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Domenica Aruta 5^H

Schopenhauer
1-Rapporto tra la filosofia Schopenhaueriana e l'idealismo
2-Schopenhauer e Kant a confronto
3-Mondo sensibile, mondo delle idee e volontà di vita..
4-La vita è come un pendolo tra noia e dolore
5-La critica Schopenhaueriana all'ottimismo storico e all'amore
6-Scienza e fiosofia nel pensiero di Schopenhauer
7-Le vie di liberazione

Schopenhauer si oppone, insieme a Kierkegaard, all'idealsimo puntando all'individualismo


criticando l'idealismo nelle sue opere e definendo i filosofi Fichte, Shelling e ed Hegel "3
ciarlatani, 3 sofisti, 3 impostori".
Per Schopenhauer l'idealismo ha nascosto la realtà.
Critica fortemente l'affermazione " Tutto ciò che è reale è razionale" poichè secondo lui ci sono
molti aspetti irrazionali che Hegel non ha considerato e che sono invece per Schopenhauer la
prova tangibile che la ragione non può spiegare tutto. Critica inoltre, ancor più duramente, Hegel
per aver messo la filosofia al servizio della politica e dei potenti.

Schopenhauer riprende da Kant la distinzione Fenomeno/Noumeno.


Per entrambi il Fenomeno è soggetto a leggi universali.
Kant definisce il Fenomeno come prodotto sensibile da forme a priori mentre per Schopenhauer
il fenomeno è rappresentazione cioè oggetività. Riduce quindi le forme a priori a tre: spazio,
tempo e causalità.
Il mondo fenomenico descritto da Schopenhauer è quindi dominato da un determinismo
assoluto mentre Kant descrive, nel suo, spazio e tempo come separate dall'esperienza.
Per Schopenhauer il mondo fenomenico è rappresentazione del singolo e quindi non esiste se
non in relazione al singolo che lo rappresenta. L'uomo è perciò oggetto conoscente e conosciuto
da altri soggetti.
Per Kant invece il Fenomeno è dato dall'esteriorità e rappresenta la realtà in sè.
La realtà in sè è invece il Noumeno per Schopenhauer, che può essere avvertito tramite il corpo
che ne è la manifestazione. Per Kant invece il Noumeno è inconoscibile, ciò che va oltre i limiti
della conoscenza umana.

Per Schopenhauer l'uomo si trova al vertice di una piramide cosmica dove la volontà è
pienamente consapevole ed è inconscia, unica ed eterna.
La volontà non vuole che se stessa. Di conseguenza la volontà implica dolore che nasce dal
desiderare qualcosa e desiderare qualcosa implica a sua volta la mancanza di questo qualcosa e
quindi assenza e dolore. L'uomo quindi soffre perchè la volontà è cosciente e perchè, anche se
alcuni desideri possono essere soddisfatti, non riescono a compensare quelli che rimangono
irrealizzati. Il piacere stesso altro non è che una cessazzione momentanea del dolore. La noia
subentra quando il desiderio trova appagamento e lascia un vuoto tale da rendere la vita
detestabile, in quanto circolo viziosi che si ripete all'infinito.

L'amore potrebbe sembrare una via di fuga dal dolore a primo impatto ma non è così. Anzi,
l'amore è visto da Schopenhauer come un'estrema forma di dolore. Schopenhauer distingue
l'amore in due tipi: l'eros e l'agape.
L'eros è un istinto distruttivo che esiste solo sotto forma di impulso sessuale tanto che credersi
innamorati altro non è che un'illusione. L'amore quindi non è altro che un semplice bisogno
fisiologico che non appaga l'uomo, anzi è solo l'obbedire alla natura per compiere il proprio
dovere di procreazione che porta a generare nuove vite destinate inevitabilmente a soffrire .
L'agape è invece visto come il vero amore, quello disinteressato, cioè la carità, la compassione.
Infatti l'uomo può superare l'egoismo solo se riesce a compatire gli altri, secondo il filosofo.

Le altre vie di liberazione, oltre alla morale della compassione, sono: l'arte e l'ascesi.
L'arte ha capacità liberatoria perchè è una forma di conoscenza libera. Nel momento in cui si
contempla ci si estranea dal mondo ergo poichè un'opera d'arte esprime l'universale, il soggetto
viene trasportato nel mondo delle idee. L'arte suprema è la musica che esprime la volontà
contemplata. Ma è una liberazione breve.
La compassione, come ho già detto, è un tentativo di superare l'egoismo e porre fine alla
continua lotta. Ma, nonostante compatire diminuisca il dolore, compatire è anche patire quidni
questa via non è deinitiva.
L'ascesi invece toglie la volontà, nega il desiderio, è l'astenersi volontariamente del piacere e
cercare il dispiacere, Quindi è castità perfetta e umiltà.

La critica all'ottimismo storico di Schopenhauer si basa sulla concezione che il mondo in cui
viviamo non è il migliore dei mondi possibili bensì il peggiore, teatro di sofferenze ed illusioni.
Si basa poi sulla concezione della storia come un ripetersi infinito di uno stesso dramma. Deve
perciò offrire all'uomo una coscienza di sè e del proprio destino fatto di dolore.