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Patrick Boucheron et Stéphane Gioanni (dir.

La mémoire d’Ambroise de Milan


Usages politiques et sociaux d’une autorité patristique en Italie (Ve-
XVIIIe siècle)

Éditions de la Sorbonne

Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana


Genesis and metamorphosis of the Ambrosian tradition

Cesare Alzati

DOI: 10.4000/books.psorbonne.29364
Editore: Éditions de la Sorbonne, École française de Rome
Luogo di pubblicazione: Éditions de la Sorbonne, École française de Rome
Anno di pubblicazione: 2015
Data di messa in linea: 29 luglio 2019
Collana: Histoire ancienne et médiévale
ISBN digitale: 9791035101473

http://books.openedition.org

Notizia bibliografica digitale


ALZATI, Cesare. Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana In: La mémoire d’Ambroise de Milan:
Usages politiques et sociaux d’une autorité patristique en Italie ( Ve-XVIIIe siècle) [online]. Paris: Éditions de la
Sorbonne, 2015 (creato il 26 mars 2020). Disponibile su Internet: <http://books.openedition.org/
psorbonne/29364>. ISBN: 9791035101473. DOI: https://doi.org/10.4000/books.psorbonne.29364.
Genesi e metamorfosi
della tradizione ambrosiana

Cesare Alzati

I l titolo del presente contributo mi è stato suggerito da un intervento sulla


recezione politica della tradizione ambrosiana svolto dal Prof. Patrick
Boucheron a Milano in un convegno del 2009 e pubblicato nel XVI volume
degli «Annali di Storia Moderna e Contemporanea1». Alla luce di quello stu-
dio, e quasi a modo di sua premessa, mi è parso opportuno in questa sede
proporre — e riproporre — alcuni dati in merito alla genesi della tradizione
ambrosiana e alla documentazione relativa alla forma cultuale, che a tale tra-
dizione si collega.

Ambrogio e la tradizione ecclesiale milanese


La celebrazione del natalis episcopi è consuetudine ampiamente attestata
in età patristica2. L’omelia di Ambrogio, riproposta nell’Expositio Euangelii
secundum Lucam e nella quale il presule venne commentando il versetto Lc 18,
20, è testo ipoteticamente collocato nella Domenica 7 Dicembre del 3853 e in
esso Ambrogio espressamente ricorda che in quel giorno cadeva il natalis mei

1. P. Boucheron, Une tradition liturgique et ses messages implicites : remarques sur l’horizon de réception
politique de l’ambrosianum mysterium à Milan [Atti dell’atelier internazionale Immagini, culti,
liturgie: le connotazioni politiche del messaggio religioso – Images, cultes, liturgies : les connotations poli-
tiques du message religieux, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1-3 Ottobre 2009], in
Annali di Storia Moderna e Contemporanea, 16 (2010), p. 177-196.
2. Cf. ad un tempo, per l’Ippona di Agostino e per la successiva Arelate di Cesario: Caesarius
Arelatensis, Sermo CCXXXII (Homilia sancti Augustini in natale episcopi), ed. G. Morin, Turnhout,
1953 (CCL, 104), p. 919-21. Quanto alla Pavia di Ennodio: Dictio quae habita est in natali sancti ac
beatissimi papae Epiphanii, in annum XXX sacerdoti (Ennodius, Carmina, I, 9, ed. G. [W.] Hartel,
Vindobonae, 1882 [CSEL, 6], p. 531-539; ed. F. Vogel, Berolini, 1885 [MGH, Auctores Antiquissimi,
7], n. XLIII, p. 40-45); cf. anche Dictio I: Dictio Ennodi diaconi in natali Laurenti Mediolanensis episcopi
(CSEL, 6, p. 423-430; MGH, Auctores Antiquissimi, 7, no I, p. 1-4).
3. Cf. G. Coppa, Introduzione, in Sant’Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca, Milano/
Roma, 1978 (Sancti Ambrosii Episcopi Mediolanensis Opera [= SAEMO], 11), p. 21.

La mémoire d’Ambroise de Milan. Usages politiques d’une autorité patristique en Italie (ve-xviiie siècle),
sous la direction de Patrick Boucheron et Stéphane Gioanni,
Paris/Rome, Publications de la Sorbonne/École française de Rome, 2015
368 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

sacerdotii4. Le parole pronunciate dal presule a commento di tale anniversario


ben esprimono il profondo legame da cui egli si sentiva unito al suo popolo.
Con riferimento alla lettura veterotestamentaria letta prima dell’omelia, così
il pastore parla al suo gregge: «In modo per me assai bello l’inizio della Legge
viene proclamato proprio oggi, quando cade il giorno natalizio del mio epis-
copato. In effetti, ogni anno sembra quasi che l’episcopato di nuovo riprenda
dal suo inizio, allorché viene riproposto dal regolare volgere del tempo.
Bello è pure quanto si legge: “Onora tuo padre e tua madre”. Voi, in effetti,
siete coloro che mi avete generato, voi che mi avete affidato l’episcopato;
voi — dico — figli e genitori: singolarmente miei figli, tutti insieme coloro
che mi hanno generato5».
Il natalis episcopi era celebrazione che annualmente proclamava l’unione tra
il vescovo e la sua Chiesa, e (un tempo come oggi) cessava, per riproporsi in
data diversa, ad ogni successione episcopale.
Nel caso specifico di Ambrogio va osservato che, con intensità non minore
rispetto al vescovo, quell’anniversario fu avvertito anche dal clero e dal popolo
di Milano, i quali — nonostante la morte del grande presule — eccezional-
mente non interruppero la celebrazione di quella data, ma ogni anno, sotto

4. Sulla lucida consapevolezza di Ambrogio in merito al fatto che la sua repentina ordina-
zione non fosse stata conforme ai canoni, si veda Ambrosius, Epistula e. c. XIV ad Vercellensem
ecclesiam (Maur.: LXIII), 65, ed. M. Zelzer, Vindobonae, 1982 (CSEL, 82/3), p. 269: «Quam resis-
tebam ne ordinarer ! Postremo cum cogerer saltem ordinatio protelaretur ! Sed non ualuit praescriptio,
praeualuit impressio. Tamen ordinationem meam occidentales episcopi iudicio, orientales etiam exemplo
probaverunt. Et tamen neophytus prohibetur ordinari ne extollatur superbia. Si dilatio ordinationi defuit,
uis cogentis est, si non deest humilitas competens sacerdotio, ubi causa non haeret, uitium non imputatur».
Sulla proibizione dell’ordinazione di neofiti, cf. concilio di Serdica (a. 343), can. 10 gr. / 12 lt.:
Discipline Générale Antique. ive-ve s., I, 2: Les Canons des Synodes Particuliers (= CSP), ed. P. P. Joannou,
Grottaferrata, 1962 (Pontificia Commissione per la redazione del Codice di Diritto Canonico
Orientale. Fonti, 9), p. 173-4. Quanto alla numerazione dei canoni: H. Hess, The Canons of the
Council of Sardica. A. D. 343, Oxford, 1958, p. 137. Per la datazione al 343: V. C. De Clerq, Ossius
of Cordova. A Contribution to the History of the Constantinian Period, Washington, 1954 (Studies in
Christian Antiquity, 13), p. 313-324; L. W. Barnard, The Council of Serdica: Some Problems Reassessed,
in Annuarium Historiae Conciliorum, 12, 1980, p. 1-19. La datazione dello Schwartz al 342 è stata
riproposta da H. Ch. Brennecke, Hilarius von Poitiers und die Bischofsopposition gegen Konstantius II.,
Berlino/New York, 1984 (Patristische Texte und Studien, 26), p. 25-29. Cf. anche M. Wojtowytsch,
Papsttum und Konzile von den Anfänge bis zu Leo I. (440-461), Stoccarda, 1981 (Päpste und Papsttum,
17), p. 427.
5. «Pulchre mihi hodie legitur legis exordium, quando mei natalis est sacerdotii; quotannis enim quasi
de integro uidetur incipere sacerdotium, quando temporum renouatur aetate. Bonum etiam quod legitur :
“Honora patrem et matrem”; uos enim mihi estis parentes, qui sacerdotium detulistis, uos inquam filii uel
parentes, filii singuli, uniuersi parentes»: Ambrosius, Expositio euangelii secundum Lucam, VIII, 73,
ed. M. Adriaen, Turnhout, 1957 (CCL, 14), p. 325-326.
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la guida dei suoi successori, ne rinnovarono solennemente il ricordo, come


ad affermare una ininterrotta presenza di Ambrogio stesso nella sua Chiesa.
Non stupisce pertanto che nell’anno 600 il papa romano Gregorio abbia
potuto definire gli ecclesiastici milanesi i «ministri di sant’Ambrogio» ed
abbia guardato al loro metropolita come al «vicario di Ambrogio6».
Quanto vivo si conservasse il riferimento al grande vescovo nelle gene-
razioni immediatamente a lui successive è ben mostrato dall’appello al suo
magistero, cui nei dibattiti dottrinali del V secolo la Chiesa milanese guardò
come a paradigma d’ortodossia, in tale veste proponendolo pure alle altre
Chiese della comunione cristiana.
In effetti, nel contesto delle dispute seguite al concilio Efesino del 431,
il metropolita Martiniano concretizzò il proprio intervento (di cui dà conto
con soddisfazione l’episcopato antiocheno) trasmettendo all’imperatore
Teodosio II il trattato di Ambrogio, De dominicae incarnationis sacramento7: opera
che l’ambiente antiocheno avrebbe ampiamente usato (analogamente del
resto a Cirillo d’Alessandria, stando almeno alla testimonianza del diacono
Rustico8) nel prosieguo delle discussioni9.

6. «Sancto Ambrosio servientes clerici»; «vicarius Ambrosii»: S. Gregorii Magni Registrum Epistularum,
XI, 6, ed. D. Norberg, II, Turnhout, 1982 (CCL, 140/A), p. 868: testo non a caso ripreso da
L(andulfus), II, 9: MGH, SS, 8, p. 49. 12-14; RRIISS, n. e., 4/2, p. 36. 27-30 (indicazioni biblio-
grafiche complete alla nota 37). Ma cf. anche Humbertus a Silvacandida, Adversus Simoniacos,
III, 9, ed. F. Thaner, Hannoverae, 1891 (MGH, Libelli de lite, 1), p. 210. Quanto alla fortuna della
definizione vicarius Ambrosii, rende testimonianza anche la Commemoratio superbiae Ravennatis
archiepiscopi, ed. L. C. Bethmann, Hannoverae, 1848 (MGH, Scriptores, 8), p. 12. 57; cf. al riguardo
E. Cattaneo, La tradizione e il rito ambrosiani nell’ambiente lombardo medioevale, Appendice: La
questione del primato d’onore fra Milano e Ravenna, in Ambrosius Episcopus. Atti del Congresso interna-
zionale di studi ambrosiani nel XVI centenario della elevazione di sant’Ambrogio alla cattedra episcopale.
Milano, 2-7 dicembre 1974, II, cur. G. Lazzati, Milano, 1976 (Studia Patristica Mediolanensia, 7),
p. 41-47 (successivamente in Id., La Chiesa di Ambrogio. Studi di storia e di liturgia, Milano, 1984
[Pubblicazioni dell’Università Cattolica. Scienze Storiche, 34], p. 153-159); per la datazione tra 1027 e
1070 c.: P. Tomea, Tradizione apostolica e coscienza cittadina a Milano nel medioevo. La leggenda di san
Barnaba, Milano, 1993 (Bibliotheca erudita, 2), p. 34-43. Ma si veda altresì Arnulfus, Liber gestorum
recentium (= Arnulfus), I, 2, ed. I. Scaravelli, Bologna, 1996 (Fonti per la storia dell’Italia medievale
ad uso delle scuole, 1), p. 60. 22-23.
7. La lettera al riguardo indirizzata da Giovanni, e dai vescovi con lui solidali, al collega Rufo
di Tessalonica in Acta Conciliorum Oecumenicorum (= ACO), I: Concilium Vniuersale Ephesenum, I, 3,
ed. E. Schwartz, Berolini/Lipsiae, 1927, p. 41-42 (il testo s’è conservato anche nell’epistolario
di Teodoreto di Cirro: Epitula CLXX, PG, 83, cc. 1476-1481).
8. Cf. ACO, I: Concilium Vniuersale Ephesenum, IV, ed. E. Schwartz, Berolini/Lipsiae, 1922-23,
p. 120-123.
9. Per la documentazione relativa alla presenza del De dominicae incarnationis sacramento, oltre
che del De fide, negli autori orientali impegnati nei dibattiti sulla questione nestoriana, si rinvia
370 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

Comportamento analogo a quello di Martiniano avrebbe evidenziato pochi


anni dopo anche il metropolita Eusebio, di origine greca, allorché, raccolto
nel 451 con il suo episcopato comprovinciale a Milano, riconobbe come orto-
dosso e recepì il Tomo a Flaviano del romano Leone, in forza del criterio che «in
tutti i suoi intendimenti esso coincide con quanto il beato Ambrogio, mosso
dallo Spirito Santo, introdusse nei suoi libri sul mistero dell’Incarnazione del
Signore10».
I dati fin qui considerati rendono assai problematico configurare la tra-
dizione ambrosiana in termini di inuentio o quale costruzione (più o meno
artificiosa) a posteriori: insomma, un’invenzione; essa appare piuttosto il
diretto riflesso della vita ecclesiale milanese nel suo concreto fluire, a partire
dall’episcopato di Ambrogio e dalla percezione che di tale episcopato si ebbe
a Milano11.
Quanto alle memorie cultuali di Ambrogio, i testimoni del Martyrologium
Hieronymianum attestano che già nella declinante antichità si ricordava al
30 Novembre il suo battesimo12. Nelle redazioni di quello stesso Martyrologium
il transitus appare censito al 4 Aprile sotto il nome di depositio13. Il Beroldo (che
nella prima parte del secolo XII ratifica consuetudini talvolta risalenti a
tempi assai lontani) segnala come l’anniversario della morte fosse celebrato
esclusivamente dall’arcivescovo nella Basilica Ambrosiana alla mattinata del
Sabato Santo «quia in hoc die migravit ex hoc seculo14»; in merito alla depositio,

a C. Pasini, Le fonti greche su sant’Ambrogio, Milano/Roma, 1990 (SAEMO, 24/1: Sussidi), p. 58-66,
86-88.
10. «Omnibus sensibus convenire, quo beatus Ambrosius, de Incarnatione Dominicae mysterio, suis libris,
Spiritu Sancto excitatus insernit»: PL, LIV, c. 946; cf. C. Alzati, Metropoli e sedi episcopali fra tarda
antichità e alto medioevo, in Chiesa e società. Appunti per una storia delle diocesi lombarde, a cura di
A. Caprioli, A. Rimoldi, L. Vaccaro, Brescia/Gazzada, 1986 (Storia religiosa della Lombardia, 1),
p. 71. Quanto all’origine greca di Eusebio, cf. Ennodius, Carmina, II, 84 (De amico Dei Eusebio
pontifice), CSEL, 6, p. 585: «Eusebius Ligurum … finibus hospes, / ignotae tractus plebis amicitia. / Graius
erat»; cf. MGH, Auctores Antiquissimi, 7, n. CCI, p. 165.
11. Anche sotto tale aspetto appare poco plausibile il tentativo di Neil B. McLynn, Ambrose of
Milan: Church and Court in a Christian Capital, Berkeley, 1994 (The Transformation of the Classical
Heritage, 22), di configurare l’immagine di Ambrogio quale prodotto di un’accorta costruzione
letteraria (si veda in particolare quanto affermato nell’Introduzione: p. XVI ss., e ribadito nelle
pagine conclusive: p. 375 ss.). In realtà la «tradizione ambrosiana» si generò non tra i fruitori
postumi di un complesso di scritti sapientemente orientati, ma — come l’ininterrotta celebra-
zione del natalis episcopi evidenzia — sorse tra i testimoni diretti di quell’episcopato.
12. Martyrologium Hieronymianum, edd. I. B. de Rossi, L. Duchesne, in Acta Sanctorum Novembris,
2/1, Bruxellis, 1894, p. [148].
13. Ibid., p. [39].
14. Ordo et caeremoniae ecclesiae Ambrosianae Mediolanensis, ed. M. Magistretti, Beroldus sive Ecclesiae
Ambrosianae Mediolanensis Kalendarium et Ordines saeculi XII (= Beroldus, Ordo), Milano, 1904,
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avvenuta il 5 Aprile, essa era in età medioevale (ed è tuttora) ben presente
alla comunità ecclesiale ambrosiana, che la celebra nei propri libri di culto al
Giovedì in Albis15.
L’ipotesi di un appannamento della figura di Ambrogio in età longobarda
per soggezione nei confronti dell’«arianesimo» longobardo è pura (e astratta)
congettura: si appanna Ambrogio a Milano quando è tutta la tradizione
patristica latina ad appannarsi in Occidente, ossia nei decenni della questione
monotelita, durante i quali il dibattito dottrinale non fu più tra Latini e Greci,
ma tra Greci d’Oriente e Greci stabilitisi in Occidente: interlocutori che par-
lavano la stessa lingua, usavano le stesse categorie concettuali, s’ispiravano
alle stesse auctoritates. Se la prima generazione degli apologeti diteliti greci di
Roma, raccolta attorno a Massimo il Confessore, evidenziò un non adeguato

p. 113. Per la datazione attorno al 1140 del testimone più antico pervenutoci (Ambr. I 152 Inf.):
M. Ferrari, Valutazione paleografica del codice ambrosiano di Beroldo, in Il Duomo cuore e simbolo di
Milano. IV Centenario della Dedicazione (1577-1977), Milano, 1977 (Archivio Ambrosiano, 32), p. 302-
307; per la composizione dell’Ordo, pochi anni prima, attorno al 1130: G. Forzatti Golia, Le
raccolte di Beroldo, ibid., p. 308-402; per la nuova redazione del 1269, con integrazione dell’Ordo
stesso all’interno di un Manuale: ibid., p. 330 ss.
15. Il Calendario inserito nel codice beroldiano (s. XII1) colloca correttamente la memoria
della depositio di Ambrogio al 5 Aprile (Kalendarium, ed. M. Magistretti, Beroldus sive Ecclesiae
Ambrosianae Mediolanensis Kalendarium et Ordines saeculi XII [= Beroldus, Kalendarium], Milano,
1904, p. 4), quantunque la relativa celebrazione stazionale sia, nell’Ordo beroldiano e nei libri
liturgici, connessa al Giovedì in Albis (Beroldus, Ordo, p. 117; Ordo pro denariorum divisione, ed.
M. Magistretti, Beroldus sive Ecclesiae Ambrosianae Mediolanensis Kalendarium et Ordines saeculi XII [=
Beroldus, Denariorum], Milano, 1904, p. 22; cf. Manuale Ambrosianum ex codice saec. XI olim in usum
canonicae Vallis Travaliae, 2, ed. M. Magistretti, Mediolani, 1904, p. 221-222; datazione di questo
codice all’inizio del XII secolo è stata proposta da O. Heiming, Die ältesten ungedruckten Kalender
der mailändiscen Kirche, in Colligere fragmenta. Festschrift Alban Dold, Erzabtei Beuron, 1952, p. 214-
215). Merita segnalare come in ambito ambrosiano il ciclo misterico de Tempore goda di una
privilegiata attenzione rispetto al calendario solare; segnatamente nel caso del transitus e della
depositio di Ambrogio, le celebrazioni dei due giorni anniversari risultano di fatto ancorate al
ciclo pasquale (e fluttuano con esso: Sabato Santo, Domenica di Pasqua, con traslazione al
Giovedì in Albis) e non si legano alle date che i due eventi ebbero originariamente nel quadro
del mese di Aprile. Fuori dall’ambito ambrosiano appare degno di nota il fatto che in alcuni
Epistolari (Apostoli) slavoni la memoria di sant’Ambrogio sia censita, oltre che al 7 Dicembre,
anche al 4 Aprile (giorno del transitus): così ad esempio l’Apostol di Ochrid (fine s. XII), l’Apostol
Crkolez 2 (s. XIII), l’Apostol GIM-Chludov 33 (s. XVin). Nell’Apostol Slepče (s. XII2) la memoria è
posta il 5 Aprile (giorno della depositio); mentre nel mediobulgaro Mineo di Dragan (s. XIII), che
sembra censire anche memorie di origine occidentale (O. S. Loseva, Russkie mesjaceslovy XI-XIV
vekov, Pamjatniki istoričeskoj mysli, Moskva, 2001, p. 73), compare esclusivamente la memoria
del 4 Aprile. Al riguardo, si veda: K. Stantchev, A. Naumow, La presenza di s. Ambrogio nella tradi-
zione slava ortodossa, in Sant’Ambrogio e i santi Cirillo e Metodio. Le radici della civiltà scrittoria slava. Atti
della giornata di studio (26 maggio 2009), a cura di M. Ch. Pesenti, K. Stantchev, Milano/Roma,
2010 (Slavica Ambrosiana, I), p. 4-7.
372 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

possesso della lingua latina, come chiaramente documentano gli Atti della
sinodo Lateranense del 64916, la più tarda generazione, che dialogò con
Costantinopoli per il grande concilio celebrato da Costantino IV nel 680/681,
pur manifestando di saper rendere in un raffinato lessico latino le proprie
categorie concettuali, non cessò di essere teologicamente greca.
Fu in tale contesto che la Chiesa milanese riprese a far sentire la propria
voce nella comunione cristiana, dapprima sottoscrivendo gli «Atti» della
citata sinodo Lateranense del 64917, e nel 680 rinnovando il diretto rapporto
con la Corte imperiale. Se nel primo caso fu espressa l’adesione a un testo
elaborato da Greci, nel secondo caso addirittura si parlò per bocca di un
Greco della cerchia romana, Damiano, successivamente vescovo di Pavia18.
Fu questi a formulare in latino una lettera sinodale e una Expositio fidei perfet-
tamente confacenti ai destinatari19; in tali scritti si citava perfino il cosiddetto
Tropario di Giustiniano e ci si appellava anzitutto ai dicta del romano Leone,
nonché al magistero del Nazianzeno e di Basilio, dell’alessandrino Cirillo, di
Atanasio e del Crisostomo, cui venivano associati Ilario, Agostino, Ambrogio
e Girolamo20. È ben comprensibile che in un tale contesto (tra l’altro accesa-
mente antitricapitolino) la «tradizione ambrosiana» non potesse avere spazio.

16. ACO, Series II, 1: Concilium Lateranense a. 649 celebratum, ed. R. Riedinger, Berolini, 1984. Per
la composizione di tali Atti in greco e la loro approssimativa traduzione latina ad opera della
cerchia di Massimo: R. Riedinger, ibid., Einleitung, p. XXII ss.; cf. P. Conte, Il sinodo Lateranense
dell’Ottobre 649. La nuova edizione degli Atti a cura di Rudolf Riedinger. Rassegna critica di fonti dei
secoli VII-XII, Città del Vaticano, 1989 (Collezione Teologica, 3), p. 124 ss.
17. ACO, Series II, 1: Concilium Lateranense a. 649 celebratum, p. 402 (redazione greca), 403 (reda-
zione latina).
18. Paulus Diaconus, Historia Langobardorum, VI, 4, edd. L. Bethmann, G. Waitz, Hannoverae,
1878 (MGH, Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum), p.166.
19. Mansi, XI, cc. 203-208. La catena ininterrotta di manoscritti, che dal IX al XVI secolo hanno
trasmesso questi testi, e la relativa edizione critica è stata offerta da Fabio Furciniti in Mansueto,
Damiano e il basileus. La Suggestio e l’Expositio fidei della sinodo Milanese a Costantino IV, Tesi di
Dottorato discussa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il 20 Aprile 2011 (di
prossima pubblicazione). Cf., dello stesso F. Furciniti, La presenza greca in area latina e i rapporti tra
Oriente e Occidente nell’ultima fase del tardo Antico, in MEFRM, 124/1, 2012, p. 235-246.
20. C. Alzati, «Pro sancta fide, pro dogma patrum». La tradizione dogmatica delle Chiese italiciane di fronte
alla questione dei Tre Capitoli. Caratteri dottrinali e implicazioni ecclesiologiche dello scisma, Appendice:
La sinodica di Mansueto all’imperatore Costantino IV. Osservazioni in margine, in Atti del Convegno Como
e Aquileia. Per una storia della società comasca (612-1751). Como, 15-17 ottobre 1987, Como,
1991 (Raccolta Storica, 19), p. 74-82; ora pure in Ambrosiana Ecclesia. Studi su la Chiesa milanese e
l’ecumene cristiana fra tarda antichità e medioevo, Milano, 1993 (Archivio Ambrosiano, 65), p. 123-
130; cf. Id., L’ecumenicità imperiale in un documento ecclesiastico d’ambito longobardo (a. 680), in Imperi
universali e società multietniche da Roma a Costantinopoli a Mosca. Rendiconti del XV Seminario interna-
zionale di studi storici «Da Roma alla Terza Roma». Campidoglio, 21-22 aprile 1995, curr. P. Catalano,
P. Siniscalco, Roma, 2002 (Da Roma alla Terza Roma. Documenti e Studi: Rendiconti), p. 63-72. Per
Cesare Alzati 373

L’invio della lettera sinodale a Costantinopoli nel 680 fu comunque per la


Chiesa milanese un atto istituzionalmente di straordinario rilievo cui, dopo
la recezione dei canoni africani nel concilio Trullano (Anno 6200: 1.IX.691-
31.VIII.692)21 (canoni africani in cui Milano figurava quale prima sede in
Occidente dopo Roma22), sarebbe seguita in Oriente la redazione del Catalogo
dei 70 apostoli dello Ps. Epifanio, testo in cui Barnaba, fondamento dell’autoce-
falia cipriota ai tempi di Zenone23, fu dichiarato primo vescovo di Milano24.

il tropario legato al nome di Giustiniano: V. Grumel, L’auteur et la date de composition du tropaire


Ὁ μονογενής, in Échos d’Orient, 22, 1923, p. 398-418.
21. Can. 2: Discipline Générale Antique [ive-ixe s.], I, 1: Les Canons des Conciles Oecuméniques (= CCO),
ed. P. P. Joannou, Grottaferrata, 1962 (Pontificia Commissione per la redazione del Codice di Diritto
Canonico Orientale. Fonti, 9), p. 122.
22. CSP (cit. nota 4), p. 288-289; cf. Registri Ecclesiae Carthaginensis excerpta, in Concilia Africae.
A. 345 - A. 525, ed. Ch. Munier, Turnhout, 1974 (CCL, 149), p. 194 (concilio Cartaginese del
16 Giugno 401). La continuità di attenzione rivolta a questo assunto dalla canonistica costan-
tinopolitana è ben indicata nel s. XII da Iōánnēs Zōnarâs e da Theódōros Balsamôn: PG, 138,
cc. 236-237. Per la percezione di Milano in ambito greco quale prima città d’Occidente dopo
Roma, cf. già Procopius Caesariensis, De bello Gothico, II, 7. 36-38, ed. H. Haury, rev. G. Wirth,
Lipsia, 1963 (Bibliotheca Teubneriana), p. 185; cf. anche II, 21. 6, p. 241.
23. E. Morini, Apostolicità e autocefalia in una Chiesa orientale: la leggenda di s. Barnaba e l’autonomia
dell’Arcivescovo di Cipro nelle fonti dei secoli V e VI, in Studi e Ricerche sull’Oriente Cristiano, 2, 1979,
p. 23-45.
24. Ed. Th. Schermann, Prophetarum vitae fabulosae. Indices apostolorum discipulorumque Domini
Dorotheo, Epiphanio, Hippolyti aliisque vindicata, Lipsiae, 1907 (Bibliotheca Teubneriana), p. 118. Se
l’origine tipologica degli elenchi dei Dodici con indicazione dei luoghi di predicazione, ed even-
tualmente di martirio, sembra da ricercare in Egitto e in Siria (cf. R. A. Lipsius, Die apokryphen
Apostelgeschichte und Apostellegenden, 1, Braunschweig, 1883, p. 200; Th. Schermann, Propheten-
und Apostellegenden nebst Jüngerkatalogen des Dorotheus und verwandter Texte, Lipsia, 1907 [TU, 31/3],
p. 204 ss.), per la lista dei Settanta (Settantadue), sappiamo che ancora essa non doveva esistere
ai tempi di Eusebio di Cesarea, sebbene l’appartenenza al gruppo fosse affermata per singoli
personaggi fin da Clemente Alessandrino (Eusebius Caesariensis, Historia Ecclesiastica, I, XII, 1,
ed. E. Schwartz, Eusebius Werke, 2/1, Lipsia, 1903 [GCS, 9/1], p. 80-82; per Clemente cf. anche
Chronicon Paschale [224], PG, 92 [= ed. L. Dindorf, Bonnae 1832 (Corpus Scriptorum Historiae
Byzantinae)], cc. 544-545). Quanto a Epifanio di Salamina, che cita soltanto qualche nome, si
è ritenuto da alcuni che egli ne conoscesse l’elenco completo (Epiphanius, Panarion, XX, 4.
1-6, ed., post K. Holl, J. Dummer, Berlino, 1986 [GCS], p. 231-232; cf. F. Dvorník, The Idea of
Apostolicity in Byzantium and the Legend of the Apostle Andrew, Cambridge Mass., 1958 [Dumbarton
Oaks Studies, 4], p. 177). Per parte loro le Constitutiones Apostolorum, d’ambiente siro, sono al
riguardo di particolare interesse: il loro elenco di protovescovi istituiti dai Dodici attinge in
effetti all’onomastica neotestamentaria secondo modalità non dissimili da quelle dei Cataloghi
dei Settanta (Constitutiones Apostolorum, VII, 46, ed. F. X. Funk, I, Paderborn, 1905, p. 452-
454; cf. ma senza indicazioni di luoghi: VI, 18 [14]. 11, p. 345-347). Un catalogo completo
dei Settanta, d’origine sira, dovette infine raggiungere Costantinopoli, trovandovi diffusione
probabilmente soltanto nella seconda metà del secolo VII, dato che non se ne trova traccia
nell’elenco contenuto nel Chronicon Paschale (Chronicon Paschale [224], PG, 92, cc. 544-545); da
374 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

Tra i presuli della sinodo milanese, cui il greco Damiano diede voce, figurava
anche il longobardo Anastasio di Pavia che, alla morte del locale vescovo della
comunità «cattolica», aderì alla fede nicena e divenne l’unico e unitario presule
della città regia25. Damiano, succedutogli sulla sede episcopale pavese, pose
termine — col concilio celebrato nel 698 nella capitale longobarda — anche
all’ultima fase, aquileiese, dello scisma tricapitolino26. Sicché, nella prima parte
dell’VIII secolo, compiutamente realizzatasi l’integrazione dei Longobardi
nella Chiesa dei Romani, si poté vedere il longobardo Teodoro, de regali germine
natus, ascendere alla cattedra ch’era stata del consularis romano Ambrogio.
In tale contesto la vita ecclesiale milanese poteva riprendere il suo corso
naturale: ne dà testimonianza tra il 732 e il 744 il Versum de Mediolano ciuitate.
Vi si esprime ammirazione per il convergere dei vescovi nella metropoli al
fine di ricevere dalla sinodo la comune norma canonica, vi si loda della Chiesa
milanese il ricco ordinamento delle letture, le melodie sacre, il regolato canto
dei salmi quotidianamente eseguito27. Il fatto che, dei molti santi — martiri

tale archetipo, di provenienza sira si generò in ogni caso un testo ancora rintracciabile nei due
mss. Vaticani Greci, 2001 e 1506 (Schermann, Prophetarum vitae, p. 171-177; cf. Id., Propheten- und
Apostellegenden, p. 301 ss.; Dvorník, The Idea of Apostolicity, p. 177-178), dopo il quale fu redatto il
Catalogo a noi pervenuto sotto il nome di Epifanio.
25. Paulus Diaconus, Historia Langobardorum, IV, 42, MGH, Scriptores Rerum Langobardicarum et
Italicarum, p. 134. 13-19.
26. Carmen de synodo Ticinensi, ed. K. Strecker, Berolini, 1914 (MGH, Poetae Latini Medii Aevi, Poetae
Latini Aevi Carolini, 4/2), p. 728-731.
27. Versum de Mediolano ciuitate, in Versus de Verona etc., ed. G. B. Pighi, Bologna, 1960 (Università
degli Studi di Bologna. Facoltà di Lettere e Filosofia. Studi pubblicati dall’Istituto di Filologia Classica, 7),
p. 91 (f. 27 r), 146 (vv. 43-45). Segnatamente riguardo alla prassi cultuale, va osservato come
in quella fase precarolingia, sul fondamento di una precisa tradizione canonica, vigesse una
sostanziale omogeneità all’interno delle singole province in forza del comune riferimento delle
sedi suffraganeee al modello della rispettiva metropoli. Tale norma a più riprese era stata riba-
dita nell’Occidente d’età tardo antica (nelle province della diocesi africana in termini di unità
comprovinciale, senza riferimenti all’inesistente autorità metropolitica). Così s’era espressa,
già tra il 416 e il 418, una sinodo bizacena riproposta nella prima metà del VI secolo dalla
Breviatio canonum di Ferrando («Vt una sit in sacramentis per omne Byzacium disciplina» [220]: Concilia
Africae, CCL, 149, p. XXXVII, 305); analogamente si pronunciò nelle Gallie la sinodo di Vannes tra
il 461 e il 491 («Vt uel intra prouinciam nostram sacrorum ordo et psallendi una sit consuetudo» [can. 15]:
Concilia Galliae. A. 314 - A. 506, ed. Ch. Munier, Turnhout, 1963 [CCL, 148], p.  155), e — con
esplicito riferimento al modello autoritativo della sede metropolitana — quella di Yenne del
517 («Ad celebranda divina officia ordenem, quem metropolitani tenent, provincialis eorum observare debe-
bunt» [can. 27]: Concilia Galliae. A. 511 - A. 695, ed. Ch. de Clercq, Turnhout, 1963 [CCL, 148, A],
p. 30). In quello stesso 517 in modo consonante avrebbe deliberato la sinodo tarraconense di
Gerona («De institutione missarum, ut quomodo in metropolitana ecclesia fiunt, ita in Dei nomine in omne
Terraconense prouincia tam ipsius missæ ordo quam psallendi uel ministrandi consuetudo seruetur» [can. 1]:
Concilios Visigóticos e Hispano-Romanos, ed. J. Vives [- T. M. Marín Martínez - G. Martínez Díez],
Cesare Alzati 375

e vescovi — deposti circa menia, si ricordi insignito del qualificativo (almus) il


solo «arcivescovo» Benedetto (vir egregiae sanctitatis spentosi da poco e de quo
per universam Italiam bonae opinionis fama flagravit28) conferisce inevitabilmente
un particolare risalto al sintetico (ma pur articolato) enunciato: «Magnus presul
cum duobus sociis Ambrosius Protasio Geruasioque manet29». Del resto va ricordato che
nel palinsesto Cod. 908 della St. Gallen, Stiftsbibliothek, alla p. 111, figura — ver-
gato probabilmente tra VII e VIII secolo — il titolo Depossitio bea … confessor …
bea30 …, che richiama assai da vicino il titolo Depositio beatae memoriae confessoris
et episcopi Ambrosii, presente dell’Evangelistario di Busto, vergato in età carolingia,
ma attingendo a un modello risalente all’estrema fase della tarda antichità (e
in ogni caso precarolingio), fedelmente riproposto con pochissime aggiunte31.
Ciò attesta che tra VII e VIII secolo la Depositio di Ambrogio veniva solennemente
celebrata a Milano, e la caratterizzava la proclamazione di una specifica lettura
agiografica.
In ogni caso, com’è ben noto, fu con l’età carolingia che l’autocos-
cienza ambrosiana della Chiesa milanese conobbe una rinnovata vitalità,

Barcelona/Madrid, 1963, p. 39). Ancora nel 633 il principio dell’unità rituale delle province
ecclesiastiche sarebbe stato confermato dalla IV sinodo Toletana, resa particolarmente autore-
vole dalla prestigiosa presenza di Isidoro («Hoc enim et antiqui canones decreuerunt ut unaquaeque
prouincia et psallendi et ministrandi parem consuetudinem teneat» [can. 2]: ed. Vives, Concilios Visigóticos,
p. 188). Cf. P. Carmassi, Libri liturgici e istituzioni ecclesiastiche a Milano in età medioevale. Studio sulla
formazione del lezionario ambrosiano, Münster, 2001 (Liturgiewissenschaftliche Quellen und Forschungen,
85: Corpus ambrosiano-liturgicum, 4), nota 58, p. 34-35; in questo denso volume la studiosa ha
altresì verificato per la provincia milanese tale convergenza, propugnata dai canoni, attraverso
un’accurata analisi della documentazione manoscritta superstite.
28. Paulus Diaconus, Historia Langobardorum, VI, 29, MGH, Scriptores Rerum Langobardicarum et
Italicarum, p. 175, 2-3.
29. Versum de Mediolano ciuitate, ed. G. B. Pighi, p. 90 (f. 26 v), 146 (vv. 34-35).
30. A. Dold, Dove si trovano le più antiche tracce della Messa milanese, in Quaderni di Ambrosius
[Supplemento ad Ambrosius, 37 (1961)], p. [10].
31. Carmassi, L’ordinamento delle pericopi della Chiesa ambrosiana in età precarolingia: il capitolare e l’evan-
gelistario di Busto Artsizio, in Libri liturgici e istituzioni ecclesiastiche a Milano (cit. nota 27), p. 89-105;
N. Valli, Il Codice di Busto: un tesoro dell’Alto Medioevo per la storia della Chiesa e della liturgia ambrosiana,
in Il Codice di Busto. Capitolare ed evangelistario ambrosiani del secolo IX. Atti del Convegno del 17 Maggio
2009, curr. F. Bertolli, N. Valli, Busto Arsizio, 2010 (Quaderni della Capitolare, 9), p. 37-42.
376 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

evidenziata in sede agiografica32, nei libri di culto33, nei monumenti34, nella


stessa iconografia35.

32. Si pensi al De vita et meritis Ambrosii, ed. P. Courcelle, Recherches sur saint Ambroise. Vies anciennes,
culture, iconographie, Parigi, 1973 (Études Augustiniennes. Antiquité, 52), p. 50-121, ma pure all’agio-
grafia relativa ai familiari di Ambrogio: P. Tomea, Ambrogio e i suoi fratelli. Note di Agiografia
milanese altomedioevale, in Filologia mediolatina, 5, 1998, p. 149-232, dove l’autore offre anche una
convincente assegnazione della nuova biografia di Ambrogio all’età di Angilberto II (824-859),
riprendendo e ulteriormente documentando un’ipotesi affacciata già da L. Cracco Ruggini
(recensione a Vita e meriti di s. Ambrogio, cur. A. Paredi, Milano, 1964 [Fontes Ambrosiani, 37], in
Athenaeum, n. s., 43 [1965], p. 237, 239).
33. Cf. C. Alzati, L’Ambrosianum mysterium tra sviluppo nella continuità e cesure riformistiche,
in Liturgiereformen. Historische Studien zu einem bleibenden Grundzug des christlichen Gottesdienstes,
curr. M. Klöckener, B. Kranemann, I: Biblische Modelle und Liturgiereformen von der Frühzeit bis
zur Aufklärung, Münster, 2002 (Liturgiewissenschaftliche Quellen und Forschungen, 88), p. 273-294;
con riferimento segnatamente al Lezionario: P. Carmassi, Die Bearbeitung des ambrosianischen
Lektionars in karolingischer Zeit. Beispiele einer gesuchten Kontinuität trotz durchgeführter Reformen, ibid.,
p. 295-303; sul complesso problema dell’eucologia della Messa nella risistemazione d’ambito
monastico: G. Verità, Il Messale di Armio, in Ricerche Storiche sulla Chiesa Ambrosiana, XXI, Milano,
2003 (Archivio Ambrosiano, 88), p. 3-197.
34. Esemplare il caso della Basilica Ambrosiana: Cf. C. Bertelli, Sant’Ambrogio da Angilberto II a
Gotofredo, in Il Millennio Ambrosiano, II: La città del vescovo dai Carolingi al Barbarossa, Milano, 1988,
p. 16 ss.
35. Particolarmente significativa, in tale contesto, l’insistenza sull’agiografica partecipazione
del presule milanese ai funerali di san Martino a Tours, sia nelle formelle dell’altare di Vuolvinio
con le relative significative iscrizioni (M. Ferrari, Le iscrizioni, in L’altare d’oro di Sant’Ambrogio,
cur. C. Capponi, Milano, 1996, p. 147-154), sia nel mosaico absidale (di C. Bertelli, oltre al
già citato contributo Sant’Ambrogio da Angilberto II a Gotofredo [cit. nota 34], si potranno vedere
Mosaici a Milano, in Atti del 10o Congresso Internazionale di studi sull’Alto Medioevo: Milano e i Milanesi
prima del Mille [VIII-X secolo]. Milano, 26-30 Settembre 1983, Spoleto, 1986, p. 344-346; La deco-
razione musiva a Milano dall’età paleocristiana alla carolingia, in Pittura a Milano dall’Alto Medioevo
al Tardogotico, cur. M. Gregori, Milano, 1997, p. 15-19; Opere d’arte per la chiesa Ambrosiana, in
Il mosaico di Sant’Ambrogio: storia del mosaico e dei suoi restauri [ 1843-1997], cur. C. Capponi,
Milano, 1997, in particolare p. 8, 12-13). In questi ultimi saggi lo studioso fa esplicito riferi-
mento — con qualche forzatura — pure alla nuova iconografia di Ambrogio che, dedotta — a
suo giudizio — dal modello petrino, dall’età carolingia viene progressivamente affermandosi,
scalzando il modello antico con le sue caratteristiche fisiognomiche. Se tale matrice petrina
della nuova iconografia fosse reale, ci si potrebbe chiedere se (ed, eventualmente, in quale
misura) possano aver inciso su tale mutamento le parole del vescovo di Brescia Gaudenzio che,
rivolgendosi al proprio metropolita Ambrogio nel contesto della sinodo provinciale, con espli-
cito riferimento a Mt 16, 15-16, invitò il communem patrem a prendere la parola «tanquam Petri
successor apostoli»: Gaudentius Brixiensis, Tractatus XVI, 9, ed. A. Glueck, Vindobonae/Lipsiae,
1936 (CSEL, 68), p. 139. Ma su tale nuova iconografia devono essere attentamente considerate le
argomentazioni contrarie e l’ipotesi di influssi orientali formulate da Simone Piazza nel saggio
sul volto di Ambrogio presente in questo volume.
Cesare Alzati 377

Furono poste allora le premesse di quella scientia Ambrosiana, che avrebbe


avuto nelle scuole della ecclesia episcopale della Sancta Theotocos36 il luogo
precipuo di elaborazione e di trasmissione, trovando nel cosiddetto Landolfo
Seniore un esemplare interprete37.
Lo scritto di quest’autore, in cui convergono materiali diversi (e si direbbero
materiali di scuola a lui precedenti), paiono a me (e ad altri) aver trovato la
sistemazione a noi pervenuta agli inizi del XII secolo38. Soltanto così si spiega
l’accorata consapevolezza di essere testimone di un ordo e di un mysterium,
ormai definitivamente tramontati e non più recuperabili. Attorno al 1088 vi
era stata la svolta decisiva determinata dall’allineamento dell’arcivescovo

36. La denominazione è attestata in Arnulfus (= Arnulfus, Liber gestorum recentium, ed. I. Scaravelli,
Bologna, 1996 [Fonti per la storia dell’Italia medievale ad uso delle scuole, 1]), I, 19, p. 78. 24-25.
37. Sull’autoconsapevolezza intellettuale della tradizione ecclesiale milanese, che alla fine
del secolo XI si esprimeva nella scientia Ambrosiana, cf. L(andulfus) [= L(andulfus), Historia
Mediolanensis, ed. A. Cutolo, Bologna, 1941 (Rerum Italicarum Scriptores [= RRIISS], nova editio,
4/2)], II, 35-36, p. 75-80 (l’edizione presenta gravi carenze, ma un testo meglio stabilito ris-
petto a L. C. Bethmann, W. Wattenbach, Hannoverae, 1848 [MGH, Scriptores, 8] [p. 70-73]).
Quanto alle scuole annesse alla ecclesia beatae Mariae, «quae huius archiepiscopatus … caput extitit et
Deo annuente semper existet» [L(andulfus), II, 35, p. 75. 10-11], nonché sull’orientamento che le
caratterizzò nel secolo XI: A. Viscardi, La cultura milanese nei secoli VII-XII, in Storia di Milano, III,
Milano, 1954, p. 721 ss.; T. Schmidt, Alexander II. (1061-1073) und die römische Reformgruppe seiner
Zeit, Stoccarda, 1977 (Päpste und Papsttum, 11), p. 8-10.
38. Per la problematicità del nome Landulfus: J. W. Busch, «Landulfi senioris Historia
Mediolanensis» — Überlieferung, Datierung und Intention, in Deutsches Archiv, 45, 1989, p. 11-12.
Quanto alla datazione, il Busch, distinguendo gli ultimi (e per lui successivi) quattro capitoli
dello scritto milanese, propende per un anno di composizione non lontano dal 1075. La data-
zione di Jörg Busch è stata pacificamente assunta dalla storiografia tedesca: cf. Ch. Dartmann,
Wunder als Argumente: die Wunderberichte in der Historia Mediolenenesis des sogenannten Landulf
Senior und in der Vita Arialdi des Andrea von Strumi, Francoforte sul Meno, 2000 (Gesellschaft, Kultur
und Schrift, 10), si veda in particolare nota 168, p. 120-121; O. Zumhagen, Religiöse Konflikte und
kommunale Entwicklung: Mailand, Cremona, Piacenza und Florenz zur Zeit der Pataria, Colonia, 2002
(Städteforschung, 58), p. 29. Personalmente, considerando lo scritto una raccolta di molteplici
materiali di scuola ed escludendo le interpolazioni successive ipotizzate dal Busch a giustifi-
cazione della propria datazione precoce, propendo per una redazione tarda (primissimi anni
del secolo XII; cf. già W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter bis zur Mitte des
dreizehnten Jahrhunderts, II, Berlin, 18946, p. 242): C. Alzati, Chiesa ambrosiana, mondo cristiano greco
e spedizione in Oriente (in Verso Gerusalemme. II Convegno internazionale nel IX Centenario della I Crociata
[1099-1999]. Bari, 11-13 gennaio 1999), in Civiltà Ambrosiana, 17, 2000, p. 32-35, 40-41, 44-45;
Id., Parlare con la voce dei Padri. L’apologetica ambrosiana di fronte ai riformatori del secolo XI, in Leggere
i Padri tra passato e presente. Cremona, 21-22 Novembre 2008, Firenze, 2010, nota 27; a conclusioni
cronologiche non dissimili sembra giungere, seppure per altra via, anche P. Carmassi, Basiliche
episcopali e ordinamento liturgico a Milano nei secoli XI-XIII tra continuità e trasformazioni, in Civiltà
Ambrosiana, 17, 2000, p. 268-291.
378 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

Anselmo III allo schieramento riformatore di Urbano II39; era seguita nel


monastero di San Dionigi, tra il 1095 e il 1096, ad opera dello stesso Urbano II
e dell’arcivescovo Arnolfo III, la tumulazione in un nuovo sepolcro delle spo-
glie di Erlembaldo, ossia della guida armata della Pataria; a sua volta il succes-
sivo arcivescovo, Anselmo IV, tra il 1099 e il 1100, procedette a traslare presso
Erlembaldo anche le spoglie del diacono Arialdo, in tal modo ricomponendo
(e celebrando) i vertici del movimento che aveva condotto un’irriducibile
opposizione alla tradizione canonica e alle connesse forme di spiritualità del
clero ambrosiano40. A quel punto il vecchio L(andolfo) non poteva che far
proprie le parole pronunciate a Milano da Massimo di Torino dopo la deva­
stazione compiuta da Attila «Periit haec civitas, collapsa est ecclesia41»; in effetti
ai suoi occhi «falsis catharis ordinem ipsum conturbantibus, in tantum attriverunt, ut
ultra nec esset spes mysterii nec ordinis restaurandi42».
In realtà non fu propriamente così: se aspetti rilevanti della prassi istituzio-
nale e della disciplina canonica (con gli elementi di dottrina e di spiritualità che
li accompagnavano) non ebbero più corso, quanto al mysterium Ambrosianum,
esso riuscì a perpetuarsi divenendo il perno della ridefinizione della «tradi-
zione ambrosiana». Il ms. I 152 Inf. dell’Ambrosiana, realizzato non dopo il
1140 probabilmente per il clero cardinalizio milanese, può essere riguardato

39. Cf. P. Zerbi, «Cum mutatu habitu in coenobio sanctissime vixisset …»: Anselmo III o Arnolfo II [III],
in Archivio Storico Lombardo, 90, 1963, p. 509-526; Id., Alcuni risultati e prospettive di ricerca sulla
storia religiosa di Milano dalla fine del secolo XI al 1144, in Problemi di storia religiosa lombarda. Tavola
rotonda sulla storia religiosa lombarda. Villa Monastero di Varenna, 2-4 settembre 1969, Como, 1972,
p.  18-21; A. Lucioni, L’età della Pataria, in Diocesi di Milano, I, Brescia/Gazzada, 1990 (Storia
religiosa della Lombardia, 9), p. 188-190; Id., Gli altri protagonisti del sinodo di Fontaneto: i patarini
milanesi, in Fontaneto: una storia millenaria. Monastero. Concilio metropolitano. Residenza viscontea,
curr. G. Andenna, I. Teruggi, Novara, 2009, p. 279-313; A. Lucioni, Ansemo IV da Bovisio arcives-
covo di Milano (1097-1101). Episcopato e società urbana sul finire dell’XI secolo, Milano, 2011 (Storia.
Ricerche), p. 17.
40. Sul significato ecclesiastico di tale celebrazione della memoria dei capi della contestazione
patarinica: C. Violante, Riflessioni storiche sul seppellimento e la traslazione di Arialdo e di Erlembaldo
capi della Pataria milanese, in Pascua Mediaevalia. Studies voor Prof. Dr. J. M. De Smet, curr. R. Lievens,
E. van Mingroot, W. Verbeke, Lovanio, 1983 (Mediaevalia Lovaniensia. Series I. Studia, 10), p. 65-74.
Non vi è peraltro evidenza di un’interpolazione nella fonte l(andolfiana) al riguardo, come pro-
posto da E. Cattaneo, La vita comune del clero a Milano, in Aevum, 48, 1975, p. 262. Quanto invece
alla possibile antitesi, nel testo l(andolfiano), tra i riti processionali in onore della traslazione
dell’autentico martire Nazaro e ciò che si era fatto per la «inumazione» di Arialdo: Carmassi,
Basiliche episcopali e ordinamento liturgico a Milano, p. 288-289.
41. L(andulfus), Epistola ystoriographi ad archipresbyterum missa, p. 4. 10; da Maximus (II)
Taurinensis, Homilia in reparatione ecclesiae Mediolanensis, ed. F. Dell’Oro, in Il Duomo cuore e sim-
bolo di Milano. IV Centenario della Dedicazione (1577-1977), Milano, 1977 (Archivio Ambrosiano, 32),
p. 298. 27.
42. L(andulfus), Epistola ystoriographi ad archipresbyterum missa, p. 4. 8-9.
Cesare Alzati 379

quale testimone di questo ripensamento profondo, che avrebbe portato l’arti-


colata e organica tradizione della Chiesa di Ambrogio a ridefinirsi in termini
ormai esclusivamente cerimoniali e liturgici. In tale manoscritto compare il
De situ, che celebra le origini della Chiesa milanese, ma ovviamente prescinde
dalla successiva tradizione ecclesiale legata alla più tarda figura di Ambrogio;
a tale scritto fa corona un insieme di ordines ed expositiones di carattere cultuale
(tra cui le composizioni di Beroldo); è presente un unico testo di valenza apo-
logetica ambrosiana, il Sermo beati Thome, ma è relativo esclusivamente alla
difesa della forma rituale milanese43. Questo manoscritto esprime, dunque,
assai efficacemente la nuova versione, depotenziata, della scientia Ambrosiana,
riflesso di una reinterpretazione della ‘tradizione ambrosiana’ in termini
essenzialmente cultuali44.

Ambrosianum mysterium: la documentazione storica


della sua continuità
A questo punto divengono ineludibili alcune considerazioni sulle forme
cultuali ambrosiane.
Nel convegno milanese del 1974 per il XVI centenario dell’ordinazione
di Ambrogio, dopo l’intervento di mons. Enrico Cattaneo, intervenne Jordi
Pinell invitando gli studiosi di liturgia ambrosiana a uscire nelle proprie
ricerche dall’orizzonte esclusivamente milanese per considerare il fenomeno
ambrosiano in un quadro documentale più ampio. Espressamente egli fece
riferimento alle possibili tracce di testi italiciani tardo antichi da lui riscon-
trate nelle orazioni matutinali ispaniche. Essendosi il Cattaneo, nella sua ris-
posta, attestato sul principio che solo dal secolo IX disponiamo di compiuti
libri liturgici ambrosiani, sicché possiamo elaborare un discorso soltanto a
partire da quell’età, intervenne con forza Jean Pépin (se la memoria non mi
tradisce) che gli ricordò come di molti testi dell’antichità, a cominciare dal De
Republica ciceroniano, noi abbiamo conoscenza tramite la tradizione indiretta.
E la ricerca in merito alla tradizione rituale milanese, attraverso la docu-
mentazione offerta da fonti indirette, si dimostra quanto mai proficua.

43. Giovanna Forzatti Golia ha offerto un accurato elenco dei testi presenti nel codice: Le raccolte
di Beroldo, in Il Duomo cuore e simbolo di Milano. IV Centenario della Dedicazione, 1577-1977, Milano,
1977 (Archivio Ambrosiano, 32), p. 310-316.
44. Cf. al riguardo C. Alzati, La scientia Ambrosiana di fronte alla Chiesa greca nella Cristianità latina
del secolo XI, in Cristianità d’Occidente e Cristianità d’Oriente (secoli VI-XI), II, Spoleto, 2004 (LI Settimana
di Studio della Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo: 24-30 aprile 2003), p. 1183-1190.
380 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

Nel 386 Ambrogio poté definire «de more» la lettura di Giona alla feria V di
quella che sarebbe stata chiamata la Settimana Autentica 45. Anche la peri-
cope da Io 5 (vv. 1 ss.) (la piscina probatica), presente nella catechesi san-
tambrosiana ai neofiti fissata nel De mysteriis46, ricompare nel problematico
De sacramentis con la precisazione «lectum est heri47», che sembrerebbe sug-
gerire l’esistenza di un ordinamento di testi ormai definito, che — nel caso
della lettura di Giona — già Ambrogio poteva avvertire quale mos nella Chiesa
milanese e al quale l’omileta del De sacramentis sentiva di doversi attenere
nonostante non corrispondesse esattamente al proprio programma esposi-
tivo48. Nell’Expositio euangelii secundum Lucam troviamo attestazione in merito
alle pericopi delle Tentazioni, della Samaritana e di Lazzaro nelle Domeniche
quaresimali49, mentre della pericope del Cieco nato ci informa l’Epistula LXVII
(Maur.: LXXX) al catecumeno milanese Bellizio50. L’elenco potrebbe continuare

45. «Lectus est de more liber Ionae. Quo completo …»: Ambrosius, Epistula LXXVI (Maur.: XX), 25-26,
ed. M. Zelzer, Vindobonae, 1982 (CSEL, 82/3), p. 123.
46. Ambrosius, De mysteriis, IV, 22-24, ed. B. Botte, Paris, 19942 (2a rist.) (SC, 25 bis), p. 166-168.
47. De sacramentis, II, 2 (SC, 25 bis), p. 74-78.
48. Cf. ibid., VI, 2. 9, p. 140: «lectum est nudius tertius» con riferimento a I Cor 12, 4-6. Analoghe
considerazioni potrebbero svilupparsi per II Cor 1, 21-22: Ambrosius, De mysteriis, VII, 42,
p. 178; cf. De sacramentis, VI, 2. 6, p. 140. Sul De sacramentis già i riformatori del XVI secolo e, nel
secolo XVII, il card. Giovanni Bona, come successivamente i Benedettini della Congregazione
francese di San Mauro nella loro tormentata edizione, avevano avanzato dubbi sulla tradizio-
nale attribuzione ad Ambrogio: cf. B. Botte, in SC, 25 bis, p. 8-12. Tale paternità è stata decisa-
mente negata nel XX secolo da A. Baumstark (Liturgia romana e liturgia dell’Esarcato. Il rito detto in
seguito patriarchino e le origini del Canon missae romano, Roma, 1904) e da Kl. Gamber. Ribadita
nuovamente dalla Mohrmann nel 1974 (Ch. Mohrmann, Observations sur le «De sacramentis» et le
«De Mysteris» de saint Ambroise, in Ambrosius Episcopus. Atti del Congresso internazionale di studi ambro-
siani nel XVI centenario della elevazione di sant’Ambrogio alla cattedra episcopale. Milano, 2-7 dicembre
1974, I, cur. G. Lazzati, Milano, 1976 [Studia Patristica Mediolanensia, 7], p. 103-123), l’attribu-
zione ad Ambrogio è stata posta ancora una volta in discussione nel Thesaurus sancti Ambrosii
(Turnhout, 1994 [CC, Thesaurus Patrum Latinorum, Series A: Formae, 8], p. XV) e nel CETEDOC Library
of Christian Latin Texts (a cura di P. Tombeur, Turnhout 2005), nei quali, sotto la guida di Hervé
Savon, il trattatello è stato collocato tra i dubia. Cf. H. Savon, Ambroise prédicateur, in La Prédication
[= Connaissance des Pères de l’Église, 74, 1999], p. 33-34; Id., Dans l’état actuel de nos connaissances,
devons-nous attribuer la paternité du De sacramentis à saint Ambroise ?, in Ambrogio e la liturgia, cur.
R. Passarella, Milano/Roma, 2012 (Studia Ambrosiana, 6), p. 23-45.
49. «Cum audimus et legimus ieieunasse Dominum, sitisse Dominum, lacrimasse Dominum»: Ambrosius,
Expositio euangelii secundum Lucam, VII, 182, CCL, 14, p. 277. Il testo peraltro prosegue: «uapu-
lasse Dominum, dicentem Dominum sub tempore passionis: “Vigilate et orate, ne intretis in tentationem”»,
echeggiando — si direbbe — ulteriori letture connesse alla celebrazione del Triduo Pasquale.
50. «Audisti, fili, lectionem evangelii, in qua decursum est quod “praeteriens Dominus Iesus vidit a gene-
ratione caecum” … Veni ad baptismum, tempus ipsum adest … Accede et tu ad Siloam»: Ambrosius,
Epistula LXVII (Maur.: LXXX), 1, 6, ed., post O. Faller, M. Zelzer, Vindobonae, 1980 (CSEL,
82/2), p. 165, 167. In merito a queste letture, cf. V. Martín Pindado, Los sistemas de lecturas de la
Cesare Alzati 381

con riferimento alle letture rivolte nelle ferie quaresimali ai competentes51 o ad


aspetti disciplinari quali il carattere festivo del Sabato con astinenza in esso
dal digiuno52. Sono cose note e non è il caso d’insistervi, se non per segnalare
che ciò ch’era «de more» ai tempi di Ambrogio, in buona parte, come tale a
Milano si è conservato fino ai nostri giorni.
Merita rivolgere attenzione anche a un altro aspetto: la perfetta coincidenza
tra l’ordinamento delle pericopi evangeliche del Triduo Pasquale dell’antica
Chiesa di Gerusalemme (quale è suggerito alla fine del IV secolo da Egeria53 e
per gli inizi del V secolo positivamente documentato dal Lezionario armeno54)
e l’ordinamento di letture per il Triduum Sacrum55 già attestato nel menzionato
codice di Busto, nel quale si riflette una fonte milanese ancora tardo antica56.
Del resto, per la giornata che segna l’avvio del Triduo, sono gli stessi scritti
santambrosiani a segnalare la presenza della narrazione evangelica del tradi-
mento di Pietro (oltre — come già s’è ricordato — alla lettura di Giona e alla
celebrazione dell’Eucaristia: e così ancor oggi avviene)57.

Cuaresma hispanica. Investigación desde la perspectiva de una comparación de liturgias, Madrid, 1977.
Merita ricordare che la Samaritana appare presente nel patrimonio iconografico battesimale
già prima della metà del III secolo, com’è attestato dalla decorazione parietale del battistero
di Dura Europos: C. H. Kraeling, The Excavations at Dura Europos. Final Report, II: The Christian
Building, New Haven, 1967, p. 210-212.
51. Ambrosius, De mysteriis, I, 1, p. 156.
52. Cf. Ambrosius, De Elia et ieiunio, X, 34, ed. C. [K.] Schenkl, Vindobonae/Lipsiae, 1897 (CSEL,
32), p. 430; Augustinus: Epistula XXXVI (ad Casulanum conpresbyterum), 32; Epistula LIV (ad inqui-
sitiones Ianuarii), 3, ed. A. Goldbacher, II, Vindobonae/Pragae/Lipsiae, 1898 (CSEL, 34), p. 62,
160-162.
53. Egeria, Itinerarium, ed. P. Maraval, Parigi, 20022 (SC, 296).
54. A. Renoux, Le codex Arménien Jérusalem 121, I: Introduction. Aux origines de la liturgie hiérosolimi-
taine. Lumières nouvelles, Turnhout, 1969 (Patrologia Orientalis, 35/1, n. 163); II: Édition comparée
du texte et de deux autres manuscrits, Turnhout, 1971 (Patrologia Orientalis, 36/2, n. 168).
55. Per il concetto di Triduo in Ambrogio, fedelmente continuato dalla Chiesa milanese, cf.
Ambrosius, Epistula e. c. XIII [Maur.: XXIII]: Dominis fratribus dilectissimis episcopis per Aemiliam
constitutis, 13, ed. M. Zelzer, Vindobonae, 1982 (CSEL, 82/3), p. 227-228: «Cum igitur Triduum
illud Sacrum in ebdomadam proxime concurrat ultimam, intra quod Triduum et passus est et quievit et resur-
rexit, de quo Triduo ait: ‘Solvite hoc templum et in triduo resuscitabo illud’, quid nobis potest molestiam
dubitationis afferre ?».
56. Cf. C. Alzati, «Pollens ordo lectionum». Brevi note sulla storia del Lezionario Ambrosiano,
in Il Lezionario secondo il Rito della Santa Chiesa di Milano (= Ambrosius, 2009, 1 [fascicolo speciale a
cura della Congregazione del Rito Ambrosiano]), p. 34-42.
57. Ambrosius, Exameron libri, V, 24. 88-92, ed. C. [K.] Schenkl, Vindobonae/Pragae/Lipsiae,
1896 (CSEL, 32/1), p. 201-203; Ambrosius, Epistula LXXVI ad Marcellinam (Maur.: XX), 25-26,
CSEL, 82/3, p. 123; Ambrosius, De paenitentia, II, 3. 18, ed. O. Faller, Vindobonae 1955 (CSEL,
73), p. 171.
382 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

Il modello gerosolimitano descritto da Egeria è reperibile anche nella strut-


tura dell’officiatura notturna domenicale, quale si è conservata nel tempo a
Milano58; e analoga matrice gerosolimitana si riflette nell’elemento rituale
dell’Antiphona ad Crucem e nelle processioni al termine delle officiature vesper-
tine e matutinali milanesi59. Segnatamente in merito a queste ultime (ossia,
alle officiature matutinali), quali noi le conosciamo dai testi medioevali, un
loro puntuale riflesso è individuabile nell’Antifonario di Bangor, documento
irlandese risalente agli anni 680-69160.
Se gli studi di Matthieu Smyth hanno permesso di confermare la struttura
di tipo gallicano dell’antica preghiera eucaristica milanese61 (suggerita anche
dagli elementi al riguardo conservatisi lungo i secoli nella celebrazione in caena
Domini62), l’ordinamento delle letture evangeliche del tempo dopo Pentecoste
fissato nel codice di Busto (compresa la Domenica prima della Dedicazione)
hanno trovato singolare conferma nel libellus Missarum del VII secolo presente

58. M. Navoni, La nuova Liturgia Ambrosiana delle Ore: lettura storico-comparativa, in La Scuola
Cattolica, 114, 1986, p. 241-244.
59. Id., «Antiphona ad Crucem». Contributo alla storia e alla liturgia della Chiesa milanese dei secoli V-VII
(attraverso il metodo comparativo), in Ricerche Storiche sulla Chiesa Ambrosiana, 12, Milano, 1983
(Archivio Ambrosiano, 51), p. 49-226; Id., Natura e funzioni dell’antiphona «ad Crucem»: appunti per
una storia dell’Ufficiatura Mattutina Ambrosiana, in La Scuola Cattolica, 112, 1984, p. 449-462.
60. Ed. F. E. Warren, The Antiphonary of Bangor: An Early Irish Manuscript in the Ambrosian Library
at Milan, Londra, 1893-1895 ( Henry Bradshaw Society, 4-5); E. Franceschini, L’Antifonario di
Bangor, Padova, 1941; cf. M. Curran, The Antiphonary of Bangor and the Early Irish Monastic Liturgy,
Dublino, 1984, p. 183-195.
61. M. Smyth, La liturgie oubliée. La prière eucharistique en Gaule antique et dans l’Occident non romain,
Parigi, 2003 (Patrimoines), p. 98-104 (segnatamente sull’epiclesi: p. 436 ss.). Cf. C. Alzati,
Testimonianza ambrosiana ed ecumene cristiana. Epiclesi, ministero, ecclesiologia, in Rivista Liturgica, 97,
2010, p. 957-976.
62. «Haec facimus, haec celebramus tua Domine praecepta servantes, et ad communionem inviolabilem, hoc
ipsum quod corpus Domini sumimus, mortem Dominicam nuntiamus. Tuum vero est omnipotens Pater mit-
tere nunc nobis unigenitum Filium tuum, quem non quaerentibus sponte misisti. Qui cum sis ipse immensus
et inaestimabilis, Deum quoque ex te immensum et inaestimabilem genuisti. Ut cuius passione redemptionem
humani generis tribuisti, eius nunc corpus tribuas ad salutem» / «Ipsius praeceptum est quod agimus, cuius
nunc te praesentia postulamus. Da sacrificio auctorem suum, ut impleatur fides rei in sublimitate mysterii.
Ut sicut veritatem caelesti sacrificii exequimur, sic veritatem Dominici corporis et sanguinis hauriamus»:
da P. Borella, Il Rito Ambrosiano, Brescia, 1964 (Biblioteca di Scienze Religiose, III: La liturgia, 10),
Appendice D, p. 473. La seconda delle due formule è ripresa come Post Pridie nel gallicano
Missale Gothicum, collocabile attorno all’anno 700: ed. L. C. Mohlberg, Missale Gothicum (Vat. Reg.
Lat. 317), Roma, 1961 (Rerum Ecclesiasticarum Documenta. Series maior. Fontes, 5), n. 31, p. 11; per
l’espressione Haec facimus quale introduzione al Post Pridie: ibid., n. 431, p. 106. Entrambi i testi
conservatisi nel contesto milanese risultano perfettamente assimilabili al tipo comune di epi-
clesi attestato in ambito gallicano e ispanico, dove tale elemento della preghiera eucaristica si
presenta indifferentemente con o senza riferimenti pneumatologici.
Cesare Alzati 383

nel già ricordato palinsesto di San Gallo (Cod. 908), come ben ha evidenziato
Patrizia Carmassi63.
Del resto sia il 29 Agosto quale giorno di passaggio a un nuovo ciclo, sia la
Domenica della Dedicazione quale celebrazione marcante l’ultima parte del
ciclo che precede il ciclo natalizio sono elementi d’ascendenza nettamente
tardo antica, che rinviano nel primo caso ad Alessandria (di cui la Milano
di Ambrogio seguiva il calendario e il computo pasquale), nel secondo ad
Antiochia64.
Quanto ai rituali d’iniziazione cristiana, essi trovano attestazione nell’omi-
letica mistagogica di un autore del secolo VI, conservatasi nel ms. LIX (57)
della Capitolare veronese, in cui si documentano continuità di forme d’età
santambrosiana, ma pure innovazioni significative, riproposte dalla succes-
siva prassi medioevale65.

È nella vulgata liturgica ambrosiana l’affermazione di un processo di roma-


nizzazione subìto dal patrimonio cultuale milanese in età carolingia.
Con la conquista franca la Chiesa milanese conobbe in effetti una gra-
vissima e decisiva aggressione, ma d’ordine istituzionale, dovendo patire la
romanizzazione rituale di tutte le suffraganee della sua vasta provincia, come
ricorda Valafrido Strabone66, con la conseguente situazione, canonicamente
insostenibile, di una dissonanza rituale tra la cattedra metropolitica e le sedi
comprovinciali67.
Quanto al patrimonio rituale ambrosiano, esso fu sottoposto a un sis-
tematico riordino, ma secondo prospettive proprie, che ulteriormente ne

63. Carmassi, Il libello palinsesto del VII secolo nel codice St. Gallen, Stiftsbibliothek, 908, in Libri liturgici
e istituzioni ecclesiastiche a Milano (cit. nota 27), p. 106-123.
64. Cf. C. Alzati, Il Lezionario della Chiesa Ambrosiana. La tradizione liturgica e il rinnovato «ordo lectio-
num», Città del Vaticano/Milano (Monumenta, Studia, Instrumenta Liturgica, 50), p. 75-76.
65. G. Sobrero, Anonimo Veronese. Omelie mistagogiche e catechetiche, Roma, 1992 (Bibliotheca
«Ephemerides Liturgicae». Subsidia, 66: Monumenta Italiae Liturgica, 1).
66. «Ambrosius quoque Mediolanensis episcopus tam missae, quam ceterorum dispositionem officiorum suae
ecclesiae e t a l i i s L i g u r i b u s o r d i n a v i t, quae et usque hodie in Mediolanensi tenentur ecclesia»:
Walafridus Strabo, Libellus de exordiis et incrementis quarundam in observationibus ecclesiasticis rerum,
23, ed. V. Krause, Hannoverae, 1897 (MGH, Leges, Sect. II: Capitularia, 2), p. 497.
67. Per la costante disciplina canonica in merito all’unità rituale delle province ecclesiastiche,
e sul modello in tale contesto rappresentato dagli usi della sede metropolitica, si veda la docu-
mentazione segnalata alla nota 27.
384 Genesi e metamorfosi della tradizione ambrosiana

accentuarono la specificità, anche là dove si ebbero rare recezioni dall’ambito


romano (è il caso, ad esempio, della Settuagesima)68.
La gelasianizzazione della celebrazione eucaristica e della sua eucologia
è in realtà fenomeno antecedente (con significativi parallelismi in ambito
gallicano). E se un influsso del modello gregoriano si esercitò in età caro-
lingia, esso fu soprattutto relativo all’ambito monastico, dove portò alla
rielaborazione della tipologia di messale monastico espressa dal Messale di
Armio (ancora legato al paradigma arcivescovile-cardinalizio) per giungere al
Messale di San Simpliciano, che non è un testimone precoce di libro ambrosiano,
ma — come ha mostrato Gabriele Verità — rappresenta l’approdo ultimo di
un’evoluzione marginale69.
Al termine di questo sintetico excursus mi pare sia lecito affermare che, se
la «tradizione ambrosiana» a seguito della riforma ecclesiastica del secolo XI
è venuta sempre più riducendosi all’Ambrosianum mysterium (che precedente-
mente ne era stato una delle componenti), quest’ultimo, non soltanto per l’età
di Ambrogio (e con riferimento a elementi anche preambrosiani), ma pure
quanto al VI, VII, VIII secolo, può usufruire di attestazioni, limitate forse, ma
estremamente significative, che escludono per esso artificiose reinvenzioni.

La «tradizione ambrosiana» nella sua organicità (fatta di dottrina, istitu-


zione, forme cultuali) ci si presenta, dunque, quale realtà attestata fin dall’età
immediatamente postsantambrosiana. Essa è stata peraltro realtà vitalmente
inserita nella storia e sulla quale, conseguentemente, la storia non ha mancato
di incidere con il suo inarrestabile divenire, determinando metamorfosi anche
rilevanti. Su tale realtà complessa il presente Seminario — per il quale dob-
biamo essere profondamente grati ai Professori Gioanni e Boucheron — ha
inteso focalizzare la propria attenzione, per coglierne gli eventuali riflessi
nel politico. Penso che, pure ai fini di una tale ricerca, non sia stato inutile
avere qui evidenziata l’originaria matrice ecclesiale del richiamo ideale ad
Ambrogio presente in ambito milanese e averne puntualizzati alcuni linea-
menti, che le fonti positivamente documentano.

68. Cf., con stretto riferimento alla documentazione codicologica, Carmassi, Libri liturgici e isti-
tuzioni ecclesiastiche a Milano (cit. nota 27), p. 214-215.
69. Verità, Il Messale di Armio (cit. nota 33).