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La Rivoluzione Francese

1. La Francia prima della rivoluzione


La Francia del Settecento e le societ di ordini
Sono tre le cause della crisi che ci fu in Francia alla fine del XVIII secolo: le divisioni sociali e giuridiche, l'insufficienza delle istituzioni del regime assolutistico e la grave situazione delle finanze statali. Nel Settecento la societ francese era divisa in tre ordini o stati: il clero, la nobilt e il Terzo stato, ossia chi non apparteneva ai primi due. I tre ordini erano distinti dal punto di vista giuridico e l'appartenenza all'uno o all'altro di essi comportava precisi diritti e doveri. Secondo la tradizione, i francesi non appartenevano tutti allo stesso titolo al regno di Francia; essere un francese era una caratteristica molto astratta e di rilievo secondario. Innanzitutto un uomo apparteneva a un certo ordine, infatti la realt degli ordini era pi sostanziale di quella di cittadino francese. La Francia stessa era un'unione organica di ordini, ciascuno con la sua autonomia. In Francia non vigeva una legge uguale per tutti: in termini di onore e prestigio il clero e la nobilt venivano certamente prima del Terzo stato e i loro privilegi erano pi consistenti. L'intera societ dell'Ancient regime era fondata sulle idee di disuguaglianza e privilegio.

Entit e privilegi del clero e della nobilt


Il clero francese contava circa 130mila individui ed esso era esente da imposte e la sua assemblea si limitava a votare ogni tanto un dono gratuito. Il clero inoltre era sottratto alla giurisdizione dei tribunali statali e alle leggi civili e doveva rispondere solo ai tribunali ecclesiastici e al diritto canonico. Esso possedeva terre per il 6-10 % della superficie totale e guadagnava oltre che dalla rendita della propriet diretta anche dalle decime riscosse sull'intera massa contadina. La propriet ecclesiastica era quella peggio amministrata e aveva uno speciale statuto giuridico. La messa in vendita delle terre del clero faceva parte delle proposte di riforma avanzata da tempo. Il clero, infine, manteneva la gestione delle scuole elementari e dei collegi controllando dunque sia l'istruzione popolare che quella dei ceti aristocratici. La nobilt, che contava circa 350mila individui, possedeva terre per il 20-25 % della superficie statale, ma la sua propriet era distribuita disugualmente. I nobili erano esenti dalle tasse e, per investitura feudale, continuavano a riscuotere vere e proprie tasse e pedaggi ed esercitavano funzioni di amministrazione della bassa giustizia. Tra gli altri privilegi onorifici troviamo il diritto di essere giudicati da tribunali di parte e la sottrazione alle pene infamanti. Ai nobili erano riservati i gradi maggiori dell'esercito e le massime cariche dello stato.

La composizione sociale del Terzo stato


Clero e nobilt costituivano circa il 2% di una popolazione di 26 mln di abitanti, il resto dei francesi apparteneva al Terzo stato. Al suo vertice stava un ceto alto-borghese di grandi proprietari che vivevano di rendita, di funzionari dello stato, di finanzieri e di banchieri. Sotto di loro c'era un ceto medio composto di commercianti all'ingrosso, di imprenditori, di titolari di professioni molto stimati (medici e avvocati), di intellettuali, di impiegati e dei membri di particolari gruppi professionali. Pi gi c'erano gli artigiani, i commercianti al dettaglio e i lavoratori salariati della citt. Al gradino pi basso stavano i lavoratori della terra, circa 20 mln. In alcuni casi erano piccoli proprietari o contadini benestanti, ma ancor pi spesso erano contadini poveri, che non avevano abbastanza terra per sostenere la loro famiglie e quindi dovevano lavorare come braccianti. Tutti quanti per pagavano tasse ai nobili e decime agli ecclesiastici. Le diverse province della Francia avevano conservato qualche privilegio in materia amministrativa o fiscale; analogamente, molte delle citt godevano di privilegi fiscali e onorifici, con maggiori diritti di autogoverno.

La sopravvivenza del regime feudale


In Francia la servit era scomparsa da tempo. I contadini potevano sposarsi e cambiare residenza

liberamente e, inoltre, godevano del pieno diritto di propriet sui beni immobili, il quale, tuttavia, aveva un limite, ossia la distinzione fra propriet utile, che toccava al contadino, e propriet eminente, che toccava al signore della terra. I signori avevano dunque un diritto proprietario su tutta la terra. Al signore veniva pagata una tassa per ogni passaggio di propriet delle terre contadine, alla quale si aggiungeva un'imposta annuale su queste terre. Secondo le stime l'8% del raccolto era attribuito alle decime ecclesiastiche e il 20-30% ai diritti signorili; se a queste si aggiungono le tasse pagate al fisco statale, il totale dei pagamenti raggiungeva il 40-60% del raccolto. Non tutti i prelievi nobiliari erano per classificabili come feudali, infatti, una parte di essi consisteva in affitti o canoni mezzadrili, i quali gravavano non solo sui contadini ma anche sui ceti borghesi. In Francia la borghesia poteva acquistare liberamente le terre nobili o feudali, ma a ogni passaggio di propriet si doveva pagare all'antico signore un pesante diritto chiamato feudo franco.

Il disordine fiscale e l'aumento del debito pubblico


Tutti i tentativi del Settecento per abolire i privilegi fiscali di clero e nobilt erano falliti e l'amministrazione delle finanze pubbliche avvertiva una grave insufficienza. Le imposte indirette erano affidate in appalto a un'istituzione chiamata Ferme gnrale, controllata da finanzieri francesi e svizzeri, nelle mani dei quali finivano gran parte delle imposte; tuttavia la corruzione regnava anche negli uffici statali che riscuotevano le imposte dirette. La partecipazione francese alla guerra di liberazione americana aveva fatto crescere vertiginosamente il deficit statale. Un nuovo tentativo di riforma amministrativa e fiscale fu sperimentato fra il 1777 e il 1781 dal ministro delle Finanze, il banchiere Jacques Necker; ma di fronte all'opposizione del parlamento fu costretto a dimettersi. Cos negli anni seguenti il bilancio francese continu a essere in deficit e il debito pubblico cresceva continuamente.

2. Verso la rivoluzione: gli Stati generali


La nobilt contro l'assolutismo e la polemica sugli Stati generali
Fallirono anche gli ultimi tentativi del 1787-88 di riordinare le finanze e di abolire i privilegi fiscali per evitare la bancarotta. L'aristocrazia trov l'appoggio di magistrati e parlamento ritenendo responsabile di ci l'assolutismo regio. Gli stessi tentativi di riforma del re Luigi XVI furono ritenuti dall'aristocrazia e dal parlamento come un tentativo di inasprire l'assolutismo, ottenendo cos un vasto consenso nell'opinione pubblica. Cos fu richiesta la convocazione degli Stati generali, ossia il corpo rappresentativo dei tre stati della Francia, con la quale aristocratici e magistrati si ricollegarono a un principio di legittimit precedente all'assolutismo. Dietro la convocazione degli Stati generali, ad opera di Luigi XVI per il maggio 1789, vi erano un equivoco e un rischio. Nella battaglia contro l'assolutismo (1788) l'aristocrazia fece appello alle masse popolari provocando dei disordini spesso violenti. Inoltre gli Stati generali, essendo un organismo arcaico, esprimevano in modo inaccettabile la superiorit dei ceti privilegiati, in quanto i tre stati avevano lo stesso numero di rappresentanti e nelle votazioni contavano solo i tre voti collettivi, con i quali l'alleanza tra clero e nobilt era sempre vincente. Le proteste portarono a raddoppiare il numero dei rappresentanti del Terzo stato, tuttavia non cambiando sostanzialmente la situazione poich il voto avveniva sempre per ordine e non per testa.

Le elezioni e i cahiers de dolance


Nell'elezione dei deputati del Terzo stato, essi non venivano scelti direttamente dagli elettori, ma questi ultimi votavano un'assemblea di grandi elettori ai quali spettava la scelta. La partecipazione al primo grado del voto fu ampia in quanto fu escluso dalla consultazione solo chi non figurava nelle liste tributarie. Ciascuna assemblea aveva inoltre il compito di scrivere un quaderno di doglianza, nel quale si raccoglievano le ragioni di malcontento e le petizioni da portare in discussione agli Stati generali. In totale furono stilati circa 60mila cahiers de dolance, nei quali fra le maggiori richieste popolari vi erano l'abolizione delle decime ecclesiastiche e del

diritto esclusivo di caccia a favore della nobilt, inoltre venivano denunciati i privilegi signorili e il carico fiscale troppo elevato. Ma figuravano anche cahiers pi complesi ed elaborati, opera dei ceti colti, che spesso chiedevano di trasformare gli Stati generali in assemblea costituente.

L'apertura degli Stati generali


Gli Stati generali si riunirono a Versailles i primi di maggio del 1789. il 4 maggio i rappresentanti dei tre stati sfilarono in gruppi distinti per le vie della citt. I 604 deputati del Terzo stato aprivano il corteo: appartenevano per lo pi al ceto degli uomini di legge, dei professionisti, degli intellettuali; vi erano anche alcuni aristocratici favorevoli a radicali riforme che decisero di farsi eleggere come rappresentanti del Terzo stato. Dopo di loro sfilarono i nobili e alla fine del corteo veniva il clero, a sua volta diviso in due parti: davanti la massa oscura dei parroci di provincia, dietro il gruppo dei porporati e dei vescovi. L'atmosfera era tesa. La monarchia avrebbe voluto limitare l'attivit degli Stati generali alla semplice votazione di un nuovo prestito; l'aristocrazia e l'alto clero ritenevano invece che quella potesse essere l'occasione per ristabilire il proprio ruolo politico e per cominciare lo smantellamento dello stato assoluto. Il Terzo stato era invece intenzionato a battersi perch fossero aboliti i privilegi e si instaurasse una maggiore giustizia fiscale e perch la voce dei rappresentanti del popolo fosse finalmente ascoltata. Dagli Stati generali all'assemblea nazionale Per oltre un mese gli stati e il sovrano furono impegnati sulla decisiva questione della procedura di voto. Il 10 giugno i delegati del Terzo stato convocarono la propria assemblea e invitarono i rappresentanti di clero e nobilt. All'invito risposero diversi parroci, ma nessun nobile. A questa autoconvocazione segu un atto simbolico: il Terzo stato e parte del clero si costituirono come assemblea nazionale, ossia come unica voce legittima autorizzata a parlare in nome della nazione francese. Ci configurava come una prospettiva rivoluzionaria, non inattesa in quanto anticipata dall'opuscolo polemico Che cos' il Terzo stato? pubblicato nel gennaio del 1789 dall'abate Emmanuel Sieys, che si opponeva all'idea che gli Stati generali fossero la riunione di tre distinte assemblee. La sua tesi era che il Terzo stato non era soltanto uno degli ordini particolari, ma da solo costituiva quella nuova totalit che era la nazione. Luigi XVI si dimostr incapace di porsi come mediatore e fin per schierarsi dalla parte degli aristocratici. Il 23 giugno ordin lo scioglimento dell'assemblea, la quale ignor l'ordine e nei giorni seguenti la maggioranza del clero e diversi nobili parteciparono alla stessa. Il 27 giugno lo stesso sovrano riconobbe la nuova situazione ed invit i delegati dei primi due ordini a unirsi al Terzo stato. Il 9 luglio l'assemblea assunse il nome di assemblea nazionale costituente e nomin un comitato con il compito di redigere un progetto di Costituzione. Tale situazione richiedeva a Luigi XVI di accettare un compromesso, proponendosi come re nazionale che unisse la legittimazione fondata sulla sovranit popolare a quella tradizionale basata sull'investitura divina. Questo atteggiamento avrebbe potuto consentire l'avvio di un grande dibattito sulla riforma dello stato francese. Per molti mesi Luigi XVI aveva subito l'influenza di Necker, controllore generale delle finanze dal 1788. Durante il braccio di ferro fra il Terzo stato e gli ordini privilegiati, il ministro delle finanze non appoggi il rifiuto opposto dal re alla richiesta di pi ampie concessioni. Cos l'11 luglio il re licenzi Necker e gli ingiunse di lasciare la Francia. L'atteggiamento conciliante tenuto dal re fra giugno e luglio apparve a questo punto come una simulazione, dietro la quale stava la volont di trattare i deputati del Terzo stato come ribelli. Gi da qualche giorno ingenti forze militari stavano affluendo attorno a Versailles e Parigi.

3. Gli eventi dell'estate 1789


L'insurrezione parigina del 14 luglio
Tra i ceti popolari cresceva l'attesa di un radicale rinnovamento. A rendere la situazione pi tesa contribu il cattivo raccolto del 1788 e il conseguente aumento del prezzo del pane. Con la riduzione dei redditi dovuta alla crisi agricola ci fu una diminuzione della domanda e di beni manufatturiere e

cos una crescente disoccupazione di artigiani e operai. La fiducia nell'assemblea fu turbata dalle voci su una congiura aristocratica per sciogliere gli Stati generali. Le notizie del licenziamento di Necker e della concentrazione delle truppe in citt preoccup ulteriormente i borghesi. Il fallimento dell'assemblea costituente avrebbe comportato la dichiarazione di bancarotta dello stato. Il 12 luglio gruppi di manifestanti si scontrarono con le truppe. Il rifiuto alla richiesta di sospendere i dazi sulle farine durante la carestia port la folla, nella notte fra il 12 e il 13 luglio, al saccheggio dei caselli dove avveniva il pagamento dei dazi. Il 13 luglio, il moltiplicarsi dei saccheggi nei magazzini di grano indusse la borghesia a prendere in mano la situazione, istituendo una milizia armata per impedire i puri atti di banditismo e opporsi a qualunque atto di repressione. Il 14 luglio ingenti folle di popolani e borghesi in cerca di armi attaccarono l'Hotel des Invalides (caserma per veterani di guerra) dove si impadronirono di cannoni e fucili. La folla armata poi circond la Bastiglia, dove si trovavano depositi di munizioni e polvere. Alle trattative col comandante segu una battaglia: tra i popolani ci furono circa 100 morti, ma essi riuscirono a espugnare la fortezza. Il 15 luglio Luigi XVI si rese conto di aver perso il controllo della capitale e di non poter contare sull'assoluta fedelt delle truppe. Una delegazione dell'assemblea si mosse da Versailles a Parigi in segno di vittoria. Il marchese La Fayette, deputato degli Stati generali, assunse il comando della milizia borghese, costituita dal governo municipale e detta guardia nazionale. La bandiera con i gigli d'oro fu sostituita da un tricolore con il bianco (colore della monarchia), il rosso e l'azzurro (colori del comune di Parigi). Il 16 luglio Luigi XVI annunci che Necker era stato richiamato al governo e che le truppe si stavano ritirando. Il 17 luglio, il re in persona si rec a Parigi, dove fu accolto da una folla immensa e insignito dalla coccarda con il nuovo tricolore.

L'insurrezione delle campagne e l'abolizione del feudalesimo


Come a Parigi, nelle principali citt della Francia la borghesia si impadron degli organismi municipali. I disordini si estesero anche alle campagne, i quanto gli effetti della precedente carestia si facevano ancora sentire. I contadini si rifiutarono di pagare le decime agli ecclesiastici e i vari canoni e tasse dovute alla nobilt; in molte localit diedero l'assalto ai castelli. Questa improvvisa rivolta contadina risult ingovernabile e l'assemblea di Versailles dovette prendere delle rapide decisioni. La notte tra il 4 e il 5 agosto gli stessi deputati del clero e della nobilt si resero conto che un'epoca storica era ormai tramontata e l'assemblea deliber che gli antichi diritti signorili andavano aboliti. L'assemblea nazionale costituente abolisce interamente il regime feudale: con queste parole, che sancivano la distruzione dell'Ancient Rgime, iniziava il decreto approvato l'11 agosto. Restava da chiarire cosa cadesse sotto la nozione di diritti feudali e cosa s'intendesse sopprimere. Sui diritti che gravavano le persone non c'erano dubbi: i privilegi nobiliari sulla caccia, le corves, i diritti di bassa giustizia e gli altri segni della servit furono aboliti. L'abolizione dei diritti che gravavano sulla terra (canoni in natura e in denaro) sembr pi problematica, in quanto nessuno dei membri dell'assemblea voleva abolire il diritto di propriet e il vero problema fu per loro modernizzare le forme pi arcaiche. Infatti i signori fondavano su certi antichi diritti di propriet eminente i vari canoni e censi che chiedevano ai coltivatori, i quali furono perci tradotti in un valore monetario globale e dichiarati riscattabili a un tasso piuttosto favorevole ai signori. In realt i contadini cessarono di pagare i censi e non pagarono neppure il riscatto, da cui furono poi liberati anche formalmente. Il clero venne invece colpito in maniera pi immediata, perch le sue decime svanirono senza beneficiare di nessuna forma di riscatto.

La Dichiarazione dei diritti


Il 26 agosto l'assemblea proclam la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che riassumeva le rivendicazioni del Terzo stato. I rappresentanti del Terzo, con questo documento, ha voluto esporre i diritti naturali, inalienabili e sacri dell'uomo considerando l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti dell'uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi. Tra i 17 articoli della Dichiarazione troviamo la separazione dei poteri, i diritti naturali dell'individuo (la libert personale di fronte agli arbitri della polizia, la libert d'espressione del pensiero e delle convinzioni religiose, la libert di stampa, il diritto di propriet),

l'uguaglianza di fronte alla legge, che confluivano nel costituzionalismo di Locke e Montesquieu; inoltre troviamo l'idea della sovranit nazionale (che avrebbe fatto del re solo un funzionario della nazione) e la definizione della legge come espressione della volont generale, che confluivano nella dottrina democratica di Rousseau. Simbolico il fatto che la Dichiarazione veniva posta al di fuori della della Costituzione. Infatti il potere costituente dell'assemblea non si estendeva ai diritti dell'individuo, limitandosi a riconoscere e dichiarare i diritti naturali e inalienabili dell'uomo. Dalla Dichiarazione si ricavava l'incongruenza di ogni limitazione del diritto di voto e la lacuna della mancata abolizione della schiavit e della tratta degli schiavi, argomenti non trattati dall'assemblea per non perdere il consenso degli armatori dei porti atlantici e dei proprietari delle piantagioni di canna da zucchero.

4. L'esperimento costituzionale e la fine della monarchia


La ricerca di un nuovo assetto costituzionale
Il 6 ottobre 1789 una grande manifestazione, promossa e diretta dalla guardia nazionale, si concluse con il trasferimento del re, della corte e dell'assemblea nazionale da Versailles a Parigi. Tra l'ottobre 1789 e il giugno 1791 la rivoluzione sembr aver trovato un suo equilibrio, specialmente dopo che, nel maggio del 1790 i prezzi del pane si erano avviati a tornare alla normalit in seguito ad un raccolto abbondante. In realt l'assemblea nazionale era consapevole che si trattava di una tregua provvisoria. Nell'assemblea non esistevano veri partiti organizzati, ma le diverse posizioni erano ben distinte. Il gruppo che sedeva abitualmente alla destra della presidenza comprendeva gli avversari di ogni trasformazione ed elementi pi accorti della diplomazia parlamentare. Questi ultimi proponevano di prendere a modello la Costituzione inglese, attribuendo al re il potere di nominare una seconda assemblea accanto a quella eletta dal popolo e di opporre un veto alle leggi non gradite. Il pi folto gruppo che occupava i seggi della sinistra intendeva imporre il principio della divisione dei poteri; inoltre il parlamento sarebbe stato composto da una sola camera elettiva che il re non poteva sciogliere, ma aveva solo un diritto di veto sospensivo, superabile da una seconda votazione dei deputati.

Il dibattito sull'estensione del diritto di voto


Soprattutto sui limiti del suffragio, la sinistra si divise fra un gruppo moderato, guidato dai due nobili La Fayette e Mirabeau, e uno aperto a soluzioni democratiche, guidato dall'avvocato Maximilien Robespierre. Le uniche limitazioni ammissibili derivavano dal fatto che il diritto di voto doveva spettare a chi poteva esprimere liberamente la propria volont, cio i cittadini maschi maggiorenni; erano perci esclusi i minorenni, le donne e i domestici, considerati soggetti alla volont altrui. Solo una parte ristretta dei costituenti riteneva che ci che era giusto per i diritti civili doveva esserlo anche nel campo dei diritti politici; a uomini che non avevano nessun grado di indipendenza economica si poteva concedere solo una cittadinanza politica passiva, priva del diritto di voto. Gli elettori, i cittadini attivi, che risultarono circa 4,3 milioni, tuttavia, in un sitema che conservava la forma a pi gradi di voto, questi cittadini attivi potevano eleggere circa 50mila elettori di secondo grado, scegliendoli fra quei contribuenti che pagavano allo stato un'imposta diretta pi alta di quella minima richiesta agli elettori di primo grado; infine, per gli aspiranti alla carica, il censo si faceva ancora pi alto. I francesi eleggibili a elettori di secondo grado erano circa 2,5 milioni e gli eleggibili a deputato circa 500mila. Questo sistema elettorale accese le proteste della stampa democratica.

La rifondazione della Francia


Per distruggere l'assolutismo bisognava procedere a una profonda opera di decentramento dei poteri amministrativi, rendendo eleggibili le cariche relative e abolendo gli intendenti. Prese atto cos la divisione in 83 dipartimenti uniformi territorialmente. Per la liberalizzazione del commercio furono abolite le dogane interne, eliminati i privilegi delle compagnie monopolistiche e fatto scomparire il regime corporativo. Con la concessione dei diritti civili agli ebrei e ai protestanti, il divieto dei voti

monastici, la soppressione degli ordini religiosi contemplativi e dei titoli nobiliari, vediamo il profilarsi di una societ profondamente rinnovata. Inoltre gli ultimi articoli del decreto del 15 marzo 1790, precisava le forme dell'abolizione della feudalit: la venalit degli uffici veniva soppressa, le giustizia andava amministrata gratuitamente, i privilegi fiscali erano aboliti, l'uguaglianza giuridica dei cittadini nell'ammissione alle cariche pubbliche era affermata.

Il problema del debito pubblico e gli assegnati


Con la persistenza del grave problema finanziario, nel novembre 1789 l'assemblea decise di nazionalizzare tutti i beni immobili del clero e di sfruttare il ricavato della loro vendita, stimato in 3mld di lire (circa 2/3 del debito pubblico), per avviare l'estinzione del debito pubblico. Vennero cos emessi gli assegnati, titoli di credito pubblico a un tasso d'interesse del 5%, configurati come un prestito forzoso, tuttavia utilizzabile per l'acquisto di quote dei beni nazionalizzati. Ben presto gli assegnati ebbero corso legale, potendo cos essere accettati anche nei pagamenti privati. Con le emissioni degli assegnati in tagli pi piccoli, essi divennero una cartamoneta a tutti gli effetti.

La costituzione civile del clero


Nel luglio 1790 fu approvata la costituzione civile del clero, che prevedeva la riduzione delle diocesi vescovili da 130 a 83, e lo stipendiamento statale dei parroci in seguito alla privazione delle decime. Il punto chiave della riforma fu che d'ora in poi parroci e vescovi sarebbero stati eletti dallo stesso corpo elettorale dei cittadini attivi, senza bisogno dell'investitura spirituale del papa. Poich questa riforma fu attuata senza convocazione di alcun concilio, gran parte del clero prima la rifiut poi il papa la condann ufficialmente nell'aprile 1791. Si accentu cos lo scisma nella chiesa francese, gi avvertitosi nel novembre 1790 quando, quasi tutti i vescovi e una buona met dei parroci, opposero il loro rifiuto alla richiesta di prestare giuramento alla Costituzione.

Gli inizi della controrivoluzione e la fuga di Varennes


Le monarchie europee guardavano agli eventi francesi con soddisfazione, perch la rivoluziona paralizzava la maggior potenza militare, e con timore, perch c'era il rischio che altri popoli potessero seguire l'esempio francese. I sovrani europei furono comunque solidali con Luigi XVI, in quanto era un Borbone come il re di Spagna e in quanto la regina di Francia era sorella dell'imperatore d'Austria. Molti nobili francesi gi dall'autunno 1789 cominciarono a emigrare in Renania, sperando in un intervento dell'esercito austriaco in Francia. Luigi XVI e Maria Antonietta tentarono di fuggire dalla Francia il 20 giugno 1791, ma il giorno successivo furono riconosciuti a Varennes e ricondotti a Parigi. La decisione dell'assemblea di non procedere contro il re provoc una frattura nel maggiore club politico, quello giacobino, formatosi nel 1790. La maggioranza dei giacobini fece una scelta moderata e si trasfer nell'ex convento sede dei foglianti; gli altri si orientarono nettamente per un'evoluzione democratica. Fra gli esponenti dei nuovi giacobini spiccava il costituente Robespierre, che espresse la volont di mantenere l'alleanza col popolo, con le sue sezioni elettorali e col club popolare dei cordiglieri, di cui facevano parte il giornalista Marat e Georges Danton.

Gli schieramenti dell'assemblea legislativa


La costituente termin i suoi lavori e il re giur fedelt alla Costituzione. Nel mese di settembre si tennero le elezioni per l'assemblea legislativa e il 10 ottobre 1791 si riunirono per la prima volta i suoi 745 deputati. La costituente aveva deciso per la non rieleggibilit dei propri membri. Un terzo dei deputati entr a far parte del club moderato dei foglianti, un quinto ader ai giacobini, ma la maggioranza rimase neutrale. Fra i nuovi dirigenti politici del parlamento un posto di rilievo spett a Jean-Pierre Brissot, che nella prima fase della rivoluzione aveva svolto attivit giornalistica. Intorno a lui si form un piccolo raggruppamento di deputati che si conquist presto un grande prestigio grazie ai suoi esponenti: in massima parte eletti del dipartimento della Gironda, che rappresentavano gli interessi e la cultura della borghesia mercantile di Bordeaux e Nantes e che furono chiamati girondini.

La guerra e la seconda rivoluzione


Luigi XVI e dei gruppi aristocratici erano favorevoli a una guerra contro l'Austria e la Prussia, convinti che la sconfitta francese avrebbe segnato la fine della rivoluzione. I girondini erano invece convinti di poter vincere la guerra, vedendo in essa l'occasione per coinvolgere l'intera Europa in un processo rivoluzionario. Il 20 aprile 1792 il governo girondino dichiar guerra all'Austria, accusata di aver accolto gli aristocratici emigrati. I primi scontri con l'esercito asburgico e i suoi alleati prussiani furono decisamente sfavorevoli alle truppe francesi. Le sconfitte militari e la non felice situazione economica del paese fecero aumentare i conflitti politici e sociali. Robespierre, Danton e Marat denunciarono il tradimento dei capi dell'esercito, che stavano aprendo la Francia all'invasione austro-prussiana. Il 10 agosto 1792 gli operai e gli artigiani parigini insorgevano e un nuovo consiglio municipale rivoluzionario assunse il potere. Ci obblig l'assemblea legislativa a sospendere i poteri del re, che fu imprigionato, e a indire nuove elezioni a suffragio universale. Alla notizia che la fortezza di Verdun si era arresa, per cinque giorni (2-6 settembre) folle di sanculotti passarono da una prigione all'altra alla ricerca di traditori, massacrando pi di 1000 persone. Il 20 settembre 1792 fu insediata la nuova assemblea, la Convenzione, col compito di preparare una nuova costituzione. Lo stesso giorno le truppe francesi, rafforzate dai volontari rivoluzionari, riuscivano a fermare l'avanzata nemica nella battaglia di Valmy. Il 21 settembre venne proclamata la repubblica.

5. La repubblica giacobina
La Convenzione e la condanna di Luigi XVI
Con la seconda rivoluzione dell'agosto-settembre 1792 i foglianti erano stati spazzati via; gli ultimi aristocratici e filomonarchici scelsero la via dell'emigrazione. Nella Convenzione si contrapponevano tre raggruppamenti: i girondini, pi moderati; i giacobini (o montagnardi, perch occupavano i seggi pi in alto dell'aula parlamentare), in stretto rapporto con il comune popolare di Parigi; infine, la pianura, la maggioranza dei deputati. Come mediatore fra i tre partiti si poneva un uomo politico di notevole abilit, Georges Danton. Bench girondini e giacobini fossero alleati nel sostenere il governo rivoluzionario, un primo scontro fra loro si ebbe quando questi ultimi chiesero che il re fosse processato per alto tradimento. I girondini si opposero e la Convenzione rest incerta sul da farsi fin quando il ritrovamento di molti documenti che provavano i contatti segreti tra Luigi XVI e i nemici della Francia. Luigi XVI fu processato e condannato a morte. Fu ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

L'estensione del fronte bellico


Le armate della Convenzione procedettero all'invasione del Belgio e apparvero in grado di fare altrettanto con l'Olanda, presentandosi come liberatori. Ma la dottrina dei confini naturali della Francia si venne presto a confondere con i principi della fratellanza fra i popoli; le annessioni compiute tra la fine del 1792 e l'inizio del 1793 suonarono come una ripresa della politica di Luigi XIV. Anche in Inghilterra la prima fase della Rivoluzione francese aveva trovato larghi consensi, in particolare tra le forze che ponevano con urgenza la necessit di riformare l'arcaico sistema elettorale. Gli ulteriori sviluppi della situazione francese divisero i democratici inglesi: in parte si ritrassero con orrore di fronte agli avvenimenti dell'estate-autunno del 1792, in parte accrebbero le loro simpatie per il giacobinismo; la repressione nei confronti di questi ultimi condusse, nel maggio 1794, alla sospensione delle garanzie civili e politiche. Prima ancora che il governo inglese prendesse una decisione i girondini dichiararono guerra alla Gran Bretagna il 1 febbraio 1793 in nome della rivoluzione europea ma anche degli interessi dei mercanti e degli armatori di Bordeaux e Nantes. Accanto all'Austria e alla Prussia entrarono in guerra contro la repubblica francese anche Olanda, Spagna e principi italiani e tedeschi. Nel marzo 1793 le truppe austriache e prussiane riconquistarono il Belgio e la riva sinistra del Reno ed entrarono in territorio francese, l'esercito del re di Sardegna riprese la Savoia, gli spagnoli passarono i Pirenei.

La crisi economica e politica del 1793


Il paese era travagliato da una gravissima crisi economica. La politica economica liberista dei girondini aveva fatto aumentare i prezzi dei generi di prima necessit, con grave danno dei contadini poveri, dei braccianti e degli artigiani. Nella stessa direzione inflazionistica agiva intanto la moltiplicazione degli assegnati, che venivano utilizzati come cartamoneta. Nel settembre 1792 l'ammontare degli assegnati era arrivato a 2,7 mld di lire, mentre le vendite dei beni nazionalizzati gi effettuate corrispondevano solo a 640 mln, poich venivano messi all'asta in lotti troppo grandi. La diffusione degli assegnati provocava altri gravi fenomeni: lo stato era tenuto ad accettare questi titoli al loro valore nominale, ma in questo modo diventava la principale vittima dell'inflazione, poich gli assegnati erano svalutati. I rincari rischiavano di sottrarre alla rivoluzione il fondamentale appoggio del popolo di Parigi e inducevano i contadini a rifiutarsi di consegnare il loro grano in cambio degli assegnati. Quando la difficile situazione militare rese indispensabile il reclutamento e l'invio al fronte di altri 300mila soldati, i contadini della Vandea scatenarono una sanguinosa guerriglia. La loro violenza si abbatt contro tutti i gruppi sociali che avevano aderito alla rivoluzione. Le truppe inviate dalla Convenzione vennero sconfitte e per diversi medi la Vandea rimase sotto il controllo dei ribelli, le cui bande si muovevano con sicurezza in un paesaggio che ben si prestava agli agguati e alle imboscate. Di fronte al tracollo militare ed economico, il popolo di Parigi insorse nuovamente il 2 giugno 1793 rovesci il governo girondino. Il primo risultato si questa nuova svolta rivoluzionaria fu di estendere la guerra civile nelle regioni dove i girondini erano pi forti.

Il governo del comitato di salute pubblica


Il testo approvato dalla Convenzione alla fine di giugno risult assai pi democratico di quello del 1791. ma la situazione dell'estate 1793 spingeva piuttosto verso una dittatura rivoluzionaria, il cui principale strumento fu il comitato di salute pubblica, costituito dal mese di aprile all'interno della Convenzione. Fra i suoi membri figuravano Danton e Robespierre, il quale, dopo l'assassinio di Marat e i primi dissensi fra Danton e la Convenzione, era diventato il leader delle forze rivoluzionarie democratiche. Al regime parlamentare dei girondini e di Danton si sostituiva la dittatura dei pi intransigenti capi montagnardi, Robespierre, Saint-just e Carnot. Le misure prese dal comitato di salute pubblica nei mesi di luglio e agosto si rivelarono subito decisive. I contadini furono maggiormente legati alle sorti della rivoluzione attraverso la completa abolizione del riscatto dei diritti feudali. Nella medesima direzione ag la vendita a piccoli lotti dei beni nazionalizzati. A vantaggio delle classi popolari urbane furono poi stabilite pene gravissime per chi speculava sugli assegnati o per gli accaparratori di grano. Dopo una nuova sollevazione dei sanculotti parigini, fu infine emanato, l'11 settembre, il primo di un gruppo di decreti sul maximum dei prezzi. Allo stesso tempo veniva organizzato un esercito di massa del tutto nuovo, democratico nelle forme e nella sostanza. Un grande impegno fu inoltre posto dai montagnardi nel tentativo di combattere la chiesa cattolica e di scristianizzare la societ francese. In questo senso and l'adozione di un nuovo calendario, entrato in vigore il 5 ottobre 1793, che segnava l'inizio di una nuova era e che intendeva sostituire il tempo rivoluzionario a quello cristiano. Il Terrore a Parigi e in Francia Il Terrore verso i traditori e i nemici della repubblica fu l'altra faccia del comitato di salute pubblica. La legge sui sospetti del 10 giugno 1794 rese poi pi facile e spedito il ricorso alla condanna a morte. Il Terrore nelle provincia fu assai pi spietato di quello esercitato a Parigi. I commissari dipartimentali istituiti dalla Convenzione per combattere la controrivoluzione passarono spesso il confine che separava l'inflessibile repressore dal criminale sanguinario. Ci accadde in particolare nei confronti del movimento vandeano. Dopo aver stabilito la pena di morte per tutti coloro che venivano trovati in possesso di armi, la Convenzione decret il 1 agosto 1793 la distruzione della Vandea. A Nantes, durante l'inverno 1793-94, il commissario Carrier fece annegare nella Loira 3000 persone sospettate di appoggiare la controrivoluzione vandeana. La lotta politica stava intanto conducendo gli stessi capi della rivoluzione a combattersi fra loro. Nel marzo

1794 il comitato di salute pubblica mand alla ghigliottina i capi popolari pi estremisti. Un secondo processo ancora pi clamoroso coinvolse Danton. Accusato di corruzione ma anche di stare costituendo un partito degli indulgenti allo scopo di porre fine al Terrore. La rivolta vandeana venne schiacciata nel novembre 1793, dopo una lunga serie di atrocit; la rivolta nelle citt girondine si esaur nel 1794. la vittoria dell'esercito rivoluzionario a Fleurus, il 25 giugno 1794, aveva infine riaperto la strada alla conquista del Belgio. La rivolta politica del 1794, che dette l'avvio alla spartizione definitiva del paese, salv indirettamente la Rivoluzione Francese, distogliendo dal fronte una parte delle truppe austriache, prussiane e russe.