Appunti 2
Appunti 2
UNIONE EUROPEA
Una parte della sovranità nazionale è ceduta all’Unione europea, le cui fonti del diritto
possono essere:
● vincolanti: divise in:
● fonti primarie: trattati;
● fonti secondarie: divise in:
● regolamenti: comprendono le regole immediatamente applicabili;
● direttive: si rivolgono agli stati membri e delineano gli obiettivi che
vanno perseguiti, ma spetta poi a tali Stati attuare la direttiva
attraverso, ad esempio, i decreti leggi, che prevedono delle sanzioni.
● non vincolanti: linee guida, consigli e pareri.
es. la Corte europea di giustizia ha stabilito che in caso di mancata attuazione di una
direttiva e se un cittadino subisce un danno dalla mancata attuazione di essa, tale
direttiva viene considerata come un regolamento.
Per quanto riguarda le fonti del diritto privato, le regole che lo comprendono si trovano
nella Costituzione, nel codice civile (regio decreto 262/1942).
es. l’art. 41 della Costituzione riguarda l’iniziativa economica privata, è la base
costituzionale dell’autonomia privata, mentre l’art. 32 riguarda il diritto alla salute.
IL RAPPORTO GIURIDICO
Le posizioni giuridiche vengono utilizzate per determinare chi prevale tra i soggetti
titolari di vari diritti.
Il giudice, per capire ciò, deve qualificare la situazione di fatto come un diritto o un
dovere e capire quale situazione prevale, dunque, occorre masticare la realtà e farla
entrare nelle categorie giuridiche.
Il rapporto tra due posizioni giuridiche è giuridico e riguarda solo i soggetti coinvolti,
tuttavia ci sono delle situazioni in cui anche soggetti terzi possono subire effetti giuridici.
es. s e si considera il contratto di ricostruzione di un ponte, si tratta di una relazione
giuridica che presenta numerosi soggetti coinvolti, ma le parti si possono indicare come
due: il committente (colui che da l’incarico di costruire: Comune, Regione) e
l’appaltatore (le varie imprese e figure professionali coinvolte), dunque, c’è un intreccio
di diritti ed obblighi reciproci.
I terzi sono i soggetti non lesi dagli effetti del rapporto giuridico, che nella realtà appare
molto più complesso: una parte composta da più soggetti è definita parte complessa.
FATTI GIURIDICI
Non tutte le situazioni che la realtà presenta sono rilevanti per il diritto, solo i fatti
giuridici, sviluppati su vari livelli, relazionati agli effetti giuridici prodotti dai soggetti:
● primo livello: evento che produce effetti giuridici, che il titolare lo voglia o no: una
nascita o una morte non è un evento che si verifica per produrre effetti giuridici.
Nel caso di una morte si innesca il processo di successione, che produce
conseguenze giuridiche;
● atti giuridici: comportamenti posti in essere da un soggetto, in modo conscio e
volontario, che comportano atti giuridici.
es. r icompensa di tot euro;
● atto giuridico negoziale: comportamento molto semplice, svolto in continuazione.
es. l ’acquisto alle macchinette universitarie.
Si decide di voler produrre determinati effetti giuridici e si fa in modo di produrli.
Gli atti giuridici possono essere patrimoniali (compravendita di un bene) e non
patrimoniali (riconoscimento di un figlio naturale), cioè che non incidono su una
situazione patrimoniale.
es. i l matrimonio in comune: gli effetti che si producono sono tendenzialmente
personali, sui due sposi ricadono una serie di diritti ed obblighi, contenuti nelle norme
lette al momento della cerimonia.
Il matrimonio è un atto giuridico non patrimoniale, dunque, non è un contratto, al
contrario della separazione dei beni, che è un modo per organizzare le cose.
Un contratto si caratterizza per incidere su una situazione giuridica patrimoniale.
I contratti prematrimoniali non sono effetto del matrimonio.
Inoltre, gli atti giuridici possono essere:
● onerosi: entrambe le parti coinvolte sopportano un sacrificio economico;
● gratuiti: il beneficiario non deve sopportare alcun sacrificio economico;
● fra vivi: gli effetti legati si producono fra soggetti vivi;
● mortis causa: producono effetti alla morte del soggetto (es. testamento);
● unilaterali: prodotti con il comportamento di un solo soggetto (es. testamento);
● plurilaterali: prodotti dal comportamento di più soggetti.
I DIRITTI SOGGETTIVI
I diritti soggettivi sono chiamati così per identificare il diritto come parola che indica una
posizione giuridica, non un insieme di regole, mentre, dal punto di vista della legge è
una posizione positiva.
I diritti soggettivi si possono classificare in base a differenti parametri.
Non si può disporre dei diritti che non sono disponibili (come il diritto alla dignità).
Lo stato può porre dei limiti quando c'è di mezzo un diritto che non può essere ceduto in
cambio di denaro. Questa attività oggi è vietata, tranne in alcuni paesi come la Florida.
La disponibilità dei diritti è una scelta politica: ogni Stato decide come affrontare la
protezione dei diritti (diritti disponibili e indisponibili).
I diritti relativi, detto anche in persona, sono quelli che si possono far valere nei
confronti di una sola persona e riguarda relativamente solo un soggetto.
es. diritto di credito: A deve 10 € a B e li può chiedere solo a lui.
I diritti assoluti si possono far valere nei confronti di chiunque, mentre dall'altro lato si ha
il dovere di astenersi dal turbare il diritto in questione.
es. il diritto di proprietà.
LA PRESCRIZIONE ESTINTIVA
In tutti gli ordinamenti esiste la prescrizione estintiva, un meccanismo che, dopo 10 anni
dal momento della conclusione dell’accordo, prevede che se un soggetto non esercita il
suo diritto, perde il diritto di esercitarlo, in quanto si estingue.
Si possono distinguere due tipologie di diritti:
● imprescrittibili: diritti che non si possono estinguere anche quando una persona è
intenzionata a non esercitarlo.
es. d iritto di proprietà pur non utilizzando l’immobile;
● indisponibili: tutti i diritti umani non sono prescrittibili, dunque non si devono
esercitare per essere mantenuti;
es. libertà religiosa di espressione.
Dal momento in cui il diritto può essere fatto valere inizia a decorrere il tempo.
Se durante questo tempo A, titolare del diritto, lo esercita? Se chiede quei 1.000€?
L’esercizio del diritto interrompe il trascorrere del tempo, dunque, dal momento in cui il
titolare del diritto lo esercita, ricominciano i 10 anni.
Interruzione del termine prescrizionale: date certe circostanze (se i due soggetti si
sposano o uno è minorenne) il termine prescrizionale viene sospeso finché non viene
interrotta la causa che interviene.
es. A e B hanno un rapporto di debito e credito e i due si sposano, allora c’è
un’interruzione del termine prescrizionale fino alla durata del matrimonio.
● Interruzione: si interrompe il tempo e ricomincia da capo.
● Sospensione: ferma il tempo fino a quando ci sono le circostanze e poi riprende.
La prescrizione funziona sempre e secondo i tempi stabiliti dai legislatori: le parti non
possono decidere il tempo, in quanto la disciplina della prescrizione è inderogabile (le
parti non possono accordarsi sui tempi).
● La prescrizione presuntiva, da non confondere con quella estintiva: ci sono
situazioni in cui si ritiene che il titolare del diritto, se non lo esercita in un tempo
breve, non ne sia interessato. L’effetto del trascorrere del tempo è quello di far
cadere l’onere della prova, dunque, il mancato esercizio di un diritto, fa invertire
l’onere della prova: colui che non ha esercitato il suo diritto deve provare di
averlo fatto (6 mesi).
es. s e non si paga il conto ad un ristorante, il ristoratore deve dimostrare che il
cliente è stato lì a mangiare.
Ogni diritto è soggetto alla prescrizione estintiva.
LA DECADENZA
È un meccanismo analogo alla prescrizione: con il trascorrere del tempo, il titolare di un
diritto lo perde.
es. a ll’acquisto di un prodotto, questo può essere restituito entro 8 giorni, se difettoso,
un termine brevissimo entro il quale il diritto va esercitato nella sua pienezza: o lo si
esercita in quella finestra di tempo o lo si perde.
La brevità dei termini di decadenza fa si che non abbia senso parlare di meccanismi
come la sospensione e l’interruzione.
La decadenza si applica nel processo: vi sono dei termini entro i quali le parti devono
fare delle cose e se non vengono esercitati dei diritti entro quel tempo, questi decadono.
PUBBLICITÀ
È intesa nel senso di rendere pubblico, infatti è uno strumento con cui certe situazioni o
atti giuridicamente rilevanti vengono resi noti. Esistono diversi livelli di pubblicità:
● pubblicità notizia: è il livello base dal punto di vista delle conseguenze del
mancato adempimento.
es. p ubblicazioni matrimoniali: due soggetti manifestano l’intenzione di contrarre
il matrimonio. Esiste un obbligo di rendere nota ai terzi la propria intenzione di
sposarsi ed i terzi possono avere la possibilità di contrastare tale intenzione.
Senza pubblicazioni si incorre in una sanzione amministrativa, nonostante l'atto
rimanga valido;
● pubblicità dichiarativa: rappresenta un onere per i soggetti; in caso di omissione,
l’atto resta valido tra le parti, ma inopponibile ad alcuni terzi.
es. d urante l’acquisto di un immobile, non basta accordarsi con il venditore, ma il
notaio deve redigere l’atto pubblico ed inserirlo nel registro immobiliare. Se tale
registrazione viene meno ed il venditore vende ad un terzo soggetto, se il suo
notaio ha registrato l’atto, il terzo soggetto prevale. Ciò avviene nonostante il
primo acquisto fosse precedente, perciò prevale chi ha adempiuto alla
pubblicazione prima. L’atto è opponibile ai terzi, tutti devono subire le
conseguenze dell’atto. La tutela del primo acquirente può richiedere il
risarcimento dei danni;
● pubblicità costitutiva: è il livello più forte.
es. l ’ipoteca non esiste se non è iscritta nel registro immobiliare, dunque, un atto
non reso pubblico non esiste.
Il meccanismo della pubblicità serve a rendere note certe situazioni cosicché i
consociati conoscano le regole.
es. c ontratto con un minore: l’età è resa nota attraverso il documento d’identità, che
rappresenta un meccanismo di pubblicità.
LE PROVE
Si distinguono in:
● documentali: scritture private, documenti redatti dalle stesse parti oppure atti
pubblici (per alcuni rispettando la forma dell’atto pubblico), scritti e redatti con
l’ausilio di un soggetto pubblico (notaio);
● non documentali: si formano nel processo;
● giuramento: deferito dal giudice durante il processo, è neutro, in quanto si chiede
di dichiarare la verità;
● prova testimoniale: un soggetto terzo dichiara di conoscere le circostanze utili al
processo; a volte è possibile che non ci siano testimonianze perché non carenti
di affidabilità, condizione che può rendere la dichiarazione sospettabile;
● ispezione e consulenza tecnica: il giudice, durante il processo, nomina degli
esperti a produrre documenti utili al supporto della causa;
● confessione: produce effetti negativi per chi dichiara il fatto accaduto.
CAPACITÀ GIURIDICA
È la possibilità di essere titolari di una certa posizione giuridica.
Ma chi ha capacità giuridica? Potenzialmente tutte le persone possono esserne dotate.
In passato non è sempre stato così, ogni stato decide a chi attribuire tale capacità.
Nel caso della schiavitù, gli schiavi ne sono privati, a causa di una scelta politica.
Ma è possibile che uno schiavo sia titolare di un legato (bene ereditato)? No, egli,
considerato un bene immobile, non ha diritti e tutto ciò che può essergli conferito
diviene proprietà del padrone.
Ogni sistema identifica i soggetti del diritto, cioè coloro che possono avere una capacità
giuridica, acquistandola alla nascita.
Se A scrive un testamento dedicando una parte del suo patrimonio a B? Nel nostro
ordinamento è possibile.
Nonostante la regola generale, esistono casi specifici di personalità giuridica, attribuita
prima della nascita.
La capacità giuridica esiste fino alla morte, ma ci sono casi in cui il limite di nascita e di
morte necessita di alcune precisazioni.
Ci sono, inoltre, dei movimenti filosofici e sociologici, secondo cui anche gli animali
dovrebbero essere soggetti di diritto.
Attualmente, però, non esiste un ordinamento giuridico che consideri gli animali come
soggetti di diritto, ma in Germania, ad esempio, tali casi sono regolati da leggi speciali.
CAPACITÀ DI AGIRE
È l’abilità di compiere atti giuridici, cioè la capacità di decidere di porre in essere
determinati comportamenti che il diritto riconosce.
Come già visto, sia le persone fisiche che le organizzazioni hanno capacità di agire.
La capacità giuridica e quella di agire delle persone fisiche e delle organizzazioni non si
esprimono nello stesso modo: la capacità di agire, infatti, non si acquista alla nascita,
ma quando l’ordinamento ritiene che una persona sia in grado di compiere degli atti che
producono effetti giuridici (è una scelta politica).
es. i n Italia si ha la capacità di agire dal raggiungimento della maggiore età.
Come si relaziona l’ordinamento giuridico rispetto alla capacità di agire? La può
limitare? In qualche modo il diritto, in certe circostanze, può limitare la capacità di agire
dei soggetti, ma gli individui sono comunque titolari di diritto. Si riconoscono diversi casi:
● incapacità di protezione: soggetti che non sono in grado di compiere atti giuridici,
dunque, si limita la capacità di agire con l’obiettivo di proteggerli;
es. i minorenni;
● interdetti: soggetti che manifestano una patologia psichica talmente grave che
l’ordinamento ritiene di dover limitare la sua capacità di agire;
● inabilitati: soggetti affetti da un’infermità non tanto grave, ma incisiva sulla
capacità di prendere decisioni.
In questi casi la capacità di agire è limitata in modi diversi, ma in comune c’è l’obiettivo
politico, ovvero proteggere la persona non in grado di prendere decisioni.
Chi è incapace di agire è aiutato con il supporto di una persona capace di agire:
● quando la capacità di agire è molto limitata, si utilizza il meccanismo della
sostituzione, cioè un altro soggetto compie gli atti per suo conto.
● quando la capacità di agire non è grave, interviene un curatore che assiste la
persona incapace di agire.
LE PERSONE FISICHE
In una società civile ed organizzata serve identificare una persona attraverso
l’attribuzione di un nome, che si scinde nel prenome e nel cognome: il primo viene
scelto e definito da chi compila la dichiarazione di nascita, con una libertà limitata, il
secondo segue l’appartenenza familiare. La moglie può aggiungere al proprio cognome
quello del marito: è una regola molto diffusa.
Attraverso il nome, un sistema legale riconosce ed identifica una persona per avere una
certezza nelle relazioni sociali.
La persona fisica deve essere identificata e collocata in un determinato luogo.
es. il diritto di voto si esercita nel comune di residenza.
● Residenza: luogo in cui la persona ha la dimora abituale.
● Domicilio: luogo in cui la persona stabilisce la dimora dei suoi affari.
● Dimora: luogo in cui un soggetto si trova in un certo momento e comincia ad
avere un valore giuridico quando il periodo di tempo diventa rilevante.
La cittadinanza è uno strumento con cui un ordinamento si connette ai propri cittadini e
serve ad essere titolari di determinate posizioni giuridiche.
Una persona è identificata anche in base al sesso: al momento della nascita si viene
immediatamente incasellati come uomo o donna:
● se il sesso biologico corrisponde al sesso psicologico non c’è alcun problema;
● se una persona non si riconosce nel sesso definito alla nascita, la situazione è
regolata da leggi speciali (legge n. 164/1982);
● se si vuole mutare il proprio sesso, i registri devono essere modificati attraverso
un tribunale e davanti ad un giudice si può richiedere la rettifica del registro se:
● il giudice, con l’aiuto di periti, verifica che la persona abbia svolto un percorso
psicologico e terapeutico di almeno 3 anni;
● non è necessario l’intervento che muti gli attributi maschili o femminili.
INCAPACITÀ DI AGIRE
A volte l’obiettivo non è quello di proteggere un soggetto, ma di punirlo e, per certe
circostanze, l’incapacità di agire si ritiene una pena accessoria.
es. condanna alla reclusione per più di 15 anni.
Il soggetto ha, dunque, una capacità di agire limitata per quanto riguarda gli atti giuridici
patrimoniali (interdetto giudiziale).
Con l’incapacità di punizione, non si blocca completamente la capacità di agire: gli atti
della sfera personale sono sempre consentiti.
La pena si associa al tipo di reato che il soggetto ha commesso.
Come si gestisce la capacità di agire dei soggetti incapaci? Se, nonostante il
meccanismo di sostituzione o di supporto, la persona incapace compie un atto
giuridico? Per l’ordinamento, l’atto può subire l’annullamento, gli effetti giuridici vengono
cancellati e la prescrizione è di 5 anni.
Come si arriva all’incapacità? P uò disporla la legge, ma per lo più i casi di soggetti
incapaci, diventano tali perché l’ordinamento identifica quel soggetto meritevole di
protezione.
L’interdetto e l’inabilitato diventato incapaci di agire tramite una prassi: un giudice valuta
la condizione della persona con apposite perizie, dopodichè emette una sentenza,
registrata nel registro dello stato civile, secondo cui riconosce lo stato di incapacità.
Occorre registrarlo, in quanto, chi avesse dei dubbi sulla capacità di agire di un
soggetto, può verificarlo; è un tipo di pubblicità dichiarativa: l’incapacità è opponibile.
INCAPACITÀ NATURALE
Le limitazioni vengono registrate nei registri di stato civile insieme ai dati che
identificano la persona fisica.
es. d opo una festa, in condizioni poco lucide, si sale su un taxi, al termine della corsa il
tassista chiede 250€, nonostante la corsa sia molto breve.
Dal punto di vista giuridico la persona stipula e adempie ad un contratto in uno stato di
incapacità: la capacità di intendere e di volere è offuscata, si è incapaci naturali o di
fatto.
Esiste qualche rimedio a questa situazione? Ci sono due condizioni per poter rimediare:
● il contratto è stipulato sulla base di un grave pregiudizio sulla persona;
● la controparte approfitta di una situazione di incapacità per chiedere più denaro
(malafede del terzo).
In questi casi l’atto può essere annullato davanti ad un giudice.
Quindi:
● il minore diventa totalmente capace al raggiungimento della maggior età;
● l’interdizione e l’inabilitazione sono soggette a rivalutazioni nel corso del tempo.
Il minore emancipato è una figura di incapacità particolare: è un soggetto che tra i 16 ed
i 18 anni ed ha ricevuto dal tribunale dei minori la possibilità di sposarsi. La sua
capacità di agire migliora, poiché si ottiene la capacità di minore emancipato: si può
avviare un’attività di impresa, si possono compiere gli atti personali, ma non quelli di
straordinaria amministrazione, per i quali serve un soggetto in aiuto.
L’amministratore di sostegno è una figura relativamente recente che sostiene ed aiuta
persone in qualche misura incapaci di agire, a volte sostituendosi e a volte come
curatore (in base ai casi).
Il procedimento con cui si attribuisce un amministratore di sostegno è molto flessibile: si
presenta ad un giudice tutelare un’istanza, elaborata dal soggetto incapace o dai
familiari, dopo le perizie tecniche si stabilisce il tipo di supporto di cui si ha diritto.
Il potere di supporto dell’amministratore di sostegno può essere modificato dal giudice
tutelare.
In conclusione:
● interdetti e minori: soggetti che hanno o meno capacità di agire (incapacità
assoluta);
● inabilitati e minori emancipati: individui soggetti ad un supporto per mezzo di un
curatore (incapacità relativa);
● amministrazione di sostegno: profilo di incapacità personalizzato a cui si associa
un sostegno personalizzato.
LE ORGANIZZAZIONI
Le organizzazioni possono essere titolari di posizioni giuridiche ma, a differenza delle
persone fisiche, la loro capacità giuridica non è totale.
Il diritto all’identità fisica si può associare facilmente alla persona fisica, ma non
all’organizzazione.
La capacità giuridica esiste, ma non è totalmente sovrapponibile a quella della persona
fisica.
Un’organizzazione compie atti giuridici servendosi di meccanismi, cioè grazie a delle
persone che vengono incaricate di compiere atti giuridici vincolanti per conto
dell’organizzazione stessa, rappresentando così l’organizzazione (rappresentanza
organica).
Nello statuto societario è indicato che quel soggetto ha il potere di vincolare
l’organizzazione compiendo determinati atti giuridici (regole della rappresentanza
organica).
Come si prendono le decisioni all’interno di un’organizzazione? Ci sono meccanismi
specifici, come quello del voto: per assumere una deliberazione ci si riunisce in
assemblea e si delibera attraverso il voto (i voti si possono contare o pesare in base al
peso finale sulla decisione).
● Unanimità: tutti i voti devono essere a favore.
● Maggioranza semplice: richiede la metà più uno, dei presenti, dei votanti o del
capitale.
● Maggioranza qualificata: richiede i 2/3 dei presenti, dei votanti o del capitale.
LA PERSONALITÀ GIURIDICA
● La società di persone hanno un’autonomia patrimoniale imperfetta ed ha una sua
autonomia ed un suo patrimonio.
Tutti i beni contratti in nome e per conto dell’organizzazione sono della società e
perciò i creditori possono richiedere alla società il pagamento dei conti.
Se il patrimonio della società di persone fosse esaurito? Non essendo una
società con autonomia patrimoniale perfetta, i creditori possono aggredire il
patrimonio personale dei soci.
● La società di capitale possiede un’autonomia patrimoniale perfetta e vengono
definite persone giuridiche.
I creditori si rivolgono alla società, ma non possono aggredire il patrimonio
personale dei singoli soci.
La personalità giuridica è la caratteristica delle società con autonomia
patrimoniale perfetta (si scindono i patrimoni).
● Le organizzazioni non di profitto sono associazioni, fondazioni, associazioni non
riconosciute ed i comitati:
● associazioni: hanno personalità giuridica, perciò non risponde il patrimonio
dei singoli associati;
● fondazioni: sono entità che svolgono scopi di ricerca e che hanno un senso
dal punto di vista sociale, hanno personalità giuridica e si separano dalle
persone che l’hanno fondata;
● associazioni non riconosciute: non hanno personalità giuridica e hanno
un’autonomia patrimoniale imperfetta;
● comitati: sono legati al territorio e perseguono uno scopo senza avere
personalità giuridica.
● Le organizzazioni di profitto sono società di persone e di capitali.
Nelle Spa il capitale è suddiviso in quote, o azioni, e può circolare nel grande
pubblico o viene quotato in borsa.
Che rapporto hanno i terzi con l’organizzazione e i suoi membri? All’interno di
un’organizzazione, chi assume un compito manageriale può avere una responsabilità
nei confronti dei soggetti proprietari o partecipanti all’organizzazione stessa.
Il management ha delle responsabilità se il suo operato è negligente e causa dei danni.
I BENI
I soggetti del diritto possiedono i diritti della personalità, ma non in egual misura.
es. il diritto all’integrità fisica non si associa ad un’organizzazione.
La capacità giuridica è, dunque, la possibilità, per un soggetto del diritto, di essere
titolare di una posizione giuridica.
Il diritto privato si occupa dei conflitti tra soggetti, stabilendo quale interesse prevale tra
tali soggetti.
I diritti sono strumenti artificiali che il diritto privato inventa per capire chi prevale
durante un conflitto.
L’interesse riguarda i beni, mentre i diritti li regolano, stabilendo cosa possa essere
oggetto di un conflitto e cosa no e stabilendo cosa sia un bene e cosa no. Ciò è una
scelta politica che subire cambiamenti nel tempo.
L’art. 810 c.c. stabilisce che i beni sono le cose che possono formare oggetto di diritti o
generano un conflitto tra consociati.
È considerato un bene solo ciò che è potenzialmente un possibile interesse di più
soggetti, mentre, tutto ciò che non genera conflitti, non lo è considerato.
Secondo il legislatore, le cose sono intese come porzione di materia, definizione che fin
da subito sembra troppo restrittiva: basti pensare ad un marchio, ad un brevetto,
all’energia elettrica, ecc.
A tal proposito l’art. 814 c.c. specifica che si considerano beni mobili anche le energie
naturali che hanno un valore economico.
CLASSIFICARE I BENI
Oltre alle cose materiali, si considerano beni anche le identità immateriali, purché
potenzialmente siano oggetto di diritti.
es. il credito può essere ceduto (società di factoring), ha un valore ed è un bene dato
che può generare conflitti, come i brevetti, che hanno un certo valore e possono essere
ceduti in cambio di denaro.
● I beni immobili sono il suolo e le sue varie conformazioni naturali (laghi, fiumi,
ecc.), i beni ancorati al suolo in via definitiva, perché li sono naturalmente o
perché costruiti dall’uomo (edifici, ecc.), i beni mobili divenuti immobili, per scelta
dell’uomo, che costituisce appendici del suolo, la cui destinazione è quella di
stare ancorati al terreno (sfera di Renzo Piano, mulini, ecc.).
Sono soggetti a molte restrizioni relative all’uso che si può o si vuole fare ed
esiste una disciplina molto strutturata che li regola, al contrario dei beni mobili.
Per vendere un immobile, oltre ad un contratto, occorre seguire diverse formalità.
Inoltre, sono mappati, ovvero hanno sempre un proprietario, privato o pubblico.
● I beni mobili, individuati per via residuale, sono quelli non considerati immobili.
Circolano facilmente senza la necessità di dover registrare il loro passaggio.
● Esistono dei beni che appartengono ad una categoria intermedia: i beni mobili
registrati (autoveicoli, imbarcazioni e velivoli).
Si tratta di beni mobili non ancorati al suolo, la cui appartenenza e circolazione
subiscono dei processi formali burocratici.
Per le caratteristiche che li distinguono troviamo l’universalità di mobili (la
biblioteca): beni mobili con una destinazione unitaria, che perdono di senso e
valore se divisi.
CATEGORIE DI BENI
● Divisibili: appezzamento di terreno, le cui porzioni mantengono un valore
economico.
● Indivisibili: non possono essere divisi senza il valore economico.
es. g li animali.
● Consumabili: bene che si consuma con l’uso.
es. la benzina.
● Inconsumabili: bene che sopporta un uso mantenendo un valore economico.
es. a utomobile.
● Fungibili: possono essere sostituiti da un altro bene, che abbia lo stesso valore.
● Infungibili: non si può sostituire con un altro bene.
es. un quadro di Picasso.
● Privati: appartengono a soggetti privati che ne fanno ciò che vogliono.
● Pubblici: hanno due caratteristiche:
● appartengono allo Stato o ad una delle sue branche;
● hanno una destinazione specifica e svolgono una funzione che ha un rilievo
pubblicistico (interesse pubblico).
● Alla categoria beni si agganciano alcune nozioni: gli alberi da frutta si distinguono
in naturali e civili e possono essere definiti in linguaggio tecnico come un bene
prodotto da un altro bene. I frutti, dunque, possono essere:
● naturali;
● civili: generati dal lavoro di godimento da parte di un soggetto.
es. interessi: denaro che produce altro denaro, poiché utilizzato da qualcuno.
● La pertinenza è un bene accessorio rispetto ad uno principale e sono connessi
dal vincolo pertinenziale.
es. il garage di una casa.
Possedendo un bene, si possiede anche una pertinenza, lo stesso vale per per
la vendita.
Per vendere solo la pertinenza occorre una precisazione per iscritto, in quanto, i
due beni si considerano uno unico.
● Il patrimonio: non si riferisce solo ai beni, cioè alle posizioni giuridiche attive, ma
anche ad un complesso di situazioni giuridiche attive e passive riferite ad una
sola persona.
I DIRITTI REALI
Sono i diritti sulle cose e ne esistono di due tipi:
● il diritto di proprietà;
● i diritti reali minori (rispetto a quello di proprietà).
IL DIRITTO DI PROPRIETÀ
È un diritto soggettivo privato, patrimoniale, disponibile ed assoluto.
La disciplina del diritto di proprietà si trova nell’art. 832 c.c.: diritto di godere e di
disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo entro il limiti e con l’osservanza degli
obblighi stabiliti dall’ordinamento.
Il diritto di proprietà consente di godere (di usarlo) e di disporre (di cederlo in modo
pieno, nessuno può limitarlo, ed esclusivo, nessuno può interferire).
È una disposizione neutra che attribuisce diversi poteri al proprietario.
L’ordinamento può limitare i poteri.
Il diritto di proprietà è un res rei, ovvero un diritto reale.
Nel codice civile del 1942 si parla di diritto di proprietà in un modo che cristallizza il
principio, secondo un’ideologia liberale, come un diritto dell’uomo intoccabile. Si
cristallizza, quindi, una prospettiva già vecchia: è frutto di un procedimento che deriva
dall’influenza liberale. Con tale diritto l’uomo si emancipa dalle caratteristiche
dell’Ancien Régime. Il nostro codice civile assorbe l’influenza liberale riconoscendo i
poteri del proprietario: godimento ed alienazione.
Successivamente, il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione, secondo cui la
disciplina del diritto di proprietà è diversa: si concentra di più sui limiti e si cerca un
equilibrio fra l’importanza di un diritto costituzionalmente fondamentale e la funzione
sociale della proprietà.
Nel momento in cui si inizia a delineare uno stato sociale si crea un compromesso tra
l’interesse del singolo e l’interesse dello Stato.
L’art. 42 della Costituzione sancisce che la proprietà è pubblica o privata: è un valore
costituzionale, ma è una scelta politica, come le economie socialiste.
La nostra economia è mista: anche lo Stato può avere delle proprietà (beni privati e
pubblici), non solo i privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge ed essa ne definisce i limiti, il
godimento del bene e la determinazione di essa.
La funzione sociale è una nuova prospettiva, rispetto a quella del codice civile, per cui
la proprietà non svolge solo l’interesse del singolo, ma anche quello pubblico.
Secondo la Costituzione, la proprietà oggi ha anche una funzione sociale.
es. possedendo tanti beni immobili e volendo concederli in locazione in cambio di
denaro, è possibile farlo liberamente? Se la risposta è sì, si dispone e si gode del
proprio bene e si persegue il proprio interesse. Se la risposta è no (ed è no), l’interesse
personale è limitato da particolari norme.
Disciplina dell’equo canone: ci sono delle leggi che disciplinano la libertà contrattuale
dei privati nella gestione di contratti di locazione dei beni immobili urbani.
Il termine minimo per cui si può dare in locazione un bene è 3 anni e 2 di rinnovo.
Si limita la libertà contrattuale per proteggere chi prende in locazione tale immobile.
es. i fondi rustici, cioè appezzamenti di terreno in campagna, non possono essere
frazionati più di tanto, infatti, il proprietario non può deciderlo a proprio piacimento, a
causa di leggi speciali che hanno l’obiettivo di perseguire l’interesse pubblico e
mantenere un’efficienza produttiva delle risorse rurali.
Lo stato può imporre un limite importante al diritto di proprietà, come l’espropriazione
per pubblica utilità, che esemplifica la funzione pubblica della proprietà.
Ci sono però dei limiti: deve esserci un interesse pubblico da perseguire, le procedure
attraverso cui si decide l’esproprio devono essere coperte da riserva di legge, cioè
devono essere regolate per legge e bisogna riconoscere un indennizzo in cambio
dell’espropriazione, che dovrebbe equivalere al valore del bene espropriato, ma non
corrisponde necessariamente al valore di mercato del bene (art. 43 della Costituzione).
LA TRASCRIZIONE
È una forma di pubblicità dichiarativa: se non si rende pubblico l’atto giuridico, è valido
tra le parti, ma non opponibile a tutti i terzi.
Si utilizza per i diritti reali sui beni immobili ed ogni volta che essi vengono modificati,
come nella vendita, dunque, bisogna trascrivere tale mutamento di situazione giuridica
nei registri immobiliari, perché, secondo i principi della pubblicità dichiarativa, solo
iscrivendo l’atto, esso è imponibile ai terzi.
Nell’ipotesi in cui A venda un immobile a B, che lo rivende a C, se quest’ultimo trascrive
per primo l’atto, prevale.
Si trascrivono anche le domande giudiziali, ovvero le azioni con cui ci si presenta
davanti ad un giudice, che incidono su questi stessi cambiamenti di diritti reali.
es. se si conclude un contratto di compravendita non valido, si può trascrivere sui
registri che si è instaurata una causa (acquisto dell’immobile), con l’obiettivo di tutelarsi.
I registri immobiliari possono essere utilizzati per ricercare il titolare dell’immobile che si
professa come proprietario (ricerca personale).
I registri immobiliari sono su base personale e non su basate tavolare: si cerca il
proprietario e non l’immobile.
IL POSSESSO
Il possesso non è né un diritto, né una situazione di diritto, ma una situazione di fatto di
chi esercita, su un determinato bene, un controllo materiale.
Chi gestisce visibilmente un bene, esercita su di esso un possesso.
Il comportamento del possessore è tipicamente quello del proprietario e, di solito,
queste due situazioni coincidono.
es. u n meccanico normalmente aggiusta l’automobile di un cliente.
Il possesso si compone di due elementi: esercitare il controllo sul bene ed agire con
l’animus del proprietario, cioè comportandosi come il proprietario.
Un meccanico non si comporta come se fosse il proprietario dell’auto, perciò è un
detentore.
Quando si è conduttori o locatari di un immobile, si è detentori, cioè si esercita un
controllo materiale su un bene, ma si sa di non essere titolare del bene (manca
l’animus, la convinzione di essere i proprietari).
DIVENTARE POSSESSORI
Si diventa possessori nel momento in cui si esercita il controllo materiale su un bene.
Il controllo materiale produce una presunzione: un soggetto che esercita il controllo
materiale possiede anche il diritto di proprietà.
Da detenzione a possesso: es. l’inquilino acquista l’immobile oppure un meccanico
acquista l'auto, che sta aggiustando, dal cliente (coincidono possesso e diritto).
Da possesso minore a possesso pieno: esercizio di una situazione di fatto, che
corrisponde ad un diritto minore e, acquistando il diritto, c’è l’interversione del possesso.
USUCAPIONE
Se il soggetto utilizza un bene per un certo periodo di tempo, rendendolo produttivo, il
diritto riconosce che, colui che usa il bene, ne diventa il proprietario.
Funziona con una combinazione di possesso, con atteggiamento di animus del
proprietario e con il trascorrere del tempo (20 anni).
Il possesso deve essere continuo, non interrotto dal diritto del titolare e non vizioso,
oppure, nel caso di possesso in buona fede, il termine è di 10 anni (usucapione
abbreviata).
LA PRESTAZIONE
● Patrimoniale: deve essere economicamente valutabile monetariamente, per un
eventuale risarcimento del danno, nel caso in cui il debitore non realizzi la
prestazione, perché il diritto privato non interviene in aspetti non economici, in
quanto ritiene che i rapporti personali siano gestiti meglio dai soggetti coinvolti.
Il diritto privato tende ad aiutare i consociati quando si tratta di obiettivi
economici, offrendo degli strumenti.
● Possibile: la prestazione, per avere un senso giuridico, deve essere possibile.
Le cose non realizzabili non sono oggetto di diritto.
es. ti rendo la persona più felice del mondo.
● Lecita: non deve andare contro la legge.
● Determinata o determinabile: la prestazione deve essere, almeno
potenzialmente, determinabile attraverso dei meccanismi o dei criteri.
FIGURE LIMITROFE ALL’OBBLIGAZIONE CIVILE
Sono situazioni che si confondono con le obbligazioni, ma che non le sono.
es. c aricando un autostoppista nasce l’obbligo di portarlo nel posto in cui deve andare?
Ragioniamo sui requisiti della prestazione: è patrimoniale? Sì, si può valutare
economicamente ed è lecita, possibile e determinata.
Si può lasciare prima della sua destinazione? Sì, perché manca la volontà e l’intenzione
di obbligarsi giuridicamente.
Ci si impegna, ma per ragioni di cortesia, quindi, non è obbligatorio portare la persona.
● Prestazioni di cortesia: manca la condizione di vincolarsi giuridicamente.
L’obbligazione ha due funzioni: giustifica quel comportamento ed innesca il potere di
agire davanti ad un giudice, nel caso in cui tale comportamento non è stato svolto.
● Obbligazione naturale: manca la possibilità di un soggetto, venuto meno a ciò
che caratterizza quel rapporto, di rivolgersi al giudice.
es. l ’iscrizione all’albo professionale: se un dentista non è iscritto all’albo si può
richiedere un rimborso dei soldi spesi? No, perché nelle obbligazioni naturali non
nasce l’azione contro il debitore inadempiente.
Il dentista non iscritto all’albo è un soggetto la cui prestazione è viziata, dunque,
non si può andare da un giudice e chiedere un rimborso.
Nelle vere obbligazioni, in caso di problema e dietro pagamento, c’è la possibilità
di rivolgersi ad un giudice e richiedere i soldi.
L’ADEMPIMENTO
L’obbligazione si estingue quando la prestazione è adempiuta, in caso contrario il diritto
offre delle regole.
Dal punto di vista del creditore: significa ottenere il comportamento ottenuto.
Dal punto di vista del debitore: significa liberarsi dall’obbligazione.
Spesso il debitore riceve una quietanza, cioè una ricevuta: un modo con cui il debitore
ha la prova di aver adempiuto, ma possono sorgere dei problemi:
● il debitore è incapace: ad esempio, un minorenne, che, se adempie, si libera
dall’obbligazione, ma il comportamento è legalmente dovuto, non libero;
● il creditore è incapace: se il debitore adempie pagando ad un creditore incapace,
non si libera dalla sua obbligazione, perché colui che riceve i soldi deve fare
delle valutazioni che necessitano di una capacità di intendere e di volere;
● paga un terzo: paga B al posto di A, che è libero, dunque, l’adempimento è
efficace;
● si paga ad un terzo (salvo casi di delega il pagamento): non libera il debitore.
es. s i paga un soggetto che non è il titolare ed è senza un’apparenza di
connessione con egli non ci si libera dall’obbligazione. Si può pagare ad un
soggetto con il quale si ha un'apparente connessione.
Bisogna adempiere:
● cosa: tutto ciò che si è obbligati a fare, ma è possibile liberarsi dell’obbligazione
attraverso la dazione in pagamento;
● quando: nel termine indicato nel titolo o, se non previsto, immediatamente;
● dove: in genere al domicilio del debitore.
Quando ci sono più debiti si utilizzano dei criteri: la scelta del debitore è un criterio, egli
può scegliere quale debito estinguere oppure basarsi su criteri legali di imputazione.
Quelli già scaduti o in via di scadenza, ad esempio, devono essere estinti per primi.
Se si vuole adempiere, ma il creditore non coopera, si utilizza la mora del creditore
(ritardo del creditore): strumento attivato quando il creditore è in ritardo.
Il rischio che la prestazione diventi impossibile passa dalla parte del creditore.
es. d iritto al rimborso di una consegna non portata a termine.
LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE
Hanno come oggetto il pagamento di una somma di denaro.
deve a B 100€, ma se tali soldi, al momento della scadenza, non valgono più
es. A
100€, ma 30€, che regola si applica?
● Per i debiti di valuta si applica il principio nominalistico: se 100 è il numero
nominato nell’obbligazione, allora resta 100, infatti, secondo l’art. 1277 c.c., il
valore rimane connesso al nome della prestazione.
● Per i debiti di valore che nascono incerti nell’ammontare: si applica un principio
con cui la somma viene identificata in un periodo successivo, cioè al momento
del pagamento.
es. r isarcimento del danno a seguito di un incidente.
ESPROMISSIONE
Cambia il debitore su iniziativa del terzo, che si assume l’obbligazione e,
tendenzialmente, è cumulativa.
n genitore che paga un debito del figlio.
es. u
.Tre parti: terzo espromittente, creditore espromissario e debitore espromesso.
ACCOLLO
Si sostituisce il debitore originario, che si accolla il debito.
Tale meccanismo viene innescato tra il terzo accollante ed il debitore accollato.
Tre parti: terzo accollante, debitore accollato e creditore accollatario.
cquistando una casa con un mutuo ancora presente, l’acquirente lo accolla.
es. a
Si utilizza spesso nelle compravendite immobiliari e può essere cumulativo o liberatorio.
L’accollo può essere:
● interno: il creditore resta estraneo (la banca non partecipa all’accordo);
● esterno: anche la banca partecipa ed il creditore aderisce.
INADEMPIMENTO
Quando l’obbligazione non è esattamente adempiuta si parla di inadempimento.
Esistono varie forme di adempimento:
● radicale: non si fa ciò che si deve;
● inesatto;
● ritardo.
Inoltre, esistono diversi strumenti a seconda del livello di adempimento:
● contro il ritardo: mora del debitore, cioè il creditore può mettere in mora il
debitore, sottolineando il suo mancato adempimento e richiedendolo.
Se la prestazione diventa impossibile, il rischio passa dall’altra parte.
Il creditore vuole ottenere gli interessi di mora: gli sono dovuti interessi ad un
tasso molto più alto, che penalizzano chi adempie in ritardo;
● eccezione di adempimento: se un soggetto sbaglia l’adempimento;
● risoluzione del contratto: con risarcimento del danno.
IMPUTABILITÀ
● Responsabilità per colpa: il debitore è responsabile se nel suo agire è
imprudente, inaccurato, incompetente o c’è stata una mancanza di diligenza.
L’art. 1176 c.c. cita la diligenza nell’adempimento, o del buon padre di famiglia,
secondo cui, chiunque adempia ad un’obbligazione, deve usare una cura
riconducibile ad una persona per bene; la diligenza di chi esercita una
professione, invece, deve essere conforme alla natura di tale professione.
Ci sono diversi livelli di violazione, con colpe più o meno gravi.
es. se si lasciano dei gioielli in custodia ad un albergatore ed egli li lascia in un
cassetto chiuso a chiave, la colpa è lieve, ordinaria, in quanti avrebbe dovuto
custodirli in una cassaforte.
Se, invece, i gioielli non vengono nemmeno custoditi nel cassetto, c’è una
violazione dei parametri di buon senso, dunque, la colpa è grave.
Se il debitore non ha adempiuto con dolo, cioè la consapevolezza e la volontà di
danneggiare, non è responsabile:.
● Responsabilità oggettiva: a volte la responsabilità nasce senza che vi sia colpa.
Quando c’è un’attività di impresa il debitore deve rispondere a tutti i danni che si
producono nella sua sfera di controllo o alla sua organizzazione.
es. responsabilità d’impresa e responsabilità ausiliari: il titolare risponde dei
danni che rientrano nella sua organizzazione.
IL DANNO
È definibile come la diminuzione del valore del patrimonio del danneggiato.
Il danno può essere di due tipi:
● patrimoniale: economicamente valutabile, distinto in:
● emergente: emerge subito come spesa causata dall’adempimento;
● lucro cessante: riguarda il mancato guadagno futuro.
L’ordinamento, per semplificare la liquidazione del danno, fornisce al giudice le
seguenti istruzioni:
● causalità: rispondere a ciò che è conseguenza immediata e diretta del
danno;
● prevedibilità: es. il danno di un’auto in custodia è il valore dell’auto stessa;
● concorso;
● evitabilità: es. un appaltatore deve ristrutturare una mansarda con infiltrazioni
ed i quadri ammuffiscono a causa del cliente che non li ha protetti per evitare
il danno, dunque, si deve tener conto delle condotte del creditore;
● valutazione equitativa: secondo equità del giudice.
● Danno non patrimoniale: lesione di un interesse diverso da quello economico.
Nei sistemi civil law la riparazione è in forma specifica: si obbliga il debitore ad
adempiere all’obbligazione e, se impossibile, si valuta e liquida il risarcimento.
LA CLAUSOLA PENALE
Non è facile identificare l’importo del risarcimento, dunque, fra le parti del contratto si
utilizza la clausola penale, cioè un accordo con cui le parti si accordano prima
sull’importo dovuto al creditore, nel caso in cui il debitore non adempia all’obbligazione.
Semplifica i rapporti, evita le perizie ed i processi e libera dall’obbligo delle prove.
Premette alle organizzazioni di valutare quanto imputare per i risarcimenti.
È frequente che una delle due parti imponga la clausola alla parte più debole e, per
rispondere a tale rischio, il codice civile offre al giudice la possibilità di ridurre l’importo
secondo equità, se il debitore ha adempiuto parzialmente, o se la pena è eccessiva.
LA GARANZIA GENERALE
Il debitore è esposto con tutto il suo patrimonio alla responsabilità per inadempimento.
Non tutti i debitori sono uguali, infatti, se il debitore ha un patrimonio molto alto, il
creditore si sente più al sicuro: il creditore, quindi, sa che il suo credito è garantito a
seconda dell’entità del patrimonio del debitore.
Secondo l’art. 2740 c.c., il debitore risponde dell’inadempimento delle obbligazioni con
tutti i suoi beni presenti e futuri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse
se non nei casi stabiliti dalla legge.
Se si assume un’obbligazione, ciò che si ha è una garanzia generale del creditore.
Non è possibile proteggere il proprio patrimonio dal creditore.
Una persona fisica può distogliere dalla garanzia patrimoniale alcuni beni se la sua
attività d’impresa è una società di capitali che gode di autonomia patrimoniale perfetta.
es. se si accumula un debito elevato ed il debitore non ha un patrimonio, ma ha un
lavoro, allora si aggredisce lo stipendio, fino ad ⅕, limite massimo stabilito dalla legge,
mentre, gli alimenti non sono aggredibili.
LE AZIONI DI GARANZIA
● Azione surrogatoria: il debitore trascura di esercitare i suoi diritti, il creditore si
sostituisce (surroga) al debitore ed esercita i suoi diritti ed azioni di natura
patrimoniale:
● presupposti: l’azione surrogatoria è consentita se il debitore è inerte e se si
dimostra che tale inerzia causa un pregiudizio per il creditore (la garanzia
patrimoniale diventa insufficiente);
● effetti: il creditore si rivolge direttamente ai debitori del debitore e richiede il
denaro, dunque, il patrimonio del debitore diventa più ampio, perciò la
garanzia patrimoniale del creditore aumenta.
● Azione revocatoria: il debitore compie atti che impoveriscono il suo patrimonio,
pregiudicando il soddisfacimento del credito.
es. i l debitore ha talmente tanti crediti che non gli conviene avere un patrimonio,
evitando così che il creditore lo aggredisca:
● presupposti: il creditore può revocare gli effetti dell’atto di disposizione, per
evitare che il patrimonio del debitore si riduca, l’atto di disposizione deve
creare un pregiudizio al creditore e bisogna dimostrare la malafede del terzo.
● effetti: inefficacia relativa dell’atto, inopponibile al solo creditore.
IL CONTRATTO
La complessità dell’operazione economica può variare, di conseguenza, varia anche la
struttura del contratto.
Secondo l’art. 1321 c.c., il contratto è un accordo di due o più parti per costituire,
regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.
● Accordo: negli ordinamenti civil law il contratto si identifica come un accordo,
ponendo un accento sulla volontà dei soggetti di produrre certi effetti giuridici.
L’accordo è una manifestazione di intenzione comune di produrre effetti giuridici,
attraverso un rapporto giuridico.
● Patrimoniale: un accordo è un contratto quando riguarda situazioni valutabili
economicamente, infatti, la prestazione deve essere patrimoniale.
Il contratto è una fonte delle obbligazioni (il matrimonio non è un contratto).
● Bilaterale: es. il testamento è un atto giuridico negoziale privo di controparte ed i
soggetti nominati in esso non concorrono a formare una volontà comune,
dunque, il contratto prevede il coinvolgimento di almeno una controparte.
Il contratto è un atto giuridico negoziale che innesca un rapporto giuridico e, come atto,
produce il contratto come rapporto.
es. atto: contratto di compravendita di un immobile e rapporto contrattuale che dura nel
tempo: contratto con un fornitore per l’acquisto di materie prime per 2 anni.
Esistono regole riguardanti il contratto come atto ed altre come rapporto.
IL CONTRATTO: DISCIPLINA
Il contratto nasce insieme alla legge.
Ogni società ha l’esigenza di utilizzare contratti, infatti è impensabile svolgere una vita
normale senza il loro uso.
Il contratto nasce quando l’uomo primitivo si specializza in un’attività lavorativa, poiché
è necessario scambiare ciò che si produce con ciò che non si produce.
Esso produce effetti giuridici tali per cui, alla violazione della promessa, si innesca il
potere pubblico.
I contratti sono regolati nel codice civile e dai principi enunciati dalle corti dei sistemi
common law.
Dall’art.1321 al 1369 c.c. viene regolata la disciplina generale del contratto, alla quale si
applicano discipline specifiche, in particolare, a seconda del tipo di contratto.
La disciplina dei tipi contrattuali comprende regole applicabili a modelli previsti
dall’ordinamento, quali vendita, locazione, deposito, mandato appalto, ecc.
Si è stabilito di disciplinare il contratto pensando alle due parti, ma non si è pensato che
esse potessero avere diversa forza contrattuale.
Le dinamiche del mercato hanno dimostrato che le parti del contratto esprimono un
consenso, che può essere raggiunto scontando alcune penalità.
Il modello previsto dal codice civile è ormai superato e, perciò, si sono cominciate a
porre in essere discipline che tengono conto degli studi economici e comportamentali
dei soggetti coinvolti.
Sono state create discipline B2B e B2C caratterizzate da un dislivello delle parti ed
utilizzate con il fine di proteggere il contraente più debole.
FORMA
In generale, esiste un principio di libertà della forma del contratto: i contratti possono
essere anche orali.
I consensi delle parti vanno manifestati:
● dichiarazione;
● comportamento;
● silenzio: se non è circostanziato non porta alla conclusione del contratto.
La forma è richiesta per l’esistenza del contratto, come per i contratti per beni immobili o
per diritti reali su beni immobili (art.1350 c.c.).
Si richiede la forma scritta per la protezione del contraente coinvolto.
es. a vere la certezza che chi dona un bene sia consapevole di ciò che sta facendo.
Forma ad substantiam, ai fini della sostanza, e ad probationem, ai fini di prova.
I contratti dei consumatori devono essere in forma scritta a pena di nullità: per
proteggere il contraente più debole.
RAPPRESENTANZA
Nelle organizzazioni la rappresentanza viene chiamata rappresentanza organica.
Essa è uno strumento che si usa abitualmente nei contratti ed è la situazione in cui, chi
accetta il contratto, è il rappresentante che agisce in nome di un altro soggetto
(rappresentato).
Gli effetti giuridici del contratto si sviluppano, però, nei confronti del rappresentato.
Occorre un potere concesso dal rappresentato al rappresentante, la procura: un atto
giuridico che attribuisce al rappresentante il potere di compiere un atto giuridico che
produce i suoi effetti nella sfera giuridica del rappresentato.
es. la gestione del patrimonio immobiliare di un altro soggetto: quando il rappresentante
si relaziona con terzi, deve dichiarare che sta contrattando e gestendo per conto di
un'altra persona, spendendone il nome, cioè dichiarando che la sua attività è fatta per
conto altrui (esigenza di pubblicità).
Senza la svendita del nome, gli effetti del contratto si producono nella sfera del
rappresentante, che deve trasferirli con un altro contratto in quella del rappresentato.
Ci sono diversi tipi di procura:
● generale: riferito a tutti i tipi di atti giuridici, necessari per perseguire un obiettivo;
● speciale: riferito ad un certo tipo di atto giuridico ed il potere è circoscritto.
Se il rappresentante compie atti giuridici spendendo il nome del rappresentato senza
procura? La situazione è in stallo, perché il falso rappresentato non è vincolato agli
effetti del contratto ed il rappresentante potrebbe essere interessato all’affare e
ratificare il contratto.
Il terzo sa che il contratto non è valido, ma può utilizzare l’interpello, cioè chiedere
formalmente al falso rappresentato di decidere se ratificare o meno gli effetti del
contratto, ponendo un termine ragionevole.
La giurisprudenza si trova davanti a casi particolari in cui un soggetto, non essendo
rappresentate, spende il nome del rappresentato.
es. un negozio di proprietà di A in cui B lavora come commesso e compie atti in nome e
per conto di A. Ad un certo punto il rapporto lavorativo cessa, ma B continua a
frequentare il negozio ed, in momenti di bisogno, svolge l’attività. Dunque, non c’è una
dichiarazione del titolare del negozio ed il falso rappresentato non ha reso noto il
termine del rapporto lavorativo.
L’azienda che interrompe un rapporto con il suo rappresentante ha l’onere di
comunicare che tale rapporto è cessato, per tutelarsi di fronte ai contratti, che per terzi
sono conclusi in nome e per conto dell’azienda.
Se sembra che i poteri siano ancora presenti, la colpa è del rappresentato che non ha
reso noto ai terzi l’interruzione del rapporto, dunque, la rappresentanza è apparente.
IL CONTRATTO: STRUTTURA
Possiede quattro elementi essenziali: accordo, oggetto (art. 1325 c.c.), causa e forma.
L’oggetto del contratto può essere definito come il suo contenuto, cioè l’insieme delle
prestazioni che le parti si promettono a vicenda e non va confuso con il bene.
Esso deve essere:
● possibile: non può prevedere cose materialmente o giuridicamente impossibili;
● lecito: non contrario a norma giuridiche, all’ordine pubblico ed al buon costume;
● determinato o determinabile: le parti con degli indici possono determinare
l’oggetto del contratto;
La determinazione dell’oggetto può essere affidata ad un terzo (arbitratore), quando il
contenuto del contratto è molto tecnico, secondo l’art 1349 c.c., tramite due modi:
● equo apprezzamento: valutare equamente il prezzo, seguendo regole di
ragionevolezza.
Se l’arbitratore viola le regole di ragionevolezza, svalutando il bene, ci si rivolge
al giudice, che determina l’oggetto del contratto al posto dell’arbitratore.
Se l’arbitratore adempie a ciò entro il termine stabilito, ci si rivolge al giudice.
● mero arbitrio: la decisione viene affidata esclusivamente all’arbitratore.
Se non si determina l’oggetto, il contratto rimane indeterminato e non si
perfeziona e non ci si può rivolgere al giudice.
IL REGOLAMENTO CONTRATTUALE
La fonte del contratto è l’autonomia privata: sono le parti che decidono come obbligarsi.
Secondo l’art. 1332 c.c., le parti possono liberamente determinare il contenuto del
contratto nei limiti imposti dalla legge.
Esse, nello strutturare il loro regolamento contrattuale, non sono in grado di prevedere
tutte le situazioni, ma si concentrano sugli elementi generali.
I contratti sono sempre, o quasi, incompleti.
es. A compra un bene da B, ma non si stabilisce il luogo della consegna.
Si cercano regole suppletive, dunque, oltre alla fonte autonoma, il regolamento
contrattuale si serve di fonti eteronome, che non derivano dalla volontà delle parti ma,
per esempio, dal giudice, che si serve di regole che lo aiutano sulle decisioni, in caso di
conflitto tra le parti.
Egli deve dare un significato al contratto scritto o dimostrato, individuando il
regolamento contrattuale.
Il giudice qualifica, interpreta ed integra il contratto:
● qualifica: ricondurre il regolamento ad un tipo contrattuale per ricercare le regole
da applicare;
● interpreta: capire quale sia l’oggetto del contratto, quando ciò che è stato scritto
risulta ambiguo;
● integra: copre i buchi presenti nel contratto.
IL TERMINE
Le parti possono decidere quando si producono gli effetti del contratto.
● Termine iniziale: momento dal quale iniziano a prodursi gli effetti del contratto,
che è valido anche se non indica un termine iniziale.
● Termine finale: le parti possono identificare il momento dal quale gli effetti
cessano.
Molto spesso i contratti non hanno un termine finale, come il contratto di lavoro a tempo
indeterminato.
È anche possibile che la legge integri il contratto indicando il termine finale, come per il
contratto di locazione.
Se le parti prevedono una durata del contratto, ma il termine non è adeguato, si attua il
principio dell’equo canone: il tempo minimo per concedere in locazione un immobile
urbano è di 3 anni + 2 di rinnovo (integrazione cogente).
IL CONTRATTO PRELIMINARE
Le parti possono scansionare in più fasi la loro operazione economica.
Il contratto preliminare non è definito nel codice civile, ma ci sono regole operative:
consiste nella stipulazione di un contratto le cui obbligazioni consistono nella redazione
di un contratto definitivo per ottenere degli effetti specifici.
Nella compravendita di immobili c’è una proposta, mandata al venditore dall’acquirente,
con cui ci si vincola alla sua proposta.
Il contratto preliminare si stipula quando si tratta di diritti reali e, secondo l’art. 1351 c.c.,
è nullo se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per il contratto definitivo.
C’è la possibilità che il venditore si impegni a concedere la disponibilità dell’immobile,
dal momento del contratto preliminare: le parti possono anticipare alcuni effetti del
contratto definitivo.
La proprietà dell’immobile passa all’acquirente solo con il contratto definitivo.
Nel caso in cui una parte violi l’obbligazione di concludere il contratto definitivo, la
vittima di inadempimento del contratto preliminare può chiedere al giudice di ottenere
una sentenza con cui si producono gli effetti del contratto non concluso.
Secondo l’art. 2932 c.c., se colui che è obbligato a concludere un contratto non
adempie all’obbligazione, l’altra parte, qualora sia possibile e non escluso dal titolo, può
ottenere una sentenza che produca effetti del contratto non concluso.
La vittima deve provare che è adempiente, che è possibile ottenere quegli effetti e che
questo rimedio non sia escluso dal titolo.
Le parti del preliminare non devono aver scritto nel contratto che, in caso di
inadempimento, non ci si può avvalere dell’art. 2932 c.c.
Non avendo più interesse, la vittima del preliminare inadempiuto può richiedere la
normale risoluzione del contratto ed un risarcimento dei danni.
IL CONTRATTO FIDUCIARIO
È un contratto tra fiduciante e fiduciario che ha per oggetto la gestione di un bene,
normalmente di grande valore e redditività.
Il fiduciario deve gestire il bene nell’interesse del fiduciante.
es. se il fiduciante ha un figlio disabile, può stipulare un contratto fiduciario con un terzo
soggetto, affinché esso gestisca il bene e produca un reddito tale per mantenere il figlio.
Esistono due tipi di fiducia:
● romana: la proprietà del bene passa totalmente al fiduciario.
Il patto fiduciario ha un’efficacia solamente obbligatoria.
Se il fiduciario vende il bene ad un terzo, l’acquisto del terzo è salvo;
● germanica: la proprietà del bene passa al fiduciario, ma il patto fiduciario ha
efficacia reale, cioè può essere opposto a terzi.
Se il fiduciario vende il bene ad un terzo, l’acquisto non è valido.
In base alla common law, si isolano i beni che un soggetto ha in ragione di un trust ed
essi non possono essere alienati e aggrediti dal creditore.
I trustee diventano proprietari del bene.
LA SIMULAZIONE
Le parti creano una realtà contrattuale artificiale con il contratto simulato, ma sanno che
vogliono una realtà diversa con l’accordo simulatorio.
In quest’ultimo si possono indicare due cose:
● simulazione assoluta: il contratto simulato è finto;
● simulazione relativa: si vuole un contratto diverso.
Questi meccanismi si usano per truffare lo Stato pagando meno imposte relative al
contratto e si utilizzano anche nei rapporti familiari, come la donazione ad un figlio con
difficoltà economiche, infatti, per non urtare gli altri figli, si simula un contratto di
compravendita, che, in realtà, è una donazione.
Fra le parti del contratto prevale la realtà, invece, i terzi si basano sull’apparenza.
Per gli acquirenti, in generale, prevale la realtà: possono far valere la simulazione, ma si
tutela l’affidamento dei terzi acquirenti di buona fede.
Il creditore ha interesse che prevalga la realtà: il bene è ancora parte del patrimonio del
suo debitore.
In questo caso si distinguono due creditori:
● con prelazione: acquirenti di un diritto reale di garanzia sul bene, sono sempre
preferiti e possono far valere la realtà;
● chirografari: se il loro credito è anteriore alla simulazione prevale la realtà, se,
invece, è successivo possono far valere l’apparenza.
I RIMEDI CONTRATTUALI
È possibile che il contratto sia viziato sin dall’origine o che non sia adempiuto.
In questi casi, si mette in moto la macchina statale: le reazioni ai problemi del contratto
devono passare attraverso all’ordinamento.
Il rimedio reagisce ad un difetto oppure ad un inadempimento e mette in discussione gli
effetti del contratto.
Le reazioni dell’ordinamento ai problemi del contratto vanno distinte in:
● invalidità (o nullità, annullabilità, rescissione): reagiscono contro difetti o vizi
originari del contratto;
● risoluzione (o inadempimento, eccessiva onerosità sopravvenuta, impossibilità
sopravvenuta): reagiscono contro disturbi sopravvenuti o difetti del
funzionamento.
INVALIDITÀ
Il contratto nasce difettoso, dunque, fin da subito si eliminano gli effetti del contratto.
I problemi che nascono successivamente vengono risolti con la risoluzione.
Mantenere in vita e rendere produttivo di effetti un contratto nato male, è come tollerare
la lesione di un interesse, che, invece, va protetto.
La nullità del contratto è un rimedio molto forte.
Il contratto può avere un problema particolare relativo ad una sola parte e, in questo
caso, si utilizzano l’annullabilità e la recessione.
NULLITÀ
Serve a proteggere l’interesse generale.
Il contratto è nullo quando è:
● assurdo: incompleto e difficile da comprendere;
● illecito: quando ha come oggetto qualcosa di illecito.
L’art. 1418 c.c. sancisce che un contratto è nullo quando è contrario a norme
imperative, che indicano la nullità del contratto e che esso non si può concludere: è
vietato cedere un proprio bene ad un proprio creditore in caso di fallimento, più
precisamente, è vietato il patto commissorio.
es. se si ha un debito di 100.000€, non si può cedere la casa al proprio creditore, in
quanto essa vale di più.
L’art.101 del trattato della convenzione europea stabilisce che gli accordi che
restringono la concorrenza sono nulli se superano il 5% del mercato.
La nullità del contratto è prodotta da:
● mancanza di uno dei requisiti indicati dall'art. 1325 c.c.;
● illiceità della causa;
● illiceità dei motivi nel caso indicato dall’art. 1345 c.c.;
● mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’art. 1346 c.c.
ANNULLABILITÀ
È il rimedio accordato ad una parte, quando il suo consenso ad un accordo non si è
formato in modo sereno e lucido.
Il contratto concluso dall’incapace di agire è annullabile se ci sono vizi del consenso:
● errore: ignoranza o falsa conoscenza della realtà, inteso come errore unilaterale.
Esso deve essere:
● essenziale: cadere su elementi fondamentali del contratto;
● riconoscibile: la controparte deve aver riconosciuto che l’altra abbia
commesso un errore o deve essere per lui riconoscibile;
● violenza (fisica o non fisica): minaccia con cui una parte viene convinta a
concludere un contratto sotto una forte pressione;
● dolo: una delle due parti mente per convincere l’altra a concludere il contratto.
L’errore è indotto, cioè creato dalla controparte per ingannare.
In tutti questi casi si ha un consenso creato male: una parte non si è accorata su basi
lucide e consapevoli.
RESCISSIONE
Il consenso di una parte avviene in circostanze peculiari:
● stato di pericolo: teme un danno imminente a se stesso o ai suoi cari.
es. a seguito di un infortunio sulle piste da sci, si accetta un passaggio da una
guida alpina ad un prezzo esagerato.
In questo caso, il contratto è lo strumento idoneo per evitare il pericolo;
● stato di bisogno: ci si trova in una situazione finanziaria tale da essere spinti ad
accettare un contratto che non si sarebbe mai accettato.
es. s i possiede un quadro del valore di 100.000€ ma, a causa dei troppi debiti,
viene venduto al debitore a 5.000€.
In linea generale, si può fare ciò che si vuole, cioè non esiste un principio per cui
i contratti devono essere giusti, tranne quando lo squilibrio oggettivo e
significativo si associa ad un problema nella formazione del consenso delle parti.
In questo caso, il contratto può essere soggetto a rescissione: una volta che lo
stato di pericolo o di bisogno cessano, ci si può rivolgere ad un giudice per
cancellare gli effetti del contratto e per ottenere un rimborso.
Il giudice condanna l’approfittatore, obbligato a restituire il denaro, ma gli viene
riconosciuta una somma idonea al servizio o al bene, in base al valore di
mercato.
IL REGIME DELLE INVALIDITÀ
Si distinguono i modi in cui la parte esercita il suo diritto.
Entrambe possono far valere la nullità del contratto e l’interesse generale si protegge
con una legittimazione allargata: chiunque può far valere la nullità del contratto, anche il
giudice di sua spontanea iniziativa.
es. c ompravendita di organi: entrambe parti possono rivolgersi ad un giudice.
Si richiede il pagamento della controparte, non che venga reso nullo il contratto: il
giudice, d’ufficio, dichiara il contratto nullo.
Per quanto riguarda l’annullabilità, solo la parte danneggiata può richiederla, la
legittimazione è ristretta alla sola parte protetta dal rimedio.
Il contratto nullo è così grave che non esiste una prescrizione per far valere la nullità.
Non c’è un tempo massimo entro cui si può attivare la nullità, mentre, per l’annullabilità
del contratto è prevista una prescrizione di 5 anni.
In caso di nullità, non è mai possibile convalidare un contratto nullo, perché è come se
non fosse mai stato creato.
Per l’annullabilità, invece, la parte protetta può decidere di convalidare il contratto.
In questo caso, o si prescrive l’azione e gli effetti si consolidano, o si convalida il
contratto annullabile.
La parte interessata deve comunicare alla controparte, che intende avvalersi degli effetti
del contratto nonostante le cause di invalidità: deve dimostrare di conoscere la causa di
annullabilità e ci deve essere la chiara conferma di mantenere la validità del contratto.
La nullità è opponibile ai terzi, mentre, l’annullabilità è inopponibile.
La riconduzione ad equità del contratto rescindibile è il meccanismo per cui il contratto
astrattamente rescindibile è riportato dalla controparte ad equità, salvando gli effetti del
contratto.
es. r iconoscere il prezzo eccessivo di un bene e restituire il denaro in eccesso.
I contratti dei consumatori nascono con qualche problema: le due parti si trovano in
posizioni diverse.
Nudge è la spinta dei soggetti verso comportamenti virtuosi della società e nasce dal
fatto che i consumatori hanno un modo particolare di comportarsi: il consumatore ha
una razionalità limitata, cioè le informazioni che arrivano dal lato dell’offerta sono
talmente tante da risultare ingestibili.
La scelta contrattuale avviene velocemente e senza bilanciare tutte le opzioni.
Dagli anni ‘50, negli Stati Uniti, gli economisti si sono resi conto che nella società ci
sono soggetti che si comportano in modo non razionale.
Il potere pubblico può usare il diritto per rimediare alla razionalità limitata del
consumatore e alle asimmetrie informative, funzionando come nudges.
Si comincia a capire che con la scelta di consumo da parte di un soggetto, si creano dei
problemi, in particolare l’asimmetria informativa.
Le imprese non concludono più contratti one to one, ma contratti standard non
negoziati, per accelerare i tempi.
Le condizioni e i termini generali che si accettano acquistando online, ormai in modo
automatico, sono pesanti per il consumatore e sono chiamate clausole vessatorie.
Gli ordinamenti europei reagiscono a questo problema di squilibrio contrattuale tra
consumatori e professionisti.
In Italia, il codice civile del 1942 contiene norme che cercano di aiutare il consumatore:
secondo gli art. 1341 e 1342 c.c., si offre una protezione formale al consumatore, che
non è vincolato alle clausole che ha negoziato, se la controparte non ha fatto nulla per
rendergliele note.
Le condizioni generali di contratto sono efficaci, se, al momento della conclusione del
contratto, sono rese note usando l’ordinaria diligenza.
Quando c’è un contratto standard, affinché il consumatore sia obbligato a quelle
clausole, è preferibile che siano firmate due volte.
Il consumatore si impegna ad accettare le clausole firmandone una ad una.
La protezione offerta dagli art. 1341, 1342 e 1370 c.c. offrono una tutela formale.
L’Italia è il primo Stato che introduce nel suo ordinamento una tutela del consumatore,
ma, nel frattempo, in Europa, altri paesi adottano soluzioni diverse.
Il modello tedesco: nel 1977, se le clausole sono sbilanciate nei confronti del
professionista, non sono vincolanti per il consumatore, dunque, il contratto rimane in
piedi, ma senza la clausola.
In questo caso si ha una protezione sostanziale, non più formale.
Il modello francese: nel 1978, sulle clausole interviene lo Stato.
Il consiglio di Stato ogni anno stila una lista di clausole vessatorie, che non possono
essere inserite nei contratti dai professionisti.
Nel frattempo, negli anni ‘50, comincia a nascere l’Unione Europea, con obiettivi
economici di creazione di un mercato unico.
Nel 1957 nasce la Comunità economica europea, in seguito al Trattato di Roma, con
l’obiettivo di un mercato unico.
Per raggiungere un alto livello di concorrenza, bisogna proteggere i consumatori, che
devono avere fiducia nel mercato.
Secondo l’Europa, il modello più efficace è quello tedesco.
L’Europa, negli anni ’80, comincia a varare leggi che tutelano il consumatore.
Con la direttiva 85/577/CEE si tutelano i consumatori in caso di contratti negoziati fuori
dai locali commerciali (d. lgs. 50/1992).
La direttiva 1993/13/CEE riguarda le clausole abusive nei contratti stipulati con i
consumatori, offre una definizione di clausola vessatoria, fornisce degli elenchi di
clausole nulle (è nulla la clausola, non il contratto), i consumatori possono proteggersi
singolarmente rivolgendosi ad un giudice o possono servirsi di associazioni di
consumatori.
L’Europa riconosce che le associazioni dei consumatori possono iniziare cause per
proteggere i consumatori.
Il consumatore è un soggetto che agisce con un contratto, per scopi di consumo ed
estranei all’eventuale attività professionale svolta.
Chi svolge attività professionali, a seconda di come utilizza i beni che acquista, gode o
meno della protezione del consumatore, che scatta se si dimostra di agire per scopi
diversi dalla propria professione.
La clausola vessatoria provoca un eccessivo squilibrio di diritti o di obblighi.
es. i l venditore non è responsabile per danni al consumatore.
Il test di vessatorietà consiste in un’analisi delle clausole del contratto, se queste sono
vessatorie si annullano.
La direttiva 1993/13/CEE contiene una lista nera di clausole vessatorie (vessatorietà
assoluta).
In questo caso, non è ammessa la prova liberatoria del professionista.
Ci sono, però, anche delle clausole, che fanno parte della lista grigia e sono presunte
vessatorie, secondo un’elencazione non tassativa.
È possibile che clausole che non rientrano nella lista siano comunque considerate
vessatorie, perché gli elenchi non sono tassativi ed il giudice può valutare qualunque
clausola squilibrata come clausola vessatoria.
Rimedi contro la vessatorietà:
● tutela individuale: il consumatore si rivolge al giudice per richiedere la nullità della
clausola vessatoria.
Il professionista subisce l’azione e si ritrova con un contratto squilibrato in suo
svantaggio;
● tutela collettiva: attraverso le associazioni che proteggono i consumatori.
In Italia la disciplina del consumatore si trova nel codice del consumo.
L’art. 37 del suddetto codice riconosce un grande potere alle associazioni di
consumatori e alle camere di commercio, che possono iniziare un’azione
inibitoria con cui si obbliga una parte a smettere di tenere un certo
comportamento.
I consumatori si rivolgono alle associazioni e chiedono che si proceda a far
cessare l’attività di inserimento di clausole vessatorie nel contratto.
Le pubblicità ingannevoli sono idonee a falsare il consenso del consumatore e, in
questo caso, si chiede che l’attività ingannevole cessi immediatamente.
Il consumatore può rivolgersi all’autorità garante della concorrenza e del
mercato.
es. nel 2012 Wind e Vodafone hanno venduto schede SIM con servizi
preinstallati a pagamento già attivati, senza informare il consumatore.
L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato le due società con
una sanzione amministrativa, invece, l’autorità amministrativa verifica d’ufficio i
comportamenti delle aziende e chiede al giudice la cessazione dell’attività.
RIMEDI RISOLUTORI
I rimedi contrattuali sono strumenti che il nostro ordinamento offre per reagire ad un
contratto che presenta un qualche tipo di difetto e consentono di eliminare un contratto
che non può, o non riesce, a produrre gli effetti che le parti vogliono o si aspettano.
Quando si parla di contratto, ci si può riferire al rapporto, alla relazione giuridicamente
rilevante che si viene a creare come conseguenza dell’accordo tra due parti.
I rimedi come impugnazioni servono ad agire contro gli effetti originari del contratto,
inteso come atto (es. nullità, annullabilità e rescissione).
I rimedi risolutori servono ad agire contro i vizi del contratto, inteso come rapporto.
I vizi non ci sono nel momento in cui il contratto nasce ma si manifestano durante
l’esecuzione di esso (es. scioglimento e risoluzione).
I casi in cui si utilizzano i rimedi risolutori sono:
● inadempimento: una delle parti non riceve la prestazione a cui ha diritto in forza
del contratto, a causa dell’altra parte, che deve eseguire la prestazione;
● impossibilità sopravvenuta della prestazione: situazione in cui una delle parti non
può ricevere la prestazione a cui ha diritto.
La causa non è imputabile a nessuna delle parti del contratto;
● eccessiva onerosità sopravvenuta: l’esecuzione di una prestazione contrattuale è
diventata, per motivi esterni alle parti, molto più onerosa di quella che si possa
immaginare ragionevolmente alla conclusione del contratto.
es. acquistare in valuta estera che assume un valore di cambio altissimo.
LA RISOLUZIONE GIUDIZIALE
La risoluzione giudiziale è svolta da un giudice ed ha i seguenti presupposti:
● l’inadempimento di una parte;
● esso deve essere di una certa entità rispetto all’interesse della parte che subisce
l’inadempimento, tale gravità può essere stimata sul piano quantitativo e
qualitativo (più difficile stabilirla) della prestazione.
es. si prenota una vacanza con un tour operator, che presenta una grossa
differenza di qualità rispetto a quella attesa.
La legge prevede che chi affitta un immobile e non paga due o più rate della locazione,
è inadempiente, dunque, l’altra parte può risolvere il contratto.
La risoluzione giudiziale viene fatta davanti ad un giudice, che valuta se i presupposti
sono veri e se l’inadempimento è grave o meno.
Con una sentenza costitutiva, il giudice risolve il contratto, mentre, con un dichiarativa si
limita ad accertare che sia accaduta una determinata cosa.
Il contratto risolto non si cancella al momento della sentenza, ma gli effetti della
risoluzione iniziano il giorno in cui si verifica l’evento, con efficacia retroattiva.
LA RISOLUZIONE DI DIRITTO
Tramite la risoluzione di diritto non è necessario l’intervento del giudice. La risoluzione
Essa si verifica in tre casi:
● clausola risolutiva espressa: è una clausola in cui le parti stabiliscono che, tra
tutte le obbligazioni presenti nel contratto, se almeno una è inadempiuta, è
prevista una risoluzione automatica del contratto;
● termine essenziale: non si riferisce all’adempimento dell’obbligazione del suo
complesso, ma al tempo, termine essenziale, in quanto, senza adempimento
entro quella determinata data, il contratto è risolto;
● diffida ad adempiere: si verifica nei casi in cui c’è un termine non qualificato
come essenziale tra le parti.
Scaduto il termine non essenziale, senza che la parte adempia alla propria
prestazione, o che lo faccia in maniera inesatta, la parte che subisce
l’inadempimento può, con un’azione scritta, sollecitare l’adempimento (diffida ad
adempiere) ed assegnare un nuovo termine, che diventerà essenziale.
Le tre ipotesi sono accomunate da una predeterminazione della soglia di gravità
dell’inadempimento: esse stabiliscono quando l’inadempimento ha una soglia di gravità
tale per cui, arrivati a quel livello, il contratto si risolve senza l’intervento del giudice.
Il vantaggio della risoluzione di diritto è in termini di costi e di tempo.
IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA
Una parte non riceve l’adempimento per una causa non imputabile alla controparte.
L’impossibilità sopravvenuta estingue l’obbligazione.
Se l’obbligazione che si estingue in questo modo è creata in ambito di un contratto,
questa è la causa di giustificazione dell’obbligazione dell’altra parte.
es. la prestazione di pagare il prezzo non ha più la sua causa giustificativa e, in questo
caso, il contratto si risolve.
La risoluzione si verifica nel momento in cui si verifica l’impossibilità sopravvenuta.
In questo caso, la sentenza del giudice è dichiarativa: egli accerta l’impossibilità della
prestazione e dichiara che, nel giorno in cui si è verificato il fatto che ha reso
impossibile la prestazione, il contratto si considera risolto.
Ci sono alcune eccezioni a questo meccanismo:
● la mora del creditore: situazione in cui il creditore si rifiuta di ricevere la
prestazione per motivi non giustificati e non collabora con il debitore, che lo
mette in mora.
Dal momento in cui il creditore è in mora c’è un passaggio del rischio.
Se la prestazione diventa impossibile, il creditore non è liberato.
es. s e un compratore si rifiuta di ritirare un’opera e, dopo la messa in mora,
interviene un decreto ministeriale che giudica l’opera di interesse nazionale, il
creditore non è liberato;
● i contratti con effetti reali ed obbligatori: il rischio dell’impossibilità sopravvenuta
passa al compratore nel momento della conclusione del contratto, se si tratta di
una cosa determinata o di cose generiche che siano già state individuate.
es. n el nostro ordinamento c’è un principio (effetto traslativo del consenso), per
cui quando si conclude un contratto di proprietà, il diritto di proprietà si sposta
dalla parte del venditore a quella del compratore, senza la consegna del bene.
Se dopo la conclusione dell’accordo, ma prima della consegna, la prestazione
diventa possibile, il rischio passa al compratore.
Quando, invece, si compra una quantità di un bene, finché non si conoscono
effettivamente i beni acquistati, il contratto non ha effetti reali.
LA PRESUPPOSIZIONE
Con l’evoluzione e lo sviluppo di attività economiche e di nuove tipologie di contratti,
sono stati introdotti nuovi meccanismi.
I rimedi manutentivi tentano di mantenere in vita un contratto, anche se è difettoso.
Le clausole di adeguamento automatico si trovano in quasi tutti i contratti bancari e
servono ad adeguare le prestazioni alle fluttuazioni monetarie.
Le clausole di rinegoziazione inseriscono l’obbligo delle parti di rinegoziare il contratto al
verificarsi di certi eventi.
I giudici hanno ritenuto di dover rinegoziare anche in assenza di questa clausola per il
verificarsi di certi eventi.
Dal lato opposto, si estende l’effetto della risoluzione anche nei casi in cui essa non sia
possibile.
La presupposizione: es. A concede a B in locazione il balcone del suo appartamento,
che affaccia su Piazza del Campo a Siena, il 10 agosto dalle 10:00 alle 15:00, ma, per
ragioni organizzative, il palio viene rinviato all’11 agosto.
Di norma questo caso non rientra nelle ipotesi di risoluzione osservate in precedenza.
La giurisprudenza ha ritenuto che in un casi come questo, che risulta particolarmente
ingiusto, si possa cancellare il contratto.
I presupposti affinché operi la presupposizione:
● si da valore ad una situazione di fatto, data per scontata dalle parti, senza
menzionarla nel contratto e questa circostanza di fatto viene a meno;
● entrambe le parti sono a conoscenza della circostanza;
● le parti devono essere in buona fede.
I CONTRATTI TIPICI
I sistemi civil law disciplinano il contratto in generale, ma in tutti i codici civili, a questa
parte generale, ne segue una dedicata ai modelli contrattuali più diffusi.
I contratti tipici sono operazioni consolidate della prassi, modelli di operazione
economica presenti fin dai romani.
La disciplina dei tipi contrattuali serve a:
● qualificare il contratto;
● interpretare il significato delle clausole: riconoscendo il tipo del contratto è più
semplice comprendere il suo significato;
● integrare le lacune: tutti i contratti sono incompleti.
Le parti decidono le cose essenziali del contratto e, per questo motivo, si trova
una regolazione nella disciplina del tipo contrattuale.
es. se non si indica il luogo della consegna, il bene va consegnato nel luogo di
stipulazione del contratto.
La maggior parte delle regole di default si trovano in questa parte: le parti
possono decidere come vogliono, ma, grazie alla disciplina del tipo, si integrano i
contratti.
LA VENDITA
Secondo l’art. 1470 c.c., il venditore, o l’alienante, trasferisce la proprietà di una cosa o
di un altro diritto ad un altro soggetto, in cambio del corrispettivo di un prezzo.
La vendita è il tipico contratto di scambio, mentre, la causa della vendita è lo scambio.
È, inoltre:
● un contratto oneroso: entrambe le parti sopportano un sacrificio;
● a prestazioni corrispettive: la causa è lo scambio;
● contratto consensuale: il passaggio avviene con il consenso;
● con effetti reali: ha effetti reali, tranne nei casi di vendita obbligatoria.
La compravendita è un contratto in cui la proprietà del bene passa anche senza la
consegna del bene, dunque, la proprietà si trasferisce al momento dell’accordo.
Ci sono casi di vendita in cui però la proprietà non passa al momento dell’accordo:
● vendita alternativa: non è ancora definito il bene al momento dell’accordo, ed al
momento della scelta del compratore passa la proprietà;
● vendita di cosa futura: il costruttore vende case ancora non costruite.
La proprietà non passa con l’accordo, ma si crea l’obbligazione di fare in modo
che la casa sia costruita;
● vendita di cosa altrui: il venditore si obbliga ad ottenere la proprietà del bene che
vende;
● vendita di cosa generica: si vende una quantità generica di un bene, ma finché
esso non è individuato non c’è il passaggio della proprietà;
● vendita a rate con riserva della proprietà: il compratore paga il prezzo a rate ed
usa già il bene, ma la proprietà passa solo con il pagamento dell’ultima rata.
La vendita ha due parti:
● alienante: venditore;
● acquirente: compratore.
Il venditore ha alcuni obblighi nei confronti del compratore:
● fare il necessario per far acquistare la proprietà al compratore:
● consegnare il bene;
● garantire il compratore contro i vizi: un vizio è rilevante quando è significativo,
cioè è rilevante sul bene, quando, invece, è occulto, il compratore non può
accorgersi che il bene è viziato;
● garantire il compratore contro l’evizione: è un problema giuridico per cui un altro
soggetto rivendica dei diritti sul bene acquistato;
● garantire per il buon funzionamento del bene, che potrebbe non funzionare..
Se il contratto è tra un professionista ed un consumatore, scatta la garanzia della
conformità del bene: il consumatore ha diritto a ricevere un bene che offre tutta la
sicurezza che ci si può aspettare da tale bene.
Attivare la garanzia significa utilizzare rimedi come la risoluzione del contratto
(risarcimento del danno e restituzione del denaro), sostituzione del bene, riduzione del
prezzo, tutte scelte che spettano al compratore.
D’altro canto, il compratore ha i suoi obblighi:
● pagare il prezzo nelle modalità, nel tempo e nel luogo indicati nel contratto e,
altrimenti, senza accordo, si utilizzano le regole di default;
● sopportare le spese della vendita.
es. c on l’acquisto di un immobile, il notaio viene scelto e pagato dall’acquirente.
IL MUTUO
Secondo l’art. 1813 c.c., il mutante consegna al mutuatario denaro o altre cose fungibili.
Il mutuatario si obbliga a restituirne altrettante. Nella prassi, la banca da al cliente
denaro ed il cliente lo restituisce a rate con interessi.
È un’operazione economica che serve a trasferire la proprietà del bene, cioè del
denaro: il mutuante, la banca, trasferisce la proprietà del denaro al mutuatario.
● È un contratto reale: non esiste finché il denaro non risulta accreditato al cliente.
● È un contratto con effetti reali: il denaro diventa di proprietà del mutuatario.
● È un contratto oneroso: il mutuatario paga gli interessi, ma è possibile che le
parti facciano un mutuo gratuito, dunque, non si pagano gli interessi
es. n ei rapporti familiari).
● Con possibile variante di scopo: il mutuante si obbliga a dare il denaro al
mutuatario, ma il mutuatario, oltre a restituirlo con gli interessi, si obbliga ad
utilizzare quel denaro per un determinato scopo.
Se il mutuatario utilizza il denaro per altri scopi bisogna, innanzitutto, individuare
il ruolo che ha lo scopo nel contratto.
Lo scopo è inquadrato nella causa del contratto e, perciò, è una ragione
giustificativa per entrambe le parti.
Se la causa ha un difetto, il contratto è nullo, perciò, se il mutuatario non impiega
il denaro per lo scopo indicato nel contratto, questo è nullo.
LA LOCAZIONE
Secondo l’art. 1571 c.c., il locatore (proprietario) si obbliga a fare usare al locatario
(conduttore) un bene per un certo tempo, in cambio di un corrispettivo canone.
È un contratto oneroso che può riguardare beni mobili ed immobili.
La locazione può essere a tempo determinato, per un massimo di 30 anni, o a tempo
indeterminato, prevede il rinnovo tacito, salvo disdetta, ma, in questo caso, è sempre
possibile una recessione legale.
Alcuni sottotipi di locazione sono: finanziaria o leasing,di una nave o di un aeromobile, e
di un immobile urbano (equo canone).
Il termine affitto si utilizza quando si tratta di locazione di cosa produttiva, come
un’azienda o i fondi rustici.
Il locatore ha varie obbligazioni, tra queste:
● consegnare il bene in buono stato locativo per rendere possibile l’utilizzo;
● mantenere il bene in buono stato;
● garantire al conduttore il pacifico godimento del bene.
D’altra parte, le obbligazioni del conduttore:
● prendere in consegna il bene;
● pagare il corrispettivo;
● utilizzare il bene per l’uso stabilito;
● restituire il bene al termine.
L’APPALTO
Secondo l’art. 1655 c.c., A, con organizzazione e mezzi propri, su incarico di B, compie
un’opera o un servizio, in cambio di un corrispettivo in denaro.
L’appalto avviene solo tra un committente ed un appaltatore, che deve essere un
imprenditore, dunque, costruisce un bene o eroga un servizio assumendosi il rischio di
impresa con i propri mezzi, li organizza a sua discrezione ed assume su di sé ogni
responsabilità riguardo al possibile malfunzionamento dell’organizzazione.
Fra il progetto e l’opera possono intervenire delle varianti, che possono essere:
● concordate: le parti si mettono d’accordo per apportare alcuni cambiamenti;
● necessarie: si verifica una situazione che rende la variante necessaria;
● ordinate: il committente ordina un cambiamento.
A seconda della tipologia della variante, cambia la possibilità che l’appaltatore aderisca
o meno ad essa.
In caso di variabile necessaria, è possibile che le parti decidano di risolvere il contratto,
mentre, nelle varianti ordinate occorre capire come varia il progetto e l’appaltatore può
rescindere il contratto se la richiesta non è accettabile.
L’appalto è un contratto di durata che innesca una relazione molto complessa ed è
suddiviso in fasi:
● progetto, incarico;
● varianti;
● collaudo: condivisione delle parti di una prova sul funzionamento dell’opera.
● accettazione: il committente chiude la possibilità di lamentarsi sulla qualità
dell’opera consegnata o del servizio reso.
Più è complessa l’opera, più è complesso tale procedimento.
Saldo avanzamento lavori: l’appaltatore riceve il pagamento di una parte del prezzo e
deve una garanzia per difformità e vizi.
I rimedi sono la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno.
IL MANDATO
Secondo l’art. 1703 c.c., il mandante incarica il mandatario di compiere atti giuridici per
suo conto e spesso, quando concede il mandato, indica di spendere il suo nome, per
cui gli effetti giuridici si realizzano nella sfera del mandante. Il mandato:
● può essere oneroso, ma anche gratuito;
● ha una forma libera: l’incarico può essere conferito con una forma diversa;
● può essere funzionale all’interesse del mandante, ma è possibile che ci sia
anche un interesse del mandatario, come per le agenzie immobiliari;
● obbliga il mandatario ad eseguire l’incarico con ordinaria diligenza, rispettare i
limiti e le istruzioni ricevute ed informare il mandate;
● può essere con o senza rappresentanza.
LA RESPONSABILITÀ CIVILE
In alcune situazione, il danno viene traslato da chi lo subisce a chi lo causa:
● responsabilità civile: l’insieme delle regole che disciplinano situazioni in cui un
soggetto subisce un danno e chiede che qualcun altro compensi la sua perdita;
● responsabilità civile extracontrattuale: non c’è un rapporto tra la persona che
subisce il danno ed il soggetto che deve pagare per tale danno, infatti, le parti
potrebbero non conoscersi, ma tra esse nasce un rapporto giuridico nel
momento in cui c’è un danno, che va trasferito da chi l’ha subito a chi ne è
considerato il responsabile.
IL NESSO DI CAUSALITÀ
L’accertamento del nesso fra condotta e danno può farsi seguendo due approcci:
● causalità materiale: senza una certa condotta il danno non si sarebbe prodotto.
Valuta i legami materiali tra un evento ed un altro.
● causalità giuridica: si restringe l’ambito degli eventi connessi attraverso un
criterio di adeguatezza.
Nella normalità dei casi, quella condotta è adeguata a produrre quel danno? Solo
se la risposta è sì c’è il nesso di causalità giuridica.
IL DANNO
Il danno è una perdita nella sfera della vittima dell’illecito, che può essere patrimoniale e
non.
Le azioni che possono generare danni esterni al contratto sono non patrimoniali, tra
queste:
● danno biologico: integrità fisica della persona;
● danno morale: legato alla sofferenza;
● danno esistenziale: danno alla pacifica serenità del danneggiato.
Il danno, in ogni caso, può generare una fonte di compensazione.
I rimedi con cui reagisce l’ordinamento: per i danni non patrimoniali, si utilizzano le
tabelle di Milano, che indicano per ogni danno non patrimoniale una somma di
risarcimento.
Se non fosse possibile valutare con queste tabelle, si utilizza la fonte dell’equità
(valutazione equitativa).
I danni possono avere una funziona compensativa: pagamento di una somma di
denaro, sommando le perdite subite e condannando il danneggiante a pagare.
In una visione evolutiva, non è solo il pagamento del danno ad avere una funzione
compensativa.
Il pagamento del danno può essere anche associato alla funzione punitiva, che ha
come obiettivo quello di sanzionare il soggetto responsabile: se la corte, oltre a far
pagare per un danno patrimoniale che rientra nella sfera giuridica del danneggiato, fa
pagare una somma molto più elevata, in questo caso, ha deciso anche di attuare una
funzione punitiva.
I danni punitivi, in Italia, sono stati ritenuti non utilizzabili fino al 2017, quando con una
sentenza si è aperto uno spiraglio per l’utilizzo di tali danni.
es. caso BMW U.S.
Chi fa scattare il caso riceve anche il denaro del danno punitivo.
Per capire quali danni siano nella sfera della risarcibilità, interviene il giudice per
valutare se il danno è ingiusto o meno.
I danni ingiusti ledono un valore protetto da un diritto e sono quelli a valori, che ogni
ordinamento tutela, come i danni alla proprietà e della personalità, entrambi diritti
assoluti e danni risarcibili.
Fino al 2008 esiste una categoria di danni esistenziali, giudicati risarcibili, ciò che conta
è il valore che viene violato dalla realizzazione del danno.
es. u n giornalista esprime dei fatti che riguardano A, che si sente diffamato dall’articolo,
dunque, il giudice deve valutare il diritto di cronaca del giornalista ed il diritto alla propria
reputazione di A.
A volte è facile capire che il danno è ingiusto ma, come nell’ultimo esempio, è più
difficile riuscire a costruire la vicenda, in quanto si deve operare un bilanciamento tra
tutti i valori rilevanti.
I TITOLI DI CREDITO
Appartengono all’area delle promesse unilaterali e possono definirsi beni immateriali,
che possono essere ceduti e circolare.
Per avere un valore economico, occorre che il credito circoli in modo semplice e sicuro,
garantendo certezza ai soggetti coinvolti nella circolazione, perciò, sono stati inventati i
titoli di credito, documenti, disciplinati nel codice civile e nelle leggi speciali, che
contengono l’obbligo di chi li ha creati di eseguire la prestazione indicata.
LA CAMBIALE
È un titolo di credito all’ordine, perciò, circola con girata.
La cambiale, tipicamente, serve ad incorporare l’obbligazione di pagare una somma di
denaro alla scadenza e nel luogo indicato dal titolo, dunque, è utile a non pagare subito
con denaro, ma a traslare nel tempo il momento del pagamento (meccanismo di
autofinanziamento).
● Pagherò cambiario (vaglia): dichiarazione di pagare una certa somma.
L’emittente è il debitore, mentre, il prenditore è il creditore.
● Cambiale tratta: l’emittente non promette di pagare, ma obbliga un altro soggetto
a pagare il creditore.
L’ordine del traente è dato alla banca trattaria.
La cambiale tratta implica un rapporto di provvista e di valuta.
L’ASSEGNO
È un titolo di credito all’ordine, perciò, anch’esso circola con girata ed ha la funzione di
pagare una somma di denaro, coinvolgendo la banca, poiché è uno strumento che
funziona da accessorio ad un rapporto di conto corrente bancario.
● Assegno bancario (= cambiale tratta): il traente (emittente) ordina alla banca di
pagare una somma di denaro al prenditore, dunque, tramite una delegazione di
pagamento, la banca non assume un’obbligazione.
● Assegno circolare (= pagherò cambiario): la banca, unica emittente, promette di
pagare ad un soggetto, solo se questo possiede effettivamente quel denaro.
Coinvolge solo la banca ed il debitore ed è molto più sicuro, perciò, è comune
nell’area commerciale delle vendite immobiliari: tramite un primo passaggio, si
garantisce la propria serietà al venditore con un assegno circolare come caparra.
● Assegno scoperto: il creditore va ad incassare l’assegno, ma in realtà il conto
corrente del debitore è privo di denaro.