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Eschilo

Il dialogo tra Atossa e Dario


(Persiani, vv. 681-851)

Il dialogo tra il fantasma di Dario e la moglie Atossa offre l’occasione per ripercorrere il folle
disegno e la conseguente rovina di Serse, causata dalla sua dissennatezza e dalla sua tracotan-
za, ma anche dall’avversità degli dèi. Per spiegare il disastro persiano, infatti, Eschilo ricorre a

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un concetto tipicamente greco: la punizione divina dell’eccesso visto come colpa. Non a caso,
nel corso del dialogo emerge l’opposizione tra ὄλβος e πλοῦτος, cioè tra una felicità misurata,
improntata all’equilibrio e raggiunta con il favore degli dèi, e una ricchezza fastosa, che porta
con sé l’eccesso, la ὕβρις, e di conseguenza la rovina. Questa opposizione paradigmatica è
incarnata dalle figure di Dario e di Serse: Dario è il sovrano dell’ὄλβος, e incarna l’equilibrio
dell’agire umano; Serse, invece, è il re del πλοῦτος, e rappresenta l’eccesso che porta in sé il
germe dell’autodistruzione.

Ombra di Dario O Fedeli tra i fedeli1, coetanei della mia giovinezza,


Persiani venerandi, quale pena affligge la città?
Essa si lamenta, si percuote il petto ed è scalfita nel suolo.
Scorgendo la mia sposa vicino alla tomba
685 sono turbato, ma ho accolto propizio le libagioni.
E voi levate il lamento ritti presso la tomba
e gridando con gemiti evocanti le anime
mi chiamate suscitando pietà. Non è agevole l’uscita,
soprattutto in quanto gli dèi ctonii
690 sono più abili a prendere che a lasciare2.
Nondimeno io sono giunto, molto potendo fra loro.
Ma tu affrettati, perché sia immune dal biasimo di un indugio.
Che male inatteso opprime i Persiani?

1. Sono i dignitari vicini al sovrano. sciar tornare i defunti nel mondo dinaria perché gode di un’autorità
2. Le divinità degli inferi (gli «dèi dei vivi. A Dario è stato concesso il riconosciuta.
ctonii») non sono propense a la- ritorno in via assolutamente straor-

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Eschilo Il dialogo tra Atossa e Dario

Corifeo Ho sacro rispetto a guardarti, [strofe]


695 ho sacro rispetto a rivolgerti la parola
nell’antico timore di te.
Dario Tuttavia, poiché sono venuto da laggiù cedendo ai tuoi lamenti,
evita un lungo discorso, ma parlando conciso
di’ e svolgi ogni pensiero al suo fine, senza essermi riverente.
Corifeo Temo nel compiacerti, [antistrofe]
701 temo nel parlare davanti a te,
esprimendo parole da non dirsi ad amici.
Dario Ma poiché un timore antico a te contrasta nell’animo,
tu, nobile donna, venerabile compagna del mio letto3,
705 interrompendo questi pianti e lamenti, dimmi una chiara parola.
I mortali potrebbero incorrere in sventure, proprie all’umana
[natura.
Numerosi mali dal mare, numerosi dalla terraferma
sopraggiungono ai mortali, qualora più lunga una vita si estenda
[nel tempo.
Regina O tu che, superati in felicità tutti i mortali con sorte propizia
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710 – fin quando vedesti i raggi del sole5, invidiato dai Persiani,
come hai trascorso, simile a un dio, una vita beata! –,

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ora io ti invidio, morto prima di aver visto un baratro di mali.
Ascolterai, o Dario, tutto un discorso in un breve spazio di tempo:
per dirlo in una parola, la potenza dei Persiani è stata distrutta.
715 Dario In qual modo? Un flagello di peste ha colpito la città, una discordia
[interna?
Regina No, ma l’intero esercito è stato annientato vicino ad Atene . 6

Dario Di’ quale dei miei figli era là, al comando dell’esercito.
Regina Serse impetuoso, che ha svuotato tutta la distesa del continente.
Dario Per terra o per mare l’infelice compì questo folle tentativo?
720 Regina Per entrambe le vie. Duplice fronte avevano le due armate.
Dario Ma come poté tanta forza di terra compiere la traversata?
Regina Ha aggiogato con artifizi lo stretto di Elle7 per avere un passaggio.
Dario Realmente giunse al punto di rinchiudere il grande Bosforo?
Regina È così, ma forse un demone ebbe parte nel disegno.

3. È Atossa, la vedova di Dario e ma- pone, nell’intera tragedia, la ὕβρις 7. Il riferimento è al ponte di bar-
dre di Serse. del figlio Serse. che fatto costruire da Serse sull’El-
4. Viene qui tradotto con «felicità» 5. «Vedere il sole» è metafora fre- lesponto (oggi stretto dei Dardanel-
il termine greco ὄλβος, che indica quente per indicare la vita. li) per far transitare le sue forze di
una prosperità frutto di misura e 6. L’allusione è alla battaglia nava- fanteria. Nota che al v. 723 Eschilo
moderazione; a questa caratteristi- le di Salamina (480 a.C.), isola anti- non distingue tra Ellesponto e Bo-
ca, incarnata da Dario, si contrap- stante l’Attica. sforo.

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Eschilo Il dialogo tra Atossa e Dario

725 Dario Pheu, lo ha colpito un gran demone, per cui egli non pensava
[saggiamente8.
Regina Sì, è possibile vedere l’esito, quanto male egli fece.
Dario E qual sorte ebbero i nostri, che così voi piangete?
Regina Battuta, la flotta ha causato la perdita dell’esercito.
Dario Così un popolo intero è stato completamente distrutto dalla lancia?
730 Regina Di conseguenza, tutta la città di Susa9 piange un vuoto di uomini.
Dario Pópoi, esercito, fedele sostegno e aiuto!
Regina Il popolo dei Battrii, annientato, è perito. Non ci saranno più vecchi.
Dario Infelice, quale giovinezza di alleati ha perduto!
Regina Dicono Serse solo e derelitto, con pochi uomini...
735 Dario Come e dove è finito? Esiste una speranza di salvezza?
Regina Ha raggiunto felicemente il ponte, unico giogo a due terre.
Dario E si è posto in salvo sul continente? Questo è certo?
Regina Sì, questa notizia si impone con chiarezza, non vi è dissenso.
Dario Pheu, rapido giunse il compiersi degli oracoli!
740 Zeus ha fatto cadere su mio figlio l’esito dei vaticini.
Io mi illudevo che gli dèi li avrebbero realizzati in ampio arco di tempo,
ma quando uno, di per sé, si affretta, anche il dio lo asseconda.
Ora sembra che una fonte di mali si sia aperta a tutti gli amici.
Mio figlio, senza comprendere, realizzò questi mali con audacia

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[giovanile,
745 lui che ha sperato di trattenere in catene – come uno schiavo –
la corrente del sacro Ellesponto, il Bosforo corrente divina10.
E stravolgeva un passaggio e avvoltolo in ceppi battuti da martello
spianò un ampio cammino a un grande esercito.
Pur essendo mortale, credeva stoltamente che gli dèi tutti,
750 anzi Poseidone11 avrebbe dominato. Come non scorgere, in questo,
[un male dell’animo
che teneva mio figlio? Temo che la mia immensa fatica di ricchezza
sia fra gli uomini razzia del primo venuto.
Regina Frequentando uomini malvagi, questo apprende
Serse impetuoso. Dicono che tu grande ricchezza
755 ai figli recasti con la lancia, mentre lui, pavido,
in casa brandiva la lancia e in nulla accresceva il bene paterno.
Udendo sovente tali insulti di uomini indegni,

8. Dario chiama in causa la parte- prosperità oppure, come nel caso voca pertanto la distruzione «dalle
cipazione divina al disastro che si di Serse, un comportamento asso- fondamenta» dell’impero persiano.
è abbattuto sui Persiani. La divi- lutamente sconsiderato e quindi 9. È la capitale dell’impero persia-
nità è infatti artefice della felicità inevitabilmente rovinoso. Ulteriore no.
umana o della sua distruzione: as- causa della rovina persiana è indi- 10. Vedi la nota 7.
secondando l’indole individuale, viduata nell’empietà del comporta- 11. Poseidone viene chiamato in
ispira nell’uomo un comportamen- mento dell’esercito di Serse (vv. 811 causa perché è il re del mare, viola-
to saggio e misurato che è fonte di ss.), che suscita l’ira divina e pro- to dalla tracotanza di Serse.

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decise questa spedizione e guerra contro l’Ellade.


Dario Pertanto da lui è stato compiuto un disastro
760 immane, indimenticabile, quale mai
ebbe a colpire e svuotare la città di Susa,
dal tempo che Zeus sovrano accordò a un solo uomo
questa dignità di dominare l’Asia intera nutrice di greggi,
tenendo lo scettro che dirige.
765 Medo, infatti, fu il primo condottiero del popolo,
ma altri, suo figlio, completò l’impresa.
Il pensiero bene reggeva il suo cuore.
Terzo dopo di lui, Ciro, uomo felice,
grazie al potere assicurò la pace a tutti gli amici.
770 Acquisì il popolo dei Lidi e dei Frigi
e con la forza sottomise tutta la Ionia.
Infatti un dio non gli fu ostile, poiché era saggio.
Quarto, il figlio di Ciro12 resse il popolo.
Quinto, Mardo ebbe il potere, infamia alla patria
775 e al trono antico; però, con l’inganno,
Artafrene valoroso lo uccise nel palazzo
con l’aiuto di uomini amici, cui spettava questo compito.

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Ed io, quando ottenni in sorte ciò che volevo,
780 anche feci molte spedizioni con un numeroso esercito,
ma non recai un male tanto grande alla città.
Mio figlio Serse, essendo giovane, ha pensieri da giovane
e non ricorda i miei consigli.
Questo vi sia ben chiaro, miei coetanei:
785 noi tutti, che abbiamo detenuto questo potere,
è chiaro che non potremmo apparire autori di sciagure tanto gravi.
Corifeo Dunque, re Dario, a qual fine volgono
le tue parole? Dopo l’accaduto, come potremo,
noi popolo persiano, godere in futuro della sorte migliore13?
790 Dario Se non farete spedizioni contro la terra degli Elleni,
nemmeno se l’esercito medo14 fosse più numeroso.
La terra medesima infatti è loro alleata.
Corifeo Che intendi dire? In qual modo essa è alleata?
Dario Uccidendo con la fame uomini troppo numerosi.
795 Corifeo Ma noi appresteremo un esercito ben equipaggiato, scelto.
Dario Ma neppure l’esercito ora rimasto in terra ellenica
otterrà la salvezza del ritorno.

12. Il figlio di Ciro è Cambise. cogliersi un’allusione al concetto 14. I Medi, originariamente, erano
13. La domanda del corifeo è fun- greco del limite naturale (e quindi una popolazione diversa dai Per-
zionale alla risposta di Dario dei insuperabile) che divide l’Europa siani, ma Eschilo usa i due termini
versi successivi, in cui sembra dall’Asia. come fossero sinonimi.

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Corifeo Come dici? Forse non tutte le forze dei barbari


passeranno lo stretto di Elle dall’Europa?
800 Dario Pochi fra molti, se si deve credere a oracoli di dèi
valutando quanto ora si è compiuto.
Invero non accade che alcuni si realizzino ed altri no.
Se è così, indotto da vuote speranze,
(Serse) lascia un gran numero di uomini scelti.
805 Rimangono dove l’Asopo15 con le correnti irriga
una pianura, fecondatore gradito alla terra beotica,
dove li attendono la sofferenza dei mali al loro apice,
il riscatto di tracotanza e di empi pensieri.
Essi che, raggiunta l’Ellade, non ebbero timore
810 di asportare simulacri degli dèi né d’incendiare templi.
Distrutte le are, i santuari degli dèi
sono stati abbattuti dalle fondamenta in un cumulo di rovine.
Pertanto, avendo agito male, soffrono lutti
non minori, ma altri sono prossimi.
815 E non c’è ancora dove i mali possano fermarsi: la base continua a
[franare.
Tanto grande sarà la libagione di sangue versata

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nella terra di Platea dalla lancia doriese16.
Mucchi di cadaveri, anche alla terza generazione,
muti, riveleranno ad occhi di uomini
820 che, essendo mortale, non si ammette pensiero di troppo orgoglio.
Infatti dismisura, sbocciando, suole produrre una spiga
di rovina, da cui miete un raccolto di molte lacrime.
Assistendo a tale castigo di questi mali,
ricordatevi di Atene e dell’Ellade, né alcuno,
825 altero col demone presente,
bramando altri beni, disperda una grande fortuna.
Zeus, punitore di oltracotante sentire,
incombe, giudice tremendo.
Quindi, con giusti moniti, consigliate Serse
830 ad essere saggio, lui che ne ha necessità,
perché si astenga dall’offendere il dio con superbo ardimento.
E tu, la veneranda e cara madre di Serse,
raggiunto il palazzo, prendi un ornato che sia splendido
e va’ incontro al figlio. Da ogni parte,
835 per il dolore dei mali, brandelli di vesti variopinte
pendono attorno al suo corpo17.

15. Presso le rive del fiume Asòpo, 16. La «lancia doriese» è la città diviene metafora della lacerazio-
in Beozia, si era accampato il ge- dorica di Sparta con i suoi alleati, ne dell’impero persiano, ridotto
nerale persiano Mardonio nel cor- che sconfisse per terra l’esercito anch’esso a brandelli come le vesti
so della ritirata (Erodoto, Storie persiano a Platea nel 479 a.C. del suo sovrano.
9,15,3). 17. L’immagine delle vesti lacerate

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Ma tu, benevolmente, calmalo con le tue parole:


infatti – ne sono consapevole – accetterà di ascoltare te sola.
Io discendo alla tenebra sotterra.
840 E voi, venerabili, addio! Nondimeno, nei mali,
date piacere all’animo nel succedersi dei giorni,
poiché ai morti una ricchezza in nulla è di aiuto.
Corifeo Ho patito all’udire le molte sventure occorse ai barbari,
quelle attuali e quelle che ancora devono accadere.
845 Regina O demone, quante sofferenze suscitano in me i mali!
Però soprattutto questa sciagura mi morde,
ascoltare l’ignominia delle vesti
che ora avvolge il corpo del figlio.
Tuttavia m’incammino e, prendendo dal palazzo un ornamento,
850 cercherò di muovere incontro a mio figlio.
Infatti nelle calamità non tradiremo chi ci è più caro.
(trad. di L. Belloni)

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