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Parte I_Capitolo 1 (elaborato da vertica)

La Costituzione come riferimento fondamentale dei valori dell’istruzione e l’ordinamento


dello Stato italiano.

La Costituzione venne approvata il 22/12/1947 e promulgata il 27/12/1947 dal capo provvisorio Enrico de
Nicola. Essa entrò in vigore l’anno successivo. La Costituzione italiana è popolare, rigida, lunga e
programmatica. Popolare: perché coinvolge la popolazione con l’elezione di un’assemblea costituente o con
un referendum. Rigida: perché non è modificabile. Lunga: perché oltre a disciplinare l’assetto dello Stato dà
indicazioni sui diritti e doveri dei cittadini (vita associata dei cittadini). Programmatica: perché
“riempendola” in maniera programmatica di contenuti nel tempo, con interventi legislativi, questi diventano
sostanziali.

La Costituzione rappresenta l’atto finale di un processo iniziato con la fine della seconda guerra mondiale e
la sconfitta del fascismo e che vide due tappe fondamentali: il referendum istituzionale, che il 2 giugno del
1946 sancisce la Repubblica, e l’elezione dell’Assemblea costituente, che nomina una Commissione di 75
membri per elaborare la Costituzione.

La Costituzione è strutturata in:

 Principi fondamentali e valori della carta costituzionale, ossia gli ideali che possono essere
universalmente e permanentemente condivisi (artt. 1-12);

 Diritti e doveri del cittadino (artt. 13-54);

 Ordinamento della Repubblica ossia funzioni dei vari organi dello Stato (artt. 55-139);

 Disposizioni transitorie e finali che permettono un passaggio tra il vecchio e il nuovo ordinamento
giuridico (artt. I-XVIII).

Il Parlamento

Esso è l’assemblea che rappresenta il popolo, ha la funzione legislativa ed esercita il controllo sull’operato
del governo. La sua struttura è delineata nella Costituzione Parte II, Titolo I dagli artt. 55 a 82.

Il Parlamento è formato da:

 Camera dei deputati: Numero dei deputati eletti 630 + 12 eletti nella Circoscrizione Estero (art. 56,
comma 2 Cost.). Può essere eletto a deputato chi ha compiuto 25 anni (art.56, comma 3 Cost.), mentre gli
elettori della Camera dei deputati sono tutti i cittadini maggiorenni.

 Senato della Repubblica: Numero dei senatori eletti 315 + 6 nella Circoscrizione Estero. I senatori
sono eletti a suffragio universale. Per essere eletto a senatore bisogna aver compiuto 40 anni, mentre gli
elettori del Senato sono quelli che hanno superato i 25 anni.

I sistemi elettorali
Il sistema elettorale è il complesso di regole che devono essere applicate alla procedura della selezione dei
rappresentanti dei cittadini. Essi sono molteplici. I più comuni sono:

 Il maggioritario che si suddivide in quello a turno unico (o plurality), quello a doppio turno (o
majority) e quello di lista;

 Il proporzionale, in cui i seggi sono divisi in proporzione fra i gruppi di candidati, inseriti nelle liste.

Il sistema elettorale in Italia dopo il referendum del 18 aprile 1993, da misto (sostanzialmente proporzionale)
si è trasformato prevalentemente in maggioritario. Poi, con la legge n.270 del 2005, è divenuto un sistema
proporzionale a liste bloccate con premio di maggioranza.

L’organizzazione delle Camere

Le sedute sono, di regola, pubbliche e le votazioni sono a scrutinio palese (alzata di mano), o per appello
nominale, o a scrutinio segreto. Ognuna delle Camere elegge tra i propri membri sia un Presidente sia un
ufficio di Presidenza. Una legislatura dura 5 anni. Il Presidente della Repubblica può, in alcuni casi,
sciogliere anticipatamente le Camere ed indire nuove elezioni.

La funzione delle Camere

Secondo il principio della separazione dei poteri spetta alle Camere esercitare il potere legislativo. Le norme
giuridiche poste in essere dalle Camere sono contenuti in atti che assumono il nome di Leggi Formali
(distinte in leggi ordinarie che sono dirette a disciplinare la vita della collettività e leggi costituzionali che
sono rivolte a cambiare la Costituzione).

Il procedimento di formazione della legge si articola in diverse fasi:

 Iniziativa legislativa, che consiste nella presentazione ad una delle camere di una proposta di legge
da parte del Governo (con i disegni di legge), dal popolo (con progetti di legge sottoscritti da almeno 50.000
elettori), dai consigli regionali, dai singoli membri delle Camere e dal CNEL (Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro);

 Approvazione delle Camere. Tutte le proposte sono prima esaminate dalle commissioni permanenti,
dopo passano a ciascuna Camera e poi vengono approvate se riportano il voto favorevole della maggioranza
dei presenti in aula.

 Promulgazione e pubblicazione. La legge viene successivamente promulgata dal Presidente della


Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Dopo 15 giorni inizia l’obbligo di rispettarla.

NOTA: Tale iter può modificare una legge ordinaria ma non costituzionale perché la Costituzione italiana
non è flessibile! Per cambiare la Costituzione è necessaria una legge costituzionale che segue un diverso iter:
il disegno di legge costituzionale deve essere approvato da ciascun ramo del Parlamento con due distinte
deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi. La maggioranza dei parlamentari, nelle
votazioni, deve essere assoluta. Nel caso in cui la deliberazione, nella seconda votazione di ciascuna delle
Camere, non sia avvenuta a maggioranza di due terzi dei loro componenti può essere richiesto un referendum
confermativo. Quest’ultimo può essere proposto da un quinto dei membri di una delle due camere, da cinque
consiglieri regionali o da 500.000 elettori.
La funzione legislativa del popolo.

Il popolo può esercitare funzione legislativa direttamente con un referendum (da 500.000 elettori o da 5
Consigli regionali) per abrogare totalmente o parzialmente una legge o un atto come i decreti-legge e i
decreti legislativi (ma il referendum non è ammesso per le leggi tributarie o di bilancio; per le leggi che
riguardano l’amnistia o l’indulto; per le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati internazionali che invece
sono leggi d’indirizzo politico che permettono al Parlamento di partecipare direttamente alla direzione
politica dello Stato). La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la
maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validi.

Il controllo politico e finanziario

L’ordinamento giuridico, per consentire al Parlamento di giudicare l’operato del Governo, ha predisposto
alcuni strumenti: l’interrogazione, l’interpellanza, la mozione e le inchieste parlamentari.

Governo

Funzione esecutiva. E' formato dal Presidente del Consiglio e dai Ministri che a loro volta formano il
Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica e coordina
l’attività dei vari ministri a capo di un ministero. Il Presidente del consiglio può essere assistito da un gruppo
ristretto di ministri che prende il nome di Consiglio di Gabinetto, costituito da alcuni ministri scelti, e che ha
il compito di esaminare le linee generali dell’attività del governo (anche se la decisione finale spetterà
sempre al Consiglio dei ministri).

Formazione del Governo

Per poter formare il governo bisogna passare le fasi seguenti: consultazioni, incarico, nomina e giuramento .

Il Presidente della Repubblica avvia le consultazioni e una volta terminate conferisce l'incarico di Presidente
del Consiglio alla persona prescelta, il quale scioglie la riserva solo se è in grado di assicurare un nuovo
esecutivo e di poter ottenere la fiducia in Parlamento. Il Presidente del Consiglio e i ministri, prima di
assumere le loro funzioni, devono prestare giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica. Inoltre, il
Governo deve presentarsi alle Camere con il programma ben definito per avere la fiducia. Il Parlamento può
revocare la fiducia al Governo e farlo dimettere in qualsiasi momento.

Presidente del Consiglio dei Ministri

Egli cura i rapporti istituzionali con il Presidente della Repubblica e il Parlamento. Controfirma le leggi e gli
atti aventi forza di legge.

Consiglio dei Ministri

Esso è un organo collegiale formato dal Presidente del Consiglio e dai Ministri. Tutte le decisioni più
importanti del governo devono essere discusse e approvate nel Consiglio dei Ministri. Le loro riunioni non
sono pubbliche.
Ministri

Essi svolgono le funzioni amministrative utili ad attuare il programma di governo tramite la

pubblica amministrazione. Si dividono in ministri con portafoglio = ministri che sono a capo di un Ministero;
e ministri senza portafoglio = che non sono a capo di nessun ministero, però svolgono funzioni importanti.

La responsabilità dei membri del Governo

I ministri sono, a livello collegiale, responsabili degli atti del Consiglio dei ministri e, a livello individuale, di
quelli dei loro dicasteri. La responsabilità collegiale è politica. I ministri sono responsabili nei confronti del
Parlamento. La responsabilità individuale può essere: civile (quando cagiona un danno ad un soggetto) e
penale (quando viola una norma di diritto penale sia come ministro che come cittadino).

Gli organi ausiliari

Non svolgono una funzione amministrativa attiva, bensì una funzione di iniziativa, di controllo oppure
consultiva a favore del Governo. Sono:

 CNEL è un organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni
che le sono state attribuite dalla Legge. È costituito da 64 membri, più il Presidente, i quali rappresentano
tutte le categorie produttive;

 Il Consiglio di Stato: è organo di consulenza Giuridico-Amministrativa del Governo;

 La Corte dei Conti: esercita il controllo sulla Gestione del bilancio dello Stato ma anche sul
patrimonio delle amministrazioni pubbliche.

 L’Avvocatura dello Stato: svolge il compito primario di Assistere e Difendere lo Stato e, più in
generale, le Pubbliche amministrazioni nei giudizi in cui sono parte.

La funzione giurisdizionale dello Stato

La funzione giurisdizionale è una delle funzioni fondamentali dello Stato, attuata attraverso
funzionari dello Stato che si denominano Magistrati. Lo Stato con il potere giurisdizionale assicura
l’osservanza delle norme giuridiche.

La riforma costituzionale (Legge n.3 del 18 ottobre 2001) e lo Stato federalista.

La Costituzione del 1948 prevedeva l’istituzione delle Regioni ma il dettato costituzionale trovò
attuazione sono negli anni 70 del secolo scorso. Nel 1997, con la riforma Bassanini, vengono
ampliati i compiti delle Regioni e degli Enti Locali (numerose funzioni amministrative passano agli
Enti locali, tranne la difesa, l’ordine pubblico, la scuola, l’università, la giustizia e la sanità). Ma il
cambiamento effettivo in senso federalista si ha con la Legge costituzionale n.3 del 18 ottobre
2001 che modifica il Titolo V della Costituzione. Le maggiori novità riguardano:

 Maggiori poteri alle Regioni in materia di istruzione e sanità;

 Maggiori competenze regionali in campo legislativo;

 Introduzione del federalismo fiscale;

 Introduzione del principio di sussidiarietà.

Capitolo 2: Funzioni e competenze delle autonomie locali (elaborato da marycristy)

2.1. Nota introduttiva

L'art. 117 della Costituzione attribuisce:

 allo Stato la competenza legislativa esclusiva in campo di norme generali dell'Istruzione e


determinazione dei livelli essenziali di prestazione che devono essere garantiti dalle Regioni nei settori a
loro assegnati.

 Alle Regioni la competenza legislativa esclusiva nel campo dell'istruzione e formazione


professionale. Ciò comporta il rispetto degli standard formativi minimi (durata corsi, rispetto dei criteri
nazionali di soggetti che preparano i corsi e certificano).

Solo in materia di istruzione scolastica Stato e Regioni hanno competenza legislativa concorrente.

Lo Stato stabilisce i principi generali (durata e tipologia dei corsi, gli esami e le certificazioni, valore legale
del titolo, gli obiettivi d'apprendimento ed i crediti).

Le Regioni ne assicurano l'organizzazione sul territorio. Hanno inoltre una certa autonomia nel creare reti
con altre scuole e soprattutto in materia didattica, organizzativa e di sperimentazione, ricerca e sviluppo.

Gli Uffici scolastici regionali hanno a volte competenze esclusive a volte concorrenti. Sono un autonomo
centro di responsabilità amministrativa, attuano le direttive e sostengono le singole istituzioni scolastiche.
2.2. Le competenze delle Regioni e degli Enti locali in materia d'Istruzione e formazione

La Legge n. 59 del 1997 (Legge Bassanini) trasferisce alle Regioni e agli Enti locali “tutte le funzioni e i
compiti amministrativi localizzabili”; sono esclusi l'istruzione universitaria, gli ordinamenti scolastici,
l'organizzazione generale dell'Istruzione, lo stato giuridico del personale.

Il Decreto legislativo (d.lgs.) n. 112/98 procede all'individuazione delle competenze e dei servizi da
decentrare in campo amministrativo, tra cui:

 la programmazione dell'offerta formativa integrata tra istituzione e formazione professionale;

 la determinazione del calendario scolastico;

 i contributi alle scuole non statali.

Alle province, in relazione all'istruzione secondaria superiore, e ai Comuni, in relazione agli altri gradi
inferiori di scuola, sono attribuiti in campo scolastico, i seguenti compiti (tra gli altri):

 l'aggregazione o soppressione di scuole;

 i servizi di supporto organizzativo per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio;

 utilizzazione degli edifici, attrezzature...;

 la costituzione, controllo ed eventuale scioglimento degli organi collegiali scolastici, livello


territoriale.

I Comuni, anche in collaborazione con le Province, esercitano inoltre funzioni in materia di:

 educazione degli adulti;

 integrazione ed orientamento scolastico e professionale;

 continuità orizzontale e verticale tra i diversi gradi e ordini di scuola;

 interventi perequativi;

 interventi contro la dispersione scolastica, educazione alla salute.

Il Regolamento sull'autonomia delle istituzioni scolastiche, d.P.R. n. 275 del 1999, delinea un nuovo assetto
di attribuzione in ambito didattico-curricolare, organizzativo e di ricerca, sviluppo e sperimentazione.

Si hanno le seguenti disposizioni:


 l'esercizio dei poteri, in materia di autonomia, si esplica nel rispetto delle funzioni delegate alle
Regioni e agli enti locali;

 le istituzioni scolastiche interagiscono con gli enti locali (non è opzionale);

Le interazioni proficue sono realizzate nel POF (Piano dell'offerta formativa) che sono l'espressione della
scuola e dei diversi bisogni del territorio e dell'ente locale.

Le istituzioni sono altresì obbligate ad organizzare interventi di recupero, sostegno, continuità e orientamento
scolastico e professionale e coordinare le proprie iniziative con quelle locali.
Parte Prima
Capitolo 3
LE ORGANIZZAZIONI COMPLESSE E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
(elaborato da Dani_Giammi)

La pubblica amministrazione è chiamata ad assolvere i bisogni della collettività, per funzionare


bene deve quindi organizzarsi e regolare al propria condotta. Il modello organizzativo seguito si
basa sulle relazioni sociali che è tipico delle organizzazioni complesse come, appunto, la pubblica
amministrazione e le singole istituzioni scolastiche.
L’organizzazione complesse costituisce una rete fatta di nodi e connessioni; i primi sono i soggetti
coinvolti, mentre le seconde sono gli insiemi di scambi di informazioni reciproci.
La scuola, come già detto, può essere considerata un modello organizzativo complesso che si
comporta come un sistema aperto.
le leggi che regolano il funzionamento dei sistemi aperti sono tre:
- Legge dell’apertura;
- Legge del riorientamento
- Legge dell’equilibrio dinamico continuità – discontinuità
Secondo la prima legge le organizzazioni complesse devono rimanere aperte ed evolvere
nell’ambiente circostante, grazie ad un continuo scambio di informazioni, che possono essere
considerate come un contributo necessario alla crescita dell’organizzazione stessa. L’apertura
all’esterno avviene attraverso la pubblicità, comunicati stampa, ecc.
In virtù della seconda legge, le organizzazioni complesse devono essere elastiche, cioè devono
essere in grado di adattarsi velocemente agli eventuali modifiche che si verificano nell’ambiente in
cui operano; dunque chi guida un’organizzazione complessa, deve avere la capacità di riorganizzare
scenari alternativi per far ripartire la struttura.
Infine, in base alle terza legge, va sottolineato che, le organizzazioni in oggetto svolgono un’attività
non semplice poiché si trovano a dover raggiungere simultaneamente tre obiettivi: apertura,
riorientamento ed equilibrio.
Un aspetto fondamentale delle organizzazioni complesse è dato dalla COMUNICAZIONE. Essa
deve realizzarsi non solo all’interno, cioè fra le parti che compongono l’organizzazione, ma anche
fra l’organizzazione stessa e i cosiddetti stakeolders, ossia coloro che in qualche modo sono
interessati alla vita dell’organizzazione.
La comunicazione avviene sfruttando le nuove tecnologie, essa può avvenire in modo formale o
informale ed è condizionata inevitabilmente dalle regole comportamentali interne al contesto
sociale e culturale di riferimento.
Su questo assunto si basa la teoria di Homans, secondo il quale un soggetto, nel comunicare, è
influenzato dal modo in cui esso è stato ricompensato in passato. In pratica un comportamento viene
ripetuto più volte se in passato ha permesso di ottenere dei compensi e quindi Homans è convinto
che le relazioni sociali sono come una rete di scambi che avvengono secondo una logica Costi –
Benefici.
Tuttavia, questa idea non è accettata da Mead secondo il quale, il comportamento umano non è
semplicemente un insieme di reazioni, ma si basa sulla comunicazione e sull’interazione.
LA LEADERSHIP E LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
All’interno delle organizzazioni complesse il leader svolge una funzione fondamentale, che non si
esaurisce nel dirigere e prendere decisioni, ma prevede anche una corretta gestione delle risorse
umane diventando punto di riferimento e valutando le prestazioni di ognuno.
La funzione dirigenziale è contraddistinta altresì dalla percezione d’insieme e dalla capacità di
valutare la struttura complessiva e i legami interni.
Ogni leadership sa che un ottimo risultato nell’organizzazione nasce dal consenso dei dipendenti,
che si vedranno elargiti degli incentivi sulla base della scale dei bisogni di Maslow o dei fattori
igienici o motivanti di Hezberg.
Dunker punta invece sulle motivazioni dei dipendenti ed afferma che gli obiettivi fissati devono
essere concreti, misurabili, raggiungibili e condivisi con i dipendenti, che vanno valorizzati in tutte
le fasi in cui si articola il processo di gestione.
Anche lo stile di direzione deve essere appropriato e quindi è consigliabile seguire un modello
democratico che realizzi la piena partecipazione del personale.
In sostanza, la leadership, all’interno di un’organizzazione complessa, deve assicurare coerenza,
pertinenza e qualità dell’azione corale.
LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA E IL CONTROLLO DI GESTIONE
La strategia indica la strada da seguire per raggiungere determinati obiettivi. Essa va pianificata e
dunque la pianificazione strategica stabilisce in primis gli obiettivi, ma anche le risorse da utilizzare
e le metodologie da seguire; in pratica si stabilisce il come e il quando realizzare una certa attività.
Gli obiettivi fissati devono essere:
- realistici;
- specifici;
- riferiti ad un certo contesto temporale.
La pianificazione è strettamente collegata al controllo di gestione, che ha come fine ultimo quello di
guidare l’organizzazione verso il raggiungimento degli obiettivi fissati, evidenziando gli
scostamenti fra obiettivi pianificati e risultati raggiunti.
Il sistema di controllo, recentemente attivato all’interno della pubblica amministrazione, è gestito da
uno staff e la sua attività si articola in un processo che ha una durata di un anno.
Le fasi del ciclo sono:
- controllo preventivo ( budgeting)
- controllo concomitante;
- controllo susseguente
durante la prima fase si fissano gli obiettivi, che in questo modo diventano misurabili in termini di
efficienza e di efficacia; in particolare l’efficacia si misura rapportando risultato raggiunto e
obiettivo prefissato, mentre l’efficienza si misura rapportando risultato raggiunto e risorse utilizzate.
Inoltre per ogni obiettivo, che viene assegnato ai vari centri di responsabilità, si stabiliscono le
risorse umane e materiali necessarie per il suo raggiungimento.
Con il controllo concomitante si valutano quantitativamente i risultati raggiunti, si comunicano i
dati ai relativi centri di responsabilità, i quali devono prendere delle decisioni in merito alle azioni
correttive da adottare.
Il controllo susseguente chiude il ciclo e comunica ai vari centri i dati sulle misurazioni finali; in
pratica rileva gli eventuali scostamenti e fornisce elementi utili per la valutazione dei manager dei
vari centri di responsabilità.
Il controllo di gestione è correlato alla contabilità analitica, la quale rileva i fatti interni di gestione e
permette un’attenta analisi dei costi. Il controllo susseguente si esaurisce con la redazione dei
report.
L’ACCOUNTABILITY, IL CONTROLLO E LA GESTIONE AMMINISTRATIVO –
CONTABILE
L’accountability può essere definita come l’esigenza di rendere conto da parte di coloro che hanno
ruoli di responsabilità nei confronti della società o delle parti interessate al loro operato ed alle loro
azioni.
Nella pubblica amministrazione il concetto di accountability si traduce nella capacità di creare
valore economico e sociale in modo correlabile al valore delle risorse impiegate e di darne conto
alla società in modo trasparente ed esaustivo.
Da quanto detto, deriva che la comunicazione con l’esterno assume sempre più un ruolo
fondamentale, poiché comunicare agli stakeholders la propria attività significa assumersi la piena
responsabilità delle azioni compiute.
Altrettanto importante è la responsabilità amministrativo – contabile che pone le basi sulla
contabilità pubblica, la quale, a sua volta, si articola in diverse aree:
- gestione finanziaria;
- gestione patrimoniale dei beni pubblici;
- contratti;
- controllo di gestione;
- responsabilità dei pubblici dipendenti.
In merito alla contabilità pubblica è utile sottolineare quanto prevede la Costituzione che, all’art.81
stabilisce l’annualità del Bilancio, l’eventuale esercizio provvisorio in caso di mancata
approvazione entro i termini previsti, la formalità della legge di approvazione del bilancio, nonché
l’obbligo di copertura finanziaria di ogni spesa prevista.
Al bilancio dello Stato vengono attribuite diverse funzioni:
- giuridica, poiché nel momento in cui viene approvato vincola le amministrazioni pubbliche
ad impiegare soltanto le somme previste;
- politico – economico, poiché rappresenta in termini monetari il programma di governo per
l’anno successivo;
- informativa; poiché essendo pubblico, permette di conoscere quanto disposto in ambito
finanziario dalle pubbliche amministrazioni.
L’attuazione dei flussi in entrata e in uscita segue un percorso ben preciso ed in particolare:
- per le spese: impegno – liquidazione – mandato;
- per le entrate: accertamento – riscossione – versamento.

CAPITOLO 4

La Pubblica Amministrazione nella Costituzione e nella legge (elaborato da


estroman)
4.1 Nota introduttiva

L’art 97 della Costituzione definisce i due principi generali che devono caratterizzare i pubblici
uffici:

 buon andamento

imparzialità

Il buon andamento è un concetto metagiuridico che riguarda non solo la buon amministrazione ma
anche la buona gestione finanziaria, come definito nella carta fondamentale dei diritti dell’UE, che
aggiunge ulteriori connotazioni a tale concetto, sancendo: il diritto ad un trattamento equo da parte
dell’amministrazione pubblica, il diritto dei cittadini ad essere preventivamente ascoltati prima che
si proceda nei loro confronti, il diritto al risarcimento, il diritto a ricevere risposta nella propria
lingua. Dunque, il buon andamento è un principio che si ricollega all’ordinamento comunitario e si
basa sulla certezza del diritto e sul legittimo affidamento. Nel quadro normativo si esplica mediante
la definizione di un iter che deve seguire il procedimento: obbligo di conclusione, di motivazione,
rintracciabilità del responsabile del procedimento stesso, diritto di partecipazione e accesso. Tale
ultimo principio si riferisce soprattutto alla scuola non solo nell’ottica della collegialità ma anche
nella possibilità dell’esercizio del diritto di partecipazione alla formulazione dell’offerta formativa e
di tutti gli atti relativi al servizio scolastico.

Il principio della imparzialità dell’amministrazione soprattutto con l’attività di comparazione tra


gli interessi relativi ad un episodio d’esercizio del potere e le possibili scelte discrezionali. La P.A.
non può dunque essere faziosa né perseguire interessi privati, il tutto applicando il principio di
responsabilità. Il concetto di responsabilità di funzionari, dipendenti e degli enti pubblici dello Stato
è espresso nell’art.28 della Costituzione, che richiama la responsabilità diretta secondo le normative
penali, civili e amministrative. Pertanto il concetto di imparzialità è strettamente connesso a quello
di legalità. In base al nostro ordinamento la violazione di tale principio è causa di annullabilità
dell’atto.

4.2 la Magistratura, l’andamento giurisdizionale e le norme sulla giurisdizione

La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti solo alla legge (art.101
Cost). La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari. Non possono essere istituiti
giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari
sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei
estranei alla magistratura. La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo
all'amministrazione della giustizia (art. 102 Cost.).

Il Consiglio di stato e gli organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei
confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate
dalla legge, anche dei diritti soggettivi. La Corte dei Conti ha giurisdizione nelle materie di
contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge. I tribunali militari in tempo di guerra hanno
la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati
militari commessi da appartenenti alle Forze armate. (art. 103 Cost)

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il Consiglio


superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il
primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono eletti
per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal
Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati
dopo quindici anni di esercizio. Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal
Parlamento. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono
immediatamente rieleggibili. Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi
professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale. (art.104 Cost)

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario,


le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei
riguardi dei magistrati. (art. 105 Cost)
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.La legge sull’ordinamento giudiziario può
ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici
singoli. Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati
all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie
giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le
giurisdizioni superiori. (art. 106 Cost)
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad
altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura,
adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro
consenso. Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare. (Art. 107 Cost).
Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.La legge
assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di
esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia. ( Art. 108 Cost)

L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. (Art. 109. Cost)

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia
l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. (Art. 110 Cost)

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.Ogni processo si svolge
nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge
ne assicura la ragionevole durata.Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di
un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi
dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la
sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che
rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua
difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore;
sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La
colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera
scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo
difensore. La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per
consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata
condotta illecita. Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Contro le sentenze e
contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o
speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale
norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra. Contro le decisioni del
Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi
inerenti alla giurisdizione.( Art. 111 Cost.)

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.( Art. 112 Cost.).

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti
e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.Tale tutela
giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per
determinate categorie di atti.La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli
atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa. ( Art. 113
Cost.)

4.3 Gli apparati amministrativi e gli enti pubblici


La pubblica amministrazione ha l’obbligo di tutelare gli interessi pubblici, in modo razionale e con
l’ottimizzazione dei risultati. Il diritto amministrativo si svolge e si definisce all’interno degli
apparati delle pubbliche amministrazioni. Queste sono connotate da una serie di enti pubblici, che
hanno come centro dell’organizzazione amministrativa lo Stato, e sono rappresentate da un insieme
di soggetti che le costituiscono. Lo Stato è l’ente pubblico che assomma tutte le amministrazioni
pubbliche che vengono guidate e governate a livello nazionale dal Governo della Repubblica.

Tale attività complessa e diversificata viene esercitata non solo dal Governo e dagli organi che da
esso dipendono ma anche da enti pubblici territoriali e dagli enti strumentali.

Governo. E' formato dal Presidente del Consiglio e dai Ministri che a loro volta formano il
Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio e i ministri vengono nominato dal Presidente
della Repubblica. Essi prestano giuramento davanti al Presidente della Repubblica. Per poter
formare il governo bisogna passare le 3 fasi seguenti: consultazioni, incarico, nomina e giuramento.
Il Presidente della Repubblica avvia le consultazioni e una volta terminate conferisce l'incarico di
Presidente del Consiglio alla persona prescelta, il quale scioglie la riserva solo se è in grado di
assicurare un nuovo esecutivo e di poter ottenere la fiducia in Parlamento.

Consiglio dei Ministri. E’un organo collegiale formato dal Presidente del Consiglio e dai Ministri.
Tutte le decisioni più importanti del governo devono essere discusse e approvate nel Consiglio dei
Ministri. I Ministri svolgono le funzioni amministrative utili ad attuare il programma di governo
tramite la pubblica amministrazione.

Le regioni e gli enti locali. L’art. 5 della Costituzione enuncia: “La Repubblica, una e indivisibile,
riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio
decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze
dell'autonomia e del decentramento. ”Art. 114: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle
Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

In base all’art. 131 la Repubblica è suddivisa in 20 regioni. Si dividono in:

regioni ordinarie:ai sensi dell’art. 116, comma 3 della Costituzione ad ogni regione a statuto

ordinario (deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta e poi approvato dal

Parlamento nazionale con legge ordinaria) spetta il potere di definire nel rispetto delle norme

costituzionali, la propria organizzazione interna;

regioni a statuto speciale:sono dotate di forte autonomia e di ampia potestà legislativa.

Gli organi della Regione sono costituiti dal Consiglio Regionale, dalla Giunta Regionale e dal
Presidente. Il Consiglio regionale dura in carica 5 anni (art. 5 L.n. 165/2004); esercita la funzione
legislativa mediante l’approvazione delle leggi regionali. Al Consiglio spetta anche la deliberazione
dello Statuto (successivamente approvato con legge del parlamento) e dei regolamenti esecutivi di
leggi regionali. La Giunta Regionale è formata dagli assessori (ciascuno di essi si occupa di un

ramo dell’amministrazione regionale) e dal Presidente della giunta regionale, eletto direttamente dal
popolo. Il Presidente svolge le seguenti funzioni:
1. convoca e presiede le riunioni di giunta;

2. coordina l’attività degli assessori;

3. rappresenta la regione all’esterno;

4. promulga le leggi e i regolamenti regionali.

La Provincia è definita dall’art. 3 comma3, del Dlgs n. 267/2000 come “ente locale intermedio tra
comune e regione”. Le sue funzioni sono:

1. garantire la difesa del suolo e la tutela dell’ambiente;

valorizzare i beni culturali;

garantire servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica;

garantire e soddisfare i compiti riguardanti l’istruzione compresa l’edilizia scolastica;

garantire la viabilità dei trasporti.

Le Province devono:

1. fornire gli edifici, gli arredi ed ogni strumento organizzativo per il funzionamento delle

scuole secondarie superiori (D.Lgs. n. 297/1994; art. 85 legge n. 23/1996);

curare la rete dei trasporti anche scolastici;

E ai sensi dell’articolo 128 della Costituzione deve:

1. garantire supporto scolastico e servizi agli alunni con handicap o in situazioni di svantaggio;

sospendere le lezioni in casi gravi ed urgenti;

redigere piani di organizzazione della rete dell’istituzione scolastica.

Il consiglio Provinciale, ai sensi dell’articolo 42 Dlgs. n. 267/2009 è un organo di indirizzo e


controllo politico-amministrativo.

Esso è composto da:

 Presidente del Consiglio provinciale, ha autonomi poteri di direzione dei lavori e delle
attività del

 consiglio, nonché di convocazione del medesimo.

Commissioni consiliari, hanno funzioni consultive, o di controllo, di indagine o


conoscitive.

Gruppi Consiliari, composti da consiglieri di uno stesso orientamento politico.


Conferenza dei capigruppo, costituita dai rappresentanti dei vari gruppi consiliari, è
presieduta

dal Presidente del Consiglio provinciale. Ha lo scopo di coordinare e programmare i lavori


del Consiglio.

Le sue funzioni sono:

1. controllare e creare dei piani finanziari,

creare dei programmi triennali ed elenco annuale dei lavori pubblici;

organizzare dei servizi pubblici;

concessione dei servizi pubblici;

acquisti e alienazioni immobiliari.

La Giunta Provinciale è composta dal Presidente e da un numero pari di assessori stabilito dallo
Statuto. La giunta è un organo collegiale composto dal presidente della provincia, che la presiede, e
da un numero di assessori, stabilito dallo statuto provinciale, che non deve essere superiore a un
quarto (arrotondato) del numero dei consiglieri provinciali (computando a tale fine anche il
presidente della provincia) e comunque non superiore a dodici (art. 47 del d.lgs. 267/2000, come
modificato dall'articolo 2, comma 23, della legge 244/2007). La sua funzione è al livello
amministrativo (D. Lgs. N° 267/2000 art. 48).

Il Presidente della Provincia viene eletto insieme all’elezione del Consiglio provinciale con
suffragio universale e diretto. Le sue funzioni sono:

1. nominare e revocare gli assessori;

sovraintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici;

esercitare le funzioni attribuite dalle leggi (art. 50 D.Lgs. n.267/2000).

Il Comune è l’ente pubblico locale, cui spettano le funzioni amministrative d’interesse comunale.

In base al D.Lgs. n. 112/1998 art. 139, i Comuni devono:

1. fornire edifici, arredamenti e attrezzature alle scuole dell’infanzia e del 1° ciclo;

vigilare sull’osservanza dell’obbligo di istruzione;

creare un piano di assistenza e di diritto allo studio a studenti capaci, meritevoli, privi di

mezzi e ai disabili;

Inoltre ai comma 2 e 3 dell’art. 139 del D.Lgs. n. 112/1998, i Comuni anche in collaborazione con
le Province e le comunità montane devono:

1. garantire l’istruzione anche agli adulti;


realizzare pari opportunità d’istruzione;

Secondo il D.Lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) il Consiglio

Comunale è un organo collegiale formato da un numero di membri, stabilito dalla legge in base al
numero della popolazione residente nel Comune, eletti dai cittadini per una durata di cinque anni. Il
Consiglio Comunale è l’organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo del Comune.

La Giunta Comunale, sulla base degli obiettivi che vengono stabiliti consiglio, si occupa di
predisporre un documento che si chiama (Piano Esecutivo di Gestione = P.E.G.) con cui affidano
tutte le risorse (umane, finanziarie, strumentali..) necessarie a realizzare tali obiettivi alla dirigenza
che dovrà difatti provvedere ad effettuare tutti i procedimenti per realizzarli. Il Sindaco è
responsabile dell’amministrazione comunale. Viene eletto insieme all’elezione del Consiglio
comunale con suffragio universale e diretto. Egli rappresenta l’ente, convoca e presiede la Giunta;
nomina e revoca gli assessori, nomina i responsabili degli uffici e dei servizi. Ai sensi dell’art. 54
del D.Lgs. n. 267/2000 è anche Ufficiale di governo a livello locale, e in tale veste esercita
specifiche funzioni in materia di anagrafe e stato civile e in materia di ordine pubblico e della
sicurezza. Inoltre come autorità locale emana ordinanze in materia di emergenza sanitaria o di
igiene pubblica; coordina gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici del territorio
comunale.

Altri Organi ausiliari sono:

Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro

Consiglio di Stato

Corte dei conti

Avvocatura dello Stato

Tra le Organizzazioni indipendenti rivestono particolare importanza:

Consob

Banca d’Italia

Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Autorità garante della concorrenza e del Mercato

Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici di Lavori, Servizi e Forniture

Garante per la sorveglianza dei prezzi

Garante per la protezione dei dati personali

Commissione per di garanzia per l’attuazione della legge sul diritto allo sciopero

Autorità per l’energia elettrica e il gas

Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche


Commissione di vigilanza sui fondi pensione

4.4 Il decentramento amministrativo

Il decentramento amministrativo si persegue attraverso la semplificazione delle procedure


amministrative e si fonda sul federalismo amministrativo, cioè il perseguimento del massimo
decentramento realizzabile con legge ordinaria, senza modifiche costituzionali, con il passaggio di
alcuni poteri dagli organi centrali a quelli periferici. Il territorio all’interno del quale i poteri
decentrati possono essere esercitati si chiama Circoscrizione regionale o provinciale.

4.5 Gli atti amministrativi

La P.A. esercita la funzione amministrativa attraverso un provvedimento unilaterale detto "atto


amministrativo". Esso può essere:

1. un atto di diritto pubblico o atto amministrativo vero e proprio, nel caso in cui la P.A. pone
la propria supremazia nei confronti del cittadino;

tali atti possono a loro volta essere:

atti vincolati in cui la P.A. è soggetta a regole inderogabili

atti discrezionali in cui il provvedimento viene emesso previa valutazione motivata degli
interessi in causa

un atto di diritto privato (ad esempio la stipula dei contratti avviene secondo la disciplina del
Codice Civile);

una certificazione, intesa come situazione di fatto che risulta all'amministrazione;

Per far sì che un atto amministrativo sia valido gli organi emettono il proprio parere, che può essere:

- obbligatorio o facoltativo

- vincolante o non vincolante

L'atto amministrativo di una P.A. per essere valido, deve essere in forma scritta, pena la nullità e
deve contenere:

- l'intestazione nel quale si identifica il soggetto e si evidenzia la competenza;

- l'identificazione del provvedimento: luogo, data e n. di protocollo;

- il destinatario del provvedimento;

- l'oggetto, cioè le motivazioni per il quale viene emesso il provvedimento;

- il preambolo, in cui si riportano i riferimenti di legge;

- i dati di fatto, che motivano l'intervento della P.A. ;


- la motivazione, cioè la valutazione del soggetto adeguata alla gravità del provvedimento assunto;

- la volontà (unanimità o maggioranza) nel caso di organi collegiali

- il dispositivo, cioè il contenuto dell'atto;

- la sottoscrizione, in quanto per ciascun provvedimento la P.A. deve determinare una unità
organizzativa responsabile dell'istruttoria e dell'espletamento del provvedimento finale, all'interno
della quale il dirigente scolastico assegna a sè od ad un dipendente l'incarico di responsabile del
procedimento.

4.5.1 La classificazione degli atti amministrativi

La classificazione degli atti amministrativi può avvenire in base ai SOGGETTI:

-semplici quando gli atti sono emanati da un solo soggetto

-complessi quando gli atti sono emanati da più soggetti

-collettivi quando le singole volontà dei soggetti che formano l’atto, pur concorrendo allo stesso
fine, rimangono distinte

In base ai CONTENUTI, possiamo distinguere quelli che ampliano la sfera giuridica dei singoli:

 ammissioni

concessioni

autorizzazioni

dispense

rinunce

e quelli che la limitano:

 espropriazioni

ordini

punizioni

In base all’ EFFICACIA, gli atti amministrativi si distinguono in

 Interni

Esterni

In base ai DESTINATARI abbiamo atti:

 particolari
generali

4.5.2 La legislazione e il procedimento amministrativo

Il procedimento amministrativo è un insieme di atti e operazioni funzionalmente collegati


all’emanazione di un atto amministrativo. Il procedimento amministrativo è ripartito in 3 principali
fasi.

a) La fase preparatoria. Prima di deliberare l'atto e deciderne il contenuto l'autorità competente alla
sua emanazione deve acquisire ed elaborare i dati necessari quali, ad es., le condizioni di
ammissibilità e i requisiti di legittimazione, chiedendo anche, se occorre, pareri ad altri organi. In
tale fase la pubblica amministrazione gode della più ampia libertà per il compimento degli atti
necessari e vige il principio della libera valutazione delle prove.
b) La fase costitutiva. È quella in cui si decide il contenuto dell'atto e si provvede alla sua
formazione ed emanazione. Si riscontrano atti quali accordi preliminari (nel caso in cui l'atto debba
essere emanato di concerto tra più autorità), deliberazioni preparatorie, designazioni, autorizzazioni,
proposte, pareri ecc. Al termine di tale fase l'atto è formato e perfetto, ma manca di efficacia poiché
al conferimento di tale definitiva qualità è preordinata l'ultima fase.
c) La fase integrativa dell'efficacia. È distinta in due momenti: quello del controllo dell'atto e
quello della comunicazione, finalizzata a rendere noto l'atto agli interessati. Se l'atto è ricettizio la
comunicazione è obbligatoria e in sua mancanza il provvedimento adottato non produce alcun
effetto; se non lo è la comunicazione è finalizzata a consentire agli interessati un'eventuale
impugnativa.
In virtù della legge 241 7/8/1990 a differenza di quanto avveniva prima, oggi le pubbliche
amministrazioni devono determinare per ogni tipo di procedimento il termine entro cui deve
concludersi e qualora non provvedano a indicarlo deve terminare entro 30 giorni dalla data del suo
inizio. Tutti i provvedimenti amministrativi devono essere motivati. La legge ha inoltre privilegiato
l'aspetto della partecipazione del privato al procedimento amministrativo stabilendo i seguenti
fondamentali elementi: la pubblica amministrazione è tenuta a comunicare l'inizio del procedimento
ai destinatari del provvedimento finale oltre che a tutti coloro che, pur non essendo direttamente
interessati all'atto, possano riceverne qualche pregiudizio. Per garantire la trasparenza dell'attività
amministrativa i titolari di interessi giuridicamente rilevanti nei confronti dell'amministrazione
pubblica hanno diritto di prendere visione dei documenti amministrativi, tranne quelli coperti da
segreto di Stato.

4.5.3 Gli atti amministrativi: i controlli e le patologie.


Il controllo amministrativo sugli atti può essere preventivo, successivo o di repressione; si può
trattare, poi, di un controllo solo di legittimità o anche di merito.
I controlli amministrativi preventivi hanno ad oggetto atti amministrativi non ancora efficaci e
ne condizionano il dispiegamento degli effetti giuridici. In tale prospettiva il controllo
amministrativo non incide sulla validità dell'atto ma sulla sua efficacia e gli effetti dell'atto di
controllo retroagiscono sino al momento dell'adozione dell'atto d'amministrazione attiva. I
controlli preventivi di legittimità (visti, assensi, autorizzazioni), così come quelli anche di merito
(approvazioni autorizzazioni) possono ulteriormente distinguersi in controlli antecedenti o
susseguenti a seconda che abbiano ad oggetto un atto amministrativo perfetto o non ancora
perfetto.
I controlli amministrativi successivi hanno ad oggetto atti perfetti ed efficaci e, in caso di esito
negativo del controllo di legittimità, conducono all'annullamento dell'atto con conseguente
rimozione, ab origine, degli effetti degli atti annullati.
Le patologie di un atto sono:
 la nullità
l’annullabilità
La nullità si ha quando l’atto ha un difetto assoluto di un elemento essenziale dell’atto. La nullità
agisce di diritto e non è soggetta a decadenza.
Un atto è annullabile quando non risulta conforme alle norme vincolanti che danno una regola a
quel tipo di atto. Inbase al tipo di norma può essere:
 un vizio di legittimità, se concerne una norma giuridica
un vizio di merito, se riguarda una norma di buona amministrazione

4.5.4 La perfezione e la non validità degli atti amministrativi


La legge n. 15/2005 ha codificato 4 casi specifici di nullità del provvedimento amministrativo
(inserendo l'art. 21-septiesalla L. 241 / 1990):
1) quando manca degli elementi essenziali (ad es. la forma scritta, la firma e il timbro del dirigente,
il contenuto determinato o determinabile);
2) quando è viziato da difetto assoluto di attribuzione (incompetenza assoluta: l'atto è stato adottato
da un soggetto amministrativo che ha invaso settori attribuiti ad altri poteri dello Stato, del tutto
estranei alle proprie attribuzioni);
3) quando è stato adottato in violazione o elusione del giudicato;
4) in tutti gli altri casi espressamente previsti dalla legge (c.d. nullità testuali).
La nullità opera automaticamente di diritto ("quod nullum est, nullum effectum producit), può essere
fatta valere da chiunque e in qualsiasi tempo in quanto risponde alla esigenza pubblica di tutela
della legalità.
4.1.2 L'annullabilità
Diverso è invece il caso di invalidità dell’atto amministrativo causata da vizi parziali di illegittimità
o di merito: l’annullabilità, poiché risponde all’esigenza di tutela di interessi privati, deve essere
fatta valere dal destinatario dell’atto. Essa non si determina automaticamente ma parte da un ricorso
dell’interessato ed è decisa dal giudice amministrativo o dalla P.A. che possono dichiarare
l’invalidità del provvedimento impugnato.
Può essere motivo di impugnazione per:
incompetenza relativa, quando l’atto non rientra nella competenza dell’organo che lo ha
emanato. Può essere per materia, per territorio o per grado.
eccesso di potere, in cui rientrano una serie di comportamenti colpevoli della P.A., che hanno in
comune la deviazione dalle finalità istituzionali o dai criteri di imparzialità e buona
amministrazione. “E’ annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di
legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza” 'art. 21-octies, L. 241 / 1990 aggiunto
dalla L. 15/2005).
Tra questi comportamenti colpevoli abbiamo:
 Sviamento di potere: quando viene esercitato un potere discrezionale
Illogicità manifesta dell'atto, ad es. fra dispositivo e motivazione
Travisamento di fatti:quan do l’atto viene adottato su presupposti sbagliati
Contraddittorietà fra più atti della stessa amministrazione
violazione di legge è data dalla difformità dell'atto amministrativo rispetto alle norme di legge
che lo disciplinano.
4.5.5 L’efficacia di un atto amministrativo
L’efficacia di un atto amministrativo consiste nella sua capacità ed idoneità a produrre effetti
giuridici. Essa può estinguersi per:
 scadenza del termine
rinuncia o morte del beneficiario
rimozione dell’atto
fissazione successiva di un termine finale
4.5.6 La tutela del cittadino contro gli atti della pubblica amministrazione
La tutela del cittadino è garantita attraverso il ricorso quando egli ritiene che siano stati lesi i propri
legittimi interessi..
I ricorsi sono di due tipi:
 ricorsi amministrativi
ricorsi giurisdizionali
Per i ricorsi amministrativi il testo normativo di riferimento è il D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199,
"Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi".
Il ricorso è l'istanza, presentata da soggetto legittimato, diretta ad ottenere l’annullamento, la revoca
o la riforma di un atto amministrativo. Può fare ricorso colui che ha l'interesse personale e attuale
alla rimozione di un atto della P.A. che ha leso la sua sfera giuridica (diritti e interessi).
I ricorsi amministrativi sono di tre tipi:
- ricorso in opposizione. va presentato alla stessa autorità che ha emanato l'atto sulla base di
motivi sia di legittimità che di merito, è un rimedio atipico, esperibile nei soli casi previsti dalla
legge;
ricorso gerarchico: va presentato all'autorità gerarchicamente superiore a quella che ha emesso
l'atto, sulla base di motivi sia di legittimità che di merito, entro il termine di 30 giorni dalla notifica
dell'atto contestato. Nel caso in cui il ricorso sia stato respinto, il ricorrente può ricorrere al giudice
amministrativo, ma può anche esperire il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica;
queste due ultime opzioni sono però alternative, per cui se si ricorre al giudice non si può più
effettuare il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, e viceversa;
Con legge 6 dicembre 1971, n. 1034, sono stati istituiti i Tribunali amministrativi regionali (T.A.R.)
quali organi di giustizia amministrativa di primo grado, dando così piena attuazione al primo
comma dell'art. 103 della Costituzione:

"1. Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la
tutela nei confronti della Pubblica Amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie
indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi".

Il tema della giustizia amministrativa torna nell'art. 113:

"Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei
diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa. La
legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica
amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa ".

La legge n. 1034 demanda ai T.A.R. la materia de "i ricorsi per incompetenza, eccesso di potere o
violazione di legge contro atti e provvedimenti emessi dagli organi centrali dello Stato e degli enti
pubblici a carattere ultraregionale".

Appare quindi evidente che il ricorso al T.A.R. è normalmente per motivi di legittimità (solo nei
casi specifici previsti espressamente dalla stessa legge il T.A.R. si esprime con giudizi di merito): ne
risulta la simmetria fra la giurisdizione dei diritti soggettivi, demandata alla magistratura ordinaria,
e la giurisdizione degli interessi legittimi,demandata alla magistratura amministrativa.Quest'ultima,
pur godendo delle stesse prerogative di autonomia e indipendenza della magistratura ordinaria, non
appartiene però all'ordine giudiziario, amministrato dal Consiglio superiore della magistratura.

II Tribunale amministrativo regionale ha sede nel capoluogo della Regione.

Oltre al Tar i ricorsi giurisdizionali possono essere diretti anche a:

 Consiglio di stato

Corte dei conti

Commissioni tributarie

Capo dello Stato

Allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza nei casi di opposizione di terzo.

4.6 Performance e modernizzazione della pubblica amministrazione

Il D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, ha la finalità di ottimizzare il lavoro della pubblica


amministrazione con l’introduzione di istruzioni operative per la predisposizione del documento
programmatico che dà avvio al ciclo di gestione della performance. In particolare, il Piano è lo
strumento che dà avvio al ciclo di gestione della performance (articolo 4 del decreto). È un
documento programmatico triennale in cui, in coerenza con le risorse assegnate, sono esplicitati gli
obiettivi, gli indicatori ed i target su cui si baserà poi la misurazione, la valutazione e la
rendicontazione della performance ed è redatto con lo scopo di assicurare la qualità della
rappresentazione della performance, la comprensibilità della rappresentazione della performance e
l’attendibilità della rappresentazione della performance.

All’interno del Piano vanno riportati:

 gli indirizzi e gli obiettivi strategici ed operativi;

il collegamento degli obiettivi e delle risorse

le attività di monitoraggio e correzione

gli indicatori per la misurazione e la valutazione della performance dell’amministrazione;

gli obiettivi assegnati al personale dirigenziale ed i relativi indicatori, mediante l’utilizzo di sistemi
premianti

la rendicontazione ad organi politico-amministrativi

Parte Prima_Capitolo 5

L'organizzazione del MIUR e le competenze del sistema scolastico


(elaborato da the learner)

5.1 Introduzione

Il MIUR, nella sua configurazione moderna, nasce nel 2008, con il decreto legislativo
n°122, in seguito modificato con la Legge 133/2008, quando il Ministero della Pubblica
Istruzione torna ad accorparsi al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della
Ricerca.

Il MIUR si articola in tre dipartimenti:

1- il dipartimento per l'istruzione, articolato a sua volta in tutte le direzioni generali


operanti in tema di ordinamento scolastico ed autonomia, formazione superiore,
rapporti con le regioni, personale, integrazione dello studente e sua partecipazione
alla vita scolastica.

2- il dipartimento per l'università, l'alta formazione artistica, musicale e coreutica e


per la ricerca che svolge per lo più, tramite le competenze delle proprie direzioni
generali, attività di coordinamento e di raccordo in tema di ricerca e di diritto allo
studio.

3- il dipartimento per la programmazione e per la gestione delle risorse umane,


finanziarie e strumentali, che svolge attività principalmente relative alla politica
finanziaria e strumentale, nonché agli affari internazionali.

Il MIUR è diretto dal MINISTRO, che esercita le funzioni di diritto politico-


amministrativo emettendo pareri, individuando risorse umane ed economico-
finanziarie, definendo gli obiettivi e le priorità delle attività del Ministero. Egli ha quindi
competenze relative alla definizione dei criteri e dei parametri per l'organizzazione
dell'istituzione scolastica ed alla valutazione del sistema scolastico.

5.2 Struttura e competenze del sistema scolastico nazionale

A livello nazionale esistono altri organismi che, pur essendo autonomi, risultano
collegati al Ministero:
 Il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione che, in qualità di organo
puramente consultivo, elabora proposte ed esprime pareri obbligatori in materia di
politiche del personale della scuola, valutazione ed organizzazione generale del
sistema scolastico nazionale e sugli standard nazionali dell'istruzione.

 L'Osservatorio per l'edilizia scolastica

 L'INVALSI (Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo d'istruzione e


di formazione) che è un Ente di ricerca avente personalità giuridica di diritto pubblico,
composto da un Presidente, un Comitato di Indirizzo ed un Collegio dei revisori dei
conti. L'Invalsi ha sostituito il CEDE (Centro Europeo dell'Educazione) e svolge
numerose attività in materia di: verifica e valutazione delle competenze e dei livelli di
apprendimento degli studenti al termine dei percorsi dell'istruzione secondaria
superiore, validità e qualità dell'offerta formativa, elaborazione dei testi della prova
scritta annuale dell'esame di stato al terzo anno della scuola secondaria di primo
grado. La stessa attenzione ed analisi viene riservata alla formazione del personale
docente e dirigente della scuola nonché alle attività di ricerca in campo valutativo a
livello nazionale ed internazionale.

 L'ANSAS (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica), con sede


a Firenze ed uffici periferici ubicati presso gli USR (Uffici scolastici regionali). Essa
sostituisce l'Indire (Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca
educativa) e gli Istituti regionali di ricerca educativa, gli IRRE. L'attività dell'Ansas è
orientata verso la formazione ed il continuo aggiornamento del personale docente,
non docente e dirigente, l'implementazione dell'utilizzo delle nuove tecnologie per
l'innovazione della didattica ed il monitoraggio del sistema scolastico italiano.

5.3 Struttura e competenze del sistema scolastico regionale

Il Ministero della Pubblica Istruzione , a livello periferico, si articola in USR (Uffici


Scolastici regionali). Essi sostituiscono le ex sovrintendenze scolastiche regionali e gli
ex Provveditorati, soppressi nel 1999. Gli USR svolgono innanzitutto attività di
vigilanza sulla corretta applicazione delle norme in materia di istruzione,
sull'attuazione degli ordinamenti scolastici, sulle scuole non statali paritarie, su quelle
straniere in Italia e sull'osservanza degli standard programmati.

In collaborazione con le Regioni e gli Enti locali, gli USR individuano e sviluppano la
necessaria offerta formativa, anche relativa all'educazione degli adulti ed all'istruzione
tecnica superiore. Essi assicurano l'uniformità dell'azione amministrativa per tutto ciò
che non sia di competenza delle singole istituzioni scolastiche e non sia riservato
all'Amministrazione centrale. Presso gli USR opera un corpo ispettivo composto da
dirigenti investiti dell'esercizio della funzione ispettiva tecnica ed un organo collegiale
a composizione mista competente in materia di coordinamento delle attività gestionali
e di valutazione degli obiettivi programmati dalle istituzioni scolastiche.
5.4 Struttura e competenze del sistema in ambito territoriale locale

E' invece grazie agli Uffici Scolastici Provinciali, ora diventati Uffici di Ambito
Territoriale, se l'anno scolastico riesce ad avere un inizio regolare ed ordinato. Gli URP
curano le procedure di istituzione ed aggiornamento delle graduatorie, l'esecuzione
delle pratiche inerenti lo stato giuridico del personale e le pratiche pensionistiche.
Anche gli URP hanno un ruolo di coordinamento e di raccordo con gli altri enti locali,
organizzazioni, associazioni a vario titolo coinvolte nei processi di formazione ed
istruzione in genere.

5.5 Il ruolo e le competenze delle Aziende sanitarie locali

Nel passaggio da Usl a Asl, quindi in seguito all'ultima riforma sanitaria, le unità
sanitarie locali sono diventate delle aziende a tutti gli effetti, dotate di personalità
giuridica e di autonomia organizzativa, amministrativa, gestionale e tecnica. Con
questa evoluzione si concretizza definitivamente il passaggio da una concezione di
salute intesa come prevenzione e cura delle malattie ad una nuova concezione di
benessere non solo fisico, ma anche psicologico e sociale. Il nuovo approccio alla
tutela della salute si orienta proprio verso la realizzazione di tale condizione. L'attività
di prevenzione si trasforma dunque in promozione della salute. Le attività di
educazione alla salute sono ormai presenti in tutte le istituzioni scolastiche e
coinvolgono, a vari livelli, gli esperti, gli insegnanti, gli alunni ed i genitori.