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4 mesi di meditazioni mariane con Padre Stefano Manelli FI

CASA MARIANA EDITRICE


Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)

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MARIO OLIVERI
PER GRAZIA DI DIO E della S. SEDE APOSTOLICA VESCOVO DI ALBENGA - IMPERIA

Abbiamo preso visione del pregevole studio del Rev.Mo Padre e Teologo il padre Stefano Maria
Manelli, F.I., "Il cuore immacolato di Maria. Meditazione per ogni giorno del mese di febbraio",
dichiariamo

Nibil obstat quominus imprimatur

+ Marius Oliveri, Episcopus Albinganensis-Imperia

15 augusti A.D. 2016

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INDICE - Il Cuore Immacolato di Maria.

• 1 febbraio - Il Cuore dell'Immacolata


• 2 febbraio - La "Corredentrice"
• 3 febbraio - Cuore di Maria - "Cuore di meraviglie"
• 4 febbraio - Cuore d'amore trafitto
• 5 febbraio - Cuore di Maria - "Tutta Grazia"
• 6 febbraio - Cuore di Maria - "Magnificat" 3
• 7 febbraio - Cuore di Maria - "La Vergine"
• 8 febbraio - Cuore di Maria - "La Figlia"
• 9 febbraio - Cuore di Maria - "La Madre"
• 10 febbraio - Cuore di Maria - "La Sposa"
• 11 febbraio - Cuore di Maria - "La Purissima"
• 12 febbraio - Cuore di Maria - "Corredentrice" 1
• 13 febbraio - Cuore di Maria - "Corredentrice" 2
• 14 febbraio - Cuore di Maria - "Corredentrice" 3
• 15 febbraio - Cuore di Maria - "Corredentrice" 4
• 16 febbraio - Cuore di Maria - "Corredentrice" 5
• 17 febbraio - Cuore di Maria - Vita di "orazione"
• 18 febbraio - Cuore di Maria - "L'umilissima"
• 19 febbraio - Cuore di Maria - "Mortificazione universale"
• 20 febbraio - Cuore di Maria - "Obbedientissimo"
• 21 febbraio - Cuore di Maria - "La poverella"
• 22 febbraio - Cuore di Maria - "Madre di Misericordia"
• 23 febbraio - Cuore di Maria - "La laboriosità"
• 24 febbraio - Cuore di Maria - "Dolcezza"
• 25 febbraio - Il Cuore Immacolato - "Via a Dio" 1
• 26 febbraio - Il Cuore Immacolato - "Via a Dio" 2
• 27 febbraio - Il Cuore Immacolato - "Via a Dio" 3
• 28 febbraio - Il Cuore Immacolato - "Via a Dio" 4
• 29 febbraio - Il Cuore Immacolato - "Lodate Maria"

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Prefazione

Un piccolo libro di brevi meditazioni per il mese di febbraio sul Cuore Immacolato di Maria. Un
piccolo libro per un gioiello quasi infinitamente grande come il tesoro inestimabile che è il
Cuore Immacolato di Maria. Ogni giorno poche paginette di luce e di amore che discendono da
quei «roveto ardente» (Es 3,2) che è il Cuore Immacolato di Maria.

Hanno scritto sul Cuore Immacolato di Maria Le anime di grandi santi e mistici come san
Bernardo, san Bonaventura, santa Matilde, santa Gertrude, san Bernardino da Siena, san
Francesco di Sales, san Giovanni Eudes, san Luigi M. Grignion, santa Veronica Giuliani;
sant'Alfonso M. de' Liguori, sant'Antonio M. Claret, il beato Gabriele M. Allegra ..., garantiti
tutti dalla Madonna di Fatima con la manifestazione del suo Cuore e con la sua ammirabile
profezia: «IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERÀ!».

Possano queste poche paginette di ogni giorno per il mese di febbraio comunicarci luce e
ardore di amore al Cuore Immacolato di Maria, per conoscerlo e amarlo sempre più, per farlo
sempre più nostro fino a rinchiuderci totalmente in esso e identificarci interamente con esso,
che è "tutto Gesù”, come prega il beato Gabriele Allegra con queste parole: «Madre degnissima
di Gesù [...] il tuo Cuore con quello di Gesù non forma che un solo Cuore, e perciò san
Giovanni Eudes, con l'audacia dei santi, arrivò a chiamare il tuo Cuore: Gesù! "O Gesù, Cuore
di Maria, abbi pietà di noi!"». Allora potrà succedere anche a noi ciò che sant'Antonio M. Claret
diceva dei suoi religiosi, chiamati "Missionari figli del Cuore Immacolato di Maria": «Dove
passano i figli del Cuore Immacolato di Maria, la terra brucia...».

Padre Stefano Maria Manelli, FI

1 febbraio

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IL CUORE DELL'IMMACOLATA

Il Cuore dell'Immacolata è il Cuore della Madre di Dio, è il Cuore della Madre degli uomini. È il
Cuore di una creatura umana, sì, ma di una creatura umana che è stata eletta e collocata al di
sopra degli angeli e dei santi del Paradiso: una creatura "sublime fra le stelle" (sublimis inter
sidera), come canta la Liturgia da millenni.

Cuore Immacolato: Cuore trinitario...

La grande mistica santa Matilde, sorella di santa Geltrude, era fortemente tormentata dalla
paura della morte e dal pericolo di non salvarsi. Un giorno le apparve la Madonna, la quale,
sorridendole, le mostrò il suo Cuore Immacolato, dal quale partivano tre raggi che andavano a
perdersi nelle tre divine persone della Santissima Trinità. Attraverso quei raggi la Santa lesse
queste tre parole: «Potenza, sapienza, bontà». La Madonna poi disse: «Dopo la potenza del
divin Padre, la sapienza del divin Figlio e la bontà dello Spirito Santo, nessuna creatura è
potente, sapiente e buona quanto me».

Il Cuore della Madonna è davvero sublime "Cuore trinitario"!


Il Cuore dell'Immacolata è un cuore fisico e spirituale. Per questo, la devozione e il culto al
Cuore Immacolato di Maria hanno un duplice oggetto, quello materiale e quello spirituale.
L'oggetto materiale è il Cuore fisico dell'Immacolata, ossia il Cuore di carne, che ha palpitato
instancabilmente sulla terra e continua a palpitare per l'eternità nel Regno dei cieli. L'oggetto
spirituale del Cuore dell'Immacolata, invece, è quello invisibile che consiste nell'amore, che è
chiuso nel suo Cuore come in un vaso preziosissimo, facendo quindi unità con il cuore fisico in
terra e nei Cieli.

La devozione e il culto del popolo di Dio al Cuore dell'Immacolata, perciò, sono rivolti
direttamente al Cuore della persona dell'Immacolata, amato e venerato nella sua unità
inscindibile di cuore carneo e di amore spirituale.

Che cosa si può dire del Cuore di carne dell'Immacolata? È un Cuore di carne innocente, un
Cuore di carne immacolata, mai turbata da nessun moto disordinato del corpo, da nessun
impulso che non fosse purissimo. Rispetto a tutte le altre membra del corpo tutto santo
dell'Immacolata, il suo Cuore, primario e nobilissimo nel suo compito vitale da svolgere, merita
ogni elogio e ammirazione, merita davvero la nostra più sentita devozione d'amore puro e
ardente.

Rispetto al Cuore di carne della divina Madre, che cosa potremmo noi pensare del cuore di
carne di ogni altra persona importante se non che questo dovette essere molto inferiore - e di
tanto! - al Cuore della Santissima Madre del Verbo fatto carne? Chi potrà mai valutare la
preziosità del Cuore di carne dell'Immacolata, che con il suo sangue - il sangue del Cuore! - ha
formato il Cuore divino del suo divin figlio Gesù?

Si onorano le reliquie dei santi, è vero, ed è un atto di devozione molto fecondo per la nostra
vita cristiana di Fede e per ottenere aiuto dei santi ai nostri bisogni, ma molto di più valgono
gli atti di devozione al Cuore della divina Madre, dal quale ha avuto origine il Cuore di Colui che
è la sorgente di ogni grazia e benedizione per tutte le creature.

Amore filiale al Cuore Immacolato ...

La beata Elia di san Clemente, devotissima della Madonna, quando era bambina, una notte
ebbe la grazia di sognare proprio la Madonna che, attraversando un giardino di candidi gigli,
con un sorriso di paradiso guardava intorno, toccando delicatamente, a destra e a sinistra, i
bianchi gigli; ne strappò poi uno, se lo strinse al cuore e scomparve ...

Svegliatasi di soprassalto, la bambina raccontò tutto alla mamma, che le spiegò: «La Vergine
Maria stringerà la tua anima al suo Cuore. Tu onori ogni giorno il suo Cuore, ed essa ha voluto
ricompensarti facendosi vedere, nel sogno, mentre ti stringerà al suo Cuore in quel giglio».

La piccola rimase per un po' pensierosa, si raccolse poi in preghiera e di rivolse quindi alla
Madonna dicendole: «o Regina degli angeli, come voglio amarti! al tuo Cuore io mi offro per
non essere mai del mondo, ma tutta amore a te!».

Che cosa si può dire del Cuore spirituale dell’Immacolata?

È un tesoro d'inestimabile valore. L'amore spirituale, a differenza di quello fisico, è diamante


puro che porta in sé ogni virtù e ogni sentimento più nobile ed elevato di donazione senza
alcuna riserva, di impegno radicale nella dedizione alla santità, al martirio o all'immolazione
anche totale di sé, come si esprime appunto Gesù quando dice che «nessuno ha un amore più
grande di questo: dare La sua vita per i propri amici» (Gv.15,13).

Quando, invece, di una persona si arriva a poter dire che "non ha cuore", significa che quella
persona ha davvero perduto il tesoro più prezioso della sua vita, del suo pensare, del suo
operare, del suo sentire e, soprattutto, del suo amare. "Senza cuore!". Che cosa è l'uomo
"senza cuore"? Che cosa può valere mai? ....

Pensiamo invece al Cuore spirituale dell'Immacolata Vergine, diventata Madre di Dio e Madre
universale degli uomini: che cosa era quel suo Cuore? Era un Paradiso di amore e di dolcezza,
di sapienza e di purezza, di umiltà e di fortezza. Esso racchiudeva tutti i tesori dell’amore
divino, dell’amore verginale, dell’amore sponsale e dell’amore materno. In esso si trovano tutti
i tesori paradisiaci della carità e dell'amabilità, della bellezza e del candore fragrante dei gigli.

O Cuore Immacolato di Maria!, tu dicesti un giorno alla veggente suor Lucia di Fatima: «Il mio
Cuore Immacolato darà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio». Che sia così anche per noi
che siamo tutti figli tuoi bisognosi.

2 febbraio

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LA "CORREDENTRICE"

Se Maria Santissima, fra i suoi titoli, ha anche quello di “Corredentrice", come si potrebbe
definire il Cuore della "Corredentrice"! San Luca evangelista ci parla per primo della Madonna
che avrà l'anima trapassata dalla spada del dolore senza misura: «Anche a te una spada
trafiggerà l'anima» (Lc 2,35), e l'arte sacra perciò la raffigura con il Cuore trapassato da un
pugnale.

Bellissime, poi, sono le definizioni che sono state date da san Giovanni Eudes. Egli afferma,
infatti, che «il Sacro Cuore della Beata Vergine Maria è rappresentato dal Calvario». E il
Calvario, si sa, è la sintesi e coronamento dell'intera missione salvifica dolorosissima svolta da
Gesù Redentore universale e da Maria Corredentrice universale.

San Bonaventura, poi, riflette in profondità pregando così la Madonna:

«O Regina mia, voi non siete solo sotto la Croce del vostro Figlio, voi soffrite con Lui, voi siete
crocifissa con Lui. Non vi è che questa differenza, che Egli soffre nel suo corpo e voi soffrite nel
vostro cuore».

Ugualmente ha scritto san Lorenzo Giustiniani affermando esplicitamente che, di fatto, sul
Calvario, tutti e due, «il Figlio e la Madre, sono stati crocifissi: il Figlio nel suo corpo, e fa
Madre nel suo cuore».

San Pio da Pietrelcina afferma, con un’espressione davvero terribile, che la divina Madre Maria,
la «nostra sì cara Corredentrice», come egli la definisce in una lettera, «sul Calvario patì tutte
le sofferenze dell’inferno!».

Non meno terribile, poi, è l'espressione "Madonna delle sette spade", che presenta il Cuore
della Corredentrice trapassato dalle sette spade dei nostri tantissimi peccati, che lo riducono in
pezzetti di carne sanguinante!

Un'altra definizione del Cuore di Maria Corredentrice, data da san Giovanni Eudes, è questa:
«Il Cuore materno della Madre del Salvatore è un mare pieno di amarezze e di sofferenze». il
Cuore della nostra Madre Corredentrice, cioè, ridotto in pezzi dalle sette spade e paragonato a
un mare tutto amarezza e sofferenza, sta bene ad indicare l'atrocità e l'immensità senza fine
delle sofferenze redentrici.
Riflette molto bene perciò san Giovanni Eudes che, rivolto a Maria Santissima, le dice così:
«Tutte le afflizioni e le desolazioni che sono state e mai saranno sofferte in questo mondo,
sono un nulla se paragonate alle vostre».

Un "Cuore” tutto dolori inenarrabili...

Anche san Bonaventura, ancora, può dire a Maria Santissima: «Tutte Le piaghe che Gesù
Crocifisso ha portato sulle diverse parti del suo corpo sono state riunite nel vostro Cuore».

E san Bernardino da Siena arriva a calcolare che i dolori atroci della nostra Madre
Corredentrice erano tali e tanti che, se divisi un po' per uno fra tutti gli uomini esistenti sulla
terra, tutti gli uomini «sarebbero morti all'istante!».

Ma, ancora, san Giovanni Eudes può aggiungere quest'altra preghiera appassionata: «O
Regina dei martiri; come non diete morta mille volte di dolore! ... trasformando questo vostro
Cuore amabilissimo in un mare di fiele e di dolori inenarrabili?».

Non possiamo, infine, omettere un altro pensiero ardente e appassionato di san Pio da
Pietrelcina - il crocifisso del Gargano del sec. XX - che così si esprime a riguardo delle
sofferenze della Madonna sul Calvario, scrivendo che ai piedi della Croce «la nostra celeste
Madre, per l'esuberanza del dolore, rimase impietrita dinanzi al Figlio crocifisso» e,
continuando a meditare, in altra pagina scrive: «Adesso mi sembra di penetrare quale fu il
martirio della nostra dilettissima Madre ... Oh, se gli uomini penetrassero questo martirio, chi
ricuserebbe di compatire questa nostra sì cara Corredentrice? Chi te ricuserebbe il bel titolo di
Regina dei Martiri?».

Non può non far riflettere molto il fatto che proprio alla Madonna che stava ai piedi della Croce,
ossia proprio alla Madre Corredentrice, Gesù ha proclamato dall’alto della Croce la sua
Maternità universale nei nostri riguardi, presentandogli san Giovanni evangelista quale figlio
rappresentante di tutta l'umanità: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv.19,26).

Il Cuore della Corredentrice, dunque, è il vero Cuore della nostra divina Mamma celeste
presentata da Gesù dall'alto della Croce. E proprio allora, ai piedi della Croce, la Madonna
dovette vedere e soffrire l'intera realtà spaventosa e terrificante di tutti i nostri peccati e
delitti, per i quali Ella si è offerta, unita al Figlio Redentore come Corredentrice d'amore e di
dolore, restaurando in tal modo, «La vita soprannaturale delle anime» (LG 61), come ha
confermato molto bene il Concilio Vaticano II.

Molte e moltissime ancora potrebbero essere le commosse testimonianze d'amore dei santi e
delle sante sulle sofferenze senza misura del Cuore dell'Addolorata, nostra divina Madre
Corredentrice, lungo tutto lo svolgimento della dolorosissima missione salvifica universale.
Tocca a noi comprendere che tutta l'immensità delle sofferenze del Cuore Addolorato della
Madre Corredentrice è stata patita proprio per riacquistare e donare la divina grazia redentrice
a noi peccatori, ossia per ottenere la nostra salvezza dalla perdizione nell'inferno eterno.

Quanto grande, quindi, non dovrebbe essere la nostra fiducia e gratitudine verso il Cuore
della nostra divina Mamma Corredentrice?

Le lacrime della piccola Giacinta di Fatima

E qual è invece la nostra risposta di gratitudine e di amore alla nostra divina Madre
Corredentrice, al suo Cuore materno tutto offerto alle sofferenze e all'immolazione per la
nostra redenzione?
Non ci insegna forse nulla la piccola e beata Giacinta di Fatima con le due frequenti lacrime e
pianti al pensiero delle offese che si fanno al Cuore Immacolato di Maria? Non ci dicono forse
nulla le volontarie penitenze e sacrifici di questa piccola Beata per riparare tutte le offese e gli
oltraggi con orribili bestemmie, fatti al Cuore Immacolato di Maria?...

Non abbiamo proprio nulla da imparare noi che ci riteniamo cristiani adulti e cristiani anche
maturi; ma che forse lo siamo soltanto.: nell’insensibilità e nell’indifferenza verso le sofferenze
del Cuore materno della nostra divina Mamma Corredentrice? ...

3 febbraio

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CUORE DI MARIA - "CUORE DI MERAVIGLIE"

L'opera meravigliosa di san Giovanni Eudes, il Cuore ammirabile della Santissima Madre di Dio
- che sembra ben difficile possa avere l'eguale fra le moltissime opere mariane scritte -, fin dal
primo capitolo afferma che il Cuore della Beata Vergine Maria è «un abisso di meraviglie che
solo il Figlio conosce davvero e può descrivere».

A chi conosce, sia pur poco, l'immensità del mistero di Maria illustrato nei primi due millenni
del Cristianesimo da tutta la Patristica, dai dottori, dai santi, dai mistici, dai teologi, dai
mariologi e dal Magistero della Chiesa, non sarà certamente una sorpresa sapere che il Cuore
di Maria Santissima è «un abisso di meraviglie», unico e ineguagliabile, così voluto e creato
direttamente da Dio Uno e Trino, che lo rese sua ammirabile trasparenza e irradiazione
trinitaria.

La «Donna vestita di sole»

San Giovanni Eudes parte magnificamente nel presentare le "meraviglie" del Cuore
Immacolato di Maria Santissima servendosi di quell’ammirabile immagine biblica
dell’Apocalisse che è descritta con divine parole: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una
donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di 12 stelle»
(Ap.12,1). Alla scuola di sant'Epifanio, sant'Agostino, san Bernardo e di tanti altri santi, dottori
della Chiesa e mariologi, anche recenti, quel «segno grandioso» è la sublime persona di Maria
Santissima.

San Giovanni Eudes spiega, infatti, che

«Ella apparve nel Cielo, perché venuta dal Cielo, perché è il più illustre capolavoro del Cielo,
perché è l'Imperatrice del Cielo, perché è la gloria e la gioia del Cielo... Ella è rivestita del sole
eterno della Divinità e di tutte le perfezioni della divina Essenza ... La luna è sotto i suoi piedi
per mostrare che tutto il mondo è al di sotto di Lei, non avendo che Dio solo al di sopra di sé
... È coronata di dodici stelle per rappresentare tutte le virtù che splendono sovranamente in
Lei, tutti i misteri della sua vita che sono come tanti astri molto più luminosi di tutte le fiaccole
del Cielo».

A conoscere le "meraviglie" del Cuore di Maria Santissima, inoltre, può aiutare ancor più il
sapere che Ella, come la presenta poeticamente Dante Alighieri nel canto XXXIII della Divina
Commedia, è "figlia del suo Figlio".
Riflettendo e meditando su questo divino mistero, san Giovanni Eudes ha potuto scrivere, con
la sua penna di mistico mariano straordinariamente innamorato della divina Madre, e
presentare a tutti questa lunga domanda piena di misteri ineffabili:

«Non è cosa singolarmente ammirabile e mirabilmente singolare vedere una creatura che fa
nascere Colui che l'ha creata e che dona l'essere a Colui che è, e dona la vita a Colui da cui Ella
l'ha ricevuta; vedere una Stella che produce un Sole, una Vergine che partorisce e che è
Vergine prima di partorire, mentre partorisce e dopo aver partorito, e che è Sorella e Sposa,
Figlia e Madre contemporaneamente del Padre suo?».

Sant'Antonio M. Claret

Questo Vescovo spagnolo, grande santo del Cuore Immacolato di Maria, è stato il fondatore dei
"Missionari figli del Cuore Immacolato di Maria". Appassionato dell'Eucaristia e della Madonna
fin da ragazzo, sant'Antonio M. Claret, giovane studente, con la conoscenza della Madonna
avvertì nella sua mente e nel suo cuore l'ispirazione di voler fare qualcosa di molto grande per
Lei, «sua tenera e amorosa Madre», ma non sapeva cosa fare, fino a che non gli venne in
mente di dover leggere e studiare la vita di san Giovanni evangelista per impegnarsi
decisamente ad imitarlo nel suo amore ineguagliabile di figlio di Maria, dal momento che
proprio lui, il "discepolo che Gesù amava", fu il primo ad udire dalle labbra esangui di Gesù
Crocifisso le divine e dolcissime parole: «Ecco tua madre!» (Gv.19,27).

Da quella ispirazione sant'Antonio M. Claret si animò talmente ad amare il Cuore della divina
Mamma e si appassionò con tale ardore al suo amore materno da arrivare a chiamarla
instancabilmente con le espressioni più ardenti e soavi alla sua mente e al suo Cuore: «Madre
dolcissima, Madre amabilissima, Madre tenerissima, Madre fedelissima ... Madre eccelsa,
Madre affettuosa, Madre santa, Madre generosa, Madre tutto amore ... Madre dispensatrice di
tutte le grazie, Madre della Provvidenza, Madre di pietà ... ».

L'intera vita di questo meraviglioso Santo mariano, in effetti, fu un libro così stupendo
dell'amore ardentissimo al Cuore materno della Madonna, che si potrebbe compendiarlo tutto
in quella frase di fuoco che egli ripeteva spesso ai suoi "Missionari figli del Cuore Immacolato di
Maria": «Dove passano i figli del Cuore Immacolato, la terra brucia!».

È facile pensare, a questo punto, che il Cuore Immacolato di Maria Santissima sia una sorta di
firmamento stellato di amore ineffabile, tutto «roveto ardente» (Es 3,2) che non si consuma
mai, bruciando sempre a gloria di Dio e a incanto dell'universo increato e creato.

Come esplorare questo firmamento stellato? ... Sarà compito delle nostre prossime meditazioni
su queste pagine, anche con l'aiuto e l'intercessione di questo ammirabile Santo del Cuore
Immacolato di Maria Santissima, a sostegno della nostra buona volontà di crescere
instancabilmente nell'innamoramento ardentissimo del Cuore Immacolato della divina Mamma
di Gesù e Mamma nostra.

4 febbraio

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CUORE D'AMORE TRAFITTO


Il Cuore Immacolato di Maria Santissima è il Cuore della Madre di Dio Amore. Per questo, il
Cuore della Madre di Dio Amore non può essere che un Cuore d'amore sublime, senza l'eguale
fra tutti i cuori degli angeli e degli uomini, anche se messi tutti insieme!

Il Cuore Immacolato della Madre di Dio Amore, infatti, come potrebbe non essere un Cuore
di amore divino incommensurabile, santissimo, purissimo, tenerissimo, dolcissimo... con tutte
le note di eminenza superlativa commisurate alla sua eccelsa Maternità divina che ha
grandezza e dignità pressoché "infinite", come afferma san Tommaso d'Aquino?

È facile pensare, di fatto, che il Cuore Immacolato di Maria, con la sua pienezza di amore
divino, simile a un calice d'oro che trabocca di continuo amore divino, non può non amare e
non donarsi, non può non ardere e non consumarsi di amore, sempre e per sempre.

Tutte le preziosità dell’amore più santo e più vasto, del resto, sono proprietà completa del
Cuore Immacolato di Maria: l'amore divino materno, l'amore divino verginale, l'amore divino
sponsale, l'amore divino filiale, l'amore divino beatifico, l'amore divino martiriale, l'amore
divino crocifisso, l'amore divino quale spada affilata che trapassa l'anima e il Cuore di Maria, la
Madre "Corredentrice"! ... Quale immenso tesoro di amore soprannaturale, dunque, non deve
essere per sempre il Cuore della Madre di Dio Amore?

***

Sappiamo per fede che la Madonna è la Sposa dello Spirito Santo Amore. Sappiamo anche
per fede che lo Spirito Santo è tutto l'Amore del Padre e del Figlio: lo Spirito Santo è, dunque,
l'Amore infinito di Dio Uno e Trino. E perciò l'Immacolata Vergine Maria, quale Sposa dello
Spirito Santo Amore è la Santissima Sposa dell'Amore infinito di Dio.

Legame d'amore sponsale divino assolutamente trascendente, vincolo d'amore indissolubile


divinamente perenne, sponsalità d'amore divino fecondo e sublimemente verginale: questa è
la realtà interamente superna di Maria Immacolata eletta e vivente Sposa dello Spirito Santo
Amore.

San Massimiliano M. Kolbe arriverà a dire che nella divina unione sponsale dello Spirito Santo
Amore con la Semprevergine Maria è avvenuto che lo Spirito Santo Amore, quale Concezione
immacolata increata, si è in certo modo "imperdonato" in Maria Semprevergine, che è perciò
diventata la Concezione immacolata creata della Concezione immacolata increata.

E quindi, misticamente immedesimata allo Spirito Santo Amore quale Sposa feconda e
Semprevergine, Maria Immacolata con il suo Cuore tutto Amore divino è diventata il "vertice
dell'Amore increato e creato", come afferma ancora, luminosamente, san Massimiliano M.
Kolbe. Dottrina altissima, questa, che non può non eccitare la nostra più grande venerazione e
devozione verso il Cuore Immacolato di Maria, la divina Sposa dello Spirito Santo Amore.

***

Maria Santissima, la Vergine Immacolata, la Madre di Dio, Verbo del Padre, diventando Madre
divina verginale di Gesù, il «primogenito fra molti fratelli» (Rm.8,29), ha esteso la sua
Maternità divina dal "Primogenito" agli altri molti fratelli del "Primogenito". Noi redenti siamo
tutti figli della Madre divina! Siamo figli di Maria Vergine per grazia, così come Gesù è figlio suo
per grazia e per natura.

Chi potrà allora misurare l'amore del Cuore della nostra Madre divina? Non può avere nessun
senso paragonare l'amore di una Madre divina con l'amore di una madre umana e neppure con
l'amore di tutte le mamme umane. Diceva molto bene il santo Curato d'Ars, infatti, quando
affermava, con la commozione nella sua voce, che i cuori di tutte le mamme, messi insieme,
sono un cuore di ghiaccio rispetto al Cuore divino ardentissimo della nostra Madre divina!
Il Cuore d'amore della Madre divina non poteva che essere come il biblico "roveto ardente" che
non si consumava mai! (cfr. Es 3,2). Era il Cuore ripieno dello Spirito Santo Amore Infinito!
Come misurare allora l'amore della Madonna verso ciascuno dei suoi figli? Soltanto Dio può
farlo.

Nel grande Libro di san Giovanni Eudes, il Cuore ammirabile della Santissima Madre di Dio, il
Cuore d'amore della divina Madre di Gesù e Madre nostra è rappresentato con tante immagini
bellissime: un Cielo, un Sole, una Sorgente di infiniti beni; un Mare, un Paradiso, un'Arpa
divina, un Trono regale, un Tempio meraviglioso, una Fornace di fuoco inestinguibile!

Quale grazia per noi avere una Mamma simile! ... Essere amati da un Cuore d'amore di
Mamma degno di Dio stesso! ... Come dovremmo essere tutti grati senza misura! ... Ma come
potremo mai essere davvero grati? ...

La piccola veggente di Fatima, la beata Giacinta, un giorno disse queste parole: «S'io potessi
mettere nel cuore di tutti il fuoco che mi brucia qui nel petto e mi fa amare tanto il Cuore di
Gesù e il Cuore di Maria!».

Voglia, la piccola beata Giacinta, mettere dentro i nostri cuori almeno un poco di quel fuoco
d'amore divino che le bruciava continuamente dentro il petto! ...

5 febbraio

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CUORE DI MARIA - "TUTTA GRAZIA"

Maria Vergine, la Madre di Dio, venne chiamata dall'angelo Gabriele, all'Annunciazione, «piena
di grazia»! (Lc 1,28). Perché venne chiamata «piena di grazia»? ... Per la sua miracolosa
Concezione Immacolata che fu pienezza di ogni grazia e che rese il suo Cuore, la sua Persona e
la sua Vita, dall'inizio alla Une della sua esistenza, "tutta grazia". Per questo Ella è considerata
ed è chiamata, a ragione, la "Santissima".

Maria Santissima, di fatto, è la nuova e unica creatura corrispondente in tutto e per tutto al
progetto e al "sogno" di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo:

- in contrapposizione a Lucifero che, ribellatosi al progetto di Dio, precipitò dal cielo con gli
angeli suoi seguaci (cfr. Ap.12,9);

- in contrapposizione ad Eva, la prima donna che disobbedì a Dio, ingannata e sedotta dal
"serpente" nel giardino dell'Eden (cfr. Gn.3,4ss; 2Cor 11,3).

***

Ma chiediamoci: che cosa è la grazia divina? La grazia divina, in concreto, è il dono divino che
si riceve nel Battesimo e che trasforma gli uomini sopraelevandoli alla "figliolanza divina", per
cui noi, in possesso della divina grazia, diventiamo «partecipi della natura divina» (2Pt 1,4),
come insegna san Pietro, con l'impegno di custodirla sempre e premurosamente, evitando e
fuggendo tutte le occasioni di peccato.

Quando, infatti, noi non siamo più in possesso della divina grazia, perdendola ogni volta che
commettiamo il peccato mortale, allora diventiamo nemici di Dio, asserviti a Satana fino a
quando non ci liberiamo dal peccato mortale con la contrizione perfetta e con l'assoluzione
sacramentale del sacerdote nella Confessione.

Ma quanti battezzati oggi vivono con la grazia divina nell'anima? ... Se soltanto pensiamo
che più del 90% dei cristiani, oggi, calpestano il Comandamento di Dio: "Ricordati di santificare
le feste", e non partecipano alla Santa Messa, basta già per capire e sapere che la grande
maggioranza dei cristiani vivono in peccato mortale. Se poi pensiamo a tutti i peccati di
bestemmia, di impurità e lussuria, di odio e di furto, forse la quasi totalità dei cristiani vivono
in peccato mortale, con l'inferno aperto sotto i loro piedi ... e senza preoccuparsi affatto!

***

Maria Santissima, Madre di Gesù e Madre nostra, fu l'unica persona umana, di fatto, che non
soltanto fu sempre e per sempre piena di grazia divina, ma che crebbe con il suo Cuore, con la
sua Persona e con la sua Vita in una continua pienezza di grazia divina, fino a diventare, nel
suo essere e nel suo operare, "Tutta Grazia" in misura realmente incommensurabile.

Orbene, è proprio questo che la Madonna vuole insegnare ad ognuno di noi, suoi figli, ossia
vuole insegnarci a vivere sempre con la grazia divina nell'anima, senza perderla mai e poi mai
con il peccato mortale. Non solo, ma, ancora più, Ella vuole insegnarci a far crescere in noi il
tesoro della divina grazia di giorno in giorno con l'esercizio delle virtù cristiane, fino a poter
diventare anche noi, in qualche modo, come Lei, "Tutta Grazia".

Guardare e imitare i santi ...

Per ottenere questo, però, è assolutamente necessario l'impegno della buona volontà, disposta
ad ogni sforzo per custodire e arricchire il tesoro così prezioso della grazia; difendendolo da
tutti gli assalti del demonio, del mondo e della carne, ricorrendo sempre con sollecitudine
all'aiuto materno del Cuore della Madonna, nostra divina Mamma.

Pendiamo ai molti esempi dei santi e delle sante di ogni tempo e di ogni Luogo, di ogni razza
e di ogni età, di ogni condizione e stato sociale. Pendiamo agli apostoli, pensiamo alle schiere
dei martiri cristiani; pensiamo a san Francesco e santa Chiara d'Assisi, a sant'Antonio di
Padova e santa Veronica Giuliani, a san Luigi Gonzaga e santa Teresina, a san Gabriele
dell'Addolorata e santa Gemma Galgani; ai beati Francesco e Giacinta, Pastorelli di Fatima, e
così via ...

Essi sono tutti concordi nell’insegnarci che la grazia divina di conserva e di accresce con i
Sacramenti, con la preghiera, con la pazienza, con le virtù, con le buone opere, con il buon
esempio ... Tutti i santi hanno guardato e imitato Gesù, sorgente infinita di ogni grazia e
benedizione, hanno guardato e imitato la Madonna, hanno fatto sempre ricorso al suo Cuore di
Mamma amorosissima verso di noi e di generosissima Mediatrice di tutte le grazie e
benedizioni.

***

Che cosa è di noi, invece, in questi tempi così orribili di devastazione della Fede cristiana e
della morale cristiana, in questo trionfo dell’edonismo a tutti i costi e ad ogni livello, in questa
avanzata dell'odio alla vita (aborto, contraccezione, eutanasia), della corruzione dei costumi,
dello scandalismo pubblico, dello sfacelo della famiglia, delle chiese vuote, dei seminari,
conventi e monasteri chiusi, della gioventù allo sbando più vergognoso e pauroso? ...

Dove è più la vita di grazia nei cristiani? ... Dov'è più la frequenza settimanale ai sacramenti
della Comunione e Confessione? ... Dov'è più la custodia e la difesa della grazia divina ....
C'è ormai una capitolazione generale, pressoché in tutto il pianeta Terra, che oggi si presenta
quale "tutto peccato", in opposizione diretta e mirata al Cuore Immacolato di Colei che è "tutta
grazia"

Chi vincerà fra la "Tutta grazia" e il "tutto peccato"? Lo sappiamo già: vincerà la "Tutta grazia".
Ella già lo ha promesso a Fatima e ora sta per mantenere la sua promessa: «Infine, il Mio
Cuore Immacolato trionferà». Sarà felice e beato il Trionfo della "Tutta grazia" con i suoi figli,
fedeli alla vita di grazia! Ma guai a tutti coloro che vogliono vivere del mondo "tutto peccato"!
... Tra la "grazia" e il "peccato" - ricordiamolo bene - c'è contrapposizione totale, che si risolve
sempre con la vittoria della "grazia" e la sconfitta del "peccato", a eterna pena dei peccatori
chiusi ad ogni pentimento e conversione, anche in extremis.

Tocca soprattutto a noi pregare e supplicare la "Tutta grazia" affinché voglia attrarci a sé
facendoci rinnegare ogni peccato per poter recuperare la vita della divina grazia che dobbiamo
custodire e difendere da ogni tentazione e pericolo di questo mondo interamente «sotto il
potere del maligno» (1Gv.5,19).

Il Cuore Immacolato di Maria, "tutta grazia", sia la nostra salvezza!

6 febbraio

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CUORE DI MARIA - "MAGNIFICAT"

Ecco come il beato Gabriele M. Allegra afferma che il Magnificat esprime tutto il contenuto
d'amore divino del Cuore Immacolato di Maria:

«Il Magnificat è il cantico della Diletta al Diletto, è il cantico d'amore del Cuore Immacolato,
è la sinfonia che ci conduce dolcemente entro questo giardino di delizie del Dio vivente; esso è
la rivelazione di questo Immacolato Cuore».

Se pensiamo alle poche volte che Maria Santissima ha parlato, secondo i Vangeli, e alle
poche sue parole che sono state raccolte e registrate dagli Evangelisti, realmente bisogna dire
che l'inno del Magnificat è stato l'unica e vera rivelazione dell'intimo del suo Cuore
Immacolato.

Quale contenuto ci rivela questo intimo "sublime" del Cuore Immacolato di Maria? Che cosa
conteneva dentro di sé e che cosa ardeva di continuo nel Cuore Immacolato di Maria?

Conteneva la lode e la glorificazione del Signore, la gioia e l'esultanza nel Signore Iddio, il
ringraziamento alla sua misericordia verso di Lei, verso i poveri e i piccoli, verso il popolo di
Israele, verso l'intera umanità redenta. Si comprende che nel Cuore Immacolato di Maria c'era
un'immensità di amore divino che, in sostanza, si estendeva non soltanto a tutta l'umanità e a
tutta la terra, ma anche a tutto il cosmo: creature tutte di Dio Amore infinito, presente nel suo
Cuore materno.

Il Magnificat, infatti, fin dai primi due versetti, ci rivela subito che il Cuore dell'Immacolata è
ripieno della lode e dell'esultanza verso Dio, espresse con l'anima e con lo spirito:

«L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1,46-47).

Questo è il modello supremo per ogni cuore che vuole amare Dio: amarlo con tutta l'anima e
con tutto lo spirito, proprio come lo amava continuamente la Madonna con il suo Cuore
Immacolato. E allo stesso modo ci esorta anche il grande sant'Ambrogio, spingendoci ad
armonizzare tutto il nostro cuore con il Cuore Immacolato di Maria per imparare anche noi ad
amare Dio con tutta l'anima e con tutto il cuore. Ecco le parole ammirabili di sant'Ambrogio:

«Sia in ciascuno l'anima di Maria a magnificare il Signore; sia in ciascuno lo spirito di Maria
ad esultare in Dio».

Recitare con amore il Magnificat...

Grande è stato l’esempio dell'amore alla recita del Magnificat da parte del beato Gabriele M.
Allegra, francescano. Egli di propose di recitarlo spesso e bene, per l'importanza e il valore
dell'inno di Maria Santissima.

Egli aspirava, in realtà, a saperlo recitare come lo recitò la Madonna, come lo recitò il Cuore
Immacolato di Maria.

Dopo la preghiera giornaliera del Santo Rosario, il Magnificat era la preghiera mariana che il
beato Gabriele Allegra recitava più di frequente con fervore e letizia, per ringraziamento al
Signore e alla Madonna di tutte le grazie che riceveva in abbondanza, e talvolta le riceveva in
modo anche miracoloso. Lui stesso scrisse il suo proposito: «Voglio recitare il Magnificat
spesso, e voglio recitarlo bene».

Egli, grande biblista, oltre che grande missionario in Cina, ebbe da Dio il dono immenso di
riuscire a tradurre L'intera Bibbia nella difficile Lingua cinese e quando si metteva a scrivere lo
faceva sempre «alla soave presenza» della Madonna.

Ogni volta che finiva la traduzione di un nuovo Libro della Bibbia avvertiva il bisogno di
recitare, insieme ai suoi collaboratori e confratelli; un Magnificat di ringraziamento.

Se il Magnificat è l'inno che ci svela l'altissimo contenuto d'amore divino del Cuore Immacolato
di Maria, dobbiamo pensare che sicuramente il nostro pregare con il Magnificat sarà gradito
alla divina Mamma, imparandolo anche noi a recitarlo bene e di frequente, sia per farla
contenta, sia per avvicinare e assimilare il nostro povero cuore al suo sublime Cuore
Immacolato.

Siamo così lenti noi, purtroppo, a riconoscere i benefici e le grazie che il Signore ci dona e che
la Madonna ci ottiene con il suo Cuore di Mamma tenerissima, scampandoci o preservandoci
anche da molti pericoli che non vediamo, mentre siamo sempre pronti a lamentarci e reagire
con impazienza, se non con rabbia, di fronte a qualsiasi disturbo o difficoltà che incontriamo; e
perciò siamo così incapaci di ringraziare con la devozione dei santi servendoci della splendida
preghiera-inno Magnificat che ci fa imitare il Cuore della Madonna nel suo sublime ringraziare
Iddio per le grazie ricevute, con tutto l'amore dell'anima e l'esultanza dello spirito.

Il Magnificat alla scuola dei santi ...

Potremmo tutti imparare, alla scuola dei santi, a cogliere i grandi valori del Cuore
Immacolato di Maria espressi mirabilmente dal suo cantico del Magnificat e quindi potremmo
attingere a quei valori divini del Cuore Immacolato imparando anche noi tutti a servirci di
questa santa preghiera mariana di ringraziamento - il Magnificat - per tutte le cose grandi e
piccole, per tutte Le grazie di prim'ordine o di second'ordine.

Ricordiamo qui; ad esempio, anche il beato Contardo Ferrini; laico non sposato, grande
professore universitario, ricco di una spiritualità elevatissima per Le tensioni ardenti di amore
divino presenti nel suo cuore e nella sua mente. Una delle pratiche spirituali più felici del beato
Contardo era la recita del Magnificat, ogni mattina, durante il ringraziamento alla Comunione
Eucaristica, che faceva con la devozione di un serafino.
Pregare con il Magnificat, nel ringraziamento alla Comunione Eucaristica, potrebbe significare
pregare con il Cuore stesso dell'immacolata, rivolgendo a Gesù Eucaristico, realmente presente
nel cuore, gli stessi sublimi sentimenti di lode, di gratitudine e di ringraziamento del Cuore
Immacolato di Maria. Quale ringraziamento di amore divino!

7 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA VERGINE"

Le vergini consacrate a Dio vengono così descritte da san Cipriano, vescovo e martire:

«Esse sono il fiore sbocciato sull'albero della Chiesa, sono gemme e gioielli di grazia, letizia di
vita, oggetto di lode e di onore, dono integro e inalterato di Dio, riflesso della santità del
Signore, porzione eletta del gregge di Cristo».

Tutte queste meraviglie di lodi donde scaturiscono come dalla loro sorgente purissima? Lo
sappiamo: scaturiscono dalla prima e più sublime vergine, Maria Santissima, la
Semprevergine, la Vergine delle vergini, Madre di Dio e Regina degli angeli, Colei che è stata
Paradiso di verginità per il Verbo di Dio, incarnato nel suo grembo immacolato.

Che cosa pensare, che cosa immaginare, che cosa dire, a questo punto, del Cuore vergine di
Maria Santissima? Impossibile trovare espressioni o immagini adeguate per descriverlo. Per
essere capaci di questo ci vorrebbe necessariamente quel Lume della gloria (Lumen gloria) che
hanno gli angeli e i santi in Paradiso. A noi può bastare, intanto, ricordare quelle parole che
disse l'arcangelo Gabriele quando apparve a Maria di Nazareth e la chiamò «piena di grazia
[gratia plena]» (Lc 1,28).

La grazia è tutta vita divina e amore divino: la Vergine Maria, quindi, è tutta piena di vita
divina e di amore divino, e il suo Cuore vergine non può che essere, per eccellenza, tutta
pienezza di vita divina e di amore divino. Il Cuore Immacolato di Maria Vergine, infatti, è tutto
immacolatezza filiale simile al «candore di luce eterna» (Sap.7,26), è tutto ardore di amore
divino simile al biblico «roveto ardente» (Es 3,2) del monte Oreb, è tutto tenerezza di affetti e
di sentimenti dolcissimi di Colei che è stata sempre e tutta purissima come Vergine, Sposa e
Madre divina.

***

Paradiso di verginità è il Cuore Immacolato di Maria e quante vergini potrebbero elevare


anch'esse il loro cuore puro e immergerlo in quello della Madre divina, trasfigurandolo nel suo
Cuore Immacolato: ma non lo fanno, purtroppo, senza neppure rendersi conto di quale perla
preziosa restano prive! «O verginità - esclamava il grande Padre della Chiesa, sant'Atanasio -,
corona che mai appassisce, santuario dello Spirito Santo, pietra preziosa, quanti pochi ti sanno
trovare!».

Fiori candidi e purpurei della verginità

Se infatti noi pendiamo ai cuori vergini delle martiri sant'Agnese e santa Lucia, santa Cecilia,
sant'Agata e santa Maria Goretti e pensiamo ai cuori vergini di santa Chiara d'Assisi, santa
Caterina da Siena, santa Bernardetta Soubirous, santa Teresa di Lisieux, santa Gemma
Galgani; insieme alle tante vergini sante di ogni tempo e luogo ...
... e se pensiamo anche ai cuori vergini di san Giuseppe, san Giovanni evangelista, san Tarcisio
martire, sant’Antonio di Padova, san Luigi Gonzaga, san Stanislao Kostka, san Gabriele
dell'Addolorata e san Domenico Savio, insieme ai tanti altri santi vergini...

... noi non possiamo che restare edificati da tutto quell'eroismo del loro candore e amore
verginale che li ha resi fulgide «aquile spirituali che col volo si tengono librate nel sublime dei
Cieli», come scriveva papa Liberio parlando appunto delle anime vergini consacrate a Dio.

***

È proprio vero, perciò, quel che dice il grande san Girolamo affermando che se «il matrimonio
popola la terra di abitanti, la verginità riempie il Cielo di santi». E san Giovanni Crisostomo
scrive: «Ammiriamo queste innumerevoli schiere di angeli viventi in corpo mortale, questi cori
di vergini».

Ma quante ragazze e ragazzi, oggi, guardano alla sublimità del Cuore vergine della Madonna
per avere aspirazione e propositi che sospingono anche i loro cuori verso le dimore celesti della
vita angelica? E, al contrario, quante ragazze e ragazzi, perdono miseramente il tesoro di
valore inestimabile della verginità, proprio perché non guardano al Cuore vergine
dell'Immacolata, ma si fermano alle povere creature così ricche di brutte passioni, così simili ai
... fuochi artificiali che finiscono subito in cenere e sporcizia...? E quanti sanno che il poter
custodire il cuore vergine, consacrato a Dio, a somiglianza del Cuore di Maria Santissima, «non
è un comando - spiega san Bernardo - ma un consiglio, poiché la verginità è troppo eccelsa per
essere comandata»?

È da raccomandare, in ogni caso, alle ragazze e ai giovani di rivolgersi e attaccarsi al Cuore


vergine dell'Immacolata che è la sorgente inesauribile del cuore puro, dell’amore puro, del
corpo puro, della vita pura, dell’anima degna del Paradiso.

La "verginità" super-angelica ...

La dottrina perenne dei nostri grandi santi Padri della Chiesa è La più grande dottrina divina
della nostra Fede, di cui dobbiamo avere sempre piena La nostra mente e il nostro cuore. Sulla
preziosità della verginità consacrata ecco che cosa insegnava, ad esempio, il grande
sant'Ambrogio di Milano (che scrisse anche un preziosissimo trattato sulla verginità): «La
verginità che rende l'uomo simile agli angeli è quel che vi ha di più bello nella natura umana.
Ma nei vergini c'è qualcosa che non si trova negli angeli: questi non hanno corpo, mentre nei
vergini è proprio il corpo che diventa lo strumento del trionfo».

8 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA FIGLIA"

Maria Santissima ha una doppia filiazione: straordinaria e sublime.

È figlia straordinaria di san Gioacchino e sant'Anna, secondo la natura umana, dai genitori
concepita miracolosamente in tarda età, secondo l'antica tradizione. Ancora di più: è figlia
straordinaria perché è stata concepita miracolosamente con il privilegio dell'immacolatezza
originale, rispetto a tutti gli altri discendenti di Adamo ed Eva peccatori, che nascono macchiati
dalla terribile macchia del peccato originale.
È figlia sublime di Dio Uno e Trino, inoltre, perché si trova voluta e inserita da Dio stesso,
dall’eternità, nel piano soprannaturale dell'Incarnazione e della Redenzione universale, quale
Madre divina del Verbo Incarnato Redentore e quale Madre Corredentrice dell'intero genere
umano da riscattare dalla caduta dei Progenitori nella colpa delle origini.

Noi sappiamo pochissimo, purtroppo, dei genitori di Maria Santissima. Si chiamavamo


Gioacchino e Anna, figli della terra d'Israele; diverse tradizioni molto antiche hanno trasmesso
episodi e particolari della loro vita che, però, non sembrano avere un supporto molto
consistente. Tutti gli episodi, però, sono certamente utili alla grande pietà e devozione
popolare, che dura da lunghissima data.

L'episodio più valido e significativo, comunque, è stato certamente quello dell'entrata di Maria
Bambina, a 3 anni di età, nel Tempio di Gerusalemme, portata dai santi genitori e consacrata
vergine purissima a Dio, restando Ella a vivere giorno e notte nel Tempio, per diversi anni, fino
all'età del suo matrimonio verginale con san Giuseppe, il padre verginale e putativo di Gesù.

***

Quale figlia di Dio Uno e Trino, Maria Santissima, in rapporto a Dio Padre, viene chiamata da
san Francesco di Assisi «figlia e ancella dell’Altissimo sommo re il Padre celeste».

In rapporto al Figlio, Maria Santissima viene chiamata da Dante Alighieri, nella Divina
Commedia, «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio».

In rapporto allo Spirito Santo leggiamo nella Lumen gentium che Maria Santissima venne
«quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura» (LG 56).

L'intera Santissima Trinità, dunque, ha voluto, ha amato e ha avuto Maria Santissima quale
Figlia elettissima.

A questa elezione divina ha corrisposto in pienezza di grazia la sublime filiazione di Maria


Vergine. La sua filiazione, infatti, è stata lo specchio purissimo di tutte le virtù necessarie per
una filiazione perfetta, al vertice di tutta la santità possibile ai nove cori angelici e a tutti i cori
dei santi in Paradiso.

Nelle parole che Maria rivolge all'angelo Gabriele, quando le annuncia il progetto
dell'Incarnazione da parte di Dio, leggiamo subito la grande virtù dell'umiltà che fa di Maria la
figlia umile per eccellenza: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38), e subito dopo
leggiamo la virtù che fa di Maria la figlia tutta obbediente incondizionatamente: «Avvenga di
me quello che hai detto» (Lc 1,38).

Dobbiamo vedere anche l'umiltà e l'obbedienza di Maria che già prima aveva accolto
l'ispirazione del voto di verginità, esponendosi al biasimo, a quel tempo, di rifiutare la
maternità del Messia, da tutte le ragazze ebree, invece, bramata e sospirata.

Ugualmente, Maria è figlia umile e obbediente nel recarsi al Tempio per la purificazione, pur
non avendo Ella bisogno di alcuna purificazione per il privilegio straordinario della sua
Concezione Immacolata, innocentissima e tutta piena di grazia divina.

Cuore di Figlia umile e obbediente ...

Ancora più, inoltre, Maria è figlia umile e Obbediente nell'accettare serenamente La nascita del
suo Figlio divino in una povera stalla, a Betlemme, con due animali (un bue e un asinello),
avendo per culla una misera "mangiatoia" in cui deporre il Verbo Incarnato!

Che cosa dire, poi, dei trent'anni di vita con il Figlio divino vissuti umilmente nel
nascondimento e nel silenzio della povera casetta di Nazareth, con san Giuseppe falegname
che faticava tutto il giorno per guadagnare il sostentamento della famigliola?
Infine, c’è ancora più da ammirare la grande umiltà e obbedienza di Maria Santissima
nell'accompagnare il suo divin Figlio fin sul Calvario, assistendo e partecipando alla sua
Passione e Morte sulla Croce, come la Madre del grande condannato.

E tutti i suoi giorni, fino alla morte, non furono forse vissuti come figlia sempre umile e
obbediente, con san Giovanni evangelista; interamente nascosta con Cristo in Dio?

Se noi tutti siamo figli di Dio - come sappiamo bene, in forza del santo Battesimo - quanto
avremmo da imparare in ogni cosa per vivere la nostra filiazione come la seppe vivere Maria
Santissima quale eccelsa figlia di Dio, con il suo Cuore Immacolato sempre umile e obbediente
nella sua continua docilità e carità non soltanto a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, ma anche
alle creature terrene!

Il Cuore Immacolato di Maria ci ottenga la grazia di avere anche noi un cuore di figli ripieno
soltanto di umiltà e obbedienza nel vivere la nostra vita cristiana edificando tutti con il nostro
buon esempio.

9 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA MADRE"

Il Cuore Immacolato di Maria non è soltanto il Cuore di una Madre, ma è il Cuore di una Madre
umana e divina. È grandezza più grandezza di amore. Che cosa si potrebbe paragonare,
concretamente, al cuore di una madre, e per di più al cuore di una Madre non soltanto umana,
ma anche divina?

È ben difficile, infatti, trovare sulla terra qualcosa che assomigli realmente e abbia il valore di
un cuore umano tutto pieno soltanto di amore materno. Si dice anche, giustamente, che il
cuore di una mamma è il capolavoro uscito dalle mani di Dio Creatore, il capolavoro che grida
più di tutti la sua somiglianza con Dio che è "Amore".

È un fatto concreto e costante, in realtà, che Dio può donare a ciascuno di noi molti amici,
molti fratelli e sorelle, molti parenti e persone buone capaci anche di amarci
straordinariamente, mentre ci dona, invece, una sola mamma: perché?... Proprio perché
nessuno ci potrà amare come la mamma.

E se una mamma ha molti figli, amerà forse di meno i suoi numerosi figli rispetto a una
mamma che ha soltanto pochi figli?... No, no: al contrario, ella amerà sempre di più, se ha la
grazia di avere molti figli, poiché l'amore materno non si divide, ma si moltiplica sempre,
inesauribilmente!

Che cosa sarà stato allora il Cuore materno di Maria Santissima? ... Ella è addirittura Madre di
Dio infinito! Ella, inoltre, è anche Madre di tutti gli uomini!...

Che cosa sarà stato, allora, quel suo Cuore materno? Quale e quanta immensità di amore ci
sarà stato in quel suo Cuore materno, dunque? Soltanto Dio è stato ed è in grado di misurare
quella ricchezza incommensurabile di amore materno che la Madonna ha messo interamente a
disposizione di tutti noi suoi figli.

"Qui la testa gira ..."


Per questo, giustamente, san Massimiliano M. Kolbe - il "Folle dell'immacolata" - diceva che a
noi, pensando alla grandezza d'amore quasi infinito della "Madre di Dio", viene davvero il
giramento di testa, ossia "qui La tuta gira!... - diceva e scriveva il Santo.

San Pio da Pietrelcina scriveva e diceva che l'amore materno della Madonna verso tutti noi,
suoi figli, è una sorta di "follia d'amore", poiché Ella vuole cercare di salvare ad ogni costo
ognuno dei suoi figli e perciò si preoccupa e si muove in maniera tale da sembrare davvero la
Mamma "folle d'amore" per noi; pronta a prenderci per i capelli pur di salvarci!...

***

E allora, come mai succede che noi siamo piuttosto indifferenti o magari reticenti verso il Cuore
dell'Immacolata? Sapendo che è il Cuore della Madre di Dio e della Madre degli uomini, come
potremmo dubitare o diffidare del suo grande amore materno per noi suoi figli? Che cosa è che
ci può trattenere dal ricorrere con piena e sicura fiducia a Lei, al Cuore di Colei che è sempre la
"Madre del bell’Amore"?

Non è forse vero che ancor più, dopo le straordinarie apparizioni della Madonna a Fatima,
dovrebbe essere spontaneo e sollecito, da parte nostra, ricorrere a Lei per affidarci al suo
immenso amore materno. E Invece!... E purtroppo vero, invece, che anche le richieste della
Madonna di Fatima sulla volontà di Dio di «stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore
Immacolato» per salvarci dalla perdizione eterna è stata disattesa e si è ridotta al nulla in
questi tempi di disfacimento della vita di fede e della vita cristiana.

L'amore al Cuore Immacolato della divina Mamma, l'amore al Santo Rosario, l'amore alla vita
di grazia, con la preghiera quotidiana, con la Santa Messa ogni domenica e con i sacramenti
della Confessione e Comunione: tutto è ormai sotto devastazione nella Chiesa di oggi che si
trova senza sacerdoti sufficienti, con i seminari vuoti, con i conventi chiusi, con le missioni che
agonizzano... : dove sono più, ormai, i cristiani che vivono con la grazia di Dio nell'anima in
questo mondo che «giace sotto il potere del maligno» (1Gv 5,19), secondo le parole
dell’evangelista san Giovanni?

A chi ricorreremo, allora, per ritrovare un po' di amore materno? Non esiste e non può esistere
altra risposta che questa: ritorniamo al Cuore Immacolato di Maria, nostra Mamma purissima e
amorosissima, e affidiamoci davvero a Lei che non soltanto desidera sempre amarci, ma non
può non amarci sempre con la sua Maternità divina interamente rivolta a noi, al nostro bisogno
di amore materno.

La Mamma in attesa dei figli ...

San Giovanni M. Vianney, chiamato il santo Curato d'Ars, nella sua semplice ma ardente
predicazione soleva ripetere con frequenza di essere davvero certo che anche in Cielo la
Madonna, nostra Mamma divina, sta sempre alla porta del Paradiso, in attesa che dalla terra
tutti i figli arrivino alla Casa del Padre sani e salvi per l'eternità del Paradiso.

E non può non essere così -, riflettendo che già le nostre mamme terrene, nonostante le loro
debolezze - salvo i casi di mamme addirittura snaturate! - sanno aspettare ogni notte il rientro
dei loro figli a casa ... Riflettiamoci spesso, anche noi, e allora capiremo sempre più quanto noi
tutti dovremmo amare il Cuore tutto materno della nostra divina Mamma Immacolata.

10 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA SPOSA"

La sponsalità verginale di Maria Santissima è un sublime mistero di amore che non finisce mai
di stupire e incantare. Si tratta, in realtà, di un mistero di amore umano e di amore divino.
Maria Vergine, infatti, è la Sposa "Semprevergine" di san Giuseppe; "Semprevergine"
nell'ordine umano e temporale. Maria Vergine, Madre di Dio, è la Sposa "Semprevergine" di Dio
nell'ordine divino ed eterno.

La sponsalità umana e temporale di Maria Santissima, infatti, è pura sponsalità verginale con
san Giuseppe, anch'egli sposo "semprevergine". La sponsalità verginale di Maria e san
Giuseppe, come sappiamo, è durata almeno trent'anni di tempo vissuti interamente insieme
nell'umile e povera casetta di Nazareth, eccettuato il tempo di circa due anni vissuti in terra
straniera con la fuga precipitosa della Sacra Famiglia in Egitto, fatta per salvare la vita di Gesù
Bambino dalla "strage degli innocenti", ordinata dal crudelissimo re Erode proprio per quel
giorno della fuga di notte.

«Candore di luce eterna» (Sap.7,26) ...

La sponsalità verginale di Maria Santissima con san Giuseppe ha costituito sicuramente un


capitolo di amore immensamente ed esclusivamente palpitante sempre di pura grazia divina
(contro tutte le aberrazioni immonde dei cineasti e romanzieri che non mancano mai di
presentarci periodicamente qualche opera nefanda ...).

Se il cuore puro di una vergine intatta è un cuore puro e intatto che palpita sempre di amore
liliale e radioso, quanto più il Cuore vergine di Maria Santissima, la «Piena di grazia» (Lc 1,28),
sposa consacrata Madre Semprevergine di Dio, Verbo Incarnato, non poté avere altro che
palpiti di amore tutto «candore di luce eterna» (Sap.7,26).

Come poter pensare, infatti, e descrivere l'amore verginale reciproco fra Maria Santissima e
san Giuseppe, nei loro trent'anni di matrimonio verginale vissuto sempre silenziosamente e
angelicamente nella casetta di Nazareth insieme al Figlio divino Gesù? È difficile per noi anche
solo tentare di immaginare la costante tenerezza e dolcezza del loro amore reciproco sia nelle
gioie che nei dolori, sia nei giorni di festa che in quelli di travaglio, sia nelle ore di riposo che in
quelle di fatica quotidiana.

Noi non possiamo che essere assolutamente impari a cogliere il valore superno della
presenza ineffabile di Gesù, Verbo Incarnato (nel quale inabitava «corporalmente tutta la
pienezza della divinità»: Col.2,9), sempre in compagnia amabilissima di Maria e di san
Giuseppe! Non ci è dato realmente di poter misurare tutta l'altezza sovrumana dei palpiti dei
loro cuori, dei loro sguardi, dei loro sorrisi, delle loro parole e colloqui, dei loro gesti di amore
sempre santo e immacolato.

Le glorie di San Giuseppe ...

San Francesco di Sales, devotissimo di san Giuseppe, dice che lo sposo di Maria Vergine è «il
padre glorioso del nostro Salvatore, il primo adoratore dopo Maria, lo sposo della Regina del
mondo ... Non è solo il Patriarca, ma il corifeo di tutti i Patriarchi ... perché nella sua
confessione sono racchiuse le dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e di tutti gli altri
santi».

E proprio per tutte queste meraviglie di grazia è stato anche affermato, giustamente, che san
Giuseppe va collocato proprio "al di sopra degli angeli e dei santi", così come è anche dottrina
quasi comune che egli sia stato purificato dalla colpa originale nel grembo della madre e che
sia stato assunto anche in Cielo con il corpo, per continuare a formare la "trinità terrestre" con
Gesù e con Maria nel Regno dei cieli.

E, del resto, non si può che ammettere ad occhi chiusi la verità della sponsalità verginale,
regale e divina di Maria Santissima che, con il suo Cuore Immacolato, operava di continuo a
sopraelevare anche la sponsalità verginale e il cuore di san Giuseppe sull'altipiano dell'ordine
dell’Unione ipostatica, a cui Maria Santissima apparteneva in grazia della Maternità divina.

Di fatto, il mistero della sponsalità verginale, regale e divina di Maria Santissima, proprio per
questa sua appartenenza all’ordine dell’Unione ipostatica, è pura sponsalità verginale
trascendente, legata e immersa nell'infinito mistero dell'amore intratrinitario di Dio Padre,
Figlio e Spirito Santo. Maria Santissima di fatto viene chiamata semplicemente e giustamente
Sposa di Dio, ossia Sposa di Dio Padre poiché Gesù, il Verbo Incarnato, era lo stesso loro unico
Figlio: ambedue, infatti, lo chiamavano «Figlio mio» (Mt 17,5; cfr. Lc 2,48).

Nello stesso tempo, Maria Santissima viene chiamata Sposa nel Verbo Incarnato, quale nuova
Eva, sposa del “nuovo Adamo”, rispetto alla prima Eva peccatrice, sposa del primo Adamo
peccatore, per la triste vicenda della loro caduta nella colpa d'origine, a causa dell'inganno e
della seduzione da parte del serpente tentatore.

Infine, Maria Santissima viene anche chiamata, ugualmente e rettamente, Sposa dello Spirito
Santo, poiché è proprio per l'azione divina dello Spirito Santo che la Vergine Santissima è stata
resa divinamente e verginalmente feconda del figlio Gesù, il Verbo Incarnato.

Qui siamo entrati nel cuore del mistero sublime dell’Amore di Dio Uno e Trino che investiva le
persone di Maria Santissima e di san Giuseppe trasfigurandole per l'eternità in Sposo e Sposa
"semprevergini", ad opera del sommo e infinito Amore divino del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo.

11 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA PURISSIMA"

«Candore di Luce eterna» (Sap.7,26): così può essere definita, biblicamente, l'eccelsa purezza
del Cuore, della Persona e dell'intera Vita di Maria Santissima, la Vergine di Nazareth, che
dall'eternità fu predestinata alla divina missione di Semprevergine Madre di Dio e Madre
universale, con la beatitudine del Cuore Immacolato che vede sempre Dio Padre, Figlio e
Spirito Santo (cfr. Mt 5,8).

Candore di stelle, neve, sole, gigli ...

Il candore delle fulgide stelle nei cieli di notte, il candore immacolato delle nevi sulle vette dei
monti più alti, il candore radioso del sole splendente al mezzodì, il candore dei gigli fragranti di
profumo ...: ogni candore e tutto il candore dei cieli turchini è in Lei; in Maria Santissima, La
Semprevergine candidissima, La "Purissima" come il sorgere dell'aurora descritta nel biblico
Cantico dei cantici: «Quasi aurora consurgens» (Ct.6,10).

Con altra immagine di natura cosmica, di può anche dire che nel nostro firmamento stellato,
fra le miriadi di stelle fulgenti che possono rappresentare la purezza fulgida dei tanti angeli e
santi del Paradiso di Dio, c'è La "Via Lattea", con Le due miriadi di stelle che fanno immensa
massa candida, la quale può ben raffigurare La Purissima Semprevergine Maria nella sua
immensità incommensurabile di fulgentissimo candore celestiale ed eterno.

Sappiamo bene, infatti, che l'Immacolata, in particolare, assomma in sé tutte le


preziosissime perle della più sublime purezza nella sua filiale verginità di anima e di corpo, di
mente e di cuore, di volontà e di memoria, dei sensi esterni e dei sensi interni: la verginità,
tutta candore radioso di grazia, è stata da Lei voluta per potersi donare interamente e
appartenere eternamente a Dio solo, con tutto il suo essere, già dall'età di 3 anni, con la sua
Presentazione al Tempio di Gerusalemme, condotta dai suoi santi genitori, e l'offerta verginale
di sé a Dio.

In tal modo, e fin da allora, Maria Santissima è diventata realmente il principio ispiratore e
fecondo della "vita verginale" nel mondo intero ed Ella è stata appunto chiamata, fin dagli inizi,
con il nome soavissimo di "Vergine", includendo in questa delicata parola ogni bene più eletto e
sublime fra tutti i beni a noi donati da Dio, con il riferimento di valore più diretto alla preziosità
del cuore puro, libero in radice da tutte le immonde perversità che escono dal cuore, secondo
la terribile descrizione fatta da Gesù (cfr. Mt 15,19).

La Vergine Maria, infatti, è lo specchio tersissimo della luce e dell'amore di Dio che si
rifrangono soprattutto sulle anime desiderose di purezza verginale, lottando contro le insidie
della concupiscenza carnale che fa guerra all'anima per umiliarla, infangandola fra le sozzure
più vergognose dell’animalità. Come insegna san Paolo, c'è continua lotta, infatti, fra le
aspirazioni verso l'alto dell'anima e le spinte in basso della carne (cfr. Gal.5,16-17).

La verginità consacrata a Dio con il "voto" è il più prezioso «tesoro nascosto» (Mt 13,44) per il
quale, una volta trovato, si dà tutto quello che si ha per averne il possesso totale e perenne.
La verginità dell'anima e del corpo, della mente e del cuore, della volontà e della memoria,
consacrata a Dio con “voto”, trasfigura la creatura umana rendendola molto più simile agli
angeli e molto più amata dagli angeli che fanno corona alla Beata Vergine Maria, Regina degli
angeli.

Ma per custodire il tesoro d'inestimabile valore della vita verginale consacrata per sempre a
Dio è necessario adoperare tutti i mezzi più adatti, secondo la scuola e l'esempio dei santi. E i
mezzi più adatti sono: la pronta fuga delle occasioni, l'attenta mortificazione con la generosa
penitenza, la lunga orazione quotidiana, la frequenza ai santi sacramenti della Confessione
(settimanale) e della Comunione Eucaristica giornaliera, la pratica costante di tutte le virtù
cristiane e, in particolare, della santa "umiltà", poiché, come insegnano sempre i santi, Dio di
solito castiga la superbia lasciando cadere nell'umiliante impurità.

In particolare, però, per custodire il fiore purissimo della verginità consacrata è importante una
devozione costante alla Vergine Purissima e, ancora, una consacrazione personale al Cuore
Immacolato di Maria, a cui ricorrere in ogni tentazione; una devozione e consacrazione, però,
che siano soprattutto immagine di Colei che visse sempre orante e silenziosa, laboriosa e
riservata, raccolta e modesta, umile e mortificata, tenendo sempre il suo Cuore Immacolato in
contemplazione amorosissima del suo adorato Gesù (cfr. Lc 2,19; 2,51), che «pascola fra i
gigli» (Ct.2,16).

Con la Madonna si vince ...

Al riguardo, ricordiamo l'esempio del giovane sant'Antonio M. Claret che, da seminarista una
notte, stando a letto, infermo, fu assalito da una violentissima tentazione contro la purezza:
ogni suo ricordo alla preghiera, alla Madonna, all’Angelo custode, ai santi protettori sembrava
non riuscire affatto a fargli respingere quella violentissima tentazione ... Si girò sul letto, ad un
certo momento, e vide la Madonna, bellissima, che aveva una ghirlanda di rose fra le mani e
che gli disse: «Antonio, questa corona sarà tua, se vinci». Così avvenne, difatti e Lui si vide
incoronato.
Il giovane sant'Antonio M. Claret si accorse che per quella tentazione così violenta c’era una
moltitudine di demoni schierati a colpirlo per farlo cadere, ma c’era anche un gruppo di santi
per difenderlo, tra i quali riconobbe santo Stefano protomartire. La gioia della vittoria sulla
tentazione, per l'intervento speciale della Madonna, con i santi, fu talmente grande che per
molti anni egli non subì più tentazioni contro la purezza.

A Lei, alla Vergine "Purissima", al suo Cuore Immacolato e materno bisogna imparare a
rivolgersi subito, specialmente in ogni tentazione contro la purezza, invocandola spesso come
fa la Chiesa con le diverse invocazioni delle Litanie lauretane: "Santa Vergine delle vergini",
"Madre Purissima", "Madre castissima", "Vergine prudentissima", "Vergine fedele", "Rosa
mistica", "Casa d'oro", "Regina degli angeli", "Regina delle Vergini": prega per noi!

12 febbraio

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CUORE DI MARIA - "CORREDENTRICE" 1

Oltre le sublimi caratteristiche personali e operative del Cuore Immacolato di Maria, che è
Cuore di Madre, di Vergine, di Figlia, di Sposa, conosciamo anche quella caratteristica
personale e operativa al massimo che la Madonna ha avuto, soffrendo senza misura per l'intero
svolgimento e compimento della Missione salvifica universale. Per questa missione della nostra
Redenzione, infatti, Ella ha avuto, appunto, il Cuore di "Corredentrice", ossia un Cuore
particolarmente grande e tutto materno per operare alla salvezza dell'intera umanità colpita
dal marchio del peccato originale dei Progenitori.

"Corredentrice": termine teologico semplice e preciso (che dispiace molto all'eresia


protestante) che esprime l'attività più dolorosa e più caritativa per la nostra redenzione, svolta
da Maria Santissima personalmente e direttamente quale cooperatrice attiva generosissima,
per svolgere e portare a termine l'opera salvifica redentiva svolta primariamente dal Redentore
universale, Gesù Salvatore, suo divin Figlio.

Nel portare avanti la redenzione universale, in effetti; Gesù, il Redentore, operava in proprio,
immolando il proprio corpo flagellato, dissanguato e crocifisso, mentre Maria, la Corredentrice,
operava immolando il proprio cuore e la propria anima trapassata dalla spada del dolore
immane (Lc 2,15), in cooperazione dolorosa attiva, personale e diretta, ma legata in subordine
all'attività del Redentore: ambedue operavano in unità inseparabile di dolore salvifico, per
volontà di Dio, volendo ridonare all'umanità in peccato la vita della grazia divina per conseguire
la salvezza eterna.

La figura e l'opera di Maria Corredentrice hanno la loro controfigura nella prima donna della
famiglia umana, Eva, sposa del primo uomo, Adamo. Ambedue, Adama ed Eva, sono stati
creati direttamente da Dio, come è descritto nel primo libro della Sacra Scrittura, il libro della
Genesi (cfr. 2,7-25).

Adamo ed Eva erano i progenitori e capostipiti del genere umano, ma, tentati dal serpente,
ebbero la disgrazia di cadere volutamente nella colpa originale, opponendosi alla volontà di Dio
per fare la volontà del serpente tentatore, nel giardino dell'Eden, credendo alle sue false
promesse (cfr. Gn.3, 1ss).

Proprio la prima donna, Eva, imprudente nel parlare con il serpente tentatore, si fece
ingannare e sedurre da lui, e finì con l'obbedirgli, mangiando il frutto dell'albero proibito da
Dio, coinvolgendo quindi anche Adamo nell'inganno seduttore del serpente, finito appunto con
la tremenda caduta anche di Adamo.

Con tale orribile caduta, i Progenitori dell'intera umanità compromisero la salvezza eterna di
tutto il genere umano che, per questo peccato delle origini, veniva destinato all'inferno eterno,
secondo la giustizia di Dio. Ma, nella sua misericordia infinita, Dio volle comunque stabilire
l'opera della Redenzione universale per mezzo di una "nuova Eva" e di un "nuovo Adamo" (cfr.
Gn.3,15).

Maria è la nuova Eva, Gesù è il nuovo Adamo: essi ebbero appunto la missione di riparare la
caduta dei nostri Progenitori con il sacrificio cruento redentivo per l'espiazione di tutti i peccati
dell'umanità. In tal modo, la loro dolorosissima espiazione ha offerto a tutti gli uomini «di
buona volontà» (Lc 2,14) la grazia della salvezza eterna con l'entrata nel Regno dei cieli
riaperto dalla Passione e Morte di Gesù Redentore, strettamente unite alla Compassione
materna di Maria Corredentrice.

Nello svolgimento dolorosissimo della Missione redentrice, Gesù, il nuovo Adamo salvatore, ha
riparato la rovina operata dal primo Adamo, capostipite peccatore, mentre Maria, la nuova Eva
salvatrice, ha riparato la rovina operata dalla prima Eva peccatrice. La rovina della caduta nel
peccato originale da parte dei nostri progenitori, ha comportato l'esigenza della riparazione
anche di tutte le conseguenze terrificanti dei peccati e delitti dell'intera loro discendenza, ossia
di tutta l'umanità peccatrice che durerà fino alla fine dei tempi, fino alla parusia.

Come nella caduta originale la responsabilità primaria è stata quella di Adamo peccatore, e la
responsabilità strettamente collegata è stata quella di Eva peccatrice, così nell'operare la
Redenzione del genere umano la responsabilità primaria è stata quella di Gesù, il nuovo Adamo
Redentore, mentre la responsabilità secondaria è stata quella di Maria, la nuova Eva
Corredentrice, a Lui indissolubilmente unita nell'obbedienza totale e perfetta al disegno di
salvezza di Dio.

Come il primo Adamo peccatore e la prima Eva peccatrice, ingannati e sedotti dal serpente
tentatore, hanno operato sempre insieme: la terribile caduta nella colpa originale, così il
secondo Adamo Redentore e la seconda Eva Corredentrice, fedeli al piano redentivo del volere
di Dio, hanno operato sempre insieme l'opera salvifica universale, svolta sulla terra nel Medio
Oriente.

Per questo Maria Santissima, già nel progetto originario di Dio, doveva avere il Cuore di Madre
Corredentrice universale, un Cuore tutto materno e tanto grande per poter svolgere, in unione
con il Figlio, - primario Redentore universale - l'immensa e dolorosissima missione della
Redenzione universale a salvezza eterna dell'intera adamitica discendenza umana «di buona
volontà» (Lc 2,14).

13 febbraio

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CUORE DI MARIA - "CORREDENTRICE" 2

Quando la Madonna ha avuto il Cuore della Corredentrice?

A questa domanda rispose molto bene il Concilio Vaticano II dicendo che la Madonna ha
accettato e ha fatto sua la Missione materna corredentiva per la nostra salvezza soprattutto in
due momenti:

- nell'Incarnazione del Verbo, quando, «acconsentendo alla parola divina, diventò madre di
Gesù, e abbracciando con tutto l'animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà
divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e
all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con
la grazia di Dio onnipotente» (LG 56);

- nel compimento del Mistero pasquale, ossia nella Passione e Morte di Gesù, quando Ella
«serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino,
se ne stette (cfr. Gv.19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con
animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da
lei generata» (LG 58).

Il martirio del Cuore Immacolato

Secondo san Pio da Pietrelcina, nell'incarnazione del Verbo e nel mistero pasquale della
Passione e Morte di Gesù avvenne che Gesù e Maria, ossia il Figlio "Redentore" e la Madre
"Corredentrice”, fossero talmente uniti in intima comunione da essere "l'uno per l'altro", come
ha scritto san Pio: «Gesù come figlio apparteneva a Maria, e Maria come madre apparteneva a
Gesù».

Anche sul Calvario, Maria si trovò in intima e totale comunione con la crocifissione di Gesù,
poiché, come scrive ancora il Santo, «mentre Gesù era in croce, trasmetteva i suoi dolori a Lei;
così Maria è crocifissa con Gesù e subisce il martirio del cuore».

L'intima unione nella sofferenza redentrice più intenda e feconda di grazie ha caratterizzato in
maniera davvero eccezionale la presenza di Maria Santissima soprattutto negli eventi del
Mistero pasquale della Passione e Morte di Gesù sul monte Calvario.

È importante, per questo, la riflessione che lo stesso san Pio da Pietrelcina ha fatto, ricordando
che, storicamente, di fatto, lungo i tre anni dell'evangelizzazione Maria Santissima fu ben poco
presente agli episodi bellissimi che accaddero al figlio Gesù: si pensi, ad esempio, alla
moltiplicazione di pochi pani e pesci per folle di uomini (cfr. Mt 14,17-21; Mc 6,34-44), alle
pesche miracolose degli Apostoli (cfr. Lc 5,6ss; Gv.21,6ss), all'evento straordinario della
Trasfigurazione sul Tabor (cfr. Mc 9,1ss), all'entrata osannante in Gerusalemme (cfr. Mt21,9ss)
...

In effetti durante la sua vita pubblica - secondo la riflessione di san Pio da Pietrelcina - Gesù ha
tenuto lontana la Madre dagli eventi dei miracoli da Lui operati e quindi dalle soddisfazioni di
gioia nel suo Cuore di Mamma per l'ammirazione che le folle avevano e manifestavano per Lui;
e L'ha voluta invece vicina vicina a Lui sul Calvario, là dove Lui «è inchiodato alla croce,
patibolo riservato ai malfattori»!

Questa è appunto La missione salvifica dolorosissima del Figlio “Redentore” e della Madre
"Corredentrice".

Certo, il Cuore della Madre Corredentrice non può non essere un cuore votato di per sé
all'amore senza misura per tutti i figli da salvare. È questa, infatti, la missione materna di
Maria Santissima. Non si può affatto pensare, allora, a riposi o a soste di ristoro per il Cuore
della divina Madre Corredentrice, al contrario, ciò che urge costantemente nel suo Cuore di
Corredentrice è sempre e soltanto l'amore salvifico che vuole strappare tutti i figli al male e
condurli al bene della grazia, della salvezza eterna, della santificazione per il Paradiso del
Regno dei cieli. Il Cuore stesso della Madre Corredentrice, in realtà, non può non essere una
sorgente di forza e di impulsi alla dedizione e al sacrificio senza riserve.

Nella vita di santa Veronica Giuliani, ad esempio, la Madonna stessa ogni tanto esortava
maternamente la Santa a ricorrere al suo Cuore in ogni bisogno, perché - le diceva - «la fonte
delle grazie è il mio Cuore»; o le ripeteva: «Ricordati che questo Cuore è fonte di grazie». Una
volta lo stesso Serafico Padre san Francesco d'Assisi, in una visione, la esortò ad andare al
Cuore di Maria dicendo: «Corri, corri ivi dove è la fonte delle grazie!»;

È ben da credere, ovviamente, che andare al Cuore della divina Madre Corredentrice è sempre
grazia straordinaria di partecipazione ed esperienza dell'amore più grande, ossia è l'esperienza
dell’amore trafitto al cuore, dell’amore crocifisso, che è l'amore più fecondo e più sublime,
come Gesù stesso ha insegnato nel Vangelo quando ha detto: «Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv.15,13), proprio come hanno fatto
impareggiabilmente, per tutta la loro vita su questa terra, Gesù "Redentore" e la divina Madre
"Corredentrice".

14 febbraio

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CUORE DI MARIA - "CORREDENTRICE" 3

Nella vita di san Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, leggiamo che «una mattina,
mentre, tutto raccolto, col capo chino, sta facendo il suo ringraziamento alla Santa Messa e
Comunione, si sente chiamare soavemente per nome. Egli alza lo sguardo in direzione della
voce e vede la Regina del Cielo afflittissima, con una spada tagliente conficcata nel petto e due
rivi di lacrime che le scorrono dagli occhi. San Paolo della Croce si prostra immediatamente in
atto di venerazione umilissima dinanzi all'Addolorata sua Signora, che intanto gli parla di tutti i
suoi acerbissimi dolori di Madre Corredentrice, e glieli descrive con parole così struggenti che il
Santo si sente trafiggere il cuore dalla più dolorosa compassione. Infine la Vergine gli dice: "Io
sono troppo amareggiata da quelli che osano chiamarsi miei devoti a parole e con i Loro
peccati fanno orribile strazio del mio divin Figlio. Essi rinnovano i miei dolori nel modo stesso
con cui crocifiggono Gesù nel loro cuore perverso. Tu intanto seguita a promuovere con grande
fervore la devozione alla Passione del mio Gesù e ai miei dolori". La Madonna quindi scompare,
lasciando il Santo sopraffatto da sentimenti di tristezza e di amore».

L'esperienza di dolore e di strazio della divina Madre Corredentrice sul monte Calvario, ai piedi
di Gesù Crocifisso, ha segnato la misura massima possibile del soffrire per una persona umana
elevata al di sopra di tutti i cori degli angeli e dei santi, unitissima indissolubilmente a Gesù
Dio-uomo nel compimento dell'intera missione salvifica dell'umanità, ossia di tutta la
discendenza del primo Adamo e della prima Eva, progenitori ambedue prevaricatori con la
caduta nel peccato commesso contro Dio nel giardino del Paradiso terrestre.

Ciò che si presenta tristemente evidente, nell'insieme del Mistero pasquale, è l'unione
strettissima nella stessa sofferenza incommensurabile sul Calvario, fra Gesù, il Redentore
universale, e Maria, la Corredentrice universale. Il divin Figlio e sua Madre si presentano così
uniti nell'immenso dolore della Redenzione che aveva davvero ragione san Luigi Maria Grignion
da Montfort di scrivere che Gesù «volle presente la sua Madre Santissima alla sua morte per
offrire con Lei un unico sacrificio, per essere offerto al Padre con il suo consenso».

Gesù cerca il volto della Mamma…

Certo, il solo pensare alle sofferenze di Gesù Crocifisso sul monte Calvario è realmente
terrificante:

- Gesù inchiodato sulla Croce tra due ladroni;


- nell'abbandono da parte del Padre celeste;

- tra spasimi atroci; tra bestemmie, insulti e derisioni...;

- aveva un solo punto di riferimento: La presenza della sua Mamma, il volto della Mamma a Lui
vicina!

Anche La Mamma, però, aveva il suo Cuore trapassato dalla spada profetizzata dal santo
vecchio Simeone (cfr. Lc 2,35) e di trovava perciò nello stesso martirio del Figlio Crocifisso,
implorando Ella un aiuto per il Figlio, mentre aveva gli occhi supplici elevati al Cielo tra le
lacrime più cocenti!

Certo, Gesù nell'orto del Getsemani; già aveva chiesta ai suoi discepoli la loro solidarietà
nell'ora tremenda del dolore, ma purtroppo ha avuto soltanto la risposta della loro ... fuga
dall'orto degli ulivi (cfr. Mt 26,38ss). Ha chiesta quindi l'aiuto alla mamma, sul calvario, e l'ha
avuto dalla sua materna presenza e dolorosa vicinanza ai piedi della croce.

Noi non possiamo mai separare dal Calvario Gesù e la sua divina Mamma. Ogni fecondità di
grazia, infatti, discende dal Calvario per noi poveri figli di Adamo ed Eva; ogni nostra azione e
opera santa non può non essere legata a quella sorgente di tutte le grazie e benedizioni, che è
il monte Calvario, chiamato il "monte degli amanti divini", vale a dire il monte di Gesù
Redentore e di Maria Corredentrice.

Nelle vite dei santi e delle sante, del resto, sappiamo bene come spesse volte le vicende più
importanti della loro vita si svolgono, anche chiaramente, all'insegna della grazia divina che
scaturisce dal Calvario, dai Cuori trafitti di Gesù inchiodato alla Croce e di Maria trapassata
nell'anima dalla spada, ai piedi della Croce, bevendo Ella, coraggiosamente, fino in fondo, il
calice amarissimo della Passione.

La Madonna ci ha generati sul Calvario ...

Nella vita del beato Antonio Rosmini, ad esempio, leggiamo che, dietro ispirazione divina, egli
«stava cercando un luogo per dare inizio al suo Istituto della Carità. Per questo, egli si rivolse
al Cuore della Madonna affinché lo illuminasse ed Ella gli indicò il "Sacro Monte Calvario di
Domodossola": un piccolo Santuario quasi abbandonato. Ecco dove noi dobbiamo trovare la
Madonna: sul Calvario!

Il beato Rosmini volle che i suoi voti religiosi e quelli dei confratelli fossero pronunciati al
Calvario, sotto lo sguardo dell’Addolorata... Egli soleva ripetere: "Maria ci ha generati in Cristo
sul Calvario. È ai piedi della Croce del Redentore spirante che ebbe principio il nostro diritto di
dire a Maria “Mamma”, secondo le parole che disse Gesù stesso: 'Ecco tua madre’.

Il beato fondatore volle, perciò, che le prime case e chiese dell’Istituto fossero dedicate a Gesù
Crocifisso e a Maria Addolorata. Prescrisse che ogni cella dei suoi religiosi fosse ornata con una
devota immagine dell'Addolorata».

È ben facile a tutti noi ricordare la dolorosa verità che la pietà cristiana riferisce anche a
Maria Santissima ai piedi della Croce il celebre versetto delle Lamentazioni che dice: «Voi tutti
che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore»
(Lam.1,12).

15 febbraio

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CUORE DI MARIA - "CORREDENTRICE" 4


È vero che l'Apostolo san Paolo poteva dire e scrivere le significative parole del più grande
valore mistico: «Porto le stigmate di Gesù nel mio corpo» (Gal.6,17). Ma chi mai poté avere e
vivere al vertice di ogni altezza e perfezione la realtà più concreta e sofferta della
concrocifissione con Gesù Cristo come Maria Santissima, sua Madre?

È ben certo che la prima e più perfetta stigmatizzata dell'intera storia del Cristianesimo è stata
e sarà per sempre Lei, che era fisicamente presente a Gerusalemme in quei giorni, vivendo
tutto il martirio del suo Cuore con l'intera sequenza della dolorosissima Passione e Morte di
Gesù:

- straziata fibra a fibra da ogni colpo della flagellazione di Gesù;

- penetrata dalle pungentissime spine che laceravano il capo di Gesù;

- scossa dalle voci che gridavano: «Non costui; ma Barabba!» (Gv.18,40);

- colpita nell'intimo dai colpi di martello che inchiodavano Gesù;

- misticamente concrocifissa con il figlio Gesù sulla Croce;

- segnata dalle sanguinose stimmate invisibili nel suo materno Cuore;

- amareggiata dagli insulti dei sacerdoti: «Ha salvato altri! ...» (Lc 23,35);

- ha visto i soldati dividersi le vesti e sorteggiare la tunica di Gesù;

- ha udito Gesù gridare: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46)

Fra le braccia della Madre ...

Ha ben scritto il beato John Henry Newman una sua breve ma acuta riflessione, affermando
che Maria Santissima, la Madre di Dio e La Corredentrice degli uomini, «durante trent'anni fu
beata della presenza di suo Figlio. Lo ebbe sotto la sua tutela ... Egli però non era venuto sulla
terra per essere soltanto il figlio di Maria, ma per essere il Salvatore degli uomini. Perciò,
dovette separarsi da Lei... Gesù era vissuto fra le sue braccia tenero bambino ... Ma poi Ella
seppe del suo arresto, del suo processo, della sua condanna a morte. Allora lo raggiunse
nuovamente e fu vicino a Lui. Ma dove?... Sulla Croce. E lo tenne di nuovo sulle sue braccia.
Ma Egli era morto!»,

San Pio da Pietrelcina affermava una tremenda verità quando diceva che nella sofferenza
della Passione e Morte di Gesù, «la Madonna, come Gesù, ha sofferto tutte le pene dell'inferno
sul Calvario». Questa affermazione di san Pio da Pietrelcina è davvero terribile. Ma essa
corrisponde alle parole di san Paolo, il quale afferma questa incredibile verità che tuttavia è
verissima, dicendo di Gesù: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio Lo fece peccato in
nostro favore» (2Cor 5,21). E perché Dio trattò da "peccato" Gesù? ... Perché, come ha
affermato san Pietro, «Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul Legno della croce» (1Pt
2,24), sperimentando, in tal modo, la stessa condizione dei condannati all'inferno che Lui
voleva e stava salvando dalla condanna con la sua immolazione redentrice.

Identica è stata la condizione della divina Madre in unione indivisibile con il Figlio Redentore,
quale nostra Madre Corredentrice. Anche Ella, di fatto, ha portato su di sé i nostri peccati ai
piedi della Croce di Gesù, sul Calvario, immolandosi con il divin Figlio per noi. Per miracolo di
Dio, infatti, Ella, con il dono della scienza infusa da Dio, vide tutti i nostri peccati da
corredimere, uno per uno, e lo schianto della vista orrenda e della sofferenza senza misura le
fece in qualche modo sperimentare, come afferma appunto san Pio da Pietrelcina, «tutte le
pene dell'inferno». Povero Cuore materno! ...

Parlare delle mistiche notti oscure, prove della fede, assalti demoniaci, tenebre spaventose,
angosce laceranti e spinte anche alla disperazione... sono tutte ben piccole cose rispetto alle
orrende e incommensurabili «pene dell'inferno» patite da Gesù e da Maria sul Calvario con la
loro coimmolazione per i miliardi di miliardi di peccati dell'intera umanità, dal peccato originale
di Adamo ed Eva, fino ai peccati dell'ultimo uomo che vivrà sulla terra alla parusia: in tal
modo, Essi, il Figlio divino e la Madre, hanno operato dolorosissimamente la nostra Redenzione
universale.

Padre Pio di accascia sulla sedia ...

Se pensiamo alle sofferenze spaventose di Gesù e di Maria per i nostri peccati; non possiamo
che inorridire della nostra facilità, invece, a peccare offendendo Gesù e la Madonna come se
niente fosse, senza molti scrupoli.

A padre Pio da Pietrelcina, un giorno, si presentò un penitente per la confessione e si accusò di


avere bestemmiato. Padre Pio, fattosi triste, gli chiede: «Chi hai bestemmiato?», L'uomo
rispose: «Gesù e la Madonna». Appena padre Pio senti che erano stati bestemmiati Gesù e la
Madonna sembrò essere stato colpito da una pugnalata al cuore, accasciandosi sulla sedia e
dicendo con grande affanno: «Proprio Gesù e la Madonna?» ... Poi; dopo un po' di tempo,
triste, chiede all'uomo quante volte avesse bestemmiato, ma l'uomo non sapeva che cosa
rispondere, meravigliandosi della richiesta di padre Pio, e allora padre Pio, ancora più affranto,
gli disse:

«Ma come, una cosa così atroce la fai con tanta leggerezza da non renderti conto? ...», e lo
mandò via senza l'assoluzione.

Ancora più grande era la sofferenza di padre Pio quando ebbe la cosiddetta "notte oscura"
dello spirito, da lui paragonata alle pene dell'inferno o del Purgatorio. così scriveva al suo Padre
spirituale: «Allorché io sono in questa "notte", non saprei dirvi se mi trovo nell'inferno o nel
Purgatorio ...

Sono tante e sì acute le pene che qui si sentono, che non saprei farvi differenza alcuna di
quanto potrei soffrire se fossi nello stesso inferno, anzi, mi dia lecito il dirlo, qui in questo stato
devesi soffrire ancora di più, in ragione in cui si è amato il Creatore».

Certamente san Pio da Pietrelcina piangeva spesso sui peccati contro Dio, contro Gesù,
contro la Madonna ... e ci di accorgeva facilmente di ciò guardando i suoi occhi molto spesso
umidi di Lacrime e molto arrossati.

16 febbraio

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CUORE DI MARIA - "CORREDENTRICE" 5

Nella vita di san Luigi Orione si legge che un giorno papa san Pio X lo mandò a chiamare.
Quando il Santo arrivò a Roma, il Papa gli disse subito: «Preparati; don Luigi che ti mando in
... Patagonia, ossia fuori Porta San Giovanni dove c’è tutto da fare, è come una terra di
missione: non vi è neppure una chiesa.
San Luigi Orione non perse un attimo di tempo per mettersi all'opera e qualche giorno dopo
andò subito in quella ... Patagonia, dove prese in affitto una stalla, una scuderia di cavalli e
poté aprire quindi la cappella in quella zona che era realmente una terra di missione!... C'erano
accozzaglie di famiglie, figli sbandati, povertà squallida e deprimente, sporcizia morale e
sporcizia fisica ...

La cappella era senza una croce al di fuori, ma all'interno era stata tutta ripulita, con una bella
Madonna Addolorata all'ingresso e l'Immacolata di fronte. Sull’altare c'era il crocifisso. In quel
luogo, a quasi due mila anni dalla nascita di Cristo, e proprio nella Roma papale, si sentiva
finalmente parlare di Dio ... Accorrevano nella scuderia, diventata cappella, baciavano a non
finire l'Addolorata che stringeva fra le braccia suo Figlio, deposto dalla Croce: le donne, le
mamme si riconoscevano in quella Madre, così simile a loro nella sofferenza per i figli sbandati.

Il Cuore della Madonna Addolorata, il Cuore della Madre nostra Corredentrice è il più vicino
soprattutto alle mamme che soffrono, alle famiglie in rovina, alla gioventù sbandata e sviata,
alle persone senza speranza ... La Redenzione e la Corredenzione, di fatto, sono le verità di
Fede più vicine e, anzi, più connaturali alla nostra situazione umana di sofferenza e travaglio,
di sfiducia e senza speranza. È proprio dalla Redenzione e dalla Corredenzione che «gli uomini
di buona volontà» (Lc 2,14), concretamente e per dono di Dio Amore, sono stati riscattati e
salvati dalla miseria, riportati e riso spinti sulla via della salvezza verso il Regno dei cieli, nel
Paradiso di Dio.

Quanto non sarebbe perciò necessario, da parte nostra, il ricorso umile e fiducioso, insistente
e filiale al Cuore della divina Mamma Corredentrice, sempre pietosissima e misericordiosissima
verso le nostre miserie e debolezze, travagli e angustie senza numero che ci affannano su
questa terra che «giace sotto il potere nel maligno» (1Gv 5,19), come afferma san Giovanni
evangelista.

San Daniele Comboni...

Così faceva, ad esempio, il grande apostolo e missionario san Daniele Comboni nel
consumarsi soprattutto per il mondo africano da salvare portandolo alla Fede che salva;

ricorrendo con slancio indomito al Signore Gesù, il Redentore universale, e alla divina Madre, la
Corredentrice universale.

Nel pieno dei travagli senza numero per aiutare la missione in terra d'Africa, una volta san
Daniele scrisse ad un sacerdote suo amico: «Mi offro a Gesù Crocifisso e alla Regina dei
Martiri: in questi due Cuori metto La mia speranza e il mio conforto». Ecco La soluzione giusta
e sicura dei grandi problemi che travagliano le missioni ad gentes.

Nel grande santuario mariano a La Salette, san Daniele Comboni andò a rinnovare la
consacrazione della Nigrizia al Cuore Immacolato di Maria e, tra l'altro, pregò così: «Prima di
lasciarvi; o Madre mia ... voi avete pianto su questa montagna sui dolori del nostro popolo ed
anche dei poveri neri; che sono popolo nostro ... Pensate che voi avete là, nell’Africa, cento
milioni di neri che sono vostri figli e che vi tendono le braccia piangendo e supplicando:
"Regina dell'Africa, salvateci". Noi cadiamo tutti nell’inferno se voi non venite in nostro
soccorso».

Ecco, come bisogna tutti pregare, supplicare, scongiurare il Cuore materno dell’Immacolata;
nostra divina Madre Corredentrice, affinché venga a salvarci dalle rovine spirituali, venga a
preservarci dal precipitare nell'inferno eterno!

***

Ma che cosa succede, oggi, esattamente al contrario? ...


Il Cuore Immacolato, a Fatima, comunicò al mondo intero, di fatto, il piano salvifico di Dio per
noi, affidato interamente al suo Cuore Immacolato! Ecco le parole dette dal Cuore Immacolato
ai tre Pastorelli di Fatima, subito dopo la visione terrificante dell'inferno: per salvarvi dal
precipizio nell'inferno eterno, «DIO VUOLE STABILIRE NEL MONDO LA DEVOZIONE al MIO
CUORE IMMACOLATO». Ecco la nostra salvezza, dunque: è La devozione ai Cuore Immacolato
di Maria! Ma che cosa hanno fatto, invece, gli uomini...?

Invece di corrispondere, e con entusiasmo filiale, a questo piano salvifico di Dio, legandosi
quindi al Cuore Immacolato del- la divina Mamma Corredentrice e percorrendo subito la strada
della devozione filiale al suo Cuore Immacolato, gli uomini hanno fatto l'incredibile contro se
stessi, ossia essi - come gridò il papa san Giovanni Paolo II con voce possente - «HANNO
PRESO LA STRADA TUTTA al CONTRARIO!»: invece di volere e praticare la devozione al Cuore
Immacolato di Maria, moltissimi uomini hanno rinunciato anche alla Santa Messa la domenica,
calpestando così il terzo Comandamento divino di "SANTIFICARE LE FESTE".

Povera umanità, quando resta lontana da Dio e da Maria!

17 febbraio

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CUORE DI MARIA - VITA DI "ORAZIONE"

Non è esagerato dire che il Cuore Immacolato della Madonna visse di orazione continua. Alla
scuola dei grandi Santi Padri e Dottori della Chiesa, infatti, che sostengono e alimentano la
perenne vita di Fede dell'intera Chiesa, noi possiamo imparare che Maria Santissima, con il
privilegio della sua Immacolata Concezione, fu riempita di grazie eccelse in misura
straordinaria per la sua predestinazione alla Maternità divina.

Tra quelle grazie eccelse, Maria Santissima fin dal suo Immacolato Concepimento ebbe anche il
privilegio dell'uso di ragione che le consentì subito di donarsi a Dio elevandosi ai più alti gradi
della mistica divina, ponendosi subito, quindi, in uno stato di preghiera pura e senza
interruzione, con la mente e con il cuore: orazione di amore purissimo, orazione
contemplativa, orazione celestiale ed estatica.

All'età di 3 anni, poi - secondo l'antica tradizione -, la piccola Vergine venne portata dai suoi
genitori al Tempio di Gerusalemme, dove rimase e visse santamente di preghiera e di lavoro,
giorno dopo giorno, fino all’età della prima adolescenza, quando venne legata a san Giuseppe
con il matrimonio verginale per il compimento del disegno divino dell'Incarnazione redentrice a
salvezza di tutta l'umanità peccatrice.

Nella vita domestica a Nazareth, in seguito, per la presenza di Gesù in casa loro, durante circa
trent'anni, pur con il lavoro continuo per la vita della famiglia da governare, si può dire
senz’altro che la Madonna visse sempre con il suo Cuore materno immerso in uno stato di
intensa orazione, con la grazia straordinaria della contemplazione continua di Gesù che viveva
e cresceva sotto i suoi occhi.

Che cosa dire delle lunghe preghiere diurne e notturne fatte dalla Madonna insieme a Gesù e a
san Giuseppe a Nazareth nei lunghi trent'anni della vita di famiglia?

C'è da credere che gli angeli dovevano guardare attoniti questa Sacra Famiglia di Gesù,
Giuseppe e Maria, con i loro Cuori uniti in preghiera così fervida e amorosa, come mai sulla
terra era stato possibile e mai in futuro sarà possibile.

***
Ma in che cosa, principalmente, consisteva la continua e ardente preghiera del Cuore della
Beata Vergine Maria?

In primo luogo, pensiamo che la sua preghiera consisteva anzitutto nel glorificare Iddio, come
fa ben capire l'inno del Magnificat, che inizia appunto con le parole uscite dal suo Cuore e dalla
sua bocca:

«L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1,46-47).

In secondo luogo, la preghiera del Cuore Immacolato di Maria consisteva nel ringraziare Iddio
per i beni da Lui ricevuti e nella stessa preghiera del Magnificat, di fatto, noi abbiamo le
invocazioni della Beata Vergine, ben chiare al riguardo, come Ella stessa dice esplicitamente in
questo versetto del Magnificat: «Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo
nome» (Lc 1,49).

In terzo luogo, la preghiera del Cuore Immacolato di Maria, quale nostra Madre Corredentrice,
non poteva non consistere nell'intercedere per l'intera umana famiglia, sparsa sulla terra, così
bisognosa e sofferente. L'episodio di Cana (cfr. Gv.2,1 ss), infatti, ci fa capire quanto fosse
feconda la Mediazione di Maria nell’ottenere, con il suo Cuore di Mamma, le grazie per gli
uomini da aiutare a salvarsi e a santificarsi.

I messaggi delle apparizioni di Lourdes e Fatima, scolpiti dalle due parole "Preghiera e
Penitenza", con la richiesta della recita quotidiana del Santo Rosario, che l'Immacolata a
Lourdes teneva fra le sue mani, fanno ben capire quanto primaria e preziosa sia la vita di
orazione anche per ogni cristiano, e quale debba essere, perciò, la nostra preghiera, alla scuola
del Cuore dell'Immacolata.

La preghiera al Cuore dell’Immacolata ...

Un grande Santo devotissimo nel Cuore Immacolato di Maria - sant'Antonio M. CLaret - ci


insegna perché e quale deve essere la nostra preghiera mariana alla scuola nel Cuore
Immacolato di Maria.

Scrive infatti: «Noi veneriamo Le reliquie dei santi...; quanto più dobbiamo venerare il Cuore
Immacolato di Maria ... Quale reliquia più insigne!».

«Il Cuore di Maria fu tempio dello Spirito Santo e più che tempio, poiché lo Spirito Santo formò
l'umanità santissima di Cristo nelle purissime e verginali viscere di Maria, nel grande mistero
dell’Incarnazione».

«Il Cuore di Maria è il trono dal quale si dispensano tutte le grazie e le misericordie».

La nostra preghiera, perciò, deve essere anzitutto preghiera di Lode e ringraziamento a Dio per
la maternità e bontà del Cuore Immacolato di Maria che di continuo si dona a noi suoi figli con
grazie e benedizioni; deve essere, poi, la preghiera di umile e filiale supplica al Cuore
Immacolato della divina Mamma per le nostre necessità spirituali e temporali, sempre in vista
della nostra salvezza eterna, che è la grazia delle grazie da ottenere più di tutte le altre grazie.

Non meno grande, del resto, è l'insegnamento che ci viene dai beati pastorelli di Fatima,
Francesco e Giacinta, i quali hanno lasciato esempi splendidi di quotidiana preghiera e
penitenza da offrire in riparazione per le offese al Cuore Immacolato di Maria e per la salvezza
delle anime che rischiano la perdizione e dannazione nell’inferno eterno.

Un contenuto specifico, o ben "mirato", tuttavia, collegato più direttamente alla nostra
assidua preghiera giornaliera del Rosario, deve essere, al presente, quello della pressante
richiesta dell'avvento rapido del "Trionfo del Cuore Immacolato di Maria", che proprio la
Madonna in persona ci promise a Fatima, a conclusione del terzo Segreto di Fatima: «Infine, il
mio Cuore Immacolato trionferà».

18 febbraio

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CUORE DI MARIA - "L'UMILISSIMA"

Leggendo le prime pagine del Vangelo di san Luca troviamo che Maria Santissima per due
volte, nel primo capitolo, presenta espressamente se stessa qualificandosi o definendosi ogni
volta con parole che manifestano immediatamente il contenuto e il valore di una creatura
molto umile e di nessun conto.

La prima volta, infatti, rispondendo all'annuncio dell'angelo Gabriele, la Madonna si presenta


con queste parole semplici e limpide: «Sono la serva del Signore» (Lc 1,38), ossia si presenta
come un'umile "serva" e il significato di questa umile parola - "serva" - secondo il greco biblico,
si può estendere ugualmente ai termini pressoché simili di "schiava" e di "ancella".

La seconda volta, nel canto del Magnificat, in casa di santa Elisabetta, ad Ain Karem, la
Madonna parla di se stessa dicendo che Dio «ha guardato l'umiltà della sua serva» (Lc 1,48). Il
significato della parola greca "tapeinosis", tradotta con la parola italiana "umiltà", più ancora
che umiltà, piccolezza e bassezza, significa, per l'esattezza semantica italiana, "tapinità", per
cui la traduzione più precisa, e quindi più espressiva del testo, dovrebbe essere che Dio ha
guardato la "tapinità" della sua serva. Maria Santissima, quindi, qualifica se stessa come una
misera ... "tapina", ossia come una creatura da niente, di nessun conto e nessun valore agli
occhi degli uomini, incapace di nulla senza l'intervento della grazia di Dio. Ella, senz’altro,
avrebbe potuto anche dire di se stessa, con tutta verità: "Da me non posso nulla", mentre
«tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil.4, 13), secondo le parole di san Paolo.

Se è sicuramente vero che Dio innalza gli umili e abbassa i superbi (cfr. Lc 18,14), viene
proprio da chiedersi: a quale profondità "abissale", quindi, deve essere arrivata davvero
l'umiltà di Maria Santissima, se da Dio è stata innalzata all'altezza stellare e superstellare della
Maternità divina?

L'umiltà di Maria Santissima nei santi ...

Diceva molto bene, perciò, La piccola santa Teresa del Bambino Gesù affermando, con la sua
solita luminosa semplicità, che «L'umiltà della Vergine attrasse Dio dal Cielo nelle due
purissime viscere e con essa lo attrarremo anche noi nelle nostre anime».

Anche san Francesco d'Assisi, elevato all’altissima santità serafica, a gloria di Dio, non si
struggeva forse nella lunga e appassionata preghiera riflettendo e ripetendo con il suo cuore
«tutto serafico in ardore» (secondo il "verso” di Dante Alighieri): «Chi sei tu, mio grande Iddio,
e chi sono io, tuo vilissimo verme?»,

E a quale altezza mistica celestiale non è forse arrivato anche l'umile san Pio da Pietrelcina -
chiamato il “crocifisso del Gargano"- il quale, dinanzi a Dio e agli uomini; con tutta semplicità e
sincerità, non sapeva e non poteva che autodefinirsi soltanto come "un povero diavolo e un
falso santo"? ...
È incredibile sapere che noi; pur pieni di miserie, sappiamo stare molto attenti a nascondere le
nostre debolezze e magagne, ricorrendo subito alla menzogna per "salvare la faccia: ... Ma
stiamo pur certi; però, che non sfuggiremo al Giudizio di Dio, sul letto di morte, e al Giudizio
universale dinanzi a tutti gli uomini alla fine dei tempi ... Beati, allora, gli umili, che sono i veri
sapienti secondo Dio, guardando Gesù che alla nascita viene messo in una "mangiatoia" e alla
morte viene inchiodato su una Croce!

A riguardo della vita spirituale e del cammino di conversione e di santificazione, infatti,


l'importanza, il valore e la preziosità dell’umiltà danno certamente ragione al grande
sant'Agostino quando afferma: «Se mi domandi quale è la cosa migliore per la perfezione, ti
dirò: in primo luogo è l'umiltà, in secondo luogo è ancora l'umiltà, e in ultimo luogo è ancora e
sempre l'umiltà».

Con sant'Agostino vanno pienamente d'accordo tutti i grandi Dottori e maestri della vita
spirituale, da san Benedetto a san Bernardo, da san Bonaventura a san Giovanni della Croce,
da san Francesco di Sales a sant'Alfonso M. de' Liguori, da san Giovanni Bosco a san Pio da
Pietrelcina. Né può essere diversamente, poiché la verità della parola di Dio non può mai né
venir meno né mutare: Iddio innalza gli umili e abbassa i superbi (cfr. Lc 18,14). Se si vuole
essere superbi, come Lucifero e i suoi angeli ribelli - che volevano essere simili a Dio - non si
potrà fare altro che precipitare nelle profondità degli abissi infernali.

L'immagine agreste dell'albero che non può crescere in altezza se non mette profonde radici,
viene compresa da tutti con estrema facilità per rendersi conto che l’umiltà non è una virtù che
si può avere o non avere, ma è la virtù fondamentale dalla cui profondità dipende realmente
l'elevazione spirituale a cui si può aspirare, secondo le divine parole di Gesù che così insegna:
«Chiunque di esalta darà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). L'umile sarà tanto
più innalzato, quanto più avrà saputo umiliarsi fino in fondo, a imitazione dell’abbassamento
sommo di Gesù, il Verbo Incarnato, che ha voluto addirittura annientare «se stesso,
assumendo la condizione di servo» (Fil.2,7).

Maria Santissima, la Vergine Madre divina, con il suo Cuore Immacolato che era un vero
«abisso di umiltà», secondo la definizione di san Giovanni Eudes, possa illuminarci e farci
comprendere il valore inestimabile dell’umiltà con le sue preziosissime umiliazioni,
insegnandocene la pratica generosa e sostenendoci nell’esercizio del rinnegamento di noi stessi
che può santificarci a gloria di Dio e a salvezza delle anime, come hanno fatto tutti i santi di
ogni tempo e luogo.

19 febbraio

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CUORE DI MARIA - "MORTIFICAZIONE UNIVERSALE"

San Luigi M. Grignion da Montfort scrive che la mortificazione nell'intera vita della Madonna
Santissima è stata una «mortificazione universale». Il Santo scrive proprio così nel suo
splendido Trattato della vera devozione a Maria.

Davvero fanno un po' paura queste due parole messe insieme: mortificazione universale. A
noi, così poco generosi e ancor meno vogliosi di sacrifici, è chiaro che sentir parlare di
mortificazione universale fa subito paura e magari sappiamo anche passare subito a difendere
il nostro deciso dissenso, ricorrendo a molte cose sentite dire contro le grandi penitenze e
mortificazioni che si facevano un tempo, che sono da ritenersi sicuramente eccessive e fuori
posto o senza misura, e che oggi, in ogni caso, non possono più accettarsi da chicchessia,
senza passare per squilibrati e senza testa.

Sia pace, tuttavia, per chi pensa e vuole continuare a pensare così. A noi interessa la Madonna
con il suo Cuore materno, a noi interessano i santi, in tutto legati al Cuore della divina
Mamma, e non possiamo perdere tempo a sentire e seguire chi vuole evitare i sacrifici dei santi
di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Se la Madonna, con la sua innocenza immacolata e piena di grazia, è il modello più sublime di
ogni virtù cristiana, significa che la sua mortificazione universale segna la perfezione più alta
della virtù della mortificazione per chicchessia.

D'altra parte, non ci dovrebbe volere molto per capire che soltanto la mortificazione universale
poteva essere la mortificazione su misura esatta della Madonna, che è la Madre universale.

La parola "mortificazione", infatti, che cosa significa? Significa rinnegare e far morire in noi
tutto ciò che ci impedisce di operare il bene e ancor più ci impedisce di operare con sacrificio
per l'espiazione delle nostre colpe o delle colpe degli altri (peccatori e infedeli). La
mortificazione, cioè, serve sia per produrre maggior bene spirituale, grazie al sacrificio che si
offre, sia per riparare i danni delle nostre colpe e delle colpe degli altri, specialmente dei
peccatori più bisognosi di salvezza.

Orbene, basta riflettere poco per capire che la Madonna, in quanto già "Immacolata piena di
grazia", non poteva espiare nessuna colpa propria, ma in quanto Madre dell’umanità, accesa
dalla carità più ardente, si deve senz’altro dire che tutto il suo Cuore materno non può non
voler portare a salvezza i suoi figli, specialmente quelli che si trovano in pericolo di perdizione
eterna.

Per questo, dunque, la sua virtù della mortificazione non può non essere una mortificazione
universale, come dice appunto san Luigi M. Grignion da Montfort, perché deve estendersi
all'intera umanità bisognosa di aiuto per salvarsi soprattutto dai peccati gravi, che
costituiscono il pericolo mortale della perdizione.

La problematica della mortificazione riguarda direttamente noi, in effetti, poiché è proprio vero
che noi impulsivamente e stoltamente amiamo sfuggire o reagire ad ogni genere di
mortificazioni, sia esterne che interne, sia fisiche che morali, anche quelle contro le nostre
brutte passioni e contro le tendenze cattive, contro le voglie e gli istinti carnali che vogliono
imporsi e dominarci per rovinarci.

I tre Pastorelli di Fatima ...

Sulle mortificazioni da fare, la Madonna a Fatima volle istruire a puntino i tre Pastorelli;
Lucia, Francesco e Giacinto, spiegando maternamente a loro di mortificarsi:

- anzitutto compiendo sempre bene tutti i loro doveri quotidiani;

- poi accettando ogni loro disturbo o malessere che Dio permette;

- infine, ricercando piccoli rinnegamenti e sacrifici volontari da offrire soprattutto per i


peccatori.

I tre Pastorelli furono realmente splendidi nel mettere in pratica l'insegnamento della
Madonna, animandosi vicendevolmente a ricercare ogni mortificazione, diventando veri modelli
di mortificazione. Non potremmo e non dovremmo anche noi imitare gli esempi dei tre
Pastorelli? Perché tanta resistenza da parte nostra? Eppure, ne abbiamo di miserie e di colpe
da espiare, già solo per noi stessi!
È certo che, con le generose mortificazioni; tante nostre passioni o tendenze cattive potremmo
correggerle e convogliarle tutte verso il bene da compiere o verso le virtù da acquistare e
mettere in pratica, come hanno fatto tutti i santi; alla scuola del Cuore materno di Maria.

Nel suo bel libro Maria nelle sue virtù, il Villar descrive con rapidità alcuni esempi di santi
impegnati nel mortificarsi: «Vedi i santi quanto si fecero grandi con le loro passioni!...

Un Ignazio di Loyola, che ordina la sua passione di vanagloria e la converte nella passione per
la gloria di Dio ...

Un Saverio, con la sua passione di ambizione che, rivolta alle cose divine, fa di lui l'ambizioso
che sogna di portare il mondo intero ai piedi di Cristo ...

Una piccola Teresa, la santa che volge al bene la passione più difficile, quella dell’amore, ed
effettivamente s'innamora di Dio in tal modo che rapidamente sale agli altari ...

Esamina le tue passioni, dunque, la tua passione dominante e indirizzala; non lasciarla
trasbordare fuori della Legge di Dio, e non dubitare che sarai un'anima santa. L'impresa è
difficile e costosa; però, dà uno sguardo alla Vergine e prosegui avanti! Lei ti insegnerà, ti
incoraggerà, ti darà le forze necessarie».

20 febbraio

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CUORE DI MARIA - "OBBEDIENTISSIMO"

La virtù dell'obbedienza alla volontà di Dio si può dire che sia stata la carta d'identità del Cuore
di Maria Santissima.

All'Annunciazione, infatti, la Madonna si presenta direttamente come la schiava sempre pronta


ad obbedire: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc
1,38).

Questa carta d'identità di Maria Santissima ci fa anche capire che la virtù dell'obbedienza,
uniformando la volontà della creatura alla volontà di Dio, colloca la creatura sulla via più
perfetta per il Paradiso. A santa Gemma Galgani, infatti, che chiedeva quale fosse la via più
diretta per andare in Paradiso, il suo Angelo custode rispose che la "direttissima" per il
Paradiso era l'obbedienza.

Bisogna obbedire sempre, eccetto quando l'autorità comandasse il peccato o abusasse della
propria autorità. Per l'uomo, si sa bene, l'obbedienza è una virtù terribile, perché ogni figlio di
Adamo porta in sé le tristi conseguenze del peccato originale, che fu, insieme, un peccato di
orgoglio e disobbedienza a Dio.

L'obbedienza più difficile di tutte ...

L'obbedienza perfettissima di Maria Santissima all'angelo Gabriele fu anch'essa difficile? Sì,


essa fu non solo difficile, ma difficilissima. Perché? ... Perché Maria Santissima, con il suo
Cuore Immacolato, comprese molto bene che il suo Figlio divino doveva essere il Messia
divino, quale Redentore universale.
Ella conosceva le Sacre Scritture e sapeva, quindi che il Messia divino, per operare la
Redenzione universale avrebbe dovuto soffrire le pene della morte più infame - La
"Crocifissione" - salvando così l'umanità intera dalla perdizione nell’inferno eterno, meritato per
tutti dai progenitori Adamo ed Eva, con la mortale caduta nella colpa originale.

E perciò Maria Vergine comprese bene che tutte quelle pene del suo Figlio Redentore
"Crocifisso" sarebbero diventate le sue stesse pene di Madre a Lui legata interamente e
indissolubilmente per compiere insieme L'intera missione salvifica della Redenzione universale.

L'intera vita di Maria Santissima, inoltre, fu anche una vita di obbedienze dolorose non solo a
Dio, ma anche alle leggi degli uomini, come sappiamo dagli Evangelisti che ci descrivono alcuni
eventi in cui appare sempre umile e docile l'obbedienza del Cuore di Maria in ogni situazione di
disagio o affanno.

Obbediente fu Maria alla Legge di Dio della Presentazione di Gesù Bambino al Tempio. Maria
Santissima, avendo concepito e partorito verginalmente Gesù, non era in alcun modo
bisognosa di purificazione, né Gesù Bambino di Presentazione, essendo Figlio di Dio. Eppure, la
Sacra Famiglia fu ugualmente obbediente alla Legge, presentandosi puntualmente al Tempio
come tutti i buoni ebrei (cfr. Lc 2,22-40).

Obbediente fu Maria, con san Giuseppe, all'ordine di scappare, durante la notte, in Egitto, con
il neonato Gesù, per salvarlo dall'atroce strage degli innocenti bambini che il crudelissimo re
Erode aveva ordinato, volendo egli fare uccidere Gesù Bambino (cfr. Mt 2,13-15).

Ugualmente, Maria Santissima, con san Giuseppe, fu obbediente al pellegrinaggio annuale a


Gerusalemme, in occasione della Pasqua, dove avvenne l'episodio molto doloroso dello
smarrimento di Gesù nella Città Santa, quando Egli era un giovinetto dodicenne, ritrovato nel
Tempio dopo tre giorni di angosciosa ricerca da parte di Maria e Giuseppe (cfr. Lc 2,41-52).

L'obbedienza di Maria anche alle autorità civili appare limpida quando, in occasione del
censimento, Ella si pose in viaggio con san Giuseppe da Nazareth fino a Betlemme (cfr. Lc 2,1-
6), benché si trovasse in condizioni molto delicate, essendo ormai vicina al tempo del parto di
Gesù.

Ancora, appare evidente la santa virtù di Maria Santissima nell’obbedire immediatamente a san
Giuseppe, suo vergine sposo. Quando l'angelo apparve di notte a san Giuseppe avvertendolo di
prendere subito con sé la Madre e il Bambino per fuggire in Egitto, e quando gli apparve di
nuovo avvertendolo di tornare a Nazareth, Maria Santissima fu sempre e subito docile
nell’obbedire con prontezza a san Giuseppe (cfr. Mt 2,13-15; 2,19-23). Furono tutte
obbedienze eroiche, ovviamente, che comportarono grandi rinnegamenti.

Sappiamo, inoltre, che Maria Santissima fu obbediente al suo Figlio Gesù che si separò da Lei
per iniziare la vita pubblica. E proprio il Figlio, nell’occasione in cui una donna del popolo
lodava la Mamma che lo aveva portato nel grembo e allattato, rispose, invece, lodando
soprattutto l'obbedienza della sua Mamma, dicendo: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la
parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28).

Infine, la più grande obbedienza di Maria Santissima fu quella del suo "Fiat", rinnovato sul
Calvario, ai piedi di Gesù, il Redentore, che moriva fra gli spasimi più atroci della crocifissione.
Anche la Mamma, allora, commoriva con il Figlio sul Calvario, per salvare i peccatori,
coimmolata anch'Ella quale Madre Corredentrice dell'intera umanità, in tutto e sempre unita al
Figlio Redentore (cfr. Gv.19,25-27).

Questa fu l'obbedienza di Maria più grande, che fa unità con l'amore più grande, che è quello
dell'immolazione di se stesso per gli altri, secondo le parole di Gesù stesso: «Nessuno ha un
amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv.15,13). Sappiamo tutti molto
bene che Gesù, di fatto, ha immolato tutto se stesso per noi, «obbediente fino alla morte e alla
morte di croce» (Fil.2,8). Maria obbedientissima a Dio e agli uomini, dopo Gesù, è il modello
più sublime di obbedienza fino all'immolazione totale di sé. Chiediamo a Lei di avere anche noi
questa virtù dell'obbedienza che è la "direttissima" per il Paradiso.

21 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA POVERELLA"

Chi ha avuto la grazia di visitare gli scavi archeologici della Nazareth esistente ai tempi di
Maria Santissima e di san Giuseppe, non può non stupirsi a vedere la povertà estrema di quel
piccolo borgo, "Nazareth", che era ignoto all'intera Bibbia veterotestamentaria.

Quell'umile dimora della casetta della Madonna e di san Giuseppe a Nazareth ci parla ad
evidenza della grande "povertà" della Sacra Famiglia che visse a Nazareth per circa trent'anni,
sostentandosi con l'umile lavoro di san Giuseppe falegname.

Un paese povero, una famiglia povera, una vita povera: questa è stata la vita di Maria
Santissima, la Mamma del Verbo Incarnato, su questa povera terra. Vita umile e nascosta agli
occhi del mondo, cosicché quando Gesù iniziò a predicare e a insegnare nella sinagoga di
Nazareth, il popolo poté esclamare con sorpresa:

«Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del
carpentiere? Sua madre non si chiama Maria?...” (Mt 13,54-55).

Quando l'apostolo Filippo incontrò Natanaele, gli disse:

«"Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti; Gesù, figlio di
Giuseppe di Nazareth: Natanaèle esclamò: "Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?»
(Gv.1,45-46).

Ma già prima di allora, la povertà di Maria si presenta a forti tinte quando Ella deve recarsi
con san Giuseppe a Betlemme per il censimento, e proprio colà giunse il giorno del parto di
Gesù, che non poté avvenire se non in una povera grotta-stalla posta ai margini di Betlemme
(cfr. Lc 2,1-7).

Si può solo immaginare quanto poco degna doveva essere una grotta-stalla, con dentro due
animali, un bue e un asino! Ma proprio quello era il posto dei più poveri, e Maria e Giuseppe
trovarono rifugio e asilo soltanto in quel luogo per la nascita del Verbo Incarnato, deposto non
in una culla, ma in una misera "mangiatoia", e visitato, poi, nella Notte Santa, dai più
disprezzati abitanti del posto, ossia dai poveri pastori (cfr. Lc 2,8ss).

Nella grotta-stalla di Betlemme ...

Che cosa dire del Cuore della divina Mamma, a Betlemme? Come può non sognare ogni
mamma, per il parto del suo tesoro, un posticino accogliente e tutto lindo? ... E invece, quale
stretta al cuore si deve provare nel trovarsi costretta a rifugiarsi in una solitaria, buia e fredda
grotta-stalla? ... Come si fa a non poter offrire al suo tesoro neonato altro che una povera
mangiatoia sporca e fredda, anziché una culletta morbida e calda? ...

Ma, ricordiamoci che il Cuore della Mamma di Gesù era già il Cuore della Corredentrice, sempre
pronta, perciò, a saper cogliere e offrire il prezzo di tutte le sofferenze seminate lungo la via
della Missione redentiva da compiere insieme al Figlio Redentore! E pur nella sofferenza umana
ineliminabile, ogni dolore grande e piccolo si trasfigurava nel Cuore materno di Maria Vergine
in offerta sacrificale redentrice per la povera umanità peccatrice. Non meno grande, del resto,
dovette essere il dolore al cuore che sperimentava anche san Giuseppe, in quella situazione di
grave disagio, stando Lui sotto il peso della responsabilità di capo della famiglia. Toccava a Lui,
principalmente, offrire alla sua santissima Sposa e al divin Figlio che stava per nascere - e
proprio nel paese delle sue origini davidiche ... - un luogo meno inospitale e più accogliente:
ma egli non può nulla per la sua povertà e deve riparare per forza nel luogo dei più poveri;
ossia una umilissima grotta-stalla, dove ci dono un bue e un asino ... Ma anche per san
Giuseppe, grazie a Dio, valeva già la cooperazione alla stessa Missione redentiva della
Madonna e del divin Figlio.

Ugualmente, si pensi anche alla povertà della Madonna quando dovette presentare Gesù
Bambino al Tempio di Gerusalemme e non poté portare che l'offerta dei poveri, ossia una
coppia di tortore, secondo la legge del Signore (cfr. Lc 2,24).

Inimmaginabile, poi, doveva essere la povertà di Maria e Giuseppe con il neonato Gesù in
braccio, quando furono costretti, in piena notte, a fuggire verso l'Egitto, attraversando da soli il
deserto di Giuda, per mettere in salvo la vita di Gesù Bambino dalla ferocia omicida di Erode
(cfr. Mt 2, 13-14).

Tornata poi a Nazareth, la Sacra Famiglia visse la sua lunga vita, per circa trent'anni, nell'umile
nascondimento rivestito di povertà completa nel vitto e nel vestito, nella dimora poverissima e
nel faticoso lavoro giornaliero di san Giuseppe falegname. Trent'anni di stenti con lo stretto
necessario per vivere, poveri tra i poveri, i più veri "poveri ai Jahvè"!

Ma proprio quella povertà così reale e vissuta serenamente era il segno della ricchezza superna
di cui godeva la Madonna con le meraviglie di cui l'aveva arricchita Iddio con l'Immacolata
Concezione - che è pienezza di ogni grazia -, con la Maternità divina, la Maternità verginale, la
Maternità regale, la Maternità corredentiva. Quanto più Maria era povera di cose terrene, tanto
più era ricca di beni celesti; quanto più era umile, tanto più era sopraelevata e sublime. Questa
è la preziosità della povertà evangelica che tanto innamorò il cuore di san Francesco d'Assisi, il
quale cercò con passione amorosissima di improntare tutta la sua vita sulla povertà di Gesù e
di Maria, e voleva, di fatto, continuamente specchiarsi nella povertà di Gesù e di Maria,
chiamando la povertà «virtù regale, perché rifulse con tanto splendore nel Re e nella Regina»
(Fonti Francescane, n. 788).

Poveri noi, invece, che rifuggiamo dalla povertà regale del Re e della Regina e ci affanniamo
dietro le miserie terrene e carnali di questo mondo che sta interamente «sotto il potere del
maligno» (1Gv 5,19).

22 febbraio

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CUORE DI MARIA - "MADRE DI MISERICORDIA"

Nella vita della grande mistica, santa Geltrude, si legge che un giorno, festa della Natività di
Maria, mentre le monache cantavano la Salve Regina, alle parole «volgi a noi i tuoi occhi
misericordiosi», santa Geltrude ebbe l'apparizione della Madonna che aveva Gesù Bambino in
braccio.
La Madonna, non contenta di volgere i suoi occhi sulle monache, invitò Gesù Bambino a fare
altrettanto: fu davvero grande per le monache la ricchezza delle grazie di misericordia ricevute
dagli occhi di Gesù e di Maria rivolti su di esse.

Il Cuore Immacolato di Maria è un Cuore materno e la maternità di natura sua è sempre molto
più sensibile alla misericordia verso chi soffre, verso chi ha bisogno di aiuto e di sostegno per
andare avanti.

Nelle litanie della Madonna troviamo quattro titoli mariani che esprimono molto bene le
maggiori grazie della misericordia di cui è ripieno il Cuore della Madonna: "Salute degli
infermi", "Rifugio dei peccatori", "Consolatrice degli afflitti", "Aiuto dei cristiani". La storia dei
santuari mariani, infatti, con i suoi ex voto, è testimonianza sicura di tanta misericordia da
parte del Cuore materno di Maria.

Ma tutto il mistero della nostra Madre Corredentrice è un intero mistero di misericordia da


parte del Cuore di Maria che si offrì a Dio per la Missione salvifica di tutto il genere umano che,
senza la Redenzione operata dal Redentore e dalla Corredentrice, sarebbe sprofondato tutto
nell'inferno eterno. Non ci può essere misericordia più grande della salvezza dalla perdizione
eterna.

Come si ottiene la misericordia? ...

La misericordia si ottiene sempre andando alla scuola del "figliuol prodigo" della parabola
evangelica riportata nel Vangelo di san Luca (cfr. Lc 10,11-32).

Il "figliuol prodigo”, sciagurato peccatore, riconobbe però i suoi peccati; ne provò vergogna e
dolore, e si propose coraggiosamente di andare a chiedere perdono al padre, pentito e deciso a
cambiare totalmente vita, disposto a fare l'umile" servo" nella casa del padre.

A queste sincere disposizioni del figlio, il padre diede immediatamente il suo perdono e lo
rimise subito al posto di "figlio" nella famiglia. Come il padre del figliuol prodigo, Dio perdona
sempre ogni peccatore che abbia il pentimento e il cambiamento della vita di peccato: per
questo noi sappiamo bene che Dio non perdona mai i demoni!

Il peccatore che non vuole cambiare la sua vita di peccato non può essere mai un pentito,
perché vuole essere, in verità, un demonio: e perciò non potrà mai ricevere la misericordia del
perdono di Dio.

Santa Caterina Labouré, la santa della Medaglia miracolosa, una volta vide la Madonna che
stava con le braccia aperte e con le mani da cui partivano tanti raggi luminosi, che erano tutte
grazie che la Madonna donava. Ad un certo momento, però, santa Caterina si accorse che
alcuni raggi delle mani della Madonna erano "spenti" e, non sapendo spiegarsi la cosa, volle
chiedere alla Madonna come mai quei raggi erano "spenti", la Madonna le rispose con tono di
voce mesta: «Quei raggi si sono spenti perché le anime non sono disposte a ricevere le grazie
della misericordia». Dio, la Madonna, i santi sono sempre disposti a donare grazie e
misericordie ai bisognosi, ma molte volte - "troppe volte") - negli uomini mancano le debite
disposizioni per poter ricevere e accogliere le grazie della misericordia, che esigono sempre
pentimento umile e sincero nel rinnegare i propri peccati per poter vivere sempre con la grazia
divina nell'anima.

Quante testimonianze potrebbero dare i veri convertiti da una vita di peccato ad una vita di
grazia sempre custodita nell’anima, per l'intervento materno del Cuore misericordioso di Maria!

A nostro grande conforto, san Bernardo ci assicura che «L'eterno Padre ha dato al Figlio
l'ufficio di giudicare e di punire; alla Madre l'ufficio di compatire e sollevare i miserabili», e san
Bonaventura conferma dicendo che «Dio consacrò Maria Regina della Misericordia, ungendola
con l'olio di allegrezza».
Un esempio-paragone storico ...

Edoardo III, re d’Inghilterra, morto nel 1370 assediava la città di Calais e dopo un anno di
assedio, Giovanni di Vienna, il difensore della città, non avendo più provviste, chiese in
ginocchio pietà per gli abitanti che morivano di fame.

Al principio, il re Edoardo non volle fare nessuna grazia, ma poi si pentì e chiese che la città gli
desse sei persone importanti da mettere a morte. Sei uomini generosi di fatto, si presentarono
al re, il quale ordinò subito di ucciderli. Un cavaliere osò chiedere al re la grazia, ma il re di
rifiutò.

Era già tutto pronto, quindi, per la forca, quando una donna, all'improvviso, si aprì un
passaggio e si gettò ai piedi del re dicendo: «Abbi pietà dei sei condannati!». Quella donna era
la regina Filippa!

Il re, disarmato da quell’intervento inatteso, consegnò i sei condannati alla Regina dicendo:
«Fanne quello che vuoi!».

Così la Madonna, con il suo Cuore tutto misericordia, si presenta al trono di Dio e implora la
misericordia del perdono per i suoi figli.

23 febbraio

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CUORE DI MARIA - "LA LABORIOSITÀ"

Sembra certo che Adamo ed Eva, anche se non avessero peccato nel Paradiso terrestre,
evitando il colloquio con il serpente infernale o respingendo il suo inganno e la sua seduzione,
avrebbero ugualmente lavorato la terra del giardino dell'Eden. Avrebbero, però, lavorato
gioiosamente e senza fatica, ovviamente, ma avrebbero comunque lavorato, evitando ogni
indolenza o accidia.

Lavorare per la Vita eterna ...

La legge del lavoro, dunque, è una legge connaturale all'uomo, con la grave differenza, però,
che in conseguenza del terribile peccato dei nostri Pro genitori - Adamo ed Eva - all'uomo
peccatore il lavoro è diventato gravoso e pesante, per la colpa originale che ha inoculato il
veleno del peccato in ogni realtà umana e terrena, per cui, anche in ogni lavoro, diventa
necessario, all'uomo, l'aiuto e il sostegno della grazia divina, secondo le divine parole di Gesù
stesso che disse: «Senza di me non potete far nulla» (Gv.15,5).

Come tutti sappiamo bene, infatti senza l'aiuto del Signore l'uomo non può fare nulla di valido
per la vita spirituale e per la propria salvezza; se lavora senza l'aiuto divino, nel suo lavoro
diventa pigro e indolente, amante solo della vita comoda e viziosa, oppure diventa ingordo del
guadagno e del successo nel possedere molti beni terreni che gli fanno percorrere la strada
larga e in discesa, quella che porta alla perdizione eterna nell'inferno (cfr. Mt 7,13).

La Santissima Madre di Dio, Maria, invece, in quanto Immacolata e piena di grazia fin dal
primo istante della sua concezione, doveva essere esente, giustamente, dalla legge gravosa
del lavoro; ma in realtà, alla pari di Gesù, suo figlio divino, Ella non chiese affatto di essere
esentata dal peso del lavoro e l'intera sua vita, di fatto, è stata occupata nel quotidiano e
faticoso lavoro, impegnando tutto il suo Cuore Immacolato di Madre per sacrificarsi nel portare
a compimento la grande Missione redentiva del Figlio Redentore universale, che l'ha voluta
tutta unita a sé quale Madre Corredentrice universale.

Sappiamo infatti che Maria di Nazareth ha impegnato tutta se stessa, giorno dopo giorno, nel
lavoro domestico, quale mamma impegnata a pulire, spazzare, lavare, filare, cucinare, andare
ad attingere l'acqua alla fontana per preparare ogni cosa faticando, stancandosi, sudando,
senza risparmio di generosità e di forze. Ella è stata il sostegno sia di Gesù che di san
Giuseppe, suo sposo, umile e laborioso falegname.

Si tenga presente, del resto, che la Sacra Famiglia apparteneva alla categoria più povera
degli israeliti, ossia alla categoria cosiddetta degli "anawim", che erano considerati i più veri
"poveri di Jahvè", segnati al vivo dal sacrificio costante del lavoro e dalla povertà più sofferta,
ma sempre animati dalla più grande fiducia in Dio, legati alla preghiera confidente del ricorso
quotidiano a Lui.

Con tutto il suo Cuore materno, Maria Santissima fu sempre esempio di lavoro per Gesù
quando era bambino, quando era ragazzo e giovane. Ella fu esempio ammirabile di generosità
e di diligenza nel compimento di ogni dovere, esempio di obbedienza e di mortificazione,
esempio di offerta continua a Dio e di perseveranza fra i travagli della povertà. al di sopra di
tutto, però, il lavoro della Madonna fu esempio sublime di amore soprannaturale, amore divino
senza nessun limite e nessuna riserva.

La principale differenza fra il lavoro di Maria Santissima e il nostro lavoro, infatti, sta tutta nella
disposizione del nostro cuore che non si impegna a compiere ogni lavoro come offerta di
sacrificio e di amore continuo, mentre il Cuore della Madonna era totalmente impegnato a
offrire sempre ogni lavoro a Dio. Quando il nostro cuore non offre nulla a Dio, vuol dire che il
nostro lavoro è svolto pressoché sempre per interesse e guadagno materiale, oppure è svolto
controvoglia, in specie quando esso non piace e non corrisponde ai nostri gusti e alle nostre
tendenze.

Alla scuola umile e generosa del Cuore della Madre di Dio e Madre nostra, dobbiamo tutti
imparare a trasfigurare in amore a Dio e al prossimo ogni nostro lavoro quotidiano, affinché
diventi mezzo continuo di esercizio delle virtù, di guadagno nei meriti e di profitto importante
non tanto per migliorare la vita materiale e terrena, quanto per migliorare la vita spirituale in
vista della vita eterna.

Gli esempi della laboriosità dei santi e delle sante, del resto, ci insegnano bene come imitare la
Madonna e come lavorare con il Cuore d'amore della Madonna. Basterebbe, qui, ricordare un
solo esempio ammirabile, molto vicino a noi: la grande e novella santa Teresa di Calcutta, la
Santa Missionaria della Carità per i più poveri fra i poveri! La prima grande casa che ella, in
India, riuscì ad avere in carità per i poveri, la dedicò proprio al Cuore Immacolato di Maria! In
questa casa della carità santa Teresa svolgeva da sola - agli inizi - tutti i lavori più umili e
faticosi di pulizia, di assistenza, di cura, di sostegno e di conforto per i poveri più sofferenti e
abbandonati da tutti: Ella era realmente una madre che consumava il cuore di continuo, senza
risparmio alcuno di fatica, nell’amare e curare i sofferenti più poveri fra i poveri!

Grazia del lavoro contro la "disoccupazione"...

Oggi poi, in questa crisi spaventosa del lavoro che sta riempiendo i popoli di “disoccupati", con
le conseguenze dolorose e disastrose che ne derivano all'intera società e ad ogni famiglia
senza lavoro, dobbiamo rivolgerci ancora più al benignissimo Cuore della nostra divina Madre
affinché faccia superare questa crisi e venga perciò ridonato il lavoro ai tanti "disoccupati"
anziani e giovani, in ansia e in angoscia con le loro famiglie.
Ma è pur certo, però, che se non ritornerà la fedele preghiera quotidiana del Santo Rosario
nelle nostre famiglie, con la frequenza alla Santa Messa domenicale e ai sacramenti della
Confessione e della Comunione (ogni settimana), sarà davvero vano sperare di riuscire a
superare questa crisi mondiale del lavoro che sta affliggendo l'umanità intera.

Ricordiamoci sempre, infatti; che è soltanto il costante ricordo a Dio, con la preghiera
giornaliera, e l'intercessione del Cuore Immacolato della nostra divina Mamma che possono
ridonarci la tranquillità del lavoro per la vera ripresa di una sana e feconda vita cristiana.

24 febbraio

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CUORE DI MARIA - "DOLCEZZA"

Scrisse molto bene Dante Alighieri facendo dire a san Bernardo questa lode a Maria
Santissima: «In te misericordia, in te pietate / in te magnificenza, in te s'aduna / quantunque
in creatura è di bontate», come si canta anche nella liturgia della Chiesa in onore della divina
Madre.

Qualsiasi bontà che è nelle creature celesti e terrestri si ritrova anche nel Cuore Immacolato di
Maria Santissima. La dolcezza è una delle cose buone più preziose e belle nelle creature. La
dolcezza e l'amabilità, la soavità e la mitezza, la delicatezza e la finezza ... paiono tutte parole
in qualche modo sinonime della bontà più elevata.

Una delle frasi di Gesù dice: «Imparate da me, che dono mite e umile di cuore» (Mt 11,29), ed
Egli volle raffigurarsi infatti nell’Agnello mite che si lascia tosare e anche sacrificare senza
neppure lamentarsi... La dolcezza, dunque, è una caratteristica di Gesù. Ma Gesù ha ricevuto
la sua dolcezza dal Cuore dolcissimo della sua divina Mamma!

Quanta dolcezza perciò aveva il Cuore di Maria Santissima? ... Chi può misurarla? ... Pensiamo
alla dolcezza di un angelo, alla dolcezza del sorriso di una bambina, alla dolcezza dei baci di
una mamma ai suoi bambini... Pensiamo alla dolcezza di un dolce coperto di miele, alla
dolcezza della luna nel cielo stellato, alla dolcezza dei prati smaltati di fiorellini ... Si pensi alla
dolcezza soave di certe musiche, di certi tramonti, di certe poesie, di certi volti delle Madonne
del Quattrocento ...

Orbene, tutte queste dolcezze, trasfigurate, si trovano adunate nel Cuore di Maria Santissima,
la creatura "tutta grazia" che non ha mai cessato di attrarre le anime nel mondo intero da
quando è apparsa sulla terra come un'aurora di bellezza sublime e incantevole. Sembra
davvero che Dio abbia adunato in Maria ogni dolcezza, tutte le dolcezze possibili, e l'abbia fatto
rivestendo Maria di una doppia Maternità: quella divina e quella umana, per essere la Madre
tenerissima e dolcissima di Gesù e di tutti gli uomini suoi figli.

Si può anche dire che, a volte, basta pronunciare il solo nome di Maria per trovare in esso
tanta dolcezza per la nostra anima. Così avveniva per tutti i santi e le sante, per tutti i veri
devoti della Madonna, ma anche, e forse ancora più, per i molti peccatori pentiti che, toccati
nel cuore dal Cuore della divina Madre, hanno pianto con amarezza, ma anche con tanta
dolcezza intima, i loro peccati e misfatti, trovando in Maria la Mamma più soave e premurosa
della loro conversione e salvezza.

Non dovremmo tutti noi farci attrarre dalla dolcezza materna del Cuore della Madonna? Non
dovremmo anche noi sforzarci di imitare la sua dolcezza così materna? Non avvertiamo noi
l'esigenza di ricambiare la dolcezza del Cuore della Madonna con la mitezza e dolcezza del
nostro cuore?

Si sa bene che il contrario della dolcezza è l'amarezza e quanto spesso, purtroppo, noi offriamo
alla Madonna tante amarezze e soltanto amarezze! Pensiamo infatti alle amarezze dei nostri
peccati e difetti, delle nostre negligenze e trascuratezze di ogni giorno con cui diamo dispiaceri
alla Madonna senza neppure pensarci o farci caso. Siamo capaci di diventare anche duri o
indifferenti di fronte alla sua Maternità tenerissima e dolcissima! E quante volte si ascoltano
parole volgari, espressioni ignobili e bestemmie atroci contro la Madonna (senza dire
addirittura dell'immondezza blasfema di cinema, spettacoli, libri, turpiloquio ... contro la
Madonna), senza che nessuno di noi osi reagire e rendersi conto della gravità oscena di quelle
bestemmie, di quelle profanazioni e oltraggi.

San Massimiliano M. Kolbe piange ...

Capitò a Roma, sulla strada: c'erano alcuni giovinastri che cominciarono a litigare e fecero
subito volare prima espressioni di rabbia gli uni contro gli altri e poi qualcuno cominciò a dire
anche qualche bestemmia contro la Madonna con sempre maggiore rabbia ...

Passava di là il giovane san Massimiliano M. Kolbe, frate Francescano Conventuale, e all’udire


quelle bestemmie contro la Madonna non riuscì a stare senza fare qualcosa. Si mosse
immediatamente, perciò, andando vicino a quel giovane che bestemmiava La Madonna; si
avvicinò a Lui con le Lacrime agli occhi e fissandolo gli disse: «Ma perché bestemmi la
Madonna? … La Madonna è una mamma ... La bestemmieresti la tua mamma? ...»

Il giovane rimase molto colpito dalle lacrime e dalle parole del Santo ... tacque per un po’, lo
guardò e poi, molto dispiaciuto, gli chiede subito scusa delle bestemmie contro la Madonna e
promise di non dirle più.

È edificante sapere che il vescovo sant'Antonio M. CLaret, grande predicatore e innamorato


del Cuore Immacolato di Maria, nelle sue catechesi raccomandava molto spesso, soprattutto ai
giovani di contrastare con decisione la bestemmia contro la Madonna dicendo e ripetendo,
anche ad alta voce, ad ogni bestemmia che sentivano, la pia risposta di riparazione: «Ave, o
purissima Vergine Maria!».

Chiediamo tutti alla Madonna di ottenerci le grazie del sincero pentimento per i nostri peccati
e del proposito fermo di non farla più soffrire, con l'impegno giornaliero di figli decisi a non
offrirle più le amarezze delle nostre colpe e infedeltà, ma le dolcezze dei nostri atti di virtù, dei
nostri generosi sacrifici, dei nostri umili ma sinceri "fioretti" più dolci, per il suo Cuore di
Mamma dolcissima.

25 febbraio

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IL CUORE IMMACOLATO - "VIA A DIO" 1

Questa espressione: il Cuore Immacolato di Maria, via a Dio, è il titolo di un libro scritto dal
beato Gabriele M. Allegra, fervido e grande innamorato del Cuore Immacolato di Maria Questo
titolo del libro fa ricordare soprattutto Fatima, che è la terra santa del Cuore Immacolato di
Maria e fa ricordare in particolare la seconda apparizione della Madonna alla Cova d'iria, il 13
giugno 1917, quando Ella disse a suor Lucia queste precise e importantissime parole:

«Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la
devozione al mio Cuore Immacolato ... Io non ti lascerà mai. il Mio Cuore Immacolato darà il
tuo rifugio e il cammino che ti condurrà fino a Dio».

In realtà, i santi che nella loro vita hanno vissuto di amore appassionato al Cuore
Immacolato di Maria, come, ad esempio, san Bernardino da Siena, san Francesco di Sales, san
Giovanni Eudes, sant'Antonio M. Claret e il beato Gabriele M. Allegra, hanno sperimentato
anch'essi la sicurezza di essere sempre assistiti, guidati e protetti dal Cuore Immacolato di
Maria Santissima.

La "barchetta" verso la santità ...

Ad esempio, il beato Gabriele M. Allegra ha potuto lasciare anche scritto, in una lettera, il
suo legame di figlio appassionato del Cuore dell’Immacolata, scrivendo questo bel pensiero
edificante per tutti. «Spesso sento che la Madonna dolcemente dirige la barchetta dell'anima
mia verso il mio sogno, per vie sconosciutissime e impervie. A me non resta che abbandonarmi
a Lei».

Per questo il beato Gabriele M. Allegra non di stancava mai di esortare tutti ad amare con
ardore la Madonna e a legarsi strettamente al suo Cuore Immacolato, affermando con
sicurezza che, «a chi il Signore fa la grazia di comprendere la devozione al Cuore Immacolato
di Maria, a costui Egli ha fatto una delle più grandi grazie possibili e immaginabili: la grazia di
una vera, solida, sincera e ardente santità»,

L'amore ardente al Cuore Immacolato di Maria, dunque, è la via a Dio, ossia è la via che
conduce alla salvezza e alla santificazione, secondo la volontà di Dio che è sicurissima per tutti
coloro che vogliono corrispondere fedelmente per salvarsi e santificarsi.

Di fatto, però, questa santissima volontà di Dio trova ben pochi disposti a corrispondere
generosamente e così avviene che sono davvero tante le anime che corrono il pericolo o già
vivono in quello stato di peccato mortale che può portare soltanto alla perdizione nell'inferno
eterno.

Con il Cuore Immacolato di Maria, invece, noi abbiamo la via sicura e più facile per andare a
Dio e, invece, ci troviamo in tanti, e in tantissimi, sulla via delle tenebre e del male che
portano alla dannazione eterna. Perché tutto questo? E che cosa fare per aiutare le anime a
lasciare la via della perdizione e a ritrovare la via della salvezza eterna, affidandosi al Cuore
Immacolato di Maria? ...

Se avessimo anche noi la passione d'amore alle anime che avevano i santi! il beato Allegra, per
questo, ci ricorda l'esempio ammirabile di san Francesco d'Assisi, il quale nella chiesetta di
Santa Maria degli Angeli - la PorziuncoLa - durante un'apparizione di Gesù e della Madonna
chiese subito a loro la grazia dell'Indulgenza plenaria (chiamata appunto il "Perdono di Assisi"),
perché voleva «mandare tutte le anime in Paradiso».

Ancora altri esempi santi ...

Possiamo ricordare anche gli esempi di sant'Ignazio di LoyoLa, grande convertito, e della
grande mistica santa Veronica Giuliani, la santa Clarissa Cappuccina, “stigmatizzata" anch'ella
(come san Pio da Pietrelcina), i quali bramavano di essere collocati alla porta dell'inferno fino
alla fine dei tempi per impedire che nessuno vi entrasse mai più!
Possiamo ricordare ancora i due beati pastorelli Francesco e Giacinta di Fatima, prediletti del
Cuore Immacolato di Maria, i quali, dopo avere avuto la vista terrificante dell’inferno, di
consumavano nella preghiera e nella ricerca delle penitenze per impedire alle anime di andare
all'inferno ...

Che cosa dire della serva di Dio Lucia di Fatima, La pastorella a cui fu affidata la missione di far
conoscere il Cuore Immacolato?... Un solo suo pensiero può anche bastarci: «Maria è il primo
sacerdote che ha preso fra Le due mani pure e immacolate il Figlio di Dio, lo ha condotto al
tempio per offrirlo al Padre come vittima per la salvezza del mondo».

E non possiamo dimenticare la beata Alessandrina da Costa, anch’ella prediletta del Cuore
Immacolato, che assimilava ogni Tabernacolo Eucaristico al Cuore Immacolato di Maria,
vivendo la sua lunga immolazione di pura vittima per La salvezza delle anime.

E noi, invece, che cosa stiamo facendo? ... Non stiamo forse sciupando miseramente il
mandato divino di stabilire sulla terra la devozione al Cuore Immacolato di Maria per la
salvezza delle anime dalla perdizione nell'inferno eterno? Ci rendiamo conto delle nostre
responsabilità?...

Riflettiamo bene, ricordando ci anche di quel grande convertito dal Comunismo ateo - R.
Douglas - che ebbe la grazia di incontrarsi con il Cuore Immacolato di Maria, rendendosi
talmente conto dell'importanza vitale della "Via a Dio" da lui trovata, che poté scrivere parole
di grazia e di fuoco come queste sulla salvezza che ci viene, appunto, dal Cuore
dell'Immacolata:

«Parlo per esperienza personale: la salvezza sta nel Cuore della Madre celeste, nel Cuore
Immacolato. Sentire che, entrati nella Chiesa di Dio, s'incontra il Cuore della Madre: ecco la
grande e fascinosa forza che mi commuove e mi allieta».

Come possiamo noi attendere l'ormai prossimo avvento del "Trionfo del Cuore Immacolato"
restando indifferenti e disimpegnati nell’amare il Cuore Immacolato della nostra divina
Mamma? ...

26 febbraio

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Il Cuore Immacolato - "Via a Dio" 2

Una figlia spirituale un giorno chiese a san Pio da Pietrelcina: «Padre, qual è la via più breve
per andare in Cielo?». Senza indugiare un solo istante, padre Pio le rispose: «La via più breve
è La Madonna».

In un altro giorno, quando un vescovo presentò a padre Pio un anziano peccatore che voleva
sapere se per il Paradiso c'era una "scorciatoia'', padre Pio gli rispose: «La Madonna è la
scorciatoia».

E san Massimiliano M. Kolbe, il martire "folle dell’Immacolata", alla scuola di san Luigi M.
Grignion da Montfort, affermava che l'Immacolata è la via «più breve, più facile e più sicura»
per raggiungere la santità più alta.
Orbene, se per salvarmi e santificarmi la via «più breve, facile e sicura» è l'Immacolata con il
suo Cuore Immacolato e materno, è ovvio che questa è la via che tutti gli uomini di buona
volontà debbono scegliere per arrivare a Gesù-Dio, così come lo stesso Gesù-Dio l'ha scelta per
arrivare a noi (e nessuno, certamente, potrebbe preferire un'altra via "più lunga, meno facile e
meno sicura”!).

Ma, concretamente, come si deve cominciare e che cosa fare per iniziare a percorrere questa
"Via a Dio" che è il Cuore Immacolato di Maria, secondo l'insegnamento e l'esortazione così
viva del beato Gabriele M. Allegra? ...

La prima cosa è guardare il Cuore Immacolato e pregarlo affinché ci faccia percorrere la "via a
Dio", iniziando a purificare la nostra vita quotidiana da tutti i peccati volontari che
commettiamo. La prima parte della via da percorrere, infatti, si chiama appunto "via purgativa"
proprio perché deve essere "purgata" da tutte le offese grandi e piccole che noi facciamo a Dio
con i peccati volontari. E l'Immacolata con il suo Cuore materno è la vera e celeste "Purgatrice"
("Purgatrix"), come la chiama san Bonaventura.

Attenti, ricordiamoci bene queste massime per la vita spirituale:

- la santità è tutta amore di Dio, e niente egoismo;

- l'egoismo è tutto peccato, e niente amore di Dio;

- i nostri pensieri, le nostre parole, i nostri affetti, le nostre azioni...: o sono egoismo, o sono
amore di Dio; se sono egoismo, sono peccato; se sono amore di Dio, sono santità.

Ciò che vale è soltanto l'Amore divino...

Il primo comandamento più grande di tutti che Dio ci ha dato, quale è?...

Lo sappiamo bene, è il comandamento dell'amore divino: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto
il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» (Mt 22,37).

Se viviamo di amore a Dio con tutto il cuore, la mente e la volontà, siamo certamente santi.
Altrimenti, se non amiamo Dio ma amiamo egoisticamente noi stessi e le creature, siamo
certamente peccatori.

Orbene, soltanto i santi vanno tutti direttamente nell'eterno Paradiso dell'amore divino che è il
Regno dei cieli.

I peccatori che muoiono con il peccato mortale nell'anima, invece, vanno tutti direttamente
nell'inferno di satana e dei suoi demoni.

I peccatori, infine, che muoiono con la grazia di Dio, vanno direttamente in Purgatorio per
purgarsi con il fuoco purificatore da tutte le colpe non espiate sulla terra.

Pensando ai nostri peccati e difetti, allora, anche noi dobbiamo affrettarci a pregare la
Madonna con le parole del beato Gabriele Allegra che dice con tutta umiltà:

«Ora eccomi, o Madre di misericordia, ai tuoi piedi ... io sono un peccatore insolvibile, sono
fango, ma voglio diventare luce! Ed ecco che Maria mi addita il suo Cuore, arca di rifugio,
sorgente di luce, di forza, di grazia».
Sant' Antonio M. Claret, non meno innamorato del Cuore Immacolato, nella dura lotta
ascetica per liberarsi da ogni peccato, avverte la sua incapacità nel combattere da solo e si
rivolge perciò alla divina Madre con questa invocazione ardente:

«O mia Madre! Aiutate la mia debolezza e la mia fragilità affinché io riesca a portare a
compimento la mia risoluzione».

Il Cuore della Madonna, così materno, esorta subito a "purgare" la nostra giornata
quotidiana da ogni peccato volontario, ossia da ogni offesa a Dio fatta con «pensieri, parole,
opere e omissioni», Sperando che non ci sia il peccato mortale, sappiamo bene di commettere
ogni giorno difetti e peccati anche in grande numero: sono tutte offese e dispiaceri a Gesù e
alla Madonna!... Si può mai chiamare amore questo modo di vivere...?

Peccati e difetti contro la carità, l'umiltà, la pazienza, la preghiera, la purezza, la


mortificazione, la sincerità, l'obbedienza, e così via ...: sono tutti dispiaceri amari al Signore e
alla Madonna.

Così crediamo di amarli?... Così vogliamo amarli?... No, no: se vogliamo veramente amare
Gesù e fare contento il Cuore della Madonna dobbiamo combattere ed evitare tutto ciò che essi
non vogliono, tutto ciò che li fa soffrire, impegnandoci quindi seriamente a "purgare" la nostra
vita quotidiana da quel brutto "fango" dei nostri difetti e peccati, pentendoci e lottando con
ferma e fedele buona volontà di correggersi, aiutati sempre dalla Mamma "Purgatrice".

Gli esempi dei santi ...

Sappiamo bene, dalla storia dei santi e delle sante, come essi Lottavano contro tutti i difetti e
peccati per non offendere più Gesù e non dare più dispiaceri alla Madonna.

Forse ricordiamo tutti l'esempio di san Luigi Gonzaga, il Santo angelico, che da ragazzo, un
giorno, confessandosi, accusò con le lacrime di aver detto una "bugia" e ne provò un così
grande dolore per avere offeso Gesù, che "svenne" ai piedi del confessore!

A san Pio da Pietrelcina, “stigmatizzato" e quasi ottantenne, successe che, confessandosi, un


giorno ricordò e riaccusò una bugia detta quando era ragazzo (e già da allora confessata e
assolta!) e al solo ricordo di averla commessa ne provò un pentimento e un dolore tale, per
aver dato dispiacere a Dio con quella bugia, che non poté frenare un lungo pianto a calde
lacrime, ripetendo a se stesso: «Perché feci quel peccato?... Perché dissi quella bugia, dando
dispiacere a Dio?... Perché? ... Perché? ...». Santa Bernardetta Soubirous, con quattro "Fiat" si
affida tutta al Cuore della Madonna: «o Madre mia, Fiat! Per la vita, Fiat! Per il dolore, Fiat! Per
la morte, Fiat! Per L'eternità, o Madre, nel vostro dolce Cuore!».

Questo dignifica amare davvero e "purgare" la propria vita da ogni difetto.

27 febbraio

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IL CUORE IMMACOLATO - "VIA A DIO" 3

Per le anime generose e fedeli che hanno fatto il percorso della via "purgativa", liberando la
propria vita cristiana anche dalle colpe o peccati veniali" volontari", per non offendere più Gesù
e non rattristare il Cuore della Madonna, si apre, subito dopo, il percorso della via
"illuminativa" che comporta un maggiore impegno di amore e di virtù nel combattere ed
eliminare, dalla propria vita, anche i peccati veniali "semivolontari". La precedente tappa della
"Via a Dio", con il Cuore Immacolato, viene chiamata via "purgativa" perché si tratta di
"purgare" la propria vita cristiana dai peccati veniali "volontari", i quali sono macchie che
sporcano e oscurano L'anima. La seguente "Via a Dio", con il Cuore Immacolato, invece, viene
chiamata via "illuminativa" perché i peccati veniali "semivolontari" non oscurano l'anima, ma
l'annebbiano e questa nebbia si dirada e scompare via via che i peccati veniali semivolontari
diminuiscono e finiscono, lasciando quindi lo spazio soltanto alla "Luce" del Cuore Immacolato:
l'anima, allora, diventa tutta luminosa.

Innamorato del Cuore Immacolato di Maria, il beato Gabriele M. Allegra scrive, infatti, che il
Cuore Immacolato «è luce, l'amabile luce che mi illumina il sentiero che devo percorrere per
giungere alla casa del Padre; non solo: esso è ancora una sorgente di inesauribile gioia, e la
gioia è già mezza santità».

Con la luce del Cuore Immacolato, quindi, inizia il lavoro più importante per la vita spirituale,
che è quello di realizzare nell'uomo la "conformità a Gesù", cercando di arrivare a sentire nel
cuore quanto sentiva il Cuore di Gesù (cfr. Fil2,5), come ha scritto san Paolo.

Tale lavoro costituisce, appunto, l'opera della Santissima Madre di Gesù e Madre nostra, che è
la vera "Illuminatrice" ("Illuminatrix"), come la chiama san Bonaventura, la sublime specialista
nell’operare la conformazione dell’anima a Gesù Amore, aiutando l'anima a liberarsi anche dai
piccoli dispiaceri che si danno a Gesù e al Cuore della Mamma con i peccati veniali
"semivolontari".

Splendida, al riguardo, è la supplica ardente di sant'Antonio M. Claret che dice:

«Io sono come una freccia posta nelle vostre potenti mani: lanciatemi, Madre mia, lanciatemi
con tutta la forza del vostro potente braccio contro il principe di questo mondo che ha fatto
alleanza con la carne. La vittoria sarà vostra, o Madre mia».

È l'esercizio della pratica delle virtù eroiche che, con la guida e l'aiuto del Cuore Immacolato
di Maria, porta l'anima alla "conformità a Gesù", imitando alla perfezione la sua obbedienza alla
volontà di Dio, la sua carità e umiltà, il suo sacrificio fino all'immolazione totale sulla Croce.

"La Madre del bell'Amore" ...

«L'esperienza di molti santi - scrive infatti il beato Gabriele M. Allegra

- dimostra come in questo periodo di conformazione dell'anima con Cristo, La Madre


Immacolata compie nei cuori generosi quello che La divina Scrittura annunzia della Sapienza
increata e che La Chieda applica a Maria: "Io sono la Madre del bell'Amore e del timore, della
cognizione e della santa speranza. In me è ogni grazia di via e di verità, in me ogni speranza di
vita e di virtù" (Sir 24,18)».

Guardare e affidarsi completamente al Cuore Immacolato per santificarsi significa


concretamente mettersi all'opera per l'acquisto delle virtù cristiane eroiche:

- la preghiera eroica nella consolazione come nell’aridità;

- la penitenza eroica nel poco come nel molto soffrire;

- la purezza eroica dell'anima e del corpo contro ogni tentazione;


- tutto alla scuola dei Pastorelli di Fatima, i discepoli prediletti del Cuore Immacolato di Maria
Santissima, la Madre "Illuminatrice".

Proprio ai tre Pastorelli di Fatima, infatti, la Madonna, da vera "Illuminatrice", fece una
lezione materna di perfezione della vita cristiana di amore divino vissuto in preghiera e
penitenza, insegnando a loro, in particolare, le tre forme della penitenza da praticare in tutto e
per tutto, come già riportato anche in una pagina precedente:

- la penitenza del compimento esatto dei propri doveri di stato durante il giorno:

- la penitenza dell’accettazione serena di sofferenze, malattie, dispiaceri dall'esterno;

- la penitenza volontaria della ricerca di qualche sacrificio personale da offrire.

E noi sappiamo che fu davvero splendida la corrispondenza dei tre Pastorelli di Fatima,
cresciuti dalla Madonna come veri figlioletti, capaci di mettere in pratica le virtù eroiche,
menando generosissimamente una vita angelica di amore ardente a Dio Uno e Trino, alla
Santissima Eucaristia, al Cuore Immacolato di Maria, a cui offrivano tutte le loro penitenze e
sacrifici volontari per salvare le anime dalla perdizione nell'inferno eterno.

L'inferno c'è: credere a Gesù e a Fatima ...

Pensando alla condizione pietosa in cui si è ridotta oggi l'umanità, la scuola di vita cristiana
così angelica dei tre Pastorelli di Fatima, cresciuti e formati dal Cuore Immacolato di Maria,
potrebbe e dovrebbe servirci per vergognarci e smuoverci, finalmente, dalla nostra mediocrità
di cristiani così accidiosi e sporchi.

Con parole forti e audaci; ecco come di pronuncia il beato Ga6rieLe M. Allegra (che era allora
ignaro delle orrende immoralità e delle più immonde depravazioni "contro natura", diventate
oggi legge di Stato anticristiano: aborto, divorzio, adulterio, omosessualità; lesbismo, pedofilia
...).

Oggi, scriveva il beato Allegra, «L'assalto dell’erotismo, della sozza pornografia, di una moda
che intossica e avvelena ... esige che noi viviamo uniti a Maria, anzi inclusi dentro il suo Cuore
Immacolato, altrimenti si ruzzola, si precipita nel fango ...

Attenti cristiani: vi supplico, ascoltate la parola di tanti santi confermata dall'esperienza: si


perde l'anima, cioè si va all’inferno o per la disonestà dei costumi; o anche per altri peccati;
ma quasi sempre insieme con la lussuria ...

La Madonna, a Fatima, ai suoi tre piccoli veggenti mostrò L'inferno! E se anche non si
volesse prestare fede a questa rivelazione, di deve prestar fede a Gesù che parla dell'inferno, e
tante volte, nel suo Vangelo».

28 febbraio

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IL CUORE IMMACOLATO - "VIA A DIO" 4


Il Cuore Immacolato di Maria, attraverso la via "purgativa" e la via "illuminativa", porta in
avanti ogni anima che vuole santificarsi, fino alla via "unitiva" che segna il cammino dell'unione
mistica con Cristo, sviluppandola, quindi, di grado in grado, fino all'unione "trasformante" in
Lui.

A questo punto, Maria Santissima, la Vergine "Purgatrice" e "Illuminatrice", diventa anche la


"Perfezionatrice" ("Virgo Perfectrix") - come la chiama sempre san Bonaventura - quando ha
condotto l'anima in ascesa fino alla via unitiva o vita mutica, che si distingue dalla via
precedente, quella "illuminativa", per la perfezione delle virtù eroiche che donano la purezza
filiale dell'anima, l'amore serafico del cuore e la sublime preghiera contemplativa.

In tal modo, la "Vergine perfezionatrice", con l'influsso materno del suo Cuore Immacolato,
vuole farci crescere come figli fino «all'età piena di Cristo» (Ef.4,13), quali veri fratelli del
«Primogenito» (Rm.8,29), intercedendo Ella per la comunicazione, a noi, dei Doni dello Spirito
Santo, che fanno vivere, appunto, da figli di Dio, come afferma espressamente san Paolo:
«Tutti quelli che dono guidati dallo Spirito di Dio, costoro dono figli di Dio [Quicumque enim
Spiritu Dei aguntur, hi filii Dei sunt]» (Rm.8,14).

Il beato Gabriele M. Allegra, a questo punto del cammino spirituale, scrive affermando che
l'anima in ascesa, arrivata con Maria alla "via unitiva", non vive più "con" Maria, ma "in” Maria;
vive cioè «nel suo Cuore Immacolato, il paradiso della Santissima Trinità» e «in questo
santuario della Trinità Beata, l'anima si conforma perfettamente a Cristo, anzi si trasforma in
Lui».

***

Ma possiamo noi sapere come vive l'anima nel Cuore Immacolato di Maria? ...

Il grande sant'Ambrogio ottenne una tale grazia speciale per cui fu capace di scrivere quella
frase di augurio così soave e luminoso per tutti: «Sia in ciascuno l'anima di Maria a magnificare
il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria ad esultare in Dio».

Ecco come l'anima vive nel Cuore Immacolato di Maria, quasi identificandosi a Lei nel
magnificare Dio e nell’esultare in Dio, perfettamente "trasformandosi", quindi, in Cristo Gesù
vivente in Lei.

Infatti, secondo l'insegnamento del beato Gabriele M. Allegra, quanto maggiore è l'unione
mistica dell'anima con il Cuore di Maria, tanto più perfetta, nel Cuore stesso di Maria, diventa
l'unione mistica dell'anima con il Cuore di Gesù. Così avvenne, infatti, a san Giovanni Eudes, a
san Luigi Grignion, a santa Caterina Labouré, al beato Guglielmo Chaminade, a santa
Bernardetta Soubirous, a sant' Antonio M. Claret, a san Massimiliano M. Kolbe.

Ma è anche vero - insegna sempre il beato Gabriele M. Allegra - che oltre l'unione intima
dell’anima con il Cuore di Gesù, anche la stessa trasformazione dell'anima in Cristo avviene
nello stesso Cuore di Maria per opera dello Spirito Santo e dell'Immacolata sua Sposa, come
già facevano ben capire anche san Bonaventura da Bagnoregio e san Bernardino da Siena.

La cosa importante, quindi, è che l'anima nella "via unitiva" si trovi appunto nell'unione mistica
con la Madonna, imparando a vivere sempre più interamente e intimamente nel suo Cuore
Immacolato, che è la "Dimora del Verbo" e il "Tempio dello Spirito Santo", come prega da
tempo la Chiesa nella Santa Messa del Cuore Immacolato di Maria.

Proprio nel Cuore Immacolato di Maria, indissolubile Sposa dello Spirito Santo Amore, l'anima
vivrà i misteri di grazia dell'identificazione con Maria, della trasformazione in Cristo, della più
sublime vita intima trinitariforme e unitariforme.

Nel Cuore di Maria, con Gesù …


San Massimiliano M. Kolbe esprime con semplicità la grande grazia di cui viveva nel suo
intimo: «L'immacolata mi ha dato ospitalità nella casa del suo Cuore Immacolato», ospitalità di
amore palpitante, divenuto amore "trasformante" nello stesso Cuore dell'immacolata.

E in questo Cuore Immacolato, san Massimiliano sperimenta e descrive la grazia della più
perfetta “cristificazione”, che è quella assimilata alla stessa “cristiformità" dell'immacolata,
espressa da Lui con queste parole: «Nel grembo di Maria l'anima deve rinascere secondo la
forma di Gesù Cristo», e per amare sempre più Gesù, l'anima proprio dal Cuore
dell'immacolata «deve attingere L'amore verso di Lui; anzi amarlo con il Cuore di Lei e
diventare simile a Lui per mezzo dell'amore».

Per questo san Massimiliano prega l'Immacolata per tutti i consacrati a Lei; affinché «Li tragga
per mano a Sé e li stringa tutti e ciascuno singolarmente al Suo Cuore Immacolato, in modo
tale che non siano capaci e non possano mai più staccarsi da Lei».

Sant'Antonio M. Claret

Questo santo Vescovo, grande innamorato del Cuore Immacolato, per i novizi della sua
Congregazione religiosa decise di chiamarli; soltanto alla fine del loro noviziato, "Missionari figli
del Cuore Immacolato di Maria", confidando che la celeste Vergine Madre li avrebbe formati nel
suo Cuore prima di concedere Loro pienamente il titolo di "figli del suo Cuore".

L'intera spiritualità religiosa clarettiana è caratterizzata dalla vita di consacrazione alla


Madonna, vi Muta in intensità di amore filiale, di abbandono a Lei; di docilità alla sua azione
materna, affinché sia Ella a formare Cristo nei membri della Congregazione, trasformandoli
perfettamente in Cristo.

Santa Veronica Giuliani

Clarissa Cappuccina stigmatizzata, dopo la fase ascetica, un giorno sentì dirsi dalla Madonna:
«Da ora in poi, il tuo cuore si chiamerà assolutamente il Cuore di Maria Santissima. Così tu non
hai più cuore se non il mio Cuore stesso».

Nella sua vita di unione con la Madonna, inoltre, santa Veronica arrivò fino all'identificazione
pura con Lei, con una immedesimazione così piena, da parte della Madonna, che più volte
avvenne, per diverse ore, lo scambio dell'intera persona di santa Veronica (che andava a
soffrire nell’inferno per i peccatori!), sostituita visibilmente dalla Madonna che restava a fare la
abadessa fra le monache.

Santa Teresa del Bambino Gesù

«Là, nel tuo Cuore, o mia diletta Madre, io ascolto in ginocchio il cantico divino che sgorgò
dal tuo Cuore. Tu mi indegni a cantare le lodi del Signore e ad esultare beata in Dio mio
Salvatore». «Contemplandoti o Vergine, mi inabisso rapita, scoprendo nel tuo Cuore oceani di
amore».

Suor Lucia di Fatima

È stata la veggente di Fatima che sentì dal Cuore Immacolato di Maria le consolanti parole:
«No, figlia; io non ti abbandonerò mai, il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti
condurrà fino a Dio». E ancora, la Madonna le disse: «Quanti onoreranno il Mio Cuore
Immacolato, in punto di morte io verrò a coglierli come fiori olezzanti e li presenterò al trono di
Dio».

Particolarmente prezioso, infine, è il legame che suor Lucia manifesta fra la Consacrazione
Eucaristica e la consacrazione al Cuore Immacolato oi Maria, spiegando che come nella
Consacrazione eucaristica «il pane e il vino si convertono nel corpo e sangue di Cristo», così
nella consacrazione mariana noi «siamo assorbiti con l'essere vitale nel Cuore di Maria». Che
cosa potremmo mai volere di più divinamente prezioso? ...

29 febbraio

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IL CUORE IMMACOLATO - "LODATE MARIA"

Il Cuore Immacolato di Maria «è la somma di tutti i misteri; il compendio di tutte le grandezze,


di tutte le virtù, di tutti i carismi della Madre Immacolata». Così ha scritto quel grande
innamorato del Cuore Immacolato che fu il beato Gabriele M. Allegra, francescano, apostolo,
missionario e grande biblista.

San Bernardino da Siena, secoli prima, celebrava le lodi del Cuore Immacolato di Maria,
affermando, fra l'altro, che «neppure gli angeli beati comprendono appieno la grandezza di
Maria». Ancora prima di lui, però, un altro grandissimo santo francescano, sant' Antonio di
Padova, scriveva lodi sublimi al Cuore Immacolato, di cui ne riportiamo una sola, a nostra
edificazione:

«Ti preghiamo, dunque, o Madonna nostra, inclita Madre di Dio, esaltata sopra i cori degli
angeli,

- che tu riempia il vasello del nostro cuore della grazia celeste,

- che lo faccia risplendere con l'oro della sapienza,

- che lo consolidi con la potenza delle tue virtù.

- O benedetto olivo, effondi su di noi l'olio della tua misericordia,

- onde copra la moltitudine dei nostri peccati,

- affinché possiamo essere elevati fino all'altezza della gloria celeste,

- e godere coi Beati la beatitudine eterna,

- per grazia di Gesù Cristo, il tuo Figlio».

Il beato Gabriele M. Allegra ricordava molto bene le parole che la Madonna di Fatima disse ai
tre Pastorelli (Lucia, Francesco, Giacinta), subito dopo la terrificante visione dell'inferno:

Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole
stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato».

In più, sempre a Fatima, il Cuore Immacolato concluse il suo grande Segreto con le
consolanti parole della più grande speranza per l'umanità intera: «INFINE, il MIO CUORE
IMMACOLATO Trionferà».
Chi ha lodato di più il Cuore Immacolato?

La Madonna, con il suo Cuore Immacolato che la raffigura interamente nella sua sacra
persona, fu:

- voluta e amata da Dio Padre quale Madre del Figlio Unigenito, il Verbo;

- voluta e amata dal divin Verbo che si fece suo Figlio;

- venerata dall’Angelo Gabriele quale «piena di grazia» (Lc 1,28);

- lodata e benedetta da santa Elisabetta (cfr. Lc 1,42);

- lodata e benedetta dalla donna del popolo (cfr. Lc 11,27).

Ma, più di tutti; l'Immacolata, secondo le due stesse parole nel Magnificat (cfr. Lc 1,46-55),
fu lodata e benedetta da Colui che

fece grandi cose in Lei, ossia:

- La CONCEZIONE VERGINALE (ad opera dello Spirito Santo);

- L’INCARNAZIONEDEL VERBO, La MATERNITÀ DIVINA;

operò grandi prodigi per Lei, ossia:

- La PREDESTINAZIONE ETERNA con il Figlio (uno eodemque decreto);

- L’IMMACOLATO CONCEPIMENTO, La MATERNITÀ SPIRITUALE dell’umanità;

- L'ASSUNZIONE GLORIOSA IN CORPO E ANIMA alla gloria del Cielo;

- L’INCORONAZIONE a Regina del Cielo e della terra;

fece grandi opere per mezzo di Lei, ossia:

- La MEDIAZIONE-CORREDENZIONE UNIVERSALE (anche in rapporto alla Creazione e


glorificazione.

Con tutte queste meraviglie divine per la "tapeinosis" (la "tapinità") di Maria, non fa
meraviglia, quindi la splendida profezia che si sta realizzando già da due millenni;
puntualmente: "TUTTE LE GENERAZIONI MI CHIAMERANNO BEATA» (Lc 1,48).

A conclusione di questo mese di meditazioni sul Cuore Immacolato di Maria, amiamo


riportare qui alcuni pensieri ardenti e luminosi del beato Gabriele M. Allegra:

"Tutti i titoli che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha tributato alla Madre Immacolata, tutte le
virtù onde la crediamo arricchita, tutta la sua missione, tutti i misteri della sua vita terrena e
della sua vita gloriosa ... tutto è compreso in questo nome pieno di un divino incanto: il Cuore
Immacolato di Maria!

Se contempliamo in Dio il "gran mistero di pietà", da Lui operato fra gli uomini, allora è
evidente che tutto viene dal Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo e nel Cuore della Madre
Maria... E se contempliamo la via dell'amore che conduce fino al seno del Padre, allora noi
sentiamo e crediamo che le tappe di questo cammino, le nostre ascensioni su questo itinerario
celeste, si debbano esprimere così: nel Cuore della Madre Maria e nello Spirito Santo, per
mezzo del Figlio, al Padre!

Insomma, nel Cuore Immacolato di Maria c'è la pienezza di Dio, in esso vive Gesù: "O Gesù
vivente in Maria!". In esso si trovano le ricchezze della Chiesa, la fontana viva della
misericordia e della grazia per tutti gli uomini».
MAGGIO MESE DI MARIA

INDICE

PREFAZIONE

I - GRANDI VERITÀ
1. - Il mese di Maria
2. - La salvezza dell'anima
3. - Il tempo per salvarmi
4. - La morte
5. - Il Giudizio di Dio
6. - L'inferno
7. - Il purgatorio
8. - Il Paradiso
9. - La vita di grazia

II - GRANDI MALI
10. - Il peccato
11. - Il grande nemico
12. - L'odio
13. - Lo scandalo
14. - La bestemmia
15. - La bugia
16. - La cupidigia
17. - Il rispetto umano
18. - Errori e deviazioni

III - GRANDI BENI


19. - Il Vicario di Cristo
20. - Santificare la festa
21. - La confessione
22. - L'Eucaristia
23. - La preghiera
24. - La penitenza
25. - La pazienza
26. - L'obbedienza
27. - L'umiltà
28. - La purezza
29. - La carità
30. - La devozione alla Madonna
31. - Il Santo Rosario

Misteri del santo Rosario


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PREFAZIONE

«Oggi inizia il bel mese di maggio, dedicato alla Madre di Dio». Così scriveva san Massimiliano
M. Kolbe in una delle sue ultime lettere. Si trovava già internato nel famigerato carcere di
Varsavia, il Pawiak. Ma il pensiero del mese di maggio dedicato a Maria era per lui più forte e
importante dei travagli della prigionia.

Questo mese è un dono speciale della Madonna. Non bisogna sciuparlo. Andremo a scuola da
Lei, ed Ella sarà la Celeste Maestra della nostra vita cristiana. Ella ci insegnerà le verità
fondamentali e vitali della nostra Fede per viverle con generosità e coerenza di figli devoti, di
cristiani sinceri. «Accanto a Lei - così scrive Paolo VI - sapremo essere puri, buoni, umani,
mansueti, pazienti: tutta una possente lezione evangelica di vita cristiana viene a porsi dinanzi
a noi se tale sarà il nostro intento di onorare la Madonna».

Se maggio è il mese splendido dei fiori, portatori di frutti per la mensa dei figli di Dio, è anche
il mese della fioritura spirituale in ogni anima che si accosta alla Madonna per portare i frutti
della somiglianza con Gesù.

Questo è il compito della Madonna: «riprodurre nei figli i lineamenti spirituali del Figlio»
(Marialis cultus, 57), ed Ella lo fa nella maniera «più rapida, più facile, più gradita», come ci
assicura san Massimiliano M. Kolbe.

1° maggio

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IL MESE DI MARIA

«Ecco finalmente tornato il mese della bella Mammina ...»: così scrisse una volta san Pio da
Pietrelcina all'inizio del mese di maggio.

Proprio così. È da secoli, ormai, che il mese di maggio è il mese di Maria per eccellenza, il
mese della «bella Mammina».

È il mese più bello dell'anno per lo splendore primaverile che lo riveste; per questo è
consacrato a Colei che la Chiesa canta e loda come Tutta Bella.

È il mese in cui sbocciano fragranti le rose nel tepore della ridente natura; per questo viene
consacrato a Colei che la Chiesa esalta come Rosa Mistica.

«Mese di maggio - così il papa Paolo VI - Noi ricordiamo la letizia infantile con cui andando a
scuola, portavamo fiori per l'altare della Madonna: lumi, canti, preghiere e "fioretti" davano
gioconda espressione alla devozione verso Maria Santissima, che ci appariva allora come la
regina della primavera, primavera della natura e primavera delle anime».

Il mese delle grazie

Maggio è chiamato anche il mese delle grazie e delle glorie di Maria, perché in questo mese si
ricevono copiose grazie, celebrando le glorie della Madre e Regina universale.
Anzi, soprattutto per i frutti spirituali che produce, il mese di maggio canta le più alte glorie di
Maria Corredentrice e Mediatrice di ogni grazia.

Sono grazie di ogni sorta che Ella dona amorosamente a chi celebra questo mese. Grazie di
progresso spirituale, di rinnovamento di vita, di conversione; grazie temporali per la salute,
per il lavoro, per gli studi, per la sistemazione, per la famiglia. Quante grazie in questo mese
benedetto! Tanto più che esso si chiude con la festa dolcissima della Madonna delle grazie. Chi
di noi non ha bisogno di grazie?

San Massimiliano M. Kolbe, per aiutare il fratello travagliato da pericolose angustie spirituali e
materiali, non trovò rimedio più efficace che raccomandargli con premura di fare il mese di
maggio; e gli mandò libretti utili a fargli seguire il mese mariano giorno per giorno.

Un mese di maggio ... per sbaglio

Un giovane ebreo, Ermanno Coen, trovandosi a Parigi per studiare musica, si era dato al gioco
e alla dissipazione. Bisognoso di denaro per soddisfare le sue brutte passioni, trovò un posto di
suonatore d'organo nella Chiesa di Santa Valeria, per tutto il mese di maggio.

Le prime sere egli suonava con totale indifferenza, da semplice mestierante. Ma senza volerlo,
stando lì era costretto a sentire le prediche che ogni sera si tenevano sulla Madonna. Di sera in
sera, ascoltando, il suo spirito cominciò a turbarsi e il suo cuore a commuoversi.

Alla fine del mese di maggio pensò seriamente di prepararsi al Battesimo per diventare
cattolico. E poco dopo si fece battezzare in quella stessa Chiesa. Insieme, ebbe il dono della
vocazione religiosa; divenne religioso carmelitano e morì in concetto di santità. Quante grazie
da quel mese di maggio fatto fortuitamente!

Per la Chiesa intera

Fare il mese di maggio, quindi, è accumulare grazie, è risolvere problemi o situazioni dolorose,
è ottenere il patrocinio della Divina Madre.

Per questo la Chiesa, i Pontefici, i Santi, hanno tanto raccomandato di celebrare con devozione
il mese mariano.

Il papa Paolo VI nel 1965 pubblicò una Lettera Enciclica sul «Mese di Maggio» per riaffermare
espressamente che la Chiesa lo considera il mese più fecondo di preghiera e di grazie celesti
per tutti i bisogni dell'umanità e della Chiesa.

«Appunto perché il mese di maggio porta questo potente richiamo a più intensa e fiduciosa
preghiera, e perché in esso le nostre suppliche trovano più facile accesso al cuore
misericordioso della Vergine, fu cara consuetudine dei Nostri Predecessori scegliere questo
mese consacrato a Maria, per invitare il popolo cristiano a pubbliche preghiere, ogni qualvolta
lo richiedessero i bisogni della Chiesa o qualche minaccioso pericolo incombesse sul mondo».

Facciamolo bene

Non perdiamo questa grande occasione di grazia. E cerchiamo di non farla perdere neppure ad
altri. Invitiamo i nostri cari e sforziamo i nostri amici a partecipare alle funzioni del mese
mariano. La Madonna non rimanderà nessuno a mani vuote. Ricordiamoci che Ella stessa,
apparsa con le mani che proiettavano fasci di raggi luminosi, disse a santa Caterina Labouré:
«Questi raggi sono il simbolo delle grazie che io spargo sopra le persone che me le
domandano». E santa Caterina Labouré - sull'esempio di san Filippo Neri, san Camillo, sant'
Alfonso de' Liguori e di tanti altri Santi - voleva che soprattutto nel mese di maggio si
intensificasse la preghiera mariana, l'umile ricorso a Colei che siede sul «trono della grazia, per
ottenere misericordia e trovare grazia nel bisogno» (Eb.4,16).

Ricorriamo alla Madonna ogni giorno di questo mese con la recita devota del Santo Rosario, di
questa preghiera mariana che il papa Paolo VI considerava e chiamava «compendio di tutto
quanto il Vangelo».

Soprattutto durante il mese di maggio, san Benedetto Giuseppe Labre si faceva vedere con
due corone del Rosario: una al collo e l'altra in mano; così cercava di invogliare tutti a recitare
il Santo Rosario, che è catena di grazie e di benedizioni.

Ai piedi di Maria, troviamo la sorgente di ogni grazia e santità.

Fioretti

* Impegnati a portare qualcuno al mese mariano.

* Recita un Rosario perché molti facciano il mese di maggio.

* Prega san Giuseppe perché ti insegni in questo mese ad amare la Madonna.

2 maggio

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LA SALVEZZA DELL'ANIMA

La Madonna apparve a Fatima per ricordarci soprattutto la necessità della salvezza dell'anima.

Perciò Ella raccomandò con insistenza ai tre pastorelli di pregare e fare sacrifici per la
conversione dei peccatori: «Molte anime vanno all'inferno perché non c'è chi preghi e si
sacrifichi per loro».

Prima di ogni altra cosa, la Madonna ha a cuore le nostre anime da salvare. È vero che Ella si
preoccupa maternamente anche dei nostri bisogni temporali; ma la grazia che Ella vuole
concederci più di tutte le altre è certamente la grazia della salvezza dell'anima.

Questa è senza alcun dubbio la grazia delle grazie, la grazia che vale l'eternità del Paradiso.

L'apostolo san Pietro scriveva ai cristiani: «Conseguite la meta della vostra fede, cioè la
salvezza delle vostre anime» (1Pt 1,9). Ma noi che conto facciamo della salvezza della nostra
anima? Ci sta veramente a cuore? Ci preoccupiamo sul serio?

Come è triste, purtroppo, dover rispondere che spesso noi facciamo come quei figlioli
ammalati, i quali anziché pensare a far la debita cura per riacquistare la salute, sono
insofferenti della cura e pensano soltanto a divertirsi e a godere.

«Che giova all'uomo ...»

Possibile che non comprendiamo come sia di primaria importanza lavorare anzitutto alla
salvezza dell'anima?
Guadagno, studio, lavoro, divertimenti, commercio, famiglia, carriera, sono cose del tutto
secondarie rispetto alla salvezza dell'anima.

«Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?» (Mt 16,26). E
ancora, in parabola: «Le terre di un ricco avevano dato abbondante raccolto. Ed egli, fra sé,
così andava ragionando: come farò che non ho posto dove ammassare i molti raccolti? Ecco,
disse, farò così: demolirò i miei granai, ne costruirò dei più grandi, vi ammasserò tutto il mio
raccolto e tutti i miei beni; poi dirò all'anima mia: O anima, tu hai una gran riserva di beni per
molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti! Ma Dio gli disse: Stolto! Questa notte stessa ti
verrà richiesta la vita; e quello che hai preparato per chi sarà? Così avverrà pure a chi
accumula tesori per sé, ma non si cura di avere ciò che vale per Iddio» (Lc 12,16-21).

Poteva parlare più chiaro Gesù nel suo Vangelo? Perché lo dimentichiamo o non ci badiamo
come si dovrebbe?

Buon per noi che la Madonna viene a ricordarcelo con amore materno, e ce lo vuol ricordare
anche oggi in questo suo bel mese.

«Egli è salvo! ...»

Fare bene il mese di maggio può valere la salvezza eterna della nostra anima. Ecco un esempio
molto istruttivo.

Ad Ars, un giorno arrivò una signora disfatta dal dolore che la stava portando alla disperazione.
Pochi giorni prima le era morto tragicamente il marito. Si era suicidato, gettandosi da un alto
ponte nel fiume. La moglie era tormentata indicibilmente dal pensiero della dannazione del
marito.

Entrata nella Chiesa di Ars, la povera signora si pose subito in ginocchio a pregare e a
piangere. Era la prima volta che si recava ad Ars.

Il santo Curato d'Ars, passandole accanto, le sussurrò in un orecchio: «Egli è salvo!». «Che
cosa?», esclamò la signora sbalordita. «Suo marito è salvo - ripeté il Santo - è in Purgatorio, e
bisogna pregare per lui ... Tra il parapetto del ponte e il fiume, ha avuto tempo di pentirsi ... È
la Madonna che gli ha ottenuto la grazia. Ricordatevi del mese di maggio che facevate in
camera. Talvolta vostro marito, sebbene irreligioso, si univa alla vostra preghiera e metteva
anche un fiore dinanzi all'immagine di Maria. Ciò gli ha ottenuto il pentimento e il perdono
estremo».

La cosa più necessaria

Chi si prende cura della salvezza dell'anima somiglia a Maria di Betania che sta ai piedi di
Gesù, attenta alle sue parole di vita eterna. Marta, invece, che «si affanna dietro molte cose»,
è immagine di quelli che si preoccupano delle cose terrene e secondarie, e non hanno mai
tempo di badare all'anima. Eppure, la salvezza dell'anima resta sempre «l'unica cosa
necessaria» (Lc 10 ,42).

Quanta stoltezza nella nostra vita se fra i pericoli del mondo trascuriamo quest'unica cosa
necessaria! C'è una lettera scritta da san Gabriele dell'Addolorata a un suo compagno di liceo,
in cui tra l'altro è scritto: «Hai ragione di dire che il mondo è pieno di pericoli e d'inciampi, e
che è molto difficile salvarsi l'unica anima nostra; per questo, però, non devi perderti di
coraggio ...

Ami la salvezza? Fuggi i compagni cattivi, i teatri dove spesso si entra in grazia di Dio, e se
n'esce dopo averla perduta o messa in gran pericolo.
Ami la salvezza? Fuggi le conversazioni troppo libere, i libri cattivi che possono fare un male
indicibile a tutti ...».

Diamo ascolto ai Santi! Adoperiamo i mezzi di salvaguardia per non rovinarci l'anima. Non c'è
niente che possa valere la salvezza della nostra anima. «Che cosa potrà dare l'uomo in cambio
della sua anima?» (Mt 16,26).

«Coloro che presumono di non aver bisogno di salvezza - dice il Catechismo della Chiesa
Cattolica -, sono ciechi sul proprio conto» (n. 588).

La scala bianca

Un giorno, mentre san Pio da Pietrelcina passava lentamente tra una folla di uomini, un
giovane gli gridò da lontano: «Padre, mi dica una parola decisiva, che cosa debbo fare?».
Padre Pio lo guardò di uno sguardo profondo e gli rispose subito: «Salvarti L'anima!»,

Ecco l'essenziale. Tutto il resto passa. La salvezza dell'anima dura in eterno.

E la Madonna vuole assicurarci la salvezza con la nostra collaborazione nell'uso dei mezzi di
salvezza: la preghiera, i Sacramenti, la penitenza, le opere buone, e particolarmente la
devozione mariana. Anche san Francesco d'Assisi nella celebre visione di frate Leone sulla scala
bianca e la scala rossa, ci assicura che la devozione alla Madonna è garanzia di salvezza.
Difatti, tutti coloro che salivano sulla scala bianca in cima alla quale c'era la Beata Vergine,
arrivavano in Paradiso; quelli della scala rossa, invece, quanti sforzi a vuoto!

Fioretti

* Impegnati a esaminare ogni sera la tua anima (esame di coscienza).

* Chiediti spesso: «Giova alla mia anima questa azione, questo pensiero».

* Parla anche agli altri della salvezza dell'anima.

3 maggio

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IL TEMPO PER SALVARMI

Sulla terra Dio mi dà il tempo per salvarmi e santificarmi. «Egli ci vuole tutti salvi» (1Tm 2,4),
vuole la nostra «santificazione» (1Ts 4,3) e ce ne dà la possibilità lungo l'arco di tempo
stabilito per la nostra vita terrena.

«L'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei cristiani», dice il
Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1428).

L'arco di tempo può essere più o meno lungo. San Domenico Savio si è santificato vivendo solo
quindici anni. Sant' Alfonso de' Liguori, vivendo novantun anni. La misura del tempo sta nelle
mani di Dio «padrone della vita e della morte» (Sap.16,13). A noi tocca solo utilizzare il nostro
tempo secondo il fine per cui Dio ci ha creati, ossia: «per conoscerlo, amarlo e servirlo in
questa vita, e poi goderlo in Paradiso», secondo l'insegnamento del Catechismo di san Pio X.
Questo significa «operare il bene mentre si ha tempo», come raccomandava san Paolo
(Gal.6,10). Tutto mi deve servire a raggiungere il godimento eterno del Paradiso, che consiste
nella visione beatifica di Dio. Altrimenti, si opera a vuoto, con perdite incalcolabili di meriti e di
energie.

Ad un vecchio eremita, una volta fu chiesta l'età.

«Ho cinquant'anni» rispose. «Non è possibile! - replicò il visitatore -. Ne avete certamente più
di settanta ...».

«È vero - rispose l'eremita -la mia età sarebbe di settantacinque anni; ma i primi venticinque
non li conto, perché li ho passati lontani da Dio».

«A che mi serve? ...»

San Bernardo diceva: «Ogni tempo non speso per Iddio è perduto».

Per questo san Luigi Gonzaga, come tanti altri Santi, si propose di chiedersi prima di ogni
azione: «A che mi serve per l'eternità? ... ». E riflettendo fino in fondo, comprese bene come
valesse la pena di rinunciare al possesso di un principato e a un avvenire di glorie terrene, per
consacrarsi interamente a Gesù e all'acquisto della gloria eterna, consumandosi d'amore per
Iddio e per il prossimo.

Sant' Alfonso M. de' Liguori si obbligò addirittura con un voto speciale: il voto di non sciupare
un attimo di tempo. E lo osservava con eroismo commovente. Quando scriveva per ore e ore
quelle pagine di dottrina e di pietà che illuminavano tante anime, se a volte gli faceva male la
testa, si premeva con una mano una pietra sulla fronte, mentre con l'altra mano continuava a
scrivere.

Se volessimo esaminare l'uso del nostro tempo e il fine delle nostre azioni, non è forse vero
che dovremmo metterci le mani fra i capelli?...

Quanto tempo sprecato! Magari siamo prontissimi a dire di non aver tempo neppure per
qualche minuto di preghiera mattino e sera, o per recitare un Rosario (15 minuti), o per fare
un'opera buona...; e poi non ci accorgiamo di sciupare ogni giorno ore di tempo libero dinanzi
al televisore o al cinema, nei bar o per le strade o allo stadio, tra fumo, canzoni e chiacchiere
... Questo è l'uso del tempo libero di molti cristiani!

Raccolgo quel che semino

Che dire, poi, del fine soprannaturale che dovrebbero avere le nostre azioni? Si agisce solo per
guadagno. Si fa tutto solo per interesse. Si lavora solo per i soldi. E quale prontezza fulminea
quando si tratta di lamentarsi per inconvenienti, disagi o perdite! Tutto è calcolato. Tutto mi
deve dare il massimo rendimento e godimento con il minimo sforzo. Forse nei nostri
comportamenti non c'è mai neppure un soffio di amar di Dio, un cenno di intenzione
soprannaturale, un moto di elevazione al fine più alto per cui il cristiano deve agire. «Sia che
mangiate, sia che beviate, o facciate qualunque altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio»
(1Cor 10,31).

Come faremo davanti a Dio? Se è vero che un giorno renderemo conto anche «di ogni parola
oziosa» (Mt 12,36), tanto più renderemo conto di ogni minuto di tempo sciupato. In un minuto
di tempo si possono fare diversi atti di amor di Dio. Così faceva, ad esempio, santa Bertilla
Boscardin che passava per le stanze dell'Ospedale recitando devote giaculatorie piene di
amore. Noi, invece, passiamo di azione in azione, di luogo in luogo, solo attenti al nostro
interesse. Ma non facciamoci illusioni: «quello che l'uomo avrà seminato, quello mieterà»
(Gal.6,8). Se riempiremo il nostro tempo di azioni fatte per Iddio, mieteremo un giorno la
visione beatifica di Dio; altrimenti, mieteremo le sofferenze del Purgatorio o, Dio non voglia,
dell'inferno eterno.

Un bell'esempio

Guardiamo a un modello di santo nostro contemporaneo: san Giuseppe Moscati, grande


medico napoletano. Non visse a lungo, ma riempì il suo tempo di cose veramente nobili e
sante.

Ogni giorno egli iniziava la sua giornata alle cinque del mattino con due ore di preghiera
raccolta e intensa: faceva la sua meditazione, partecipava alla Santa Messa, riceveva la santa
Comunione e faceva un lungo ringraziamento.

Senza queste due ore, soprattutto senza la santa Comunione egli diceva di non aver coraggio a
entrare in sala medica per le visite agli ammalati.

Subito dopo le due ore di preghiera, si portava nei vicoli di qualche rione della vecchia Napoli,
scendeva in qualche "basso" o saliva su qualche soffitta a visitare gratuitamente ammalati in
condizioni penose e pietose.

Continuava poi la sua mattinata con la scuola e con le visite mediche, all'Ospedale. Prima di
una diagnosi, nei momenti di difficoltà, metteva la mano nella tasca, stringeva per un attimo la
corona del Rosario, si raccomandava alla Madonna. Durante le visite non era meno
preoccupato di raccomandare agli infermi la cura dell'anima, dando consigli e ammonizioni
concrete ... come quella di confessarsi e di comunicarsi. A mezzogiorno, al suono dell'Angelus,
anche se stava in sala medica, recitava immancabilmente l'Angelus, invitando tutti i presenti a
unirsi nella preghiera.

Al pomeriggio continuava le visite mediche, a casa, fino al tramonto. Chiudeva la sua giornata
con la Visita al Santissimo Sacramento, la recita del Santo Rosario, le preghiere della sera.
Morì mentre faceva le visite, amando i corpi e le anime degli infermi. Ecco un vero cristiano
che «operava il bene mentre aveva tempo» (Gal.6,10).

Fioretti

* Iniziare e chiudere la giornata con le preghiere del mattino e della sera.

* Mortificare soprattutto gli occhi e la lingua per non sciupare tempo in curiosità e chiacchiere.

* Pregare anziché parlare inutilmente.

4 maggio

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LA MORTE

La morte è la porta della vita eterna. Attraverso di essa si entra nell'aldilà. È un passaggio
obbligato. «È destino dell'uomo morire» (Eb.9;27). Un destino che porta il marchio della colpa
originale: «La morte è lo stipendio del peccato» (1Cor 15;21). Perciò è terribile morire. E la
morte ci dimostra crudamente come sia vera la parola di Dio: «Ricordati uomo, che sei polvere
e in polvere ritornerai» (Gn.3,19).
Con la Redenzione operata da Gesù, però, la morte in grazia di Dio è il sigillo della salvezza
eterna; per i santi, la morte è l'entrata in Paradiso.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, infatti, insegna che «per il cristiano che unisce la propria
morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna»
(n. 1020). San Paolo sembra gridare di gioia quando scrive: «Per me la morte è un guadagno»
(Fil 1,21). Per questo san Tommaso Moro, condannato a morte dagli eretici, il giorno del
supplizio volle indossare il suo abito più bello e più prezioso. E san Carlo Borromeo si fece
dipingere un quadro sulla morte, che raffigurava un morente pieno di serenità; vicino c'era un
Angelo bellissimo con una chiave d'oro in mano, pronto ad aprire la porta del Paradiso. Quale
grazia è morire da santo! «Preziosa al cospetto di Dio è la morte dei suoi santi» (Sal.115,15).

Quando? Come? Dove?

La morte è la cosa più certa, ma ignoriamo quando avverrà, come avverrà, dove avverrà. Si
può morire nel seno materno o a cento anni di età; si può morire nel proprio letto o in mezzo a
una strada. La sera non siamo sicuri se rivedremo il sole; né al mattino siamo sicuri di arrivare
alla sera. Siamo certi solo di questo: «Non sappiamo né il giorno né l'ora» (Mt 25,13); la morte
«verrà come il ladro notturno» (1Ts 5,2), ossia di nascosto e a sorpresa. Perciò Gesù ci
ammonisce con energia: «Siate pronti! perché nell'ora che non credete il Figlio dell'uomo
verrà» (Lc 12,40).

Quanta deve essere la nostra stoltezza, allora, se alla morte non vogliamo pensarci, perché - si
dice - ci rattrista la vita! E non riflettiamo che in tal modo somigliamo agli struzzi, i quali
mettono la testa sotto la sabbia per non vedere il pericolo che li sovrasta.

Quale tragedia sia una cattiva morte, lo capiremo solo nell'eternità. Il demonio sa bene quanto
sia salutare il pensiero della morte. Per questo lo fa considerare di malaugurio, tenendoci
spensierati e gaudenti fra i vizi e i peccati.

Al papa Pio XI un giorno si presentò una signora che gli chiese un ricordo personale. Il Papa si
trovava per la via; osservò la signora vestita con lusso tutto mondano; si chinò a terra,
raccolse un po' di polvere e fece sulla fronte della signora una crocetta dicendo: «Ricordati che
sei polvere e in polvere ritornerai». Non poteva darle un ricordo più personale!

Essere sempre pronti

Noi siamo capaci di riempire le nostre giornate di lavoro, di divertimenti, di sesso, di politica, di
sport, di fumo e di televisione. Viviamo storditi e incatenati dalle tensioni del guadagno, del
piacere, del successo. E non ci preoccupiamo affatto che intanto stiamo andando «là dove tutti
sono incamminati» (Gv.23,14), verso l'eternità. Le realtà terrene, gli affari temporali, la salute
del corpo, le cose materiali ci schiavizzano, ci addormentano in un letargo spirituale che può
essere fatale. Gesù ci ha raccomandato più volte nel Vangelo di farci trovare spiritualmente
svegli e operosi per il Regno dei cieli: «Beati quei servi che il padrone al suo arrivo troverà
desti!» (Lc 12,37).

Essere «desti», essere «pronti» significa soprattutto vivere sempre in grazia di Dio, evitando il
peccato mortale o chiedendo immediatamente perdono e confessandosi al più presto se si ha la
disgrazia di cadere. San Giovanni Bosco diceva ai suoi giovani di andarlo a svegliare anche alle
due di notte per confessarsi subito quando cadevano in peccato mortale. Questa deve essere la
prima e assoluta preoccupazione di ogni cristiano: in qualunque momento la morte arrivi con la
sua inesorabile «falce» (Ap.14,14), mi deve trovare in grazia di Dio. Come insegna il
Catechismo della Chiesa Cattolica, la morte «per coloro che muoiono nella grazia di Cristo, è
una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua Risurrezione»
(n. 1006).

La grazia di Dio è come l'olio delle lampade nella parabola evangelica delle dieci vergini. Le
cinque vergini prudenti, che avevano l'olio nelle lampade, entrarono con lo Sposo alle nozze; le
cinque vergini stolte, invece, furono escluse dalle nozze perché avevano le lampade senza olio.
«Non vi conosco» fu la parola terribile che il Signore disse loro (Mt 25,1-13). Pensiamo, invece,
alla morte di san Benedetto. Quando sentì giunto il momento del passaggio all'altra vita, il
santo Patriarca volle essere sostenuto in piedi da due monaci, e stava proprio così, con le
braccia sollevate, nell'atto di «andare incontro allo Sposo» (Mt 25,6).

«...Nell'ora della nostra morte»

Dalla Madonna dobbiamo ottenere la grazia di una buona morte. Questa grazia è così
importante che la Chiesa ce la fa chiedere ad ogni Ave Maria: «Prega per noi adesso e nell'ora
della nostra morte». Beata la morte di chi ha amato Maria, di chi invoca Maria! Santa Maria
Maddalena Sofia Barat diceva che «la morte di un vero devoto di Maria è il balzo di un bambino
tra le braccia della Madre». E san Bonaventura ha scritto che morire «con la pia invocazione
della Vergine è segno di salvezza».

Quando san Giovanni Bosco ebbe l'apparizione di san Domenico Savio morto qualche giorno
prima, volle fargli questa domanda: - Dimmi, Domenico, quale fu la cosa più consolante per te
in punto di morte?

- Don Bosco, indovini lei!

- Forse il pensiero di avere custodito bene il giglio della purezza? - No.

- Forse il pensiero delle penitenze fatte durante la vita? - Neppure questo.

- Allora sarà stata la coscienza tranquilla ... da ogni peccato? - Questo pensiero mi giovò; ma
la cosa più consolante per me nell'ora della morte fu il pensare che ero stato devoto della
Madonna! ... Lo dica ai suoi giovani e raccomandi con insistenza la devozione alla Madonna.

Fioretti

* Offrire la giornata per i moribondi.

* Vivere come se fosse l'ultimo giorno di vita.

* Leggere e meditare la parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13).

5 maggio

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IL GIUDIZIO DI DIO

La meditazione sul Giudizio di Dio è così salutare all'uomo che sant'Agostino arrivava a dire:
«Se i cristiani non sentissero altra predicazione che quella sul Giudizio di Dio, questa sola
basterebbe a far loro osservare il Vangelo e vivere santamente in grazia». E davvero: non
cambierebbero forse tanti nostri comportamenti, se spesso avessimo il coraggio di chiederci:
«come vorrei trovarmi ora al Giudizio di Dio?». Tale raccomandazione ci viene fatta anche da
san Giacomo: «Parlate e operate così come fareste se già cominciaste a essere giudicati»
(Gc.2,12).

Il Giudizio di Dio sarà un vero giudizio e glorificherà senza fine la giustizia di Dio, che
«sottoporrà al vaglio ogni opera, per quanto nascosta, buona o cattiva che sia» (Qo.12,14). Al
Giudizio di Dio noi appariremo quel che siamo stati, senza finzioni o maschere, con tutte le
nostre colpe più segrete e vergognose. Nulla sfuggirà all'occhio di Dio: neppure una fragilità,
una parola oziosa (Mt 12,36).

Quale confusione ...

Se non moriremo da santi, sarà davvero grande la confusione che proveremo. San Girolamo
scrisse che gli veniva da tremare in tutto il corpo quando pensava al Giudizio di Dio e alle sue
sanzioni.

«Alla fine dell'anno scolastico - scrisse il servo di Dio Dolindo Ruotolo - ogni alunno si presenta
agli esaminatori per essere interrogato ... Analogamente avviene per l'anima: quella peccatrice
e ostinata nel male è condannata all'inferno; l'anima mediocre è mandata nel Purgatorio, a
riparare ed espiare i suoi falli; l'anima del tutto pura è accolta nella gloria e nella felicità del
Paradiso».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «ogni uomo fin dal momento della sua morte
riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la
sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione o entrerà
immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre»
(n. 1022).

Ricordiamo sempre, quindi, l'ammonizione di Gesù: «Vegliate e pregate in ogni tempo, affinché
siate degni di scampare ai futuri castighi, e possiate comparire senza timore davanti al
Figliuolo dell'uomo» (Lc 21,36).

Al Giudizio di Dio ci sarà il vero «rendiconto» (Lc 16,2) inappellabile e giustissimo. E


sant'Agostino ci dice che il demonio sarà il peggiore accusatore della nostra anima (cfr.
Ap.12,10).

«Signore - dirà il demonio - quest' anima non ha osservato i comandamenti della tua legge,
ma della mia. Dammela, dunque, perché mi appartiene».

Oseremo appena balbettare: «Signore, a seguire il demonio si faceva meno fatica; la tua legge
è troppo dura ...».

«Non è vero, non è vero! - ci insulterà il demonio -

Io ti facevo lavorare anche di domenica, mentre la legge di Dio ti concedeva riposo. E tu


lavoravi per me.

Io ti facevo bere vino, anche quando non avevi più sete, e ti faceva male; con l'ubriachezza ti
abbassai al di sotto delle bestie.

Io ti comandavo di ballare, e tu, stanco da sei giorni di lavoro, ti sfinivi a ballare per farmi
ridere.

Io ti suggerivo un appuntamento equivoco, e tu lasciavi i tuoi anche se faceva freddo o pioveva


o nevicava.

Io ti dicevo di sprecare nei vizi tutti i tuoi sudori della settimana; e tu, che avevi paura di dare
un soldo in elemosina, consumavi nei ritrovi, con gli amici il sostentamento della famiglia.
Altro che leggero il mio giogo! Eppure, tu l'hai preferito a quello di Dio ...».

A chi ricorreremo?

Il Giudizio di Dio siamo noi stessi a prepararcelo con la nostra vita. Quale sarà stata la nostra
vita, tale sarà il Giudizio di Dio. «A ciascuno verrà reso secondo il suo operato», ci dice Gesù
(Mt 16,17).

Ma se il nostro operato non sarà stato conforme al Vangelo, ossia tutto amore a Gesù e ai
fratelli (Mt 25,31-46), a chi mai potremo ricorrere in quell'attimo che sarà fulmineo come un
«batter d'occhio» (1Cor 15,52)? È prima di allora, è adesso che noi dobbiamo provvedere ad
ottenere un giudizio di salvezza. «Adesso è il tempo propizio» (2Cor 6,2), è il tempo della
misericordia. Fin che siamo in vita possiamo ottenere l’abbondanza della misericordia,
ricorrendo alla Madonna «Madre di misericordia», come la invochiamo nella Salve Regina. E
sarà una grazia speciale se nei momenti estremi della vita potremo ricorrere a Lei, andando
«con fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia ...» (Eb.4,16).

San Massimiliano M. Kolbe diceva che se anche avessimo già un piede nell'inferno, purché
invochiamo l'Immacolata, Ella ci otterrà la salvezza eterna.

San Gabriele dell'Addolorata, sul letto di morte, nella sua agonia, subì assalti demoniaci. Lo si
vide agitarsi un poco. Il confessore lo benedisse, e pensò che volesse cambiare posizione. «No
- sussurrò il Santo - cerco l'immagine della Madonna». L'immagine stava sul letto, ma fra le
pieghe della coperta. Appena gliela diedero, egli si rasserenò, la guardò con amore e disse:
«Mamma mia, fai presto».

Anche san Camillo de Lellis sul letto di morte venne assalito dai ricordi delle colpe commesse
nella sua disordinata gioventù. Il Santo si fece portare un quadro del Crocifisso con la Madonna
ai piedi della Croce, e con passione ardente pregò la Vergine Addolorata Corredentrice di
intercedere per lui. Morì, contemplando serenamente la Madre delle misericordie.

Sia concesso anche a noi di presentarci al Giudizio di Dio contemplando la Celeste Mamma!

Fioretti

* Chiedermi spesso: «Come vorrei trovarmi al giudizio di Dio?»,

* Pregare la Madonna di prepararci Lei al Giudizio di Dio.

* Meditare la pagina del Vangelo di san Matteo 25,31-46, e compiere qualche atto di carità.

6 maggio

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L'INFERNO

Quando a san Girolamo venne chiesto perché si fosse ritirato in una grotta di Betlem a vivere
da eremita penitente, egli rispose: «Mi sono condannato a questa prigione perché temo
l'Inferno».
Un gigante di dottrina e di santità come san Girolamo, teme l'inferno. Noi invece, senza
dottrina e senza santità, né ci preoccupiamo né vogliamo affatto pensare all'inferno. E così
dimostriamo quel che siamo: poveri incoscienti.

San Paolo, rapito al terzo cielo, e carico di meriti, teme di potersi dannare (1Cor 9,27). Noi
invece, con una superficialità che fa spavento, crediamo di evitare l'inferno senza né meriti né
timori. Anzi, arriviamo a raccomandare di non parlare mai dell'inferno perché «impressiona»,
non curandoci neppure del fatto che Gesù nel Vangelo ha parlato dell'inferno non solo qualche
volta, ma ben diciotto volte!

Come al solito, vigliacchi quali siamo, a noi piacciono soltanto discorsi allegri e do1ciastri, da
cristianesimo facile e facilone, a base di fatui osanna e alleluia. La Chiesa invece, come insegna
il Catechismo della Chiesa Cattolica, nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la
sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte
discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, il «fuoco eterno»
(n. 1035).

«Via da me, maledetti!»

Questa è la terrificante condanna di coloro che muoiono in peccato mortale. «Costoro


andranno all'eterno supplizio» (Mt 25,46).

«Andranno ...». All'inferno ci va soltanto chi vuole andarci. Dio ci crea tutti per il Paradiso e ci
dà i mezzi per raggiungerlo. Ma ci lascia liberi di accettare o no. L'uomo che rifiuta, quindi, sa
di perdere il Paradiso e di scegliere l'inferno. Egli vuole così, liberamente. Né si può fare torto a
Dio perché rispetta la libertà dell'uomo! Ma quale follia rinunciare a Dio, perdere il Paradiso,
precipitarsi in quell'abisso di orrori che è la dimora dei demoni!

La visione beatifica di Dio, l'unione a Gesù e alla Madonna, la compagnia degli Angeli e dei
Santi ...: la perdita di questi beni infiniti costituisce la pena del danno dei dannati, ossia la
pena più orrenda e spaventosa che si possa concepire. Del resto, se è vero che con il peccato
mortale si crocifigge di nuovo Gesù nel proprio cuore (Eb.6,6), di quale supplizio «non sarà
degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio» (Eb.10,20)?

«...nel fuoco eterno»

All'inferno c'è anche la pena del senso, ossia il «fuoco eterno» (Mt 18,7) che fa stare i dannati
«in preda ai tormenti ... di una fornace ardente» (Lc 16,23-4).

La Geenna è l'immagine più espressiva che Gesù ha usato per raffigurare l'inferno. La Geenna
è un profondo vallone su uno dei fianchi di Gerusalemme. In essa si gettavano tutte le
immondizie della città, che venivano bruciate da un fuoco perenne.

L'inferno è l'immondezzaio del cielo e della terra: in esso si raccolgono tutti gli angeli ribelli e
tutti gli uomini immondi, perversi e corrotti, morti in peccato mortale. Tutti bruceranno con
«fuoco inestinguibile» (Mc 9,44), odiosi a Dio per l'eternità.

Davvero è «cosa tremenda cadere nelle mani di Dio» (Eb.10,31).

Ma non si potrà forse dire che sia sproporzionata la pena eterna per le colpe dell'uomo? No
perché «come la ricompensa sta al merito - scrisse san Tommaso d'Aquino - così la pena sta
alla colpa». Alle azioni buone corrisponde il Paradiso eterno. Alle azioni cattive (peccati mortali)
corrisponde l'inferno eterno.

Il ricco epulone che durante la vita aveva pensato al tanto ai «sontuosi banchetti» nei quali
gozzovigliare, e il povero Lazzaro, invece, che aveva sopportato in pace le proprie sventure,
lasciando che persino i cani venissero «a leccargli le piaghe», ci fanno comprendere molto
bene la diversa sorte eterna che spetta agli uomini cattivi e buoni (Lc 16,19-31).

«Molti si dannano»

A Fatima l'Immacolata fece vedere l'inferno ai tre Pastorelli. E Lucia ha descritto quella visione
come meglio poteva con queste parole: «Vedemmo, come in un mare di fuoco, immersi i
demoni e le anime, quasi fossero carboni trasparenti e neri, abbronzati, in forma umana,
fluttuanti nell'incendio sollevato dalle fiamme che si sprigionavano da essi stessi come nuvole
di fumo e cadenti da ogni lato, come lo sfavillare dei grandi incendi. Senza peso né equilibrio,
fra urla e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzavano e facevano svenire dalla paura
...».

«Avete visto - disse la Madonna - l'Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori? Per
salvarli il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato».

Riflettiamo seriamente su questo richiamo della Madonna, attacchiamoci fortemente al suo


Cuore Immacolato, e teniamo ben radicato in noi l'impegno di vivere sempre in grazia di Dio,
pronti a tutto soffrire, pur di non commettere un peccato mortale: «Non temete coloro che
uccidono il corpo, ma che non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far
perdere l'anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28). Se gli uomini pensassero seriamente a
queste parole di Gesù, chi mai si dannerebbe?

«Come muore un dannato»

San Clemente Hofbauer, apostolo di Vienna andò a visitare un moribondo miscredente, e fu


accolto con insulti.

- Vattene al diavolo, frate! ... Perché non te ne vai?

- Perché voglio vedere come muore ... un dannato!, risponde il Santo.

A queste parole il moribondo resta colpito. Ammutolisce. Intanto san Clemente invoca la
Madonna con ardore. Dopo poco, si ode il moribondo singhiozzare. Infine esclama: - Padre
mio, perdonatemi. Accostatevi.

Si confessa tra le lagrime, e muore invocando Maria, Rifugio dei peccatori.

«La misericordia immensa di Maria - ha scritto san Giovanni Crisostomo - salva un gran
numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati». Affidiamoci
a Lei, dunque, con ogni fiducia.

Fioretti

* Ripetere spesso la giaculatoria «Madre mia, fiducia mia».

* Offrire la giornata per i peccatori moribondi.

* Leggere e meditare la parabola del ricco Epulone (Lc 16,19-31).

7 maggio

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IL PURGATORIO

Se si muore in grazia di Dio, ma si hanno debiti di espiazione per i peccati commessi e si


hanno ancora difetti di cui liberarsi per entrare puri in Paradiso, si va in Purgatorio a liberarsi
dei debiti e dei difetti.

Proprio per questo esiste il Purgatorio, che è un regno temporaneo dell'oltretomba. Tutti coloro
che muoiono nell'amicizia con Dio, ma non sono puri e degni per il Paradiso, vanno in quel
luogo di dolorosa purificazione per tutto il tempo necessario a purificarsi.

La Chiesa insegna chiaramente questa verità: «Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia
di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene sono certi della loro salvezza eterna,
vengono però sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità
necessaria per entrare nella gioia del cielo» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1030).

Per questo si fanno i suffragi e si prega per i defunti che si trovano in Purgatorio: perché sia
affrettato il loro passaggio da quel luogo di pena al regno beato del Paradiso eterno.

È verità divina

La Sacra Scrittura ci parla, fin dalle prime pagine, dell'uso degli Ebrei di pregare per i morti,
Questo uso esprime necessariamente l'esistenza delle anime defunte in un luogo che non sia
né l'inferno né il Paradiso, perché né i dannati né i beati hanno bisogno delle nostre preghiere.

Più espressamente ancora la Bibbia ci parla dei sacrifici per i defunti che gli Ebrei celebravano
nel Tempio. Alla morte di Aronne, vennero offerti sacrifici per trenta giorni continui (cfr.
Dt.34,8; Nm 20,30). E Giuda Maccabeo, dopo le sanguinose battaglie, raccoglieva somme di
denari da mandare a Gerusalemme per fare offrire sacrifici per le anime dei soldati caduti in
guerra:

È cosa santa e salutare pregare per i defunti, affinché siano sciolti dai loro peccati (cfr. 2Mac
12,46). Anche il profeta Malachia ci parla del Signore che purifica con il fuoco le anime dei figli
di Levi (cfr. Ml.3,3).

Gesù, nel Nuovo Testamento, si riferisce più di una

volta al Purgatorio. Il più chiaro riferimento è quello sul bisogno di chiudere ogni conto con il
nostro nemico, prima di cadere nelle mani del Giudice, che ci getterà in una prigione e non ci
farà uscire se non dopo aver saldato il debito «fino all'ultimo centesimo» (Mt 5,25-26). Questa
«prigione»; è chiaro, non può essere l'inferno, da cui non si esce «in eterno», ma è il
Purgatorio, come hanno interpretato i Santi Padri.

San Paolo continua l'insegnamento di Gesù dicendo che chi compie opere imperfette si salverà,
sì, ma passando «per il fuoco» (1Cor 3,15).

Dopo san Paolo, possiamo citare i grandi Padri e Dottori della Chiesa, sant' Agostino, san
Giovanni Crisostomo, sant'Efrem, san Cipriano, san Tommaso d'Aquino, e così via. Il Magistero
della Chiesa, infine, ha presentato la verità del Purgatorio come dogma di fede.

Si soffre terribilmente

In Purgatorio si soffrono le pene della purificazione secondo il bisogno di ciascuno. C'è chi ha
più debiti e difetti, e chi ne ha di meno. L'intensità e la durata sono su misura perfetta. Ma la
qualità della sofferenza è terribile. Pena del senso e pena del danno costituiscono una
sofferenza di cui sulla terra non è dato pensare l'uguale.
San Tommaso d'Aquino insegna: «La più piccola pena del Purgatorio sorpassa le più grandi
pene della terra»; e ancora: «Il medesimo fuoco tormenta i dannati nell'Inferno e i giusti nel
Purgatorio».

Là si capirà quale cosa tremenda è l'offesa a Dio e quale riparazione esige la Sua giustizia. Per
questo i Santi erano così attenti a espiare sulla terra ogni minima mancanza, anche le «parole
oziose» (Mt 12,36). Santa Monica, sul letto di morte, a quelli che circondavano il suo letto
diceva: «Pregate per me! Non vi prendete cura del mio corpo, ma soltanto dell'anima mia».

Non lagrime, ma suffragi

I defunti non hanno bisogno delle nostre lagrime, ma dei nostri suffragi. Tanto meno hanno
bisogno di corone di fiori e cortei per il funerale. Quanta stoltezza, a volte, in certi cristiani! Si
preoccupano e spendono senza risparmi per le solennità esterne del funerale, e non si curano o
misurano la lira per far celebrare una Santa Messa!

Se potessimo vedere le sofferenze delle anime purganti, con quale cura le aiuteremmo facendo
soprattutto celebrare le Sante Messe, facendo Comunioni, recitando Rosari, praticando
penitenze!

Una notte san Nicola da Tolentino vide l'anima del confratello defunto, fra' Pellegrino da Osimo,
che lo pregò di celebrare subito una Santa Messa per lui e per le anime purganti. Ma il Santo
rispose che non poteva perché doveva celebrare la Messa di turno. Allora il defunto condusse
san Nicola in Purgatorio. Alla vista delle pene terribili che soffrono quelle anime, san Nicola si
spaventò, andò subito dal Padre Superiore e lo pregò di fargli celebrare Messe per fra'
Pellegrino e per le anime purganti. Ottenuto il permesso, la celebrazione delle Sante Messe fu il
suffragio più potente e salutare per quelle care anime.

Un confratello una mattina chiese a san Pio da Pietrelcina un ricordo per il papà defunto,
durante la Santa Messa. Padre Pio invece volle applicare la Santa Messa per l'anima del papà di
quel confratello. Subito dopo la Messa, Padre Pio chiamò il confratello e gli disse: «Questa
mattina, tuo papà è entrato in Paradiso». Il confratello rimase sbalordito e felice, tuttavia non
poté fare a meno di esclamare: «Ma padre Pio, mio papà è morto trent'anni fa!». Padre Pio gli
rispose con voce grave: «Eh, figlio mio davanti a Dio tutto si paga!».

La Madonna libera dal Purgatorio

San Bernardino ha chiamato la Madonna «Plenipotenziaria» del Purgatorio, perché ha nelle sue
mani tutte le grazie e i poteri per liberare dal Purgatorio chi vuole.

Essere devoti della Madonna, quindi, e ricorrere a Lei per ottenere il sollievo e la liberazione
delle anime purganti deve starci davvero a cuore se vogliamo offrire efficaci preghiere e
suffragi. La Madonna stessa rivelò al beato Alano: «lo sono Madre delle anime del Purgatorio,
ed ogni ora per le mie preghiere sono alleggerite le pene dei miei devoti».

Specialmente il Santo Rosario è di una efficacia particolarissima. Sant'Alfonso de' Liguori ci


insegna: «Se vogliamo aiutare le anime del Purgatorio, recitiamo per loro il Rosario, che arreca
loro grande sollievo».

San Pio da Pietrelcina, donando la corona del Santo Rosario, talvolta diceva: «Vuotiamo un
angolo del Purgatorio».

Un Santo che consolò molto le anime purganti con il Santo Rosario fu san Pompilio Pirrotti. Egli
ebbe il dono di recitare il Santo Rosario con le anime del Purgatorio, che rispondevano ad alta
voce alle Ave Maria, dimostrandosi serene e liete durante tutto il Rosario.
Anche nelle nostre mani il Rosario sia una corona di carità verso le care anime del Purgatorio.

Fioretti

* Offrire tutta la giornata per le anime purganti.

* Santa Messa e Comunione per le anime più sofferenti.

* Un Rosario in più per le anime purganti più peccatrici.

8 maggio

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IL PARADISO

«Quel che occhio mai vide, né orecchio mai udì, né mai cuore d'uomo ha potuto gustare,
questo Dio ha preparato a coloro che lo amano» (1Cor 2,9).

Il Paradiso è una realtà inimmaginabile, è la pienezza di tutti i beni desiderabili, è l'estasi


eterna nella visione beatifica di Dio. Perciò «il Cielo è il fine ultimo dell'uomo - insegna il
Catechismo - e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e
definitiva» (n. 1024).

Santa Caterina da Siena racconta di essere stata una volta rapita nella gloria dei cieli. Quando,
terminata l'estasi, tentò di parlare, non riuscì a fare altro che a piangere. A chi si meravigliava,
la Santa disse: «Non vi meravigliate di questo; piuttosto, meravigliatevi che sto ancora sulla
terra, dopo aver goduto ineffabili delizie ...».

Ugualmente, san Roberto Bellarmino, pensando alla felicità suprema del Paradiso, mentre un
giorno guardava un quadro che raffigurava i Beati gesuiti, esclamò: «Voglio andar presto con
loro! Via, via da questa vita; bisogna volar lassù con questi ...».

«Venite, benedetti…».

«Credetemi - diceva san Filippo Neri -, il Paradiso non è fatto per i poltroni».

In Paradiso ci vanno gli eroi dell'amore a Dio e ai fratelli. «Il Regno dei Cieli esige violenza e
solo i violenti lo conquistano» (Mt 11 ,12).

Soltanto il cristiano che è un eroe di bontà, di fede, di umiltà, di purezza, di obbedienza, di


pazienza, di mortificazione può sperare di sentirsi dire al termine dell'esilio terreno: «Vieni,
servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore» (Mt 25,21).

Negli «Atti dei Martiri» è descritto il martirio di san Timoteo. Il Santo martire, piagato e
torturato nella calce viva, udì gli Angeli che lo confortavano: «Alza il capo, e pensa al Cielo che
ti attende!».

Purtroppo, a noi è così facile lasciarci attrarre e dominare dai beni terreni, lasciarci sedurre
dalle creature e dai piaceri carnali. Perciò dobbiamo ricordare con maggiore insistenza il
richiamo di san Paolo: «Cercate le cose di lassù, gustate le cose di lassù, non quelle della
terra» (Col 3,1). Se facciamo come ci dice san Paolo, sperimenteremo anche noi la verità di
questa frase di sant'Ignazio: «Oh, quanto mi pare piccola e vile la terra, quando contemplo il
cielo!». E ci preoccuperemo di spingere anche altri fratelli a distogliere un po' lo sguardo dalle
creature per rivolgerlo al Creatore. Sarebbe follia imperdonabile perdere i beni celesti ed eterni
per i vili piaceri terreni e momentanei. Questo mondo per noi è solo una terra d'esilio, da cui
dobbiamo raggiungere la nostra vera patria. «Venite, benedetti...»

Basta riflettere un poco su questa verità per comprendere meglio anche un'altra triste realtà di
questa terra: l'aborto. Con questo «abominevole delitto» come l'ha definito il Concilio Vaticano
II, non solo viene soppressa la vita di un bimbo, ma gli viene negata anche l'entrata in
Paradiso: quel bimbo andrà al Limbo eterno, come ha sempre insegnato la Chiesa, perché
privo del Battesimo, senza il quale non ci può essere Paradiso: «Chi sarà battezzato sarà
salvo» (Mc 16,16), «chi non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel
Regno di Dio» (Gv.3,5).

Al ciel, al ciel... con Lei

La canzoncina popolare "Andrò a vederla un dì" spinge con forza a desiderare il Paradiso per
vedere la Madonna e stare sempre con Lei.

Santa Bernadetta confidò che la Madonna è talmente bella da desiderare mille volte la morte
per poterla rivedere.

Una volta san Massimiliano M. Kolbe ricevette gli auguri di una rapida morte per raggiungere
presto l'Immacolata in Cielo. E il Santo rispose, ringraziando sentitamente.

San Leonardo da Porto Maurizio, apostolo ardente, arrivava a predicare dal pulpito e a chiedere
preghiere ai fedeli per poter morire presto e andare a stare con l'Immacolata. Una volta su dal
pulpito disse ai fedeli: «lo brama morire per vivere con Maria. E voi recitate un'Ave Maria per
me. Ottenetemi la grazia di morire adesso su questo pulpito ... Voglio andare a vedere Maria».

Quando si ama veramente la Madonna, il pensiero e l'aspirazione al Paradiso non danno


tregua, perché è lì che la Madonna ci attende, e ci attende, diceva il santo Curato d'Ars,
proprio come una Mamma che aspetta l'arrivo dei figlioli per averli tutti attorno a sé nel gaudio
eterno.

Paradiso e penitenza

Ma in Paradiso non si arriva se non «per la porta stretta e per la via aspra» (Mt 7,14), ossia
attraverso la penitenza.

Quando si chiedeva a san Massimiliano di moderare un po' il suo eroico e spossante apostolato
per l'Immacolata, egli rispondeva: «Non è necessario risparmiarsi, mi riposerò in Paradiso!
...».

Ugualmente, quando si esortava san Giuseppe Calasanzio a risparmiarsi qualcuna delle molte
penitenze, il Santo rispondeva: «O Paradiso! Paradiso! Quale fortezza e alacrità tu comunichi a
chi vuoi entrare in te!». Si voleva che prendesse qualche sollievo. Ma egli rispondeva: «Si può
andare in Paradiso, anche senza passeggio. Il nostro riposo sarà in Paradiso ...».

Si scoprì che portava indosso il cilizio e gli si chiese se faceva male. Rispose: «Sicuro che fa un
po' male; ma per andare in Paradiso bisogna fare penitenza ...».

Ci vuole la Madonna

Una cosa però ci deve consolare. Se è vero che in Paradiso non si va senza penitenza, è anche
vero che per andarci attraverso una via più sicura e più facile bisogna andarci con Maria.
Un piccolo episodio. Una volta un Vescovo si recò da san Pio da Pietrelcina e gli portò un amico
che non era uno stinco di santo. Lo presentò a padre Pio dicendogli: «Padre, questo amico
vorrebbe assicurarsi un biglietto d'ingresso in Paradiso, la cosa non è facile, che cosa gli
consiglierebbe, padre?». Abbassando e scuotendo un po' la testa, con accento dolcissimo padre
Pio rispose: «Eh, ci vuole la Madonna, ci vuole la Madonna».

Anche a san Bernardo avvenne una volta che andò a confessarsi da lui un grande peccatore,
già sull'orlo della disperazione perché sconvolto da terribili peccati. San Bernardo gli parlò della
divina misericordia e gli aprì il Vangelo al passo dell'Annunciazione, là dove l'Angelo dice: «Non
temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). E san Bernardo commentò
dicendo che Maria, «piena di grazia», ha trovato grazia per noi peccatori. Quel povero
peccatore si rianimò. Dopo la confessione andò subito all'altare della Madonna, e ritrovò la
perfetta pace.

Se noi ameremo molto la Madonna, Ella ci donerà di giorno in giorno le grazie necessarie per
vivere in maniera degna del cristiano, disponendoci via via a prepararci al Paradiso nel distacco
progressivo da questa terra, fino a farci esclamare con san Giuseppe Cottolengo: «Brutta terra,
bel Paradiso!»,

È necessario, però, che noi amiamo la Madonna impegnandoci a far bene i nostri doveri
quotidiani. Santa Bernadetta aveva avuto dall'Immacolata l'assicurazione del Paradiso. Eppure,
si comportava in tutto con la massima perfezione, perché non presumeva di andare in cielo
senza comportarsi bene. Una volta, infatti, ci fu chi le ricordò che ella era al sicuro, perché la
Madonna le aveva già garantito il Paradiso. «Sì - rispose la Santa -, ma a condizione che io
faccia quanto è necessario per meritarlo»,

Sforziamoci perciò di vivere con gli occhi sempre fissi al Paradiso, con le mani in azione per
fare sempre tutti i nostri doveri, con il cuore pieno di amore e di fiducia nella nostra dolce
Mamma che ci vuole tutti in Paradiso.

Fioretti

* Fare qualche sacrificio per il Paradiso.

* Recitare i misteri gloriosi del Rosario.

* Fare un'elemosina a un povero.

9 maggio

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LA VITA DI GRAZIA

La Madonna viene chiamata dall'Angelo Gabriele «piena di grazia» (Lc 1,28). E noi
comprendiamo che «piena di grazia» significa piena di Dio.

Anche noi diciamo di noi stessi: sono in grazia di Dio o sono senza la grazia di Dio. Ossia:
possiedo Dio nell'anima, o possiedo satana: «Chi non è con Me è contro di Me» (Mt 12,30).

Che cos'è la grazia, quindi?


È la vita divina nell'anima. Quando un'anima è in grazia di Dio è «partecipe della natura
divina» (2Pt 1,4). Non diventa Dio, ma è unita, è piena, è immersa in Dio: come una spugna
immersa nell'acqua e ripiena di acqua. «La grazia - insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica
- è una partecipazione alla vita di Dio; ci introduce nell'intimità della vita trinitaria» (n. 1997).

Già questi pochi pensieri possono bastare a farci comprendere la preziosità senza fine che
possiede l’anima del cristiano in grazia di Dio.

Aveva certamente ragione il papa san Leone Magno di esclamare: «Riconosci o cristiano, la tua
dignità; e, diventato partecipe della divina natura guardati dall'avvilire, con atti indegni, la tua
grandezza».

L'anima ... e il cane

Un giorno il santo Curato d'Ars passava, come al solito, fra due file di gente, per andare in
Chiesa. Improvvisamente, si fermò dinanzi a un cacciatore che aveva il fucile a tracolla e il suo
bel cane da caccia accanto.

Il Santo si chinò prima ad accarezzare il cane dicendo: «Che magnifico cane!».

Poi fissò per qualche istante il cacciatore, e gli disse: «Signore, sarebbe desiderabile che la sua
anima fosse bella come questo suo cane!».

Così si riduce l'anima di un cristiano senza la grazia di Dio: vale molto meno di un cane!

Ma come si perde la grazia di Dio? Si perde con il peccato mortale. L'anima in grazia di Dio è
simile a una lampada elettrica accesa. Con il peccato mortale l'anima diventa simile a una
lampada fulminata. Non fa più luce, non serve più a niente.

Ma la grazia di Dio si può recuperarla, finché si è in vita, con il pentimento e con la Confessione
sacramentale. Ed è interesse nostro non indugiare a recuperarla; perché ogni momento vissuto
in peccato mortale è un momento da «figli delle tenebre» (1Ts 5,5) anziché da «figli della
luce» (Ef.5,8).

Comprendono tutto ciò i cristiani? O forse piuttosto molti non si preoccupano quasi per nulla di
trovarsi in disgrazia di Dio, e continuano a vivere fra un peccato mortale e l'altro?

Umanità senza grazia

Purtroppo, a voler gettare uno sguardo anche solo fuggevole sull'umanità, per sapere se la più
parte vive con la grazia di Dio, dobbiamo realisticamente ammettere che la «potestà delle
tenebre» (Lc 22,53) e «il principe di questo mondo» (Gv.12,31) fanno strage della vita di
grazia degli uomini.

Oggi il peccato mortale non è soltanto un fatto del singolo, ma è anche un fenomeno di massa,
di costume dei popoli.

Oggi è costume, su scala pressoché mondiale, leggere stampa pornografica, vedere films
bestiali, frequentare spiagge e locali scandalosi, seguire le mode indecenti, usare la pillola e i
metodi anticoncezionali, avere rapporti extraconiugali e prematrimoniali, divorziare, abortire,
rinnegare la Fede, professare l'ateismo, parlare con bestemmie e turpiloquio ..., senza nulla
dire delle sopraffazioni, violenze e furti così spesso colossali.

Povero mondo! Forse mai esso con tanta evidenza si è trovato «tutto posto sotto il maligno»
(1Gv 5,19). Eppure «Gesù Cristo ha sacrificato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da
questo mondo perverso ...» (Gal.1 ,2).
La Madre della Grazia

Noi cristiani dovremmo andare santamente fieri di essere figli di Dio e di Maria, fratelli di Gesù
Cristo, templi dello Spirito Santo, coeredi del Paradiso. Davvero Gesù è venuto perché gli
uomini «abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv.10,10).

E tutte queste divine ricchezze ci vengono donate con il santo Battesimo (che, per questo, è
bene amministrare quanto prima ai neonati).

Sant'Ignazio martire chiamava se stesso con fierezza Teoforo, ossia portatore di Dio. E tutti i
Santi hanno «glorificato e portato Dio nel loro corpo» (1Cor 6,20) coltivando la vita di grazia
con somma cura.

Ma chi è la Madre della divina grazia? Lo sappiamo: è la Madonna. È Lei quindi che ci genera
alla vita divina. San Leone Magno afferma che ogni fonte battesimale è il seno verginale di
Maria! Da Lei viene anche la grazia della rigenerazione, che è indispensabile a chi ha peccato
mortalmente e che ha trasformato tanti peccatori in santi.

Ricordiamo, ad esempio, san Giovanni di Dio, giovane scapolo, che passava da un mestiere
all'altro senza mettere mai giudizio. La Madonna lo liberò miracolosamente da un grave
pericolo, apparendogli e chi amandolo a conversione: «Un giorno tu mi amavi - gli disse -
torna ad amarmi e a fare vita devota. Convertiti a Dio». Il giovane fece sul serio, e si santificò.
Vogliamo fare anche noi sul serio?

Per fare sul serio, rompiamola energicamente con i nostri peccati. Come è possibile che ci
facciamo lusingare e sedurre da un mondo che è tutto concupiscenza? (cfr. 1Gv 2,15-17).

L'esperienza di tutti i convertiti conferma in pieno questa triste realtà del mondo senza grazia
tutto inganno e peccato. Soprattutto i grandi convertiti ci assicurano che la vita non ha senso,
se non è vissuta per Iddio e per l'eternità.

Ricordiamo l'esperienza di una grande artista, Maria Fenoglio (in arte, Eva Lavallière), che
decise di suicidarsi proprio quando era arrivata all'apice della gloria e della fama mondana.

Venne salvata in tempo, per misericordia di Dio, e fu illuminata dalla grazia. Allora comprese,
finalmente, quali sono i veri valori della vita. Rinnegò la sua vita mondana, abbandonò il teatro
e iniziò una vita di sacrifici sempre più ricca di grazia e di virtù. Scriveva nel suo diario: «Il mio
ideale?... Gesù. La mia occupazione diletta?... L'orazione. Il mio sport preferito?... Stare in
ginocchio. Il mio profumo più caro?... L'incenso. Il mio gioiello più prezioso?... Il Rosario».

Fioretti

* Fare un atto di grande pentimento per tutte le volte che abbiamo perso la grazia di Dio.

* Ripetere spesso l'invocazione: «Madre della divina Grazia, prega per noi».

* Impegnarsi a evitare ogni occasione che mette in pericolo di perdere la grazia di Dio.

GRANDI MALI
10 maggio

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IL PECCATO

Che cos'è il peccato? È un'offesa a Dio.

Si disobbedisce ai santi voleri di Dio, e si obbedisce ai voleri della carne, del demonio, del
mondo. Il peccato ci fa calpestare i Comandamenti di Dio e ci fa amare le voglie dei nostri
istinti e delle nostre passioni. «Il peccato - insegna il Catechismo - è un abuso di quella libertà
che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente» (n. 387).

Il peccato porta disordine, squilibrio, rovina, nell'uomo e nelle cose, anche se il peccatore si
illude di trovare un bene nel peccato.

Basti pensare al primo peccato, quello di Adamo ed Eva. Dietro la seduzione di far diventare
«come Dio», il peccato portò la rovina a tutta l'umanità e a tutto il creato (Gn.3).

Perché il diluvio sulla terra? Per il peccato (Gn.6 e 7).

Perché Sodoma e Gomorra incenerite? Per il peccato (Gn.1,1-29).

Perché Tiro, Sidone, Corazin, Cafarnao e Gerusalemme furono distrutte? Per il peccato.

Perché le guerre e le devastazioni fra i popoli? Perché in tante famiglie c'è l'inferno?

Perché ci sono uomini che vanno all'inferno? Per il peccato. Sempre per il peccato.

Avevano ragione alcuni Santi a tremare al sentir solo nominare la parola peccato.

Il peccato mortale

Il peccato è mortale, se l'offesa a Dio è grave; è veniale, se l'offesa a Dio è leggera.

La sciagura più grande che possa capitare all'uomo è quella di commettere un peccato mortale.
San Pio da Pietrelcina era solito esclamare «Sciagurato!» a chi si accusava di una colpa
mortale. Nessuna disgrazia è paragonabile al peccato mortale. Anzi, sarebbe preferibile ogni
altra disgrazia.

Scrisse san Cipriano: «Osserva i guasti che cagiona la grandine alle messi, il turbine agli alberi,
la pestilenza agli armenti e agli uomini il vento e la procella alle navi ... Essi non sono che una
languida figura dei danni che il peccato porta all'anima nostra: esso distrugge tutti i frutti delle
buone opere, corrompe tutte le nostre facoltà e guida l'uomo a morte sicura».

Faceva benissimo, perciò, il piccolo e coraggioso san Domenico Savio, a sostenere la sua bella
massima: «La morte, ma non peccati».

La morte, infatti, è solo un fatto fisico che riduce il corpo dell'uomo a cadavere. Il peccato,
invece, è un fatto spirituale che riduce l'anima dell'uomo a cadavere, fino a quando non si
recupera la grazia con il sacramento della Confessione. Un cristiano con l'anima cadavere: ecco
la mostruosità del peccato mortale.

È spaventoso ...

Per comprendere meglio la mostruosità del peccato mortale bisogna guardare al Calvario. Il
peccato ha reso Gesù «l'uomo dei dolori» (Is.53,3), è costato la morte di Gesù sulla croce (1Pt
1,19; Ap.5,9), ha «trapassato l'anima» della divina Madre Corredentrice (Lc 2,35). E chiunque
commette di nuovo il peccato mortale «crocifigge di nuovo il Figlio di Dio nel proprio cuore»
(Eb.6,6).

Per questo, il peccato mortale fa perdere all'anima la vita soprannaturale, ossia la grazia
divina, le fa perdere i meriti e le virtù infuse, lasciandole solo la Fede e la Speranza; infine, le
toglie la rassomiglianza con Cristo e le imprime l'immagine del demonio. È spaventoso!

Aveva ragione santa Teresa d'Avila di dire che la visione di un’anima in peccato mortale
l'atterrì al punto tale da supplicare Dio di interromperla.

Ma quanti sono i cristiani in peccato mortale, che si rendono conto di avere un'anima cadavere
e di somigliare a demoni? E come possono credere di amare Dio, di amare la Madonna, se con
il peccato si dimostrano «odiatori di Dio» (Rm.1,30) e «trapassano l'anima» della Madonna (Lc
2,35)?

Il peccato veniale

Non bisogna farsi ingannare. Anche il peccato veniale offende Dio e rovina l'uomo, sebbene
non provochi gli effetti disastrosi del peccato mortale.

San Tommaso d'Aquino ci ammonisce: «Bisognerebbe piuttosto morire anziché commettere un


solo peccato veniale»; e santa Gemma Galgani esclamava: «Mille volte la morte, piuttosto che
commettere un peccato veniale».

I Santi avvertono la bruttezza del peccato veniale secondo la misura del loro amore ardente a
Dio. Per questo, diceva san Giovanni Crisostomo, sono pronti a temere più un'offesa leggera a
Dio, che l'inferno stesso. Difatti, santa Caterina da Siena diceva di sé: «Vorrei essere piuttosto
nell'Inferno senza peccato, che trovarmi in cielo macchiata di cosa lievissima che dispiaccia al
Signore ...».

Come faremo noi che ci macchiamo forse ogni giorno di colpe veniali, con tanta superficialità?
Sappiamo stare attenti a evitare ogni malanno fisico (anche un raffreddore), e intanto non ci
curiamo dei malanni spirituali (impazienze, bugie, negligenze) che offendono Dio e deturpano
l'anima.

Un giorno santa Francesca di Chantal volle mettere con le sue mani il cadavere di un lebbroso
nella bara. Qualcuno tentò di impedirglielo, per timore del contagio della lebbra. Ma la Santa
disse con decisione: «Non temo altra lebbra che il peccato!». Impariamo.

La piccola Giacinta

La più piccola dei tre pastorelli di Fatima, Giacinta, fu la più ardente vittima per i peccatori. Era
diventata per lei una passione: salvare i peccatori dall'inferno, offrendo sacrifici di ogni specie.
E andava alla ricerca di ogni sacrificio con industria sempre nuova.

Incontrava i poverelli per la strada e dava a loro la sua colazione, restandosene digiuna fino a
sera; aveva una sete ardente nel mese di agosto, e rinunciava a bere ad ogni costo; il fratello
Francesco raccoglieva ghiande più dolci da un albero, ed ella gli raccomandava di darle le
ghiande più amare, per offrire un sacrificio; aveva un brutto mal di testa, e il gracidare delle
rane le dava un forte fastidio, ma ella impedì al fratello di disperdere quelle rane, per offrire un
altro sacrificio in più.

Dobbiamo imparare da questa fanciulla ad ascoltare le richieste della Madonna sulla necessità
di salvare i peccatori dall'inferno, collaborando alla loro conversione con la preghiera e la
penitenza.
Fioretti

* Baciare spesso a terra per la conversione dei peccatori.

* Ripetere con frequenza la massima di san Domenico Savio: «La morte, ma non peccati».

* Ogni sera dire l'atto di dolore per il perdono dei peccati.

11 maggio

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IL GRANDE NEMICO

Il demonio è il grande nemico dell'uomo. È il «nemico numero uno» dice il papa Paolo VI.

Satana appare agli inizi del genere umano, e si presenta «fin da principio omicida, mentitore e
padre della menzogna» (Gv.8,44-5). Riesce a far cadere i nostri progenitori Adamo ed Eva, e
diventa «il principe di questo mondo» (2Cor 4,4), «l'accusatore dei nostri fratelli» (Ap.12,10).

Con il peccato originale, quindi, «tutto il mondo è stato posto sotto il maligno» (1Gv.5,19) e i
demoni sono «i dominatori di questo mondo tenebroso» (Ef.6,12).

Come appaiono tenebrosi i primi eventi dell'umanità novella, a causa di questo infernale
assassino, che ha «l'impero delle tenebre» (Lc 22,53)!

San Pio da Pietrelcina, in una lettera al suo Padre spirituale ha accennato alla figura mostruosa
di satana, visto in una visione come un essere orrendo e gigantesco, alto come una montagna
nera ...

San Pietro ce lo presenta con l'immagine di un leone ruggente sempre pronto a sbranarci (1Pt
5,8-9). Come lo tortura l'invidia, perché noi possiamo salvarci! Egli ci vuole tutti con sé
all'inferno.

«L'aurora che sorge ...»

Anche una scena stupenda, però, ci appare agli inizi dell'umanità soggiogata da satana e
oppressa dal peccato. Una Donna sublime, con il suo Figlio, «schiaccia la testa» (Gn.3,15) al
serpente tentatore. L'Immacolata, vincitrice di satana, splende nelle tenebre del peccato, con il
suo divin Figlio. L'Immacolata è la disfatta di satana.

La pagina del Genesi in cui Dio stesso presenta l'Immacolata è simile a un'aurora che si alza
meravigliosa sulla notte dell'umanità peccatrice. L'autore ispirato del Cantico dei cantici così
esclama, rapito: «Chi è costei che s'avanza come l'aurora, bella come la luna, eletta come il
sole, tremenda come esercito schierato?» (Ct.6,9).

Questa è l'Immacolata, la Guerriera invincibile, la Signora delle Vittorie, il terrore dei demoni.

Ci basti qui ricordare un particolare narrato da santa Bernadetta Soubirous dell'Immacolata a


Lourdes. La piccola veggente vide da un lato della grotta una torma di demoni scalmanati che
le urlavano grida infernali. Spaventata, santa Bernadetta alzò subito gli occhi all'Immacolata. E
bastò che l'Immacolata volgesse un solo sguardo severo verso i demoni, perché questi si
dessero a precipitosa fuga.
Così il demonio, di fronte all'Immacolata, dimostra di essere davvero ciò che significa il suo
nome Beelzebul: un "dio delle mosche"!

Tentatori in guanti gialli

La tattica del demonio è quella di allettare i sensi e l'immaginazione dell'uomo per far
prevaricare lo spirito. Si presenta come un consigliere e un servitore in guanti gialli, con offerte
di beni e piaceri seducenti da guadagnare. Così fece con Eva (Gn.3,1-7). Così tentò anche con
Gesù nel deserto (Mt 4,1-11) e con tanti Santi di ogni tempo: san Benedetto, san Francesco
d'Assisi, santa Teresa d'Avila, il santo Curato d'Ars, san Giovanni Bosco, san Pio da Pietrelcina.

Abilissimo e scaltro com'è, egli sa servirsi di tutto per rovinarci: gli basta un'occhiata
immodesta di David che guarda Betsabea (2Sam 11, 2-26), una golosità di Esau che vuole un
piatto di lenticchie (Gn.25,29-34), un attaccamento al denaro di Anania e Saffira che
nascondono dei soldi (At 5,1-10).

Egli tenta persino di proporre cose apparentemente utili per le anime. Si sa che il santo Curato
d'Ars predicava in maniera semplicissima, feconda di grazie per le anime. Ebbene, il demonio
andò da lui tutto premuroso e lo esortò a predicare in maniera dotta e difficile, assicurandogli
la fama di grande predicatore.

Il Santo avvertì l'inganno, respinse l'insidia e continuò con la sua predicazione facile ed
efficace. Dovette pagarla, però, con molti dispetti furiosi che il demonio gli fece di giorno e di
notte.

«Quattro stupidi ...»

Il capolavoro dell'arte di satana è arrivare a convincere gli uomini che egli non esiste. A questo
punto, è chiaro, il demonio può trattare gli uomini da veri burattini.

Una volta san Pio da Pietrelcina ascoltò una predica in cui l'oratore non faceva che chiedersi se
veramente il demonio non esiste, come dicono alcuni. Soltanto alla fine, l'oratore concluse
affermando l'esistenza del demonio.

Dopo la predica, san Pio ammonì il predicatore dicendogli che quando si parla del demonio
bisogna parlare subito della sua esistenza e della sua azione nefasta nel mondo; soltanto alla
fine si può aggiungere: «Ci sono, poi, quattro stupidi che osano negare l'esistenza del demonio
...».

Questi «quattro stupidi» oggi sono diventati molti, persino nella Chiesa. Tanto è vero che il
papa Paolo VI è dovuto intervenire espressamente con un discorso (il 15-11-1972) per ribadire
la verità di Fede sull'esistenza di Satana come persona e per costatare amaramente come il
«fumo di Satana» stia affumicando la Chiesa. Come insegna il Catechismo, il diavolo è «una
persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il "diavolo" è colui che "vuole
ostacolare" il Disegno di Dio e la sua "opera di salvezza" compiuta in Cristo» (n. 2851).

Un'altra volta, san Pio da Pietrelcina disse a una figlia spirituale: «Se si potesse vedere con gli
occhi del corpo quanti demoni hanno invaso la terra, non si vedrebbe più il sole!», Contro
questi «impuri apostati», come li chiamava lo stesso san Pio, quale non deve essere la nostra
difesa?

«Vigilate e pregate»
Gesù ci ha messo in guardia contro le insidie del diavolo. Egli ci ha insegnato le parole del
Padre nostro: «... non ci indurre in tentazione» (Lc 11,4). Egli ci ha raccomandato con cura:
«Vigilate e pregate per non cadere nella tentazione» (Mc 14,38).

La vigilanza e la preghiera sono le due grandi forze dell'uomo contro il demonio. Facciamo
nostra questa raccomandazione patema di san Pio da Pietrelcina: «Figlio mio, il nemico non
dorme; all'erta con la vigilanza e la preghiera. Con la prima lo avvistiamo, con la seconda
abbiamo l'arma per difenderei».

La vigilanza ci fa avvistare le occasioni pericolose (una lettura, uno spettacolo, una persona, un
luogo, una voglia ...); la preghiera ci dà la forza di evitare i pericoli, di fuggire le occasioni,
come raccomandava san Filippo Neri.

Anche sant'Agostino insegna che il demonio è solo un cane legato, e può mordere solo chi si
avvicina a lui. Alla larga, quindi! Se il demonio si fa insolente, ascoltiamo la parola di san
Giovanni Bosco che diceva ai suoi giovani: «Rompete le corna al demonio con la Confessione e
la Comunione».

Gli schiaccia la testa

San Massimiliano M. Kolbe ha scritto che oggi «il serpente alza la testa in tutto il mondo, ma
l'Immacolata gliela schiaccia in vittorie strepitose».

Per battere il demonio nel modo più umiliante bisogna ricorrere all'Immacolata. Il demonio ha
letteralmente terrore di Colei, che, da sola, «è terribile come un esercito schierato» (Ct.6,9).

Quando santa Veronica Giuliani veniva assalita fisicamente dal demonio, non appena riusciva
ad invocare la Madonna, il demonio, fuggiva precipitosamente urlando: «Non invocare la mia
nemica».

La preghiera mariana più forte contro il demonio è il Rosario. Una volta gli fu chiesto durante
un esorcismo, quale preghiera egli temesse di più. Rispose. «Il Rosario è il mio flagello!».

Se i cristiani portassero addosso e usassero spesso questo «flagello dei demoni», quante
rovine, sventure e peccati in meno sulla terra!

Fioretti

* Portare indosso il Rosario, e recitarlo nella tentazione.

* Offrire oggi una mortificazione della gola.

* Leggere e meditare la pagina del Vangelo sulle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt 4,1-11).

12 maggio

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L'ODIO

Sant'Ignazio di Loyola un giorno ricevette un biglietto su cui era scritto: «Vi odio tanto, che vi
vorrei bruciare».
Il Santo rispose subito, d'impeto: «Anch'io vorrei bruciare voi, ma di amore divino».

Ecco l'odio e l'amore. Si oppongono direttamente. L'odio è il contrario dell'amore. «L'odio


volontario è contrario alla carità», insegna il Catechismo (n. 2303). Odiare è voler male. Chi
odia una persona vuole male a quella persona. Si può odiare Dio e il prossimo.

C'è l'odio di inimicizia: si odia un nemico o chi ci ha fatto del male o chi può farci del male.

C'è l'odio di abominazione: si odia soltanto il male (la disonestà, la crudeltà) che si vede in una
persona. Questo odio è un atto buono.

L'odio assassino

L'odio di inimicizia nella sua radice è omicida. Realmente. È vero: molti cristiani hanno orrore
anche solo a sentir nominare il quinto Comandamento: «Non ammazzare». Il Confessore che
chiedesse a loro se hanno mai ucciso qualcuno, sentirebbe rispondersi immediatamente un
«no!» brusco e ripetuto.

Ma, forse, quasi tutti i cristiani pensano che si possa uccidere un uomo solo piantando gli un
pugnale fra le costole o sparando gli un colpo al cuore. Non pensano e non si accorgono che il
primo omicidio è quello che si consuma nel cuore con l'odio.

L'odio fa tendere alla distruzione dell'altro. E può arrivare anche alla violenza esterna. In ogni
caso, basta l'odio nel cuore, e l'omicidio c'è già anche senza la violenza esterna. Gesù ha detto
espressamente: «È dal cuore che vengono gli omicidi» (Mt 15,19). L'odio verso una persona è
omicidio, così come il desiderio immondo di una donna costituisce già un adulterio consumato
«nel cuore» (Mt 5,28). Che dire poi degli omicidi legalizzati con la legge dell'aborto? I bimbi più
piccoli e indifesi vengono colpiti a tradimento nel grembo materno, uccisi senza battesimo,
privati del Paradiso, destinati al Limbo eterno. Quale catena di sciagure opera la mano
dell'omicida!

Né minore odio contro la vita e contro il «Dio non dei morti, ma dei vivi» (Mc 12,27) ha in
cuore chi ricorre agli anticoncezionali (pillola, ecc.), che fanno commettere gli «omicidi
anticipati» come sono stati definiti. Chi può misurare tutto l'odio assassino diffuso e operante
nel mondo con gli aborti e con gli anticoncezionali?... Se Rachele piangeva sul suo popolo per i
figli che più non erano (cfr. Gn.31,15), quale non sarà lo strazio della Madonna di fronte
all'odio omicida che imperversa su tutta la terra?

Se l'amore è la perfezione dell'uomo, l'odio è la perversione dell'uomo.

Amare soltanto

I cristiani non possono odiare nessun uomo, perché «chi dice di amare Dio, e odia un suo
fratello, è menzognero» (1Gv 4,20).

Non solo: ma se «stai presentando la tua offerta sull'altare, e là ti ricordi che un tuo fratello ha
qualcosa contro di te, lascia la tua offerta lì; dinanzi all'altare, e va prima a riconciliarti con tuo
fratello, poi ritorna e presenta la tua offerta» (Mt 5,23-4).

I cristiani non possono odiare neppure i nemici.

Debbono soltanto amarli, soffrendo: «Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi
odiano; benedite quelli che vi maledicono, pregate per i vostri calunniatori. A chi ti percuote su
una guancia, porgi anche l’altra» (Lc 6,27-9).

Inutile dire che questo amore ai nemici «è la cosa più grande», come diceva sant' Agostino, ed
è eroismo senza pari. Esso non corrisponde certo alle nostre tendenze naturali. Gli antichi
dicevano: «occhio per occhio, dente per dente» (Es 21,24). Era la legge del taglione, ferrea e
inesorabile. Ma Gesù intervenne e spazzò via tutto. «Voi sapete che fu detto: amerai il tuo
prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici pregate per coloro che vi
perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa sorgere il suo
sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Perché, se voi amate quelli che
vi amano, quale premio meritate? Non fanno forse altrettanto anche i pagani? Siate dunque
perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,43-48).

Il perdono cristiano

Purtroppo, noi siamo facili a recitare con le labbra le parole del Padre nostro, «... rimetti a noi i
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Ma con il cuore, quante volte
non perdoniamo affatto a chi ci ha fatto del male?

Togliere il saluto, non rivolger più la parola, non voler avere più a che fare con questa o quella
persona ..., sono cose molto frequenti fra i cristiani.

Quando san Giuseppe Cafasso voleva indurre un carcerato a deporre ogni astio contro i nemici,
cercava di convincerlo a recitare il Padre nostro per l'offensore. Dopo le parole «rimetti a noi i
nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori», il Santo lo interrompeva e gli chiedeva
se le aveva dette con il cuore. Alla risposta affermativa si rallegrava con il carcerato per la
generosità nel perdonare. Se invece la risposta era negativa, san Giuseppe gli diceva che ci
voleva un gran coraggio a chiedere a Dio di essere duro con lui, come lui si mostrava duro con
gli altri!

Così è anche per noi. Inutile appellarsi. Come perdoniamo saremo perdonati, perché Gesù ha
detto: «Perdonate e vi sarà perdonato ... sarà usata verso di voi la stessa misura che avete
adoperato per gli altri» (Lc 6,37-8). Dipende solo da noi, quindi, ottenere da Dio un perdono
totale.

Pretesti e scuse

Eppure, parrà incredibile, ma è verissimo che noi spesso accampiamo ogni scusa per non
perdonare, pur constatando che Dio è sempre pronto a perdonare noi, che la Madonna ama
costantemente noi che abbiamo una cattiveria inesauribile.

Un bravo predicatore ha messo insieme le scuse vane che di solito si portano avanti per non
perdonare. Eccole.

- Io non riesco a vincere la ripugnanza che provo, nel perdonare alla tale persona ...

- Esagerazione! - risponde san Girolamo - Iddio non comanda cose impossibili ...

- Ma mi ha fatto tanto del male! ...

- Non c'è mica bisogno di perdonare a quelli che ci fanno del bene ...

- Mi ha proprio rovinato, ha tentato di rovesciare la mia fortuna ...

- Sia pure! Ma credete, forse, che alimentando in cuor vostro tanto odio, ci guadagnerete
qualcosa? Per consolarvi dei mali patiti, ve ne aggiungete un altro, e gravissimo; perché Gesù
ha detto chiaramente che chi non perdona non sarà perdonato ...

- Ma che dirà la gente?

- Dirà che siete un cristiano! ...


- Ma, e il mio onore?

- L'onore maggiore per un cristiano, è di essere e comportarsi da figlio di Dio, infinitamente


misericordioso.

- Ma quella persona non merita affatto il mio perdono ...

- Può essere, ma il vostro perdono l'ha meritato Gesù Cristo!

- Ma quel tale profitterà del mio perdono per diventare peggiore ...

- Ebbene: voi diventate migliore!

Bene per male

Non solo bisogna perdonare, ma bisogna ricambiare il male con il bene. «Non farti vincere dal
male, ma vinci il male con il bene» (Rm.12,21). Così fa Iddio, che continua a donare la vita a
chi Lo offende. Così fa la Madonna, che continua ad amare chi La fa piangere.

Anche i Santi ci hanno lasciato esempi mirabili di vittoria dell'amore sull'odio.

Quando l'uccisore di santa Maria Goretti si presentò alla madre della Santa per chiederle
perdono, si sentì rispondere: «E come potrei non perdonarti anch'io, se già ti ha perdonato la
mia Marietta?». L'eroica vergine e martire, infatti, poco prima di morire aveva perdonato di
cuore a chi l'aveva uccisa, e apparendogli dopo la morte gli disse che lo voleva con sé in
Paradiso. Questa è la «vendetta» dei santi!

Santa Giovanna Francesca di Chantal ebbe il marito ucciso durante una partita da caccia. Ella
soffrì terribilmente, ma seppe talmente perdonare, che volle fare da madrina di Battesimo a un
figlio dell'uccisore. Quale lezione per noi, che siamo capaci di non guardare più in faccia una
persona per un semplice torto ricevuto! San Massimiliano M. Kolbe, l'innamorato «folle
dell'Immacolata», nel campo dell'odio di Auschwitz esortava i fratelli di martirio a vincere l'odio
con l’amore, perché - diceva - «solo l'amore crea». Ed egli attingeva questo amore
dall'Immacolata, la «Madre del bell'amore» (Sir 24,24).

Fioretti

* Leggi e medita la parabola sul servo malvagio (Mt 18,21-35).

* Offri la giornata per tutti coloro che hanno provocato aborti o adoperano anticoncezionali.

* Recita un Rosario per un tuo nemico.

13 maggio

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Lo SCANDALO

Contro lo scandalo Gesù ha detto le parole più terribili che abbia mai pronunziato.

«Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in Me, sarebbe meglio per lui che gli
si fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare.
Guai al mondo per gli scandali! È necessario che succedano scandali; ma guai a colui per colpa
del quale avviene lo scandalo» (Mt 18,6-7).

Perché questo linguaggio così terribile di Gesù?

La risposta è semplice: perché lo scandalo è peggiore dell'omicidio. Infatti, con lo scandalo non
si colpisce il corpo, ma l'anima dell'uomo, uccidendola. È un vero omicidio spirituale, è
«l'assassinio delle anime - come diceva san Giovanni Crisostomo - mille volte più da temere di
quello dei corpi».

Questo è l'elemento più terribile e caratteristico dello scandalo: la rovina degli innocenti, dei
semplici, degli ignari del male.

Lo scandalo è scuola di corruzione, insegnamento del peccato, provocazione al male. È il


peccato di uno solo che ne trascina dietro molti altri. È simile a un sasso che rotola dal monte
trascinando dietro di sé tutto ciò che incontra. È come lievito di corruzione che fermenta tutta
la pasta. In ogni campo: spirituale, morale, educativo. In ogni ambiente: famiglia, scuola,
fabbriche, uffici. A ogni livello: individuale, sociale, culturale, economico.

«Guai al mondo!» il mondo è la fucina degli scandali. «Tutto ciò che è nel mondo - dice san
Giovanni - è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, superbia della vita» (1Gv
2,16). E difatti, basta muoversi un po' per il mondo, e si incontrano scandali in ogni luogo ed
ogni sorta.

Si esce per le strade: ecco lo scandalo dei manifesti sconci e della pubblicità indecente.

Si entra in un cinema: ecco lo scandalo di spettacoli immondi e degradanti, da lupanare.

Si va da un rivenditore di giornali: ecco lo scandalo dei rotocalchi con illustrazioni vergognose,


da stomacare; ecco i giornali, così spesso zeppi solo di chiacchiere, falsità e cronache nere o
nefande.

Si entra in una casa, in un bar, in un ritrovo: ecco lo scandalo degli spettacoli della televisione,
delle canzoni e canzonacce triviali, delle volgarità e litigi frequenti.

Si entra in una scuola o in una libreria: ecco lo scandalo di insegnamenti falsi, con teorie
aberranti, o di libri e romanzi gonfi di errori e sozzure innominabili.

Si entra in un ufficio, in un negozio, si sale su un treno, si va allo stadio o al mercato; ecco lo


scandalo del turpiloquio, delle imprecazioni, delle bestemmie. Si incontrano donne per le
strade, nei luoghi pubblici, persino nelle chiese: ecco lo scandalo della moda indecente a base
di minigonne, di abiti provocanti e di nudità procaci.

Che dire, poi, degli scandali così clamorosi nell'amministrazione della finanza pubblica, della
giustizia, della lotta alla criminalità?

«Guai al mondo, per gli scandali!».

San Pio da Pietrelcina diceva, a proposito dei films scandalosi, che al giudizio di Dio
pagheranno tutti: dal regista, agli attori ... agli attacchini dei manifesti e dei cartelloni
pubblicitari. Lo stesso diceva per chi porta avanti gli scandali della moda indecente, della
pornografia, degli errori contro la fede e la morale.

E così sarà per chiunque coopera a qualsiasi scandalo. Gesù ha fatto ben capire che la giustizia
di Dio sarà «fiammeggiante d'ira» (Sal.69,25) contro gli scandali.

Guai a chi scandalizza


Un peccatore scandaloso viveva indisturbato operando un gran male tra i fedeli, senza che
nessuno ardisse richiamarlo.

Lo venne a sapere sant' Alfonso de' Liguori e lo fece chiamare, preparando gli un piccolo
trabocchetto.

All'entrare nella camera di sant' Alfonso, il peccatore trovò a terra, sulla soglia, un grande
Crocifisso che impediva il passaggio. Il peccatore restò perplesso; ma sant' Alfonso lo
incoraggiò: «Passate, passate pure sul corpo di Gesù; non è mica la prima volta che lo
calpestate! L'avete fatto tanto spesso con i vostri scandali!». Quel signore rimase vivamente
colpito dalle parole del Santo. Si raccolse in silenzio, pianse, e cambiò vita. Chi scandalizza
calpesta le membra di Gesù. Lo scandaloso è un pericolo pubblico. Bisogna salvarlo o bisogna
fuggirlo. San Paolo ammoniva il Vescovo Timoteo: «Riprendi pubblicamente quei che
commettono colpe in pubblico» (1Tm 5,20).

Non bisogna aver paura. È solo un'opera buona che si compie. E se si adopera l'energia unita
alla discrezione, nulla andrà perduto dinanzi a Dio dello sforzo di bene tentato.

San Roberto Bellarmino, una volta, durante la visita a un principe romano, vide nella sala
d'aspetto alcuni quadri con figure di persone quasi nude. Durante il colloquio con il principe
non accennò per nulla a tale cosa. Ma nel salutarlo gli disse con tutta amabilità: «Vorrei ancora
raccomandare a Vostra Altezza alcuni poveretti che non hanno vesti per coprire la loro nudità».

Il principe si disse subito disposto ad aiutare; e san Roberto additandogli i quadri appesi alle
pareti disse: «Ecco i poveretti ignudi, che stanno soffrendo molto freddo ...».

Il principe comprese e diede subito ordine di togliere quei quadri indecenti.

Difesa dagli scandali

Dobbiamo difenderci dagli scandali. «Sappi che cammini in mezzo ai pericoli» (Sir 9,20),
ammonisce lo Spirito Santo. E quindi bisogna usare ogni cautela per non incapparci.

Le cose più necessarie sono quelle raccomandate dalla Madonna a Fatima: la preghiera e la
mortificazione.

La preghiera ci ottiene le grazie necessarie per evitare i pericoli, per tenerci elevati e uniti a
Dio nostra forza e alla Madonna nostro rifugio.

La mortificazione fa dominare i sensi e frenare gli appetiti della nostra concupiscenza che il
mondo cerca continuamente di aizzare con i suoi scandali. Dobbiamo essere generosi con la
mortificazione. Gesù non è affatto tenero a riguardo! Ascoltiamolo: «Se il tuo occhio destro ti è
occasione di scandalo" strappalo e gettalo via da te: è meglio per te che uno dei tuoi membri
perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è
occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te; perché è meglio per te che uno dei tuoi
membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo vada nella Geenna» (Mt 5,29-30).

Facciamo come facevano i Santi. San Francesco d'Assisi che camminava per le strade con gli
occhi bassi, non solo evitava i pericoli, ma faceva la «predica del buon esempio», come diceva
lui.

San Giuseppe Cafasso raccomandava ai suoi figli spirituali di camminare per la strada con
grande modestia, perché «la strada del mondo è tracciata lungo un precipizio». Che direbbe
delle strade di oggi?

Contro la tentazione di guardare gli «scandali» dei rotocalchi, dei romanzacci, degli spettacoli
della televisione, ricordiamo quest'altro esempio.
L'angelico san Domenico Savio, passando per una piazza dove c'erano le giostre, camminava
sempre modesto e raccolto. Un compagno gli disse: «Domenico, perché non guardi anche tu i
giochi del circo e delle giostre?».

Domenico rispose: «Voglio conservare puri i miei occhi per contemplare meglio la Madonna in
Paradiso».

Che risposta!

Fioretti

* Offri la giornata per gli scandalosi.

* Esamina bene se c'è qualcosa da eliminare fra le tue cose.

* Cammina con modestia per evitare pericoli.

14 maggio

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LA BESTEMMIA

«L'anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46).

Quando l'anima della Madonna si è aperta, per un solo spiraglio, ci ha donato un inno di gloria
e di amore, che rivela come Ella fosse piena di Dio e sua perfettissima «lode di gloria»
(Ef.1,12). All'opposto sta un'altra anima: quella del bestemmiatore. Anche qui, la bestemmia
viene dal di dentro, e rivela l'assenza di Dio nell'anima e l'oltraggio al dovere di coltivare la
gloria di Dio.

La bestemmia è un terribile peccato mortale, una gravissima ingiuria che si fa a Dio, alla
Madonna, ai Santi, a ciò che è sacro. La bestemmia, insegna il Catechismo, «consiste nel
proferire contro Dio - interiormente o esteriormente - parole di odio, di rimprovero, di sfida,
nel parlare male di Dio, ... contro la Chiesa di Cristo, i Santi, le cose sacre» (n. 2148).

San Girolamo arriva a dire che «ogni peccato è leggero se si paragona alla bestemmia».

Certo che con la bestemmia ci si rivolta contro Dio, si dà scandalo, si provoca «l'ira di Dio»
(Col 3,6) e la sciagura della perdita della grazia di Dio.

San Pio da Pietrelcina definiva la bestemmia «la lingua del diavolo», e se ne affliggeva
talmente all'udirla che così scriveva al suo Padre spirituale: «Quanto soffro, Padre, nel vedere
che Gesù non viene curato dagli uomini, ma quel che è peggio anche insultato e, più di tutto,
con quelle orrende bestemmie. Vorrei morire o almeno divenir sordo, anziché sentire tanti
insulti che gli uomini fanno a Dio».

Quale delirio mentale afferra gli uomini spingendoli a bestemmiare? La bestemmia è una
empietà ispirata da satana ed è scostumatezza da dementi. Non si può spiegare altrimenti.

Piuttosto il martirio
Quanti martiri hanno accettato il martirio cruento, piuttosto che bestemmiare? Quale gloria per
la Fede cristiana!

Quando san Policarpo, nobile vegliardo, vescovo di Smirne, venne portato al supplizio, sentì
chiedersi dal proconsole romano: «Maledici il tuo Cristo e io ti lascerò libero».

Prima di rispondere, san Policarpo alzò gli occhi al cielo, poi disse: «Sono ottant'anni che io
servo il mio Signore Gesù Cristo, e in tutto questo tempo Egli non mi hafatto che del bene; e
ora lo dovrei bestemmiare? Egli è il mio Dio, il mio Salvatore, il mio sommo Benefattore ...».

Affrontò la morte con intrepido coraggio. E fu morte splendida davanti a tutti.

Quasi lo stesso capitò all'ardente vergine santa Apollonia. Le avevano già estratto
violentemente i denti; poi volevano che pronunciasse empietà e bestemmie, altrimenti
l'avrebbero gettata in un rogo già pronto. A queste condizioni, la Santa non attese neppure di
essere gettata. Si divincolò e si gettò ella stessa spontaneamente nel fuoco!

L'obbligo di correggere

Sant' Agostino dice che «i bestemmiatori di Cristo regnante nei Cieli, non sono meno colpevoli
di quelli che altra volta lo crocifissero sulla terra». Da ciò scaturisce l'obbligo di riprendere e
correggere chiunque abbia questo maledetto vizio: «Noi dobbiamo sopportare con pazienza le
ingiurie che ci si fanno; ma quando dinanzi a noi una bocca sacrilega vomita bestemmie contro
Dio, lungi dall'essere pazienti, dobbiamo resistere all'empio, e condannare la bestemmia, senza
nascondere la nostra indignazione».

Anche a san Pio da Pietrelcina fu chiesto se bisognava riprendere chi bestemmiava, ed egli
rispose: «È santissimo e giustissimo». Non bisogna dispensarsi da un dovere che deve stare a
cuore a tutti, perché la bestemmia è un delitto anche sociale. «Per la bestemmia - scrive san
Giovanni Crisostomo - vengono sulla terra carestie, terremoti, pestilenze e guerre». E Padre
Pio ribadisce: «La bestemmia attira i castighi di Dio, le malattie, le disgrazie, le sventure»; «...
ci toglie il pane»; «pulisce la cenere dal focolare ...», «... fa perdere grazie importanti che
stavano per arrivare». Per questo egli era esigente ed energico. I bestemmiatori li mandava
via spesso senza assoluzione, investendoli a volte con espressioni terribili come queste: «La
bestemmia è il diavolo sulla tua lingua»; «attiri l'inferno sulla tua anima».

La bestemmia è un mistero di iniquità.

«Bestemmieresti tua madre?»

Un giorno san Massimiliano M. Kolbe, per una via di Roma, udì un uomo lanciare una terribile
bestemmia contro la Madonna.

San Massimiliano fremette dentro di sé, si avvicinò subito a quell'uomo, e gli disse con le
lagrime agli occhi: «Perché bestemmi la Madonna? ... Bestemmieresti tua madre?». A quelle
lagrime e a quelle parole il bestemmiatore si ravvide, chiese scusa e promise di non farlo più.
Se amiamo veramente la Madonna, come dobbiamo tenerci a farla rispettare! È nostra Madre!
E quando non si può o non si riesce a ottenere la correzione del bestemmiatore, bisogna che
almeno si faccia un po' di riparazione per le bestemmie.

Alessandro Manzoni racconta un piccolo episodio capitatogli a Milano. Una sera d'inverno, per
le vie piene di neve, egli udì un'orribile bestemmia detta da uno spalatore. Sgomento e triste, il
Manzoni volle entrare subito in una chiesa a riparare con la preghiera per quella bestemmia. E
qui vide un'altra scena inaspettata e bellissima. Vicina al Tabernacolo, una bambina mandava
baci a Gesù con la sua manina.
Il Manzoni guardò con tenerezza, poi si nascose il volto fra le mani e pianse.

A scuola da sant' Alfonso impariamo il dovere della riparazione, ricordando la sua visita a Gesù
Eucaristico e alla Madonna, con quelle belle e significative parole: «Io saluto oggi il vostro
amantissimo cuore ... per compensarvi di tutte le ingiurie che avete ricevuto ...».

Dai Santi impariamo a riparare subito ogni bestemmia che udiamo, almeno con qualche
giaculatoria detta con amore.

Alla Madonna, poi, chiediamo che riempia anche l'anima nostra della gloria di Dio.

Fioretti

* Recita con amore il Magnificat.

* Offri la giornata per i bestemmiatori.

* Ripara le bestemmie correggendo chi bestemmia o recitando molte giaculatorie.

15 maggio

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LA BUGIA

Chi non sa che la bugia è uno dei peccati più comuni fra gli uomini? Con quale facilità,
purtroppo, si dice o si fa intendere all'altro una cosa per un'altra!

Nel commercio o nell'ufficio, in famiglia o a scuola, al mercato o in fabbrica: quante bugie,


slealtà o sotterfugi! Chi potrà numerarle se non Dio solo?

D'altra parte si è molto superficiali nel considerare la bugia come peccato da poco. E quindi
non ci si preoccupa tanto di dir bugie ad ogni occasione di comodo.

Si dirà che sono soltanto bugie di scusa o bugie senza danno o bugie utili ad evitare un male.

Ma san Pio da Pietrelcina diceva che «le bugie di scusa sono le giaculatorie del diavolo»; e ad
una penitente che gli chiedeva:

- Padre, le bugie di scusa non si dicono?

Egli rispose seccamente: - No!

- Ma, padre, non portano danno!

- Se non portano danno agli altri - ribatté san Pio - lo portano all'anima tua: Dio è verità!

È figlia del diavolo

«Il diavolo è bugiardo, è padre della bugia» (Gv.8,44). Ecco chi è il vero padre delle nostre
bugie! È lui che ci offre tutte le menzogne che noi distribuiamo di qua e di là con tanta
disinvoltura. Poveri noi!

Se ci rendessimo conto di questa realtà comprenderemmo la sensibilità dei Santi nell'opporsi


con tutte le forze ad ogni menzogna, per non aver nulla a che fare con il «padre della bugia».
L'angelico ragazzo Guido di Fontgalland, prediletto della Madonna, provava un sincero orrore
per ogni minima bugia.

Una volta la mamma aveva detto alla domestica: «A chiunque oggi mi voglia, dirai che sono
uscita». Appena Guido udì queste parole della mamma, ebbe un sussulto, si voltò alla mamma
e gettandole le braccia al collo disse: «Mamma, perché dici le bugie: la tua e quella della
cameriera? ... Io sarei più contento di aver male ai denti, piuttosto che dire una cosa non
vera».

Meglio soffrire per la verità che godere per la menzogna. Meglio la sofferenza con Dio che il
piacere con il demonio.

«Sì sì, no no»

Dio è luce di verità. Il diavolo è tenebra di menzogna. L'anima sincera è luminosa. L'anima
menzognera è tenebrosa.

Noi cristiani dobbiamo essere «figli della luce» (Gv.12,36); Gesù ci ha detto che il nostro
parlare deve essere schietto e leale: «Sì sì, no no» (Mt 5,37).

Parlare con inganno mascherando la verità è l'arte malvagia del «serpente antico» (Ap.12,9)
che ingannò Adamo ed Eva nell'Eden (Gn.3,17). In questo consiste la bugia: dire il contrario di
ciò che si pensa con l'intenzione di ingannare.

«Non dire falsa testimonianza» (Lc 18,20) è il Comandamento di Dio che ci mette in lotta
contro «il padre della bugia». Dobbiamo essere energici per parlare sempre con verità, ad ogni
costo.

San Giovanni Canzio, un prete polacco, una volta venne depredato dai briganti. Gli tolsero
tutto quello che aveva nelle tasche, e gli chiesero infine: «Avete altro?».

«No», rispose il Santo. I briganti se ne andarono. Ma san Giovanni Canzio si ricordò


all'improvviso di aver cucito alcune monete nel vestito. Rincorse i briganti, e offrì loro anche
queste. I briganti rimasero così edificati, che non solo rifiutarono, ma gli restituirono tutto
quello che gli avevano tolto.

«Profanazione della parola»

Il Catechismo si dilunga, giustamente, a parlare della menzogna, presentandola sotto aspetti


diversi nei suoi contenuti di peccato.

«La menzogna è l'offesa più diretta alla verità.

Mentire è parlare e agire contro la verità per indurre in errore chi ha il diritto di conoscerla ...»
(n. 2483).

«Se la menzogna, in sé, non costituisce che un peccato veniale, diventa mortale quando lede
in modo grave le virtù della giustizia e della carità» (n. 2484).

«La menzogna è una profanazione della parola, la cui funzione è di comunicare ad altri la
verità conosciuta» (n. 2485).

«La menzogna è un'autentica violenza fatta all'altro. Lo colpisce nella sua capacità di
conoscere, che è la condizione di ogni giudizio e di ogni decisione. Contiene in germe la
divisione degli spiriti e tutti i mali che questa genera» (n. 2486).

Attenti alle bugie, dunque! Esse sono causa di tanti mali spirituali e temporali.
«Lingua d'impostura»

È vero che molte volte la verità ci costerà disagi o dolori anche gravi. È vero. Ma che cosa è ciò
di fronte all'offesa a Dio? Di fronte al giudizio e ai castighi di Dio?

«La tua lingua è come lama affilata

artefice di inganni.

Tu preferisci il male al bene,

la menzogna al parlare sincero.

Ami ogni parola di rovina,

o lingua di impostura.

Perciò Dio ti demolirà per sempre» (Sal.51,4-7).

Sant' Andrea Avellino era un avvocato. Una volta, nel difendere una causa, si lasciò sfuggire
una lieve bugia. Era rattristato per questa debolezza, quando gli capitò anche di leggere questo
versetto della Scrittura:

«La bocca che dice menzogne uccide l'anima» (Sap.1,11).

Non esitò oltre. Sospinto da una grazia impetuosa, si ritirò dal mondo, si fece religioso, e
divenne santo. Fu il premio della sua delicatezza di coscienza.

Facciamo nostra questa bella massima di san Vincenzo de' Paoli: «La nostra lingua deve
esprimere al di fuori le cose, come le abbiamo dentro; altrimenti, bisogna tacere».

Dire la verità, o tacere.

«La Vergine in ascolto»

Se tutti leggessimo e meditassimo la pagina dell'epistola di san Giacomo sulla lingua,


ameremmo certamente di più il silenzio e staremmo più attenti a usare questa lingua che
spesso «è un fuoco, è il mondo dell'iniquità ...: è un male ribelle, è piena di veleno mortale»
(Gc.3, 6 e 8).

Bugie, falsità, errori, calunnie, maldicenze, offese, turpiloquio, bestemmie ...: tutto passa per
la lingua. E quanto spesso il nostro parlare è infetto di tali mali, senza che neppure lo
vogliamo!

Guardiamo alla Madonna, invece. Quanto silenzio nella sua vita! Silenziosa e luminosa, Ella
compare nel Vangelo e sta accanto a Gesù mentre «conserva tutte le parole meditandole nel
suo cuore» (Lc 2,19).

Giustamente il papa Paolo VI l'ha chiamata «Vergine in ascolto» (Marialis cultus, n. 17),
presentandola quale modello perfettissimo della Chiesa nell'incessante rapporto con Dio, non
turbato da «parole vane» (Ef.5 ,6) né profanato da «parole mendaci» (Prv.30,8).

Fioretti

* Leggi e medita la pagina di san Giacomo sulla lingua (Gc.3,1-12).

* Bacia spesso il Crocifisso chiedendogli perdono dei peccati di lingua.

* Prega la Madonna di farti dire sempre la verità, o tacere, mai mentire.


16 maggio

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LA CUPIDIGIA

Perché san Massimiliano M. Kolbe voleva fare amare l'Immacolata da tutti gli uomini della
terra? «Per dare la vera felicità a tanti poveri fratelli, a tanti infelici che la cercano invano nelle
gioie di questo mondo».

La sorgente infinita della vera felicità è Dio. Dio si è donato a noi in Gesù Cristo. Gesù si è
donato a noi nell'Immacolata e attraverso l'Immacolata.

Dall'Immacolata, quindi, inizia il cammino della felicità che porta alla sorgente infinita:
all'amore trinitario.

«Amate l'Immacolata, e vi farà felici»: era l'annuncio felice di san Massimiliano M. Kolbe.

Cercare la felicità «nelle gioie di questo mondo» è illusorio, perché le gioie terrene non portano
né provocano l'amore, ma la cupidigia, che è «l'avvelenamento dell'amore», come insegna san
Tommaso d'Aquino.

Per questo sant'Antonio Abate distribuì tutti i suoi beni ai poveri, e se ne andò a trovare la
felicità nel deserto. Già prima, san Paolo aveva scolpito in una frase terribile la realtà della
cupidigia dei beni terreni nell'uomo: «La cupidigia è la radice di tutti i mali» (1Tm 6,10). San
Bernardo rincalza: «Non conosco una malattia spirituale più dura a sopportarsi, quanto la
febbre dei beni terreni».

Ciò che può scacciare questa febbre è soltanto un'altra febbre: la febbre dell'amore divino.

Una volta ci fu una postulante che chiese di entrare fra le figlie di santa Giovanna Francesca di
Chantal, e voleva portare con sé molte cose inutili. La Santa si consigliò con san Francesco di
Sales, che le disse così: «La lasci pure entrare con tutto quel che vuole ...; quando l'amar di
Dio sarà entrato in quell'anima, saprà scacciare tutto il resto ...».

La misura del nostro distacco dalle cose terrene è la stessa misura dell'amore di Dio, perché
come dice sant' Agostino «più un'anima si distacca dai beni della terra, più aderisce a Dio».

«Non amate il mondo»

In una lettera scritta a un compagno di scuola, san Gabriele dell'Addolorata, dopo averlo
messo in guardia contro i seducenti e fatali pericoli delle compagnie cattive, degli spettacoli,
delle letture, dei divertimenti mondani, così conclude: «Dimmi, Filippo: potevo io prendermi
più divertimenti e più spassi di quelli che mi son preso nel secolo? Ebbene, che me ne resta,
ora? Te lo confesso: null'altro che amarezza».

Ecco che cosa riserva all'uomo l'esperienza dei beni e dei piaceri terreni: «null'altro che
amarezza». Perciò l'apostolo san Giovanni ci ammonisce con forza: «Non amate né il mondo,
né le cose del mondo!

Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto ciò che è nel mondo, la
concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal
Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio
rimane in eterno!» (1Gv 2,15-17).

Chi si attacca al mondo e alle sue concupiscenze, chi vive di fatuità e di frivolezze, che cosa
potrà aspettarsi da Dio?
Una volta san Tommaso Moro, Gran Cancelliere d'Inghilterra, entrando nella camera di sua
figlia, la trovò che si stava agghindando per una festa: per ingentilire il busto, due damigelle la
tenevano saldamente legata con funi!

A vedere quel martirio sopportato per la vanità del mondo, il papà, sospirando verso il cielo,
disse alla figliola: «Figlia mia, il Signore ti farebbe un gran torto se non ti mandasse all'inferno,
giacché tu ti affanni tanto per dannarti!».

«Nemico di Dio»

Anche il Catechismo, trattando e commentando il nono e il decimo Comandamento, parla della


concupiscenza della carne e della concupiscenza degli occhi, e ammonisce che «la cupidigia dei
beni altrui è la radice del furto, della rapina e della frode» (n. 2534). Quante volte, infatti, per
soddisfare la propria cupidigia non si ricorre a ingiustizie e soprusi, non si arriva a contese e
lotte? Per un pezzo di terra, per un'eredità, per un guadagno che fa gola ... si fanno lotte
amare e magari violente! San Giacomo grida ancora nella sua vibrante lettera: «Da che cosa
derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni
che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere, e uccidete;
invidiate e non riuscite a ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete;
chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri. Gente
infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del
mondo si rende nemico di Dio» (Gc.4,1-4).

Parole terribili! Per questo i Santi, con san Paolo, considerano ogni bene terreno come una
«perdita», come «spazzatura», per «guadagnare» e «trovarsi» soltanto in Gesù (cfr. Fil 3,8-9).
Ricordiamo san Francesco d'Assisi, il quale, appena convertito, si rese conto e chiamò «follia»
andare appresso alle cose vane di questo mondo. E nella sua estrema, totale, povertà, si trovò
totalmente trasfigurato in Gesù Crocifisso! Nella vita di san Filippo Neri si legge questo
sorprendente episodio. Un suo figlio spirituale, ridotto in fin di vita, lo fece chiamare e gli
comunicò che per testamento lasciava a lui in eredità tutti i suoi beni. San Filippo non solo non
esultò a questa offerta del moribondo, ma si mostrò afflitto per la donazione e gli disse che
avrebbe pregato molto per la sua guarigione, offrendo anche la propria vita. Gli impose le
mani, e se ne andò. L'infermo guarì e il testamento andò in fumo!

Una sola cupidigia avevano i Santi: «Brama morire ed essere con Cristo» (san Paolo); «Mio Dio
e mio tutto!» (san Francesco d'Assisi); «L'idea fissa: l'Immacolata» (san Massimiliano M.
Kolbe).

Fioretti

* Fare elemosina ai poveri di qualche mio bene non necessario.

* Meditare i due brani di san Giovanni (1Gv 2,15-17) e san Giacomo (Gc.4,1-4).

* Chiedere alla Madonna con il Rosario il distacco del cuore dal mondo.

17 maggio

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IL RISPETTO UMANO
Il rispetto umano è una piaga della vita cristiana. Ed è una piaga di molti, di troppi cristiani.

Dove si vede Dio offeso, Gesù oltraggiato, la Madonna e i Santi maltrattati, bisognerebbe
vedere i cristiani coraggiosi e coerenti che fanno muro di difesa e di onore alla loro Fede.

Invece, quanto coniglismo e quanta viltà di animo! Addirittura, quanto sforzo di nascondersi fra
gli stessi nemici della Fede, per paura di essere scoperti e segnati a dito!

È vero che oggi, in questo mondo corrotto, in questa società scandalosa e beffarda, dominata
dall'ateismo più animalesco che si possa concepire, occorre davvero gran coraggio per essere
coerenti.

Ma non è forse questo un motivo in più perché i cristiani, lungi dal nascondersi, si facciano
avanti a testimoniare con energia la loro fede «che vince il mondo» (Gv.5,4)?

Coloro che si vergognano, che hanno paura di apparire come veri cristiani, hanno più le vesti
da vili traditori che da discepoli di Cristo.

Contro costoro c'è la parola tagliente e terribile di Gesù: «Chi si vergognerà di me e delle mie
parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si
vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Mc 8,38).

«Pescatori e pescatrici»

Nella lotta contro il protestantesimo che rovinava la fede di tanti cristiani con le sue eresie
dottrinali e morali, san Carlo Borromeo volle istituire grandi scuole di catechismo e di
istruzione religiosa per il popolo.

Ebbe bisogno di cristiani laici coraggiosi. Li trovò, uomini e donne. Li divise nei due gruppi dei
«pescatori» e delle «pescatrici», e organizzò i giri apostolici per le case, per le strade, per i
campi. Era uno spettacolo di vera fede vedere questi cristiani coraggiosi all'opera per
testimoniare Gesù Cristo e annunciare il suo Vangelo puro, senza errori.

Ogni cristiano dovrebbe far suo, con fierezza, il grido di san Paolo: «Non mi vergogno del
Vangelo» (Rm.1,16). Dovunque. In casa o fuori. Negli uffici o nelle scuole. Tra gli amici e tra i
nemici. «I veri cristiani - diceva san Gregorio Magno - sanno morire, ma non transigere». E
dovrebbe bastare il ricordo dei gloriosi martiri, sempre vivi nella Chiesa celeste e terrestre. La
loro gloria conferma luminosamente la parola di Gesù: «Chi vorrà salvare la propria vita la
perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,35).

Si vergognano ...

Che cosa dire, adesso, di molti cristiani che per rispetto umano mancano persino ai loro doveri
fondamentali?

Si vergognano di farsi il segno di croce e di recitare qualche preghiera mattino e sera, o prima
dei pasti.

Si vergognano di entrare in una chiesa a pregare, di avere la corona e di recitare il Rosario, di


salutare un'immagine sacra nelle edicole.

Si vergognano di andare a Messa. Si vergognano di confessarsi. Si vergognano di ricevere la


Santa Comunione.

Si vergognano di riprendere chi bestemmia o profana cose sacre. Addirittura, alcuni arrivano a
vergognarsi di ... non bestemmiare!
Si vergognano di difendere la loro fede dagli attacchi e dagli insulti dei nemici; e magari si
vergognano di essere considerati ancora cristiani ... Si vergognano di non leggere stampe per
sporcaccioni, di non vedere cinema immondi, di non seguire le nuove mode invereconde.

Si vergognano di rimproverare chi dà scandalo, chi offende e dileggia la morale evangelica.


Arrivano a vergognarsi di opporsi all'aborto, al divorzio, alla pillola contro la vita umana. Si
vergognano, si vergognano ... Pare che non sappiano fare altro!

Chi non si vergogna

Ancora giovanetto, san Bernardino da Siena fu invitato una volta da uno zio a casa sua. Andò,
ma vi trovò anche altre persone che nella conversazione con facilità parlavano scorrettamente.
Pronto e risoluto, san Bernardino disse allo zio: «O questi signori cambiano modo di parlare, o
io me ne vado via!». Lo zio avvertì gli ospiti, e il linguaggio non fu più scorretto. Ma dovunque
si trovava, san Bernardino non solo non aveva neppure l'ombra del rispetto umano, ma era lui
che incuteva rispetto a tutti. Anche i suoi compagni lo sapevano bene, e se talvolta si
lasciavano andare a qualche discorso non corretto al solo veder arrivare san Bernardino,
dicevano fra loro: «smettiamo, arriva Bernardino».

San Giuseppe Moscati, ugualmente, fu un cristiano pieno di luce ed esercitava un fascino


indescrivibile con la testimonianza della sua fede viva. Chi voleva, poteva vederlo ogni mattina
fermo e raccolto in chiesa per due ore di preghiera. Sulla cattedra, prima di iniziare
l'insegnamento, esortava sempre gli studenti a innalzare la mente al «Signore Dio delle
scienze» (1Sam 2,3). Non appena suonava l’Angelus, interrompeva ogni discorso e anche la
visita medica, invitando tutti i presenti a recitare con lui l'Angelus.

Quale forza e trasparenza di fede vissuta in lui! Altro che i meschini rispetti umani della nostra
fede da vili complessati ...

Non vergognarsi di Lei

«Fammi degno di lodarti, o Vergine Santa!». Contro ogni rispetto umano, contro ogni paura o
viltà, debbo e voglio lodare la Madonna, che è mia Madre.

Non solo non mi vergognerò di Lei, ma voglio difenderla e glorificarla, voglio amarla e farla
amare, dovunque, con passione filiale sempre ardente.

Posso guardare a tutti i Santi, paladini di amore vibrante verso la celeste Madre e Regina. Ma
guardo in particolare a san Massimiliano M. Kolbe, a questo apostolo e vittima dell'Immacolata,
il quale non solo non si vergognò mai dell'Immacolata, ma volle consumarsi totalmente per Lei,
fino a essere considerato esaltato e folle, anzi, fino a chiamarsi da se stesso «folle
dell'Immacolata».

Fioretti

* Salutare le immagini di Maria nelle edicole delle strade.

* Parlare della Madonna a casa o in ufficio.

* Fare il segno della croce prima dei pasti, magari invitando anche gli altri.
18 maggio

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ERRORI E DEVIAZIONI

La Chiesa ha dovuto sempre combattere contro errori e deviazioni. Non c'è stato periodo della
sua storia in cui non sia stata turbata dagli assalti di chi voleva trascinarla nei gorghi del
disordine dottrinale e morale. Satana, il grande nemico, è l'abile manovratore di una rete di
insidie che tende a confondere la verità portando scompiglio e tenebre.

Gesù lo disse espressamente al suo Vicario san Pietro: «Simone, Simone, ecco, Satana ha
chiesto che gli foste consegnati, per vagliarvi come il grano» (Lc 22,31).

E satana ha fatto il suo perfido mestiere di anno in anno nella Chiesa e nel mondo, suscitando
errori e deviazioni ininterrottamente, contraddicendosi o ripetendosi, pur di portare confusione
e caos.

Difatti, anche oggi noi ci troviamo in un clima dall'aria rovente per i novelli errori e le
deviazioni che stanno lacerando l'umanità e fanno gemere la Chiesa. La Madonna lo predisse a
Fatima, quando esortò con insistenza ad accogliere il suo messaggio di preghiera e penitenza,
altrimenti il comunismo avrebbe «diffuso i suoi errori nel mondo».

L'umanità è lacerata dall'ateismo e dalla massoneria, che fanno avanzare paurosamente il


materialismo ateo e il laicismo dissacratore di ogni valore religioso.

La Chiesa geme sotto l'imperversare di bufere devastatrici sia in campo dottrinale che in
campo morale e formativo. La «bufera delle cristologie», come disse il papa Paolo VI, si è
abbattuta insieme alla bufera delle antropologie, dei pluralismi, degli ecumenismi, delle
«proposte» per una morale nuova, e delle diverse teologie variamente denominate: della
morte di Dio; della speranza; della liberazione; neo-positivista; areligiosa; escatologica;
politica ... Quale babele tenebrosa!

«Nell'ora delle tenebre»

Conseguenze? Scompiglio per le verità di Fede intaccate o negate: la Santissima Trinità, la


Divinità di Gesù, l'Incarnazione del Verbo, la concezione verginale di Gesù, la Verginità della
Madonna, la Corredenzione mariana, la Resurrezione di Cristo, il Sacrificio della Messa e la
Presenza Reale nell'Eucaristia, l'esistenza del diavolo, dell'inferno, del Purgatorio, del Limbo, la
necessità del Battesimo, l'immortalità dell'anima, l'infallibilità del Papa ...

Scompiglio nella morale: peccato mortale pressoché inesistente per quanto riguarda atti
impuri, desideri ignobili, letture pornografiche, spettacoli scandalosi, mode immonde, rapporti
prematrimoniali ed extraconiugali, pillole anticoncezionali, onanismo e divorzio, omosessualità,
eutanasia e aborto, turpiloquio e bestemmie; Confessione da eliminare; Comunione in peccato
mortale; niente obbligo della Messa festiva; liturgia a gusto personale; fine del Rosario ...

Scompiglio nella vita della Chiesa: distrutta l'Azione Cattolica, chiusi migliaia di Seminari,
perdite enormi di vocazioni sacerdotali e religiose, preti, frati e suore che rinnegano la
consacrazione a Dio, Ordini religiosi tutti in declino, ribellione aperta al Sommo Pontefice,
formazione di gruppi estremisti eversori, arresto quasi totale delle conversioni, profanazioni
sacrileghe di Chiese e altari ...

Aveva ragione san Pio da Pietrelcina che alla fine della sua vita, esortava a pregare con questa
giaculatoria: «O Gesù, salva gli eletti nell'ora delle tenebre». È proprio così.
Sempre con la Chiesa

«Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine varie e
peregrine» (Eb.13,8).

In mezzo alle «bufere» degli errori che circolano come veleno nel sangue, teniamoci ben saldi
alla chiesa «colonna e fondamento della verità» (1Tm 3,15); teniamoci bene stretti al Vicario di
Cristo, unico «infallibile nella fede» (Lc 22,32); teniamoci ben legati ai dottori e ai Santi della
Chiesa, che ci insegnano «la via sicurissima per la quale ... potremo arrivare alla perfetta
unione con Cristo, cioè alla santità» (Lumen Gentium, n. 50).

Questa, solo questa è la Chiesa nostra Madre. Essa sola è la nostra difesa sicura dagli errori e
dai pericoli, essa sola può presentarci la verità in tutto il suo splendore come ha scritto il papa
Giovanni Paolo II nella meravigliosa Enciclica «Veritatis splendor».

E la Chiesa, difatti, ha parlato anche oggi contro tutti gli errori dell'ora presente. il Papa in
persona o le Congregazioni della Santa Sede hanno ribattuto gli errori e hanno ribadito le
sacrosante verità della nostra fede e della morale evangelica, con il rinnovato e magnifico
Catechismo della Chiesa Cattolica. Nulla in sostanza è cambiato né potrà mai cambiare, perché
la «verità del Signore dura in eterno» (Sal.116,2).

L'eresia, invece, è sempre una falsa novità, perché è la corruzione di una verità. San Cipriano
paragona l'eresia a un ramo tagliato dalla pianta: è condannato a inaridirsi; oppure, l'eresia è
simile a un fiume separato dalla sua sorgente; seccherà in poco tempo nella terra arida. Noi
vogliamo stare sempre e solo con la Chiesa.

La corbelleria più grossa

Un giorno san Pio da Pietrelcina incontrò alcuni operai che stavano lavorando in convento.
Qualcuno gli disse che quegli operai erano comunisti, ma ... cattolici. A questo punto padre Pio
sbottò: «Comunisti cattolici! ... Ma si può dire una corbelleria più grossa di questa?».
Purtroppo questa enorme «corbelleria» oggi è la bandiera di molti comunisti e di molti cattolici.
Credono di mettere insieme le due cose, senza accorgersi che si escludono a vicenda.

Il vero e sincero comunista è ateo, deve essere ateo e non può non essere ateo. Altrimenti è
un disonesto, è un traditore del comunismo.

Ugualmente per il cattolico. Deve essere e non può non essere credente, rinnegando ogni
ateismo e ogni dottrina che non sia quella di Cristo Dio.

Evidentemente, questi fratelli che non si accorgono neppure di essere dei veri traditori, hanno
«lo spirito accecato» (Mc 6,52).

Quanto è triste ciò, se si pensa alle ricchezze sterminate di verità e di amore che il Vangelo
offre all'uomo per tutti i suoi problemi! Che bisogno mai può avere il cattolico di ricorrere a chi
crede ciecamente in una sola miserabile cosa: la materia?

Vincitrice delle eresie

Di fronte allo spettacolo desolante degli errori e delle deviazioni che stanno lacerando
l'umanità, non dobbiamo mai scoraggiarci, noi cattolici.

Noi abbiamo la Debellatrice di satana, la Vincitrice di tutti gli errori, l'Immacolata, Colei che
«schiaccia la testa» all'iniquo serpente.
Una antifona antica della Chiesa cantava così a Maria: «Tu sola, o Vergine benedetta, hai
abbattuto tutte le eresie nel mondo intero». Tutto sta che noi amiamo la Madonna, la
preghiamo e l'imitiamo con generosità. Ella ci proteggerà e ci strapperà a tutti i pericoli.
Diciamole spesso anche noi, con la filiale confidenza di san Filippo Neri: «Madonna Santa,
tienimi la mano sulla festa, altrimenti mi faccio ... eretico o ateo!».

In particolare, affidiamoci al suo Cuore Immacolato, perché è questo Cuore che «infine ...
trionferà».

Ma intanto difendiamo la Madonna dagli attacchi dei suoi nemici che oggi le stanno negando
non solo il debito culto, ma anche il doveroso riconoscimento delle meraviglie che Dio ha
operato in Lei (Lc 1,49) con la perpetua Verginità dell'anima e del corpo, con il parto verginale
di Gesù, che non solo «non diminuì, ma consacrò l'integrità verginale» della sua Santissima
Madre (dalla Liturgia).

Oggi è anche facile sentir gettare ombre sull'Immacolata Concezione e sull'Assunzione; si


svuota di ogni consistenza la verità della Corredenzione e Mediazione universale di Maria; si
riduce di molto la sua Regalità e presenza di grazia; si attaccano le forme di devozione
mariana, anche le più venerande, come il Santo Rosario e il mese di maggio.

Bisogna reagire ed è doveroso difendere con passione di figli l'onore e la bellezza della nostra
celeste Madre. Ricordiamo sant' Alfonso de' Liguori, che quando impugnava la penna per
difendere la Madonna dagli attacchi dei nemici, piangeva a calde lagrime. Che grande cuore di
figlio aveva!

E noi?

Fioretti

* Offri la giornata per i bisogni della Chiesa.

* Recita un Rosario per quelli che tradiscono la loro fede.

* Una mortificazione di omaggio al Cuore Immacolato.

GRANDI BENI

19 maggio

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IL VICARIO DI CRISTO

Il primo figlio di Maria, dopo Gesù, è il Papa. Nessuno può togliere al Vicario di Cristo questo
primo posto nel cuore della Madonna.

Se noi vogliamo amare molto il Papa, quindi, dobbiamo chiedere questa grazia alla Madonna,
perché chi può amare il Papa come lo ama Lei?
Il Papa è la nostra roccia, una roccia evangelica, una roccia divina, perché creata dalla Parola
viva di Gesù, Verbo incarnato: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt
16,18).

Giustamente san Francesco di Sales diceva che «Gesù Cristo, la Chiesa e il Papa sono
tutt'uno». È impossibile dividerli. Essi sono la «testata d'angolo» (Lc 20,17) dell'umanità, del
mondo, dell'universo da salvare.

Per questo c'è tanta superficialità nelle parole di chi dice che accetta Gesù Cristo e la Chiesa,
ma non il Papa.

Quando Napoleone tenne prigioniero il papa Pio VII, per decidere alcune questioni sulla Chiesa,
radunò egli stesso a Parigi molti vescovi di Francia e di Italia, e voleva che deliberassero sui
punti in questione.

Ma i Vescovi rimasero in assoluto silenzio. Napoleone insistette e fece forti pressioni. Nulla.
Allora cominciò a impazientirsi e a minacciare. A questo punto il più anziano dei Vescovi si alzò
e disse con molta calma: «Sire, aspettiamo il Papa. La Chiesa senza il Papa non è la Chiesa!».

Soltanto il Papa, il Successore di san Pietro, insegna il Catechismo, «è il perpetuo e visibile


principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli» (n. 882).

Non può sbagliare

Il Papa è l'unico maestro sulla terra che non possa mai sbagliare nell'insegnamento della fede
e della morale.

«La fede romana - scriveva san Girolamo - è inaccessibile all'errore». Ed è per questo che san
Cipriano poteva affermare: «La Chiesa di Roma è radice e madre di tutte le Chiese». Soltanto
chi si trova unito al Papa è sicuro di essere nella verità infallibile di ciò che deve credere e
operare per salvarsi.

È Gesù stesso che volle l'infallibilità di san Pietro: «Ho pregato perché non venga meno la tua
fede» (Lc 22,32). È Gesù stesso che lo volle nostra guida infallibile: «Tu conferma i tuoi
fratelli» (Lc 22,32).

Per questo il Papa è l'unico maestro universale e indefettibile; anzi, è l'unico che può
«confermare la fede» dei cristiani, garantendola infallibilmente da ogni errore dottrinale e
morale. In questo senso, sulla terra il Papa, ogni Papa, è il sommo teologo, il sommo biblista, il
sommo moralista. Soltanto la sua parola di maestro universale è parola divinamente garantita
da Cristo «Via, Verità e Vita» (Gv.14,6).

Per questo san Tommaso d'Aquino, chiamato «maestro del mondo», era pronto a rinunciare a
qualsiasi pensiero dei grandi Santi Padri, di fronte al pensiero del Papa.

Il fiasco dell'inferno

Contro il Papato faranno fiasco non solo tutti gli uomini che volessero lottarlo, ma anche tutto
l'inferno.

È sempre Gesù che lo garantisce: «Le porte dell'Inferno non prevarranno mai» (Mt 16,18).

E non solo i nemici non prevarranno, ma si sfracelleranno su questa «testata d'angolo, roccia
contro cui si sbatte e pietra di rovina. Difatti, contro di essa andranno ad urtare coloro che non
hanno voluto credere al Vangelo ...» (1Pt 2,7-8).
Contro di essa andò a sbattere Lutero, l'impenitente eresiarca, che offendeva e malediceva il
Papa come un forsennato: «O Papa, io sarò la tua morte! ... Sì, io, papa Lutero I, per
comandamento di Nostro Signore Gesù Cristo e dell'Altissimo Padre, ti mando all'Inferno! ... ».
Povero e infelice Lutero!

Contro il Papa si scagliò anche il terribile Napoleone. Il Papa, inerme, gli disse: «Il Dio d'altri
tempi vive ancora. Egli ha sempre stritolato i persecutori della Chiesa ...».

Sull'isolotto di sant'Elena, Napoleone ricordava queste parole, e diceva a un amico: «Ah,


perché non posso gridare da qui, a quelli che hanno qualche potere sulla terra: "Rispettate il
rappresentante di Gesù Cristo! Non toccate il Papa: altrimenti sarete annientati dalla mano
vendicatrice di Dio. Anzi, proteggete la Cattedra di Pietro!"».

«I falsi maestri»

Scrivendo a Timoteo, san Paolo insegna questa importante verità: quando non si sopporta più
la sana dottrina, ci si procura «una folla di maestri» che consentano di «assecondare le proprie
passioni», e che parlino di fantasie anziché di verità (cfr. 2Tm 4,3-4).

Ci siamo. Basta leggere certi libri di teologi ritenuti «grandi e celebri» per dare ragione a san
Paolo a occhi chiusi. E questi teologi sono davvero «una folla» e hanno messo su un mercato
enorme di libri e riviste che sono pressoché tutti simili a cibi guasti, avariati o sospetti. Poveri
gli incauti che ci cascano a comprarli!

Questi teologi sono «i falsi maestri» di cui parlano con parole terribili, anzi, spaventose, san
Pietro e san Paolo (cfr. 2Pt2,2-11; 1Tm 1,3-7; 4,1-11; 6,3-5; 2Tm 3,1-7; 4,1-5). Questi «falsi
maestri» vengono chiamati dal papa Paolo VI «teologi da camera» e «autoteologi», e di essi -
dice ancora il Papa - è necessario «diffidare», perché fanno fare «naufragio nella fede» (1Tm
1,19).

Pregare per il Papa

La piccola Giacinta di Fatima, prima della morte ebbe dalla Madonna una visione in cui vide il
Papa in mezzo a gravissime sofferenze.

La piccola veggente raccomandò con tutte le forze, da parte della Madonna, di pregare per il
Papa, di soffrire con lui e per lui, che deve pascere il gregge universale (Gv.21,15-17).

Si sa che sempre ci sono state anime generose che hanno offerto e immolato la loro vita per il
Papa. San Vincenzo Strambi, ad esempio, confessore del papa Leone XII, si offrì come vittima
per far vivere più a lungo il Papa. E così avvenne: il Papa visse per altri cinque anni, mentre
san Vincenzo morì cinque giorni dopo la sua offerta.

Guido Negri, intrepido soldato, morì al fronte dopo aver offerto la sua vita per il Papa.

Noi tutti possiamo dimostrare al Papa il nostro filiale attaccamento, come lo dimostrava san
Massimiliano M. Kolbe, che considerava ogni volta una grazia entusiasmante poter vedere il
Papa, accostarsi vicino, baciargli la mano; come lo dimostrava san Pio da Pietrelcina, che
voleva avere sempre l'immagine del Papa accanto a quella della Madonna, e poco prima di
morire scrisse una lettera al Papa per rinnovargli la sua dedizione e fedeltà totale.

Fioretti

* Offrire la giornata per il Papa.


* Recitare un Rosario per il Papa.

* Fare una mortificazione per il Papa.

20 maggio

___________________

SANTIFICARE LA FESTA

Sembra incredibile che si debba far fatica a ottenere dai cristiani di non lavorare la Domenica
(e le altre feste di precetto) per dedicarsi al Signore e all'anima propria. Non solo, ma il colmo
è che si riesce a ottenere il riposo festivo e la partecipazione alla Messa soltanto da una scarsa
minoranza di cristiani!

Siamo giunti ormai a questo.

Con quali conseguenze? Quelle già previste da papa Leone XIII: «Violata la Domenica, questo
è il principio di tutti i mali: è la fede spenta, è l'eternità dimenticata, è Dio soppresso nella vita
dell'uomo ...». È il quadro mondiale della società di oggi: ateismo, materialismo, laicismo,
animalismo.

Eppure, con il Concilio Vaticano II la Domenica è stata messa ancor più in onore, come giorno
del Signore a benedizione e gioia dell'uomo.

Ogni Domenica «i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e
partecipare all'Eucaristia ... La Domenica è la festa primordiale che deve essere proposta e
inculcata alla pietà dei fedeli, in modo che risulti anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro»
(Sacrosanctum Concilium, n. 106).

Ogni domenica i cristiani hanno da guadagnare per l'anima, con il nutrimento spirituale che
ricevono dalla Santa Messa; per il corpo, con il riposo che ristora dalle fatiche settimanali.

C'è solo da guadagnare, quindi. La Domenica ricarica di energie l'anima e il corpo. È un dono di
Dio. È giorno di grazia. «Questo è il giorno che ha fatto il Signore» (Sal.117,24).

Perciò san Tommaso Moro, il Gran Cancelliere d'Inghilterra, anche quando con la persecuzione
venne messo in prigione, festeggiava la Domenica facendosi portare e indossando gli abiti da
festa «per piacere al Signore».

Tutti alla Santa Messa

I due cardini delle festività sono la partecipazione alla Santa Messa e il riposo dal lavoro.

La partecipazione alla Santa Messa festiva non consiste soltanto nell'essere presente in Chiesa
durante la celebrazione, perché anche le pareti e i banchi sono presenti senza partecipare
affatto ...

La partecipazione alla Santa Messa deve essere attiva e sentita. Attiva, nel seguire punto per
punto lo svolgersi del rito. Sentita, nell'unirsi vivamente a Gesù che si immola sull'altare fra le
mani del Sacerdote.

La partecipazione è piena, se si riceve anche la santa Comunione, dopo aver debitamente


purificato l'anima con il Sacramento della Confessione.
Questo è il cuore della Domenica cristiana: Confessione, Messa, Comunione. Sono tre tesori di
infinito valore che arricchiscono meravigliosamente l'anima di grazia. In tal modo la Domenica
è veramente «il giorno del Signore» e «la festa dell'anima».

Parecchi cristiani, però, si contentano solo della Santa Messa. Perché? Come mai restano privi
dei due Sacramenti della Confessione e Comunione? E potrà chiamarsi davvero «giorno del
Signore» una Domenica senza la Comunione? ... Gli antichi cristiani chiamavano la Domenica
anche con le due parole Dies Panis, «Giorno del Pane», perché tutti partecipavano alla Santa
Messa e ricevevano Gesù Eucaristico, «Pane del Cielo» (Gv.6,41). Non dovrebbe essere così
anche oggi per tutti i cristiani?

È peccato mortale

L'obbligo della Santa Messa festiva è grave. Chi non partecipa alla Messa di precetto commette
peccato mortale.

Soltanto il caso di grave necessità o di vera impossibilità (una malattia) fa evitare il peccato.

Né vale ascoltare la Santa Messa per radio o per televisione. Questo è solo un atto di
devozione, utile a chi è impossibilitato a recarsi in chiesa.

La Santa Messa è l'atto comunitario e sociale per eccellenza: per questo è necessaria la
presenza viva in seno alla comunità.

Ricordiamo sempre: per la sua importanza, la Santa Messa deve occupare il primo posto nella
Domenica.

Tutto deve esserle subordinato e condizionato. Quando il pio Alberto I, re del Belgio, si trovò
una volta nelle Indie, gli organizzarono una splendida escursione per il giorno di Domenica. Il
programma dell'escursione venne presentato al Re; questi lo esaminò, e disse subito: «Avete
dimenticato un punto: la Santa Messa. Questo prima di tutto!».

Quale lezione per tanti nostri gitanti ed escursionisti, così pronti a sacrificare la Messa e a
trasformare la Domenica da «giorno del Signore» in «giorno del demonio!».

Più edificante ancora è l'esempio che danno alcuni semplici fedeli, i quali affrontano sacrifici
veramente duri, pur di non perdere la Santa Messa. C'è una vecchietta che deve percorrere a
piedi diverse ore di strada; c'è un operaio che può correre alla Santa Messa soltanto alle
primissime ore del giorno, alzandosi ancora con le tenebre; c'è una mamma di tredici figli che
in vita sua non ha mai perso una Messa festiva ...

Il riposo festivo

Per lodare il Signore, per dedicarsi a Lui, curando la propria anima, è necessaria l'astensione
dal lavoro.

Insegna san Gregorio Magno: «La Domenica si deve interrompere il lavoro e darsi alla
preghiera, perché le negligenze dei sei giorni precedenti siano espiate con la preghiera di
questo gran giorno ...».

Se si potessero ascoltare di nuovo le prediche che il santo Curato d' Ars fece per otto anni
contro il lavoro festivo, resteremmo anche noi colpiti e commossi. Diceva il Santo: Se si
domandasse a chi lavora di domenica: «Che cosa state a fare?», dovrebbe rispondere: «Sto a
vendere l'anima mia al demonio, e a mettere di nuovo in Croce Gesù, mi sono condannato
all'Inferno! ... ». Proprio a quei tempi la Madonna appariva sui monti de La Salette e
ammoniva: «Il Signore vi ha dato sei giorni per lavorare, riservandosi il settimo; e non volete
dargliela: ecco che cosa appesantisce il braccio divino».

Purtroppo, la maledetta paura di perdere un po' di guadagno ci fa offendere Dio e la nostra


anima nel modo più vile. Possibile che temiamo di perdere, se serviamo il Signore osservando
il Suo Comandamento?

«Gente di poca fede! - deve dirci Gesù - Cercate prima il Regno di Dio, e il resto vi sarà dato in
soprappiù» (Mt 6,33).

Il papà di santa Teresa del Bambino Gesù aveva un negozio da orefice. Aperto tutta la
settimana, il negozio era sempre chiuso nei giorni festivi. Più di qualcuno, però, gli consigliò di
tenerlo aperto ogni domenica fino a mezzogiorno o almeno per alcune ore del mattino, perché
venivano gli abitanti dalle campagne a fare spese per le figlie da sposare. Perfino il Confessore
gli suggerì di tenerlo aperto qualche ora per combinare ottimi affari, senza offendere il
precetto.

Ma il papà di santa Teresina non ne volle sapere. Preferiva rimetterei, anziché allontanare una
sola benedizione di Dio sulla famiglia.

E il Signore lo fece diventare anche ricco proprio con i guadagni del negozio!

È fondamentale!

L'osservanza del terzo Comandamento è fondamentale per la vita cristiana. Frequentare la


Chiesa, accostarsi ai Sacramenti, partecipare alla Santa Messa, ascoltare la Parola di Dio: sono
nutrimento vitale della vita cristiana. Privarsene significa condannarsi al deperimento fino alla
rovina anche eterna.

Un venerando e zelante Vescovo francese, nel preparare la sua tomba, si fece scolpire sulla
pietra queste semplici parole: «Ricordatevi di santificare le feste», perché, diceva, «questo solo
mi basta: se i fedeli mi obbediranno, arriveranno certamente alla salvezza».

Aveva ragione. Chi santifica le feste si tiene in rapporto con Dio e resta di domenica in
domenica sotto il suo salutare influsso e richiamo.

Per questo san Pio da Pietrelcina in confessione era inesorabile nel battere sull'osservanza di
questo comandamento, e quanti penitenti hanno dovuto buscarsi, per questo peccato, il rifiuto
dell'assoluzione, scacciati bruscamente con un «vattene ... sciagurato!»,

La Madonna, Madre di Gesù e Madre nostra, vuol vederci almeno ogni Domenica tutti riuniti
attorno all'altare, attorno a Gesù. E come soffre per la lontananza di molti figli! Come prega e
attende!

Ella ci vuole tutti ogni Domenica, per poterci un giorno avere nella Domenica eterna, che è il
Paradiso.

Fioretti

* Offrire la giornata in riparazione dei peccati contro il terzo Comandamento.

* Convincere a santificare la festa qualcuno dei parenti o amici che non la santifica.

* Meditare attentamente sulla Parola di Dio della Domenica.


21 maggio

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LA CONFESSIONE

Il Sacramento della Confessione sta tutto nella parabola del Figliol prodigo (Lc 15,11-24).

Il peccato, il pentimento, il perdono: l'uomo che pecca, il peccatore che si pente, Dio che
perdona. Sono tre realtà concatenate dalla misericordia di Dio.

La Confessione è il rimedio del peccato, è il conforto del peccatore, è l'abbraccio di Dio al figlio
che ritorna. Non c'è Sacramento più umano di questo, perché segue l'uomo e lo solleva dalle
sue debolezze e miserie quotidiane, presentandogli ogni volta il paterno volto di Dio Padre, che
è felice di perdonare i figli, perché li vuole salvi: «Non voglio la morte del peccatore, ma che si
converta dalla sua condotta e viva» (Ez.33,11).

«A chi rimetterete ...»

Il perdono dei peccati ci viene da Dio, ma solo attraverso i suoi ministri sulla terra: i Sacerdoti.

Ad essi Gesù ha lasciato il suo mandato: «A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, e a chi li
riterrete saranno ritenuti» (Gv.20,33). Soltanto i Sacerdoti, quindi, possono assolverci dai
peccati.

Quante volte? Sempre, purché si sia disposti. Nessun limite alla misericordia di Dio (Mt 18,22).
«La misericordia divina è così grande - ha scritto san Giovanni Crisostomo - che nessuna
parola può esprimerla e nessun pensiero concepirla ...». Perciò sant'Isidoro ha potuto
affermare con sicurezza: «Non vi è delitto così grande, che non possa essere perdonato nella
Confessione».

Sia benedetto Dio nella sua infinita misericordia! Che dire poi della gioia della Madonna,
quando ci accostiamo al Sacramento della Confessione? Proprio Lei, l'Immacolata, la tutta
splendente di candore e di grazia, non può che amare immensamente questo sacramento che
annulla il peccato e fa splendere le anime dei suoi figli. Certamente ogni Confessione è una
grazia della Maternità di Maria, che vuol vedere le anime dei suoi figli somiglianti a Lei, per la
gioia di Gesù.

«Madonna mia, basta ...»

La beata Angela da Foligno, da giovane, una volta, si era confessata male, tacendo alcuni
peccati per vergogna. Si trascinò avanti così per diverso tempo, vivendo tra rimorsi crudeli,
turbamento e infelicità. Un giorno, finalmente, si scosse; si gettò ai piedi di un'immagine della
Madonna e la supplicò singhiozzando: «Madonna mia, basta, io non voglio più vivere così! Oggi
stesso dirò tutto al mio confessore ...». Ed ebbe la grazia di farlo. Era ora! Andò avanti, poi,
con una vita di penitenza tremenda, che l'aiutò potentemente a trasformarsi fino al vertice
delle più alte esperienze mistiche.

Non dubitiamo mai e non esitiamo a correre dalla Madonna per ottenere la grazia della
Confessione. «La buona confessione è la base della perfezione», diceva san Vincenzo de' Paoli.
Dalla Confessione si parte e si riparte per le più alte imprese dello spirito. E viceversa: la
diminuzione e l'assenza della Confessione fa camminare all'indietro verso la «strada spaziosa e
comoda che mena alla perdizione» (Mt 7,13).
«Se ti accusi, Dio ti scusa»

Sembra incredibile, eppure sono molti i cristiani che non apprezzano e rifuggono dal
Sacramento della Confessione. Non avrebbero che da guadagnare, e invece non se ne curano
affatto. Sono pronti ad andare dal medico per ogni piccolo malessere del corpo; trascurano,
invece, la salute della propria anima come se fosse uno straccio!

Forse ignorano i grandi benefici del Sacramento o lo considerano soltanto nel suo aspetto più
penale: l’accusa delle proprie miserie. È necessario invece considerare i grandi frutti positivi
che la Confessione ci dona, riconciliandoci «con Dio e con la Chiesa», come insegna il
Catechismo (n. 1484).

Nella vita di sant' Antonio di Padova si racconta che un giorno un grande peccatore andò a
confessarsi dal Santo, dopo avere ascoltato una sua predica. Il pentimento del peccatore era
così vivo che gli impedì di parlare per i continui singhiozzi. Sant'Antonio allora gli disse: «Va',
figlio, scrivi i tuoi peccati poi ritorna».

Il penitente andò, scrisse i peccati su un foglio, tornò dal Santo e gli lesse la lista delle colpe.
Quale non fu la sorpresa, però, quando alla fine della lettura si accorse che il foglio era tornato
bianco, senza più traccia di scrittura! Ecco il simbolo dell'anima che torna pura nella
Confessione.

Dice sant' Agostino: «Quando l'uomo scopre i suoi falli, Iddio li vela; quando li nasconde, Iddio
li scopre; quando li riconosce Iddio li dimentica».

Ancora più efficace è san Francesco d'Assisi con questa breve frase: «Se tu ti scusi, Iddio ti
accusa; se tu ti accusi, Iddio ti scusa». Del resto, continua sant' Agostino, «è preferibile
sopportare una leggera confusione dinanzi a un sol uomo, che vedersi coperto d'indicibile
vergogna dinanzi a innumerevoli testimoni nel giorno del Giudizio».

Questo stesso pensiero lo diceva spesso san Pio da Pietrelcina ai suoi penitenti. Ed è così.

I tre quadri

Per questo san Carlo Borromeo, prima di confessarsi, si fermava a meditare su tre quadri che
aveva fatto mettere nella sua Cappellina.

Il primo quadro rappresentava l'inferno, con i reprobi straziati orribilmente: ciò serviva a
incutere un salutare timore.

Il secondo quadro rappresentava il Paradiso, con i beati estasiati di gioia; ciò gli infondeva una
carica di impegno a evitare il peccato per non perdere il Paradiso. Il terzo quadro raffigurava il
Calvario con Gesù Crocifisso e l'Addolorata: ciò gli riempiva il cuore di dolore vivissimo per le
sofferenze causate a Gesù e a Maria con i peccati, eccitandolo al più fermo proposito di fedeltà
e di amore.

Confessarsi così significa non solo purificarsi dalle colpe, ma arricchirsi e crescere ogni volta
nella vita di grazia. E pensare che san Carlo Borromeo si confessava ogni giorno!

Confessarsi ogni settimana

Se ogni Confessione è un tesoro di grazia perché lava la mia anima nel Sangue di Gesù,
purificandola «dalle opere di morte» (Eb.9,14), è chiaro che bisogna approfittarne con grande
interesse e frequenza!

Ogni quanto confessarsi? La norma aurea della vita cristiana è la Confessione settimanale.
Molti Santi, è vero, si confessavano più volte alla settimana, e anche ogni giorno: così
facevano san Tommaso d'Aquino, san Vincenzo Ferreri, san Francesco di Sales, san Pio X ...
Ma se noi non siamo capaci di tanto, non dobbiamo però far passare la settimana senza lavarci
santamente nel Sangue di Gesù. Come era puntuale alla Confessione almeno settimanale san
Massimiliano M. Kolbe!

Proponiamoci seriamente anche noi questa norma e teniamoci fedelmente: ogni Confessione è
una grazia della Madonna, Madre della misericordia! E se Ella a Lourdes e a Fatima ha tanto
raccomandato la penitenza, ricordiamoci che la più grande e salutare penitenza è quella
sacramentale: la Confessione frequente.

Soprattutto, però, dobbiamo confessarci al più presto quando avessimo la disgrazia di


commettere un peccato mortale. Non contentiamoci dell'atto di dolore, e non azzardiamoci a
fare la Comunione senza esserci prima confessati perché faremmo solo un sacrilegio orrendo:
«si mangia la propria condanna», grida san Paolo (1Cor 11,29). E sarebbe davvero follia
andare a fare un sacrilegio, avendo a disposizione il Sacramento della misericordia. La
Madonna non lo permetta mai!

Fioretti

* Proposito di confessarsi ogni settimana.

* Chiedere perdono di tutte le Confessioni fatte male.

* Meditare la parabola del Figliuol prodigo (Lc 15,11-32).

22 maggio

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L'EUCARISTIA

L'Eucaristia è Gesù presente fra noi e per noi. Nell'Eucaristia c'è realmente Gesù in Corpo,
Sangue, Anima e Divinità. Con l'Eucaristia abbiamo davvero l'Emmanuele, ossia «Dio con noi»
(Mt 1,23).

Giustamente san Tommaso d'Aquino ci esorta a riflettere che non c'è nessuna religione sulla
terra, la quale abbia il suo Dio così vicino e familiare come la Religione cristiana, con
l'Eucaristia.

La cosa ancora più grande è che il Verbo Incarnato, Gesù, non solo vive fra noi, ma vuol
donarsi, penetrare nel nostro cuore e farsi uno con ciascuno di noi. «Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv.6,57).

E questo, Gesù lo vuole ogni giorno. Per questo si è fatto «Pane», perché il pane è il
nutrimento quotidiano, è il sostentamento di ogni giorno, senza del quale ci indeboliamo e
deperiamo.

La Santa Messa
Dove e quando Gesù si fa Eucaristia? Nella Santa Messa. Quando il Sacerdote consacra il pane
e il vino, si ha l'immolazione incruenta di Gesù presente realmente sull'altare nello stato di
vittima.

Oh! quale divino prodigio è ogni Santa Messa, che rinnova il Sacrificio della Croce e opera il
miracolo della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Gesù immolato!

Aveva ragione sant' Alfonso de' Liguori di dire che Dio non potrebbe fare una cosa più grande
della Santa Messa. Aveva ragione san Pio da Pietrelcina di dire che «la Santa Messa è infinita
come Gesù!».

Per questo i Santi amavano la Santa Messa con una passione ardentissima. San Francesco
d'Assisi voleva ascoltare almeno due Messe al giorno, e quando era ammalato voleva che un
confratello gli celebrasse la Messa in cella.

E noi invece? Non è forse vero che tanti cristiani fanno difficoltà persino ad andare a Messa la
domenica? Quanto poco si comprende questo mistero divino che è la ricchezza infinita della
Chiesa! «L'Eucaristia- insegna il Catechismo - è il compendio e la somma della nostra fede» (n.
1327).

Eppure, se vogliamo amare la Madonna non possiamo dimenticare che mai siamo così vicini a
Lei, come quando stiamo accanto ad un altare, su cui si rinnova il sacrificio del Calvario:
«Presso la Croce di Gesù, stava Maria, sua madre» (Gv.19,25). A san Pio da Pietrelcina una
volta fu chiesto se c'era la Madonna durante la Santa Messa. Il Padre rispose con un tono di
sorpresa: «Ma non vedete la Madonna sempre accanto al Tabernacolo?».

La Santa Comunione

Con la Santa Comunione Gesù si dona a ciascuno di noi per nutrirci del suo Corpo e del suo
Sangue: «La mia carne è veramente cibo, il mio sangue è veramente bevanda» (Gv.6,56).

Nutrimento divino. Nutrimento d'amore. Nutrimento d'infinito valore e forza. «Beati gli invitati
alla cena nuziale dell'Agnello ...» (Ap.19,9).

Chi non mangia di questo Pane soffrirà indebolimenti e deperirà spiritualmente di giorno in
giorno. Gesù l'ha detto con parole chiare: «Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio
sangue, non avrete la vita in voi» (Gv.6,54).

Per questo i Santi erano affamati di Gesù ed erano eroici nel fare qualsiasi sacrificio per non
restare privi di questo «Pane di vita» (Gv.6,35), «disceso dal cielo» (Gv.6,59).

San Giuseppe Moscati faceva ogni mattina la santa Comunione. E quando doveva viaggiare
all'estero per i Congressi scientifici dei medici, viaggiava di notte o scendeva dalle navi, e
girava le città straniere, sempre digiuno dalla mezzanotte, in cerca di una Chiesa cattolica per
poter fare la santa Comunione. Egli diceva che non se la sentiva di iniziare le visite mediche se
prima non aveva ricevuto Gesù.

E noi, invece? Forse abbiamo la Chiesa a pochi passi, eppure non sentiamo nessuna attrazione
per la santa Comunione. Siamo capaci di restare senza Comunione persino la Domenica. Poveri
noi! La Madonna ci illumini e ci scuota. Se la preghiamo, con gioia Ella ci darà la grazia e la
forza di accostarci anche tutti i giorni alla santa Comunione, perché sulla terra non c'è cosa che
faccia tanto contenta la Madonna, quanto il farle vedere Gesù dentro il nostro petto. Allora Ella
ci stringe al suo Cuore nell'unico abbraccio con Gesù. Con Gesù e per Gesù

Con Gesù e per Gesù


La Santa Messa e la Comunione mi riempiono di Gesù per farmi vivere con Gesù e per Gesù
tutta la giornata. Con quale frequenza, durante il giorno, l'amore di Gesù mi dovrebbe
riportare all'Eucaristia!

Per questo san Francesco di Sales e san Massimiliano M. Kolbe avevano il proposito di fare una
Comunione spirituale ogni quarto d'ora! Per questo i Santi cercavano ogni ora e ogni momento
per correre da Gesù e stare vicino a Lui tutto il tempo possibile.

Le visite eucaristiche, le ore di adorazione, le piccole soste di preghiera accanto al Tabernacolo


erano la passione dei Santi. E come si industriavano! San Roberto Bellarrnino, da giovane,
andando a scuola passava davanti a due Chiese: fra andata e ritorno faceva quattro visite
all'Eucaristia. La beata Anna Maria Taigi, madre di sette figli, usava ogni cura per fare almeno
una lunga visita giornaliera a Gesù Eucaristico. Ogni santo è una creatura d'amore e non può
non sentire l'attrazione per il Sacramento dell'amore.

Ci vogliono i Sacerdoti

Santa Gemma Galgani diceva che in Paradiso avrebbe ringraziato Gesù soprattutto per il dono
dell'Eucaristia fatto agli uomini. È impossibile che Dio potesse darci qualcosa di più di Se
stesso!

Ma come potremmo noi avere l'Eucaristia sulla terra senza i Sacerdoti? Essi, soltanto essi sono
i «dispensatori dei misteri divini» (1Cor 4,1). Soltanto ad essi Gesù ha detto, dopo la prima
Messa della storia, celebrata il Giovedì Santo: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19).

Per questa divina missione di rinnovare il Sacrificio di Gesù, il Sacerdote viene scelto solo da
Dio (Eb.5,4) che lo separa da tutti gli altri uomini (Rm.1,1) e lo consacra «ministro del
Tabernacolo» (Eb.13,10).

Beato il Sacerdote! Gli Angeli stessi lo venerano, perché egli impersona Gesù. San Cipriano
dice con forza: «Il Sacerdote all'altare opera nella stessa Persona di Gesù». Ma per avere i
Sacerdoti ci vogliono le vocazioni sacerdotali. E non solo. Ci vogliono anche tutte le grazie della
corrispondenza e della fedeltà alla vocazione.

Chi ci donerà tutte queste grazie? La risposta è unica: la Madonna, Mediatrice universale. Ma
bisogna pregarla e supplicarla. Ella è la Madre del Sommo Sacerdote; Ella è la Madre di tutti i
Sacerdoti. Ella ha allevato Gesù per il sacrificio; Ella alleva i Sacerdoti per condurli all'altare
dell'immolazione «con l'età piena di Cristo» (Ef.4,13).

Se abbiamo tanto bisogno di Sacerdoti, quindi, ricorriamo alla Madonna, moltiplichiamo le


nostre preghiere, non stanchiamoci di insistere per ottenere un bene così grande. Con la
preghiera si ottengono le vocazioni, come ha detto Gesù: «Pregate il Padrone della messe
perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Con la preghiera alla Madonna, le vocazioni
si ottengono prima, perché Ella fa da potente Mediatrice di amore e misericordia.

San Massimiliano M. Kolbe, folle di amore all'Immacolata, in meno di venti anni, con il suo
amore e con la sua preghiera incessante, ottenne dalla Madonna circa mille vocazioni! O Maria,
Madre e Regina dei sacerdoti, donaci molti e santi Sacerdoti!

Fioretti

* Partecipare alla Santa Messa e fare la santa Comunione con la Madonna.

* Offrire la Messa e la Comunione alla Madonna, per la sua gioia.

* Fare una visita eucaristica per riparare gli oltraggi all'Eucaristia.


23 maggio

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LA PREGHIERA

Le due ultime più grandi apparizioni della Madonna sulla terra sono state quelle di Lourdes e di
Fatima. Ambedue ci hanno portato un messaggio identico e forte: Preghiera e Penitenza.

La Madonna punta diritta all’essenziale: anzitutto la Preghiera. Ella chiede, raccomanda e


insiste sempre su questo punto, sia a Lourdes che a Fatima. Le cose andranno bene se si
prega; andranno male se non si prega. La preghiera è la grande arbitra dei nostri destini. Se è
assente essa, tutto va a rotoli. «Chi non prega certamente si danna», diceva sant'Alfonso. E
sant'Ambrogio afferma che se «la vita dell'uomo è una battaglia sulla terra» (Gb.7,1), la
preghiera è lo scudo invulnerabile senza del quale saremmo colpiti inesorabilmente.

La «Vergine in preghiera»

Il papa Paolo VI nell'esortazione apostolica sul Culto della Beata Vergine (n. 18), ci presenta la
Madonna come «Vergine in preghiera» scolpita da tre pagine mariane del Vangelo.

Nella Visitazione, la Madonna loda Dio con l'inno di amore più alto che sia uscito dall'anima di
una creatura umana: il Magnificat (Lc 1,46-56).

A Cana, la Madonna fa la preghiera di domanda con premura materna e con fede senza
tentennamenti, ottenendo subito la grazia temporale per gli sposi e la grazia spirituale per i
discepoli di Gesù, i quali «credettero in lui» (Gv.2,1-11).

Nel Cenacolo, la Madonna nutre con la sua preghiera materna la Chiesa nascente (At 1,14) così
come, anche dopo la sua Assunzione in anima e corpo al cielo, non deporrà mai «la sua
missione di intercessione e di salvezza».

È proprio Lei, la «Vergine in preghiera», che è venuta a chiedere e a raccomandarci la


preghiera sia a Lourdes che a Fatima.

Se le diamo ascolto, se facciamo quello che ci dice, non ne avremo che benedizioni su
benedizioni. Ma dobbiamo esaminarci seriamente.

Pregare mattino e sera

Non è forse vero che ci sono cristiani i quali fanno appena appena qualche preghiera mattino e
sera? Alcuni, poi, hanno paura di sforzarsi troppo e fanno solo il segno di croce. Altri, infine,
non fanno neppure il segno di croce, ma si svegliano e si addormentano come gli animali: né
più, né meno.

Si può essere cristiani in questo modo? Si può salvarsi l'anima trascurando la preghiera mentre
si ha tempo di guardare la televisione, di leggere giornali e romanzi, di andare al bar o allo
stadio?

La Madonna, nostra Mamma, è corsa ad avvertirci: «Pregate, pregate molto». Ella ci richiama
maternamente a un dovere primario del cristiano: «vegliate e pregate» (Mc 14,38); «vegliate
nelle preghiere» (1Pt 4,7).
Per questo, anzitutto, non deve mai mancare almeno la preghiera del mattino e della sera.
Pochi minuti di preghiera ogni mattina e ogni sera: dovrebbe essere un dovere così dolce per
ogni cristiano! Così era per il beato Contardo Ferrini, professore all'Università di Milano, che
scriveva: «Io non saprei concepire una vita senza preghiera: uno svegliarsi il mattino senza
incontrare il sorriso di Dio, un reclinare il capo, ma non sul petto di Cristo». Così bisogna
pregare. Con il cuore, con tutto il cuore. «È il cuore che prega - insegna il Catechismo. Se esso
è lontano da Dio, l'espressione della preghiera è vana» (n. 2562).

La preghiera a tavola

A mezzogiorno, di solito, è tradizione cristiana il suono dell'Angelus, a richiamo devoto


dell'ineffabile mistero dell'Incarnazione.

A quel segnale, l'Angelo ci invita a unirci a lui nella preghiera alla Vergine celeste. E i Santi
come ci tenevano a questa breve sosta di preghiera mariana con l'Angelo!

San Pio X interrompeva anche le udienze più importanti. San Giuseppe Moscati sospendeva per
pochi attimi la lezione o la visita medica. San Pio da Pietrelcina la recitava con chi si trovava,
sulla veranda, in cella o in corridoio. Il papa Pio XII la recitava ogni volta in ginocchio.

Perché non salvare e fare nostra questa meravigliosa preghiera mariana?

Un altro dei momenti di preghiera dovrebbe essere quello dei pasti, quando ci si mette a tavola
prima di iniziare a mangiare. Il segno di croce e l'Ave Maria diventano la benedizione di Gesù e
di Maria sulla nostra mensa.

Capitò a san Giovanni Bosco. Invitato a pranzo in una famiglia, prima di sedersi a tavola, san
Giovanni Bosco si rivolge a uno dei figlioli e gli chiese: «Adesso facciamo il segno della croce
prima di cominciare a mangiare. Sai perché si fa questo segno?»: «Non lo so», rispose il
ragazzo. «Ebbene, te lo dico io in due parole. Lo facciamo per distinguerci dagli animali, che
non lo fanno perché non hanno la ragione per capire che quanto mangiamo è dono di Dio ...».

Da quel giorno in poi, in quella famiglia, non mancò mai quel segno di croce prima dei pasti.

Noi che cosa facciamo? ... Se siamo in difetto proponiamoci di fare il segno di croce e di
recitare l'Ave Maria ogni volta che ci mettiamo a tavola per i pasti. E senza rispetti umani!

Una scintilla, tante scintille ...

Il pensiero di Gesù è chiaro: il cristiano deve sforzarsi di pregare continuamente, per tenere
costantemente offerto a Dio tutto se stesso e tutto ciò che fa: «Bisogna sempre pregare, e mai
venire meno» (Lc 18,1); «Vegliate e pregate, per non cadere nella tentazione» (Mc 14,38).
Quale tentazione? La tentazione di agire per egoismo o per un'intenzione puramente naturale.
È così facile operare solo per calcolo o per interesse, e niente affatto per amore di Dio e del
prossimo!

La preghiera è indispensabile a tenerci in traiettoria verso Dio. Quando non è possibile la


preghiera lunga e sistematica, si faccia la preghiera spicciola, simile a piccoli semi che lungo il
giorno vengono disseminati sul terreno delle azioni da compiere. È la preghiera delle brevi
giaculatorie, dei rapidi atti di amore, delle pie offerte. Il papa Paolo VI la chiama preghiera
«scintilla».

San Francesco d'Assisi, san Tommaso d'Aquino, sant' Alfonso, santa Bernadetta, santa Gemma
Galgani ..., quale uso ardente e costante non facevano di questa preghiera «scintilla»! Forse
che le loro anime non erano alla fine uno scintillio continuo?...
San Massimiliano M. Kolbe raccomandava molto questa preghiera «scintilla» per crescere
nell'amore all'Immacolata. Valga anche per noi!

Fioretti

* Recita sempre e bene le preghiere mattino e sera.

* A tavola, fa il segno di croce e recita l'Ave Maria prima dei pasti.

* Impegnati a recitare spesso giaculatorie durante il giorno.

24 maggio

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LA PENITENZA

Che cos'è la penitenza?

È la virtù che fa riparare l'offesa fatta a Dio con il peccato. Si possono riparare le offese proprie
e le offese degli altri. C'è, infatti, chi fa penitenza per i peccati propri e anche per i peccati
degli altri.

Gesù è stato il divino Penitente per i nostri peccati. La Madonna è stata la celeste Penitente per
le nostre colpe. Vittime sublimi, si sono immolati interamente e soltanto per la nostra salvezza.

Con la loro immolazione essi ci hanno redenti aprendoci le porte del Paradiso e offrendoci i
mezzi di grazia per salvarci.

Adesso tocca a noi servirci di questi mezzi. Uno di questi mezzi è certamente la penitenza: «Se
non farete penitenza, perirete tutti» (Lc 13,15).

Perché la penitenza?

Perché siamo peccatori e continuiamo a peccare. È necessaria, perciò, la riparazione,


l'espiazione. È giustizia; si ripara il male fatto.

«Ogni peccato, piccolo o grande, - scrive sant' Agostino - non può restare impunito: o è punito
dall'uomo che ne fa penitenza, o all'ultimo giudizio dal Signore».

Possiamo qui ricordare alcuni grandi peccatori convertiti e diventati Santi: santa Maria
Maddalena, sant' Agostino, santa Margherita da Cortona, sant'Ignazio di Loyola, san Camillo de
Lellis ... Essi ci dimostrano che con la penitenza si ripara e si recupera tutto, fino alla santità
più alta; e danno ragione a san Cipriano che esclama: «O penitenza ..., tutto quello che era
legato, l'hai sciolto; quello che era chiuso l'hai aperto». La penitenza scioglie dalle catene dei
debiti contratti per i peccati, e apre i forzieri delle grazie più elette.

Penitenza e amore

Quando san Domenico Savio era gravemente ammalato, venne un giorno sottoposto a un
salasso. Prima di iniziare, il medico gli disse: «Voltati dall'altra parte, Domenico, così non
vedrai scorrere il tuo sangue».
«Oh no! - rispose il Santo - Hanno forato le mani e i piedi di Gesù con grossi chiodi sulla croce,
ed Egli non ha detto nulla ...».

E Domenico soffrì senza un lamento i dieci piccoli tagli che gli vennero fatti.

Ecco la legge dell'amore: quando si ama veramente una persona, si vuol condividere tutte le
sofferenze della persona amata. Non se ne può fare a meno.

Chi ama Gesù, e conosce la sua vita di umiltà e sacrificio, culminate nella crudele Crocifissione
e Morte, non può fare a meno di desiderare la partecipazione a tutto quel dolore voluto
dall'amore.

L'intensità di questa partecipazione a volte si è fatta anche manifesta in modo prodigioso e


sanguinoso: pensiamo a san Francesco d'Assisi, santa Veronica Giuliani, santa Gemma
Galgani, san Pio da Pietrelcina. Ma in tutti i Santi la penitenza più crocifiggente è stata
un'esigenza dell'amore. Essi arrivavano al punto di non bramare altro che patire. Ricordiamo
alcuni esempi mirabili.

San Francesco Saverio, sebbene oppresso da penosissimi dolori, pregava con trasporto,
dicendo: «Ancora, Signore, ancora di più!», E all'isola su cui aveva patito le più gravi
tribolazioni volle mettere il nome di Isola delle consolazioni.

Santa Teresa di Gesù è celebre anche per quel suo grido: «O patire o morire!», E san Giovanni
della Croce, a Gesù che gli chiedeva che cosa volesse rispose: «Patire ed essere disprezzato
per te».

San Gabriele dell'Addolorata diceva che il suo paradiso erano i dolori della Madonna. San
Massimiliano M. Kolbe chiamava «caramelle» le croci le tribolazioni. San Pio da Pietrelcina
diceva che i suoi tremendi dolori erano «i gioielli dello Sposo». Così ragiona chi ama.

Fare il proprio dovere

La prima e più importante penitenza del cristiano è quella di compiere fedelmente e


perfettamente i propri doveri quotidiani. Fare altre penitenze, omettendo questa, significa
badare al secondario trascurando il principale. Il primo posto, ricordiamo bene, tocca sempre al
compimento esatto dei propri doveri. Se c'è questo, la sostanza della nostra vita di penitenza è
assicurata. San Giuseppe Cafasso menava una vita di penitenza nascosta agli occhi dei più.
Dalle deposizioni al Processo di Beatificazione sappiamo che si accorse di qualcosa la buona
donna che gli lavava la biancheria macchiata di sangue.

«Come mai le camicie sono sempre macchiate di sangue? - disse un giorno. Ha forse qualche
piaga?».

Il Santo avrebbe voluto tacere; ma poi rispose schiettamente: «Via, voi siete come mia madre.
Vi dirò tutto, a patto, però, che non lo diciate a nessuno. Dovete sapere che noi preti portiamo
una cintura con punte, detta "cilizio": Ecco perché trovate delle macchie».

«Ma deve far male, povero figlio mio!», esclamò la donna.

«Sicuro che fa un po' male; ma bisogna scontare i peccati, no?».

«Che dice? - interruppe l'altra, sgomenta - Se lei ha bisogno di far penitenza, che dobbiamo far
noi?».

«Voi lavorate sodo - rispose il Santo - e lavorare tutto il giorno è una bella penitenza ...».

Penitenza per i peccatori


Il lamento accorato della Madonna di Fatima dovrebbe starci veramente a cuore: «Molte anime
vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi e preghi per loro».

Giacinta, il fiorellino della Madonna di Fatima, fu la pastorella a cui maggiormente stettero a


cuore quelle parole della «Bella Signora». Ella volle essere la vittima innocente; e il soffrire per
i peccatori fu la sua passione dolorosa fino alla morte.

Colpita dalla spagnola e dalla pleurite purulenta, con infezione progressiva; trasportata in
ospedale, lontana da casa; sottoposta a intervento chirurgico per l'asportazione di due costole
senza esser addormentata ... Povera bimba! Eppure, fu eroicamente coraggiosa nel non
perdere ogni occasione e sacrificio per i peccatori: cibi ripugnanti, sete, solitudine, immobilità
nel letto, dolori brucianti ... Il suo celeste conforto era l'assistenza materna della Madonna; e
morì consumata da febbre e dolori, sola sola, sul Cuore dell'Immacolata venuta dal Cielo a
prendere l'innocente vittima per i peccatori. Quale esempio di penitenza eroica!

Fioretti

* Meditare la Passione e morte di Gesù (Mt 26 e 27).

* Offrire tutti i sacrifici e disagi alla Madonna Addolorata.

* Recitare i misteri dolorosi del Rosario.

25 maggio

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LA PAZIENZA

Siamo tutti d'accordo: non c'è virtù pratica che sia così necessaria nella vita cristiana come la
pazienza. Non ci sono dubbi.

La pazienza è la virtù che fa sopportare, con animo tranquillo, i disagi e le sofferenze della
vita. Chi non ha noie e tribolazioni nella vita? Chi può risparmiarsi da fastidi e disagi? Chi può
mai sfuggire al peso quotidiano di prove e contrasti?

Perciò «è necessaria la pazienza - diceva san Paolo - per compiere la volontà di Dio e
conseguire i beni della promessa» (Eb.10,36).

Pazienza in casa e fuori casa. Pazienza nell'ufficio o in fabbrica. Pazienza con i padroni e con i
sudditi. Quante occasioni ogni giorno!

Dobbiamo veramente pregare la Madonna di concederci questa virtù, per poter imitare Lei,
sempre dolce, forte e serena in mezzo alle prove e ai travagli più grandi: a Betlemme, fra le
angustie per la ricerca di un luogo; in Egitto, dove arrivò con Gesù Bambino e san Giuseppe,
poveri fuggiaschi fra gente sconosciuta; nei tre giorni del ritrovamento di Gesù al Tempio, con
quell'ambascia che le amareggiava il cuore; nel distacco di Gesù all'inizio della vita pubblica,
con le prospettive degli scontri inevitabili con i farisei; nelle sequenze strazianti del Calvario, ai
piedi della Croce del suo Gesù adorato.

La pazienza della Madonna! Vedremo in Paradiso come la sua pazienza abbia superato la
pazienza di tutti gli uomini messi insieme!
Gli mostrò il Crocifisso

«Una risposta dolce calma la collera, - insegna san Giovanni Crisostomo - il fuoco non si
smorza con il fuoco, né il furore si calma con il furore».

Un giorno santa Luisa di Marillac presenta una bevanda a un turco infermo, ricoverato
all'ospedale.

Questi reagisce violentemente al gesto di carità, sbattendo il bicchiere in faccia alla suora.

Senza aprir bocca, santa Luisa si ritira; ma torna poco dopo con un'altra bevanda. Ancora una
reazione furiosa dell'infermo, che ripete il gesto brutale di prima.

Di nuovo la suora tace, e si allontana. Ma torna ancora una volta, si avvicina a quell'infermo e
gli rivolge parole di tale bontà che quell'uomo non crede ai suoi occhi: si volge alla religiosa, la
fissa sul bel volto luminoso e dolce, e le dice: «Voi non siete una creatura della terra ... Chi vi
ha insegnato a trattare così colui che vi ha offeso?».

Santa Luisa non risponde, ma gli mostra il Crocifisso che porta sul petto.

Lo stesso successe a santa Maria Bertilla nell'ospedale di Treviso. Un giorno un infermo isterico
le gettò addosso l'uovo che ella gli aveva portato. La Santa non si turbò minimamente. Andò a
cambiarsi il grembiule e tornò dall'infermo portando una tazza di brodo: «Le farà bene», gli
disse sorridendo!

Cosa non abbiamo da imparare noi così pronti a impazientirci e a reagire per un nonnulla?

I noccioli delle ciliegie

«Con la vostra pazienza - ha detto Gesù - salverete le vostre anime» (Lc 21,19). Di più, con la
pazienza si conquistano e salvano anche le anime degli altri, perché «l'uomo paziente vale più
dell'uomo forte, e chi domina l'animo vale più di un espugnatore di città» (Prv.16,32). San
Giuseppe Cafasso era il Cappellano dei condannati a morte. Per questo poteva entrare nelle
loro celle e stare in mezzo a loro. Sembrava davvero un angelo di serenità e di pazienza in
quell'ambiente fetido e ripugnante.

Portava sempre un regalino ai carcerati, e un giorno portò un cestino di ciliegie. Poco dopo, i
carcerati si divertivano a tirargli addosso i noccioli delle ciliegie.

«Lasciateli fare! - disse a chi voleva opporsi - Poveretti, non hanno altra distrazione!».

Con questa dolce pazienza egli poteva penetrare nei loro cuori e disporli ad affrontare la morte
baciando il Crocifisso e invocando la Madonna.

Spose e mamme pazienti

Molto spesso è soprattutto in casa che bisogna esercitarsi nella pazienza. San Paolo
raccomandava agli Efesini: «Comportatevi ... con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza,
sopportandovi a vicenda con amore» (Ef.4,2).

Quanti litigi, beghe e screzi si potrebbero evitare con pochi granelli di pazienza e di silenzio!

Quando le amiche chiesero a santa Monica come facesse a vivere in pace con un marito così
insensibile e violento, la Santa rispose: «Tengo a freno la mia lingua».

Chi non ricorda come santa Rita arrivò a convertire il brutale e volgare marito? Soffrendo in
silenzio, «con molta pazienza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie, sotto le
battiture ...» (2Cor 6,4). Grande fu anche la pazienza della beata Anna Maria Taigi, madre di
sette figli. Ogni giorno erano prove che la poverina doveva affrontare per le bizzarrie del
marito ben poco gentile, per i problemi dei figli bisognosi di una buona formazione, per le
contrarietà e i disturbi che capitano inevitabilmente in ogni famiglia. Una volta le ruppero un
magnifico vaso di maiolica, che era un prezioso e caro ricordo della famiglia. La Santa guardò i
cocci e poi disse con serenità: «Pazienza!... Se lo sapessero i negozianti di maioliche ne
sarebbero contenti. Devono vivere anch'essi, non è vero?».

Questa pazienza è uno dei frutti più preziosi dello Spirito Santo (Gal.5,22).

Guardiamo a Lei

La prima dote della carità è la pazienza, dice san Paolo (1Cor 13,4). La più grande carità porta
con sé la più grande pazienza. Per questo la Madonna, Madre dell'Amore, è esemplare
perfettissimo ed è la sorgente della nostra pazienza.

A Lei che visse con l'anima trapassata da una spada (Lc 2,35), noi dobbiamo guardare per
imparare a saper accettare con pazienza eroica anche un pugnale piantato nel cuore.

A Lei che fu la «Vergine offerente» e la «Madre Corredentrice» non solo nel Tempio, ma anche,
e soprattutto, sul Calvario (Marialis cultus, 20), dobbiamo attaccarci per attingere energia
d'amore paziente e «offerente» nelle tribolazioni della vita e della morte.

Fioretti

* Trattare gentilmente e sorridere a chi mi maltratta.

* Offrire ogni piccola spina della giornata alla Madonna.

* Meditare sui dolori della Madonna.

26 maggio

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L'OBBEDIENZA

L'obbedienza è la virtù che ci spinge a sottomettere la nostra volontà a quella di Dio e a quella
dei superiori, che rappresentano Dio.

La prima obbedienza è dovuta a Dio, nostro Padre e Creatore. «Del Signore è la terra e quanto
contiene» (Sal.23,1). Se siamo sue creature e suoi figli, dobbiamo a Lui ogni obbedienza
creaturale e filiale. «Tutte le creature ti servono» (Sal.118,91).

L'obbedienza a Gesù è legata alla Redenzione. Egli ci ha riscattati con il suo Sangue; perciò gli
apparteniamo, siamo suoi e dobbiamo obbedire ai suoi divini voleri: «Non siete più vostri,
perché siete stati comprati a caro prezzo» (1Cor 6,20).

L'obbedienza ai superiori è legata al fatto che essi sono i rappresentanti di Dio. Sappiamo bene
che Dio non ci governa direttamente, ma attraverso i suoi delegati, che fa partecipi della sua
autorità. «Non c'è autorità che da Dio» (Rm.13 ,2). Per questo la disobbedienza ai superiori è
sempre una disobbedienza all'autorità di Dio: «Chi resiste all'autorità resiste all'ordinamento
voluto da Dio, e coloro che resistono si procurano da se stessi la dannazione» (Rm.13,1).

Gesù adopera un’espressione ancora più forte e anche più precisa: l'obbedienza ai superiori
mette in rapporto diretto con Lui: «Chi ascolta voi ascolta me ... chi disprezza voi disprezza
me» (Lc 10,16).

Le obbedienze che hanno operato miracoli e le disobbedienze che li hanno impediti sono la
conferma della parola di Gesù.

Quando san Giuseppe Cottolengo seppe che c'era un bel numero di suore ammalate, e che non
si sapeva come fare per il servizio della Piccola Casa, diede ordine senz' altro che le suore si
alzassero per il servizio della Casa. Le suore si alzarono e si trovarono guarite. Una sola non
volle alzarsi per timore, e non guarì e poi finì anche fuori dell'Istituto.

Quando san Francesco d'Assisi e santa Teresa d'Avila nelle estasi ricevevano qualche
comunicazione, erano pronti a rinunziare a tutto, se il superiore decideva in modo diverso,
perché nella parola del superiore c'è la presenza di Dio senza inganno, mentre nella visione o
nella locuzione c'è sempre un margine di incertezza.

Superiori... discoli

È chiaro che i superiori debbono esercitare l'autorità solo come delegati di Dio, e quindi non
debbono mai comandare ciò che è contro la legge di Dio: non possono essere delegati di Dio
quando comandassero il peccato o non lo impedissero (mentire, rubare, abortire, bestemmiare
...). In questi casi essi sono delegati di satana: e non possono e non debbono essere obbediti.
In tutti gli altri casi, però, bisogna obbedire, anche quando l'obbedire pesa o ripugna. Anche
quando chi comanda fosse odioso e fazioso: «Servi obbedite ai padroni anche discoli» (1Pt
2,18).

Nella vita di santa Geltrude si legge che per un certo periodo ebbe una superiora di umori
piuttosto difficili. La Santa pregò il Signore perché la facesse sostituire da un’altra più
equilibrata.

Ma Gesù le rispose: «No, perché i suoi difetti l'obbligano ad umiliarsi ogni giorno davanti a me;
d'altronde la tua obbedienza non è stata mai tanto soprannaturale come in questo tempo».

«Un mistero di fede»

È chiaro che anima dell'obbedienza è la fede soprannaturale. San Massimiliano M. Kolbe diceva
che «l'obbedienza è un mistero di fede». Soltanto chi sa vedere nel superiore il rappresentante
di Dio sa obbedire e sa di abbracciare la Volontà di Dio, anche quando costa, anzi, soprattutto
allora, perché la vera virtù dell'obbedienza è quella che si esercita nel sacrificio: Gesù stesso,
dice l'apostolo, «imparò dalle sofferenze l'obbedienza» (Eb.5,8). Quante volte tocca obbedire in
silenzio a cose dolorose! Durante la Passione, Gesù, invece di difendersi o farsi difendere,
«taceva» (Mt 26,63)!

San Domenico Savio, ragazzo diligente e studente bravissimo, viene accusato falsamente al
maestro di una brutta monelleria. Il maestro, sorpreso, è costretto a riprenderlo severamente.
Domenico tace! Quando il maestro scopre la verità, chiama Domenico e gli chiede perché abbia
taciuto. «Per due motivi - disse. Perché se avessi detto chi era il vero colpevole sarebbe stato
espulso dalla scuola, giacché non è la prima volta che sta in difetto, mentre per me si trattava
dell'unica volta. Inoltre, ho taciuto perché anche Gesù, accusato dinanzi al Sinedrio, taceva».
Chi non ricorda l'episodio doloroso capitato a san Gerardo Maiella? Calunniato in modo infame,
venne castigato severamente da sant' Alfonso. Gli fu tolta la Santa Comunione, venne
trasferito e trattato come un peccatore. E lui taceva, e obbediva.

Quando si scoprì la verità, sant' Alfonso poté dire che questo doloroso episodio bastava da solo
a garantire la santità straordinaria di san Gerardo.

L'obbedienza ha crocifisso Gesù - «obbediente fino alla morte» (Fil 2,8) - e Gesù taceva e
pregava. L'obbedienza ha crocifisso i Santi e anch' essi tacquero e pregarono, come Gesù.

La Vergine obbediente

La Madonna ci ha dato l'esempio ineguagliabile dell'imitazione di Gesù anche nell'obbedire. Le


prime pagine del Vangelo di san Luca si aprono con il «Fiat» della Madonna all'angelo Gabriele
(Lc 1 ,38). Ella obbedì umilmente all'inviato, al rappresentante di Dio, accettando cose
umanamente inconcepibili - come la concezione verginale del Verbo Figlio di Dio e la Maternità
Divina - e cose dolorose fino alla più tremenda tragedia per una madre: offrire il proprio Figlio
all'assassinio! La Madonna fu obbediente anche all'ordine di Augusto per il censimento (Lc 2,1-
5); obbedì alla legge della presentazione e purificazione (Lc 2,21-4); obbedì a fuggire in Egitto
(Mt 2,13-15); obbedì a tornare dall'Egitto a Nazaret (Mt 2,19-23). La ritroviamo infine sul
Calvario a consumare nell'angoscia più spaventosa il suo «Fiat» (Gv.19,25) come
Corredentrice universale. L'obbedienza sul Calvario fu proprio «la spada che le trapassò
l'anima» (Lc 2,35).

Obbedienza alla Volontà di Dio, senza riserve: «Faccio sempre ciò che piace a Lui» (Gv.8,29).
Questo è l'atteggiamento del vero obbediente, garantito dall'obbedienza dolorosa amata come
quella gaudiosa, pur fra gli spasimi della natura: «Non la mia, ma la tua volontà si faccia» (Lc
22,12).

Cacciati fuori...

Quando san Giuseppe Calasanzio venne calunniato e perseguitato dai suoi stessi discepoli;
quando, vecchio e infermo, venne imprigionato e portato nei tribunali; e quando alle soglie
della morte, venne espulso dalla Congregazione e dovette vedere la Congregazione devastata
per ordine dello stesso Vicario di Cristo, egli curvò il capo e accettò questa catena di strazi,
mormorando: «ora e sempre sia benedetta la santissima volontà di Dio».

Quando sant' Alfonso de' Liguori, vecchio ottantenne, venne calunniato da uno dei suoi figli, e
fu espulso dalla Congregazione dallo stesso Papa, egli - il grande, l'appassionato, l'innamorato
difensore del Papa - superava lo strazio mortale gridando a se stesso con la fronte a terra, ai
piedi dell'altare: «Il Papa ha ragione, il Papa ha ragione! ...».

Questa è l'obbedienza che crocifigge, come crocifisse Gesù alla Croce. Il santo è colui che si
lascia crocifiggere. Noi invece, quanti espedienti, quanti compromessi, quante scappatoie ...
per evitare ogni peso e ogni fastidio che l'obbedienza ci porta. Ma se facciamo così e
impossibile amare, perché «se mi amate - dice Gesù - osservate i miei comandi» (Gv.14,15),
anche se dolorosi.

Fioretti

* Meditare la Passione e Morte di Gesù.

* Offrire la giornata per i Superiori.


* Chiedere alla Madonna la virtù eroica dell'obbedienza.

27 maggio

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L'UMILTÀ

«Furfante! - gridò il demonio al santo Curato d'Ars, sbattendolo di peso contro la parete della
stanza - Mi hai già rubato ottantamila anime quest' anno; se ci fossero quattro sacerdoti come
te, sarebbe presto finito il mio regno nel mondo ...».

Il Curato d'Ars era il sacerdote forse meno dotato è più sprovveduto della Francia! Ammesso al
Sacerdozio per una grazia speciale della Madonna (perché sapeva recitare bene il Rosario), si
mantenne sempre nella sua umiltà, consapevole di essere un inetto su tutta la linea. Pensò
soprattutto a pregare e a fare penitenza con tutte le forze. Il resto lo fece Dio. E furono cose
strabilianti che mortificarono l'inferno intero, impotente di fronte a questo Sacerdote
umilissimo.

È la verità della parola di Dio: «Chi si esalta sarà umiliato; chi si umilia sarà esaltato» (Lc
14,11). E ancora: «Dio resiste ai superbi, dà invece la grazia agli umili» (1Pt 5,5).

Se ora pensiamo alla grandezza eccelsa della Madonna, possiamo comprendere quale
immensità di umiltà ci dovette essere in Lei «esaltata sopra i cori degli Angeli».

L'umiltà della Madonna ha il suo biglietto di presentazione nelle prime pagine del Vangelo:
«ecco l'ancella del Signore» (Lc 1,38); si manifesta nella visitazione a santa Elisabetta, che
giustamente le grida: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1 ,43);
brilla nella nascita di Gesù, che avviene in una povera grotta, perché «non c'era posto per loro
nell'albergo» (Lc 2,7); si ammanta di fitto silenzio e nascondimento nei trent'anni di Nazaret;
arde di obbrobrio e di ignominia sul Calvario, dove la Madonna è presente quale madre del
condannato, Corredentrice accanto al Redentore.

L'umiltà della Madonna è né più né meno proporzionata alla sua eccelsa Regalità. Suprema
l'esaltazione perché fu estrema l'umiliazione.

A questa scuola dobbiamo venire per imparare l'umiltà.

La voglia di apparire

Chi più della Madonna avrebbe avuto motivo di apparire? E invece, come Ella è
misteriosamente silenziosa e nascosta in tutto il Vangelo!

Noi, al contrario, gonfi di stoltezza e ricchi di miserie, quale voglia di apparire ci brucia! Vedere
sacrificati, vedere umiliati o non valutati i nostri talenti, l'essere messi da parte, il non potere
affermarci ..., che tortura e quanti risentimenti!

Ma per diventare umili, dobbiamo rintuzzar senza pietà i segreti impulsi e le velenose
compiacenze dell'orgoglio. Così facevano i Santi.

Chi non ricorda sant' Antonio di Padova, mandato a fare il cuoco in uno sperduto conventino
degli Appennini? Vi andò umile e mansueto come sempre. Eppure aveva una sapienza
prodigiosa e diventerà Dottore della Chiesa.
Quando san Vincenzo de' Paoli si sentiva lodare, diventava loquace sui propri difetti e sulle sue
umili origini. Diceva di essere figlio di un povero contadino, ignorante e incapace. Se capitava
qualche disordine, attribuiva sempre la colpa a sé.

Lo stesso, san Pio X, quando veniva lodato per i suoi ispirati discorsi, volgeva tutto a scherzo
rispondendo: «Sciocchezze, sciocchezze! ... Roba copiata, non vale la pena! ... ». Se operava
qualche miracolo con le sue mani, imponeva il silenzio, dicendo: «È il potere delle Somme
Chiavi: io non c'entro. È la benedizione del Papa. È la fede di chi domanda la grazia ...».

Anche santa Gemma Galgani una volta seppe industriarsi a trovare il modo di umiliarsi e di
essere umiliata. Avendo saputo che era arrivato un dotto prelato per interrogarla sui fenomeni
straordinari che le avvenivano, ella si prese sulle ginocchia il gattino che girava per la casa e si
mise a giocherellare con lui senza dare nessuna importanza alle domande del prelato.

Questi, dopo un poco, andò subito via, ben convinto che quella povera ragazza fosse solo una
demente. È lo stile dei Santi: annullarsi, per fare splendere intatta la grandezza di Dio che
opera. «Ha eletto ciò che è nulla, per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo
possa gloriarsi davanti a Dio» (1Cor 1,28-9).

Una cosa io non so fare ...

L'umiltà schiaccia il demonio. L'umilissima Vergine Maria «schiaccia la testa» al serpente


infernale. Colui che voleva essere «simile all'Altissimo» (Is.14,14) ha la testa sotto i piedi di
Colei che vuole essere soltanto «l'ancella del Signore» (Lc 1,38). E chiunque è umile partecipa
del potere dell'Immacolata di colpire il demonio alla testa.

San Macario è stato uno dei grandi Padri del deserto. Dovette molto lottare contro il demonio.
E un giorno se lo vide venire contro con una forca di fuoco in mano. San Macario
immediatamente si umiliò dinanzi al Signore, e al demonio cadde di mano la forca. Satana
allora esclamò con ira e odio: «Senti, Macario, tu hai delle buone qualità ma io ne ho più di te
... Tu mangi poco, io per niente. Tu dormi poco, io non dormo mai. Tu fai miracoli, io pure
faccio prodigi. Una sola cosa tu sai fare, che io non so fare; tu sai umiliarti!». Per questo
l'umiltà è una forza micidiale contro satana! Per questo san Francesco d'Assisi occupa in cielo il
seggio di Lucifero, secondo la visione di frate Pacifico. Infatti, a chi gli chiese che cosa
pensasse di sé, san Francesco rispose di sentirsi come l'essere più abominevole della terra, un
verme spregevole; e aggiunge che le grazie donate a lui da Dio in chiunque altro avrebbero
tanto più fruttificato.

Questa è l'essenza dell'umiltà; riconoscere che di esclusivamente nostro abbiamo solo il


peccato. Tutto il resto, tutto ciò che è buono è da Dio (1Cor 4,7), e ogni minima cosa buona
che riusciamo a fare per la vita eterna ci è possibile solo per sua grazia (1Cor 12,3; 2Cor 3,5).
Disse una volta san Pio da Pietrelcina: «Se Dio ci togliesse tutto quello che ci ha dato, noi
rimarremmo con i nostri stracci».

L'umiltà è sapienza

Sant' Ambrogio dice che l'umiltà è il «trono della sapienza». Ebbene, alla Madonna dobbiamo
chiedere con insistenza questa sapienza. E voglia Ella che noi l'abbiamo, perché «le altre virtù
- dice sant' Agostino - picchiano alla porta del cuore di Dio, l'umiltà invece lo apre».

Ricordiamo e ispiriamoci ai tre episodi evangelici più espressivi riguardo all'umiltà.

Dopo la pesca miracolosa, san Pietro è sconvolto dal prodigio operato da Gesù e non può
trattenersi dal prostrarsi e dirgli: «Allontanati da me, Signore, perché io sono uomo peccatore»
(Lc 5,8). E Gesù per ricambio: «Tu sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10).
Un povero pubblicano sta in fondo al Tempio, e non osa neppure alzare gli occhi, ma geme
umilmente: «Dio, abbi pietà di me peccatore». Gesù ci assicura che è uscito dal Tempio
perdonato e purificato, a differenza del fariseo stolto orgoglioso (Lc 18,9-14).

Sul Calvario, il buon ladrone si affida umilmente all'Innocente: «Gesù, ricordati di me quando
sarai nel tuo regno», e viene investito potentemente da una grazia che lo dispone in
brevissimo tempo a poter entrare nel Regno dei cieli (Lc 23,43). Siamo quasi tentati di dire che
anche Gesù è debole di fronte all'umiltà. Essa è davvero una chiave che apre il Cuore di Dio!
L'umilissima Vergine Maria voglia donarci questa "chiave" del Cuore di Dio.

Fioretti

* Leggere e meditare i tre brani evangelici di san Luca: 5,1-11; 18,9-14; 23,39-43.

* Fare qualche atto di umiltà per riparare tante compiacenze di orgoglio.

* Chiedere con insistenza alla Madonna la virtù dell'umiltà.

28 maggio

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LA PUREZZA

La purezza è la virtù più abbagliante della Madonna. Lo splendore della sua verginità sempre
intatta fa di Lei la creatura più radiosa che si possa immaginare, la Vergine più celestiale, tutta
«candore di luce eterna» (Sap.7,26).

Il dogma di fede della Verginità perpetua di Maria Santissima, il dogma di fede della
concezione verginale di Gesù ad opera dello Spirito Santo, il dogma di fede della Maternità
verginale della Madonna: questi tre dogmi investono l'Immacolata di uno splendore verginale
che «i cieli dei cieli non possono contenere» (1Re 8,27). E lungo i secoli, nella Chiesa, alla
Beata Vergine, si sono ispirate le schiere angeliche delle vergini che hanno cominciato già da
questa terra a vivere solo di Gesù, per «seguire l'Agnello» (Ap.14,4) nel tempo e nell'eternità.

E se ci sono stati e ci sono ancora dei mentecatti, i quali vogliono gettare le ombre del loro
squallore su una verità di fede così abbagliante come la Verginità perpetua della Madonna,
oltre san Girolamo (che sbaragliò gli eretici Elvidio e Gioviniano) e sant' Ambrogio (che scrisse
pagine d'incanto supremo sulla verginità), tutta la Chiesa nel suo cammino millenario ha
celebrato e ha glorificato in Maria la Tutta Vergine, la Sempre Vergine nell'anima e nel corpo,
la Vergine Santa consacrata divinamente dalla presenza del Verbo di Dio, che si è incarnato in
Lei, rivestendosi della stessa verginità della Madre.

«L'ira di Dio»

Se adesso volgiamo lo sguardo all'umanità, purtroppo la visione di sogno e di incanto della


Verginità immacolata della Madonna svanisce nel modo più brusco e brutale.

Impurità, lussuria, sensualità, adulterio, pornografia, omosessualità, turpiloquio, nudismo,


spettacoli immondi, balli osceni, rapporti prematrimoniali, contraccezione, divorzio, aborto ... :
ecco lo spettacolo nauseante che l'umanità offre agli occhi di tutti. Santo Cielo, quali abissi di
nefandezze su questa povera terra! Si può andare avanti così, senza provocare «l'ira di Dio»
(Ef.5,6)?

La Madonna fece dire dalla piccola e innocente Giacinta (ignara del vero significato di quel che
dicesse!): «I peccati che mandano più anime all'Inferno sono i peccati impuri».

Chi potrebbe smentire questa affermazione, osservando il teatro di vergogne che il mondo
mette in mostra ogni giorno?

È vero che il peccato impuro non è il peggiore né il più grave dei peccati. Ma è il più frequente
e il più schifoso. Questo è indubitabile.

Noi conosciamo la beatitudine della purezza proclamata da Gesù: «Beati i puri di cuore, perché
vedranno Dio» (Mt 5,8); conosciamo i due comandamenti di Dio riguardo all'impurità: il sesto
e il nono; conosciamo anche la raccomandazione più che energica di san Paolo ai cristiani: «La
fornicazione e l'impurità di ogni specie ... non siano neppure nominate tra voi ... ; ma lo stesso
valga per le volgarità, le insulsaggini e i discorsi triviali: tutte cose indecenti» (Ef.5,3-4);
conosciamo l'insegnamento nobilissimo del Catechismo della Chiesa: «Il sesto comandamento
ci ordina di essere santi nel corpo, portando il massimo rispetto alla propria e all'altrui persona,
come opere di Dio, e templi dove Egli abita con la sua presenza e con la sua grazia»;
conosciamo i fermi richiami della Chiesa con recenti documenti di primaria importanza
(Humanae vitae, Persona humana).

Conosciamo tutte queste indicazioni luminose per battere le seduzioni del mondo e della carne.
Eppure l'umanità, e anche la cristianità, non fa che scivolare di continuo verso forme di
costume sempre più degradante, da «uomo animale che non comprende più ciò che è
spirituale» (1Cor 2,14), a favore del più cieco e ottuso ateismo «chi entra nella lussuria - dice
sant' Ambrogio - abbandona la via della fede».

Quali rimedi?

La fuga delle occasioni. La Preghiera. I Sacramenti. Ogni peccato impuro - di azione, di


desiderio, di sguardo, di pensiero, di lettura ... - è peccato mortale. Bisogna difendersi, quindi,
con tutte le forze, fino alla violenza, se necessaria, perché «ciò a cui aspira la carne è morte:
quello invece a cui tende lo spirito di vita è pace, poiché il desiderio della carne è inimicizia
contro Dio ...» (Rm.8,6-7).

Ricordiamo san Benedetto e san Francesco che si buttano fra le spine per spegnere «la
concupiscenza che attrae e alletta» (Gc.1,14). Ricordiamo san Tommaso d'Aquino, che si serve
di un tizzone ardente per sventare un'insidia pericolosissima. Ricordiamo santa Maria Goretti,
che si lascia maciullare da quattordici coltellate, pur di salvare la sua liliale verginità.

Le occasioni più comuni di peccato, però, esigono soprattutto la mortificazione degli occhi
(evitare cinema, televisione, letture sporche), della lingua (evitare il turpiloquio e i discorsi
licenziosi), dell'udito (non ascoltare canzoni e barzellette volgari), della vanità (opporsi alle
mode indecenti).

Da tutto questo appare evidente che «la vita dell'uomo sulla terra è una battaglia» (Gb.7,1) e
che è necessaria la continua vigilanza, con l'aiuto di Dio (preghiera e Sacramenti), per non
lasciarsi «dominare dalla concupiscenza» (cfr. 1Ts 4,5).

È umiliante, ma è questa la nostra reale condizione: carne e spirito sono sempre in lotta
serrate fra loro: «Nelle mie membra c'è un'altra legge, che muove guerra alla mia anima e mi
rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra» (Rm.7,23).
San Domenico Savio che strappa i giornaletti ricevuti dai compagni; san Luigi Gonzaga che
riprende in pubblico chi parla scorrettamente, e si impone penitenze terribili; san Carlo
Borromeo che fin da ragazzo si accosta spesso ai Sacramenti; sant' Alfonso de' Liguori che si
toglie gli occhiali quando il papà lo porta a teatro ..., sono tutti esempi che dovrebbero
spingerci a usare ogni mezzo per custodire la purezza del cuore e dei sensi.

Castità coniugale

I problemi morali più seri sono quelli che riguardano gli sposi. La castità coniugale è un dovere
di tutti gli sposi cristiani, ed è un dovere fecondo di grazie e benedizioni. Ma gli assalti del
maligno sono massicci: contraccezione e onanismo, divorzi e aborti stanno facendo strage dei
coniugi cristiani senza dire dei rapporti prematrimoniali, che sono soltanto immonda
profanazione dei corpi e delle anime di quei fidanzati schiavi miserabili della carnalità.

Si vogliono solo due figli, e non di più. Poi c'è la pillola o altri mezzi per evitare nuove
gravidanze. E così si profanano - magari per anni e anni - i rapporti matrimoniali, che
dovrebbero invece simboleggiare l'unione fra Cristo e la Chiesa (Ef.5,25).

La «pillola» anticoncezionale è venuta dall'inferno, diceva san Pio da Pietrelcina, e chi la usa
commette peccato mortale; e ancora: «Per ogni matrimonio il numero dei figli viene stabilito
da Dio» e non dal capriccio dei coniugi; e ancora: «Chi sta sulla strada del divorzio sta sulla
strada dell'inferno». Peggio ancora per chi dovesse commettere il crimine dell'aborto.

Che aprano bene gli occhi gli sposi cristiani! Profanare il sacramento del matrimonio non sarà
mai senza castighi e maledizioni sulle famiglie. Si ricordino bene che «con Dio non si scherzai»
(Gal.6,7).

Fioretti

* Recitare tre Ave Maria in onore della verginità della Madonna.

* Eliminare e distruggere qualsiasi cosa di immodesto si abbia con sé.

* Mortificare bene i sensi, specie la vista.

29 maggio

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LA CARITÀ

La carità è la regina delle virtù. La carità è la perfezione dell'uomo. La carità è la pienezza della
vita cristiana.

Perché? Perché «Dio è carità, e chi sta nella carità sta in Dio e Dio in lui» (1Gv 4,16).

Ma che cos'è la carità? È l'amore totale di Dio e del prossimo. Non l'amore umano o carnale,
ma l'amore divino, l'amore fatto di grazia, che viene dallo Spirito Santo Amore: è «l'amore di
Dio diffuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm.5,5).

È penoso, perciò, illudersi di amare Dio o il prossimo quando si ha il peccato mortale


nell'anima. È penoso, ugualmente, illudersi di amare davvero senza che l'impulso d'amore
venga sorgivamente dallo Spirito Santo nel cuore.
Quante mascherate e apparenze di carità facciamo noi, coscienti o incoscienti! Lo dice san
Paolo con parole che dovrebbero far rinsavire chiunque ciarla senza posa di «disponibilità», di
«apertura agli altri», di «vivere per gli altri», e non bada se tutto ciò sia fatto con la grazia di
Dio nell'anima e se proceda dalla cosciente e amorosa unione con lo Spirito Santo nel proprio
cuore! Altrimenti, più ancora che di ben vaghe «disponibilità» e «aperture» agli altri, san Paolo
parla molto concretamente di «distribuire tutti i propri beni ai poveri e di dare persino il proprio
corpo ad essere bruciato per gli altri», per concludere che «tutto questo non serve a nulla», se
non procede dall'amore di Dio nel cuore (1Cor 13,3)!

La sostanza prima della carità, quindi, è la grazia di Dio nell'anima, è l'amore di Dio nel cuore e
nelle intenzioni. Senza ciò, si parla di carità «battendo l'aria» (1Cor 9,26).

«L'amore di Gesù spinge»

Quando c'è l'amore di Dio nel cuore, la carità verso il prossimo viene potenziata fino agli
eroismi più puri. San Francesco d'Assisi che non solo non sfugge, ma avvicina e bacia il
lebbroso; santa Elisabetta d'Ungheria che mette nel proprio letto un lebbroso abbandonato per
la strada; i missionari che affrontano rischi e dolori anche mortali per gli infedeli; santa
Teresina che si flagella tre volte alla settimana e Giacinta di Fatima, che colpisce le sue gambe
con le ortiche per i peccatori; e san Vincenzo de' Paoli, santa Luisa de Marillac, santa Francesca
Saverio Cabrini, san Camillo de Lellis, san Giuseppe Cottolengo, san Giovanni Bosco, il beato
Guanella, san Leopoldo, e tanti altri Santi, quali eroismi di carità materiale e spirituale non
hanno compiuto verso i fratelli spinti dall'amore di Gesù ... Veramente valevano per loro le
parole di san Paolo: «l'amore di Cristo ci sospinge» (2Cor 5,14). Non un amore comune,
s'intende, ma un amore da «fuoco divorante» (Dt.9,3), che li portava alla «perdita» di sé
nell'Amato per avere un solo cuore e un solo volere, pronti ad amare senza misura, fino alla
morte.

Così, solo così si spiega tutto il sovrumano amore dei Santi.

Quando il santo Curato d' Ars convertì la moglie di un ricco ebreo, questi arrivò tutto furente
ad Ars. Si presentò al santo Curato e gli disse con brutalità:

- Per la pace che avete distrutto nella mia casa, sono venuto qui a cavarvi un occhio.

- Quale dei due?, chiese il Santo con semplicità.

L'ebreo rimase sconcertato da una risposta simile; poi rispose: Il destro!

- Ebbene, mi resterà il sinistro per guardarvi e amarvi.

- E se ve li cavassi tutti e due?

- Mi resterà il cuore per guardarvi e amarvi ancora ...

L'ebreo fu sconvolto. Cadde in ginocchio. Pianse. Si convertì. La potenza dell'amore di Gesù!

«Non più io, ma Gesù ...»

La carità fraterna più alta e perfetta è quella che ci fa amare il prossimo con il cuore stesso di
Gesù. «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù» raccomandava san Paolo (Fil.2,5).

Questo è il Comandamento nuovo e sublime di Gesù: «Amatevi come lo vi ho amati»


(Gv.13,34), perché «da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete l'un
l'altro» (Gv.13,35). La misura ultima della perfezione dell'amore è data dall'identificazione
d'amore con Gesù.
La carità più alta, quindi, ce l'ha solo il santo, perché solo il santo è trasfigurato in Gesù per
potenza di amore e dolore. Solo il santo, attraverso la morte mistica dell'io, arriva a
quell'identificazione d'amore con Gesù, che fa dire come san Paolo: «Non sono più io che vivo,
è Cristo che vive in me» (Gal.2,20).

Il santo quindi è colui che ama follemente Gesù e ama follemente come Gesù. Ama follemente
Gesù e sa incontrarlo, vederlo, abbracciarlo dovunque Egli si trovi, soprattutto nell'Eucaristia,
poi nel Vangelo, nel Papa, nei poveri e negli infermi, nei reietti e nei miserabili, con i quali
Gesù si è identificato (Mt 25,31-45).

Ama follemente come Gesù, e perciò sa vendere se stesso al mercato degli schiavi in
sostituzione di altri: come fecero san Paolino e san Vincenzo de' Paoli; sa esporsi a contagi di
malattie mortali, pur di assistere gli infermi: come fecero san Luigi Gonzaga e il beato Damiano
di Veuster; sa affrontare rischi e travagli incommensurabili per aiuto ai fratelli: come fecero
san Giovanni Bosco per i giovani, santa Francesca Saverio Cabrini per gli emigrati; sa chiudersi
ore e ore in un confessionale per sanare e consolare anime in cerca di grazia e di pace: come
fecero il santo Curato d'Ars, san Leopoldo, san Pio da Pietrelcina ... Quanta bontà e grazia dal
cuore dei Santi!

L'Immacolata: tutta amore

Se i Santi sono meravigliosi nell'amore, che cosa sarà l'Immacolata?

L'Immacolata è la «piena di grazia» (Lc 1,28), ossia è piena di vita divina, di amore trinitario.
Creata innocentissima, sempre vergine purissima, l'Immacolata è simile a un cristallo
tersissimo che rifrange luminosissimamente la carità di Dio. Ella è arrivata a donarci Gesù, suo
divino Figlio e infinito tesoro del suo cuore, imitando perfettamente Dio Padre che ha tanto
amato gli uomini «da sacrificare il suo Figlio Unigenito» (Gv.3,16).

O Madre divina, come ti ringrazieremo per la tua sterminata carità? Quale violenza da
«trapassarti l'anima» (Lc 2,35) dovesti fare al tuo cuore di Mamma per essere la Corredentrice
universale; per immolare Gesù per la nostra salvezza? ... Madre Divina e dolcissima, la tua
carità non può avere eguali, sorpassa il finito, è ai confini con l'infinito. Sii in eterno benedetta!

Chiedo di morire ...

Chi ama veramente la Madonna arriva alla somiglianza con Lei, e produce frutti meravigliosi di
grazia e di virtù, soprattutto nell'esercizio della carità.

Un esempio letteralmente abbagliante è quello di san Massimiliano M. Kolbe. Si può dire


certamente che l'amore folle all'Immacolata lo rese davvero simile a Lei nel sacrificio più
grande che potesse fare: immolare la sua vita di sacerdote, di apostolo, di fondatore delle Città
dell'Immacolata, chiedendo di andare a morire in un tenebroso bunker, per salvare un papà di
famiglia. Sapeva di scegliere una morte atroce e spaventosa in quel sotterraneo di Auschwitz:
ma l'amore cresce gigante fra i dolori giganti. E san Massimiliano amando follemente
l'Immacolata venne da Lei «reso conforme al Figlio suo» (Rm.8,29) nella misura massima
dell'amore proclamata da Gesù: «Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la sua
vita per i suoi amici» (Gv.15,13).

Fioretti

* Ad ogni azione rinnovare l'intenzione di agire solo per il Signore «e non per gli uomini» (Col
3,23).
* Chiedere alla Madonna la virtù della carità.

* Fare una visita a qualche cappella o Chiesa dedicata alla Madonna.

30 maggio

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LA DEVOZIONE ALLA MADONNA

Molto conosciuto, ma sempre bello e significativo questo gentile episodio.

Una mamma insegna al suo bambino come fare il segno di croce. Prende la manina e gliela
porta alla fronte:

- Nel nome del Padre ... del Figlio ... e dello Spirito Santo.

Ma qui il piccolo rimane come pensoso.

- Via, piccino, ripeti con me: «In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ...». Ma il
bimbo la interrompe: - E la mamma dov'è? ... Commovente intuizione del bimbo. La presenza
della mamma non è affatto secondaria per la vita cristiana. Ossia: la devozione alla Madonna
non è affatto un ornamento superfluo di cui spiritualmente si possa fare a meno senza danno
alcuno.

Al contrario, «Gesù si oscura, quando Maria è nell'ombra», scrisse il padre Faber. Ossia, senza
la devozione alla Madonna, decade anche l'amore a Gesù.

In questo senso, ad esempio, il grande sant' Alfonso de' Liguori voleva la presenza della
Madonna in tutto ciò che faceva. Quando predicava, voleva che l'immagine di Maria stesse
sempre sul palco dove predicava. Una volta in un paese non trovò l'immagine di Maria sul
palco. Disse allora ai suoi più vicini: «Stasera la predica non farà grande effetto perché non c'è
la Madonna». Ma c'è di più.

La Chiesa insegna che la devozione alla Madonna è moralmente necessaria al cristiano per
salvarsi, perché «è elemento qualificante della genuina pietà della Chiesa» (Marialis cultus,
Introduzione). E ancora: «La pietà della Chiesa verso la Vergine Maria è elemento intrinseco
del culto cristiano» (ivi, 56). Il papa Giovanni Paolo II conferma anch'egli parlando della
«dimensione mariana della vita dei discepoli di Cristo ... di ogni discepolo di Cristo, di ogni
cristiano» (Redemptoris Mater, 45).

Noi non potremo mai diventare conformi a Gesù se non amiamo la Madonna Santissima come
Lui. Questo è un «elemento fondamentale» della vita cristiana, diceva il papa Pio XII. La
Madonna deve occupare nella nostra vita il posto che la mamma occupa nella famiglia, ossia il
posto di centro vitale, di cuore d'amore. Che cos' è una famiglia senza la mamma?

Ella ci unisce a Gesù

Se Dio ci ha «predestinati a divenire conformi al Figlio suo» (Rm.8,29), la Madonna - dice san
Luigi di Montfort - è stata lo stampo che ha formato Gesù, e che continua a formare Gesù in
tutti quelli che a Lei si affidano. Scolpire una statua esige un lungo lavoro; servirsi di uno
stampo invece è molto più semplice. Per questo i devoti della Madonna possono diventare
«conformi a Gesù» nella maniera «più rapida, più facile e più gradita», diceva san Massimiliano
Kolbe.

Quanto è fuori posto la meschina preoccupazione di chi considera la Devozione alla Madonna
con un certo sospetto, o con il metro in mano ... perché teme che si possa eccedere
compromettendo la pienezza della vita cristiana e della più alta santificazione. È proprio tutto il
contrario! Lo insegna benissimo la Chiesa. San Pio X, in una enciclica mariana, raccogliendo la
voce dei Padri e dei Santi, scrive: «Nessuno al mondo, quanto Maria, ha conosciuto a fondo
Gesù nessuno è miglior maestro e migliore guida per far conoscere Cristo ... Per conseguenza,
nessuno è più efficace della Vergine, per unire gli uomini a Gesù».

Il Concilio Vaticano II ha ribadito che la devozione alla Madonna non solo «non impedisce
minimamente l'immediato contatto con Cristo, ma anzi lo facilita» (Lumen Gentium, 60).

Il papa Paolo VI aggiunge che la Madonna non solo favorisce, ma ha proprio Lei la missione di
unire a Gesù per «riprodurre nei figli i lineamenti spirituali del Figlio primogenito» (Marialis
cultus, 57).

Quale tesoro, quindi, è un'ardente devozione alla Madonna!

Ella ci porta in Paradiso

Un giorno san Gabriele dell'Addolorata disse al suo Padre spirituale: «Padre io sono sicuro di
andare in Paradiso!».

«E come fai a saperlo» - chiese il padre.

«Perché ci sono già. Amo la Madonna, dunque sono già in Paradiso! ... ».

Proprio così. L'amore alla Madonna è segno di predestinazione, è garanzia del Cielo, è amore di
Paradiso. Questo è l'insegnamento comune della Chiesa. Basti ricordare qui tre grandissimi
Dottori della Chiesa. Sant' Agostino dice che tutti i predestinati si trovano già chiusi nel seno
della Madonna; perciò l'amore a Maria è un segno prezioso di salvezza.

San Bonaventura dice che «chiunque è segnato dalla devozione a Maria sarà segnato nel libro
della vita». Sant' Alfonso de' Liguori, infine, assicura che «chi ama la Madonna può essere così
certo del Paradiso come se già vi si trovasse».

Se è segno di predestinazione, quindi, la devozione alla Madonna deve starci a cuore come il
«tesoro nascosto nel campo» di cui parla Gesù nel Vangelo (Mt13,44).

E anzi, bisogna stare attenti a coltivare davvero la devozione mariana perché san Leonardo da
Porto Maurizio arriva a dire che «è impossibile che si salvi chi non è devoto di Maria». E non ha
torto. Il perché lo dice san Bonaventura: «come per mezzo di Lei Dio è disceso fino a noi così è
necessario che per mezzo di Lei noi ascendiamo fino a Dio», e quindi «nessuno può entrare in
Paradiso se non passa per Maria, che è la porta».

Perciò, quando san Carlo Borromeo faceva mettere l'immagine della Madonna sulla porta di
ogni Chiesa, voleva appunto far capire ai cristiani che non si può entrare nel Tempio del
Paradiso senza passare per Maria, «Porta del Cielo».

In conclusione, se abbiamo la devozione alla Madonna, custodiamola e coltiviamola con grande


cura. Se non l'abbiamo, chiediamola con tutte le forze come dono e grazia principale di questo
mese di Maggio. Ricordiamo la splendida sentenza di san Giovanni Damasceno: «Dio fa la
grazia della devozione alla Madonna a coloro che vuole salvi». Questa «grazia» occupi tutto il
nostro cuore. È una grazia che vale il Paradiso! Aveva ragione san Pio da Pietrelcina di dire che
la devozione alla Madonna «vale più che la teologia e la filosofia»; e aveva ragione san
Massimiliano di dire che l'amore alla Madonna fa «vivere e morire felici».
Fioretti

* Tre Ave Maria mattina e sera per affidarsi alla Madonna.

* Offrire la giornata perché si diffonda la devozione alla Madonna.

* Avere sempre addosso o sotto gli occhi qualcosa che mi ricordi la Madonna.

31 maggio

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IL SANTO ROSARIO

A Lourdes e a Fatima la Madonna è apparsa per raccomandarci particolarmente il Santo


Rosario. A Lourdes Ella stessa sgranava la splendida corona, mentre santa Bernadetta recitava
le Ave Maria. A Fatima, in ogni apparizione, la Madonna raccomandò la recita del Rosario. In
più, nell'ultima apparizione, Ella si presentò come la «Madonna del Rosario».

È veramente grande l'importanza che la Madonna ha dato al Rosario.

Quando a Fatima ha parlato della salvezza dei peccatori, della rovina di molte anime
all'inferno, delle guerre e dei destini della nostra epoca, la Madonna ha indicato, ha
raccomandato come preghiera salvatrice il Rosario. Lucia di Fatima dirà in sintesi che «da
quando la Vergine Santissima ha dato grande efficacia al Santo Rosario, non c'è problema né
materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa risolvere con il Santo
Rosario e con i nostri sacrifici».

Salva e santifica

Un episodio di grazia.

San Giuseppe Cafasso una mattina, molto per tempo, passando per le vie di Torino, incontrò
una povera vecchia, che camminava tutta ricurva sgranando piano piano la corona del Santo
Rosario.

«Come mai così presto, buona donna?» chiese il Santo.

«Oh, reverendo, passo a ripulire le strade!».

«A ripulire le strade?... che vuol dire?».

«Veda: questa notte c'è stato il carnevale, e la gente ha fatto tanti peccati. Io passo, ora,
recitando delle Ave Maria, perché profumino i luoghi appestati dal peccato ...».

Il Rosario purifica le anime dalle colpe e le profuma di grazia. Il Rosario salva le anime.

San Massimiliano M. Kolbe scriveva nella sua agendina: «Quante corone, tante anime salve!».
Ci pensiamo? Potremmo tutti salvare anime recitando corone del Rosario. Quale carità di
inestimabile valore sarebbe questa!
Che dire delle conversioni dei peccatori ottenute con il Santo Rosario? Dovrebbero parlare san
Domenico, san Luigi di Montfort, il santo Curato d'Ars, san Giuseppe Cafasso, san Pio da
Pietrelcina ...

Il Rosario fa bene a tutti, ai peccatori, ai buoni, ai santi.

Quando a san Filippo Neri si chiedeva una preghiera da scegliere, egli rispondeva senza indugi,
«Recitate il Rosario e recitatelo spesso».

Anche a san Pio da Pietrelcina un figlio spirituale chiese quale preghiera preferire per tutta la
vita. Padre Pio rispose quasi di scatto: «Il Rosario».

Soprattutto i Santi hanno dimostrato l'efficacia di grazia del Rosario. Quanti Santi sono stati
veri «apostoli del Rosario»? San Pietro Canisio, san Carlo Borromeo, san Camillo de Lellis,
sant'Antonio M. Gianelli, san Giovanni Bosco ...

Forse tra i più grandi spicca altissimo san Pio da Pietrelcina. Il suo esempio ha del prestigioso
in grado tutto sovrumano.

Per più anni egli arrivò a recitare ogni giorno oltre cento corone del Rosario! Un modello
gigante che ha garantito la fecondità del Rosario per la sua santificazione e per la salvezza
delle anime.

Quanti milioni di anime non sono state attratte misteriosamente da quel frate che per ore e
ore, di giorno e di notte, sgranava la corona ai piedi della Madonna, fra quelle mani piagate e
sanguinanti?... Egli ha dimostrato davvero che «il Rosario è catena di salvezza che pende dalle
mani del Salvatore e della sua Beatissima Madre e che indica donde scende a noi ogni grazia e
per dove deve da noi salire ogni speranza ...» (Paolo VI).

Ogni giorno la corona

Tutta la preghiera, tutta la scienza e tutto l'amore di santa Bernadetta sembra che
consistessero nel Rosario. Sua sorella Tonietta diceva: «Bernadetta non fa altro che pregare;
non sa fare altro che scorrere i grani del Rosario ...».

Il Rosario è preghiera evangelica, preghiera cristologica, preghiera contemplativa in compagnia


della Madonna (Marialis cultus, 44-47). Lode e implorazione riempiono le Ave Maria
sospingendo la mente verso il mistero presente alla meditazione.

Che questo avvenga ai piedi dell'altare o per la strada, non è un ostacolo per il Rosario.
Quando la mente si raccoglie volgendosi a Maria, poco importa se si sta in Chiesa o su un
treno, se si sta camminando o si sta volando su un aereo.

Questa facilità che il Rosario offre a chi voglia recitarlo, aumenta la nostra responsabilità:
possibile che non si possa trovare ogni giorno un quarto d'ora di tempo per offrire una
coroncina alla Madonna? In qualsiasi luogo, a qualsiasi ora, con qualsiasi persona, senza libri
né cerimonie, ad alta voce o a fior di labbra ...

Pensiamo ai Rosari recitati nelle corsie degli ospedali da san Camillo de Lellis e da santa
Bertilla Boscardin; per le vie di Roma da san Vincenzo Pallotti; sui treni e sulle navi da santa
Francesca Cabrini; nel deserto del Sahara da Fratel Carlo De Foucauld; nei palazzi reali dalla
venerabile Maria Cristina di Savoia; nei campi di concentramento e nel bunker della morte da
san Massimiliano M. Kolbe; soprattutto nelle famiglie, dalla beata Anna Maria Taigi, dai genitori
di santa Teresina, dalla mamma di santa Maria Goretti ... Non perdiamo il tempo in cose vane
e nocive, quando abbiamo un tesoro da valorizzare come il Rosario! Diciamolo e promettiamo
alla Madonna, a conclusione del mese mariano: ogni giorno una corona del Rosario per Te, o
Maria!
Nel Cuore Immacolato

A Fatima il Rosario è stato il dono del Cuore Immacolato di Maria. E noi vogliamo concludere il
mese mariano deponendo il nostro Rosario nel Cuore dell'Immacolata, con l'impegno di
recitarlo ogni giorno.

Il Rosario sia la nostra «preghiera preferita» come lo è per il papa Giovanni Paolo II.

Il Rosario e il Cuore Immacolato di Maria segneranno il trionfo finale del Regno di Dio per
questa epoca.

La devozione al Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria sono garanzia di


salvezza. Anzi, la Madonna dice che le anime devote del Rosario e del suo Cuore Immacolato
«saranno predilette da Dio e, come fiori, saranno collocate da me dinanzi al Suo trono». Voglia
Ella stessa accendere e tenere acceso in noi l'amore al Rosario e al suo Cuore Immacolato.

Fioretti

* Recitare un Rosario di ringraziamento.

* Offrire Messa e Comunione in ringraziamento.

* Consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria.


Il Mese dell'Addolorata

INDICE

• Presentazione
• 1 SETTEMBRE - Le sofferenze della Madonna
• 2 SETTEMBRE - Ha sofferto per noi
• 3 SETTEMBRE - "Per nostro amore"
• 4 SETTEMBRE - "L'anima trapassata" (I)
• 5 SETTEMBRE - "L'anima trapassata;' (II)
• 6 SETTEMBRE - "L'anima trapassata" (III)
• 7 SETTEMBRE - La fuga in Egitto
• 8 SETTEMBRE - La Madre degli "esiliati"
• 9 SETTEMBRE - "La strage degli innocenti" (I)
• 10 SETTEMBRE - Le "stragi" degli innocenti (II)
• 11 SETTEMBRE - Il "Messia" in esilio
• 12 SETTEMBRE - Lo smarrimento di Gesù
• 13 SETTEMBRE - Perché lo smarrimento di Gesù?
• 14 SETTEMBRE - La Madre degli "smarriti"
• 15 SETTEMBRE - Incontro di Maria con Gesù che porta la Croce
• 16 SETTEMBRE - L'incontro del Redentore con la Corredentrice
• 17 SETTEMBRE - Il Figlio e la Madre si immolano
• 18 SETTEMBRE - L'Addolorata ai piedi della Croce
• 19 SETTEMBRE - "Padre, perdona loro ..."
• 20 SETTEMBRE - "Donna, ecco tuo figlio"
• 21 SETTEMBRE - "Figlio, ecco tua Madre"
• 22 SETTEMBRE - "La nostra sì cara Corredentrice"
• 23 SETTEMBRE - La deposizione di Gesù dalla Croce
• 24 SETTEMBRE - La Vergine-Madre sacerdotale
• 25 SETTEMBRE - La "Pietà" è la somma dei dolori!
• 26 SETTEMBRE - La sepoltura di Gesù Crocifisso
• 27 SETTEMBRE - "Dov'è il tuo tesoro ..."
• 28 SETTEMBRE - San Paolo della Croce
• 29 SETTEMBRE - San Gabriele dell'Addolorata
• 30 SETTEMBRE - San Pio da Pietrelcina
• CORONA DEI SETTE DOLORI

PRESENTAZIONE

Settembre è un mese mariano dedicato all'Addolorata. La festa di Maria Santissima Addolorata,


infatti, cade nel cuore del mese di settembre: il giorno 15. È la festa mariana in cui si
celebrano i dolori di Maria Santissima, di Colei che è stata la nostra Madre Corredentrice,
cooperando attivamente con il Figlio Redentore all'opera della salvezza universale.

Con il Figlio Gesù, di fatto, la Madonna ha sofferto per i nostri peccati; con Lui ha pagato il
prezzo della nostra Redenzione; con Lui ha espiato per noi, riscattandoci dalla terribile
condanna alla perdizione eterna a causa del peccato originale commesso dai nostri Progenitori,
Adamo ed Eva.

La Madonna è stata la Nuova Eva unita al Nuovo Adamo, Gesù, per operare la Redenzione
universale, riparando, con le loro sofferenze, la rovina universale causata dalla caduta del
primo Adamo e della prima Eva nella colpa delle origini.

Così insegna, espressamente, il papa beato Giovanni Paolo II affermando che Maria
Santissima, «nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze
del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell'umanità» (GIOVANNI PAOLO II,
Insegnamenti, V/3, Città del Vaticano 1982, p. 424).

La Madonna è diventata, per questo, la vera «Madre dei viventi», rigenerandoci sul Calvario
alla vita della grazia divina per essere anche noi figli di Dio, in Gesù, il Verbo Incarnato, il Figlio
Unigenito del Padre. La rigenerazione nostra, operata dalla divina Madre, è avvenuta con il
parto doloroso ai piedi della Croce. Accanto a Gesù, crocifisso e svenato per noi sulla Croce, la
Madonna ha versato tutto il sangue della sua anima "trapassata dalla spada" dei nostri peccati,
immolandosi anch'Ella con Gesù, secondo la profezia del santo vecchio Simeone, alla
Presentazione di Gesù Bambino al Tempio (cfr. Lc 2,35).

La Madonna è stata, per questo, la Madre dei dolori, la Madre che ha saputo soffrire e offrire
tutti i dolori per la nostra rigenerazione alla vita della grazia divina. Corredentrice e Regina dei
martiri, Maria Santissima, Madre universale, è tutta dedizione e tenerezza materna verso di noi
peccatori da salvare e portare in Paradiso per la Vita eterna.

A Lei perciò dobbiamo affidarci con piena fiducia nella sua Maternità piena, e possa questo
mese mariano di settembre aiutarci, giorno per giorno, a crescere nella devozione filiale alla
dolce Madre Addolorata affinché, sostenuti da Lei, non sciupiamo più le sofferenze che ci
capitano, ma impariamo a saperle soffrire e offrire a nostro vantaggio in riparazione dei nostri
peccati e per l'acquisto delle santificanti virtù cristiane.

Potessimo anche noi arrivare ad amare appassionatamente la Madonna Addolorata come


l'amava l'incantevole giovane san Gabriele dell'Addolorata, il quale si immergeva nei Dolori
della Madonna come nel «suo Paradiso» sulla terra; o come l'amava l'angelica vergine santa
Gemma Galgani, alla quale la mamma, prima di morire, raccomandò di affidarsi alla Madonna
come alla sua Mamma e le donò appunto una statuina dell'Addolorata, che santa Gemma portò
sempre con sé, e un giorno anche Gesù, indicando la statuina dell'Addolorata, le disse: «Quella
è la tua Mamma!». A questa dolce Mamma, molto spesso la Santa esclamava con grande
affetto: «Quanto bene voglio alla Mamma mia!».

1 SETTEMBRE

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Le sofferenze della Madonna

Riflettendo sul mistero delle sofferenze della Madonna nella sua missione materna di
Corredentrice e Mediatrice universale, san Bernardino da Siena afferma che non è solo
l'intelletto umano a non comprenderne l'immensità e l'acerbità amarissima delle sofferenze,
ma nemmeno l'intelletto angelico e anzi, secondo san Bernardino, anche tutti gli angeli
assieme non potrebbero comprendere l'immensità e l'acerbità delle sofferenze della Madonna.

In realtà, non è difficile capire che soltanto Gesù, il Verbo Incarnato e Redentore universale, ha
potuto misurare tutta l'immensità e l'intera acerbità delle sofferenze della divina Madre sua e
Madre nostra: si tratta delle sofferenze da Lei patite in tutto l'arco della sua esistenza terrena
messa a servizio del mistero della Redenzione universale, per la salvezza di tutto il genere
umano.

Il pio padre Abbatelli, redentorista, nel suo bel libro La Passione della Vergine Addolorata, ha
voluto anche stabilire un raffronto suggestivo fra le "sette spade" evangeliche delle sofferenze
corredentrici dell'Addolorata, con i biblici "sette giorni" della creazione dell'universo, scrivendo
che «le meraviglie operate da Dio nei sette giorni della creazione si dimenticano di fronte ai
sette abissi di Dolori, che si accavallano l'uno più sterminato dell'altro sull'anima di Maria nei
giorni della redenzione» (p. 74).

D'altra parte, è pur vero che se si vuole avere un'idea in qualche modo adeguata
dell'immensità e dell'acerbità delle sofferenze della Madonna, forse si può averla pensando alla
possibile proporzione esistente fra le immense gioie di Colei che, nei cieli, è la «Donna vestita
di sole, incoronata da dodici stelle, con la luna sotto i piedi» (Ap.12,1), e le immense
sofferenze di Colei che, nostra Madre Corredentrice, «stava» ai piedi di Gesù crocifisso sul
Calvario (Gv.19,25), con l’"anima trapassata" dalla spada del dolore (cfr. Lc 1,35).

È vero, in ogni caso, che a noi, poveri esseri mortali, è più facile di solito cogliere l'aspetto
delle terribili sofferenze della Madonna, più che l'aspetto delle sue gioie e glorie eccelse. Di
fatto, appare del tutto ovvio che la Madonna Corredentrice noi la sentiamo tanto più vicina a
noi e alle nostre quotidiane sofferenze, rispetto alla Madonna Regina del cielo e della terra, così
come la Mamma sofferente noi arriviamo a sentirla molto più "nostra", rispetto alla Mamma
che sta bene e gioisce per noi. Per questo, la Madonna in lacrime ai piedi della Croce, sul
Calvario, noi la cogliamo e l'avvertiamo sicuramente molto più vicina alle nostre sofferenze,
l'avvertiamo, cioè, più "Mamma" di quando la vogliamo contemplare nell'eccelsa beatitudine
dei cieli.

E noi tutti si può senz' altro dire che la Madonna stessa, immersa nelle sofferenze della
Corredenzione universale, non può non sentirsi "di più nostra" e non può non sentire ciascuno
di noi "di più suo", quale figlio da Lei redento in unità di immolazione con Gesù, il Figlio
Redentore, che è stato crocifisso per la salvezza di tutti. E proprio perché l'Addolorata ci sente
di più" suoi", come assicura sant' Alfonso de' Liguori, sono più numerose le grazie che Ella
dona ai devoti delle sue sofferenze.

Prendiamo esempio dalla vita di due grandi sante come santa Chiara da Montefalco e santa
Margherita da Cortona, e di due grandi santi come san Paolo della Croce e san Gabriele
dell'Addolorata, che furono ricolmati di grazie e meriti speciali per la devozione che coltivavano
ai Dolori di Maria Santissima. Ma potremmo ricordare anche i Sette Santi Servi di Maria e molti
altri Santi ancora, arricchiti di grazie anche straordinarie dalla loro devozione alla Madonna
Addolorata. Gesù stesso, del resto, rivelò alla beata Veronica da Binasco che le lacrime versate
sui dolori della Madonna gli erano più gradite di quelle versate al ricordo della sua stessa
Crocifissione e Morte. E santa Brigida, in una mirabile visione avuta nella Basilica di Santa
Maria Maggiore, a Roma, poté comprendere con viva commozione l'altissimo pregio che nei
cieli viene riconosciuto alle sofferenze della Madonna.

La conferma ancora più valida, infine, della preziosità inestimabile delle sofferenze della
Madonna Addolorata ci viene dai molti Santuari, Chiese, Cappelle, Altari, oltre che dagli Istituti
religiosi, dalle Congregazioni e dalle Associazioni dedicate all'Addolorata, presenti in ogni parte
del mondo, a segno evidente della ricca fecondità di grazie legate al culto e alla devozione alla
Madonna Addolorata.

Qual è, però, la nostra devozione ai dolori di Maria Santissima? Come è possibile che noi siamo
così tiepidi, se non addirittura indifferenti e non curanti?...

Prendiamo esempio dal beato Michele Pro, il quale così pregava l'Addolorata: «Lasciami vivere
accanto a te, Madre mia, per tener compagnia alla tua solitudine e al tuo profondo dolore;
lasciami risentire nella mia anima il lamento doloroso dei tuoi occhi e l'abbandono del tuo
cuore ... Ciò che voglio, o Vergine Addolorata, è di stare vicino a Te, in piedi, per fortificare il
mio spirito con le tue lacrime, consumare il mio sacrificio col tuo martirio, sostenere il mio
cuore con la tua solitudine, amare il mio e tuo Dio con l'immolazione di tutto il mio essere.
Amen».
Per carità, guardiamo anche noi la divina Mamma in lacrime di dolore ai piedi della Croce, e
supplichiamo la con le parole ardenti del beato Jacopone da Todi: «Orsù. Madre, fonte
dell'amore, fammi sentire la forza del dolore e fa' che io pianga con Te!». Quale grazia sarebbe
mai questa!

2 SETTEMBRE

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Ha sofferto per noi

Ogni mamma soffre volentieri per i propri figli e sa anche soffrire senza risparmio e senza
misura, non volendo mai altra ricompensa per se stessa che il bene dei figli. Tutti, di solito,
abbiamo fatto questa esperienza con le nostre mamme. Per questo il santo vecchio Tobia
ricorda bene ad ogni figlio come e perché si debba amare la mamma e lo fa con parole limpide
e toccanti: «Onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa' ciò che è
di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. Ricordati, figlio, che ha corso
tanti pericoli per te, quando eri nel suo grembo» (Tb.4,3-4).

Ma se ciò è vero per ogni mamma terrena, non può non essere immensamente più vero nei
riguardi di Colei che ha rigenerato ogni uomo alla vita della grazia, partorendo tutti gli uomini,
uno per uno, sul Calvario, ai piedi di Gesù Crocifisso, fra gli strazi della Crocifissione di Gesù
che proprio dall'alto della Croce proclamò espressamente Maria nostra Madre, nostra «Madre
nell'ordine della grazia», come insegna il Vaticano II (LG 61).

Per questo la Madonna, accettando il progetto salvifico dell'Incarnazione redentrice, offrì se


stessa interamente e si assoggettò senza riserve a tanti dolori solo per noi, per la nostra
Redenzione, imitando passo passo - potrebbe dirsi - il Figlio Gesù, il Redentore, che ci ha
voluto amare "fino all'eccesso" (cfr. Gv.13,1), donandoci realmente tutto se stesso con la
pienezza dell'«amore più grande» (Gv.15,13).

Certo, noi sappiamo bene che con la sua immacolatezza originale Maria Santissima non aveva
nulla da riparare e da soffrire per sé; ma Ella poteva e voleva tuttavia offrirsi alle sofferenze
solo per gli altri. E così fece, di fatto, con tutto lo slancio della sua innocenza e pienezza di
grazia, avendo deciso di fare interamente "sua" la stessa missione redentrice del Figlio,
condividendola, quindi, giorno dopo giorno, fino alla Morte e Risurrezione di Gesù, insegnando
e aiutando, in tal modo, tutti gli uomini a saper sostenere le tribolazioni del proprio cammino
salvifico verso la «Casa del Padre» (Gv.14,2), verso l'eternità beata del Paradiso. Proprio così,
infatti, leggiamo negli Atti degli Apostoli, dove è scritto a chiare lettere che a noi tutti «è
necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno dei cieli» (At 14,22).

Basterebbe soltanto riflettere, in effetti, sull'offerta sacrificale dolorosissima di Maria


Santissima nell'accettare e condividere la missione redentrice del Figlio per la nostra salvezza.
Riflettendo compiutamente potremmo almeno capire quanto grande dovrebbe essere la nostra
gratitudine e riconoscenza verso di Lei. Ma forse è proprio questa attenta e compiuta
riflessione che a noi manca, e continuerà a mancare se non operiamo una scelta, per arrivare
quindi ad una consapevolezza delle nostre miserie e brutture capace di provocare in noi «una
fonte ben copiosa di lacrime per lavarle tutte», scrive l'Abbatelli; ed è proprio Maria Addolorata
che offre questa fonte di lacrime «nel pelago immenso dei suoi dolori» (p. 31).
Nella storia d'Italia si legge che nel febbraio 1522, quando le truppe francesi entrarono nella
città di Treviglio per distruggerla, il popolo, atterrito, si rifugiò nella chiesa, pregando e
supplicando la Madonna di salvare la città. Il comandante dell'esercito ordinò subito di fare
strage del popolo incendiando la chiesa. Ma, a quel punto, avvenne un prodigio: La Madonna
piangeva!... Il popolo gridò, ma anche i soldati francesi si resero conto del fatto, e gridarono
anch' essi. Allora il comandante dell'esercito volle rendersi conto di persona: vide le lacrime
della Madonna, le asciugò con un pannolino, ma le lacrime continuavano ad uscire, man mano
che lui le asciugava: allora si inginocchiò, pregò, e si ritirò con l'esercito, lasciando intatta la
città. Il popolo gridava di gioia, e sull'immagine della Madonna si scrisse: "Nos lacrimas
sublevavit" (Le sue lacrime ci hanno salvato!).

Con i suoi dolori sofferti e offerti per i nostri peccati, infatti, la Madonna è stata la nostra
salvaguardia per la salvezza dalla perdizione eterna.

Dai suoi dolori materni e dalle sue lacrime, immerse, mescolate e unificate con i dolori e il
sangue del Figlio, di fatto, noi abbiamo ottenuto la Redenzione. E san Bernardo, per farci
comprendere quanto grandi siano stati i dolori con cui la Madonna ei ha amato, afferma che la
Vergine Madre soffrì molto di più per i nostri peccati che non per le sofferenze corporali del
divin Figlio Crocifisso. Giustamente, san Paolo della Croce affermava che la vera conoscenza
dei dolori di Maria Santissima sarebbe capace di commuovere e di spezzare anche i sassi più
duri. È mai possibile, invece, che noi siamo così insensibili e restiamo così indifferenti di fronte
alla divina Mamma continuamente trafitta e straziata dai nostri peccati? Dovremmo almeno
ricordare quella strofa dello Stabat Mater del beato Iacopone da Todi che dice proprio a noi:
«Quale uomo mai potrebbe non piangere vedendo la Madre immersa in tanto supplizio?».

3 SETTEMBRE

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"Per nostro amore"

Se è vero che la Madonna offrì le sue terribili sofferenze per nostro amore, quando e dove Ella
fece questa sua offerta "per nostro amore"? Quando avvenne ciò? I Vangeli ci presentano più
occasioni di "offerta" rinnovata di volta in volta lungo la vita della Madonna. E la prima
occasione fu sicuramente quella dell'Annunciazione, come riferisce l'evangelista san Luca (cfr.
Lc 1,26-38). All'Annunciazione, infatti, la Madonna, umile vergine forse non ancora
quindicenne, rispose con il suo «Fiat» al messaggio dell'Angelo Gabriele offrendo tutta se
stessa a Dio e al suo piano di Redenzione universale, per amore della nostra salvezza eterna.
Dove Maria Vergine si offrì a Dio? Ciò avvenne precisamente nel paesello di Nazareth, in
Galilea. A Nazareth, infatti, Maria viveva, e là ricevette la visita dell'Angelo Gabriele e là
ricevette dall'Angelo l'annuncio del piano salvifico di Dio per l'umanità, al quale Ella offrì tutta
se stessa.

Fu nell'evento dell'Annunciazione, infatti, che la giovanissima Vergine Maria udì dall'Angelo


Gabriele la proposta, da parte di Dio, dell'Incarnazione del Verbo Divino nel suo grembo
verginale, ad opera dello Spirito Santo, per diventare, in tal modo, la Madre di Dio, sublimata
quindi nel più alto dei cieli quale Regina del Paradiso e dell'universo intero.
Tale proposta, però, che avrebbe dovuto trovare subito un’accoglienza di immenso stupore e
gioia da parte di Maria, trovò invece un ostacolo grande nell'umiltà della santa Vergine di
Nazareth, la quale, a quel punto, provò un turbamento tale che stava quasi spingendola a
rifiutare quella proposta così sublime dell'Angelo Gabriele, sentendosi Ella un vero "nulla" e
stimandosi non più che una povera "tapina", come dirà pochi giorni dopo nel canto del
Magnificat (cfr. Lc 1,48).

Ma la proposta dell'Incarnazione del Verbo, se era vero che conteneva in sé una cosa così
eccelsa come la Maternità divina, che turbò Maria nella sua umiltà profonda, era però vero che
conteneva in sé anche il piano della Redenzione universale per la salvezza di tutti gli uomini,
figli di Adamo ed Eva, figli, cioè, di quei Progenitori dell'umanità che, agli albori dell'umanità,
avevano prevaricato nel giardino dell'Eden (cfr. Gn.3,1-6). Orbene, se la Vergine Maria, nella
sua umiltà, rifiutava la proposta dell'Angelo a divenire Madre di Dio, sarebbe accaduto che
rifiutava, nello stesso tempo, anche la missione redentrice del Verbo Incarnato, il quale,
attraverso la sua immolazione sulla Croce, avrebbe salvato l'umanità dalla prevaricazione dei
Progenitori: in conseguenza di ciò, tutti gli uomini sarebbero stati condannati alla perdizione
eterna nel regno di satana!

Resasi conto di ciò, l'umile Vergine comprese bene che il suo rifiuto sarebbe stato la nostra
perdizione, e allora, spinta dalla carità e dalla pietà per la nostra salvezza, nonostante il peso
tremendo del dover accettare la maternità di un Figlio già destinato alla morte più umiliante e
violenta (già descritta dal profeta: cfr. Is.53), Ella, assicuratasi la salvaguardia della sua
verginità già offerta a Dio (cfr. Lc 1,34-35), si decide, quindi, con la massima generosità, e -
«accetta - scrive il pio Abbatelli - l'immenso carico di essere nostra Madre Corredentrice con
tutti i dolori che l'accompagneranno» (p. 37), rispondendo perciò all'Angelo con l'offerta totale
di se stessa, precisamente per la nostra Redenzione: «Eccomi, sono l'ancella del Signore,
avvenga di me ciò che tu hai detto» (Lc 1,38).

In una delle sue lettere, san Gabriele dell'Addolorata, afferma che la Madonna, spinta dalla
carità, era così determinata a salvarci, «che arrivò piuttosto a scegliere che il suo caro Figliuolo
morisse svenato, attaccato con tre uncini sulla Croce [...], anziché vedere in eterno dannate le
anime nostre» (p. 116).

Riflettendo anche soltanto brevemente, vien subito da chiedersi: non dovrebbe, per questo,
essere immensa la nostra gratitudine e la nostra riconoscenza verso la Madonna per la sua
incommensurabile carità e pietà tutta materna verso di noi? Che cosa sarebbe stato di noi
senza la carità della Madonna nell'accettare la missione di Madre del Redentore, offrendo tutta
se stessa a questa missione salvifica universale?

Il beato Vincenzo Romano, parroco santo, quando predicava sull'Addolorata, parlava di Lei e
dei suoi dolori con tanto fervore che quasi si credeva uscisse fuori di se stesso, commuovendo
e spingendo tutti ad essere grati a questa «buonissima Madre»; qualche altra volta ancora
parlava dell'Addolorata ai piedi della Croce in modo così commovente che quasi «faceva
piangere anche le pietre».

Dal momento dell'Incarnazione del Verbo nel grembo vergine di Maria, infatti, noi abbiamo
avuto in Lei la nostra nuova Progenitrice, la vera «Madre dei viventi» (Gn.3,20): Madre del
Verbo Incarnato e Madre nostra. E fin da allora, come afferma san Bernardino da Siena, Ella
cominciò a sentire le fiamme più ardenti dell'amore e le premure materne più generose
nell'offerta sacrificale di tutta se stessa per noi. Quando saremo, noi, pieni di riconoscenza e
gratitudine verso di Lei? ..

4 SETTEMBRE
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"L'anima trapassata" (I)

La seconda volta in cui Maria Santissima offrì a Dio tutta se stessa con il Figlio, in sacrificio per
noi, fu a Gerusalemme, quaranta giorni dopo l'evento della nascita di Gesù Bambino nella
povera stalla di Betlemme. Fedelissima alla legge della presentazione al Tempio del Bambino
neonato, la Madonna è là, difatti, nel Tempio di Gerusalemme, ad offrire il suo Bambino a Dio
con tutta se stessa.

Ella sa bene che dal giorno della caduta dei nostri Progenitori - Adamo ed Eva - tutti gli uomini,
segnati dalla macchia orribile del peccato originale e piagati dai peccati che si commettono
lungo la vita, giorno dopo giorno, davanti a Dio e per Iddio sono soltanto dei «vasi d'ira»
(Rm.9,22) destinati alla perdizione nel regno del "serpente" infernale.

Per salvare gli uomini dalla perdizione è necessaria la Redenzione operata da una vittima santa
espiatrice di tutte le colpe dell'umanità intera, a cominciare da quelle di Adamo, il capo stipite,
per finire a quelle dell'ultimo uomo che vivrà alla fine dei tempi. E questa vittima santa
espiatrice era appunto Gesù, Verbo fatto carne per offrirsi al Padre come ostia di riparazione
dei peccati di tutti gli uomini.

La Madonna conosce bene tutto ciò, ed ora è appunto qui, nel Tempio di Gerusalemme,
quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per obbedire alla Legge mosaica, offrendo a Dio il suo
Bambino neonato, quale vera ostia pura e santa, vittima di propiziazione per tutta l'umanità
peccatrice.

Ma la Madonna sa anche bene che con questa offerta del suo Bambino a Dio Ella verrà privata
del suo Figlio, dopo averlo allevato e preparato quale vittima per l'offerta sacrificale che si avrà
con la crudele condanna alla crocifissione e morte sul Calvario. Quanto grandi e immense non
dovettero essere a quel punto la carità e la pietà della divina Madre nell'offrire il Figlio suo a
Dio quale ostia di riparazione, e nel privare se stessa di quel Figlio Santissimo, ossia di quella
vittima pura e santa offerta per i peccati dell'umanità intera! L'immensa carità della divina
Madre - a pensarci anche soltanto poco - può trovare la sua sorgente soltanto nell'infinita
carità di Dio, in quella infinita carità del Padre che «ha tanto amato il mondo da dare il suo
unigenito Figlio» (1Gv.3,16). L'incommensurabilità della carità materna di Maria verso di noi ha
fatto scrivere a san Bonaventura - il Dottore Serafico - quel pensiero ispirato con cui applica a
Maria Santissima le stesse parole dell'evangelista Giovanni, parafrasandole così: «Maria ha
tanto amato noi da offrire il suo Figlio unigenito». Con quell'offerta nel Tempio di
Gerusalemme, dunque, Maria Santissima, sempre inseparata e inseparabile dal Figlio, spinta e
sostenuta da una carità davvero incommensurabile, offrì e sacrificò realmente tutta se stessa
nell'intimità più profonda del suo essere Madre. Per questo, san Giovanni Crisostomo,
grandissimo Padre della Chiesa, ha potuto scrivere che al Tempio di Gerusalemme - come poi
sul Calvario - Maria Santissima si fece «immolatrice delle sue stesse viscere»! Grandezza
eroica e sublime di questa Madre!

E il santo vecchio Simeone, in quello stesso momento dell'offerta da parte di Maria, nel
Tempio, ispirato da Dio, prendendo e tenendo Gesù Bambino fra le sue braccia di vegliardo,
pronuncia le parole rivelatrici del piano di Dio riguardante il Bambino, che diverrà «segno di
contraddizione per la rovina e la salvezza di molti» (Lc 2,34), e riguardante la Madre, la quale,
nella sua coimmolazione con il Figlio, avrà «l'anima trapassata dalla spada del dolore» (Lc
2,35). Qui si ritrovano il Nuovo Adamo e la Nuova Eva, uniti, per riparare insieme quel che il
primo Adamo e la prima Eva, uniti, hanno operato contro il disegno d'amore di Dio.
Il Figlio immolato sulla Croce dei peccati dell'umanità, la Madre con l'anima trapassata dalla
spada dei peccati dell'umanità: Gesù è il secondo Adamo, Colui che sarà il Redentore
universale, crocifisso sul Calvario, su quel luogo del "Cranio" del primo Adamo, che fu il
Capostipite prevaricatore del genere umano; Maria è la seconda Eva, Colei che sarà la vera
«Madre dei viventi» (Gn.3,20), la Madre Corredentrice, con l'anima trapassata dalla spada di
tutti i peccati degli uomini da rigenerare come suoi "figli nel Figlio".

Nelle parole ispirate del santo vecchio Simeone si ebbe, di fatto, la rivelazione completa del
piano redentivo di Dio per Maria, con l'acuta punta della "spada" che iniziò a penetrare nella
sua anima «gemente, contristata e addolorata», come scrive il beato Jacopone da Todi nello
Stabat Mater, condividendo Ella, in tal modo, giorno dopo giorno, la preparazione all'olocausto
del Calvario per la Redenzione di tutto il genere umano.

Ci rendiamo conto e pensiamo mai, noi, a tutto questo? Dobbiamo imparare dalle anime sante.
La venerabile Genoveffa di Troia, figlia spirituale di san Pio da Pietrelcina, tra le sue
immaginette ne aveva una «assai cara» ed era l'immagine dell'Addolorata, vestita di nero, con
il cuore trafitto da una spada: questa immagine raccoglieva tante preghiere e lacrime della
Venerabile, la quale, benché analfabeta, parlava con competenza della storia dolorosa della
Madonna, passata attraverso i misteri dolorosi del Rosario. Perché non servirci anche noi dei
misteri dolorosi del Rosario per stare vicini alla nostra dolce Madre Addolorata?

5 SETTEMBRE

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"L'anima trapassata" (II)

Alla scuola di non pochi grandi Santi, Dottori della Chiesa e Teologi eminenti, la Madre di Dio,
Maria, per la sua dignità "quasi infinita" (come insegna soprattutto san Tommaso d'Aquino) e
per la sua santità eccelsa, fin dalla sua concezione immacolata ebbe da Dio il singolare
privilegio dell'uso di ragione e della scienza infusa per la conoscenza del mistero della
Redenzione, pur non sapendo ancora, Ella, della sua predestinazione a Madre del Verbo
Incarnato. Tale è il pensiero, ad esempio, di san Francesco di Sales e sant' Alfonso de' Liguori,
Dottori della Chiesa.

San Bernardo, da parte sua, afferma che la Madonna fin dalla sua concezione venne illuminata
dall’Alto sugli oracoli dei profeti riguardanti il Messia divino, ossia il Verbo Incarnato Redentore
universale. Ciò significa che Ella poté in certo modo antivedere il Messia Redentore in tutto lo
svolgimento della sua vita di sacrificio, conclusa con l'immolazione cruenta sul Calvario, in
espiazione di tutte le colpe dell'intera umanità.

Di conseguenza, è ben possibile, da ciò, dedurre che già fin da quando era nel grembo
materno di sant' Anna, la Madonna potette avere la conoscenza dolorosa del mistero del Dio
fatto uomo, tutto umile, povero, maltrattato, perseguitato, accusato, calunniato, rinnegato,
tradito, condannato, flagellato, crocifisso, ucciso!

Questa conoscenza dolorosa della missione del Messia divino non poteva non imprimersi
nell'anima innocente della Madonna, arricchita ancora più, negli anni dell'infanzia e della
fanciullezza, dalla conoscenza personale e diretta delle Scritture, che la immergevano in una
meditazione dolorosa, sempre più penetrante e sempre più lacerante, proprio come una spada
spinta nelle profondità della sua anima. Questa è appunto la "spada" profetizzata della
missione redentrice per riparare la Giustizia di Dio offesa dagli uomini; questa è la "spada"
della Passione e Morte del Nuovo Adamo, Redentore universale, al quale è inseparabilmente
unita la Nuova Eva, Madre Corredentrice universale.

All'Annunciazione, poi, ancor più illuminata dalle parole dell'Angelo Gabriele sull'Incarnazione
del" Figlio di Dio" e sulla missione redentrice di Gesù, ossia del "Dio che salva", la Madonna,
accogliendo il Verbo nel suo grembo vergine, venne ad essere talmente unificata al Figlio
Redentore "crocifisso" che san Bernardino da Siena ha potuto scolpire in una frase luminosa
quel mistero dell'Incarnazione redentrice, affermando che Maria Santissima, all'atto della
prodigiosa concezione verginale di Gesù, «cum Christo crucifixa est, et crucifixa concrucifixum
concepit»: concepì "Gesù" crocifisso, essendo Ella stessa già crocifissa con Lui.

Infine, alla Presentazione di Gesù Bambino al Tempio di Gerusalemme, dal santo vegliardo
Simeone (cfr. Lc 2,35) Maria vergine ebbe la seconda "rivelazione" - come la chiamava il papa
Giovanni Paolo II - della sua diretta partecipazione, con l'anima trapassata dalla spada, al
mistero della Redenzione universale per operare la restaurazione del piano creativo di Dio,
distrutto dalla miseranda caduta nella colpa originale dei nostri Pro genitori (Adamo ed Eva),
restaurato, quindi, dall'immolazione congiunta e unificata del Nuovo Adamo, Gesù, il Figlio
Redentore, crocifisso nel corpo, e della Nuova Eva, Maria, la Madre Corredentrice, "trapassata
dalla spada nell'anima" (cfr. Lc 2,35).

Orbene, la nostra meditazione su questo mistero di sommo dolore-amore non dovrebbe mai
venir meno nella nostra vita. Sappiamo, infatti, di molti Santi e Sante che sono stati
innamorati particolarmente ardenti e appassionati della Passione e Morte di Gesù Crocifisso, da
essi meditata con affetto di fuoco e con lacrime cocenti. Ricordiamo, al riguardo, san Pio da
Pietrelcina, lo stigmatizzato del Gargano, il quale, fin da quando era giovane frate cappuccino
si immergeva ogni giorno nella meditazione della Passione e Morte di Gesù e versava lacrime
su lacrime, capaci di scavare, col tempo, due canaletti sul legno del banchetto del suo
inginocchiatoio ...

Ma se gli uomini santi hanno sofferto e pianto meditando sul Crocifisso, che cosa dobbiamo
mai pensare delle sofferenze della Madonna quando viveva, giorno dopo giorno, ora dopo ora,
l'intero svolgersi della missione redentrice, fino al suo compimento straziante sul Calvario? Non
aveva forse la Madonna stessa rivelato a santa Brigida che «il pugnale di dolore vaticinatomi
da Simeone rimase perennemente immerso nel mio petto»? Così, difatti, Ella visse sulla terra,
fino alla morte di Gesù, con il "pugnale" immerso nel suo petto! Quale miracolo di grazia non
dovette Ella ricevere per sostenere dolori così grandi?

Santa Margherita da Cortona, la penitente terziaria francescana, volle chiedere a Gesù stesso,
con tante lacrime, la grazia di poter provare il dolore della Mamma sua Addolorata quando
stette ai piedi della Croce, sul Calvario. Con questa grazia, in un giorno ella rivisse tutto il
dramma della Passione e Morte di Gesù, stando in chiesa, tutta immedesimata nelle stesse
sofferenze che la Madonna patì sul Calvario: santa Margherita, infatti, dal mattino si era messa
ai piedi di una croce ed era diventata una moribonda, con il viso cinereo, mentre batteva i
denti, fredda come il ghiaccio ..., fino all'ora della morte di Gesù. Cerchiamo di unirci anche noi
ai dolori della Madonna con la recita della Corona dei suoi Sette Dolori.

6 SETTEMBRE

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"L'anima trapassata" (III)


Tra i diversi significati spirituali della" spada" che ha trapassato l'anima della Madonna, c'è
soprattutto quello legato alla triste e dolorosa realtà dei nostri peccati, dei peccati di tutti gli
uomini del passato, del presente e del futuro. Sappiamo bene, infatti, che la "spada" dei nostri
peccati è stata in certo senso la vera protagonista micidiale nel trapassare l'anima della
Madonna. Sono stati i nostri peccati, infatti, che, crocifiggendo il corpo di Gesù sulla Croce,
hanno concrocifisso anche l'anima della Madonna trapassandola da parte a parte, così come i
chiodi hanno trapassato da parte a parte le mani e i piedi di Gesù, e la lancia di Longino ha
trapassato il Cuore di Gesù Crocifisso.

Spaventosa è la visione che ebbe Gesù nell'Orto del Getsemani, la notte del Giovedì Santo, alla
vista della somma spaventosa delle colpe e dei delitti degli uomini di tutti i tempi, per i quali
Egli doveva e voleva immolarsi, riparando, in tal modo, la Giustizia divina offesa e riaprendo le
porte del Paradiso per dare agli uomini la possibilità della salvezza dalla dannazione nell'inferno
eterno.

La visione spaventosa della notte del Giovedì Santo dovette colpire tremendamente l'animo di
Gesù al punto di fargli «sudare sangue» per tutto il corpo: quel sangue cadeva a gocce su
gocce per terra, come precisa san Luca, l'evangelista medico (cfr. Lc 22,44), e l'angoscia ad un
certo punto sembrò quasi sovrastare la natura umana di Gesù spingendolo a pregare il Padre
con le parole: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice ..., ma non la mia, bensì la tua
volontà si faccia!» (Mt 26,39).

Ugualmente, l'umile Vergine Maria, tutta lieta nel portare Gesù Bambino in braccio nel giorno
della sua Presentazione al Tempio di Gerusalemme, dovette dolorosamente trasalire di colpo
all'udire le parole dette a Lei dal santo vegliardo Simeone con chiarezza e precisione: «Questo
Bambino è posto quale segno di contraddizione per la rovina e la salvezza di molti [...] e anche
a te una spada trapasserà l'anima» (Lc 2,34-35). A queste parole si può dire che la Vergine
Madre ebbe una sorta di visione terribile in cui poté amarissimamente contemplare anzitutto la
missione redentrice del Figlio divino, svolta fin dall'inizio fra contraddizioni e opposizioni,
attacchi e persecuzioni, false accuse e perfide insidie e conclusa, alla fine, con il rinnegamento
di san Pietro e il tradimento di Giuda, seguiti dalla condanna più umiliante e dolorosa: la
Crocifissione; e poi vide anche la causa di quella spaventosa sofferenza del Figlio divino dovuta
interamente alla somma terrificante dei peccati e delle offese di tutti gli uomini, dai peccati del
primo Adamo progenitore peccatore fino ai peccati dell'ultimo uomo suo discendente.

La Madonna stessa un giorno rivelò a santa Matilde che quella voce e quelle parole di Simeone
le «agghiacciarono il cuore», annientando e amareggiando tutta la soave letizia che Ella stava
provando nel tenere e portare in braccio Gesù Bambino, al quale, dopo quella tremenda
"rivelazione", Ella si sentì ancor più non solo legata ma "unificata", si potrebbe dire, per
condividere in pienezza ogni sofferenza e immolazione di Lui, fino al compimento della
dolorosissima Redenzione universale.

La causa della dolorosissima Redenzione, in effetti, sono stati i peccati degli uomini, tutti i
peccati insieme e uno per uno. Sì, i peccati hanno formato quella "spada" micidiale che doveva
trapassare inesorabilmente, fibra a fibra, l'anima della Madonna. La "spada" orrenda, costituita
da tutti i peccati di ateismo e di bestemmia, di omicidio e di vendetta, di odio e di
disperazione, di vergogne e di oscenità, di ingiustizie e di oppressioni, di infedeltà e di
tradimento ...: chi può contare le miserie, i vizi e gli abbrutimenti degli uomini schiavizzati
dalla carne, dal mondo e dal demonio? Dominati dalla triplice concupiscenza che domina nel
mondo: lussuria, cupidigia, orgoglio (cfr. 1Gv 2,16)? Si tratta, in realtà, di oceani di
nefandezze e di malvagità mortali che satana, il «dio dei morti», fa compiere agli uomini contro
il «Dio dei vivi» (Mc 12,27), contro il "Dio che salva" (cfr. Mt 1,21), contro la vera «Madre dei
viventi» (Gn.3,20).

Senza un aiuto straordinario della grazia divina, come avrebbe mai potuto la Madonna portare
il carico davvero schiacciante dei peccati dell'Umanità intera e non soccombere mille volte
sotto il loro orribile peso? Maledetti peccati! Ognuno dei peccati gravi è una vera "spada" che
trapassa l'anima della Madonna e crocifigge Gesù, come ci fa capire l'episodio straordinario
capitato a un giovane devoto il quale aveva nella sua camera un'immagine dell'Addolorata e un
giorno, assalito da una brutta tentazione, stava per uscire dalla sua stanza per recarsi a
compiere il grave peccato, ma una voce lo ferma e gli grida: «Fermati! Dove vai? ...», il
giovane si ferma, si volge indietro e vede che l'Addolorata, nell'immagine, staccatasi la spada
dal petto, gliela presenta dicendogli: «Prendi questa spada e ferisci il mio seno, prima che tu
vada di nuovo a crocifiggere il mio Figlio con il peccato!».

Sì, è proprio così: i peccati sono quella "spada" micidiale che, di giorno in giorno, secondo le
parole dette dal vegliardo Simeone alla Presentazione di Gesù Bambino al Tempio - e come
rifletteva a suo tempo il grande sant' Atanasio -, penetra e rende sempre più l'anima della
Madonna «trapassata dalla spada del dolore, di ogni dolore e di ogni oltraggio senza misura
riservato al tuo Figlio, e tradotto in angoscia nel tuo Cuore di Madre!».

7 SETTEMBRE

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La fuga in Egitto

La punta della "spada" profetata dal santo vecchio Simeone non tarda a penetrare via via
nell'anima della Madonna, lungo gli eventi della vita del Redentore che si susseguono a più
breve o più lunga scadenza. E la fuga in Egitto, storicamente, è il primo di questi eventi
dolorosi, che si verifica, di fatto, dopo brevissimo tempo dalla nascita di Gesù, così come è
stato registrato dall'evangelista san Matteo (cfr. Mt 2,13). Quali sono le caratteristiche di
questo evento doloroso che ha costretto alla fuga la Sacra Famiglia?

La fuga in Egitto è stata un evento anzitutto umiliante. Basti riflettere, per questo, che chi
deve darsi alla fuga, qui, è Dio stesso fatto Bambino, il quale ha bisogno, letteralmente, di
salvarsi la vita, stando fra le braccia della Mamma in fuga, con san Giuseppe, di fronte alla
persecuzione omicida del re Erode, che è un piccolo re, rinomato come un povero monarca
tanto miserabile quanto feroce nello sbarazzarsi, uccidendo, anche dei presunti attentatori al
suo trono, come riteneva fosse uno dei bambini nati a Betlemme.

Potremmo forse pensare, a questo punto, alla sorpresa amarissima della Madonna e di san
Giuseppe quando ricevettero la notizia dall'Angelo durante la notte. "Come è mai possibile -
avrebbero potuto chiedersi - che l'Onnipotente Iddio debba fuggire di fronte a un piccolo re
talmente perverso e geloso del suo reame, da arrivare a premeditare e mandare in atto una
strage assassina di numerosi bambini innocenti di Betlemme?". Ma la Madonna e san Giuseppe
hanno saputo ben rispondere subito a se stessi, comprendendo bene che il mistero del piano
universale della Redenzione non può non essere un mistero di amore che ripara i peccati e che
salva precisamente attraverso il dolore.

C'è da tener presente, inoltre, che una fuga come questa della Sacra Famiglia - fatta senza
nessuna preparazione e organizzazione delle molte cose necessarie per attraversare le lande di
un vero e proprio deserto che non può non incutere timore a chicchessia - si presentava come
un fatto molto pericoloso e rischioso, oltre che lungo e gravoso. Come potrà mai una coppia di
giovani sposi, con un neonato in braccio, affrontare l'attraversamento del deserto di Giuda, da
soli e del tutto inesperti di un viaggio del genere?
Disagi e stanchezza, fame e, ancor più, sete, bestie feroci e predoni, pericoli e affanni senza
numero ... chi può avere tanto coraggio e fiducia nell'affrontare una impresa come questa?
Qui, per la Sacra Famiglia, costretta ad una fuga così impellente e precipitosa, bisogna per
forza pensare a una assistenza divina del tutto fuori del comune, una assistenza straordinaria,
cioè, che non può venire dalle prudenze o accortezze umane, ma soltanto dall'Alto.

Si può senz' altro pensare, in ogni caso, che se san Paolo, l'apostolo delle genti, nei suoi
rischiosi viaggi per l'evangelizzazione e in tutti i suoi grandi travagli apostolici, poteva scrivere:
«Tutto posso in Colui che mi sostiene» (Fil 4,13), tanto più san Giuseppe e l'Immacolata, con il
tesoro divino del Verbo Incarnato che portavano con loro, potevano dire anch' essi: "Tutto
possiamo in Colui che divinamente ci sostiene e ci conforta".

Certo, è bello pensare che fino ad allora - come ha scritto il pio Abbatelli - alla sola vista di
Gesù Bambino, i «due vergini sposi Maria e Giuseppe trasalivano di insolite fiamme, ardevano
d'amore, di estasi, di gaudio nel tenerlo fra le braccia, nel coprirlo di soavissimi baci! I loro
giorni erano assai più celesti che non furono i momenti dell'innocenza per Eva e per Adamo fra
le delizie dell'Eden» (p. 118). Ma che cosa è successo, invece, con quella inaspettata richiesta
di una fuga notturna così improvvisa verso l'Egitto, per salvare la vita di Gesù Bambino da una
terribile minaccia di morte incombente? È successo lo scoppio di un vero e proprio «uragano»
(come lo chiama ancora il pio Abbatelli), che è venuto a scompigliare la quiete paradisiaca di
quella convivenza nella povera casetta della Sacra Famiglia.

Ma san Giuseppe e la Madonna, con rapidità e calma, obbediscono senz' altro all'Angelo, ben
certi di obbedire, in tal modo, a quel piano redentivo di Dio, che era un piano di riparazione e
di salvezza dell'umanità peccatrice, un piano da svolgere, perciò, nel segno più concreto
dell'amore-sacrificio, dell'immolazione espiatrice. E possiamo ben pensare che, di fatto, ad ogni
passo, affondando i piedi nelle sabbie del deserto, la Madonna affondava anche il suo pensiero
nel doloroso piano salvifico di Dio da portare a compimento di ora in ora.

Viene qui da ricordare la storia edificante di Giovanni Battista Pergolesi, genio musicale, che ha
lasciato, quale sua opera immortale, la musica dello Stabat Mater: questa sublime musica è
stata la musica, potrebbe dirsi, del suo grande amore all'Addolorata di cui aveva e portava
sempre con sé un quadro che lo animava e sosteneva nel comporre, soprattutto durante gli
ultimi giorni della vita che volgeva al termine per lasciare questa terra: in quegli ultimi giorni,
minato e ormai consunto dalla tisi, egli venne stroncato da un'emottisi proprio mentre
componeva la musica dell'ultima strofa dello Stabat Mater: «Quando corpus morietur ...». Nel
musicare lo Stabat Mater egli concludeva il cammino della sua vita con una morte santa,
confortato dall'Addolorata. Il pio Pergolesi lasciò la musica dello Stabat Mater alla
"Congregazione della Santissima Vergine dei Sette Dolori", raccomandando alla carità dei buoni
religiosi la sua anima.

8 SETTEMBRE

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La Madre degli "esiliati"

Il dolore della Madonna e di san Giuseppe con Gesù Bambino durante la precipitosa fuga in
Egitto e durante la permanenza in quella terra di esilio costituisce sicuramente un capitolo di
dolore che si rinnova e prolunga nella storia degli uomini in ogni tempo, sia pure in forme
diverse secondo i luoghi e le particolari circostanze.

Per questo si può ben dire che il capitolo della fuga in Egitto della Sacra Famiglia è da
considerarsi un capitolo emblematico della vita di molti uomini costretti anch' essi, qua o là, a
imboccare e percorrere le vie dell'esilio per sfuggire alla morte, per salvarsi da condizioni di
travaglio o da situazioni di rovina, per l'una o per l'altra circostanza dolorosa. Non è difficile
riflettere e comprendere, a questo proposito, che nella sofferenza della Sacra Famiglia in fuga
verso l'Egitto, terra di esilio, vuole essere in certo senso contenuta ed espressa la sofferenza di
ogni esiliato, resa però feconda di virtù e di meriti per l'offerta a Dio.

Possiamo pensare, perciò, che l'evento della fuga in esilio da parte della Sacra Famiglia vuole
esprimere, nel suo dolore e nel suo travaglio, una realtà di grazia a sostegno della vicenda
amara di ogni esiliato, affinché questi possa essere illuminato e impari a scoprire il valore che il
dramma dell'esilio porta con sé, quando venga letto e compreso quale disegno di Dio per il
compimento di un piano di salvezza. Infatti, così è avvenuto precisamente per Gesù Bambino,
salvato, con l'esilio, dalla minaccia di morte violenta, secondo il progetto omicida di Erode per
tutti i bambini di Betlemme, dai due anni in giù.

Gli eventi della fuga in esilio, lo sappiamo bene, sono stati presenti per tanti uomini o intere
famiglie nel passato e sono presenti anche oggi, dopo duemila anni di Cristianesimo, agli inizi
del nostro terzo millennio. Sono presenti in forme sempre drammatiche e molto spesso anche
tragiche per le disgrazie della morte che colpiscono molti di coloro che sono costretti a mettersi
sulla via dell'esilio oppure a restare nelle terre di esilio in condizioni di estremo disagio, magari
ammalati, abbandonati e incompresi da tutti.

Pensiamo oggi, di fatto, ai drammi dei rifugiati, degli immigrati, degli emigranti, dei
clandestini, dei perseguitati ... È uno spettacolo di dolori, di amarezze e di travagli senza
numero. Molto spesso c'è tanta ingiustizia, tanta avversione, tanta incomprensione alla base di
questi drammi per migliaia e forse milioni di persone sull'intero pianeta-terra. Manca la carità e
la generosità, e quante volte, purtroppo, prevale soltanto il più duro egoismo e tornaconto e
non poche volte è assente anche un minimo senso di "umanità" nei riguardi di questi
sventurati uomini, donne, bambini - con non pochi anziani e ammalati! -, per i quali dovrebbe
pur valere, soprattutto da parte dei cristiani, il comandamento divino che dice con lampante
chiarezza di "fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te" (cfr. Mt 7,12).

Quasi sempre la fuga o il rifugio in esilio comporta l'abbandono della casa con tutti i beni
annessi e la perdita del lavoro quotidiano per sostentarsi, comporta la fame e la rovina della
salute con malattie e malanni anche mortali, comporta la frantumazione della famiglia con le
divisioni, le rotture, gli odii, le vendette ... Quanto male noi uomini siamo in grado di farci fra
di noi, colpendo crudelmente soprattutto i più deboli e indifesi, proprio quelli, cioè, che, invece,
avrebbero più bisogno di soccorso per sopravvivere!

Nella fuga in Egitto si può ben dire che Maria Santissima, la Madre dell'umanità, ha vissuto in
prima persona lo stesso dramma terribile di tanti suoi figli costretti all'esilio, e non si può
dubitare che nel contenuto di grazia della sua dolorosissima fuga e permanenza in Egitto Ella
abbia accolto e fatta propria ogni altra fuga in esilio insegnando a tutti la necessità di
sostenerla e superarla portando sempre con sé il Signore, come Ella lo portava con immenso
amore, tenendosi sempre stretti a Lui con la preghiera e con la fiducia in Lui senza limiti: Egli
solo, infatti, può donare a tutti la pace anche in mezzo alle tribolazioni, alimentando la
speranza viva di un avvenire migliore per la vita del corpo e dell'anima.

La preghiera all'Addolorata, per questo, è stata ed è la preghiera più confortante da parte di


coloro che sono costretti dolorosamente all'esilio, bisognosi, quindi, di sostegno e di speranza:
non si può restare delusi da Colei che, di fatto, fu costretta a portare in salvo, con la fuga e
l'esilio in Egitto, il suo Figlio «Primogenito» (Rm.8,29) e che può portare in salvo, con la fuga e
con l'esilio, anche gli altri suoi figli. Ricorriamo con fiducia a Lei, affidandoci a Lei, così come lo
stesso Gesù Bambino era tutto affidato a Lei.
9 SETTEMBRE

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"La strage degli innocenti" (I)

Gesù Bambino, il Divin Verbo fatto carne, è «segno di contraddizione» - ha detto il santo
vecchio Simeone, alla Presentazione al Tempio del Bambino- «per la rovina e la salvezza di
molti in Israele» (Lc 2,34). Ebbene, la "strage degli innocenti" (cfr. Mt 2,16-18), con l'uccisione
crudele di tutti i bambini di Betlemme, dai due anni in giù di età, è il primo lacerante «segno di
contraddizione» che si verifica, storicamente, poco dopo la Presentazione di Gesù Bambino al
Tempio di Gerusalemme.

Infatti, a Gerusalemme, all'arrivo di personaggi così importanti come quei Magi che, seguendo
la misteriosa e straordinaria «stella», erano venuti dal lontano Oriente per cercare e adorare il
«Nato re dei giudei» (Mt 2,2), il re Erode aveva accuratamente raccomandato ad essi di andare
direttamente a Betlemme a vedere il «Nato re dei giudei», e, dopo averlo adorato, di ripassare
quindi da Gerusalemme, alloro ritorno, per informarlo di ogni cosa, di modo che anch'egli
avrebbe potuto recarsi a vedere e adorare il «Nato re dei giudei».

In realtà, Erode, sospettoso e perfido, aveva subito maturato, nell'animo, il progetto omicida
dell'uccisione di quel preteso «Nato re dei giudei», ritenendolo già un attentatore al suo trono.
Si fidava del ritorno dei Magi da Betlemme, quindi, per poter subito eliminare con un colpo solo
quel presunto «re dei giudei», suo diretto avversario. Vistosi però "giocato" dai Magi - i quali
erano stati avvertiti da un Angelo di non ripassare per Gerusalemme (cfr. Mt 2,12) -, il perfido
re Erode, nel suo furore omicida, calcolando il tempo della venuta dei Magi, maturò subito un
altro progetto assassino molto più feroce, ordinando addirittura l'uccisione di tutti i bambini di
Betlemme dai due anni in giù di età: in tal modo, egli poteva ritenersi più che sicuro di colpire
subito a morte il «Nato re dei giudei». Il «segno di contraddizione» è dato, qui, dal fatto che se
Gesù è venuto sulla terra per donarci la vita, in questa «strage degli innocenti», invece,
abbiamo subito un capitolo tragico di morte violenta per tanti poveri bambini innocenti! Ma non
dobbiamo dimenticare che questi bambini di Betlemme sono veri e propri "piccoli martiri",
perché sono stati uccisi precisamente e unicamente "a causa di Cristo", e con il loro martirio
essi preannunciano il coronamento della missione salvifica del Redentore che sarà appunto il
martirio della Croce!

I bambini di Betlemme, infatti, sono stati uccisi unicamente "a causa di Gesù Bambino": per
questo essi sono veri martiri, battezzati con il Battesimo di sangue, diventando, in tal modo, le
prime glorie del Martire divino, ossia di Colui che sarà il Re di tutte le schiere dei martiri che
lungo i secoli e i millenni verseranno il loro sangue "a causa di Cristo".

Basta riflettere poco, a questo punto, per capire che il legame diretto fra gli innocenti bambini
martiri di Betlemme e Gesù Bambino è un legame di grazia e di gloria. Proprio quei bambini
martiri di Betlemme, di fatto, sono il primo capitolo di grazia e di gloria di Gesù: quei bambini
di Betlemme, infatti, sono stati i primi martiri uccisi per Cristo, "a causa di Cristo", salvati e
glorificati, nello stesso tempo, "a causa di Cristo", inaugurando essi, da quell'evento
dolorosissimo di sangue, la gloria delle moltitudini dei cristiani, che saranno martirizzati "a
causa di Cristo" lungo i secoli e i millenni.

Nei riguardi della Madonna, inoltre, non si può non ammettere che il legame fra i bambini
uccisi a Betlemme e Gesù Bambino colpì il suo cuore materno in maniera davvero lacerante.
Ella era in fuga verso l'Egitto, con san Giuseppe, portando in salvo Gesù Bambino, proprio
mentre a Betlemme avveniva la strage dei bambini uccisi "a causa di Gesù", ossia la strage di
quei bambini fra i quali si pensava fosse presente soprattutto il Bambino Gesù, che doveva
essere l'unico bambino da uccidere!
Al pensiero della strage di tanti bambini innocenti, è atroce riflettere sulla sofferenza della
Madonna in quelle ore di fuga penosa attraverso il deserto di Giuda! L'evangelista san Matteo
si fa interprete di quel dolore materno citando, al riguardo, un antico testo del profeta
Geremia, un testo impressionante nel suo contenuto di lugubre dolore: «Un grido è stato udito
in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere
consolata, perché non sono più» (Mt 2,18). Il pianto desolato della mamma Rachele sui figli
d'Israele che erano stati deportati in Babilonia ("che non sono più"), prefigura il pianto
desolato di Maria Santissima sui bambini innocenti martirizzati a Betlemme.

Quel pianto desolato di Rachele noi possiamo farlo nostro soprattutto con la preghiera del
Rosario dei dolori, ossia recitando e meditando la Corona dei Sette Dolori della Madonna.
Questa santa Corona faceva parte fin dal 1500 della devozione mariana dei Servi di Maria. Ma
dal 1965 in poi, purtroppo, essi la misero da parte, come devozione propria e così cadde in
disuso. Nelle recenti apparizioni della Madonna in Rwanda (1982), però, è stata la Madonna
stessa a riproporre, alla veggente Marie Claire, la preghiera del Rosario dei Sette Dolori,
assicurando le che «il recitare il Rosario dei Sette dolori, avrebbe aiutato non solo a meditare
sulla Passione di Gesù insieme con le sofferenze di sua Madre, ma sarebbe stata anche
un'occasione per pentirsi meglio e accettare con fede la sofferenza espiatrice, cambiando vita,
e per mettere in fuga il diavolo», e ancora, continua la Madonna: «Ciò che vi chiedo è il
pentimento. Se reciterete questo Rosario, meditandolo, allora avrete la forza di pentirvi. Oggi
molti non sanno più chiedere perdono. Essi mettono di nuovo il Figlio di Dio sulla Croce ...».

10 SETTEMBRE

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Le "stragi" degli innocenti (II)

Chi potrà mai misurare quel dolore materno di Maria Santissima alla strage dei bambini
innocenti di Betlemme? Ma che cosa dire, però, del dolore di Maria Santissima quando nella
strage dei bambini di Betlemme intravvide gli scenari raccapriccianti degli assassinii e delle
"stragi" di bambini trucidati nel grembo materno, soprattutto oggi, con l'aborto volontario,
legalizzato ormai, si può dire, su scala mondiale?

Non è difficile pensare, infatti, che anche la piccola "strage degli innocenti" di Betlemme ha
avuto un valore biblico emblematico per tutte le criminali "stragi di innocenti" che uomini e
donne perversi avrebbero perpetrato e realizzato lungo la storia dell'umanità, aggiungendo
scelleratamente delitto a delitto contro le creature più deboli e indifese.

Rispetto alla piccola" strage degli innocenti" di Betlemme, però, la tragedia delle immense"
stragi" dei bambini che oggi vengono trucidati atrocemente con mani e mezzi criminali ha il
contenuto tenebroso del più malvagio delitto compiuto senz'altra motivazione che l'egoismo,
l'interesse, la viltà più indegna di uomini e donne assassini.

Rispetto alla "strage" dei bambini di Betlemme, infatti, ben diversa è oggi l'uccisione diretta dei
bambini che viene fatta con l'aborto volontario, ormai legalizzato sull'intero pianeta-terra.

Negli aborti volontari, infatti, l'uccisione dei bambini non avviene affatto "a causa di Cristo",
come avvenne per i bambini di Betlemme, ma avviene soltanto per egoistico calcolo, interesse
o vantaggio di chi vuole abortire: per questo ogni aborto volontario è un autentico crimine,
definito dal Concilio Vaticano II un vero e proprio «abominevole delitto» (GS 51).
La maggiore gravità di questo delitto è legata al fatto particolare che con l'aborto volontario il
bambino viene ucciso nel grembo materno senza nessuna possibilità di ricevere il sacramento
del santo Battesimo prima della sua morte. Ciò significa che l'anima del bambino, morendo
senza aver ricevuto la grazia divina, non potrà salvarsi nel Regno dei cieli, poiché secondo le
parole di Gesù soltanto «chi sarà stato battezzato sarà salvo» (Mc 16,16).

Orbene, secondo la "Dottrina comune" della Chiesa - non definita dogmaticamente, ma


illustrata dal costante Magistero patristico e pontificio -, al bambino morto senza aver ricevuto
il sacramento del Battesimo di acqua o di sangue (o almeno di desiderio) toccherà soltanto il
Limbo per la sua dimora eterna nell'aldilà, Così insegnava espressamente e limpidamente il
Catechismo universale del papa san Pio X, riassumendo la dottrina perenne trasmessa dalla
Chiesa.

Non c'è chi non comprenda, a questo punto, la perdita irreparabile che il delitto dell'aborto
arreca al bambino privandolo così disumanamente non soltanto della vita terrena, ma anche
della beatitudine eterna in Paradiso. Poveri e miseri genitori abortisti! Incoscienti e disgraziate
soprattutto quelle madri assassine che, quando vogliono abortire, arrecano ai loro figli perdite
così irreparabili!

Come non pensare poi, con raccapriccio, alle moltitudini sterminate degli aborti che oggi
vengono provocati con una semplice pillola mortifera? Si calcola che sulla terra, ormai, ogni
anno si supera di molto la cifra orrenda di quaranta milioni di aborti volontari! Sono catastrofi e
stragi di sangue umano innocente: potranno mai esse restare impunite? ... E che cosa dire,
infine, dei massacri spaventosi degli embrioni vivi messi oggi a servizio di una ancor più
criminale ingegneria genetica? ... Tutta questa scienza infernale del delitto e della morte non
costituisce forse il regno tenebroso di satana, ossia di colui che Gesù stesso ha definito
«omicida fin dall'inizio» (Gv.8,44)? Non è forse questo il regno del «dio dei morti» che sulla
terra schiavizza uomini e donne per renderli "assassini" contro il «Dio dei vivi» (Mc 12,27)?

Nei lontani tempi avvenivano le grandi stragi fra le popolazioni a causa delle pestilenze che
seminavano la morte in maniera rapida e inesorabile, non avendo i mezzi per contrastare le
rovine che provocavano. Pressoché sempre, allora, si ricorreva all'aiuto della Madonna, e,
storicamente, in realtà, non furono pochi gli episodi di interventi straordinari che fermavano
quella devastante pestilenza.

Sotto il pontificato di san Gregorio Magno, infatti, nel secolo VI, scoppiò a Roma una
spaventosa pestilenza. Il Papa indisse una grande processione da Santa Maria Maggiore a San
Pietro, e il Papa stesso prese fra le sue mani l'immagine miracolosa della Madonna "Salus
populi romani", attribuita a san Luca, e, a piedi scalzi, vestito di sacco, attraversò la città fino a
San Pietro. Arrivati sul ponte Sant'Angelo, si udì un canto angelico: "Regina coeli, laetare ...".
Il popolo cadde in ginocchio, mentre il papa san Gregorio cantò: «Ora pro nobis Deum,
alleluia», Proprio in quel momento, sul castel Sant'Angelo apparve un Angelo che rimetteva la
spada nel fodero ..., e da quel momento la peste non fece più una sola vittima.

Orbene, chi piangerà, oggi, per tanto sangue innocente sparso? Come non pensare, allora, alle
lacrime della Madonna, alle lacrime di Colei che è la Madre dell'umanità, alle lacrime di Colei
che nella piccola "strage degli innocenti" di Betlemme antivedeva e piangeva tutte le orrende
"stragi" di miliardi di bambini che si sarebbero fatte sulla terra?... Madre Santa! Madre
Addolorata!... Soltanto alle tue lacrime possiamo chiedere pietà e misericordia senza fine.

11 SETTEMBRE

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Il "Messia" in esilio

L'arrivo di Gesù in Egitto e la sua permanenza per un certo tempo - forse per un paio d'anni -
non poteva non arrecare molte benedizioni a quella terra così ricca di ricordi biblici per la lunga
presenza, in essa, del popolo eletto, - il popolo di Israele - da cui, appunto, sarebbe nato Gesù,
il Messia liberatore e redentore dell'umanità intera.

Difficoltà e disagi non mancarono di certo per la povera Sacra Famiglia, con quel piccolo
Neonato bisognoso di cure e attenzioni particolari per la sua fragilità. Vien da pensare, per
questo, ai dispiaceri della Madonna nel non poter dare a Gesù Bambino più sollievi e
attenzioni; Ella poteva soltanto cullarlo tenerissimamente, stringerlo al petto e coprirlo di
caldissimi baci materni; per ogni altra cosa, del resto, si può essere certi che, pur fra molti
disagi, con san Giuseppe Ella confidava e sapeva mirabilmente accettare ogni cosa dalle mani
di Dio, offrendo tutto per il compimento della missione redentrice.

Per l'Egitto, frattanto, fu grande grazia l'arrivo del Messia in esilio. Nella Liturgia dei Copti,
infatti, l'arrivo di Gesù con la Madonna e san Giuseppe in Egitto è celebrato come una festa
propria degli egiziani, perché l'esilio di Gesù non poteva non essere provvidenziale per
introdurre in Egitto la religione cristiana. Ed è importante rilevare il particolare della devozione
alla Madonna, da parte dei copti, i quali attribuiscono tutti i frutti dell'espansione del
Cristianesimo in terra egiziana alle benedizioni che Ella elargì durante il tempo dell'esilio.

Nella celebrazione liturgica dei copti, per la festa dell'arrivo di Gesù con la Madonna e san
Giuseppe in Egitto, vengono espressi i due motivi di gioia dell'esilio del Messia, ossia: 1)
L'esilio è servito a salvaguardare la vita del neonato Messia dalla ferocia di Erode; 2) L'arrivo di
Gesù in Egitto è servito a distruggere tutti gli idoli che si trovavano nell'Egitto, secondo quella
profezia che diceva: "Ecco, il Signore verrà su una nube leggera ed entrerà in Egitto, e
cadranno gli idoli dell'Egitto di fronte a Lui".

Per questo, nella Santa Salmodia annuale della Liturgia copta, si canta con fervore, da tutti:
«Gioisci e allietati, o Egitto, con tutti i tuoi figli e tutte le tue città, poiché venne da te l'amante
degli uomini, colui che è prima di tutti secoli. Il grande Isaia disse: "Viene il Signore in Egitto
su una nube leggera, egli è il re del cielo e della terra" (Is.19,1)».

Anche la Liturgia bizantina, nella sua ricchezza, celebra la Madre di Dio che fugge in Egitto con
il Bambino e san Giuseppe, cantando, nel celebre Inno Akatistos, tutto il bene che il Messia in
esilio, con la Madre divina, operò nella terra d'Egitto: «Irradiando all'Egitto lo splendore del
vero, dell'errore scacciasti la tenebra: gli idoli allora, o Signore, fiaccati da forza divina,
caddero; e gli uomini, salvi, acclamavano la Madre di Dio: "Ave, riscossa del genere umano;
ave, disfatta del regno d'inferno ..."».

La Liturgia latina, infine, ha unito l'evento della fuga in Egitto con gli altri due eventi del ritorno
della Sacra Famiglia dall'Egitto e della sistemazione della Sacra Famiglia a Nazareth,
ricordando i tre eventi evangelici con l'unica celebrazione della Festa della Sacra Famiglia:
occasione buona, questa, per presentare a tutte le famiglie la Sacra Famiglia quale modello
ammirabile di fedeltà perfetta alla Volontà di Dio, soprattutto nei tempi di travagli e di
sofferenze da saper offrire per se stessi e per gli altri.

Le sofferenze e i dolori della Madonna nell'affrontare serenamente, con san Giuseppe, i duri
travagli dell'esilio, a salvaguardia della vita del neonato Messia, erano ben compensati, in
effetti, dai frutti di grazia che produceva la presenza del Verbo Incarnato anche in quella terra
di esilio: frutti di grazia a vantaggio dei poveri egiziani, che erano bisognosi proprio di chi fosse
in grado di «chiudere la bocca a tutti gli eretici», come si esprime un testo dell'antica Liturgia
bizantina.

Ancora più importante per la Chiesa, infine, è stata la scoperta della più antica preghiera
mariana - il Sub tuum praesidium - trovata appunto in Egitto su un papiro dei primi secoli del
Cristianesimo. La preghiera esprime il ricorso e la fiducia nella Madre di Dio che non respinge
mai le nostre preghiere: «Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa Madre di Dio: non
disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine
gloriosa e benedetta!».

Meditando su tutto l'evento doloroso della fuga e dell'esilio della Sacra Famiglia in Egitto, si
apprende molto bene la fecondità del dolore e della preghiera, particolarmente alla scuola della
divina Madre Addolorata che di giorno in giorno, di ora in ora, non cessa mai di compiere la sua
materna missione di Corredentrice per noi. Ed è proprio così. Per questo, ricorriamo alla
Madonna nostra Corredentrice, con la preghiera filiale, confidando che Ella ci salverà: «Quanti
- scriveva san Gabriele dell'Addolorata al papà - con 7 Ave Maria, con uno "Stabat mater", con
una coroncina [all'Addolorata], sono stati cavati perfino dalle mani del diavolo».

12 SETTEMBRE

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Lo smarrimento di Gesù

Il terzo dolore di Maria Santissima si presenta come un mistero di dolore che trova la sua
spiegazione soltanto nella missione salvifica della Madre divina, ossia nella missione che Ella
ebbe quale Madre Corredentrice universale, condividendo in pienezza e totalità la missione di
Gesù, il Salvatore, «servendo al mistero della Redenzione sotto di Lui e con Lui», come spiega
il Concilio Vaticano II (LG 56).

Di fatto, dopo il ritorno dall'Egitto, nello scorrere sereno di molti anni vissuti in quell'umile
casetta di Nazareth, durante l'infanzia e la fanciullezza di Gesù si viveva una vita di cielo, con
esperienze di Paradiso per la Madonna e per san Giuseppe, pur vivendo, la Sacra Famiglia, una
vita molto semplice e molto povera agli occhi del mondo.

In effetti, la Madonna e san Giuseppe, nella loro povertà, vissero giorni, mesi e anni di
ineffabile comunione d'amore con Gesù bambino e ragazzo. E ogni anno erano solleciti anche
nel fare il pio pellegrinaggio da Nazareth a Gerusalemme per celebrare più santamente la
principale e più grande festa del popolo ebreo: la Pasqua degli azzimi.

Quando Gesù ebbe raggiunto l'età dei dodici anni, però, in occasione del viaggio-pellegrinaggio
pasquale a Gerusalemme, ci fu la novità di un terribile dolore per la Madonna e per san
Giuseppe: Gesù ragazzo, infatti, senza che i genitori lo sapessero, invece di tornare con loro a
Nazareth, volle restare a Gerusalemme, da solo.

Soltanto alla sera del primo giorno di cammino per il ritorno da Gerusalemme a Nazareth, la
Madonna e san Giuseppe si accorsero che Gesù non c'era nel loro gruppo di pellegrini. Durante
il viaggio, infatti, la Madonna pensava che Gesù stesse con san Giuseppe, e san Giuseppe,
invece, pensava che Gesù stesse con la Madonna, dal momento che i bambini e i ragazzi
potevano stare indifferentemente con il papà o con la mamma.

Non appena, alla sosta per la notte, essi si accorsero dell'assenza di Gesù nella carovana, un
grande manto di tristezza e di angoscia invase l'anima dei due santi Sposi, i quali
immediatamente si misero alla ricerca di Gesù, prima tra i pellegrini della carovana e poi lungo
la strada, tornando a Gerusalemme, a piedi, da soli.

Arrivati nella Città santa, quale non fu la loro angoscia nel camminare e girare per le vie di
Gerusalemme, cercando in ogni luogo possibile la presenza di Gesù, ragazzo dodicenne! Dove
poteva mai essere?... Che cosa poteva essere successo?... Come spiegare questa sua assenza
così improvvisa?... A chi rivolgersi, oltre che a Dio nella preghiera?...
L'ansia della ricerca acuiva il dolore e la stanchezza dei due santi sposi. Dopo il primo e il
secondo giorno di affannosa ricerca, Gesù non l'avevano trovato. Al terzo giorno, però, recatisi
essi al Tempio per pregare e per trovare sostegno nel loro travaglio, ebbero la sorpresa di
udire, proprio là nel Tempio, la voce di Gesù e poterono subito vederlo mentre parlava fra i
dottori del Tempio (che erano gli scribi e i farisei).

Un balzo al cuore fece trasalire la Madonna e san Giuseppe! Ecco Gesù, lo avevano ritrovato
sano e salvo: era là, nel Tempio. D'impulso, la Madre non può trattenersi dal dire a Gesù la
prima e più importante parola: «Figlio»! Come poteva non esserci tutto il suo cuore materno in
quella sola parola? Le altre parole della Madonna, poi, sono il dolce lamento di un cuore
materno che ha sofferto lo strazio indicibile della separazione inspiegabile dal suo tesoro di
infinito amore, in quei tre giorni che dovettero sembrare interminabili ...

«Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io, angosciati, ti abbiamo cercato» (Lc 2,48).
Misurare quell'angoscia della Madonna e di san Giuseppe!... Chi potrebbe mai, se non soltanto
Iddio Onnipotente? Per avere un'idea, in particolare, della sofferenza della Madonna dovremmo
sapere a quali vette celestiali e ardenti arrivava il suo amore a Gesù che Ella aveva sempre
presente accanto a sé. Ma come potremo noi saperlo? Impossibile. E proprio
l'incommensurabilità dell'amore della Madonna a Gesù, e, reciprocamente, dell'amore di Gesù
alla Madonna, può aiutarci a intuire l'immensità dell'angoscia della Madonna durante quei tre
giorni di separazione da Gesù, misteriosamente scomparso e rimasto solo a Gerusalemme.

È nella misura della sofferenza che si trova la misura dell'amore verso una persona. L'angoscia
della Madonna verso Gesù, smarrito in quei tre giorni, non poteva non essere un’angoscia
incommensurabile, proprio perché il suo amore a Gesù era davvero incommensurabile! Perché
noi, invece, con tanta facilità ci dimentichiamo di Gesù e della Madonna, senza soffrirne?...
Proprio perché il nostro amore a loro è debole, è fragile, è fuoco semispento. Dovremmo perciò
pregare spesso la Madonna Addolorata con le parole del beato Jacopone da Todi: «Fa' che arda
il mio cuore»!...

13 SETTEMBRE

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Perché lo smarrimento di Gesù?

La gravità del dolore della Madonna per lo smarrimento di Gesù, che era restato solo a
Gerusalemme, senza avere avvertito i genitori, è data soprattutto dalla sua inspiegabilità
apparente.

Per evitare un dolore così terribile, infatti, sarebbe bastato che Gesù avesse avvertito i genitori
del suo bisogno di restare a Gerusalemme ancora per qualche giorno, evitando, in tal modo, di
sottrarsi nascostamente ai loro sguardi e risparmiando a loro, di conseguenza, la dolorosa
prova di tre giorni di angoscia amarissima.

Restando Gesù da solo a Gerusalemme, invece, all'insaputa dei genitori (che lo credevano
presente nella carovana in cammino per il ritorno a Nazareth), non può non apparire chiaro
che il punto più amaro di tutto l'evento è dato dalla costatazione evidente secondo cui tale
grande dolore dei genitori è stato voluto e provocato precisamente da Gesù: è Gesù stesso,
cioè, che ha voluto e ha scelto di arrecare quella terribile sofferenza alla sua Mamma e a san
Giuseppe, suo padre putativo. Con il padre Faber si potrebbe anche dire che «Gesù leva dal
cuore di Maria la spada di Simeone e vi immerge la sua». Come mai?

La risposta a questo doloroso interrogativo ci può venire soltanto dal progetto divino della
Redenzione universale da realizzare nel tempo stabilito. Gesù è il Redentore, Maria è la
Corredentrice, secondo il piano salvifico voluto da Dio nella sua imperscrutabile sapienza. La
sofferenza, perciò, deve essere l'anima della Redenzione. La Redenzione espiatrice del
"peccato", quindi, non può realizzarsi che nella sofferenza.

A Betlemme, infatti, nella povera e misera stalla per il Natale di Gesù, quanta sofferenza! Nella
Presentazione di Gesù Bambino al Tempio, ugualmente, alle parole del santo vecchio Simeone
sulla "spada che trapassa l'anima" di Maria Santissima, quanta sofferenza! La fuga precipitosa
della Sacra Famiglia in Egitto, infine, come poveri perseguitati costretti all'esilio, per salvare la
vita di Gesù Bambino, quanta sofferenza! È evidente che la sofferenza è l'anima conduttrice
della Redenzione universale.

Orbene, smarrire Gesù, ragazzo dodicenne, a Gerusalemme, e ritrovarlo al terzo giorno di


ricerca affannosa e di sofferenza amarissima, è stato, soprattutto per la Madonna, un capitolo
acerbo di dolore redentivo che ha fatto penetrare più in profondità la "spada" del dolore e che
doveva appunto servire a portare avanti il piano salvifico di Dio, preparando, in certo senso, il
capitolo finale di sangue iniziato nell'orto del Getsemani e terminato sul Calvario.

È stato ben detto da molti, infatti, che, nei suoi tre giorni di separazione dai genitori, Gesù ha
voluto in certo modo anticipare, profeticamente, alla sua Mamma Corredentrice, i "tre giorni"
di amarissima separazione e di dolore senza misura del Giovedì Santo, del Venerdì Santo e del
Sabato Santo; e nello stesso tempo ha voluto già offrire alla Mamma un' occasione di
sofferenza davvero angosciosa: una sofferenza, appunto, simile a quella futura "assenza"
durante il triduo della Passione e Morte, una sofferenza, perciò, particolarmente feconda di
grazia per la sua missione materna di Corredentrice.

La sofferenza dei tre giorni dell'assenza di Gesù dodicenne, però, non poteva non essere
particolarmente acuta per la Madonna, poiché, a differenza della separazione dolorosissima che
sarebbe avvenuta nel triduo della Passione e Morte e che la Madonna già aveva appreso
leggendo il profeta Isaia, questa separazione da Gesù dodicenne a Gerusalemme, invece, si
può ben pensare che fosse da Lei del tutto ignorata. In più, in questa occasione, il pensare a
Gesù che aveva soltanto dodici anni e che per tre giorni si trovava da solo in una grande città
come Gerusalemme, non poteva che angustiare al massimo la Madonna e san Giuseppe.

Ha scritto bene il pio Abbatelli affermando che per Maria Santissima la sofferenza dell'assenza
inspiegabile di Gesù per tre giorni interi non poteva non essere incommensurabile pensando
che vivere «scompagnata da Gesù, era per Lei più che rapirle il cuore dal petto, la vita dal
cuore, il paradiso dall'anima» (p. 177), e che soltanto «nelle pene di Gesù abbandonato dal
Padre, noi riscontriamo un mistero conforme alle pene di questa Madre abbandonata dal figlio»
(p. 179).

È splendida questa riflessione del pio Abbatelli, che mette in ancora maggior risalto l'unità del
disegno redentivo di Dio, e l'unità fra i due protagonisti primari della Redenzione universale,
che erano il Redentore e la Corredentrice: anche qui, di fatto, la Corredentrice ha fatto unità
con il Redentore per la missione salvifica da compiere.

Aveva ben ragione la serva di Dio Lucia Mangano di affermare con parole di grande sofferenza:
«Quanto sono stolti gli uomini! Essi hanno veri tesori nella Passione di Gesù e nei dolori della
Madonna, e non sanno approfittarne». Vogliamo forse appartenere anche noi a questi "stolti
uomini"? La divina Madre Addolorata voglia salvarci!

14 SETTEMBRE

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La Madre degli "smarriti"


La Madre divina che smarrisce il suo Figlio divino a Gerusalemme per tre giorni non può essere
forse il modello di tutte le mamme che, soprattutto oggi, smarriscono i loro figli in questo
povero mondo, teatro di tante miserie e rovine nelle famiglie che si frantumano con le
separazioni fra i coniugi e con le separazioni dei figli dalla famiglia?

Nel mondo in cui viviamo, tutte le mamme e anche i papà dovrebbero oggi guardare alla
Madonna e a san Giuseppe durante quei tre giorni di angoscia per l'assenza di Gesù da essi
smarrito inconsapevolmente e inspiegabilmente, e rimasto per tre giorni da solo nella città di
Gerusalemme. Chi non conosce oggi le masse senza numero della gioventù smarrita nei
paradisi artificiali di questo povero mondo così lontano da Dio e contro Dio? Sesso e droga,
alcool e gioco, denaro e divertimento, discoteche e stadii, moda indecente e pornografia,
musica rock e turpiloquio, prostituzione e omosessualità, satanismo e messaggi subliminali...,
che cosa non ci tocca sapere e vedere, oggi, dello sfacelo e della corruzione di tanti figli e
figlie? ... Oggi si arriva anche a parlare di circa 700-800 milioni di giovani che nel mondo sono
a rischio ben facile di sesso, di droga, di AIDS. E quali non sono, ai nostri giorni, infatti, i
drammi di tanti genitori distrutti o disperati, di tante loro lacrime cocentissime versate sugli
smarrimenti dei figli insensibili ad ogni loro sofferenza paterna e materna?

Difficilissimo è il compito di ritrovare questi figli smarriti per riportarli nelle loro famiglie. Ma
non si può rinunciare a questo compito difficilissimo da parte dei genitori. San Giuseppe e la
Madonna non hanno perso tempo, infatti, non hanno frapposto indugio, appena accortisi che
Gesù era rimasto da solo a Gerusalemme. Sebbene già stanchissimi per una giornata di
cammino già fatto sulla via di ritorno a Nazareth, essi si sono messi subito di nuovo in
cammino per andare alla ricerca di Gesù nella Città santa. Affanno e stanchezza, speranza e
timore, ansia e sollecitudine li hanno spinti e sostenuti nell'ingrato compito della faticosa
ricerca, fino al ritrovamento di Gesù. Ma non è forse questo il dovere primario dei genitori nei
riguardi del figlio "smarrito", intossicato dalla droga o dal sesso, dall'alcool o dal gioco, dal
denaro o dal divertimento? ...

Dove e come ritrovarlo, tuttavia, questo figlio "smarrito", nel caos e nella corruzione di questo
mondo? Né lo Stato, né la scuola, né la famiglia sono in grado di operare efficacemente per la
salvezza di tanti giovani "smarriti". Soltanto la Chiesa, con i suoi Sacramenti, è la Madre
provvida, sempre pronta a intervenire e a offrire i mezzi della divina grazia che possono far
ritrovare agli "smarriti" la via della salvezza nel tempo, in vista dell'eternità, liberandoli dalle
miserande schiavitù del vizio e della corruzione.

Nella vita di san Luigi Orione, leggiamo che Sua Santità Pio X, nel marzo 1908, lo convocò a
Roma e gli disse: «Preparati, che ti mando in Patagonia, fuori Porta San Giovanni; vi è tutto da
fare, è come una terra di missione; là non vi è una Chiesa». San Luigi si mise subito all'opera:
qualche giorno dopo si prese in affitto una stalla, una scuderia di cavalli, e poté aprire la
Cappella. Quella zona era davvero una terra di missione! Accozzaglie di famiglie, figli sbandati,
povertà squallida e deprimente, sporcizia morale e fisica ... La Cappella era senza una Croce al
di fuori, ma all'interno era tutta ripulita, con una bella Madonna Addolorata all'ingresso.
Sull'altare c'era il Crocifisso. In quell'ambiente, a quasi duemila anni dalla nascita di Cristo e
proprio nella Roma papale, si sentiva finalmente parlare di Dio ... Soprattutto le mamme
accorrevano nella scuderia diventata Cappella, baciavano a non finire l'Addolorata che
stringeva tra le braccia suo Figlio, deposto dalla croce: le mamme si riconoscevano in quella
Madre, così simile a loro nella sofferenza per i figli sbandati.

Tuttavia, bisogna tutti operare con impegno generoso per scuotere e ritrarre dallo
"smarrimento" tanti giovani, in questa società impazzita dietro l'edonismo più degradante e il
consumismo tutto fango-fango, a cui si sacrifica ogni valore anche più prezioso, riducendosi ad
essere davvero «posti interamente sotto il maligno», come dice san Giovanni evangelista
(1Gv.5,19), e asserviti al «dio di questo mondo», come dice san Paolo (2Cor 4,4).
La Madonna, l'Addolorata, non trascura nessuno dei figli "smarriti". Con il suo esempio, in
occasione della ricerca affannosa di Gesù rimasto a Gerusalemme, la Madonna si presenta a
noi davvero come la Madre in pena per i suoi figli "smarriti", la Madre in cerca dei suoi figli
"smarriti", la Madre di tutti gli "smarriti" da recuperare e salvare con una premura materna che
non ha limiti...

San Gabriele dell'Addolorata, il giovane che stava rischiando di "smarrire" nel mondo la sua
vocazione religiosa, fu richiamato dalla Madonna con i richiami intimi, durante una processione
con l'immagine della Madre divina: «Il mondo non è per te ... Il mondo non è per te ... Il
convento ti aspetta ...». Il giovane ascoltò la voce della Madonna, si lasciò illuminare da Essa,
decise di corrispondere a quella chiamata, lasciando ogni cosa, entrando nel convento dei
Passionisti, dove ebbe il nome di fra Gabriele dell'Addolorata e diventò un giovane Santo tanto
ammirabile quanto amabile!

Quanto spesso, san Gabriele dell'Addolorata, nelle sue lettere raccomanda, appunto, di
ricorrere alla Madonna Addolorata per ottenere la conversione e la salvezza di tanti giovani che
debbono essere ritratti dalle vie del male e portati sulle vie del bene e della salvezza! A Lei,
proprio a Lei, alla Madre Addolorata degli "smarriti", dobbiamo ricorrere, a Lei affidarci, in Lei
confidare.

15 SETTEMBRE

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Incontro di Maria con Gesù che porta la Croce

Dal ritorno della Sacra Famiglia a Nazareth, dopo l'episodio doloroso dello smarrimento di Gesù
a Gerusalemme, trascorreranno altri diciotto anni prima dell'inizio della vita pubblica di Gesù
quale Messia Salvatore del popolo eletto.

Per la Madonna e per san Giuseppe, quegli anni furono diciotto anni di paradiso vissuti nel
piccolo grembo della casetta di Nazareth. La Sacra Famiglia menava una vita povera e umile,
vivendo con il lavoro di san Giuseppe, artigiano-falegname. Ma la presenza continua di Gesù
costituiva la divina fonte perenne di luce e di grazia che animava ogni angolo della casetta e
ogni attimo della giornata, allietando, senza interruzioni o soste, i cuori della Mamma e di san
Giuseppe alle prese con i lavori giornalieri.

Certamente, in quei diciotto anni di tempo la profezia del santo vecchio Simeone poteva
apparire piuttosto lontana da quell'atmosfera di paradiso che era presente nella casa di
Nazareth. Ma di fatto, invece, il tempo continuava a trascorrere di anno in anno, e il capitolo
della Redenzione in realtà si stava svolgendo nel segreto, avvicinandosi a quel suo
dolorosissimo compimento che sarebbe avvenuto sul Calvario.

È significativa, a questo riguardo, la delicata leggenda secondo cui un giorno Maria Santissima,
«la Vergine, di ritorno dalla fonte, gettò uno sguardo nella bottega di san Giuseppe e vide Gesù
che, fattosi una croce di legno, vi si andava adagiando. A quella vista la Madre dà un grido,
corre verso il suo Gesù, se lo stringe al cuore come per difenderlo ...».

Non poteva mancare ancora molto tempo, del resto, a quell'inizio concreto della vita pubblica
di Gesù, ossia della predicazione del Messia Salvatore attraverso tutte le contrade della Terra
promessa, durante circa tre anni impegnati nei grandi viaggi e nelle fatiche apostoliche, per la
preparazione alla sua Crocifissione e Morte sul monte Calvario.

In realtà, la vita pubblica per la predicazione di Gesù è stata una preparazione segnata da
grandi sofferenze per le ostilità che Gesù ha incontrato soprattutto da parte degli scribi e dei
farisei, venendosi a trovare tra molte insidie e tra molte acute contraddizioni, per cui c'erano
quelli che esaltavano Gesù fino a volerlo fare re, e c'erano quelli che lo disprezzavano come un
indemoniato e già tramavano addirittura di ucciderlo.

Prima di imboccare la via del Calvario, Gesù ha imboccato tutte le altre strade della Giudea,
della Galilea e della Samaria per evangelizzare, insegnare, illuminare, rimproverare,
convincere e convertire, operando miracoli e prodigi, chiamando i suoi Apostoli e discepoli a
seguir lo, fondando la sua Chiesa e infine donando tutto se stesso, la sera del giovedì prima
della Pasqua, istituendo anche il nuovo sacerdozio con il mistero ineffabile dell'Eucaristia, per
poter restare sempre con noi fino alla fine dei tempi.

Poche volte la divina Madre ebbe la possibilità di incontrarsi con il Figlio durante i tre anni della
vita pubblica di Gesù, ma c'è da credere che ad ogni incontro con Lui Ella sentiva sempre più
avvicinarsi il giorno dell'ultimo incontro, quello dolorosissimo, che sarebbe avvenuto lungo la
strada della Via Crucis che mena al Calvario, su quel monte dove sarebbe stata portata a
compimento la missione redentrice universale con la Passione e Morte di Gesù, crocifisso fra
due ladroni, e con la Compassione dell'anima della Madre interamente trapassata dalla "spada"
ai piedi della Croce, accanto al suo Figlio Crocifisso.

Chi può dire lo stato d'animo di dolore della divina Mamma al pensiero che frattanto, di giorno
in giorno, si stava avvicinando il giorno del più grande dolore della sua missione di
Corredentrice universale? La "spada" di dolore predetta dal vegliardo Simeone stava ormai per
completare quella profezia secondo cui doveva "trapassare l'anima" della Madonna coronando,
così, il piano salvifico di Dio per l'umanità intera.

Ancora pochi giorni, dunque, e arriva quel giorno dolorosissimo del Venerdì Santo nel quale la
dolce Madre, disfatta dal dolore, incontra il suo divin Figlio condannato che cammina sotto il
peso della croce sulla via che mena al Calvario per la sua Crocifissione e Morte. «Chi potrebbe
non contristarsi - scrive il beato Jacopone da Todi - contemplando la Madre di Cristo che soffre
con il Figlio?».

Meditiamo anche noi, e ascoltiamo attentamente san Pio da Pietrelcina che ci esorta con le sue
parole piene di santa unzione: «Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener
sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso a Lei, non essendoci
altra strada che a vita conduce se non quella battuta dalla Madre nostra».

16 SETTEMBRE

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L'incontro del Redentore con la Corredentrice

Durante la penosa salita al monte Calvario è avvenuto l'incontro dolorosissimo del Figlio e della
Madre, del Redentore e della Corredentrice, che si sono trovati uniti per portare a compimento
l'ultimo e definitivo tratto dell'opera salvifica della Redenzione universale da coronare con
l'immolazione sanguinosa da parte di Gesù, nel suo corpo crocifisso da tre chiodi alle mani e ai
piedi e ferito al cuore da una lanciata e con la transfissione completa da parte di Maria, nella
sua anima trapassata dalla "spada" profetizzata dal santo vecchio Simeone nel Tempio di
Gerusalemme (cfr. Lc 2,35).

Non poteva che essere altamente drammatico l'incontro fra Gesù e Maria avvenuto lungo la
salita al monte Calvario: la drammaticità era data dalla contrapposizione diretta fra l'affetto
reciproco divinamente sublime della Madre e del Figlio immersi nel dolore incommensurabile
della Redenzione universale e la brutalità cieca, da parte degli uomini furibondi di odio omicida,
immersi e schiacciati da quell'impero delle tenebre che è l'impero infernale di satana (cfr. Lc
22,53) su questo mondo «tutto posto sotto il maligno» (1Gv.5,19).

San Gabriele dell'Addolorata, in una delle sue lettere in cui descrive le sofferenze della
Madonna durante il viaggio al Calvario, scrive con affetto struggente: «Il dolore di una povera
Madre in vedere un suo unico innocente Figlio che si barbaramente le vien trascinato alla
morte non è dolore da potersi spiegare. [...]. Ahimè! Desolata Madre! Deh, Padre eterno,
accorrete in di Lei soccorso poiché più le resta a patire» (pp. 162-163).

Con l'animo acceso di santi fervori, anche il pio padre Abbatelli così ha descritto l'incontro
dolorosissimo del Figlio con la Madre: tra la folla agitata e urlante, che con i soldati
accompagna Gesù in cammino a fatica sotto il peso della croce, la Madonna si sforza di vedere
e di avvicinare il Figlio divino che porta la Croce, e finalmente riesce a vedere che «una ruvida
massiccia croce in mezzo ad una selva di alabarde cammina lenta lenta con i gravi passi del
condannato [...]. Maria scorgendolo comparire, trema tutta, ed è prossima a cadere in
deliquio, ma come Egli in cede, e si avvicina, cosÌ la calma si fa più profonda nel cuore della
Madre, ed un brivido di adorazione Le scorre in petto. Eccolo finalmente il sospirato Figlio già
compare dirimpetto a Lei [...]. La Madre con le avide pupille già lo ha visto, l'ha riconosciuto, e
Gesù, a sua volta, alzando le palpebre sanguinose l'ha guardata. I loro sguardi si sono
incontrati, i loro cuori si sono parlati. Gesù appressandosi le dà il supremo saluto: Salve Mater.
Un trabocco di fuoco scende a tal voce nel di Lei petto. Maria con le viscere in combustione
stende le braccia, rompe la calca, si accosta per dargli un amplesso, pronunciando il suo nome:
O Gesù! O Figlio! ... Ma i soldati barbari La respingono [...] Maria tace, non dà il menomo
segno di impazienza, non un gemito esce dalle sue labbra [...]. Solo una lacrima fa rosseggiare
le bianche sue gote, perché è lacrima di sangue ...

Gesù intanto urtato e spinto da sgherri di truce visaccio, va guadagnando a stento la salita
scabrosa del monte. La Vergine, agonizzante com'è di martirio fisico e morale, vuol tenerGli
dietro. E si sforza di salire appresso al Figlio per finire di rimanere con Lui spiritualmente
crocifissa sul Calvario. "Portava anche la Madre la sua croce - ha scritto san Guglielmo Abate -
seguiva Gesù per essere crocifissa con Lui".

Lo segue per dividere con Lui pene, lagrime, affanni, gemiti, irrisioni, agonie, finché la spada
del dolore trapassi il suo cuore, lo strazii, lo stritoli ai piedi della croce [...]. O Dio! Deve
camminare assiepata la Regina dell'universo da immensa folla di ebrei, di soldatacci, di
vilissime genti, che La toccano, La spingono, La premono colle pedate, La urtano con i gomiti,
La balzano qua e là senza alcun riguardo né venerazione ...» (pp. 223-226).

Raccomandiamoci alla nostra tenera Madre e impariamo da Lei che la sofferenza, se accettata
per amore, ci serve per raggiungere la felicità eterna. Così scriveva, infatti, Sant'Annibale
Maria di Francia (+1927). «Quando saremo in cielo, godremo della gloria di Gesù e di Maria ...
Ma mentre siamo in questa valle di lacrime, noi dobbiamo piangere con Gesù e Maria: la nostra
occupazione deve essere di contemplare le pene di Gesù e di Maria; la nostra devozione alla
Vergine santissima sotto qualunque titolo, si deve sempre riferire al titolo di "Addolorata". In
qualunque santa immagine di Maria santissima, la dobbiamo vedere addolorata, sofferente!».
Particolarmente cara gli era la meditazione della Desolata per il Sabato Santo: «Che misteri,
fedeli miei! lo vedo l'Addolorata in tutti i patimenti di Gesù: nella Passione la vedo immersa in
tutte le pene e sempre con Gesù. Ma nella desolazione io la vedo patire ogni pena senza Gesù!
Vedo riaprirsi le ferite del suo cuore, ma Gesù non è più con Lei! La vedo di nuovo flagellata
dalle dolorose memorie, ma Gesù non è con Lei! La vedo ricrocifissa nel cuore, ricrocifissa nella
mente ... ma Gesù non è con Lei! Gran cosa degna di alta considerazione! Come nell'umana
caduta, il peccato cominciò con la donna!

Gesù chinò il capo e morì. In quel momento tutte le sue pene di trentatré anni finirono: Gesù,
l'uomo dei dolori cessò di patire. Ma Colei, che era stata la compagna dei suoi dolori, la
Corredentrice del genere umano, non cessò di patire; anzi entrò in un nuovo mare di angosce,
più ampio, più profondo, più amaro, più tempesta entrò nel mare senza sponde della
desolazione!».

17 SETTEMBRE

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Il Figlio e la Madre si immolano

Può essere edificante un episodio che aiuta a capire bene quale fu il sacrificio compiuto da
Gesù Redentore e da Maria Corredentrice nell'immolarsi per la Redenzione universale a
salvezza dell'intero genere umano, rovinato dalla terribile caduta dei nostri Pro genitori, Adamo
ed Eva, nel giardino dell'Eden, all'alba della creazione dell'uomo.

Si racconta di una mamma che, avendo saputo segretamente che il suo figlio partiva
missionario alla volta della Cina, corse al porto per dargli l'ultimo saluto. Il figlio che non aveva
avuto il coraggio di dirglielo e di sostenere lo strazio dell'addio, appena vide la mamma, le
corse incontro, l'abbracciò ed esclamò: «Mamma, se vuoi che io resti, resterò».

La madre, superando se stessa, pensando all'incontro di Gesù e Maria sulla via del Calvario,
rispose: «No! Non ho diritto di fermarti! il Signore ti chiama, e a Lui faccio il sacrificio, come lo
fece la Vergine Santa quando incontrò il Figlio sulla via del Calvario, e lo lasciò andare a
morire! Parti con la mia benedizione, e tu lasciami la tua!». Eroismo sublime! Che ricorda il
sacrificio e il dolore della Vergine Santa lungo la via del Calvario!

Riflettendo sull'incontro doloroso del Figlio e della Madre lungo la strada che mena al monte
Calvario, viene da chiedersi: perché Gesù è solo solo, senza avere nessuno degli Apostoli
vicino in quelle ore tenebrose del processo e della condanna? San Giovanni evangelista è
l'unico degli Apostoli che sta accanto alla Madonna, al seguito di Gesù caricato della pesante
croce; ma gli altri Apostoli dove si trovano, a parte l'empio e sciagurato Giuda Iscariota che,
disperato del tradimento fatto a Gesù, andò ad impiccarsi? Il Vangelo ci dice che tutti gli altri
Apostoli «se ne fuggirono» (Mt 26,56) quando Gesù fu preso e legato dai soldati nell'orto degli
ulivi, al Getsemani.

Fu cosa veramente triste, in quell'occasione, la fuga degli Apostoli sgomenti, che lasciarono
Gesù solo solo tra quella soldataglia agli ordini degli scribi e dei fari sei accecati dall'odio verso
di Lui, decisi a fare di tutto affinché Lui venisse condannato alla morte più infamante: la
Crocifissione! Ma quella "fuga" degli Apostoli non è forse simbolo della "fuga" di noi tutti
quando preferiamo il peccato alla rinuncia e al sacrificio, quando rifuggiamo dalla sofferenza
preferendo il nostro interesse e il nostro comodo, quando cediamo agli allettamenti della
nostra triplice concupiscenza - «la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la
superbia della vita» (1Gv.2,16) - anziché crocifiggere «la nostra carne con le sue
concupiscenze», come insegna san Paolo (Gal.5,24)?

Quante fughe, quante viltà, quanti tradimenti, quanti rinnegamenti riempiono la nostra vita di
cristiani incoerenti e scadenti! Siamo facili a valutare severamente la "fuga" degli Apostoli che
lasciano Gesù solo fra le sofferenze e le offese, fra gli oltraggi e la condanna alla Passione e
Morte con la Crocifissione, ma che cosa facciamo noi, di fatto, con i nostri peccati? Non è forse
vero che noi con i nostri peccati «ricrocifiggiamo Gesù nei nostri cuori», come è scritto nella
Lettera agli Ebrei (6,6)?
Sono proprio i nostri peccati quella croce che Gesù porta faticosamente sul Calvario, quella
croce sulla quale Egli morirà crocifisso per la nostra salvezza! Ma, invece di stare vicini a Gesù
che porta la croce e di seguirlo lungo la Via Crucis, come ha fatto la sua e nostra divina Madre,
noi, come gli Apostoli, scegliamo la "fuga": Egli va a morire per noi e invece noi, anziché
andare «a morire con lui», come disse una volta Tommaso, uno degli Apostoli (Gv.11,16), ci
diamo vilmente alla "fuga"!

Non dovremmo, per questo, chiedere davvero perdono con lacrime cocenti e impegnarci a
portare anche noi la croce camminando accanto alla Madre Addolorata, dietro Gesù Redentore?
Questa era anche l'esortazione di san Pio da Pietrelcina ai figli spirituali, quando diceva che
sulla via del Calvario vedeva «venire immediatamente appresso a Gesù la nostra Santissima
Madre, la quale in tutta la perfezione segue Gesù, carica della propria croce», raccomandando
perciò: «Associamoci sempre a questa sì cara Madre: usciamo con essa appresso a Gesù fuori
di Gerusalemme».

Edificante e istruttivo è l'episodio di san Massimiliano Maria Kolbe, il quale, in un venerdì della
settimana di Passione, Festa dei Sette Dolori di Maria Corredentrice, durante un viaggio sulla
nave, tra i flutti tempestosi dell'oceano, ringrazia l'Addolorata per i dolori che gli sono venuti:
«Soffrivo assai. I flutti sbattevano la nave, mi sentivo debole, sono rimasto disteso per molto
tempo; mi pareva di venir meno [...], poi è sopraggiunto un sudore freddo e i vomiti del mal di
mare. Chi li ha provati sa che, quando non c'è più nulla da vomitare, si sente come una
lacerazione interna. Il mal di testa non si calmava [...]. Unico sollievo era l'invocazione
mentale frequente, molto frequente, del SS. Nome di Maria ...».

Impariamo ad imitare i Santi. Preghiamo anche noi, perciò, con le parole di sant' Alfonso de'
Liguori, il quale così si rivolge e chiede all'Addolorata la grazia di saper portare con pazienza le
numerose croci di ogni giorno: «Madre mia Addolorata per il merito di quel dolore che sentiste
nel vedere il vostro amato Gesù condotto alla morte, impetratemi la grazia di portare con
pazienza anche io quelle croci che Dio mi manda. Beato me se saprò anch'io accompagnarvi
con la mia croce fino alla morte. Voi e Gesù innocente avete portato una croce molto pesante,
ed io peccatore, che ho meritato l'inferno, ricuserò la mia? Ah, Vergine Immacolata, da Voi
spero soccorso per soffrire con pazienza le croci! Amen».

18 SETTEMBRE

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L'Addolorata ai piedi della Croce

A proposito di questo tratto conclusivo della Passione di Gesù sul monte Calvario, il pio padre
Abbatelli, alle prime pagine della sua lunga meditazione, ha voluto offrirci un commento con
questa riflessione densa di sofferta visione del valore superno dell'intero dramma della
Passione e Morte del Redentore inseparabilmente unito alla sua divina Madre Corredentrice.

Scrive infatti l'Abbatelli, con parole semplici, ma piene di luce e di calore: come Gesù Cristo
«volle fare la prima comparsa in terra da nudo Bambino sulla paglia con una Vergine che Lo
guardava, Lo nutriva, Lo donava al mondo; così fa questa suprema comparsa in croce da nudo
giustiziato con la stessa Vergine che Lo compatisce, e divide con Lui gli infiniti suoi dolori.
Come Maria fu la prima adoratrice dell'uomo-Dio, quando sull'altare del presepe offriva al
Padre il sacrificio mattutino; così oggi è la prima a contemplarlo, e adorarlo sull'altare della
croce, ove Egli offre il sacrificio vespertino della sua vita. No, questo addolorato Redentore non
può mai separarsi da questa addolorata Corredentrice. La crocifissione del Figlio s'incentra,
s'immedesima nelle pene della Madre. Da quel monte partono, e su quel monte si identificano
tutti i lacrimevoli misteri di Gesù e di Maria» (p. 253).

Certo, arrivato sul monte Calvario, Gesù, prima della crocifissione, è stato sottoposto ad altri
maltrattamenti tutt'altro che poco dolorosi da parte dei facinorosi incaricati di eseguire la sua
condanna alla crocifissione. E la Madre sua Addolorata, arrivata poco dopo sul Calvario, ha
potuto assistere di persona ai maltrattamenti nei riguardi di Gesù, che già era stremato di
forze con la perdita di tanto sangue sia nella flagellazione e coronazione di spine, sia lungo il
doloroso viaggio al Calvario, portando la pesante croce su di sé.

Per prima cosa, infatti, Gesù sul Calvario è stato subito spogliato delle sue vesti per essere
crocifisso nudo, a suprema umiliazione del condannato. Ma già lo strappo delle vesti, tirate giù
con mani selvagge, provocando aperture di ferite, squarci di piaghe, fuoruscite di sangue con
brani di pelle, fu uno spettacolo di dolore atroce soprattutto per la divina Madre che non
poteva non inorridire a quella vista, impotente a fare nulla, Ella, per impedire tanto oltraggio e
tanta carneficina per il corpo santissimo di Gesù.

Una cosa tuttavia non trattenne la Madre dal muoversi e dal fare qualcosa quando vide il suo
Gesù tutto denudato esposto alla derisione del popolo: a quel punto, come scrive il pio padre
Abbatelli, la Madonna subitamente «si toglie il bianco velo del capo, si caccia nella folla dei
sanguinari, e si presenta riverente al Figlio per cingergli con esso gli scarniti lombi. Lo rivelò
Ella medesima a sant' Anselmo: "Preso il velo del mio capo, glielo avvolsi attorno ai lombi"
(Velamen capitis mei accipiens, circumligavi lumbis suis)» (p. 259). Pensiero materno, questo,
di suprema delicatezza e attenzione per il Figlio.

Poi ci fu la crocifissione delle mani e dei piedi: fra martellate, urla e sangue che fuori usciva a
fiotti, i chiodi penetrano nelle mani e nei piedi lacerando pelle, carne, ossa, nervi, tendini,
provocando dolori così atroci da far impazzire o morire di dolore. La divina Madre guarda, muta
e disfatta, mentre non può non sentire su di sé quelle martellate e quei chiodi crocifiggenti.
Come diceva sant'Agostino: «La croce e i chiodi del Figlio furono anche della Madre; insieme a
Cristo crocifisso veniva crocifissa anche la Madre», e san Bonaventura spiega con parole piene
di luce che sulla Croce «il Figlio veniva crocifisso con la Madre, e per la mutua dilezione la
passione del Figlio era la passione della Madre».

Chi potrà mai dire tutta la sequenza di sofferenze terribili che straziarono il cuore della divina
Madre alla vista di quelle scene? Eppure, Ella rimase sempre ferma e salda accanto a Gesù
soffrendo la devastazione della sua anima trapassata da quei dolori, da quelle spade affilate,
penetranti e laceranti come i chiodi che penetravano e laceravano il corpo del suo divin Figlio.
Ella era davvero la divina Madre Corredentrice concrocifissa con il Figlio Redentore. Nessuno
avrebbe potuto mai separarli in quell'ora suprema del sacrificio. E «chi potrebbe contare -
scrive san Giovanni Eudes- tutti i dolori violentissimi e tutte le piaghe sanguinosissime di cui il
Cuore materno della Madre di Gesù è stato trafitto, durante tutta la sua vita e specialmente al
tempo della Passione del Figlio suo?

I Padri dicono chiaramente che la Madre del Salvatore ha cooperato con Lui in una maniera
specialissima a questa grande opera della nostra Redenzione. Ed è anche per questo che
questo adorabile Redentore, parlando a santa Brigida - le cui rivelazioni sono approvate dalla
Chiesa - le dice che Lui e la sua Santissima Vergine avevano lavorato unanimemente, uno
Corde, alla salvezza del genere umano». E non dobbiamo anche noi essere uniti a loro, che
soffrono per noi? Nello Stabat Mater, infatti, il beato Jacopone da Todi chiede all'Addolorata
proprio questa grazia: «Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore siano impresse
nel mio cuore». Dobbiamo e vogliamo anche noi partecipare al Sacrificio redentore uniti alla
Madonna Addolorata. Ma - ricordiamolo bene! - quel Sacrificio redentore sul Calvario è lo
stesso Sacrificio che si rinnova ad ogni celebrazione della Santa Messa sui nostri altari: orbene,
per partecipare bene al Santo Sacrificio dell'altare non c'è nulla di meglio che unirsi alla divina
Madre Addolorata, come raccomanda san Pio da Pietrelcina scrivendo questo pensiero: «Se
vuoi assistere con devozione e con frutto alla santa Messa, pensa alla Vergine Addolorata ai
piedi del calvario». Ed è per questo che san Giovanni Bosco raccomandava ai suoi cento e
cento ragazzi di recitare l'Ave Maria, durante la consacrazione nella Santa Messa, per stare
tutti stretti all'Addolorata, proprio ai piedi della Croce! E non è forse questa la più vera e intima
partecipazione di amore e di dolore al Sacrificio redentore che si rinnova sacramentalmente in
ogni Santa Messa?

19 SETTEMBRE

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"Padre, perdona loro! ... "

Fra gli spasimi del dolore più amaro e indescrivibile, la Madonna Addolorata contempla ora il
suo divin Figlio innalzato sulla croce, a vista di tutti, fra due ladroni. Ancora poco, e Gesù entra
quindi in un'agonia che durerà tre ore di strazio senza più misura. Alla Madonna, intanto, tocca
vedere ancora scene di dolore e udire parole di offesa che continuano a trafiggere il suo cuore
materno fibra a fibra!

Che cosa vede e che cosa sente la Madre dei dolori, stando ai piedi della Croce e rimanendo
sempre vigile, attenta e partecipe in tutto e per tutto a ciò che avviene in quelle ore di
«impero» delle tenebre sataniche fitte e sempre più fitte (cfr. Lc 22,53)? A Lei tocca ora
vedere e sentire gli scribi, i farisei e i sacerdoti che passeggiano sotto la croce e attorno alla
croce, guardando Gesù Crocifisso, beffardi e sarcastici, mentre vanno dicendo con sdegno e
disprezzo velenoso: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso [...]. È il re dei giudei,
scenda dalla croce, e gli crederemo!» (Mt 27,42).

Scrollano quindi il capo, mentre calpestano il Sangue di Gesù caduto in terra: calpestano
proprio quel Sangue divino che è stato versato per la loro salvezza! Ma essi sono interamente
accecati, schiacciati dall'«impero delle tenebre» (Lc 22,53). Perciò, soltanto l'insulto e lo
sfregio sono il loro unico parlare, gonfi e tronfi, ormai, di essere riusciti a far condannare il
Messia alla morte più crudele e più infame: la morte della crocifissione!

Quali sussulti laceranti e sanguinanti avrà sofferto nella sua anima la divina Madre Addolorata
stando ferma ai piedi della Croce? Ma la sua risposta a quegli sfregi e insulti che udiva non
poteva essere diversa da quella, misericordiosissima, del Figlio morente, che sulla croce
pregava il Padre dicendo così: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc
23,34). La carità del Figlio, la carità della Madre: non erano due, ma una sola immensa carità
divina! Non è forse questa la più sublime lezione divina di carità per tutti noi che siamo così
facili al risentimento e al rancore, alla rivalsa e alla vendetta nei riguardi di chi ci fa del male?

Nello stesso tempo, la Madonna Addolorata aveva davanti ai suoi occhi un’altra scena
desolante: infatti, come è descritto nel Vangelo, la soldataglia, dopo la crocifissione di Gesù era
là, sotto la croce, con le vesti insanguinate di Gesù per spartirsele, dividendole o lacerandole in
più parti, moltiplicando, frattanto, le parolacce e i ghigni d'inferno. Prendono poi la tunica di
Gesù, che è un pezzo unico, da non lacerare o dividere, ma da sorteggiare intera giocandola
con i dadi: e si mettono perciò a sorteggiarla proprio là, ai piedi della Croce, mentre Gesù sta
agonizzando. È bene sapere, però, che quella era la "tunica inconsutile" fatta dalla Madonna
con le sue mani, per il divin Figlio!

Quante cose tristi e amare avvengono in quelle ore di «impero delle tenebre» sul Calvario,
sotto gli occhi ormai senza più lacrime della divina Madre Corredentrice! Sono davvero giuste
le parole del beato Iacopone da Todi che nello Stabat Mater esclama con voce di pianto: «Oh
quanto triste e afflitta fu quella benedetta Madre dell'Unigenito! [...]. Quanto soffriva e si
affliggeva la pia Madre, vedendo le pene del suo divin Figlio!».

La profanazione delle cose più care e preziose avveniva sotto la Croce, allora, proprio mentre
Gesù crocifisso agonizzava in prossimità ormai della morte. E vedendo la soldataglia che si
divideva le vesti di Gesù senza nessun riguardo, la Madonna vedeva come si compiva anche la
profezia del salmista che cantava già a suo tempo con precisione di dettagli particolari: «Hanno
diviso fra di loro i miei panni e hanno sorteggiato la mia veste» (Sal.21,19). E la sua divina
Madre, frattanto, sbiancando sempre più nel suo volto, assorbiva tutto quel dolore immane nel
silenzio della sua anima martirizzata, quale vera e suprema Regina dei martiri.

Sintetizza molto bene santa Gemma Galgani la presenza dello "strazio" nell'intera vita della
Madonna: «Stamani, dopo la SS. Comunione pensavo: Oh che dolore grande dovette essere
mai per la Mamma, dopo che fu nato Gesù, al pensare che dovevano poi crocifiggerlo! Quale
spasimo dovette avere sempre nel cuore! Quanti mai sospiri dovette mandare, e quante volte
dovette piangere! E mai si lamentava, povera Mamma! Quando poi davvero se lo vide
crocifiggere, quella povera Mamma era trafitta da tante saette ...».

Ma noi dovremmo pur pensare che l'amara radice di quei dolori che crocifiggevano le mani e i
piedi di Gesù e trafiggevano l'anima della Madonna era costituita da ogni nostro peccato, ogni
nostra infedeltà e cattiveria. L'espiazione delle colpe operata dal Redentore e dalla
Corredentrice sul Calvario non riguardava di certo quei soli operatori e cooperatori della
crocifissione di Gesù e della transfissione di Maria sul Calvario: no, quei malvagi operatori e
cooperatori rappresentavano tutti noi, tutti gli uomini di ogni tempo, di ogni razza e di ogni
luogo, con tutte le malefatte, i delitti e le brutture di ogni genere. Se ci pensassimo davvero,
noi non dovremmo mai smettere di piangere, mai finire di chiedere pietà e perdono al Signore
e alla Madonna per le nostre colpe, e dovremmo davvero deciderci a finirla una buona volta di
commettere peccati e miserie senza numero, impegnandoci finalmente a praticare quelle sante
virtù cristiane che sono l'unica vera gioia del Signore e della Madonna.

Non più offendere, ma amare l'Addolorata, ci fa sperare, come diceva san Gabriele, che nel
giorno del Giudizio di Dio possiamo trovarci «alla destra sotto il manto della nostra
Corredentrice», che ci proteggerà con la sua materna onnipotenza presso Dio.

20 SETTEMBRE

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"Donna, ecco tuo figlio"

Maria Santissima ai piedi della croce non disse una sola parola. Era silenziosa. Era muta. Era
impietrita dal dolore. Era tutta dolore di espiazione. Era immersa nel travaglio della nostra
Redenzione: il travaglio del parto di noi figli del peccato, rigenerati da Lei quali suoi "figli nel
Figlio", trasformati da figli del peccato in figli della divina grazia, fratelli di Cristo, il
«Primogenito fra molti fratelli», come dice san Paolo (Rm.8,29).

Il travaglio della Maternità universale di Maria nei nostri riguardi ebbe il suo compimento e
culmine qui, ai piedi della Croce, e si svolse nel silenzio totale da parte di Lei. Impietrita dal
dolore redentivo, la nostra Madre Corredentrice -la Nuova Eva -, in unità indivisibile con il
Figlio Redentore - il Nuovo Adamo -, rigenerava tutti i fratelli del suo Figlio «Primogenito»
(Rm.8,29): e li rigenerava uno per uno, conoscendoli singolarmente con i loro peccati da
espiare, pagando anch'Ella con la sua sofferenza immersa e unificata con la sofferenza del
Figlio Redentore. Allora, infatti, dice Amedeo di Losanna, «l'afferrarono i dolori come di
partoriente [...] tutti gli oltraggi e gli affronti degli empi ricadevano sul suo capo materno».

Quale mistero di grazia, quindi, avveniva sul Calvario, ai piedi della Croce! La Madonna era
muta nel suo incommensurabile dolore materno corredentivo, durante il travaglio del
dolorosissimo parto di tutti noi figli peccatori. Chi poteva parlare e rivelare il mistero di quel
"parto" che stava avvenendo, rendendo la Madre di Gesù Madre dell'umanità redenta? Tutto
avveniva in un mistero impenetrabile di amore-dolore avvolto interamente di silenzio, durante
le atroci tre ore di agonia di Gesù Crocifisso.

Ma Gesù Crocifisso ad un certo punto parlò.

Sì, fu proprio Lui a parlare. Immerso negli spasimi strazianti della Crocifissione, Gesù parlò, e
con le sue divine parole ci donò la rivelazione esplicita della Maternità universale di Maria quale
Corredentrice universale. Dall'alto della Croce, infatti, guardando la Madonna, che aveva
accanto a sé san Giovanni evangelista, Gesù disse alla Madonna: «Donna, ecco il tuo figlio»; e
guardando, subito dopo, l'apostolo san Giovanni, disse a lui: «Ecco la tua madre» (Gv.19,26-
27).

Le parole di Gesù: «Donna, ecco il tuo figlio», sono state la proclamazione ufficiale, pubblica e
solenne della Maternità spirituale di Maria che ci ha rigenerati come Madre Corredentrice:
divina proclamazione e promulgazione! Ma anche, quale divina operazione della scienza infusa
fu quella che diede a Maria Santissima, sul Calvario, la conoscenza di tutti i figli discendenti del
primo Adamo e della prima Eva - tutti figli del peccato! -, da rigenerare come figli della divina
grazia redentrice del secondo Adamo e della seconda Eva!

Sul Calvario, in effetti, la Passione e Morte di Cristo Redentore, Nuovo Adamo, e la


Compassione di Maria Corredentrice, Nuova Eva, hanno rigenerato l'umanità alla vita della
divina grazia, offrendo la possibilità della salvezza eterna a tutti gli uomini di "buona volontà"
che non rifiutano il dono della grazia divina, unica salvezza dell'intera umanità.

Se dunque nel giardino dell'Eden (cfr. Gn.2,8) la caduta originaria di Eva con Adamo - nostri
Progenitori - ha procurato agli uomini la rovina e la morte del peccato, destinandoli alla
perdizione eterna; la rigenerazione, invece, operata sul Calvario dalla Seconda Eva - Maria
Corredentrice - in unità e in subordine al Secondo Adamo - Gesù Redentore - ha procurato agli
uomini la salvezza eterna per il Regno dei cieli.

Ha scritto molto bene il beato Guerrico dicendo che «l'antica Eva, più matrigna che madre,
perché diede ai figli la morte prima ancora di generarli, fu sì chiamata "la madre di tutti i
viventi" (Gn.3,20), ma in verità si potrebbe chiamare piuttosto assassina dei viventi, perché il
suo generare non fu altro che ingenerare morte. Essa dunque non poté realizzare quanto il suo
nome significava. Invece Maria diede piena attuazione a quel mistero di cui è espressione. E
infatti madre di tutti coloro che rinascono alla vita».

Maria Corredentrice, dunque, a differenza di Eva peccatrice, è diventata la nostra vera Madre,
non nell'ordine naturale, ma nell'ordine soprannaturale, nell'ordine della grazia divina: è da
Lei, infatti, che noi veniamo rigenerati spiritualmente quali figli di Dio, "figli nel Figlio", fratelli
di Gesù che è il «Primogenito fra molti fratelli» (Rm.8,29), tutti da Lei generati. E Lei la vera
Madre, quindi, che ci fa vivere non della vita fisica o vita naturale, ma della vita spirituale e
divina: di quella vita, cioè, che ci dona l'immortalità per la vita eterna nel Regno dei cieli.
Quale venerazione, quale gratitudine e riconoscenza non dobbiamo, dunque, a Colei che con la
sua Compassione di Corredentrice in unità con la Passione di Gesù Redentore ci ha rigenerati
alla vita divina della grazia come Madre di amore e di dolore!
21 SETTEMBRE

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"Figlio, ecco tua Madre"

Dopo averci donato il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità con l'Istituzione del Sacrificio
Eucaristico per restare con noi fino alla fine dei tempi, e dopo essere arrivato al Calvario per
farsi immolare cruentemente sull'altare della croce, Gesù, prima di concludere la sua vita, volle
donarci anche il sublime tesoro della sua divina e diletta Mamma. Dall'alto della Croce, infatti,
Egli, rivolgendosi direttamente a san Giovanni evangelista che stava ai piedi della Croce, disse
a lui e, in lui, a ciascuno di noi: «Ecco la tua Madre». Splendida fu la risposta immediata di san
Giovanni evangelista alle parole di Gesù, poiché subito, «da quella stessa ora», il vergine
Apostolo «prese la Madonna nella sua casa», e la tenne con sé fino alla morte e assunzione di
Lei. E non dovrebbe essere questa anche la risposta di ognuno di noi?

La conoscenza, la venerazione e l'amore dell'Apostolo vergine: è questa la scuola che ci viene


presentata a modello della nostra figliolanza nei riguardi della Madonna, Madre divina di Gesù
e Madre divina nostra. Dalla sublimità del Vangelo e dell'Apocalisse di san Giovanni è stato
possibile arguire che l'immagine biblica dell'aquila, riferita a lui, sta giustamente ad indicare
l'altezza e la profondità della conoscenza divina, insieme all'immensità e all'intensità dell'amore
filiale che l'Apostolo vergine, prediletto da Gesù e dalla Madonna, acquistò tenendo per più
anni la divina Madre e Maestra in casa sua.

«Ecco tua Madre», sembra ricordare anche a noi san Giovanni nel suo Vangelo, presentandoci,
in particolare, la Madonna nella scena mirabile delle Nozze di Cana (cfr. Gv.2,1-11), là dove
Ella appare quale Madre premurosa presso il Figlio, quale Mediatrice potente di grazie e
miracoli, quale animatrice della fede degli Apostoli per la formazione della Chiesa;
presentandoci, ancora più, inoltre, la Madonna ai piedi della Croce di Gesù Redentore sul
Calvario, quale Madre Corredentrice per portare a compimento la missione salvifica della
Redenzione universale.

L'Immacolata Semprevergine (cfr. Gv.1,13), Madre di Gesù (cfr. Gv.2,1), Mediatrice di ogni
grazia (cfr. Gv.2,3), Madre Corredentrice universale (cfr. Gv.19,26), Regina «Vestita di sole»
(Ap.12,1), vittoriosa sul «Drago» (Ap.12,3), «Gerusalemme celeste» (Ap.21,2): pagine e
pagine di rivelazione divina ci ha lasciato l'Apostolo vergine prediletto di Gesù e di Maria, per
insegnarci ad essere veri e perfetti figli di Maria, vivendo la nostra figliolanza di grazia con
amore appassionato di vergine, di apostolo, di martire! Così vissero i Santi la loro figliolanza
mariana; così la visse splendidamente, nel secolo Ventesimo, il grande apostolo e martire
"Folle dell'Immacolata", san Massimiliano Maria Kolbe!

Riflettendo, invece, sulla realtà tristissima che si sta vivendo all'interno della stessa Chiesa
Cattolica, dagli anni '70 del secolo Ventesimo, c'è davvero da piangere, c'è davvero da fremere
amarissimamente! Nella Chiesa, infatti, si sta affermando, oggi, e sta dominando sempre più,
nei riguardi della nostra divina Madre, la presenza attiva del cosiddetto "minimismo mariano",
ossia di un movimento eversore del mistero di Maria Santissima, offesa e oltraggiata sia sul
piano dottrinale che sul piano pastorale.

Il "minimismo mariano", di fatto, sta devastando il sublime mistero della Madre di Dio e Madre
nostra, scoronando la Madonna Santissima dei suoi ammirabili privilegi, spogliandola dei suoi
superni doni di grazia: ormai, in effetti, si arriva anche a negare o mettere in dubbio
apertamente, da parte di non pochi, le stesse Verità di fede della sua Immacolata Concezione,
della sua Concezione verginale del Verbo e della conseguente Maternità divina, della sua
Verginità perpetua, della sua Mediazione e Corredenzione, della sua Regalità universale. Si
vuole ridurre la divina Madre, insomma, ad una povera donnetta debole e fragile come tutte le
nostre povere donne, incapace, dubbiosa e addirittura ignorante della stessa Persona divina del
Figlio suo, da Lei ritenuto un Messia soltanto umano, forse fino alla ... Pentecoste! Un vero
oltraggio, questo, da parte di figli ormai del tutto disamorati, oltre che insensati.

Si stanno devastando, con queste profanazioni della nostra santa Fede, tutte le devozioni
mariane più sante, come quelle del Rosario, dello Scapolare e della Medaglia miracolosa; si sta
abbassando la frequenza dei Santuari mariani, si stanno cancellando anche molte funzioni e
processioni mariane!

Quando ci decideremo noi a vergognarci e a piangere di fronte a questo scempio della nostra
divina Madre, della nostra addolorata Madre Corredentrice, che ha coimmolato tutta se stessa
per noi, insieme al suo divin Figlio Redentore universale? Al martire san Massimiliano Maria
Kolbe, a san Pio da Pietrelcina, lo stimmatizzato del Gargano, dobbiamo chiedere la grazia del
loro amore gigante verso la nostra divina Madre Corredentrice: amore di virtù eroiche, amore
di fuoco, amore di sangue, fino all'immolazione totale di sé.

22 SETTEMBRE

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"La nostra sì cara Corredentrice"

San Leopoldo Mandic, il santo Cappuccino, grande apostolo del confessionale, nella prima metà
del secolo Ventesimo, nutriva un ardente amore all'Addolorata, alla "Corredentrice del genere
umano", come egli amava chiamarla, affermando che l'Addolorata Corredentrice «ci ha
misticamente generati ai piedi della croce attraverso il più atroce martirio che cuore di madre
abbia mai conosciuto. Noi siamo veramente figli delle sue lacrime».

San Pio da Pietrelcina, anche lui francescano Cappuccino, morto nel 1968, segnato dalle cinque
stimmate sanguinanti di Gesù per cinquant'anni di vita, anch' egli chiamato a "corredimere"
(come gli disse il Padre spirituale), è stato innamorato straordinario della divina Madre
Corredentrice, della quale ha sperimentato e descritto i dolori con parole ardentissime di fuoco
e di sangue su quello che «fu il martirio della nostra dilettissima Madre [...]. Oh, se gli uomini
penetrassero questo martirio! Chi riuscirebbe a compatire questa nostra sì cara Corredentrice?
Chi le ricuserebbe il bel titolo di "Regina dei martiri?"» (dall'Epistolario I, lett. 136).

San Pio da Pietrelcina parla della «nostra sì cara Corredentrice» e la definisce "Regina dei
martiri", per esprimere la somma della sofferenza patita da Maria Santissima Addolorata
soprattutto lungo l'intero triduo sacro della Passione e Morte di Gesù, e in modo speciale
stando sul Calvario ai piedi della Croce, là dove Ella «per l'esuberanza del dolore rimase
impietrita dinanzi al Figlio crocifisso», particolarmente e precisamente quando Gesù si sentì
abbandonato dal Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46): quello fu
il colmo dell'«ora delle tenebre» (Lc 22,53) in cui si operò il deicidio del Figlio di Dio, il Verbo
Incarnato, e fu l’"ora" in cui la "spada" profetizzata dal santo vecchio Simeone alla
Presentazione di Gesù Bambino nel Tempio di Gerusalemme "trapassò l'anima" della Madre e
la trapassò fino all'elsa! Qui valgono davvero bene le parole poetiche scritte dal beato Iacopone
da Todi nello Stabat Mater, quando descrive quei momenti dell'anima trapassata di Maria
Santissima affermando che «Ella vide morire desolato il suo dolce Figlio quando emise il suo
spirito». L'intera somma dei dolori di ogni martire, per tutti i luoghi e per tutti i tempi, non
potrà mai equivalere al martirio che l'Addolorata, la «nostra sì cara Corredentrice», ha sofferto
in unità indivisibile con il Figlio crocifisso, il Redentore universale. La «Regina dei martiri» è,
per questo, il sostegno e la forza di tutti i martiri di ogni tempo, di tutte le vittime offerte in
sacrificio, di tutti gli olocausti consumati e che si consumeranno sulla terra.
E il segno finale acutissimo del dolore della «Regina dei martiri» fu il colpo di lancia con cui il
soldato Longino aprì il costato di Cristo, come riferisce l'evangelista san Giovanni: «Uno dei
soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv.19,34). Sant'
Alfonso de' Liguori ha scritto che «al colpo della lancia tremò la croce, e il Cuore di Gesù restò
diviso, come fu rivelato a Santa Brigida. Uscì sangue e acqua, perché non vi era più sangue
che quelle gocce rimaste, e quelle ancora volle spargere il Salvatore, per farci intendere che
egli non aveva più sangue da darci. L'ingiuria di questa lanciata fu di Gesù, ma il dolore fu di
Maria».

San Bernardo Abate, in una delle sue ammirabili pagine, a proposito della lanciata, scrive che
essa non poteva più recare alcun danno a Gesù che era già morto, ma alla Madonna sì: «A te
trapassò l'anima. L'anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente
staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo
chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di
molto, nell'intensità, le sofferenze fisiche del martirio».

A quell'evento finale terribile del Cuore di Gesù spaccato dalla lanciata del soldato Longino,
come scrive sant' Alfonso de' Liguori, un angelo rivelò a santa Brigida che «furono tali i dolori
di Maria, che per miracolo divino allora non morì. Ma negli altri dolori Ella aveva almeno il
Figlio che la compativa; ora non ha nemmeno il Figlio che la compatisca». Aveva ben ragione
perciò san Bernardino da Siena di dire che «se il dolore che Maria soffrì sul Calvario fosse stato
diviso fra tutti gli uomini allora viventi, la parte ricevuta da ognuno, sarebbe stata bastevole a
farli morire tutti sull'istante!».

Conosciamo tutti il lamento del profeta riferito a Maria Addolorata sul Calvario, ai piedi del
Crocifisso: «O voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se vi è dolore simile al
mio» (Lam.1,12); e se è giusto che la «nostra sì cara Corredentrice» e «Regina dei martiri»
può ben ripetere ad ogni uomo questo suo lamento materno, è ancora più giusto che ognuno
di noi, con sant' Alfonso de' Liguori, dica alla «nostra sì cara Corredentrice» e «Regina dei
martiri» questa umile preghiera:

«Non disdegnare, o Madre mia, di tenermi vicino a piangere con te, giacché io ho più ragione
di te di piangere per le offese che ho fatte a Gesù. Ah, Madre di misericordia, io, prima per la
morte del mio Redentore e poi per i meriti dei tuoi dolori, spero il perdono e la mia eterna
salute. Amen».

23 SETTEMBRE

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La deposizione di Gesù dalla Croce

Il sesto dolore della Madonna ci presenta la celebre e commovente immagine della "Pietà" in
cui vediamo la divina Madre Maria che regge sulle sue ginocchia il corpo esanime di Gesù
Crocifisso, appena deposto dalla croce, contemplandolo con amore e dolore: con amore
ardente e appassionato, con dolore nobile e regale. La più celebre, nell'arte statuaria, è la
"Pietà" scolpita da Michelangelo, esposta alla venerazione e all'ammirazione nella Basilica
pontificia di San Pietro in Roma. L'evento della deposizione del Corpo di Gesù dalla Croce,
offerto all'abbraccio della Madre Addolorata, poggiandolo sulle sue ginocchia materne, è stato
un evento di grazia sublime grazie all'intervento di Giuseppe d'Arimatea, che andò a chiedere a
Pilato e ottenne da lui l'autorizzazione a seppellire il Corpo di Gesù nel suo sepolcro nuovo, e
grazie all'interesse di Nicodemo che si premurò di acquistare i balsami per ungere il Corpo di
Gesù e il lenzuolo di lino per avvolgerlo (cfr. Gv.19,38-40).
Senza l'intervento di Giuseppe d'Arimatea e di Nicodemo, il corpo divino di Gesù sarebbe stato
trattato come il corpo degli altri due crocifissi: ossia, sarebbe stato staccato dalla croce dai
soldati e buttato su un carro per essere trasportato via, completando, in tal modo, la
profanazione sacrilega del divin Corpo crocifisso del Verbo Incarnato. Andati via i soldati dal
monte Calvario, dopo la lanciata al Cuore di Gesù sulla croce, il Corpo di Gesù crocifisso viene
quindi amorosamente staccato dalla croce da Giuseppe d'Arimatea, da Nicodemo e da san
Giovanni evangelista, e deposto sulle ginocchia della divina Madre. Fu una scena dolorosissima,
ma altamente commovente, come è descritta in una delle celebri visioni della beata Caterina
Emmerich:

«Era uno spettacolo commoventissimo: essi usavano gli stessi riguardi, le stesse precauzioni,
come se avessero avuto paura di procurare a Gesù qualche dolore e riversarono su quel corpo
tutto l'amore, tutta la venerazione che avevano avuto per questo Santo dei santi durante la
sua vita. Tutti i presenti avevano gli occhi rivolti al Salvatore e ne seguivano tutti i movimenti,
e ad ogni istante levavano le braccia al cielo, versavano lagrime ed esprimevano in cento modi
il loro dolore. Però tutto si svolgeva con la massima calma e coloro che lavoravano, presi da
rispetto involontario, come gente che partecipava a una santa cerimonia, non rompevano il
silenzio che raramente e a mezza voce, per avvertirsi e aiutarsi [...]. Quando il Corpo fu
disceso, venne avvolto dalle ginocchia alle anche, e deposto fra le braccia della Madre, ch'Ella
aveva tese verso di Lui, piena di dolore e di amore».

La Madonna è seduta, appoggiata alla Croce, affranta ma sempre presente a se stessa, con il
Figlio poggiato sulle sue ginocchia. Adesso Ella lo guarda, lo esamina, lo contempla in tutte le
sue ferite, le sue piaghe, i suoi lividi..., rivedendo al vivo gli immensi patimenti del Figlio, che,
come dice san Bonaventura, adesso la Madonna avverte come strali che la trafiggono tutti
insieme nell'anima: «Le singole ferite sparse per il corpo di Gesù - scrive san Bonaventura - si
ritrovano tutte insieme unite nel cuore di Lei».

C'è da riflettere, qui, che se prima «tutto quel mare di pene amarissime», come ha scritto
l'Abbatelli (p. 308), era diviso tra il Figlio e la Madre, adesso, invece, dopo la deposizione del
corpo esanime di Gesù dalla croce, come dice ancora san Bonaventura, quel mare di dolore si
riversa tutto intero soltanto nell'anima della Madre, poiché «Gesù crocifisso tutto intero -
afferma san Bonaventura - è presente nelle viscere più intime del Cuore di Lei».

Ci sono stati Santi e Sante che a volte svenivano nel meditare sulla Passione di Gesù e sui
dolori della Madonna; altri Santi e Sante piangevano a lungo, amarissimamente; san Francesco
d'Assisi gemeva e piangeva con alte grida nel bosco ripetendo: «L'amore non è amato ...
l'amore non è amato ...»; san Pio da Pietrelcina, quando, alla fine della confessione, dava per
penitenza la recita di «Sette Ave Maria all'Addolorata», non riusciva a finire la parola
"Addolorata" senza uno scoppio di pianto ...

Ma questi Santi e Sante non vedevano niente! Che cosa doveva provare allora la Madonna
quando teneva il Corpo crocifisso di Gesù sulle sue ginocchia e lo contemplava in tutte le sue
trafitture e piaghe? Dolore indicibile e ineffabile!

San Bernardo da Clairveaux aveva già scritto che, alla deposizione del corpo di Gesù sulle
ginocchia della Madre, «l'immensità del dolore invade- va soltanto l'anima della Madre» e
quella immensità di dolore commuoveva anche gli angeli, i quali «piangevano anch'essi -
afferma san Bernardo - amarissimamente turbati nel vedere la loro Signora, la Madre di Dio,
ripiena di un dolore così veemente».

Ma non dovremmo ancora di più noi compenetrarci di dolore e di pianto, noi che con i nostri
peccati siamo stati la vera causa di tutto quel mare di dolore della divina Madre? San Pio da
Pietrelcina ci insegna e ci esorta: «La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo
Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della Croce ed inebriarci con lei dei patimenti
di Gesù [...]. La Vergine santissima ci ottenga l'amore alla Croce, ai patimenti, ai dolori».
24 SETTEMBRE

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La Vergine-Madre sacerdotale

L'immagine della "Pietà" è così densa di significato che può bastare da sola a toccare il cuore e
a penetrare nella mente di chi si fermi a guardare la dolce figura della Vittima divina - Gesù -,
contemplata dalla Madre amorosa e dolorosa che la tiene esanime sulle sue ginocchia mentre
la offre a Dio con l'atteggiamento regale e materno di un vero e sublime Sacerdote.

La "Pietà" ci presenta realmente Maria Santissima quale Vergine e Madre sacerdotale nell'atto
di offrire a Dio l'immolata Vittima divina, il suo divin Figlio Gesù, crocifisso e morto per la
Redenzione del genere umano, dopo avere evangelizzato per alcuni anni tutta la Terra Santa,
predicando, richiamando, illuminando, operando miracoli e prodigi.

Potrebbe sembrare una forzatura - ma non lo è - la scoperta della "sacerdotalità" tutta


verginale e materna nella persona e nell'azione di Maria Santissima, l'addolorata Madre
Corredentrice contemplata nell'atto di offrire la Vittima divina, Gesù Redentore, mentre ne
sorregge il corpo esanime sulle sue ginocchia.

Ma non dobbiamo dimenticare che, in realtà, Maria Santissima è di discendenza sacerdotale,


per l'appartenenza alla tribù di Levi ed è di discendenza davidico-regale per l'appartenenza alla
tribù di Giuda, ed Ella poté diventare sposa di san Giuseppe proprio perché era anch'Ella
discendente della stessa stirpe davidico-regale di san Giuseppe.

Molto al di sopra di questa pur significativa discendenza, però, Maria Santissima si presenta a
noi - particolarmente nell'immagine della "Pietà" - quale reale Vergine Madre sacerdotale per
altre ragioni ben più valide, alte e profonde. Basta riflettere, infatti, che la sacerdotalità tutta
verginale e materna di Maria Santissima è data anzitutto dal fatto che Ella è:

- la Vergine Madre del Figlio divino, Gesù, che è il "Sommo ed eterno Sacerdote",

- la Vergine Madre Corredentrice, diretta cooperatrice al Sacrificio redentivo di Gesù,

- la Vergine Madre dal cuore sacerdotale immacolato e ardentissimo.

Non è difficile capire, in effetti, che il Redentore e la Corredentrice, Gesù e Maria, il Figlio e la
Madre, sulla terra hanno sempre operato insieme, inseparabilmente e indivisibilmente, al
compimento della Redenzione universale per la salvezza del mondo intero. Gesù ha operato
come Sacerdote e Vittima nell'offrirsi e immolarsi quale Redentore per l'umanità intera da
salvare. Maria Santissima ha operato come Madre del Sommo Sacerdote e Corredentrice
sacerdotale del genere umano, offrendosi e coimmolandosi quale vittima per la salvezza di
tutti, in unità con il Sommo Sacerdote, «sotto di Lui e con Lui», come precisa il Vaticano II (LG
56).

Gesù, Verbo Incarnato, aveva il Sacerdozio ipostatico, ossia aveva il Sacerdozio radicato
nell'Unione ipostatica esistente tra il Verbo e la natura umana da Lui assunta e impersonata.
Maria, la Vergine Madre, invece, aveva il Sacerdozio materno, ossia aveva il Sacerdozio
radicato nella Maternità divina, che si trova inserita nell'Ordine dell'Unione ipostatica. Per
questo bisogna comprendere bene che il Sacerdozio di Maria Santissima:

- non è quello "ipostatico" mentre sorregge sulle sue ginocchia il Figlio divino,

- non è quello "ministeriale" del sacerdote "ordinato",

- non è quello "comune" a tutti i fedeli battezzati,

- ma è il Sacerdozio "materno", posto subito dopo il Sacerdozio ipostatico di Gesù.


Con il suo Sacerdozio materno, tutto verginale-vittimale, in unità e in subordine al Sacerdozio
di Cristo, Sommo Sacerdote e Vittima, la Madonna ha continuamente offerto il Figlio e se
stessa, durante l'intera vita terrena, in un’unica offerta redentrice per tutto il genere umano e
all'agonia e morte di Gesù, proprio Ella e solo Ella, con il suo Sacerdozio materno, ha potuto
offrire il Figlio crocifisso "in agonia" e tutta se stessa concrocifissa con Lui, quale unica ostia e
vittima immolata sull'altare della croce per la Redenzione universale. Quanto non dovremmo
essere perennemente grati, noi, a questa divina Vergine-Madre sacerdotale che sull'altare del
Calvario ha offerto il Figlio crocifisso e se stessa concrocifissa con Lui nell'unica oblazione-
immolazione per la nostra Redenzione; e anch'Ella, alla rinnovazione del Sacrifico del Calvario
che avviene in ogni Santa Messa sui nostri altari, è sempre presente e unita al divin Figlio
Gesù, coimmolata misticamente nell'unica oblazione sacrificale con Lui Sacerdote e Vittima.

Ogni giorno, guardando il sacerdote all'altare durante la celebrazione del santo Sacrificio del
Calvario, con gli occhi della fede dobbiamo sempre saper vedere, pregare e ringraziare anche
la nostra divina Madre Corredentrice, che non può non essere presente all'altare, sempre unita
al Redentore nell'offerta sacrificale sacramentale.

25 SETTEMBRE

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La "Pietà" è la somma dei dolori!

Meditando sulla dolorosa contemplazione che la Madonna faceva guardando il Figlio crocifisso
appena deposto dalla Croce e poggiato sulle sue ginocchia materne, il pio Abbatelli così si
rivolge e parla alla Madonna Addolorata in una delle tante pagine di amore contemplativo
scritte nel suo prezioso libro, La Passione della Vergine Addolorata, così ricco di approfondite
meditazioni e discorsi sul mistero ineffabile della nostra Redenzione operata dal Figlio Gesù, il
Redentore, e dalla Madre Corredentrice.

Contemplando il Figlio esanime deposto dalla Croce, «non vi sentivate allora perforare da
quelle spine, - scrive l'Abbatelli, rivolgendosi direttamente alla Madonna con accenti
appassionati di amore e infuocati di dolore - lacerare da quegli squarci, trafiggere da quelle
trafitture, oscurare la vista da quelle spente pupille, e cadere esanime sopra di Lui senza
potere con Lui morire?

Oh sì, purtroppo quel sangue di cui rosseggiavano le vostre dita nel toccarlo, quel sangue di
cui rosseggiavano le vostre labbra nel baciarlo, portava e scolpiva nel vostro Cuore tutto lo
sfacelo delle straziatissime sue membra. Talché l'immagine visibile delle piaghe rimaste
impresse nella santa Sindone, fu appena l'ombra di ciò che egli stesso operò invisibilmente nel
vostro petto, quando lo serraste morto fra le vostre braccia. Sicuramente la mano dell'amore
tornò a versare allora nella vostra anima tutto ripieno quel calice, che avevate sorbito a poco a
poco.

E davvero, in tutto il tempo della Passione l'amante Vergine partecipò intimamente a tutti i
supplizi del suo Figlio. Ma la differenza è in ciò: che i di Lei patimenti finora erano successivi ed
aggravanti come successive e crescenti erano le fasi della Passione. Di ora in ora si
inventavano strane maniere di travagliare il paziente Gesù con strazi nuovi; e di ora in ora si
avvicendavano quegli strazi nel petto di Maria.

Ma nell'attuale posizione Ella discerne in un colpo d'occhio quanto mai di atroce aveva udito e
visto in quella giornata. Adesso le sue facoltà visiva, uditiva e tattica sono colpite dall'Oggetto
lacrimevole, che tiene sulle sue ginocchia; il quale tutta le rammenta la scala sanguinosa da sé
percorsa: funi, schiaffi, sputi, ignominie, flagelli, spine, condanna, cadute, calci, nudità, fiele,
aceto, chiodi, croce, lancia. Quindi non vengono più i tormenti ad uno ad uno, ma vengono ad
assalirla tutti assieme. Le ondate della Passione fanno adesso irruzione simultanea in seno a
Lei, portando nel suo petto raddoppiata quell'ambascia, che finora vi si cumulava di istante in
istante. Rimane Ella sommersa in fondo a quell'amarissimo oceano, che solcò dalla sera
antecedente fino a questo lugubre tramonto della Parasceve.

E qual nome aggiungeremo a questo immenso cumulo di Dolori, che crucciano la nostra
appassionata Madre? Se la Passione di Gesù tutta si riproduce, si rinnova nel penante cuore di
Maria, e ciascuna piaga sembra per Lei, che or ora si apra la prima volta: ah! Dunque benché il
nostro sguardo non possa penetrare i profondi misteri di pena, che Ella soffre tenendosi
abbracciata al Figlio, possiamo almeno concludere nel nostro doloroso stupore, che qui
l'agonizzante Madre sopporta una contemporanea riproduzione di tutti i tormenti del Figlio. E
sarà sempre un problema se abbia patito più Cristo nel suo corpo, ovvero più Maria nel suo
Cuore» (pp. 343-346).

Il beato Claudio Granzotto, frate minore e scultore di gran pregio, nutriva una filiale devozione
per la Vergine Santa.

Nel 1944, dopo l'orribile bombardamento di Treviso, il beato Claudio si trova sulle macerie
della Chiesa dell'Ausiliatrice. Sopra un brandello di muro, rimasto in piedi, troneggiava la
statua della Madonna, risparmiata dalla catastrofe. Fra Claudio disse agli astanti, con voce
ispirata: «Quella statua della Vergine che regge il Salvatore tra le braccia, sopra le macerie,
sta a dirci che Maria offre al mondo l'unica salvezza: Gesù». Quando volse lo sguardo ai gruppi
di uomini e donne che estraevano dalle rovine i corpi dei loro cari, un confratello lesse sul suo
viso un indicibile dolore e gli chiese: «Si sente male?». «Sì - rispose -. Penso alla Vergine Maria
quando le adagiarono sulle braccia il Figlio deposto dalla Croce. Quelle donne che piangono sui
corpi martoriati dei loro cari ne sono un'immagine viva e drammatica».

Quante volte a noi capita di fermarci a guardare un'immagine della "Pietà" e di restare
indifferenti? Siamo capaci anche di passare oltre rapidamente, senza neppure una preghiera o
una invocazione. Quanta insensibilità e assenza di amore abbiamo in noi, di cui dovremmo pur
liberarci una buona volta!

Conclude perciò molto bene, l'Abbatelli, le sue pagine infuocate, riportando una breve
preghiera di sant' Alfonso de' Liguori che dice con il suo solito fervido trasporto: «O Vergine
Addolorata, [...] abbiate pietà di me che non ho amato Dio e l'ho tanto offeso. I vostri dolori mi
danno gran confidenza a sperare il perdono. Ma questo non basta: io voglio amare il mio
Signore, e chi altri mai può impetrarmi ciò meglio di Voi? ...». E san Gabriele dell'Addolorata, a
sua volta, ci esorta a sperare nel perdono e nella salvezza finale al giudizio di Dio se, per il
nostro sincero amore all'Addolorata Madre, potremo ritrovarci tutti «alla destra sotto il manto
della nostra Corredentrice Maria» (pp. 111-112), vicini a Colei, cioè, che «perdonò ai
crocifissori del suo Figlio» (p. 127).

26 SETTEMBRE

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La sepoltura di Gesù Crocifisso

Una cosa bella e gentile si è avuta per la sepoltura di Gesù. Il pio israelita Giuseppe
d'Arimatea, infatti, per la sepoltura di Gesù crocifisso ha voluto offrire il suo sepolcro nuovo.
Santa fu davvero l'ispirazione che ebbe Giuseppe d'Arimatea per l'onore e la dignità del Corpo
santissimo di Gesù crocifisso. Ma c'è da pensare che, in preparazione all'evento straordinario
della gloriosa Risurrezione di Gesù crocifisso, era ancor più conveniente che per la sepoltura
del suo Corpo divino non si adoperasse soltanto un luogo qualsiasi, generico o comune a tutti,
ma un luogo nuovo, davvero più degno e riservato.

Qualcosa di grandemente straordinario, di fatto, stava per avvenire in quel sepolcro nuovo
offerto da Giuseppe d'Arimatea: anzitutto, al momento del vespro di quel Venerdì Santo
avveniva la sepoltura del Corpo di Gesù, ossia del Messia divino e Redentore universale; al
terzo giorno, poi, dopo la sepoltura del Corpo, c'era l'attesa della realizzazione di quella
incredibile promessa, ossia la Risurrezione di Gesù, Re glorioso e immortale per i secoli dei
secoli.

È molto significativo, perciò, che il sepolcro offerto da Giuseppe d'Arimatea fosse un sepolcro
nuovo di zecca, appena finito e mai usato: era, cioè, un vero sepolcro vergine (cfr. Gv.19,41).
A questo riguardo, chi non sa che in molti modi Gesù, nella sua vita, si è fatto conoscere legato
in maniera tutta particolare alla verginità, a ciò che è vergine, intatto, candido? Sappiamo
bene, infatti, che Gesù ha ben rivelato la sua predilezione divina per la verginità, e per questo
ha voluto persone e cose vergini durante la sua vita terrena, ossia ha voluto:

- per sua Madre la vergine Maria,

- per suo padre putativo il vergine Giuseppe, - per suo precursore il vergine Giovanni Battista,
- per suo discepolo prediletto il vergine Giovanni evangelista, - per suo sepolcro una vergine
tomba.

In quel sepolcro nuovo dunque venne deposto il Corpo di Gesù, dopo che la Madre, con
estrema delicatezza, l'aveva ripulito dagli sputi, dai grumi di sangue, dalla polvere e da altro
ancora, chiudendogli la bocca e gli occhi. Anche Ella entra nella tomba, quando si posa la sacra
salma, sistemandola con i piedi verso l'ingresso ad oriente e la testa ad occidente, ed Ella
vuole aggiustare ogni cosa con le sue sante mani materne, mettendo in ordine le pieghe della
sindone con le fasce e il sudario. Naturalmente, tutto Ella compie immersa nel dolore, ma,
tuttavia, è pur sempre padrona a se stessa, sapendo davvero soffrire molto nobilmente, da
Madre di Dio, e non come una donna o madre comune.

Da tutto l'Insieme del comportamento della Madonna all'atto della sepoltura di Gesù nel
sepolcro, continua ad apparire chiaro il ruolo del Sacerdozio materno di Maria che «tiene le
veci dell'Anima di Gesù nell'estinto di Lui Corpo», come scrive l'Abbatelli (p. 389), per
continuare quell'offerta sacrificale di Lui finita con la sua agonia e morte sulla Croce. Non
dimentichiamo, infatti, che, a quel punto, l'unica persona credente, sul Calvario, è soltanto Lei,
la divina Madre Maria, che, perciò, con il suo Sacerdozio materno può appunto continuare
l'offerta sacerdotale - pur non teandrica - di quel sommo olocausto che Gesù offriva a Dio sulla
Croce fino a che era vivo e attivo nel suo Corpo.

Ma, «in che consiste l'ufficio sacerdotale - dice l'Abbatelli - che sulla salma di Gesù continua
l'ardente Cuore della Madre? Consiste nei suoi soppressi lamenti e sospiri, nelle sue silenziose
aspirazioni ed elevazioni. Consiste nel ripetere come eco fedele tutti gli atti interni emessi da
Gesù nel suo patire e morire [...]. Così Maria non smentisce mai l'augusto suo carattere nel
sacrificare a Dio perennemente se stessa col Figlio che tiene sotto gli occhi ravvolto nel
mortuario lenzuolo» (p. 380).

Intanto la Madonna è in ginocchio nel sepolcro, tutta adorante presso la salma di Gesù; ma la
afflizione acuta espressa dal suo volto fa temere ai presenti - ossia, a san Giovanni
evangelista, alla Maddalena, a Giuseppe d'Arimatea e a Nicodemo - che Ella possa venir meno
da un momento all'altro per tale sofferenza che la stava dominando fino ad estenuarla, e
perciò, essi, pur sapendo di straziarla, pregano la Madonna Santissima di voler lasciare il
sepolcro, provando essi un dolore così acuto che, come dice san Bernardo, ormai «soffrivano di
più per il dolore della Madre, che per la morte del Signore».

Chiediamo la grazia di avere anche noi quell'ardente dolore-amore verso la nostra divina
Mamma Addolorata, e non mostriamoci così indolenti o, peggio ancora, indifferenti, senza
alcuna gratitudine e riconoscenza verso Colei che ha immolato tutta se stessa con il Figlio per
la nostra salvezza.

27 SETTEMBRE

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"Dov'è il tuo tesoro ..."

A sera, al momento più conveniente, infine, il mesto gruppetto della Madonna Addolorata con
la Maddalena, san Giovanni evangelista, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo lasciano il sepolcro,
chiuso con la pietra rotolata davanti, e debbono fare ritorno a casa, chiudendo così quel giorno
del Venerdì Santo ricco più che mai di immensa sofferenza e di acutissima tristezza per gli
eventi dolorosissimi della Crocifissione di Gesù, il Redentore, della sua deposizione dalla croce
sulle ginocchia della Madre e della sua sepoltura nella tomba.

È superfluo pensare o dire che soprattutto la Madonna, in quel doloroso distacco dalla tomba,
se ha potuto separarsi con il corpo da quel sepolcro, non ha certamente potuto separarsi con il
cuore. È la parola divina di Gesù che ha insegnato a tutti: «Dov'è il tuo tesoro, ivi è il tuo
cuore» (Lc 12,34). Non era possibile per Lei separare la sua anima e il suo cuore da Gesù
rinchiuso nel sepolcro. In nessun caso, questa massima di Gesù ha avuto una realizzazione al
vertice di ogni perfezione.

Chi ama davvero, afferma san Giovanni della Croce, «vive più dove ama che dove vive».

«Maria lascia il suo cuore sepolto con Gesù - scrive infatti sant' Alfonso -, perché Gesù è tutto
il suo tesoro: "Dov'è il tuo tesoro ivi è anche il tuo cuore" (Lc 12,34)». Per la Madonna non
poteva che essere così. Silenziosa, raccolta, assorta in Gesù chiuso nel sepolcro: Ella era unita
a Lui ininterrottamente, dolorosamente, amorosissimamente, in attesa sempre più fervida della
promessa e gloriosa Risurrezione di Gesù al terzo giorno. Cosa è di noi, del nostro tesoro, del
nostro cuore, invece?, si chiede ancora sant' Alfonso, e risponde subito continuando ad
ammaestrarci con la sua pratica e santa saggezza: «Noi dove terremo sepolto il nostro cuore?
Forse nelle creature? Nel fango? E perché non in Gesù, che benché asceso al Cielo, pure ha
voluto restare, non morto ma vivo, nel SS. Sacramento dell'altare, appunto per avere seco a
possedere i nostri cuori?».

Intanto, nel ritorno a casa, si passa di nuovo, per forza, là dove si trovano le tre croci dei
condannati alla crocifissione sul Calvario. E sant' Alfonso de' Liguori riferisce che secondo san
Bonaventura la Madonna, passando di nuovo davanti alla croce bagnata ancora dal sangue del
suo Gesù, fu Ella la prima ad adorarla con amore bruciante: «O Croce santa - disse allora la
Madonna -, io ti bacio e ti adoro, giacché ora non sei più legno infame, ma trono di amore ed
altare di misericordia, consacrato col sangue dell'Agnello divino, che in te è stato già sacrificato
per la salute del mondo».

Anche da quel luogo, però, non è stato facile separare la Madonna dalla Croce di Gesù, da
quella Croce santa e ancora insanguinata, che Ella stava adorando tutta rapita in Lui. E
quando, dopo un po', la Madonna può lasciare quel luogo e arrivare finalmente a casa, è
inevitabile che subito Ella, «va girando gli occhi d'intorno - riflette e scrive ancora sant' Alfonso
- e non vede più il suo Gesù; ma invece della presenza del caro Figlio, le si fanno avanti agli
occhi tutte le memorie della sua bella vita e della sua spietata morte».

Al ricordo ancora vivissimo del dramma sanguinoso della Passione e Morte di Gesù Crocifisso,
la Madonna, sola e silenziosa, si sente realmente "Desolata", ora. La perdita, l'assenza, il vuoto
di Gesù in quella casa non possono non crearle davvero lo stato d'animo afflittissimo della
"Desolata", che si sente soprattutto oppressa da quelle colpe senza numero degli uomini di
tutti i tempi che hanno crocifisso il suo Gesù.

Certo, doveva essere terrificante la vista degli oceani dei peccati di tutti gli uomini, con le
sofferenze e gli strazi, le bestemmie e le disperazioni, gli omicidi e gli odii, le brutture e le
vergogne di ogni genere, che la Redenzione operata sul Calvario ha dovuto riparare con la
sanguinosa immolazione di Gesù Crocifisso e con l'amarissima coimmolazione di Maria
Corredentrice, concrocifissa con il Figlio. A questa vista, sì, la Madonna si è sentita interamente
"Desolata".

E quando l'Addolorata viene raffigurata con le "Sette spade nel cuore" dobbiamo sempre
ricordare che quelle sono le "spade" dei nostri peccati; e, al riguardo, non può non far riflettere
l'episodio straordinario di quel giovane che ogni giorno, per devozione, visitava una immagine
dell'Addolorata, e un giorno in cui egli aveva commesso un peccato grave, quando andò a
venerare l'immagine dell'Addolorata, si accorse subito che nel petto dell'Addolorata c'erano
otto spade invece di sette: stupito e sgomento a vedere quell'ottava spada, il giovane sentì
una voce che gli disse: «L'ottava spada è il peccato da te commesso!». «E tu anima mia non
piangi? - chiede ancora sant' Alfonso - Deh volgiti a Maria e dille con San Bonaventura:
"Concedimi, o Signora mia, concedimi di piangere: tu sei innocente, io sono il reo". Pregala
affinché ti ammetta seco a piangere. Ella piange per amore, tu piangi per il dolore dei tuoi
peccati».

28 SETTEMBRE

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San Paolo della Croce

In una delle vite di san Paolo della Croce, stampata in Roma nel 1807, si può leggere che un
giorno al santo Fondatore dei Passionisti apparve Maria Santissima, nelle sembianze
dell'Addolorata, seduta ai piedi della Croce, con Gesù Crocifisso morto fra le braccia, quasi
fosse stato allora allora schiodato dalla croce.

Gesù era tutto coperto di piaghe e di profonde ferite, con tante lividure e grumi di nero
sangue. L'Addolorata aveva il volto verginale così pallido, compassionevole, agonizzante che
non si distingueva da quello di Gesù suo Figlio Crocifisso. L'Addolorata si fece contemplare così
da san Paolo della Croce, per un po' di tempo soltanto, e poi disparve.

Ma nel Santo quella breve apparizione bastò per lasciargli impressa nella mente una
conoscenza e una partecipazione così viva dell'acerbissimo dolore della Madonna, che non poté
non piangere a calde lacrime, dicendo e ripetendo a se stesso: «Il dolore della nostra Divina
Madre toccò l'ultimo segno quando le deposero in grembo, sotto la Croce, il corpo morto di
Gesù Crocifisso, così deformato, impiagato e sfracellato».

Un' altra mattina, poi, mentre stava tutto concentrato a fare il lungo ringraziamento subito
dopo la Santa Messa, a capo chino, san Paolo della Croce si sente chiamare soavemente per
nome. Si scuote, egli, alza lo sguardo e vede la celeste Regina tutta mesta con una spada
tagliente confittale nel petto, mentre versava dagli occhi due rivi di pianto.

Il Santo si prostra immediatamente a venerare l'Addolorata Signora, la quale gli descrive


l'acutezza dei suoi Dolori con parole così tenere e commoventi, che egli sentiva spezzarsi il
cuore per la compassione. Infine l'Addolorata conclude: «Io sono troppo amareggiata da quelli
che osano chiamarsi miei devoti a parole, mentre con i loro peccati fanno orribile strazio del
mio divino Figliuolo. Anche a me essi rinnovano i Dolori nel modo stesso come crocifiggono il
mio Gesù nel perverso loro cuore. Tu, perciò, continua a promuovere con acceso fervore la
devozione alla Passione del mio Gesù e ai miei Dolori».

Così dicendo, l'Addolorata Madre sparì dagli occhi di san Paolo della Croce, lasciandolo tutto in
lacrime, sopraffatto dai più profondi sentimenti di rammarico e di amore, che lo animarono con
rinnovato fervore a sacrificarsi senza risparmio di forze e di sofferenze per far conoscere e
amare da tutti la Passione e Morte di Gesù nostro Redentore e i Dolori strazianti
dell'Addolorata nostra Madre Corredentrice.

La grande scuola di "Mistica della Passione" dei Padri Passionisti - un tempo fiorentissima -,
non può non toccarci al vivo, penetrando sia nella nostra mente che nel nostro cuore, con gli
esempi ammirabili della vita ascetica di san Paolo della Croce e dei suoi santi figli "Passionisti",
tra i quali eccellono, in particolare, l'incantevole giovane san Gabriele dell'Addolorata, che fu il
grande devoto e appassionato dei Dolori della nostra Madre Corredentrice e la serafica santa
Gemma Galgani, stimmatizzata, che da bambina, dopo la morte della mamma, visse sempre
affidata alla Mamma Addolorata.

Soprattutto san Paolo della Croce e san Gabriele dell'Addolorata - ma non possiamo
dimenticare anche i Sette Santi Fondatori del Monte Senario -, con i loro esempi e
insegnamenti, possono penetrare efficacemente nella nostra mente illuminandola sulla orribile
realtà dei nostri peccati, delle nostre tendenze cattive, delle nostre miserabili passioni e vizi,
da odiare ed evitare in tutti i modi, giacché è con essi che noi «ricrocifiggiamo» Gesù in noi
(Eb.6,6) e rinnoviamo alla Madonna i suoi trafiggenti e amarissimi dolori.

Ancora più, san Paolo della Croce e san Gabriele dell'Addolorata, con i loro insegnamenti e
ancor più con i loro straordinari esempi, durante l'intera loro vita di amore appassionato
all'Addolorata, possono penetrare nel nostro cuore e ammaestrarlo in profondità affinché si
accenda, in esso, il vero amore verso Colei che, per le nostre colpe, in qualità di Corredentrice
universale, ha voluto essere coimmolata con lo stesso suo Figlio Redentore, trafitta dalle "sette
spade" di tutti i nostri peccati, infedeltà e miserie.

In verità, alla scuola dei Santi, quale grande dono sarebbe per ognuno di noi portare sempre
nel cuore quel fascetto di "mirra" dei dolori di Maria Santissima, che valgono,
inestimabilmente, «grazia su grazia» (Gv.1,16) per noi e per gli altri!

29 SETTEMBRE

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San Gabriele dell'Addolorata

La devozione all'Addolorata si può dire che fosse la "devozione delle devozioni" per san
Gabriele dell'Addolorata, che fu un incantevole giovane e un ammirabile Santo tra i
"Passionisti", fondati da san Paolo della Croce. Sembra che davvero san Gabriele
dell'Addolorata concentrasse tutto il suo immenso amore alla Madonna, prediligendo il titolo di
"Addolorata" fra tutti i titoli nobilissimi della Madonna.

Pregare l'Addolorata, meditare sull'Addolorata, parlare dell'Addolorata: per san Gabriele era un
richiamo o uno stimolo "continuo", si può dire, che gli occupava la mente e il cuore quasi senza
interruzione, nei pochi anni della sua vita religiosa di Passionista. Si capiva bene che
l'Addolorata, con i suoi dolori, era il suo rifugio e conforto, la sua forza e il suo sostegno, il suo
bene e il «suo paradiso». In giorno di sabato, difatti, la comunità religiosa era solita meditare
sul Paradiso e in uno di questi sabati, durante la ricreazione un compagno chiese a san
Gabriele come avesse fatto la sua meditazione sul Paradiso. Il Santo rispose che aveva
meditato sull'Addolorata, perché: «Il mio paradiso sono i dolori della cara Madre mia».

La sua devozione all'Addolorata era "tenerissima" in unione con la devozione verso la Passione
e Morte di Gesù e verso la Santissima Eucaristia. La Corona dei Sette Dolori di Maria era la sua
piccola aiuola di preghiera giornaliera fervida e amorosa. Quando rifletteva sulle "sette spade"
che trafiggono il Cuore della Madonna, pensava bene il Santo dicendo che «quelle spade che
trafissero il suo purissimo Cuore sono da essa adoperate in nostra difesa. Oh! Quanto è dolce e
sicuro abbandonarci nelle sue mani!».

Non è possibile, inoltre, riferire il grandissimo numero di tanti piccoli atti di sacrificio e di
offerta che il Santo faceva in onore dell'Addolorata di giorno in giorno, di ora in ora (evitare
una curiosità, una comodità, una parola inutile, una compiacenza ...). Ogni occasione di
rinuncia o di mortificazione era buona per lui ed egli non ne perdeva davvero nessuna per
offrire alla dolce Mamma Addolorata qualsiasi sacrificio, piccolo e grande, cercando in tal modo
di ripagarla dei tanti dolori e pianti da Lei offerti per la nostra salvezza.

Fervido appariva l'interesse di san Gabriele nei riguardi dell'Addolorata anche quando scriveva
a casa le sue belle lettere, spesso infuocate del suo amore all'Addolorata con l'acceso desiderio
di manifestare e comunicare anche agli altri il terribile martirio di dolore che l'Addolorata ha
voluto soffrire per noi, per la nostra salvezza. Ecco, infatti, come san Gabriele scrive in una
lettera al suo caro papà, descrivendo con parole molto accorate l'amarissima sofferenza
dell'Addolorata: «Ah! Che troppo Le costiamo, e sa ben Ella tra quali spasimi e dolori ci partorì
sul calvario, che arrivò piuttosto a scegliere che il suo caro Figliuolo morisse svenato, attaccato
con tre uncini sulla Croce [...], anziché vedere in eterno dannate le anime nostre».

In queste espressioni di san Gabriele dell'Addolorata, molto efficaci, anche nella loro crudezza,
è molto importante saper leggere il valore fortemente espressivo della Missione corredentiva di
Maria Santissima, chiamata ad essere la cooperatrice diretta e immediata del Figlio nella
universale Missione redentrice. Il mistero ineffabile dei dolori di Maria Corredentrice, in realtà,
fa unità con il mistero della Redenzione universale da Dio affidata all'unico Redentore, Gesù il
nuovo Adamo, e all'unica Corredentrice, Maria la nuova Eva, la quale di fatto, come si esprime
anche il Vaticano II, sul Calvario, per la nostra salvezza, «soffrì profondamente col suo Figlio
unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente
all'immolazione della vittima da lei generata» (LG 58). San Gabriele parla espressamente
dell'Addolorata quale «nostra Corredentrice», avendoci Ella maternamente rigenerati tutti sul
Calvario fra i travagli di un parto che fu dolorosissimo per l'immensità dei nostri peccati da
espiare, pagando anch'Ella con le sue sofferenze di Madre Corredentrice, unite alle sofferenze
di Gesù, il Figlio Redentore, «servendo al mistero della Redenzione sotto di Lui e con Lui»,
come dice con precisione il Vaticano II (LG 56).

E l'amore tenerissimo di san Gabriele verso la divina Mamma Addolorata è stato così denso e
fecondo di grazie che non può non alimentare in lui anche la salutare confidenza di potersi
trovare, nel giorno del Giudizio, come egli stesso scriveva in una lettera, «sotto il manto della
nostra Corredentrice Maria». Questa è la confidenza più preziosa che si guadagna con la filiale
devozione all'Addolorata, secondo san Gabriele, e voglia perciò il caro Santo innamorare anche
noi della dolce Madre Addolorata, nostra Corredentrice!

30 SETTEMBRE

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San Pio da Pietrelcina


Il primo sacerdote stimmatizzato e canonizzato nella storia della Chiesa non poteva non essere
maestro e modello di amore fervido alla divina Madre Maria, quale Addolorata Corredentrice
per la nostra Redenzione. Fin da giovane, infatti, padre Pio da Pietrelcina sentì un trasporto
speciale di devozione alla Madonna Addolorata, ammaestrato e spinto in particolare dagli
esempi della vita ammirabile di san Gabriele dell'Addolorata, incantevole giovane frate
Passionista, di cui egli volle leggere e meditare la vita con "gran desiderio", insieme alla
conoscenza e alla devozione che egli coltivò verso le due grandi Sante stimmatizzate, santa
Veronica Giuliani, Clarissa cappuccina e santa Gemma Galgani, aspirante Passionista.

In tutta la sua vita, poi, padre Pio sperimentò l'efficacia dell'aiuto della Madonna Addolorata,
soprattutto nelle molte prove e difficoltà che dovette subire nella sua lunga vita e ancor più nei
frequenti assalti e combattimenti con gli spiriti infernali. Padre Pio, di fatto, non soltanto
pregava lui stesso, e spesso, la divina Madre Addolorata con grande fervore, ma raccomandava
di frequente, anche al suo padre spirituale, di pregare appunto l'Addolorata per lui, «affinché
mi assistesse nelle ore di assalto di quei cosacci».

Nella sua straordinaria esperienza mistica della Passione e Morte di Gesù Crocifisso, poi, padre
Pio si trovò talmente legato alla stessa missione salvifica dell'Addolorata da poter essere
considerato quasi immerso e identificato ai suoi stessi dolori di Corredentrice. In una delle sue
lettere, infatti, padre Pio parla delle numerose e terribili prove che sta soffrendo con dolori
talmente indicibili che gli possono far scrivere queste parole, con riferimento agli stessi dolori
della divina Madre Addolorata: «Adesso mi sembra di penetrare quale fu il martirio della nostra
dilettissima Madre, il che non mi è stato possibile per lo innanzi. Oh se gli uomini penetrassero
questo martirio! Chi riuscirebbe a compatire questa nostra sì cara Corredentrice? Chi le
ricuserebbe il bel titolo di "Regina dei martiri"?». Non è difficile leggere in questo ammirabile
testo di padre Pio la testimonianza diretta e drammatica dell'esperienza mistica della "presenza
di identificazione" fra l'Addolorata Corredentrice e padre Pio da Pietrelcina, nella condivisione e
compartecipazione dei dolori della Passione e Morte di Gesù Crocifisso per la Redenzione del
genere umano. E padre Pio sa descrivere con rara efficacia l'asprezza e lo strazio di quella
partecipazione e condivisione degli stessi dolori che sul Calvario patì l'Addolorata Corredentrice
soffrendo fino alla "pietrificazione" delle sue lacrime: «o Dio - scrive infatti padre Pio con parole
di fuoco -, che strazio io sento nel fondo di questo mio cuore! Non ho dove posarlo. Potessi
almeno avere la soddisfazione di sfogare questo interno martirio con le lagrime. Il dolore è
grande e me l'ha pietrificato. Adesso sì comprendo, o Gesù, perché la Madre tua ammirandoti
sulla croce non pianse».

Ricco di questa sublime esperienza e vita mistica della "presenza di identificazione" con la
divina Madre Corredentrice, padre Pio può scrivere anche alle anime da lui dirette verso la
perfezione spingendole ad arrivare anch'esse a quell'unione con l'Addolorata che arricchisce
l'anima dei beni più preziosi, ossia di quelle sofferenze patite soltanto per amore. «La Vergine
Addolorata - scrive ancora padre Pio - ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare
sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù [...]. La
Santissima Vergine ci ottenga l'amore alla croce, ai patimenti, ai dolori ...».

Ad un’altra sua figlia spirituale, poi, padre Pio scrive e ribadisce ugualmente con chiarezza il
suo augurio: «La Vergine Addolorata vi ottenga dal suo santissimo Figlio il vero e sincero
amore alla croce e di essa si inebri l'anima vostra». Ancora, ad un'altra figlia spirituale, padre
Pio raccomanda con premura l'unione con l'Addolorata, la quale ha amato al sommo Gesù
Crocifisso, soprattutto allorquando il dolore acerbissimo l'ha "impietrita", senza avere più una
lacrima da versare: «Tu ben sai, mia buona figliuola, che Maria rimase impietrita dinanzi al
Figlio crocifisso, ma non puoi dire che ne fosse abbandonata. Anzi quando meglio l'amò di
allora che soffriva e non poteva neppur piangerei», Amare la croce, inebriarsi di essa, fino ad
essere "impietrita": questa è la ricchezza senza misura dell'amore-dolore dell'Addolorata
Corredentrice e a questa ricchezza dobbiamo aspirare, liberando ci decisamente di ogni
indolenza o mediocrità, per poter essere fatti anche noi partecipi di quell'«amore più grande di
tutti» che ebbe l'Addolorata e che è l'amore di chi «sacrifica la propria vita per gli altri»
(Gv.15,13).

CORONA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE MARIA

La Corona dei Sette Dolori della Vergine consta di 1 Pater, 7 Ave Maria, 1 Gloria per ogni
mistero. Dopo il Gloria, si recita la giaculatoria: O Maria dolce mio Bene, fa' che pure nel mio
cuore siano impresse le tue pene.

1 ° Dolore: Maria Santissima presenta Gesù Bambino al Tempio e incontra il santo vecchio
Simeone che le profetizza la spada del dolore.

Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la Vittima pura, santa e immacolata e con Lui
offre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale; per questo Gesù sarà Vittima
crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla «spada» del dolore per tutti i peccati del mondo.

2° Dolore: Maria Santissima fugge in Egitto per salvare Gesù Bambino dalla morte.

Maria Santissima fogge in esilio con san Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino
minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria Santissima è grazia di sostegno
per tutti noi «esuli figli di Eva» chiamati da questa terra di esilio alla Patria dei cieli, a cui
dobbiamo arrivare per la via della croce, da Lei sostenuti e confortati.

3° Dolore: Maria Santissima alla ricerca di Gesù ritrovato dopo tre giorni nel Tempio di
Gerusalemme.

Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme: per
tre giorni Ella ricerca il Figlio e lo ritrova nel Tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù è la più
grande disgrazia che ci possa capitare, perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita; perciò
bisogna subito ricercarlo e ritrovarlo nel Tempio, nella Casa del Signore, accostandosi ai
Sacramenti della Confessione e della Comunione.

4° Dolore: Maria Santissima incontra il Figlio Gesù sulla Via del Calvario.

Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino
doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la croce di Gesù come una «spada» che penetra
sempre più affondo nella sua anima per la redenzione dell'umanità peccatrice. Con Maria
Addolorata seguiamo anche noi Gesù portando la Croce della nostra salvezza.

5° Dolore: Maria Santissima presente alla crocifissione e morte di Gesù.

Maria Santissima Addolorata è presente alla Crocifissione e Morte di Gesù e soffre nel suo
cuore di Madre tutti gli strazi del Corpo di Gesù inchiodato alla croce, abbeverato di fiele,
trafitto al costato. Qui la «spada» del dolore ha trapassato tutta l'anima di Maria, ma Ella ha
offerto tutto sempre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella
voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso.

6° Dolore: Maria Santissima riceve tra le braccia Gesù deposto dalla Croce.

Maria Santissima riceve tra le braccia Gesù deposto dalla croce. Questa è l'immagine della
pietà. Ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che
offre al Padre la Vittima divina, ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O
Madre pietosa, tieni anche noi fra le tue braccia per offrirci a Gesù.

7° Dolore: Maria Santissima depone Gesù morto nel sepolcro.

Maria Santissima depone il Corpo di Gesù nel sepolcro per attendere con fede invitta la sua
Resurrezione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria, e così sarà del sepolcro di
ogni redento che accoglie il Redentore; mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di
perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù per risorgere un
giorno come Lui alla vita eterna.
IL MESE DEL ROSARIO

• INDICE
• Prefazione
• Introduzione
• Il Santo Rosario: «scuola di Maria»
• Il Santo Rosario: scuola di vita cristiana
• Il Santo Rosario: scuola del Vangelo
• Il Santo Rosario: scuola di contemplazione
• Il Santo Rosario: fonte di gaudio
• Il Santo Rosario: fonte di luce
• Il Santo Rosario: il dolore che salva
• Il Santo Rosario: fonte di gloria
• Il Santo Rosario: amore eucaristico e mariano
• Il Santo Rosario: preziosità della corona
• Il Santo Rosario: il fascino dell'Ave Maria
• Il Santo Rosario: la musica delle Ave Maria
• Il Santo Rosario: la preghiera di tutti
• Il Santo Rosario: l'Amore che non si stanca mai
• Il Santo Rosario: sollievo alle anime purganti
• Il Santo Rosario: preghiera missionaria
• Il Santo Rosario: "preghiera della famiglia"
• Il Santo Rosario: il segno del vero cristiano
• Il Santo Rosario: l'arma della vittoria
• Il Santo Rosario: vittoria sul serpente
• Il Santo Rosario: sostegno nelle lotte
• Il Santo Rosario: dona forza a chi è stanca
• Il Santo Rosario: il filo di Arianna
• Il Santo Rosario: una misteriosa rice-trasmittente
• Il Santo Rosario: è un mezzo di salvezza
• Il Santo Rosario: la semina delle grazie
• Il Santo Rosario: la scala delle grazie
• Il Santo Rosario: grazia su grazia
• Il Santo Rosario: converte i peccatori
• Il Santo Rosario: legame fra Cielo e terra
• Il Santo Rosario: morire con il Rosario

• Il Santo Rosario
• Litanie Lauretane della Beata Vergine Maria
• Supplica alla B. V. Maria di Pompei
• Novena d'impetrazione alla Vergine del Rosario di Pompei
• Novena di ringraziamento alla Vergine del Rosario di Pompei
• Indulgenze del Santo Rosario

PREFAZIONE

Il dono del "nuovo" Rosario

All'inizio del venticinquesimo anniversario di Pontificato, il papa Giovanni Paolo II ha voluto


fare alla Chiesa il dono di un "nuovo" Rosario, accompagnato dalla proclamazione di un intero
"Anno del Rosario", dall'ottobre 2002 a ottobre 2003, quando si festeggiò il venticinquesimo
della sua elezione a Sommo Pontefice.

Dobbiamo essere davvero riconoscenti verso il venerabile Giovanni Paolo II di quest'altro


magnifico dono del "nuovo" Rosario e dell'intero "Anno del Rosario". È stato veramente grande
il cuore del Papa! È veramente splendida la sua "marianità", a conferma costante del suo
essere totalmente tutto della Madonna: davvero Totus tuus!

Il "nuovo" Rosario è la corona di preghiera mariana dei cinque misteri, chiamati misteri della
"luce", che completano l'intero corso della vita di Gesù e di Maria unendosi alle altre tre corone
dei misteri "gaudiosi", "dolorosi" e "gloriosi".

I nuovi cinque misteri della "luce" sono questi: l. il Battesimo di Gesù nel Giordano; 2. la
Rivelazione di Gesù alle nozze di Cana; 3. la predicazione di Gesù sulla conversione; 4. la
Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor; 5. l'istituzione della Santissima Eucaristia. I misteri
della ''luce'' si recitano il giovedì, mentre i misteri gaudiosi si recitano il lunedì e il sabato, i
misteri dolorosi si recitano il martedì e il venerdì, i misteri gloriosi si recitano il mercoledì e la
domenica.

Il Papa esorta vivamente a riprendere tutti la corona del Rosario in mano, ogni giorno, per una
salutare sosta di contemplazione delle verità più ineffabili della nostra Fede, ricordando sempre
che con la preghiera del Santo Rosario, contemplando i misteri gaudiosi dell’incarnazione, i
misteri luminosi della Rivelazione di Cristo, i misteri dolorosi della Redenzione e i misteri
gloriosi della Risurrezione e del Paradiso, si può ottenere ogni grazia di salvezza e di
santificazione, ogni grazia per la pace e per la giustizia, per la famiglia e per la difesa della
vita: problemi gravissimi dei nostri tempi!

Da Lourdes e da Fatima, da Pompei e dal beato Bartolo Longo, da san Pio da Pietrelcina e da
suor Lucia di Fatima, la luce del Rosario si è irradiata su tutta la terra con una straordinaria
pioggia di grazie per i singoli e per la salvezza del mondo. Tocca anche a noi ora accogliere
questa luce e ottenere questa pioggia di grazie, non trascurando mai la recita del Rosario
quotidiano, da soli o in gruppo (specialmente in famiglia).

Con questo volumetto possiamo aiutarci a riflettere sull'importanza e sulla preziosità del
Rosario) leggendo una breve meditazione di giorno in giorno, per un mese intero; e questa
riflessione faccia sì che, di mese in mese, ogni anno della nostra vita diventi «Anno del
Rosario»! Non possiamo ricevere invano un invito del Papa così paterno e pressante. Il Papa
stesso conclude la sua preziosa Lettera Apostolica Rosarium Virginis Marise dicendo: «Che
questo mio appello non cada inascoltato!».

Noi vogliamo ascoltarlo, accoglierlo e metterlo in pratica fedelmente, quotidianamente.

INTRODUZIONE

Preparazione al mese del Rosario

Il mese di ottobre, tradizionalmente, è il mese del Santo Rosario, così come il mese di maggio
è il mese della Madonna delle grazie. Questi due mesi arricchiscono l'Anno liturgico della
fioritura di una devozione mariana sentita dal popolo di Dio e coltivata con frutti sempre
consolanti per secoli e secoli lungo la storia della Chiesa.

Purtroppo, però, nei riguardi soprattutto del Rosario la crisi della devozione mariana ai nostri
tempi ha segnato la fine di tanti Rosari in più che prima si recitavano sia nelle famiglie che
nelle chiese, sia da tanti gruppi ecclesiali che dai singoli cristiani. Sono milioni di Rosari al
giorno, purtroppo, che non si recitano più! Nonostante i grandi richiami della Madonna a
Lourdes nel secolo XIX, e a Fatima nel secolo XX, nonostante l'esempio portentoso di san Pio
da Pietrelcina fino al 1968 (anno della sua morte), negli ultimi decenni del secolo XX è iniziato
il crollo della pietà dei fedeli con le conseguenze rovinose per la fedeltà al Rosario, ossia, per
una tradizione di pietà popolare che durava da secoli, con frutti di grazia e di benedizioni di
ogni genere.

È arrivato, però, il grido del papa Giovanni Paolo II rivolto a tutti i cristiani del mondo intero:
«Riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario». Questo grido viene rafforzato
ancora più dalle parole di un timore angosciante dello stesso Sommo Pontefice: «Che questo
mio appello non cada inascoltato!». La voce paterna del Vicario di Cristo si fa vibrante e
accorata. Ascoltiamola e non lasciamola affatto cadere nel vuoto.

I "misteri della luce"

Non ci vuole molto, del resto, per comprendere l'importanza di questa preghiera del Santo
Rosario che il Papa ha arricchito anche dei cinque misteri della luce (Battesimo di Gesù, Nozze
di Cana, Predicazione evangelica, Trasfigurazione di Gesù sul Tabor, Istituzione dell'Eucaristia)
per completare la riflessione sul ciclo intero della vita pubblica di Gesù, rendendo in tal modo il
Rosario «quasi un compendio del Vangelo», come egli afferma nella magnifica Lettera
Apostolica Rosarium Virginis Maria del 16 ottobre 2002.

Basta davvero poco per rendersi conto che la preghiera del Rosario, con i suoi misteri del
gaudio, della luce, del dolore, della gloria, investe la vita stessa degli uomini che vivono
l'esperienza concreta e vitale del gaudio della Vita (misteri gaudiosi) e della luce della Verità
(misteri luminosi), del dolore che segna la Via della salvezza (misteri dolorosi e della Gloria che
trasfigura per l'Eternità (misteri gloriosi). Nel Rosario ci uniamo alla Madonna che ci dona Gesù
«Via, Verità e Vita» (Gv.14,6); nel Rosario c'è riassunto tutto il destino di vita e di lotta, di
travaglio e di beatitudine per ogni «uomo di buona volontà» (Lc 2,14), o, come dice
splendidamente il Papa, nel Rosario abbiamo la preghiera che «batte il ritmo della vita
umana».

Per questo il papa Giovanni Paolo II considera il Rosario un «vero "programma" di vita
cristiana», che aiuta a valorizzare e a santificare ogni gioia e ogni luce, ogni dolore e ogni
esultanza, camminando con Maria sui passi di Gesù, compiendo con perseveranza la volontà di
Dio che ha predestinato tutti gli uomini a diventare «conformi all'immagine del Figlio suo»
(Rm.8,29).

Il mese di ottobre

Il mese di ottobre, in particolare, viene celebrato come il mese del Rosario, secondo una
tradizione viva e secolare.

In questo mese, infatti, tutta la Chiesa si attivava al massimo nella recita del Santo Rosario,
soprattutto per la più grande intenzione di aiuto e di sostegno alle Missioni cattoliche. A questa
primaria intenzione, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha aggiunto, per questi nostri tempi, le
altre due grandi intenzioni della Pace nel mondo e della difesa della Famiglia secondo il disegno
di Dio.

Negli Scritti di san Massimiliano Maria Kolbe si trovano ripetute esortazioni a celebrare con
particolare cura il mese di ottobre come mese del Rosario. Il Santo aveva ben sperimentato
l'efficacia del Rosario nella prodigiosa crescita e fioritura delle due "Città dell'Immacolata" da
lui fondate in Polonia e in Giappone. Ugualmente, san Pio da Pietrelcina impegnava non solo se
stesso ma anche molti figli spirituali a valorizzare soprattutto il mese di ottobre con la recita di
più Rosari, e raccomandava vivamente, in ogni tempo, la novena del beato Bartolo Longo alla
Madonna di Pompei, per ottenere le grazie più importanti.

Contro le forze del male

In questi nostri «Tempi difficili», come li chiama il Santo Padre Giovanni Paolo II, con la
tragedia mondiale dell'aborto legalizzato, ormai, su tutto il pianeta terra, con l'avanzata
inarrestabile di scandali e corruzione a livello mondiale (pornografia, divorzio, omosessualità),
con il calo pauroso delle Missioni e delle vocazioni nella Chiesa, con i venti di guerre devastanti
in atto e con la frantumazione della famiglia, è realmente urgentissima la mobilitazione della
Chiesa intera con una Crociata del Rosario che impegni ogni cristiano.

Valga anche oggi l'esempio del beato Ildefonso Schuster, cardinale di Milano, il quale, nei
tempi tragici della seconda guerra mondiale, raccomandò di mobilitare l'intera cristianità
impegnandola ad offrire particolarmente il mese del Rosario, ottobre, «come un assalto
generale contro le falangi infernali» che compromettono la pace, seminano rovine e provocano
castighi sull'umanità. E san Luigi Orione, ugualmente, ai suoi tempi, chiamò a raccolta tutta la
sua famiglia religiosa impegnandola particolarmente alla recita del Santo Rosario: «Opponiamo
ai cannoni i Rosari - diceva san Luigi Orione - e mettiamo le mani giunte al posto di quelle che
impugnano le armi».

La «via di Maria»

Il Santo Padre Giovanni Paolo II chiama il Rosario la «via di Maria». Il Rosario, infatti, è la via
di Maria per portare Gesù a noi e per portare noi a Gesù. Con il Rosario noi aneliamo a Maria
per ricevere da Lei Gesù e per essere donati da Lei a Gesù. el Santo Rosario Ella ci parla di
Gesù, ci presenta Gesù e ce lo racconta in tutte le fasi della sua vita e della sua missione, ce lo
fa conoscere e amare, ci insegna a camminare sui suoi passi divini che portano alla gloria dei
Cieli. Per questo il Papa dice anche che il Rosario è una preziosa catechesi mariana della vita
cristiana.

In più, dice il Papa, «il Rosario è insieme meditazione e supplica». È meditazione sui grandi
misteri della nostra fede, sulla storia della nostra salvezza, sul cammino di purificazione e di
trasfigurazione per la nostra santificazione. E insieme è supplica per ottenere le grazie
necessarie alla nostra vita spirituale e temporale, è supplica per gli aiuti nelle grandi
tribolazioni e sofferenze che angustiano di continuo la vita umana. «Meditare col Rosario -
scrive espressamente il papa Giovanni Paolo II - significa consegnare i nostri affanni ai Cuori
misericordiosi di Cristo e della Madre sua».

Con il Rosario, quindi, noi ci collochiamo nel Cuore stesso di Gesù e di Maria.

Diffondere il Rosario

Il beato Bartolo Longo, l'apostolo del Rosario, diceva a ragion veduta: «Chi propaga il Rosario
è salvo!». Se il beato Bartolo Longo afferma che il Rosario è «torre di salvezza negli assalti
dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio», chi diffonde il Rosario non soltanto salva se
stesso, ma anche gli altri, o meglio salva se stesso proprio perché salva anche gli altri. Quando
a san Pio da Pietrelcina venne chiesto che cosa lasciasse in eredità ai suoi figli spirituali, egli
rispose: «Amate la Madonna e fatela amare, recitate sempre il Rosario».

Ascoltiamo con cura l'esortazione finale del papa Giovanni Paolo II nella sua magnifica Lettera
Apostolica Rosarium Virginis Mariae: «Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al
tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana». Ebbene,
a questa riscoperta siamo chiamati tutti e vogliamo rispondere tutti, impegnando ci a celebrare
il mese di ottobre come il mese del Rosario, con la fedeltà a recitare ogni giorno almeno una
santa corona del Rosario per le Missioni cattoliche, una santa corona per la Pace nel mondo,
una santa corona per la Salvezza della Famiglia, una santa corona per il dono della
beatificazione e canonizzazione del venerabile papa Giovanni Paolo II.

1 ottobre

_____________

Il Santo Rosario: «scuola di Maria»

Il Santo Rosario è la «Scuola di Maria»: questa espressione è stata scritta dal papa Giovanni
Paolo II nella Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002. Con questa
Lettera Apostolica il papa Giovanni Paolo II ha fatto alla Chiesa il dono di un Anno del Rosario
che va dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003.

Il Papa dice espressamente che con il Santo Rosario «il popolo cristiano si mette alla scuola di
Maria», ed è bellissima questa espressione che ci fa vedere Maria Santissima quale Maestra, e
noi, suoi figli, quali alunni alla sua scuola materna. Poco dopo il Papa ribadisce ancora di avere
scritto la Lettera Apostolica sul Rosario per esortarci a conoscere e contemplare Gesù «in
compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima»: si potrebbe riflettere, qui, che con il
Rosario in mano noi siamo "in compagnia" di Maria Santissima, perché suoi figli, e siamo «alla
scuola di Maria» perché suoi alunni.

Se pensiamo alla grande arte, possiamo ricordare i meravigliosi quadri dei grandi artisti che
hanno raffigurato Gesù Bambino con un libro della Sacra Scrittura in mano, in braccio alla
divina Mamma, mentre questa gli insegna a leggere il libro della Parola di Dio. Maria
Santissima è stata la prima e l'unica Maestra di Gesù, e vuole essere sempre la prima e l'unica
maestra della Parola di vita per tutti i fratelli del «primogenito» (Rm.8,29). Ogni bambino, ogni
uomo che recita il Rosario accanto alla mamma, può somigliare a Gesù Bambino che impara
dalla Madonna la Parola di Dio.

Se il Rosario, infatti, è la storia evangelica della vita di Gesù e di Maria, nessuno come Lei, la
divina Madre, poteva raccontarci quella storia divino-umana, poiché Ella è stata l'unica
protagonista comprimaria dell'esistenza di Gesù e della sua missione redentrice. Si potrebbe
anche dire che il Rosario, nella sua sostanza, è un «rosario» di fatti, di episodi, di eventi, o
meglio ancora di «ricordi» della vita di Gesù e di Maria. E «sono stati quei ricordi - scrive
luminosamente il papa Giovanni Paolo II - a costituire, in certo senso, il "rosario" che Ella
stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena».

Su questa base storica, è evidente che il Rosario, scuola di Maria, è scuola non di teorie ma di
esperienze vive, non di parole ma di eventi salvifici, non di dottrine aride ma di vita vissuta; e
tutta la sua «scuola» si sintetizza in Cristo Gesù, il Verbo Incarnato, il Salvatore e Redentore
universale.

Maria Santissima, in sostanza, è la Maestra che a noi, suoi alunni, insegna Cristo, e in Cristo ci
insegna ogni cosa, perché soltanto «in Lui tutto ha consistenza» (Col.1,17). La cosa
fondamentale da parte nostra, poi, come dice il Santo Padre, è soprattutto quella di «imparare
Lui», imparando «le cose che Egli ha insegnato».

Ci fa «imparare» Cristo
E giustamente il papa Giovanni Paolo II chiede: «Ma quale maestra, in questo, più esperta di
Maria? Se sul versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità di
Cristo (cfr. Gv.14,26; 15,26; 16,13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce
Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero». Per
questo il Papa conclude la sua riflessione, su questo punto, scrivendo, con luminosità di parole
e di contenuto, che «il passare con Maria attraverso le scene del Rosario è come mettersi alla
"scuola" di Maria per leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio».

È santo e salutare, dunque, il pensiero secondo cui il Rosario ci mette alla «scuola di Maria»,
ossia alla scuola della Madre del Verbo Incarnato, alla scuola della Sede della Sapienza, alla
scuola dunque che ci insegna Cristo, ci illumina di Cristo, ci porta a Cristo, ci unisce a Cristo, ci
fa «imparare» Cristo, fino a cristificarci nell'intimo quali fratelli di Lui, il «Primogenito» di Maria
(Rm.8,29).

Il papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica sul Rosario, riferisce un testo molto
significativo di quel grande apostolo del Rosario, il beato Bartolo Longo, il quale dice
testualmente cosi: «Come due amici, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi
anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e con la Vergine, nel
meditare i misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione,
possiamo divenire, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere
da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto». Il Santo
Rosario, quindi, ei fa alunni di Maria Santissima, ci lega e ci immerge in Lei, per farci
somigliare a Cristo, per farci divenire immagine perfetta di Cristo.

2 ottobre

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Il Santo Rosario: scuola di vita cristiana

Nella sua Lettera Apostolica sul Rosario il papa Giovanni Paolo II ha scritto che «il Rosario, se
riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre
un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione
personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione».

La conoscenza e l'amore al Santo Rosario, dunque, non soltanto sono scuola di vita cristiana,
ma portano «al cuore stesso della vita cristiana», insegna il Sommo Pontefice. Inoltre, se il
Rosario è stato considerato «compendio del Vangelo» e «scuola del Vangelo», ancora più,
secondo il papa Pio XII, esso può essere ritenuto un vero e prezioso «compendio di vita
cristiana».

Alla scuola del Rosario, quindi, si impara la sostanza della vita cristiana e «si attinge
abbondanza di grazia, - dice ancora il papa Giovanni Paolo II - quasi ricevendola dalle mani
stesse della Madre del Redentore». Del resto, se nel Santo Rosario la Madonna ci insegna il
Vangelo, ci insegna quindi Gesù, vuol dire che ci insegna a vivere secondo Cristo, facendo ci
crescere fino alla piena «statura di Cristo» (Ef.4,13).

Rosario e vita cristiana, perciò, sembrano fare unione vitale e feconda, e finché durerà l'amore
al Santo Rosario, in effetti, durerà anche la vera vita cristiana. Un esempio luminoso a questo
proposito ci viene anche dal cardinale Giuseppe Mindszenty, il grande martire della
persecuzione comunista in Ungheria, ai tempi della cortina di ferro. Il cardinale Mindszenty,
difatti, ebbe lunghi anni di tribolazioni e vessazioni orribili. Chi lo sostenne nella fede impavida?
Ad un vescovo che gli chiedeva come avesse fatto a sopravvivere a tante atrocità subite, il
cardinale rispose: «Due àncore sicure mi mantennero a galla nella mia burrasca: la confidenza
illimitata nella Chiesa Romana ed il Rosario di mia madre».

Il Rosario è sorgente di vita cristiana pura e forte, perseverante e fedele, come conosciamo
dalla vita di molte famiglie cristiane, dove è fiorita anche la santità eroica. Pensiamo, ad
esempio, alla vita cristiana fervida ed esemplare delle famiglie che si alimentavano
giornalmente del Rosario, come le famiglie di san Gabriele dell'Addolorata e di santa Gemma
Galgani, di san Leonardo Murialdo e di santa Bertilla Boscardin, di san Massimiliano Maria
Kolbe e di san Pio da Pietrelcina, del beato Giuseppe Tovini e dei beati coniugi Luigi e Maria
Beltrame-Quattrocchi, insieme a molte altre famiglie.

Il lamento e il richiamo del Papa

Il papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica sul Rosario, ha dovuto purtroppo
lamentare dolorosamente che un tempo la preghiera del Rosario «era particolarmente cara alle
famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione», mentre oggi sembra pressoché
sparita nella maggior parte delle famiglie anche cristiane, dove appare evidente che al posto
della scuola del Rosario è presente la scuola del Televisore, maestro, per lo più, di vita
mondana e carnale! Per questo il Papa è sollecito nel ribattere e richiamare dicendo con
chiarezza e vigore: «Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie,
utilizzando ancora questa forma di preghiera».

Ma anche per i singoli cristiani, in ogni stato o condizione di vita, il Rosario è stato sorgente di
vita cristiana coerente e luminosa, da san Domenico fino ai nostri giorni. Il beato Nunzio
Sulprizio, ad esempio, giovane operaio, ebbe soltanto dal Rosario la forza di lavorare sotto i
maltrattamenti crudeli da parte del suo padrone. Sant'Alfonso de' Liguori andava a dorso di
mulo a fare la visita canonica alle singole parrocchie attraversando campagne e valli per
sentieri disagiati: il Rosario era la sua compagnia e la sua forza.

Non fu forse il Rosario che sostenne san Teofano Venard nella gabbia in cui venne
imprigionato e torturato prima del martirio? E fratel Carlo de Foucauld, romito nel deserto, non
volle forse la Madonna del Rosario quale Patrona del suo romitorio? Bellissimo è anche
l'esempio di san Felice da Cantalice, l'umile fratello religioso cappuccino, il quale per circa
quarant'anni fece il questuante per le vie di Roma camminando sempre così: «Occhi in terra,
corona in mano, mente in cielo». E chi sostenne san Pio da Pietrelcina nelle sofferenze indicibili
delle cinque stimmate sanguinanti e nelle fatiche apostoliche senza misura, se non la corona
del Rosario da lui sgranata di continuo?

È proprio vero che la preghiera del Rosario alimenta e sostenta la vita cristiana a tutti i livelli di
crescita spirituale: dagli sforzi iniziali dei principianti alle ascese più sublimi dei mistici, alle
immolazioni anche cruente dei martiri.

3 ottobre

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Il Santo Rosario: scuola del Vangelo

San Francesco Saverio, missionario nelle Indie, portava al collo la corona del Rosario e
predicava molto il Santo Rosario perché aveva sperimentato che, facendo così, gli riusciva più
facile la spiegazione del Vangelo ai pagani e ai neofiti. Perciò, se riusciva a innamorare del
Rosario i nuovi battezzati, egli sapeva bene che essi avevano capito e possedevano la sostanza
di tutto il Vangelo da vivere, senza più dimenticarlo.
Il Santo Rosario, difatti, è realmente il compendio essenziale del Vangelo. È molto facile
rendersi conto di ciò. Il Rosario sintetizza il Vangelo offrendo alla meditazione e
contemplazione di chi lo recita l'arco intero della vita vissuta da Gesù con Maria sulla terra
palestinese, dalla verginale e divina concezione del Verbo alla sua nascita, dalla sua Passione
alla Morte, dalla sua Risurrezione alla vita eterna nel Regno dei cieli.

Già il papa Paolo VI chiamava espressamente il Rosario «preghiera evangelica». Il papa


Giovanni Paolo II, poi, ha compiuto un'operazione importante cercando di completare e
perfezionare il contenuto evangelico del Rosario, aggiungendo ai misteri gaudiosi, dolorosi e
gloriosi anche i misteri luminosi, che integrano e perfezionano l'arco intero della vita vissuta da
Gesù con Maria sulla terra del Medio-oriente.

I cinque misteri luminosi, in effetti, sono stati un dono particolare del papa Giovanni Paolo II
che ha arricchito il Rosario degli eventi più importanti della vita pubblica di Gesù, che va dal
Battesimo di Gesù nel fiume Giordano al miracolo nelle Nozze di Cana per l'intervento materno
della Madre, dalla grande predicazione di Gesù alla sua Trasfigurazione sul monte Tabor, per
concludersi con l'istituzione della Divina Eucaristia, prima della Passione e Morte contenute nei
cinque misteri dolorosi.

Adesso, con i misteri luminosi si può ben dire che nel recitare e meditare il Rosario
ripercorriamo l'intero arco della vita di Gesù e di Maria, per cui «il compendio del Vangelo» è
stato realmente completato e perfezionato, e il Rosario presenta ora la Buona Novella nei suoi
contenuti fondamentali di salvezza per la vita eterna di tutti gli uomini, imprimendosi via via
nella mente e nel cuore di chi recita piamente la santa corona.

È pur vero, certo, che i misteri del Rosario, come dice ancora il papa Giovanni Paolo, «non
sostituiscono il Vangelo e neppure richiamano tutte le sue pagine», ma appare comunque
evidente che da essi «l'animo può facilmente spaziare sul resto del Vangelo».

Catechismo della Madonna

Chi conosce il Santo Rosario, oggi, può dunque dire di conoscere realmente il compendio
completo della vita di Gesù e di Maria, con i misteri fondamentali delle principali verità che
costituiscono il patrimonio perenne della fede cristiana. In sintesi, le verità di fede contenute
nel Rosario sono queste:

- l'Incarnazione redentrice del Verbo, per opera dello Spirito Santo (Lc 1,35) nel grembo
vergine dell'Immacolata, la «piena di grazia» (Lc 1,28);

- la concezione verginale di Gesù e la Maternità divina corredentiva di Maria;

- il parto verginale di Maria a Betlemme;

- la manifestazione pubblica di Gesù alle nozze di Cana per la Mediazione di Maria;

- la predicazione di Gesù Rivelatore del Padre e dello Spirito Santo;

- la Trasfigurazione, segno della divinità di Cristo, Figlio di Dio;

- l'istituzione del Mistero eucaristico con il Sacerdozio;

- il «Fiat» di Gesù Redentore alla Passione e Morte, secondo la volontà del Padre;

- la Corredentrice con l'anima trapassata, ai piedi del Redentore crocifisso;

- la Risurrezione e l'Ascensione di Gesù al cielo;

- la Pentecoste e la nascita della Chiesa de Spiritu Sancto et Maria Virgine;


- l'Assunzione corporea e la glorificazione di Maria, Regina accanto al Figlio Re.

Appare ben chiaro, dunque, che il Rosario è un catechismo in sintesi o è un Vangelo in


miniatura, e per questo, ogni bambino e ogni adulto che impara bene a recitare il Rosario
conosce l'essenziale del Vangelo, e conosce le verità fondamentali della Fede alla «scuola di
Maria»; e chi non trascura ma coltiva la preghiera del Rosario può sempre dire di conoscere la
sostanza del Vangelo e della storia della salvezza, e di credere nei fondamentali misteri e nelle
verità primarie della Fede cristiana. Quale preziosa scuola del Vangelo è dunque il Santo
Rosario!

4 ottobre

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Il Santo Rosario: scuola di contemplazione

La cosa più importante del Santo Rosario non è la recita delle Ave Maria, ma è la
contemplazione dei misteri di Cristo e di Maria durante la recita delle Ave Maria. La preghiera
vocale è soltanto a servizio della preghiera contemplativa, altrimenti rischia la meccanicità e
quindi la sterilità. Bisogna tener presente questo punto fondamentale per valutare la bontà e
l'efficacia del Rosario che si recita, sia da soli che in gruppo.

La recita del Rosario impegna la voce e le labbra, la contemplazione del Rosario, invece,
impegna la mente e il cuore. Quanto più è presente la contemplazione dei misteri di Cristo e di
Maria, dunque, tanto più è alto il valore di un Rosario. In questo si scopre la più vera ricchezza
del Rosario «che ha la semplicità di una preghiera popolare - dice il papa Giovanni Paolo II -
ma anche la profondità teologica adatta a chi avverte l'esigenza di una contemplazione più
matura».

Per favorire la contemplazione durante la recita del Rosario, infatti, si suggeriscono soprattutto
due cose: 1. far seguire all'annuncio di ogni mistero la "proclamazione di un passo biblico
corrispondente", che faciliti l'attenzione e la riflessione sul mistero enunciato; 2. fermarsi
alcuni attimi in silenzio per meglio fissarsi sul mistero: «La riscoperta del valore del silenzio -
afferma infatti il Papa - è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della
meditazione». Ciò serva a far comprendere l'importanza primaria della contemplazione, senza
la quale, come diceva già il papa Paolo VI «il Rosario è corpo senz'anima, e la sua recita rischia
di divenire meccanica ripetizione di formule».

Anche in questo, i nostri maestri sono i santi. Una volta fu chiesto a san Pio da Pietrelcina:
«Come recitare bene il Santo Rosario?». San Pio rispose: «L'attenzione deve essere portata
all'Ave, al saluto che rivolgi alla Vergine nel mistero che contempli. In tutti i misteri essa era
presente, a tutti partecipò con l'amore e con il dolore». Lo sforzo della contemplazione deve
portarci appunto alla partecipazione ai misteri divini «con l'amore e con il dolore» della
Madonna. A Lei dobbiamo chiedere l'attenzione amorosa alle scene evangeliche che ogni
mistero del Rosario ci presenta, e da cui trarre ispirazioni e ammaestramenti di una santa vita
cristiana.

Si parla con la Madonna

L'incontro più immediato che si fa nel Rosario è con la Madonna, a cui ci si rivolge direttamente
con le Ave Maria. San Paolo della Croce, infatti, recitando il Rosario con tutto il suo fervore,
sembrava che parlasse proprio con la Madonna, e raccomandava perciò vivamente: «Il Rosario
si deve recitare con grande devozione perché si parla con la Santissima Vergine». E del papa
san Pio X si diceva che recitava il Rosario «meditandone i misteri, assorto e come assente alle
cose della terra, pronunciando le Ave con tale accento che qualcuno ebbe a pensare se egli
vedesse in spirito la Purissima che invocava con sì infuocato amore».

Riflettendo, inoltre, che al centro, al cuore di ogni Ave Maria c'è Gesù, si capisce subito che
esso, come dice il papa Giovanni Paolo II, «costituisce il baricentro dell'Ave Maria, quasi
cerniera tra la prima e la seconda parte», messo ancor più in evidenza dalla breve aggiunta
cristologica riferita ad ogni mistero. Ed è appunto a Lui, a Gesù, enunciato in ogni mistero, che
noi si va proprio attraverso Maria e con Maria, «quasi lasciando - insegna ancora il Papa - che
sia Lei stessa a suggerirlo a noi», facilitando così quel «cammino di assimilazione, che mira a
farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo».

Nel Rosario recitato bene, in sostanza, noi ci rivolgiamo direttamente alla Madonna, con le Ave
Maria lasciandoci prendere da Lei perché ci introduca nella sua contemplazione dei misteri
divini gaudio si, luminosi, dolorosi e gloriosi. E, difatti, sono proprio questi misteri, dice il Papa,
che «ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso - potremmo dire - il Cuore della sua
Madre». La contemplazione della mente e del Cuore della divina Madre, infatti, è la
contemplazione dei santi nella recita del Santo Rosario.

Santa Caterina Labouré, dallo sguardo d'amore intenso con cui guardava l'immagine
dell'Immacolata, lasciava trasparire anche esternamente la sua contemplazione mentre
recitava il Rosario, pronunciando con dolcezza le Ave Maria. E di santa Bernardetta Soubirous
si ricorda che quando recitava il Rosario i suoi «occhi neri, profondi e brillanti, diventavano
celestiali. Contemplava la Vergine in spirito; sembrava ancora in estasi». Lo stesso avveniva a
san Francesco di Sales, il quale consiglia anche a noi, in particolare, di recitare il Rosario «in
compagnia dell'angelo custode». Se imitiamo i Santi, anche il nostro Rosario diventerà
"contemplativo", come la Chiesa raccomanda.

5 ottobre

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Il Santo Rosario: fonte di gaudio

San Giovanni Bosco era solito dire, con convinzione e per esperienza, che il Rosario ha la
prerogativa speciale di arrecare pace e gaudio nel cuore e nella mente, e che dove si recita il
Rosario, di solito, ci saranno «giorni di pace e di tranquillità».

Il Santo Rosario, infatti, si apre con i cinque misteri gaudiosi che presentano la gioia per il
sublime mistero dell'Incarnazione redentrice del Verbo, che è stata la «Somma opera di Dio»,
come la chiamava il beato Giovanni Duns Scoto, e che noi siamo chiamati a ricordare ogni
giorno al suono della campana dell'Angelus, introdotto da un altro grandissimo Santo
francescano, san Bonaventura da Bagnoregio.

La parola dell' angelo Gabriele nell'annuncio a Maria Vergine: «Rallegrati, o piena di grazia» (Lc
1,28), dona l'intonazione giusta a tutto il ciclo dei misteri gaudiosi, che si sviluppa, poi, con
l'esultanza della parente Elisabetta e del bimbo che «sussultò di gioia» nel suo grembo (cfr. Lc
1,44), con l'annuncio ai pastori della nascita di Gesù come «una grande gioia» (Lc 2,10)
cantata dagli angeli nei cieli di Betlemme (cfr. Lc 19,38), con la gioia del vecchio Simeone nella
Presentazione di Gesù Bambino al tempio (cfr. Lc 2,29), con il tuffo di gioia al cuore nella
Madre che, ritrovando Gesù ragazzo nel tempio, lo chiama: «Figlio» (cfr. Lc 2,48).
Come ha insegnato il papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica sul Santo Rosario,
con questi misteri gaudiosi, «Maria ci conduce ad apprendere il segreto della gioia cristiana,
ricordando ci che il Cristianesimo è anzitutto euvanghelion, "buona notizia", che ha il suo
centro, anzi il suo stesso contenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne, unico
Salvatore del mondo».

È anche vero, però, che, dopo la caduta dei nostri progenitori, l'Incarnazione del Verbo di Dio è
diventata Incarnazione redentrice, e già in questi misteri gaudio si viene preannunciato, difatti,
il dramma della Redenzione universale, particolarmente nel quarto e nel quinto mistero
gaudioso, sia nella profezia del vecchio Simeone su Gesù «segno di contraddizione», con la
spada che «trapassa l'anima» di Maria, (cfr. Lc 2,34-35), sia nello smarrimento di Gesù a
Gerusalemme, che provocò tre giorni di ricerca e tanta angoscia a Maria e a Giuseppe (cfr. Lc
2,44-48).

All'ONU, con la Corona in mano

L'Annuncio dell'Incarnazione è stato il grande arcobaleno della pace e della serenità dopo la
tempesta del peccato originale e di tutti i peccati del mondo intero. Dall'Incarnazione in poi,
infatti, si aprono all'umanità gli orizzonti della salvezza e della vita eterna con tutti i valori della
vita umana e cristiana; e il Rosario si fa appunto portatore di questa visione cristiana delle
cose più grandi, come delle più piccole, sul quadrante non soltanto della storia di ogni uomo,
ma anche della società intera e dell'intero universo.

Il papa Giovanni Paolo II, infatti, insegna che, con il Rosario, ogni uomo fissa gli occhi nei
quadri evangelici della vita eli Gesù, e «contemplando la sua nascita impara la sacralità della
vita, guardando alla casa di Nazaret apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il
disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica attinge la luce per entrare
nel Regno di Dio e, seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del valore salvifico.
Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardo a cui ciascuno di noi è
chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo».

La vita che è sacra, la famiglia che è voluta da Dio, la verità che è luce, il dolore che salva, il
traguardo finale, ossia il Regno di Dio: sono questi i valori salvifici dell'Incarnazione redentrice
che il Rosario presenta a nostro gaudio e speranza, a nostro sostegno e conforto. Per
sostenere questi valori cristiani perenni e fondamentali il papa Giovanni Paolo II andò a tenere
anche un solenne discorso all'ONU, nel Palazzo delle Nazioni Unite, e tenne il discorso
stringendo appunto fra le mani la corona del Santo Rosario.

Di fronte ai pericoli e alle minacce di rovine spirituali e temporali che incombono su tutto il
pianeta terra, fra i venti di guerra e di massacri che angosciano l'umanità, i misteri gaudio si
del Rosario ispirano, al contrario, serenità e letizia, gaudio e pace. Dovremmo tutti seguire e
imitare san Luigi Orione, che al tempo delle devastanti invasioni da parte delle armate naziste,
raccomandò vivamente ai suoi figli e alle sue comunità: «Opponiamo ai cannoni i Rosari e
mettiamo le mani giunte al posto eli quelle che impugnano le armi».

I misteri gaudiosi del Rosario siano la nostra speranza e fiducia nel cammino verso il Regno dei
cieli.

6 ottobre

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Il Santo Rosario: fonte di luce


Il papa Giovanni Paolo II, nell'ottobre del 2002, ha donato alla Chiesa i cinque "misteri della
luce" nel Rosario. È stato un dono preziosissimo perché ha completato e perfezionato il ciclo
della vita terrena di Gesù, inserendo nel Rosario gli eventi principali e più significativi accaduti
nel periodo che va dal ritrovamento di Gesù ragazzo nel tempio, fino all'agonia nell'orto del
Getsemani, abbracciando, quindi, tutto il tempo della vita pubblica di Gesù nello svolgimento
della sua missione evangelizzatrice.

Tra il Vangelo dell'infanzia e il Vangelo della Passione e Morte di Gesù si trova, infatti, il
Vangelo della predicazione di Gesù che rivela al mondo il disegno salvifico di Dio. Questa
rivelazione è tutta luce che illumina l'umanità e la conduce sui passi di Colui che è la «luce del
mondo» (Gv.8,12), che è la «Via, verità e vita» (Gv.14,6). I misteri della luce nel Rosario
vogliono appunto presentare alla nostra meditazione e contemplazione questa "luce divina" che
si irradia da Cristo, in Cristo e per Cristo nel Vangelo della sua vita pubblica.

L'umanità ha sempre bisogno della "luce" che viene da Dio: la luce della verità, la luce della
vita, la luce dell'amore, la luce del bene: è la luce necessaria per vincere le tenebre dell'errore
e della corruzione, della morte e del male. Il regno di satana nel mondo, lo sappiamo da Gesù
stesso, è il regno di colui che vuole imporre sull'umanità «l'impero delle tenebre» (Lc 22,53), e
nessuno può essere così ingenuo da credere che i «figli delle tenebre» (cfr. Lc 16,8) non siano
sempre operosi e attivi in ogni modo e maniera, in ogni tempo e luogo. Di qui la necessità,
l'urgenza della "luce" che illumini i nostri passi.

Negli ultimi giorni della vita di san Pio da Pietrelcina, in una conversazione con un gruppetto di
figli spirituali, alla richiesta di una valutazione sulle condizioni attuali del mondo e dell'umanità,
Padre Pio rispose con due battute terribili, quasi lapidarie. La prima battuta: «Tutte tenebre!»;
la seconda battuta: «Il mondo sta in braccio a satana!». Sono due battute micidiali che
equivalgono in pieno all'espressione di Gesù sull'«impero delle tenebre» da parte del
«principe» delle tenebre (cfr. Lc 22,53). E chi ci salverà da queste tenebre? È appunto questo
l'aiuto che il papa Giovanni Paolo II vuole darci con i cinque «misteri della luce» inseriti nel
Santo Rosario. È un dono estremamente salutare. E tocca a noi fare tesoro di questo novello
Rosario, di questi «misteri della luce» per fugare le tenebre che ci circondano da ogni lato e
per poter vivere da «figli della luce» (Lc 16,8).

Luce sul nostro cammino

Il Rosario è la scuola più semplice, è la catechesi più sicura, è il metodo più efficace per la
formazione cristiana secondo la verità di Dio, la luce di Dio, la grazia di Dio e l'esempio dei
santi. Anche san Giovanni Bosco, grande educatore e formatore della gioventù cristiana, pose
a fondamento del suo metodo di formazione cristiana dei ragazzi e dei giovani la recita del
Santo Rosario. E quando il marchese Roberto D'Azeglio fece una visita al grande Oratorio dei
ragazzi, se rimase davvero ammirato di tutta l'opera di san Giovanni Bosco, non apprezzò però
una cosa di cui subito volle parlare a Don Bosco, ossia della recita giornaliera del Santo Rosario
da parte dei ragazzi; questa pratica il marchese la considerava inutile, noiosa, non adatta a
ragazzi e a giovani, e quindi da abolire. Ma Don Bosco gli rispose subito con fermezza unita a
dolcezza: «Ebbene, caro marchese, io invece ci tengo molto a tale pratica e su questo potrei
dire che è fondata la mia istituzione; e sarei disposto a lasciare piuttosto tante altre cose ben
importanti, ma non questa».

La scuola del Rosario è scuola di luce sul nostro cammino, è scuola di grazia contro gli errori e i
vizi, come diceva un'antica antifona della Liturgia delle ore nel giorno della festa del 7 ottobre,
in cui si afferma che il Santo Rosario è «singolare presidio contro le eresie e contro i vizi». E
proprio per questo il demonio si è accanito contro il Rosario cercando di strapparlo dalle mani
di molti fedeli, tentando quasi quasi di distruggerlo. Ma non ci riuscirà mai. Così, infatti, rispose
un giorno san Pio da Pietrelcina a chi si lamentava che il Rosario stesse scomparendo da molte
chiese e famiglie, a causa di certi rovinosi aggiornamenti che, nel postconcilio, non
sembravano risparmiare affatto il Santo Rosario dalla distruzione, perché ritenuto preghiera
antica, antiliturgica, privata e monotona: «Satana mira a distruggere questa preghiera -
rispose Padre Pio - ma non ci riuscirà mai: è la preghiera di Colei che trionfa su tutto e su
tutti», Tocca a tutti noi, però, riprendere in mano la santa corona, come sta raccomandando il
Papa, per vivere da «figli della luce» (Lc 16,8), indossando le «armi della luce» (Rm.13,12).

7 ottobre

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Il Santo Rosario: Il dolore che salva

I cinque misteri dolorosi del Santo Rosario sono la scuola d'amore più alta e preziosa che
insegna non ad evitare o a fuggire il dolore, ma a valorizzarlo, rendendolo mezzo di salvezza
per la vita eterna, trasfigurandolo nell'«amore più grande», come insegna Gesù che dice:
«Nessuno ha un amore Più grande di chi sacrifica la propria vita per gli altro» (Gv.16,16).

I cinque misteri dolorosi del Santo Rosario, infatti, ci mettono alla scuola di Gesù, il Redentore,
che immola se stesso per la nostra salvezza offrendosi alla crocifissione cruenta sul Calvario; ci
mettono alla scuola di Maria Santissima, la Corredentrice, che immola se stessa lasciandosi
trapassare l'anima dalla spada già predetta dal santo vecchio Simeone durante la
Presentazione di Gesù Bambino al tempio (cfr. Lc 2,34-35).

I misteri dolorosi del Santo Rosario offrono alla nostra contemplazione l'«amore più grande» di
Gesù e di Maria per noi, per salvarci e per santificarci, e vogliono spingere anche noi a
camminare su questa strada dell'«amore più grande» per conformarci al Redentore
sull'esempio della divina Madre Corredentrice. La Via della Croce è sempre la via della
salvezza. Discostarsi da questa via significa vanificare la salvezza. Per questo la preghiera e il
sacrificio, l'apostolato e il sacrificio sono il vero amore che salva.

Quando pensiamo a san Pio da Pietrelcina che recitava fasci di Rosari ogni giorno sgranando la
santa corona con le sue mani piagate e sanguinanti, vediamo bene che cosa significa la
preghiera-sacrificio che salva e santifica. Era insegnamento esplicito di Padre Pio, del resto,
che le anime si salvano non per regalo, ma acquistandole una per una, sempre con la stessa
moneta di Gesù: la moneta del sangue! E i frutti di tutti quei Rosari di sangue di Padre Pio, di
tutta quell'immensa preghiera-sacrificio di ogni giorno e notte, sono stati, di fatto, le grandi
folle di anime attirate a Dio, le folle dei convertiti, le folle dei figli spirituali che hanno formato
la sua «clientela mondiale», come ebbe a dire il papa Paolo VI, che hanno costituito la sua
famiglia di figli spirituali sparsi in tutto il mondo, e che continuano ancora oggi a salire il monte
del Gargano per avvicinarsi a Dio grazie a Padre Pio. Potenza del Rosario-sacrificio!

Il Rosario è il segreto!

Possiamo pensare anche all'altro grandissimo apostolo, contemporaneo di Padre Pio, san
Massimiliano Maria Kolbe, il "Folle dell'Immacolata", martire nel campo della morte di
Auschwitz. Ammalato gravemente di tubercolosi fin dalla giovinezza, san Massimiliano visse
lavorando ugualmente senza soste, tra un'emottisi e l'altra, impegnandosi appassionatamente
alla salvezza delle anime «attraverso l'Immacolata», ossia portando le anime sulla Scala bianca
dell'Immacolata che fa salire più agevolmente al Paradiso.

Un giorno, in Giappone, un medico-radiologo dell'Università di Tokio, divenuto cattolico,


incontrandosi con san Massimiliano Maria Kolbe, volle fargli una visita medica perché,
stringendogli la mano, si era accorto che il Santo aveva la febbre alta; il medico si spaventò
costatando che san Massimiliano viveva con un solo polmone neppure molto efficiente, e disse
al Santo che avrebbe dovuto subito fermarsi e smettere ogni attività, pena una morte rapida. Il
Santo, però, disse al medico che già da dieci anni i medici gli avevano fatto quella diagnosi
terribile, ma che ugualmente aveva potuto lavorare instancabilmente, pur con la febbre
costante e le periodiche emottisi. Sbalordito, il medico non poteva assolutamente spiegarsi
come fosse stato possibile lavorare per dieci anni, fondando due "Città dell'Immacolata" in
Polonia e in Giappone, con la tubercolosi addosso e con i polmoni lacerati: quale era il segreto
di tanta forza e fecondità? San Massimiliano, allora, prese la corona del Rosario e mostrandola
al dottore disse, sorridendo: «Dottore, questo è il mio segreto!».

Perché non fare anche noi del Rosario il nostro segreto? Possibile che debba costarci tanto la
recita di una coroncina ogni giorno? E se la preghiera del Rosario ci costa, perché non capire
che vale ancora di più recitarlo, proprio perché ci costa sacrificio? Pregare soltanto quando si
ha voglia e quando non ci costa nulla, significa non pregare quasi mai o pregare con quasi
nessun merito. Santa Margherita Maria Alacoque, l'apostola del Sacro Cuore di Gesù, amava
intensamente il Rosario e si impegnava a recitarlo ogni giorno, sempre in ginocchio. Racconta
ella stessa che una volta, sedutasi per recitare il Rosario, le apparve la Madonna che le disse:
«Figlia mia, con tale negligenza mi servi?». La Santa non dimenticò mai queste parole, e
comprese bene la preziosità della preghiera-sacrificio!

Gli esempi di san Pio da Pietrelcina, di san Massimiliano Kolbe e di santa Margherita Alacoque
ci sostengano nell'impegno generoso della recita giornaliera del Rosario, costi quel che costi.

Ottavo giorno

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Il Santo Rosario: fonte di gloria

I misteri gloriosi del Santo Rosario, nella pietà mariana dei fedeli, sono la finestra aperta sull'
eternità di gioia e di gloria del Paradiso, dove il Signore Risorto e la divina Madre ci attendono
per farci vivere nella beatitudine del Regno dei cieli, dove Dio-Amore sarà «tutto in tutti»,
come insegna l'Apostolo Paolo (1Cor 15,28).

Il Rosario dei misteri gloriosi ci chiama a contemplare e anche a condividere già, nella
speranza teologale, la gioia ineffabile che Maria Santissima sperimentò sia quando vide il Divin
Figlio Risorto, sia quando Ella fu assunta in anima e corpo al Cielo e incoronata nella gloria del
Paradiso quale Regina degli angeli e dei santi. I misteri gloriosi sono la prefigurazione sublime
della gioia e della gloria del Regno di Dio che toccheranno a tutti i redenti morti con la grazia di
Dio nell'anima.

Se è vero, come è verissimo, che Maria Santissima è la nostra celeste Mamma, è anche
verissimo, dunque, che Ella vuole condurre tutti noi, suoi figli, in quella stessa «Casa del
Padre» (Gv.14,2) che è la sua dimora eterna, e per questo, come insegna il santo Curato
d'Ars, si può anche dire che la celeste Mamma stia sempre alla porta del Paradiso in attesa
dell'arrivo di ogni suo figlio, fino all'ultimo dei salvati, alla Casa del cielo.

I misteri gloriosi del Santo Rosario, in effetti, se meditati come si deve, ci fanno innalzare la
mente e il cuore in alto, verso i beni eterni, verso le cose di lassù, secondo i richiami salutari di
san Paolo che scrive: «Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo
assiso alla destra di Dio, gustate le cose di lassù, non quelle della terra» (Col 3,2); e ancora:
«Noi non abbiamo quaggiù una città permanente, ma cerchiamo quella futura» (Eb.13,14).
Ricordiamo l'esempio di san Filippo Neri, il quale, di fronte a chi gli proponeva di accettare il
cappello cardinalizio, esclamava: «Che roba è mai questa?... Voglio il Paradiso, il Paradiso! …».

La Mediatrice della salvezza

Cuore dei misteri gloriosi è il mistero della discesa dello Spirito Santo nel giorno della
Pentecoste, quando gli apostoli e i discepoli di Gesù si trovavano nel Cenacolo, tutti riuniti in
preghiera attorno a Maria Santissima, «la Madre di Gesù» (At 1,14). Qui, nel Cenacolo,
abbiamo l'inizio della Chiesa, e l'inizio avviene in preghiera attorno a Maria, con l'effusione
dello Spirito Santo Amore, che è Colui che ci fa pregare, che prega nell'intimo del cuore
gridando «Abbà! Padre» (Gal.4,6), perché tutti i redenti tornino al Padre.

La preghiera, Maria, lo Spirito Santo: sono essi che segnano l'inizio della Chiesa-salvezza per
l'umanità da portare in Paradiso; ma non segnano solo l'inizio, bensì anche lo sviluppo e la
crescita della Chiesa, perché la generazione del Corpo Mistico di Cristo avviene anch'essa, e
sempre, come quella del Capo che è Cristo: ossia, avviene da Maria Vergine per opera dello
Spirito Santo («de Spiritu Sancto ex Maria Virgine»).

I misteri gloriosi del Rosario fanno ben comprendere come l'Incarnazione, la Redenzione e la
Chiesa sono finalizzate al Paradiso, polarizzate a quel Regno dei cieli, dove Maria è già
presente quale splendente Madre e Regina universale che attende tutti i figli e opera
attivamente «fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti», come insegna il Vaticano II
(Lumen gentium 62).

Per questo i misteri gloriosi del Rosario fanno pensare soprattutto ai fratelli che si trovano
ancora senza fede, senza grazia, senza Cristo e la Chiesa, vivendo «nell'ombra della morte»
(Lc 1,79). Si tratta della maggior parte dell'umanità! Chi la salverà? San Massimiliano Maria
Kolbe, alla scuola di san Bernardo, di san Luigi Grignion da Montfort e di sant'Alfonso de'
Liguori, insegna che è proprio Maria Santissima la Mediatrice universale della grazia che salva;
e il Vaticano II conferma dicendo che Maria Santissima «assunta in cielo non ha deposto
questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le
grazie della salute eterna», e «con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio
suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella
patria beata» (LG 62).

Con il Rosario noi tutti possiamo cooperare alla missione salvifica universale della Madonna, e
pensando alle folle di popoli da salvare dovremmo ardere di zelo per la loro salvezza
ricordando san Massimiliano Maria Kolbe il quale ha scritto che noi «non abbiamo il diritto di
riposare finché un'anima sola rimane sotto la schiavitù di satana», ricordando anche la beata
Teresa di Calcutta, immagine mirabile della Madre di misericordia, quando raccoglieva i
moribondi dalle strade per dare a loro la possibilità di morire con dignità e con il sorriso della
carità rivolto a loro.

9 ottobre

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Il Santo Rosario: amore eucaristico e mariano

Il Santo Rosario e il tabernacolo eucaristico, la corona del Rosario e l'altare eucaristico si


richiamano e fanno unità nella Liturgia e nella pietà dei fedeli, secondo l'insegnamento della
Chiesa di ieri e di oggi.
Si sa, infatti, che il Rosario recitato dinanzi al Santissimo Sacramento fa guadagnare
l'indulgenza plenaria, secondo le norme della Chiesa. Questo è un dono di grazia speciale che
dovremmo far nostro più che sia possibile. Il piccolo beato Francesco di Fatima negli ultimi
tempi della sua grave malattia amava particolarmente recitare molti Rosari presso l'altare del
Santissimo Sacramento. Per questo ogni mattina si faceva trasportare a braccio nella Chiesa
parrocchiale di Aljustrel, presso l'altare, e là restava anche quattro ore di fila a recitare la santa
corona guardando continuamente Gesù Eucaristico, che lui chiamava Gesù nascosto. E non
ricordiamo noi san Pio da Pietrelcina che di giorno e di notte pregava per ore intere con la
corona del Santo Rosario in mano presso l'altare del Santissimo Sacramento, in
contemplazione della soave Madonna delle Grazie, nel santuario di San Giovanni Rotondo?
Folle e folle di pellegrini hanno potuto vedere Padre Pio così, raccolto nella preghiera del
Rosario, mentre Gesù Eucaristico dal tabernacolo e la Madonna dall'immagine lo investivano di
grazia su grazia da distribuire ai fratelli di esilio. E quale non doveva essere la felicità di Gesù
nel sentir pregare la sua dolcissima Mamma?

E che cosa dire della Messa di san Pio da Pietrelcina? Quando la celebrava alle quattro del
mattino, si alzava all'una per prepararsi alla Celebrazione eucaristica con la recita di venti
corone del Rosario! La Santa Messa e il Santo Rosario, la corona del Rosario e l'altare
eucaristico: quale unità inscindibile avevano fra loro per san Pio da Pietrelcina! E non avveniva
forse che la Madonna stessa lo accompagnava all'altare ed era presente al Santo Sacrificio? È
stato Padre Pio stesso a farcelo sapere dicendo: «Ma non vedete la Madonna accanto al
tabernacolo?».

Lo stesso faceva un altro Servo di Dio, il padre Anselmo Trèves, sacerdote ammirabile, il quale
pure celebrava il Sacrificio eucaristico alle quattro del mattino preparandosi alla Santa Messa
con la recita di più Rosari.

Il Rosario, infatti, alla scuola del Sommo Pontefice Paolo VI, non soltanto si armonizza con la
Liturgia, ma ci porta proprio alla soglia della Liturgia, ossia della preghiera più sacra e più alta
della Chiesa, che è la Celebrazione eucaristica. Nessun'altra preghiera, infatti, si presenta più
adatta del Santo Rosario alla preparazione e al ringraziamento della Santa Messa e della
Comunione eucaristica.

Preparazione e ringraziamento con il Rosario

Quale preparazione migliore, difatti, si può avere, per la Celebrazione o la partecipazione alla
Santa Messa, della contemplazione dei misteri dolorosi del Santo Rosario? La meditazione e la
contemplazione amorosa della Passione e Morte di Gesù, recitando i cinque misteri dolorosi del
Santo Rosario, sono la preparazione più affine ad una Celebrazione del Santo Sacrificio che sia
partecipazione viva al Sacrificio del Calvario che il Sacerdote rinnova sull'altare, avendo Gesù
nelle sue mani. Poter celebrare e partecipare al Santo Sacrifico dell'altare con Maria e come
Maria Santissima: non è forse questo l'ideale superlativo per tutti i sacerdoti e i fedeli?

E quale mezzo migliore si può avere, per il ringraziamento alla Santa Messa e alla Comunione,
della contemplazione dei misteri gaudiosi del Santo Rosario? È così facile rendersi conto che la
presenza di Gesù nel Grembo vergine dell'Immacolata, e l'adorazione amorosa dell'Immacolata
verso Gesù nel suo Grembo (nei misteri dell'Annunciazione e della Visitazione), come nella
culla di Betlemme (nel mistero del Natale), diventano il modello sublime e irraggiungibile della
nostra adorazione amorosa allo stesso Gesù presente vivo e vero, per più minuti, nella nostra
anima e nel nostro corpo, dopo la Santa Comunione. Ringraziare, adorare, contemplare Gesù
con l'Immacolata: ci può essere di più?

Impariamo dai santi anche noi. San Giuseppe da Copertino e sant'Alfonso Maria de' Liguori,
san Piergiuliano Eymard e san Pio da Pietrelcina, i piccoli beati Francesco e Giacinta di Fatima
legavano strettamente e appassionatamente l'Eucaristia al Santo Rosario, la Santa Messa al
Santo Rosario, il tabernacolo al Santo Rosario. Pregare con il Rosario per prepararsi alla
Celebrazione dell'Eucaristia, e con il Rosario fare anche il ringraziamento alla Santa Comunione
è stato il loro magistero fecondo di grazie e di virtù eroiche. Che diventi anche nostro il loro
fervido amore eucaristico e mariano.

10 ottobre

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Il Santo Rosario: preziosità della corona

Per capire la preziosità della corona del Rosario basterebbe conoscere la vicenda dolorosissima
del santo martire padre Tito Brandsma, un frate carmelitano olandese, arrestato dai nazisti e
portato nel campo di concentramento di Dachau, dove soffrì maltrattamenti e agonie fino alla
morte di martire (nel 1942), proclamato poi "Beato" dalla Chiesa come martire della fede.

Nel campo di concentramento gli tolsero ogni cosa: il messale, il breviario, la corona. Rimasto
senza nulla, il beato Tito poteva soltanto pregare, e si attaccò perciò alla preghiera ininterrotta
del Santo Rosario, servendosi delle dita per contare le Ave Maria.

Finalmente un giovane compagno di prigionia gli fece una corona con dei pezzetti di legno
legati da sottili fili di rame, incidendogli una piccola croce su un bottone della casacca, così da
non far notare nulla; ma su quella crocetta il beato Tito appoggiava la mano mentre pregava,
provando l'impressione di appoggiarsi alla croce di Gesù lungo il cammino spossante che
doveva fare ogni giorno per recarsi ai lavori forzati.

Chi può dire con quanto amore il beato Tito usava quella corona del Rosario così rustica e così
significativa con quei pezzetti di legno e i fili di rame? Essa simboleggiava davvero la realtà
dolorosa del campo di concentramento, ma appunto per questo essa era per lui il gioiello più
prezioso che avesse, adoperandolo con la passione del martire, usandolo più che poteva nella
recita dei Rosari senza numero.

La sorella del beato Tito, Gastche, ha potuto avere quella corona del martire e la conserva
come una preziosa reliquia nella sua fattoria presso Bolward. In quella corona del Rosario si
possono leggere tutte le pene e le sofferenze sanguinose, tutte le preghiere e gli affetti, tutti
gli atti di forza e di abbandono del santo martire, che si è offerto e immolato fra le mani della
Madonna, suo unico conforto e sostegno di grazia.

La Corona: così umile, ma tanto grande!

La preziosità della Corona è tanto grande quanto grande è la preghiera che passa su quei grani
di cocco o di legno, di plastica o di altro materiale. È su quei grani che passano le intenzioni
della preghiera più ardente e più appassionata, più sofferta e più dolorosa, più gaudiosa e più
ricca di speranze nella misericordia divina e nelle gioie del Paradiso. È su quei grani che
passano le meditazioni dei misteri divini più ineffabili: l'Incarnazione del Verbo (nei misteri
gaudiosi), la Rivelazione di Gesù Maestro e Salvatore (nei misteri luminosi), la Redenzione
universale (nei misteri dolorosi), la Glorificazione nel Regno dei cieli (nei misteri gloriosi).

La corona del Santo Rosario è un oggetto così umile e povero, ma tanto grande! La Corona
benedetta è una sorgente invisibile, ma inesauribile, di grazie e di benedizioni, pur valendo di
solito ben poco, senza nessun segno esterno che la gratifichi come strumento così efficace di
grazia. È nello stile di Dio, del resto, servirsi delle cose piccole e inconsistenti per operare
grandi cose perché non ci si possa mai vantare delle proprie forze, come scrive luminosamente
san Paolo: «Il Signore ha scelto le cose che non hanno consistenza per confondere quelle che
credono di averla, (1Cor 1,27).

È bellissima, a questo riguardo, l'esperienza, ingenua, ma significativa, della piccola santa


Teresa di Gesù Bambino: una volta ella era andata a confessarsi, da bambina, e aveva
presentato al confessore la sua coroncina del Rosario per farla benedire. Ella stessa racconta
che subito dopo voleva esaminare ben bene che cosa fosse successo alla Coroncina dopo la
benedizione del sacerdote, e riferisce che, essendo sera, «giunta sotto un lampione mi fermai
e, traendo di tasca la corona allora allora benedetta, la girai e rigirai per tutti i versi»: voleva
ella rendersi conto di «com'è fatta una corona benedetta», pensando che dopo la benedizione
del sacerdote fosse possibile riuscire a capirne la ragione della fecondità di grazie che la
Coroncina produce con la preghiera del Rosario.

È importante che ci rendiamo conto della preziosità di questa Corona, tenendola con cura quale
compagna di viaggio su questa terra di esilio, fino al passaggio nell'aldilà. Che essa ci
accompagni sempre come una sorgente segreta di grazie per la vita e per la morte. Non
permettiamo che alcuno ce la porti via. San Giovanni Battista de la Salle, innamorato del Santo
Rosario, pur essendo rigidissimo in fatto di povertà, per le sue comunità di consacrati voleva
che ciascun religioso avesse una grossa corona del Rosario e un Crocifisso in cella, come unica
sua «ricchezza» in vita e in morte. Impariamo anche noi.

11 ottobre

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Il Santo Rosario: il fascino dell'Ave Maria

Il Santo Rosario è ripieno del fascino dell'Ave Maria. La corona delle Ave Maria porta in sé
l'incanto di una preghiera che risuona dalla bocca dei bambini, quando la mamma insegna loro
l'Ave Maria, che risuona nel canto dell'Ave Maria, così frequente nella pietà cristiana; che
risuona nei rintocchi suggestivi delle campane all'ora dell'Angelus tre volte al giorno. Il Rosario
è lo scrigno prezioso delle Ave Maria che fanno elevare la mente e il cuore immergendoli nei
misteri più ineffabili della nostra fede: l'Incarnazione di Dio nei misteri gaudiosi, la Rivelazione
di Cristo nei misteri luminosi, la Redenzione universale nei misteri dolorosi, la Vita eterna del
Paradiso nei misteri gloriosi.

Che cosa non ha prodotto il fascino dell'Ave Maria nei cuori più delicati e sensibili? Un esempio
fra i tanti è quello del grande poeta e scrittore danese, Giovanni Jorgensen. Egli apparteneva
ad una famiglia rigidamente luterana e ogni sera la mamma leggeva alla famiglia una pagina
della Bibbia, commentandola secondo la scuola e la dottrina dei protestanti. Prima di
addormentarsi bisognava recitare il Padre nostro. L'Ave Maria, invece, era considerata una
vera eresia.

Il ragazzo Giovanni Jorgensen era molto legato a questa pratica della famiglia, e non pensava
certo di scostarsi mai da essa. Ma una sera, invece, gli capitò che, trovandosi all'aperto, sotto
il cielo stellato, si mise a recitare, in ginocchio, l'Ave Maria che aveva letto e imparato da un
libro dei cattolici. Ne fu sorpreso egli stesso, e non rivelò certo alla mamma quel che gli era
accaduto quasi inavvertitamente. E tuttavia, ormai non sapeva sottrarsi al fascino della
preghiera dell'Ave Maria, per cui molte volte la sera, dopo la recita del Padre nostro, si
inginocchiava sul lettino e recitava anche, con tutto l'affetto: «Ave Maria, piena di grazia ...
Santa Maria Madre di Dio, prega per noi ...».

Crescendo negli anni e negli studi, intanto, Giovanni si lasciò purtroppo conquistare dalle varie
dottrine mortifere del liberalismo, del socialismo, dell'evoluzionismo, per finire poi nell'ateismo
più gelido. Aveva perduto oramai la fede semplice della fanciullezza, e sembrava tutto finito
irrimediabilmente. E invece no, non era finito tutto, perché rimaneva ancora un filo, solo un
filo, il filo misterioso di quell'Ave Maria recitata molte volte inginocchiato sul suo lettuccio ...
Alcune amicizie con studiosi cattolici, infatti, lo condussero pian piano alla fede cattolica, ed
egli si convertì quindi nel 1896, ben consapevole della parte avuta dalla Madonna con quella
preghiera dell'Ave Maria, e alla Madonna volle dedicare una delle sue opere più prestigiose:
Nostra Signora di Danimarca.

«Piena di grazia»: per noi

Si vede bene che il fascino dell'Ave Maria non è un fascino estetico, ma è un fascino di grazia,
che scaturisce sorgivo da Colei che è la «piena di grazia»; è un fascino dell'aldilà, per i misteri
ineffabili che contiene e che esprime nella sua semplicità sublime; è un fascino tutto materno,
legato alla persona dolce e soave di Maria Santissima, la Madre di Dio e Madre nostra; è un
fascino di misericordia, per l'aiuto che dona al presente e per la salvezza che assicura anche
«nell'ora della nostra morte».

Il Rosario è un fascio di Ave Maria, è una collana di Ave Maria, è un'aiuola di Ave Maria,
profumate come rose di maggio portate sulla terra dall'angelo Gabriele che scese a Nazaret, si
presentò in casa di Maria Vergine e la salutò con gioia e riverenza dicendo le parole: «Ave, o
piena di grazia, il Signore è con te», annunciandole, quindi, il mistero dell'Incarnazione
redentiva del Verbo di Dio nel suo grembo verginale, per operare la salvezza del genere umano
liberandolo dalla schiavitù della colpa dei progenitori.

«Ave, o Maria, piena di grazia»: ci può essere invocazione più dolce di questa? più rassicurante
e più ricca di ogni bene? più amabile e preziosa? più alta e sublime? La «pienezza di grazia»
dell'Immacolata Madre di Dio è diventata la nostra grazia, la nostra vita divina, la nostra
benedizione, la nostra salvezza nel tempo e nell'eternità. Ella, infatti, è stata «ripiena di
grazia» per noi, insegna san Bernardo, e ogni volta che noi ricorriamo a Lei e la invochiamo,
assicura ancora san Bernardo, la Madonna non può non aiutarci a sperare con ogni fiducia,
perché «Ella è la ragione della nostra speranza».

Fin dal mattino si aprano le nostre labbra con la preghiera dell'Ave Maria. Al mattino, l'Ave
Maria ci anima ad affrontare le fatiche della giornata sotto lo sguardo materno di Maria,
ripetendo anche noi, con san Luigi Orione, di fronte ad ogni difficoltà: «Ave Maria, e avanti!».

12 ottobre

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Il Santo Rosario: la musica delle Ave Maria

Nella vita del celebre direttore d'orchestra, Dirnitri Mitropoulos, famoso in tutto il mondo, si
legge questo episodio edificante che rivela la sua speciale devozione al Santo Rosario, a cui
aveva legato in modo particolare tutta la sua grande arte di direttore d'orchestra.

In una delle grandi serate di concerti, Dimitri Mitropoulos doveva dirigere l'orchestra della
N.B.C. nell'esecuzione della settima Sinfonia di Ludwig Van Beethoven. La fastosa sala della
Carnegie Hall era piena e strapiena. Erano presenti musicisti e artisti, attori e studiosi dell'arte.
Dimitri Mitropoulos era salito sul podio e stava battendo i primi colpi per l'avvio della Sinfonia,
quando a un tratto rimase con la bacchetta levata in aria, fermo così per qualche secondo,
mentre nella sala tutta la folla, all'oscuro, stava col fiato sospeso in attesa dell'inizio della
Sinfonia. Ma di colpo, invece, Dimitri Mitropoulos, abbassò la bacchetta, la posò e, tra la
meraviglia di tutti, scese dal podio e, senza dire nulla, si allontanò rapido dietro le quinte. La
sorpresa lasciò tutti interdetti, non sapendo come spiegare una cosa del genere, mai successa
in altri casi. Nel grande salone ritornò la luce, e tutti si chiedevano cosa mai fosse successo. Si
conosceva bene chi era Dirnitri Mitropoulos: un uomo distinto e posato, un artista celebre, uno
dei massimi direttori d'orchestra di tutti i tempi, una persona mite e riservata, che abitava in
una semplice cameretta al 63° piano di un grattacielo di New York, menando una vita ascetica
di cristiano impegnato nella carità, perché devolveva ai poveri tutti gli incassi del suo lavoro di
direttore. Come mai ora questo colpo di scena così a sorpresa? Che avesse avuto un malore
improvviso?... Nessuno sapeva rispondere.

Qualche minuto di tempo in attesa, e subito il grande direttore ricomparve, calmo e sereno,
con un lieve sorriso di scusa sulle labbra. Non disse nulla, salì subito sul podio, impugnò la
bacchetta e diresse la settima Sinfonia di Beethoven con una passione che sapeva esprimere
quasi magicamente l'arcana sublimità della musica di Beethoven. E forse mai, tra i concerti
tenuti nel fastoso salone della Carnegie Hall, si registrò alla fine un'ovazione così a lungo
scrosciante, formidabile.

Subito dopo, i giornalisti e gli amici furono pronti ad avvicinare il celebre maestro per
chiedergli il motivo di quello strano assentarsi all'inizio del concerto. E il maestro rispose con la
sua affabilità senza riserve: «Avevo dimenticato la corona del Rosario in camera, e mai ho
diretto un concerto senza il mio Rosario in tasca, perché senza il Rosario mi sento troppo
lontano da Dio!».

Splendida testimonianza! Fede e arte qui si incontrano e si fondono. La fede anima l'arte, l'arte
esprime la fede. Il valore trascendente della Fede si trasfonde nell'arte trasfigurandola,
rendendola risonanza viva della musica celeste, della musica divina, della musica dei cieli che
«cantano la gloria di Dio» (Sal.18,2).

Risuoni nelle nostre anime!

Questa musicalità celeste è contenuta in modo particolare nella preghiera del Rosario, nelle
Ave Maria della corona benedetta, nelle parole sante dell'Ave Maria che annunciano la discesa
di Dio stesso sulla terra, per farsi uomo fra gli uomini e vittima per gli uomini da salvare. La
musica della gioia nei misteri gaudiosi, la musica della verità nei misteri della luce, la musica
del dolore nei misteri dolorosi, la musica della gloria nei misteri gloriosi: il Santo Rosario
esprime, nei misteri e nelle Ave Maria, tutta la musicalità del piano d'amore di Dio che ha
creato e ha redento l'uomo, salvandolo dalla terribile disarmonia del peccato che è soltanto
«pianto e stridore di denti» (Lc 13,28). Basta riflettere poco, infatti, per scoprire e avvertire
nel Rosario la musica divina delle Ave Maria, la musica divina dei misteri di grazia e di salvezza
che Dio dona all'umanità da salvare e redimere, da giustificare e condurre in Paradiso, vivendo
il Vangelo, camminando sui passi del Verbo Incarnato e della Madre Santissima, ossia del
Redentore e della Corredentrice del genere umano, che contempliamo nei quadri evangelici del
Santo Rosario, al ritmo soave e costante delle Ave Maria.

Che possa risuonare anche nelle nostre anime questa musica delle Ave Maria in ogni Rosario
che recitiamo! Che possa accompagnarci dappertutto il Santo Rosario, specialmente nelle cose
più importanti da fare e nei momenti più impegnativi della vita, segno di armonia divina che
faccia risuonare di grazia ogni nostra parola, ogni nostra azione, ogni nostra scelta, ogni nostro
comportamento.

13 ottobre
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Il Santo Rosario: la preghiera di tutti

La preziosità più alta del Santo Rosario consiste nella semplicità della sua forma, unita alla
sublimità del contenuto spirituale. Una semplice coroncina fatta di ferro o di spago, di plastica
o di filo, con i grani di cocco o di legno, di plastica o di vetro, di semi di piante o di altro
materiale: questa è la corona del Santo Rosario che fa pregare tutti, bambini e anziani, dotti e
indotti, sani e ammalati, con la contemplazione degli eventi e dei misteri più sublimi della
nostra fede, dall'Incarnazione del Verbo alla Rivelazione di Cristo, con la Maternità divina e
verginale di Maria «piena di grazia», che è la Vergine Madre Immacolata; dalla Redenzione
universale, con la Corredenzione mariana, alla Risurrezione di Gesù, alla Pentecoste e alla
Glorificazione nei Cieli, con la gloria di Maria Assunta in Cielo in corpo e anima, e incoronata
Regina dell'universo accanto al Figlio divino. Chi ha potuto donarci un gioiello di preghiera così
semplice e sublime? La risposta ci viene dal papa Leone XIII che a buon diritto è stato definito
il Pontefice del Rosario. Egli afferma che solo la Madonna è stata l'Inventrice del Santo Rosario,
nessun altro avrebbe potuto creare una preghiera e una devozione così preziosa e così alla
portata di tutti. Anche san Pio da Pietrelcina affermava che il Rosario «è la preghiera di Colei
che trionfa su tutto e su tutti. È Lei che ce l'ha insegnata, come Gesù ci ha insegnato il Pater
noster».

La storia, poi, ci dice che dal papa san Pio V in poi sono stati parecchi i Sommi Pontefici che
hanno benedetto, lodato e raccomandato il Santo Rosario. San Pio X, ad esempio, dice che il
Rosario è «l'orazione per eccellenza», e afferma che «dopo la Santa Messa non c'è preghiera
più efficace del Santo Rosario». Il papa Pio XII lo definisce «sintesi di sacrificio vespertino,
corona di rose, inno di lode, preghiera della famiglia ...». Il papa Paolo VI lo considera
«preghiera perfetta». Il papa Giovanni Paolo II lo presenta come «la mia preghiera preferita».
E chi può dimenticare le immagini così ieratiche e paterne del Papa che recita il Santo Rosario
per radio e per televisione, come hanno fatto soprattutto il papa Pio XII e il papa Giovanni
Paolo II?

La preghiera di ogni cristiano

Il Rosario è stato la devozione dei Dottori della Chiesa come san Pietro Canisio, san Lorenzo da
Brindisi, san Roberto Bellarmino, santa Teresa di Gesù e san Francesco di Sales. Specialmente
nei lunghi anni della sua vecchiaia, sant'Alfonso de' Liguori stava sempre «col Rosario fra le
mani dalla mattina alla sera». E apostoli del Rosario furono molti grandi santi della storia della
Chiesa. San Carlo Borromeo, dopo il Concilio di Trento, fece rifiorire la diocesi di Milano
introducendo la recita pubblica e giornaliera del Rosario. San Filippo Neri, a Roma, praticava e
predicava il Rosario con ardore inesauribile, e a cm gli chiedeva una pratica religiosa, egli
rispondeva subito: «Recitate devotamente il Rosario e recitatelo spesso». San Luigi Grignion
da Montfort, in Francia, operò moltissime conversioni con il Rosario, scrivendo anche un
prezioso libretto: «Il segreto ammirabile del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi». San
Camillo de Lellis raccomandava il Rosario negli ospedali per far risuonare di Ave Maria tutte le
corsie e le camere degli infermi. Il santo Curato d'Ars si serviva del Santo Rosario per
convertire il paese e la Parrocchia, attirando i peccatori alla confessione sacramentale.
Sant'Antonio M. Claret fu definito il San Domenico del secolo XIX per la missione svolta a
incremento del Rosario per la nostra salvezza. San Giovanni Bosco, il grande educatore dei
giovani, proponeva il Rosario come punto fondamentale del suo metodo educativo. San Pio da
Pietrelcina fece del Rosario la scala delle grazie che scendevano a fiumane sulla famiglia
mondiale dei suoi figli spirituali.
Troviamo il Rosario fra le mani delle sante mamme e dei santi papà di famiglia come la beata
Anna Maria Taigi, santa Gianna Molla, i beati coniugi Luigi e Maria Beltrame-Quattrocchi, i
Genitori di santa Teresina, il beato Giuseppe Tovini, papà di dieci figli; lo troviamo fra le mani
di medici come san Giuseppe Moscati, di studiosi come il beato Contardo Ferrini, di umili frati
come san Felice da Cantalice e san Corrado da Parzham, di sante vergini come santa
Margherita M. Alacoque, santa Caterina Labouré, santa Teresina di Gesù Bambino, santa
Gemma Galgani, santa Bertilla Boscardin, di ragazzi e bambini come san Domenico Savio, il
beato Francesco e la beata Giacinta di Fatima...

Questi sono soltanto alcuni dei molti santi e sante che hanno amato il Rosario trasformato in
un roseto di grazie e di virtù in ogni tempo. Che il Rosario diventi anche per noi la preghiera
preferita come fu per loro, sorgente di grazie e di benedizioni.

14 ottobre

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Il Santo Rosario: l'Amore che non si stanca mai ...

A tutti coloro che si lamentano del Rosario dicendo che è una preghiera monotona, che fa
ripetere sempre le stesse parole, che alla fine diventa automatica o si trasforma in una
cantilena noiosa e stancante, è bene ricordare un significativo episodio che capitò al celebre
Vescovo della televisione americana, monsignor Fulton Sheen. Lo racconta lui stesso così:

«... Una donna venne da me dopo l'istruzione. Mi disse:

"Io non diventerò mai cattolica. Voi dite e ripetete sempre le stesse parole nel Rosario, e colui
che ripete le stesse parole non è sincero. Io non crederei mai a una simile persona. Nemmeno
Iddio le crederà".

Le chiesi chi fosse l'uomo che la accompagnava. Mi rispose che era il suo fidanzato. Le chiesi:

"Vi vuole bene?".

"Certamente mi vuole bene".

"Ma come lo sapete?".

"Me lo ha detto".

"Che cosa vi ha detto?".

"Ha detto: ti amo".

"Quando ve lo ha detto?".

"Circa un'ora fa".

''Ve lo aveva detto prima?".

"Sì, l'altra sera".

"Che cosa disse?".

"Ti amo".

"Ma non lo disse mai prima?".

"Me lo dice tutte le sere".


Risposi: ''Non credetegli. Egli si ripete, non è sincero!"».

«Non vi è ripetizione - commenta lo stesso monsignor Fulton Sheen – nell’"Io ti amo" perché vi
è un nuovo momento nel tempo, un altro punto nello spazio. Le parole non hanno lo stesso
significato di prima».

Così è il Santo Rosario. È una ripetizione di atti di amore alla Madonna. La parola Rosario
deriva dalla parola di un fiore, la rosa, che è il fiore per antonomasia dell'amore; e il termine
Rosario vuole appunto significare un fascio di rose da offrire una per una alla Madonna,
rinnovandole l'atto di amore filiale dieci, trenta, cinquanta volte ...

L'amore vero è instancabile

L'amore vero, infatti, l'amore sincero, l'amore profondo non solo non si rifiuta né si stanca di
esprimersi, ma ha bisogno di esprimersi con la ripetizione dell'atto e delle parole di amore
anche senza soste. Non capitava forse così a Padre Pio da Pietrelcina quando recitava i suoi
trenta e quaranta Rosari di giorno e di notte? Chi avrebbe mai potuto fermare il suo cuore
dall'amare?

L'amore che sia soltanto effetto di un sentimento passeggero è l'amore che si stanca, perché
svanisce col passare del momento di entusiasmo. L'amore pronto a tutto, invece, l'amore che
nasce dall'intimo e vuole donarsi senza limiti è come il cuore che batte senza soste, e si ripete
sempre con i suoi battiti senza stancarsi Ce guai se si stanca!); o è come il respiro che, finché
non si ferma, fa sempre vivere l'uomo. Le Ave Maria del Rosario sono i battiti del nostro amore
alla Madonna, sono i respiri di amore verso la dolcissima Mamma divina.

A proposito del respiro, ricordiamo san Massimiliano Maria Kolbe, il "Folle dell'Immacolata", il
quale raccomandava a tutti di amare l'Immacolata e di amarla tanto da arrivare a «respirare
l'Immacolata». È bello pensare che quando si recita il Rosario si può fare, per 15-20 minuti, la
piccola esperienza di «respirare la Madonna» con le cinquanta Ave Maria che sono cinquanta
respiri di amore a Lei ...

E a proposito del cuore, ricordiamo anche l'esempio di san Paolo della Croce, il quale, anche da
moribondo, non cessava mai di recitare il Rosario. Qualcuno dei confratelli presenti si premurò
di dirgli: «Ma, non vede che non ne può più? ... Non si affatichi! ...». E il Santo rispose:
«Fratello, lo voglio dire finché sono vivo; e se non posso con la bocca, lo dico col cuore ...». È
proprio vero: il Rosario è preghiera del cuore, è preghiera d'amore, e l'amore non si stanca
mai!

15 ottobre

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Il Santo Rosario: sollievo alle anime purganti

Un episodio straordinario, fra i molti che capitavano con san Pio da Pietrelcina. Muore il papà di
una signora, che era fervente figlia spirituale di Padre Pio. La signora abitava nel nord Italia.
Dopo la morte del papà, la signora si mette in viaggio e arriva a San Giovanni Rotondo.
Incontra Padre Pio e lo prega, in lagrime, di dirle che cosa fare per suffragare l'anima del papà
morto piamente alcuni giorni prima. Padre Pio le risponde con serenità: «Recita duecento
Rosari perché l'anima di tuo papà lasci il Purgatorio ed entri nel Regno dei cieli». La pia
signora, confortata, si rimette in viaggio verso il nord Italia e inizia subito la recita dei
duecento Rosari.
In questo episodio leggiamo la potenza del Rosario nel sollevare e liberare le anime purganti
dalle loro terribili pene, perché entrino nella Patria dei cieli. Anche in altre occasioni san Pio da
Pietrelcina, donando la corona del Rosario a qualcuno, diceva: «Facciamo tesoro del Rosario.
Vuotiamo il Purgatorio!». Sarebbe davvero salutare tener presente questa esortazione di san
Pio da Pietrelcina, soprattutto in occasione della morte dei nostri parenti, per i quali, di solito,
siamo pronti a versare lagrime e a spendere soldi in corone di fiori, mentre potremmo donare
a loro le corone ben più preziose e sante dei Rosari recitati senza stancarci.

È antico nella Chiesa l'insegnamento sull'efficacia del Rosario nell'alleviare le anime purganti
dalle loro sofferenze e liberarle, infine, dal Purgatorio. Anche la grande santa Teresa d'Avila
ammaestrava e raccomandava alle sue monache di suffragare generosamente le anime
purganti con la recita dei Rosari, perché ogni Ave Maria è un sollievo, è un ristoro per quelle
anime penanti nel fuoco dell'espiazione e della separazione da Dio Amore.

Per questo sant'Alfonso de' Liguori, ammaestrato da santa Teresa d'Avila, raccomandava: «Se
vogliamo aiutare le anime del Purgatorio, recitiamo per loro il Rosario che arreca grande
sollievo». E sant'Annibale di Francia affermava anch'egli che «quando noi recitiamo la corona
di Maria Santissima per qualche anima, quell'anima sente quasi smorzare le ardenti fiamme
che la circondano e prova un refrigerio di Paradiso».

Un santo che fu straordinario nell'apostolato del Rosario per le anime purganti fu senza dubbio
san Pompilio Pirrotti, sacerdote piissimo e grande apostolo, vissuto nel secolo XVIII.
Certamente la pratica di pietà mariana da lui preferita fu il Rosario, ed egli stesso si
preoccupava di costruire molte corone del Rosario anche per distribuirle agli altri, incitando a
recitare il Rosario per suffragare le anime purganti. La sua specialità in questa pratica mariana
consisteva nel fatto che egli recitava il Rosario non soltanto dovunque e con chiunque, ma
anche con le stesse anime purganti. Parrebbe incredibile, eppure le testimonianze a riguardo
non ammettono dubbio o incertezza.

Nella Chiesa del Purgatorio, infatti, dove il Santo officiava, non raramente avveniva che
recitando egli il Rosario si udivano con chiarezza le voci delle anime defunte che rispondevano
la seconda parte dell'Ave Maria. Stupore e meraviglia colpivano tutti i presenti, ma anche una
grande commozione spingeva ad un impegno generoso nella recita dei Rosari per suffragare
quelle anime penanti in attesa del sollievo che arrecano a loro i nostri Rosari.

San Giovanni Massias

Un altro grande apostolo del Rosario per le anime purganti fu san Giovanni Massias, padre
domenicano, il quale recitò tanti Rosari per le anime del Purgatorio e ricevette la rivelazione
che con i Rosari. aveva liberato dal Purgatorio un milione e quattrocentomila anime. Il papa
Gregorio XVI volle che questo fatto così straordinario e così edificante venisse inserito nella
stessa Bolla di Beatificazione, a insegnamento per tutti.

Un particolare interessante leggiamo nella vita di Maria Cicerchia: questa umile Serva di Dio si
recava di frequente in visita al cimitero; lungo il tragitto recitava Rosari senza interruzione per
le anime purganti, e al cimitero amava recitare in modo speciale i misteri gloriosi del Santo
Rosario. Perché i misteri gloriosi? Perché sperava che per la mediazione materna di Maria
Santissima, Regina del Paradiso, quelle anime rinchiuse nel Purgatorio potessero lasciare al più
presto quel luogo di sofferenza ed entrare nella gloria senza fine del santo Paradiso di Dio.

Animiamoci anche noi a questa carità verso le anime purganti recitando il Rosario per alleviare
le loro sofferenze, per ottenere a loro la liberazione da quel luogo di pene, con l'entrata nel
Regno dei cieli, dove gioire eternamente beate. Suffragare le anime purganti, del resto, è una
carità che non resterà senza ricompensa sulla terra e nei cieli. Gli esempi e gli
ammaestramenti dei Santi ci illuminino e ci spronino alla generosità nella recita di molti Rosari
per le anime purganti.
16 ottobre

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Il Santo Rosario: preghiera missionaria

Il mese di ottobre è il mese del Santo Rosario ed è anche il mese missionario. L'unione delle
due cose è santa e salutare. Le Missioni hanno certamente bisogno di preghiera senza fine. E il
Rosario è la preghiera che più di ogni altra si presta ad essere prolungata e continua per la sua
semplicità e per la sua facilità: con una coroncina in mano si può pregare dappertutto, in
chiesa e in casa, per le strade e al lavoro, di giorno e di notte, da sano e da ammalato. Così
hanno fatto i santi apostoli in patria o i santi missionari nelle terre degli infedeli da
evangelizzare.

Per questo la Chiesa ha unito, nel mese di ottobre, il Rosario e le Missioni, raccomandando ai
cristiani di recitare il Rosario con l'intenzione particolare di aiutare le Missioni nel loro sviluppo,
e di sostenere i missionari nelle loro fatiche apostoliche, nel loro sforzo di evangelizzazione dei
popoli che non conoscono Cristo, ai quali donare Cristo, il Salvatore, per mezzo di Colei che lo
ha generato e donato a tutto l'universo.

Grande è infatti l'aiuto che la preghiera del Rosario dona ai missionari, i quali spesso si trovano
soli e sperduti nelle terre lontane. li santo missionario e martire dell'Oceania, Pietro Luigi Maria
Chanel, fu un esempio mirabile di missionario del Rosario nella sua Missione tra gli infedeli. Il
Rosario era il suo tesoro, il suo compagno di fatiche apostoliche, il suo conforto e la sua
compagnia nelle solitarie e stancanti marce per le stazioni missionarie. Con la corona fra le
mani egli attraversava le valli e le colline di Futuna, seminando ad ogni passo le Ave Maria.

Più ricca ancora fu l'esperienza del Rosario di san Francesco Saverio, vissuto dal 1507 al 1552.
Egli fu il più grande missionario dell'Oriente, conosciuto dagli infedeli per la corona del Rosario
che portava al collo e per il Crocifisso che teneva nella mano. La corona del Rosario al collo
manifestava ben chiaro il suo amore alla Madonna e la sua fiducia in Lei; e l'esperienza gli
insegnò che realmente il Rosario era la scuola di evangelizzazione più facile e Sicura.

Nelle Indie, la predicazione del Rosario di san Francesco Saverio significava la spiegazione del
Vangelo alla scuola di Maria. E se egli riusciva a inculcare nei neofiti l'amore al Rosario era
sicuro che essi non avrebbero più dimenticato né il Vangelo, né la vita cristiana. Per questo ci
teneva moltissimo a regalare coroncine del Rosario per legare meglio le anime alla scuola
evangelica di Maria Santissima.

Il Rosario ottiene anche miracoli

Anche nella missione in Giappone san Francesco Saverio seguì lo stesso metodo di
insegnamento del Vangelo attraverso il Rosario; e la devozione al Rosario, infatti, attecchì
bene nei novelli cristiani giapponesi, e durò, in effetti, nonostante le grandi persecuzioni che ci
furono in seguito, con l'espulsione di tutti i missionari cattolici dal Giappone. Quando, tre secoli
dopo, i missionari poterono tornare in Giappone, i cristiani rimasti fedeli mostrarono a loro i
Rosari di san Francesco Saverio, tramandati di padre in figlio: per mezzo di quel Rosario,
infatti, essi conoscevano e credevano al mistero dell'Incarnazione del Verbo, al mistero della
Redenzione universale operata da Gesù, al mistero della vita eterna.

Per di più, con il Rosario, san Francesco Saverio non solo faceva catechesi e innamorava i
fedeli della Madonna, ma operava anche guarigioni miracolose, tanto è vero che i fedeli
chiedevano in prestito la sua corona del Rosario per farla passare da un malato all'altro. A
guarigioni avvenute, però, spesso la corona del Rosario non veniva restituita a san Francesco
Saverio perché diventava reliquia preziosa per tutti.
Anche l'ardente apostola santa Francesca Saverio Cabrini, missionaria degli emigrati, amava
appassionatamente il Rosario e otteneva grazie senza numero per le necessità delle missioni.
Una volta, a Rosario di Santa Fe', in Argentina, dovette lottare contro le autorità anticlericali, e
la spuntò grazie ai tanti Rosari recitati, riuscendo a fondare una casa per gli emigrati con un
collegio che volle chiamare Collegio Internazionale del Rosario, proprio in omaggio alla
Madonna del Rosario che l'aveva aiutata a superare tutti gli ostacoli.

Se vogliamo amare le Missioni - come è dovere di ogni cristiano - facciamo sì che il mese di
ottobre sia il mese del Rosario e delle Missioni, e preghiamo con il Rosario senza stancarci,
senza limiti, perché i bisogni delle Missioni sono immensi e urgenti, perché i missionari hanno
bisogno del nostro sostegno spirituale e fraterno.

17 ottobre

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Il Santo Rosario: «Preghiera della famiglia»

Il papa Pio XII definì il Santo Rosario «Preghiera della famiglia»: una preghiera fatta di rose
profumate offerte alla Regina delle rose; una preghiera che è «sintesi di tutto il Vangelo»,
come dice ancora il papa Pio XII; una preghiera che è «meditazione dei misteri del Signore,
sacrificio vespertino, corona di rose, inno di lode, compendio di vita cristiana, pegno sicuro del
favore celeste, presidio per l'attesa salvezza»; e in un altro discorso ancora, lo stesso papa Pio
XII descriveva i pregi e gli effetti salutari del Santo Rosario particolarmente per gli sposi
novelli, per i fanciulli, per i giovani e per le giovani, per i genitori, per gli anziani, per i malati e
per i morenti. Tutte le famiglie possono avere in casa questa aiuola di rose profumate da
offrire ogni giorno alla «Regina della famiglia».

Nella storia delle famiglie cristiane, infatti, non sono certamente poche le famiglie, che si sono
alimentate e nutrite quotidianamente della preghiera del Santo Rosario, recitato insieme,
genitori e figli, grandi e piccoli, sotto lo sguardo materno della Madonna visibile in un quadro o
in una statuetta.

Possiamo qui ricordare particolarmente la famiglia della beata Anna Maria Taigi, madre di sette
figli. Era edificante vedere con quale cura ogni giorno la santa Mamma faceva recitare il Santo
Rosario a tutta la famiglia; ella lo recitava sempre in ginocchio, nonostante gli acciacchi dell'età
e delle malattie; e anche da moribonda, la beata Anna Maria non volle mai mancare alla recita
del Santo Rosario con la sua famiglia. Persino l'ultima sera, poche ore prima della sua morte,
ella partecipò al Rosario della famiglia riunita nella sua cameretta. E nel dare l'ultima
benedizione alla famiglia, la Beata raccomandò al marito e ai figli particolarmente tre cose:
l'osservanza dei comandamenti di Dio, la viva devozione alla Madonna, la fedeltà alla recita
giornaliera del Santo Rosario in famiglia.

Possiamo ricordare anche la famiglia di santa Teresina di Lisieux. Ogni sera, la famiglia,
raccolta nella recita comunitaria del Santo Rosario, offriva la preghiera della corona come il
«sacrificio vespertino», di cui parla il papa Pio XII. Santa Teresina stessa riferisce che i genitori
inculcavano ai figli un amore particolare alla preghiera del Santo Rosario dandone l'esempio
della recita quotidiana essi per primi, e ottenendo i frutti speciali di una famiglia santa con le
sei figlie consacrate a Dio.

Ugualmente, possiamo ricordare la famiglia della santa Gianna Molla con i suoi tre figli, e la
famiglia di Luigi e Maria Beltrame-Quattrocchi, con i loro quattro figli tutti consacrati a Dio.
Santa Gianna e i beati Luigi e Maria erano professionisti, impegnati fedelmente a custodire e a
santificare la famiglia, nutrendola giornalmente con la recita del Santo Rosario, a sostegno
delle prove e delle difficoltà di ogni genere che non mancano mai nelle famiglie su questa terra
di «triboli e di spine» (Gn.3,18).

Il papà con i dieci figli

Istruttivo ed edificante, poi, è stato l'esempio del beato Giuseppe Tovini, padre di dieci figli,
avvocato impegnato al massimo anche nel lavoro sia di apostolato, sia politico e
amministrativo. Oltre l'impegno di pregare con la corona del Rosario fra le mani dovunque si
trovasse - a piedi per le strade o sui mezzi di trasporto - il beato Giuseppe Tovini curava la
recita del Santo Rosario in famiglia ogni giorno. «Tutti vi dovevano essere presenti, - diceva -
anche i più piccini, perché pur non comprendendo il significato di quella preghiera le orecchie
infantili si assuefacessero al ritmo della recitazione». E se capitava che, costretto a tornare più
tardi a casa, la famiglia aveva già recitato il Rosario, egli si raccoglieva e diceva il Rosario da
sé, in solitudine. Doveva essere uno spettacolo edificantissimo quella famiglia raccolta nella
preghiera del Rosario ogni sera, con il papà che si metteva sempre in ginocchio per terra sul
pavimento o sul sedile della sedia, con la corona fra le mani giunte sul petto, piamente raccolto
e concentrato nella recita delle Ave Maria o con gli occhi rivolti verso l'immagine della
Madonna.

Lo stesso si può dire del beato Ladislao Batthyàny Strattmann, ungherese, beatificato dal
Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nel mese di marzo 2003. Il beato Ladislao era un medico
oculista, padre di tredici figli, educati alla scuola cristiana del Santo Rosario, recitato ogni
giorno insieme, per alimentare la propria vita di fede.

Questa è l'immagine più reale del titolo di Regina della famiglia che la Chiesa ha dato a Maria
Santissima. Quando la Madonna vede l'intera famiglia raccolta in preghiera per la recita del
Santo Rosario, può dire davvero di essere la Regina di quella famiglia e di proteggere quella
famiglia in maniera tutta particolare come una "piccola Chiesa domestica".

18 ottobre

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Il Santo Rosario: il segno del vero cristiano

Pier Giorgio Frassati, giovane Beato della Chiesa, era uno studente universitario simpatico e
brillante nella sua vivace testimonianza di cristiano coerente e franco, che non temeva gli
affronti e non rifuggiva dal sostenere la sua fede adamantina senza complessi né di inferiorità
né di superiorità.

Un giorno, infatti, a Torino, camminava per la strada con la sua bella corona del Rosario in
mano, che gli impediva di perdere tempo, impegnandolo interiormente a trasformare in
preghiera i suoi passi svelti verso casa. Ad un certo punto incontrò un gruppetto dei suoi
giovani compagni di Università, e uno di questi, vedendo la corona del Rosario nella mano di
Pier Giorgio, esclamò ad alta voce:

«Oibò, Pier Giorgio, sei mica diventato bigotto?…».

«No no - fu la pronta risposta di Pier Giorgio - sta' pur tranquillo che sono rimasto
semplicemente cristiano».

Bella la risposta, chiara come la luce dell'alba. Un cristiano che non sia figlio di Maria non è
certamente fratello di Gesù Cristo, «il Primogenito tra molti fratelli», come insegna san Paolo
Apostolo (Rm.8,29). E il Rosario è un segno evidente del legame che unisce il vero cristiano
alla divina Madre di Cristo e dei cristiani.

In più, il Rosario serve a manifestare la realtà e il contenuto della propria fede, ossia il credere
nel mistero di Dio Uno e Trino (che si rivela nell'Annunciazione, nella Trasfigurazione, nella
Glorificazione del Paradiso), il credere nei misteri di Cristo e di Maria, che sono i misteri
dell'Incarnazione (misteri gaudiosi) e della Rivelazione (misteri luminosi), i misteri della
Redenzione (misteri dolorosi) e della Resurrezione con la Glorificazione eterna (misteri
gloriosi).

Il Rosario è la più semplice e splendida sintesi di tutto il patrimonio della nostra fede cristiana,
presentata al vivo nei quadri evangelici della vita di Gesù e di Maria Santissima, vissuta a
Nazaret e a Betlemme, sul Calvario e in Paradiso. Davvero, come diceva il papa Pio XII, il
Rosario è «il compendio di tutto il Vangelo», è «il compendio della vita cristiana», tutta
secondo Dio; e il beato Ildefonso Schuster diceva che il Rosario è «il Salterio del popolo».

La corona del Rosario al collo

Quanta insensatezza, perciò, in tutti coloro che credono di fare bene togliendo la corona del
Rosario dalle mani dei fedeli, credendo o temendo che il Rosario non alimenti la vera fede,
affermando che, dopo la Santa Messa e la Liturgia delle ore, ci sono altre preghiere o pratiche
di pietà più valide del Rosario per alimentare la vita di preghiera dei fedeli. Dovremmo tutti
ricordare, invece, che il papa san Pio X considerava il Rosario «orazione per eccellenza» e il
papa Paolo VI lo definiva «orazione perfetta» per vivere secondo la fede più pura e genuina, la
fede tutta evangelica e santa.

Proprio per questo il Rosario è la preghiera della vita di fede vissuta nella grazia di Dio alla
scuola di Maria Santissima. Proprio da Lei, con il Rosario, si impara a testimoniare la propria
fede, la vera fede, quella fede che confonde tutte le eresie che imperversavano ieri e che
imperversano oggi, a causa dei «falsi maestri» di ieri e di oggi, da cui ci mettevano in guardia
già san Pietro (2Pt 2,1) e san Paolo (2Tm 4,3).

Nella vita travagliata di sant'Ignazio di Loyola, ai tempi della devastazione della fede cattolica
operata dal Protestantesimo, capitò che un giorno, trovandosi il Santo a passare con i suoi
primi ardenti compagni per una città della Svizzera, dove le Chiese erano state profanate dai
protestanti, il popolo, rimasto fedele alla Chiesa cattolica, a vederli, esultò, riconoscendoli
come cattolici perché portavano al collo la corona del Santo Rosario, che gli eretici avevano
proibito prima di ogni altra cosa, condannando espressamente la corona del Rosario come
«segno distintivo del cattolico».

Oggi siamo nelle stesse condizioni? C'è da rispondere che forse siamo in condizioni peggiori,
perché non solo gli eretici - protestanti e non protestanti -, ma troppo spesso anche gli stessi
Pastori e alcuni Gruppi ecclesiali della Chiesa cattolica hanno rinnegato il Rosario, nonostante i
grandi richiami del papa Giovanni Paolo II che lo presenta come la sua «preghiera preferita» e
la preghiera più urgente per i grandi bisogni dell'umanità in travaglio. Seguiamo gli esempi dei
santi e siamo anche noi ben fieri di testimoniare la nostra perenne fede cattolica mostrando a
tutti e ovunque la corona del Santo Rosario.

19 ottobre

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Il Santo Rosario: l'arma della vittoria


San Pio da Pietrelcina soleva chiamare «arma» la corona del Santo Rosario. Capitò una volta
che un frate, aiutando Padre Pio ad andare a letto, sentì chiedersi dal Padre:

«Prendimi l'arma nella tasca dell'abito».

Il frate, sorpreso, guardò se nelle tasche dell'abito di Padre Pio ci fosse realmente un'arma, e
poi disse al Padre:

«Padre, non c'è nessun'arma nelle tasche del vostro abito».

Ma Padre Pio insistette:

«Vedi bene che c'è, prendila e dammela».

Il frate infilò di nuovo le mani nelle tasche dell'abito, tirò fuori la corona del Rosario, e disse a
Padre Pio:

«Ma, Padre, non c'è nessun'arma nella tasca dell'abito, c'è soltanto la vostra corona del
Rosario!».

«E quella che cos'è? Non è forse l'arma!».

Sì, il Santo Rosario è anche questo: è un'arma. Ovviamente, è un'arma particolare, perché è
un'arma di vittoria della grazia e della pace, un'arma di vittoria della virtù e della carità,
un'arma di vittoria della vita e dell'amore. Il Rosario è un'arma, infatti, contro gli egoismi e le
passioni, contro gli istinti e le tendenze cattive, contro le tenebre e le forze malvagie che
operano a danno delle anime, a rovina degli uomini.

San Pio stesso raccontò una volta la visione di un fatto straordinario. Si era egli affacciato alla
finestra del coro e aveva visto una piazza piena di nemici che gridavano furiosamente: «A
morte! A morte! ...». Impauritosi, Padre Pio si rivolse subito alla Madonna per sapere che cosa
fare in quel frangente, e per chiederle aiuto contro quelle minacce di morte. E la Madonna gli
mise fra le mani la corona del Rosario con cui difendersi, manovrandola come un'arma. Allora
Padre Pio si affacciò di nuovo alla finestra con la corona del Rosario fra le mani, nell'atto di
puntarla sulla folla inferocita: e vide subito tutti quei nemici cadere a terra, abbattuti.

Padre Pio comprese bene, allora, quale potenza avesse l'arma del Rosario per difenderci dai
nemici, per far vincere il bene sul male, la vita sulla morte, la grazia sul peccato, la pace sulla
guerra, la verità sugli errori, la carità sull'odio. Che cosa non può ottenere di bene quest'arma
benedetta? Sulla terra e nel Purgatorio, in vita e in morte, nelle tentazioni e nelle prove,
dovunque ci sia da vincere difficoltà, da evitare pericoli, da respingere insidie, la corona del
Rosario è sempre pronta per essere adoperata come arma di grazia, come arma della Regina di
tutte le vittorie!

Senza quest'arma siamo sconfitti

Ricordiamo come a santa Teresina piaceva visitare, a Parigi, la Chiesa dedicata alla Regina
delle vittorie, che è appunto la Regina del Santo Rosario; e la stessa Santa assicura che, su
questa terra, per quanto gravi siano gli assalti dei nemici, «finché il Rosario sarà recitato, Dio
non potrà abbandonare il mondo, perché questa preghiera è potente sul suo cuore».

San Massimiliano Maria Kolbe, l'apostolo mirabile dell'Immacolata, definiva il Rosario «una
preghiera semplice e sublime» che l'Immacolata stessa ci ha indicato a Lourdes e che deve
diventare "la spada" di ogni devoto della Madonna, a richiamo biblico della "la spada"
dell'eroica Giuditta che tagliò la testa del terribile Oloferne, salvando il suo popolo dalla
distruzione, così come a Lepanto, nel 1571, la cristianità si salvò con il Rosario dall'invasione
mussulmana.
Anche la serva di Dio Edwige Carboni, una mistica stimmatizzata dei nostri tempi, affermava
che il Santo Rosario è «l'arma invincibile, contro la quale si spuntano anche le armi più affilate
di satana»; e poiché la Serva di Dio usava spesso quest'«arma invincibile», il diavolo cercava
di farle dispetti, rubandole la corona o spezzandogliela fra le mani.

Perché non imparare dai santi ad usare quest'arma della vittoria? Quante sconfitte e rovine
avremmo potuto evitare, sia personalmente che collettivamente, se avessimo fatto sempre
ricorso a quest'arma! Anche l'ultima guerra degli Stati Uniti e dell'Inghilterra contro l'Iraq
sarebbe stata evitata se tutta la Chiesa avesse obbedito al papa Giovanni Paolo II, il quale
raccomandava, con passione, la recita del Santo Rosario per salvare la pace nel mondo. Ma,
invece di riempire le chiese per recitare i Rosari, quasi tutti i cristiani hanno preferito riempire
le strade e le piazze per fare cortei ricchi di slogans risuonanti anche invettive e maledizioni,
minacce e insulti di odio feroce.

Senza l'arma della vittoria, noi siamo destinati alla sconfitta!

20 ottobre

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Il Santo Rosario: vittoria sul serpente

Tra i celebri «sogni» di Don Bosco ce n'è uno che riguarda espressamente il Santo Rosario.
Don Bosco stesso lo raccontò ai suoi giovani una sera, dopo le preghiere.

Aveva sognato di stare con i suoi ragazzi che giocavano; mentre arrivò uno sconosciuto che lo
invitò ad andare con lui. Arrivati ad una vicina prateria, lo sconosciuto indica a Don Bosco, tra
l'erba, un serpentaccio assai lungo e grosso. Atterrito a quella vista, Don Bosco voleva fuggire,
ma lo sconosciuto lo rassicurava che il serpentaccio non gli avrebbe fatto alcun male; subito
dopo, lo sconosciuto era andato a prendere una corda per darla a Don Bosco.

«Afferra per un capo questa fune - disse lo sconosciuto -, io prenderò l'altro capo di essa, poi
andrò alla parte opposta e sospenderò la corda sul serpe, facendola cadere sulla sua schiena».

Don Bosco non voleva affrontare quel pericolo, ma lo sconosciuto lo rassicurava. Quindi, dopo
essere passato dall'altra parte, lo sconosciuto aveva alzato la corda per sferzar con essa la
schiena del rettile che, irritato, saltellava volgendo indietro la testa per mordere la fune, ma
invece restava allacciato da essa come mediante un cappio scorsoio.

«Tieni stretta la corda!», gridava lo sconosciuto. Poi egli aveva legato a un pero il capo della
fune che aveva tra mano; quindi tolse a Don Bosco l'altro capo per legarlo all'inferriata di una
finestra. Frattanto il serpe si divincolava furiosamente, ma le sue carni si laceravano finché
morì, ridotto a uno scheletro spolpato.

Morto il serpente, lo sconosciuto aveva slegato la corda dall'albero e dall'inferriata, per riporre
la fune dentro a una cassetta, che chiudeva e poi riapriva. Intanto i giovani erano accorsi
attorno a Don Bosco anche per vedere cosa vi fosse in quella cassetta. Essi e Don Bosco
rimasero stupiti nel vedervi la corda disposta in modo da formare le parole ''Ave Maria".

«Come vedete - disse allora lo sconosciuto -, il serpe figura il demonio e la corda simboleggia il
Rosario, che risulta di Ave Maria, e con il quale si possono vincere tutti i serpenti infernali».

Schiaccia la testa al serpente


È consolante sapere questo. Con la preghiera del Santo Rosario si possono affrontare e colpire
mortalmente "tutti i serpenti infernali", ossia tutte le tentazioni e gli assalti del demonio che
opera nel mondo per la nostra rovina, come insegna lucidamente san Giovanni Evangelista
quando scrive: «Tutto ciò che è nel mondo: concupiscenza della carne, concupiscenza degli
occhi e superbia della vita ... E il mondo passa con la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà
di Dio rimane in eterno» (1Gv.2,16).

Nelle tentazioni, dunque, e nelle insidie del maligno, il ricorso alla preghiera del Rosario è
garanzia di vittoria. Ma bisogna ricorrere con fiducia e con perseveranza. Quanto più è dura la
tentazione o l'assalto del nemico delle anime, tanto più bisogna legarsi alla santa corona del
Rosario e perseverare nella preghiera che può liberarci e salvarci per la grazia della vittoria che
la divina Madre vuole sempre donarci quando a Lei ricorriamo con insistenza e fiducia.

Il beato Alano, grandissimo apostolo del Rosario, tra le molte cose belle scritte sul Rosario, ha
fatto affermazioni luminose sulla potenza del Rosario e dell'Ave Maria: «Quando dico Ave Maria
- scrive il beato Alano - gioisce il cielo, stupisce tutta la terra, fugge satana, trema l'inferno ...,
la carne si doma ...».

Il Servo di Dio, padre Anselmo Trèves, sacerdote e apostolo mirabile, venne assalito una volta
da una tentazione terribile e penosissima contro la fede. Egli si attaccò con tutte le forze alla
corona del Rosario, pregando con fiducia e con perseveranza, e quando si trovò liberato, poté
finalmente confidare: «Ma ne ho consumate delle corone!». Don Bosco con il suo «sogno» ci
ammaestra assicurandoci che la corona del Santo Rosario, adoperata bene, è la disfatta del
demonio, è il piede dell'Immacolata che schiaccia la testa al serpente tentatore (cfr. Gn.3,15).
Anche san Francesco di Sales portava sempre con sé la corona del Rosario, e quando fu vicino
alla morte, dopo aver ricevuto l'Olio santo con l'unzione degli infermi, si fece legare la corona
del Rosario al braccio, come arma per respingere ogni assalto del nemico dell'anima.

I santi, con i loro esempi ci garantiscono e ci confermano che è proprio così: la corona
benedetta del Santo Rosario, usata con fiducia e con perseveranza, è sempre vincitrice sul
nemico delle nostre anime. Teniamoci legati anche noi ad essa, dunque, portandola sempre
con noi per adoperarla in ogni occasione di pericolo per la nostra anima.

21 ottobre

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Il Santo Rosario: sostegno nelle lotte

È impressionante la serie degli episodi in cui il Santo Rosario è stato di aiuto e di sostegno
nelle dure lotte della vita. Se si potessero leggere le cronache delle persecuzioni contro i
cattolici si scoprirebbero tesori di testimonianze eroiche a conferma della preziosità della
corona del Santo Rosario nell'affrontare e nel Sostenere travagli e sofferenze incredibili per la
ferocia e la disumanità dei persecutori. Un esempio bellissimo ci è offerto dalla cronaca che un
deportato politico francese, Claude Humbert, scrisse al suo ritorno dai campi di
concentramento nazisti.

«Quando arrivai al campo di Neungamme fui destinato ai lavori di Scavo. Misi il rosario al collo
e andai al lavoro. Una guardia delle SS me lo strappò brutalmente e lo gettò fra le immondizie.
Più tardi ne fabbricai uno con dei pezzetti di corda. Non avevamo assolutamente niente, né
Messa, né oggetti di Pietà: ogni culto era proibito sotto pena di morte, è allora che noi abbiamo
compreso tutto il valore e l'utilità del Rosario.

Tutti i deportati si ingegnavano a costruirne. Ce li imprestavamo parecchi