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ANALISI 2 - Teoremi e dimostrazioni vari

Sommario

1. Serie numeriche

2

Definizione

2

Proposizione 1.1

2

Serie a termini non negativi

2

Serie geometrica

2

Serie armonica

3

Serie armonica generalizzata

3

Serie di Mengoli

3

Serie telescopica

3

Criterio del confronto

3

Criterio del confronto asintotico

4

Criterio della radice

4

Criterio del rapporto

5

Criterio di condensazione

5

Serie a termini di segno variabile

5

Criterio di Leibniz

6

2. Calcolo integrale per funzioni di una variabile

7

Funzioni integrabili, integrali generalizzati

7

Integrazione di funzioni non limitate

7

Criteri di integrabilità al finito

7

Integrazione su intervalli illimitati

8

Criteri di integrabilità all’infinito

8

3. Equazioni differenziali

10

Modelli differenziali

10

Equazioni del primo ordine

10

Generalità

10

Equazioni a variabili separabili

10

Equazioni lineari del primo ordine

11

Equazioni lineari del secondo ordine

13

Spazi di funzioni

13

Equazioni lineari del second’ordine. Problema di Cauchy

13

La struttura dell’integrale generale

14

Equazioni omogenee a coefficienti costanti

15

Equazioni non omogenee

17

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1.

Serie numeriche

Definizione Data una successione di numeri reali , chiamiamo serie dei termini la scrittura formale

che si legge “serie (ma anche “somma”) per da 0 a di ”. Per dare significato a questo simbolo, che intuitivamente rappresenta l’operazione di somma degli infiniti addendi , costruiamo anzitutto un’altra successione, , i cui termini sono così definiti:

da cui

=

= + +

= + +

=

+

… +

=

per = 0,1,2, …

Diremo che la serie è convergente, divergente, irregolare, se la successione delle sue somme parziale è convergente, divergente o irregolare, rispettivamente. In particolare, se è convergente, , diremo che è la somma della serie, e scriveremo:

In questo caso dunque vale la relazione:

=

Proposizione 1.1 Condizione necessaria affinché una serie

=

lim

=

lim

converga è che il termine generale tenda a zero.

Serie a termini non negativi

Una serie a termini non negativi o è convergente o è divergente a +∞. Essa converge se e solo se la successione delle somme parziali n-esime è limitata.

Serie geometrica Sia = , ∈ ℝ. Se ≠ 1 abbiamo

= 1 + + +

… + = 1 1

.

Se invece = 1 abbiamo = + 1. Prendendo il limite, per → +∞, otteniamo:

lim =

1 +∞

non esiste

1

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| | < 1

≥ 1 ≤ −1

e pertanto la serie

è convergente con somma

divergente a + ∞ irregolare

| | < 1

≥ 1 ≤ −1

Serie armonica

È la serie

1

= 1 +

1

2 +

1

3 +

1

… + +

Per dimostrarne la divergenza è sufficiente considerarla come somma di blocchi di valore

1 +

1

2

+

1

3 +

1

4 +

1

5 + 6 + 7 +

1

1

1

8 +

… → +∞

:

Serie armonica generalizzata La serie

con ≤ 1 è divergente. Infatti per = 1 diventa una serie armonica; per < 1 la serie data è maggiorante della serie armonica, perciò diverge.

1

Serie di Mengoli

È la serie

1

+ 1

Osservando che

1

3

Dunque → 1, ossia la serie converge e ha somma 1.

+ 1

=

=

, si riesce a dare un’espressione semplice alla successione :

1

= 1 −

1 2 +

1

4 +

… +

1

+ 1 = 1 −

1

1

+ 1

Serie telescopica

La serie di Mengoli è il più semplice esempio di serie telescopica, che significa quanto segue. Il termine

generale ha la forma (dove è un’altra alle cancellazioni, si ha

opportuna successione) e di conseguenza, grazie

=

Se il termine → 0, la serie è convergente e ha somma .

Criterio del confronto Siano e due serie a termini non negativi e tali che definitivamente

Allora valgono le seguenti implicazioni

i) convergente ⇒ ∑ convergente;

ii)

divergente ⇒ ∑ divergente;

La serie viene detta maggiorante, la minorante. Dim. Sia:

=

=

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Poiché 0 ≤ per ogni , sommando membro a membro le disuguaglianze per da 1 a , si ottiene

0 ≤ . Sappiamo già che una serie a termini positivi è regolare, ossia o converge o diverge (non può oscillare). Dunque le affermazioni i) e ii) sono logicamente equivalenti, perciò basta dimostrare la seconda, che è immediata perché:

dire che

D’altro canto è , perciò, per il criterio del confronto per le successioni, anche → +∞, ossia

diverge significa, per definizione di serie divergente, che → +∞.

diverge.

Criterio del confronto asintotico

Siano e due infiniti. Consideriamo il limite del rapporto . Il caso → 1 è particolarmente

importante: si usa dire, in tal caso, che le due successioni e sono asintotiche e, per indicare questa circostanza, si scrive

~

Il simbolo di asintotico è molto utile nel calcolo dei limiti per le seguenti proprietà:

Se ~ , le due successioni hanno lo stesso comportamento: convergono allo stesso limite, o divergono entrambe a ±∞, o entrambe non hanno limite.

Si possono scrivere catene di relazioni asintotiche, cioè:

se ~ ~ … ~ , allora ~

Un tipico modo per mostrare che ~ consiste nello scrivere = con → 1:

2 + 3 + 1 = 2 1 +

3

+

2 ~2

1

perché 1 +

→ 1.

+

Dim. Dire che ~ per → ∞ significa che → 1 per → ∞; questo implica che per ogni > 0 sia

definitivamente 1 − <

< 1 + , ad esempio (scegliendo =

) che sia

1

<

3

2

2

<

ossia (poiché per ipotesi > 0)

< <

definitivamente

Per il teorema del confronto, la prima delle due disuguaglianze implica che se converge, anche

converge, mentre la seconda implica che se diverge, anche diverge. Questo significa appunto che

le serie hanno lo stesso carattere.

Criterio della radice Sia una serie a termini non negativi. Se esiste il limite

lim

=

e se > 1 la serie diverge, se < 1 la serie converge; se = 1 nulla si può concludere e il termine generale della serie tende a +∞. Dim. Supponiamo prima che sia:

Poiché

lim

= < 1

, allora fissato comunque un > 0, definitivamente

perciò è anche < 1 − per un > 0 opportuno. Per questo si ha dunque che, definitivamente

e quindi

+ 2 < 1 − + 2 = 1 −

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2

+ . D’altro canto > 1,

< 1 −

Per confronto con la serie geometrica convergente Se ora, invece, è

.

1 −

lim

= > 1

con un ragionamento simile si deduce che

> 1 −

2

, la serie di partenza converge.

definitivamente, per un certo > 0. Dunque → +∞, e la serie diverge.

Criterio del rapporto Sia una serie a termini positivi. Se esiste il limite

lim

=

e se > 1 la serie diverge, se < 1 la serie converge; se = 1 nulla si può concludere e il termine generale della serie tende a +∞. Dim. Supponiamo che sia:

lim

= < 1

Si ha che:

< 1 −

2

definitivamente, per qualche > 0. Ciò implica, ragionando iterativamente, che:

< 1 −

2

< 1 −

2

1 −

2

<

Per confronto con la serie geometrica convergente

Se ora, invece, è

1 −

… < 1 −

2

, la serie di partenza converge.

lim

= > 1

con un ragionamento simile si deduce che

> 1 −

2

definitivamente, per un certo > 0. Dunque → +∞, e la serie diverge.

Criterio di condensazione Una serie converge se e solo se converge

= 2

Serie a termini di segno variabile

I criteri visti in precedenza per le serie a termini positivi possono applicarsi anche a serie con termini qualsiasi, grazie alla seguente affermazione. Se la serie ∑| | è convergente, allora anche la serie è convergente. L’asserto non è invertibile, cioè può accadere che la serie sia convergente, ma non la serie ∑| |. Conviene allora indicare con un nome apposito la circostanza che sia l’una che l’altra serie siano convergenti. Una serie si dirà assolutamente convergente se converge la serie ∑| |.

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Dunque la convergenza assoluta implica la convergenza (ordinaria), detta anche convergenza semplice; il viceversa non è vero.

Criterio di Leibniz

Consideriamo serie che si presentano sotto la forma

Se

−1

i) La successione

è decrescente.

ii) lim = 0

con > 0

∈ ℕ

allora la serie è convergente. Inoltre, le somme parziali di indice pari approssimano la somma per eccesso, quelle di indice dispari per difetto; il resto della serie è maggiorato, in valore assoluto, dal primo termine

trascurato.

Dim. Si noti che la successione delle somme parziali di una serie a segni alterni ha la forma:

= =

= − +

= − + +

+

… + −1

dove gli sono tutti ≥ 0. Se allora la successione tende a zero monotonamente, l’andamento di e di è del tipo descritto dalla figura seguente, che sostanzialmente contiene la dimostrazione del criterio di

Leibniz:

-0.5

-0.6

-0.7

-0.8

-0.9

-1

del criterio di Leibniz: -0.5 -0.6 -0.7 -0.8 -0.9 -1 a n -1 -0.5 0 0.5
a n
a
n
del criterio di Leibniz: -0.5 -0.6 -0.7 -0.8 -0.9 -1 a n -1 -0.5 0 0.5

-1

-0.5

0

0.5

-0.5

-0.6

-0.7

-0.8

-0.9

-1

s n 0 5 10 15 20 25 30
s n
0
5
10
15
20
25
30

Tutti i criteri sopra presentati per le serie a termini positivi o di segno alterno possono essere applicati anche se i termini sono definitivamente di segno positivo o alterno; infatti il carattere di una serie (cioè il fatto di essere convergente, divergente o irregolare) non cambia se si altera, si aggiunge o si sopprime un numero finito di termini.

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2.

Calcolo integrale per funzioni di una variabile

Funzioni integrabili, integrali generalizzati

Integrazione di funzioni non limitate Consideriamo il caso in cui : , → ℝ è continua e lim = +∞

(del tutto analogo è il caso: lim = −∞).

Per definire l’integrale di in , , l’idea è molto semplice: si integra tra e > 0 e poi si passa al

limite per → 0 . In simboli,

si pone

d

=

lim

d

Se il limite esiste finito allora si dice integrabile in , oppure che l’integrale Se il limite è +∞ oppure −∞, l’integrale si dirà divergente. Se il limite non esiste allora l’integrale non esiste. Analoghe definizioni si hanno se : , → ℝ, con continua e lim = ±∞

Si pone:

d è convergente.

d

= lim

d

Esempio. Calcolo dell’integrale

Caso > 1. Si ha:

d

> 0

 

d

 
 

= − log = − log + log

 

Dunque

 

d

=

lim − log + log = +∞

 
 

Quindi l’integrale è divergente. Caso ≠ 1. Si ha:

 
 

d

 

=

1

=

1

1

+

 

 

1

Dunque

 

d

= lim

+∞

1 + =

1

se > 1

se < 1

1 −

Riassumendo abbiamo:

d

è

divergente a + ∞

convergente = 1

se

se

≥ 1

< 1

Un risultato perfettamente analogo vale per l’integrale

d

Criteri di integrabilità al finito Siano , : , → ℝ, continue, con

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lim = lim = +∞

I seguente criteri permettono di decidere se un integrale è convergente o divergente, senza calcolarlo:

Confronto. Se 0 ≤ in , , allora integrabile ⟹ integrabile non integrabile ⟹ non integrabile Infatti, per la proprietà di monotonia dell’integrale, si ha:

0 ≤

e, passando al limite per → 0 , si prova la tesi.

Confronto asintotico. Se > 0, > 0 e ~ per allora integrabile ⟺ integrabile Analoghi criteri valgono se , → +∞ per , o se , → −∞. In quest’ultimo caso, le disuguaglianze del criterio del confronto devono valere tra i moduli di e .

Integrazione su intervalli illimitati

Sia : , → ℝ, continua. Poniamo

=

lim

Se il limite esiste finito, allora si dice integrabile in , +∞ oppure che l’integrale convergente. Se il limite è +∞ oppure −∞, l’integrale si dirà divergente. Se infine il limite non esiste allora l’integrale non esiste. Analogamente se : −∞, → ℝ è continua, si pone

=

lim

ed infine, se : −∞, +∞ → ℝ è continua, si pone

dove è un punto qualunque. Esempio. Calcolo dell’integrale

Caso = 1. Si ha:

=

+

1

1

> 0

= log = log

è

Poiché per , log → +∞, l’integrale è divergente. Caso ≠ 1. Si ha:

Dunque

1

1

=

è

1

=

1

1

1 − 1

divergente a + ∞

convergente =

1

1

se

se

≥ 1

< 1

Criteri di integrabilità all’infinito Siano , : , +∞ → ℝ, continue. Per decidere se un integrale è convergente o meno, valgono criteri analoghi a quelli per l’integrale di funzioni illimitate.

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Confronto. Se 0 ≤ in , +∞ , allora integrabile ⟹ integrabile non integrabile ⟹ non integrabile Infatti, per la proprietà di monotonia dell’integrale, si ha:

0 ≤

e, passando al limite per → 0 , si prova la tesi.

Confronto asintotico. Se > 0, > 0 e ~ per → +∞ allora integrabile ⟺ integrabile

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3.

Equazioni differenziali

Modelli differenziali

Si dice equazione differenziale di ordine n un’equazione del tipo:

, , , , … , = 0 dove è la funzione incognita, e è una funzione assegnata delle + 2 variabili , , , , … , , a valori reali. L’ordine dell’equazione è l’ordine massimo di derivazione che vi compare. Si dirà soluzione, o (curva) integrale, della , , , , … , = 0, nell’intervallo ⊂ ℝ, una funzione , definita almeno in e a valori reali, per cui risulti

, , , , … , = 0

Infine si dirà integrale generale della , , , , … , = 0, una formula che assegni, eventualmente al variare di uno o più parametri in essa contenuti, tutte le soluzioni dell’equazione.

Equazioni del primo ordine

Generalità Consideriamo ora equazioni del tipo:

, , = 0 Ad esempio, la ricerca delle primitive di una funzione continua su equivale a risolvere l’equazione differenziale del primo ordine

che ha infinite soluzioni del tipo:

=

= +

∈ ℝ

L’insieme delle soluzioni di un’equazione differenziale del primo ordine è costituito da una famiglia di funzioni, dipendente da un parametro : ; ; tale famiglia prende il nome di integrale generale dell’equazione. La condizione supplementare

= permette, in generale, di selezionare una soluzione particolare. Il problema di risolvere le , prende il nome di problema di Cauchy. Quando l’equazione , , = 0 si presenta nella forma = , si dice che è in forma normale. Per equazioni di questo tipo si può assicurare, sotto larghe ipotesi, che il problema di Cauchy ammette un’unica soluzione, almeno localmente, cioè per in un intorno del punto in cui è assegnata la condizione iniziale.

Equazioni a variabili separabili Sono equazioni del tipo

= con continua in ⊂ ℝ e continua in ⊂ ℝ. Osserviamo anzitutto che se il numero è una soluzione dell’equazione = 0, la funzione costante = è una soluzione dell’equazione differenziale. Infatti in tal caso il secondo membro si annulla perché la derivata della funzione costante è zero. Supponendo invece ≠ 0, la = si può riscrivere nella forma

= .

Un’ipotetica soluzione soddisfa dunque l’identità

= .

Prendendo gli integrali definiti di ambo i membri si ottiene:

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= + .

Ora nell’integrale a primo membro si può fare il cambio di variabile = ; = ottenendo

= +

con costante arbitraria. L’equazione appena scritta assegna l’integrale generale dell’equazione differenziale. Ciò significa che se è una primitiva di e è una primitiva di , l’integrale generale dell’equazione data è

assegnato implicitamente dall’equazione

= +

con costante arbitraria. Infine, se si riesce a ricavare esplicitamente dall’ultima equazione (cioè se si sa scrivere la funzione

inversa di , ) si

ottiene:

= +

cioè un’espressione del tipo

= , (in cui la costante arbitraria può comparire in qualsiasi forma, anche non additiva). In pratica, data un’equazione a variabili separabili, non è detto che si sappiano determinare esplicitamente le primitive , , e anche in caso positivo non è detto che si sappia esprimere nella forma = , . Ciò sarà possibile in casi particolarmente semplici.

Si consideri il problema di Cauchy:

= = Se la funzione è continua in un intorno di e la funzione è derivabile con continuità in un intorno di , allora il problema di Cauchy ha una e una sola soluzione, definita almeno in un intorno di .

Equazioni lineari del primo ordine Sono equazioni che si possono scrivere nella forma (detta completa) + =

con e continue sull’intervallo ⊆ ℝ. Se = 0 l’equazione si dice omogenea

+ = 0 Teorema. L’integrale generale dell’equazione completa si ottiene aggiungendo all’integrale generale della omogenea una soluzione particolare della completa. Dim. Sia infatti una qualunque soluzione della completa e una soluzione particolare, cioè:

+ +

= =

Sottraendo membro a membro si ha

+ = 0 Perciò la funzione = è soluzione della + = 0. Viceversa, sia una qualunque soluzione della + = 0 e una soluzione particolare della completa; per somma si ottiene che la funzione = + è soluzione della completa. Abbiamo così dimostrato che la generica soluzione dell’equazione completa si ottiene sommando alla soluzione generica del’equazione omogenea, una soluzione particolare (fissata una volta per tutte) dell’equazione completa.

Soluzione dell’omogenea. Sia una primitiva di (cioè = ); moltiplichiamo ambo i membri della + = 0 per ; abbiamo + = 0

che si può anche scrivere

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e cioè

= 0

=

da cui, essendo = ,

=

Ricerca di una soluzione particolare. Spesso una soluzione particolare si riesce a scoprire facilmente; altrimenti il seguente metodo, detto di variazione della costante, consente comunque di trovarne una. Questa viene cercata della forma seguente:

= dove la funzione (non più costante) deve essere trovata in modo che sia soluzione della completa. Sostituendo l’espressione di nella completa si trova:

+ =

cioè

Perciò

=

=

L’integrale generale della completa sarà quindi dato dalla formula

= +

dove = . Non c’è bisogno di aggiungere ad la costante arbitraria di integrazione, che figura già

nell’addendo

.

Soluzione del problema di Cauchy. La costante sarà determinata da una condizione iniziale =

Scegliendo la primitiva tale che = 0 (cioè =

soddisfacente la = sarà:

), l’integrale della completa

= +

Esempio. Si voglia risolvere il problema di Cauchy

+ 2

−1 = 2

1

=

L’equazione è del tipo

in −∞, 0 0, +∞ ; essendo il punto iniziale = −1, consideriamo l’intervallo = −∞, 0 . La primitiva tale che −1 = 0 è

+ = con = e =

; il coefficiente è continuo

=

2

= 2 log| |

abbiamo

=

+

= 2 log

= +

Applicando la

= 2 +

+ 1 =

+

per < 0

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Equazioni lineari del secondo ordine

Vogliamo ora occuparci di equazioni differenziali di ordine superiore al primo. Concentreremo la nostra attenzione su una classe particolare di equazioni, quelle lineari del second’ordine.

Spazi di funzioni

Sia un intervallo, e consideriamo l’insieme di tutte le funzioni definite in , a valori reali. Risultano definite le operazioni naturali di somma di due funzioni e prodotto per uno scalare:

+ = + = Con queste operazioni, risulta essere uno spazio vettoriale. La verifica di questo fatto è immediata. Spesso è più interessante considerare, anziché l’insieme di tutte le funzioni possibili, l’insieme delle funzioni con qualche proprietà di regolarità. Vediamo alcuni esempi notevoli.

Si indica con (o anche ) l’insieme di tutte le funzioni continue in . Ovviamente ⊂ ℱ . Di più,

è un sottospazio di , in quanto sappiamo che la combinazione lineare di funzioni continue è una funzione continua.

Si indica con l’insieme di tutte le funzioni derivabili in , con derivata continua in . Notiamo che

(se una funzione è derivabile allora è anche continua); di più, è un sottospazio di :

se , , ogni

+ = + è continua

Il motivo per cui è naturale considerare lo spazio è il seguente: se , allora . Possiamo allora considerare l’operatore di derivazione come trasformazione dello spazio vettoriale in :

Di più, per la linearità della derivata possiamo dire che l’operatore di derivazione è una trasformazione

lineare tra gli spazi vettoriali e - Generalizzando queste considerazioni, definiamo lo spazio delle funzioni dotate di derivata n-esima

(e quindi di tutte le derivate di ordine inferiore), con derivata n-esima continua. Vale, ovviamente, la catena

di inclusioni:

loro combinazione lineare + è derivabile; inoltre

(perché combinazione lineare di funzioni continue).

Notare che ciascuna delle inclusioni è stretta: esistono funzioni continue non derivabili, funzioni derivabili

una volta, con derivata prima continua, ma non derivabili due volte, e così via.

Equazioni lineari del second’ordine. Problema di Cauchy

Un’equazione differenziale del second’ordine si dice lineare se è del tipo

=

+ +

dove i coefficienti e il termine noto sono funzioni definite in un certo intervallo , e ivi continue. Se il

termine noto è identicamente nullo, l’equazione si dice omogenea; altrimenti si dice completa. Se le funzioni sono costanti, l’equazione si dirà a coefficienti costanti (notare che il termine noto può invece dipendere da ), in caso contrario si dirà a coefficienti variabili. Il motivo per cui l’equazione è detta lineare è il seguente. Se indichiamo con il primo membro dell’equazione, notiamo che l’operatore

risulta proprio un operatore lineare tra questi spazi di funzioni.

La

linearità di è un fatto ricco di conseguenze. Cominciamo ora a fare alcune considerazioni sul problema

di

Cauchy per queste equazioni.

Nelle applicazioni, l’equazione descrive l’evoluzione di un sistema fisico, il cui stato è individuato dalla funzione ; il termine noto rappresenta le forze esterne che agiscono sul sistema, i coefficienti descrivono generalmente proprietà fisiche del sistema stesso.

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Se il coefficiente non si annulla mai, dividendo per questo si può riscrivere l’equazione in forma normale:

+ + = Vale il seguente risultato generale sul problema di Cauchy per le equazioni lineari del second’ordine in forma normale:

Teorema. Se , , sono funzioni continue sull’intervallo , , , , e , ∈ ℝ, il problema di Cauchy

=

=

+ + =

ha una e una sola soluzione , . Come al solito, tale soluzione sarà individuata imponendo le condizioni iniziali nell’espressione che assegna l’integrale generale dell’equazione in forma normale. Il problema è quindi capire come si scrive tale integrale generale.

La struttura dell’integrale generale Abbiamo visto che un’equazione differenziale lineare del second’ordine si può scrivere nella forma = dove è un operatore lineare tra i due spazi di funzioni. L’equazione = 0 si dice

equazione omogenea associata all’equazione completa = . La linearità di permette di determinare facilmente la struttura dell’integrale generale dell’equazione:

Teorema (struttura dell’integrale generale dell’equazione lineare completa).

a. L’insieme delle soluzioni dell’equazione omogenea = 0 in un dato intervallo è uno spazio vettoriale (sottospazio di ).

b. L’integrale generale dell’equazione completa si ottiene sommando l’integrale generale dell’equazione omogenea e una soluzione particolare dell’equazione completa.

Dim.

a. Siano , soluzioni dell’equazione omogenea in , e siano Allora:

, costanti.

+ = + = 0 (il primo passaggio segue dalla linearità di , il secondo dal fatto che per ipotesi = 0 e = 0). Perciò anche + risolve l’equazione omogenea, dunque l’insieme delle soluzioni dell’equazione omogenea è un sottospazio di , in particolare è uno spazio vettoriale.

b. Siano una soluzione particolare dell’equazione completa e una generica soluzione dell’equazione omogenea, ossia: = , = 0. Allora per linearità + = + = + 0 = ossia + è soluzione dell’equazione completa. Viceversa, se è ora una qualsiasi soluzione dell’equazione completa = per linearità si ha:

= = ossia è soluzione dell’omogenea, ossia = per dell’omogenea. Dunque:

= + ossia: la generica soluzione dell’equazione completa si può scrivere come somma di una particolare soluzione dell’equazione completa (fissata una volta per tutte) e di una soluzione dell’equazione omogenea. Questo prova b.

= 0 una certa soluzione

Nel seguito del discorso supporremo che l’equazione lineare del second’ordine sia scritta in forma normale. L’equazione omogenea associata è allora:

+ + = 0. Un’ulteriore importante proprietà, che riguarda l’equazione omogenea, è espressa dal seguente:

Teorema. Lo spazio vettoriale delle soluzioni di un’equazione differenziale lineare omogenea del second’ordine ha dimensione 2.

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Esplicitamente, questo significa che esistono 2 soluzioni dell’equazione omogenea in un intervallo , chiamiamole , , tali che:

1. Queste funzioni sono linearmente indipendente, ossia non sono una multipla dell’altra;

2. Ogni altra soluzione dell’equazione omogenea è combinazione lineare di , , il che significa che l’integrale dell’equazione omogenea è assegnato dalla formula

+ al variare in ogni modo dei coefficienti , .

Dim. La dimostrazione si basa totalmente sul teorema di esistenza e unicità della soluzione del problema di Cauchy per l’equazione in forma normale. Siano , , rispettivamente, le soluzioni dei problemi di Cauchy nell’intervallo , con fissato:

Proviamo che:

=

0

= 1 = 0

=

0

= 0

= 1

1)

2)

Le funzioni , , soluzioni dell’equazione omogenea, sono linearmente indipendenti. Infatti il

quoziente

si annulla in = ; se fosse costante in , dovrebbe essere identicamente nullo; ma

allora sarebbe identicamente nulla, quindi = 0, contro l’ipotesi = 1.

Ogni altra soluzione dell’equazione omogenea è combinazione lineare di , in . Sia una qualsiasi soluzione di = 0 in , e cerchiamo due costanti , per cui sia

= + per ogni

.

Scegliendo = , = , si ottiene:

+ = ∙ 1 + ∙ 0 = = ;

+ = ∙ 0 +

∙ 1 = = .

Pertanto la funzione + è soluzione del problema di Cauchy

=

= 0

=

Poiché, d’altro canto, anche risolve, ovviamente, il medesimo problema, per l’unicità della

soluzione del problema di Cauchy si ha volevamo dimostrare.

che = + per ogni

, che è quanto

In base ai due teoremi precedenti, il problema della determinazione dell’integrale generale di un’equazione differenziale lineare completa del second’ordine si riconduce ai due passi seguenti:

1)

Determinare l’integrale dell’equazione omogenea; questo a sua volta significa determinare 2

2)

soluzioni , dell’equazione omogenea, linearmente indipendenti; Determinare una soluzione particolare dell’equazione completa.

A

questo punto l’integrale generale dell’equazione completa sarà dato da:

+ +

al

Infine, per risolvere un problema di Cauchy, una volta determinato l’integrale generale nella forma precedente, basterà imporre le 2 condizioni iniziali, ricavare di conseguenza il valore delle costanti , , e

scrivere la soluzione

variare in ogni modo dei coefficienti reali .

corrispondente a questi valori , .

Equazioni omogenee a coefficienti costanti Consideriamo l’equazione omogenea + + = 0

e cerchiamo soluzioni di tipo esponenziale: , ∈ ℂ: ciò è suggerito dal fatto che, nel caso analogo

del primo ordine, gli integrali sono proprio esponenziali. Sostituendo nell’omogenea = abbiamo:

, , costanti

+ + =

0

Perciò, affinché l’esponenziale sia soluzione dell’omogenea, la costante deve essere una radice

dell’equazione

+ + = 0

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detta equazione caratteristica dell’omogenea. Distinguiamo tre casi.

1. > 4 ; l’equazione caratteristica possiede due radici reali e distinte: e . Le funzioni

= e = sono due soluzioni distinte generale si scrive dunque:

e indipendenti dell’omogenea il cui integrale

= +

2. < 4 ; l’equazione caratteristica ha due radici complesse coniugate: = + , =

( , reali); soluzioni (indipendenti) dell’omogenea sono perciò le funzioni

= = cos

= = cos

+ sin sin

Può essere desiderabile avere soluzioni reali; ricordando che ogni combinazione lineare di soluzioni

dell’equazione omogenea è ancora soluzione della stessa equazione, scegliamo, in luogo di e , le soluzioni + e