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Appunti 2

Il diritto è fondamentale per l'economia poiché regola i rapporti tra individui e imprese, orientando i comportamenti verso obiettivi politici e massimizzando il benessere collettivo. Il diritto privato si occupa delle relazioni tra soggetti privati, mentre il diritto pubblico regola i rapporti tra Stato e cittadini. Inoltre, il sistema giuridico deve essere coerente e completo, con meccanismi per colmare le lacune e garantire l'applicazione delle norme.

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Appunti 2

Il diritto è fondamentale per l'economia poiché regola i rapporti tra individui e imprese, orientando i comportamenti verso obiettivi politici e massimizzando il benessere collettivo. Il diritto privato si occupa delle relazioni tra soggetti privati, mentre il diritto pubblico regola i rapporti tra Stato e cittadini. Inoltre, il sistema giuridico deve essere coerente e completo, con meccanismi per colmare le lacune e garantire l'applicazione delle norme.

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PERCHÉ IL DIRITTO È IMPORTANTE PER UN ECONOMISTA?

L’economia è un’organizzazione di più fattori, quali imprese, servizi e capitale (umano e


finanziario) che vengono combinati all’interno di una società: ​ubi societas, ibi ius,​ ossia
dove c’è una società c’è il diritto.
In una società bisogna seguire linee guida, perciò il diritto è fondamentale per la vita di
ogni società sin dall’era primitiva e non esisterebbe senza società da regolare.
Tra una società ed il diritto c’è una relazione biunivoca: l’attore economico deve seguire
le regole imposte dal diritto.

IL RUOLO DEL DIRITTO NELLE DINAMICHE ECONOMICHE


Le regole giuridiche servono per orientare i comportamenti dei privati e delle imprese,
spingendoli verso determinati obiettivi politici; se si vuole creare una situazione di
concorrenza perfetta, le regole giuridiche sono indirizzate ad ottenere tale obiettivo.
Le regole giuridiche possono massimizzare il benessere collettivo (diritto e welfare).
Inoltre, possono essere interpretate per correggere i fallimenti del mercato:
● razionalità limitata: nel caso in cui l’offerta del mercato sia grande ed ingestibile
dal soggetto che acquista beni e servizi, dunque, l’individuo ha difficoltà a
decidere l’opportunità migliore;
● esternalità negative: le regole del diritto privato possono incidere.
es. s​ e un’impresa provoca danni dovuti all'inquinamento, deve risponderne;
● asimmetrie informative: tra il consumatore ed il produttore c’è una divergenza
informativa, perciò, le regole del diritto privato intervengono per obbligare il
produttore a rendere note le informazioni del bene o del servizio offerto.

IL DIRITTO PRIVATO NEL SISTEMA GIURIDICO


Il diritto privato serve a regolare i rapporti tra i cittadini (soggetti privati) e/o società,
regola l’interesse dei privati e si fonda sui concetti di autonomia, libertà e parità: non si
distingue la tipologia di soggetto, in quanto sono considerati tutti alla pari.
Il diritto pubblico serve a regolare i rapporti tra lo Stato ed i cittadini e/o fra le diverse
amministrazioni, le regole sono funzionali al raggiungimento dell’interesse generale ed
esso si fonda su supremazia ed imposizione: regole obbligatorie a cui si deve obbedire.
Diritto privato = diritto comune
es.​ un comune vuole costruire uno stadio in un luogo, di proprietà di A (privato).
Ci sono due possibilità:
● espropriazione del terreno (strada del diritto pubblico): il comune offre ad A una
determinata somma di denaro, insindacabile, e si appropria del terreno;
● comprare il terreno (strada del diritto privato): il comune può proporre ad A un
contratto di vendita che prevede la volontà di entrambi.
La pubblica amministrazione tenta di usare gli strumenti del diritto privato per
relazionarsi con i cittadini.

FUNZIONI DEL DIRITTO PRIVATO


Il diritto privato regola fenomeni ed eventi che incidono sulle dinamiche sociali
(organizzazioni, beni, obbligazioni, contratti, danni, famiglia, successioni) ed offre delle
regole utili per indirizzare i comportamenti dei soggetti coinvolti.
es.​ tre soggetti sono interessati ad acquistare un immobile, chi prevale sugli altri deve
rispondere per primo agli adempimenti formali previsti dal contratto.

COS’È IL DIRITTO PRIVATO


Il diritto privato, in senso oggettivo, è un sistema di regole giuridiche fortemente
autonomo rispetto al piano morale, religioso e sociale.
● Idea naturalistica: fino al XVI secolo l’idea del diritto è fortemente influenzata
dalla religione: esso è visto come un insieme di regole, per natura considerate
migliori secondo l’ordine naturale delle cose. Tuttavia, nel corso degli anni viene
secolarizzato, dunque, le regole giuridiche vengono depurate dalle idee religiose.
● I​dea positivistica (dal latino ​positum​, comandato): chi è al governo decide per il
bene della società governata. Secondo Kelsen ha origine nella teoria pura del
diritto, pura perché depurata da qualsiasi sfera morale e religiosa. Le regole
positiviste devono essere sconnesse da altri aspetti morali e religiosi. Questa
concezione al giorno d’oggi viene data per scontata, ma il modo in cui viene
considerato il diritto è una scelta relativa.
Ci sono stati eventi storici che hanno permesso la rinascita dell’idea naturalistica, come
le leggi razziali, in quanto, sebbene emanate dallo Stato, alcuni soggetti pensano che
ciò non sia giusto e corretto.
Una visione di compromesso può essere una visione positivistica interpretata secondo
le condizioni generali del diritto.
Le norme giuridiche sono diverse dalle regole che appartengono a piani diversi.
Le regole giuridiche dal punto di vista della struttura sono formate da:
● se: riguarda un comportamento o una situazione reale utile ed interessante per
far partire determinati comportamenti giuridici;
● allora: riguarda la sanzione correlata a tale comportamento.
es. ​non uccidere è un comandamento religioso che ha effetto sui credenti, se
non ci fosse alcuna sanzione, tale regola non sarebbe rispettata da tutti.
Le norme giuridiche si occupano di fattispecie, ovvero il comportamento preso in
considerazione dalla norma (se), può essere:
● concreta.
es. c​ ommissione di omicidio.
● astratta.
es. i​ l giudice considera la norma relativa a tale crimine ed osserva se le due
fattispecie coincidono.
Le norme giuridiche sono strutturate in modo particolare: c’è una parte iniziale che
identifica una fattispecie e la eleva a qualcosa di giuridicamente rilevante, come le
situazioni con un impatto sociale; tali fattispecie sono definite rilevanti.
Il diritto preleva una fattispecie ed associa una sanzione, cioè effetti giuridici, che può
essere compensativa/satisfattiva o punitiva/preventiva.
Come viene applicata la regola giuridica? Il giudice considera la fattispecie concreta (il
racconto dei fatti: A e B hanno hanno concluso il contratto? C’è un contratto tra di loro?)
e lo confronta con quella astratta prevista dalla norma, tramite il sillogismo, meccanismo
secondo cui si confrontano le due fattispecie.

INTERPRETAZIONE E APPLICAZIONE DELLA REGOLA GIURIDICA


Le norme giuridiche si caratterizzano per la loro generalità ed astrattezza.
Il giudice, oltre a confrontare le fattispecie, deve dare un’interpretazione delle norme:
● interpretazione restrittiva: rispetto ai numerosi significati che una norma può
avere, si tende ad un restringimento dei casi e ad interpretarla in modo letterale;
● interpretazione estensiva: fare perno sull’ampiezza dei termini utilizzati dal
legislatore e comprendere in essa il caso in questione.
Il criterio letterale fa leva sulla grammatica delle parole componenti la norma, mentre
quello logico (psicologico o teleologico) va oltre il significato letterale tramite domande:
● criterio psicologico: quando il legislatore adotta tale norma, il giudice si domanda
che cosa avrebbe voluto intendere questo legislatore. Per ogni legge emanata
sono disponibili i verbali parlamentari per poter capire meglio la motivazione;
● criterio teleologico: il giudice cerca di capire quale sia l’obiettivo politico della
norma, indipendente da ciò che decide il legislatore.
es. ​sulla porta di un macellaio è apposto il divieto di ingresso ai cani, ma il cane guida
può entrare?
● criterio letterale: il cane guida non può entrare;
● criterio psicologico: il macellaio espone il cartello per motivi igienici, perciò il cane
guida deve rimanere fuori;
● criterio teleologico: si comprendono le esigenze del macellaio, ma il cane guida
può entrare.

COLMARE LE LACUNE DEL SISTEMA


Nei sistemi giuridici che adottano una netta separazione dei poteri, l’apparato legislativo
è separato da quello giudiziario ed hanno ruoli diversi: il primo elabora le regole
giuridiche, il secondo le applica.
Dalla nascita delle nazioni, ogni stato elabora le sue leggi e nel tempo gli studiosi hanno
cercato di raggruppare i paesi caratterizzati da un modo simile di interpretare il diritto.
● civil law: ci sono norme scritte che vengono applicate dal giudice, che non è
obbligato a decidere in base ai precedenti, non vincolanti.
● common law (​es.​ Inghilterra e Stati Uniti): in tali sistemi non ci sono leggi scritte,
dunque, il giudice deve decidere in base ad un precedente per la stessa
fattispecie (​stare decisis,​ rimanere su quanto deciso), inoltre, le sentenze
precedenti sono racchiuse in un database.
Il sistema giuridico, per essere definito tale, deve essere:
● completo: contenere tutte le regole che comprendono tutte le fattispecie con
rilevanza giuridica, ma è impossibile;
● coerente: deve prevedere un’unica soluzione per qualsiasi caso.
Esistono dei meccanismi e delle soluzioni in grado di porre rimedio alle lacune
giuridiche, come l’analogia: il giudice, di fronte al caso in cui non sia presente una
norma specifica riconducibile alla fattispecie concreta, ricerca casi simili.
es.​ il contratto di leasing non è regolato, dunque, per analogia, viene applicato il
contratto di locazione.
Sono presenti due livelli di analogia:
● analogia legis: assonanza con la legge prevista (esempio del leasing);
● analogia iuris: entra in gioco solo quando il primo livello ha fallito e si applicano i
principi generali dell’ordinamento che caratterizzano un certo settore.
es.​ il principio di buona fede delle parti contrattuali, obbliga le parti a comportarsi
in modo corretto nei loro confronti.
Tutti interpretano la legge, che però, può risultare difficile da comprendere tramite:
● interpretazione autentica: eseguita dal legislatore per chiarire la disciplina;
● interpretazione amministrativa: attraverso delle circolari del ministero;
● interpretazione dottrinale (studio scientifico delle norme): la dottrina tende a porsi
delle domande (​de iure condendo​, quanto al diritto costituendo).

LE FONTI DEL DIRITTO PRIVATO


Le fonti del diritto vengono rappresentate come una piramide:
1. la costituzione: correlata di leggi costituzionali;
2. leggi dello Stato: adottate dal parlamento, atti con forza di legge (decreti legge e
legislativi);
3. regolamenti amministrativi: normalmente hanno uno scopo organizzativo;
4. consuetudine: comportamento ripetuto nel tempo con grande frequenza; chi
assume tale comportamento lo fa nella convinzione di rispondere ad un obbligo
es. l​ a consultazione dei partiti per la formazione del governo.
Il decreto legge è adottato dal governo in casi di estrema necessità e decade se
non convertito in legge dal parlamento entro un determinato periodo di tempo.
Il decreto legislativo è adottato dal parlamento che delega al governo il potere di
costituire una legge (spesso utilizzate per le direttive europee).
Le consuetudini possono essere prima della legge (​praeter legem​) o dopo la
legge (​secundum legem)​ , ma non devono mai contrastarla.
Un sistema deve essere coerente e privo di antinomie (conflitto fra norme), attraverso:
● criterio gerarchico: prevale sempre la norma al livello più alto;
● criterio specialità: se due norme si trovano sullo stesso piano di forza, si utilizza
quella che ha un ambito di applicazione più specifico;
● criterio cronologico: se due norme si trovano sullo stesso piano di forza e
regolano lo stesso caso particolare, si applica quella più recente.

DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO


Davanti ad un giudice si può presentare un caso che coinvolga ordinamenti giuridici
diversi (​es.​ Italia e Grecia).
Le regole che possono risolvere il caso sono comprese nel diritto internazionale privato,
che stabilisce quale legge si debba applicare e quale giudice sia competente a
risolverlo (legge n. 218/1995).
es.​ se l’immobile è in Grecia si applica la legge greca.

UNIONE EUROPEA
Una parte della sovranità nazionale è ceduta all’Unione europea, le cui fonti del diritto
possono essere:
● vincolanti: divise in:
● fonti primarie: trattati;
● fonti secondarie: divise in:
● regolamenti: comprendono le regole immediatamente applicabili;
● direttive: si rivolgono agli stati membri e delineano gli obiettivi che
vanno perseguiti, ma spetta poi a tali Stati attuare la direttiva
attraverso, ad esempio, i decreti leggi, che prevedono delle sanzioni.
● non vincolanti: linee guida, consigli e pareri.
es.​ la Corte europea di giustizia ha stabilito che in caso di mancata attuazione di una
direttiva e se un cittadino subisce un danno dalla mancata attuazione di essa, tale
direttiva viene considerata come un regolamento.
Per quanto riguarda le fonti del diritto privato, le regole che lo comprendono si trovano
nella Costituzione, nel codice civile (regio decreto 262/1942).
es. ​l’art. 41 della Costituzione riguarda l’iniziativa economica privata, è la base
costituzionale dell’autonomia privata, mentre l’art. 32 riguarda il diritto alla salute.

LE SITUAZIONI (POSIZIONI) GIURIDICHE SOGGETTIVE


Il diritto privato serve a regolare i rapporti fra i consociati, in modo tale che una società
possa vivere civilmente e a capire chi prevale in caso di conflitto.
Il codice civile si serve di concetti e semplificazioni.
La situazione giuridica è la posizione che un soggetto ha dal punto di vista del sistema
legale (cosa un soggetto può o non può fare e quando prevale o soccombe nei confronti
di un altro soggetto).
La prima classificazione dal punto di vista della sostanza è quella tra:
● soggetto titolare di posizione giuridica attiva: prevale;
● soggetto titolare di posizione giuridica passiva: soccombe al precedente.
Tali posizioni sono correlate tra loro, infatti se c’è una situazione giuridica attiva
connessa ad una passiva, si instaura un rapporto giuridicamente rilevante.

CLASSIFICARE LE POSIZIONI GIURIDICHE


● Posizioni giuridicamente attive: diritto soggettivo e potestativo, facoltà,
aspettativa, interesse legittimo ed interessi collettivi.
● Posizioni giuridicamente passive: dovere, obbligo, soggezione, responsabilità,
potestà, onere, status.
La posizione giuridica attiva più importante è quella del diritto soggettivo, chiamato così
per essere distinto da quello oggettivo. Essa consente ad un soggetto di far valere nei
confronti di altri un proprio potere su un bene o su una situazione. È una posizione di
forza connessa a due situazioni passive.
es.​ un soggetto è intenzionato a vendere un libro.
● il proprietario ha il diritto soggettivo (di proprietà) di farne ciò che vuole;
● al lato passivo l’acquirente ha:
● il dovere di rispettare il diritto di proprietà: dovere di astenersi di interferire
con il diritto del titolare;
● o l’obbligo di corrispondere la somma di denaro richiesta dal venditore.
Il diritto soggettivo è la posizione giuridica che da al titolare più potere.
Il diritto potestativo è una situazione in cui il titolare può compiere un certo atto
lasciando una controparte nella soggezione di subirne gli effetti senza poter far nulla.
es. ​la possibilità di licenziarsi: il datore di lavoro è soggetto al potere del lavoratore che
ha intenzione di interrompere il rapporto lavorativo, dunque, da un momento all’altro il
datore di lavoro può subire le conseguenze del diritto potestativo del lavoratore.
La facoltà, cioè avere la possibilità di fare qualcosa.
Questi sono singoli poteri che insieme formano l’oggetto del diritto (la posizione passiva
corrispondente è il dovere).
Facendo riferimento all’esempio precedente, se un soggetto possiede un libro ha la
facoltà di fare ciò che vuole, come venderlo, utilizzarlo, ecc.
L’aspettativa è una situazione giuridica attiva nella quale il soggetto ritiene di ottenere
un certo vantaggio in relazione ad un suo comportamento.
es. ​considerati gli studenti frequentanti: essi hanno la possibilità di svolgere delle prove
intermedie per poter sostenere un esame in meno durante la sessione, perciò, questa è
una situazione che ha un valore per lo studente, ma non dal punto di vista giuridico.
Invece, considerato un nipote che può ereditare una macchina, laureandosi con un voto
alto, egli è stimolato a fare del suo meglio ed ha l’aspettativa di poter avere tale
macchina, che però viene lasciata in eredità ad un altro nipote, dunque, poiché
l’aspettativa è stata delusa, lo studente può rivolgersi ad un giudice per ottenere il
vantaggio o un risarcimento del danno.
L’interesse legittimo riguarda i rapporti tra il cittadino e l’amministrazione: la pretesa di
un cittadino che l’amministrazione si comporti secondo le regole.
es.​ considerata la partecipazione ad un concorso pubblico: i partecipanti hanno
l’interesse comune e legittimo affinché il concorso si svolga in modo pulito e legale.
È una posizione che riguarda un gruppo di soggetti che, nella stessa situazione, si sono
relazionati con l’amministrazione ed hanno diritto che l’amministrazione si comporti in
modo corretto nei loro confronti.
Gli interessi collettivi o diffusi riguardano più soggetti che hanno un interesse comune e
che subiscono un danno.
es. ​un gruppo di persone vive in una zona inquinata, l’inquinamento ha conseguenze su
più soggetti, dunque, tutti subiscono un danno, anche se con forza diversa.
Tutti i soggetti hanno in comune il nucleo dell’interesse per far cessare il danno.
La responsabilità caratterizza tutti i soggetti appartenenti ad una società, esposti a
conseguenze negative dei propri comportamenti e consiste nell’essere soggetti alle
possibili reazioni dell’ordinamento in caso di comportamenti che provocano danni.
es. ​un incidente in moto.
La potestà è una situazione non del tutto passiva.
es.​ la potestà genitoriale, cioè la situazione in cui si identifica la posizione giuridica del
genitore come soggetto che, da un lato ha diritti e dall’altro doveri nei confronti dei figli.
Nel 2012 la parola potestà viene sostituita dal responsabilità, cambiamento che sposta
il rapporto tra genitori, generalmente dalla parte del potere, e figli, dalla parte passiva.
L’onere è una posizione passiva, spesso confusa con l’obbligo.
In una posizione di obbligo, se un soggetto non fa ciò che deve fare nei confronti del
soggetto attivo, si hanno delle conseguenze.
Nella posizione di onere, se non si assume un certo comportamento, non si ottiene un
vantaggio senza subire delle conseguenze.
es. ​l’onere di provare i fatti che stanno alla base della propria richiesta, cioè dimostrare
che alla base c’è un contratto di compravendita, per esempio, per un immobile.
Onere della prova: se si vuole ottenere qualcosa si deve dimostrare di poterla ottenere
e se non si forniscono le prove, non si vince la causa, senza essere penalizzati.
Su ogni soggetto su cui si vuole far valere un diritto, incombe l’onere della prova.
Lo status è una situazione giuridica in cui condividono aspetti positivi e negativi e si
associano una serie di diritti e di doveri.
Non è una posizione del tutto passiva e può essere rilevante in certi casi.
es. l​ o status di figlio, al quale si associano diritti e doveri, o lo status di consumatore.

IL RAPPORTO GIURIDICO
Le posizioni giuridiche vengono utilizzate per determinare chi prevale tra i soggetti
titolari di vari diritti.
Il giudice, per capire ciò, deve qualificare la situazione di fatto come un diritto o un
dovere e capire quale situazione prevale, dunque, occorre masticare la realtà e farla
entrare nelle categorie giuridiche.
Il rapporto tra due posizioni giuridiche è giuridico e riguarda solo i soggetti coinvolti,
tuttavia ci sono delle situazioni in cui anche soggetti terzi possono subire effetti giuridici.
es. s​ e si considera il contratto di ricostruzione di un ponte, si tratta di una relazione
giuridica che presenta numerosi soggetti coinvolti, ma le parti si possono indicare come
due: il committente (colui che da l’incarico di costruire: Comune, Regione) e
l’appaltatore (le varie imprese e figure professionali coinvolte), dunque, c’è un intreccio
di diritti ed obblighi reciproci.
I terzi sono i soggetti non lesi dagli effetti del rapporto giuridico, che nella realtà appare
molto più complesso: una parte composta da più soggetti è definita parte complessa.

FATTI GIURIDICI
Non tutte le situazioni che la realtà presenta sono rilevanti per il diritto, solo i fatti
giuridici, sviluppati su vari livelli, relazionati agli effetti giuridici prodotti dai soggetti:
● primo livello: evento che produce effetti giuridici, che il titolare lo voglia o no: una
nascita o una morte non è un evento che si verifica per produrre effetti giuridici.
Nel caso di una morte si innesca il processo di successione, che produce
conseguenze giuridiche;
● atti giuridici: comportamenti posti in essere da un soggetto, in modo conscio e
volontario, che comportano atti giuridici.
es. r​ icompensa di tot euro;
● atto giuridico negoziale: comportamento molto semplice, svolto in continuazione.
es. l​ ’acquisto alle macchinette universitarie.
Si decide di voler produrre determinati effetti giuridici e si fa in modo di produrli.
Gli atti giuridici possono essere patrimoniali (compravendita di un bene) e non
patrimoniali (riconoscimento di un figlio naturale), cioè che non incidono su una
situazione patrimoniale.
es. i​ l matrimonio in comune: gli effetti che si producono sono tendenzialmente
personali, sui due sposi ricadono una serie di diritti ed obblighi, contenuti nelle norme
lette al momento della cerimonia.
Il matrimonio è un atto giuridico non patrimoniale, dunque, non è un contratto, al
contrario della separazione dei beni, che è un modo per organizzare le cose.
Un contratto si caratterizza per incidere su una situazione giuridica patrimoniale.
I contratti prematrimoniali non sono effetto del matrimonio.
Inoltre, gli atti giuridici possono essere:
● onerosi: entrambe le parti coinvolte sopportano un sacrificio economico;
● gratuiti: il beneficiario non deve sopportare alcun sacrificio economico;
● fra vivi: gli effetti legati si producono fra soggetti vivi;
● mortis causa: producono effetti alla morte del soggetto (​es.​ testamento);
● unilaterali: prodotti con il comportamento di un solo soggetto (​es.​ testamento);
● plurilaterali: prodotti dal comportamento di più soggetti.

I DIRITTI SOGGETTIVI
I diritti soggettivi sono chiamati così per identificare il diritto come parola che indica una
posizione giuridica, non un insieme di regole, mentre, dal punto di vista della legge è
una posizione positiva.
I diritti soggettivi si possono classificare in base a differenti parametri.
Non si può disporre dei diritti che non sono disponibili (come il diritto alla dignità).
Lo stato può porre dei limiti quando c'è di mezzo un diritto che non può essere ceduto in
cambio di denaro. Questa attività oggi è vietata, tranne in alcuni paesi come la Florida.
La disponibilità dei diritti è una scelta politica: ogni Stato decide come affrontare la
protezione dei diritti (diritti disponibili e indisponibili).
I diritti relativi, detto anche in persona, sono quelli che si possono far valere nei
confronti di una sola persona e riguarda relativamente solo un soggetto.
es.​ diritto di credito: A deve 10 € a B e li può chiedere solo a lui.
I diritti assoluti si possono far valere nei confronti di chiunque, mentre dall'altro lato si ha
il dovere di astenersi dal turbare il diritto in questione.
es.​ il diritto di proprietà.

LE SITUAZIONI GIURIDICHE SI MODIFICANO


Le posizioni giuridiche non sono fisse ma si modificano nel tempo, infatti, i diritti si
acquistano e le posizioni giuridiche attive nascono e possono estinguersi.
es.​ se si vende un bene, il diritto di proprietà di tale bene si estingue.

ACQUISTO DEI DIRITTI


Si può diventare titolari di un diritto in due macro modi:
● a titolo originario: si acquista senza un rapporto con il precedente titolare, in
quanto non c’è alcun precedente titolare.
● a titolo derivativo: si acquista da un precedente titolare con cui si ha un rapporto.
es.​ il contratto di vendita.
È fondamentale conoscere il modo in cui si acquista il diritto perché tutti i
possibili problemi che incidono sul diritto del precedente titolare si trasmettono
sul nuovo
es.​ se A acquista un immobile con un’ipoteca e tale immobile viene venduto a B,
egli subisce le questioni giuridiche legate ai precedenti passaggi.
● a titolo oneroso: quando si sopporta un sacrificio economico;
● a titolo gratuito: se lo si ottiene senza sopportare un sacrificio economico;
● atto tra vivi: senza che l’acquisto implichi la morte di un soggetto;
● mortis causa: tramite un testamento che ha consentito il passaggio del diritto;
● successione particolare: acquisendo il diritto di un specifico bene;
● successione universale: si acquista tutto il patrimonio di un soggetto morto.
La disciplina degli atti e delle fonti cambia in base ai casi.
PERDITA (ESTINZIONE) DEI DIRITTI
I diritti si possono perdere nei seguenti modi:
● perdita volontaria: se si vende un bene non si è più proprietari;
● senza volontà: in tutti gli ordinamenti giuridici, il trascorrere del tempo senza che
il titolare del diritto lo eserciti, provoca l’estinzione del diritto.
es. A ​ vende un quadro a 1.000€, ma non viene pagato, dunque, ha un credito nei
confronti di B, senza esercitare tale diritto di credito, non richiedendo il denaro.
Questa situazione si protrae nel tempo perché A potrebbe essere sbadato o non
interessato al suo credito, ma dal punto di vista dell’ordinamento giuridico:
● c’è incertezza su chi ha dritto a cosa: dopo anni compare il dubbio che forse
questi soldi non sono dovuti ad A;
● se A avesse ottenuto il denaro lo avrebbe speso, dunque B tiene i soldi
senza sapere se A li vorrà o meno, si crea una situazione di stallo sulla
risorsa e, col passare del tempo, gli avvenimenti sono sempre meno chiari.

LA PRESCRIZIONE ESTINTIVA
In tutti gli ordinamenti esiste la prescrizione estintiva, un meccanismo che, dopo 10 anni
dal momento della conclusione dell’accordo, prevede che se un soggetto non esercita il
suo diritto, perde il diritto di esercitarlo, in quanto si estingue.
Si possono distinguere due tipologie di diritti:
● imprescrittibili: diritti che non si possono estinguere anche quando una persona è
intenzionata a non esercitarlo.
es. d​ iritto di proprietà pur non utilizzando l’immobile;
● indisponibili: tutti i diritti umani non sono prescrittibili, dunque non si devono
esercitare per essere mantenuti;
es.​ libertà religiosa di espressione.
Dal momento in cui il diritto può essere fatto valere inizia a decorrere il tempo.
Se durante questo tempo A, titolare del diritto, lo esercita? Se chiede quei 1.000€?
L’esercizio del diritto interrompe il trascorrere del tempo, dunque, dal momento in cui il
titolare del diritto lo esercita, ricominciano i 10 anni.
Interruzione del termine prescrizionale: date certe circostanze (se i due soggetti si
sposano o uno è minorenne) il termine prescrizionale viene sospeso finché non viene
interrotta la causa che interviene.
es. A​ e B hanno un rapporto di debito e credito e i due si sposano, allora c’è
un’interruzione del termine prescrizionale fino alla durata del matrimonio.
● Interruzione: si interrompe il tempo e ricomincia da capo.
● Sospensione: ferma il tempo fino a quando ci sono le circostanze e poi riprende.
La prescrizione funziona sempre e secondo i tempi stabiliti dai legislatori: le parti non
possono decidere il tempo, in quanto la disciplina della prescrizione è inderogabile (le
parti non possono accordarsi sui tempi).
● La prescrizione presuntiva, da non confondere con quella estintiva: ci sono
situazioni in cui si ritiene che il titolare del diritto, se non lo esercita in un tempo
breve, non ne sia interessato. L’effetto del trascorrere del tempo è quello di far
cadere l’onere della prova, dunque, il mancato esercizio di un diritto, fa invertire
l’onere della prova: colui che non ha esercitato il suo diritto deve provare di
averlo fatto (6 mesi).
es. s​ e non si paga il conto ad un ristorante, il ristoratore deve dimostrare che il
cliente è stato lì a mangiare.
Ogni diritto è soggetto alla prescrizione estintiva.

LA DECADENZA
È un meccanismo analogo alla prescrizione: con il trascorrere del tempo, il titolare di un
diritto lo perde.
es. a​ ll’acquisto di un prodotto, questo può essere restituito entro 8 giorni, se difettoso,
un termine brevissimo entro il quale il diritto va esercitato nella sua pienezza: o lo si
esercita in quella finestra di tempo o lo si perde.
La brevità dei termini di decadenza fa si che non abbia senso parlare di meccanismi
come la sospensione e l’interruzione.
La decadenza si applica nel processo: vi sono dei termini entro i quali le parti devono
fare delle cose e se non vengono esercitati dei diritti entro quel tempo, questi decadono.

ATTUAZIONE DEI DIRITTI


C’è uno spazio tra la dimensione sostanziale del diritto e la sua attuazione.
Esistono i diritti umani, ma non vengono attuati: ha senso proclamare i diritti nella
misura in cui ci sono gli strumenti per attuarli.
Se si sa di avere un diritto e si fa in modo di ottenerlo con la forza (giustizia privata),
questo sistema viene rifiutato da sempre.
Gli strumenti per attuare i diritti si trovano soprattutto nel diritto pubblico, in particolare in
quello penale.
Anche il diritto privato conosce degli strumenti per attuarli: si trovano nel libro VI del
codice civile, cioè un insieme di regole utili a fornire le istruzioni d’uso dei diritti espressi
nei libri precedenti.
Occorre garantire i diritti a prescindere, non solo quando un diritto viene violato.

PUBBLICITÀ
È intesa nel senso di rendere pubblico, infatti è uno strumento con cui certe situazioni o
atti giuridicamente rilevanti vengono resi noti. Esistono diversi livelli di pubblicità:
● pubblicità notizia: è il livello base dal punto di vista delle conseguenze del
mancato adempimento.
es. p​ ubblicazioni matrimoniali: due soggetti manifestano l’intenzione di contrarre
il matrimonio. Esiste un obbligo di rendere nota ai terzi la propria intenzione di
sposarsi ed i terzi possono avere la possibilità di contrastare tale intenzione.
Senza pubblicazioni si incorre in una sanzione amministrativa, nonostante l'atto
rimanga valido;
● pubblicità dichiarativa: rappresenta un onere per i soggetti; in caso di omissione,
l’atto resta valido tra le parti, ma inopponibile ad alcuni terzi.
es. d ​ urante l’acquisto di un immobile, non basta accordarsi con il venditore, ma il
notaio deve redigere l’atto pubblico ed inserirlo nel registro immobiliare. Se tale
registrazione viene meno ed il venditore vende ad un terzo soggetto, se il suo
notaio ha registrato l’atto, il terzo soggetto prevale. Ciò avviene nonostante il
primo acquisto fosse precedente, perciò prevale chi ha adempiuto alla
pubblicazione prima. L’atto è opponibile ai terzi, tutti devono subire le
conseguenze dell’atto. La tutela del primo acquirente può richiedere il
risarcimento dei danni;
● pubblicità costitutiva: è il livello più forte.
es. l​ ’ipoteca non esiste se non è iscritta nel registro immobiliare, dunque, un atto
non reso pubblico non esiste.
Il meccanismo della pubblicità serve a rendere note certe situazioni cosicché i
consociati conoscano le regole.
es. c​ ontratto con un minore: l’età è resa nota attraverso il documento d’identità, che
rappresenta un meccanismo di pubblicità.

L’ATTUAZIONE DEI DIRITTI E GIURISDIZIONE


Un diritto viene attuato in un processo, il giudice, imparziale e non inquisitore, è un
soggetto terzo e, ciò che conta, è quello che si riesce a provare: il diritto va provato, in
particolare, vanno provati i fatti alla base del diritto (es. diritto di credito di 100€, va
dimostrato tale credito).
L’onere della prova è la cristallizzazione del principio dispositivo, non è il giudice che va
alla ricerca delle prove. Ciò che si riesce a provare avvantaggia chi vuol far valere il
proprio diritto (nel diritto penale c’è il PM che si occupa di indagini e ricerca delle prove).
Il processo inizia con l’azione: A agisce per cercare di provare i suoi diritti basandosi
sull’iniziativa di parte e sul principio del contraddittorio: A fa valere un diritto nei confronti
di B, che però può difendersi, quindi, ci sono gli atti di una parte a cui seguono le
risposte della controparte.
Il processo si serve di prove, a volte insufficienti, dunque, si ricorre al meccanismo delle
presunzioni: pur non essendoci una prova tangibile, il giudice può presumere attraverso
alcune micro prove.
● Presunzione relativa: si può smentire con una prova contraria.
es. u ​ n bambino nato tra l’inizio di un matrimonio e la fine di esso, è figlio del
marito (si verifica tramite il test del DNA).
● Presunzione assoluta: non si può smentire.
es. i​ l bambino nato tra l’inizio di un matrimonio e la fine di esso è nato nel
periodo matrimoniale.

LE PROVE
Si distinguono in:
● documentali: scritture private, documenti redatti dalle stesse parti oppure atti
pubblici (per alcuni rispettando la forma dell’atto pubblico), scritti e redatti con
l’ausilio di un soggetto pubblico (notaio);
● non documentali: si formano nel processo;
● giuramento: deferito dal giudice durante il processo, è neutro, in quanto si chiede
di dichiarare la verità;
● prova testimoniale: un soggetto terzo dichiara di conoscere le circostanze utili al
processo; a volte è possibile che non ci siano testimonianze perché non carenti
di affidabilità, condizione che può rendere la dichiarazione sospettabile;
● ispezione e consulenza tecnica: il giudice, durante il processo, nomina degli
esperti a produrre documenti utili al supporto della causa;
● confessione: produce effetti negativi per chi dichiara il fatto accaduto.

I SOGGETTI DEL DIRITTO


Le regole giuridiche sono rivolte a:
● persone fisiche;
● organizzazioni: entità artificiali create dalle persone fisiche per ottenere
determinati obiettivi, ne esistono di vario genere.
Entrambe le categorie condividono due concetti:
● capacità giuridica;
● capacità di agire.
Entrambe si connettono a persone fisiche ed organizzazioni in modo diverso.
La capacità di agire di una persona fisica non si esprime come quella di
un’organizzazione.

CAPACITÀ GIURIDICA
È la possibilità di essere titolari di una certa posizione giuridica.
Ma chi ha capacità giuridica? Potenzialmente tutte le persone possono esserne dotate.
In passato non è sempre stato così, ogni stato decide a chi attribuire tale capacità.
Nel caso della schiavitù, gli schiavi ne sono privati, a causa di una scelta politica.
Ma è possibile che uno schiavo sia titolare di un legato (bene ereditato)? No, egli,
considerato un bene immobile, non ha diritti e tutto ciò che può essergli conferito
diviene proprietà del padrone.
Ogni sistema identifica i soggetti del diritto, cioè coloro che possono avere una capacità
giuridica, acquistandola alla nascita.
Se A scrive un testamento dedicando una parte del suo patrimonio a B? Nel nostro
ordinamento è possibile.
Nonostante la regola generale, esistono casi specifici di personalità giuridica, attribuita
prima della nascita.
La capacità giuridica esiste fino alla morte, ma ci sono casi in cui il limite di nascita e di
morte necessita di alcune precisazioni.
Ci sono, inoltre, dei movimenti filosofici e sociologici, secondo cui anche gli animali
dovrebbero essere soggetti di diritto.
Attualmente, però, non esiste un ordinamento giuridico che consideri gli animali come
soggetti di diritto, ma in Germania, ad esempio, tali casi sono regolati da leggi speciali.

CAPACITÀ DI AGIRE
È l’abilità di compiere atti giuridici, cioè la capacità di decidere di porre in essere
determinati comportamenti che il diritto riconosce.
Come già visto, sia le persone fisiche che le organizzazioni hanno capacità di agire.
La capacità giuridica e quella di agire delle persone fisiche e delle organizzazioni non si
esprimono nello stesso modo: la capacità di agire, infatti, non si acquista alla nascita,
ma quando l’ordinamento ritiene che una persona sia in grado di compiere degli atti che
producono effetti giuridici (è una scelta politica).
es. i​ n Italia si ha la capacità di agire dal raggiungimento della maggiore età.
Come si relaziona l’ordinamento giuridico rispetto alla capacità di agire? La può
limitare? In qualche modo il diritto, in certe circostanze, può limitare la capacità di agire
dei soggetti, ma gli individui sono comunque titolari di diritto. Si riconoscono diversi casi:
● incapacità di protezione: soggetti che non sono in grado di compiere atti giuridici,
dunque, si limita la capacità di agire con l’obiettivo di proteggerli;
es.​ i minorenni;
● interdetti: soggetti che manifestano una patologia psichica talmente grave che
l’ordinamento ritiene di dover limitare la sua capacità di agire;
● inabilitati: soggetti affetti da un’infermità non tanto grave, ma incisiva sulla
capacità di prendere decisioni.
In questi casi la capacità di agire è limitata in modi diversi, ma in comune c’è l’obiettivo
politico, ovvero proteggere la persona non in grado di prendere decisioni.
Chi è incapace di agire è aiutato con il supporto di una persona capace di agire:
● quando la capacità di agire è molto limitata, si utilizza il meccanismo della
sostituzione, cioè un altro soggetto compie gli atti per suo conto.
● quando la capacità di agire non è grave, interviene un curatore che assiste la
persona incapace di agire.

LE PERSONE FISICHE
In una società civile ed organizzata serve identificare una persona attraverso
l’attribuzione di un nome, che si scinde nel prenome e nel cognome: il primo viene
scelto e definito da chi compila la dichiarazione di nascita, con una libertà limitata, il
secondo segue l’appartenenza familiare. La moglie può aggiungere al proprio cognome
quello del marito: è una regola molto diffusa.
Attraverso il nome, un sistema legale riconosce ed identifica una persona per avere una
certezza nelle relazioni sociali.
La persona fisica deve essere identificata e collocata in un determinato luogo.
es.​ il diritto di voto si esercita nel comune di residenza.
● Residenza: luogo in cui la persona ha la dimora abituale.
● Domicilio: luogo in cui la persona stabilisce la dimora dei suoi affari.
● Dimora: luogo in cui un soggetto si trova in un certo momento e comincia ad
avere un valore giuridico quando il periodo di tempo diventa rilevante.
La cittadinanza è uno strumento con cui un ordinamento si connette ai propri cittadini e
serve ad essere titolari di determinate posizioni giuridiche.
Una persona è identificata anche in base al sesso: al momento della nascita si viene
immediatamente incasellati come uomo o donna:
● se il sesso biologico corrisponde al sesso psicologico non c’è alcun problema;
● se una persona non si riconosce nel sesso definito alla nascita, la situazione è
regolata da leggi speciali (legge n. 164/1982);
● se si vuole mutare il proprio sesso, i registri devono essere modificati attraverso
un tribunale e davanti ad un giudice si può richiedere la rettifica del registro se:
● il giudice, con l’aiuto di periti, verifica che la persona abbia svolto un percorso
psicologico e terapeutico di almeno 3 anni;
● non è necessario l’intervento che muti gli attributi maschili o femminili.

INCAPACITÀ DI AGIRE
A volte l’obiettivo non è quello di proteggere un soggetto, ma di punirlo e, per certe
circostanze, l’incapacità di agire si ritiene una pena accessoria.
es.​ condanna alla reclusione per più di 15 anni.
Il soggetto ha, dunque, una capacità di agire limitata per quanto riguarda gli atti giuridici
patrimoniali (interdetto giudiziale).
Con l’incapacità di punizione, non si blocca completamente la capacità di agire: gli atti
della sfera personale sono sempre consentiti.
La pena si associa al tipo di reato che il soggetto ha commesso.
Come si gestisce la capacità di agire dei soggetti incapaci? Se, nonostante il
meccanismo di sostituzione o di supporto, la persona incapace compie un atto
giuridico? Per l’ordinamento, l’atto può subire l’annullamento, gli effetti giuridici vengono
cancellati e la prescrizione è di 5 anni.
Come si arriva all’incapacità?​ P ​ uò disporla la legge, ma per lo più i casi di soggetti
incapaci, diventano tali perché l’ordinamento identifica quel soggetto meritevole di
protezione.
L’interdetto e l’inabilitato diventato incapaci di agire tramite una prassi: un giudice valuta
la condizione della persona con apposite perizie, dopodichè emette una sentenza,
registrata nel registro dello stato civile, secondo cui riconosce lo stato di incapacità.
Occorre registrarlo, in quanto, chi avesse dei dubbi sulla capacità di agire di un
soggetto, può verificarlo; è un tipo di pubblicità dichiarativa: l’incapacità è opponibile.

INCAPACITÀ NATURALE
Le limitazioni vengono registrate nei registri di stato civile insieme ai dati che
identificano la persona fisica.
es. d​ opo una festa, in condizioni poco lucide, si sale su un taxi, al termine della corsa il
tassista chiede 250€, nonostante la corsa sia molto breve.
Dal punto di vista giuridico la persona stipula e adempie ad un contratto in uno stato di
incapacità: la capacità di intendere e di volere è offuscata, si è incapaci naturali o di
fatto.
Esiste qualche rimedio a questa situazione? Ci sono due condizioni per poter rimediare:
● il contratto è stipulato sulla base di un grave pregiudizio sulla persona;
● la controparte approfitta di una situazione di incapacità per chiedere più denaro
(malafede del terzo).
In questi casi l’atto può essere annullato davanti ad un giudice.
Quindi:
● il minore diventa totalmente capace al raggiungimento della maggior età;
● l’interdizione e l’inabilitazione sono soggette a rivalutazioni nel corso del tempo.
Il minore emancipato è una figura di incapacità particolare: è un soggetto che tra i 16 ed
i 18 anni ed ha ricevuto dal tribunale dei minori la possibilità di sposarsi. La sua
capacità di agire migliora, poiché si ottiene la capacità di minore emancipato: si può
avviare un’attività di impresa, si possono compiere gli atti personali, ma non quelli di
straordinaria amministrazione, per i quali serve un soggetto in aiuto.
L’amministratore di sostegno è una figura relativamente recente che sostiene ed aiuta
persone in qualche misura incapaci di agire, a volte sostituendosi e a volte come
curatore (in base ai casi).
Il procedimento con cui si attribuisce un amministratore di sostegno è molto flessibile: si
presenta ad un giudice tutelare un’istanza, elaborata dal soggetto incapace o dai
familiari, dopo le perizie tecniche si stabilisce il tipo di supporto di cui si ha diritto.
Il potere di supporto dell’amministratore di sostegno può essere modificato dal giudice
tutelare.
In conclusione:
● interdetti e minori: soggetti che hanno o meno capacità di agire (incapacità
assoluta);
● inabilitati e minori emancipati: individui soggetti ad un supporto per mezzo di un
curatore (incapacità relativa);
● amministrazione di sostegno: profilo di incapacità personalizzato a cui si associa
un sostegno personalizzato.

LE ORGANIZZAZIONI
Le organizzazioni possono essere titolari di posizioni giuridiche ma, a differenza delle
persone fisiche, la loro capacità giuridica non è totale.
Il diritto all’identità fisica si può associare facilmente alla persona fisica, ma non
all’organizzazione.
La capacità giuridica esiste, ma non è totalmente sovrapponibile a quella della persona
fisica.
Un’organizzazione compie atti giuridici servendosi di meccanismi, cioè grazie a delle
persone che vengono incaricate di compiere atti giuridici vincolanti per conto
dell’organizzazione stessa, rappresentando così l’organizzazione (rappresentanza
organica).
Nello statuto societario è indicato che quel soggetto ha il potere di vincolare
l’organizzazione compiendo determinati atti giuridici (regole della rappresentanza
organica).
Come si prendono le decisioni all’interno di un’organizzazione? Ci sono meccanismi
specifici, come quello del voto: per assumere una deliberazione ci si riunisce in
assemblea e si delibera attraverso il voto (i voti si possono contare o pesare in base al
peso finale sulla decisione).
● Unanimità: tutti i voti devono essere a favore.
● Maggioranza semplice: richiede la metà più uno, dei presenti, dei votanti o del
capitale.
● Maggioranza qualificata: richiede i 2/3 dei presenti, dei votanti o del capitale.

LA CLASSIFICAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI


Le organizzazioni non sono tutte uguali, si possono classificare in:
● enti pubblici: perseguono le finalità socialmente rilevanti e vengono gestite da
funzionari pubblici;
● organizzazioni private;
● di tipo associativo: organizzazioni che hanno un contatto molto diretto con i
soggetti che le creano;
● di tipo non associativo: sono formate da persone fisiche ma non c’è più un
rapporto costante con i propri membri (fondazione di ricerca): c'è una
disconnessione tra chi l’ha creata e chi prende decisioni per essa;
● di profitto: create con lo scopo di generare profitto;
● non di profitto; perseguono scopi socialmente rilevanti e la generazione di
capitale deve essere reinvestito nella società;
● dotate di personalità giuridica: società di capitali;
● non dotate di personalità giuridica: società di persone.

LA PERSONALITÀ GIURIDICA
● La società di persone hanno un’autonomia patrimoniale imperfetta ed ha una sua
autonomia ed un suo patrimonio.
Tutti i beni contratti in nome e per conto dell’organizzazione sono della società e
perciò i creditori possono richiedere alla società il pagamento dei conti.
Se il patrimonio della società di persone fosse esaurito? Non essendo una
società con autonomia patrimoniale perfetta, i creditori possono aggredire il
patrimonio personale dei soci.
● La società di capitale possiede un’autonomia patrimoniale perfetta e vengono
definite persone giuridiche.
I creditori si rivolgono alla società, ma non possono aggredire il patrimonio
personale dei singoli soci.
La personalità giuridica è la caratteristica delle società con autonomia
patrimoniale perfetta (si scindono i patrimoni).
● Le organizzazioni non di profitto sono associazioni, fondazioni, associazioni non
riconosciute ed i comitati:
● associazioni: hanno personalità giuridica, perciò non risponde il patrimonio
dei singoli associati;
● fondazioni: sono entità che svolgono scopi di ricerca e che hanno un senso
dal punto di vista sociale, hanno personalità giuridica e si separano dalle
persone che l’hanno fondata;
● associazioni non riconosciute: non hanno personalità giuridica e hanno
un’autonomia patrimoniale imperfetta;
● comitati: sono legati al territorio e perseguono uno scopo senza avere
personalità giuridica.
● Le organizzazioni di profitto sono società di persone e di capitali.
Nelle Spa il capitale è suddiviso in quote, o azioni, e può circolare nel grande
pubblico o viene quotato in borsa.
Che rapporto hanno i terzi con l’organizzazione e i suoi membri? All’interno di
un’organizzazione, chi assume un compito manageriale può avere una responsabilità
nei confronti dei soggetti proprietari o partecipanti all’organizzazione stessa.
Il management ha delle responsabilità se il suo operato è negligente e causa dei danni.

I DIRITTI DELLA PERSONALITÀ


I diritti della personalità si distinguono da quelli che ogni sistema giuridico crea per
determinare la posizione dei soggetti rispetto ai suoi interessi, perché i diritti della
personalità sono diritti che il sistema giuridico riconosce sempre appartenenti ad ogni
soggetto del diritto. Nella Costituzione, infatti, troviamo una parte dedicata ai diritti
fondamentali che ha un valore anche nel diritto privato. Di seguito le caratteristiche:
● sono diritti non patrimoniali: vengono riconosciuti a qualsiasi soggetto giuridico
ma non possono essere connotati patrimonialmente;
● sono diritti assoluti: c’è la possibilità di far valere questo diritto nei confronti di
chiunque altro.
es. i​ l diritto di proprietà può farsi valere nei confronti di chiunque.
Non richiedono alcuna azione da parte di un altro soggetto.
L’interesse di far valere un diritto assoluto è autonomo.
Si differenziano dai diritti relativi, come il diritto di credito, che non sono
autosufficienti e c’è la necessità che qualcuno compia un certo comportamento
nell’interesse del soggetto;
● sono diritti indisponibili: a differenza dei diritti disponibili, che si possono alienare
in cambio di qualcosa, quelli indisponibili non possono essere ceduti;
● sono diritti imprescrittibili: non sono soggetti alla prescrizione, perciò restano vivi
per sempre senza fare nulla.
L’ordinamento giuridico non crea queste situazioni ma le riconosce.
Questi diritti si trovano principalmente nella Costituzione che contiene norme
privatistiche che incidono sulla posizione giuridica dei privati.
Alcune leggi speciali, che si trovano al secondo livello della piramide delle fonti,
regolano i diritti fondamentale.
Si trovano anche in fonti del diritto, che si collocano al di fuori e al di sopra della
piramide, come i trattati internazionali che garantiscono a livello internazionale i diritti
fondamentali (Corte Europea dei diritti dell’uomo).
Anche la giurisprudenza svolge un ruolo fondamentale nella protezione attiva e nel
riconoscimento dei diritti della personalità: quando una disputa chiama in gioco un diritto
della personalità, la giurisprudenza tenta di garantire con le sue decisioni tali diritti.
es.​ l’art. 2 della Costituzione sancisce che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,
economica e sociale. In tale articolo si comprende l’approccio dell’ordinamento giuridico
nei confronti dei diritti della personalità.
Tutto ciò che diventa una legge giuridica è una scelta politica.
I diritti della personalità, che oggi vengono riconosciuti e protetti, sono più ampi rispetto
a quelli riconosciuti e protetti in passato.
es.​ i diritti collegati ai social: le vecchie regole si adattano alle nuove vicende sociali.
● Diritto alla libertà (art. 13 della Costituzione): la libertà personale è inviolabile, a
tutela di interviene anche il diritto penale.
● Diritto all’integrità fisica (art. 32 della Costituzione e leggi speciali, come l’art. 5
c.c.): è oggetto di una particolare protezione.
es. si può vendere un rene? Legalmente no, poiché ci sono delle leggi speciali
che regolano la donazione di organi: c’è la disponibilità al diritto all’integrità fisica
ma è fortemente limitata e condizionata.
● Diritto al nome: (art. 6, 7, 8, 9 c.c.): nessuno può contestare l’uso del nome.
L’usurpazione del nome avviene quando un soggetto utilizza il nome di un altro,
senza il suo consenso.
● Diritto all’immagine (art. 10 c.c.): è necessario affinché la propria immagine non
venga utilizzata da terzi, infatti, non si può pubblicare l’immagine di qualcuno
senza il suo consenso.
Un personaggio pubblico, o un’immagine ripresa in un contesto pubblico,
prevedono che il loro diritto all’invocabilità del diritto all’immagine subisca delle
limitazioni, come il diritto d’autore ed altre norme presenti nel codice civile.
● Diritto alla privacy (riservatezza): è un diritto affinché la propria vita privata
rimanga privata, senza subire intromissioni da parte di terzi, quindi, a mantenere
privati gli spazi e gli ambienti.
Anche la corrispondenza è protetta da questo diritto.
Per quanto riguarda la protezione dei dati personali, interviene il GDPR, un
regolamento internazionale secondo cui occorre ottenere il consenso espresso
per il trattamento dei dati personali.
● Diritto all’identità personale: è un diritto nuovo, ideato dalla giurisprudenza per
proteggere l’identità di ogni soggetto, cioè quella serie di caratteristiche che un
soggetto intende associare alla propria persona.
I soggetti vengono protetti da qualsiasi attività di terzi, che mettono in
discussione la propria persona.
Reato di diffamazione: prevale il diritto di cronaca o quello all’identità personale?
Il secondo è quello più toccato dalle nuove tecnologie, in quanto l’attività di terzi
può pubblicizzare fatti in contrasto con la nostra identità.
La principale fonte di protezione alla violazione di questi diritti la si trova nel
diritto penale.
I rimedi dell’ordinamento rispetto alla violazione di un diritto, offerti dal diritto privato:
● il risarcimento del danno: è molto difficile quantificare l’ammontare del
risarcimento, il danno viene liquidato da un giudice attraverso l’equità, cioè
decidendo sulla base di parametri dettati dalla sua discrezionalità;
● inibitoria (da inibire, cioè far smettere, impedire): è uno strumento attraverso cui il
giudice obbliga un soggetto a smettere di fare quello che sta facendo;
● pubblicazione della sentenza: un soggetto viene condannato per aver violato un
diritto della personalità.
È un sistema con cui viene evidenziato come una situazione abbia dato luogo ad
una condanna;
● rettifica: correggere.
es.​ se un giornalista scrive falsità, deve provvedere alla correzione;
● atto di disposizione: quando la lesione del diritto di personalità si cristallizza in un
contratto, tale atto è invalido, cioè non produce effetti (sono diritti indisponibili).
es. accordo tra il nano ed il broker di ​The Wolf Of Wall Street​.

I BENI
I soggetti del diritto possiedono i diritti della personalità, ma non in egual misura.
es.​ il diritto all’integrità fisica non si associa ad un’organizzazione.
La capacità giuridica è, dunque, la possibilità, per un soggetto del diritto, di essere
titolare di una posizione giuridica.
Il diritto privato si occupa dei conflitti tra soggetti, stabilendo quale interesse prevale tra
tali soggetti.
I diritti sono strumenti artificiali che il diritto privato inventa per capire chi prevale
durante un conflitto.
L’interesse riguarda i beni, mentre i diritti li regolano, stabilendo cosa possa essere
oggetto di un conflitto e cosa no e stabilendo cosa sia un bene e cosa no. Ciò è una
scelta politica che subire cambiamenti nel tempo.
L’art. 810 c.c. stabilisce che i beni sono le cose che possono formare oggetto di diritti o
generano un conflitto tra consociati.
È considerato un bene solo ciò che è potenzialmente un possibile interesse di più
soggetti, mentre, tutto ciò che non genera conflitti, non lo è considerato.
Secondo il legislatore, le cose sono intese come porzione di materia, definizione che fin
da subito sembra troppo restrittiva: basti pensare ad un marchio, ad un brevetto,
all’energia elettrica, ecc.
A tal proposito l’art. 814 c.c. specifica che si considerano beni mobili anche le energie
naturali che hanno un valore economico.

CLASSIFICARE I BENI
Oltre alle cose materiali, si considerano beni anche le identità immateriali, purché
potenzialmente siano oggetto di diritti.
es.​ il credito può essere ceduto (società di factoring), ha un valore ed è un bene dato
che può generare conflitti, come i brevetti, che hanno un certo valore e possono essere
ceduti in cambio di denaro.
● I beni immobili sono il suolo e le sue varie conformazioni naturali (laghi, fiumi,
ecc.), i beni ancorati al suolo in via definitiva, perché li sono naturalmente o
perché costruiti dall’uomo (edifici, ecc.), i beni mobili divenuti immobili, per scelta
dell’uomo, che costituisce appendici del suolo, la cui destinazione è quella di
stare ancorati al terreno (sfera di Renzo Piano, mulini, ecc.).
Sono soggetti a molte restrizioni relative all’uso che si può o si vuole fare ed
esiste una disciplina molto strutturata che li regola, al contrario dei beni mobili.
Per vendere un immobile, oltre ad un contratto, occorre seguire diverse formalità.
Inoltre, sono mappati, ovvero hanno sempre un proprietario, privato o pubblico.
● I beni mobili, individuati per via residuale, sono quelli non considerati immobili.
Circolano facilmente senza la necessità di dover registrare il loro passaggio.
● Esistono dei beni che appartengono ad una categoria intermedia: i beni mobili
registrati (autoveicoli, imbarcazioni e velivoli).
Si tratta di beni mobili non ancorati al suolo, la cui appartenenza e circolazione
subiscono dei processi formali burocratici.
Per le caratteristiche che li distinguono troviamo l’universalità di mobili (la
biblioteca): beni mobili con una destinazione unitaria, che perdono di senso e
valore se divisi.

CATEGORIE DI BENI
● Divisibili: appezzamento di terreno, le cui porzioni mantengono un valore
economico.
● Indivisibili: non possono essere divisi senza il valore economico.
es. g​ li animali.
● Consumabili: bene che si consuma con l’uso.
es.​ la benzina.
● Inconsumabili: bene che sopporta un uso mantenendo un valore economico.
es. a ​ utomobile.
● Fungibili: possono essere sostituiti da un altro bene, che abbia lo stesso valore.
● Infungibili: non si può sostituire con un altro bene.
es.​ un quadro di Picasso.
● Privati: appartengono a soggetti privati che ne fanno ciò che vogliono.
● Pubblici: hanno due caratteristiche:
● appartengono allo Stato o ad una delle sue branche;
● hanno una destinazione specifica e svolgono una funzione che ha un rilievo
pubblicistico (interesse pubblico).
● Alla categoria beni si agganciano alcune nozioni: gli alberi da frutta si distinguono
in naturali e civili e possono essere definiti in linguaggio tecnico come un bene
prodotto da un altro bene. I frutti, dunque, possono essere:
● naturali;
● civili: generati dal lavoro di godimento da parte di un soggetto.
es.​ interessi: denaro che produce altro denaro, poiché utilizzato da qualcuno.
● La pertinenza è un bene accessorio rispetto ad uno principale e sono connessi
dal vincolo pertinenziale.
es.​ il garage di una casa.
Possedendo un bene, si possiede anche una pertinenza, lo stesso vale per per
la vendita.
Per vendere solo la pertinenza occorre una precisazione per iscritto, in quanto, i
due beni si considerano uno unico.
● Il patrimonio: non si riferisce solo ai beni, cioè alle posizioni giuridiche attive, ma
anche ad un complesso di situazioni giuridiche attive e passive riferite ad una
sola persona.

I DIRITTI REALI
Sono i diritti sulle cose e ne esistono di due tipi:
● il diritto di proprietà;
● i diritti reali minori (rispetto a quello di proprietà).

IL DIRITTO DI PROPRIETÀ
È un diritto soggettivo privato, patrimoniale, disponibile ed assoluto.
La disciplina del diritto di proprietà si trova nell’art. 832 c.c.: diritto di godere e di
disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo entro il limiti e con l’osservanza degli
obblighi stabiliti dall’ordinamento.
Il diritto di proprietà consente di godere (di usarlo) e di disporre (di cederlo in modo
pieno, nessuno può limitarlo, ed esclusivo, nessuno può interferire).
È una disposizione neutra che attribuisce diversi poteri al proprietario.
L’ordinamento può limitare i poteri.
Il diritto di proprietà è un ​res rei,​ ovvero un diritto reale.
Nel codice civile del 1942 si parla di diritto di proprietà in un modo che cristallizza il
principio, secondo un’ideologia liberale, come un diritto dell’uomo intoccabile. Si
cristallizza, quindi, una prospettiva già vecchia: è frutto di un procedimento che deriva
dall’influenza liberale. Con tale diritto l’uomo si emancipa dalle caratteristiche
dell’Ancien Régime. Il nostro codice civile assorbe l’influenza liberale riconoscendo i
poteri del proprietario: godimento ed alienazione.
Successivamente, il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione, secondo cui la
disciplina del diritto di proprietà è diversa: si concentra di più sui limiti e si cerca un
equilibrio fra l’importanza di un diritto costituzionalmente fondamentale e la funzione
sociale della proprietà.
Nel momento in cui si inizia a delineare uno stato sociale si crea un compromesso tra
l’interesse del singolo e l’interesse dello Stato.
L’art. 42 della Costituzione sancisce che la proprietà è pubblica o privata: è un valore
costituzionale, ma è una scelta politica, come le economie socialiste.
La nostra economia è mista: anche lo Stato può avere delle proprietà (beni privati e
pubblici), non solo i privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge ed essa ne definisce i limiti, il
godimento del bene e la determinazione di essa.
La funzione sociale è una nuova prospettiva, rispetto a quella del codice civile, per cui
la proprietà non svolge solo l’interesse del singolo, ma anche quello pubblico.
Secondo la Costituzione, la proprietà oggi ha anche una funzione sociale.
es.​ possedendo tanti beni immobili e volendo concederli in locazione in cambio di
denaro, è possibile farlo liberamente? Se la risposta è sì, si dispone e si gode del
proprio bene e si persegue il proprio interesse. Se la risposta è no (ed è no), l’interesse
personale è limitato da particolari norme.
Disciplina dell’equo canone: ci sono delle leggi che disciplinano la libertà contrattuale
dei privati nella gestione di contratti di locazione dei beni immobili urbani.
Il termine minimo per cui si può dare in locazione un bene è 3 anni e 2 di rinnovo.
Si limita la libertà contrattuale per proteggere chi prende in locazione tale immobile.
es. i​ fondi rustici, cioè appezzamenti di terreno in campagna, non possono essere
frazionati più di tanto, infatti, il proprietario non può deciderlo a proprio piacimento, a
causa di leggi speciali che hanno l’obiettivo di perseguire l’interesse pubblico e
mantenere un’efficienza produttiva delle risorse rurali.
Lo stato può imporre un limite importante al diritto di proprietà, come l’espropriazione
per pubblica utilità, che esemplifica la funzione pubblica della proprietà.
Ci sono però dei limiti: deve esserci un interesse pubblico da perseguire, le procedure
attraverso cui si decide l’esproprio devono essere coperte da riserva di legge, cioè
devono essere regolate per legge e bisogna riconoscere un indennizzo in cambio
dell’espropriazione, che dovrebbe equivalere al valore del bene espropriato, ma non
corrisponde necessariamente al valore di mercato del bene (art. 43 della Costituzione).

IL CONTENUTO DEL DIRITTO DI PROPRIETÀ


Le facoltà, cioè le possibilità legate all’esercizio di un diritto, che compongono il diritto di
proprietà sono:
● godimento: esprimere il valore d’uso, cioè il senso economico ricavato dal bene;
● disposizione: il valore di scambio, cioè il valore che si ottiene alienando il bene.
Ci sono dei diritti reali, chiamati diritti reali minori, perché contengono solo la facoltà di
godimento: Il proprietario può usare il bene oppure venderlo per ricavare denaro.

ESERCITARE IL DIRITTO DI PROPRIETÀ (COSA SI PUÒ FARE)


Poteri del diritto di proprietà:
● la possibilità di escludere gli altri dal godimento della cosa;
● impedire che qualcuno interferisca con il godimento.
es.​ se A entra nel giardino di B, perché il suo cane è scappato.
Talvolta, se i soggetti terzi hanno delle esigenze di recupero dei loro beni, il potere di
escluderli è limitato, perché non implica alcuna violazione del diritto di proprietà.
Esiste la possibilità di interferire con il diritto di proprietà di un soggetto, come la caccia.
Il diritto di proprietà si esprime in modo multidimensionale, perché, ad esempio, se
scavando nel sottosuolo di un terreno, si trova un tesoro, questo è di proprietà di chi
possiede tale terreno, fino agli inferi (​soli ad inferis)​ .
Si ha il diritto di chiedere alle compagnie aeree denaro perché passano sopra al mio
terreno? No, c’è un altro limite: se un’attività si svolge in uno spazio aereo molto al di
sopra del terreno, il proprietario è tenuto a permettere tale attività, salvo accordi tra le
due parti.

ESERCITARE IL DIRITTO DI PROPRIETÀ (COSA NON SI PUÒ FARE)


es.​ si è proprietari di un terreno che confina con quello di un altro soggetto e si
costruisce un muro per creare un disturbo e precludergli la vista. Ciò non si può fare,
secondo l’art. 833 c.c., evitando atti emulativi: comportamenti che non garantiscono
alcun vantaggio per se stessi, anzi arrecano danno, infastidendo altri soggetti.
Se si verifica uno dei tre seguenti punti, l’atto emulativo viene eliminato dal giudice:
● l’atto reca un danno o disturbo ad altri;
● manca un interesse apprezzabile del proprietario;
● l’unico intento del proprietario è arrecare un danno o molestare.
Le norme che regolano i rapporti tra vicini costituiscono una disciplina molto vasta:
● delle immissioni (art. 844 c.c.): protegge le persona dai rumori e dai fastidi che
eccedono la soglia di normale tollerabilità.
es.​ un asilo da cui provengono schiamazzi dei bambini: prevale l’interesse di A,
al quale danno fastidio i rumori, o l’interesse dei bambini? Gli schiamazzi
eccedono la soglia di normale tollerabilità? Il giudice nomina un consulente
tecnico per valutare se tale soglia viene superata. Se sì, con un ordine inibitorio,
il giudice fa cessare l’attività;
● delle distanze legali (art. 873 c.c.): il codice civile prevede che ci sia una distanza
di tre metri tra un edificio ed un altro;
Su tale norma interferiscono piani urbanistici: se non c’è il suddetto spazio, si
deve costruire l’immobile aderente al muro del vicino, in comunione.
● della privacy: i fori degli immobili, da cui fare entrare la luce, non ne consentono
l’affaccio, mentre, le vedute che lo consentono, devono avere una certa distanza,
per garantire la riservatezza;
● delle acque piovane: le acque piovane devono scolare nel proprio fondo.
In conclusione, il diritto di proprietà, quando è esercitato, ha dei limiti.

ACQUISTARE LA PROPRIETÀ DI UN BENE


● Acquistare a titolo originario: non c’è un rapporto con il precedente proprietario:
● occupazione: quando si acquista la proprietà di un bene che non appartiene
a nessuno o un precedente proprietario se ne è liberato volontariamente.
​ na tv vicino ai cassonetti;
es. u
● invenzione: acquisto di proprietà di beni smarriti.
Quando si trova un bene, bisogna restituirlo al legittimo proprietario, che
deve corrispondere una ricompensa pari ad un ventesimo del valore.
Non conoscendo il proprietario, si consegna ai vigili urbani, cosicché tale
bene resti tra gli oggetti smarriti per un tempo massimo di un anno.
Se il proprietario reclama il bene smarrito, chi l’ha trovato ottiene la
ricompensa, al contrario, senza alcun reclamo, ne diventa proprietario;
● accessione: ​es.​ se sul terreno di A si costruisce un edificio, chi è il
proprietario? A, in quanto proprietario del terreno.
● Accessione per fatto dell’uomo: la cosa accessoria diventa di proprietà
del proprietario della cosa principale.
● Accessione per fatto naturale: il bene principale assorbe la proprietà del
bene accessorio.
es.​ una parte di terreno di A, a seguito di un’alluvione, frana nel terreno
di B: il terreno franato diviene di proprietà di B;
● unione e commistione: due beni, con diversi proprietari, diventano di
proprietà di uno solo;
● specificazione;
● usucapione: meccanismo per cui l’esercizio di un’attività di possesso, per un
certo periodo di tempo, provoca l’acquisto della proprietà di quel bene.
es.​ la prescrizione estintiva e l’usucapione sono due facce della stessa
medaglia: A e B sono due vicini, ma B vive negli Stati Uniti, dunque, non
essendo mai presente, A inizia ad usare il fondo confinante del vicino.
Dopo 20 anni, A può chiedere ad un giudice che gli venga riconosciuto il
diritto di proprietà del fondo, dato che B non esercita e perde il diritto di
proprietà del bene, perché utilizzato da A.
Se A esercita un’attività di godimento del bene, allora si innesca il
meccanismo dell’usucapione, per un periodo di anni, senza interruzione.
● Acquistare a titolo derivativo: dal precedente proprietario tramite:
● contratto;
● successione a causa di morte.

TUTELARE LA PROPRIETÀ: AZIONI PETITORIE


Una causa civile si può azionare per proteggere il diritto di proprietà:
● azione di rivendicazione: azione con cui un soggetto cerca di ottenere
nuovamente il possesso del bene sottrattogli.
Per vincere un’azione di rivendicazione, bisogna provare di essere i proprietari.
Se si acquista la proprietà a titolo derivativo, bisogna provare tutti i passaggi tra i
diversi ex proprietari, ma ciò è difficile.
Tutti i passaggi devono risultare regolari per i 20 anni precedenti.
Se si acquista il diritto di proprietà a titolo originario, per risolvere questo
problema, bisogna dimostrare il titolo con cui si è diventati proprietari;
● azione negatoria: contro le molestie di diritto o di fatto.
È un’azione con cui si negano i diritti avanzati da terzi o le molestie al proprio
godimento, cancellandoli;
● azione di regolamento di confini o per approssimazione di termini: per
proteggersi da situazioni di incertezza sul diritto di proprietà.
Il giudice può obbligare un vicino ad apporre dei termini per rendere i confini
visibili.
Si può, inoltre, richiedere un risarcimento dei danni, utilizzare meccanismi cautelari,
quali il sequestro giudiziario e la tutela penale, nel tempo in cui la causa non sia
terminata.
Quando un soggetto si rivolge ad un giudice ed attiva uno di questi tipi di tutela, richiede
anche un risarcimento del danno che l’attività del terzo può aver causato al proprietario.
Come viene liquidato il danno? È molto difficile determinare l’importo, a volte ci sono dei
parametri economici e matematici, altre volte no, in tal caso, il giudice utilizza una
liquidazione equitativa del danno, cioè, tramite la sua discrezionalità, come previsto dai
sistemi civil law, decide quanto denaro conferire alla vittima della molestia.

PIÙ PROPRIETARI: COMPROPRIETARI E (NEGLI EDIFICI) CONDOMINIO


La proprietà può anche riguardare più soggetti, in tal caso, parliamo di comproprietà:
ciascun soggetto è proprietario di una quota ideale di quel bene.
Ma come si prendono le decisioni relative a tale bene? Vengono prese come nelle
organizzazioni, cioè attraverso il meccanismo del voto, con il quale si arriva alla
deliberazione, utilizzato anche nei condomini.
Le decisioni possono essere prese a maggioranza semplice o qualificata dei millesimi in
cui è suddivisa idealmente la proprietà del bene.
Esistono norme che regolano i condomini, gestiti da un amministratore.
La multiproprietà: ​es. s​ i è proprietari di una casa in montagna, ma è possibile usarla
solo due settimane all’anno, dunque, il settore turistico ha cominciato a ragionare sulla
massimizzazione dell’uso produttivo delle risorse, cioè sulla possibilità che i beni
utilizzati stagionalmente possano essere utilizzati di più e da più persone.
Tale ragionamento deriva da un’idea statunitense che prevede un diritto di proprietà che
si può svolgere in un ristretto arco temporale, quindi, è possibile utilizzare l’immobile a
proprio piacimento, ma solo in quello specifico arco di tempo.
Il legislatore dell’Unione europea ha regolamentato la multiproprietà per tutelare il
consumatore, tale disciplina si trova nel codice del consumo all’art. 69.

I DIRITTI REALI MINORI


Nei sistemi di common law, questi diritti sono chiamati secondary.
I diritti reali minori si esprimono solo nel godimento, dunque, non prevedono la
disposizione, cioè la possibilità di alienare il bene.
Sono immediati, assoluti e tipici, ovvero esistono solo quelli elencati.
Non è possibile, per le parti di un contratto, creare nuovi diritti reali minori.
● Usufrutto: è un diritto reale minore che consente al titolare di utilizzare il bene e
di trarne i frutti da esso prodotti.
es. s​ e si acquista una casa, si potrebbe trovare un immobile ad un prezzo molto
basso, in questo caso, si acquista la nuda proprietà, che può solo essere usata.
Può nascere in capo ad un soggetto, perché il proprietario lo concede, oppure a
causa della legge.
Usufrutto legale: ​es.​ la legge prevede che i beni appartenenti ai minori siano dati
in usufrutto ai genitori.
Può nascere da un accordo con il quale si vende l’immobile ma si trattiene
l’usufrutto.
L’usufrutto, per le persone fisiche, ha una durata massima pari alla vita
dell’usufruttuario, mentre, per le organizzazioni è 30 anni.
Quando l’usufrutto si estingue si torna ad avere il pieno diritto di proprietà.
● Uso ed abitazione: concedendo in uso un bene, si concede solo il diritto di
usarlo, non di trattenerne i frutti, mentre se si concede in abitazione, si consente
di utilizzarlo e di trattenerne i frutti.
● Servitù prediali: è un rapporto che esiste, quando, per esercitare i diritti su un
terreno dominante, occorre utilizzare il terreno servente di un altro proprietario.
È il diritto, che ha il soggetto titolare del fondo dominante, di servirsi del fondo
servente, per esercitare il suo diritto sul fondo dominante.
È un diritto di godimento e di pretesa dal titolare del fondo servente, come la
servitù di passaggio, che obbliga il proprietario del fondo servente a sopportare
che il titolare del fondo dominante passi sul suo fondo.
Servitù di non edificazione: diritto che si ha, in quanto titolare del fondo
dominante, di pretendere che il titolare del fondo servente non costruisca sul
proprio fondo, impedendogli la vista.
La servitù è sempre capace di sopportare e subire molestie.
Nasce da un contratto tra le parti ed, in corrispondenza di un importo, il titolare
del fondo servente tollera la servitù.
Ci sono situazioni in cui il titolare del fondo dominante si può rivolgere al giudice
per ottenere una servitù in via giudiziale.
es.​ quando il fondo dominante è intercluso, il giudice concede la servitù al titolare
del fondo dominante, se è l’unico modo per raggiungere la propria abitazione.
● Superficie (opposto all’accessione): il titolare del fondo riconosce, a colui che ha
costruito sul suo fondo, di mantenere la proprietà del bene costruito.
● Enfiteusi: diritto di un soggetto di apportare migliorie ad un fondo, coltivandolo,
pagando dei canoni.
Il coltivatore (enfiteuta), durante il rapporto, che per legge deve durare almeno 20
anni, può decidere di affrancarsi, cioè pagare una somma, che corrisponde a 15
volte il canone annuo, diventando proprietario di tale fondo.
L’enfiteuta ha un diritto potestativo, mentre il proprietario del terreno è in una
posizione passiva di soggezione.

LA TRASCRIZIONE
È una forma di pubblicità dichiarativa: se non si rende pubblico l’atto giuridico, è valido
tra le parti, ma non opponibile a tutti i terzi.
Si utilizza per i diritti reali sui beni immobili ed ogni volta che essi vengono modificati,
come nella vendita, dunque, bisogna trascrivere tale mutamento di situazione giuridica
nei registri immobiliari, perché, secondo i principi della pubblicità dichiarativa, solo
iscrivendo l’atto, esso è imponibile ai terzi.
Nell’ipotesi in cui A venda un immobile a B, che lo rivende a C, se quest’ultimo trascrive
per primo l’atto, prevale.
Si trascrivono anche le domande giudiziali, ovvero le azioni con cui ci si presenta
davanti ad un giudice, che incidono su questi stessi cambiamenti di diritti reali.
es.​ se si conclude un contratto di compravendita non valido, si può trascrivere sui
registri che si è instaurata una causa (acquisto dell’immobile), con l’obiettivo di tutelarsi.
I registri immobiliari possono essere utilizzati per ricercare il titolare dell’immobile che si
professa come proprietario (ricerca personale).
I registri immobiliari sono su base personale e non su basate tavolare: si cerca il
proprietario e non l’immobile.

IL POSSESSO
Il possesso non è né un diritto, né una situazione di diritto, ma una situazione di fatto di
chi esercita, su un determinato bene, un controllo materiale.
Chi gestisce visibilmente un bene, esercita su di esso un possesso.
Il comportamento del possessore è tipicamente quello del proprietario e, di solito,
queste due situazioni coincidono.
es. u​ n meccanico normalmente aggiusta l’automobile di un cliente.
Il possesso si compone di due elementi: esercitare il controllo sul bene ed agire con
l’animus del proprietario, cioè comportandosi come il proprietario.
Un meccanico non si comporta come se fosse il proprietario dell’auto, perciò è un
detentore.
Quando si è conduttori o locatari di un immobile, si è detentori, cioè si esercita un
controllo materiale su un bene, ma si sa di non essere titolare del bene (manca
l’animus, la convinzione di essere i proprietari).

CARATTERISTICHE DEL POSSESSO


● Possesso legittimo: la situazione di fatto e di diritto coincidono, dunque, chi
esercita il possesso è anche proprietario del bene.
es. i​ l titolare del fondo dominante, usufruttuario.
● Possesso illegittimo: si esercita il controllo materiale del bene pensando di
esserne il proprietario, dunque, c’è il potere di fatto, ma non il diritto.
es. u ​ n furto.
Non si identifica come un detentore ma come un possessore, perché si
possiedono i due elementi tipici del possesso:
● possesso di buona fede: non si ha il diritto di proprietà sul bene, ma non si sa
di non avere tale diritto.
es.​ prendere una cosa per sbaglio.
La buona fede si presume, quindi, è la controparte a dover provare che A sia
in mala fede
● possesso di mala fede: si è consapevoli della distinzione tra possesso e
diritto di proprietà, quindi, si possiede un bene sapendo di ledere il diritto
altrui (caso del ladro).

DIVENTARE POSSESSORI
Si diventa possessori nel momento in cui si esercita il controllo materiale su un bene.
Il controllo materiale produce una presunzione: un soggetto che esercita il controllo
materiale possiede anche il diritto di proprietà.
Da detenzione a possesso: ​es.​ l’inquilino acquista l’immobile oppure un meccanico
acquista l'auto, che sta aggiustando, dal cliente (coincidono possesso e diritto).
Da possesso minore a possesso pieno: esercizio di una situazione di fatto, che
corrisponde ad un diritto minore e, acquistando il diritto, c’è l’interversione del possesso.

TUTELARE IL POSSESSO: LE AZIONI POSSESSORIE


Si attribuiscono al possessore delle azioni dette possessorie:
● azione di reintegrazione: si utilizza quando un soggetto è privato del possesso su
un bene in modo clandestino o violento.
es.​ il furto di un bene.
Un’azione di rivendicazione della proprietà è molto complicata, poiché bisogna
provare di essere i proprietari del bene.
È molto più usata l’azione di reintegrazione, con cui, entro un anno, ci si rivolge
ad un giudice, in quanto possessore di un bene sottratto, con l’obiettivo di
recuperare il possesso del bene;
● azione di manutenzione: contro le molestie al possesso, senza provare di essere
proprietari del bene;
● nunciazione: si utilizza quando qualcuno costruisce una nuova opera che,
potenzialmente, può causare dei danni al mio bene: nunciazione per nuova
opera o per danno temuto.
Si offre una tutela d’urgenza per questi ultimi due atti.

USUCAPIONE
Se il soggetto utilizza un bene per un certo periodo di tempo, rendendolo produttivo, il
diritto riconosce che, colui che usa il bene, ne diventa il proprietario.
Funziona con una combinazione di possesso, con atteggiamento di animus del
proprietario e con il trascorrere del tempo (20 anni).
Il possesso deve essere continuo, non interrotto dal diritto del titolare e non vizioso,
oppure, nel caso di possesso in buona fede, il termine è di 10 anni (usucapione
abbreviata).

“POSSESSO VALE TITOLO”


Riguarda i beni mobili e si trova nell’art. 1153 c.c.; è una situazione di fatto con cui,
attraverso il possesso, si può diventare proprietari del bene.
​ ha in casa un quadro prestato da B ed un amico esperto d’arte lo compra,
es. A
dunque, A vende il bene, nonostante non sia suo, ma l’amico:
● lo ha comprato, in buona fede;
● non ha idea che il quadro è in casa di A perché in prestito;
● l’acquisto del bene deriva da un titolo idoneo al trasferimento della proprietà, cioè
un contratto.
Come può il possesso condurre l’amico di A a diventare il legittimo proprietario?
Attraverso il riconoscimento dei tre presupposti appena elencati.
Ogni volta in cui un soggetto riceve il bene, attraverso un titolo idoneo al trasferimento,
ed è in buona fede (non accade in mala fede), diventa titolare del bene.
Chi ha prestato il quadro, ha perso la proprietà del bene, ma può far causa ad A e
richiedere un risarcimento del danno.
L’OBBLIGAZIONE
L’obbligazione è un rapporto giuridico obbligatorio tra un soggetto che ha un credito ed
uno che ha un debito nei suoi confronti, dunque, il diritto di credito è un’obbligazione.
Di obbligatorio c’è la prestazione, cioè quel comportamento che il debitore deve
sostenere per soddisfare l’interesse del creditore.
Sono le parti e non la legge a stabilire a cosa ci si può obbligare.
Il contenuto delle obbligazioni è atipico ed esse possono essere:
● di dare un qualcosa al creditore;
● di fare: realizzare un comportamento nell’interesse del creditore;
● negative: si obbliga il debitore a non fare qualcosa.
es. l​ e servitù possono sopportare o astenersi da qualcosa.
L’obbligazione negativa implica che il debitore si impegni a non fare qualcosa.
es. l​ e obbligazioni di non concorrenza.

FONTI DELLE OBBLIGAZIONI


Le obbligazioni derivano da tre fonti di obbligazioni, presenti nell’art. 1173 c.c.:
● il contratto: un soggetto assume volontariamente un’obbligazione.
es. contratto di compravendita;
● fatto illecito: è una situazione in cui un soggetto è responsabile del danno che ha
causato, non deriva dalla volontà di un soggetto, ma si è comunque sottoposti
all’obbligazione, perché in una convivenza civile il diritto interviene ed impone
delle conseguenze negative a chi causa danni.
es.​ un incidente stradale, bisogna pagare i danni causati;
● fonti minori o altre fonti di obbligazioni: nel codice civile ci sono numerose regole
che fanno sorgere delle obbligazioni.
es. l​ a casa di un vicino che vive all’estero è pericolante, dunque, si chiama
qualcuno che possa sistemarla, per evitare un eventuale danno.
Si parla di gestione di affari altrui, norma da cui nascono delle obbligazioni: il
vicino deve rimborsare le spese sostenute.
Non nasce da un contratto, né da un fatto illecito, ma qualunque atto che cagioni
un danno ad un altro obbliga colui che l’ha provocato a risarcire tale danno.

LA PRESTAZIONE
● Patrimoniale: deve essere economicamente valutabile monetariamente, per un
eventuale risarcimento del danno, nel caso in cui il debitore non realizzi la
prestazione, perché il diritto privato non interviene in aspetti non economici, in
quanto ritiene che i rapporti personali siano gestiti meglio dai soggetti coinvolti.
Il diritto privato tende ad aiutare i consociati quando si tratta di obiettivi
economici, offrendo degli strumenti.
● Possibile: la prestazione, per avere un senso giuridico, deve essere possibile.
Le cose non realizzabili non sono oggetto di diritto.
es.​ ti rendo la persona più felice del mondo.
● Lecita: non deve andare contro la legge.
● Determinata o determinabile: la prestazione deve essere, almeno
potenzialmente, determinabile attraverso dei meccanismi o dei criteri.
FIGURE LIMITROFE ALL’OBBLIGAZIONE CIVILE
Sono situazioni che si confondono con le obbligazioni, ma che non le sono.
es. c​ aricando un autostoppista nasce l’obbligo di portarlo nel posto in cui deve andare?
Ragioniamo sui requisiti della prestazione: è patrimoniale? Sì, si può valutare
economicamente ed è lecita, possibile e determinata.
Si può lasciare prima della sua destinazione? Sì, perché manca la volontà e l’intenzione
di obbligarsi giuridicamente.
Ci si impegna, ma per ragioni di cortesia, quindi, non è obbligatorio portare la persona.
● Prestazioni di cortesia: manca la condizione di vincolarsi giuridicamente.
L’obbligazione ha due funzioni: giustifica quel comportamento ed innesca il potere di
agire davanti ad un giudice, nel caso in cui tale comportamento non è stato svolto.
● Obbligazione naturale: manca la possibilità di un soggetto, venuto meno a ciò
che caratterizza quel rapporto, di rivolgersi al giudice.
es. l​ ’iscrizione all’albo professionale: se un dentista non è iscritto all’albo si può
richiedere un rimborso dei soldi spesi? No, perché nelle obbligazioni naturali non
nasce l’azione contro il debitore inadempiente.
Il dentista non iscritto all’albo è un soggetto la cui prestazione è viziata, dunque,
non si può andare da un giudice e chiedere un rimborso.
Nelle vere obbligazioni, in caso di problema e dietro pagamento, c’è la possibilità
di rivolgersi ad un giudice e richiedere i soldi.

LE OBBLIGAZIONI SOGGETTIVAMENTE COMPLESSE


È molto frequente che le obbligazioni siano soggettivamente complesse, come la
comproprietà.
La legge fornisce degli strumenti per capire queste situazioni, con due modi diversi per
impostare il problema:
● obbligazione parziale: la prestazione è suddivisa in tante parti uguali tra i debitori;
es. i​ l ristoratore che divide il conto
● obbligazione solidale: uno dei creditori può pretendere l’intera prestazione dal
debitore, il quale si può accordare con gli altri creditori.
Con un debito fra più debitori, si applica la regola generale della solidarietà
debitoria.
es.​ le bollette da pagare tra coinquilini: ciascuno è chiamato ad eseguire l’intera
prestazione, che non si fraziona in tante parti, per garantire l’interesse del
creditore.
Quando uno dei debitori paga, vengono liberati anche tutti gli altri, ma può agire
in regresso, per ottenere da ciascuno un rimborso pro quota.
Che cosa succede quando vi sono più creditori? Si applica la regola della parziarietà,
cioè il debitore paga a ciascun creditore la sua quota, anche tramite accordi.

LE OBBLIGAZIONI OGGETTIVAMENTE COMPLESSE


La complessità riguarda la prestazione: ci sono più comportamenti.
● Obbligazioni alternative: il debitore può scegliere quale prestazione adempiere
fra più obbligazioni poste sullo stesso piano.
es.​ il tour operator fornisce la prestazione turistica: a volte decide la prestazione
a seconda del clima, talvolta quando ce n’è una alternativa, in tal caso, è il
debitore che può scegliere, dopodiché, l’obbligazione diventa semplice.
Le prestazioni si trovano sullo stesso piano.
● Obbligazioni facoltative: non sono poste sullo stesso piano, dunque, senza la
prestazione, il debitore si può liberare attraverso un’altra prestazione.
es. l​ e edicole pagano solo i giornali che vendono, infatti, l’edicolante riceve ogni
mattina un plico di giornali senza pagarli ed al termine della giornata si danno i
soldi per le copie vendute, restituendo le restanti.
Le prestazioni non si trovano sullo stesso piano, perché se la prestazione
principale diventa impossibile, l’obbligazione si estingue.

L’ADEMPIMENTO
L’obbligazione si estingue quando la prestazione è adempiuta, in caso contrario il diritto
offre delle regole.
Dal punto di vista del creditore: significa ottenere il comportamento ottenuto.
Dal punto di vista del debitore: significa liberarsi dall’obbligazione.
Spesso il debitore riceve una quietanza, cioè una ricevuta: un modo con cui il debitore
ha la prova di aver adempiuto, ma possono sorgere dei problemi:
● il debitore è incapace: ad esempio, un minorenne, che, se adempie, si libera
dall’obbligazione, ma il comportamento è legalmente dovuto, non libero;
● il creditore è incapace: se il debitore adempie pagando ad un creditore incapace,
non si libera dalla sua obbligazione, perché colui che riceve i soldi deve fare
delle valutazioni che necessitano di una capacità di intendere e di volere;
● paga un terzo: paga B al posto di A, che è libero, dunque, l’adempimento è
efficace;
● si paga ad un terzo (salvo casi di delega il pagamento): non libera il debitore.
es. s​ i paga un soggetto che non è il titolare ed è senza un’apparenza di
connessione con egli non ci si libera dall’obbligazione. Si può pagare ad un
soggetto con il quale si ha un'apparente connessione.
Bisogna adempiere:
● cosa: tutto ciò che si è obbligati a fare, ma è possibile liberarsi dell’obbligazione
attraverso la dazione in pagamento;
● quando: nel termine indicato nel titolo o, se non previsto, immediatamente;
● dove: in genere al domicilio del debitore.
Quando ci sono più debiti si utilizzano dei criteri: la scelta del debitore è un criterio, egli
può scegliere quale debito estinguere oppure basarsi su criteri legali di imputazione.
Quelli già scaduti o in via di scadenza, ad esempio, devono essere estinti per primi.
Se si vuole adempiere, ma il creditore non coopera, si utilizza la mora del creditore
(ritardo del creditore): strumento attivato quando il creditore è in ritardo.
Il rischio che la prestazione diventi impossibile passa dalla parte del creditore.
es. d ​ iritto al rimborso di una consegna non portata a termine.

LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE
Hanno come oggetto il pagamento di una somma di denaro.
​ deve a B 100€, ma se tali soldi, al momento della scadenza, non valgono più
es. A
100€, ma 30€, che regola si applica?
● Per i debiti di valuta si applica il principio nominalistico: se 100 è il numero
nominato nell’obbligazione, allora resta 100, infatti, secondo l’art. 1277 c.c., il
valore rimane connesso al nome della prestazione.
● Per i debiti di valore che nascono incerti nell’ammontare: si applica un principio
con cui la somma viene identificata in un periodo successivo, cioè al momento
del pagamento.
es. r​ isarcimento del danno a seguito di un incidente.

MODI DI ESTINZIONE DELLE OBBLIGAZIONI


● Compensazione: si compensano crediti-debiti reciproci, quando i creditori e i
debitori sono reciprocamente creditori e debitori.
Può funzionare solo quando l’oggetto del credito e del debito sono compensabili,
ma non per forza devono essere dello stesso importo.
Le banche utilizzano questo metodo di compensazione.
● Confusione: creditore e debitore si riuniscono in un unico soggetto.
​ redità.
es. e
● Novazione: creditore e debitore decidono di cambiare obbligazione, dunque, la
precedente si estingue.
● Remissione: il creditore rinuncia al credito.
● Impossibilità sopravvenuta della prestazione: non è più possibile eseguire la
prestazione.

LE MODIFICAZIONI DELLE OBBLIGAZIONI


Le obbligazioni possono modificarsi, più precisamente possono modificarsi la
compagine sociale e l’oggetto.
Quando un’obbligazione si modifica, non si estingue il rapporto, ma cambia
semplicemente l’obbligazione stessa: invece di A, originario, c’è B che subentra e lo
sostituisce. Può accadere tramite:
● atto fra vivi: attività posta in essere tra i consociati, senza che implichi una
successione
● a causa di morte: attraverso un testamento;
● successione nel credito: pagamento del terzo con surrogazione e cessione del
credito;
● successione nel debito: delegazione di debito, espromissione e accollo.
Sono meccanismi che cambiano i soggetti dal lato attivo o da quello passivo.

LA CESSIONE DEL CREDITO


L’art. 1260 c.c. prevede che il creditore possa trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo
credito, anche senza il consenso del debitore, purché tale credito non abbia carattere
personale, o il trasferimento non sia vietato dalla legge
es. i​ l contratto di factoring.
Tre parti: il creditore cedente, il cessionario (nuovo creditore) ed il debitore ceduto.
Il debitore deve pagare al nuovo creditore, ma può sorgere un problema: può non
essere a conoscenza del cambiamento del creditore per negligenza del vecchio
creditore.
La cessione del credito ha effetto quando il debitore ha accettato o ha ricevuto notizia
del mutamento del creditore.
Ci sono due tipi di cessione:
● pro soluto: il cedente cede il credito, ma non garantisce il pagamento del debitore
(non garantisce l’adempimento);
● pro solvendo: il cedente garantisce il credito e l’adempimento.
Il cessionario, chiesto l’adempimento al debitore, non ottenendolo, può rivolgersi
al cedente.
Il cessionario acquista il credito a titolo derivativo ed è garantito, come nella
compagine precedente, con i possibili problemi precedenti.

LATO PASSIVO: DELEGAZIONE DI DEBITO


Secondo l’art. 1270 c.c., un debitore, con un debito nei confronti di un creditore,può
chiedere ad un terzo di diventare il nuovo debitore (delegato).
Tre parti: debitore delegante; terzo delegato (nuovo debitore) e creditore delegatario.
Questo avviene perché probabilmente c’è un rapporto di debito e credito tra debitore e
delegato, dunque, si semplificano i rapporti.
Il nuovo debitore assume l’obbligazione (rapporto di valuta e di provvista).
La delegazione può essere:
● titolata: il delegato si obbliga facendo riferimento a provvista e valuta.
Se ci sono questioni relative ai due rapporti, se sono stati menzionati, allora il
problema può emergere;
● pura: il debito viene ceduto e non si menzionano i rapporti di provvista e di
valuta;
● cumulativa: equivale alla cessione pro solvendo del credito, infatti, il debito viene
ceduto ed il precedente debitore garantisce il pagamento del debito;
● liberatoria: equivale alla cessione pro soluto del credito, il delegante è liberato.

DELEGAZIONE DI PAGAMENTO (ART. 1269 C.C.)


C’è sempre un rapporto triangolare: un soggetto delega ad un altro il pagamento.
È il meccanismo con cui le banche attuano prestazioni per conto del cliente.
es. l​ ’assegno bancario: la banca interviene come delegato, il delegante è il titolare
dell’assegno ed il creditore rimane sempre lo stesso.
In questo caso, non si tratta di cambiare debitore, ma di istruire un soggetto a pagare
un creditore, dunque, la banca non assume l’obbligazione.

ESPROMISSIONE
Cambia il debitore su iniziativa del terzo, che si assume l’obbligazione e,
tendenzialmente, è cumulativa.
​ n genitore che paga un debito del figlio.
es. u
.Tre parti: terzo espromittente, creditore espromissario e debitore espromesso.

ACCOLLO
Si sostituisce il debitore originario, che si accolla il debito.
Tale meccanismo viene innescato tra il terzo accollante ed il debitore accollato.
Tre parti: terzo accollante, debitore accollato e creditore accollatario.
​ cquistando una casa con un mutuo ancora presente, l’acquirente lo accolla.
es. a
Si utilizza spesso nelle compravendite immobiliari e può essere cumulativo o liberatorio.
L’accollo può essere:
● interno: il creditore resta estraneo (la banca non partecipa all’accordo);
● esterno: anche la banca partecipa ed il creditore aderisce.

INADEMPIMENTO
Quando l’obbligazione non è esattamente adempiuta si parla di inadempimento.
Esistono varie forme di adempimento:
● radicale: non si fa ciò che si deve;
● inesatto;
● ritardo.
Inoltre, esistono diversi strumenti a seconda del livello di adempimento:
● contro il ritardo: mora del debitore, cioè il creditore può mettere in mora il
debitore, sottolineando il suo mancato adempimento e richiedendolo.
Se la prestazione diventa impossibile, il rischio passa dall’altra parte.
Il creditore vuole ottenere gli interessi di mora: gli sono dovuti interessi ad un
tasso molto più alto, che penalizzano chi adempie in ritardo;
● eccezione di adempimento: se un soggetto sbaglia l’adempimento;
● risoluzione del contratto: con risarcimento del danno.

LA MORA DEL DEBITORE


Il rimedio contro il ritardo ingiustificato nell’adempimento è la costituzione in mora:
richiesta scritta di adempimento, salvi i casi di mora automatica.
Gli effetti: interessi moratori e passaggio del rischio.

LA RESPONSABILITÀ PER INADEMPIMENTO


In seguito ad un inadempimento, si può subire un danno e, per rispondere a ciò,
bisogna valutare le posizioni del creditore e del debitore.
Il primo fa affidamento sulle promesse di un altro soggetto, portando ad un danno
(protezione del creditore).
L’altro non adempie per cause non dipendenti da lui.
A seconda del valore dato a queste posizioni, cambiano le regole per determinare la
responsabilità.
Sono frutto di scelte politiche relative agli ordinamenti ed al momento storico.
Scegliere di proteggere molto i creditori, significa valutare significativamente gli interessi
del mercato.
Ci sono, però, altri valori da tenere presenti, come il perché i debitori non pagano ed, a
seconda di come questi vengono valutati, ogni ordinamento prende la propria decisione.
Nei sistemi civil law si tende a privilegiare la restituzione in forma specifica, cioè
l’obbligo di adempiere, mentre, in quelli common law si privilegia il meccanismo del
risarcimento del danno.
Secondo l’art. 1218 c.c. il debitore che non esegue esattamente la prestazione, se non
prova che l’inadempimento è stato determinato dall’impossibilità della prestazione
derivante da causa a lui non imputabile, è tenuto al risarcimento del danno.
Dunque, il creditore prevale sempre, a meno che il debitore non dimostri che non abbia
adempiuto non per causa sua (parametro della possibilità della prestazione).
Ovviamente, se la prestazione fosse ancora possibile, ne risponderebbe il debitore.
Per valutare se tale prestazione sia possibile, bisogna procedere con delle valutazioni,
utilizzando i parametri di correttezza e ragionevolezza ed, una volta verificato che la
prestazione è impossibile, bisogna studiare il motivo.
Per verificare la responsabilità del debitore ed imputare le conseguenze del suo
comportamento, si utilizzano dei parametri legali, quali la colpa (lieve o grave) ed il dolo.

IMPUTABILITÀ
● Responsabilità per colpa: il debitore è responsabile se nel suo agire è
imprudente, inaccurato, incompetente o c’è stata una mancanza di diligenza.
L’art. 1176 c.c. cita la diligenza nell’adempimento, o del buon padre di famiglia,
secondo cui, chiunque adempia ad un’obbligazione, deve usare una cura
riconducibile ad una persona per bene; la diligenza di chi esercita una
professione, invece, deve essere conforme alla natura di tale professione.
Ci sono diversi livelli di violazione, con colpe più o meno gravi.
es.​ se si lasciano dei gioielli in custodia ad un albergatore ed egli li lascia in un
cassetto chiuso a chiave, la colpa è lieve, ordinaria, in quanti avrebbe dovuto
custodirli in una cassaforte.
Se, invece, i gioielli non vengono nemmeno custoditi nel cassetto, c’è una
violazione dei parametri di buon senso, dunque, la colpa è grave.
Se il debitore non ha adempiuto con dolo, cioè la consapevolezza e la volontà di
danneggiare, non è responsabile:.
● Responsabilità oggettiva: a volte la responsabilità nasce senza che vi sia colpa.
Quando c’è un’attività di impresa il debitore deve rispondere a tutti i danni che si
producono nella sua sfera di controllo o alla sua organizzazione.
es. responsabilità d’impresa e responsabilità ausiliari: il titolare risponde dei
danni che rientrano nella sua organizzazione.

IL DANNO
È definibile come la diminuzione del valore del patrimonio del danneggiato.
Il danno può essere di due tipi:
● patrimoniale: economicamente valutabile, distinto in:
● emergente: emerge subito come spesa causata dall’adempimento;
● lucro cessante: riguarda il mancato guadagno futuro.
L’ordinamento, per semplificare la liquidazione del danno, fornisce al giudice le
seguenti istruzioni:
● causalità: rispondere a ciò che è conseguenza immediata e diretta del
danno;
● prevedibilità: ​es. ​il danno di un’auto in custodia è il valore dell’auto stessa;
● concorso;
● evitabilità: ​es. ​un appaltatore deve ristrutturare una mansarda con infiltrazioni
ed i quadri ammuffiscono a causa del cliente che non li ha protetti per evitare
il danno, dunque, si deve tener conto delle condotte del creditore;
● valutazione equitativa: secondo equità del giudice.
● Danno non patrimoniale: lesione di un interesse diverso da quello economico.
Nei sistemi civil law la riparazione è in forma specifica: si obbliga il debitore ad
adempiere all’obbligazione e, se impossibile, si valuta e liquida il risarcimento.

LA CLAUSOLA PENALE
Non è facile identificare l’importo del risarcimento, dunque, fra le parti del contratto si
utilizza la clausola penale, cioè un accordo con cui le parti si accordano prima
sull’importo dovuto al creditore, nel caso in cui il debitore non adempia all’obbligazione.
Semplifica i rapporti, evita le perizie ed i processi e libera dall’obbligo delle prove.
Premette alle organizzazioni di valutare quanto imputare per i risarcimenti.
È frequente che una delle due parti imponga la clausola alla parte più debole e, per
rispondere a tale rischio, il codice civile offre al giudice la possibilità di ridurre l’importo
secondo equità, se il debitore ha adempiuto parzialmente, o se la pena è eccessiva.

CLAUSOLE DI ESONERO E LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ


Nel nostro ordinamento ci sono clausole tramite cui il debitore è esonerato dalla
responsabilità, nei casi in cui non cia sia una colpa grave o l’esclusione della
responsabilità non costituisca una violazione di obblighi derivanti da norme di ordine
pubblico, per semplificare il risarcimento del danno.
Secondo l’art. 1229 c.c., è nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la
responsabilità del debitore per dolo o per colpa grave. È nullo altresì qualsiasi patto
preventivo di esonero o di limitazione di responsabilità per i casi in cui il fatto del
debitore e dei suoi ausiliari costituisca violazione di obblighi derivanti da norme di ordine
pubblico.
Le clausole di esonero e limitazione della responsabilità sono ammissibili se escludono
o limitano la responsabilità del debitore per colpa ordinaria e sono funzionali in ambiti
molto ristretti perché minano la serietà dell’obbligazione e del rapporto obbligatorio.

GARANZIE DEL CREDITO


Per attuare la responsabilità del debitore, in caso di inadempimento, si utilizza
l’apparato giudiziario, formato da giudici che valutano accertando i diritti ed emettendo
una sentenza e strumenti coattivi con cui lo Stato impone ai debitori di adempiere.
Si occupano di dare attuazione ai diritti una volta emessa la sentenza, cioè il titolo
esecutivo che il via al processo esecutivo (esecuzione forzata).
● Espropriazione forzata (per i crediti pecuniari): un processo attraverso cui i
debitori vengono sottratti materialmente dei beni, che vengono venduti.
Dal ricavato della vendita si restituisce al creditore quanto dovuto.
Il primo atto di tale procedimento è il pignoramento: un funzionario si reca sul
luogo del debitore inadempiente e definisce i beni di sua proprietà, per essere
sottoposti ad una segregazione, per l’interesse del creditore.
● Esecuzione in forma specifica: il giudice ordina, in modo più formale, di
adempiere o meno all’obbligazione, di concludere un contratto o consegnare un
determinato bene.
Se l’esecuzione in forma specifica non è efficiente, si utilizza l’esecuzione forzata,
mentre, nei sistemi common law, si utilizza direttamente l’espropriazione forzata.

LA GARANZIA GENERALE
Il debitore è esposto con tutto il suo patrimonio alla responsabilità per inadempimento.
Non tutti i debitori sono uguali, infatti, se il debitore ha un patrimonio molto alto, il
creditore si sente più al sicuro: il creditore, quindi, sa che il suo credito è garantito a
seconda dell’entità del patrimonio del debitore.
Secondo l’art. 2740 c.c., il debitore risponde dell’inadempimento delle obbligazioni con
tutti i suoi beni presenti e futuri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse
se non nei casi stabiliti dalla legge.
Se si assume un’obbligazione, ciò che si ha è una garanzia generale del creditore.
Non è possibile proteggere il proprio patrimonio dal creditore.
Una persona fisica può distogliere dalla garanzia patrimoniale alcuni beni se la sua
attività d’impresa è una società di capitali che gode di autonomia patrimoniale perfetta.
es.​ se si accumula un debito elevato ed il debitore non ha un patrimonio, ma ha un
lavoro, allora si aggredisce lo stipendio, fino ad ⅕, limite massimo stabilito dalla legge,
mentre, gli alimenti non sono aggredibili.

LE AZIONI DI GARANZIA
● Azione surrogatoria: il debitore trascura di esercitare i suoi diritti, il creditore si
sostituisce (surroga) al debitore ed esercita i suoi diritti ed azioni di natura
patrimoniale:
● presupposti: l’azione surrogatoria è consentita se il debitore è inerte e se si
dimostra che tale inerzia causa un pregiudizio per il creditore (la garanzia
patrimoniale diventa insufficiente);
● effetti: il creditore si rivolge direttamente ai debitori del debitore e richiede il
denaro, dunque, il patrimonio del debitore diventa più ampio, perciò la
garanzia patrimoniale del creditore aumenta.
● Azione revocatoria: il debitore compie atti che impoveriscono il suo patrimonio,
pregiudicando il soddisfacimento del credito.
es. i​ l debitore ha talmente tanti crediti che non gli conviene avere un patrimonio,
evitando così che il creditore lo aggredisca:
● presupposti: il creditore può revocare gli effetti dell’atto di disposizione, per
evitare che il patrimonio del debitore si riduca, l’atto di disposizione deve
creare un pregiudizio al creditore e bisogna dimostrare la malafede del terzo.
● effetti: inefficacia relativa dell’atto, inopponibile al solo creditore.

IL TRATTAMENTO DEI CREDITORI


Quando ci sono tanti creditori per un unico debitore, ci si basa sul principio generale
della ​par condicio creditorum:​ i creditori hanno tutti lo stesso diritto ed uguali posizioni, a
meno che non ci sia una clausola legittima di prelazione.
Tutti i creditori, a prescindere dalla data e dall’entità del loro credito, hanno diritto ad
essere soddisfatti dal debitore.
Secondo l’art. 2741 c.c., i creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del
debitore, salve le cause legittime di prelazione. Sono cause legittime di prelazione i
privilegi, il pegno e le ipoteche.
Ciò funziona nel caso di concorso dei creditori (procedura concorsuale).
es.​ quando una società fallisce, il debitore può scegliere chi e quando pagare.
Quando c’è l’iniziativa individuale del creditore, esso viene soddisfatto per primo.
CAUSE LEGITTIME DI PRELAZIONE
I creditori privilegiati sono soddisfatti per primi, in quanto assistiti da una causa legittima
di prelazione, al contrario di quelli chirografari, non assistiti da alcuna causa legittima di
prelazione, senza privilegi, pegni o ipoteche e soddisfatti per secondi.
● Privilegio: crediti che per legge o per volontà delle parti sono privilegiati.
es. c​ rediti alimentari:
● generale: è il credito ad essere privilegiato;
​ limenti alla ex moglie;
es. a
● speciale: riguarda un bene specifico dell’obbligazione;
● Pegno ed ipoteca: sono condizioni di credito che consentono di essere
soddisfatte prima, sono diritti reali di garanzia che riguardano un bene specifico.
Certi beni del debitore sono destinati a soddisfare l’interesse del creditore.
es.​ le banche garantiscono il credito quando erogano il mutuo, prevedendo
l’ipoteca sull’immobile oggetto del mutuo:
● il pegno è un diritto su un determinato bene mobile, del debitore;
● l’ipoteca viene iscritta presso i registri immobiliari: è una forma di pubblicità
costitutiva, mentre, per il pegno, l’esigenza pubblicitaria è data dal possesso
del bene: il debitore prende e consegna materialmente il bene al creditore,
che non non ne è proprietario, ma lo custodisce a garanzia del suo credito.

IL CONTRATTO
La complessità dell’operazione economica può variare, di conseguenza, varia anche la
struttura del contratto.
Secondo l’art. 1321 c.c., il contratto è un accordo di due o più parti per costituire,
regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.
● Accordo: negli ordinamenti civil law il contratto si identifica come un accordo,
ponendo un accento sulla volontà dei soggetti di produrre certi effetti giuridici.
L’accordo è una manifestazione di intenzione comune di produrre effetti giuridici,
attraverso un rapporto giuridico.
● Patrimoniale: un accordo è un contratto quando riguarda situazioni valutabili
economicamente, infatti, la prestazione deve essere patrimoniale.
Il contratto è una fonte delle obbligazioni (il matrimonio non è un contratto).
● Bilaterale: ​es.​ il testamento è un atto giuridico negoziale privo di controparte ed i
soggetti nominati in esso non concorrono a formare una volontà comune,
dunque, il contratto prevede il coinvolgimento di almeno una controparte.
Il contratto è un atto giuridico negoziale che innesca un rapporto giuridico e, come atto,
produce il contratto come rapporto.
es.​ atto: contratto di compravendita di un immobile e rapporto contrattuale che dura nel
tempo: contratto con un fornitore per l’acquisto di materie prime per 2 anni.
Esistono regole riguardanti il contratto come atto ed altre come rapporto.

IL CONTRATTO: DISCIPLINA
Il contratto nasce insieme alla legge.
Ogni società ha l’esigenza di utilizzare contratti, infatti è impensabile svolgere una vita
normale senza il loro uso.
Il contratto nasce quando l’uomo primitivo si specializza in un’attività lavorativa, poiché
è necessario scambiare ciò che si produce con ciò che non si produce.
Esso produce effetti giuridici tali per cui, alla violazione della promessa, si innesca il
potere pubblico.
I contratti sono regolati nel codice civile e dai principi enunciati dalle corti dei sistemi
common law.
Dall’art.1321 al 1369 c.c. viene regolata la disciplina generale del contratto, alla quale si
applicano discipline specifiche, in particolare, a seconda del tipo di contratto.
La disciplina dei tipi contrattuali comprende regole applicabili a modelli previsti
dall’ordinamento, quali vendita, locazione, deposito, mandato appalto, ecc.
Si è stabilito di disciplinare il contratto pensando alle due parti, ma non si è pensato che
esse potessero avere diversa forza contrattuale.
Le dinamiche del mercato hanno dimostrato che le parti del contratto esprimono un
consenso, che può essere raggiunto scontando alcune penalità.
Il modello previsto dal codice civile è ormai superato e, perciò, si sono cominciate a
porre in essere discipline che tengono conto degli studi economici e comportamentali
dei soggetti coinvolti.
Sono state create discipline B2B e B2C caratterizzate da un dislivello delle parti ed
utilizzate con il fine di proteggere il contraente più debole.

FORMAZIONE DEL CONTRATTO


Dal momento in cui si conclude un contratto, inizia a decorrere il termine prescrizionale.
Tutti i sistemi giuridici condividono un modello artificiale di meccanica del contratto: un
soggetto fa un’offerta o una proposta (proponente) ad un altro soggetto (oblato), che
invia un’accettazione al proponente ed, appena arriva, il contratto è concluso.
Tale modello è difficile da individuare nella realtà, ma funziona nelle società in cui ci
sono professionisti distanti tra loro, che trattano sui singoli contratti.
Nel mondo moderno ci si comporta diversamente.
Questo, però, è il modello base che tutti gli ordinamenti giuridici adottano per spiegare
la formazione di un contratto.
Quest’ultimo si forma quando l’accettazione arriva al proponente.
La proposta deve identificare precisamente il bene o il servizio oggetto del contratto ed
il prezzo richiesto all’oblato.
L’accettazione deve essere conforme alla proposta, cioè deve contenere un messaggio
univoco di accettazione di tale proposta, senza alcun disallineamento tra le due.
Si parla di controproposta quando un’accettazione non è conforme alla proposta e, in
questo caso, i ruoli si invertono (è come una nuova proposta).
Tanto più l’affare è complesso, tanto più la catena di passaggi, per giungere
all’accettazione, è lunga.

SCHEMI DI FORMAZIONE DEL CONTRATTO


● Proposta + accettazione: il contratto è formato quando l’accettazione arriva
all’indirizzo del proponente.
● Proposta + esecuzione: il contratto è formato quando l’oblato esegue la
prestazione (ma deve avvertire il proponente, altrimenti è responsabile di
eventuali danni).
● Proposta + mancato rifiuto: nei contratti gratuiti (una parte ha un vantaggio e
l’altra ci guadagna solamente), è sufficiente il silenzio dell’oblato per la
formazione.
Per impedire la formazione di questo tipo di contratto, seppur vantaggioso, il
beneficiario può rifiutare.
Si forma se il beneficiario non rifiuta entro un tempo ragionevole.
● Accordo + consegna: nei contratti reali non basta l’accordo tra le parti, ma è
necessario che ci sia la consegna del bene
es. i​ l contratto di deposito e di comodato (o di prestito).
I contratti reali non vanno confusi con quelli ad effetti reali.
● Adesione (al contratto aperto): altri soggetti si aggiungono alle parti originarie,
come le associazioni.
Non ci sono la proposta e l’accettazione, ma l’adesione di nuovi associati.
es. u ​ n contratto duraturo nel tempo con un fornitore, che prevede forniture ogni
mese, prevede l’utilizzo di proposta + esecuzione: il cliente invia l’ordine ed il
fornitore esegue il contratto, che si conclude con l’inizio dell’esecuzione.
Il cliente deve sapere se effettivamente il fornitore, come al solito, invia la partita
e quest’ultimo ha l’obbligo, imposto dalla legge, di mandare un avviso di inizio
esecuzione ed è tenuto all’eventuale risarcimento dei danni.

VICENDE DELLA FORMAZIONE DEL CONTRATTO


● Con la morte del proponente o dell’oblato, la proposta e l’accettazione restano
efficaci? Generalmente perdono l’efficacia, a meno che la proposta non
provenga da un soggetto, ma da un’organizzazione complessa.
Nel caso di morte dell’imprenditore, la proposta e l’accettazione non perdono
efficacia, a meno che la proposta non sia personale, ma comunque dipende da
quanto conta la persona nella proposta o nell’accettazione.
● Il proponente può cambiare idea: può revocare la proposta? Fino a che
momento? Nell’ordinamento italiano si può revocare la proposta fino a quando
non si è ricevuta un’accettazione, cioè fino a quando il contratto non è concluso.
● L’oblato può cambiare idea e impedire che la sua accettazione formi il contratto?
Sì, fino a quando il contratto non è concluso, poiché la conclusione di esso
blocca la possibilità di revocare la proposta.
Nei sistemi di common law si tende a tutelare il proponente, mentre, in Germania
è vietato revocare la proposta.

PROPOSTA IRREVOCABILE, OPZIONE, PRELAZIONE


La proposta irrevocabile è una proposta che ci si impegna a non revocare.
Il proponente si può impegnare a non revocare la proposta, ma, dopo il termine
prestabilito, diventa revocabile.
Per determinare il tempo, solitamente, si utilizza la forma di un tempo ragionevole,
secondo gli usi e le circostanze.
Le regole contrattuali emergono in caso di conflitto.
L’irrevocabilità di solito è volontaria, ma ne esiste anche una per legge (art. 1333 c.c.).
Il contratto gratuito è definito irrevocabile appena giunto all’oblato.
Negli ordinamenti common law non esiste la possibilità di fare proposte irrevocabili: per
legge si può sempre cambiare idea, volendo proteggere la libertà di fare promesse e di
cambiare idea.
● Contratto di opzione: è un meccanismo presente in questi sistemi, che esiste
anche nel nostro ordinamento, ma è l’unico modo nei sistemi common law di
irrevocabilità della prestazione.
Esso è un accordo con cui il proponente si impegna a fare una proposta
irrevocabile e l’oblato, in cambio dell’irrevocabilità, paga una somma di denaro.
L’opzione è un meccanismo molto usato nell’aria dei contratti finanziari, perché,
a seconda di come le parti del contratto percepiscono l’andamento di un titolo,
consentono di lucrare sul possibile incremento e decremento del valore.
es.​ opzione call, chiamare ed opzione put, mettere sul mercato.
● Prelazione: un soggetto fa una proposta e si obbliga a preferire un soggetto
(prelazionario) rispetto ad altri, a parità di condizioni, per concludere un contratto.
es. l​ ’inquilino ha un diritto di prelazione sull’immobile, nel caso di vendita di esso.
Se si riceve una proposta da un terzo, questa viene trasmessa al prelazionario.
Solo una volta che si ottiene la risposta negativa del prelazionario, si può
concludere un accordo con un altro soggetto.
La prelazione consente al titolare di tale diritto di essere preferito rispetto ad altri
e può anche derivare dalla volontà delle parti.
Ma se la persona che concede la prelazione non rispetta questo meccanismo?
Se la prelazione è legale, il contratto con il terzo non è opponibile al prelazionario
leso. Se, invece, è volontaria, il prelazionario non può invalidare il contratto
concluso con un terzo, ma può richiedere un risarcimento del danno.

TRATTATIVE E RESPONSABILITÀ PRECONTRATTUALE


La parte delle trattative ha un valore per il diritto? Secondo l’art. 1337 c.c. le parti, nello
svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi
secondo buona fede, cioè devono operare un criterio di correttezza.
Se questo principio non viene rispettato, c’è la rottura della trattativa e scattano dei
rimedi, come il risarcimento del danno di interesse negativo, cioè il danno
corrispondente alle spese vive, sostenute nella prospettiva di concludere quel contratto.

FORMA
In generale, esiste un principio di libertà della forma del contratto: i contratti possono
essere anche orali.
I consensi delle parti vanno manifestati:
● dichiarazione;
● comportamento;
● silenzio: se non è circostanziato non porta alla conclusione del contratto.
La forma è richiesta per l’esistenza del contratto, come per i contratti per beni immobili o
per diritti reali su beni immobili (art.1350 c.c.).
Si richiede la forma scritta per la protezione del contraente coinvolto.
es. a​ vere la certezza che chi dona un bene sia consapevole di ciò che sta facendo.
Forma ​ad substantiam,​ ai fini della sostanza, e ​ad probationem​, ai fini di​ ​prova.
I contratti dei consumatori devono essere in forma scritta a pena di nullità: per
proteggere il contraente più debole.
RAPPRESENTANZA
Nelle organizzazioni la rappresentanza viene chiamata rappresentanza organica.
Essa è uno strumento che si usa abitualmente nei contratti ed è la situazione in cui, chi
accetta il contratto, è il rappresentante che agisce in nome di un altro soggetto
(rappresentato).
Gli effetti giuridici del contratto si sviluppano, però, nei confronti del rappresentato.
Occorre un potere concesso dal rappresentato al rappresentante, la procura: un atto
giuridico che attribuisce al rappresentante il potere di compiere un atto giuridico che
produce i suoi effetti nella sfera giuridica del rappresentato.
es.​ la gestione del patrimonio immobiliare di un altro soggetto: quando il rappresentante
si relaziona con terzi, deve dichiarare che sta contrattando e gestendo per conto di
un'altra persona, spendendone il nome, cioè dichiarando che la sua attività è fatta per
conto altrui (esigenza di pubblicità).
Senza la svendita del nome, gli effetti del contratto si producono nella sfera del
rappresentante, che deve trasferirli con un altro contratto in quella del rappresentato.
Ci sono diversi tipi di procura:
● generale: riferito a tutti i tipi di atti giuridici, necessari per perseguire un obiettivo;
● speciale: riferito ad un certo tipo di atto giuridico ed il potere è circoscritto.
Se il rappresentante compie atti giuridici spendendo il nome del rappresentato senza
procura? La situazione è in stallo, perché il falso rappresentato non è vincolato agli
effetti del contratto ed il rappresentante potrebbe essere interessato all’affare e
ratificare il contratto.
Il terzo sa che il contratto non è valido, ma può utilizzare l’interpello, cioè chiedere
formalmente al falso rappresentato di decidere se ratificare o meno gli effetti del
contratto, ponendo un termine ragionevole.
La giurisprudenza si trova davanti a casi particolari in cui un soggetto, non essendo
rappresentate, spende il nome del rappresentato.
es. un negozio di proprietà di A in cui B lavora come commesso e compie atti in nome e
per conto di A. Ad un certo punto il rapporto lavorativo cessa, ma B continua a
frequentare il negozio ed, in momenti di bisogno, svolge l’attività. Dunque, non c’è una
dichiarazione del titolare del negozio ed il falso rappresentato non ha reso noto il
termine del rapporto lavorativo.
L’azienda che interrompe un rapporto con il suo rappresentante ha l’onere di
comunicare che tale rapporto è cessato, per tutelarsi di fronte ai contratti, che per terzi
sono conclusi in nome e per conto dell’azienda.
Se sembra che i poteri siano ancora presenti, la colpa è del rappresentato che non ha
reso noto ai terzi l’interruzione del rapporto, dunque, la rappresentanza è apparente.

IL CONTRATTO: STRUTTURA
Possiede quattro elementi essenziali: accordo, oggetto (art. 1325 c.c.), causa e forma.
L’oggetto del contratto può essere definito come il suo contenuto, cioè l’insieme delle
prestazioni che le parti si promettono a vicenda e non va confuso con il bene.
Esso deve essere:
● possibile: non può prevedere cose materialmente o giuridicamente impossibili;
● lecito: non contrario a norma giuridiche, all’ordine pubblico ed al buon costume;
● determinato o determinabile: le parti con degli indici possono determinare
l’oggetto del contratto;
La determinazione dell’oggetto può essere affidata ad un terzo (arbitratore), quando il
contenuto del contratto è molto tecnico, secondo l’art 1349 c.c., tramite due modi:
● equo apprezzamento: valutare equamente il prezzo, seguendo regole di
ragionevolezza.
Se l’arbitratore viola le regole di ragionevolezza, svalutando il bene, ci si rivolge
al giudice, che determina l’oggetto del contratto al posto dell’arbitratore.
Se l’arbitratore adempie a ciò entro il termine stabilito, ci si rivolge al giudice.
● mero arbitrio: la decisione viene affidata esclusivamente all’arbitratore.
Se non si determina l’oggetto, il contratto rimane indeterminato e non si
perfeziona e non ci si può rivolgere al giudice.

LA CAUSA DEL CONTRATTO


È la ragione giustificativa dello spostamento patrimoniale che spinge i soggetti a creare
il contratto.
es.​ lo scambio della proprietà dell’immobile ad un determinato prezzo.
Le parti di un contratto di compravendita concludono il contratto, perché una vuole
ricevere la proprietà del bene, l’altra, invece, una determinata somma di denaro, in
corrispondenza della vendita del bene.
La causa del contratto, in questo caso, è di liberarsi della proprietà del bene, per
ottenere denaro e, d’altro canto, ottenere la proprietà del bene pagando.
Fino agli anni ‘50, la causa è intesa come qualcosa di riferibile all’operazione
economica, identica ad ogni tipologia di contratto, infatti ogni compravendita ha la
stessa causa, che può essere tipica o astratta.
Di fronte ad un giudice, in caso di causa, applicando quella, tipica si salva il contratto
dalla nullità.
Talvolta, i giudici hanno iniziato a considerarla come un qualcosa di concreto, la
cosiddetta causa in concreto, attualmente utilizzata, che consente di valutare il senso
concreto dell’operazione economica delle parti, dando rilevanza alla specifica
prestazione ed alle specifiche circostanze.
La causa è un metro con cui si classificano i contratti:
● onerosi: comportano un sacrificio di entrambe le parti (​es. ​compravendita);
​ onazione);
● gratuiti: solo una parte sostiene il sacrificio (​es. d
● di scambio: c’è una connessione tra le prestazioni;
● associativi: mirano a creare un organismo comune, ma manca l’interdipendenza
tra le prestazioni (​es. ​costituzione di organizzazione);
● commutativi: le prestazioni sono certe e il contratto è esposto a un’alea normale;
● aleatori (rischiosi): non si sa le prestazioni devono essere eseguite ed in che
misura, poiché dipende da eventi incerti (​es. ​assicurazioni).

PROBLEMI DELLA CAUSA


La causa deve esistere ed essere lecita.
es. l​ a donazione degli organi presenta un problema di causa: si possono donare, ma
non è ammessa una compravendita, dunque, se la causa manca ed è illecita, il
contratto è nullo.
● La causa è la ragione giustificativa che i contraenti condividono, non della
singola parte di fare il contratto.
● Il motivo è la ragione che spinge l’individuo a sottoscrivere il contratto, ma non
viene necessariamente espresso e non è rilevante per il diritto.

IL REGOLAMENTO CONTRATTUALE
La fonte del contratto è l’autonomia privata: sono le parti che decidono come obbligarsi.
Secondo l’art. 1332 c.c., le parti possono liberamente determinare il contenuto del
contratto nei limiti imposti dalla legge.
Esse, nello strutturare il loro regolamento contrattuale, non sono in grado di prevedere
tutte le situazioni, ma si concentrano sugli elementi generali.
I contratti sono sempre, o quasi, incompleti.
es.​ A compra un bene da B, ma non si stabilisce il luogo della consegna.
Si cercano regole suppletive, dunque, oltre alla fonte autonoma, il regolamento
contrattuale si serve di fonti eteronome, che non derivano dalla volontà delle parti ma,
per esempio, dal giudice, che si serve di regole che lo aiutano sulle decisioni, in caso di
conflitto tra le parti.
Egli deve dare un significato al contratto scritto o dimostrato, individuando il
regolamento contrattuale.
Il giudice qualifica, interpreta ed integra il contratto:
● qualifica: ricondurre il regolamento ad un tipo contrattuale per ricercare le regole
da applicare;
● interpreta: capire quale sia l’oggetto del contratto, quando ciò che è stato scritto
risulta ambiguo;
● integra: copre i buchi presenti nel contratto.

QUALIFICAZIONE DEL CONTRATTO


Un contratto non tipo è definito atipico, dunque, in tale situazione, il giudice cerca di
individuare tipo prevalga, tramite la teoria dell’assorbimento.
In assenza di prevalenza, per le diverse parti, si applicano le diverse discipline, tramite i
contratti misti.

INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO


Quando il significato di una o più parti è oscuro, in ogni ordinamento giuridico ci sono
regole utili al giudice ad interpretare i contratti.
● Sistemi civil law: tendono a dare molta importanza all’intenzione delle parti, cioè
a quello che le parti vogliono fare concludendo il contratto.
Non ci si ferma al senso letterale delle parole, ma bisogna capire quali siano le
intenzioni comuni delle parti.
Una volta fallita questa interpretazione soggettiva, si passa ai criteri oggettivi,
cioè ad un’interpretazione oggettiva, che non guarda più alle intenzioni, ma cerca
di attribuire alla clausola oscura un significato ragionevole.
● Sistemi common law: si usano solo criteri di interpretazione oggettiva e si
osserva solo il significato letterale che le parti hanno espresso.
In caso di dubbi, si da alla clausola oscura il significato che avrebbe dato
qualunque soggetto estraneo interpellato e dotato dello stesso grado di
conoscenza delle parti.

INTEGRAZIONE DEL CONTRATTO


L’integrazione può avvenire grazie alla legge (integrazione legale), che offre ulteriori
strumenti, nel caso in cui le parti non abbiano stabilito qualcosa, oppure grazie al
giudice (integrazione giudiziale), che colma le lacune attraverso delle clausole generali.
es. i​ ncremento degli obblighi su una parte che deriva dal principio di buona fede.
La buona fede può integrare le obbligazioni delle parti, facendo nascere delle
obbligazioni accessorie per supportare le obbligazioni principali.
● Integrazione suppletiva: aiuta le parti contrattuali.
● Integrazione cogente: imposta e forza il contenuto del contratto in modo
automatico, se le parti hanno disciplinato una parte del contratto, lo hanno fatto
in modo diverso da quanto previsto dalla legge.
es.​ patto di non concorrenza: durata massima di 5 anni di un contratto.

EFFETTI DEL CONTRATTO: QUALI?


Con un contratto è possibile creare delle obbligazioni e produrre effetti reali.
I contratti reali si concludono con la consegna del bene (formazione del contratto) e non
vanno confusi con i contratti con effetti reali.
Gli effetti reali sono il trasferimento dalla parte A alla parte B di un diritto reale (diritto di
proprietà).
Il contratto di compravendita non è un contratto reale: non serve la consegna del bene.
Secondo l’art. 1376 c.c., nei contratti che hanno per oggetto il trasferimento della
proprietà di una cosa determinata, la costituzione o il trasferimento di un diritto reale
ovvero il trasferimento di un altro diritto, la proprietà o il diritto si trasmettono e si
acquistano per effetto del consenso delle parti legittimamente manifestato.
Quando c’è il passaggio di proprietà, o di un altro diritto reale, esso avviene con il
consenso delle parti e l’effetto si produce per effetto del consenso delle parti.
es.​ il deposito di una valigia in stazione: il contratto si conclude quando il bene viene
consegnato al custode, ma non si trasferisce il diritto di proprietà della valigia.
es.​ comodato: se si prende in prestito un motorino da un amico, non c’è il trasferimento
del diritto di proprietà.
es.​ mutuo: è un contratto reale, dunque, che si conclude con l’accredito del denaro sul
conto ed ha effetti reali. Dopo tale accredito, il diritto di proprietà sui soldi si trasferisce.
es. A ​ vende a B un bene non suo: la proprietà del bene passa a B? Dipende dalla
buona fede, ma, tendenzialmente, come eccezione alla regola del consenso delle parti,
non si produce alcun effetto reale, ma solo effetti obbligatori, per cui A si obbliga a
procurarsi la proprietà del bene che vende.
es. v​ endita di un bene futuro: si acquista un immobile ancora in fase di costruzione.
Ciò non produce effetti reali, poiché non si può trasferire il diritto di proprietà di una cosa
non ancora esistente, infatti l’immobiliare si obbliga a fare esistere il bene.

EFFETTI DEL CONTRATTO: QUANDO?


L’atto ed il rapporto contrattuale, in alcune situazioni, coincidono, come nel caso di
​ cquistare alle macchinette).
contratti con effetti istantanei (​es. a
Il contratto di durata avviene tra due soggetti, in cui le prestazioni sono periodiche o ad
esecuzione continuata (​es.​ locazione).
Gli effetti si producono quando il contratto è concluso e le parti sono obbligate.
Ma esse possono liberarsi dal contratto? Secondo l’art. 1372 c.c., il contratto ha forza di
legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause
ammesse dalla legge.
Ci si può accordare con l’altra parte e sottoscrivere un altro contratto, modificando il
precedente.
I possibili comportamenti della controparte:
● mutuo dissenso: l’altra parte non è d’accordo;
● recesso unilaterale: atto unilaterale e ricettizio possibile a patto che ci siano certe
condizioni.

LIBERARSI DAL CONTRATTO: I RECESSI


● Recesso convenzionale: diritto che le parti hanno previsto nella fase del contratto
come atto, dunque, deriva da una convenzione, cioè da un accordo tra le due.
● Recesso legale: quando le parti non hanno previsto nulla ed è la legge che
attribuisce questo diritto quando:
● il contratto è concluso a tempo indeterminato (con preavviso): non c’è un
termine.
es. i​ contratti di lavoro: la posizione della controparte è tutelata da un
preavviso di sei mesi o deciso dalle parti.
● il contratto asimmetrico: tra un consumatore ed un professionista.
Si vuole proteggere la parte debole del contratto, concedendogli più tempo
per decidere se recederlo.
Il consumatore ha 14 giorni di tempo per recedere dal contratto.
es.​ contratti con compagnie telefoniche e contratti conclusi con tecniche di
vendita aggressive.

MODIFICARE GLI EFFETTI DEL CONTRATTO: IUS VARIANDI


Il diritto di modificare gli effetti del contratto durante il rapporto è chiamato ​ius variandi
(diritto di variare).
Una parte ha il diritto di modificare unilateralmente l’oggetto del contratto o specifici
aspetti del regolamento contrattuale.
● Ius variandi​ legale: accettato purché ci siano delle contromisure (​es. ​recesso) per
proteggere la parte soggetta alla variazione del contratto.
● Ius variandi ​convenzionale: non è ammissibile in via generale prevedere nel
contratto che A e B si accordino per modificare i termini quando vogliono.

GLI EFFETTI DEL CONTRATTO: RISPETTO A CHI?


Secondo l’art. 1372 c.c., il contratto non produce effetto rispetto ai terzi nei casi previsti
dalla legge, grazie al principio di relatività degli effetti del contratto, cioè gli effetti del
contratto sono relativi alle sole parti:
● non si possono creare obbligazioni a carico di un terzo;
● non si può impedire che un terzo acquisti un diritto;
● non si può disporre del diritto di un terzo;
es. v​ endere un bene di proprietà di qualcun altro.
D’altro canto, ci sono situazioni in cui il terzo ha a che fare con il contratto:
● promessa del fatto del terzo: ​es. A ​ promette a B che C farà qualcosa per lui.
Non si vincola il terzo ma il promittente (persona obbligata mediante promessa);
● patto di non alienare: A si vincola a non vendere un certo bene.
È possibile, però, questo accordo non ha effetti sul terzo, ma solo sulle parti.
Se il bene viene venduto, il terzo che lo ha acquistato lo tiene e ci sarà un
risarcimento del danno.

CONTRATTO A FAVORE DI TERZO


Le parti sono:
● promittente: riceve un corrispettivo;
● stipulante: parti del contratto che deve avere un interesse;
● beneficiario della prestazione: terzo.
es. c​ ontratto di assicurazione sulla vita (assicurazione, il defunto ed il beneficiario, cioè
la moglie): nel contratto a favore di un terzo, il beneficiario ha la possibilità di rifiutare la
prestazione, ma se non la rifiuta, si considera come se avesse accettato.
Al momento dell’adesione del terzo, la promessa è confermata, invece, in caso di rifiuto,
la prestazione rimane in mano al stipulante.
La causa del contratto è l’interesse dello stipulante.
Il contratto a favore di terzi prevede due parti che contrattano e la prestazione a favore
di un terzo.

LA CESSIONE DEL CONTRATTO


Le parti coinvolte sono:
● cedente;
● cessionario;
● contraente ceduto.
Secondo l’art. 1406 c.c., una serie di obbligazioni si trasferiscono dal cedente al
cessionario ed il contraente ceduto rimane identico.
I requisiti:
● contratto a prestazioni corrispettive: prestazioni non completamente eseguite;
● consenso del contraente ceduto: non è una violazione del principio di relatività.

AUTONOMIA PRIVATA ED EFFETTI DEL CONTRATTO


Esistono dei meccanismi che servono alle parti per creare situazioni più complesse.
Le parti possono gestire gli effetti del contratto influendo su:
● esistenza degli effetti: condizione.
Gli effetti del contratto si producono solo se si rispetta la condizione.
● dimensione temporale degli effetti: termine;
● scansione temporale degli effetti: contratto preliminare.
es.​ il compromesso;
● tipo di effetti, obbligazioni e reali: contratto fiduciario.
È una figura molto simile al trust;
● realtà e appartenenza del contratto: simulazione.
Situazione in cui le parti creano degli effetti finti.
LA CONDIZIONE
Le parti decidono di subordinare gli effetti del contratto a un evento futuro e incerto. Vi
sono due tipi di condizione:
• Condizione sospensiva: gli effetti del contratto non si verificano fintanto che non si
verificherà l’evento futuro e incerto. Ad esempio se si vuole acquistare un terreno che
attualmente non è ancora edificabile si può concludere un contratto subordinando la
compravendita ad una condizione: che il terreno diventi edificabile. Gli effetti non ci
sono ma potrebbero realizzarsi: vi è l’aspettativa che gli effetti vengano in essere.
• Condizione risolutiva: il contratto è formato e concluso ed è efficace. Ad un certo punto
però gli effetti termineranno e il contratto si risolverà se si verificherà quell’evento
previsto. Gli effetti ci sono ma sono precari: ad un certo punto è possibile che vengano
a meno.

LA FASE DELLA PENDENZA DELLA CONDIZIONE


Il contratto è concluso ma la condizione pende.
La pendenza cessa quando l’incertezza viene meno: la condizione si avvera o manca.
● Condizione risolutiva: A ha un diritto precario e condizionato di cui disporre e
godere, pregiudicando l’aspettativa di B.
● Condizione sospensiva: A ha un’aspettativa di diritto (prospettiva di acquistare un
diritto) e B ha un diritto condizionato.
A con dolo o colpa potrebbe determinare il mancato avveramento, dunque, la
condizione si avvera o manca: viene meno l’incertezza.
Secondo il codice civile, importante che le parti si comportino lealmente e correttamente
tenendo in considerazione l’interesse dell’altra: buona fede contrattuale.
La finzione di avveramento si verifica quando una parte, violando il principio di buona
fede, fa in modo che la condizione non si verifichi, dunque, la parte protetta, cioè quella
che ha fatto affidamento su tale condizione, si rivolge ad un giudice e richiede che gli
effetti del contratto si producano come se la condizione si fosse avverata.

IL TERMINE
Le parti possono decidere quando si producono gli effetti del contratto.
● Termine iniziale: momento dal quale iniziano a prodursi gli effetti del contratto,
che è valido anche se non indica un termine iniziale.
● Termine finale: le parti possono identificare il momento dal quale gli effetti
cessano.
Molto spesso i contratti non hanno un termine finale, come il contratto di lavoro a tempo
indeterminato.
È anche possibile che la legge integri il contratto indicando il termine finale, come per il
contratto di locazione.
Se le parti prevedono una durata del contratto, ma il termine non è adeguato, si attua il
principio dell’equo canone: il tempo minimo per concedere in locazione un immobile
urbano è di 3 anni + 2 di rinnovo (integrazione cogente).

IL CONTRATTO PRELIMINARE
Le parti possono scansionare in più fasi la loro operazione economica.
Il contratto preliminare non è definito nel codice civile, ma ci sono regole operative:
consiste nella stipulazione di un contratto le cui obbligazioni consistono nella redazione
di un contratto definitivo per ottenere degli effetti specifici.
Nella compravendita di immobili c’è una proposta, mandata al venditore dall’acquirente,
con cui ci si vincola alla sua proposta.
Il contratto preliminare si stipula quando si tratta di diritti reali e, secondo l’art. 1351 c.c.,
è nullo se non è fatto nella stessa forma che la legge prescrive per il contratto definitivo.
C’è la possibilità che il venditore si impegni a concedere la disponibilità dell’immobile,
dal momento del contratto preliminare: le parti possono anticipare alcuni effetti del
contratto definitivo.
La proprietà dell’immobile passa all’acquirente solo con il contratto definitivo.
Nel caso in cui una parte violi l’obbligazione di concludere il contratto definitivo, la
vittima di inadempimento del contratto preliminare può chiedere al giudice di ottenere
una sentenza con cui si producono gli effetti del contratto non concluso.
Secondo l’art. 2932 c.c., se colui che è obbligato a concludere un contratto non
adempie all’obbligazione, l’altra parte, qualora sia possibile e non escluso dal titolo, può
ottenere una sentenza che produca effetti del contratto non concluso.
La vittima deve provare che è adempiente, che è possibile ottenere quegli effetti e che
questo rimedio non sia escluso dal titolo.
Le parti del preliminare non devono aver scritto nel contratto che, in caso di
inadempimento, non ci si può avvalere dell’art. 2932 c.c.
Non avendo più interesse, la vittima del preliminare inadempiuto può richiedere la
normale risoluzione del contratto ed un risarcimento dei danni.

IL CONTRATTO FIDUCIARIO
È un contratto tra fiduciante e fiduciario che ha per oggetto la gestione di un bene,
normalmente di grande valore e redditività.
Il fiduciario deve gestire il bene nell’interesse del fiduciante.
es.​ se il fiduciante ha un figlio disabile, può stipulare un contratto fiduciario con un terzo
soggetto, affinché esso gestisca il bene e produca un reddito tale per mantenere il figlio.
Esistono due tipi di fiducia:
● romana: la proprietà del bene passa totalmente al fiduciario.
Il patto fiduciario ha un’efficacia solamente obbligatoria.
Se il fiduciario vende il bene ad un terzo, l’acquisto del terzo è salvo;
● germanica: la proprietà del bene passa al fiduciario, ma il patto fiduciario ha
efficacia reale, cioè può essere opposto a terzi.
Se il fiduciario vende il bene ad un terzo, l’acquisto non è valido.
In base alla common law, si isolano i beni che un soggetto ha in ragione di un trust ed
essi non possono essere alienati e aggrediti dal creditore.
I trustee diventano proprietari del bene.

LA SIMULAZIONE
Le parti creano una realtà contrattuale artificiale con il contratto simulato, ma sanno che
vogliono una realtà diversa con l’accordo simulatorio.
In quest’ultimo si possono indicare due cose:
● simulazione assoluta: il contratto simulato è finto;
● simulazione relativa: si vuole un contratto diverso.
Questi meccanismi si usano per truffare lo Stato pagando meno imposte relative al
contratto e si utilizzano anche nei rapporti familiari, come la donazione ad un figlio con
difficoltà economiche, infatti, per non urtare gli altri figli, si simula un contratto di
compravendita, che, in realtà, è una donazione.
Fra le parti del contratto prevale la realtà, invece, i terzi si basano sull’apparenza.
Per gli acquirenti, in generale, prevale la realtà: possono far valere la simulazione, ma si
tutela l’affidamento dei terzi acquirenti di buona fede.
Il creditore ha interesse che prevalga la realtà: il bene è ancora parte del patrimonio del
suo debitore.
In questo caso si distinguono due creditori:
● con prelazione: acquirenti di un diritto reale di garanzia sul bene, sono sempre
preferiti e possono far valere la realtà;
● chirografari: se il loro credito è anteriore alla simulazione prevale la realtà, se,
invece, è successivo possono far valere l’apparenza.

I RIMEDI CONTRATTUALI
È possibile che il contratto sia viziato sin dall’origine o che non sia adempiuto.
In questi casi, si mette in moto la macchina statale: le reazioni ai problemi del contratto
devono passare attraverso all’ordinamento.
Il rimedio reagisce ad un difetto oppure ad un inadempimento e mette in discussione gli
effetti del contratto.
Le reazioni dell’ordinamento ai problemi del contratto vanno distinte in:
● invalidità (o nullità, annullabilità, rescissione): reagiscono contro difetti o vizi
originari del contratto;
● risoluzione (o inadempimento, eccessiva onerosità sopravvenuta, impossibilità
sopravvenuta): reagiscono contro disturbi sopravvenuti o difetti del
funzionamento.

INVALIDITÀ
Il contratto nasce difettoso, dunque, fin da subito si eliminano gli effetti del contratto.
I problemi che nascono successivamente vengono risolti con la risoluzione.
Mantenere in vita e rendere produttivo di effetti un contratto nato male, è come tollerare
la lesione di un interesse, che, invece, va protetto.
La nullità del contratto è un rimedio molto forte.
Il contratto può avere un problema particolare relativo ad una sola parte e, in questo
caso, si utilizzano l’annullabilità e la recessione.

NULLITÀ
Serve a proteggere l’interesse generale.
Il contratto è nullo quando è:
● assurdo: incompleto e difficile da comprendere;
● illecito: quando ha come oggetto qualcosa di illecito.
L’art. 1418 c.c. sancisce che un contratto è nullo quando è contrario a norme
imperative, che indicano la nullità del contratto e che esso non si può concludere: è
vietato cedere un proprio bene ad un proprio creditore in caso di fallimento, più
precisamente, è vietato il patto commissorio.
es.​ se si ha un debito di 100.000€, non si può cedere la casa al proprio creditore, in
quanto essa vale di più.
L’art.101 del trattato della convenzione europea stabilisce che gli accordi che
restringono la concorrenza sono nulli se superano il 5% del mercato.
La nullità del contratto è prodotta da:
● mancanza di uno dei requisiti indicati dall'art. 1325 c.c.;
● illiceità della causa;
● illiceità dei motivi nel caso indicato dall’art. 1345 c.c.;
● mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti dall’art. 1346 c.c.

ANNULLABILITÀ
È il rimedio accordato ad una parte, quando il suo consenso ad un accordo non si è
formato in modo sereno e lucido.
Il contratto concluso dall’incapace di agire è annullabile se ci sono vizi del consenso:
● errore: ignoranza o falsa conoscenza della realtà, inteso come errore unilaterale.
Esso deve essere:
● essenziale: cadere su elementi fondamentali del contratto;
● riconoscibile: la controparte deve aver riconosciuto che l’altra abbia
commesso un errore o deve essere per lui riconoscibile;
● violenza (fisica o non fisica): minaccia con cui una parte viene convinta a
concludere un contratto sotto una forte pressione;
● dolo: una delle due parti mente per convincere l’altra a concludere il contratto.
L’errore è indotto, cioè creato dalla controparte per ingannare.
In tutti questi casi si ha un consenso creato male: una parte non si è accorata su basi
lucide e consapevoli.

RESCISSIONE
Il consenso di una parte avviene in circostanze peculiari:
● stato di pericolo: teme un danno imminente a se stesso o ai suoi cari.
es. a ​ seguito di un infortunio sulle piste da sci, si accetta un passaggio da una
guida alpina ad un prezzo esagerato.
In questo caso, il contratto è lo strumento idoneo per evitare il pericolo;
● stato di bisogno: ci si trova in una situazione finanziaria tale da essere spinti ad
accettare un contratto che non si sarebbe mai accettato.
es. s​ i possiede un quadro del valore di 100.000€ ma, a causa dei troppi debiti,
viene venduto al debitore a 5.000€.
In linea generale, si può fare ciò che si vuole, cioè non esiste un principio per cui
i contratti devono essere giusti, tranne quando lo squilibrio oggettivo e
significativo si associa ad un problema nella formazione del consenso delle parti.
In questo caso, il contratto può essere soggetto a rescissione: una volta che lo
stato di pericolo o di bisogno cessano, ci si può rivolgere ad un giudice per
cancellare gli effetti del contratto e per ottenere un rimborso.
Il giudice condanna l’approfittatore, obbligato a restituire il denaro, ma gli viene
riconosciuta una somma idonea al servizio o al bene, in base al valore di
mercato.
IL REGIME DELLE INVALIDITÀ
Si distinguono i modi in cui la parte esercita il suo diritto.
Entrambe possono far valere la nullità del contratto e l’interesse generale si protegge
con una legittimazione allargata: chiunque può far valere la nullità del contratto, anche il
giudice di sua spontanea iniziativa.
es. c​ ompravendita di organi: entrambe parti possono rivolgersi ad un giudice.
Si richiede il pagamento della controparte, non che venga reso nullo il contratto: il
giudice, d’ufficio, dichiara il contratto nullo.
Per quanto riguarda l’annullabilità, solo la parte danneggiata può richiederla, la
legittimazione è ristretta alla sola parte protetta dal rimedio.
Il contratto nullo è così grave che non esiste una prescrizione per far valere la nullità.
Non c’è un tempo massimo entro cui si può attivare la nullità, mentre, per l’annullabilità
del contratto è prevista una prescrizione di 5 anni.
In caso di nullità, non è mai possibile convalidare un contratto nullo, perché è come se
non fosse mai stato creato.
Per l’annullabilità, invece, la parte protetta può decidere di convalidare il contratto.
In questo caso, o si prescrive l’azione e gli effetti si consolidano, o si convalida il
contratto annullabile.
La parte interessata deve comunicare alla controparte, che intende avvalersi degli effetti
del contratto nonostante le cause di invalidità:​ ​deve dimostrare di conoscere la causa di
annullabilità e ci deve essere la chiara conferma di mantenere la validità del contratto.
La nullità è opponibile ai terzi, mentre, l’annullabilità è inopponibile.
La riconduzione ad equità del contratto rescindibile è il meccanismo per cui il contratto
astrattamente rescindibile è riportato dalla controparte ad equità, salvando gli effetti del
contratto.
es. r​ iconoscere il prezzo eccessivo di un bene e restituire il denaro in eccesso.
I contratti dei consumatori nascono con qualche problema: le due parti si trovano in
posizioni diverse.
Nudge è la spinta dei soggetti verso comportamenti virtuosi della società e nasce dal
fatto che i consumatori hanno un modo particolare di comportarsi: il consumatore ha
una razionalità limitata, cioè le informazioni che arrivano dal lato dell’offerta sono
talmente tante da risultare ingestibili.
La scelta contrattuale avviene velocemente e senza bilanciare tutte le opzioni.
Dagli anni ‘50, negli Stati Uniti, gli economisti si sono resi conto che nella società ci
sono soggetti che si comportano in modo non razionale.
Il potere pubblico può usare il diritto per rimediare alla razionalità limitata del
consumatore e alle asimmetrie informative, funzionando come nudges.
Si comincia a capire che con la scelta di consumo da parte di un soggetto, si creano dei
problemi, in particolare l’asimmetria informativa.
Le imprese non concludono più contratti one to one, ma contratti standard non
negoziati, per accelerare i tempi.
Le condizioni e i termini generali che si accettano acquistando online, ormai in modo
automatico, sono pesanti per il consumatore e sono chiamate clausole vessatorie.
Gli ordinamenti europei reagiscono a questo problema di squilibrio contrattuale tra
consumatori e professionisti.
In Italia, il codice civile del 1942 contiene norme che cercano di aiutare il consumatore:
secondo gli art. 1341 e 1342 c.c., si offre una protezione formale al consumatore, che
non è vincolato alle clausole che ha negoziato, se la controparte non ha fatto nulla per
rendergliele note.
Le condizioni generali di contratto sono efficaci, se, al momento della conclusione del
contratto, sono rese note usando l’ordinaria diligenza.
Quando c’è un contratto standard, affinché il consumatore sia obbligato a quelle
clausole, è preferibile che siano firmate due volte.
Il consumatore si impegna ad accettare le clausole firmandone una ad una.
La protezione offerta dagli art. 1341, 1342 e 1370 c.c. offrono una tutela formale.
L’Italia è il primo Stato che introduce nel suo ordinamento una tutela del consumatore,
ma, nel frattempo, in Europa, altri paesi adottano soluzioni diverse.
Il modello tedesco: nel 1977, se le clausole sono sbilanciate nei confronti del
professionista, non sono vincolanti per il consumatore, dunque, il contratto rimane in
piedi, ma senza la clausola.
In questo caso si ha una protezione sostanziale, non più formale.
Il modello francese: nel 1978, sulle clausole interviene lo Stato.
Il consiglio di Stato ogni anno stila una lista di clausole vessatorie, che non possono
essere inserite nei contratti dai professionisti.
Nel frattempo, negli anni ‘50, comincia a nascere l’Unione Europea, con obiettivi
economici di creazione di un mercato unico.
Nel 1957 nasce la Comunità economica europea, in seguito al Trattato di Roma, con
l’obiettivo di un mercato unico.
Per raggiungere un alto livello di concorrenza, bisogna proteggere i consumatori, che
devono avere fiducia nel mercato.
Secondo l’Europa, il modello più efficace è quello tedesco.
L’Europa, negli anni ’80, comincia a varare leggi che tutelano il consumatore.
Con la direttiva 85/577/CEE si tutelano i consumatori in caso di contratti negoziati fuori
dai locali commerciali (d. lgs. 50/1992).
La direttiva 1993/13/CEE riguarda le clausole abusive nei contratti stipulati con i
consumatori, offre una definizione di clausola vessatoria, fornisce degli elenchi di
clausole nulle (è nulla la clausola, non il contratto), i consumatori possono proteggersi
singolarmente rivolgendosi ad un giudice o possono servirsi di associazioni di
consumatori.
L’Europa riconosce che le associazioni dei consumatori possono iniziare cause per
proteggere i consumatori.
Il consumatore è un soggetto che agisce con un contratto, per scopi di consumo ed
estranei all’eventuale attività professionale svolta.
Chi svolge attività professionali, a seconda di come utilizza i beni che acquista, gode o
meno della protezione del consumatore, che scatta se si dimostra di agire per scopi
diversi dalla propria professione.
La clausola vessatoria provoca un eccessivo squilibrio di diritti o di obblighi.
es. i​ l venditore non è responsabile per danni al consumatore.
Il test di vessatorietà consiste in un’analisi delle clausole del contratto, se queste sono
vessatorie si annullano.
La direttiva 1993/13/CEE contiene una lista nera di clausole vessatorie (vessatorietà
assoluta).
In questo caso, non è ammessa la prova liberatoria del professionista.
Ci sono, però, anche delle clausole, che fanno parte della lista grigia e sono presunte
vessatorie, secondo un’elencazione non tassativa.
È possibile che clausole che non rientrano nella lista siano comunque considerate
vessatorie, perché gli elenchi non sono tassativi ed il giudice può valutare qualunque
clausola squilibrata come clausola vessatoria.
Rimedi contro la vessatorietà:
● tutela individuale: il consumatore si rivolge al giudice per richiedere la nullità della
clausola vessatoria.
Il professionista subisce l’azione e si ritrova con un contratto squilibrato in suo
svantaggio;
● tutela collettiva: attraverso le associazioni che proteggono i consumatori.
In Italia la disciplina del consumatore si trova nel codice del consumo.
L’art. 37 del suddetto codice riconosce un grande potere alle associazioni di
consumatori e alle camere di commercio, che possono iniziare un’azione
inibitoria con cui si obbliga una parte a smettere di tenere un certo
comportamento.
I consumatori si rivolgono alle associazioni e chiedono che si proceda a far
cessare l’attività di inserimento di clausole vessatorie nel contratto.
Le pubblicità ingannevoli sono idonee a falsare il consenso del consumatore e, in
questo caso, si chiede che l’attività ingannevole cessi immediatamente.
Il consumatore può rivolgersi all’autorità garante della concorrenza e del
mercato.
es.​ nel 2012 Wind e Vodafone hanno venduto schede SIM con servizi
preinstallati a pagamento già attivati, senza informare il consumatore.
L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato le due società con
una sanzione amministrativa, invece, l’autorità amministrativa verifica d’ufficio i
comportamenti delle aziende e chiede al giudice la cessazione dell’attività.

RIMEDI RISOLUTORI
I rimedi contrattuali sono strumenti che il nostro ordinamento offre per reagire ad un
contratto che presenta un qualche tipo di difetto e consentono di eliminare un contratto
che non può, o non riesce, a produrre gli effetti che le parti vogliono o si aspettano.
Quando si parla di contratto, ci si può riferire al rapporto, alla relazione giuridicamente
rilevante che si viene a creare come conseguenza dell’accordo tra due parti.
I rimedi come impugnazioni servono ad agire contro gli effetti originari del contratto,
inteso come atto (​es. ​nullità, annullabilità e rescissione).
I rimedi risolutori servono ad agire contro i vizi del contratto, inteso come rapporto.
I vizi non ci sono nel momento in cui il contratto nasce ma si manifestano durante
l’esecuzione di esso (​es. ​scioglimento e risoluzione).
I casi in cui si utilizzano i rimedi risolutori sono:
● inadempimento: una delle parti non riceve la prestazione a cui ha diritto in forza
del contratto, a causa dell’altra parte, che deve eseguire la prestazione;
● impossibilità sopravvenuta della prestazione: situazione in cui una delle parti non
può ricevere la prestazione a cui ha diritto.
La causa non è imputabile a nessuna delle parti del contratto;
● eccessiva onerosità sopravvenuta: l’esecuzione di una prestazione contrattuale è
diventata, per motivi esterni alle parti, molto più onerosa di quella che si possa
immaginare ragionevolmente alla conclusione del contratto.
es.​ acquistare in valuta estera che assume un valore di cambio altissimo.

STRUMENTI DI RAFFORZAMENTO DELL’ADEMPIMENTO


Esistono strumenti che servono in via preventiva, per evitare di eliminare il contratto.
Tali strumenti possono convincere un eventuale parte che decide di non adempiere, ad
adempiere comunque.
● Caparra confirmatoria: normalmente si presenta sotto forma di clausola.
Alla conclusione del contratto, una parte consegna all’altra una somma di denaro
e, qualora si adempia al contratto, la caparra viene restituita, al contrario, la
controparte tiene per sé la caparra a titolo di risarcimento del danno da
inadempimento.
Questo strumento è nella disponibilità delle parti: sono le parti che decidono
liberamente se inserire o no questa clausola nel contratto.
Gli strumenti, che sono offerti dalla legge e non prescindono dalla volontà delle
parti, sono le eccezioni sospensive.
● L’eccezione è lo strumento che utilizza chi si difende in giudizio, mentre,
l’eccezione di inadempimento si manifesta quando la controparte contrattuale
non adempie alla sua prestazione e, facendo causa, si può difendere eccependo
il suo inadempimento.
Per utilizzare questa eccezione sono necessarie buona fede e proporzionalità,
mentre, per potere non adempiere, ci vuole un inadempimento altrettanto grave.
L’eccezione sospensiva si ha quando è fondato il sospetto che una delle due
parti subisca un cambiamento della propria situazione patrimoniale
particolarmente grave, dunque, l’altra parte può sospendere il suo adempimento.
Si evita il rischio di un inadempimento futuro che ancora non c’è, ma è molto
probabile che si verifichi.

INADEMPIMENTO: POSSIBILI SCENARI


Una delle due parti, A, non adempie al contratto, quindi, B, la parte danneggiata, può:
● chiedere ad A di adempiere alla propria prestazione se, nonostante
l’inadempimento, ha ancora un interesse ad ottenere la prestazione;
● B ha perso interesse riguardo alla prestazione e domanda una risoluzione,
chiedendo che il contratto venga cancellato per via dell’inadempimento di A.
Nel momento in cui la parte che subisce l’inadempimento decide di chiedere la
risoluzione, si verificano due effetti:
● non può più cambiare idea;
● l’inadempiente, una volta che è stata fatta la domanda, non può più
adempiere alla prestazione, ma se adempie, ciò non lo libera dall’obbligo
contrattuale.
Chi subisce l’inadempimento può richiedere il risarcimento dei danni subiti.

LA RISOLUZIONE GIUDIZIALE
La risoluzione giudiziale è svolta da un giudice ed ha i seguenti presupposti:
● l’inadempimento di una parte;
● esso deve essere di una certa entità rispetto all’interesse della parte che subisce
l’inadempimento, tale gravità può essere stimata sul piano quantitativo e
qualitativo (più difficile stabilirla) della prestazione.
es.​ si prenota una vacanza con un tour operator, che presenta una grossa
differenza di qualità rispetto a quella attesa.
La legge prevede che chi affitta un immobile e non paga due o più rate della locazione,
è inadempiente, dunque, l’altra parte può risolvere il contratto.
La risoluzione giudiziale viene fatta davanti ad un giudice, che valuta se i presupposti
sono veri e se l’inadempimento è grave o meno.
Con una sentenza costitutiva, il giudice risolve il contratto, mentre, con un dichiarativa si
limita ad accertare che sia accaduta una determinata cosa.
Il contratto risolto non si cancella al momento della sentenza, ma gli effetti della
risoluzione iniziano il giorno in cui si verifica l’evento, con efficacia retroattiva.

LA RISOLUZIONE DI DIRITTO
Tramite la risoluzione di diritto non è necessario l’intervento del giudice. La risoluzione
Essa si verifica in tre casi:
● clausola risolutiva espressa: è una clausola in cui le parti stabiliscono che, tra
tutte le obbligazioni presenti nel contratto, se almeno una è inadempiuta, è
prevista una risoluzione automatica del contratto;
● termine essenziale: non si riferisce all’adempimento dell’obbligazione del suo
complesso, ma al tempo, termine essenziale, in quanto, senza adempimento
entro quella determinata data, il contratto è risolto;
● diffida ad adempiere: si verifica nei casi in cui c’è un termine non qualificato
come essenziale tra le parti.
Scaduto il termine non essenziale, senza che la parte adempia alla propria
prestazione, o che lo faccia in maniera inesatta, la parte che subisce
l’inadempimento può, con un’azione scritta, sollecitare l’adempimento (diffida ad
adempiere) ed assegnare un nuovo termine, che diventerà essenziale.
Le tre ipotesi sono accomunate da una predeterminazione della soglia di gravità
dell’inadempimento: esse stabiliscono quando l’inadempimento ha una soglia di gravità
tale per cui, arrivati a quel livello, il contratto si risolve senza l’intervento del giudice.
Il vantaggio della risoluzione di diritto è in termini di costi e di tempo.

IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA
Una parte non riceve l’adempimento per una causa non imputabile alla controparte.
L’impossibilità sopravvenuta estingue l’obbligazione.
Se l’obbligazione che si estingue in questo modo è creata in ambito di un contratto,
questa è la causa di giustificazione dell’obbligazione dell’altra parte.
es.​ la prestazione di pagare il prezzo non ha più la sua causa giustificativa e, in questo
caso, il contratto si risolve.
La risoluzione si verifica nel momento in cui si verifica l’impossibilità sopravvenuta.
In questo caso, la sentenza del giudice è dichiarativa: egli accerta l’impossibilità della
prestazione e dichiara che, nel giorno in cui si è verificato il fatto che ha reso
impossibile la prestazione, il contratto si considera risolto.
Ci sono alcune eccezioni a questo meccanismo:
● la mora del creditore: situazione in cui il creditore si rifiuta di ricevere la
prestazione per motivi non giustificati e non collabora con il debitore, che lo
mette in mora.
Dal momento in cui il creditore è in mora c’è un passaggio del rischio.
Se la prestazione diventa impossibile, il creditore non è liberato.
es. s​ e un compratore si rifiuta di ritirare un’opera e, dopo la messa in mora,
interviene un decreto ministeriale che giudica l’opera di interesse nazionale, il
creditore non è liberato;
● i contratti con effetti reali ed obbligatori: il rischio dell’impossibilità sopravvenuta
passa al compratore nel momento della conclusione del contratto, se si tratta di
una cosa determinata o di cose generiche che siano già state individuate.
es. n ​ el nostro ordinamento c’è un principio (effetto traslativo del consenso), per
cui quando si conclude un contratto di proprietà, il diritto di proprietà si sposta
dalla parte del venditore a quella del compratore, senza la consegna del bene.
Se dopo la conclusione dell’accordo, ma prima della consegna, la prestazione
diventa possibile, il rischio passa al compratore.
Quando, invece, si compra una quantità di un bene, finché non si conoscono
effettivamente i beni acquistati, il contratto non ha effetti reali.

ECCESSIVA ONEROSITÀ SOPRAVVENUTA


Questo rimedio opera principalmente nei contratti di durata, come i contratti di
locazione, di appalto e di fornitura di beni.
Le due parti si accordano affinché una delle due faccia una determinata cosa per un
periodo di tempo, mentre, l’altra paga la prestazione a scadenze periodiche.
Può accadere che, dopo la conclusione del contratto e prima dell’esecuzione della
prestazione periodica, intervenga un fattore esterno e non prevedibile che modifichi
l’equilibrio economico.
La parte che si trova davanti ad uno squilibrio economico eccessivo può richiedere la
risoluzione del contratto.
È sempre possibile per la controparte proporre una riduzione ad equità del contratto,
cioè offrirsi di portare lo squilibrio economico ad equità.

CONSEGUENZE DELLA RISOLUZIONE


● Fra le parti: la risoluzione è retroattiva e mette le parti del contratto alla stessa
situazione in cui si trovano prima della conclusione del contratto.
Le prestazioni adempiute devono essere restituite ed, in caso di pagamento della
prestazione che è inadempiuta, la parte inadempiente deve restituire la somma
di denaro ricevuta.
Nei contratti di durata, la legge stabilisce che, le prestazioni, già eseguite fino al
momento della risoluzione, non si restituiscono, dunque, non sono ripetibili.
La parte che ha subito l’inadempimento può richiedere un risarcimento per il
danno subito.
● Nei confronti di terzi: la risoluzione non è retroattiva, si tutelano i terzi in buona
fede e si stabilisce che l’acquisto del terzo sia tutelato.
Il venditore, non ricevendo il prezzo, ha diritto ad un risarcimento del danno.
Poiché è possibile trascrivere le domande giudiziarie in un pubblico registro, in
modo che chiunque possa essere a conoscenza della domanda, se B la
trascrive, prima che A venda un motorino a C, la domanda è opponibile anche ai
terzi, in quanto, il terzo, in questo caso, non è più in buona fede.
Nei contratti plurilaterali, se una sola parte è inadempiente, il contratto si risolve solo se
la prestazione mancante è essenziale.
es,​ contratti societari.

LA PRESUPPOSIZIONE
Con l’evoluzione e lo sviluppo di attività economiche e di nuove tipologie di contratti,
sono stati introdotti nuovi meccanismi.
I rimedi manutentivi tentano di mantenere in vita un contratto, anche se è difettoso.
Le clausole di adeguamento automatico si trovano in quasi tutti i contratti bancari e
servono ad adeguare le prestazioni alle fluttuazioni monetarie.
Le clausole di rinegoziazione inseriscono l’obbligo delle parti di rinegoziare il contratto al
verificarsi di certi eventi.
I giudici hanno ritenuto di dover rinegoziare anche in assenza di questa clausola per il
verificarsi di certi eventi.
Dal lato opposto, si estende l’effetto della risoluzione anche nei casi in cui essa non sia
possibile.
La presupposizione: ​es. ​A concede a B in locazione il balcone del suo appartamento,
che affaccia su Piazza del Campo a Siena, il 10 agosto dalle 10:00 alle 15:00, ma, per
ragioni organizzative, il palio viene rinviato all’11 agosto.
Di norma questo caso non rientra nelle ipotesi di risoluzione osservate in precedenza.
La giurisprudenza ha ritenuto che in un casi come questo, che risulta particolarmente
ingiusto, si possa cancellare il contratto.
I presupposti affinché operi la presupposizione:
● si da valore ad una situazione di fatto, data per scontata dalle parti, senza
menzionarla nel contratto e questa circostanza di fatto viene a meno;
● entrambe le parti sono a conoscenza della circostanza;
● le parti devono essere in buona fede.

I CONTRATTI TIPICI
I sistemi civil law disciplinano il contratto in generale, ma in tutti i codici civili, a questa
parte generale, ne segue una dedicata ai modelli contrattuali più diffusi.
I contratti tipici sono operazioni consolidate della prassi, modelli di operazione
economica presenti fin dai romani.
La disciplina dei tipi contrattuali serve a:
● qualificare il contratto;
● interpretare il significato delle clausole: riconoscendo il tipo del contratto è più
semplice comprendere il suo significato;
● integrare le lacune: tutti i contratti sono incompleti.
Le parti decidono le cose essenziali del contratto e, per questo motivo, si trova
una regolazione nella disciplina del tipo contrattuale.
es.​ se non si indica il luogo della consegna, il bene va consegnato nel luogo di
stipulazione del contratto.
La maggior parte delle regole di default si trovano in questa parte: le parti
possono decidere come vogliono, ma, grazie alla disciplina del tipo, si integrano i
contratti.

LA VENDITA
Secondo l’art. 1470 c.c., il venditore, o l’alienante, trasferisce la proprietà di una cosa o
di un altro diritto ad un altro soggetto, in cambio del corrispettivo di un prezzo.
La vendita è il tipico contratto di scambio, mentre, la causa della vendita è lo scambio.
È, inoltre:
● un contratto oneroso: entrambe le parti sopportano un sacrificio;
● a prestazioni corrispettive: la causa è lo scambio;
● contratto consensuale: il passaggio avviene con il consenso;
● con effetti reali: ha effetti reali, tranne nei casi di vendita obbligatoria.
La compravendita è un contratto in cui la proprietà del bene passa anche senza la
consegna del bene, dunque, la proprietà si trasferisce al momento dell’accordo.
Ci sono casi di vendita in cui però la proprietà non passa al momento dell’accordo:
● vendita alternativa: non è ancora definito il bene al momento dell’accordo, ed al
momento della scelta del compratore passa la proprietà;
● vendita di cosa futura: il costruttore vende case ancora non costruite.
La proprietà non passa con l’accordo, ma si crea l’obbligazione di fare in modo
che la casa sia costruita;
● vendita di cosa altrui: il venditore si obbliga ad ottenere la proprietà del bene che
vende;
● vendita di cosa generica: si vende una quantità generica di un bene, ma finché
esso non è individuato non c’è il passaggio della proprietà;
● vendita a rate con riserva della proprietà: il compratore paga il prezzo a rate ed
usa già il bene, ma la proprietà passa solo con il pagamento dell’ultima rata.
La vendita ha due parti:
● alienante: venditore;
● acquirente: compratore.
Il venditore ha alcuni obblighi nei confronti del compratore:
● fare il necessario per far acquistare la proprietà al compratore:
● consegnare il bene;
● garantire il compratore contro i vizi: un vizio è rilevante quando è significativo,
cioè è rilevante sul bene, quando, invece, è occulto, il compratore non può
accorgersi che il bene è viziato;
● garantire il compratore contro l’evizione: è un problema giuridico per cui un altro
soggetto rivendica dei diritti sul bene acquistato;
● garantire per il buon funzionamento del bene, che potrebbe non funzionare..
Se il contratto è tra un professionista ed un consumatore, scatta la garanzia della
conformità del bene: il consumatore ha diritto a ricevere un bene che offre tutta la
sicurezza che ci si può aspettare da tale bene.
Attivare la garanzia significa utilizzare rimedi come la risoluzione del contratto
(risarcimento del danno e restituzione del denaro), sostituzione del bene, riduzione del
prezzo, tutte scelte che spettano al compratore.
D’altro canto, il compratore ha i suoi obblighi:
● pagare il prezzo nelle modalità, nel tempo e nel luogo indicati nel contratto e,
altrimenti, senza accordo, si utilizzano le regole di default;
● sopportare le spese della vendita.
es. c​ on l’acquisto di un immobile, il notaio viene scelto e pagato dall’acquirente.

IL MUTUO
Secondo l’art. 1813 c.c., il mutante consegna al mutuatario denaro o altre cose fungibili.
Il mutuatario si obbliga a restituirne altrettante. Nella prassi, la banca da al cliente
denaro ed il cliente lo restituisce a rate con interessi.
È un’operazione economica che serve a trasferire la proprietà del bene, cioè del
denaro: il mutuante, la banca, trasferisce la proprietà del denaro al mutuatario.
● È un contratto reale: non esiste finché il denaro non risulta accreditato al cliente.
● È un contratto con effetti reali: il denaro diventa di proprietà del mutuatario.
● È un contratto oneroso: il mutuatario paga gli interessi, ma è possibile che le
parti facciano un mutuo gratuito, dunque, non si pagano gli interessi
es. n​ ei rapporti familiari).
● Con possibile variante di scopo: il mutuante si obbliga a dare il denaro al
mutuatario, ma il mutuatario, oltre a restituirlo con gli interessi, si obbliga ad
utilizzare quel denaro per un determinato scopo.
Se il mutuatario utilizza il denaro per altri scopi bisogna, innanzitutto, individuare
il ruolo che ha lo scopo nel contratto.
Lo scopo è inquadrato nella causa del contratto e, perciò, è una ragione
giustificativa per entrambe le parti.
Se la causa ha un difetto, il contratto è nullo, perciò, se il mutuatario non impiega
il denaro per lo scopo indicato nel contratto, questo è nullo.

LA LOCAZIONE
Secondo l’art. 1571 c.c., il locatore (proprietario) si obbliga a fare usare al locatario
(conduttore) un bene per un certo tempo, in cambio di un corrispettivo canone.
È un contratto oneroso che può riguardare beni mobili ed immobili.
La locazione può essere a tempo determinato, per un massimo di 30 anni, o a tempo
indeterminato, prevede il rinnovo tacito, salvo disdetta, ma, in questo caso, è sempre
possibile una recessione legale.
Alcuni sottotipi di locazione sono: finanziaria o leasing,di una nave o di un aeromobile, e
di un immobile urbano (equo canone).
Il termine affitto si utilizza quando si tratta di locazione di cosa produttiva, come
un’azienda o i fondi rustici.
Il locatore ha varie obbligazioni, tra queste:
● consegnare il bene in buono stato locativo per rendere possibile l’utilizzo;
● mantenere il bene in buono stato;
● garantire al conduttore il pacifico godimento del bene.
D’altra parte, le obbligazioni del conduttore:
● prendere in consegna il bene;
● pagare il corrispettivo;
● utilizzare il bene per l’uso stabilito;
● restituire il bene al termine.

L’APPALTO
Secondo l’art. 1655 c.c., A, con organizzazione e mezzi propri, su incarico di B, compie
un’opera o un servizio, in cambio di un corrispettivo in denaro.
L’appalto avviene solo tra un committente ed un appaltatore, che deve essere un
imprenditore, dunque, costruisce un bene o eroga un servizio assumendosi il rischio di
impresa con i propri mezzi, li organizza a sua discrezione ed assume su di sé ogni
responsabilità riguardo al possibile malfunzionamento dell’organizzazione.
Fra il progetto e l’opera possono intervenire delle varianti, che possono essere:
● concordate: le parti si mettono d’accordo per apportare alcuni cambiamenti;
● necessarie: si verifica una situazione che rende la variante necessaria;
● ordinate: il committente ordina un cambiamento.
A seconda della tipologia della variante, cambia la possibilità che l’appaltatore aderisca
o meno ad essa.
In caso di variabile necessaria, è possibile che le parti decidano di risolvere il contratto,
mentre, nelle varianti ordinate occorre capire come varia il progetto e l’appaltatore può
rescindere il contratto se la richiesta non è accettabile.
L’appalto è un contratto di durata che innesca una relazione molto complessa ed è
suddiviso in fasi:
● progetto, incarico;
● varianti;
● collaudo: condivisione delle parti di una prova sul funzionamento dell’opera.
● accettazione: il committente chiude la possibilità di lamentarsi sulla qualità
dell’opera consegnata o del servizio reso.
Più è complessa l’opera, più è complesso tale procedimento.
Saldo avanzamento lavori: l’appaltatore riceve il pagamento di una parte del prezzo e
deve una garanzia per difformità e vizi.
I rimedi sono la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno.

IL MANDATO
Secondo l’art. 1703 c.c., il mandante incarica il mandatario di compiere atti giuridici per
suo conto e spesso, quando concede il mandato, indica di spendere il suo nome, per
cui gli effetti giuridici si realizzano nella sfera del mandante. Il mandato:
● può essere oneroso, ma anche gratuito;
● ha una forma libera: l’incarico può essere conferito con una forma diversa;
● può essere funzionale all’interesse del mandante, ma è possibile che ci sia
anche un interesse del mandatario, come per le agenzie immobiliari;
● obbliga il mandatario ad eseguire l’incarico con ordinaria diligenza, rispettare i
limiti e le istruzioni ricevute ed informare il mandate;
● può essere con o senza rappresentanza.
LA RESPONSABILITÀ CIVILE
In alcune situazione, il danno viene traslato da chi lo subisce a chi lo causa:
● responsabilità civile: l’insieme delle regole che disciplinano situazioni in cui un
soggetto subisce un danno e chiede che qualcun altro compensi la sua perdita;
● responsabilità civile extracontrattuale: non c’è un rapporto tra la persona che
subisce il danno ed il soggetto che deve pagare per tale danno, infatti, le parti
potrebbero non conoscersi, ma tra esse nasce un rapporto giuridico nel
momento in cui c’è un danno, che va trasferito da chi l’ha subito a chi ne è
considerato il responsabile.

LA RESPONSABILITÀ CIVILE: QUESTIONI


Non c’è una sola ragione politica che sostiene la responsabilità extracontrattuale.
A volte è giusto che il colpevole sia tenuto a ricompensare la persona lesa, idea
derivante da Aristotele, che elabora la giustizia distributiva.
Le risorse devono essere distribuite a seconda del merito delle persone.
Se un soggetto ha rotto l’equilibrio esistente, deve ristabilirlo.

LA RESPONSABILITÀ CIVILE: A COSA SERVE


● La funzione compensativa: funzione di compensare la vittima per il danno subito,
espressione dell’idea di una giustizia distributiva (approccio ​ex post​, a posteriori).
● La funzione preventiva: espressione dell’idea di una giustizia deterrente,
essendo consapevoli di poter essere soggetti ad una sanzione, si evita di
provocare un danno (approccio ​ex ante,​ a priori).
● La funzione sanzionatoria: funzione che si avvicina molto a quella punitiva della
responsabilità penale ed espressione dell’idea di una giustizia retributiva
(approccio ​ex post)​ .

I SISTEMI DI RESPONSABILITÀ CIVILE


● Sistemi tipici: la legge individua i sono i casi in cui un danno va considerato
risarcibile.
Tale approccio si trova nei paesi common law ed in Germania, infatti, nei loro
codici sono espressamente indicati i danni risarcibili.
Il ruolo del giudice è importante, ma comunque è guidato dalle regole prestabilite
dalla legge.
● Sistemi atipici: altri tipi di sistemi, a cui appartiene il modello italiano, in cui si
applica un principio generale.
I danni da risarcire non vengono individuati ​ex ante​, ma tramite i giudici, sulla
base di un principio generale.

LA RESPONSABILITÀ CIVILE: I PRESUPPOSTI


L’art. 2043 c.c. discute il risarcimento per fatto illecito, ovvero qualunque fatto doloso o
colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto
a risarcire il danno.
Tale articolo esprime il principio generale del nostro modello atipico, sul quale il giudice
deve basarsi.
La responsabilità scatta se sussistono tutti questi presupposti:
● un danno, che possa qualificarsi come ingiusto;
● nesso di causalità, cioè una connessione, tra la condotta fonte di danno ed il
danno;
● una condotta, non giustificata, sorretta da un elemento soggettivo, dolo o colpa.
Possiamo considerare la responsabilità costituita da elementi soggettivi (la condotta) ed
oggettivi (il danno ed il nesso di causalità).
Non tutte le condotte che generano un danno possono qualificarsi per generare
responsabilità, la condotta deve essere biasimevole.
Elementi soggettivi:
● dolo: il comportamento deve essere intenzionale;
● colpa: il comportamento deve essere negligente, imprudente o compiuto con
imperizia.
Ci sono vari livelli di diligenza: più la prestazione è complessa, più è alto il livello
di diligenza richiesta.
Esistono casi in cui un soggetto è tenuto a pagare un danno non imputabile:
● responsabilità indiretta (o vicaria): il soggetto responsabile è tenuto a pagare per
i danni commessi da un’altra persona.
Si verifica quando c’è una relazione tra chi ha commesso il danno e chi paga.
es. s​ e un bambino causa un danno, la mamma è tenuta a pagarlo, perché
potrebbe non aver sorvegliato adeguatamente il figlio.
es. s​ e il soggetto incapace provoca un danno è ritenuto responsabile il tutore;
● responsabilità oggettiva: senza colpa, dunque, non c’è una connessione tra i
soggetti.
Nasce quando comincia il processo industriale: si cominciano a mettere sul
mercato molti prodotti e cominciano a verificarsi situazioni in cui questi sono
difettosi e generano danni.
● responsabilità per rischio di impresa: chi trae benefici da un’attività economica è
tenuto a sopportare il rischio che essa provochi dei danni.
es.​ una società che produce prodotti chimici, svolgendo un’attività dannosa per
l’ambiente, è tenuta a rispondere di ogni danno derivante dall’attività, pur
seguendo i protocolli indicati.
Nei sistemi di common law, invece, troviamo l’illecito civile o tort law.
The law of torts: la responsabilità civile è strutturata in base a casi specifici.
Si comincia a delineare una teoria della negligence, poiché ci sono sempre più casi per
cui il danno è causato dalla negligenza, che si verifica con la violazione di un dovere di
cura (breach of duty of care).
La violazione c’è quando i costi per le precauzioni sono uguali o inferiori alla probabilità
che si verifichi il danno, viceversa, non si può biasimare il soggetto per non aver posto
in essere le precauzioni.
C’è violazione del duty solo quando il costo per evitare il danno non è eccessivo.

IL NESSO DI CAUSALITÀ
L’accertamento del nesso fra condotta e danno può farsi seguendo due approcci:
● causalità materiale: senza una certa condotta il danno non si sarebbe prodotto.
Valuta i legami materiali tra un evento ed un altro.
● causalità giuridica: si restringe l’ambito degli eventi connessi attraverso un
criterio di adeguatezza.
Nella normalità dei casi, quella condotta è adeguata a produrre quel danno? Solo
se la risposta è sì c’è il nesso di causalità giuridica.

IL DANNO
Il danno è una perdita nella sfera della vittima dell’illecito, che può essere patrimoniale e
non.
Le azioni che possono generare danni esterni al contratto sono non patrimoniali, tra
queste:
● danno biologico: integrità fisica della persona;
● danno morale: legato alla sofferenza;
● danno esistenziale: danno alla pacifica serenità del danneggiato.
Il danno, in ogni caso, può generare una fonte di compensazione.
I rimedi con cui reagisce l’ordinamento: per i danni non patrimoniali, si utilizzano le
tabelle di Milano, che indicano per ogni danno non patrimoniale una somma di
risarcimento.
Se non fosse possibile valutare con queste tabelle, si utilizza la fonte dell’equità
(valutazione equitativa).
I danni possono avere una funziona compensativa: pagamento di una somma di
denaro, sommando le perdite subite e condannando il danneggiante a pagare.
In una visione evolutiva, non è solo il pagamento del danno ad avere una funzione
compensativa.
Il pagamento del danno può essere anche associato alla funzione punitiva, che ha
come obiettivo quello di sanzionare il soggetto responsabile: se la corte, oltre a far
pagare per un danno patrimoniale che rientra nella sfera giuridica del danneggiato, fa
pagare una somma molto più elevata, in questo caso, ha deciso anche di attuare una
funzione punitiva.
I danni punitivi, in Italia, sono stati ritenuti non utilizzabili fino al 2017, quando con una
sentenza si è aperto uno spiraglio per l’utilizzo di tali danni.
es.​ caso BMW U.S.
Chi fa scattare il caso riceve anche il denaro del danno punitivo.
Per capire quali danni siano nella sfera della risarcibilità, interviene il giudice per
valutare se il danno è ingiusto o meno.
I danni ingiusti ledono un valore protetto da un diritto e sono quelli a valori, che ogni
ordinamento tutela, come i danni alla proprietà e della personalità, entrambi diritti
assoluti e danni risarcibili.
Fino al 2008 esiste una categoria di danni esistenziali, giudicati risarcibili, ciò che conta
è il valore che viene violato dalla realizzazione del danno.
es. u​ n giornalista esprime dei fatti che riguardano A, che si sente diffamato dall’articolo,
dunque, il giudice deve valutare il diritto di cronaca del giornalista ed il diritto alla propria
reputazione di A.
A volte è facile capire che il danno è ingiusto ma, come nell’ultimo esempio, è più
difficile riuscire a costruire la vicenda, in quanto si deve operare un bilanciamento tra
tutti i valori rilevanti.

RESPONSABILITÀ CIVILE: ELEMENTO SOGGETTIVO


● Per colpa: deriva da una mancanza di cura, di imperizia e di diligenza.
es. ​A ha un comportamento cosciente e deve compensare il danno conseguente
da tale comportamento.
● Indiretta: responsabilità per fatto altrui.
es. ​A è responsabile per i danni arrecati dal comportamento di B, come per la
responsabilità genitori e figli.
● Oggettiva: responsabilità senza colpa.
es. ​A è responsabile per i danni causati da un animale o da un oggetto che è
nella sua sfera di controllo e non c’è una relazione con un altro soggetto.

LA RESPONSABILITÀ DEI GENITORI (E DEGLI INSEGNANTI)


Le stesse regole si applicano anche agli insegnanti e ai precettori, cioè coloro che
hanno sotto la propria sorveglianza delle persone (è un tipo di responsabilità indiretta).
Secondo l’art. 2048 c.c., i genitori sono responsabili per i danni causati dai figli minori, a
condizione che abitino con loro.
C’è responsabilità quando l’illecito è compiuto da un minore capace di intendere e di
volere: deve essere in grado di comprendere la realtà e di decidere le sue azioni.
Il bambino, incapace di intendere e di volere, che commette un illecito, innesca la
responsabilità del tutore o del curatore, che può coincidere con la figura genitoriale.
Il genitore, se dimostra ad un giudice che non ha potuto impedire il fatto, non è
responsabile, ma nella realtà è molto difficile dimostrarlo.

LA RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO


Secondo l’art. 2049 c.c., il datore di lavoro è responsabile per i fatti illeciti compiuti dal
suo preposto nell’esercizio delle incombenze affidategli. Presupposti:
● fatto illecito: un comportamento, in qualche modo, antigiuridico che deve essere
sostenuto da un elemento soggettivo;
● rapporto di preposizione: anche temporaneo ed occasionale fra preposto e
preponente, deve esserci un rapporto tra il dipendente ed il datore di lavoro;
● nesso di occasionalità necessaria: ci deve essere una connessione tra la
mansione ricoperta ed il danno.
La giurisprudenza ha una visione molto estesa di questo presupposto: è un tipo
di responsabilità oggettiva da rischio di impresa.

LA RESPONSABILITÀ PER ESERCIZIO DI ATTIVITÀ PERICOLOSE


Chi esercita un’attività pericolosa è responsabile di tutti i danni causati nello
svolgimento di tale attività.
Per attività pericolosa si intende:
● attività pericolosa per natura ​es.​ raffineria;
● attività pericolosa per la natura dei mezzi che utilizzati ​es. ​edilizia acrobatica.
In entrambi i casi scatta la responsabilità per esercizio di attività pericolosa.
La prova liberatoria è chiamata ​probatio diabolica ​e consiste nel provare di aver
adottato tutte le misure idonee per evitare il danno, più precisamente, il titolare deve
provare che nel mondo non esiste un modo per evitare tale danno.

LA RESPONSABILITÀ DEL PRODUTTORE


Questa responsabilità nasce con la produzione dei beni di massa, quali elettrodomestici
e prodotti tecnologici.
Negli Stati Uniti si sono pensati dei modi per proteggere i consumatori da questi tipi di
beni, che possono cagionare danni.
È un tipo di responsabilità oggettiva introdotta dall’Unione Europea.
La direttiva 85/374/CEE contiene la disciplina relativa alla responsabilità del produttore,
che è sempre responsabile se il suo prodotto causa un danno ed al consumatore è
sufficiente dimostrare che il danno subito derivi da quel bene.
Un bene è difettoso quando non offre al consumatore il grado di sicurezza aspettato.
Il produttore si può liberare dalla responsabilità:
● provando che il danno non dipende dal difetto;
● il prodotto è stato immesso in circolazione da altri;
● quando ha immesso il bene sul mercato non c’è alcun difetto.
es. ​nato nella fase del trasporto;
● in base alle conoscenze scientifiche e tecniche, al tempo della produzione non è
riconoscibile (rischio di sviluppo).
Il produttore, se il bene e difettoso, ritira i prodotti dal mercato prima che i consumatori
inneschino una causa legale.

LA RESPONSABILITÀ PER DANNO AMBIENTALE


È un danno subito dalla collettività, privata delle risorse naturali danneggiate.
Chi cagiona un danno ambientale deve risponderne per aver deteriorato una risorsa
della collettività.
Lo Stato agisce per conto dei cittadini, facendo causa a colui che ha provocato il
deterioramento della risorsa.
Il responsabile può essere obbligato a ripristinare la situazione precedente, ma se ciò
non fosse possibile, è obbligato a risarcire i danni.

LA RESPONSABILITÀ PER L’ESERCIZIO DI ATTIVITÀ GIUDIZIARIA


In passato, l’operato della pubblica amministrazione era esente da responsabilità, oggi,
invece, quando un danno è causato dalla stessa, è possibile citarla in giudizio.
Si solleva il magistrato dalle responsabilità che ogni altro operatore (privato e pubblico)
ha per garantire l’indipendenza del giudice (da questo è nato il referendum del 1987).
La legislazione adotta una legge per disciplinare la responsabilità del magistrato, che è
responsabile se commette un diniego di giustizia, cioè inadempie ad un’obbligazione,
causando un danno e se emette la sentenza, ma sbaglia in modo grossolano.
Ai suoi danni risponde lo Stato, che poi esercita la rivalsa, ma per un massimo della
metà dello stipendio annuo.

LA RESPONSABILITÀ PER L’ESERCIZIO DI ATTIVITÀ MEDICA


Un paziente subisce un danno all’integrità fisica o alla salute a causa di un trattamento
sanitario dall’esito diverso da quello sperato.
La responsabilità del medico e della struttura sanitaria è per colpa, ma il paziente deve
provare tale colpa, perché non è semplice questa professione, dunque, non può essere
vincolata alla perfezione.
Se la fattispecie è particolarmente difficile, il medico è responsabile solo per colpa
grave, cioè solo se ha violato grossolanamente gli standard medici di professionalità.
I pazienti sono protetti dall’onere della prova, ovvero devono provare di essere stati
danneggiati a seguito del trattamento sbagliato di un medico.
D’altro canto,, invece, il medico o la struttura possono dimostrare di aver eseguito
correttamente l’attività.

LA RESPONSABILITÀ PER LESIONE DEL CREDITO


I danni risarcibili del passato sono diversi da quelli di oggi, poiché c’è stata
un’evoluzione dovuta all’interpretazione dei giudici.
I danni a diritti assoluti sono sempre risarcibili.
È risarcibile un diritto relativo? A è creditore nei confronti di B e C interferisce
impedendo al debitore di adempiere alla prestazione, dunque, A può far causa a C?
I diritti di credito possono essere protetti attraverso le regole della responsabilità civile.

ALTRE FONTI DI OBBLIGAZIONI


L’art.1173 c.c.: fonti di obbligazioni:
● contratto;
● fatto illecito;
● ogni altro atto o fatto idoneo a produrle: non esiste una parte che indica queste
fonti, nel codice civile o in leggi speciali ci sono situazioni descritte nel diritto che
generano obbligazioni in capo ad un soggetto.
Possiamo però provare a raggruppare queste situazioni.
● Promesse unilaterali: dentro a questa categoria rientrano i titoli di credito, che
sono atti giuridici unilaterali, cioè creati e prodotti per un solo soggetto.
Il dichiarante vuole assumere su di se un’obbligazione.
La promessa unilaterale è una stranezza per il diritto privato: assumere
un’obbligazione su di sé è razionale solo se si riceve un corrispettivo.
L’art. 1987 c.c. sancisce che le promesse unilaterali sono casi tipici: non
producono effetti obbligatori al di fuori dei casi previsti dalla legge.
La promessa per produrre obbligazioni, deve essere individuata dal legislatore:
● promessa al pubblico: l’obbligazione è rivolta ad una generalità indistinta di
soggetti e chi promette assume su di sé l’obbligazione, senza vantaggi.
es.​ ricompensa per il cane smarrito;
● promessa di pagamento o riconoscimento di debito: un soggetto con una
dichiarazione fa nascere un’obbligazione su di sé.
Il dichiarante assume su di sé l’obbligazione di pagare una somma di denaro
o riconosce di dover pagare un debito, ma non si indica la ragione
giustificativa che regge tale obbligazione.
L’effetto di questa promessa è che, qualora il destinatario voglia ottenere la
prestazione, è sufficiente presentare la dichiarazione, che solleva e
alleggerisce l’onere probatorio, per poter provare di aver avuto il credito;
● titoli di credito: sono situazioni che rientrano nella categoria delle promesse
unilaterali.
Un soggetto dichiara di dovere dei soldi a qualcuno.
es.​ la cambiale e l’assegno.
● Quasi contratti: sono situazioni non del tutto contrattuali in cui si instaura un
rapporto tra due soggetti, che genera una o più obbligazioni:
● gestione di affari altrui (art. 2028 c.c.): chi, senza esserne obbligato, assume
consapevolmente la gestione di affari altrui, è tenuto a portarla a termine,
finché l’interessato possa provvedere da sé.
es.​ un soggetto ha una casa in campagna e dalla casa affianco vede che sta
crollando il cornicione.
Il vicino vive all’estero e, perciò, il soggetto se ne occupa per evitare che si
possano generare dei danni.
Se si iniziano i lavori di ristrutturazione, bisogna continuare fintanto che il
proprietario dell’immobile pericolante non possa provvedere da sé.
L’interessato ha l’obbligazione di tenere indenne il gestore delle spese
sostenute nel suo interesse.
Non c’è un contratto, ma nascono delle obbligazioni a capo di due soggetti.
Questo meccanismo si associa alla rappresentanza anche in senso tecnico;
● pagamento dell’indebito: situazione in cui c’è stato un pagamento di qualcosa
che non è dovuto.
Se un soggetto trasferisce una somma di denaro ad un altro, senza una
ragione giustificativa, la legge prevede che si torni indietro con la ripetizione
dell’indebito.
Se un contratto ha un vizio genetico ed è nullo, occorre restituire le
prestazioni.
● L’indebito oggettivo: non è dovuto perché non c’è quell’obbligazione
(contratto nullo).
● L’indebito soggettivo: l’obbligazione c’è, ma è stata pagata alla persona
sbagliata;
● arricchimento senza causa: questa disciplina si applica quando c’è
l’impoverimento di un soggetto e l’arricchimento di un altro, senza altre
regole applicabili per l’impoverito.
Ci deve essere una relazione tra i due soggetti, ma non c’è un motivo
dell’arricchimento di uno e dell’impoverimento dell’altro.
Colui che, senza giusta causa, si arricchisce a danno di un’altra persona, è
tenuto, nei limiti e nella misura del suo arricchimento, a risarcire la parte
offesa, se, invece, si tratta di un bene, si restituisce, perché l’equilibrio
ingiustamente mutato va ristabilito.
Quando il danneggiato può rispondere con un’altra azione, non si applica tale
meccanismo: questa regola viene utilizzata come ultima istanza.
es. ​con il matrimonio nascono obbligazioni, senza, però, un contratto o un
fatto illecito.

I TITOLI DI CREDITO
Appartengono all’area delle promesse unilaterali e possono definirsi beni immateriali,
che possono essere ceduti e circolare.
Per avere un valore economico, occorre che il credito circoli in modo semplice e sicuro,
garantendo certezza ai soggetti coinvolti nella circolazione, perciò, sono stati inventati i
titoli di credito, documenti, disciplinati nel codice civile e nelle leggi speciali, che
contengono l’obbligo di chi li ha creati di eseguire la prestazione indicata.

I TITOLI DI CREDITO: CARATTERISTICHE


Chi richiede la prestazione a chi si è obbligato non è chi ha ricevuto il titolo, ma
potrebbe essere qualcun altro: il titolo circola.
Servono queste quattro caratteristiche per rendere autonomo il titolo e sganciarlo dai
soggetti a capo del titolo.
● Incorporazione: la promessa assunta è fisicamente incorporata nel documento.
Il diritto esiste solo nella misura in cui esiste materialmente il documento.
● Letteralità: il contenuto del diritto è solo quello indicato nel documento scritto,
cioè il contenuto e i limiti sono determinati dalle parole scritte sul documento.
Se si presenta un qualunque motivo sostanziale che contraddice il documento,
vale solo il documento.
● Autonomia: i titoli di credito circolano in modo sicuro e semplice, perciò, è
necessario che ogni volta che il titolo cambia mano, si cancellino tutte le
questioni che stanno intorno al titolo.
È autonomo rispetto ai rapporti sostanziali che riguardano i passaggi a monte: si
vogliono garantire sicurezza e semplicità.

I TITOLI DI CREDITO: LEGITTIMAZIONE


Il titolo di credito ha un titolare, proprietario del documento, che diventa tale solo se lo
ha ottenuto in un modo corrispondente ai meccanismi previsti dalla legge.
Legittimato è chi ha i requisiti per esercitare il diritto incorporato nel titolo, cioè il
possessore del titolo.
es.​ un ladro quindi non è un titolare.
Tuttavia, nei titoli al portatore anche il ladro può far valere il diritto incorporato nel
documento, ma ci può essere un problema legato al passaggio del documento.
A questa situazione reagiscono alcuni meccanismi, come l’ammortamento del titolo: chi
perde un titolo di credito, si rivolge al tribunale, che emette un decreto di ammortamento
del titolo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, per rendere noto che tale titolo circola in
modo illegale ed eliminarne la sua efficacia.
Secondo l’art.1992 c.c., il possessore ha diritto alla prestazione presentando il titolo. Il
debitore che, senza dolo o colpa grave adempie alla prestazione nei confronti del
possessore, è liberato anche se questi non è titolare del credito (anche se il creditore ha
rubato il titolo di credito).

I TITOLI DI CREDITO: CIRCOLAZIONE


● Titoli al portatore: sono i più tipici, non è indicato il nome del titolare, basta la
consegna e circolano come il denaro.
es. ​titoli di stato.
● Titoli all’ordine: circolano mediante girata e la consegna.
Nel documento è indicato il nome del beneficiario della prestazione, ma il titolare
del diritto, attraverso la girata, può far circolare il titolo indicando il nome del
prossimo titolare di tale diritto.
● Titoli nominativi: indicano sempre il beneficiario del diritto, ma il nome è indicato
anche in un registro dell’emittente, che conosce la catena dei passaggi.

LA CAMBIALE
È un titolo di credito all’ordine, perciò, circola con girata.
La cambiale, tipicamente, serve ad incorporare l’obbligazione di pagare una somma di
denaro alla scadenza e nel luogo indicato dal titolo, dunque, è utile a non pagare subito
con denaro, ma a traslare nel tempo il momento del pagamento (meccanismo di
autofinanziamento).
● Pagherò cambiario (vaglia): dichiarazione di pagare una certa somma.
L’emittente è il debitore, mentre, il prenditore è il creditore.
● Cambiale tratta: l’emittente non promette di pagare, ma obbliga un altro soggetto
a pagare il creditore.
L’ordine del traente è dato alla banca trattaria.
La cambiale tratta implica un rapporto di provvista e di valuta.

L’ASSEGNO
È un titolo di credito all’ordine, perciò, anch’esso circola con girata ed ha la funzione di
pagare una somma di denaro, coinvolgendo la banca, poiché è uno strumento che
funziona da accessorio ad un rapporto di conto corrente bancario.
● Assegno bancario (= cambiale tratta): il traente (emittente) ordina alla banca di
pagare una somma di denaro al prenditore, dunque, tramite una delegazione di
pagamento, la banca non assume un’obbligazione.
● Assegno circolare (= pagherò cambiario): la banca, unica emittente, promette di
pagare ad un soggetto, solo se questo possiede effettivamente quel denaro.
Coinvolge solo la banca ed il debitore ed è molto più sicuro, perciò, è comune
nell’area commerciale delle vendite immobiliari: tramite un primo passaggio, si
garantisce la propria serietà al venditore con un assegno circolare come caparra.
● Assegno scoperto: il creditore va ad incassare l’assegno, ma in realtà il conto
corrente del debitore è privo di denaro.

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