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La Repubblica, 30-6-2008, Affari & Finanza, p.

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Il boom dei titoli che “salvano” dall’inflazione.

di Beppe Scienza

Sarebbero molto più noti, se il Tesoro italiano facesse pubblicità


ai suoi prestiti con inserzioni a tutta pagina, come fa quello tedesco.
Invece moltissimi risparmiatori conoscono i tradizionali Buoni del
tesoro poliennali (Btp), ma ignorano l’esistenza dei Btp-i, dove la “i”
sta per indicizzati all’inflazione. I titoli obbligazionari con tale
caratteristica sono detti reali, perché agganciati a indici non
finanziari (Bot, euribor ecc.), bensì reali e in particolare ai beni e
servizi che formano il paniere usato per misurare il costo della vita.
A quanti poi insistono a non chiamarli titoli reali ma in inglese
inflation linked, ci sarebbe solo da chiedere perché si vergognino di
parlare come mangiano.

Alternative possibili. Un risparmiatore che voglia cautelarsi dal


rischio inflazione ha più soluzioni a portata di mano. Il vero
problema è semmai che non le conosce o viene fuorviato da cattivi
consigli interessati. Dal febbraio 2006 esistono addirittura buoni
fruttiferi postali indicizzati all’inflazione italiana, con tutti i vantaggi
di tale genere di titoli. In particolare il diritto al riscatto in ogni
momento con la certezza di ricevere integralmente il capitale
investito e, passati 18 mesi, anche interessi e rivalutazioni
capitalizzati. A medio-lungo termine tale soluzione renderà però
meno dei corrispondenti di titoli di stato od obbligazioni.
Sono invece da evitare le obbligazioni di volta in volta collocate
dalle banche. Sono praticamente sempre molto inferiori a quelle già
in circolazione. Lo conferma il fatto che scendono regolarmente di
prezzo, quando vengono quotate.

Titoli di Stato. I Btp-i hanno scadenze diverse e non c’è motivo


per aspettare una nuova emissione, anziché comprare quelle già in
circolazione. La tabella ??? ne riporta quattro con durate circa dai 2
ai 27 anni, oltre a un’emissione francese e una greca. Il loro vero
difetto è l’indicizzazione ai prezzi dell’area dell’euro anziché italiani.
Di per sé esiste un titolo di Stato italiano così indicizzato: sono le
Infrastrutture (Ispa) 2,25% 31-7-2019 che però il Tesoro italiano
non si è cura di quotare in Italia, per cui molte banche hanno facile
gioco a rifiutarle a chi gliele chiede.
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Tutti questi titoli hanno una struttura particolare: il capitale – e
cioè il valore nominale – cresce in parallelo con l’inflazione; in più si
incassano una o due volte l’anno interessi a un tasso fisso, ma
applicato al capitale periodicamente rivalutato.
Ragionando su un’inflazione del 3,5% il loro rendimento
nominale a scadenza è attualmente intorno al 6% lordo, che non si
può definire una miseria. La loro redditività reale netta è invece
intorno al 2% annuo. Tolte cioè le tasse e l’inflazione, si può far
conto su tale incremento dei propri risparmi. Vendendoli invece
prima della scadenza, la performance può risultare maggiore o
minore.

Obbligazioni societarie. Ne esistono parecchie e sono


congegnate in una maniera diversa, più semplice ma meno
protettiva. Infatti pagano interessi ogni tre, sei o dodici mesi in
misura pari all’inflazione con una qualche maggiorazione. Il capitale
resta invece immutato fino a scadenza e quindi in termini reali si
riduce. Per evitare ciò, occorre reinvestire gran parte degli interessi
che si incassano.
La tabella di pag. ??? riporta tre titoli: uno che rende moltissimo,
quasi il 10% lordo, ma con qualche pericolo d’insolvenza e due
obbligazioni quotate in Italia senza rischi di default. Per queste il
rendimento è leggermente superiore ai Btp-i, come è logico.

Fondi comuni ed Etf. Esistono anche fondi comuni che offrono


una gestione in titoli indicizzati all’inflazione: un risparmiatore
prudente li eviterà con cura. È infatti presumibile che chi mira a una
difesa dall’inflazione punti anche alla massima sicurezza e questa è
possibile solo possedendo direttamente i titoli desiderati, senza
dare deleghe a nessuno, alla luce anche delle pessime esperienze
passate.
Meno pericolosi ma sconsigliabili sono pure gli Exchange traded
fund (Etf) che investono in un paniere di titoli reali. Qui i rischi di
cattiva gestione sono minori, ma hanno comunque poco senso
perché comportano inutili costi aggiuntivi. Gli Etf hanno ragione
d’essere per investire in mercati azionari ed evitare la
concentrazione su troppi pochi titoli, di fatto agganciandosi così a
decine o centinaia di azioni. Qui invece non c’è motivo di
diversificare tanto. È ragionevole limitarsi a quattro o cinque titoli o
addirittura a uno solo, purché sicuro. Un risparmiatore che
mettesse tutto per esempio nei Btp-i 0,95% 15-9-2010 o in un

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buono postale indicizzato all’inflazione non si comporterebbe affatto
in modo azzardato.

Come indicizzare all’inflazione i propri risparmi


1.Titoli di stato
rendimento annuo a
indicizzato prezzo
scadenza quotato
denominazione emittente codice ISIN all’inflazione d’acquisto
nominale reale nettoin Italia
dell’… 19-6-2008
lordo d’imposta
Btp-i 0,95% 15-09-2010 Italia IT0003805998 area euro 96,7 6,3% infl.+2,0% sì
Btp-i 2,15% 15-09-2014 Italia IT0003625909 area euro 98,0 6,2% infl.+1,9% sì
Repubblica Italiana
(Infrastrutture) Italia IT0003621452 Italia 99,0 6,0% infl.+1.7% no
2,25% 31-07-2019
Btp-i 2,35% 15-09-2019 Italia IT0004380546 area euro 96,8 6,3% infl.+2,0% sì
Grecia GGB 2,9% 25-07-2025 Grecia GR0338001531 area euro 101,9 6,4% infl.+2,1% sì
OAT-ei 3,15% 25-07-2032 Francia FR0000188799 area euro 115,4 5,9% infl.+1,6% sì
Btp-i 2,35% 15-09-2035 Italia IT0003745541 area euro 95,1 6,2% infl.+2,0% sì
Meccanismo d’indicizzazione: il valore nominale cresce (o eventualmente decresce!), dall’emissione al rimborso,
quanto il relativo indice dei prezzi; il tasso d’interessi è fisso, ma viene applicato sul valore rivalutato.
Quantitativi minimi acquistabili: per i Btp-i e le Infrastrutture 1.000 € di valore nominale, per i titoli francesi e greci
5.000 € alla Borsa Italiana, 1.000 € o meno sull’euromercato; i valori nominali vanno però moltiplicati per il
cosiddetto coefficiente d’indicizzazione, in pratica l’inflazione pregressa, che per es. per le OAT-ei riportate vale
1,133.
2. Obbligazioni di società private
indicizzato prezzo rendimento rendimento
quotato
denominazione emittente codice ISIN all’inflazione d’acquisto nominale reale netto
in Italia?
dell’… 19-6-2008 lordo d’imposta
Lehman
Lehman Brothers 10-10-2013 XS0176153350 Italia+1,5% 80,3 9,8% infl.+5,0% no
Brothers
Mediobanca inflation linked 29- Medioban area
IT0004096415 92,8 6,5% infl.+2,1% sì
9-2012 ca euro*1,3
Intesa schermo totale 30-1- Intesa-
IT0003594873 Italia+0,95% 91,2 6,7%infl.+2,3% sì
2014 SanPaolo
Meccanismo d’indicizzazione: il valore nominale resta invariato e le cedole sono pari al tasso d’inflazione
maggiorato in misura fissa o proporzionale.
Quantitativi minimi acquistabili: 1.000 € di valore nominale.
Fonte: elaborazioni di Beppe Scienza su regolamenti dei prestiti e su dati della Borsa Italiana e Bloomberg, su
un’ipotesi del 3,5% per l’inflazione futura. Approfondimenti sono disponibili sul sito del Dipartimento di Matematica
dell’Università di Torino all’indirizzo Internet: www.beppescienza.it