Sei sulla pagina 1di 7

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

PANFILO GENTILE
(1889 1971)
scrittore giornalista filosofo
ragionatore, era Panfilo, ragionatore perfetto. Un suo articolo procedeva come un
teorema. E lo strano che nella vita privata era luomo pi disordinato che io abbia
mai conosciuto. Una specie di sdoppiamento della personalit.
(Augusto Guerriero il Ricciardetto)

Nacque a LAquila il 28 maggio 1889 da


Vincenzo, avvocato e politico, e Giuseppina
Giorgi, ricca possidente di Pizzoli.
Nonostante la laurea in Giurisprudenza
conseguita a Bologna, non volle seguire la
professione paterna ma, allievo del filosofo
giurista Giorgio Del Vecchio, si dedic,
giovanissimo, alla libera docenza in Filosofia del
Diritto, tenendo liberi corsi di questa materia
presso lUniversit di Bologna.
Nel corso del suo soggiorno bolognese,
frequent lo scrittore e poeta Alfredo Oriani e si
leg amichevolmente al politico Mario Missiroli,
socialista massimalista.
Tra il 1911 e il 1913 inizia la sua attivit
giornalistica collaborando prima a LUnit di
Gaetano Salvemini e poi all Avanti, giornale socialista.
Risalgono a questo primo periodo gli scritti di carattere scientifico: Sulla
dottrina del contratto sociale. Appunti storico-critici, dove, appoggiandosi
alle teorie di Jean Jacques Rousseau, si mostra favorevole a un regime assembleare
in cui l'esecutivo sia decisamente subordinato al legislativo; Per una concezione
etico-giuridica del socialismo, secondo i principi dell'idealismo critico, in
cui, seguendo l'interpretazione di Giovanni Gentile, parte dall'assunto che la
dottrina marxista sia una coerente filosofia della storia che per non d
fondamento etico al socialismo, inteso come disegno ideale di giustizia.
A conclusione dellanno accademico 1917/18, per motivi di salute, fece domanda
di trasferimento dallUniversit di Bologna a quella di Napoli, dove il clima era pi
favorevole ai suoi problemi respiratori.
Sempre nel 1918, contrae matrimonio con Eva Barbaro di Francavilla, e con lei si
trasferisce a Roma dopo alcuni anni trascorsi a Napoli e nella capitale vivr
definitivamente.
Neutralista intransigente, rimase costantemente avverso alla guerra anche dopo lo
scoppio del primo conflitto mondiale e, nel dopoguerra, continu a professare le
Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

sue idee socialiste. A Roma collabor come critico letterario al quotidiano Il


Paese di Francesco Ciccotti, giornale in polemica con Il Popolo dItalia di
Mussolini.
Non ader mai al fascismo, anzi lo avvers firmando, nel 1925, il Manifesto degli
Intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.
Ritiratosi dalla vita pubblica, rinunci alla carriera universitaria ed esercit
l'avvocatura, difendendo anche imputati che dovevano presentarsi al Tribunale
speciale per la difesa dello Stato. In questo periodo i suoi studi si volsero
soprattutto alla storia delle religioni ma non scem del tutto l'interesse per i temi
trattati in precedenza, come dimostra il saggio Storicismo e conservatorismo
nella filosofia del diritto di Hegel in Rivista internazionale di filosofia del
diritto del 1927, favorevolmente recensito da Benedetto Croce.
Il primo frutto del nuovo indirizzo di ricerca fu il Sommario d'una filosofia
della religione del 1923, dove Gentile delinea un'interpretazione generale del
fenomeno religioso alla luce della filosofia moderna, soprattutto di Hegel e Croce,
cui fece seguito L'ideale d'Israele del 1931, che ebbe una recensione dello
storico Ernesto Buonaiuti. Il frutto pi maturo di
questi studi , comunque, la Storia del
cristianesimo dalle origini a Costantino,
pubblicato solo nel dopoguerra a Firenze nel 1946.
In questo lavoro si delinea un'interpretazione laica
della nuova religione, inquadrata nel contesto dei
fenomeni culturali e politici del tempo. Per Gentile
loriginalit del cristianesimo consiste nella
combinazione dei caratteri giudaici con le istanze
esoteriche dei culti misterici diffusi all'epoca,
spogliate, per, dei contenuti magici e ricondotte a
un principio morale, la salvezza essendo legata a una
rigenerazione etica; Gentile dimostra qui padronanza
delle fonti e della letteratura relativa, tant' che, molti
anni dopo, nel 1969, pot ristampare l'opera senza
aggiornamenti, Storia del cristianesimo dalle
origini a Teodosio, ad eccezione dell'aggiunta di un capitolo che risale, con
ogni evidenza, alla stesura della prima edizione.
Negli anni Trenta tenne dei corsi alla YMCA, associazione dei giovani uomini
cristiani, di Roma e ne raccolse le lezioni nel volume Il Genio della Grecia
pubblicato nel 1947. Si tratta di una ricostruzione sintetica della civilt greca che
Gentile definisce come un universo laico, in cui le esperienze intellettuali sono per
la prima volta affrancate dalla mitologia che le avvolgeva nelle civilt precedenti, e
possono, quindi, aprirsi alla comprensione razionale del mondo e alla costruzione
dello spazio della polis.

Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

Questi studi marcano un periodo della vita del Gentile che egli rievoc con queste
parole: quando l'avvenire sembrava senza speranza, noi ci rifugiammo nel passato (da Il
genio della Grecia).
Negli stessi anni abbandon il socialismo e approd a una visione liberale del
mondo, cui rest sempre fedele; il volume che manifesta in modo evidente il suo
distacco dalla originaria idea socialista apparve a Milano nel 47: Cinquanta anni
di socialismo in Italia, in cui pur distaccandosi dagli ideali socialisti, non
rinnega mai limpegno neutralista dei socialisti, in quanto si tratt di una neutralit
incondizionata, assoluta, di principio e non di quella mercanteggiata di Giolitti.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale tent, con scarsa fortuna, anche la via della
politica convergendo nel Movimento Liberale Indipendente, costola sinistra del
PLI. L'avventura dur circa tre anni, fino a quando i due schieramenti si
ricomposero sotto le insegne originarie del Partito liberale italiano, di cui fu
segretario insieme a Mario Ferrara e a Manlio Lupinacci e collabor al quotidiano
Risorgimento Liberale fin dalla sua fondazione nel 1943. La collaborazione con
il quotidiano prosegu sino al novembre del 1947, quando nel congresso del
Partito liberale prevalse, con l'opposizione della corrente di sinistra, alla quale
faceva riferimento Gentile, la linea favorevole all'alleanza con il Fronte
dell'Uomo Qualunque di Giannini.
Gentile, insieme con Mario Pannunzio, Nicol Carandini, Leone Cattani ed altri,
lasci il partito e il quotidiano.
Nell'immediato dopoguerra fu anche commissario per la gestione temporanea
della societ editrice Mondadori e dell'ENCI, ente nazionale cinofilia italiana,
incarico, quest'ultimo, in cui pot praticare la sua passione zoofila e la sua
competenza di allevatore.
Dal 1949 al 1951 fece parte della redazione del settimanale Il Mondo, diretto da
Mario Pannunzio, dove si raccolse il gruppo della diaspora liberale. Gentile fu una
delle colonne portanti del settimanale nei primi anni di vita, pubblicando
regolarmente due articoli a numero: un Diario politico firmato con lo pseudonimo
di Averro e un articolo culturale.
I commenti di Averro davano il tono politico generale al settimanale:
intransigente difesa del mercato, anticomunismo e antifascismo, appoggio ad
Alcide De Gasperi e insofferenza verso le correnti clericali della Democrazia
cristiana.
Un liberalismo, quindi, in cui oltre alla lezione di Croce si sentiva l'insegnamento
di Luigi Einaudi; proprio Einaudi, allora Presidente della Repubblica, espresse a
Pannunzio apprezzamento per le rubriche tenute da Gentile e intervenne poi per
tentare una mediazione quando, nell'estate del 1951, per ragioni personali pi che
per dissensi politici, volle lasciare il settimanale.
Nel 1952, fu nominato direttore del quotidiano La Nazione di Firenze, dove
rimase solo pochi mesi, dal 1 aprile al 31 ottobre, non amando lasciare Roma per
trasferirsi in Toscana.

Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

In quello stesso anno, su sollecitazione dell'allora direttore Mario Missiroli,


divenne notista politico del Corriere della Sera, incarico che tenne fino al 1966.
Nei suoi articoli e commenti di quegli anni sul Corriere, si mostr avversario
dell'apertura a sinistra e del Centrosinistra e risolutamente contrario all'estensione
dell'intervento pubblico in economia. Queste posizioni di intransigente liberalismo
finirono col portarlo a una visione pessimista della vita politica italiana, visione che
caratterizz in modo sempre pi marcato i suoi scritti successivi.
A testimoniare il costante impegno liberale in questo stesso torno di tempo, si
collocano: l'opuscolo di propaganda Patria, libert, iniziativa, preparato in
occasione delle elezioni del 1953, notevole per la rivalutazione dell'idea di nazione;
la direzione di un'opera collettiva a carattere divulgativo Saggi storici sul liberalismo
italiano, del 1953, al cui interno il Gentile cur personalmente lo studio Da
Depretis a Giolitti , dove tenta un bilancio equanime sull'attivit dei governi
liberali dopo la caduta della Destra. Idee gi largamente espresse in precedenza
venivano sintetizzate nel volumetto L'idea liberale del 1955, dove Gentile
ripropone la distinzione tra liberalismo e democrazia e riafferma la maggiore
capacit del liberalismo di risolvere la questione sociale anche in confronto al
comunismo. Da segnalare pure due sintesi relative alla pi recente storia italiana:
La restaurazione della democrazia (1944-1948) del 1955 e La vita dei
partiti nel primo decennio repubblicano del 57.
Con il trascorrere del tempo in Gentile andarono accentuandosi, fino a rasentare
l'eccentricit, alcuni dati caratteriali e abitudini di vita, come la passione per il
gioco, la zoofilia e la fobia delle malattie; nei primi anni Sessanta, dopo un lieve
attacco cardiaco, per quanto pienamente rimesso, prese a trascorrere intere
giornate a letto o in poltrona senza pi uscire di casa, dove riceveva le visite di
amici e colleghi, come Missiroli, Montanelli, Guerriero e Giovannini.
Nonostante questa autoreclusione, continu a lavorare intensamente collaborando
a molte testate; oltre al Corriere della Sera, dove continu a pubblicare articoli di
terza pagina fino al 1970, vanno ricordati il Roma di Napoli, La Sicilia di
Catania, Lo Specchio, Quattrosoldi e, soprattutto, il mensile Libera
iniziativa, diretto da Gino Corigliano, fin dalla fondazione nel dicembre 1960. I
volumi pubblicati a partire da questa data sono in gran parte raccolte di articoli
scritti per questo periodico. In essi, Polemica contro il mio tempo, 1965,
Opinioni sgradevoli 1968, Democrazie mafiose 1969, Gentile propone la
sua visione pessimistica delle moderne democrazie, dominate dagli apparati di
partito incapaci di selezionare elites valide, fino a configurarsi, soprattutto in Italia,
come dittature oligarchiche per quanto a partito plurimo. In modo solo
apparentemente paradossale, e con uno stile sferzante, coglie con lucidit gli
aspetti degenerativi del sistema politico italiano fissando un quadro realistico della
partitocrazia.
Nel 1964, alla morte della moglie Eva, contrae, il 2 maggio dello stesso anno,
nuovo matrimonio con la cinquantaduenne Roberta Roversi, 23 anni pi giovane

Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

di lui, ormai settantacinquenne. Morir a Roma sette anni dopo, il 6 settembre


1971.
Il Presidente della Repubblica, di allora, Giuseppe Saragat volle esternare il suo
cordoglio per la scomparsa di Panfilo Gentile, inviando un telegramma alla vedova
Roberta, ricordandolo, nella vita, assolutamente libero e straordinariamente
umano e, nella sua opera, importante filosofo, storico, saggista e giornalista.
Panfilo Gentile, barone per caso: ritratto di Indro Montanelli:
forse il cervello pi lucido - un cristallo - e insieme lo spirito pi bizzarro fra i
tanti da me incontrati. che non ha mai avuto cura del proprio straordinario talento:
lo scialacquava in articoli di cui non conservava
nemmeno copia, lo disperdeva nelle sue conversazioni di
caff' e di osteria: Augusto Guerriero aveva proposto
d'interdirlo
per
impedirgli
quel
dissennato
autosaccheggio. Panfilo era gi stato, a trent'anni,
professore di Universit ma perse la cattedra per il
rifiuto della tessera fascista, si mise a fare l'avvocato e
inaugur un nuovo stile di arringa, quello che fu poi
portato a perfezione da Giacomo Delitala: asciutto,
stringente, senza concessioni alla retorica. Avrebbe
potuto diventare il Numero uno del Foro romano se
avesse rispettato gli orari del dibattimento. Purtroppo,
vi si presentava il pi delle volte a sentenza gi
pronunziata perch assorbito da altre tre attivit: le mostre dei cani, dalle quali non
tornava mai senza portarsene al guinzaglio uno nuovo (ne aveva una diecina con cui
viveva in simbiosi quasi coniugale), le corse dei cavalli, dove perdeva tutto il poco
che aveva, e la Settimana Enigmistica che andava a comprare a Ostia perch
aveva scoperto che l era posta in vendita un giorno prima che a Roma. Gli articoli li
scriveva, spesso al caff, solo su richiesta o di Pannunzio per il Mondo, o di Missiroli
per il Corriere della Sera. Poi andava a consegnarli di persona porgendone con una
mano il manoscritto (alla "Lettera 22" non arriv mai) e con l'altra ritirandone il
compenso. Quando lo nominarono direttore de La Nazione, l'editore gli chiese se
intendeva riservare solo a se stesso il commento politico. "No, no - rispose Panfilo -,
io riservo a me stesso solo gli articoli sui cani e sui cavalli". Tenne poco quel posto
perch diceva che i cani, a Firenze, ci stavano male; lo lasci e torn a Roma senza
un soldo. Una volta io e Guerriero decidemmo di pagargli una dentiera perch con
la sua non riusciva pi a mangiare. Lui ci ringrazi ma, invece della dentiera, si
compr un alano. Era patofobo. Ogni poco si metteva a letto (coi cani), dove non
faceva che misurarsi la febbre non con uno, ma con tre termometri
contemporaneamente, pur continuando a intrattenerci con la sua sfavillante
conversazione e le sue battute alla Voltaire. Non leggeva giornali: di ci che
accadeva non sapeva nulla, ma intuiva tutto. Negli ultimi tempi si era lasciato
abbindolare da un araldista che gli attribuiva un blasone di barone: lui, l'antisnob

Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

per eccellenza, si era talmente affezionato a questa idea che chiese ai suoi amici di
riconoscergli, nei necrologi, quel titolo. Lo contentammo.
(Indro Montanelli, Corriere della Sera del 21 gennaio 1997).

OPERE:
Per una concezione etico-giuridica del socialismo secondo i principi dell'idealismo
critico, Bologna, Zanichelli, 1913
Sulla dottrina del contratto sociale. Appunti storico-critici, Bologna, Zanichelli,
1913.
Per una concezione etico-giuridica del socialismo secondo i principi dell'idealismo
critico, Bologna, Zanichelli, 1913.
L'opera di Gaetano Filangieri, Bologna, Zanichelli, 1914.
L' essenziale della filosofia del diritto, L'Aquila, Vecchioni, 1919.
Sommario d'una filosofia della religione, Bari, Laterza, 1923.
L'ideale di Israele. I profeti, il legalismo, l'individualismo, l'apocalisse, Ges, il mito
cristiano, Bari, Laterza, 1931.
Il Cristianesimo dalle origini a Costantino, Firenze, F. Le Monnier, 1946.
Cinquanta anni di socialismo in Italia, Milano, Longanesi & C., 1947.
Il genio della Grecia, Roma, Editrice Faro, 1947.
Da Depretis a Giolitti, in Saggi storici sul liberalismo italiano, Perugia, Historia,
1953.
L'idea liberale, Milano, Garzanti, 1955.
Polemica contro il mio tempo, Roma, G. Volpe, 1965.
Opinioni sgradevoli, introduzione di Mario Missiroli, Roma, Volpe, 1968.
Democrazie mafiose, Roma, G. Volpe, 1969.
Storia del cristianesimo. Dalle origini a Teodosio, Seconda edizione, Milano,
Rizzoli, 1969, ripubblicata da Rizzoli nel 1975.

BIBLIOGRAFIA:
Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo

PERSONAGGI ILLUSTRI IN TERRA DABRUZZO

Luigi Braccili, Abruzzo giorno per giorno, Pescara, Costantini, 1983


Maurilio Di Giangregorio, Gentile Panfilo in Gente dAbruzzo. Dizionario
Biografico, Castelli, Andromeda, 2006
Maurizio Griffo, Gentile Panfilo in Dizionario Biografico degli Italiani vol.53, Roma,
Istituto dellEnciclopedia Italiana, 2000
Glauco Licata, Storia del Corriere della Sera, Milano, Rizzoli, 1976
Antonio Cardini, Tempi di ferro: il Mondo e lItalia del dopoguerra, Bologna, Il
Mulino, 1992
Piero Craveri, La Repubblica dal 1958 al 1992, Torino, UTET, 1995.

Panfilo Gentile (1889-1971) Scrittore giornalista filosofo