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1 difetti di stile delle ragazze italiane

Un noto detto, che chi conosce un solo paese in fondo non ne conosce nessuno. Si vuol dire
che chi resta chiuso nella propria particolarità manca di una prospettiva d'insieme che solo potrebbe
fargliela comprendere e valutare oggettivamente, in un confronto con tutto ciò che è diverso da quel
che fino ad un certo momento era valso per lui come esclusivo punto di riferimento.
Questo criterio sarebbe utile applicarlo a varie cose italiane. Qui ci limiteremo a farvi
riferimento per quel che riguarda lo stile prevalente e persistente delle ragazze italiane, con
particolare riguardo alle faccende del sesso. Che in questo campo le cose da noi non stiano per nulla
in ordine, lo abbiamo rilevato a più riprese. Ed abbiamo anche rilevato che la stessa esperienza
della guerra, che in altri paesi (specie nella Germania guglielmina e sudermanniana) ha saputo pro-
durre trasformazioni notevolissime del costume in un senso positivo - nel senso di una maggiore
libertà interna, di una essenzialità e di una sconvenzionalizzazio- ne - da noi sembra non aver
toccato nulla di essenziale. A parte un incremento di assai poco interessante corruzione spicciola,
quasi retaggio del "segnorinaggio", le cose sono rimaste più o meno al punto di prima, quanto agli
elementi di stile su cui subito diremo.
Come punti di riferimento comparativi qui debbono soprattutto valerci i paesi dell'Europa
centrale e settentrionale; in una certa misura potendosi però includere anche la Francia, escludendo
però l'Inghilterra e ancor più l'America, ove le cose stanno ancor peggio che da noi, benché per
ragioni tutte diverse. I paesi euro-orientali vanno parimenti esclusi, però non senza notare (a rìschio
di suscitare scandalo) che, nel riguardo accennato, non è che essi si trovino proprio in svantaggio
rispetto all'Italia: una certa primitività e istintività selvaggia (del resto rilevabile anche in alcune
provincie italiane che per alcuni valgono come poco "evolute": il Sud, Abruzzi, Sardegna)
garantiscono almeno una certa maggiore sincerità e spontaneità di rapporti, tuttavia non scevra di
inconvenienti e di perìcoli.
Chi dunque ha avuto occasione non di visitare fuggevolmente i paesi suddetti ma di vivervi,
confrontando, trova come caratteristica prevalente delle ragazze italiane uno stile borghese e
conformista la cui causa prima è una fondamentale mancanza di personalità e di libertà interna.
Fanno semplicemente rìdere quelle brave persone che da noi si sono affaccendate e si affaccendano
per "emancipare" la donna, per assicurarle i diritti politici e per aprirle tutte le vie. Tutto quest'ordi-
ne di libertà esteme è insignificante, esso non pesa sulla bilancia dei valori e solo si risolve in un
fattore di disordine ove manchi la "libertà interna", l'esser qualcuno, il potere di disporre
liberamente di sé. E il campo essenziale ove, per necessità naturale questi valori per una donna
dovrebbero anzitutto realizzarsi è quello del sesso.
A parte tutte le verniciature, la grandissima maggioranza delle ragazze italiane manca di una
personalità, nel senso che esse non hanno l'interesse o la possibilità di formarsi interiormente in un
mondo tale, che le faccende del sesso non rappresentino loro il principio e la fine di tutto e, quindi,
in modo da poter avere in esse una libertà di movimento e una vera spontaneità.
Etimologicamente "prostituzione" significa esporre, come mettere cose in vetrina per stimolare
un acquisto. Ebbene, in buona misura questo è lo stile prevalente. La ragazza "non perbene" lo
segue per prestazioni concrete temporanee contro compensi altrettanto concreti; la ragazza
"perbene" lo fa invece mirando ad una posta più grossa, cioè all'acquisizione di un marito e di una
sicurezza per l'avvenire. E solo perché nel secondo caso la verginità per molti uomini è tuttora
merce pregiata, solo per questo molte ragazze la conservano. Si tratta del resto della verginità
anatomica, perché quella dell'anima e degli stessi sensi in generale spesso esse i'han perduta fin
dalla pubertà. In quest'ordine di idee il Weininger ha detto cose fortissime, ma giuste, circa il tipo
della "fidanzata" (tra parentesi, anche quando si tratta di tutt'altro, da noi si parla sempre
ipocritamente di "fidanzata"). Chi visita qualche luogo di villeggiatura alla moda ha effettivamente
il senso di un étalage di merce in offerta - quasi come in un mercato di schiave - nell'insieme delle
"signorinette" intente solo a far mostra di sé in ogni modo per esser esca all'uomo.
Tutto questo, come dicevamo, indica soltanto una mancanza di personalità, una volontà di
rimanere su di un piano inferiore. E ciò si conferma perfino in sopravviventi tratti di uno stile
feminile che sembrerebbe indicare il contrario. Ad esempio, sono moltissime le ragazze italiane che
credono che, in una relazione, l'uomo debba sentirsi senz'altro in debito di fronte alla donna, come
se l'una desse all'altro più di quanto ne riceve. Nell'Europa del Nord accade che una ragazza
accompagnata in un qualche luogo pubblico si offenda se l'uomo fa l'atto di pagare anche per lei. Là
si può invitare una ragazza nella propria abitazione di scapolo senza che ci si senta rispondere: «Per
chi mi prendete?». Vi sono inserzioni in giornali seri di giovani che cercano una ragazza per passare
insieme l'estate o per un viaggio: ciò non significa necessariamente quello a cui una italiana subito
pensa. Può significarlo e può non significarlo, perché le ragazze sanno disporre di sé stesse, sanno
dire di sì o di no.
Se degli sviluppi si sono avuti in Italia negli ultimi tempi, non li si sono avuti in questo senso,
ma in una direzione che peggiora ancora le cose, non senza relazione con la nostra crescente ed
irresponsabile americanizzazione. Vi è un incremento di vanità, di superficialità, di dispersione, di
sfaldamento interno. Cinematografo, lusso non corrispondente alla propria condizione, "macchina"
(un uomo oggi spesso è quasi squalificato se "non ha almeno la macchina"). La deviazione
narcisistica della "libido" propria dell'America, per cui le ragazze, anziché in ciò che dovrebbe esser
naturale, prendono maggior gusto nell'esibirsi vestite o meno vestite che sia possibile e sono portate
ad una specie di culto afunzionale del proprio corpo, questa deviazione guadagna purtroppo terreno
anche fra noi.
(Meridiano d'Italia, 14 maizo 19S4)