianco destro c’è
simbolo di appartenenza al corpo socia- glie lavorate. Nei casi più vistosi al cinturone la spada già ricordata da Prato Rosello;
le ripartito per tribù, con un interessan- venivano aggiunti vari pendagli metallici fusi, essa aveva infatti sul retro del fodero
te parallelismo con l’impiego della lan- come quelli ritrovati nella necropoli delle “due spesse lamine quadrangolari par-
cia e della spada in ambiente etrusco- Granate a Populonia o quelli visibili al Museo zialmente conservate, identificabili
Guarnacci di Volterra, ma di cui abbiamo
villanoviano ed italico che, già accenna- numerosi altri esempi. Va inoltre ricordato
come le estremità del gancio entro il
to, vedremo meglio più oltre, e con affi- ancora una volta che questi cinturoni sono quale doveva scorrere la cinghia, a
nità simbologiche con quanto si riscon- riconducibili sempre a guerrieri facoltosi, sostegno dell’arma115”. La lamina supe-
tra in Etruria attorno alla scure proprio mentre la massa portava probabilmente cin- riore, se la sua collocazione e forma non
nello stesso volgere cronologico, che ture in cuoio semplice o di stoffa annodata è stata fortemente modificata dall’ossi-
(...) Vale infine la pena di annotare che il
vede compiersi la conversione delle dazione e dal tempo, non appare per-
guerriero infilava o agganciava il proprio
armi funzionali dell’VIII secolo in sim- pugnale alla sinistra del cinturone, cioè nel fettamente ortogonale al fodero ed alla
boli già nel VII sec. a.C. lato protetto dallo scudo. La spada veniva spada, ma un po’ obliqua; se su di essa
I guerrieri dell’Italia centrale, come invece portata alla destra, forse più scomoda doveva poggiare il margine superiore
arma d’appoggio, non portavano solo da estrarre in caso di bisogno, ma ben visibile del cinturone -alto circa 4 cm-, ne con-
veri e propri pugnali; a Verucchio, ad all’avversario, quasi a volergli dimostrare il segue che tutto il fodero e l’arma al suo
proprio rango ed addestramento militari e
esempio, nella tomba 85 è attestato nel interno avrebbero avuto una lieve incli-
quindi ad intimorirlo. Una ragione più prati-
corredo, con morsi di cavallo ed il cita- ca la possiamo però ipotizzare pensando a nazione laterale. Constatato che tale
to elmo di vimini a falere, anche un col- quanto fastidio avrebbe dato la spada appesa inclinazione non avrebbe avuto alcun
tello in ferro con fodero di legno; anche sul fianco sinistro, allorché ogni movimento senso una volta che l’arma fosse stata
nell’Iliade fanno sporadicamente la loro in marcia o battaglia del pesante scudo avesse portata al fianco sinistro, giacché l’im-
comparsa dei coltelli, come quello provocato un urto contro il fodero dell’arma, pugnatura si sarebbe presentata orien-
a sua volta battente sulla gamba del guerrie-
(màchaira) che Agamennone usa per fini ro. Inoltre lo stesso braccio reggente lo scudo
tata verso sinistra e non verso la mano
non militari, ma che “portava sempre e le relative impugnature interne avrebbero destra, non resta che pensare che la
sospeso presso la grande guaina della facilmente incontrato l’elsa della spada, con spada venisse portata sul fianco destro,
spada” (Iliade III, 271; XIX, 252). ulteriori incomodi113”. e piuttosto arretrata, all’incirca come i

126
Le spade ed i pugnali

moderni foderi di pistola inclinati per In effetti anche nell’Iliade la spada viene
favorire l’estrazione rapida. L’impugna- portata principalmente infilata col suo
tura doveva comunque sporgere per fodero ad una sorta di taschino sfonda-
una dozzina di centimetri sopra la cin- to (aortèr) collocato sul fianco sinistro,
ghia, ovvero sopra la vita del guerriero, all’altezza dell’anca, con l’aiuto di un
in una collocazione piuttosto alta. balteo di sospensione (telamòn) che
Una simile inclinazione dell’arma si passa sulla spalla destra (Iliade VII,
nota in un’altra corta spada in bronzo 304)117.
della metà dell’VIII sec.a.C. proveniente Similmente il Guerriero di Capestrano
dalla tomba IX a incinerazione della portava sulla spalla destra un balteo
necropoli della Fornace a Verucchio, dove stava sospesa la breve spada, che
oggi al Museo Archeologico di Arezzo; si però non era posta lungo il fianco, ma
tratta di una spada a manico pieno detta sul petto, con l’impugnatura all’altezza
appunto “tipo Verucchio”, il cui fodero dell’ascella destra e con la punta del
decorato a fasce di puntini e borchiette fodero sopra l’attacco della coscia sini-
sbalzate –secondo un ornato tipico del- stra. D’altronde, nello stesso Abruzzo
l’Italia centrale- presenta ai lati due coevo, sono comunque note molte
robusti ganci di fermo, aperti verso l’al- spade da Alfedena con fodero in ferro
to, ed ha una imboccatura chiaramente presso la cui imboccatura c’era una
asimmetrica proprio per assicurare l’in- fascetta di ferro per appendere l’arma
clinazione dell’arma verso il davanti, se alla cintura posta invece in vita, anche
collocata –come appare l’unica possibile con l’aiuto di una catenella di ferro;
opzione- sul fianco destro116. anche a Campovalano la guaina delle
A questa documentazione sulla predile- spade “è essenzialmente composta da
zione per il porto della spada sul fianco due lamine sovrapposte a forma di
destro, ed in posizione arretrata, si con- triangolo isoscele, della stessa altezza
trappongono alcune osservazioni già ma di base diversa. La lamina maggiore
rilevate parlando dei kardiophylakes e dei che presso la base si chiude lateralmen-
dischi-corazza, secondo le quali il balteo te in una fascetta ripiega i suoi lati nella
collegato a questi reperti poggiava sem- minore, formando in tal guisa la guai-
pre sulla spalla destra, per finire sul fian- na. Nella fascetta che sembra giungere
co sinistro, come accadeva anche ai solamente a metà guaina, è assicurata
guerrieri sardi che, al balteo, appende- mediante uno o due anelli la catena per
vano il loro pugnale. La presenza di un fermare l’arma alla cintura118”.
balteo di grosse proporzioni su tale fian- E’ probabile dunque che esistessero
Spada dalla tomba IX della necropoli della co rende difficile immaginare che, modi diversi di portare la spada, sia per
Fornace a Verucchio, con fodero asimmetrico dovendo cingere una spada, la si tradizione locale che per scelta perso-
dotato di ganci appendesse al fianco destro. nale connessa con il tipo e la lunghezza

127
La lancia, la spada, il cavallo

della spada, o con accorgimenti di pre- Tale uso è ritenuto originario dell’Euro- si hanno le ultime attestazioni che, se
ferenza e praticità; anche nel corso pa centrale, giacché molti ritrovamenti interessano l’Italia settentrionale (Casal-
degli esperimenti realizzati da chi scri- sono riferibili alla Cultura dei Campi grasso di Cuneo, Sirio di Treviso, Preara
ve, ad esempio, riguardo lo scontro con d’Urne, ed “it may be reasonably presu- di Vicenza, Casier, Sernio di Sondrio),
lancia e scudo-rotella a mano, si è avuto med that they spread from there into hanno restituito per lo più spade ad
modo di constatare che, ove atterrato north-western Italy, perhaps with the antenne del tipo “Tarquinia”. E’ stato
da una ferita alle gambe o da un forte Canegrate group120”. notato come ci sia una connessione cro-
urto, un armato tende a portare il fian- In effetti la deposizione di armi in nologica di tale usanza con il diffonder-
co destro al suolo, difendendosi con la acque interne sembra iniziare nell’Italia si delle sepolture a cremazione, ma “is
sinistra che brandisce lo scudo. Da nord-orientale nell’età del bronzo anti- worth noting that the river finds never
terra, infatti, la lancia non può essere co; è col bronzo medio che compaiono attain the general distribution in Italy
manovrata, e di fatto un guerriero nelle deposizioni le prime spade “typo- which the cremation rite reaches in the
costretto a terra e che tenti di difender- logically early, and probably the oldest Final Bronze Age. The sword from the
si con lo scudo nella mano sinistra ha swords from rivers come from the same Chiana may indicate an incipient spread
tutto il fianco destro immobilizzato al area as the Early Bronze Age finds, i. e. of the river deposits southwards, but the
suolo. Da questa posizione una spada from the Sile and the nearby Piave. practice is not apparently accepted in
appesa su tale fianco sarebbe stata They are swords of the Sauerbrunn Central Italy122”.
molto difficile da estrarre, anche da type, originating in the eastern region Sul significato di tale rituale sono state
seduti a terra, in quanto costretta tra il of Central Europe and north-eastern fatte molte congetture, tutte ovviamen-
corpo ed il suolo. Diversa è l’estraibilità Italy. They date from the 16th-15th cen- te basate sul significato di rinuncia
da sinistra, lato dal quale, specie a scudo tury B.C.121” intrinseco al gettare in un fiume -ovve-
alzato, il corpo è meno impedito, ma L’Italia centrale viene interessata da que- ro dove nessuno avrebbe mai potuto
come si è visto la spada a sinistra pote- sto rituale solo piuttosto tardi, in quanto recuperarlo- un oggetto prezioso come
va ingombrare in combattimento lo le prime attestazioni sono della fine del una spada metallica; una tra le più pro-
scudo e la gamba sinistra. bronzo medio, o del primo bronzo babili ipotesi -senza escludere che nei
In conclusione di questo capitolo sulla recente, e sono tutte dall’area del Lago secoli il significato possa essere variato-
spade, è necessario ricordare come tali Trasimeno; ad esse poi si assommano è che si trattasse di sacrifici di rinuncia:
armi avessero anche un forte valore alcuni esempi dal letto del Fucino, pres- “particularly in the case of personal
simbolico, diverso da quello di altre so L’Aquila, ed infine si hanno anche sacrifice, but even in the votive offering
armi, testimoniato nell’Italia settentrio- ritrovamenti, in queste stesse località, di of a weapon belonging to a fallen adver-
nale ed in altre zone europee dalla sot- spade del bronzo finale. Al bronzo fina- sary, there is an element of renuncia-
trazione di esse all’uso per venire depo- le data anche una spada dal letto della tion: the victor renounces the right to
ste in fiumi ed in laghi a scopi religiosi Chiana rinvenuta al Ponte di Frassineto, take possession of what he might have
(a vantaggio di divinità o di defunti)119. presso Arezzo. Nella prima età del ferro kept for himself123”.

128
Le spade ed i pugnali

Note 8 Vedi Peroni, Bilancio conclusivo, cit., pag. zioni sulla produzione metallurgica nella Valle
621-622, e A. De Santis, R. Merlo, J. De del Fiora dall’Eneolitico alla prima Età del
Grossi Mazzorin, Fidene. Una casa dell’eà Ferro, in “Preistoria e Protostoria in Etru-
1 Si veda V. Bianco Peroni, Le spade nell’I- del ferro, Milano, 1998, pag. 44. ria. Atti del Secondo incontro di studi”,
talia continentale, in “Prahistorische 9 Drews, cit., pagg 194-195. vol. 2, Milano, 1995, pagg. 8-9.
Bronzefunde” IV, Munchen, 1970. 10 Drews, cit. pagg. 203-205. 19 Talocchini, cit., pag. 17, tipo A 1.
2 Sulla quale si veda anche Snodgrass, 11 Bruno D’Agostino, Dal Submiceneo alla 20 Bartoloni, La cultura villanoviana, cit.,

Armi e armature dei Greci, cit. cultura geometrica: problemi e centri di svi- pag. 135.
3 Si veda Gian Luigi Carancini, La metal- luppo, in “Storia e civiltà dei Greci - Ori- 21 Carancini, La metallurgia e gli altri rami

lurgia e gli altri rami dell’artigianato - L’Ita- gini e sviluppo della città. Il medioevo dell’artigianato, cit., pag. 244.
lia centro-meridionale, in “Atti del congres- greco”, cit., pag. 151. 22 Drews, cit., pag. 193.

so L’Età del bronzo in Italia nei secoli dal 12 Drews, cit., pag. 195. Tali spade, secon- 23 Drews, cit., pag. 194.

XVI al XIV a. C. Rassegna di Archeolo- do alcuni studi, dovettero la loro fortuna 24 Vedi meglio in Botto Micca, Omero

gia” n. 10, 1991-1992, pag. 235 e segg. nel Mediterraneo orientale, forse, alla dif- medico, cit., pagg. 49 e 62.
4 Vedi De Florentiis, cit., pag. 84. “The fusione che ne fecero i mercenari Shardana 25 Hobbs, L’arte della guerra nella Bibbia,

function of the cannelure is to obviate nei reparti di appoggio ai carri dell’eserci- cit., pag. 92.
over flexibility; it also takes from the to egiziano, impiegandone varianti più 26 Richard F. Burton, The Book of the sword,

weight and adds to the strenght. By chan- corte o più lunghe. Per le armi degli Shar- cit., pagg. 127-128.
nelling either side of a thin or «whippy» dana si veda Drews, cit., pagg. 198-199. 27 Ridgway, L’alba della Magna Grecia, cit.,

blade it becomes stiffer, because any force 13 Si veda Drews, cit., pag. 193. pagg. 19-20.
applied to bend such a blade sideways 14 Snodgrass, Armi e armature dei Greci, cit., 28 Giuliano De Marinis, in Prima Italia,

meets with the greatest amount of resi- pag. 34. Roma, 1981, pag. 55.
stance that form can supply. Mechanically 15 Hencken, Archaeological evidence for the 29 Vedi Lavrsen, Weapons in water, cit.,

speaking, it is to crush an arch inwards origin..., cit., pag. 37. pag. 14.
upon its crown, and the deeper the arch 16 Fossati, cit., pag. 12. 30 Si ricorda che ad esempio la spada ita-

the greater the resistance. Hence the nar- 17 I lunghi rapier minoici e protomicenei lica dalla tomba 78 di Poggio dell’Impic-
row groove is preferable to a broader avevano infatti nel codolo il loro punto cato a Tarquinia reca ancora il perno che
channel of the same depth”. Da Richard debole: “un forte colpo inferto sul taglio sosteneva il pomo, la cui lunghezza sug-
F. Burton, The Book of the sword, pubblica- della spada poteva, se non fratturare la gerisce un elemento deperibile simile
to originariamente a Londra nel 1884, e lama, spezzare l’esile codolo e staccare così nella forte volumetria a quello della
riedito a Toronto, 1987, pag. 132. la lama dall’impugnatura. Spesso si sono spada nella tomba Bernardini di Praene-
5 Timothy W. Potter, Storia del paesaggio nel- rinvenute spade che avevano perso il ste.
l’Etruria meridionale, Roma, 1985, pag. 60. codolo durante l’uso (...) A fianco di questi 31 Si veda Drews, cit., pag. 194.
6 Renato Peroni, Bilancio conclusivo, in rapier giganti (...) si rinvennero (...) esem- 32 Quattrocchi, The Sicilian Blade, cit.,

“Atti del congresso L’Età del bronzo in plari di un nuovo tipo di spada (...) tra i pag. 21.
Italia nei secoli dal XVI al XIV a.C., Ras- numerosi vantaggi che essa presentava 33 D’altronde tale tipologia di immanica-

segna di Archeologia” n. 10, 1991-1992, rispetto al primo tipo, determinante sarà tura “a lingua da presa” era enormemen-
pag. 621. l’ingrossamento del codolo a formare una te più stabile di quella dei rapiers dell’età
7 Vedi Vincenzo D’Ercole, La guerra nella vera e propria impugnatura, con una del bronzo del Mediterraneo orientale,
protostoria dell’Italia centrale, in “Papers costolatura lungo ciascun lato”. Da Snod- con base semplice o codolo. Già la lingua
from the Third EAA meeting in Raven- grass, Armi e armature dei Greci, cit., pag. 18. da presa a molti fori e con guancette di
na”, Oxford, 1997. 18 Vedi Enrico Pellegrini, Alcune considera- avorio, d’osso o di legno fermate con

129
La lancia, la spada, il cavallo

rivetti assicurava dunque nel tardo bron- pag. 74. de, cit., pagg. 339-341.
zo una salda immanicatura: “with such a 42 Quaderni di Grafica ed Anastatica del 700, 49 Dizionari terminologici, cit., pag. 22.

hilt the warrior could be confident that Firenze, 1989, pag. 1. 50 Saulnier, cit., pag. 33.

his blade would not bend from the tang, 43 Ciò perché tale tecnica sembra andare 51 Friedrich-Wilhelm von Hase, I rapporti

nor his hilt-pieces loosen, no matter how contro una sorta di inibizione istintiva a transalpini, in “Gli Etruschi e l’Europa”,
jarring a slash he struck”. Da Drews, cit. tale forme di attacco: studi sul comporta- cit., pag. 193.
pag. 194. mento di minaccia con oggetti, da parte 52 Vedi Capretti, Il mondo tecnologico e mili-
34 Da Peter Bleed, Token Kenkyu Kai, 1979, dei primati -e dell’uomo- hanno messo in tare, cit., pag. 22.
riportato in AA. VV., Token - Arte della luce che, nel “dar di punta con un movi- 53 Vedi Camporeale, Miniere e metalli alle

Spada e Spada d’Arte, Firenze, 1997, pagg. mento portato dal basso verso l’alto”, “il origini dell’Etruria storica, cit., pag. 38.
14-15. pollice punta in avanti. Osservato finora 54 Vedi in “Gli Etruschi e l’Europa”, cit.,
35 Vedi John Keegan, La grande storia della solo come comportamento esplorativo, pag. 117, scheda 39.
guerra, Milano, 1994, pag. 241. ma non in un contesto agonistico. Kort- 55 Si veda in P. Croce Da Villa, M. Tombo-
36 Si veda Capretti, Il mondo tecnologico e landt osserva che nell’uomo vi sono forti lani, Antichi bronzi di Concordia, Portogrua-
militare, cit., pag. 23. inibizioni a eseguire questo movimento ro, 1994, pag. 22-23; ringrazio la dott.ssa
37 Saulnier, cit., pag. 33. nel combattimento contro i propri simili; Da Villa del Museo Archeologico Nazio-
tali inibizioni debbono essere superate nale di Portogruaro per avermi fornito
39 Vittoria Buffa, Il “Gruppo della Sibariti- nell’addestramento militare e nel ju-jitsu tale bibliografia.
de” nella prima età del ferro: nuovi dati da tramite esercitazioni con pugnali di 56 Si veda Malnati, Manfredi, Gli Etruschi

Torre Mordillo, in “Preistoria e protostoria gomma e manichini impagliati”. Da Eibl- in Val Padana, cit., pag. 37.
in Etruria, vol. 1”, cit., pag. 339. Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., pag. 57 Si veda Keegan, La grande storia della
40 Senza alcuna pretesa di completezza, 83. Diversamente risulta molto più istinti- guerra, cit., pag. 241.
ovviamente, si ricordano alcune riedizio- vo il colpo di spada “di filo”, affine al 58 Aigner Foresti, Relazioni protostoriche tra

ni interessanti di opere del passato, ed “colpire con un randello”: “Il randello si Italia ed Europa centrale, in “Gli Etruschi e
alcune nuove opere di interesse: Hans abbatte sul nemico con un movimento l’Europa”, pag. 158 e segg.
Talhofer, Medieval combat - A Fitteenth-Cen- dall’alto verso il basso (...). La potenza del 59 Von Hase, I rapporti transalpini, cit.,

tury Illustrated Manual of Swordfighting and colpo (la velocità è di 80 o 90 chilometri pag. 191.
Close-Quarter Combat, translated and edi- all’ora con bastone di circa due metri di 60 Si veda Luciana Aigner Foresti, Relazio-

ted by Mark Rector, London, 2000; Fiore lunghezza) è cospicua. Bene sviluppato ni protostoriche tra Italia ed Europa centrale,
de’Liberi, Flos Duellatorum - in armis, sine tra gli scimpanzé della savana; rudimen- in “Gli Etruschi e l’Europa”, cit., pag.
armis, equester et pedester, a cura di Giovan- tale tra quelli del bosco. I bambini di un 158.
ni Rapisardi, Padova, 1998; Filippo Vadi, anno colpiscono in questo modo, per 61 Aigner Foresti, Relazioni protostoriche tra

L’Arte cavalleresca del combattimento, a cura gioco, altri esseri umani, esibendo la «fac- Italia ed Europa centrale, cit., pag. 158.
di Marco Rubboli e Luca Cesari, Rimini cia giocosa»”. Da Eibl-Eibesfeldt, Etologia 62 Si veda Raffaele De Marinis, Gli

2001; Alfred Hutton, Old Sword Play - Tec- della guerra, cit., pag. 83. Etruschi a nord del Po, in “Archeologia
niques of the great masters, Mineola, 2001; 44 Talo pag. 19. Viva” anno V, n. 12, dicembre 1986,
John Clements, Medieval Swordmanship - 45 Dizionari terminologici, cit., pag. 22. pag. 27.
Illustrated Methods and Tecniques, Boulder, 46 Si veda in Gli Etruschi e l’Europa, Mila- 63 Sarà il caso di ricordare che la lunga e

1998; John Clements, Renaissance Sword- no, 1992, pag. 114 scheda 25. sottile spada delle più antiche fasi mice-
manship - The Illustreted Use of Rapiers and 47 Tronchetti, L’iconografia del potere, cit., nee e ancora minoiche misurava attorno
Cut-and-Thrust Swords, Boulder, 1997. pag. 208. ai 95 cm di lunghezza esclusa l’impugna-
41 Musashi, Il Libro dei Cinque anelli, cit., 48 Vittoria Buffa, Il “Gruppo della Sibariti- tura: questo rapier comunque fu ben pre-

130
Le spade ed i pugnali

sto affiancato e poi sostituito da modelli i primi indizi dell’uso della cavalcatura fatti metallici, Firenze, 1984, pag. 91 e
più corti e con più salda immanicatura, appaiono nel corso dell’VIII sec.a.C. E’ segg.
finché nel XIII-XII sec. a. C. le spade tuttavia importante sottolineare che la 84 Pellegrini, Alcune considerazioni sulla pro-

micenee sono “più corte, robuste, ben diffusione dell’equitazione in Italia e a duzione metallurgica, cit., pagg. 8-9.
fatte, dotate di sistemi di impugnatura nord delle Alpi è avvenuta secondo vie e 85 Sull’incrudimento e la ricottura si veda

resistenti e di lame appiattite con margi- modalità differenti, come è testimoniato Leoni, Elementi di metallurgia applicata al
ni rettilinei (...) nessuna di esse supera i dai diversi tipi di morso che ci sono per- restauro delle opere d’arte, cit., pagg. 37-39.
sessanta centimetri di lunghezza”. Da venuti”. 86 Sulla recovery si veda Leoni, Elementi di

Snodgrass, Armi e armature dei Greci. cit., 70 Si veda Hyland, Training the Roman metallurgia applicata al restauro delle opere
pag. 34. Cavalry, cit., pag. 80. d’arte, cit., pagg. 38-39.
64 Va ricordato che, a parità di dimensio- 71 Si veda Hyland, Training the Roman 87 Si veda Ridgway, L’alba della Magna Gre-

ni, spade analoghe in acciaio presentano Cavalry, cit., pagg. 46 e 157. cia, cit., pagg. 154-159, 105-106, 116.
un peso inferiore. I dati sul peso delle 72 Si veda Quaderni di Grafica ed Anastatica 55 De Florentiis, Storia delle armi bianche,

repliche attuali sono tratti dal catalogo del 700, cit., pag. 15. cit., pagg. 42-43.
dell’armeria Del Tin Armi antiche, di Ful- 73 Fossati, cit., pag. 15. 56 Vasco La Salvia, Archaeometallurgy of

vio Del Tin a Maniago, che qui ringrazio 74 Il corredo della tomba è presente in, a Lombard swords - From artifacts to a history of
per la sua cortesia, alla quale peraltro si cura di Cristiano Morigi Govi e Daniele craftsmanship, Firenze, 1998, pag. 34.
devono anche altre informazioni impie- Vitali, Il Museo Archeologico di Bologna, 90 Si veda De Florentiis, Storia delle armi

gate nel presente lavoro; i pesi si basano Bologna, 1982, pag. 234; su questa spada bianche, cit., pagg. 191-197.
su due tipi di spada dell’età del bronzo si veda anche Cipriani, Il mondo tecnologi- 91 Quaderni di Grafica ed Anastatica del 700,

non esattamente del tipo ad antenne -le co e militare, cit., pag. 23. cit., pag. 1.
n. 210A e 215° del catalogo Del Tin- ma 75 Vedi Malnati, Manfredi, Gli Etruschi in 92 Giuseppina Carla Romby, in Per fare un

similari per foggia e misure. Val Padana, cit., pag. 104. coltello - Gli strumenti per la fabbricazione del
65 “Ils s’en servert souvent pour faire sor- 76 Su tali aspetti tecnici si veda in Burton, coltello artigianale a Scarperia, Firenze,
tir l’épée de la main de leur adversaire, The Book of the Sword, cit., pagg. 129-130 1996, pag. 6
en la liant fourtement, sur-tout lors-qu’ols e figg. 114-117. 93 La Salvia, Archaeometallurgy of Lombard

ont à combattre une longue épée; ce qui 77 Anche per questi aspetti tecnici si veda swords, cit., pagg. 37, 38, 39, 40.
leur seroit très-difficile vis-à-vis d’une in Burton, The Book of the Sword, cit., pag. 94 La Salvia, Archaeometallurgy of Lombard

épée courte”. Da Quaderni di Grafica ed 133 e figg. 119-121. swords, cit., pagg. 63-65.
Anastatica del 700, cit., pag. 14. 78 Fossati, cit., pag. 12. 95 Si veda Token - Arte della spada, cit.,
66 Vedi Quaderni di Grafica ed Anastatica del 79 Fossati, cit., pag. 15. pagg. 21-22.
700, cit., pagg. 4 e 15. 80 Augusto Doro, Una forma da fusione di 96 De Florentiis, Storia delle armi bianche,
67 Tacito, Agricola, XXXVI. tre spade in bronzo nel Museo del Canavese in cit., pag. 203.
68 Cernenko, The Scithians, cit., pag. 17. Ivrea, in “Cultura Subalpina”, 1980. 97 Dizionari terminologici, cit., pag. 22;
69 AA.VV. Fidene, cit., pag. 44. E’ smentito 81 Vedi Graeme Barker, Ambiente e società Talocchini, cit., pag. 19.
dunque quanto riferito in passato da R. nella Preistoria dell’Italia centrale, Roma, 98 Si veda Poggesi, Artimino: il Guerriero di

De Marinis, Gli Etruschi a nord del Po, cit., 1984, pag. 105. Prato Rosello, cit., pagg. 74-76.
pag. 30, secondo il quale riguardo l’uso di 82 Barker, Ambiente e società nella Preistoria 99 Fossati, cit., pag. 12; simili dati sono

cavalcatura da guerra “in Italia le testi- dell’Italia centrale, cit., pag. 106. anche in Capretti, Il mondo tecnologico e
monianza più antiche risalgono al IX 83 Si veda Massimo Leoni, Elementi di militare, cit., pag. 23.
sec.a.C. e si intensificano nella prima metallurgia applicata al restauro delle opere 100 Balbi, L’esercito longobardo, cit., pag. 32.

metà dell’VIII, mentre nel resto d’Europa d’arte - Corrosione e conservazione dei manu- 101 Talocchini, cit., pag. 20, fig. 1 n.2.

131
La lancia, la spada, il cavallo

102 Maurizio Martinelli, Gli Etruschi - bipartito ed il terzo ed il quarto ad unico lonia: anche qui si riconosce un quadru-
Magia e religione, Firenze, 1992, pagg. fornice; in ogni caso all’apertura frontale pede dal muso allungato e corna ramifi-
143-145. sembrano sommarsene due laterali, a fare cate; esso è trattenuto grazie ad una
Ho già avuto modo di rilevare in quella dell’area anteriore della struttura una corda da un uomo armato di lancia, pres-
sede come il fodero della tomba 495 di sorta di “veranda”, “colonnato” o comun- so il quale si trova un piccolo quadrupede
Sant’Antonio di Pontecagnano, della que un’area aperta sia davanti che sui lati. (un cane da caccia?). Si veda Talocchini,
prima età del ferro, presenti una partico- Nello studio del 1992, essenzialmente cit., pag. 20, fig. 1 n.2. Lo stesso fodero
lare decorazione ripetuta in quattro volto alla ricerca dei prodromi dell’archi- presenta inoltre anche una sommaria
esempi con varianti. Si tratterebbe di tettura templare, avevo così descritto la pianta di edificio che, purtroppo, è oggi
quattro piante di edifici, di cui il primo ha raffigurazione ad accesso tripartito: scollegata alla scena precedente a causa
accesso tripartito sulla fronte, il secondo “sono raffigurati, stilizzati nel canonico di una frattura nel reperto; la pianta che
geometrismo del tempo, quattro singola- si ricava è, schematizzando, quella di un
ri recinti allineati, all’interno di tre dei edificio con portale centrale aperto su un
quali si trovano dei quadrupedi. Ogni corridoio ai cui lati si trovano due vani; in
recinto, considerando il disegno un misto fondo al corridoio una ulteriore stanza
di vedute in pianta (della struttura) e di trasversale completa l’edificio (vedi sche-
fianco (degli animali), doveva essere tri- ma B).
partito, con un vano centrale più vasto e La stessa Talocchini, alla tavola III, illu-
due più stretti ai lati, addossati alla pare- strava col n.14 un ulteriore fodero fram-
te di fondo, mentre sul davanti della mentario ancora da un circolo interrotto
struttura si avevano più aperture tra pare- di Poggio alla Guardia; su di esso si rico-
ti, pilastri o colonne. Si tratta senza dub- nosce una complessa immagine che, non
bio della più antica raffigurazione etrusca volendola ritenere una grottesca quanto
di una struttura architettonica pianta tri- improbabile sagoma antropomorfa,
partita, caratterizzata tra l’altro da una potrebbe essere una ulteriore pianta. In
singolare divisione degli spazi che ben questo caso l’edificio sarebbe stato ancora
ricorda delle molto più tarda tra cella ed più complesso, ovvero sarebbe constato di
alae templari” (pagg. 143-145). una struttura uguale a quella appena
Questo tipo di ornato non è un unicum, descritta, preceduta da un prolungamen-
ma torna in altri esempi, come sul citato to nel corridoio con altri due vani latera-
fodero proveniente da uno dei circoli li allungati (vedi schema C).
interrotti di Poggio alla Guardia di Vetu- Va ricordato che almeno la raffigurazione

H
F
A D Tomba della
C Sorgenti della Nova
Tarquinia Montagnola

E I
G
B Tarquinia Tomba della
San Giovenale Capanna
L

Tomba del II
Melone del Sodo

132
Le spade ed i pugnali

sul fodero della tomba 495 da Ponteca- vicini a quelli presenti sui foderi esamina- figurazioni di scene di vita, con uomini ed
gnano non è un mero motivo geometrico ti (vedi schemi D, E, F, G). animali, gli schemi geometrici presenti
astratto, in quanto cinge al suo interno Ulteriori stimolanti confronti si possono possono ipoteticamente ben costituire una
degli animali e reca, in due dei quattro individuare nelle piante di alcune tombe precoce rappresentazione di strutture
disegni, una sorta di “zig-zag” sul fondo a tholos, ormai del VII sec. a. C., e anche architettoniche. L’uso di tali strutture non
del vano centrale, ad indicare un detta- nelle piante di strutture di Acquarossa - è definibile alla luce di poche e troppo
glio strutturale che, per l’incisore, era tec- Carl Eric Ostemberg, Case etrusche di vaghe immagini, ma senza dubbio in qual-
nicamente importante, e forse connesso Acquarossa, Roma, 1975, pag. 243-, pur che caso dovette essere o quello di stalle, o
con la presenza di animali. ben più recenti. quello di abitazioni, o ancora quello di
Queste possibili piante di strutture -non Schematizzando ed adattando ad una aree cerimoniali: la scena da Pontecagna-
fosse altro perché di nessuna altra strut- geometrizzazione angolare la tomba della no propende, di fatto, per la stalla o il
tura abbiamo piante- non possiamo che Montagnola di Quinto Fiorentino otte- recinto cerimoniale, in quanto accoglie
confrontarle con quelle delle più antiche niamo infatti uno schema (schema H) a dei cervidi che, se vivi, non avrebbero
capanne di abitazione; gli esempi a pian- corridoio assiale, due vani laterali e vano senso in una casa. Peraltro, in Maremma,
ta articolata illustrati dalla Catacchio - più ampio di fondo, simile allo schema ancora oggi esistono vasti ripari per
Nuccia Negroni Catacchio, L’abitato del del fodero vetuloniese con scena di cac- bestiame dalla simile pianta, ovvero for-
Bronzo Finale di Sorgenti della Nova (VT): cia, peraltro non molto dissimile dallo mati da un grande capanno con la parte
possibilità di confronti con i modelli abitativi schema ricavabile dalla tomba ceretana frontale aperta a portico sia sul davanti
dei centri villanoviani, in “Atti Secondo della Capanna (schema I). che sui lati. Si veda ad esempio la capan-
congresso internazionale etrusco” Roma, Alla struttura sul secondo fodero vetulo- na di pastore presente a Grosseto nel 1970
1989, pagg. 279-280 figg. 3, 4, 5- indica- niese si avvicina invece lo schema (sche- e la cui fotografia è pubblicata in AA. VV.,
no come le palificazioni interne delle ma L) della tomba nel II Melone del Sodo Cultura contadina in Toscana - Il lavoro del-
capanne ellittiche suggeriscano divisori di Cortona, con un vestibolo, due ridotte l’uomo, Firenze, 1982, pag. 410.
interni a creare più vani. camere ad ogni lato del corridoio assiale La prima scena da Vetulonia potrebbe
A Sorgenti della Nova -settori II/IV, e vano di fondo, mentre lo stato origina- anche prevedere -secondo un’iconografia
capanna nord-ovest- si distingue un muro rio della tomba A di Camucia, pur su che perdurerà nelle tombe tarquiniesi più
di fondo con ingresso a sinistra e una schema bipartito e non tripartito, ricorda antiche- il ritorno dalla caccia in direzio-
doppia fila di pali nel vano principale; a il fodero di Pontecagnano a vani paralle- ne di casa, sebbene non escluda le altre
San Giovenale le capanne del bronzo li, al quale peraltro somigliano, in modo due ipotesi.
finale avevano una sorta di “vestibolo” ancor più stringente, le ben più recenti 103 Certamente la presenza di un ornato

presso l’ingresso, seguito da due file piante delle tombe della Cornice e dei simile su reperti provenienti da località
parallele di tre pali, alle quali potevano Capitelli di Caere, e quella della casa A così lontane è indizio di un valore non
trovarsi fissati dei divisori in materiale nella zona B di Acquarossa, oltre -come è secondario di quanto in esse raffigurato,
leggero, provvisorio o comunque deperi- stato notato sin da principio- ai templi e che il soggetto era non solo connesso
bile. Anche alcune capanne del Calvario tripartiti dell’arcaismo. con l’ideologia dei personaggi emergenti
di Monterozzi a Tarquinia presentano file Tali osservazioni non intendono asserire e della società della prima età del ferro, ma
parallele di pali interni, un divisorio sul dimostrare che sui vari foderi citati -e su che era ben riconoscibile e ben diffuso,
fondo e, in alcuni casi, accessi non solo vari altri reperti italici della prima età del pur con minime varianti, su un’area cul-
frontali ma anche laterali. ferro- si debbano riconoscere sistematica- turale italica assai vasta, comprensiva
Geometrizzando su schemi angolari le mente delle piante di edifici abitativi. Tut- anche del territorio vulcente da dove pro-
piante ipotizzabili dai resti di capanne tavia, là dove degli schemi geometrici viene una “daga in ferro con fodero in
scavati si ottengono moduli abbastanza angolari si vincolano organicamente a raf- bronzo (...) nel meandro, vi sono figurine

133
La lancia, la spada, il cavallo

schematizzate di quadrupedi simili a viana, cit., pag. 68-69-, mentre la scena di Sardegna arcaica, cit., pag. 218.
quelli di Vetulonia”. Da Talocchini, cit., caccia e l’ascia riprodotte sul rasoio bron- 113 Fossati, cit., pag. 15.
pag. 20 nota 46. Va osservato che anche zeo dalla tomba bolognese Benacci- 114 Keegan, La grande storia della guerra,

un altro frammento di fodero in bronzo, Caprara n. 16 sarebbero anch’esse tra le cit., pag. 104.
ritenuto di pugnale e trovato in un poz- prime celebrazioni figurate di attività ari- 115 Poggesi, Artimino: il Guerriero di Prato

zetto di Poggio alla Guardia, reca una stocratiche -vedi Bartoloni, La cultura vil- Rosello, cit., pag. 74.
decorazione simile, dove però la “pianta” lanoviana, cit., pag. 147-148-. 116 Per questa spada e per il suo fodero si

della struttura è ancora diversa, e non 104 Si veda Giovannangelo Camporeale, veda Maria Chiara Bettini, in Professione
sembrano apparire animali né uomini; si Le prime scene narrative nell’arte etrusca, in restauro – Esperienze di restauro archeologico
veda Talocchini, cit., pag. 22 tav. III, n.14. “Mondo archeologico” n. 41, gennaio in territorio aretino, Cortona, 1997, pagg.
Inoltre armi con foderi ornati da simili 1980, pagg. 20-21. 19-21. Ringrazio Paolo Giulierini del
disegni compaiono anche in area italica, 105 Camporeale, Miniere e metalli alle origi- Comune di Cortona per l’aiuto nel repe-
ad esempio si ricorda quello del pugnale ni dell’Etruria storica, cit., pagg. 38-39. rire il volume.
rinvenuto nella tomba 65 di Chiaromon- 106 Capretti, Il mondo tecnologico e militare, 117 Si veda Botto Micca, Omero medico, cit.,

te-Serrone in area lucana -si veda in cit., pag. 23. pag. 49.
“Armi - Gli strumenti della guerra in 107 Si veda Anati, Arte preistorica in Valtelli- 118 Cianfarani, Antiche civiltà d’Abruzzo,

Lucania”, Bari, 1994, pag. 31 n.1- dove na, cit., pag. 82. cit., pag. 49.
l’ornato, pur assumendo aspetti quasi del 108 Si veda Anati, Arte preistorica in Valtelli- 119 Si veda D’Ercole, La guerra nella proto-

tutto astratti come nei coevi foderi locali, na, cit., pagg. 69-84. storia dell’Italia centrale, cit.
sembra descrivere una qualche struttura 109 Cipriani, Il mondo tecnologico e militare, 120 Lavrsen, Weapons in water, cit., pag. 11.

labirintica. Altre ipotetiche rappresenta- cit., pag. 23. 121 Lavrsen, Weapons in water, cit., pag. 8.

zioni di figure umane e di edifici sono 110 Talocchini, cit., pag. 23. 122 Lavrsen, Weapons in water, cit., pag. 15.

presenti secondo la Bartoloni su una 111 Quaderni di Grafica ed Anastatica del 123 Lavrsen, Weapons in water, cit., pag. 18.

tazza d’impasto del IX sec. a. C. da Tar- 700, cit., pag. 13.


quinia -vedi Bartoloni, La cultura villano- 112 Tronchetti, L’iconografia del potere nella

134
Le asce

L’ascia fu un attrezzo ed un’arma, la cui in una immanicatura lignea dotata di tagliente è breve, incidendo facilmente
copiosa presenza già durante tutto l’ar- un gomito retto o acuto naturale, dota- il legname o, in combattimento, pene-
co dell’età del bronzo ne ha fatto un ta di uno spacco in cima, la parte metal- trando elmi e scudi, fratturando ossa e
vero e proprio “fossile guida” per il lica potesse trovare facile alloggio, con il articolazioni, ma rimanendo, per oppo-
periodo preistorico e protostorico. Le fermo assicurato a mezzo di una ribatti- sizione, una modestissima arma da con-
sue caratteristiche di attrezzo completo tura e di legacci. Le alette o flange subi- tatto per la brevità del filo3.
per ogni uso di carpenteria ne hanno rono infatti una progressiva crescita, in I tipi più arcaizzanti delle fasi protoap-
infatti determinato sin da tempi remoti quanto la loro martellatura assicurava la penniniche avevano appunto un’imma-
un largo impiego. stabilità dell’innesto, allargandone l’am- nicatura lunga e stretta, con lunghi
Sarebbe dunque discutibile il cimentar- piezza; “il vantaggio delle flange era margini rialzati condotti sino in prossi-
si con l’analisi delle asce dell’età del che non potevano sfuggire lateralmente mità del filo tagliente, e all’interno di
ferro senza tenere conto delle evoluzio- dal manico fissatovi. Ma con l’uso pro- questi tipi esistevano numerose varianti;
ni di questo genere di oggetti nei perio- lungato il manico si fendeva sempre più più recenti sono invece delle asce con
di precedenti, peraltro minuziosamente ogni colpo fino ad andare fuori uso. Per margini molto rilevati -tali da apparire
indagati da più autori. evitare ciò, fu aggiunto a metà della quasi come alette estese- ed asce dove i
Le asce erano costituite, al passaggio tra lama un orlo che riceveva l’urto del margini rilevati sono limitati alla parte
l’età del bronzo antico e quello medio, colpo1”. dell’immanicatura e la lama è distinta.
da un elemento rettangolare o subtra- L’efficacia e la potenza dell’ascia era Queste ultime mostrano lame talvolta
pezoidale in cui una estremità (la più dovuta alla caratteristica di questo tipo ampiamente arrotondate e dette “a fla-
stretta) era il tallone e la più larga il filo, d’attrezzo ed arma, che unisce l’effetto bello”, talaltra con margini concavi e
sovente allargato rispetto a quanto usci- della massa a quello del cuneo2; infatti taglio arcuato. Tipi simili, ma con alcu-
va dalla fusione tramite martellatura. I il primo principio fisico combinandosi ne varianti -come le lunghe asce-mar-
margini del pezzo erano rialzati, a for- col secondo assicura una notevole forza tello- sono attestati anche nell’Italia set-
mare una sezione ad “H”, in modo che di penetrazione, specie laddove il tentrionale4.

135
La lancia, la spada, il cavallo

Con l’età del bronzo finale prendono


campo le asce “ad alette”, “ad occhio” e
“piatte”.
Il primo tipo ha lama a taglio trasversa-
le ed immanicatura formata da appen-
dici sopraelevate ad alette collegate da
un tratto centrale piatto, la cui parte
superiore può prolungarsi in un tallone
distinto o meno. Il tallone è distinto
quando una risega, una strozzatura o
uno spigolo lo separa dal resto dell’im-
manicatura; esso termina nella parte
opposta alla lama con un incavo arcuato
o ad occhiello. Talvolta tra lama ed
immanicatura compare un setto di divi-
sione formato da un gradino, e l’area di
giunzione tra le due parti ha una spalla
più o meno marcata. Le asce ad alette
prive di tallone con setto di divisione
sono diffuse nell’Italia peninsulare, e tal-
volta recano dei fori passanti nel tratto Esempi di asce ad alette dell’età del bronzo finale
centrale dell’immanicatura; quelle prive
sia di tallone che di setto di divisione
sono diffuse invece quasi solo nell’area
transpadana, ed hanno talora un
occhiello laterale presso una delle alette.
Le asce ad alette estese, presenti come si
è visto già dal bronzo recente, si caratte-
rizavano appunto per il notevole svilup-
po in lunghezza delle alette.
Le asce ad occhio, corrispondenti alle
attuali scuri ed accette, hanno un’imma-
nicatura o testa con foro trasversale
detto appunto occhio a sezione ovale, in
cui si inseriva il manico ligneo. Se ne
conoscono varianti a lama fortemente
ricurva, a lama stretta molto allungata, a
lama simmetrica molto spessa, con tal- Esempi di asce ad occhio dell’età del bronzo finale

136
Le asce

lone crestato o martellato, con testa vennero ritrovati ben 14.838 oggetti tempra, ovvero le spade. Giacché la
ornata da nervature a rilievo; altre bronzei e tre soli in ferro; tempra può rendere più duro ma anche
varianti hanno una testa dalla sezione “gli oggetti maggiormente rappresentati sono
più fragile il metallo, si applicava tale
esterna pentagonale distinta con un le asce (4.073) (...) Il ripostiglio di S. Francesco trattamento (detto anche rinvenimen-
gradino dalla lama. è costituito da oggetti non solo di produzione to) alle asce poiché, per la loro forma
Le asce piatte dell’età del bronzo finale, bolognese, alcuni dei quali risalgono alla fine massiccia, il pericolo di rottura per urto
legate a tipi delle età precedenti, sono dell’età del bronzo. Si deve quindi pensare ad era con esse molto limitato8.
diffuse prevalentemente nell’Italia meri- un lungo periodo di accumulazione che si con- Dunque, col passaggio tra età del bron-
clude alla fine dell’VIII secolo o all’inizio del
dionale e insulare; in particolare quelle a VII sec. a. C.6”.
zo ed età del ferro, le asce mantennero
spuntoni laterali (presenti in Sicilia, Sar- una elevata diffusione, certo connessa
degna e nel Mediterraneo occidentale) E’ interessante notare come le caratteri- ad un uso promiscuo come arma da
hanno un tallone trapezoidale sviluppa- stiche delle asce presenti nella seconda guerra ma anche come attrezzo da lavo-
to con, all’attacco della lama, due metà del II millennio a.C. in Egitto fos- ro; l’impiego “civile” peraltro spiega la
appendici esterne ad aculeo. Quelle sero profondamente diverse da quelle durevolezza dei tipi, stabili proprio in
piatte a lama espansa, simili nella foggia europee; le diffusissime asce cosiddette quanto oggetti d’uso9. Nell’età del ferro
ad una paletta, hanno invece un codolo “ad epsilon” erano di fatto una mezza- i tipi, fortemente influenzati da quelli
stretto e distinto che in parte si aggiunta luna tagliente in bronzo inserita in una
alla lama con uno scalino, ed una lama fenditura alla sommità di una breve asta
che si distingue con una larga spalla. dritta. Poco sporgenti e poco pesanti,
Tutte queste tipologie presenti nell’età avevano un filo molto lungo, e questa
del bronzo indicano come le asce fos- caratteristica unita alle precedenti ed
sero uno degli attrezzi metallici “prin- alla linearità del manico con una solo
cipe” del tempo; a riprova di ciò si accennata curvatura finale verso il retro
ricorda che nei ripostigli di bronzi le rendeva molto meno penetranti degli
sono in genere le asce a presenziare in esemplari in uso a nord del Mediterra-
forti quantità, secondo un parametro neo, e destinate a fendenti circolari più
ancora presente all’inizio dell’età del che a colpi di botta7. Più affini ai tipi ita-
ferro. Il ripostiglio di San Francesco a lici erano invece le asce omeriche (bou-
Bologna, infatti, è un esempio della plex, axìne), che alcuni guerrieri, come
diffusione di tali oggetti, all’interno di Pisandro, portavano all’interno dello
quello che “costituisce il più grande scudo (Iliade XIII, 611). E’ proprio
ripostiglio della prima età del ferro ita- Omero -confermato da recenti indagini
liana5”. Si tratta infatti del contenuto metallografiche- ad informarci che i
di un grande dolio fittile, alto cm 125 taglienti delle asce venivano temprati
e largo 95, sepolto al centro di una già ai suoi tempi, nonostante la scarsa
capanna dal diametro di m 4,20, in conoscenza dei trattamenti di induri- Esempi di asce egizie a filo curvo o "ad epsi-
modo che l’orlo del recipiente sporges- mento che impediva di trattare armi lon" del II millennio a.C. - Firenze, Museo
se fuori terra di circa 30 cm. Nel vaso più esposte agli effetti collaterali della Archeologico Nazionale

137
La lancia, la spada, il cavallo

Esempi di asce ad alette della prima età del ferro

precedenti, saranno essenzialmente sovente arcuato; tali asce compariranno sottili ed ornate potessero essere armi
ancora quelli “ad alette”, “ad occhio” ed frequentemente in sepolture della metà soltanto simboliche, alle quali veniva
“a cannone”. Tra le asce ad alette scom- dell’VIII sec. a. C., presentando talora talora imposto l’uso della frammenta-
parirà il tallone -forse anche grazie ad una scarsa robustezza meccanica associa- zione intenzionale “per motivi rituali
una migliore tecnologia di rifinitura- ma ta a fitte ornamentazioni geometriche tesi a sottolineare l’appartenenza del-
diventerà sempre più evidente il setto di sulla lama e anche sulle alette. l’oggetto al defunto e renderne impos-
divisione tra immanicatura e lama, che Si ricordano quali esempi le tre asce dalla sibile un riutilizzo13”.
assumerà l’aspetto di una costa ben rile- tomba Benacci 855 di Bologna, quelle da L’aumento della parte ornamentale sulle
vata prolungantesi fino a formare (con tombe a pozzetto di Poggio alla Guardia asce e la decrescita dell’immanicatura ad
l’allargarsi della lama ed il rimpicciolirsi di Vetulonia11, e quella dalla tomba I a alette sembrano in effetti indicare un
dell’immanicatura) una spalla sempre circolo di Podere del Lago presso l’Acce- emergente valore anche ideale dell’og-
più chiara e larga. Così, anche se per- sa di Massa Marittima12. getto, ed in taluni casi un suo probabile
marranno degli esemplari di asce stret- L’ornato delle asce ad alette è sostan- uso solo come simbolo -forse guerriero,
te, senza setto di divisione e talora forni- zialmente costituito da due tipi decora- di dignità o proprietà fondiaria-; tuttavia
te di un occhiello laterale10, nella zona tivi: un primo reca cerchielli su fasce solo l’impiego effettivo quale attrezzo da
padana di facies villanoviana e nel terri- parallele al filo, e zig-zag o meandri, lavoro per il legname giustifica i grandi
torio vetuloniese si diffonderanno dei l’altro reca invece gruppi di linee paral- quantitativi di asce presenti nei ripostigli,
tipi con piccola immanicatura ad alette - lele in orizzontale ed a formare sulla uso che comunque non necessita di
attraversata talora da un foro- ed una lama una croce di Sant’Andrea. ornato, ma richiede piuttosto una robu-
larga lama trapezoidale distinta, dal filo Alcuni autori hanno ritenuto che le asce stezza particolare della giunzione tra

138
Le asce

parte metallica e lignea. Del crescente sto delle lame, ed il foro consentiva il mo hanno indotto a pensare che le armi
valore simbolico -sempre meno connesso passaggio di un anello bronzeo che strin- bronzee, in via di superamento nell’uso
con una reale funzionalità come arma- geva le tre armi e fungeva da maniglia pratico da parte delle più resistenti armi
danno prova alcune asce di età orienta- per il trasporto. I fori per l’anello, com- in ferro, andassero assumendo un valo-
lizzante provenienti dalla necropoli di promettendo la robustezza dell’immani- re sempre più simbolico e di rappresen-
Casale Marittimo14. Qui sono tornate in catura, escludevano decisamente la pos- tanza; il “fascio” di asce della tomba H1,
luce, tra le altre, due tombe maschili sibilità di un uso pratico delle armi, che privo di uso pratico,
affiancate, la H1 e la H2; nella prima, col dunque, unite “a pacchetto”, costituiva-
“consente di formulare una ipotesi conclusiva
corredo, era presente un gruppo di tre no esclusivamente un’insegna di potere,
sul loro significato: la documentazione archeo-
asce in bronzo, adagiate sul petto del formata da armi da parata arricchite di logica etrusca sembra attestare che i nuovi modi
defunto, eccezionalmente del tutto iden- elementi decorativi, dato questo che ha di combattere dell’età orientalizzante, pur pre-
tiche tra loro e, dai risultati delle indagi- fatto pensare ad un prodromo del fascio vedendo ancora l’uso dell’ascia, ora di solito in
ni metallografiche, frutto di una unica dei littori. Anche l’adiacente tomba H2 ferro, relegano le asce di bronzo entro un’area di
fusione in un unico getto. L’ascia al cen- conteneva, con una lancia ed un coltello, impiego prevalentemente simbolica, che qualifi-
ca i portatori come titolari di un rango partico-
tro del gruppo aveva un lungo manico una coppia di asce dal manico privo di larmente elevato nell’ambito politico-militare.
d’acero, ricurvo ad “S”, della lunghezza ornamentazione. Da questo punto di vista è d’obbligo il richiamo
di circa 70 cm; la testa in bronzo dell’a- Non lontano, la tomba A di Casale al noto passo di Dionigi di Alicarnasso, nel quale
scia era fermata su due prolungamenti Marittimo -all’interno di un ricchissimo Tarquinio Prisco (alla fine del VII sec. a.C.!) rice-
del pezzo d’acero forati e dotati di fermi corredo comprendente tra l’altro un ve da ciascuno dei rappresentanti delle città
etrusche da lui sconfitte un’ascia. Nella tradizio-
lignei, e con legacci. Il lungo manico era calesse, un elmo, una daga, un coltello e
ne «etrusca» raccolta dallo storico il conferimen-
ricoperto di lamina bronzea sbalzata con due lance di ferro- ha restituito un altro to di un’ascia ad un capo militare significava
punzoni e avvolta a spirale, ed era orna- gruppo di asce, di cui due in bronzo - un’alleanza o un rapporto di soggezione15”.
to sul retro, dal lato opposto al tagliente, una con manico rivestito di lamina sbal-
da anatrelle bronzee fuse, infisse nel zata e con una fila di anatrelle bronzee Le asce ad occhio della prima età del
legno, in numero di 45, su file ravvicina- sul dorso, l’altra forse provvista di un ferro, sostanzialmente vicine a quelle
te, di cui una parte rivolte verso il basso manico solo ligneo, andato perduto- ed dell’età del bronzo finale (e già esistenti
ed una parte rivolte verso l’alto. A metà una in ferro. nel bronzo antico), vedono esempi con
circa del manico vi era vi era una zona In realtà queste asce con anatrelle appli- occhio circolare, ed altri con occhio
libera, ovvero l’area di impugnatura per cate sul manico non sono un unicum in ovale; le asce ad occhio con risega tra
sostenere l’arma. L’arma è stata anche Italia centrale; in particolare se ne ricor- testa e lama (ovvero dove la testa è più
ricostruita ex novo in acero, con lama da una miniaturistica, con una sola ana- stretta della lama con una distinta rise-
simile, ed è stata collaudata: risulta avere trella sul manico, oggi al Museo di Villa ga) sono da considerare piuttosto attrez-
una notevole forza d’impatto, 4 o 5 volte Giulia a Roma, proveniente dalla necro- zi da lavoro che armi, in quanto da esse
maggiore che se il manico fosse dritto, ed poli di Montarano presso Falerii, nella discendono i cosiddetti “manaioli”,
al lancio tende a colpire sempre di lama. zona NNE, e precisamente dalla tomba delle accette ancora oggi usate in Tosca-
Le asce laterali avevano invece un mani- 15 (XXVI) a fossa con loculo, bisoma, na per la potatura degli olivi e per la
co di lunghezza dimezzata; tutte e tre della metà dell’VIII sec.a.C. slupatura, ovvero la rimozione dall’oli-
erano forate poco sotto il punto di inne- Le asce della tomba A di Casale Maritti- vo del legname malato16.

139
La lancia, la spada, il cavallo

Le asce a cannone differiscono profon- costolature, spinapesce, linee diagonali


damente da quelle sinora descritte per la intersecanti, riquadri17.
loro struttura: si tratta infatti di armi Sulle tecniche di montaggio delle asce
dotate di una immanicatura tubolare -a villanoviane e della prima età del ferro
sezione quadrata o subquadrangolare- in italica, cui peraltro si è già fatto cenno,
cui si inseriva il manico ligneo piegato vi è un’ampia documentazione: il tipo
naturalmente in un angolo acuto o retto. ad alette
Per assicurare meglio la parte metallica a
quella lignea erano presenti degli “veniva immanicato grazie (al) terminale
occhielli laterali, oppure delle punte o (opposto alla lama) a margini rialzati. Entro tali
margini si infilava la protuberanza di un gros-
delle appendici, dove fissare dei legacci
so ramo che fungeva da manico, e che veniva
di unione. La lama poteva essere distinta scelto e lavorato con grande cura a tal fine.
dal cannone con una spalla simile a quel- Una volta inserita la suddetta protuberanza
la delle asce ad alette, oppure non distin- lignea fra i margini metallici rialzati, questi
ta, e poteva avere il filo lunato o quasi ultimi erano battuti a martello fino ad aderire
dritto; l’imboccatura del cannone poteva il più possibile al legno contenuto. Si passava
poi attorno un cordone, a volte anche di filo
essere caratterizzata da delle costolature metallico, che, debitamente stretto, contribuiva
o da una rigonfiatura, ma poteva anche a fissare il tutto18”.
essere liscia come l’intero oggetto.
L’ornato delle asce a cannone interessa L’andamento dei legacci che con più
di norma il solo cannone, dove si hanno giri serravano sulle alette per bloccare

Sopra, alcuni esempi di asce a cannone della prima età del ferro; in alto, riproduzione di un'ascia ad alette con immanicatura ricostruita -Sant'Agata di
Mugello, Centro di Documentazione Archeologica; a destra, ascia in bronzo la cui forma complessa simula dei legacci o tiranti - Firenze, Museo
Archeologico Nazionale

140
Le asce

l’immanicatura e che probabilmente lone, è ipotizzabile che all’estremità talizzanti ad alette sono piuttosto concor-
tiravano l’ascia metallica per il setto di superiore dell’immanicatura fossero di, ed i manici sono documentati in due
divisione verso il manico ligneo, con presenti o dei ringrossi di fermo sul sole sostanziali varianti. La prima è atte-
fermature incrociate, è riprodotto spe- legno stesso, o dei riporti di ringrosso in stata ad esempio nella raffigurazione sul
cularmente sull’ornato di varie asce vil- corda o filo omogenei ai legacci. L’utili- rasoio dalla tomba 16 Benacci-Caprara
lanoviane (da Volterra, Bologna, Tar- tà di tali elementi è evidente, ed indica di Bologna (VIII sec.a.C.) e negli esem-
quinia ecc.) che reca appunto delle linee i limiti dell’ascia in uso ed in combatti- plari di ascia da Casale Marittimo; si trat-
parallele ed una croce di Sant’Andrea. mento: ogni colpo portato, descrivendo ta di un manico di circa 70 cm di lun-
D’altronde, fuori d’Italia, alcuni casi in una traiettoria curva quale quella del ghezza, dall’andamento ad “S”, sul quale
cui precocemente si tendeva a riprodur- braccio, sollecitava lateralmente la con- il punto di presa era all’incirca alla mas-
re nel metallo le parti deperibili dell’in- giunzione tra lama metallica ed imma- sima estroflessione verso l’avanti dell’a-
nesto e dei legacci di fissaggio risalgono nicatura lignea, portando ad un fre- sta. Grazie ad un elemento di raccordo,
anche al bronzo antico, come l’ascia da quente allentamento dell’unione, che come si è visto, la parte metallica era fis-
Prettmin nel Kolberg19. rendeva il guerriero talvolta disarmato. sata non lontano dall’estremità superiore
L’immanicatura delle asce a cannone Curiosamente l’adozione delle asce ad del manico, e la curvatura consentiva di
era invece più resistente perché “cinge- occhio indenni da questo problema -ed aumentare la potenza del colpo. L’altra
va completamente il legno, sopportan- attestate dall’età del bronzo- non fu mai variante, riscontrabile nell’ascia bronzea
do meglio le sollecitazioni e diminuen- ampia, e le asce tradizionali ad alette da Poggio Sala al Museo di Chiusi, in
do il rischio che per effetto dei colpi l’a- ebbero sempre la massima diffusione; quella dalla tomba 89 di Verucchio e nel-
scia si staccasse dal suo manico20”. anche nel resto d’Europa accade la stes- l’iconografia della Situla della Certosa,
Per i vari tipi di ascia, specie nelle fasi sa cosa, sebbene già nella primissima reca un manico all’incirca della stessa
più tarde del villanoviano, è certo che i età del bronzo fossero diffusi, tra i vari lunghezza, ma perfettamente diritto, tal-
legacci di fermo che assicuravano il tipi di ascia talvolta realizzati ancora in volta ringrossato all’estremità superiore.
metallo all’immanicatura lignea avesse- solo rame, dei tipi ad occhio, come Una diramazione naturale del legno -o
ro un andamento particolare. Le asce dimostrano vari esemplari soprattutto un raccordo- assicuravano la parte
più recenti, quali quelle da Chiusi-Pog- austriaci ed uno stampo da Salisbur- metallica all’asta, con una angolatura
gio Sala e da Città di Castello, presenta- go21. Di conseguenza la larghissima dif- verso il basso più o meno marcata desti-
no infatti una testa che simula, tutto nel fusione dei tipi ad alette dovette rispon- nata anch’essa a rinforzare l’effetto di
bronzo, l’ascia ad alette, il segmento ter- dere non ad una mancanza di alternati- botta.
minale del manico e due “tiranti” colle- ve tecniche, ma ad una vera preferenza Anche le asce a cannone ricorrevano ad
gati da un lato all’immanicatura e dal- funzionale. Forse a tale evento contribuì immanicature simili; per la valutazione
l’altro ad occhielli o sporgenze nel setto il fatto che l’immanicatura a gomito dell’efficacia di tali caratteristiche chi
di divisione tra lama e tallone, parti delle asce ad alette ed a cannone estrin- scrive ha provveduto anche ad alcune
queste documentate in asce villanovia- seca una forza d’urto notevole, maggio- sperimentazioni, effettuate con una
ne. Dal momento che tali “tiranti” ad re di quella dei manici dritti delle asce replica di ascia a cannone in ferro rica-
andamento diagonale non avrebbero ad occhio. vata da un attrezzo ottocentesco oppor-
avuto efficacia se i legacci avessero potu- Le testimonianze sull’aspetto dell’imma- tunamente modificato, ed immanicata
to scorrere, sotto la trazione, verso il tal- nicatura delle asce villanoviane ed orien- utilizzando un ramo con una curvatura

141
La lancia, la spada, il cavallo

naturale per l’innesto, dalla lunghezza


di circa 50 cm. Al confronto pratico
nella capacità di fratturare un ramo, l’a-
scia a cannone ha mostrato una buona
efficacia, leggermente superiore a quel-
la di una moderna ascia ad occhio in
ferro dal manico di 40 cm; in particola-
re la combinazione di lunghezza, peso e
curvatura rendeva meno sensibile la
reazione elastica di “rimbalzo” che
ritornava dal bersaglio, e più facile e
profonda la penetrazione. Tuttavia l’in-
nesto del cannone (effettuato con
modellazione, battitura del legno a
secco entro la cavità metallica ed arresto
grazie ad un chiodo passante), mostra-
va un certo gioco dopo alcuni urti, a dif-
ferenza dell’ascia ad occhio; è possibile
che, oltre al ricorso ai legacci, fosse dif-
fuso l’impiego di collanti molto solidi o
resinosi, coi quali unire le parti lignea e
metallica, ed al contempo riempire le
inevitabili lacune all’innesto.
Sulla qualità del legno impiegato per le
immanicature, disponiamo solo dei dati
relativi alle asce di Casale Marittimo,
risultate in due casi -coperti di lamina di
bronzo- in acero (Acer campestre), ed
anche in faggio (Fagus sylvatica L.) e cor-
niolo (Cornus mas L.). L’acero, legno di
tessitura fine o media, fibratura varia a
densità elevata, ha valide caratteristiche
meccaniche; il faggio, a fibra dritta, tes-
situra fine e regolare, è piuttosto com-
patto e preferito, come si è già visto, per
le aste di lance, per le quali era tradi-
Alcune immagini della sperimentazione comparativa di un'ascia a cannone in ferro -ricavata da un zionalmente impiegato anche il cornio-
attrezzo ottocentesco modificato- e di un'ascia ad occhio moderna lo, di grande robustezza22.

142
Le asce

Oltre che per un colpo di botta, l’ascia stele della Valtellina o quelle lunigiane- il cui colpo portato da sopra la spalla
poteva anche essera scagliata verso il si) essa appare in combinazione con il esponeva il fianco destro indifeso alle
nemico (come in Eneide VII, 741), con pugnale; non si può escludere che già in lance degli avversari. E’ documentata
una tecnica che tutt’oggi privilegia il queste epoche –come accadrà ancora dall’Orientalizzante la presenza della
controllo sulla forza e che prevede la nel Settecento italiano- il pugnale ser- variante bipenne, obbligatoriamente ad
rotazione in aria dell’arma. Per un lan- visse da difesa della mano sinistra, in occhio e generalmente a due mani.
ciatore destro, come nel lancio del assenza di scudi nelle figurazioni, o da Alcuni studiosi ritengono che anche le
tomahawk d’America, è necessario arma secondaria. La comparsa degli asce in uso già in epoca villanoviana,
porsi a circa 6 metri dal bersaglio scudi, in un momento più tardo, assol- precorrendo gli esemplari orientaliz-
verebbe allora ad una funzione evoluti- zanti, avessero un’immanicatura lignea
“with your right foot a step ahead of your left va “specializzata” delle difese della particolarmente lunga appositamente
foot. The tomahawk should be held either in mano sinistra, conseguita grazie all’ado-
front of you or at your right side. The throwing
zione di clipei da pugno leggeri, in
motion begins with the tomahawk being drawn
back behind your right shoulder as your left materiali dapprima deperibili. La mag-
foot moves toward a deep front stance. As your giore economicità degli scudi di vimini,
left foot is setting down firmly in front of you, legno o cuoio rispetto al pugnale metal-
the forward action of the tomahawk begins. lico avrebbe fatto, secondo questa ipote-
You should have the feeling that the whole si, la fortuna del nuovo elemento pro-
right side of your body, your shoulder, and
your right arm are pulling the tomahawk for-
tettivo, con la massima resa al costo più
ward and toward the target. Knowing the exact basso, trasformando, al contempo, le
moment at which to release the tomahawk will tecniche di scontro che, dalla disponibi-
be instinctive and will improve with practice. It lità di due armi comunque offensive,
is important that the tomahawk slips easily sarebbero andate a prediligere la com-
from your hand and that your arm follows binazione di un’arma offensiva ed una
through in a direct line toward your mark.
Good release and follow-through will improve
difensiva.
your accuracy and help to eliminate any wob- Non si hanno attestazioni dell’uso del-
bling or erratic flight of the tomahawk. (...) l’ascia da parte della cavalleria villano-
Once you have mastered the basic throw, or viana, a differenza di quanto accadeva
single rotation, you may wish to increase your nel Medioevo e nel Rinascimento con le
distance from the target. The throwing motion
scuri d’arme24, mentre quasi tutta la
remains the same, but the tomahawk will need
to make two or more rotations to cover the documentazione sembra indicare, come
added distance. Generally you should allow accadeva ancora sulla Situla della Cer-
another 12-15 feet for each additional turn of tosa, che i guerrieri armati d’ascia faces-
the tomahawk23”. sero parte della fanteria.
Il diffondersi di nuovi metodi tattici e di
Ascia in ferro da Poggio Sala dal lungo manico
Riguardo l’impiego dell’ascia, è interes- diverse forme di schieramento nell’età
metallico solidale con la testa, e particolare di
sante rilevare come in varie raffigura- orientalizzante ridimensionò comun- quest'ultima - Chiusi, Museo Archeologico
zioni di alta antichità (ad esempio le que la presenza dell’ascia tra gli armati, Nazionale

143
La lancia, la spada, il cavallo

proprio per renderle adatte ad un Latium, risalente tra II e III quarto del- con giavellotti (e) ascia (molto meno
impiego a due mani. L’ascia sarebbe l’VIII sec. a. C.; qui come a Bologna la costosa della spada che all’epoca era
dunque divenuta, dopo l’età del bronzo, parte del leone nel deposito la fanno le assai preziosa)29”.
un’arma antiquata fino a asce (206 su 293 pezzi) di cui la maggior In effetti l’abbondanza di asce nei ripo-
parte “in buono stato, oppure legger- stigli della prima età del ferro, con un’e-
“risultare sempre più inefficiente contro nemi-
ci vieppiù pesantemente armati e protetti,
mente danneggiate ma riparabili. Alcu- secuzione di norma in bronzo, e le evi-
tanto da sopravvivere solo per breve tempo nel ni pezzi sono del tutto fuori uso, con denti tracce di usura nonché di raffilo
mondo etrusco. Si sviluppò allora l’uso dell’a- danni che in qualche caso sembrano su vari pezzi inseriti nei grossi imma-
scia a due mani, documentata sia in epoca vil- provocati intenzionalmente; in pochi gazzinamenti, sembrano ribadire per le
lanoviana che etrusca. Di dimensioni notevol- casi ne resta solo una metà (...) non ci asce il già osservato utilizzo prioritario
mente maggiori, essa impediva al combattente
sono pezzi nuovi26”. Il ripostiglio, pur quale attrezzo di lavoro piuttosto che
l’uso dello scudo, che doveva perciò essere por-
tato a tracolla sulle spalle, come ci testimonia ritenuto “molto omogeneo” tipologica- come arma da guerra, specie per i pezzi
con efficacia il candelabro dal Circolo del Tri- mente, contiene di fatto meno decorati. Si nota infatti che i
tone di Vetulonia. Il brandeggio dell’ascia a reperti rinvenuti in ripostigli (come ad
due mani non era certo agevole e richiedeva “tranne pochi pezzi, le asce ad alette (che) esempio a Bologna, Populonia, Ardea)
forza e precisione, ma offriva il vantaggio di appartengono a un’unica serie (...) le asce a sono oggetti di uso lavorativo, spesso
poter abbattere un avversario anche se si colpi- cannone appartengono a pochi tipi piuttosto
vano lo scudo o parti protettive del corpo, infe-
privi di ornato sulla lama ed in genere
semplici, mentre le poche scuri a occhio man-
redogli ferite mortali o stordendolo con un sol cano per lo più di caratteristiche tipologiche alquanto massicci. Ciò farebbe dunque
colpo. Si potevano inoltre spaccare spade o specifiche (...) Molti dei tipi presenti ad Ardea di essi dei materiali in uso a vasti strati
lance del nemico, costringendolo a combattere hanno un’ampia area di distribuzione, in con- della popolazione, e quindi armi “di
in inferiorità25”. testi riferibili ad un momento avanzato della fortuna” alla portata anche dei meno
prima fase dell’età del ferro italiana. Asce ad abbienti, come avveniva con gli attrezzi
La diffusione dei diversi tipi di asce alette e a cannone identiche a quelle di Ardea
agricoli ancora nel Medioevo.
si trovano fra i tipi più comuni a Bologna (...) e
durante la facies villanoviana sembra in compaiono in numerosi ripostigli e tombe in Tuttavia i reperti dalle tombe (ad esem-
molti casi concomitante, come nel ripo- Etruria (...) Lazio, Campania, Marche, Sicilia. pio Vetulonia-Poggio alla Guardia;
stiglio di San Francesco a Bologna, dove Le scuri a occhio si collegano a quelle di alcuni Accesa-Podere del Lago; Veio-Quattro
vi erano asce ad alette con e senza setto ripostigli pugliesi27”. Fontanili; Bologna-Benacci, più tardi da
di divisione tra lama e immanicatura, Casale Marittimo) sono al contrario fit-
con spalla e senza, con filo dritto o semi- Si tratta quindi, per tutte le diverse tipo- tamente decorati, di dimensioni mag-
circolare; ve ne erano anche a cannone logie di asce, di una diffusione ben giori e di spessore non sempre consi-
con occhielli laterali e senza, con canno- meno distinta di quanto alcuni autori stente, e quindi idonei ad un ruolo sim-
ne decorato o liscio, con imboccatura del indicano28. bolico e di prestigio, ma non lavorativo.
cannone a costolature, rigonfia o liscia, Secondo alcune teorie l’impiego dell’a- Sembra dunque di cogliere una dicoto-
con spalla e senza, con setto di divisione scia in guerra indicherebbe la presenza mia in formazione tra asce da lavoro ed
e senza, con lama stretta e lunga o larga nelle file dell’esercito della prima età asce militari o simboliche; tra le secon-
e corta, dal filo dritto o arrotondato. del ferro di personaggi poco abbienti e de quelle in bronzo, tecnologicamente
Altrettanto succede, a grande distanza, privi di altre armi: “le classi minori superate, acquisiscono un significato
nel ripostiglio di bronzi di Ardea, nel dovevano (...) armare i loro guerrieri ideologico non ben completamente

144
Le asce

chiarito nelle sue sfaccettature, ma, stra- lico dell’ascia sarà destinato in seguito dei tempi, fu solo con la città, infatti, che essa
namente, del tutto in contrapposizione ad avere grande sviluppo all’interno divenne simbolo e strumento del potere, e più
precisamente dell’imperium, ovverosia del pote-
con l’idea di “attrezzo povero” o di della civiltà etrusca, con una fortuna,
re militare del rex (…) Secondo quanto riporta-
“arma delle classi inferiori”, tanto da dell’associazione di essa al ruolo di sim- no le fonti, l’ultima esecuzione con la scure
comparire, ad esempio, nel citato, ric- bolo di potere, che durerà nei millenni. ebbe luogo nel 50932”.
chissimo corredo della tomba del Guer- Tale arma fu infatti impiegata a Roma
riero di Tarquinia, assieme ad una pia- per comminare la decapitazione ai tra- Il confronto con un popolo sudafricano
stra pettorale, uno scudo, uno spallaccio ditori (“securi percusssio”), e tale ius sem- può offrire ulteriori spunti di riflessione
bronzeo, una grossa lancia ed un bra risalire alle più antiche fasi di for- sui valori simbolici dell'ascia nei popoli
pugnale. Di simile valore sono, come si mazione degli organismi pubblici, per primitivi: infatti presso gli Shona, nell'a-
è visto, anche i gruppi di asce dalla scomparire già dal 509. a.C.: rea dello Zimbabwe e del Botswana, è
necropoli orientalizzante di Casale diffusa un'ascia originariamente da
Marittimo. “Lo strumento con cui originariamente il rex guerra, detta localmente gano, che dalla
D’altronde connessioni dell’ascia al giustiziava i traditori era la scure, e non a caso: fine dell'Ottocento è divenuta essenzial-
sui «fasci littori» (…) la scure (securis), rappre- mente un simbolo dello spirito detto
mondo della simbologia, presenti
sentata con la lama orientata all’esterno, era
anche in varie civiltà antiche, sono state affiancata da alcune verghe di olmo o di betul-
mhondoro, il cui compito principale è la
notate in Italia sino dall’età del bron- la (…) E la securis e le virgae, tenute insieme protezione del capo tribale -al quale
zo30, ed il ritrovamento a Tarquinia, in nelle insegne da una cinghia di colore rosso, appartiene- e della sua famiglia; tuttavia
un’area sacra delle prime fasi orientaliz- rappresentavano il potere magistratuale. La anche gli sciamani sono ammessi a por-
zanti, di una deposizione votiva forma- storia della scure come strumento dell’esecu- tarla. Più in generale, l'ascia gano rap-
zione capitale è quindi storia del potere regale:
ta da un’ascia accompagnata ad uno presenta tuttavia la legittimazione alla
il suo atto di nascita non è anteriore alla civitas,
scudo di lamina bronzea e ad un lituo, e la sua fine (…) coincide con quella delle isti- proprietà della terra, e dunque l'indi-
indica riferimenti sia al mondo civile tuzioni regie. Anche se l’utilizzazione della pendenza di colui che la porta e del suo
che a quello religioso31. Il valore simbo- scure come arma di morte si perde nella notte popolo.

145
La lancia, la spada, il cavallo

Note 28, tav. IV n.21 b. 18 Fossati, cit., pag. 8. Dal Fossati, come già
11 In Talocchini, cit., pag. 26 e segg., tav. IV indicato per le lance, si dissente per l’ado-
n. 22, 23, 24. zione dell’uso di bagnare il legname a lavo-
1 De Florentiis, Storia delle armi bianche, cit., 12 Lucia Pagnini, Necropoli intorno al Lago del- ro finito.
pagg. 51-53. l’Accesa, in “Museo archeologico Massa 19 Si veda Anati, Arte preistorica in Valtellina,
2 Si veda De Florentiis, Storia delle armi bian- Marittima”, Firenze, 1993, pag. 46. cit., pag. 87 e fig. 46.
che, cit., pagg. 8-9. 13 Silvana Tovoli, Bologna villanoviana, in “Il 20 Fossati, cit., pagg. 8-11.
3 Si veda Hobbs, L’arte della guerra nella Bib- Museo civico archeologico di Bologna”, 21 Si veda Anati, Arte preistorica in Valtellina,

bia, cit., pag. 93. Bologna, 1982, pag. 232. cit., pagg. 87-88.
4 Si veda Anati, Arte preistorica in Valtellina, 14 A Casal Marittimo, nel territorio volterra- 22 Si veda in Principi guerrieri, cit., pagg. 95-

cit., pagg. 85-90. no, è stata posta in luce una necropoli orien- 97.
5 Silvana Tovoli, Ripostiglio di San Francesco, talizzante con tombe sia ad inumazione che 23 Madden, The art of throwing weapons, cit.,

in “Il Museo civico archeologico di Bolo- ad incinerazione. Una parte dello scavo è pagg. 53-56.
gna”, Bologna, 1982, pag. 259. stato condotto su uno “strappo” al Gabinet- 24 Si veda in AA.VV., Armi e armature del
6 Tovoli, Ripostiglio, cit., pag. 259. to di Restauro della Soprintendenza Archeo- Museo Nazionale di Ravenna, Ravenna, 1996,
7 Si vedano le asce al Museo Archeologico logica per la Toscana, dove chi scrive ha pag. 12.
Nazionale di Firenze, inv. 6971, 6983, 6982, potuto osservare il materiale esposto 25 Fossati, cit., pagg. 11-12.

nel catalogo a cura di Maria Cristina Gui- momentaneamente e raccogliere informa- 26 Anna Maria Bietti Sestieri, Ardea, il riposti-

dotti, La Battaglia di Qadesh, Firenze, 2002. zioni dagli operatori del Gabinetto, ai quali glio di bronzi, in “Civiltà del Lazio primitivo”,
Sulle asce egizie si veda anche Hobbs, L’arte va la mia gratitudine. Il materiale è stato in cit., pagg. 312-313.
della guerra nella Bibbia, cit., pag. 93. seguito oggetto della mostra “Principi guer- 27 Bietti Sestieri, Ardea, cit., pag. 313.
8 Si veda in Leoni, Elementi di metallurgia, cit., rieri” il cui catalogo, in bibliografia, contie- 28 Ad esempio Saulnier, cit., che a pag. 33

pag. 39. ne esaurienti informazioni sul sito e sui ritiene il tipo ad alette “un tipo diffuso in
9 Sulla stabilità delle tipologie di armi si reperti ritrovati, e quindi si rimanda alla sua Etruria, in Emilia ed in Veneto”, ed il tipo a
ricorda quanto rilevato da M.J. Swanton: lettura per una conoscenza approfondita dei cannone “più frequente in Italia meridiona-
“Like the axe, the spearhead is an utilitarian risultati dell’indagine. le”.
form; it alters little, and then due to an occa- 15 Esposito, Principi guerrieri, cit., pag. 61. 29 Fossati, cit., pag. 6.

sional shift in function rather than to rapid 16 AA. VV., L’olivo in Toscana nella storia e nel 30 Si veda in Anati, Arte preistorica in Valtellina,

change in fashion”. Swanton, A corpus of paesaggio agrario, Firenze, 1994, pag. 28. cit., pag. 89 e 95.
Pagan Anglo-Saxon spear-types, cit., pag. 3. 17 Smentendo Saulnier che nella sua opera 31 Si veda in Bonghi Jovino, Chiaramonte
10 Secondo il Dizionario terminologico cita- citata -dopo aver ridotto peraltro i tipi di Treré, Tarquinia, cit.,
to presenti “quasi esclusivamente nell’area ascia dell’età del ferro ai soli generi ad alet- 32 Eva Cantarella, I supplizi capitali in Grecia

transpadana, ma attestate anche a Populo- te ed a cannone- ritiene che nelle asce a can- e a Roma, Milano, 1991, pagg. 154-157.
nia nel ripostiglio di Falda della Guardiola”. none “la decorazione è praticamente inesi-
Per il ripostiglio si veda Talocchini, cit., pag. stente” -pag. 33-.

146
Archi, frecce, frombole

In questa progressiva analisi sulle armi I rari esemplari di punte di freccia rin- Ovviamente anche le punte metalliche
nell’Italia centrale tirrenica della prima venuti nell’Etruria della prima età del piatte ricordano da vicino quelle litiche,
età del ferro vanno presi in considera- ferro sono essenzialmente punte piatte ma la loro forma più geometrica risen-
zione anche gli archi e le frecce, sul cui con peduncolo, ricavate da una lamina te delle possibilità tecniche offerte dal
uso nell’Etruria villanoviana come armi di bronzo, oppure fuse, a cannone o a materiale, che consente la creazione di
da guerra non vi sono comunque prove peduncolo. alette, le quali non possono essere
certe. Il primo tipo ha una punta priva di ritratte dalle carni dopo il lancio del
Noto dalla preistoria, l’arco ligneo fu costolatura, e la lama può essere a trian- dardo senza lacerare ulteriormente la
sovente utilizzato nel mondo antico golo isoscele con base dritta2 o a coda di ferita già inferta.
come arma da caccia, ma il suo impiego rondine3. Il peduncolo -appuntito o Il tipo fuso con cannone è quello che
in azioni belliche è noto nell’iconografia quadrangolare- era innestato in un inta- risulta, rispetto ai precedenti, il più evo-
di epoche precedenti il XII sec. a. C., glio verticale praticato sulla testa dell’a- luto ed il più influenzato dalla disponi-
nei reparti -su carri ed appiedati- del sta lignea. bilità del metallo quale materiale. La
Mediterraneo orientale1, e nell’epoca Il tipo fuso poteva invece avere l’aspetto punta infatti, dotata di alette a coda di
omerica. Come fu notato già vari di una stretta foglia di olivo con nerva- rondine6 o foggiata a foglia di lauro7, è
decenni fa, archi e frecce sono piuttosto tura centrale -occasionalmente biforcu- percorsa sino alla punta da un cannone
rari nell’Europa settentrionale, centrale ta verso il codolo- con una robusta cavo, conico o piramidato, secondo
ed occidentale, fatto che non può attri- immanicatura quadrangolare termi- l’uso delle punte di lancia. Una varian-
buirsi solo alla deperibilità del legno dei nante a peduncolo. Questo genere di te non rara delle frecce a cannone com-
reperti ed alla facile corrosione delle punta di freccia4 sostanzialmente richia- porta la presenza, proprio sul lato del
piccole punte metalliche, a conferma ma le punte di freccia in selce di uso cannone stesso, di una piccola appendi-
che, di norma, esse non costituivano preistorico e protostorico, note peraltro ce laterale aguzza e volta indietro, che è
parte fondamentale dell’attrezzatura anche in contesti villanoviani5 o più stato ipotizzato avere fini simili a quelli
dei guerrieri o dei cacciatori. recenti. delle punte ad alette: difatti l’appendice

147
La lancia, la spada, il cavallo

-a Populonia presente in frecce a foglia colpi di disturbo sulle linee del nemico “nessuno dei maggiori eroi lo usa, almeno in
di lauro- dopo essere penetrata attra- prima ancora che con questo si fosse combattimento; è molto significativo che Ulis-
se, andando in guerra, avesse lasciato a casa il
verso l’apertura causata dalle lame, si arrivati a contatto fisico, ed anzi l’a-
suo famoso arco. Arcieri sono prevelentemente
ancorava nelle carni ed impediva la vanzata del nemico facilitava la preci- i Troiani e i loro alleati (...) in qualche misura il
facile fuoriuscita del dardo con punta a sione del tiro. I reparti di arcieri inol- tipo dell’orientale infido e sleale (...) Non si
base ovale, che anzi diventava un vero e tre erano in grado, per la leggerezza può dire, in conclusione, che l’arco sia bandito
proprio arpione. del loro armamento, di appostarsi in del tutto dal codice d’onore dell’eroe omerico
All’orientalizzante datano delle rarissi- punti particolarmente adatti e riparati (...) arcieri sono personaggi di secondo piano
ma non spregevoli, come Filottete, Teucro e
me punte di freccia in ferro, rinvenute dal controtiro avversario, e di fuggire Merione. E’ tuttavia evidente che il suo posto è
nel Tumulo dei Carri di Populonia; si via al primo avvicinarsi della fanteria subordinato: esso è l’arma di chi non sa affron-
tratta di punte coniche o ad alette appe- nemica intenzionata a impedirne l’a- tare il nemico da pari a pari, come i Greci
na accennate, lunghe 6 cm e dal diame- zione, come accadde più tardi alla fan- dovettero considerarlo fino all’inzio dell’età
tro di 8 mm, probabilmente di elevato teria pesante di Senofonte (Anabasi, storica9”.
potere di penetrazione. III, 3). La cadenza di tiro era inoltre
Pur nella scarsità di dati iconografici una delle arti in cui gli arcieri medio- Diomede, di fatto, grida a Paride (Ilia-
(ed in parte, appunto, ab silentio) è da rientali più si addestravano, e lo stesso de XI, 386-387): ”Se ti trovassi in duel-
ritenere, come si accennava, che l’arco Tutmosi III sosteneva di aver ucciso lo faccia a faccia con le armi, l’arco e le
non avesse gran peso nella guerra con l’arco ben sette leoni “nel giro di molte frecce non ti darebbero aiuto”, e
durante la facies villanoviana; poco pre- un momento”, così come Amenhotep la scarsa stima per chi colpisce da lon-
sente nelle sepolture maschili, e quindi III ricordava di essersi addestrato tano tenendosi al coperto è ribadita
non caratterizzante delle funzioni mili- tirando ben quattro frecce ad altrettan- anche in Iliade VIII, 266 e segg; IX, 319
tari, è invece presente come arma da ti lingotti di rame nel tempo che il suo e segg.; XXI, 481 e segg.: tale opinione
caccia a selvaggina anche di grosse pro- carro da guerra avanzava velocemente, dell’arco nel mondo greco ebbe vita
porzioni8. peraltro perforando completamente il lunghissima, come attestano vari passi
L’arco era invece presente da tempi bersaglio. Anche Assiri e Filistei fecero letterari, in quanto tale arma consenti-
molto remoti nel Mediterraneo orien- ricorso all’arco nelle battaglie in va di uccidere senza esporsi ed era dun-
tale, dove era diffuso sia nella variante campo aperto e negli assedi, e nell’An- que ritenuta appannaggio di chi non si
semplice che in quella composita, tico Testamento vari episodi parlano di ispirava ai valori dell’aretè guerriera,
ovvero realizzata con un assemblaggio arcieri e di ferite da freccia, dimostran- come degli strati sociali più bassi10. Un
di materiali diversi, della quale verre- do -assieme alle numerose punte rin- interessante studio su arcieri e peltasti
mo parlando più oltre. All’interno del venute ed alla copiosa iconografia- che nell’iconografia attica, dal significativo
modo di combattere di quelle regioni, l’arco era in Oriente un’arma bellica titolo di “L’autre guerrier”, ci segnala
ovvero con formazioni chiuse e schie- molto comune. come
rate in campo aperto, l’arco svolgeva L’arco era presente anche nel mondo
“ce que la nature des documents figurés suggè-
un ruolo molto importante, pari a omerico, ed oltre che nel celebre episo-
re est en effect précisé par bon nombre des tex-
quello dell’artiglieria e del fuoco dio conclusivo dell’Odissea, esso è nomi- tes qui, sur des registres différents, permettent
pesante nella guerra moderna. Infatti nato più volte anche nell’Iliade. Tuttavia de saisir les rapports d’opposition ou de com-
gli arcieri in linea concentravano i loro nelle opere omeriche plémentarité qu’entretiennent ces diverses caté-

148
Archi, frecce, frombole

gories de guerriers. S’agissant d’un contexte siasi tipo di “proiettile” nella guerra to da un’asta lignea armata da una
héroique, l’épopée et la tragédie nous en four- della piana lelantica, avvenuta nell’VIII corda, l’arco composito era di diversa
nissent plusieurs exemples tout à fait significa-
sec. a. C. forma: le sue estremità, se disarmato, si
tifs. Le plus clair est probablement le débat,
quasi théorique, sur la valeur de l’arc qui dans Le citazioni omeriche fanno talora rife- rivolgevano verso l’avanti, a dimostrare
l’Héraklès d’Euripide oppose Amphytryon et rimento, oltre all’arco semplice, anche come esso fosse appunto “ritorto” e
Lykos. Ce dernier dénigrant les exploits d’Héra- al tipo dell’arco composito (più potente dunque più potente, con “double or tri-
klès s’exclame en effet: «Mais lui s’acquit, alors dell’arco semplice) definito (in opposi- ple the range of a self bow16”. Tale
qu’il n’était rien, une apparence de bravoure zione a quello semplice definito euthyto- caratteristica lo rendeva estremamente
dans ses combats contre les betes et fut incapa-
ble de toute autre prouesse. Il n’a jamais tenu un
nos, ovvero “diritto”), “palìntonos”, ovve- costoso poiché realizzato con più pezzi
bouclier à son bras gauche ni affronté une lance; ro “ritorto”, che sfrutta il principio della assemblati in materiali diversi: “the
portant l’arc, l’arme la plus lache, il était tou- coazione, determinato del ritorno ela- layering and the lamination of wood,
jours pret à la fuite. Pour un guerrier, l’épreuve stico che l’arco contempla già per la sua horn, and sinew was done at long inter-
de la bravoure n’est pas le tir de l’arc; elle consi- conformazione in costruzione12. vals, and a properly aged bow would
ste à rester à son poste, et à voir, sans baisser ni L’arco semplice era costruito, sino dalla leave a bowyer’s shop five or ten years
détourner le regard, accourir devant soi tout un
champ de lances dressées, toujours ferme à son
preistoria, impiegando legno di tasso,
rang». (...) Paris, pour etre pleinement un guer- olmo e -più raramente- pino13; il tasso
rier héroique, doit emprunter la cuirasse de son (Taxus baccata) -impiegato ancora nel
frére Lycaon. Ainsi, l’archer doit devenir guer- Medioevo per i long bows inglesi e anzi
rier cuirassé au moment du duel, sommet de l’a- coltivato appositamente per gli archi sin
rìsteia d’un héros. Le texte homérique accumule
dal mandato di un capitolare di Carlo-
les détails qui soulignent la beauté de Paris et
son caractère féminin. (...) Plutarque rapporte magno- è un sempreverde della fami-
les derniers mots, véritablement héroique, d’un glia delle conifere, caratterizzato dalla
de ces hoplites par exellence que sont les Lacé- crescita di soli pochissimi centimetri
démoniens, l’anecdote est révélatrice: «Un autre l’anno. E’ proprio per questo che il suo
touché par une flèche et perdant la vie dit: je ne legno ha una elevata coesione e com-
me tourmente pas parce que je vais mourir, mais
parce que c’est de la main d’un archer femelle et
pattezza, in particolare quello italiano,
sans avoir rien accompli». On retrouve ici les ormai introvabile14.
valeurs épiques du duel entre héros, de l’arìsteia, In Egitto gli archi conservati erano in
opposées à la lacheté de l’archer qualifié du olmo, in acacia ed in bagolaro (Celtis
terme qui désigne péjorativement l’homme australis), un ulmaceo quest’ultimo,
effeminé: gynnis11”. chiamato anche “loto libico”, caratteri-
stico dell’Europa meridionale e dell’A-
Sulla limitata presenza dell’arco nella frica settentrionale. Si tratta di legni
guerra antica occidentale può gettare caratterizzati da fibre lunghe e flessibili,
luce anche l’affermazione di Strabone ma relativamente elastiche, di cui si
(X, 448) che sostiene di aver veduto, usava un’asta della lunghezza di circa Ricostruzione di archi medievali, a sinistra
ancora nel I sec. d. C., un’iscrizione su cm 160-17015. uno semplice in legno ed a destra uno composito;
una colonna che proibiva l’uso di qual- A differenza dell’arco semplice, costitui- Firenze, Museo Archeologico Nazionale

149
La lancia, la spada, il cavallo

after he had brought in the raw mate- vato con il vapore nel senso opposto a quello fatto da due corna di antilope o di capra
rials from which it was made17”. Più det- che avrebbe assunto quando sarebbe stato teso, selvatica. Pare infatti che la capra selva-
e sul «ventre» venivano incollate alcune lamine
tagliatamente, questo tipo di arco tica, razza originaria di Creta, fosse cac-
di corno trattate a vapore. Quindi veniva pie-
“era costituito da una sottile striscia di legno -o gato fino a farne un cerchio completo, sempre ciata proprio per le sue grandi corna
da un laminato composto di più strisce- a cui in senso contrario alla sua forma in tensione, e destinate alla costruzione di archi20. In
venivano incollate sul lato esterno («dorso») sul «dorso» venivano incollati alcuni tendini. particolare si narra che quello di Pan-
fasci di tendini animali elastici e sul lato inter- Quindi veniva lasciato asciugare e solo quando daro fosse, per ciascun corno, lungo 16
no («ventre») lamine di corno animale, com- tutti gli elementi erano indissolubilmente uniti palmi, ovvero circa 130 cm. La parte
pressibile (...) La colla, fatta di tendini e pelle veniva slegato e per la prima volta vi veniva fis-
sata la corda18”.
centrale di unione, dove avveniva l’im-
d’animale bolliti fino a scioglierli, mescolati in
minor proporzione con lische e squame di pugnatura e detta pèkys (Iliade XI, 375;
pesce in poltiglia, poteva impiegare «più di un Nonostante questa laboriosità di realiz- XIII, 583), aveva un elemento di giun-
anno per seccare e doveva essere applicata in zazione l’arco composito era molto deli- zione in metallo, detto koròne come le
condizioni accuratamente controllate di tem- cato, e temeva l’umidità19. Quello egizio guarniture metalliche alle estremità,
peratura e umidità (...)». Il primo arco compo- era formato di legno, tendine e corno dove si armava la corda di tendine di
sto era fatto di cinque parti di legno, semplice
o laminato: un’impugnatura centrale, due flet-
incollati assieme, a formare un arco di bue, definita neurè.
tenti e due estremità. Questo «scheletro» di circa 4 piedi (120 cm); quello omerico - Della grande forza necessaria a tender-
legno, dopo essere stato incollato, veniva incur- detto anche tòxon o bìos- era talvolta lo, anche aiutandosi ungendo di grasso
l’arma o riscaldandola, è testimonianza
notoria l’episodio della sfida tra Ulisse
ed i Proci; viceversa le frecce erano
molto leggere, lunghe circa due piedi, e
definite con vari termini (ìos, oistòs, tòzov,
tòxeuma, in Iliade IV, 125; V, 99; XI, 507,
583). All’asta (dònax, Iliade XI, 584) era
fissata la cocca pennuta (pterotài glyfìdes,
Iliade IV, 122) e la punta -akìs- anche in
ferro -detta allora sìderon- dotata di
uncini (ògkoi, ogkìnoi, Iliade IV, 151; V,
293) o di arresti multipli (triglòkis òistos,
Iliade XI, 507). La corda entrava nell’in-
taglio o glyfìs (Iliade IV, 122)21. No-
nostante questa apparente abbondanza
di informazioni, determinati dettagli
tecnici sull’arco sembrano comunque
ignorati da Omero, vissuto in un’epoca
Ricostruzione di un arco composito medievale, con la corda disarmata - Firenze, Museo
in cui nella Grecia continentale le punte
Archeologico Nazionale; nel disegno lo stesso arco disarmato -a destra-, armato -al centro- e alla di freccia ritrovate sono rarissime22.
massima trazione -a sinistra- Anche presso gli Sciti era largamente

150
Archi, frecce, frombole

diffuso l’arco composito, sebbene di pro-


porzioni probabilmente minori -circa 80
cm di lunghezza23-; esso consisteva

“of a wooden core on to which is bound sinew


(front side) and horn (back). The elasticity of
the sinew means that when the bow is drawn it
stretches and is put under tension. By contrast
the strips of horn are compressed. Both sub-
stances therefore react to propel the arrow. The
bow is fitted with horn endpieces into which
the nocks for the string are carved24”.

Nell’Etruria villanoviana l’arco semplice


è attestato ad esempio nell’incisione sul
rasoio dalla tomba 16 Benacci-Caprara
di Bologna, dell’VIII sec. a. C. e già
ricordata25; tuttavia è ancora una inci-
sione su un rasoio che attesta, nello stes-
so periodo, la presenza anche dell’arco
composito: si tratta di un reperto prove-
niente da Vetulonia, oggi al Museo di
Grosseto. Su di esso è riprodotto un cac-
ciatore che sta tendendo l’arco ed incoc-
cando la freccia, nell’intenzione di col-
pire uno dei quattro cervi che fuggono
dinanzi a lui. La sua arma, proprio
come ricordano le fonti letterarie
riguardo l’arco composito scita, ha la
forma di un sigma, e ciò comprova la
presenza nella prima età del ferro itali-
ca di tale tipologia d’arma, seppure
impiegata nelle immagini villanoviane
sempre per la caccia.
Diversamente nella Sardegna nuragica
sono numerosi i bronzetti di arcieri, ed
è probabile che l’arma avesse qui anche In alto, rasoio villanoviano con arciere a caccia armato di arco semplice, dalla tomba 16 della
necropoli Benacci-Caprara di Bologna - Bologna, Museo Civico Archeologico; in basso, altro
un impiego bellico; lo lascerebbe pensa-
rasoio villanoviano con un cacciatore armato di arco composito - Grosseto, Museo Archeologico
re il fatto che con l’arco veniva indossa- della Maremma

151
La lancia, la spada, il cavallo

to anche l’elmo-copricapo e una difesa posto il problema della reale distanza (provenienti da raccolte etnologiche e
corporea, come il corsaletto e/o la pia- coperta dalle frecce; ricordando come non di ricostruzione da reperti archeo-
stra pettorale, unitamente talvolta al Stanley sostenesse di aver tirato ad oltre logici) dette i risultati riportati nella
pugnaletto, ed in rari casi alla spada, 200 metri con un arco africano, e di tabella nella pagina a fronte.
portata sul dorso tranne che in un caso. come invece il Reichard in gara con un La potenza che gli archi potevano ero-
Mai lo scudo, per ovvi motivi, ingom- arciere Watusso avesse raggiunto poco gare era infatti molto rilevante: l’arco
brava gli arcieri sardi26. I tipi di arco più di 160 passi (120 metri), ovvero composito sprigionava 150 libbre di
erano rappresentati entrambi, con archi quanto gli arcieri del Camerun (150- energia e certamente perforava una
compositi (es.: arciere Lilliu n. 259 da 180 passi), il Delbruck notò come gli corazza ad un centinaio di metri35, se
Teti, al Museo di Cagliari) e con archi archi asiatici (presumibilmente compo- come si è già detto Tutmosi III ed
semplici sia molto lunghi -quasi come siti e non semplici come quelli africani) Amenhotep III si vantavano di aver
un uomo, ad esempio nel caso dell’ar- avessero una gittata maggiore, come perforato un lingotto di rame da parte
ciere Lilliu n. 19 -sia molto corti, come ricordava anche un passo di Strabone su a parte con le loro frecce. Alcuni ritro-
nella statua di arciere da Cabras, in loca- un tiro a parabola eccezionale di Mitri- vamenti archeologici nel territorio degli
lità Monte Prama. date effettuato ad Efeso, con gittata di Sciti hanno reso scheletri con punte di
Nei suoi vari tipi l’arco antico aveva una oltre uno stadio32. freccia conficcate per due o tre centime-
gittata utile estremamente varia, sulle Un antico epigramma greco rinvenuto tri non solo in parti piene del cranio,
cui valutazioni ha creato ulteriore con- su un sepolcro di Olbin sul Mar Nero, ma anche in vertebre, a ribadire quanto
fusione la presenza dei due tipi -sempli- alla foce del Dniepr-Bug, ovvero in riporta l’iconografia coeva, dove com-
ce e composito- dal potenziale molto un’area a forte diffusione di archi com- paiono spesso guerrieri dai corsaletti
diverso; essa è stata calcolata in 50-60 positi di tipo scita, ricorda come Anas- perforati da frecce36. Anche l’arco sem-
metri dal Drews27, ma, secondo le ricer- sagora figlio di Dimagora avesse sca- plice, nelle sue varianti lunghe più accu-
che di Pope28, poteva invece andare tra gliato una freccia a 282 klaster o orgyiai rate, erogava una potenza micidiale; gli
i 100 ed i 200 metri. L’antico libro giap- (oltre 521 metri). La conclusione è che archi di olmo di m 1,80, ancora nel
ponese dei Cinque Anelli ne sconsiglia comunque un tiro abbastanza teso e 1182, avevano perforato con le loro
l’impiego se il nemico è a più di 40 non a parabola ricadente non doveva frecce di un metro le porte di Albergo-
metri29. Stime diversificate per tipo superare di molto i 200-240 passi33. venny, composte da solida quercia spes-
hanno calcolato il raggio di quello sem- Lo studio sugli archi e le frecce del sa 10 cm, spuntando coi loro ferri all’in-
plice in 80-100 metri, e quello del com- Pope, tutt’oggi insuperato nonostante terno. Nello stesso assedio una freccia
posito in 250-30030, confermate sostan- dati ad ottant’anni fa, ci consente di che colpì un cavaliere ne sfondò la cotta
zialmente da altri studi che osservano acquisire dati tecnici e tecnologici di di maglia metallica, trafiggendone la
come la freccia del secondo fosse più notevole importanza per la conoscenza coscia e anche l’interno della cotta, per
leggera -circa 30 grammi- consentendo di queste armi, sebbene come si è detto attraversare da parte a parte anche il
una buona precisione sino a 300 metri, esse non risultino diffuse tra le file di legno della sella e penetrare a fondo nel
pur raggiungendo distanze ben mag- combattenti dell’Italia centrale proto- fianco del cavallo37.
giori in tiro libero31. Anche il Delbruck storica34. In moderne sperimentazioni su tipi di
-alla prima edizione del suo volume La sperimentazione fatta da questo stu- archi tradizionali, volte a parametrare le
sulla guerra antica nel 1900- si era dioso con tredici tipi diversi di archi capacità balistiche delle frecce,

152
Archi, frecce, frombole

Tipo Materiale Lungh. cm Apertura cm Forza peso kg Gittata m La presenza di un tiro di sbarramento a
distanza da parte degli arcieri aveva un
Apache hickory 104 56 12,7 110
Cheyenne frassino 114 51 30,5 150
effetto importante sulle tattiche di avvi-
Cheyenne frassino 61 36,5 cinamento delle schiere negli eserciti
Tartaro composito 188 71 13,7 91 antichi; infatti, una volta trovatesi in
Tartaro composito 91 102 campo scoperto, le formazioni suffi-
Tartaro composito 188 74 45 82
Tartaro composito 91 100
cientemente compatte erano costrette
Polinesiano legno duro 200 71 22 149 ad effettuare l’ultima parte dell’avanza-
Turco composito 122 74 38,5 229, ta a passo di carica, per coprire almeno
243, i 100-150 passi finali nel minor tempo
257
Inglese tasso 200 71 24,7 169
possibile, riducendo il tempo di esposi-
Inglese tasso 91 32,7 107, zione ai dardi. Anche Clearco a Cunaxa
194 diede appunto l’ordine di coprire l’ulti-
Inglese tasso 183 91 28,1 208 ma parte di avanzata in corsa per non
Inglese tasso 173 71 31,7 224
essere bersaglio dei proietti (Polieno, II,
(Da Coles, Archeologia sperimentale, cit., pag. 121.) 2, 3); evidentemente “the running pace
had the double purpose of strenghthe-
“si è arrivati a una velocità media di 36 m per pesante penetrarono altrettanto bene nella ning the weight of the impact, both
secondo, pari a 130 km/h. Prove precedenti in sagoma o la trapassarono completamente.
physically and from the morale point of
Inghilterra avevano fatto concludere che una Nessuna, comunque, è apparsa così efficace
freccia in pino, munita di una punta in acciaio come l’ossidiana, il cui bordo ondulato tagliava view, and of outrunning the rain of
e lanciata da un arco di 29,5 kg di forza-peso a meglio di qualsiasi bordo liscio in metallo39”. arrows41”. In effetti l’arco consentiva un
7 m, trapassava 140 strati imbottiti di bersaglio tiro preciso a distanze ragguardevol-
per arma da fuoco, contro i 35 strati attraver- Quest’ultima osservazione giustifica mente superiori a quelle massime di
sati da una pallottola di fucile calibro 1438”. forse la prolungata adozione, anche in lance e giavellotti, con una minore
Italia centrale, di punte in pietra, che dipendenza dalla forza del braccio del
Altri esperimenti del Pope
come si è visto appaiono talvolta, pur guerriero rispetto alla spada o alla lan-
“comprendevano punte smussate in legno o sporadicamente, in contesti dell’età del cia; la possibilità di tirare dal coperto o
metallo, punte coniche in metallo, punte in ferro avanzata. Quanto agli effetti delle spostandosi individuava altri vantaggi,
ossidiana, lame in acciaio e punteruoli, e punte frecce ed al confronto tra la potenza che però erano ampiamente legati al
coi barbigli. Queste vennero lanciate unifor-
memente contro assi di legno di pino fresco
d’urto di esse, rispetto a quella di pal- tipo di schieramento adottato, come al
dello spessore di 22 mm e contro sagome di lottole moderne, fu notato che terreno. Infatti “in un’epoca di eserciti
animali consistenti in involucri aperti ai lati, di massa, con truppe anonime raggrup-
riempiti con fegati animali e rivestiti di pelle di “la lacerazione dei tessuti provocata da una pate in reggimenti per concentrare la
cervo. Le punte di freccia smussate venivano pallottola è assai più ampia di quella di una forza di uccisione, l’arco si dimostrò
respinte dal corpo cedevole, ma riuscivano a freccia, ma il taglio più netto di una freccia pro-
un’arma efficace e spesso mortale42”;
penetrare quello di animali piccoli, le cui ossa voca una perdita di sangue più rapida e può
potevano opporre resistenza e quindi spezzar- provocare la morte più rapidamente. Il taglio tuttavia, in aree dove il terreno era poco
si. La punta in ossidiana trafisse la sagoma, e netto permette inoltre a un animale ferito lie- pianeggiante -si pensi alla Grecia ed
molte delle punte di freccia in metallo più vemente di riprendersi più rapidamente40”. ancor più all’area italica- e di conse-

153
La lancia, la spada, il cavallo

guenza i reparti, poco numerosi, non proprio per la loro totale deperibilità L’utilizzo di una larga fusciacca di tela a
erano largamente schierati, l’impiego di non sono in alcun modo testimoniate nastro è assolutamente impraticabile, in
tale arma usata per la caccia ebbe una tra i materiali protostorici rinvenuti, e quanto nel lancio essa tende ad arroto-
scarsa fortuna. Utile nell’agguato, l’arco neanche attestate iconograficamente. larsi, impedendo il rilascio al tiro. L’ar-
consentiva di abbattere un cervo all’in- Assenti, per l’inizio dell’età del ferro, ma impiegata con migliori risultati era
terno di un branco di quattro o cinque sono anche i proiettili appositamente una elementare striscia di stoffa di cm
capi, come dimostrano le scene incise manufatti, noti invece per l’età arcaica 110, bloccata con nodi a formare due
sui rasoi villanoviani; similmente, in un ed ellenistica in Etruria. cordoni ed un alloggio allungato al cen-
agguato tra guerrieri in terreno mosso La conformazione delle frombole, man- tro. Per l’impugnatura è risultato effica-
o boscoso, probabilmente con l’arco era tenutasi elementare anche in epoche ce l’avvolgimento dell’estremità poste-
possibile sorprenderne alcuni ma, più recenti, è facilmente ricostruibile; riore all’indice destro, ed il bloccaggio
immediatamente dopo, la fuga o la cari- esse infatti non erano nulla più che una dell’anteriore tra pollice ed indice. La
ca dei sopravvissuti richiedeva altre correggia di cuoio, tessuto o altro mate- tecnica di tiro non richiede, contraria-
armi ed altre abilità di combattimento, riale che, più sottile alle estremità, pre- mente a quanto sembrerebbe, la neces-
ovvero quelle dell’aretè celebrata in Gre- sentava al centro una modellazione con- sità di molteplici giri (roteando l’arma
cia da Omero, e palesemente diffusa cava dove veniva alloggiato il proiettile verticalmente, dal fianco destro) sino ad
anche nell’Etruria villanoviana, fatto da lancio -una pietra, un peso fusiforme ottenere una elevata velocità; è suffi-
questo che spiega la scarsa diffusione di terracotta o di metallo-. La tecnica di ciente anche un solo giro in senso ora-
dell’arco nelle sepolture entro panoplie lancio prevedeva di far roteare la from- rio, col seguente rilascio delle punta
guerresche. bola tenendola per le estremità e, una anteriore dell’arma appena si applica
E’ interessante notare, seppur breve- volta raggiunta la massima velocità, di nuovamente una trazione verso l’avanti
mente, che l’uso dell’arco richiede alle- lasciarne uno degli estremi, mentre l’al- alto, e la funda è ancora indietro. Il
namento per conseguire la precisione, tro era fissato alla mano o al polso, con- proietto parte così verso l’alto avanti,
ma anche per la potenza muscolare, ed sentendo che la forza centrifuga liberas- con una parabola curva a ricadere; per
una relativa attenzione a proteggersi se il proietto. Quest’ultimo era, secondo esso è stata sperimentata una gamma di
parti esposte, che oggi determina l’im- i tipi e le epoche, di 30-40 grammi46, o vari pesi, tra i quali i più idonei si sono
piego di parabraccio -già noto nella di 25-30 grammi47. dimostrati quelli di forma arrotondata o
preistoria- paraseno e guantini43. Anche in questo caso chi scrive ha effet- “ad oliva” rispetto ad oggetti spigolosi.
Una riflessione a parte va riservata ad tuato una sperimentazione diretta che, Se con un proietto di 30 gr il tiro si atte-
altre armi da lancio, ovvero alle from- dopo vari tentativi di messa a punto, ha
bole, anche se di esse l’utilizzo bellico in previsto una sessione di 30 tiri. E’ emer-
Alcune immagini delle prove sperimentali
area villanoviana non è attualmente so che l’arma deve essere costituita dell'utilizzo della frombola; in alto, da sinistra,
sostenuto da alcuna prova. necessariamente da una stretta correg- caricamento della ghianda missile, oscillazione
Queste armi, la cui portata media è gia, o da una stoffa ritorta, o da una perpendicolare al terreno della frombola,
stata stimata da alcuni in circa 100 m44 corda singola, di almeno 1 metro di lun- slancio per il getto; in basso, da sinistra,
oscillazione della frombola e lancio del
e da altri in oltre 300 m45 (sebbene a ghezza complessiva, dotata al centro di proietto; a destra, caricamento per la
tale distanza massima la precisione e la un alloggio -riportato o ricavato nella roteazione parallela al terreno
forza di penetrazione fossero modeste), striscia stessa- dove collocare i proietti. della frombola e lancio

154
Archi, frecce, frombole

155
La lancia, la spada, il cavallo

sta mediamente su una gittata di 40-50 attestata nell’Iliade (XIII, 599, XIII, età del ferro non attribuisce valore che ai
metri, i risultati più interessanti si rica- 716) dove si fa riferimento ad una sorta guerrieri armati di lancia o di spada,
vano con proietti ovali in piombo dal di correggia di lana intrecciata (sphendò- mentre la funda sembra più un attrezzo
peso di 50 e 70 gr, con una gittata ne) atta al combattimento da lontano da caccia “povera” e quotidiana per il
media di 60 metri, ma con punte mas- dei Locri, ma che potrebbe essere anche sostentamento50, nonché un attrezzo in
sime di 90-100 metri48. identificata con una particolare corda uso presso i ragazzi ed i pastori. Nondi-
Sulla presenza di queste armi nell’Etru- da arco. Di certo la nomina Archiloco in meno va osservato che vari eroi omerici
ria villanoviana sono attualmente possi- uno dei suoi frammenti. si scagliano grosse pietre durante le bat-
bili solo delle illazioni, peraltro di segno Tra le truppe di Roma l’adozione della taglie -pur a mano e senza fionde- e, in
contrario tra loro. Infatti tecnicamente fionda è attestata dalle fonti letterarie ben quattro casi, con esiti mortali, in
esse dovevano essere certamente cono- solo nell’esercito serviano, dove la quin- quanto il tiro raggiunge la testa sia
sciute, vista la tecnologia elementare ta classis “fundas lapidesque missiles hi secum coperta dall’elmo che non. E’ inoltre dif-
alla loro base, la loro diffusione nel gerebant” (Livio I, 43). La segnalazione ficile pensare che l’adozione ufficializza-
mondo antico sino da epoche remote, che l’uso era limitato a coloro che erano ta nell’esercito serviano della funda non
l’economicità e la facilità di maneggio. ai limiti inferiori della disponibilità eco- facesse seguito ad un precedente impie-
Quest’arma, usata ancora oggi in varie nomica del census sufficiente a militare go, magari non costante, di quest’arma
zone del mondo dai pastori per lancia- nell’esercito fa presumere comunque “povera” in campo militare, che come
re una pietra alle pecore sbandate dal che l’impiego anche di tale arma fosse l’arco era comunque tatticamente poco
gregge, era largamente diffusa nel poco onorevole ed ammesso solo in sede adatta a tiri isolati, e più efficace in salve
Mediterraneo orientale antico, anche in di riforma “democratica”. In effetti l’i- di molti tiratori contro reparti in forma-
epoca veterotestamentaria49, e sembra deologia guerriera dell’aretè nella prima zione su campo aperto51.

156
Archi, frecce, frombole

Note 20 Si veda John Chadwick, La vita nella Grecia e la colla della freccia è tenuta dal pollice e dal-
micenea, in “Le Scienze” n. 53, gennaio 1973, l’indice, mentre nel metodo inglese indice,
pagg. 52-53. medio e anulare tendono la corda e la freccia è
1 Drews, cit., pag. 104 e segg. 21 Per tutte queste osservazioni ed altre, si veda tenuta tra indice e medio, senza utilizzare il pol-
2 A Populonia, si veda Talocchini, cit., pag. 24 Botto Micca, Omero medico, cit., pagg. 50-52. lice”. Da Coles, Archeologia sperimentale, cit.,
tipo A. 22 Si vedano Snodgrass, Armi e armature dei pag. 120.
3 A Bologna, ripostiglio di San Francesco; a Greci, cit., pag. 47 e segg.; Drews, cit., pag. 124 Gli archi sperimentati, pur essendo di interesse
Veio-Quattro Fontanili, tomba Va. e segg. etnologico e non archeologico, erano tecnica-
4 Attestato da un esemplare da una tomba a poz- 23 Si veda Cernenko, The Scithians, cit., pag. 11. mente affini a tipi antichi, ed erano realizzati in
zetto del Poggio alla Guardia a Vetulonia; si veda 24 Warry, Warfare in the Classical world, cit., materiali molto vari: ”comprendevano quello
Talocchini, cit., pag. 25 tipo B. pag. 42. apache in hickory, quello cheyenne in frassino,
5 Poggio alla Guardia, Vetulonia, in Talocchini, 25 Un disegno è in Camporeale, Le prime scene quello in legnoferro africano, gli archi compositi
cit., tav. V, 27 ab. narrative nell’arte etrusca, cit., pag. 21 ill. 8. tartari e turchi (corno, metallo, legno e tendine),
6 Nel ripostiglio di San Francesco a Bologna. 26 Si veda per queste associazioni in Tronchetti, i lunghi archi inglesi in tasso. Esperimenti su
7 A Populonia. L’iconografia del potere nella Sardegna arcaica, legno di tasso hanno mostrato che il legno a
8 Nell’iconografia incisa sul rasoio dalla tomba cit., pagg. 208, 214-215. grana fine rossastro era più resistente dell’albur-
16 Benacci-Caprara di Bologna, dell’VIII sec. a. 27 Drews, cit., pag. 105. no biancastro: quest’ultimo peraltro era estrema-
C., dove si riconosce un arciere che raggiunge al 28 S. T. Pope, A study on bows and arrows, in mente elastico e poteva essere piegato in due
collo un cervo con una freccia. “Univ. Calif. Publ. Amer. Arch. and Ethnol.”, senza rompersi. Si sono provate corde d’arco in
9 Pietro Janni, Il mondo di Omero, cit., pag. 162 1918, n. 13, pagg. 329-414. fibra di lino, in fibra di seta, in budello di gatto e
10 Su tale argomento si veda Hanson, L’arte occi- 29 Vedi in Musashi, Il Libro dei Cinque Anelli, in fibra di cotone fino al punto di rottura, e le più
dentale della guerra, cit., pagg. 25-26. cit., pag. 31. resistenti risultarono le fibre in lino irlandese di
11 Lissarrague, L’autre guerrier, cit., pagg. 16- 30 Vedi in Hobbs, L’arte della guerra nella Bib- 60 fili, con un diametro di 3 mm”. Da Coles,
19. bia, cit., pag. 97. Archeologia sperimentale, cit., pag. 120.
12 Si veda Franco Laner, Stati di coazione nelle 31 Vedi in Keegan, La grande storia della guer- 35 Si veda in Keegan, La grande storia della

strutture lignee, in “Il restauro del legno”, vol. I, ra, cit., pag. 167. guerra, cit., pag. 167.
Firenze, 1989, pag. 145 e segg. 32 Si veda in Delbruck, Warfare in antiquity, cit., 36 Si veda in Cernenko, The Scithians, cit., pag.
13 Hobbs, L’arte della guerra nella Bibbia, cit., pagg. 89-90. 12.
pag. 96. 33 Si veda in Delbruck, Warfare in antiquity, cit., 37 Si veda in De Florentiis, Storia delle armi
14 Si veda De Florentiis, Storia delle armi bian- pag. 90, ed in Cernenko, The Scithians, cit., pag. bianche, cit., pag. 132.
che, cit., pag. 134. 12. 38 Da Coles, Archeologia sperimentale, cit., pag.
15 Si veda De Florentiis, Storia delle armi bian- 34 Va premesso, per una conoscenza dell’arma, 122.
che, cit., pag. 64. che “l’arciere medio può tendere un arco per non 39 Da Coles, Archeologia sperimentale, cit., pag.
16 Drews, cit., pag. 110. più di 73 cm, misura corrispondente all’incirca 122.
17 Drews, cit., pag. 110. alla distanza del braccio sinistro teso dal braccio 40 Da Coles, Archeologia sperimentale, cit., pag.
18 Keegan, La grande storia della guerra, cit., destro piegato: la maggior parte degli archi india- 123.
pagg. 166-167. ni su cui si effettuarono gli esperimenti prevede- 41 Delbruck, Warfare in antiquity, cit., pag. 79.
19 Perciò era inadatto a lunghe permanenze su va un’apertura media di 65 cm”. Da Coles, 42 Hobbs, L’arte della guerra nella Bibbia, cit.,

imbarcazioni, come rileva Drews, cit., pag. 224; Archeologia sperimentale, cit., pag. 120. pag. 100.
forse anche per questo il bell’arco di Ulisse non Le tecniche di lancio prevedono due metodi, 43 Il tiro, oltre a poter comportare occasionali

era nella piana di Troia ma era rimasto nel palaz- ovvero quello sioux e quello inglese: ”in quello ecchimosi alla superficie volare dell’avambrac-
zo di Itaca. indiano tutte le dita e il pollice sono sulla corda, cio a causa della corda, può provocare, per la sol-

157
La lancia, la spada, il cavallo

lecitazione del cingolo scapoloomerale su gior sforzo e l’abbassamento della traiettoria 45 Fossati, cit., pag 18.
entrambe le spalle, la cosiddetta “sindrome da delle frecce. D’altronde la forza necessaria per 46 Si veda De Florentiis, Storia delle armi bian-
conflitto acromion-omerale”, che compare mettere in tensione l’arco è in media il 42% circa che, cit., pag. 56.
attualmente nel 26% degli arcieri sportivi e che della massima forza isometrica nei maschi, e ad 47 Si veda Warry, Warfare in the classical world,

provoca fastidio e dolore reversibili con riposo, essa tende ad assommarsi il fenomeno dell’affa- cit., pag. 42.
nonché evitabili con una corretta tecnica. Anche ticamento progressivo; anche le piccole oscilla- 48 Si ringrazia Matteo Cecchi per la collabora-

il gomito, se sovraccaricato, può venire interes- zioni del corpo nel tiro hanno effetti sulla rosata zione offerta nelle prove di tiro, nell’osservazio-
sato da patologie, come l’epicondilo mediale a bersaglio, che migliora con la diminuzione del- ne della tecnica e nelle misurazioni delle gittate.
dove si inseriscono i muscoli flessori delle dita, l’area di spostamento del baricentro. Per queste 49 Si veda in Hobbs, L’arte della guerra nella

con occasionali dolori e parestesie, che possono osservazioni sulle caratteristiche mediche, bio- Bibbia, cit., pag. 100 e segg.
essere eliminate con un miglioramento del gesto meccaniche e fisiologiche del tiro con l’arco si 50 Si veda l’immagine di individuo con frombo-

atletico ed un controllo dell’attrezzatura. Nel veda Annalisa Voltolini, Arco e frecce - Tiro con la abbigliato con una semplice tunichetta inorna-
complesso, comunque, la scorretta esecuzione l’arco, in “Sport e medicina” n. 4, luglio-agosto ta, come quella dei pescatori e dei servi, nell’af-
del tiro è dovuta, nel 95% dei casi, alla mancan- 1998, pagg. 33-36, e Alberto Scarchilli, Pierluigi fresco della tomba arcaica tarquiniese della Cac-
za di adeguato allenamento per la forza e la resi- Bruni, Come dei Robin Hood, in “Sport e medi- cia e della Pesca.
stenza necessarie; in tale caso l’arciere cerca di cina” n. 4, luglio-agosto 1998, pagg. 37-39. 51 Si ricordi che comunque l’arco non compare

compensare con l’innalzamento della spalla, ma 44 Si veda Coles, Archeologia sperimentale, cit., tra le armi adottate nell’esercito serviano.
ciò comporta la diminuzione dell’allungo, l’in- pag. 125, e Warry, Warfare in the classical world,
stabilità durante la mira, una necessità di mag- cit., pag. 42.

158
Delle ipotetiche armi femminili:
gli anelli da getto

In uno studio apparso nel 1984 due “è rappresentata da due triangoli isosceli peso specifico, per conservare a distanze utili
ricercatori hanno ipotizzato che dei par- accoppiati per la base; il triangolo che forma il una sufficiente energia balistica offensiva3”.
margine esterno ha una altezza spesso quasi
ticolari oggetti diffusi tra il IX secolo e la
doppia di quello interno. Un secondo tipo di
fine dell’VIII sec. a. C. in area laziale e Il metallo, inoltre, risulta ottenuto per
sezione assai diffuso è un parallelogramma
falisco-capenate, in Etruria e nell’Italia appiattito (...) Un terzo tipo di sezione è carat- fusione e poi martellato sui margini
centromeridionale, attestati esclusiva- teristico dei dischi anulari più appiattiti (in esterni; questo incrudimento meccani-
mente in tombe femminili, non fossero realtà più perfezionati) ed è definibile come un co per battitura, come si è visto parlan-
ornamenti ma armi da getto1. vero e proprio profilo alare portante aerodina- do delle spade, è l’unico, su metalli dut-
mico (profilo che si ottiene sezionando ortogo- tili non ferrosi, che consenta l’aumento
Si tratta dei cosiddetti “anelli da sospen- nalmente un’ala di aeroplano o di aliante); la
sione”, che sono stati rinvenuti in sepol- di resistenza meccanica. Infine il filo
sezione è praticamente riconducibile a un
ture a fossa, ancora inseriti nell’ardiglio- triangolo scaleno estremamente appiattito, esterno dei dischi anulari risulta leviga-
ne di fibule, sistemati sugli abiti all’al- con lati appena leggermente curvi2”. to per abrasione e affilato a tagliente,
tezza delle spalle, del petto o del ventre, con l’uso di coti in pietra inclinate di 10-
talora anche in gruppi di dimensioni Il peso medio “per esemplari di diame- 20 gradi rispetto al bordo; il margine
decrescenti, e normalmente ritenuti tro esterno compreso tra 200 e 90 mm interno risulta invece solo grossolana-
ornamenti. La presenza in sepolture (...) oscilla tra 210 e 45 grammi”; la sua mente limato. Con un filo tagliente
femminili particolarmente ricche ha consistenza è dovuta ad una costante come quello di una spada i dischi pote-
fatto ritenere che fossero appannaggio elevata presenza, nelle lega bronzea, di vano rappresentare
di donne di rango elevato. piombo (dal 15 al 25%):
“una speciale categoria di armi bianche da
Ad una serie di analisi tecnologiche e
“è logico supporre che tale caratterizzazione getto (almeno per gli esemplari di maggiori
chimiche è emerso che i dischi anulari, dimensioni), di specifico impiego femminile
dovesse rispondere, oltre alla migliore fusibili-
pur di diverso diametro, hanno in gene- tà della lega, alle particolari esigenze di un’ar- (...) Il disco anulare tagliente, opportuna-
re una fascia larga tra i 17 ed i 19 mm, ma da getto di ridotte dimensioni e peso, che mente profilato, se maneggiato con destrez-
la cui sezione più frequente doveva associare al modesto volume il massimo za, era uno strumento d’offesa particolar-

159
La lancia, la spada, il cavallo

mente efficace alle medie distanze, capace


di provocare ferite mortali da percussione e
taglio, penetrando in profondità come una
lama di spada con energia concentrata in un
solo punto, con effetti devastanti sui tessuti e
sulle strutture ossee4”.

Un’arma di simile tipo trova riscontro


nel cosiddetto chakram indiano del Pun-
jab –e noto anche come quoit-, usato dai
Sikh che ne portavano “gruppi di sei-
otto, con un diametro variabile a scalare
in media tra 230-220 e 120-100 milli-
metri, infilati su una specie di lungo
bastone di forma leggermente conica
rivestito di stoffa. Talora si portavano
anche infilati sul braccio o su di un par-
ticolare turbante conico5”. Anche in
quel caso si trattava di un disco anulare
“made of beautiful thin steel, someti-
mes inlaid with gold (…) accordino to
their own account to be sure of their
man at 80 paces6”.
I metodi di lancio del chakram -e dun-
que per ipotesi anche dei “dischi da
getto” del IX-VIII sec. a. C.- erano due:

“Il primo consisteva nel far ruotare veloce-


mente il disco su un dito, incrementando la
velocità di rotazione fino a quando l’arma,
uscendo verso l’alto, poteva assumere una
traiettoria rettilinea opportunemente indiriz-
zata verso il bersaglio. Il secondo metodo, che
forse era anche quello di più facile esecuzione,
consisteva nell’imprimere una rotazione al
disco, tenendolo stretto tra due o tre dita, al
momento del lancio in direzione del bersaglio.
A sinistra, ricostruzione dell'abbigliamento della donna nella tomba 11 della necropoli di La Da quanto ci è noto sembra che un abile lan-
Rustica -fase laziale III, seconda metà VIII sec.a.C.-; a destra, ricostruzione della donna della ciatore Sikh potesse colpire un uomo in punti
coeva tomba 83 della stessa necropoli. Entrambe recavano quale ornamento degli anelli di bronzo vitali a oltre 50-60 metri di distanza7”.

160
Delle ipotetiche armi femminili: gli anelli da getto

Inoltre, anche se l’affilatura del margine


esterno appare effettivamente inutile
per un ornamento, non va dimenticato
che alcuni anelli recano imprigionati
sulla fascia altri anellini che ne impedi-
scono senz’altro il lancio; l’impiego in
ipotesi alternativa (suggerita nello stes-
so articolo8) come raschiatoi per pelli,
pur spiegando meglio la gamma
dimensionale dei reperti, non sembra
attagliarsi molto al ruolo di status-symbol
per donne di elevato rango sociale, per
le quali sembra in quest’epoca più pre-
stigioso il ruolo di filatrice/tessitrice, ed
in particolare quello di addetta al
telaio9.
L’uso degli anelli da sospensione come
armi è dunque ancora tutta da compro-
Riproduzione delle due facce di un anello da getto indiano -chakram o quoit- e tecnica per il suo vare ed assodare, ma comunque un’ipo-
lancio. Da Lord Egerton of Tatton, Indian and oriental arms and armour, London, 1896 tesi di tale genere è di importante sti-
molo alla continua analisi attorno al
Di fatto, la suggestiva ipotesi presenta battimenti di guerrieri, presso i quali reale uso degli oggetti dell’antichità, i
vari punti deboli, ed in particolare non tuttavia non compaiono mai né queste quali spesso -privi di un’articolata conte-
è chiaro perché un’arma così utile fosse né altre armi basate concettualmente stualizzazione d’uso e di una sperimen-
relegata alle sole donne, giacché sareb- sullo stesso principio dell’arma rotante tazione- possono venire identificati erro-
be stata certo funzionale anche in com- da getto. neamente per similitudini solo esteriori.

161
La lancia, la spada, il cavallo

Note 7 Da Cosentino-Devoto, cit., pag. 39. delle donne sposate più capaci della piccola
8 Cosentino-Devoto, cit., pag. 40. comunità contadina, nella prima metà del
9 Le raffigurazioni dell’Etruria padana su pen- Novecento, nell’uso e nell’”armatura” del telaio
1 Rita Cosentino, Guido Devoto, I “dischi da denti metallici femminili e su altri oggetti, con casalingo, col quale ogni famiglia autoproduce-
getto”, armi femminili dell’antico Lazio, in “Le frequenti riferimenti e dettagliate scene di tessi- va pezze di stoffa destinata alla biancheria ed ai
Scienze”, maggio 1984, n. 189, pagg. 34-41. tura da parte di donne, sono state accuratamente corredi delle spose. Tale prestigio, basato su
2 Da Cosentino-Devoto, cit., pag. 36. indagate sia archeologicamente che ideologica- esperienza e manualità, faceva dell’esperta tes-
3 Da Cosentino-Devoto, cit., pag. 37. mente. Peraltro, il prestigio dell’esperta tessitri- sitrice un personaggio invitato ad impostare dei
4 Da Cosentino-Devoto, cit., pag. 37. ce a telaio entro comunità ristrette è perdurato lavori particolarmente complessi presso le varie
5 Da Cosentino-Devoto, cit., pag. 39. nelle campagne toscane fino al XX secolo; la famiglie, ed anche la “fornitrice” di pezze tessu-
6 Lord Egerton of Tatton, Indian and Oriental stessa nonna paterna di chi scrive, Leonilda te alla famiglia nobile del posto, in questo caso
Arms and Armour, London, 1896, riedito a Barneschi nei Martinelli, era nota nel suo paese i Conti di Frassineto.
Mineola, New York, 2002, pag. 128. di origine, Frassineto di Arezzo, per essere una

162
I cavalli in guerra

La cavalleria fu un reparto che, all’in- delle mandrie di quadrupedi selvatici1. deposto in luoghi sacri, assieme a cani,
terno dell’Italia centrale protostorica ed Il cavallo, come è stato recentemente figurine di cinghiali e di uomini, oltre al
in particolare della cultura villanoviana, ribadito2, fu adibito per la prima volta morso3.
venne ad emergere in quanto élite, come all’uso di cavalcatura attorno al 4000 a. Il consolidarsi dell’allevamento equino
dimostrano vari reperti e numerose C. in seno alla cultura di Sredni Stog in in Europa orientale e la diffusione verso
fonti iconografiche. Ucraina; l’analisi della dentatura in occidente, forse compresa l’Italia, è attri-
Per comprendere appieno l’importanza alcuni resti del cranio di equini rinve- buita ai gruppi del Campaniforme, che
di questo fenomeno è necessario com- nuti in siti di tale facies ha infatti mostra