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L’AGGIORNAMENTO

Mahavakya
ragione al suo posto, riconoscendo
che la ragione è un caso particola-
re di funzionamento della mente
e deve lasciare il posto all’intuito.
Swami Sivananda sintetizzò que-
L’essenza del Vedanta nelle affermazioni sta considerazione in poche parole
delle Upanisad per affrancarci dagli dicendo «vendi ragione e compra
intuito». Questo vuol dire che la
inganni dell’ego: seminario del presidente ragione può portarci fino a un certo
punto della nostra ricerca interiore,
Selvanizza a Mogliano Veneto per poi lasciare il posto a qualcosa

n a cura di Doralice Lucchina

Dal punto di vista etimologico


Mahavakya significa “le grandi
(maha) parole (vakya). Sono pa-
role che hanno poco a che vedere
con una realtà tipica delle cose che
pensiamo, viviamo e che vediamo
intorno a noi e dentro di noi a li-
vello di informazioni, programmi
mentali, condizionamenti. Queste
parole sono grandi perché hanno il
sapore dell’eternità. Sono, infatti,
scaturite da uno stato di coscienza
che trascende il tempo e sono og-
getto di meditazioni profonde. I
Veda e le Upanisad impartiscono
questa conoscenza a tutta l’uma-
nità per liberarla da un’esistenza
effimera. Queste scritture possono
essere divise in tre gruppi: Vidhi-
Vakya o ingiunzioni, cioè coman-
di che vengono dati, Nishedha-
Vakya o proibizioni e Siddhar-
thabodha-Vakya o Mahavakya
che enunciano la Verità ultima, l’i-
dentità dell’anima individuale con
l’Anima Suprema.
I primi due gruppi esistono per
purificare il Jiva, cioè l’individuo
deluso dalla vita di tutti i giorni,
che comincia a considerare il senso
della sofferenza e si avvicina a quel connotazioni. Una è quella salu- di più grande della ragione stessa,
pensiero, così chiaramente espres- tistica, che serve per trovare un che è l’intuito.
so dal Buddha, che tutto è soffe- equilibrio psicofisico, già un bel
renza per chi sa vedere, in modo da regalo che lo Yoga fa a tutti; l’altra
renderlo in grado di comprendere e riguarda l’aspetto conoscitivo, che
assimilare il terzo gruppo di scrit- richiede di avere esaurito in gran
ture. In una mente purificata, na- parte quello salutistico, che non è
scerà l’intuizione e con quella solo semplicemente l’assenza di malat-
potrà il ricercatore conseguire la tie, ma la creazione nell’individuo
Conoscenza Suprema. di una sufficiente armonia e paci-
Lo Yoga ha essenzialmente due ficazione per aprirsi e collocare la

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tica, si crea uno stato di coscienza
in cui lasciamo emergere i conte-
nuti dell’inconscio. Nel momento
in cui li osserviamo, stiamo già
azzerandoli. Con il tempo, il loro
impatto energetico ed emoziona-
le diminuirà fino a perdere forza
e così realizzeremo quella che è la
purificazione della mente. Siamo
nella fase delle ingiunzioni e proi-
bizioni dei primi due Mahavakya
che preparano il terzo.
Tat Tvam Asi
Swami Sivananda dice che Tat
Tvam Asi è l’essenza di tutte le
Scritture e il fine ultimo di tutti gli
insegnamenti. È l’insegnamento
più profondo mai dato dall’inizio
della creazione. È il solo mezzo
per esprimere e indicare la Verità
che è oltre i confini della mente e
dei sensi. È l’unico insegnamento
che conforta l’umanità bisogno-
sa e infonde forza e coraggio spi-
Come possiamo noi capire i primi pria mente. È interessante perché i rituale per alleviare le miserie e i
due gruppi di Vakya, cioè le in- Vakya non solo affermano la nostra dolori dell’esistenza mondana e
giunzioni e le proibizioni, per pre- natura reale, ma offrono anche un per volare alto verso il regno della
parare il terzo gruppo? Attraverso metodo di lavoro nella loro enun- non dualità e dell’ Esistenza eterna.
gli yama e niyama per riordinare ciazione. È contenuto nella Briha- Nonostante la semplicità delle pa-
le emozioni, ma anche attraver- daranyaka Upanisad dello Yajur- role impiegate, questo richiede un
so asana per purificare il corpo, veda. intelletto purificato e acuto, quindi
pranayama per il corpo pranico, Il terzo è Tat Tvam Asi: «Tu sei in grado di esercitare viveka, la di-
pratyahara per purificare ma- Quello». L’insegnante istruisce scriminazione, da parte dell’aspi-
nomayakosa, dharana e dhyana attraverso questa frase. Questo rante evoluto, per capire la sottile
per purificare vijnanamayakosa. Vakya è contenuto nella Chan- Verità che viene comunicata.
Queste sono le preparazioni. Solo dogya Upanisad del Samaveda. Swami Sivananda ci comunica una
allora potremo affrontare effettiva- Il quarto è Ayam Atma Brahma: sorta di alchimia misteriosa, che
mente la Conoscenza e fare l’espe- «Questo Sé è Brahman». È la frase porta il praticante dalla ripetizione
rienza delle affermazioni del Ma- che esprime l’esperienza intuitiva mentale all’esperienza diretta di
havakya, le grandi parole. dell’aspirante che ricerca la veri- quello che è il contenuto, che con-
Ci sono quattro Mahavakya e tà ed è contenuta nella Mandukya duce la nostra coscienza verso quel
ognuno dei quattro Veda ne con- Upanisad dell’Atharvaveda. piano dell’esistenza eterno e non
tiene uno. Il primo è Prajna- Di questi quattro Mahavakya, Tat duale.
nam Brahma: «la Coscienza è il Tvam Asi è di grande importan- Tale è la grandezza di questo
Brahman». La nostra piccola co- za perché dà origine agli altri tre Mahavakya, Tat Tvam Asi, che
scienza è una scintilla della gran- e il Guru inizia il discepolo nel nell’Upanishad il Rishi Uddalaka
de Coscienza, già presente in noi Brahma-Jnana, la Conoscenza di usa per trasmettere Brahma Vidya
che è il Brahman. Questo Maha- Brahma. (la conoscenza di Brama) al suo fi-
vakya è anche chiamato Svarupa- Ci sono anche altri Vakya mino- glio e discepolo Svetaketu.
bodha-Vakya e spiega la natura del ri, uno dei quali è il So Ham che Uddalaka, figlio di Aruna, disse
Brahman o Sé ed è contenuto nella viene usato nelle pratiche per far al figlio Svetaketu: «Apprendi, o
Aitareya Upanisad del Rigveda. emergere il contenuto dell’incon- caro, la verità sul sonno. Quando
Il secondo è Aham Brahma Asmi: scio e portarlo alla luce della co- si dice che un uomo dorme, allora,
«Io sono Brahman». È l’idea su cui scienza dove tutto viene ridimen- o caro, egli è unito con l’ Essere.
l’aspirante cerca di fissare la pro- sionato. A un certo punto della pra- Egli è penetrato nel Sé, perciò si

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dice che dorme: è perché è pene- fonda, sentiamo che da essa sorge alla tirannia dei vari opposti e que-
trato nel Sé. un’ispirazione che ci guida a svol- sto non rappresenta la nostra reale
Come un uccello, legato a una gere al meglio quello che stiamo natura. Nella teoria dei klesha di
corda, svolazza qua e là e non tro- facendo, avendo assunto un’iden- Patanjali, si parla di avidya come
vando altrove sostegno si rifugia tità temporanea. In questo modo origine della nostra ignoranza on-
proprio là dove era legato, così, o relativizziamo la nostra identità e tologica che produce l’identifica-
caro, il pensiero qua e là divaga e la subordiniamo al grande Sé. zione con l’io.
non trovando altrove rifugio, si ri- Facciamo qualche considerazione Swami Sivananda ci dice che que-
posa sul respiro: infatti, o caro, al sul senso della realizzazione del sta ignoranza non nasce da qual-
respiro è legato il pensiero … Sé. La parola realizzazione signi- cosa che possa essere distrutta da
Quando, o caro, un uomo muore, fica rendere reale, operativo ciò alcune azioni, è semplicemente
la sua parola si ritrae nella men- che è allo stato potenziale. I mezzi un aspetto negativo dell’esisten-
te, la mente nel soffio vitale, il sof- sono tutti quegli artifici e tecniche za e così come l’assenza di luci ci
fio vitale nel fuoco, il fuoco nella che hanno lo scopo di portarci a far piomba nell’oscurità e l’assenza
suprema divinità, Qualunque sia emergere ciò che già noi siamo. Le del sole ci immerge nella notte,
questa essenza sottile, pratiche yogiche sono abbastanza l’assenza della reale conoscenza
tutto l’universo è costituito di essa, singolari, in quanto comunemente ha come risultato l’ignoranza cau-
essa è la vera realtà, essa è l’At- si pensa che perfezionino e anzi sale. Nessuna lotta nei confronti
man e tu sei Quello (Tat Tvam aggiungano cose a quello che sia- del buio o della notte può distrug-
Asi), o Svetaketu… mo. In realtà sono pratiche intese gerli. Ma quando una lampada o
… I fiumi, o caro, scorrono gli a togliere delle cose e a spogliar- il sole appaiono, il buio e la notte
orientali verso oriente, gli occi- ci del superfluo. Alla fine, tolgono scompaiono senza lasciare alcuna
dentali verso occidente. Venuti tutte le false identificazioni per la- traccia. Allo stesso modo, quando
dall’oceano (celeste), essi nell’o- sciar emergere ciò che siamo vera- vi è vera conoscenza, non vi è trac-
ceano tornano e diventano (una mente. Come l’opera dello scultore cia di questa ignoranza causale.
cosa sola con l’)oceano. Come là che dal blocco di marmo toglie il Così, solo la conoscenza è il mezzo
giunti non si rammentano di essere superfluo e fa emergere la statua, per la realizzazione del Sé e può li-
questo o quest’altro fiume, così l’essere umano non differisce berare l’uomo dal samsara, la rete
proprio così, o caro, le creature, nella sua natura profonda dall’Es- del ciclo delle rinascite.
che sono uscite dall’Essere, non sere divino. Il tema dell’Unità è Però l’io ci serve per vivere nel
sanno di provenire dall’Essere … contenuto chiaramente anche nel- mondo e preservare alcuni elemen-
Questa forma d’insegnamento è le nostre Scritture. Le caratteristi- ti vitali, ma deve essere subordina-
tipicamente orientale. Vuole utiliz- che dell’Eterno sono coscienza, to al Sé e mentre prima l’io gioca-
zare anche il ragionamento per ar- esistenza e beatitudine assolute, va il ruolo del primario, quando si
rivare alla conclusione che la vita incondizionate. Dobbiamo avere è realizzato il Sé, l’io, pur sempre
è essenzialmente un mistero nelle la consapevolezza che l’Eterno è presente, anche se in misura più
sue varie e infinite manifestazioni, libero da ogni forma di schiavitù. attenuata, è gregario ed è al servi-
nelle sue essenze grossolane e sot- Noi pensiamo di essere immuni zio del Sé. L’io non è più l’attore,
tili, ma tutte queste essenze hanno da certe forme di dipendenza, ma ma diventa strumento. Questa è la
un solo nome, Quello, tu sei Quel- ne abbiamo altre, forse più sottili, condizione dei Maestri che hanno
lo (Tat Tvam Asi). perché meno visibili. Ad esempio ricevuto una elevata Conoscenza
L’essenza di ogni forma di mani- dipendiamo dal nostro chiacchie- e poi l’hanno ridata a noi in modi
festazione è Quello e Quello sei rio interno. diversi, attraverso spiegazioni e
tu. Quello si riferisce al Brahman. Le sofferenze dell’uomo sono do- insegnamenti. Il Maestro può attra-
Questo è l’insegnamento del Ma- vute essenzialmente a una falsa verso la parola, il silenzio e anche
havakya. Il “tu” di cui parla è il Sé, identificazione che deriva dalla la sola presenza, trasmettere.
tu inteso come identità profonda, ignoranza ontologica di chi siamo,
non come “io”, ma come Sé. una mancanza di coscienza che si
La realizzazione di questo Maha- chiama avidya e che consiste nel
vakya, Tat Tvam Asi, ci conduce a prendere ciò che è temporaneo,
vedere che le diverse identificazio- effimero, transitorio, per ciò che è
ni, le diverse maschere che abbia- eterno, è uno scambiare la nostra
mo assunto nel mondo non sono la natura profonda con la transitorie-
nostra vera identità. Quando com- tà. Fino a quando rimaniamo im-
prendiamo la nostra natura pro- mersi nella dualità, siamo soggetti

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