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Appunti di Analisi Complessa

Tommaso R. Cesari

APPUNTI NON UFFICIALI1

(Analisi Complessa - corso di Maura Salvatori)

1 Nota del redattore


Questi appunti sono stati scritti da me durante il Corso (A.A. 2012-2013). Sono assoluta-
mente indipendenti dall'iniziativa del Docente. Di queste carte non è fornita alcuna garanzia
esplicita o implicita di correttezza o di completezza. In particolare, è assai probabile che ri-
sultino presenti numerosi errori delle tipologie più svariate, in primo luogo concettuali, dovuti
all'imperizia del curatore. Si sottolinea inoltre che non vi è stato da parte mia alcuno sforzo
per rendere gli argomenti formalmente corretti, né tanto meno per dare loro una veste chiara
e lineare. Usate dunque le informazioni qui contenute a vostro rischio e pericolo.
Tommaso R. Cesari
Indice
1 Richiami sui numeri complessi 4
1.1 Denizioni e risultati preliminari . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2 Serie di potenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3 Topologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8

2 Derivabilità complessa 10
2.1 Derivabilità e dierenziabilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.2 Funzioni armoniche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
2.3 Serie di potenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
2.4 L'esponenziale complesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
2.5 Funzioni trigonometriche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
2.6 Studio qualitativo di funzioni complesse . . . . . . . . . . . . . . 25
2.7 Il logaritmo complesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
2.8 Potenze ad esponente complesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31

3 Integrazione su curve complesse 33


3.1 Denizioni e risultati preliminari . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy . . . . . . . . . . . . . . . . 37
3.3 La formula integrale di Cauchy . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
3.3.1 Conseguenze della formula integrale di Cauchy . . . . . . 45
3.4 Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weierstrass . . . . . . . . . 54
3.5 Omotopia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
3.6 Omologia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60

4 Serie bilatere o di Laurent 65


4.1 Convergenza delle serie di Laurent . . . . . . . . . . . . . . . . . 66
4.2 Classicazione per innito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
4.3 Il teorema dei residui . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72

5 Funzioni armoniche 84
5.1 Denizioni e primi risultati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84
5.2 Problemi di Dirichlet . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 88
INDICE 3

6 Rappresentazioni conformi 94
6.1 Gruppi di automorsmi e lemma di Schwarz . . . . . . . . . . . . 94
6.2 Trasformazioni di Möbius . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
6.3 Il teorema della mappa di Riemann . . . . . . . . . . . . . . . . . 99

7 Zeri di funzioni intere 107


7.1 Prodotti (inniti) di numeri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 108
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116

8 Prolungamenti analitici 134


8.1 Denizioni e primi risultati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 134
8.2 La funzione Γ di Eulero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 140
8.3 Costante di Eulero-Mascheroni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143
8.4 La funzione ζ di Riemann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 146
Capitolo 1

Richiami sui numeri complessi


1.1 Denizioni e risultati preliminari
Denizione 1. Nel corso di queste dispense si utilizzeranno i simboli := e =:
.
ed il simbolo = per indicare cose ben diverse. Tutti e tre i simboli possono essere
letti come uguale per dezione ma, mentre nel primo caso (simboli := e =:)
.
si pone un'uguaglianza per dezione, nel secondo (=) si intende specicare che
l'uguaglianza in esame discende direttamente da una dezione.
.
Ad esempio: siano a := 2 e 3 =: b, allora a + b = 5.
Denizione 2. Nel corso di questi appunti si utilizzeranno le seguenti notazioni

N := {1, 2, . . .} ; R+ := (0, +∞); R− := (−∞, 0);


N0 := {0, 1, 2, . . .} ; R+
0 := [0, +∞); R−
0 := (−∞, 0].

Denizione 3 (C). Si considerino su R×R l'usuale somma tra vettori

+ : (R × R) × (R × R) → R×R
((a, b) , (c, d)) 7→ (a, b) + (c, d) := (a + c, b + d)

e il prodotto denito da

· : (R × R) × (R × R) → R × R
((a, b) , (c, d)) 7→ (a, b) · (c, d) := (ac − bd, ad + bc) .

Posto C := R × R, si dice campo dei numeri complessi la struttura algebrica


(C, +, · ). Si pongono inoltre
• i := (0, 1) ∈ C, detta unità immaginaria ;
• 1 := (1, 0) ∈ C;
• per ogni (a, b) ∈ C,
(a, b) := (a, −b);
1.1 Denizioni e risultati preliminari 5

• per ogni (a, b) ∈ C,


Re ((a, b)) := a ∈ R;

• per ogni (a, b) ∈ C,


Im ((a, b)) := b ∈ R;

• per ogni z ∈ C, si denisce modulo di z il numero reale non negativo

q
2 2
|z| := (Re (z)) + (Im (z)) .

Esercizio 4. Si verichi che C sia un campo rispetto alle leggi di composizione


date e si determinino gli inversi rispetto al prodotto.

Esercizio 5. Si verichi che l'applicazione |·| denita sopra è una norma su C


e che (C, |·|) è uno spazio vettoriale normato completo e separabile. Si noti che
la topologia indotta su C da |·| coincide con la topologia euclidea su R2 .
Proposizione 6 (Forma algebrica) . Per ogni z ∈ C esistono unici a, b ∈ R tali
che
z = a + ib.
Proposizione 7 (Forma polare) . Per ogni z ∈ C \ {0} esistono r ∈ R+ , ϑ ∈ R
tali che
z = r (cos (ϑ) + i sin (ϑ)) .
Denizione 8. Per ogni z ∈ C \ {0} si denisce argomento di z e si indica con
arg(z) l'insieme

arg(z) := {ϑ ∈ R | ∃r ∈ (0, +∞), z = r (cos (ϑ) + i sin (ϑ))} .

Proposizione 9. La successione delle somme parziali, denita per ogni k ∈ N


da
Sk : C → C,
k
X zn
z 7 →
n=0
n!

converge totalmente sui compatti contenuti in C (quindi in particolare converge


puntualmente ovunque su C).
Denizione 10. La funzione

e(·) : C → C,
+∞ n
X z
z 7→ ez :=
n=0
n!

si denisce funzione esponenziale .


1.2 Serie di potenze 6

Teorema 11 (Identità di Eulero) . Per ogni ϑ ∈ R si ha


eiϑ = cos(ϑ) + i sin(ϑ).
Proposizione 12 (Forma esponenziale). Per ogni z ∈ C \ {0} esistono r ∈ R+ ,
ϑ∈R tali che
z = reiϑ .
Teorema 13 (Formula di De Moivre) . Per ogni n ∈ Z, per ogni z ∈ C \ {0},
se esistono (r, ϑ) ∈ R+ × R tale che
z = reiϑ ,
allora
z n = rn einϑ .
Teorema 14 (Radici). Per ogni n ∈ N n ≥ 2 e per ogni w ∈ C\{0}, se esistono
(ρ, ϕ) ∈ R+ × R tali che
w = ρeiϕ ,
allora esistono esattamente n soluzioni distinte dell'equazione
z n = w,
i.e. esistono esattamente n valori distinti z0 , . . . , zn−1 ∈ C tali che, per ogni
k ∈ {0, . . . , n − 1},
zkn = w;
per ogni k ∈ {0, . . . , n − 1} si ha
ϕ+2kπ
zk = ρ1/n ei n .

1.2 Serie di potenze


Denizione 15. Sia z 0 ∈ C. Si considerino la successione {an }n∈N0 ⊂ C e la
successione delle somme parziali denita per ogni k ∈ N0 da

Sk : C → C,
k
X n
z 7→ Sk (z) := an (z − z0 ) .
n=0

Sia denisce insieme di convergenza l'insieme


( k
)
X n
I := z ∈ C | ∃ lim an (z − z0 ) .
k→+∞
n=0

Si denisce serie di potenze la funzione denita per ogni z ∈ I da

+∞
X k
X
n n
S(z) := an (z − z0 ) := lim an (z − z0 ) .
k→+∞
n=0 n=0
1.2 Serie di potenze 7

Si denisce raggio di convergenza della serie di potenze S, il numero reale non


negativo esteso R denito da
 p
0,

 se lim supn→+∞ n |an | = +∞,
1
p
R := √
n
, se lim supn→+∞ n |an | ∈ R,
 lim sup n→+∞ |an |
 p
+∞ se lim supn→+∞ n |an | = 0.

Teorema 16. Con le stesse notazioni della denizione precedente, si hanno i


seguenti casi:
• se R = 0, allora la serie di potenze converge solo nel centro z0 ;
• se R ∈ R+ , allora
 la serie di potenze converge puntualmente e assolutamente in D (z0 , R),
 la serie di potenze non converge nemmeno puntualmente in C\D (z0 , R),
 la serie di potenze converge uniformemente in ogni compatto di D (z0 , R);
• se R = +∞, allora
 la serie di potenze converge puntualmente e assolutamente in tutto
C,
 la serie di potenze converge uniformemente nei compatti di C.
Proposizione 17. Con le stesse notazioni della denizione precedente, se esiste
il limite
|an+1 |
L := lim ,
n→+∞ |an |
detto R il raggio di convergenza, si ha R = 1/L (denito in modo ovvio se
L ∈ {0, +∞}).

Osservazione 18 . Poiché dove convergono, convergono assolutamente, è chiaro


che sull'intesezione degli insiemi di convergenza la somma di due serie di potenze
coincida con la serie della somma.

Osservazione 19. Poiché dove convergono, convergono assolutamente, è possibile


fare il prodotto di Cauchy di due serie di potenze. Detto R il minimo tra i due
raggi di convergenza, si ha

+∞
X +∞
X +∞
X
n n n
an (z − z0 ) bn (z − z0 ) = cn (z − z0 ) ,
n=0 n=0 n=0

dove per ogni n ∈ N:


n
X
cn := aj bn−j .
j=0
1.3 Topologia 8

Denizione 20. Siano z0 ∈ C. Si considerino la successione {an }n∈N0 ⊂ C e


la successione delle somme parziali denita per ogni k ∈ N0 da

Sk : C → C,
k
X n
z 7→ Sk (z) := an (z − z0 ) .
n=0

Si denisce successione derivata di {Sk }k∈N0 , la successione delle somme parziali


denita per ogni k ∈ N0 da

Sk0 : C → C,
k
X n−1
z 7→ Sk0 (z) := nan (z − z0 ) .
n=1

In modo analogo a quanto già visto, si denisce la serie derivata.


Proposizione 21. Sia S una serie di potenze con raggio di convergenza R.
Allora la serie derivata ha raggio di convergenza R.
Dimostrazione. Basta applicare la denizione di raggio di convergenza.

Osservazione 22. In modo analogo, data una serie di potenze con raggio di
convergenzaR si può denire (a meno di una costante additiva) la serie integrale.
Chiaramente anche la serie integrale ha raggio di convergenza R.

Teorema 23 (Abel). Sia S una serie di potenze di centro z0 ∈ C e raggio di


convergenza R ∈ R+ . Se esiste z1 ∈ ∂D (z0 , R) tale che la successione delle
somme parziali converga puntualmente in z0 , allora la serie di potenza converge
uniformemente su tutto il segmento [z0 , z1 ].
Esercizio 24 (Sul bordo può succedere di tutto!) . Si dimostri che:

non
P+∞
• la serie di potenze z 7→ n=0 nz n converge su ∂D (0, 1);
zn
P+∞
• la serie di potenze z 7→ n=0 n2 converge assolutamente su ∂D (0, 1);
P+∞ n
z
• la serie di potenze z 7→
n=0 n converge puntualmente su ∂D (0, 1)\{1}.
(Suggerimento: si utilizzi una formula di sommazione per parti)

1.3 Topologia
Denizione 25. Un insieme E ⊂ C si dice connesso se non esistono due insiemi
A, B ⊂ E aperti, chiusi, disgiunti, non vuoti e tali che A ∪ B = E.
Denizione 26. Un insieme E⊂C si dice connesso per archi (C 1 a tratti) se
per ogni z1 , z2 ∈ E esiste una funzione continua e C1 a tratti ϕ : [0, 1] → E tale
che ϕ(0) = z1 e ϕ(1) = z2 .
1.3 Topologia 9

Teorema 27. Sia E ⊂ C.


• Se E è connesso per archi, allora E è connesso.
• Se E è aperto e connesso, allora E è connesso per archi.
Denizione 28. Durante tutto questo corso si dirà che un insieme E ⊂ C è un
dominio se E è aperto e connesso.

Osservazione 29 . Come già osservato, essendo C = R2 (insiemisticamente) è


possibile dotare C in modo naturale di una struttura topologica, utilizzando la
topologia euclidea. In questo modo si possono ad esempio trasferire su C tutti
i concetti di continuità e di limite ben noti nel caso reale.

Denizione 30. Siano z0 ∈ C e r > 0. Durante tutto questo corso si utilizzerà


la notazione
D (z0 , r) := {z ∈ C | kz − z0 k < r}
per indicare il disco aperto centrato in z0 e di raggio r.
Capitolo 2

Derivabilità complessa
2.1 Derivabilità e dierenziabilità

Denizione 31. Siano f :A⊂C→C e z0 ∈ A. Si dice che f è derivabile (in
senso complesso) in z0 se esiste nito il limite del rapporto incrementale

f (z0 + h) − f (z0 )
f 0 (z0 ) := lim .
h→0 h
Se A è aperto e f è derivabile in ogni suo punto, si dice che f è olomorfa su A
(a valori in C), e si scrive f ∈ H(A, C). Se f ∈ H(C, C) si dice che f è intera .
Denizione 32. Sia f :A⊂C→C ed esista R > 0 tale che A ⊃ C \ D(0, R).
derivabile all'∞ se la funzione z 7→ f 1

Si dice che f è
z è derivabile in 0.
Esempio 33. La funzione z 7→ z 2
è intera, infatti per ogni z∈C
2
(z + h) − z 2
lim = lim (2z + h) = 2z.
h→0 h h→0

Esempio 34. Per ogni n ∈ N0 e per ogni a0, . . . , an ∈ C la funzione z 7→


P n k
k=0 ak z è intera.

Esempio 35. Come si poteva immaginare, non tutte le funzioni sono derivabili
in ogni punto. Tuttavia il presente esempio mostra un comportamento della
derivabilità complessa radicalmente diverso da quello della dierenziabilità di
funzioni da R2 a R2 . Si consideri la funzione denita per ogni z∈C da

2
f (z) := |z| .
2.1 Derivabilità e dierenziabilità 11

È chiaro che, per ogni z∈C e per ogni h ∈ C \ {0}, si abbia

2 2 2
|z + h| − |z| (z + h)(z + h) − |z|
=
h h
2 2 2
(|z| + zh + hz + |h| ) − |z|
=
h
h
= z + z + h,
h

z ∈ C \ {0} non esiste li limite limh→0 z + z hh + h ,


 
dunque, per ogni mentre

per z=0 si ha

.
f 0 (0) = lim h
h→0
= 0.

Questo comportamento è piuttosto sorprendente, infatti se si pensa alla stessa


funzione come

f : R2 → R2 ,
2 .
(x, y) 7→ f (x, y) := |(x, y)| = x2 + y 2

è chiaro che la funzione sia dierenziabile ovunque suR2 . Si è quindi dimostrato


∞ 2 2

che f ∈C R , R , ma f non è nemmeno derivabile 1 volta in senso complesso
in C \ {0}. Questo semplice esempio mostra molto chiaramente come i due con-
cetti di dierenziabilità e derivabilità complessa non coincidano. Come sarà più
chiaro nel seguito, la derivabilità in senso complesso è in eetti una condizione
molto più forte della dierenziabilità in senso classico.

Esercizio 36. Data la funzione

f :C → C,
2
z 7→ f (z) := |z| + iIm(z)

si determini l'insieme dei punti in cui f è derivabile in senso complesso e quello


in cui è dierenziabile in senso classico.

Proposizione 37. Siano f : E1 ⊂ C → C, g : E2 ⊂ C → C z0 ∈ (E1 ∩ E2 ) e
f, g derivabili in senso complesso in z0 . Allora
1. f e g sono continue in z0 ;
2. per ogni α, β ∈ C la funzione αf + βg è derivabile in z0 e
D [αf + βg] (z0 ) = αf 0 (z0 ) + βg 0 (z0 ) ;

3. la funzione f g è derivabile in z0 e vale la regola di Leibniz


D [f g] (z0 ) = f 0 (z0 ) g (z0 ) + f (z0 ) g 0 (z0 ) ;
2.1 Derivabilità e dierenziabilità 12

4. se g (z0 ) 6= 0, la funzione f /g è derivabile in z0 e


f 0 (z0 ) g (z0 ) − f (z0 ) g 0 (z0 )
 
f
D (z0 ) = 2 ;
g [g 0 (z0 )]


5. se f (z0 ) ∈ E2 e g è derivabile in f (z0 ), la funzione g ◦ f è derivabile in
z0 e vale la regola della catena

D [g ◦ f ] (z0 ) = g 0 (f (z0 )) f 0 (z0 ) ;

6. per ogni versore v ∈ ∂D(0, 1) ⊂ C esiste la derivata direzionale


f (z0 + tv) − f (z0 )
Dv f (z0 ) := lim
t∈R, t
t→0

e vale
Dv f (z0 ) = f 0 (z0 ) v. (2.1.1)


Lemma 38 (Formule di Cauchy-Riemann) . Siano f : E ⊂ C → C, z0 ∈ E
e sia f derivabile in senso complesso in z0 . Allora f è dierenziabile in senso
classico e  0
∂x f (z0 ) = f (z0 ) ,
∂y f (z0 ) = if 0 (z0 ) ,
o, equivalentemente
(∂x + i∂y ) f (z0 ) = 0.
Dimostrazione. È suciente applicare la formula (2.1.1) ai versori 1 ed i.

Osservazione 39. Si noti quanto segue. Sianof : E ⊂ C → C, z0 ∈ E , sia f
derivabile in senso complesso in z0 e si pongano u := Re(f ) e v = Im(f ). Allora
è ben denito il numero complesso

f 0 (z0 )

e dalle formule di Cauchy-Riemann segue che f = u + iv è dierenziabile in z0 ,


avendosi    
. ∂x u (z0 ) ∂y u (z0 ) 0 1
Jf (z0 ) = = f (z0 ) .
∂x v (z0 ) ∂y v (z0 ) i
La matrice Jacobiana di f in z0 , che ha dimensione 4 su R, è quindi totalmente
determinata da f 0 (z0 ) , che ha dimensione 2 su R. È quindi chiaro che la deriva-
bilità complessa, oltre ad implicare la dierenziabilità, imponga qualche vincolo
lineare tra i coecienti della matrice Jacobiana. Vale a riguardo la seguente
proposizione, che è uno molteplici modi in cui si possono riscrivere le formule
(o condizioni) di Cauchy-Riemann.
2.1 Derivabilità e dierenziabilità 13

Proposizione 40 (Condizioni di Cauchy-Riemann) . Siano f : E ⊂ C → C,



z0 ∈ E , sia f derivabile in senso complesso in z0 e si pongano u := Re(f ) e
v = Im(f ). Allora u, v : R2 → R sono dierenziabili in z0 e valgono le seguenti
condizioni, dette di Cauchy-Riemann :

∂x u (z0 ) = ∂y v (z0 ) ,
∂y u (z0 ) = −∂x v (z0 ) .

Detti a := ∂x u (z0 ) e b := ∂y u (z0 ), si ha allora


 
a b
Jf (z0 ) = .
−b a

Dimostrazione. Per alleggerire la notazione si pone z := z0 . Per ogni h ∈ C\{0}


si ha
f (z + h) − f (z) u(z + h) − u(z) v(z + h) − v(z)
= +i .
h h h
Per ipotesi esiste

f (z + h) − f (z)
f 0 (z) = lim
h→0 h
 
u(z + h) − u(z) v(z + h) − v(z)
= lim +i .
h→0 h h

Posto (x, y) := z , si ha allora in particolare


!
u ((x + α, y)) − u ((x, y)) v ((x + α, y)) − v ((x, y))
f 0 ((x, y)) = lim +i ,
α∈R α α
α→0 | {z } | {z }
=:t1 (α)∈R =:t2 (α)∈R

cioè, detta

t : R \ {0} → R2 ,
α 7→ t(α) := (t1 (α), t2 (α)) ,

esiste il limite
Re (f 0 ((x, y)))
   
t1 (α)
lim = ,
α→0 t2 (α) Im (f 0 ((x, y)))
dunque in particolare convergono le componenti. Esistono pertanto i limiti

. u ((x + α, y)) − u ((x, y)) .


lim t1 (α) = lim = ∂x u(x, y),
α→0 α→0 α
e
. v ((x + α, y)) − v ((x, y)) .
lim t2 (α) = lim = ∂x v(x, y),
α→0 α→0 α
avendosi quindi
f 0 ((x, y)) = ∂x u(x, y) + i∂x v(x, y).
2.1 Derivabilità e dierenziabilità 14

Procedendo analogamente, si ottiene l'identità in (∗), da cui

 
u ((x, y + β)) − u ((x, y)) v ((x, y + β)) − v ((x, y))
f 0 ((x, y)) = lim +i
β∈R iβ iβ
β→0

(∗) v ((x, y + β)) − v ((x, y)) u ((x, y + β)) − u ((x, y))


= lim − i lim
β→0 β β→0 iβ
.
= ∂y v ((x, y)) − i∂y u ((x, y)) .


Corollario 41 (Della dimostrazione) . Siano f : E ⊂ C → C, z0 ∈ E , sia f
derivabile in senso complesso in z0 e si pongano u := Re(f ) e v = Im(f ). Allora
u, v : R2 → R sono dierenziabili in z0 e
∂x (u + iv) (z0 ) = ∂x u (z0 ) + i∂x v (z0 ) ,
| {z }
.
=∂ fx

ma in generale
∂y (u + iv) (z0 ) 6= ∂y u (z0 ) + i∂y v (z0 ) .
| {z }
.
=∂ fy

Proposizione 42. Siano z0 ∈ C, r > 0, u, v : D (z0 , r) → R dierenziabili


(come funzioni da R2 → R) in z0 . Se valgono le condizioni di Cauchy-Riemann,
allora f := u + iv è derivabile in senso complesso in z0 .
Dimostrazione. Sia (x, y) := z0 . Per ogni h := (a, b) ∈ C tale che z0 + h ∈
D (z0 , r), dalla dierenziabilità di u e v (D) e dalle condizioni di Cauchy-
Riemann (C.R.) segue

.
f (z0 + h) − f (z0 ) = u(x + a, y + b) − u (z0 ) + i (v(x + a, y + b) − v (z0 ))
(D)
= ∂x u (z0 ) a + ∂y u (z0 ) b + i∂x v (z0 ) a + i ∂y v (z0 ) b + o (khk)
| {z } | {z }
(C.R.) (C.R.)
= −∂x v(z0 ) = ∂x u(z0 )

= ∂x u (z0 ) a + i∂x v (z0 ) a + i∂x u (z0 ) b − i∂x v (z0 ) b + o (khk)


= (a + ib) (∂x u (z0 ) + i∂x v (z0 )) + o (khk)
| {z }
.
=h
= h∂x f (z0 ) + o (khk) ,

dunque esiste

f (z0 + h) − f (z0 )
f 0 (z0 ) := lim = ∂x f (z0 ) .
h→0 h
2.1 Derivabilità e dierenziabilità 15

Corollario 43 (Caratterizzazione delle funzioni Siano f : E ⊂ C-derivabili).



C → C, z0 ∈ E , e si pongano u := Re(f ) e v = Im(f ). Allora le seguenti
aermazioni sono equivalenti:
• f è derivabile in senso complesso in z0 ,
• f è dierenziabile e valgono le condizioni di Cauchy-Riemann per f in z0 .
Denizione 44 (Derivate di Wirtinger) . Ricordando che insiemisticamente
C = R2 = {(x, y) | x, y ∈ R}, si dicono derivate di Wirtinger gli operatori
dierenziali lineari del primo ordine
   
∂ 1 ∂ ∂ ∂ 1 ∂ ∂
:= −i , := +i .
∂z 2 ∂x ∂y ∂z 2 ∂x ∂y
Osservazione 45 (Derivate di Wirtinger) . Ovviamente non ha signicato ten-
tare di dimostrare una denizione, tuttavia si vuole dare un'idea informale del
ragionamento che ha portato alla denizione delle derivate di Wirtinger. Sia
f : R2 → R2 una funzione dierenziabile. Poiché insiemisticamente C = R2 =
{(x, y) | x, y ∈ R}, in modo molto naturale si ha l'identicazione

f :C → C, f : R2 → R 2 ,
←→
z 7 → f (z), (x, y) 7→ f ((x, y)) .
Inoltre, per ogni z := (x, y) ∈ C è possibile scrivere la sua parte reale ed
immaginaria in dipendenza da z e da z , avendo
z+z z−z
x= , y= ,
2 2
dunque per ogni x, y ∈ R si ha
 
z+z z−z
f ((x, y)) = f , .
2 2
Pensando quindi di far variare z e z indipendentemente l'una dall'altra ed
avendo in mente la regola della catena per la composizione di due funzioni
1
dierenziabili è possibile scrivere in modo formale

∂ ∂x ∂y
f = ∂x f +∂y f
∂z z
|{z} z
|{z}
= 12 1
=− 2i
1
= (∂x + i∂y ) f,
2
che è la denizione data sopra. In modo analogo si ritrova anche l'altra derivata
di Wirtinger.

1 Si noti che in questa interpretazione le due funzioni


z±z
(z, z) 7→
2
sono polinomiali, dunque dierenziabili su tutto C.
2.2 Funzioni armoniche 16

Proposizione 46 (Cauchy-Riemann). Siano z0 ∈ C, r > 0, u, v : D (z0 , r) → R


dierenziabili (come funzioni da R2 → R) in z0 e si ponga f = u + iv. Allora
le seguenti aermazioni sono equivalenti:
• sono soddisfatte le condizioni di Cauchy-Riemann per f in z0 ,
• si ha

f (z0 ) = 0.
∂z
Teorema 47. Sia f : A ⊂ C → C, con A aperto. Allora le seguenti aermazioni
sono equivalenti:
• f ∈ H(A, C),
• u e v sono dierenziabili in A e soddisfano le condizioni di Cauchy-
Riemann in A.
Teorema 48. Siano f : A ⊂ C → C, con A dominio, f ∈ H(A, C) e f 0 = 0.
Allora f è costante.
Dimostrazione. (Idea) Scrivendo f : R2 → R2 si dimostri che le componenti
hanno gradiente nullo, dunque sono costanti.

2.2 Funzioni armoniche


Denizione 49. Siano n ∈ N, B ⊂ Rn aperto e F : B → R. Su dice che f
è armonica in B se f ∈ C 2 (B, R) e il laplaciano di F è nullo, i.e. se per ogni
x∈B
n
X ∂2F
∆(F )(x) := (x) = 0.
∂x2k
k=1

Denizione 50. A ⊂ C aperto. Si dice che f :A → C


Sia è di classe C2 su A,
e si scrive f ∈ C (A, C) se Re(f ), Im(f ) ∈ C 2 R2 , R .
2

Teorema 51. Siano A ⊂ C aperto, f ∈ H(A, C) e f ∈ C 2 (A, C)2 . Allora f è


armonica in A.
Dimostrazione. Per il Teorema di Schwarz (S) e dalle condizioni di Cauchy-
Riemann (C.R.) si ha

2 (S)
∂xy Re(f ) = ∂x (∂y Re(f ))
(C.R.)
= ∂x (−∂x Im(f ))
(S) 2
= −∂xx Im(f )
2 Questa ipotesi è in reltà inessenziale. Nella prossima sezione verrà dimostrato che ogni
funzione olomorfa è di classe C ∞ nel suo insieme di olomora.
2.2 Funzioni armoniche 17

2 (S)
∂xy Re(f ) = ∂y (∂x Re(f ))
(C.R.)
= ∂y (∂y Im(f ))
(S) 2
= ∂yy Im(f ).
2 2 2 2
Dunque −∂xx Im(f ) = ∂yy Im(f ), i.e. ∂xx Im(f ) + ∂yy Im(f ) = 0. Procedendo
analogamente per la parte reale si ottiene la tesi.

Problema 52. Come già accennato nella nota precedente le funzioni olomorfe
sono anche di classe C∞ sul loro insieme di olomora. Alla luce di questa
aermazione (che verrà dimostrata in seguito) il teorema precedente dice quindi
che se A⊂C è un aperto:

f ∈ H(A, C) =⇒ f ∈ C 2 (A, C), e Re(f ), Im(f ) sono armoniche in A.

Ci si può a questo punto chiedere se valga anche il viceversa.

Denizione 53. SianoA ⊂ C aperto, u, v ∈ C 2 (A, C) con ∆u = ∆v = 0 e tali


che f := u + iv ∈ H(A, C). Si dice allora che u e v sono una coppia di funzioni
armoniche coniugate.
Proposizione 54. Sia A ⊂ C e siano u e v due funzioni armoniche in A.
Allora u e v sono armoniche coniugate se e solo se u e v soddisfano le condizioni
di Cauchy-Riemann.
Dimostrazione. ovvia.

Problema 55. La risposta al problema precedente è quindi parzialmente positi-


va. Tutte le coppie di funzioni armoniche soddisfacenti le condizioni di Cauchy-
Riemann, sono parte reale e parte immaginaria di funzioni olomorfe. Ci si pone
allora un problema leggermente più generale. Data una funzione u armonica su
qualche aperto A ⊂ C, esiste sempre una sua armonica coniugata? A questa do-
manda rispondono parzialmente i due seguenti risultati, che concludono questa
sezione.

Proposizione 56. Sia A ⊂ C aperto e sia u : A → R armonica in A. Allora


per ogni z ∈ A esiste r > 0 ed esiste una funzione v : D(z, r) → R tale che v
sia armonica coniugata di u|D(z,r) .
Dimostrazione. Sia z ∈ A ssato arbitrariamente. Esiste allora r > 0 tale che
D := D(z, r) ⊂ A; si ssi tale r. Per la proposizione precedente, si vuole
determinare una funzione armonica v : D → R che soddis le equazioni di
Cauchy-Riemann su D , ovvero tale che


∂x v = −∂y u|D ,
∂y v = ∂x u|D .
2.2 Funzioni armoniche 18

Si noti che una funzione dierenziabile che soddis le equazioni scritte sopra è
per denizione un potenziale della 1-forma dierenziale

ω := −∂y u|D dx + ∂x u|D dy.


Essendo u armonica, ω risulta chiusa, infatti

∂y (−∂y u|D ) = ∂x (∂x u|D )


⇐⇒
2 2
∂xx u|D + ∂yy u|D = 0.
| {z }
.
=∆(u|D )

Essendo D semplicemente connesso, esiste quindi un potenziale v di ω denito


su D. Rimane da dimostrare che v ∈ C 2 (D, R) e che ∆v = 0. Notando che dalle

1
condizioni di Cauchy-Riemann risulta ∇v = (−∂y u|D , ∂x u|D ) ∈ C R2 , R , si
conclude che v ∈ C 2 (D, R). Sfruttando il solito teorema di Schwarz si ottiene
inne
. 2 2
∆v = ∂xx v + ∂yy v
= ∂x (∂x v) + ∂y (∂y v)
= ∂x (−∂y u) + ∂y (∂x u)
= −∂xy u + ∂yx u
= −∂xy u + ∂xy u
= 0.

Corollario 57 (Della dimostrazione). Sia A ⊂ C aperto semplicemente con-


nesso e sia u : A → R armonica in A. Allora esiste una funzione v : A → R
armonica coniugata di u.
Esempio 58. Sia

u : R2 → R,
(x, y) 7→ u(x, y) := x2 − y 2 .
Per il corollario precedente esiste una funzione v armonica coniugata di u su
tutto R2 . Per determinarla si impone la validità globale delle condizioni di
Cauchy-Riemann (C.R.). Per ogni (x, y) ∈ R2
(C.R.)
∇v(x, y) = (−∂y u, ∂x u) (x, y)
= (2y, 2x).
Chiaramente tutte e sole le funzioni che soddisfano questa relazione
3 sono, al
variare di c ∈ R,
v c : R2 → R,
(x, y) 7→ vc (x, y) := 2xy + c,
3 Ovvero tutte e sole le funzioni armoniche coniugate di u.
2.3 Serie di potenze 19

dunque, per ogni c ∈ R, la funzione fc = u + ivc è intera. Si noti che se c=0


si ha

f0 : C → C,
z 7→ z 2 .

2.3 Serie di potenze


Teorema 59. Siano z0 ∈ C, {an }n∈N0 ⊂ C e sia R il raggio di convergenza
della serie di potenze z 7→ f (z) := . Allora
P+∞ n
n=0 an (z − z0 )
1. per ogni ζ ∈ D (z0 , R), esiste {bn }n∈N0 ⊂ C tale che, per ogni z ∈
D (ζ, R − |z0 − ζ|) si abbia
+∞
X n
f (z) = bn (z − ζ) ;
n=0

2. f ∈ H (D (z0 , R) , C) e, per ogni z ∈ D (z0 , R),


+∞
X n−1
f 0 (z) = nan (z − z0 ) ;
n=1

3. f ∈ C ∞ (D (z0 , R) , C) e, per ogni n ∈ N0 ,


f (n) (z0 )
an = .
n!

Dimostrazione. Si dimostrano separatamente i vari punti.

1. Senza perdere in generalità, si supponga z0 = 0. Sia ζ ∈ D (0, R) ssato


arbitrariamente. Per ogni n ∈ N0 e per ogni z ∈ C si ha
n
zn = [ζ + (z − ζ)]
n  
X n k
= ζ n−k (z − ζ) .
k
k=0
2.3 Serie di potenze 20

Per ogni z ∈ D (ζ, R − |ζ|) si ha pertanto

+∞
. X
f (z) = an z n
n=0
+∞ n  
X X n k
= an ζ n−k (z − ζ)
k
n=0 k=0
+∞ n
XX  n  k
= an ζ n−k (z − ζ)
k
n=0 k=0
+∞ X+∞  
(∗) X n k
= an ζ n−k (z − ζ)
k
k=0 n=k
| {z }
=:bk
+∞
X k
= bk (z − ζ) ,
k=0

dove in (∗) è possibile scambiare le sommatorie in quanto ogni serie di


potenze di centro z0 ∈ C e raggio di convergenza R>0 converge unifor-
memente sui compatti di D (z0 , R).

2. Senza perdere in generalità, si supponga z0 = 0. Sia w ∈ D (0, R) ssato


arbitrariamente. Per ogni h ∈ C \ {0} tale che w + h ⊂ D (0, R), dal punto
precedente
4 segue

 
X+∞ +∞ 
f (w + h) − f (w) 1 k
X
n

=  bk ((w + h) − w) − an w 
h h
n=0
k=0 
| {z }
.=b
0

+∞
!
1 X
= bk hk − b0
h
k=0
+∞
X
= bk hk−1 .
k=1
 
4 Ponendo ζ := w, z := w + h n
e per ogni k ∈ N0 , bk := nello
P+∞
n=k an wn−k
k
sviluppo del punto precedente.
2.4 L'esponenziale complesso 21

Esiste pertanto il limite

+∞
f (w + h) − f (w) X
lim = lim bk hk−1
{z h
h→0 h→0
| } k=1
.=f 0 (w)
= b1
+∞
. X
= an nwn−1 .
n=1

3. Ovvio (per induzione).

Esempio 60. La serie di funzioni denita per ogni z ∈ D(0, 1) da

+∞
X 1
f (z) := zn =
n=0
1−z

è olomorfa su D(0, 1).


Esempio 61. La serie di funzioni denita per ogni z∈C da

+∞ n
X z . z
f (z) := =e
n=0
n!

è olomorfa su C, ovvero è intera.

2.4 L'esponenziale complesso


Osservazione 62. Si apre questa sezione con un problema. Come sarà via via
sempre più chiaro nel corso della lettura di questi appunti, la funzione esponen-
ziale è di enorme importanza nell'analisi complessa. Ci si potrebbe chiedere se
(e in che senso!) la denizione di esponenziale data all'inizio del primo capitolo
sia l'unica denizione possibile. Per chiarire bene cosa si intende, si espone il
problema in termini leggermente più generali.

Problema 63. Siano a, b ∈ R, a < b e si consideri la funzione f : (a, b) ⊂ R →


R. Esiste (sempre?/unica?) una funzione F :A⊂C→C tale che

(a, b) ⊂ A, e F |(a,b) = f ?

Osservazione 64. È chiaro che senza mettere qualche restrizione esistono sempre
innite soluzioni al problema in esame. Si noti però che anche condizioni di
regolarità in senso classico sono banalmente vericate. Se f ∈ C ∞ ((a, b), R) è
chiaro che anche la funzione denita per ogni (x, y) ∈ C da

F (x, y) = f (x) + y
2.4 L'esponenziale complesso 22

ha la stessa regolarità. Ciò che viene spontaneo fare, dunque, è ricercare esten-
sioni olomorfe della funzione di partenza. Come è facile immaginare, non sempre
esistono soluzioni a questo problema. Si enuncia soltanto, senza dimostrarlo, un
teorema che segue da un risultato più generale che verrà presentato in seguito
(il Principio di Identità delle funzioni olomorfe). Grazie a questo teorema sarà
possibile esibire un esempio di funzione per cui non esiste un'estensione olomorfa
e rispondere alla domanda di partenza sull'esponenziale complesso.

Teorema 65. Siano a, b ∈ R, a < b e f : (a, b) ⊂ R → R. Se esiste F ∈


H(A, C), con A dominio contenente (a, b) e F |(a,b) = f , allora F è l'unica
estensione olomorfa di f su A.
Esempio 66. Sia

f :R → R,
x 7→ f (x) := x |x| .

Allora non esiste un'estensione olomorfa di f. Si noti a riguardo che f ∈


C 1 (R, R), ma f non è di classe C2 su alcun intorno dell'origine. Si suppon-
ga per assurdo l'esistenza di un'estensione olomorfa F di f . Senza perdere in
generalità, sia F : A → C, con A dominio contenente (a, b). Allora anche la
restrizione di F ai semipiani {z ∈ C | Re(z) ≷ 0} è olomorfa, dunque per ogni
z ∈ A \ {z ∈ C | Re(z) 6= 0} si ha
(
z2 se Re(z) > 0,
F (z) =
−z 2 se Re(z) < 0,

ma è chiaro che una funzione denita in questo modo non è nemmeno continua
in alcun intorno dell'origine, dunque F non è olomorfa. Assurdo.

Osservazione 67 . Dal Teorema 65 segue inoltre che la funzione denita per ogni
z∈C da
+∞ n
X z
ez :=
n=0
n!

è l'unica estensione olomorfa dell'esponenziale reale. È quindi sensato chiamare


anche questa funzione esponenziale (complesso).

Proposizione 68 (Proprietà dell'esponenziale) . Valgono le seguenti proprietà


per la funzione esponenziale e(·) :
1. per ogni z, w ∈ C, ez ew = ez+w ;
2. D e(·) = e(·) ;
 

3. per ogni z ∈ C, ez = eRe(z) (cos (Im(z)) + i sin (Im(z)));


4. per ogni z ∈ C, |ez | = eRe(z) ;
2.4 L'esponenziale complesso 23

5. e(·) è 2πi-periodica;
6. e(·) non è continua all'innito;
7. e(·) assume (innite volte) qualunque valore in C \ {0}.
Dimostrazione. Si dimostrano brevemente i vari casi.
1. Per ogni z, w ∈ C, dalla regola per il prodotto di Cauchy di due serie (C)
segue

+∞
+∞ ` X
z w . X z wk
e e =
`! k!
`=0 k=0
+∞ Xn
!
(C) X z n−k wk
=
n=0
(n − k)! k!
k=0
+∞ n
X X n−k z wk n!
=
n=0 k=0
(n − k)!k! n!
+∞ n
X 1 X n−k k n!
= z w
n=0
n! k!(n − k)!
k=0 | {z }
 
.= n 
k
+∞
X (z + w)n
=
n=0
n!
.
= ez+w .

2. Basta derivare per serie.

3. Segue dal punto 1 e dall'identità di Eulero.

4. Segue dal punto precedente.

5. Segue dai punti 1 e 3.

6. Basta osservare che

0 = lim ez 6= lim ez = +∞.


z∈R, z∈R,
z→−∞ z→+∞

7. Dal punto 3 è chiaro che per ogni z ∈ C, ez 6= 0. Sia α ∈ C\{0} arbitrario.


+ iϑ
Esistono allora ρ ∈ R e ϑ ∈ R tali che α = ρe . Per ogni (x, y) ∈ C si
ha

ex+iy = ρeiϑ
⇐⇒
ex eiy = ρeiϑ

x = log (ρ) ,
⇐⇒
y ∈ {ϑ + 2kπ | k ∈ Z} .
2.5 Funzioni trigonometriche 24

dove l'ultima equivalenza vale poiché due numeri complessi a, b ∈ C coin-


cidono se e solo se |a| = |b| e arg(a) = arg(b).

2.5 Funzioni trigonometriche


Denizione 69. Si deniscono seno e coseno le seguenti funzioni

sin : C → C,
+∞ n
X (−1)
z 7→ sin(z) := z 2n+1 ;
n=0
(2n + 1)!

cos : C → C,
+∞ n
X (−1) 2n
z 7→ cos(z) := z .
n=0
(2n)!

Esercizio 70. Si verichi che le precedenti denizioni siano ben poste.

Proposizione 71. Le funzioni sin e cos sono intere. Inoltre


D[sin] = cos e D[cos] = − sin .

Proposizione 72. Per ogni z ∈ C si hanno


eiz − e−iz eiz + e−iz
sin(z) = e cos(z) = .
2i 2
Proposizione 73. Per ogni z ∈ C si hanno
sin(−z) = − sin(z) e cos(−z) = cos(z).

Proposizione 74. Le funzioni sin e cos sono 2π -periodiche.


Proposizione 75. Le funzioni sin e cos non sono continue all'innito.
Proposizione 76. Per ogni z, w ∈ C si hanno
sin(z + w) = sin(z) cos(w) + cos(z) sin(w)

e
cos(z + w) = cos(z) cos(w) − sin(z) sin(w).
Proposizione 77. Per ogni z ∈ C si ha
sin2 (z) + cos2 (z) = 1.
2.6 Studio qualitativo di funzioni complesse 25

Denizione 78. Si deniscono seno e coseno iperbolico le seguenti funzioni

sinh : C → C,
+∞
X z 2n+1
z 7→ sinh(z) := ;
n=0
(2n + 1)!

cosh : C → C,
+∞
X z 2n
z 7 → cosh(z) := .
n=0
(2n)!

Esercizio 79. Si verichi che le precedenti denizioni siano ben poste.

Proposizione 80. Per ogni z := (x, y) ∈ C si hanno


sin(z) = sin(x) cosh(y) + i cos(x) sinh(y)

e
cos(z) = cos(x) cosh(y) − i sin(x) sinh(y).
Proposizione 81. Per ogni z ∈ C si hanno
2
|sin(z)| = sin2 (x) + sinh2 (y)

e
2
|cos(z)| = cos2 (x) + sinh2 (y).
Proposizione 82. Le funzioni sin e cos sono illimitate in C (in quanto illimi-
tate lungo l'asse immaginario).
Proposizione 83. Le funzioni sin e cos assumono (innite volte) ogni valore
in C.
Proposizione 84. Per ogni y ∈ R si hanno
sin(iy) = i sinh(y) e cos(iy) = cosh(y).

2.6 Studio qualitativo di funzioni complesse


Osservazione 85 . Come nel caso di funzioni reali di variabile reale, può essere
utile studiare qualitativamente l'andamento di una funzione complessa di varia-
bile complessa. Tuttavia, non disponendo di quaderni a 4 dimensioni, risulta
dicile dare una rappresentazione qualitativa del graco di una tale funzione.
Quello che si fa usualmente è tracciare delle curve nel dominio della funzione e
vedere dove questa curve vengano mappate.
2.7 Il logaritmo complesso 26

Esercizio 86. Sia

e(·) : C → C,
(x, y) 7→ ex+iy

e sia a ∈ R arbitrario. Si studi l'immagine secondo la funzione esponenziale


delle due famiglie di insiemi

• Ra := {(x, y) ∈ C | y = a} ;
• Ca := {(x, y) ∈ C | x = a} .
Esercizio 87. Sia

2
(·) : C → C,
(x, y) 7→ x2 − y 2 + 2ixy

e sia a∈R arbitrario. Si studi l'immagine secondo la funzione quadrato delle


seguenti famiglie di insiemi

1. Aa := {(x, y) ∈ C | y = a} ;
2. Ba := {(x, y) ∈ C | x = a} ;

3. Ca := (x, y) ∈ C | x2 − y 2 = a ;
4. Da := {(x, y) ∈ C | xy = a} ;

5. Ea := (x, y) ∈ C | x2 + y 2 = a2 ;
π π

al variare di α, β ∈ − ,
6.
2 2 , α < β , Fα,β := {z ∈ C | α ≤ Arg(z) ≤ β} .

Osservazione 88. Si noti che in entrambi gli esempi precedenti se due curve
si tagliano secondo un certo angolo nel dominio della funzione, anche le loro
immagini si tagliano secondo lo stesso angolo nel codominio. Questa, come si
vedrà meglio nel seguito, è una caratteristica precipua delle funzioni olomorfe
(si dice che le funzioni olomorfe sono rappresentazioni conformi dirette ).

2.7 Il logaritmo complesso


Denizione 89. Fissati z∈C e A⊂C si dice che l'insieme

z + A := {z + a | a ∈ A}

è la somma del numero z con l'insieme A.


Osservazione 90 . Sia α ∈ C \ {0} ssato arbitrariamente. Come osservato
nella sezione sull'esponenziale, esistono inniti z ∈ C tali che ez = α. Più
precisamente, siano ρ ∈ R+ e ϑ∈R tali che α = ρeiϑ . Allora, per ogni k ∈ Z,
il numero complesso
zk := log (ρ) + iϑ + 2kπi
2.7 Il logaritmo complesso 27

soddisfa ezk = α. Chiaramente, questi sono tutti e soli i numeri complessi che
soddisfano l'equazione iniziale. Si noti ora che, essendo α = ρeiϑ , si ha
.
{ϑ + 2kπ | k ∈ Z} = arg(α)
e ovviamente ρ = |α|. Dunque, denendo come sopra la somma tra un numero
complesso ed un insieme di numeri complessi, si è dimostrato che

log(|α|) + i arg(α).
è l'insieme di tutte e sole le soluzioni dell'equazione ez = α . A seguito di questo
ragionamento ha senso la denizione seguente.

Denizione 91. Indicando con P (C) l'insieme delle parti di C, si denisce


logaritmo la funzione
5

log : C \ {0} → P (C) ,


z 7→ log(z) := log (|z|) + arg (z) .
polidroma (o a più valori ), poiché mappa
Si dice che il logaritmo è una funzione
insiemi di numeri complessi.
numeri complessi in

Proposizione 92. Sia z ∈ C \ {0} arbitrario. Allora


• elog(z) = {z};
• log (ez ) ) {z}.
Osservazione 93 . La denizione del logaritmo può sembrare un po' articiosa
(e in eetti lo è), tuttavia si possono incontrare problemi simili già con funzioni
reali di variabile reale. Si pensi alla funzione tangente

tan : R \ {π/2 + kπ | k ∈ Z} → R.
Questa è una funzione non iniettiva e pertanto non invertibile sul suo dominio.
Quello che si fa usualmente è restringere la funzione tangente ad un insieme
in cui sia iniettiva (tipicamente (−π/2, π/2)) e denire l'inversa della funzione
ristretta
arctan : R → (−π/2, π/2).
Chiaramente però, per ogni k ∈ Z, la restrizione della tangente

tan |(−π/2+kπ,π/2+kπ)
ha diritto ad avere una funzione inversa. Quello che si fa col logaritmo è, invece
di tagliare la funzione esponenziale, considerare tutto l'insieme dei valori log(z)
tali che elog(z) = {z}, ovvero che, sostanzialmente, permettono di invertire l'e-
sponeziale. Ciò detto, è chiaro che lavorare con funzioni polidrome sia molto
scomodo, quindi quello che si vuole fare, è ssare qualche convenzione in modo
da rendere il logaritmo un funzione a valori complessi.

5 Con la scrittura log (|z|) si intende il logaritmo naturale reale


log : R → R.
Purtroppo la notazione non è delle migliori.
2.7 Il logaritmo complesso 28

Denizione 94. Sia F : A ⊂ C → P(C) una funzione polidroma. Si dice che


f :E→C è una determinazione di F se

• E ⊂ A,
• f ∈ C(E, C),
• per ogni z∈E si ha F (z) = {f (z)}6 .
Denizione 95. Data la funzione polidroma

arg : C \ {0} → C,
7→ arg(z) := ϑ ∈ R ∃r ∈ (0, +∞) t.c. z = reiϑ ,

z

si denisce argomento principale, la funzione


Arg : C \ R−
0 → C,
z 7→ Arg(z),

dove Arg(z) è l'unico elemento dell'intersezione

arg(z) ∩ (−π, π) .

Esercizio 96. Si verichi che la denizione è ben posta, ovvero che per ogni
z ∈ C\R−
0 esiste sempre, ed è unico, l'elemento nell'intersezione arg(z)∩(−π, π).

Esercizio 97. Si verichi che Arg è una determinazione di arg.


Denizione 98. Si dice determinazione principale di log, la funzione

Log : C \ R−
0 → C,
z 7→ Log(z) := log (|z|) + iArg(z).

Esercizio 99. Si verichi che Log è una determinazione di log.


Esercizio 100 (Cauchy-Riemann in coordinate polari) . Si consideri il dieo-
morsmo

ϕ : R+ × (−π, π) → R2 \ R−

0 × {0} ,
(ρ, ϑ) 7→ ϕ (ρ, ϑ) := (ρ cos (ϑ) , ρ sin (ϑ)) .

Siano f : A ⊂ C \ R− 0 → C, u := Re(f ), v := Im(f ) e (x0 , y0 ) ∈ A. Si dimostri
che f soddisfa le condizioni di Cauchy-Riemann in (x0 , y0 ) se e solo se
∂ 1 ∂

(u ◦ ϕ) ϕ−1 (x0 , y0 ) = (v ◦ ϕ) ϕ−1 (x0 , y0 ) ,
  

∂ρ ρ ∂ϑ
1 ∂ ∂
(u ◦ ϕ) ϕ−1 (x0 , y0 ) = − (v ◦ ϕ) ϕ−1 (x0 , y0 ) .
  

ρ ∂ϑ ∂ρ
6 Spesso, con un abuso di notazione, si esprime quest'ultima condizione richiedendo che
F |D = f .
2.7 Il logaritmo complesso 29

Queste condizioni di Cauchy-Riemann in coordinate polari vengono generalmen-


te scritte nella forma più compatta

1


 uρ (x0 , y0 ) = vϑ (x0 , y0 ),
ρ
1
 uϑ (x0 , y0 ) = −vρ (x0 , y0 ).

ρ

0 ,C .
Teorema 101. Log ∈ H C \ R−


Dimostrazione. Sia z ∈ C \ R−
0 arbitrario. Si vuole dimostrare che Log soddisfa
le condizioni di Cauchy-Riemann in coordinate polari in ogni punto. Siano
(ρ, ϑ) ∈ R+ × (−π, π) tali che z = ρeiϑ . Allora

Log(z) = Log ((ρ cos (ϑ) , ρ sin (ϑ))) = log (ρ) + iϑ.
. .
Dunque, dette u := Re(Log) = log (| · |) e v := Im(Log) = Arg, si ha

1
uρ (z) = ,
ρ
1 1
vϑ (z) = ,
ρ ρ
1
uϑ (z) = 0,
ρ
−vρ (z) = 0.

Pertanto Log soddisfa le condizioni di Cauchy-Riemann in coordinate polari e


per l'esercizio precedente risulta olomorfa sul suo insieme di denizione.

Teorema 102. Per ogni z ∈ C \ R−


0 , si ha

1
Log0 (z) = .
z
Esercizio 103. Si dimostri l'asserto (Suggerimento: si sfrutti il fatto che, se

f : A ⊂ C → C è derivabile in senso complesso in un punto z ∈ A, allora
f 0 (z) = ∂x f (z)).
Osservazione 104. Si noti che, per ogni k ∈ Z, la funzione

Log(k) : C \ R−
0 → C,
z 7→ Log(k) (z) := log (|z|) + i (Arg(z) + 2kπ)

è una determinazione di log, è una funzione olomorfa, ha Log0(k) = Log0 ed ha


immagine contenuta in R × ((2k − 1) π, (2k + 1) π).
Osservazione 105 . Ancora più in generale, sia ϑ0 ∈ R ssato arbitrariamente.
È chiaro che, posto
Sϑ0 := {z ∈ C | arg(z) = ϑ0 } ,
2.7 Il logaritmo complesso 30

la funzione

Arg(ϑ0 ) : C \ Sϑ0 → C,
z 7→ Arg(ϑ0 ) (z),

dove Arg(ϑ0 ) (z) è l'unico elemento dell'intersezione

arg(z) ∩ (ϑ0 , ϑ0 + 2π)

è una determinazione di arg. Dovrebbe essere altrettanto chiaro che, per ogni
k ∈ Z, la funzione

Log(ϑ0 ,k) : C \ Sϑ0 → C,


 
z 7→ Log(ϑ0 ,k) (z) := log (|z|) + i Arg(ϑ0 ) (z) + 2kπ

è una determinazione di log, è una funzione olomorfa, ha Log0(ϑ0 ,k) = Log0


ed ha immagine contenuta in R × (ϑ0 + 2kπ, ϑ0 + 2 (k + 1) π). Esiste quindi un
innità (non numerabile!) di modi di denire delle determinazioni del logaritmo.
In questo modo si ottengono sempre funzioni olomorfe, con la stessa derivata ed
immagine contenuta in una striscia orizzontale del piano complesso di altezza
2π . Vale in realtà un risultato ancora più generale, si cui viene dato l'enunciato
ma si rimanda la dimostrazione.

Teorema 106. In ogni dominio D ⊂ C tale che 0 ∈/ D è possibile denire una


determinazione del logaritmo.
Osservazione 107 . Si conclude questa discussione con un'osservazione geometri-
ca. Sia z0 ∈ R−
0. Con le stesse notazioni dell'Osservazione 104, per ogni k∈Z
si ha l'esistenza e l'uguaglianza dei limiti

z→z0
lim Log(k) (z) = lim Log(k+1) (z).
z→z0
Im(z)>0 Im(z)<0

Quindi, a partire dalla funzione polidroma log, è stato possibile derivare una suc-
cessione di determinazioni in modo tale che sia possibile passare dall'una all'altra
con continuità, lungo quella che viene chiamata supercie di Riemann. In qual-
che modo, dunque, questa supercie di Riemann contiene tutte le informazioni
geometriche della funzione polidroma log.
Proposizione 108. Per ogni z ∈ D(0, 1) si ha
+∞
X (−1)n+1 n
Log(1 + z) = z .
n=1
n

Dimostrazione. La funzione z 7→ Log(1 + z) è certamente denita ed olomorfa


su D(0, 1). Per quanto visto in questa sezione si ha inotre, per ogni z ∈ D(0, 1),
1
Log0 (1 + z) = .
1+z
2.8 Potenze ad esponente complesso 31

Si noti ora che il membro di destra nell'identità precedente è la somma della serie
geometrica di ragione −z , che converge proprio su D(0, 1). Per ogni z ∈ D(0, 1)
si ha cioè
+∞
1 X
= (−1)n z n .
1 + z n=0

Per ogni z ∈ D(0, 1), Log(1 + z) è quindi uguale ad una primitiva di ζ 7→


P +∞ n n
n=0 (−1) ζ . Poiché la serie geometrica converge totalmente nei compatti di
D(0, 1) è possibile integrale per serie, ottenendo, su D(0, 1)
ˆ
1
ζ 7→ Log (1 + ζ) ∈ dζ
1+ζ
ˆ X+∞
= (−1)n ζ n dζ
n=0
+∞
X ˆ
= (−1)n ζ n dζ
n=0
( )
+∞
Xζ n+1 n

= ζ 7→ (−1) + c c ∈ C

n=0
n+1
( +∞
)
n
X ζ
= ζ 7→ (−1)n+1 + c c ∈ C .

n=1
n

Essendo Log(1 + 0) = 0, segue inne, per ogni z ∈ D(0, 1),


+∞
X zn
Log(1 + z) = (−1)n+1 .
n=1
n

Esercizio 109. Analogamente a quanto visto nella proposizione precedente, si


studi lo sviluppo di McLaurin di

z 7→ Log(1 − z).

2.8 Potenze ad esponente complesso


Denizione 110. Sia α ∈ C. Si denisce α-esima potenza la funzione polidro-
ma

( · )α : C \ {0} → P(C),
z 7→ z α := eα log(z) .

Esercizio 111. Si dimostrino i seguenti fatti:


2.8 Potenze ad esponente complesso 32

1. se α = k ∈ Z, la potenza α
-esima
è una funzione monodroma, cioè mappa
ogniz ∈ C \ {0} in z α = z k ;
2. se α ∈ Q \ Z, la potenza α-esima mappa ogni z ∈ C \ {0} in un insieme
nito ;
7

3. si determini la supercie di Riemann della funzione denita per ogni


√ z∈

C\{0} da z := z 1/2 (Suggerimento: se z ∈ C\R0 , si ha Arg(z) ∈ (−π, π),
Arg z 1/2 ∈ − π2 , π2 , ovvero Re z 1/2 > 0...);
 
ma allora

4. se α ∈ C\Q la potenza α-esima mappa ogni z ∈ C \ {0} in un insieme


innito (numerabile).

7 Sispera poi di poter agire come fatto per il logaritmo. Restringendosi in modo opportuno
per poter arrivare a funzioni olomorfe e superci di Riemann.
Capitolo 3

Integrazione su curve
complesse
3.1 Denizioni e risultati preliminari
Denizione 112. Siano a, b ∈ R, a < b e sia g : [a, b] → C continua a tratti e
limitata. Si denisce allora l'integrale

ˆ b ˆ b ˆ b
g(t) dt := Re (g) (t) dt + i Im (g) (t) dt.
a a a

Proposizione 113. Siano a, b ∈ R, a < b e sia g : [a, b] → C continua a tratti


e limitata. Allora ˆ ˆ
b b
g(t) dt ≤ |g(t)| dt.


a a

´b
Dimostrazione. Senza perdere in generalità , sia
1
a
g 6= 0. Per ogni α ∈
∂D(0, 1) ⊂ C, poiché l'integrale è lineare, si ha

ˆ b
! ˆ b
Re α g = Re (αg)
a a
ˆ b
≤ |Re (αg)|
a
ˆ b
≤ |αg|
a
ˆ b
≤ |g| .
a
1 Altrimenti la tesi risulta banalmente vericata.
3.1 Denizioni e risultati preliminari 34
´
|´ab g|
Ponendo α := b
g
(e confrontando primo ed ultimo membro) si ottiene per-
a
tanto  ´ b
a g ˆ b ˆ b

Re  ´ b g ≤ |g| .
a
g a a

Denizione 114. Siano a, b ∈ R, a < b e sia γ : [a, b] → C. Si dice che γ è una


parametrizzazione di una curva ammissibile se γ è continua e C1 2
a tratti .

Denizione 115. Siano a, b ∈ R, a < b, c, d ∈ R, c < d e siano γ : [a, b] → C,


δ : [c, d] → C. Si dice che γ e δ sono due parametrizzazioni equivalenti, e si scrive
γ ∼ δ , se esiste una funzione ϕ ∈ C 1 ([a, b], [c, d]), con ϕ0 > 0, tale che δ ◦ ϕ = γ .
Esercizio 116. Si dimostri che ∼ denita sopra è eettivamente una relazione
d'equivalenza.

Denizione 117. Si dice che [γ]∼ è una curva ammissibile se [γ]∼ è una classe
di equivalenza di parametrizzazioni equivalenti.

Osservazione 118 . Per non appesantire troppo la notazione, nel seguito si scri-
verà sempre: sia γ : [a, b] → C una curva ammissible. Ovviamente con questo
abuso di notazione si intende: Siano a, b ∈ R, a < b e sia γ : [a, b] → C una
parametrizzazione estratta dalla curva ammissibile [γ]∼ .
Denizione 119. Siano f :Ω⊂C→C e γ : [a, b] → Ω una curva ammissible.
Si denisce allora (se esiste) l'integrale

ˆ ˆ b
f (z) dz := f (γ(t))γ 0 (t) dt.
γ a

Proposizione 120. Siano f : Ω ⊂ C → C e γ : [a, b] → Ω una curva


ammissible. Allora
´
1. se f ∈ C(Ω, C), esiste l'integrale γ
f;
´
2. se l'integrale γ f esiste, questo non dipende dalla particolare parametriz-
zazione scelta;
´
3. se l'integrale
´ γ
f esiste, questo dipende dall'orientamento della curva γ ,
´
valendo −γ f = − γ f (dovrebbe essere ovvio cosa si intenda con −γ );
4. per ogni α, β ∈ C, per ogni g : ´Ω e ⊂ C → C, con γ ([a, b]) ⊂ Ω
´ ´
e ,se gli
integrali seguenti esistono, si ha γ (αf + βg) = α γ f + β γ g;
2 Questa notazione viene introdotta all'interno di questi appunti al ne di alleggerire gli
enunciati. Si sottolinea però che questa e le denizioni che seguono variano da libro a libro.
3.1 Denizioni e risultati preliminari 35

5. se gli integrali seguenti esistono, vale la seguente relazione tra integrale


complesso (a sinistra) e integrale curvilineo (a destra)
ˆ ˆ

f (z) dz ≤ |f (s)| ds;

γ

Dimostrazione. Si dà un'idea rapida della dimostrazione dei vari punti.

1. Ovvio.

2. Segue dagli stessi conti fatti nel caso di integrali curvilinei reali.

3. Basta applicare la denizione.

4. Basta applicare la denizione e armarsi di santa pazienza.

5. Si ha

ˆ ˆ
b

.

0

f (z) dz = f (γ(t))γ (t) dt


γ a
ˆ b
≤ |f (γ(t))γ 0 (t)| dt
a
ˆ b
= |f (γ(t))| |γ 0 (t)| dt
ˆa
.
= |f (s)| ds.
γ

Osservazione 121. Si noti la dierenza tra integrale curvilineo e integrale com-


plesso. Il primo non dipende dall'orientazione della curva d'integrazione, in
quanto nella denizione appare un modulo della derivata prima della curva d'in-
tegrazione. Il secondo invece sì. Proprio per questa dierenza, viene talvolta
utilizzata la notazione
ˆ ˆ
f (z) |dz| := f (z) ds.
γ γ

Come sarà chiaro dalla prossima proposizione, è anche possibile legare l'integrale
complesso all'integrale di forme dierenziali.

Proposizione 122. Siano Ω ⊂ C dominio, γ : [a, b] → Ω una curva ammissibile


e f ∈ C (Ω, C). Allora
ˆ ˆ ˆ
f (z) dz = (Re(f ) dx − Im(f ) dy) + i (Im(f ) dx + Re(f ) dy)
γ γ γ
3.1 Denizioni e risultati preliminari 36

Dimostrazione. È suciente scrivere la denizione del membro di sinistra met-


tendo in evidenza parti reali ed immaginarie di f e di γ e sfruttare la lineari-
tà.

Teorema 123 (Ripasso) . Siano n ∈ N, Ω ⊂ Rn dominio, p, q ∈ C(Ω, C) e


ω := p dx + q dy . Allora le seguenti aermazioni sono equivalenti:
´
1. per ogni γ : [a, b] → Ω ammissibile, l'integrale γ
ω dipende solo dagli
estremi a e b;
´
2. per ogni γ : [a, b] → Ω ammissibile e chiusa, γ
ω = 0;

3. esiste una funzione G ∈ C 1 (Ω, R) tale che dG = ω in Ω.


Teorema 124. Siano Ω ⊂ C dominio e f ∈ C (Ω, C). Allora le seguenti
aermazioni sono equivalenti:
´
1. per ogni γ : [a, b] → Ω curva ammissibile, l'integrale γ
f (z) dz dipende
solo dagli estremi a e b;
´
2. per ogni γ : [a, b] → Ω curva chiusa ammissibile, si ha γ
f (z) dz = 0;

3. esiste una funzione F ∈ H(Ω, C) ∩ C 1 (Ω, C), cone F 0 = f in Ω.


Dimostrazione. Si dimostrano separatamente i vari punti.

(1. ⇔ 2.) Ovvio (basta scrivere f = Re(f ) + iIm(f ) e γ = Re(γ) + iIm(γ) e ci si


riporta al teorema precedente).

(3. ⇒ 1.) Per ipotesi (I) e per il Teorema fondamentale del calcolo integrale
3 (T )
ˆ ˆ b
.
f (z) dz = f (γ(t)) γ 0 (t) dt
γ a
ˆ b
(I) d
= F (γ(t)) dt
a dt
(T )
= F (γ(b)) − F (γ(a)) .

(1. ⇒ 3.) Per la proposizione che lega integrale complesso ad integrale di forme, si
ha
ˆ ˆ ˆ
f (z) dz = (Re(f ) dx − Im(f ) dy) +i (Im(f ) dx + Re(f ) dy) .
γ γ | {z } γ | {z }
=:ω1 =:ω2

Poiché il membro di sinistra soddisfa 1. lo stesso vale per il membro di


destra, dunque parte reale e parte immaginaria del membro di destra

3 Si ometterà il passaggio in cui si spezza l'integrale in parte reale più i parte immaginaria,
ma a questo punto dovrebbe essere chiaro come procedere per ridurre integrali complessi ad
integrali reali potendo quindi sfruttare tutti i teoremi ben noti nel caso reale.
3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy 37

dipendono solo dagli estremi a e b. Per il teorema precedente esistono


quindi due funzioni G1 , G2 ∈ C 1 (Ω, R) tali che dG1 = ω1 e dG2 = ω2 in
Ω. Dunque
 
(G1 )x = Re(f ), (G2 )x = Im(f ),
e
(G1 )y = −Im(f ), (G2 )y = Re(f ).
Si denisca allora F : Ω → C come F := G1 + iG2 . Chiaramente F ∈
H(Ω, C), infatti F è dierenziabile (combinazione lineare di funzioni di
1
classe C ) e soddisfa le condizioni di Cauchy-Riemann. Per una proprietà
usata molte volte, si ha inne

F 0 = ∂x F = ∂x G1 + i∂x G2 = Re(f ) + iIm(f ) = f.

Corollario 125. Sia γ una curva chiusa ammissibile. Allora per ogni n ∈
Z \ {−1}, si ha ˆ
z n dz = 0.
γ

Esempio 126 (n = −1). Se γ è la circonferenza centrata nell'origine e di raggio


1, percorsa in senso antiorario, una sua parametrizzazione è data da

γ : [0, 2π] → C,
t 7→ γ(t) := eit .
Dunque,
ˆ ˆ 2π
1
dz = e−it ieit dt = i2π,
γ z 0
dunque nonostante la funzione 1/z sia molto regolare su C \ {0}, non esiste una
sua primitiva olomorfa denita su alcun aperto contenente ∂D(0, 1).
Denizione 127. Nel corso di questi appunti si utilizzerà una convenzione
molto comoda per indicare le curve. Se S⊂C
∂S è il sostegno di una
tale che
curva, si indicherà con ∂+S ∂S e orientata in senso
la curva avente sostegno

antiorario. Si indicherà invece con ∂ S la curva avente sostegno ∂S e orientata
in senso orario. Una circonferenza centrata in un punto z0 ∈ C e di raggio r > 0,
percorsa in senso antiorario, si indicherà pertanto con

∂ + D (z0 , r) .

3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy


Teorema 128 (Cauchy-Goursat) . Sia Ω ⊂ C dominio, f ∈ H (Ω, C) e sia
R ⊂ Ω un rettangolo. Esistano cioè α, β, γ, δ ∈ R tali che R := [α, β]×[γ, δ] ⊂ C.
Allora ˆ
f (z) dz = 0
∂+R
3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy 38

Dimostrazione.
n o
α+β
Si divida R in quattro rettangoli uguali, lungo i segmenti 2 ×
n o
γ+δ
[γ, δ] e [α, β] × 2 . Siano R(1) , . . . , R(4) questi sottorettangoli. È chiaro che

ˆ 4 ˆ
X
f (z) dz = f (z) dz.
∂+R j=1 ∂ + R(j)

Sia ˆ
f ∈ R+

M := 0.
∂+R
Dalla disuguaglianza triangolare segue

4 ˆ
X

M≤
f .
j=1 ∂+R (j)

Esiste pertanto un J ∈ {1, 2, 3, 4} tale che


ˆ
M
+ (J) ≥ 4 .
f

∂ R

Si denisca R1 := R(J) . Procedendo analogamente si divida R1 in quattro


sottorettangoli e si proceda come sopra, in modo induttivo. Si determina in
questo modo una successione di rettangoli {Rn }n∈N tali che

• per ogni n ∈ N, Rn+1 ⊂ Rn ;


• per ogni n ∈ N, ˆ
M
f ≥ n ;
+
∂ Rn 4

• per ogni n ∈ N, diam (Rn+1 ) = 12 diam (Rn );


• per ogni n ∈ N, ` (∂Rn+1 ) = 12 ` (∂Rn ).
n→+∞
Poiché diam (Rn ) −→ 0, e poiché {Rn }n∈N è una successione di compatti
inscatolati, esiste un (unico) z0 ∈ R ⊂ Ω tale che
\
{z0 } = Rn .
n∈N

Si ssi tale z0 e si ssi un ε > 0. Poiché Ω è aperto ed essendo f ∈ H (Ω, C),


esiste un δ > 0 tale che D (z0 , δ) ⊂ Ω e per ogni z ∈ D (z0 , δ) \ {z0 }, si ha

|f (z) − f (z0 ) − f 0 (z0 ) (z − z0 )| < ε |z − z0 | .

Si ssi tale δ . Esista inoltre un n0 ∈ N, tale che, per ogni n ∈ N, n ≥ n0 , si


abbia Rn ⊂ D (z0 , δ). Si ssi tale n0 . Si noti che, poiché le funzioni costanti
e le funzioni lineari ammettono una primitiva intera, per ogni η curva chiusa
3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy 39

´
ammissibile
η
(−f (z0 ) − f 0 (z0 ) (z − z0 )) dz = 0. Dunque, detti d0 := diam(R)
e `0 := ` (R), per ogni n ≥ n0 si ha
ˆ
M
≤ f (z) dz
4n +
∂ Rn

ˆ
0

=
+ [f (z) − f (z0 ) − f (z0 ) (z − z0 )] dz

∂ Rn
ˆ
≤ |f (z) − f (z0 ) − f 0 (z0 ) (z − z0 )| |dz|
∂ + Rn
ˆ
≤ ε |z − z0 | |dz|
∂ + Rn | {z }
≤diam(Rn )

≤ εdiam (Rn ) ` (Rn )


d0 `0
= ε n ,
4
da cui, M ≤ d0 `0 ε.

Teorema 129 (Di Cauchy sul disco). Siano z0 ∈ C, r ∈ R+ , D := D (z0 , r) ⊂ C


disco, f ∈ H (D, C) e γ : [a, b] → D curva chiusa ammissibile. Allora
ˆ
f (z) dz = 0.
γ

Dimostrazione. Sia z0 =: (x0 , y0 ). Per ogni z := (x, y) ∈ D si denisce il


cammino

γz0 z : [0, 2] → D,
(
(tx + (1 − t)x0 , y0 ) , se t ∈ [0, 1],
t 7→ γz0 z (t) :=
(x, (t − 1)y + (2 − t)y0 ) , se t ∈ (1, 2].

Si può pertanto denire la funzione

F :D → C,
ˆ
z 7→ F (z) := f (ζ) dζ.
γz0 z

Si noti che, per ogni z ∈ D, esiste la derivata parziale

. F (z + it) − F (z)
∂y F (z) = lim
t→0, t
t∈R
ˆ
1 t
= lim f (z + iζ) i dζ
t→0, t 0
t∈R
= if (z),
3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy 40

dove l'ultima uguaglianza vale in quanto la funzione integranda è continua. Per


dimostrare che esiste anche la derivata parziale ∂x F si sfrutta il teorema di
Goursat, grazie al quale, denita per ogni z∈D

ηz0 z : [0, 2] → D,
(
(x0 , ty + (1 − t)y0 ) , se t ∈ [0, 1],
t 7→ ηz0 z (t) :=
((t − 1)x + (2 − t)x0 , y) , se t ∈ (1, 2],

si ha, sempre per ogni z∈D


ˆ ˆ
F (z) = f (ζ) dζ = f (ζ) dζ.
γz0 z ηz0 z

Con conti analoghi a quelli fatti in precedenza, si mostra che, per ogni z∈D
esiste la derivata parziale
∂x F (z) = f (z).
Si è quindi dimostrato che F è dierenziabile e soddisfa le condizioni di Cauchy-
Riemann su tutto D, dunque F ∈ H(D, C). Poiché f ammette una primitiva
olomorfa e γ è chiusa, dunque
ˆ
f (z) dz = 0.
γ

Osservazione 130 . Si noti che i cammini utilizzati nella dimostrazione sono


contenuti in D solo perché D è un disco e i cammini partono dal centro.

Osservazione 131. Più avanti verranno presentate versioni più generali di questo
teorema.

Esercizio 132. Nelle ipotesi del teorema precedente, f ammette dunque una
primitiva olomorfa sul disco D := D (z0 , r). Si dimostri che una tale primitiva
si può determinare come segue:

F :D → C,
ˆ
z 7→ F (z) := f (ζ) dζ,
γz0 ,z

dove, per ogni z ∈ D, γz0 z è una qualuque curva chiusa ammissibile di estremi
z0 e z.
Corollario 133 (Del Teorema di Goursat) . Siano Ω ⊂ C dominio, R ⊂ Ω

rettangolo, {z1 , . . . , zn } ⊂ R, f ∈ H (Ω \ {z1 , . . . , zn } , C) e, per ogni j ∈
{1, . . . , n}, (z − zj ) f (z) −→ 0. Allora
z→zj

ˆ
f (z) dz = 0.
∂+R
3.2 Il teorema integrale nullo di Cauchy 41

Dimostrazione. Senza perdere in generalità sia n = 1. ε > 0. Per ipotesi


Si ssi
esiste allora un δ>0 tale che D (z1 , δ) ⊂ R e, per ogni z ∈ D (z1 , δ) \ {z1 }, si
ha
ε
|f (z)| < .
|z − z1 |
Si ssi tale δ. Per il teorema di Goursat è chiaro che, per ogni quadrato Q ⊂ R,

con z1 ∈ Q, si ha ˆ ˆ
f= f.
∂+Q ∂+R

Infatti, si divida il rettangolo in 9 parti come in gura.

A questo punto si sfrutti l'additività dell'integrale rispetto all'insieme di inte-


grazione e si noti che l'integrale esteso ad ognuno degli 8 rettangoli che non
contengono z1 è nullo per il teorema di Goursat. Si consideri allora un quadrato

Q ⊂ D (z1 , δ), con z1 ∈ Q. Detta ` la lunghezza di un suo lato, si ha

ˆ ˆ


+ f (z) dz =
+ f (z) dz

∂ R ∂ Q
ˆ
≤ |f (z)| ds
∂+Q
ˆ
ε
< ds
+
∂ Q |z − z1 |
| {z }
≥`/2
≤ 8ε.

Osservazione 134. Si noti che la funzione z 7→ 1


z−zj non soddisfa il corollario
precedente, in quanto
1 z→zj
(z − zj ) −→ 1.
z − zj
Corollario 135. Siano D ⊂ C un disco arbitrario, {z1 , . , zn } ⊂ D, f ∈
H (D \ {z1 , . , zn } , C), γ : [a, b] → D una curva chiusa ammissibile tale che
3.3 La formula integrale di Cauchy 42

γ ([a, b]) ∩ {z1 , . , zn } = ∅. Allora


ˆ
f (z) dz = 0.
γ

Dimostrazione. Analoga a quella appena vista. Si usa il Teorema di Cauchy sul


Disco e il corollario precedente.

3.3 La formula integrale di Cauchy


Lemma 136. Siano γ : [a, b] → C una curva chiusa ammissibile e z0 ∈ C \
γ ([a, b]). Allora ˆ
1
dz ∈ 2πiZ.
γ z − z0
Dimostrazione. Sia Zγ ⊂ [a, b] l'insieme (nito!) dei punti di non dierenziabi-
lità di γ. Si denisca inoltre la funzione integrale

g : [a, b] → C,
ˆ t
γ 0 (ξ)
t 7→ g (t) := dξ.
a γ (ξ) − z0
Si vuole dimostrare che
ˆ b
. γ 0 (ξ)
g (b) = dξ
a γ (ξ) − z0
ˆ
. 1
=
γ z − z0
∈ 2πiZ.
Essendo la funzione integranda continua a tratti, g è continua e C1 a tratti. Per
ogni t ∈ [a, b] \ Zγ si ha
γ 0 (t)
g 0 (t) = .
γ (t) − z0
Si denisca la funzione

G : [a, b] → C,
t 7→ G (t) := e−g(t) (γ (t) − z0 ) .
Chiaramente G è continua su [a, b] e di classe C1 su [a, b] \ Zγ . Per ogni t ∈
[a, b] \ Zγ è quindi ben denita

G0 (t) = e−g(t) ((γ (t) − z0 ) g 0 (t) + γ 0 (t))


−γ 0 (t)
 
= e−g(t) (γ (t) − z0 ) + γ 0 (t)
γ (t) − z0
= e−g(t) (−γ 0 (t) + γ 0 (t))
= 0.
3.3 La formula integrale di Cauchy 43

Per la caratterizzazione delle funzioni costanti, si ha dunque G costante sulle


componenti connesse si [a, b] \ Zγ . Poiché G è continua globalmente su [a, b], G
è costante su [a, b]. Per ogni t ∈ [a, b], si ha allora

G (t) = G (a)
= γ (a) − z0 .

Dalla denizione di G segue quindi che, per ogni t ∈ [a, b],


γ (t) − z0
eg(t) = .
γ (a) − z0
Poiché γ è una curva chiusa (i.e. γ (a) = γ (b)), si ha

eg(b) = 1.

Dunque
g (b) ∈ 2πiZ.

Denizione 137. Siano γ : [a, b] → C una curva chiusa ammissibile e z0 ∈


C \ γ ([a, b]). Si denisce indice di avvolgimento della curva γ rispetto al punto
z0 l'intero relativo ˆ
1 1
n (γ, z0 ) := dz.
2πi γ z − z0
Esercizio 138. Siano a ∈ C e r > 0 arbitrari. Nell'esempio 126 è già stato
dimostrato che
n ∂ + D (0, 1) , 0 = 1.


Si dimostri che per ogni z0 ∈ D (a, r) si ha

n ∂ + D (a, r) , z0 = 1


e per ogni z1 ∈ C \ D (a, r) si ha

n ∂ + D (a, r) , z0 = 0.


Teorema 139 (Formula integrale di Cauchy). Siano D ⊂ C un disco (di centro


e raggio arbitrari), γ : [a, b] → D una curva chiusa ammissibile e f ∈ H (D, C).
Allora, per ogni z0 ∈ D \ γ ([a, b]), si ha
ˆ
1 f (z)
dz = f (z0 ) n (γ, z0 ) .
2πi γ z − z0

Dimostrazione. Sia z0 ∈ D arbitraria. Si denisca la funzione

F : D \ {z0 } → C,
f (z) − f (z0 )
z 7→ F (z) := .
z − z0
3.3 La formula integrale di Cauchy 44

Chiaramente F ∈ H (D \ z0 , C) ed esiste nito il limite

. f (z) − f (z0 )
lim F (z) = lim .
z→z0 z→z0 z − z0
Dunque esistono i limiti

. f (z) − f (z0 )
lim (z − z0 ) F (z) = lim (z − z0 )
z→z0 z→z0 z − z0
= lim (f (z) − f (z0 ))
z→z0
= 0.
Allora, per il Corollario 133 del Teorema di Goursat si ha
ˆ
0 = F (z) dz
γ
ˆ ˆ
f (z) 1
= dz − f (z0 ) dz.
γ z − z0 γ z − z0

Osservazione 140 . Il teorema precedente aerma che il valore in ogni punto di


una funzione olomorfa (denita sul disco unitario) si può ricavare conoscendo i
valori che la funzione assume in una qualunque curva contenuta nel suo insieme
di denizione, a meno di una costante indipendente dalla funzione (che dipende
soltanto dal modo in cui la curva si avvolge attorno al punto).

Osservazione 141. Per chi conoscesse un po' di Analisi Reale, si invita ad osser-
vare che il membro di sinistra nella Formula integrale di Cauchy è la convoluzione
della funzione interessata con il nucleo di Cauchy.

Corollario 142 (Della Formula integrale di Cauchy). Siano Ω ⊂ C un dominio,


D un disco (di centro e raggio arbitrari) tale che D ⊂ Ω e f ∈ H (Ω, C). Allora,
per ogni z0 ∈ D, ˆ
f (z)
f (z0 ) = dz.
∂+D z − z0
Dimostrazione. Essendo Ω aperto, esiste un disco D
e tale che D⊂D
e ⊂ Ω. La
tesi segue pertanto dalla Formula integrale di Cauchy applicata nel disco De.

Problema 143. Si consideri ora il problema inverso a quello risolto con la


Formula integrale di Cauchy. Siano D ⊂ C un disco (di centro e raggio arbitrari),
g ∈ C (∂D, C) e si denisca la funzione

F :D → C,
ˆ
g (w)
 dw, se z ∈ D,
z 7→ F (z) := ∂+D w−z
g (z) , se z ∈ ∂D.


Ha senso chiedersi se la funzione denita sia o meno olomorfa su D e continua
no al bordo.
3.3 La formula integrale di Cauchy 45

Esercizio 144. Si dimostri che in generale la funzione F denita nel Problema



precedente è olomorfa su D ma non è continua su D (seppur continua lungo la
circonferenza ∂D è possibile che F presenti delle discontinuità se ci si muove
dall'interno verso il bordo). Questo problema verrà studiato in dettaglio nella
sezione 3.4 (Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weierstrass).

3.3.1 Conseguenze della formula integrale di Cauchy

Teorema 145 (Sviluppo in serie di Taylor locale) . Siano Ω ⊂ C un dominio,


f ∈ H (Ω, C), z0 ∈ Ω e R := dist (z0 , ∂Ω) > 0. Allora esiste una successione
{an }n∈N0 ⊂ C tale che, per ogni z ∈ D (z0 , R), si ha
+∞
X n
f (z) = an (z − z0 ) .
n=0

Dimostrazione. Sia z ∈ D (z0 , R) arbitrario. È chiaro che esista un r ∈ (0, R)


tale che z ∈ D (z0 , r) e che D (z0 , r) ⊂ Ω. Per il Corollario 142 della Formula
integrale di Cauchy si ha dunque

ˆ
1 f (w)
f (z) = dw.
2πi ∂ + D(z 0 ,r)
w−z

Si noti ora che, per ogni w ∈ ∂D (z0 , r), si ha

1 1
=
w−z (w − z0 ) − (z − z0 )
1 1
= z−z0
w − z0 1 − w−z 0
+∞  n
(∗) 1 X z − z0
=
w − z0 n=0 w − z0
+∞ n
X (z − z0 )
= n+1 ,
n=0 (w − z0 )

infatti da

z − z0 |z − z0 |

w − z0 =
r
< 1

segue (∗). Allora

ˆ +∞ n
!
1 X (z − z0 )
f (z) = f (w) n+1 dw.
2πi ∂ + D(z0 ,r) n=0 (w − z0 )
3.3 La formula integrale di Cauchy 46

Essendo f f è limitata sul compatto ∂D (z0 , r). Si noti inoltre che la


continua,
P+∞ (z−z0 )n
serie di funzioniw 7→ n=0 (w−z n+1 converge totalmente su ∂D (z0 , r), infatti
0)
per ogni w ∈ ∂D (z0 , r) e per ogni n ∈ N0

(z − z )n |z − z0 |
n
0
= .

(w − z0 )n+1 rn+1

P+∞ n
(z−z0 )
Pertanto serie di funzioni w 7→ n=0 f (w) (w−z )n+1
converge uniformemente
0
sul compatto ∂ (z0 , r) ed è possibile portare la serie fuori dall'integrale. Si è
pertanto ottenuta l'identità

+∞ ˆ
!
n
1 X (z − z0 )
f (z) = f (w) n+1 dw
2πi n=0 ∂ + D(z0 ,r) (w − z0 )
+∞
" ˆ #
X 1 f (w) n
=
2πi n+1 dw (z − z0 ) .
∂ + D(z ,r) (w − z )
n=0 0 0
| {z }
=:an

Corollario 146. Siano Ω ⊂ C un dominio e f ∈ H (Ω, C). Allora f ∈


C ∞ (Ω, C) e per ogni k ∈ N0 si ha f (k) ∈ H (Ω, C).
Corollario 147. Siano Ω ⊂ C un dominio e f armonica in Ω. Allora f ∈
C ∞ (Ω, R).

Dimostrazione. È suciente ricordare che le funzioni armoniche sono localmente


parti reali di funzioni olomorfe.

Esempio 148. Conoscere l'insieme di denizione di una funzione può aiutare


a calcolare il raggio di convergenza del suo sviluppo in serie di potenze. Si
consideri ad esempio la funzione

nπ o
f :C\ + kπ k ∈ Z → C,

2
z 7→ f (z) := tan (z) .

È possibile sviluppare f in serie di potenze attorno al punto z0 := i. Esistono


pertanto una successione {an }n∈N0 ⊂ C e un raggio r > 0 tale che, per ogni
z ∈ D (z0 , r) si abbia
+∞
X n
tan (z) = an (z − i) .
n=0

Si vuole determinare il raggio di convergenza. Per poter applicare il crite-


rio di Cauchy-Hadamard sarebbe necessario conoscere la forma dei coecienti
3.3 La formula integrale di Cauchy 47

{an }n∈N0 . Tuttavia, avendo informazioni sull'insieme di denizione di f e sulla


sua regolarità, è chiaro che
π
r = i −

r 2  
π π
= i− −i −
2 2
r
π 2
= 1+ .
4
Corollario 149 (Formula di Cauchy per le derivate). Siano Ω ⊂ C un dominio,
f ∈ H (Ω, C), z0 ∈ Ω e r > 0 tali che D (z0 , r) ⊂ Ω. Allora, per ogni n ∈ N0 si
ha ˆ
(n) n! f (w)
f (z0 ) = n+1 dw.
2πi ∂ + D(z0 ,r) (w − z0 )
Dimostrazione. Segue immediatamente dalla dimostrazione del Teorema sullo
sviluppo in serie di Taylor.

Esercizio 150. Con le notazioni del Corollario precedente, è possibile conclu-


dere che una formula analoga rimanga valida per ogni z ∈ D (z0 , r)?
Teorema 151 (Morera). Siano Ω ⊂ C dominio, f : Ω → C ed f ∈ C (Ω, C).
´
Se per ogni γ :[a, b] → Ω curva chiusa ammissibile si ha γ f (z) dz = 0, allora
f ∈ H (Ω, C).
Dimostrazione. Per il Teorema 124 di pagina 36 la funzione f ammette una
primitiva olomorfa F. Per il Corollario 146 anche f = F0 è pertanto olomorfa.

Lemma 152. Siano a ∈ C, ` > 0, D := D (a, `) ⊂ C e γ := ∂ + D. Allora la


funzione
n (γ, ·) : C \ ∂D → C,
ˆ
. 1 1
z 7→ n (γ, z) = dw
2πi γ w−z

è continua.
Dimostrazione. Si divide la dimostrazione in due casi.

• Sia z0 ∈ D. Allora, per ogni z ∈ D si ha


ˆ  
. 1 1 1
|n (γ, z) − n (γ, z0 )| = − dw
2πi γ w − z w − z0
ˆ  
1 z − z0
= dw
2π γ (w − z) (w − z0 )

ˆ
1 |z − z0 |
≤ ds.
2π γ |w − z| |w − z0 |
3.3 La formula integrale di Cauchy 48

Sia R := dist (z0 , ∂D). Per ogni δ ∈ (0, R) e per ogni z ∈ D con |z − z0 | <
δ, si ha
ˆ
1 |z − z0 |
|n (γ, z) − n (γ, z0 )| ≤ ds
2π γ |w − z| |w − z0 |
1 δ δ→0+
≤ 2π` −→ 0.
2π (R − δ) R

• Sia z0 ∈ C \ D . Procedendo come nel punto precedente si ponga R :=


dist (z0 , ∂D). Per ogni δ ∈ (0, R) e per ogni z ∈ D con |z − z0 | < δ , si ha
ˆ
1 |z − z0 |
|n (γ, z) − n (γ, z0 )| ≤ ds
2π γ |w − z| |w − z0 |
1 δ δ→0+
≤ 2π` −→ 0.
2π (R − δ) R

Corollario 153. Sia D ⊂ C un disco (di centro e raggio arbitrari). Allora, per

ogni z0 ∈ D si ha
n ∂ + D, z0 = 1.


Dimostrazione. Detto c il centro di D, è immediato dimostrare che n (c, ∂ + D) =


1 (vedi Esempio 126, pagina 37). Poiché nel lemma precedente si è dimostrato
che n (·, ∂ + D) è una funzione continua e dato che per il Lemma 136 (di pagina
+ +
42) n (·, ∂ D) assume solo valori interi, allora n (·, ∂ D) è costante su ogni
+
componente connessa, dunque n (·, ∂ D) | ◦ ≡ 1.
D

Esercizio 154. Si dimostri che, se D ⊂ C è un disco (di centro e raggio


arbitrari), allora
n ∂ + D, · |C\D ≡ 0.


Corollario 155 (Teorema della media integrale). Siano Ω ⊂ C aperto, f ∈


H (Ω, C), z0 ∈ Ω e R > 0 tali che D (z0 , R) ⊂ Ω. Allora
ˆ 2π
1
f z0 + Reit dt.

f (z0 ) =
2π 0

Dimostrazione. È una conseguenza diretta della Formula integrale di Cauchy e


del fatto che n (z0 , ∂ + D (z0 , R)) = 1.
Teorema 156 (Formula di Cauchy per le derivate) . Siano A ⊂ C aperto,
f ∈ H (A, C), z0 ∈ A e R > 0 tale che D (z0 , R) ⊂ A. Allora per ogni n ∈ N0 e
per ogni z ∈ D (z0 , R) si ha
ˆ
(n) n! f (w)
f (z) = n+1 dw.
2πi ∂ + D(z0 ,R) (w − z)
3.3 La formula integrale di Cauchy 49

Dimostrazione (Idea). Sia z ∈ D (z0 , R) arbitrario e si ponga γ := ∂ + D (z0 , R).


Poiché f è olomorfa esistono i limiti
ˆ  
f (z + h) − f (z) 1 1 f (w) f (w)
lim = lim − dw
h→0 h h→0 h 2πi γ w−z−h w−z
ˆ  
1 f (w) 1 1
= lim − dw
h→0 2πi γ h w−z−h w−z
ˆ  
1 f (w) h
= lim dw
h→0 2πi γ h (w − z − h) (w − z)
ˆ
1 f (w)
= lim dw.
h→0 2πi γ (w − z − h) (w − z)

Con le stesse maggiorazioni del Lemma 152 si garantisce la possibilità di pas-


saggio al limite sotto il segno di integrale, ottenendo
ˆ
1 f (w)
f 0 (z) = 2 dw.
2πi γ (w − z)
Procedendo induttivamente si dimostra la tesi per derivate di ogni ordine.

Teorema 157 (Disuguaglianza di Cauchy). Siano Ω ⊂ C dominio, f ∈ H (Ω, C),


z0 ∈ Ω e R > 0 tali che D (z0 , R) ⊂ Ω. Allora per ogni n ∈ N0 si ha

(n)
n!
f (z0 ) ≤ n max {|f (z)|} .

R z∈∂D(z0 ,R)

Dimostrazione. Segue direttamente dalla Formula di Cauchy per le derivate.

Osservazione 158 . Su alcuni testi si utilizza la notazione

M (f, z0 , R) := max {|f (z)|}


z∈∂D(z0 ,R)

per enunciare il predecente risultato.

Osservazione 159 . Nella letteratura delle equazioni dierenziali, ci si imbatte


spesso in Teoremi di tipo Liouville. Prendono questo nome quei teoremi riguar-
danti una funzione f che hanno come ipotesi relazioni per f date da equazioni
dierenziali ed assunzioni sulla crescita di f e come tesi: f costante.

Teorema 160 (Teorema di Liouville) . Sia f una funzione intera e limitata,


allora f è costante.
Dimostrazione. Sia
M := max {|f (z)|} .
z∈C
Per la disuguaglizna di Cauchy, per ogni z∈C e per ogni R>0 si ha

0
0 ≤ |f (z)| .
1
≤ max {|f (w)|}
R w∈∂D(z,R)
1 R→+∞
≤ M −→ 0,
R
3.3 La formula integrale di Cauchy 50

dunque f 0 ≡ 0. Essendo C connesso segue che f è costante.

Osservazione 161 . Le ipotesi del teorema precedente possono essere indebolite


richiedendo, invece della limitatezza, l'esistenza di una successione di circonfe-
renze (con raggio divergente) su cui la funzione si mantenga limitata.

Corollario 162 (Teorema di Liouville) . Sia f : C → C una funzione limitata


e non costante, allora f non è intera.
Dimostrazione. È una semplice riformulazione del Teorema di Liouville.

Corollario 163 (Teorema di Liouville) . Sia f una funzione intera e non co-
stante, allora f è illimitata.
Dimostrazione. È una semplice riformulazione del Teorema di Liouville.

Corollario 164 (Del Teorema di Liouville). Sia f intera e non costante. Allora
f non è continua all'innito.
Dimostrazione. È una semplice applicazione del Teorema di Liouville.

Osservazione 165. Il corollario precedente aerma che non esistono funzioni non
costanti che siano olomorfe su tutto C.
Corollario 166 (Del Teorema di Liouville). Sia f intera e non costante. Allora
Re (f ) o Im (f ) non sono superiormente o inferiormente limitate.
Dimostrazione. È una semplice applicazione del Teorema di Liouville.

Corollario 167 (Del Teorema di Liouville) . Sia f intera e non costante. Se


esiste n ∈ N0 tale che
max {|f (z)|} = O (rn ) ,
z∈∂D(0,r)

ossia se esiste una costante c ∈ R+ tale che, per ogni r ∈ R+ si abbia


max {|f (z)|} ≤ crn ,
z∈∂D(0,r)

allora f è un polinomio di grado d ≤ n.


Dimostrazione. Per la disuguaglianza di Cauchy, per ogni k ∈ N0 e per ogni
r > 0, si ha

(k)
0 ≤ f (0)
k!
≤ max {|f (z)|}
rk z∈∂D(0,R)
1
≤ ck! ,
rk−n
3.3 La formula integrale di Cauchy 51

dunque per ogni k>n si ha f (k) (0) = 0. Essendo f intera,f si può sviluppare
in serie di Taylor attorno all'origine, dunque, per ogni z ∈ C,
+∞ (k)
X f (0)
f (z) = zk
k!
k=0
n
X f (k) (0) k
= z ,
k!
k=0

ovvero f è un polimonio di grado al più n.


Teorema 168 (Teorema fondamentale dell'algebra). Siano n ∈ N, a0 , a1 , . . . , an ∈
C, an 6= 0 e sia p il polinomio
n
X n
p (·) := an (·) .
k=0

Allora esistono α1 , . . . , αn ∈ C tali che, per ogni z ∈ C,


n
Y
p (z) = (z − αk ) .
k=1

Dimostrazione. Essendo p una funzione intera e non costante, p è illimitata in


un intorno di ∞. Si supponga per assurdo che per ogni z ∈ C, p (z) 6= 0. Allora è
ben denita la funzione 1/p, che risulta essere intera, ma anche limitata (perché
p è ben discosta da0 anche in un intorno di ∞). Dal il Teorema di Liouville
segue quindi che 1/p è costante, assurdo. Dunque p ha una radice α1 . Dal il
Teorema di Runi si ottiene dunque l'esistenza di un polinomio pn−1 di grado
n − 1 tale che, per ogni z ∈ C, si abbia

p (z) = (z − α1 ) pn−1 .

Applicando quando detto a pn−1 , ed iterando il ragionamento n volte, si ha la


tesi.

Proposizione 169. Siano Ω ⊂ C un dominio e f ∈ H (Ω, C). Se esiste uno


z0 ∈ Ω tale che, per ogni n ∈ N0 , f (n) (z0 ) = 0, allora f ≡ 0.
Dimostrazione. Si consideri l'insieme
n o
e := z ∈ C | ∀n ∈ N0 , f (n) (z) = 0 .

L'insieme Ω
e è chiaramente chiuso, in quanto

\ n o

e= z ∈ C | f (n) (z) = 0 ,
n∈N0

intersezione numerabile di insiemi chiusi (preimmagini di chiusi secondo funzioni


continue) e non vuoto (z0 ∈Ω
e ). Rimane dunque soltanto da dimostrare che Ω
e
3.3 La formula integrale di Cauchy 52

è aperto. Sia ze ∈ Ω
e arbitrario. Essendo f olomorfa, per ogni k ∈ N0 è possibile
(k)
sviluppare f in serie di Taylor centrata in ze. Per ogni k ∈ N0 esiste dunque
un r>0 tale che, per ogni z ∈ D (e
z , r) e si abbia

=0
z }| {
+∞
X f (k+n) (e
z) n
f (k) (z) = (z − ze)
n=0
n!
= 0,

dunque z , r) ⊂ Ω
D (e e, che risulta pertanto aperto. Essendo Ω connesso si
conclude immediatamente che Ω
e = Ω.

Esercizio 170. La proposizione precedente è chiaramente falsa se l'ipotesi di


connessione viene a mancare. Si fornisca un controesempio.

Denizione 171 (Ordine di uno zero). Siano Ω ⊂ C aperto, f ∈ H (Ω, C),


z0 ∈ Ω e k ∈ N. Si dice che z0 è uno zero di f di ordine k, se f (z0 ) =
0, f 0 (z0 ) = 0, . . . , f (k−1) (z0 ) = 0 e f (k) (z0 ) 6= 0.
Osservazione 172 . Per la proposizione precedente, tutte le funzioni olomorfe
(non identicamente nulle) hanno zeri di ordine nito.

Proposizione 173. Siano Ω ⊂ C aperto, f ∈ H (Ω, C) e sia z0 ∈ Ω uno zero


di f di ordine k. Allora esiste un R > 0 tale che D (z0 , R) ⊂ Ω e una funzione
fk ∈ H (D (z0 , R) , C \ {0}) tale che, per ogni z ∈ D (z0 , R), si abbia
k
f (z) = (z − z0 ) fk (z) .

Esercizio 174. Si dimostri l'asserto.

Teorema 175 (Principio di identità delle funzioni olomorfe). Sia Ω ⊂ C aperto


e sia f ∈ H (Ω, C) non costante. Allora ogni zero di f è isolato.
Dimostrazione. Segue direttamente dalla proposizione precedente.

Teorema 176 (Principio di identità delle funzioni olomorfe). Sia Ω ⊂ C aperto


e siano f, g ∈ H (Ω, C). Detto
U = {z ∈ Ω | f (z) = g (z)} ,

se U ha un punto di accumulazione in Ω4 , allora f = g.


Dimostrazione. È suciente applicare alla dierenza f −g il principio di identità
delle funzioni olomorfe espresso nella forma precedente.

4 Ovvero se U 0 ∩ Ω 6= ∅.
3.3 La formula integrale di Cauchy 53

Osservazione 177 (Importante!) . Si noti che l'ipotesi che il punto di accumu-


lazione appartenga ad Ω è necessaria per la validità del teorema. Si pensi alla
funzione

C \ {0} → C,
 
1
z 7 → sin .
z

Gli zeri di questa funzione si accumulano chiaramente in 0, che non appartiene


al suo dominio. Tuttavia, pur essendo olomorfa, non è aatto vero che sia
identicamente nulla.

Teorema 178 (Di massimo modulo). Siano Ω ⊂ C un dominio, f ∈ H (Ω, C).


Se esiste z0 ∈ Ω tale che, per ogni z ∈ Ω
|f (z0 )| ≥ |f (z)| ,

allora f è costante in Ω.
Dimostrazione. A := {z ∈ Ω | |f (z)| = |f (z0 )|}. Chiaramente A è non vuo-
Sia
to e chiuso. Rimane da dimostrare che A è aperto. Sia z ∈ A arbitrario. Esiste
allora un R > 0 tale che D (z, R) ⊂ Ω. Per il Teorema della media integrale (I)
e poiché z ∈ A (A), per ogni r ∈ (0, R) si ha

ˆ 2π
(I) 1 it

|f (z)| = f z + re dt
2π 0
ˆ 2π
1 f z + reit dt


2π 0 | {z }
(A)
≤ |f (z)|
ˆ 2π
1

2π f (z) dt
0
= |f (z)| ,

dunque tutte le disuguaglianze nelle formule precedenti sono in eetti ugua-


glianze. In particolare quindi, per ogni r ∈ (0, R) e per ogni t ∈ [0, 2π] si
ha
f z + reit = |f (z)| ,


ovvero D (z, R) ⊂ A. A è pertanto aperto. Essendo A connesso segue che A = Ω


ed essendo f una funzione olomorfa di modulo costante, f è costante.
Esercizio 179. Si esibisca un controesempio che dimostri che l'ipotesi di con-
nessione è essenziale per la validità del teorema precedente.
3.4 Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weierstrass 54

3.4 Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weier-


strass
Lemma 180. Siano γ : [a, b] → C una curva chiusa ammissibile e g ∈ C (γ ([a, b]) , C).
Posta
f : C \ γ ([a, b]) → C,
ˆ
1 g (w)
z 7 → f (z) := dw
2πi γ w−z

(detta funzione integrale di tipo Cauchy di g lungo γ ), si ha f ∈ H (C \ γ ([a, b]) , C).


Dimostrazione. Siaz ∈ C \ γ ([a, b]) ssato arbitrariamente. Si ponga δ :=
dist (z, γ ([a, b])). h ∈ D (0, δ/2), si ha
Per ogni

ˆ  
f (z + h) − f (z) . 1 g (w) 1 1
= − dw
h 2πi γ h w−z−h w−z
ˆ
1 1
= g (w) dw.
2πi γ (w − z − h) (w − z)

Maggiorando nel solito modo


5 si dimotra che è possibile passare al limite sotto
il segno di integrale ottenendo l'esistenza del limite

ˆ
f (z + h) − f (z) 1 g (w)
lim = 2 dw.
h→0 h 2πi γ (w − z)

Osservazione 181 . Il lemma precedente fornisce uno strumento teorico per co-
struire funzioni olomorfe.

Problema 182. Siano D ⊂ C un disco (di centro e raggio arbitrari), γ := ∂ + D


e g ∈ C (∂D, C). La funzione

F :D → C,
ˆ ◦
 1 g (w)

dw, se z ∈ D,
z 7→ F (z) := 2πi γ w − z
g (z) , se z ∈ ∂D

è continua su D? In generale no. Siano ad esempio D := D (0, 1) e

g : ∂D → C,
1
w 7→ g (w) := .
w
5 Vedi e.g. Lemma 152, a pagina 47.
3.4 Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weierstrass 55

Poiché g∈
/ H (D) (g ha un cosiddetto 1-polo in 0), non è possibile applicare la
Formula integrale di Cauchy. Per ogni z∈D si ha
ˆ
. 1 1
F (z) = dw
2πi w (w − z)
γ
ˆ  
1 1 1 1
= − dw
2πi z γ w w − z
ˆ ˆ
1 1 1 1 1 1
= dw − dw
z 2πi γ w z 2πi γ w − z
| {z } | {z }
.
=n(γ,0)=1
.
=n(γ,z)=1
= 0,

dunque F |D ≡ 0 e chiaramente F è discontinua su ∂D.


Esercizio 183. Sia D⊂C un disco (di centro e raggio arbitrari). Si stabilisca
 
◦ 
l'esistenza o meno di una funzione f ∈ H D, C ∩ C D, C tale che, per ogni
 
disco aperto e ⊃ D,
D si abbia f∈
/ H D,e C .

Teorema 184. Siano D ⊂ C un disco (di centro e raggio arbitrari), g ∈


C (∂D, C) e f l'integrale di tipo Cauchy di g lungo γ . Detta
F :D → C,
(
f (z) , se z ∈ D,
z 7→ F (z) :=
g (z) , se z ∈ ∂D,

si ha F ∈ C D, C se e solo se, per ogni j ∈ N0 si ha




ˆ
wj g (w) dw = 0.
γ

Osservazione 185 . Per chi conosce un po' di Analisi Reale, la richiesta prece-
dente equivale all'ipotesi sui coecienti di Fourier: gb (n) = 0, per ogni n ∈ Z− .
Per chi conosce un po' di Calcolo delle Probabilità, questa richiesta è a sua volta
equivalente a supporre che tutti i momenti siano nulli. Per chi non conosce nulla
di tutto ciò, come disse Dante Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

Proposizione 186. Siano Ω ⊂ C aperto e, per ogni n ∈ N, fn , f : Ω → C.


Allora fn → f uniformemente sui compatti se e solo se per ogni z ∈ Ω esiste un
r > 0 tale che D (z, r) ⊂ Ω e fn → f uniformememnte in D (z, r).
Dimostrazione (Idea). È chiaro che la convergenza uniforme sui compatti impli-
chi quella sui dischi chiusi (e dunque su quelli aperti). Viceversa, ogni compatto
K si può ricoprire con dischi aperti su cui la successione di funzioni conver-
ge uniformemente. Dal ricoprimento aperto si può quindi estrarre un sotto-
ricoprimento nito e prendere l'n massimo della convergenza uniforme su tali
dischi.
3.4 Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weierstrass 56

Teorema 187 (Di Weiestrass). Siano Ω ⊂ C aperto, {fn }n∈N ⊂ H (Ω, C) e


f : Ω → C. Se fn → f uniformemente sui compatti di Ω, allora f ∈ H (Ω, C) e
per ogni k ∈ N, fn(k) → f (k) uniformemente sui compatti di Ω.
Dimostrazione. Siaz ∈ Ω arbitrario. Essendo Ω aperto esiste un disco D di
centro z tale che D ⊂ Ω. Essendo le {fn }n∈N olomorfe, dalla Formula integrale
di Cauchy (F ), dalla convergenza uniforme sui compatti di fn → f (U ) ed
1
funzione w 7→
essendo la
|w−z| costante su ∂D (C), si ottiene l'esistenza dei
limiti

(U )
f (z) = lim fn (z)
n→+∞
ˆ
(F ) 1 fn (w)
= lim dw
n→+∞ 2πi ∂ + D w − z
ˆ  
(U +C) 1 fn (w)
= lim dw
2πi ∂ + D n→+∞ w − z
ˆ
(U ) 1 f (w)
= dw.
2πi ∂ + D w − z
Dall'arbitrarietà di z e dal Lemma 180, che garantisce l'olomora degli integrali
di tipo Cauchy, segue pertanto che f ∈ H (Ω, C). Per le derivate si procede in
modo analogo. Senza perdere in generalità si dimostra il risultato per la sola
derivata prima. Sia z ∈ Ω arbitrario. Essendo Ω aperto esiste un disco D di
centro z tale che D ⊂ Ω. Essendo le {fn }n∈N olomorfe, dalla Formula integrale di
Cauchy per le derivate (F ), dalla convergenza uniforme sui compatti di fn → f
1
(U ) ed essendo la funzione w 7→ |w−z|2 costante su ∂D (C), si ottiene l'esistenza

dei limiti

1 ˆ

(F ) fn (w) − f (w)
lim |fn0 0
(z) − f (z)| = lim dw

n→+∞ 2πi ∂ + D 2
n→+∞ (w − z)
1 ˆ
!
(U +C) fn (w) − f (w)
= lim dw

2πi ∂ + D n→+∞
2
(w − z)
 

ˆ

 
1  1 
= 
2πi +  (w − z)2 n→+∞ lim (fn (w) − f (w)) dw

∂ D | {z }

(U )
=0
= 0.
Dunque fn0 → f puntualmente su Ω. Per provare che la convergenza sia uniforme
sui compatti di Ω, si ssi arbitrariamente un compatto K ⊂ Ω. Esistono allora
2m dischi aperti tali che D (z1 , r1 ), D (z1 , R1 ), . . . , D (zm , rm ), D (zm , Rm ) ⊂ Ω,
con, per ogni j ∈ {1, . . . , m}, rj < Rj e
m
[
K⊂ D (zj , rj ) .
j=1
3.4 Integrali di tipo Cauchy e Teorema di Weierstrass 57

Si vuole dimostrare che per ogni j ∈ {1, . . . , m}, fn → f uniformemente sui


dischi concentrici contenuti in
Sm D (z j , Rj ). Da ciò segue la convergenza uniforme
su j=1 D (zj , rj ) e dunque su K . Sia allora j ∈ {1, . . . , m} ssato arbitraria-
mente. Per ogni ρj ∈ (0, Rj ) e per ogni n ∈ N, dalla formula integrale di Cauchy
per le derivate si ha

0 ≤ sup {|fn0 (z) − f 0 (z)|}


z∈D(zj ,ρj )
1 ˆ
( )
fn (w) − f (w)
= sup dw


2πi 2
z∈D(zj ,ρj ) D(zj ,Rj ) (w − z)
( ˆ )
1 |fn (w) − f (w)|
≤ sup 2 |dw|
z∈D(zj ,ρj ) 2π D(zj ,Rj ) |w − z|
ˆ
1 |fn (w) − f (w)|
≤ |dw|
2π D(zj ,Rj ) (Rj − ρj )2
1 1
≤ 2πRj sup {|fn (w) − f (w)|}
2π (Rj − ρj )2 w∈D(zj ,ρj )
Rj
= 2 sup {|fn (w) − f (w)|} .
(Rj − ρj ) w∈D(zj ,ρj )

Osservando che per ipotesi l'ultimo membro in questa catena di maggiorazioni


tende a 0 al tendere di n → +∞ si ha quindi la tesi.

Osservazione 188 . In modo analogo è immediato formulare una versione del


Teorema di Weiestrass riguardante le serie di funzioni olomorfe.

Problema 189. Fissato un aperto Ω ⊂ C si vuole ora denire una metrica su


H (Ω, C) in modo tale da rappresentare la convergenza uniforme sui compatti.
Date {fn }n∈N ⊂ H (Ω, C) e f ∈ H (Ω, C) si vuole cioè denire una metrica
d : H (Ω, C) → [0, +∞) in modo tale che
lim d (fn , f ) = 0 ⇐⇒ fn → f uniformemente sui compatti.
n→+∞

Denizione 190 (O (Ω)). Ω ⊂ C aperto. Per ogni j ∈ N


Sia si denisca il
compatto
 
1
Kj := z ∈ C |z| ≤ j, dist (z, ∂Ω) ≥
.
j
Chiaramente K j % Ω. Per ogni j∈N si denisca

δj : H (Ω, C) × H (Ω, C) → [0, +∞),


(f, g) 7→ δj (f, g) := max {|f (z) − g (z)|} .
z∈Kj

Si denisce l'applicazione

d : H (Ω, C) × H (Ω, C) → [0, +∞),


+∞
X 1 δj (f, g)
(f, g) 7→ d (f, g) := j 1 + δ (f, g)
.
j=1
2 j
3.5 Omotopia 58

Si denisce (O (Ω)) la coppia

O (Ω) := (H (Ω, C) , d) .

Osservazione 191 . Si noti che tutti gli insiemi e le funzioni nella denizione
precedente sono ben deniti.

Proposizione 192. L'applicazione d introdotta nella denizione precedente è


una metrica.
Esercizio 193. Si dimostri la proposizione precedente (per dimostrare la disu-
guaglianza triangolare si tenga presente che la funzione denita su [0, +∞) da
x
x 7→ 1+x è monotona strettamente crescente).

Proposizione 194. Lo spazio metrico O (Ω) è completo.


Fatto 195. La metrica di O (Ω) non proviene da alcuna norma.
Esercizio 196. Si verichi che la metrica di O (Ω) risolve il Problema 189.

3.5 Omotopia
Denizione 197 (Omotopia) . Sia Ω ⊂ C un dominio. Siano γ, η : [a, b] → Ω
due curve ammissibili tali che γ (a) = η (a) e γ (b) = η (b). Si dice che γ è
omotopa a η in Ω se esiste una funzione continua
F : [a, b] × [0, 1] → Ω

tale che, per ogni s ∈ [0, 1]


1. γs := F (·, s) è C1 a tratti,

2. γ0 = γ ,
3. γ1 = η ,
4. γs (a) = γ (a) (= η (a)),
5. γs (b) = γ (b) (= η (b)).
Teorema 198. Siano Ω ⊂ C un dominio, γ0 , γ1 : [a, b] → Ω due curve
ammissibili omotope in Ω e f ∈ H (Ω, C). Allora
ˆ ˆ
f (z) dz = f (z) dz.
γ0 γ1

Dimostrazione (Idea). Fissato δ > 0 sucientemente piccolo, siano s1 , s2 ∈


[0, 1], con |s2 − s1 | ≤ δ . È suciente dimostrare che
ˆ ˆ
f (z) dz = f (z) dz.
γs 1 γs2
3.5 Omotopia 59

Per compattezza esiste una famiglia nita di dischi aperti (con chiusura con-
tenuta in Ω) che ricoprono γs1 ([a, b]) ∪ γs2 ([a, b]), che hanno intersezione non
banale e raggio piccolo quanto serve. Dalla continuità dell'omotopia si deduce
la tesi.

Teorema 199 (Integrale nullo di Cauchy (omotopia)). Siano Ω ⊂ C un aperto


connesso, γ : [a, b] → Ω una curva chiusa ammissibile omotopa a un punto in Ω
e f ∈ H (Ω, C). Allora ˆ
f (z) dz = 0.
γ

Dimostrazione. Segue direttamente dal teorema precedente.

Corollario 200. Siano Ω ⊂ C un aperto semplicemente connesso, γ : [a, b] → Ω


una curva chiusa ammissibile e f ∈ H (Ω, C). Allora
ˆ
f (z) dz = 0.
γ

Osservazione 201 . Per il Corollario precedente e per uno dei primi risultati, se
Ω è semplicemente connesso e se f ∈ H(Ω), è ben denita, per ogni z ∈ Ω, la
funzione ˆ z
G(z) := f (w) dw.
z0

È chiaro che G sia una primitiva olomorfa globale di f, i.e. che G ∈ H(Ω) e che
per ogni z ∈ Ω si abbia
G0 (z) = f (z).
Proposizione 202. Sia Ω semplicemente connesso, con 0 ∈/ Ω. Siano z0 ∈ Ω
e w0 ∈ C tali che ew0 = z0 . Si denisca la funzione
log∗ : Ω → C,
ˆ z
dw
z 7→ log∗ (z) := w0 + .
z0 w

Allora
1. la funzione log∗ è olomorfa in Ω,
2. per ogni z ∈ Ω si ha
D [log∗ (z)] = 1/z,

3. per ogni z ∈ Ω vale ∗


elog (z)
= z.

Dimostrazione. Si ricordi che per ogni z ∈ C, con |z| < 1, si ha

+∞
X (−1)n z n
Log(1 + z) = .
n=1
n
3.6 Omologia 60

Sia U(z0 ) := {z ∈ Ω : |z − z0 | < |z0 |}. Allora la funzione denita per ogni
z ∈ U(z0 ) da  
z − z0
F (z) := w0 + Log 1 + .
z0
è olomorfa in U(z0 ), per ogni z ∈ U(z0 ) vale F 0 (z) = 1/z e F (z0 ) = w0 , dunque
almeno nell'intorno U(z0 ) si haF = log∗ (È chiaro che fuori da quell'intorno
l'espressione del log∗ sarà diversa). Ma allora per ogni z ∈ U(z0 ) vale anche


elog (z)
= eF (z) = z,

(per denizione di F ). Per poter concludere che la tesi vale in tutto Ω è


suciente osservare che per ogni z1 ∈ Ω si ha
ˆ z1 ˆ z
∗ dw dw
log (z) = w0 + + ,
z w z1 w
| 0 {z }
cost

ripetendo un analogo ragionamento in un opportuno intorno di z1 si ha dunque


la tesi globalmente.

Osservazione 203 . Dunque in ogni semplicemente connesso ogni logaritmo prin-


cipale è un traslato di log∗ .
Osservazione 204. Siano Ω semplicemente connesso, f ∈ H(Ω) e, per ogni z ∈ Ω,
f (z) 6= 0. Fissato z0 ∈ Ω, sia w0 ∈ C tale che ew0 = f (z0 ) (si vuole costruire un
logaritmo di f ). Allora la funzione denita per ogni z ∈ Ω da

ˆ z 0
∗ f (w)
log f (z) := w0 + dw
z0 f (w)

è ben denita, olomorfa, vale w0 in z0 , e per ogni z ∈Ω si ha D [log∗ f (z)] =


0
f (z)/f (z) e

elog f (z)
= f (z).
Quindi abbiamo denito un logaritmo per ogni ogni funzione olomorfa denita
su un insieme semplicemente connesso.

3.6 Omologia
Denizione 205. Sia Ω un dominio. Sia γ chiusa e ammissibile. Si dice che γ
è omologa a 0 in Ω se per ogni z0 ∈ C \ Ω si ha
n(z0 , γ) = 0.

Denizione 206. Sia Ω un dominio. Siano γ1 , γ2 due curve chiuse ammissibili.


Si dice che γ1 e γ2 sono omologhe in Ω se per ogni z0 ∈ C \ Ω si ha
n(z0 , γ1 ) = n(z0 , γ2 ).
3.6 Omologia 61

Osservazione 207 . L'omologia è una relazione di equivalenza. Si possono divi-


dere le curve chiuse ammissibili in classi di equivalenza generando così (per chi
li conosce) i gruppi di omologia.

Lemma 208. Sia Ω un dominio. Sia γ una curva chiusa e ammissibile in Ω.


Se γ è omotopa ad un punto a in Ω, allora γ è omologa a 0 in Ω.
Dimostrazione. Sia z 0 ∈ C \ Ω. Allora
ˆ
. 1 dw
n(z0 , γ) = = (∗),
2πi γ w − z0

ma la funzione integranda è olomorfa in Ω quindi è possibile cambiare per omo-


topia la curva di integrazione senza far variare il valore dell'integrale. Dunque
ˆ
dw
(∗) = = 0.
a w − z0

Osservazione 209 . Il lemma precedente dice che l'omotopia implica l'omologia


(ma non vale il viceversa!). L'implicazione è una conseguenza diretta dell'inva-
rianza per omotopia degli integrali su curve complesse.

Denizione 210. Date γ1 , . . . , γ n curve chiuse e k1 , . . . , k n ∈ Z si può denire


formalmente la catena n
X
c := ki γi .
i=1

Questa notazione, utile per la scrittura degli integrali, verrà utilizzata per
indicare
ˆ n
X ˆ
f := ki f.
c i=1 γi

Si denisce in modo ovvio l'indice rispetto ad una catena.

Teorema 211 (Integrale nullo di Cauchy) . Siano Ω un dominio, f ∈ H(Ω), c


una catena in Ω omologa a 0. Allora
ˆ
f = 0.
c

Dimostrazione (Idea). Senza perdere in generalità si può supporre Ω limitato,


infatti si integra su una catena c che è contenuta in un insieme limitato a sua
volta contenuto in Ω (al massimo ci si restringe). Sia k∈N arbitrario. L'idea
è di tassellare il piano con quadrati paralleli ai lati di lunghezza 2−k . Alcuni
quadrati sono interamente contenuti in Ω: si uniscano insiemisticamente tutti
questi quadrati e si chiami questa unione di quadratini Ωk . Più k è piccolo, più
Ωk è una buona approssimazione di Ω, nel senso che la distanza

d(Ωk , ∂Ω) ≤ 22−k
3.6 Omologia 62

(è al più la diagonale dei quadratini). Se k è abbastanza grande, dunque, la


catena c è tutta contenuta nell'interno di Ωk . Mi chiedo se la catena sia omologa
a 0 in Ωk (questa richiesta è più forte della nostra ipotesi perché la condizione
di omologia riguarda i punti nel complementare). Per ipotesi per ogni ζ ∈ / Ω si

ha n(c, ζ) = 0. Sia ora ζ ∈ Ω \ Ωk . Ci si vuole convincere che l'indice è ancora
zero (cosa che a priori non so). Sicuramente esiste z0 ∈
/Ω tale che il segmento
[z0 , ζ] ∩ c = ∅. Ma se il segmento non interseca la catena vuol dire che (e qui si
bara un po') il numero di giri attorno a ζ è uguale a quello attorno a z0 , dunque
l'indice è ancora zero (intuitivamente per fare un giro attorno ad uno e non

all'altro si dovrebbe sconnettere il segmento). Allora anche per ogni ζ ∈ Ω \ Ωk
si ha n(c, ζ) = 0 ∂Ωk (che è dove voglio
e quindi in particolare questo vale su
integrare). Sia oraz ∈ Ωk ssato. Chiaramente esiste uno dei quadrati di cui è
composto Ωk , diciamo Qe , tale che z ∈ Q
e . Per semplicità si supponga che z sia
interno a Q. Allora per ogni quadrato Q di cui è composto Ωk si ha
e
ˆ (
1 f (w) 0, se Q 6= Q,
e
dw =
2πi ∂Q w − z f (z), se Q = Q.
e

Da cui ˆ ˆ
1 f (w) f (w)
f (z) = dw = dw.
2πi ∂Q
e w−z ∂Ωk w−z
Per il Teorema di Fubini (F) (che vale perché la funzione integranda è continua
sui compatti di integrazione e gli integrali complessi sono combinazioni lineari
di integrali reali) e per la formula integrale di Cauchy (C)

ˆ ˆ ˆ 
1 f (w)
f (z) dz = dw dz
c 2πi c ∂Ωk w − z
ˆ  ˆ 
(F ) 1 f (w)
= dz dw
∂Ω 2πi c w − z
ˆ k
(C)
= f (w) n(w, c) dw = 0,
∂Ωk | {z }
=0

dove l'indice è nullo per quanto detto nella prima parte della dimostrazione.

Teorema 212. Sia Ω dominio. Allora Ω è semplicemente connesso se e solo


se per ogni c catena in Ω, si ha c omologa a 0 (i.e. il gruppo fondamentale e il
primo gruppo di omologia sono isomor).
Osservazione 213 . Si può sostituire curva chiusa a catena nel teorema prece-
dente.

Problema 214. Un problema non banale è quello di stabilire a quale curva


è omologa una curva data? Avendo dimostrato che l'integrale è invariante per
omologia questo permetterebbe di semplicare molto il calcolo integrale.
3.6 Omologia 63

Denizione 215. Siano γ, η due curve chiuse ammissibili con immagine conte-
nuta in qualche aperto Ω di C. Nelle prossime sezioni (quando non diversamente
specicato) si scriverà γ ∼ η per indicare che γ è omologa a η .
Teorema 216. Siano Ω un dominio e γ ∼ 0 in Ω. Fissati z1 , . . . , zm ∈ Ω, sia
e := Ω \ {z1 , . . . , zm }. Per ogni j ∈ {1, . . . , m} sia Dj un disco contenente zj ,

con γj := ∂ + Dj , m j=1 D j ⊂ Ω e per ogni i 6= j , D i ∩ D j = ∅. Allora
S

1. su Ω
e
m
X
γ∼ n(γ, zj )γj ;
j=1

2. se f ∈ H(Ω)
e ,
ˆ m
X ˆ
f= n(γ, zj ) f.
γ j=1 γj

Dimostrazione (Idea). Si dimostrano separatamente i due punti.

1. Sia
m
X
c=γ− n(γj , zj )γj .
j=1

Si vuole dimostrare che c è omologa a 0 in Ω e . Se z0 ∈ / Ω, per ipotesi


n(γ, z0 ) = 0 e per ogni j ∈ {1, . . . , m}, per il teorema integrale nullo di
Cauchy, si ha n(γj , z0 ) = 0. Se per qualche j ∈ {1, . . . , m} si ha z0 = zj ,
allora per ogni i ∈ {1, . . . , m} si ha n(γi , zj ) = δij , dunque

n(c, zj ) = n(γ, zj ) − n(γ, zj ) = 0.


3.6 Omologia 64

2. Segue dal punto precedente per l'invarianza rispetto all'omologia dell'in-


tegrale su curve complesse.

Osservazione 217 . Vale dunque anche una formula di Cauchy integrale per le
catene.

Teorema 218 (Formula integrale di Cauchy). Sia γ catena in Ω dominio, γ ∼ 0


in Ω, f ∈ H(Ω). Allora per ogni z ∈ Ω si ha
ˆ
1 f (w)
f (z)n(γ, z) = dw.
2πi γ w−z
Capitolo 4

Serie bilatere o di Laurent


Denizione 219. Sia z0 ∈ C e per ogni n ∈ Z, sia an ∈ C. Per ogni z∈C in
cui l'espressione seguente ha senso, si denisce seria bilatera (o di Laurent)
+∞
X M
X
an (z − z0 )n := lim an (z − z0 )n ,
N,M →+∞
−∞ n=−N

dove si sottolinea che i due limiti a destra sono fatti in modo indipendente l'uno
dall'altro. Se per qualche z∈C entrambi questi limiti esistono niti si dice che
la serie converge in z .
Osservazione 220 . Si considerino separatamente

+∞
X
z 7→ an (z − z0 )n
n=0

e
−1 +∞  n
X
n
X 1
z 7→ an (z − z0 ) = a−n .
n=−∞ n=1
z − z0

Se la prima serie converge su {|z − z0 | < R} e la seconda su {|z − z0 | > r}, allora
la serie su Z converge assolutamente nell' anello
Ar,R (z0 ) := {z ∈ C : r < |z − z0 | < R}

e uniformemente nei suoi compatti. I casi estremi sono i dischi bucati e i


complementari dei dischi (rispettivamente r=0 e R = +∞).
Esempio 221. La serie di Laurent

+∞
X zn
z 7→
n=−1
1 + n2

converge nel disco (bucato!) di raggio interno 0 e raggio esterno 1.


4.1 Convergenza delle serie di Laurent 66

Osservazione 222 . Se c'è anche solo un n negativo tale che an 6= 0, le serie non
possono convergere nel centro.

Esempio 223. La serie


+∞
X 1
z 7→ n
1
z

converge in {|z| > 1}.


Osservazione 224 . È chiaro che ogni serie di Laurent è olomorfa nel suo anello
di convergenza. È meno banale (ma vero!) il viceversa. Lo dimostreremo in
seguito.

4.1 Convergenza delle serie di Laurent


Denizione 225. Siano 0 ≤ r < R ≤ +∞ e z0 ∈ C. Si utilizzerà in modo
sistematico la notazione

Ar,R (z0 ) := {z ∈ C : r < |z − z0 | < R}

Osservazione 226.
P+∞
Per quanto osservato prima, se la funzione z 7→ n=−∞ an (z−
z0 )n converge in Ar,R (z0 ), con 0 ≤ r < R ≤ +∞, allora la serie di Laurent
denisce in Ar,R (z0 ) una funzione olomorfa.
Osservazione 227 . Vale il viceversa. È l'analogo del teorema di sviluppabilità
locale visto all'inizio del corso.

Teorema 228 (Sviluppabilità in serie di Laurent). Sia z0 ∈ C, siano 0 ≤ r <


R ≤ +∞ e sia f ∈ H(Ar,R (z0 ), C). Allora per ogni z ∈ Ar,R (z0 )
+∞
X
f (z) = an (z − z0 )n ,
n=−∞

con, per ogni n ∈ Z,


ˆ
1 f (w)
an := dw,
2πi γρ (w − z0 )n+1

dove ρ ∈ (r, R) e γρ := ∂ + D(z0 , ρ).


Dimostrazione. Senza perdere in generalità siaz0 = 0. Siano s, S ∈ R+ , con
+
r < s < S < R. Per ogni t ∈ R si indichino con γt le circonferenze centrate in
z0 e di raggio t. È chiaro che γS − γs ∼ 0 in Ar,R . Allora per ogni z ∈ As,S
ˆ ˆ
1 f (w) 1 f (w)
f (z) = dw − dw = (∗).
2πi S w − z 2πi s w − z
4.1 Convergenza delle serie di Laurent 67

L'idea ora è di sviluppare la f come nel teorema di sviluppabilità locale tenendo


conto che nel primo addendo del membro di destra |z| < |w|, mentre del secondo
|z| > |w|. Quindi se w ∈ supp(γS ) si ha

+∞
1 1 1 X  z n
= = .
w−z w(1 − z/w) w n=0 w

Analogamente, se w ∈ supp(γs ),
+∞
1 1 1 X  w n
=− =− .
w−z z(1 − w/z) z n=0 z

Essendo f olomorfa su un compatto è quindi possibile scambiare la serie con


l'integrale, ottenendo

+∞  ˆ  +∞  ˆ 
X 1 f (w) n
X 1 n 1
(∗) = n+1
dw z + f (w)w dw n+1
n=0
2πi γS w n=0
2πi γs z
+∞  ˆ  −1  ˆ 
X 1 f (w) X 1 f (w)
= n+1
dw z n + j+1
dw z j
n=0
2πi γS w −∞
2πi γs w
+∞
X
= an z n ,
−∞

poiché le circonferenze su cui integro sono omologhe a γρ per qualunque ρ


intermedio (sono addirittura omotope!).

Esempio 229 (Importante!) . La funzione denita per ogni z ∈ C \ {1, 2} da

1 1
f (z) = +
1−z 2−z
ha tre possibili sviluppi. In 1 < |z| < 2 si hanno tutte le potenze in Z:
1 1 1 1
f (z) = − +
z 1 − 1/z 2 1 − z/2
+∞ +∞
X 1 X zn
= − n+1
+ n+1
n=0
z n=0
2
+∞ +∞
X X zn
= − z −n−1 +
n=0 n=0
2n+1
−1 +∞
X X zn
= − zn + n+1
−∞ n=0
2

In |z| < 1 si hanno solo potenze positive:

+∞  
X 1
f (z) = 1+ zn.
0
2n+1
4.1 Convergenza delle serie di Laurent 68

In |z| > 2 si hanno solo potenze negative:

−1
X
f (z) = z n (1 + 2n ).
−∞

Osservazione 230 . Gli sviluppi in serie di Laurent sono un buono strumento


per studiare le singolarità isolate, ovvero punti di non olomora con un intorno
bucato in cui la funzione è olomorfa, come sarà più chiaro a breve.

Denizione 231. Sia f : Ω → C, f ∈ H(Ω), z0 ∈


/ Ω. f ha una singolarità
isolata z0 se esiste un r > 0 tale che

{0 < |z − z0 | < r} ⊂ Ω.

Esempio 232. La funzione

1 1
z 7→ +
1−z 2−z
precedentemente studiata ha due singolarità isolate in 1 e 2.
Osservazione 233 . È chiaro che per motivazioni topologiche ci siano al massimo
un innità numerabile di singolarità isolate.

Denizione 234. Con le notazioni utilizzate nella denizione di singolarità


isolata, si dice che z0 è una singolarità eliminabile se esiste F : Ω∪{z0 } =: Ω
e→C
e F ∈ H(Ω)
e , con F |Ω = f .
Teorema 235 (della singolarità eliminabile). Sia Ω aperto e sia f ∈ H(Ω).
Allora z0 una singolarità eliminabile per f se e solo se esiste r > 0 tale che
D(z0 , r) ⊂ Ω e f è limitata su D(z0 , r).
Dimostrazione. È ovvio che singolarità eliminabile implica limitatezza. Vediamo
il viceversa. In 0 < |z − z0 | < r, per ogni ρ ∈ (0, r) si ha

+∞ ˆ !
X 1 f (w)
f (z) = dw (z − z0 )n .
−∞
2πi γρ (w − z0 )n+1
| {z }
=:an

Allora, poiché esiste M∈ tale che |f | ≤ M su D(z0 , r), per ogni n ∈ Z, n ≤ −1


e per ogni ρ ∈ (0, r) si ottiene

ˆ 2π
1 |f (w)| ρ→0+
0 ≤ |an | ≤ n+1
dw ≤ M ρ−n−1 −→ 0.
2π 0 ρ
Quindi per ogni n ≤ −1, an = 0, ovvero lo sviluppo di Laurent è in eetti uno
svilupo di Taylor, dunque la funzione converge nel centro.

Esempio 236. Per f (z) = ez −1


z o g(z) = sin(z)
z , 0 è una singolarità eliminabile.
4.1 Convergenza delle serie di Laurent 69

Denizione 237. Sia z0 una singolarità isolata. Si dice che z0 è un polo se ha


almeno un coeciente di indice negativo diverso da 0 nello sviluppo di Laurent.
Si dice inoltre che m è l' ordine di polo se −m è l'indice del primo coeciente
negativo non nullo, i.e. si dice che z0 è un polo di ordine m∈N se

+∞
X
f (z) = aj (z − zo )j
−m

e am 6= 0.
Esempio 238. Per f (z) = 1
zm , z=0 è un m-polo.
Teorema 239. z0 è un polo per f se e solo se
lim |f (z)| = +∞.
z→z0

Dimostrazione. Ovvio che polo implica limite del modulo innito. Viceversa.
Sia senza perdere in generalitàf 6= 0. Sia ε > 0. Poiché f diverge in z0 esiste
r > 0 tale che su 0 < |z − z0 | < r, |f (z)| > ε. Denisco su D(z0 , r) \ {z0 }
la funzione g = 1/f , che è olomorfa e limitata sul suo insieme di denizione
perché denita come l'inverso puntuale di una funzione olomorfa e discosta
da 0. Dunque g ha una singolarità eliminabile in z0 , prolungabile pertanto
con olomora in z0 come g(z0 ) = 0. Dunque z0 è 0 di g di ordine m ∈ N,
m≥1 (primo indice dei coe di Taylor 6= 0). Allora localmente, in un intorno
(completo!) di z0 , si ha
g(z) = (z − z0 )m h(z),
con h olomorfa e non nulla. Invertendo segue inne che per ogni z ∈ D(z0 , r) si
ha
. 1 . 1 1
f (z) = = m
,
g(z) (z − z0 ) h(z)
dove 1/h è limitata (e olomorfa) in tutto l'intorno.

Denizione 240. Sia z0 singolarità isolata per f. Si dice che z0 è una singo-
larità essenziale se
@ lim f (z).
z→z0

Teorema 241 (Casorati-Weierstrass). Sia z0 una singolarità essenziale per f .


Allora per ogni ε > 0 si ha che f (A0,ε ) è denso in C.
Dimostrazione. Si supponga per assurdo che la tesi non sia vericata. Allora
esistono ε > 0, w ∈ C e δ>0 tali che per ogni z ∈ A0,ε (z0 ) si abbia

|f (z) − w| ≥ δ > 0.

Si consideri allora la funzione denita per ogni z ∈ A0,ε da

1
g(z) := .
f (z) − w
4.1 Convergenza delle serie di Laurent 70

Chiaramente g è olomorfa (poiché f lo è) e limitata (poiché il denominatore è


discosto da 0, si ha |g| ≤ 1/δ ), pertanto ha una singolarità eliminabile in z0 .
È possibile quindi prolungare la g in z0 con olomora. Sono allora possibili
soltanto due casi:
z→z
• se g(z) −→0 c 6= 0, allora anche f è limitata dunque ha una singolarità
eliminabile (assurdo),

z→z
• se g(z) −→0 0, allora f ha un polo (assurdo).

In ogni caso quindi, g regolare dovrebbe implicare f con una singolarità regolare,
e questo è assurdo.

Corollario 242. La classe limite attorno ad una singolarità essenziale è tutto


C := C ∪ {∞}.
Corollario 243. Sia z0 una singolarità isolata per f . Allora z0 è essenziale se
e solo se
lim inf |f (z)| = 0 e lim sup |f (z)| = +∞.
z→z0 z→z0

Osservazione 244 . Vale in realtà il seguente risultato molto più forte, che enun-
ceremo soltanto.

Teorema 245 (di Picard). Sia z0 una singolarità essenziale per f . Allora in
ogni intorno di z0 , f assume qualunque valore in C tranne al più un solo valore.
Esempio 246. f (z) = e1/z ha una singolarità essenziale in z0 = 0. Infatti in
C \ {0} si ha
+∞
X 1
f (z) = .
n=0
n!z n

Esempio 247. La funzione

sin(πz)
f (z) =
(z − 1)3
ha un 2-polo in z=1 (il numeratore compensa di un ordine il denominatore).
Allora c'è uno sviluppo di Laurent centrato in 1 ma che non converge in 1 tale
che, per ogni C \ {1} si ha

a−2
f (z) = + a0 + a2 (z − 1)2 + . . .
(z − 1)2
(N.B. la funzione è pari quindi conterrà solo termini pari). Sviluppando il seno
si determinano gli an
+∞
X (−1)n+1 (z − 1)2n+1
sin(π(z − 1) + π) = − sin(π(z − 1)) = .
0
(2n + 1)!

L'unicità dello sviluppo garantisce che in qualunque modo lo si calcoli, lo svi-


luppo è sempre quello giusto.
4.2 Classicazione per innito 71

Osservazione 248 . Riassumendo, dunque, le singolarità isolate z0 si possono


classicare in tre diverse categorie:
z→z
• eliminabile se f (z) −→0 c ∈ C se e solo se esiste un prolungamento olo-
morfo e se e solo se su qualche sviluppo in seria di Laurent non ci sono
termini con potenze negative.

z→z
• polo se |f (z)| −→0 +∞ se e solo se c'è un numero nito (≥ 1) di termini
con potenze negative.

• essenziale se non esiste il limite per z → z0 di f (z) se e solo se ci sono


inniti termini con potenze negative. Per Casorati-Weierstrass non solo
lim sup e lim inf sono diversi ma la classe limite è tutto C.

4.2 Classicazione per innito


Denizione 249. Sia f ∈ H(|z| > R). Abbiamo detto che f è regolare (i.e.
localmente olomorfa) se g(z) := f (1/z) è regolare in z = 0. f ha una singolarità
• eliminabile

• m-polo
• essenziale

se g ha la stessa in z = 0.
Osservazione 250 . Volendo descrivere le singolarità all'innito in modo intrin-
seco, si noti che, sviluppando in |z| > R
+∞
X
f (z) = αn z n ,
−∞

innito è

• una singolarità eliminabile se e solo se αn = 0 per ogni n ≥ 1,


• un m-polo se αn = 0 per ogni n≥m e αm 6= 0,
• essenziale se αn 6= 0 per inniti n ≥ 1.
Esempio 251. La funzione

sin(πz)
f (z) =
(z − 1)3
ha una singolarità essenziale all'innito.

Osservazione 252 . L'esponenziale e tutte le funzioni elementari (funzioni dell'e-


sponenziale) hanno una singolarità essenziale all'innito (vedremo che ciò deriva
dal fatto che sono intere).
4.3 Il teorema dei residui 72

Esempio 253. La funzione


z2
f (z) =
z−1
ha degli 1-poli in 1 e nel punto all'innito.

Esempio 254. La funzione


f (z) = z 2 e1/z
ha una singolarità essenziale in 0 e un 2-polo all'innito.

Osservazione 255 . Per il teorema di Liuville una funzione intera non costan-
te non può essere regolare all'innito, non può dunque nemmeno avere una
discontinuità eliminabile all'innito.

Proposizione 256. Sia f intera non costante. Innito è un m-polo se e solo


se f è un polinomio di grado m.
Corollario 257. Tutte le trascendenti (funzioni non polinomiali) intere hanno
una singolarità essenziale all'innito.

4.3 Il teorema dei residui


Denizione 258. Sia z0 una singolarità isolata per qualche funzione f. Siano
A0,r (z0 ) l'anello di convergenza, ρ ∈ (0, r), γ = ∂ + D(z0 , ρ). (Lo scambio tra
integrale e serie sarà possibile perché la serie di Laurent converge uniformemente
sui compatti e la circonferenza lo è) Allora

ˆ ˆ +∞
X +∞ ˆ
X
f (z) dz = an (z − z0 )n = an (z − z0 )n = a−1 2πi.
γρ γρ −∞ −∞ γρ

Si dice che a−1 è il residuo integrale di f in z0 e si scrive

Res(f, z0 ) := a−1 .
Teorema 259 (dei Residui (con curve omologhe)). Sia Ω un dominio. Siano
z1 , . . . , zM ∈ Ω, Ω̃ := Ω \ {z1 , . . . , zM }, f ∈ H(Ω̃) e γ una catena non passante
per alcun zj , con sostegno in Ω e omologa a zero in Ω. Allora
ˆ XM
f = 2πi n(γ, zj )Res(f, zj ).
γ j=1

Dimostrazione. Con ovvie denizioni


M
X
γ∼ n(γ, zj )γj in Ω̃.
j=1

Allora
ˆ M
X ˆ M
X
f= n(γ, zj ) f = 2πi n(γ, zj )Res(f, zj ).
γ j=1 γj j=1
4.3 Il teorema dei residui 73

Osservazione 260. Dunque d'ora in poi, nella maggior parte dei casi, non avremo
più bisogno di integrare. Dovremo solo imparare a calcolare residui!

Denizione 261. Sia f ∈ H(|z| > R), con sviluppo

+∞
X
f (z) = an z n
−∞

Sia chiama residuo integrale di f all'innito


Res(f, ∞) := −a−1

Esempio 262.
1
f (z) =
ez −1
Le singolarità, per la periodicità della funzione, sono in 2kπi, k ∈ Z. Di sviluppi
centrati in 0 ce ne sono quindi inniti. Siano zk := 2kπi, k ∈ Z. Sono tutti
poli del primo ordine perché la derivata di ez non si annulla mai. Studiamo
il comportamento della funzione in 0, poi gli altri saranno analoghi. Sia A :=
A0,2π (0). Sviluppando ez si ha

1
f (z) = P+∞ zn
n=1 n!
1
=
z(1 + g(z))
zk
P+∞
dove g(z) =n=1 (k+1)! , che è una funzione intera e vale zero nell'origine,
quindi che ha modulo minore di 1 in un opportuno intorno dell'origine. Quindi,
in A e |g(z)| < 1 si ha

+∞
1X
f (z) = (−1)n (g(z))n =
z n=0
 
1 1 2
= 1 + z + O(z )
z 2

(Ricorco che h(z) = O(φ(z)) per z → z0 se h(z)/φ(z) ≤ M .) Allora

1 1
f (z) = + + O(z 2 ),
z 2
dunque Res(f, 0) = 1. Dovendo determinare il residuo in qualche altro punto,
si noti che ez è periodica di periodo 2πi, quindi

ez = ez−zk +zk = ez−zk

pertanto i due sviluppi sono uguali (a meno di sostituire le potenze di z con


quelle di z − zk ).
4.3 Il teorema dei residui 74

Osservazione 263 . Se f è regolare o con una singolarità eliminabile il residuo lì


è 0. Se ha un polo del primo ordine il residuo è per forza diverso da 0. Cioè se
z0 è un 1-polo
Res(f, z0 ) = lim (z − z0 )f (z).
z→z0

Esercizio 264. I limiti notevoli continuano a valere anche in campo complesso.


Per dimostrarlo si dimostri l'estensione del teorema di De l'Hopital per funzioni
complesse.

Proposizione 265. Se z0 è un m-polo.


1
Res(f, z0 ) = D(m−1) [(z − z0 )m f (z)] |z=z0 .
(m − 1)!

Osservazione 266 . Se la funzione va a zero del primo ordine (per z → ∞), allora
il residuo all'innito è diverso da 0. Se all'innito è uno zero di ordine m, con
m ≥ 2, allora il residuo è nullo (non ci può essere il coeciente di 1/z ).

Esempio 267. Sia


5 − 2z
f (z) = .
(z + 1)2
Si calcoli l'integrale (per ogni r 6= 1)
ˆ
Ir := f (z) dr.
|z|=r

È chiaro che per ogni r < 1 si ha Ir = 0 (per il teorema integrale nullo di


Cauchy poiché la singolarità è fuori dalla curva). Se r >1 la curva gira una
volta attorno a −1, ed è omologa alla circonferenza centrata in −1. Dunque

Ir = 0, r ∈ (0, 1), 2πiRes(f, −1), r > 1.

Per la formula precedente, per m=2 si ha

Res(f, −1) = D((z + 1)2 f (z))|z=−1 = −2.

Esempio 268. Sia


e1/z
f (z) = .
1−z
Si calcoli ˆ
I := f.
|z|=1/4

Le uniche singolarità sono la singolarità essenziale z=0 e l'1-polo z = 1. Per il


teorema dei residui ˆ
f = 2πiRes(f, 0).
|z|=1/4
4.3 Il teorema dei residui 75

Visto che la singolarità è essenziale non c'è teorema che tenga. Bisogna sporcarsi
le mani. In 0 < |z| < 1
+∞ +∞
X 1 1 X k
f (z) = z .
n=0
z n n!
k=0
Quindi, volendo avere il coeciente della potenza di grado −1, si ha

+∞
X 1
Res(f, 0) = = e − 1.
n=0
(n + 1)!

Il punto all'innito è regolare (1-zero).

Esercizio 269. Sia


ez + e1/z
f (z) =
z2 − 1
Determinare e classicare le singolarità in C (0, ±1, ∞) e calcolarne i residui.

Corollario 270 (del Teorema dei Residui). Sia f ∈ H(C\{z1 , . . . , zM }). Allora
M
X
Res(f, zj ) + Res(f, ∞) = 0.
j=1

Dimostrazione. Si consideri la catena


M
X
c= γj − γ∞ ∼ 0 in C \ {z1 , . . . , zM }.
j=1

Per il teorema integrale nullo di Cauchy

ˆ M ˆ
X ˆ
0= f= f− f,
c j=1 γj γ∞

da cui si spiega il − nel residuo all'innito, infatti per il teorema dei residui
questo è uguale a
 
XM
2πi  Res(f, zj ) + Res(f, ∞) .
j=1

Esempio 271. Al variare di r ∈, si calcoli


ˆ
sin(π/z)
Ir = dz.
|z|=r z2 − 1
z=0 è una singolarità essenziale, z = ±1 sono eliminabili, z=∞ è un 3-zero.
Quindi, per il corollario sopra

Ir = 2πiRes(f, 0) = −2πiRes(f, ∞) = 0,
dove l'uguale segue dal fatto che z=∞ è un 3-zero.
4.3 Il teorema dei residui 76

Osservazione 272 . Vediamo qualche applicazione del teorema dei Residui al


calcolo di integrali reali.

Esempio 273. Si calcoli

ˆ
x2
I := dx.
R (1 + x2 )2

Detta
z2
F (z) =
(1 + z 2 )2
si ha, per ogni R > 1,
ˆ
F (z) dz = 2πiRes(F, i)
γR

(indipendente da R!), dove (detta ΓR la semicirconferenza ∂D(0, R)∩∂{Im(z) ≥


0} percorsa in senso antiorario) il primo membro è uguale a

ˆ ˆ R ˆ
x2
F (z) dz = dx + F (z) dz.
γR −R (1 + x2 )2 ΓR
| {z }
R→+∞
−→ I

Ma ˆ ˆ


F (z) dz ≤ |F (z)| dz = (∗).
ΓR ΓR

Essendo
R2 R2 c
|F (z)| = iϑ 2
≤ 2 2
≤ 2
(Re + 1) (R − 1) R
(poiché |z 2 − 1| ≥ |z|2 − 1), nell'integrale precedente si ha

c R→+∞
(∗) ≤ −→ 0.
e
R
Rimane quindi da calcolare 2πiRes(F, i). Avendo un 2-polo

z2
 
i
D0 ((z − i)2 F (z))|z=i = D

2
= ... = − ,
(z + i) z=i 4

che moltiplicato per 2πi dà come per magia un numero reale positivo. Quindi

π
I= .
2
Esempio 274. Dimostriamo che

ˆ +∞
sin(x) π
dx = .
0 x 2
4.3 Il teorema dei residui 77

Contrariamente al nostro primo istinto, non conviene passare alla funzione com-
plessa sin(z)/z , perché il seno non è limitato sulle circonferenze (noi integriamo
salendo in verticale ma così facendo il seno cresce in modo esponenziale lungo
la parte immaginaria). Si consideri invece la funzione

eiz
F (z) := .
z
La parte immaginaria della funzione è la nostra integranda. La parte reale è
invece un coseno che è dispari quindi integrato tra −R ed R fa 0. Osservo che
se z sta nel semipiano superiore

iz = −y + ix, y > 0,
dunque
|eiz | = e−y
quindi più mi alzo, più decresce. Buona scelta! F ha un polo del primo rodine in
z = 0. Non posso allora prendere i semidischi! Prendo allora due parametri come
in gura (che non c'è! :D) e integro sul circuito. Qualunque siano 0 < δ < R, la
funzione è olomorfa in un aperto più grande, quindi l'integrale è nullo. Dunque
ˆ ˆ R ˆ ˆ
0= F (z) dz = sin(x)/x dx + F (z) dz + F (z) dz.
γR,δ δ ΓR Γδ

Su ΓR , per ogni ϑ ∈ (0, π)


e−R sin(ϑ) R→+∞
|F (z)| = −→ 0.
R
Allora per il Teorema di convergenza dominata
ˆ ˆ ˆ π
R→+∞
0 ≤ F (z) ≤ |F (z)|ds = |F (z)|R dϑ −→ 0.
ΓR ΓR 0

Su γδ invece
ˆ ˆ π iϑ
eiδe
F (z) dz = − iδeiϑ dϑ
γδ 0 δeiϑ
ˆ π

= −i eiδe → iπ.
0

Guardando il teorema dei residui si vede che i ha a che vedere col residuo e π
con l'angolo. Concludendo l'esercizio si trova che l'integrale voluto è π/2.
Teorema 275 (dei Residui). Siano Ω un dominio, K un insieme di indici al
più numerabile, γ una catena omologa a 0 in Ω e f olomorfa in Ω tranne al più
in {zj }j∈K singolarità isolate. Si supponga che nessuna singolarità appartenga
al sostegno di γ . Allora
ˆ X
f (z) dz = 2πi n(γ, zj )Res(f, zj ).
γ j
4.3 Il teorema dei residui 78

Dimostrazione. (Idea) Devo garantire che gli indici di avvolgimento siano quasi
tutti uguali a 0. Se le singolarità si accumulano al nito (come nell'esempio suc-
cessivo) essendo la catena omologa a 0 ed essendo quel punto di accumulazione
necessariamente fuori dall'insieme di olomora, allora la catena non ci si avvol-
ge. Ma allora non si avvolge attorno ad un intero intorno. Pertanto quelle che
possono avere indice diverso da 0 sono quelle che stanno fuori da quell'intorno
che sono per forza un numero nito. Ovvero: l'insieme

A = {z ∈ C : n(z, γ) = 0},

è aperto, infatti se l'indice rispetto ad un punto è zero (la catena non gira attorno
a quel punto) c'è tutto un intorno di punti attorno ai quali la catena non gira.
Inoltre, poiché la catena è compatta

{|z| ≥ R} ⊂ A

per R abbastanza grande. Allora C \ A è compatto, quindi contiene un numero


nito di punti con indice diverso da 0. Infatti se ce ne fossero inniti (in un
compatto) ci dovrebbe essere un punto di accumulazione (ogni successione den-
tro un compatto ha un punto di accumulazione), assurdo perché le singolarità
sono isolate. Dunque gli addendi a destra sono al più un numero nito.

Esempio 276. Su C \ {0}


1
sin(1/z)
soddisfa il teorema precedente e ha un innità numerabile di singolarità isolate.
In tutti i poli i residui sono zero.

Denizione 277. Siano f una funzione meromorfa, z0 un suo zero e zp un suo


polo. Si dice che lo zero z0 ha ordine n e si scrive ord(z0 , f ) = n se localmente
(z − a)n g(z),

con g sempre diversa da 0 ed olomorfa. Si dice che il polo zp ha ordine −m e si


scrive ord(zp , f ) = m se localmente,

(z − a)−m h(z),

con h sempre diversa da 0 ed olomorfa.

Teorema 278 (Principio dell'argomento). Siano Ω dominio, f meromorfa in


Ω e γ ∼ 0 in Ω, tale che gli zeri e i punti singolari di f non appartengano al
sostegno di γ . Allora
ˆ
1 f0 X
= n(γ, zj )ord(zj , f ).
2πi f
γ zjzeri o poli
di f in Ω
4.3 Il teorema dei residui 79

Dimostrazione. Come prima, si dimostra che la somma a destra è sempre nita.


La somma sui poli lo è (visto nella dimostrazione del Teorema dei residui).
Si supponga che f abbia inniti zeri (necessariamente isolati per il principio
identità funzioni olomorfe). Allora tali zeri si accumulano o all'innito (e in
quel caso va tutto bene perché sono lontani dal sostegno di γ) o in un punto
singolare, ma per la solita caratterizzazione dei poli, un punto di accumulazione
di zeri non può essere un polo, assurdo in quanto f meromorfa. Dunque gli zeri
si accumulano all'innito, che appartiene al complementare di Ω, da cui il suo
indice è zero. Ragionando come nella dimostrazione del Teorema dei residui,
quindi, l'indice di avvolgimento è nullo per tutto un suo intorno di innito (i.e. il
complementare di un disco). Tolto tale intorno, rimangono solo un numero nito
di zeri per cui la somma nella tesi è diversa da 0. Provato questo è suciente
applicare il Teorema dei residui a f 0 /f . Se a è uno zero di f di ordine m, allora
localmente esiste una funzione g olomorfa e mai nulla tale che

z 7→ f (z) = (z − a)m g(z).

Pertanto, in un intorno di a

f 0 (z) m(z − a)m−1 g(z) + (z − a)m g 0 (z)


z 7→ =
f (z) (z − a)m g(z)
0
m g (z)
= +
z−a g(z)

cioè se a è uno zero di f di ordine m allora a è un polo semplice per f 0 /f , con


residuo m. Analogamente, se b è un polo di ordine k per f , in un intorno di b
esiste una funzione h olomorfa e mai nulla tale che

f 0 (z) k h0 (z)
z 7→ =− + ,
f (z) z−b h(z)

i.e. b è un polo del primo ordine per f /f 0 con residuo integrale −k .


Denizione 279. Sia γ semplice e chiusa, o detto in termini di omologia, tale
che per ogni z ∈C\γ
n(γ, z) ∈ {0, 1}
Si dice interno della curva il luogo dei punti in cui l'indice è uguale ad 1.
Teorema 280 (Rouché). Sia Ω ⊂ C dominio, sia γ : [a, b] → Ω una curva
chiusa ammissibile omologa a 0 in Ω e tale che, per ogni z ∈ C \ γ , n(γ, z) ∈
{0, 1}. Siano f, g ∈ H(Ω, C) tali che, per ogni z ∈ γ :

|f (z) − g(z)| < |f (z)|.

Allora all'interno di γ (cioè in tutti i punti in cui n(γ, ·) = 1), f e g hanno lo


stesso numero di zeri (tenuto conto della molteplicità).
4.3 Il teorema dei residui 80

Dimostrazione. Si noti che per ipotesi f e g non si annullano mai su γ. Si


deniscano allora, per ogni z ∈ γ, la funzione

f (z)
F (z) := .
g(z)

Si consideri la curva σ := F ◦ γ . Poiché per ipotesi, per ogni z∈γ si ha



f (z)

g(z) − 1 < 1,

allora
supp(σ) ⊂ D(1, 1).
Dunque 0∈
/ supp(σ) e per il Teorema dei residui si ha

ˆ
1 1
0 = dz
2πi σ z
ˆ b
. 1 1
= F 0 (γ(t))γ 0 (t) dt
2πi a F (γ(t))
ˆ
. 1 F 0 (z)
= dz
2πi γ F (z)
ˆ  0
f (z) g 0 (z)

1
= − dz.
2πi γ f (z) g(z)

Applicando il Principio dell'argomento si ha pertanto la tesi.

Esercizio 281. Dimostrare il Teorema Fondamentale dell'Algebra col Teorema


di Rouché.

Esempio 282. Sia P (z) = z 7 − 4z 3 + z + 1. Quante radici cadono in D(0, 1),


3
ovvero hanno modulo minore di 1? Uso il Teorema di Rouché. Sia f (z) = 4z ,
7
g(z) = z + z + 1. Su |z| = 1 si ha |g(z)| ≤ 3 < 4 = |f (z)|. Dunque il numero di
zeri di f è uguale al numero di zeri di g (basta pensare g(z) come un h(z)−k(z)).
Dato che il numero di zeri di f è 3 (si deve contare l'ordine!), il polinomio di
partenza ha 3 zeri nella regione di partenza.

Teorema 283 (Di inversione locale). Dati z0 ∈ C e R > 0, sia f ∈ H(D(z0 , R), C),
con f 0 (z0 ) 6= 0. Allora esistono due intorni U , V di z0 e di f (z0 ) rispettivamente
tali che f sia biunivoca tra U e V , con inversa olomorfa g ∈ H(V, U).
Dimostrazione. Senza perdere in generalità siano z0 =, f (0) = 0 e f 0 (0) = 1
(basta traslare opportunamente e moltiplicare per una costante). Allora esiste
r<R tale che, per ogni z ∈ D(0, r) si ha

f (z) = z + a2 z 2 + . . .
= z + z 2 (a2 + . . .).
4.3 Il teorema dei residui 81

Si ssi tale r. Per il Teorema di massimo modulo esiste allora una costante
C := Cr > 0 tale che, per ogni z ∈ D(0, r) si abbia

|f (z) − z| ≤ C|z|2 .

Si vuole ora determinare un δ ∈ (0, r) in modo tale da poter applicare il Teorema


di Rouché su D(0, δ). Per ogni α ∈ C, per ogni δ ∈ (0, r) e per ogni z ∈ D(0, δ)
si deniscano
fα (z) := f (z) − α
e
gα (z) := z − α.
Per quanto osservato sopra, per ogni α ∈ C, per ogni δ ∈ (0, r) e per ogni
z ∈ ∂D(0, δ) si ha

|fα (z) − gα (z)| = |f (z) − z|


≤ Cδ 2 .

Si noti inoltre che per ogni δ ∈ (0, r), per ogni α ∈ D(0, δ/2) e per ogni z ∈
∂D(0, δ) si ha

|gα (z)| = |z − α|
≥ |z| − |α|
= δ − |α|
|α<δ/2| 1
≥ δ.
2
Poiché
1 1
Cδ 2 <
δ ⇐⇒ δ < ,
2 2C
1 δ
 
ssato δ ∈ 0,
2C , per ogni α ∈ 0, 2 è possibile applicare il Teorema di Rouché
in D(0, δ), dunque il numero di zeri di fα in D(0, δ) è uguale al numero di zeri
δ

di gα in D(0, δ) (cioè uno solo!). Si è quindi dimostrato che per ogni α ∈ 0,
2
esiste un unico z ∈ D(0, δ) tale che f (z) = α. Ovvero f è biunivoca tra
   
δ δ
U := z ∈ D(0, δ) |f (z)| <
e V := D 0, .
2 2
Esiste pertanto g :→ inversa di f e per la biunivocità è chiaro che per ogni
w0 ∈ V , detto z0 := g(w0 ), si ha

g(w) − g(w0 ) z − z0 1
lim = lim = 0 .
w→w0 w − w0 z→z0 f (z) − f (z0 ) f (z0 )

Esercizio 284. Si enunci e dimostri un Teorema del Dini per f : C → C,


olomorfa.
4.3 Il teorema dei residui 82

Osservazione 285 . In ambito reale non esistono teoremi di mappa aperta (fun-
zionano solo per funzioni lineari).

Esempio 286. La funzione


x 7→ sin(x),
è bellissima analiticamente, ma non mappa aperti in aperti.

Teorema 287 (Della mappa aperta) . Siano A ⊂ C aperto e f ∈ H(A, C) non


costante. Allora f (A) è aperto in C.
Dimostrazione. Si vuole sfruttare il Teorema di inversione appena provato per
dimostrare che ogni punto nell'immagine appartiene ad un opportuno intorno
interamente incluso in f (A). Senza perdere in generalità, pur di traslare nello
z0 ∈ A e f (z0 ) =:
spazio di arrivo e in quello di partenza, si può supporre che se
w0 , z0 = w0 = 0. Si vuole quindi dimostrare la tesi per il solo 0 ∈ f (A).
allora
Sia allora 0 ∈ A un m-zero per f . Esiste dunque un r > 0 tale che, per ogni
z ∈ D := D(0, r) si ha
f (z) = z m (am + h(z)),
z→0
dove am 6= 0 e h è olomorfa in D, con h(z) −→ 0. Dunque, poiché (am + h)
è localmente discosta da 0, è ben denita una determinazione olomorfa della
sua radice m-esima. Esistono pertanto una costante αm ∈ C ed una funzione
olomorfa h : D → C,
e tali che (αm )m = am e per ogni z ∈ D(0, r)

f (z) = [z(αm + eh(z))]m ,


| {z }
g

z→0
con con h(z) −→ 0.
e Ma la funzione g soddisfa il Teorema di inversione appena
dimostrato, dunque esistono due raggi r1 , r2 > 0 tali che g è biunivoca tra i
dischi aperti D(0, r1 ) e D(0, r2 ). Allora, in particolare g(D(0, r1 )) ⊃ D(0, r2 ),
da cui
f (D(0, r1 )) = (g(D(0, r1 )))m ⊃ D(0, (r2 )m ).

Proposizione 288. Siano Ω ⊂ C dominio, {fn }n∈N ⊂ H(Ω, C), f ∈ H(Ω, C)


non identicamente nulla e si supponga che fn → f uniformemente sui compatti
di Ω. Per ogni z0 ∈ Ω esiste un ε0 > 0 tale che per ogni ε ∈ (0, ε0 ) esiste un
Nε ∈ N tale che per ogni n ≥ Nε si ha

#{zeri di f in D(z0 , ε)} = #{zeri di fn in D(z0 , ε)},


contati con la molteplicità.
Dimostrazione. Fissato z0 ∈ Ω, sia ε0 > 0 tale che per ogni z ∈ D(z0 , ε0 ) \ {z0 }
si abbia f (z) 6= 0. Si ssi arbitrariamente ε ∈ (0, ε0 ) e si denisca

mε := min {|f (z)|} > 0.


z∈∂D(z0 ,ε)
4.3 Il teorema dei residui 83

Per la convergenza uniforme sui compatti esiste Nε ∈ N tale che per ogni n ≥ Nε
e per ogni z ∈ D(z0 , ε) \ {z0 } si ha


|fn (z) − f (z)| < .
2
Si vuole ora applicare il Teorema di Rouché. Poiché per ogni z ∈ ∂D(z0 , ε) e
per ogni n ≥ Ne si ha

me .
|fn (z) − f (z)| ≤ < mε = min {|f (z)|} ≤ |f (z)|,
2 z∈∂D(z0 ,ε)

per il Teorema di Rouché si ha la tesi.

Teorema 289 (Primo teorema di Hurwitz) . Siano Ω ⊂ C dominio, {fn }n∈N ⊂


H(Ω, C), f ∈ H(Ω, C), fn → f uniformemente sui compatti di Ω. Se per ogni
z∈Ω
fn (z) 6= 0,
allora o f ≡ 0, o per ogni z ∈ Ω
f (z) 6= 0.

Dimostrazione. È un semplice corollario della proposizione precedente.

Teorema 290 (Secondo teorema di Hurwitz). Siano Ω ⊂ C dominio, {fn }n∈N ⊂


H(Ω, C), f ∈ H(Ω, C) e fn → f uniformemente sui compatti di Ω. Se per ogni
n ∈ N, fn è iniettiva, allora o f è iniettiva o f è costante.
Dimostrazione. Sia f non costante. Per assurdo sia f non iniettiva, ovvero
esistano in z1 , z2 ∈ Ω, z1 6= z2 , tali che f (z1 ) = f (z2 ). Posta per ogni n ∈ N,
gn := fn −f (z1 ), è chiaro che gn → g := f −f (z1 ) uniformemente sui compatti, e
che g non sia identicamente nulla in quanto f non è costante. Per la Proposizione
288, se ε > 0 è sucientemente piccolo e n ∈ N è sucientemente grande

g(z2 )=0
#{zeri di gn in D(z2 , ε)} = #{zeri di g in D(z2 , ε)} ≥ 1,

pertanto per ogni n ∈ N denitivamente grande esiste zbn ∈ D(z2 , ε) tale che
gn (b zn ), ma questo è assurdo perché1 zbn 6= z1
zn ) = 0 ovvero tale che fn (z1 ) = fn (b
ovvero la funzione non è iniettiva.

1 Si noti che per ε sucientemente piccolo z1 ∈/ D(z2 , ε).


Capitolo 5

Funzioni armoniche
5.1 Denizioni e primi risultati
Denizione 291. Sia u : Ω ⊂ C → K, dove K ∈ {R, C}. Si dice che u è
armonica (reale o complessa) in Ω se u ∈2 (Ω, K) e
.
∆u = (∂xx + ∂yy )u ≡ 0.
Osservazione 292 . Si ricordano un paio di risultati già visti all'inizio delle
dispense.

1. Se f ∈ H(Ω), allora u := Re(f ) è armonica in Ω.


2. Se u è armonica reale in Ω semplicemente connesso esiste un'armonica
coniugata v, ovvero una funzione armonica reale v tale che u + iv ∈
H(Ω, C).
Osservazione 293. L'ipotesi di semplicemente connesso non si può omettere. Sia

1
(x, y) 7→ u(x, y) := log(x2 + y 2 ).
2
Questa è armonica in C \ {0} ma chiaramente non esiste l'armonica coniugata
(altrimenti sarebbe possibile determinarne un potenziale su C \ {0}). Restrin-
gendosi invece e.g. all'insieme R+ × R ⊂ C, è possibile determinare l'armonica
coniugata di u e la funzione olomorfa che si ottiene è proprio la solita determi-
nazione principale del logaritmo. Infatti z 7→ Log(z) è olomorfa sul semipiano
complesso considerato e Re(Log) = u, tuttavia è già stato discusso approfon-
ditamente come non sia possibile estendere con olomora il logaritmo su tutto
C \ {0}.
Teorema 294 (Principio di massimo). Siano Ω ⊂ C dominio e u : Ω → R
armonica in Ω. Se esiste z0 ∈ Ω tale che per qualche raggio r e per ogni
z ∈ D(z0 , r)
u(z0 ) ≥ g(z),
allora u è costate in Ω.
5.1 Denizioni e primi risultati 85

Dimostrazione. Ω1 := {z ∈ Ω | u(z) = u(z0 )} e Ω2 = Ω\Ω1 . È chiaro che Ω1


Sia
sia non vuoto e per continuità che Ω2 sia aperto. Si vuole dimostrare che anche
Ω1 è aperto, a quel punto con la connessione abbiamo vinto. Sia z ∈ Ω1 , si ssi
ε > 0 tale che D := D(z, ε) ⊂ Ω. Esiste allora f ∈ H(D, C) con Re(f ) = u|D . Si
f Re(f )
consideri allora h := e ∈ H(D, C). Si ha |h| = e = eu , dunque il modulo
u(z)
di h è massimo in z , ma e = |h(z)|. Allora Ω1 è aperto e dunque la funzione
è costante.

Corollario 295 (Principio del minimo). Siano Ω ⊂ C dominio e u : Ω → R


armonica in Ω. Se esiste z0 ∈ Ω tale che per qualche raggio r e per ogni
z ∈ D(z0 , r)
u(z0 ) ≤ g(z),
allora u è costate in Ω.
Dimostrazione. Basta applicare il principio del massimo modulo a −f .
Teorema 296 (Proprietà della media). Siano u armonica in Ω, z0 ∈ Ω e R > 0
con D(z0 , R) ⊂ Ω. Allora
ˆ 2π
1
u z0 + Reiϑ dϑ.

u(z0 ) =
2π 0

Dimostrazione. Basta usare il fatto che la funzione armonica è localmente parte


reale di una funzione olomorfa e usare il teorema della media integrale per le
funzioni olomorfe.

Corollario 297 (Del principio di massimo) . Siano Ω dominio limitato e u ∈


(Ω, R) armonica in Ω. Allora
max{u(z)} = max {u(z)}.
z∈Ω z∈∂Ω

Corollario 298 (Del principio di minimo) . Siano Ω dominio limitato e u ∈


(Ω, R) armonica in Ω. Allora
min{u(z)} = min {u(z)}.
z∈Ω z∈∂Ω

Denizione 299 (Nucleo di Poisson) . Sia R>0 Si dice nucleo di Poisson per
il disco D(0, R) la funzione

P : D(0, R) × ∂D(0, R) → R,
|w|2 − |z|2
(z, w) 7→ Pz (w) := .
|w − z|2
Proposizione 300. Sia R > 0.
1. Passando in coordinate polari, per ogni z =: reiη ∈ D(0, R) e per ogni
w =: Reiϑ ∈ ∂D(0, R), si ha
R2 − r 2
Pz (w) = .
R2 − 2Rr cos(ϑ − η) + r2
5.1 Denizioni e primi risultati 86

2. Per ogni z ∈ D(0, R) e per ogni w ∈ ∂D(0, R), si ha


Pz (w) > 0.

3. Per ogni z ∈ D(0, R) e per ogni w ∈ ∂D(0, R), si ha


 
w+z
Pz (w) = Re . (5.1.1)
w−z

4. Per ogni z ∈ D(0, R) si ha


ˆ 2π
1
Pz (Reiϑ ) dϑ = 1. (5.1.2)
2π 0

Dimostrazione. La verica dei primi due punti è lasciata come (facile) esercizio.

3. Siano z ∈ D(0, R) e w ∈ ∂D(0, R). Allora


   
w+z w+zw−z
Re = Re
w−z w−zw−z
 
(w + z)(w − z)
= Re
|w − z|2
 2
|w| − |z|2 + wz − zw

= Re .
|w − z|2
Si noti inne che, dette w1 e z1 le parti reali di w e z e dette w2 e z2 le
parti immaginarie, si ha

.
wz − zw = (w1 − iw2 )(z1 + iz2 ) − (z1 − iz2 )(w1 + iw2 )
= w1 z1 + w2 z2 + i(. . .) − z1 w1 − z2 w2 + i(. . .)
= i(. . .).

4. Segue dalla Formula integrale di Poisson nel disco


1 applicata alla funzione
u ≡ 1.

Osservazione 301 . Dalla parità del coseno segue che si può scambiare ϑ con η
senza far variare il nucleo di Poisson.

Teorema 302 (Formula integrale di Poisson nel disco). Siano K ∈ {R, C},
A⊂C un aperto contenente l'origine e u : A → K armonica. Fissato R > 0
tale che D := D(0, R) ⊂ A, per ogni z ∈ D si ha
ˆ 2π
1  R2 − |z|2
u(z) = u Reiϑ dϑ.
2π 0 |Reiϑ − z|2
1 Non useremo questo fatto nella dimostrazione del prossimo teorema.
5.1 Denizioni e primi risultati 87

Dimostrazione. Sia s > R tale che Ds := D(0, s) ⊂ A, allora esiste f ∈


H(Ds , C) tale che in Ds si abbia Re(f ) = u. Per la formula integrale di Cauchy
in D(0, R), si ha, per ogni z ∈ DR := D(0, R)

ˆ
1 f (w)
f (z) = dw.
2πi ∂ + D(0,R) w − z

Per ogni z ∈ DR sia z ∗ := R2 /z . Si noti che per ogni z ∈ DR la funzione

f (w)
w 7→
w − z∗
è olomorfa in D(0, sb), dove sb := min(s, R2 /|z|) > R infatti f lo è e il denomi-
natore non si annulla mai. Per il Teorema integrale nullo di Cauchy allora, per
ogni z ∈ DR ˆ
f (w)
dw = 0.
∂ + DR w − z∗
Allora aggiungendo questo termine alla formula di prima si ottiene, per ogni
z ∈ DR ,
ˆ  
1 1 1
f (z) = f (w) − dw
2πi ∂ + DR w−z w − z∗

Ora, per ogni w ∈ ∂DR e per ogni z ∈ DR si ha

1 1 w − z∗ − w + z
− =
w−z w − z∗ (w − z)(w − R2 /z)
zz − R2
=
(w − z)(zw − R2 )
R2 − |z|2
=
w(−zw + R2 + zz − zw)
|w|2 − |z|2
=
w(R2 + |z|2 − 2Re(zw))
|w|2 − |z|2 1
=
|w − z|2 w

Sostituendo, per ogni z ∈ DR si ottiene

ˆ
1 |w|2 − |z|2 1
f (z) = f (w) dw
2πi ∂ + DR |w − z|2 w
ˆ 2π
1  R2 − |z|2
= f Reiϑ dϑ.
2π 0 |Reiϑ − z|2

Passando alla parte reale si conclude la dimostrazione del teorema.


5.2 Problemi di Dirichlet 88

Osservazione 303 . Si noti come all'ultimo passaggio abbiamo ottenuto una nuo-
va Formula integrale di Cauchy per funzioni olomorfe! (Cosa che tra l'altro ci
mostra che il nucleo di Cauchy era sovrabbondante per il vecchio teorema. È
infatti suciente moltiplicare per un nucleo reale positivo. Questo è il motivo
per cui con il nucleo di Cauchy non si riesce a rovesciare il problema: si chiede
troppo! Vedremo ora che col nucleo di Poisson questo sarà possibile).

Osservazione 304 . Si noti che la forma è la stessa della formula integrale di


Cauchy ma il nucleo è quello di Poisson invece di quello di Cauchy.

5.2 Problemi di Dirichlet


Problema 305. A meno di traslazioni e omotetie, sia D := D(0, 1). Il problema
di Dirichlet per l'equazione di Laplace in D è il seguente. Data g ∈ (∂D, R), si
determini una funzione u : D → R, con

1. u ∈ C(D, R);

2. u|D ∈ C 2 (D, R);


3. u soddis il sistema 
∆u ≡ 0 su D,
u = g su ∂D.

Osservazione 306 . Un problema di Dirichet sul disco consiste quindi nel deter-
minare una funzione che sia armonica in un disco, continua no al bordo e che
coincida sul bordo con una funzione assegnata.

Osservazione 307 . Il problema al bordo appena descritto si può risolvere in un


unico modo per funzioni armoniche. Per funzioni olomorfe come già visto non
si può risolvere in generale.

Osservazione 308 (unicità). L'unicità è ovvia, infatti se u1 , u2 sono due soluzioni


distinte, allora U := u1 − u2 è soluzione del problema di Dirichlet con dato
iniziale g ≡ 0. Ma allora la funzione non identicamente nulla U assume il
proprio massimo o minimo all'interno. Assurdo.

Teorema 309. Sia g ∈ C(∂D, R). Allora la funzione


u:D → R,
 ˆ 2π
 1  1 − |z|2
g eiϑ se z ∈ D,

2 dϑ,
z 7→ u(z) := 2π 0 |eiϑ − z|

g(z), se z ∈ ∂D.

è soluzione del problema di Dirichlet sul disco.


5.2 Problemi di Dirichlet 89

Dimostrazione. z ∈ D e per ogni w ∈ ∂D


Dalla (5.1.1), per ogni si ha

 
w+z
Pz (w) = Re
w−z
 
−w + z + 2w
= Re
w−z
 
2w
= Re −1
w−z
 
w
= 2Re −1
w−z
w w
= + − 1.
w−z w−z
Dunque per ogni z∈D si ha

ˆ 2π
eiϑ e−iϑ
 
1 iϑ

u(z) = g e + −iϑ − 1 dϑ
2π 0 eiϑ − z e −z
ˆ 2π ˆ 2π ˆ 2π
1  eiϑ 1  e−iϑ 1
g eiϑ iϑ g eiϑ −iϑ g eiϑ dϑ .

= dϑ + dϑ −
2π 0 e −z 2π 0 e −z 2π 0
| {z } | {z } | {z }
=:f1 (z) =:f2 (z) =:f3 (z)

Per il primo Lemma dimostrato nella sezioni sugli integrali di tipo Cauchy, risul-
ta f1 olomorfa su D (dunque armonica). Poiché costante, anche f3 è olomorfa e
quindi armonica su D. La funzione f2 è invece anti-olomorfa, cioè è olomorfa se
valutata sull'argomento coniugato. Si ricordi a questo proposito la denizione
di derivate di Wirtinger:

1 1
∂z = (∂x + i∂y ), ∂z = (∂x − i∂y).
2 2
Poiché per una funzione regolare la condizione di olomora equivale all'annullarsi
dell'operatore ∂z , è immediato convincersi che la condizione di anti-olomora sia
caratterizzata dall'annullarsi dell'operatore ∂z . Osservando che per il teorema
di Schwarz l'operatore di Laplace soddisfa

∆ = 4∂z ∂z = 4∂z ∂z ,

segue immediatamente che anche le funzioni anti-olomorfe sono armoniche. Ri-


mane allora soltanto da vericare la continuità di u dall'interno verso il bordo
(quella interna e quella sul bordo sono a questo punto ovvie). Sia z0 ∈ ∂D. Per
ogni z∈D si ha

ˆ 2π
1 − |z|2

1
g(eiϑ ) iϑ

|u(z) − u(z0 )| = 2
dϑ − g(z )
0

2π 0 |e − z|
ˆ 2π
1 1 − |z|2
≤ |g(eiϑ ) − g(eiϑ0 )| iϑ dϑ = (∗)
2π 0 |e − z|2
5.2 Problemi di Dirichlet 90

Si ssi
ε > 0 e si consideri corrispondente δ > 0 dell'uniforme continuità di
g ei(·) . Allora per ogni z∈D
ˆ ˆ
1 1
(∗) = | . . . | dϑ + | . . . | dϑ
2π |ϑ−ϑ0 |≤δ 2π |ϑ−ϑ0 |>δ
| {z } | {z }
=:I(z) =:II(z)

Per il primo, dalla (5.1.2) segue immediatamente che per ogni z∈D

I(z) ≤ ε · 1.

Per il secondo si passa in forma esponenziale. Per ogni z = reiη ∈ D si ha

ˆ
1 1 − r2
II(z) ≤ 2kgk∞,∂D dϑ,
2π |ϑ−ϑ0 |>δ |eiϑ − z|2

ed essendo
|eiϑ − z|2 = 1 + r2 − 2 cos(ϑ − η)
se |ϑ−ϑ0 | > δ e reiη → eiϑ0 , allora |ϑ−η| ≥ A > 0 dunque il coseno è più piccolo
di una costante strettamente minore di 1, pertanto il denominatore soddisfa

1 + r2 − 2 cos(ϑ − η) ≥ 1 + r2 − 2(1 − c) = r2 − 1 + c > 0.


| {z }
≤1−c

Allora per r sucientemente vicini ad 1 si ha

II reiη ≤ (1 − r2 )cost


ϑ, da cui II reiη → 0 se r → 1− .

uniformemente rispetto a

Osservazione 310 . Si noti che il problema di Dichlet fuori dalla circonferenza


non ha certamente una soluzione unica. Ad esempio ssando dato iniziale 0 in
∂D(0, 1), al variare di α∈R le funzioni

R 7→ α log(R)

sono tutte soluzioni del problema e queste soluzioni non sono distinte a meno di
costanti additive (fatto generalmente tollerabile in problemi integro-dierenziali),
sono proprio una famiglia ad un parametro di funzioni distinte. Per sperare di
avere unicità è necessario imporre qualche condizione all'innito. Ad esem-
pio con la limitatezza si può scambiare il punto all'innito con 0 e recuperare
l'unicità.

Osservazione 311 (Curiosità) . Il problema di Newmann per l'equazione di Diri-


chlet nel disco è come quello di Dirichlet ma invece che imporre che la funzione
sul bordo sia ssata si ssa il valore delle derivate normali della funzione sul
bordo. Si può dimostrare che non sempre esiste una soluzione al problema di
Newmann.
5.2 Problemi di Dirichlet 91

Teorema 312 (Disuguaglianza di Harnack). Siano A ⊂ C un aperto contenente


l'origine e u : A → R, una funzione armonica in A e non negativa. Fissato
R > 0 tale che D(0, R) ⊂ A, per ogni z ∈ D(0, R) si ha

R − |z| R + |z|
u(0) ≤ u(z) ≤ u(0).
R + |z| R − |z|

Dimostrazione. Per la foruma integrale di Poisson, per ogni z ∈ D(0, R) si ha

ˆ 2π
1  R2 − |z|2
u(z) = u Reiϑ dϑ,
2π 0 |Reiϑ − z|2

ma per la disuguaglianza triangolare, per ogni z ∈ D(0, R) e per ogni ϑ ∈ [0, 2π]
si ha
R2 − |z|2 R2 − |z|2 R2 − |z|2
≤ ≤ ,
(R + |z|)2 |Reiϑ − z|2 |R − z|2
dunque per ogni z ∈ D(0, R)
ˆ 2π
1 R2 − |z|2
u(z) ≤ u(Reiϑ ) dϑ .
2π 0 |R − z|2
| {z }
=u(0)

Analogo per l'altra disuguaglianza.

Osservazione 313 . Si noti quanto segue sulla disuguaglianza di Harnack.

1. La stima, se |z| → 0, è molto precisa.

2. Se |z| → R la stima diventa banale (e inutile!).

3. Se (e si usa così) e.g. z ∈ D(0, R/2), allora

1 3
1 2R 2R
u(0) = 3 ≤ u(z) ≤ 1 = 3u(0).
3 2R 2R

si ottiene cioè una stima uniforme su un disco di raggio la metà di quello


in cui si sa che la funzione è armonica e non negativa.

Teorema 314 (Weierstrass per funzioni armoniche). Sia {un }n∈N una succes-
sione di funzioni denite su un comune aperto A ⊂ C a valori reali ed armoniche
in A. Se {un }n∈N converge uniformemente sui compatti di A ad una funzione
limite u : A → R, allora u è armonica in A.
Dimostrazione. Localmente (in un intorno semplicemente connesso) le {un }n∈N
sono parte reale di funzioni olomorfe, che soddisfano Weiertrass per funzioni
olomorfe.
5.2 Problemi di Dirichlet 92

Denizione 315. Denito l'insieme

H ∗ (A) := {u : A → R | u è armonica in A.}

e detta, per ogni u ∈ H ∗ (A)

kuk := sup{|u(z)|}
z∈A

è possibile denire una distanza sullo spazio H ∗ (A) in modo analogo a quanto

fatto per O(Ω). Grazie al teorema sopra anche H (A) risulta completo.

Teorema 316 (Principio di Harnack). Siano Ω ⊂ C un dominio e {un }n∈N una


successione di funzioni da Ω ad R, armoniche in Ω. Se {un }n∈N è mononotona,
i.e. se per ogni n ∈ N e per ogni z ∈ Ω si ha
un (z) ≤ un+1 (z),

allora
• o per ogni z ∈ Ω
un (z) → +∞,

• o esiste una funzione u : Ω → R e per ogni z ∈ Ω


un (z) → u(z)

e la convergenza è uniforme sui compatti di Ω.


Dimostrazione. La dimostrazione è una semplice applicazione della disugua-
glianza di Harnack, sfruttando la connessione di Ω si vuole dimostrare che i due
insiemi  

Ωinf := z ∈ Ω lim un (z) = +∞
n→+∞

e  

Ωf in := z ∈ Ω lim un (z) < +∞
n→+∞

sono aperti. Sia w ∈ Ωinf arbitrario. Allora esiste un intorno U := D(z, R) ⊂ Ω


ed esiste un N ∈ N tali che per ogni n ≥ N e per ogni z ∈ U si ha un (z) ≥ 0
(infatti successione valutata in w diverge quindi per continuità e monotonia in
n è denitivamente maggiore di zero in un intorno). Per la disuguaglianza di
Harnack, per ogni z ∈ D(z, R/2) e per ogni n≥N si ha

1 n→+∞
un (z) ≥ un (w) −→ +∞,
3
dunque D(z0 , r0 /2) ⊂ Ωinf , che risulta aperto. Sia invece z0 ∈ Ωf in e si ponga
` := limn→+∞ un (z0 ). Allora per ogni ε > 0 esiste un N0 ∈ N tale che per
ogni n ≥ N0 si ha |un (z0 ) − `| < ε. Essendo {un }n∈N monotona, la successione
{un − u1 }n∈N è una successione di funzioni armoniche positive, alle quali si può
5.2 Problemi di Dirichlet 93

applicare la disuguaglianza di Harnack. Allora, se r0 > 0 è tale che D(z0 , r0 ) ⊂


Ω, per ogni z ∈ D(z0 , r0 /2) e per ogni n ≥ N0 si ha

u(z) − u1 (z) ≤ 3(un (z0 ) − u1 (z0 )) ≤ 3(` + ε + |u1 (z0 )|) = cost,

cioè la successione {un }n∈N è superiormente limitata in un intorno. Essendo


monotona converge ad un limite nito e poiché la maggiorante è uniforme nel-
l'intorno la convergenza è uniforme sui dischi compatti (cioè sui compatti).

Osservazione 317. L'applicazione tipica del principio di Harnack è per serie di


funzioni armoniche a termini non negativi.

Corollario 318 (Secondo teorema di Harnack). Siano Ω ⊂ C un dominio e


{un }n∈N una successione di funzioni da Ω ad R, non negative e armoniche in
Ω. Allora
• o per ogni z ∈ Ω la serie
+∞
X
un (z)
n=1

diverge,
• o per ogni z ∈ Ω la serie
+∞
X
un (z)
n=1

converge uniformemente sui compatti di Ω.


Osservazione 319 . Esiste un teorema della singolarità eliminabile per le armo-
niche. Se la funzione è armonica tranne che in un punto ma si può a prolungare
con continuità in quel punto, allora è armonica anche lì. (La dim è molto più
macchinosa e sostanzialmente diversa da quella per funzioni olomorfe)
Capitolo 6

Rappresentazioni conformi
6.1 Gruppi di automorsmi e lemma di Schwarz
Denizione 320. Siano Ω1 , Ω2 ⊂ C domini. Si dice che Ω1 e Ω2 sono confor-
memente equivalenti (o biolomorcamente equivalenti ) se esiste f : Ω1 → Ω2
biunivoca, olomorfa e con inversa olomorfa.

Osservazione 321 . La conforme equivalenza è una relazione di equivalenza, in-


fatti la composizione di funzioni olomorfe è una funzione olomorfa e (quando
esiste) l'inversa di una funzione olomorfa è olomorfa.

Osservazione 322 . Sia Ω⊂C dominio. Dall'osservazione precedente segue che

Aut (Ω) := {f : Ω → Ω | f è biolomorfa}

è gruppo rispetto alla composizione.

Teorema 323. f ∈ Aut (C) se e solo se esistono a ∈ C \ {0} e b ∈ C tali che,


per ogni z ∈ C,
f (z) = az + b.
Dimostrazione. Chiaramente le funzioni lineari sono biolomorfe su C. Viceversa,
siaf ∈ Aut (C). Allora si può sviluppare in serie di Taylor in 0. Esiste dunque
{an }n∈N0 ⊂ C tale che, per ogni z ∈ C,

+∞
X
f (z) = an z n .
n=0

Poiché f f . Per il teore-


è intera, il punto all'innito è una singolarità isolata per
ma di Liouville,∞ non può essere una singolarità elimibabile. Per il Teorema di
Casorati-Weierstrass, ∞ non può essere una singolarità essenziale, altrimenti f
non sarebbe iniettiva. Dunque ∞ è un polo, quindi f è una funzione polinomiale
e per il teorema fondamentale dell'algebra ha grado 1.
6.1 Gruppi di automorsmi e lemma di Schwarz 95

Teorema 324 (Lemma si Schwarz) . Siano D := D (0, 1) e f ∈ H (D; D) tale


che f (0) = 0. Allora, per ogni z ∈ D,
|f (z)| ≤ |z|

e
|f 0 (0)| ≤ 1.
Inoltre, se esiste w ∈ D \ {0} tale che |f (w)| = |w| oppure se |f 0 (0)| = 1, allora
esiste α ∈ ∂D tale che, per ogni z ∈ D
f (z) = αz,

ovvero f è una rotazione.


Dimostrazione. Si consideri la funzione

g:D → C,

 f (z)
, se z 6= 0,
z 7 → g (z) := z
lim f (z)
z→0 z , se z = 0.

Poiché per ipotesi f ha in 0 uno zero almeno del primo ordine, g ∈ H (D, C).
Si vuole applicare il Teorema del massimo modulo a g. Poiché f mappa il disco
nel disco, per ogni r ∈ (0, 1) e per ogni z ∈ ∂D (0, r) si ha

|f (z)| 1
|g (z)| ≤ ≤ .
r r
Per il teorema del massimo modulo dunque, per ogni r ∈ (0, 1) e per ogni
z ∈ D (0, r) si ha
1
|g (z)| ≤ .
r
r→1−
Applicando di nuovo il teorema del massimo modulo, poiché 1/r −→ 1, segue
che per ogni z∈D
|g (z)| ≤ 1,
ovvero per ogni z∈D
|f (z)| ≤ |z|
e anche
.
|f 0 (0)| = |g (0)| ≤ 1.
Se esiste w∈D tale che |f (w)| = |w|, allora |g (w)| = 1 e ancora per il Teorema
di massimo modulo g ≡ α, per qualche α di modulo unitario. Stesso discorso
.
(con w = 0) se |f 0 (0)| = |g (0)| = 1.
6.1 Gruppi di automorsmi e lemma di Schwarz 96

Proposizione 325. Sia a ∈ D := D (0, 1). Denita


ϕa : C∗ → C∗ ,
z−a

 1 − az ,

 se z ∈ C,
z 7 → ϕa (z) := ∞, se z = 1/a,


1/a, se z = ∞,

si ha
1. ϕa |D : D → D;
2. ϕa |∂D : ∂D → ∂D;
3. ϕa (a) = 0;
4. ϕa |D è biunivoca, con inversa ϕ−a .

Esercizio 326. Si dimostri l'asserto.

Teorema 327. Sia D := D (0, 1). Allora


Aut (D) = eiϑ ϕa ϑ ∈ R, a ∈ D .


Dimostrazione. È chiaro che Aut (D) ⊃ eiϑ ϕa ϑ ∈ R, a ∈ D . Viceversa, sia




f ∈ Aut (D) e si ponga g := f −1 . Se f (0) = 0, chiaramente anche g (0) = 0 e


0 0
per il Lemma di Schwarz si ha |f (0)| , |g (0)| ≤ 1. Per il teorema sulla derivata
dell'inversa si ha però
1
g 0 (0) = ,
f0 (0)
dunque necessariamente |f 0 (0)| = 1 = |g 0 (0)| e per la seconda parte del Lemma
di Schwarz si ha la tesi. Si supponga allora che f (0) =: b 6= 0. Componendo
a destra con ϕb denita come nella Proposizione 325, si ottiene una funzione
h := ϕb ◦ f che è olomorfa, mappa il disco nel disco e soddisfa g (0) = 0.
Applicando la prima parte della dimostrazione, dal Lemma di Schwarz si ottiene
dunque l'esistenza di un α ∈ ∂D tale che, per ogni z∈D
.
αz = g (z) = ϕb (f (z)) ,

da cui, per ogni z∈D


. αz + b
f (z) = ϕ−b (αz) =
1 + bαz
z + bα .
= α = αϕ−bα (z) .
1 + (bα)z

Osservazione 328 . A meno di rotazioni tutti gli automorsmi del disco sono le
ϕ.
6.2 Trasformazioni di Möbius 97

Esercizio 329. Si scriva l'analogo del teorema di Schwarz per funzioni tali che
f (z0 ) = b. L'idea è quella di denire una funzione ϕ := ϕ−b ◦ f ◦ ϕz0 che manda
0 in 0 e poi ripercorrere gli stessi passaggi della dimostrazione.
Esercizio 330. Si esibisca un esempio di una mappa biolomorfa che mappi il
semipiano superiore nel disco aperto D.
Esercizio 331. Sia D := D (0, 1). Si verichi che la funzione

δ : D \ {1} → D \ {−1} ,
1+z
z 7→ δ (z) := i
1−z
mappi disco in disco, bordo in bordo (dove è denita) e sia biolomorfa su D.

6.2 Trasformazioni di Möbius


Denizione 332 (Trasformazioni di Möbius) . Siano a, b, c, d ∈ C tali che ad −
bc 6= 0. La mappa
az + b
T : z 7→ T (z) :=
cz + d
prende il nome di trasformazione di Möbius.
Proposizione 333. Siano a, b, c, d ∈ C tali che ad − bc 6= 0. Allora
• per ogni λ ∈ C si ha T (λ·) = T ;
• se c = 0, T ∈ Aut (C);
• se c 6= 0, T : C \ {−d/c} → C \ {a/c} è olomorfa, con derivata prima
denita per ogni z ∈ C \ {−d/c} da
ad − bc
T 0 (z) = 2;
(cz + d)

• osservando che T ↔matrice, si verica immediatamente che anche se c 6=


0, T è invertibile con inversa denita per ogni z ∈ C \ {a/c} da
dz − b
T −1 (z) = ;
−cw + a

• T si può estendere su C∗ nel modo seguente:


1. se c = 0,
T : C∗ → C∗ ,

a b
z+ , se z ∈ C \ {−d/c} ,
z 7 → T (z) := d d
∞, se z = ∞;
6.2 Trasformazioni di Möbius 98

2. se c 6= 0,
T : C∗ → C∗ ,

az + b
 cz + d ,


 se z ∈ C \ {−d/c} ,
z 7 → T (z) := ∞, se z = −d/c,
a,


se z = ∞.

c
Proposizione 334 (Casi particolari). Le trasformazioni di Möbius generaliz-
zano alcune delle più usuali trasformazioni del piano.
• per ogni α ∈ C, Tα : z 7→ z + α è una traslazione,
• per ogni β ∈ C, Rβ : z 7→ βz è una roto-omotetia,
• la mappa I : z 7→ 1/z è un'inversione.
Proposizione 335 (Viceversa). Ogni T Möbius è una composizione di trasla-
zioni, roto-omotetie e inversioni.
Dimostrazione. Siano a, b, c, d ∈ C tali che ad − bc 6= 0. Senza perdere in
generalità, sia c 6= 0. z ∈ C \ {−d/c}
Allora per ogni
 
az + b a z + b/a + d/c − d/c a b/a − d/c
= = 1+ .
cz + d c z + d/c c z + d/c

Proposizione 336. Le trasformazioni di Möbius mappano {rette e circonferenze}


in {rette e circonferenze}.
Proposizione 337. Le trasformazioni di Möbius conservano il birapporto.
Proposizione 338. Siano z1 , z2 , z3 ∈ C∗ distinti tra loro e w1 , w2 , w3 ∈ C∗
anch'essi distinti tra loro. Allora esiste una unica trasformazione di Möbius T
tale che, per ogni j ∈ {1, 2, 3}, T (zj ) = wj .
Dimostrazione. Si spezza la dimostrazione in diversi, noiosissimi, casi.
• Si dimostra inizialmente che se esistono tre punti distinti ssati da T,
ovvero tali che per ogni j ∈ {1, 2, 3}, si abbia T (zj ) = zj , allora T è
l'identità.

1. Se uno dei tre punti (e.g z3 ) è il punto all'innito, da T (∞) = ∞


segue c = 0, dunque T ∈ Aut (C) ed esistono α, β ∈ C tali che α 6= 0
e T : z 7→ αz + β . Dalle altre due uguaglianze segue
αz1 + β = z1 ,
αz2 + β = z2 ,
che è un sistema lineare di due equazioni in due incognite, avente
unica soluzione α=1 e β = 0.
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 99

2. Se nessuno dei punti ssati è il punto all'innito, si consideri la


trasformazione lineare fratta L che mappa z3 nel punto all'innito

1
L : z 7→ .
z − z3
Allora la trasformazione lineare fratta

G := L ◦ T ◦ L−1

ha tre punti ssi L (z1 ), L (z3 ) e ∞. Per il punto precedente dunque


G è l'identità e per l'unicità dell'inversa anche T risulta l'identità.

• Si vuole ora provare l'unicità, lasciando l'esistenza come ultimo punto. Se


esistono due trasformazioni di Möbius F, G tali che per ogni j ∈ {1, 2, 3}

F (zj ) = wj = G (zj ) ,

allora per ogni j ∈ {1, 2, 3} si ha G−1 ◦ F (zj ) = zj , quindi per il punto


−1
precedente G ◦ F è l'identità, i.e. F = G.
• Per dimostrare l'esistenza è suciente costruire due trasformazioni di
Möbius ϕ, ψ tali che

ϕ (z1 ) = 0, ϕ (z2 ) = ∞, ϕ (z3 ) = 1

e
ψ (w1 ) = 0, ψ (w2 ) = ∞, ψ (w3 ) = 1,
dopodiché T := ψ −1 ◦ ϕ farà ciò che deve. Chiaramente la mappa

z − z1 z3 − z2
ϕ : z 7→ ϕ (z) :=
z − z2 z3 − z1
ha le proprietà richieste e analogamente si costruisce la ψ.

Esercizio 339. Si dimostri che non può esistere una mappa biolomorfa tra il
disco aperto unitario e C.

6.3 Il teorema della mappa di Riemann


Osservazione 340 .
Sia Ω ⊂ C dominio. Si propone una costruzione analoga a
quella già vista per O (Ω). Su C (Ω, C) è possibile costruire una famiglia
S+∞ di aperti
limitati e crescenti (rispetto all'inclusione) {Uj } ⊂ Ω tali che j=1 Uj = Ω.
j∈N
Per ogni f, g ∈ C (Ω, C) si può poi costruire la metrica

+∞
X 1 kf − gk∞,Uj
d (f, g) := .
j=1
2j 1 + kf − gk∞,Uj
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 100

Esattamente come nel caso delle funzioni olomorfe la convergenza rispetto a


questa metrica corrisponde a quella uniforme sui compatti. Poichè la conver-
genza uniforme di funzioni continue denisce funzioni continue, vale il seguente
teorema.

Teorema 341. Lo spazio C (Ω, C), dotato della metrica denita nell'osserva-
zione precedente, è uno spazio metrico completo.
Osservazione 342. Dunque O (Ω) è uno spazio metrico contenuto in C (Ω, C),
e poiché la convergenza uniforme sui compatti preserva l'olomora, O (Ω) è un
sottoinsieme chiuso di C (Ω, C).
Denizione 343 (Famiglia normale) . Siano Ω ⊂ C un dominio e F ⊂ C (Ω, C)
una famiglia di funzioni continue. Si dice che F è normale se è relativamente
compatta, i.e. se è a chiusura compatta.

Fatto 344. Sia Ω ⊂ C un dominio. Poiché C (Ω, C) è uno spazio metrico,


la relativa compattezza equivale alla relativa compattezza per successioni, i.e.
F è normale se e solo se per ogni {fn }n∈N ⊂ F esiste una sottosuccessione
{fnk }k∈N ⊂ {fn }n∈N convergente1 in F (infatti F in generale non è chiusa).
Denizione 345. Sia Ω ⊂ C un dominio. Si dice che F ⊂ C (Ω, C) è localmente
(equi)limitata se per ogni z0 ∈ Ω esiste un r0 > 0 tale che
n o
sup |f (z)| z ∈ D(z0 , r0 ), f ∈ F < +∞.

Osservazione 346 . Chiaramente F ⊂ C (Ω, C) è localmente limitata se e solo se


è equilimitata sui compatti di Ω.
Proposizione 347. Sia Ω ⊂ C un dominio. Se F ⊂ H (Ω, C) è localmente
limitata, allora è localmente equicontinua, i.e. per ogni z ∈ Ω e per ogni ε > 0
esiste un δ = δ (ε, z) > 0 tale che, per ogni w ∈ Ω con |w − z| < δ e per ogni
f ∈ F , si ha |f (z) − f (w)| < ε.
Dimostrazione. Siano z0 ∈ Ω e r0 > 0 tali che D (0, r0 ) ⊂ Ω. Per ogni z, ζ ∈
D (0, r0 /2), poiché F è localmente limitata, dalla Formula di Cauchy segue

1 ˆ
 
1 1
|f (z) − f (ζ)| = f (w) − dw

2πi ∂ + D(0,r0 ) w−z w−ζ



1 ˆ
f (w)
= (z − ζ) dw

2πi ∂ + D(0,r0 ) (w − z) (w − ζ)


ˆ 2π
1 |f (w)|
≤ |z − ζ| r0 dϑ
2π 0 r02 /4
4
≤ M |z − ζ|.
r0

1 Chiaramente con convergente si intende convergente uniformemente sui compatti si Ω,


essendo questa la metrica di C (Ω, C).
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 101

Osservazione 348 . La dimotrazione precedente prova non solo la equicontinuità


locale, ma addirittura una equilipschitzianità locale!

Teorema 349 (Montel). Siano Ω ⊂ C un dominio e F ∈ H (Ω, C). Allora F


è normale se e solo se è localmente limitata.
Dimostrazione. Si dimostrano separatamente le due implicazioni.

⇒) Si supponga per assurdo l'esistenza di un compatto K⊂Ω tale che

sup {|f (z)| | z ∈ K, f ∈ F} = +∞.

Allora è possibile estrarre una successione {fn }n∈N ⊂ F tale che, per ogni
n ∈ N,
sup {|fn (z)|} ≥ n.
z∈K

Ma per ipotesi esiste una sottosuccessione {fnk }k∈N ⊂ {fn }n∈N convergen-
te uniformemente su K, dunque limitata nella metrica della convergenza.
Assurdo.

⇐) Si procede esattamente come nella dimostrazione del teorema di Ascoli-


Poiché C è separabile, sia {zj }
Arzelà.
j∈N ⊂ C densa in C. Si ssi
{fn }n∈N ⊂ F arbitrariamente. Si noti che {fn (z1 )}n∈N è limitata in
C. Per Bolzano-Weierstrass esiste allora una sottosuccessione convergente
{fnk (z1 )}k∈N ⊂ {fn (z1 )}n∈N . Procedendo analogamente si può estrar-
re da {fnk (z2 )}k∈N una sottosuccessione convergente e così via per ogni
j ∈ N. Estraendo la diagonale2 si ottiene pertanto una sottosuccessione
{gn }n∈N ⊂ {fn }n∈N tale che, per ogni j ∈ N, {gn (zj )}n∈N converge. Si
vuole dimostrare che {gn }n∈N soddisfa la condizione di Cauchy uniforme
sui compatti. Sia z ∈ Ω arbitrario. Si vuole dimostrare che {gn }n∈N con-
verge uniformemente in un opportuno intorno U di z . Si ssi ε > 0 e si
prenda il corrispondente δ > 0 dell'equicontinuità di F . Si ssi inoltre un
qualunque zj ∈ {zh }h∈N tale che |z − zj | < δ . Allora, per ogni w ∈ D (z, δ)
e per ogni m, n ∈ N sucientemente grandi, si ha

|gn (w) − gm (w)| ≤ |gn (w) − gn (z)| + |gn (z) − gn (zj )| + |gn (zj ) − gm (zj )|
+|gm (w) − gm (z)| + |gm (z) − gm (zj )|
≤ 5ε,

dunque grazie ad equilimitatezza, convergenza ed equicontinuità abbia-


mo dimostrato che la dierenza iniziale è piccola a piacere in maniera
uniformemente sull'intorno considerato.

2 Per chi non fosse familiare con questo processo diagonale, la stessa tecnica viene utilizzata
nella dimostrazione del teorema di Ascoli-Arzelà. Io ci ho preso molta familiarità quindi mi
riuto di scrivervi i dettagli! :p
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 102

Osservazione 350 . Il teorema di Montel ricorda un po' il fatto che in Rn la


compattezza sia equivalente a chiusura e limitatezza.

Teorema 351 (della mappa di Riemann). Sia Ω ( C un dominio semplicemen-


te connesso. Allora Ω è conformemente equivalente al disco unitario, esiste cioè
una funzione biolomorfa f : Ω → D. Di più, per ogni z0 ∈ C esiste un'unica
funzione biolomorfa f : Ω → D tale che f (z0 ) = 0 e f 0 (z0 ) > 0.
Dimostrazione (Prima lezione). Sia
F := {f : Ω → D : f ∈ H(Ω), f iniettiva, f (z0 ) = 0, f 0 (z0 ) > 0}.
1. Dimostro che 6= ∅,
2. Dimostro che è normale e posto λ := sup{f 0 (z0 )|f ∈ F} dimostro che
questo sup è un max e prendo la funzione f che realizza il massimo.

3. Dimostro che la f appena presa è anche suriettiva.

1. Sia α ∈ C \ Ω. La semplice connessione serve (solo!!) per la ben de-


nizione del Log e dunque delle potenze.
√ E' quindi ben denita, per
ogni z ∈ Ω una funzione h(z) := z − α, h ∈ H(Ω), h è iniettiva e
se h(z1 ) = −h(z2 ), allora z1 = z2 (h è globalmente polidroma e solo
localmente olomorfa). Sia r > 0 tale che D(h(z0 ), r) ⊂ h(Ω) (si può sem-
pre fare perché le funzioni olomorfe sono mappe aperte. Osservo che per
quanto appena detto −h(z0 ) ∈ / h(Ω), inoltre D(−h(z0 ), r) ∩ h(Ω) = ∅,
infatti per assurdo sia z1 ∈ Ω tale che h(z1 ) ∈ D(−h(z0 ), r), allora
|h(z1 )+h(z0 )| = |−h(z1 )−h(z0 )| < r, quindi −h(z1 ) ∈ D(h(z0 ), r). Esiste
allora ζ ∈ Ω tale che h(ζ) = −h(z1 ), allora ζ = z1 , ossia h(z1 ) = −h(z1 )
ma ciò accade se e solo se z1 = α, assurdo perché α ∈ / Ω. Quindi per ogni
z ∈ Ω si ha |h(z) + h(z0 )| ≥ r > 0. Consideriamo allora la funzione h1
denita da per ogni z ∈ Ω da

r
h1 (z) = .
2(h(z) + h(z0 ))
Questa h1 ha la stessa regolarità di h, cioè h1 ∈ H(Ω, è iniettiva ma a
dierenza di h, questa va a nire in D(0, 1/2). Vogio che sia nulla in
0. Compongo allora con l'automorsmo del disco che manda quel punto
nell'origine. Detto a := h1 (z0 ) si ha ϕ1 ◦ h1 f 0 (z0 ) > 0,
che fa tutto meno
allora dato che gli del disco avevano anche le rotazioni, prendo il ϑ giusto
tale che la derivata prima sia giusta. Allora esiste un unico ϑ (a meno di
2kπ tale che
f (z) = eiϑ ϕh1 (z0 ) (h1 (z)) ∈ F.
Dunque 6= ∅. Riassunto:
√ Abbiamo dimostrato che, ssato α ∈ Ω, la
funzione h(z) = z − α è ben denita e olomorfa e iniettiva in Ω. Inoltre
esiste un raggio R tale che il disco D(h (z0 ) , r) ⊂ f (Ω) tale che per ogni
z ∈ Ω |h(z) + h(z0 )| ≥ r. Dunque
r
h1 (r) =
2(h(z) + h(z0 ))
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 103

h1 : Ω ∈ D ben denita, olomorfa e iniettiva. Componendo con un


automorsmo ϕ del disco che manda h1 (z0 ) in 0 si ha che

ϕh1 (z0 ) ◦ h1 : Ω → D

è ben def, olomorfa, iniettiva e ruotando dell'angolo giusto eiϑ ϕh1 (z0 ) ◦ h1
abbiamo una funzione ∈ F.

2. Dalla denizione stessa di F, poiché hanno valori in D, allora F è una


famiglia limitata, quindi posso applicare il teorema di Montel (ho anche
di più!). Dunque F è normale (compatta per successioni). Sia {fn } ⊂ F ,
con f 0 (z0 ) → λ (λ è il sup quindi si puote). Per il teorema di Montel esiste
una sottosuccessione {fnk } → f uniformemente sui compatti di Ω. Quindi
f è olomorfa per Weierstrass. Ha valori in D perché sono tutte funzioni
in D . Dunque
f ∈ H (Ω, D) .
Inoltre per uno dei teoreme di Hurwitz f è iniettiva perché limite di iniet-
tive. f (z0 ) = 0 perché tutte le fn (z0 ) = 0. Inne f 0 (z0 ) = λ perché la
successione tendeva al sup. Allora f ∈ F e realizza il massimo!

3. Rimane da dimostrare che questa f è suriettiva (con le mani!). Per assurdo


non sia suriettiva, allora riuscirò a costruirne un'altra nella famiglia che
supera il massimo (assurdo, si sfrutterà quindi pesantemente il fatto che
realizzi il massimo). Dunque p.a. esiste un β ∈ D tale che β ∈
/ Im(f ),
ovvero tale che f (z) 6= β per ogni z ∈ Ω. Costruisco G ∈ F, con G0 (z0 ) >
λ. Si ha che
f (z) − β
ϕβ (f )(z) =
1 − βf (z)
non si annulla mai. Allora poiché siamo in un semplicemente connessio,
non siamo in punti di diramazione della radice, quindi è ben denita ed
olomorfa in Ω una funzione
s
f (z) − β
F (z) := .
1 − βf (z)

Si denisce allora

|F 0 (z0 )|
G(z) = ϕF (z0 ) (F (z)).
F 0 (z0 )

che ha una rotazione come primo fattore (per far diventare reale positivo il
risultato) e il secondo pezzo manda z0 in 0. Chiaramente G è olomorfa ed
iniettiva poiché composizione di olomorfe e iniettive. Rimane da calcolare

|F 0 (z0 )|
G0 (z) = ϕF (z0 ) (F (z))F 0 (z).
F 0 (z0 )
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 104

Ricordo che
1 − |a|2
ϕ0a (z) = .
(1 − az)2
Dunque

2
1 − |F (z0 )|
G0 (z) = |F 0 (z0 )|  2
1 − F (z0 )F (z0 )
1
= |F 0 (z0 )| 2.
1 − |F (z0 )|
2
Dalla sua denizione, noto che |F (z0 | = |β|e che

1 ϕ0β (f (z))f 0 (z)


F 0 (z) = ,
2 F (z)
dunque
=0

z }| {

1 ϕ0 (f (z0 ))f 0 (z0 )
β
|F 0 (z0 )| =

2 F (z0 )




(1 − |β|2 )f 0 (z0 )

=
2F (z0 )
(1 − |β|2 ) |f 0 (z0 )|
= p
2 |β|
quindi

(1 − |β|2 ) 1
G0 (z0 ) = p f 0 (z0 )
2 |β| 1 − |β|
1 + |β|2 0
= p f (z0 )
2 |β|

ma questa è una funzione reale di variabile reale e poiché |β| < 1, allora

G0 (z0 ) > f 0 (z0 ).

Dimostrazione (Seconda lezione).


√ • Abbiamo dimostrato che, ssato α ∈ Ω,
la funzione h(z) = z − α è ben denita e olomorfa e iniettiva in Ω.
Inoltre esiste un raggio R tale che il disco D(h (z0 ) , r) ⊂ f (Ω) tale che per
ogni z ∈ Ω |h(z) + h(z0 )| ≥ r . Dunque

r
h1 (r) =
2(h(z) + h(z0 ))
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 105

h1 : Ω ∈ D ben denita, olomorfa e iniettiva. Componendo con un


automorsmo ϕ del disco che manda h1 (z0 ) in 0 si ha che

ϕh1 (z0 ) ◦ h1 : Ω → D

è ben def, olomorfa, iniettiva e ruotando dell'angolo giusto eiϑ ϕh1 (z0 ) ◦ h1
abbiamo una funzione ∈ F.

• Dalla denizione stessa di F, poiché hanno valori in D, allora F è una


famiglia limitata, quindi posso applicare il teorema di Montel (ho anche
di più!). Dunque F è normale (compatta per successioni). Sia {fn } ⊂ F ,
con f 0 (z0 ) → λ (λ è il sup quindi si puote). Per il teorema di Montel esiste
una sottosuccessione {fnk } → f uniformemente sui compatti di Ω. Quindi
f è olomorfa per Weierstrass. Ha valori in D perché sono tutte funzioni
in D . Dunque
f ∈ H (Ω, D) .
Inoltre per uno dei teoreme di Hurwitz f è iniettiva perché limite di iniet-
tive. f (z0 ) = 0 perché tutte le fn (z0 ) = 0. Inne f 0 (z0 ) = λ perché la
successione tendeva al sup. Allora f ∈ F e realizza il massimo!

• Rimane da dimostrare che questa f è suriettiva (con le mani!). Per assurdo


non sia suriettiva, allora riuscirò a costruirne un'altra nella famiglia che
supera il massimo (assurdo, si sfrutterà quindi pesantemente il fatto che
realizzi il massimo). Dunque p.a. esiste un β ∈ D tale che β ∈
/ Im(f ),
ovvero tale che f (z) 6= β per ogni z ∈ Ω. Costruisco G ∈ F, con G0 (z0 ) >
λ. Si ha che
f (z) − β
ϕβ (f )(z) =
1 − βf (z)
non si annulla mai. Allora poiché siamo in un semplicemente connessio,
non siamo in punti di diramazione della radice, quindi è ben denita ed
olomorfa in Ω una funzione
s
f (z) − β
F (z) := .
1 − βf (z)

Si denisce allora

|F 0 (z0 )|
G(z) = ϕF (z0 ) (F (z)).
F 0 (z0 )

che ha una rotazione come primo fattore (per far diventare reale positivo il
risultato) e il secondo pezzo manda z0 in 0. Chiaramente G è olomorfa ed
iniettiva poiché composizione di olomorfe e iniettive. Rimane da calcolare

|F 0 (z0 )|
G0 (z) = ϕF (z0 ) (F (z))F 0 (z).
F 0 (z0 )
6.3 Il teorema della mappa di Riemann 106

Ricordo che
1 − |a|2
ϕ0a (z) = .
(1 − az)2
Dunque

2
1 − |F (z0 )|
G0 (z) = |F 0 (z0 )|  2
1 − F (z0 )F (z0 )
1
= |F 0 (z0 )| 2.
1 − |F (z0 )|
2
Dalla sua denizione, noto che |F (z0 | = |β|e che

1 ϕ0β (f (z))f 0 (z)


F 0 (z) = ,
2 F (z)

dunque

=0

z }| {

1 ϕ0 (f (z0 ))f 0 (z0 )
β
|F 0 (z0 )| =

2 F (z0 )




(1 − |β|2 )f 0 (z0 )

=
2F (z0 )
(1 − |β|2 ) |f 0 (z0 )|
= p
2 |β|

quindi

(1 − |β|2 ) 1
G0 (z0 ) = p f 0 (z0 )
2 |β| 1 − |β|
1 + |β|2 0
= p f (z0 )
2 |β|

ma questa è una funzione reale di variabile reale e poiché |β| < 1, allora

G0 (z0 ) > f 0 (z0 ).

Osservazione 352 . Nonostante C sia un semplicemente connesso, non si può


risolvere in C di Dirichlet, altrimenti per il teorema di Liouville si avrebbe
un'inversa olomorfa e limitata, dunque costante, assurdo.
Capitolo 7

Zeri di funzioni intere


Problema 353. Si apre il presente capitolo con un problema. Per quanto già
visto, per una funzione olomorfa ogni zero è isolato (altrimenti la funzione sa-
rebbe identicamente nulla), dunque gli zeri di funzioni intere non si accumulano
in C. Se gli zeri sono un numero innito, allora necessariamente si accumulano
all'innito. Vale il viceversa? Cioè per ogni successione illimitata di punti isolati
esiste una funzione olomorfa che si annulla in quei punti?

Osservazione 354 . Sia f ∈ H(C, C) tale che, per ogni z ∈ C, f (z) 6= 0. Allora
esiste certamente una funzione h ∈ H(C, C) tale che f = eh . Infatti è possibile
denire una determinazione principale del logaritmo in ogni insieme semplice-
mente connesso su cui f non si annulla. Nel caso in esame C è semplicemente
connesso e f non si annulla mai, dunque esiste una funzione intera

h := log∗ ◦f.

Osservazione 355 . Siano f, g ∈ H(C, C), aventi gli stessi zeri (si intende an-
che con le stesse molteplicità), allora, poiché f /g è intera, per quanto appena
osservato esiste h ∈ H(C, C) tale che

f = geh .

Chiaramente vale anche il viceversa, cioè tutte e sole le funzioni intere che hanno
gli stessi zeri si ottengono una dall'altra in accordo con la formula precedente,
per una h opportuna.

Osservazione 356 . Dato quindi un insieme di zeri ammissibili Z, determinata


una funzione che si annulla in Z, risulta completamente determinato tutto l'in-
sieme delle funzioni che si annullano in Z. Grazie a questo ragionamento si
potrà enunciare e dimostrare il Weierstrass.
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 108

7.1 Prodotti (inniti) di numeri


Denizione 357. Sia {αj }j∈N0 ⊂ C. Si dice che la successione dei prodot-

converge prodotto innito


Qk
ti parziali denita per ogni k ∈ N0 da j=0 αj al
Q+∞
j=0 αj se esiste un N ∈ N0 tale che:

• per ogni j ∈ N0 , j ≥ N
αj 6= 0,

• esiste nito il limite


N
Y +k
A := lim αh ,
k→+∞
h=N

• si ha A 6= 0.
Supponendo che tali ipotesi siano vericate:

 se esiste n ∈ N0 tale che αn = 0, si pone

+∞
Y
αj := 0,
j=0

 se per ogni j ∈ N0 si ha αj 6= 0, si pone

+∞
Y k
Y
αj := lim αh .
k→+∞
j=0 h=0

Lemma 358. Sia {αj }j∈N0 ⊂ C e si supponga la convergenza del prodotto


innito αj =: A, allora
Q+∞
j=0

lim αj = 1.
j→+∞

Dimostrazione. Essendo per denizione A 6= 0, si ha


Qn+1
j=1 αj A
lim αn+1 = lim Qn = = 1.
n→+∞ n→+∞
j=1 αj A

Osservazione 359. Si noti come il lemma precedente mostri un comportamento


dei prodotti inniti (convergenti) analogo a quello delle serie (convergenti). In
una serie convergente il termine generale della serie converge a 0 (l'elemento
neutro rispetto alla somma). In un prodotto innito convergente il termine
generale del prodotto converge a 1 (l'elmento neutro rispetto al prodotto). Tutto
questo non sarebbe stato vero se nella denizione di prodotto innito avessimo
ammesso il caso in cui la successione dei prodotti parziali convergesse a 0. Si
consideri a riguardo l'esempio seguente.
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 109

Esempio 360. Sia a ∈ C, con |a| < 1. Per ogni j ∈ N0 , si denisca αj := a.


Allora
n
Y
lim αj = lim an = 0,
n→+∞ n→+∞
j=1
ma
lim αj = a 6= 1.
n→+∞

Richiedere dunque che il limite della successione dei prodotti parziali sia diverso
da 0 cambia di molto l'aspetto degli {αj }j∈N0 .

Osservazione .
Q+∞
361 j=0 αj un prodotto innito convergente. Allora, per il
Sia
Lemma 358 esite un k ∈ N0
tale che, per ogni j ∈ N0 j ≥ k , Re (αj ) > 0. L'idea
(informale) nel lemma seguente è quella di passare al logaritmo e (quando si può)
trasformare il prodotto in una somma. Si vogliono quindi studiare i rapporti
tra la convergenza di

+∞
X +∞
Y
Log (αj ) e αj .
j=k j=k

Lemma 362. Siano {αj }j∈N0 ⊂ C, tali che, per ogni j ∈ N0 , Re (αj ) > 0.
Allora X Y
Log (αj ) converge ⇐⇒ αj converge.
j∈N0 j∈N0

Dimostrazione. Si dimostrano separatamente le due implicazioni.

⇒) Sia B∈C tale che


n
n→+∞
X
Log (αj ) −→ B.
j=0

Allora

n
Y n
Y
lim αj = lim eLog(αj )
n→+∞ n→+∞
j=0 j=0
Pn
Log(αj )
= lim e j=0
n→+∞

= eB 6= 0.

⇐) Viceversa, si supponga l'esistenza di un A ∈ C \ {0} tale che

n
n→+∞
Y
αj −→ A.
j=0

Senza perdere in generalità si può supporre che A non sia reale negativo,
infatti se lo fosse sarebbe suciente considerare un'altra determinazio-
ne principale del logaritmo e ripetere il ragionamento che segue con tale
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 110

Log ∈ C C \ R−

determinazione. Poiché 0 ,C :
   
Yn n
Y
Log(A) = Log  lim αj  = lim Log  αj  ,
n→+∞ n→+∞
j=0 j=0

n Q o
n
cioè converge la successione Log j=0 αj . Si noti che in generale,
n∈N
se z1 , z2 ∈ C \ R−
0

Log (z1 z2 ) 6= Log (z1 ) + Log (z2 ) .

Arg (z1 ) , Arg (z2 ) ∈ − π2 , π2 . Chiaramente



Questo è vero se però, più
aumenta il numero di fattori peggio diventa la cosa. Abbiamo però di-
Q+∞ j→+∞
mostrato che se j=0 αj converge, allora αj −→ 1, dunque l'argomeno
diventa eettivamente piccolo a piacere, il che fa ben sperare. Come pro-

vato nei fogli di esercizi, per ogni z1 , z2 ∈ C\R0 , ssato Log (z1 z2 ) esistono
due determinazioni del logaritmo log(1) , log(2) tali che

Log (z1 z2 ) = log(1) (z1 ) + log(2) (z2 ) .

Allora, ssato arbitrariamente N ∈ N0 , esistono log(1) , . . . , log(N ) tali che

 
N
Y N
X
Log  αj  = log(j) (αj ) ,
j=0 j=0

dove per ogni j ∈ {0, 1, . . . , N } esiste kj ∈ Z tale che

log(j) (αj ) = log (|αj |) + iArg (αj ) + 2kj πi.


Q+∞ j→+∞ j→+∞
Poiché j=0 αj converge, allora αj −→ 1, pertanto n
log (|αj |) −→ 0
 o
j→+∞ Qn
e Arg (αj ) −→ 0. Inoltre, poiché la successione Log j=1 α j
n∈N
P+∞ j→+∞
converge, allora converge anche la serie j=0 log (j) (αj ) , dunque log (j) (αj ) −→
0. Essendo per ogni j ∈ N0 kj ∈ Z esiste pertanto un J ∈ N0 tale che,
per ogni j ∈ N0 , j ≥ J si ha kj = 0 . Si è quindi dimostrato che per ogni
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 111

j ∈ N0 , j ≥ J si ha log(j) = Log. In conclusione quindi

 
n
Y
Log(A) = Log  lim αj 
n→+∞
j=0
 
n
Y
= lim Log  αj 
n→+∞
j=0
n
X
= lim log(j) (αj )
n→+∞
j=0
J−1
X +∞
X
= log(j) (αj ) + Log (αj ) .
j=0 j=J
| {z }
=:−a∈C
PJ−1
Detta quindi na := j=0 Log (αj ) ∈ C, si è quindi dimostrata la conver-
genza della serie

+∞
X
Log (αj ) = a + na + Log(A).
j=0

Problema 363.
Q+∞
Sia j=0 αj un prodotto innito convergente. Dette, per
ogni j ∈ N0 , aj = αj − 1, poiché limj→+∞ αj = 1, è lecito chiedersi se per
garantire la convergenza del prodotto innito iniziale non sia suciente studiare
la convergenza degli aj a 0. Ci si potrebbe quindi chiedere se l'ultima equivalenza
è o meno vericata:

+∞ +∞ +∞
?
Y X X
(1 + aj ) converge ⇐⇒ Log (1 + aj ) converge ⇐⇒ aj converge.
j=0 j=0 j=0

Poiché per le serie la convergenza assoluta implica quella semplice, ci si può


aspettare che, tra le convergenze appena scritte, quelle equivalenti vengano
implicate dalle seguenti:

+∞ +∞ +∞
?
Y X X
(1 + |aj |) converge ⇐⇒ Log (1 + |aj |) converge ⇐⇒ |aj | converge
j=0 j=0 j=0

Si studieranno in dettaglio tutte questa relazioni.

Lemma 364. Sia {aj }j∈N0 ⊂ C. Allora


Y X
(1 + |aj |) converge ⇐⇒ |aj | converge.
j∈N0 n∈N0
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 112

Dimostrazione. Si dimostrano separatamente le due implicazioni. Senza perdere


in generalità sia {aj }j∈N0 ⊂ C \ {0}.

⇐) Per ogni n ∈ N0 si denisca

n
Y
Qn := (1 + |aj |) .
j=0

È chiaro che la successione {Qn }n∈N0 sia monotona crescente. Si denisca,


per ogni n ∈ N0 ,
n
X
Sn := |aj | .
j=0

Poiché per ogni t ∈ [0, +∞), log (1 + t) ≤ t, per ogni n ∈ N0 si ha

n
X
log (Qn ) = log (1 + |aj |)
j=0
Xn
≤ |aj |
J=0
.
= Sn

Dunque, per la monotonia della funzione esponenziale segue che, per ogni
n ∈ N0 ,
Qn ≤ eSn . (7.1.1)

Poiché {Qn }n∈N0 è monotona e {Sn }n∈N0 converge ad un numero reale


S ∈ R+ , esiste nito il limite

lim Qn ≤ eS .
n→+∞

(⇒) Con le stesse notazioni del punto precedente, per n → +∞ si ha

Qn % Q 6= 0.
j→+∞
Per il Lemma 358 si ha poi |aj | −→ 0. Esiste allora un J ∈ N tale che,
per ogni j ≥ J , si ha |aj | < 1. Dato che {Qn }n∈N è monotona crescente
0
e che per ogni t ∈ [0, 1] si ha t ≤ 2 log(1 + t), si può concludere che per
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 113

ogni n ∈ N, n ≥ J
n
. X
Sn = |aj |
j=0
J−1
X n
X
= |ah | + |aj |
h=1 j=J
| {z }
=:c
n
X
≤ c+2 log (1 + |aj |)
j=J
 
n
Y
= c + 2 log  (1 + |aj |)
j=J

≤ c + 2 log (Qn )
≤ c + 2 log (Q) .
Dalla monotonia di {Sn }n∈N0 segue pertanto la tesi.

Proposizione 365. Detta {aj }j∈N0 ⊂ C. Se converge, allora


P+∞
j=0 |aj |
Y
(1 + aj ) converge.
j∈N0

Dimostrazione. Senza perdere in generalità sia {aj }j∈N0 ⊂ C \ {0}. Sia n ∈ N0


arbitrario. Si ssino i prodotti

n
Y
Pn := (1 + aj ) .
j=0

Si noti che esiste una famiglia {I0 , . . . , In } ⊂ P (N0 ) tale che


1

n
. Y
Pn = (1 + aj )
j=0
n
−1
2X
!
Y
= 1+ ah .
k=1 h∈Ik
1 Si è soltanto sviluppato il prodotto tra gli n fattori. Ad esempio, se n = 2, si ha
2
Y .
(1 + aj ) = (1 + a0 ) (1 + a1 ) (1 + a2 )
j=0

= (1 + a1 + a0 + a1 a0 ) (1 + a2 )
= 1 + a1 + a0 + a1 a0 + a2 + a1 a2 + a0 a2 + a1 a0 a2
= 1 + a0 + a1 + a2 + a0 a1 + a0 a2 + a1 a2 + a0 a1 a2 .
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 114

Si ssi tale famiglia. Sia ora

n
Y
Qn := (1 + |aj |) .
j=0

È chiaro che
n
−1
!
2X Y
|Pn − 1| = ah


k=1 h∈Ik
n
−1
2X
!
Y
≤ |ah |
k=1 h∈Ik
= Qn − 1.

Si ssi m ∈ N0 , m ≤ n. Procedendo nello stesso modo, risulta chiaro che



n n
Y Y

(1 + aj ) − 1
≤ (1 + |aj |) − 1 . (7.1.2)
j=m j=0
| {z } | {z }
=:|Pm,n −1| =:Qm,n −1

Allora
 
n
Y


|Pn − Pm | = Pm
 (1 + aj ) − 1

j=m+1

n
Y
= |Pm |
(1 + aj ) − 1
j=m+1
| {z }
.
=|P −1| m+1,n

≤ |Pm | (Qm+1,n − 1)
 
. Qn
= |Pm | −1
Qm
 
Qn
≤ |Qm | −1
Qm
= Qn − Qm .

Dunque, poiché {QN }N ∈N0 è di Cauchy, allora anche {PN }N ∈N0 lo è, dunque
converge. Rimane da dimostrare che il limite

lim PN 6= 0.
N →+∞
7.1 Prodotti (inniti) di numeri 115

Procedendo come in (7.1.1), è possibile dimostrare l'esistenza di un j0 ∈ N tale


che, per ogni M, N ∈ N con j0 ≤ M < N , si abbia

N
Y PN
(1 + |aj |) ≤ e j=M |aj |

j=M
3
≤ .
2
Dalla (7.1.2) segue, per j0 ≤ M < N ,

N
Y N
Y

1 − (1 + aj ≤
) (1 + |aj |) − 1

j=M j=M
1
≤ .
2
Confrontando primo ed ultimo membro ed applicando la disuguaglianza trian-
golare, si ottiene dunque, per j0 ≤ M < N ,

N
Y 1
(1 + aj ) ≥ .
2

j=M

Inne, quindi

j0 N
Y Y

lim |PN | = lim (1 + aj ) (1 + aj )
N →+∞ N →+∞
j=0 j=j0

j0
1 Y
≥ (1 + aj .
)
2 j=0

Osservazione 366. Si è quindi dimostrato che

+∞
Y +∞
X +∞
X
(1 + |aj |) converge ⇐⇒ Log (1 + |aj |) converge ⇐⇒ |aj | converge
j=0 j=0 j=0

⇓ ⇓

+∞
Y +∞
X
(1 + aj ) converge ⇐⇒ Log (1 + aj ) converge.
j=0 j=0

Esercizio 367. Si dimostri che


7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 116

Q+∞ Q+∞
1. j=0 (1 + aj ) converge 6⇒ j=0 (1 + |aj |) converge;
Q+∞ P+∞
2. j=0(1 + aj ) converge 6⇒ j=0 aj converge;
P+∞ Q+∞
3. j=0 aj converge 6⇒ j=0 (1 + aj ) converge.

7.2 Prodotti (inniti) di funzioni


Teorema 368. Siano A ⊂ C aperto e {fj }j∈N0 ⊂ H (A, C). Se
nP o
k
j=0 |fj |
k∈N0
converge uniformemente sui compatti di A, allora, denita per ogni n ∈ N0
n
Y
Fn (z) := (1 + fj (z)) ,
j=0

si ha che {Fn }n∈N0 converge uniformemente sui compatti di A ad una funzione


olomorfa F ∈ H (A, C). Inoltre per ogni z0 ∈ A tale che F (z0 ) = 0, con z0
zero di F di molteplicità m ∈ N, esiste un numero nito di indici j1 , . . . , jk ∈
N0 tali che fj1 (z0 ) = . . . = fjk (z0 ) = −1 e che la molteplicità di z0 come
zero di (1 + fj1 ) (1 + fj2 ) . . . (1 + fjk ) sia esattamente m (ossia F si annulla
esattamente nei punti in cui si annullano le 1 + fj ).
Dimostrazione.
nP o
k
Sia K ⊂ A compatto. Poiché |f
j=0 j | converge unifor-
nP o k∈N0
k
memente su K , allora j=0 |fj | è limitata su K, dunque la successione
k∈N0
numerica denita per ogni n∈ N0 da
 
Xn 
sup |fj (z)|
z∈K 
j=1

è limitata, i.e. esiste C ∈ R+ tale per ogni n ∈ N0


 
Xn 
sup |fj (z)| ≤ C.
z∈K 
j=0

Denendo quindi, per ogni n ∈ N0 e per ogni z ∈ K,


n
Y
Qn (z) := (1 + |fj (z)|) ,
j=0

si ha che
sup {Qn (z)} ≤ eC ,
z∈K

infatti si ricordi che, come visto diverse volte nella sezione precedente, per ogni
nP o
k
N ∈ N0 , QN ≤ eSN . Poiché le j=0 |f j | convergono uniformemente sui
k∈N0
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 117

compatti, per ogni ε>0 esiste un M0 ∈ N tale che, per ogni M, N ∈ N con
N >M e per ogni z ∈ K, si ha

N
!
Y
|QN (z) − QM (z)| = |QM (z)| (1 + fj (z)) − 1
M +1
 PN 
≤ eC e M +1 |fj (z)| − 1
< ε.
Allora per ogni ε > 0 esiste un M0 ∈ N tale che, per ogni M, N ∈ N con N > M
e per ogni z ∈ K , si ha
|FN (z) − FM (z)| ≤ |QN (z) − QM (z)|
< ε,
ovvero la successione {Fn }n∈N0 converge uniformemente in K e pertanto la
funzione limite è olomorfa in A. Si dimostra ora la parte signicativa. Sia
z0 ∈ A zero di F di molteplicità m. Allora esiste j0 ∈ N tale che per ogni j ≥ j0
si ha fj (z0 ) + 1 6= 0. Dunque

F (z0 ) = lim FN (z0 )


N →+∞
0 −1
jY N
Y
= lim (1 + fh (z)) (1 + fj (z))
N →+∞
h=1 j=j0
0 −1
jY N
Y
= (1 + fh (z)) lim (1 + fj (z)),
N →+∞
h=1 j=j0
| {z }
6=0

dunque z0 è zero di
0 −1
jY
z 7→ (1 + fh (z))
h=1
di molteplicità m.
j→+∞
Problema 369. Sia {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}, con |zj | −→ +∞. Allora per ogni
j ∈ N0 la funzione z 7→ 1 − zzj si annulla su {zj }j∈N0 . Si può concludere che il
prodotto
+∞
Y 
z
z 7→ 1−
j=0
zj

converga ad una funzione olomorfa che si annulla su{zj }


j∈N0 ? In generale no.
Dipende da come sono fatti {zj }j∈N0 . Chiaramente la serie

+∞
X z
z 7→
zj
j=0
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 118

potrebbe non convergere. L'idea è quindi quella di moltiplicare per un coe-


ciente che aiuti la convergenza della serie senza introdurre nuovi zeri. L'idea
più naturale è quindi quella di utilizzare fattori correttivi di tipo esponenziale.

Denizione 370. Si dice fattore elementare di Weierstrass il termine generale


della successione di funzioni {E (·, n)}n∈N0 , denita per ogni n ∈ N0 da

E (·, n) : C → C,
(
(1 − z) , se n = 0,
z 7→ E (z, n) := 2
z+ z2 +...+ zn
n
(1 − z) e , se n ∈ N.

Osservazione 371 . Per ogni n ∈ N0 si ha E(0, n) = 1 e E(1, n) = 0.


Lemma 372. Per ogni z ∈ D(0, 1) ⊂ C si ha
n+1
|E (z, n) − 1| ≤ |z| .

Dimostrazione. Se n=0 la tesi è ovvia. Siano n∈N e z ∈ D (0, 1) arbitrari.


Detto
E(z, n) =: (1 − z)ePn (z) ,
si ha

E 0 (z, n) = −ePn (z) + (1 − z)Pn0 (z) ePn (z)


= ePn ((1 − z)Pn0 (z) − 1) = (∗).

Ma Pn0 (z) = 1 + z + . . . + z n−1 , pertanto

Pn0 (1 − z) = 1 − z n .

Quindi

(∗) = −z n ePn (z) ,

da cui si deduce che 0 è uno zero di ordine n per E 0 (·, n) e che tutti i coecienti
{bk }k∈N0 dello sviluppo di Taylor di E 0 (·, n) centrato in 0 sono reali negativi.
Siano allora {ak }k∈N i coecienti dello sviluppo di Taylor di E (·, n) in 0. Sia,
0
dunque
+∞
X
E(z, n) = ak z k .
k=0

Allora
+∞
X +∞
X
E 0 (z, n) = kak z k−1 = (k + 1)ak+1 z k .
k=1 k=0

e poiché lo sviluppo di Taylor è unico, si ha

a1 = a2 = . . . = an = 0
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 119

e per ogni j ∈ N0
bj+n
an+j+1 = < 0.
n+j+1
Dalla denizione di E si ha inoltre

a0 = 1,
dunque
+∞
X
E(z, n) = 1 + ak z k , (7.2.1)
k=n+1
con ak < 0 per ogni k ≥ n + 1. Inne
+∞
X
k
|E(z, n) − 1| = ak z



k=n+1
+∞
X k
≤ |ak | |z|
k=n+1
(|z|≤1) +∞
X n+1
≤ |ak | |z|
k=n+1
+∞
X n+1
= − ak |z|
k=n+1
| {z }
(7.2.1)
= E(1,n)−1
n+1
= −(E(1, n) −1) |z|
| {z }
.
=0
n+1
= |z| .

Osservazione .
j→+∞
373 (Importantissima!) Sia {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}, con |zj | −→
+∞. Senza perdere in generalità si supponga

0 < |z1 | ≤ . . . ≤ |zk | ≤ . . .


Fissato r>0 è possibile scegliere {pj }j∈N0 ⊂ N tale che la serie

+∞  pj +1
X r
j=0
|zj |

converga. Questo garantisce (per il Teorema 368) la convergenza uniforme sui


compatti di C di
+∞  
Y z
z 7→ E , pj ,
j=0
zj
| {z }
=:Ej (z)=:1+fj (z)
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 120

che risulta dunque essere una funzione intera avente come (tutti e soli!) zeri,
gli {zj }j∈N0 . Per convincersi che questa condizione garantisca tutto ciò, si studi
per ogni z∈C
+∞
X +∞
X
|fj (z)| = |Ej (z) − 1| .
j=0 j=0

Se per qualche r>0 si ha z ∈ D (0, r), allora per ogni j ∈ N0 sucientemente


grande |zj | > r e per il lemma precedente

pj +1
z
|Ej (z) − 1| ≤
zj
 pj +1
r
≤ .
|zj |
P+∞
Dunque la serie z 7→ j=0 |fj (z)| converge uniformemente sui compatti di C,
e per il Teorema 368 anche il prodotto innito dei fattori elementari converge
uniformemente sui compatti. Abbbiamo quindi dimostrato il seguente teorema.

Teorema 374. Sia {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}, con |zj | −→ +∞. Allora esiste
j→+∞

una funzione F intera con zeri esattamente (con molteplicità!) negli {zj }j∈N0 .
Ovvero il prodotto z 7→ j=0 E zj , pj converge uniformemente sui compatti
Q+∞  z 

di C.
Dimostrazione. Basta notare che {pj }j∈N0 = {j − 1}j∈N0 funziona. Poiché
gli {|zj |}j∈N0 divergono. Per ogni r > 0, denitivamente zj > 2r, dunque
denitivamente
r 1
≤ .
|zj | 2
Poiché la serie geometrica converge, si ha la tesi.

Osservazione 375. Per avere uno zero anche in z = 0, basta moltiplicare il


prodotto innito scritto sopra per zm dove m è la molteplicità desiderata.

Teorema 376 (Di fattorizzazione di Weierstrass) . Sia f : C → C intera. Sia


zero di molteplicità m, e siano {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}, con |zj | −→ +∞ gli
j→+∞
z=0
altri zeri di f . Allora esiste una funzione g intera tale che, per ogni z ∈ C
+∞  
Y z
f (z) = z m E , j − 1 eg(z) .
j=0
zj

Dimostrazione. Denita

F :C → C,
f
z 7→ F (z) := Q+∞  ,
z
zm j=0 E zj , j − 1
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 121

per il teorema precedente F è intera e mai nulla. Dunque, poiché C è semplice-


mente connesso, è ben denito un logaritmo

log∗ ◦F =: g ∈ H(C, C).

Denizione 377. Si assegnino z0 , . . . , zN punti in C e c0 , . . . , cN valori com-


plessi. Per ogni j ∈ {1, . . . , N }, il polinomio di grado N che si annulla in tutti
i punti zk diversi da zj e vale 1 in zj è
Y z − zk
z 7→ ,
zj − zk
k6=j

dunque il cosiddetto polinomio di interpolazione di Lagrange


N
X Y z − zk
z 7→ cj
j=1
zj − zk
k6=j

N N
interpola gli N +1 valori {ck }k=0 negli N +1 punti {zk }k=0 .
Teorema 378 (Di interpolazione di funzioni intere) . Siano {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}
una successione di punti tutti distinti tra loro, con |zj | −→ +∞ e {cj }j∈N0 ⊂
j→+∞

C. Sia F intera2 tale che per ogni j ∈ N0 , zj sia uno zero semplice per F . Sia
inne {qj }j∈N0 tale che +∞ |cj | 1 qj
converga. Allora la serie di funzioni
P 
j=0 |F 0 (zj )| 2
denita per ogni z ∈ C da
+∞  qj
X cj z
f (z) := F (z)
j=0
F 0 (zj ) (z − zj ) zj

è intera e per ogni j ∈ N0 si ha


f (zj ) = cj .

Dimostrazione.
 
Si consideri l'aperto Ω := C \ {zj }j∈N0 . Si vuole dimostrare
 qj
P+∞ cj z
che la serie z 7→ j=1 F 0 (zj )(z−zj ) zj converge uniformemente sui compatti

diΩ. Sia K ⊂ Ω compatto. Allora esiste R > 0 tale che K ⊂ D (0, R). Si ssi
tale R. Si noti che, poiché D (0, 2R) è compatto3 , esiste soltanto un numero
nito di z ∈ {zj }
j∈N0 tali che z ∈ D (0, 2R). Sia Z l'insieme di tali zeri di F .
Poiché Z è nito e K è compatto esiste un δ > 0 tale che per ogni zh , zk ∈ Z ,
con zh 6= zk si abbia D (zh , δ) ∩ D (zk , δ) = ∅ e
 
[
K ⊂ C := D (0, R) \ D (zj , δ) .
zj ∈Z

2 Esiste per il teorema di fattorizzazione di Weierstrass.


3 Sarà chiaro poco più avanti perché qui è necessario scegliere un disco di raggio 2R.
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 122

Si ssi tale δ. Si vuole dimostrare che la convergenza della serie

+∞  qj
X cj z
z 7→
j=0
F 0 (zj ) (z − zj ) zj

è uniforme sul compatto C. Si noti che per ogni z∈C


+∞  qj  qj
X cj z X cj z
= +
j=0
F 0 (zj ) (z − zj ) zj F 0 (zj ) (z − zj ) zj
zj ∈{zk }k∈N ,
0
|zj |≤2R
 qj
X cj z
+
F 0 (zj ) (z − zj ) zj
zj ∈{zk }k∈N ,
0
|zj |>2R
 qj
X cj z
=
F 0 (zj ) (z − zj ) zj
zj ∈Z
 qj
X cj z
+ 0
.
F (zj ) (z − zj ) zj
zj ∈{zk }k∈N ,
0
|zj |>2R

Il primo addendo è una somma nita di funzioni olomorfe (dunque continue)


valutate su un compatto, quindi banalmente per ogni zj ∈ Z esiste un M j ∈ R+
tale che  qj
X cj z

X

F 0 (zj ) (z − zj ) zj Mj .
zj ∈Z zj ∈Z

Per quanto riguarda il secondo addendo, per ogni z∈C si ha

≤Rqj
 qj z}|{
q
X cj z X |cj | |z| j

|F 0 (zj )| |z − zj | |zj |qj

F 0 (zj ) (z − zj ) zj
zj ∈{zk }k∈N , zj ∈{zk }k∈N ,
0 0 | {z } | {z }
|zj |>2R |zj |>2R ≥R ≥(2R)qj
+∞  qj
X |cj | 1
≤ R ,
j=0
|F 0 (zj )| 2

dunque la convergenza è totale (e pertanto uniforme) in C. Per il teorema di


Weiestrass, allora, la serie

+∞  qj
X cj z
z 7→ 0
j=1
F (zj ) (z − zj ) zj
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 123

denisce una funzione intera in Ω. A questo punto basta osservare che grazie
alla convergenza uniforme sui compatti, per ogni k ∈ N0 esistono i limiti

+∞  qj
. X F (z) cj z
lim f (z) = lim
z→zk z→zk
j=1
F 0 (zj ) (z − zj ) zj
+∞  qj
X F (z) cj z
= lim
z→zk F 0 (zj ) (z − zj ) zj
j=1
 qk
F (z) ck z
= lim
z→zk F 0 (zk ) (z − zk ) zk
| {z }
→1
1 F (z)
= ck 0 lim
F (zk ) z→zk z − zk
[F (zk )=0] 1 F (z) − F (zk )
= ck 0 lim
F (zk ) z→zk z − zk
= ck .

Denizione 379. Se a ∈ C è una singolarità isolata per f , allora per qual-


che R > 0, f è sviluppabile in serie di Laurent in un insieme A := A0,R =
{0 < |z − a| < R}. Esiste dunque una successione {an }n∈N0 ⊂ C tale che, per
ogni z ∈ A

+∞
X n
f (z) = an (z − a)
n=−∞
−1
X +∞
X
n m
= an (z − a) + am (z − a)
n=−∞ m=0
| {z } | {z }
ga ( z−a
1
) =:h(z)

+∞  n
X 1
= an +h(z).
n=1
z−a
| {z }
=:ga ( z−a
1
)

La funzione ga prende il nome di parte singolare (o parte principale ) di f .


Osservazione 380. Si noti che le funzioni ga e h nella denizione precedente sono
intere (non solo olomorfa in A, proprio intere!) e che ga (a) = 0. Inoltre a è un
m-polo per f se e solo se ga è una funzione polinomiale di grado m, altrimenti
a è essenziale. Lo scopo del teorema seguente è quello di costruire una funzione
avente parte singolare assegnata (su un ssato insieme di punti) ed olomorfa
altrove.
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 124

Teorema 381 (Mittag-Leer). Dati {zj }j∈N0 ⊂ C distinti con |zj | −→ +∞.
j→+∞

Sia, per ogni j ∈ N, gj intera con gj (zj ) = 0. Allora esiste F olomorfa su


C \ ∪{zj }j∈N0 tale che,per ogni
 j ∈ N0 , zj è una singolarità isolata per F con
parte singolare z 7→ gj z−zj .
1

Dimostrazione. Senza perdere in generalità, si supponga che per ogni


  j ∈ N0 ,
1
zj 6= 0. Si noti che per ogn j ∈ N0 la funzione z 7→ gj z−zj è olomorfa
n o
(j)
su D (0, |zj |), esiste quindi una successione ak ⊂C tale che, per ogni
k∈N0
z ∈ D (0, |zj |)
  +∞
1 X (j)
gj = ak z k .
z − zj
k=0

Poiché per ogni j ∈ N0 la serie nella formula precedente converge uniformemente


nei compatti di D (0, |zj |), esiste un Nj tale che, per ogni z ∈ D (0, |zj | /2) si
abbia
  XNj
1 (j) k 1
gj − ak z < j . (7.2.2)
z − zj 2
k=0

Si ponga allora, per ogni z∈C


 
+∞   Nj
X 1 X (j)
F (z) := gj − ak z k  .
j=0
z − zj
k=0
| {z }
=:fj (z)

Procedendo come nel Teorema 378, si vuole ora dimostrare che F è olomorfa su
Ω\{zj }j∈N0 j ∈ N0 , F ha in zj parte singolare z 7→ gj (1/ (z − zj )).
e che per ogni
Si noti che, per ogni j ∈ N0 , fj è olomorfa sul piano complesso privato del punto
zj e in zj ha parte singolare z 7→ gj (1/ (z − zj )). Basta quindi dimostrare che la
P+∞
serie j=0 fj converge uniformemente sui compatti di Ω. Sia R > 0 arbitrario.
Per ogni z ∈ D (0, R) si ha

X X
F (z) = fj (z) + fh (z) .
j∈N0 : h∈N0 :
|zj |≤2R |zh |>2R

La prima è una somma nita di termini che hanno le prescritte singolarità. Per
quanto riguarda la seconda, si ssino z ∈ D (0, R) e h ∈ N0 tale che |zh | > 2R.
Allora, da |z| < R < 2R < |zh | segue |z| < |zh | /2. Dalla (7.2.2) segue allora che
  X Nh

.
1
(h) k
|fh (z)| = gh − ak z
z − zh
k=0
1
< .
2h
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 125

P+∞
La serie j=0 fj converge quindi totalmente e quindi uniformemente su D (0, R),
dunque F ∈ H (Ω, C).
Teorema 382 . Siano A ⊂ C aperto e R > 0 tale che
(Formula di Jensen)
D (0, R) ⊂ A. Siano quindi f ∈ H (A, C), con f (0) 6= 0 e {z1 , . . . , zN } ⊂
D (0, R) \ {0} gli zeri di f in D (0, R) (ripetuti eventualmente più volte per
tenere conto della molteplicità). Allora
ˆ 2π

N
Y R  1
log f Reiϑ dϑ.
 
log (|f (0)|) + log  =
|z |
j=1 j
2π 0

Osservazione 383 . Questa è una generalizzazione di un risultato già visto. Se


non ci fossero gli zeri, sarebbe possibile denire bene un logaritmo (olomorfo!) su
un aperto contenente il disco. Poiché la parte reale del logaritmo è il logaritmo
del modulo e poiché il logaritmo del modulo è armonico (dunque soddisfa il
teorema della media), il suo valore nel centro coinciderebbe con l'integrale sulla
circonferenza. Non essendoci zeri la parte con la produttoria non ci sarebbe.

Dimostrazione (della formula di Jensen - Idea). Si spezza la dimostrazione in


vari passaggi.

1. Sia N = 1. Senza perdere in generalità si suppunga inoltre che l'unico


zero z1 di f in D (0, R) (che quindi è necessariamente uno zero semplice)
appartenga proprio al bordo della circonferenza, ossia che |z1 | = R (se non
ci appartenesse basterebbe cambiare la circonferenza). Allora invece di f
si consideri la funzione che non ha zeri, ovvero per ogni z ∈ D (0, R) si
ponga
f (z)
g(z) := .
z − z1
Chiaramente g è olomorfa su A e mai nulla su D (0, R). Applicando a g
l'osservazione precedente, si ha

log (|f (0)|) − log (R) = log (|g (0)|)


ˆ 2π
1 g Reiϑ dϑ
 
= log
2π 0
ˆ 2π ˆ 2π
1 f Reiϑ dϑ − 1 log Reiϑ − Reiϑ1 dϑ
  
= log
2π 0 2π 0
ˆ 2π ˆ 2π
1 f Reiϑ dϑ − 1
 
log R 1 − Rei(ϑ−ϑ1 ) dϑ
 
= log

2π 0 2π 0
ˆ 2π ˆ 2π
1 f Reiϑ dϑ − log (R) − 1 log 1 − eiϑ dϑ.
  
= log
2π 0 2π 0
| {z }
=0 (esercitazioni)
 
|z1 |
Poiché log R = 0, vale dunque la tesi.
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 126

2. Ci si convinca (procedendo per induzione) che la tesi rimane valida per


N ∈N qualora {z1 , . . . , zN } ⊂ ∂D (0, R).
3. Sia N ∈ N arbitrario e siano {z1 , . . . , zN } ⊂ D (0, R). Per ogni z ∈
D (0, R) si denisca la funzione4
N
Y R2 − z j z
F (z) := f (z) .
j=1
R (z − zj )

Chiaramente F è prolungabile con olomorfa in un aperto U ⊃ D (0, R) e


non ha zeri in D (0, R). Si noti inoltre che per ogni z ∈ ∂D (0, R) si ha

|F (z)| = |f (z)| .

Allora, dal punto 2. segue che

ˆ 2π
1
log f Reit dt.
 
log (|F (0)|) =
2π 0

La tesi segue quindi osservando che, dalla denizione di F, si ha

 
N
Y R 
log (|F (0)|) = log (|f (0)|) + log  .
|z
j=1 j
|

Esercizio 384 (Formula di Jensen) . Con le notazioni del teorema precedente,


si dimostri che se per ogni t ∈ [0, R] si indica con n (t) il numero di zeri di f in
D (0, t), allora
ˆ R
 
N
Y R n (t)
log  = dt.
|z |
j=1 j 0 t

Osservazione 385.
j→+∞
Siano f intera avente zeri {zj }j∈N0 ⊂ C\{0} tali che zj −→
+∞ e con z = 0 zero di molteplicità k . Da quanto visto nelle puntate precedenti,
se esiste p ∈ N0 tale che, per ogni r > 0

+∞  p+1
X r
< +∞,
j=0
|zj |

allora la serie
+∞  p+1
X z
z 7→
|zj |
J=0
4F è denita in modo ovvio su {z1 , . . . , zN }.
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 127

converge uniformemente sui compatti di C. È quindi possibile fattorizzare f


con un unico p. Per ogni z∈C si ha

+∞  
k g(z)
Y z
f (z) = z e E ,p .
j=1
zj

Si migliora in questo modo il teorema di Weierstrass.

Osservazione 386 (Fattorizzazione del seno) . Sia

f :C → C,
z 7→ f (z) := sin (πz) .

È chiaro che f sia intera e che i suoi zeri si accumulino all'innito. Per il Teorema
di fattorizzazione di Weierstrass è possibile fattorizzare f con una successione
di funzioni elementari di Weiestrass, scegliendo per ogni j ∈ N, pj := j − 1. Per
l'osservazione precedente, poiché

X 1
< +∞,
n2
n∈Z\{0}

è possibile scegliere p := 1 e fattorizzare f con funzioni elementari dipententi


solo da p. Ovvero
Y z 
z 7→ E ,1
n
n6=0

denisce una funzione intera che si annulla del prim'ordine in tutti gli interi
relativi diversi da zero. Aggiungendo anche lo zero in 0 si ottiene

Y z 
z 7→ z E ,1 ,
n
n6=0

ovvero una funzione intera con tutti e soli gli zeri del seno, che dierisce pertanto
da lui solo per e elevato ad una funzione intera. Si noti che, per ogni z∈C si
ha

+∞
z2
 
Y z  z/n Y
z 1− e = z 1− .
n n=1
n2
n6=0

Lemma 387 (Fattorizzazione del seno) . Per ogni z ∈ C \ Z si ha


 
1 X 1 1
πcotg (πz) = + + . (7.2.3)
z z−n n
n∈Z\{0}

Dimostrazione (Da riguardare). Si dimostra inizialmente che vale l'uguaglianza


per le derivate. Si noti che i membri di destra e di sinistra in (7.2.3) deniscono
funzioni meromorfe in C, aventi poli del primo ordine in Z e residui integrali
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 128

uguali ad 1 in ogni polo semplice. Allora la funzione denita per ogni z ∈ C\Z
da  
1 X 1 1
h (z) = πcotg (πz) − − + .
z z−n n
n∈Z\{0}

ha delle singolarità eliminabili in Z, ed è pertanto estendibile con olomora ad


una funzione intera. Grazie alla convergenza uniforme sui compatti è lecito
derivare per serie, ottenendo, per ogni z∈C

π2 X 1
h0 (z) = − + .
sin (πz) n∈Z (z − n)2
2

Cominciamo col dimostrare che h0 è limitata. Si noti che h0 è periodica di periodo


1. Basta quindi dimostrare che h0 è limitata sulla striscia S := {z ∈ C | Re (z) ∈ [0, 1] }.
0
Poiché h è intera, anche h è intera, dunque continua e conseguentemente limita-
ta su {z ∈ C | Re (z) ∈ [0, 1] , Im (z) ∈ [0, 1] } ⊂ S . Rimane quindi da vericare
0 ∗
che h si mantenga limitata su S := {z ∈ C | Re (z) ∈ [0, 1] , |Im (z)| > 1 } Os-

servo che in generale per ogni z ∈ S e per ogni n ∈ Z, dette x := Re (z) e
y := Im (z), si ha
2 2
|z − n| = (x − n) + y 2
2
≥ (|n| − 1) + 1.

2
|sin (πz)| = sin2 (πx) + sinh2 (πy)
| {z }
≥0

≥ sinh2 (πy) .

Dunque, con le stesse notazioni, per ogni z ∈ S∗

π2 X 1
|h0 (z)| ≤ 2 + 2
sin (πz) |z − n|
n∈Z
+∞
π2 X 1
≤ +2 .
sinh2 (πy) 2

2
n=0 (n − 1) + y

Sostituendo y = 1 nella maggiorazione precedente si è quindi dimostrato che


h0 è intera e limitata, dunque costante (per il Teorema di Liouville) e si è de-
terminata una sua maggiorante convergente. Per il Teorema di convergenza
dominata si può pertanto passare al limite sotto il segno di somma ottenendo,
dalle maggiorazioni precedenti

lim |h0 (z)| = 0.


|y|→+∞,
x∈[0,1]

Quindi h0 (z) ≡ 0, allora h è costante. Da h(1) = 0, segue inne h ≡ 0.


7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 129

Proposizione 388 (Fattorizzazione del seno) . Per ogni z ∈ C si ha


Y  z  z/n
sin (πz) = πz 1− e
n
n∈Z\{0}
+∞
z2
Y  
= 1− 2 .
n=1
n

Dimostrazione. Per quanto detto nell'Osservazione 386, risulta che il prodotto


innito Y  z  z/n
z 7→ πz 1− e
n
n∈Z\{0}

denisce una funzione f intera, avente uno zero semplice in ogni intero relativo.
Sia z0 ∈ C tale che f (z0 ) 6= 0 ssato arbitrariamente. Dato che f è continua,
esiste un R0 > 0 tale che, per ogni z ∈ D (z0 , R0 ), si ha f (z) 6= 0. Dunque
in D := D (z0 , R0 ) esiste ed è olomorfo un logaritmo di f , diciamo log (f ).
Derivando, per ogni z ∈ D si ottiene

f 0 (z) d
= [log (f (z))]
f (z) dz
 
(∗) d  X   z  z 
= log (πz) + log 1 − +
dz n n
n∈Z\{0}
 
1 X 1 1
= + +
z z−n n
n∈Z\{0}

dove va motivato
5 che il logaritmo del prodotto è la somma dei logaritmi in (∗).
L'identità (7.2.3) dimostrata nel lemma precedente garantisce quindi che per
ogni z∈D
d
[log (f (z))] = πcotg (πz) .
dz
Dunque in D abbiamo esplicitato la derivata di log (f ). Dato che una primitiva
di cotg è log (sin), si può allora integrare e passare all'esponenziale, ottenendo
l'esistenza di una costante c∈C tale che, per ogni z∈D

f (z) = c sin (πz) .

Per il principio di identità delle funzioni olomorfe è possibile prolungare questa


identità in tutto C\Z e da un confronto diretto segue che l'uguaglianza vale su
tutto C. Per valutare la costante è suciente calcolare il limite

f (z) cπz
1 = lim = lim = c.
z→0 sin (πz) z→0 πz
5 Si invita a farlo!
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 130

Come aermato, dunque, per ogni z∈C


Y  z  z/n
sin (πz) = πz 1− e .
n
n∈Z\{0}

Osservazione 389 . A partire dalla fattorizzazione del seno si può dimostrare


facilmente le fattorizzazioni del coseno e delle funzioni iperboliche.

Denizione 390. Sia f f ha ordine ρ ∈ [0, +∞] se


intera, di dice che
( )
 λ
r
ρ := inf λ ∈ [0, +∞) per r → +∞, sup {|f (z)|} = O e .

z∈∂D(0,r)

Se ρ 6= +∞ si dice che f ha ordine nito.


Esempio 391. Se f è un polinomio, allora ρ = 0.
Esempio 392. Se f = exp, allora ρ = 1.
Esempio 393.
n
Se per ogni z ∈ C, f (z) = ez , allora ρ = n.
Esempio 394.
z
Se per ogni z ∈ C, f (z) = ee , f non ha ordine nito.

Esempio 395. Se f (z) = e 2z


, ρ = 1, ma ρ non è un minimo.

Teorema 396. Sia f una funzione intera di ordine ρ. Allora


n λ
o
ρ = inf λ ≥ 0 ∃A, |f (z)| ≤ eA|z| , ∀z .

j→+∞
Denizione 397. {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}, con |zj | −→ +∞.
Sia Si dice che
{zj }j∈N0 ha esponente di convergenza b ∈ [0, +∞] se
 
+∞
 X 1 
b = inf λ ∈ [0, +∞) λ
< +∞ .
 |zj | 
j=0

Se b 6= +∞ si dice che {zj }j∈N0 ha esponente di convergenza nito.


Esempio 398.

Se {zj }j∈N0 = ej j∈N0 , allora b = 0.

Esempio 399. Se {zj }j∈N0 = {j}j∈N0 , b = 1.


Esempio 400. Se {zj }j∈N0 = {log (j)}j∈N0 , la successione non ha coeciente
di convergenza nito.

Teorema 401. Sia f intera di ordine nito ρ e siano {zj }j∈N0 ⊂ C i suoi zeri
diversi da 0 (ordinati, come sempre, in ordine crescente rispetto al modulo).
Allora l'esponente di convergenza b di {zj }j∈N0 soddisfa
b ≤ ρ.
7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 131

Dimostrazione. Basta dimostrare che, per ogni ε>0


+∞
X 1
ρ+ε < +∞.
j=0
|zj |

Si ssi ε > 0 in modo arbitrario. Senza perdere in generalità si può supporre che
f non si annulli in 0, infatti se 0 fosse un k -zero, la funzione denita per ogni
z ∈ C da f (z) /z k è intera, ha gli stessi zeri diversi da zero, e ha lo stesso ordine
+
di f . Sia dunque f (0) 6= 0. Detto, per ogni r ∈ R , n(r) il numero di zeri di
f in D (0, r), dalla formula di Jensen (J) e dalla denizione di ordine (ρ) segue
+ +
l'esistenza di due costanti, c1 , c ∈ R tali che, per ogni r ∈ R sucientemente
grande, si ha

ˆ 2r ˆ 2r ˆ 2r
n (r) n (t) n (t)
log (2) n (r) = dt ≤ dt ≤ dt
r t r t 0 t
ˆ 2π
(J) 1
log f 2reit dt − log (|f (0)|)
 
=
2π 0 | {z }
(ρ)
≤ c1 r ρ+ε

≤ crρ+ε .

Da cui, per ogni j ∈ N0 sucientemente grande

ρ+ε
j ≤ n (|zj |) ≤ c |zj | .

Dunque, per ogni j ∈ N0 sucientemente grande

c 1
≥ ρ+ε
j |zj |

e quindi, per ogni j ∈ N0 sucientemente grande e per ogni λ>1


1 1 1
≥ λ ,
jλ c |zj |(ρ+ε)λ

pertanto, per ogni λ>1 la serie

+∞
X 1
(ρ+ε)λ
j=0 |zj |

converge, dunque, per denizione

b ≤ inf { (ρ + ) λ |  > 0, λ > 1} = ρ.


7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 132

Osservazione 402 . Sia {zj }j∈N ⊂ C \ {0}, zj → +∞ con esponente di conver-


genza b nito. Per l'Osservazione 385 di pagina 126, se esiste p ∈ N0 tale che,
per ogni r>0 la serie
+∞  p+1
X r
j=0
|zj |

converga, allora il prodotto

+∞  
Y z
z 7→ E ,p
j=0
zj

converge. Dunque ogni p ∈ N0 tale che

p+1>b

fa sì che il prodotto converga! Si noti inoltre che, poiché p è intero, esiste il più
piccolo p che soddis p + 1 > b.
Denizione 403. Sia {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0}, zj → +∞ con esponente di conver-
genza b nito. Il minimo p ∈ N0 tale che il prodotto
+∞  
Y z
z 7→ E ,p
j=0
zj

genere (nito) del prodotto innito z 7→


Q+∞  
z
converga prende il nome j=1 E zj , p .
Si dice anche che p è il genere della successione {zj }
j∈N0 .

Osservazione 404 . Se {zj }j∈N0 ha esponente di convergenza nito b allora sicu-


ramente ha genere nito pe

p ≤ b ≤ p + 1.

Se b non è intero le maggiorazioni sono strette. Se b ∈ N0 può succedere sia


che p = b (serie con b non convergente) che p + 1 = b (serie con b convergente)
ovvero il primo è il caso dell'inf  e il secondo del minimo. Si cerchino due
esempi [Suggerimento: logaritmi con potenze opportune].

Osservazione 405 . Dalla stima scritta sopra e poiché b ≤ ρ, segue

p≤ρ

(nel seno vale l'uguaglianza). Si dimostra che le funzioni per cui p=ρ sono i
prodotti inniti della forma

+∞  
Y z
z 7→ E ,p .
j=0
zj

tali funzioni prendono il nome di prodotti canonici di Weierstrass.


7.2 Prodotti (inniti) di funzioni 133

Teorema 406 (Hadamard). Sia f intera di ordine ρ e zeri {zj }j∈N0 ⊂ C \ {0},
zj −→ +∞ di genere p. Allora, se z = 0 è un k -zero per f , esiste un polinomio
j→+∞

g di grado al più ρ, tale che, per ogni z ∈ C,


+∞  
Y z
f (z) = z k E , p eg(z) .
j=0
zk

Osservazione 407. Le due ipotesi sopra non sono indipendenti (p ≤ ρ).


Osservazione 408. Rispetto al teorema di Weierstrass la tesi del teorema di
Hadamard è più forte perché p è sso e g è un polinomio.
Capitolo 8

Prolungamenti analitici
8.1 Denizioni e primi risultati
Denizione 409 (Elemento analitico) . Si dice elemento analitico una serie di
potenze con raggio di convergenza strettamente positivo e reale, o meglio una
coppia (f, D), con a ∈ C, r > 0, D := D (a, r), {an }n∈N0 ⊂ C e per ogni z∈D
+∞
X n
f (z) = an (z − a) .
n=0

Denizione 410. Con riferimento alle notazioni della denizione precedente,


sia a0 ∈ D (a, r) \ {a}. Poiché f è sviluppabile in serie di potenze anche in a0 ,
esistono una successione {bn }n∈N0 ⊂ C ed un raggio di convergenza
1

r0 ≥ r − |a − a0 |

tali che, per ogni z ∈ D0 := D (a0 , r0 ) si abbia

+∞
n
X
g (z) := bn (z − a0 )
n=0

e
f |D0 = g|D0 .
0
Poiché D∩D è connesso, per il Principio di identità delle funzioni olomorfe è
ben denita ed olomorfa una funzione

F : D ∪ D0 → C,
(
f (z) , se z ∈ D,
z 7→ F (z) :=
g (z) , se z ∈ D0 ,
1 Si noti che la disuguaglianza che segue può valere strettamente, come accade per z 7→
1/ (z − 1).
8.1 Denizioni e primi risultati 135

che è l'unica estensione possibile di f sull'insieme D ∪ D0 . Se

r0 > r − |a − a0 |

si dice che l'elemento analitico (g, D0 ) è dedotto dall'elemento analitico (f, D).
Osservazione 411 . Si noti come il disco di convergenza nuovo non possa conte-
nere quello vecchio (se no r sarebbe più grande), dunque

r0 ≤ r + |a − a0 | ,

da cui si ottiene la limitazione

r − |a − a0 | ≤ r0 ≤ r + |a − a0 | .

Osservazione 412 . La relazione di deduzione non è simmetrica. Come si vede


dagli insiemi di denizione se g è dedotta da f non è detto cha anche f sia
dedotta da g , perché il centro del disco di convergenza della funzione nuova deve
essere contenuto nel disco di convergenza della funzione vecchia. C'è dunque un
ordine di deduzione, così come si intuisce dalla scelta della denizione.

Esempio 413. Si consideri l'elemento analitico, denito per ogni z ∈ D :=


D (0, 1)
+∞
X 1
zn = .
n=0
1−z

Scelta a ∈ R ∩ D, allora r = 1 − |a0 |, cioè il raggio è minimale. Scegliendo


0 + 0
0 − 0 0 0
invece a ∈ R0 ∩D il raggio è massimale, cioè r = 1+|a |. Per ogni a ∈ D \R si
0 0 0 0
ha inne r = |a − 1| ∈ (1 − |a | , 1 + |a |). Si possono dunque dedurre elementi
analitici di qualunque raggio intermedio tra quello massimale e quello minimale.
Qui è tutto chiaro perché è nota la somma della serie. Senza questa informazione
sarebbe tutt'un altro paio di maniche.

Denizione 414. Gli elementi analitici (f, D) e (g, E) sono detti contigui (o
prolungamento analitico diretto l'uno dell'altro) se D ∩ E 6= ∅ e f = g in D ∩ E .
Osservazione 415 . Si noti che due elementi analitici contigui non sono necessa-
riamente uno dedotto dall'altro.

Osservazione 416. Sia (f0 , D0 ) , . . . (fn , Dn ) una catena di elementi analitici


contigui, ossia una famiglia di elementi analitici tali che per ogni j ∈ {0, . . . , n − 1},
fj |Dj ∩Dj+1 = fj+1 |Dj ∩Dj+1

(si richiede che l'intersezione sia non banale solo tra un elemento analitico ed il
successivo, non tra tutti!). Si noti che se l'intersezione D0 ∩ Dn 2
è non banale ,
può succedere che
f0 |D0 ∩Dn 6= fn |D0 ∩Dn .
2 Come succede nel logaritmo
8.1 Denizioni e primi risultati 136

Denizione 417. Si denisce linea una funzione γ : [a, b] → C continua e


iniettiva.

Denizione 418. Sia γ : [a, b] → C una linea. Fissata

P := {a0 = a < a1 < . . . < an+1 = b}

partizione di [a, b], si dice che una famiglia di dischi {D0 , . . . , Dn } ⊂ C è connessa
lungo γ relativamente a P se per ogni i ∈ {0, . . . n}

γ ([ai , ai+1 ]) ⊂ Di .

Osservazione 419. In questo caso, per ogni j ∈ {1, . . . , n + 1}, si ha γ (aj ) ∈


Dj−1 ∩ Dj , cioè esiste un intorno di γ (aj ) fatto dall'intersezione di due dischi
adiacenti.

Denizione 420. Siano

{(f0 , D0 ) , . . . , (fn , Dn )}

una famiglia di elementi analitici, γ : [a, b] → C una linea e P una partizio-


ne di [a, b]. {(f0 , D0 ) , . . . , (fn , Dn )} è un prolungamento
Si dice che analitico
di lungo γ relativamente a P se {D0 , . . . , Dn } è connessa
(f0 , D0 ) lungo γ,
relativamente a P e se, per ogni j ∈ {0, . . . n − 1}, si ha

fj |Dj ∩Dj+1 = fj+1 |Dj ∩Dj+1 .

Osservazione 421 . La denizione precedente è molto insoddisfacente: la di-


pendenza dalla partizione e dalla famiglia di dischi non è davvero tollerabile!
Pensando al logaritmo, si può capire che la dipendenza dalla linea in alcuni casi
sia un male necessario, però sarebbe carino se il resto fosse invariante per il
prolungamento.

Teorema 422. Siano γ : [a, b] → C una linea, P1 , P2 partizioni di [a, b],


{D0 , . . . , Dn } , {E0 , . . . , Em } famglie di dischi connesse lungo γ relativamente
(rispettivamente) a P1 e P2 . Dati {(f0 , D0 ) , . . . , (fn , Dn )} e {(g0 , E0 ) , . . . , (gm , Em )}
prolungamenti analitici di (f0 , D0 ) e di (g0 , E0 ) lungo γ , relativamente (rispet-
tivamente) a P1 e P2 . Se
f0 |D0 ∩E0 = g0 |D0 ∩E0 ,

allora
fn |Dn ∩Em = gn |Dn ∩Em
(ovvero (fn , Dn ) e (gm , Em )sono elementi contigui (prolungamento analitico
diretto l'uno dell'altro in un intorni di γ (b)).
Dimostrazione. Si divide la dimostrazione in due punti.
8.1 Denizioni e primi risultati 137

1. Si supponga P1 = P2 . Allora

f0 |D0 ∩E0 = g0 |D0 ∩E0 ,


g0 |E0 ∩E1 = g1 |E0 ∩E1 ,
f0 |D0 ∩D1 = f1 |D0 ∩D1 ,

pertanto, per ogni z ∈ D0 ∩ D1 ∩ E0 ∩ E1 (che è non vuoto perché γ (a1 )


gli appartiene), si ha
f1 (z) = g1 (z) .
Essendo E0 ∩ E1 ∩ D0 ∩ D1 aperto (intersezione nita di aperti), per il
Principio di identità delle funzioni olomorfe si ha, procedendo in modo
induttivo,
fn |Dn ∩En = gn |Dn ∩En .

2. Per due partizioni diverse si passa ad un ranamento contenente entram-


be. Senza perdere in generalità si aggiunga un punto solo. Siano P :=
{a0 = a < a1 < . . . < an+1 = b} una partizione di [a, b] e {(f0 , D0 ) , . . . (fn , Dn )}
un prolungamento di (f0 , D0 ) lungo γ , relativamente alla partizione P .
Senza perdere in generalità si consideri allora la partizione

P ∗ := {a0 = a < a1 < . . . < aj < a∗ < aj+1 < . . . < am+1 = b}

e il prolungamento {(g0 , E0 ) , . . . , (g ∗ , E ∗ ) , . . . , (gn , En )} di (g0 , E0 ) lungo


γ relativamente a P ∗ . Per ipotesi

g0 |D0 ∩E0 = f0 |D0 ∩E0 .

e visto che i prolungamenti coincidono no a j e dopo j + 1, c'è solo


da mettere a posto l'elemento analitico asteriscato. Si prenda due volte
lo stesso disco per le f tra γ (aj ) , γ (a∗ ) e tra γ (a∗ ) , γ (aj+1 ). Poiché
tutti i prolungamenti delle f sono contigui e lo stesso vale per le g, allora
per il Principio di identità delle funzioni olomorfe fj e gj coincidono sul
disco contenente {γ (aj ) , γ (a∗ )}. Procedendo nello stesso modo dimostra
quanto desiderato.

Problema 423. Si può sempre prolungare?

Esempio 424. Se
+∞
X 1
z 7→ f0 (z) = zn = ,
n=0
1−z
è chiaro che la funzione si possa prolungare lungo ogni curva non passante per
1.
8.1 Denizioni e primi risultati 138

Esempio 425. Se
+∞
X
z 7→ f0 (z) = z n! ,
n=0

non esiste alcun prolungamento analitico di f0 fuori da D := D (0, 1). Per ogni
p, q ∈ Z, con q 6= 0 e siano
p
zpq := e2πi q .
Poiché i razionali sono densi dei reali, questi punti sono densi su ∂D. Chiara-
mente però la serie

+∞  n! q +∞
X p X p X
e2πi q = e2πi q n! + 1
n=0 n=0 n=q

non converge. Allora non può esistere nessun elemento analitico contiguo a
quello di partenza, infatti se ci fosse un disco contenente un archetto di circon-
ferenza, la funzione f1 che prolunga f dovrebbe essere una serie di potenze, ma
non converge in in un insieme denso di punti sull'archetto che contiene. As-
surdo. Questo è dunque un esempio di un elemento analitico che non si può
prolungare in alcun disco al di fuori del disco di convergenza.

Denizione 426 (Prolungamento analitico). Siano γ : [a, b] → C una linea e


(f0 , D0 ) un elemento analitico. Si chiama prolungamento analitico di f0 lungo
γ una famiglia nita di elementi analitici {(f0 , D0 ) , . . . (fn , Dn )} tali che
• esista P := {a0 = a, . . . , an+1 = b} partizione di [a, b] tale che, per ogni
i ∈ {0, . . . , n + 1}, γ ([ai , ai+1 ]) ⊂ Di ;
• per ogni i ∈ {0, . . . , n}, (fi , Di ) sia contigua a (fi+1 , Di+1 ), ovvero per
ogni i ∈ {0, . . . , n}

fi |Di ∩Di+1 = fi+1 |Di ∩Di+1 .

Esercizio 427. Si consideri la funzione denita per ogni z ∈ D := D (0, 1) da

+∞ n+1 n
X (−1) z .
f0 (z) := = Log (1 + z) .
n=1
n

Detta γ := ∂ + D, i prolungamenti analitici di f0 lungo γ in un intorno di z=0


sono dati, al variare di n ∈ N0 , da z 7→ f0 (z) + 2πn.
Teorema 428 (di monodromia). Siano Ω un dominio, (f0 , D0 ) un elemento
analitico, z0 ∈ D0 ⊂ Ω. Si supponga inoltre che per ogni linea γ con supporto in
Ω esista un prolungamento analitico di f0 lungo γ . Date due linee γ, σ : [a, b] →
C con supporto in Ω ed estremi comuni γ (a) = σ (a) = z0 e γ (b) = σ (b) =: w0 ,
se γ è omotopa a σ in Ω, allora i prolungamenti analitici di f0 lungo γ e σ
coincidono in un intorno di w0 .
8.1 Denizioni e primi risultati 139

Dimostrazione. Sia Ψ : [a, b] × [0, 1] → C omotopia tra γ e σ , dunque Ψ (·, 0) =


γ (·), Ψ (·, 1) = σ , Ψ (a, t) = γ (a) e Ψ (b, t) = γ (b). L'idea è questa: se è
possibile prolungare (per denizione con un numero nito di dischi), si trova un
intorno tubolare attorno alla curva interamente contenuto nell'unione dei dischi.
Passando dalla curva di partenza ad una vicina quegli stessi cerchi andranno
bene. Per ogni t ∈ [0, 1] sia γt := Ψ (·, t). Per ogni t ∈ [0, 1] il prolungamento
analitico di f0 lungo γt termina con un certo elemento, che battezziamo fγt . Sia

A := {t ∈ [0, 1] | fγt (z) = fγ0 (z) in un intorno di w0 } .

Si vuole dimostrare che questo insieme è non vuoto, aperto e chiuso. Che non
sia vuoto è ovvio perché 0 ∈ A. Che A sia aperto e chiuso è sostanzialmente la
stessa dimostrazione.

• A è aperto ) Sia t0 ∈ A (senza perdere in generalità sia t0 > 0, in modo da


poter prendere prendere intorni tubolari interi e non semi-tubi). Sia

{(f0 , D0 ) , . . . , (fn0 , Dn0 )} = (∗)

un prolungamento analitico di f0 lungo γt0 . Sia inoltre

c
ε := εt0 := dist (supp (γt0 ) , (D1 ∪ . . . ∪ Dt0 ) ) > 0

cioè la distanza (di un compatto da un chiuso entrambi disgiunti), ovvero


la grandezza massima del salsicciotto attorno alla curva. Per la conti-
nuità dell'omotopia esiste un δ > 0 tale che per ogni t ∈ [0, 1], |t − t0 | < δ
si ha |Ψ (·, t) − Ψ (·, t0 )| < ε. Cioè se |t − t0 | < δ il prolungamento anali-
tico (∗) è prolungamento analitico di f0 anche lungo γt per ogni t ∈ [0, 1]
con |t − t0 | < δ , dunque in particolare anche l'elemento nale coincide e
pertanto tutto l'intorno (t0 − δ, t0 + δ) ⊂ A, pertanto A è aperto.

• A è chiuso ) Sia {tk }k∈N ⊂ A una successione convergente, e sia t∗ :=



limk→+∞ tk . Si vuole dimostrare che t ∈ A. Si ssi la curva γt∗ . Costruito
il prolungamento analitico lungo γ t∗

{(f0 , D0 ) , . . . , (fn∗ , Dn∗ )} = (∗) ,

si denisca

c
ε∗ := εt∗ := dist (supp (γt∗ ) , (D1 ∪ . . . ∪ Dn∗ ) ) .

Per la continuità di Ψ in t∗ esiste un δ ∗ > 0 tale che per ogni t ∈ [0, 1],
∗ ∗
|t − t | < δ si ha |Ψ (·, t) − Ψ (·, t∗ )| < ε∗ ; dunque γt ha supporto in un
ε∗ -intorno di γt∗ . È allora possibile uso gli stessi dischi e quindi i valori
nali coincidono . Allora t∗ ∈ A e abbiamo vinto.
8.2 La funzione Γ di Eulero 140

Osservazione 429. Il Teorema di monodromia fornisce una condizione suciente


anché i prolungamenti analitici siano funzioni di punto, indipendenti dalla
particolare scelta per prolungare. Come è chiaro, se l'insieme di partenza è
semplicemente connesso esiste un unico monodromo (i.e. funzione di punto)
prolungamento analitico.

Corollario 430. Siano Ω semplicemente connesso, D0 ⊂ Ω disco e (f0 , D0 )


elemento analitico. Se f0 può essere prolungato analiticamente lungo qualun-
que linea γ con supporto in Ω, allora è denita una unica funzione olomorfa
(monodroma!) in Ω che prolunga f0 .
Osservazione 431. Tutti i teoremi basati sull'omotopia si dimostrano mostrando
che ciò che vogliamo (in questo caso il prolungamento) è una funzione continua
dell'omotopia (stessa cosa per l'integrale nullo, l'integrale cambia di poco se la
curva cambia di poco).

Osservazione 432 . Siano Ω dominio, g olomorfa su Ω, D0 ⊂ Ω disco e z0 ∈ D0 .


Essendo D0 semplicemente connesso l'integrale di g da z0 ad un generico z ∈ D0
non dipende dalla curva, dunque con un abuso di notazione si può scrivere

f0 : D0 → C,
ˆ
z 7→ f0 (z) = g (w) dw.
z
g0z

Allora (f0 , D0 ) è un elemento analitico. Poiché Ω è connesso per archi, per ogni
z ∈ Ω esiste una linea γ : [a, b] → C tale che γ (a) ∈ D0 e γ (b) Ω \ D0 . Sia z ∈
Ω \ D0 . Per quanto appena detto esiste γ : [a, b] → C tale che γ (a) =: w0 ∈ D0
e γ (b) = z . È dunque possibile prolungare f0 in z ponendo
ˆ
F (z) := g (w) dw.
z]
0 w0 + w
g0 z|γ

Se g è una funzione intera allora F denisce una funzione monodroma, altrimenti


il prolungamento analitico dipende dalla curva.

Esempio 433. Si consideri una funzione con una singolarità semplicissima (un
polo), e.g.
1
z 7→ g (z) = .
z
Chiaramente g è olomorfa su Ω := C \ {a}, che non è semplicemente connesso.
Sviluppando g attorno a 1 e prolungando analiticamente g lungo ∂ + D (0, 1)
+
si otterrà un prolungamento che dipende dalla curva ∂ D (0, 1). Questo è un
modo semplice per creare funzioni polidrome.

8.2 La funzione Γ di Eulero


Denizione 434 (Γ). La funzione denita per ogni z ∈ C, con Re (z) > 0, da
ˆ +∞
Γ (z) := tz−1 e−t dt
0
8.2 La funzione Γ di Eulero 141

prende il nome di funzione Γ di Eulero (o integrale di Eulero ).


Osservazione 435 . Si noti che per ogni t ∈ [0, +∞) e per ogni z ∈ C, con
Re (z) > 0: z−1
t = tRe(z)−1 ,

dunque la denizione di integrale di Eulero è ben posta. La funzione integranda


è integrabile secondo Riemann in senso generalizzato.

Teorema 436. Γ è olomorfa in {Re (z) > 0}.


Dimostrazione. Per ogni z ∈ C, con{Re (z) > 0}, si ha
3

ˆ +∞
Γ (z + 1) = tz e−t dt
0
ˆ +∞
(IP P )
= − e−t tz |+∞
0 + e−t ztz−1 dt
| {z } 0
=0
= zΓ (z) .

Poiché l'integranda è continua su Re (z) > 1, passando al limite sotto il segno di


integrale si ottiene che Γ Re (z) > 1. Dalla relazione Γ (z + 1) =
è continua su
zΓ (z) si ottiene dunque la continuità di Γ su tutto {Re (z) > 0}. Per ogni curva
chiusa ammissibile c in Re (z) > 0, dal Teorema di Fubini segue che

ˆ ˆ +∞ ˆ 
Γ (z) dz = e−t tz−1 dz dt = 0,
c 0
| c {z }
=0

dove l'integrale sotto la graa è nullo per il teorena integrale nullo di Cauchy.
Per il teorema di Morera si ha dunque la tesi.

Osservazione 437 . Per quanto visto nella dimostrazione precedente, per ogni
n∈N si ha

Γ (n + 1) = nΓ (n)
= n!Γ (1) .

Osservando che Γ (1) = 1 si ottiene che Γ interpola il fattoriale.

Osservazione 438 . Per quanto visto nella dimostrazione precedente, per ogni
z ∈ C, con Re (z) > 0, si ha

1
Γ (z) = Γ (z + 1) .
z
Essendo la parte destra ben denita ed olomorfa su tutto {Re (z) > −1} \ {0}, è
possibile ottenere un prolungamento analitico di Γ sulla striscia {−1 ≤ Re (z) ≤ 0}\
3 Essendo Re (z) > 0, spostandosi in z + 1 l'integranda diventa continua.
8.2 La funzione Γ di Eulero 142

{0}, infatti il membro di destra coincide con Γ su {Re (z) > 0}. Non abbiamo
la più pallida idea di quale sia l'espressione analitica di Γ nella striscia aggiun-
ta! Tuttavia nessuno ci ferma più, infatti integrando per parti più volte, per
induzione si ottiene per ogni z ∈ Re (z) > 0 e per ogni n ∈ N, l'epressione

Γ (z + n) = (z + n − 1) (z + n − 2) . . . zΓ (z) .

Ma allora, per ogni n ∈ N0 e per ogni z ∈ {Re (z) > −n} \ {0, −1, . . . , −n + 1}
si ha
1
Γ (z) = Γ (z + n)
z (z + 1) . . . (z + n − 1)
ed è possibile estendere la denizione di Γ ad una funzione olomorfa no a
{Re (z) > −n} \ {0, −1, . . . , −n + 1}.
Teorema 439. La funzione Γ ha prolungamento analitico in Ω := C \ Z−
0
(meromorfo su C∗ ). Per ogni n ∈ N0 la funzione Γ ha un 1-polo in z = −n con
residuo n
(−1)
Res (Γ, −n) = .
n!
Dimostrazione. Tutto dimostrato a meno di

→1
1 z }| {
lim (z + n) Γ (z) = lim (z + n) Γ (z + n + 1) .
z→−n z→−n z (z + 1) . . . (z + n − 1) (z + n)
|{z} | {z } | {z }
→−n →−n+1 →−1

Proposizione 440. La funzione Γ di Eulero soddisfa le seguenti proprietà:


1. per ogni z ∈ Ω, Γ (z + 1) = zΓ (z);
2. per ogni n ∈ N, Γ (n + 1) = n!;

3. Γ 12 = π (comodo perché la misura delle bolle in Rn coinvolge la Γ nei


mezzi interi)
Dimostrazione. Tutto dimostrato tranne l'ultimo punto.
  ˆ +∞
1
Γ = t−1/2 e−t dt
2 0
 √ 
t = x,
=  dt 
√ = dx
2 t
ˆ +∞
2
= 2 e−x dx
0
= (conti, passando in polari).
8.3 Costante di Eulero-Mascheroni 143

8.3 Costante di Eulero-Mascheroni


Denizione 441. Si dice costante di Eulero-Mascheroni il numero reale positivo
γ denito da
+∞  −1
γ
Y 1
e = 1+ e1/n
n=1 |
n
{z }
=:1+αn

Osservazione 442 . La denizione è ben posta. Si noti infatti che essendo l'e-
sponenziale reale una funzione convessa, certamente per ogni n ∈ N0 si ha
e1/n ≥ 1/n, dunque se il prodotto nella denizione di γ converge, converge a
1
qualcosa di ≥ 1. Si verica che per n → +∞, αn ∼ 2n2 , dunque il prodotto
innito converge. Numericamente γ ≈ 0.577.
Osservazione 443 . Non si sa se γ sia un numero algebrico o trascendente.

Proposizione 444. Si ha
n
!
X 1
γ = lim − log (n) .
n→+∞ k
k=1

Dimostrazione. Passando al log, si ha

n    
X 1 1
γ = lim − log 1 + +
n→+∞ k k
k=1
" n #
X1
= lim − log (n + 1)
n→+∞ k
k=1
" n #
X1
= lim − log (n)
n→+∞ k
k=1

dove l'ultima uguaglianza vale perché, per n → +∞, la dierenza tra log (n + 1)
e log (n) è o (1), e i due limiti divergono .
4

Teorema 445. Per ogni z ∈ Ω : C \ Z−


0 , si ha

+∞
e−γz Y  z −1 z/n
Γ (z) = 1+ e .
z n=1 n

Dimostrazione (Da riguardare) (Idea). Prendo

+∞
Y  z  −z/n
H (z) = 1+ e .
n=1
n
4 Se i due limiti non divergessero l'uguaglianza non sarebbe aatto vera!
8.3 Costante di Eulero-Mascheroni 144

Per la teoria questo è il prodotto canonico di Weierstrass che si annulla con degli
1-zeri negli interi negativi (il più semplice perché la lunghezza dei polinomi in
e · è sempre = 1). Il membro di destra nella tesi è soltanto

e−γz
zH (z)
che è certamente una funzione olomorfa in Ω e avente 1-poli negli interi negativi.
Per dimostrare che sono uguali si fanno 3 cose.

1. (RHS) = lim gn (z) uniformemente sui compatti di Ω (per qualche succes-


sione gn ). Ci crediamo perché è un prodotto di Weierstrass.

(RHS)

+∞
e−γz Y z −1 z/k
(RHS) = lim 1+ e
z n→+∞ k
k=1
−γz
e n!
e(z+ 2 +...+ n )
z z
= lim
z n→+∞ (z + 1) . . . (z + n)
n!
e(z+ 2 +...+ n )
z z
= e−γz lim
n→+∞ z (z + 1) . . . (z + n)
Pn 1 
da cui, partendo da γ = limn→+∞ k=1 k − log (n) , moltiplicando per
z e passando all'esponenziale

e−γz = lim nz e−z(1+ 2 +...+ n ) ,


1 1

n→+∞

da cui
n!nz
(RHS) = lim .
n z (z + 1) . . . (z + n)
| {z }
gn (z)

Si verica che la convergenza è uniforme sui compatti di Ω.


2. Γ (z) = lim fn (z) uniformemente sui compatti di Re (z) > 0.

In Re (z) > 0 si ha
ˆ +∞
Γ (z) = tz−1 e−t dt.
0
Si dimostra che per t ∈ [0, n]
n
1 t2

−t t
0≤e − 1− ≤ .
n 2 n2
Per farlo si valutano in 0, poi si vede che la derivata del mebro centrale è
≤ di quella del membro di destra. Considerando
ˆ n  n
t
fn := tz−1 1 − dt,
0 n
8.3 Costante di Eulero-Mascheroni 145

questo integrali per DOM convergono a Γ (z) (uniformemente sui compatti


di Re (z) > 1).
3. fn (x) = gn (x) per ogni x > 1.

Sia x ∈ R, x > 1. Si ha fn continue, quindi posso integrare per parti,

ˆ n  n
x−1 t
fn = t 1− dt
0 n
 n ˆ  n−1
(IP P ) 1 x t 1 n t
= t 1− |n0 + tx 1− dt
x n x n n
| {z }
la parte di bordo=0
= (non riscrivo la parte di bordo)
ˆ n  n−2
(IP P ) 1 n (n − 1) t
= tx+1 1 − dt
x (x + 1) 0 n2 n
= (induttivamente, dopo n passi)
´n
n! 0 tx+n−1 dt
=
nn x (x + 1) . . . (x + n − 1)
n!nx+n
= n
n x (x + 1) . . . (x + n)
n!nx
=
x (x + 1) . . . (x + n)
= gn

Corollario 446. Per ogni z ∈ Ω := C \ Z−


0 , si ha

π
Γ (z) Γ (1 − z) = .
sin (πz)

Dimostrazione. Si ricordo la fattorizzazione di z 7→ sin (πz). Per ogni z∈


/ N0 si
ha

+∞
eγz Y  z −1 −z/n
Γ (−z) = 1− e ,
−z n=1 n

da cui

+∞  −1
1 Y z2
Γ (z) Γ (−z) = − 2 1− 2
z n=1 n
1 π
= − ,
z sin (πz)
8.4 La funzione ζ di Riemann 146

da cui

Γ (z) Γ (1 − z) = −zΓ (−z) Γ (z)


π
.
sin (πz)

Teorema 447 (Formula di Stirling) . Per ogni δ > 0, nel settore


Aδ := {z ∈ C | Arg (z) ∈ [−π + δ, π − δ] } ,

se |z| → +∞ in A, allora
1 √
Γ (z) =∼ z z− 2 e−z 2π.

Dimostrazione (Idea). Si dimostra che, per ogni δ > 0, se z ∈ Aδ , allora


  ˆ +∞
1 1 p1 (t)
Log (Γ) = z− Log (z) − z + log (2π) − dt,
2 2 0 z+t

dove p1 è la funzione dente di sega, denita su R da t 7→ p1 (t) := t − [t] − 21 .


Osservazione 448. La formula di Stirling nota dai corsi di analisi di base è un
caso particolare della formula di Stirling per la Γ. La stima per n → +∞

n! ∼ nn e−n 2πn

è infatti ottenibile dalla formula di Stirling per la Γ semplicemente valutando


negli interi ed utilizzando la solita proprietà ricorsiva.

8.4 La funzione ζ di Riemann


Denizione 449 (Funzione ζ di Riemann). Si dice funzione ζ di Riemann la
funzione denita per ogni z ∈ C, con Re (z) > 1, da
+∞
X 1
ζ (z) := .
n=1
nz

Osservazione 450 . Dato che la serie di funzioni converge uniformemente sui


compatti contenuti in {Re (z) > 1},

ζ ∈ H ({Re (z) > 1} , C) .

Teorema 451. Per ogni z ∈ C, con Re (z) > 1, sfruttando la cosiddetta Tra-
sformata di Mellin è possibile legare le funzioni ζ di Riemann e Γ di Eulero
tramite l'identità
ˆ +∞ −1 z−1
ζ (z) Γ (z) = et − 1 t dt.
0
8.4 La funzione ζ di Riemann 147

Teorema 452. La funzione ζ di Riemann ammette un prolungamento analitico5


su C \ {1}, con 1-polo z = 1.
Osservazione 453. Tutti gli interi negativi sono zeri di ζ (facile da dimostra-
re) detti zeri banali. Si dimostra che tutti gli altri zeri vivono nella striscia
{Re (z) ∈ [0, 1]}.
Congettura di Riemann). Tutti gli zeri non banali di ζ giacciono
 454 (Ipotesi
sulla retta Re (z) = 1
2 .
Osservazione 455. Nei corsi che non sono di analisi complessa, la ζ si denisce
come
+∞
Y 1
z 7→ ζ (z) = 1 ,
n=1
1 − pz
n

dove {pn }n∈N è la successione dei numeri primi ordinati in ordine crescente. Da
questa rappresentazione si deduce

+∞
X 1 Y 1
= ,
n=1
n p primi 1 − p1

che è una dimostrazione (overcomplicated) che i primi sono inniti.

5 Come visto per la funzione Γ di Eulero, si procede striscia per striscia.


Indice analitico
Argomento, 5 Genere, 132

C, 4 H(A, C), 10
C (Ω, C), 99
Cauchy-Riemann, 12, 13, 15, 16 Identità di Eulero, 6

Connessione, 8 Indice di avvolgimento, 43

Connessione lungo una linea, 136 Integrale di tipo Cauchy, 54

Connessione per archi, 8 Integrale nullo di Cauchy (omotopia),

Costante di Eulero-Mascheroni, 143 59

Curva ammissibile, 34 Integrale su curve complesse, 34


Ipotesi di Riemann, 147
Derivabilità, 10
Derivabilità all'∞, 10 Lemma si Schwarz, 95

Derivate di Wirtinger, 15 Linea, 136

Disuguaglianza di Cauchy, 49 Liouville, 49

D (z0 , r), 9 Locale (equi)limitatezza, 100

Dominio, 9
Modulo, 5
Elemento analitico, 134
Elemento analitico dedotto, 135 Normale, 100

Esponente di convergenza, 130


O (Ω), 57
Esponenziale, 5
Omotopia, 58

Fattore elementare di Weierstrass, 118 Ordine di funzioni intere, 130

Fattorizzazione del seno, 129 Ordine di uno zero, 52

Forma algebrica, 5
Parametrizzazione di una curva ammis-
Forma esponenziale, 6
sibile, 34
Forma polare, 5
Parte singolare, 123
Formula di Cauchy nel disco, 43
Polinomio di interpolazione di Lagran-
Formula di Cauchy per le derivate, 47
ge, 121
Formula di De Moivre, 6
Principio di identità, 52
Formula di Jensen, 125
Prodotto innito, 108
Formula di Stirling, 146
Prolungamento analitico, 136, 138
Funzione intera, 10
Prolungamento analitico diretto, 135
Funzione olomorfa, 10

Serie di potenze, 6
Γ di Eulero, 140
Sviluppo di Taylor locale, 45
Γ di Eulero, 142
INDICE ANALITICO 149

Teorema della mappa di Riemann, 102


Teorema di Abel, 8
Teorema di Cauchy sul disco, 39
Teorema di Cauchy-Goursat, 37
Teorema di fattorizzazione di Hadamard,
133
Teorema di fattorizzazione di Weier-
strass, 120
Teorema di interpolazione di funzioni
intere, 121
Teorema di Liouville, 49
Teorema di massimo modulo, 53
Teorema di Mittag-Leer, 124
Teorema di monodromia, 138
Teorema di Montel, 101
Teorema di Morera, 47
Teorema di Weiestrass, 56
Teorema fondamentale dell'algebra, 51
Trasformazioni di Möbius, 97

Unità immaginaria, 4

ζ di Riemann, 146