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Sistema Zonale in Digitale

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Adeguamento del Sistema Zonale alla

fotografia digitale
Sono convinto che nei prossimi anni – e non dovremmo attendere a lungo - l'immagine elettronica
costituirà il supporto della fotografia.
- Ansel Adams, 1980

4. Posizionamento di un singolo elemento


La maggior parte dei fotografi ha familiarità con l'uso degli esposimetri delle proprie
fotocamere. L’esposimetro della fotocamera misura la luce che è riflessa dalla scena e utilizza queste
informazioni per calcolare l'esposizione. Il processo attuale può comportare più di una misurazione, una
media di esse (media aritmetica), una pesatura (ad esempio medio-ponderata, parziale o spot), ma le
misurazioni saranno sempre utilizzate per calcolare una combinazione di apertura del diaframma,
velocità dell'otturatore e ISO che presumibilmente darà la "migliore" esposizione per la scena misurata.

Con questo tipo di misurazione, in una scena "normale" lo strumento dovrebbe essere utilizzato
idealmente per misurare qualunque riflettenza per la quale è tarato. Nei testi solitamente si afferma che
l’esposimetro sarà solito dare una lettura del "grigio medio", in altre parole i toni della scena dovrebbero
corrispondere al medio grigio o "riflettanza del 18%". Questo non è il modo in cui lavora l’esposimetro a
luce riflessa (vedi mia nota sugli esposimetri per i dettagli), ma data la latitudine di posa delle pellicole
moderne e dei sensori, va comunque bene per assicurare un buon risultato finale.

Naturalmente, alcune scene potrebbero non essere "normali" e in alcune potrebbe non esserci nessun
grigio medio da misurare. Un fotografo esperto riconosce tali circostanze e sa come regolare la
compensazione dell’esposizione (CE) per la misurazione errata. Nella fotografia digitale, il fotografo può
anche fare riferimento all’istogramma della fotocamera, o ricorrere all’avviso lampeggiante delle alte
luci bruciate, per determinare il quantitativo della compensazione da applicare.

Questo di solito funziona bene, anche per molte fotografie, questo è tutto ciò che serve. Tuttavia, non
fornisce al fotografo molto controllo su come i vari toni e i colori della scena risulteranno nella stampa
finale. Il Sistema Zonale è stato creato per questo tipo di controllo.

Per il Sistema Zonale, le misurazioni della luce sono sempre fatte con esposimetro spot, preferibilmente
con un angolo di misurazione di un grado. Un esposimetro spot è essenziale perché misurando
specifiche porzioni della scena, sarai in grado di “posizionarle” in una zona specifica. E’ questo
posizionamento, e non la lettura dell’esposimetro, a determinare l'esposizione.

Con il Sistema Zonale, si misura deliberatamente diverse parti della scena osservando le differenze tra
di esse. La lettura degli esposimetri spot (dopo la regolazione del valore ISO per compensare il fattore K
e gli ISO reali della fotocamera) indicherà sempre l'esposizione della parte della scena come grigio
medio (V Zona). Tuttavia, non sempre vogliamo che le cose appaiano come grigio medio. Pertanto
dobbiamo stabilire come vogliamo che il soggetto apparirà nella stampa finale, cioè decidere in quale
zona dovrebbe idealmente trovarsi. Ansel Adams chiama questo processo "visualizzazione". Dopo aver
fatto una visualizzazione della zona appropriata, piazziamo il soggetto nella zona desiderata
modificando l'esposizione verso l'alto o verso il basso. Ad esempio per posizionare un oggetto misurato
in Zona V in Zona VI, usiamo un adeguamento dell’esposizione di 1 EV.

Quando si modifica l'esposizione si sta determinando il valore tonale di un oggetto che assumerà nella
stampa, indipendente dal valore tonale assunto nella scena reale. Un esperto professionista del Sistema
Zonale è in grado di visualizzare mentalmente il cambiamento dei valori di tono di un oggetto su e giù
per la scala delle zone in base al tempo di esposizione.
Alcuni esempi
E' più semplice a farlo che a spiegarlo, alcuni esempi chiariranno questo punto.

Diciamo che vogliamo fare un ritratto in studio di una persona con la pelle chiara. Metteremo il lato
illuminato del viso del soggetto (la parte più importante di un ritratto) nella zona VI. Primo misurare il
viso. Quello che l’esposimetro ti dà è l'impostazione di un volto in Zona V. Si dovrà dare al volto più
esposizione di quanto indicato dall’esposimetro (più luce sul sensore) per porlo nella Zona VI. Aprendo
il diaframma di 1 f-stop (1 EV) rispetto all'esposizione misurata si otterrà questo effetto.

Ora passiamo a fotografare una melanzana. Non è nera ma è scura. Forse vorrai che appaia in Zona III
nella stampa finale. Ancora una volta, il tuo esposimetro indica l'esposizione per la zona V. Con la
chiusura di due f-stop (-2 EV), le melanzane saranno collocate in Zona III.

Per ricapitolare, le tre cose che devi sapere per utilizzare il Sistema Zonale per collocare i singoli oggetti
sono:

• La scala delle Zone è una serie progressiva di valori di tono. Ogni valore è l'equivalente di un f-
stop o un passo EV.
• L’esposimetro spot fornisce letture per la zona V, correggi te l’esposizione per una nota Zona.
• Regolando l'esposizione è possibile inserire l'oggetto in qualsiasi zona. Su un monitor calibrato,
e nella stampa finale, l'oggetto assume il valore tono della zona in cui è collocato.
Quando s’impara il Sistema Zonale, può essere una buona idea impratichirsi misurando qualsiasi sorta
di oggetto, decidendo in quale zona deve essere collocato, facendo quindi il necessario adeguamento
mentale per effetto del posizionamento, vale a dire una visualizzazione dello spostamento del tono,
come verrà visualizzato su un monitor calibrato e nella stampa finale.

Con una fotocamera digitale, la sperimentazione è molto più conveniente rispetto all’impiego della
pellicola, ci si dovrebbe impratichire guardando i risultati sul monitor del computer fino a quando
usando i valori misurati per effetto del posizionamento nelle zone diventa naturale.

Tuttavia, alcune scene potrebbero essere più complesse contenendo più oggetti importanti. La sezione
seguente insegnerà a trattare le scene complesse ai fini della misurazione dell'esposizione,
l'elaborazione e la stampa.

5. Scene complesse
Negli esempi precedenti abbiamo utilizzato il Sistema Zonale per collocare un singolo oggetto. Nel
mondo reale le nostre scene spesso contengono molti oggetti. Spesso non c'è un singolo valore di
regolazione che metterà tutte le parti della scena in cui vogliamo.

Ad esempio supponiamo di misurare un paesaggio. Vediamo alcuni dettagli di buone ombre che
desideriamo registrare e metterli in Zona III (cioè -2 EV). Leggendo il valore delle alte luci scopriamo
che dopo aver effettuato l’adeguamento di -2 EV, queste verranno posizionate nella zona V. Ma noi
vogliamo che appaiano nella zona VII senza compromettere il posizionamento del dettaglio dell’ombra
in Zona III. Come possiamo fare?

La risposta è che possiamo controllare anche il posizionamento delle Zone attraverso la trasformazione.
Spiegherò cosa significa molto presto ma prima farò una breve parentesi storica.

Parentesi storica
Ansel Adams scoprì che poteva influenzare il contrasto del negativo e quindi la gamma tonale in una
scena, regolando lo sviluppo. Si riferisce a un aumento del contrasto come estensione e a una riduzione
del contrasto come contrazione.

L’adeguamento dei tempi di sviluppo funziona perché questo influisce di più sulle alte luci rispetto che
sulle ombre. Estendendo lo sviluppo, Adams sposta verso l’alto le sue alte luci di una zona o due, pur
mantenendo le ombre nella zona per le quali le ha esposte. Contraendo lo sviluppo è possibile il
contrario. Le alte luci possono essere spostate in basso di una zona o due, mentre le ombre sono molto
meno interessate. Questa osservazione è alla base della massima: "Esporre per le ombre, sviluppare per
le alte luci."

Con la pellicola negativa: esporre per le ombre, sviluppare per le alte luci.

Se torniamo al paesaggio citato all'inizio del capitolo, in cui il valore delle alte luci dopo aver posto le
ombre nella zona III passa alla Zona V. Che cosa succede se si vuole porre le alte luci in Zona VII?
Adams lo realizzerebbe con l'aggiunta di una specifica quantità di tempo di sviluppo individuato su
un’appropriata tabella. In questo caso, avrebbe usato quello che lui chiamava sviluppo N+2, il che
significava il tempo più un ulteriore tempo di sviluppo per spostare le alte luci di due zone sopra senza
compromettere le ombre.

Il controllo preciso sull’intera la gamma dinamica del negativo, controllata dall'esposizione in


combinazione ai tempi di sviluppo adeguati, ha reso il Sistema Zonale così potente rispetto agli altri
metodi per controllare l'aspetto finale di una stampa fotografica.

Ripeterlo con il digitale- Primo approccio


Con il digitale non possiamo più giocare con i tempi di sviluppo. Ma ci sono due cose che rendono la
fotografia digitale molto adatta per il Sistema Zonale. Uno di questi è che, a differenza del rollino, siamo
in grado di elaborare ogni scatto digitale singolarmente (quindi in questo senso, è proprio come con le
lastre). L'altra è la nostra capacità di spostare i toni specifici tra le zone attraverso l'elaborazione delle
immagini digitali.

Si supponga che abbiamo fotografato il paesaggio, citato nel precedente capitolo, con una fotocamera
digitale. Come primo approccio, dobbiamo anche supporre che abbiamo determinato l'esposizione nello
stesso modo. Vale a dire, abbiamo esposto in modo da avere i dettagli delle ombre nella zona III (che è
dove le vogliamo) ma per questa ragione le alte luci sono finite nella zona V (mentre vogliamo metterle
Zona VII). Possiamo fare questo utilizzando il controllo dell'esposizione in Photoshop ACR per
estendere la gamma tonale spostando il punto di bianco di due zone sopra, mentre allo stesso tempo
mantenere invariato il punto di nero.

Questo significa che applicando un semplice aggiustamento dell'esposizione in ACR, siamo in grado di
replicare ciò che Ansel Adams ha compiuto regolando i tempi di sviluppo.

Tuttavia non è ancora finita! Come spiegherò nel prossimo paragrafo, sottoesporre le alte luci è
necessario se vogliamo ampliare la gamma dinamica del negativo attraverso un tempo N+2 di sviluppo
o di elaborazione digitale, ma facendo questo tipo di regolazione nel campo della fotografia digitale ha
effetti collaterali.

Il problema delle alte luci


A differenza della pellicola, che ha una grande latitudine di esposizione alle alte luci, il digitale è
implacabile in caso di sovraesposizione. Il dettaglio che si perde attraverso la sovraesposizione è tagliato
e perduto per sempre. Per questo motivo, non vorremo mai sovraesporre le alte luci al punto di overflow
dei fotorecettori - nemmeno in un unico canale di colore che introduce delle aree tagliate senza alcun
dettaglio nel canale.

Allora perché non dovremmo semplicemente inserire i dettagli in ombra nella zona più bassa possibile?
Ciò dovrebbe almeno fare il possibile per contenere le nostre alte luci entro i limiti di sicurezza.

Il problema è che se si fa questo si sprecano molti bit della fotocamera in grado di acquisire
informazioni. Questo problema è stato notato da un certo numero di esperti in materia di immagini
digitali, si veda ad esempio la sezione sui RAW di Chavez e Blatner (2009), Michael Reichmann
(2003) o Norman Koren (2005b). Comunque ritengo che la migliore discussione possa essere trovata
in un breve documento Adobe di Bruce Fraser (2004).
A differenza dell'occhio e dalla pellicola, i sensori digitali misurano la luce in modo lineare. Se il file
RAW ha una profondità pari a 12bit sono possibili un massimo di 2 12 = 4096 livelli diversi. Se quei
4.096 livelli potessero essere suddivisi equamente in un range di 9 EV, ciascuno dovrebbe avere EV
4096/9 = 455 livelli.

Purtroppo questo non è come funzionano le cose in pratica. L’acquisizione lineare nei sensori della
fotocamera fa in modo che se si tenta di acquisire un range di EV 9, corrispondente a 9 zone, la metà dei
4.096 livelli (2048 livelli) sono dedicati alla Zona IX, la metà dei rimanenti (1024 livelli) sono dedicati
alla Zona VIII, la metà dei restanti (512 livelli) sono dedicati alla Zona VII, e così via. La Zona V è
rappresentata da 128 livelli, la Zona III da 32 livelli, e le ombre estreme nella zona I è rappresentata solo
da 8 livelli diversi.

Questo significa che se si tenta di sottoesporre per evitare di tagliare le alte luci, si corre un rischio
significativo di introduzione del rumore e di banding nei toni medi e nelle ombre. Quando, a seguito
della sottoesposizione, si tenta di aprire le ombre nella conversione del RAW, è necessario estendere gli
8 livelli dello stop più scuro su una gamma tonale più ampia, comportando un esagerato rumore di
fondo ed incremento del banding (quantificazione del rumore).
In un noto articolo di Michael Reichmann (2003), intitolato “Expose (to the) Right” si sostiene che si
dovrebbe usare l'istogramma della fotocamera per valutare la luce nella scena, e spingere l'esposizione
fino alla sovraesposizione in modo che l'istogramma si sposti per quanto possibile al margine destro
(ma non in maniera tale bruciare le alte luci come indicato dal blinking della fotocamera) - da qui il
titolo dell'articolo.

Con il digitale: esporre per le alte luci, sviluppare per le ombre.

Ci sono alcuni problemi con la raccomandazione di Reichmann sull’istogramma.

La fotocamera mostra un istogramma dalla gamma adattata. Non si desidera l'aspetto di un istogramma
lineare, perché questo mostrerebbe quasi tutti i dati aggregandoli verso la parte più scura (a sinistra). La
maggior parte delle fotocamere digitali applicano in modo abbastanza forte una S-curve ai dati RAW in
modo che la gamma e il tono dati impostati siano simili alla pellicola. Il risultato è che l’istogramma
della fotocamera e l’avviso sulle alte luci bruciate diranno che le alte luci sono bruciate quando, in
realtà, non lo sono.

Ma se non si dispone di un esposimetro spot, usando l'istogramma e l’avviso sulle alte luci nel modo
come raccomanda Reichmann, spesso aiuta a ottenere meno rumore e più bit per le alte luci piuttosto
che utilizzare solo la combinazione di ISO, apertura e velocità di scatto suggeriti dalla misurazione della
fotocamera.

L'istogramma non andrà a sostituire un esposimetro spot se si desidera utilizzare il più possibile la
gamma dinamica di una fotocamera digitale moderna. Come usare un esposimetro spot invece
dell'istogramma sarà spiegato nella sezione successiva.

Esporre per le alte luci


Torniamo per un momento al paesaggio della scena complessa descritto in precedenza.

Se preleviamo varie aree sparse per la scena con l’esposimetro, probabilmente scopriremo che la gamma
dinamica della scena supera le 8-9 zone che costituiscono il limite della gamma dinamica della nostra
fotocamera digitale. Ad esempio, la differenza tra alcune nuvole bianche luminose nel cielo e le ombre
profonde sotto un cespuglio può essere di 11 o 12 EV. Non vi è alcun modo per registrare una gamma
dinamica, con una singola esposizione. Se si desidera fotografarla, è necessario effettuare numerose
esposizioni, come descritto nella breve sezione sulle immagini ad alta gamma dinamica.

Ma supponendo che possiamo accettare la scena con solo una porzione della gamma dinamica, come
dovremmo determinare l'esposizione?

In primo luogo osservare la scena e individuare l'area che contiene i dettagli delle alte luci
che vorremmo riprodurre nella stampa finale.

Misurare con lo spot quest’area. L’esposimetro registra un valore che si traduce in apertura,
in tempo di scatto e ISO che avrebbe posto questa parte della scena nella Zona V.

Visualizzare la Zona nella quale vogliamo che i dettagli delle alte luci siano presenti in
stampa. Diciamo che vogliamo che appaiano nella Zona VII. Lo spostamento dalla Zona V
alla Zona VII richiede un adeguamento di esposizione pari a +2 EV.

Effettuare la regolazione per l'impostazione della fotocamera, ed esporre l'immagine.

Data la stessa scena, come nel nostro esempio precedente, evidenziare i dettagli dalla Zona V alla Zona
VII avrà l'effetto collaterale di spostare i dettagli delle ombre dalla Zona III alla Zona V.

Dopo aver fatto tutto questo, ora abbiamo registrato un file in cui le luci dovrebbero essere dove
vogliamo. Tuttavia le nostre ombre sono diventate troppo chiare. Come preoccuparsi di questo sarà
discusso nella prossima sezione.

Sviluppo
Come citato nella sezione software di seguito, esistono ora convertitori RAW che supportano
direttamente il Sistema Zonale. Finora non ho avuto il tempo di provarli, descriverò invece il flusso di
lavoro che utilizzo con Adobe Photoshop CS e ACR su Windows / XP. Questi sono gli strumenti che uso.
Con altri tool, o su un altro sistema operativo, il flusso di lavoro potrebbe essere leggermente diverso.

Questo articolo è stato scritto quando ho utilizzato la prima versione di Photoshop (PS 8). Alcuni
controlli hanno cambiato nome ed altri sono stati aggiunti con le versioni successive di ACR. Ho cercato
di mettere i nuovi nomi tra parentesi quadre per i lettori che utilizzano versioni successive.

Inizio il processo del file RAW in ACR. I controlli più importanti sono Exposure (esposizione) e
Shadows (Ombre) [Neri] sotto la scheda Adjust [Basic]. Questi due cursori ci danno lo stesso tipo di
controllo sul tono di mappatura, come Ansel Adams quando adeguò i tempi di sviluppo per le sue
pellicole. Questi cursori ci permettono di espandere o contrarre la gamma tonale dell'immagine.

Dopo aver regolato la gamma dinamica dell'immagine in ACR, continuo con PS CS dove a volte applico
una curva con il comando Curve [Tone Curve], concludendo con la nitidezza appena prima della
stampa. In generale cerco di fare il maggior numero possibile di modifiche (ad eccezione della nitidezza
finale) con il convertitore RAW, prima di passare a PS CS.

Dopo aver salvato il file modificato, può essere stampato. Utilizzo inchiostri e carte, adatti alla
stampante con profili di stampa appropriati per ottenere i migliori risultati.

Di seguito una descrizione più dettagliata delle modalità di lavoro con l'immagine in ACR. Se si utilizza
ACR con Photoshop CS4, l’avviso di clipping è disponibile con i tasti “U” (shadows) e “O” (alte luci).
Nelle versioni precedenti di Photoshop:

Dopo aver caricato il file RAW in ACR, imposto il bilanciamento del bianco (se necessario).
Il cursore temperatura è utilizzato per gli adeguamenti più importanti della temperatura di
colore lungo l'asse blu-giallo, e il cursore tinta è utilizzato per piccoli ritocchi lungo l'asse
verde-magenta.

Utilizzo quindi il cursore exposure per lavorare con le alte luci. (Con una perfetta
esposizione per le alte luci non dovrebbe esserci qualcosa da regolare ma anche con una
misurazione molto attenta, spesso mi sono trovato nella necessità di un piccolo
adeguamento del punto di bianco in questa fase.) Spostando il cursore a destra si amplia la
gamma tonale dell'immagine, spostandolo a sinistra la gamma tonale si contrae. Spostando
il punto di bianco in basso di due Zone con cursore dell’esposizione, con ACR si replica
esattamente quello che Adams denominava sviluppo N-2. Poche alte luci speculari
potrebbero essere desiderabili e spesso sono inevitabili ma se alcune grandi aree
dell’immagine sono in clipping su uno o più canali, un tono uniforme prenderà il posto
della sfumatura e l'effetto solitamente è sgradevole.

Con un’immagine digitale correttamente esposta, solitamente vogliamo modificare il


posizionamento delle ombre. In ACR facciamo ciò con il cursore shadows [blacks].
Spostando il cursore a destra si amplia la gamma tonale dell'immagine, spostandolo a
sinistra la gamma tonale si contrae.

Uso molto raramente gli altri controlli di ACR. Per quanto riguarda i controlli alle altre schede
(Dettaglio, Obiettivo, Calibrazione) sono oltre gli obiettivi di questa nota. Per quanto riguarda i
rimanenti controlli nella scheda Regola, sono più o meno le funzioni presenti anche in Photoshop CS. Le
versioni ottenute con ACR di solito sono più dolci rispetto a quelle di PS CS, ma per il resto funzionano
allo stesso modo. Di seguito una breve descrizione di ciascuna:

I cursori fill light (luce di schiarita) e recovery (recupero) consentono di recuperare alcuni
dettagli dalle ombre dense e dalle alte luci bruciate. Funzionano come i filtri.

Il cursore brightness (luminosità) è un aggiustamento non lineare che consente di


ridistribuire i valori dei toni medi senza spostare il punto di bianco o nero. Replica il
cursore grigio in ingresso di PS CS nella finestra dei Livelli.

Il cursore contrast (contrasto) amplia e contrae la gamma tonale spostando i punti di


bianco e nero, mantenendo il tono medio fisso. Funziona come i cursori
Contrasto/Luminosità in Photoshop.

Il cursore clarity (chiarezza) incrementa il contrasto locale con grandissimo effetto sui toni
medi. Funziona come una maschera di contrasto con ampio raggio e bassa percentuale.

Il cursore vibrance (vividezza) incrementa la saturazione di tutti quei colori con bassa
saturazione con un effetto minore su quelli saturi.

Il cursore saturation (saturazione) può essere utilizzato per diminuire o aumentare la


saturazione del colore. Influisce su tutti i colori nello stesso modo da -100 (monocromatico)
a +100 (saturazione doppia). Funziona come il cursore nella finestra Hue/Saturation di
Photoshop.

Immagini High Dynamic Range


Se vogliamo registrare una gamma dinamica più ampia rispetto alla gamma della fotocamera che è in
grado di registrare, non vi è alcun modo per farlo con una singola esposizione.

In una tale situazione la soluzione è fare esposizioni multiple, ogni scatto con una diversa gamma
dinamica (ad esempio una per le alte luci e un’altra per le ombre) e poi fonderle insieme.

Possiamo fare questa fusione con appositi software per le immagini HDR oppure può essere fatta a
mano come descritto da Michael Reichmann nell’articolo intitolato: Understanding Digital Blending.

6. Ricapitolando
La presente nota è descritta su come ho adattato il Sistema Zonale per essere usato con la mia fotografia
digitale.

Trovo che per determinare quale esposizione utilizzare, uso le tecniche che ho discusso in modo
intercambiabile. Con i ritratti fotografici o per i prodotti, dove una parte della scena è molto più
importante rispetto alle altre, per determinare l'esposizione uso la tecnica del “Posizionamento del
singolo elemento”. Con soggetti complessi, o soggetti con riflessi difficili, come tramonti, preferisco la
tecnica descritta nella sezione “Esporre per le alte luci”.

Finora, non ho tentato con la tecnica HDR ma la proverò quando avrò bisogno di registrare una scena
che ne ha bisogno.
Valutazione del Sistema Zonale Digitale
Se siete abituati a lavorare con la pellicola, il Sistema Zonale digitale può apparire strano a prima vista.
Ma quando ci si abitua, probabilmente scoprirete che con i mezzi digitali, per fare questo tipo di
regolazioni è molto più semplice rispetto ai predecessori chimici.

Con gli strumenti digitali si ottiene un feedback immediato e visivo quando applicare le regolazioni, e,
se non ci piace il risultato, possiamo anche fare "undo" sugli aggiustamenti e tornare indietro.
Utilizzando l'ACR per l’espansione e la contrazione della gamma tonale è anche più facile rispetto
all’adeguamento dei tempi di sviluppo.

In realtà molti fotografi digitali sostengono che poiché gli strumenti di editing delle immagini digitali
sono così potenti e versatili, non è più necessario utilizzare le misurazioni in spot del Sistema Zonale per
determinare l'esposizione. Essi sostengono che le impostazioni automatiche determinate
dall’esposimetro della loro fotocamera si prendono cura dell’esposizione abbastanza bene, e se queste
non fanno cadere i toni esattamente dove dovrebbero, possono essere "regolate" in post produzione.

Mentre gli strumenti di editing delle immagini digitali sono davvero molto potenti, nella mia esperienza
potrete ottenere risultati migliori se lo scatto sarà stato fatto bene al momento dell’esposizione, invece
di dover "aggiustare" le cose in fase di post produzione. Se avete a cuore i toni nelle vostre stampe, il
Sistema Zonale è tanto rilevante per il digitale, come lo è stato con la pellicola. Gli strumenti di editing
digitale consentono di fare alcune modifiche semplici da applicare. Basta fare in modo che si utilizzi un
monitor calibrato quando si regolano i livelli, e che si prenda uguale cura per assicurarsi che la
stampante che si utilizza sia calibrata, o che si applichi il profilo corretto per l'inchiostro e la carta che si
sta usando.

7. Fonti, risorse e ulteriori approfondimenti


Adams, Ansel (2002): The Negative (reprint of final edition from 1981); Little Brown and Company;
Bulfinch.
Chavez, Conrad and David Blatner (2009): Real World Adobe Photoshop CS4; Peachpit Press.
Clark, R.N. (2005): Dynamic Range and Transfer Functions of Digital Images and Comparison to
Film.
Clark, R.N. (2006): Procedures for Evaluating Digital Camera Sensor Noise, Dynamic Range, and
Full Well Capacities.
Fraser, Bruce (2004): Raw Capture, Linear Gamma, and Exposure; (pdf) Adobe.
Gardner, Chuck (2006): Digital and the Zone System.
ISO (1974): ISO 2720:1974. General Purpose Photographic Exposure Meters (Photoelectric Type) –
Guide to Product Specification; International Organisation for Standardisation.
ISO (1993): ISO 6:1993. Photography – Black-and-white pictorial still camera negative film/process
systems – Determination of ISO speed; International Organisation for Standardisation.
ISO (2006): ISO 1[Link] Photography – Digital still cameras – Determination of exposure index,
ISO speed ratings, standard output sensitivity, and recommended exposure index; International
Organisation for Standardisation.
Johnson, Chris (2006): The Practical Zone System: For Film and Digital Photography (4th ed.); Focal
Press.
Kodak (2001): Kodak Image Sensors – ISO Measurement; (pdf) application note MTD/PS-0234, rev.
2, December 17, Eastman Kodak Company.
Koren, Norman (2005a): A simplified Zone system for making good exposures.
Koren, Norman (2005b): Making fine prints in your digital darkroom: Tonal quality and dynamic
range in digital cameras.
Kreunen, Ben (2003): Dynamic Range.
Martin, Richard (2006): What You Need to Know About Dynamic Range; New York Institute of
Photography, Nov. 9.
Reichmann, Michael (2003): Expose (to the) Right: Maximising S/N Ratio in Digital Photography;
The Luminous Landscape.
Wikipedia (undated): Light Meter.

Software
Questa sezione elenca alcuni software del Sistema Zonale dei quail sono a conoscenza. La maggior parte
dei programmi non sono stati testati da me e non posso garantire che essi funzionino come
pubblicizzato.

• Digital Film Tools: Ozone; (Photoshop plugin per la mappatura tonale.)


• Light Crafts: LightZone; (Convertitore RAW orientato alle Zone e editor fotografico.)

Recensioni online e resoconto degli utilizzatori del software citato in questa sezione:

Steinmueller, Uwe (2006): Light Crafts LightZone™ Diary; Digital Outback Photo.

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