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SILVANA GHIGONETTO

ISRAEL DES ALPES Nuove ipotesi sulla microstoria dellalta Valle Po

Dispensa Universit delle Alpi- Associazione culturale alpina trib di Levi Bedigliora- Paesana 2011

In Memoria di Rav. Mordechai Robbio (Hebron 1785) e di mia nonna, Maria De Robbio

Ringraziamenti: Un ringraziamento sincero va a Mariella Becchio che, non senza litigi e feroci insulti reciproci (non ci parliamo pi da ben tre anni!), mi ha instancabilmente sollecitata, facendomi comprendere la necessit di intervenire e riscrivere la storia. Ringrazio alcuni rappresentanti della Comunit Ebraica di Torino, in particolare la famiglia Segre di Saluzzo, per avermi fornito importanti spiegazioni circa gli usi, i costumi e le tradizioni ebraiche in Piemonte; rispondendo inoltre alcuni miei interrogativi circa i contenuti del Talmud. Ringrazio il Signor Daniel Vogelmann, titolare della Casa editrice La Giuntina ( Firenze), per avermi permesso di riprodurre gratuitamente la cartina Gli ebrei dellImpero Romano, tratta da M. Gilbert, Atlas of Jewish History, Edizioni Giuntina, Firenze 1984.

PRESENTAZIONE

Israel des Alpes la sintesi di uno studio che mette in luce gli aspetti intimi della nostra vallata, lAlta Valle Po. Si tratta di un insieme di codici di comportamento, cultura e tradizione fino ad oggi nota solo allinterno della nostra gente, la quale pur tramandando gli insegnamenti di generazione in generazione ha finito col perderne il significato originario. Il lavoro di Silvana Ghigonetto ha messo insieme questi aspetti profondi della nostra tradizione ponendoli in relazione con la documentazione storica ufficiale. Ne emerso un quadro storico sorprendente nel quale l autrice ipotizza antichissime radici semitiche delle nostre genti oltre ad un susseguirsi di afflussi ebraici ad ondate nel corso della storia, che toccano anche la Valvaraita e le vallate limitrofe . Discendenti della trib sacerdotale isreaelita dei Levi (e da una parte della trib di Giuda per via del toponimo Ustana) imprigionati e deportati dai babilonesi nel 500 a. C., secondo lipotesi di Silvana Ghigonetto, i nostri antenati sarebbero stati tradotti qui come schiavi per lavorare nelle miniere della valle. La stessa sorte, molti secoli dopo, toccher a migliaia di ebrei (molti di loro cristiani) deportati dai romani in tutto il cuneese e in Valle Po dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C. Dal lavoro dellautrice apprendiamo che lAlta Valle Po, i cui toponimi risultano verosimilmente essere in ebraico e aramaico, fu raggiunta anche dagli Apostoli in predicazione in Gallia subito dopo la morte di Cristo e nellXI secolo fu sede di una importante Scuola teologica che ebbe come allievo della Crissolana gens il vescovo di Milano. Nel medioevo, Paesana accolse i marrani (ebrei condannati al rogo) in fuga dalla Provenza, Catalogna, Savoia, Portogallo Dunque, un quadro storico avvincente che, come la stessa autrice auspica, meriterebbe ulteriori studi, verifiche ed approfondimenti in futuro.

Aldo Perotti Presidente Comunit Montana Valli Po, Varaita, Bronda e Infernotto

Ai discendenti dei valdenses( montanari dellAlta Valle Po), ho deciso di rendere pubblici i miei appunti sulla storia della Vallis Peysana perch mi sono resa conto dellesistenza di alcuni aspetti sorprendenti che ho avuto modo di comprendere solo recentemente e sono sinceramente convinta che questi meritino la vostra attenzione. Gli studi di Vindimmio e Di Francesco sulle comunit di Paesana e Crissolo mi avevano permesso, gi alcuni anni fa, di intravedere alcune stranezze e una sorta di filo conduttore sotterraneodal quale ho ricavato una nuova chiave di lettura sul passato della nostra valle. Ci significa che molte vicende erroneamente interpretate hanno lasciato individuare contenuti di stampo ereticale, un tempo pericolosissimi. Talmente pericolosi da essere stati occultati dai nostro stessi antenati. Eretici, i paesanesi tutti e non solo quelli del terziere di Santa Margherita come spesso vien detto, i nostri antenati erano gli eredi di una storia molto antica, che li ha visti protagonisti di una visione sociale allavanguardia persino per la societ contemporanea. Dopo anni di letture, dopo aver ascoltato decine di lezioni accademiche sulle radici germaniche e latine dei toponimi paesanesi, trascritti oltretutto senza averne mai colto il suono (Un-din non pu essere tradotto in Odino e Br-sh-ih non pu diventare una spagnoleggiante Bersalha, per non parlare poi dello stiracchiato Padus-Zana, ecc.) e dopo aver visto assemblare i documenti antichi in modo troppo schematico e rigorosamente incatenato ai dettami imposti dalla storia ufficiale, credo si debbano considerare tracce e percorsi di ricerca alternativi. Sul fatto che i nostri antenati fossero molto religiosi e osservassero principi e regole morali molto forti non ho dubbi, ma non concordo con chi scrive paginate esaltanti sulla devozione cattolica dei paesanesi sapendo che i cosiddetti ferventi catholici, quelli dz (Parrocchia di Santa Maria) hanno portato il Sambenito (saio benedetto), ossia la veste gialla degli ebrei e degli eretici torturati dallinquisizione, fino al 1961. Questi reperti oggi sono spariti nel nulla e non si sa pi dove siano andati a finire n i Sambenito, n i documenti relativi alle confraternite; per fortunatamente rimangono le testimonianze degli anziani. Avete presente la cosiddetta Cunfraternita dl fi crt?*. Ecco, proprio quella l,chiss come mai la chiamavano cos! Luso del Sambenito dimostra che sia a Paesana dz che dl si avuta una repressione inquisitoriale forte, alla quale sono seguite alcune reazioni molto violente ma comunque sempre finalizzate al raggiungimento di una coesistenza pacifica tra le varie confessioni di matrice ebraicocristiana tipiche del Medioevo che probabilmente sussistevano contemporaneamente in valle. Gli storici spesso hanno scritto che gli eretici di Paesana venivano da fuori, ma non cos: la storia, di fatto, pare molto pi complicata e articolata. Forse cristiani fin dalle antichissime origini, ma non precisamente cattolici, i paesanesi erano valdenses, cio montanari eretici che si dicevano discendenti dei Profeti, affermando cos di avere origini israelitiche. A questo proposito sappiamo che alle sorgenti del Po attestata la Trib dei Levi che secondo la storiografia sarebbero celti, mentre invece i Libici anchessi attestati in Piemonte nella stessa epoca sarebbero per lappunto libici. Poich Libia e Palestina sono vicine, non si capisce il perch di questa interpretazione. Quindi, se da un lato la storia del Piemonte attesta i Libici verso Novara nel V secolo A. C., non si comprende la ragione che spinge a considerare la Trib dei Levi un trib celtica a sinistra*, senza aver nemmeno minimamente considerato che potrebbe trattarsi di una trib israelita. Le affermazioni esternate dai valdenses in epoca inquisitoriale circa la loro discendenza dai profeti suonano infatti molto strane sulla bocca di presunti montanari ignoranti e analfabeti: come avrebbero potuto avere una simile consapevolezza storica dei poveri pastori semi-pagani arroccati sulle pendici del Monviso? Come questo, gli interrogativi che ci poniamo in generale sulla storia della nostra valle sono molteplici.

Come mai proprio a Paesana venne a morire e fu sepolto Desiderio, Re dei Longobardi? Perch nellXI secolo, il Vescovo di Milano si defin alunno della gens Crisolana? Cosa spinse il nipote di Calvino e, secondo la tradizione orale, Calvino stesso a venire a Paesana? Perch proprio a Paesana si tenne il synodo valdese? Forse le parole dei nostri antenati andrebbero riconsiderate oggi con minore sufficienza di quanto fatto in passato. Ne consegue che la storia andrebbe ristudiata, uscendo dai percorsi canonici e valutando tutti i documenti; utilizzando perci anche lottica ereticale e non solo quella delle versioni ufficiali. I segnali, i documenti e la tradizione che mi sono impegnata a raccogliere e ad esporre suscitano perplessit e interrogativi anche a me stessa poich sono scomodi, imbarazzanti, difficilmente collocabili e decodificabili. Non possono tuttavia essere interpretati come semplici casualit: sono troppi, per nulla sporadici e costringono ad una riflessione. Perci dopo essemi documentata e aver letto approfonditamente quanto gli altri hanno scritto sullargomento, ritenendomi insoddisfatta nel constatare troppe discrepanze, ho voluto intervenire per evitare laccrescersi di alcune distorsioni che a mio modesto avviso stanno diventando macroscopiche proprio perch non tengono conto di questi elementi. Nellambito di questo studio che tiene dunque in considerazione la tradizione orale e comportamentale tramandatasi allinterno dei nuclei famigliari, emergono molti aspetti sorprendenti, sapientemente criptati dai nostri antenati in difesa dellazione inquisitoriale. Certo, io non ho la presunzione di dare risposte ad un fenomeno complesso che peraltro intuisco nitidamente sia nella sua evoluzione che nei contenuti, al contrario questo mio lavoro proprio il susseguirsi di tutta una serie di domande che spero valgano linvito agli studiosi di voler considerare nuove chiavi di lettura probabilmente pi vicine alla realt.

Silvana Ghigonetto

*Cunfraternita dl fi crt= lett. Confraternita del fiato corto

*sui Levi Trib a sinistra vedi p. 36

Indice: Capitolo I: Leresia nella Vallis Peysana Leresia nella Vallis Peysana (aspetti generali).......................................................................p.9 Il Credo degli eretici di Peysana.p.15 La procedura nei processi dinquisizione contro i valdenses .p.20 I nostri antenati: stregoni o rivoluzionari?..................................................................................p.23 Le reazioni anti-inquisitoriali..p.28 Capitolo II: Le tracce ebraiche 1) I levi alle sorgenti del Pop.42 2) Gli ebrei nelle Alpi in epoca romana e paleocristiana....................p.56 3) I valdenses e lo Shabbat..p.60 4) Gli appellativi Bar-ba e Bar-bet..p.64 5) I toponimi di probabile radice ebraica e aramaica..p.66 6) I cognomi nella genealogia ebraica.p.82 7) I valdenses di Paesana in fuga da Francia, Portogallo, Catalogna. p.93 8) canti in ebraico nellarco alpino..p.100 9) I modi di dire in ebraico................p.104 10) La chabra= compagnia..p.107 11) I misteriosi riti: la Yeshiva e il Talmud dellAlta Valle Po..p.111 12) Linsegnamento morale dei valdenses..p.122 13) I due versanti della valle e il marchio mamzen.p.124 14) La Cunfraternita dl fi crt e il Sambenito..............p.129 Capitolo III: La vera storia di Paesana sar andata cos?..........................................................................................................................................p.137 Sintetizzando.p.138 Prima fase: i Levi e Profetip.140 Seconda fase: a)i romani insediano i prigionieri ebrei in Piemonte e Liguria; b) arrivano gli Apostoli.p.141 Terza fase: Leone fonda la setta cristiana dei valdenses...p.145 Quarta fase : i valdenses di Crissolo danno vita ad una importante scuola teologicap.147 Quinta fase:Valdo si innesta sul valdismo e lo diffonde.p.152 Conclusioni: .p.154 Bibliografia..p.157

Capitolo I Leresia nella Vallis Paysana

L eresia della Vallis Peysana (aspetti generali)

Le vallate del Piemonte, la Savoia, il Delfinato, la Valle dAosta, Ginevra, lEmbrunaise, Gap e lArras sono luoghi in cui la repressione cattolica stata violentissima, forse pi violenta che altrove, poich proprio da questi territori gli eretici fuggivano dallinquisizione per trovare scampo altrove, ad esempio in Lombardia, per essere successivamente sterminati dalla morsa di Carlo Borromeo. Un fenomeno vastissimo quello ereticale, durato a lungo nel tempo e che proprio per questo dovrebbe essere documentatissimo, eppure se cerchiamo notizie sulle eresie dei secoli compresi tra lXI e il XVII notiamo che tutte le informazioni si basano solo ed esclusivamente su materiale di provenienza inquisitoriale, senza mettere a disposizione nessuna fonte documentaria autenticamente ereticale. A rigore di logica ci si chiede: come possibile che non sia rimasto un solo scritto, un solo vangelo, un solo documento completo autenticamente eretico? Come potuto accadere che una chiesa vastissima come ad esempio quella catara, presente su tutti i territori compresi tra la Francia del sud (Occitania), lItalia centro-settentrionale e la Bosnia non abbia lasciato la minima traccia della sua struttura, gerarchia, riti, riflessioni teologiche e dottrinali? Eppure sappiamo che i catari costituivano una chiesa di grandi dimensioni, guidata da una complessa struttura gerarchica composta da vescovi e un Papa. Non potendo dare una risposta, resta comunque il fatto che i documenti cartacei sulle eresie e sui movimenti ereticali attualmente in nostro possesso non sono la voce degli eretici ma linterpretazione degli eretici tramandataci dai loro oppositori, ossia dagli inquisitori. Siccome per, almeno per quello che riguarda la nostra valle, gli eretici eravamo noi, ecco che il nostro sforzo iniziale sar quello di compiere una attenta lettura, in modo da poter rilevare gli aspetti salienti caratterizzanti le rispettive posizioni, tra inquisitori e inquisiti, allinterno della nostra realt valligiana: a)eravamo la Setta valdenses pi pericolosa in assoluto. Nel contesto generale, rispetto agli altri territori italiani, noi dellAlta Valle Po siamo fortunati, poich, grazie a quei paesanesi che hanno aderito in parte alla Riforma Protestante, la memoria, la tradizione e molti documenti sono stati conservati allinterno della Chiesa Calvinista, consentendoci oggi di capire meglio il nostro passato. Ecco perch possiamo ricostruire il pensiero rivoluzionario dei nostri antenati e sapere che furono considerati la setta valdeses pi pericolosa in assoluto, quella che gli inquisitori chiamavano i Leonisti. Questa notizia ricavata dagli errores degli eretici di Paesana confermata dallinquisitore Rainero nel libro IV contro i Valdesi : le sette degli eretici furono pi di settanta, le quali tutte per grazia di Dio distrutte sono tranne quelle de Manichei, degli Ariani, dei Roncarii, e dei Leonisti, che infettarono lAlemagna. Tra tutte queste sette che sono o furono, niuna che sia alla Chiesa di Dio pi perniciosa dei Leonisti. E ci per tre cagioni. La prima, perch pi antica; poich alcuni dicono che durato abbia insin dal tempo di Silvestro, alcuni da quello degli apostoli. La seconda perch pi generale, poich non vi quasi alcuna terra in cui questa setta non vi sia. La terza perch tutte le altre sette, per lenormit delle loro bestemmie contra Dio inducono orrore negli uditori, laddove questa dei Leonisti fa pompa di grande piet, perch innanzi agli uomini vivono secondo giustizia.(1). -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 1) Mons. Andrea Charvaz, Vescovo di Pinerolo, Origine dei Valdesi, 1838, pag 155-156.

b) laccusa: stregoni e adoratori del Diavolo. Per sconfiggere questi valdenses i cattolici adottarono varie strategie e, tra queste, la diffamazione: iniziarono quindi a far circolare strane voci riguardanti misteriosi riti proibiti, stregoneschi, praticati di notte nelle grotte. Fu cos che quegli stessi Barbasopravvissuti in Piemonte nelle valli Pellice e Chisone (a suo tempo massicciamente presenti nelle valli Po e Varaita), secondo questa accusa furono appellati stregoni. Definiti dallinquisizione dArras del 1459 una setta demoniaca, i valdesi vennero in seguito riabilitati con una sentenza collettiva del 1491 dal Parlamento di Parigi. Una riabilitazione in verit solo formale, poich il danno si era ormai irrimediabilmente prodotto: nellimmaginario collettivo infatti, lassociazione valdenses-eretici-stregoniera aleggiante ovunque, acquisito e incancellabile. Nella realt di ieri e di oggi sappiamo invece che gli stregoni di Arras altri non erano che quelli che oggi chiamiamo Pastori della Chiesa Evangelica Riformata, peraltro conosciuti da sempre per essere molto rigorosi, severi e intransigenti, alla peggio un po bacchettoni, ma ovviamente lontanissimi da simili pratiche. Forse il mondo cattolico peninsulare, soprattutto del passato (ricercatori universitari compresi), non conoscendo la realt valdese da vicino e ignorando, fino a pochi anni fa, lesistenza di intere vallate piemontesi ufficialmente non cattoliche da circa un millennio (se non addirittura dallepoca apostolica), potrebbero aver creduto che tali accuse potrebbero essersi motivate in misteriosi, ma tuttavia legittimi fondamenti. Ma noi, montanari piemontesi delle valli saluzzesi, i valdesi li conosciamo bene anche perch quasi tutti, prima di passare per le maglie dellinquisizione, eravamo valdenses o comunque non cattolici nel senso canonico del termine. Ecco perch sorge il coraggio di escludere categoricamente questo parallelismo demoniaco e stregonesco a priori, anche a rischio di ricevere accuse di non- scientificit da parte degli studiosi di storia medievale. E questo non perch non si voglia accettare la realt, ma perch unaccusa del genere non corrisponde affatto alla realt stessa. c) gli inquisitori e gli scemi del villaggio. A mio avviso, gli studiosi, nellimpegno di provare la veridicit o meno di tali deposizioni, hanno dimostrato a volte di non capire un granch dalle poche carte in loro possesso, poich di fatto estranei alla tradizione culturale ereticale tramandatasi velatamente per intere generazioni allinterno delle famiglie storiche delle valli menzionate e mai esternata al di fuori del proprio contesto. Ci significa che costoro solo raramente sono stati in grado di interpretare nel giusto modo quanto hanno avuto sotto gli occhi. Per i ricercatori i problemi di approccio scientifico alla materia davvero sono molteplici poich oltre alloggettiva impossibilit di cogliere il profondo contenuto ereticale, per lovvia mancanza di un rapporto diretto con tale cultura, devono anche saper riconoscere le distorsioni scaturite dalle deposizioni forzate, architettate dal Clero, a danno degli eretici. Mi riferisco a questo proposito alla metodologia inquisitoriale e alle sconcertanti confessioni usate come pretesto per muovere contro i valdenses accusandoli di stregoneria. Un esempio macroscopico riportato da Cameron (studioso valdese). Negli atti dellinquisizione provenzale, una valdese di nome Jeanne Bosque confess nel 1532 che la Madonna una prostituta e Cristo il Diavolo, (2). Una affermazione davvero sconvolgente in bocca a una valdese! Aprendo per la visuale e analizzando pi a fondo i documenti si capisce bene cosa ci sia stato dietro a tutto questo tramite le testimonianze coeve (3).

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Queste ci dicono che quella povera Jeanne Bosque era una donna semplice e mentalmente ritardata; probabilmente spaventata dalle accuse, dallinterrogatorio e dal clima di terrore che aleggiava ovunque, aveva confuso la Maria Maddalena (la prostituta) con la Madonna lanciandosi poi nel panico e in affermazioni senza senso, forse volutamente imboccate. Del resto noto a tutti che nei tempi passati non era infrequente incontrare nei villaggi persone un po tonte, ma bisogna ricordare che durante il parto allinsorgere di complicanze nel travaglio, che oltretutto in alta montagna avveniva nelle stalle con poca luce, igiene e ossigeno, i bambini a volte rimanevano ritardati mentalmente perch semi-asfissiati o male ossigenati alla nascita. Il fatto poi, che anche a Paesana i documenti ci dicano che gli inquisitori siano andati a prelevare un individuo considerato tra i peggiori dellintera comunit, lascia supporre che queste scelte dipendessero da una vera e propria strategia: arrestare di proposito e terrorizzare i soggetti pi deboli delle comunit (4), i quali essendo scemi, tarati oppure esclusi dalla stessa per i pi svariati motivi, finivano col dire delle cose assurde offrendo cos il pretesto voluto per giustificare loffensiva violenta contro tutta la popolazione. Cos, subito dopo aver estorto le confessioni pi disparate da questi individui deboli, linquisizione era legittimata ad intraprendere ulteriori interrogatori impostati secondo uno schema veramente diabolico che non dava alcuna chance di difesa al malcapitato.
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2) G. Audisio, E. Cameron Les Vaudois des Alpes- Dbat sur un ouvrage rcent , in: Revue de l'histoire des Religions , tome 203 n4, 1986. pp. 395-409. alle p. 396-397 : ( Audisio in polemica con Cameron scrive ) : Mais pour ne pas quitter laire Vaudoise, je peux apporter deux exemples tirs des proc dures que linquisiteur Jean de Roma dirigea contre les hrtiques de Provence en 1532. Il affirme quil en a mis la question qui disoit quod Virgo Maria erat meretrix et quod Christus fuerat conceptus ex Lucifero diabolo . Voil una affirmation tout a fait extravagante dans la bouche dun Vaudois ou dun rform ! . Per non lasciare larea valdese, posso apportare due esempi tratti dai processi condotti dallinquisitore Jean de Roma contro gli eretici di Provenza nel 1532. Egli afferma alla domanda disse che la Vergine Maria era una prostituta e Cristo il Diavolo. Ecco unaffermazione del tutto stravagante sulla bocca dun Valdese o dun Riformato!.

3) G. Audisio, E. Cameron Les Vaudois des Alpes- Dbat sur un ouvrage rcent , in: Revue de l'histoire des Religions , tome 203 n4, 1986. pp. 395-409. p. 397, in polemica con Cameron scrive : Mais le tmoignage port contre linquisiteur par un habitant du Luberon permet de comprendre comment le tribunal pouvait extorquer de tels aveux: Jeanne Bosque, simple e hors du sensRoma lui a fait dire et confesser que Marie avait bien fait faute et que Dieu lui avait bien pardonn, et que elle esprait que Dieu lui pardonnerait ; pensant, comme confess, qu elle parlt de Marie- Madeleinemais le dit de Roma.chouca en son procs de Marie, mre de Dieu. Ma la testimonianza portata contro linquisitore da un abitante del Luberon permette di comprendere come il tribunale riusciva ad estorcere tali confessioni : Jeanne Bosque, semplice e fuori di testaRoma le fa confessare che Maria aveva peccato e che Dio laveva perdonata, e che lei sperava che Dio la perdonasse ; pensando, data laa confessionme, che lei stesse parlando di Maria Maddalenama a detta di Roma si riferisce a Maria, madre di Dio

4) G.Di Francesco, T. Vendimmio, Paesana-Documenti storia e arte ai piedi del Monviso, Pinerolo-Torino, 1998,p. 74. Gli autori si riferiscono le notizie del 1509 riportate dal Charneto del Marchese di Saluzzo Paesana, essendo il Marchese medesimo comandante del braccio secolare. Quando padre Angelo raggiunse la Valle Po, non avendo prove certe ma solo sospettisolite prediche esortando i colpevoli allabiuranon vi furono ammissioni. Perplesso, non potendo distinguere i cattolici dai valdesi (non sar perch erano tutti valdesi?) le cose mutarono dopo che un sospetto, tale Pr Julian di Pratoguglielmo venne fatto confessaresi tratt di una confessione fin troppo estesa che incolpava tutti gli abitanti di Pratoguglielmo, Bioletto, Bietonetto e Oncino, ma proveniva da persona degna di poca Fede, che aveva sempre tenuto una condotta moralmente riprovevole e che era conosciuto per disonesto

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d) la difesa: discendenti dei Profeti e degli Apostoli. Basandoci sullanalisi dei documenti e della tradizione scritta e orale tramandata allinterno dei nuclei famigliari, emergono molti aspetti sorprendenti proprio a seguito dellazione inquisitoriale. Innanzi tutto emerge che i valdenses hanno origini antichissime: torturati dallinquisizione questi indicavano 4 origini del valdismo: a) i Profeti (epoca pre-cristiana); b) Gli Apostoli (prima epoca paleocristiana; c) Leonas (tarda epoca paleocristiana); d) Valdo (medioevo). Tali affermazioni erroneamente considerate contraddittorie dagli storici e dagli inquisitori, trovano verosimilmente e semplicemente risposta nella continuit storicae non in una cronologia a sbalzo. Quindi, considerando lipotesi che i nostri antenati non fossero celti, perci pagani, ma israeliti si tratter di verificare pi avanti la consistenza di questa supposizione. Del resto, l intuizione che i valdenses non fossero celti e non avessero origini pagane ampiamente espressa dalla letteratura Protestante dei secoli scorsi. E infatti, con le parole Israel des Alpes, Muston titolava il suo libro sulla storia dei Valdesi, pubblicato a Parigi 1851. Il suo studio, che ancora oggi costituisce un riferimento importante sullargomento, stato a lungo ritenuto provocatorio dai cattolici, ma in realt non lo : dichiara semplicemente le origini Apostoliche del cristianesimo nelle nostre valli. Verificheremo infatti, nellambito di questo studio, che che i toponimi di Paesana, le esclamazioni e i modi di dire, leducazione (che ancora oggi ricalca alcuni precetti talmudici non contemplati dal cristianesimo) e i cognomi conducono ad una radice ebraica e non pagana. Constateremo anche che i pricipi morali e il sentimento religioso scolpito nel cuore dei paesanesi (e non semplicemente indossato come un rivestimento) non fu sradicato dallinquisizione, anzi, si paleser che non fu il clero ad educare i paesanesi ma furono proprio questi ultimi ad educare i sacerdoti giunti in valle, i quali dovettero adeguarsi alla morale e ai principi della popolazione locale e non viceversa. Per dirla alla Don Raso (v. p. 36), i preti, qui da noi, dovevano filare dritto. Su queste premesse dobbiamo impostare la ricerca , ecco quindi la metodologia che seguiremo: ----0----Israel des Alpes: metodologia di ricerca Sappiamo che i valdenses hanno sempre sostenuto di discendere dai Profeti e dagli Apostoli, scatenando per questo listeria degli inquisitori cattolici e degli storici dei secoli successivi, i quali chiedevano loro di produrre prove e documenti . Trascurando lassurdit della richiesta comunque chiaro che i Barba non avrebbero mai potuto inventarsi una storia del genere se non fossero stati realmente a conoscenza delle loro ascendenze attraverso le tradizioni e i racconti tramandati al loro interno nel corso delle generazioni. Volendo per un attimo accogliere la loro versione, (tenuto conto che tramite i documenti stiamo dialogando con i Barba e non con poveri montanari ignoranti) doveroso almeno tentare di individuare eventuali conferme o palesi smentite sulla questione. I punti che giocano a favore dei Barba, e che analizzeremo nel dettaglio pi avanti, sono: La Trib di Laevi (Levi), popolazione stanziata il Lombardia, Liguria e Piemonte proprio alle sorgenti del Po, almeno dal V secolo a.C. (e qui siamo proprio allepoca dei Profeti come loro dichiarano) La cartografia storica ci indica una massiccia penetrazione ebraica nei territori dei Laevi tra il 100 e il 300 d.C. La tradizione orale: gli Apostoli nelle Alpi. Stranamente, coerentemente alla penetrazione ebraica storicamente documentata, in tutte le vallate piemontesi e francesi si tramanda il racconto degli Apostoli venuti personalmente in predicazione nellarco alpino. Alla luce della traccia che indica una presenza ebraica nelle Alpi, possiamo ipotizzare che non si tratti di una semplice leggenda ma
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che gli Apostoli si siano realmente recati qui, proprio perch consapevoli della presenza di una diaspora. A questo proposito significativa la deposizione dei valdenses della Val Sangone (Torino) nel corso dei processi inquisitoriali. Costoro spiegano di non essere i successori di Valdo, a loro completamente sconosciuto, ma dei quattro apostoli che, dopo lascesa del Cristo in cielo, si erano serbati fedeli ai suoi autentici libri, e per tale loro fedelt erano stati costretti alla clandestinit dagli altri otto apostoli, quelli che erano scesi a compromessi con il mondo. Segue quindi la fondazione della prima vera e propria setta valdenses, che i Barba indicano attorno al 350 d.C., ad opera di Leone, un discepolo di Papa Silvestro. Oltre a questi dati, peraltro molto significativi ed importanti, che pertanto tenderei a non sottovalutare, vi sono altre indicazioni che rafforzerebbero sia lipotesi di unascendenza ebraica delle nostre genti, sia il susseguirsi, nel corso dei secoli, di una continua e pressoch costante stratificazione ebraica sul nostro territorio. Espulsioni, massacri, fughe e persecuzioni caratterizzano infatti le vicende di questo popolo in tutta lEuropa e cio mi spinge a considerare plausibile lipotesi di un costante afflusso di ebrei nelle Alpi, essendo queste perfette come zona-rifugio; una sorta di isola in mezzo allEuropa. Quindi, la presunta ascendenza ebraica dei Valdesi, peraltro verosimile, non sarebbe da considerarsi come fatto specificamente riguardante loro, bens come comune denominatore di tutta la popolazione dellAlta Valle Po. Del resto, sappiamo che il termine valdenses veniva utilizzato dallinquisizione per indicare tutti i montanari delle Alpi e non va quindi associato esclusivamente a coloro che attualmente consideriamo seguaci di Valdo. Cosicch, se dal lato prettamente Valdese di Valdo abbiamo: Lo Shabbat. I Valdenses sono anche detti Sabbatati e Insabbatati per luso di festeggiare il Sabato e non la domenica (un uso per altro piuttosto diffuso anche tra gli Ariani della Chiesa di Milano). Case (Sinagoghe) e non Chiese; esattamente come gli ebrei tutti dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme. Infatti non avendo avuto riti quali la messa, il battesimo, leucarestia, la venerazione dei santi e il culto dei morti non avevano le chiese, intese nel senso cattolico del termine, ma le Case (scuole), come palesato anche dal nome Bar-Bet = Figlio della Casa. Gli appellativi Barba e Bar-bet che, come vedremo pi avanti potrebbero essere parole in aramaico Dal lato generale, ossia valdenses-eretico-montanaro, vi sono: I toponimi.Come mai vi sono toponimi in antico-aramaico nelle Valli alpine? Ad esempio nelle Valli Po, Chisone, Varaita I cognomi della Vallis Paysana (Valle Po) sono tutti di inseriti nella genealogia ebraica. Si tratta di cognomi di varia provenienza: Provenza, Savoia, Germania, Polonia, Spagna, Portogallo. I ricordi delle fughe dai luoghi in cui gli ebrei furono perseguitati nel medioevo . I racconti di alcune famiglie scappate da Chambery, Provenza e Portogallo. I canti in ebraico, quali ad esempio il ritornello della canzone Lase dAlegre. I modi di dire in Yiddish (lingua degli ebrei tedeschi) e in ebraico. Frasi e esclamazioni in uso in Valle Po e diffusi un p ovunque nel vecchio Piemonte: Oyoyoy!, Ammi-Ammi!, Ammi- lu Sgnur! , Ayayay!, Aymy, my!, nh! La compagnia dei matrimoni indesiderati: la Chabra. Lusanza della Chabra, erroneamente confusa col termine capra, significa in ebraico fare una compagnia. E non c dubbio che la Chabra nostrana non avesse niente a che fare con le capre, ma fosse una compagnia contro i matrimoni indesiderati La yeshiv e il Talmud dellalta Valle Po. Nelle famiglie di Agliasco (Naiashkh) i figli vengono istruiti seguendo limpostazione della Yeshiv (scuola ebraica) ed sopravvissuta losservanza di
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alcuni precetti talmudici (che ovviamente solo gli ebrei conoscono). Luso del Sambenito fino al 1961. I Paesanesi di Santa Maria, Agliasco (Naiashkh), Calcinere, Ostana hanno portato il Sambenito, la veste gialla che linquisizione imponeva agli ebrei-marrani come umiliazione pubblica e atto di pentimento, fino ai giorni nostri. Il marchio Mamzer sulla popolazione di Santa Margherita e Pratoguglielmo.Lodio tra i due versanti della Valle quasi sempre motivato con giustificazioni sostanzialmente riconducibili ai dissidi religiosi scatenatisi nel corso del 600 tra i barbet e i cattolici si giustificano, di fatto, nella Legge ebraica e non nelle presunte tensioni religiose tramandate dalla letteratura cattolica: infatti, come analizzeremo pi avanti, tutti i paesanesi erano eretici e non solo i Barbet di Pratoguglielmo. Ecco perch la vera ragione dei conflitti interni alla valle e dellodio degli eretici di Santa Margherita verso gli altrettanto eretici paesanesi di Santa Maria (Paesana dz) molto probabilmente il marchio Mamzer che risale a tempi remotissimi. I paesanesi di Santa Maria, proprio per questo motivo, e non in ragione del fatto che gli altri fossero protestanti, hanno impedito da sempre ai propri discendenti di sposare i paesanesi di Santa Margherita perch non li consideravano integri sotto il profilo fisico e morale. Nella legge ebraica la condizione di Mazmer un marchio pesantissimo e qui da noi era lo stesso: potrebbe aver suscitato nella popolazione di Santa Margherita e Prato Guglielmo il sentimento dodio, la rivalsa e la volont di uscire da una sorta di Limbo resa possibile con ladesione alla Riforma.

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Il Credo degli eretici di Peysana


La presenza di non cattolici a Paesana (Valle Po) accertata e ampiamente documentata fin dal Medioevo, quantunque non si possa affermare che le correnti eterodosse fortemente radicate in valle fossero tutte valdesi in senso moderno, cio seguaci di Valdo. Infatti, non da oggi ma dal 1800 che gli storici della Chiesa Valdese dicono che valdesi vuol dire cristiani delle valli, cio montanari in generale (5) Rispetto agli storici valdesi, io mi discosto un pochino perch sono convinta che le popolazioni alpine, soprattutto quelle vicine alle sorgenti del Po fossero Levi, cio ebrei. E perci ritengo che i cristiani delle valli in questione fossero ebrei, o giudeo-cristiani, e non per forza tutti cristiani ( e men che meno cristiani di origine pagana). Detto questo, sembra comunque escludibile che nelle nostre vallate gli eretici fossero catari, come spesso supposto dagli occitanisti, poich eminenti studiosi dellargomento, quali Grado Merlo, sono convinti che costoro, pur essendo numerosi e in fuga dalla Linguadoca, attraversarono s le Alpi, ma per raggiungere la Lombardia, senza fermarsi nelle valli. Resta comunque il fatto che secondo Gonnet a partire dal XIV secolo in poi con il termine Valdenses gli inquisitori indicassero tutti i gruppi non cattolici con credenze anche diverse tra loro (6). E cos, secondo tale ipotesi, se da un lato la repressione inquisitoriale fin col creare solidariet tra gli eretici che vennero a costituire per un certo periodo una sorta di fronte compatto, dallaltro viene ammesso che il valdismo fosse in quellepoca un movimento ricco di ramificazioni e varianti interpretative in piena evoluzione. Ci significa che si arricchiva anche di tutti gli influssi culturali caratteristici del territorio occitano, al quale il Marchesato di Saluzzo apparteneva. Questa riflessione stata esternata da noti studiosi protestanti i quali hanno riconosciuto delle evidenti forzature metodologiche nel ricercare a tutti i costi una continuit uniforme tra il valdismo di quei secoli e lattuale Chiesa Valdese (7). Ne consegue che il valdismo della Valle Po potrebbe essersi caratterizzato attraverso tre forme di valdismo: un valdismo Originario, un successivo valdismo di Valdo e un valdismo Riformato (rifiutato). Situazioni simili dovevano riguardare anche le vallate limitrofe, nelle quali quasi non esisteva il cattolicesimo. Sappiamo infatti che la concentrazione ereticale delle Alpi del Piemonte Occidentale doveva essere cos marcata che il Vescovo di Torino, Claude de Seyssel, nel suo trattato Adversus Errores Valdensium del 1520 scrive : nella nostra Diocesi di Torino, nelle valli che separano la Gallia dallItalia, questa eresia radicata.e non c nessun prelato che osi penetrare allinterno delle loro vallate (8).
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 5) A. Muston. Israel des Alpes, vol.1, 1851, a p. 32. 6) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 69; Gonnet, Le confessioni di fede, Torino 1967. 7) A. Molnar I valdesi primitivi: setta religiosa o movimento rivoluzionario?, in Protestantesimo, 29, 1974. 8) Claude de Seyssel, Adversus Errores Valdensium, Paris 1520,( f. 2).

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1) il Papa contro le sette composte di Giudei e Cristiani. Cerchiamo dunque di capire la situazione. Ed ecco ad esempio di cosa erano accusati i valdeses della Valle Po in un Editto del 1510, con il quale la marchesa di Saluzzo, Margherita di Foix, motiva la crociata contro i suoi sudditi dellintera valle (9). La lista composta da 63 errores rilevati dallinquisitore, frate Angelo Ricciardino (10) datata indicativamente allinizio del XVI secolo. Tuttavia gli errores contengono orientamenti di pensiero pi antichi, risalenti almeno agli inizi del 1400. A questo proposito sappiamo che gi nel 1313 un frate, tale Francesco Pocapaglia, si era recato per una lamentazione dal Marchese di Saluzzo, denunciando la presenza degli eretici nel marchesato e, poco dopo, nel 1332 due lettere pontificie confermano che il marchesato era diventato territorio di predicazione del Barba Martino Pastre. Inoltre, per comprendere latteggiamento inquisitoriale degli inizi del Quattrocento, cui fanno riferimento gli errores paesanesi opportuno tener presente quanto espresso da Papa Alessandro V nella Bolla del 1409. Qui sono elencati cinque punti fondamentali, tutti sostanzialmente diretti contro gli ebrei (11): 1) il primo denuncia in molte regioni la presenza di nuove sette composte da giudei e cristiani nelle quali si praticano riti proibiti e viene fatto proselitismo contro la fede cristiana; 2) nel secondo affermato che tali cristiani e giudei, indovini e invocatori di demoni, usano pratiche criminali e proibite e pervertono il popolo; 3) il terzo si concentra sul problema riguardante i giudei impegnati nel tentativo di ricondurre allebraismo i loro correligionari convertitisi al cristianesimo; 4) il quarto accusa i giudei di diffondere il Talmud e altri libri sbagliati e per giunta distaccati dalla legge mosaica; 5) il quinto affronta la questione dellusura specificando che tanto i giudei che i cristiani reputano corretto pretendere il 10% di interessi su un prestito. Papa Alessandro V, francescano, fu eletto pontefice al Concilio di Pisa nel 1409. Stando allopinione di alcuni studiosi, in particolare di Martine Ostorero, i contenuti della sua Bolla del 1409 gli sarebbero stati suggeriti da Ponce Feugeyron, anchegli francescano, probabilmente originario di Aosta, inquisitore di un territorio vastissimo ad alta concentrazione ebraica ed ereticale. Sotto il suo controllo erano poste le province di Aix, Arles, Embrun, le diocesi di Lione, Vienne (Delfinato), Belley, Grenoble, Maurienne, Die, Valence, Vivarais, Tarantasie, Aosta, la contea di Provenza, la contea di Forcalquier, il contado Venaissino, il principato dOrange e la diocesi di Avignone. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 9) Errores Valdensium in Paesana Commemoratium, Archivio di Stato di Torino, Miscellanea sc.3 f.19. 10) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 71-74. 11) Martine Ostorero Itinraire dun inquisiteur gt: Ponce Feugeyron, les juifs et le sabbat des sorciere- Mdievales, 2002, vol.21, n.43, p.103-118

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Inquisitore per oltre trentanni, Feugeyron fu confermato nel suo incarico dai Papi Martino V nel 1418 e Eugenio IV nel 1435; i quali oltre a mantenere in vigore la Bolla di Papa Alessandro V, estesero ulteriormente il suo potere sul ducato di Savoia e su Ginevra. Nel leggere attentamente la Bolla di Alessandro V, emerge un fatto singolare: il pensiero di ben tre Papi e un di grande inquisitore non si concentra sullarcinoto problema dellusura ebraica (che peraltro risulta essere lultimo articolo della lista); il dato emergente che i cristiani e gli ebrei (si noti bene luso della parola cristiani e non eretici) sono associati nella creazione di nuove sette composte da individui di entrambe le religioni*. 2)questi gli errores degli eretici di Paesana, confessati sotto linquisizione: 1)Bisogna obbedire solo a Dio ed al re o ad altra autorit terrena 2)La Chiesa Romana sede della falsit ed rimproverata da Dio 3)Il Papa non ha la podest che ebbe San Pietro, n buono come lo fu lui 4)Non si devono temere le censure provenienti dalla Chiesa romana, perch esse non hanno il potere di legare o di assolvere 5)Le indulgenze dei prelati e dei Pontefici non valgono, n apportano benefici allanima, perch mancano di autorit 6)Gli ordini della Chiesa Romana non provengono da Dio, ma si fondano sulla tradizione umana 7)Lacqua benedetta non pu pi di quanto possa o abbia effetto lacqua piovana 8) Giova allanima la sepoltura in un campo allo stesso modo di quella in una chiesa 9)I cattivi sacerdoti non possono comunicare il corpo di Cristo. Quindi esso non da venerare, n da ricevere, n da credere esistente nellostia 10)Non necessario comunicarsi il giorno di Pasqua, perch basta ricevere il pane benedetto (similmente allebraismo in cui si riceve un pezzetto di pane azimo) 11)I laici Valdenses possono confessare e anche le donne sono abilitate a farlo. 12)E sufficiente una confessione generale allanno (come nellebraismo) 13)Anche gli uomini coniugati possono confessare ed assolvere dai peccati 14)Ha maggiore autorit un buon laico che un cattivo sacerdote, perch lautorit collegata alla bont 15)I valdeses sono inviati di Dio, come gli Apostoli 16)Essi possono predicare senza licenza 17)Non hanno effetto i canoni e le leggi, in particolare quelle contro i Valdeses 18)Ci che ordinato dai Sindaci e dai Consiglieri delle Comunit non deve essere obbedito 19)Condannare gli uomini a morte anche se per giusta causa peccato mortale 20)Ogni giuramento peccato mortale 21)Ogni bugia peccato mortale 22)La Chiesa Romana perseguita i Valdenses per invidia e con malizia, perch essi insegnano la verit
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: * questo dato confermato dal ritornello in ebraico della canzone Lase dalegre , vedi capitolo successivo I canti in ebraico nellarco alpino.

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23)Chi indica i nomi dei Valdensens commette peccato mortale 24)I non Valdenses saranno dannati in eterno 25)Esistono solo Inferno e Paradiso ma non il Purgatorio 26)Elemosina e suffragi per i defunti non hanno utilit per le anime dei credenti, ma solo per le tasche dei sacerdoti cattolici. 27)Non ci sono e non ci furono miracoli certificati dalla Chiesa di Roma 28)Maria e i Santi ignorano le cose terrene, perci le preghiere di intercessione non vengono neppure ascoltate 29)I Santi non sentono le nostre richieste particolari e quindi non dobbiamo ricorrere ad essi 30)La vera Chiesa cristiana fin con la morte di Papa Silvestro (cio fin gi subito col primo papa dopo leditto di Costantino) 31)La Chiesa Romana una meretrice e non la Chiesa di Cristo, ma di chi agisce male 32)Il Papa non diverso da qualsiasi laico ed essi stessi, i Poveri (intesi come Poveri di Lione cio i valdenses), sono la Chiesa di Dio 33)Poich i cattivi sacerdoti non possono consacrare n conferire i Sacramenti, nessuno pu salvarsi, se presta fede alla Chiesa Cattolica 34)Nessuno al mondo pu assolvere o legare al Posto di San Pietro, se non gli stessi Valdenses 35)Chi entra nella Chiesa dei Valdenses si salva senza bisogno del battesimo 36)Nella Chiesa di Dio non ci devono essere n ordini, n unzioni sacre e le indulgenze e i pellegrinaggi non hanno alcun valore 37)Non valgono la costituzione della Chiesa Romana e il permesso di mangiar carne durante la Quaresima. San Lorenzo non affatto un santo 38)Solo i valdenses hanno lautorit di predicare, perch sono senza peccato 39)Non peccato mortale prendere in moglie una consanguinea 40)Poich non esiste il Purgatorio non ha effetto far celebrare Messe in suffragio dei defunti 41)Non merita edificare chiese, quindi, chi le atterra o adibisce ad altro uso e fa lo stesso con le croci, non pecca 42)I Santi e la Madonna non hanno alcun potere per cui non si deve ricorrere ad essi per ottenere una grazia da Dio 43)Le processioni della Croce, delle reliquie e delle immagini e la venerazione dei Santi sono un atto idolatrico 44)Condannare gli uomini a morte anche se per giusta causa peccato mortale. Pur di salvare una vita permesso lo spergiuro 45)Il Papa di Roma non pu essere il vero capo della Chiesa, perch non tiene una condotta apostolica, al contrario dei valdenses e specialmente dal tempo di Papa Silvestro in poi 46)Le festivit dei Santi non devono essere osservate 47)Solo i valdenses si salveranno e nessun altro, tranne i molto ignoranti e gli infanti 48)Il mondo durer fintanto che esisteranno valdenses sulla terra 49)I giuramenti fatti contro i valdenses davanti agli inquisitori sono privi di valore, da non rispettare nel profondo (Da qui si comprende quanto fosse religiosamente importante salvaguardare la vita in ogni modo, anche a costo di dover compiere uno spergiuro. La sacralit della vita, del resto viene ribadita non solo dai valdeses ma anche dal Talmud dove affermato che prima dellosservanza di un qualsiasi precetto viene il dovere di salvaguardare la vita. Quindi ogni conversione al cattolicesimo, accusa, abiura fatta da un valdense verso la sua Fede e verso i suoi confratelli, era giustificata dai Barbain ragione di questo precetto dal quale non si poteva prescindere. Pertanto un valdense convertito a forza restava nel suo intimo un valdense, indipendentemente da quello che a forza aveva detto, fatto o spergiurato. Per contro, il Barba, vista la sua funzione di guida della comunit tentava di evitare in tutti i modi lo spergiuro) 50)Qualunque laico del Gruppo pu benedire lacqua, pronunciando in nomine Patris , ecc.(Per capire questa affermazione bisogna conoscere il carattere dei montanari della Valle Po e cogliere il
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sarcasmo e la presa in giro che rivolgono con queste parole agli inquisitori. Siccome lacqua benedetta, come gi affermato nellerror 7 ha lo stesso valore dellacqua piovana, ecco che chiunque pu benedirla tanto rimarr sempre e solo acqua) 51)Nessun appartenente alla progenie infrascriptorum Barba potr deficere in boni temporalis, n essere condannato (nessun inquisitore potr mai privare il valdese della protezione divina anche a riguardo i beni materiali) 52)Non bisogna dire orazioni delle quali non si conosca lautore, come accade con lAve Maria (non recitiamo lAve Maria perch nella Bibbia c solo il Padre Nostro) 53)Bisogna santificare solo la Domenica e non anche altre festivit (perch quasi tutte venerano i Santi al cui culto i valdenses non credono) 54)Non bisogna osservare le vigilie e i digiuni, perch la Chiesa Romana non ha nessuna autorit per farle osservare 55)I Sacramenti della Chiesa Cattolica sono stati inventati a scopo di lucro 56)Il cunnilinguo praticato dalla donna sulluomo peccato, perch la natura non vinclina; lintroduzione del pene in vagina non peccato perch naturalmente luomo vi inclina 57)Luomo pu conseguire tanta perfezione nella vita presente da risultare impeccabile 58)I sacerdoti della Chiesa Romana non hanno diritto a decime, redditi, primizie n elemosine coercitive 59)Il Papa e i prelati non hanno autorit di legare (unire in matrimonio) o di assolvere (dai peccati), ma tutta lautorit risiede nei Barba e nei Maestri valdesi che continuamente si spostano di casa in casa per predicare, udire le confessioni ed impartire penitenze 60)A causa della loro santit, nel giorno stesso del Giudizio, essi (i Barba) siederanno su dodici sedie, alla sinistra e alla destra di Cristo, come eletti di Cristo e Assessori di Dio, per giudicare lumana creatura 61)Portare il lutto, pregare le immagini o la croce, porre candele sugli altari, sono atti di idolatria, tanto vale adorare la croce effigiate sulle monete come quella presente in chiesa 62)La Setta ebbe origine da un santuomo chiamato Leone, al tempo dellimperatore Costanzo. Costui, abbandonati gli onori e le dignit che gli sarebbero state proprie, avrebbe scelto per s la vita apostolica: papa Silvestro lo avrebbe elevato alla dignit di suo socius 63)Un grande Re di Boemia, loro correligionario, arriver con un grande esercito a soggiogare province, citt paesi, distruggendo le chiese cattoliche ed uccidendo tutti i preti. Anche tutte le autorit civili perderanno i loro posti di potere. Verranno tolti i pedaggi e le angarie e si pagher solo pi una tassa dun grosso a persona. Tutti i beni diverranno comuni

Sintetizzando quindi i contenuti del pensiero ereticale attraverso questa lista di errores, rileviamo una differenza abissale tra il credo dei valdenses e il cattolicesimo. I valdenses infatti proponevano un cristianesimo intellettualizzato, probabilmente pi talmudicoche rituale, che era poi quello utilizzato da Cristo stesso.

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La procedura nei processi dinquisizione contro i valdenses

Ma come procedevano gli inquisitori per strappare di bocca gli errores ai nostri valdenses sotto tortura, senza peraltro riuscirci un granch? Seguivano una ricchissima manualistica, talmente contorta e tendenziosa, che qualsiasi cosa il malcapitato avesse risposto sarebbe risultato colpevole! Preoccupati di non riuscire a riconoscere gli eretici che si simulavano cattolici, gli inquisitori iniziano a dotarsi di strumenti efficaci per esaminare i sospetti; talmente efficaci da provare sempre, solo e comunque la colpevolezza del valdense, indipendentemente da cosa questi avesse risposto nellinterrogatorio. Molto in auge in tutta lEuropa, il Manuel des inquisiteurs, scritto nel 1376 in Catalogna dal padre domenicano Nicolas Eymerich e ristampato durante la Contro-Riforma, fu arricchito dal canonista Francisco Penha. Tale Manuale, che prende spunto dalla pratica inquisitoriale di Bernard Gui, padre domenicano operante in Linguadoca verso il 1324, si imposta sul presupposto che gli eretici fossero falsi e ipocriti, e utilizzassero delle tecniche dialettiche molto sottili per non farsi smascherare. La grande preoccupazione di Bernard Gui e dei successivi inquisitori consisteva dunque nella grande difficolt di interrogare e esaminare i valdenses per la loro caratteristica di dissimulare glierrori attraverso la falsit e la doppiezza delle loro parole. E prima ancora di Bernard Gui, agli inizi del 1300, un altro francescano chiamato Davide dAsburgo sottolinea lambiguit degli eretici durante gli interrogatori. In base a tutta la pratica inquisitoriale precedente ecco che Eymerich individua i 10 modi in cui gli eretici tentavano raggirare gli interrogatori con lo scopo di non farsi scoprire senza per dire menzogne o giurare (poich per loro era peccato gravissimo dire o giurare il falso). I principali segnali che venivano considerati prova di eresia erano: lequivoco, luso del condizionale, le risposte a una domanda con unaltra domanda, finto stupore, il rigirare la frase, fingere di fraintendere le parole, auto giustificazioni, ecc.. Ecco qualche esempio delle tattiche utilizzate dai frati nel corso degli interrogatori per smascherare gli eretici. Dal Manuel des inquisiteurs. Lequivoco.I Valdesi non proclamano mai i loro errori che fingono di equivocare, Se si domanda loro: Questo il Corpo di Cristo? Loro rispondono s, ma in realt si riferiscono al loro proprio corpo, nel senso che tutti i corpi sono del Cristo, perch sono di Dio. Se domandate: Credi il battesimo un sacramento necessario? Loro rispondono: lo credo riferendosi alla loro credenza e non alla vostra Alla questione: Credi tu che Ges nato da una Vergine? Leretico risponde: fermamente! Ma nel senso che si attiene fermamente alla sua perfidia. 2) Il condizionale. Leretico a volte risponde con luso di un condizionale. Alla domanda: Credi tu che il matrimonio un sacramento? Lui risponde: se Dio vuole, lo credo fermamente! Nella realt la sua risposta sottintende che Dio non vuole .
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Se domandate: Credi nella resurrezione della carne? Vi sentirete rispondere: Certo! Se questo il volere di Dio. In realt sottintende: siccome Dio non lo vuole non credo! 3) Rispondere con unaltra domanda. Spesso leretico risponde alla domanda con unaltra domanda. Se ponete la questione: Credi che lo Spirito Santo proceda dal Padre e dal Figlio? Leretico risponde chiedendo: Voi cosa credete? E se rispondete Noi crediamo che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Allora leretico asserisce dicendo: Anchio lo credo, ma il nel senso, anchio credo che tu lo creda! 4) Finto stupore . A volte leretico finge ingenuit e si esprime con stupore. Se domandate Tu credi che il figlio di Dio si incarnato nel seno della Vergine Maria? esclamer: mio Dio perch mi fate questa domanda, io credo tutto quello che un buon cristiano deve credere! Questa risposta sottintende che il buon cristiano non deve credere in questo. Secondo gli inquisitori latteggiamento generale che caratterizzava gli eretici era quello di fornire risposte apparentemente ortodosse e nel contempo portatrici di significati contrari. Dalla lettura degli esempi del Manuel des inquisiteur sorge per il sospetto che siano gli stessi inquisitori ad inventarsi i doppi-sensi (12). Le tattiche degli eretici, valdesi e catari, utilizzate per evitare dichiarazioni menzognere e lo spergiuro quando, messi alle strette si trovavano a dover giurare il falso (cosa per loro gravissima e proibita) sono ampiamente descritte dal grande inquisitore Bernard Gui che riguardo ai valdesi dice (13): Ne fiat directa forma jurandi sed quidam locutio non juratoria, ut tamen ad jurasse putetur. Valdesi e catari, utilizzavano secondo gli inquisitori, spesso frasi come ci sembra, se cos, pu darsi al fine di non rischiare di dire il falso. A questo proposito gi Davide dAsburgo e poi Bernard Gui dicono espressamente che: quando si invita il valdese a giurare inizialmente questi cercher di servirsi di formule responsive non giuratorie, oppure di trasformarle in preghiera o ancora farfuglier una risposta senza giurare realmente. Dagli atti inquisitoriali di Carcasonne, riportati da Cavaill nel suo studio emerge un quadro sconcertante: delirante. Leretico, o presunto tale, non aveva nessuna possibilit di poter essere ascoltato senza pregiudizio e soprattutto senza lintenzione di essere comunque condannato.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 12) Jean Pierre Cavaill Lart des quivoques: hresie, inquisition et casuistique. Questions sur la transmission dune doctrine mdivale lpoque moderne , in Mdievals n.43, 2002 , a p. 124 Quello che caratterizza in ogni caso latteggiamento generale delleretico, secondo linquisitore, che questi fornisce risposte solo apparentemente ortodosse, nelle quali il senso reale conforme alle sue false dottrine. Si pu per constatare che queste risposte portate come esempi probanti lastuzia degli eretici sembrano dirette e univoche molto difficile non supporre che sia linquisitore ad inventarsi il doppio-senso. 13) Bernard Gui De secta allori qui se dictunt esse de ordine apostolorum, in Muratori, Rerunm Italicorum Scriptores, t. IX; Jean-Pierre Cavaill Lart des quivoques: hresie, inquisition et casuistique. Questions sur la tansmission , dune doctrine mdivale lpoque moderne , in Mdievals n.43, 2002 , a p. 129.

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Ecco un esempio di questi interrogatori che lo studioso francese, come altri prima di lui, trascrive (14) leretico.risponde elevando gli occhi al cielo: Signore, tu sai che io sono innocente che non ho mai avuto altra fede al di fuori della vera fede cristiana. Linquisitore dice: Tu parli della tua fede, perch consideri la nostra fede falsa ed eretica, ma io ti ordino di dirmi se non hai mai insegnato o considerato come vera unaltra fede che quella che considerata vera dai fedeli della Chiesa romana. Leretico risponde: Questa fede che la Chiesa approva la considero la mia fede. Linquisitore dice: Tu credi che i complici del tuo errore formino la Santa Chiesa Romana e tu credi alla sua fede? Leretico risponde: Io credo nella vera fede che crede la Chiesa Romana , la stessa della vostra. Linquisitore risponde: Pu darsi che a Roma ci sia qualche membro della tua setta che tu chiami Chiesa Romana e tu credi nella loro fede. Leretico risponde: Io credo in tutto quello in cui deve credere un cristiano. Linquisitore dice: Io capisco le tue astuzie, poich, come ti ho gi detto, tu ritieni che un cristiano debba credere quello che credono i complici della tua setta. Latteggiamento della Chiesa, per noi oggi incomprensibile, visto che di Chiese Cristiane differenti da quella Cattolica pieno il mondo (solo per citarne alcune abbiamo: Ortodossi, Copti, Riformati, Anglicani, Battisti, Avventisti, Mormoni, Testimoni di Geova ecc.), si motiva in una sorta di incubo collettivo che ottenebrava le menti del Clero e del popolo cristiano nel corso del Medioevo. In effetti, io credo che nel torturare orribilmente e mettere al rogo tanta povera gente gli inquisitori fossero sinceramente convinti di lottare contri i Demoni, ovvero di far soffrire ed uccidere i diavoli. In quei frangenti loro non vedevano pi le persone in quanto tali, ma il Diavolo in carne ed ossa. Cosicch in una sorta di delirio allucinatorio collettivo, gli inquisitori avevano ingaggiato una sorta di guerra contro il Male che si svolgeva uccidendo coloro che ritenevano ne fossero impossessati. Una battaglia contro le ombre, estranea ad ogni logica razionale ed irrazionale; poich assurdo pensare di poter sconfiggere il Diavolo in un modo cos naif. Cosicch mentre la povera gente moriva per mano degli uomini di Chiesa, che in nome del Bene contravvenivano ai Comandamenti, il Diavolo, in tutto questo rimaneva tale e quale, ridendosela forse anche un po`. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 14) Jean Pierre Cavaill Lart des quivoques: hresie, inquisition et casuistique. Questions sur la tansmission dune doctrine mdivale lpoque moderne , in Mdievals n.43, 2002 , a p.133, tradotto dal testo latino : lhrtique. il rpond en grande confiance et en levant les yeux au ciel: Seigneur, tu sais que je suis innocent et que je nai jamais eu dautre foi hors de la vraie foi chrtienne. Je dis : tu parles de ta foi, parce que tu tiens notre foi pour fausse et Hrtique ; ma je tajure de me dire si tu nas jamais enseign ou tenu comme vraie une autre foi que celle qui est tenue pour vraie par les fidles de lEglise romaine. Il repond : cette foi, que lEglise approuve, je la considre comme ma foi. Je dis :Tu crois que les complices de ton erreur forment la Sainte Eglise romaine et tu crois sa foi. Il repond : je crois en la vraie foi qui croit lEglise romaine et celle-l mme que vous prchez ouvertement. Je dis : Peut-tre y a-t-il Rome quelques membres de ta secte et tu les appelles lEglise romaine, et tu crois en leur foi.Il repond : je crois tout ce que doit croire un chrtien. Je dis : je comprand tes astuces, parce que, comme je lai dj dit, tu estimes quun chrtien doit croire, ce que croient les complices de ta secte

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I nostri antenati: stregoni o rivoluzionari?

Constatiamo che i valdenses avevano unelevatura intellettuale che sinceramente non pu essere equiparata ai seguaci di altre confessioni (se non agli ebrei). I seguaci delle altre confessioni , infatti, hanno necessitato di grandi architetture, ritualit e gesti teatrali, sollecitazioni educative, morali e di coscienza infantili se confrontate con linsegnamento dei Barba. A questo proposito, ricordiamoci sempre che nel leggere i pochi scritti rimasti non ci troviamo affatto di fronte al pensiero rozzo scaturito dalle menti grette di poveri montanari un po turulu (dial. tonti) e analfabeti, ma siamo confrontati con le deposizioni di quegli stessi intellettuali che hanno anticipato le conquiste sociali che siamo riusciti ad ottenere (per giunta solo parzialmente) appena adesso, nel recentissimo XX secolo. Questi pensatori sono gli stessi che hanno istituito concretamente nelle loro comunit, gi nel medioevo, la parit uomo-donna, la parit tra le classi sociali, il socialismo ante-litteram, il rifiuto della pena di morte a favore della rieducazione del reo, ecc., ecc. Tutti questi concetti traevano fedelmente spunto dalla Bibbia e non certo da ideologie politiche che in quellepoca neanche esistevano. Stabilito che i valdenses non credevano: -nel battesimo -nelleucarestia -nella croce -nelle reliquie -nel purgatorio -nel culto dei morti -nella Madonna -nei Santi -nel Papa -nei sacerdoti -nella Chiesa Romana E stabilito che credevano: -nellincompatibilit tra il vero messaggio cristiano e la logica del potere temporale -nella sacralit della vita -nel rifiuto della pena di morte (anticipando di almeno cinque secoli- se partiamo da Valdo- la teoria di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene con conseguente abolizione della pena di morte inItalia. Inoltre i valdensesinterpretavano in pieno medioevo la punizione del reo solamente come forma di recupero dellindividuo) -nelluguaglianza tra uomini e donne (stessa autorevolezza e dignit sociale e religiosa) -nella bont (poich attributo di Dio) -nella verit (rispetto del comandamento: non dire falsa testimonianza, cosicch non riuscivano a giurare il falso venendo scoperti e finendo al rogo) -nelluguaglianza sociale ,la societ dei valdensesdella Valle Po si imposta, dal passato remoto ad oggi, sul principio sulluguaglianza; quindi sullorizzontalit sociale cosicch non ci sono classi sociali. Lunico requisito riconosciuto come distintivo di un individuo (uomo o donna che sia) dagli altri, non risiede n nei soldi, n nei beni materiali, n nelle cariche pubblicheecc., bens
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nellintelligenza-sapienza. Lintelligenza infatti lunico bene ritenuto prezioso che non potendosi vendere o comprare conferisce rispetto e autorit a chi lo possiede. -nel progetto di una societ anti-feudale di tipo comunistico (socialismo ante-litteram). Che aveva iniziato a palesarsi anche attraverso le cariche pubbliche che non venivano affatto a coincidere con posizioni di privilegio e inamovibilit. Infatti, dalle Carte Comunali di Paesana del 1533, si apprende che i tre sindaci (uno per terziere) al termine del loro mandato, dovevano presentare il bilancio del Comune a sindacato, cio sottoporsi a un organo di controllo che dipendeva dai Capi di Casa che erano i capifamiglia della comunit. Qualora fosse risultato un ammanco di cassa o di bilancio, anche per un errore in buona fede, i sindaci uscenti erano obbligati a versare il rimanente di tasca propria e pareggiare improrogabilmente i conti. Come se non bastasse, la tutela della parit sociale era ulteriormente garantita dalla rotazione delle cariche pubbliche: ogni sei mesi cambiava completamente sia il Consiglio Comunale che le magistrature (15). Ecco che leggendo questi punti impossibile continuare a sostenere, come fatto in passato anche da eminenti studiosi, che questi eretici fossero dei poveri montanari, illetterati e ignoranti.

1)il Socialismo-evangelico dei valdenses. Dobbiamo ammettere che in pieno medioevo i valdenses di Paesana, hanno saputo anticipare concezioni politiche e sociali avanzatissime, sviluppatesi nelle societ occidentali solo a partire dal 1900. E da dove i valdenses potrebbero aver tratto questa concezione, spesso erroneamente confusa con la lezione monastica? Loro, infatti non fuggivano dalla realt chiudendosi in una sorta di mondo parallelo, ma si ponevano a pieno titolo nella societ con tanto di famiglie, mogli, figli. Non erano dei sigles ascetici, ma uomini inseriti nella societ con responsabilit, impegni comunitari e spirituali. Certamente pi simili ai Rabbini che ai monaci, gli uomini valdenses avevano il compito di dare lesempio alla famiglia e alla comunit, affrontando per primi tutti i problemi riguardanti la vita di ogni essere umano. Inoltre si dichiaravano in attesa di una rivoluzione, per sbarazzarsi di preti e autorit civili e mettere tutti i beni in comune . Tale rivoluzione sarebbe stata condotta dal Re di Boemia, identificato dalla storiografia in Jan Hus (condannato al rogo al Concilio di Castanza nel 1415), per lappunto leader dellomonimo movimento hussita sviluppatosi nellUniversit di Praga. E da dove i Barba hanno attinto il concetto sociale di centralit del popolo e uguaglianza di ogni individuo di fronte a Dio? Ritengo che il pensiero dei valdenses potrebbe sintetizzarsi in questa concezione, rimasta tuttora radicata tra le genti dellAlta valle Po, da sempre refrattarie a sottomettersi a pensieri e allautorit altrui: se tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio, che la massima autorit delluniverso, potranno mai essere diversi o subalterni di fronte ad un qualsiasi altro essere umano, sia questo un sovrano, un nobile o un prete? La risposta ovviamente no! Ecco quindi che su tale pensiero, tramandato nelle valli da generazioni e giunto fino a noi, presumo possa essersi impostato il progetto di Valdo con la sua prima traduzione della Bibbia in lingua volgare, destinata a soddisfare concretamente il concetto di uguaglianza tra gli uomini in rapporto con Dio. Una vera bomba ad orologeria per la Chiesa cattolica, ma soprattutto per il potere temporale costituito, poich da quel momento chiunque, potendola leggere, si sarebbe posto in grado di confutare gli insegnamenti dei sacerdoti, svincolandosi per di pi da ogni gerarchia istituzionale. Volendo analizzare un po pi da vicino alcuni punti sopra elencati sorge spontaneo rilevare lestensione del concetto di parit anche tra uomo e donna (recitato dallErrores undicesimo elencato precedentemente ).
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2) la donna valdense: uguale alluomo e tutelata dalla legge. Anche questo un aspetto rivoluzionario sorprendentemente in anticipo di almeno sei secoli su quei valori sociali acquisiti dal mondo occidentale solo pochi decenni fa. I valdenses, dal medioevo ad oggi, hanno sempre posto le donne in parit con gli uomini, tanto da ritenere normale e legittimo che esse confessassero i fedeli (ammesso che la loro affermazione circa la confessione,corrispondente allerrore 45 non fosse un modo per dire siccome non credo nel sacramento della confessione ecco che anche le donne possono confessare). Una parit certamente radicata che ha avuto un deterioramento solo nel secolo scorso con lavvento dellindustria manifatturiera stabilitasi in valle. E proprio a causa del lavoro in fabbrica, spesso per molte donne delle frazioni raggiungibile con pi di un ora di cammino in mezzo alla neve, congiunto allattivit dei campi, della casa, leducazione dei figli e la cura degli anziani, che la donna ha subito un carico lavorativo disumano, venendo meno al concetto tradizionale di parit. Precedentemente allindustria il suo ruolo era molto pi equilibrato e meno faticoso. Ma non solo. Gli Statuti del 1425 (16) ci confermano gli insegnamenti che per tradizione e cultura sono giunti fino a noi attraverso i modi del vivere quotidiano. Dicendoci che le donne della Valle Po erano le assolute proprietarie della propria dote e dei propri beni materiali: in caso di divorzio e scioglimento del matrimonio per qualsiasi motivo, il marito aveva lobbligo di restituire lintera dote alla moglie. Inoltre, la dote era impignorabile e non poteva essere intaccata per nessuna ragione, nemmeno per onorare il pagamento di un debito del marito. Quindi una moglie valdenses che avesse voluto soccorrere il marito, ad esempio per evitargli il fallimento, non poteva farlo perch essendo lei per religione e mentalit ritenuta un essere pari alluomo ma nel contempo un po pi delicata e fragile, veniva tutelata dallintera comunit attraverso questi provvedimenti nonch lintervento delle magistrature comunali e dellautorit marchionale. Inoltre, il marito che si impossessava dei beni e delle cose appartenenti per dote alla moglie era condannato per impossessamento indebito delle cose altrui. Accanto a queste disposizioni emanate al fine di garantire il principio di uguaglianza tra i sessi, vi anche un articolo che tutela luomo da eventuali soprusi femminili: per impedire al marito indebitato di finire completamente sul lastrico, senza nemmeno pi un tetto sulla testa, ecco che gli Statuti del 1425 ci dicono anche che egli non pu restituire i beni e le propriet dotali alla moglie, e sciogliere il matrimonio, prima di aver estinto tutti i suoi debiti verso terzi. Il concetto di uguaglianza della donna, le dava libert di pensiero, di parola, uguali diritti, ma nel contempo, come ora accennato, comprendeva la consapevolezza della sua natura pi fragile. Per questo in molte famiglie rispettata ancora oggi la norma di non far piangere una donna( persino ai bambini e ai giovanissimi si rimprovera seccamente: ma las fala piur? as fan pas piur le fie!!!- ma lhai fatta piangere? non si fanno piangere le ragazze! ). Sebbene la parit tra uomo e donna nellebraismo non ci sia, questo delle lacrime un passaggio che troviamo nel Talmud.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 15) G.Di Francesco, T. Vendimmio, Paesana-Documenti storia e arte ai piedi del Monviso, Pinerolo-Torino, 1998, a p. 111. 16) Archivio comunale di Paesana, gli Statuti di Ostana del 1425

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3) una societ, quella valdenses, in attesa della rivoluzione. Un altro passaggio degli errores che merita una riflessione quello relativo allerrore 63 in cui gli inquisitori riferiscono: un grande Re di Boemia, loro correligionario, arriver con un grande esercito a soggiogare province, citt paesi, distruggendo le chiese cattoliche ed uccidendo tutti i preti. Anche tutte le autorit civili perderanno i loro posti di potere. Verranno tolti i pedaggi e le angarie e si pagher solo pi una tassa dun grosso a persona. Tutti i beni diverranno comuni. Molti studiosi hanno voluto ricondurre il significato di questa frase al movimento Hussita e ai collegamenti che i valdenses di Paesana avrebbero istaurato con luniversit di Praga ecc. Certo, questa la lettura pi immediata, tuttavia a mio modesto avviso il significato della frase non si ferma l. Si tratta infatti di una visione che ha dei fortissimi contenuti messianici poich prevede larrivo di un Re (il Messia?), Hus non era certo un re, che porter un radicale ribaltamento dei poteri civili e religiosi; eliminer i malvagi (i sacerdoti della Chiesa Romana e i potenti), istaurer la giustizia e la ripartizione comune dei beni tra tutti gli uomini. Il contenuto minaccioso e rivoluzionario di questa frase, imputata ai valdenses come errore semplicemente una sintesi di quanto esattamente previsto dalla Torah ma anche dal Vangelo con la venuta del Messia. Il valdismo, si caratterizza quindi, da un punto di vista strettamente politico, in un socialismo antelitteram, effettivamente realizzato: non si tratta di una semplice visione astratta di un mondo a venire secondo un intendimento religioso pi o meno fanatico o ascetico, ma di un socialismo praticato. Cos forte e radicato da essere rimasto nel carattere e nella struttura sociale delle varie comunit della Valle per secoli e secoli fino ad oggi. Il valdismo soprattutto, cos come le altre sette ereticali, articolavano il loro pensiero in maniera antigerarchica estremamente pericolosa per il potere feudale, poich tutte ruotavano attorno a concetti comunitari e sociali, realmente messi pratica (vedi gli Umiliatiti ad esempio). Per queste Sette la giustizia tra gli uomini non si doveva creare nel modo a venire ma riguardava il presente, regolato da uguaglianza, onest: un progetto di vita concreta. Nella loro totalit gli eretici criticavano allunisono la Chiesa Cattolica perch corrotta e non rispettosa di uno solo di questi valori. Eppure, bench fosse disprezzata dal popolo per la condotta dei suoi sacerdoti e bench fosse contrastata dalle sette ereticali estese su tutto il territorio europeo, la Chiesa Cattolica ha comunque avuto la meglio poich stata lunica ad essere funzionale al potere feudale, in quanto: 1) era strutturata gerarchicamente in modo rigido e speculare alla monarchia, tanto da potersi arrogare il potere divino di vita e di morte sulle persone, contraddicendo nientemeno che i Comandamenti 2) prevedeva una giustizia ultraterrena ammettendo di fatto lingiustizia terrena come stato di cose normale e immodificabile. 3) impediva allindividuo un accesso diretto a Dio arrogandosi il potere di agire in piena autorit quale facente funzione di Dio in terra e affermando, di fatto, la diversit degli individui tra loro e di fronte al Creatore. La Confessione era lo strumento pi immediato per segnalare questa differenza che conferiva al clero il potere di giudicare da un piano divino, gli uomini 4) i vertici del clero e degli ordini monastici erano quasi sempre rappresentati dai figli della nobilt. Ecco quindi che gli interessi economici e politici si intrecciavano facendo si che le economie agricole dei monasteri, (nel Marchesato di Saluzzo ad esempio) fossero di fatto controllate dalla nobilt medesima. 5) Entrambi agivano sottomettendo il popolo col terrore: il potere temporale facendo leva sulle paure fisiche e materiali legate alla sopravvivenza quotidiana; quello ecclesiastico
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manipolando le paure ancestrali e il rapporto col sovrannaturale. Entrambi i poteri tenevano in pugno le persone con facolt di poter togliere loro la vita a piacimento. Quindi non erano i valdenses ad essere arbitrariamente ribelli e rivoluzionari; semplicemente il loro pensiero era troppo avanzato rispetto allarcaicit sociale e morale proposta dalla Chiesa Cattolica e dal potere temporale dellepoca. La loro superiorit intellettuale dimostrata dai principi sociali e morali che sono allavanguardia persino nellambito della nostra societ contremporanea.

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Le reazioni anti-inquisitoriali

Certo che alcune volte, dopo aver subito vessazioni di ogni genere, gli eretici hanno dimostrato di saper reagire violentemente. Ma del resto non possibile chiedere la vocazione alla santit sempre e solo da una parte. Ecco perch i prelati, consci del loro operato, non sempre innocuo e cristallino, dichiarano spesso la loro paura ad avventurarsi nelle valli valdenses. E cos, come a Milano lAbate Farina dellordine degli Umiliati per esasperazione spar a San Carlo Borromeo, senza peraltro riuscire ad ucciderlo, altrove gli eretici hanno sporadicamente reagito ai roghi, alle torture e ad angherie di ogni genere, perpetrate dal clero nei loro confronti. Dalle nostre parti, per quanto ne sappiamo, le prime reazioni violentemente antinquisitoriali si registrano gi nel 1374 con lassassinio dellinquisitore, Antonio Pavonio, nella vicina localit di Bricherasio. Circa questi avvenimenti, la storia lascia passare il messaggio che gli eretici fossero dei sanguinari propensi a massacrare chi li avvicinava per portare un messaggio damore universale. Ma le cose saranno andate veramente cos? Dai nostri documenti emerge una storia completamente diversa.

1)il fatto scatenante: i frati mettono al rogo degli innocenti. Nel 1510 un episodio sconvolgente indigna lintera popolazione paesanese e lo stesso Marchese di Saluzzo-Paesana. Su ordine degli inquisitori e della Marchesa di Saluzzo (lodiatissima francese Margherita di Foix), fu attuato un rastrellamento nelle borgate di Paesana- Santa Margherita. Queste si presentarono vuote e solo cinque eretici reticenti, rei di essersi arroccati nelle loro abitazioni per intraprendere una difesa armata, furono catturati e imprigionati. Restii allabiura furono condannati a morte, riuscendo per a fuggire notte-tempo dalla prigione sita in Croesio. Il giorno successivo, non potendo giustiziare gli eretici fuggitivi, linquisitore Ricciardino ordin di mettere al rogo al posto loro, tre correligionari precedentemente graziati con labiura. La vicenda suscit un tale orrore che persino il capo del braccio secolare, Giovanni Andrea SaluzzoPaesana, si scandalizz per la grave ingiustizia, perpetrata a danno dei suoi sudditi nientemeno che dagli uomini di Chiesa. Il marchese di Paesana imputava lorigine di tutti i mali del Marchesato di Saluzzo a Margherita di Foix e ai suoi Consiglieri, Pietro Vacca e Francesco Cavassa. Ecco cosa troviamo scritto nel suo Charnetoe questi, che son tutti e tre tirannissimi, non hanno remore a distruggere il paese, chiese, ospedali, non guardano in faccia n vedove n bambini pur di avere denaro (17). -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 17) P. Natale, Mombracco, Montagna sacra, Savigliano 2001, p.67: Pietro Vaccacontro questo, il suo compare Francesco Cavassa e Madama la Marchesa, Giovanni Andrea si scaglia con veemenza addossandogli la colpa di gran parte dei mali che colpiscono il Marchesato: et questi che son tuti tre tirannissimi et non aviano respecto a dispare el paiso, n giesse, n ospitali, n vardavano in fassa n a vidue n a pupilli pura che potessano avere dinari.

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2) i valdenses ricattano economicamente la Marchesa Margherita di Foix. La conseguenza di questa vicenda scandalosa fu che tutti i beni (case, cascine, bestiame, boschi e pascoli) degli eretici fuggiti dalle borgate, vennero in massima parte confiscati proprio dalla Marchesa di Saluzzo. Avvenne per che nessun paesanese volle andarvi ad abitare, anche perch si diceva i fuggitivi ritornassero a sorpresa dalle valli vicine, armati, per uccidere uomini e bestiame, bruciare case e fienili. Fu cos che a causa dello spopolamento di un intero versante della montagna, le entrate fiscali destinate alla Marchesa si dimezzarono. Per risolvere il problema delle entrate, dopo aver escluso che i paesanesi rimasti potessero farsi carico delle tasse altrui, i Sindaci e la nobilt premettero sulla corte marchionale per far rientrare i banditi valdesi di Valdo, quale unica soluzione al problema economico. La Marchesa accett purch questi pagassero la restituzione dei loro beni tre volte il valore reale. I negoziatori firmarono il compromesso, entrando subito in urto con gli eretici che nel frattempo, con fucile alla mano, erano gi rientrati delle loro abitazioni (18). Le manovre diplomatiche, intraprese per far ritornare gli eretici, sommate alla loro stessa reazione circa il pagamento del riscatto perch gi rientrati, lascia supporre che in questa storia, sia la popolazione, che i fuggitivi, cos come il Marchese di Saluzzo-Paesana e i Sindaci, fossero tutti tacitamente complici contro la Marchesa e gli Inquisitori. Sorge il dubbio infatti gli eretici presi di mira non siano mai mai andati via, bens : 1) probabilmente si dileguavano appena dallalto vedevano sopraggiungere qualcuno; lasciando credere di essere partiti e di aver abbandonato la valle. 2) quando venivano casualmente sorpresi nei pascoli o nelle vicinanze delle loro abitazioni sparavano e uccidevano per non lasciare testimoni. Ecco spiegato il perch non volevano pagare una cifra, oltretutto assurda, alla Marchesa: avrebbero dovuto pagare per avere quello che gi avevano e che era loro? E infatti, nonostante il compromesso nessuno pag e fu emanato un nuovo sfatto congiunto ad un editto di morte. A questo punto molte personalit importanti del marchesato si ribellarono a questa nuova ingiustizia, intercedendo per gli eretici affinch la vicenda assumesse un tono equilibrato. Sulla base di questi trascorsi rileviamo che la politica della Chiesa cattolica, sostenuta da Margherita di Foix, non era assolutamente condivisa n dalla famiglia marchionale, n dalla borghesia e tantomeno dal popolo. Finita lepoca di Margherita di Foix con larrivo dei Savoia le cose non andarono meglio poich proprio tra il sei e il settecento che la situazione precipita. Nella prima met del 600, linquisizione inasprisce i toni creando nuovi scenari: lintera popolazione reagisce contro i frati inquisitori e si determina la frattura definitiva tra valdenses filocalvinisti e valdenses anti-calvinisti. Ci avviene attorno al 1633, allorch i Cappuccini diedero fuoco ad intere borgate e terzieri della Valle, intonando esorcismi, canti e preghiere purificatorie ad alta voce.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 18) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 141: I negoziatori valdesi accettarono, ma non ottennero lassenso dei correligionari che erano gi rientrati manu militari nelle borgate dorigine.

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3) i cappuccini incendiano intere borgate valdenses. Posti al fianco delle milizie marchionali, in marcia contro la popolazione, nel 1633 i frati esortavano i soldati contro i valdenses di Valdo durante le azioni militari (19). Ci significa che praticamente li esortavano al massacro. Massacro che per altro non ci fu per quello stesso atteggiamento di buon senso che aveva caratterizzato altri episodi avvenuti nel passato e anche perch gli inquisiti (pi di mille persone) erano stati sicuramente avvisati, dileguandosi e lasciando perci vuote le abitazioni. Similmente a quanto avvenuto nel corso dellondata inquisitoriale del secolo precedente, allorch gli eretici incarcerati erano riusciti a fuggire, con lovvia complicit delle guardie e il benestare del Marchese di Saluzzo-Paesana, la notte precedente lesecuzione capitale. Tutta la popolazione di Paesana accusava i frati Cappuccini di essere la causa di quanto stava succedendo in valle a quellepoca. In quanto inquisitori, erano loro a spingere il Duca di Savoia e i vescovi ad ordinare le repressioni. La colpa della distruzione dei terzieri, a loro attribuita e tuttora raccontata in valle, trova conferma in una testimonianza scritta del 1697 (20). Si tratta di una dichiarazione del 26 giugno 1697 di Costanzo Lorenzato di Ostana, il quale ultraottantenne conferm tale verit peraltro notoria e manifesta in tutta la valle. Dichiar che nellanno 1633 furono i frati Cappuccini residenti nel luogo di Paesana ad incendiare le case dei Terzieri di Prato Guglielmo, Biatonetto e Bioletto. La responsabilit dei cappuccini si evince anche in un altro documento ufficiale del decennio successivo il quale scagiona la popolazione di Paesana nellazione repressiva scatenatasi con i roghi delle abitazioni dei terzieri presi di mira dallinquisizione. La deposizione del 1644, fatta dal Secretario della Magnifica Comunit di Paesana al Procuratore attesta infatti che i paesanesi in quelloccasione erano stati mandati a distruggere le abitazioni degli eretici su ordine di Sua Altezza Reale e di Monsignor Marengo Vescovo di Saluzzo. Ordine al quale, sottinteso, non potevano sottrarsi. (21)

4)tutti i valdenses reagiscono: uccidono e cacciano i Cappuccini. Inquisiti da una parte e obbligati dallaltra ad agire contro i valdesi di Valdo i valdenses tutti, iniziarono a ribellarsi contro il clero, come documentato negli archivi dei Cappuccini di Torino e riportato sia nel Bollettino parrocchiale scritto da Don Raso nel 1983 che nello studio su Paesana di Vindimmio e Di Francesco. Dagli scritti di Don Raso emergono le testimonianze dei frati di Paesana dalle quali rileviamo che, molto stranamente, non vengono mai menzionati i nomi dei valligiani implicati nelle vicende. E possiamo ben capirne il perch. Provenendo dalle pianure piemontesi, i frati non sapevano riconoscere i loro assalitori, tant che nei resoconti hanno lasciato scritto: un uomo, un sicario, un vicino, trenta uomini, sette uomini.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 19) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 103 20) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 101 21) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 100

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Questo particolare significa che nonostante le tensioni fratricide tra i valdenses e i valdenses di Valdo (ossia i Valdesi), nessuno della valle riferiva lidentit degli aggressori, degli aggrediti, dei rivali o degli attentatori al clero. E nemmeno le autorit comunali e marchionali denunciavano le identit dei rei in questione, pur sapendo senza dubbio chi fossero (22). Evidentemente a causa dellintricata situazione tutti i paesanesi, nobili compresi, erano costretti a giocare un doppio ruolo. Per tacita convenzione interna alla popolazione, nessuno denunciava nessuno, nemmeno quando le aggressioni e le uccisioni avvenivano tra gli stessi valdenses (ci dal momento in cui i Barba si divisero in due fazioni; rispettivamente pro-calvinisti e anti-calvinisti). Se interrogati quasi sicuramente rispondevano che non sapevano e che forse era gente venuta da fuori. Del resto latteggiamento marranico era dettato dalla sopravvivenza, tanto che il Vescovo Ottavio Viale nella sua visita pastorale dell 1613 scrive che la parte superiore della parrocchia della valle occupata tutta da eretici, eccetto pochi: tuttavia non lasciano di pagare le decime alla chiesa e le comitas (le tasse) al Ducaalcuni di loro si comportano da cattolici e ascoltano la Messa, ma non ricevono mai i sacramenti. Quindi se togliamo la Ghisola, Lerasca, i Battagli, La Croce, i Giordani e linsieme della pianura di Paesana, questa frase ci lascia capire che Agliasco, Calcinere, Ostana, Oncino, Pratoguglielmo, Biaton ecc. erano tutti eretici. 5)leccezione che conferma la regola: altro che mettere al rogo gli eretici, i monaci di Paesana ce le prendevano di santa ragione dai valdenses. Ecco dunque alcune testimonianze di cosa accadeva al tempo dellinquisizione ai monaci e ai parroci di Paesana, tratte dai documenti resi noti da Don Raso (23) : 1) Nel 1579 i paesanesi uccidono Enrico di Saluzzo, Priore del Monastero di Pagno, gettandolo gi da una finestra del castello di Paesana. 2)Nel 1622 fr Angelo viene minacciato. La gente di Paesana tenta di ucciderlo. 3) Nel 1646 il parroco di Oncino fu aggredito da un uomo che tent di tagliargli la testa con un sol colpo. Fu bloccato allultimo istante da un vicino. 4) Nella Quaresima seguente uno degli abitanti del paese, lanciata una palla di fuoco con uno strumento da guerra (con una catapulta o una cannonata?), fer il sacerdote che aveva il torto di tenere una condotta criticabile. 5) Nel 1646 il parroco di Santa Maria di Paesana, troppo libero nel parlare, dovette fuggire. 6)Nel 1646 il parroco fuggiasco ritorn. Ma non cambi stile e allora dovette andarsene definitivamente per non venire ammazzato. 7) 1649.Un giorno mentre fr Anastasio da Montalto predicava in chiesa e rimproverava a Paesana duramente gli amanti dei vizi e gli indisciplinati e i delinquenti, un sicario, non potendo pi a lungo sopportare il rimprovero, usc di chiesa, accese il fucile sulla porta e gli spar. Circa gli attentati armati ai frati v ricordato che i valdenses di Paesana, oltre che dediti alla pastorizia, erano addestrati alla guerra: sapevano sparare, alloccorrenza tagliare una testa e usare una catapulta o un cannone.

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6)non semplici eretici montanari, ma soldati del Marchesato di Saluzzo e dellEsercito Sabaudo. E`da notare, per, che mentre i valdenses di Paesana dz (Santa Maria) tendevano prevalentemente a spaventare e minacciare il clero, cacciandolo senza ricorrere allomicidio, i paesanesi dl (cio i vadesi di Valdo ubicati sul versante di Santa Margherita) ) uccidevano direttamente forse perch pi esasperati. Non deve stupire la loro dimestichezza con le armi poich i documenti ci informano che ogni ruata (frazione) doveva presentarsi con le squadre per la guardia al Castello, e la chiamata al servizio di ronda era obbligatoria. Nel caso in cui la squadra non si fosse presentata il comandante della ruata avrebbe dovuto pagare una multa per s e per gli altri. (24) Il fatto che i contadini piemontesi non fossero semplici lavoratori agricoli, ma le milizie del temutissimo esercito sabaudo e prima ancora del Marchesato di Saluzzo, non una novit. I viaggiatori lombardi dell800 (e gli scrittori europei in generale), sottolineano spesso questo aspetto marziale del Piemonte, riportando innanzi tutto un proverbio francese che diceva il Piemonte la sepoltura del Francesi e riferendo con stupore di aver visto gli agricoltori arare i campi con la addosso la divisa militare: i piemontesi sono talmente animati da uno spirito marziale, che gli stessi contadini ambiscono di mostrarsi con qualche segno militare. comune il vederli seguire l'aratro in uniforme, che un forestiere il quale non sapesse che sogliono comperare tali vestimenti per loro uso, potrebbe credere che il Piemonte abbia pi soldati di quanti ne hanno gli Stati del re di Prussia(25). Quello di vestirsi militarmente non era solo una moda o una specie di costume carnevalesco cos come interpretato dagli stranieri in viaggio in Piemonte, bens una vera e propria identificazione con il ruolo sempre latente: quello di milizia militare. A questo proposito, dai documenti del 1794 concernenti la mobilitazione generale per arrestare l avanzata delle armate rivoluzionarie francesi, apprendiamo che labbigliamento e le armi delle milizie spesso erano frutto di autodotazione. Infatti, in quelloccasione Paesana forn 500 uomini, su un totale di 2000 uomini chiamati alla leva nella provincia di Saluzzo; e nel bando veniva specificato che questi dovevano essere provvisti di fucile e chi fosse strato sprovvisto di arma da fuoco doveva marciare dietro quelli che lavevano, raccogliendo sul campo di battaglia le armi dei nemici morti (26). Ecco perch i contadini piemontesi si premunivano prima della mobilitazione, sempre in agguato, dell abbigliamento e delle armi.
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Note: 22) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 115 23) Don Domenico Raso, Bollettino Parrocchiale dicembre 1983, p. 27-28. 24) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 115 25) G. Baretti GlItaliani o sia relazione degli usi e costumi dItalia, Milano, 1818, p.142: Contuttoch le loro truppe non sieno mai state numerose, non v' persona un po' versata nella storia che ignori con qual valore resistettero per pi secoli contro i Francesi, contro gli Spagnoli e contro i Tedeschi , tuttavolta che questi popoli vollero soggettarli. Vero che sovente furono costretti di cedere alla forza ed al numero de' loro nemici ; ma hanno sempre scosso il giogo con molta costanza e prontezza ; talch in Francia dicesi per proverbio che il Piemonte la sepoltura del Francesi. I Piemontesi sono talmente animati da uno spirito marziale, che gli stessi contadini ambiscono di mostrarsi con qualche segno militare. comune il vederli seguire l'aratro in uniforme, che un forestiere il quale non sapesse che sogliono comperare tali vestimenti per loro uso, potrebbe credere che il Piemonte abbia pi soldati di quanti ne hanno gli Stati del re di Prussia..I Francesi hanno pi volte minacciato Brunetta, Fenestrelle ed Exilles ; ma non hanno mai osato assediarle .. credo impossibile che le armate francesi possano penetrare nell' Italia senza la permissione dei Piemontesi. 26) G. Di Francesco, T. Vindemmio Crissolo.., op. cit. , p. 189. 32

7)le lotte interne: i valdenses si spaccano in due gruppi. Detto questo e considerato la gravit del clima inquisitoriale nel XVII secolo, la posizione ambigua dei calvinisti (che intendevano a loro volta modificare, cos come gi facevano i cattolici, il credo dei valdenses sottomettendoli alla Riforma con violenza pari a quella dei cattolici) la necessit di mantenere la propria libert di coscienza, di pensiero e di cultura, si capisce bene il perch ad un certo punto, gi alla met del 500, la popolazione della Valle Po si spacchi definitivamente in due fazioni, i filo-riformati e gli anti-riformati: a)i filo.riformati o filo-calvinisti che dir si voglia la fazione fusasi con i Valdesi della Val Pellice dal 1533. Le comunit di Paesana dl e Valle Pellice si associano ai Calvinisti di Ginevra sottomettendosi ai dettami della Riforma protestante. Il loro un passaggio sofferto poich opposizioni e attriti dottrinali tra valdenses e Riformati si verificarono almeno fino al 1560 (27). Assorbiti dalla riforma, questi valdenses, secondo un processo molto pi complesso di quello solitamente mitizzato, attuano alcuni cambiamenti radicali imposti, ovvero: laccettazione del Battesimo, dellEucarestia (la Santa Cena), della disparit uomo-donna, della pena di morte ecc. La speranza di questi valdenses quella di poter ottenere la protezione dei Riformati di Ginevra svincolandosi ufficialmente dalla morsa inquisitoriale cattolica. Alla fine per, pi di mille di loro abbandoneranno solo apparentemente la valle, mentre gli altri rimasti si convertiranno formalmente al cattolicesimo; b)gli anti-riformati o anti-calvinisti. Questa fazione, composta dai Paesanesi dz si chiude in s stessa. Diffidenti sia verso i cattolici, con i quali cercano comunque di stabilire un modus vivendi dello stile vivi e lascia vivere, sia verso i Calvinisti poich altrettanto impositivi e dottrinalmente differenti, tentano probabilmente in tutti i modi di evitare di finire dalla padella alla brace. Lo stesso Mons. Chavaz, nonostante il tono sempre ironico e sprezzante coglie effettivamente lincompatibilit dottrinale tra i valdenses e i calvinisti, tanto che scrive: Certamente questa opposizione di dottrine era tanto grande, che sarebbe stato pi facile, starei per dire, conciliare i valdesi coi cattolici, che non era accordare i valdesi con i calvinisti(28).
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 27)Audisio Gabriel, Cameron Euan, . Les vaudois des Alpes. Dbat sur un ouvrage rcent. In: Revue de l'histoire des religions, tome 203 n4, 1986, a p. 396 : le passage au protestantisme ne sarait pas tant opr au synode de Chanforan en 1532- dailleur mythique- que durant toute la priode de 1530 1560, ayant rencontr chez les vaudois une opposition plus grande quon ne dit traditionnellement . ( il passaggio al protestantesimo non fu pienamente realizzato al Sinodo di Chanforan nel 1532, quanto piuttosto nel periodo che va da 1530 al 1560, a causa dellopposizione di Valdesi, pi marcata di quanto vien detto tradizionalmente) 28) Monsignor Andrea Charvaz Storia dei Valdesi, op. cit., alle p. 87-88. In merito alle differenze dottrinali Chavaz sottolinea poi il distacco creatosi in occasione dellAssemblea di Angrogna tra valdesi e Calvinisti: Parlando di alcune modificazioni conformi ai riti dei riformati dal culto valdese introdotti nel secolo XVI, Muston ne d la ragione seguente: tutti i Protestanti di quel tempo avevano bisogno di fare un insieme, e prestarsi vicendevolmente soccorso. Le nostre povere comunit soprattutto, trovandosi appunto dove pi vive bollivano le persecuzioni contro di loro, se non avessero ottenuto di conguagliarsi, e mettersi sotto la medesima tutela delle chiese riformate, avrebbero mancato di potenti protettori, e forse ora pi non esisterebbero..In quanto alle modificazioni o variazioni che questa riunione oper nelle dottrine valdesi, Muston non si mostra ripugnante a crederle, bench duri pena confessarle interamente. Imperciocch avendo dapprima nella prefazione parlato delle novit introdotte nella disciplina valdese, probabilmente per condiscendere ai riformatori, ei dice, alloccasione di unassemblea che i pastori valdesi tennero in Angrogna nel 1532, che questi pastori si riunirono allora per decidere alcuni punti di dottrina poco determinati insino a quel tempo, e che la riforma allora metteva in campo. Prevalendo questultima si decise interamente. Cos la confessione fattasi in questa circostanza molto differisce dalle pi antiche che ci furono tramandate. Del resto tanto manca che i nostri ministri si sieno accordati che anzi, due tra loro, avendo niegato assolutamente ogni concessione, abbandonarono incontanemente le valli

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8) i valdenses inseguono Calvino che nella fuga perde le mutande. Il conflitto dottrinale tra i valdenses paesanesi contrari alla Riforma e i calvinisti deve essere stato molto grande e cos acceso che quando Calvino, stando ai racconti, giunge in predicazione a Paesana nel 1535 (ossia tre anni dopo le tensioni dellassemblea di Angrogna), viene letteralmente messo in fuga dalla popolazione. Aggredito dalla gente, per la fretta di fuggire, non riesce a nemmeno rivestirsi completamente, tanto che lasci l le mutande(29). A questo proposito, la tradizione orale di Paesana molto precisa e narra che Calvino, fuggito da Ginevra nel 1538, si era rifugiato a Oncino sotto il falso nome di Carlo Despeville. Gli antiriformati paesanesi erano molto diffidenti verso i Calvinisti che venivano percepiti prevaricatori, tanto quanto i cattolici. E a questo proposito un atteggiamento dei calvinisti appare particolarmente ambiguo. Dopo aver scorazzato in lungo e in largo per la nostra valle, creando scompiglio ovunque e scatenando tensioni e repressioni inquisitoriali fortissime, la volta che i nostri filo-riformati chiesero un aiuto, loro si dileguarono. Accadde infatti che nel 1616 alcuni valdenses filoriformatidi Paesana furono protagonisti di unesperienza davvero umiliante. Esausti, dopo tre secoli di lotte religiose, inquisizione, roghi e quantaltro, cercarono appoggio armato presso i Calvinisti di Ginevra. Inviata a Ginevra una delegazione per spiegare la drammaticit della situazione e chiedere la tutela diplomatica internazionale questa fu accolta dai Pastori ginevrini con molta freddezza, incompetenza, reticenza e, molto elusivamente, fu loro consigliato di intraprendere una trattativa direttamente con i Pastori di Berna. Risultato? Una perdita di tempo, di energie e di speranze.

9) tutti contro tutti: ci si spara tra valdenses e insieme si spara contro il clero. Ecco perch, visto probabilmente l exploit di grande empatia ed altruismo dei Riformati ginevrini e bernesi, i valdenses di Paesana dza (anti-riformati), che dal canto loro gi avevano capito con largo anticipo come stavano le cose, giunsero probabilmente alla conclusione di rompere i rapporti con i Calvinisti e di non voler pi sentir parlare di Riformati, compresi gli ex-correligionari ormai convertitisi alla Riforma. Probabilmente proprio per questo motivo si apr un nuovo fronte: oltre a combattere contro linquisizione, le popolazioni valdenses dei due versanti della Valle Po iniziarono una guerra fratricida tra filo-riformati e anti-riformati. Con quale risultato? Massacrandosi da ogni parte senza piet. Tale situazione di conflitto perdur nel tempo. Ecco infatti cosa scrive Fr Ilario da Torino nel 1650: nellanno 1644 regnando tra le due parochie (cio due interi versanti della valle) una grande inimicizia, essendovi da una parte pi di trenta huomini, talmente erano predominati dallira, che pi volte vennero alle mani, et una volta ve ne rest sette morti nella piazzetta di Santa Margherita (terziere filo-calvinista ).
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 29) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p. 105; E. Giacovelli Un Po per non morire, 2003, p.26: A pochi chilometri dalle sorgenti del Po e dalle Baite in cui Giovanni Calvino si rifugi nel 1538 per sfuggire sotto il falso nome di Carlo Despeville alla mano della Controriforma).

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Fr Angelo da Fossano, lo stesso che, come gi detto, dovette fuggire perch anche lui minacciato di morte dai suoi parrocchiani del versante anti-riformati fu testimone di una di queste sparatorie riportate in un documento parrocchiale: Durante le festivit natalizie del 1646, scritto che mentre Fr Angelo entrava a Paesana, di ritorno da una predica in montagna: sent le campane della torre comunale di Santa Maria (degli anti-riformati) che chiamava la gente, non per far festa, ma alle armi. Seppe che quel popolo diviso in opposte fazioni e formata una squadra di sicari chiamati da altrove stava combattendo a morte. Alcuni di una fazione, chiusi in una casa, erano assediati dagli altri, dallaltra parte, armati, in attesa di sterminarli tutti durante la notte ormai vicina, mentre intanto si scambiavano colpi di schioppo. Dunque la situazione era drammatica. Dovendo pur sopravvivere e vista la situazione di sfiducia verso i Calvinisti, gli anti-riformati decidono quindi di cercare un modus vivendi con i cattolici, mantenendo nel contempo intatta la loro libert di pensiero. Ecco quindi che adottano un atteggiamento di gentilezza e di rispetto verso il clero in ragione della civile convivenza, mantenendo comunque distacco, discrezione e diffidenza. E si badi bene: senza mai sottomettersi. Una caratteristica dei paesanesi quella di aver sempre relazionato alla pari (anzi forse un po dallalto al basso) con chiunque, anche con le alte cariche civili e religiose. Prese le distanze da tutto e da tutti, questi valdenses, hanno potuto cos conservare regole, insegnamenti, usi e costumi sociali tradizionali, convivendo pacificamente con i cattolici. Si tratta della tradizione che oggi traduco, per evitare di continuare a vedere scritti fiumi dinchiostro vuoti, poich privi della giusta chiave di lettura. Poich ovvio: l insieme delle tensioni che percorrevano la valle non venivano palesate agli inquisitori. Differentemente da quanto avveniva in altri territori la Chiesa qui non riuscita a mettere gli uni contro gli altri potendo far leva su denunce reciproche. O per meglio dire : erano gli uni contro gli altri ma non si denunciavano. Avvenne cos che in valle Po, quandoVittorio Amedeo I cacci i valdenses filo-riformati svuotando e spopolando interi borghi, come gi successo nel secolo precedente con Margherita di Foix, tutti gli altri si rifiutarono di prendere possesso di quelle case e dei terreni cosicch alla successiva riscossione delle tasse il Duca dovette a sua volta confrontarsi con la met delle entrate dellanno precedente. E cos se da un lato i valligiani (attraverso i comuni), gli avevano fatto capire che non era conveniente torturare e cacciare i sudditi, daltro canto il Duca voleva a tutti i costi gli incassi come se nulla fosse successo. La popolazione riusc a convincere le autorit a risolvere il problema facendo ritornare i paesanesi esiliati (30), cosa che avvenne.

10) i valdenses cattolici uccidono i monaci ed incendiano le canoniche. Bisogna per aggiungere che allinsaputa del clero e duca, in realt probabilmente gli eretici non erano mai andati via del tutto, anzi. Sappiamo che tornavano nelle loro terre per raccogliere ci che avevano seminato, per litigare con i loro parenti convertiti al cattolicesimo, per farsi alloggiare nelle loro case visto che le proprie erano andate distrutte.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 30) Don Raso, Bollettino Parrocchiale della Comunit cattolica di Santa Margherita di Paesana, n. 7 anno 1984, Vindimmio, p.92 Ragion per cui toccati nelle tasche i cattolici cercarono di convincere poco dopo le Autorit Civili a lasciar tornare la popolazione cacciata nel 1633.

E cos, intanto che la storia ufficiale segnava la vittoria sugli eretici con la grandiosa celebrazione del 1634 nel Duomo di Saluzzo (31), su per i pendii della valle Po le croci innalzate venivano distrutte e gli eretici erano sempre l: sempre gli stessi, intenti a litigare nellanonimato.
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Nel loro insieme tutte queste vicende ci fanno capire che il tentativo di repressione stato molto forte in Valle Po. Le tensioni fratricide insorte tra gli stessi eretici e comunque rivolte contro la Chiesa cattolica devono essere state davvero molto feroci se ancora nel 1961 veniva portato il Sambenito, labito penitenziale dei marrani, (vedi paragrafo successivo), sorprendentemente non dagli abitanti di Pratoguglielmo o Biatonetto, cio dagli abitanti delle localit eretiche prese di mira dallinquisizione, ma proprio da quelli che la storiografia cattolica ha definito cattolici, cio gli abitanti di Paesana dz delle localit: Croce, Agliasco (Naashk), Calcinere e Ostana. Questo significa che tutta la valle era eretica e non solo una parte, come trasmesso dalla storiografia. Al di l di queste notizie, peraltro piuttosto significative, non abbiamo ulteriore documentazione sui trascorsi paesanesi, perch nel 1724 prese fuoco la canonica della parrocchia di Santa Maria di Paesana e con essa gran parte della storia della valle. Don Giovanni Levet scrisse infatti nel 1803 che in tale occasione erano periti tutti i registri parrocchiali del 400 e scritture antichissime(32). Ora, se si fosse trattato di un incidente o di un incendio doloso non dato sapere, per consentito propendere per questultima ipotesi basandoci sugli episodi dei secoli precedenti e sulle manifestazioni di insofferenza anticlericale avvenute nel corso dell800. In particolare apprendiamo dai documenti comunali di Ostana che nel 1832 (perci in epoca piuttosto recente) ci fu una violenta lite tra la popolazione e il parroco a proposito della nuova ubicazione del cimitero: il prelato voleva che il Camposanto fosse mantenuto accanto alla chiesa. La tensione tra gli ostanesi e il sacerdote (originario della Valvaraita) si inaspr cos tanto che lintera comunit lo minacci di morte. Il documento che narra questa vicenda dice testualmente: minacciarono di ucciderlo e di sventrarlo come un pesce e di appiccargli il fuoco alla casa (33). Questo episodio significativo perch ci fa capire linsofferenza popolare nei confronti dellingerenza della Chiesa riguardo le questioni comunitarie. Rende inoltre sostenibile lipotesi dellincendio doloso della canonica di Paesana- Santa Maria. Del resto sono tante le notizie che descrivono chiaramente la belligeranza dei montanari dellAlta Valle Po. A questo proposito, solo per citare un esempio tra i tanti, significativo rilevare che nella Visita Pastorale del 1613, il Vescovo oltre a sottolineare, come al solito, la maggioranza di eretici nella popolazione, il loro distacco dai Sacramenti ecc., scrive questa frase: parroco da tre anni Don Luchino Papa: nessuno si lamenta di lui. Ci significa che i parroci di Paesana in qualche modo temevano la gente(34) tant che Don Raso nel commentare alcune aggressioni armate contro i preti, riferendosi in particolar modo alla cannonata sparata contro il parroco dOncino nel 1646, scrive: ..a quei tempi, o filare dritto, o ricevere di queste gentilezze!(35).
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 31) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, p 91 Il giorno dellepifania del 1634 si celebr nel Duomo di Saluzzo una grande Funzione di ringraziamento, perch la Diocesi e la Valle Po erano liberi dagli eretici 32) G. Aimar ( coll. Don L. Destre),Gente del Monviso (due), Saluzzo, 2007, a p. 92: a causa dellincendio della parrocchiale di S. Maria di Paesana avvenuto il 17 luglio 1724 che ha distrutto tutti i documenti. 33 ) AA. VV, Museo Etnografico di Ostana Alta Valle Po, Ostana: non solo ricordi, quaderno 1, p. 21 34)Don Domenico Raso, Bollettino Parrocchiale dicembre 1983, p. 20 35) Don Domenico Raso, Bollettino Parrocchiale dicembre 1983, p. 28

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11)i valdenses cattolici rifiutano i Sacramenti. E ancora, nel descrivere latmosfera generale che imperversava tra filo-calvinisti e anti-calvinisti Don Raso sottolinea: sette morti, come risultato di una rissa non c male! E sparavano con gli archibugi.allora non cera da andar al fronte per ammazzarsi: la guerra era qui e non si pelavano barotte (castagne), ma si sparava! Comunque sia, certo che i valdenses non sono mai venuti meno al loro carattere, tant che alla luce di questi fatti forse si capisce anche da dove possa originare il particolare atteggiamento maschile nei confronti della Messa domenicale in uso fino ai tempi recenti. In linea di principio la maggior parte degli uomini accompagnava le mogli a Messa, ma mentre queste entravano con i figli, quasi sempre impegnati a fare i chirichetti, loro rimanevano fuori sul sagrato a chiacchierare fino alla fine della funzione. Oppure, entravano per pi mac n toc d mssa (prendere solo un pezzetto di messa) rimanendo accalcati in fondo alla chiesa, per uscire poco prima dell Eucarestia e raggiungere gli altri che nel frattempo si erano gi spostati al Caff della piazza per bere laperitivo: nuiautri la cumuniun la fuma a lostu (noi la comunione la facciamo al bar). Questo atteggiamento molto probabilmente ha origine proprio dai tempi dellinquisizione che gi lamentava labitudine dei paesanesi di non avvicinarsi ai sacramenti. Il fatto che gli uomini accompagnassero le mogli e i figli alle funzioni, standosene contemporaneamente pi o meno fuori, pu essere interpretato in vari modi. A mio avviso per il pi logico il seguente: mandando avanti nella devozione le donne e i bambini, gli uomini si assicuravano una certa impunit: come avrebbero fatto i preti a mettere al rogo i padri, i fratelli, gli zii e i nonni di tutte le pie donne del paese? Ecco quindi che mentre le donne assicuravano con la loro devozione la sopravvivenza di tutti, garantendo una presenza fervente e continua ad ogni messa, rosario, funzione e processione, gli uomini dal canto loro sviluppavano un percorso fideistico un po anomalo: che iniziava con la tunica del chierichetto per finire col sambenito. E`ovvio infatti che tutti quei chirichetti, una volta adulti, finivano per comportarsi esattamente come i padri. Questo comportamento, per chi non di Paesana, potrebbe sembrare frutto di una descrizione esagerata e senza senso: una mia forzatura per chiss quali scopi. Quindi, per evitare che sorgano dubbi, riporto il pensiero del nostro vecchio parroco (36) che rivolgendosi a noi paesanesi, attraverso il bollettino parrocchiale del 1983, cos scrive : Noi non veniamo dal futuro, ma dai secoli passati, dalle generazioni che ci hanno preceduti, dai fatti che sono stati compiutiIl passato un po la nostra fotografiaper capire chi siamo, bene conoscere chi erano gli avi Volete uno specchio? il 2 ottobre 1635, il parroco Stefano da Vinovo elenca alcuni mancamenti gravi che trova da noi: 1) Il primo che vi sono qua a Paesana alcuni borghi, o ruate come dicono essi, i cui habitanti difficilmente si puono ridurre a sentir la Santa Messa per le feste comandate 2) Il secondo che di raro saccostano ai Sacramenti e se alcuno li frequenta, se ne ridono: e dicono che quelli fanno pi peccati degli altri e perci pi spesso si confessano. Specchiamoci! Questi mancamenti gravi sono spariti dopo 330 anni?non siamo forse pecore sbandate?
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 36) Don Domenico Raso, Bollettino Parrocchiale dicembre 1983, p. 28

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12) il denominatore comune delleresia valdenses: lebraismo? Come appena esposto, i paesanesi hanno reagito a volte in modo molto violento contro gli inquisitori. Ma come non capirne le ragioni? La storia ci dice che nei luoghi in cui la gente stata meno compatta nel fronteggiare gli inquisitori si verificarono dei veri propri isterismi di massa e denunce reciproche tra la popolazione. Proprio a causa delle denunce seguirono i massacri e la messa al rogo di centinaia di persone. Un esempio? Nella Valle Mesolcina, nella Svizzera italiana, sotto il presidio di San Carlo Borromeo ogni anno finivano al rogo unottantina di persone, tra streghe, stregoni ed eretici in generale; compresi i bambini In Spagna, Francia, Lombardia e nel Cantone Ticino linquisizione ha avuto ovunque gioco facile poich gli eretici, evidentemente, non appartenevano tutti alla stessa setta: cerano i marrani (ebrei convertiti), i valdesi (che tra laltro erano diversi dai nostri valdesi, con i quali si trovavano in dissidio), cerano i catari, gli umiliati ecc. Da noi, invece, stando ai cognomi, i nostri eretici avevano tutti un identico comune denominatore. Quindi: bench forse marrani, forse catari, forse valdesi, provenienti dalle zone pi disparate dEuropa , ossia Provenza, Savoia, Portogallo ecc., erano probabilmente tutti ebrei. Evidentemente, per questa ragione, si sentivano un unicum e non si denunciavano reciprocamente agli inquisitori, riuscendo cos a fare fronte comune. Se a questo aggiungiamo che li sappiamo, in alcuni casi, specificatamente fuggiti da Chambery e da luoghi imprecisati della Savoia e dal Portogallo, possiamo anche presumere che siano giunti in valle Po dopo aver vissuto esperienze personali quantomeno sconvolgenti. Mi chiedo: avranno visto morire sul rogo, tra il plauso e il fanatismo generale, i loro fratelli, sorelle, genitori, amici, fidanzati ? Ricordiamoci che a Chambery e in Savoia, cos come nel Delfinato e in Portogallo (37), nel 1348 gli ebrei vennero sgozzati, arsi vivi e massacrati dalla folla inferocita perch accusati di compiere sacrifici rituali, cio di crocifiggere i bambini cristiani alla vigilia di Pasqua per berne il sangue, e perch ritenuti responsabili di aver diffuso il terribile morbo della peste in tutta lEuropa. In tutto il mondo occidentale nei secoli a cavallo tra il medioevo e il 600, sia gli ebrei che i nuovi convertiti, cio i cristiani di origine ebrea, sono stati oggetto di persecuzioni fortissime. Per assurdo per venivano torturati e perseguitati prevalentemente i cristiani di origine ebrea piuttosto che gli ebrei rimasti fedeli allantica religione. Questo perch la Bibbia a proposito degli ebrei categorica nel ricordare che quella la radice e i cristiani sono rami di oleastro innestati su un olivo buono (38) Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te. (39). Tale presupposto biblico incisivamente espresso da San Paolo nella Lettera ai Romani, fungeva abbastanza da deterrente alloffensiva diretta, ma solo finquando gli ebrei rimanevano ebrei. Le cose mutavano appena gli ebrei diventavano cristiani: i nuovi correligionari li detestavano, percependoli falsi, opportunisti ed eretici. In due parole: diversi!. I cristiani provenienti dallebraismo erano colti persino rispetto al clero e perci polemici, fastidiosi e autonomi . Inoltre conoscevano perfettamente il Talmud che, oltre al resto, offre tutta una serie di consigli pratici su come affrontare la vita e i problemi quotidiani. E questo anche dal punto di vista sessuale, di coppia, medico, ecc. Tutti argomenti considerati tab dai cattolici e dai riformati fino a tempi piuttosto recenti. A questo proposito sufficiente ricordare che quando io ero bambina molte mie coetanee (compagne di scuola a Torino), non avevano ricevuto le spiegazioni necessarie dalle madri sul loro futuro sviluppo fisico, perch la morale non lo consentiva, perci figuriamoci come stavano le cose nel Medioevo!. Non dimentichiamoci poi che nellebraismo non esiste tradizionalmente la figura del padrepadrone, che ordina, impone, giudica e punisce. Esiste il rispetto e lautorevolezza paterna che ben altra cosa. Nella cultura cattolica, e in modo addirittura pi marcato in quella Calvinista e Luterana, il padre-padrone non solo esisteva in
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famiglia in posizione ampiamente legittimata, ma si sintetizzava globalmente su tutta la societ cattolica nella figura del Papa. Questa concezione sociale dei cattolici, ereditata dai romani, veniva a porsi in modo diametralmente opposto alla cultura ebraica, nella quale lautorit agisce nellottica del consenso e del ragionamento e non con le minacce. E per comprendere questo fondamento culturale sufficiente ricordare latteggiamento di Cristo nei confronti degli Apostoli, dei discepoli, della gente. Detto questo immagino che un ebreo convertito al cristianesimo, in un impeto di fervore mistico anche sincero, possa aver avuto serissimi problemi di adattamento subito dopo la sua scelta: impattando contro una societ rigida, gerarchica e dogmatica, quale la societ cattolica. Non potendo pi tornare allinterno della comunit dorigine (per orgoglio, litigi, e quantaltro) e non riuscendo ad adattarsi alla societ cristiana, il marrano venne a trovarsi in una situazione paradossale; in una sorta di limbo, nel quale da una parte era accusato di tradimento dai suoi parenti ebrei, e dallaltra veniva odiato dai nuovi correligionari perch troppo diverso e comunque sempre deicida nelle ascendenze. Come dice lo stesso Cecil Roht, lidea che linquisizione bruciasse gli ebrei sbagliata poich al rogo ci finivano i cristiani di origine ebraica (40). La qual cosa, se guardata da un certo punto di vista, ancora pi tremenda. Assomiglia ad una sorta di fagocizzazione premeditata poich impensabile credere che linquisizione si stupisse del fatto che un giudeo di nascita potesse essere poi un cristianogiudeizzante: era il minimo che ci si potesse aspettare! Vuoi perch il messaggio cristiano rifletteva linsegnamento di Hillel* (rabbino vissuto nel I sec. a.C), vuoi perch il cristianesimo era una questione totalmente ebraica, lebreo che diventava cristiano probabilmente non si sentiva di dover cambiare e diventare qualcosaltro da quello che gi era. Quindi, tutta la vicenda sembrerebbe proprio il frutto di una premeditazione: attirare gli ebrei nelle comunit cristiane e, una volta cristiani, distruggerli dallinterno, aggirando cos il monito di San Paolo: Anchio sono Israelita, della discendenza di Abramo, della Trib di Beniamino. Dio non ha ripudiato il suo Popolo che egli ha scelto fin da principio.. non montare dunque in superbia, ma temi! (41). Inoltre, quasi sempre queste vittime dellinquisizione si professavano cristiane fino alla fine anche nellora del supplizio, che frequentemente avveniva sul rogo. Cecil Roth ci dice: Tra coloro che morivano sul rogo, quasi tutti in vita avevano negato il proprio ebraismo, e gran parte lo ripudiavano anche nellora della morte.le vittime morivano professando fino allultimo la propria fede cattolica (42). Considerato il contesto generale, il clima di terrore, le torture, il sangue, il dolore, violenza e fanatismo che avvolgeva la societ occidentale nei secoli compresi tra il Medioevo e il 600, possiamo dunque concludere che quei due o tre omicidi di frati in valle Po sono da considerarsi poca cosa: atti di semplice autodifesa conseguenti allingiusta messa al rogo di innocenti. I nostri antenati, di fatto, si sentivano nel giusto, differentemente dai Valdesi di Valdo non facevano proseliti, non aggredivano nessuno e volevano solo essere lasciati vivere in pace.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 37) G. Depping, Les juifs dans le moyen age p. 167 Les juifs furent gorgs, et subirent mme des tourments affreux sans qu'il ft possible de les soustraire ce sort dplorable. Les aveux arrachs par la douleur quelques juifs mis la question servirent entretenir cette animosit gnrale. On livra des juifs aux flammes Zurich, Berne et autres villes de la Suisse ; a.p. 170 1348 dans le Dauphin, le souverain fut malheureusement complice dela cruaut populaire : tandis que la tourbe forcene fondait sur les Isralites et les assassinait , le dauphin en faisait arrter d'autres, les faisait condamner par les juges, et s'emparait des biens des juifs, victimes de ces massacres*. On a trouv dans les archives du Dauphin les comptes des sommes qu'ont cotes les excutions de ceux que les juges dauphinois trouvrent coupables. La procdure contre les juifs de Vizille dura dix jours et cota vingt-sept francs . A Veynes, dans le pays de Gap, on massacra treize individus de cette nation; ceux de Saint-Saturnin prouvrent le mme sort quelques jours aprsA Strasbourg l'autorit fit mettre beaucoup de juifs dans une maison 39

particulire, d'o ils pouvaient aisment s'chapper. Le peuple les trana leur cimetire et les y brla dans une cabane, au nombre de quelques centaines. Plusieurs se sauvrent par le baptme ; encore, lorsqu'ils avaient des ennemis , taient-ils exposs des dnonciations qui entranaient presque infailliblement la mort .Des scnes galement cruelles eurent lieu Spire, Worms, Oppenheim et Mayence o beaucoup de juifs se donnrent la mort aprs avoir enterr leurs trsors pour ne rien laisser leurs perscuteurs. On mit leurs cadavres dans des tonneaux que l'on fit rouler dans le Rhin . . (I giudei furono sgozzati e torturati senza avere alcuna possibilit di sfuggire a tale sorte. Le confessioni di alcuni ebrei sotto accusa, ottenute tra i tormenti, servivano a mantenere lanimosit generale. Gli ebrei furono dati alle fiamme a Zurigo Berna e in altre citt della Svizzera "...; a. p 170 "... 1348 ... nel Delfinato, il sovrano fu complice della crudelt popolare: mentre folla forsennata si scagliava sugli Israeliti e li uccideva il Delfino ne faceva arrestare degli altri, li faceva condannare dai giudici e si accaparrava i beni delle vittime . Negli archivi del Delfinato sono stati trovati i conteggi relativi ai costi delle esecuzioni. La procedura contro gli ebrei di Vizille durata dieci giorni cost 27 franchi . A Veynes , nella regione di Gap, furono massacrate tredici persone di quella stessa nazione; gli ebrei di Saint-Saturnin ebbero la stessa sorte pochi giorni ... A Strasburgo le autorit fecero ammassare molti ebrei in una casa privata da dove potevano facilmente sfuggire. Il popolo li trascin al loro cimitero per poi bruciarli in una baracca; si tratt di diverse centinaia di persone. Diversi ebrei poterono salvarsi mediante il battesimo; ma, se avevano dei nemici, erano esposti alla denucia che quasi certamente si risolveva con la condanna a morte. ... Scene simili e ugualmente crudeli si sono verificate a Spira, Worms e Magonza a Oppenheim dove molti gli ebrei si sono suicidati dopo aver seppellito i loro tesori per non lasciare nulla al loro persecutori. I loro cadaveri furono messi in botti che furono fatte rotolare nel Reno ....).
38) La Bibbia, testo ufficiale CEI, S.Paolo lettera ai Romani, 11: 24. a p.2123 39) La Bibbia, testo ufficiale CEI, S.Paolo lettera ai Romani, 11: 18, a p.2123. 40) Cecil Roth, Storia dei Marrani, 2003, a p. 105. *Hillel era un Rabbino nato in Babilonia, forse verso l80 a.C., in una famiglia di ascendenza davidica. Verso lanno 30 a.C., durante il regno di Erode il Grande, Hillel fond la scuola che prese il suo nome (bet Hillel), contrapposta a quella di Shammai (un altro grande rabbino). La scuola di Hillel, assai pi liberale della seconda, era basata su uninterpretazione indulgente della Legge, senza tuttavia allontanarsene o tradirla. Divenuto a sua volta presidente del Sinedrio, fu lui che per primo insegn ad un candidato alla conversione la cosiddetta Regola dOro (che Ges avrebbe fatto sua), una definizione sintetica della Legge: Non fare agli altri ci che non vuoi che essi facciano a te. Questa tutta la Tor, il resto solo commento. Seppe coniugare sapienza e umilt, giustizia e amore profondo alle creature, ragione e religione del cuore. Mor nel 10 d. C., quando Ges, a Nazareth, era ancora solo un adolescente e tutto lascia credere dovesse conoscere bene gli insegnamenti del dellanziano Rabbino. curioso il fatto che, di tutte le correnti presenti nel giudaismo del 1 secolo, le uniche a sopravvivere sono quelle che hanno la loro origine nel pluridecennale magistero di Hillel e nella parabola fulminea ed efficace del Rabbi di Galilea, che permearono, nei secoli successivi, fino ai nostri giorni, la storia del giudaismo e del cristianesimo. 41) La Bibbia, testo ufficiale CEI, S.Paolo lettera ai Romani, 11:1; 11: 19. a p.2122 42) Cecil Roth, Storia dei Marrani, 2003, a p. 105.

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Capitolo 2 Le tracce ebraiche

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I Levi alle sorgenti del Po (? sec. - V sec. a. C.)

Il primo dato, finora trascurato, che andrebbe scandagliato a fondo poich pertinente alla versione dei Barba, riguarda una notizia proveniente dalla storiografia antica: gli scritti di Polibio e Strabone attestano lesistenza di un popolo, in mezzo alle trib celtiche, chiamato Levi (Laevi) e stanziato in Lombardia . Le fonti precisano che il territorio dei Laevi venne ridotto e diviso dallinvasione di altre popolazioni. Fu cos che la fazione pi occidentale risult separata dal resto e relegata ai margini : alle sorgenti del Po (43). Ne consegue che potrebbe davvero non essere un caso, quello che indica proprio alle sorgenti del Po la secolare roccaforte dei valdenses, i quali facendo risalire le loro origini ai Profeti (44), dichiarano la discendenza dal popolo dIsraele e, pi precisamente, potremmo aggiungere noi adesso, dalla trib di Levi.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 43)Tito Livio Ab Urbe condita libri (V, 35): Libui considunt post hos Salluuiique, prope antiquam gentem Laeuos Ligures incolentes circa Ticinum amnem. (Dopo di loro, Libui e Salluvi si stabilirono presso l'antico popolo dei Levi liguri che vive nelle vicinanze del fiume Ticino); Plinio il vecchio, Naturalis historia (III, 124) Ligurum, ex quibus Laevi et marici condidere Ticinum non procul a Pado dei Liguri, dei quali i Levi e i Marici fondarono Pavia non lontano dal Po. I Levi erano quindi un popolo ligure abitante attorno al Ticino, nei pressi di Pavia; Polibio (II, 17, 4) afferma che "I primi abitanti all'estremit occidentale della pianura Padana, vicino alle sorgenti del Po, erano i Laevi e i Lebecii". Egli elenca questi popoli tra i Celti cisalpini, in contraddizione (almeno per quanto riguarda i Levi ) con quanto affermato dagli autori latini, che li attribuiscono ai Liguri; T. Vindimmio, G. Di Francesco Oncino, Crissolo e Ostana, tre comunit occitaniche alpine. Microstoria dellAlta Valle Po, ed. Alzani, Pinerolo 2004 .Laevi? Secondo Polibio e Strabone sarebbe attestata nella regione presso le sorgenti del Po proprio una trib facente parte di questo antico popolo.il loro territorio venne ridotto e diviso dallinvasione di altre popolazioni, che releg al margine la fazione pi occidentale. ; I Khoen Le storie di Polibio da Megalopoli, Milano 1924, a p. 258 :Le prime terre dunque che giacciono circa le sorgenti del Po tennero i Lai e i Lebici.., e a p. 345 spiega chi sono i Lai: Lai. Levi (Laevi) li chiamano T. Livio e Plinio. La loro capitale era Ticino; G. B. Rampoldi Corografia dellItalia, 1833, a p. 446 :LEVI o LAEVI, antico popolo della Liguria, che soggiornava in vicinanza agli Insubri, lungo il Po. Di esso ne fanno menzione Plinio e Tito Livio, e sembra che abitasse tra Pavia e Valenza, e quindi nella regione in oggi chiamata Lomellna; AA.VV. I miti della fondazione delle citt lombarde, 2010, a p. 79: Il passo di Polibio (II, 17,1-4).nella zona percorsa dal Po, vicino alle sue sorgenti si stabilirono Levi e Lebici....nella sua presentazione sembra si tratti di due popolazioni di origine celtica,a p. 79: Livio.il passo liviano attesta lesistenza di una popolazione di Laevi insediata presso il Ticino; ma a differenza di Polibio li definisce esplicitamente come Liguresnellarea occupata dai Laevi, secondo Livio si fermarono successivamentele trib celtiche dei Libui e dei SalluviPlinio nella sezione del III libro dedicato allItaliadal testo latino non risulta chiarissimo se Plinio definisca Liguri soltanto i Levi.e stato ipotizzato che gli Insubri di Mediolanm fossero riusciti ad acquisire il controllo delle aree vicine (Pavia), forse anche quelle abitate dai Levi, che quindi col tempo furono classificate come celtiche dalle fonti che meno conoscevano lorigine precisa degli insediamenti.; H. Malden, History of Rome ,1830, p. 64 : the Laevi, a Ligurian tribe, dwelt about the river Ticinus and the Laevi, with the Marici, who were also Ligurians, founded the city Ticinum (Pavia).The Libui, Libici, 42

or Lebecii (for they are mentioned by these various names) inhabited the same regions, and were a kindred people, .deriving their origin from the Salfuvii or Salyes, Ligurians beyond the Alps. ( I Levi, una trib di liguri, dimorarono sul fiume Ticino Levi, con i Marici, che erano anche i Liguri, fond la citt di Pavia. I Libui, Libici o Lebecii (vengono citati con questi nomi diversi) hanno abitato le regioni stesse, ed erano un popolo con origine affine derivati dai Salluvi, ossia liguri di l delle Alpi).

Del resto la storiografia accetta senza grandi polemiche il fatto che in Piemonte fossero stanziati i Libici (45); ecco perch risulta difficile capire come mai i libici vengono considerati provenienti dalla Libia e i Levi, sebbene originari delle stesse zone, sono detti invece di origine celtica. Ma non solo, circola anche lipotesi che traduce il significato di Laevi con un generico: a sinistra (46). Poich in latino laevi vuole dire a sinistra alcuni studiosi hanno supposto che questo termine stia ad indicare i celti stanziati alla sinistra del Po. Si tratta di una interpretazione difficile da condividere, poich tutte le trib avevano un nome. In pi non risulta lesistenza di una trib dextera o directa. Nessuna trib era era detta a destra. E poi i Levi non erano gli unici ad essere alla sinistra del Po: i Taurini e Libui, ad esempio. E ancora: questa sarebbe una trib a sinistra, guardando da dove? Certamente non da Roma. I romani guardavano il mondo mettendosi loro al centro del mondo, e perci l interpretazione geografica dei Levi a sinistra, sapendo dov il Po e dov Roma, sembrerebbe davvero molto strana. Perci ci si domanda: come mai gli studiosi reputano oggi pi logica questa interpretazione, che sinceramente non sta n in cielo n in terra, piuttosto che verificare una connessione con lomonima e semi-dispersa Trib israelita? Gli storici del Settecento e dellOttocento, Mazzocchi, Bardetti, Capsoni, Pittarelli e Spangenberg avevano gi cercato di dare delle risposte a questi interrogativi, ma i loro studi furono lasciati cadere dagli ambienti accademici dei secoli successivi per privilegiare linterpretazione direzionale, nonostante che dal 1782 si sappia che il Levi abitavano con certezza sia alla destra che alla sinistra del Ticino (47), non si capisce perci la spiegazione riferita al Po, poich, come vedremo pi avanti, i Levi erano stanziati tra il Monviso e le Alpi Retiche, cio in un preciso settore delle Alpi, e non lungo tutto lArco Alpino Italiano come di fatto fa il Po.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 44) Monsignor Andrea Charvaz, Vescovo di Pinerolo, Origine dei Valdesi, 1838, p. 206: Ma Lger trasva, come suole, e temendo che la sua setta non voglia esser creduta cos antica come ei pretende, dagli Apostoli trapassa volontieri ai Profeti, siccome abbiam gi veduto, e ai Patriarchi altres.; a p. 137 l'inventore di questa setta d'altro non ci parler che dell'antica ed irradiativa esistenza dei Valdesi di elemento progressivo di opposizione che si sviluppa nel Nord dell'Italia di eresia inveterata che nelle Alpi si nasconde... di scintilla or coverta ed or luminosa d'indipendenza religiosa di raggi che sembrano uscire primitivamente. ; J. Lger Histoire gnrale des Eglises vangliques des valles du Pimont ou vaudoises , 1669, p. 164: cette Religion en laquelle nous vivons, nest pas feulement ntre ,. cest la Religion de nos Pres, de nos ayeuls, des Ayeuls de nos Ayeuls, autres plus Anciens, nos Predecesseurs des Saints Martyrs, ..Aptres , Prophtes ossia, questa religione nella quale noi viviamo , non solamente nostra la religione dei nostri Padri, dei nostri avi, degli avi dei nostri avi,altri pi antichi, nostri predecessorii Santi Martiri, Apostoli, Profeti ;Mons. Andrea Charvaz, Vescovo di Pinerolo, Origine dei Valdesi, 1838, p. 97: Quindi facilmente si former la catena di successione, ed i Valdesi nel dirizzare alberi di genealogia, troveranno di che spaziarsi a loro posta, e vi spaziano veramente, e se ne mostrano pur soddisfatti, se un solo ne eccettui, il quale di verit di troppo difficile contentatura. Quest' il fastidioso Giovanni Lger ; ed per avventura il solo a cui questa gloriosa antichit poca. Zelante , se tal vocabolo basti, dell' antichit della sua setta , volle farla risalire insino ai profeti dell' antica legge. Ma noi crediamo che, se vivesse ancora Lger, si potrebbe con buone ragioni convincere che molto pi prudente consiglio sarebbe fermarsi agli apostoli, e far valere sue pretensioni sulla Chiesa cattolica (V. Lger, Hist. gn. des gl, vaud, lib. V, 1669 p. 164). 45) I. Khoen le storie di Polibio da Megalopoli, Milano, 1984, a p. 345: Libici: il luogo principale di questo popolo era Novara. 46) Siro S. Capsoni Memorie Istoriche Della Regia Citt di Pavia E Suo Territorio Antico E Moderno, Volume 1, 1782: p. 35 p. 36: Quindi opin piuttosto il Sacco medefimo che Laevi fossero nuncupati quoniam juxta Padum a laeva manu titrelinquuntur , nobis secundo flumine navigantibus ; G. Brera Storie dei lombardi, 1993, p. 96 : luogo fortificato dei Levi, cio di riva sinistra e a p. 349: Trib dei Laevi, cio della riva sinistra del Po 43

47) Siro S. Capsoni Memorie Istoriche Della Regia Citt di Pavia E Suo Territorio Antico E Moderno, Volume 1, 1782: p. 33: vero, in materia di etimologia, ma non cos di territorio: alla destra e s'aggiunga pure con sicurezza maggiore alla sinistra del basso Ticino abitavano i Levi ).

LAppennino dei Levi: dal Monviso a Brescia. Nellinsieme questi studiosi del passato ci hanno lasciato prove piuttosto significative: la prima riguarda il ritrovamento di una tavola romana in bronzo detta Tavola alimentaria di Traiano (48) in cui appare un fondo agricolo del II secolo d.C., detto Apennino Laevia, ovvero montagne appartenenti al popolo dei Levi (49).Sapendo dai documenti che lAppennino Laevia corrispondeva al Pago Florejo (50) ovvero ad un territorio che dal Monviso si estendeva fino alla Lombardia (51), il fossanese Pittarelli, nel 1790, si chiese dove fossero allora questi Appennini poich in tale territorio abbiamo le Alpi (52). Senza troppo disquisire, come continuano a fare i nostri contemporanei, (53), appare ovvio che per ragioni a noi ignote, presso i romani deve essere in qualche modo sussistito luso di chiamare le Alpi anche Appennini, altrimenti non ci sarebbe questa corrispondenza. Anzi, su questi dati potremmo dire che i romani chiamavano Appennini la catena montuosa dellItalia centrale e Apennino dei Levi (Apennino Laevia) il settore delle alpi Centro-Occidentali. Infatti: il Pago Florejo, cio lAppennino Laevia, che a sua volta coincideva col territorio dei Veleiati (54) , si estendeva precisamente dalla Valle Po fino a Milano, Mantova e Brescia . Ci significa che le Alpi Cozie, Graie, Pennine, Lepontine e Retiche erano il territorio dei Laevi ( dal quale si escludevano le Alpi Marittime, Carniche e Giulie). Inoltre c una connessione fonetica tra Apennino e Pennine (Alpi Pennine). Questultimo toponimo non latino ma Ligure, la cui radice pen, secondo alcuni, significherebbe monte. Ecco quindi che tutto il ragionamento sulla dizione latina degli Apennini e sul perch e sul per come non possono essere le Alpi, verrebbe a cadere: probabilmente non stiamo parlando degli Appennini ma delle Alpi Pennine.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 48) Giuseppe Pittarelli Della celebratissima tavola alimentaria di Trajano scoperta nel territorio piacentino l'anno MDCCXLVII , Accademia di Fossano, 1790, p. 328: Questo Monumento metallico, che ora conservasi in i Parma, fu scoperto nel 1747 da alcuni villani ne' contorni di Macinesso , terra posta ne' colli del Piacentino , dove dappoi nel 1761 furono ritrovate numerosissime le vestigie dell'antica citt di Veleja. Infranto in varj pezzi da' grossolani scopritori gi era destinato. Egli composto di lamine di getto , congiunte , e lo scritto c diviso in sette colonne, la sua larghezza c di piedi. due liprandi, ed oncie dieci 49) E. Sereni, Comunit rurali dellItalia antica, 1955, p. 497: nella tavola cum Appennino Laevia: un settore montano intero che prende probabilmente il nome dal Popolo dei Laevi 50) Giuseppe Pittarelli, op. cit., Accademia di Fossano, 1790,p. 119-120: Granianus Fundd . col. 4. lin. 5., col. 6. lin. 13. Nella colonna quarta leggesi : Fund. Granianum Afranianum cum Apennino Laevia et Valerianum Laeviam in Pag. S. S. cio nel Florejo; p. 119-120: il Pago Florejo detto pur anche una volta Fiorito, fosse de'Velejari, veniamo a conoscere apertissimamente quanto ampiamente fosse esteso il loro paese tra il monte Vesulo, e i1 Ducato di Mantova ; questo Pago occupava il Bresciano-, il Gremasco, e parte del Milanese sin verso il Lambro 51) Giuseppe Pittarelli, op. cit., Accademia di Fossano, 1790,p. 119-120: il Pago Florejo detto pur anche una volta Fiorito, fosse de'Velejari, veniamo a conoscere apertissimamente quanto ampiamente fosse esteso il loro paese tra il monte Vesulo, e i1 Ducato i Mantova ; Questo ,Pago occupava il Bresciano-, il Gremasco, e parte del Milanese sin verso il Lambro..). 52) Giuseppe Pittarelli, op. cit., Accademia di Fossano, 1790,p. 120 ..non mai troveremo l'pennino nei Pago Florejo . 53) A. B. Terracini, Linguistica al Bivio, 1981, p. 24: la tradizione degli scrittori classici concorde nel concepire le Alpes come una catena della Regione Gallica.; a p. 25: la tabula reca cum Apennino Laevia.tutte le testimonianze latine di Appenninus conoscono questa voce come nome proprio di tutta o parte della catena cui noi diamo il nome di Appennino.. 44

54) Giuseppe Pittarelli, op. cit., Accademia di Fossano, 1790,p. 120: qui Lo studioso ci dice inoltre che il Pago Florejo, situato nellAppennino dei Laevi, apparteneva ai Velejati (plinio cap. 5, libro 3) cio una trib discendente dai Liguri (descritta ampiamente a p. 332) e ci dice anche, con precisione dove fossero ubicati: a p. 36 Velejati. Questi per lungo , largo, e successivo tratto stendendosi a destra, ed alquanto a sinistra del Po dal monte Vesulo sin verso il lago di Garda, occupavano del tutto , od in parte i Marchesati di Saluzzo, e di Ceva, le provincie diAlba , d' Asti, d'Acqui, d'Alessandria , di Tortona, il Bobbiese , parte del Novarese, forse parte del Pavese, ed il Bresciano ecc.

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Pianura Padana, Canaan e Mesopotamia. Lo stesso Terracini (55), che da una parte esclude categoricamente la possibilit che i romani confondessero gli Apennini con le Alpi, non scarta questa ipotesi e sottolinea lesistenza di una radice ligure nel toponimo Apennino Laevia. Ragion per cui lAlpe Pennina potrebbe essere stata trascritta dai romani utilizzando una contrazione derivante della lingua ligure ad-Penninus. Volendo ricercare una etimologia ebraica in Pennine apprendiamo che la radice, Pen, vuol dire angolo, angolo del capo , angolo del governatore (56) quindi langolo dei Levi che erano giustappunto le guide spirituali dellebraismo antico. Del resto gi nel 1782 Siro Capsoni nel suo studio sulla citt di Pavia aveva detto espressamente che i Levi ivi stanziati fossero appartenenti alla Trib sacerdotale dei Levi il cui nome fu scritto senza dittongo in Plinio (cio Levi) e due volte con dittongo ae in Livio (cio Laevi), (57). Fu deciso comunque, dalla storiografia ufficiale, di ritenerli la trib a sinistra, nonostante lesistenza di ulteriori parallelismi etimologici tra la Pianura Padana, Canaan e la Mesopotamia, ampiamente analizzati da Mezzocchi nel 1741. Nello specifico lo studioso rilev che tutti i toponimi alle foci del Po presentano radici linguistiche caldee o ebraiche (58). Lo stesso nome Pado (Po) deriverebbe da Paddan, antico nome della Mesopotamia che, come riportato nella Bibbia da Ezra e Salomone significa Pianura campestre. Quindi la Pianura Padana sarebbe un omonimo di Mesopotamia, cio Pianura campestre, cos come detto nelle Scritture e il Pado sarebbe stato cos chiamato poich il fiume che lattraversa (59) .
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 55) A. B. Terracini, Linguistica al Bivio, 1981 , p. 27: PenninusOra, laccezione di questultima voce, che un aggettivo fatto sulla base di penn sicura: lAlpe Pennina era la cima del Passo del Bracco e del Gran San Bernardo, indicato come Summo Pennino.. una di quelle voci che il Ligure accomuni col gallico e la morfologia gallica spiega pure bene il prefisso; il gallico conosce infatti nomi di persona (cio aggettivi) composti ad-..Appenninus sarebbe dunque ad Penninus. 56) (sul sito Bible Study tools, Lessico ebraico Antico Testamento: Pen= angolo, angolo del governatore, capo; sul sito Strong ebrew dictionary Pen= un angolo, in senso figurato, un capo, un baluardo, una torre 57) Siro S. Capsoni Memorie Istoriche Della Regia Citt di Pavia E Suo Territorio Antico E Moderno, Volume 1, 1782: p. 35: .sette mari che formava il Po, nelle fosse Filicine ( lavoro de Filistei ) , e ne ..Palestini dell antica Piceno l riconoscono traccie innegabili di nazioni state un tempo nel Canaan: Levi, mi li permetta il dirlo, sarebbe una bella pruova, una pruova migliore, comunque a Bernardo Sacco non piaccia , che oriondi fossero i nostri dalla Sacerdotale trib del popolo eletto.. Incontrandoli d'ordinario tal nome senza dittongo in Plinio , e con ae dittongo in due luoghi di Livio, quella seconda lezione sembra doverli preferire. ; p. 36: Quindi opin piuttosto il Sacco medefimo che Laevi fossero nuncupati quoniam juxta Padum a laeva manu titrelinquuntur , nobis secundo flumine navigantibus 58) (Mazzocchi, Saggi di dissertazioni accademiche: pubblicamente lette nella nobile Accademia etrusca, dell' antichissima citt di Cortona, Volume 3, 1741, p. 22 p. 12: da che ho scorto che tutte le bocche del P abbiano i loro nomi dall'Ebreo, o Caldeo, senza che possa affatto dubitarne. 59) (Mazzocchi, Saggi di dissertazioni accademiche: pubblicamente lette nella nobile Accademia etrusca, dell' antichissima citt di Cortona, Volume 3, 1741, p.p. 7: Ora in questa Tirrenia , che intorno al P si distende avendo i primi abitatori trovata una pianura s terminata, che in tutta Italia non. altra maggiore; per la somiglianza, che vi corgeano colla loro Mespotamia , la chiamarono, penso io , collo stesso nome col quale chiamavano il lor Paese cio Paddan ( siccome nella Scrittura viene spesso detta la Mefopotamia ) la qual voce per testimonianza di 46

Aben Ezra, e di Rab. Salomone denota appunto una Pianura campestrec. E cos poi dal nome Padan , che aveano messo al Paese, anche il Fiume, che vi corre per mezzo ebbe il nome di Pado : ed in vero questa congettura avea io fatta una volta intorno a questo nome del Fiume.); La Bibbia, testo ufficiale Cei, Genesi 35:9, 48: 7, 28:2, 28:6,7,10; 29:4; Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Perspicacia nello Studio delle Scritture, vol.II, p. 463: Paddam: forse pianura, forma abbreviata di Paddam-Aram Paddam Aram: Campo della Siria (Aram)

Oltre a tutto questo vi sono altri studi molto pi recenti che affrontano questi argomenti delineando limpronta semitica dei nostri territori con assoluta chiarezza. Il Professor Linus Brunner (60) ha ampiamente pubblicato i suoi studi sulla rivista Helvetia Archaeologica dimostrando che il Retico (grigionese) una lingua semitica arcaica, molto vicina allaccadico e al babilonese. Ha inoltre riscontrato che il termine Alpi significa pascolo in semitico. Vi poi Lanfranco d Clari che nel suo studio dal significativo titolo Linsostenibile mito della celticit dei Leponti (61) propende per lorigine semitica delle nostre genti alpine ridicolizzando le forzature dellapproccio scientifico sulla celticit. Liguri e Libici: uno stesso popolo. Essendo noi tutti a conoscenza della dispersione delle 10 trib di Israele, deportate dagli Assiri non si sa dove (tuttora i Rabbini sono impegnati a cercarle) sorprende constatare che pur essendo dimostrata, in ambito scientifico, la massiccia presenza semitica in tutta la Gallia dallEt del Bronzo non si accenni ad un possibile loro insediamento nelle valli alpine. Oltretutto pare che i Liguri e i Libici, finora ritenuti popolazioni distinte, siano stati, di fatto, la stessa cosa. A dircelo Frdric de Rougemont, geografo, storico, filosofo, e teologo svizzero, nonch Consigliere di Stato, vissuto a Neuchatel a met 800 : un popolo dei paesi caldi, un popolo Libico, quello dei Liguri, introdottosi probabilmente fino al cuore della Gallia (62). Tra le varie fonti che associano i Libici ai Liguri abbiamo anche un poema attribuito a Hesiodo e datato allVIII sec. a. C, riportato da Strabone, che cita in un passaggio i Liguri (63). -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 60) Linus Brunner, Alfred Toth: Die rtische Sprache - entrtselt. Sprache und Sprachgeschichte der Rter. St. Gallen, 1987; Linus Brunner, Alfred Toth, Raetic: an extinted Semitic language in Central Europe, 2007. 61) De Clari Lanfranco, L'insostenibile mito della celticit dei Leponti: riesame di un'ipotesi mai comprovata, 2000; De Clari Lanfranco, Il Mito della Celticit dei Leponti: riesame di un'ipotesi senza gambe, Lugano 2004 62) F. de Rougemont : L'age du bronze, ou les Smites en occident; matriaux pour servir l'histoire de la haute antiquit , 1866, a p. 257 Un peuple des pays chauds, un peuple libyen, celui des Ligures, a probablement introduit jusques au cur des Gaules (Un popolo dei paesi caldi, un popolo libico, quello dei Liguri, si probabilmente introdotto fino al cuore delle Gallie) ; a p. 343 : Les Ligures, qui ont possd les ctes de la Mditerrane, appartenaient une race africaine (I liguri, che hanno posseduto le coste del Mediterraneo, appartenevano a una razza africana) ; a p. 327 : I Nous supposerons donc que d'Afrique et des les italiennes et espagnoles sont arrivs sur les ctes des Gaules des tribus appartenant plusieurs peuples libyens Ces enfants du sud auront rencontr les enfants du nord-est, les Celtes, vers la rgion moyenne de cette France o le Nord et le Sud se touchent, se mlent et s'harmonisent.( Si suppone dunque che dallAfrica e dalle isole italiane e spagnole siano arrivate sulle coste della Gallia delle trib appartenenti a diversi popoli Libiciincontrando i Celti verso il centro della Francia, dove il Nord e il Sud si toccano, mescolandosi). 63) D. Garcia, Les Celtes de Gaule mditerranenne : dfinition et caractrisation , 2006, p. 67 : On peut tenter une chronologie de cette Ligurie en tant quespace explor, et son volution en tant que territoire plus circonscrit. Pour cela, il faut, en premier lieu, remettre en avant un fragment pique attribu Hsiode (VIIIe s. av. J.-C.), cit par Strabon (VII, 3, 7) daprs Eratosthne, voquant: Les thiopiens, les Ligyens et les Scythes(Fragment n 55 Rzach 2) . Dans cet extrait, les trois peuples mentionns servent marquer les limites du monde connu, dans le cadre dune reprsentation spatiale de lpoque archaque : les thiopiens au sud, les Scythes lest et les Ligures louest. (Si pu tentare una cronologia di questa Liguria sia quanto spazio esplorato che come territorio maggiormente circoscritto. Per far questo bisogna, innanzi tutto, considerare un frammento epico attribuito ad Esiodo, VIII sec. a. C., 47

citato da Strabone dopo Eratostene, evocante: Gli Etiopi, i Liguri e gli Sciiti (Frammento n 55 Rzach 2) . In questa sintesi, i tre popoli menzionati servono ad evidenziare i limiti del mondo conosciuto, nel contesto di una rappresentazione spaziala dellepoca arcaica: gli Etiopi al Sud, gli Sciiti ad Est e i Liguri ad Ovest).

Si tratta dello stesso poema, riportato anche in un papiro egiziano del III sec. a. C. (64), che nel medesimo passaggio li chiama Libici. Trascurando la polemica in atto tra gli studiosi italiani e francesi, che vede gli italiani convinti del fatto che gli egizi si possano essere sbagliati nel trascrivere il poema sul papiro; confondendo la lettera gamma con beta .cosicch Lygiens (Liguri) sarebbero diventati Lybiens (Libici) . (65), apprendiamo che insieme ai Libici sarebbero quindi giunti in occidente i Semiti i quali avrebbero portato cultura e civilt ai Libici stessi, agli Iberi, ai Galli, ai Celti (66). A dircelo il gi citato F. de Rougemont, nel 1866 a questo proposito scriveva che: Libici e Liguri, che la storia ha dimenticato, sono probabilmente dorigine africana e rivendicano al tribunale della scienza i loro diritti sul territorio compreso tra i Pirenei e la Loira, fiume al quale hanno dato il nome Ligur o Ligier (67). -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 64) D. Garcia, op. cit., p. 67 : Ce texte (frammento di Esiodo) avait t retenu, anciennement (Arbois de Jubainville 1894, p. 11-12 ; Jullian 1920-1926, p. 110, 119) ou plus rcemment (Barruol 1969, p. 148 et de manire plus nuance p. 151) avant dtre, aujourdhui, le plus souvent rejet (par exemple dans Roman1997 ; Arnaud 2001) la suite, trs certainement, de la position tranche de P.-M. Duval (1971, p. 174)dans ldition du volume des Sources de lHistoire de France consacr lAntiquit. Pour ce dernier, la critique moderne devait retirer ce fragment Hsiode pour lattribuer un pote inconnu () depuis la dcouverte dun papyrus gyptien attribu au IIIe s., qui porte, cette place du mme vers, le nom des Libyens () . (Sintetizzo: il Testo, in passato, e anche pi recentemente fu ritenuto valido, prima di essere per lo pi rigettato, soprattutto in seguito alla posizione di P. M. Duval, nellattribuzione ad Esiodo. Per questo motivo la critica moderna ha dovuto ritrattare lattribuzione di questo frammento ad Esiodo per attribuirlo ad un poeta sconosciuto., ci avvenuto in seguito alla scoperta di un papiro egiziano attribuito al III sec., che riporta allo stesso posto nel medesimo verso, il nome Libici 65) D. Garcia, op. cit., p. 67 : .. Or, . cest sans doute la prsence dune mention aussi ancienne, gnante au regard des constats archologiques connus lpoque, qui incite clore aussi fermement le dbat. En effet, les chercheurs italiens, par exemple, moins enferms dans une interprtation classicisante des sources anciennes et plus au courant de la documentation archologique, utilisent sans gne le fragment tel quil est attribu Hsiode (par exemple, encore rcemment, Gambari 2004 ; Colonna 2004). Ils considrent simplement, dans le papyrus rcent, la modification du gamma en bta comme une erreur de transcription . (Ora, senza dubbio la presenza duna citazione cos antica, imbarazzante allo sguardo delle constatazioni archeologiche dellepoca, che incita a chiudere il dibattito. In effetti, i ricercatori italiani, per esempio, meno impuntati in una interpretazione classicheggiante delle fonti antiche e pi al corrente della documentazione archeologica, utilizzano senza imbarazzo il frammento arttribuendolo ad Esiodo, per esempio Gambari nel 2004 e Colonna nel 2004. Essi considerano semplicemente, nel papiro recente, la modificazione del gamma con la beta quale errore di trascrizione. 66) F. de Rougemont : L'age du bronze, ou les Smites en occident; matriaux pour servir l'histoire de la haute antiquit , 1866, a p. 5 : c'est la prsence des Smites en Occident pendant l'ge du bronze, et leur influence civilisatrice non seulement sur les Libyens et sur les Ibres, mais sur les Celtes des Gaules et des les Britanniques, sur les Germains et sur les Scandinaves. Cette ide semblera peut-tre un paradoxe ceux de nos lecteurs qui sont peu au courant des discussions tout rcemment souleves par les bronzes d'un travail exquis qu'on dcouvre dans toute l'Europe transalpine et jusques dans le sud de la Sude. Mais, en laissant mme de ct l'ai rhologie, il nous serait ais de citer plusieurs historie is qui, tels que M. H. Martin, n'hsitent pas admettre que le gnie de la race gauloise s'est veill au contact de l'industrie et du commerce des Phniciens. Et quel est le mythologue qui, en prsence du druidisme et de sa doctrine de la migration des mes, ne recherche point les liens qui rattachent l'Occident la terre du Nil?..... En poursuivant les traces des Smites dans l'ouest et le nord de l'Europe, on est rapidement entran des sicles voisins de l're chrtienne, o florissait le commerce des Gaditains, vers les temps les plus reculs de la haute antiquit .. ( la presenza dei Semiti in Occidente durante let del Bronzo, e la loro influenza civilizzatrice non solo sui Libici e sugli Iberi, ma sui Celti delle Gallie e delle isole britanniche, sui Germani, e

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sugli Scandinavi. Questa idea pu sembrare un paradosso a coloro che non sono al corrente delle recenti discussioni sollevati a proposito dei bronzi di pregevole fattura scoperti in tutta lEuropa transalpina fino al sud della Svezia).

Dalle analisi svolte sui territori semitici dellantichit, sappiamo che esistevano tre terre semitiche e una di queste comprendente le nostre Alpi che sarebbero state parte del terzo territorio, quello occidentale a nord- ovest c una terza terra semitica, quella che comprende i Pirenei, la Biscaglia, la Garonna cos come le Alpi Marittime (68). Oltretutto, parlando dei Taurini, gli storici dellantichit Polibio, Strabone e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia 18:141) li definiscono antigua ligurum stirpis, cio antica stirpe ligure. Quindi, Liguri (cio Libici ovvero semiti) e non Celti. Le miniere del Delfinato scavate dai semiti. Ma quello che cattura lattenzione riguarda questaffermazione: In particolare, in epoca remotissima le miniere del Delfinato furono esplorate dai Semiti (69). Se ci accaduto nelle miniere del Delfinato, probabilmente i semiti hanno esplorato anche le leggendarie miniere doro della Valle Po, posta oltretutto in vicinanza della Via dellAmbra che dalla Durance passava a Embrun, Brianon, conducendo alle miniere doro del Piemonte per poi raggiungere le citt etrusche lungo il Po (70). Noi sappiamo infatti che la nostra valle era chiamata la valle delloro e la storia a pi riprese ci informa dellenorme sua ricchezza aurifera; senza per che nessuno sia mai riuscito a trovare le misteriose miniere dellantichit (71). La trib sacerdotale dei Levi e le venti divisioni scomparse. Stabilito che i Liguri erano probabilmente Libici e che le Gallie furono praticamente invase dalle popolazioni semitiche cerchiamo ora di capire come potrebbero essere arrivati qui i Levi. La storia biblica descrive precisamente le vicende accorse a questa trib e la sua parziale dispersione. Dai racconti (Esd 2:36-39) apprendiamo che i Levi furono portati in schiavit in Babilonia. Successivamente tornarono a Gerusalemme dallesilio babilonese solo quattro delle ventiquattro divisioni sacerdotali stabilite da Re Davide. La Bibbia spiega che nellinsieme i Levi erano trentottomila uomini (1Cr 23:3) con funzione effettiva, di et compresa tra i venticinque e i cinquantanni. In questa cifra erano esclusi i bambini, gli adolescenti, gli anziani, i malati, gli imperfetti e le donne. Calcolando quindi che ne tornarono solo seimilatrecento, mentre degli altri trentunmilasettecento non si seppe pi niente, ipotizzabile che alcune delle divisioni disperse siano potute finire, chiss come, sulle Alpi Cozie (72). Sappiamo inoltre che non tutti i Levi erano tutti aggregati alla Trib di Giuda, sconfitta e deportata a Babilionia nel 587 a. C. (73). Proprio perch avevano una funzione sacerdotale destinata a tutto il popolo, i Levi, erano sparpagliati anche nel Regno dIsraele (detto Regno del Nord), che in lotta col Regno di Giuda (con Beniamino e Simeone), si componeva delle altre 9 trib. Gli ebrei del Regno di Israele furono sconfitti, ridotti in schiavit e deportati in Mesopotamia dagli Assiri tra il 733 e il 722 a. C.; e questo avvenne molto prima dellesilio babilonese che ha avuto per protagonista la Trib di Giuda.. I nostri Levi, quindi, potrebbero essere giunti in Valle Po in epoca davvero molto antica: attorno al 700 a. C., inquanto aggregati a qualcuna delle trib dIsraele prigioniere degli Assiri. Tuttavia, la presenza del toponimo Hustana in Valle Po sembrerebbe
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indicare che da noi vi fosse, accanto ai Levi, proprio una parte della trib di Giuda (come vedremo pi avanti col toponimo Hustana) ed un aspetto, questo, che in futuro bisogner approfondire. In generale, comunque necessario precisare che quella che oggi tutti noi conosciamo proprio la trib di Giuda fusasi con quella di Beniamino, le altre sono sparite nel nulla, tanto da essere diventate le mitiche 10 trib disperse, delle quali molto stato detto e ipotizzato nella letteratura rabbinica antica e medievale. Le dieci trib dIsraele (scomparse). A questo proposito, sebbene si tratti di un assunto che per chi proviene dalla cultura cattolica rientra in un contesto favolistico, visionario e bizzarro, intendo accennare anche alla leggenda del mitico fiume Sambatyon. Nel Medioevo, tra i maestri del Talmud, quindi tra i Rabbini studiosi delle Sacre Scritture, vi era una diffusa convinzione che il misterioso luogo dell'esilio delle 10 trib dIsraele fosse ben focalizzato, diversamente da quello che stato il destino riservato alle altre due trib (Giuda e Beniamino), le quali erano invece sparse per tutta la terra. La convinzione dei Rabbini, (peraltro supportata anche dai racconti degli storici ebrei quali Flavio Giuseppe cos come da quelli non ebrei, quali Plinio) era che il territorio sconosciuto in cui si trovavano le trib perdute, fosse delimitato da un mitico fiume chiamato Sambatyon. Nel IX sec. , queste fonti leggendarie, elaborate da un testo di Eldad Danita, ebbero un enorme influsso sull'ebraismo medioevale. Fu cos che si radic la convinzione che le 10 trib perdute non si trovassero tutte in un unico punto, bens fossero disperse in diversi nuclei: un primo gruppo che ne raccoglieva una parte era collocato in Asia, un secondo gruppo collocato in Etiopia; in prossimit di quest'ultimo, ma separato dal fiume Sambatyon, un altro nucleo, costituito da discendenti della trib di Levi (74). Quindi la letteratura messianica ebraica ci dice che accanto al fiume Sambatyon sarebbero insediati i figli di Mos: cio la trib di Levi. Il Sambatyon viene inoltre descritto come un corso dacqua dotato di una forza impressionante, tale da far rotolare grandi quantit di massi e sabbia, impedendone a chiunque lattraversamento. Questa leggenda non ha mai abbandonato lebraismo. Piuttosto recentemente, il pensiero del rabbino J. Immanuel Schochet (*), apparso su un articolo sul sito Moshiach, dal titolo: Le Dieci Trib Scomparse, precisa che il Sambatyon un fiume circondato da montagne : le Dieci Trib del regno del Nord di Israele, esiliate dagli assiri prima della distruzione del primo Santuario (II Re 17). disperse al di l del fiume Sambation e delle "montagne dell'oscurit, anch'esse ritorneranno. Ora, pur restando nel campo dellimmaginario, senza voler esternare alcuna considerazione che possa andare al di l di una semplice citazione, sorprende comunque constatare la presenza dei Levi alle sorgenti del Po, tra le montagne, proprio come nella leggenda delle 10 trib scomparse. Sar un caso che i Levi siano documentati sulle sponde di fiume che fino a quarantanni fa era molto difficile da attraversare e spesso esondava violentemente? Sar sempre un caso che come il Sambatyon, il nostro Po tuonava proprio per il gran fragore prodotto dal ruzzolio di pietre, massi e sabbia, trascinati da una corrente potentissima che rimbombava in tutta la valle? Sar un caso che mentre tutte le valli limitrofe strombazzano la loro storia con contenuti occitanisti e quantaltro, della valle Po nessuno parla mai e sembra che nessuno la conosca nonostante la sua storia e centralit anche geografica? Come mai persino a Cuneo (capoluogo di provincia), quasi nessuno conosce la nostra valle, tanto che molti credono che sia in provincia di Torino? Come mai, nonostante tutta la nostra storia, siamo come invisibili da 3000 anni a questa parte? Detto questo, vi sono poi altri dettagli di questa leggenda che lasciano senza parole perch evidenziano connessioni abbastanza precise con la geografia dellItalia e del Po. Il racconto, infatti, ci dice anche che quando i Levi furono catturati dai babilonesi vennero costretti a suonare per i nemici. Ma loro, che erano la trib sacerdotale che suonava solo per Dio nel Tempio, si sentirono persi di fronte a questo obbligo sacrilego. Alcuni Levi si tagliarono le dita per non suonare, altri
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scoppiarono a piangere disperati Allapice della tragedia e nel bel mezzo del dramma scese di colpo dal cielo una nebbia molto fitta che avvolse i Levi completamente. Nascosti cos dai loro nemici, videro aprirsi una strada illuminata da torcie e la seguirono percorrendola tutta. Il mattino successivo si trovarono in una terra circondata dal mare su tre lati e chiusa dal fiume Sambatyon sul quarto lato (potrebbero essere il Tirreno, Ionio, Adriatico e Po ?). Secondo la leggenda, bench nascosti da quellepoca ad oggi oltre il Sambatyon, i figli di Mos hanno sempre potuto comunicare con i loro fratelli della trib di Neftali, Gad e Asher, insediatisi anche loro nelle vicinanze del fiume. Da allora i figli di Mos, protetti dal Sambatyon, secondo la leggenda vivono l, in quella terra misteriosa, in pace e godono di prosperit in sintonia con la loro fede e non avendo bisogno n di Principi, n di giudici, poich ognuno lavora per il benessere della comunit, e ognuno prende dal patrimonio comune soltanto ci che serve per sue le necessit (immagino si tratti di acqua, terreni, boschi e pascoli comuni). Le loro case sono costruite di uguale altezza, cosicch nessuno pu ritenersi superiore al suo prossimo. Tutto ci mi sembra, per assurdo, molto simile a noi. A questo si aggiunge che, come vedremo pi avanti, il toponimo Arvel (Revello) potrebbe corrispondere ad una omonima localit di Galilea in cui era insediata la Trib di Gad, cio di una delle Trib che stando alla leggenda, si trovano vicine al fiume Sambatyon e dialogano con i Levi. Inoltre in Val Susa c il toponimo Gad. Sar un caso anche questo? Lenigma di Ezechiele. E ancora, a proposito di pensieri visionari, si registrano alcune strane riflessioni anche da parte dei sacerdoti cattolici. Incuriosisce una considerazione esternata da Monsignor Charvaz nel 1800 circa i nostri antenati. Guardando oltre alla derisione del Vescovo, che giudica i valdenses dei poveracci ignoranti e testoni, si avverte in sottofondo un certo senso di agitazione: quella che i valdenses potessero essere i predestinati delle Profezie di Ezechiele nelle quali scritto che Dio avrebbe disperso il popolo dIsraele a Babilonia ma ne avrebbe preso un ramoscello, e lo avrebbe piantato su unalta montagna. Che questo fosse un argomento di preoccupazione per la Chiesa Cattolica lo si deduce dalle parole dellalto prelato: sarebbero questi (i valdenses) leredit delle Nazioni, le famiglie de popoli stati promessi al Messia, quel regno che la Scrittura rassomiglia a una citt edificata sopra un alto monte, a cui traggono i popoli dogni lingua e trib? Sarebbe mai ella, in queste valli, la luce che dee illuminare tutti gli uomini, le societ i cui ministri debbono far risuonare le dottrine insino ai confini del mondo? (75). Tradotto in parole semplici e chiare, Charvaz spostando il problema ereticale sul piano profeticoapocalittico si rifer a una visione di Ezechiele. Il Profeta Ezechiele, attraverso le sue visioni sul destino del popolo ebraico prigioniero in Babilonia, dett su volere di Dio questo Enigma( Ezechiele 17, 1-24) : proponi un enigma e racconta una parabola agli israelitiecco, il re di Babilonia ha preso i re e i principi e li ha trasportati con s in Babiloniaha deportato i potenti del paese, perch il regno fosse debole e non potesse innalzarsi Tutti i migliori cadranno di spada e i superstiti e saranno dispersi a tutti i ventiIo prender dalla cima del cedro, coglier un ramoscello e lo pianter sopra un monte alto e massiccio.lo pianter sul monte alto dIsraeleIo il Signore ho parlato e lo far. Lenigma quindi ci dice che Dio, preso un piccolo ramoscello di eletti del popolo dIsraele lo ha piantato su una montagna alta e massiccia, senza dire per qual la montagna (e qui sta lenigma). Lunica precisazione che Dio comunica a Ezechiele che quella montagna il monte alto dIsraele. Ecco quindi dove nasce laccanimento e il bisogno di infierire su un popolo di montagna, di unalta montagna, che diceva di originare dai profeti e che vivendo pacificamente nelle sue valli, pagava le tasse, si autogestiva sotto il profilo giuridico e sociale, ed era ben lontano dallessere una specie combriccola di banditi. Un popolo che da secoli e secoli seguiva i suoi principi e le sue tradizioni, indipendentemente dallEnigma dettato da Ezechiele e dai fanatismi religiosi catto-riformati.
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I Sacerdoti ubriaconi nel Libro di Osea e Isaia Un aspetto che balza allocchio, se non fosse che i teologi assicurano che le profezie di Osea si sono gi avverate e risolte col ritorno della Trib di Giuda a Gerusalemme dopo la prigionia in Babilonia, la descrizione che riguarda Israele, ovvero le dieci trib perdute, attraverso il rimprovero di Dio al suo popolo. Lo stesso dicasi circa il capitolo dal titolo Sacerdoti e profeti barcollano a causa del bere, che troviamo in Isaia. In entrambi i casi viene descritta la situazione del popolo ebraico, in particolare linfedelt del Regno dIsraele (cio delle 10 trib perdute) e il dominio assiro ed egiziano, come punizione divina. Questi i passaggi del Profeta Osea che colpiscono maggiormente. Si trovano nella Bibbia al capitolo Dio fa il processo al popolo adultero: 1 Ascoltate la parola del Signore, o Israeliti, poich il Signore ha un processo con gli abitanti del paese. Non c' infatti sincerit n amore del prossimo, n conoscenza di Dio nel paese. 2 Si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue. 4contro di te, sacerdote, muovo l'accusa. 6 Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza. Poich tu rifiuti la conoscenza, rifiuter te come mio sacerdote; hai dimenticato la legge del tuo Dio e io dimenticher i tuoi figli. 11 Il vino e il mosto tolgono il senno. 15 Se ti prostituisci tu, Israele, non si renda colpevole Giuda. 18 (israele) si accompagna ai beoni;
9. 3

Non potranno restare nella terra del Signore, ma Efraim (Israele) ritorner in Egitto e in Assiria mangeranno cibi immondi.

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9.6

Ecco sono sfuggiti alla rovina, l'Egitto li accoglier, Menfi (Egitto) sar la loro tomba.

Dio dice quindi al Profeta Osea che Israele (ovvero le dieci tribu`perdute, che distingue dalla Trib di Giuda) non sarebbero pi tornate a Gerusalemme ma sarebbero finite in Egitto e in Assiria. Rimproveri simili li troviamo in alcuni passaggi del profeta Isaia al capitolo Sacerdoti e Profeti barcollano a causa del vino. 28:1 Guai alla corona superba degli ubriachi di Efraim (Israele), al fiore caduco, suo splendido ornamento, che domina la fertile valle, o storditi dal vino! 28:3 Dai piedi verr calpestata la corona degli ubriachi di Efraim (Israele). 7 Anche costoro barcollano per il vino, vanno fuori strada per le bevande inebrianti. Sacerdoti e profeti barcollano per la bevanda inebriante, affogano nel vino; vanno fuori strada per le bevande inebrianti, s'ingannano mentre hanno visioni, dondolano quando fanno da giudici. E` davvero strano leggere questi passaggi sapendo che: la valle Padana porta il nome della Mesopotamia (Paddan), le popolazioni delle Alpi erano semitiche, ci sono 10 trib tuttora scomparse. Inoltre vi sono 20 divisioni di Levi (sacerdoti) che non fecero mai ritorno a Gerusalemme e sono verosimilmente tuttora in giro. Labitudine al bere, del resto, abbastanza tipica delle nostre valli. Detto questo, vi sono altri aspetti nella Profezia di Osea altrettanto singolari. Questi sono l11: 8, l11: 9 e l11:10 in cui Dio dice che nonostante il tradimento, il vino, le gozzoviglie e lidolatria degli israeliti, Lui, proprio perch Dio e non un uomo, non li distrugger ma continuer ad amarli e ad avr piet. Dio attraverso Osea spiega anche il modo in cui li riporter Israele definitivamente a casa: 11: 8 Come potrei abbandonarti Efraim (Israele) Come potrei consegnarti ad altri, Israele? 11:9(Io Dio) non torner a distruggere Efraim (Israele) 11: 10 seguiranno il Signore (gli israeliti) ed egli ruggir come un leone: quando ruggir accorreranno i figli dallOccidente, accorreranno come uccelli dallEgitto, come colombe dallAssiria. Ora, Dio dice che alla fine di tutte le peripezie e gli sbagli del suo popolo, Egli perdoner e raduner Israele da Occidente. E qui iniziano i nostri interrogativi che ovviamente non riguardano la profezia (argomento che lasciamo ai teologi e non ci permettiamo di affrontare) ma la geografia.
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Poich, se appare chiaro che, come dice il versetto, lEgitto si trovi ad Occidente della Palestina, non per niente chiaro come questo possa dirsi per lAssiria, che notoriamente ad Oriente. Non dimentichiamoci infatti che la Mesopotamia (Iraq), conquistata prima dai Sumeri, poi dai Babilonesi e infine dal popolo degli Assiri, si estende tra il Tigri e l'Eufrate. Con il tempo l'uso di questa definizione divenne di pi ampio respiro, fino a comprendere anche le zone limitrofe ma sempre poste ad Oriente. E ovvio dunque che di questa immensa area geografica tutto pu essere detto fuorch sia situata ad Occidente di Gerusalemme. Allora di quale Assiria parla Dio attraverso Osea? Io certamente non lo so, per se supponiamo che lAssiria in questione possa indicare la Pianura Padana, ecco che la descrizione risulterebbe perfetta. La Pianura Padana a Occidente di Gerusalemme e quindi i conti tornerebbero..ma, chiss. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 67) F. de Rougemont ,op.cit., p. 304 mais libyens, et les Ligures, que l'histoire ngligeait et qui sont probablement d'origine africaine, revendiquent au tribunal de la science leurs droits sur le vaste territoire s'tendant des Pyrnes jusques au fleuve, la Loire, auquel ils avaient donn leur nom de Ligur ou Liger. (Libici e Liguri, che la storia ha dimenticato, sono probabilmente dorigine africana e rivendicano al tribunale della scienza i loro diritti sul territorio compreso tra i Pirenei e la Loira, fiume al quale hanno dato il nome Ligur o Ligier ) 68) F. de Rougemont ,op. cit., p .205 : Enfin, les Sidoniens en se retirant de la scne du monde, avaient lgu aux Tyriens vers le nord-ouest une troisime terre smitique, que nous connaissons dj, et qui comprenait les Pyrnes, l'Ebre, la Biscaie et la Garonne, ainsi que les Alpes mridionales. .("Infine, i sidoniti, ritirandosi dalla scena del mondo, avevano lasciato in eredit a Tiro al nord-ovest, una terza terra semitica, che sappiamo gi, e che comprendeva i Pirenei, l'Ebra, la Biscaglia e la Garonna , cos come le Alpi meridionali). 69) F. de Rougemont ,op. cit., p .205 : A une date fort recule les mines du Dauphin ont t exploites par des Smites ( In epoca molto remota le miniere nel Delfinato sono state sfruttate dai semiti.). 70) F. de Rougemont , op. cit., p. 296 : avait ouvert, par les Alpes mridionales, au commerce de l'ambre et de l'tain, une route si sre que tout voyageur, barbare ou hellne, y tait l'abri de tout danger. Cette route suivait la valle de la Durance, passait par Embrun (Ebrodunum) et Brianon (Brigantio) et conduisait aux mines d'or du Pimont (des Taurins), d'Aoste (des Salasses), de Verceil, aux cits trusques du P et la fameuse Adria.(... aveva aperto dalle Alpi del Sud, il commercio di ambra e stagno, una strada cos sicura che tutti i viaggiatori, ellenici e barbari, erano al sicuro dai pericoli. Questa strada seguiva la valle della Durance, passava da Embrun (Ebrodunum) e Brianon (Brigantio) e portava alle miniere d'oro del Piemonte (la Taurins), Aosta (Salassi) di Vercelli, e alle citt etrusche del Po e alla famosa Adria.). 71) F. A. Della Chiesa, Relazione dello stato Presente del Piemonte: 1635a p. 41-42:: Nelle medefime alpi, e in quelle maffime dell' Argentera, e nelle valli di Grana, di Macra, e Po fi fono in diverfi tempi scoperte miniere di oro, e di argento, d'azzurro, onde furono Argenter, e ValLaura da quei metalli denominate; cos Monteorofio nella valle di Grana, e Crisolo dalla Greca parola Cryfos nella valle del Po, la quale anco per tal causa fu alle volte Valle dell oro chiamata. Nei monti di Demont si cava il piombo, come pure nella valle di Veraita, e ad Elva nella valla di Macra l'oro, del quale le ne trova anco nelle alpi d'Oncino, e in quelle della Rocca presso Dronero, e nelle vigne di Villanovetta,e in altre parti del marchesato di Saluzzo: le cui miniere sebbene ne' tempi de' Marchesi, e poi de' Francesi si cavassero; sono per state tralasciate per non potere gli utili eguagliar le grandi spese degli operai : e io stesso ho veduto alcune delle caverne, dalle quali le suddette -miniere si cavavano, e parlato con molti di coloro, che videro di quell' oro, e di quelle miniere. Nella valle del Po, e in quella di Macra alla Rocca, e al Villar di -s. Costanzo, come pure in quella di Veraita a s. Pietro, e a Bellino , e in quella di Grana, e in altre parti si trovano ricche miniere di ferro, e in alcuni luoghiPradileves quelle di rame, vitriolo, e di alume. Nei monti di Villar di s. Coftanzo, e in quei di Revello si cavano diamanti, e cristaIli, i quali da valenti orefici intagliati ..; F. A. Della Chiesa, Descrizione del Piemonte, vol. V, a p. 1088 : Nel monte Bracco (Mumbrak), dietro il castello di Revello si cavano diamanti; D. Muletti, C. Muletti, Memorie storico-diplomatiche appartenenti alla citt ed ai marchesi di Saluzzo, volume 5, 1838, a p. 228: cita lo studio del Conte Vincenzo Malacarne di Saluzzoil Malacarne, pubblicato nel 1787: cita nel suo Ragguaglio istortea d'un'antica miniera d'oro in Val di Po, Plinio ed altri antichi scrissero che il Po volge nel suo letto arene d'oro; ci replicarono alcuni autori delsecentoi la voce greca crysos, da cui dicono venuto il nome a Crissolo, significa oro. Tutte queste cose fecero credere all'esistenza di miniere del pregiato metallo nella valle di Po: 54

comunque per, non v'ha oro nelle valli che si dirimono dal Monviso.( aggiungo io.ma evidentemente non erano miniere , conme tutti in tempi piu recenti hanno cefcato, ma sabbia nellacqua il testo dice benissimo che era sabbia , arena nel letto del po); Don Luigi Destre, Gianni Aimar, Crissolo, Chiesa e Comunit, 2006, a p. 116: in merito alloro, il Parroco di Crissolo Don Lorenzo trecco (nel 1879), ribatt ancora il concetto precisando non solo che una miniera doro esisteva ma anche che la fonderia primitiva si trovava a Paesana alla quale si aggiunse, in seguito, una seconda ad Oncino. 72) La Bibbia, Testo Ufficiale CEI, 1 Cronache, 23: 3, 1988, a p.611: Si contano i Leviti dai trentanni in su; uno per uno, risultarono trentottomila. Di costoro ventiquattromila dirigano lattivit del tempio, seimila siano magistrati e giudici, quattromila portieri, e quattromila lodino il Signore con gli strumenti inventati da me per lodarlo; Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova Perspicacia nello studio delle Scritture, 1990, a p. 821: Delle 24 divisioni sacerdotali stabilite dal re Davide, 16 erano della Casa di Elzearo e 8 della Casa di Itmar (1 Cr 24:1-19). Tuttavia, almeno inizialmente, tornarono dallesilio in Babilonia solo sacerdoti appartenenti a quattro divisioni (Esd: 2:36-39). Alcuni ritengono che, per conservare la precedente disposizione organizzativa, queste quattro famiglie siano state suddivise in modo da avere di nuovo 24 divisioni. E` stata avanzata lipotesi (A. Edersheim The Temple, 1874, p. 63) che per raggiungere lo scopo ogni famiglia tirasse a sorte cinque volte per coloro che non erano tornati, formando cos altre 20 divisioni alle quali furono dati i nomi originali. 73) E. Kopciowski, Invito alla lettura della Tor p. 272 i Leviti vivranno senza terra, sparpagliati fra il resto delle trib,e la dispersione fra il popolo diverr per loro segno distintivo di un ruolo di importanza determinante per il futuro: quello di guida e di insegnamento. I Levi andarono sia col Regno di Israele sia con il regno di Giuda ..Ci chiediamo: ma com' che ad un certo punto ci furono due regni, quello di Giuda e quello di Israele ? Ebbene, dall'unione di 9 trib era nato il territorio di Israele (a dire il vero 8, perch quelle di Efraim e Menashe avevano uno statuto particolare, visto che facevano capo ai due figli di Giuseppe): Issacar, Zebulon, Asher, Neftali, Dan, Menashe, Efraim, Ruven e Gad. A queste si unirono anche molto membri della trib di Levi, a cui non era stata allocata alcuna porzione del territorio di Canaan. Perch questa divisione ? Perch ci fu una guerra civile, nel 922 a.C.: Geroboamo guid la rivolta delle trib del nord e la loro unione diede appunto vita al regno di Israele. A sud, Roboamo divenne re di Giuda, la cui popolazione era formata dalle trib di Giuda, di Beniamino e di Simeone. Vi erano anche membri della trib di Levi. Questi eventi sono narrati del I Libro dei Re. 74) Jewish Virtual Library- Encyclopaedia Judaica, Sambatyon (anche Sanbatyon e Sabbatyon): Un leggendario fiume lungo il quale sono state esiliate parte delle dieci trib dal re assiro Salmanassar . Il fiume menzionato nel Targum Pseudo -Jonathan (Es. 34,10) : "Io li porter da l e per metterli dall'altra parte del fiume Sambatyon ". I rabbini hanno dichiarato che le dieci trib furono esiliati tre volte: una volta al di l del fiume Sambatyon , una volta a Daphne di Antiochia, e una volta quando la nube divino scese su di loro e li copr (TJ, Sanh. 10:06 , 29c ; Lam. R. 2:9; cfr. Gen. R. 73:6 ). Plinio il Vecchio ( 24-79 C.E.) Ha descritto il fiume nel suo testo Di Storia Naturale, e le sue osservazioni sono d'accordo con le fonti rabbiniche . Egli ha inoltre affermato che il fiume scorreva rapidamente per sei giorni la settimana e si riposava il sabato ( 31:24 ). Questa caratteristica del Sambatyon avrebbe impedito alle dieci trib di lasciare il loro luogo di esilio, non potendo attraversare il fiume durante i sei giorni della settimana Giuseppe Flavio , invece, ha descritto la periodicit di questo fiume in modo diverso , sostenendo che si trattava di riposo durante la settimana e che scorreva solo di sabato. Eldad ha- Dani ha sostenuto che il Sambatyon non circonda la terra delle dieci trib , ma piuttosto quella dei figli di Mos. "I figli di Mos sono circondati da un fiume simile ad una fortezza , che non contiene acqua, ma piuttosto rotola sabbia e pietre con grande forza; se incontrasse una montagna di ferro potrebbe ridurla in polvere. , al tramonto, una nube circonda il fiume, in modo che nessun uomo in grado di attraversarlo ; circa la deportazione dei Levi, leggere la Rivista degli studi orientali, vol. 72, 1999, a p. 39 : .nebbia che li nascondeva ai nemici, ma furono guidati lungo la strada dal faro di una colonna di fuoco. Tornato giorno essi si trovarono in una terra bagnata dai tre lati del mare e chiusa sul quarto dal fiume Sambatyon .la fitta coltre di nebbia funzione difensiva. Chiusi in questa terra i figli di Mos.; sul fiume Sambatyon vedi ancora : A. Toaff, Mostri giudei. Limmaginario ebraico dal Medioevo alla prima eta` moderna, 1996, in particolare le pp. 9-27: A. Rothkoff, Sambatyon, in Enyiclopaedia Judaica, XV, Jerusalem 1971, coll. 1003-1006; A. Foa, Il popolo nascosto. Il mito delle dieci tribu` perdute dIsraele tra messianismo ebraico ed apocalissi cristiana (XVI-XVII secolo), in M. Caffiero, A. Foa, A. Morisi Guerra (curr.), Itinerari ebraico-cristiani. Societa` , cultura, mito, 1987, pp. 129-160; M. Perani, Eventi sonori nelle relazioni dei viaggiatori ebrei del Medioevo, in Musicae Storia, IX, n. 2, 2001, pp. 463-471. * rabbino J. Immanuel Schochet- Ha insegnato presso le societ Chabad nelle universit di Yale, UCLA, Berkeley, McGill, Oxford, Londra, Citt del Capo, Melbourne, e ha rappresentato le comunit ebraiche in USA, Canada ed Europa, Australia, Sud Africa, Estremo Oriente e Israele. Professore-emerito di Filosofia e religione comparata, al Humber College di Toronto (Canada), ha insegnato come coadiuvante professore di bioetica ebraica alla University of

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Toronto Medical School, diritto ebraico e Filosofia. Ha pubblicato pi di 30 libri, e tra questi Mashiach: Il principio di Mashiach e dell'era messianica nella legge e della tradizione ebraica, (che stato tradotto in otto lingue). 75) Mons. Chavaz, op. cit. p. 260

Gli ebrei nelle Alpi in epoca romana e paleocristiana


Come mai gli atlanti di storia ebraica segnano la massiccia presenza ebraica nel Piemonte meridionale tra il I e il V secolo d. C. e noi non ne sappiamo niente? Credo che il forte sentimento antisemita, che ha caratterizzato la cultura occidentale nel corso dei secoli su istigazione cattolica, sia la causa di una mancata comunicazione in ambito scientifico; cosicch noi continuiamo a cercare improbabili radici celtiche nonostante che qualche dato gi ci smentisca al primo impatto tali ipotesi. E cos, intanto che le universit ebraiche sanno la nostra storia, la scrivono, la divulgano anche via internet, noi continuiamo imperterriti a scrivere sempre le stesse cose, a non vedere niente, a non confrontarci e a celebrare nebulose radici nordiche risultando anche un po`ridicoli. Sapendo dellattenzione che gli ebrei pongono nella ricerca genealogica dubito grandemente che lerrore sia loro. Non so come facciano a sapere questo nostro passato ma credo fermamente nella loro attendibilit scientifica a priori. Del resto anche le universit americane sono a conoscenza, con tanto di pubblicazioni, della massiccia presenza ebraica sulle Alpi italiane nei primi secoli dopo Cristo. Possibile che nonostante i toponimi delle nostre valli, le affermazioni dei nostri antenati che si dicevano discendenti dei Profeti e degli Apostoli, gli usi e costumi talmudici, i cognomi, limpostazione sociale tipicamente ebraica, le canzoni tradizionali in ebraico, gli scritti sullIsrael des Alpes dei Valdesi, i sambenito ecc., gli unici a continuare a credere e a sostenere di essere i discendenti di non meglio definiti celti (adoratori di pietre, alberi e fontane) siamo proprio noi perch oltre a non saperne pi niente (a causa dellinquisizione), abbiamo le nostre universit piemontesi che continuano a raccontarci storie completamente diverse? Come mai, nonostante si viva in piena globalizzazione nessuno compie lo sfrozo di aprire leggermente gli orizzonti e leggere cosa scrivono le universit israeliane, statunitensi e straniere in generale sulla storia delle nostre vallate? Tanto per citare un esempio: il professor Terry M. Blodgett, della Southern Utah University (Universit americana, nella quale insegna lingua, lettereratura e storia germanica ed ebraica), afferma che nel 70 d.C in seguito allinvasione romana di Gerusalemme, migliaia di ebrei fuggirono dalla Palestina. Questi ebrei in fuga, e in particolare quelli cristianizzati, che tra laltro parlavano aramaico, cercarono rifugio sulle Alpi italiane (76). Stando ai suoi dati, certo che dal 450 d.C. proprio sulle nostre Alpi si sia insediata una comunit ebraica di dimensioni davvero importanti. Dalla stessa, nei secoli successivi si sarebbero poi diramati alcuni filoni migratori verso nord, in direzione di Svizzera, Austria e Germania.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------76)T. M. Blodgett, Sur les traces de la dispersion- De nouvelles tudes de linguistique nous fournissent une pice verser au dossier de la dispersion dIsral , 1994, pp. 64-70 : Quand la Perse conquit Babylone, Cyrus le Grand libra les prisonniers juifs et leur permit de retourner dans leur patrie en Palestine. Tous ne voulurent cependant pas quitter la belle ville de Babylone pour retourner dans leur pays, qui avait t dtruit. Certains restrent. Beaucoup des tribus de Juda et Benjamin retournrent. Ceux qui rentrrent en Palestine se trouvrent entours de populations de langue aramenne et ils ne tardrent pas adopter laramen comme langue de tous les jours . Il en rsulte que les Juifs parlaient aramen en 70 apr. J.-C., lorsque les Romains envahirent Jrusalem et provoqurent la fuite de Palestine de milliers de Juifs. Au cours des annes qui suivirent, beaucoup de ces Juifs de langue aramenne partirent vers le nord, vers lEurope. Les Juifs christianiss, en particulier, cherchrent refuge dans les Alpes italiennes, et ds 450 apr. J.-C., ils y avaient install une population importante. Au cours des sicles qui suivirent, ils se rpandirent graduellement vers le nord, en Suisse, en Autriche et en Allemagne .( Quando Persia conquist Babilonia, Ciro il Grande liberato i prigionieri ebrei e ha permesso loro di tornare in patria in Palestina. Ma non tutti volevano lasciare la bella citt di Babilonia di tornare al loro paese,

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Fig. 1) Gli ebrei dellImpero Romano 100-300 d. C, tratta da M. Gilbert, Atlas of Jewish History, Edizioni Giuntina, Firenze 1984, ( cartina p. 17).

(La riproduzione di questa cartina stata gentilmente concessa dal Signor Daniel Vogelmann, titolare della Casa editrice La Giuntina , Firenze).

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------(segue nota) che era stato distrutto. Alcuni eimasero. Molte persone delle trib di Giuda e di Beniamino ritornarono. Coloro che sono tornati in Palestina si sono trovati circondati da persone che parlavano l'aramaico e ben presto adottato l'aramaico come lingua di ogni giorno. Ne consegue che gli ebrei parlavano l'aramaico nel 70 dC. DC, quando i Romani invasero Gerusalemme e provocarono la fuga di migliaia di ebrei in Palestina. Negli anni che seguirono, molti di questi ebrei di lingua aramaica and a nord verso l'Europa. Ebrei cristianizzati, in particolare, hanno cercato rifugio nelle Alpi italiane, e dal 450 dC. DC, avevano installato una grande popolazione. Nei secoli successivi, gradualmente si espansero verso nord, Svizzera, Austria e Germania "...).

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Del resto anche lEnciclopedia Judaica Castellana, nel capitolo dedicato al cristianesimo, riporta fedelmente largomento dicendo: i Barba inviavano i missionari in Italia per predicare il pentimento e alimentare nella Fede le pecorelle disperse di Israele, cercandole nelle valli delle Alpi., le loro parrocchie consistevano nelle disperse trib di Israele delle Alpi. (77). Se a questi dati aggiungiamo la documentazione Valdese e i documenti francesi concernenti la primitiva diffusione del cristianesimo nelle Gallie, della quale tratteremo pi avanti, non possiamo pensare che cos tante informazioni siano frutto di una sorta di delirio collettivo Senza contare che la storiografia ebraica nostrana, da anni scrive e divulga i dati riguardanti la presenza ebraica documentata in Piemonte dal IV secolo, cio dal 300 d. C. (78). Da questi rileviamo che ebrei a Torino dovevano essere cos tanti che Massimo (79), il Vescovo, nel V secolo giunse ad esprimersi duramente, esortando i cristiani a non conversare con i giudei per non rimanere contaminati(80). Un tale atteggiamento significa che cerano forse pi ebrei che cristiani e non il contrario; tant che la Mariani Puerperari dice chiaramente che doveva trattarsi di una comunit, quella ebraica a Torino, di una certa consistenza (81). Per contro, la storiografia canonica affronta spesso con toni stizzosi largomento, sostenendo lassurdit delle ipotesi sullantica presenza ebraica in Piemonte cos come in Europa, e ridicolizzando gli studiosi che gi nei secoli scorsi avevano notato queste cose. Solo per citare un esempio: Depping, nel 1845 contesta i documenti riguardanti la presenza di Sinagoghe a Worms e a Ulm quali prove di un insediamento ebraico in Germania dallepoca di Cristo. Non accetta la tesi spagnola circa il ritrovamento di un epitaffio riferito ad un tesoriere di Re Salomone, morto a Sagonte (Valencia). Sottostima una iscrizione romana del IV secolo, rinvenuta nel Sisteron (Alpes-de-Haute-Provence), che menziona alcuni giudei tra gli assassini di un prefetto dellIlliria, dicendo che questo non prova comunque la presenza giudaica nelle Gallie (82).
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------77) Enciclopedia Judaica Castellana, tomo III, vocablo Cristianismo, pp. 223, 224: Los valdenses se consideraban como el `verdadero Israel o segn expresin de su jefe Muston, `Israel de los Alpes. Comba y Muston hablan del xodo y dispersin de los creyentes. Pedro Valdo es `el Moiss de ese pequeo pueblo. Los `barbas valdenses enviaban misioneros a Italia `para predicar el arrepentimiento y alimentar a las ovejas dispersas de Israel perseguido en los valles de los Alpes. Los `barbas mismos, bien versados en las ciencias, las lenguas y las Escrituras se comparaban a los `Ancianos de Israel, cuyas `parroquias consistan en las dispersas tribus de Israel de los Alpes,.. ( I Valdesi si consideravano come il vero Israele o secondo lespressione del Suo Capo Muston , Israele degli Alpi. Comba e Muston parlano dellesodo e della dispersione dei credenti.. Pietro Valdo il Mos di quel piccolo popolo I ` Barba ' Valdesi mandavano missionari in Italia, per predicare il pentimento e nutrire le pecore disperdere Israele nelle valli degli Alpi . I ` Barbas ' stessi , ben esperti nelle Scienze , nelle Lingue e nelle Scritture si paragonavano agli Anziani di Israele, le cui parrocchie consistevano nelle disperderse Trib dell'Israele delle Alpi ,) 78) G. Massariello Merzagora, Giudeo-italiano , 1997, a p. 12: La presenza di ebrei in Piemonte documentata dal IV secolo ma un lungo periodo di silenzio si estende fino al 1424;M. Mariani Puerari, Sermoni liturgici, 1999, a p.84 gi sul finire del IV secolo doveva esistere a Torino una comunit ebraica di una certa consistenza. 79) G. Massariello Merzagora, Giudeo-italiano , 1997, p. 12; M. Mariani Puerperari, Sermoni Liturgici, a p. 84: ..ripetuti attacchi al fronte giudaico, tali da indurre a credere che la giovane Chiesa (torinese) se ne sentisse fortemente minacciata. Non siamo in grado di stabilire n lentit dellinsegnamento ebraico a Torino, n la qualit esercitata dalla Sinagoga 80) M. Mariani Puerperari, Sermoni Liturgici, p. 84: E certa per la durezza di Massimo (vescovo di Torino) che esorta a evitare la conversazione con gli ebrei ritenendola una grande contamonazione 81) M. Mariani Puerari, Sermoni liturgici, 1999, a p.84 gi sul finire del IV secolo doveva esistere a Torino una comunit ebraica di una certa consistenza.

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-0-Anzi, lo studioso dopo lunghi ragionamenti tendenti alla negazione assoluta di queste ipotesi, sistema tutti in un sol colpo, ebrei e montanari delle Alpi, aggiungendo lapidario: liscrizione trovata nel Sisteron prova solamente che l c stato qualche giudeo, pu darsi tre o quattro, in mezzo ai banditi che infestavano le Alpi (83). Argomenta poi questa sua opinione sostenendo che lo spirito nazionalista ebraico, cos come le loro leggi avrebbero impedito di comunicare con i popoli occidentali; quindi non sarebbero penetrati nei paesi stranieri prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme. Secondo Depping nessun giudeo sarebbe uscito dal suo territorio prima della schiavit ad opera dei romani, che successivamente li deportarono in occidente (84).

Naturalmente non mi trovo molto daccordo con Depping e con chi ancora oggi ragiona come lui. Prima di tutto, perch si parla sempre e solo di Giudei, ben sapendo che la storia ci dice che in epoca pre-cristiana non furono solo i Giudei (Trib di Giuda), gli ebrei costretti a sparpagliarsi per il mondo antico, ma tutte le altre trib ebraiche, compresa una parte della trib di Levi che per sua stessa funzione non poteva abbandonarle, seguendone il destino. Inoltre sappiamo che gli ebrei sulle Alpi cerano eccome, ed erano sicuramente molti pi di tre o quattro, vista la presenza dei Levi che per ruolo e funzione avevano lobbligo di insediarsi allinterno delle loro trib.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 82) G. Depping, Les Juifs dans le moyen ge , Didier 1845, a p. 2 : On a voulu reculer beaucoup l epoque des premiers tablissements des Juifs en Europe. A Ulm et Worms, en Allemagne, on a prtendu possder des actes prouvant qu'il y avait des synagogues dans ces deux villes l'poque de la mort de Jsus-Christ. En Espagne, on a produit une prtendue pitaphe d'un trsorier du roi Salomon, mort Sagonte. En France on n'a pu trouver de monuments aussi antiques; cependant on a cherch infrer d'une inscription faite sous le rgne de Constance, et mentionnant des Juifs parmi les assassins d'un prfet d'Illyrie, qu' cette poque les Juifs taient tablis dans les Gaules . (si voluto retrocedere parecchio lera di insediamento di ebrei in Europa. A Ulm e Worms, in Germania, si preteso di possedere gli atti a comprovanti la presenza di sinagoghe in entrambe le citt al momento della morte di Ges Cristo. In Spagna, si prodotto un presunto epitaffio di un tesoriere del re Salomone, che mor a Sagonte. In Francia non siamo riusciti a trovare monumenti coi antichi, ma abbiamo cercato di avvalerci di una iscrizione risalente al regno di Costanzo, menzionante degli ebrei fra gli assassini di un prefetto di Illiria, per sostenere che in quel momento gli ebrei si erano insediati in Gallia.). 83) G. Depping, Les Juifs dans le moyen ge , Didier 1845, a p. 2 Quant aux prtentions des Juifs d'Espagne et d'Allemagne, la critique n'a pas eu de peine en montrer l'absurdit, et l'inscription trouve auprs de Sisteron prouve seulement qu'il y avait quelques Juifs, peuttre trois ou quatre, parmi les bandits qui infestaient les Alpes . ( Per quanto riguarda le rivendicazioni degli ebrei dalla Spagna e dalla Germania, la critica non ha avuto difficolt a mostrare l'assurdit e l'iscrizione trovata da Sisteron prova solo che ci sono stati alcuni ebrei, forse tre o quattro, tra i banditi che infestavano le Alpi). 84) G. Depping, Les Juifs dans le moyen ge , Didier 1845, a p. 2 : Avant que la Jude ft subjugue par les Romains, sous le commandement de Pompe, il n'est pas probable que les Juifs se soient rpandus chez des peuples loigns. Leur esprit national et leurs lois les portaient n'avoir point de communications avec les peuples occidentaux; mais depuis qu'ils obissaient Rome, ils ne purent plus viter ces communications; et quand leur capitale fut prise et renverse, la ncessit les fora de chercher une autre patrie. C'est donc depuis cette poque qu'il faut s'attendre les voir pntrer dans les pays trangers("Prima che la Giudea fosse conquistata dai Romani sotto il comando di Pompeo, improbabile che gli ebrei si possano essere diffusi tra popoli lontani. Il loro spirito nazionale e le loro leggi li portavano a non avere comunicazione con le nazioni occidentali; solo in seguito alla

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loro obbedienza a Roma, non poternono pi evitare tali comunicazioni e, quando il loro capitale fu occupata, la necessit li obblig a cercare un'altra patria. Dunque da quella data che dovremmo aspettarci di vederli entrare in paesi stranieri ...).

I valdenses e lo Shabbat
I valdenses erano anche chiamati Sabbatati o Insabbatati. Termini derivanti ovviamente da Shabbat e non certo da zabata (ciabatta) o da sabot (dal francese sandalo di legno, zoccolo) che secondo alcuni studiosi (85) erano di foggia aperta e lasciavano i piedi nudi. I Barba li avrebbero indossati per imitare i francescani (non si sa come, visto che i francescani vengo dopo Valdo) (86). Indubbiamente Valdo, innestandosi sul valdismo gi esistente introdusse novit e comportamenti importanti, che per non possono essere omologati come se fossero stati la caratteristica universale lintero valdismo.Il fatto poi che i valdenses di Paesana, allerrore 53 del tribunale inquisitoriale (vedi capitolo precedente) avessero dichiarato di osservare la Domenica non esclude che osservassero anche lo Shabbat, cio il sabato quale giorno festivo come documentato dalla Chiesa valdese. Sappiamo infatti che esistevano sicuramente pi valdismi o pi forme di valdismo e quella dei Leoniti di Paesana apparteneva al tronco principale, il pi antico, che traeva le sue origini dallebraismo. La storia ci dice che i Barba itineranti, che con Valdo si mossero in predicazione votandosi al celibato, probabilmente non furono le uniche guide spirituali valdenses, senn il valdismo prima di lui non sarebbe esistito. Del resto se non ci fosse stata una radicalizzazione religiosa sul territorio, e se il movimento fosse stato concepito in modo ascetico e itinerante, a cosa sarebbero servite le Sinagoghe delli heretici? E`implicito infatti che in una Sinagoga si seguisse lo Shabbat. I documenti a questo proposito ci dicono che linquisizione distrusse parecchie Sinagoghe in Vallis Paysana: praticamente una in ogni gruppo di case prese di mira. Ci lascia supporre che tutti gli uomini avessero una responsabilit spirituale, fossero sposati e per nulla inclini a camminare per le Alpi con i sabot. Lo stesso Euan Cameron sostiene che il valdismo stato una religione popolare di laici, fondata sulla tradizione orale nella quale la dottrina sarebbe passata soprattutto attraverso i proverbi e l elevata moralit (87), e ci prima che con Valdo i Barba iniziassero la predicazione itinerante con tanto di Bibbia alla mano. Ma non solo, Grado Merlo, ne Valdesi e Valdismi medievali, a questo proposito ci dice che a Milano, gi prima del 1206 i valdesi avevano la loro Schola(88), quindi una sede stabile. Teniamo poi conto che gli insediamenti storici della Valle Po erano tutti ad una quota approssimativa di 1000 metri e piu`. Quello che oggi il villaggio di Paesana, a fondo-valle, praticamente fino al 1700 non esisteva; era una sorta di palude. Va da se che se forse qualche Barba itinerante poteva permettersi di morire per la fede, questi uomini di montagna non potevano mettere a repentaglio la loro vita facendosi prendere dallestasi religiosa, camminando praticamente a piedi nudi e affondando le estremit in due metri di neve ghiacciata a spasso per i sentieri delle Alpi o facendosi mordere da una vipera, ferendosi, oppure scivolando gi per le scarpate a causa dellerba bagnata e della poca stabilit sui piedi. Erano padri di famiglia: dalla loro stessa vita dipendeva quella di molte persone, anche quella degli anziani e delle donne vedove della comunit. Quindi oltre che dover sostentare la propria famiglia, gli uomini valdenses, svolgevano il lavoro essenziale anche per i pi deboli (attraverso le ride). Le vedove con bambini piccoli e anziani che non erano in grado di svolgere da soli i lavori del vivere quotidiano erano aiutati dalla rida (89) ( letteralmente ruota); cio dall insieme degli uomini del villaggio che ogni dieci giorni, o quando pi urgente, si riunivano per svolgere le mansioni pesanti e necessarie per la loro sopravvivenza: abbattere gli alberi, spaccare la legna, aggiustare i tetti delle case, far partorire le mucche, aggiustare
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gli attrezzi agricoli, fare i formaggi, macellare il bestiame, tagliare il fieno e lerba per le mucche, pulire le stalle, ecc. Poich ovvio: le donne collaboravano e aiutavano attivamente ma stando al seguito, chi di fatto svolgeva le mansioni pesanti e difficili erano gli uomini. Inoltre, tutte le polemiche fatte in passato per trovare incoerenze e strane spiegazione sul perch alcune volte i valdesi fossero chiamati Sabbatati e in altri documenti Insabbatati, ci tengo a precisare che questo apparente dissonanza non significa affatto nel primo caso osservassero il Sabato o avessero i sabot e nel secondo caso non osservassero il Sabato o non portassero i sabot. E semplicemente una questione dialettico- grammaticale-fonetica. Nella parlata dalta montagna, nelle frazioni di Paesana ad esempio, quellin un rafforzativo e non una negazione. In dialetto, dire a sn en -sabat vuol dire fanno il sabato sono nel sabato. Del resto sufficiente ragionare un po per capire che si tratta di una forma grammaticale di derivazione francese. Il gerundio, in francese si esprime con en+ il verbo, ad esempio: en disent (dicendo) en buvant (bevendo) en cherchant(cercando). Ne consegue che en non mai una negazione ma, al contrario una forma attiva che implica unazione. Del resto qualche esempio lo abbiamo anche in italiano: quando si dice insabbiato, che lazione e il risultato dell'insabbiare o dell'insabbiarsi, a nessuno viene in mente che possa significare senza sabbia. Esiste una consistente letteratura che, pur prescindendo dalla grammatica, vede negli insabbatati luso di ossevare lo Shabbat, negando linterpretazione che vuole a tutti i costi cercare connessioni con i sabot. In particolare E. White (90) ha descritto molto esaurientemente il contrasto tra i Valdesi e la Chiesa di Roma proprio per luso dei primi nellosservare lo Shabat e da ci il nomignolo Insabbatati. Non mancano critiche anche recenti che giudicano questa una vecchia interpretazione (91) e pertanto liquidano la faccenda con una sommariamente smentita. In pratica la White sosteneva che una delle cause principali che segnarono la separazione tra valdesi e cattolici riguardava proprio luso dei primi nellosservare il Sabato ebraico. Secondo la studiosa, la Chiesa romana nutriva un tale odio verso losservanza del Sabato che gli stessi valdenses, offuscati e sconcertati dal clima venutosi a creare, finirono con losservare il Sabato biblico astenendosi dal lavoro la domenica. Samuele Baiocchi nel contestare con forza lanalisi della White dice che si tratta di una interpretazione del tutto superata poich sicuro che i valdenses indossassero i sandali. Bh, se la Valle Po fosse in Sicilia forse si potrebbe dubitare di quanto detto dalla White, ma sfido chiunque a convincere qualsiasi paesanese di ieri e di oggi ad indossare i sandali in pieno inverno, (che da noi rigidissimo e inizia ad ottobre per finire a volte ad aprile-maggio) con un tempo di sopravvivenza massima di mezza giornata, e non di pi. Quella dei sandali una interpretazione cos assurda, tenuto conto del clima, dellubicazione dei villaggi posti tra i 1000 e i 1200 metri di quota e degli inverni, che mi chiedo come si possa avere il coraggio di esternarla senza avvertire un minimo senso di vergogna. Forse chi ha scritto e sostiene ancora oggi tale presunta verit considera noi e i nostri antenati dei poveri trogloditi cerebrolesi con quoziente intellettivo e capacit critica pari a zero; tanto ritardati e deficienti da accogliere senza banfare una simile idiozia. Quindi, per chiarire una volta per tutte le idee riguardanti le calzature dei montanari dellAlta valle Po, sintetizziamo che queste erano di tre tipi: le cusse, le socche e le succhtte, cio lescarpe, gli zoccoli, gli zoccoletti. Come del resto gi ben spiegato sui Quaderni di Ostana (92) i modelli differivano in qualit e robustezza a seconda che fossero destinati agli uomini o alle donne. Inoltre, le suchtte, cio gli zoccoletti erano esclusivamente femminili e venivano adoperate solo in casa o per compiere piccoli spostamenti che non implicavano la necessit di far forza sulle caviglie e avere molta stabilit sui piedi. Le csse. Le csse degli uomini erano in pelle di vacchetta molto resistente. Alte fin sopra la caviglia venivano allacciate con stringhe di cuoio, proprio come i moderni scarponi. Utilizzate per svolgere lavori pesanti e spesso in discesa, quali taglio del fieno e della legna, le cusse garantivano ampia stabilit sui piedi e loro suola era in cuoio (pi recentemente in gomma). Le
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cusse femminili, non differivano molto: erano, anche questi, stivaletti alti sopra la caviglia chiusi con stringhe. Venivano per prodotte con pellame di scarsa qualit ed erano spesso di colore rosso con in punta un pezzo di metallo giallo, detto chapin. Le soche. Erano uguali alle csse in tutto, salvo nella suola che era di legno. La tomaia in pelle le rendeva in tutto e per tutto simili a scarponi chiusi e allacciati (93). Si utilizzavano per i lavori nella stalla, per raccogliere le patate e per andare al pascolo mentre per i lavori pi impegnativi si usavano, come gi detto, le cusse. Le soche basse e i sab Molto rari in valle Po sia le soche basse, cio gli zoccoli senza chiusure alle caviglie, sia i sab (sabot) ossia gli zoccoli tutti in legno e perci privi della tomaia in cuoio. Questi modelli giungevano dalla pianura attraverso il mercato di fondo valle e venivano a volte comprati per i vecchi che non li utilizzavano per lavorare ma solo per passeggiare un po. Sembra che fossero pi caldi e leggeri delle socche, ma assolutamente inadatti a muoversi per i pendii con carichi pesanti e gerle sulla schiena.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------85) Charvaz, Storia dei Valdesi, op. cit., p. 38: Zabatatesi vogliono piuttosto essere chiamati da zabata ( ciabatta o zoccolo ), anzich Cristiani da Cristo. Pongono sui calzari la croce. i sandali loro coronano.; a p. 138: Valdo ed i suoi primi seguaci miravano, era di formare un ordine religioso. Essendo loro andato fallito il disegno, riuscirono a formare una setta. Si chiamano altres Sabbatati e Insabbatati ( Sabbatati, Insabbatati, Xabatenses ), perciocch volendo nel loro superstizioso modo in ogni cosa , o per meglio dire dal capo ai piedi imitare gli apostoli, portavano, secondo alcuni, una specie di calzari tagliati al di sopra, in guisa che nudi i piedi lasciavano vedere ; o, come altri vogliono, una sorta di ciabatte o zoccoli segnati di una croce, o di un altro segno a foggia di scudo , avvisando che di tal figura stato fosse il calzare degli apostoli, quantunque la scrittura , dai Valdesi a torto ed a sproposito citata , nulla ci dica su questo rispetto. Aggiungo io: il fatto che la storiografia valdese non menzioni questi strani calzari lascia supporre che questo appellativo potrebbe riguardare eretici valdenses, cio montanari, che osservavano lo Shabat. 86) Monsignor Andrea Charvaz origine dei valdesi, op. cit. p. 140 Portavano gli zoccoli su cui era figurata una croce per distinguersi dagli altri cristiani (ma, aggiungo io, non possibile visto che rifiutavano la Croce e per causa di tale rifiuto della croce finivano al rogo) e ci fece che fossero chiamati Sabbatati ed Insabbatati. Quindi pare che i Sabbatati fossero soltanto quelli che aveano il calzare segnato dalla croce, cio i Perfetti, e che i semplici credenti fossero detti Isabbatati. 87)Euan Cameron, The Reformation of the Heretics. The Waldenses of the alps (1480-1580, Oxford 1984, XVII-p. 291) 88) Grado Merlo, ne Valdesi e Valdismi medievali, Torino 1984 a p. 21, C da considerare che i valdesi ebbero in Milano buoni rapporti con lorganismo comunale, che prima del 1206 aveva loro concesso quoddam pratum nel quale era sorta la loro Schola 89) dizionario piemontese online: rida= lavoro pubblico 90) E. White The Great Controversy , 1911, 2008 p. 65 : Among the leading causes that had led to the separation of the true church from Rome was the hatred of the latter toward the Bible Sabbath. As foretold by prophecy, the papal power cast down the truth to the ground. The law of God was trampled in the dust, while the traditions and customs of men were exalted. The churches that were under the rule of the papacy were early compelled to honor the Sunday as a holy day. Amid the prevailing error and superstition, many, even of the true people of God, became so bewildered that while they observed the Sabbath, they refrained from labor also on the Sunday. (Tra le cause principali che avevano portato (i valdesi) alla separazione della vera Chiesa di Roma era l'odio di questi ultimi verso il sabato biblico. Come preannunciato dalle profezie , il potere papale offusc la verit. La legge di Dio fu gettata nella polvere, mentre le tradizioni ei costumi degli uomini furono esaltati . Le chiese che erano sotto il dominio del papato furono presto costrette ad onorare la Domenica come giorno sacro. Tra l'errore prevalente e la superstizione , molti , anche del vero popolo di Dio , rimasero cos sconcertati che mentre osservano il sabato , si sono astennero dal lavoro anche di Domenica). 91) Samuele Baiocchi professore di Filosofia e Storia della Chiesa presso la Andrews University , nel 2001 scrive questa replica sullinterpretazione che lega lo Shabbat agli insabbatati: S. Baiocchi Endtime issues n.87: a reply to criticism, part 1 The use of E. G. Whites writings in interpreting scriptures, 2001:. Did the Waldenses Observe the Sabbath? A second example of existing inaccuracies in the Great Controversy, is the reference to the observance of the Sabbath by the Waldenses. Ellen White wrote: "Through ages of darkness and apostasythere were Waldenses who denied the supremacy of Rome, who rejected image worship as idolatry, and who kept the true Sabbath. . What they have found in some documents are references to the insabbati, a common nickname for the Waldenses. In the past some uninformed readers have taken this term to mean that the Waldenses were Sabbathkeepers. It is possible that Ellen White was influenced by this old interpretation. Unfortunately the term insabbati has no connection to Sabbathkeeping. As Adventist Church Historian, Daniel Augsburger explains in the symposium The Sabbath in Scripture and History, the Waldenses were often called

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insabbati, not because they kept the Sabbath, but because the wore sandals. "The Latin word for sandals is sabbatum, the root of the Spanish zapato and the French sabot. (Un secondo esempio di inesattezze esistenti nella Grande Controversia, il riferimento all'osservanza del Sabbath per il Waldenses. Ellen White ha scritto: "in un Era di oscurit e apostasie, i Waldenses hanno negato la supremazia di Roma, rifiutato il culto

Calzature dei montanari della Valle Po

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------(segue note) delle immagine poich idolatria e osservato il Sabbath. Vi sono alcuni documenti che si riferiscono agli insabbati, un soprannome comune per i valdesi. In passato alcuni lettori non informati hanno adottato questo termine per indicare che i valdesi osservavano lo Shabbat. E 'possibile che Ellen White sia stata influenzata da questa vecchia interpretazione. Purtroppo il termine insabbatati non ha alcun legame di con il Shabbat. Lo storico della Chiesa Avventista, Daniel Augsburger spiega nel simposio Il sabato nella Scrittura e nella Storia, che i Valdesi sono stati spesso chiamati insabbati, non perch hanno mantenuto il sabato, ma perch la indossavano sandali. La parola latina per i sandali sabbatum, la radice zapato in spagnolo e in francese Sabot ..) 92) AA.VV.,Ostana,op.cit. Quaderno n.3 , Civico Museo etnografico, 1999, pp. 48, 55, 56. 93) AA.VV. ,Ostana, op.cit. quaderno 3, p. 48.

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Gli appellativi Bar-ba e Bar-bet


Anche gli appellativi Barbete Barba, se visti in questottica, suonano strani: sono davvero parole piemontesi, oppure potrebbero essere parole dette in unaltra lingua? I valdesi, per distinguersi, avranno attinto dallebraico? In piemontese i valdesi sono chiamati Barbet sia al plurale che al singolare. I Barbet sono la comunit, cos come il singolo individuo il Barbet ( larticolo che stabilisce il plurale o il, singolare). Il Barba un anziano, una guida della comunit. Ora, volendo riflettere su questi appellativi, sorge il dubbio che queste parole potrebbero non essere quello che noi siamo abituati a credere comunemente, cio che siano sinonimi dialettali delle parole: valdese=Barbet e zio=Barba. Bar-Bet, in aramaico significherebbe Figlio-della Casa- (Tempio?) inquanto Bet una forma contratta di Bayt (94) che significa appunto casa, la quale corrisponde nella sua forma estesa al nostro termine bayta; mentre Bar, come spiega chiaramente Richard Bauckham (95), risponde alluso ebraico di distinguere le persone specificando di chi fossero figlie. Cosicch, come avviene anche da noi che in Valle Po diciamo X dY ( es: Menni dTeu, Bep d Giacu, ossia Domenico di Stefano, Giuseppe di Giacomo ecc.) gli ebrei dicevano X bar Y, ossia : X figlio di Y. Similmente, Bar-Ba potrebbe essere una forma contratta, ancora dallaramaico, per non palesare la parola Padre o Maestro (Abba) (96), poich vietato da Matteo 23:9-10: E non chiamate nessuno padre sulla terra, perch uno solo il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi, chiamare maestro, perch uno solo il vostro maestro, il Cristo. Tuttavia, Bar-Ba potrebbe anche essere tradotto in Figlioche conosce, cio Figlio Sapiente. E, riflettendo ancora, la radice ba potrebbe anche essere una contrazione di Banah ossia Costruttore. Ne consegue che Bar-Bet che indica genericamente il valdese singoloe i componenti dellintera comunit, distingue il BarBa, in quanto colui che tra i Figli del Tempio la Guida, il Figlio-Sapiente, il Figlio-Guida, il Figlio che costruisce, che mantiene la Casa, cio colui che ha l autorit morale: il Rabbino o Pastore che dir si voglia. Inoltre, tutti sappiamo che il termine Barba, utilizzato ancora oggi in tutto il nord-Italia, non indica semplicemente un grado di parentela (lo zio) ma ha un significato molto pi esteso; un appellativo di riguardo, o pi ancora di rispetto, verso qualsiasi uomo adulto, anche sconosciuto, appena incontrato per la strada. Costui, soprattutto in passato, veniva salutato per primo: donne, bambini e uomini pi giovani gli si rivolgevano con un ossequioso Bund Barba! (Buongiono Barba!). Inoltre, il significato di zio forse potrebbe avere qualche connessione con la preghiera ebraica del sabato che invita lo zio, ossia il Rabbino ad entrare in Sinagoga . Il canto del venerd sera che viene cantato nelle sinagoghe per celebrare larrivo del Sabato dice cos: Lecha Dodi (97), che tradotto significa: vieni, o mio caro (zio)".Letteralmente tradottoDodi vuol dire: caro, amato, ma vuol dire anche zio. Cosicch si constata un ulteriore parallelismo: il Rabbino viene chiamato zio, anche il Barba chiamato zio (98).
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------94) A. Room Placenames of the world: origins and meanings of the names for 6,600 countries, cities, territories, natural features, and historic sites , 2006 a p. 57 : Bethany , the Biblical village, has an aramaic and hebrew name, meaning hause of poverty, from bet house of( cosrtruct state of bayt, house).(il villaggio biblico di Betania, ha nome sia aramaico che ebraico che significa casa della povert, da bet- casa di (la cui radice bayt, casa); Aramaic (Assyrian/Syriac) dictionary and phrasebook, 2007, a p. 40 : Bet : Hause, building ( Bet: casa, palazzo) 64

95)R. Bauckham Jesus and the eyewitnesses : the Gospel as eyewitness testimony , 2007, p. 79 : X son of Y (aramaic Bar, hebrew Ben).for exemple Bar Simon, Bar YeshuaBar is the Aramaic word for son ( X figlio di Y, in aramaico Bar, in ebraico Ben..per esempio Bar Simon, Bar YeshuaBar la parola aramaica di figlio). 96) F. Youngblood, Bruce Frederick Fyvie, R. K. Harrison Nelson's Student Bible Dictionary: A Complete Guide to Understanding the World of the Bible, 2005, a p. 1: Abba (abbah) father- an aramaic word 97) Lekhah Dodi (Ebraico: ;anche traslitterato Lecha Dodi, L'chah Dodi, Lekah Dodi, Lechah Dodi;) una canto liturgico ebraico recitato il venerd al crepuscolo, solitamente dentro sinagoga, per dare il benvenuto a Shabbat (Sabato) prima dei servizi della sera (funzione). Fa parte del rito di accettazione del Sabbath ebreo. 98) sul sito internet : Ivrit bkalut- Hebrew is easy , si legge : Dodi= oncle (dodi = zio).my uncle= dodi (mio zio= dodi) ; sul sito arabo Yabiladi. com, alla voce Le nom Muhammad dans la Bible ! scritto: dans le chapitre 5 du Cantique des Cantiquesest le fait que les termes Chri (dodi)et ami (rai), peuvent aussi tre traduit par oncle et voisin. En effet, dodi est traduit seize fois par oncle, dans toute la Bible (al capitolo quinto del Cantico dei Cantici..di fatto i termini caro (dodi) e amico (rai), possono essere tradotti con zio e vicino . In effetti dodi tradotto in tutta la Bibbia sedici volte con zio

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I toponimi di probabile radice ebraica ed aramaica


Anche i toponimi presentano alcune particolarit che andrebbero approfondite, per cercare di verificare la possibile origine levitica delle popolazioni valdenses. Prendendo in esame tre valli alpine piemontesi, delle quali una proprio alle sorgenti del Po e laltra immediatamente a fianco rileviamo che i toponimi potrebbero essere nelle lingue aramaico ed ebraica. Certo, in questa sede non si pretende di offrire una risposta corretta ed esaustiva agli interrogativi che gli stessi ci pongono anche perch io, professionalmente parlando, sono architetto, ricercatrice in storia dellarchitettura e non in lingue antiche. Tuttavia, pur rimanendo nellattesa di una opinione qualificata da parte di istituti universitari intenzionati a verificare lipotesi di una possibile origine semitica dei toponimi, intendo comunicare alcune piccole constatazioni che gradirei venissero prese in considerazione. Sono talmente convinta della mia intuizione che non mi preoccupo affatto di correre il rischio di venir tacciata per ignorante, incompetente, presuntuosa e nif. Del resto, il mio atteggiamento pi legato al pormi delle domande, di fronte a delle palesi evidenze, che non al fornire rigidi responsi. Vallis Peysana (Valle Po). Il topomimo Peysana o (Paysana, Paysanae a seconda delle trascrizioni e tenendo conto che le variante non modifica il testo poich in aramaico la e si pronuncia anche a indifferentemente), pi volte analizzato da molti studiosi e comunque sempre considerato una parola composita (Padus- Zana, ecc.) potrebbe derivare dallaramaico pey= bocca, e per estensione parola, espressione, discorso e sana= mettere da parte(99), cio chiudere. La parola aramica sana viene comunemente tradotta con odio, ci nonostante doveva avere anche altri significati poich sono molti gli studiosi che discutono la corretta traduzione -dallaramaico in greco- del Vangelo di Luca. In Luca 14: 16 si legge infatti questa frase detta da Cristo: Se uno viene a me e non (sana) odia suo padre e sua madre e moglie e figli e fratelli, si, e persino la propria vita, non pu essere mio discepolo. E ovvio che la parola aramaica, sana =odio, nel contesto specifico, significa mettere da parte, poich non ha alcun senso pensare che Cristo dicesse ai suoi discepoli di seguirlo e odiare i genitori, tenuto conto, oltretutto, che a proposito dellodio, la Bibbia dice che chi odia un assassino. Cristo, fautore dellamore universale, avrebbe mai potuto dire, odia la tua famiglia e seguimi? Quindi Vallis Peysana potrebbe significare la Valle della bocca chiusa= Valle che non parla= Valle del silenzio . E questa una prima ipotesi. Seguendo per il ragionamento di chi ha voluto indicare nel termine Pey il fiume Po e nel Sana il torrente Zana (che gli scorre a fianco) il significato ugualmente adattabile, pur cambiando completamente. Pey indicherebbe fisicamente il Po e Sana il suo affluente. A questo proposito, coloro che come me hanno superato la cinquantina danni ricordano la voce del Po prima che le sue acque fossero deviate e incanalate negli anni 70 nelle tubature della centrale idroelettrica. Il Po di fattoparlava nel senso che aveva veramente la voce; e quando era in piena il suo discorso lo si sentiva persino nel centro del paese. Il suo tono greve, come un respiro pesante, simile ad un rimprovero severo e minaccioso, risuonava in tutta la valle.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------99) Sul sito internet Becoming Jewish.Org. - Jewish information & education , si legge : pey represents the "mouth" of GD ., Pei represents the power of human speech, for it begins the Hebrew word for mouth (peh). In the Jewish mystical viewpoint, whenever people speak they release a spiritual energy into the universe- an energy setting both visible and invisible events into motion. (Pey rappresenta la parola di Dio.Pey rappresenta il potere di discorso umano, dato che comincia la parola ebraica che significa bocca (peh). Per la mistica ebraica, ogni volta che la gente parla scarica un'energia spirituale nell'universo, unenergia che mette in moto eventi visibili che invisibili) ; Sul sito , Hebrew Symbols For Words si apprende il valore simboloco di Pey : As a double letter, Pei conveys twin messages. In its positive aspect, it signifies that we ought strive to offer cheerful, supportive words to one another. At the same time, it connotes the importance of silence: of knowing when not

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to speak. (Come una lettera doppia, Pei veicola i messaggi di gemelli. Nel suo aspetto positivo, significa che dobbiamo offrire allegria, parole di sostegno l'uno all'altro. Allo stesso tempo, si connota l'importanza del silenzio: di sapere quando non parlare. )

Esiste poi una ulteriore versione che non si riferisce allaramaico ma allebraico (100): mentre in aramaico abbiamo appena visto che la parola sana ha una valenza decisamente negativa (che mal si associa alla Parola di Dio, che racchiusa nel significato Pey che la precede), apprendiamo che sana in ebraico significa anno, annuale. Questo termine inserito in frasi o contesti di grande importanza religiosa; ad esempio il capodanno ebraico si chiama r' ha-n. Si tratta di una festivit religiosa molto importante in cui Dio chiamato a giudicare loperato degli uomini i quali sono tenuti a fare un esame di coscienza e rimediare agli sbagli compiuti nel corso dellanno. Si chiama Giorno del Giudizio. Questo significato mi lascia supporre che, siccome Pey sta per Parola di Dio e Sana per anno, potrebbe essere che a Paesana si svolgesse annualmente il r' ha-n (lett. inizio anno, capodanno), cio la festa `annuale del Giorno del Giudizio. In questo caso, Paesana, significherebbe la Parola nel giorno del giudizio. Fin qui abbiamo analizzato in rapporto allaramaico e allabraico il termine Paesana, suddividendolo in due parole il toponimo, Pey e Sana, esattamente come fatto finora da tutta la letteratura che ci precede (Padus-Sana). Il risultato che, sebbene le parole corrispondano effettivamente ad entrambe le lingue, il senso che ne deriva davvero stiracchiato, per non dire assurdo. Perci mi chiedo: e se la suddivisione esatta fosse stata Pey-sh-nah, cosa ne risulterebbe? Se la suddivisone fosse questa avremmo:
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------100) la parola aramica Sana viene comunemente tradotta con Odio, ci nonostante doveva avere anche altri significati poich sono molti gli studiosi che discutono la corretta traduzione -dallaramaico in greco- del Vangelo di Luca. In Luca 14: 16 si legge infatti : Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre e moglie e figli e fratelli, si, e persino la propria vita, non pu essere mio discepolo. E ovvio che la parola aramaica, sana =odio, nel contesto specifico, significa mettere da parte, perch sappiamo che, a proposito dellodio, la Bibbia dice che chi odia un assassino; A Bomhard, J. Kerns, The Nostratic macrofamily: a study in distant linguistic relationship: hebrew-sanah= to change; year; Aramaic- sana= to change; proto-semitic san-an= to grow old, to reach old age, ossia: ebraica "sanah" = "cambiamento; anno", aramaico-"Sana =" cambiamento ", proto-semita" san-an"="invecchiare ", raggiungere la vecchiaia"; Hosanna (hzn') [Heb.,=save now; Psalm 118], zn', che vuol dire salvaci ora la pronuncia esatta di Pae zn' . Considerata la radice Sana ( che si pronuncia, come abbiamo detto zn') , notiamo che questa per lappunto inserita in parole frasi o contesti di grande importanza religiosa; ad esempio il capodanno ebraico si chiama r' ha-n; ed ecco il suo significato: Jewish Enciclopedia, Hebrew r' ha-n : r' , head, beginning + ha- , the + n , year; Encyclopedia Britannica, alla voce Rosashannah- Giorno del Giudizio (che qui sintetizzo), dice: secondo il Talmud , ogni individuo giudicato annualmente in base ai Rosh Hashana, come lo il mondo intero. It is therefore a time characterized by personal and communal E 'quindi un momento caratterizzato da personale e comunitario pentimento: si guarda indietro per valutare il proprio pensiero, parole e fatti nel corso dell'anno precedente allo scopo di risolvere e migliorare nei confronti del prossimo; si prega Dio per il perdono e la misericordia. The Rosh Hashana liturgy depicts God sitting upon his throne, inscribing each of his creatures in the Book of Life (or the opposite); each person's livelihood is determined for the coming year, as well. La liturgia di Rosh Hashana raffigura Dio seduto sul suo trono, inscrivendo ogni sua creatura nel Libro della Vita o della Morte, determinando il sostentamento di ogni persona per l'anno successivo. There is a threefold prescription to help in obtaining a favorable decree: Vi una triplice ricetta per aiutare ad ottenere un decreto favorevole: teshuva teshuva (repentance), tefilla (prayer), and (Pentimento), tefilla (preghiera), e tzedaka tzedaka (charity). (Carit). Rosh Hashana inaugurates a ten-day period called the Days of Awe culminating in Yom Kippur , or the Day of Atonement. Rosh Hashana inaugura un periodo di dieci giorni chiamato Giornate del timore " che si conclude con Yom Kippur o il Giorno dell'Espiazione. These are days of heightened introspection, efforts at self-improvement, and pleas for forgiveness from those we have wronged. Forse Peysana era il luogo in cui avveniva la preghiera annuale del Capodanno ebraico e quindi la Sentenza divina.

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Pey= Parola (di Dio), sh= splendore; nah=pregare (101). Ecco che forse il significato potrebbe diventare pi logico: Imploriamo la Splendente Parola (di Dio). La vallis Paesana sarebbe quindi la Valle in cui si implora la Parola di Dio . Valle Varaita. Valle Varaita. Varaita un termine che corrisponderebbe a Baraita (102), e ci perch in ebraico ed aramaico la B si pronuncia anche V. In ebraico biblico,la lettera stata utilizzata per rappresentare [b], ma anche da notare che [v] un allofono di [b]. Allofoni sono suoni tra i quali una lingua parlata non fa distinzione e ci significa che i suoni [b] e [v] sarebbero stati utilizzati in modo intercambiabile nell ebraico biblico cos come nellaramaico .Ecco quindi che Barayta o Varayta vengono ad essere la stessa cosa. Baraita, in ebraico, significa ripetitori della tradizione che il titolo che veniva dato ai Rabbini. Quindi Valle Varaita= Valle dei Rabbini ma potrebbe anche significare Valle esterna, poich il termine utilizzato per indicare tra gli scritti talmudici una mishn esterna, cio non incorporata nel testo canonico della Mishn. Ne consegue che forse valle Varaita sinonimo di Valle Esterna, cos chiamata perch di tutte le valli del territorio dei Levi, come descritto nella Tavola Alimentaria di Traiano, che si estendeva dal Monviso fino a Brescia ( v. p. 33), la Varaita era lunica situata dallaltra parte del Po. Valle Chisone. In aramaico Nahal- Quishon = Valle del Chison, (in dialetto Chisn) ossia la Valle del torrente (103). Oltre ad avere questo significato anche il luogo in cui gli israeliti riuscirono a liberarsi dallinvasione cananea (Bibbia, Giudici 4:6,7,12,13). NellAlta Val Chisone(valle Troncea) troviamo molto spesso il toponimo Bet: Colle del Bet, Miniere del Bet, Grotta del Bet, Laghi del Bet. Come gi detto Bet in ebraico vuol dire casa. Valle Pellice (Val Plsh)= Valle degli intrusi. Pellice, in dialetto pronunciato Plsh ed in ebraico Pelesh ( ,)significa dividere, passare attraverso, rotolare, o invadere, e per estensione il suo significato "migrante" o "invasore" (104). Sappiamo che Pelesh, ovvero intrusi, invasori era il nome dato dagli ebrei ai Filistei, popolo nemico macchiatosi del furto dellArca dellAlleanza, non appartenente alla popolazione semitica e di probabile origine cretese. Da questa radice che nato il termine palestinesi (intrusi). Segue quindi la domanda: in Valle Pellice cerano i filistei? -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------101) Galia Hatav (University of Florida) Anchoring word and time in Biblical Hebrew, Jurnal of Linguistic, Chambridge Press, 2004, La particella nah viene aggiunta al verbo per fare una richiesta ( un imperativo). Una recente teoria sostiene che questa particella fa le richieste pi urgenti; Sul sito internet B-Grek- Biblical Greek (Center of Christian Study, University of Virginia) si legge: In ogni caso, la particella precative "na" non contenere l'idea di "ora", ma di implorare, il nostro "favore". Il termine Hosannah (Osanna) "deriva da una aramaicizzazione "di due parole ebraiche: ysha (hiphil) e Nah (si prega o pregare tali fatti). 102) Baraita (pron. Baraita o Varaita) E una parola aramaica che designa una tradizione tannaite di testi non inseriti nella Mishn (che scritti canonici ebraici). La forma aramaica , e si trova in un vecchio manoscritto in Grnhut, "Sefer ha Liutim," II. 20 b, si vocalizza ("Barayta"). La parola significa "all'esterno" della tradizione, ed probabilmente un adattamento del termine neo-ebraico "sefarim ha-izonim" (al di fuori libri), che indica il Apocrifi. Il rapporto della Baraita alla Mishnah quindi rappresentato come simile a quella del Apocrifi agli scritti biblici canonici. Un'altra spiegazione del termine "Baraita" la seguente: la Mishnah, cio la raccolta di tradizioni tannaite compilate da Judah haNasi- hanno formato oggetto di insegnamento autorevole (nell accademia palestinese e babilonese); mentre le Baraitas sono state insegnate nelle scuole private. Un punto a favore di questa spiegazione si lega all insegnante di una Baraita, "Tanna bara cio fuori della scuola; e il suo insegnamento Baraita. 103) Testimoni di Geova, Perspicacia nello studio delle Scritture, 1988, vol. I, p. 479: Chison= valle del torrente. Corso dacqua identificato col Nahr el- Muquatta (Nahal Quishon). Allepoca di Barac e Debora la valle del Chison ebbe una parte importante nella liberazione degli israeliti dalloppressione cananea. 104) Jastrow, M., A Dictionary of the Targumim, the Talmud Babli and Yerushalmi, and the Midrashic Literature. New York: Judaica Press, 1989, p.1185.

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Sul sito israeliano di Studi Biblici, Israel and the Bible, in un articolo dal titolo Perch li chiamano i palestinesi?, Esch Alfred scrive: Nelle storie di Erodoto leggiamo che i Filistei una volta abitavano la costa meridionale dellodierno Israele. Vivevano in una regione di cui parla l'Antico Testamento:questa era chiamata Peleshet. Peleshet un nome ebraico, spesso tradotto come: terra dei Filistei, o Filistea Palestina (vedi ad esempio: Genesi 21:32, Isaia 14:29 e Salmo 60:8) . La parola Peleshet deriva dalla radice Pelesh: ' divisori o intrusi. Antiche iscrizioni egiziane menzionano i Pelesh come popolo marinaro non semita, proveniente Creta (= Caphtor, vedi Amos 9:7) , giunto ad invadere l'Egitto. Cacciati da Ramses II (1194 aC), i Pelesh si stabilirono nella regione costiera posta nel sud di Israele e fondarono cinque citt: Ashkelon, Ashdod, Ekron, Gath e Gaza. Ancora prima di conquistare Gerusalemme (587 a.C.) Nabucodonosor aveva distrutto tutte e cinque le citt deportandone gli abitanti a Babilonia (cfr. 2 Re 25). Dopo di che nulla pi stato scritto e non si pi sentito parlare di questi Filistei! Dunque, gli antenati degli attuali valdesi potrebbero essere stati gli antichi Filistei scomparsi dalla storia? Questo non lo sappiamo, ma certamente dovevano essere considerati dai loro vicini, cio dagli abitanti delle altre vallate e dalla nostra in particolare, intrusi o invasori, essendo questo il significato del termine. Tutto ci stride un po con la convinzione valdese di avere ascendenze ebraiche, ma se consideriamo che tutti noi eravamo valdenses non escluso che probabili matrimoni tra il gruppo dei Levi della Valle Po e i Pelesh della Val Pelesh abbiano consentito a questi ultimi di portare avanti la tesi della radice ebraica. Detto questo dobbiamo per anche considerare, come descritto sul sito Old Testament Hebrew Lexicon, che in ebraico esiste il termine Pele (scritto e pronunciato Peh-Lh), che pur essendo meno calzante del precedente, comunque molto simile e significa meraviglia, stupore. Resta quindi il dubbio che Pelsh possa anche essere una deformazione fonetica, prodottasi nei secoli, di Pele, cio di meraviglia. Pur mantenendo viva questa eventualit resta per il fatto che Pelsh, come gli altri toponimi della valle qui analizzati, coincide perfettamente con la parola ebraica Pelesh e che questa indica i Filisteisi. Ecco che allo stato delle attuali conoscenze si portati a propendere per questa versione. Quindi, probabilmente in Valle Pellice cerano degli intrusi o dei Filistei, deportati insieme agli ebrei, prima a Babilonia e a Elam, e poi qui, sulle Alpi. Questo un elemento che se approfondito, potrebbe concorrere alla comprensione degli atriti teologici e politici tra le popolazioni della Valle Po e della Valle Pellice verificatesi nel corso dei secoli pi recenti. Il fatto, ad esempio, che gli abitanti di Prato Guglielmo, bench giunti in Valle Po da Luserna attorno al XIII secolo, siano sempre stati considerati dei forestieri e che noi ci si consideri unaltra razza rispetto a loro, forse potrebbe in questo trovare una spiegazione. Valle Susa. Della valle Susa colpiscono in particolare due toponimi: Susa e Gad. Susa il nome originale (ossia in lingua elamita) della capitale dellantico Elam, che fu uno dei pi antichi regni del mondo. Susa fu la residenza preferita di Re Dario il Grande (522-486) ed il racconto biblico di Ester (detto Libro di Ester) riferisce la vicenda svoltasi proprio nellantica Susa al tempo di Re Assuero. Per quanto concerne il Lago di Gad e la Frazione di Gad, sappiamo che Gad in ebraico vuol dire soldato ed il nome di una delle 10 trib scomparse.

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I toponimi della valle Pey-sh-nah


Naashkh. Il fatto poi che in valle Po, ad esempio ci siano toponimi come (pron.) Naashkh (in italiano Agliasco) e che in aramaico Najash o Nahas, voglia dire serpente sorprendente (105). Ed altrettanto sorprendente constatare che le precedenti analisi linguistiche, ignare della fonetica locale, hanno reso significati a mio modesto avviso molto discutibili. Impostare lanalisi del toponimo Agliasco, cos come scritto oggi in italiano, dicendo che Allia corrisponde a un nome di persona (106) (peraltro si tratta di un cognome ebreo, attualmente Allio) e Asco una desidenza ligure che vuol dire area andrebbe bene se non fosse che noi diciamo Naashkh che foneticamente parlando non ha nulla a che vedere con Agliasco. Inoltre il termine Agliasco corrisponde ad una trascrizione molto recente del toponimo (in divese epoche il luogo stato scritto Arpeascho, Alliasco ecc). Anche Erasca, sedime in cui era ubicato il Castello di Paesana (distrutto da francesi) stato tradotto senza tener conto che noi pronunciamo Lerasca e non Era-sca. Secondo questi studi (107) la particella Era derivante dal latino e significherebbe aia, cio cortile: un nome un po strano per un castello. Pertanto, chiarito che Naashkh, in aramaico vuol dire serpente cerchiamo ora di capire cosa vuol dire kh. La particella finale kh (108) significa domare, sottomettere. Ecco quindi che il senso del toponimo potrebbe essere serpente domato-sottomesso. Forse a Naiashkh abitavano medici, guaritori, esorcisti. Sar un caso, ma proprio l che esiste ancora oggi un un ramo della famiglia Bossa nel quale si tramanda larte di curare fratture, distorsioni, strappi, tendiniti e quantaltro. Il Naashkh sia un villaggio che un torrente. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 105) R. G. Morison The serpent in Old Testament in The american journal of semitic languages and literatur, Toronto University, vol. 21, n.2, Toronto 1905 pp. 115-130: the generic word of serpent is Naiash (il nome generico del serpente Neiash); Eduardo Winfeld, Enciclopedia judaica Castellana: el pueblo judio en el pasado y el presente; su historia, su religion, sus constumbres, sus literature, au arte, sus homibres, sus situacion en el mundo, Volume 8, 1951, p. 182: del hebreo -Najashserpente (dallebraico Najash-serpente); su internet, Dictionary of the Bible, vol. 4, p. 602, the hazen image of the serpent worshipped in the reign of Hezekiah, and the occurence of the nome Najash among Canaanite peoples, point te to prevalence of the serpent cult (qui apprendiamo che la scultura raffigurante il serpente di bronzo era piuttosto diffusa durante il regno di Ezechia -721 circa al 693 a.C., che che veniva chiamata Najash tra i cananei); 106) G. di Francesco, F. Vindimmio Paesana- documenti arte e storia ai piedi del Monviso, vol. 1, 1998, p. 12 107) G. di Francesco, F. Vindimmio Paesana- documenti arte e storia ai piedi del Monviso, vol. 1, 1998, p. 12

108) Dictionary, Encyclopedia and Thesaurus: kaph [k f k f (ebraico)] kaf n(Linguistics / Letters of the Alphabet (Foreign)) the 11th letter of the Hebrew alphabet ( or, at the end of a word, )transliterated as k or, when final, kh, la lettera 11 dell'alfabeto ebraico ( o, al fine di una parola, )traslitterato come k o, se definitivo, kh [Ebraico, letteralmente: palmo della mano]; pi approfonfitamente :J.A. Benner, The ancient hebrew Lexicon of the Bible, 2005, p. 26: Kaph: The ancien form of this letter is the open palm of hand. The meanings of this letter are bend and cure from the shape of the palm as well as to tame or subdue as one who has been bend to anothers will. The modern hebrew name for this letter is Kaph, a hebrew word meaning palm and in the original name for the letter. This letter is pronunced as K , as in the word Kaph , when used as a stop or as a Kh (pronunced hard like the german name Bach), as in the word yalakh (to walk) when used as a spirant . In poche parole : questa lettera dellalfabeto ebraico , Kaph, corrisponde al palmo della mano e il suo significato domare (tame), sottomettere( subdue); la sua pronuncia se posta alla fine della parola Kh, come Naiashkh, che a questo punto potrebbe significare: il serpente sottomesso domato.

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Sana E un corso dacqua che attraversa Naashkh ed ha il suo stesso nome finquando giunge a Paesana. A Paesana il suo toponimo muta e diventa il Sana. Sana, come gi detto, in ebraico, significa Odio. Ramai La frazione detta le Ramai (109) forse non vuol dire (come altrove ipotizzato) che anticamente li si lavorasse il rame, o che derivi da ramo (inteso come ramo dalbero). Potrebbe invece significare truffatori, imbroglioni, traditori . Quindi le (case) degli imbroglioni. Ram Anche il termine Ram (pronunciato ramaah, italianizzato: ramate) che troviamo molto spesso in valle sembrerebbe essere aramaico. Infatti in antico aramaico Ram(110) vuol dire alta: quindi localit alta (e in dialetto, a meno che non ci si trovi in punta al Monviso, si dice sempre vn s le ram, cio vado su, in alto). Tur-Nur Vi poi una delle cime delle montagne di Paesana che si chiama il Turnur. Sappiamo che in aramaico Tur(111) vuol dire monte e nur (112) vuol dire fuoco. Quindi Tur-nur potrebbe essere la Montagna di fuoco. Brshih Anche il nome di unaltra montagna della valle, erroneamente trascritta in uno spagnoleggiante Bersalha (leggasi Bersaglia) stata, forse per questo equivoco fonetico, probabilmente mal interpretata. Infatti suona stranamente semitico nella sua pronuncia reale: la Brshih. Non sono riuscita a trovare un corrispettivo esatto a questo toponimo, ma ci non mi ha impedito di sentire un suono analogo ad altre parole semitiche che contengono le particelle Ber e Jah, quali ad esempio Berajah. Se consideriamo che in ebraico: Ber (113) vuol dire sorgente, creazione; sh (114) vuol dire splendore e Jah (115) vuol dire Dio, ecco che forse Br-sh-ihpotrebbe significare dove sorge lo spendore di Dio, oppure sorgente luminosa di Dio. La Brsih inoltre cima che volge verso sud-est, in direzione di Gerusalemme. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 109) Ramai, aramaico ed ebraico vuol dire frode, inganno. Su internet: Rabbi Zweig on the Parsha - Pesach, 5770 - Torah.org . Pesach- Ha Lachma Anya: Un ramai un uomo di fiducia, che possiede l'abilit di ingannare la vittima facendogli credere che sta guadagnando dalle azioni del ramai stesso. E ' solo pi tardi che la vittima si rende conto che egli stato vittima. La capacit di perpetrare un tale crimine richiede al ramai di sapere esattamente quello il pensiero della vittima . Questa caratteristica, pur avendo una connotazione negativa, pu diventare una qualit, se utilizzata a fin di bene Questa qualit pu essere utilizzata in modo positivo. Il pi grande degli atti di bont sempre svolto da un individuo che sensibile alle esigenze del destinatario. La traduzione di Ramai in ebraico si concentra sul punto di vista del donatore (positiva), mentre la traduzione in aramaico si concentra sulle prospettive del destinatario ( perci negativa poich significa frodare, manipolare la vittima.
110) A. Room, Placenames of the world op. cit., p. 310 : Ramah, the Biblical Town on the border of Ephraim, derives its name from hebrew rama , heigt , hill (Ramah, citt biblica al confine con Efraim, il suo nome deriva dallebraico rama, che significa altura , cima )There are other places of the name, wich is also spelled Ramath ; Ramaah, and Rama(Ci sono altri posti con questo nome che sono pronunciati Ramath, Ramaah e Rama). La nostra pronuncia Ramaah. 111) L. Disegni "The Onomastikon of Eusebius and the Madaba Map", in The Madaba Map Centenary, Jerusalem 1999, a. p. 116: Tur Garizin Jabal-al turthe mounts Ebal and Gerizim, called 'Tur' (transliterated Tour), 'mountain' in Aramaic, .( i monti Ebal e Garizim , chiamati ' Tur '( traslitterato Tour) , 'montagna' in aramaico).

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Mum-brak Unaltra montagna, il Mum-Brak (in italiano Mombracco) trova rispondenza nellaramaico brak (116) che vuol dire inginocchiarsi La particella antistante,mum, significamacchiadifetto- impurit sia fisica che morale (utilizzata per indicare: ladri, adulteri, assassini, storpi, deformi). Quindi il Mum-brak, che funge da barriera verso lAlta valle Po ed una specie di porta daccesso alla valle medesima, porta un nome simile a un monito: impuri, inginocchiarsi. Khast-El-Hun-Din Anche il toponimo Castel Undin, spesso italianizzato dagli studiosi in Castello Odino (divinit della mitologia nordica), localit brulla, in alta montagna, dove non c traccia di nessuna costruzione e tanto meno di un castello, trova connessione con laramaico, in quanto Din vuol dire sentenza-giudizio (117). Quindi, stando sempre nellambito di queste ipotesi: Castel Undin potrebbe essere Khast-El-hunDin . Ecco quindi che Khast si traduce col termine verit (118), El significa Dio (119) , Hun vuol dire loro (120), Din il giudizio, la sentenza. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 112) H. Ringgren Theological dictionary of the Old Testament, vol. 13, 2004, a p.364 ; Nur: fuoco in Aramaico Nur in Daniele 3:22; Nel libro di Daniele, in aramaico, si legge che nessun odore di fuoco- reah nur. 113) Berin Strong Hebrw dictionary da Bara la cui radice creare, fare, sorgere. 114) E. Lipinski, Studies in Aramaic inscriptions and onomastic, vol.2, cap.V, 1994, p.152: The verbal adjective sah of the root shh or stylih to pine away , to sink , wich is attested in Jewish Aramaic, in Siriac, and Hebrew. The verbal adjective sah appears once in Job 22:29 with the meaning downcast, that would also suit our text. Il aggettivo verbale sah del radice" shh o "stylih" ..a scendere, che attestato in ebraico aramaico, in Siriaco, ed ebraico. L'aggettivo verbale "sah" appare una volta in Giobbe 22:29, con il significato di "abbattuto", che risponderebbe meglio il nostro testo "; Jewish Encyclopedia: He uses by preference such rareand "sah" ="he spoke" (Egli usa di preferenza tali espressioni rare come . "sah" = "ha parlato"). Sah - "Transliterated Hebrew spelling for the word 'respect' [Genesis 4:4]. Otherdefinitions include: to look at; to regard . ("Ebraico = rispetto' [Genesi 4:04]. Altre definizioni includono: vedersi, a riguardo; guardare. G. Sawma, The Quran misinterpreted, mistranslated and mirtea: the aramaic language of the Quran: ...Syr. "sh"....means to glow, clear sky. Aram. "s h h" means "dazzling, glowing, clear (Isaia 18:4,Jer. 4:11, song of Salomon 5:10), (.. Syr..... Sah significa luce, cielo sereno. Aram. "Shh" significa "splendente, luminosa, chiara (Isaia 18:04, Ger. 04:11, il canto di Salomone 5,10). 115) Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Perspicacia nello studio delle Scritture, vol.1, 1988, p. 1230: Iah, forma poetica abbreviata di Geova, nome dellIddio Altissimo (Esodo 15:1,2). 116) Strongs hebrew Bible dictionary,1289:Brak, (radice aramaica),benedire, inginocchiarsi Brak (ber-ak-Aramaic) corresponding:--bless, kneel (benerire, inginocchiarsi); Geraldo Holanda Cavalcanti O Cantico dos Canticos- um ensaio de interpretaao atraves se suas traduoes, 2005 ,a p. 348: a palavra hebraica mum admite o sentido de sem imperfeao fisica e sem macula moralutilisada para indicar o estado de pureza ritual dos animais a serem oferecidos como sacrifciosinonimo de perfeita integridade fisica (La parola ebraica mum ammette il significato di senza imperfezione fisica o macchia moraleutilizzata per indicare lo stato di purezza rituale degli animali da offrire in sacrificiosininimo di perfetta integrit fisica); Su internet: Biblioteca Biblica Crist virtual: A palavra hebraica para um defeito fsico ou moral mum Entre aqueles cuja aparncia fsica descrita como sem defeito encontravam-se Absalo, a moa sulamita e certos filhos de Israel em Babilnia. (2Sa 14:25; Cn 4:7; Da 1:4) Todos os sob a Lei eram incentivados a se importarem uns com os outros e a se protegerem mutuamente, para no ficar de algum modo maculados. (La parola ebraica indicante un difetto fisico o morale mumtutti sotto la Legge ebraica erano incoraggiati a prendersi cura di loro e a proteggersi gli uni dagli altri in modo da non venire corrotti); S. Chwarz, Uma visao da esterilidade na Biblia hebraica, 2004, a p. 175 portatores de defeitos que os desqualificam para a prtica do sacerdcio.cego, coxo, desfigurado, deformado, que tenha p o brao fraturado, ou seja corcunda, anao, belida no olho, ou dartro, ou pragas pourulentas, ou seja eunuco,ele tem un defeito (mum) e nao deve profanar ( portatori di difetti dequalificanti per il ruolo sacerdotaleciechi, storpi, sfigurati, deformi, nani,.evirati (eunuchi)questi hanno difetto mum )

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Quindi il significato del toponimo Khast-El-hun-Din potrebbe essere di questo tipo: nella verit Divina la loro sentenza , oppure verit in Dio nel loro giudizio. E per estensione trombe del giudizio. Hun-Sin Di fronte a Khast-El-hun-Din abbiamo poi la localit Hun-sin(121). Stabilito che hun vuol dire loro sarebbe da capire cosa potrebbe significare Sin. La parola Sin o Shin ha una traduzione ambigua: pu riferirsi sia allo stinco che al peccato. Chiri Sempre in Valle Po esiste poi il cognome Chiri che in aramaico vuol dire insediamento- citt e che pare fosse il nome una citt elamita; lo stesso termine d il nome a una frazione detta Miri-Chiri (122). Ma c anche il Miri- D e Miri-Brard-Ebreu, il cui riferimento, Ebreu molto preciso, e che probabilmente indica un ramo dei Brard, cio della famiglia Bernardi. Bathi Anche la localit Bathi una parola ebraica composita: Bat-ahi, nella quale Bat vuol dire figlia e Ahi un nome di persona. Quindi, i Bathi potrebbe significare, nel contesto che stiamo trattando, la casa dove abita la figlia di Ahi (123). Ro Passiamo ora alla frazione Ro. In ebraico Roh significa profeta, visione, profezia (124), quindi possiamo pensare che ai Roh anticamente vi fossero dei veggenti, poich noi pronunciamo la parola al plurale i Roh e non il Roh .
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Note: 117) The Jewish Chronicle Online: Din significa sentenza; Jewish Glossary: Beit Din (al. Bayt, Bet) - "House of Judgment [Law] Jewish court employing religious and Talmudic law...Rabbinical court , ossia : Beit Din (Al. Bayt, Bet) - "Casa del giudizio [legge]" corte di giustizia ebraica ... tribunale rabbinico. Ne deduciamo che Din sta per: giustizia, giudizio, sentenza 118) W.O.E Osterley Wisdom of Egipt and the Old Testament, 1998, p. 65 in the first line the first truth is an aramaic word (Kasht) nella prima riga la prima verit una parola aramaica (Kasht) 119) Jewish encyclopedia: La parola El ( ) Appare in assiro (UCI) e fenicio, come pure in ebraico, come un nome comune di Dio. Si trova anche nei dialetti del Sud-arabo, in aramaico, arabo, etiope e, come anche in ebraico, come un elemento di nomi propri. E 'utilizzato sia in singolare e plurale, sia per altri di e per il Dio di Israele. In nome di Dio, tuttavia, utilizzato principalmente nella poesia e il discorso profetico, raramente in prosa, e poi di solito con qualche epiteto allegata, come "un Dio geloso". Altri esempi del suo uso con qualche attributo o epiteto sono: El 'Elyon ("Dio altissimo"), El Shaddai ("Dio Onnipotente"), El' Olam ("eterno Dio"), El Hai ("Dio vivente") , El Ro'i ("Dio di vedere"), El elohe Israele ("Dio, il Dio di Israele"), El gibbor ("Hero Dio"). La derivazione comunemente accettata di questo nome dalla radice ebraica , "Essere forte", estremamente dubbia. E possibile trovare molti casi di parole composite contenenti la radice El; ad esempio in Isra-el. A questo proposito su Online Ethimology Dictionary troviamo: Yisra'el (ebraico) significa "colui che s'ingegna con Dio" (Gen. xxxii.28), 120) su internet: Risorse per lo studio della Bibbia e linguistica: Imperial aramaic ( c.600-c200 aC) alla parola hun si legge: hun- pronome personale- terza persona plurale maschile. Ci significa che vuol dire loro. 121) su internet : Balashon - Hebrew Language Detective: shin and sin: The letter marks two different sounds: sin and shin. Hebrew sin corresponds to Aramaic shin last of the 22 letters of the Hebrew alphabet - shin / sin ( la lettera ha due differenti suoni : sin e shin. Lebraico sin corrisponde allaramaico shin.ultima delle 22 lettere dellalfabetostinco /peccato)

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122) Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Perspicacia nello studio delle Scritture, vol.1, 1988, p. 447: Chir= citt.Chir associata a Elam, alcuni ritengono che doveva trovarsi pi o meno nella stessa zona di Elam, ad est del Tigri (Isaia 21:2) dove la Media, geograficamente vicina al paese di Elam, similmente abbinata ad esso.

Biul. La frazione Beol, che noi pronunciamo "biul", forse una parola ebraica e non un termine derivato da betulla, come finora asserito dai dizionari etimologici. Sul sito Hebrew-Bible dictionary si legge che il termine ebraico Beulah la cui pronuncia molto simile alla nostra, ovvero by'l, significa donna sposata e, nella Bibbia un nome allegorico di Israele (125). Beulah. Heb.,=married, used of a woman, in the Bible, allegorical name for Israel.Un nome simbolico per Israele, in riferimento alla restaurazione di Gerusalemme, che non sar pi chiamata "Forsaken" o "Desolata", ma "Hephzibah" - "La mia delizia in lei" e "Beulah" - "Married" (Is 62:4). Lerah-s-kha. Riguardo a questo toponimo, ho moltissimi dubbi, e infatti non sono riuscita a trovare il verosimile significato completo. Tuttavia leggendo A Dictionary of the Only Bible di John Brown (1807, p. 356) ho rilevato una possibile radice Lerh, che in ebraico significa insegnante (chabar-lerah, maestro di comunit; chabar, che una parola di origine aramaica, vuol dire comunit). Arvel. A proposito dellorigine e dellappartenenza linguistica del toponimo Revello, paesino situato ai piedi del Mum-Brack (Mombracco). Giovanni Peyron e gli Amici della Storia e dellArte di Revello (126) gi alcuni decenni orsono scrivevano che probabilmente Revello un nome di origine preistorica successivamente latinizzato in Revellum. Sempre secondo Peyron, i romani latinizzavano i nomi indigeni e a questo proposito, riprendendo gli scritti del Savio (127) ci dice: In Revello e nelle sue terre finitime non si ode mai la voce Revel, bens sempre Arvel. Ed questa certamente la forma verbale adoperata dal popolo sin dai tempi preistorici. Fortemente ancorato a questa convinzione, Peyron aggiunge (128): Per lo studio del nome e per la individuazione delle radici costituentiil termine, la storia e larcheologia non ci offrono forme del nome in periodo preistorico o protostorico, n possiamo servirci del termine per questo luogo in uso nel tempo romano. Lindagine migliore ci appare essere quella che prende il suo inizio dalla voce espressa in dialetto, poich essa pu eludere il travestimento fonetico fatto dai romani.Detto questo, ed appurato il fatto che non siamo gli unici ad aver individuato nella fonetica dialettale dei toponimi il significato linguistico verosimilmente autentico, riprendiamo il nostro ragionamento: in dialetto Revello si pronuncia Arvel e sappiamo che in ebraico la B si pronuncia anche V (come gi visto in Varaita); sappiamo anche che Arbel una localit del Galaad, vicina alla Galilea (129). Galaad pi volte menzionata nella Bibbia per essere la zona a est del fiume Giordano occupata dalle trib di Ruben e Gad e met di Manasse ( Bibbia, Nu 32:1,26,29; De 3:1216; Gios 13:11; 22:9-15; 2Re 10:33; Sal 60:7; 108:8). Ecco quindi che i riferimenti toponomastici ci riconducono allebraismo confermandosi anche in questo caso.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 123) Testimoni di Geova Perspicacia nello studio delle Scritture, 1988, vol. I, p.79 Ahi, da un termine che significa fratello; figlio di Abdiel capofamiglia della trib di Gad- 1Cr 5:15; uno dei quattro figli di Semer, capo principale della Trib di Aser-(1Cr 7:30,31,34). 124) su internet: The Old Testament Hebrew Lexicon: Roeh= profeta(uno dei termini per indicare i profeti e i veggenti Roh, termine derivante da una radice che significa vedere)
125) Hebrew-Bible dictionary: Beulah. Heb.,=married, used of a woman, in the Bible, allegorical name for Israel.

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126) G. Peyron Revello, Revello, 1982 a p.6. 127) G. Peyron Revello, Revello, 1982 a p.5 128) G. Peyron Revello, Revello, 1982 a p.10 129) Testimoni di Geova perspicacia nello studio delle scritture, vol I, p 177 : Arbel (Bet- Arbel -Casa di Arbel), in epoca imprecisata la casa di Arbel venne saccheggiata da Salman (Os 10: 14). Questa localit di solito viene identificata con Irbid, circa a 29 Kilometri a Sud-Est del Mare di Galilea, quindi in Galaad.

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I toponimi di Paesana con radice accadica e elamita


Finora abbiamo analizzato i toponimi in lingua ebraica e aramaica presenti nella nostra valle. Vediamo ora quelli che hanno radici accadiche ed elamite, cui si aggiungono quelli greci e in tempi storicamente recentissimi, quelli turchi e catalani (i francesi li tralasciamo perch sono dati per scontati ed esulano, al momento, dalla nostra traccia di studio). Vizu Veniamo quindi al Monviso. La grande montagna viene chiamata Vizu, termine che contiene la radice zur che significa roccia(130). Considerando per che la V potrebbe corrispondere alla B, come gi abbiamo visto con Varaita e Baraita, ecco che Visu potrebbe essere Bizu, una parola accadica, pronunciata con fonetica ebraica. Se cos fosse Vizu si traduce con buco, incavo, varco, fenditura (131). Laccadico era la lingua parlata dagli assiri in Babilonia nel periodo in cui gli ebrei furono sconfitti l condotti in prigionia. Cosicch durante il periodo babilonese gli ebrei utilizzarono questa lingua contemporaneamente all ebraico e allaramaico (che per dirla in parole povere, erano per loro come per noi litaliano e il piemontese). Con il tempo, questultimo sostitu laccadico e venne in seguito parlato in tutta la Mesopotamia. Sappiamo che alcune parole ebraiche hanno una radice accadica (132), questo dato, congiuntamente al fatto che Bizu significa buco lascia spazio a qualche riflessione e consente di riprendere le antiche teorie che indicano lapertura del Buco di Viso (guarda caso lo chiamiamo ancora oggi buco, come in accadico, e non traforo o galleria) ad epoche remote. Fu lEandi nel 1835 (133) che, nellintento di magnificare i Marchesi di Saluzzo, attribu a Ludovico II questopera nella quale il marchese intervenne probabilmente solo per un ripristino (134), poich difficile credere, come tuttora viene insegnato, che si sia potuto scavare un traforo cos impegnativo in un solo anno e mezzo: dal giugno 1479 al dicembre 1480. E`gi di per se impensabile ritenere possibile la realizzazione di tale galleria, scavata con fuoco, aceto e acqua bollente in soli 18 mesi, figuriamoci poi quale pu essere il nostro pensiero quando, facendo i calcoli col clima, ci rendiamo conto che i mesi di lavoro effettivo possono essere stati al massimo sei o sette pur tenendo conto che forse nel Medioevo linverno era un po pi mite. Tutti noi sappiamo che impossibile accedere alle Traversette, poste ad una quota di 2882 di altitudine, nei mesi compresi tra ottobre e giugno.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------130) Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Perspicacia nello studio delle Scritture, vol.1, 1988, p. 1241: Zur= roccia; idem, vol 1, a p. 159: Bet-zur= casa nella roccia
131) Su internet : Journal of Assyrian academic studies 2010, Assyrian Language : Bizu= buco,varco,incavo Durante i loro anni di esilio a Babilonia gli ebrei adottato anche la scrittura assira che era comunemente nota come Ketav Ashuri o il testo assiro. La legge esigeva infatti che un rotolo della Torah essere fosse scritto in lingua assira..

132) Sul Sito internet: Terrasanta. Net dei frati francescani, Padre Massimo Pazzini scrive: Per comprendere i significati di shalom (e della radice shlm) nella Bibbia ebraica occorre fare un passo indietro e rivolgersi alla lingua accadica.
133) Statistica della Provincia di Saluzzo di G. Eandi (1835), p. 54: ...Questa galleria da alcuni scrittori senza fondamento attribuita al Cartaginese Annibale, da altri al gran Pompeo, e da altri infine ad un Delfino di Vienna, questa galleria, che gi si volle servisse alle scorrerie dei Saraceni, quando invasero le Alpi del Delfinato, venne senza dubbio aperta circa l'anno 1480 sotto la

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dominazione del marchese di Saluzzo Ludovico secondo. Lo scopo dell'apertura tendeva a rendere sicuro il passaggio per l'entrata del sale, drapperie e metalli provenienti di Francia, e per, l'uscita dell'olio di noce, del vino, del riso, della canapa, ed altri prodotti dalle terre del marchesato di Saluzzo...

Il Buco di Viso, ovvero la galleria delle Traversette, che attraversa il Monviso

Quindi, come considerare attendibile questa affermazione, alla quale dobbiamo aggiungere la storia dei sabbatati (vedi capitolo precedente)? Non dimentichiamoci infatti che secondo gli storici ufficiali, i nostri antenati portavano i sandali di legno ai piedi (sabot). Pensarli al mese di gennaio, in mezzo ai ghiacciai e alla tormenta, a piedi nudi (perch secondo le suddette teorie i nostri volevano imitare i francescani), a 3.000 metri di quota, intenti a portare carichi impressionanti di legna su un dislivello di 2.000 metri (per chi non lo sapesse, dai mille metri in su non ci sono pi le piante) per poter scaldare lacqua che, con laceto, serviva a spaccare la pietra sembra un quadro talmente surrealista che si stenta a credere che qualcuno labbia sostenuto seriamente. Ci nonostante, senza tener minimamente conto di queste evidenze concrete, nel corso dellOttocento furono accantonati gli studi precedenti nei quali lapertura della galleria del Monviso veniva riconosciuta come opera antichissima, attribuita oltre che a Re Cozio anche ad Annibale e a Pompeo, cio ai cartaginesi e ai romani (135), i quali, forse, a pi riprese la restaurarono varie volte nel corso della storia.

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Il Buco di Viso dunque un traforo verosimilmente molto pi antico del Marchesato di Saluzzo anche perch si dice che proprio di l, e non dal pi pericoloso valico delle Traversette, sia passato Desiderio, Re dei Longobardi per venire in esilio a Paesana dopo essere stato imprigionato in Francia da Carlomagno (136). Sebbene la vicenda longobarda venga negata della storiografia ufficiale, nonostante lesistenza dei documenti che la riportano, il fatto non pregiudica lantichit della nostra galleria che, chiamandosi in accadico Bizu potrebbe essere stata costruita molto prima di quanto asseriscono tutte queste teorie messe insieme, ovvero attorno al 500 a. C. dagli schiavi ebrei deportati in Valle Po, e non nel 1400 d. C. dai loro stessi discendenti. Usthana Infine. Per quanto concerne il toponimo Usthana (Ostana), troviamo risposte nella lingua Elamita, che lo traduce in :avere un bel posto ma che che significa anche governatore di Babilonia (137).Cosa che, nel primo caso, risponde ad una caratteristica paesaggistica reale del borgo. Ostana un magnifico villaggio, che ha un panorama stupendo, soleggiatissimo, con una vista sul Monviso e sulle Alpi davvero eccezionale. Lelamitico fu una delle lingue ufficiali dellimpero persiano dal VI al IV secolo a. C., e poich a quel tempo lImpero persiano si estendeva dalla Mesopotamia, Egitto, Palestina , fino alla Libia, ecco qui torniamo sulla questione dei Libici e degli ebrei deportati a Babilonia e da l forse in Piemonte. Il Regno elamitico aveva come capitale Susa (sar un caso, ma anche nelle nostre Alpi come gi detto, abbiamo Susa che era la capitale del Regno di Re Cozio al quale la nostra valle apparteneva), citt poco distante da Babilonia, luogo principale in cui furono deportati gli israeliti. La storia ci informa con precisione che parte dei prigionieri ebrei, catturati dagli assiri, da Babilonia furono condotti a Elam. Come dice J. Kajon, sintetizzando una vastissima letteratura biblica e rabbinica: Furono esiliati in Babilonia, esilati in Elam, e la Shekhinah (spirito personificato del popolo dIsraele) era con loro(138). Ancora in riferimento alla dispersione del popolo dIsraele, Elam e la Shekhin scritto: Allo stesso modo in cui Dio e Israele sono andati in esilio, insieme ne faranno ritorno, quando gli israeliti un giorno ritorneranno dallesilio, ritorner anche la Shekhin insieme con loro, come detto: ritorner il Signore tuo Dio con i tuoi deportati (139). Un documento babilonese del 502 a. C. ci dice inoltre che la Trib di Giuda durante la prigionia babilonese aveva un funzionario superiore chiamato Ushtani o Usthana e questo spinge a supporre che i nostri Levi della Valle Po fossero stati qui deportati insieme ad una parte della trib di Giuda (140), posta sotto la giurisdizione di Ustana che era il Governatore di Babilonia. Ecco quindi spiegato quali potrebbero essere le connessioni con la storia del nostro toponimo Ustana, luogo nel quale, come gi detto prima, un cognome del luogo e un borgo si chiamano Chiri,

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parola che corrisponde al nome di una citt di elamita.

I toponimi di Paesana di origine greca, turca e catalana


Ancora ad Ostana, che a quanto pare potrebbe essere la chiave per comprendere i misteri della nostra valle, compare anche il toponimo Miri (141), termine usato nellImpero Ottomano per indicare una porzione di terreno, una propriet fondiaria. Sia i Miri che i Can sono termini che vanno distinti dai precedenti finora analizzati inquanto presumibilmente introtti in valle in epoche molto pi recenti, probabilmente nel Medioevo. Che Miri stia ad indicare una propriet si palesa anche nel confronto con il Can usato ad Agliasco (Najashkh), parola di origine catalana e qui introdotta dai marrani in fuga dalla Penisola iberica nel Medioevo, che vuol dire casa, propriet. Ad Agliasco abbiamo i Can di Picca e Can di Bossa che in catalano stanno ad indicare le Case Picca, Case Bossa. I Can di Agliasco, corrispondono quindi ai Miri di Ostana. Questi toponimi ci fanno capire i differenti gruppi di persone insediatesi in valle in epoche diverse. Nel caso delle famiglie di Naashkh (Agliasco), per quanto Nene Picca (che un po`la nostra memoria storica) affermi con certezza che la sua famiglia e quella dei Bossa, oltre che la mia, provenissero dalla Savoia e da Chambery ho qualche dubbio in proposito. Ovvero, i miei vengono da Chambery, ma i Picca e i Bossa forse sono arrivati da pi parti e attraverso differenti ondate, cosicch un ramo catalano, probabilmente gi insediato qui, deve avere accolto i parenti fuggiti dalla Francia. Poich appare ovvio che il nucleo principale di queste famiglie era catalano o comunque legato a radici catalane, senn non avrebbero mai chiamato Can le loro propriet. La regione spagnola della Catalogna sub una delle forme pi violente di antisemitismo del Medioevo. La maggior parte degli ebrei catalani fu cacciata dal paese alla fine del 300. I Picca e i Bossa, arrivati qui dalla Savoia e Chambery potrebbero essere inizialmente scappati dalla Catalogna e riparati in Savoia, dovendo poi fuggire anche di li per causa della persecuzione del 1490, istigata nel 1466 da Luigi di Nizza o di Provenza, un medico ebreo convertito, a cui il Duca aveva chiesto di fare un inventario dei libri degli ebrei di Chambry accusati di stregoneria e di sacrilegio (142). Ma di queste cose parleremo pi avanti.
Note: 134) D. Cerri O papa, o irreligione,anarchia e morte, 1859 p. 203 cos la costruzione dello stesso antecede d'assai le epoche assegnate dai pi moderni scrittori, che forse illusi da amor patrio , o parziali ragioni, vollero tributarne l'onore a Lodovico II signore del Saluzzese, il quale probabilissimamente non ne l.i i tranne il restauratore 135) D. Cerri O papa, o irreligione,anarchia e morte, 1859 p. 203: Questa secolare galleria con molta verisiraiglianza si pu credere che fosse dessa opera dei cartaginesi o romani, meramente di Cozio re delle Alpi cozie ; perocch antichissimo tradizioni di alcuni scrittori, e dei paesi Unitimi attribuiscono simile apertura ad Annibale, oppure al gran Pompeo. Essendosi cotesto famoso generale cartaginese fermato in Italia per diciotto anni, egli provvide con quella sua somma scaltrezza al mantenimento delle sue milizie per questa via di comunicazione sicura e spedita, di grande costanza, dottissimo egli stesso 136) D. Cerri O papa, o irreligione,anarchia e morte, 1859 p. 203: Oltra il tragitto di questa galleria per penetrare in Francia, ve ne esiste ancora un altro pi lungo e pericoloso invero sul colle della Traversette alla sinistra del Monviso, ab immemorabile praticato tanto dai saluzzesi, quanto dai francesi. Per uno di questi due ebbe a passare Desiderio re dei longobardi, quando dopo una lunga cattivit sofferta in Vienna nel Delfnato, ottenne il permesso da Carlo Magno suo vincitore di venire e di fissare il suo soggiorno in Paesana, secondo narra il Moriondo137 ) J. Tavernier Iranica in the achameneid period (ca.550-330b.C), p. 211: (H)ustana: having a good place (Ustana = avere un buon posto): A.Kuhrt The persian empire, p. 735, qui la studiosa si pone linterrogativo sul fatto che Usthani e Usthana, un personaggio importante, siano due modi per indicare la stessa persona , cio il Governatore babilonese al tempo di Dario..; A Goetze - 1944 , Additions to Parker and Dubberstein's Babylonian Chronology: discovery in Babylonian tablets of Tat- tenai, called Ushtani, governor of Babylon ......' (La scoperta in tavolette babilonesi di Tat-tenai, chiamato Ushtani, governatore di Babilonia); R. P Dougherty Writing upon Parchment and Papyrus among the Babylonians 1928 : Ushtani was governor of Babylon and the district beyond the river in the 3rd year of Darius.. (Hustani il Governatore di Babilonia e del distretto oltre il fiume nei tre anni del regno di Dario); C. Clark Kroeger, M. J. Evans The IVP women's Bible commentary , 2002:.. mentioned in a Babylonian record dated 502 BC Judah as well as all of Syria- ... to a higher official, Ushtani, over the combined satrapy of Babylon... (menzionato in un documento babilonese del 502 d. C. la trib di

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Giuda, cos come tutti i siriani hanno un un funzionario superiore, Ushtani, sopra la satrapia di Babilonia...) 138) J. Kajon, La Storia della filosofia ebraica, 1993, p. 239 : il furent exils en Babylonie, exils en Elam, la Shekhinah demeura avec eux. 139) B. Moriconi, G. Immarrone, Antropologia cristiana, 2001, p. 646. 140) C. Clark Kroeger, M. J. Evans, The IVP women's Bible commentary , 2002:.. mentioned in a Babylonian record dated 502 BC Judah as well as all of Syria- ... to a higher official, Ushtani, over the combined satrapy of Babylon... (menzionato in un documento babilonese del 502 a. C. la trib di Giuda, cos come tutti i siriani hanno un un funzionario superiore, Ushtani, sopra la satrapia di Babilonia...) 141) su internet: Archivio istituzionale universit degli Studi, Roma 3, S. Meridionali Leredit Ottomana- Il dominio turco: 15221912 p. 69: nellAnatolia, cuore della Turchia, non vi furono in nessuna epoca dei grandi proprietari terrieri ed una classe aristocratica che possedessero intere province, come la Persia e alcune regioni arabe. La terra o era di propriet dello Stato (Mir) o propriet di fondazioni religiose (Wacf) o privata propriet del contadino (Mulk).. lo Stato percepiva diritti e si serviva dei feudatari delle terre vicine mir o wakf come esattori ; Rivista di diritto agrario, Volume 34, s. n. 1955, p. 192: Le Terre Miri: il termine Miri fu adoperato per indicare la terra sulla quale fosse stato garantito dallo Stato, ad un persona privata, il diritto di sfruttarle.norme successorie valide per le terre Miri, la terra di principio torna allo Stato. Quindi Miri- Chiri potrebbe voler dire esattore della citt?

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Localizzazione dei toponimi semitici in Valle Po

142) Enciclopedia Giudaica: Solomon ibn Verga racconta di un generale persecuzione degli ebrei in Savoia e in Piemonte nel 1490. Gerson (l.c. p. 236) pensa, non senza ragione, che questa persecuzione sia stata istigata nel 1466 da Luigi di Nizza o di Provenza, un medico ebreo convertito, che fu incaricato dal duca Louis di fare un inventario dei libri degli ebrei di Chambry , che erano stati accusati di stregoneria e di sacrilegio.

Quindi, sintetizzando, ecco la toponomastica nostrana di radice semitica :


Peysana (valle)= Pey-sh-nah= parola/splendore/si prega= Valle della preghiera Varaita (valle)= Baraita= esterna (o della ripetizione)= Valle esterna Chisone(valle)= Chisun=Quishon= torrente= Valle del torrente Pellice (valle)= Pelsh= Pelesh= intrusi/invasori/filistei= Valle dei Filistei Naashkh= Naiash= serpente, Kh= sottomettere= serpente/ sottomesso Gad= soldato/ nome di una delle trib dIsraele scomparse Sana= odio/ a fianco Ramai= traditori/manipolatori/imbroglioni Ram= alta (localit alta) Br-sh-Jh= sorgente/luminosa/ Dio= sorgente luminosa di Dio
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Mum-Brak= impurit- inginocchiarsi Khast-El-Un-Din= verit/Dio/loro/ sentenza= verit del giudizio di Dio Hun-Sin= loro peccato Hustana= bel posto/ governatore di Babilonia Chiri= citt Bathi= Bat-Ahi= figlia di Ahi Beul= Beulh= Biul= donna sposata/ Israele Bet (laghi del Bet, Miniere del Bet, Colle del Bet, grotta del Bet)= casa di Ro= Roh= profeta/visione/profezia Arvel= Arbel (citt della Galilea) Susa= Susa (antica citt elamita) Vizu= Bizu= buco Chiri = citt Miri= propriet Paddan= Mesopotamia Alpes= pascoli Lerah-s-(kha)= mestro, capo.

I cognomi di Pey-sh-nh nella genealogia ebraica

Sono moltissimi i cognomi della Valle Po, peraltro considerati piemontesi doc che sorprendentemente appaiono nella genealogia ebraica. Cito solo quelli di Paesana nella loro trascrizione del XVII secolo, ma potrei fare lo stesso per lintera valle, dove non mancano ad esempio i Nasi (principi nellebraismo), e trovare le medesime risposte. Si tratta di cognomi sefarditi e askhenaziti riferiti alle due grandi comunit ebraiche (sinagoghe) esistenti, che cos si distinguono: i sefarditi sono gli ebrei dell'area spagnola e del mediterraneo, invece gli askenaziti sono quelli della parte centro- orientale dell'Europa, Polonia , Ungheria, Russia ecc. Questi i cognomi di Paesana (praticamente tutti escluso il mio(?)) che si trovano nella genealogia ebraica di facile consultazione su internet Avotaynu: Consolidated Jewish surname index, di cui
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riporto anche i codici di classificazione e i riferimenti darchivio e bibliografici : Adrit, (Adret 039.300 PQY). Questo un cognome sefardita (143). E singolare notare che mentre molti cognomi ebraici risultano oggi modificati nella versione moderna tanto che per i genealogisti risulta quasi una sfida tentare di ricavare gli equivalenti nella loro forma modernail nostro Adrit pressoch invariato. E`ovvio infatti che nel corso di 800 anni i cognomi tendano a modificare per errata trascrizione o mutata fonetica. Il nostro Adrit cambia pochissimo sostituendo una i con la e. Il cognome Adret nel libro sulla storia degli ebrei dAragona appare tra quelli resi noti allinquisizione della denuncia degli ebrei convertiti al cristianesimo, i conversos, che frequentemente collaboravano con gli inquisitori denunciando i loro congiunti. Aguto, (Agout 053.000 J) un cognome sefardita (144) rilevato in Borgona tra il 1546 e il 1905. Lorigine di questo cognome, molto antica e nobiliare. Appartiene ad un casato spagnolo che risale allanno 809 nella persona di Fernand Fernandez Agudo, capitano di Re Alfonso II, distintosi nella Battaglia di Roncisvalle. Lo scudo degli Agudo presenta tre stelle doro a sei punte (stella di David) su campo verde.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 143)Questo cognome appare nel Dizionario dei cognomi sefarditi (II volume), il cui titolo originale : Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition by Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano (2003); inserito nelle fonti bibliografiche della Genealogia ebraica Sourcebook for Jewish Genealogies and Family Histories by David Zubatsky and Irwin Berent e nella lista dei Cognomi Sefarditi depositata presso lUniversit di Harvard (consultabile su internet). Sul sito internet di Genealogia sefardita, Sephardim. com., viene riportato il cognome Adrit nei due volumi, "A History of the Jews in Christian Spain", di Yitzhak Baer. In un libro sugli ebrei di Aragona, dal titolo "History of the Jews in Aragon", di Jean Rgn (1978), tra i nomi sefarditi registrati durante il periodo 1213-1327 144) sul sito: The Jewish Gen Family Finder (JGFF); e sul sito Sephardic. Com

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Alberto, (Alberto 087.930 JKPZ). Cognome sefardita (145). Alberto il nome di nobile casato, sorto probabilmente in Francia e diramatosi in Aragona, Isole Baleari, Catalogna e Provenza. Gli Alberto, che a seconda delle localit hanno variato il nome in Albert, Alberti, Albertin e Alberto hanno generato molti uomini darme e i loro blasoni sono sono nove. Sul sito della genealogia sefardita scritto che si tratta di un lignaggio di origine francese che ha sviluppato pi rami di discendenza: Albert, Albert, Albertn y Alberto. La denominazione Albert sembra essere la pi antica ed considerato originario dalla Provenza, anche se vi sono opinioni differenti che a questo proposito indicano la nascita degli Albert in Piccardia e nel Roussilon. Comunque siano le cose, in tempi molto antichi un ramo di questo casato si spost in Spagna assumendo le diverse varianti del nome originario Albert, Albertn y Alberto . Alberto si trova anche in alcuni studi che documentano le radici giudaiche dei Brasiliani ed compreso nellelenco di circa mille di cognomi sefarditi di immigranti a Brasile. Allio, (Allia 080000 DJK) (146) inserito in diverse liste e perci non ho capito se askenazita o sefardita, anche se propenderei per questultimo. inserito nella lista JewishGen Belarus Database, in quella del The JewishGen Family Finder (JGFF), e nellelenco Family Tree of the Jewish People. Anselmo (Anselm 064860 JOR). Askhenazita (147). Diffuso in Germania, in Russia e pi recentemente negli Stati Uniti. questo cognome riportato nel Dizionario dei cognomi degli ebreitedeschi dal titolo Dictionary of German-Jewish Surnames. Aymaro (Aimer 069000 A, Aymer 069000 T). E un cognome askhenazita (148), pricipalmente localizzato in Polonia e molto diffusosi negli Stati Uniti dal 1654. Presenta moltissime varianti. Alcune di queste sono: Aymar, Aymer, Aimer, Eimer . Barnaodo (Barnaut 796300 N). Si tratta di un cognome askhenazita (149) localizzato nella Galicia, territorio posto tra Polonia e Ucraina, che fu anche la regione pi popolata e pi settentrionale dellImpero austro-ungarico. Perci da non confondere con la Galizia spagnola.
Note :

145) Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition di Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano (2003); sul sito Les Fleurs de l'Orient, e nella lista Family Tree of the Jewish People; sito Sephardic. Com ; "Raizes Judaicas no Brasil" di Flavio Carvalho (1992) , in Origem Judaica dos Brasileiros", di Jose Geraldo Rodrigues de Alckmin Filho (lista su internet). 146)inserito nella lista JewishGen Belarus Database, in quella del The JewishGen Family Finder (JGFF), e nellelenco Family Tree of the Jewish People. 147) Dizionario dei cognomi degli ebrei-tedeschi dal titolo Dictionary of German-Jewish Surnames di Lars Menk (2005); il cognome Anselm inserito anche nellelenco Index to Russian Consular Records (38,533 surnames). La lista comprende 70,000 nominativi legati a scambi commerciali tra la Russia zarista e gli Stati Uniti tra il 1849-1926. 148) Sul sito, Jewish Records Indexing - Poland. Dal libro di Malcom H. Stern, First American Jewish Families (1991). 149) I cognome Barnaut appare nello studio di Alexander Beider Dictionary of Jewish Surnames from Galiciar (2004). 84

Barra, (Barra 790000 JKVYZ). Cognome sefardita (150) menzionato dallinquisizione spagnola. in "Sangre L'elenco un risultato di un censimento della Chiesa Cattolica delle comunit ebraiche di Spagna e indica anche i nominativi dei giudei convertiti al cristianesimo. Questo cognome, nella variante Barrah portoghese. Barrera (Barrera 799000 JPY). un cognome nobile sefardita (151) radicato in Castiglia ma anche molto esteso in tutta la Penisola Iberica. Di questo ceppo abbiamo alcune notizie: nel 1536 a Pedro de la Barrera, conquistatore delle Indie, fu dato titolo nobiliare dall Imperatore Carlo I nel 1536; molti Barrera fuggirono in Brasile e altri finirono col rendersi crypto-ebrei (furono vittime di conversioni forzate). Barrial (Barral 798000 AKPY). Questo cognome appare nel Dizionario dei cognomi sefarditi (152) e nella Lista dei cognomi sefarditi sul sito internet di Avotaynu.Alcuni rami di questa famiglia sono documentati in Polonia in epoche piuttosto recenti. *Battaglio (dialett. Batai) (Batai 730000 D) E un cognome askenazita (153) prevalentemente circoscritto al territorio russo. Benzo (Benz 764000 AJKX). Questo cognome quello del grande statista Camillo Benso di Cavour, il quale, evidentemente, doveva avere ascendenze ebraiche. E un cognome ashenazita (154) ed registrato in Polonia e Germania. Molti Benz, discendenti dei sopravvissuti dallolocausto, vivono oggi negli Stati Uniti e Canada. Billot, (Bilet,Billett 783000 ABYKNVX). Lo troviamo nella genealogia sefardita (155) ed anche presente nellelenco dei cognomi polacchi. Bolla, (Bolla, 78000 G). E un cognome ebreo-ungherese , perci askenazita (156).
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 150) Il cognome si trova in "Sangre Judia" di Pere Bonnin, un elenco di 3.500 nomi usati dagli Ebrei o assegnato a Ebrei dal Sant'Ufficio di Spagna. Si tratta di una lista redatta per censire le comunit ebree di Spagna e indica anche i nominativi dei giudei e giudeo-conversi al cristianesimo. Il cognome Barra, nella variante Barrah, appare anche in una lista detta di Bevis Mark. Si tratta del Registro dei circoncisi 1715-1775 di Isaac ed Abraham De Paiba pubblicato da Bevis Mark (1991),concernente la Comunit ebraica portoghese di Londra. 151) Sul sito internet di Avotaynu Lista dei cognomi sefarditi; David Gitliz La segretezza e linganno: la religione dei crypto-ebrei (1996). 152) Sul sito internet di Avotaynu Lista dei cognomi sefarditi. 153) Sul sito internet di Avotaynu. 154) Sul sito internet di Avotaynu. 155) Sul sito internet di Avotaynu. 156) Sul sito internet di Avotaynu.

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Boneto (Bonet 76300 ABHKXY), un cognome sefardita (157) che appare spesso anche nella variante Boneti: (5)i nomi sefarditi hanno estratto dal libro, "Trovando Nostri Padri", da Dan Rottenberg.; (22) dal libro, "la Storia degli Ebrei in Aragona", da Regne. Essenzialmente una serie di decreti reali dalla Casa di Aragona. Contiene dei nomi sefarditi registrati durante il periodo 12131327.; "Sangre Judia" (il "Sangue Ebreo") da Pere Bonnin. Un elenco di 3.500 nomi usati dagli Ebrei o assegnato a Ebrei dal Sant'Ufficio (il la Santo Oficio) di Spagna in questo stesso elenco il nome appare anche nella variante Boneti. Bonomo, (Bonomo 766000 JKPUWY). Questo cognome sefardita (158) compare nella lista dellinquisizione spagnola e nelle liste di ebrei in fuga verso il Brasile.in "Sangre Judia" (il "Sangue Ebreo") di Pere Bonnin. Un elenco di 3.500 nomi usati dagli Ebrei o assegnato a Ebrei dal Sant'Ufficio (il la Santo Oficio) di Spagna. L'elenco un risultato di un censimento di comunit Ebree di Spagna dalla Chiesa cattolica e come trovato nelle a tempo di record di ricerca (46) "Diciionario Sefaradi De Sobrenomes" ("il Dizionario di Cognomi sefarditi") : Questo riferimento fornisce il migliaio di nomi sefarditi di immigranti a Brasile. Borgia, (Borgia 795000 Y). Cognome sefardita (159), notissimo ed estremamente nobile. Scritto Borgia o Borja originario da un unico ceppo radicato nella citt di Borja. Alcuni rami di questa famiglia hanno dato origine a casati di grande nobilt, non da ultimo quello di Papa Borgia. Borrello, (Borello 798000 JK). E un cognome sefardita (160). Bozo, (Bozo 740000 Q). E un cognome ebreo ma non sono riuscita a capirne di pi. Questo cognome inserito nello studio di David Zubatsky and Irwin Berent Sourcebook for Jewish Genealogies and Family Histories, edito nel 2004. Bozza, (Bozza 46 Shepardim.com). Bozza un cognome di ebrei sefarditi fuggiti in gran numero in Brasile durante linquisizione spagnola (161). Bozzy, ( semplicemente il plurale di Bozo o Bozza).
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 157) Dan Rottenberg, Finding our fathers: jewish genealogy, 1996 ; "History of the Jews in Aragon", di Jean Rgn (1978); "Sangre Judia" (il "Sangue Ebreo") di Pere Bonnin, op. cit. . 158) "Sangre Judia di Pere Bonnin, op. cit.; "Diciionario Sefaradi De Sobrenomes" , op. cit. 159) Sul sito internet di Avotaynu. 160) Sul sito di genealogia ebraica JewishGen Family Finder e sul sito Online database Family Tree of the Jewish People. Inoltre appare nellelenco A Large Selection of Sephardic Jewish Surnames. 161) Bozza inserito nel "Diciionario Sefaradi De Sobrenomes" che tratta largomento della fuga degli ebrei e dei convertiti verso le Americhe. Il cognome, nella variante Boza appare anche nello studio "Raizes Judaicas no Brasil" (Radici giudaiche in Brasile) di Flavio Rammenda Carvalho, op. cit..

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Burdigha (Burdyga 7935000 R), pare si tratti un cognome askhenazita (162). Carasso, (Carasso 594000 JKPUWYZ) sefardita (163). Crespo, (Crespo 494700 JKPY) E un cognome sefardita (164) nobile di Burgos, Navarra, Aragona, Rioja, Jaca e Santander. E segnalato anche nei Balcani trail 1400 e il 1900 e nella lista degli ebrei che fuggirono in Brasile durante linquisizione. Dana,(360000Dana ABJKPTWYZe). E`un cognome sefardita (165). Nei secoli scorsi era molto diffuso a Beirut, Damasco, Libano, nellImpero Ottomano, Siria, Alessandria dEgitto. Dana presente nel Dizionario dei cognomi sefarditi Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition by Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano. Danna, (360000 Danna AKP). Pi raro del precedente, appare nel dizionario dei cognomi sefarditi (166). : Dictionary of Sephardic Surnames (seconda edizione) di Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano Dao, (Dau 3000000 AK) Questo cognome, parrebbe essere molto diffuso in Polonia nella variante Thau e Tau. Molto pi raro nella versione Dau che la pi vicina alla nostra. Dau parrebbe circoscritto in Prussia nella provincia di Bydgoszcz. Si tratta quindi di un cognome askenazita (167). Do, (Doh 300000 J) Probabile variante di Dao-Dau- Thau. Doh, nella variante nostrana, un cognome di probabile origine prussiana localizzato in Alsazia (Francia) e probabilmente da l giunto anche in Piemonte. Si tratterebbe quindi di un cognome askenazita (168).

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 162) su internet: presente nel fascicolo Index to Russian Consular Records . 163) Carasso appare in "Sangre Judia" di Pere Bonnin, op. cit.; e nel "Diciionario Sefaradi De Sobrenomes", op.cit. nella lista degli ebrei fuggiti in Brasile. 164) Crespo appare nel libro: "Gli Ebrei del Balcani- La comunit giudeo-spagnola dal 15esimo al 20esimo secolo" (Sephardi Jewry: a history of the Judeo-Spanish community, 14th-20th centurie) di Esther Benbassa e Aron Rodrigue, 2000; nel libro "la Segretezza e l'Inganno: La Religione dei Crypto-ebrei", di David Gitlitz (op. cit.) e in "Sangre Judia" di Pere Bonnin, op. cit.; nel libro"Diciionario Sefaradi De Sobrenomes", op.cit. 165) Dana presente nel Dizionario dei cognomi sefarditi Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition by Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano, op. cit.. 166) Dictionary of Sephardic Surnames (seconda edizione) di Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano, op. cit. 167) appare sul sito online Jewish Records Indexing - Poland Allinterno di questa lista, Dau parrebbe circoscritto in Prussia nella provincia di Bydgoszcz. 168) Doh, dalla lista sul sito internet: JewishGen Family Finder.

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Durando (Durand 396300 JKPWYZ). E un cognome sefardita (169). Eymaro (Eymer 069000 A). E un cognome askenazita (170). Garcino (Garcin 594600 KP). Sefardita (171), un cognome molto diffuso (nelle varianti Gershon, Korkin, Garcon ecc.) anche in Russia, Polonia, Lituania, Germania, Francia. Garcino, anche nella variante Garsin presente in Spagna. come rilevato nel Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition di Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano. Garneryo (Garnero 596900 Z). Questo cognome parrebbe essere ebreo dadozione (172) poich registrato un Egitto (Cairo) nel 1944 alla nascita dei figli di un probabile matrimonio misto (Garnero sposa una donna ebrea?). Scritto in tale modo, Garnero appunto, appare in questo unico caso sulla lista degli ebrei sefarditi. Sefarditi sono per altro cognomi molto simili e molto frequenti: Charnero, Carnerio ecc. Garrino (Garin 596000 BCHJKg). Askhenazita (173), questo cognome si trova nei documenti delle comunit ebraiche di Polonia, Lituania e Romania. Gelos (Gelis 584000 ACKLNRUh), un cognome askenazita (174) registrato in Russia, Polonia e Lituania. Tra le varie fonti menzionate dal sito genealogico Avotaynu, appare nel dizionario dei cognomi ebrei nellImpero Russo dal titolo Dictionary of Jewish Surnames from the Russian Empire(Revised Edition) di Alexander Beider, 1993.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 169) Lo troviamo nel Dizionario dei cognomi sefarditi, dal titolo Dictionary of Sephardic Surnames- seconda edizione- di Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano op. cit. 170) Lo troviamo in Polonia e si presenta in molte varianti: Eymer, Ejmer, Eimer, Immer, Amer, EmerSi trova sul sito: Jewish Records Indexing - Poland. 171) Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition di Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano, op. cit. 172) appare sul sito internet di genealogia ebraica Les fleurs de lOrient. 173) Sul sito internet Avotaynu 174) Dictionary of Jewish Surnames from the Russian Empire(Revised Edition) di Alexander Beider, 1993

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Gilly, (Gilly 580000 JVZ). Molto raro, forse un cognome ebreo dadozione (conversione o matrimonio) anche se appare nella genealogia sefardita (175). Lo anche troviamo in Germania.Gilly anche un cognome valdese. Giraudo (Giraud 593000 KZ). E`un cognome sefardita (176) circoscritto alla regione del Limousin (Francia) in cui appare registrato dal 1600 come riportato dal sito Les Fleurs de l'Orient (sito di genealogia sefardita) Giuliano, (Julian 186000 AJKQY). Cognome sefardita (177) diffusosi a Venezia, in Polonia, in Inghilterra. Gontero (Gonter 563900 CKLn). E askenazita (178) e lo troviamo nel Dizionario dei cognomi ebrei dellImpero Russo cos come nellelenco dei cognomi ebrei della Lituania. Martino, (Martino 693600 JKVW) . E un cognome sefardita (179), che ha dato vita ad un importante casato nobiliare con diversi rami sia nella Penisola Iberica che in Francia. Dal sito Separdim.com apprendiamo che Martino, ebrei convertitisi al cristianesimo erano considerati nuovi cristiani. Sospettati di cripto-giudaismo finirono in blocco nelle maglie dellinquisizione. Laccusa verso di loro non riguardava, come comunemente avveniva, i singoli individui, ma tutta la famiglia e cosiintero ceppo dei Martino fu messo sotto-controllo dallinquisizione. Dalle liste degli ebrei vittime della persecuzione del SantUffizio apprendiamo inoltre che alcuni di loro ritornarono allebraismo, altri si diedero alla fuga alla fine del 1500 recandosi in Argentina e Inghilterra. Mattio- Mathio, Matio (Mattio 630000 KV). E un cognome antico che presenta molte varianti: Matthia, Matti, Mathau, Mattie, Mati, Majtei..ecc. ed inserito nellelenco sul sito Family Tree of the Jewish People(180).

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 175) Sul sito internet Sephardim. com. 176) Sito internet: Les Fleurs de l'Orient (sito di genealogia sefardita) 177) Sul sito Sephardim.com. Informazioni su questo cognome si possono rilevare anche nel libro, "la Storia degli Ebrei in Venezia", di Cecil Roth e nel libro, "I sefarditi d Inghilterra", di Albert M. Hyamson. 178) Sul sito Avotaynu e nel testo Dictionary of Jewish Surnames from the Russian Empire: Revised Edition by Alexander Beider, op. cit. 179) Questi aspetti sono rilevabili nel libro, "Gli Ebrei nel Brasile Coloniale", di Arnold Wizhitzer, nel libro "La Segretezza e l'Inganno: dal testo la Religione di theCrypto-ebrei", da David Gitlitz, nel libro "Judios Conversos" da Mario Javier Saban, nel libro "Sangre Judia" da Pere Bonnin (che raccoglie un elenco di 3.500 nomi usati dagli Ebrei o assegnato a Ebrei dal Sant'Ufficio ed il risultato di un censimento di comunit ebraiche di Spagna da parte della Chiesa cattolica), dal Registro dei circoncisi di Isaac ed Abraham De Paiba (1715-1775) di Bevis Mark, e dal libro "Conversos in prova" da Haim Bienart. Questultimo testo la storia della comunit di ebreiconvertiti di Ciudad Real nella met del 15mo secolo. 180) si trova nellelenco del sito Family Tree of the Jewish People.

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Maunero (Mauner 6690000 AW).E un cognome askenazita (181) abbastanza raro trovarlo nella nostra trascrizione, come risulta dal sito di genealogia. E molto diffuso in Polonia, soprattutto nelle varianti Meiner, Maenner, Miener Maynero (Mayner 669000 ABC) lo stesso cognome del precedente solo che molto pi comune. Si trova in Polonia e Lituania (182). Mina, (Mina 660000 AHKP). E un cognome presente nel Dizionario dei cognomi sefarditi (183). Nel corso dei secoli si diffuso in Polonia e Romania. Mineto (Mineto 663000 B) riportato nel database di genealogia ebraica della Lituania (184). Nicolino (Nicolin 658600 J ). Questo cognome appare nelle liste di genealogia ebraica anche nella variante Nikolin e Nikulin che coincide con la pronuncia piemontese del nostro Nicolino ed localizzata in Romania. Ne consegue che i nostri Nicolino dovrebbero essere askenaziti (185). Olliva (Oliva GJKPTYl, Olivi 087000 JKZp) . Olliva o Oliva un cognome sefardita (186) perseguitato dallinquisizione. Molti componenti di questa famiglia fuggirono in Brasile per sfuggire al SantUffizio ma poi furono perseguitati anche l. Peglione (Peglion 758600 KZ). Forse un cognome adottivo, ovvero un cognome non ebreo entrato nella genealogia ebraica per conversione e matrimonio. E comunque inserito nella genealogia sefardita, ma resta da approfondire (187). (de) Petris, (Petri, 739000 BIJKV). E un cognome verosimilmente askhenazita (188), localizzato in Ucraina, Polonia, Scandinavia e Germania.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 181) dal sito internet Jewish Records Indexing - Poland. 182) Per approfondire la storia di questo cognome, consultare i siti: Jewish Records Indexing - Poland ; All-Poland Database ; All Lithuania Database. 183) nel testo Dictionary of Sephardic Surnames: Second Editiondi Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano, op. cit. 184) sul sito di genalogia ebraica: All Lithuania Database. 185) sul sito: JewishGen Family Finder. 186) Oliva compare nel testo "Sangre Judia" di Pere Bonnin. Molti componenti di questa famiglia fuggirono in Brasile per sfuggire al SantUffizio ma poi furono perseguitati anche l, come dimostrato da "Raizes Judaicas no Brasil" di Flavio Mendes Carvalho e nel libro " e dal libro A Origem Judaica dos Brasileiros", di Jose Geraldo Rodrigues de Alckmin Filho. 187) sul sito Les Fleurs de l'Orient 188) E rintracciabile sui siti: All-Poland Database, All Scandanavia Database, JewishGen Family Finder, Family Tree of the Jewish People, Gedenkbuch, Surnames German Jews.

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Peyroto, (Perot, 739000 W, Perotti KQZ). E principalmente localizzato in Francia (189) e si presenta con notevoli eccezioni: Perot, Perriot, Perret, Perotin. E`un cognome che si presta infatti a molte varianti fonetiche e quindi a differenti trascrizioni. Ad esempio sappiamo che il rabbino di Chambery accusato nel 300 di aver avvelenato i pozzi col morbo della peste si chiamava Peyret Picha, (Picha 750000 RZ). Il cognome Picha, nelle varianti Piha, Pica, Picca sefardita (190) e localizzato in Francia (Borgogna) e in Egitto (Cairo e Alessandria). Picha- Zoc (Zoch 450000 AKN). E un cognome doppio. Come abbiamo visto sopra, Picha sefardita mentre Zoch askhenazita polacco (191). Putto, (Put, 730000 L). Put un cognome askenazita (192) russo e lo troviamo nel dizionario specifico di genealogia ebraica. Quindi, se da un lato Putto potrebbe significare bambino in italiano antico e quindi non avere nulla a che vedere con la genealogia ebraica, resta il fatto che, inserito nel nostro contesto e considerata la presenza in valle di molti cognomi askhenaziti, potrebbe essere litalianizzazione di Put. Razzetto (Rassett, 943000 A). Rassett un cognome askenazita (193) polacco. Reggio, (Reggio 950000 JKP). E un cognome sefardita (194). Roseta (dial. Ruset), (Roset 943000 ABJMNW). E un cognome askenazita (195) principalmente registrato in Polonia, nella Galicia polacca e in Germania. Sibilia (Jewish family name p. 716, nota 59, Sibilli- Sibili 478000 Y ). Sefardita (196) potrebbe significare Siviglia, ovvero persona proveniente dalla citt di Siviglia oppure, se derivato da Sibili essere un cognome ebreo aragonese registrato tra il 1213- 1327.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 189) sul sito Avotaynu. 190) sul sito Sephardim.com 191) sul sito internet: Jewish Records Indexing - Poland. 192) su : A Dictionary of Jewish Surnames from the Russian Empire: Revised Edition by Alexander Beider . 193) rintracciabile sul sito Jewish Records Indexing - Poland. 194) si trova nel: Dictionary of Sephardic Surnames: Second Edition by Guilherme Faiguenboim, Paulo Valadares, Anna Rosa Campagnano, op. cit. 195) sui siti internet: Jewish Records Indexing - Poland, All-Poland Database, Family Tree of the Jewish People, A Dictionary of Jewish Surnames from the Kingdom of Poland, A Dictionary of Jewish Surnames from Galicia (Polonia). 196) H. Guggenheimer, E .Guggenheimer, Jewish family names and their origins: an etymological dictionary , 1992, p. 716, nota 59 ; il cognome Sibilia anche rintracciabile nel libro, "la Storia degli Ebrei in Aragona", di Rgn, op. cit.

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Silvestri, (Silvestre 487439 J). E un cognome ebreo-ungherese, quindi askenazita (197), rilevato dal sito: JewishGen Family Finder. Talliani, (Tallian 386000 Q). Questo cognome citato nel libro Sourcebook for Jewish Genealogies and Family Histories by David Zubatsky and Irwin Berent. E una probabile contrazione del termine italiani- italiano (198). Oltre a questi nominativi reperibili nel censimento della popolazione di Paesana del 1633 (199) da notare che anche quelli dei 132 eretici banditi dal Duca di Savoia nel 1622 (200), salvo alcuni casi un po incerti, quali Mondone (Mondion), Mayrone (Mairan) e Peglione (Peglion), erano presumibilmente ebrei tutti gli altri: Gavino (Gavin), Maria (Maria), Ellia (Ellia), Bertone (Berton), Bonetto (Bonet), Sibillia (Sibilli o Sibilia). Di alcuni cognomi sono riuscita a saperne il significato consultando il testo Jewish family names and their origins: an etymological dictionary (201): Benzo, ad esempio, un diminutivo di Bertoldo, Billet viene dal nome biblico Bilha (tra laltro Bilia un cognome saluzzese) e lo troviamo in Genesi 29:29, Barra vuol dire essere pio, Dana e Danna sono cognomi di antiche famiglie sefardite (ebrei spagnoli) e derivano da Dan e Daniele e il loro significato professare la religione. Carasso un cognome sefardita, Garin vuol dire sorriso, Bonomo definisce il tipo di persona quindi un buon uomo, Mina vuol dire vetro, Reggio indica la provenienza da una delle citt italiane (Reggio Calabria, Reggio Emilia), Razet significa rosa che il colore della trib di Neftali, Roseta vuol dire piccola rosa, Sibilia significa proveniente da Siviglia (202). Particolare il cognome Sibilia che ebreo ma potrebbe avere unorigine araba. Eopinione di P. Wexler che molti cognomi considerati ebrei sefarditi, di fatto siano il prodotto di una certa confusione con nomi arabi derivanti dai toponimi. Si tratta di uno studio molto contestato, tuttavia davvero interessante (203). Infine: unici cognomi di tutta Paesana risultanti estranei alla genealogia ebraica sono Fenoglio e Ghigonetto. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 197) rilevato dal sito: JewishGen Family Finder. 198) questo cognome citato nel libro Sourcebook for Jewish Genealogies and Family Histories by David Zubatsky and Irwin Berent. 199) Archivio Comunale e Vindimmio, di Francesco op.cit. vol 1 p.119-124 200)Vindimmio di Francesco, op.cit. vol 1 p.83 201) Heinrich Walter Guggenheimer, Eva H. Guggenheimer Jewish family names and their origins: an etymological dictionary, 1992, a p. 716: 202) Heinrich Walter Guggenheimer, Eva H. Guggenheimer Jewish family names and their origins: an etymological dictionary, 1992, a p. 716: Sibilia ( city in Spain); 203) P. Wexler The non- jewish origin of the sephardic jews, 1996, p. 132: some arabic names derived from toponyms begin to assume romance forms among iberian jews in the late 14th century, for example Axibil (1321), Axivil (1352), Ar-Isbilyya Seville vs. de Sibilia (1373) and Sevillano (late 15th century)> Sp Sevilla ( alcuni nomi arabi derivati da toponimi cominciano ad assumere forme fantasiose tra gli ebrei iberici alla fine del secolo 14, per esempio Axibil (1321), Axivil (1352), Ar-Isbilyya Seville vs. de Sibilia (1373) e Sevillano (fine del XV secolo) > PS Sevilla) 92

* Battaglio il nome italianizzato di Batai. Nel nostro contesto il toponimo (in dialetto) di una localit di Paesana da cui prende il nome la famiglia Battaglio.

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I valdenses di Paesana, in fuga da Francia, Catalogna e Portogallo


Abbiamo visto che i cognomi antichi paesanesi, tutti inseriti nella genealogia ebraica sono di provenienza provenzale, spagnola e tedesca. I Borgia e Sibilia (Siviglia), ad esempio, sono spagnoli; Maynero e Maunero sono tedeschi E`difficile per documentare con esattezza le ragioni che possono aver spinto queste persone ad insediarsi nella Valle Po. Da alcuni racconti di famiglia, raccolti da Antonio Picca (Nene) sappiamo che parte dei Picca e Bossa e di Agliasco (Nahiask), sono arrivati qui dalla Francia. Loro, cos come i Ghigonetto erano in fuga da Chambery. Nel caso di Picha e Bozza, trattandosi di cognomi ebrei sefarditi (spagnoli) possibile che insediatisi in Francia in un periodo imprecisato, siano poi giunti nel Marchesato di Saluzzo a causa dallinquisizione. Perseguitati nel periodo della peste nera del 1348, gli ebrei furono espulsi dalla Francia meridionale nel 1394 e poi ad ondate successive, in particolare tra il 1466 e il 1490.. Pertanto si presume che queste famiglie siano giunte qui, approdando ad Agliasco, in una di queste ondate. Per non tutti i fuggiaschi venivano dallo stesso posto, perch, a proposito dei Crespo, ricordo perfettamente che quando ero bambina, la signora Rina Crespo (che abitava nei pressi del mulino, lungo la strada che porta al cimitero), scomparsa molti anni fa, mi raccontava che in tempi molto antichi i suoi antenati erano arrivati a Paesana scappando dal Portogallo e lei non sapeva perch. Al che io le dicevo: a si? Anche i tuoi sono scappati? Pensa che anche i miei sono scappati dalla Francia!... da Chambery! Una conversazione, la nostra, su fughe e misteri che ci sembrava assolutamente attuale e soprattutto del tutto normale. Per quanto riguarda i Ghigonetto (Guigonetto) i racconti, nella loro nebulosit, sono un po pi corposi degli altri ma anche per certi versi, contradditori. Ci dicono che erano tre fratelli fuggiti dalla Francia, da Chambery. Dai nostri racconti di famiglia sappiamo che arrivarono a Calcinere dopo qualcosa,i Ghigonetto sun p d s, sun ariv s, dopuquand sun ariv iautri ieru gi s (i Ghigonetto non sono di qui, sono arrivati qui dopo, quando sono arrivati a Calcineregli altri erano gi qui). Quindi sappiamo che hanno raggiunto qui altri fuggitivi da Chambery, che loro conoscevano bene e che li avevano preceduti, ma non sappiamo chi fossero. Questo dettaglio importante perch ci fa capire che i fuggiaschi si spostavano in gruppi, provenienti anche da molto lontano. I Ghigonetto del ramo di Agliasco tramandano la notizia della fuga da Chambery, mentre il ramo dei Ghigonetto di Calcinere pur specificando la medesima provenienza, menzionano una tappa ad Embrun. In fuga per oscuri motivi, appaiono nei documenti pesanesi del 1630, anno in cui il cognome, peraltro piuttosto raro, compare nella lista dei caporali di ruata per la guardia al castello (Marcello Guigonetto), nel censimento della Chisola del 1633 con Gioanni Bartolomeo Guigonetto e Giacomo e fratelli de Guigoneti alla borgata Roseti e Calvinone. Lesistenza agli inizi del Seicento di pi rami genealogici, Calcinere e Chisola, Roseti e Calvinone lascia intendere che in quellepoca fossero gi insediati in valle da qualche generazione. Per quanto ne sappiamo Guigonet un cognome illustre del Contado Venassino. Si tratta del casato dei baroni di Sanas, Cavallion, Les Taillades, Riez. Il fatto poi che a Paeseana il cognome sia trascritto nel censimento del 1633 de Guigoneti mi invita a non escludere la possibilit che i nostri provengano proprio da l, dalla Provenza. Un dato curioso, che ho potuto rilevare dopo complicate ricerche, che alla fine del 500, il baroneAntoni de Guigonet sposa la marchesa Marguerite de Sabran di Avignone, dopodicch di lui, dei suoi figli e discendenti non si sa pi niente.
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Totalmente scomparsi dalla storia, il loro blasone e le loro propriet furono assorbite dal casato de Sabran, per poi finire in eredit a una lontana parente dei de Sabran stessi. Unaltra cosa singolare che la maggior parte dei documenti concernenti i Ghigonetto di Paesana si legano ad attivit militari: caporali di ruata nel 600, capitani, furieri e ufficiali in epoca napoleonica (Antonio, Michele, Battista ecc.). Anche la lapide posta in Memoria sulla facciata del Municipio ricorda tre Ghigonetto morti in battaglia durante le Guerre dIndipendenza. Tutte queste cose non possono essere casuali. Forse questi Ghigonetto hanno portato avanti una tradizione militare incorporata da secoli. Tra laltro: dai documenti osserviamo che il cognome negli archivi di Paesana registrato Guigonetto fino al 1800, dopodich si tramuta in Ghigonetto. Fatte queste considerazioni, va sottolineato che Guigonet, in epoca medievale, anche semplicemente un nome proprio di persona (come Mario, Giacomo ecc.) abbastanza in voga in Savoia e Provenza. Ecco quindi che lorigine dei Nostri potrebbe essere molto pi semplice e meno altisonante di quanto prima accennato. Infine, non possiamo escludere ancora unaltra possibilit che si vocifera in famiglia da sempre: Guigonet potrebbe non essere il loro vero cognome, la qual cosa sarebbe comprensibile se si fosse trattato di un nominativo facilmente distinguibile ed ultra- ricercato dallinquisizione. Un fatto per appare chiaro: i nostri Ghigonetto, non erano n calvinisti n ugonotti, altrimenti si sarebbero insediati sul versante di Pratoguglielmo e non certo a Calcinere. Di loro sappiamo che attraversarono le Alpi con un grosso mulo. Questo particolare significativo poich lascia intendere che chi giungeva e si insediava nel Marchesato di Saluzzo non era completamente povero. Probabilmente quelli che arrivavano in valle dovevano corrispondere in denaro il diritto di insediarsi: acquistando il terreno per costruirsi la casa, i boschi e prati per poter lavorare la terra e sopravvivere (non credo proprio che i Marchesi concedessero tutto questo gratis). Del resto, il fatto stesso che i Marchesi prima, e i Savoia poi, abbiano espropriato case e terreni alle famiglie calviniste di Pratoguglielmo, Beol e Biattonet, vuol dire che quelle stesse case, stalle e terreni erano di loro propriet; evidentemente le avevano acquistate, senn non ci sarebbe stato lesproprio e successivamente la richiesta di un riscatto in denaro per riprenderne possesso. Quindi, il mulo in questione sar servito per il viaggio (trasporto degli effetti personali, coperte e vivande e tutto il necessario per affrontare le intemperie e i bivacchi sulle Alpi) ma avr anche rappresentato un valore in se stesso, poich facilmente barattabile o sostituibile in denaro. A questo proposito Domenica Alberto (Meca) di Calcinere (classe 1919), la cui nonna materna era Ghigonetto, mi diceva che stando ai suoi racconti di famiglia, i Ghigonetto erano passati da Embrun. Si tramandava infatti che appena giunti a Calcinere, come prima cosa si fossero avvicinati alla fontana pubblica per far bere il mulo, che proprio non voleva saperne. Cosicch, dopo un certo tira e molla con lanimale, che tra laltro era anche molto forte e di grandi dimensioni, uno dei tre fratelli avrebbe esclamato ma at pias p la funtana?(non ti piace la fontana?) si sa i muli sono abitudinari), aggiungendo preoccupato: vs pas turn beivi Embrun? (non vuoi mica tornare a bere ad Embrun?). Si, perch a quanto pare lanimale non solo si era bloccato ma si era poi voltato per incamminarsi con fermezza sulla via del ritorno. E cos continu a fare, quotidianamente, per tutti gli anni a seguire. Era un mulo nostalgico! Ora, come conciliare la versione che vede i Ghigonetto giunti da Chambery e quella che li dice arrivati da Embrun? Quello che non si capisce come mai da Chambery questi miei antenati siano scesi a Embrun per poi tornare indietro e risalire in Piemonte. Sarebbe stato infatti molto pi semplice venire direttamente da Chambery anzich fare tutto quel giro. Ma chiss come andarono le cose: forse in fuga da Chambery in una delle ondate repressive verificatesi tra la met del 300 e la fine del 400, si sarebbero recati inizialmente verso il Contado Venassino, per poi fuggire nuovamente ed arrivare qui.

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Questa una possibilit che va tenuta in considerazione, visto che gli stessi storici dellebraismo ipotizzano percorsi a tappe, non necessariamente lineari, quale caratteristica degli spostamenti che facevano gli ebrei europei scappando qua e l nei secoli dellinquisizione. Pare infatti che gli ebrei piemontesi si siano mossi raggiungendo a pi tappe gli amici o i parenti insediati in altre localit della Francia, apparentemente pi tranquille, per poi muoversi non appena si scatenava una nuova ondata repressiva. Ma non solo. Lesodo ebraico dalla Francia verso il Piemonte stato delineato come un fenomeno di grande entit, addirittura un vero e proprio spostamento in massa (204). In sintesi stando ai racconti di famiglia: una parte dei Bozza e dei Picha sarebbero giunti qui da Chambery e da altri imprecisati villaggi della Savoia, i Crespo dal Portogallo, i Guigonetto da Chambery passando per per Embrun. Volendo avanzare alcune ipotesi sulle ragioni di tutte queste fughe: Savoia- Chambery. Sappiamo che Chambery e in Savoia furono gli ebrei a dover fuggire nel 1348 a causa della peste. Possiamo quindi ipotizzare che i Picca i Bossa di Agliasco siano giunti in valle nel 1348 quando gli ebrei, accusati di aver avvelenato i pozzi col terribile morbo per uccidere i cristiani, furono perseguitati in tutta la Savoia e massacrati proprio a Chambery (205).
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 204) M. Luzzati in Lespulsion des juif de provence et de lEurope mediterranenne (XV-XVI sicle), 2005 : a p. 136 : les juifs provenent de France installs dans le Pimontmettent en vidence lentit dune immigration caractrise par un dplacement presque en masse dune population juive dans une aire proche 205) A. Foa gli ebrei in europa: E nel luglio del 1348, nel Delfinato, che gli ebrei furono accusati per la prima volta di aver avvelenato i pozzi e le fontane per spargere la peste tra i cristiani. Dal Delfinato, laccusa si sparse rapidamente in Savoia, dove il conte dAosta Amedeo VI ordin uninchiesta, in seguito allinsistente voce pubblica di avvelenamento: dodici ebrei furono arrestati e posti alla tortura. Molti confessarono. Cos, a Chtel, sul lago di Ginevra, il mercante di seta ebreo Agimet ammise di aver sparso polveri velenose su incarico di un rabbino di Chambry, in pozzi e cisterne di Venezia, Calabria, Puglia e Tolosa, nel corso dei suoi viaggi daffari ; 1)Gerson, "Notes sur les Juifs des tats de la Savoie ", in" Rev. Et. Juives, "VIII. P. 235; confrontare Loeb," Un episodio de l'Histoire des Juifs de Savoie ", in" Rev. Et. Juives, "Capitale del dipartimento della Savoia, in Francia: Quando gli ebrei furono cacciati dalla Francia da Filippo Augusto nel 1182, molti di loro si rifugiarono a Chambry e nella campagna circostante, in particolare a Yenne, Seissel, Aiguebelle, e Saint-Genis..; Costa de Beauregard, lc; "Gesch. Der Juden", VII. P. 362: In 1348, at the time of the Black Death, the Jews of Chambry were accused of having poisoned the wells at the incitation of Rabbi Peyret and Aboget, a rich Jew. (Nel 1348, al tempo della peste nera, gli ebrei di Chambry furono accusati di aver avvelenato i pozzi su incitazione di Rabbi Peyret e Aboget, un ricco Ebreo. Molti di loro furono massacrati a Chambry, Montmlian, Chillon, Chatel, Yenne, etc.); in "Mmoires de la Socit Savois. d'Histoire et d'Archologie ", xv,. 21, citato da Gerson in" Rev. Et. Juives, "VIII p. 239: In 1417 two converted Jewish physicians, Guillaume Saffon and Master Pierre of Macon, were commissioned to examine the books of the Jews at Chambry in order to find therein the alleged blasphemies against the Christian religion with which they had been charged ("Mmoires de la Socit Savois. d'Histoire et d'Archologie," xv. 21, cited by Gerson in "Rev. Et. Juives," viii. 239). (Nel 1417 due medici ebrei convertiti, Guillaume Saffon e Maestro Pierre di Macon, furono incaricati di esaminare i libri degli ebrei di Chambry per trovarvi le presunte bestemmie contro la religione cristiana delle quali erano accusati ); In At the request of the archbishop of Lyons, Marie de Berry, duchess of Bourbon, who governed the city of Trvoux in the absence of her husband, Jean de Bourbon, had the Jewish books examined in 1430. (Su richiesta dell'arcivescovo di Lione, Marie de Berry, duchessa di Borbone, che governarono la citt di Trvoux in assenza del marito, Jean de Bourbon, aveva esaminato i libri ebraici nel 1430). The physician Ayme (Amadeus), a converted Jew of Chambry, was commissioned to examine works written in Hebrew, and to translate the passages that were to be condemned ("Rev. Et. Juives," x. 34). (Il medico Ayme (Amadeus), un Ebreo convertito di Chambry, fu incaricato di esaminare le opere scritte in ebraico, e di tradurre i passaggi che dovevano essere condannati); ibidem p. 239: He also conducted an inquiry against the Jews of Savoy, whose books he ordered to be burned. (Ha inoltre condotto un'inchiesta contro gli ebrei di Savoia, ha ordinato quali libri dovevano essere bruciati).Solomon ibn Verga ("Shebe Yehudah") tells of a general persecution of the Jews in Savoy and Piedmont in 1490 . (Solomon ibn Verga ("Shebe Yehudah) racconta di una generale persecuzione degli ebrei in 96

Anzi, per essere pi precisi, i documenti storici ci dicono proprio che il 10 agosto 1348 gli ebrei di Chambery furono sterminati. Catalogna. Tuttavia considerando che a Paesana i cognomi Picca e Bossa sono diffusissimi e rilevato che ad Agliasco abbiamo i Can di Picca e Can di Bossa che in catalano significa Casa dei Picca e Casa dei Bossa, ritengo possibile che il ramo principale di queste famiglie provenisse dalla Catalogna e non dalla Savoia. Sappiamo infatti che le persecuzioni di ebrei e marrani si fecero sentire moltissimo anche in Catalogna. A Barcellona, insieme ad altre citt quali Siviglia e Valencia, durante il 1391 gli ebrei, o pi probabilmente i cristiani di origine ebraica furono sterminati e tutte le loro case saccheggiate.. La comunit ebraica di Barcellona cess di esistere nel 1393 (206) e ci avvenne nonostante che re Giovanni II dAragona si fosse impegnato a fondare una nuova comunit ebraica nel 1392. Gli ebrei non tornarono pi in quella citt e fecero bene, visto che le cose peggiorarono sempre di pi. Infatti, qualche decennio dopo, nel 1424 Alfonso V dAragona eman provvedimenti molto rigidi e tra questi quello che stabil che gli ebrei potevano risiedere in citt solo per periodi massimi di 15 giorni.. Portogallo. Per quanto riguarda i Crespo probabile che siano giunti a Paesana in occasione dellespulsione degli ebrei nel 1497 dal Portogallo (207). Sul versante portoghese, che a noi interessa per capire perch i Crespo siano fuggiti per arrivare qui, la spiegazione ci viene offerta da Cecil Roth (208), nel suo citato libro sulla Storia dei Marrani. Lo storico, alle pagine 162 e 163, afferma che i marrani fuggivano dal Portogallo cercando di raggiungere paesi estranei al cattolicesimo. La meta preferita era la Turchia, ma anche le coste pi vicine dellAfrica. La loro fuga fu per molto difficile a causa di due editti, nel 1499 e nel 1521, che proibivano a tutti i nuovi cristiani di lasciare la nazione. Cosicch, per non far capire la loro volont di fuga i marrani usavano pretesti commerciali per recarsi nelle Fiandre o in altre nazioni cattoliche, e da l attraversavano le Alpi e lItalia per raggiungere i Paesi mussulmani. Per cui oggi noi ci domandiamo, non senza qualche polemica, quale fosse il ragionamento dei portoghesi, visto che avevano in odio i neo-convertiti e nel contempo non li lasciavano uscire dal loro territorio: avevano forse in progetto di sterminarli tutti? Al di l di queste domande, significativo apprendere che per fuggire passavano dalle Alpi (209) ecco perch i Crespo sono qui.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: Savoia e in Piemonte nel 1490). Gerson (op. cit. 236): thinks, not without reason, that this was the persecution instigated in 1466 by Louis of Nice or Provence, a converted Jewish physician, commissioned by his god-father, Duke Louis, to make an inventory of the books of the Jews of Chambry, who had been accused of witchcraft and sacrilege. ...(pensa, non senza ragione, che questa era la persecuzione istigata nel 1466 da Luigi di Nizza e di Provenza, (in quelloccasione) un medico ebreo convertito, su incarico del duca Luigi, fece un inventario dei libri degli ebrei di Chambry, accusati di stregoneria e di sacrilegio) This accusation was later acknowledged to be false (Costa de Beauregard, lc p. 106; compare "Rev. Et. Juives," viii. 239). (Questa accusa fu in seguito dichiarata falsa). In 1430 the Jews were confined to a special quarter assigned to them by Amadeus VII. (Nel 1430 gli ebrei furono confinati in un quartiere speciale- ghetto- assegnato loro da Amedeo VII). The count of Savoy compelled them to wear, like the Jews of France, a wheel, half red and half white, upon the left shoulder ("Rev. Et. Juives," x. 33).. (Il conte di Savoia costrinse ad indossare, come gli ebrei di Francia, una ruota, met rosso e bianco e mezzo, sulla spalla sinistra )They were finally forced to leave Chambry in consequence of the general banishment of the Jews from Spain in 1492. (Loro,- gli ebrei- sono stati infine costretti a lasciare Chambry in conseguenza della messa al bando generale degli ebrei dalla Spagna nel 1492). 206) M. Kayserlyng, in <<rev. Etudes Juives>>, 1894, XXVIII, 114

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Ma perch i fuggiaschi si rifugiavano nellAlta Valle Po?


Come abbiamo visto i cognomi di Paesana, esclusi i Ghigonetto, appartengono alla genealogia ebraica. Sappiamo che alcuni di loro erano in fuga da Chambery e altri dal Portogallo. Ma allora perch si sono fermati qui sulle montagne e non hanno raggiunto i Segre, i Levi, i Lattes, anchessi fuggiti dalla Francia, e insediatisi a Savigliano o a Saluzzo? Le risposte potrebbe essere due: 1)erano giudeo-cristiani. Erano ebrei che avevano abbracciato il cristianesimo a modo loro: continuavano a osservare i Precetti, si istruivano nella Yeshiv, applicavano la Legge, discutevano talmudicamente pur considerando il messaggio e linsegnamento di Cristo; che oltretutto probabilmente percepivano come una sintesi del pensiero della Scuola di Hillel, ovvero di una scuola rabbinica precedente a Cristo in sintonia con gli insegnamenti cristiani. Questa scelta di accogliere il messaggio cristiano per li metteva sicuramente in una condizione di non ritorno presso le comunit dorigine. Nello stesso tempo si manifestava l incompatibilit con lambiente cristiano proprio per una profonda divergenza culturale, anche semplicemente nei comportamenti del vivere quotidiano. 2)erano ebrei ma non avevano sufficienti mezzi economici per potersi dichiarare pubblicamente, tutelandosi con consistenti risorse di natura economica. Forse non avevano abbastanza denaro per potersi comprare limmunit. Gli ebrei saluzzesi, infatti, erano ricchissimi banchieri e col loro potere economico potevano mettersi in luce, uscendo quindi allo scoperto, garantendosi per nel contempo limmunit (210). I nostri, invece, pur dotati del necessario per potersi insediare sul territorio (acquistando casa, boschi e terreni, pascoli e animali per lavorare e sopravvivere) forse non potevano far leva su una posizione di forza come la loro loro.
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207) Cecil Roth, Storia dei Marrani, 2003, a p 162 208) Cecil Roth, Storia dei Marrani, 2003, a p 162-163 209) Cecil Roth, Storia dei Marrani, 2003, a p 163: I marrani ottenevano il permesso di lasciare il Paese per una meta diametralmente opposta,in genere le Fiandre,da li ripartivano attraversando le Alpia volte attraversavano anche lItalia 210) Cecil Roth Storia dei marrani, 2003, a p. 168: Gli ebrei possedevano una sola arma con la quale rivalersi di questa selvaggia esplosione dodio: quella economica.

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Spogliati del denaro e delle risorse economiche La tattica di spogliare di ogni avere le comunit ebraiche, da parte dellaristocrazia, per raccimolare denaro e propriet era una pratica ampiamente sperimentata e piuttosto diffusa in quellepoca. A tal proposito sappiamo che dopo lo sterminio di 62 intere famiglie di Chambery accusate nel 1348 di aver sparso il morbo della peste nera, nel 1466 il Duca di Savoia ordin uninchiesta contro tutta la comunit ebraica di Chambery che venne accusata di: omicidi rituali di bambini cristiani in occasione della Pasqua (dicevano che li uccidevano crocifiggendoli per berne il sangue), stregoneria, di provocare aborti alle donne cristiane, di insultare le autorit. Tutti gli ebrei di Chambery furono imprigionati, condannati al rogo e privati dei loro beni poich questi servivano al Duca di Savoia per onorare un debito contratto col Conte di Bresse (211). Dal canto loro, gli ebrei, comprese le vere ragioni di quellattacco e capita lavidit del Duca riuscirono in molti a riscattare la libert pagando, oltre allesproprio, unammenda grandissima in denaro per avere salva la vita. I documenti riferiscono con precisione che i sopravvissuti lasciarono la Savoia cercando rifugio in Piemonte (212).

I sottogruppi tra la popolazione della valle Ecco dunque la spiegazione sul perch gli ebrei di Chambery finirono in Valle Po e non a Saluzzo: non avevano pi niente, erano stati spogliati di ogni ricchezza. Erano fragili e facilmente vulnerabili. Ne consegue che la mancanza consistente di mezzi per potersi esporre deve aver determinato senza dubbio la necessit di nascondersi. E cos, mentre gli ebrei di Saluzzo si difendevano probabilmente a suon di mazzette, i nostri, quando non potevavano far diversamente, si difendevano gioco-forza a suon di mazzate restando nellanonimato e nellombra. I nostri antenati infatti, riparati in valle Po hanno potuto difendersi raggruppandosi nei vari borghi secondo delle logiche di gruppo che noi oggi non sappiamo spiegare, poich va sottolineato che pur essendosi tutti compattati in un unico fronte difensivo i nostri marrani si distinguevano (e si distinguono tuttora) in sotto-gruppi specifici con caratteristiche differenti. Oncino (Un-sin): quelli di Oncino (Un-sin) sono considerati bella gente, fisicamente prestanti ma allo stesso tempo scaltri, furbi, affaristi. Per questi motivi, considerati molto negativi, sono trattati con diffidenza circospezione dal resto della valle;
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211) AA.VV. Mmoires de Acadmie des sciences, belles lettres et art de Savoie, 1854, p. 105. 212) (J.L. Chabot, S. Gal, C. Tournu Figures de la mdiation et lien social, 2006, p. 78.

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Crissolo (Crisol): quelli di Crissolo, a nostro giudizio (ma si badi bene che loro di noi dicono lo stesso) non sono n belli n brutti e sono in competizione con noi di Paesana per il primato sulla valle. Perci ci si percepisce vicendevolmente con affetto e un po diffidenza. Noi diciamo che sono egoisti e pensano principalmente a loro stessi; loro dicono che stando bene loro (economicamente) per logica stiamo bene anche noi.Cosicch, su questa premessa, ci si sabota vicendevolmente in ogni iniziativa economica, ingaggiando poi polemiche e lamentele mai pi finite. Calcinere (Causinere calce nera/ calcinai ?): gli abitanti di Calcinere hanno grande forza fisica e di carattere, sono rigorosi, guerrieri, decisi, coraggiosi, tutti dun pezzo, leali e onesti. Non gente da far volare la mosca al naso. Ostana (Hustana): quelli di Ostana (Ustana) sono belli, forti, onesti e buoni. Sono molto rispettati e tendenzialmente poco propensi alle polemiche. Se ne stanno fuori dalla mischia, forse anche perch si trovano a met strada tra Paesana e Crissolo. Agliasco (Naiashkh): sono considerati i pi belli di tutta la valle: alti, forti, sani, raffinati. La loro caratteristica principale lintelligenza: sono considerati intelligentissimi e per questo molto stimati da tutta la valle.

In futuro sar necessario approfondire le conoscenze e le ragioni di queste differenti caratteristiche per comprendere meglio la provenienza delle famiglie e gli specifici legami. Non da ultimo bisognerebbe anche rianalizzare il fenomeno rilevato dagli studiosi Iancu-Agou e Perani circa lassenza di marrani in Provenza (213). Sappiamo che ovunque in Europa i cristiani di origine ebraica sono stati perseguitati, inquisiti, mandati al rogo perch giudicati marrani , cio cristiani giudeizzanti. Stranamente questo fenomeno non si registra in Provenza. Una tale anomalia che certamente pu avere molte spiegazioni, lascia per spazio allipotesi che i marrani provenzali siano finiti tutti qui, su per le Alpi. Ecco perch in Provenza non c traccia di criptogiudaismo.
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Note : 213) D. Iancu-Agou, Les Juifs exils de Provence (1486-1525), in Lespulsion des juif de provence et de lEurope mediterranenne (XV-XVI sicle), 2005, p. 119-134 : semble quil ny ait pas eu en Provene au debut di XVI sicle de relle propension au crypto-judaisma (sembra che non ci sia stata in Provenza agli inizi del XVI secolo una reale propensione al crypto giudaismo); M. Perani Jufs provenaux en Sardaigne , in Lespulsion des juif de provence et de lEurope mediterranenne (XV-XVI sicle), 2005 ; a p. 83 : il ny a jamais eu de marranisme provenal.. (non c mai stato il marranesimo in Provenza..

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I canti in ebraico nelle Alpi Cozie e Marittime


Un altro dato, assolutamente sorprendente, riguarda la constatazione dellutilizzo della lingua ebraica in un canto popolare medievale delle nostre valli e di quelle poste sul versante francese. Tra laltro singolare notare che tale canto fa parte anche del patrimonio tradizionale dei Valdesi di Guardia Piemontese (Calabria), cio di quei valdesi che per fuggire dallinquisizione ripararono al sud nei secoli scorsi. Si tratta de Lase dAlegre una canzone che prende in giro un asino allegro. Il testo ci dice che Lasino allegro lascia la vita per il convento, dando in eredit gli occhi a chi gi ci vedeva benissimo, le orecchie a chi gi ci sentiva benissimo, le sue ossa ai cani, la coda ai cuochi per scacciare le moishas dai fornelli. Ora, stabilito che quel moishas suona gi di per s un po strano, vediamo cosa dice il ritornello comunemente ritenuto una specie di trullall poetico e senza senso. Sebbene possa per qualche istante balenare lidea che il gioco di parole del ritornello ruoti attorno alla parola levra , cio lepre, il rapporto non regge poich levrin non esiste in piemontese, il diminutivo di levra levrot(piccola lepre) e il levran non c`, una parola che non significa niente Lequivoco interpretativo tra la parola lepre e il vero significato del ritornello appartiene probabilmente alla logica del marrano e dei messaggi criptati tipici di chi si nasconde e dialoga solo con i propri simili. Qui di seguito il testo della canzone come viene comunemente trascritto avendone perso il significato: Lase dalegre L'ase d'Alegre fai testament Laissa la vida per lo convent E levrin e levron ton-ton E levran dalin e levrin e levron Laissa las chambas ai pauri sps Quora corrin, corrin au galp E levrin e levron ton-ton E levran dalin e levrin e levron Laissa s'aurelhas ai pauri chrnhs Quora auvin, auvin da luenh E levrin e levron ton-ton E levran dalin e levrin e levron Laissa l'uelhes ai pauri brnhs Quora vein, vein da luenh E levrin e levron ton-ton E levran dalin e levrin e levron Laissa l'sses ai pauri chans Quora mordin fasin an! an! E levrin e levron ton-ton E levran dalin e levrin e levron Laissa la coa ai cusiniers Parar las moishas dai potagiers E levrin e levron ton-ton E levran dalin e levrin e levron

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Prendendo ora in analisi il ritornello, subito osserviamo che la scansione sbagliata o per meglio dire il testo stato trascritto sbagliando la scansione della parlata: lo rileviamo innanzi tutto attraverso quel dalin che incontestabilmente da Lion, cio da Lione che corrisponde alla roccaforte Valdese. Da notare inoltre, che sebbene ci non pregiudichi affatto la traduzione, nella versione cantata a Borgo San Dalmazzo si dice levr dalin e non levran da Lin. Ecco comunque cosa salta fuori se prendiamo in mano un dizionario di lingua ebraica. In ebraico il nostro ritornello si scrive: E levrin e lhevron (ton-ton) E lhevra da Lin e l evrin e lhevron Che tradotto significherebbe: E gli ebrei e gli alleati (ton-ton) E il gruppo di Lione e gli ebrei e gli alleati Per comprendere il significato di Evri sufficiente accedere a un qualsiasi sito internet per leggere il suo significato: Evri= the Hebrew Nation of the Torah, ossia il popolo ebraico. Per quanto riguarda Hevron , apprendiamo che la pronuncia ebraica di Hebron il cui significato il seguente: Hebron (Habar 598) significa essere uniti, unita, alleata. I derivati sono: (Heber 598a), azienda, associazione; (Haber 598c), socio, compagno; (Hoberet 598e), un comune (una connessione, come ad esempio utilizzato nella 26:10 Ex tabernacolo); (Habbar 598f), associato, partner; (Mehabbera 598k), legante, morsetto. Lo stresso dicasi per Hevra o Chevra, la cui traduzione letterale : gruppo, comunit, associazione. Come da Dizionatrio Prolog-ebraico-italiano (ed .Giuntina, 2001, p. 100) chevr, la cui radice chaver che significa amico,compagno, membro di una organizzazione, si traduce con: compagnia, lega, unione,azienda, societ, combriccola, essere socio, amicizia, assicurazione. Il compito sociale della chevr era, ed tuttora, anche quello di assistere i malati, offrire aiuto ed assistenza alle persone bisognose. Per visualizzarne il significato possiamo dire che quelle che per i cattolici sono la Caritas, le Confraternite, le Associazioni di volontariato negli ospedali, nelle Case per anziani ,corrispondono alla Chevr ebraica. La N aggiunta in finale, (che trasforma ad esempio Evri in Evrin ecc.), ad ogni termine,ci viene spiegata sul sito Risorse per lo studio della Bibbia e Linguistica, in cui detto che si tratta di una forma rara del plurale, solitamente prodotto dallutilizzo della M finale. In sintesi si ipotizza che questo canto, tuttora presente nelle vallate piemontesi, (ma non a Paesana, probabilmente a causa degli atriti sorti tra Paesanesi dz e Calvinisti), sia una presa in giro che i nostri rivolgevano ad inquisitori e ordini monastici; questi ultimi convinti di illuminare chi di fatto si sentiva ben al di sopra delle loro conoscenze. Come abbiamo gi visto nei precedenti paragrafi, le preoccupazioni degli inquisitori riguardavano la nascita di nuove sette composte da ebrei e cristiani (giudeo-cristiani), e situate nellarco alpino nel corso del Medioevo. Lase dAlegre conferma quindi in pieno i sospetti dellinquisizione: le alleanze tra ebrei e giudeo-cristiani cerano davvero!. Ci che stupisce che con tutto quel cercare leresia, gli inquisitori non si siano mai accorti che quello che volevano sapere ce lavevano sotto il naso: i montanari glielo dichiaravano a piena voce, apertamente, cantandoglielo in musica. Detto questo ci si chiede: e come mai i nostri montanari parlavano lebraico? Avrebbero potuto parlare in ebraico senza essere ebrei? Forse la spiegazione possiamo trovarla in una frase di Henri Bresc (214).
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------214) Henri Bresc Lexpulsion des juifs de Sicilie ,in L'expulsion des Juifs de Provence et de l'Europe mditerranenne (XVe-XVIe sicles), 2005, p. 63 : Lidentification par lInquisition espagnole de rites trasmis des convertis qui se disent chatoliques sincres, la remontee probable de tendances judasates ; a p. 76 : la constitution de milieux marranes et la rpression svre qui sensuite jusque vers le 1550 pour laisser ensuite la place la recherchedes Luthriens

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Lo studioso francese, in un suo scritto sullespulsione degli ebrei di Sicilia (215) ipotizza che questi pur dichiarandosi sinceramente convertiti al cristianesimo, fossero rimasti legati legati a riti e tradizioni giudeizzanti. Del resto che ci fosse un connubio tra ebrei e comunit valdesi (di Valdo) e successivamente calviniste e luterane non una novit. Leggendo attentamente la gi citata Bolla di Papa Alessandro V sappiamo che ebrei e cristiani formavano nuove sette nelle quali entrambi confluivano (216). Questo lascia supporre che molti ebrei invece di aderire al cattolicesimo si avvicinassero preferibilmente ad altre forme di cristianesimo: cio alle eresie. Qualche intuizione a questo proposito la offre anche la storia di Pietro Valdo, avvenuta qualche secolo prima del periodo di cui stiamo trattando ma che comunque risulta pertinente alla nostra analisi. Nel 1173, Pietro Valdo, ricchissimo prestatore di denaro di Lione (quindi banchiere e non un semplice bottegaio come spesso asserito) divulgatore della dottrina Valdense (cio Valdese), potrebbe in effetti essere stato ebreo prima di affacciarsi al cristianesimo . LAnonimo di Laon afferma infatti che prima della sua conversione, Valdo avesse accumulato grandi ricchezze in denaro mediante il prestito ad interesse. E aggiunge: restitu il denaro a coloro da cui ne aveva avuto ingiustamente. I documenti su Valdo ci dicono che scopr i Vangeli e si convert(217) a circa 36 anni, ma non spiegano da cosa in che cosa. Se fosse stato ebreo avrebbe avuto molta facilit nel far propri gli argomenti teologici dei valdenses grazie alla sua conoscenza della Bibbia (Tor), potendo cos divulgare da un giorno allaltro, come di fatto avvenne, il messaggio di un grande movimento religioso e intraprendere unimpresa davvero impossibile per un neo-convertito. La sua capacit divulgativa fu infatti cos incisiva che fino a oggi molti credono che sia stato lui il fondatore della Chiesa Valdese. Resta quindi il sospetto che, per logica di ragionamento, Valdo non dovesse essere inizialmente un cristiano, senn i Vangeli li avrebbe gi saputi e non avrebbe dovuto scoprirli per poi convertirsi. E soprattutto, non pensabile sostenere che si sia convertito ad una Chiesa, quella cattolica, con lintento di fondarne subito dopo unaltra. Probabilmente, la conversione di Valdo al cristianesimo deve aver seguito un tragitto del tutto personale, non necessariamente filtrato direttamente dal Credo cattolico. Inoltre la sua conversione sembrerebbe essere avvenuta in gruppo. Infatti i suoi primissimi seguaci sono proprio gli ex- compagni e dunque presumibilmente i suoi excorreligionari (218) che non appartenevano affatto ai ceti inferiori della societ come solitamente si presume. Per tornare al testo della canzone Ase dAlegre questo da considerarsi uno dei rarissimi documenti che comprovano lalleanza tra ebrei e valdesi e la mescolanza fra gli stessi. Rimanendo sul tema canoro constatiamo unaltra particolarit. La pi antica e poetica canzone delle nostre valli, forse risalente al XII secolo, il cantico dei Cantici, un soggetto biblico che da quanto mi risulta, viene cantato solo qui da noi, sulle nostre montagne.

La Brgera e il Cantico dei Cantici Oltre a noi, gli unici che cantano questo tema, chiamato Shir Ha Shirim, guarda caso, sono nuovamente gli ebrei. Nel nostro caso stiamo parlando della Bergera, la versione piemontese del Poema scritto da Re Salomone in cui si narra la storia dellamore incrollabile di una una contadina, la Sulamita, per un pastore.
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Il racconto puntualizza il vano tentativo del re di conquistare lamore della ragazza che per lo rifiuta, nonostante la sua posizione, perch innamorata di un altro. La contadina Sulamita preferisce un pastore al Re! Anche la nostra Bergera una pastorella che incontra un ricco signore, un francese, che si offre di curarla, proteggerla ed avvolgerla nel suo ricco mantello, ma anche lui, proprio come Re Salomone, viene rifiutato perch il cuore della ragazza batte per un altro e nessuna ricchezza pu comprare lamore. Stando allopinione di Gianni Barbiero (219) il Cantico dei Cantici ha avuto un ruolo singolare nella vita di Israele.considerato dai Rabbini come la chiave per comprendere la Thoril Cantico si distingue nettamente sia dalle religioni orientali della fertilit, che divinizzavano la sessualit nella sua dimensione materiale, corporea, sia dal platonismo greco, che svincolava lamore dalla sua componente sessuale. Il cantico un libro profondamente biblico. Lamore in esso corrisponde alla logica dellincarnazione: a un tempo corpo e anima, sensuale e spirituale, terreno e trascendente, umanissimo e divino. Questa ulteriore contatazione conferma la profonda spiritualit delle nostre vallate nelle quali i codici di comportamento morale attingevano alla radice dellebraismo. Ne consegue che il canto la Bergera si poneva come modello da seguire rigorosamente nella scelta pratica dello sposo o della sposa. Scelta che doveva osservare i precetti espressi anche dal Talmud, escludendo del tutto la possibilt di compiere matrimoni per interesse (rinunciare allamore per inseguire la ricchezza) , nati da tradimenti amorosi (la Sulamita avrebbe potuto concedersi a Re Salomone senza dire niente al fidanzato, ma non lo fa), troppa differenza det In pratica la Bergera, attualmente ritenuta una semplice memoria folkloristica delle popolazioni alpine piemontesi, in realt racchiude lessenza dei valori della vita ed insegna il corretto approccio alla stessa.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 216)Monsignor Andrea Charvaz, op. cit., p. 34 un testimonio contemporaneo che esatto e chiaro cos che nulla pi si potrebbe desiderare, stabilisce manifestamente che i Valdesi, eretici nuovi , non conosciuti prima del pontificato d Lucio, apparvero la prima volta a' tempi d'un papa di questo nome, da cui furono condannati. Questo papa non altri che Lucio III che govern la Chiesa dall'anno 1181 insino al n85, sotto il cui pontificato la prima volta nella storia si fa menzione de' Valdesi, ed il quale veramente pronunzi loro sentenza di condanna nel con.; a p. 29: i Valdesi sono, secondo che si crede, iti dietro agli errori di Claudio vescovo di Torino, che al principio del secolo IX era stato dalla Chiesa condannato. Presero in seguito il loro nome dai seguaci di un Pietro Valdo e cacciati da Lione e dal Delfinato perch professavano una eresia somigliante in parte a quella degli Albigesi, si ripararono verso la fine del secolo XII nelle valli che eglino abitano 217)Carlo Papini, La rivoluzione del valdismo Medievale-estratto conferenza presso il Centro culturale protestante, Bergamo, 2009 218)Carlo Papini: Valdo e le origini del suo movimento, 2009, p. 103 Valdo convince alcuni ricchi, suoi ex compagni, a diventare poveri seguendo il suo esempio: i suoi primi seguaci non provengono affatto dalle classi inferiori della societ ma dal suo stesso ceto borghese 219)Gianni Barbiero, Cantico dei Cantici, ed.Paoline 2004

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I modi di dire in ebraico.

Non bisogna dimenticare che in Piemonte sono moltissimi i modi di dire, universalmente utilizzati nella parlata corrente, che non sono piemontesi ma ebraici. Per citarne alcuni: 1)oyoyoy una frase comunissima esternata in caso di stupore, sorpresa, stanchezza a fine lavoro o al ritorno da un viaggio. In questultimo caso si posano le valigie, ci si lancia sul divano e si dice oyoyoy!. Una delle applicazioni tipiche :oyoyoy! las-me set n minta!, ossia oyoyoy! lasciami sedere un momento!, ma anche molto usata per esprimere sorpresa. Ad esempio nellaprire un regalo si dice oyoyoy che belloma per me?! oppure nellincontrare un amico che non si vede da tempo si esclama:: oyoyoy! che bello rivederti!che sorpresa!. Comunque venga applicata, non si tratta di una esclamazione piemontese ma Yiddish (lingua parlata dagli ebrei tedeschi), talmente autenticamente ebraica da essere il titolo dellattuale rassegna ebraica di Casale Monferrato (220). 2) Ammi-ammi una esclamazione diffusissima tra gli anziani di Paesana e molto utilizzata nel vecchio Piemonte ma non piemontese e vuol dire Popolo dIsraele- Popolo dIsraele!(221).Viene usata principalmente in occasioni di grande sconforto e di disgrazia, ad esempio alla notizia della morte di qualcuno o di un brutto matrimonio o di un incidente si esclama in modo un po sofferente e sospiroso Ammiammi!, oppure la variante Ammi, lu Sgnur!, che significa Popolo dIsraele, oh Dio!. Vi sono per anche espressioni pi diffuse, che troviamo oltre che in Piemonte in altre parti del nord Italia, come ay-yay-yay. Anche queste sono Yiddish e non locali. Nello specifico ay-yay-yay nellebraismo espressone gioiosa o sarcastica a seconda dei casi, da noi invece viene utilizzata per esternare delusione, malessere, rincrescimento, rimprovero, errore (es: ay-yay-yay!...ma mi fai cader le bracciacome hai potuto far cos?!..oppure, perdendo il treno si appoggiano le valigie a terra esclamandoay-yay-yay!...e adesso cosa facciamo?!....) (222). 3) Nh. Unaltra esclamazione, tipicamente paesanese nh! (223) seguita quasi sempre da stupore. Ad esempio: nh! ma c fas!? (nah! ma cosa fai?), oppure quando viene raccontato un episodio strano, che non si sa come valutare si dice: nh! sai propi p c d (nh! non so proprio cosa dire) o ancora, quando ci si trova in una situazione imbarazzate, usanza dire nh! anduma via da s (nh! andiamo via da qui). Nel caso che qualcuno sia in difficolt nel fare qualcosa si dice: nh! ven si che tlu fun mi (nah! vieni qui da me che lo faccio io). Oltre a questi usi, nh! segna anche sorpresa,: nh! varda n po chi l ariv!, (nh! guarda un po chi sta arrivando!). Nah, in ebraico vuol dire ti prego, quindi queste frasi dovrebbero avere un senso di questo tipo: ma ti prego! adesso cosa fai?, ma ti prego! non so proprio cosa dire, ma ti prego! andiamo via da qui!, ma ti prego!...guarda un po`chi sta arrivando!. Il suo impiego simile allesclamazione Yiddish nu. Una parola generale che richiede una risposta e viene applicata per dire: "Allora?" "Eh?" "Bene?" "Dove vai?", o "Ciao! (224). 4) Oymy-my A Paesana diciamo anche oymy-my che potrebbe essere la contrazione di una esclamazione yiddish per esprimere sgomento, dolore, o esasperazione. L'espressione "Oy Vey iz mir" (225) significa: "Oh, guai a me". Nel nostro oymy-my, i guai sono sottintesi dal tono di voce ed sottolineato due volte il fatto che colpiscano me (my-my). Questa esclamazione pu esprimere anche paura, shock, stupore.

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5) Batiha. Anche Batiha, che in Valle Po il nome del biscotto tipico delle feste (una sorta di ciambellina dolce a base di granturco, forata al centro che a Torino viene chiamata pasta dmelia) un termine ebraico: Bat vuol dire figlia mentre Iahia una doppia ripetizione della forma abbreviata del Nome di Dio. La doppia enfasi ottenuta dallunione Ih-Ih potrebbe essere una sorta di Alleluia cio di Lode a Dio. Ecco che Batihapotrebbe essere figliaalleluia. Questa doppia ripetizione del nome di Dio, la troviamo ad esempio nel libro di Isaia, al versetto 12: 2. Qui dice: confider e non avr terrore poich Jah-Jahw* la mia forza e la mia potenza e, sempre in Isaia al versetto 38:11, cos come riportato traduzione letterale della Bibbia dallebraico, del Pastore Robert Young, la doppia ripetizione trascritta esattamente come sul testo ebraico, ovvero Jah-Jah (226). Il concetto di figlio o figlia di Dio, espresso in lingua ebraica utilizzando per il nome di Dio nella forma poetica esclusivamente scritta sulla Torah e non sulle Bibbie cristiane, indica quasi certamente una presenza giudeo-cristiana. Infatti: solo il cristianesimo definisce il legame Padre figli tra gli Dio e gli uomini e, nel contempo, solo lebraismo utilizza la doppia ripetizione del nome di Dio nella forma Jah-Jah. Cio` rafforzerebbe dunque lipotesi di una compresenza ebraica e cristiana in Valle Po fin dallantichit.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note:

220) Su internet: Casale Monferrato- Festival internazionale di cultura ebraica, si legge: L'espressione "Oy, Oy, Oy!" presente nella tradizione yiddish (ebrei tedeschi). Un'esclamazione, un intercalare gergale, onomatopeicamente interpretabile, per indicare lo stupore che suscitano le cose problematiche. Pronunciato in una sorta di yiddishpiemontese rende subito l'idea, con un pizzico di autoironia, che bisogna prendere sul serio quel che sta accadendo. 221) Internet sul sito Select Yiddish Words and Phrases si legge: Ammi, nella Bibbia, il nome figurativo di Israele dopo la riconciliazione con Dio, Ammi (m') , in the Bible, figurative name of Israel after reconciliation with God. Sempre sullo stesso sito troviamo una definizione pi estesa con i riferimenti biblici: Ammi, mio popolo, il nome dato da Dio al popolo di Israele nella Bibbia ebraica, Ammi (Bible) - my people, a name given by God to the people of Israel in the Hebrew Bible (Hos. 2:1, 23. Comp. 1:9; Ezek. 16:8; Rom. 9:25, 26; 1 Pet. 2:10). 222) Internet sul sito Select Yiddish Words and Phrases si legge : ay-yay-yay esclamazione gioiosa o sarcasitica a seconda dei casi. 223) Galia Hatav (University of Florida) Anchoring word and time in Biblical Hebrew, Jurnal of Linguistic, Chambridge Press, 2004, La particella nah viene aggiunta al verbo per fare una richiesta ( un imperativo). Una recente teoria sostiene che questa particella fa le richieste pi urgenti; Sul sito internet B-Grek- Biblical Greek (Center of Christian Study, University of Virginia) si legge: In ogni caso, la particella precative "na" non contiene l'idea di "ora", ma di implorare, il nostro "favore". Il termine Hosannah (Osanna) "deriva da una aramaicizzazione "di due parole ebraiche: ysha (hiphil) e Nah (si prega o pregare tali fatti); 224) su internet The Yiddish Handbook: 40 Words You Should Know nu A general word that calls for a reply. It can mean, So? Huh? Well? Whats up? or Hello? (Nu, una parola generale che chiede una risposta. Si pu dire: "Allora?" "Eh?" "Bene?" "dove vai?" o "Ciao!") 225) su internet The Yiddish Handbook: 40 Words You Should Know : Oy vey exclamation of dismay, grief, or exasperation. The phrase oy vey iz mir means Oh, woe is me. Oy gevalt! is like oy vey, but expresses fear, shock or amazement. (Esclamazione di sgomento, il dolore, o di esasperazione. L'espressione "Oy Vey iz mir" significa "Oh, guai a me ". "Gevalt Oy!" come Oy Vey, ma esprime la paura, shock o stupore.

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Inoltre. Quando canticchiamo il ritornello di una canzone senza saperne le parole diciamo nrnnnn, guarda caso neranenah (pron. nernnnn) in ebraico vuol dire cantiamo. Infine, tanto per complicare un po`le cose, segnaliamo lesclamazione ommi! (227), che oltre ad essere abbastanza usata, pare voglia dire mamma in arabo. Non facile capire se sia da considerarsi uneredit saracena oppure se possa trattarsi di una espressione portata qui dagli ebrei sefarditi in fuga da Spagna e Portogallo (che in quelle terre convivevano con i mussulmani, i quali ovviamente parlavano arabo). Ommi viene esternato con un sussulto in caso di spavento, quando scivola qualcosa di fragile dalle mani o per segnalare da una distrazione. Il nostro intercalare con esclamazioni appartenenti alla lingua ebraica ci sorprende ma solo fino ad un certo punto. Non siamo noi lunico caso. Nel XIX secolo de Rougemont (228) aveva costatato lesistenza di alcune parole ebraiche, in particolare shoal (volpe) e chamache(grasso), nel dialetto svizzero francese escludendo che si trattasse di un influsso riconducibile all epoca medievale quanto piuttosto al prodotto di una radicalizzazione linguistica proveniente dallet del Bronzo.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 226) Testimoni di Geova Perspicacia nello studio delle Scritture, 1988, vol. I, p.1231 Iah forma poetica abbreviata nome dellIddio Altissimo. Altri casi in cui ricorre Iah riguarda lesaltazione di Geova in cantici e suppliche..In Isaia si nota una doppia enfasi ottenuta ottenendo i due nomi Jah-Geova (Jahw) Iah la forma abbreviata e si ricollega di solito ai pi profondi sentimenti di lode, a cantici, preghieree in genere ricorre quando si parla di gioia per una vittoria o per una liberazione o si riconosce la possente mano e la potenza di Dio). * Nel testo Sacre scritture dei Testimoni di Geova Jahw e scritto Geova, ma ovviamente il significato non cambia, inoltre sappiamo che nel testo ebraico la doppia ripetizione compare anche col nome Jah-Jah. A dircelo il pastore scozzese Robert Young, autore della traduzione letterale dallebraico della Bibbia : Robert Yuoung The Holy Bible, 1863, p.443: (Isaia 38:11) I said, i dont not see Jah-Jah, in the land of the living . (Ho detto, non vedo Jah-Jah nella terra dei viventi). 227) Ommi, probabilmente deriva dallarabo e significa madre 228) F. de Rougemont : L'age du bronze, ou les Smites en occident; matriaux pour servir l'histoire de la haute antiquit , 1866 , p. 310 : Les patois romands contiennent, dit-on, un certain nombre de mots smitiques. On en a attribu l'introduction dans notre contre aux mdecins juifs du moyen-ge. Aujourd'hui la question se prsente sous un jour tout nouveau et elle mriterait d'tre tudie avec quelque attention. Deux mots m'ont particulirement frapp : cramache et schoul. Nos lecteurs se rappellent Carsoles et sa fte des renards lchs dans l'arne ou dans la campagne. N'est-il pas trange qu' Neuchtel un certain jeu de cache-cache o les enfants se dispersent au loin en tous sens, se nomme schoul, qui est l'hbreu SCHOUAL, renard. Dans le patois de ce mme pays, cramache signifie l'cume du beurre cuit, et le mot hbreu a le sens d'tre gras, CHAMASCH. On dirait que le terme tranger qui dsignait la graisse, a perdu en route son sens et a fini par signifier le rsidu d'une substance grasse.

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LaChabra = compagnia

Iniziamo subito col dire che in occitano chabra vuol dire capra. E su questo non v alcun dubbio. Per non escluderei che la chabra, intesa come il particolare rituale in auge fino agli inizi del 900 in occasione di taluni matrimoni ritenuti in contrasto con la nostra morale (per troppa differenza det tra gli sposi, sposa straniera, matrimonio per denaro, ecc.), abbia sovrapposto il significato ovino ad un altro pi antico e autentico. Qui da noi la questione matrimoniale era cos sentita e regolata da rigide normative morali che ad Agliasco (Najashkh), villaggio anticamente di circa 1000 persone (229), il matrimonio era uno dei temi centrali dellantico carnevale. I ragazzi e le ragazze facevano un elenco di tutti i single del paese. Scapoli, vedovi, vedove e nubili venivano poi abbinati nei modi pi assurdi, ad esempio un vecchio con una quindicenne, una vecchia zitella con lo scapolo tombeur des femmes suo peggior nemico, ecc.. Queste persone erano poi costrette a far coppia per i balli che si tenevano durante tutto il periodo delle feste. Inutile dire che, essendo cos male assortiti, venivano presi in giro e facevano ridere tutto il villaggio. Dietro laspetto goliardico di questa usanza, il messaggio per era profondo: si trattava di un vero e proprio un monito nella scelta del partner. Monito che si concretizzava nel dissenso generale nel caso in cui, nella realt, una coppia mal assortita avesse deciso di sposarsi. Ecco che scattava la protesta popolare affinch il matrimonio non venisse celebrato. Cosicch i giovani si riunivano facendo un baccano infernale e tenendo sveglio tutto il paese alla vigilia delle nozze. Avveniva cis che nel cuore della notte la chabra si radunava sotto le finestre dei maritandi facendo un rumore martellante fino allalba con campane, campanelle, campanacci, coperchi di pentola, raganelle, lamiere percosse da bastoni urla, risate, schiamazzi e prese in giro! Lo scopo era quello di far cambiare idea ai maritandi e di mandare allaria il matrimonio. Si trattava di un rituale molto duro e psicologicamente violento. Documentato in tutto larco alpino cuneese, questa usanza spesso assumeva risvolti pesanti. Ad esempio, in Val Maira i ragazzi catturavano i futuri sposi, li legavano su un asino (come dei sacchi di farina, cio di traverso, col sedere per aria), portandoli a spasso per il paese tra le risate e gli schiamazzi di tutta la popolazione (230) . Da noi, invece, solo luomo veniva preso e portato fuori casa.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 229) M. Bossa Picca Cesa Paesana ieri e oggi, 2004, p.75

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Credo che il sequestro del promesso sposo, da parte degli uomini che lo portavano allosteria, fosse un modo per farlo ragionare e fargli capire che quel matrimonio non era opportuno. Allopera di convincimento si aggiungeva per anche quella dello stordimento. Lo facevano bere cos tanto che il giorno dopo non era pi grado nemmeno di tenersi in piedi; cosicch il matrimonio saltava in aria per forza. Tutto questo avveniva mentre la futura sposa veniva assalita da un fracasso madornale, infarcito di risate e prese in giro. Tuttavia, da noi nessuno si sarebbe mai permesso di metterle le mani addosso legandola su un asino (col sedere in aria), anche perch i maschi della sua famiglia non lo avrebbero permesso e la situazione avrebbe potuto facilmente degenerare. Questa usanza era cos radicata che io stessa ho partecipato con i miei amici ad una scatenatissima chabra indirizzata ad una signora che, trentacinque anni, fa abitava nel caseggiato prospicente la piazza di Paesana Santa Maria. Mi ricordo che le nostre intenzioni erano bonarie, semplicemente goliardiche, ma lei laveva presa un po male: aveva chiamato i carabinieri. Ora, questo rituale anticamente in uso persino in Svizzera (231), non ha alcun riferimento con le capre a parte un solo caso nelle Langhe, a Paroldo, che peraltro non da considerarsi significativo visto che lega questa usanza alla stregoneria. Paroldo infatti conosciuto per essere il paese delle streghe, e forse il loro gruppo, cio il gruppo di streghe, anticamente era detto Chabra dle Masche. Anche nel caso in cui a Paroldo la chabra fosse stato davvero un rituale delle Masche (streghe) si tratterebbe comunque di unassociazione decisamente anomala che non trova riscontri da nessuna altra parte: n qui da noi, n in Francia, n in Svizzera. Inoltre non avrebbe avuto un gran senso fare la capra per poi portare gli sposi su un asino, come succedeva in Valle Maira. Tanto valeva chiamarla lasu. Suppongo quindi che chabra, possa solo significare compagnia e non altro. Del resto, lo stesso Massimo Centini, antropologo del Centro Studi Tradizioni Popolari di Torino, studioso di cultura alpina, (in uno scritto pubblicato dal periodico Coumboscuro), ci dice che la chabra una tradizione medievale organizzata in gruppi, con a capo un Abate della festa. Ecco perch io suppongo che il termine chabra indicasse il gruppo, la corporazione; la combriccola che si costituiva per loccasione . Alcuni documenti piemontesi del 1500 la trascrivono anche Zabra (232), ma evidentemente che si tratta di una semplice variante fonetica, tenuto conto che in piemontese la Z viene pronunciata Sh, cio Sabra la parola non cambia, solo una questione di pronuncia. Chabra in ebraico significa gruppo di amici, soci, societ, compagnia ed un termine usato correntemente ancora oggi nelle comunit ebraiche per indicare gruppi di vario genere: assistenziali, culturali. Persino per dire Compagnia di Assicurazioni, oggigiorno in Israele si usa dire Chabra. Ritengo quindi che Chabra sia una parola ebraica di origine greca, un sinonimo di Hebra che significa appunto compagnia (233). Del resto, lipotesi di una radice ebraica del termine trova conferma anche nella parola Chiarivari che il suo sinonimo provenzale.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 230) S. Ottonelli, Il matrimonio- strategie e riti, 1998, p. 114: In Val Maira un interessante documento del XVI secolosi riconosce ai vedovi che si risposavano la possibilit di riscattarsi dalla Chabra pagando due testoni. Evitavano in questo modo di essere posti su un asino, condotti in giro in quella sgradevole posizione e esposti ad altri scherni. 231) Dizionario storico della Svizzera: Charivari- Antico rituale di pubblica condanna e derisione, caratterizzato da una musica assordante, con il quale durante l'ancien rgime la comunit sanzionava matrimoni atipici, comportamenti devianti e infrazioni in campo etico e morale.

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In tutta la Provenza, ma anche in Liguria e Svizzera, la nostra chabra chiamata Chiarivari, il cui significato, erroneamente ricondotto al latino, stato tradotto dallebraico con comunit israelita. Questa traduzione, apparsa agli inizi degli anni 60 su una Rivista ebraica francese, segue lipotesi di H. e R. Kahane in cui Chiarivari deriverebbe dallebraico haverim che significa: persone appartenenti a una comunit israelita (234). Il Dizionario storico della Svizzera ne offre una buona descrizione (235) :Charivari un antico rituale di pubblica condanna e derisione, caratterizzato da una musica assordante, con il quale la comunit sanzionava matrimoni atipici, comportamenti devianti e infrazioni in campo etico e morale. Nato come rituale di condanna informale delle seconde nozze dei vedovi, nel corso del XVI sec. lo Charivari venne esteso dalle relazioni matrimoniali al controllo della morale pubblica e della vita politica. Protagonisti principali dello Charivari erano i giovani, che agivano in luogo degli adulti e con il loro consenso, interpretandone la volont e prendendo di mira chi veniva identificato come avversario della comunit. Nonostante i divieti delle autorit civili e religiose, lo Charivari rimase nelle usanze svizere dal XV fino al XIX sec.; in alcuni villaggi del canton Vaud si mantenne fino agli inizi del XX sec. come una sorta di tributo che tutti gli sposi dovevano versare ai giovani: in quanto garanti dell'endogamia della comunit, i giovani esigevano un'offerta dagli sposi per far cessare il baccano. Quindi Chiarivari e Chabra sono la stessa cosa: sinonimi appartenenti entrambi alla lingua ebraica ed indicanti la medesima usanza. Tale considerazione si palesa nel giusto quando apprendiamo che in diverse localit italiane i documenti del XV secolo chiamano la nostra chabra, " chevramariti ", parola compostita che si avvale di due termini: chevra-mariti (compagnia del matrimonio) ed ha come variante fonetica, "zavramaritum ", " capramaritum"(236) e, nella nostrana Chianale (valle Varaita) chabromarin (237); la traduzione palese: Chabra del matrimonio= compagnia del matrimonio.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note:

232) Dal Glossario Medievale di Girolamo Rossi, Zabra* Ciabre in Piemonte, e Chiaravugli in Liguria. De zabra secundo nubentibus non fienda (Synod. Epis. Taurinensis Provane, 1507, cap.XXXX). La Zabra al secondo matrimonio non da farsi. 233) J. J. Simons, The geographical and topographical texts of the Old Testament , 1959, a p. 147 : Cabbon, in the greek test remplacet by Chabra which seems to be hirbet Hebra , (cio Cabbon, nel testo greco ripiazzato con Chabra che sembra corrispondere a Hebra. Ed Hebra sappiamo che vuol dire societ, gruppo, alleanza (v. p.); H. Grotius, J. Clerc The truth of the Christian religion , a p. 53 : Chabra, a companion, by the ancien Greek abra (Chabra, compagni, dal greco antico abra ); Testimoni di Geova, Torre di Guardia, Aid to Bible Understanding, 1969, p. 271: Cabbon, one of the cities of Judahthe septuagint version reads Chabra instead of Cabbon ; and this as led some to relate the town whit Hebra ; cioe Cabbon, una delle citt di Giuda ... la versione dei Settanta si legge Chabra invece di Cabbon, e questo ha portato alcuni a collegarela alla citt di Hebra; Strong Hebrew Dictionary: Chebrah, association-company (Chebrah, associazione, compagnia); H. W Guggenhaimer, E. H. Guggenehimer Jewish family names, op. cit. a p. 338: Hevra= society (Hevra= societ). 234). Centre National de ressources textuelles et lexicales Chiarivari (subst. masc.) L'hyp. d'une orig. smitique, hbreu haverim plur. collectif de haver personne appartenant une communaut isralite [dont les membres ftaient parfois bruyamment certains vnements] (H. et R. Kahane ds Jewish Quarterly Review, t. 52, 1961-62, pp. 288-296), demanderait tre davantage approfondie, notamment du point de vue hist . (ipotesi di una origine semitica, ebraico haverim, plur. di haver persona appartenente a una comunit israelita in cui i membri a volte festeggiavano rumorosamente certi avvenimenti)

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La pratica della chabra veniva molto osteggiata dalla Chiesa perch impediva la celebrazione di matrimoni ammessi dal clero, tant che nel 1516, il nuovo Vescovo di Saluzzo la condann espressamente. Lui stesso fu accolto al suo ingresso in citt dalla chabra e dal rumoroso fragore di casseruole, raganelle, fischi, risate, prese in giro. Il prelato, per poter superare la barriera umana ed entrare in citt, dovette sborsare ai folli dodici ducati doro. Una cifra consistente per lepoca (238). Capo della chabra era lAbb, cos come ancora oggi si tramanda nella Baj di Sampeyre (Valvaraita). Un titolo questo, erroneamente tradotto con abate. In realt un termine ebraico e vuol dire saggio, maestro, pap (239). Ancora oggi, fedelmente alla tradizione, il carnevale di Sampeyre capitanato dagli Abb, definiti i capi della rivolta popolare con il compito di organizzare tutta la festa, di guidare le sfilate nei loro vari spostamenti , secondo la consuetudine . Ne consegue che tradizionalmente la chabra era una associazione di origine ebraica che poteva riunirsi per svariati motivi; ad esempio per ostacolare i matrimoni indesiderati (chabra mariti), per contestare il vescovo con ovvie finalit politiche (chabra di foi), per organizzare il carnevale (chabra dl carlev), per raggruppare le streghe (chabra dle masche)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 235) Dizionario storico della Svizzera: Charivari- Nato come rituale di condanna informale delle seconde nozze dei vedovi, nel corso del XVI sec. lo Charivari venne esteso dalle relazioni matrimoniali al controllo della morale pubblica e della vita politica; da qui la particolare importanza che assunse durante la Riforma. Protagonisti principali dello Charivari erano i giovani, che agivano in luogo degli adulti e con il loro consenso, interpretandone la volont e prendendo di mira chi veniva identificato come avversario della comunit. Nonostante i divieti delle autorit civili e religiose, lo Charivari rimase nelle usanze svizzere dal XV fino al XIX sec.; in alcuni villaggi del cant. Vaud si mantenne fino agli inizi del XX sec. come una sorta di tributo che tutti gli sposi dovevano versare ai giovani: in quanto garanti dell'endogamia della comunit, i giovani esigevano un'offerta dagli sposi per far cessare il baccano. Bibliografia Katzenmusik, in Handwrterbuch des deutschen Aberglaubens, 4, 1932, 1126-1131 (rist. 1987), L. Junod, Le charivari au Pays de Vaud dans le premier tiers du XIX e sicle, in SAVk, 47, 1951, 114-129, N. Schindler, I tutori del disordine, in Storia dei giovani, a cura di G. Levi, J.-C. Schmitt, 1994, 1, 303-374 236) AA. VV. Midwestern folklore, Indiana State University, 1996, vol.22-24, p. 5: the chiarivari ritual takes on a variety of shapes under hundreds of names. Many local name derived from the latin "caribaria" are found in France, italy and Spain. In Italy, some of the local names such as zavra maritum , chevra mariti, capra maritum have written reference since the 15th century ( il rituale chiarivari prende su una variet di forme sotto centinaia di nomi. Molto nomi locali derivano dal latino "caribaria" questi sono in Francia, in italia e Spagna. In Italia, vi sono espressioni locali come "zavra maritum ", " chevra mariti ", " capra maritum" documentate dal 15 secolo) 237)S. Ottonelli Il matrimonio, strategie e riti nelle valli Po, Varaita, Maira, Grana e Stura, 1998, a p. 113: gli ultimi episodi di chabromarn a Chianale risalgono agli anni 20 238) G. Aimar Gente del Monviso, 2007 a p.189. 239) John J. PilchThe cultural dictionary of the Bible, 1999, a p. 2 : Abba- Many preachers and teachers have taught learners that Abba is an Aramaic word that means "Daddy. ... Tanti predicatori e gli insegnanti hanno insegnato agli studenti che Abba una parola aramaica che significa "pap) ; Guggheneimer, op. cit. a p. VVIII: In the Talmud appear two sages both of whom are called Abba. (Nel Talmud appaiono due saggi entrambi i quali sono chiamati Abba.).

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I misteriosi ritidei valdenses: la Yeshiv e il Talmud dellAlta Valle Po

Nonostante i loro manuali, nel nostro caso gli inquisitori non sono mai riusciti a centrare in pieno la vaudixia generale, cio il tipo di eresia (comprendente laccusa di stregoneria) che coinvolgeva le popolazioni di tutto larco alpino piemontese, perch i nostri antenati si sono dati efficacemente al marranesimo. Ossia hanno cercato di sopravvivere camuffando il pi possibile la loro eresia. Dal canto mio ho individuato gli aspetti ereticali che gli inquisitori hanno a lungo cercato senza successo, scoprendoli candidamente nei nostri stessi comportamenti odierni. Naturalmente si tratta di fattori pi o meno marcati, a seconda delle famiglie e del loro legame con la tradizione ma nel complesso possiamo dire che caratterizzano lintera popolazione di vallata. La preoccupazione degli inquisitori e la loro incapacit nel riuscire a capire i misteriosi riti praticati dai valdenses di Paesana ritengo possa trovare risposta in alcune consuetudini giudeizzanti, tuttora in uso presso alcune famiglie di mia conoscenza, originarie di Agliasco (Naashkh). La prima, che adesso esporr, non sembrerebbe essere altro che la didattica della Yeshiv, ovvero della Scuola Talmudica e Rabbinica, applicata nel nostro contesto principalmente la domenica. Gli altri aspetti sono semplicemente quei precetti ebraici elencati nel Talmud che non si richiamano o non vengono seguiti o si differenziano sostanzialmente dallinsegnamento cristiano. Ecco quindi, quali potrebbero essere stati i misteri dei valdenses, in base ad alcuni comportamenti ancora in uso in Valle Po: a) La Yeshiv (scuola): consuetudine discutere secondo uno schema ben preciso in ogni occasione della giornata. Tuttavia la pratica dialettica di fatto lattivit principale che viene svolta, per ore intere, in occasione dei cosiddetti pranzi di famiglia della domenica e di altre ricorrenze. Dopo mangiato avviene che uno degli uomini, lancia un argomento di discussione (quasi sempre un tema politico o morale) attraverso unaffermazione; immediatamente un altro degli uomini presenti coglie la sfida e controbatte con unaffermazione del tutto contraria (non tanto per convinzione quanto piuttosto per disputa dialettica e, soprattutto, perch richiesto dallo schema). Ecco che i due iniziano a sostenere le rispettive posizioni contrarie, argomentandole. Progressivamente tutti gli altri, donne, bambini e ospiti, assumono tesi e varianti intermedie sullargomento entrando a loro volta nella discussione. Si tratta di un gioco dialettico che dura lintera giornata e che non risparmia luso di frasi sottili e taglienti tra i partecipanti (anche i bambini possono stilettare gli adulti).Ognuno argomenta fino allinverosimile la sua posizione e non molla assolutamente, a meno che non venga platealmente dimostrato che ha torto; cosa che generalmente, dato lallenamento di tutti, avviene molto difficilmente. Lo scopo di tutto questo dibattere non quello di imporre unidea agli altri, ma di analizzare un tema qualsiasi attraverso pi punti di vista. Alla fine, avviene quasi sempre che vince chi riesce a far perdere il controllo ovvero a far arrabbiare laltro o gli altri, spesso utilizzando frasi pungenti quali vere e proprie lame verbali. A questo punto (generalmente tra le 17.30 e le 18,30) il capo famiglia chiude le discussioni, stappa una bottiglia di vino e dice ura basta! stapuma n buta e veni tti a mang merenda; ossia, adesso basta, stappiamo una bottiglia di vino e venite tutti a far merenda. Ordina quindi ai presenti, che nel frattempo, infervorati dal dibattito sono in piedi, camminano, gesticolano e si agitano animatamente nella discussione ancora accesissima, di sedersi a tavola per
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mangiare merenda (si tratta della cosiddetta merenda sinoira, che in italiano sarebbe la merenda della cena). E siccome tutti danno per scontrato che non esiste una verit assoluta, ma tutto al pi una opinione condivisa, ecco che ognuno sa di dover tirare le somme per conto suo di tutto quel parlare. Cosicch tutti si siedono a tavola, gli ultimi brontolii progressivamente si spengono e tutti mangiano (in attesa della cena vera e propria) in allegria, cantando, ridendo, scherzando, ballando .. Questo comportamento, molto simile allo Shabbat ebraico. Il Talmud. Per quanto riguarda il Talmud, che un manuale in ebraico e aramaico composto da molti volumi (come una enciclopedia), per ovvie ragioni linguistiche non ho potuto leggerlo se non nella forma ridottissima in lingua italiana attualmente in circolazione nelle librerie. A breve il vero Talmud verr tradotto e cos spero che si potranno approfondire molti aspetti posti in relazione ai nostri comportamenti. Per ora dobbiamo accontentarci di questo: Non mangiare animali morti per malattia o feriti. Oltre alle particolarit comportamentali appena esposte, che forse potrebbero essere un ricordo di una ritualit valdenses, vi sono altri usi che stranamente ricalcano i precetti ebraici. Infatti, un altro aspetto che lega i valdenses allebraismo riguarda il divieto assoluto di mangiare carne di animali morti per malattia o accidentalmente o recanti strane macchie o segni (240). Queste carni, non sono considerate Kasher, ovvero commestibili, nellebraismoe nemmeno da noi. Anzi, singolare ricordare che in piemontese antico era usuale definire un alimento non commestibile taref, che il termine ebraico per indicare un cibo non adatto al consumo umano. La Valle Po stata sempre luogo di transumanza e pascolo e non doveva essere rara la morte accidentale di un capo di bestiame che per non veniva consumato per il timore che fosse ammalato (sa l tumb gi p r la riva, l prch lera malavi, se caduto gi per la scarpata perch era gi ammalato). Nelle nostre famiglie lo stesso scrupolo rivolto al rifiuto di cibarsi di animali con macchie, bubboni, ferite purulente o infezioni si estendeva anche agli ortaggi , alla frutta e verdure imperfetti. Pertanto, sebbene alcune testimonianze ci dicano che ad Ostana (241), in tempi relativamente recenti, vi fosse luso di mangiare le carni di animali morti incidentalmente, questo va considerato un fatto episodico, poich non corrispondeva alla regola generale. Forse il caso registrato ad Ostana ha coinciso con un momento di carestia o comunque difficile per quella comunit. Anche l esistenza di una bassa macelleria in tempi pi recenti, non pu essere giudicata conforme alla tradizione. Non dimentichiamoci che con larrivo delle fabbriche a Paesana, nel secolo scorso, sono giunte molte persone forestiere estranee a queste regole.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 240) Precetto 189 Non mangiare la carne di animali feriti a morte (Es. 22:30); sul sito internet Morash della Comunit ebraica di Milano, la macellazione rituale: Shekit- In pratica questo comandamento fa divieto di cibarsi di qualsiasi animale portatore di una lesione in un organo vitale che ne causerebbe il decesso entro un anno. Il Talmud nel trattato di Hulin elenca una settantina circa di queste patologie e il controllo sulla presenza di queste patologie, detto Bedik, una mansione delicata e complessa. Il controllo pi severo di quello dei veterinari. E spesso le bestie da noi scartate passano invece il controllo veterinario. un animale treifa ovvero malato, gi destinato ad essere cibo per 113

la terra o per gli altri animali e perci inadatto al consumo umano.

Lavare la carne prima di cucinarla: unaltra regola alimentare ebraica (242) , tuttora in uso a Paesana e pi generalmente in tutto il cuneese, consiste nel lavare la carne prima di cucinarla (vien fatta passare sotto lacqua). Inoltre, se molto sporca di sangue, spesso presente nel contenitore in cui si trova, oltre a lavarla bisogna buttarle sopra anche un po daceto e risciacquare abbondantemente. Il nostro sistema, non prevede lutilizzo del sale, come invece richiesto nella normativa ebraica, ma a conti fatti forse anche meglio per scongiurare la presenza di possibili residui ed eventuali effetti ipertensivi. Ci nonostante ovvio che il pricipio e lobbiettivo analogo. Non toccare i morti: Sappiamo poi che i valdenses non avevano il culto dei morti, come dichiarato nellerrore n. Il loro pensiero su questo aspetto pu essere ancora percepito da alcune comportamenti tradizionali che originano dallebraismo, i cui precetti prescrivono limpurit a contatto con morti e la proibizione assoluta, per i Rabbini (243) di avvicinarsi ai cadaveri. Questo, a grandi linee, il comportamento paesanese: 1) le veglie funebri vengono fatte esclusivamente dagli uomini. Generalmente si tratta di due uomini con parentela di primo grado. Questi non si mettono mai vicino al morto ma seduti sulle sedie in cucina per tutta la notte. 2) presso alcune famiglie i morti non vengono toccati. La loro vestizione, in tempi ancora recenti, veniva fatta da parenti alla lontana. Difficilmente si trattava di un parente stretto del defunto probabilmente per il pudore di scoprirne la nudit, trattandosi ad esempio, di un padre, di un fratello, di una madre ecc.. A questo proposito sappiamo che il pudore della nudit, un altro precetto ebraico. Non camminare sulle tombe: inoltre, camminare sulle tombe, anche solo per pulirle o mettere i fiori, diventava ed ancora oggi, per alcune famiglie, unoperazione difficile. Di fatto bisognerebbe riuscire a fare tutto quanto il necessario senza passarci sopra, e senza toccare troppo, con non poche e inutili acrobazie. Ecco perch si cerca sempre, quando possibile, di scaricare lincombenza a qualcun altro. Al ritorno dal cimitero duso pulire accuratamente le scarpe prima di riporle, lavarsi e cambiarsi dabito. Si tratta di una norma igienica che non troviamo nel cattolicesimo, anzi: i fedeli spesse volte sono costretti a rimanere a stretto contatto con i cadaveri, con le sepolture, con corpi mummificati esposti nelle chiese e baciare le reliquie dei santi.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 241) AA.VV Ostana, Museo etnografico, quaderno n. 8, 2005, a p. 63: Se un animale moriva a seguito di una caduta, dopo aver avuto il consenso delautorit sanitaria, veniva venduto e tutta la Comunit di Ostana si recava dalla famiglia a cui era capitata la disgrazia per comperare un pezzo di carne cercar di rendere meno gravoso il danno. 242) Precetto 192 Non mangiare sangue. - Lev. 3:17; sul sito internet Morash della Comunit ebraica di Milano, la macellazione rituale si legge: Kasherizzazione- La spurgatura del sangue dalla carne basata sul versetto di Vayikr 7. La Halakh prescrive la seguente procedura per la rimozione del sangue residuo: la carne deve essere messa ammollo nellacqua per almeno mezzora, poi posata su una superficie perforata (per permettere il deflusso del sangue) e abbondantemente salata con del sale grosso. Dopo che la carne stata sotto sale per unora, lavata con lacqua ed 114

pronta per luso.

Unaltra particolarit comportamentale, pi o meno accentuata a seconda delle famiglie, quella di evitare di piangere ai funerali e mantenere un doloroso contegno che non saprei come definire,se non: regale. Questo per non riguarda lebraismo in generale in quanto pratica adottata esclusivamente dai Rabbini. Importanza del nome: non disonorarti pubblicamente, perch il buon nome la tua unica vera ricchezza. Sul Talmud leggiamo (244): Il pi grande tesoro che luomo pu acquistarsi il rispetto del prossimo. Ci sono tre corone: la corna della Torah (della Bibbia), la corona del sacerdozio e la corona della regalit; ma la corona del buon nome le supera tutte e a p. 127: Se luomo soccombe alla sua triste natura, almeno non aggiunga al peccato il disonore, che importerebbe anche una profanazione del Nome (di Dio) Repulsa alla calunnia: non parlar male degli altri e non mettere in dubbio la reputazione altrui, poich una volta scatenato il germe del dubbio la persona calunniata sar rovinata per sempre. Questo insegnamento si ricollega allimportanza del nome e perci: la profanazione del nome equivale ad omicidio. Il Tamud a questo proposito ci dice (245): : per indicare questa pecca si usa la curiosa espressione terza lingua. Fu cos chiamata perch uccide tre persone: quegli che parla, quegli cui si parla,quegli di cui si parlacome un uomo considera il proprio onore, cos non deve mai cedere al desiderio di calunniare la reputazione del suo vicinoChiunque pronuncia una calunnia accumula peccati uguali alle tre trasgressioni di idolatria, impudicizia e spargimento di sangue. Condanna della manipolazione mentale: proibito rubare la mente altrui per manipolarla a fini leciti o illeciti poich ci equivale a compiere assassinio (246). Plagiare una persona quanto di pi vigliacco si possa fare. Il Talmud a tale proposito specifica: Nessuno pu rubare la mente delle creature (cio ingannarle), neppure quella di un pagano. E pi grave rubare ad un pagano che ad un ebreo, perch ci implica anche la profanazione del Nome.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 243) Precetto 458 Osserva le leggi sull'impurit rituale provocata da un animale morto (chi tocca una carcassa sar impuro fino a sera). - Lev. 11:39; Precetto 589 Il Sommo Sacerdote non si avvicini ad alcun cadavere. - Lev. 21:11; Precetto 590 Il Sacerdote non si renda immondo per il contatto con un cadavere se non quello di un parente stretto. Lev. 21:1 244) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 231: Il pi grande tesoro che luomo pu acquistarsi il rispetto del prossimo. Ci sono tre corone: la corna della Torah (della Bibbia), la corona del sacerdozio e la corona della regalit; ma la corona del buon nome le supera tutte e a p. 127: Se luomo soccombe alla sua triste natura, almeno non aggiunga al peccato il disonore, che importerebbe anche una profanazione del Nome (di Dio) 245) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 135: per indicare questa pecca si usa la curiosa espressione terza lingua. Fu cos chiamata perch uccide tre persone: quegli che parla, quegli cui si parla,quegli di cui si parlacome un uomo considera il proprio onore, cos non deve mai cedere al desiderio di calunniare la reputazione del suo vicinoChiunque pronuncia una calunnia accumula peccati uguali alle tre trasgressioni di idolatria, impudicizia e spargimento di sangue. 246) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 260: Nessuno pu rubare la mente delle creature (cio ingannarle), 115

neppure quella di un pagano. E pi grave rubare ad un pagano che ad un ebreo, perch ci implica anche la profanazione del Nome.

E` gravissimo far peccare gli altri ( nel nostro Talmudsi ricollega al punto 3). Far peccare unaltra persona significa manipolarla abusando della sua ignoranza, debolezza ecc. In definitiva si lega alla proibizione di manipolare la mente altrui, ossia al furto della mente che un peccato gravissimo poich corrisponde ad assassinio. Quindi, se proprio vuoi peccare fallo da solo ed assumitene la totale responsabilit, senza mascherarti dietro ad altri o coinvolgendo altre persone per sentirti meno colpevole; infatti in tal caso sei doppiamente colpevole. Riguardo a questo insegnamento dice il Talmud (247): il pi grande peccato far peccare gli altri. Far peccare un altro peggio che ucciderlo; perch uccidere una persona solo allontanarla da questo mondo, ma farla peccare escluderla dal Mondo a venire.
Condanna

verso chi si sposa per denaro: linsegnamento da noi si estende fino a ricollegarsi al concetto: "non venderai il tuo corpo per denaro". Il matrimonio per denaro infatti inteso, senza mezzi, termini come atto di prostituzione . Inoltre, i figli nati da un tale matrimonio sono destinati ad avere gravi problemi, a causa di tutti quegli impliciti sottintesi dettati dalla mancanza damore, dal calcolo, dallopportunismo; ripercuotendosi inoltre sui figli per il pessimo esempio morale. Nel Talmud leggiamo (248): Sposarsi per denaro severamente condannato nel detto, chiunque sposa una donna per il suo denaro avr dei figli di cui dovr vergognarsi. La mancanza di amore tra i genitori avr conseguenze sul carattere sulla discendenza. Questo insegnamento era cos sentito presso la nostra cultura alpina che linfrazione dello stesso faceva scattare la Chabra (vedi paragrafo a parte) che non solo protestava a nome di tutta la comunit verso quel matrimonio ritenuto contro le regole ma tentava in tutti i modi di far si che i due promessi sposi si ravvedessero e cambiassero idea. Condanna verso i matrimoni in cui gli sposi hanno grande differenza d'et: linsegnamento si impronta sul concetto di una sorta di contro-natura dovuta allimpossibilit di una corretta fusione- fisica, emotiva, sentimentale e mentale tra i due coniugi; si ricollega sostanzialmente al punto 5, non venderai il tuo corpo per denaro e sottintende tutta una serie di possibili malesseri emotivi e psicologici. Anche il Talmud dice (249): Leccessiva differenza det, biasimata.Che senno c a sposare una donna pi giovane di te? oppure: che senno c a sposare una donna pi vecchia di te? Va, e sposa una donna che sia quasi della tua et e non introdurre discordia in casa tua. Chi d sua figlia in matrimonio a un vecchio, oppure chi prende una vecchia per moglie a un suo figlio giovane, aggiunge lebriet alla sete e il Signore non glielo perdoner. Come nellinfrazione del precedente precetto a cui spesso si sommava anche questo, si scatenava la Chabra. Poich era difficile pensare che una giovane sposasse un vecchio, magari gi vedovo, per puro folgorio damore.
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Note:
247) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 137: il pi grande peccato far peccare gli altri. Far peccare un altro peggio che ucciderlo; perch uccidere una persona solo allontanarla da questo mondo, ma farla peccare escluderla dal Mondo Avvenire.

248) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 203:Sposarsi per denaro severamente condannato nel detto: chiunque sposa una donna per il suo denaro avr dei figli di cui dovr vergognarsi. La mancanza di amore tra i genitori avr conseguenze sul carattere

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sulla discendenza.

Guardati dai governanti..": i paesanesi evitano da sempre rapporti troppo confidenziali e ravvicinati con chi ha potere; hanno infatti adottato nei secoli la tattica di assecondare apparentemente i potenti, standone il pi lontano possibile, per meglio potersi fare i fatti loro. Trattandosi di gente non manipolabile, incline ad assecondare superficialmente, ma sostanzialmente anarchica e abituata a ragionare col proprio cervello, tendono a tenere le distanze. Su questo aspetto il Talmud dice (250): ama il lavoro, detesta la potenza e non cercare lintimit con i governanti. Guardati dai governanti, perch non avvicinano un individuo se non nel loro interesse; mostrandosi amici quando fa loro comodo , non assistono lindividuo nellora della sua necessit Lautorit seppellisce chi la possiede": da secoli a Paesana regna una sorta assoluta parit sociale, di anarchia e di grande litigiosit (mai palesata verso lesterno). E` per questa ragione che, ad esempio, fare il sindaco o rivestire una carica pubblica cosa da sfuggire a meno che non ci sia nessun altro disposto a farlo: poich significa, in calcolo percentuale, avere un amico (se stesso) e 99 nemici. Consapevoli di assumere un compito gravoso e di grande responsabilit i sindaci paesanesi sapevano inoltre di venir chiamati in prima persona a rispondere di tasca propria per eventuali deficit di bilancio dellintero Municipio. Ecco a questo proposito cosa dice il Talmud (251): Una delle cose che abbreviano la vita delluomo darsi arie di superiorit. Lautorit seppellisce coloro che la possiedono ed di fatto servit. Lintenzione non quella di indurre la gente a rifuggire dalle responsabilit delle cariche, ma di biasimarne la ricerca affannosa, frutto di una ambizione egoistica. Inoltre, quando necessita un lavoro per la comunit non essere troppo presuntuoso e non ti mettere avanti ; ma quando gli altri trascurano questa attivit, assumitela tu stesso. E, soprattutto, tale lavoro deve essere compiuto con disinteresseTutti coloro che si occupano delle cose della comunit, lo facciano in nome del Cielo, perch allora il merito dei loro padri li sostiene.. Non bisogna mangiare in piedi perch fa male: tutto ci che mangi in piedi veleno meglio piuttosto saltare il pasto. Dal talmud (252): Bisogna mangiare stando seduti, perch mangiare e bere stando in piedi rovina il corpo delluomo. Mai mangiare pane caldo: indigeribile, si appallottola e forma un pericoloso "mattone" nello stomaco. Cos si legge nel Talmud (253): :Il pane deve essere mangiato freddo. C un proverbio a Babilonia che il pane caldo ha la febbre al suo fianco.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 249) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 203: Leccessiva differenza det, ad esempio, veniva fortemente biasimata.Che senno c a sposare una donna pi giovane di te? oppure: che senno c a sposare una donna pi vecchia di te? Va, e sposa una donna che sia quasi della tua et e non introdurre discordia in casa tua. 250) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 234: Ama il lavoro, detesta la potenza e non cercare lintimit con i governanti. Guardati dai governanti, perch non avvicinano un individuo se non nel loro interesse; mostrandosi amici quando fa loro comodo , non assistono lindividuo nellora della sua necessit 251) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 203: Una delle cose che abbreviano la vita delluomo darsi arie di superiorit, Lautorit- detto- seppellisce coloro che la possiedono ed di fatto servit. Lintenzione non quella di indurre la gente a rifuggire dalle responsabilit delle cariche, ma di biasimarne la ricerca affannosa, frutto di una ambizione egoistica; a p. 235: Quando necessita un lavoro per la comunit non essere troppo presuntuoso e non ti mettere avanti ; ma quando gli altri trascurano questa attivit, assumitela tu stesso. E, soprattutto, tale lavoro deve essere compiuto con disinteresseTutti coloro che si occupano delle cose della comunit, lo facciano in nome del Cielo, perch allora il merito dei loro padri li sostiene..

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Mai rifiutare l'elemosina e cercare di fare beneficenza nell'anonimato: aiuta il tuo prossimo perch la vita una ruota e potrebbe capitare a te, ma non umiliarlo mettendolo in condizione di doverti ringraziare perch allora quello che stai facendo non pi beneficenza ma arroganza. Ecco cosa dice il Talmud (254): Un Dottore (Rabbino) ammoniva sua moglie: quando viene un povero dagli del pane perch lo stesso possa venir fatto ai tuoi figli. Ma tu li maledici!- essa esclam- prospettando la possibilit che i suoi figli potessero ridursi a chiedere lelemosina. Nel mondo-egli replic- c una ruota che gira, cio la ruota della fortuna che fa arricchire il povero e impoverire il ricco. Ci che pi importa, la vera carit praticata in segretola forma migliore di elemosina quella di chi fa un dono senza sapere chi lo riceve e chi lo riceve non sa chi ha donato. Timore dell'ombra: nellalta Valle Po, l'ombra, considerata lunica vera causa della cattiveria dei Barbet- filo-calvinisti, (chi l sun gram prch sun a lumbra) e dei casi incesto che si dice siano avvenuti nei secoli scorsi presso coloro che abitavano in una precisa parte della montagna, per lappunto posta allombra. Nessuno della valle ha mai attribuito la responsabilit dei presunti incesti e della cattiveria alle singole persone ma solo ed esclusivamente allo stare allombra, quale causa di tutti i guai. Dal Talmud si apprende (255): per evitare il chiarore della luce solare, gli spiriti maligni si ritirano nei luoghi ombrosi: per tale ragione il pericolo in agguato nellombra. Non bere acqua da fiumi o sorgenti di notte: anche i serpenti e gli animali selvatici (secoli fa cerano anche i lupi e gli orsi) devono bere, potresti non vederli ed essere attaccato. Questa raccomandazione riguarda anche lavvicinarsi ai corsi dacqua durante il giorno, perch si sa che i serpenti in particolare si accovacciano sotto le pietre vicino ai torrenti, ma ovviamente di notte peggio perch non si pu nemmeno vedere dove mettere i piedi o le mani, cosicch i rischi sono maggiori. Dal Talmud (256): : nessuno beva dai fiumi o da sorgenti di notte; se beve il suo sangue ricadr sulla sua testa per il pericolo. Quale pericolo? Il pericolo del Demone della cecit. Guarda caso il Talmud parla di cecit e, strano a dirsi, questa proprio una caratteristica del morso di alcuni serpenti africani.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------252) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 295: Bisogna mangiare stando seduti, perch mangiare e bere stando in piedi rovina il corpo delluomo 253) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 295:Il pane deve essere mangiato freddo. C un proverbio a Babilonia che il pane caldo ha la febbre al suo fianco. 254) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 266: Lassistenza ai poveri non un atto di grazia da parte del donatore bens un dovere. A p. 269-230: Un Dottore (Rabbino) ammoniva sua moglie: quando viene un povero dagli del pane perch lo stesso possa venir fatto ai tuoi figli. Ma tu li maledici!- essa esclam- -egli replic- c una ruota che gira. A p. 271: Ci che pi importa, la vera carit praticata in segretola forma migliore di elemosina quella di chi fa un dono senza sapere chi lo riceve e chi lo riceve non sa chi ha donato.

255) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 266: Per evitare il chiarore della luce solare, gli spiriti maligni si ritirano nei luoghi ombrosi: per tale ragione il pericolo in agguato nellombra. 118

Importanza delle evacuazioni regolari: la funzione intestinale viene osservata con molta attenzione e quando si verifica dopo svariati tentativi e qualche difficolt usanza dire a gran voce, alzando occhi e mani al cielo, cosicch il tutto parentado possa sentire: Grasie a lu Sgnur sun andait al gabinet!!! (grazie al Signore sono andato al gabinetto!), oppure Lu Sgnur la fame la grasia e sun andait al gabinet!!! (il Signore mi ha fatto la grazia e sono andato al gabinetto).Questa non proprio la preghiera che recita il Talmud per tale occorrenza, ma il significato molto simile ed certamente pertinente. A questo proposito il Talmud specifica (257): tre cose non entrano nel corpo dalle quali esso per trae beneficio: le abluzioni, le unzioni, e le evacuazioni regolari Abbiamo gi accennato alle conseguenze della stitichezza e alla necessit di un alvo regolare. E ammonisce: la stitichezza fecale produce lidropisisa.. la liturgia comprende una preghiera da recitarsi dopo aver soddisfatto i bisogni naturali. Non avere rapporti sessuali durante le mestruazioni (258): questo ammonimento, da noi, riguarda soprattutto una norma di carattere igienico-sanitario poich ampiamente sottolineato il pericolo di infezioni e malattie gravissime sia per luomo che per la donna. Per lebraismo questo un precetto fondamentale che non ammette alcuna trasgressione, tanto che se un figlio dovesse essere concepito in vicinanza del periodo mestruale sarebbe considerato imperfetto gi alla nascita. Non commettere adulterio: sembrerebbe un precetto cristiano, ma in realt un po diverso dalla morale cristiana generalmentea adottata. Ladulterio infatti riguarda tutti, sia le giovani coppie di ragazzi non sposati- murus -che quelle sposate. I vecchi di Paesana hanno sempre brontolato pesantemente sugli atteggiamenti sessuali dei giovani, tradizionalmente piuttosto precoci ed os, ma in definitiva ha anche sempre tollerato la loro esuberanza affettiva e sessuale, purch non implicante il tradimento (259) . Linsegnamento nostrano : si possono cambiare i morosi prima di sposarsi ma bisogna farlo senza tradire e in modo corretto. Bisogna agire nella pi trasparente onest allo scopo di non far star male laltro, mettendolo oltretutto in ridicolo di fronte a tutti. Finch si fidanzati ladulterio considerato ugualmente grave sia che a compierlo sia il ragazzo che la ragazza. Bisogna per aggiungere inoltre che il terzo incomodo generalmente molto disprezzato. Una volta sposati le cose cambiano un po`: quello delluomo, pur essendo grave un atto po pi digeribile, ma ritenuto davvero inaccettabile ladulterio femminile. In simili casi la reazione generale il silenzio: nessuno dice niente sulla vicenda e si innesca automaticamente un processo di emarginazione pesantissimo. Da quel momento infatti il parere delladultera e le sue opinioni non vengono pi prese in considerazione da nessuno: viene completamente esclusa ed emarginata.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------256) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 317: Nessuno beva dai fiumi o da sorgenti di notte; se beve il suo sangue ricadr sulla sua testa per il pericolo. Quale pericolo? Il pericolo del Demone della cecit. Il Talmud parla di cecit e questa una caratteristica del morso di alcuni serpenti africani. 257) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 291: Tre cose non entrano nel corpo dalle quali esso per trae beneficio: le abluzioni, le unzioni, e le evacuazioni regolari; a p. 292: Abbiamo gi accennato alle conseguenze della stitichezza e alla necessit di un alvo regolare. Ammonisce il Talmud: la stitichezza fecale produce lidropisisa..; a p. 293: La liturgia comprende una preghiera da recitarsi dopo aver soddisfatto i bisogni naturali: Benedetto sii Tu, o .Signore, nostro Dio, re dellUniverso, che hai formato luomo con sapienza ed hai creato in lui molti orifizi e cavit. E`rivelato e conosciuto dsinnanzi al Trono della Tua Gloria, che se una di queste si aprisse o uno di quelli si chiudesse, sarebbe impossibile vivere e mantenersi dinanzi a Te. Benedetto sii Tu o Signore, che curi ogni carne e agisci meravigliosamente.

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258) Precetto 454 Osserva le leggi sull'impurit rituale del flusso mestruale. - Lev. 15:19

Del resto, che in tutto Piemonte vigesse fin dai tempi antichi una morale differente dagli altri posti ce lo ricordano i viaggiatori che nell800 percorrevano le nostre contrade. Esprimendosi sul carattere dei piemontesi a proposito dei sentimenti, delle avventure galanti, tradimenti e disguidi amorosi gli stranieri in Piemonte notavano una certa freddezza di temperamento che impediva il verificarsi di intrallazzi, amori clandestini e omicidi passionali (260). Quindi, in linea di principio i comportamenti poco ortodossi in materia sessuale prima del matrimonio, dalla nostra morale, venivano perdonati purch lindividuo, uomo o donna che fosse, si inquadrasse nel matrimonio e non sgarrasse pi.
Tratta

bene chi lavora per te. Da noi si insegna a rispettare il dipendente per tutte quelle le ragioni morali che ben conosciamo ed superfluo elencare. In aggiunta ci viene puntualizzato un pericolo che potrebbe derivare da una condotta ingiusta: non schiacciare chi lavora per te col peso del lavoro eccessivo, retribuisci giustamente e ricorda , tratta bene queste persone anche per fare un piacere a te stesso, evitando cos che qualcuno possa portare, per ripicca, allesterno i fatti tuoi e la tua stupida condotta possa ritorcersi contro t stesso. Sul Talmud (261) i termini di riferimento sono un po arcaici, poich i lavoratori sono chiamati servi mercenari. Tuttavia sufficiente evitare di fossilizzarsi sulla definizione per cogliere il significato essenziale dellinsegnamento. Circoncisione (262): in valle, tuttora, c una certa facilit alla circoncisione. Data la delicatezza dellargomento, tolto alcuni uomini (anche molto anziani) ai quali ho potuto rivolgermi ottenendo risposte di carattere strettamente igienico, non ho potuto indagare le ragioni di questa predisposizione al bisturi. Sappiamo per che questa pratica un segno distintivo dellebraismo, ampiamente dibattuta agli inizi del cristianesimo che giunse a sostituire la circoncisione della carne con la circoncisione del cuore, stabilendo quindi che nellanimo che si riconoscono i figli di Dio.

Note: 259) Su internet: Tesi di laurea di Rivka Barissever - Leducazione nella famiglia ebraica moderna: Matrimoni proibiti: Il caso in cui una donna adultera voglia sposare il proprio amante od un altro uomo, anche qualora abbia ottenuto il divorzio..(Come accennato, da noi, questo principio interessa anche i giovani innamorati e non solo le coppie sposate); 260) Baretti, a p. 144: sui cicisbei e sugli omicidi dell' Italia ; ma queste accuse calunniosissime, lo sono maggiormente riguardo ai Piemontesi in particolare. Niuno di questi due caratteri appartiene meno a questo popolo. Cio da noi non cerano n i cicisbei, n gli omicidi passionali. 261) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 241: non opprimere il tuo prossimo, non rubarglinon opprimere un servo mercenario, povero e bisognoso (Deut. Xxiv,14)Israel fu esiliato per aver trattenuto il salario dei servi mercenari, a p. 248: quando mangiava carne ne dava al suo schiavo. Quando beveva vino ne davaun poco anche a lui, e applicava a s stesso il verso: chi ha fatto me nel ventre, non ha fatto anche lui? 262) Sul sito Zeht- identit ebraica il Rabbino torinese Alberto Somekh, scrive: Il Brit mil, "patto della circoncisione", fu comandato da Dio ad Abramo, il Padre del popolo ebraico, come segno del legame eterno fra il Santo 120

Benedetto e la Casa dIsraele (Genesi 17,7).

Non mangiare il primo frutto. Traggo questo insegnamento da un episodio raccontato nella mia famiglia. Nel lontano 1930, mio nonno Stefano Ghigonetto (classe 1880) aveva piantato un pero nel giardino di casa. Lalbero aveva poi gettato un primo frutto che lui proteggeva con cura, dicendo severamente a tutti: quella pera deve rimanere l dovguai a chi la stacca dallalbero. Diceva che quella pera era sua! Una cosa davvero strana. Sta di fatto che mio padre, che a quellepoca aveva cinque anni, inizi a subire unattrazione fortissima per quella pera proibitae, attento a non staccarla per non disubbidire il genitore, sal su una sedia e se la mangi attaccata allalbero; voleva solo assaggiarla un po`!. Fu grandissima la sorpresa di mio nonno quando, andando in giardino, vide il torsolo appeso La proibizione di quel primo frutto, che si concluse con una gran risata, torta e gazzosa come premio per lintelligenza del pargolo, doveva essere davvero una cosa importante se questa storia, scavalcando vicende familiari molto pi gravi come quelle avvenute durante la seconda guerra mondiale, giunta fino a me a distanza di ottantanni. Ed ecco allora cosa leggo nel Talmud (263): unaltra importante norma alimentare per gli ebrei quella che proibisce di mangiare il primo frutto del primo albero. Questa particolare restrizione sulla frutta giustificata dallidea che a Dio spetta ogni primogenito, in questo caso il primo frutto poich le primizie sono consacrate al Signore. Non far piangere la donna: i nostri bambini, da sempre e fin da piccolissimi, vengono severamente rimproverati nel caso in cui facciano piangere una bambina e, successivamente, con la crescita, una ragazza e una donna. Causare le lacrime femminili considerato davvero indegno di un uomo. Nel talmud detto: "state molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime. La donna uscita dalla costola dell'uomo. Non dai piedi perch fosse calpestata, n dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale.... un po' pi in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata...." Non pensare con preoccupazione a quello che mangerai domani: non pensare con preoccupazione al domani ma cerca di sentirti felice con quello che hai oggi , perch, anche se lo ritieni impossibile, sicuramente non ti mancher mai nulla. Negli errori dei nostri valdenses detto espressamente che a un valdenses non mancher mai nulla, e cos noi crediamo ancora oggi noi. Non sposare una donna pi ricca di te. Il talmud dice di non sposare una donna pi ricca di te poich il rischio quello di essere poi sottostimato e umiliato da lei e dalla sua famiglia, lo stesso vale anche da noi.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 263) precetto 255: nessuno, oltre il Sacerdote potr mangiare le primizie consacrate al Signore (Levitico 22:10). Una cosa davvero strana, perch mio nonno era un uomo molto autorevole ma non era certo un padre-padrone e tantomeno un pusillanime. Inoltre era molto benestante. Con i suoi fratelli aveva fatto una gran fortuna in Brasile. In un contesto familiare in cui lui spesso tornava in Brasile, tutti i figli erano in collegio agli studi; ecco, mi domando come in questo contesto mio nonno si sia potuto impuntare sulla propriet di una pera. E da notare che a fine 800 i maschi delle famiglie Ghigonetto, Picca, Barra, Re, Nicolino e di Paesana, tutti pi o meno imparentati e tutti panettieri, erano emigrati in Brasile diventando in poco tempo imprenditori, industriali (industrie chimiche e manifatturiere), proprietari immobiliari, importartatori ed esportatori (caff, vino, olio ecc.), grandi azionisti di grosse

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imprese multinazionali. Dopo qualche decennio di lavoro durissimo vivevano tutti di rendita sia qui che in Brasile. Ecco perch la propriet di una pera mi sembra una assurda rivendicazione.

Bisogna essere onesti negli affari la lezione oltre a collegarsi col comandamento non rubare si incentra sul concetto di intelligenza, ossia: facile diventar ricchi rubando ma questo non corrisponde affatto ad essere intelligenti. E` invece prova di grande intelligenza ed abilit diventare ricchi senza danneggiare il prossimo. Il Talmud molto rigido su questo aspetto e addirittura prospetta conseguenze disastrose allintera comunit qualora si verifichi disonest negli affari (264). E`proibito sposarsi con chi nato da incesto traggo questo insegnamento dalla storia di Paesana: a causa del sospetto (non sono mai state tramandate informazioni dettagliate o i nomi riguardanti questa credenza) che tra i paesanesi dl vi fossero stati dei casi di incesto, nessun paesanese del versante di Santa Maria si sposava con loro. E cos stato fino a pochi anni fa. Il Talmud (265) a questo proposito altrettanto categorico e del tutto simile: i figli ebrei nati da incesto sono marchiati e non possono sposare altri ebrei geneticamente in regola; possono sposarsi solo tra loro. Questo precetto, tuttora rigorosamente ossrevato in valle, urta con lerrore 38 accusato dallinquisizione in cui i valdenses sotto tortura dichiarano che non peccato sposare una consanguinea. E ovvio che tutto dipende dal grado di consanguineit.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------264) Abrham Cohen Il Talmud, Bari 2003, p. 274-275 265) Deuteronomio, 23,3: "Non entri un mamzer nell'assemblea del Signore, neppure alla decima generazione entri nell'assemblea del Signore"; il mamzer , nella interpretazione rabbinica, il figlio nato da una relazione sessuale incestuosa o adulterina. Il divieto di entrare nell'assemblea del Signore interpretato, quale divieto di contrarre matrimonio.La Legge Orale consente ad un mamzer di sposarsi con un altro mamzer o con un proselita, ma non ritiene mai ammissibile un matrimonio con un Israelita che non rivesta tale condizione.

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Linsegnamento morale dei valdenses


Linsegnamento morale, religioso e sociale dei valdenses si esprimeva soprattutto attraverso la forma proverbiale, sintetica e dialettale. Abbiamo gi visto che proponevano e attuavano un sistema sociale orizzontale e comunistico, nel quale lunica gerarchia ammessa ed esistente era quella morale. I valori che distinguevano (e distinguono ancora oggi) i valdenses tra loro, allinterno delle loro comunit, si legavano a fattori totalmente estranei agli schemi politici e temporali della Chiesa cattolica e consistevano nelle qualit proprie allindividuo: intelligenza, sapienza, cultura in perfetta rispondenza a quanto scritto, ad esempio, da Salomone nei Proverbi. Ed proprio a proposito di Proverbi che rilevo una polemica tra Gabriel Audisio e Euan Cameron circa luso valdenses di tramandare linsegnamento religioso attraverso la forma proverbiale, sintetica e dialettale (266). In particolare lo storico Protestante Cameron, nel giudicare il valdismo precedente alla Riforma una religione popolare basata su una dottrina piuttosto incoerente che si esprimeva soprattutto con proverbi, ha indicato quale unico aspetto distintivo tra valdenses e cattolici l alto livello di moralit puritana dei primi rispetto a questi ultimi e nientaltro. Gabriel Audisio (storico valdese) smonta la tesi di Cameron poich ovvio che i valdenses avessero una dottrina. Infatti: proprio perch avevano una dottrina che, attraverso la medesima, contestavano punto per punto quella cattolica. E possibile infatti ritenere che siano stati i pagani ad aver avuto facilit nel passare dalle loro religioni al cattolicesimo per le forti analogie, ad esempio, con il culto di Mitra, con il politeismo romano ecc., mentre invece per chi proveniva da una cultura ebraica, come si suppone possa essere stato per i valdenses in generale, il dover ritualizzare lassunzione del sangue nellEucarestia, cos come seguire il culto dei morti, credere il purgatorio, sottoporsi al battesimo, venerare la croce ecc., probabilmente risultava inacettabile. Considerando quindi lipotesi della possibile discendenza dei valdenses dai Levi, ecco che il loro schema orale di insegnamento attraverso la ripetizione dei Proverbi, doveva essersi radicato e incorporato da millenni, come di fatto avveniva nella cultura ebraica. Ne consegue che pur avendo verosimilmente accolto il messaggio cristiano, diffusosi attraverso le massiccie penetrazioni ebraiche in Piemonte allepoca romana, dottrinalmente parlando i valdenses erano rimasti forse fermi a Salomone, cio alla dispersione da Babilonia. Sappiamo infatti che i Proverbi biblici sono la guida per attenersi ad uno stile di vita confacente alla morale dettata dalla religione e vengono considerati la somma della sapienza giudaica (267). Finalizzati alleducazione e allistruzione, si esprimono con massime brevi, favole, enigmi con riferimenti pratici e molto terreni, aventi per un senso religioso e morale assai profondo in quanto derivati dal pensiero di Dio. Anche Cristo insegnava con le parabole ed quindi da considerare privo di cultura? Lo stile di insegnamento dei valdenses si incentrava sui proverbi, inquanto come gi detto sintesi della sapienza giudaica, e sulla realizzazione pratica dei principi morali professati: la cultura
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valdenses non ammetteva la separazione tra pensiero e messa in pratica degli stessi. I valdenses vivevano la religione attraverso la realt della vita e la realizzazione effettiva dei pricipi professati. La loro era una dottrina praticata in ogni gesto quotidiano e questo li distingueva dal Cattolicesimo e dal Calvinismo. Ecco perch, avendo gi avuto una pessima esperienza con i cattolici, i paesanesi rifiutarono lalleanza con i Riformati. Derisi e insultati (268) ampiamente da tutta la letteratura cattolica, sporadicamente la loro antichit ha trovato consensi. Sappiamo infatti che il gesuita Campiano aveva chiamato i valdenses maiores nostros, dunque pi antichi della Chiesa Romana, ossia israeliti (269). Ma sappiamo anche che il dover ammettere ufficialmente questa verit avrebbe creato non pochi problemi alla Chiesa cattolica.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 266) Euan Cameron, The Reformation of the Heretics. The Waldenses of the Alps (1480-1580), Oxford, 1984, XVII, critique de G. Audisio. Rplique de E. Cameron, in Revue de lHistoire des Religions, CCIII-4, 1986, p.395-409 267) La Bibbia, Testo Ufficiale CEI, 1988, p. 1101 268) Mons. Chavaz, op. cit. p. 259 In sostanza poi chi pu tener le risa veggendo come questi scrittori si travaglino per darci ad intendere che una setta oscura sia la vera Chiesa da Cristo fondata ; una setta, dico, rinchiusa da alcuni secoli in cantucci di anguste valli, della quale per poco niuno avrebbe mai udito ragionare , se non fosse stato delle sue turbolenze e ribellioni ? Non egli ridicolo il loro voler ad ogni modo pretendere che sia la Chiesa propagata dagli apostoli 269) Lger, Libro I ch.XXVIII, p.171; Mons. Chavaz, op. cit. p 205 Un Campiano, gesuita, chiama i Valdesi maiores nostros ; dunque pi antichi della Chiesa romana

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I due versanti della valle, le lotte tra Valdenses e i Valdesi di Valdo, il marchio Mamzer

La storiografia insiste spesso sulle persecuzioni che i Paesanesi del versante situato alla sinistra del Po (guardando dalla sorgente del Pian del Re, verso valle) avrebbero inflitto ai valdenses filoriformati. Per mettendo insieme le informazioni e i racconti tramandatici attraverso i secoli, sembra proprio che le cose non stiano affatto cos. Infatti, dalla lettura dei documenti conservati presso larchivio comunale di Paesana (gi esposti nei capitoli precedenti) apprendiamo che i valdenses di Paesana dza hanno sempre protetto, nonostante tutti i contrasti esistenti, i valdenses calvinisti, cio quelli di Paesana dl. Ecco cosa si ricava assemblando i documenti e la tradizione orale in merito allatteggiamento dei paesanesi antiriformati nei confronti di quelli filo-riformati: a) innanzi tutto non li hanno mai denunciati. Non sono stati i paesanesi dz, nonostante la loro avversione alla Riforma protestante, ad aver denunciato le borgate eretiche finite nellocchio del ciclone dellinquisizione. Al contrario sappiamo che fu proprio proprio un individuo delle loro stesse borgate riformate, ad aver denunciato la sua stessa comunit scatenando quindi linquisizione in tutta la valle. Questa premessa non uninezia perch scagiona definitivamente i paesanesi antiriformati, vittime a loro volta del clima inquisitoriale provocato dagli stessi barbet. I documenti a questo proposito sono inconfutabili. Infatti lo stesso Marchese di Saluzzo-Paesana che nel suo diario (il famoso Carneto) racconta questa vicenda dicendo che Pr Julian di Pratoguglielmo venne fatto confessaresi tratt di una confessione fin troppo estesa che incolpava tutti gli abitanti di Pratoguglielmo, Bioletto, Bietonetto e Oncino, ma proveniva da persona degna di poca Fede, che aveva sempre tenuto una condotta moralmente riprovevole e che era conosciuto per disonesto (270). I valdenses di Paesana dza nonostante la situazione difficilissima con gli inquisitori e le pazzie persecutorie della Marchesa Margherita di Foix prima, e del Duca di Savoia poi, non si sono venduti al soldo cavalcando londa per trarne profitto. Ne prova il fatto che non hanno mai consegnato allinquisizione i nominativi degli eretici ricercati, nemmeno quando tra le rispettive comunit avvenivano scontri armati e ci scappava il morto. Inoltre. Sappiamo che fu un abitante di Oncino con la ovvia complicit delle guardie, presumibilmente dz (poich ovvio che il Marchese non poteva mica far controllare gli inquisiti dagli stessi inquisiti), ad aver fatto fuggire i condannati a morte per eresia dalle carceri nelle quali erano rinchiusi in attesa del supplizio. Inoltre, per ben due volte i valdenses di Paesana dza hanno utilizzando i pi disparati pretesti per rifiutare di insediarsi nelle case confiscate dalla Marchesa di Foix agli eretici. N prova che i borghi rimasero disabitati per ben cinquantanni.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note:

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270) Vindimmio di Francesco, op.cit. vol 1 p.94

Ovviamente i paesanesi dz non potevano esprimere pubblicamente le ragioni del loro rifiuto, avrebbero mai potuto dire: anche noi siamo valdenses? ma sufficiente interpretare i documenti e conoscere la tradizione per capire che: b) non si sono appropriati dei beni appartenenti agli esiliati perch moralmente perseguivano valori quali lintelligenza, la sapienza, la giustizia, lonorabilit e non avrebbero mai accettato di rendersi complici di furti, omicidi e ingiustizie; c) le borgate in questione erano esposte allombra e questo era considerato un fatto molto negativo: per ragioni che noi oggi non riusciamo a comprendere, ma che sono menzionate anche nel Talmud, secondo i nostri antenati lombra non era luogo adatto per vivere e costruire casa. d) li hanno fatti rientrare ben due volte. I valdenses di Paesana dza hanno fatto in modo, per ben due volte, di convincere la nobilt a far rientrare nelle loro case i Valdesi di Valdo espulsi per eresia dalla valle: riuscendovi! Laver rifiutato di occupare i borghi e i terreni abbandonati dagli esplulsi stata una mossa talmente abile e sottile da produrre un totale ribaltamento della posizione di potere tra il popolo e la nobilt.

I Valdenses ribaltano la posizione di potere del Marchesato


Rifiutandosi di occupare le propriet dei Valdesi di Valdo cacciati dalla valle, i Valdenses riuscirono a mettere alle strette la nobilt. Infatti, alla cattiva fama che faceva s che persino i preti avessero paura di avventurarsi nelle nostre valli, cosicch nessuno era disposto a trasferirvisi, si aggiungeva ora la voce (probabilmente falsa) che i Valdesi di Valdo nottetempo invadevano la valle per uccidere i nuovi occupanti delle loro case. Fu cos che leconomia della valle precipit e la Marchesa inizi a venire a pi miti consigli. Questa fu una strategia di ricatto sorprendente. Con il dimezzamento delle entrate, conseguente al rifiuto di impossessarsi e lavorare le terre degli espulsi, il popolo valdenses estern un messaggio inequivocabile: se si volevano riempire le casse del marchesato bisognava smetterla di perseguitare, cacciare e mettere al rogo i sudditi. vero che in entrambi i casi (con Margherita di Foix e con il Duca di Savoia) il ritorno degli eretici cacciati dalla valle stato segnato dall accettazione di una tassa, quale unica possibilit offerta per riprendere possesso dei loro beni. Va aggiunto per che attraverso successive discussioni, prese di posizioni e suppliche i tributi richiesti, in entrambi i casi, vennero poi annullati. Visti i fatti fin qui esposti ci si chiede: ma la causa dei dissapori tra Paesanesi dza e Paesanesi dl (perch al di qua o al di l del Po, che taglia in due la valle) sar stata davvero riconducibile al rifiuto dei primi di aderire alla Riforma calvinista oppure erano altri i motivi che potrebbero aver spinto i valdenses filo-riformati allodio verso quelli dz e successivamente allalleanza con i Calvinisti? Sono infatti convinta che la vera ragione delle avversioni, perdurate nei secoli fino a qualche generazione fa, forse non del tutto imputabile all adesione alla Riforma di un versante della valle, ma potrebbe risalire a moltissimo tempo prima.

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Inoltre, la situazione di conflitto tra le popolazioni dei due versanti della valle doveva essere davvero molto radicata visto che durata fino a pochi decenni fa. Ancora nella generazione di mio padre, i ragazzi delle opposte discendenze, erano divisi in lasarde (lucertole)* e ciat (gatti)* e da qui il detto nostrano: i cit mangiu le lasarde!.... risposta- se,sai ciapu! (i gatti mangiano le lucertole!....si,se le prendono!). Gi solo da questa frase capiamo che ad aggredire erano sempre quelli dl, cio i Valdesi di Valdo. Divisi dal Po, che taglia in due la valle, difficilmente i giovani delle due fazioni si incontravano; tendevano a stare, ciascuno sul proprio versante. Ci nonostante quando capitava se le suonavano di santa ragione tirandosi le pietre con le fionde. Solo in tempi pi recenti, quando ero bambina, si instaurato un comportamento di non aggressione. La rivalit si poi estinta una trentina di anni fa, per lasciar posto ad una sorta di indifferenza reciproca e di civile convivenza. Ci avvenuto in seguito ad un matrimonio tra ragazzi di Paesana dza con gruppetto di bellissime ragazze francesi, alcune originarie di Paesana dl (Prato Guglielmo) e di quello stesso versante verso Sanfront. Per tornare invece ai tempi antichi, visto che i documenti provano inconfutabilmente laiuto che i paesanesi dza hanno dato ai valdenses filo-calvinisti dl, palesato nel vasto rifiuto di impossessarsi delle loro propriet e nell intercedere presso la nobilt per farli rientrare, ci si chiede: quale sar stato il vero motivo di tanto odio?

Riflettendo sul marchio Mamzer


Non me ne vogliano i paesanesi dl per quello che sto per scrivere. Concordo che possa sembrare un po offensivo e probabilmente anche un po diffamatorio, ma del resto, se dobbiamo parlare di storia, bisogna dire le cose fino in fondo, anche quelle sgradevoli. Ecco quindi il pensiero degli antenati di noi paesanesi dza e i motivi che nel corso dei secoli scorsi hanno caratterizzato i conflitti interni alla valle: Superiorit. I valdenses di Paesana dza si sono sempre considerati di spessore morale, cultura, intelligenza, bellezza e prestanza fisica, superiori ai valdenses filo-riformati: nui suma nautra raza- noi siamo unaltra razza, sottintendendo che noi saremmo fisicamente, psichicamente, moralmente perfetti, mentre invece loro: lr a sn tar, sun ti stort, brt, neir, pels, ct e grm cio loro sono tarati, tutti storti (malformati), brutti, neri, pelosi, piccoli e cattivi. Incesti. A causa dei presunti* incesti (e si badi bene che non stiamo parlando di endogamia, cio di matrimoni tra cugini, ma, stando alla tradizione orale, di mare ch va cun el fil, frel ch va cun la souri, pare cha va cun la fiamadre che va col figlio, padre che va con la figlia, fratello che va con la sorella, ) i valdenses di Paesana dza avevano la proibizione di sposarsi con quelli di Paesana dl (Pratuguglielmo in particolare). Il monito era questo: venta p mariese cun chi-l, lur as mariu mac tra lur, non bisogna sposarsi con quelli li, loro si sposano solo tra loro. Considerato che valdesi di Paesana dza hanno sempre dato una risposta talmudica al comportamento dei paesanesi dl, attribuendo al posizionamento delle loro borgate, in zona dombra, la ragione che li avrebbe obnubilati portandoli ad agire scriteriatamente, ecc. ecc., ecco che mi affiora il sospetto che vere cause dellatrito tra i due versanti della valle abbiano radici molto antiche e che Calvino e la Riforma siano stati, di fatto, solo dei fattori aggiuntivi ad una discriminazione gi esistente. Leggendo il Talmud ho trovato la voce Mamzer e penso che sia li da ricercare la causa di tutto. Il Mamzer, secondo la legge ebraica, il bambino nato da una relazione adultera o incestuosa. Il mamzer o la mamzeret (se una ragazza) non possono sposare liberamente altri membri della
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comunit ebraica. Il Talmud dice:Un mamzer pu contrarre matrimonio soltanto con altri mamzerim o con convertiti ed il marchio passa da una generazione di ebrei allaltra. Vista la gravit della situazione che si viene a creare, lebraismo generalmente attribuisce il marchio di mamzer solamente in quei casi in cui non assolutamente possibile altra interpretazione. Per non sempre cos. Ancora oggi, nel moderno Stato dIsraele, dove le leggi matrimoniali sono appannaggio del rabbinato ortodosso, sono stati ritenuti sufficienti i sospetti sullo stato di mamzer di alcuni cittadini per lattivazione di questa norma. Detto questo e constatato che sufficiente il sospetto di incesto per lapplicazione di questa rigidissima regola (vero e proprio marchio che segue le generazioni nei secoli e che verr tolto, solo alla venuta del Messia che, come sappiamo, per gli ebrei deve ancora arrivare) ritengo di aver individuato la vera ragione dellodio dei paesanesi dl nei confronti di chi li aveva marchiati. Il fatto che il marchio memzer presso gli ebrei scomparir solo con la venuta del Messia un aspetto che d spazio a qualche ulteriore riflessione e ad alcune domande. Infatti, se i paeanesi dza fossero stati davvero cristiani, essendo gi arrivato il Messia, non avrebbero dovuto pi avere mamzer in tutta la valle. Quindi, ci si chiede, perch sopravvisuta fino ad oggi lattuazione di questa regola? Comportamenti prevaricatorii. I valdenses hanno giudicato con molta severit larroganza e la cattiveria dei Valdesi di Valdo quando, forti della presenza delle armate ugonotte francesi, avrebbero iniziato a comportarsi peggio di quanto avevano fatto fino a quel momento gli inquisitori cattolici (271). Logiche di gruppo. I valdenses, hanno sempre considerato dei loro tutti quelli di del territorio di Santa Maria, e in particolare: Agliasco (Naiashk), Ghisola, Calcinere, Ro, Ostana (Usthana), Battagli (Bat-hai). Da notare che la localit di Oncino (Un-sin) posta sul versante versante dl. Eppure gli oncinesi, peraltro stanziati in pieno sole, sono ritenuti abbastanza dza,.ma con un po di diffidenza. Considerati scaltri, e abilissimi commercianti, sono soprannominati Oncino- rapino e da qui il detto se non sai rapinare ad Oncino non puoi stare. Rigattieri, fioristi, e straccivendoli sono tutti molto ricchi e lavorano da genereazioni nei mercati generali di Torino e di Milano. Sar quindi un caso che in aramaico Sin o Shin significhi peccato? Infatti, nella sua accezione rapino ha indubbiamente qualche analogia con peccato. Sar forse che gli abitanti di Oncino (Un-Sin) si caratterizzano dalla notte dei tempi per un comportamento un po opportunista e poco cristallino? Per quanto riguarda Crissolo anche i crissolesi facevano abbastanza parte della cerchia dei nostri, ma con molta cautela, non perch di unaltra razza (dnautra raza) ma perch in competizione con Paesana. Non so bene per quale ragione ma ritengo possa trattarsi di una questione di primato religioso sulla valle.Vedremo infatti pi avanti che forse proprio a Crissolo sorse verosimilmente una importante scuola teologica cristiana che form addirittura il Vescovo di Milano, Pietro Crisolano . Notiamo poi che i toponimi che sembrerebbero essere in aramaico antico ed in ebraico, sono legati a luoghi posti sul prevalentemente posti sulversante di Paesana dza. Mentre le borgate eretiche prese di mira dallinquisizione sono, toponomasticamente parlando, recenti e principalmente di radice occitano-francofona: Prato Guglielmo (Pr vierm), Biatont, Beol ecc. Inoltre i toponimi con significati verosimilmente negativi sono sul territorio di Paesana dl: oltre ad Un-sin (cio Oncino), vi sono infatti le Ramai, insediamento considerato dei loro e che in aramaico vuol dire ingannatori, imbroglioni, traditori. Detto questo ci poniamo la domanda: siamo di fronte a coincidenze casuali oppure queste sono indicazioni significanti? Possiamo supporre che gi dalla notte dei tempi sussistesse una rivalit tra le popolazioni dei due versanti della valle? Potrebbe essersi trattato di etnie diverse? Forse i Libici e i Levi? O i Levi e i Filistei?
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Comunque sia sappiamo trattarsi, in epoche molto pi recenti (prima del 1200), come dice Gilles, nel caso di Pratoguglielmo, Biolet e Bitonnet, di persone venute dalla valle di Lucerna (272), cio dalla Val Pelsh (termine che in ebraico vuol dire Filistei) e da noi considerati forestieri ancora nel 1600, nonostante fossero passati 400 anni dal loro arrivo. E poi, cosa vuol dire Muston quando afferma che questi valdesi di Luserna non sono nati contemporaneamente agli altri valdesi alla sinistra del Po (cio a noi)? (273). Vorr forse dire che noi eravamo preesistenti: eravamo valdenses (montanari) ma non seguaci di Valdo, come gi si supponeva.

------------------------------------------------------------------------------------------------------*Lasarde= lucertole, soprannome dato ai paesanesi dza, inquanto rettili esposti al sole. *Ciat = gatti, soprannome dato ai paesanesi dl, perch perfidi, sornioni e traditori e infidi come i gatti *Presunti incesti= non so quanto fondata fosse questa credenza, sta di fatto per che ai giovani di Paesana dza era proibito amoreggiare con i giovani di Paesana dl proprio per questa ragione. 271) Monsignor Andrea Charvaz, Vescovo di Pinerolo, Origine dei Valdesi, 1838, p. XX: Il Botta, storico benigno anzich acerbo ai Valdesi, come dimostreremo, non dubita di dire : I seguaci delle dottrine di Pietro Valdo tollerati in prima, anzi pacificamente che no dai principi di Savoia, finch nella quiete si contennero, furono poscia combattuti quando diventarono molesti e con pretensioni maggiori per l'esempio delle guerre cagionate in Francia dalla introduzione della religione riformata. D' esempio di incentivo e d'appoggio serviva loro la potenza, che col mezzo di contrastare all' autorit sovrana si era la parte ugonotta acquistata in quel reame. Dal che procedette che quelle valli, le quali per lo innanzi erano vissute quiete esse stesse, ed anzi avevano dato un ricovero sicuro ai protestanti che fuggivano le persecuzioni di Francia, vennero turbate ed insanguinate dalle ire pi feroci che mai abbiano in alcun tempo travagliato i mortali . (Botta, Storia d'Italia continuata da quella del Guicciardini, ed. di Capolago, tom. VII, Iib. XXV, p. 55). 272) A. Muston, Les Lys d `Israel abattus par lorage - Histoire des glises vangeliques de Paesane, de Praviglielm et de Saluces (De 1550 . 1580.) : au fond du bassin et sur les plateaux levs de Pasane, ainsi que dans les profondes valles de Cruzzol et d'Onzino, o les sources du P dcoulent du mont Vizol, que les Vaudois paraissent avoir t le plus anciennement tablis dans la province de Saluces. Al fondo valle e sui pianori di Paesana, cos come nelle profonde vallate di Crissolo e Oncino, da dove le sorgenti del po scendono dal Monviso, sembra che siano stati i pi antichi insediamenti valdesi nella Provincia di Saluzzo 273) On a prtendu que leur origine dans ces montagnes tait contemporaine de celle des autres Vaudois qui habitent sur la rive gauche du P. Mais Gilles nous apprend que les habitants de, Praviglelm, Biolet et Bitonnet taient sortis de la valle de Luzerne. Cette migration devait remonter une poque bien recule, puisque sa descendance a peupl le marquisat de Saluces, et que nous y trouvons dj des Vaudois ds le treizime sicle . nel fondo valle e sui pianori di Paesana, cos come nelle profonde valli di Crissolo e di Oncino, dove le sorgenti del Po scendono dal Monviso, che i Vaudois sembrano essersi insediati molto anticamente nella provincia di Saluces. Si preteso che la loro origine in queste montagne fosse contemporanea a quella degli altri Valdesi che abitano sulla riva sinistra del Po. Ma Gilles c'insegna che gli abitanti di Pratoguglielmo, Biolet e Bitonnet erano usciti dalla valle di Lucerna. Questa emigrazione doveva risalire ad un'epoca molto remota, poich la sua discendenza ha popolato il marchesato di Saluzzo in cui troviamo gi dei Vaudois fin dal tredicesimo secolo.

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La Cunfraternita dl fi crt e il Sambenito

A Paesana Santa Maria esisteva la Confraternita, popolarmente chiamata la cunfraternita dl fi crt (lett.: la confraternita del fiato corto) in cui tutti gli uomini erano costretti a portare il Sambenito soprattutto in occasione della Quaresima. Antonio Picca (Nene) afferma che, sebbene vi fossero anche le consorelle, erano solo gli uomini ad indossare il kmms (camice) giallo. Ricorda inoltre che la confraternita usciva solo durante la Settimana Santa, in particolare per compiere il rito della lavanda dei piedi. Giacomo Mattio (Culin) della localit Croce ci dice che sia suo padre, Battista Mattio, che suo nonno materno, Chiaffredo Bonansea, portavano il sambenito. Margherita Bianco e sua figlia Giuliana riferiscono di aver visto con indosso il sambenito: Giuseppe Garzino (Pin-Pinot), Giuseppe Perotti, Agostino Crespo, Giacomo Bonansea (Giaculin Giuseppe), Paolo Bonansea Billet, Chiaffredo Bossa (Fredu dla Frera), Giuseppe Bossa (Bep dla Frera). La famiglia Giaime afferma con sicurezza che il sambenito stato portato anche da molti abitanti di Calcinere e di Ostana. Anche Emilio Colomba, dice che suo zio materno aveva lobbligo di portarlo per il rito della lavanda dei piedi durante la funzione quaresimale di fronte a tutta la comunit. Secondo la testimonianza di mio padre, Michele Ghigonetto (Iuccio), lappellativo dl fi crt rispondeva alleffettiva realt ancora vissuta negli anni 60, quando molto raramente veniva aperta la chiesa della Confraternita ed erano solo i vecchi ad indossare la tunica. Avveniva cos che mentre la maggior parte degli uomini rimaneva in piazza, fuori dalla chiesa, ad aspettare la processione, alla quale solitamente partecipavano prevalentemente donne e bambini, quelli della confraternita in corteo camminavano lentamente, ondeggiando e cantilenando a fil di voce, e non si poteva dire che stessero pregando o cantando come normalmente si vede fare alle processioni, chiss,..forse essendo anziani e venendo alcuni da laggi, dalla Croce, quando arrivavano in piazza avevano il fiatone e sembravano pi morti che vivi. Pu darsi che come dice mio padre il fiato risultasse corto per via dellanzianit dei confratelli, ma potrebbe anche essere la sopravvivenza gestuale di qualche strapazzo inquisitoriale tramutatosi col tempo in una semplice forma comportamentale . Sappiamo infatti che il sambenito introdotto in Spagna dallInquisizione e significante abito benedetto (saco-bendito) era il simbolo penitenziale degli ebrei e degli eretici, cio dai cristiani di origine ebrea, torturati dallinquisizione. Il Sambenito in genere veniva indossato dai cristiani giudaizzanti ricaduti nellerrore dopo aver gi abiurato una volta. In pratica erano i recidivi a doverlo indossare. Questi abiti si presentavano in diversi modelli, a seconda della gravit della pena: potevano essere semplici, con croci nere o rosse, con fiamme e demoni dipinti. Questi ultimi venivano indossati quando laccusato era destinato al rogo, e noi non sappiamo come fossero stati vestiti i valdenses di Pratoguglielmo, cio gli unici quattro malcapitati che Margherita di Foix sia riuscita a mettere al rogo, nonostante labiura. Nellalta Valle Po, a Paesana, Oncino, Ostana, il modello in voga nei tempi recenti era quello semplice: si componeva della sola la tunica gialla senza simboli. Attualmente le tuniche sono scomparse nel nulla: non ci sono pi i documenti, i parroci attuali non ne sanno pi niente, e nulla appare registrato da nessuna parte.
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Questi sono i tipi di Sambenitos utilizzati dallinquisizione spagnola per segnare la gravit e i vari livelli deresia.

Con i sambenito sono scomparsi i registri con le condanne e gli errori imputati alle famiglie storicamente condannate ad usarlo per espiazione nel corso della Pasqua. Come gli ebrei, anche i valdesi venivano condotti al rogo con questa tunica addosso. A questo proposito ecco cosa scrive Muston nel suo libro Les Parfums de lhysope (274) : Nel 1318, (la Chiesa Cattolica) scomunicando in anticipo chiunque tentasse di controbatterla ; dodici malcapitati valdesi scelti per loccasione dovettero subire le torture della superstizione e della crudelt. Condotti a Embrun, di fronte alla cattedrale , in mezzo a una grande folla, circondati da monaci fanatici, rivestiti con un abito giallo sul quale erano dipinte in rosso le fiamme simbolizzanti linferno a cui si credeva fossero condannati; su di loro fu pronunciato lanatema, le loro teste furono rasate, furono messi a piedi nudi, gli misero una corda attorno al collo; poi, al suonoe delle campane a morto il clero cattolico si mise ad intonare un canto di maledizione e di morte. I poveri prigionieri furono portati, uno in fila allaltro, su una pira, circondata da carnefici. Cecil Roth ci dice: i sambenito dovevano essere indossati in pubblico, in particolare la domenica e nelle feste affinch chi lo indossava fosse esposto al disprezzo e alla derisione generale. affinch chi laveva indossato e i suoi familiari fossero bollati da duratura umiliazionequeste testimonianze di vergogna sparirono con labolizione dellInquisizione, allinizio del XIX secolo. (275)
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 274)A. Muston Les Parfums de lhysope, 1849, p. 6 : 1318, en excommuniant d'avance quiconque tenterait de la rebtir; et douze malheureux Vaudois qui furent saisis cette occasion, durent subir toutes les tortures de la superstition et de la cruaut. Conduits Embrun, en face de la cathdrale, au milieu d'un grand concours de peuple, entours de moines fanatiques, revtus d'une robe jaune, sur laquelle taient peintes en rouge des flammes symboliques de celles de l'enfer, auxquelles on les croyait vous; on pronona anathme sur eux, on leur rasa la tte, on leur mit les pieds nus, on leur passa une corde autour du cou; puis, au bruit des cloches qui sonnaient des glas funbres, le clerg catholique entonna un chant d'excration et de mort. Les pauvres captifs furent alors mens, les uns aprs les autres, sur un bcher, entour de bourreaux. 0 saintes mes, ces images de flammes dont vos tuniques taient couvertes n'taient que le symbole de celles qui allaient vous dvorer ! 275) Cecil Roth Storia dei marrani , 2003, a p. 109.
276) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, v..2 p. 93

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Ecco quindi unaltra notizia sconcertante:dappertutto viene tolto il sambenito agli inizi dellottocento (anche perch dopo non cera nemmeno pi lInquisizione), e allora come mai in valle Po invece abbiamo portato il sambenito fino alla fine del ventesimo? Inoltre non si capisce che tipo di umiliazione volesse impartire la Chiesa ai nostri avi, visto che il sambenito lo portavano tutti: non c una sola famiglia che non abbia avuto un rappresentante con addosso quel camice. Come se non bastasse, ci che concerne la Confraternita di Paesana avvolto nel mistero. Ecco quali sono i pochi dati ufficiali in nostro possesso: costruita nella seconda met del XVII secolo (1650 circa) (276), la Confraternita della Parrocchia di Santa Maria fu inizialmente dedicata a San Rocco e successivamente, presumibilmente nel XIX secolo in occasione dei restauri, intitolata al SS. Nome di Ges (277). Questo tutto quello che si sa sulla Confraternita e non si pu fare a meno di sottolineare che simile constatazione costituisce gi di per s un fatto strano. Lunica certezza che in quella Confraternita, che veniva aperta una sola volta allanno, gli uomini indossavano il sambenito e uscivano in corteo nel corso della Settimana Santa (Pasqua) e questo aspetto, legato allusanza diffusa in Francia, Svizzera, Germania, Inghilterra e Italia di oltraggiare i giudei nel corso della Settimana Santa perch discendenti di coloro che avevano crocifisso Cristo (278), deve per forza avere qualche connessione.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 276) 276) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, v..2 p. 93. Cos dicono i due autori in base ai dati forniti da Don Celestino, attuale parroco di Paesana- Santa Maria. Tra laltro, colgo loccasione per segnalare che il nostro parroco originario della Val Grana, appunto Don Celestino, ha un cognome sospetto: Ribero. Ho controllato sul sito:Avotaynu: consolidated jewish surname index ed ecco cosa trovo: Ribero, cognome sefardita (979000 PY). Anche lo scomparso Don Zali, che come gli altri parroci di Paesana era anche lui nativo della zona, aveva un cognome ebraico: Zali (480000 JK). E anche Don Raso, figura nella lista: Raso (940000 KQ). Per quanto riguarda Don Destre ho qualche dubbio perch non so se anticamente il suo cognome stato trascritto male. Comunque, sulla lista trovo Dester (343900 KW) che pi o meno mi sembrerebbe essere un po simile. 277) Vindimmio, Di Francesco, op.cit 278) G. Depping, Les juifs dans le moyen age , 1845, p. 56 , una considerazione che si affaccia bene al tema del Sambenito indossato dai Paesanesi nel corso della Settimana Santa : parat que partout o il y avait une population mle, les crmonies de la semaine sainte donnaient lieu des excs blmables. En France1, en Suisse, en Allemagne, en Angleterre, en Italie, on se croyait en droit d'outrager les Juifs pendant les crmonies de la Passion En Languedocl evque montait en chaire et adressait ces paroles au peuple : Vous avez autour de vous les descendants de ceux qui ont crucifi Jsus-Christ , dont nous allons clbrer la Passion. Fidles la coutume de vos anctres, armez-vous de pierres avec l'aide de Dieu, lancez-les contre les Juifs, et vengez courageusement l'injure du Sauveur autant qu'il se peut. Hordonnait ensuite la bndiction la multitude dj toute dispose lui obir; on se munissait de pierres, seule arme dont il tait permis de se servir dans cette occasion, et l'on courait assaillir les maisons des Juifs. Ceux-ci avaient, suivant la mme coutume ancienne, la facult de se dfendre aussi coups de pierres ; la ville se trouvait dans un tat d'anarchie et de guerre civile qui durait jusqu'au jour de Pques. Une chronique assure qu'il y avait ordinairement beaucoup de blesss de part et d'autre .. (Sembra che ovunque ci fosse una popolazione mista, le cerimonie della Settimana Santa hanno dato luogo a eccessi. In Francia, in Svizzera, Germania, Inghilterra, Italia, si pensava di avere il diritto di insultare gli ebrei durante le cerimonie della Passione ... In Linguadoca ... il vescovo saliva sul pulpito e si rivolgeva ai fedeli con queste parole: "Avete intorno a voi i discendenti di coloro che crocifissero Ges Cristo, di cui celebriamo la Passione. Fedeli al costume dei vostri padri, armatevi di pietre e con l'aiuto di Dio, gettatele contro gli ebrei e vendicate coraggiosamente l'insulto del Salvatore, per quanto possibile. " poi dopo la benedizione della moltitudine di gente gi pienamente disposta ad obbedire; ci si muniva di pietre, uniche armi permesse in tale occasione, e si correva ad attaccare le case degli ebrei. Questi, seguendo unantica usanza avevano il diritto di difendersi anche con le pietre; la citt era in uno stato di anarchia e guerra civile che dur fino a Pasqua. Una cronaca assicura che cerano di solito di solito un sacco di vittime da entrambe le parti "...

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Cosa per sia realmente successo a Paesana agli uomini con addosso il sambenito non lo sappiamo. E ci sorprende leggere quanto scrive Margherita Bossa-Picca-Cesa (279) sui riti della Confraternita in tempi recenti recenti: Il gioved santo veniva celebrata nella chiesa della Confraternita la messa in coena Domini, durante la quale una dozzina di uomini facenti parte della Compagnia impersonavano gli apostoli e il celebrante lavava loro i piedi. Ora, come spiegare il gesto del parroco prostrato ai piedi dei dodici Confratelli che, con quel vestito addosso, pi che assomigliare agli apostoli dovevano sembrare i replicanti di uno solo: lapostolo Giuda? Possiamo supporre che nel corso del XX secolo il sambenito, pur simboleggiando leresia, sia stato impiegato in occasioni specifiche, con risvolti soprattutto didattici. Compiere la lavanda dei piedi agli eretici, gesto di grande avvicinamento e amore da parte della Chiesa, significava dire che nonostante gli errori essa ama il suo gregge e si sacrifica per lui. Quindi il sacerdote di Paesana, come il Maestro compiva un gesto di umilt per dimostrare lamore verso i parrocchiani. Del resto Cristo comp questo rito ben sapendo che subito dopo gli Apostoli stessi lo avrebbero rinnegato e venduto. Presumo quindi che con la lavanda dei piedi ai Confratelli paesanesi, il sacerdote, impersonando Cristo, volesse far capire il sacrificio del Messia "non venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Marco 10,45). Con laiuto di Don Celestino Ribero, il nostro parroco, ho potuto recuperare alcuni tabelloni in pessime condizioni riportanti lelenco dei Confratelli. Si tratta strutture in legno simili a delle cornici per quadri al cui interno venivano infilati dei listelli recanti ognuno il nome di un confratello (vedi foto). Nel leggere la grafia dei nominativi, tra i moltissimi ormai illeggibili, ho potuto escludere che si tratti dei tabelloni di epoca antica a causa della trascrizione dei nominativi stessi, che direi ottocenteschi. I cognomi Picca, Bossa, Mattio, Depetris, Re, Ghigonetto sono scritti nella versione attuale e non pi in maniera conforme a quella documentata nel censimento del 1633; ovvero, Picha, Bozza, Mathio, Reggio, De Petris, Guigonetto. Possiamo altres essere piuttosto sicuri che i tabelloni in oggetto siano successivi allanno 1800 poich attraverso la lettura dei documenti concernenti la Nomina degli ufficiali e sottufficiali della Guardia Nazionale osservo una mutazione utile ai nostri fini: il 27 luglio del 1800 il Capitano della 2 Compagnia della Guardia Nazionale Antonio Guigonetto e assieme a lui vi sono anche il Sottotenente Battista Guigonetto e il Sergente Michele Guigonetto. Stranamente in un altro documento del trenta ottobre del medesimo anno, riguardante la nomina del sostituto (in caso di morte in battaglia) del Capo Battaglione delle Truppe Francesi, il Capitano Antonio Guigonetto si trasforma in Ghigonetto e con lui il
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Sottotenente Battista Ghigonetto. Questi dati, recuperabili da chiunque nellarchivio storico di Paesana e comunque gi trascritti da Vindimmio e Di Francesco nel primo volume del loro studio (280) contestualizzati allanalisi della grafia dei tabelloni della Confraternita, ci fanno capire che lelenco dei confratelli indubbiamente quello ottocentesco. L ipotesi si avvalora nella presenza in elenco di cognomi paesanesi inesistenti nel 1600 e aggiuntisi in seguito probabilmente per il richiamo delle fabbriche e della tessitura insediatesi a Paesana nel corso dell800.

Alcuni esempi delle bacchette con i nomi dei Confratelli

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note:

279) Margherita Bossa-Picca-Cesa Paesana ieri e oggi, (op. cit.), p. 119


280) G. Di Francesco, T. Vindemmio Paesana- Il cristianesimo i Valle Po, Pinerolo 1998, vo.1. p. 133-135

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Questo il tabellone completo con i nomi degli appartenenti Cunfraternita dl fi crt

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Fig Marieta dOstana dal Racueil General des modes dhabillements des femmes des Etats de Saa Majest le Roi de Sardaigne, 1780

Ecco i nomi dei Confratelli elencati in modo ancora leggibile nei suddetti tabelloni: Bossa, Ghigonetto, Bonansea, Barra, Crespo, Bonetto, Depetris, Picca, Mattio, Re, Nicolino, Garzino, Rio, Rossetto, Alberto, Chiri,Bergia, Miolano, Bonetti, Margaria, Mariotta, Destre, Lorenzati, Bertorello, Forno, Gilio, Martino, Allemando, Martellotto, Fantone, Bellone, Gervasone, Ternavasio. Per quanto riguarda le donne, abbiamo detto che non portavano il Sambenito e apparentemente sembra che non abbiano sofferto di pratiche inquisitoriali, tuttavia unincisione del 1785 appartenente ad una serie di disegni denominata Racueil General des modes dhabillements des femmes des Etats de Saa Majest le Roi de Sardaigne, raffigura una giovane di Ostana in abiti
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tradizionali. Ed sorprendente notare che la cuffia che indossa rossa cos come le brache sottostanti la gonna. Anche le scarpe sono particolari. Presentano una foggia antica, in disuso da almeno quattro secoli. Aventi la punta allungata rivolta allins secondo un modello molto in voga tra il 1100 e il 1300 queste scarpe furono inventatre dal Conte dAnjou per poter nascondere i piedi deformi e Re Carlo VII di Francia (1403-1461) le band emanando addirittura un editto. Frivole, scomode e demode da almeno quattro secoli, Marieta le indossa alla fine del 1700. Come mai? Sappiamo che nel passato erano le prostitute a doversi distinguere dalle donne per bene con calzature e abbigliamenti particolari, i quali per frequentemente coincidevano con i segni distintivi portati dalle donne ebree (281). A seconda dei periodi e delle aree geografiche, gli ebrei hanno dovuto rendersi distinguibili attraverso segni rossi e gialli, a volte portati singolarmente oppure abbinati. Ecco qualche esempio: a Pitigliano (Grosseto), nel 1622 gli uomini dovevano indossare un cappello rosso e le donne un nastro rosso sulla manica, come le prostitute francesi. A Bologna dal 1555 in poi, a seguito alla Bolla emanata da Papa Paolo IV Carafa, gli ebrei sono stati obbligati a indossare come segno distintivo un cappello giallo (e in seguito rosso) e le donne un velo. Detto questo mi sembra improbabile che Marieta, peraltro accollatissima, da come descritta delicata e laboriosa, possa essere stata scelta quale prostituta perch rappresentativa delle donne della vallata. Il pensiero mi riporta nuovamente ad intravedere un significato legato allinquisizione e allebraismo. Sappiamo infatti che in tutte le altre vallate, anche quelle riformate, le cuffie delle donne erano bianche, cosi come i grembiuli (vedi foto). E allora perch oltre alle scarpe strane Marieta ha anche anomalie nel colore giallo del grembiule, nella cuffia e nelle brache rosse? Circa labbigliamento e i segni distintivi che gli ebrei sono stati costretti ad indossare nel corso dei secoli, in Piemonte come altrove questi non seguivano un ordinamento univoco, se non nelluso di determinati colori che erano appunto il rosso e il giallo.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 281) M.G. Muzzarelli, Il vestito degli ebrei , ne Gli ebrei nella vita di ogni giorno, vol IV, 2000, a p .165; come abbiamo visto, sia a Genova sia a Torino, un esponente della parte ebraica sosteneva la riconoscibilit estetica delle donne ebree, il che rendeva pleonastico il ricorso al segno.Certo poteva trattarsi di unargomentazione finalizzata ad evitare il segno, ma possibile che a voler essere distinguibili, ma non da un tondo o da un velo giallo bens da una forma estetica pi generale, fossero in certi casi gli stessi ebrei che intendevano mantenere una relazione con i paesi dai quali provenivano, continuando ad indossare i capi che in essi erano in uso. Pi che un modo di vestire allebrea sembra piuttosto un modo di vestire allorientale, o alla spagnola o alla turca, unestetica cio regionale, alla quale, quantanche lontani dal paese di provenienza, uomini e donne amavano restare fedeli magari proprio per marcare la loro specificit.

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Questo il costume delle donne della Valle Pellice (val Pelesh) ed molto diverso dalla nostra Marieta dOstana

Questi sono i costumi valdesi di Guardia Piemontese (Calabria). Il rosso e il giallo ci sono, ma la cuffia bianca.

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Parte III Ricapitolando: La vera storia di Pey-sh-nah sar andata cos ?

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Sintetizzando: Gli inquisitori nel trascrivere le confessioni rilasciate sotto tortura dagli eretici (valdesi di Valdo) di Paesana ci dicono: La Setta ebbe origine da un santuomo chiamato Leone, al tempo dellimperatore Costanzo. Costui, abbandonati gli onori e le dignit che gli sarebbero state proprie, avrebbe scelto per s la vita apostolica: papa Silvestro lo avrebbe elevato alla dignit di suo socius. I riferimenti a Leone, Papa Silvestro e Costanzo trovano risposte storiche verosimilmente confermabili. Queste consentirebbero di intravedere nellArianesimo il pensiero originale delleresia dei valdensis di Paesana: Costanzo infatti imperatore dal 337 al 361, Papa Silvestro muore nel 335 (quindi pi o meno ci siamo), Leonas il vescovo di fiducia dello stesso Costanzo e, nel 359, presenzia al Sinodo di Seleucia con lintento di riunificare il cristianesimo sotto larianesimoecc., ecc. Ma se le cose fossero state davvero cos, che tipo di ariani sarebbero stati questi valdenses di Paesana, visto che nellerrore 35 dichiarano di rifiutare categoricamente il battesimo. Un tale contrasto dottrinale come si potrebbe spiegare sapendo che sono stati proprio gli ariani ad aver cosparso di monumentali battisteri ad immersione tutta la Penisola e non solo? La deposizione degli eretici di Paesana potrebbe essere assunta alla lettera, e accettata, se non sapessimo che ovunque scritto che il Valdismo stato fondato nel XII secolo a Lione. Per giunta, oltre a queste due versioni, concernenti la nascita della Setta dei Valdenses, se ne aggiunge una terza che insiste sullorigine dei valdenses dallepoca dei Profeti. Ora, queste tre versioni, oltre ad aver scandalizzato gli inquisitori, hanno dato seguito a molti discorsi; tutti ovviamente tendenti al rifiuto e concentrati sulla presunta contradditoriet di tali affermazioni (messe spesso in ridicolo). Monsignor Charvaz infatti, nel suo studio sui valdesi, polemizza con lo storico valdese Lger per aver riportato con enfasi una lettera indirizzata ad Emanuele Filiberto di Savoia (282) nel 1597 ironizzando sul fatto che i valdesi volessero farsi credere giudei a tutti i costi (283) per il presunto legame storico con i profeti e gli apostoli. Quindi attacca lo storico Lger perch nel commentarla si dimentic di accennare ai Profeti, e quindi alle ovvie radici giudaiche e scrive: Qui Lger dimentic i profeti; si accorse per avventura della catastrofe, e temette di non farsi giudeo col suo voler per forza essere cristiano primitivo (284). Per quanto in passato la letteratura cattolica abbia ironizzato e ridicolizzato un pensiero cos forte ed importante come quello dei Barba, ci rendiamo conto che non sono affatto contradditore e tantomeno ridicole, anzi, palesano una linearit cristallina. Le tre versioni infatti non solo non si contraddicono le loro origini, ma corrispondono semplicemente a tre fasi evolutive del Valdismo, ora chiaramente delineabile quale antichissima chiesa ebreo-.cristiana. La plausibile origine israelita dei valdenses, in base allanalisi dei documenti, toponimi, cognomi delle valli piemontesi, nonch i comportamenti delle persone (ovvero i riflessi delle antiche usanze valdenses, in uso ancora oggi
282) Muratori, op. cit. pag 247-248: Muratori trascrive per intero la lettera delle suppliche dei Valdesi del 1597 presso Emanuele Filiberto di Savoia, come pubblicata dallo storico Lger: Consideri lA. V.(Altezza Vostra), se cos le piace che questa religione in la quale noi viviamo non nostra soltanto, o da poco tempo in qua ritrovata, siccome falsamente incolpata, ma la religione de padri nostri e de nostri avoli, e degli avoli degli avoli nostri, ed altri pi antichi nostri predecessori e de santi martiri, confessori, apostoli, profeti; e se alcun che possa dimostrarci il contrario, noi siamo pronti. 283) Muratori, op. cit., a pag 247 polemizza col Valdese Lger per aver riportato con enfasi la lettera indirizzata ad Emanuele Filiberto di Savoia nel 1597 e ironizza (attraverso una frase un po ambigua) sul fatto che i valdesi volessero farsi credere giudei a tutti i costi per il presunto legame storico con i profeti e gli apostoli. 284) Muratori op.cit. p.247 i profeti dagli apostoli? Qui Lger dimentic i profeti; si accorse per avventura della catastrofe, e temette di non farsi giudeo col suo voler per forza essere cristiano primitivo.

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nellalta Valle Po, proprio per la mancata adesione alla Riforma ), trova peraltro rispondenze negli studi sul valdismo russo, attraverso i quali tuttora in corso un dibattito sul perch del carattere cripto-ebraico dei testi valdesi di quelle terre (285). Ecco quindi come le fasi: Profeti-Leonas-Valdo siano, di fatto, la sintesi evolutiva del Valdismo e non una contraddizione sulle origini del valdismo. Lunico punto poco chiaro che possiamo rilevare non riguarda la successione temporale delle fasi medesime, ma il termine Plesh. Chiarito che Plesh vuol dire Filistei, e che questi erano i nemici numero uno di Israele (finquando Re Davide li sottomise, facendoli diventare la sua guardia personale) ci si chiede come i Valdesi di Valdo possano essersi definiti discendenti dei Profeti visto che sono i Levi che discendono dai Profeti e non i Plesh. Comunque sia, analizziamo le fasi in successione, cos come ci sono giunte: prima fase: i Levi e i Profeti. I valdenses dichiarano la loro tradizione religiosa come risalente ai Profeti e tramandata, per generazioni e generazioni, da padre in figlio. Trattandosi dei Profeti il riferimento va direttamente agli israeliti, pertanto tale affermazione equivale a quella di dichiararsi israelita. La qual cosa potrebbe essere verosimile se la si lega alla misteriosa Trib dei Laevi (Levi), della quale non si sa niente se non che fosse insediata dal V sec.a.C. (ma forse anche prima) proprio nella Valle Po. Quello che ci noto per, che dallesilio babilonese tornarono a Gerusalemme solo quattro delle ventiquattro divisioni sacerdotali stabilite dal re Davide ed ipotizzabile che alcune delle divisioni disperse siano potute finire, chiss come, sulle Alpi Cozie. Andrebbe approfondito lo studio attorno al toponimo elamita Ustana (Ostana) che significa bel posto. Questo potrebbe indicare che i Levi, potrebbero essere stati condotti schiavi in Val Po dopo essere stati imprigionati a Elam, uno dei luoghi in cui furono deportati gli ebrei dagli Assiri. Sar ancora un caso ma bisogner in futuro spiegare come mai la capitale del Regno di Elam era Susa e stranamente il nostrano Regno di Cozio, oltre ad Ostana, aveva come capitale Susa. Del resto i nominativi Usthani e Hustana sono anche stati riconosciuti dagli studiosi, come due modi utilizzati nellantichit per indicare il Governatore di Babilonia allepoca del Re Dario, proprio nellepoca della schiavit ebraica a Babilonia e ad Elam. Quindi il nostro toponimo Ostana, pronunciato in dialetto Usthana, sembrerebbe proprio legarsi a doppia mandata, sia linguisticamente che epocalmente, ai semitici Levi. Ma non solo. Un documento babilonese del 502 a. C. ci dice che la trib di Giuda aveva un funzionario superiore, Usthani, sopra la satrapia di Babilonia (286). Questo ulteriore dato concorre a rafforzare la nostra ipotesi. Si pone infatti a conferma del fatto che la presenza semitica in Occidente, congiunta alle tracce semitiche nellesplorazione delle miniere del Delfinato e quindi della Valle Po (detta Valle dellOro), pu in qualche modo riferirsi alla schiavit e deportazione delle trib israelite. Anzi il legame con Ustana e Susa sembrerebbe suggerire che noi, in particolare, dicendiamo dai Levi e dalla Trib di Giuda.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 285) De Michelis Cesare G., . Il valdismo e le terre russe (secc. XIV-XVI). In: Revue de l'histoire des religions, tome 217n1, 2000. Les Vaudois. pp. 139-153.; a p. 146: Ci facendo non passer sotto silenzio quella che a mio avviso stata lunica voce di rilievo, ribadendo con nuove argomentazioni la vecchia tesi del carattere cripto-ebraico del movimento ereticale in questione; a p. 147: Coregge il testo seguendo un modello ebraico, e ne deduce la natura ebraica del testoSi tratta di M. Taube ..convinto appunto dellorigine cripto-giudaica delleresia di Novgorod

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seconda fase: a) i romani insediano i prigionieri ebrei in Liguria e Piemonte: b) arrivano gli Apostoli In epoca romana la notizia della venuta del Messia si diffonde in tutta la Penisola, passando principalmente allinterno delle comunit ebraiche della diaspora. Ecco quindi che il messaggio apostolico raggiunge i Laevi e gli altri ebrei che nel frattempo, a ondate successive, si sono massicciamente insediati sul territorio ligure e piemontese (287), accogliendo il messaggio di Cristo. A questo proposito abbiamo uno scritto del 1335, in cui linquisitore Alberto de Castellario riporta la notizia che fin dai tempi antichi, in Valle Sangone (Torino), i valdenses raccontavano di essere successori dei quattro apostoli di Cristo che avevano dovuto rimanere nella clandestinit per colpa degli altri otto apostoli, i quali invece erano scesi a compromessi con il mondo (288), mentre loro erano rimasti fedeli al vero insegnamento. Siamo comunque ancora nei primissimi secoli, in cui ebrei e ebrei-cristiani non si distinguono, fin quando con Leone nel (circa 350 d.C.), nasce la Setta dei Valdenses, che quindi con ogni probabilit una setta giudeo-cristiana (289). Perch giudeo cristiana? Per una questione idiomatica. Infatti per quanto il Vangelo (Atti 10:44-46) ci dica che Pietro per opera dello Spirito Santo riuscisse a parlare in linguefacendosi capire dai pagani, non detto che gli altri Apostoli, che si presume siano giunti da noi, sapessero fare lo stesso. Visti i documenti precedentemente citati sembrerebbe infatti pi plausibile lipotesi che gli Apostoli arrivati qui parlassero aramaico nel predicare a popolazioni che li comprendevano perfettamente perch, vista la presenza dei Levi, anchesse parlavano laramaico. E non solo, nelle nostre vallate si documenta la convinzione di una cristianizzazione precocissima operata dagli stessi Apostoli di Cristo tanto che Monsignor Charvaz, con un moto di stizza esclama: Al sentire come gli scrittori valdesi parlano delle loro valli, riguardo al viaggio di san Paolo, diresti che queste valli formano niente meno che tutto il Piemonte. Quale pretensione ! ! (290). E questo senza sapere che, come abbiamo sopra accennato, in Piemonte erano stati portati gli ebrei prigionieri dei romani (si presume migliaia di persone) dopo la caduta di Gerusalemme.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 286) A. Goetze Additions to Parker and Dubberstein's Babylonian Chronology, 1944 , p...; discovery in Babylonian tablets of Tat- tenai, called Ushtani, governor of Babylon and of "Across the River."' scoperta in tavolette babilonesi di Tat-tenai, chiamato Ushtani, governatore di Babilonia e di "Across the River." '; R. P Doughert Writing upon Parchment and Papyrus among the Babylonians and the ... di RP Dougherty 1928: Ushtani was governor of Babylon and the district beyond the river in the 3rd year of Darius.; Catherine Clark Kroeger, Mary J. Evans The IVP women's Bible commentary , 2002:.. mentioned in a Babylonian record dated 502 BC Judah as well as all of Syria- ... to a higher official, Ushtani, over the combined satrapy of Babylon ( menzionato in un documento babilonese del 502 aC la trib di Giuda, cos come tutti i siriani hanno un funzionario superiore, Ushtani, sopra la satrapia di Babilonia...); A.Kuhrt The persian empire, 2007 p. 735. The name in ist the Greek form is Hystanes, and occours several times in the archive and elsewhere. Koch (1990) identifies a person with this name as an important officiel in charge of grain cultivation in the region on the Fars- Elam borders E di seguito la la studiosa si pone linterrogativo sul fatto che Usthani e Usthana (personaggio importante) siano due modi per indicare la stessa persona , cio il Governatore babilonese al tempo di Dario whether this Usthana is the same man cannot be determined (.... se questo Usthana lo stesso uomo non pu essere determinato), a p. 779 a sealed documentUsthana; a p. 735: Usthana (Gr. Hystanes) played an important role in grain production in the Elamite region. In the persepolis texts, a person of equal rang . Enciclopedia Giudaica: The hopes in the Messianic era were vain, for soon the Persian rule was more firmly established than ever. Jerusalem received a visit from the satrap of 'Abarnahara (the Persian province of Syria), Tatnai (Greek ; Babylonian, "Ushtani"). 287) vedi nota76 a p. 55-56 e cartina a p. 56 288)Grado Merlo valdesi e Valdismi, op.cit. p. 33 289) vedi elenco degli errores 142

290) Mons. Charvaz, op. cit., a p. 356

Lo stesso Jeaques- Paul Migne, eminente Abate e Teologo del XIX secolo, nellEnciclopedia teologica del 1856 (291) scrive chiaramente che fino al 1600 era comunemente accettata dalla Chiesa di Francia la credenza che il Cristianesimo in Gallia fosse stato diffuso da San Lazzaro (il celebre Lazzaro risuscitato nei Vangeli), primo Vescovo di Marsiglia, dalle sue due sorelle, Santa Marta e Santa Maria Maddalena (attualmente ritenuta la prostituta), e da San Massimo, uno dei settandadue discepoli di Cristo divenuto vescovo dAix en Provence. Dice anche che secondo la medesima credenza, San Pietro in persona avrebbe inviato in Gallia, insieme ad altri missionari, Trophimed (Vescovo dArles) , Paul (Vescovo di Narbona), Martial (Vescovo di Limonges), Austremoine (Vescovo di Clermont), Gatien (Vescovo di Tours), Valre (Vescovo di Trves). Ma linformazione pi rilevante che il celebre Abate riporta, la seguente: San Luca (discepolo di Cristo, autore del Vangelo omonimo) avrebbe predicato in Gallia e in Italia cos come lApostolo Filippo (292) e Crescenzio discepolo di San Paolo. Questa affermazione, in aggiunta alla storia della predicazione dellApostolo Paolo (293) nelle Alpi e dei quattro Apostoli dissidenti in Val Sangone, spinge a non ritenere possibile che in tutta la Provenza e in tutto larco alpino piemontese e francese ci fosse una massiccia concentrazione di pazzi visionari, tutti concordi nellimputare agli Apostoli la diffusione del cristianesimo da queste parti.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note : 291) Introduction du christianisme dans les Gaule , in Troisieme et dernire Encyclopdie thologique, (abateteologo) Jeaques-Paul Migne, Parigi 1856, p 1198-1206 : Depuis deux sicles, les opinions en France ont vari sur la premire introduction du christianisme dans les Gaules. Jusqualors on yavait cru, comme partout ailleurs, que le christianisme avait t prch dans la Gaule mridionale par saint Lazare, premier vque de Marseille ;par ses deux surs, sainte Marthe et sainte Marie-Madeleine, et par saint Maximin, un des soixante-douze disciples, vque dAix ; que, sous lempereur Claude, saint Pierre, avait envoy dans les Gaules,accompagn dautres missionnaires, les sept vques suivants : TrophimedArles, Paul de Narbonne, Martial de Limoges, Austremoine de Clermont,Gatien de Tours et Valre de Trves ; que le pape saint Clment,troisime successeur de saint Pierre, envoya Denys lAropagite, premiervque de Paris . 292 ) Introduction du christianisme dans les Gaule , in Troisieme et dernire Encyclopdie thologique, (abateteologo) Jean-Paul Migne, Parigi 1856, p 1198-1206 : Dun autre ct, saint Epiphane dit de saint Luc quil prcha en Dalmatie, en Gaule, en Italie, mais principalement en Gaule. Le mmeEpiphane dit encore que Crescent, disciple de saint Paul, vint prcherdans la Gaule, et que cest une erreur dappliquer la Galicie ce que dit ilaptre cet gard dans sa deuxime ptre Timothe. Saint Isidore de Sville compte encore laptre saint Philippe parmi ceux qui prchrent lEvangile dans les Gaules. Aussi, ds lanne 190, saint Irne de Lyon prouvait-il la vrit de la foi catholique par lunanimit de la tradition dans toutes les Eglises du monde, parmi lesquelles il met les Eglise stablies chez les Celtes ou Gaulois. Quelques annes aprs, Tertullien disait aux juifs que les diverses nations des Gaules staient soumises au Christ, avec le reste de lunivers. Les diverses nations des Gaules sont les quatre provinces en lesquelles Auguste les avait divises : Narbonne, Lyon, Belgique, Aquitaine. Telle tait donc lancienne tradition, et du pays et dailleurs, sur la premire introduction du christianisme dans les Gaules.

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Il fatto stesso dellesistenza di una credenza cos diffusa su un territorio cos ampio costituisce gi di per s un documento! F. Trivellin, in particolare nega con forza questa eventualit poich si appoggia sui risultati archelogici delluniversit di Torino che attestano la presenza di cristiani solo a partire dal III secolo in Piemonte e dal V-VI in Savoia. Ma il fatto che ad oggi i dati scientifici non confermino la presenza di San Paolo nelle Valli non significa che Paolo e gli Apostoli qui non siano venuti: non una prova. Si tratta solo del non essere riusciti a confermare, con prove documentarie tangibili, la tradizione orale fortemente radicata nella cultura popolare. E`questultima, che di per s, gi una prova. Pertanto lassenza di documenti non pu essere assunta quale prova di una negazione, quando, per contro, vi sono migliaia di persone che in epoche ed occasioni diverse, hanno detto tutte, sempre, la stessa cosa.. Ora, come gi detto, nei primissimi tempi il cristianesimo si diffuse nella Diaspora, cio in quelle comunit ebraiche sparse per limpero poich si riteneva di dover diffondere la notizia della venuta del Messia a chi il Messia lo stava aspettando: cio gli ebrei. Ma non solo: il suddetto abate ci dice anche che : dei Greci orientali, o piuttosto degli ebrei ellenizzanti, richiamati dai loro commerci in Gallia, sono stati verosimilmente i primi ad aver professato il cristianesimo, comunicandolo in seguito ai romani e agli altri abitanti del paese (294) . E allora ci chiediamo: tutto quel via-vai di Apostoli e discepoli nelle nostre zone, come si potrebbe giustificare se non in una consistente presenza ebraica in Provenza e nellarco Alpino? Appare strano che in valle, ad esclusione di Paesana in cui si menziona la chiesa di Santa Margherita come luogo di sepoltura di Desiderio, Re dei Longobardi, (295) , non sono documentate chiese cattoliche fino alla seconda met del 1300. Ma appare ancora pi strano latteggiamento generale manipolatorio, volto confondere o mettere in dubbio sempre e solo quei documenti che non sono funzionali alla storia ufficiale. Noi sappiamo che il Papa in persona fece profanare la tomba di Re desiderio sepolto a Paesana nella Chiesa di Santa Margherita, facendo disperdere i resti del sovrano chiss dove. A dircelo un documento del XIV secolo, redatto dal Domenicano Jacopo di Acqui, che descrive perfettamente laccaduto. Questa notizia, che storicamente importantissima, stranamente non ha mai suscitato linteresse di nessuno. Come mai nessuno si chiesto perch il Papa possa aver voluto cancellare dalla storia il pi grande e venerato simbolo longobardo? Perch il re dei Longobardi ha voluto venire a morire e a farsi seppellire a Paesana? Come mai i Levi erano stanziati a Pavia, la capitale Longobarda era Pavia, la corte di Re desiderio era a Pavia, la fazione pi occidentale dei Levi era a Paesana, a Paesana il covo degli eretici pi incalliti, a Paesana Desiderio e la sua corte chiedono di venire in esilio? La ragione per la quale il Papa fece sparire le spoglie di Re Desiderio forse non la sapremo mai, ma questo non rimarr lunico enigma. Infatti sempre a fini manipolatori e chiss per quali oscure ragioni, furono cambiate addirittura le affermazioni di SantEpifanio e SantIsidoro di Siviglia. Il Baronio (296), cardinale italiano vissuto nel 1600, non contento del fatto che lapostolo Filippo avesse portato personalmente il cristianesimo in Gallia (e che la maggior parte delle chiese cristiane di quella zona risalissero al I secolo , essendo cos antiche quanto la chiesa romana) decise di correggere gli scritti di SantIsidoro sostituendo Galli con Galati(297). Questa modifica e ulteriori polemiche sulla mancanza di documenti scritti comprovanti, secondo un ottica strettamente cattolica, le tradizioni apostoliche francesi, portarono alla negazione di questi fatti. E fu cos che, con tutto il resto, ovvero con S. Paolo, S. Maddalena, S. Lazaro, S. Luca e i Quattro apostoli della Val Sangone, anche lapostolo Filippo scomparve dalla Gallia (298).

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Note :

293) Muston, LIsrael des Alpes, op. cit., p. 97-98 poter essere che nelle valli v'avessero gi dei cristiani discepoli di san Paolo, ; Charvaz, op. cit. : Leggesi ( parla qui Peyran ), ed scritto al capo XV, v. 24 , 28 dell' Epis stola ai Romani, che san Paolo avea divisato di gir nella Spagna attraversando Y Italia. Se questo suo disegnato viaggio fece, verosimile cosa che passasse anche pel Piemonte, ed il Vangelo quivi insegnasse, siccome faceva dovunque passava. Per bene si po Irebbe conghietturare che i Valdesi da san Paolo in persona ricevessero la dottrina cristiana (1). Quanto , e come fondato sia questo suo congetturare, non esamineremo ora noi. Per fermo i Valdesi, d'un tratto, acquisterebbono otto secoli d' antichita pi che non voleva il venerabile Lger. (1) Peyran, pag. 52, 33; G. Perrone Catechismo intorno al protestantesimo ed alla chiesa cattolica ad uso del popolo, 1855, a p. 65: Questa che voi chiamate setta ignobile (Setta Valdese), discende in linea retta dall'Apostolo san Paolo, il quale andando nelle Spagne si gett nelle gole delle Alpi per ammaestrare quei poveri abbandonati. Perci quella sola setta conserv la cristianit pura ossia il puro Vangelo in mezzo alla corruzione universale della Chiesa romana; F. Trivellin Che Dio non voglia, s.d. p. 83: conversione dei montanari valligiani allopera di San Paolo, questa leggenda tende a porre levangelizzazione delle Valli al I secolo,d. C., ci che storicamente non pot essere, sia perch non provato che Paolo ebbe a transitare per le Vallisia perch le prime comunit cristiane sopraggiunsero in Piemonte verso il III secolo e in Savoia verso il V VI secolo. 294) Le Chatalogue des archevesques et vesques de la cit de Crisopolis, a prsent Besanon in Memoires et documents inedits , Besanon 1839, p.. 93 : La lumire de l'vaugile, dit un savant historien, toit dj rpandue, depuis plus d'un sicle, dans tout l'Orient et dans l'Italie, que les provinces les plus occidentales de l'empire romain se trouvoient encore plonges dans les tnbres de l'idoltrie. Des Grecs asiatiques, ou plutt des Juifs hellnistes, appels par leur commerce dans les Gaules, paroissent y avoir les premiers profess le christianisme, qu'ils communiqurent ensuite aux Romains et aux autres habitants du pays. 295) Re Desiderio sepolto a Paesana: la notizia ci data da Jacopo di Acqui (1330), domenicano IACOBI de AQUIS Chronicon imaginis mundi, ed. G. Avogadro in HPM, SS, III, Torino l 848, p. 1493 :"Fuit autem rex Desiderius per multos annos in confinibus in civitatem Vienne in Gallia. Tamen ultimo sibi conceditur quod in Lombardia revertatur et habitet in valle Padi, in villa que dicitur Peysanna ultra Revellum et citra montem Vesulanum. Et ibi vitam finivit. Corpus autem positus fuit in ecclesia sancte Margarite in monumento eiusdem ville. Sed postmodum multo tempore transacto, aliqui de Papia illuc vadunt, et nocte circa monumentum faciunt vigiliam, et dormiente sacerdote monumentum frangunt et ossa inde accipientes Papie portaverunt". 296) Cesare Baronio (30 agosto 1538 - 30 giugno 1607) stato un Cardinale italiano e storico della Chiesa.. 297) AA. VV. Le Chatalogue des archevesques et vesques de la cit de Crisopolis, a prsent Besanon in Memoires et documents inedits , Besanon 1839. P. 92 : Mais cette tradition a paru si absurde BARONIUS, que, pour sauver l'honneur d'Isidore de Sville, il a corrig le texte, et a mis, en place des Gaulois, les Galates 298) AA. VV., Le Chatalogue des archevesques et vesques de la cit de Crisopolis, a prsent Besanon in Memoires et documents inedits , Besanon 1839. p. 91 , Tel a t autrefois le sentiment des savants auteurs de la Gaule chrtienne. Ils ont mieux aim fixer l'poque de l'tablissement de la religion dans les Gaules et la fondation de plusieurs de nos glises au premier sicle, que de rejeter les traditions de ces glises, qui prtendent tirer leur origine des aptres ou de leurs disciples, ou tout au moins de leurs premiers successeurs. Cependant, il faut le dire, ces auteurs changrent d'opinion dans la suite. Ces traditions leur parurent suspectes, parce qu'elles n'toient appuyes sur aucune pice authentique ; p. 92 Un si grand nombre d'autorits imposantes, tendant toutes a prouver que l'vangile fut annonc dans les Gaules ds le l". sicle, me frappe au point que je ne crois pas possible de rvoquer le fait en doute. M'appuyant sur ces autorits, je pense donc qu'il y eut des chrtiens dans plusieurs parties des Gaules ds le 1". sicle : mais je crois aussi qu'ils y furent ou si peu nombreux, ou tellement dissmines, qu'ils ne formrent, pas alors de vritables glises ; que l'tablissement des plus anciennes ne remonte pas plus haut que le milieu du second sicle, et que le plus grand nombre de celles qui pretendent dater du premier n'ont point t fondes avant le milieu du troisime, comme je le dmontrerai dans le dveloppement de la proposition suivante.. ISIDORE DE SVILLE assure aussi que St. Philippe, l'un des aptres, claira les Gaulois, ces nations barbares voisines de la mer, et qu'il les fit surgir heureusement au port. Mais cette tradition a paru si absurde BARONIUS, que, pour sauver l'honneur d'ISIDORE DE SVILLE, il a corrig le texte, et a mis, en place des Gaulois, les Galates. Cependant M. BULLET a fait une dissertation ou il tche de relever et faire revivre le premier sentiment; mais je ne crois pas qu'il en soit venu bout.

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terza fase: Leone fonda la Setta cristiana valdenses (IV secolo d. C). Nel 350 d.C.cio in unepoca in cui in cui ebrei e ebrei-cristiani non si distinguono ancora completamente, nasce nelle nostre vallate la Setta dei Valdenses, fondata da Leone contemporaneo di Papa Silvestro (299). Questo quanto in due parole, tramanda la tradizione orale circa lintroduzione e la fondazione della Chiesa cristiana in Valle Po. Naturalmente la storiografia cattolica ha sempre negato tale eventualit, considerando questo Leone un perfetto sconosciuto in ambito teologico (300). Monsignor Charvaz nel suo studio sullorigine dei valdesi considera Leone una favola e ironizza sul fatto che Valdo abbia tratto ispirazione da questa presunta antica fonte, rimanendo infine contagiato da tale pestifera setta (301), ribadisce quindi lidea che trattandosi di poveri valligiani ignoranti, i nostri antenati si siano potuti confondere pensando cos che Valdo di Lione e Leone fossero due persone distinte vissute in epoche differenti, quando in realt erano la stessa persona. Giunti a questo punto e constatato che tutto quello che le nostre genti hanno tramandato stato travisato e minimizzato facendo leva sul fatto che fossero montanari ignoranti (302), viene da chiedersi se sia davvero da considerasi sinonimo di cultura asserire che i Laevi furono una trib celtica a sinistra, oltretutto senza nemmeno aver preso in considerazione il fatto che potessero essere una trib israelita; dire che nellinsieme la tradizione orale di circa 15 miloni di persone (Liguria, Piemonte, Savoia, Provenza) non una testimonianza e perci non un documento; asserire, dopo aver torturato a morte la gente per farsi dire il nome del fondatore della setta cristiana valdenses, che Leone non mai esistito; escludere in ogni modo il passaggio degli apostoli nelle Alpi e in Savoia anche a costo di contraddire santIsidoro di Siviglia e santIreneo. Ora, dal canto mio penso che i nostri sapesso distinguere tra Leone e Valdo di Lione lo dimostra il fatto che negli errores ricavati dal tribunale dellInquisizione i torturati specificano lepoca in cui Leone era vissuto e quando aveva fondato la setta : al tempo di Papa Silvestro, cio alla met del IV secolo. Possiamo dunque escludere che nelle nostre Alpi, nelle quali si erano insediati gli ebrei della caduta di Gerusalemme, una parte di loro possa aver adottato il cristianesimo continuando per a seguire norme e precetti dellebraismo? Forse le Chiese greche e latine non conoscevano Leone perch questi antichi valdenses non intendevano affatto fare proseliti: se erano ebrei (come supponiamo), fedelmente alla loro cultura non avrebbero mai coinvolto altri allinterno di una questione totalmente ebraica. Ed ecco quindi la logica conseguenza: il messaggio cristiano giunto in valle probabilmente insieme ai flussi migratori ebraici in epoca romana, ha coesistito con lebraismo preesistente e coevo, rimanendo chiuso in valle, fino allepoca in cui Valdo lo trasforma e lo diffonde. Si suppone perci che accanto allebraismo tradizionale vi fosse un gruppo di ebrei cristiani discepoli di Leone, vissuto allepoca di Papa Silvestro. Il continuo riferisi, da parte della storiografia, alla Chiesa romana come centro del cristianesimo primitivo, forse sbagliato. Siamo certi che i cristiani di origine ebraica fossero davvero tutti daccordo nel fare proseliti pagani? Forse proprio l, in questo semplicissimo presupposto, la chiave del mistero. Chiedersi, come fa ad Monsignor Charvaz, il motivo che spinse Leone a staccarsi dalla chiesa di Roma bench questa non fosse ancora, a detta dei valdenses, contaminata da idolatria e superstizioni (303), n una prova.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------299) Charvaz, p. 172: dice che essi cominciarono da un certo Leone, uomo oltre ogni credere religiosissimo che viveva sotto Costantino il Grande, primo imperador cristiano; a p. 312: Poich, se Leone avesse dato l'origine a questa setta al tempo di Silvestro, ella sarebbe avvenuta quattro secoli prima. Ma perch mai questo Leone si sarebbe separato dalla Chiesa romana nel secolo IV, se, al dire di Lger il quale in ci degnissimo di fede, la Chiesa a questo tempo non era ancora contaminata n da superstizioni , n da idolatria, n da eresia ?

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300) Charvaz, p. 176: se Leone alcuno vi fu a' tempi di s. Silvestro, non di luogo alla nascita di alcuna setta, e molto meno a quella dei Valdesi.. la pone tra le favole da ridere, e prova anzi con evidenza, che mai non esistette cotesto Leone ; che ni uno istorico ecclesiastico greco n latino il conobbe mai, e che la setta di cui si suppone fondatore lasci nell' istoria quei vestigi che lasciano gli avvenimenti che mai non furono , e di cui niuno ud parlare. E cos cotesti istorici valdesi i quali non credono n a Leone, n alla sua separazione, n alla sua setta, n tampoco alla donazione di Costantino, s' accomodano collo spacciar questa favola nelle dispute loro contro dei cattolici; 301) Charvaz, p. 175: Valdo , come ognun dice, si appellava ed era cittadino di Lione, d'onde, come dalla sua primiera sorgente , trasse il contagio di questa pestifera setta. 302) Charvaz, p. 176: cittadino di Lione chiamato Valdo. Costui sotto spezie di voler fondare una nuova religione , persuasi da prima alcuni semplici e ignoranti tra uomini e donne , eziandio con false interpretazioni della sacra Scrittura sotto infnta spezie di povert e di santit pigli a seminare alcuni errori in questa citt e ne' suoi dintorni 303) Charvaz a p. 312: Poich, se Leone avesse dato l'origine a questa setta al tempo di Silvestro, ella sarebbe avvenuta quattro secoli prima. Ma perch mai questo Leone si sarebbe separato dalla Chiesa romana nel secolo IV, se, al dire di Lger il quale in ci degnissimo di fede, la Chiesa a questo tempo non era ancora contaminata n da superstizioni , n da idolatria, n da eresia ?

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quarta fase: i valdenses di Crissolo danno vita ad una importante scuola teologica (?sec.-XI sec.) Come gi accennato, a Paesana non sono documentate (con certezza) chiese fino alla fine del 1200 e resta misteriosa la data di edificazione della chiesa di Santa Margherita inquanto luogo di sepoltura di Re Desiderio (re dei Longobardi). Lo stesso mistero aleggia attorno alla fondazione del Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, forse risalente al VI sec., ma di fatto documentato per la prima volta al 1375. Per contro sappiamo per che in valle che esistevano le Scuole. Queste, nel medioevo, erano scuole teologiche. Apprendiamo infatti che nel XIV secolo, stando allo studio di Don Luigi Destre, Parroco di Crissolo, i crissolesi possedevano la scuola e questo aspetto congiunto al fatto che nellXI secolo il Vescovo di Milano si sia dichiarato alunno della Crissolana gens lascia spazio a qualche riflessione. Pare infatti che sia stato istruito alla scuola di Crissolo un eminente teologo del Medioevo: il Vescovo Crissolano. Omero Masnovo nel tentativo di comprendere e delineare la figura di questo personaggio inghiottito dalla storia ha scritto: Attorno a Pier Grosolano i documenti scarseggiano e le testimonianze, non molto numerose, sono talvolta in contraddizione l'una con l'altra.Dove il Grosolano sia nato e dove abbia atteso agli studi, niuno sa dirci. Alcuni lo ritennero greco o italo-greco.. Il Muratori congettura che fosse di patria calabrese.. Il Giulini invece ritiene che fosse nativo di Lombardia.. Dello stesso parere il Savio che lo dice insubro, cio dell'alta Italia. Se poi domandiamo dove visse fino alla sua elevazione alvescovado di Savona, ossia sino al suo ingresso nella storia, niuno sa darci una risposta che soddisfaccia la nostra legittima curiosit(304). Siamo alla fine dellanno 1000 questa brevemente la sua storia. Eremita, nominato vescovo di Savona e successivamente di Milano (305), Crissolano (detto anche Crisolano) e spesso appellato Grossolano (306) per i suoi modi semplici, fu molto osteggiato nel capoluogo lombardo perch giudicato trasandato e poco rappresentativo per la prestigiosa cattedra vescovile ambrosiana. Parente di Matilde di Canossa (307), quindi di nobili ascendenze, Crissolano viveva molto umilmente. Fu rimproverato dai milanesi per la sua trasandataggine, percepita come un vero disonore per la Chiesa.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 304) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p. 2. 305) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p. 1 : Egli govern la chiesa milanese i dieci anni che scorrono dal 1102 al 1112..; p. 4: Grossolano fu consacrato vescovo di Savona nel 1098; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, p. 853: PietroGrossolano, Parma-Roma 1117. Fu vescovo di Savona (1098) e arcivescovo di Milano (1102). Fu deposto nellanno 1112. FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Pier Grosolano ed il suo epitafio, Milano, Tipografia San Giuseppe, 1922; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 853. 306) G. g. Andres, Dellorigine, progressi e stato attuale dogni letteratura,- mantova 1799, p 284: Pietro Crisolano, o come altri dicono Grossolano, eruditissimo nelle scritture, e versato ugualmente nell'eloquenza greca e nella latina, nato ed allevato nella Grecia, e diventato poi vescovo di Milano, forse l'unico greco, che abbia scritto contro la dottrina de' suoi nazionali a favore della romana scrisse tre libri su la processione dello Spirito santo, che ci si rendono particolarmente interessanti, per trovarvisi esposti i sofismi, e i vani ragionamenti di Nicolao metonense, di Giorgio nicomediense, di Niceta tessalonicense, e d'altri greci. 307) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p. p.12: Ma chi ben consideri la vita di quest'uomo trova che la stoffa del simoniaco non c' e trova anche che non doveva poi essere molto grossolano un consanguineo di Matilde che aveva consuetudini con papi e imperatori.

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Dopo varie insistenze e successivamente ai ribrotti del prete Liprando, che gli disse: in questa Citt ogni persona civile usa pelli di vaio , di grira, di martora, ed altri ornamenti, e cibi prezios. Con questi vostri grossolani abiti vedendovi i forestieri, ne vien disonore a noi altri, (308) si convinse ad assumere comportamenti eleganti, indossare abiti riccamente decorati e cibarsi con vivande raffinate. Non pass molto tempo che proprio Liprando, infido personaggio, prese questo pretesto per sollevare lopinione pubblica contro di lui a causa degli abiti sfarzosi e il gran tenore di vita: lo accus pubblicamente di simonia (che noi oggi chiameremmo tangenti, mazzette) e Crissolano, sentendosi innocente, gli chiese di fornire le prove. Siccome si trattava evidentemente di unaccusa infondata e strumentale a finalit politiche e di potere, le prove non cerano. Cosicch Liprando volle dimostrare di aver ragione affrontando la prova del fuoco; una sorta di drammatica pagliacciata che il vescovo osteggi in tutti i modi. Richiamata tutta la popolazione di Milano, il prete fece innalzare una enorme catasta di legna, la incendi, e vi si lanci dentro uscendone apparentemente illeso. Questa fu la prova divina, secondo Liprando e la folla acclamante, che il vescovo era corrotto. Crissolano abbandon Milano, and a Roma dove fu accolto con affetto e stima dal Papa. Nel frattempo tra i milanesi inizi a farsi strada lopinione che Liprando avesse barato, che fosse nel torto avendo nascosto le ustioni procuratesi a mani e piedi . Ne seguirono tensioni, lotte e uccisioni. Stimato teologo(309), Crissolano ricordato nel suo epitaffio quale alunno della gente Crissolana dichiarazione che noi oggi non riusciamo a cogliere nel suo significato profondo ma che doveva essere importantissima per venir posta sulla tomba allo scopo di nobilitare il defunto a futura memoria. Considerato dagli storiografi lunico greco che abbia scritto contro la dottrina dei suoi nazionali a favore della romana(310) su di lui scarseggiano i documenti e le testimonianze. Innanzi tutto non si sa dove sia nato; c chi lo considera lombardo, greco, calabrese, insubro ed molto strana anche liscrizione sulla sua lapide poich, tra le altre cose, appare sgrammaticata, come se fosse stata modificata successivamente. C anche chi sostiene, con scarso successo documentario, che fosse un monaco benedettino, agostiniano o vallambrosano. In particolare sappiamo per che non vi erano monaci vallabrosani nella diocesi di Savona ai suoi tempi (311). Sulla sua figura aleggia quindi il mistero. Questo il testo dellepigrafe (312): Insubrius patriae Chrysolana gentis alumnus Ambrosiae praesul Relligionis eram Romana lasso pro te non Itala tantum Lustrata est omnis Parrhasis ora mihi. Invidia mors meritum nihil est quod tollis honorem, Pensata aeternis sunt mea damna bonis Lepitaffio posto sulla tomba del prelato nella chiesa di San Sebastiano a Roma, ed oggi misteriosamente scomparso, fu trascritto in modo talmente sgrammaticato da scatenare interrogativi e accesi dibattiti tra gli studiosi del secolo XIX. Masnovo giunse infine a questa traduzione: Io insubro (lombardo) di Patria, alunno della gente Crisolana, sono stato presule della religione (Chiesa) ambrosiana. I versi seguenti, dopo articolati ragionamenti e aggiustature sono stati interpretati cos: Oh romano, per te io trascorsi senza posa non soltanto litala ma pure la greca contrada. Dopo tanta aspra fatica ecco sopravvenire la morte invidiosa a privarlo della meritata ricompensa terrena. Solo grande conforto il pensiero della mercede celeste. Di qui il distico finale.

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Il danno che tu mi arrechi, o morte invidiosa, di gran lunga compensato dai beni eterni a cui mi avvii. Ora, lasciando ai latinisti la problematica grammaticale che forse pu essere ricondotta ad una pessima trascrizione o alla scarsa cultura dei sacerdoti successori di Crissolano artefici dellepitaffio, resta il fatto della gentis crisolana. E ci si chiede: perch un personaggio tanto importante anche sul piano internazionale, come Crissolano, ha voluto essere ricordato a futura memoria quale allievo gente crissolana? Di lui sappiamo che si trov a Costantinopoli nel 1112, quando vi giunse anche la grande ambasciata della Chiesa romana e la legazione pontificia ad Alessio Comneno. Non figura il suo nome nella lettera di accreditamento dei legati trasmessa dal papa allimperatore, ciononostante agli occhi dei Greci fu lui il personaggio pi importante della missione, per cui il suo nome ha oscur tutti gli altri; infatti tutti i discorsi rimastici, pronunciati in quelloccasione, non ricordano altro interlocutore che Pietro Grosolano arcivescovo di Milano, il quale nei suoi solenni dibattiti con i teologi greci alla presenza dellimperatore, del senato e del sinodo, diede vita a uno tra i momenti pi vivaci di libellistica polemica (313). Uno dei teologi greci presenti alla disputa, Eustrate di Nicea (314), scrisse che alla fine delle accese discussioni tutti erano ridotti allafonia mentre Grosolano chiudeva il proprio discorso con queste parole: Oh Greco che ti dir ancora? ... Padre, perdona al greco perch non sa quello che fa. Dunque chi fosse Crissolano, da che localit dellInsubria (cio della Lombardia) venisse, come sia potuto diventare il teologo romano pi importante agli occhi dei teologi greci, dove avesse studiato, a quale ordine monastico appartenesse, come sia potuto scomparire dalla storia, per ora nessuno lo sa. Gli studiosi si sono chiesti in mille modi dove fosse la scuola crissolana presso la quale il vescovo ambrosiano aveva studiato. Alla fine si sono convinti che lunico toponimo verosimilmente calzante potrebbe essere solamente Crissolo(315), inquanto nessun altra localit avente come base Chrysos, che in greco significa Oro, per svariate ragioni pu essere adeguata al nostro caso(316). Del resto i legami del nostro territorio con la Grecia li conosciamo: sappiamo che Susa, la nostra Susa, fino allinvasione Longobarda fu una citt Greca (317) e quindi anche Crissolo, visto che inequivocabilmente un toponimo greco. Perci, stando alle analisi degli storici, nessuna Chrysopolis, e tra queste n Parma (lantica Chrysopolis), n Brianon con le sue miniere doro anchessa chiamata Chrysopolis, corrisponderebbero al luogo della Gens Crisolana (318) menzionata nellepigrafe, poich in tutti i casi ne sarebbe derivato lappellativo Gens Crisopolitana: il nostro vescovo si sarebbe quindi chiamato Crisopolitano e non Crisolano. Lunico toponimo corrispondente dunque Crissolo= Crisolano. Ecco quindi che gli studiosi , non potendo comprendere come un luogo di cos grande cultura possa aver corrisposto ad un paesino sconosciuto e sperduto sulle Alpi, hanno dato sfogo ad una serie incalzante di domande: Chi insomma questa Crysolana gens? Crisolano dovette tener molto a passare anche in vita per alunno crisolano se, morto, volle ricordata sulla sua tomba questa sua qualit. Per qual ragione? Per dirci che aveva attinto alle pi pure fonti del sapere di allora? Chi era pertanto questa gens Crysolana? Questaurea gente chi ? (319). Beh, nessuno ha la risposta, per se come supponiamo in Valle Po cerano i Levi e successivamente passarono gli Apostoli, il fatto che Crisolano si vantasse di essersi istruito nella nostra valle, cio alle pi pure fonti del sapere di allora, non dovrebbe stupire molto.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 308) A. Muratori Annali dItalia ed altre opere varie, 1838, p. 159 ; Egli era vescovo di Savona, uomo assai dotto, sapea predicare al popolo, e nell'esteriore affettava grande mortificazione, sommo sprezzo del mondo, usando vesti grosse e plebee , e cibi vili dopo molta astinenza. Un d quel prete Liprando, a cui gli Scismatici aveano tagliato il naso e gli orecchi, persona di gran credito non meno nella sua patria che in Roma stessa, l'esorto a cavarsi di dosso quel s orrido mantello, e a prenderne uno pi conveniente. ne vien disonore a noi altri.

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309) D. Martuscelli, N. Morelli di Gregorio, P. Panvini, Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, Napoli 1825, a p. 63: Nellundicesimo secolo venne alla luce Pietro Crisolao, Uomo insigne per Greca e per Latina eloquenza il quale scrisse unopera del procedimento dello Spirito Santo, e fu poscia Vescovo di Savona, quindi Arcivescovo di Milano: A. Amelli, Due sermoni inediti di Pietro Grosolano, 1933 (Fontes Ambrosiani, VI), pp. 14-35; A. Demetrakopoulos, Ekklesiastie Biblioteke, I, Lepzig 1866, pp. 37127. 310) D. Martuscelli, N. Morelli di Gregorio, P. Panvini, Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, Napoli 1825, a p. sulla figura di Pietro Crisolao, labate benedettino, e occultista, tedesco Giovanni Tritemio, vissuto tra il 1462 e il 1516), scrive : Joh. Trithemius, De scriptoribus ecclesiasticis, in Fahricii Biblioteca Ecclesiastica, T. 397 scrive: Crisolanus, vir in divinis scrip turis eruditissimus et in secuiaribus literis doctus, graeca et latina eloquentia insignis, edidit quaedam magnae auctoritatis opuscula,quibus nomen suum ad notitiam posteritatis cum gloria transmisit, de quibus ad manus nostras nuum pervenit. Fertur eius de Spiritu Sancto contra graecos lib. 1, de Sancta Trinitate lib. 1. Epistolae, sermones, et alii diversi tractatus qui mihi incogniti sunt . Questo brano del Tritemio riprodotto alla lettera dal Baronio, negli Annali Ucclesiasticij al termine dell'anno 1116. 311) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p.2-3 : Forse trascorse la giovinezza e la virilit in qualche monastero, poich pare fosse monaco vallombrosano.sennonch questa ipotesi smentita dal fatto che a Ferrania, luogo posto nel territorio di Cairo Monte notte, tra Acqui e Savona, non v'erano a quel tempo i vallombrosani, n sembra vi fossero in seguito . E allora in che qualit poteva esservi Grosolano? Da un documento in data 21 gennaio 1090 pubblicato dal Moriondo {Monumenta Aquensia, Torino 1790, Voi. II, col. 311) e ricordato dal Savio {loc. cit.) Grosolano vi apparirebbe prevosto della Chiesa dei Beati Apostoli Pietro e Paolo. Qualunque sia il valore di questo documento, certo che nel 1099 doveva gi essersi ritirato a vita eremitica se i legati milanesi lo trovarono in n bosco dei dintorni. Dove forse vennero indirizzati dai cittadini Savonesi, ai quali doveva esser nota la sapienza e la santit dell'eremita. Non mancano per autorevoli scrittori, come il Della Chiesa e il Mabillon, a sostenere, contro il Savio, che ad amministrare da principio la parrocchia di Ferrania furono chiamati verso la fine del secolo XI i benedettini. Il Casalis parla invece di canonici agostiniani, in numero di sei, che avevano come preposto Pier Grosolano (Casalis, op. cit. pag. 291). 312) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica

lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p. 20.


313) su internet: Cesare Alzati Chiesa Ambrosiana, mondo cristiano-greco e spedizioni in Oriente, atti del Congresso Internazionale del IX centenario dalla I Crociata, Bari 1999: NelGrosolano, al cui nome nei documenti relativi al suo soggiorno costantinopolitano saffianca quello di Pietro, non era milanese. Uomo di notevole cultura, conoscitore della lingua greca, di alcune sue composizioni Era dunque estraneo alla scientia Ambrosiana, come ben mostra anche il suo ricordato atteggiamento nei confrontidelle vesti ecclesiastiche in uso a Milano. Egli si trov a Costantinopoli nel 1112, quando vi giunse anche la grande ambasciata del popolo romano e la legazione pontificia . agli occhi dei Greci era il personaggio pi importante della missione, percui il suo nome ha oscurato tutti gli altri; infatti tutti i discorsi rimastici, pronunciati in quelloccasione, non ricordano altro interlocutore che Pietro Grosolano arcivescovo di Milano Pietro Grosolano, nei suoi solenni dibattiti con i teologi greci alla presenza dellimperatore, del senato e del sinodo, non seppe che contrapporsi violentemente ai suoi interlocutori, dando vita a uno tra i momenti pi vivaci di libellistica polemica. 314) A. Demetrakopoulos, Ekklesiastie Biblioteke, I, Lepzig 1866, pp. 62. 315) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p. 22 :A meno che non si voglia intendere per Crixolana gens la popolazione di Crixolum o Crixoluim o Crixolum, nome antico di Crissolo, comune della provincia di Cuneo 316) L. A. Muratori, Dissertazioni sopra le antichit italiane, Societ tipografica dei classici italiani, 5 voll., Milano 1837: II Crociuolo. In Modenese e Spagnuolo, Crisol o Grisol. Si sente in questa voce Chrysos, significante Oro. Forse perch qui vi si squaglia loro?; B. Zucchelli Chrysopolis. Una problematica denominazione di Parma , p. 21: Possiamo a questo punto tirare le somme. Le ipotesi interpretative del toponimo appaiono incerte: e infatti per quasi tutte le localit che portano il nome di Crisopoli sono possibili spiegazioni molteplici. Tra le pi condivise v quella che presuppone un accumulo di denaro proveniente da imposte o dazi (Crisopoli della Bitinia, Fordongianus) oppure di oro ricavato dalle vicine miniere (ancora Crisopoli della Bitinia, Apulum, Besanon). Si anche pensato molto spesso ad unorigine metaforica del nome, che alluderebbe alleccellenza del sito. Anche per Parma sono state tentate analoghe spiegazioni. 317) Jacopo Durandi Notiza dellantico piemonte transpadano, Torino 1803 p. 2: Susa, anche alcun anno dappoi l invasione de' Longobardi, stata in questa regione l'ultima citt perduta dal Greco imperio. 318) Bruno Zucchelli Chrysopolis. Una problematica denominazione di Parma , p. 21: Si possono infine menzionare due localit che ebbero tra la fine dellimpero romano e i primi secoli del medioevo il nome Crisopoli. Luna Besanon, lantica Vesontio, per la quale troviamo la prima testimonianza in una lezione di alcuni codici della Notitia Galliarum, in un documento che risale al 400 d. C. circasi legge: civitas Crisopolinorum hoc est Vesontiensium ..trova in ogni caso conferma in diversi scritti medievali nei quali la citt appare nuovamente come Chrysopolis. I tentativi di spiegazione del nome in questo caso non si contano e fanno riferimento alle circostanze pi diverse: si va dalla presenza di granelli doro nella sabbia del fiume Doubs, che bagna Besanon, alle miniere doro, alleccellenza della citt per posizione e ricchezza, allassonanza di Besanon con Bisanzio di cui Crisopoli era un sobborgo e ad altro ancora. Lipotesi che riscuote maggiori consensi tuttavia quella che presuppone un gioco di parole in cui

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Besanon intesa come besan sum sono una moneta doro. Il besant (in ital. bisante) era infatti la moneta doro (originariamente quella di Bisanzio, giunta alla corte carolingia). Di poco posteriore laltra attestazione del nome Crisopoli, riferito questa volta ad una localit della Sardegna. Lo leggiamo presso i geografi bizantini Ierocle e Giorgio Ciprio, vissuti tra il VI sec. e la prima parte del VII; B. Zucchelli Chrysopolis. Una problematica denominazione di Parma [Edito a stampa in Archivio storico per le province parmensi ser. IV, LVII (2005), pp. 333360. Distribuito in formato digitale da Itinerari Medievali] a p. 7: Egli immaginava che il Grosolanoavesse frequentato la celebre scuola di Parma, della quale lepitaffio lo vanterebbe alunno. In realt Chrysolanus non puo` essere lequivalente di Chrysopolitanus (o Chrysopolinus) e lespressione si riferisce semplicemente al suo nobile casato: discendente dalla stirpe GrosolanaLa forma Grysolanus o Grisolanus invece di Grosolanus compare anche altrove e la grecizzazione del nome si pu forse spiegare con i rapporti che larcivescovo ebbe con Costantinopoli, ove sappiamo che si rec per una probabile missione religiosa e diplomatica. Analoghe considerazioni si possono fare per il nome Grixopolus attribuito ad uno dei pittori del Battistero di Parma che venuto alla ribalta in occasione dei recenti restauri. Ma nemmeno Grixopolus pu interpretarsi, com stato. 319) Omero Masnovo, Pier Grosolano e il suo epitaffio, in Archivio Storico lombardo, giornale della societ storica lombarda, vol. 9, Milano 1922, a p. 22: Chi insomma questa Crysolana gens?...Allora da pensare che la Crysolana Gens ci richiami ad una cittadinanza, in mezzo alla quale Gresolano fu allevatoE`indubitato che Grosolano dovette tener molto a passare anche in vita per alunno crisolano se, morto, volle ricordata sulla sua tomba questa sua qualit. Per qual ragione? Per dirci che aveva attinto alle pi pure fonti del sapere di allora; a p. 23: Adunque linsubro Grosolano come ci indica la terra che vide la sua infanzia e la chiesa retta dalla sua virilit, cos anche ci indica la gente o cittadinanza in mezzo a cui trascorse la sua adolescenza studiosa. Chi era pertanto questa gens Crysolana? Questaurea gente chi ?p. 25: Ma come intendere ragionevolmente la parola alumnus? Che cosa il Gosolano poteva aver imparato fra i monti e le foreste di Crissolo?.

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quinta fase: Valdo sinnesta sul valdismo e lo diffonde. Nel XII secolo un ricco mercante di Lione (che avrebbe potuto anche essere ebreo perch nulla ci dice con certezza che fosse in precedenza cattolico o cristiano) si converte alla religione dei valdenses e inizia a diffonderla ovunque, anche attraverso la sua traduzione e pubblicazione della Bibbia in Volgare (320). Del resto che il Valdismo esistesse gi prima di Valdo palese. Nel riassumere le dottrine eterodosse di Pietro di Bruis, nato nelle Hautes- Alpes (forse in un villaggio di Rosans) e messo al rogo nel 1113 nei dintorni di St.Gilles, al quale Emilio Tron, storico valdese nel 1935 attribuiva la paternit del movimento valdese contestando la paternit a Valdo, sappiamo da Pietro il Venerabile che questi aveva propagato idee contro il battesimo, le pratiche per i defunti, i luoghi sacri, la croce, leucarestia e la liturgia. La sua radicalit dottrinale avrebbe prodotto violenti disordini popolari contro i sacerdoti e gli oggetti di culto: genti furono ribattezzate,chiese profanate, altari divelti,croci date alle fiamme, carni mangiate pubblicamente il giorno della Passione del Signore, sacerdoti percossi, monaci incatenati e monaci costretti a prender moglie con minacce e tormenti. (321) Sempre riguardo alleresia di Pietro di Bruis, Pietro il Venerabile (322) riferisce che questa fu repressa nella Provincia di Septimania seu Alpium Marittimae, (cio Embrun, Die e Gap) laddove si era inizialmente sviluppata, per trasferirsi e propagarsi nelle regioni contigue raggiungendo la Guascogna (323). Grandi studiosi come Grado Merlo scrivono infatti: .rimangono senza risposta una serie di domande: quando si diffonde leresia nelle Alpi Occidentali? Essa nasce in ambiente montano locale o importata dallesterno e da chi? Quali i caratteri originari e quali le modificazioni successive? lipotesi di un rapporto con Pietro di Bruis, prima che con i seguaci di Valdo proprio cervellotica? (324). Grado Merlo, nellintuire radici profonde del fenomeno ereticale valligiano scrivendo: Tra le montagne del Delfinatoagli inizi del XII secolo nasce uneresia il cui respiro non esclusivamente locale: un eresia capace di trovare udienza in mezzo agli uomini delle citt. Quindi nasce, non viene importata! Stando alla nostra ipotesi, leresia valdenses nata dall ebraismo e non dal cristianesimo spiegherebbe il perch di una radicalizzazione omogenea e fortissima in tutto larco alpino di una corrente ereticale portatrice di principi dottrinali univoci e coerenti indipendentemente dai nomi che linquisizione le ha attribuito nel corso dei secoli. Il fatto che questi eretici delle Alpi vengano definiti Petrobrusiani o Valdenses o successivamente Valdesi, sotto il profilo dottrinale risulta un dettaglio irrilevante poich il ritornello inconfutabilmente sempre lo stesso: negano il battesimo, leucarestia, il culto dei morti, la croce, la venerazione della Madonna e dei santi, la liturgia ecc. Probabilmente le correnti valdenses fondate da Leonas, Pietro Bruis e successivamente Valdo non sono altro che le ramificazioni di una medesima matrice. Questa matrice, verosimilmente, non il cattolicesimo romano e forse nemmeno il cristianesimo, ma proprio lebraismo tout-court. Stando a questo ragionamento, la presunta origine israelitica dei valdenses spiegherebbe, ad esempio, il perch di quell intellettualizzazione talmudica e non rituale del pensiero dei Barba paesanesi; nonch la loro visione teologica, messianica, sociale, cos come lassoluto rifiuto delleucarestia e dei sacramenti. E si riuscirebbe a comprendere meglio anche la preoccupazione, di Papa Alessandro V, che nella sua Bolla denuncia con apprensione la nascita di nuove sette nelle quali convergono ebrei e cristiani (o forse, pi probabilmente ebrei e giudeocristiani). Il fatto preoccupante per il clero infatti che queste sette sono colte e portatrici di una visione del mondo assolutamente rivoluzionaria. Allavanguardia per il pensiero attuale (ad esempio solo da pochi anni che le Chiese Riformate hanno istituito il sacerdozio femminile, per
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non parlare poi della pena di morte che tuttora presente anche in Occidente, e di quello strano ideale socialistoide, ecc.) figuriamoci come queste antiche idee dei valdenses, diffusesi moltissimo in epoca medievale, potevano essere percepite dal pensiero feudale e, pi in generale, dalla cultura europea dei secoli XIV-XVI! Sta di fatto, comunque che il valdismo sicuramente precede Valdo poich Marauda, colonnello dei valdesi nel Tableau du Pimont sous le rgime des Roi scrive la dottrina dei Valdesi tanto antica, che il concilio di Vercelli gi la proscriveva nel X secolo e quello di Tours, anno 1167, dichiar damnata Haeresi Valdensium (325)

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 320) Merlo Valdesi e Valdismiop. cit. p. 32-33 321) Petri Venerabilis, Contra Petrobrusianos eretico, a cura di J. Fearns, Turnholdi, 1968, p.7 322) Merlo Valdesi Valdismi, op. cit. p 33 323) Grado Merlo Valdesi e Valdismi medievali p.31 324) Merlo Valdesi, valdismo, p.35. 225) Charvaz, op. cit., p. 271

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Conclusioni:
Successivamente a Valdo si verificano i fatti che abbiamo gi ampiamente trattato nei capitoli iniziali, congiuntamente allaccoglienza di perseguitati e marrani in fuga da Francia, Provenza, Portogallo, Spagna. Sappiamo con sicurezza che i nostri antenati valdenses, non facevano proseliti, ovvero non predicavano ad estranei i loro principi e le loro credenze al fine di convertirli (326); inoltre non cercavano il potere, i soldi e la fama. Infatti, fu proprio a causa dellinusuale predicazione (iniziata nel 1555) dei Valdesi di Valdo che tutti i valdenses furono perseguitati; probabilmente se avessero continuato a mantenersi nellombra, forse linquisizione non avrebbe agito come ha agito. Monsignor Charvaz a questo proposito ci fa sapere che la setta dei Valdenses non ebbe culto esterno fino al 1555 cosicch nessuno sa chi fossero i Ministri. Dice anche che la setta contava solo poche migliaia di fedeli (327). Queste frasi del Vescovo sono importanti perch ci dicono alcune cose molto significative dalle quali scaturiscono le seguenti domande:
1)

Non facevano proseliti? Chi normalmente non fa proseliti? Sappiamo che cristiani fanno proseliti, i mussulmani fanno proseliti ..., sono solo gli ebrei che non vanno in cerca di discepoli e conversioni E ancora: se i Valdenses non facevano proseliti che tipo di cristiani erano? Quali cristiani avrebbero evitato la predicazione ad estranei? Tale stranezza comportamentale potrebbe ricondurre ad una chiesa giudeo-cristiana? Perch non cerano Ministri di Culto? Non si conoscono i nomi dei Ministri perch, probabilmente, tutti gli uomini erano Ministri ?

2)

3) 4)

Refrattaria alla divulgazione del proprio Credo ma al contempo disponibile allaccoglienza dei perseguitati e dei marrani, la Valle Po riusc con intelligenza e diplomazia a ribaltare il rapporto di potere con Chiesa e Marchesato e ad imporsi evitando stragi. Questo accadde anche quando una parte dei paesanesi si alle con i Calvinisti cercando di sottomettere alla Riforma la popolazione di tutta la Valle che, dal canto suo, non era invece per niente daccordo con tale soluzione n sotto il profilo teologico, n comportamentale (poich lo stesso Calvino mand al rogo molta gente, esattamente come i cattolici!). Il comportamento dei Valdesi di Valdo, nella nostra tradizione orale, veniva mal giudicato e disprezzato, perch ingiusto e molto violento al pari degli inquisitori cattolici.
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Del resto, autorevoli testimonianze scritte comprovano queste voci. Una di queste proviene da Alberto Ferrero Della Marmora , il quale dice che nel 1690 i Valdesi regolarono una loro vittoria in modo poco degno di gente umana e religiosa, anzi, infierirono sui feriti: al modo turco, troncarono il capo ai nemici morti o feriti, e li inficcarono tutti sanguinolenti sull.e punte delle loro palizzate (238). Nel leggere questo giudizio dobbiamo tener conto che Alberto Ferrero della Maromora non era un damerino di Corte svenevole e cicisbeo, bens un Generale dellEsercito Sabaudo, ben esercitato nelle guerre. Perci quando un uomo come lui, abituato alle battaglie e ai combattimenti cruenti, esprime un parere totalmente negativo in merito al comportamento crudele dei soldati valdesi, si pu pensare che qualcosa nei valdesi di Valdo realmente non funzionasse. Ecco quindi che, conoscendo la mentalit della Valle Po, e avendo letto tutto il possibile su queste vicende, credo che i nostri antenati alla fine abbiano pensato: numa gi basta de st si che sun gi matfigrte mac se anduma a btese cun cui l che sun mat c lur(ne abbiamo gia abbastanza di questi qua che sono gi matti (i cattolici) figurati se andiamo a metterci con quelli l sono matti anche loro ( i calvinisti) Quindi: And tti via da s (andate tutti via da qui)lasene ste tranquii, che niautri stuma bin parey(lasciate stare in pace, che noi stiamo bene cos come siamo). Dopo lotte e battaglie alcuni barbet filo-riformati se ne andarono e gli altri rimasero, convertendosi al cattolicesimoa modo loro. Fu cos che tutti gli abitanti di Paesana finirono col rendersi marrani, cercando di evitare stragi e coesistendo pacificamente, sebbene in modo un po anarchico, con la supremazia cattolica. ..E il resto siamo noi!

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Note: 236) Charvaz, op. cit. p 350: Volgasi un' altra volta gli occhi alla supplica che verso l'anno 1585 presentarono a Carlo Emanuele I, e si vedr che eglino stessi espongono e confessano che il culto loro solo da trent' anni era pubblico divenuto. Che anzi convenne che si appigliassero ad un consiglio ardito, dicono eglino, per tentar questa novit. Segreti convegni, notturni assembramenti dapprima soltanto aveano avuto, n per libert di sorta.Or quest' cosa tanto conosciuta che i pi antichi istorici loro mai non dubitarono di convenirne. Gilles concorda in ci con l'autore della Memorabile istoria delle loro persecuzioni, la cui narrazione non dee a chicchessia parer sospetta. L'anno 1555 (dice quest'istorico), sull' entrar dell' agosto , la sincera dottrina dell' Evangelio pubblicamente si cominci a predicare presso gli Angrognini. . tanta fu la moltitudine che d'ogni parte traeva, che fu necessario le prediche fare in palese e innanzi agli occhi di tutti.

237) Charvaz, op. cit. p. 350 In sostanza poi chi pu tener le risa reggendo come questi scrittori si travaglino per darci ad intendere che una setta oscura sia la vera Chiesa da Cristo fondata; una setta, dico, rinchiusa da alcuni secoli in cantucci di anguste valli, della quale per poco niuno avrebbe mai udito ragionare , se non fosse stato delle sue turbolenze e ribellioni? Non egli ridicolo il loro voler ad ogni modo pretendere che sia la Chiesa propagata dagli apostoli, una setta i cui difensori stessi confessano anche a' nostri d, che molti uomini religiosi dubitano della esistenza di lei (t); una setta la quale non ebbe culto esterno, ne ministri conosciuti e giurati, se non se dopo il 1555, o dopo il 156

1488, se si vuole risalire insino alle prime menzioni che di questi ministri si fanno; una setta che per niun modo fu dal mondo conosciuta prima della met del XII secolo, e che da pi di quattro secoli annovera pochi migliaia di partigiani ?

238) Alberto Ferrero della Marmora Notizie sulla vita e sulle gesta militari di Emilio S. Martino di Parella, Torino, 1863, p. 148: 2 maggio 1690Non dobbiamo per tacere che i Valdesi si regolarono dopo quella vittoria in modo poco degno di gente umana e religiosa, come si davano vanto di essere; avvegnach l'indomani stesso di quella carnificina, essi, al modo turco, troncarono il capo ai nemici morti o feriti, e li inficcarono tutti sanguinolenti sull.e punte delle loro palizzate. Giunse, egli vero, dal campo francese un chirurgo per medicare il Tenente Colonnello di Paral; ma questo infelice uffiziale era riservato alla stessa sorte dei due sergenti, come si vedr qui appresso; a p. 155..il 14 maggio.I Valdesi nel ritirarsi compirono un'atto di ferocia analogo a quello da loro usato contro i miseri sergenti che si erano sacrificati per non abbandonare il loro capo, il signor di Parat; essi trucidarono freddamente questo stesso ufficiale prigioniero. Un s barbaro caso.

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