Sei sulla pagina 1di 5

SANTA TERESA DI CALCUTTA

Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, nasce il 26 agosto


1910 a Skopje, odierna capitale della Macedonia del Nord. Proveniente da una famiglia
benestante, e rimasta orfana all’età di otto anni per la morte del padre, cresce nella fede
cristiana, grazie alla vicinanza della madre. Nel 1928, a diciotto anni, inizia il cammino di
vita religiosa tra le Suore di Loreto, che svolgevano la loro attività missionaria in India, e
dopo aver preso i voti perpetui nel 1937 a Darjeeling, torna a Calcutta, dove era già stata
per vivere il suo servizio di insegnante e direttrice nella scuola. La sua vita religiosa con
le suore viene sconvolta nel 1946, quando, in seguito agli scontri sanguinosi a Calcutta,
uscita dal collegio per trovare cibo, rimane colpita dai tanti poveri fuori il monastero.
Siccome la regola delle suore di Loreto, non le consentiva di allontanarsi dal convento,
inizia una profonda riflessione interiore e, come lei stessa racconterà in seguito, sente una
chiamata nella chiamata.
Nel 1948, autorizzata dal Vaticano a vivere da sola nella periferia di Calcutta per
essere più libera di avvicinarsi ai poveri e ai malati, dopo un breve periodo di formazione
per acquisire norme sanitarie, inizia la sua missione in una capanna con solo 5 rupie a
disposizione. Attraverso l’insegnamento comincia ad assistere i bambini poveri e ben
presto, una piccola rete di volontari inizia a collaborare con lei. Nel Marzo 1949 con una
sua ex- allieva, forma una piccola comunità che si occupa dei poveri e nel 1950 fonderà
la congregazione delle Missionarie della carità.1
La spiritualità di Madre Teresa respira e contribuisce a quel processo di
rinnovamento cristiano che porterà al Concilio Vaticano II, «essenziale, in quanto esso ha
compiuto il grande sforzo di un forte ricupero della grande tradizione spirituale della
chiesa – il ritorno alle fonti -, e la visione di confronto con il nostro mondo… con tutte le
difficoltà, e con tutte le sfide lanciate alla missione della Chiesa». 2

1
TERESA DI CALCUTTA (2020) Internet (20.05.20):
https://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Teresa_di_Calcutta.
2
J. CERVERA, Storia della Spiritualità Contemporanea. Il dinamismo dello spirito nella chiesa e nel mondo
del secolo XX fino all’alba del terzo millenio, dispense, p. 3.
Il rinnovamento spirituale del XX secolo porta alla riscoperta della spiritualità
biblica, al rinnovamento liturgico, al ritorno dei Padri, al risveglio della spiritualità
comunitaria ed ecclesiale, con l’emergere della spiritualità e dell’apostolato dei laici e
all’inizio del movimento ecumenico.3 Si fa sempre più forte, in questo tempo, il desiderio
di rendere il Vangelo e la Chiesa sempre più presenti nel mondo e nella società, e il decreto del
Vaticano II sintetizzerà bene questa volontà di immersione nel mondo. “ Le gioie e le speranze,
le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono,
sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di
genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” 4 Nasce la necessità di testimoniare
una fede viva e adulta, consapevole che il messaggio cristiano è in armonia con le
aspirazioni più segrete del cuore umano che difende la dignità umana. 5
Madre Teresa, era in sintonia, con i tempi nuovi, che rappresentavano come una
“voce” che invocava nel mondo la presenza di persone chiamate ad essere le mani, gli
occhi, le gambe di Dio per gli altri. E lei questa voce l’aveva sentita a Calcutta, un paese
con tanta povertà. Ed è per questo che, avendo una spiritualità missionaria parlando del
suo esodo diceva: «lascio la mia cara casa e la mia amata terra natia verso una riva
lontana…abbandono la famiglia: il mio cuore mi spinge a servire il mio Cristo» 6. E come
missionaria, sempre pronta ad affaticarsi non solo per sé, ma per partecipare alla missione
di diffusione del regno di Dio sulla terra, si impegnava per i fratelli a causa di Cristo,
credendo che «la sofferenza in sé non vale nulla, ma la sofferenza unita alla passione di
Cristo è un dono meraviglioso e un segno di amore»7.
Madre Teresa ha abbracciato la sofferenza dei poveri diventando lei stessa povera
perché era convinta che la condivisione della vita parlasse di più e alle sue sorelle diceva:
«La povertà è necessaria perché serviamo i poveri. Quando si lamentano per il cibo,
possiamo dire: lo mangiamo anche noi. Dicono: faceva tanto caldo stanotte, non si poteva
dormire. Possiamo rispondere: anche noi abbiamo avuto tanto caldo. I poveri si fanno il

3
Ibid., 15.
4
VATICAN II, Gaudium et spes, n. 1.
5
Cfr. Ibid., n. 21.
6
Madre Teresa, Gli Scritti più intimi della “santa di Calcutta,” a cura di Brian Kolodiejchuk, Rizzoli,
Milano, 2007, p. 27.
7
Madre Teresa, La mia Regola, Fabbri Editori, Milano, 1997, p .148.
bucato, vanno scalzi: così facciamo anche noi. Dobbiamo abbassarci per elevarli» 8. Così
era la sua convinzione, aveva un grande amore per Cristo che si era fatto povero pur
essendo ricco, e sentiva di dover fare lo stesso.
Le sue opere erano sempre affiancate dalle preghiere, come lei ribadiva alle sue
consorelle: «siamo delle contemplative che vivono in mezzo al mondo…La nostra vita
deve essere una preghiera continua»9 e, il servizio diretto ai poveri, era percepito come
effetto naturale della preghiera. Questo l’aspetto contemplativo della spiritualità di
Teresa, che ha sempre cercato di concretizzare nella storia del suo tempo i precetti di
Gesù.
Un altro aspetto della spiritualità contemplativa di madre Teresa è la sua
esperienza con «l’oscurità interiore», che le ha fatto comprendere il suo bisogno di molta
grazia per perseverare nella fiducia in quella notte oscura che anche lei ha vissuto. Nella
sofferenza sottolineava la rilevanza di un sorriso che rappresenta una gioia spirituale e
profonda, e diceva: «ma sono felice, rido più che soffrire, tanto che alcuni sono giunti alla
conclusione che io sia la sposa viziata di Gesù»10.
Questa gioia è vitale nella spiritualità di madre Teresa convinta che, una suora che
mentre lavora mantiene lo Spirito di gioia dentro di sé, si sente meno stanca e sarà
sempre disponibile a fare altro. E diceva che «lo Spirito della nostra congregazione è
abbandono totale, fiducia amorosa e allegrezza»11, una fede la sua, che le ha permesso di
compiere grandi opere per tantissimi poveri, opere che le sue sorelle continuano ancora
oggi.
Inoltre, madre Teresa aveva una spiritualità profetica, il dono di poter accorgersi
delle sofferenze del popolo e anche di porre in luce l’amore di Dio che si mostra
attraverso una salvezza che penetra nella totalità dell’uomo. Ancora oggi, è molto amata
per aver aiutato tanta gente e per aver prestato il suo servizio «ai più poveri fra i poveri».
E questo suo desiderio è nato da una risposta al grido di Gesù: «sapendo che ormai tutto
era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: "Ho sete"» (Gv 19,28).

8
Ibid., 36.
9
MADRE TERESA, Il mio libro di preghiere, a cura di Francesco Follo, Oscar Mandadori, Milano, 2002, p. 8.
10
MADRE TERESA, Gli Scritti più intimi della “santa di Calcutta”, p. 31-34.
11
MADRE TERESA, La mia Regola, p. 148.
L’ amore appassionato che nutriva per Gesù, madre Teresa arrivò ad esprimerlo
anche con un voto privato a Dio «ho fatto un voto a Dio che mi lega…, a dargli
qualunque cosa Egli possa chiedermi, a non rifiutargli nulla» 12. Con questo voto Madre
Teresa esprimeva il desiderio di “bere il calice fino all’ultima goccia” impegnandosi a
dire sempre sì. Con il servizio ai più poveri fra i poveri, e con la sua pietà popolare,
madre Teresa ha contribuito ad una chiesa pienamente presente nel mondo. Il suo
abbandono totale alla volontà di Dio potrebbe apparire come «assoluta perdita della
propria libertà» ma non è così perché quando uno ama, vuole solo esaudire quello che
desidera l’amato.13
Spiegava a una infermiera belga, impossibilitata ad unirsi alle suore per la sua
salute che il fine della sua congregazione è poter saziare la sete di Gesù sulla croce di
amore delle anime, impegnandosi per la salvezza dei poveri. E il dolore e le preghiere di
coloro che soffrono sono il calice in cui i membri operativi verseranno l’amore delle
anime che si raccolgono. «Per saziare la Sua sete dobbiamo avere un calice e tu e gli altri
uomini, donne, bambini, vecchi, giovani, poveri e ricchi, siete tutti i benvenuti a formare
il calice. In realtà, puoi fare più tu dal tuo letto di dolore, di quanto faccia io andando in
giro, ma noi due insieme possiamo fare tutto in Lui che ci dà la forza». 14
Per madre Teresa tutti sono essenziali per Dio, la dignità di ogni essere umano è
preziosa. «Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella in tutti gli strati
dell'umanità, è, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità
stessa: «Ecco io faccio nuove tutte le cose». 15 La dignità dell’uomo può essere mortificata
nell’aspetto materiale, spirituale oppure culturale e lei era sempre pronta a combattere
contro queste ingiustizie perché riteneva che «essere rifiutati è la peggiore malattia che un
essere umano possa provare,» e non voleva farla diffondere.
La spiritualità di madre Teresa è ancora molto viva e attuale anche ai giorni nostri.
“Benché la Chiesa, per la virtù dello Spirito Santo, sia rimasta la sposa fedele del suo
Signore e non abbia mai cessato di essere segno di salvezza nel mondo, essa tuttavia non

12
MADRE TERESA, Gli Scritti più intimi della “santa di Calcutta”, p. 39.
13
Cfr. Ibid., 41.
14
Cfr. Ibid., 155.
15
PAOLO VI, Evangelii Nuntiandi, n.18.
ignora affatto che tra i suoi membri…, non sono mancati di quelli che non furono fedeli
allo Spirito di Dio».16 Madre Teresa, con la sua fedeltà è stata segno visibile di Cristo
vivente in questo mondo e il suo esempio continua attraverso le sue consorelle ma anche
attraverso il popolo che ha compreso, grazie a lei, il valore di essere una sorgente di
speranza.
Le sue opere vissute con gioia attraverso un sorriso sono un altro aspetto tipico di
madre Teresa che con la sua testimonianza ci ricorda che non c’è nessun problema o
sofferenza più grande dell’amore di Dio. Aveva un sorriso per tutti nonostante le
differenze di religione, nazionalità o appartenenza, e la sua spiritualità è un dono per la
chiesa e la società perché è una donna che si è abbassata ed avvicinata alla realtà
quotidiana di ogni persona senza pregiudizi, di ogni persona bisognosa di essere liberata.
Siamo tutti chiamati a godere dell’amore di Dio che, se a volte può sembrare nascosto
dalle circostanze nel mondo, noi crediamo essere presente: “Dio infatti ha tanto amato il
mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma
abbia la vita eterna” Gv 3,16 quel Figlio che madre Teresa ha tanto amato!

16
VATICAN II, Gaudium et spes, n. 43.

Potrebbero piacerti anche