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Roma, 1 aprile 2011

“Italia e Cina, 60 anni tra passato e futuro”


Nel nuovo libro de L’Asino d’oro
i retroscena inediti dei rapporti
tra Pci e partito comunista cinese
Da M.Polo a Tian’anmen al “fenomeno” Prato
Scritto da Mario Filippo Pini, esce in tutta Italia il 7 aprile 2011. Prefazione di
Federico Masini, sinologo, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma.

Italia e Cina. Due paesi con un passato millenario le cui vicende storiche si
incrociano fin dall’epoca romana e che dall’epopea di Marco Polo giungono, passando per
la tragedia di Tian’anmen, fino all’attualità del “fenomeno” Prato. Un confronto tra due
antichissime culture caratterizzato anche da inediti risvolti politici.
In Italia e Cina, 60 anni tra passato e futuro (L’asino d’oro edizioni) di Mario
Filippo Pini, “vengono alla luce per la prima volta aspetti sconosciuti dei tortuosi rapporti
fra i vari partiti marxisti-leninisti italiani e il Partito comunista cinese e soprattutto fra il
Pci e i comunisti cinesi”, spiega Federico Masini, sinologo, prorettore dell’Università La
Sapienza di Roma, nella prefazione al libro in uscita il 7 aprile 2011 in tutta Italia.
Testimone di molti degli eventi narrati, Mario Filippo Pini, per oltre 20 anni
diplomatico in Asia Orientale, concentra il suo racconto sui rapporti tra la Repubblica
italiana e la Repubblica popolare cinese nata il primo ottobre 1949, dedicando inoltre
attenzione ai rapporti tra Pci e Partito comunista cinese, fin dall’inizio delle rispettive
esistenze (entrambi fondati nel 1921) e ai rapporti tra l’Italia e Taiwan.
Tra aneddoti curiosi, alcuni dei quali poco noti, come quello delle vicissitudini di
Lucio Wu, rinchiuso a Castel Sant’Angelo 250 anni fa, o quello dell’impegno mai
mantenuto di destinare a sede di riposo per cinesi la splendida villa di Curzio Malaparte a
Capri, l’opera di Pini segue il filo conduttore della storia diplomatica.
I dissidi tra il Pci e il partito comunista cinese iniziano nella seconda metà degli
anni cinquanta, precisa l’autore. La Cina chiude a tutti i partiti allineati con l’Urss
accusata di avere tradito la rivoluzione. Diventa così referente privilegiato dei cinesi, al
posto del Pci, il Partito comunista d’Italia (marxista-leninista): tanto è vero che un
esponente di questa minuscola organizzazione nel 1968 viene ricevuto da Mao Zedong.
Nessun italiano incontrò mai il Grande Timoniere in veste ufficiale, ricorda Pini. Il
socialista Pietro Nenni fu il primo politico di rilievo a recarsi in Cina nel 1955. Mentre
sempre un altro socialista, Sandro Pertini, fu il primo presidente della Repubblica a
visitare la Cina, 25 anni dopo.
Politica ma non solo. L’intervista rilasciata da Deng Xiaoping negli anni ottanta alla
giornalista Oriana Fallaci, pubblicata in Italia e in America provoca un’eco mondiale.
Il documentario “Chung Kuo Cina” (1972) del regista Michelangelo Antonioni
invece, fu vittima di una campagna alimentata dalla moglie di Mao, Jiang Qing, che di
riflesso creò problemi diplomatici tra Italia e Cina.
Eminenti personalità dell’epoca, come il ministro degli esteri Zhou Enlai, popolano
il libro di Pini, al fianco di sconosciuti protagonisti di cui è giunta a noi traccia incerta del
solo nome. “L’Italia per molti secoli è stata il paese che meglio di altri ha interpretato il
ruolo di mediatrice fra il mondo cinese e il continente europeo - sottolinea Masini -. Ma
se passiamo dal passato a tempi a noi più vicini, anche gli ultimi sessanta anni sono di
grande interesse. Quella di Pini è una narrazione che merita grande attenzione e che fino
a oggi non era mai stata raccontata in tanti i suoi aspetti”.

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