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Riassunto - libro "manuale di diritto dell'informazione e della


comunicazione'' - Diritto Comparato dell'Informazione e della
Comunicazione
Diritto Comparato dell'Informazione e della Comunicazione (Università degli Studi di
Salerno)

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Diritto dell’INFORMAZIONE

Il diritto dell’informazione riguarda le regole che disciplinano le professioni come giornalismo, pubblicità, la
costruzione dei palinsesti televisivi, le norme giuridiche che regolano i principi tra cittadini (per la comunicazione), la
stampa, comunicazione pubblica. Il diritto dell’Informazione e della comunicazione è a cavallo tra diritto pubblico e
privato.

DEFINIZIONE DI DIRITTO E FATTORI DI INFUENZA

Del diritto sono state fornite molte definizioni -> L’ordinamento giuridico è l’insieme delle regole che disciplinano la
1
vita di una società, in una specifica epoca storica. Questa definizione coglie due requisiti del diritto, che è allo stesso
tempo scienza storica e scienza sociale. A parità di epoca storica si possono avere diverse soluzioni giuridiche della
stessa questione in Paesi diversi, mentre la stessa società può darsi norme differenti della stessa materia in tempi
diversi, in relazione al contesto sociale, culturale.
Una norma giuridica è tale perché il non rispettarla espone a conseguenze negative (sanzioni).

Il diritto è: “l’insieme di regole che disciplinano la vita di una società, in un dato momento storico”. Il diritto è quindi
una Scienza SOCIALE perché riguarda una data comunità/società e Scienza storica perché il diritto non è uno e
immutabile nel tempo, ma si evolve storicamente. La medesima società esprime disposizioni giuridiche nel corso della
storia.

Fattori che influenzano il diritto:


I fattori che influenzano il diritto sono fattori socio-culturali, religiosi, politici, come nel contesto italiano, l’economia
– il diritto influenza l’economia e l’economia il diritto. Ma uno degli elementi di influenza sono le evoluzioni
tecnologiche, scientifiche, in generale, come ad esempio le tecnologie informatiche (es. Internet).
Poi, in riferimento al diritto dell’informazione, in un’epoca di agenzie di stampa internazionali, non è più plausibile
che la disciplina dell’informazione abbia solo carattere nazionale.
PAESI DI CIVI LAW E COMMON LAW

Il mondo giuridico occidentale era diviso in 2 prevalenti sistemi: ordinamenti di Civi law e quelli di Common law.

Tradizionalmente – dalla rivoluzione francese (1789) in avanti- vi era una tripartizione dei poteri:
1.Potere Legislativo, creare le regole PARLAMENTO
2. Potere esecutivo, dà applicazione alle regole. GOVERNO
3. Potere giudiziario, far rispettare le regole.
Il diritto risente anche dell’evoluzione scientifica e tecnologica.
Il mondo giuridico era diviso in due prevalenti sistemi-ordinamenti giuridici:
1. Civil law (Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Svizzera), la creazione del diritto è affidato al legislatore.
2. Common law (Inghilterra, Usa, Commonwealth), la creazione del diritto è affidato ai giudici.
Oggi però ci sono ordinamenti, come quello inglese, in cui si fa ricorso anche ai testi legislativi.
Le regole sono interessate e precedute da forti componenti tecnologiche, scientifiche, e con un’accelerazione
vorticosa.

Nei Paesi di Civilaw (Italia, Spagna, Germania, Francia, Portogallo, Svizzera) il diritto viene codificato tramite letti e
provvedimenti normativi e il compito di creazione del diritto è affidato al legislatore.

Nei Paesi di Common law (Usa, Inghilterra, Australia) il diritto non proviene e non è codificato nelle leggi ma nelle
pronunce delle corti, che i giudici emettono per decidere su determinate vicenda. Il diritto è dato dalle pronunce dei
giudici ad esempio in tema del diritto d’autore. Si cerca una sentenza precedente, analoga, e quindi devono rifarsi alle
cause precedenti e ricavano così i principi per risolvere una causa.
Nei Paesi di Common law il diritto si evolve molto più rapidamente. Negli ultimi anni c’è una convergenza tra i Paesi
di C. e C.

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Negli ordinamenti islamici non c’è distinzione tra potere temporale (Stato) e spirituale (Chiesa), il sacerdote può
essere anche giudice, il diritto quindi è fortemente influenzato dalla religione, vi è una libertà d’espressione e di
pensiero limitata. Il diritto discende dal corano.

Ci sono poi Paesi in ci non vi è distinzione tra politica e diritto (ex unione sovietica – Paesi Comunisti) e Paesi in cui
non vi è un ordinamento stabilito (Paesi Africani) ma c’è un impostazione tribale, quindi si conclude che il diritto è
legato al contesto sociale. Nella stessa epoca storica si registrano diverse regole in relazione al contesto sociale.

Quindi il diritto è in costante interferenza reciproca con fattori storici, sociali, economici e politici. Il diritto è sempre
di più transnazionale, oltrepassa i confini nazionali, risente dell’evoluzione scientifica- tecnologica.
2
DIRITTO PUBBLICO E PRIVATO, SANZIONI PENALI E CIVILI:
Le norme giuridiche sono tali perché il non rispetta. le più gravi, che lo stato impone quando vengono violati i suoi
valori fondamentali (es. l’omicidio che viola il valore della vita umana viene punita con una sanzione penale.
DIRITTO PUBBLICO: Le sanzioni penali non sono finalizzate a riparare il danno che ha prodotto il colpevole, ma
hanno finalità di sanzionare, nell’interesse dello Stato, il soggetto colpevole. Se un ladro viene messo in carcere non
ripariamo al danno, ma riaffermiamo il potere statale rispetto a quella sanzione, vi è quindi la finalità di ristabilire
l’ordine sociale violato) – No funzione riparatoria ma sanzionatoria.

Sanzioni civili hanno la finalità riparatoria (risarcimento danni). Ad e. tamponiamo una macchina, non subiamo una
sanzione penale ma dobbiamo riparare al sanno. La finalità è quella di ricomposizione degli interessi tra privati.
(DIRITTO PRIVATO)

Esistono diritti diversi in comunità diverse, vi sono più diritti (anche nel nostro Paese ci sono più complessi di norme)
in Paesi diversi, ogni paese ha le proprie norme.

Nel nostro paese quindi esistono più complessi di norme, vi sono le leggi dello stato, e quelle invece che riguardano
comunità più piccole all’interno del Paese (ad es. le regole che riguardano i giornalisti, la pubblicità etc. create dagli
stessi soggetti. I giornalisti si sono dati delle regole e le hanno codificate (codice deontologico del giornalista), ma
sono regole ulteriori, rispetto a quelle statali.
Le testate più importanti hanno anche codici interni da rispettare e autoprodotte dai soggetti a cui quelle regole sono
rivolte.

GERARCHIA DELLE FONTI DEL DIRITTO: COSTITUZIONE, LEGGI ORDINARIE, LEGGI


REGIONALI, ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE (DECRETI LEGGE E DECRETI LEGISLATIVI),
REGOLAMENTI

Le fonti del diritto in Italia sono codificate in una norma (Art. 1 delle preleggi, articoli emanati nel 1942 insieme al
codice civile). La norma dice che le fonti del diritto sono 4: LEGGE, REGOLAMENTI, NORME
CORPORATIVE, USI.

Principio gerarchico delle fonti: Questi provvedimenti sono in ordine di importanza, e i regolamenti quindi non
possono contrapporre le leggi e così via (Le fonti subordinate non possono mai contrapporsi a quelle sovraordinate
nella gerarchia). Se questo accade le fonti devono essere espulse dal sistema.

Durante la II guerra Mondiale vi furono le leggi raziali, così ci codificarono dei principi fondamentali, che il
Parlamento doveva rispettare e sono codificati nelle costituzioni del dopo guerra.

1.La Costituzione in Italia (1948), è la fonte delle fonti, posta al vertice della gerarchia delle fonti, il documento
normativo più importante nel nostro Paese, non ci può essere nessun precetto normativo in contrasto con la
Costituzione. La prima parte della Costituzione è dedicata ai principi fondamentali dell’uomo (Libertà d’espressione,
di religione, di associazione etc.). La costituzione pone dei limiti a ciò che può fare il Parlamento.

Vi è un organo che vigila la conformità o meno di una legge alla costituzione (La corte costituzione, che ha sede a
Roma e deve verificare che una legge non sia in contrasto con la costituzione).

2. Al di sotto della costituzione vi sono le leggi ordinarie, che sono quelle che approva il Parlamento.
1.Nel nostro Paese vi sono 5 codici:

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1. codice civile (che disciplina rapporti tra soggetti privati) 2.codice penale (sanzioni penali) 3.codice di procedura
civile (disciplina i processi civili) 4. codice di procedura penale (disciplina i processi penali)
4. codice della navigazione. Contengono molte norme che sono leggi ordinarie, approvate dal P.

2.Poi vi sono le leggi speciali, che sono sempre ordinarie, quindi sono allo stesso livello dei codici, ma disciplinano
materie specifiche (legge sulla privacy, legge sul diritto d’autore etc.)

3. Allo stesso livello delle leggi ordinarie ci sono le leggi regionali (vi sono enti locali come Regioni, Provincie,
Comuni). Prima lo stato poteva emanare leggi generali e le regioni potevano legiferare sono per quanto riguardava
materie specifiche.
Oggi la Costituzione prevede quali sono le competenze statali, tutte la altre materie sono compotenza delle regioni, la 3
competenza regionale quindi, sembra più ampia e generale. Oggi competenza statale, competenza specifica e
competenza regionale, competenza residuale. (Sigla legge regionale: L.REG. CAMPANIA

4. Allo stesso livello delle leggi ordinarie e regionali ci sono gli atti aventi forza di legge, che sono atti del
GOVERNO, NON DEL PARLAMENTO. Si distinguono:
1.DECRETI LEGGE I DECRETI LEGGE sono atti del governo che assume in caso di necessità e urgenza. I decreti
devono essere convertiti in legge entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia. La prassi diffusa, era quella del governo
che emanava un decreto legge e se il Parlamento non lo convertiva entro 60 giorni, lo reiterava per altri 60 giorni,
anche per più volte. Una sentenza della corte costituzionale però ha stabilito che non si possono reiterare i decreti
legge (D.L)
2.DECRETI LEGISLATIVI. L’altro atto avente forza di legge è il decreto legislativo, provvedimento normativo che
il governo emana in forza di una legge delega dal Paramento. Il governo pronuncia un decreto legislativo (ES. la
privacy è disciplinata attraverso un decreto legislativo.). Il parlamento fissa i Principi generali e delega al governo la
stesura del D.LGS, che sono poste allo stesso livello delle leggi ordinarie, regionali, dei decreti legge.

3.Al di sotto delle leggi ordinarie ci sono i regolamenti, atti del Governo e del potere esecutivo. Ci sono diversi tipi di
regolamenti, e possono essere emanati solo per materie specifiche che la costituzione non riserva alla legge e agli atti
aventi forza di legge, cioè solo per materie specifiche (Sigla; REG.)

4.Le norme corporative sono sotto i regolamenti, in epoca fascista, venivano fissate dalle corporazioni dei lavoratori
per applicarle a tutti quelli che ne facevano parte. Oggi le corporazioni non esistono più, ci sono i Contratti
collettivi: Sono quei contratti stipulati tra 2 sindacati, o dal sindacato che rappresenta i lavoratori con i datori di
lavoro. Sindacato: organo che rappresenta non un singolo lavoratore ma i lavoratori, la cui funzione è quella di
stipulare contratti collettivi.
Quando la costituzione ha previsto i contratti collettivi, ha previsto che i sindacati per stipularli avrebbero dovuto farsi
registrare in un determinato albo pubblico (Art.30), ma dal 1848 ad oggi nessun sindacato si è fatto registrare ad un
albo e i contratti collettivi così come previsti non sono mai stati stipulati e attuati effettivamente (Quelli previsti dalla
legge erano contratti collettivi di diritto pubblico, si applicano automaticamente a tutti i contratti individuali dei
lavoratori di quella categoria). Oggi ci sono i contratti collettivi di diritto privato, che vengono stipulati da sindacati
non registrati, che per l’importanza che ha assunto quella sigla sindacale (Es. CISL) trovano di fatto applicazione per
tutti i lavoratori di una categoria, non però automaticamente.

5. All’ultimo gradino della gerarchia ci sono gli usi, sono condotte cui i consociati (la collettività) si adegua nella
convinzione di star obbedendo ad un precetto giuridico, ad una norma. (condotte sociali).

DIRETTIVE E REGOLAMENTI DELL’UE

- L’Italia fa parte dell’Unione Europea dagli anni 60, lo stato ha ceduto gradualmente sfere di sovranità ad organi
comunitari. L’U E può legiferare con provvedimenti che hanno efficacia nel nostro paese.
Vi sono i Regolamenti comunitari, che hanno efficacia diretta nel nostro Paese e si applicano direttamente, sono
subordinati alla Costituzione ma prevalgono sulle leggi ordinarie e gli atti aventi forza di legge.

Poi ci sono le Direttive comunitarie, che sono atti normativi dell’UE che necessitano di una legge di recepimento
interna, tramite atti come legge ordinaria o decreto legislativo, cioè di un atto che recepisca l’ordine comunitario.

Si stima che l’80 del diritto che il Parlamento emana ha origine comunitaria, viene pensata a Bruxelles e poi recepita
nel nostro Paese. Le norme che riguardano la radiotelevisione, il giornalismo, la pubblicità hanno matrice

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comunitaria.

GRADI DI GIUDIZIO
In Italia vi sono i giudici civili, che si occupano delle controversie tra privati (cittadini)
I giudici civili di I livello sono due: Giudice di pace e Tribunale. Dipende dal valore della controversia, il giudice di
pace si occupa delle controversie che hanno valore inferiore a 5 mila e., mentre il tribunale si occupa di cause più
importanti.
Al II grado di giudizio vi è la corte d’Appello, al III e ultimo grado vi è la cassazione, che è unica e ha sede a Roma.
Vi è la sentenza finale.

Giudici penali, Per quanto riguarda la giustizia penale I grado, giudice di pace, tribunale e corte d’assise. II gradi 4

corte d’appello, corte d’assise d’appello, III grado Cassazione.

In Italia esiste un’altra giurisdizione, quella amministrativa, oltre quella civile e penale. I giudici amministrativi hanno
il compito di verificare la legittimità dell’agire della pubblica amministrazione, se ha agito correttamente o meno.
L’Università di Salerno esclude un soggetto al test d’accesso ad una facoltà e il giudice deve valutare l’agire
dell’Università. I grado TAR (tribunale amministrativo regionale). II gradi di giudizio: Consiglio di stato, il III grado
non esiste.

APPROVAZIONE DI UNA LEGGE:


Vi deve essere prima un’iniziativa legislativa, che può essere fatta dal Governo, dal Parlamento e dal Popolo
(occorrono 50 mila firme), consigli regionale, il consiglio nazionale della ricerca e del lavoro (CNL).

Vi è poi la DISCUSSIONE in Parlamento sulla proposta di legge, poi entrambi i rami del Parlamento, le camere
devono approvare lo stesso testo. La fase successiva è quella della Promulgazione, la legge deve essere firmata dal
presidente della repubblica, che deve verificare se la legge sia conforme alla Costituzione, e può rimandarla indietro
alla camera se non conforme alla C. Se viene firmata, vi è la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Rep. Italiana,
e infine l’entrata in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione sulla G.U.

LIBERTA’ DI INFORMAZIONE E PRINCIPI COSTITUZIONALI

Il termine “comunicazione” ha doppia derivazione: una di origine greca, da verbo come rendere comune e
partecipare (che richiamano il concetto di comunità) e una latina con i significato di condividere.
La comunicazione è uno scambio di un messaggio, da un mittente ad un destinatario.
L’informazione è il contenuto veicolato (in senso generale), ma in senso stretto è uno strumento sociale di conoscenza,
legato al concetto di “attualità.
Art. 15 della costituzione -> inviolabilità della comunicazione
Art. 21 -> manifestazione del pensiero con ogni mezzo.

DIRITTO DELL’INFORMAZIONE:
In Italia tutte le leggi in vigore in questa materia discendono dall’art. 21 della Costituzione, norma fondamentale,
che fissa la libertà di manifestazione del pensiero: Diritto di ciascuno di noi di esprimere liberamente le proprie
idee.

La LDMDP è una conquista relativamente recente, anche oggi non è garantita in tutti i Paesi (ordinamenti islamici), in
alcuni è molto ristretta, in altri più ampia. Anche Storicamente non è stata sempre presente. La prima entità che limita
questa libertà dei cittadini è lo stato: Limite della LMDP è il rapporto che esiste tra stato e cittadino, è dato dagli spazi
di libertà che lo stato limita ai cittadini.

RIVOLUZIONI LIBERALI
L’impostazione sulla LMDP nel nostro Paese ha origine dalle rivoluzioni liberali alla fine del 700;
Il problema della tutela del comunicare ed informare è nato con la nozione di Stato di diritto (stato fondato sulla
tripartizione dei poteri), avuto con il passaggio dall’assolutismo di Luigi XIV, alla tripartizione dei poteri.

Solo con le due grandi rivoluzioni liberali, la rivoluzione francese (1789) ed americana (1787) che la libertà di
manifestazione del pensiero assume contorni ben definiti. In Francia abbiamo la dichiarazione dei diritti dell’uomo, in
America la Costituzione federale Americana. Nel 700 il cittadino non aveva diritti, il sovrano decideva di e per lui,

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queste rivoluzioni sono una risposta all’Assolutismo. In entrambi questi documenti troviamo la prima codificazione
della libertà di m del P.

L’ Art. 11 della DICHIARAZIONE FRANCESE del 1789


La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può
dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di queste libertà nei casi determinati
dalla legge.

Costituzione federale americana, 17 settembre 1787, Fist Amendment


Il congresso non potrà approvare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, o per proibire il libero
culto; o per limitare la libertà di parola o della stampa, o il diritto che hanno i cittadini di riunirsi in forma pacifica… 5

Differenze
- Il modello è quello del “diritto concesso” dallo Stato ai cittadini. Il modello francese si basa su una concezione dello
Stato che attribuisce i diritti ai cittadini, e ci sono dei limiti assegnati agli stessi. (La nascita del diritto coincide con la
creazione dello Stato)

- La definizione della libertà nel modello americano si basa sulla concezione di diritto naturale, preesistente allo Stato.
(il diritto e la società è precedente rispetto allo Stato), quindi vi è l’idea della libertà di manifestazione del pensiero
come alternativa al potere costitutivo, e la stampa è considerato come lo strumento principale per l’espressione di
questa libertà e infatti per la stampa giornalistica si parla di “Quarto potere”, quindi l’informazione ha un potere
autonomo da quello dello Stato.

Conseguenze:
1. In Francia lo stato può decidere d togliere i diritti fondamentali, perché vengono concessi dallo stato, che può
ampliarli, limitarli, azzerarli. In America lo stato non può limitare questi diritti, deve riconoscerli, ma non ha il potere
di limitare i diritti dei cittadini che li posseggono già alla loro nascita e vengono prima della formazione dello stato.

2. Nell’Area di Common law quindi si sono ispirati al modello americano, la stampa non dipende dallo stato e dal
mondo politico, e ha un peso importante nella democrazia. In America si parla di quarto potere per parlare della libertà
di stampa. Vi è quindi l’idea di manifestazione del pensiero come alternativa al potere costituito, e questa libertà si
concretizza nella stampa, che è diventato un vero e proprio strumento di potere, autonomo a quello dello stato.
Nei paesi Civil law si sono ispirati al modello francese e lo stato può intervenire, limitando il diritto della libertà
d’espressione, e la stampa si regge sullo stato.

LIBERTA’ DI STAMPARE E LIBERTA’ DELLA STAMPA

Francia: Ogni cittadino può stampare liberamente, si vuole tutelare la dimensione individualistica, stampa intesa come
l’attività di stampare.

America: Si parla di libertà della stampa (Freedom of the Press- no freedom of press libertà di stampa): La libertà va
tutelata non nella dimensione individualistica ma quando si esprime nella dimensione collettiva (gruppo organizzato),
forma che va oltre il singolo individuo. Dimensione collettiva di imprese che fungono da elemento fondamentale
nell’equilibrio dei poteri dello stato (equilibrio democratico). In America e nei paesi anglosassoni c’è più libertà nei
mezzi di comunicazione, ci sono meno limitazioni nell’area di Commonlaw, mentre nell’area di civilaw la libertà di
mdp riguarda la dimensione individualistica.

In Italia
Statuto albertino, art. 28, 1848 << La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi >> derivazione dal
modello francese, diritto concesso ai cittadini, ma il cui esercizio è vigilato.

LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO A MEZZO STAMPA (NON LIBERTA’ DI STAMPA)


NB: Nel nostro Paese si è determinata subito la sovrapposizione tra libertà di manifestazione del pensiero e libertà di
stampa: Nell’art. 28 dello statuto albertino si precisa che la stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi.
(quindi vi è la derivazione dal modello francese, concezione del diritto concesso, ma il cui esercizio è vigilato).
La libertà di STAMPA è una parte della libertà di espressione del pensiero. Ogni cittadino può esprimere le proprie
idee, e scegliere il mezzo di espressione (può esprimere le proprie idee oralmente, per iscritto, attraverso un libro, un
manifesto etc.)
Confusione è dovuta ad un falso ragionamento: Premessa 1 Il pensiero si esprime attraverso la stampa, Premessa 2 Io

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voglio tutelare la stampa, Conclusione, devo tutelare la stampa. Noi però tuteliamo la stampa in quanto vicolo del
pensiero, che riguarda anche altri mezzi.

Per libertà di stampa si intende Libertà di manifestazione del pensiero a mezzo stampa. La stampa fino all’800 era
l’unico mezzo di comunicazione di massa e la battaglia per la libertà di MDP riguardava la libertà di stampa. Ma la
stampa merita tutela perché è veicolo del pensiero umano, quindi si può parlare di libertà di internet, di radio
televisione etc. , che fanno parte della libertà di manifestazione del pensiero e devono perciò essere tutelate.

Motivo per cui la l MDP è stata confusa con la libertà di stampa: perché quando vi furono le prime codificazioni
delle costituzioni era il principale e per lungo tempo è stato l’unico mezzo di comunicazione, e quindi era visto come
lo strumento principale della veicolazione del pensiero. 6

LIBERTA’ DI COMUNICAZIONE DEL PENSIERO E LIBERTA’ DI PENSIERO

Libertà di COMUNICAZIONE del pensiero è diverso dalla libertà di pensiero, la lDPensiero riguarda la dimensione
interna dell’individuo, il quale può formarsi idee, opinioni etc. La libertà di MDP riguarda la dimensione esterna, la
condivisione delle nostre idee con gli altri. Anche la libertà di mdp non è sempre stata garantita (Medioevo) ed è un
presupposto per la LMDP.

Ci sono diversi modi di esteriorizzare il pensiero (Es scrivere su un blog, scrivere un articolo. C’è differenza in base al
mezo che utilizziamo per esprimerlo.

-L. C. D.P: Esteriorizzazione destinata ad un numero indefinito di persone: es. articolo di giornale: comunicazione del
pensiero destinata a soggetti indeterminati. Poi ci sono le comunicazioni del pensiero rivolti a soggetti determinati
(lettera ad un amico: è un pensiero indirizzato a specifici destinatari, so chi sono i destinatari.

La stampa la posso utilizzare in entrambe le forme di libertà (lettera, articolo).

COSTITUZIONE - 1948

La Costituzione del 1948, è all’apice della GERARCHIA DELLE FONTI NORMATIVE, LA “LEGGE DELLE
LEGGI”
ARTICOLI 2-3 E 21 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA
Si passa da una concezione delle libertà fondamentali da meramente negative (di fine 700) a positive, cioè lo stato
deve anche rendere le libertà concretamente operanti all’interno della società, rimuovendo gli ostacoli che non
permettono l’attuarsi di queste libertà.

Art. 1- 11 sono dedicati ai PRINCIPI FONDAMENTALI:

Art. 2: La repubblica RICONONOSCE e GARANTISCE i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia come
socialità (Principio personalista: centralità della persona umana, i suoi bisogni e i SUOI DIRITTI INVIOLABILI
SONO IL CENTRO DELL’ORDINAMENTO GIURIDICO.) Non c’è una sola norma che possa postulare valori ed
interessi preminenti rispetto a quelli della persona umana. Non c’è libertà o diritto al quale sia è permesso concedere
preferenza, se entra in conflitto con i diritti della persona umana.

Art. 3: I comma: eguaglianza formale dei cittadini, i cittadini sono uguali davanti alla legge. Concezione delle libertà
negative, come nel 700 (Lo stato non deve distinguere i cittadini davanti alla legge – Eguaglianza formale)

I comma: Lo stato si deve attivare in maniera concreta perché le libertà devono essere concretamente rese effettive e
deve rimuovere gli ostacoli che permettono la loro attuazione. (principio di eguaglianza sostanziale: comma 2).

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DIFFERENZA TRA ARTICOLO 15 E ARTICOLO 21

L’ ART. 15 tutela l’attività del comunicare ed è concentrato sulla forma della comunicazione

L’ART. 21 riguarda il contenuto della comunicazione, in quanto rappresenti una manifestazione del pensiero:
L’invio di una mail in quanto comunicazione (ad es. l’invio di una e-mail ad un destinatario) è tutelata, rispetto alla
sua libertà e segretezza dall’art. 15, mentre se il contenuto del messaggio è l’espressione del pensiero del mittente,
esso riceve tutela dall’art. 21.

ARTICOLO 15
7
“ La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, sono inviolabili riconosciuti
al cittadino” (Nasce sulla scia del controllo della corrispondenza privata che la polizia fascista effettuava durante il
regime).
La differenza con l’art. 21 è la parola 'segretezza'. Questo sottolinea la libertà della comunicazione, l’art. 15 riguarda
la libertà e la segretezza della comunicazione, e quindi l’atto del comunicare.

Ciascuno (persona fisica o giuridica) ha il diritto a non vedere violato il proprio principio di corrispondere (ed
in forma segreta) con chiunque altro (tale principio si incontra con il diritto alla privacy, che però ha valenza più
generale ed ampia, mentre la tutela della segretezza è una particolare forma di tutela della riservatezza, che ha portata
più ampia e implica il diritto alla tutela della propria intima.

II comma dell'art.15 dice che «La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria con
le garanzie stabilite dalla legge». Quindi la segretezza delle comunicazioni può essere violata solo per ordine di un
giudice e nei casi previsti dalla legge. I privati non posso intercettare le comunicazioni altrui. La violazione è un reato.
Anche gli organi di polizia non posso decidere di intercettare un cittadino, per farlo hanno bisogno di un mandato di
un magistrato.

ARTICOLO 21
Nell’ordinamento italiano Art. 21 della costituzione Italiana del 1948, ispirato alla dichiarazione francese.
ART. 21: Comma uno enunciazione di carattere generale: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio
pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La norma riprende la scelta dei mezzi (parola,
scritto, ecc.) e comprende anche i nuovi media (internet) che nel 1948 non erano in programma. Questa norma è
dedicata esplicitamente alla libertà di pensiero, infatti utilizza il termine 'mezzi di diffusione'. Il termine 'diffusione'
richiama una comunicazione destinata verso un numero di soggetti indeterminato.

Comma II: la stampa non può essere soggetta a restrizioni o censure.

Comma III: Si può procedere a sequestro solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria, nel caso di delitti o
violazione delle norme. Ove ve ne sia il caso ma l’intervento dell’autorità giudiziaria non sia possibile, il sequestro
della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria che devono fare denuncia all’autorità. Se
l’autorità non convalida entro 24 ore, il sequestro verrà revocato e considerato privo di effetti.

Comma V: La legge può stabilire che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Comma VI: Sono vietate le pubblicazioni a stampa, tutti gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon
costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e reprimere le violazioni.

Il comma 2- 3- 4 sono ispirati ad una logica garantista (come nel modello americano), ma il comma 6 sottintende che
la lmdp entra nella cornice dell’ordinamento statale, che l’attribuisce ai cittadini, e ne governa l’esercizio. Solo il I e
l’ultimo comma della norma sono dedicati alla lmdp in generale, gli altri alla stampa, ciò è dovuto alla centralità
della stampa nel 48, che era il mezzo di comunicazione principale.

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Comma II ARTICOLO 21: la stampa non può essere soggetta a restrizioni o censure.

La stampa non può essere sottoposta né a controlli di carattere preventivo, né successivo sui contenuti, Questo
principio vale per la stampa, perché la stampa ha sempre avuto un ruolo privilegiato rispetto agli altri mezzi di
comunicazione di massa, in quanto è stato per lungo tempo l’unico mezzo di com di massa. (questo principio non vale
per la tv, per internet ecc)

1)Autorizzazione è un controllo di carattere preventivo, controllo che attiene all’esercizio stesso della libertà (la
stampa quindi non può essere soggetta a controlli preventivi, cioè lo stato non può emanare una legge che discrimini la
pubblicazione in funzione dei contenuti, ad es. di politica si può parlare, ma non di gossip, quindi non sono possibili
8
nel nostro ordinamento provvedimenti normativi che siano basati su una autorizzazioni della stampa di carattere
preventivo basate sul contenuto.
2) La censura è vietata, forma di controllo di tipo successivo alla pubblicazione, dopo la pubblicazione non si può
ritirare dal commercio ed imporre il ritiro il sequestro degli stampati per ragioni di carattere politico o contenutistico.

Con la Legge 47/48, il sistema di autorizzazioni preventive viene definitivamente abbandonato:


Art. 5 prevede solo la registrazione presso la cancelleria del tribunale nelle cui circoscrizione deve effettuarsi la
pubblicazione.
Per creare una nuova testata c’è bisogno della registrazione al tribunale. Nessun giornale o periodico può essere
pubblicato se non è stato prima registrato presso la cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione la pubblicazione
deve effettuarsi.
Per la registrazione deve essere portata:
1) una dichiarazione con le firme del proprietario della testate, del direttore responsabile, dalla quale risultino il nome
ed il domicilio di questi due soggetti, ed anche il titolo e la natura della pubblicazione (pubblicazione periodica, di
natura scientifica ad es.).

2)Si deve fornire la prova che il direttore responsabile sia un giornalista

3) fornire le indicazioni obbligatorie che devono essere presenti in tutti gli stampati (luogo e anno di pubblicazione) e
il nome e il domicilio dello stampatore e dell’editore, e il nome del direttore responsabile.

La registrazione non è un atto discrezionale (il tribunale non decide a chi registrare la pubblicazione, se quelle a
contenuto politico o scientifico) è un atto dovuto, quando forniamo le info previste da questa norma non si può
negare la registrazione (non è una autorizzazione o una forma di censura).

Questa registrazione ha la FINALITA’ di tutelare i soggetti potenzialmente lesi dall’attività di stampa, che devono
conoscere chi è il direttore responsabile, il nome dell’editore ecc, per il risarcimento del danno in caso di violazioni.
Queste informazioni comunicate al tribunale devono essere riportati in tutte le copie che vengono stampate, perché chi
legga quello stampato possa sapere, se vi è un articolo ad es. diffamatorio, a chi rivolgersi. (registrazione che vale
anche per i fumetti, si applica a tutta la stampa periodica)

Per la stampa NON periodica (libro, romanzo) non c’è l’obbligo d’iscrizione presso il registro del tribunale, MA il
libro deve recare il nome dell’autore, oppure il nome dell’editore o il nome dello stampatore, con luogo e anno di
pubblicazione. Se non c’è l’editore e l’autore è anonimo, la responsabilità della pubblicazione è lo stampatore,
perché la finalità è sempre consentire ai soggetti eventualmente danneggiati di poter identificare un responsabile.

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Comma III articolo 21: sequestro della stampa.


Misura repressiva, sottrarre tutte le copie degli stampati, nel caso in cui siano stati compiuti degli illeciti. La finalità è
quella di ridimensionare la circolazione dello strumento che rende illecito

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge
sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per
l'indicazione dei responsabili.

L’articolo 21 della Costituzione sancisce la necessità di una riserva di giurisdizione per fare in modo che la stampa 9
venga sequestrata. “La polizia non può sequestrare senza l’autorizzazione di un giudice.”
e il magistrato è limitato dai casi previsti dalla legge.

Comma IV -> easy d’urgenza -> Nel comma in particolare c’è un’eccezione: è previsto il sequestro in assenza di
ordine del giudice. quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria,
il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente,
e non mai oltre 24 ore, fare denuncia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle 24 ore successive, il
sequestro si ritiene revocato e privo d’ogni effetto.
La riserva di legge e la riserva di giurisdizione valgono anche per la libertà personale -> i tempi della comunicazione
al giudice e l‘accertamento del giudice, riguardanti il sequestro della libertà personale, deve avvenire entro le 48 ore
successive.

FINANZIAMENTO DELLA STAMPA (COMMA V ART.21)


Comma V: riguarda il finanziamento alla stampa periodica. “La legge può stabilire che siano resi noti i mezzi di
finanziamento della stampa periodica” - Ci si aspetta che siano fatte delle leggi che consentono di rendere trasparente
chi c’è dietro la stampa periodica, i finanziatori. Questo comma ha lasciato mano libera al Parlamento sul dare o meno
vita ad una disciplina sulla trasparenza del finanziamento.

Aiuti economici all’editoria


Nel 1949 si registra la volontà da parte dello Stato di sostenere economicamente la stampa tramite aiuti diretti:
- Agevolazioni fiscali, Riduzioni tariffarie, Contributi sull’acquisto della carta, Forme di credito agevolato per
le imprese ed editori.
Gli aiuti diretti risalgono al periodo fascista. Si integrava il prezzo della carta, una delle spese principali per le case
editrici. Nel 1935 viene creato l’Ente Nazionale Cellulosa e Carta. Il prezzo della carta veniva stabilito per accordo
tra i produttori della carta e gli editori. Oggi ci sono ancora forme di contribuzione diretta, riservate solo ad alcune
imprese editrici, quelle di particolare valore culturale (es. imprese editrici di giornali in francese in Valle d’Aosta o
imprese di giornali italiani all’estero)
Nell’81 il legislatore mostrava preferenze per quelli indiretti legge 416 del 1981: OBBIETTIVI DELLA LEGGE:
RENDERE TRASPARENTE LA PROPRIETA’ DELLE IMPRESE E DELLE LORO FORME DI FINANZIAMENTO,
TROVARE FORME DI AGEVOLAZIONE PER LE NUOVE INIZIATIVE EDITORIALI, RISTRUTTURARE E
modernizzare le imprese dl punto di vista tecnologico.
Art. 11: gli editori di quotidiani, periodici, riviste, agenzie di stampa, concessionarie di pubblicità erano obbligati ad
iscriversi al registro nazionale della stampa.
MA ai sensi dell’art. 1 comma 6 della legge Maccanico, il registro nazionale delle imprese radiotelevisive e il registro
nazionale della stampa sono stati sostituiti dal Registro degli operatori della comunicazione (ROC).
Si prevedevano contribuiti solo per la stampa quotidiana e periodica. Poi con lo sviluppo e il diffondersi di Internet, si sono
avute le testate on-line, che erano tagliati fuori dai finanziamenti (perché la legge prevedeva finanziamenti pubblici SOLO
per gli stampati) e si è emanato una legge che comprende le testate on-line, per i finanziamenti.

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PRODOTTO EDITORIALE

Legge n°62/01 ridefinisce il concetto di PRODOTTO EDITORIALE. Va ad aggiornare quello della legge n°
47/1948 (Legge sulla stampa): All’epoca c’era un concetto di prodotto editoriale come di prodotto esclusivamente
cartaceo. Negli ultimi anni sono sorte anche forme di editoria on-line.
La definizione del 2001 è incentrata sul contenuto e non sul tipo di supporto del prodotto ->
Per prodotto EDITORIALE si intende un prodotto realizzato su supporto cartaceo o informatico, destinato alla
pubblicazione/ diffusione di informazioni, presso il pubblico, con ogni mezzo, anche elettronico, ivi compresa la
radiodiffusione sonora e televisiva. 10

Sono esclusi i prodotti cinematografici e discografici. Non costituiscono prodotto editoriale, i supporti che
riproducono esclusivamente i suoni, le voci, le opere filmiche ed i prodotti aziendali.

Il prodotto editoriale deve diffondere informazioni al pubblico, questo è il suo carattere qualificante.

Al prodotto editoriale definito, si applica l’art. 2 della legge 47/1948, che stabilisce quali sono le indicazioni
obbligatorie da mettere negli stampati (indicazione di luogo e anno di pubblicazione, nome dello stampatore, del
proprietario e del direttore/vicedirettore responsabile.)
In più se il prodotto è diffuso al pubblico con periodicità regolare ed è contraddistinto da una testata si applica l’art. 5
della legge 47/1948 (articolo sulla registrazione dei periodici).

La funzione della legge è quella di consentire a qualunque prodotto editoriale o al soggetto che lo realizza l’iscrizione
presso i ROC (Registro Operatori Comunicazione). Oggi la condizione per accedere ai finanziamenti pubblici per
l’editoria è l’iscrizione al ROC.
La finalità è quella di ampliare il contesto degli strumenti di divulgazione delle informazione, che possono ricevere
finanziamenti pubblici alla stampa.

Legge 8 febbraio 1948 n. 47 (disposizioni sula stampa)

Art. 1 –> Vengono definiti stampa o stampati “tutte le riproduzioni tipografiche ottenute con mezzi meccanici o fisici-
chimici destinati alla pubblicazione”.
Inoltre vi è l’obbligo di indicare il luogo, la data di pubblicazione, il nome dello stampatore e il nome del direttore
responsabile o del vice direttore.

Art. 3 -> Viene delineata la figura del direttore responsabile. Per i reati commessi a mezzo stampa:
- Se si tratta di stampa periodica, chi riveste la qualità di direttore responsabile risponde del reato commesso.
- Se si tratta di stampa non periodica, risponde l’autore della pubblicazione, se non imputabile, l’editore, se è
ignoto o non imputabile anch’essi, allora sarà lo stampatore.

Art. 8 -> diritto di rettifica (diritto del cittadino):


l’obbligo da parte del direttore di pubblicare gratuitamente le dichiarazioni dei soggetti che si ritengono lesi da una
notizia del giornale.

QUOTIDINAI: La legge prevede il termine di 2 giorni per i quotidiani. Le dichiarazioni o le rettifiche di cui al
comma precedente sono pubblicate, non oltre 2 giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, collocate nella stessa
pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono.

PERIODICI: Entro il secondo numero successivo. Per i periodici, le dichiarazioni o le rettifiche sono
pubblicate, non oltre il 2 numero successivo alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha
riportato la notizia cui si riferisce.
- La rettifica deve essere pubblicata nella stessa pagina dell’articolo cui si riferisce, la lunghezza massima è 30 righe.
Questo diritto di applica anche alla televisione e alla radio.

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Art. 12-> il soggetto passivo del reato di diffamazione può chiedere una somma a titolo di riparazione.

DIRITTO DI CRONACA

PLURALISMO
I mezzi di comunicazione di massa, devono essere aperti secondo 2 impostazioni:
I media devono essere pluralisti verso l’esterno; devono esserci più operatori di mercato, il mercato deve essere
aperto all’entrata di nuovi giornali, tv etc (posso creare un nuovo giornale).
Pluralismo interno 1. All’interno dello stesso mezzo deve essere dato ampio spazio a tutte le idee.
2. I media devono rappresentare oggettivamente i fatti e devono rappresentarli in maniera pluralista, dando spazio a
11
tutte le prospettive di quella vicenda.

Profili relativi alla libertà di informazione:


1. il diritto di cronaca (del giornalista), diritto di informare sui fatti.

Con il termine cronaca si allude alla mera narrazione dei fatti, senza nessuna valutazione, aggiunta o omissione.
Il cronista espone i fatti oggettivamente.
Per verificare l’esercizio del diritto di cronaca si applica un criterio obbiettivo di rispondenza al vero dei fatti narrati

2.Critica: si esprime un giudizio personale, soggettivo, una scelta valutativa. Il critico fornisce
un’interpretazione soggettiva dei fatti.
Ma critica e cronaca si presentano come profili inscindibili che concorrono a formare la notizia offerta ai destinatari
dell’informazione.

3.Ulteriore espressione del diritto di fare informazione è la satira; con la cronaca condivide la portata informativa.
Ma la satira è una riproduzione ironica e non cronaca di un fatto con la critica la valutazione critica della realtà: essa
esprime un giudizio soggettivo.
Anche chi esercita il diritto di satira deve rispettare il principio della verità oggettiva o almeno putativa
dell’informazione.

C’è poi il diritto di essere informati. È un diritto di tutti coloro che utilizzano l’informazione, ma anche del
giornalista, che deve essere informato per raccontare. Questo diritto ha dei limiti, rappresentati dai segreti
(ineliminabili)

DIRITTO DI CRONACA: LIMITI ESPLICITI contenuti nell’art. 21: BUON COSTUME e l’ORDINE
PUBBLICO.
Il comma 6 sottintende che la lmdp l’attribuisce lo stato ai cittadini, e ne governa l’esercizio.

VI Art.21: Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon
costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni:

Esiste un unico limite esplicito: il buon costume, che nizialmente veniva interpreta in maniera ampia, venivano vietati
i contenuti scabrosi, violenti, molto spinti sessualmente. Ad esempio nei primi anni in televisione non potevano
essere mostrati i piedi. >

Nel 1965 la corte Costituzionale si pronuncia con una sentenza (n. 9/65).
La corte risponde che «per applicare questa clausola del buon costume bisogna far riferimento a due norme del c.p.
art. 528 e 529 (norme dedicate agli atti osceni): «Si definiscono osceni gli atti e gli oggetti che secondo il
comune sentimento offendono il pudore». La legge 528 punisce il reato di «pubblicazioni o spettacoli osceni».
Questo limite non si applica alle opere d'arte e alle opere di scienza.

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LIMITI IMPLICITI DELLA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO

Sono stati individuati dei limiti impliciti all’esercizio del diritto di cronaca.

La disciplina dei segreti


I segreti sono di tipo PRIVATISTICO -> hanno la finalità di tutelare un singolo soggetto privato.

SEGRETO PROFESSIONALE
Il segreto professionale riguarda i fatti che un soggetto ha conosciuto nell’esercizio della propria professione, che è
vincolato a non rivelare a terzi.
12
Ha due funzioni:
1. tutelare il soggetto cui le informazioni si riferiscono
2. la tutela del professionista.

Nell’art. 622 del codice penale si punisce il reato di rivelazione del segreto professionale, il professionista che
rivela le informazioni di cui è venuto a conoscenza durante l’esercizio della sua professione, viene appunto punito
dalla legge con un anno di carcere.

Art.200 del codice di Procedura penale dedicato al segreto professionale: Se chiamato a testimoniare, un
cittadino deve dire la verità, MA la legge garantisce ad alcuni soggetti di servirsi della facoltà di non rispondere se
chiamati a testimoniare sui fatti di cui sono venuti a conoscenza durante l’esercizio della loro professione:
1. Preti, sacerdoti… 2) avvocati, notai, investigatori privati (quindi legali) 3. Coloro che svolgono professioni
sanitarie come psicologi, medici etc. 4. Altre categorie di soggetti specifici.

Il Giudice può fare delle indagini per accertare se queste notizie sono realmente coperte dal segreto professionale, se
accerta che è falso, cioè che non si è venuti a conoscenza dei fatti durante l’esercizio della professione, egli ordina di
testimoniare su quei fatti. L’articolo 200 non cita i giornalisti, che sarebbero costretti a rivelare le fonti.

Ma nella legge N. 63/69 vi è disciplinato l’esercizio della professione giornalistica.


art.2 della legge: giornalisti ed editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulle fonti delle notizie, si
prevede il rispetto del segreto professionale per le informazioni che il giornalista ha appreso in forma fiduciaria (cioè
se il soggetto che ha rivelato spontaneamente le informazioni al giornalista chiede al giornalista di restare anonimo,
egli non può rivelare il suo nome).

Ma vi è solo così la dimensione della tutela del soggetto a cui le informazioni si riferiscono, ma non vi è la tutela del
giornalista.

Il problema viene portato davanti alla Corte Costituzionale, sentenza (n.1/1981); Il legislatore deve decidere
quali sono le categorie professionali che possono non rispondere ai magistrati. Ma vi è scritto che sarebbe giusto che
anche i giornalisti venissero equiparati alla altre professioni previse e che quindi venissero date le stesse garanzie.

Art. 200 del codice di procedura penale: “ Le disposizioni previste dal comma 1 e 2 si applicano anche ai
GIORNALISTI PROFESSIONISTI, registrati all’albo professionale, relativamente ai nomi delle persone da cui si ha
appreso le notizie in forma fiduciaria.

1 limite: Vi è un limite perché ci si riferisce ai giornalisti professionisti, non ai pubblicisti, ma il segreto professionale
si applica anche ai giornalisti pubblicisti perché vi è un’interpretazione estensionale, ha un significato più ampio di
quello letterale.

2 limite: Per i giornalisti il segreto professionale si applica solo i nomi che hanno rivelato notizie di carattere
fiduciario, ma non tutte le notizie di cui è venuto a conoscenza, come nome di terzi etc.

3 limite: per le altre categorie il giudice può verificare che quelle notizie sono venute a conoscenza durante l’esercizio
della professione, mentre per i giornalisti, anche rispetto ai nomi delle fonti, se il giudice ritiene che il nome è
indispensabile per accertare il reato, può ordinare al giornalista di rivelare la fonte.

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Segreti di natura pubblicistica


per tutelare gli interessi dell’apparato pubblico, determinati ambiti dello stato. La finalità è quella di equilibrare la
lmdp con determinate esigenze di buon funzionamento dello stato. Sono 3:

1. segreto di stato, Il segreto di stato è funzionale ad equilibrare la lmdp con le esigenze di sicurezza dello stato e
quindi del Paese. Il segreto di stato impone grandi limiti alla lmdp.
Norma del codice penale 261 e 262: L’articolo 262 punisce il reato di rivelazione del segreto di stato, con pene
molto severe, fino allo spionaggio militare e politico che viene punito con l’ergastolo.

ART. 262; punisce genericamente la rivelazioni di notizie di cui l’autorità pubbliche ha vietato la divulgazione 13
(pene severe). Alla corte costituzionale viene chiesto come interpretare questa nozione. Sentenza n.86/77: La
C.C rinvia alla legge 801/77, che circoscrive il segreto di stato a determinati casi, collegati alla sicurezza territoriale
dello stato.

art. 202 del codice di procedura penale vieta ai pubblici dipendenti, militari, dipendenti dei pubblici
uffici, di testimoniare sui fatti coperti da segreto di Stato.

Il Giudice deve informare il presidente del consiglio, che deve confermare o meno che quei fatti sono coperti da s. di
stato, se conferma il giudice dichiara che il processo di ferma, se non conferma il giudice ordina di testimoniare.

2. segreto d’ufficio ha la finalità di equilibrare la lmdp con il corretto funzionamento della pubblica amministrazione.
Art. 225: Il pubblico ufficiale che deve avere il dovere di conservare queste notizie, se ne agevola la scoperta o le
rivela, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni.
Vi è la possibilità di non testimoniare (art. 201 codice procedura p.) Ma il giudice può verificare se quei
fatti sono coperti da s. d’ufficio, se non è così può ordinare di testimoniare.

3. Segreto istruttorio. Il segreto istruttorio invece di equilibrare lmdp e il buon andamento dei processi.
Risponde alla domanda cosa posso pubblicare e cosa no di un processo penale?

Processo penale:
1. notizia di reato
2. la pubblica autorità deve fare delle indagini preliminari (prima del processi):
Il Pubblico Ministero è un magistrato, che non giudica, ma è inquirente che indaga e deve capire la verità.
Coordina le indagini della Polizia.
Indagato è il soggetto su cui non indaghiamo (No imputato), e ci possono essere più indagati.
3. Avviso di garanzia che arriva all’indagato, avviso che garantisce nella fase delle indagini il diritto di difesa e viene
invitato a prendere parte alla fase preliminare.
Il GIP è il giudice per le indagini preliminari, il GIP è un magistrato che giudica (Non inquirente).

Il PM può ritenere che il reato non ci sia stato, e chiede l’archiviazione.


1.Il GIP può essere d’accordo con il Pubblico ministero e vi è quindi l’archiviazione senza processo e l’indagato non
diventa imputato
2.Il GIP può non essere convinti delle indagini del PM e ordina altre indagini e continua la fase delle indagini
preliminari.
3.Oppure il GIP non è d’accordo affatto con il PM (Il reato secondo lui c’è) e il GIP ordina che il PM formuli
l’imputazione. Dopo che il GIP ordina l'imputazione non vi è ancora sicuri che il processo si farà, poiché si deve
chiedere al GIP se il processo ci sarà o meno. Il GIP può avere 2 possibilità: 1) pronuncia una sentenza di NO LUOGO
A PROCEDERE; 2) è d'accordo con il PM e decreta rinvio a giudizio, e si arriva al dibattito.

Gli atti che compongono il pm e il gip sono coperti da segreto fino a quando l'indagato non ne viene a
conoscenza, oppure il segreto termina quando si chiude la fare preliminare.

Norme del codice di procedura penale Art. 114 e 326 -> tutti gli atti delle indagini preliminari sono coperte da
segreto, o se quell’atto non è stato portato a conoscenza dall’indagato.

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Art. 114 del codice di procedura penale, riguarda cosa possiamo pubblicare: I comma:
Quando un atto processuale è coperto da segreto non possiamo pubblicare né l’atto (Es. la fotografia del verbale, o un
video dell’atto), né il contenuto (non possiamo scrivere in un articolo di giornale cosa contiene quell’atto), né per
interezza né per riassunto, né tramite la stampa, né con altro mezzo di diffusione.

II comma: Per Atti non più coperti sa segreto, se non si sono concluse le indagini preliminari, né si è svolta l’udienza
preliminare (che avviene prima del processo) non sono pubblicabili nella loro forma, ma nel contenuto (posso
ricostruire il contenuto dell’atto (in forma esattamente fedele).
14
III comma: Se si arriva al processo, il PM, avrà un fascicolo con dei materiali per il processo, questi atti del fascicolo
del PM non si possono pubblicare fino alla pronuncia di II grado.
Quando il PM li ha utilizzati per le contestazioni all’imputato durante il processo, si possono pubblicare, altrimenti
non sono pubblicabili fino alla sentenza di II grado.

IV comma: E’ vietata la pubblicazione anche parziale degli atti del dibattimento (processo) celebrati a porte chiuse. Il
giudice può disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti utilizzati per le contestazioni che dura per 10 anni
dalla sentenza, e deve essere autorizzata dal ministero della giustizia.

V comma: Il giudice può ordinare, che siano segreti alcuni atti, per tutelare la segretezza delle parti coinvolte, dei
testimoni etc. VI comma: E’ vietata la pubblicazione delle generalità e dell’immagine dei minorenni coinvolti in un
processo penale (testimone oppure persona offesa), fino a quando non siano diventati maggiorenni.

Comma VI bis: E’ vietata la pubblicazione di immagini della persona soggetta a strumenti di coercizione della libertà
personale (mentre viene arrestato, con le manette).
VII comma: Gli atti non più coperti da segreto possono essere pubblicati, nel loro contenuto.

Art. 684- 685 del codice penale (sanzioni):


Art. 684: punisce la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, la norma punisce chi
pubblica in tutto o in parte (anche per riassunto) atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per
legge la pubblicazione. Chi viola questa norma è punito con l’arresto fino a 30 giorni o con un ammenda
pecuniaria che va da 51 euro a 258 euro.

Art. 685: punisce la pubblicazione dei nomi dei giudici associati al voto che essi hanno dato nel corso dei
procedimenti penali (procedimenti penali che riguardano i casi più gravi non vengono valutati da un solo giudici, ma
da un collegio formato da più giudici membri.)
(processo di mafia, pubblicare la notizia che il giudice X ha votato per la condanna) questa norma per garantire che i
giudici possano esprimere serenamente il proprio giudizio sulla vicenda, quindi i giornalisti non possono pubblicare il
nome del giudice e il voto nella sentenza.

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE E DIRITTO DI CRONACA


Nel campo della cronaca scientifica si pone il problema di affidabilità delle fonti, e quindi che notizie tratte da fonti
non attendibili siano comunque diffuse tramite i mass media, e creare allarmismi nella collettività riguardo i rischi
legati ad un determinato fenomeno, prodotto o processo produttivo, o di provocare danni economici irreparabili ad
interi settori produttivi.

Perché l’informazione divulgata tramite i mezzi di comunicazione possa dirsi corretta sarà necessario che il diritto di
cronaca si conformi al principio di precauzione per evitare che si diffondano notizie infondate sulla pericolosità di
determinati fenomeni, prodotti o processi produttivi.
La notizia circa la rischiosità o la pericolosità di un fenomeno, prodotto o processo produttivo dovrà essere diffusa
solo nel caso in cui uno specifico rischio sia stato effettivamente identificato dalla comunità di esperti. Il giornalista
sarà tenuto a verificare che il contenuto della notizia sia frutto di studi scientifici certi e non vi siano dubbi o
incertezze.

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Ai giornalisti sarà richiesto di evitare che si diffondano nel pubblico inutili allarmismi, informazioni distorte
non vere, in grado di determinare anche pesanti danni in interi settori dell’economia.

Quindi la divulgazione di notizie sui pericoli sulla salute o l’ambiente di prodotti, procedimenti di produzione,
fenomeni, informazioni relative ad epidemie o disastri ambientali, richiedono una cura e un’attenzione maggiore
rispetto ad altri tipi di notizie, da parte dei giornalisti ed operatori dell’informazione, vista la potenzialità di queste
notizie di suscitare nella collettività relazioni emotive, in grado di modificare le abitudini di vita delle persone.
15
Carta dei doveri del giornalista, dell’8 Luglio 1993, che sul problema del rapporto tra diritto di cronaca e
diritto del malato afferma:
- Il giornalista tutela i diritti dei malati, EVITANDO NELLA PUBBLICAZIONE DI NOTIZIE SU
ARGOMENTI MEDICI UN SENSAZIONALISMO CHE POTREBBE FAR INSORGERE TIMORI O
SPERANZE INFONDATE:

-Non diffondere notizie sanitarie che non possano essere controllate con autorevoli fonti scientifiche
Quindi non pubblicare notizie non sufficientemente verificate attraverso autorevoli fonti scientifiche.

Art. 7 della CARTA DEONTOLOGICA DELL’INFORMAZIONE BIO-MEDICA -> Stabilisce che in


ogni caso i medici, ricercatori e giornalisti si atterranno al principio di precauzione secondo il quale non verranno
indicati vantaggi o svantaggi di una scoperta scientifica o di una terapia fino a quando questa non avrà superato una
sperimentazione adeguata per tempi e risultati.

La violazione di queste prescrizioni deontologiche può essere fonte di responsabilità disciplinare per il giornalista ma
anche di responsabilità civile. (risarcimento del danno ecc.)

Molto importante è il ruolo dell’AUTORITA’ SANITARIA NAZIONALE, che svolge attività di comunicazione
istituzionale in grado di rappresentare la fonte più autorevole delle notizie per giornalisti e cittadini.
Il giornalista che intende svolgere correttamente il proprio compito dovrà quindi coniugare diritto di cronaca e il
rispetto del principio di precauzione e quindi adottare come fonte le Autorità sanitarie, al fine di attingere notizie utili
ad informare adeguatamente i consumatori e i cittadini.

Reati connessi alla professione giornalistica:


Reati che offendono l’onore o il decoro della persona.

L’ingiuria (disciplinata dall’art. 594del codice penale): l’offesa al decoro o all’onore di una persona, è
realizzata in presenza della persona offesa. Esempi: Lettera, e-mail, sms (comunicazioni indirizzate al
soggetto offeso ed eventualmente ad altri soggetti)

L’art. 594 del cod. penale, II comma: L’ingiuria si può consumare tramite comunicazione telegrafica,
telefonica, tramite scritti o disegni destinati alla persona offesa (es. e- mail, lettera o vignetta offensivi, che sono diretti
a quella persona).
Chi compie il reato di ingiuria è punito con la reclusione fino ad un anno e con una multa in denaro (1500 euro).
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato (Es. offesa “ sei un ladro” è diversa da affermare “Mi hai
rubato del denaro” , che consiste nell’attribuire ad una persona un fatto specifico.)
Le pene aumentano se l’offesa è realizzata alla presenza di più persone.

2. Il tipico reato della professione giornalistica è la DIFFAMAZIONE


disciplinata dall’art. 595 del cod. penale: si realizza quando la persona offesa non è presente, e quando l’altrui
reputazione è offesa tramite la comunicazione a più persone.
(esempio -> articolo di giornale, canzone, servizio televisivo, forme di comunicazione indirizzata a più soggetti, non
dirette direttamente al soggetto che viene leso, viene letto da un numero indeterminato di persone e la persona offesa
non è presente quando scriviamo l’articolo.)

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PENE -> Il reato di diffamazione è punito con la reclusione fino ad UN ANNO e con una multa fino a 1032 euro.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la reclusione può arrivare fino a 2 anni, e la multa fino a
2.075 euro (pena in denaro è lieve), ma il giornalista viene punito con il carcere (1 o 2 anni).
Se l’offesa è arrecata tramite la STAMPA o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, vi è l’aggravante della pena può
arrivare fino a 3 anni di reclusione.

Vi sono altri due tipi di reato connessi all’attività informativa, soprattutto di carattere economico;

1. REATO DI INSIDER TRADING : utilizzo di informazioni economiche e finanziarie riservate ottenute


nell’esercizio della propria professione - che vengono divulgate o pubblicate, per profitto personale o di terzi.
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Direttiva comunitaria 2003/6 RECEPITA da legge n.62/2005


art. 180: punisce chi in possesso di informazioni privilegiate in ragione dell’esercizio di una funzione, anche
pubblica, di una professione o di un ufficio:
a) acquista, vende o compie altre operazioni su strumenti finanziari avvalendosi delle informazioni riservate.
b) senza motivo comunica le informazioni, cioè consiglia ad altri, sulla base di queste informazioni, la vendita,
l’acquisto o altre operazioni su strumenti finanziari.

Una novità è rappresentata dal fatto che anche chi viene a conosce delle informazioni privilegiate, da parte di chi le
possiede è soggetto alla stessa pena. Per informazioni privilegiata si intende un informazione specifica cui il pubblico
non dispone, riguardante strumenti finanziari, che se resa pubblica sarebbe idonea a influenzarne sensibilmente il
prezzo.

Sull’abuso di informazioni privilegiate nell’attività giornalistica, nel 2005 è stata approvata la Carta dei doveri
dell’informazione economica, contenente le norme di autoregolamentazione della categoria.

2. Aggiotaggio (art. 501 del c. p. : consiste nella pubblicazione o divulgazione di notizie false, esagerate o
tendenziose, atte a turbare il mercato interno, o nell’utilizzo di altri artifici atti a provocare un aumento o una
diminuzione del prezzo delle merci.

Le pene sono raddoppiate se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica in conseguenza
della pubblicazione o divulgazione.
Aggiotaggio bancario: chiunque divulga notizie false, esagerate o tendenziose riguardanti banche o gruppi bancari, atti
a turbare i mercati finanziari, è punito con le pene stabilite dall’art. 501 del c.p

CONSEGUENZE AL REATO DI DIFFAMAZIONE

Il reato di diffamazione è molto comune nell’attività giornalistica; Quando un giornalista offende il decoro di una
persona vi è quindi un articolo di carattere diffamatorio e vi sono delle conseguenze giuridiche:
Queste conseguenze non si escludono le une con le altre, ma si possono sommare.

1. Conseguenze penali, applicata la legge 595 del codice penale.

2. Conseguenze di tipo disciplinare da parte del consiglio dell’Ordine (censura, avvertimento, radiazione)

3. Conseguenze civili

Chi risponde di una notizia diffamatoria?


GIORNALISTA, RISPONDE PENALMENTE, CIVILMENTE E DAL PUNTO DI VISTA DISCIPLINARE
1. il GIORNALISTA (soggetto che ha firmato quel testo/notizia) e risponde penalmente, dal punto di vista
disciplinare, sia civile (in tutti e 3 gli ambiti di responsabilità).

DIRETTORE RESPONSABILE O VICEDIRETTORE RESP. CIVILMENTE E PENALMENTE


2. Il direttore responsabile ed il vicedirettore, rispondono sia penalmente che da un punto di vista civile, ma dal
punto di vista disciplinare no.
Art. 57 Codice p. prevedeva che per i reati commessi con il mezzo della stampa, il direttore responsabile risponde
del reato commesso. (la responsabilità penale nel nostro ordinamento è di tipo personale non si può rispondere dal
punto di vista penale di un fatto che ha colpito un altro soggetto.

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La corte costituzionale con la sentenza 3/1956 evidenzia che la responsabilità del direttore si configura per il
mancato esercizio della funzione di controllo sullo stampato (quindi risponde penalmente per fatto proprio, non per
fatto altrui) e quindi venne modificato il testo dell’art. 57 del c. penale.

Rispondono per questo, della stessa pena data al giornalista, ridotta di 1/3.

LA RESPONSABILITA’ CIVILE DEL GIORNALISTA


ART. 2043 del codice civile “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, 17
obbliga colui che ha commesso il fatto a RISARCIRE IL DANNO”.
Art. 185 codice penale: Ogni reato obbliga alle RESTITUZIONI, al risarcimento da parte del colpevole . “
Ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale obbliga al risarcimento il colpevole e le
persone che, debbano rispondere per il fatto di lui. “

Conseguenze civili: risarcimento dei danni, il giornalista non deve pagare solo la somma prevista dalla norma penale
che paga allo Stato, ma non ripara al danno causato alla persona offesa, e quindi paga un’altra somma per riparare al
danno, il risarcimento consiste quindi in una determinata somma di denaro, che sia equivalente al danno patito. Per la
quantificazione del danno, i parametri sono basati su:

1- diffusione dello stampato cioè quante persone hanno avuto accesso a quella informazione diffamatoria (copie
vendute dal giornale, copie di un libro, servizio televisivo su rete nazionale o locale)
2- collocazione della notizia
3- clamore provocato dalla pubblicazione
4- ripercussioni negative nell’ambito familiare, sociale, lavorativo
5- il grado della colpa
6- a chi è stata causata –importanza della persona - offesa-
7- gravità dell’offesa (se è un’offesa, oppure se è stato attribuito un fatto determinato – ha rubato soldi- )
e questi parametri sono stabiliti dal giudice CIVILE, che decidono la somma, che possono essere cifre molto alte.

Il fatto può essere


COLPOSO -> in questo caso è esclusa l’intenzionalità: l’evento che cagiona il danno è dovuto a negligenza,
imprudenza o imperizia, all’inosservanza di leggi, discipline, degli ordini e dei regolamenti.
DOLOSO -> l’EVENTO DANNOSO è previsto e voluto (commesso volontariamente) e si distingue in dolo
generico (mera volontà di arrecare un danno) e dolo specifico (sono presenti elementi specifici di intenzionalità e
frode).

Il danno può essere:


PATRIMONIALE -> Il danno incide direttamente sulla sfera patrimoniale/economica del soggetto leso, cioè lede un
interesse suscettibile di valutazione economico.
DANNO EXTRAPATRIMONIALE -> Un ingiusto perturbamento dall’animo della vittima, definito anche danno
morale, che consiste in una sofferenza di tipo psichico. Il danno non patrimoniale secondo l’art. 2059 del codice civile
può essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge.

Perché si configuri la responsabilità civile è necessario che tra il fatto illecito e il danno ingiusto intercorra un nesso di
causalità (il danno deve essere causato dal fatto illecito, cioè senza l’azione del presunto responsabile il danno non si
sarebbe verificato.)

COME PREVEDE L’ART. 11 legge n. 47/48-: per i reati commessi con il mezzo della stampa, sono
CIVILMENTE RESPONSABILI oltre l’autore della pubblicazione e il direttore responsabile o il vicedirettore
responsabile (Gli autori del reato) il proprietario della pubblicazione e l’editore (quando non sono coincidenti),
quindi la volontà del legislatore è di colpire la figura che maggiormente trae vantaggio economico dall’attività

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giornalistica (editore e proprietario).

Per stampa PERIODICA; l’editore risponde sempre solo CIVILMENTE.


Per la stampa NON periodica (non registrata presso il tribunale -> libri, romanzi); risponde penalmente l’autore
dell’opera, ma se l’autore è ignoto o non identificabile (opera firmata sotto pseudonimo o opere anonime), rispondono
penalmente e civilmente di tutti i reati commessi tramite quella pubblicazione, l’editore o in mancanza lo
stampatore.

ORDINE DEI GIORNALISTI E SANZIONI DISCIPLINARI


18
L’ordine dei giornalisti fu istituito per la prima volta durante il regime fascista con la legge n. 2307 del 31 dicembre
1925.

Il consiglio Nazionale dei giornalisti ha sede a Roma, ed è articolato in consigli REGIONALI e consiglio
interregionale. Compito del consiglio dell’ordine è la tenuta dell’albo dei giornalisti (dell’elenco di tutti i giornalisti
che operano in Italia). L’albo è UNICO e si divide in 2 elenchi:
- Elenco dei G. Professionisti
- Elenco dei giornalisti pubblicisti.
I professionisti sono giornalisti che esercitano quella attività in maniera esclusiva. I pubblicisti sono soggetti che
svolgono anche altre attività (differenza solo quantitativa).

Per diventare pubblicisti -> periodo di 24 mesi di collaborazione con una testata giornalistica, presentando l’attività
pubblicistica che si è prodotto.
Per diventare professionisti, si deve aver compiuto 21 anni, svolto una pratica di 18 mesi presso una testata e superare
un esame di idoneità professionale (che si tiene a Roma).

Requisiti necessari delle testate per accedere all’esame da professionista -> Le testate devono prevedere almeno 4
giornalisti professionisti come redattori, se di rilievo nazionale, sei.
- La legge impone che si può svolgere il periodo di pratica solo nelle testare il cui direttore responsabile è un
giornalista professionista (oggi questo limite è caduto, può essere anche un pubblicista).
L’esame prevede uno scritto (su argomenti di attualità), e un orale per verificare la conoscenza delle norme giuridiche
e dei principi deontologici legati alla professione oltre che alle teorie e alle tecniche dell’attività giornalistica.

Il consiglio dell’ordine è anche il titolare del potere -> le sanzioni sono applicate dal consiglio
regionale. Il giornalista deve evitare ogni attività che possa screditare l’attività giornalistica, o compromettono la
dignità dell’ordine, altrimenti sono previsti provvedimenti disciplinari.
Sono 4, in ordine di gravità crescente (dalla meno grave alla più grave):
- Avvertimento, che è collegato alle violazioni lievi e si tratta di un semplice richiamo verbale da parte del presidente
del consiglio regionale.
- “Censura” (con il significato di richiamo), che è un richiamo formale, collegato a condotte più gravi. Il consiglio
verbalizza che vi è stata attribuita una sanzione disciplinare della censura, resta traccia del fatto che si è stati
sanzionati.
- Sospensione (che può essere da 2 mesi fino ad 1 anno). L’iscrizione all’albo dei giornalisti è sospesa da 2 mesi ad 1
anno. (sanzione che da un segno forte che la sanzione era grave).
- La sanzione più grave è la radiazione dall’albo, il nome viene cancellato dall’albo dei giornalisti. (per i casi più
gravi). Una volta radiati devono trascorrere 5 anni, per poi poter chiedere al consiglio di appartenenza di essere iscritti
di nuovo all’albo dei giornalisti (dei pubblicisti o professionisti).

E’ previsto un secondo grado di giudizio: I grado: consiglio regionale, II grado: Consiglio Nazionale dell’Ordine dei
giornalisti, che prenderà la propria decisione, si può però poi ricorrere anche alla magistratura ordinaria (Tribunale,
Corte d’Appello, Cassazione)..

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Come si evita la diffamazione, la pubblicazione di notizie che hanno conseguenze giuridiche?

CI SONO DEI CRITERI/REGOLE CHE DEVE RISPETTARE IL GIORNALISTA, FISSATE DA UNA


SENTENZA DELLA CASSAZIONE (SENTENZA DECALOGO N.5259/84); Fissa le regole che il giornalista
deve rispettare per esercitare correttamente la sua professione ed evitare di incorrere nel reato di diffamazione:

Il TRIANGOLO DEGLI ESIMENTI sono le tre condizione che rendono legittimo e lecito l’esercizio del DIRITTO
DI CRONACA (il giornalista può invocare il diritto di cronaca):
1. La verità della notizia: Il giornalista deve pubblicare notizie, fatti che siano realmente accaduti, quindi devono
corrispondere a VERITA’. Il concetto di verità obbiettiva è VAGO, qualunque rappresentazione della realtà è una
19
verità soggettiva, il giornalista non può rappresentare una verità assoluta.

Verità putativa: il giornalista deve rappresentare la verità dei fatti per come emergenti dalle fonti a sua disposizione
nel momento in cui scrive il pezzo (quindi si chiede al giornalista una verità che sia tale in funzione delle fonti a
disposizioni nel momento in cui ha redatto il pezzo (agenzia di stampa, testimoni oculari ecc.)

Il giornalista ha il dovere di incrociare, confrontare e controllare più fonti disponibili. (ma dipende dai tempi e
modi di pubblicazione della notizia (tg in onda oppure giornale su carta stampata).

Nell’articolo possiamo non far nostra la notizia, ma pubblicare la notizia “l’Ansa/procura di Roma/ ha scritto che
Enrico Letta è stato arrestato”, in questo caso la verità non riguarda più il fatto storico (l’arresto), ma che la notizia sia
stata davvero pubblicata dall’ANSA o da altre fonti, quindi non dobbiamo rispondere e avere responsabilità della
verità di un fatto storico (forma di tutela, soprattutto usata nei tg o in Internet, in cui le notizie vengono date in
maniera molto più veloce).

La mezza verità (verità raccontata soltanto parzialmente, trascurando alcune parti del fatto e selezionandone
solo una parte), equivale ad una notizia falsa.
Se il titolo non corrisponde al contenuto dell’articolo non è veritiero, e ne risponde il direttore responsabile.

2. l’utilità sociale dell’informazione/Interesse pubblico: La notizia pubblicata deve concorrere alla formazione
civile, sociale del pubblico, su temi di attualità o interesse collettivo.
La notizia deve rispondere ad una finalità di informazione o di formazione del pubblico.

Non corrisponde all’interesse morboso del pubblico rispetto a determinate notizie ma alla necessità che il pubblico
conosca quelle informazione. Quando si tratta di personaggi noti questo profilo dell’utilità sociale si attenua, perché si
presuppone che sono personaggi noti le persone cioè la collettività vogliano conoscerne le vicende personali, private.

Riproporre notizie datate, vecchie: Si ritiene che i giornalisti non abbiano il diritto di riproporre notizie non più
attuali, perché non c’è più e non si avverte l’interessa della collettività a ritornare su quei temi, a meno che non
avvenga qualcosa che renda attuale quel fatto.

3.la forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione (continenza espressiva)
Indica la sobrietà nella forma espressiva, il giornalista non deve utilizzare espedienti tecnici per influenzare
l’interpretazione che il lettore darà della notizia. Il giornalista deve mantenere la presentazione della notizia il più
neutrale possibile. Gli espedienti da evitare sono:

- Sottinteso suggestionante: Nel corpo dell’articolo lascio intendere al lettore che la notizia sia più grave di quanto
non appare e che sia successo qualcos’altro di ancora più grave di quello di cui si parla e che è lasciato intendere e di
cui non si parla esplicitamente (“Berlusconi ha chiamato in questura per liberare Rubi, e non diciamo altro)
- Accostamenti suggestionanti: Il giornalista accosta due notizie, una molto più grave ed una irrilevante, che
accostandole porti alla suggestione del lettore, pensando che i due fatti siano collegati e ci quindi un fatto ancora più
grave; (“ Berlusconi ha chiamato in procura per liberare Rubi, e nello stesso giorno una madre è stata arrestata per lo
scandalo delle Baby prostitute”, creando nel lettore la convinzione che Berlusconi vada con minorenni.)

- Tono eccessivamente sdegnato nella costruzione dell’articolo o un’eccessiva drammatizzazione degli eventi, o
lasciar intendere al lettore che la notizia sia più grave di quello che è in realtà.

- Insinuazioni (far dedurre una conclusione inesatta)

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La notizia può essere considerata diffamatoria se, seppur vera e utile, ma viene violato la continenza espressiva.

Intervista: Quali sono le regole che sorreggono l’attività giornalistica quando si fa un’intervista?

1. Il giornalista ha il dovere di palesare la propria identità e non può indurre in inganno l’intervistato circa il fatto che
quelle dichiarazioni saranno pubbliche.

2.Se il giornalista non si palesa come tale, e non chiarisce al soggetto interessato che le dichiarazioni saranno rese
pubbliche, non può pubblicare quelle dichiarazioni, oppure in alternativa si può pubblicarle, non si deve rendere
riconoscibile il soggetto intervistato e tutelarne l’identità, perché non abbiamo il permesso esplicito di pubblicare
20
quanto questo ha detto.

Il giornalista risponde anche della verità di ciò che riferisce l’intervistato?


In una prima fa, la giurisprudenza sosteneva che il giornalista rispondesse anche di questa verità.
Questa impostazione giurisprudenziale è oggi superata, e il giornalista è responsabile solo della verità del fatto
storico dell’intervista (deve essere vero che è stato intervistato quel soggetto, che quell’intervista è avvenuta).

1.Il giornalista risponde alle dichiarazioni dell’intervistato quando ha omesso di verificare la veridicità delle
dichiarazioni del soggetto nell’arco di tempo a disposizione prima della pubblicazione dell’intervista.
2.Quando l’intervista è in diretta, l’intervistatore non risponde mai del contenuto di quanto riferito dall’intervistato,
perché non può controllare quelle dichiarazioni e il giornalista non risponde delle dichiarazioni del soggetto
intervistato.

Essenzialità della notizia: riguarda il diritto alla privacy.


Il giornalista quando espone e ricostruisce un fatto storico che riguarda un soggetto in particolare e che coinvolge
anche terzi soggetti differenti , deve limitare al minimo e all’essenziale i riferimenti a soggetti differenti dal
protagonista della notizia o da eventi differenti. L’articolo deve contenere solo i riferimenti

Queste regole valgono per il giornalista, per tutti i mezzi di comunicazione, carta stampata, radio, tv ecc.

La sistematica dei rimedi


Il risarcimento del danno

Art. 12 c.c-> il soggetto passivo del reato di diffamazione può chiedere una somma a titolo di riparazione.

L’ ART. 2043 del codice civile recita “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno
ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a RISARCIRE IL DANNO”.
Art. 185 codice penale: Ogni reato obbliga alle RESTITUZIONI, al risarcimento da parte del colpevole . “ Ogni
reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale obbliga al risarcimento il colpevole e le
persone che, debbano rispondere per il fatto di lui. “
COME PREVEDE L’ART. 11 della legge n. 47 del 1948: per i reati commessi con il mezzo della stampa, sono
CIVILMENTE RESPONSABILI in solido con gli autori del reato (autore della pubblicazione e il direttore) il
proprietario della pubblicazione e l’editore,).

Per stampa PERIODICA, l’EDITORE risponde sempre solo CIVILMENTE (per stampa periodica), in solido con il
giornalista ed il direttore responsabile (stampa periodica).
Per la stampa NON periodica (non registrata presso il tribunale, libri, romanzi); risponde penalmente l’autore
dell’opera, ma se l’autore è ignoto o non identificabile (opera firmata sotto pseudonimo o opere anonime), rispondono
penalmente di tutti i reati commessi tramite quella pubblicazione, l’editore o in mancanza lo stampatore.

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I rimedi in forma specifica: diritto di rettifica.


Legge 47/48
Art. 8 -> Disciplina il diritto di rettifica, cioè l’obbligo da parte del direttore di pubblicare gratuitamente le
dichiarazioni dei soggetti che si ritengono lesi da una notizia del giornale. La legge prevede il termine di due giorni
per i quotidiani e la pubblicazione della dichiarazione entro il secondo numero successivo per i periodici. La rettifica
deve essere pubblicata nella stessa pagina dell’articolo cui si riferisce, la lunghezza massima è 30 righe.

La pubblicazione della sentenza:


Un ulteriore rimedio IN FORMA SPECIFICA previsto dall’ordinamento in materia di illeciti commessi tramite attività
informativa: la pubblicazione della sentenza di condanna. 21
Questa pubblicazione, art. 120, c.p.p, è applicabile a tutte le fattispecie caratterizzate da un pregiudizio dell’identità
personale.
La pubblicazione della sentenza, a differenza della rettifica, è finalizzata a rendere nota la verità accertata in via
giudiziale.
Il mancato esercizio del diritto di rettifica non preclude all’interessato la possibilità di chiedere la pubblicazione della
sentenza di condanna.
Ma la pubblicazione della sentenza di condanna ha un impatto maggiore rispetto alla rettifica, perché essa rende nota
non una visione soggettiva del fatto lesivo, ma l’opinione di un giudice.

2. I rimedi CAUTELARI e l’inibitoria


Differente rispetto al sistema dei rimedi in forma specifica, è la tutela cautelare, garantita dall’
art. 700 c.p.civile: tale rimedio interviene ancor prima che la lesione al diritto sia consumata o nella immediatezza
del danno: La tutela cautelare si identifica con l’azione inibitoria, finalizzata all’ottenimento di un provvedimento
giudiziale che ordini ad un terzo di astenersi di un comportamento illecito, ovvero di interromperlo quando già
in atto. Quindi il suo scopo non è di carattere riparatorio ma preventivo, diretto ad impedire che il fatto lesivo abbia
inizio o ad interrompere l’esecuzione dell’attività già in atto.
Una forma inibitoria può essere rappresentata dal sequestro del mezzo materialmente utilizzata per recare l’offesa alla
reputazione e all’onore. (Comma III articolo 21: sequestro della stampa.)

Legge n. 69/63 regola la professione giornalistica. Art. 2 (diritti e doveri):


1. E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazioni e di critica, limitata dall’osservanza delle
norme di legge dettate a tutela della personalità altrui.
2. E’ loro obbligo il rispetto della verità dei fatti.
3. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori.
4.I giornalisti ed editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò
sia richiesto dal carattere fiduciario di esse.

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CARTE DEONTOLOGICHE
I codici di autoregolamentazioni è adottato da specifiche categorie professionali al fine di garantire il rispetto di regole
deontologiche da parte degli stessi iscritti ad un determinato ordine o categoria professionale.

Funzione: permette un controllo ed un potere sanzionatorio diretto nei confronti degli stessi appartenenti al gruppo di
riferimento e limita l’intervento disciplinare dell’autorità statale.

I codici hanno un’efficienza generale, cioè estesa a tutti i soggetti che si trovano ad operare nell’ambito di
riferimento
22
Il giornalista nell’esercizio della propria professione è tenuto a rispettare una serie di norme, la costituzione e le
leggi civili e penali (leggi dello stato), e norme deontologiche.

La deontologia è definita come l’insieme di regole, doveri e valori etici di una categoria professionali, al cui
rispetto sono tenuti tutti i membri di quella categoria.

Le carte deontologiche:
I Documenti stilati dalla categoria dei giornalisti si possono dividere in:
 carte predisposte/adattate dall’ordine dei giornalisti o dei sindacati di categoria;
 carte redatte da singole aziende editoriali/testate

1. PROTOCOLLO DI INTESA SU INFORMAZIONE E PUBBLICITA’ (88)


firmato da Federazione Nazionale Stampa Italiana, il cui obiettivo era creare una sinergia tra diversi
soggetti coinvolti nelle comunicazioni di massa PER:

1. Immediata riconoscibilità dell’emittente del messaggio (se si tratta di pubblicità o informazione giornalistica)

2. divieto di confondano i ruoli tra giornalisti e pubblicitari o addetti alle pubbliche relazione (es. non si possono
scrivere articoli per pubblicizzare un prodotto)

3. obbligo di correttezza e veridicità delle informazioni (sia per le notizie giornalistiche o informazioni a
fini commerciali/pubblicitari)

CARTA DI TREVISO (90): sottoscritta dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale
Stampa Italiana in collaborazione con “Telefono Azzurro”:
Tutelare i minori coinvolti in fatti di cronaca con l’anonimato. (come protagonisti, vittime o testimoni del fatto
dev’essere garantito l’ANONIMATO, quindi non deve essere identificato né identificabile - ma solo il caso di
rapimenti o scomparse è possibile venir meno a questo principio con l’assenso dei genitori e del giudice competente.

CARTA DEI DOVERI DEL GIORNALISTA (1993)


Un codice deontologico generale che serve ai consigli dell’ordine per esercitare il potere disciplinare,
stabilire se c’è inflazione o no:
1. Pone l’accento sulla responsabilità del giornalista nei confronti dei cittadini.

1- DIVIETI:
- Il giornalista non deve accettare favori che ne compromettono l’autonomia. Il giornalista non può associare il proprio
nome ad iniziative di carattere commerciale così come non si possono fare “spot pubblicitari”.
- Il giornalista deve verificare l’attendibilità delle fonti. Non deve raccontare notizie false, o omettere particolari
rilevanti ai fini di una corretta ricostruzione dell’evento da parte del lettore (la mezza verità equivale ad una notizia
falsa).
- Il giornalista non deve pubblicare immagini o fotografie particolarmente raccapriccianti, o lesive della dignità della
persona, non deve soffermarsi sui dettagli di violenza e di brutalità, se non prevalgano motivi di interesse sociale.

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2- A TUTELA DEI CITTADINI:


- E’ vietata la pubblicazione di nomi e particolari che possono condurre all’identificazione di persone coinvolte nei
fatti di cronaca, se questo mette in pericolo la loro incolumità.
- Qualora una fonte richieda di rimanere riservata il giornalista deve rispettare il segreto professionale.

3- Tutela dei minori: Non si può violare la riservatezza e la sensibilità dei minori

4-Particolare attenzione viene rivolta ai diritti dei malati e dei soggetti deboli: Nel trattare info di tipo sanitario è
richiesto al giornalista la verifica delle fonti per non generare false aspettative o diffondere notizie dannose.
23
5- Sono richiamati il diritto di rettifica e di replica. Il principio di presunzione di innocenza, secondo il quale
nessuno può essere considerato colpevole fino a condanna definitiva.

CARTA DELL’INFORMAZIONE ECONOMICA (2005):


L’Ordine ha enunciato I principi cardine dell’informazione economica:
1. Il giornalista non può subordinare al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui sia
venuto a conoscenza nell’ambito della propria attività professionale né può turbare l’andamento del mercato
diffondendo fatti o circostanze utili ai propri interessi.

2. Il giornalista deve rifiutare pagamenti, rimborsi, vacanze gratuite, che possano condizionare il suo lavoro e la sua
autonomia.

DECALOGO DI AUTODISCIPLINA SPORTIVA (2009)


Nel 2009 è stato approvato il decalogo di autodisciplina del giornalista sportivo, per la necessità di definire norme di
comportamento per la categoria.
CARTA DEI DOVERI DEI GIORNALISTI DEGLI UFFICI STAMPA (2011)
Approvata dal consiglio nazionale dell’ordine:
1. Il giornalista che opera negli uffici stampa delle amministrazioni pubbliche agisce in conformità a due principi
fondamentali della legge 150/2000: 1. Il diritto dei cittadini di essere informati 2. il diritto/dovere delle istituzioni
pubbliche ad informare.
2. Il giornalista deve separare nettamente il proprio compito da quello di altri soggetti che operano nel campo della
comunicazione.

3. Le indicazioni che il giornalisti di un ufficio stampa possono provenire solo da soggetti che hanno titolo esplicito di
fornirgliele cioè capo ufficio stampa o coordinatore.

4. Se il giornalista ha il ruolo di DIRETTORE RESPONSABILE di house organ, siti web, newsletter o altri mezzi di
informazione aziendale, risponde dei contenuti, oltre che civilmente e penalmente, anche davanti all’Ordine dei
giornalisti. 5. L’interesse economico non deve mai limitare la responsabilità verso i cittadini.

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IL CODICE DEONTOLOGICO RELATIVO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI:


Il codice deontologico è allegato al nuovo testo unico sulla privacy, il d.lgs. 196/2003, che fornisce una
disciplina organica della materia di trattamento dei dati personali.

Questo codice ha efficacia per gli appartenenti alla categoria ma anche per ogni soggetto che anche
occasionalmente eserciti attività pubblicistica.
Art. 136, il giornalista effettua trattamento temporaneo delle informazioni finalizzato esclusivamente alla
pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi o altre manifestazioni del pensiero.
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- Viene disciplinata la tenuta di banche dati di uso redazionale, con l’obbligo di rendere nota al pubblico
l’esistenza di questi archivi almeno 2 volte l’anno.

2. In merito ai dati sensibili (contenenti info relative a origine razziale ed etnica, convinzioni religiose, filosofiche,
opinioni politiche, adesioni a partiti, e dati atti a rivelare le condizioni di salute e la sfera sessuale), il giornalista deve
garantire che essi sia raccolti nell’interesse pubblico, evitando riferimenti a soggetti non interessati ai fatti.
- Non devono essere pubblicate immagini di persone in stato di detenzione o la pubblicazione di immagini raffiguranti
persone con manette ai polsi.
- Anche la sfera sessuale dell’individuo è tutelata (dato sensibile

3.Trattamento dei dati personali dei minori, non si deve fornire elementi tali da rendere il minore identificato o
identificabile.

LA CARTA DI FIRENZE (2012) Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la Fnsi


DI fronte alla precarietà giornalistica, che va a discapito della qualità dell’informazione, si è reso necessario un
intervento.
- Costituzione art. 35, commi 1 al 3, relativi al diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del
lavoro e n ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

1. L’Ordine e la Fnsi si sono impegnate a controllare che venga garantiti a tutti i giornalisti un’equa retribuzione, che
permetta loro un’esistenza libera e dignitosa, e vengano favoriti percorsi di regolarizzazione contrattuale.
2. (art. 2 carta di Firenze). Spetta al direttore responsabile la promozione del rispetto di principi come la
collaborazione tra giornalisti e la pari dignità di tutti i giornalisti, senza distinzione di ruolo o posizione.
3. Il direttore responsabile che rifiuta immotivatamente di riconoscere la compiuta pratica è soggetto a
procedimento disciplinare.
4. I giornalisti sono tenuti a segnalare ai consigli dell’Ordine situazioni di esercizio abusivo della professione, di
mancato rispetto della dignità professionale.
Art. 3 > promuove la costituzione di un OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE CONDIZIONI
PROFESSIONALI DEI GIORNALISTI, che garantisca la corretta applicazione della Carta e svolga attività di
denuncia di condizioni dii sfruttamento che ledano la dignità dei giornalisti.

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RADIOTELEVISIONE CARATTERISTICHE DI RADIO E TV DISTINTIVE

1- Da sempre c’è un rapporto stretto tra radiotelevisione e lo Stato (potere politico): Rispetto agli altri mezzi di
comunicazione di massa, per radio e televisione lo Stato non è il soggetto che detta solo le REGOLE, ma è anche
impegnato è GESTORE in prima persona quindi di questi mezzi di comunicazione di massa.

2- Questo ruolo di gestore, lo Stato l’ha riservato per una lunghissima stagione l’ha esercitato in maniera esclusiva, in
maniera monopolista, era l’unica soggetto che poteva gestire questi mezzi di comunicazione.
La storia della radio e della tv dal punto di vista normativo è la storia del progressivo superamento del monopolio
pubblico in questo settore e l’apertura anche ai soggetti privati
25

4- Ultima caratteristica di questo settore, è legata al ruolo che nel nostro Paese, si sono ritagliate le corti costituzionali.

La disciplina del sistema radiotelevisivo: Dal periodo PREREPUBBLICANO (fascismo) al codice della radio
televisione
I primi interventi legislativi in materia di radiofonia ci sono stati fin dagli inizi del secolo scorso, mentre per il sistema
televisivo, solo dopo il 1954 - data di avvio delle trasmissioni rai.

A livello europeo possiamo identificare 3 grandi stagioni normative in materia radio e tv che accomunano tutti gli
ordinamenti occidentali:
I stagione è caratterizzata dal MONOPOLIO PUBBLICO ASSOLUTO:
Si pone nel periodo a cavallo tra le II guerre mondiali fino agli anni intorno al 1960. Nella fase tra le due guerre
mondiali la RADIO stava passando da una fase sperimentale ad una fase divulgativa, di utilizzo anche per le masse.

PRIMA DEL FASCISMO


LEGGE N. 395/1910. In questa fase del settore radiofonico lo stato è ancora spettatore esterno del settore
radiofonico, e furono individuante alcune linee generali di intervento dello stato, come la tutela del segreto delle
comunicazioni.
- Con questa legge vengono disciplinati e chiariti alcuni aspetti tecnici (distanza tra i ripetitori, perché i privati possano
trasmettere senza sovrapporsi gli uni con gli altri). Questi impianti vengono costruiti dallo stato e dati in concessione a
privati, che li gestiscono.
- Le prime concessioni vengono assegnate nel 1912 vi sono 2 società: Radiofono e Radio audizioni circolari.

FASCISMO
Nel 1924 lo Stato è ancora soggetto esterno al settore radiofonico, però la concessione è data ad un unico un soggetto
privato, non ci sono vari competitors (URI Unione Radiofonica Italiana), durava 6 anni,
viene rilasciata dal Governo (Potere esecutivo), l’URI può decidere la programmazione, ma la deve comunicare
all’esecutivo, e deve essere preventivamente autorizzato.

R.DECRETO LEGGE 2207/27 lo Stato gestisce in via DIRETTA il settore radiofonico e televisivo tramite
l’EIAR. - L’EIAR è interamente di proprietà dello Stato, ma è ancora una società dal punto di vista della struttura
societaria (quindi privato):
- La programmazione è decisa dal governo (deve sottoporre al governo un piano di programmazione triennale
all’esecutivo, questo piano può essere modificato con il permesso del ministro delle comunicazioni.
- All’interno del GOVERNO viene istituito il comitato di VIGILANZA cui l’EIAR deve rispondere.
- Presenza di quattro membri di nomina dello Stato nel consiglio di amministrazione. Al loro interno devono eleggere
il presidente e delle cariche, i nomi devono essere approvati dall’ESECUTIVO.
Reggio DECRETO 645/36 detto codice postale, perché disciplinava il settore delle poste e delle
telecomunicazioni: All’Art. 1 stabilisce che il settore della radiofonia è riservato allo STATO.

La corte costituzionale viene chiamata in causa per stabilire se la norma dello stato (art.1 di questo r. decreto) è
conforme alla costituzione.

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CADUTA DEL FASCISMO -> Con la caduta del fascismo l’impostazione resta la stessa.
DECRETO LOGOTENENZIALE CAPO PROVVISIORIO DELLO STATO N. 478/47: Il settore viene gestito
tramite l’EIAR e vi è un coinvolgimento parziale del Parlamento (istituita una commissione parlamentare di vigilanza,
con funzione consultiva)

COSTITUZIONE.
Le costituzioni codificano la libertà di manifestazioni del pensiero (art. 21 della costituzione Italiana).
In Italia non si ostacolò la soluzione elaborata nel periodo fascista, che vedeva lo Stato unico proprietario dell’EIAR,
26
ed era direttamente controllato dal governo.

Il monopolio Rai e l’intervento della corte costituzionale

Nel 1952 la concessione viene affidata alla RAI (radio audizioni italiane) che sostituisce l’EIAR.

- Si rafforza il controllo statale: infatti è confermato anche il meccanismo di nomina degli organi della Rai (il cda rai è
composto da 6 membri – non solo più 4- che sono tutti di nomina governativa e il governo decide anche tra questi 6
nomi chi deve essere presidente e chi direttore generale).

- Per la programmazione la RAI deposita un piano triennale di programmazione che deve essere approvato dal
GOVERNO.

- il FINANZIAMENTO -> La Rai deve essere finanziata con denaro pubblico. Dal 1952 vi è il CANONE RAI,
imposto ai cittadini (FORMA DI FINANZIAMENTO PUBBLICO) e la II forma di finanziamento è la PUBBLICITA’,
però entro una soglia che non può superare il 5% degli introiti della RAI.

PERO’ Si sostenne che il monopolio statale fosse incostituzionale, in quanto andava contro l’art. 21, 33 e 44 della
Costituzione.
- La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 59/60, ritenne che a causa della limitatezza dei canali utilizzabili
(banda di trasmissione limitata), i servizi radiotelevisivi, se non fossero riservati allo Stato o un ente ad hoc,
cadrebbero nella disponibilità di uno o pochi soggetti privati (quindi si temeva l’eventualità di un oligopolio privato e
quindi era giusto un monopolio pubblico). Per questo motivo di carattere tecnico il monopolio statale è lo strumento
migliore per garantire la libertà di manifestazione del pensiero di tutti i cittadini.

MA evidenziò la necessità che il legislatore promulgasse in breve tempo una legge di riassetto del sistema televisivo,
per garantire maggiore pluralismo informativo da parte del servizio pubblico (una pluralità di voci differenziate
affinché i destinatari del messaggio televisivo non siano condizionati da rappresentazione univoche della realtà.)
La legge avrebbe quindi dovuto adottare due principi essenziali:
1. accessibilità della radio e tv: Lo STATO deve garantire che tutte le forze politiche e culturali presenti nel paese
possano avere accesso a radio e tv (e i programmi di informazioni sarebbero dovuti essere ispirati all’imparzialità
dell’informazione.)

2 -> 1- valorizzare il ruolo del Parlamento, per avere una tv e una radio aperta a tutte le forze del Paese, limitando lo
spazio riservato all’esecutivo

FASE DELLA CONCORRENZA PUBBLICO PRIVATO


Intorno agli anni 70 vengono progressivamente sperimentate ed utilizzate le reti via cavo (non più via etere) una
tecnologia non caratterizzata da interferenze e limitatezze.

Negli anni 70 si moltiplicarono le emittenti private che trasmettevano via etere programmi a livello locale,
anche prive di autorizzazioni, determinarono l’ennesimo intervento della Corte costituzionale

La Corte costituzionale sentenza 202/76 -> Alla corte costituzionale vengono poste 2 domande specifiche riguardo il
monopolio pubblico:
1. La ritrasmissione di programmi stranieri e le reti via cavo a livello locale non vi è limitatezza delle frequenze
(perché non si possono liberalizzare queste 2 attività?): La corte costituzionale risponde che per queste due attività non
c’è un problema di carattere tecnico e quindi possono essere liberalizzate, e quindi riguardo queste 2 attività il

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monopolio pubblico è illegittimo, va contro la costituzione, e quindi dice che i privati possono operare in queste 2
attività, ma prima devono essere autorizzati da una legge.

La corte costituzionale indica al parlamento quali devono essere i contenuti essenziali di questa legge, che deve
far riferimento a 7 principi essenziali:
1. Limitare il ruolo dell’esecutivo e valorizzare il ruolo del Parlamento
3 Garantire tramite radio e tv, imparzialità e completezza dell’informazione in favore dei cittadini.
5. Fissare dei limiti di affollamento in materia di pubblicità (stabilire quanta pubblicità può passare in radio e tv e in
radio).
6. Diritto di accesso alla radio e alla tv per enti locali (le regioni partecipano alla gestione di radio e tv).
27
7. Disciplinare il diritto di rettifica anche per radio e tv, oltre che per la stampa.

FASE DEL MONOPOLIO CORRETTO - ANNI 60-80


La “riforma televisiva” della legge 103/75 e l’istituzione della commissione di vigilanza RAI
SI APRE LA FASE DI MONOPOLIO PUBBLICO CORRETTO DAGLI ANNI 60 AGLI ANNI 80: PARLAMENTO:
IL MONOPOLIO PUBBLICO RIMANE, MA SI VALORIZZA IL RUOLO DEL PARLAMENTO A SEGUITO
DELLE SENTENZE DELLE CORTI COSTITUZIONALI.

LEGGE N. 103/75:; ha istituito la commissione parlamentare bicamerale di vigilanza RAI ,


costituita da membri del Parlamento, scelti tra le due camere, i cui compiti sono
1 vigilanza sulla programmazione rai.
2. Vigila sulla gestione aziendale 3. Vigila sulla nomina del cda RAI: NOMINA I CONSIGLIERI DI
AMMINISTRAZIONE DELLA RAI, E CI DEVE ESSERE UNA MAGGIORANZA DEI 3/5 -> maggioranza molto
elevata, perché il cda RAI non può essere una fotografia del Parlamento e le forze politiche trovano perciò un accordo
più ampio, non basta il 51%, ovvero la metà + 1%.
Il consiglio di amministrazione RAI nominato dal commissione di vigilanza, deve indicare 2 nomi:

1. Presidente (funge la punto di unione tra commissione di vigilanza e azienda, per garantire alla commissione che
l’azienda risponda ai suoi indirizzi.
2. Direttore generale, che è il soggetto responsabile dell’attuazione all’interno dell’azienda di queste direttive.

- La legge ha ribadito la riserva statale, la natura di servizio pubblico della radio tele trasmissione, per la rilevanza che
esso assume nei confronti della collettività. (La tv era uno strumento capace di plasmare l’opinione pubblica per
mezzo di programmi idonei ad informare e formare culturalmente la società)
- I privati devono seguire un regime autorizzatorio, per poter trasmettere a livello locale.

3 FASE DUOPOLIO PUBBLICO PRIVATO


I privati devono attendere una legge, ma non aspettano, nascono le tv a livello locale, ma intorno agli anni 80 le
imprese radiotelevisive locali raggiunsero dimensione nazionale, fondendosi in un unico gruppo e trasmettendo così
contemporaneamente gli stessi programmi nelle loro regioni di appartenenza.

Mediaset comunica ad acquistare anche le reti più piccole a livello locale, del nord italia, e comunicano a trasmettere a
livello più ampio, a livello nazionale.

Il Tribunale di Roma ha cercato di impedire nella metà degli anni 80 ai tra gruppi Canale 5, Italia 1 e Rete 4 (le tre
imprese radiotelevisive che facevano capo al gruppo Fininvest) e alle reti collegate di non trasmettere a livello ultra
locale i propri programmi, e si rivolsero alla Corte Costituzionale;

La sentenza 147/81 se non c’è una legge i privati non possono trasmettere a livello nazionale.

Il Parlamento interviene con un Decreto legge 807/84 o anche chiamato decreto legge Berlusconi (quindi
prende il nome del maggior soggetto privato interessato:
Si prende atto che la Mediaset trasmette a livello nazionale, senza una legge. PER SEI MESI la situazione resta
costante per elaborare una legge che disciplini il fenomeno, si congela quindi la situazione. Ma i Sei mesi durano anni
e la legge non viene fatta.

Quindi ritorna ad intervenire la C. C, con la sentenza n. 826/88: la legge dell’85 è costituzionale, e ribadisce che il

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Parlamento deve prevedere ad una legge in tempi strettissimi, e che se passava altro tempo sarebbe diventata
incostituzionale.

I contenuti essenziali della legge devono essere :


Nozione di pluralismo: Nel settore radio televisivo vi deve essere:
- Pluralismo INTERNO: Spazio al maggior numero di voci, idee e opinioni, possibile.
- Pluralismo ESTERNO: Accessibilità dei privati al mercato della radio e della tv (affidata quindi a soggetti privati.
- I cittadini devono essere liberi di scegliere tra un’offerta variegata di più players (operatori del settore
radiotelevisivo). 28

- detta anche altri contenuti di questa legge -> 1. Dovrà disciplinare i profili 5 profili specifici:
Fissare norme antitrust disciplinare le emittenti locali e nazionali, tener conto degli sviluppi tecnologi registrati nel
settore.

LEGGE 223/90 (MAMMI)


In questa fase della concorrenza pubblico privato, nascono due cose: nascita di autorità indipendenti di controllo
nel settore delle telecomunicazioni (Agcom) e i limiti antitrust:

Antitrust -> ( anti-monopolio ), con questo termine si definisce il complesso delle norme giuridiche poste a
tutela della concorrenza sui mercati economici ed evitare quindi il crearsi di posizioni dominanti e monopoli.
Il Parlamento emana una legge, n. 223/90 (LEGGE MAMMI’, prende il nome del ministro delle comunicazioni:
Legge più importante in materia di radio televisione, è la prima norma importante nel settor)

- Legittima i privati che trasmettono a livello nazionale e stabilisce dei principi comuni, che devono ispirare l’operato
dei concessionari privati e pubblici (pluralismo).
2. L’art. 2 fa riferimento al principio di pluralismo dell’informazione, e si fa riferimento a pluralismo interno
(ovvero apertura a diverse opinioni, tendenze politiche, sociali e culturali e religiose) e pluralismo esterno (la
possibilità di ingesso nel mercato – in conformità con l’art. 21 della costituzione- lmdp

Normativa Antitrust > la legge prevede dei limiti ANTITRUST: Nessun soggetto privato a livello nazionale, può
controllare più del 25 % delle frequenze disponibili e non può ottenere più di tre concessioni
(= MEDIASET). Chi controlla più del 16 % del mercato dell’editoria, non può avere concessioni a livello nazionale,
chi ha tra l’8 e il 16% può avere al massimo una concessione televisiva, chi ha al di sotto dell’8% può avere 2 o +
concessioni. (= MEDIASET).

REGIME CONCESSORIO -> La concessionaria pubblica è la rai, i privati per trasmettere devono avere
un’autorizzazione da parte dello Stato, quindi delle concessioni.
- Vi è un piano di ripartizione delle frequenze, in base alle frequenze disponibili. L’AGICOM - Autorità per le
garanzie delle Comunicazioni- deve metterle a disposizione, tramite dei bandi di gara, a cui partecipa chi ha i requisiti
economici necessari. (Li aveva solo MEDIASET).
Art. 16: il rilascio della concessone avviene sulla base di:
1. Potenzialità economica
2. Qualità della programmazione prevista e dei progetti radioelettrici e tecnologici.
3. La presenza sul mercato, le ore di trasmissione effettuate, la qualità dei programmi, le quote percentuali di
spettacoli e servizi informativi autoprodotti, il personale dipendente, e gli indici di ascolto rilevati (ciò favorisce la
Fininvest che diviene l’unico soggetto concorrente della Rai, e impedisce ad eventuali soggetti di agire nel sistema
radiotelevisivo, in quanto non possono conseguire requisiti pari a questa società.

Per la concessione, la domanda deve essere presentata a una commissione di esperti nominata dal Ministro delle
comunicazioni. La concessione dura 6 anni.

Interviene la corte costituzionale con la sentenza n. 420 del 94: I limiti antitrust sono sbagliati, la legge Mammì

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legittima solo il duopolio Mediaset/Rai. Ma la C.C nell’88 aveva chiesto di garantire l’accessibilità nel mercato ai
privati e la legge viene dichiarata anticostituzionale, i limiti Antitrust non funzionano.

Il Parlamento emana la legge 249/97 (LEGGE MACCANICO):

Unico limite antitrust è che nessun soggetto privato può avere più del 20% delle frequenze disponibili (Le reti rai e
mediaset sono più del 20%), ma si dice che il limite entrerà in vigore quando L’agicom stabilirà che le nuove
tecnologie (satellite) avranno raggiunto un livello di diffusione sufficiente.
29
Nel 2001 si ha la delibera dell’AGCOM 346/01 -> Decide che il limite antitrust è fissato al 31 dicembre 2003
(cioè data in cui il limite antitrust sarebbe entrato in vigore).
la CORTE COSTITUZIONALE risponde con una sentenza (422/2002, dicendo che non si va oltre il 31
dicembre 2003, data in cui DEVONO entrare in vigore i limiti antitrust della legge maccanico.)

Legge Gasparri 112/04


Legge Gasparri 112/04 (dal nome del ministro all’epoca responsabile della materia), si è posta l’obbiettivo di
proporre una disciplina organica del sistema radiotelevisivo. Si tratta di una riforma generale, del sistema
radiotelevisivo, dopo la legge Mammì e Maccanico.

La legge è stata oggetto di un iter legislativo molto complessa, è stata rinviata alle camere dal presidente Ciampi il 31
dicembre, in cui invitava a promuovere una legislazione idonea a garantire un effettivo pluralismo e un’effettiva
imparzialità e completezza dell’informazione.

Nella legge sono ribaditi il pluralismo dei mezzi di comunicazione, la libertà di opinione e manifestazione del
pensiero, la tutela della persona umana (con riferimento ai minori), l’imparzialità, obbiettività, completezza e lealtà
dell’informazione - l’autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni devono occuparsi del loro effettivo rispetto.

MA Il legislatore ha concentrato la propria attenzione soprattutto sulle novità tecnologiche che si erano imposte nel
settore:
1. digitale terrestre: E’ stata introdotta l’incentivazione del sistema di trasmissione digitale terreste, per ampliare
grazie alle sue caratteristiche tecniche (il segnale televisivo diventa un’informazione elettronica non in forma
analogica ma digitale) il numero delle frequenze disponibili.

2. processo di convergenza tra radiotelevisione e altri settori considerati affini, come telecomunicazioni,
l’editoria e internet.
CONVERGENZA: art. 14 disciplina il sistema integrato delle comunicazioni (SIC), il settore della stampa,
internet, l’editoria, la radio, la televisione, il cinema e la pubblicità.

Limiti antitrust a tutela della concorrenza:


1. Il fornitore di contenuti sia titolare di autorizzazioni che consentano di diffondere più del 20%del totale dei
programmi radiofonici e televisivi in ambito nazionale.

2. soggetti non possono conseguire, né direttamente né indirettamente ricavi superiori al 20% dei ricavi
complessivi del sistema integrato delle comunicazioni.

La tutela del pluralismo nel settore delle telecomunicazioni rientra nei compiti dell’Autorità per le garanzie delle
comunicazioni, il quale ha poteri di vigilanza e di controllo nel settore.

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D. legge 177/05: testo unico degli audiovisivi

L. Gasparri (112/04) viene ripresa dal d. legge 177/05: testo unico degli audiovisivi, dove vengono riorganizzate le
leggi sugli audiovisivi.
Che si pone:
1) La digitalizzazione: passaggio dalla tecnologia analogica, a quella digitale) dell’attività radiotelevisiva, che metteva
fine alla scarsità delle frequenze e consentiva il passaggio da pochi canali analogici ad una pluralità di contenuti e
canali. Con la Digitalizzazione dell’attività radiotelevisiva non c’era più il problema della scarsità delle frequenze.

2) Far convergere i due settori della radiotelevisione e delle telecomunicazioni/ comunicazioni elettroniche (ad es. 30
Internet). Le reti di comunicazione elettronica sono idonee a veicolare ogni contenuto: voce, dati, suoni, immagini,
quindi c’è una convergenza tra televisione e telecomunicazioni.
3) Conformarsi alla normativa comunitaria - direttiva in materia televisiva (la c.d direttiva sulle televisioni senza
frontiere)
Questa convergenza digitale tra i settori radiotelevisivo e della comunicazioni elettroniche hanno imposto una
rivisitazione della nozione di servizio pubblico di interesse generale(gli obblighi di servizio universale, cioè
prestazioni minime da offrirsi a tutti i cittadini a prezzi accessibili), e quindi della logica della concessione da parte
dello Stato.
Il settore radiotelevisivo nel settore più ampio della prestazione di servizi e vi è la piena LIBERALIZZAZIONE
delle telecomunicazioni:
L’attività televisiva era un’attività economica di prestazione di servizi liberamente esercitabile da chiunque.
Molteplici quindi potevano essere le imprese operanti in questo settore. (libera concorrenza)

Regolamento AGCOM 435/01:


E’ stato abbandonato il tradizionale modello di impresa radiotelevisiva che gestisce tutto e sono state introdotte tre
nuove figure imprenditoriali:
Operatore di rete; disegna, allestisce gestisce ed ottimizza la rete
Fornitore di contenuti; chi realizza il prodotto o programma da trasmettere. Esercita sul prodotto un controllo
editoriale, operatore televisivo con compiti in primo luogo editoriali, cioè scegliere i programmi da offrire al pubblico.
Fornitore/prestatore dei servizi; si divide in:
- chi fornisce il servizio di abbonamento ai programmi criptati stipulando un contratto con l’utente per vendergli
programmi a pagamento. Offre strumenti tecnici per fruire dei programmi (decoder, smart cards)
- chi si occupa di fornire dei servizi interattivi correlati alla fruizione dei programmi, ma diversi dai programmi stessi.
Quindi fornisce servizi della società dell’informazione

Il codice della radiotelevisione ha posto una serie di vincoli:


a. Il divieto di posizioni dominanti nei singoli mercati che compongono il SIC (sistema integrato delle
telecomunicazioni). b. Il tetto del 20% delle risorse dell’intero SIC (i soggetti non possono conseguire, né
direttamente né indirettamente ricavi superiori al 20% dei ricavi complessivi del sistema integrato delle
comunicazioni. Il limite antitrust è rappresentato dalla quota 20% del totale dei proventi ricavabili dal SIC (Sistema
Integrato della comunicazione)
c. Il tetto del venti per cento dei programmi per i fornitori di contenuti. Il fornitore di contenuti sia titolare di
autorizzazioni che consentano di diffondere più del 20%del totale dei programmi radiofonici e televisivi in ambito
nazionale.
e. Il divieto degli operatori televisivi (Mediaset) di acquisire più del 10% del SIC.

Decreto Romani (D.LGS.44/10)


d.lgs. 44/10 (decreto romani) che va a modificare ed integrare il Testo Unico della Radiotelevisione (177/05) che è
ribattezzato T.U dei media audiovisivi.

DIRETTIVA 65/07 (sma) ha portato a:


-Equiparazione dell’attività indipendentemente dalle piattaforme che veicolano tali servizi. (principio di neutralità
tecnologica dovuta alla convergenza tecnologica: infatti le reti di comunicazioni elettronica possono ì veicolare ogni
contenuto: dalla voce, dati, suoni, immagini. Ciò che conta non è la piattaforma trasmissiva, ma il modo in cui i servizi
vengono erogati (servizi audiovisivi). Quindi la direttiva si applica a tutti i servizi audiovisivi, qualsiasi sia la loro
piattaforma di trasmissione/ricezione.

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Anche operatori Internet come Youtube possono ricadere quindi nel campo di applicazione della direttiva SMA, si
ritiene che servizio rilevante ai sensi della direttiva sia:
- Qualsiasi contenuto audiovisivo.
- che sia inserito in un palinsesto nel caso di servizi lineari e in un catalogo nel caso di s. non lineari.

NOZIONI DI PALINSESTO E RESPONSABILITA’ EDITORIALE


La digitalizzazione e la convergenza moltiplicano le possibilità di scelta e l’utente audiovisivo può selezionare a suo
piacimento cosa vedere (i contenuti), il mezzo di fruizione cioè televisione tradizionale, il pc ecc, e ci sono più
modalità di fruizione, dalla televisione passiva, all’interattività della rete.
31
- Si passa dal palinsesto (programmazione imposta dall’emittente all’utente) al catalogo (palinsensto personalizzato,
un menu nel quale l’utente sceglie cosa vedere e quando vederlo.
Responsabilità editoriale del fornitore di servizi di media audiovisivi -> esercizio di un controllo effettivo sulla
selezione dei programmi da trasmettere e la loro ORGANIZZAZIONE in un palinsesto cronologico. La selezione,
organizzazione e gestione del catalogo/palinsesto costituisce la responsabilità editoriale del fornitore di contenuti
audiovisivi.

DISTINZIONE LINEARE NON LINEARE


Nella direttiva 65/2007 si distinguono i fornitori di servizi di media audiovisivi in due sottocategorie:
i servizi lineari; inserimento dei servizi audiovisivi in un palinsesto e destinati alla fruizione simultanea da parte del
pubblico. (live streaming)
I servizi non lineari o a richiesta -> sono inseriti in un catalogo e fruiti in un momento scelto dall’utente.
(web casting)

SEZIONE III: gli organismi di controllo

Il settore della radiotelevisione è regolato dal legislatore italiano attraverso la nascita di varie istituzioni che
hanno il compito di ORGANIZZARE E MONITORARE le telecomunicazioni.
I principali organismi di controllo sono deputati alla gestione dell’intera materia e sono:

1 Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi televisivi


 bicamerale, ed esercita i propri poteri di controllo sul servizio pubblico radiotelevisivo, vigilandolo e
indirizzandolo;

 Si occupa di formulare gli indirizzi generali per l’attuazione dell’indipendenza, obiettività, apertura alle
diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione
(pluralismo informativo)

 è composta da 40 membri che vengono designati dai Presidenti delle due Camere del Parlamento;

 indicate le diverse funzioni assegnate alla Commissione, tra cui quella di formulare gli indirizzi generali
relativamente ai messaggi pubblicitari, allo scopo di assicurare la tutela del consumatore

 uno dei poteri più importanti è di poter nominare la maggioranza dei membri del Consiglio di
Amministrazione della Rai.

2) Ministero di sviluppo economico – dipartimento per le comunicazioni


Nelle varie competenze spiccano: radiodiffusione sonora e televisiva sia pubblica che privata; rilascio di
concessioni, licenze, autorizzazioni nei settori delle comunicazioni; il controllo del mercato, il piano
nazionale di ripartizione delle frequenze.

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Il modello delle Autorità Amministrative Indipendenti (AAI)


Il modello introdotto in Europa è quello improntato su quello anglosassone, che vede affermarsi attorno agli
anni ’80 le autorità amministrative indipendenti, organismi creati per poter operare liberamente, sono
indipendenti dal potere esecutivo, dai partiti politici.

1)Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM)

 istituita dalla legge n° 287 del 10 ottobre 1990 che le assegna il compito di garantire della libera 32
concorrenza e il corretto funzionamento del mercato;
 è un organo collegiale composto dal Presidente e da 4 membri nominati con intesa dai Presidenti delle
Camere tra persone appartenenti a categorie delineate dalla legge istitutiva e restano in carica per sette anni
senza poter essere riconfermati;

 uno dei principali poteri è quello di indagine e denuncia agli organismi dell’UE competenti in materia di
antitrust.
 l’organo detiene competenze in materia di pubblicità ingannevole e comparativa.

2)Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM)

L’AGICOM (acronimo di AUTORITA’ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI) è un’autorità


AMMINISTRATIVA INDIPENDENTE DI GARANZIA che ha funzioni di REGOLAMENTAZIONE,
VIGILANZA e controllo nei settori delle TELECOMUNICAZIONI, dell’AUDIOVISIVO e dell’editoria.

Le competenze dell’organo sono assicurare una corretta competizione degli operatori sul mercato:
2 Liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni (pluralismo esterno).
3 L’applicazione delle normative antitrust
4 Gestione del registro unico degli operatori della comunicazione (ROC)
5 Funzioni di regolamentazione e vigilanza; tutela del diritto d’autore nel settore informatico e audiovisivo.

UTENTI, assicura il rispetto dei diritti fondamentali della persona (gli utenti dei servizi) nel settore delle
comunicazioni;
1.Vigilanza sulle qualità e modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, compresa la PUBBLICITA’
2. Risoluzione di controversie tra operatori ed utenti;
3. La tutela del pluralismo informativo, culturale, sociale, politico ed economico nel settore radiotelevisivo
quindi attività che tutela i diritti e libertà costituzionali, attraverso un sistema di monitoraggio costante di
tutte le trasmissioni televisive nazionale e intervenendo in caso di violazioni riguardo la pubblicità, il
pluralismo, e obblighi di programmazione e la tutela dei minori.
4. Favorire l’innovazione tecnologica, favorire l’alfabetizzazione dei cittadini verso la società
dell’informazione.

- La scelta dei membri dell’organo spetta al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati che
eleggono rispettivamente 4 commissari ciascuno e successivamente nominati con decreto del Presidente
della Repubblica;

-E’ un organo collegiale composto dal Presidente, dalla Commissione per le infrastrutture e le reti, dalla
Commissione per i servizi e i prodotti e, infine, dal Consiglio;

1 il Presidente è nominato con decreto dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri d’intesa con il Ministro delle comunicazioni.

Il mandato dura 7 anni e non è rinnovabile. Il Presidente è a capo degli Organi collegiali dell’AGCOM e
presiedendo sia la Commissione per i servizi e i prodotti, sia la Commissione per le infrastrutture e le
reti, e svolge un ruolo di coordinatore tra le due Commissioni.

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Questi due organi sono organi collegiali che si completano con la presenza del Presidente, quindi in sua
assenza non possono deliberare se non per questioni urgenti e indifferibili.

2 commissione per le infrastrutture e le reti: interviene in vari settori e si occupa:


-Di gestire le misure per la sicurezza delle comunicazioni

- si occupa di tetti per le radiofrequenze e di standard per i decodificatori; I tetti di radio frequenza devono
essere compatibili con la salute umana.

- delle regole di accesso alle infrastrutture di telecomunicazione. Si occupa inoltre del servizio universale 33

(un insieme minimo di servizi di una qualità determinata, accessibili a tutti gli utenti a prescindere dalla loro
ubicazione geografica e offerti ad un prezzo accessibile.)

La Commissione per i servizi e i prodotti: interviene prevalentemente nel settore radiotelevisivo. Ha il


compito di vigilare sulle qualità (conformità) e modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, compresa
la PUBBLICITA’
1. Garantisce il rispetto delle norme sulla par condicio (pluralismo) e sulla tutela dei minori.
2. Rivela gli indici di ascolto, il monitoraggio delle trasmissioni televisive e la diffusione/pubblicazione dei
sondaggi.

4 Consiglio: è un organo collegiale formato dal Presidente e da 8 commissari. Si occupa del settore
radiotelevisivo.

2. rilasciare autorizzazioni e concessioni in materia radiotelevisiva.

3. competenza in materia di applicazione dei limiti antitrust per la radiotelevisione, con funzione di
accertamento e intervento al fine di garantire il corretto funzionamento del meccanismo correzionale del
settore, impedendo possibili distorsioni e concentrazioni.

4.Ha il compito di mantenere un Registro degli operatori di Comunicazione attraverso il quale si


regolamenta la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti tenuti d’iscrizione.

3) Il Consiglio Nazionale degli Utenti


La legge Maccanico istituisce il Consiglio Nazionale degli Utenti, un organo ausiliare dell’AGCOM.
-Il CNU è un organismo formato da 11 membri confermabili per non più di una volta che restano in carica e
svolgono le loro funzioni per la durata di 4 anni. Sono designati da associazioni rappresentative delle diverse
categorie di utenti dei servizi di telecomunicazione e radiodiffusione.

-L’AGCOM provvede alla nomina diretta dei membri del Consiglio che avviene e stabilisce anche i criteri
per l’organizzazione e il funzionamento del CNU destinato a tutelare gli interessi degli utenti dei servizi di
telecomunicazione e radiotelevisivi e le esigenze dei minori.
-Il CNU si posiziona come intermediario tra gli utenti e gli organismi pubblici e privati.

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 i Comitati Regionali per le Comunicazioni (CO.RE.COM)


Vengono creati attraverso la legge n°249 del 1997 e, come disposto dall’articolo 1 comma 13, sono organi
funzionali dell’AGCOM.
I CO.RE.COM prendono il posto dei CO.RE.ROT e sono composti da 5 membri.
Come disposto all’articolo 1 del regolamento, i Comitati esercitano le funzioni di vigilanza e controllo, di
gestione e funzioni istruttorie.

La Comunicazione Pubblica
Ci sono state delle fasi salienti, dal 1990, che hanno portato all’approvazione di questa legge, che riguardano un
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passaggio da una amministrazione autoritaria ad una dialogica e relazionale.
PERCORSO DI CAMBIAMENTO DELLA Pubblica Amministrazione

1 FASE:

Vi è una fase di segreto (tutto ciò che faceva parte dell’amministrazione pubblica, che avveniva all’interno
degli uffici era segreto).
E’ solo con la Costituzione che il privato cittadino riconquista una posizione centrale e la P.A perde l’impostazione
autoritaria, accentratrice e unilaterale, anche se non c’è ancora un rapporto (aperto, relazionale) tra Stato e cittadino.

Una prima legge importante, che apre il percorso di cambiamento della pubblica amministrazione in senso
democratico (da un’amministrazione chiusa, ad un’amministrazione aperta nei confronti dei cittadino), è:
LEGGE 24/90 (legge sulla trasparenza amministrativa), tutto ciò che è pubblico diviene trasparente
(Trasparenza), con l’accesso agli atti (accesso).

La seconda legge è quella 142/90, legge di riforma delle autonomie locali.


Con queste 2 leggi si passa da una fase di amministrazione monologica ad un’amministrazione dialogica, cioè il
passaggio da una P.A più trasparente , vi è un trasferimento delle conoscenze e informazioni
dall’amministrazione ai privati/cittadini.

3 FASE LEGGE 150/2000


Questo percorso porta alla legge 150/2000 (“Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle
pubbliche amministrazioni”): La trasmissione di conoscenza da parte degli apparati pubblici è la regola a cui devono
attenersi tutte le istituzioni.
La legge si divide in
Capo I. Principi generali
Capo II. Disposizione particolari per le amministrazioni.
Art.1 di questa legge definisce l’ambito (tutte le pubbliche amministrazioni).

ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE


Le attività di informazione e comunicazione sono richiamate insieme e nella loro definizione si sovrappongono,
perché finalizzate entrambe a rendere pubblica e conoscibile l’attività dell’ente P.A ai cittadini:

1.Attività di INFORMAZIONE si intende l’informazione ai mezzi di comunicazione di massa attraverso


stampa, audiovisivi, e strumenti telematici.

2.L’attività di COMUNICAZIONE si divide in:


1.C. ESTERNA (rivolta a cittadini, collettività ed altri enti/amministrazioni)
2.C. INTERNA (realizzata nell’ambito delle attività di ciascun ente.)

Le attività di informazione e comunicazione sono finalizzate a:


1 Illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni normative, al fine di facilitarne l’applicazione.
2 Illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento.
3 Favorire l’accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza
4 Promuovere conoscenze approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale.
5 Favorire processi interni di semplificazioni delle procedure e modernizzazione degli impianti
6 Favorire la conoscenza dell’avvio e del percorso dei processi amministrativi.
7 Promuovere l’immagine delle amministrazioni in Europa e nel Mondo.

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ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE (PORTAVOCE E U.S)


Attribuisce l’ attività informative alla figura del portavoce e dell’ufficio stampa:

1) Art.7 -> figura del Portavoce: I vertici delle amministrazioni potranno essere supportati dal portavoce:
- può essere sia interno ma anche esterno all’amministrazione
- E’ una figura legata al vertice e agli organi di governo, viene nominata dall’organo di governo e ha una durata simile
o uguale a quella dell’organo di governo.
- Ha la capacità di unire un’elevata competenza e professionalità ad un rapporto di fiducia con il vertice dell’ente e lo
rappresenta, perché deve saper comunicare scelte, orientamenti e strategie dell’organo di governo. Cura i rapporti con
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gli organi di informazione.

Incompatibilità del portavoce -> Durante l’esercizio di affiancamento all’organo di governo di una pubblica
amministrazione, non può esercitare attività nel sistema radio tv, giornalismo, stampa, e relazioni pubbliche.

2) ART.9 -> Le amministrazioni per le attività di informazione si devono dotare di un US, la cui attività è
indirizzata ai mezzi di comunicazione di massa e cura l’informazione verso i media.
STRUTTURA:
- L’US è diretto dal CAPO UFFICIO STAMPA, che organizza e dirige l’US
1) cura i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e
tempestività delle comunicazioni da fornire.
2)E’ il responsabile delle strategie e delle strutture di comunicazione verso i mass media
3) Progetta strumenti informativi a stampa o elettronici
4) Cura l’immagine dell’ente
5) Mantiene rapporti con i giornalisti
7) COORDINA i componenti dell’US, ovvero gli addetti stampa.

Un addetto stampa, è incaricato di gestire una o più attività dell’ufficio stampa:


1. può coordinare l’organizzazione di una conferenza stampa,
2. può svolgere funzione di redazione o di caporedattore di un HOUSE ORGAN DI UN’AMMINISTRAZIONE
(giornale aziendale) o delle pubblicazioni istituzionale
3. gestisce le campagne di informazione, e segue particolari attività editoriali,
4.organizza eventi di portata nazionale, locale, per promuovere l’immagine dell’ente al di fuori.
Incompatibilità: I coordinatori e i componenti dell’US non possono esercitare, per tutta la durata del loro incarico,
attività nei settori radio tv, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche.
I profili prof da inserire in un ufficio stampa sono affidati alla contrattazione collettiva, e interviene le organizzazioni
rappresentative delle categorie dei giornalisti (Il requisito, devono essere iscritti all’albo).

ATTIVITA’ DI COMUNICAZIONE è assegnata all’URP (ufficio relazioni con il pubblico):

1) Ha funzioni di COMUNICAZIONE ESTERNA, è indirizzato ai cittadini singoli e/o associati


Garantisce l’esercizio del diritto di informazione, di accesso e di partecipazione-
2) Agevola l’utilizzo dei servizi offerti ai cittadini, attraverso l’illustrazione delle disposizioni normative e
amministrativi.
3) Promuovere l’adozione di sistemi di interconnessione telematica e coordinare le reti civiche (con postazioni per
connettersi ad internet, quindi diventa anche punto di alfabetizzazione informatica)

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2) FUNZIONI DI COMUNICAZIONE INTERNA ALLA P.A:


1) Attuare, mediante l’ascolto cittadini e la com. interna, i processi di verifica della qualità dei servizi e di gradimento
degli stessi da parte degli utenti.
2) Garantire la reciproca informazione tra l’URP e le altre strutture operanti nell’amministrazione, e la comunicazione
tra i vari uffici per le relazioni con il pubblico, delle diverse amministrazioni (rete chiamata URP degli URP), che
dovrebbero comunicare tra loro e garantire reciproca informazione.

All’interno dell’URP c’è :


1) comunicatore PUBBLICO, Responsabile delle strategie e delle strutture di comunicazione verso i cittadini. Fa
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quindi da collegamento tra le istituzioni e i cittadini.
- Organizza e dirige l’URP
- Elabora progetti di comunicazione e di campagne informative
- Predispone la verifica del gradimento e della qualità dei servizi offerti
- Progettare nuovi servizi e strumenti per la comunicazione e la relazione con i cittadini

2) TECNICO DELLE RELAZIONI CON IL PUBBLICO , Colui che presiede il front office dei servizi
comunicativi. Conosce quindi l’amministrazione e i suoi servizi, conosce un linguaggio informatico ed è in grado di
gestire al meglio il rapporto personale e diretto con il cittadino.
3) DOCUMENTARISTA: Figura che gestisce il BACK OFFICE, le banche dati. Crea banche dati, li gestisce e li
aggiorna.

CAPO II della legge – definisce le disposizioni particolari per le amministrazioni dello stato.
Le PA elaborano di anno in anno, il programma delle iniziative di comunicazioni che intendono realizzare.

Per fare ciò c’è bisogno di indicazione i metodologiche del dipartimento dell’informazione e l’editoria della
presidenza del consiglio dei ministri e si devono trasmettere a questo dipartimento i progetti di comunicazione a
carattere pubblicitario, che vogliono realizzare.

Questo dipartimento provvede a svolgere funzioni di centro e di orientamento,


consulenza per le pubbliche amministrazioni, fornisce un supporto organizzativo alle amministrazioni che ne fanno
richiesta - per redigere il programma di comunicazione.

COMUNICAZIONE SOCIALE
E’ caratterizzata dall’obbiettivo di sensibilizzare e coinvolgere l’opinione pubblica, nel medio e lungo periodo, su temi
di interesse collettivo (quindi sociali);

Gli appelli di questa comunicazione, possono invitare all’assunzione di responsabilità o comportamenti specifici in
vista di un particolare risultato/obbiettivo di carattere solidaristico (campagne solidali) quindi finalizzato al
raggiungimento di obbiettivi a sfondo sociale. I promotori di questa attività informativa, sono delle organizzazioni
senza scopo di lucro (ONLUS) o anche le imprese private, e delle pubblica amministrazione.

Differenza tra comunicazione istituzionale e sociale: Rispetto alla comunicazione istituzionale, è una
comunicazione spontanea, libera dai vincoli di buon andamento e legalità dell’azione amministrativa.

STORIA: Storicamente le campagne sociali si affermano negli Stati Uniti, con l’esperienza dell’Advertising Cuncil,
organizzazione composta da privati e mass media, che realizzò dagli anni 40 campagne dedicate alla raccolta di risorse
da destinare all’emergenza bellica e al risparmio energetico e all’educazione sanitaria.
La metodologia è quella dell’active dissemination che combina funzione divulgativa dei grandi media e della
corrispondenza postale, con il lavoro faccia a faccia, proprio dei movimenti di volontariato e delle altre istituzioni.

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L’introduzione nella cultura italiana di un’embrionale forma di comunicazione sociale si deve all’associazione
Pubblicità progresso, fondata nel 1970, caratteristica di queste trasmissioni televisive è la realizzazione di brevi
messaggi di utilità sociale.

Il terzo settore e i processi informativi;


Tipologie di sponsorizzazione nella comunicazione sociale ->

Fenomeno CRM (Caus releted marketing) è una tipologia di sponsorizzazione messa in atto da aziende private per
fare attività di comunicazione sociale: diversi modi:
1) Transation CRM, l’impresa privata partecipa alla realizzazione di un progetto sociale, fornendo risorse finanziarie 37
o materiali (per ottenere visibilità del marchio).

2)Join Promotion, il prodotto dell’impresa è il mezzo attraverso cui veicolare le cause dell’impresa, realizzando
messaggi o opuscoli, volantini, campagna di comunicazione sociale.
3)CRM di licensing : L’associazione concede l’utilizzo del proprio segno distintivo, a fronte di un contributo
proporzionale al progetto ottenuto dall’impresa collegata.
4) CRM di Join found raicing (procacciatore di fondi), persone che riescono ad avere finanziamenti, l’impresa non
finanzia il progetto sociale, ma fornisce strumenti e le risorse, volti al reperimento di fondi per l’associazione (trova un
finanziamento).

Molto diffuse sono anche le campagne che utilizzano l’sms (short message service) per promuovere attività culturali,
ricreative, solidali.
Nel caso di sms solidali, l’associazione no profit veicola d’accordo con le società di telefonia messaggi che invitano
utenti ad inviare un sms ad un numero prestabilito, donando l’equivalente monetario dell’ sms attraverso l’operatore
telefonico.

La comunicazione commerciale Il quadro normativo statale


La comunicazione commerciale rappresenta un fenomeno ampio nel quale rientrano molte tecniche di comunicazione
a scopo promozionale, dalla pubblicità, alla sponsorizzazione.

I riferimenti normativi principali, statali sono:

-Gli art. 18 – 32 del d.lgs. 206/05 (Codice del consumo), disciplinano le pratiche commerciali, le forme di
comunicazione commerciale nei rapporti tra professionisti e consumatori.
“Per PRATICHE COMMERCIALI deve intendersi qualsiasi comunicazione commerciale posta in essere da un
professionista per la promozione, vendita o fornitura di un prodotto, ai consumatori.”

- Il d.lgs. 145/07 applicabile solo nei rapporti tra professionisti e prevede una serie di norme dedicate alla
pubblicità ingannevole e alla pubblicità comparativa.
PUBBLICITA’, si riferisce a qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso, in qualsiasi modo, nell’esercizio di
un’attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, allo scopo di promuovere la vendita di beni mobili, o
immobili, o la prestazione di opere o di servizi.

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- D.LGS 177/05 Il testo unico dei servizi dei media audiovisivi e radiofonici
Comunicazione commerciale: Tutte le forme di comunicazione che hanno lo scopo (diretto o indiretto) di
promuovere la vendita di un bene o servizio o l’immagine di una determinata impresa (quindi l’immagine di una
persona fisica o giuridica.)

E’ una nozione ampia, in cui rientra sia la pubblicità tradizionale (cartelloni pubblicitari, volantino, banner in
rete) ma anche tecniche più sofisticate (tecniche di marketing più evolute La comunicazione commerciale può
riguardare un prodotto ovvero un bene fisico, o un servizio che non è materiale ma immateriale.
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Deve essere considerata comunicazione commerciale qualunque forma di trasmissione di informazioni, collegata con
un’attività economica, senza che sia indispensabile l’immediata finalità di promozione delle vendite, essendo
sufficiente anche un messaggio avente lo scopo di migliorare l’immagine globale dell’operatore.

Non rientrano nella nozione di comunicazione commerciale i messaggi volti a sensibilizzare il pubblico su particolari tematiche di carattere
sociale, per il raggiungimento di obbiettivi di carattere sociale.

Il Testo unico distingue tra comunicazione commerciale e pubblicità:


Ciò che distingue la pubblicità è il suo scopo: la pubblicità ha lo scopo quello di promuovere la vendita di beni,
oppure la prestazione di opere o servizi.

Differenza tra comunicazioni commerciali e pubblicità:


Nella nozione di comunicazione commerciale rientra la PUBBLICITA’ che è una particolare forma di comunicazione
commerciale, caratterizzata dal fatto che vi è un immediato invito all’acquisto di un prodotto o servizio.
Esistono però diverse forme di comunicazione commerciale che NON SONO PUBBLICITA’ come ad esempio il
product placement e la SPONSORIZZAZIONE.

Sponsorizzazione e pubblicità
La nozione di pubblicità deve essere distinta da quella di sponsorizzazione, anche se entrambe riconducibili nella
sfera delle comunicazioni commerciali.

La sponsorizzazione è una forma di comunicazione promozionale, un soggetto (sponsee, sponsorizzato)


consente l’uso della propria immagine e del proprio nome,
per promuovere nome, marchio, immagine o prodotti di un altro soggetto (lo sponsor) che vuole aumentare la sua
notorietà. Lo sponsor è generalmente un’impresa.

Vi è un contratto che lega un soggetto (sponsee -> ad es. una squadra di calcio) che accetta di associare alle proprie
attività il brand di un imprenditore (sponsor), dietro pagamento in denaro o forniture di beni o servizi (lo sponsor che
è l’acqua lete ad es. fornisce l’acqua per la squadra).

E’ una Comunicazione commerciale in cui manca l’invito diretto all’acquisto di un bene o servizio, ma si veicola
il segno distintivo di un’impresa

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I caratteri essenziali della comunicazione commerciale (d.lgs. 145/07)


1. La comunicazione commerciale deve essere ONESTA:
Art.5 principio di TRASPARENZA:
1) I messaggi commerciali devono essere sempre riconoscibili come tali e nettamente distinti da qualsiasi altra forma
di comunicazione veicolate da altri medium (come l’informazione giornalistica). Quindi la comunicazione
commerciale deve essere evidente e trasparente (Per il principio di trasparenza, appare la scritta “messaggio
pubblicitario” - accorgimenti visivi per distinguere la pubblicità, o sonori per la radio).

2) Questo principio tutela il fruitore, che deve rendersi conto della finalità promozionale delle informazioni tramesse, 39
per attivare meccanismi di difesa che accompagnano la decodifica della com. commerciale e che non sono necessari
con altre tipologie di informazione, come quella giornalistica.
3) Ma tutela anche la correttezza dei rapporti concorrenziali tra imprese, perché l’utilizzatore della pubblicità occulta
da un concorrente è in grado di dare un ingiusto vantaggio nella competizione di mercato.

E’ VIETATA LA PUBBLICITA’ OCCULTA, NON PALESE. Tipi di pubblicità occulta:


1) PUBBLICITA’ REDAZIONALE: La comunicazione commerciale si presenta sotto forma di articolo di
giornale, servizio televisivo o radiofonico la testata finge di scrivere un articolo, ma sta facendo pubblicità a qual
prodotto. (l’info. ha finalità non informativa, ma PROMOZIONALE). La finalità quindi promozionale della
comunicazione è difficilmente percepibile dal consumatore, perché camuffata da espedienti tecnici celando la reale
natura commerciale dell’articolo.
Le autorità che vigilano su questo settore hanno individuato degli indici da cui si può capire se si tratta di p.r: TONI
ECCESSIVAMENTE ENFATICI, senza critiche, INDICAZIONE ANALITICA DEL PREZZO DEL PRODOTTO
E DOVE SI PUO’ COMPRARE, OPPURE COMPARE ANCHE LA PUBBLICITA’ DI QUEL PRODOTTO IN
QUEL GIORNALE, OLTRE L’ARTICOLO, OPPURE L’ARTICOLO NON E’ FIRMATO DA ALCUN
GIRONALISTA, RICHIAMO CONTINUO AL BRAND DEL PRODOTTO (Questo controllo è affidato
all’AGICOM).

2) PRODUCT PLACEMENT o sponsorizzazione occulta


Nell’ambito di spettacoli cinematografici o televisivi vi è l’evidenziazione di un prodotto (o marchio) nel contesto
generale della rappresentazione, come il frutto di una scelta culturale dell’autore, che è però frutto di un accordo tra
il produttore e l’azienda produttrice dei beni promozionati.

Inizialmente in Italia era vietato, poi con la diffusione di queste pratiche a livello globale, dal 2004 in poi il fenomeno
è stato legalizzato. Nelle scene di film la presentazione di marchi e prodotti deve rispettare due condizioni:
1) L’inserimento deve rispettare la naturale fisiologia dell’opera interessata, senza interrompere l’opera, rispettandone
il contesto e inserirsi nella narrazione senza fermarsi eccessivamente sul marchio).
2) L’opera cinematografica contenga un avviso nei titoli di coda che informi il pubblico della presenza dei marchi e
prodotti all’interno del film. La sanzione è relativa all’impossibilità per quell’anno di accedere ai fondi statali erogati
alle opere cinematografiche.

Inserimento di prodotti (forma di comunicazione commerciale AUDIOVISIVA)


Art. 40 bis del d.lgs. 177/05: Inserimento o nel semplice riferimento ad un prodotto, ad un servizio, all’interno
di un programma è consentito nelle opere cinematografiche, in film, programmi sportivi e programmi di
intrattenimento leggero, non destinati all’infanzia.
Non incoraggiare direttamente l’acquisto di beni o servizi, non dare rilievo ai prodotti in questione.
I telespettatori devono essere informati dell’inserimento dei prodotti, mediante avvisi all’inizio e alla fine della
trasmissione, e dopo un’interruzione pubblicitaria.

C’è il divieto per quanto riguarda prodotti a base di tabacco o sigarette.

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La comunicazione commerciale subliminale


I messaggi commerciali subliminali non si rivolgono al consumatore ma direttamente al suo subconscio,
condizionando le scelte economiche e i comportamenti d’acquisto, senza che egli se ne renda conto.
Questi messaggi non sono percepibili all’occhio, ma vengono direttamente registrati dal nostro cervello, tramite
l’inserimento di un fotogramma tra due scene, di una durata brevissima (usati molto da coca-cola, si diceva che
facessero nascere il bisogno di quel prodotto.(in tutti gli ordinamenti giuridici è VIETATO)

Divieto di comunicazioni commerciali subliminale nel Provvedimento AGCIM 1994.


ART. 5 D.LGS 145/07 vieta l’utilizzo di questa tecnica di comunicazione, perché a differenza delle altre forme di 40
comunicazione pubblicitaria.
- spamming, inoltro di messaggi non sollecitati, finalizzati alla commercializzazione – diretta- di beni/servizi
trasmesse per posta elettronica.

Veritiera e corretta
1) Il messaggio deve trasmettere ai fruitori informazioni aderenti alla realtà, vi è l’obbligo
di veridicità dei contenuti della comunicazione.

Art. 6 del codice di autodisciplina: chiunque si vale della comunicazione commerciale deve essere in grado di
dimostrare, a richiesta del Giurì e del comitato di controllo, la veridicità dei dati, delle descrizioni, affermazioni.

CORRETTEZZA E PUBBLICITA’ INGANNEVOLE


La comunicazione commerciale deve essere corretta:

1) Le informazioni promozionali devono essere trasmesse ai fruitori in maniera tale da non creare in essi una falsa
rappresentazione della realtà del bene o servizio reclamizzato.

2) Considerando i rapporti tra concorrenti, necessità che i messaggi non siano lesivi nei confronti di un competitor.

Art. 21, d. lgs. 206/05- dlgs.145/07: Perché un messaggio pubblicitario possa definirsi ingannevole è
necessario che ricorrano quindi due presupposti:

1) E’ idonea ad indurre IN ERRORE i consumatori, circa le caratteristiche del bene, per mezzo di OMISSIONI,
AMBIGUITA’, O ESAGERAZIONI, inducendoli a compiere una decisione di natura commerciale che non avrebbe
preso.

2) Quando si verifica una lesione del concorrente.

Queste fattispecie si verificano contemporaneamente dato che questa pubblicità se induce in errore i propri
destinatari pregiudica il comportamento economico di questi e questo lede il competitor in relazione.

La norma però non prescrive alcuna modalità di realizzazione, né condotte vietate.


Non è necessario quindi che l’effetto di inganno o quello lesivo si siano prodotti effettivamente nella realtà o che la
comunicazione abbia comportato la conclusione di un contratto, mq basta che il soggetto destinatario della
comunicazione, sia potenzialmente condizionabile nelle proprie decisioni commerciali.
Saranno gli interpreti (Autorità Garante e organi di autodisciplina) a dover individuare gli aspetti idonei a produrre
l’effetto ingannevole nei fruitori della comunicazione.

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Primo elemento di valutazione è il contenuto del messaggio pubblicitario, delle immagini ed informazioni.
L’ingannevolezza del messaggio deve essere valutata nono solo in base al suo contenuto, ma anche di quello che è
taciuto nel messaggio, quindi l’omissione di informazioni su caratteri essenziali del prodotto del servizio
reclamizzato.

1)search goods, cioè beni e servizi la cui qualità può essere riconosciuta dal consumatore anche prima dell’acquisto, e
l’omissione informativa è irrilevante (come ad es. cibo o vestiario).

2) Gli experience goods sono beni e servizi invece la cui qualità può essere accertata solo dopo l’acquisto (prodotti 41

high tech o servizi rispetto al quale c’è asimmetria info)


L’ omissione informativa nella comunicazione commerciale può avere una grande rilevanza per la qualificazione del
messaggio come ingannevole.

3) i credence goods, beni o servizi la cui qualità non può essere accertata dal consumatore, neanche dopo la fruizione
(come per le prestazioni professionali, come dei medici o degli avvocati – il consumatore non è in grado di valutare
la qualità del servizio che gli viene dato, e quindi non può che affidarsi alla comunicazione commerciale)
Quindi l’operatore pubblicitario deve fornire informazioni e precisazioni, senza le quali il consumatore
potrebbe essere portato ad attribuire al bene caratteristiche del bene che sono però inesistenti.

Vi è l’adozione dello standard valutativo del CONSUMATORE MEDIO, cioè un soggetto di livello culturale
medio-alto, non esperto del settore di cui si parla.

Esistono settori in cui si può far ricordo ad un parametro più severo, il CONSUMATORE PIU’
SPROVVEDUTO, che ha capacità di decodifica molto bassa,
ad es. per prodotti dedicati alla salute, a particolari patologie, e un soggetto può avere un problema che lo
induce a credere maggiormente a quel messaggio.

Elementi di valutazione di ingannevolezza del messaggio

Articolo 3, D.LGS 145/07 -> Gli elementi di valutazione dell’ingannevolezza del messaggio sono:
a -> si riferiscono alle qualità specifiche dei prodotti/servizi pubblicizzati;

Riguarda le caratteristiche e/o gli effetti promessi dal bene reclamizzato.


Il prodotto/oggetto della pubblicità non corrisponde alla realtà:
ad es.. la presunta conformità a normative interne o comunitarie, oppure a proprietà medicali del prodotto, o
all’innocuità per l’ambiente, l’origine geografica o commerciale di un bene, la composizione del prodotto e l’assenza
in esso di determinati ingredienti.

b -> al prezzo ed alle condizioni di fornitura di beni e servizi reclamizzati: Sono pubblicità Ingannevoli tutte
quelli aventi tariffe telefoniche, tariffe dei carburanti, delle tariffe aeree, dei servizi internet, dei numeri verdi, dei
concorsi a premio dove non viene specificato il prezzo o che la fornitura è subordinata alla raccolta punti o
all’acquisto di altri prodotti

c -> all’identità ed alle caratteristiche dell’operatore pubblicitario.

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La pubblicità di prodotti pericolosi


Articolo 6, d.lgs. 145/07- Articolo 12 Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.
Sono paragonabili alla pubblicità ingannevole quelle comunicazioni commerciali che hanno per oggetto prodotti sono
pericolosi per la salute/sicurezza dei consumatorie, con

• omissione informativa sulla pericolosità del prodotto reclamizzato;


• idoneità di tale omissione a determinare nei destinatari del messaggio condotte contrarie alle normali regola di
prudenza e vigilanza.
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La norma impone all’operatore pubblicitario rispetto a determinati prodotti la cui utilizzazione da parte del
consumatore presenti degli elementi di oggettiva pericolosità, l’obbligo di dare una serie di informazioni che avrebbe
taciuto sulla loro pericolosità (come ad es. per medicinali, prodotti dimagranti, sigarette lights ecc.)

Comunicazioni commerciali e minori


Articolo 7 d.lgs. 145/07: definisce pubblicità ingannevole qualsiasi messaggio che minaccia la sicurezza
dei minori, e che sono in grado di indurre nei bambini/adolescenti una condotta pericolosa.

Si può distinguere:
• Sicurezza psichica, che può essere minacciata da forme di comunicazione che, rappresentando immagini forti
o raccapriccianti che possono turbare i più giovani.

• Sicurezza fisica, che non può essere minacciata in via diretta dalla pubblicità, ma può essere esposta a rischio,
dai messaggi che propongono modelli di comportamentali pericolosi e possono produrre atteggiamenti
imitativi.

- Non si deve abusare tramite la comunicazione commerciale dell’immaturità o mancanza di esperienza di bambini ed
adolescenti e della naturale minore capacità di decodifica.

Il Codice di autoregolamentazione TV e minori


Approvato dall’assemblea plenaria della commissione per l’assetto del sistema radiotelevisivo nel 2002 e sottoscritto
da una serie di associazioni di categoria.

Il Codice ha come finalità quella di tutelare i diritti e l’integrità psichica e morale dei minori e con attenzione alla
fascia di età tra gli zero e i 14 anni, quella più debole.
Le emittenti televisive si sono impegnate a controllare i contenuti della pubblicità, trailer, promo e a non
trasmettere pubblicità e autopromozioni lesive per la fascia debole, dedicando attenzione alla “fascia protetta”,
tra le ore 16-19.

Articolo 4 del Codice di autoregolamentazione: contiene una tripartizione dei livelli di protezione che le imprese
televisive devono garantire ai minori rispetto alle comunicazioni commerciali.

1)primo livello è quello della “protezione generale” e si applica in tutte le fasce orarie di programmazione e impone
che i messaggi pubblicitari non presentino minori in atteggiamenti pericolosi. Non devono mostrare i minori intenti al
consumo di alcol, tabacco o sostanze stupefacenti, né presentino in modo negativo l’astinenza o la sobrietà dall’alcol,
dal tabacco o dagli stupefacenti né in modo positivo la loro assunzione.

2) Il secondo livello è quello della “protezione rafforzata” e si applica nelle fasce in cui il pubblico dei minori è in
ascolto ma supportato dalla presenza di un adulto, e ricoprire la fascia oraria tra le 7-16 e le 19-22.30.
Durante la fascia non possono essere trasmesse pubblicità che contengano situazioni che possano costituire un
pericolo per l’equilibrio psichico/morale dei minori.

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3) L’ultimo livello è quello della “protezione specifica” e si applica nelle fasce in cui i minori sono da soli, senza la
presenza di un adulto, tra le 16-19 ed è all’interno dei programmi rivolti ai minori.

evitare messaggi che contengano: bevande alcoliche; servizi telefonici; contraccettivi


LA COMUNICAZIONE - COMMERCIALE – AUDIOVISIVA
“Immagini sonore o non, destinate a promuovere le merci, i servizi, l’immagine di una persona fisica o giuridica che
esercita un’attività economica. “

145/07 (testo Unico dei servizi dei media audiovisivi) distingue diverse forme di comunicazione audiovisiva: 43
1. LA PUBBLICITA’ AUDIOVISIVA (SPOT 2. TELEPROMOZIONI 3. SOVRAIMPRESSIONI
ANIMATE)
SPOT PUBBLICITARIO CLASSICO
Forma di comunicazione promozionale tramessa dalle emittenti radiofoniche e televisive.
Lo spot è un breve messaggio promozionale, che interrompe la normale programmazione e viene predisposto per una
trasmissione ripetuta negli spazi televisivi venduti dall’emittente.
TELEPROMOZIONI
Comunicazioni promozionali consistenti dell’esibizione di prodotti o nella presentazione verbale e visiva di beni e
servizi di un produttore, operata dall’emittente senza interrompere la programmazione.
Condivide con gli spot la finalità promozionale, ma si inseriscono all’interno di un programma senza interromperlo e
forniscono un contenuto di informazioni molto ampio.
SOVRAIMPRESSIONI ANIMATE
Sono caratterizzata dalla contemporaneità di trasmissione e sovrapposizione rispetto al programma audiovisivo in cui sono
inserite, ed è di breve durata (come gli spot).

2. SPONSORIZZAZIONE
Ogni contributo che un’impresa offre per finanziare un programma allo scopo di promuovere il suo nome, marchio,
immagine, prodotti.
Ha una finalità diversa rispetto alla pubblicità, mira alla divulgazione di un nome e di un segno distintivo, non c’è
l’invito all’acquisto di un bene servizio, ma una semplice presentazione visiva di un marchio.

3. TELE/RADIOVENDITE (o offerte dirette al pubblico) Offerte dirette trasmesse al pubblico, allo scopo di
fornire, dietro pagamento beni o servizi. messaggi commerciali che consentono di acquistare il prodotto direttamente
attraverso la tv o la radio senza passare per canali intermedi.

Differenza tra pubblicità e televendita: Negli spot c’è una semplice sollecitazione, un invito ad offrire la
televendita, qualifica come vera e propria proposta contrattuale.
Le televendite costituiscono trasmissioni a sé stanti, e possono essere interrotte da messaggi pubblicitari, e sono
assoggettate alle medesime norme per gli spot pubblicitari e a quelli in materia di vendite a distanza.
Ogni televendita deve avere una durata minima ininterrotta di quindici minuti.
Nel caso della radiofonia la durata minima è ridotta a 3 minuti.

Il principio di trasparenza in materia di audiovisivi


- Obbligo di rendere riconoscibili la pubblicità e le televendite, distinguendole dal resto della programmazione
attraverso l’uso di mezzi di percezione (ottici, acustici o spaziali) inseriti all’inizio e alla fine della pubblicità o della
televendita.
Devono essere trasmessi con una potenza sonora stabilita dall’AGCOM.

DIVIETI :
Non si possono sponsorizzare via radio o televisione: medicinali disponibili tramite ricetta, sigarette e prodotti a
base di tabacco, bevande alcoliche (ma se sponsorizzate evitare di:

a) rivolgersi espressamente ai giovani o minori b) collegare il consumo di alcol a prestazioni fisiche superiori o con la
guida di automobili c) dire che contengono sostanze terapeutiche, calmanti o stimolanti d) dire che il grado alcolico è
una qualità positiva delle bevande.

I limiti di affollamento pubblicitario:


Quantità massima di pubblicità che una determinata emittente può trasmettere.

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Art. 38, d.lgs. 177/05: la trasmissione di messaggi pubblicitari da parte della RAI
1) non può accedere il 4% dell’orario settimanale di programmazione 2) il 12% di ogni ora.

Per i concessionari privati della televisione il limite di affollamento pubblicitario


1) 15% dell’orario giornaliero di programmazione 2) 18% di ogni ora
3) a livello locale 25% di ogni ora e di ogni giorno di programmazione.

Pe i concessionari privati del settore radiofonico, i limiti di affollamento pubblicitario: 44


18% dell’ambito nazionale e del 25% per quello locale.

Il limite giornaliero per le emittenti in ambito nazionale, è il 20% della programazione se comprende forme di
pubblicità diverse dagli spot pubblicitari (cioè televendite e telepromozione) e per le emittenti locali si alza al 35%

Ai fini della disciplina sull’affollamento non si considera pubblicità:


- La citazione visiva o acustica nei titoli di testa/coda del nome o del marchio delle imprese che hanno contribuito alla
realizzazione del programma

La disciplina delle interruzioni pubblicitarie

Gli spot pubblicitari e televendita vanno generalmente inseriti tra i programmi televisivi. Le comunicazioni
commerciali non devono pregiudicare l’integrità ed il valore dei programmi in cui si inseriscono.

L’inserimento di messaggi pubblicitari durante le trasmissioni di opere teatrali, liriche e musicali è consentita solo
negli intervalli abitualmente effettuati nelle sale teatrali.

La trasmissione di notiziari televisivi, film, film prodotti per la televisioni, può essere interrotta da (televendita) solo
una volta per ogni periodo programmato di almeno trenta minuti.

Le pubblicità e le televendite non possono mai essere inserita durante lo svolgimento di funzioni religiose, mentre i
notiziari, rubriche di attualità, documentari, programmi per bambini possono essere interrotti solo se superano i 30
minuti di durata.

Non possono essere sponsorizzati telegiornali e radiogiornali/ notiziari televisivi politici, economici e finanziari.

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Particolari disposizioni in materi di televendite

D.lgs. 206/05 agli articoli 28 e 29: una serie di prescrizioni volte a rafforzare la tutela deI consumatori rispetto
alle televendite.

1) Le televendite devono evitare lo sfruttamento della superstizione, o della paura


2) non devono contenere scene di violenza fisica o morale o tali da offendere il gusto e la sensibilità dei consumatori
per indecenza, volgarità.
3) È vietata ogni forma di televendita che possa offendere la dignità umana che comporti discriminazione di razza,
sesso o nazionalità e offenda convinzioni religiose e politiche. 45
4) E’ vietata la televendita di sigarette o altri prodotti a base di tabacco.
5)Le televendite non devono contenere dichiarazioni o rappresentazioni che possano indurre in errore gli
utenti/consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni, riguardo a caratteristiche e effetti del
sevizio, il prezzo, le condizioni di vendita o di pagamento, o l’identità delle persone rappresentate.
La pubblicità comparativa (o comparazione commerciale)

Art. 3, d.lgs. 145/07 e art. 13- 15 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria consiste in qualsiasi messaggio
promozionale identifichi in modo esplicito o implicito un concorrente, oppure dei beni/servizi offerti da questi.
Distinzione tra:

• comparazione pubblicitaria diretta (i prodotti sono immediatamente identificabili);


• comparazione pubblicitaria indiretta ( l’antagonista di mercato è soltanto identificabile)

CONDIZIONI DI LICEITA’
Affinché la comparazione pubblicitaria si svolga in modo lecito, è necessario rispettare le condizioni di liceità previste
dall’art. 4, d.lgs. 145/07 (= all’art. 15 del codice di autodisciplina):
La norma prescrive che la pubblicità comparativa non debba essere ingannevole, nel contenuto e
presentazione del messaggio e nel confronto.

1) Principio dell’omogeneità del confronto: Oggetto della comparazione possono essere solo beni e servizi
destinati a soddisfare gli stessi bisogni. La scelta del competitor deve avvenire nel segmento di mercato a cui
appartiene anche il prodotto reclamizzato e:

-Non deve necessariamente essere integrale e completa, ma può limitarsi a prendere in considerazione una o più
caratteristiche dei beni comparati e deve avere come oggetto specifico le caratteristiche essenziali e pertinenti,
rappresentative dei beni/servizi posti a raffronto e verificabili e dimostrabili.

Lettera d) 145/07 esprime la condizione di liceità che è destinata a evitare che il bene pubblicizzato venga
presentato in maniera ambigua, così da generare incertezza nei fruitori circa la provenienza di esso e la
distinzione da quelli dei concorrenti.

Lettera g) afferma che è importante il divieto di ogni forma di pubblicità parassitaria o per agganciamento.
Tale fattispecie si verifica quando il raffronto tra prodotti in competizione sul mercato sia funzionale ad
evidenziare la similitudine.

Lettera h) dell’articolo 4 presenta una fattispecie di illecito mediana rispetto a quelle per confusione e per
agganciamento: si vieta che il confronto tra prodotti omogenei finisca per presentare un bene come semplice
imitazione o contraffazione di beni o servizi protetti da un marchio.

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Il sistema della tutela: organismi e funzioni


Autorità Garante
Giudice Amministrativo
Giudice civile
Organi di autodisciplina

Ci sono una pluralità di soggetti che possono essere chiamati a giudicare, ma un ruolo fondamentale è assegnato al
procedimento amministrativo innanzi all’Autorità garante, mentre la giurisdizione amministrativa è eventuale e
di secondo grado. 46

L’autorità può attivarsi anche in via autonoma, senza bisogno di un’iniziativa da parte di soggetti terzi
(soggetti o organizzazioni che abbiano interesse ad impedire la continuazione della diffusione di comunicazioni
commerciali scorrette)

L’Autorità Garante può disporre con un provvedimento motivato/d’ufficio, la sospensione provvisoria della
pubblicità ingannevole o della pubblicità comparativa ritenuta illecita.

L’inversione dell’onere della prova

Nel procedimento amministrativo, di importanza centrale assume il disposto del


V comma art. 8 d.lgs.145/07: POTERE dell’Autorità Garante di disporre l’inversione dell’onere della prova a
carico dell’operatore pubblicitario:

Se gli elementi probatori finora acquisiti agli atti della procedura sono sufficienti a suffragare la veridicità del
messaggio pubblicitario, l’organo garante può stabilire che l’operatore fornisca prove circa l’esattezza dei dati
di fatto contenuti nella pubblicità.

-Qualora il messaggio è stato o deve essere diffuso attraverso la stampa quotidiana/periodica o per via
radio/televisiva” è necessario assumere il parare dell’Autorità Garante per le garanzie nelle comunicazioni, che Entro
30 giorni deve rendere il proprio parere.

Il provvedimento finale dell’Autorità e le sue sanzioni amministrative

Questa è una decisione motivata che può essere:

•procedurale: l’Autorità pronuncerà l’improcedibilità della domanda, per irregolarità nella forma o procedura;
•merito: l’Autorità stabilisce l’eventuale carattere illecito della pubblicità e ne vieta la diffusione, oppure ordina la
cessazione della diffusione già avvenuta.

L’Autorità può ordinare che la decisione di accoglimento oppure di rettifica vengano pubblicate al fine di evitare che
il messaggio illecito continui a produrre effetti.

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Fonti non statali: l’autodisciplina pubblicitaria.


Fonti non statali: l’autodisciplina pubblicitaria.
Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, sono le norme date dagli stessi pubblicitari, che devono
seguire gli operatori del settore.
La prima edizione del codice risale al 1966, ed ha subito negli anni molte modifiche. Le norme di autodisciplina
quindi non provengono dallo stato, ma vengono scritte e nel tempo modificate dagli stessi soggetti che a quelle norme
devono ubbidire.

Finalità e strutture del codice: 47


Il codice ha come scopo quello di far sì che la comunicazione commerciale venga realizzata con speciale riguardi alla
sua influenza sul consumatore. Questa finalità si concretizza in 46 articoli, distinti in sei Titoli;

I: “Regole di comportamento”, II: “Norme Particolari” (distinte per sistemi di vendita e settori merceologici); che
riguardano la definizione di comunicazione commerciale ingannevole, di comparazione pubblicitaria, il principio di
identificazione della comunicazione commerciale, il divieto di violenza, volgarità ed indecenza, le regole per le
informazioni promozionali relativa ai prodotti alcolici, cosmetici, medicinali.

III: “Organi e loro competenza”, IV: “Norme procedurali e sanzioni”: Nei Titoli III e IV del codice sono definiti
compiti e funzioni del COMITATO DI CONTROLLO E DEL GIURI’, i due organi che sovraintendono
all’applicazione delle norme del codice di autodisciplina.

VI: “Comunicazione sociale”; E’ soggetta alle norme del codice non solo la comunicazione commerciale ma anche
quella sociale, cioè qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale
Il comitato di controllo ed il Giurì di autodisciplina

Nel sistema di tutela, oltre all’attività dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, un ruolo centrale è svolto
dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, che sovraintende alla applicazione del codice di autodisciplina della
comunicazione commerciale, attraverso due organi:

1) Il Comitato di Controllo, su segnalazione dei consumatori, sottopone al Giurì la pubblicità che ritiene non
conforme alle norme del Codice che tutelano il consumatore.

2) Il Giurì esamina la pubblicità che gli viene sottoposta e si pronuncia su di essa con decisione sulla base delle
disposizioni di autodisciplina. Se la pubblicità è contraria al Codice, esso ordina che venga immediatamente bloccata
la sua diffusione (ordine di desistenza).
In caso di inosservanza il Giurì dispone che sia data notizia del fatto al pubblico.

Netta è la distinzione tra gli altri organi e l’Autorità Garante.


L’Autorità è un organismo statale che svolge funzioni attribuitegli dalla legge,
mentre il Giurì è un soggetto privato che può attivarsi su impulso dei soggetti che si sono sottoposti al suo controllo.

La giurisdizione del Giurì ha un fondamento convenzionale e i suoi giudizi veicolano solo gli associati, l’Autorità ha
un fondamento pubblicistico e tutela gli interessi collettivi.

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TEATRO, CINEMA E PRESTAZIONI ARTISTICHE


Teatro
1) Il regime fascista si è caratterizzato per un forte controllo degli spettacoli teatrali, Con il Testo Unico di pubblica
sicurezza del ’26 che prevedeva AUTORIZZAZIONI e VERIFICHE di natura PREVENTIVA e SUCCESIVA.
(CENSURA degli spettacoli che non si ritengono allineate al regime)

2) creazione di STRUTTURE e ORGANIZZAZIONI, per promuovere il teatro e anche mediante forme di sostegno
economico per il teatro.
48
(viene istituito l’ETI – ente teatrale italiano per la cultura popolare che ha l’obbiettivo di sensibilizzare il
popolo alla cultura del teatro e promuova il teatro, costruendo nuovi teatri, curare il restauro di taatri chiusi e
disporre di uno specifico sistema di finanziamenti.)

Teatro nella legislazione italiana della Repubblica.


La Corte costituzionale non tocca questo sistema avvalendosi del limite del buon costume (ultimo comma art. 21
costituzione). L ’autorità di pubblica sicurezza può ancora intervenire nel corso delle manifestazioni teatrali,
imponendo se necessario la sospensione della manifestazione.

CINEMA: IL SISTEMA DI AUTORIZZAZIONI E CENSURE NEL PERIODO FASCISTA E IL


PERDURARE NEL SISTEMA REPUBBLICANO:

CONTROLLO - > Anche per le rappresentazioni cinematografiche, c’è nel periodo fascista una continua
vigilanza, preventiva e successiva, perché la rappresentazione sia in linea con la politica del regime.

La TRASMISSIONE degli spettacoli cinematografici è subordinata al rilascio di un doppio sistema di autorizzazioni:


T.U di P. Sicurezza del 1926 -> Le autorità LOCALI di pubblica sicurezza hanno il potere preventivo:
di rilasciare o meno l’autorizzazione per la proiezione della pellicola.

Autorizzazione per quanto riguarda il contenuto della pellicola (verificare cioè se sia compatibile con gli indirizzi
politici de regime) è di competenza del Ministero dell’Interno, in c’è un’apposita commissione e viene concessa solo
dopo l’integrale visione, e approvazione se non lesiva del decoro e prestigio della nazione, delle istituzioni e delle
autorità pubbliche.

C’è inoltre un duplice meccanismo di censura SUCCESSIVA:


1) a livello locale le AUTORITA’ LOCALI di p. s possono intervenire nel corso della proiezione cinematografica ed
imporre la sospensione se e quando si ritenga opportuno, perché si ritiene che sia una condizione di pericolo per
l’ordine pubblico.
2) Il ministero dell’Interno anche per le pellicole munite di autorizzazione può intervenire in qualsiasi momento con
un provvedimento di REVISONE che neghi la diffusione della pellicola prima autorizzata.

PROMOZIONE -> C’è anche l’adozione di misure di tipo economico per la produzione cinematografica con un
ampio sistema di sostegno economico a favore del cinema italiano, per produrre e realizzare film compatibili con le
idee del regime, e si favorisce lo sviluppo del cinema.
Nascita anche di enti ed organismi pubblici che hanno il cinema come settore di competenza, l’Istituto
cinematografico Luce e il Centro sperimentale per la cinematografia.

AVVENTO DELLA REPUBBLICA


Il controllo del contenuto della pellicola passa al Consiglio dei Ministri, poi al Ministero del Turismo e dello
spettacolo, mentre oggi ne è competente il Ministero dei Beni ed Attività culturali, attraverso una commissione di
esperti.
La clausola è quella del limite buon costume (art. 21 costituzione).
art. 528 comma 3 del c. penale punisce “chi dà spettacoli teatrali o cinematografici che abbiano carattere di

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oscenità”. L’opera ritenuta oscena può essere ritirata dalla distribuzione e sottoposta a sequestro.
(caso di un film italiano, Ultimo Tango a Parigi, di Bartolucci, sottoposta più volte a giudizio di oscenità, ma è stata
giudicata come opera d’arte altre volte come oscena, e che è stato censurato.)

Applicazione della disciplina Antitrust (legge 287/90) nel settore della cinematografia:
Per posizione dominante deve intendersi quella di chi detiene o controlla, direttamente o indirettamente, una quota
SUPERIORE AL 25% DEL FATTURATO DELLA DISTRUBUZIONE CINEMATOGRAFICA e una quota
superiore al 25% delle sale cinematografiche in cui avviene la distribuzione stessa.
49

D.Lgs. n28 /04 (legge cinema), si rinnova il meccanismo di interventi a sostegno economico della produzione
cinematografica, con un nuovo requisito: il successo commerciale della pellicola.

I CONTRATTI DI PRESTAZIONE ARTISTICA;


I contratti di prestazione riguardano il diritto dei contratti al diritto d’autore a quella del lavoro ecc.

Il d.lgs. n.68/01, di recepimento della Direttiva Comunitaria n. 29/00:


”armonizzazione di alcuni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”, ha
introdotto modifiche alla originaria disciplina contenuta sulla legge del diritto d’autore del 1941, allo scopo di
assicurare ad autori ed artisti un elevato livello di protezione dei loro diritti:

Artisti interpreti e gli artisti esecutori, ed equiparali dal punto di vista della tutela dei loro diritti, non solo agli autori.
art. 80, comma I, si considerano artisti interpreti ed artisti esecutori “gli attori, i cantanti, i musicisti, i ballerini e le
altre persone che rappresentano, cantano, recitano o eseguono opere dell’ingegno”, l’art. 82 estende questa
definizione anche ai direttori d’orchestra, al coro.

Opere teatrali -> contratto di rappresentazione: Contratto con il quale una parte (concedente) autore dell’opera
teatrale o titolare del diritto sull’opera, concede ad un’altra, concessionario, il diritto di farla rappresentare secondo le
condizioni pattuite nell’accordo, al fine della divulgazione della stessa.
Si tratta di un contratto previsto negli art. 136 legge diritto d’autore) e consensuale, in quanto è sufficiente l’accordo
tra le parti. Dal contratto quindi il concessionario acquista il diritto di rappresentare l’opera, ma si assume l’obbligo di
realizzare fedelmente la rappresentazione dell’opera, non apportando tagli o variazioni che non siano state concordate.
Nel caso in cui l’oggetto della prestazione sia un’opera non teatrale, ma musicale il contratto prende il nome di
contratto di esecuzione (art. 14 legge diritto d’autore).

Parti del contratto ->


1) autore (colui al quale va attribuita la paternità dell’opera), e nel caso in cui sia un’opera a cui hanno partecipato
più persone come direttore si considera l’autore, colui che ha coordinato la creazione.
L’autore è obbligato a consegnare l’opera da rappresentare.

2) Concessionario è colui che assume l’impegno di rappresentare l’opera. Il concessionario si impegna a non
apportare tagli o modifiche al lavoro, pena la lesione del diritto MORALE dell’autore.
Deve inoltre rispettare condizioni e tempi stabiliti nell’accordo e non può tardare nella rappresentazione, e se non li
rispetta l’autore ha il diritto alla risoluzione del contratto, con l’obbligo di restituire l’opera e il concessionario deve
risarcire il danno.

Importante è il ruolo di intermediazione svolto in materia di contratti di questi contratti da parte della S.I.A.E, che
media il rapporto tra autore e concessionario e la Società gestisce in nome proprio, ma per conto dell’autore, il diritto
di rappresentazione, attraverso il rilascio della licenza al concessionario, e se l’autore si è riservato il diritto di
collocamento dell’opera, la SIAE può concedere la licenza solo a chi è indicato dall’autore.

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Contratto di edizione (art. 118 legge diritto d’autore): La differenza con i primi due contratti è la modalità di
diffusione dell’opera. Nei contratti di rappresentazione ed esecuzione la diffusione avviene in una sola circostanza o in
una serie circoscritta di eventi (sala/e di teatro o di concerti) avvalendosi di interpreti che lo rappresentano. Ma il
contratto di edizione non ha limiti di tempo e di luogo: conferisce all’EDITORE il diritto di eseguire una o più
edizioni entro 20 anni dalla consegna dell’opera.

CONTRATTI DI RECITAZIONE: con il contratto di RAPPRESENTAZIONE l’opera viene eseguita in una sala da
interpreti che si avvalgono di un’azione scenica, mentre con il contratto di recitazione l’opera è oggetto di mera
lettura.
50
CONTRATTI DI RIPRODUZIONE E DISTRIBUZIONE -> quando l’opera è diffusione di suoi esemplari (come
nel settore cinematografico. Con il contratto di riproduzione l’autore esercita il suo diritto di ottenere la realizzazione
di copie della stessa opera. La riproduzione non comprende la distribuzione; che è l’autonomo diritto dell’autore alla
messa in commercio o circolazione e messa a disposizione del pubblico della propria opera.

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DIRITTO D’AUTORE
La nascita del diritto d’autore è “recente”. L’idea che un soggetto possa avere diritti sulla propria opera infatti
risale all’Illuminismo.
Con l’invenzione della stampa ad opera di Gutemberg (1450) la riproduzione automatica ed in forma seriale (non più
per mezzo di amanuensi) creò le prime possibilità di guadagno sulla vendita delle opere, ma anche gli interessi di
falsari e plagiari.

Il diritto sull’opera non era riconosciuto ancora al creatore dell’opera, era solo l’editore ad ottenere guadagno dalla
stampa dei libri. 51

LEGGI SUL DIRITTO D’AUTORE:

Il riconoscimento dei diritti d’autore, intesi come prioritari rispetto a quello degli editori, trovò riconoscimento nella
Costituzione americana del 1787 :“Il congresso avrà il potere di promuovere il progresso
della scienza e delle arti utili, assicurando per PERIODI LIMITATI di tempo agli autori e
agli inventori il diritto esclusivo sui loro scritti e scoperte.”

- Prima legge statunitense sul copyright nel 1970 riconosceva il diritto degli autori per i 14 ANNI
successivi alla data di pubblicazione dell’opera;

PAESI DI CIVILAW E COMONLAW


Nei paesi di Common law stati uniti e Inghilterra) il diritto d’autore è riconosciuto solo se adempite
determinate formalità e non è tutelato il diritto morale d’autore dal copyright.

Nei Paesi di Civil Law (Francia, Germania, Italia). i diritti dell’autore nascono già con la sola creazione
dell’opera, inoltre nei Paesi continentali tutela anche il diritto morale d’autore.
- Il sistema tedesco ha recepito la teoria monista del diritto d’autore -> non esiste una tutela del diritto
patrimoniale d’autore disgiunta dal diritto morale.
- La legge francese sul diritto d’autore 1957 e la legge italiana hanno accolto la teoria secondo la quale gli
interessi economici dell’autore sono protetti da diritti patrimoniale, che hanno una durata limitata nel tempo; i
diritti morali invece sono intrasmissibili a terzi (a differenza di quelli patrimoniali) e hanno una durata
illimitata. (teoria pluralista del diritto d’autore)

La Costituzione NON CONTIENE RIFERIMENTI AL DIRITTO D’AUTORE (in Italia non c’è
nessuna norma costituzionale che sancisca la protezione del diritto d’autore),
ma trovi protezione:

nell’art. 2 sulla tutela della personalità dell’uomo;


nell’art. 4 sul progresso materiale e spirituale della società;
art. 9 sulla promozione dello sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica;
nell’ART. 21 sulla libertà d’espressione;
nell’art. 33 sulla libertà dell’arte e della scienza; nell’art. 35 che tutela il lavoro in tutte le sue forme e
applicazioni.

Le principali fonti del diritto d’autore sono IL CODICE CIVILE (ART. 2575 – 2583)

- La legge N. 633/41 (“Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio” legge di
stampo fascista, che risale a prima della nostra costituzione, lda)

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- Il Decreto legislativo 70/03, recepisce la direttiva comunitaria sul commercio elettronico.

- Il Decreto Legis. 30 /05, che istituisce il “codice della proprietà industriale” (per la proprietà industriale, anche se i
caratteri sono comuni – marchi e brevetti- al diritto d’autore (

L’ordinamento non tutela ogni opera ma solo:


a) l’opera deve avere carattere creativo (l. d. a). Con la creazione dell’opera il soggetto diventa titolare sia di 52
diritti patrimoniali sia di diritti morali.
La l. d. a impone all’autore di depositare presso la Presidenza del consiglio dei ministri un esemplare o copia
dell’opera (art. 105), altrimenti vi è l’impossibilità per l’autore di esercitare i diritti di utilizzazione, non pregiudica
l’esercizio degli altri diritti d’autore.

b) l’opera creata deve essere NUOVA; In senso soggettivo, se si fa riferimento allo sforzo creativo dell’autore, che
deve dimostrare che non era a conoscenza dell’opera altrui, simile- e in senso oggettivo se si considera l’apporto dato
dall’opera alla cultura e all’arte.

c) è necessario che vi sia concretizzazione o esteriorizzazione dell’opera:


Limite diritto d’autore: Il diritto d’autore non protegge le idee, ma solo le idee trasposte su un supporto
materiale.
Non è prevista alcuna tutela per l’opera in sé, che non sia trasposta in un supporto durevole; questo problema non c’è
per le opere che vengono ad esistenza solo con la fissazione su un supporto (es. dipinto).
- Questo aspetto va distinto dalla pubblicazione; infatti il diritto d’autore precede la pubblicazione, ed è indifferente ad
essa, non c’è bisogno che l’opera sia pubblicata per essere protetta dal diritto d’autore.

L’art 1 della l.d.a dispone che le opere sono tutelate qualunque sia il modo o la forma di espressione, quindi non
importa quale sia il mezzo utilizzato dall’autore.
d) Per essere tutelata dalla l.d.a l’opera deve appartenere all’arte o alla cultura.

L’art. 2 contiene un elenco delle opere protette:


a) opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, un romanzo (opera di fantasia);
b) le opere musicali, con o senza parole, anche le improvvisazioni, SE fissate in un supporto.
c) le opere coreografiche e pantomimiche, anche in questo caso devono essere fissate.
d) La scultura, la pittura e il disegno, l’incisione, la scenografia, le arti figurative simii come i graffiti ad es. ed anche il
disegno industriale, cioè tutto ciò che ha carattere creativo e artistico.
e) i disegni e le opere di architettura.
f) le opere cinematografiche (sia mute che sonore)
g) le opere fotografiche, anche se espresse con procedimento analogo alla fotografia
h) i programmi per elaboratore (software) che rappresentano il risultato di creazione intellettuale dell’autore.

i) banche dati (database).


e anche elaborazioni creative dell’opera stessa (traduzioni in altre lingue, adattamento cinematografico di
un libro, i remake cinematografici ecc).

I SOGGETTI DEL DIRITTO D’AUTORE:


AUTORE DELL’OPERA (ART.8 L.D.A): chi è nell’opera indicato come tale, nelle forme d’uso, ovvero è
enunciato come tale, nell’esecuzione, rappresentazione e radiodiffusione dell’opera stessa.
La pubblicazione non è un requisito essenziale per il diritto d’autore e secondo la l.d.a, ovvero deve poterne
dimostrare la paternità.

E’ ammessa l’opera pseudonima (nome d’arte), sia anonima (art.8-9), nel caso di opera anonima, in cui non si
può risalire al reale autore, non è possibile conoscere l’identità dell’autore e i diritti di utilizzazione dell’opera

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sono assegnati a chi rappresenta o pubblica l’opera stessa.

Le opere tutelate dal diritto d’autore possono essere il frutto dell’approccio creativo di più soggetto (opera collettiva),
quando c’è un apporto di singoli autori (antologia). In questo caso il coordinatore ed organizzatore dell’opera acquista
la qualifica di autore (art. 7) e il diritto di utilizzazione economica dell’opera spetta all’editore (art.7) – si può scindere
l’apporto di ognuno-

Si parla di opere in comune, nel caso in cui l’opera sia creata con il contributo indistinguibile ed inscindibile di più
persone, e in questo caso il diritto d’autore spetta a tutti i coautori (art.10)
53

IL DIRITTO PATRIMONIALE D’AUTORE


Un danno può essere:
PATRIMONIALE -> Il danno incide direttamente sulla sfera patrimoniale/economica del soggetto leso, cioè lede un
interesse suscettibile di valutazione economico.

Il diritto d’autore si compone di una sfera patrimoniale e di una sfera morale.

Il diritto d’autore assegna all’autore un’esclusiva sull’utilizzazione e sullo sfruttamento economico delle opere create.

ART. 12 L.D.A: Il diritto PATRIMONIALE d’autore comprende diverse facoltà che possono essere esercitate
dall’autore, diritto di UTILIZZAZIONE DELL’OPERA IN QUALCUNQUE FORMA:
- diritto di riproduzione in più esemplari dell’opera (art. 13)
- diritto di trascrizione dell’opera orale (art.14)
-il diritto di esecuzione, rappresentazione o recitazione in pubblico (art.15);
-il diritto di comunicazione al pubblico (art.16);
-diritto di distribuzione (art. 17);
-diritto di elaborazione, traduzione e pubblicazione delle opere in raccolta (art.18)

Il diritto di noleggio e di dare in prestito e il diritto di modificazione.


L’art. 106 l.d.a prevede che questi diritti possano essere acquisiti o trasmessi ad altri uno o più di questi diritti.

L’art. 25 dispone che i diritti di utilizzazione economica durino tutta la vita dell’autore e dopo la sua morte per
i 70 anni successivi. Nel caso di opera anonima i settanta anni dopo la pubblicazione dell’opera.

ll DIRITTO MORALE D’AUTORE


DANNO EXTRAPATRIMONIALE -> Un ingiusto perturbamento dall’animo della vittima, definito anche danno
morale, che consiste in una sofferenza di tipo psichico. Il danno non patrimoniale secondo l’art. 2059 del codice civile
può essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge.

Il diritto morale ha alcune caratteristiche:

1) Il Diritto morale è innato, proprio della persona, cioè dell’autore, è un diritto che sopravvive alla morte
dell’autore stesso.

2) E’ INALIENABILE, IRRINUNCIABILE E INDISPONIBILE, quindi non può essere trasmesso a terzi e non vi
può rinunciare. Il diritto morale può essere esercitato anche in caso di cessazione dei diritti di cessazione economica.
3)NON E’ SOGGETO LIMITI DI TEMPO, dopo la morte dell’autore le facoltà rientranti nel diritto morale
possono essere esercitate senza limiti di tempo dal coniuge, dai figli ecc,)

Il diritto morale è comporto da diverse facoltà:


1)Il diritto di paternità dell’opera;
2) il diritto di rivelare la paternità dell’opera (in caso di opera anonima)
3) Il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modificazione, ad ogni atto a danno dell’opera stessa;

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ECCEZIONI E LIMITAZIONI
La l.d.a prevede dei limiti all’esercizio dei diritti di utilizzazione economica degli autori.
Le opere non sono suscettibili di sfruttamento patrimoniale/economico da parte dei loro creatori (denominate libere
utilizzazioni), perché soddisfano interessi pubblici, come la diffusione della cultura, dell’arte, della conoscenza,
dell’informazione ecc.

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art. 65: gli articoli di attualità di carattere economico, politico, religioso, pubblicati nelle riviste e nei giornali sono
liberamente riproducibili, a condizione che siano indicati espressamente la fonte da cui sono tratti, la data e il nome
dell’autore (se la riproduzione e l’utilizzazione non sia stata espressamente riservata).

L’art. 70 ammette che si possano riassumere o citare brani, o parti di altre opere, per scopo di ricerca scientifica, di
discussione o critica. Non è ammessa la riproduzione dell’intera opera.

Diritto di fotocopiare opere protette, art-68. Entro precisi limiti (il 15% del volume o periodico).

VIOLAZIONI DEL DIRITTO D’AUTORE

Violazioni in senso generale: La violazione del diritto d’autore è l’atto di utilizzazione economica, posta in essere
da un terzo, che non è l’autore e che non sia autorizzata dall’autore stesso, o dal suo mente causa (interpreti o
società che gestiscono i diritti degli autore (SIAE). <- Riproduzione o utilizzazione non autorizzata.

2 sono violazioni tipiche del diritto d’autore:

1)CONTRAFFAZIONE: si realizza una lesione del diritto patrimoniale dell’autore.

La contraffazione consiste nell’ appropriazione di elementi creativi di un opera, o di una parte dell’opera stessa,
appartenente ad un altro autore. Con la contraffazione viene leso un diritto patrimoniale: diritto che attiene ai
profitti che può trarre l’autore dalla sua opera (diritti di carattere economico).

Rispetto al plagio, la paternità dell’opera resta all’autore. Anche un opera inedita, non ancora pubblicata, può
essere contraffatta, perché il diritto d’autore, nel sistema europeo, è un diritto che si sviluppa a priori rispetto all’atto
della pubblicazione, l’opera è già protetta di per sé, non c’è bisogno della pubblicazione né della registrazione (negli
Stati uniti invece le opere protette sono quelle che vengono pubblicate).

Esempio -> riproduzione di un intera opera fonografica, di un libro, di un film.


- Soggetto che riproduce un’opera discografica, senza autorizzazione mettendola in commercio duplicando il
contenuto dell’opera, fotocopiando la copertina e imitandone il packaging.(violazione del diritto patrimoniale
dell’autore)

PLAGIO
Viene leso il diritto morale più importante, la paternità dell’opera. Il plagio consiste non solo nella duplicazione, ma
l’autore dell’illecito si appropri della paternità dell’opera.
Esempio : Un soggetto prende una parte di un libro scritto da un altro e la inserisce nella sua opera, senza citare,
appropriandosi della paternità, un soggetto che ha ricevuto un manoscritto da uno scrittore, lo invia ad un editore
attribuendosi l’opera. (violazione del diritto morale dell’autore)

Gli elementi che concorrono, per dimostrare in sede di giudizio, che l’atto di utilizzazione, sia un illecito, sono:
1 Coincidenza di elementi essenziali che caratterizzano un’opera.

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2 Sia stato realizzato con forme simili, sia nella realizzazione che nella rappresentazione.
3 Grande Quantità di elementi identici

Plagio e contraffazione possono coesistere (illecito di plagio contraffazione), che si realizza quando un soggetto si
appropria della paternità dell’opera, cercando di trarne benefici economici.
(posso copiare un opera, e appropriarmi della paternità dell’opera)

VIOLAZIONI ON LINE E OFF LINE


Violazioni rispetto alle nuove tecnologie, ci sono le violazioni ON –LINE
e OFF Line: (Riproduzioni non autorizzati (fotocopiatura di un intero libro oltre il 15 per cento, di dischi etc.) 55

Art. 167 della Legge sul diritto d’autore -> Legittimazione ATTIVA (Chi può agire contro una violazione).
Art 167 della lda:
- autore , - possessore legittimo della licenza – rappresentante SIAE.

Chi sono i legittimati passivi? (pirati), art.167: l’azione è volta contro tutti coloro che hanno partecipato alla
violazione (estensione della responsabilità all’autore reale della violazione, ma di tutti coloro che hanno
permesso e contribuito alla violazione).

Legittimati passivi nel mondo on line sono:


- Utenti (è difficile individuare gli autori reali della violazione)
- Provider se non viene rispettate le norme dell’articolo 14 e 17 del decreto legislativo 70 del 2003, che divide i
prestatori (gestore) di servizio della società dell’informazione in 3 categorie rispetto alle attività che svolgono:
- Attività di Mere Conduit (mero conduttore) -> prestatori di servizi che trasportano i dati, ma non agiscono sui dati.
(es. provider che ci da la connessione internet).
- Caching provider -> prestatore che non agisce in maniera diretta sui dati, se agisce agisce per poco tempo.
- Hosting provider -> fornisce spazi all’interno della piattaforma (che viene considerato per legge responsabile se
partecipa attivamente alla trasmissione, alla selezione, e all’organizzazione dei contenuti, e ha accesso alle
informazioni)

Il giudice può ordinare diversi provvedimenti:

1. l’accertamento e l’inibitoria:
Azione inibitoria, 2 tipi:

1. Azione a carattere cautelare: azione che si colloca subito dopo l’inizio dell’azione illegale e subito prima della
sentenza, regolata dall’art. 156 della legge sul diritto d’autore. Il giudice costata che c’è una violazione in corso, e
prima della sentenza, conceda un’inibitoria, che inibisca quel soggetto a continuare questa violazione. Il giudice
inibisce il soggetto e può intimargli il pagamento di una somma, se reitera l’azione illecita. (forma di rimedio tipica
del sistema francese)

2.l’effetto dell’ Inibitoria definitiva è uguale, differenza è che avviene nel momento in cui si ha la sentenza
definitiva. Il soggetto deve pagare una somma di denaro per il risarcimento del danno e inibire il soggetto autore
dell’illecito, alla configurazione di atti illeciti similari (sanzione: obbligazione dall’astenersi nel continuare la
violazione) . La finalità è di carattere preventivo, di prevenire la violazione o non aggravare l’incidenza della
violazione sui i diritti dell’autore (Funzione deterrente).

2. il ritiro delle opere dal commercio e la oro distruzione -> Rimedio, della rimozione e della distruzione, (es.
duplicazione cd in maniera seriale) si ordina la rimozione e la distruzione delle copie contraffatte sia delle attrezzature
che hanno permesso la riproduzione, oppure dell’opera dal commerc3. Il risarcimento del danno (solo caso plagio
volontario);

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Risarcimento del danno (tutela alla base dell’illecito civile).


(Previsto dall’art.158 lda) -> Misura che si estende ai diritti patrimoniali, ma può essere un risarcimento alla lesione di
un diritto morale dell’autore (come la paternità), per il risarcimento danni deve sussistere un elemento soggettivo, un
ulteriore aggravante. Nesso di causalità, che congiunge la violazione al danno, nel caso del diritto d’autore alla
violazione segue il risarcimento quasi sempre (è un effetto implicito della violazione).

Tecniche di risarcimento: riparazione attraverso il prezzo del mancato consenso, cioè il prezzo che l’utente non 56

ha pagato quando ha riprodotto illegalmente l’opera (costo del libro ad es). L’efficacia non è adeguata, quando il
vantaggio economico che l’autore dell’illecito ottiene dalla violazione è maggiore della somma imposta come
risarcimento.
direttiva 2004/48: misura che è a cavallo tra risarcimento del danno, e restituzione di un arricchimento: revisione degli
utili, che è sempre un risarcimento economico: restituzione del vantaggio economico che ha tratto l’autore della
violazione.

4. Potere istruttorio -> Discovery


Rimedio: La Discovery: misure volte da poter richiedere in fase di giudizio, per identificare l’autore della violazione
(elementi che viene utilizzato è l’indirizzo IP (punto di accesso) del computer dal quale si connette alla rete, che è
connesso a dati personali (indirizzo o il nominativo).

6. Poteri sanzionatori (autorità amministrativa indipendente -> AGICOM)


La legislazione sta cercando di rincorrere lo sviluppo tecnologico, e introdurre una normativa che da all’AGICOM il
potere aggiuntivo di imporre delle sanzione in maniera veloce, agli utenti singoli ->

- Possibilità che l’autorità obblighi il provider a rimuovere i contenuti che violano il diritto d’autore, dopo 20 giorni
dalla segnalazione, e se la violazione e quindi la segnalazione, viene ripetuta dallo stesso utente, vale come un reato, e
l’utente viene condannato a rimuovere i contenuti ma a risarcire il danno.

Questa normativa è speculare alla Legge approvata nel 2009 in FRANCIA, poi reputata incostituzionale, in violazione
del diritto, sancito dalla dichiarazione francese del 1789, all’art.11 (libertà d’espressione), queste misure incidono
sulle libertà fondamentali del cittadino e si parla di diritto di accesso ad internet, che è un’espressione della libertà di
manifestazione del pensiero.

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LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA


1. Dal diritto ad essere lasciati soli all’autodeterminazione informativa.

EVOLUZIONE NEL TEMPO DEL DIRITTO ALLA Privacy, si parla di DIRITTO ALLA RISERVATEZZA
(LEGATO ALLA SFERA PERSONALE), ma con lo SVILUPPO TECNOLOGICO diventa un DIRITTO
PROCEDIMENTALE LEGATA ALLE BACHE DATI

Il diritto al rispetto della VITA PRIVATA dell’individuo dalle intrusioni indesiderate nasce con l’era industriale e
del ceto medio, infatti si considera il diritto alla PRIVACY un diritto “borghese”.
57
E’ nel 1890 si parla per la prima volta di diritto alla riservatezza (nasce come “diritto di essere lasciati soli”, la sfera
privata dell’individuo non può essere violata).
Articolo firmato da 2 giuristi -> Warran e Brandeis,il diritto di privacy nasce da un fatto di costume, la protagonista
era la moglie di Brandais, ed egli decide di fermare questo fenomeno con questo articolo.

L’avvento delle banche dati e degli archivi e degli archivi di dati, gli elaboratori elettronici permettono di raccogliere
dati con rapidità e facilità, e questo ha spinto il legislatore ad interessarsi con particolare attenzione al trattamento dei
dati personali.

Con la nascita nel 1900 delle prime forme informatiche, tecnologiche e delle banche dati, il diritto alla privacy
diventa un diritto di controllo sulla circolazione dei dati, quindi un diritto procedimentale.

Non è più un diritto volto a mantenere i dati personali nella sfera privata dell’interessato- evitandone la circolazione
al di fuori della sfera individuale, ma ad assicurare all’interessato la conoscenza ed il controllo delle modalità e delle
finalità del trattamento dei propri dati.

La ricerca di un equilibrio tra diritto alla riservatezza e libertà di informazione, porta all’affermazione di un concetto
nuovo, quello di privacy, cioè il diritto dell’individuo ad auto determinare chi e come possa conoscere i suoi dati
personali.

DIRETTIVA N.46/95
Legge 300/70, statuto dei lavoratori, perché è il primo riconoscimento normativo dei lavoratori, nell’art.4 si vieta il
controllo a distanza dei lavoratori, e della loro vita privata.

La regolamentazione del fenomeno del trattamento dei dati personali giunge ad un punto di svolta con l’intervento del
legislatore comunitario, che rappresenta una significativa evoluzione legislativa verso il
pieno riconoscimento della riservatezza, e del diritto di autodeterminazione degli individui.

Il Consiglio d’Europa e Comunità europea, con la loro attività e una serie di documenti hanno contribuito dalla
sensibilizzazione sul problema della protezione dei dati personali contribuendo a tenere alta l’attenzione su questo
problema da parte dei governi europei.
La convenzione (29 Gennaio 1981) ha lo scopo di garantire sul territorio di ogni Paese, ad ogni persona fisica, il
rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, in particolare del “ diritto della vita privata, nei confronti
dell’elaborazione automatizzata dei dati di carattere personale”. La convenzione include dei principi sulla raccolta e
sul trattamento dei dati, e sul rapporto tra i Paesi membri per quanto riguarda il flusso dei dati.

Il nodo centrale riguarda la disciplina del flusso transfrontaliero dei dati, in particolare la circolazione delle
informazioni tra le parti della convenzione e verso i Paesi non aderenti.

Tra i Paesi sottoscrittori dell’accordo c’è il principio generale della libera circolazione delle informazioni.
Proprio per controllare il flusso transfrontaliero dei dati, si chiede ad ogni Stato di istituire un’autorità, con il

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compito di tenere informati gli altri paesi membri sul livello e sulle procedure di protezione dei dati personali.

La direttiva definitiva è n. 46/95, frutto del compromesso tra i sostenitori di una tutela forte dei diritti individuali
(il consenso dell’interessato affinché sia possibile il trattamento dei dati) e sostenitori della libera circolazione delle
informazioni tra i Paesi dell’UE. Lo scopo della direttiva è permettere la libera circolazione delle informazioni,
assicurandone in tutto il territorio della CE identità di disciplina e demandando agli stati nazionali la determinazioni
delle condizioni di liceità del trattamento.

58
LEGGE ITALIANA DI RECEPIMENTO (N.675/96)
Legge 675/ 96 è la prima vera e propria legge della privacy, ma appena viene emanata diventa obsoleta a causa
dell’evoluzione delle tecnologie e dell’informatica.
La legge 675/96 ha recepito la direttiva 46/95, con la quale presenta non poche differenze, per la
differente ampiezza dei suoi destinatari:

L’art. 1 presenta una definizione dei diritti più ampia di quella della direttiva, includendo oltre che la tutela della vita
privata, ANCHE LA DIGNITA’ UMANA.

La legge quindi richiama i diritti della personalità, per stabilire il LIMITE oltre il quale il trattamento non è più da
considerarsi lecito, stabilendo una tutela dei diritti fondamentali indiretta, mentre l’oggetto della normativa è il
trattamento dei dati personali.

-Per il trattamento dei dati c’è bisogno del consenso dell’interessato, che è il presupposto fondamentale per il
trattamento dei dati. Per i dati sensibili ne consente l’utilizzo con il consenso scritto dell’interessato e con
l’autorizzazione del Garante per i dati personali.

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI: autorità competente in materia di controllo e
verifica del trattamento dei dati personali.

La tutela rigida dei dati sensibili risiede nella circostanza che costituirebbero il nocciono duro della
riservatezza, perché ritenuti riservato.
Inoltre mentre la direttiva si limita a sanzionare i danni derivati dal trattamento illecito, la legge 675 allarga lo spettro
delle responsabilità anche ai danni derivati dal trattamento lecito.

Dir. 58/02 sul trattamento dei dati personali e la tutela della vita privata. Costituisce il primo provvedimento
normativo indirizzato in modo specifico a disciplinare la privacy nelle comunicazioni elettroniche, con:
1) la tutela dei dati personali e della vita privata degli utenti
2) regolamenta i trattamenti informatici e la raccolta di dati on line.

Art. 5 “divieto di ascolto, captazione, memorizzazione e forme di intercettazione o di sorveglianza delle


comunicazioni”. Gli stati membri devono assicurare che l’uso di reti di comunicazione elettronica per archiviare
informazioni o per avere accesso ad informazioni archiviate nell’apparato terminale di un utente, sia consentito
unicamente a condizione che l’abbonato sia stato informato in modo chiaro e completo sugli scopi del trattamento.

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Direttiva 66/97- Direttiva 58/02 -> Modello Opt –in: l’utente esprime un consenso preventivo a ricevere
messaggi di posta elettronica, si esige il preventivo consenso del consumatore a ricevere messaggi pubblicitari
attraverso posta elettronica.

Il Codice della privacy riprende le disposizioni della direttiva 58/02, art. 130: “l’uso di sistemi automatizzati di
chiamata per l’invio di materiale pubblicitario o vendita diretta per il compimento di ricerche di mercato o
comunicazioni commerciale, è consentita CON IL CONSENSO PREVENTIVO DELL’INTERESSATO (modello
opt-in). Il consenso si applica anche nel caso che la comunicazione commerciale avvenga mediante posta elettronica,
telefax, sms o mms e che il titolare del trattamento può non chiedere il consenso all’interessato se lo stesso lo abbia 59
già fornito sempre che si tratti di servizi analoghi a quelli precedentemente resi e purché l’interessato venga informato
di tale circostanza, con la possibilità di opporsi in goni momento al trattamento.
Modello opt-out : l’utente esprime la volontà di non essere destinatario di questi messaggi.

Il nuovo “Codice privacy”, il d.lgs. N.196/2003


Il testo unico sulla PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI (d.lgs. 196/03) contiene l’insieme delle norme in materia
di privacy e recepisce la direttiva 58/02 e sostituisce la legge n. 675/66

La necessità di riordino sistematico della disciplina hanno imposto l’adozione di un vero e proprio testo unico sulla
protezione dei dati personali. Raccoglie tutte le direttive comunitarie precedenti. Il codice sostituisce la legge 675/96
innovando la disciplina, in considerazione dello sviluppo tecnologico.
Le informazioni personali sono un bene giuridico, da TUTELARE.
L’art. 4 del codice fa riferimento alla TUTELA dei
dati personali: il dato personale è qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche
indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione
personale. = “Qualsiasi traccia che consenta di risalire al soggetto interessato”
- La nozione di manipolazione/trattamento dei dati -> raccolta, registrazione, archiviazione e organizzazione dei dati
personali.
- “utente -> qualsiasi persona fisica che utilizza un servizio di comunicazione elettronica”

Il CODICE DELLA PRIVACY distingue DIVERSI TIPI DI DATI PERSONALI


All’interno dei dati personali distinguiamo:
TUTTI I DATI CHE NON SONO DATI SENSIBILI SONO DATI ORDINARI:
- (art. 4 comma I), dati identificativi: dati personali che permettono l’identificazione DIRETTA dell’interessato Es.
nome, cognome, codice fiscale, che permettono di risalire al soggetto.
- dati non identificativi, che permettono di risalire ad una persona, non direttamente: es. Numero di matricola,
numero di telefono, targa dell’auto, collegato direttamente al soggetto.

-dati sensibili, nocciolo duro della privacy o nucleo essenza della disciplina sulla privacy e tutelati con maggiore
rigore: informazioni riguardanti l’origine raziale, etnica, convinzioni religiose o filosofiche, opinioni politiche,
adesioni a partiti, stato di salute e vita sessuale.
- dati giudiziari: dati personali idonei a rivelare procedimenti in corso. I dati giudiziari ricevono lo stesso trattamento
dei dati sensibili.

FIGURE DELLA DISCIPLINA:


Il testo individua le figure del titolare, responsabile e incaricato del trattamento che rispondono di eventuali illeciti
commessi in sede di trattamento dei dati.
Art. 28 identifica i soggetti che effettuano IL trattamento, che sono 4:

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1) INTERESSATO: persona fisica cui si riferiscono tutti i dati personali. Es. Studente.
Deve essere preliminarmente informato del trattamento.

DIRITTI DELL’INTERESSATO:
1.Diritto alla protezione dei dati personali

2.Diritto di accesso ai propri dati


3. Diritto di aggiornamento,
60
4. Conoscere le finalità e modalità del trattamento dei dati, diritto di sapere quali sono i soggetti a cui verranno comunicate queste
informazioni
5.diritto di rettificazione, diritto di integrazione dei dati, diritto di modificazione e di cancellazione, trasformazione in forma
anonima,.
6.diritto di opporvi eventualmente per motivi legittimi al trattamento dei dati personali, e si esercita senza alcun formalismo.
TITOLARE del trattamento: impresa, amministrazione o persona giuridica che detiene i dati personali (entità nel suo
complesso che esercita un potere decisionale sui dati). Es. Università di Salerno

RESPONSABILE è una figura designata dal titolare che è l’università, può essere facoltativa, il responsabile ad es. è
la segreteria studenti, cioè un soggetto a cui vengono affidati dei compiti specifici.

INCARICATO le operazioni di trattamento dei dati possono essere effettuate solo da incaricati, che operano sotto la
diretta autorità del titolare o del responsabile e si devono attenere alle istruzioni impartite, in quanto sono persone
fisiche che manipolano ed esercitano delle operazioni manuali sui dati personali. Es. segretario autorizzato
dall’università (titolare) a registrare i voti degli esami (dato personale che va tutelato) dello studente.
Gli ENTI PUBBLICI non sono tenuti a richiedere il consenso dell’interessato per il trattamento, perché l’interesse
pubblico è ritenuto preminente sul diritto alla riservatezza (ma devono comunque trattare i dati secondo liceità e
correttezza).

Per il trattamento dei dati personali (per soggetti non pubblici) c’è la necessità del consenso per il trattamento, che
deve essere espresso liberamene e specificamente, relativo ad un trattamento chiaramente individuato e preceduto
dall’informativa.

CONSENSO ED INFORMATIVA

Principi chiave del trattamento dei dati da rispettare da parte di chi detiene i dati personali, sono 3:
1. Consenso 2. Informativa;

1)Per il trattamento dei dati ordinari per il consenso si può avere un autorizzazione verbale, quindi è sufficiente un
consenso annotato in forma scritta.

- Per i dati sensibili: il consenso deve essere in forma scritta e sottoscritto dal soggetto titolare. (ci vuole la firma).

- Per quanto riguarda il settore sanitario il consenso può essere reso anche oralmente, con un’unica dichiarazione, e in
questo caso l’esercente la professione sanitaria deve annotare per iscritto il consenso.

2. Si deve fornire un’informativa dettagliata di cosa si farà con i dati,


per l’informativa (art. 13 del codice), PER ogni trattamento dei dati devo fornire una serie di informazioni che
l’interessato deve avere dal titolare; l’interessato o la persona fisica presso la quale sono raccolti i dati personali sono
informati oralmente o per iscritto su:
1. finalità e modalità del trattamento cui sono destinati i dati.
2.natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati.

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3.conseguente di un eventuale rifiuto a rispondere.


4.i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati.
5. Informazione sui diritti.
6. Nome del titolare che tratterà i dati, va indicato anche il responsabile se è stato designato.

3. Autorizzazione da parte del garante: il garante per la privacy, ora di anno in anno da delle autorizzazioni
nuove su determinate problematiche.

L’informativa ed il consenso possono anche il trattamento, quando viene effettuato in condizioni di urgenza o
61
incapacità di agire o di intendere e volere dell’interessato.

Due livelli di sicurezza previsti dal codice: obbligo generale di sicurezza (art 31) e misure minime
(art. 33 allegato B;

- I dati personali oggetti di trattamento sono custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite.
L’obbligo generale di sicurezza che devono essere assicurati per legge dal responsabile dei dati, prevede che venga
garantita la sicurezza del dato in relazione a:

- progresso tecnico o tecnologico (sia se il dato è in formato digitale/informatico o tradizionale).


- In relazione alla natura dei dati (c’è una differenza di se siano sensibili o meno, più o meno delicati, più sono delicati
(più si avvicinano alla sfera sensibile, più devono essere protetti)
- Peculiarità del trattamento (le specifiche caratteristiche del trattamento (cosa si fa con quei dati.)
Misure minime (art. 33) cosa si deve fare nello specifico:

I titolari del trattamento devono adottare delle misure minime, volte ad assicurare un livello minimo di protezione dei
dati personali, sono di 2 tipi a seconda se il trattamento avviene con strumenti informatici: Se i dati sono digitali devo
garantire una misura minima; cambiare la password della banca dati che contiene dati i dati personali; se sono dati
ordinari ogni 6 mesi, se dati sensibili ogni 3 mesi. E aggiornamenti settimanali antivirus e copie di backup, per
mantenere i dati.

trattamento dei dati non informatici: Se possiedo un fascicolo, cartella, con i dati, vi erano dei locali chiusi a chiave
dove ci sono dei fascicoli che contengono dati personali. Ci sono sanzioni per chi viola l’obbligo generale di
sicurezza, considerato un reato, ci sono sanzioni penali anche gravi .

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SANZIONI:
Il codice privacy rafforza il sistema delle sanzioni, rispetto alla legge 675/96

SANZIONI: LA RESPONSABILITA’ PER ILLECITO TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

La l. n. 675/96 aveva introdotto delle sanzioni per il mancato rispetto delle regole imposte per il trattamento dei dati
personali, sia di carattere AMMINISTRATIVO, PENALE E CIVILE

SANZIONE PENALE:
Chiunque al fine di trarne profitto per sé o per altri, o di recare ad altri un danno, procede al trattamento dei dati
62
violando una serie di regole (se utilizzo dei dati personali senza consenso) è punito con la reclusione da un minimo di
sei anni, a un massimo di 18 mesi (sei e ventiquattro se il fatto consiste nella comunicazione e diffusione dei dati).

E’ inoltre esposto a sanzioni penali (art. 168) chi rende dichiarazioni o effettui notificazioni false al Garante.

E’ considerato reato anche l’omessa adozione delle misure di sicurezza, previste nell’art. 33 del Codice, allegato B,
per un’analitica descrizione delle misure.

Responsabilità civile per i danni cagionati per effetto del trattamento è stabilito dall’art. 15 del Codice; chiunque
cagiona danno ad altri per effetto del trattamento dei danni personali è tenuto al risarcimento dei danni ai sensi
dell’art. 2050 del codice civile.

Il legislatore garantisce il danneggiato nei confronti di chiunque oeri il trattamento dei dati prsonai, ovvero titolare,
responsabile e in qualche misura l’incaricato

I CODICI DI DEONTOLOGIA E BUONA CONDOTTA ED IL RUOLO DEL GARANTE PER LA


PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

I codici di deontologia contengono regole elaborate direttamente dai soggetti direttamente destinatari di quelle regole.
Il rispetto di tutti i codici deontologici diviene condizione essenziale per la liceità e la correttezza dei trattamenti
effettuati: Questi codici vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

Quando si parla di privacy c’è un garante della privacy (autorità per la privacy) che disciplina il settore.
Il Garante (autorità indipendente) è un organo collegiale costituito da 4 componenti, due eletti dalla Camera e due dal
senato. Al proprio interno eleggono un presidente.

COMPITI:
- Il Garante assumerà il ruolo di particolare rilevanza perché:
- promuove la redazione di un codice deontologico: Svolge una funzione para normativa (partecipa all’elaborazione
dei codici deontologici.)
- seleziona i soggetti rappresentativi ritenuti idonei a scrivere il testo

- Svolge un’attività consultiva, rendendo pareri nei casi previsti: contribuisce a definire il contenuto del codice, perché
si adegui da subito alle disposizioni di leggi e regolamenti vigenti in materia;
-Verifica che i codici redatti siano conformi alla legge e ai regolamenti vigenti in materia se non lo sono il Garante
può rifiutare la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale;

I poteri dell’Autorità non si esauriscono nella fase di redazione dei codici, ma proseguono nelle fasi di
applicazione e controllo del rispetto delle disposizioni vigenti:
- Dovrà garantirne la diffusione e il rispetto
- Promuove il costante aggiornamento dei codici;
- L’interessato può rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali se ritiene violato uno dei propri diritti
previsti dal Codice;

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Ai sensi dell’art. 154 del Codice, il garante ha una serie di compiti, sia di controllo preventivo, che successivo e
compiti sanzionatori;
- l’autorità deve verificare la liceità dei trattamenti, operando sia d’ufficio che su segnalazione e reclamo degli
interessati;
- può prescrivere particolari misure per lo svolgimento del trattamento e dispone di un potere di blocco dei trattamenti
illeciti;
- Potere di autorizzazione, generale e specifico, quanto al trattamento dei dati sensibili;

Può esercitare accertamenti e controlli. Ma può soprattutto irrogare le sanzioni amministrative previste dagli art. 161-
63
166 del codice; queste sanzioni conseguono all’omessa o inidonea informativa all’interessato, all’omessa o inidonea
notificazione o all’inosservanza dell’ordine del Garante di fornire una o più informazioni.

- Comunicazioni elettroniche e attività giornalistica


L’evoluzione tecnologica, ha permesso il moltiplicarsi dei mezzi di informazione e quindi e comunicazione, ma ha
aumentato le possibilità di lesione della privacy (sfera individuale) dei cittadini.
Le problematiche emerse dalla diffusione delle tecnologie dell’informazione, riguardano il bilanciamento da un lato
del diritto ad informare (libertà di manifestazione del pensiero e pluralismo informativo) e la tutela della privacy dei
cittadini.

L’art. 136 e 137 codice privacy (196/03): il trattamento effettuato dai giornalisti, professionisti, pubblicisti o
praticanti, NON RICHIEDE NECESSARIAMENTE IL CONSENSO PREVENTIVO dell’interessato, anche se
oggetto del trattamento sono i dati sensibili dello stesso, né è obbligatorio richiedere ed ottenere specifica
autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali.
art. 137 : l’esercizio del diritto di cronaca dovrà comunque garantire che il trattamento dei dati personali si svolga nel
rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali.

Principio di essenzialità dell’informazione: riportare solo le informazioni indispensabili, utili a consentire l’esatta
comprensione da parte del lettore del fatto storico. Si devono escludere informazioni estranee o marginali rispetto al
fatto che è al centro della notizia.
La disciplina del trattamento dei dati personali in ambito giornalistico è soggetto al codice deontologico dei giornalisti.

LE COMUNICAZIONI ELETTRONICHE

Direttiva 97/66 relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle
telecomunicazioni, prevedeva regole prive di neutralità, cioè riferite ad un particolare tipo di tecnologia e finalizzate a
disciplinare il settore delle telecomunicazioni e non al settore più ampio delle comunicazioni elettroniche. Questo ha
reso necessario un provvedimento sostitutivo (DIRETTIVA 58/02)

Il quadro normativo elaborato a livello comunitario:


- Dir. 58/02 CE relativa al trattamento dei dati personali a tutela della vita privata ne settore delle comunicazioni
elettroniche.(direttiva privacy).
- Dir. 19/02 relativa all’accesso alle reti di comunicazioni elettroniche (direttiva accesso)
- Dir. 20/02 relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazioni elettroniche (direttiva
autorizzazioni)
- Dir. 21/02 relativa al servizi universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione
elettronica (c.d direttiva servizio universale).

Queste direttive (tranne la direttiva privacy) sono state recepite con un unico decreto legislativo il c.d “codice delle

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comunicazioni elettroniche” (d.lgs. 259/03)

Art. 3-4 principi generali: il codice garantisce i diritti di:


1) Libertà di comunicazione e segretezza delle comunicazioni;
2) libertà di iniziativa economica garantendo accesso al mercato delle reti e servizi di comunicazioni (libera
concorrenza) * Antitrust: ( anti-monopolio ), con questo termine si definisce il complesso delle norme giuridiche poste
a tutela della concorrenza sui mercati economici ed evitare quindi il crearsi di posizioni dominanti e monopoli.
- l’AUTORITA’ che vigila sull’osservanza e il rispetto delle norme antitrust è L’AUTORITA’ GARANTE DELLA
CONCORRENZA E DEL MERCATO (AGCM). 64
2) Libertà di fornitura di reti e servizi di comunicazione elettronica (trasparenza, non discriminazione e
proporzionalità).
Quindi il codice pone l’accento sulla liberalizzazione del mercato delle comunicazioni elettroniche (relativamente alla
fornitura di reti e servizi) e sulla tutela della concorrenza (e quindi delle imprese operanti nel settore e dei
consumatori).

Strumento dell’autoregolamentazione
Il codice per la protezione dei dati personali – d.lgs. 196/2003 (recepisce la direttiva 2002/58) innova la disciplina in
considerazione degli sviluppi tecnologici, rafforzando il sistema delle sanzioni, attribuendo nuove competenze al
Garante per la protezione dei dati personali (che ha partecipato attivamente all’elaborazione del Codice) e
introducendo lo strumento della DEONTOLOGIA, come strumento di controllo e armonizzazione del sistema.
Il ricorso a “codici di deontologia e buona condotta” è previsto dal Codice come strumento di controllo del sistema
della riservatezza.

Nel Codice privacy il Garante sottolinea la necessità in fase di autoregolamentazione di prestare attenzione alla
procedura di acquisizione del consenso al trattamento dei dati e alla relativa (e preventiva) informativa sulle modalità
e le finalità del trattamento.

VIDEO SORVEGLIANZA
Uso di apparecchiature audiovisive che rilevano in modo continuativo immagini, relative a persone identificabili.
Grazie allo sviluppo tecnologico si sono sviluppate e diffusi apparati di videosorveglianza che rappresentano un reale
pericolo per la riservatezza dei cittadini. Infatti c’è stata la massiccia istallazione di telecamere in luoghi pubblici,
amministrazioni pubbliche, banche, esercizi commerciali. Garante per la protezione dei dati personali, con
provvedimento nel 2000 aveva individuato alcune regole funzionali ad assicurare il rispetto del principio di
PROPORZIONALITA’ tra mezzi impiegati e fini perseguiti.

Il c. d. decalogo (pubblicato sul bollettino del Garante n. 14/15) stabilisce che:


1. Occorre chiarire gli scopi che si intendono perseguire e verificare se solo LECITI in base alle norme vigenti;
2. Il trattamento dei dati deve avvenire per scopi determinati, espliciti e legittimi.
4. I cittadini devono essere informati, in maniera chiara anche se sintetica della presenza di telecamere e dei diritti che possono
esercitare sui propri dati.
5. Per il controllo a distanza dei lavoratori rimangono validi i divieti e le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori.
6. I dati raccolti devono essere solo quelli necessari agli scopi perseguiti; vanno perciò registrate solo le immagini indispensabili,
va limitato l’angolo visuale delle riprese, e evitate immagini dettagliate o ingrandite.
7. Va stabilito con precisione entro quanto tempo le immagini devono essere cancellate e occorre prevedere la loro conservazione
solo in relazione a illeciti o in relazione ad indagini giudiziarie o di polizia.
8. Vanno individuate le persone che possono prendere visione delle registrazioni e deve essere vietato l’accesso ad altri soggetti,
tranne che si tratti di indagini giudiziarie o di polizia;

9. I dati raccolti per determinati fini (sicurezza, tutela del patrimonio) non possono essere utilizzati per finalità diverse (ad es. per
pubblicità) tranne che per le esigenze di polizia o di giustizia e non possono essere diffusi o comunicati a terzi,
Le regole enunciate non sono sufficienti a disciplinare le numerose ipotesi di utilizzazione dei sistemi di video sorveglianza (ad.
Es. le videoregistrazioni effettuate con apparecchi di telefonia mobile, alle riprese di spazzi pubblici trasmesse via internet ad un

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numero indefinito di utenti ecc.)

Il Garante ha emanato un PROVVEDIMENTO GENERALE SULLA VIDEO SORVEGLIANZA (2004),


finalizzato a disciplinare la materia, cercando di bilanciare le finalità dell’installazione di sistemi di videosorveglianza
(sicurezza pubblica e accertamento di illeciti) con le esigenze di protezione dei dati personali.
PRINCIPI
1. PRINCIPIO DI LEICITA’: il trattamento dei dati operato attraverso sistemi di videosorveglianza va consentito
esclusivamente se fondato su un presupposto di LEGITTIMITA’ espressamente previsti per gli organi pubblici o per
soggetti privati ed enti pubblici economici.
65
2.PRINCIPIO DI NECESSITA’: deve essere escluso ogni uso superfluo e ridondante di tali sistemi.
3.PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA’: si deve commisurare/proporzionare la necessità di questi sistemi al
grado di rischio realmente presente ed evitando la rilevazione di dati quando non sussista un pericolo concreto o non
ricorra un effettiva esigenza.
4.PRINCIPIO DI FINALITA’; Gli scopi perseguiti devono essere determinati, espliciti e legittimi, dovendosi
escludere il rilevamento eseguito per una generica finalità di pubblica sicurezza, che può competere solo ad organi
giudiziari o di polizia e alle forze armate – e l’obbligo di trasparenza in capo al titolare nei confronti degli interessati.
Si deve quindi rendere direttamente conoscibile la presenza dei sistemi di video sorveglianza tramite forme
adeguate di comunicazione al pubblico che evidenzino le finalità di tale utilizzo.

Vi sono inoltre regole elaborate in tema di conservazione dei dati:


limite temporale variabile (in base al grado di indispensabilità) tra le 24 ore ed una settimana, fatte salve speciali
esigenze di ulteriore conservazione(attività investigativa in corso da parte dell’autorità giudiziaria)

Si rende comunque opportuna l’adozione di un codice deontologico per disciplinare dettagliatamente altri aspetti del
trattamento dei dati personali effettuato tramite strumenti di video sorveglianza. Il controllo di legittimità (verifica
circa la conformità dei codici deontologici adottati rispetto a leggi e regolamenti) è affidato al Garante.

DIRECT MARKETING
complesso delle attività che permettono di offrire prodotti e servizi, trasmettendo una serie di messaggi pubblicitari a
segmenti di popolazione per mezzo della posta, del telefono o di ogni altro mezzo, allo scopo di sollecitare una
reazione da parte della persona interessata.

Il direct marketing implica una serie di attività di analisi, ricerca e selezione che può comportare il trattamento dei
dati personali degli interessati e un’invasione della sfera individuale dei destinatari.

Con la diffusione della rete, Internet è diventato un veicolo che ha moltiplicato le forme e le attività di marketing
diretto. E’ ormai diffuso il fenomeno dello spamming, inoltro di messaggi non sollecitati, finalizzati alla
commercializzazione – diretta- di beni/servizi trasmesse per posta elettronica.

Lo spamming si pone in contrasto anche con le norme della privacy dato che l’indirizzo e-mail costituisce un dato
personale (in quanto è identificativo dell’utente.
Fenomeno Spooffing: messaggio inaffidabile, comunicazione commerciale non sollecitata e da un falso indirizzo. (e
mail dalle poste con notifica di problema del conto). Fenomeno Scams: e mail di offerte vantaggiosissime. Le e- mail
non sollecitate possono anche avere un contenuto attendibile ma mittente e intestazione e oggetto falsificati, al fine di
persuadere il consumatore al downlad e ad aprire il messaggio.

DIRETTIVE:
Negli USA vi sono liste di OPT- OUT (REGISTRI NEGATIVI) per i consumatori che non intendono ricevere
ulteriori comunicazioni non sollecitate.
In Europa il primo tentativo di regolamentare lo spamming avviene con la direttiva 31/ 2000 (direttiva sul
commercio elettronico):

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art. 7, liceità dell’invio di messaggi non sollecitati, a condizione che risulti chiaramente il carattere pubblicitario
comunicazioni, quindi devono essere identificate come tali fin dal momento in cui il destinatario le riceve
2) preventivamente all’invio i prestatori verifichino che i destinatari non si siano opposti alla ricezione di tali
comunicazione tramite iscrizione ad appositi “registri negativi”.
3) contenere l’indicazione che il destinatario può opporsi al ricevimento in futuro di queste comunicazioni,
così come a quelle che sfruttano la telefonia.

Quindi la scelta è il modello OPT-OUT: presunzione del consenso dell’interessato, cui è riconosciuta la possibilità di
negarlo successivamente, inibendo ulteriori trattamenti. 66

La regola stabilita è stata modificata dall’introduzione della direttiva 58/2002:

Direttiva 58/02: necessità di introdurre il modello OPT-IN, richiedere il consenso espresso e preventivo
dell’interessato, resta comunque salva la possibilità per l’interessato di negare successivamente il proprio consenso.

Il Codice in materia dei dati personali (d.lgs. n. 196/03), raccoglie ed unifica le precedenti norme in materia di
privacy e insieme al d.lgs. n. 70/03 regolamenta le comunicazioni non sollecitate o spamming.

Il decreto 70/03 IN ATTUAZIONE delle direttiva 31/00 dispone che le comunicazioni commerciali non sollecitate
devono in modo chiaro ed inequivocabile essere identificate come tali fin dal momento in cui il destinatario le riceve e
contenere l’indicazione che il destinatario può opporsi al ricevimento in futuro di tali comunicazioni. Il decreto non fa
menzione dei registri negativi, quindi il sistema OPT IN è quello sostenuto dal nostro ordinamento.

Altro problemi, oltre le comunicazioni commerciali non sollecitate, è quello legato alla privacy del commercio
elettronico:
1) COOKIES -> Strumenti di mercato e di analisi della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori;
software spia e bachi invisibili e marcatori (cookies).
I cookies sono dispositivi che permettono la memorizzazioni di dati in file di testo ed il deposito degli stessi
all’interno del dispositivo dell’utente e con conservazione in copia da parte dell’operatore di internet.
Questi strumenti possono ridurre la privacy degli utenti, permettono la raccolta ed il trattamento dei dati personali a
sua insaputa.
2) bunner pubblicitari, in base alle pagine che noi abbiamo visitato e le nostre ricerche vengono registrate.
3) Datalogs: i movimenti elettronici dell’utente nella rete vengono registrati in registri elettronici e creano un nostro
profilo, proponendo offerte commerciali mirate.

CRIMINALITA’ INFORMATICA.
Lo sviluppo delle nuove tecnologie nel campo dell’informativa e della telematica, hanno comportato la nascita di
nuovi illeciti (computer crimes). La criminalità informatica racchiude tutte le condotte illecite e perpetrate con l’uso
di elaboratori elettronici.

Il legislatore italiano ha disciplinato il fenomeno con la legge. 547/93 (“modificazioni ed integrazioni alle norme del
codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica”).

Le tipologie di reati informatici disciplinati sono:


a) falsificazione di documenti pubblici o privati predisposte a mezzo di un sistema informatico.
il legislatore introducendo l’art. 491 bis del codice penale, con una totale equiparazione dei documenti informatici a
quelli tradizionali, estende la disciplina della falsificazione di documenti informatici.

b) aggressione all’integrità dei dati e dei sistemi informatici – ad es. diffusione dei programmi virus, il legislatore ha
introdotto l’art. 635 bis del c.p che punisce il danneggiamento di sistemi informatici o telematici, e l’art 615
disciplina la diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico.

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c) frodi informatiche: art. 640 c.p; frodi realizzate mediante l’uso di strumento informatico.
d) condotte lesive della RISERVATEZZA DEI DATI PERSONALI e DELLE COMUNICAZIONI
INFORMATIHE:
art. 615 quarter c.p.p: punisce la detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici.
Art. 617: disciplina l’intercettazione, impedimento o interruzione di comunicazione informatica o telematica.

PRINCIPI DI LIBERTA’ e SEGRETEZZA DELLE COMUNICAZIONI (INTERCETTAZIONI


TELEFONICHE ED INFO) 67
Costituzione - art. 15 (principio di inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione “ la loro limitazione può avvenire solo PER ATTO MOTIVATO DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA
con le garanzie stabilite dalla legge”. )

I più importanti strumenti per la ricerca della prova adoperati nei procedimenti penali, le intercettazioni di
conversazioni/comunicazioni, sono caratterizzati da una serie di limiti il cui fine è permettere l’accertamento
della verità e dall’altro la tutela della riservatezza.

INTERCETTAZIONI; Per intercettazioni si intende la captazione ad opera di terzi mediante ascolto diretto e segreto
attuato, con strumenti meccanici o elettronici, di comunicazioni e conversazioni riservate.

Il nuovo codice di procedura penale si è soffermato sulla disciplina delle intercettazioni;


La fattispecie delle intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche è disciplinato dall’art. 266
bis del c.p. relativo agli illeciti:

a) intercettazione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche.


L’intercettazione deve essere realizzata fraudolentemente, cioè mediante strumenti idonei a celare ai
comunicanti o allo stesso sistema l’abusiva intromissione di tale soggetto.

Le condotte di interruzione
b) installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche.
Impedimento o interruzione illecite di comunicazioni informatiche e telematiche si realizzano mediante atti
tecnicamente idonei a far cessare una comunicazione in corso o ad impedirne l’inizio di una nuova;

c) falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche e telematiche


(richiede il fine di produrre a sé un vantaggio o di arrecare ad altri un danno).

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Le modalità di esecuzione delle intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche; art. 268


c.p., prevede alcune peculiarità:

Mentre per le operazioni di intercettazioni è prescritto in via generale, l’utilizzo esclusivo degli impianti
individuazione degli impianti installati presso la Procura della Repubblica, invece per le intercettazioni di com.
informatiche, per le intercettazioni il pubblico ministero può disporre vengano effettuate anche mediante impianti
appartenenti a privati.

- Le modalità di conservazione della documentazione necessaria per il procedimento penale; 68


determinazione dei casi nei quali a tutela della riservatezza la documentazione deve essere cancellata (distrutta).

Il governo italiano, considerati i caratteri di necessità ed urgenza e recependo la decisione della convenzione europea
sulla prevenzione del terrorismo, ha approvato il
decreto legge n. 144/05 “misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale “ denominato pacchetto Pisanu
(Ministro degli interni); contiene degli articoli dedicati alla disciplina delle comunicazioni;

1) I fornitori di una rete pubblica di comunicazione o di un servizio di com. elettronica accessibile al pubblico hanno
l’obbligo di conservare, per la durata di 12 MESI, i dati del traffico telefonico o telematico rilevati.
2) Gli operatori telefonici all’atto dell’acquisto di una carta sim sono tenuti ad acquisire attraverso un documento di
identità i dati anagrafici del soggetto. Così le schede telefoniche divengono nominali e gli elenchi dei possessori delle
carte sim vengono messi a disposizione del centro elaborazioni dati del Ministero dell’Interno.

3) Esercenti di internet point e call center; sono tenuti a dotarsi di preventiva autorizzazione di polizia per l’esercizio
dell’attività “chiunque intenda aprire un pubblico esecizio o un circolo privatodi qualsiasi specie nel quale sono posti a
disposizione dei clienti apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni telematiche deve chiedere la licenza al
Questore.

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

Le intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche o di altre forme di telecomunicazioni, in quanto mezzi


di ricerca della prova del procedimento penale, sono disciplinate
dal libro III, titolo III, capo IV del c.p.p. L’art. 266 c.p.p stabilisce limiti di ammissibilità delle
intercettazioni, precisando ì reati per i quali queste attività di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni
sono ammesse:

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 5 anni.
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la reclusone non inferiore nel massimo a 5 anni.
c) delitti che risguardano sostanze stupefacenti;
d) delitti che riguardano le armi o sostanze esplosive
e) delitti di contrabbando
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria.
g) delitti che riguardano la pornografia minorile.

Durata e le modalità di esecuzione;


- SONO CONSENTITE in queste ipotesi le intercettazioni di comunicazioni che avvengono in abitazioni o n altri
luoghi privati (intercettazioni ambientali), ammesse solo se in uno di questi luoghi vi sia fondato motivo di ritenere
che sia in atto l’attività criminosa.

- Presupposto essenziale per procedere all’intercettazione sono la sussistenza di gravi indizi di reato, e l’assoluta
indispensabilità dell’attività tecnica ai fini della prosecuzione delle indagini.
L’indagine investigativa non può avere origine dall’intercettazione: L’unica accezione è rappresentata dalle

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intercettazioni preventive disciplinate dalla legge n. 306/1992 “misure prevenzione mafia”: sono utilizzate per la
prevenzione dei reati relativi alla criminalità organizzata e il terrorismo, estese al sequestro di persona a scopo di
estorsione.

- Le intercettazioni preventive devono essere autorizzate dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del
capoluogo del distretto competente, su richiesta del Ministro degli interni, del questore, del comandante dei carabinieri
o altre autorità indicate nell’ordinamento.
In tutte le altre ipotesi, il provvedimento autorizzativo è i competenza del giudice per le indagini preliminari – a
seguito di una richiesta del pubblico ministero - che con decreto motivato autorizza lo svolgimento delle attività.
69

Inutilizzabilità di intercettazioni compiute in mancanza di un provvedimento convalidato dal giudice -> Nei casi
di urgenza , quando dal ritardo può derivare un grave pregiudizio alle indagini, il p. ministero può disporre
direttamente l’intercettazione, con proprio decreto motivato, entro le successive 48 ore. In mancanza della convalida
l’intercettazione non può proseguire e i risultati raccolti saranno inutilizzabili.

La durata delle attività non può superare i 15 giorni, ma su richiesta del p.m, può essere prorogata per successivi
15 giorni.

- Le operazioni di intercettazione vengono svolte dal p. ministero che si avvale di ufficiali di polizia giudiziaria. In
base all’art. 268 comma 3 c.p.p devono essere eseguite per mezzo di impianti installati presso la procura della
repubblica, tranne il caso in cui siano insufficienti o non idonei o in casi di urgenze, possono essere effettuate
mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione della polizia giudiziaria.

- Dalle operazioni compiute viene redato processo verbale e le comunicazioni intercettate vengono registrati. I verbali
e le registrazioni una volta concluse le operazioni, vengono depositati alla segreteria del p. ministero, rimanendo a
disposizione della difesa per eventuali esami degli atti o ascolto delle registrazioni.

- Ad attività concluse, il giudice per le indagini preliminari dispone l’acquisizione delle conversazioni o
comunicazioni indicate dalle parti che non appaiono rilevanti, e lo stralcio delle conversazioni irrilevanti e di quelle
vietate. Le registrazioni così acquisite vengono integralmente trascritte con l’ausilio di periti, ed inseriti nel fascicolo
del dibattimento, assumendo la natura di vera e propria prova
-Ai difensori delle parti è riconosciuta la facoltà di estrarre copia delle trascrizioni.

- Sono inutilizzabili le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni di soggetti tenuti al segreto


professionale “quando hanno per oggetto fatti conosciuti per ragione della loro professione, del loro ministro”.

In tutte le ipotesi di inutilizzabilità, La documentazione delle intercettazioni deve essere integralmente distrutta.

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X CAPITOLO COMMERCIO ELETTRONICO

Tutte le operazioni commerciali che sono compiute on line, attraverso Internet. CIOE’ ALLLA CONCLUSIONE ED
ESECUZIONE DI CONTRATTI IN RETE.

CONTRATTO:
IL CONTRATTO era disciplinato dall’art. 1321 del codice civile definito come “un accordo di due o più
parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”, quindi il contratto si ha con il
consenso di due o più parti. 70

TIPI DI CONTRATTO (tradizionale)


1) I contratti Business to Business (B2B), cioè tra imprenditore e imprenditore (i professionnels, professionisti del
commercio), riguardano i rapporti contrattuali TRA IMPRESE, Tra l’impresa e i suoi fornitori.

2) I contratti Business to Consumer (B2C) il rapporto commerciale è tra imprenditori e consumatori, e le


problematiche sono legate alla tutela del consumatore, relativa alla sicurezza dei prodotti e alla correttezza della
contrattazione stessa.
- Contratti CONSUMER TO CONSUMER (C2C); tra consumatori;
- Business to Administration (Pubblica amministrazione e Imprenditori) (B2A); relativa ad esempio all’ambito
fiscale.
- Consumer to Administration (C2A); tra Pubblica amministrazione e cittadini.

ELEMENTI ESSENZIALI DEL CONTRATTO, la cui assenza comporta la NULLITA’ DEL CONTRATTO
STESSO (ART. 1325) sono;
1)L’ACCORDO DELLE PARTI: il reciproco consenso riguardo a quanto autonomamente regolamentato dalle parti.
2)L’OGGETTO; il contenuto del contratto, cioè una prestazione o un bene.
3)LA CAUSA; la funzione economico-sociale che il negozio intende conseguire.
4)LA FORMA; il mezzo attraverso il quale si manifesta la volontà delle parti; nell’e-contract la forma è quella
elettronica, il mezzo telematico che influenza le caratteristiche contrattuali.
L’E- CONTRACT- COMMERCIO ELETTRONICO, CIOE’ ALLLA CONCLUSIONE ED ESECUZIONE DI
CONTRATTI IN RETE.

Differenza tra contatto e - contract:


La forma nel contratto tradizionale è il negozio ad es., e nell’e contract il mezzo elettronico.
- L’e contract (inter absentes) avviene tramite posta elettronica, attraverso le e-mail.
Ci può essere inoltre una figura virtuale dell’agente elettronico, un computer programmato, non una persona reale.
- E’ l’esecuzione del contratto che cambia nell’e contract, tramite carta di credito, o modalità del pagamento a casa, o
moneta elettronica.

TIPI DI CONTRATTO
La nozione di e- contract è comune ad una duplice categoria di contratti in rete- Entrambi vengono fatti
attraverso Internet:

1) I contratti DI INTERNET: sono quei contratti hanno come oggetto l’utilizzo della rete (contratti di accesso ad
internet) viene concluso tra un utente e un professionel e ha per oggetto il servizio di accesso alla rete, il connesso
servizio di posta elettronica con la fornitura di una casella sul server gestito dal provider.

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SI PARLA DI Commercio e. diretto: tutte le fasi della transazione avvengono in rete, compresa la
CONSEGNA.
quindi differenza con il commercio elettronico indiretto l’esecuzione del contratto, il bene che acquisti non è tangibile
nel commercio elettronico diretto (come ad es. vendita di prodotti o servizi immateriali, come software o brani
musicali)

2) I contratti IN INTERNET; operazioni economiche che utilizzano le tecnologie dell’informazione per uno
scambio di beni o servizi fra due soggetti.
Le operazioni economiche vengono fatte on-line, ma lo scambio di beni e servizi avviene materialmente, tra due o più 71
soggetti.
Si parla di COMMERCIO ELETTRONICO INDIRETTO; Quando la merce acquistata per mezzo di un contratto
stipulato on-line è un bene materiale. La transazione è on line attraverso un sito e la consegna avviene attraverso i
canali tradizionali (compro un libro su Amazon).
LA DIRETTIVA 31 DEL 2000 (C.E)
Il diritto aveva norme riguardanti il CONTRATTO, ma non legato a queste evoluzione, il diritto si trova impreparato,
vi era un vuoto normativo riguardanti il commercio elettronico.

L’esigenza di punti di riferimento comuni, ha originato le prime SPONTANEE REGOLE DI CORTESIA, le


netiquette tra gli operatori del settore. Netiquette-> regole di condotta, di autoregolamentazione, utilizzate dagli
operatori della rete, - diritto debole (soft law)-

DIRETTIVE COMUNITARIE
DIRETTIVE DELL’UE SONO 3:
1) DIR. 7/97 della comunità europea, sui contratti a distanza, che viene recepita in Italia con il Decreto legislativo
185 del 99, due anni dopo che disciplina i contratti a distanza.

2) Direttiva 93/99 della Comunità europea: disciplina le firme elettroniche.

3)LA DIRETTIVA 31/00 “DIRETTIVA SUL COMMERCIO ELETTRONICO”. La direttiva disciplina il


commercio elettronico, recepita in Italia D. LGS numero 70/03:

La direttiva sul commercio elettronico è stata adottata dal Parlamento Europeo e dal consiglio l’8 giugno 2000, circa
due anni dopo la conferenza ministeriale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, tenutasi ad
Ottawa nel 1998. Il summit di Ottawa ha posto particolare rilievo all’importanza del commercio elettronico e ha
sottolineato che per il suo sviluppo era necessario rafforzare la fiducia degli utenti e dei consumatori attraverso norme
efficaci, per tutelare la riservatezza e garantire la tutela dei consumatori e la sicurezza delle tecnologie utilizzate. La
conferenza ministeriale dell’OECD è stata l’occasione di riflessione più significative sul tema di commercio
elettronico.

FINALITA’ DELLA DIRETTIVA COMUNITARIA 31/2000-> Intende creare uno spazio privo di frontiere
nazionali per i servizi della società europea dell’informazione, consolidando il dialogo e la cooperazione
internazionale in tema di regolamentazione dell’e-commerce.

La Direttiva si propone di attuare la piena liberalizzazione della circolazione dei servizi della società
dell’informazione, un servizio legittimamente fornito in uno stato membro, deve poter essere di norma prestato
liberamente in tutta la comunità”. Art. 1: finalità: tutela il consumatore ma anche libertà di agire del professionista che
esercita l’attività.

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La direttiva è stata recepita in Italia D. LGS numero 70/03, Il decreto legislativo ha recepito la direttiva
comunitaria, nell’ordinamento giuridico italiano.

Il decreto delinea la disciplina dell’ e –contract:


ART. 1 (FINALITA’) - > promuovere la libera circolazione DEI SERVIZI DELLA SOCIETA’
DELL’INFORMAZIONE, tra cui il commercio elettronico - e di realizzare quindi quello che era anche l’obbiettivo
principale della direttiva comunitaria.,

Il decreto indica le esclusioni, in base alle quali le disposizioni non andranno applicate; 72
- la normativa fiscale (le questioni finanziarie)
- normativa relativa al trattamento dei dati personali
- il settore del gioco d’azzardo
- le attività, dei notai o di altre professioni, nella misura in cui implicano un nesso diretto e specifico con l'esercizio dei pubblici poteri;

FINO ALL’ART. 6 SONO CONTENUTI I PRINCIPI GENERALI FONDAMETALI DELL’INTERA


DISCIPLINA DEL COMMERCIO ELETTRONICO.

L’ART. 2; definizioni
- servizi della società dell’informazione (SSI) “le attività economiche svolte on line, e qualsiasi altro servizio
prestato a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di un destinatario di servizi.”

- Per servizio a distanza, fornito per via elettronica si intende: un servizio prestato senza la presenza simultanea delle
parti, inviato all’origine e ricevuto, mediante attrezzature elettroniche, e che interamente trasmesso, inoltrato e
ricevuto mediante fili, radio, mezzi elettromagnetici.
- Servizio a richiesta individuale di un destinatario : un servizio fornito mediante trasmissione di dati su richiesta
individuale.

FIGURE:

2)"consumatore": qualsiasi persona fisica che agisca con finalità non riferibili all'attività commerciale,
imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

PRESTATORE -> la persona fisica o giuridica che presta un servizio della società dell'informazione;
"prestatore stabilito": il prestatore che esercita effettivamente un'attività economica mediante una stabile
organizzazione per un tempo indeterminato. La presenza e l'uso dei mezzi tecnici e delle tecnologie necessarie per
prestare un servizio non costituiscono di per sé uno stabilimento del prestatore;

3)"destinatario del servizio": il soggetto che, a scopi professionali e non, utilizza un servizio della società
dell'informazione, in particolare per ricercare o rendere accessibili informazioni;

Sono rilevanti le caratteristiche dei soggetti che costituiscono le parti del contratto elettronico:
Sia nella categoria dei contratti B2B e B2C:
- Il prestatore o il fornitore di servizi che esercita la sua attività commerciale in rete parte nel contratto, ed è un
soggetto che esercita effettivamente e a tempo indeterminato un’attività economica mediante una sede stabile. Il
termine PROFESSIONEL indica il soggetto definito di volta in volta prestatore o fornitore di servizi, ed è un
imprenditore o comunque un soggetto che esercita una professione regolamentata (attività professionale per il cui
esercito prevede il possesso di determinate qualifiche e l’iscrizione all’albo.

- Se si tratta di attività commerciale B2C il professionel per avere accesso all’attività di fornitore o prestatore di servizi
della società dell’informazione, deve darne comunicazione al Comune dove la società ha sede, almeno 30 giorni prima
di iniziare l’attività commerciare in Internet. Se si tratta di attività B2B al registro delle imprese.

I successivi tre articoli racchiudono la previsione di doveri generali di informazioni a carico del prestatore di
servizi (art. 7), gli obblighi di informazione riguardante le comunicazioni commerciali (art. 8) e la normativa

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riguardante le comunicazioni commerciali non sollecitate – o spamming (art. 9);

Per la tutela degli utenti-consumatori ha delineato: Ci sono delle informazioni generali obbligatorie che un contratto
deve avere 1. Informazioni generali obbligatorie; obblighi informativi generali (art. 7), che prescrive al prestatore di
SSI di rendere facilmente accessibili, ai destinatari del servizio e alle Autorità competenti informazioni riguardante;
nome, denominazione o ragione sociale, domicilio o sede legale se è un’impresa, estremi che permettono di
contattare rapidamente il prestatore come posta elettronica se è una transazione on line, numero di iscrizione al
repertorio di attività economica (elementi di individuazione.

1. Nome, denominazione o ragione sociale 73

2. Domicilio e sede legale se è un’impresa


3. Estremi e ciò che permette di contattare rapidamente il prestatore rapidamente (indirizzo e- mail).
4 l’impresa ha un iscrizione al registro delle imprese, numero di iscrizione al repertorio delle attività economiche,
REA, o al registro delle imprese), indicazione in modo chiaro dei prezzi e delle tariffe dei diversi servizi della società
dell’informazione forniti;

Gli estremi del contratto, qualora un’attività è soggetta ad autorizzazione, o l’oggetto della prestazione sia fornita sulla
base di una licenza d’uso. Tale accessibilità deve essere EFFETTIVAMENTE facile, diretta e disponibile, così che
qualsiasi utente possa accedervi senza difficoltà (tramite il sito)

ART. 2 del decreto lgs. (LETTERA f): definisce COMUNICAZIONI COMMERCIALI “tutte le forme di
comunicazione, destinate in modo diretto o indiretto a promuovere beni, servizi, o l’immagine di un’impresa, di
un’organizzazione o di un soggetto che esercita attività commerciale, agricola, industriale, artigianale, e NON
CONSIDERA com. commerciali quelle che consentono semplicemente l’accesso diretto all’attività (sito dell’impresa,
l’indirizzo di posta elettronica)

Art. 8 (Obblighi di informazione per la comunicazione commerciale), Art. 9 (Comunicazione commerciale non sollecitata)
Obblighi di informazione per la comunicazione commerciali: devono contenere una specifica informativa,

Le informazioni riguardanti le comunicazioni commerciali (art.8 del decreto e 9 e 6 della direttiva) hanno carattere di
obbligatorietà - e riguardano tutte le attività destinata appunto a promuovere i beni e servizi, l’immagine di
un’impresa, di un soggetto.

- Le comunicazioni commerciali non sollecitate (spamming), dovranno chiaramente inequivocabilmente essere


riconosciute come tali, quindi la comunicazione commerciale deve essere riconosciuta come tale e rendere
chiaramente individuabile la persona fisica o giuridica dalla quelle è inviata, affinché l’utente possa opporsi all’invio
di altre comunicazioni non sollecitate, in futuro.

Obblighi di informazione per la comunicazione commerciali: devono contenere una specifica informativa, cioè che si
tratta di una comunicazione commerciale, deve essere chiara la persona fisica o giuridica, deve essere chiara l’offerta
promozionale e se ci sono degli sconti o delle promozioni.

Art. 9 la normativa riguardante le comunicazioni commerciali non sollecitate – o spamming (art. 9);
Vi è una normativa sulla comunicazione commerciale non sollecitata (spamming problema legato al commercio on
line.

Il Codice in materia dei dati personali (d.lgs. n. 196/2003), raccoglie ed unifica le precedenti norme in materia di
privacy e insieme al decreto legislativo n. 70/2003 regolamenta le comunicazioni non sollecitate o spamming.

Problemi del commercio elettronico:


Art. 12 (Informazioni dirette alla conclusione del contratto)

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L’art. 12 e 13 sono dedicate alle informazioni propedeutiche ed alle modalità di conclusione del contratto on–line.

FASI DEL CONTRATTO TELEMATICO


Nell’e contract, le fasi del contratto telematico e anche quelle dell’e contract vanno da quella delle trattative, alla
conclusione ed esecuzione del contratto.
Per le caratteristiche proprie dell’ e- contract si può sostituire le fasi tipiche (trattative e conclusione) in cui si articola
la formazione di un contratto, nella distinzione tra:
1. Fase di promozione dell’e-contract 2. Invito ad offrire 3. Offerta vera e propria. (= FASE DELLE TRATTATIVE)
74

1. Fase di promozione dell’ e- contract; la prima fase può rientrare nella tradizionale fase delle trattative, corrisponde
all’attività promozionale O ADVERTISING che è svolta dall’impresa sul web, attraverso i banners, i links
(collegamenti inseriti all’interno dei singoli siti), o via e-mail.
Si giunge in modo immediato dalla fase delle TRATTATIVE alla conclusione del contratto.

Art. 12 (Informazioni dirette alla conclusione del contratto)

Prestatore, salvo diverso accordo tra parti che non siano consumatori, deve fornire in modo chiaro, comprensibile ed
inequivocabile, prima dell'inoltro dell'ordine da parte del destinatario del servizio, le seguenti informazioni :
le varie fasi tecniche da seguire per la conclusione del contratto;
il modo in cui il contratto concluso sarà archiviato e le relative modalità di accesso;
i mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati
prima di inoltrare l'ordine al prestatore;
gli eventuali codici di condotta cui aderisce e come accedervi per via telematica;
le lingue a disposizione per concludere il contratto oltre all'italiano;
l'indicazione degli strumenti di composizione delle controversie.
2. Il comma 1, non è applicabile ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di messaggi di posta
elettronica o comunicazioni individuali equivalenti.
3. Le clausole e le condizioni generali del contratto proposte al destinatario devono essere messe a sua disposizione in
modo che gli sia consentita la memorizzazione e la riproduzione.

CONCLUSIONE DELL’E-CONTRACT
Il prestatore di servizi può immettere sul proprio sito, o attraverso banner e link, i propri cataloghi elettronici e l’utente
nella sua navigazione incontrando il sito e consultando i cataloghi decide se acquistare oppure no e cosa acquistare. In
questo caso le comunicazione commerciali sono indirizzate ad un numero indeterminato di persone, e si può parlare di
offerta commerciale quando il prestatore abbia rispettato tutti gli obblighi di informazione previsti dall’art. 12,
fornendo tutte le informazioni riguardanti le varie fasi tecniche per la conclusione del contratto.

AGENTE VIRTUALE -> L’e contract può essere concluso anche tramite scambio di posta elettronica, e questa
fattispecie di contratto è disciplinato dall’art. 1323 del codice civile. Vi sono contratti conclusi dai computers, con
operazioni programmate. Questa tipologia di contrattazione, c.d automatica ha creato la figura virtuale dell’agente
elettronico o rob (robot), che indica l’insieme delle istruzioni date, tramite un software, al computer, perché effettui
qualunque tipo di azione via internet, al verificarsi di determinare condizioni, e cioè dietro le istruzioni fornite dallo
stesso utente. L’operazione commerciale viene portata a termine totalmente con sistemi elettronici. Ciò avviene con
l’acquisto di brani musicali, filmati, software, in cui vi l’interazione tra le indicazioni dell’utente e le operazioni
automatiche, eseguite in risposta dal programma predisposto, cioè dall’a.v. . L’e contract (inter absentes) avviene
tramite posta elettronica, attraverso le e-mail. Ci può essere inoltre una figura virtuale dell’agente elettronico, un
computer programmato, non una persona reale.

Contratto stipulato con accesso a sito internet: E’ l’esecuzione del contratto che cambia nell’e contract, tramite
carta di credito, o modalità del pagamento a casa, o moneta elettronica. In esso si riscontra abitualmente la
compilazione di un modulo con indicazione anche dei numeri della carta di credito o di un codice relativo ad altri
strumenti di pagamento virtuale (cosiddetta moneta elettronica). Tale comunicazione, in quanto trasmessa al sistema

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appositamente istruito, che così invia automaticamente la ricevuta dell’ordine, assume una connotazione di
manifestazione reale del consenso.

Nell’e commerce il consenso alla conclusione dell’accordo è manifestata attraverso la pressione point and click del c.
d tasto negoziale virtuale di accettazione (ritenuto giuridicamente equivalente alla manifestazione di volontà tramite
dichiarazione di accettazione (consenso) la pressione del tasto virtuale di accettazione sul world wide web),
accompagnato dall’invio degli estremi della carta di credito, in pagamento del servizio (esecuzione).

Art. 13 (Inoltro dell'ordine)


1. Le norme sulla conclusione dei contratti si applicano anche nei casi in cui il destinatario di un bene o di un servizio
della società dell'informazione inoltri il proprio ordine per via telematica. 75

2. Salvo differente accordo tra parti diverse dai consumatori, il prestatore deve, senza ingiustificato ritardo e per via
telematica, accusare ricevuta dell'ordine del destinatario contenente un riepilogo delle condizioni generali e particolari
applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l'indicazione
dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei costi di consegna e dei tributi applicabili.

3. L'ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti alle quali sono indirizzati hanno la possibilità di
accedervi.

4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non si applicano ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di
messaggi di posta elettronica o comunicazioni individuali equivalenti.

Contratto stipulato per posta elettronica: L’offerta di servizi, cioè la proposta contrattuale, può essere anche inviata
per e- mail ad un singolo soggetto. L’obbligo dell’invio dell’ invio della ricevuta non si applica ai contratti conclusi
tramite messaggi di posta elettronica, o comunicazioni individuali, nel caso di contratti via mail conclusi tra soggetti
individuati, non si parla di offerta al pubblico, non è indirizzata ad un numero indeterminato di - potenziali -
acquirenti. l perfezionamento dei contratti a distanza si realizza nel momento in cui la dichiarazione di accettazione
giunge all’indirizzo del proponente. (art. 1326 c.c)

ESECUZIONE DELL’E CONTRACT: L’esecuzione del contratto concluso via Internet, avviene virtualmente ,
quando si tratta di un bene immateriale, che può essere consegnato mediante lo stesso mezzo d trasmissione della
dichiarazione negoziale del proponente e dell’accettante, al domicilio virtuale dell’acquirente.

Nei contratti B2C ricorre lo schema negoziale alternativo che è quello del contratto concluso tramite l’inizio
dell’esecuzione. Nella contrattazione via web il professionel richiede al consumatore, per il pagamento di beni e
servizi oggetto del contratto, il numero della carte di credito, quindi la digitazione dei dati della carta di credito assume
il significato giuridico di accettazione e di inizio di esecuzione del contratto.
Oggi si distingue tra strumenti di pagamento tramite accesso a distanza (ad es. carte di redito) attraverso il quale il
titolare, grazie al codice di identificazione, accede ai fondi posseduti sul proprio conto per effettuare pagamenti a terzi,
e vera e propria moneta elettronica (strumento ricaricabile con pagamenti effettuati direttamente dal titolare).

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RESPONSABILITA’ PROVIDER
Gli art. 14- 17 delineano la disciplina della responsabilità dell’internet provider.

RESPONSABILITA’ DEL PROVIDER : PROVIDER: "prestatore": la persona fisica o giuridica che presta un servizio della
società dell'informazione;

Prestatore di accesso, a seconda della sua attività, a seconda di quale accesso ti fornisce ha una responsabilità diversa
a livello giuridico. Se vogliamo aprire una Casella elettronica il provider è Virgilio, GMail etc. (provider intesi come
operatori di Internet, gestori di un motore di ricerca o di un social network)
76
I prestatori (gestore) di servizio della società dell’informazione sono divisi in 3 categorie rispetto alle attività che
svolgono: attività di “mere conduit”, di “caching”, di “hosting, prevedendo per esse responsabilità differenziate.

Art.14 (Responsabilità dell 'attività di semplice trasporto - Mere conduit-)


Attività di Mere Conduit (mero conduttore) -> prestatori di servizi che trasportano i dati, ma non agiscono sui dati. (es.
provider che ci da la connessione internet).
1. Nella prestazione di un servizio della società dell'informazione consistente nel trasmettere, su una rete di
comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, o nel fornire un accesso alla rete di
comunicazione, il prestatore non è responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che:
a) non dia origine alla trasmissione;
b) non selezioni il destinatario della trasmissione;
e) non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse.

2. Le attività di trasmissione e di fornitura di accesso di cui al comma 1 includono la memorizzazione automatica,


intermedia e transitoria delle informazioni trasmesse, a condizione che questa serva solo alla trasmissione sulla rete di
comunicazione e che la sua durata non ecceda il tempo ragionevolmente necessario a tale scopo.

3. L'autorità giudiziaria o quella amministrativa, avente funzioni di vigilanza, può esigere, anche in via d'urgenza, che
il prestatore, nell'esercizio delle attività di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art.15 (Responsabilità nell'attività di memorizzazione temporanea- caching)


- Caching provider -> prestatore che non agisce in maniera diretta sui dati, se agisce agisce per poco tempo.

1. Nella prestazione di un servizio della società dell'informazione, consistente nel trasmettere, su una rete dì
comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile della
memorizzazione automatica, intermedia e temporanea di tali informazioni effettuata al solo scopo di rendere più
efficace il successivo inoltro ad altri destinatari a loro richiesta, a condizione che:
a) non modifichi le informazioni;
b) si conformi alle condizioni di accesso alle informazioni;
e) si conformi alle norme di aggiornamento delle informazioni, indicate in un modo ampiamente riconosciuto e
utilizzato dalle imprese del settore;
d) non interferisca con l'uso lecito di tecnologia ampiamente riconosciuta e utilizzata nel settore per ottenere dati
sull'impiego delle informazioni;
e) agisca prontamente per rimuovere le informazioni che ha memorizzato, o per disabilitare l'accesso, non appena
venga effettivamente a conoscenza del fatto che le informazioni sono state rimosse dal luogo dove si trovavano
inizialmente sulla rete o che l'accesso alle informazioni è stato disabilitato oppure che un organo giurisdizionale o
un'autorità amministrativa ne ha disposto la rimozione o la disabilitazione.2. L'autorità giudiziaria o quella
amministrativa aventi funzioni di vigilanza può esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle
attività di cui al comma 1, impedisca o ponga fine
alle violazioni commesse.

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Art.16 (Responsabilità nell'attività di memorizzazione di informazioni - hosting)


- Hosting provider -> fornisce spazi all’interno della piattaforma (che viene considerato per legge responsabile se
partecipa attivamente alla trasmissione, alla selezione, e all’organizzazione dei contenuti, e ha accesso alle
informazioni)
1. Nella prestazione di un servizio della società dell'informazione, consistente nella memorizzazione di informazioni
fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un
destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:
a) non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attività o l'informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni
risarcitene, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceità dell'attività o dell'informazione;
b) non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per
77
rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano se il destinatario del servizio agisce sotto l'autorità o il controllo
del prestatore.

L'autorità giudiziaria o quella amministrativa competente può esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore,
nell'esercizio delle attività di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 17 (Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza)

ART. 17 sancisce l’assenza di un obbligo generale di sorveglianza a carico del provider sulle informazioni che
trasmette o memorizza, né ad un obbligo generale di ricevere attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza
di attività illecite.
Il prestatore è comunque tenute ad informare, senza indugio, l’autorità giudiziaria o quella amministrativa avente
funzioni di vigilanza qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite riguardanti un suo
destinatario del servizio della società dell’informazione e a fornire senza indugio, a richiesta dell’autorità competenti,
le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del destinatario dei suoi servizi, al fine di individuare
e prevenire attività illecite. Il prestatore (comma III) è CIVILMENTE RESPONSABILE del contenuto di tali servizi,
nel caso in cui, non ha agito prontamente per impedire l’accesso a questo contenuto, se quindi avendo avuto
conoscenza del carattere illecito del contenuto di un servizio al quale assicura l’accesso, non ha provveduto ad
informare l’autorità competente.

I principi codificati all'art. 17 sembrano ispirati alla necessità di coniugare e bilanciare la tutela di
interessi contrapposti: da un lato, l'esigenza di salvaguardare l'indipendenza della rete Internet; dall'altro, l'esigenza di non
rinunciare a forme di controllo sui contenuti e sui soggetti che potrebbero essere danneggiati dagli illeciti commessi on
line.

Come si evince dalla stessa formulazione testuale delle disposizioni in commento, la responsabilità del provider è costruita
in negativo, come una "immunità condizionata" , per cui, se sussistono le condizioni prescritte dal d. lgs. 70/2003, il
prestatore di servizi non potrà essere chiamato a rispondere per il fatto illecito altrui; in caso contrario, sul provider graverà
l'obbligo di risarcire il danno prodotto.

Il ricorso alla rete amplia la circolazione dei dati personali e c’è il rischio del loro trattamento illecito, quindi questi
dati devono essere tutelati. La problematica è quella relativa ai Data logs, registri elettronici che conservano i
movimenti elettronici dell’utente in rete, tenuti dal provider, e che gli permettono di creare un profilo del singolo
utente.
- A carico del provider sono gli obblighi contrattuali di protezione;
Il provider in cambio dell’accesso ad internet o della e mail gratuita chiede all’utente una serie di dati personali, e
quest’ultimi vengono poi trattati permettendo di creare un profilo dell’utente stesso che viene usata per l’invio di
pubblicità sia da parte del provider, sia da parte di terzi cui il provider ha comunicato questi dati.

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha definito che i fati possono essere ceduti dal provider a terzi, in
cambio della gratuità del servizio di posta elettronica ad es., se:
- vi è il consenso degli utenti al trattamento dei dati, che devono essere informati.
- l’informativa deve:
1. precedere la richiesta di registrazione dei dati dell’utente
2. deve riguardare tutti gli aspetti del trattamento dei dati
3. deve contenere la distinzione NETTA tra dati obbligatori e facoltativi
4.indicare le categorie di soggetti a cui i dati saranno comunicati o commercializzati.
78
Il provider è inoltre tenuto a notificare al Garante per la protezione dei dati personali le banche dati e gli archivi in suo
possesso.

Le norme permettono di conservare i dati relativi al traffico elettronico – i movimenti elettronici dell’utente relativi
alla fatturazione che devono essere cancellati o resi anonimi al termine della fornitura del servizio- allo scopo di
conservare la prova di una transazione o comunicazione commerciale.

Giurisprudenza di riferimento
1) Caso Peppermint riguardante la condivisione contemporanea di file (peer to peer) : La ditta svizzera Logistep AG
(titolare della linea telefonica), per conto della casa discografica di musica dance (tedesca) aveva raccolto una grande
quantità di IP , però servivano anche elementi come indirizzo e nominativo del possessore di quel terminale. Una
volta ottenuti i nominativi degli utenti corrispondenti agli ind. IP, è stato richiesto a ciascuno di questi il pagamento di
una somma a titolo di risarcimento per attività illegale di scambio di file i cui diritti appartenevano alla Peppermint.

La Sentenza del tribunale di Roma è uguale a quella della corte di giustizia europea, per il caso Promusicae, ha fatto
emergere alcune problematiche: una è quella della privacy degli utenti -> Può una società discografica chiedere, per
delle violazioni di singoli utenti, che venga fatta la discovery dei dati del soggetto? La Discovery: misure volte da
poter richiedere in fase di giudizio, per identificare l’autore della violazione (elementi che viene utilizzato è l’indirizzo
IP (punto di accesso) del computer dal quale si connette alla rete, che è connesso a dati personali (indirizzo o il
nominativo) : sentenza del tribunale di Roma sul caso Peppermint: In assenza di un consenso espresso e di una notifica
, la raccolta di indirizzi IP è da ritenersi illecita (il diritto alla privacy deve essere considerato prevalente rispetto al
diritto dell’ostensione dei dati personali (Indirizzo IP è considerato un dato personale, da proteggere).
Contrapposizione di due diritti fondamentali: diritto alla privacy (art. 7 carta dei diritti fondamentali di Nizza) e diritto
d’autore (che è in contrapposizione con altri diritti).
Sentenza del 2008 su il caso del 2005 di Promousicae spagnola, che ha chiesto di rivelare l’identità degli utenti, che
avevano fatto la violazione. La questione viene rimandata alla corte di giustizia, contrasto tra i due diritti fondamentali
(privacy : art.7 e la tutela della proprietà intellettuale (comma II) della carta di Nizza).
La decisione della CORTE:

- Non è previsto un obbligo di fornire l’identità e i dati dei propri utenti


- Gli stati membri, in sede di attuazione della direttiva, devono tenere in conto un bilanciamento dei diritti in gioco.

3) FATTO SABAM chiedeva ad un provider non solo di avere l’identità dei soggetti, ma anche che venissero emanati
dei provvedimenti di inibitoria, che impedissero agli utenti, di tenere sui propri server attività illecite (si voleva

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imporre attività di controllo preventivo da parte del provider nei confronti degli utenti, interrompendo la connessione o
eliminando i contenuti, senza autorizzazione dell’utente, ad esempio). Quindi si chiede l’obbligo generale di
sorveglianza degli internet service provider, che consistono in azioni di filtraggio e blocco, e gli utenti colpiti sono una
massa indeterminata (non si sa quante persone sono colpite, perché è un’azione preventiva).
I diritti confliggenti sono: Ci si è posti la domanda della legittimità di queste misure, in contrasto con il diritto alla
privacy, e con la libertà di informazione (diritto di accesso ad internet), e inoltre imporre un dovere di sorveglianza a
tutti i provider sarebbe un onere economico gravosissimo per i prestatori (provider intesi come operatori di Internet,
gestori di un motore di ricerca o di un social network), e quindi ci sarebbe un incidenza su un altro diritto
fondamentale, sancito dalla carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, che è la libertà di impresa. (diritto in
79
gioco sono quindi quello di impresa, privacy e - diritto di informazione art.11 -)
Decisione CORTE: nessuna norma impone un obbligo generale, ma la norma dice che vi è la possibilità di porre delle
misure di autotutela, che però non impongono un obbligo di sorveglianza sulle attività degli utenti (da parte del
provider). MA il diritto di proprietà intellettuale NON è né intangibile né assoluto (la tutela del diritto d’autore non
deve essere assoluta, ma deve essere bilanciata con altri diritti).

4) FATTO NETLOG (social network), SABAM chiede la rimozione di link degli utenti, riguardanti video musicali
non autorizzate, delle riproduzione quindi di opere musicali non autorizzate.
DECISIONE CORTE : Non è legittimo l’applicazione di filtri di controllo, la rimozione automatica dei contenuti, e
inoltre si sottolinea l’onerosità economica che queste misure richiederebbero.
Il caso Google
5) Nell’autunno 2006 veniva caricato su Google Video un video realizzato con un videofonino che illustrava un
ragazzo disabile oggetto di denigrazione da parte dei suoi compagni in orario scolastico.

Il filmato dura circa tre minuti e viene girato in una classe di un istituto tecnico di Torino, il video poi viene caricato
su Google video da una minore, e nel corso dei due mesi successivi viene visualizzato dagli utenti del sito 5500 volte,
è al primo posto dei video più divertenti e nella top 100 dei video più scaricati. Poi la polizia postale di Roma chiede
che il video venga rimosso, e viene poi rimosso.

In una decisione di pochi anni prima, nel 2004, lo stesso tribunale di Milano, aveva assolto il service provider
dall’accusa di omissione di controllo – in relazione in rete di materiale fotografico coinvolgente minori, in quanto i
provider non hanno obbligo giuridico di evitare l’evento e non hanno possibilità concreta per esercitare un efficace
controllo sui messaggi ospitati sul proprio sito.
Forte è il dibattito generato dalla decisione del tribunale di Milano, con sentenza n. 1972 del 12 aprile 2010, che ha
condannato il provider Google Italia e Google inc. per il reato di cui all’art. 167 del d.lgs. 196/2003,
Il giudice ha lasciato venir meno l’imputazione della diffamazione nei confronti di un minore, costretto a comparire in
un video immesso in rete nel settembre 2006.

Il verdetto di condanna del Tribunale di Milano ha avuto una forte eco internazionale ed è stato ripreso dalla stampa di tutto
il mondo. Due capi di imputazione: il primo relativo all’integrazione di una fattispecie di diffamazione per violazione
degli artt. 110, 40, 595, commi 1 e 3, dalla quale gli imputati sono stati assolti poiché al momento tale fattispecie non
è prevista quale reato penale, mentre il secondo relativo alla violazione del codice della privacy (D. Lgs. 30 giugno
2003, n. 196) relativamente alla diffusione online di dati sensibili della vittima, ovvero il suo stato di salute.

Il giudice nel 2010 ha condannato Google non per il reato di diffamazione voluto dall’accusa, ma per violazione della
privacy. Secondo il giudice, Google era da ritenersi responsabile per via della vaghezza delle indicazioni in materia
di privacy che Google Video presentava agli utenti che praticavano l’upload dei filmati, una vaghezza tanto più grave
perché relativa ad un’attività svolta con finalità di lucro. Nella visione del giudice, la ragazzina che aveva caricato il video
non sarebbe stata sufficientemente avvertita a prestare attenzione al rispetto della privacy.

La decisione del Tribunale di Milano ha sollevato un coro internazionale di protesta a causa dell’attribuzione di
responsabilità al provider di contenuti. Le proteste facevano riferimento alla neutralità dei provider garantita dall’art. 17
del d.lgs. 70/2003 che applica la Direttiva 31/2000 e che esclude un obbligo di sorveglianza “Assenza dell’obbligo
generale di sorveglianza”. Tuttavia si osserva da un lato che tale disciplina è limitata al commercio elettronico, mentre
dall’altro si nota che Google Video (e servizi assimilabili, come la medesima YouTube, controllata di Google), non
possono più essere considerati fornitori di servizi neutri, in quanto essi svolgono un vero e proprio ruolo di natura

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editoriale relativamente ai materiali pubblicati con classifiche di gradimento, inserzioni pubblicitarie e di intervento
sui materiali.

Nel dicembre 2012 la Corte d’Appello del Tribunale di Milano, ribaltando la decisione del giudice Magi, ha assolto con
formula piena i tre manager perché “il fatto non sussiste”. La Corte ha individuato la responsabilità del trattamento dei
dati nell’uploader del video e non nel provider di contenuti. Pertanto la violazione non sarebbe in capo a Google, ma ai
responsabili della pubblicazione online del video .
La vicenda tuttavia non si è risolta in appello e nel 2013 la procura di Milano ha presentato il ricorso in Cassazione,
sostenendo che le piattaforme come YouTube dovrebbero essere obbligate a effettuare un controllo preventivo sui
video caricati dagli utenti e ottenere la liberatoria delle persone riprese nei filmati.
A quanto si apprende da fonti di stampa, nella sua requisitoria il sostituto procuratore generale Mario Fraticelli ha chiesto 80
l’annullamento con rinvio dei proscioglimenti e invocato la celebrazione di un processo d’appello-bis, riferendosi al fatto
che “la stessa sentenza della Corte d’Appello scrive che i tre imputati avevano trattato il video e avrebbero avuto la
possibilità di prendere visione dei contenuti” e che “non si può pensare che chi offre un servizio su una piattaforma poi non
si occupi di quello che viene caricato”. La Cassazione, tuttavia, non ha accolto la richiesta.

Problematiche di privacy in ambito comunitario: Le modifiche alla disciplina della tutela dei dati
apportate dalla direttiva 24/06 CE;
del Parlamento Europeo e del consiglio riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell’ambito della
fornitura di servizi di comunicazione elettronica modifica la direttiva 58/02

Scopo -> l’adozione da parte degli Stati membri di misure comuni in materia di conservazione dei dati generati o
trattati dai fornitori di servizi, relativi al traffico delle comunicazioni e all’ubicazione delle persone, per favorire e
garantire la disponibilità ai fini dell’indagine, l’accertamento e il perseguimento di reati.

Applicazione-> dati relativi al traffico, all’ubicazione delle persone sia fisiche che giuridiche, e di dati connessi
necessari per identificare l’utente. Non si applica al contenuto delle comunicazioni elettroniche.

L’art. 5 comma 1 della direttiva 58/02; gli stati membri assicurano la riservatezza delle comunicazioni effettuate
tramite la rete pubblica di comunicazione e i servizi di comunicazione elettronica e di dati relativi al traffico; essi
vietano l’ascolto, la captazione, la memorizzazione e altre forme di intercettazione o di sorveglianza delle
comunicazioni e dei relativi dati di traffico, senza il consenso degli utenti, eccetto quando una persona sia autorizzato
legalmente.

Art. 3: L’uso di reti di comunicazione elettronica per archiviare informazioni o per avere accesso a informazioni
archiviate è consentito solo se l’utente interessato sia stato informato in modo chiaro e completo sugli scopi del
trattamento e che gli sia offerta la possibilità di rifiutare tale trattamento da parte del responsabile del trattamento.

Art- 6; I dati sul traffico relativi agli utenti, trattati e memorizzati dal fornitore di una rete pubblica o un servizio
pubblico di comunicazione elettronica devono essere cancellati o resi anonimi quando non più necessari ai fini della
trasmissione di una comunicazione.

Art.9): il trattamento era consentito solo a condizione che i dati venissero resi anonimi, o che l’utente avesse prestato
loro il consenso e sempre nella misura e par la data necessari, mentre con la direttiva 24/2006 ciò non si applica ai dati
la cui conservazione è previsto dalla stessa direttiva, cioè dati generati nell’ambito della fornitura di servizi di
comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione.
Con la nuova direttiva niente più consenso, informato o revocabile, ed è vanificata anche la condizione
dell’anonimato dei dati, precedentemente
All’art. 5 della direttiva 2006 vi sono una serie di dati e tempi relativi alla conservazione; tutte le comunicazioni via
telefono o via rete saranno accuratamente conservate per i tempi prescritti.
La direttiva in esame nasce con la finalità di fornire agli stati gli strumenti idonei per contrastare e prevenire atti di
terrorismo (non a salvaguardare il diritto d’autore (ricordare caso Peppermit ecc, anche se rende più accessibili i dati
identificativi degli utenti della rete.

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Recepimento con d.lgs. n. 109/2008


Art. 2 decreto n. 109 (modifica l’art. 132 codice privacy)
(conservazione di dati di traffico per altre finalità)
1. I dati relativi al traffico telefonico (inclusi quelli concernenti le chiamate senza risposta – sono conservati dal
fornitore per 24 mesi dalla data della comunicazione, per finalità di accertamento e repressione dei reati, mentre i dati
relativi al traffico telematico, esclusi i contenuti delle comunicazioni, sono conservati per dodici mesi dalla data della
comunicazione.
1. Bis i dati relativi alle chiamate senza risposta trattati temporaneamente da parte dei fornitori di servizi di
comunicazione, sono conservati per 30 giorni. 81
2 abrogato.
3. Entro il termine di cui al comma 1, i dati sono acquisiti presso il fornitore
4. Abrogato e anche 4 bis
4- ter. Il ministero dell’interno o su sua delega, i responsabili degi uffici centrali specialistici in materia informatica o
telematiche della Polizia di stato, dell’arma dei carabinieri, del corpo della guardia di finanza, possono ordinare ai
fornitori e agli operatori di servizi di proteggere e conservare, secondo e modalità indicate e per un periodo non
superiore ai 90 giorni, i dati relativi al traffico telematico, esclusi i contenuti delle comunicazioni, ai fini delle dello
svolgimento delle investigazioni preventive, ovvero per finalità di accertamento e repressione di specifici reati.

DIRETTIVA 109/108 vuole porre rimedio alla raccolta occulta di dati personali in rete:
dispone le regole alla conservazione dei dati che il gestore della rete deve conservare per finalità di pubblica sicurezza
e giustizia.
Dati necessari ad identificare la FONTE della comunicazioni:
DATI NECESSARI A RINTRACCIARE E IDENTIFICARE LA DESTINAZIONE DI UNA COMUNICAZIONE;
DATI NECESSARI A DETERMINARE LA DATA, L’ORA E LA DURATA DELLA COMUNICAZIONE;
DATI NECESSARI A INDIVIDURE IL MEZZO (TELEFONO, MOBILE, COMPUTER) con il quale il soggetto si
pone il comunicazione
DATI NECESSARI AD IDENTIFICARE IL LUOGO DOVE SI TROVA IL SOGGETTO CHIAMANTE.
Per tutte le categorie oggetto dell’elencazione il termine di CONSERVAZIONE DEI DATI E’ 24 MESI DALLA
DATA DI COMUNICAZIONE (se si tratta di dati relativi al traffico telefonico) e 12 mesi dalla data di comunicazione
(se generati dal traffico telematico)

DOCUMENTO INFORMATICO, FIRME ELETTRONICHE ED ATTIVITA’ DI CERTIFICAZIONE


Fino dagli anni 90’ la legge Bassanini (n. 59/97) il nostro ordinamento nazionale si è mostrato pronto ad accogliere le
nuove figure che le tecnologie informatiche offrivano.

Art. 15 comma 2: Gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti
informatici e telematici, i contratti stipulati con le medesime forme, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge. Il
d. p. r 531/97, sancì l’equivalenza del documento cartaceo e di quello informatico, e della sottoscrizione autografa e
della firma digitale (entro certi limiti.).
La direttiva comunitaria 1999/93 ha introdotto una serie di classificazioni e diversificazioni relative alla nozione di
firma elettronica.
In Italia -> Recepimento -> Testo Unico sulla documentazione amministrativa (il d.p.r 445/2000), poi abrogato.

Il decreto leg. N. 82/2005 (il c.d “Codice dell’amministrazione disgitale), modificato pià volte.
- per documento informatico -> “Qualunque rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti
.

Nel nostro ordinamento quindi non esiste un'unica tipologia di documenta informativo ma 4 forme di
documento elettronico;
1. Documento informatico non sottoscritto

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2. Documento informatico sottoscritto con firma elettronica semplice

3. Documento informatico sottoscritto con firma avanzata (qualificata o digitale);

4. Documento informatico sottoscritto con firma elettronica (semplice o avanzata) autenticata;

Regola generale ->Ognuno di questi 4 tipi, in conseguenza della firma elettronica utilizzata per la sottoscrizione
avrà un efficacia giuridica differente.
82

La definizione normativa di documento informatico, è legata a quella di firma elettronica, perché a seconda della
firma applicata al documento, discende una diversa valenza giuridica dell’atto.
Date le recenti modifiche al codice dell’amministrazione digitale, del 2010 e del 2011 vi sono solo due tipologie di
firme elettroniche;
La firma elettronica semplice
La firma elettronica avanzata, mentre la firma qualificata e quella digitale non sono categorie autonome ma
sono particolari tipologie di firme elettroniche avanzate.

FIRMA ELETTRONICA ; procedimento informatico di autenticazione o di autorizzazione tramite il quale si accerta


la paternità di un documento elettronico.
1. FIRMA ELETTRONICA O FIRMA ELETTRONICA SEMPLICE (O DEBOLE); l’insieme dei dati in forma
elettronica, allegati oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici utilizzati come metodo di
identificazione informatica.
2. FIRMA ELETTRONICA AVANZATA (FORTI) > Insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi
a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la
connessione univoca al firmatario.
Le firme elettroniche avanzate hanno una forte funzione identificativi, (mezzo di identificazione) che è invece molto
meno forte nella forma elettroncia semplice, perché è solo uno strumento di autenticazione di dati.
La distinzione si traduce nella differenza che separa gli strumenti di mera autenticazione (utilizzabili in forma di
autorizzazione per accedere ad un servizio – es codice pin telefono) da quelli di identificazione che assicurano ertezza
circa l’attribuzione di determinati atti ad un soggetto.)

2.1 FIRMA ELTTORONICA QUALIFICATA -> Un particolare tipo di forma elettronica avanzata che sia
basata su un certificato qualificato e realizzato mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma, quindi una
firma elettronica avanzata deve essere utilizzata in connessione ad un certificato qualificato e che sia creata attraverso
un sistema di creazione di firma sicura, quindi garantire alla firma elettronica qualificata uno standard di sicurezza tale
da renderla univocamente associabile ad un solo soggetto.
CERTIFICATO QUALIFICATO -> Certificato conforme ai requisiti e rilasciato da un certificatore qualificato.
Art. 28 del codice -> deve contenere una serie di informazioni essenziali, che consiste:
a) indicazione che il certificato elettronico rilasciato è un certificato qualificato.
b) numero di serie o altro codice identificativo del certificato
c) nome, regione eo denominazione sociale del certificatore che ha rilasciato il certificato e lo Stato nel quale è
stabilito.
d) nome, cognome e codice fisale del titolare del certificato.
e) dati per la verifica della firma
f) indicazione dl termine iniziale e finale del periodo di validità del certificato
g) firma elettronica dl certificatore che ha rilasciato il certificato
Così da garantire la massima trasparenza delle operazioni di certificazione.

SISTEMA DI CERTIFICAZIONE
Il collegamento tra la firma elettronica ed il suo titolare dee essere determinato facendo riferimento ad un certificato
elettronico che attesti tale corrispondenza. I certificatori sono i soggetti abilitati ad emettere questa articolare tipologia

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di documento informatico, che garantisce l’associazione immediata di una firma elettronica ad un individuo
determinato

Secondo la definizione dall’art. 1 d.lgs. 82/05 il certificatore delle firme elettroniche>> e lo strumento che il
certificatore utilizza per attestare l’identità del titolare della firma elettronica è il c.d certificatore elettronico, cioè un
attestato elettronico, che collega la firma elettronica all’identità del titolare.
L’attività di certificazione era soggetta ad un’autorizzazione preventiva da parte delll’Autorità informatica per la
Pubblica Amministrazione, mentre oggi è stata liberalizzata ed esonerata da ogni forma di autorizzazione preventiva,
poiché è un ruolo centrale all’interno del sistema di gestione delle firme elettroniche. 83

TRE TIPOLOGIE DI CERTIFICATORI


1) Il certificatore semplice :Questo può emettere solo certificati elettronici semplici, che non sono utilizzabili in
connessione alle firme elettroniche avanzate.
2) Il CERTIFICATORE QUALIFICATO: autorizzati ad emettere certificati qualificati, rilasciati da certificatori che
rispondono ai requisiti;
a) dimostrare l’affidabilità organizzativa, tecnica e finanziaria necessaria per svolgere attività di certificazione;
2. Utilizzare personale dotato delle conoscenze specifiche, dell’esperienza e delle competenze necessarie per i servizi
forniti, conoscenza specifica nel settore della tecnologia delle firme elettroniche.
c) applicare procedure e metodi di gestione adeguate a tecniche consolidate.
d) utilizzare sistemi affidabili
e) adottare adeguate misure contro la contraffazione dei certficati.

3) CERTIFICATORE ACCREDITATO Certificatore che ha ottenuto il riconoscimento da parte del DigitPA, Ente
nazionale per la digitalizzazione della PA (che ha funzione si vigilanza e controllo sull’attività dei certificatori, e ne
verificano l’effettiva sussistenza dei requisiti previsti dalla legge per lo svolgimento di tale attività – del possesso di
requisiti del livello più elevati in termini di qualità e sicurezza (attestato ti qualità, che testimonia l’elevato grado d i
affidabilità del soggetto e della sua attività.

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FIRMA DIGITALE : Una particolare tipologia di firma elettronica avanzata, caratterizzata dall’utilizzo di supporti
tecnologici che garantiscono assoluta certezza nell’identificazione del firmatario e l’integrità del documento
sottoscritto.
“Un particolare tipo di forma elettronica avanzata basata su un certificato qualificato e su un sistema di chiavi
crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro che consente al titolare tramite la chiave privata e al
destinatario tramite la chiave pubblica, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un
documento informatico.” Ciò che la caratterizza dalla forma elettronica qualificata è l’uso di un sistema di cifratura
basato sulla crittografia a doppia chiave, tecnologia che si fonda su una coppia di chiavi, una pubblica ed una privata,
se una delle due chiavi viene utilizzata per cifrare un documento, soltanto tramite l’altra il testo potrà essere decifrato.
84

CHIAVI -> COMPLESSI CODICI NUMERICI ABBINATI TRA LORO, IN MODO DA CONSENTIRE LA
CODIFICA E LA DECODIFICA DEL TESTO CONTENUTO NEL DOCUMENTO INFORMATICO.
Questi codici numerici sono generata tramite un software. La firma digitale, tramite il meccanismo delle chiavi
asimmetriche, garantisce la segretezza del contenuto del documento, e la sua conoscibilità soltanto da parte dei
soggetti autorizzati, l’autenticazione (la provenienza del documento da un determinato soggetto), l’integrità (la
non alterazione del documento).

L’autore del documento lo codificherà sia con la propria chiave privata (garantendo l’autenticità della sottoscrizione),
sia con la chiave pubblica del destinatario (assicurando la segretezza e l’integrità del testo). Il destinatario per
decifrare il testo dovrà utilizzare la propria chiave privata sia quella pubblica del sottoscrittore.

Questa tipologia di firma digitale, fondato sulla doppia cifratura, garantisce la paternità del documento, la segretezza,
l’integrità dello stesso, poiché essa necessità dell’utilizzazione contemporanea di due firme digitali (quella del
sottoscrittore e quella del destinatario).
CRITTOGRAFIA La firma digitale fonda la propria tecnica di funzionamento sulla crittografia, cioè un
sistema segreto espresso in cifre o codici.
La crittografia permette di costruire sistemi in grado di cifrare un testo così da impedirne la lettura a soggetti diversi
dal mittente e dal destinatario.
La criptazione può ealizzarsi tramite due tecniche;
criptazione; consente di rendere non accessibile a terzi non autorizzati una singola lettera
codifica; opera su parole o un intero periodo

Elementi:
algoritmo; tramite l’algoritmo si codifica e decodifica il testo
la chiave; complesso di dati che rende accessibile il testo codificato,
Crittografia asimmetrica a doppia chiave; tecnologia che si fonda su una coppia di chiavi, una pubblica ed una privata,
se una delle due chiavi viene utilizzata per cifrare un documento, soltanto tramite l’altra il testo potrà essere decifrato.
L’efficacia probatoria del documento informativo è legata a quella della tipologia di firma elettronica utilizzata per
la sua sottoscrizione. Le scritture private di cui all’art. 1350 c.c se fatte con documento informatico, devono essere
sottoscritte, a pena di nullità, con firma elettronica qualificata o con firma digitale.
Il documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale, garantiscono
l’identificabilità dell’autore, l’integrità e la immodificabili del documento Ha l’efficacia prevista dall’art. 2702 del c.c.
Soltanto il documento informatico sottoscritto con firma elettronica qualificata o digitale (eventualmente autenticata) è
idoneo a soddisfare il requisito legale della forma scritta, condividendo lo stesso valore probatorio della scrittura
privata. Mentre il documento informatico non sottoscritto o sottoscritto solo tramite firma elettronica semplice ha un
efficacia GIURIDICA molto più limitata, ed il suo valore probatorio viene determinato ex post, a seguito della
valutazione effettuato dal giudice in ragione dei caratteri di qualità, sicurezza ed integrità che l’atto ha.
FIRMA ELETTRONICA AUTENTICATA La firma semplice o avanzata può essere autenticata da parte di un
notaio o un pubblico ufficiale a ciò autorizzato.
Questa operazione consiste nell’attestazione da parte del pubblico ufficiale, che la firma è stata apposta in sua
presenza dal titolare. Dopo l’autenticazione, la firma si considera riconosciuta ai sensi dell’art. 2702 c.c
L’autenticazione ad opera di un pubblico ufficiale fornisce una garanzia ulteriore rispetto all’utilizzazione delle firme

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elettroniche, perché il pubblico ufficiale con l’autentificazione della firma, garantisce la certezza circa l’identità del
sottoscrittore, e l’utilizzo della firma da parte del legittimo titolare.

COPIA, DUPLICAZIONE ED ESTRATTI DI DOCUMENTI INFORMATICI


Così come avviene per la copia, la duplicazione e gli estratti degli atti redatti in forma cartacea, anche le copie,
avranno efficacia, dal momento che la loro riproduzione avrà la stessa efficacia ai fini sia probatori che sostanziali.
Il codice dell’amministrazione digitale, detta una serie di previsioni volte a disciplinare la trasposizione di un
documento informatico su supporto non informatico (i c.d documenti analogici). Le copie su supporto analogico di un
documento informatico, anche sottoscritto con forma elettronica avanzata, hanno la stessa efficacia probatoria 85

dell’originale, se è conforme all’originale in tutte le sue componenti.

Nel caso di copia su un supporto informatico di un documento analogico, il codice distingue tra;
1) copia informatica di un documento analogico : Si tratta di un documento informatico avente contenuto identico a
quello del documento analogico da cui è tratto;
-
Il codice dell’amministrazione -> duplicati informatici -> documento informatico avente contenuto identico a quello
del documento da cui è tratto su supporto informatico, con diversa sequenza di valori binari, ed hanno il medesimo
valore giuridico del documenti informatico da cui sono tratti.

2)copia per immagine su supporto informatico di documento analogico; nel secondo il documento informatico ha
contenuto e forma identici a quelli del documento analogico d’origine.
Ai fini del perseguimento della progressiva digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, l’art. 22 del d.lgs 82/05
prevede che la copia informatica sostituisce ad ogni effetto di legge gli originali su supporto analogico; Si tratta di
documenti informatici che sono copia di atti pubblici, scritture private e documenti in genere, compresi gli atti e i
documenti amministrativi di ogni tipo; se viene apposta una firma da colui che li spedisce o rilascia, una firma digitale
o una firma elettronica qualificata, conservano piena efficacia e sostituiscono l’originale.
- Le copie per immagine su supporto informatico di documenti originali formati su supporto analogico, hanno la stessa
efficacia probatoria da degli originali da cui sono estratte, se la loro conformità è attestata da un notaio o un pubblico
ufficiale a ciò autorizzato.

- Le copie e gli estratti informatici del documento informatico, conservano la stessa efficacia giuridica dell’originale
solo se la loro conformità all’originale in tutte le sue parti, è attestata da un pubblico uffiiciale a ciò autorizzato o se la
conformità non è espressamente disconosciuta.

IL PROCEDIMENTO DI VALIDAZIONE TEMPORALE


Nel codice dell’amministrazione digitale è stabilita l’opponibilità dell’ora e della data di formazione del documento
informatico. E’ previsto un particolare provvedimento (detto validazione temporale del documento informatico), che
consiste nell’apposizione di una marca temporale all’atto, che ne attesta ora e data di formazione del documento. La
marca temporale viene creata mediante un sistema elettronico affidabile che garantisce certezza circa l’ora e la data di
formazione del documento informatico, e l’ora di formazione del documento elettronico si determina attraverso un
preciso standard tecnologico.

OBBLIGHI DEL CERTIFICATORE E DEL TITOLARE


L’art. 32 del d.lgs.82/05 prevede quali sono gli obblighi sull’utente e quali sul certificatore.
Sia il titolare della firma sia il certificatore sono tenuti ad adottare tutte le misure organizzative e tecniche idonele ad
evitare danno ad altri.
Titolare -> dovere di adozione di tutte le misure idonee ad evitare danno a terzi, e obbligo di custodire ed utilizzare
personalmente il dispositivo di firma.
In capo al certificatore vi è un elenco di obblighi la cui violazione implicano la responsabilità del certificatore per

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danni cagionati in occasione dell’utilizzo della firma elettronica.

LA MONETA ELETTRONICA
Analisi evolutiva delle nozione dell’ e-money
Nell’ultimo trentennio ci sono stati mutamenti rilevanti nella realtà dei sistemi di pagamento, dovuti ai fenomeni di
globalizzazione dei mercati finanziari a livello internazionale.

L’e- money (moneta digitale) rappresenta la quarta generazione dei mezzi di pagamento, in quanto questo nuovo
mezzo di pagamento si è diffuso, soprattutto nelle contrattazioni on line. Il commercio elettronico infatti sta
86
diventando una delle attività più frequenti sul Web e gli acquisti effettuati attraverso questo sistema prevedono
ovviamente un pagamento elettronico, cioè un pagamento virtuale senza passaggio fisico di denaro.

DEFINIZIONE “MONETA ELTTRONICA” -> Un titolo di credito DIGITALE, di carattere privato, FIRMATO
DA UNA BANCA O DA UN’ISTITUZIONE NON BANCARIA

Nella seconda metà degli anni 90 delle iniziative promosse, è accrescere la FAMILIARITA’ DEGLI UTENTI con la
MONETA EUROPEA, l’EURO: ma la direttiva del DIRETTIVA 110/09, determina in mutamento dell’oggetto
dell’analisi da parte della COMMISSIONE EUROPEA; non più gli strumenti di pagamento elettronici, ma gli
istituti emittenti di moneta elettronica. In Gran Bretagna vi è la grande diffusione nella II metà degli anni 90
dei c.d IMEL (ISTITUTI EMITTENTI MONETA ELETTRONICA.)

Quindi il diffuso utilizzo di moneta elettronica nelle transazioni economiche, e il fatto che l’attività di emissione di
moneta elettronica risulta in molti paesi (G.Bretagna) è svolta da enti non bancari (IMEL) che limitano la propria
attività all’attività di emissione, ha portato il legislatore comunitario ad

1. Ampliare l’elenco dei soggetti ammessi all’esercizio di questa attività, consentendone lo svolgimento anche a
soggetti diversi dalle banche.
2. cercare di disciplinare in modo omogeneo anche gli istituti emittenti moneta elettronica.

Il LEGISLATORE COMUNITARIO ha emanato UNA NORMATIVA ORGANICA, articolata in 3


DIRETTIVE:
28/00, 46/00 -> La loro finalità è la realizzazione di un quadro giuridico che favorisca lo sviluppo e non ostacoli
l’innovazione tecnologica, e garantisca l’integrità finanziaria e la stabilità degli enti che emettono e- money (IMEL)
ISTITUTI EMITTENTI DI MONETA ELETTRONICA.

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DIRETTIVA 110/09
Emessa dal Parlamento europeo e del Consiglio, concernente l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale
dell’attività degli istituti di moneta elettronica.

Definizioni
si intende per:

Ist.di moneta elettronica», una persona giuridica che è stata autorizzata ad emettere monetelettronica conformemente
al titolo II;
87
-moneta elettronica “un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia memorizzato
su un dispositivo elettronico, emesso previa ricezione di fondi di valore non inferiore al valore monetario emesso e
accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall’emittente”
= Moneta elettronica è la modalità di pagamento in cui non si utilizza il contante e che presuppongono una
disponibilità di denaro memorizzato elettronicamente su un dispositivo elettronico.

Dalla predetta definizione emerge, dunque, che la moneta elettronica si


caratterizza
a) per essere uno strumento di pagamento memorizzabile su un dispositivo
elettronico;
b) per essere il risultato di una corrispondenza tra i fondi ricevuti dall'istituto
emittente ed il valore monetario emesso;
c) per essere accettata come mezzo di pagamento da imprese diverse
dall'emittente.

Negli Usa non esiste una disciplina in materia di moneta elettronica, alle transazione TRA CONSUMATORI, tramite
la rete Internet e ai pagamenti connessi, è applicabile la disciplina dell’ELETTRONIC FUNDS TRASNFERT ACT
(IN ITALIANO PAGAMENTI ELETTRONICI) DEL 1978, mentre alle operazioni commerciali (BUSINESS TO
CONSUMER) è applicabile la disciplina dell’UNIFORM COMMERCIAL CODE.

Natura giuridica della moneta digitale

Le disponibilità monetarie degli enti emittenti e- money, possono essere considerate vera e propria moneta: moneta
dematerializzata, elettronica o digitale, ma pur sempre moneta, anche se non materiale.
Con riferimento alle tipologie di moneta elettronica e al dispositivo di
memorizzazione, la principale distinzione (prevista anche dalla

Raccomandazione della Commissione Europea 97/489/CE) è tra moneta


elettronica “card based” e “software based:

L’e- money può essere contenuta su FILE, nel secondo caso, invece, il valore risiede nella memoria
di un computer ed è fruibile esclusivamente on line. (PAYPAL)
Questa connessione tra elaboratore elettronico – apparecchio utilizzato per stipulare e-contract, e mezzo di pagamento
rende questo tipo di moneta lo strumento tipico per il pagamento delle transazioni via Internet. o su SMART CARD ->
il valore monetario è memorizzato in un microchip posto su
carta (c.d. smart card); strumento informatico personale scuro, di facile utilizzo. (CARTE DI CREDITO O
BANCOMAT)

VANTAGGI
I vantaggi dell’e-money sono molteplici;
- Può essere usata anche per piccoli pagamenti
- semplicità d’uso
- consti di transazione irrisori
- permette l’immediatezza dell’accredito

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OSTACOLI AL RICONOSCIMENTO DELL’E- MONEY


Il maggiore ostacolo al riconoscimento dell’e- money come moneta come equiprabile alla moneta legale, e alla
qualificazione giuridica dei pagamenti telematici come atti di adempimento delle obbligazioni pecuniarie è costituito
dall’art. 1277 comma 1 del c.c; che conferisce ESCLUSIVAMENTE alla moneta legale l’attidudine ad estinguere
l’obbligazione pecuniaria. “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del
pagamento e per il suo valore nominale “

Occorre verificare se i caratteri che l’ordinamento italiano attribuisce alla moneta legale – cioè efficacia SOLUTORIA
e non rifiutabilità (elementi conferiti alla moneta dal legislatore con questa norma), possono essere attribuiti anche alla
88
moneta elettronica/digitale.

*( Creditore (persona che è tenuta ad ottenere, anche giuridicamente, una


determinata somma o prestazione dal debitore)

Il potere solutorio attribuito alla moneta legale (idoneità ad estinguere le obbligazioni pecuniarie);
La moneta legale è considerata dall’ordinamento come unico mezzo idoneo ad estinguere le obbligazioni pecuniarie.
L’efficacia solutoria del pagamento in moneta elettronica dipenda pur sempre dall’accettazione del
creditore (accipiens) e che soltanto l’adesione di questi al sistema di pagamento in moneta
elettronica comporta l’estinzione dell’obbligazione.
Qualora vi sia il consenso del creditore il pagamento elettronico può considerarsi idoneo ad estinguere l’obbligazione
pecuniaria. (* Nei pagamenti via internet è spesso lo stesso creditore a proporre la moneta elettronica come mezzo di
pagamento; quindi il pagamento informatico, in quanto espressamente richiesto, costituisce il pagamento alla
prestazione, è implicito il consenso del creditore.

-AI fini della piena equivalenza tra moneta legale ed elettronica, è l’operatore solutoria, cui dà luogo la moneta
elettronica avviene in temo reale; inizia e finisce nello stesso istante, cioè quando il debitore immette l’ordine nel
circuito elettronico, l’ordine viene eseguito mediante il trasferimento di disponibilità monetarie dal contro del
debitore a quello del creditore. Così come accade nel pagamento in denaro contante, dove inizio e fine dell’operazione
solutoria coincidono nel momento in cui il debitore onsegna nelle mani del creditore la moneta materialmente.

Quindi il nuovo strumento di pagamento cioè la moneta elettronica è capace di sostituire la moneta legale nelle
transazioni, con spostamenti di disponibilità monetarie dal debitore al creditore.

- Altra caratteristica tipica del mezzo monetario avente corso legale può essere ravvisata nell’irrifiutabilità del
pagamento effettuato secondo tale modalità, laddove la funzione di strumento di scambio assolta dal denaro,
rivestendo carattere universale, non consente che il creditore possa legittimamente rifiutare l’adempimento, in quanto
unico mezzo giuridicamente idoneo ad estinguere l’obbligazione.

Questo porta a negare alla moneta elettronica la qualifica di moneta di diritto.


ma il decreto legge n.145 /91 provvedimento per limitare l’uso del contante nelle transazioni e prevenire
l’utilizzazione del sistema finanziario a scopi di riciclaggio); all’art. 1 vieta l’uso di denaro contante quando il valore
da trasferire è complessivamente superiore ai venti milioni, e sancisce il dovere del creditore di rifiutare un pagamento
effettuato in contanti. La moneta legale viene a perdere quindi il suo carattere di non rifiutabilità mentre in questo
caso è proprio la moneta elettronica a diventare irrifiutabile; nelle transazioni di maggior rilievo economico la vera
moneta legale è la moneta elettronica, che diventa più legale del denaro contante.

Quindi la moneta elettronica si può equiparare alla moneta legale sia sotto il profilo dell’efficacia solutoria sia sotto
quello della non rifiutabilità; quindi anche alla moneta elettronica va riconosciuta la capacità di estinguere
l’obbligazione pecuniaria pari a quella della moneta legale.

Le INTEGRAZIONI APPORTATE AL TESTO UNICO BANCARIO IN ATTUAZIONE DELLE


DIRETTIVE COMUNITARIE EMESSE IN MATERIA:

In ambito nazionale, l'emissione di moneta elettronica è regolata dal D.Lgs. n.


385/93, successivamente integrato e modificato, nella parte relativa alla moneta elettronica, dalla Legge n. 39/01 (c.d.
Legge Comunitaria 2001).

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La legge da ultimo citata, recependo all'art. 55, le direttive europee 2000/28/CE e 2000/46/CE, ha introdotto nel
T.U.
-“Istituto di moneta elettronica”, riferita alle imprese diverse dalle banche che emettono moneta elettronica.

- l’art. 1 moneta elettronica “un valore monetario rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia
memorizzato su un dispositivo elettronico, emesso previa ricezione di fondi di valore non inferiore al valore monetario
emesso e accettato come mezzo di pagamento da soggetti diversi dall’emittente”
= Moneta elettronica è la modalità di pagamento in cui non si utilizza il contante e che presuppongono una
disponibilità di denaro memorizzato elettronicamente su un dispositivo elettronico.
89
Dalla predetta definizione emerge, dunque, che la moneta elettronica si
caratterizza
a) per essere uno strumento di pagamento memorizzabile su un dispositivo
elettronico;
b) per essere il risultato di una corrispondenza tra i fondi ricevuti dall'istituto
emittente ed il valore monetario emesso;
c) per essere accettata come mezzo di pagamento da imprese diverse
dall'emittente.

-La Legge n. 39/02 introduce, inoltre, nel Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, il Titolo V bis, nel
quale viene disciplinata l'emissione di moneta elettronica e l'autorizzazione all'attività e all’operatività transfrontaliera
dei relativi istituti.

Gli obbiettivi da perseguire sono lo sviluppo della moneta elettronica, l’introduzione di un quadro normativo neutro
rispetto alle soluzioni tecnologiche prescelte, la preservazione dell’affidabilità degli IMEL;

PRESERVARE L’AFFIDABILITA’ DEGLI IMEL e sicurezza del nuovo strumento, attraverso un regime di vigilanza
prudenziale;

L’inserimento nel T.U.B dell’art. 114 bis (riguardante l’emissione di moneta elettronica. Dunque, ai sensi dell’art.
114 bis del TITOLO V-bis del T.U.B., relativo all’emissione di moneta elettronica, tale attività è riservata alle banche
ed agli istituti di moneta elettronica. La norma precisa che gli istituti possono svolgere esclusivamente l'attività di
emissione di moneta elettronica, mediante trasformazione immediata dei fondi ricevuti. Peraltro, nei limiti stabiliti
dalla Banca d'Italia, gli istituti possono svolgere altresì attività connesse e strumentali, nonché prestare servizi di
pagamento. Viene, invece, esclusa la possibilità di esercizio dell’attività di concessione di crediti sotto qualsiasi
forma.

Gli istituti di moneta elettronica italiani e le succursali in Italia di quelli con sede legale in uno Stato
comunitario o extracomunitario vengono iscritti dalla Banca d’Italia in un apposito albo.
art- 114 quarter, tratta della vigilanza -> La banca d’Italia, può stabilire, a fini prudenziali, un limite massimo al
valore nominale della moneta elettronica e ad emanare disposizioni volte a favorire lo sviluppo della moneta
elettronica, ad assicurarne l’affidabilità e promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento. A tal fine
essa può emanare disposizioni volte ad assicurare sistemi di compensazione
e di pagamento efficienti. (Autorità di Vigilanza)

Il Testo Unico Bancario e il Testo Unico della Finanza attribuiscono alla Banca d'Italia il potere di regolamentare
numerosi aspetti dell'attività degli intermediari bancari e finanziari, per assicurare stabilità, efficienza e competitività
al sistema finanziario.

TRANSAZIONI ON-LINE

Internet ha portato alla globalizzazione e internazionalizzazione del mercato degli scambi e dei servizi,
permettendo anche lo scambio tra soggetti in Paesi diversi.

Il fatto che più utenti-contraenti possano stipulare contratti di scambio da Paesi di appartenenza differenti comporta
che si potrebbero applicare una molteplicità di leggi derivanti da diversi ordinamenti.

I tradizionali criteri di individuazione ella legge applicabile sono stati elaborati pensando ad uno spazio fisico e
territoriale ben definito (ad es. il luogo di conclusione del contratto art. 1327 c.c., il luogo in cui si è verificato un fatto

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illecito), e difficilmente si adottano ad atti e comportamenti commessi in Internet, quindi i criteri tradizionali
determinati dalla giurisdizione sono inadeguati.

Qualora una transazione fosse condotta e completata interamente tramite Internet, nella maggior parte dei casi non
sarebbe possibile stabilire dove si trovi l’altra parte; nella stessa città, nel medesimo stato o nell’altra parte del mondo,
quindi vi è la difficoltà dell’individuazione del luogo in cui il proponente ha preso conoscenza dell’accettazione della
sua proposta e quindi il luogo in cui il contratto si è concliso.
Sotto l’aspetto degli illeciti l’individuazione del compimento dell’attività illecita si trova al momento in cui il
materiale oggetto della diffusione lesiva è stato introdotto sulla rete non sarà sufficiente a ritenere di aver rintracciato
90
il luogo in cui detta attività è stata compiuta e il luogo nel quale gli effetti dannosi della stessa si sono verificati.

MODELLI DI COMMERCIO ELETTRONICO E FORO COMPETENTE


Nell’ambito del commercio elettronico si distinguono contratti commerciali tra imprese (B2B) e quelle tra imprese e
consumatori (B2C). Il commercio elettronico B2C avviene in un mercato aperto e di dimensioni globale con un
numero indefinito di consumatori. A questi due tipi di commercio elettronico, corrisponde un diverso trattamento
giuridico. Nei rapporti B2C trovano applicazione le norme poste a tutela dei consumatori:
disciplina dei contratti stipulati fuori dai locali commerciali (direttiva 13/93)
disciplina dei contratti a distanza (D.lgs. 185/99)

In data 1 marzo 2002 è entrato in vigore nel nostro ordinamento il regolamento comunitario n.44/00, che riguarda la
competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.
Gli art 15-17 regolano il FORO COMPETENTE per le controversie aventi ad oggeto i contratti B2C, regole che
si applicano anche a quelli stipulati on-line.
L’azione del consumatore contro l’altra parte del contratto può essere proposta o

DAVANTI AI GIUDICI DELLO STATO MEMBRO NEL CUI TERRITORIO E’ DOMICILIATA L’ALTRA
PARTE O DAVANTI AI GIUDICI DEL TERRITORIO IN CUI E’ DOMICILIATO IL CONSUMATORE
L’AZIONE DELL’ALTRA PARTE DEL CONTRATTO CONTRO IL CONSUMATORE PUO’ ESSERE
PROPOSTA SOLO DAVANTI AI GIUDICI DELLO STATO MEMRBO IN CUI E’ DOMICILIATO IL
CONSUMATORE.

Il regolamento 44/00 generalizza la regola del foro del consumatore, estendendola anche a forniture di beni e servizi
immateriali e mutando i presupposti della regola di competenza.

COMMERCIO ELETTRONICO B2B


Gli scambi commerciali avvengono tra imprese.
Si esclude l’applicazione della normativa a tutela del consumatore, in modo che gli operatori devono attenersi alla
disciplina sulla clausole vessatorie prevista dagli art. 1341-42 del c.c.

ILLECITO EXTRACONTRATTUALE
ART. 2043 DE C.C (PRINCIPIO DELLA RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE)-> in virtù della lesione
di un diritto soggettivo assoluto, obbliga l’autore della lesione a risarcire le conseguenze patrimoniali o morali che
dalla stessa sono derivate (art. 2059).

ART. 62 legge 218 /95 “LA RESPONSABILITA’ PER FATTO ILLECITO E’ REGOLATA DALLA LEGGE
DELLO STATO IN CUI E’ VERIFICATO L’EVENTO”.

SOLUZIONE EXTRAGIUDIZIALE DELLLE CONTROVERSIE DIRETTIVA 21/00


Art. 17 : composizione extragiudiziale delle controversia
Gli stati membri incoraggiano gli organi di composizione extragiudiziale delle controversie, in particolare di quelle
relative ai consumatori, ad operare con adeguate garanzie procedurali per le parti coinvolte.
Quindi gli stati membri attribuiscono a particolari organismi extragiudiziali, segnati da caratteristiche di imparzialità e
terzietà, la risoluzione di controversie riguardanti la lesione di diritti soggettivi.

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ARBITRATO TELEMATICO
Le imprese sono sempre più orientate a ricercare soluzioni “alternative” alla giustizia ordinaria, strumenti di
risoluzione delle controversie caratterizzati da:
una maggiore snellezza procedurale, flessibilità, rapidità decisoria,economicità.
Uno di questi è senza dubbio l’arbitrato, un istituto alternativo alla giustizia ordinaria di cui due o più parti (legate ad
esempio da una relazione commerciale) si avvalgono per risolvere un conflitto, presente o futuro, affidando la
decisione della controversia ad un terzo privato -l’arbitro- diverso dal giudice statale. La scelta della procedura
arbitrale, comporta diversi vantaggi, come maggiore rapidità e flessibilità.
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L’arbitrato rientra tra gli A.D.R. (Alternative Dispute Resolution), strumenti di risoluzione delle controversie.
Atto di natura negoziale –> le parti affidano ad arbitri la risoluzione di un alite già insorta
Clausola compromissoria -> le parti affidano agli arbitri la risoluzione delle liti che potrebbero nascere dal contratto.

In Italia esiste una distinzione tra arbitrato rituale ed arbitrato irrituale.


Per contro, si ha arbitrato libero o irrituale ogniqualvolta le parti si limitino a dare al terzo o ai terzi un mandato ad
emettere una risoluzione della controversia avente natura meramente contrattuale, destinata convenzionalmente a
sostituire la volontà dei contraenti, i quali si impegnano a considerarla reciprocamente vincolante (articolo
808 ter codice procedura civile).

L'arbitrato rituale nasce da una convenzione di arbitrato (compromesso o clausola compromissoria) con cui le parti
si accordano per fare decidere le controversie eventuali tra loro insorte da arbitri (articolo 806 codice procedura
civile), i quali sostituiscono il giudice ordinario nell'esercizio della funzione giurisdizionale e pronunciano una
decisione, chiamata lodo il lodo rituale- , che ha valore di sentenza.
L'arbitrato rituale ha lo stesso valore della sentenza pronunciata dall'Autorità giudiziaria (c.p.c., art. 824 bis).
L'arbitrato irrituale ha invece la forma, la sostanza e gli effetti di un contrattL’arbitrato irrituale, richiamato in
particolare dagli artt. 412 ter, 412 quater e 808 ter c.p.c. e particolarmente diffuso nel commercio internazionale,
diversamente, è diretto all’emanazione di un lodo (c.d. contrattuale) avente natura ed efficacia negoziale tra le parti,
riconoscendo all’arbitro il ruolo di “sostituto” delle parti nel definire gli aspetti di un determinato negozio giuridico.

C. Compromissoria va distinta dall’altro tipo di convenzione, ilcompromesso, poiché con quest’ultimo le parti
affidano ad arbitri controversie già insorte, mentre con la clausola compromissoria le parti deferiscono ad arbitri le
controversie che nasceranno da un determinato contratto
La clausola compromissoria è una clausola che permette la devoluzione a soggetti, in qualità di arbitri, delle possibili
e/o eventuali controversie derivanti dal contratto nel quale è contenuta. Essa ad esempio è strettamente inerente
all'arbitrato.
La clausola compromissoria è una clausola indipendente; ciò significa che essa non viene intaccata dalla nullità del
contratto. In altre parole: se il contratto è nullo la clausola compromissoria non viene intaccata ma rimane valida.
clausole vessatorie sono le clausole presenti nei contratti che producono uno squilibridei diritti a danno del
consumatore. ed efficace.

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