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Seriedipotenze

Il documento tratta la teoria delle serie di potenze nel campo complesso, definendo le serie e il loro insieme di convergenza. Vengono presentati teoremi riguardanti il raggio di convergenza e criteri per calcolarlo, insieme a esempi pratici. Infine, si discute la derivazione delle serie di potenze e la loro olomorfia all'interno del cerchio di convergenza.

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Sergio Rossi
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Il documento tratta la teoria delle serie di potenze nel campo complesso, definendo le serie e il loro insieme di convergenza. Vengono presentati teoremi riguardanti il raggio di convergenza e criteri per calcolarlo, insieme a esempi pratici. Infine, si discute la derivazione delle serie di potenze e la loro olomorfia all'interno del cerchio di convergenza.

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1 Serie di potenze

In queste note esporremo la teoria elementare delle serie di potenze. Non useremo le
nozioni di convergenza uniforme e totale, ma dimostreremo ugualmente in modo rigoroso
i teoremi di derivazione ed integrazione termine a termine. Ricaveremo infine gli sviluppi
in serie delle principali funzioni elementari. Indicheremo con N l’insieme dei numeri
{0, 1, 2, 3, . . .}.

1.1 Definizioni
Una serie del tipo

X
an (z − z0 )n = a0 + a1 (z − z0 ) + a2 (z − z0 )2 + · · · + an (z − z0 )n + · · · (1.1)
n=0

dove {an }n∈N è una successione di numeri complessi detti coefficienti della serie, z0 un
fissato numero complesso detto centro e z una variabile complessa, è detta serie di potenze
nel campo complesso. In altri termini, {an }n∈N e z0 sono costanti
P∞ e si studia il comporta-
n
mento della serie al variare di z ∈ C. L’insieme I = {z ∈ C | n=0 an (z−z0 ) converge}
è chiamato insieme di convergenza della serie; si ha sempre z0 ∈ I e quindi I non è mai
vuoto. Nasce quindi una funzione

X
f (z) = an (z − z0 )n
n=0

detta somma della serie e definita per ogni z ∈ I.

Esempio 1.1. Serie geometrica:


1
= 1 + z + z2 + · · · + zn + · · ·
1−z
1
in questo caso z0 = 0, an = 1 per ogni n ∈ N, f (z) = 1−z e l’insieme di convergenza è:
I = {z ∈ C | |z| < 1}. Infatti, è ben noto che dall’identità algebrica

1 − z n+1
1 + z + z2 + · · · + zn =
1−z
passando al limite per n → ∞, si ottiene la convergenza per |z| < 1 e la somma della
serie, mentre per |z| ≥ 1, |z n | non tende a zero, e quindi la serie non può convergere.

Esempio 1.2. La serie



X zn
n=0
n!

1
converge per ogni z ∈ C; infatti si ha:
z n+1 n!
lim · n =0
n→∞ (n + 1)! z
per ogni z 6= 0 e quindi tale asserzione segue dal criterio del rapporto.
Esempio 1.3. La serie

X
n!z n
n=0
converge solo per z = 0: per z 6= 0 la successione n!z n non è infinitesima.

1.2 Raggio di convergenza


Teorema 1.4. Se la serie di potenze (1.1) converge in un punto z1 6= z0 , allora essa
converge assolutamente per ogni z ∈ C tale che |z − z0 | < |z1 − z0 |.

Dimostrazione. Poichè la serie converge in z1 , la successione an (z1 − z0 )n tende a zero


per n → ∞; quindi tale successione è limitata: esiste un numero reale H > 0 tale che
|an (z1 − z0 )n | ≤ H per ogni n ∈ N. Ne segue che:
 n n
n n z − z0 n z − z0
|an (z − z0 ) | = an (z1 − z0 ) = |an (z1 − z0 ) | · ≤
z1 − z0 z1 − z0
n
z − z0
≤H· .
z1 − z0
Quindi il termine n-esimo della serie ∞ n
P
n=0 |an (z − z0 ) | è maggiorato dal termine n-esimo
n
della serie geometrica H ∞ z−z0 z−z0
P
n=0 z1 −z0 , che converge perchè z1 −z0 < 1. Questo prova
l’asserto. 2
Teorema 1.5. Posto r = sup{|z − z0 | | z ∈ I}, dove I è l’insieme di convergenza della
serie (1.1), si ha:
(i) Se r = +∞ la serie converge assolutamente per ogni z ∈ C.
(ii) Se 0 < r < ∞ la serie converge assolutamente per ogni z ∈ C tale che |z − z0 | < r e
non converge per nessun z tale che |z − z0 | > r.
(iii) Se r = 0 la serie converge solo per z = z0 .

Dimostrazione. Se r = 0 allora I = {z0 } e si ha il caso (iii). Se r = +∞ allora per


ogni z ∈ C esiste z1 ∈ I tale che |z1 − z0 | > |z − z0 |, e quindi per il Teorema 1.4 la serie
converge in z. Data l’arbitrarietà di z si ha il caso (i). Supponiamo ora 0 < r < +∞.
Ovviamente la serie non converge in z se |z − z0 | > r. Invece, se |z − z0 | < r, per le
proprietà dell’estremo superiore esiste z1 ∈ I tale che |z − z0 | < |z1 − z0 | ≤ r, e quindi,
nuovamente per il Teorema 1.4, la serie converge in z e anche il caso (ii) è dimostrato. 2
Definizione 1.6. Il numero r del teorema precedente è detto raggio di convergenza della
serie. Il cerchio di centro z0 e raggio r è chiamato cerchio di convergenza.

2
1.3 Esempi
1) La serie

X zn
n=0
rn
dove r > 0, ha il raggio di convergenza esattamente pari al numero r (è geometrica di
ragione zr ).
2) Il raggio di convergenza della serie (vedi sezione precedente)

X zn
n=0
n!

è pari a +∞.
3) La serie (vedi sezione precedente)

X
n!z n
n=0

ha il raggio di convergenza pari a 0.

1.4 Calcolo del raggio di convergenza


Il raggio di convergenza può essere calcolato facendo ricorso ai classici teoremi della radice
e del rapporto per le serie numeriche. Si usa per riformulare tali teoremi nella forma
seguente.
Teorema 1.7 (Criterio della radice per le serie di potenze.). Se esiste il limite
p
lim n |an | = l
n→+∞

1
il raggio di convergenza r è pari a l
se 0 < l < +∞, coincide con 0 se l = +∞, è +∞ se
l = 0.

Dimostrazione. E’ una semplice applicazione del criterio della radice per le serie nu-
meriche. Per z 6= z0 si ha:
p p
lim n |an (z − z0 )n | = lim n |an | · |z − z0 | = l · |z − z0 |.
n→+∞ n→+∞

Quindi se l = 0 la nostra serie converge assolutamente per ogni z ∈ C, per cui in tal caso
r = +∞. Se l = +∞ converge solo per z = z0 e dunque r = 0. Infine, se 0 < l < +∞, la
serie converge assolutamente per |z − z0 | < 1l (cioè quando l · |z − z0 | < 1) e non converge
per |z − z0 | > 1l , per cui r = 1l . 2
In modo del tutto analogo si prova che:

3
Teorema 1.8 (Criterio del rapporto per le serie di potenze.). Se si ha (definiti-
vamente) an 6= 0 ed esiste il limite

an+1
lim =l
n→+∞ an
1
il raggio di convergenza r è pari a l
se 0 < l < +∞, coincide con 0 se l = +∞, è +∞ se
l = 0.

1.5 Osservazioni
1) Il criterio della radice può essere formulato in modo più completo facendo ricorso alla
nozione di massimo limite. Non daremo tale formulazione.

2) Se i criteri sopra enunciati non funzionano, si può provare a fare ricorso ai criteri della
radice e del rapporto per le serie numeriche. Ad esempio, alla serie


2
X
z k = 1 + z + z 4 + z 9 + z 16 + · · ·
k=0

non si possono applicare i Teoremi 1.7 e 1.8 (funzionerebbe il 3 formulato con il massimo
limite). Infatti, il limite del Teorema 1.7 non esiste (an = 1 se n è un quadrato perfetto,
an = 0 altrimenti), mentre il Teorema 1.8 è inapplicabile perchè an = 0 per infiniti indici.
Però, applicando direttamente il criterio della radice per le serie numeriche troviamo che

q  +∞ |z| > 1
k 2 k
lim k
|z | = lim |z| = 1 |z| = 1
k→+∞ k→+∞
0 |z| < 1

quindi la serie converge assolutamente per |z| < 1, mentre non converge per |z| > 1;
dunque il raggio di convergenza non può che essere pari a 1.

3) Il Teorema 1.5, quando 0 < r < +∞, non dice nulla su quello che accade per |z−z0 | = r,
cioè sulla frontiera del cerchio di convergenza. La questione và esaminata caso per caso;
ci ritorneremo P più in là, limitandoci al caso reale. Per il momento osserviamo che la serie
geometrica ∞ n=0 z n
ha raggioPdi convergenza pari ad 1 ma non converge per |z| = 1.
All’estremo opposto, la serie ∞ zn
k=0 n2 ha raggio di convergenza sempre pari ad 1, come
si può facilmente verificare applicando
zn 1
P∞uno1 dei criteri dimostrati, ma per |z| ≤ 1 si ha
n2
≤ n2
, e quindi, ricordando che n=0 n2 < +∞, per il criterio del confronto la serie
in esame converge assolutamente su tutta la chiusura del cerchio di convergenza, cioè per
ogni z tale che |z| ≤ 1.

4
2 Derivazione delle serie di potenze
Cominciamo con un lemma.

Lemma 2.1. Le serie di potenze



X
an (z − z0 )n (2.2)
n=0

e ∞
X
n an (z − z0 )n−1 (2.3)
n=1

hanno lo stesso raggio di convergenza.

Dimostrazione. Supponiamo, per comodità, z0 = 0. Sia r il raggio di convergenza di


(2.2) ed r0 quello di (2.3). Per n ≥ 1 si ha:

|an z n | = |z| · |an z n−1 | ≤ n|z| · |an z n−1 | = |z| · |nan z n−1 |

per cui, dove converge assolutamente la (2.3), converge anche la (2.2), e quindi r0 ≤ r.
Sia ora z un numero complesso tale che 0 < |z| < r. Prendiamo allora un secondo
numero z1 tale che |z| < |z1 | < r. Allora la serie (2.2) converge in z1 per cui la successione
|an z1n | è infinitesima, e quindi limitata: esiste H > 0 tale che |an z1n | < H per ogni n.
Quindi possiamo scrivere:
n−1 n−1
|an z1n | z H z
|nan z n−1 | = ·n ≤ ·n .
|z1 | z1 |z1 | z1
n−1
Ma la serie ∞ z
P
n=1 n z1 converge, come si può facilmente verificare applicando il criterio
del rapporto per le serie numeriche:
n
z
(n + 1) z1 n+1 z z
n−1 = · → per n → +∞
z n z1 z1
n z1

e zz1 < 1. Dunque la serie (2.3) converge in z ed essendo tale numero arbitrario tra quelli
di modulo minore di r si ha r0 ≥ r e quindi il lemma è dimostrato. 2

Teorema
P∞ 2.2 (Teorema di derivazione delle serie di potenze). Se la serie di potenze
a
n=0 n (z − z0 )n ha raggio di convergenza r > 0, allora la sua somma f (z) è derivabile
(quindi olomorfa) all’interno del suo cerchio di convergenza, cioè in {z ∈ C | |z − z0 | <
r}, e si ha f 0 (z) = ∞ − z0 )n−1 .
P
n=1 nan (z

5
Dimostrazione. Supponiamo ancora z0 = 0. Per |z| < r poniamo

X
f (z) = an z n = Pk (z) + Rk (z)
n=0

dove ∞
X
Pk (z) = a0 + a1 z + · · · + ak−1 z k−1 , Rk (z) = an z n ;
n=k

poniamo poi

def
X
f1 (z) = nan z n−1 = Pk0 (z) + Rk (z)
n=1

è la derivata di Pk e Rk (z) = ∞
Pk0 n−1
P
dove n=k nan z . Dal Lemma 2.1 sappiamo che f
ed f1 hanno lo stesso raggio di convergenza. E’ chiaro poi che limk→+∞ Pk0 (z) = f1 (z).
Dobbiamo dimostrare che f 0 = f1 .
Prendiamo allora z1 ∈ C tale che: |z1 | < r, poi un numero reale ρ tale che: |z1 | < ρ < r.
Sia poi z un generico numero complesso che verifica: z 6= z1 e |z| < ρ. Anzitutto notiamo
che  
f (z) − f (z1 ) Pk (z) − Pk (z1 ) 0
− f1 (z1 ) = − Pk (z1 ) +
z − z1 z − z1
Rk (z) − Rk (z1 )
+ − Rk (z1 ) (2.4)
z − z1
(dobbiamo dimostrare che il primo membro di (2.4) tende zero per z → z1 ). Dall’identità
algebrica elementare z n − z1n = (z − z1 )(z n−1 + z n−2 z1 + · · · + zz1n−2 + z1n−1 ) segue che

Rk (z) − Rk (z1 ) X
= an (z n−1 + z n−2 z1 + · · · + zz1n−2 + z1n−1 )
z − z1 n=k

e quindi, essendo |z n−1 + z n−2 z1 + · · · + zz1n−2 + z1n−1 | ≤ |z n−1 | + |z n−2 ||z1 | + · · · + |z||z1n−2 | +
|z1n−1 | ≤ nρn−1 , si ha:

Rk (z) − Rk (z1 ) X
≤ n|an |ρn−1 .
z − z1 n=k

Ma l’espressione a destra, essendo il resto di un serie convergente (è il resto della serie
zero per k → +∞, e quindi per ogni ε > 0
dei valori assoluti di f1 (ρ) e ρ < r), tende a P
possiamo trovare k0 tale che se k > k0 allora ∞ n=k n|an |ρ
n−1
< ε per cui

Rk (z) − Rk (z1 )
< ε. (2.5)
z − z1
E’ da tenere ben presente che la (2.5) vale ogni volta che |z|, |z1 | < ρ, z 6= z1 e k > k0 .
Notiamo poi che Rk (z1 ) è il resto della serie di f1 (z1 ), e quindi, sempre in corrispondenza
di ε, esiste un k1 tale che se k > k1 allora |Rk (z1 )| < ε.

6
Fissiamo ora k > max{k0 , k1 }. Essendo Pk derivabile in z1 (è un polinomio) sempre
in corrispondenza di ε possiamo trovare δ > 0 tale che se z verifica la condizione 0 <
|z − z1 | < δ allora
Pk (z) − Pk (z1 )
− Pk0 (z1 ) < ε. (2.6)
z − z1
Ma dalla (2.4) segue che
f (z) − f (z1 ) Pk (z) − Pk (z1 )
− f1 (z1 ) ≤ − Pk0 (z1 ) +
z − z0 z − z1
Rk (z) − Rk (z1 )
|Rk (z1 )| +
z − z1
e quindi, le maggiorazioni (2.5), (2.6) e quella su |Rk (z1 )| ci assicurano che:
f (z) − f (z1 )
− f1 (z1 ) < 3ε
z − z1
quando 0 < |z − z1 | < δ. Da questo segue che la derivata f 0 (z1 ) esiste ed è ugule a f1 (z1 ).
2
Esercizio 2.3. Usando la decomposizione f (z) = Pk (z)+Rk (z) scritta nella dimostrazione
del Teorema 2.2, provare direttamente che f è continua all’interno del cerchio di conver-
genza.
Corollario 2.4. Se la serie di potenze ∞ n
P
n=0 an (z − z0 ) ha raggio di convergenza r > 0,
allora la sua somma f (z) è derivabile infinite volte all’interno del suo cerchio di conver-
genza e si ha:

X
(h)
f (z) = n(n − 1)(n − 2) · · · (n − h + 1)an (z − z0 )n−h
n=h

per ogni h ∈ N e per ogni z tale che |z − z0 | < r.

Dimostrazione. Basta applicare ripetutamente il Teorema 2.2:



X
0
f (z) = nan (z − z0 )n−1 = 1 · a1 + 2 · a2 (z − z0 ) + 3 · a3 (z − z0 )2 + · · ·
n=1

X
00
f (z) = n(n − 1)an (z − z0 )n−2 = 2 · 1 · a2 + 3 · 2 · a3 (z − z0 ) + 4 · 3 · a4 (z − z0 )2 + · · ·
n=2
·············································
X∞
(h)
f (z) = n(n − 1)(n − 2) · · · (n − h + 1)an (z − z0 )n−h =
n=h
(h + 1)! (h + 2)!
= h!ah + ah+1 (z − z0 ) + ah+2 (z − z0 )2 + · · ·
1 2!
2

7
P∞
Corollario 2.5. Se la serie di potenze n=0 an (z − z0 )n ha raggio di convergenza r > 0
ed f (z) è la sua somma allora si ha:

f (h) (z0 )
ah = per ogni h ∈ N.
h!

Dimostrazione. Dal corollario precedente si ha subito: f (h) (z0 ) = h!ah . 2


In base al Corollario 2.5, possiamo scrivere

X f (h) (z0 )
f (z) = (z − z0 )h
h=0
h!

Scritta in questo modo, la serie si dice serie di Taylor relativa alla funzione f di punto
iniziale z0 . Sia nel campo reale che complesso, le serie di Taylor possono essere introdotte
in modo indipendente dalla teoria delle serie di potenze; in tal caso il Corollario 2.5
assicura che la somma f di una serie di potenze (di raggio di convergenza non nullo) è
sviluppabile in serie di Taylor e questa coincide con la serie di potenze stessa.

Corollario
P 2.6 (Unicità dello sviluppo in serie di potenze). (i)Se la serie di potenze
f (z) = ∞ a
n=0 n (z − z0 )n
ha raggio di convergenza r > 0 e per un σ ∈ (0, r) si ha f (z) = 0
per ogni z tale che |z − z0 |P < σ allora an = 0 per P∞ogni n ∈ N; n
∞ n
(ii) Se le serie di potenze n=0 an (z − z0 ) e n=0 bn (z − z0 ) convergono in uno stesso
cerchio |z − z0 | < r e per un σ ∈ (0, r) hanno la stessa somma in {z ∈ C | |z − z0 | < σ}
allora ak = bk per k = 0, 1, 2, . . ., cioè le serie hanno gli stessi coefficienti.

Dimostrazione. In base al Corollario 2.5, i coefficienti di una serie di potenze si espri-


mono con le derivate della somma calcolate in z0 , e queste derivate sono tutte nulle se la
f è nulla in un intorno di z0 . Analogamente si prova la (ii). 2

1
P∞
Esempio 2.7. Dalla serie geometrica 1−z
= n=0 z n , derivando si ottiene:
∞ ∞
1 X
n−1
X
= nz = (n + 1)z n = 1 + 2z + 3z 2 + · · · + (n + 1)z n + · · ·
(1 − z)2 n=1 n=0

e continuando a derivare (Corollario 2.4):



h! X
= n(n − 1) · · · (n − h + 1)z n−h
(1 − z)h+1 n=h

e quindi
∞   ∞  
1 X n n−h
X m+h
= z = zm (2.7)
(1 − z)h+1 n=h h h
m=0

8
Diamo ora, senza dimostrazione, un teorema che stabilisce la sviluppabilità in serie di
potenze (o di Taylor) per una funzione olomorfa.

Teorema 2.8. Ogni funzione olomorfa f (z) è derivabile infinite volte nel suo campo di
def
olomorfia A. Inoltre, comunque si fissi z0 ∈ A, posto dist(z0 , ∂A) = inf{|z−z0 | | z ∈ ∂A}
si ha ∞
X f (n) (z0 )
f (z) = (z − z0 )n
n=0
n!
per ogni z tale che |z − z0 | < dist(z0 , ∂A).

2.1 Esempi
1
1) La funzione 1−z è olomorfa in C \ {1} ed infatti la serie geometrica, che ha per somma
tale funzione e quindi ne costituisce lo sviluppo in serie di potenze di centro 0, ha raggio
di convergenza 1 = dist(0, 1).
2) Si ha:

1 1 X
= = (−1)n z 2n
1 + z2 1 − (−z 2 ) n=0
e tale sviluppo ha raggio di convergenza pari ad 1 = dist(0, ±i) (la funzione è olomorfa in
C \ {±i}).

Osservazione 2.9. Il teorema 2.8 e l’esempio 2) mostrano come il campo dei numeri
complessi sia il luogo giusto dove studiare le serie di potenze e la sviluppabilità delle
funzioni (nel secondo esempio le singolarità in z = ±i appaiono solo nel campo complesso).

2.2 Caso reale. Integrabilità


Lavoreremo adesso con serie con coefficienti, centro e variabile reale:

X
an (x − x0 )n = a0 + a1 (x − x0 ) + a2 (x − x0 )2 + · · · + an (x − x0 )n + · · ·
n=0

dove x0 e {an }n∈N sono fissati numeri reali e si studia il comportamento della serie al vari-
are di x ∈ R. Valgono tutti i teoremi già formulati nel caso complesso, tranne ovviamente
il Teorema 2.8, ma si parlerà di intervallo di convergenza invece che di cerchio: se r è il
raggio di convergenza tale intervallo è dato da (x0 − r, x0 + r). Naturalmente si parlerà di
derivabilità reale e non di olomorfia. Però ora possiamo porci il problema dell’integrabilità
della funzione somma f (x) = ∞ n
P
n=0 n (x − x0 ) ; essa è continua in quanto derivabile. Si
a
ha quindi:

9
Teorema 2.10 (Integrazione termine a termine). Se la serie di potenze f (x) =
P ∞ n
n=0 an (x − x0 ) ha raggio di convergenza r > 0 allora
Z x ∞ ∞ Z x
X an n+1
X
f (t)dt = (x − x0 ) = an (t − x0 )n dt
x0 n=0
n + 1 n=0 x0

per ogni x ∈ (x0 − r, x0 + r).

Dimostrazione. PNotiamo anzitutto che, in base al teorema 2.2, f (x) è la derivata della
funzione F (x) = ∞ an
n=0 n+1 (x − x0 )
n+1
: F 0 (x) = f (x) in ogni punto x ∈ (x0 − r, x0 + r)
(le due serie hanno il medesimo raggio di convergenza per il Lemma 2.1). Quindi, per il
teorema fondamentale del calcolo, essendo F (x0 ) = 0, si ha
Z x
f (t)dt = F (x) − F (x0 ) = F (x)
x0
2
Osservazione 2.11. Più in generale, se a, b ∈ (x0 − r, x0 + r) allora allo stesso modo si
prova che:
Z bX ∞ X∞ Z b
n
an (x − x0 ) dx = an (x − x0 )n dx
a n=0 n=0 a

2.3 Esempi
1) Dalla serie geometrica deduciamo che

1 1 X
= = (−1)n tn
1+t 1 − (−t) n=0

con raggio di convergenza pari ad 1. Quindi, integrando termine a termine, otteniamo:


Z x ∞ Z x ∞
1 X
n n
X xn+1
log(1 + x) = dt = (−1) t dt = (−1)n
0 1+t n=0 0 n=0
n+1

che si può meglio scrivere



X xn
log(1 + x) = (−1)n−1
n=1
n
con raggio di convergenza pari sempre ad 1.

2) Sempre dalla serie geometrica si deduce che



1 1 X
2
= 2
= (−1)n t2n
1+t 1 − (−t ) n=0

10
ed integrando termine a termine si ottiene, operando come prima:

X x2n+1
n
arctgx = (−1)
n=0
2n + 1

con raggio di convergenza sempre pari ad 1.

Nei due esempi appena visti, non sappiamo ancora cosa accade sui due punti di frontiera
dell’intervallo di convergenza, che sono in entrambi i casi 1 e -1. Nella sezione seguente
esamineremo la questione in modo dettagliato.

2.4 Comportamento al bordo. Teorema di Abel


Per studiare il comportamento al bordo
P di una serie di potenze è utile il criterio di Leibniz
per le serie alternanti. Una serie ∞ n=1 (−1)n−1
· an , con an ≥ 0 per ogni n ∈ N, è detta
alternante. E’ detta serie di Leibniz quando verifica le due ulteriori condizioni:
(i) an ≥ an+1 per ogni n ∈ N
(ii) an → 0 per n → ∞

in altri termini quando la successione {an }n∈N è non crescente ed infinitesima.

P∞ n−1
Proposizione 2.12 (Criterio di Leibniz).Pn Una k−1 P∞ n=1 (−1)
serie di Leibniz · an
k−1
è sempre convergente. Posto poi Sn = k=1 (−1) ak e S = k=1 (−1) ak si ha
S2n ≤ S ≤ S2n+1 e |Sn − S| ≤ an+1 per ogni n ∈ N.

Dimostrazione. Dalla monotonia della {an } si ha, per ogni n ∈ N:

S2n+3 = S2n+1 − a2n+2 + a2n+3 ≤ S2n+1

S2n+2 = S2n + a2n+1 − a2n+2 ≥ S2n


e quindi la successione delle somme parziali dispari {S2n+1 } è non crescente mentre quella
delle somme parziali pari {S2n } è non decrescente. Inoltre dalla relazione:

S2n+1 = S2n + a2n+1 ≥ S2n

valida per ogni n ∈ N, si deduce che la successione {S2n+1 } è limitata inferiormente


(S2n+1 ≥ S2n ≥ S2 ), mentre la successione {S2n } è limitata superiormente (S2n ≤ S2n+1 ≤
S1 ). Dunque entrambe le successioni convergono. Posto S 0 = limn→ S2n+1 e poi S 00 =
limn→ S2n passando al limite per n → ∞ nella relazione

S2n+1 = S2n + a2n+1

11
dato che a2n+1 → 0, otteniamo S 0 = S 00 . Questo è sufficiente per affermare che la serie di
Leibniz converge ed ha per somma S. Ma da quanto abbiamo visto si deduce anche che
per ogni n:
S2n ≤ S ≤ S2n+1
e quindi che:
0 ≤ S − S2n ≤ S2n+1 − S2n = a2n+1
0 ≤ S2n+1 − S ≤ S2n+1 − S2n+2 = a2n+2
2
Detto a parole, le somme parziali dispari approssimano la somma per eccesso, quelle pari
per difetto ed in ogni caso l’errore compiuto approssimando non è superiore al valore
assoluto del termine successivo della serie.
Teorema 2.13 (Teorema di Abel). Supponiamo che la serie (numerica) ∞
P
n=0 bn con-
verga. Allora posto

X
f (x) = bn x n
n=0

f è definita per −1 < x < 1 e si ha:



X
lim f (x) = bn .
x→1−
n=0

Pn P∞
Dimostrazione. Poniamo Sn = k=0 bk e S = n=0 bn . Allora si ha: b0 = S0 e
bn = Sn − Sn−1 per n = 1, 2, 3, . . ., e quindi
m
X m
X m
X m−1
X m−1
X
bn x n = S0 + (Sn − Sn−1 )xn = x n Sn − Sn xn+1 = (1 − x) Sn x n + Sm x m
n=0 n=1 n=0 n=0 n=0
(2.8)
Ma per −1 < x < 1, limm→∞ Sm xm = S · 0 = 0; dunque, passando al limite per m → ∞
in (2.8), otteniamo:


X
f (x) = (1 − x) Sn x n . (2.9)
n=0
P∞ 1
Sempre per −1 < x < 1, si ha n=0 xn = 1−x
ed usando questa relazione possiamo
scrivere che: ∞
X
S = (1 − x) Sxn . (2.10)
n=0

La (2.9) e la (2.10) ci assicurano che ogni x ∈ (0, 1) si ha:



X ∞
X
n
|f (x) − S| = |(1 − x) (Sn − S)x | ≤ (1 − x) |Sn − S|xn .
n=0 n=0

12
Prendiamo ora un ε > 0. Visto che Sn → S, esiste un ν ∈ N tale che per ogni n > ν si ha
|S − Sn | < ε. Quindi
ν
X ∞
X
|f (x) − S| ≤ (1 − x) |Sn − S|xn + (1 − x) |Sn − S|xn ≤
n=0 n=ν+1

ν ∞ ν
X X
n
X xν+1
≤ (1 − x) |Sn − S| + (1 − x) εx = (1 − x) |Sn − S| + (1 − x)ε ≤
n=0 n=ν+1 n=0
1−x
ν
X
≤ (1 − x) |Sn − S| + ε
n=0

Ma si ha (1 − x) n=0 |Sn − S| < ε, e quindi

|f (x) − S| < 2ε
non appena
ε
x > 1 − Pν
n=0 |Sn − S|
e questo, vista l’arbitrarietà di ε, dimostra il teorema. 2

di potenze f (x) = ∞ n
P
Corollario 2.14. Se la Pserie n=0 an (x − x0 ) converge in x1 > x0
∞ n
allora limx→x−1 f (x) = n=0 an (x1 − x0 ) . Se converge in x1 < x0 allora limx→x+1 f (x) =
P∞ n
n=0 an (x1 − x0 ) .

Dimostrazione. Basta operare il cambiamento di variabili


x − x0
t=
x1 − x0
che ci riconduce alla serie ∞
X
bn tn
n=0
n
dove bn = an (x1 − x0 ) , alla quale si applica il Teorema di Abel. 2

Osservazione 2.15. Il Teorema di Abel ed il suo corollario sono utili quando 1, rispettiva-
mente x1 , sono uno dei due estremi dell’intervallo di convergenza: assicurano la continuità
della somma anche in tali punti (naturalmente già sapevamo che tale somma è continua
all’interno dell’intervallo di convergenza).

13
2.5 Esempi
Tornando agli esempi della sezione precedente, possiamo ora studiare il comportamento
al bordo della serie del logaritmo e di quella dell’arcotangente.
1)Nel primo esempio, la serie converge (ma non assolutamente) anche in 1: ∞ n−1 1
P
n=1 (−1) n
P∞ n
n−1 (−1)
è una serie di Leibniz. Non converge in -1: per tale valore diventa n=1 (−1) n
=
− ∞ 1
P
n=1 n che è armonica divergente. Allora possiamo applicare il Teorema di Abel almeno
in 1 e concludere che

X 1
log 2 = lim− log(1 + x) = (−1)n−1
x→1
n=1
n

e quindi

X xn
log(1 + x) = (−1)n−1
n=1
n
per x ∈ (−1, 1], con convergenza assoluta in (−1, 1).
2n+1
2) Nel secondo esempio, la serie è di Leibniz in ±1: ∞ n (±1)
=± ∞ n 1
P P
n=0 (−1) 2n+1 n=0 (−1) 2n+1 .
Quindi possiamo applicare il criterio di Leibniz in entrambi gli estremi e concludere che

X x2n+1 n
arctgx = (−1)
n=0
2n + 1
P∞ n 1
per x ∈ [−1, 1], con convergenza assoluta in (−1, 1). In particolare n=0 (−1) 2n+1 = π4 .

2.6 Sviluppo dell’esponenziale


Riprendiamo in considerazione la serie di potenze

def
X xn
E(x) =
n=0
n!

già vista all’inizio delle presenti note. Sappiamo che il suo raggio di convergenza è pari
a +∞, quindi converge per ogni x ∈ R. Dimostreremo ora che la somma E(x) è uguale
all’esponenziale ex . Osserviamo prima di tutto che derivando si ha:
∞ ∞
0
X nxn−1 X xn
E (x) = = ≡ E(x)
n=1
n! n=0
n!

per ogni x ∈ R. Inoltre si ha E(0) = 1. Queste proprietà caratterizzano l’esponenziale


tra le funzioni C 1 (R), come vedremo studiando le equazioni differenziali ordinarie. Ma
possiamo anticipare un metodo standard, in questo caso semplicissimo, per ottenere subito
tale risultato:
d
(E(x)e−x ) = E 0 (x)e−x − E(x)e−x = E(x)e−x − E(x)e−x = 0
dx
14
per ogni x ∈ R. Quindi E(x)e−x = cost. Ma E(0)e−0 = 1 e quindi, come volevamo
dimostrare, E(x) = ex per ogni x ∈ R.

2.7 Calcolo approssimato di e; sua irrazionalità


P∞ 1
Dallo sviluppo dimostrato nella sezione precedente, si ottiene, per x = 1, e = k=0 k! .
Quindi possiamo scrivere:
n n ∞
X 1 X 1 X 1
<e= + . (2.11)
k=0
k! k=0
k! k=n+1
k!

Ma ∞
X 1 1 1
= + +
k=n+1
k! (n + 1)! (n + 1)!(n + 2)
1 1
+ + ··· + + ··· ≤
(n + 1)!(n + 2)(n + 3) (n + 1)!(n + 2)(n + 3) · · · (n + h)
 
1 1 1 1
≤ 1+ + + ··· + + ··· =
(n + 1)! n + 2 (n + 2)2 (n + 2)h
1 1 1 n+2 1
= 1 = <
(n + 1)! 1 − n+2 (n + 1)! n + 1 n · n!
n+2 n+1
(nell’ultima disuguaglianza abbiamo usato il fatto che n+1
< n
). Dalla maggiorazione
ottenuta e da (2.11) segue allora che:
n
X 1 1
0<e− < (2.12)
k=0
k! n · n!

che
Pn dà1 una buona stima dell’errore che si compie approssimando e con la somma finita
k=0 k! .

Moltiplicando la (2.12) per n! otteniamo


n
X n! 1
0 < n!e − < (2.13)
k=0
k! n

Ora, se e fosse razionale, per un opportunoPnn (ad esempio per n pari al denominatore di
n!
e), il numero n!e sarebbe intero. Essendo k=0 k! sempre intero, in tal caso per la (2.13)
avremmo due interi la cui differenza è positiva e strettamente minore di n1 ≤ 1. Questo è
assurdo e quindi e è irrazionale.

15
2.8 Sviluppo delle funzioni seno e coseno
Come per l’esponenziale, per dimostrare quali sono gli sviluppi di sin e cos, abbiamo
bisogno di una loro caratterizzazione.
Lemma 2.16. Se S, C sono funzioni C 1 (R) e verificano le condizioni

C 0 (x) = −S(x), S 0 (x) = C(x) per ogni x ∈ R

e poi
C(0) = 1, S(0) = 0
allora C(x) = cos x e S(x) = sin x.

Dimostrazione. Supponiamo di avere una coppia di funzioni S, C che verifica tali con-
dizioni. Poniamo c(x) = C(x) − cos x e s(x) = S(x) − sin x. Allora

c0 (x) = −s(x), s0 (x) = c(x), c(0) = s(0) = 0.

Quindi
d 2
(s (x) + c2 (x)) = (2s(x)s0 (x) + 2c(x)c0 (x)) = 2(s(x)c(x) − c(x)s(x)) = 0
dx
su tutto R. Ne segue che s2 (x) + c2 (x) = s2 (0) + c2 (0) = 0 per ogni x ∈ R, s e c sono
identicamente nulle ed S e C sono il seno ed il coseno. 2
Poniamo allora
∞ ∞
X x2n n
X x2n+1
C(x) = (−1) S(x) = (−1)n .
n=0
(2n)! n=0
(2n + 1)!

E’ facile provare che tali serie hanno entrambe raggio di convergenza pari a +∞. Derivando
otteniamo:
∞ 2n−1 ∞
0
X
n 2nx
X x2n+1
C (x) = (−1) =− (−1)n = −S(x)
n=1
(2n)! n=0
(2n + 1)!

e poi
∞ ∞
X (2n + 1)x2n X x2n
S 0 (x) = (−1)n = (−1)n = C(x).
n=0
(2n + 1)! n=0
(2n)!
Inoltre C(0) = 1 e S(0) = 0; dunque, in base al lemma 2.16, C ed S sono il coseno ed il
seno, cioè:
∞ ∞
X x2n X x2n+1
cos x = (−1)n sin x = (−1)n per ogni x ∈ R.
n=0
(2n)! n=0
(2n + 1)!

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