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Interviste Adriaan Theodor Peperzak

La filosofia del diritto di G.W.F. Hegel


23/4/1987

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- Professor Peperzak, Lei autore di un minuzioso commentario alla Prefazione dei Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel. Qual l'importanza del libro di Hegel e pi in generale del diritto? (1) - Anche nella sfera del diritto compare, in qualche modo, l'accidentale. Che ruolo svolge tale elemento casuale in un sistema che vuole essere invece razionale come quello di Hegel? Quali sono inoltre le relazioni fra il diritto e la morale nel pensiero hegeliano?(2) 3. Hegel fa culminare l'eticit in questo vertice assoluto che lo Stato. Qual allora il ruolo dell'individuo? Si pu sostenere che Hegel sia stato il filosofo dello Stato prussiano, un filosofo reazionario che a tutti i costi appiattisce l'individuo sullo Stato, come molte interpretazioni hanno suggerito?(3) - Parliamo di quelle espressioni hegeliane che pi colpiscono l'immaginazione e restano enigmatiche. Pensiamo al famoso motto hegeliano -che Lei ritiene un "enigma"-: "Tutto ci che reale razionale e viceversa tutto ci che razionale reale". Ci pu dire in breve qual la Sua interpretazione di questo cardine del pensiero hegeliano? Che cosa si deve intendere quando Hegel considera la filosofia come una tela di Penelope, disfatta ogni mattina per poi essere ritessuta da capo? E che cosa significa l'immagine della filosofia come una nottola, la civetta di Minerva che spicca il volo sul far del tramonto, quando incomincia gi ad imbrunire? (4) - Se dall' introduzione si salta ora alla conclusione dei Lineamenti di filosofia del diritto, occorre riconoscere che l'opera sembra finire in maniera pessimistica, lasciando spazio ad una filosofia della storia secondo la quale i var popoli si affrontano inevitabilmente in guerre fratricide, il che contrasta in maniera assai stridente col progetto kantiano di una pace perpetua. Qual la posizione hegeliana rispetto ai temi della guerra e della pace, anche in riferimento a Kant? (5) - Questa storia tragicamente intesa guidata per Hegel dalla cosiddetta "astuzia della ragione", ossia da una ragione che domina gli individui senza che questi se ne rendano conto, si tratta dunque di una storia che ha una sua logica. In che cosa tale concetto

hegeliano si differenzia dall'idea cristiana di una storia provvidenziale? Che cosa ci permette di distinguere l'"astuzia della ragione" hegeliana, che vive nella storia, dalla Provvidenza? (6) - Professore, Hegel il filosofo della ragione per eccellenza che stato capace di grandi e celebri analisi astratte. Eppure spesso egli si concentra su personaggi storici o mitici, mettendoli in primo piano in celebri descrizioni. Per esempio nei Lineamenti di filosofia del diritto, cos come nelle lezioni di Estetica, compare il personaggio di Antigone, vuole parlarcene? (7)

1. Professor Peperzak, Lei autore di un minuzioso commentario alla Prefazione dei Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel. Qual l'importanza del libro di Hegel e pi in generale del diritto? I Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel sono naturalmente un libro che ha molto influenzato non soltanto i filosofi, ma anche i politici, i giuristi e chi in genere interessato alla vita dello Stato. Si tratta pur sempre di un classico per coloro che riflettono sul senso, sulla struttura e il destino del politico. Il fatto che io abbia scelto la Prefazione dovuto in primo luogo alla mia intenzione di preparare in realt un commento dell'intera opera, ma si tratta naturalmente di un lavoro gigantesco; in secondo luogo questa Prefazione assai discussa fra gli specialisti, anche perch ha dato luogo a concezioni ed interpretazioni diverse dell'opera hegeliana, molte delle quali sono a mio parere erronee, mentre possibile difendere invece una certa interpretazione come giusta; una terza motivazione stata infine quella didattica, giacch questa Prefazione, che non un testo specialistico o tecnico, pu servire da introduzione al pensiero politico di Hegel, utile soprattutto per gli studenti. Il diritto in Hegel il fondamento dell'intera filosofia pratica, si potrebbe addirittura dire che il fondamento su cui Hegel edifica l'intero sistema dell'etica e della politica. Il diritto infatti l'oggettivazione e l'esteriorit immediata della libert umana come libert individuale, e ci significa che, con Kant ed oltre Kant, Hegel considera la libert come fondamento assoluto dell'intero sistema economico, sociale e politico: la nostra intera societ, cos come l'intera sfera del politico -se si argomenta bene- possono essere intesi ancora oggi come un'elaborazione dei diritti assoluti di ciascun individuo. Hegel tratta esplicitamente il tema del "diritto positivo", anche se in maniera molto concentrata. Prima di tutto egli afferma molto chiaramente che l'idea del diritto, cos come l'idea dei diritti umani e dei diritti di un popolo, senz'altro un fondamento, che per rimane astratto se non si concretizza in un diritto positivo. Il diritto positivo dunque la condizione necessaria affinch il diritto filosofico, il fondamento filosofico della societ abbia un significato reale. D'altra parte per il

diritto positivo qualcosa che non pu essere dedotto filosoficamente: in esso si danno troppi elementi casuali, rispetto ai quali le decisioni non possono che restare contingenti. Per quanto riguarda per esempio la circolazione stradale, occorre naturalmente stabilire determinate regole e certo non si pu stabilire a priori quali norme saranno migliori, del resto bisogna pur prendere una decisione e non c' altro da fare che prenderla. Ci sono altri regolamenti positivi, frutto di un'elaborazione di leggi pi fondamentali e senz'altro deducibili filosoficamente. Per esempio Hegel molto chiaro nel riconoscere che l'intero ordinamento della societ e dell'economia civile deve poggiarsi sul diritto individuale alla propriet di un pezzo del mondo, vale a dire sul diritto di ogni uomo di sentirsi a casa propria nel mondo avendo a che fare con elementi del mondo che gli appartengono. Per esempio nel lavoro devo poter contare su determinate cose, e devo anche avere una casa, devo avere quanto serve a soddisfare i miei bisogni. Si tratta di un diritto fondamentale, che deve essere ulteriormente sviluppato in diritto positivo. 2. Anche nella sfera del diritto compare, in qualche modo, l'accidentale. Che ruolo svolge tale elemento casuale in un sistema che vuole essere invece razionale come quello di Hegel? Quali sono inoltre le relazioni fra il diritto e la morale nel pensiero hegeliano? Questo effettivamente un punto assai difficile. Si molto discusso in proposito, anche perch in fondo Hegel sostiene sempre la necessit di comprendere tutto. Ci significa che bisogna riconoscere la necessit delle leggi, delle strutture, in fin dei conti di ogni aspetto della realt e delle cose. Questo esclude ogni accidentalit e sembra implicare un'esigenza che nessuno sarebbe capace di soddisfare. Ma d'altro canto _ e questo , a mio parere, un elemento molto originale _ nella Scienza della logica Hegel ha tentato di dimostrare e forse si pu addirittura sostenere che ha dimostrato senz'altro che il casuale necessario in quanto contingenza, dunque necessario che molte cose non siano affatto necessarie. Si pu per esempio dimostrare che, se esistono uomini, non si pu dedurre a priori quali uomini esistano e come debbano esistere. C' dunque un'ampia dimensione di casualit che deve essere compresa come tale. Ci fa parte dell'essenza stessa dell'uomo. Per quanto riguarda il rapporto tra il diritto e la moralit, io stesso ho studiato il problema a lungo e non sono ancora certo di aver colto fino in fondo il nocciolo della questione. La risposta pi semplice ricordare che Hegel introduce la morale nei Lineamenti di filosofia del diritto come un momento subordinato al momento politico, ovvero, nella sua terminologia, alla vita etica. Ci significa che il compito principale quello di costituire un insieme, una comunit, in cui ciascuno pervenga al proprio diritto. Ci costituisce naturalmente una difficolt, in quanto due

diritti diversi si debbono adattare l'uno all'altro. Se siamo capaci di costruire una tale comunit, dobbiamo vivere inserendoci in questa compagine, ma allora ogni uomo ha un suo compito come cittadino di questo Stato, o, nelle forme precedenti, come membro della societ, e da ci consegue che ciascuno ha un insieme di funzioni da espletare, di lavori da eseguire, di doveri da rispettare e questo il nocciolo della morale individuale. Sorge a questo punto il problema se al di l della vita dello Stato si debbano scorgere altri doveri morali. Su questo punto Hegel non del tutto chiaro, per esempio non dice molto sui doveri che io, per esempio come olandese, ho nei confronti di un asiatico o di un africano. Si pu comunque dire che il fondamento della sua filosofia del diritto mi assegna il dovere di aver rispetto di ogni uomo, affinch ogni uomo possa vedere riconosciuti i suoi diritti in questo mondo.

3. Hegel fa culminare l'eticit in questo vertice assoluto che lo Stato. Qual allora il ruolo dell'individuo? Si pu sostenere che Hegel sia stato il filosofo dello Stato prussiano, un filosofo reazionario che a tutti i costi appiattisce l'individuo sullo Stato, come molte interpretazioni hanno suggerito? Se c' un buono Stato, e cio se lo Stato funziona bene e le sue strutture hanno legittimit, allora il mio compito di individuo, la vita etica del cittadino, molto semplice: bisogna soltanto fare in modo che lo Stato possa continuare a vivere ed aiutarlo nel suo sviluppo, per esempio con il proprio lavoro, con la propria ricerca scientifica, con la propria cultura, con tutto ci che si fa. Ci significa che, se uno Stato valido, gli individui si sviluppano anche nei rapporti reciproci. Questa naturalmente una condizione ideale e forse anche un po' utopica. Nei suoi Lineamenti di filosofia del diritto Hegel ha cercato in fondo di mostrare la necessit della realizzazione di una completa armonia fra individuo e comunit. Egli ha per anche indicato quali erano gli aspetti problematici del suo tempo. Innanzitutto ha constatato la tendenza all'aumento sia della povert che della ricchezza: tanto l'una quanto l'altra si svilupperebbero infatti secondo un rapporto niente affatto armonico, anche se Hegel non dar alcuna soluzione concreta per il problema. Un altro motivo di riflessione stato il tema della guerra. Egli ha tentato di dimostrare l'inevitabilit della guerra nell'epoca degli Stati nazionali. Ci non significa certo che Hegel approvi la guerra, ritenuta al contrario come un evento orribile. Ma, nonostante tutto, la guerra ha per Hegel un senso, giacch non dobbiamo dimenticare che la politica non tutto, e che al di l della politica ci sono l'arte, la religione e la scienza. Se nella

politica si conseguisse la piena e completa armonia, tenteremmo di restarcene quieti, di accontentarci della nostra vita, senza bisogno di pensare a qualcosa di pi alto. Ma ci significa che noi abbiamo un compito: forse si pu dire _ anche se Hegel non lo esprime mai esplicitamente _ che la morale perfetta, nel senso hegeliano, consiste nella consapevolezza di ciascuno di doversi educare per diventare un uomo esteticamente raffinato, sensibile dal punto di vista religioso, interessato con passione alla scienza e alla filosofia. Per quanto concerne la seconda questione, chiaro che Hegel, dopo le molte evoluzioni del suo pensiero nell'arco di una trentina d'anni, era alla fine relativamente soddisfatto per la nascita del moderno Stato nazionale di diritto, e credo che in questo avesse pienamente ragione, perch ci rappresenta un fatto storico importantissimo. L'indirizzo conservatore aveva certamente un suo peso, ma c'era anche un nuovo movimento per la monarchia costituzionale e senza dubbio si pu dire che Hegel ha contribuito a costruire l'idea di una monarchia costituzionale in senso moderno. Nei Lineamenti di filosofia del diritto egli ha dimostrato in maniera molto evidente, pur senza usare uno stile rivoluzionario, che la Prussia del suo tempo non era lo Stato ideale. Per esempio ha sostenuto che un buono Stato esige la struttura del parlamento, ossia un'istanza rappresentativa in cui il popolo si possa riconoscere, anche se certo il parlamento che aveva in mente Hegel non pu essere paragonato con i parlamenti attuali. Ma occorre anche ricordare che un'istituzione del genere mancava del tutto in Prussia. Anche per altri aspetti la Prussia non poteva essere considerata un Stato ideale. Per esempio -e si tratta di un punto assai importante, sul quale si anche scritto molto -mancava una costituzione scritta, promessa dal re di Prussia, ma mai stilata; nel suo libro Hegel scrive invece che la costituzione doveva rappresentare il fondamento stesso dello Stato, il che non poteva non preoccupare il re, che, si dice, diventava furibondo ogni qualvolta gli si ricordava tale promessa fatta e non mantenuta. Si tratta dunque di due mutamenti che Hegel propose anche insieme ad altri intellettuali del tempo, tra i quali anche alcuni ministri. La posizione di Hegel sarebbe oggi considerata come una posizione progressista, magari di centro-sinistra. La sua intenzione era comunque quella di esercitare una certa influenza sul governo, anche d'accordo con il suo amico von Altenstein, ministro per la cultura e gli affari religiosi, anche se Hegel in fondo non riusc nel suo proposito. 4. Parliamo di quelle espressioni hegeliane che pi colpiscono l'immaginazione e restano enigmatiche. Pensiamo al famoso motto hegeliano -che Lei ritiene un "enigma"-: "Tutto ci che reale razionale e viceversa

tutto ci che razionale reale". Ci pu dire in breve qual la Sua interpretazione di questo cardine del pensiero hegeliano? Che cosa si deve intendere quando Hegel considera la filosofia come una tela di Penelope, disfatta ogni mattina per poi essere ritessuta da capo? E che cosa significa l'immagine della filosofia come una nottola, la civetta di Minerva che spicca il volo sul far del tramonto, quando incomincia gi ad imbrunire? molto difficile spiegare in breve il primo motto da Lei ricordato, perch si tratta in realt del segreto stesso di tutta la filosofia hegeliana, un segreto, per di pi, spiegato in questa Prefazione con grande enfasi retorica. A mio parere la vera realt di cui parla Hegel quella che si manifesta soltanto a colui che pensa, vale a dire a chi si coltivato diventando filosofo, a chi pertanto riconosce che la realt esistente in fondo un qualcosa di necessario, ed anzi addirittura di razionale e positivo, anche se all'apparenza molte cose risultano al contrario pessime, terribili e addirittura tragiche. A mio avviso qui si trova il nocciolo stesso dell'intero sistema hegeliano. Se riflettiamo, se realmente non ci fermiamo alle apparenze superficiali, ma approfondiamo la nostra conoscenza della realt effettiva, allora scopriamo che il suo mistero qualcosa di positivo. La realt effettiva diventa allora il bene, il razionale, che si sviluppa e si realizza anche nell'apparenza, in superficie, anche nell'accidentale, e persino nel male. Con l'immagine della tela Hegel vuole suggerire che la storia dell'umanit ha un senso e che non dunque un'eterna ripetizione dell'identico, con gli stessi problemi e le stesse difficolt che si ripetono sempre allo stesso modo. E' certamente vero che il problema dell'uomo sempre il medesimo, ma la risposta che si d di volta in volta all'unica questione ha una sua storia, in cui si sviluppa e si manifesta uno scopo. Ci significa che la storia un progredire sulla strada della verit, del bene, del bello, e cos via. La storia non dunque un lavoro senza speranza che deve ricominciare sempre da capo, ma ognuno di noi apporta un contributo originale ad una costruzione iniziata prima di noi. Siamo grati ai nostri predecessori, riconosciamo che l'eredit viene da noi integrata e, mentre la medesima questione si approfondisce sempre di pi, troviamo risposte sempre ulteriori, non del tutto nuove, ma da intendersi come il proseguimento delle risposte pi antiche. Paragonando la filosofia alla civetta di Minerva Hegel intende sottolineare che la filosofia non pu dire qualcosa di astratto sul futuro, perch piuttosto un soppesare ed un riflettere su quello che c', su quanto ci proviene dal passato. La filosofia quindi un tentativo di impadronirsi della situazione storica, di far propria la situazione sociale, culturale che ora diventata la nostra. Ma questo non significa per che non possiamo dire assolutamente nulla sul futuro, anche perch nel presente ci

sono tensioni che richiedono una soluzione, ci sono difficolt che gi offrono prospettive di soluzione e quindi a partire dal presente possiamo gi avanzare delle congetture sul futuro, anche se poi impossibile passare dalla supposizione ancora oscura ad una visione concettuale precisa e distinta dell'avvenire. 5 Se dall' introduzione si salta ora alla conclusione dei Lineamenti di filosofia del diritto, occorre riconoscere che l'opera sembra finire in maniera pessimistica, lasciando spazio ad una filosofia della storia secondo la quale i var popoli si affrontano inevitabilmente in guerre fratricide, il che contrasta in maniera assai stridente col progetto kantiano di una pace perpetua. Qual la posizione hegeliana rispetto ai temi della guerra e della pace, anche in riferimento a Kant? un problema che stato spesso sollevato, suscitando interpretazioni diverse. Innanzitutto Hegel sostiene che il morire per una grande causa non un peccato e non neanche il male assoluto. Questo vale per l'individuo, cos come per il difensore di un popolo. Egli ha certamente ritenuto che cadere in una guerra una bella azione, perch si difende la grandezza del proprio Stato e questo un modo per dar senso alla propria vita. In secondo luogo egli ritiene che la politica non sia possibile senza i soggetti e gli individui che la fanno. Ci significa che ci devono essere gli uomini politici, ma anche che una comunit, resa concreta e presente da un individuo - sia esso un presidente o un sovrano - deve vivere la propria vita come un tutto, che ha una propria cultura e che, se viene aggredito, disposto a pagare il prezzo del sacrificio. Perci Hegel pu sostenere che la politica solo politica dei popoli e che non possibile unire i var popoli in una lega federativa e in un'istituzione politica vasta quanto l'umanit, contrariamente a quanto riteneva invece Kant. Hegel cerc addirittura di fondare un'asserzione del genere su una base logica, ma non credo sia riuscito nel suo tentativo. In ogni caso la sua posizione deve essere intesa anche nel senso di un rifiuto a credere in un futuro utopico _ e questo ci pu riportare all'immagine della civetta di Minerva. Se l'impegno del filosofo quello di cercare di comprendere ci che gli accade intorno, bisogner riconoscere che la situazione politica era ed , purtroppo, caratterizzata dagli interessi di popoli nazionali, popoli che rivendicano la loro sovranit e pertanto non si subordinano ad un'istanza mondiale, ammesso che si possa dare un'istituzione del genere. Hegel ha inoltre cercato di mostrare che la guerra e, s, tragica, ma che nel corso di una guerra si esprime anche l'amore per l'onore, per la libert e il diritto di un popolo libero. In ogni caso, sia che si tratti del popolo, dello Stato o della politica, questi non rappresentano per Hegel l'espressione pi alta dello spirito, visto che la dimensione suprema quella dello

spirito assoluto, ossia la dimensione della cultura. Si pu addurre in proposito l'esempio di Omero, che dagli orrori della guerra ha saputo trarre magnifiche composizioni epiche, dimostrando come si possa costruire una grande cultura anche a partire dalla tragedia di un popolo intero. La tragedia greca naturalmente la migliore conferma del fatto che le cose pi sconcertanti possono risultare ammirevoli solo perch c' stato un poeta che ne ha tratto un tutto armonioso. 6. Questa storia tragicamente intesa guidata per Hegel dalla cosiddetta "astuzia della ragione", ossia da una ragione che domina gli individui senza che questi se ne rendano conto, si tratta dunque di una storia che ha una sua logica. In che cosa tale concetto hegeliano si differenzia dall'idea cristiana di una storia provvidenziale? Che cosa ci permette di distinguere l'"astuzia della ragione" hegeliana, che vive nella storia, dalla Provvidenza? Non facile rispondere, ma comunque un tema su cui forse tutti dobbiamo meditare, visto che ci si chiede implicitamente in che relazione si trovino la Grecia e la filosofia occidentale da una parte, con il cristianesimo dall'altra. Si tratta inoltre di un problema che stato ripetutamente discusso e che non certo di facile soluzione. A mio parere Hegel tenta di spiegare filosoficamente il cristianesimo, che egli aveva studiato in giovent da teologo, pertanto egli intende accogliere nella filosofia l'intera verit della fede e della religione cristiana, senza introdurla nella filosofia in quanto credente -ossia senza voler far dipendere la filosofia da un'autorit religiosa -, piuttosto Hegel vuole comprendere le verit di fede mostrando che esse sono verit necessarie della filosofia. Per quanto riguarda la Provvidenza, egli cerca di dimostrare che la fede in un Dio che aiuta gli uomini quando questi si trovano in situazioni difficili e volgono lo sguardo in alto pieni di speranza, lo stesso di una fede nella ragione e nel pensiero, anch'esso infinito. La ragione e il pensiero non sono infatti semplicemente la mia ragione, la ragione di qualcun altro o la ragione finita di tutti gli uomini che vivono oggi, si tratta piuttosto di un pensiero del quale partecipano tutti gli uomini di ieri, di oggi e di domani, di un pensiero che infinito ed assoluto e che pu essere anche chiamato Dio. Questo pensiero si realizza di necessit anche attraverso la storia. Il pensiero che conosce se stesso, ovvero questo Dio che si manifesta nella sua creazione e accoglie di nuovo in s la creazione mediante la conoscenza, l'amore e la cura, questo Dio si realizza nella storia come quello che riempie sempre pi di spirito il mondo, la societ, la cultura, rendendoli sempre pi spirituali, sempre pi adatti alla realizzazione ed alla concretizzazione della ragione. Questa in breve la concezione

hegeliana della storia. Naturalmente ci si pu chiedere se sia davvero cristiana. A mio parere questo progresso, questo perfezionamento ed innalzamento sempre pi armonioso del senso della vita non tipico della fede cristiana. Nella fede cristiana c', s, anche una fede nel progresso, si crede per esempio che ci sia stata una preparazione del cristianesimo nella religione giudaica, si crede anche che in tutte le religioni ci sia una rivelazione, ma il cristiano crede anche che il cristianesimo pervenga in Ges Cristo ad un certo compimento, anche se questo compimento poi di nuovo un inizio, una sorta di germe per un ulteriore sviluppo, che a sua volta un adattamento, si potrebbe dire: una concretizzazione del nocciolo della fede in tutte le culture del mondo. Ma non credo si possa dire per questo che il cristianesimo creda in uno sviluppo sempre pi razionale della storia, piuttosto secondo il Cristianesimo Cristo domina e conquista il mondo -se si vuole usare quest'espressione quasi bellica- ma ci non cambia in fondo la situazione del singolo, per questo ritengo non si possa parlare di progresso. Il progresso si avrebbe semmai nella misura in cui il cristianesimo diventasse una civilt, ma penso anche che nella storia europea non si trover alcuna prova del fatto che il cristianesimo si sia effettivamente realizzato.

7. Professore, Hegel il filosofo della ragione per eccellenza che stato capace di grandi e celebri analisi astratte. Eppure spesso egli si concentra su personaggi storici o mitici, mettendoli in primo piano in celebri descrizioni. Per esempio nei Lineamenti di filosofia del diritto, cos come nelle lezioni di Estetica, compare il personaggio di Antigone, vuole parlarcene? Antigone una figura che ha accompagnato l'intera vita di Hegel. Gi negli anni di Tubinga aveva avuto occasione di discuterne con Hlderlin, che conosceva la tragedia di Sofocle nell'originale greco e ne aveva anche fatto una traduzione. Nell'interpretazione dei due giovani amici, la figura di Antigone aveva a che fare con il problema stesso della verit. Ci si potr chiedere da dove provenga questo interesse per la vicenda di Antigone, su cui Hegel torner a riflettere perfino nelle lezioni berlinesi. Antigone naturalmente una figura eroica, ma per Hegel anche Creonte altrettanto un eroe in quanto difensore, simbolo dello Stato e delle leggi dello Stato. Quando non c' Stato, c' barbarie, vige lo stato di natura, descritto da Hobbes, in cui gli uomini si uccidono l'un l'altro in una guerra assoluta, che naturalmente nessuno pu desiderare. Creonte colui che rende possibile una comunit, garantendo del fatto che non ci si sbrani reciprocamente, che ci siano leggi e che queste vengano rispettate nella societ. La figura di Antigone in certa misura

molto pi attraente, meno forte, e pertanto pi vicina. il simbolo della famiglia e dell'amore, ama le sorelle e i fratelli e, pur sapendo che il fratello un criminale dal punto di vista politico, gli d ugualmente sepoltura, rito assai importante nella cultura greca perch costituiva l'ultimo onore che si dava al defunto, oltre che l'estremo atto di amore. Dar sepoltura a chi per la patria non che un traditore, e pertanto va lasciato agli avvoltoi, tutto quello che Antigone pu fare per onorare il fratello morto. La tragedia di Sofocle mette in scena pertanto una contraddizione assoluta, che resta senza soluzione, giacch all'interno della concezione greca dell'eticit non pu esserci soluzione in questo conflitto che contrappone i valori della famiglia a quelli della polis. Proprio perch non c' soluzione a una tale contraddizione, bisogna trovare un'altra dimensione, possibile solo a partire dalla scoperta del principio della soggettivit e dell'individualit, vale a dire dell'assolutezza della vita individuale, integrabile peraltro anche nella vita della comunit. Un tale processo sar tematizzato anche nei Lineamenti di filosofia del diritto, in cui Hegel mette a confronto la polis ateniese e Socrate. Socrate risulta una sorta di nuova Antigone, che scopre la soggettivit e, grazie a questa sua grande conquista, si pone gi sulla strada di Cristo, anche se al tempo stesso la polis non poteva accettare una centratura sul soggetto, ritenuta una minaccia e un male, pertanto la sua vicenda finir con la tragica condanna a morte. D'altronde anche la polis era ormai condannata a morte, giacch non era stata capace di accettare una tale novit. Nell'epoca moderna diventata possibile una esaltazione della soggettivit, anche se parzialmente, in fondo questo resta il problema posto da Hegel e tuttora stringente, quello di riconciliare Socrate con la polis, gli individui e i loro diritti con lo Stato nazionale Abstract Per Peperzak il diritto in Hegel il fondamento stesso dell'intero sistema dell'etica e della politica, che tuttavia deve concretizzarsi in "diritto positivo", anche se questo costringe ad una riflessione sul rapporto tra accidentalit del dato e necessit della legge. Nella filosofia hegeliana del diritto la morale individuale un elemento subordinato alla vita etica, perci moralit ed eticit non sono contrapposte, giacch la dimensione etica realizza socialmente il dovere morale. L'armonia tra individuo e societ si realizza nello Stato. Nella formula "reale-razionale", Peperzak individua il segreto stesso della filosofia hegeliana. Egli passa poi a spiegare le altre note espressioni hegeliane della filosofia del diritto. Peperzak confronta le diverse posizioni di Hegel e di Kant nei confronti della guerra e riassume brevemente la concezione della storia in Hegel. In ultimo viene presentata la figura di Antigone; cos come appare nei Lineamenti di Filosofia del

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Biografia di Adriaan Theodor Peperzak Interviste dello stesso autore Lo Spirito nella filosofia di G. W. F. Hegel Etica e politica Partecipa al forum "I pensatori moderni"
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