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Richiami sulle maggiorazioni

Marco Bramanti
March 29, 2017

Una pratica estremamente comune in analisi matematica (ma che emerge


molto poco nei corsi di base di analisi 1 e 2) è quella delle maggiorazioni. Che
si tratti di dimostrare la convergenza di una successione di funzioni in una certa
norma, l’integrabilità di una funzione, la possibilità di derivare termine a termine
una serie o un integrale, o altre questioni, molto spesso il passaggio tecnico
obbligato è quello di maggiorare (una funzione, o un’espressione di qualche
tipo) con un’altra, più semplice da qualche punto di vista (a volte dipendente da
meno variabili o parametri) ma avente qualche buona proprietà (di integrabilità
o altro).
E’una tecnica che richiede anche un po’di “creatività” (una funzione può
avere in…nite maggioranti, sta a noi scegliere quella “utile”). Comunque sia, ci
sono alcune basilari avvertenze che è utile rinfrescarsi, per evitare di commettere
almeno gli errori più comuni e ingenui.

1. Maggiorare il modulo. Se si maggiora un’espressione di segno vari-


abile, quasi sempre è il modulo di quest’espressione che va maggiorato, per
ottenere un risultato utile.
Esempio 0.1
X1
sin n
n=1
n2
converge perché
sin n 1
;
n2 n2
P1 1
e n=1 n2 converge. (Abbiamo applicato il teorema: “se una serie converge
assolutamente, allora converge semplicemente”). Se scrivessi
sin n 1
;
n2 n2
a¤ ermerei
P1 una cosa vera ma inutile. Da questo infatti non segue la convergenza
di n=1 sin n
n2 : Si osservi che, ad esempio,

1
n
n2
P1
eppure non è certo convergente la serie n=1 ( n) :

1
2. Modulo della somma, modulo del prodotto. La matematica ele-
mentare insegna che

jabj = jaj jbj


a jaj
=
b jbj
mentre
ja + bj jaj + jbj :
L’ultima disuguaglianza (disuguaglianza triangolare) è il passaggio più usato
nelle maggiorazioni. Si ricordi anche la versione:

ja bj jaj jbj :

Esempio 0.2 Passaggio corretto:

jxex 5j jxj ex + 5

Errore tipico:
jxex 5j jxj ex 5 falso.

3. Maggiorare quozienti. Se dobbiamo maggiorare una frazione (con nu-


meratore e denominatore positivi), per farlo possiamo maggiorare il numeratore
o minorare il denominatore.

Esempio 0.3 Passaggi corretti:

2 + sin x j2 + sin xj 2 + jsin xj 2 + jsin xj 2+1 3


= = :
5 + cos x j5 + cos xj j5 + cos xj 5 jcos xj 5 1 4
nx n jxj n jxj
= = jxj
n+1 n+1 n

Errore tipico:
1 1
falso.
j5 + cos xj 5 + jcos xj

4. Funzioni trigonometriche. Le funzioni sin x; cos x sono limitate, e


questo si usa spesso in maggiorazioni come

jsin xj 1
j3 sin (2x) cos (5x)j 3
0 sin2 (2x) 1

ecc.

2
La funzione sin x soddisfa anche la maggiorazione

jsin xj jxj :

Entrambe le a¤ermazioni

jsin xj 1
jsin xj jxj

sono vere per ogni x. La seconda è utile quando jxj è piccolo, mentre fa perdere
informazione quando jxj è grande. La prima fa perdere informazione quando jxj
è piccolo, mentre è spesso utile per jxj grande.
La funzione cos x soddisfa anche la maggiorazione, utile per x piccolo,

j1 cos xj jsin xj jxj :

(Per capire perché, disegnare per x 2 (0; =2) il triangolo rettangolo che ha
cateti cos x; sin x e ipotenusa 1).

5. Cosa si conclude da una maggiorazione? Una maggiorazione può


essere corretta ma inutile, quando fa perdere troppa informazione, e l’ultimo
termine della catena di maggiorazioni è troppo grande per avere le proprietà
richieste. In questo caso pur non essendoci errori algebrici, abbiamo commesso
un errore di strategia: dobbiamo ritornare sui nostri passi e cercare una mag-
giorazione più e¢ cace.

Esempio 0.4
Z 1 Z 1
sin x 1
dx dx integrale divergente.
0 x 0 x
Eppure Z 1
sin x
dx converge
0 x
perché la funzione è limitata e prolungabile con continuità in [0; 1].
Una maggiorazione utile sarebbe invece
Z 1 Z 1
sin x jxj
dx dx = 1.
0 x 0 x
In questo caso, l’errore da non commettere è concludere:
Z 1 Z 1 Z 1
sin x 1 sin x
“poiché dx dx divergente, anche dx diverge” (falso!).
0 x 0 x 0 x
In altre parole: se una funzione ha una maggiorante non integrabile, non è
detto che non sia integrabile; se una successione positiva ha una maggiorante
che non tende a zero, non è detto che non tenda a zero, e così via.